Presidenza del presidente Lo Porto
PAFFUMI segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Congedo
PRESIDENTE Comunico che l'onorevole Zangara ha chiesto
congedo dal 6 all'8 luglio 2004.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono pervenute le risposte scritte
alle seguenti interrogazioni:
da parte dell'Assessore per il Territorio
N. 837 - Provvedimenti per eliminare la discarica abusiva lungo
la strada statale 385 Caltagirone-Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio
da parte dell'Assessore per il Turismo
N. 1630 - Opportunità del rapido esame del piano del trasporto
pubblico locale e del recepimento del decreto legislativo 422 del
1997.
Firmatari: Villari Giovanni; Speziale Calogero; De Benedictis
Roberto; Zago Salvatore; Oddo Camillo
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al
resoconto stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegno di legge e di contestuale
invio alla competente Commissione legislativa
PRESIDENTE Comunico che il seguente disegno di legge è stato
presentato ed inviato alla Commissione Affari istituzionali
(I):
Disposizioni in materia di sicurezza e di educazione alla
legalità (n. 889)
d'iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe, Maurici,
Turano in data 1 luglio 2004
trasmesso in data 5 luglio 2004
parere V Commissione.
Comunicazione di trasmissione da parte del Governo della
situazione trimestrale di cassa e di tesoreria della Regione
siciliana
PRESIDENTE Comunico che l'Assessore per il bilancio e le
finanze ha trasmesso, in data 5 luglio 2004, copia della
situazione trimestrale di cassa e di tesoreria della Regione
siciliana riferita a tutto l'anno 2003 e previsione per l'anno
2004 in attuazione dell'art. 52, comma 5 della legge regionale 3
maggio 2001, n. 6.
Copia della sopracitata relazione è stata trasmessa alla II
Commissione parlamentare.
Comunicazione di trasmissione da parte del Governo della
relazione annuale sui lavori pubblici
PRESIDENTE Comunico che l'Assessore per i lavori pubblici ha
trasmesso, in data 6 luglio 2004, copia della relazione annuale
sull'andamento del settore dei lavori pubblici (art. 3, comma 2,
cpv. 26, lett. J, legge regionale 7 agosto 2002, n. 7 e
successive modifiche).
Comunico, altresì, che copia della sopracitata relazione è
stata trasmessa alla IV Commissione parlamentare.
Comunicazione di invio di delibera da parte della Corte dei conti
PRESIDENTE Comunico che la Corte dei conti - Sezione di
controllo per la Regione siciliana - di Palermo, in data 5 luglio
2004, ha trasmesso copia della delibera n. 14/2004 con la
relativa relazione riguardante Indagine concernente la verifica
del rendiconto della Regione siciliana per l'esercizio
finanziario 2003 - Dipartimento regionale dei trasporti e delle
comunicazioni.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
con richiesta di risposta orale
N. 1760 - Richiesta di ispezione presso il Presidio ospedaliero
Sant'Isidoro Agricola e S. Giovanni di Dio di Giarre (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatari: Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Miccichè Calogero;
Morinello Salvatore;
N. 1763 - Interventi per scongiurare il trasferimento
dell'attività di teleconduzione della centrale idroelettrica
dell'Anapo (SR) al P.T. di Napoli.
- Presidente Regione
- Assessore Industria
Firmatari: Ortisi Egidio; Papania Antonino; Galletti Giuseppe;
Spampinato Giuseppe; Vitrano Gaspare; Raiti Salvatore; Garofalo
Ottavio; Barbagallo Giovanni; Genovese; Francantonio; Morinello
Salvatore;
N. 1764 - Interventi per scongiurare il pericolo di inquinamento
ambientale dell'area circostante il faro dell'isola di Marettimo
(TP).
- Assessore Territorio
Firmatario: Oddo Camillo.
Le interrogazioni testé annunziate saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
- con richiesta di risposta scritta:
N. 1761 - Notizie sul futuro dell'Ente autonomo Fiera di Messina
- Campionaria internazionale.
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
Firmatari: Genovese Francantonio; Barbagallo Giovanni; Guerrieri;
Sebastiano; Tumino Carmelo; Zangara Andrea;
N. 1762 - Bilancio previsionale 2004 dell'Assessorato della
Sanità per le Aziende unità sanitarie locali.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatari: Genovese Francantonio; Barbagallo Giovanni; Gurrieri
Sebastiano; Tumino Carmelo; Zangara Andrea;
N. 1765 - Interventi urgenti per la riqualificazione dei locali
che ospitano la segreteria studenti della Facoltà di
Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania.
- Assessore Famiglia
- Assessore Beni Culturali
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe;
N. 1766 - Notizie circa la situazione della marineria acese (CT).
- Assessore Cooperazione
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe.
Avverto che le stesse sono state già inviate al Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE Comunico che è stata presentata la seguente
interpellanza:
numero 184 - Provvedimenti per consentire l'effettiva
applicazione delle procedure sulla trasparenza previste dalla
legge regionale n. 10 del 2000.
- Presidente Regione
Firmatario: Raiti Salvatore.
Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che il Governo
abbia dichiarato di respingere l'interpellanza o abbia fatto
conoscere il giorno in cui intende trattarla, l'interpellanza
stessa sarà iscritta all'ordine del giorno per essere svolte al
suo turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
numero 292 «Istituzione in Sicilia della figura del Commissario
previsto dalla legge n. 3 del 2003 per la prevenzione ed il
contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito
all'interno della pubblica Amministrazione».
Firmatari: Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Miccichè Calogero;
Morinello Salvatore
Presentata il 30/06/04
numero 293 «Iniziative per rendere conformi alle norme di legge
le procedure di avvio a selezione presso le Aziende unità
sanitarie locali e le Aziende ospedaliere, con riferimento alla
vigente e specifica disciplina legislativa regionale contenuta
nell'art. 1 della l.r. n. 12 del 1991».
Firmatari: Gurrieri Sebastiano; Barbagallo Giovanni; Papania
Antonino; Genovese Francantonio; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare;
Zangara Andrea; Ortisi Egidio
Presentata il 30/06/04
numero 294 «Modifica del decreto assessoriale n. 3665 del 2004
per consentire l'esenzione dal ticket per i nuclei familiari meno
abbienti, i pensionati e le famiglie a basso reddito».
Firmatari: Villari Giovanni; Capodicasa Angelo; Cracolici
Antonino; Oddo Camillo; Crisafulli Vladimiro; De Benedictis
Roberto; Giannopolo Domenico; Panarello Filippo; Speziale
Calogero; Zago Salvatore
Presentata il 30/06/04
numero 295 «Iniziative presso il Parlamento nazionale al fine
di procedere all'esame dei disegni di legge relativi
all'introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento».
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe; Scoma Francesco; Turano Girolamo; Burgaretta Aparo
Sebastiano
Presentata il 1/07/04
numero 296 «Iniziative al fine di monitorare i risultati delle
indagini svolte all'interno delle scuole in Sicilia».
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe; Scoma Francesco
Presentata il 1/07/04
numero 297 «Iniziative perchè venga dichiarato lo stato di
calamità naturale nei comuni della provincia di Catania colpiti
dal nubifragio dello scorso mese di giugno».
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe; Scoma Francesco
Presentata il 5/07/04.
Onorevoli colleghi, dispongo che le mozioni predette siano
demandate alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
perché se ne determini la data di discussione.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE Comunico che con nota del 30 giugno 2004,
pervenuta alla Segreteria Generale ed al Servizio Lavori d'Aula
in pari data, l'onorevole Giovanni Roberto DI MAURO ha
dichiarato, a norma dell'articolo 23 del Regolamento interno, che
intende appartenere al Gruppo parlamentare Unione
democraticacristiana e di Centro'.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di decreto di nomina di componente di Commissione
PRESIDENTE Invito il deputato segretario a dare lettura del
decreto di nomina di componente di Commissione.
PAFFUMI segretario:
VISTO il proprio decreto n. 9 dell'1 agosto 2001,
in virtù del quale l'onorevole Carmelo TUMINO era
stato nominato, tra gli altri, componente della
Commissione per la verifica dei poteri;
CONSIDERATO che contro la sua elezione a deputato
regionale erano stati presentati ricorsi in sede
giurisdizionale;
CONSIDERATO che, al riguardo, così come comunicato
nella seduta di Commissione n. 3 del 23 luglio 2002,
era stato presentato ed era pendente appello al
Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione
siciliana avverso la sentenza del TAR Catania n.
2002/2001 del 5 dicembre 2001, dichiarativa
dell'inammissibilità del ricorso presentato contro
l'elezione a deputato regionale dell'on. Tumino;
CONSIDERATO che, nella medesima seduta di
Commissione, la Presidenza comunicava che l'on. Tumino
non era conseguentemente stato invitato ai relativi
lavori, e che successivamente si sarebbe proceduto
alla sua eventuale sostituzione;
VISTA la nota Cont. n. 1926/2002 dell'Avvocatura
distrettuale dello Stato di Palermo del 5 maggio 2004,
pervenuta in pari data a questa Assemblea regionale
(ed assunta con prot. n. 7992/Aula del 5.5.2002), con
la quale si rappresenta che la decisione del C.G.A. n.
511 del 6 agosto 2002 è passata in giudicato;
CONSIDERATO che la sentenza del C.G.A. n. 511/02
citata, pronunciata in appello della richiamata
sentenza del TAR Catania n. 2002/2001, è favorevole
all'on. Tumino;
VISTA altresì la nota Cont. n. 3802/2001 del 27
maggio 2004 dell'Avvocatura distrettuale dello Stato
di Catania, pervenuta a questa Assemblea regionale il
19 giugno successivo (ed assunta con prot. n.
10858/Aula del 23.06.2004), con la quale si comunica
che non risulta proposta impugnazione avverso la
sentenza del TAR Catania, I Sezione, n. 2199/2001,
che aveva respinto altro ricorso avverso l'elezione
dell'on. Tumino alla carica di deputato regionale;
CONSIDERATO che, allo stato, agli atti di questa
Assemblea regionale non risultano impugnazioni
ulteriori avverso l'elezione a deputato regionale
dell'on. Tumino;
VISTO l'art. 40 bis, comma 2, del Regolamento
interno;
CONSIDERATO che occorre procedere alla
ricostituzione del plenum della Commissione;
VISTO il Regolamento interno,
D E C R E T A
l'onorevole Carmelo TUMINO è nominato componente della
Commissione per la verifica dei poteri.
Comunicazione di decreto di elezione a segretario regionale di
partito
PRESIDENTE Comunico che con nota del 29 giugno 2004 pervenuta
alla Segreteria generale il 30 giugno 2004 dal Servizio Lavori
d'Aula l'1 luglio successivo, l'onorevole Salvatore Raiti ha
fatto presente che nel corso del primo Congresso regionale
d'Italia dei valori Sicilia, tenutosi ad Acireale il 22 maggio
2004 é stato eletto segretario regionale del partito.
