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Resoconto d'Aula della Seduta n. 222 di mercoledì 07 luglio 2004
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   Presidenza del presidente Lo Porto


    PAFFUMI   segretario,  dà lettura del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intende
  approvato.

                               Congedo

    PRESIDENTE   Comunico  che  l'onorevole  Zangara   ha   chiesto
  congedo dal 6 all'8 luglio 2004.
   L'Assemblea ne prende atto.

           Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

    PRESIDENTE   Comunico che sono pervenute  le  risposte  scritte
  alle seguenti interrogazioni:

  da parte dell'Assessore per il Territorio

  N.  837 - Provvedimenti per eliminare la discarica abusiva  lungo
  la strada statale 385 Caltagirone-Catania.
  Firmatari: Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio

  da parte dell'Assessore per il Turismo

  N.  1630  -  Opportunità del rapido esame del piano del trasporto
  pubblico locale e del recepimento del decreto legislativo 422 del
  1997.
  Firmatari:  Villari  Giovanni; Speziale Calogero;  De  Benedictis
  Roberto; Zago Salvatore; Oddo Camillo

   Avverto  che  le  stesse  saranno  pubblicate  in  allegato   al
  resoconto stenografico della seduta odierna.

   Annunzio di presentazione di disegno di legge e di contestuale
            invio alla competente Commissione legislativa

    PRESIDENTE  Comunico che il  seguente disegno di legge è  stato
  presentato  ed  inviato  alla Commissione  Affari  istituzionali
  (I):

   Disposizioni  in  materia  di sicurezza  e  di  educazione  alla
  legalità  (n. 889)
   d'iniziativa parlamentare
   presentato  dagli  onorevoli Fleres, Catania Giuseppe,  Maurici,
  Turano in data 1 luglio 2004
   trasmesso in data 5 luglio 2004
   parere V Commissione.

      Comunicazione di trasmissione da parte del Governo della
    situazione trimestrale di cassa e di tesoreria della Regione
                              siciliana

    PRESIDENTE   Comunico che l'Assessore  per  il  bilancio  e  le
  finanze  ha  trasmesso,  in  data  5  luglio  2004,  copia  della
  situazione  trimestrale  di cassa e di  tesoreria  della  Regione
  siciliana  riferita a tutto l'anno 2003 e previsione  per  l'anno
  2004 in attuazione dell'art. 52, comma 5 della legge regionale  3
  maggio 2001, n. 6.

   Copia  della  sopracitata relazione è stata  trasmessa  alla  II
  Commissione parlamentare.

      Comunicazione di trasmissione da parte del Governo della
                relazione annuale sui lavori pubblici

    PRESIDENTE  Comunico che l'Assessore per i lavori  pubblici  ha
  trasmesso,  in data 6 luglio 2004, copia della relazione  annuale
  sull'andamento del settore dei lavori pubblici (art. 3, comma  2,
  cpv.  26,  lett.  J,  legge regionale  7  agosto  2002,  n.  7  e
  successive modifiche).
     Comunico,  altresì,  che copia della sopracitata  relazione  è
  stata trasmessa alla IV Commissione parlamentare.

  Comunicazione di invio di delibera da parte della Corte dei conti

    PRESIDENTE   Comunico  che la Corte  dei  conti  -  Sezione  di
  controllo per la Regione siciliana - di Palermo, in data 5 luglio
  2004,  ha  trasmesso  copia  della delibera  n.  14/2004  con  la
  relativa  relazione riguardante  Indagine concernente la verifica
  del   rendiconto   della   Regione  siciliana   per   l'esercizio
  finanziario 2003 - Dipartimento regionale dei trasporti  e  delle
  comunicazioni.

                     Annunzio di interrogazioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni:

  con richiesta di risposta orale

  N.  1760  - Richiesta di ispezione presso il Presidio ospedaliero
  Sant'Isidoro Agricola e S. Giovanni di Dio di Giarre (CT).
  - Presidente Regione
  - Assessore Sanità
  Firmatari: Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Miccichè Calogero;
  Morinello Salvatore;

  N.   1763   -   Interventi  per  scongiurare   il   trasferimento
  dell'attività  di  teleconduzione  della  centrale  idroelettrica
  dell'Anapo (SR) al P.T. di Napoli.
  - Presidente Regione
  - Assessore Industria
  Firmatari:  Ortisi  Egidio; Papania Antonino; Galletti  Giuseppe;
  Spampinato  Giuseppe; Vitrano Gaspare; Raiti Salvatore;  Garofalo
  Ottavio;  Barbagallo Giovanni; Genovese; Francantonio;  Morinello
  Salvatore;

  N.  1764 - Interventi per scongiurare il pericolo di inquinamento
  ambientale dell'area circostante il faro dell'isola di  Marettimo
  (TP).
  - Assessore Territorio
  Firmatario: Oddo Camillo.

   Le  interrogazioni testé annunziate saranno iscritte  all'ordine
  del giorno per essere svolte al loro turno.

  - con richiesta di risposta scritta:

  N. 1761 - Notizie sul futuro dell'Ente autonomo Fiera di Messina
  - Campionaria internazionale.
  - Presidente Regione
  - Assessore Cooperazione
  Firmatari: Genovese Francantonio; Barbagallo Giovanni; Guerrieri;
  Sebastiano; Tumino Carmelo; Zangara Andrea;

  N.  1762  -  Bilancio  previsionale 2004  dell'Assessorato  della
  Sanità per le Aziende unità sanitarie locali.
  - Presidente Regione
  - Assessore Sanità
  Firmatari:  Genovese Francantonio; Barbagallo Giovanni;  Gurrieri
  Sebastiano; Tumino Carmelo; Zangara Andrea;

  N.  1765 - Interventi urgenti per la riqualificazione dei  locali
  che   ospitano   la   segreteria  studenti   della   Facoltà   di
  Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania.
  - Assessore Famiglia
  - Assessore Beni Culturali
  Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe;

  N. 1766 - Notizie circa la situazione della marineria acese (CT).
  - Assessore Cooperazione
  Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe.

  Avverto che le stesse sono state già inviate al Governo.

                      Annunzio di interpellanza

    PRESIDENTE   Comunico  che  è  stata  presentata  la   seguente
  interpellanza:

   numero   184   -   Provvedimenti  per   consentire   l'effettiva
  applicazione  delle  procedure sulla trasparenza  previste  dalla
  legge regionale n. 10 del 2000.
   - Presidente Regione
   Firmatario: Raiti Salvatore.

   Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che il  Governo
  abbia  dichiarato  di respingere l'interpellanza  o  abbia  fatto
  conoscere  il  giorno  in cui intende trattarla,  l'interpellanza
  stessa  sarà iscritta all'ordine del giorno per essere svolte  al
  suo turno.

                         Annunzio di mozioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  mozioni:

   numero  292 «Istituzione in Sicilia della figura del Commissario
  previsto  dalla  legge  n. 3 del 2003 per la  prevenzione  ed  il
  contrasto  della  corruzione  e delle  altre  forme  di  illecito
  all'interno della pubblica Amministrazione».
   Firmatari:  Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Miccichè  Calogero;
  Morinello Salvatore
   Presentata il 30/06/04

   numero 293 «Iniziative per rendere conformi alle norme di  legge
  le  procedure  di  avvio  a  selezione presso  le  Aziende  unità
  sanitarie  locali e le Aziende ospedaliere, con riferimento  alla
  vigente  e  specifica disciplina legislativa regionale  contenuta
  nell'art. 1 della l.r. n. 12 del 1991».
   Firmatari:  Gurrieri  Sebastiano; Barbagallo  Giovanni;  Papania
  Antonino; Genovese Francantonio; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare;
  Zangara Andrea; Ortisi Egidio
   Presentata il 30/06/04

   numero  294 «Modifica del decreto assessoriale n. 3665 del  2004
  per consentire l'esenzione dal ticket per i nuclei familiari meno
  abbienti, i pensionati e le famiglie a basso reddito».
   Firmatari:   Villari  Giovanni;  Capodicasa  Angelo;   Cracolici
  Antonino;  Oddo  Camillo;  Crisafulli  Vladimiro;  De  Benedictis
  Roberto;   Giannopolo  Domenico;  Panarello   Filippo;   Speziale
  Calogero; Zago Salvatore
   Presentata il 30/06/04

   numero  295 «Iniziative presso il Parlamento nazionale  al  fine
  di   procedere   all'esame   dei  disegni   di   legge   relativi
  all'introduzione del  reato di  tortura nel nostro ordinamento».
   Firmatari:   Fleres   Salvatore;   Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe;  Scoma  Francesco; Turano Girolamo;  Burgaretta   Aparo
  Sebastiano
   Presentata il 1/07/04

   numero  296 «Iniziative al fine di monitorare i risultati  delle
  indagini svolte all'interno delle scuole in Sicilia».
   Firmatari:   Fleres   Salvatore;   Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe; Scoma Francesco
   Presentata il 1/07/04

   numero  297  «Iniziative  perchè venga dichiarato  lo  stato  di
  calamità  naturale nei comuni della provincia di Catania  colpiti
  dal nubifragio dello scorso mese di giugno».
   Firmatari:   Fleres   Salvatore;   Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe; Scoma Francesco
   Presentata il 5/07/04.

   Onorevoli  colleghi,  dispongo che  le  mozioni  predette  siano
  demandate  alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
  perché se ne determini la data di discussione.

           Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare

    PRESIDENTE    Comunico  che  con  nota  del  30  giugno   2004,
  pervenuta  alla Segreteria Generale ed al Servizio Lavori  d'Aula
  in   pari   data,  l'onorevole  Giovanni  Roberto  DI  MAURO   ha
  dichiarato, a norma dell'articolo 23 del Regolamento interno, che
  intende    appartenere    al    Gruppo    parlamentare     Unione
  democraticacristiana e di Centro'.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunicazione di decreto di nomina di componente di Commissione

    PRESIDENTE   Invito il deputato segretario a dare  lettura  del
  decreto di nomina di componente di Commissione.

    PAFFUMI  segretario:

          VISTO  il proprio decreto n. 9 dell'1 agosto  2001,
      in  virtù  del  quale  l'onorevole Carmelo  TUMINO  era
      stato   nominato,  tra  gli  altri,  componente   della
      Commissione per la verifica dei poteri;

          CONSIDERATO che contro la sua elezione  a  deputato
      regionale  erano  stati  presentati  ricorsi  in   sede
      giurisdizionale;

          CONSIDERATO che, al riguardo, così come  comunicato
      nella  seduta  di Commissione n. 3 del 23 luglio  2002,
      era  stato  presentato  ed  era  pendente  appello   al
      Consiglio  di giustizia amministrativa per  la  Regione
      siciliana  avverso  la  sentenza  del  TAR  Catania  n.
      2002/2001    del   5   dicembre   2001,    dichiarativa
      dell'inammissibilità  del  ricorso  presentato   contro
      l'elezione a deputato regionale dell'on. Tumino;

          CONSIDERATO   che,   nella   medesima   seduta   di
      Commissione, la Presidenza comunicava che l'on.  Tumino
      non  era  conseguentemente stato invitato  ai  relativi
      lavori,  e  che  successivamente si  sarebbe  proceduto
      alla sua eventuale sostituzione;

          VISTA  la  nota  Cont. n. 1926/2002 dell'Avvocatura
      distrettuale dello Stato di Palermo del 5 maggio  2004,
      pervenuta  in  pari data  a questa Assemblea  regionale
      (ed  assunta con prot. n. 7992/Aula del 5.5.2002),  con
      la  quale si rappresenta che la decisione del C.G.A. n.
      511 del 6 agosto 2002 è passata in giudicato;

          CONSIDERATO  che la sentenza del C.G.A.  n.  511/02
      citata,   pronunciata  in  appello   della   richiamata
      sentenza  del  TAR Catania n. 2002/2001,  è  favorevole
      all'on. Tumino;

          VISTA  altresì  la nota Cont. n. 3802/2001  del  27
      maggio  2004  dell'Avvocatura distrettuale dello  Stato
      di  Catania, pervenuta a questa Assemblea regionale  il
      19   giugno  successivo  (ed  assunta  con   prot.   n.
      10858/Aula  del 23.06.2004), con la  quale si  comunica
      che  non  risulta  proposta  impugnazione  avverso   la
      sentenza  del  TAR Catania, I  Sezione,  n.  2199/2001,
      che  aveva  respinto  altro ricorso avverso  l'elezione
      dell'on. Tumino alla carica di deputato regionale;

          CONSIDERATO  che, allo stato, agli atti  di  questa
      Assemblea    regionale   non   risultano   impugnazioni
      ulteriori   avverso  l'elezione  a  deputato  regionale
      dell'on. Tumino;

          VISTO  l'art.  40  bis, comma  2,  del  Regolamento
      interno;

          CONSIDERATO    che    occorre    procedere     alla
      ricostituzione del plenum  della Commissione;

          VISTO il Regolamento interno,

                         D E C R E T A

   l'onorevole   Carmelo   TUMINO  è  nominato   componente   della
  Commissione per la verifica dei poteri.

   Comunicazione di decreto di elezione a segretario regionale di
                               partito

    PRESIDENTE  Comunico che con nota del 29 giugno 2004  pervenuta
  alla  Segreteria  generale il 30 giugno 2004 dal Servizio  Lavori
  d'Aula  l'1   luglio successivo, l'onorevole Salvatore  Raiti  ha
  fatto  presente  che  nel  corso del  primo  Congresso  regionale
  d'Italia  dei valori Sicilia, tenutosi ad Acireale il  22  maggio
  2004 é stato eletto segretario regionale del partito.
   L'Assemblea  ne prende atto e formula le proprie congratulazioni
  all'onorevole Raiti.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno  che nel corso della seduta potrà procedersi a  votazioni
  mediante sistema elettronico.

   Onorevoli  colleghi, informo che, su richiesta di alcuni  Gruppi
  parlamentari, la seduta verrà sospesa per un'ora.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                       Sull'ordine dei lavori

    FORMICA  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORMICA      Signor     Presidente,     onorevoli     colleghi,
  quest'Assemblea,  non  più tardi di una  settimana  addietro,  ha
  votato  a larga maggioranza la proposta di proseguire con l'esame
  della  legge  elettorale.  Soltanto sei  giorni  fa,  esattamente
  mercoledì  scorso, su richiesta del Capo gruppo  di  maggioranza,
  onorevole Innocenzo Leontini, é stato chiesto a quest'Aula e alla
  Presidenza  di  concedere  questo  lasso  di  tempo  al  fine  di
  esaminare i numerosi emendamenti presentati.
   In  quella  sede, mercoledì scorso, la Presidenza  ha  accordato
  questi  ulteriori giorni di tempo per l'esame degli  emendamenti,
  quindi  ritengo,  signor  Presidente, che  ormai  sia  giunto  il
  momento di esaminare questo importantissimo disegno di legge che,
  voglio  ribadire a beneficio dell'Aula, degli onorevoli  colleghi
  deputati,  non  é  né  un  capriccio  della  maggioranza,  né  un
  capriccio dell'opposizione, né un capriccio del Governo, bensì  é
  un  obbligo  che discende direttamente dal fatto che  la  Regione
  Sicilia non ha, in questo momento, una legge elettorale.
   Il  cammino di questo disegno di legge che oggi é in Aula e  che
  é  pronto per essere discusso ed eventualmente approvato, é stato
  un  cammino  che  ha  visto  una larga condivisione  e  un  largo
  coinvolgimento di tutte le forze politiche, le quali hanno  avuto
  il  tempo di approntare un testo condiviso, largamente apprezzato
  in  Commissione  e che ha avuto ed ha dato il  tempo  a  tutti  i
  gruppi parlamentari ed a tutti i deputati di potersi esprimere  e
  di approfondire meglio il contenuto degli emendamenti.
   Pertanto,  signor  Presidente, ritengo  che  quest'Aula,  questa
  sera, debba procedere con l'esame di questo disegno di legge, non
  fosse  altro che per rispettare la volontà già espressa da questo
  Parlamento pochi giorni addietro.

    ACIERNO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi  era  stato
  preannunciato dalla Presidenza che la sospensione di  un'ora  era
  stata  già concordata con il Presidente, onorevole Lo Porto,  per
  dare  modo  allo stesso di giungere in Assemblea a presiedere  la
  seduta   odierna,  quindi,  non  trovo  nulla  di  strano   nella
  comunicazione appena fatta, relativa alla sospensione di  un'ora,
  ma  dal tono dell'onorevole Formica capisco che invece si teme un
  dibattito diverso da quello che magari lui stesso prefigurava.
   Allora,    vorrei    ritornare   all'intervento   dell'onorevole
  Leontini, svolto nella seduta di mercoledì scorso, nel  quale,  a
  nome  dell'intera maggioranza, chiedeva una sospensione  motivata
  dall'approfondimento  degli emendamenti presentati  al  testo  di
  legge.
   Poiché  ritengo che la politica non sia una scienza  esatta,  ma
  sia invece ragionamento e soprattutto coerenza con gli eventi che
  la politica stessa produce, credo che le vicende politiche che si
  sono susseguite da quel mercoledì fino ad oggi ci impongano,  non
  tanto  un'ulteriore riflessione sugli emendamenti,  quanto  sulla
  procedura d'Aula.
   Personalmente, non mi sono mai nascosto, come rappresentante  di
  un  gruppo  di  maggioranza, rispetto al dibattito  interno  alla
  maggioranza sulla legge elettorale, e dalle cronache politiche di
  oggi   apprendo   che  analogo  dibattito  si  è  avviato   anche
  all'interno  del  centro  sinistra. Ritengo  che  tutto  ciò  sia
  ridicolo,   soprattutto  visto  che  la   politica   sta   ancora
  discutendo,  logicamente  al suo interno,  dell'importanza  della
  legge  elettorale - come ha detto l'onorevole  Formica  -  è  una
  legge  importante e di meditazione -, e visto che non siamo  alla
  scadenza delle elezioni, per cui se non si fa la legge tra oggi e
  dopodomani chissà cosa succede; peraltro, non condivido  la  tesi
  di  chi  continua  a sostenere che la Sicilia non  ha  una  legge
  elettorale. La Sicilia ha una legge di statuto costituzionale che
  dà a questo Parlamento la potestà legislativa.
   Se  vogliamo  fare  finta  che non ci sia  un  dibattito  aperto
  all'interno dei due schieramenti  sulla legge elettorale, ritengo
  che la Presidenza debba assumersi la responsabilità di proseguire
  l'iter legislativo.
   Io  che,  in questo momento, non voglio rappresentare una  parte
  politica, ma la politica, dico ai colleghi, dall'estrema sinistra
  all'estrema  destra,  che  è necessario smetterla  di  rilasciare
  dichiarazioni  non veritiere e che è giunta l'ora  di  salire  su
  questo  scranno  e  chiedere  alla Presidenza  dell'Assemblea  di
  sospendere  i  lavori sulla legge elettorale, in  attesa  che  la
  politica, dall'estrema sinistra all'estrema destra, abbia risolto
  tutti i problemi che esistono attorno a questa legge.

    CINTOLA  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CINTOLA   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ritengo  che
  siamo in presenza di una discussione asfittica e senza costrutto.
   Appena quattro, cinque giorni addietro abbiamo rinviato ad  oggi
  la  discussione  sulla legge elettorale, di  modo  che  le  forze
  politiche   potessero   dare   uno  sguardo   approfondito   agli
  emendamenti presentati.
   Ritengo  non  ci  sia alcuna analogia con  gatte frettolose  che
  fanno gattini ciechi'; stiamo parlando della legge elettorale che
  è  stata  ampiamente  dibattuta  in  Commissione,  quello  stesso
  disegno di legge che i Presidenti dei Gruppi parlamentari - circa
  l'ottanta,  novanta  per cento - hanno chiesto,  alla  Presidenza
  dell'Assemblea, di prelevare perché aveva superato i 60 giorni  e
  trasmettere all'Aula. La Commissione, sentita questa urgenza,  ha
  elaborato un testo di disegno di legge e lo ha mandato in Aula.
   Pertanto,  un  ulteriore  rinvio da parte  dell'Assemblea  o  da
  parte  del Presidente sarebbe un controsenso, andrebbe contro  la
  volontà  di  riprendere l'esame del disegno  di  legge,  espressa
  dall'intera Assemblea.
   Quando  poi  sento dire che esiste già un accordo per sospendere
  di  un'ora  la seduta, al fine di fare presiedere un  Presidente,
  anziché  un  altro,  mentre  la  Presidenza,  rigorosamente,  nel
  chiedere l'ora di sospensione stava appellandosi soltanto ad  una
  richiesta   di   ulteriore   visione  degli   emendamenti,   dico
  all'onorevole Acierno che più parla più si pesta addosso,  perché
  è  impossibile comprendere la ragione di uno che per nome  e  per
  conto  di Forza Italia e di non so quanti altri partiti  -  e  fa
  pure  comunicati  stampa che non è abilitato  a  fare  -  avrebbe
  richiesto  alla  Presidenza della Regione il rinvio  della  legge
  elettorale  -  l'agenzia ADN Kronos riporta tale notizia  -,  poi
  ascolto il Presidente del Gruppo parlamentare di Forza Italia che
  non ha dato nessun mandato a nessuna agenzia del mondo.
   Quindi,   si   tratta  di  una  falsa  interpretazione   o   c'è
  qualcos'altro che può essere detto liberamente: un  articolo  che
  non  va  bene;  lo  sbarramento al cinque  per  cento  è  troppo.
  Parliamone,  discutiamone, se c'è da mediare ancora  mediamo,  ma
  cerchiamo   di   approvare   una   legge   elettorale   che   sia
  dell'Assemblea e non di una maggioranza, né di  cespugli'.
   I  deputati hanno la possibilità di dire di voler sospendere nel
  momento in cui occorrerà  anche approfondire o mediare, ma  oggi,
  ad  inizio dell'articolo 1, significa  dire  Questa legge non  la
  vogliamo .
   E  non è vero che ci sono tempi lunghi. Occorre considerare  che
  la legge può essere sottoposta a referendum e, quindi, ci sono  i
  tre  mesi  da  rispettare,  poi  le elezioni  da  indire  per  il
  referendum. Abbiamo l'assestamento di bilancio, il DPEF, i  mille
  miliardi  da  recuperare, la legge sul riordino delle  coste,  la
  legge sulla formazione - peraltro continuiamo a farla andare così
  come  finora è andata  con 700 persone che potrebbero  andare  in
  pensione,  ma  che non sono ancora andati in pensione  in  quanto
  devono  essere  pagati  dal  bilancio  della  Regione  siciliana,
  appesantendolo da 35 a 50 miliardi.
   Quindi,  buon  senso vuole che oggi iniziamo il  nostro  lavoro.
  Ciò    non   significa   chiusura   di   qualsivoglia   ulteriore
  approfondimento   dei  temi  che  devono  trovare   una   volontà
  larghissima  dell'Assemblea. Non ci  devono  essere  né  chiusure
  nette  né aperture né sotterfugi né, tanto meno, dopo che abbiamo
  discusso come maggioranza, - e l'abbiamo già discusso - rimettere
  di nuovo in discussione  impegni che abbiamo sottoscritto non con
  la firma, ma con la volontà di esprimere.
   Pertanto,  chiedo  alla  Presidenza, onorando  una  volontà  già
  espressa  dall'Assemblea e  quella che ha espresso il  presidente
  del  Gruppo  parlamentare  di  Alleanza  Nazionale  invitando  il
  Presidente a porre ai voti una sua proposta, se la proposta  deve
  essere ancora votata o meno.
   Personalmente,  ritengo  che non ci sia da  votare  un'ulteriore
  possibilità  di  sospensione  della  legge  elettorale.   Occorre
  iniziare  l'esame  del disegno di legge con  gli  interventi  che
  possono  e devono possibilmente migliorarlo, e pervenire  ad  una
  più larga approvazione dello stesso, la più generale possibile.
   Con il silenzio e con il rinvio non solo non si fanno leggi,  ma
  non  si  può  andare a votare, perché non è vero che abbiamo  una
  legge.  La  Regione ha la potenzialità di legiferare in  materia,
  certo.  Ma  la  lasciamo  a  livello  di  potenzialità     Se   è
  potenzialità  non  possiamo votare. Abbiamo una potenzialità  che
  diventa  fattiva nel momento in cui votiamo, non nel  momento  in
  cui abbiamo la potenzialità legislativa sulla legge elettorale.
   E'  vero  che  l'abbiamo,  ma se non esitiamo  la  legge  rimane
  potenzialità  stupida, di personaggi che con  la  politica  hanno
  poco  da dividere. Il fatto che a volte si venga eletti senza  il
  consenso popolare, è veramente grave.