L'Assemblea ne prende atto e formula le proprie congratulazioni
all'onorevole Raiti.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Onorevoli colleghi, informo che, su richiesta di alcuni Gruppi
parlamentari, la seduta verrà sospesa per un'ora.
Presidenza del presidente Lo Porto
Sull'ordine dei lavori
FORMICA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi,
quest'Assemblea, non più tardi di una settimana addietro, ha
votato a larga maggioranza la proposta di proseguire con l'esame
della legge elettorale. Soltanto sei giorni fa, esattamente
mercoledì scorso, su richiesta del Capo gruppo di maggioranza,
onorevole Innocenzo Leontini, é stato chiesto a quest'Aula e alla
Presidenza di concedere questo lasso di tempo al fine di
esaminare i numerosi emendamenti presentati.
In quella sede, mercoledì scorso, la Presidenza ha accordato
questi ulteriori giorni di tempo per l'esame degli emendamenti,
quindi ritengo, signor Presidente, che ormai sia giunto il
momento di esaminare questo importantissimo disegno di legge che,
voglio ribadire a beneficio dell'Aula, degli onorevoli colleghi
deputati, non é né un capriccio della maggioranza, né un
capriccio dell'opposizione, né un capriccio del Governo, bensì é
un obbligo che discende direttamente dal fatto che la Regione
Sicilia non ha, in questo momento, una legge elettorale.
Il cammino di questo disegno di legge che oggi é in Aula e che
é pronto per essere discusso ed eventualmente approvato, é stato
un cammino che ha visto una larga condivisione e un largo
coinvolgimento di tutte le forze politiche, le quali hanno avuto
il tempo di approntare un testo condiviso, largamente apprezzato
in Commissione e che ha avuto ed ha dato il tempo a tutti i
gruppi parlamentari ed a tutti i deputati di potersi esprimere e
di approfondire meglio il contenuto degli emendamenti.
Pertanto, signor Presidente, ritengo che quest'Aula, questa
sera, debba procedere con l'esame di questo disegno di legge, non
fosse altro che per rispettare la volontà già espressa da questo
Parlamento pochi giorni addietro.
ACIERNO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi era stato
preannunciato dalla Presidenza che la sospensione di un'ora era
stata già concordata con il Presidente, onorevole Lo Porto, per
dare modo allo stesso di giungere in Assemblea a presiedere la
seduta odierna, quindi, non trovo nulla di strano nella
comunicazione appena fatta, relativa alla sospensione di un'ora,
ma dal tono dell'onorevole Formica capisco che invece si teme un
dibattito diverso da quello che magari lui stesso prefigurava.
Allora, vorrei ritornare all'intervento dell'onorevole
Leontini, svolto nella seduta di mercoledì scorso, nel quale, a
nome dell'intera maggioranza, chiedeva una sospensione motivata
dall'approfondimento degli emendamenti presentati al testo di
legge.
Poiché ritengo che la politica non sia una scienza esatta, ma
sia invece ragionamento e soprattutto coerenza con gli eventi che
la politica stessa produce, credo che le vicende politiche che si
sono susseguite da quel mercoledì fino ad oggi ci impongano, non
tanto un'ulteriore riflessione sugli emendamenti, quanto sulla
procedura d'Aula.
Personalmente, non mi sono mai nascosto, come rappresentante di
un gruppo di maggioranza, rispetto al dibattito interno alla
maggioranza sulla legge elettorale, e dalle cronache politiche di
oggi apprendo che analogo dibattito si è avviato anche
all'interno del centro sinistra. Ritengo che tutto ciò sia
ridicolo, soprattutto visto che la politica sta ancora
discutendo, logicamente al suo interno, dell'importanza della
legge elettorale - come ha detto l'onorevole Formica - è una
legge importante e di meditazione -, e visto che non siamo alla
scadenza delle elezioni, per cui se non si fa la legge tra oggi e
dopodomani chissà cosa succede; peraltro, non condivido la tesi
di chi continua a sostenere che la Sicilia non ha una legge
elettorale. La Sicilia ha una legge di statuto costituzionale che
dà a questo Parlamento la potestà legislativa.
Se vogliamo fare finta che non ci sia un dibattito aperto
all'interno dei due schieramenti sulla legge elettorale, ritengo
che la Presidenza debba assumersi la responsabilità di proseguire
l'iter legislativo.
Io che, in questo momento, non voglio rappresentare una parte
politica, ma la politica, dico ai colleghi, dall'estrema sinistra
all'estrema destra, che è necessario smetterla di rilasciare
dichiarazioni non veritiere e che è giunta l'ora di salire su
questo scranno e chiedere alla Presidenza dell'Assemblea di
sospendere i lavori sulla legge elettorale, in attesa che la
politica, dall'estrema sinistra all'estrema destra, abbia risolto
tutti i problemi che esistono attorno a questa legge.
CINTOLA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
siamo in presenza di una discussione asfittica e senza costrutto.
Appena quattro, cinque giorni addietro abbiamo rinviato ad oggi
la discussione sulla legge elettorale, di modo che le forze
politiche potessero dare uno sguardo approfondito agli
emendamenti presentati.
Ritengo non ci sia alcuna analogia con gatte frettolose che
fanno gattini ciechi'; stiamo parlando della legge elettorale che
è stata ampiamente dibattuta in Commissione, quello stesso
disegno di legge che i Presidenti dei Gruppi parlamentari - circa
l'ottanta, novanta per cento - hanno chiesto, alla Presidenza
dell'Assemblea, di prelevare perché aveva superato i 60 giorni e
trasmettere all'Aula. La Commissione, sentita questa urgenza, ha
elaborato un testo di disegno di legge e lo ha mandato in Aula.
Pertanto, un ulteriore rinvio da parte dell'Assemblea o da
parte del Presidente sarebbe un controsenso, andrebbe contro la
volontà di riprendere l'esame del disegno di legge, espressa
dall'intera Assemblea.
Quando poi sento dire che esiste già un accordo per sospendere
di un'ora la seduta, al fine di fare presiedere un Presidente,
anziché un altro, mentre la Presidenza, rigorosamente, nel
chiedere l'ora di sospensione stava appellandosi soltanto ad una
richiesta di ulteriore visione degli emendamenti, dico
all'onorevole Acierno che più parla più si pesta addosso, perché
è impossibile comprendere la ragione di uno che per nome e per
conto di Forza Italia e di non so quanti altri partiti - e fa
pure comunicati stampa che non è abilitato a fare - avrebbe
richiesto alla Presidenza della Regione il rinvio della legge
elettorale - l'agenzia ADN Kronos riporta tale notizia -, poi
ascolto il Presidente del Gruppo parlamentare di Forza Italia che
non ha dato nessun mandato a nessuna agenzia del mondo.
Quindi, si tratta di una falsa interpretazione o c'è
qualcos'altro che può essere detto liberamente: un articolo che
non va bene; lo sbarramento al cinque per cento è troppo.
Parliamone, discutiamone, se c'è da mediare ancora mediamo, ma
cerchiamo di approvare una legge elettorale che sia
dell'Assemblea e non di una maggioranza, né di cespugli'.
I deputati hanno la possibilità di dire di voler sospendere nel
momento in cui occorrerà anche approfondire o mediare, ma oggi,
ad inizio dell'articolo 1, significa dire Questa legge non la
vogliamo .
E non è vero che ci sono tempi lunghi. Occorre considerare che
la legge può essere sottoposta a referendum e, quindi, ci sono i
tre mesi da rispettare, poi le elezioni da indire per il
referendum. Abbiamo l'assestamento di bilancio, il DPEF, i mille
miliardi da recuperare, la legge sul riordino delle coste, la
legge sulla formazione - peraltro continuiamo a farla andare così
come finora è andata con 700 persone che potrebbero andare in
pensione, ma che non sono ancora andati in pensione in quanto
devono essere pagati dal bilancio della Regione siciliana,
appesantendolo da 35 a 50 miliardi.
Quindi, buon senso vuole che oggi iniziamo il nostro lavoro.
Ciò non significa chiusura di qualsivoglia ulteriore
approfondimento dei temi che devono trovare una volontà
larghissima dell'Assemblea. Non ci devono essere né chiusure
nette né aperture né sotterfugi né, tanto meno, dopo che abbiamo
discusso come maggioranza, - e l'abbiamo già discusso - rimettere
di nuovo in discussione impegni che abbiamo sottoscritto non con
la firma, ma con la volontà di esprimere.
Pertanto, chiedo alla Presidenza, onorando una volontà già
espressa dall'Assemblea e quella che ha espresso il presidente
del Gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale invitando il
Presidente a porre ai voti una sua proposta, se la proposta deve
essere ancora votata o meno.
Personalmente, ritengo che non ci sia da votare un'ulteriore
possibilità di sospensione della legge elettorale. Occorre
iniziare l'esame del disegno di legge con gli interventi che
possono e devono possibilmente migliorarlo, e pervenire ad una
più larga approvazione dello stesso, la più generale possibile.
Con il silenzio e con il rinvio non solo non si fanno leggi, ma
non si può andare a votare, perché non è vero che abbiamo una
legge. La Regione ha la potenzialità di legiferare in materia,
certo. Ma la lasciamo a livello di potenzialità Se è
potenzialità non possiamo votare. Abbiamo una potenzialità che
diventa fattiva nel momento in cui votiamo, non nel momento in
cui abbiamo la potenzialità legislativa sulla legge elettorale.
E' vero che l'abbiamo, ma se non esitiamo la legge rimane
potenzialità stupida, di personaggi che con la politica hanno
poco da dividere. Il fatto che a volte si venga eletti senza il
consenso popolare, è veramente grave.
LEONTINI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LEONTINI Signor Presidente, non ho rilasciato dichiarazioni
alla stampa, né mi sento estraneo alle logiche della politica. Il
disegno di legge che è stato sottoposto all'attenzione prima
della Commissione ed oggi dell'Aula, sicuramente per quanto
riguarda la parte alla quale ha contribuito la mia posizione,
quella del Gruppo parlamentare a cui appartengo e quella della
mia coalizione, risponde sicuramente a delle convinzioni e a
delle posizioni politiche. Non ritengo che vi siano dei vuoti
della politica sulla legge.
E' chiaro che un percorso d'Aula è un percorso perfettibile,
meritevole di approfondimenti che la politica può, di volta in
volta, richiedere e per i quali ci si può atteggiare di
conseguenza. Entrare nel merito della legge credo che sia, oggi,
un atto conseguente rispetto alle premesse che abbiamo posto in
tutte le attività precedenti.
Peraltro, il merito dell'articolo 1 è rispondente alle
indicazioni della politica per quanto riguarda la posizione che
personalmente rappresento e che voglio e sono desideroso di
confrontare con le posizioni dei miei interlocutori di altro
schieramento - che so essere diverse -, ma questo é il bello
della dialettica dell'Aula e della dialettica parlamentare.
Stiamo parlando di regole ed é giusto che alla fine su queste
ci si confronti, affinché poi vengano previste le regole che il
Parlamento e la società siciliana utilizzano per rendere
l'Istituzione parlamentare regionale la più rispondente possibile
ai bisogni della comunità.
Se questa é la premessa, sono rispettoso della decisione della
Presidenza se serve a qualcuno per approfondire alcuni
emendamenti per qualche minuto ma credo sia ininfluente un'ora di
riflessione perché abbiamo già richiesto un primo
approfondimento.
Entrare nel merito dell'articolo 1, approfondire le diverse
posizioni che, per quanto riguarda la mia convinzione, sono
rispondenti già alla parte politica che rappresento, significa
dare corso ad un atteggiamento coerente rispetto a quello che
abbiamo messo in campo fino ad oggi.
Se poi, esigenze sopravvenute di approfondimento, per quanto
riguarda il prosieguo, possano indurre le parti politiche e
conseguentemente i gruppi parlamentari a darsi delle pause di
riflessione - tante volte l'iter parlamentare é stato sottoposto
a momenti di approfondimento - sicuramente questa non é una
situazione rigida da sottrarsi a tali esigenze.
Entrare nel merito, oggi, credo sia corretto, sia per il lavoro
parlamentare, sia per le posizioni di reciproco rispetto che fino
ad oggi abbiamo avuto.
FORGIONE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, come é noto,
si é aperto un dibattito politico vivo in tutti gli schieramenti
e, trasversalmente agli schieramenti stessi, sulla legge
elettorale, ma non mi convincono le posizioni di alcuni deputati.
Ho sentito ancora sostenere che si tratterebbe di un dibattito
extraparlamentare, perché quando si parla di legge elettorale é
chiaro che la centralità é dell'Assemblea, sia nelle scelte che
nell'evoluzione del dibattito. Ma per il peso che una legge
elettorale ha nella vita politica sociale e democratica nella
nostra Regione, il dibattito politico, quando anche fuori da
quest'Aula coinvolge direttamente i partiti e chiama ad un
coinvolgimento le direzioni nazionali dei partiti per il ruolo ed
il peso che la Sicilia ha nel nostro Paese, non é un extra
istituzionale né una forma di sottrazione della centralità e
della sovranità del Parlamento.
Non capisco però, l'onorevole Cintola, quando asserisce che c'é
un'urgenza ed una fretta nel fare la legge elettorale. Non lo
capisco perché, tranne il precipitare di qualche evento non
dichiarato, abbiamo ancora due anni e, quindi, se il presidente
del partito che esprime il Presidente della Regione, sostiene che
c'é, invece, bisogno di velocità ed un'urgenza di fare questa
legge, allora mi viene il sospetto che ci possa essere qualche
evento che fa precipitare le cose costringendoci ad una
accelerazione.
Altrimenti, e non ho motivo di avere alcun tipo di sospetto,
questa fretta non c'é e l'Aula parlamentare può affrontare le
questioni con maggiore serenità, intrecciando i suoi tempi con i
tempi necessari ad un dibattito politico già aperto negli
schieramenti e tra gli schieramenti; quindi, non vedo alcun
bisogno di accelerazione.
Vorrei ricordare, anche per evitare pasticci' nel rapporto tra
l'Assemblea regionale e l'opinione pubblica, che abbiamo espresso
in pompa magna la necessità della riforma dello Statuto e se ci
dovesse essere un'accelerazione ed un'urgenza dei tempi, per
motivi che non comprendo, a maggior ragione ritengo necessario
che l'Assemblea si doti di un nuovo Statuto i cui tempi, come
sappiamo, sono ancora più lunghi in quanto é necessaria la doppia
lettura parlamentare.
Ma non voglio fare un intervento di tipo ostruzionistico:
Sfacciamo prima lo Statuto che ci porta via altri tre mesi, poi
la legge elettorale ; dico che bisogna essere onesti.
Abbiamo cominciato il percorso dello Statuto che tutti abbiamo
salutato con grande spirito unitario per il carattere che lo
Statuto ha di carta costitutiva e costituzionale, tra virgolette,
per noi in Sicilia e poi lo abbiamo abbandonato.
Per l'approfondimento dello Statuto abbiamo ritenuto necessario
il rinvio dell'analisi degli emendamenti in Commissione - ho di
fronte a me il Vicepresidente della Commissione Statuto - proprio
per il carattere necessario di approfondimento, di unitarietà che
deve avere anche il confronto politico in quest'Aula sullo
Statuto. E lì la Commissione è morta. Sono tra quelli che
stamattina sono andati a firmare. Nessuno si preoccupa che quella
Commissione è morta nonostante la propaganda che abbiamo fatto
sull'esigenza
PISTORIO Non è morta
FORGIONE E' morta perché non si è potuta riunire. Onorevole
Pistorio, non ero polemico con lei. E' morta nel senso che non si
è riunita. Si doveva riunire oggi.
PISTORIO Si è riunita alle 16,45 di oggi.
FORGIONE Quindi, mi chiedo il motivo per cui abbiamo
abbandonato lo Statuto, perché riteniamo che sia più urgente la
legge elettorale. A meno che qualcuno non mi chiarisca che ci
sono ragioni non dichiarate, che ci sono preoccupazioni non
espresse, viceversa non si comprende questa urgenza.. Ma allora è
bene che il dibattito tra di noi sia trasparente.
Premesso tutto questo, dobbiamo prendere atto che c'è un
dibattito in corso che non presuppone forzature, sempre che non
ci sia quella ragione non dichiarata.
E se non ci sono forzature, lo dico innanzi tutto agli amici,
ai colleghi della Margherita, dei Democratici di sinistra,
partiti che sanno - se l'onorevole Speziale mi ascolta - che
lunedì prossimo è convocata una riunione dello schieramento delle
opposizioni per un approfondimento, e comportamenti di igiene
politica vorrebbero che in attesa di quella riunione, proprio a
rafforzare lo spirito di confronto tra tutto lo schieramento
delle opposizioni, i partiti maggiori della coalizione si
pronunciassero, qui, per un'esigenza di sospensione in attesa
della riunione di lunedì, che come tutti sanno, è già convocata.
Ripeto, niente di extra-istituzionale e non mi si dica che noi
proponiamo un percorso extra istituzionale perché il confronto
politico deve avvenire qui, in quanto per la portata che ha la
legge elettorale non c'è un elemento extra istituzionale.
Pertanto, chiedo non solo che sia sospesa la seduta ma che si
tenga conto, onorevole Formica, di tutte queste esigenze di
approfondimento e che non si affronti la legge elettorale a
partire da stasera con una logica da bulldozer', sapendo che il
confronto politico è aperto negli schieramenti e tra gli
schieramenti; quindi di tenere conto di tutte le esigenze e dei
tempi necessari per gli opportuni approfondimenti.
PRESIDENTE La seduta è sospesa.
Presidenza del Presidente LO PORTO
(La seduta, sospesa alle ore 18.15, è ripresa alle ore 19.37)
PRESIDENTE La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione del disegno di legge Norme per
l'elezione del Presidente della Regione siciliana a suffragio
universale diretto. Nuove norme per l'elezione dell'Assemblea
regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni alla legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni (850-
265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A)
PRESIDENTE Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Presidenza del presidente Lo Porto
Si procede con il seguito della discussione del disegno di
disegno di legge nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
779/A Norme per l'elezione del Presidente della Regione
siciliana a suffragio universale diretto. Nuove norme per
l'elezione dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed
integrazioni alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modificazioni , iscritto al numero 1).
Invito i componenti la prima Commissione Affari Istituzionali'
e la Commissione speciale per la revisione dello Statuto
regionale' a prendere posto nel relativo banco.
Ricordo che l'esame del disegno di legge era stato interrotto
nella seduta numero 221 del 30 giugno 2004, in sede di
discussione dell'articolo 1.
FORGIONE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
stiamo iniziando la discussione nel merito di questo disegno di
legge nel clima peggiore e ritengo che, forse, una discussione
su un disegno di legge così importante, centrale nella vita
democratica, nell'organizzazione della rappresentanza, nel
rapporto tra le istituzioni e la società, avrebbe meritato un
altro livello di attenzione, di partecipazione, anche di serenità
e di condivisione e del percorso e del metodo e della ricerca
del massimo consenso possibile sul merito del disegno di legge
stesso.
Abbiamo posto noi, non solo da sinistra, ma prima con
l'intervento dello stesso onorevole Acierno, l'esigenza di un
approfondimento, l'esigenza di una pausa di riflessione, visto il
carattere aperto del confronto in atto all'interno dei diversi
schieramenti e tra gli schieramenti stessi; e, invece, in questo
vediamo che non c'è una volontà condivisa, da parte, soprattutto,
dei partiti maggiori dei diversi schieramenti, anche se abbiamo
ascoltato una disponibilità del gruppo di Forza Italia, qualora
la cosa emergesse con forza anche in quest'Aula, ad una
sospensione per approfondire; e se questo lo abbiamo fatto per il
disegno di legge sullo Statuto, signor Presidente, non capisco
perché non dovremmo farlo per un disegno di legge da cui dipende
il sistema delle regole e l'organizzazione stessa della
rappresentanza istituzionale nella nostra Regione. Ho sentito qui
una disponibilità da parte di alcuni partiti ad affrontare
l'articolo 1 e poi, sostanzialmente, a rinviare per un ulteriore
approfondimento.
Una legge elettorale ha sempre un carattere omogeneo,
l'organizzazione della rappresentanza come anche la forma di
elezione del Presidente della Regione, forma di elezione
diretta, bene, però sappiamo tutti che c'è una differenza
sostanziale nel rapporto tra questa forma di elezione e
l'elettorato che riguarda la singola o la doppia scheda.
Chi mi conosce sa bene per storia, per la battaglia condotta
nella passata legislatura, che la mia impostazione è radicalmente
antipresidenzialista, è radicalmente proporzionalista e
parlamentarista e, quindi, io sono portato a dare sempre
centralità al Parlamento anche nella forma di elezione del
Presidente della Regione.
Il disegno di legge che porta la mia firma nella riforma dello
Statuto siciliano, al primo punto prevede il ritorno ad un
sistema parlamentare e, finalmente, io leggo posizioni, per
ultime delle interviste, - che condivido per intero, su questo
punto - del segretario nazionale dell'UDC, dell'onorevole Follini
che comincia a parlare di ritorno alla centralità del Parlamento;
anzi, l'onorevole Follini dichiara - e io ne sono felice, e spero
che si apra una discussione con la stessa radicalità anche nel
centrosinistra - la fine della stagione della leadership per
tornare, invece, ad una centralità del Parlamento e delle
coalizioni.