    LEONTINI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LEONTINI   Signor  Presidente, non ho rilasciato  dichiarazioni
  alla stampa, né mi sento estraneo alle logiche della politica. Il
  disegno  di  legge  che  è stato sottoposto all'attenzione  prima
  della  Commissione  ed  oggi dell'Aula,  sicuramente  per  quanto
  riguarda  la  parte alla quale ha contribuito la  mia  posizione,
  quella  del  Gruppo parlamentare a cui appartengo e quella  della
  mia  coalizione,  risponde sicuramente a delle  convinzioni  e  a
  delle  posizioni  politiche. Non ritengo che vi siano  dei  vuoti
  della politica sulla legge.
   E'  chiaro  che  un percorso d'Aula è un percorso  perfettibile,
  meritevole  di approfondimenti che la politica può, di  volta  in
  volta,  richiedere  e  per  i  quali  ci  si  può  atteggiare  di
  conseguenza. Entrare nel merito della legge credo che sia,  oggi,
  un  atto conseguente rispetto alle premesse che abbiamo posto  in
  tutte le attività precedenti.
   Peraltro,   il   merito  dell'articolo  1  è  rispondente   alle
  indicazioni  della politica per quanto riguarda la posizione  che
  personalmente  rappresento  e che voglio  e  sono  desideroso  di
  confrontare  con  le  posizioni dei miei interlocutori  di  altro
  schieramento   - che so essere diverse -, ma questo  é  il  bello
  della dialettica dell'Aula e della dialettica parlamentare.
   Stiamo  parlando di regole ed é giusto che alla fine  su  queste
  ci  si confronti, affinché poi vengano previste le regole che  il
  Parlamento   e  la  società  siciliana  utilizzano  per   rendere
  l'Istituzione parlamentare regionale la più rispondente possibile
  ai bisogni della comunità.
   Se  questa é la premessa, sono rispettoso della decisione  della
  Presidenza   se   serve   a  qualcuno  per  approfondire   alcuni
  emendamenti per qualche minuto ma credo sia ininfluente un'ora di
  riflessione    perché    abbiamo   già   richiesto    un    primo
  approfondimento.
   Entrare  nel  merito  dell'articolo 1, approfondire  le  diverse
  posizioni  che,  per  quanto riguarda la  mia  convinzione,  sono
  rispondenti  già  alla parte politica che rappresento,  significa
  dare  corso  ad un atteggiamento coerente rispetto a  quello  che
  abbiamo messo in campo fino ad oggi.
   Se  poi,  esigenze sopravvenute di approfondimento,  per  quanto
  riguarda  il  prosieguo, possano indurre  le  parti  politiche  e
  conseguentemente  i gruppi parlamentari a darsi  delle  pause  di
  riflessione - tante volte l'iter parlamentare é stato  sottoposto
  a  momenti  di  approfondimento - sicuramente questa  non  é  una
  situazione rigida da sottrarsi a tali esigenze.
   Entrare nel merito, oggi, credo sia corretto, sia per il  lavoro
  parlamentare, sia per le posizioni di reciproco rispetto che fino
  ad oggi abbiamo avuto.

    FORGIONE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, come  é  noto,
  si  é aperto un dibattito politico vivo in tutti gli schieramenti
  e,   trasversalmente  agli  schieramenti  stessi,   sulla   legge
  elettorale, ma non mi convincono le posizioni di alcuni deputati.
   Ho  sentito ancora sostenere  che si tratterebbe di un dibattito
  extraparlamentare, perché quando si parla di legge  elettorale  é
  chiaro  che la centralità é dell'Assemblea, sia nelle scelte  che
  nell'evoluzione  del  dibattito. Ma per il  peso  che  una  legge
  elettorale  ha  nella vita politica sociale e  democratica  nella
  nostra  Regione,  il dibattito politico, quando  anche  fuori  da
  quest'Aula  coinvolge  direttamente i  partiti  e  chiama  ad  un
  coinvolgimento le direzioni nazionali dei partiti per il ruolo ed
  il  peso  che  la  Sicilia ha nel nostro Paese, non  é  un  extra
  istituzionale  né  una forma di sottrazione  della  centralità  e
  della sovranità del Parlamento.
   Non  capisco però, l'onorevole Cintola, quando asserisce che c'é
  un'urgenza  ed  una fretta nel fare la legge elettorale.  Non  lo
  capisco  perché,  tranne il precipitare  di  qualche  evento  non
  dichiarato,  abbiamo ancora due anni e, quindi, se il  presidente
  del partito che esprime il Presidente della Regione, sostiene che
  c'é,  invece,  bisogno di velocità ed un'urgenza di  fare  questa
  legge,  allora  mi viene il sospetto che ci possa essere  qualche
  evento   che  fa  precipitare  le  cose  costringendoci  ad   una
  accelerazione.
   Altrimenti,  e  non ho motivo di avere alcun tipo  di  sospetto,
  questa  fretta  non c'é e l'Aula parlamentare può  affrontare  le
  questioni con maggiore serenità, intrecciando i suoi tempi con  i
  tempi  necessari  ad  un  dibattito  politico  già  aperto  negli
  schieramenti  e  tra  gli schieramenti; quindi,  non  vedo  alcun
  bisogno di accelerazione.
   Vorrei ricordare, anche per evitare  pasticci' nel rapporto  tra
  l'Assemblea regionale e l'opinione pubblica, che abbiamo espresso
  in  pompa magna la necessità della riforma dello Statuto e se  ci
  dovesse  essere  un'accelerazione ed un'urgenza  dei  tempi,  per
  motivi  che  non comprendo, a maggior ragione ritengo  necessario
  che  l'Assemblea  si doti di un nuovo Statuto i cui  tempi,  come
  sappiamo, sono ancora più lunghi in quanto é necessaria la doppia
  lettura parlamentare.
   Ma  non  voglio  fare  un  intervento di  tipo  ostruzionistico:
  Sfacciamo  prima lo Statuto che ci porta via altri tre mesi,  poi
  la legge elettorale ; dico che bisogna essere onesti.
   Abbiamo  cominciato il percorso dello Statuto che tutti  abbiamo
  salutato  con  grande spirito unitario per il  carattere  che  lo
  Statuto ha di carta costitutiva e costituzionale, tra virgolette,
  per noi in Sicilia e poi lo abbiamo abbandonato.
   Per  l'approfondimento dello Statuto abbiamo ritenuto necessario
  il  rinvio dell'analisi degli emendamenti in Commissione - ho  di
  fronte a me il Vicepresidente della Commissione Statuto - proprio
  per il carattere necessario di approfondimento, di unitarietà che
  deve  avere  anche  il  confronto politico  in  quest'Aula  sullo
  Statuto.  E  lì  la  Commissione è morta.  Sono  tra  quelli  che
  stamattina sono andati a firmare. Nessuno si preoccupa che quella
  Commissione  è  morta nonostante la propaganda che abbiamo  fatto
  sull'esigenza

    PISTORIO  Non è morta

    FORGIONE   E'  morta perché non si è potuta riunire.  Onorevole
  Pistorio, non ero polemico con lei. E' morta nel senso che non si
  è riunita. Si doveva riunire oggi.

    PISTORIO  Si è riunita alle 16,45 di oggi.

    FORGIONE    Quindi,  mi  chiedo  il  motivo  per  cui   abbiamo
  abbandonato lo Statuto, perché riteniamo che sia più  urgente  la
  legge  elettorale. A meno che qualcuno non mi  chiarisca  che  ci
  sono  ragioni  non  dichiarate, che ci  sono  preoccupazioni  non
  espresse, viceversa non si comprende questa urgenza.. Ma allora è
  bene che il dibattito tra di noi sia trasparente.
   Premesso  tutto  questo,  dobbiamo  prendere  atto  che  c'è  un
  dibattito in corso che non presuppone forzature, sempre  che  non
  ci sia quella ragione non dichiarata.
   E  se  non ci sono forzature, lo dico innanzi tutto agli  amici,
  ai  colleghi  della  Margherita,  dei  Democratici  di  sinistra,
  partiti  che  sanno - se l'onorevole Speziale mi ascolta  -   che
  lunedì prossimo è convocata una riunione dello schieramento delle
  opposizioni  per  un approfondimento, e comportamenti  di  igiene
  politica  vorrebbero che in attesa di quella riunione, proprio  a
  rafforzare  lo  spirito  di confronto tra tutto  lo  schieramento
  delle  opposizioni,  i  partiti  maggiori  della  coalizione   si
  pronunciassero,  qui,  per un'esigenza di sospensione  in  attesa
  della riunione di lunedì, che come tutti sanno, è già convocata.
   Ripeto,  niente di extra-istituzionale e non mi si dica che  noi
  proponiamo  un percorso extra istituzionale perché  il  confronto
  politico  deve avvenire qui, in quanto per la portata che  ha  la
  legge elettorale non c'è un elemento extra istituzionale.
   Pertanto,  chiedo non solo che sia sospesa la seduta ma  che  si
  tenga  conto,  onorevole  Formica, di tutte  queste  esigenze  di
  approfondimento  e  che  non si affronti la  legge  elettorale  a
  partire da stasera con una logica da  bulldozer', sapendo  che il
  confronto  politico  è  aperto  negli  schieramenti  e  tra   gli
  schieramenti; quindi di tenere  conto di tutte le esigenze e  dei
  tempi necessari per gli opportuni approfondimenti.

    PRESIDENTE  La seduta è sospesa.

                 Presidenza del Presidente LO PORTO

    (La seduta, sospesa alle ore 18.15, è ripresa alle ore 19.37)

    PRESIDENTE  La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Lo Porto


   Seguito  della  discussione  del disegno  di  legge   Norme  per
  l'elezione  del  Presidente della Regione siciliana  a  suffragio
  universale  diretto.  Nuove  norme per l'elezione  dell'Assemblea
  regionale   siciliana.  Modifiche  ed  integrazioni  alla   legge
  regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni   (850-
  265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A)

    PRESIDENTE   Si  passa  al  II punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.


   Presidenza del presidente Lo Porto


   Si  procede  con  il seguito della discussione  del  disegno  di
  disegno di legge nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
  779/A    Norme  per  l'elezione  del  Presidente  della   Regione
  siciliana  a  suffragio  universale  diretto.  Nuove  norme   per
  l'elezione  dell'Assemblea  regionale  siciliana.  Modifiche   ed
  integrazioni  alla  legge  regionale  20  marzo  1951,  n.  29  e
  successive modificazioni , iscritto  al numero 1).
   Invito  i componenti la prima Commissione  Affari Istituzionali'
  e  la   Commissione  speciale  per  la  revisione  dello  Statuto
  regionale' a prendere posto nel  relativo banco.
   Ricordo  che  l'esame del disegno di legge era stato  interrotto
  nella  seduta  numero  221  del  30  giugno  2004,  in  sede   di
  discussione dell'articolo 1.

    FORGIONE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  credo  che
  stiamo  iniziando la discussione nel merito di questo disegno  di
  legge   nel  clima peggiore e ritengo che, forse, una discussione
  su  un  disegno  di  legge così importante, centrale  nella  vita
  democratica,   nell'organizzazione  della   rappresentanza,   nel
  rapporto  tra  le istituzioni e la società, avrebbe  meritato  un
  altro livello di attenzione, di partecipazione, anche di serenità
  e  di  condivisione e del  percorso  e del metodo e della ricerca
  del  massimo consenso possibile sul merito del disegno  di  legge
  stesso.
   Abbiamo   posto  noi,  non  solo  da  sinistra,  ma  prima   con
  l'intervento  dello stesso onorevole Acierno,  l'esigenza  di  un
  approfondimento, l'esigenza di una pausa di riflessione, visto il
  carattere  aperto del confronto in atto all'interno  dei  diversi
  schieramenti e tra gli schieramenti stessi; e, invece, in  questo
  vediamo che non c'è una volontà condivisa, da parte, soprattutto,
  dei  partiti maggiori dei diversi schieramenti, anche se  abbiamo
  ascoltato  una disponibilità del gruppo di Forza Italia,  qualora
  la   cosa  emergesse  con  forza  anche  in  quest'Aula,  ad  una
  sospensione per approfondire; e se questo lo abbiamo fatto per il
  disegno  di legge sullo Statuto, signor  Presidente,  non capisco
  perché  non dovremmo farlo per un disegno di legge da cui dipende
  il   sistema   delle  regole  e  l'organizzazione  stessa   della
  rappresentanza istituzionale nella nostra Regione. Ho sentito qui
  una  disponibilità  da  parte  di alcuni  partiti  ad  affrontare
  l'articolo 1 e poi, sostanzialmente, a rinviare per un  ulteriore
  approfondimento.
   Una   legge   elettorale  ha  sempre  un   carattere   omogeneo,
  l'organizzazione  della rappresentanza come  anche  la  forma  di
  elezione   del  Presidente  della  Regione,  forma   di  elezione
  diretta,  bene,  però  sappiamo  tutti  che  c'è  una  differenza
  sostanziale  nel  rapporto  tra  questa  forma  di   elezione   e
  l'elettorato che riguarda la singola o la doppia scheda.
   Chi  mi  conosce  sa bene per storia, per la battaglia  condotta
  nella passata legislatura, che la mia impostazione è radicalmente
  antipresidenzialista,   è   radicalmente   proporzionalista     e
  parlamentarista  e,  quindi,  io  sono  portato  a  dare   sempre
  centralità  al  Parlamento  anche nella  forma  di  elezione  del
  Presidente della Regione.
   Il  disegno di legge che porta la mia firma nella riforma  dello
  Statuto  siciliano,  al  primo punto prevede  il  ritorno  ad  un
  sistema  parlamentare  e,  finalmente, io  leggo  posizioni,  per
  ultime  delle interviste, - che condivido per intero,  su  questo
  punto - del segretario nazionale dell'UDC, dell'onorevole Follini
  che comincia a parlare di ritorno alla centralità del Parlamento;
  anzi, l'onorevole Follini dichiara - e io ne sono felice, e spero
  che  si  apra una discussione con la stessa radicalità anche  nel
  centrosinistra  -  la fine della stagione della  leadership   per
  tornare,  invece,  ad  una  centralità  del  Parlamento  e  delle
  coalizioni.
   Credo  che passata la sbornia del presidenzialismo sarebbe  bene
  ritornare ad un dibattito sereno sull'organizzazione del rapporto
  tra  rappresentanti e rappresentati; e quando  si  parla  di  una
  legge  elettorale  si  parla di questo;  io  noto  una  sorta  di
  schizofrenia  politico-istituzionale nel dibattito che  organizza
  pure i nostri lavori.
   Un   sistema   coerente   di  relazioni  istituzionali   avrebbe
  presupposto prima di affrontare nel merito ed approvare il  nuovo
  Statuto   autonomista  e  poi  di  adeguare  al   nuovo   Statuto
  autonomista  la  più coerente delle leggi elettorali,  perché,  a
  seconda  di   quello che noi scriviamo nello Statuto, io  do  per
  scontato che c'è una larga maggioranza presidenzialista in questa
  Assemblea regionale.
   Una  parte  è  convinta, un'altra parte è  sofferente,  un'altra
  parte  è  omertosa  e  la  accetta  per  vincoli  di  coalizione,
  centrodestra o centrosinistra, ma c'è una larghissima maggioranza
  presidenzialista,  e quindi do per scontato che  la  parte  dello
  Statuto  che  riguarda  l'elezione diretta del  Presidente  della
  Regione  non venga messa in discussione.
     Però,  a  seconda di quello che inseriamo in  quello  Statuto:
  penso  all'equilibrio  della  rappresentanza  di  genere;  penso,
  signor  Presidente - e questo non è secondario rispetto a  questo
  disegno di legge - al fatto che il numero dei deputati sia  fisso
  o  sia leggermente elastico, e su questo è passato in Commissione
  un emendamento dell'onorevole Capodicasa.
   Stiamo  facendo  una  legge  che potrebbe  essere  superata  dai
  vincoli  inseriti  nello  Statuto autonomista;  infatti,   se  lo
  Statuto autonomista prevede che il numero di 90 non è, in qualche
  modo,  superabile, allora abbiamo il vincolo, è un vincolo  fisso
  rispetto alla legge elettorale che andiamo a discutere.
   Qualora,  invece, dicessimo, come ha previsto anche  l'onorevole
  Capodicasa  con  un  suo emendamento, credo poi  accettato  nella
  bozza  di  Statuto che è in Aula, che il numero dei deputati  può
  essere  elastico - cosa che, per esempio, è prevista nello stesso
   Tatarellum  - potremmo dare vita ad una legge elettorale di tipo
  diverso.
   Vi  inviterei  ad  una coerenza di percorso  istituzionale.  Ma,
  visto  che  siamo  all'articolo  1,  signor  Presidente,  ci   si
  costringe  ad una forzatura. E la forzatura dov'è? Sarebbe  stato
  molto   più   coerente,  anche  rispetto  al  battage   politico-
  pubblicitario fatto al momento dell'arrivo dello Statuto in Aula,
  dare   vita  al  percorso  per  giungere  all'approvazione  dello
  Statuto,  sapendo anche lì che abbiamo tempi legati  alla  doppia
  lettura  in  sede parlamentare nazionale, poi, per l'approvazione
  di  quello  Statuto,  quindi lì davvero  i  tempi  sono  stretti,
  piuttosto che accelerare sulla legge elettorale dove - lo  ripeto
  -  salvo  eventi  estranei alla volontà del  Parlamento  e  della
  politica, i tempi sono più rilassati perché da qui alle  elezioni
  regionali ancora abbiamo due anni.
   Allora,  torno  ad invitarvi su questo: oggi ci incamminiamo  su
  un   percorso   legislativo  che  potrebbe   addirittura   essere
  modificato  dall'approvazione in un senso o  in  un  altro  dello
  Statuto,  e  ci  si  dice nel dibattito in corso,  tra  le  forze
  politiche, che non possiamo superare il vincolo dei 90  deputati,
  quindi  siamo costretti a fare una legge elettorale vincolata  al
  numero  di 90 deputati, quando, invece, già lo Statuto che  è  in
  discussione  ed è in quest'Aula propone e contiene la possibilità
  di un'elasticità rispetto a questo numero.
   Dov'è  lo  scandalo  se  io vi chiedo di fermarci  un  attimo  a
  riflettere?  Per coerenza istituzionale, per coerenza  normativa.
  Non possiamo fare nello Statuto una norma che dice che i deputati
  possono  essere  più  di 90 e, quindi, avete  la  possibilità  di
  dotarvi  di  una  legge elettorale che contiene  questo  tipo  di
  elasticità  rispetto al premio di maggioranza,  rispetto  ad  una
  cosa  che   io  aborrisco, cioè il diritto  di  tribuna  mi  vede
  radicalmente contrario, però ci può essere un diritto di  tribuna
  che  è  superiore  ai 90 o inferiore ai 90, quindi  contiene  una
  maggioranza  di  possibilità rispetto  al  numero  dei  seggi  da
  assegnare col proporzionale.
   Ci  sono, cioè, varie possibilità che  possiamo valutare  e  che
  potrebbero consentirci di giungere ad una possibilità di  accordo
  condiviso  tra centrodestra e centrosinistra se solo avessimo  la
  serietà  ed il rigore di dire: aspettiamo di vedere cosa  succede
  nello  Statuto e che vincoli ci dà lo Statuto rispetto alla legge
  elettorale e poi facciamo la legge elettorale.
   Invece  qui  no   Qui  c'è  una  forzatura  e  ci  si  dice  per
  un'urgenza non dichiarata o non dichiarabile, e ci si vincola  ad
  una  legge  elettorale che, probabilmente, ci  costringe  ad  una
  rottura  e  ad una non larga condivisione del merito  che  ci  si
  offre,  quando,  invece,  la  stessa approvazione  dello  Statuto
  nuovo,  con  le  cose che vengono consentite e previste  in  quel
  disegno  di  legge  che  è  già  in  quest'Aula,  ci  darebbe  la
  possibilità  di  una maggiore quadratura del  cerchio.  Non  dico
  della  quadratura del cerchio, ma di una maggiore quadratura  del
  cerchio. Invece, ci si dice tutto questo no
   Credo  che stiamo sbagliando e, poiché stiamo sbagliando, stiamo
  creando le condizioni di una tensione in quest'Aula che le  dico,
  signor  Presidente, può essere superata ad una condizione e  cioè
  che  si consenta ai partiti, ai gruppi parlamentari di continuare
  a discutere e ad affrontare il merito delle questioni.
   Per  lunedì  è convocata una riunione di tutto il centrosinistra
  con  le  direzioni nazionali dei partiti. Io lo chiedo  anche  ai
  colleghi  dei  Democratici  di sinistra,  della  Margherita:  voi
  stessi   avete  convocato  una  riunione  per  lunedì  e   volete
  continuare ad affrontare il disegno di legge, oggi, quando lunedì
  potrebbe  uscire un orientamento che faciliti il percorso  ed  il
  confronto con l'altro schieramento?
   Sulla  legge  elettorale ci sarebbe bisogno di  una  serenità  e
  ricerca  di tempi, perché parliamo di regole condivise da  tutti,
  poi  le regole del gioco valgono per tutti, anche per quelli che,
  alla  fine,  le subiscono, ma valgono. A maggior ragione  valgono
  nel  rapporto tra rappresentanti e rappresentati e, cioè, tra  le
  Istituzioni e la società. Invece, qui ci si impone la fretta.
   Che   senso   ha,   anche  rispetto  a  questo,  stralciare   la
  discussione  sull'articolo 1 e cioè sulla forma di  elezione  del
  Presidente   della Regione, non la forma di governo che sappiamo,
  è  già  contenuta in Statuto, ed è l'elezione diretta,  ma  sulla
  forma  di questa elezione, perché voi sapete che la doppia scheda
  o  la  scheda  unica  comportano un'ulteriore  accentuazione  del
  carattere  presidenzialista, cosa che, in un certo senso,  libera
  l'elettorato nella scelta dei presidenti, rispetto ad  una  legge
  elettorale  - e qui ritorna il problema - nella quale è  prevista
  la sommatoria dei voti dei partiti, sul Presidente e, quindi, una
  sorta di condizionamento diretto del rapporto tra il Presidente e
  la sua coalizione.
   Problemi  aperti, ma quando affrontiamo questo, già  affrontiamo
  il  carattere ed il vincolo della coalizione, oppure  affrontiamo
  una  maggiore libertà nel rapporto fra il Presidente eletto e  la
  coalizione  e  anche  nel rapporto tra i voti  che  si  danno  al
  Presidente e i voti che si danno alla coalizione.
   Questo non è separabile e non si può scindere dalla forma  delle
  composizioni delle coalizioni e dal rapporto tra i rappresentanti
  ed  i rappresentati all'interno della coalizione e lo sbarramento
  che  si  impone  all'interno  delle  coalizioni  nel  sistema  di
  distribuzione dei seggi.
   Per  questo  vi chiedo una sospensione. Che senso  ha  discutere
  oggi dell'articolo 1, dell'elezione del Presidente, della singola
  scheda o della doppia scheda, per poi rinviare una riflessione  e
  un approfondimento in un secondo momento.
   Lo  chiedo,  anche,  ai  partiti maggiori della  coalizione  del
  centrosinistra e delle opposizioni.
   Se  una riflessione va fatta la prossima settimana sul complesso
  della   legge  elettorale,  allora  si  chieda  tutti   all'altro
  schieramento  - abbiamo ascoltato le parole di disponibilità  del
  capogruppo  di  Forza Italia - una sospensione per affrontare  il
  complesso delle questioni.
   Non  si vuole assumere la posizione più netta e radicale che  ho
  esposto?  E  cioè che sarebbe molto più coerente,  dal  punto  di
  vista   istituzionale,   dal  punto  di   vista   dell'omogeneità
  legislativa,  affrontare prima il problema dello  Statuto  e  poi
  quello della legge elettorale?
   In  nome di un'omogeneità del percorso legislativo, sarebbe  più
  utile  affrontare  la  questione dello  Statuto.  Non   si  vuole
  accogliere  questa  opzione, perché  troppo  radicale  e  darebbe
  l'idea  di  un'Assemblea che si ferma, di  un'Assemblea  che  non
  vuole affrontare la legge elettorale?
   Bene,  ma  almeno non si scindano le questioni e cioè si  arrivi
  ad un confronto nel quale, con un periodo necessario di tempo, si
  affrontano tutte le questioni e non si separi l'articolo 1  dalla
  organizzazione  della  legge  elettorale,  dell'attribuzione  dei
  seggi    e  delle  forme  di  composizione  e  di  vincolo  della
  coalizione.
   Credo  che  questa richiesta dovrebbe essere tolta e per  questa
  ragione chiedo un'ulteriore sospensione. E' chiaro che qualora si
  dovesse   andare  avanti,  cosa  che  io  riterrei  assolutamente
  sbagliata,  noi staremmo qui a sostenere i nostri emendamenti  ma
  credo che chiederemmo, in tutte le forme, a questa Assemblea,  di
  essere partecipe di questa discussione e di questa decisione.
   Non  si  può  fare  una  legge elettorale con  un'Aula  vuota  e
  distratta. Queste condizioni non ci sono ed io credo che tutti  i
  Gruppi dovrebbero avere questa consapevolezza e partire da questa
  consapevolezza  per chiedere un ulteriore approfondimento  ed  un
  ulteriore  discussione dentro gli schieramenti e  trasversalmente
  agli schieramenti.