Credo che passata la sbornia del presidenzialismo sarebbe bene
ritornare ad un dibattito sereno sull'organizzazione del rapporto
tra rappresentanti e rappresentati; e quando si parla di una
legge elettorale si parla di questo; io noto una sorta di
schizofrenia politico-istituzionale nel dibattito che organizza
pure i nostri lavori.
Un sistema coerente di relazioni istituzionali avrebbe
presupposto prima di affrontare nel merito ed approvare il nuovo
Statuto autonomista e poi di adeguare al nuovo Statuto
autonomista la più coerente delle leggi elettorali, perché, a
seconda di quello che noi scriviamo nello Statuto, io do per
scontato che c'è una larga maggioranza presidenzialista in questa
Assemblea regionale.
Una parte è convinta, un'altra parte è sofferente, un'altra
parte è omertosa e la accetta per vincoli di coalizione,
centrodestra o centrosinistra, ma c'è una larghissima maggioranza
presidenzialista, e quindi do per scontato che la parte dello
Statuto che riguarda l'elezione diretta del Presidente della
Regione non venga messa in discussione.
Però, a seconda di quello che inseriamo in quello Statuto:
penso all'equilibrio della rappresentanza di genere; penso,
signor Presidente - e questo non è secondario rispetto a questo
disegno di legge - al fatto che il numero dei deputati sia fisso
o sia leggermente elastico, e su questo è passato in Commissione
un emendamento dell'onorevole Capodicasa.
Stiamo facendo una legge che potrebbe essere superata dai
vincoli inseriti nello Statuto autonomista; infatti, se lo
Statuto autonomista prevede che il numero di 90 non è, in qualche
modo, superabile, allora abbiamo il vincolo, è un vincolo fisso
rispetto alla legge elettorale che andiamo a discutere.
Qualora, invece, dicessimo, come ha previsto anche l'onorevole
Capodicasa con un suo emendamento, credo poi accettato nella
bozza di Statuto che è in Aula, che il numero dei deputati può
essere elastico - cosa che, per esempio, è prevista nello stesso
Tatarellum - potremmo dare vita ad una legge elettorale di tipo
diverso.
Vi inviterei ad una coerenza di percorso istituzionale. Ma,
visto che siamo all'articolo 1, signor Presidente, ci si
costringe ad una forzatura. E la forzatura dov'è? Sarebbe stato
molto più coerente, anche rispetto al battage politico-
pubblicitario fatto al momento dell'arrivo dello Statuto in Aula,
dare vita al percorso per giungere all'approvazione dello
Statuto, sapendo anche lì che abbiamo tempi legati alla doppia
lettura in sede parlamentare nazionale, poi, per l'approvazione
di quello Statuto, quindi lì davvero i tempi sono stretti,
piuttosto che accelerare sulla legge elettorale dove - lo ripeto
- salvo eventi estranei alla volontà del Parlamento e della
politica, i tempi sono più rilassati perché da qui alle elezioni
regionali ancora abbiamo due anni.
Allora, torno ad invitarvi su questo: oggi ci incamminiamo su
un percorso legislativo che potrebbe addirittura essere
modificato dall'approvazione in un senso o in un altro dello
Statuto, e ci si dice nel dibattito in corso, tra le forze
politiche, che non possiamo superare il vincolo dei 90 deputati,
quindi siamo costretti a fare una legge elettorale vincolata al
numero di 90 deputati, quando, invece, già lo Statuto che è in
discussione ed è in quest'Aula propone e contiene la possibilità
di un'elasticità rispetto a questo numero.
Dov'è lo scandalo se io vi chiedo di fermarci un attimo a
riflettere? Per coerenza istituzionale, per coerenza normativa.
Non possiamo fare nello Statuto una norma che dice che i deputati
possono essere più di 90 e, quindi, avete la possibilità di
dotarvi di una legge elettorale che contiene questo tipo di
elasticità rispetto al premio di maggioranza, rispetto ad una
cosa che io aborrisco, cioè il diritto di tribuna mi vede
radicalmente contrario, però ci può essere un diritto di tribuna
che è superiore ai 90 o inferiore ai 90, quindi contiene una
maggioranza di possibilità rispetto al numero dei seggi da
assegnare col proporzionale.
Ci sono, cioè, varie possibilità che possiamo valutare e che
potrebbero consentirci di giungere ad una possibilità di accordo
condiviso tra centrodestra e centrosinistra se solo avessimo la
serietà ed il rigore di dire: aspettiamo di vedere cosa succede
nello Statuto e che vincoli ci dà lo Statuto rispetto alla legge
elettorale e poi facciamo la legge elettorale.
Invece qui no Qui c'è una forzatura e ci si dice per
un'urgenza non dichiarata o non dichiarabile, e ci si vincola ad
una legge elettorale che, probabilmente, ci costringe ad una
rottura e ad una non larga condivisione del merito che ci si
offre, quando, invece, la stessa approvazione dello Statuto
nuovo, con le cose che vengono consentite e previste in quel
disegno di legge che è già in quest'Aula, ci darebbe la
possibilità di una maggiore quadratura del cerchio. Non dico
della quadratura del cerchio, ma di una maggiore quadratura del
cerchio. Invece, ci si dice tutto questo no
Credo che stiamo sbagliando e, poiché stiamo sbagliando, stiamo
creando le condizioni di una tensione in quest'Aula che le dico,
signor Presidente, può essere superata ad una condizione e cioè
che si consenta ai partiti, ai gruppi parlamentari di continuare
a discutere e ad affrontare il merito delle questioni.
Per lunedì è convocata una riunione di tutto il centrosinistra
con le direzioni nazionali dei partiti. Io lo chiedo anche ai
colleghi dei Democratici di sinistra, della Margherita: voi
stessi avete convocato una riunione per lunedì e volete
continuare ad affrontare il disegno di legge, oggi, quando lunedì
potrebbe uscire un orientamento che faciliti il percorso ed il
confronto con l'altro schieramento?
Sulla legge elettorale ci sarebbe bisogno di una serenità e
ricerca di tempi, perché parliamo di regole condivise da tutti,
poi le regole del gioco valgono per tutti, anche per quelli che,
alla fine, le subiscono, ma valgono. A maggior ragione valgono
nel rapporto tra rappresentanti e rappresentati e, cioè, tra le
Istituzioni e la società. Invece, qui ci si impone la fretta.
Che senso ha, anche rispetto a questo, stralciare la
discussione sull'articolo 1 e cioè sulla forma di elezione del
Presidente della Regione, non la forma di governo che sappiamo,
è già contenuta in Statuto, ed è l'elezione diretta, ma sulla
forma di questa elezione, perché voi sapete che la doppia scheda
o la scheda unica comportano un'ulteriore accentuazione del
carattere presidenzialista, cosa che, in un certo senso, libera
l'elettorato nella scelta dei presidenti, rispetto ad una legge
elettorale - e qui ritorna il problema - nella quale è prevista
la sommatoria dei voti dei partiti, sul Presidente e, quindi, una
sorta di condizionamento diretto del rapporto tra il Presidente e
la sua coalizione.
Problemi aperti, ma quando affrontiamo questo, già affrontiamo
il carattere ed il vincolo della coalizione, oppure affrontiamo
una maggiore libertà nel rapporto fra il Presidente eletto e la
coalizione e anche nel rapporto tra i voti che si danno al
Presidente e i voti che si danno alla coalizione.
Questo non è separabile e non si può scindere dalla forma delle
composizioni delle coalizioni e dal rapporto tra i rappresentanti
ed i rappresentati all'interno della coalizione e lo sbarramento
che si impone all'interno delle coalizioni nel sistema di
distribuzione dei seggi.
Per questo vi chiedo una sospensione. Che senso ha discutere
oggi dell'articolo 1, dell'elezione del Presidente, della singola
scheda o della doppia scheda, per poi rinviare una riflessione e
un approfondimento in un secondo momento.
Lo chiedo, anche, ai partiti maggiori della coalizione del
centrosinistra e delle opposizioni.
Se una riflessione va fatta la prossima settimana sul complesso
della legge elettorale, allora si chieda tutti all'altro
schieramento - abbiamo ascoltato le parole di disponibilità del
capogruppo di Forza Italia - una sospensione per affrontare il
complesso delle questioni.
Non si vuole assumere la posizione più netta e radicale che ho
esposto? E cioè che sarebbe molto più coerente, dal punto di
vista istituzionale, dal punto di vista dell'omogeneità
legislativa, affrontare prima il problema dello Statuto e poi
quello della legge elettorale?
In nome di un'omogeneità del percorso legislativo, sarebbe più
utile affrontare la questione dello Statuto. Non si vuole
accogliere questa opzione, perché troppo radicale e darebbe
l'idea di un'Assemblea che si ferma, di un'Assemblea che non
vuole affrontare la legge elettorale?
Bene, ma almeno non si scindano le questioni e cioè si arrivi
ad un confronto nel quale, con un periodo necessario di tempo, si
affrontano tutte le questioni e non si separi l'articolo 1 dalla
organizzazione della legge elettorale, dell'attribuzione dei
seggi e delle forme di composizione e di vincolo della
coalizione.
Credo che questa richiesta dovrebbe essere tolta e per questa
ragione chiedo un'ulteriore sospensione. E' chiaro che qualora si
dovesse andare avanti, cosa che io riterrei assolutamente
sbagliata, noi staremmo qui a sostenere i nostri emendamenti ma
credo che chiederemmo, in tutte le forme, a questa Assemblea, di
essere partecipe di questa discussione e di questa decisione.
Non si può fare una legge elettorale con un'Aula vuota e
distratta. Queste condizioni non ci sono ed io credo che tutti i
Gruppi dovrebbero avere questa consapevolezza e partire da questa
consapevolezza per chiedere un ulteriore approfondimento ed un
ulteriore discussione dentro gli schieramenti e trasversalmente
agli schieramenti.
SPAMPINATO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo
necessariamente ribadire e fare mia, in qualche modo anche
smentendone le considerazioni, la richiesta fatta dall'onorevole
Forgione, rispetto ad un percorso che si vuole seguire nel
procedimento di approvazione di questa legge.
Noi riteniamo che l'articolo 1 contenga degli elementi di
natura politica rilevanti per l'intero impianto della legge;
quindi, non possiamo accettare la disponibilità data
dall'onorevole Leontini di discutere, anche con le forze di
minoranza, la legge dopo l'approvazione dell'articolo 1.
E' necessario un richiamo alla coerenza. L'articolo 1 contiene
degli elementi determinanti di natura politica rispetto
all'intero impianto. E' chiaro che se si sceglie la strategia
dell'andare avanti a colpi di maggioranza ed approvare l'articolo
1, non si può chiedere poi un dialogo, un dibattito all'intero
Parlamento sul resto della legge.
Ecco perché - anche sulla base delle considerazioni rese
dall'onorevole Forgione, al quale mi associo e lo smentisco - la
Margherita, uno dei partiti maggiori, si associa alla richiesta
di rinvio, in considerazione anche del fatto che è prevista una
riunione lunedì con le Direzioni nazionali dei nostri partiti per
discutere e cercare di trovare un'intesa con le forze di
maggioranza, anche in un secondo momento, una linea da seguire
per quanto riguarda l'approvazione di questa legge, noi chiediamo
il rinvio della seduta.
Dopo queste considerazioni, mi rifaccio all'onorevole Forgione,
concordo sulla necessità preventiva di procedere all'approvazione
dello Statuto.
Nella stessa premessa del disegno di legge che oggi discutiamo,
spesso e volentieri, si fa riferimento allo Statuto regionale
siciliano. Io mi chiedo a quale Statuto fa riferimento questa
relazione?
Per la coerenza delle cose dette dalla relazione, è chiaro che
si fa riferimento ad uno Statuto che, però, in questa Aula, non è
mai sostanzialmente arrivato ma che sino ad oggi è in
Commissione, nella Commissione speciale.
Ecco perché chiediamo il rinvio, ecco perché riteniamo
necessario preventivamente procedere all'approvazione dello
Statuto, così come modificato dalla Commissione dopo il dibattito
in Aula, per poi procedere all'approvazione della legge
elettorale, da cui necessariamente dipende.
Rispetto all'articolo 1, signor Presidente, io cercherò di fare
delle considerazioni che non siano necessariamente di natura
politica ma cercherò di farle di natura giuridica.
Credo che il dibattito, probabilmente anche per
semplificazione, si sia troppo incentrato sulla doppia scheda o
sulla scheda unica.
L'articolo 1 recita: Il Presidente della Regione siciliana è
eletto a suffragio universale con voto diretto, libero e
segreto . Io non faccio alcuna eccezione rispetto al sistema
designato dal legislatore regionale e ricordo a me stesso che in
questo articolo 1 non si fa altro che richiamare l'articolo 48
della Costituzione al voto diretto e segreto.
Il fatto che non si possa votare per delega è scontato; il
fatto che la segretezza del voto è garantita dalle condizioni
tecniche del voto.
Signor Presidente, il voto, per quanto riguarda il Presidente
della Regione, secondo me, non è libero.
Ecco perché l'elettore, che non vuole nessuno dei candidati
presidenti, non ha la facoltà di non votare nessuno dei candidati
alla Presidenza della Regione: è condizionato, da questo sistema,
a votare necessariamente un candidato anche contro la propria
volontà.
Ecco perché ritengo che vi sia un elemento di legittimità
costituzionale da tenere in considerazione, proprio per cercare
di evitare di dare una sensazione partigiana rispetto alle
soluzioni coerenti da dare a questo, sulla base di questa
considerazione il Gruppo della Margherita ha proposto una serie
di emendamenti anche di mantenere la scheda unica, ma di non
attribuire necessariamente il voto non espresso nella lista
regionale al Presidente della Regione.
Quindi, mantenere la possibilità di non votare il Presidente
della Regione. E' chiaro che coerentemente la soluzione tecnica
migliore è quella della doppia scheda dove liberamente, così
come vuole la Costituzione, si può esprimere il voto per
l'Assemblea regionale e il voto per il Presidente della
Regione; ma se proprio vogliamo cercare di evitare un dibattito
di parte tra destra e sinistra, tra scheda unica e scheda doppia,
è possibile garantire il rispetto della Costituzione,
dell'articolo 48, della libertà del voto del singolo elettore
anche attraverso la scheda unica, ma evitando che il voto
espresso nella lista provinciale vada automaticamente attribuito
alla lista regionale e, quindi, al suo capolista e, quindi, al
candidato Presidente della Regione.
Credo che questo sia un aspetto che vada al di là delle
considerazioni politiche.
Avrei piacere che queste considerazioni, se sentite anche dai
relatori o dall'assessore per gli enti locali siano
eventualmente smentite, motivatamente smentite, diversamente ho
la sensazione che, invece, si voglia fare soltanto una scelta di
campo, soltanto una scelta dettata dal momento politico attuale,
una scelta soltanto dettata dal vantaggio che potrebbe trarsi da
una doppia scheda o dalla scheda unica.
Credo che noi dobbiamo pensare e legiferare non soltanto per
l'oggi ma anche per il domani, ecco perché siamo contrari a
questo tipo di sistema, non siamo necessariamente per la doppia
scheda, chiaramente il sistema della doppia scheda garantisce
meglio la libertà del voto, ma c'è la possibilità di garantire la
libertà del voto anche con la scheda unica, con i criteri da me
ora enunciati e attraverso gli emendamenti presentati dalla
Margherita.
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, utilizzerò due minuti e li voglio
utilizzare solo perché voglio tentare di togliere un errore
negli interventi che i colleghi, a mio avviso, fanno da questa
tribuna da Spampinato a Forgione.
Siccome sentiremo ripetere in continuazione il richiamo allo
Statuto, allora bisogna stabilire una cosa: se noi vogliamo uno
Statuto e vogliamo fare lo Statuto e poi prelevare parti di esso
per la legge elettorale significa che dobbiamo aspettare che
approvino pure lo Statuto su scala nazionale perché sono norme di
modifica costituzionale che andiamo ad inserire lì.
Allora la legge non la vogliamo
Non è un problema di riflettere attorno ad un tavolo per
modificare, per vagliare cose differenti; ma nel momento in cui
diciamo di fare prima lo Statuto, e da quello facciamo emanare la
legge regionale, nel momento in cui con lo Statuto andiamo a
modificare fatti costituzionali non potremo più farla la legge in
Sicilia
Allora - lo dico sia alla maggioranza, ai cespugli piccoli e
ai cespugli grandi - se è necessario riflettere, il tempo per
riflettere c'è stato, se parti importanti e meno importanti
presentano facilità di incontro per modificare ed ampliare il
consenso, lo capisco. Ma la riflessione che ha alla base un
rinvio immotivato alla fine ci porta ad una sola soluzione:
richiamiarci allo Statuto, usare grandi parole, tutto quello che
vogliamo; siamo riusciti a dire che l'articolo 1 è quasi
incostituzionale Onorevoli colleghi, vogliamo dimetterci
Perchè è con questo articolo che siamo stati eletti; è con questo
articolo che percepiamo la nostra indennità e non sempre siamo
presenti per avvalorare quello stipendio con il lavoro Però, se
era illegittimo, allora siamo illegittimi tutti
Capisco che dobbiamo perdere tempo, che c'è la necessità di
fare ostruzionismo. Però se perdiamo tempo per tentare di
arrivare ad una soluzione mediana, lo capisco; capisco i rinvii
per discutere, per definire, non i rinvii per dire non facciamo
la legge , questo è un fatto delittuoso Altro che
preoccuparmi, onorevole Forgione, di avere o non avere scheletri
nell'armadio
Gli argomenti della Procura li sento dire sempre dall'onorevole
Forgione, quindi è lui che mi può dire qualcosa in più o in meno,
io non ho mai anticipato altro; però so che mi accusavate come
Presidente del Gruppo dell'UDC di non volere la legge elettorale;
adesso che la voglio che cosa mi dite? Onorevole Forgione sa
cosa debbo sapere? So che c'è un Presidente della Regione che è
stato eletto al Parlamento europeo con voto popolare assai ampio
e che ha rifiutato perchè intende restare alla guida della nostra
Regione.
Abbiamo un dovere: approvare la legge. E non dico che
necessariamente debba essere questa; se mi dite di fare in modo
di arrivare a soluzioni che consentano di approvare la legge,
sono disponibile. Siamo disponibili, ma ad un rinvio per il
rinvio, no Si tratta di un rinvio assurdo, inconcepibile Io
sono perché si approvi questa legge e poi la trasferiremo,
laddove è necessario, nello Statuto che è già in Aula e, quindi,
continuerà il suo percorso.
Non possiamo dirci baggianate perchè non servono Se c'è
necessità di un ulteriore incontro, se la sinistra ha necessità -
pare che sia spaccata -, si incontri, definisca, però non
perdiamo più tempo. Se la destra ha qualcosa da modificare, si
riunisca e approfondisca ancora, ma non ci fermiamo. Che
significa ci fermiamo ? Scriviamo per rinviare ancora? Fare la
legge è nostro dovere
Non capisco, infine, perchè sia sempre interpretato male il
pensiero del capogruppo di Forza Italia: non ha mai parlato di
rinvio, ha detto approviamo l'articolo 1 per dare un segnale .
Se poi domani occorre un ulteriore intervento, un freno, siamo
disponibili, ma per lavorare, modificare e per tentare di
aggregare, non per rinviare soltanto per il rinvio. Questo non
serve e quanto è stato detto sull'articolo 1 addirittura
ritenendolo illegittimo, mi sembra un po' peregrino.
FERRO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono tra coloro
- e parlo anche a nome dell'intero Gruppo Sicilia 2010 - che
vuole fare una legge elettorale, la vuole fare nell'arco di
questa legislatura che, come è noto, ha la durata di cinque
anni.
Prendo atto che l'onorevole Cintola ci rassicurava sui destini
e sulle scelte del Presidente della Regione in cui non si
insinuava il dubbio se, per caso, qualcuno fosse interessato ad
esiti di provvedimenti della magistratura, ma constatare il fatto
che il Presidente della Regione comunque è stato eletto al
Parlamento Europeo e gli dà diritto di potere scegliere se
rimanere Presidente della Regione o andare a fare il parlamentare
europeo è del tutto legittimo che questo dubbio si mantenga,
perché non si risolve attraverso dichiarazioni estemporanee sulla
stampa.
Bisognerebbe, forse, che il Presidente della Regione compia un
atto, per esempio venire in Aula a comunicare le proprie
decisioni. Questo consentirebbe di ragionare con grande serenità
e pacatezza sulla necessità di fare una legge elettorale che sia
una buona legge elettorale e, come spesso sento dire in
quest'Aula, una legge non del centrodestra o del centrosinistra,
ma - se possibile - dell'intero Parlamento siciliano.
Il gap in cui ci troviamo, signor Presidente, è che
l'articolo 1 e l'articolo 2 del disegno di legge al nostro esame
sono sostanzialmente la legge elettorale e questo ci spinge, come
ha spinto altri miei colleghi, a chiedere non un rinvio per
perdere tempo ma a chiedere un rinvio per ragionare sui primi
due articoli che rappresentano il corpo della legge elettorale
stessa in considerazione che c'è un incontro che le forze del
centrosinistra faranno lunedì a Roma e credo che qualche
problema, o comunque un dibattito aperto anche all'interno del
centrodestra, ci sia su punti non condivisi, non condivisibili,
ma che sono esattamente attestati nell'articolo 1 e nell'articolo
2 del disegno di legge.