     SPAMPINATO  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     SPAMPINATO    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   devo
  necessariamente  ribadire  e  fare mia,  in  qualche  modo  anche
  smentendone  le considerazioni, la richiesta fatta dall'onorevole
  Forgione,  rispetto  ad  un percorso che  si  vuole  seguire  nel
  procedimento di approvazione di questa legge.
   Noi  riteniamo  che  l'articolo 1  contenga  degli  elementi  di
  natura  politica  rilevanti per l'intero  impianto  della  legge;
  quindi,   non   possiamo   accettare   la   disponibilità    data
  dall'onorevole  Leontini di discutere,  anche  con  le  forze  di
  minoranza, la legge dopo l'approvazione dell'articolo 1.
   E'  necessario un richiamo alla coerenza. L'articolo 1  contiene
  degli   elementi   determinanti  di  natura   politica   rispetto
  all'intero  impianto.  E' chiaro che se si sceglie  la  strategia
  dell'andare avanti a colpi di maggioranza ed approvare l'articolo
  1,  non  si  può chiedere poi un dialogo, un dibattito all'intero
  Parlamento sul resto della legge.
   Ecco  perché  -  anche  sulla  base  delle  considerazioni  rese
  dall'onorevole Forgione, al quale mi associo e lo smentisco -  la
  Margherita,  uno dei partiti maggiori, si associa alla  richiesta
  di  rinvio, in considerazione anche del fatto che è prevista  una
  riunione lunedì con le Direzioni nazionali dei nostri partiti per
  discutere  e  cercare  di  trovare  un'intesa  con  le  forze  di
  maggioranza,  anche in un secondo momento, una linea  da  seguire
  per quanto riguarda l'approvazione di questa legge, noi chiediamo
  il rinvio della seduta.
   Dopo  queste considerazioni, mi rifaccio all'onorevole Forgione,
  concordo sulla necessità preventiva di procedere all'approvazione
  dello Statuto.
   Nella  stessa premessa del disegno di legge che oggi discutiamo,
  spesso  e  volentieri, si fa riferimento allo  Statuto  regionale
  siciliano.  Io  mi  chiedo a quale Statuto fa riferimento  questa
  relazione?
   Per  la coerenza delle cose dette dalla relazione, è chiaro  che
  si fa riferimento ad uno Statuto che, però, in questa Aula, non è
  mai   sostanzialmente  arrivato  ma  che  sino  ad  oggi   è   in
  Commissione, nella Commissione speciale.
   Ecco   perché   chiediamo  il  rinvio,  ecco  perché   riteniamo
  necessario   preventivamente  procedere  all'approvazione   dello
  Statuto, così come modificato dalla Commissione dopo il dibattito
  in   Aula,   per  poi  procedere  all'approvazione  della   legge
  elettorale, da cui necessariamente dipende.
   Rispetto all'articolo 1, signor Presidente, io cercherò di  fare
  delle  considerazioni  che  non siano necessariamente  di  natura
  politica ma cercherò di farle di natura giuridica.
   Credo    che    il    dibattito,   probabilmente    anche    per
  semplificazione, si sia troppo incentrato sulla doppia  scheda  o
  sulla scheda unica.
   L'articolo  1 recita:  Il Presidente della Regione  siciliana  è
  eletto  a  suffragio  universale  con  voto  diretto,  libero   e
  segreto .    Io non faccio alcuna eccezione rispetto  al  sistema
  designato dal legislatore regionale  e ricordo a me stesso che in
  questo  articolo 1 non si fa altro che richiamare  l'articolo  48
  della Costituzione al  voto diretto e segreto.
   Il  fatto  che  non si possa votare per delega  è  scontato;  il
  fatto  che  la  segretezza del voto è garantita dalle  condizioni
  tecniche del voto.
   Signor  Presidente, il voto,  per quanto riguarda il  Presidente
  della Regione, secondo me, non è libero.
   Ecco  perché  l'elettore, che non vuole  nessuno  dei  candidati
  presidenti, non ha la facoltà di non votare nessuno dei candidati
  alla Presidenza della Regione: è condizionato, da questo sistema,
  a  votare   necessariamente un candidato anche contro la  propria
  volontà.
   Ecco  perché  ritengo  che  vi sia un  elemento  di  legittimità
  costituzionale da tenere in considerazione, proprio  per  cercare
  di  evitare  di  dare  una  sensazione partigiana  rispetto  alle
  soluzioni  coerenti  da  dare  a questo,  sulla  base  di  questa
  considerazione il Gruppo della Margherita ha proposto  una  serie
  di  emendamenti  anche di mantenere la scheda unica,  ma  di  non
  attribuire  necessariamente  il voto  non  espresso  nella  lista
  regionale al Presidente della Regione.
   Quindi,  mantenere  la possibilità di non votare  il  Presidente
  della  Regione. E' chiaro che coerentemente la soluzione  tecnica
  migliore  è  quella  della doppia scheda dove liberamente,   così
  come  vuole  la  Costituzione,  si  può  esprimere  il  voto  per
  l'Assemblea  regionale   e  il  voto  per  il  Presidente   della
  Regione;  ma se proprio vogliamo cercare di evitare un  dibattito
  di parte tra destra e sinistra, tra scheda unica e scheda doppia,
  è   possibile    garantire   il  rispetto   della   Costituzione,
  dell'articolo  48,  della libertà del voto del  singolo  elettore
  anche  attraverso  la  scheda unica,  ma  evitando  che  il  voto
  espresso  nella lista provinciale vada automaticamente attribuito
  alla  lista  regionale e, quindi, al suo capolista e, quindi,  al
  candidato Presidente della Regione.
   Credo  che  questo  sia  un aspetto che  vada  al  di  là  delle
  considerazioni politiche.
   Avrei  piacere che queste considerazioni, se sentite  anche  dai
  relatori   o   dall'assessore   per  gli    enti   locali   siano
  eventualmente  smentite, motivatamente smentite, diversamente  ho
  la  sensazione che, invece, si voglia fare soltanto una scelta di
  campo,  soltanto una scelta dettata dal momento politico attuale,
  una scelta soltanto dettata dal vantaggio che potrebbe trarsi  da
  una doppia scheda o dalla scheda unica.
   Credo  che  noi dobbiamo pensare e legiferare non  soltanto  per
  l'oggi  ma   anche per il domani, ecco  perché  siamo contrari  a
  questo  tipo di sistema, non siamo necessariamente per la  doppia
  scheda,  chiaramente  il sistema della doppia  scheda  garantisce
  meglio la libertà del voto, ma c'è la possibilità di garantire la
  libertà del voto anche con la scheda unica, con i criteri  da  me
  ora  enunciati  e  attraverso gli emendamenti   presentati  dalla
  Margherita.

    CINTOLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CINTOLA   Signor Presidente, utilizzerò due minuti e li  voglio
  utilizzare  solo perché voglio  tentare  di togliere   un  errore
  negli  interventi che i colleghi, a mio avviso, fanno  da  questa
  tribuna da Spampinato a Forgione.
   Siccome  sentiremo ripetere in continuazione  il  richiamo  allo
  Statuto,  allora bisogna stabilire una cosa: se noi vogliamo  uno
  Statuto e vogliamo fare lo Statuto e poi  prelevare parti di esso
  per  la  legge  elettorale significa che dobbiamo  aspettare  che
  approvino pure lo Statuto su scala nazionale perché sono norme di
  modifica costituzionale che andiamo ad inserire lì.
   Allora la legge non la vogliamo
     Non  è  un  problema di riflettere attorno ad  un  tavolo  per
  modificare, per vagliare cose differenti; ma nel momento  in  cui
  diciamo di fare prima lo Statuto, e da quello facciamo emanare la
  legge  regionale,  nel momento in cui  con lo Statuto  andiamo  a
  modificare fatti costituzionali non potremo più farla la legge in
  Sicilia
     Allora  - lo dico sia alla maggioranza, ai cespugli piccoli  e
  ai  cespugli  grandi - se è necessario riflettere, il  tempo  per
  riflettere  c'è  stato,  se parti importanti  e  meno  importanti
  presentano  facilità di incontro per modificare  ed  ampliare  il
  consenso,  lo  capisco. Ma la riflessione che  ha  alla  base  un
  rinvio  immotivato  alla  fine ci porta ad  una  sola  soluzione:
  richiamiarci allo Statuto, usare grandi parole, tutto quello  che
  vogliamo;  siamo  riusciti  a  dire  che  l'articolo  1  è  quasi
  incostituzionale    Onorevoli  colleghi,  vogliamo    dimetterci
  Perchè è con questo articolo che siamo stati eletti; è con questo
  articolo  che percepiamo  la nostra indennità e non sempre  siamo
  presenti per avvalorare quello stipendio con il lavoro   Però, se
  era illegittimo, allora siamo illegittimi tutti
     Capisco  che  dobbiamo perdere tempo, che c'è la necessità  di
  fare  ostruzionismo.  Però se  perdiamo  tempo  per  tentare   di
  arrivare  ad una soluzione mediana, lo capisco; capisco i  rinvii
  per  discutere, per definire, non i rinvii per dire  non facciamo
  la   legge ,    questo   è  un  fatto  delittuoso     Altro   che
  preoccuparmi, onorevole Forgione, di avere o non avere  scheletri
  nell'armadio
   Gli  argomenti della Procura li sento dire sempre dall'onorevole
  Forgione, quindi è lui che mi può dire qualcosa in più o in meno,
  io  non  ho mai anticipato altro; però so che mi accusavate  come
  Presidente del Gruppo dell'UDC di non volere la legge elettorale;
  adesso  che  la voglio che cosa mi dite? Onorevole  Forgione   sa
  cosa  debbo sapere? So che c'è un Presidente della Regione che  è
  stato  eletto al Parlamento europeo con voto popolare assai ampio
  e che ha rifiutato perchè intende restare alla guida della nostra
  Regione.
     Abbiamo  un  dovere:  approvare  la  legge.  E  non  dico  che
  necessariamente debba essere questa; se mi dite di fare  in  modo
  di  arrivare  a soluzioni che consentano di approvare  la  legge,
  sono  disponibile.  Siamo disponibili, ma ad  un  rinvio  per  il
  rinvio,   no   Si tratta di un rinvio assurdo, inconcepibile   Io
  sono  perché  si  approvi  questa legge e poi  la   trasferiremo,
  laddove  è necessario, nello Statuto che è già in Aula e, quindi,
  continuerà il suo percorso.
   Non  possiamo  dirci  baggianate  perchè  non  servono   Se  c'è
  necessità di un ulteriore incontro, se la sinistra ha necessità -
  pare  che  sia  spaccata  -,  si incontri,  definisca,  però  non
  perdiamo  più  tempo. Se la destra ha qualcosa da modificare,  si
  riunisca  e  approfondisca  ancora,  ma  non  ci  fermiamo.   Che
  significa  ci fermiamo ? Scriviamo per rinviare ancora?  Fare  la
  legge è nostro dovere
   Non  capisco,  infine,  perchè sia sempre interpretato  male  il
  pensiero  del capogruppo di Forza Italia:  non ha mai parlato  di
  rinvio,  ha detto  approviamo l'articolo 1 per dare un  segnale .
  Se  poi  domani occorre un ulteriore intervento, un freno,  siamo
  disponibili,  ma  per  lavorare,  modificare  e  per  tentare  di
  aggregare,  non per rinviare soltanto per il rinvio.  Questo  non
  serve   e  quanto  è  stato  detto  sull'articolo  1  addirittura
  ritenendolo illegittimo, mi sembra un po' peregrino.

    FERRO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FERRO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono tra  coloro
  -  e  parlo  anche a nome dell'intero Gruppo Sicilia 2010  -  che
  vuole  fare  una  legge elettorale, la vuole  fare  nell'arco  di
  questa  legislatura che,  come è noto, ha la  durata   di  cinque
  anni.
     Prendo atto che l'onorevole Cintola ci rassicurava sui destini
  e  sulle  scelte  del  Presidente della Regione  in  cui  non  si
  insinuava  il dubbio se, per caso, qualcuno fosse interessato  ad
  esiti di provvedimenti della magistratura, ma constatare il fatto
  che  il  Presidente  della Regione comunque  è  stato  eletto  al
  Parlamento  Europeo  e  gli dà diritto  di  potere  scegliere  se
  rimanere Presidente della Regione o andare a fare il parlamentare
  europeo  è  del  tutto legittimo che questo dubbio  si  mantenga,
  perché non si risolve attraverso dichiarazioni estemporanee sulla
  stampa.
   Bisognerebbe, forse,  che il Presidente della Regione compia  un
  atto,  per  esempio  venire  in Aula   a  comunicare  le  proprie
  decisioni. Questo consentirebbe di ragionare con grande  serenità
  e  pacatezza sulla necessità di fare una legge elettorale che sia
  una  buona  legge  elettorale  e,  come  spesso  sento  dire   in
  quest'Aula,  una legge non del centrodestra o del centrosinistra,
  ma - se possibile - dell'intero Parlamento siciliano.
      Il   gap  in  cui  ci  troviamo,  signor  Presidente,  è  che
  l'articolo 1 e l'articolo 2 del disegno di legge al nostro  esame
  sono sostanzialmente la legge elettorale e questo ci spinge, come
  ha  spinto  altri  miei colleghi, a chiedere non  un  rinvio  per
  perdere  tempo ma  a chiedere un rinvio  per ragionare sui  primi
  due  articoli  che rappresentano il corpo della legge  elettorale
  stessa  in  considerazione che c'è un incontro che le  forze  del
  centrosinistra  faranno  lunedì  a  Roma  e  credo  che   qualche
  problema,  o  comunque un dibattito aperto anche all'interno  del
  centrodestra,  ci sia su punti non condivisi, non  condivisibili,
  ma che sono esattamente attestati nell'articolo 1 e nell'articolo
  2 del disegno di  legge.
     Vi  risparmio  in  questo momento le  valutazioni  nel  merito
  dell'articolo 1 e dell'articolo 2, ma è del tutto evidente che se
  all'articolo  1  passa  il  principio  della  scheda  unica   per
  l'elezione   del  Presidente  della  Regione  e  del   Parlamento
  regionale, già siamo dinanzi all'esempio di truffa ai danni degli
  elettori.
     Non  la faccio lunga, credo che chiunque possa comprendere  di
  cosa  discutiamo, a maggior ragione dal momento in cui,  già  nel
  2001,   abbiamo   votato   con  la  scheda   unica   e   sappiamo
  perfettamente,  nel  calcolo delle preferenze,  i  voti  dati  al
  Presidente della Regione eletto e al Presidente della Regione del
  centrosinistra   non  eletto.  Basterebbe  questa   semplicissima
  constatazione  per  richiedere,  forse,  un  approfondimento  nel
  merito  di qual sia l'utilità  di avere la doppia scheda rispetto
  alla  scheda  unica,  ma entrerei nel merito dell'articolo  e  in
  questo momento non intendo farlo.
   Credo  che  la richiesta di rinvio per una verifica al  fine  di
  constatare  da  qui  a lunedì se ci sono le  condizioni  di  fare
  davvero  una  legge del Parlamento siciliano e  di non  fare  una
  legge  di  parte,  sia  assolutamente legittima.  Se  poi  -  per
  carità, capisco che l'onorevole Cintola per tre anni non ha avuto
  fretta  di  fare  la legge elettorale - adesso ha fretta,  prendo
  atto della sua fretta, si faccia anche a colpi di maggioranza non
  c'è  alcuna   difficoltà, ma credo  sia responsabilità  di  tutti
  pensare  che una legge elettorale, che non è una legge  ordinaria
  qualunque,  abbia  necessità di qualche  approfondimento  in  più
  proprio in considerazione che l'articolo 1 e l'articolo 2 sono il
  cuore della legge stessa.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,    voglio
  richiamare  l'attenzione dell'Aula e di tutto il  Parlamento  sul
  fatto  che  stiamo  affrontando il tema della  legge  di  riforma
  elettorale con tre anni di ritardo. Voglio ricordare ai  colleghi
  che  già  nella  scorsa legislatura questo tema fu affrontato  in
  Aula   e   che  eravamo  in  dirittura  di  arrivo.   Allora   in
  quell'occasione  un  dictat romano ne impedì  l'approvazione,  in
  quel  caso  è  stato  l'onorevole Fini a bloccare  l'approvazione
  della legge.
      E   voglio   ricordare   ai   colleghi   che   l'approvazione
  costituzionale   dell'elezione  diretta  del   Presidente   della
  Regione, che ha contraddistinto un'iniziativa parlamentare, nella
  norma  transitoria  prescrive che avremmo dovuto  votare  con  il
  meccanismo  del  Tatarellum' solo in fase di prima  applicazione.
  Successivamente,  il  Parlamento regionale deve  dotarsi  di  una
  nuova legge elettorale e, fatto ancora più importante - lo voglio
  ricordare  -,  essendo stata decostituzionalizzata la  parte  che
  riguarda la forma di governo, potevamo e possiamo ancora incidere
  sulla  forma di governo. E' data facoltà all'Assemblea  regionale
  siciliana  di  potere  financo  procedere  a  stabilire  che   il
  Presidente  della  Regione non sia più  eletto  direttamente  dal
  popolo.  E, quindi, sono prerogative costituzionali che competono
  all'Assemblea regionale siciliana.
     Il  tema  posto  da  più colleghi è se dobbiamo  rinunciare  a
  queste  prerogative  o se, invece, dobbiamo utilizzarle,  seppure
  con tre anni di ritardo.
   Il  primo  atto  che il Gruppo parlamentare dei DS  ha  compiuto
  all'Assemblea   regionale  siciliana   (quindi   non   c'era   un
  retropensiero in quell'occasione) è stato quello di presentare un
  disegno di legge di riforma elettorale, e più volte, in tutte  le
  occasioni, ho sollecitato il Presidente dell'Assemblea a che,  in
  un momento non contraddistinto da contrapposizioni, il Parlamento
  si dotasse di una legge elettorale.
   Noi   riteniamo  di  dovere  utilizzare  fino   in   fondo   una
  prerogativa  costituzionale: quella che il  Parlamento  regionale
  non può essere spogliato del suo diritto-dovere di dotarsi di una
  legge elettorale.
   Questo è il punto di distinguo tra una posizione e l'altra.
   Qualcuno  ha  rivendicato, in questa sede, la posizione  assunta
  dall'onorevole  Schifani recentemente, mentre si discuteva  della
  devolution,    sull'ipotesi   che   il   Parlamento    nazionale,
  sostituendosi al Parlamento regionale, riproponesse  modalità  di
  elezione  del tipo del Tatarellum; Tatarellum che non  condivido,
  non solo per le modalità con le quali vengono attribuiti i seggi,
  ma nell'impianto complessivo.
   Voglio  ricordare ai colleghi, quelli che sono da  più  anni  in
  questo  Parlamento, che c'è stato un momento straordinario  della
  vita  politica  del  Parlamento  regionale  che  ha  portato  per
  capacità di proposta il nostro Parlamento alla ribalta nazionale.
  Mi  riferisco  a  quando,  in una notte d'agosto,  il  Parlamento
  regionale ha proceduto all'approvazione della legge  7 del  1992.
  In   quell'occasione  il  Parlamento  regionale  fece  una  legge
  moderna:  l'elezione diretta del sindaco, per la prima  volta  in
  Italia,  separando  le funzioni del sindaco  dalle  funzioni  del
  consiglio comunale; diede un premio al sindaco di  maggioranza  e
  allo schieramento, con un meccanismo che era quello di premiare i
  partiti più forti attraverso il metodo D'Hont.
   Quello  schema,  che ritengo essere tuttora  valido,  venne  poi
  riportato  in  Aula attraverso un'ipotesi che in quell'occasione,
  contraddistinguendo anche il mio comportamento dal resto del  mio
  Gruppo,  ho considerato una vera e propria controriforma e, cioè,
  il  meccanismo,  contestato  poc'anzi dall'onorevole  Spampinato,
  del voto unico e del fatto che si voti con una scheda unica e che
  il  voto   espresso per un candidato di un partito che appartiene
  ad uno schieramento automaticamente viene trasferito al candidato
  sindaco, al candidato presidente della provincia o, come  prevede
  il Tatarellum, al candidato presidente della Regione.
   Quando  si  fece  la  legge 35, intervenni in  Aula  contestando
  questo  principio  perchè ritenevo e ritengo  che  non  solo  sia
  limitativo   della  libertà  di  voto  dell'elettore,   che   può
  esercitare   il  suo  diritto-dovere  di  non  esprimere   alcuna
  preferenza  nei  confronti di qualsiasi  presidente,  ma   perchè
  ritenevo  e  ritengo  quel meccanismo lesivo  di  funzioni  e  di
  prerogative  che  tendono a separare nettamente  l'esecutivo  dal
  legislativo,  l'esecutivo  dagli organi  collegiali  che  ritengo
  nell'ambito di reciproche autonomie possono esercitare pienamente
  il proprio ruolo e le proprie funzioni.
   E'   la   ragione  primaria  per  cui  contesto  il   Tatarellum
  all'origine  ed  è  la stessa ragione che  mi  spinge,  oggi,   a
  contestare  l'impianto dell'articolo 1 ed è  la  motivazione  che
  spinge  il  mio  Gruppo  parlamentare a presentare,  adesso,  nel
  merito  del  provvedimento una possibilità di separare l'elezione
  del  presidente della Regione da quella del Parlamento  regionale
  con   due   schede  differenti,  in  modo  tale  che  si  esprima
  direttamente nei confronti del Presidente e dell'Esecutivo e  poi
  con  un'altra  scheda  si  possa  procedere  alla  votazione  del
  Parlamento regionale.
   Faccio  appello, in questo caso, ad una sensibilità  perché  non
  si  possono  trascrivere le regole sulla base di principi  né  di
  appartenenza alla minoranza, né di appartenenza alla maggioranza;
  sento  più  volte  un  dibattito che, a mio  avviso,  è  stantio,
  secondo cui dovremmo scrivere le regole sulla base di accordi  di
  maggioranza.
   Mi  rivolgo  ai colleghi di Alleanza Nazionale: questo  elemento
  innovativo  che vi ha permesso  nel 1992 di votare un disegno  di
  legge  proposto  dal  Governo Campione, la  prima  esperienza  di
  Governo  di centrosinistra, in quella occasione in qualche  modo,
  rispondeva anche una vostra impostazione, retrodatata, alla quale
  eravate  pervenuti ancor prima di noi e cioè quello  di  dare  un
  carattere autonomo alla funzione del Presidente, una autonomia al
  Presidente  nella  scelta  dei propri assessori  e  una  funzione
  separata  di  controllo  agli organi collegiali o  al  Parlamento
  regionale.
   Un  tema  così  importante può essere  vincolato  a  logiche  di
  schieramento  o,  invece, bisogna esercitare  fino  in  fondo  un
  dibattito   politico  ampio,  approfondito,   che   permetta   al
  Parlamento di esprimersi liberamente su un impianto anziché su un
  altro?
   Penso  che noi dobbiamo fare la discussione; il rinvio  continuo
  delle  discussioni finisce con l'impedire che l'opinione pubblica
  possa  sapere  esattamente qual è la differenza delle  posizioni,
  perché  tutto si riduce esclusivamente a un elemento, che è  pure
  importante,  che  riguarda solo lo sbarramento.  La  prima  parte
  della   legge  sulla  quale,  se  davvero  si  dovesse  fare   un
  referendum,  sono  sicuro  che  la  stragrande  maggioranza   dei
  siciliani voterebbe perché ci sia una scheda per il presidente  e
  una scheda per il parlamento, invece viene trascurata come se  ci
  fosse  una  sorta  di insensibilità del Parlamento  regionale  ad
  affrontare un argomento così delicato ma così importante  per  la
  vita democratica.
   Quindi,  signor Presidente - la volta scorsa ho detto  che   non
  si  poteva  iniziare la discussione perché c'era un problema  che
  riguardava   gli emendamenti, sono stato io stesso a proporre  il
  rinvio -  sono perché si apra un dibattito ampio - e lo sollecito
  -  sull'articolo 1, che non è un articolo secondario della  legge
  ma  è  fondamentale.  Una cosa, infatti, è ricostruire  il  resto
  della  norma per l'elezione del Parlamento regionale  sulla  base
  che  il Parlamento voti una o l'altra modalità di elezione, sulla
  base  che il Parlamento voti o l'elezione diretta con una  scheda
  separata  oppure  voti  con  l'elezione  diretta  con  la  scheda
  congiunta.   Ovviamente,  questo  cambia   l'impianto   generale,
  l'impostazione  generale del disegno di legge  che  è  sottoposto
  all'esame.
   Non  penso  ci  possano  essere vincoli  per  affrontare  questo
  argomento  e,  nel caso in specie, voglio ricordare  che,  seppur
  tardivamente, a questa posizione sono arrivati tanti che nel 1997
  si  schierarono  con il centrodestra per la scheda  unica,  anche
  forze  politiche del centrosinistra, le forze politiche che  oggi
  per  fortuna hanno sposato l'idea che sarebbe utile procedere con
  il meccanismo della doppia scheda.
     Voglio quindi sollecitare il dibattito perché penso che  possa
  essere  arricchito;  non  c'è alcuna   fretta  di  comprimere  la
  discussione, non c'è fretta di ritardare le posizioni di  alcuno,
  ognuno   esprima   liberamente  i   propri   orientamenti   nella
  discussione  generale. Fra l'altro, la discussione  generale  sul
  disegno di legge sostanzialmente non c'è stata, la stiamo facendo
  già a partire dall'articolo 1.
   Ci  si  misuri sugli emendamenti, si apra un confronto  che  sia
  ampio,  scevro  da atteggiamenti di pregiudizio e che,  comunque,
  non  sposi  solo  logiche di schieramento.  Siamo  il  Parlamento
  regionale,  stiamo scrivendo delle regole che, come  avvenne  nel
  1950, sono durate cinquant'anni. Stiamo scrivendo una regola che,
  forse,  può durare per i prossimi cinquant'anni e che quindi  non
  può  essere lasciata al destino di ciascuno di noi, ma dev'essere
  una regola che deve essere forte, salda che può durare negli anni
  e che può essere la regola migliore per la Sicilia.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Micciché.  Ne  ha
  facoltà.