Vi risparmio in questo momento le valutazioni nel merito
dell'articolo 1 e dell'articolo 2, ma è del tutto evidente che se
all'articolo 1 passa il principio della scheda unica per
l'elezione del Presidente della Regione e del Parlamento
regionale, già siamo dinanzi all'esempio di truffa ai danni degli
elettori.
Non la faccio lunga, credo che chiunque possa comprendere di
cosa discutiamo, a maggior ragione dal momento in cui, già nel
2001, abbiamo votato con la scheda unica e sappiamo
perfettamente, nel calcolo delle preferenze, i voti dati al
Presidente della Regione eletto e al Presidente della Regione del
centrosinistra non eletto. Basterebbe questa semplicissima
constatazione per richiedere, forse, un approfondimento nel
merito di qual sia l'utilità di avere la doppia scheda rispetto
alla scheda unica, ma entrerei nel merito dell'articolo e in
questo momento non intendo farlo.
Credo che la richiesta di rinvio per una verifica al fine di
constatare da qui a lunedì se ci sono le condizioni di fare
davvero una legge del Parlamento siciliano e di non fare una
legge di parte, sia assolutamente legittima. Se poi - per
carità, capisco che l'onorevole Cintola per tre anni non ha avuto
fretta di fare la legge elettorale - adesso ha fretta, prendo
atto della sua fretta, si faccia anche a colpi di maggioranza non
c'è alcuna difficoltà, ma credo sia responsabilità di tutti
pensare che una legge elettorale, che non è una legge ordinaria
qualunque, abbia necessità di qualche approfondimento in più
proprio in considerazione che l'articolo 1 e l'articolo 2 sono il
cuore della legge stessa.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio
richiamare l'attenzione dell'Aula e di tutto il Parlamento sul
fatto che stiamo affrontando il tema della legge di riforma
elettorale con tre anni di ritardo. Voglio ricordare ai colleghi
che già nella scorsa legislatura questo tema fu affrontato in
Aula e che eravamo in dirittura di arrivo. Allora in
quell'occasione un dictat romano ne impedì l'approvazione, in
quel caso è stato l'onorevole Fini a bloccare l'approvazione
della legge.
E voglio ricordare ai colleghi che l'approvazione
costituzionale dell'elezione diretta del Presidente della
Regione, che ha contraddistinto un'iniziativa parlamentare, nella
norma transitoria prescrive che avremmo dovuto votare con il
meccanismo del Tatarellum' solo in fase di prima applicazione.
Successivamente, il Parlamento regionale deve dotarsi di una
nuova legge elettorale e, fatto ancora più importante - lo voglio
ricordare -, essendo stata decostituzionalizzata la parte che
riguarda la forma di governo, potevamo e possiamo ancora incidere
sulla forma di governo. E' data facoltà all'Assemblea regionale
siciliana di potere financo procedere a stabilire che il
Presidente della Regione non sia più eletto direttamente dal
popolo. E, quindi, sono prerogative costituzionali che competono
all'Assemblea regionale siciliana.
Il tema posto da più colleghi è se dobbiamo rinunciare a
queste prerogative o se, invece, dobbiamo utilizzarle, seppure
con tre anni di ritardo.
Il primo atto che il Gruppo parlamentare dei DS ha compiuto
all'Assemblea regionale siciliana (quindi non c'era un
retropensiero in quell'occasione) è stato quello di presentare un
disegno di legge di riforma elettorale, e più volte, in tutte le
occasioni, ho sollecitato il Presidente dell'Assemblea a che, in
un momento non contraddistinto da contrapposizioni, il Parlamento
si dotasse di una legge elettorale.
Noi riteniamo di dovere utilizzare fino in fondo una
prerogativa costituzionale: quella che il Parlamento regionale
non può essere spogliato del suo diritto-dovere di dotarsi di una
legge elettorale.
Questo è il punto di distinguo tra una posizione e l'altra.
Qualcuno ha rivendicato, in questa sede, la posizione assunta
dall'onorevole Schifani recentemente, mentre si discuteva della
devolution, sull'ipotesi che il Parlamento nazionale,
sostituendosi al Parlamento regionale, riproponesse modalità di
elezione del tipo del Tatarellum; Tatarellum che non condivido,
non solo per le modalità con le quali vengono attribuiti i seggi,
ma nell'impianto complessivo.
Voglio ricordare ai colleghi, quelli che sono da più anni in
questo Parlamento, che c'è stato un momento straordinario della
vita politica del Parlamento regionale che ha portato per
capacità di proposta il nostro Parlamento alla ribalta nazionale.
Mi riferisco a quando, in una notte d'agosto, il Parlamento
regionale ha proceduto all'approvazione della legge 7 del 1992.
In quell'occasione il Parlamento regionale fece una legge
moderna: l'elezione diretta del sindaco, per la prima volta in
Italia, separando le funzioni del sindaco dalle funzioni del
consiglio comunale; diede un premio al sindaco di maggioranza e
allo schieramento, con un meccanismo che era quello di premiare i
partiti più forti attraverso il metodo D'Hont.
Quello schema, che ritengo essere tuttora valido, venne poi
riportato in Aula attraverso un'ipotesi che in quell'occasione,
contraddistinguendo anche il mio comportamento dal resto del mio
Gruppo, ho considerato una vera e propria controriforma e, cioè,
il meccanismo, contestato poc'anzi dall'onorevole Spampinato,
del voto unico e del fatto che si voti con una scheda unica e che
il voto espresso per un candidato di un partito che appartiene
ad uno schieramento automaticamente viene trasferito al candidato
sindaco, al candidato presidente della provincia o, come prevede
il Tatarellum, al candidato presidente della Regione.
Quando si fece la legge 35, intervenni in Aula contestando
questo principio perchè ritenevo e ritengo che non solo sia
limitativo della libertà di voto dell'elettore, che può
esercitare il suo diritto-dovere di non esprimere alcuna
preferenza nei confronti di qualsiasi presidente, ma perchè
ritenevo e ritengo quel meccanismo lesivo di funzioni e di
prerogative che tendono a separare nettamente l'esecutivo dal
legislativo, l'esecutivo dagli organi collegiali che ritengo
nell'ambito di reciproche autonomie possono esercitare pienamente
il proprio ruolo e le proprie funzioni.
E' la ragione primaria per cui contesto il Tatarellum
all'origine ed è la stessa ragione che mi spinge, oggi, a
contestare l'impianto dell'articolo 1 ed è la motivazione che
spinge il mio Gruppo parlamentare a presentare, adesso, nel
merito del provvedimento una possibilità di separare l'elezione
del presidente della Regione da quella del Parlamento regionale
con due schede differenti, in modo tale che si esprima
direttamente nei confronti del Presidente e dell'Esecutivo e poi
con un'altra scheda si possa procedere alla votazione del
Parlamento regionale.
Faccio appello, in questo caso, ad una sensibilità perché non
si possono trascrivere le regole sulla base di principi né di
appartenenza alla minoranza, né di appartenenza alla maggioranza;
sento più volte un dibattito che, a mio avviso, è stantio,
secondo cui dovremmo scrivere le regole sulla base di accordi di
maggioranza.
Mi rivolgo ai colleghi di Alleanza Nazionale: questo elemento
innovativo che vi ha permesso nel 1992 di votare un disegno di
legge proposto dal Governo Campione, la prima esperienza di
Governo di centrosinistra, in quella occasione in qualche modo,
rispondeva anche una vostra impostazione, retrodatata, alla quale
eravate pervenuti ancor prima di noi e cioè quello di dare un
carattere autonomo alla funzione del Presidente, una autonomia al
Presidente nella scelta dei propri assessori e una funzione
separata di controllo agli organi collegiali o al Parlamento
regionale.
Un tema così importante può essere vincolato a logiche di
schieramento o, invece, bisogna esercitare fino in fondo un
dibattito politico ampio, approfondito, che permetta al
Parlamento di esprimersi liberamente su un impianto anziché su un
altro?
Penso che noi dobbiamo fare la discussione; il rinvio continuo
delle discussioni finisce con l'impedire che l'opinione pubblica
possa sapere esattamente qual è la differenza delle posizioni,
perché tutto si riduce esclusivamente a un elemento, che è pure
importante, che riguarda solo lo sbarramento. La prima parte
della legge sulla quale, se davvero si dovesse fare un
referendum, sono sicuro che la stragrande maggioranza dei
siciliani voterebbe perché ci sia una scheda per il presidente e
una scheda per il parlamento, invece viene trascurata come se ci
fosse una sorta di insensibilità del Parlamento regionale ad
affrontare un argomento così delicato ma così importante per la
vita democratica.
Quindi, signor Presidente - la volta scorsa ho detto che non
si poteva iniziare la discussione perché c'era un problema che
riguardava gli emendamenti, sono stato io stesso a proporre il
rinvio - sono perché si apra un dibattito ampio - e lo sollecito
- sull'articolo 1, che non è un articolo secondario della legge
ma è fondamentale. Una cosa, infatti, è ricostruire il resto
della norma per l'elezione del Parlamento regionale sulla base
che il Parlamento voti una o l'altra modalità di elezione, sulla
base che il Parlamento voti o l'elezione diretta con una scheda
separata oppure voti con l'elezione diretta con la scheda
congiunta. Ovviamente, questo cambia l'impianto generale,
l'impostazione generale del disegno di legge che è sottoposto
all'esame.
Non penso ci possano essere vincoli per affrontare questo
argomento e, nel caso in specie, voglio ricordare che, seppur
tardivamente, a questa posizione sono arrivati tanti che nel 1997
si schierarono con il centrodestra per la scheda unica, anche
forze politiche del centrosinistra, le forze politiche che oggi
per fortuna hanno sposato l'idea che sarebbe utile procedere con
il meccanismo della doppia scheda.
Voglio quindi sollecitare il dibattito perché penso che possa
essere arricchito; non c'è alcuna fretta di comprimere la
discussione, non c'è fretta di ritardare le posizioni di alcuno,
ognuno esprima liberamente i propri orientamenti nella
discussione generale. Fra l'altro, la discussione generale sul
disegno di legge sostanzialmente non c'è stata, la stiamo facendo
già a partire dall'articolo 1.
Ci si misuri sugli emendamenti, si apra un confronto che sia
ampio, scevro da atteggiamenti di pregiudizio e che, comunque,
non sposi solo logiche di schieramento. Siamo il Parlamento
regionale, stiamo scrivendo delle regole che, come avvenne nel
1950, sono durate cinquant'anni. Stiamo scrivendo una regola che,
forse, può durare per i prossimi cinquant'anni e che quindi non
può essere lasciata al destino di ciascuno di noi, ma dev'essere
una regola che deve essere forte, salda che può durare negli anni
e che può essere la regola migliore per la Sicilia.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Micciché. Ne ha
facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo
momento rivolgo la mia attenzione a diversi argomenti, oltre che
a questo sul quale stiamo discutendo. Per spezzare una lancia in
favore di quel ragionamento che mi vede impegnato da alcuni
giorni, signor Presidente, mi lasci esprimere questo mio pensiero
a favore di una situazione drammatica, una tragedia che si sta
consumando al largo delle nostre coste.