    MICCICHE'   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  in  questo
  momento rivolgo la mia attenzione a diversi argomenti, oltre  che
  a  questo sul quale stiamo discutendo. Per spezzare una lancia in
  favore  di  quel  ragionamento che mi vede  impegnato  da  alcuni
  giorni, signor Presidente, mi lasci esprimere questo mio pensiero
  a  favore di una situazione drammatica, una tragedia che  si  sta
  consumando al largo delle nostre coste.
   Una  nave  umanitaria tedesca  ha raccolto dei profughi scampati
  ad una guerra dimenticata, come quella del Sudan, e che purtroppo
  il  nostro  Governo nazionale sta cercando di eludere, nonostante
  le belle parole del Presidente della Repubblica...

    PRESIDENTE   Onorevole Micciché, lei deve chiudere l'argomento,
  non può parlare di materia estranea.

    MICCICHE'  Proprio per tale motivo, poichè alla luce di  questo
  da  stamattina  sto  attuando lo sciopero  della  fame,  mi  deve
  consentire una certa tolleranza.

    PRESIDENTE   Non  mi costringa a toglierle la parola.  Concluda
  l'argomento,  immediatamente  Non é consentito dal Regolamento  e
  non dai miei capricci

    MICCICHE'   Le  chiedo  di essere un  po'  più  tollerante  nel
  momento in cui ..

    PRESIDENTE  Le tolgo la parola.

                  (proteste dell'onorevole Liotta)

    PRESIDENTE  Se assume un atteggiamento scorretto é  giusto  che
  lo richiami

    LIOTTA   Non  é mai successo che si tolga la parola  quando  si
  parla di certi argomenti

    PRESIDENTE   Onorevole Liotta, comprendo le ragioni  di  questa
  sua osservazione, la comprendo benissimo, ma io devo attenermi al
  Regolamento.
   Onorevole  Micciché, per l'ultima volta la invito  a  concludere
  l'argomento  che ha affrontato. Se non lo farà sarò  costretto  a
  sospendere   la   seduta.  Fra  l'altro,  accontentando   qualche
  proposito più o meno occulto di chi vuole questo.

    MORINELLO  Non è questo il punto; non drammatizziamo

    MICCICHE'     Ho   fatto  un  preambolo  di  un   minuto,   che
  chiaramente serviva soltanto per dire che c'è un argomento  -  ed
  io lo sto affrontando - nonostante l'argomento più importante per
  me  è   un altro, questo lo devo dire  Lei non mi ha dato neanche
  il tempo di concludere.
   Per  quanto  concerne il disegno di legge in materia elettorale,
  ciò  che  mi preme sottolineare è che questo ha avuto una  brusca
  accelerazione e mi pare che l'intervento dell'onorevole  Forgione
  ne  abbia  fatto una completa disamina. Però bisogna  ancora  che
  qualcuno ci spieghi le ragioni di questa brusca accelerazione del
  disegno  di  legge,  perché in sede di  I  Commissione  -   e   i
  colleghi  possono testimoniarlo - non c'è stata  una  discussione
  serena,  concreta  della questione che è stata posta  in  maniera
  così accelerata, perché si stava parlando dello Statuto, si stava
  parlando  della forma che questa Regione si doveva dare,  si  era
  parlato  perfino - e mi ha trovato consenziente la  questione  di
  una  diversa e maggiore presenza femminile nelle liste  -  e  che
  questo  doveva essere contenuto nello Statuto. Si è qui  discusso
  mesi   fa,   con   trionfalismo,  anche  da  parte  sua,   signor
  Presidente, che si stavano esaminando le modifiche dello Statuto,
  si parlava di stagione delle riforme.
     Ritengo  che  la  legge elettorale non sia  la  riforma  delle
  riforme.  La riforma delle riforme - di questo tutti  mi  possono
  dare  atto,  è scritto negli atti parlamentari - era la  modifica
  dello Statuto. Se andiamo a vedere quale è stato il passaggio, si
  è  trattato  di una scelta politica della stragrande  maggioranza
  delle forze di maggioranza e di una parte dell'opposizione perché
  si  è detto  poiché questa legge deve rappresentare la stragrande
  maggioranza di questa Assemblea, la restante parte, i  cosiddetti
  - in senso dispregiativo - cespugli del centrosinistra, o ci sono
  o  non  ci  sono a noi non  interessa un bel niente -  perché  di
  questo  si è trattato, gli interlocutori maggiori erano i  nostri
  colleghi della Margherita e i democratici di sinistra -,  se  poi
  Verdi,   Comunisti  italiani,  Italia  dei  Valori  e   Primavera
  siciliana, Socialisti e Liberalsocialisti hanno qualcosa da dire,
  non  ce  ne  frega  assolutamente  niente  della  loro  opinione,
  l'importante  è  che i cinque grossi partiti presenti  in  questa
  Assemblea si assicurino per la prossima legislatura la garanzia a
  essere  rieletti  con un sistema che proponiamo noi ,  perché  di
  questo si tratta.
   Vero  è  che  noi  abbiamo  deciso di promuovere  un  referendum
  contro  questa  legge, ma ciò non ci consente oggi  di  fare  una
  battaglia  contro  per  evitare  un  referendum  perché   non   è
  obbligatorio  fare  un  referendum per  confermare  questa  legge
  elettorale.
   Voi  ci costringete a raccogliere le firme per un referendum che
  confermi o meno la legge che volete approvare; ciò, a mio  avviso
  è una perdita di tempo visto che poi, evidentemente, questa legge
  si dovrà attuare.
   Siamo  sicuri  di  vincere questa battaglia referendaria,  visto
  che  i  grossi partiti vogliono cancellare l'identità del  Popolo
  siciliano.
   La  Sicilia ha avuto una peculiarità rispetto alle altre regioni
  d'Italia:  lo Statuto autonomo. Volete sapere per quale  ragione?
  Perché qui, in Sicilia, dopo la seconda guerra mondiale, esisteva
  un  partito,  il  Partito separatista,  che  aveva  in  animo  di
  separare  la  Sicilia  dall'Italia.  Ebbene,  grazie  alle  forze
  popolari del nostro Paese, si è potuto impedire questa sciagurata
  ipotesi,  però in cambio abbiamo ottenuto l'Autonomia,  e  questa
  Autonomia,  oggi,  non esiste più, perché è  in  mano  ai  grossi
  partiti. E' la realtà della nostra Regione, oggi, sotto gli occhi
  di tutti: non abbiamo più quell'Autonomia.
   E'  sufficiente  che i grossi rappresentanti dei  partiti  della
  maggioranza  decidano di fare il  Tatarellum, come fu  nel  2000,
  quando Fini - lo ricordava poc'anzi l'onorevole Cintola -,  disse
  che,  visto  che  non  si trovava la legge   Stancanellum',  così
  chiamata, si sarebbe fatto il  Tatarellum'. Certo il  Tatarellum'
  ha una sua impostazione rispetto a questa forma che si vuole dare
  oggi  la  maggioranza  del nostro Parlamento,  è  una  legge  più
  democratica.
   Il  Tatarellum', infatti,  riconosce il diritto all'esistenza  e
  la  diversità  delle  varie realtà territoriali.   Evidentemente,
  qualcuno vuole cancellare questo riconoscimento
   Badate,  non è un ricatto che facciamo nei confronti dei partiti
  che  si  stanno intestando questa battaglia; non si  capisce  per
  quale  ragione,  poi, questa battaglia non venga  esplicitata  in
  maniera chiara, spiegando perché la si vuole così.
   Venga  qui  l'onorevole Cintola e ci dica  che  -  naturalmente,
  deve  dichiararlo pubblicamente - vuole questa legge perché  alle
  prossime elezioni desidera essere eletto con i resti dei  partiti
  che  non  conseguiranno l'obiettivo di raggiungere le  quote.  Di
  questo si tratta.
   E'  così:  se  andiamo a vedere i risultati  elettorali  per  il
  rinnovo  dell'Assemblea regionale siciliana nel 2001 ci sono  più
  di  350  mila  voti che con questo sistema verrebbero  annullati;
  quindi  la  volontà  di 350 mila siciliani  che  non  avranno  la
  possibilità di essere rappresentati in questo Parlamento.  Perché
  tutto ciò?
   Perché  il  sistema è stato fatto in modo tale che  questi  voti
  siano  presi  dalle  risultanze dei resti  maggiori  dei  partiti
  maggiori,  annullando, evidentemente, quella  rappresentanza  che
  complessivamente ha raggiunto i 350 mila voti.
   Certo,   ci   sono   pure   quelli  del   centrodestra   e   del
  centrosinistra,  ma  non  sto facendo un ragionamento  di  centro
  destra   o   di   centro  sinistra,  bensì  un  ragionamento   di
  rappresentanza.
   In   sostanza  si  vuole  cancellare  la  diversità  del  Popolo
  siciliano;  lo  si  vuole  soltanto  omologare  e  piegare   agli
  interessi  di  pochi, agli interessi di coloro  che  vogliono  la
  sicurezza della loro rielezione in questa Assemblea.
   Questo   è  il  vero  ragionamento.  Non  utilizzare   i   resti
  complessivi  della  Regione,  di tutti  i  collegi  di  tutte  le
  province  ha solo questo obiettivo, perché lo sappiamo  benissimo
  che  questa  rappresentanza che verrà annullata con questa  legge
  elettorale che volete fare, non giungerà in questa Aula.
   Voi  volete  questo,  e  cioè che qui ci siano  soltanto  cinque
  partiti: Forza Italia, Alleanza nazionale, UDC, DS e  Margherita.
  Forse  ci potrà essere uno spiraglio per Nuova Sicilia, se  Forza
  Italia le darà lo spazio a Palermo o a Trapani.
   Ciò significa attuare un colpo di Stato, quel colpo di Stato  di
  cui  parlavo il giorno in cui in Commissione é stato  esitato  il
  disegno di legge.
   Un  colpo  di  Stato,  lo  ripeto. Si  chiama  colpo  di  Stato,
  ammantato  da  legalità democratica, ma non lo  è  assolutamente.
  Questa   si  chiama   partitocrazia',  fenomeno  che  il   popolo
  siciliano  e  italiano  hanno  già  eliminato  nel  1992  con  il
  referendum.  Ora sta ritornando con maggiore forza. Non  c'é  più
  bisogno di colonnelli, né di stellette, perché quello che si  sta
  attuando é veramente un colpo di stato.
   Potrebbe  essere  esagerata  la  parola,  potremmo  trovare   un
  termine più soft, però la sostanza é questa.
   I  cinque  partiti maggiori che beneficeranno di  questa  legge,
  avranno  la possibilità di fare tutti gli  inciuci' possibili  ed
  immaginabili, tanto non ci sarà alcuno che ascolterà ed alzerà la
  voce di protesta; basta vedere le finanziarie ed i bilanci.
   Ciò  che  ho  visto qui, l'avevo udito attraverso  gli  echi  di
  alcuni  organi di informazione ma, ancor di più, di  presenza  ho
  visto   che   vi   sono  alcuni  emendamenti  che   erano   stati
   patteggiati'  prima di giungere in Aula. Questo  alla  luce  del
  sole,  con  maggioranza  ed  opposizione  radicale,  alternativa,
  presente,   figuriamoci  quando  non   ci   saranno   i   partiti
  dell'opposizione.
   Vorrei  rivolgere un appello, lo capisco che Alleanza  nazionale
  non  é  più  il partito del Movimento sociale di cui  l'onorevole
  Virzì  e  il  presidente Lo Porto erano alfieri e  rappresentanti
  nelle  sue  istanze,  certo,  fanno  parte  di  un'organizzazione
  politica diversa.
   Ho  sempre  visto  il Movimento sociale, non  condivido  le  sue
  scelte  ideologiche, ma da un punto di vista della rappresentanza
  ha  sempre raggiunto un qualche accordo con la sinistra.  E  lei,
  signor  Presidente,  quante volte ha votato  insieme  al  partito
  comunista, quante battaglie democratiche, non può dire che non  é
  vero. Erano battaglie in difesa delle minoranze e del diritto  ad
  esistere, in un momento della vita politica del Paese, quando  il
  vecchio  Movimento sociale rischiava di scomparire, specialmente,
  in alcune parti del territorio nazionale.
   Certo,  qui  in Sicilia fate da padroni, maggiormente  oggi  che
  siete  all'interno di un'organizzazione dove sono presenti  Forza
  Italia e UDC. Voi di Alleanza nazionale, però, non dovete pensare
  solo  alla Sicilia, dovete pensare di essere un partito nazionale
  e  se  questo esperimento partirà dalla Sicilia coinvolgerà tutto
  il  territorio  nazionale, perché la Sicilia é  stata  sempre  un
  terreno di esperimento.
   In  Sicilia  si é sperimentato di tutto, come diceva l'onorevole
  Speziale:  la  legge sui sindaci é partita dalla  Sicilia  ed  ha
  coinvolto tutto il territorio nazionale. Il primo centro-sinistra
  é  partito  dalla Sicilia, ma il primo partito d'accordo  con  il
  Movimento sociale è nato in Sicilia con il  milazzismo'.  Quindi,
  da  quest'Aula  è  sempre partito un esperimento.  Oggi  è  stato
  avviato  un  altro  esperimento: le regole si fanno  a  colpi  di
  maggioranza, calpestando il diritto all'esistenza, di coloro  che
  la pensano in modo diverso.
   Qualcuno che ha più tempo di me per potere spiegare da un  punto
  di  vista  tecnico,  potrà mettere in contraddizione  quello  che
  prevede lo Statuto.
   Come,  giustamente, affermava l'onorevole Forgione,  lo  Statuto
  prevede,  ad  esempio,  di portare da 90  a  110  il  numero  dei
  deputati.  Questa norma dello Statuto non sarebbe più  utile  nel
  momento  in  cui  all'articolo 1 si  stabilisce  la  forma  della
  contestualità  del  voto,  perché  in  quel  caso  non  sarà  più
  necessario  aumentare  il  numero  dei  deputati.  Questa   legge
  elettorale è in contrasto con quanto prevede lo Statuto.
   Qualcuno  può  dire che quello è un emendamento e  probabilmente
  potrà essere cancellato.
   Lo  Statuto  non deve adeguarsi alla legge elettorale.  Dovrebbe
  essere  il contrario, signor Presidente. Lei, qui rappresenta  il
  garante   ed  avrebbe  dovuto  far  valere  anche  sue  decisioni
  personali.
   A  mio  avviso, prima bisognava approvare lo Statuto  e  poi  la
  legge  elettorale. Infatti, solitamente, prima nasce la  madre  e
  poi  la figlia. Qui, invece, mi pare che la figlia partorisca  la
  madre.  E' un controsenso, è contro natura. Vogliamo che qualcuno
  ci spieghi le ragioni.
   L'onorevole Ferro parlava della questione relativa al perché  il
  Presidente  della  Regione  debba  dimettersi  dalla  carica   di
  Governatore,   in   vista  della  contestuale  proclamazione   al
  Parlamento europeo. Ma il Presidente ha già scelto l'Assemblea.
   Se  la preoccupazione non è quella cui hanno fatto menzione  gli
  onorevoli  Forgione  e Ferro, ci vengano a  dire  quali  sono  le
  ragioni  della  brusca accelerazione data  a  questo  disegno  di
  legge.  Non  è  assolutamente vero  che  non  vogliamo  la  legge
  elettorale.
   La  legge  elettorale già c'è. Se volete si  può,  con  un  solo
  articolo,  recepire quello che già esiste, che è  previsto  dallo
  Statuto,  quello che abbiamo votato e per cui oggi  siamo  qui  a
  discutere.  Non ci vuole grande intuizione a dire questo,  ma  la
  verità è un'altra: ci sono interessi politici e personali.
   Qualcuno  potrebbe  dire  la  stessa  cosa  anche  di  me,  cioè
  l'interesse ad essere nuovamente rieletto.
   Con  questo  sistema tutti siamo concorrenti, tutti  abbiamo  la
  legittimità  e  la  possibilità di  essere  nuovamente  eletti  e
  rappresentare gli interessi collettivi dei cittadini.
   Ma  con quella legge che voi volete attuare, fate una legge   ad
  personam',   cioè  una  legge  per  avere  la  certezza   che   i
  rappresentanti  della maggioranza vengano rieletti,  nella  quasi
  totalità.  L'unica  differenza è per coloro che  oggi  non  fanno
  parte della vostra maggioranza, i quali verranno sostituiti con i
  nuovi rappresentanti.
   Questa   è   l'unica  novità.  Per  il  resto,  tutti   verranno
  confermati  perché  avete  scelto un sistema  per  conservare  il
  potere politico in questa Regione
   E  allora,  queste saranno le argomentazioni che produrremo  nel
  momento  in  cui si andrà a decidere di votare un  referendum,  e
  badate, non avrete vita facile nel momento in cui, con il  nostro
  consenso  vorrete il nostro suicidio, non possiamo  accontentarvi
  per la fine della nostra vita politica.
   Noi  siamo i rappresentanti di una parte di popolo che  voi  non
  volete sia rappresentato in questa Assemblea; voi volete soltanto
  attuare   i   vostri  interessi  politici,  annullando  interessi
  politici generali.
   Noi  siamo stati eletti in base a una legge che potrebbe  essere
  migliorata,   perfezionata.   Faccio   riferimento   al   sistema
  dell'introduzione  della doppia scheda.  Cari  amici  del  Gruppo
  parlamentare  DS,  avete presentato questo  emendamento  come  lo
  abbiamo presentato noi di Sicilia 2010, ma il problema, in questo
  momento,  non è votare con una o due schede, bensì di  analizzare
  se  questa  legge  debba rappresentare gli  interessi  globali  e
  collettivi della popolazione siciliana oppure soltanto  quelli di
  una  parte di  essa che vuole autoconservarsi con questo  sistema
  elettorale.
   Allora,  poiché  il nocciolo della questione è  questo,  l'unica
  novità  è  il  voto in genere maschile e femminile -  novità  che
  avete   cercato  di  divulgare  attraverso  tutti  i   mezzi   di
  comunicazione  di massa -, questo contentino, questo  specchietto
  per le allodole, non metterà in ombra la reale maschera di questa
  legge, cioè la maschera degli assassini politici  di una parte di
  rappresentanza del popolo siciliano.
   Parole  forti,  qualcuno  potrà dire. Sì,  parole  forti  perché
  mentre in tutta Italia si vota con il  Tatarellum',  addirittura,
  voi  rappresentanti  di Alleanza Nazionale  e dell'UDC  affermate
  che  bisogna  recepire  il  Tatarellum'  anche  per  le  elezioni
  politiche  nazionali  e  poi  venite in  quest'Aula  a  proporre,
  esattamente, il  contrario.
   E'  una contraddizione. Tutto ciò significa che la Sicilia  deve
  diventare  sempre  terreno di conquista dei potenti,  dei  baroni
  della politica e questo è un esempio  lampante della storia della
  vita  siciliana. Facendo un'analisi storica degli ultimi 50  anni
  di  storia del nostro Paese, della nostra Regione, non credo  che
  si sia mai raggiunto un livello così basso  di obiettivo politico
  strategico.
   Almeno,  i  notabili  della  Democrazia  Cristiana  avevano  uno
  scopo, magari non condivisibile sotto il profilo  ideologico,  ma
  sotto il profilo della rappresentanza posso dire  che erano molto
  più democratici del sistema politico che oggi si è instaurato.
   Questo   non  è  perché  voglio  riabilitare  una  parte   della
  Democrazia  cristiana, però, questo è il  tracciato  che  si  sta
  delineando:  uccidere,  definitivamente,  la  possibilità   della
  rappresentanza collettiva e diversa della società. Non a caso gli
  ultimi  risultati elettorali dimostrano il crescere ed il fiorire
  delle  diversità  delle  culture  politiche  anche  nella  nostra
  Regione  e non a caso proprio il partito di cui faccio  parte  ha
  avuto  questa possibilità di esprimere maggiori consensi rispetto
  agli anni passati, proprio perché la rappresentanza è sinonimo di
  democrazia .
   Voi  volete  uccidere la democrazia perché non  avete  interesse
  nel perdurare della democrazia.
   Tutto  ciò  ha un solo obiettivo: farci stancare ed arrivare  al
  punto  tale  da  considerare  come unica  alternativa  quella  di
  presentare  un  maxi-emendamento che annulli gli emendamenti  che
  abbiamo presentato.
   Certo,  anche  questa  è  una tattica parlamentare  che  si  può
  benissimo    iscrivere   nella   normale   attività   legislativa
  parlamentare,  anche se la dice lunga. Ciò  può  servire  per  le
  leggi  ordinarie, ma per le leggi speciali come quelle elettorali
  una  cosa  del  genere  è  nefasta, antidemocratica,  rappresenta
  appunto   la   conferma  dell'obiettivo  del   colpo   di   stato
  democratico  in questa Regione.

    GURRIERI   Onorevole  Micciché,  a  che  ora  ha  iniziato   lo
  sciopero della fame?

    MICCICHE'   Onorevole  Gurrieri,  proprio  per  queste  ragioni
  parlavo  di  sciopero  della  fame. Rappresenta  la  forza  della
  disperazione  e della sopravvivenza di  un soggetto  che  sa  che
  dovrà  essere  eliminato e fa di tutto, lotta con  tutte  le  sue
  forze, per impedire questo omicidio.
   Voi  state  commettendo un assassinio politico nei confronti  di
  una  parte  del popolo siciliano, non nei confronti  del  singolo
  deputato, perché oggi posso essere io deputato dei Verdi,  domani
  può  essere  un  altro,  oggi  può essere  l'onorevole  Forgione,
  deputato di Rifondazione Comunista, domani può esserlo un  altro,
  ma  voi  volete  che  queste  forze, in  questo  Parlamento,  non
  esistano  più,  perché volete mettervi d'accordo, per  realizzare
  tutto  ciò  che  volete, in modo tale che  il  bottino  si  possa
  spartire  in  maniera silenziosa, occulta, senza  la presenza  di
  testimoni oculari. Questa è la verità
   Noi  denunciamo tutto questo con forza e faccio un appello  agli
  amici  e compagni dei Democratici di Sinistra e della Margherita,
  visto  che senza di loro questa legge non si può approvare, senza
  una  parte consistente della rappresentanza di questo Parlamento,
  rappresentanza,  a  mio avviso, abbastanza  considerevole  perché
  dobbiamo   aggiungere   gli  amici   del   centro   destra,   dei
  Liberaldemocratici  e  di  altre  formazioni   socialiste   dello
  schieramento opposto. Ricordo che la legge elettorale è la  legge
  di  tutti, non è dei partiti, ma del popolo siciliano,  il  quale
  deve  eleggere  e deve dire da chi vuole essere rappresentato  in
  questa Assemblea.
   Il  popolo  deve  essere  sovrano. Voi volete  impedire  proprio
  questo,  e  non  a  caso questa legge ricalca la   legge  truffa'
  istituita  subito dopo gli anni '50, dal '56 in poi,  voluta  non
  tanto  per  uccidere l'altra parte dello schieramento che  allora
  era  rappresentata  dai  comunisti   e  dai  socialisti,  ma  per
  uccidere  la parte stessa della maggioranza che era rappresentata
  dalla  Democrazia Cristiana. Una guerra intestina, in  seno  alla
  Democrazia Cristiana  degli anni '50.
   La  prima  legge elettorale che il popolo siciliano  ha  votato,
  subito   dopo   la  seconda  guerra  mondiale,  era   una   legge
  estremamente   democratica,   proporzionale   all'elezione    del
  Parlamento  europeo, tant'è che c'erano tanti  rappresentanti  di
  partiti  monarchici,  addirittura   c'erano  monarchici  di  fede
  missina e monarchici puri, liberali o altri partiti.
   Signor  Presidente, lei ci ha consegnato un libro di 700 pagine,
  in cui  sono riportati tutti i risultati elettorali della Sicilia
  dal  1946 in poi. Ebbene, signor Presidente, la invito a leggerlo
  e  lo stesso invito rivolgo a tutti i deputati che si accingono a
  votare  questa  obbrobriosa legge che  è  stata  sottoposta  alla
  nostra attenzione.
   Andate  a  vedere  come si è espresso il popolo siciliano  negli
  ultimi  cinquant'anni, vedrete la differenza tra le  prime  leggi
  elettorali e quelle che sono state approvate successivamente.  E'
  sufficiente leggere i resoconti stenografici dei deputati  quando
  fu  approvata  la  legge  del  1956,  per  comprendere  il  clima
  esistente  all'interno di quest'Assemblea.  Quella  non  era  una
  legge favorevole o contraria all'opposizione, era una legge tutta
  interna  al  sistema  di  potere della  Democrazia  Cristiana.  E
  sapete,  quale  fu  l'unico partito che  forse  votò  contro?  Il
  Movimento Sociale italiano.
   Andate  a  constatare, onorevole Virzì, come  si  esprimevano  i
  rappresentanti del vostro vecchio partito del Movimento  Sociale
  Allora,  c'erano  province  come Enna  o  Caltanissetta  che  non
  potevano   avere  rappresentanti  e  denunciavano  al   furto   e
  all'assassinio  politico.  Oggi  che  voi  fate   riferimento   a
  questo...

    PRESIDENTE   Onorevole Miccichè, la interrompo un  momento:  le
  voglio  ricordare  l'applicazione  dell'articolo  107,  che   lei
  probabilmente conosce. Leggo testualmente:  Il Presidente  invita
  gli  oratori  che si allontanino dall'argomento ad  attenervisi'.
  Può procedere con il suo intervento.

    MICCICHE'     Signor   Presidente,   non    comprendo    questa
  sottigliezza, questa precisazione, in quanto si sta  parlando  di
  legge   elettorale.  Mi  pare  di  toccare  una   nota   dolente,
  soprattutto,  facendo riferimento al suo partito, all'alto  senso
  della coerenza politica e storica visto che avete posto sotto  il
  vostro il vecchio simbolo del Movimento Sociale.
   Ed  allora,  mi  chiedo  dove siano  quegli  elementi  cui  fate
  riferimento  voi,  quando  durante il 1956  vi  battevate  contro
  quella  legge, che chiamavate  legge truffa' perché eliminava  la
  possibilità  al  Movimento Sociale di essere presente  in  alcune
  province  della  Sicilia e soprattutto ad Enna,  Caltanissetta  e
  Ragusa?  Questi  sono  gli  elementi  che  ho  notato  in  alcuni
  interventi  del  vecchio Movimento Sociale e che oggi  voi  state
  ribaltando,  state rinnegando. Sto richiamando all'attenzione  il
  senso...

    FORMICA  E' apologia del fascismo.

    MICCICHE'   Onorevole Formica, è la storia che dà  la  lezione.
  Se  faccio riferimento a un partito è un richiamo storico, ha  un
  significato ben preciso, cioè sto seguendo quella linea  politica
  e  non  me ne distacco,  posso differenziarmene per una questione
  tecnica,  ma  qui  è presente un ragionamento -  quello  che  sto
  facendo  io  -  identico a quello che facevano  i  vostri  vecchi
  deputati  del  Movimento Sociale contro  la  legge  che  oggi  vi
  accingete ad approvare.
   Uguale,  identico, lo stesso ragionamento. Certo,  probabilmente
  la  mia forza politica dovrà aspettare non so ancora quanti  anni
  per essere presente in massa come lo siete voi.
   Cari  colleghi, voi  del Movimento Sociale avete avuto  la forza
  di  essere  presenti in massa in questa Assemblea e rappresentati
  in  tutte le province siciliane dopo la stagione di Mani  pulite,
  ma  prima  questa  possibilità non l'avevate  perché  il  sistema
  elettorale  vi  puniva, infatti, vi rimanevano soltanto  Catania,
  Palermo ed in parte Agrigento.
   Signor  Presidente, sono stato per diversi anni  collega  di  un
  suo intimo amico, deputato in questa Assemblea per diverse volte,
  l'onorevole  Marino. Ricordo le battaglie con l'onorevole  Marino
  in   Consiglio   comunale  ad  Agrigento  che  hanno   registrato
  convergenze  sulle stesse prerogative, sugli stessi  interessi  a
  favore della popolazione.
   Ma  oggi  questo non c'è, oggi  vi state adeguando ad un sistema
  di  potere di cui purtroppo fate parte e non ne volete uscire, ma
  sarà tardi domani poterne uscire con coerenza. E concludo facendo
  appello  al Presidente dell'Assemblea: lei sa benissimo che  sono
  il  deputato più presente in senso assoluto in quest'Aula, non  è
  un  complimento eccessivo, quando si è scelto di portare in  Aula
  la  legge  elettorale e invertire l'ordine del  giorno,  quale  è
  stata la motivazione? Ebbene, non c'è stata alcuna motivazione nè
  tecnica  nè politica. C'è stata una motivazione semplicemente  di
  potere,  di  un  accordo trasversale tra tutto il centrodestra  e
  parte del centrosinistra.
   Signor Presidente, quando si è di fronte all'approvazione di  un
  disegno di legge elettorale di questo genere non possono esistere
  simili inciuci  Questo lo contesto, lo denuncio pubblicamente.
   Noi  già,  come  parte dei cosiddetti  cespugli  ieri,  a  Roma,
  abbiamo  riunito  sei  partiti, di cui uno fa  parte  addirittura
  della  lista  Prodi,  il partito socialista,  abbiamo  denunciato
  tutto questo; abbiamo detto agli amici  Democratici di sinistra e
  della   Margherita che debbono fare un passo indietro per salvare
  la possibilità di un prosieguo senza rancori  in questa Aula.
   Avete  la possibilità di rifletterci questa sera, questa  notte,
  domani  per venire qui a chiedere al Presidente di fare un  passo
  indietro,  non come dice l'onorevole Cintola perchè non  vogliamo
  fare  la  legge  elettorale. Noi vogliamo farla,  basta  recepire
  quanto  abbiamo con degli accorgimenti, delle modifiche tecniche,
  possiamo  inserire  la  questione della  scheda  o  della  doppia
  scheda  o  della  scheda  in genere, ma eliminiamo  l'ipotesi  di
  votare  soltanto per i partiti che devono autoconservarsi per  la
  prossima legislatura.
   Questo è il senso della mia protesta  che continuerà fino a  che
  sarà  varata  la legge, e anche dopo che sarà varata,  perchè  ci
  aspetta referendum, il responso dell'elettorato siciliano che non
  vuol  essere assolutamente preso per il naso, in quanto questo  è
  il vostro intendimento: l'autoconservazione.
   Concludo,   signor   Presidente,  sottolineando   che   il   mio
  intervento - se può sorgere qualche ilarità o presa in  giro   di
  qualcuno nei miei confronti a me poco importa, quello che vale  è
  il  senso del ragionamento che sto proponendo qui - vuol avere il
  senso del ragionare insieme guardandosi in faccia.
   Però   vi  dico  che  ci  sono  gli  strateghi  della  strategia
  elettorale.  Tutti coloro che hanno fatto strategie elettorali ne
  sono  stati vittime. Mattarella insegna: quando fu fatta la legge
  maggioritaria  proposta  quando  era  al  governo  la  Democrazia
  Cristiana  in  crisi, si pensava che con questa  i  democristiani
  potessero  risorgere in maniera più vigorosa. Invece è  stata  la
  fine  di quel sistema politico. Oggi voi ne fate un altro, magari
  tecnicamente  diverso,  perché  la  matematica  è  diversa  dalla
  politica, però il concetto politico è lo stesso.
   Potete  essere  anche vittime di questa legge  perché  con  tale
  sistema elettorale solo chi ha potere economico può sostenerne il
  peso:  infatti, nel momento in cui si andrà a votare col  sistema
  che  voi  auspicate, in tutte le province non ci sarà  disparità,
  chi sarà candidato dovrà esprimere tutta la sua potenza economica
  e  nessuno  di  voi potrà essere al sicuro, forse matematicamente
  sì, ma politicamente no. Quindi, state attenti.
   Lo  so signor Presidente, che lei non ha questi interessi, lo ha
  dimostrato  e  l'ha detto, tant'è che lei è stato eletto  con  un
  sistema  completamente  diverso  da  quello  che  si  vuole   qui
  introdurre;  ma  non  so se con questo sistema  lei  sarebbe  qui
  adesso a rappresentarci tutti e novanta, non lo so
   Signor  Presidente, lei sa benissimo a cosa  mi  riferisco,  con
  questa  legge la resistenza all'interno della maggioranza  non  è
  volta a migliorarla, ma a peggiorarla o, addirittura,  attraverso
  qualche altra correzione, probabilmente ad arrivare ad una  sorta
  di  autoconservazione nominalistica, senza passare  dal  responso
  elettorale: il cosiddetto listino.
   Evidentemente,  la  legge elettorale deve  avere  un  suo  punto
  comune:   gli   interessi  collettivi.   Le   regole   si   fanno
  unanimemente, tutti seduti attorno ad un tavolo, senza  escludere
  nessuno  e questo non significa invitare alla  spartizione  della
  torta',   ma  invitare  tutte  le  rappresentanze  possibili    e
  immaginabili  di questa regione. Invece voi state  approvando  un
  sistema   elettorale   escludendone  una  parte,   che   chiamate
   cespugli   in  modo  dispregiativo. Però  abbiamo  visto   nelle
  ultime  elezioni  europee che questi cespugli  rappresentano  una
  buona  parte,  quasi  mezzo  milione  di  siciliani  che   volete
  eliminare  da  questo  consenso:  ciò  significa  un   assassinio
  politico , che volete perpetrare attraverso un disegno di legge.
   Signor  Presidente, non si faccia complice di questo  in  quanto
  lei  rappresenta  la  più  alta carica  istituzionale  di  questa
  Assemblea,  lei non è rappresentante né della Casa della  Libertà
  né   dell'Ulivo  né  dei   cespugli :  in  questo   momento   lei
  rappresenta l'Assemblea con la  A  maiuscola, è al di sopra delle
  parti.
   Faccia  pure  un'analisi storica di quello che ho detto,  faccia
  una  retrospezione  storica  della sua  vita  politica  che  deve
  concludersi  in modo coerente, perché è nel suo interesse,  nella
  sua storia di uomo politico, e in questo momento mi affido a lei,
  come  non  a  caso, in questi ultimi giorni, mi sono affidato  ad
  altre alte cariche istituzionali, il Presidente della Repubblica,
  per questioni di cui parlavo all'inizio del mio intervento quando
  ho fatto riferimento alla questione della Cap Anamur , della nave
  tedesca.
   Signor  Presidente, lei che è il garante dello Statuto siciliano
  tuttora  in vigore e che non è stato ancora modificato, se  vuole
  rispettare  il  senso dell'alto magistero che rappresenta,  porti
  all'esame  dell'Aula prima la riforma dello Statuto per   mettere
  in discussione poi, se è possibile, attraverso regole generali ed
  interpretare successivamente le regole elettorali.
   A  ciò la invito, signor Presidente, non solo dal punto di vista
  politico,  ma  anche personale, in quanto lei, rispetto  a  tutti
  noi, ha prerogative istituzionali che le consentono di gestire  i
  lavori  di  un'Assemblea parlamentare. Naturalmente,  sta  a  lei
  decidere  e  scegliere  la  via  migliore,  non  sto  dicendo  di
  accantonare  la legge elettorale, non  sto dicendo  assolutamente
  questo.  Al  disegno di legge elettorale ci sono emendamenti  che
  possono  essere migliorativi o peggiorativi, però la procedura  é
  quella  che vale, é la forma - mi hanno insegnato che la forma  é
  sostanza  -,  ma  in  questo  caso  la  forma  é  stata  violata,
  calpestata  perché  prima della legge elettorale  é  arrivata  in
  quest'Aula la riforma dello Statuto.
     Signor  Presidente, se vado a rileggere la commemorazione  che
  lei  ha  fatto  qui  in  Aula  del Presidente  della  Commissione
  Statuto, onorevole Vincenzo Leanza, tutto avrei potuto immaginare
  tranne  che  lei acconsentisse a determinati partiti politici  di
  maggioranza  e di opposizione lo scavalcamento o il  travisamento
  di questo cambiamento di rotta.
   Lei,   molte  volte,  in  quella  commemorazione  dell'onorevole
  Leanza, ha accennato a questo elemento: per dare memoria  ad  una
  persona  che  tanto  ha  lavorato per la  riforma  dello  Statuto
  occorreva che questa venisse approvata speditamente.
   Signor  Presidente, spero che questo disegno di  legge  non  sia
  uno  strumento  per un gioco politico all'esterno  e  all'interno
  della  maggioranza, un gioco politico all'interno  e  all'esterno
  dell'opposizione.
   Amici   e  compagni  del  Gruppo  parlamentare  Democratici   di
  Sinistra, state attenti perché la gente sa giudicare; cari  amici
  della  Margherita, la gente sa  votare  Certo non può  modificare
  le  norme e le regole elettorali che voi avete posto con tranelli
  ed  ostacoli, con una sorta di salto ad ostacoli che gli elettori
  non  riescono  a  superare, ma che noi abbiamo la  volontà  e  la
  possibilità  di  eliminare  per   esitare  un  disegno  di  legge
  elettorale  che  rappresenti  tutte  le  componenti  del   popolo
  siciliano senza escludere nessuno. Grazie.

    PRESIDENTE   Sono  iscritti  a  parlare  ancora  gli  onorevoli
  Morinello, Leontini e Raiti. Da questo momento dichiaro chiusa le
  iscrizione a parlare.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha facoltà.

    ORLANDO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  noi  siamo
  chiamati  ad  esaminare  una legge importante  nella  vita  della
  Regione:  la  legge  elettorale; e voglio subito  premettere  che
  ritengo  che sia opportuno che l'Assemblea regionale approvi  una
  legge  elettorale  e  - aggiungo - che l'approvi  al  più  presto
  perchè  una  cattiva  legge comunque consente  alla  politica  di
  spiegare  gli  strumenti per correggere gli errori  eventualmente
  commessi.
   La   politica   consente  di  correggere  gli  errori   commessi
  attraverso  il  ricorso al referendum, la  politica  consente  di
  correggere gli errori commessi attraverso le forze politiche  che
  rimangono  un punto importante nella vita democratica del  nostro
  Paese.
   Faccio  questa  premessa  perchè non vorrei  che  sembrasse  che
  quello  che  sto  chiedendo  mira ad avere  un  rinvio  sine  die
  dell'approvazione della legge elettorale.
   La  legge elettorale va approvata, questa è la mia opinione,  la
  legge  elettorale  è  una  legge di sistema.  Esistono  leggi  di
  sottosistema e leggi di sistema, le leggi di sottosistema possono
  essere  approvate  anche nella casualità dello svolgimento  della
  vita  assembleare  e  possono anche essere  approvate  attraverso
  l'aggiunzione  di un articolo ad un altro, sia pure  nel  decorso
  del  tempo e anche delle settimane; una legge di sistema, invece,
  ha  bisogno  di  una  sua coerenza perchè ha bisogno  di  un  suo
  equilibrio, ha bisogno cioè di mettere insieme aspetti  che  sono
  legati al particolare con aspetti che sono legati al generale.
   Voglio subito chiarire cosa intendo per leggi di sistema. A  mio
  avviso,  una legge annuale di sistema è la legge di bilancio  che
  deve  in qualche modo tenere presente, da una parte, gli elementi
  particolari,    dall'altra   parte   un   progetto    complessivo
  dell'utilizzo delle risorse finanziarie dell'ente  Regione  ed  è
  per questo che soccorre ai lavori parlamentari per l'approvazione
  del bilancio il ricorso alla sessione di bilancio.
   Credo  che  legge di sistema sia, lo è, soprattutto lo  Statuto,
  in quanto lo Statuto deve certamente tener conto di tanti aspetti
  particolari,  ma  deve trovare la sintesi che tenendo  insieme  i
  sottosistemi   non  faccia  sistema  come  somma   matematica   e
  quantitativa  dei sottosistemi, ma aggiunga un  qualcosa  in  più
  alla semplice somma di sottosistemi.
   Se  questo è vero credo che valga anche per la legge elettorale,
  che  è una legge di sistema e, in quanto tale, deve avere una sua
  armonia.  Non  mi  appassiona sapere se  abbiamo  o  non  abbiamo
  urgenza  ad  approvare una legge elettorale. Credo che  l'urgenza
  sia  politica  e  che  ci  sia bisogno  di  approvare  una  legge
  elettorale; mi permetto di dire che vorrei vivere in  un  sistema
  politico  nel  quale non bisogna nè appassionarsi  nè  deprimersi
  lasciando  dipendere  la passione o la depressione  dalle  scelte
  individuali che fa il Presidente della Regione.
   Mi   auguro  che  si  possa  anche,  nell'approvare   la   legge
  elettorale,  pervenire  ad un meccanismo  che  comunque  consenta
  all'Assemblea di esistere a prescindere dalla sorte personale del
  Presidente  della Regione, che ha il diritto di avere  tutti  gli
  aspetti  di  sviluppo di carriera politica che  ritiene,  ma  non
  certamente  di annullare in un colpo solo la volontà  del  popolo
  siciliano che si esprime nella scelta dei parlamentari regionali.
   Ma  questo  non  attiene certamente al ragionamento  che  volevo
  fare, è soltanto per dire come non mi appassiona l'idea   abbiamo
  premura  o  non  abbiamo premura ; per quanto mi riguarda  questa
  legislatura  scade  nel 2006 e, quindi, potremmo  benissimo  dire
   attendiamo il 2006 .
   Ritengo  che sia opportuno esitare una legge elettorale  per  le
  ragioni che dicevo prima, perchè una cattiva legge elettorale può
  essere corretta, da questa Assemblea, dal  referendum, attraverso
  la  politica  che  pone rimedio agli errori  anche  della  legge,
  quando  di politica si parla e non di somma di interessi politici
  individuali.
   Se  tutto  questo  è  vero, mi permetto di farle  una  proposta,
  onorevole  Presidente, ossia di prevedere  in  qualche  modo  una
  sessione  per la legge elettorale, di prevedere una sessione  per
  la quale - diciamolo francamente - non siamo pronti, non è pronta
  la  maggioranza, non è pronta l'opposizione, possiamo  giocare  a
  scaricare sugli altri le responsabilità.
   C'è  bisogno  di  fare un ragionamento, di fare  passare  alcuni
  valori,  di fare quella sintesi, quella somma dei sottosistemi  e
  del  sistema che poi fa la legge elettorale ed è una esigenza che
  si  può benissimo scaricare su una o sull'altra coalizione. Credo
  che  sia  normale  che  ci  siano di questi  problemi  quando  si
  affronta una legge di sistema, ci saranno quando parleremo  dello
  Statuto, ci sono quando si parla di bilancio, c'è quando si parla
  di legge elettorale.
   Se  questo è vero, personalmente reputo saggio evitare  di  dare
  la  sensazione che, comunque, si vuole approvare un articolo, ciò
  in quanto l'approvazione di un articolo non è elemento secondario
  rispetto  alla rottura di un'armonia complessiva che  abbiamo  il
  dovere tutti di salvaguardare.
   Voglio fare una considerazione  anche di merito.
   L'articolo   1   parla   di  contestualità   dell'elezione   del
  Presidente  della  Regione e dell'Assemblea  e  questo  articolo,
  sostanzialmente,  pregiudica a tutti il ragionamento  successivo.
  Mi  permetto  di suggerire di approvare l'articolo  1  alla  fine
  piuttosto  che  all'inizio, perchè non è indifferente  la  scelta
  dell'articolo 1 in considerazione del fatto che si approvi o meno
  il  listino, non è indifferente che si preveda o meno,  in  testa
  all'Assemblea, la possibilità di rimanere in carica  ancorché  il
  Presidente lasci, per qualunque ragione, il suo incarico.
   Contestualità   è  contestualità:  una  volta   che   approviamo
  l'articolo  1  che  parla di contestualità  abbiamo  precluso  la
  possibilità  negli articoli successivi di prevedere,  in  qualche
  modo, una sorte separata, sia pure per un tempo limitato, tra  il
  Presidente della Regione e dell'Assemblea.
   Non  voglio  qui  avventurarmi nel  chiedere  che  si  accantoni
  l'articolo  1  per metterlo alla fine, per approvarlo  cioè  alla
  fine, ma credo che questa sia un'ulteriore conferma che siamo  di
  fronte  ad  una  legge  di sistema che o si affronta  in  maniera
  sistemica o diversamente c'è il rischio che esitiamo comunque una
  brutta legge.
   Mi  permetto, quindi, di chiedere che si abbia comprensione  per
  il  fatto  che in questo momento si sta cercando - ed è una  cosa
  assolutamente normale e fisiologica di fronte ad una  legge  così
  importante  -  il  massimo  di  unità  possibile  dentro   questa
  Assemblea,  ma  anche  dentro  le  forze  politiche  dei  diversi
  schieramenti.
   Credo  che  il rinviare ad una sessione che si chiami   sessione
  per  la  legge elettorale , che sia una sessione che inizi  e  si
  chiuda  con l'approvazione della legge elettorale, - che, ripeto,
  credo  che  sia necessario approvare perché una legge  elettorale
  consente  alla  politica di provvedere a  rimediare  agli  errori
  eventualmente  commessi  -   possa essere  una  proposta  che  mi
  permetto  di  rappresentare all'attenzione sua e dei  capigruppo,
  essendo  una proposta soltanto di buon senso ed avendo  fatto  la
  premessa  che sono convinto di dover esprimere piena  solidarietà
  all'onorevole Miccichè perché quello che lui ha espresso va al di
  là  di  quella che può essere la personale condizione  di  fatica
  fisica.
   Mi  permetto di dire, onorevole Miccichè, che lei non mangia  da
  ieri sera, anch'io non mangio da ieri sera, quindi siamo entrambi
  in  sciopero  della  fame; lei continuerà, io  stasera  conto  di
  cenare e provvederò comunque a rifocillarmi.
     Ma il tema non è questo. La solidarietà va ben al di là perché
  credo che qui non si può pensare che si possano distruggere tanti
  sottosistemi in nome di un astratto sistema, né si può pensare di
  distruggere un sistema in nome della somma dei sottosistemi.
   La  legge  elettorale serve a fare sintesi, per fare sintesi  ci
  vuole  tempo; quel tempo che è passato sino ad ora non è servito,
  mi  sembra  che  questo emergeva dagli interventi  dell'onorevole
  Cintola,  dell'onorevole  Leontini, dell'onorevole  Formica,  che
  tutti rappresentano alla fine l'esigenza di una disponibilità  al
  ragionamento.
   Se  questa disponibilità c'è veramente e vogliamo fare una legge
  di sistema, rinviamo sapendo che quando si entra in quest'Aula si
  esce  soltanto  con  una  legge.  Se  sarà  brutta,  la  politica
  provvederà ai rimedi necessari per correggere una brutta legge.

   PRESIDENTE. Onorevole Orlando, non dubito che possiamo pure  non
  essere  pronti per affrontare la legge elettorale, può darsi  che
  sia vero.
   Una  cosa  è  sicuramente non vera: che non abbiamo  percorso  i
  giusti  passaggi  per arrivare al dibattito. Intendo  i  convegni
  dentro  il  Palazzo di organismi culturali, sindacali e  politici
  che  hanno  avuto la possibilità di dibattere; intendo  l'impegno
  della  Commissione che ha esitato, bene o male, un testo; intendo
  tutta la richiesta di un'opinione pubblica che preme, soprattutto
  attraverso i giornali, in direzione della riforma elettorale.
   Sicché,  per  quanto capisca che c'è un bisogno  di  maturazione
  del  tema,  tuttavia  la richiamo, onorevole  Orlando,  a  questo
  elemento  essenziale:  se per caso non  sia  peggio  rinviare  di
  quanto  invece  non sia affrontare il problema, come  del  resto,
  gliene  devo  dare  pubblicamente atto, ha sostenuto  l'onorevole
  Speziale, non sia invece questo proprio lo strumento per prendere
  coscienza dell'importanza e della delicatezza dell'argomento.
   Naturalmente   siamo   nelle   fasi   iniziali:   chi   sostiene
  giustamente che dall'articolo 1 poi dipende tutto il  resto  può,
  come  lei stesso ha fatto, immaginare un accantonamento. E quello
  è  già  una  cosa  diversa di un rinvio tout court.  Però  stiamo
  attenti perché ci stiamo accorgendo dell'importanza della riforma
  elettorale  solamente  in  ragione del fatto  che  finalmente  ne
  discutiamo.
                         Per fatto personale

   ORLANDO. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ORLANDO.  Signor Presidente, mi sono sforzato di  introdurre  in
  questo  dibattito  una  logica  di sistema.  Trovo  assolutamente
  inadeguata la circostanza che lei abbia introdotto un elemento di
  contrasto tra me e l'onorevole Speziale su questa vicenda.
   Siccome  non posso accettare che ci sia un elemento di contrasto
  tra  me  e  l'onorevole  Speziale, perché credo  che  l'onorevole
  Speziale  cerchi  come me il massimo di unità rispetto  a  questa
  legge  in quest'Aula e rispetto a questa legge all'interno  della
  coalizione del centro-sinistra.
   Mi  permetto  di reagire a questa sua affermazione,  aggiungendo
  che  personalmente chiedo che la legge venga fatta,  ma  sostengo
  che   la  politica,  qualche  volta,  ha  bisogno  di  un   tempo
  supplementare che non é quello degli orologi, perché se  pensiamo
  che  la  politica sia soltanto rispettare il tempo degli orologi,
  probabilmente basterebbe un orologiaio piuttosto che  un  partito
  politico per risolvere i problemi del nostro Paese. Grazie.