Una nave umanitaria tedesca ha raccolto dei profughi scampati
ad una guerra dimenticata, come quella del Sudan, e che purtroppo
il nostro Governo nazionale sta cercando di eludere, nonostante
le belle parole del Presidente della Repubblica...
PRESIDENTE Onorevole Micciché, lei deve chiudere l'argomento,
non può parlare di materia estranea.
MICCICHE' Proprio per tale motivo, poichè alla luce di questo
da stamattina sto attuando lo sciopero della fame, mi deve
consentire una certa tolleranza.
PRESIDENTE Non mi costringa a toglierle la parola. Concluda
l'argomento, immediatamente Non é consentito dal Regolamento e
non dai miei capricci
MICCICHE' Le chiedo di essere un po' più tollerante nel
momento in cui ..
PRESIDENTE Le tolgo la parola.
(proteste dell'onorevole Liotta)
PRESIDENTE Se assume un atteggiamento scorretto é giusto che
lo richiami
LIOTTA Non é mai successo che si tolga la parola quando si
parla di certi argomenti
PRESIDENTE Onorevole Liotta, comprendo le ragioni di questa
sua osservazione, la comprendo benissimo, ma io devo attenermi al
Regolamento.
Onorevole Micciché, per l'ultima volta la invito a concludere
l'argomento che ha affrontato. Se non lo farà sarò costretto a
sospendere la seduta. Fra l'altro, accontentando qualche
proposito più o meno occulto di chi vuole questo.
MORINELLO Non è questo il punto; non drammatizziamo
MICCICHE' Ho fatto un preambolo di un minuto, che
chiaramente serviva soltanto per dire che c'è un argomento - ed
io lo sto affrontando - nonostante l'argomento più importante per
me è un altro, questo lo devo dire Lei non mi ha dato neanche
il tempo di concludere.
Per quanto concerne il disegno di legge in materia elettorale,
ciò che mi preme sottolineare è che questo ha avuto una brusca
accelerazione e mi pare che l'intervento dell'onorevole Forgione
ne abbia fatto una completa disamina. Però bisogna ancora che
qualcuno ci spieghi le ragioni di questa brusca accelerazione del
disegno di legge, perché in sede di I Commissione - e i
colleghi possono testimoniarlo - non c'è stata una discussione
serena, concreta della questione che è stata posta in maniera
così accelerata, perché si stava parlando dello Statuto, si stava
parlando della forma che questa Regione si doveva dare, si era
parlato perfino - e mi ha trovato consenziente la questione di
una diversa e maggiore presenza femminile nelle liste - e che
questo doveva essere contenuto nello Statuto. Si è qui discusso
mesi fa, con trionfalismo, anche da parte sua, signor
Presidente, che si stavano esaminando le modifiche dello Statuto,
si parlava di stagione delle riforme.
Ritengo che la legge elettorale non sia la riforma delle
riforme. La riforma delle riforme - di questo tutti mi possono
dare atto, è scritto negli atti parlamentari - era la modifica
dello Statuto. Se andiamo a vedere quale è stato il passaggio, si
è trattato di una scelta politica della stragrande maggioranza
delle forze di maggioranza e di una parte dell'opposizione perché
si è detto poiché questa legge deve rappresentare la stragrande
maggioranza di questa Assemblea, la restante parte, i cosiddetti
- in senso dispregiativo - cespugli del centrosinistra, o ci sono
o non ci sono a noi non interessa un bel niente - perché di
questo si è trattato, gli interlocutori maggiori erano i nostri
colleghi della Margherita e i democratici di sinistra -, se poi
Verdi, Comunisti italiani, Italia dei Valori e Primavera
siciliana, Socialisti e Liberalsocialisti hanno qualcosa da dire,
non ce ne frega assolutamente niente della loro opinione,
l'importante è che i cinque grossi partiti presenti in questa
Assemblea si assicurino per la prossima legislatura la garanzia a
essere rieletti con un sistema che proponiamo noi , perché di
questo si tratta.
Vero è che noi abbiamo deciso di promuovere un referendum
contro questa legge, ma ciò non ci consente oggi di fare una
battaglia contro per evitare un referendum perché non è
obbligatorio fare un referendum per confermare questa legge
elettorale.
Voi ci costringete a raccogliere le firme per un referendum che
confermi o meno la legge che volete approvare; ciò, a mio avviso
è una perdita di tempo visto che poi, evidentemente, questa legge
si dovrà attuare.
Siamo sicuri di vincere questa battaglia referendaria, visto
che i grossi partiti vogliono cancellare l'identità del Popolo
siciliano.
La Sicilia ha avuto una peculiarità rispetto alle altre regioni
d'Italia: lo Statuto autonomo. Volete sapere per quale ragione?
Perché qui, in Sicilia, dopo la seconda guerra mondiale, esisteva
un partito, il Partito separatista, che aveva in animo di
separare la Sicilia dall'Italia. Ebbene, grazie alle forze
popolari del nostro Paese, si è potuto impedire questa sciagurata
ipotesi, però in cambio abbiamo ottenuto l'Autonomia, e questa
Autonomia, oggi, non esiste più, perché è in mano ai grossi
partiti. E' la realtà della nostra Regione, oggi, sotto gli occhi
di tutti: non abbiamo più quell'Autonomia.
E' sufficiente che i grossi rappresentanti dei partiti della
maggioranza decidano di fare il Tatarellum, come fu nel 2000,
quando Fini - lo ricordava poc'anzi l'onorevole Cintola -, disse
che, visto che non si trovava la legge Stancanellum', così
chiamata, si sarebbe fatto il Tatarellum'. Certo il Tatarellum'
ha una sua impostazione rispetto a questa forma che si vuole dare
oggi la maggioranza del nostro Parlamento, è una legge più
democratica.
Il Tatarellum', infatti, riconosce il diritto all'esistenza e
la diversità delle varie realtà territoriali. Evidentemente,
qualcuno vuole cancellare questo riconoscimento
Badate, non è un ricatto che facciamo nei confronti dei partiti
che si stanno intestando questa battaglia; non si capisce per
quale ragione, poi, questa battaglia non venga esplicitata in
maniera chiara, spiegando perché la si vuole così.
Venga qui l'onorevole Cintola e ci dica che - naturalmente,
deve dichiararlo pubblicamente - vuole questa legge perché alle
prossime elezioni desidera essere eletto con i resti dei partiti
che non conseguiranno l'obiettivo di raggiungere le quote. Di
questo si tratta.
E' così: se andiamo a vedere i risultati elettorali per il
rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana nel 2001 ci sono più
di 350 mila voti che con questo sistema verrebbero annullati;
quindi la volontà di 350 mila siciliani che non avranno la
possibilità di essere rappresentati in questo Parlamento. Perché
tutto ciò?
Perché il sistema è stato fatto in modo tale che questi voti
siano presi dalle risultanze dei resti maggiori dei partiti
maggiori, annullando, evidentemente, quella rappresentanza che
complessivamente ha raggiunto i 350 mila voti.
Certo, ci sono pure quelli del centrodestra e del
centrosinistra, ma non sto facendo un ragionamento di centro
destra o di centro sinistra, bensì un ragionamento di
rappresentanza.
In sostanza si vuole cancellare la diversità del Popolo
siciliano; lo si vuole soltanto omologare e piegare agli
interessi di pochi, agli interessi di coloro che vogliono la
sicurezza della loro rielezione in questa Assemblea.
Questo è il vero ragionamento. Non utilizzare i resti
complessivi della Regione, di tutti i collegi di tutte le
province ha solo questo obiettivo, perché lo sappiamo benissimo
che questa rappresentanza che verrà annullata con questa legge
elettorale che volete fare, non giungerà in questa Aula.
Voi volete questo, e cioè che qui ci siano soltanto cinque
partiti: Forza Italia, Alleanza nazionale, UDC, DS e Margherita.
Forse ci potrà essere uno spiraglio per Nuova Sicilia, se Forza
Italia le darà lo spazio a Palermo o a Trapani.
Ciò significa attuare un colpo di Stato, quel colpo di Stato di
cui parlavo il giorno in cui in Commissione é stato esitato il
disegno di legge.
Un colpo di Stato, lo ripeto. Si chiama colpo di Stato,
ammantato da legalità democratica, ma non lo è assolutamente.
Questa si chiama partitocrazia', fenomeno che il popolo
siciliano e italiano hanno già eliminato nel 1992 con il
referendum. Ora sta ritornando con maggiore forza. Non c'é più
bisogno di colonnelli, né di stellette, perché quello che si sta
attuando é veramente un colpo di stato.
Potrebbe essere esagerata la parola, potremmo trovare un
termine più soft, però la sostanza é questa.
I cinque partiti maggiori che beneficeranno di questa legge,
avranno la possibilità di fare tutti gli inciuci' possibili ed
immaginabili, tanto non ci sarà alcuno che ascolterà ed alzerà la
voce di protesta; basta vedere le finanziarie ed i bilanci.
Ciò che ho visto qui, l'avevo udito attraverso gli echi di
alcuni organi di informazione ma, ancor di più, di presenza ho
visto che vi sono alcuni emendamenti che erano stati
patteggiati' prima di giungere in Aula. Questo alla luce del
sole, con maggioranza ed opposizione radicale, alternativa,
presente, figuriamoci quando non ci saranno i partiti
dell'opposizione.
Vorrei rivolgere un appello, lo capisco che Alleanza nazionale
non é più il partito del Movimento sociale di cui l'onorevole
Virzì e il presidente Lo Porto erano alfieri e rappresentanti
nelle sue istanze, certo, fanno parte di un'organizzazione
politica diversa.
Ho sempre visto il Movimento sociale, non condivido le sue
scelte ideologiche, ma da un punto di vista della rappresentanza
ha sempre raggiunto un qualche accordo con la sinistra. E lei,
signor Presidente, quante volte ha votato insieme al partito
comunista, quante battaglie democratiche, non può dire che non é
vero. Erano battaglie in difesa delle minoranze e del diritto ad
esistere, in un momento della vita politica del Paese, quando il
vecchio Movimento sociale rischiava di scomparire, specialmente,
in alcune parti del territorio nazionale.
Certo, qui in Sicilia fate da padroni, maggiormente oggi che
siete all'interno di un'organizzazione dove sono presenti Forza
Italia e UDC. Voi di Alleanza nazionale, però, non dovete pensare
solo alla Sicilia, dovete pensare di essere un partito nazionale
e se questo esperimento partirà dalla Sicilia coinvolgerà tutto
il territorio nazionale, perché la Sicilia é stata sempre un
terreno di esperimento.