   Riprende la discussione del disegno di legge nn. 850 ed altri/A

   MORINELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MORINELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  i  contenuti
  del  discorso dell'onorevole Orlando mi convincono sempre di  più
  della  necessità che tutti noi abbiamo di esitare una buona legge
  elettorale e per fare ciò non occorre l'ostruzionismo che é usato
  legittimamente  dalle  minoranze che temono  di  non  essere  più
  rappresentate nel Parlamento regionale, e che ricorrono  a  tutti
  gli strumenti per impedire che non si adempi ad un dettato che  é
  ormai entrato nella nostra Costituzione.
   Il  16  giugno 2004 é stato approvato definitivamente dal Senato
  l'attuazione  del primo comma dell'articolo 122. E  l'articolo  4
  sancisce, in modo chiaro, che si devono individuare nei  Consigli
  regionali  dei sistemi elettorali che agevolino la formazioni  di
  stabili  maggioranze  e  garantiscano  la  rappresentanza   delle
  minoranze.
   Non  voglio  fare  una perorazione di principio  sul  fatto  che
  questo   disegno  di  legge  assicuri  la  rappresentanza   delle
  minoranze,  lo  contesto  con forza che  questo  principio  venga
  assolutamente tutelato. Dico però una cosa molto chiara,  c'é  la
  necessità  di  uscire  dal  sospetto che  è  presente  in  alcuni
  interventi, di una fretta sospetta nell'accelerare i lavori di un
  iter,  quello dell'approvazione di una legge elettorale  che,  in
  modo illogico e assurdo, é stato detto anche da altri colleghi, é
  stata fatta precedere dall'approvazione dello Statuto. Lo Statuto
  é  l'ordito,  é la trama attorno a cui si dipana, poi,  tutto  un
  insieme   di   norme  che  regolano  la  vita  delle  Istituzioni
  democratiche e rappresentative.
   Trovo  assolutamente  non convincenti le spiegazioni  che  hanno
  portato l'Aula a discutere prima della riforma elettorale e  dopo
  dello  Statuto. Lo diceva l'onorevole Orlando ed altri  deputati,
  da  qui  al  2006 abbiamo due anni per la riforma elettorale,  lo
  sappiamo   bene   che  é  difficile  da  partorire.   L'Assemblea
  regionale,  nel  corso  di  questi  decenni  non  ha  mai  saputo
  legiferare sulla materia.
   Abbiamo  il  dovere  di legiferare, non possiamo  non  fare  una
  legge  elettorale,  non  possiamo  non  delegare  al  legislatore
  nazionale la nostra potestà, il nostro dovere di dotarci  di  una
  legge elettorale.
   Per  questo, ritengo, che la proposta dell'onorevole Orlando  di
  stabilire  in  autunno una sessione con delle  scadenze  precise,
  oltre  le quali non potremo andare, per arrivare alla definizione
  di   una  legge  elettorale  che  deve  essere,  però,  preceduta
  dall'approvazione dello Statuto.
   Non  é assolutamente dilatoria o strumentale questa proposta che
  nobilita,  invece, il ruolo dell'Assemblea, dei singoli  deputati
  che  vogliono  approfondire e cimentarsi su questa  materia  così
  delicata, che attiene al rapporto tra eletti ed elettori,  a  uno
  snodo fondamentale della nostra democrazia.
   L'articolo  1  che  ci  viene  proposto,  lo  si  diceva  prima,
  rappresenta  un po' l'elemento cardine, centrale  attorno  a  cui
  ruotano le altre norme.
   Non  è assolutamente neutra la proposta, avanzata in questa sede
  da    più   parti   politiche,   di   arrivare   all'approvazione
  dell'articolo 1, per poi rincontrarsi dopo qualche settimana.
   Ritengo  che  vi sia un'accelerazione sospetta di  questa  legge
  che  è  stata delineata, pensata, immaginata e sarà approvata  da
  una  maggioranza  trasversale che ha già deciso  quali  sono  gli
  elementi  fondamentali  attorno  ai  quali  quest'Assemblea  deve
  decidere, deve legiferare, una maggioranza trasversale che vede i
  maggiori  partiti  del  centrodestra  e  del  centrosinistra,  di
  Alleanza Nazionale, di Forza Italia, dell'UDC, della Margherita e
  dei Democratici di sinistra, anche perché vi è una discussione in
  corso  tra  i partiti del centrosinistra, volta ad un  rinvio  in
  attesa  di  una definizione unitaria, possibile, della coalizione
  del centrosinistra. Non è assolutamente strumentale.
   Qui   abbiamo  visto  che  questa  proposta  non  è  stata   poi
  assecondata dal comportamento in Aula di alcuni Gruppi, che  pure
  si  sono  fatti promotori di questo incontro, di questa riunione,
  di  questa  necessità  di  arrivare ad un approfondimento,  anche
  all'interno delle coalizioni.
   Per  questo  motivo, l'approvazione dell'articolo 1  rappresenta
  la prova del fatto che già vi è un accordo in quest'Aula. Mancano
  solo  i  dettagli, i tasselli. L'impianto di questa legge  è  già
  stato definito, pensato.
   La  dialettica  parlamentare si svolgerà, anche avvalendosi  del
  contributo  dei  deputati che si sentono impediti  nell'esercizio
  della propria capacità di rappresentazione nel futuro Parlamento.
  Esprimo, in questa sede, la mia solidarietà, nonostante il  clima
  non certamente propizio ad un Parlamento, all'onorevole Micciché.
  La dialettica parlamentare e gli artifici politici e parlamentari
  non  hanno impedito, comunque, che questo disegno di legge avesse
  un  suggello,  quello di un accordo tra i cinque maggiori  gruppi
  parlamentari dell'Assemblea regionale.
   Proprio  per  questo  dico  che questa  sospetta  fretta  non  è
  assolutamente motivata.
   L'accanimento,  il  calore  con  cui  il  capogruppo   dell'UDC,
  l'onorevole  Cintola, ci invita ad accelerare i passi  di  questa
  legge, non ci convincono assolutamente.
   Non  vi è alcun elemento accidentale, politico che ci impedisce,
  da  qui  a  qualche  mese,  di darci,  come  Assemblea  regionale
  siciliana,  una  sessione  che ci consenta  di  approfondire,  di
  confrontarci  e di scontrarci, perché le sedi che  il  Presidente
  dell'ARS  a  mò  di risposta all'intervento forte  dell'onorevole
  Orlando  citava, i convegni, la sollecitazione sulla  stampa,  la
  discussione che c'è stata in questi mesi, non è stata sicuramente
  la   sede  appropriata,  sulla  scorta  anche  degli  adempimenti
  previsti  dalla  Costituzione. Cito, ad esempio,  l   articolo  4
  della  legge  di attuazione dell'articolo 122 della  Costituzione
  che ci obbliga ad individuare forme di elezione che assicurino la
  rappresentanza delle minoranze.
   Questo  disegno  di  legge, sul quale vi  è  questo  accordo  di
  massima,   impedisce  la  rappresentanza  delle   minoranze,   la
  pluralità  di  orientamenti culturali,  politici  e  sociali  del
  popolo siciliano.
   C'è  un  assurdo logico che abbiamo già evidenziato in  sede  di
  dibattito  ed  anche  extraparlamentare. Ci siamo  dotati  di  un
  sistema  istituzionale, quello che garantisce l'elezione  diretta
  del  Presidente della Regione, che ha la possibilità  di  formare
  una   solida  e  stabile  maggioranza,  non  soggetta  a   quelle
  ricorrenti   crisi  cicliche  che  caratterizzavano   le   scorse
  legislature     e   nello stesso tempo, però  impediamo   che  il
  corollario  di  questa stabile maggioranza,  la  rappresentazione
  plurale  di  tutte  le  opzioni possa  essere  assicurata,  possa
  accompagnarsi,  per cui c'è  un tentativo liberticida  -  non  lo
  potrei non qualificare così - che mira, appunto, a restringere, a
  rendere sempre più oligarchica la nostra democrazia.
   Questi  sono   i  contenuti del disegno di legge  che  ci  viene
  rappresentato.
   Siccome  non  ho alcuna volontà nè di indulgere a parole  grosse
  nè  di  fare  demagogia, ritengo che ci sia la  necessità  di  un
  approfondimento, per evitare che alcun deputato abbia sospetti ed
  usi strumentalmente termini liberticidi.
   Ritengo  che  lei,  signor Presidente,  abbia  una  funzione  in
  questo  Parlamento,  in  questa  discussione,  che  è  quella  di
  garantire non solo  il corretto svolgimento  dei lavori ma,  allo
  stesso tempo, di significare l'importanza  cruciale  che ha nella
  storia dell'autonomia  il varo di questa legge elettorale.
   Ritengo  quindi  un  suo  dovere -  mi  permetto  sommessamente,
  signor  Presidente - quello di  permettere che la  discussione  e
  l'approvazione dello Statuto precedano l'approvazione e  il  varo
  della legge elettorale che abbiamo il dovere di compiere in tempi
  certi, perché dobbiamo esitare la legge elettorale.
   Non   c'è  nessuno  strumentalismo  perché  sarebbe  una   grave
  sconfitta  - anche personale - il fatto che in questa legislatura
  non  riusciamo a compiere l'obbligo che abbiamo, cioè varare  una
  riforma elettorale, delegandolo al legislatore nazionale.
   Per  questo  motivo, signor Presidente, al di là dell'intervento
  che  non  vuole essere ostruzionistico,  ritengo che vi  sia  una
  riflessione  da fare sul fatto che questo misfatto  che  è  stato
  compiuto dai cinque gruppi  maggiori dell'Assemblea regionale non
  debba  compiersi,  che ci sia la necessità  di  pervenire,  entro
  tempi  certi, ad una sessione dedicata alle riforme istituzionali
  e  che,  in  ogni  caso,  la discussione e  l'approvazione  dello
  Statuto  preceda, proprio per le cose che sono state  qui  dette,
  l'approvazione della legge elettorale.
   Possiamo darci un termine entro novembre; possiamo approvare  lo
  Statuto e  la riforma elettorale, entro novembre.
   Capite  bene  che  su  questa  vicenda  non  ci  possono  essere
  scorciatoie  ed è gravissimo - lo dico qui a tutti i deputati  ed
  al  Presidente dell'Assemblea - che già sono pronti  accorgimenti
  e  strumenti tipo maxiemendamenti che riguardano una materia così
  delicata, quella appunto delle regole elettorali. Vi sono  pronti
  maxiemendamenti  che mirano a far decadere gli emendamenti  delle
  opposizioni.
   Ora non so chi ha partorito questa felice idea e non sa che,  in
  materia elettorale, le regole delle regole non sono  ammissibili,
  ma  non sono concepibili maxiemendamenti che sono pronti sono  in
  nuce di cui tutti noi siamo a conoscenza.
   Se  si arriva a questo, allora ritengo fondato il sospetto della
  fretta e mi chiedo ad alta voce il perché di questa fretta;  cosa
  c'è  dietro  questa fretta di accelerare  una riforma  elettorale
  così  congegnata, così antidemocratica e così liberticida  quando
  teoricamente  abbiamo due anni di tempo per  approvare  la  legge
  elettorale. In ogni caso, comunque, propongo un termine,   quello
  di   novembre del 2004 perché il Parlamento si doti dello Statuto
  e della riforma elettorale.

     PRESIDENTE    E' iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.  Ne
  ha facoltà.

    LEONTINI   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   ho   già
  manifestato,    nel   mio   precedente   intervento,    la    mia
  indisponibilità  ad  appassionarmi, com'è accaduto  all'onorevole
  Orlando,  alla  contrapposizione radicale  tra  la  fretta  e  la
  flemma. Non è in caso di impostare la querelle stasera, in  Aula,
  sulla   dialettica   tra   la  fretta  e   la   flemma,   proprio
  ricollegandomi  alle  ultime riflessioni che  faceva  il  collega
  Morinello,  piuttosto che chiedersi come mai  ad  un  anno  dalla
  chiusura del periodo legislativo - il quinquennio - oggi si metta
  mano alla riforma elettorale.
   L'onorevole Morinello non si è mai chiesto con scrupolo,  ed  in
  certi momenti con cruccio, perchè durante il primo, il secondo ed
  il  terzo anno questo Parlamento non ha messo mano ad un  disegno
  riformatore che incombe come dovere sul Parlamento da  una  legge
  precedentemente approvata che è quella che impone  al  Parlamento
  di   darsi   una   legge   elettorale   e   non   in   dipendenza
  dall'elaborazione di un nuovo Statuto.
   Una volta per tutte, cominciamo a disincrostare il dibattito  da
  alcune  croste  e da alcune motivazioni fasulle  che  vengono  di
  volta  in  volta gettate e proiettate sul dibattito parlamentare.
  Lo  Statuto  e  la  legge elettorale non  sono  uniti  da  questa
  connessione  di  priorità istituzionale che alcuni  dei  colleghi
  intervenuti  hanno voluto qui sottolineare. Anzi, il  dovere  che
  incombe   su   questo  Parlamento  circa  la  riforma  elettorale
  prescinde dalla rielaborazione dello Statuto.
   Nel  disegno  di  legge  voto allora approvato,  non  si  faceva
  riferimento  alla necessità di rimettere mano alla riforma  dello
  Statuto;  si  faceva riferimento alla necessità ed al  dovere  di
  approvare  con  legge  ordinaria una nuova  norma  elettorale.  O
  queste  due  cose si hanno chiare o per tutto il dibattito  sulla
  legge  elettorale si diranno sciocchezze. E siccome  siamo  tutti
  addetti ai lavori e siamo colleghi parlamentari, è bene, depurare
  il dibattito dalle sciocchezze.
   Che  poi  ci  sia qualche collega che voglia logicamente  e  non
  istituzionalmente collegare le due cose, è libero  di  farlo,  ma
  non  si potrà sottrarre alle debolezze dell'argomentazione da noi
  individuate, sottolineate ed evidenziate.
   Cominciamo,   quindi,  a  depurare  il  dibattito  dalle   false
  argomentazioni.
   La  legge  elettorale  è  un dovere e, casomai,  avremmo  dovuto
  prima  in  modo più organico e più esteso nel tempo  affrontarla.
  Oggi siamo in tempo utile per sottrarre il dibattito alle vigilie
  elettorali che poi lo caricherebbero di significati spuri e  che,
  molto  probabilmente, ci impedirebbero di assegnare al  dibattito
  la giusta valenza.
   Quindi,  oggi,  affrontare questo dibattito non significa  avere
  fretta; significa procedere secondo un percorso che ci siamo dati
  nei  livelli parlamentari corretti, perchè ne abbiamo parlato sia
  quando  abbiamo cominciato ad impostare la riforma dello Statuto,
  sia  quando  in  Commissione  ci siamo  occupati  solo  di  legge
  elettorale, sia in Conferenza dei Capigruppo quando il Presidente
  dell'Assemblea ha assegnato alla riforma elettorale una  sessione
  ben  precisa,   onorevole Orlando, tant'è  vero  che  oggi  siamo
  impegnati  in  una  sessione riformatrice che  è  quella  che  la
  Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari, presieduta dal
  Presidente dell'Assemblea, ha inteso definire come tale.
   Perchè,  di  volta in volta, questo Parlamento deve  comportarsi
  come lo scolaretto impreparato che chiede sempre un mese di tempo
  per ripassare o per approfondire?
   Per  quale  motivo  deve  farlo  se  abbiamo  già,  in  sede  di
  Conferenza  dei presidenti dei gruppi parlamentari,  definito  un
  percorso  che avrebbe consentito a tutti i gruppi ed  a  tutti  i
  parlamentari di dotarsi delle posizioni congrue per affrontare il
  dibattito?
   Se   poi  dovessero  sopravvenire  delle  riflessioni  in   sede
  politica, tali da rendere l'articolato già formulato suscettibile
  di  modifiche, è chiaro che il dibattito parlamentare  consentirà
  ciò,  come  lo  ha  consentito sempre, senza scandalo,  per  ogni
  legge,  tanto  più  per una legge di sistema  -  e  condivido  la
  definizione  -  come  la legge elettorale così  come  l'onorevole
  Orlando l'ha definita.
   Se  dunque  la  volta  scorsa, per alcuni  aspetti,  anch'io  ho
  chiesto  una settimana di riflessione, l'ho fatto perché so  che,
  in  sede  politica,  potranno esserci delle  esigenze,  e  quindi
  riconosco  -  ecco  perché  non  mi  appassiono  alla  dialettica
  radicale tra fretta e flemma - che possono esserci delle esigenze
  di  organicità  all'interno delle coalizioni e di approfondimento
  nell'ambito di ciascun partito.
   Questo  oggi  però non ci impedisce di entrare nel merito  della
  legge, così come stiamo correttamente facendo, accennando  poi  a
  tutte  le  ipotesi di sviluppo del percorso legislativo e  quindi
  accennando  anche  alle posizioni che poi,  di  volta  in  volta,
  andremo a definire attraverso il dibattito e attraverso il voto.
   Onorevoli colleghi, non è una legge che intende, tra le  proprie
  finalità, privilegiare, come qualcuno ha detto,  lo sterminio dei
  piccoli  partiti .  Questa  sera ho ascoltato  definizioni  molto
  bizzarre e quella che mi ha più colpito per il folklore è  quella
  del    colpo  di  stato  democratico .  Riconosco  che  è   stata
  utilizzata dall'onorevole Miccichè subito dopo aver parlato della
  destabilizzazione  del  Parlamento e dell'uccisione  dei  piccoli
  partiti.
   Tengo  a  sottolineare  all'onorevole  Miccichè  che  i  piccoli
  partiti hanno sicuramente un ruolo importante e rappresentano una
  porzione   importante   della   società   isolana,   tanto    più
  rappresenteranno  degnamente  il  loro  ruolo  quando  in  questo
  Parlamento  eviteranno  percorsi che da  un  cespuglio  all'altro
  evidenzieranno  salti della quaglia che non  sono  identificabili
  come percorsi lineari, perché quando da un partito si passa ad un
  altro partito e dopo sei mesi ad un altro partito e poi dopo  sei
  mesi ad un altro gruppo e dopo sei mesi ad un altro gruppo e  nel
  giro  di  due  anni  e  mezzo  si  frequentano  cinque  cespugli,
  sicuramente  questo non si ascrive alla linearità  dei  percorsi,
  alla dignità delle posizioni e quindi alla congrua rappresentanza
  degli  interessi dei siciliani, i quali conferiscono con voto  un
  mandato  e  quel mandato intendono che sia rispettato secondo  un
  percorso che è quello che il voto ha sancito.
   Questi  salti  sicuramente non apportano benefici nell'interesse
  della  rappresentanza degna delle posizioni dei piccoli  partiti.
  Se  una  legge che intende conferire all'assetto parlamentare  ed
  elettorale un significato maggioritario induce i piccoli partiti,
  eventualmente,  a collegarsi in un progetto non è  una  legge  di
  sterminio, è una legge di regolamentazione e di razionalizzazione
  del sistema elettorale e politico.
   Su  questo  argomento,  torneremo a parlare  più  tardi,  quando
  entreremo   nel  merito  degli  altri  articoli.  Dobbiamo   però
  sgomberare  il dibattito da queste finalità presunte che  nessuno
  ha  inteso  assegnare  perché  la legge  invece  risponde  a  dei
  principi  sani,  edificanti,  costruttivi  che  sono  quelli   di
  assegnare  a  questo Parlamento ed alla Sicilia una solida  legge
  elettorale  che  consenta al Parlamento di essere rappresentativo
  di tutte le indicazioni della comunità isolana.
   Noi  non intendiamo pervenire alle soluzioni migliori - e chiedo
  ai  colleghi di essere attenti a questa sottolineatura,  lo  dico
  perché la preoccupazione esternata dall'onorevole Speziale  mi  è
  sembrata  un po' strumentale sull'argomento - alle soluzioni  che
  ci   aggradano,  attraverso  una   rinuncia  all'esercizio  della
  posizione e dell'impegno parlamentare.
   Non  si  arriva a soluzioni attraverso inadempienze. Per noi  il
  lavoro  di  riforma  della  legge  elettorale  è  un  adempimento
  necessario  di  questo  Parlamento e  non  intendiamo  su  questo
  argomento   essere  inadempienti,  quindi  non  si  arriverà   ad
  attingere ad altre soluzioni che piovono dall'alto rinunciando  a
  un impegno di questo Parlamento.
   Potremo  magari pervenire a soluzioni che coincidono,  collimano
  o  sono  in  sintonia  con  altre già prefigurate,  articolate  o
  definite   a   livello   nazionale,  ma  lo   faremo   attraverso
  l'intervento in questo Parlamento, attraverso l'impegno in questo
  Parlamento,  attraverso il confronto parlamentare  e  attraverso,
  poi,  dopo  la  dialettica delle posizioni,  il  voto  di  questo
  Parlamento.
   Arriveremo,   quindi,   ad   una   soluzione   non    attraverso
  inadempienze, ma attraverso un preciso impegno in adempimento  di
  quanto incombe come dovere su questo Parlamento,.
   In  ultimo,  ci  tengo, entrando nel merito  del  contenuto  del
  primo articolo, a sottolineare qual è, dal nostro punto di vista,
  la differenza fondamentale tra l'una e l'altra impostazione.
   Noi   miriamo   ad  una  scelta  elettorale  che  si   configuri
  coerentemente in un programma incarnato da espressioni partitiche
  e  da un candidato alla presidenza. Le due cose sono contestuali.
  Non  capisco perchè la scheda unica debba essere considerata  una
  diminutio   della  possibilità  democratica  dell'elettore,   del
  cittadino,  di  espressione del voto. E' come  se  dicessimo  che
  l'espressione  delle tre preferenze in una sola lista  fosse  una
  diminutio della libertà democratica.
   Eppure  sappiamo  che non lo è. Non assegniamo  all'elettore  la
  facoltà  di  esprimere tre preferenze in   tre  liste  o  in  tre
  coalizioni diverse. Abbiamo, in ultimo, votato secondo un sistema
  che  le  tre  preferenze le consente nell'ambito di una  medesima
  posizione.
   Nessuno   mai   ha  sottolineato  questo  meccanismo   come   un
  meccanismo  di  riduzione  o  di  diminuzione  delle  possibilità
  democratiche dell'elettore, tanto più, in un sistema come  quello
  che intendiamo prefigurare, che è quello che intende assegnare al
  programma, nutrito da alcune indicazioni di soggetti partititi  e
  politici  associati in coalizione e rappresentato  dal  candidato
  alla presidenza, una valenza organica e complessiva.
   E'  questo  il significato della nostra proposta ed è questo  il
  significato della regola che intendiamo perseguire, che è  quella
  in base alla quale abbiamo già ottenuto un risultato che comunque
  riteniamo  essere rispondente, perchè non è certamente l'estetica
  di  una candidatura a consentire all'elettorato di esprimersi  in
  modo più libero e più democratico.
   Non  è  la  simpatia personale, non è la distinzione artificiale
  tra un candidato alla presidenza di una coalizione e i partiti di
  un'altra  coalizione che consente di potenziare e di incrementare
  gli  spazi  di espressione democratica. L'espressione democratica
  deve avere una sua ratio, deve avere un suo orientamento, una sua
  bussola  e  questa bussola è significativa se si  incarna  in  un
  programma  e  il  programma è nutrito  da  una  coalizione  ed  è
  incarnato   da  un  candidato.  Le  due  cose  sono  contestuali,
  altrimenti andiamo verso altri orientamenti, altre  impostazioni,
  che noi aborriamo.
   Quindi,  il dibattito non è di poco momento, onorevole Miccichè.
  Il  dibattito  è  di  fondamentale importanza e  potere  iniziare
  questa  sera  il  dibattito in  questi  termini  rende  onore  al
  Parlamento.  Una  volta  tanto parliamo di  cose  importanti  che
  aumentano  la  dignità di questo Parlamento e ne rendono  il  suo
  lavoro rispondente alle attese dei siciliani.
   Si  tratta di un progetto riformatore di fondamentale importanza
  che  ci  richiede il popolo siciliano da tre anni a questa parte.
  Il fatto che noi, ad un anno di distanza dal voto, lo affrontiamo
  con  calma e con la razionalità necessaria credo che risponda  ad
  uno dei più importanti doveri di questo Parlamento.
   Ecco  perchè  ho espresso, nel mio primo intervento,  la  nostra
  posizione,   che  è  la  posizione  del  partito  di  maggioranza
  relativa,  il  partito  leader della  coalizione,  ma  che  è  la
  posizione  dell'intera coalizione, che ha  dibattuto  al  proprio
  interno.  Non è  impreparata sull'argomento, non intende chiedere
  al  Presidente un mese di proroga per prepararsi meglio.  Sa  che
  nel  prosieguo del dibattito potrà esserci una necessità politica
  di aggiustamento, di approfondimento.
   Siccome si tratta di una legge di sistema, che interviene  sulle
  regole   del   parlamento   e  dell'espressione   della   libertà
  democratica,   sicuramente  avremo  modo  di   approfondire,   di
  dibattere  ulteriormente, di consultare  le  sedi  politiche  per
  tornare poi al Parlamento.
   Non  è  uno scandalo, onorevole Morinello, il fatto che i gruppi
  parlamentari si confrontino con le sedi politiche.  Lo  ha  detto
  poc'anzi   l'onorevole  Orlando:  lunedì   prossimo   la   vostra
  coalizione  sarà  impegnata in una riflessione che  vedrà  gruppi
  parlamentari e partiti insieme e, quindi, questo noi  lo  abbiamo
  fatto prima, lo stiamo facendo, lo rifaremo fra qualche giorno  e
  tra qualche settimana.
   Come  vedete, le due cose procedono parallelamente e  riguardano
  con la medesima importanza e sensibilità sia la vostra coalizione
  che la nostra.
   Avere  iniziato comunque è un segnale importante per la  società
  siciliana  che  questo Parlamento sta affrontando, peraltro,  con
  una  indicazione  che  è  di  orientamento  non  soltanto  per  i
  siciliani.
   Sapete  con quanta attenzione si sta guardando il nostro  lavoro
  fuori dai  comuni siciliani?
   Ciò   viene   fatto   con  una  indicazione  che   può   fornire
  orientamenti importanti anche fuori  dal confine siciliano perché
  a  questo  lavoro riformatore si sta guardando non  soltanto  con
  curiosità ma con l'attenzione che è dovuta ad una Regione che, in
  materia  di  regole,  di riforme elettorali,  ha  spesso  fornito
  indicazioni anticipatrici ed ha consentito poi alle altre Regioni
  di adeguarsi e di mutuare dalle nostre indicazioni e dalle nostre
  leggi.
   Quindi,  che  oggi  il  Parlamento  stia  affrontando  con  tale
  importanza  e  tale  rilevanza  questo  dibattito  fa  onore   al
  Parlamento,  speriamo che da questo inizio prosegua un  dibattito
  congruo,  un  dibattito sostenuto, un dibattito  all'altezza  del
  compito.  Questo primo articolo è sicuramente uno degli  articoli
  più  importanti  perché dalla distinzione  tra  doppia  scheda  e
  scheda unica derivano molte delle conseguenze,  ma credo di avere
  segnalato  sufficientemente qual'è per  noi  l'importanza   della
  scheda unica e quindi del voto contestuale, che è l'importanza di
  un  sistema maggioritario che consenta ad una coalizione,  ad  un
  programma  di  incarnarsi  non soltanto nella  articolazione  dei
  partiti  ma anche nell'unica candidatura alla presidenza che  non
  può essere dissociata dal corredo dei partiti che sostengono quel
  programma e quel progetto. Il progetto è unico, il voto è  unico,
  così  come è unico il mandato e così come l'esercizio del mandato
  possa essere unico affinché nel tempo l'esercizio del mandato non
  consenta  di  passare  da  un cespuglio all'altro,  non  consenta
   salti  della  quaglia   ma consenta una  rispondenza  nel  tempo
  lineare  ad  un  progetto  che, se ha avuto  prima  l'impegno  di
  sottoporre al consenso e dopo restituito dal consenso il coraggio
  e la determinazione di attuare nella società e nel parlamento.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti.

   RAITI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, devo  confessare
  che  mi  trovo  in difficoltà ad intervenire da questo  palco  in
  assenza  del  Governo,  infatti non è nei  banchi  dove  dovrebbe
  essere; il dibattito su una norma di questa importanza così  come
  è  stato  accennato dagli oratori che mi hanno  proceduto,  è  un
  dibattito   assolutamente   fondamentale   nelle   regole   della
  democrazia  e  nelle regole che devono disciplinare  la  vita  di
  questa Regione nel prossimo futuro.
   Io  voglio  da  subito  dire che per  quanto  mi  riguarda  come
  segretario  regionale di un partito che non definisco piccolo  ma
  giovane,  perché  è stato creato pochissimo tempo  fa,  sono  tra
  quelli  che  ritiene  necessario  ed  indispensabile  che  questo
  Parlamento faccia la legge elettorale siciliana.
   Ho  più  volte sostenuto nel corso del mio mandato istituzionale
  all'Assemblea regionale siciliana che la dignità, la  valenza  di
  questo  parlamento è una delle cose fondamentali al quale bisogna
  rispondere, una di quelle cose conquistate con grande  sacrificio
  da  coloro i quali ci hanno preceduto. E se noi rispettiamo  come
  ritengo   dobbiamo  da  dignità  e  l'autorevolezza   di   questo
  Parlamento, certamente non possiamo non fare una legge elettorale
  che  sia  adeguata alle esigenze della società siciliana.  Quindi
  non  vi  è  dubbio che la richiesta di rinvio che è  stata  fatta
  dall'onorevole  Ferro  nella qualità  di  Presidente  del  Gruppo
  parlamentare  cui faccio parte, debba interpretarsi nel senso che
  dirò fra poco, no nel senso come qualcuno vorrebbe fare intendere
  strumentale perché questa legge noi non vogliamo che  sia  fatta,
  non   è  assolutamente  così,  noi  vogliamo  che  il  Parlamento
  legiferi, che legiferi nel più breve tempo possibile.
   Ma  per  questo non possiamo non denunciare il fatto che avrebbe
  potuto legiferare già parecchio tempo fa.
   Abbiamo  presentato disegni di legge - già  il  Gruppo  dei  DS,
  come   accennava   l'onorevole   Speziale,   lo   ha   presentato
  nell'ottobre del 2001, noi lo abbiamo presentato nel 2002 - altri
  disegni  di  legge si sono succeduti nel corso  di  questi  anni,
  avremmo  potuto  cominciare a ragionare e a discutere  di  questa
  legge  elettorale  se intendevamo discuterne a prescindere  dalla
  modifica,  dall'adeguamento  dello  Statuto  regionale;   avremmo
  potuto    iniziare  a  discuterne due anni  fa,  invece,  abbiamo
  ragionato nel corso di questi anni e i partiti politici  maggiori
  ci  hanno  convinto  nel  corso di  questi  anni  che  prima  era
  necessario  fare  lo  Statuto  che  avrebbe  fissato  le   regole
  fondamentali della nostra vita istituzionale e, subito  dopo,  la
  legge elettorale. E quando anch'io ho detto:  Ma guardate che  lo
  Statuto,  essendo norma di legge costituzionale, deve  andare  al
  Parlamento,  deve avere la doppia lettura e passerà  molto  tempo
  per  averla , coloro i quali oggi sostengono una tesi diversa  mi
  dicevano  che era vero che sarebbe occorsa la legge istituzionale
  ma  che quella scelta non sarebbe dipesa dall'Assemblea regionale
  siciliana.
     L'Assemblea  regionale siciliana nel momento in cui  approverà
  lo  schema di legge che andrà al Parlamento nazionale avrà  fatto
  le  proprie scelte con una più ampia condivisione possibile. E su
  quelle  scelte noi adatteremo e cuciremo la legge elettorale.  Se
  poi  vi  sarà  una modifica sopravvenuta delle norme  di  diritto
  adegueremo,  caso  mai, la legge elettorale. Ma,  certamente,  lo
  Statuto  che  sarà  approvato dall'Assemblea regionale  siciliana
  sarà la stella polare delle Riforme istituzionali che noi vorremo
  fare.  E  i  colleghi mi dicevano che lo Statuto  avrebbe  dovuto
  essere  approvato con il più largo consenso possibile perché  era
  una legge elettorale costituzionale in quanto che tutte le regole
  del  gioco si fanno insieme, con il più ampio consenso possibile,
  e possibilmente, anche all'unanimità.
     In  questa direzione ha lavorato nel corso di questi  anni  la
  Commissione  Statuto e la Commissione Regolamento; il  Presidente
  Leanza ha fatto lo sforzo, durante i lavori, di addivenire al più
  ampio  consenso possibile e così  si è arrivati ad esitare  dalla
  Commissione Statuto un disegno di legge sullo Statuto che  avesse
  e  che ha avuto il più ampio consenso possibile quasi l'unanimità
  se  non l'astensione del gruppo di Rifondazione Comunista. Questo
  mi  dicevano  i  colleghi e i rappresentanti dei gruppi  politici
  maggiori nel corso di questi anni. Dopodiché, all'improvviso,  si
  fa  un'accelerazione sulla legge elettorale che non  rispetta  le
  indicazioni che avevano dato perché oggi mi si dice che la  legge
  elettorale  la  dobbiamo  comunque fare  prima  dell'approvazione
  dello  Statuto,  e  va bene, posso anche capirlo  se  é  cambiata
  l'idea  dei  partiti maggiori almeno ci dicano il motivo  per  il
  quale questa idea è cambiata.
     Poi  tra  le righe leggo, e ho avuto modo di leggere  -  forse
  questa è la vera risposta e vorrei che l'onorevole Leontini nella
  qualità  di  Presidente  del  Gruppo  parlamentare  maggiore   di
  quest'Assemblea regionale, il gruppo di Forza Italia, forse mi ha
  dato la risposta nell'intervento precedente. L'onorevole Leontini
  credo non in maniera subconscia, ma in maniera esplicita per  ben
  due  volte  ha  detto nel suo intervento in Aula  qualche  minuto
  prima  del  mio  intervento che si riandrà a votare  il  prossimo
  anno,  cioé  fra  un  anno.  Ciò  significa  che  l'accelerazione
  profonda, repentina di questa legge scaturisce dal fatto  che  ci
  sarà   uno   scioglimento  anticipato  dell'Assemblea   regionale
  siciliana, perché se fosse il contrario noi andremmo a votare nel
  2006  Andare a votare fra un anno, così come per ben due volte ha
  affermato  l'onorevole Leontini vuol dire che la maggioranza  già
  prefigura le dimissioni del Presidente della Regione e vuole dare
  un'accelerazione repentina perché si  sta preparando a  fare  ben
  altra cosa.
     Di  questo  noi  dobbiamo  prenderne  atto.  E  io  credo  che
  l'elemento  fondamentale  oggi sia  scaturito  dal  dibattito  di
  questa  sera. E' un elemento che ci preoccupa, ne vorremmo sapere
  le  rasgioni,  le  motivazioni politiche  personali  per  cui  si
  dovrebbe  andare alle elezioni anticipate. Ma questo   credo  che
  attenga alla correttezza istituzionale che in primo luogo avrebbe
  dovuto  avere  il   Presidente della Regione  siciliana  con  una
  dichiarazione pubblica ufficiale, in seno al Parlamento regionale
  siciliano  che  rappresenta  tutte le espressioni  della  società
  siciliana.
   E  allora  se di questo dobbiamo prendere atto stasera  io,  per
  quanto  mi riguarda ne prendo atto. E'  stato pronunciato  questo
  dal  Presidente  del gruppo di Forza Italia,  dico  se  è  questa
  l'intenzione,  premesso che noi la legge elettorale  la  vogliamo
  fare,  ritardare di qualche settimana il ragionamento  non  credo
  sia  la fine del mondo. Infatti, com'è stato detto dall'onorevole
  Orlando che mi ha preceduto, questa è una legge di sistema, è una
  legge  di  sistema fondamentale, è una legge di sistema che  deve
  affrontare  la  composizione  successiva  del  futuro  parlamento
  regionale,  ma  deve anche affrontare la dialettica istituzionale
  tra la forma di governo eletto direttamente dal popolo e i poteri
  di  questa  Assemblea  regionale siciliana. Quest'ultimo  aspetto
  purtroppo  fino  ad oggi non è stato adeguatamente  sottolineato.
  Tutti   quanti   noi  siamo  rimasti  sorpresi  della   repentina
  accelerazione  e dell'ingiustificato avallo da parte  dei  gruppi
  maggiori del centrosinistra. E tutto ciò è successo a mio  avviso
  perchè  non  si è arrivati ad un ragionamento sereno  all'interno
  della coalizione di cui ciascuno di noi fa parte.
   Aver  dato  un'accelerazione improvvisa e l'avallo da parte  dei
  gruppi maggiori del centro sinistra certamente ha portato  a  non
  evidenziare  adeguatamente alcuni aspetti che sarebbero  stati  e
  che devono essere invece evidenziati in questa legge elettorale.
   Noi  riteniamo  che la  previsione dello sbarramento  al  cinque
  per  cento previsto dall'articolo 2 di questo disegno di legge  è
  davvero   ingiustificata   ed  inaccettabile   peri   il   quadro
  complessivo  e  l'impianto che il disegno di  legge  ha  nel  suo
  complesso. Avremmo potuto anche accettare tale previsione per  le
  finalità  che  gli interlocutori che sostengono la  tesi  diversa
  hanno  sostenuto in questa Aula; avremmo potuto anche  accettarla
  se  non  ci trovassimo di fronte ad un impianto del provvedimento
  che  prevede  l'elezione  diretta del presidente  della  Regione,
  un'elezione  diretta  con  testuale  con  l'Assemblea   regionale
  siciliana che noi dissentiamo;  un'elezione che prevede il premio
  di   maggioranza  e  quindi  stabilisce  una  maggioranza   certa
  numericamente;  un'elezione  diretta  che  garantisce  stabilità,
  governabilità, assoluta certezza che il presidente della  Regione
  eletto  possa  portare  avanti  il  proprio  programma  con   una
  maggioranza qualificata e largamente rappresentativa.
   Tuttavia,  oltre  a  questo  io  immagino  che  una  sensibilità
  istituzionale di rappresentanza maggiore avrebbe dovuto stabilire
  che non vi fosse una soglia di sbarramento del cinque per cento.
     Perchè  questo? Perchè se gli equilibri istituzionali vanno  e
  depongono  a  favore di una governabilità e di una stabilità,  lo
  stesso  quadro di sistema dovrebbe andare a garantire la  massima
  rappresentatività    democratica    all'interno    dell'Assemblea
  regionale siciliana.
   Per  questo una soglia del 5 per cento è ingiustificata, ma anzi
  alla   garanzia  della  massima  rappresentatività  istituzionale
  all'interno del Parlamento che deve essere eletto in  un  sistema
  del genere, su base proporzionale, senza limiti di sbarramento, a
  questo  si  dovrebbe  affiancare per  necessario,  indispensabile
  contrappeso   istituzionale,   un   rafforzamento   dei    poteri
  dell'Assemblea   elettiva,  un  rafforzamento   dei   poteri   di
  controllo,   un   rafforzamento  dei  poteri  di  indirizzo,   un
  rafforzamento dei poteri di verifica dei risultati  ottenuti  dal
  Governo.
   Noi  invece  con una legge impostata in questo modo, ancora  una
  volta, come spesso capita in Italia, si rischia di passare da  un
  eccesso  all'altro: l'eccesso del proporzionale puro che  vi  era
  prima di questa riforma elettorale e della possibilità dei poteri
  di  veto,  di  contrapposizione,  di  svincolare  i  governi  che
  cambiavano  -  la scorsa legislatura questa Regione  ha  avuto  5
  Governi,  cambiavano  gli  assessori, cambiavano  le  maggioranze
  venivano  messe  in  minoranza -, c'era un  eccessivo  potere  ai
  partiti  ed  ai gruppi parlamentari che andava a discapito  della
  governabilità, della stabilità, della possibilità di  attuare  un
  programma  che  si  potesse sviluppare nel tempo.  E  quello  noi
  volevamo cambiare, tant'è che è stato cambiato
   Oggi,  invece,  con un'impalcatura di sistema  come  quella  che
  stiamo  portando avanti sia con il  Tatarellum ,  che  da  questo
  punto  di  vista non condividiamo, sia con la legge  che  si  sta
  discutendo,  così come esitata dalle Commissioni,  siamo  passati
  all'eccesso opposto: c'è una concentrazione di poteri enorme  nel
  Governo della Regione e soprattutto nel Presidente della Regione;
  vi  è  una  stabilità garantita per cinque anni; una  maggioranza
  certa   che  con  la  simultanea  elezione  dell'Assemblea,   del
  Presidente  dell'Assemblea  e del Presidente  della  Regione,  dà
  ancora  un  potere enorme di  ricatto politico   per  la  propria
  maggioranza;   ci  troviamo  oggi  in  un  sistema  assolutamente
  squilibrato  e  l'abbiamo  potuto  notare.  Credo  che  se  hanno
  l'onestà intellettuale che riconosco ai parlamentari che non sono
  come   me   alla  prima  esperienza  assembleare,  essi  potranno
  facilmente  ammettere con sincerità che il potere,  il  ruolo  di
  questa Assemblea nel corso di questa legislatura è sminuito quasi
  fino a diventare evanescente.
   Siamo    chiamati    qui   ad   affrontare    leggi    organiche
  rarissimamente;  siamo  chiamati ad  esplicare  effettivamente  e
  veramente  l'attività parlamentare due, tre volte l'anno,  quando
  si  tratta  di fare le sessioni economiche, sia quelle ordinarie,
  sia quelle straordinarie di assestamento.
   Tutto  il  resto questa Assemblea legislativa non lo svolge  con
  l'autorevolezza che l'ha contraddistinta negli anni passati. E se
  questo è vero, così com'è vero, e lei, signor Presidente,  me  ne
  può  dare  atto,  ritengo che uno degli aspetti fondamentali  che
  questa  legge deve affrontare è proprio quello di ridare  dignità
  ed autorevolezza al Parlamento siciliano.
   Ridare  dignità ed autorevolezza al Parlamento siciliano  lo  si
  può fare solo se si aumenta il potere di controllo e di verifica,
  se  si distinguono i due ruoli in maniera definitiva. Il ruolo di
  governo  ed  il ruolo di assemblea legislativa, così come  accade
  negli  Stati  Uniti d'America. Un sistema presidenziale  che  sia
  equilibrato vuole che la vita istituzionale del Presidente  della
  Regione e del Parlamento non siano due vite legate a doppio  filo
  e  a  doppia  mandata, dove ciascuno cammina sul proprio  binario
  perché  rappresenta  momenti  istituzionali  diversi:  uno  è  il
  momento  del  Governo,  l'altro è il momento  legislativo,  è  il
  momento    del    controllo,   della   verifica,    il    momento
  dell'indicazione  programmatica  in  base  alle  esigenze   della
  democrazia.
   Questa  legge così come è stata sviluppata, enucleata e  portata
  qui   nell'Aula,  questo  argomento  non  l'affronta  per  nulla.
  Continua  in maniera sbagliata, assolutamente sbagliata a  legare
  la vita dell'Assemblea ai desiderata del Presidente della Regione
  che  con  il  mandato  elettorale che ha, con  la  scheda  unica,
  diventa  un  dominus.  che assomma in  sé,  oltre  al  potere  di
  Governo,  il  potere  politico  e di  vita  di  questa  Assemblea
  legislativa.
   Guardate  che  così facendo intraprendiamo un  cammino  che  può
  sfociare  a  sistemi autoritari che, purtroppo, questo  Stato  ha
  conosciuto, non più di 60 anni fa.
   Questa è una riflessione che dobbiamo fare con forza e che  deve
  essere  al  centro  di tutti i ragionamenti che  andremo  a  fare
  durante  la  discussione  e  la  votazione  finale  della   legge
  elettorale.
   Potrei  accettare lo sbarramento del 5 per cento, la diminuzione
  della  rappresentanza  istituzionale  e  democratica,  così  come
  prevista da questa legge, se vi fosse una reale distinzione netta
  tra  la vita del presidente e l'Assemblea; se vi fosse un aumento
  netto  dei  poteri dell'Assemblea, nel controllo e nell'indirizzo
  politico.
   Un  potere che è assolutamente indispensabile come l'attività di
  controllo,   di  opposizione,  di  verifica.  Noi   la   facciamo
  attraverso  mozioni,  interrogazioni o  interpellanze  che  hanno
  risposta,  quando  ci va bene, dopo un anno, e nella  maggioranza
  dei casi, non c'è neanche una risposta.
   L'attività  di  indirizzo  politico non  la  possiamo  fare,  la
  sfiducia  la  maggioranza non la può fare perché  è  legata  allo
  scioglimento dell'intero parlamento. Oggi l'Assemblea è ingessata
  e  con  una  legge  fatta in questo modo,  continuerà  ad  essere
  ingessata, perché mancheranno le rappresentanze istituzionali  di
  quei  partiti  minori che, come abbiamo avuto modo di  registrare
  nel  corso  di  questa legislatura, sono il  sale  del  dibattito
  democratico, politico ed istituzionale dell'Assemblea regionale.
   In  un  sistema  così  congegnato,  con  la  scheda  unica,  con
  l'elezione diretta del presidente, con il legame delle  due  vite
  istituzionali, far scomparire, con una soglia di sbarramento  del
  5  per  cento  le rappresentanze minori è un delitto  democratico
  gravissimo, perché in tutti i sistemi istituzionali dove vi è  lo
  sbarramento  come  ad  esempio  la  Germania,  lì  sì  vi  è  uno
  sbarramento  del  5  per  cento, ma il  presidente  viene  eletto
  dall'Assemblea  legislativa, la quale ha un potere  di  controllo
  assolutamente  efficace ed efficiente nei confronti dell'attività
  del presidente.
     Non  vi  è alcun sistema istituzionale al mondo che si conosca
  in  cui  un  potere che scaturisca direttamente dal popolo  abbia
  questo  mandato ampio, indistinto, indiscriminato e, nello stesso
  tempo,  un  sistema elettorale che abolisce e  fa  scomparire  le
  minoranze.  Il 5 o il 3 per cento in una Regione o in  uno  Stato
  sono  centinaia di migliaia di voti, addirittura anche di milioni
  di voti. Le due cose non possono andare di pari passo.
   Ecco  perché abbiamo chiesto una sospensione, perché all'interno
  del centro-sinistra stiamo cercando di fare un dibattito serio  e
  approfondito,  non  solo  ed esclusivamente  sul  collegio  unico
  regionale  e  sulle soglie di sbarramento, sarebbe riduttivo,  ma
  sull'impianto  complessivo  della  norma.  Quando  noi  decidiamo
  approvando l'articolo 1, in un modo o nell'altro, abbiamo  deciso
  quale assetto istituzionale, quale forma di sistema dovremo  dare
  alla prossima legislatura; alla forma di sistema assembleare e di
  governo.
   Ecco  perché,  nel  momento  in cui decidiamo  di  prendere  una
  strada, dobbiamo essere assolutamente consequenziali e riflettere
  ancora  qualche  giorno o qualche settimana su questi  argomenti.
  Ciò   non   mi   pare   tempo   sprecato.   Non   mi   pare   una
  strumentalizzazione non giustificabile. Non mi pare che non possa
  essere  concessa la possibilità di discutere, perché  le  regole,
  così  come mi avete insegnato nel corso di questi anni, si  fanno
  insieme, in maniera condivisa affinché una legge di sistema  così
  importante  come  questa  possa  garantire,  innanzi  tutto,  gli
  equilibri istituzionali dei futuri governi della Regione.
   Non   possiamo  concentrare  tutto  in  poche  mani  e   ridurre
  l'Assemblea ad un ruolo di comparsa che serve solo per  garantire
  la  rappresentanza formale e non sostanziale di coloro i quali ci
  mandano qui a rappresentare le istituzioni.
   Questo  non  ce  lo  possiamo permettere Non si  tratta  qui  di
  garantire  la vita di questo o di quel singolo partito  o  ancora
  peggio di questo o di quel deputato. Si tratta di ragionare e  di
  fare una norma che possa essere quanto più equilibrata possibile.
   Noi  accettiamo e sosteniamo la governabilità e la stabilità che
  sono una conquista assolutamente importante ed indispensabile  di
  questi  anni.  Ma  al tempo stesso, con questo sistema,  sentiamo
  forte  l'esigenza  di  garantire  il  ruolo  istituzionale  delle
  assemblee elettive. Ed il ruolo delle assemblee elettive  si  ha,
  se vi è la doppia scheda, con  un'elezione diretta del Presidente
  della  Regione, che abbia il mandato per governare e per  portare
  avanti  un programma ben preciso, con la possibilità autonoma  di
  eleggere  i  parlamentari all'Assemblea  regionale  siciliana,  i
  quali  hanno  un ruolo totalmente diverso rispetto  al  ruolo  di
  governo.
   Noi  vogliamo che questo si faccia. Così come vogliamo che i due
  organn  istituzionali abbiano durata non necessariamente  uguale.
  In tal modo, potremmo garantire una dialettica forte, democratica
  che serva alle istituzioni e all'intera società.
   Quando  un  Governo sa di poter fare tutto quello  che  vuole  o
  quasi tutto perché coloro i quali hanno per obbligo elettorale il
  dovere di fare opposizione o per obbligo elettorale il dovere  di
  esprimere   gli interessi legittimi che vengono dalla società  ma
  hanno  armi  spuntate  per  poter  incidere,  qualsiasi  governo,
  qualsiasi  persona  che  si  trova  a  governare,  certamente  si
  adagerà, non sarà stimolata, non sarà sufficientemente pungolata,
  non  avrà  lo scontro necessario istituzionale che permetterà  di
  confrontarsi ogni giorno e di migliorare se stesso e  il  proprio
  governo.
   Se  noi non rimettiamo al centro di questa riforma elettorale la
  nascita  di  una dialettica forte tra Parlamento  e  Governo,  ne
  perderà  il Governo, ne perde l'Assemblea, ma quello che  importa
  di più, ne perde la Regione siciliana.
   Credo che questo sia l'elemento fondamentale e discriminante  di
  questa  riforma  elettorale.  Poi, il  resto,lo  sbarramento,  il
  collegio  unico regionale verranno dopo in quanto  in  base  alle
  scelte  che   faremo potremo e dovremo adattare  il  sistema  dei
  partiti e dei gruppi parlamentari.
   Ma  se  non sciogliamo questo dubbio o questa opzione  di  fondo
  fondamentale, tutto il resto rischia di essere contraddittorio  e
  può rischiare anche di essere aria fritta.
   Concludo  dicendo  che un altro degli elementi fondamentali  che
  questa legge elettorale deve affrontare, per non dire forse che è
  l'elemento  cardine  principale, è quello  della  segretezza  del
  voto.
   Nel  corso  dei dibattiti e dei confronti che abbiamo  fatto  in
  questi giorni, uno degli elementi fondamentali che i partiti  più
  grossi  portano a sostegno della tesi dello sbarramento al  5%  è
  quello  di  sopprimere ad esempio le liste fai  da  te,  dobbiamo
  evitare  il  pericolo  di  infiltrazioni  mafiose  nelle   liste,
  dobbiamo  evitare il pericolo di far nascere o di far  prosperare
  piccoli  ras' di quartiere.
   Questo   pericolo  lo  dobbiamo  evitare.  Siamo   assolutamente
  d'accordo che bisogna procedere in questa direzione.
   Noi  riteniamo,  però, che non si risolve  il  problema  con  lo
  sbarramento  a  qualsiasi soglia è perché i potentati  che  hanno
  interesse ad entrare nelle istituzioni con le risorse finanziarie
  e  con  il  potere  di  intimidazione che hanno,  certamente  con
  qualsiasi   sistema   se  decideranno  di  avere   rappresentanti
  istituzionali, li avranno.
   Ma  se  noi  vogliamo ottenere quell'obiettivo che  condividiamo
  fino  in fondo, io credo che il sistema sia ben altro e sia molto
  più semplice che non quello prospettato con lo sbarramento.
   Innanzitutto la necessità e l'opportunità di fare  in  modo  che
  le  liste  che  dovranno concorrere nel collegio regionale  siano
  presenti  in  tutte le province regionali; che la raccolta  delle
  firme  da presentare quando queste liste non siano rappresentanti
  di  partiti a livello nazionali europei sia molto più alta e  che
  possibilmente siano autenticate solo ed esclusivamente dai  notai
  per  evitare che ci possano essere    le cosiddette tratte  delle
  firme.
   Ma  una  cosa  assolutamente fondamentale e  indispensabile  per
  arrivare  ad una libertà vera del voto è quella della  segretezza
  del voto nelle urne.
   Io  propongo nel disegno di legge che è presentato a mia  firma,
  ma  non solo nel mio disegno di legge e vi sono altri disegni  di
  legge  che vanno in questa direzione, che si possa procedere  una
  volta  per  tutte  a garantire il voto segreto nelle  urne  delle
  sezioni nelle quali andiamo a votare.
   E'  semplice  basta  raccogliere le schede delle  sezioni  nelle
  quali  si  andrà  a  votare in un unico  plesso,  metterle  tutte
  insieme  nella sezione numero uno di ogni plesso e poi  procedere
  allo  spoglio.  Questo  è  l'unico  modo  che  può  togliere   la
  preoccupazione al cittadino di avere il voto controllato. Infatti
  in  sezioni in cui vanno a votare mille, millecinquecento  aventi
  diritto,  sappiamo tutti che esiste un potere di intimidazione  e
  di  controllo e di verifica del voto molto forte in realtà spesso
  degradate e comunque anche ordinarie.
   Se  noi  potessimo mettere tutte insieme le schede e verificarle
  in un'unica sezione, nella prima sezione di ogni plesso in cui si
  andrà a votare, certamente  limiteremmo fortemente la possibilità
  e   la   preoccupazione  comunque  del  controllo  della  propria
  espressione di voto.
   Certamente,  faremo  un  grande passo avanti  nel  garantire  la
  libertà  di  voto, nel liberare il voto da quelle  pressioni  che
  spesso  affliggono gli  elettori siciliani.
   Questo  è  un  altro  elemento  fondamentale  di  questa   legge
  elettorale.
   Io  credo  che  tutte le forze politiche tengono  alla  libertà,
  alla  libertà  quella vera cioè alla libertà n  cui  ciascuno  si
  possa  esprimere con la massima coscienza senza temere ritorsioni
  di  alcun  tipo,  la vera conquista  di questo genere  è  proprio
  quella di garantire la segretezza del voto.
   Oggi quando un giornalista mi ha intervistato e mi ha detto:  ma
  lei  onorevole  Raiti nella qualità di segretario   regionale  di
  Italia dei valori quale proposte  avanza rispetto a questa  legge
  elettorale?  Io ho risposto che la prima proposta è quella  della
  segretezza  del voto che può essere garantita  in  maniera  certa
  senza    la  spesa  di  risorse  economiche   e  comunque   senza
  difficoltà amministrative burocratiche ed è quella che ho  appena
  detto.
   Il   giornalista   mi  ha  controbattuto:   ma   è   quasi   una
  rivoluzione copernicana  Sarebbe portare la Sicilia avanti  negli
  anni e metterla al passo dei paesi più democraticamente avanti in
  Europa e non solo in Europa  E io ho risposto che è come scoprire
  l'uovo  di Colombo  Bisogna capire se c'è la volontà, la  volontà
  vera di procedere in questa direzione, che è una direzione che ci
  porta  effettivamente  a liberare il voto, a garantire a  ciascun
  cittadino di  esprimere  il proprio voto nella massima libertà  e
  nell'assoluto   rispetto  del proprio pensiero  e  della  propria
  coscienza.
   Ecco.  mettere  insieme  tutti  questi  tasselli  in  una  legge
  elettorale  è  un  elemento  importante  fondamentale,  ma  nello
  stesso tempo è un esercizio  difficile che comporta  discussioni,
  confronto,  ragionamento,  approfondimento.  Questa  discussione,
  confronto,   ragionamento  ed  approfondimento,  noi  lo   stiamo
  facendo da un mese circa  a questa parte, vogliamo continuarlo  a
  fare nei prossimi giorni, ci auguriamo che nella riunione che  si
  terrà   lunedì a Roma tra gli esponenti nazionali e gli esponenti
  regionali  dei  partiti  del centro sinistra  si  possa  fare  un
  ulteriore passo avanti per pervenire ad una opinione condivisa da
  tutto  il  centro  sinistra. Il che non è sufficiente  perché  ci
  rendiamo  conto e sappiamo che queste scelte che noi comunque  mi
  auguro  faremo  dovranno essere  confrontate e  dovranno  trovare
  anche   e soprattutto l'adesione del centro- destra, ma questa  è
  la scommessa  forte per la Sicilia dei prossimi anni.
   E'  una  scommessa  che  tutti quanti  dobbiamo,  con  senso  di
  responsabilità, portare avanti a qualunque costo. Gli strappi  in
  avanti,  la  forza  dei numeri in questo contesto,  in  a  questa
  materia sono assolutamente ingiustificabili.
   Questo   appello  rivolgo  con  forza  ai  gruppi  parlamentari,
  innanzitutto a quelli del centrosinistra,  ma anche a quelli  del
  centrodestra:  dobbiamo continuare nel corso di questi  giorni  a
  confrontarci  con  ritmo serrato, determinato,  se  è  necessario
  possiamo pure scontrarci, ma facciamo di tutto per trovare la più
  ampia condivisione possibile.
   Ne  va  del futuro della qualità della rappresentanza in  questa
  Assemblea  regionale  siciliana, ne va del futuro  della  qualità
  della  rappresentanza della classe dirigente in questa  Assemblea
  regionale siciliana, ne va del futuro delle istituzioni non  solo
  di  questa  Assemblea  ma per i riflessi che  avrà  questa  legge
  elettorale  anche  a livello nazionale. Questa responsabilità  la
  sentiamo  forte sulle nostre spalle e la comunichiamo agli  altri
  partiti  rappresentati  e  anche a quelli  non  rappresentati  in
  Assemblea.
   Dei  passi avanti, nel corso di questi giorni, sono stati fatti;
  ritengo che, con senso di umiltà e con senso di democrazia  vera,
  con  la  possibilità di continuare a confrontarsi,  nei  prossimi
  giorni  troveremo delle soluzioni ampiamente condivise.  Ne  sono
  certo  perché conosco gli interlocutori e perché so che, a  parte
  qualche  espressione  e qualche fuga in avanti,  a  volte  dovuta
  all'intemperanza  di  qualche deputato di questa  Assemblea,   lo
  spirito   di   democrazia  vera  alberga  in   tutti   i   gruppi
  parlamentari.
   Con  questo augurio concludo il mio intervento sperando di poter
  arrivare  presto ad una soluzione che sia la migliore  possibile.
  Ripeto:  vogliamo  fare  la  legge  elettorale   e  non  vogliamo
  rimandare ai posteri una decisione che deve essere presa in altra
  sede; ne va della dignità di questo Parlamento.

                         Per fatto personale

    LEONTINI  Chiedo di parlare per fatto personale.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LEONTINI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto  di
  parlare  per  fatto  personale, così come  il  collega  onorevole
  Orlando poc'anzi ha invocato il fatto personale.
   Speriamo  che  lunedì  vi  forgiate  argomenti  che  vi  possano
  consentire di evitare di alimentare un dibattito attribuendo agli
  interlocutori posizioni che non hanno mai sostenuto. Infatti,  la
  condivisione in questo Parlamento sarà possibile se  ci  sarà  la
  correttezza.
   Per  costruire argomentazioni è assolutamente inutile e  dannoso
  alla  condivisione  attribuire ad altri  cose  che  non  pensano.
  Bisogna essere corretti
   Ho  utilizzato  un'argomentazione chiarissima  e  ho  detto  che
  rimane un anno operativo in questo Parlamento per sottrarre  alle
  secche  della  vigilia elettorale un dibattito di grande  momento
  come  quello  della riforma elettorale. E, quindi, non  intendevo
  riferirmi  ad una elezione anticipata. Si voterà nel  giugno  del
  2006, ma l'anno che rimane è un anno operativo da qui a settembre
  dell'anno   prossimo,   altrimenti  poi  entriamo   in   campagna
  elettorale  e  da  50  anni a questa parte  sfido  un  collega  a
  portarmi  l'ultimo  semestre di una  qualsiasi  legislatura   nel
  quale  si  sia riusciti ad operare in modo tale da approvare  una
  riforma elettorale.
   Non   è   accaduto  in  nessuna  delle  legislature   di   tutta
  l'Assemblea  regionale. Quindi, ho utilizzato  un  argomento  ben
  preciso e chiedo ai colleghi di non attribuire posizioni inconsce
  che non ci sono. Le posizioni sono chiare e intendiamo utilizzare
  questo   momento  per  attribuire  al  dibattito  la  calma,   la
  razionalità e l'approfondimento che esso merita.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  la  seduta  è   rinviata   a
  giovedì, 8 luglio 2004, alle ore 10.30 con il seguente ordine del
  giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I   - Comunicazioni.
  II   - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
  lettera d) e 153 del Regolamento interno, delle  mozioni:
         N. 292  -     Istituzione in Sicilia della  figura   del
                 Commissario  previsto dalla legge     n.  3  del
                 2003  per  la prevenzione ed il contrasto  della
                 corruzione  e  delle  altre  forme  di  illecito
                 all'interno della pubblica Amministrazione

                            RAITI - FERRO - MICCICHE' - MORINELLO
         N. 293  -       Iniziative  per  rendere  conformi  alle
                 norme di legge le procedure di avvio a selezione
                 presso  le Aziende unità sanitarie locali  e  le
                 Aziende   ospedaliere,  con   riferimento   alla
                 vigente   e   specifica  disciplina  legislativa
                 regionale contenuta nell'art. 1 della l.r. n. 12
                 del 1991

                                GURRIERI - BARBAGALLO - PAPANIA -
                            GENOVESE TUMINO - VITRANO - ZANGARA -
                                                           ORTISI

         N. 294 -   Modifica del decreto assessoriale n. 3665 del
                 2004 per consentire l'esenzione dal ticket per i
                 nuclei  familiari meno abbienti, i pensionati  e
                 le famiglie a basso reddito

                        VILLARI - CAPODICASA - CRACOLICI - ODDO -
                          CRISAFULLI DE BENEDICTIS - GIANNOPOLO -
                                       PANARELLO - SPEZIALE  ZAGO
         N. 295  -      Iniziative presso il Parlamento nazionale
                 al  fine  di procedere all'esame dei disegni  di
                 legge  relativi all'introduzione  del  reato  di
                 tortura nel nostro ordinamento

                              FLERES  -  CATANIA G. -  MAURICI  -
                                                            SCOMA
                                             TURANO -  BURGARETTA

         N. 296  -      Iniziative  al  fine  di   monitorare   i
                 risultati   delle  indagini  svolte  all'interno
                 delle scuole in Sicilia

                                FLERES - CATANIA G. -  MAURICI  -
                                                            SCOMA
         N. 297    -     Iniziative  perché venga  dichiarato  lo
                 stato  di  calamità naturale  nei  comuni  della
                 provincia  di  Catania  colpiti  dal  nubifragio
                 dello scorso mese di giugno.

                                FLERES  -  CATANIA G.-  MAURICI -
                                                            SCOMA

       III   -  Discussione dei disegni di legge:

         1)  Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
             suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
             dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
             alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
             modificazioni.  (850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
             779/A) (Seguito)
  2)   Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
  sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
  recante  Modifiche allo Statuto della Regione'.  (580-472-578-602-
  652/A) (Seguito)

                  La seduta è tolta alle ore 22.33

      (Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 00.30 di
                       giovedì 8 luglio 2004)

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello

   ALLEGATO

   Risposte scritte ad interrogazioni

   FLERES   -   GAROFALO.  «All'Assessore  per  gli  enti   locali,
  all'Assessore per l'agricoltura e foreste e all'Assessore per  il
  territorio e l'ambiente, premesso che:

   il   fenomeno   delle  discariche  nelle  zone  extraurbane   di
  collegamento che conducono in direzione di Caltagirone ha assunto
  dimensioni non più tollerabili;

   lungo  la  strada statale 385, Caltagirone-Catania, in  località
  Vignetta, è localizzata una discarica con rifiuti solidi  urbani,
  carcasse di auto e materiali ingombranti di ogni genere;

   le  discariche  costituiscono  un  potenziale  pericolo  per  il
  traffico  veicolare che interessa la s.s. 385  e  per  la  salute
  pubblica.

   per sapere:

   quali  interventi si intenda porre in essere per debellare  tale
  fenomeno assi diffuso nell'intera provincia di Catania, liberando
  nello specifico la strada statale 385;

   se  non  ritenga, inoltre, di dover provvedere con un intervento
  straordinario  per la rimozione di tutte le discariche  abusive».
  (837)

   Risposta.  «Con riferimento alla interrogazione numero  837,  si
  rappresenta che nella primavera del 2003 il Comune di Caltagirone
  ha  provveduto ad effettuare apposito intervento di rimozione dei
  rifiuti  urbani  e  speciali abusivamente abbandonati  da  ignoti
  presso  la  Contrada  Vignetta, lungo la  SS  385  Caltagirone  -
  Catania.
   Ulteriori   interventi   di  bonifica  sono   stati   effettuati
  successivamente,     sia    nello    stesso     luogo     oggetto
  dell'interrogazione  sia in altri luoghi  lungo  la  SS  385,  in
  considerazione  della  frequente nascita  di  discariche  abusive
  nella zona in questione.
   Il  Comune  di  Caltagirone ha, inoltre,  più  volte  richiamato
  l'attenzione della Provincia regionale di Catania sulla necessità
  di  approntare  e  rafforzare l'attività di controllo  ambientale
  lungo la SS 385, tramite la Polizia provinciale.
   La  Provincia  di  Catania,  più  volte  sollecitata  da  questo
  Assessorato  a fornire informazioni sull'argomento,  non  ha  mai
  dato  seguito alcuno alle richieste e, pertanto, con nota del  21
  aprile 2004 è stata disposta un'ispezione presso i suoi Uffici al
  fine  di verificare l'attività svolta dalla stessa in adempimento
  delle predette richieste».

                                           L'Assessore PARLAVECCHIO

   VILLARI  -  SPEZIALE  -  DE  BENEDICTIS  -  ZAGO  -  ODDO.   «Al
  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  il  turismo,  le
  comunicazioni  ed i trasporti, premesso che da tempo  si  avverte
  l'urgenza  e la necessità di dotare la Sicilia di un  sistema  di
  trasporto  pubblico efficiente e adeguato alla mobilità richiesta
  dalle   moderne   attività  umane,  razionalizzando   l'uso   del
  territorio  e  delle  sue  strutture  e  riducendo  i  tempi   di
  percorrenza;

   ricordato  lo  stato di ritardo infrastrutturale  della  Sicilia
  rispetto al resto d'Italia, come accertato da diversi studi,  tra
  cui uno del 2001 curato dal Dipartimento regionale dei Trasporti;

   visti  gli  accordi  di programma quadro per  i  trasporti  che,
  sottoscritti  dalla  Regione  e dal competente  Ministero,  hanno
  impegnato 11.600 miliardi di vecchie lire;

   ritenuto  necessario  uno strumento organico  di  programmazione
  per  l'impiego  di  tali  risorse, secondo  criteri  di  priorità
  sociale ed economica;

   viste  le indicazioni del Piano generale dei trasporti  e  della
  logistica (Piano nazionale del 2001), nonché il Piano direttore e
  il  Piano  del trasporto delle merci e della logistica (approvato
  ma  non attuato), articolazioni del Piano regionale dei trasporti
  e della mobilità;

   vista:

   la  relazione  sull'indagine relativa al sistema  del  trasporto
  pubblico locale in Sicilia redatto dalla Corte dei Conti, sezione
  di   controllo   per   la   Regione  siciliana,   approvata   con
  deliberazione n. 5 del 2003;

   l'urgenza  di  definire interventi mirati nelle comunità  locali
  al servizio delle popolazioni più disagiate;

   valutata  l'opportunità di assicurare alle aziende di  trasporto
  pubblico la necessaria certezza di risorse e di programmi;

   per sapere:

   se  non  ritengano  opportuno integrare il Piano  regionale  dei
  trasporti  e  della  mobilità con la  presentazione  delle  altre
  elaborazioni  previste (Piano del trasporto stradale,  Piano  del
  trasporto   ferroviario,   Piano   del   trasporto    aereo    ed
  elicotterisitico, Piano del sistema portuale) e, in primo  luogo,
  portare  rapidamente all'esame dell'Assemblea regionale il  Piano
  del trasporto pubblico locale (PTPL);

   se  non  ritengano necessario, in particolare,  operare  per  il
  recepimento  in  Sicilia  del D.Lgs.  422/97  (Conferimento  alle
  Regioni  e  agli enti locali di funzioni e compiti in materia  di
  trasporto pubblico locale, a norma dell'art. 4, comma 4, della l.
  15  marzo 1997, n. 59 e successive modifiche e integrazioni)  che
  contiene,  tra l'altro, i principi cui deve informarsi  il  Piano
  del  trasporto  pubblico locale in Sicilia  e  i  relativi  piani
  territoriali  sulla mobilità, ancora non approvati dalla  Regione
  siciliana». (1630)

   Risposta.   «Con  la  interrogazione  numero   1630,   la   S.V.
  evidenziando  lo stato di ritardo infrastrutturale della  Sicilia
  rispetto  al resto d'Italia e richiamando gli strumenti normativi
  emanati in materia, manifesta la necessità e l'urgenza di  dotare
  la nostra Regione di un sistema di trasporto pubblico efficiente.
   A   tal  fine  sottolinea  in  primo  luogo,   l'opportunità  di
  integrare  il  Piano  regionale dei trasporti  e  della  mobilità
  (PRTM) con la presentazione di altre elaborazioni previste (Piano
  del  trasporto  stradale, Piano del trasporto ferroviario,  Piano
  del   trasporto  aereo  ed  elicotteristico,  Piano  del  sistema
  portuale)e,   soprattutto,   portare   all'esame   dell'Assemblea
  regionale il Piano del trasporto pubblico locale , nonché operare
  per il recepimento in Sicilia del D. Lgs. n. 422/97 (Conferimento
  alle Regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia
  di  trasporto  pubblico  locale) che  contiene,  tra  l'altro,  i
  principi  cui  deve  informarsi il Piano del  trasporto  pubblico
  locale  in  Sicilia  ed  i  relativi  piani  territoriali   sulla
  mobilità, ancora non approvati dalla Regione siciliana.
   Relativamente  al primo aspetto, si rappresenta  che  gli  studi
  economici e tecnico-trasportistici redatti per la definizione dei
  suddetti Piani attuativi sono stati completati e presentati  agli
  enti interessati in data 18 maggio 2003.
   Gli  stessi sono stati oggetto di attenta valutazione  da  parte
  del  Dipartimento  trasporti e sono in  corso  di  interrogazione
  sulla  base  degli  apporti provenienti dai soggetti  interessati
  prima di una loro completa validazione.
   E'  pertanto  omai prossima la definizione dei  piani  attuativi
  del  Piano  regionale dei trasporti e della mobilità relativi  al
  trasporto stradale, ferroviario, marittimo ed aereo.
   La  trasmissione dei suddetti piani in seno al Governo regionale
  per  l'approvazione di rito è prevista per la prima metà del mese
  di settembre 2004, alla quale seguirà l'iter approvativi indicato
  dall'articolo 8, comma 2, della l.r. 9 agosto 1988,  n.  27,  già
  seguito  per  il  Piano direttore e per il  Piano  attuativo  del
  trasporto delle merci e della logistica.
   Circa  la  predisposizione del sesto ed ultimo  piano  attuativo
  relativo al trasporto pubblico locale come documento di dettaglio
  del  PRTM,  si  segnala che il Dipartimento ha già  in  corso  di
  definizione    lo   studio   relativo   all'analisi   complessiva
  dell'attuale  funzionalità  del  trasporto  pubblico  locale   in
  Sicilia.
   Tale   studio  di  base  è  indispensabile  per  procedere  alla
  concreta  applicazione  in  Sicilia dei  principi  enunciati  dal
  D.Lgs.  n.  422/97 che si intendono recepire con  il  disegno  di
  legge   di   riforma  del  trasporto  pubblico   locale,   basati
  essenzialmente sui criteri di sussidiarietà tra la Regione e  gli
  enti locali e sul passaggio dall'attuale regime concessionario  a
  quello contrattuale.
   Occorre   pertanto  che  prima  della  definizione   del   piano
  attuativo del TPL, i suddetti principi siano recepiti anche dalla
  Regione  siciliana  e che rientrino nell'ordinamento  legislativo
  regionale.
   E'  infatti  indispensabile  che tale  strumento  attuativo  del
  Piano  regionale del trasporto e della mobilità sia redatto sulla
  base dei principi enunciati contenuti nella proposta di legge  di
  riforma del sistema approvata dal Governo regionale ed in  attesa
  di esame da parte della IV Commissione dell'Assemblea.
   Si  illustrano  di  seguito i contenuti  più  significativi  del
  progetto di riforma ed i passaggi formali che il Dipartimento dei
  trasporti ha intrapreso per la definizione del disegno di legge.
   Il  disegno di legge intende definire le norme necessarie ad una
  complessiva  riforma  del  sistema del trasporto  pubblico  nella
  Regione,  in  conformità ai principi del D.Lgs. n. 422/97  e  del
  successivo D.Lgs. n. 400/99, finalizzando la sua attuazione  allo
  sviluppo di un settore certamente strategico per lo sviluppo,  al
  miglioramento   ed   al   superamento   degli   attuali   assetti
  monopolistici,  nonché  al  fine di assicurare  il  diritto  alla
  mobilità,   migliorare  l'accessibilità  e  la   fruibilità   del
  territorio  regionale, salvaguardare le risorse ambientali  e  la
  qualità della vita.
   Con  i  decreti  legislativi citati, è stato  già  stabilito  il
  principio  della sussidiarietà, delle competenze  in  materia  di
  trasporto  pubblico  agli  enti locali per  la  riorganizzazione,
  programmazione, amministrazione, controllo e gestione dei servizi
  da affidare ad aziende di trasporto in regime di concorrenza.
   Inoltre  il D.Lgs. n. 400/99, che modifica il D.Lgs.  n.  422/97
  ha reso obbligatoria la trasformazione delle aziende pubbliche in
  società   di  capitali  e  sancito  il  ricorso  alla  gara   per
  l'affidamento dei servizi, inclusi quelli ferroviari.
   Con  il  D.Lgs. n. 296/2000 inoltre sono state emanate le  norme
  per l'attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia
  di  comunicazioni e trasporti, nell'ambito del quale trova  piena
  rispondenza la legge di riforma.
   La  proposta  di legge, in coerenza con il quadro  normativo  di
  riferimento, prevede essenzialmente:
   definizione  degli strumenti di programmazione  del  sistema  di
  trasporto  pubblico  locale  ai diversi  livelli  di  riferimento
  (regionale,   provinciale  e  comunale),  con  le   modalità   di
  attuazione e di approvazione;
   ridefinizione delle reti di TPL superando una situazione che  si
  è  venuta  a   cristallizzare  nel  tempo   e  caratterizzata  da
  sovrapposizioni,  mancata integrazione  tra  le  linee  e  tra  i
  diversi modi di trasporto, carenze sull'esercizio e sulla qualità
  dei servizi;
   diversa  modalità di affidamento dei servizi mediante  confronto
  concorrenziale   tra  le  aziende,  al  fine  di   procedere   al
  superamento   degli  assetti  monopolistici  e  loro   attuazione
  attraverso la sottoscrizione di contratti di servizio;
   verifica   della   qualità   dei   servizi   ed   obbligatorietà
  dell'adozione  di un sistema di qualità per le  aziende  e  della
  carta dei diritti dell'utenza;
   modalità  per  la  trasformazione  in  società  di  capitali   e
  successiva  privatizzazione delle aziende pubbliche di  trasporto
  sia di proprietà della Regione che degli enti locali, sia al fine
  di garantire una corretta concorrenzialità tra i diversi soggetti
  (pubblico-privati)  oltre che una riduzione dei  costi  a  carico
  della finanza pubblica (ripiano dei disavanzi), in un settore che
  oggi non necessita di imprenditoria pubblica;
   norme  per la salvaguardia dei livelli occupazionali per  le  ex
  aziende pubbliche;
   modalità  per  il  passaggio  dal vecchio  assetto  dei  servizi
  affidati   singolarmente  mediante  concessione,  alla   gestione
  coordinata di servizi nell'ambito di predefinite  unità di rete ;
   istituzione  di un  Fondo regionale trasporti  per  le  esigenze
  determinate dalla stipula dei nuovi contratti di servizio  nonché
  per lo sviluppo del settore.
   Occorre  infine  ricordare  che, sulla  base  dl  Protocollo  di
  intesa,   appositamente   sottoscritto  con   le   organizzazioni
  sindacali,   la  proposta  di  legge  è  stata  sottoposta   alle
  valutazioni delle predette organizzazioni, delle associazioni  di
  categoria delle imprese pubbliche e private operanti nel  settore
  ed a quelle degli enti locali (URPS per le province ed ANCI per i
  comuni).
   Dai  numerosi  incontri si è potuto constatare  una  sostanziale
  convergenza  sul  progetto di riforma, che  ha  tenuto  conto  di
  quanto  emerso  nelle  riunioni con le  organizzazioni  suddette,
  prevedendo,  tra  l'altro,  precise  norme  di  salvaguardia  dei
  livelli  occupazionali  per  gli attuali  addetti  delle  aziende
  pubbliche».

                                                 L'Assessore CASCIO