In Sicilia si é sperimentato di tutto, come diceva l'onorevole
Speziale: la legge sui sindaci é partita dalla Sicilia ed ha
coinvolto tutto il territorio nazionale. Il primo centro-sinistra
é partito dalla Sicilia, ma il primo partito d'accordo con il
Movimento sociale è nato in Sicilia con il milazzismo'. Quindi,
da quest'Aula è sempre partito un esperimento. Oggi è stato
avviato un altro esperimento: le regole si fanno a colpi di
maggioranza, calpestando il diritto all'esistenza, di coloro che
la pensano in modo diverso.
Qualcuno che ha più tempo di me per potere spiegare da un punto
di vista tecnico, potrà mettere in contraddizione quello che
prevede lo Statuto.
Come, giustamente, affermava l'onorevole Forgione, lo Statuto
prevede, ad esempio, di portare da 90 a 110 il numero dei
deputati. Questa norma dello Statuto non sarebbe più utile nel
momento in cui all'articolo 1 si stabilisce la forma della
contestualità del voto, perché in quel caso non sarà più
necessario aumentare il numero dei deputati. Questa legge
elettorale è in contrasto con quanto prevede lo Statuto.
Qualcuno può dire che quello è un emendamento e probabilmente
potrà essere cancellato.
Lo Statuto non deve adeguarsi alla legge elettorale. Dovrebbe
essere il contrario, signor Presidente. Lei, qui rappresenta il
garante ed avrebbe dovuto far valere anche sue decisioni
personali.
A mio avviso, prima bisognava approvare lo Statuto e poi la
legge elettorale. Infatti, solitamente, prima nasce la madre e
poi la figlia. Qui, invece, mi pare che la figlia partorisca la
madre. E' un controsenso, è contro natura. Vogliamo che qualcuno
ci spieghi le ragioni.
L'onorevole Ferro parlava della questione relativa al perché il
Presidente della Regione debba dimettersi dalla carica di
Governatore, in vista della contestuale proclamazione al
Parlamento europeo. Ma il Presidente ha già scelto l'Assemblea.
Se la preoccupazione non è quella cui hanno fatto menzione gli
onorevoli Forgione e Ferro, ci vengano a dire quali sono le
ragioni della brusca accelerazione data a questo disegno di
legge. Non è assolutamente vero che non vogliamo la legge
elettorale.
La legge elettorale già c'è. Se volete si può, con un solo
articolo, recepire quello che già esiste, che è previsto dallo
Statuto, quello che abbiamo votato e per cui oggi siamo qui a
discutere. Non ci vuole grande intuizione a dire questo, ma la
verità è un'altra: ci sono interessi politici e personali.
Qualcuno potrebbe dire la stessa cosa anche di me, cioè
l'interesse ad essere nuovamente rieletto.
Con questo sistema tutti siamo concorrenti, tutti abbiamo la
legittimità e la possibilità di essere nuovamente eletti e
rappresentare gli interessi collettivi dei cittadini.
Ma con quella legge che voi volete attuare, fate una legge ad
personam', cioè una legge per avere la certezza che i
rappresentanti della maggioranza vengano rieletti, nella quasi
totalità. L'unica differenza è per coloro che oggi non fanno
parte della vostra maggioranza, i quali verranno sostituiti con i
nuovi rappresentanti.
Questa è l'unica novità. Per il resto, tutti verranno
confermati perché avete scelto un sistema per conservare il
potere politico in questa Regione
E allora, queste saranno le argomentazioni che produrremo nel
momento in cui si andrà a decidere di votare un referendum, e
badate, non avrete vita facile nel momento in cui, con il nostro
consenso vorrete il nostro suicidio, non possiamo accontentarvi
per la fine della nostra vita politica.
Noi siamo i rappresentanti di una parte di popolo che voi non
volete sia rappresentato in questa Assemblea; voi volete soltanto
attuare i vostri interessi politici, annullando interessi
politici generali.
Noi siamo stati eletti in base a una legge che potrebbe essere
migliorata, perfezionata. Faccio riferimento al sistema
dell'introduzione della doppia scheda. Cari amici del Gruppo
parlamentare DS, avete presentato questo emendamento come lo
abbiamo presentato noi di Sicilia 2010, ma il problema, in questo
momento, non è votare con una o due schede, bensì di analizzare
se questa legge debba rappresentare gli interessi globali e
collettivi della popolazione siciliana oppure soltanto quelli di
una parte di essa che vuole autoconservarsi con questo sistema
elettorale.
Allora, poiché il nocciolo della questione è questo, l'unica
novità è il voto in genere maschile e femminile - novità che
avete cercato di divulgare attraverso tutti i mezzi di
comunicazione di massa -, questo contentino, questo specchietto
per le allodole, non metterà in ombra la reale maschera di questa
legge, cioè la maschera degli assassini politici di una parte di
rappresentanza del popolo siciliano.
Parole forti, qualcuno potrà dire. Sì, parole forti perché
mentre in tutta Italia si vota con il Tatarellum', addirittura,
voi rappresentanti di Alleanza Nazionale e dell'UDC affermate
che bisogna recepire il Tatarellum' anche per le elezioni
politiche nazionali e poi venite in quest'Aula a proporre,
esattamente, il contrario.
E' una contraddizione. Tutto ciò significa che la Sicilia deve
diventare sempre terreno di conquista dei potenti, dei baroni
della politica e questo è un esempio lampante della storia della
vita siciliana. Facendo un'analisi storica degli ultimi 50 anni
di storia del nostro Paese, della nostra Regione, non credo che
si sia mai raggiunto un livello così basso di obiettivo politico
strategico.
Almeno, i notabili della Democrazia Cristiana avevano uno
scopo, magari non condivisibile sotto il profilo ideologico, ma
sotto il profilo della rappresentanza posso dire che erano molto
più democratici del sistema politico che oggi si è instaurato.
Questo non è perché voglio riabilitare una parte della
Democrazia cristiana, però, questo è il tracciato che si sta
delineando: uccidere, definitivamente, la possibilità della
rappresentanza collettiva e diversa della società. Non a caso gli
ultimi risultati elettorali dimostrano il crescere ed il fiorire
delle diversità delle culture politiche anche nella nostra
Regione e non a caso proprio il partito di cui faccio parte ha
avuto questa possibilità di esprimere maggiori consensi rispetto
agli anni passati, proprio perché la rappresentanza è sinonimo di
democrazia .
Voi volete uccidere la democrazia perché non avete interesse
nel perdurare della democrazia.
Tutto ciò ha un solo obiettivo: farci stancare ed arrivare al
punto tale da considerare come unica alternativa quella di
presentare un maxi-emendamento che annulli gli emendamenti che
abbiamo presentato.
Certo, anche questa è una tattica parlamentare che si può
benissimo iscrivere nella normale attività legislativa
parlamentare, anche se la dice lunga. Ciò può servire per le
leggi ordinarie, ma per le leggi speciali come quelle elettorali
una cosa del genere è nefasta, antidemocratica, rappresenta
appunto la conferma dell'obiettivo del colpo di stato
democratico in questa Regione.
GURRIERI Onorevole Micciché, a che ora ha iniziato lo
sciopero della fame?
MICCICHE' Onorevole Gurrieri, proprio per queste ragioni
parlavo di sciopero della fame. Rappresenta la forza della
disperazione e della sopravvivenza di un soggetto che sa che
dovrà essere eliminato e fa di tutto, lotta con tutte le sue
forze, per impedire questo omicidio.
Voi state commettendo un assassinio politico nei confronti di
una parte del popolo siciliano, non nei confronti del singolo
deputato, perché oggi posso essere io deputato dei Verdi, domani
può essere un altro, oggi può essere l'onorevole Forgione,
deputato di Rifondazione Comunista, domani può esserlo un altro,
ma voi volete che queste forze, in questo Parlamento, non
esistano più, perché volete mettervi d'accordo, per realizzare
tutto ciò che volete, in modo tale che il bottino si possa
spartire in maniera silenziosa, occulta, senza la presenza di
testimoni oculari. Questa è la verità
Noi denunciamo tutto questo con forza e faccio un appello agli
amici e compagni dei Democratici di Sinistra e della Margherita,
visto che senza di loro questa legge non si può approvare, senza
una parte consistente della rappresentanza di questo Parlamento,
rappresentanza, a mio avviso, abbastanza considerevole perché
dobbiamo aggiungere gli amici del centro destra, dei
Liberaldemocratici e di altre formazioni socialiste dello
schieramento opposto. Ricordo che la legge elettorale è la legge
di tutti, non è dei partiti, ma del popolo siciliano, il quale
deve eleggere e deve dire da chi vuole essere rappresentato in
questa Assemblea.
Il popolo deve essere sovrano. Voi volete impedire proprio
questo, e non a caso questa legge ricalca la legge truffa'
istituita subito dopo gli anni '50, dal '56 in poi, voluta non
tanto per uccidere l'altra parte dello schieramento che allora
era rappresentata dai comunisti e dai socialisti, ma per
uccidere la parte stessa della maggioranza che era rappresentata
dalla Democrazia Cristiana. Una guerra intestina, in seno alla
Democrazia Cristiana degli anni '50.
La prima legge elettorale che il popolo siciliano ha votato,
subito dopo la seconda guerra mondiale, era una legge
estremamente democratica, proporzionale all'elezione del
Parlamento europeo, tant'è che c'erano tanti rappresentanti di
partiti monarchici, addirittura c'erano monarchici di fede
missina e monarchici puri, liberali o altri partiti.
Signor Presidente, lei ci ha consegnato un libro di 700 pagine,
in cui sono riportati tutti i risultati elettorali della Sicilia
dal 1946 in poi. Ebbene, signor Presidente, la invito a leggerlo
e lo stesso invito rivolgo a tutti i deputati che si accingono a
votare questa obbrobriosa legge che è stata sottoposta alla
nostra attenzione.
Andate a vedere come si è espresso il popolo siciliano negli
ultimi cinquant'anni, vedrete la differenza tra le prime leggi
elettorali e quelle che sono state approvate successivamente. E'
sufficiente leggere i resoconti stenografici dei deputati quando
fu approvata la legge del 1956, per comprendere il clima
esistente all'interno di quest'Assemblea. Quella non era una
legge favorevole o contraria all'opposizione, era una legge tutta
interna al sistema di potere della Democrazia Cristiana. E
sapete, quale fu l'unico partito che forse votò contro? Il
Movimento Sociale italiano.
Andate a constatare, onorevole Virzì, come si esprimevano i
rappresentanti del vostro vecchio partito del Movimento Sociale
Allora, c'erano province come Enna o Caltanissetta che non
potevano avere rappresentanti e denunciavano al furto e
all'assassinio politico. Oggi che voi fate riferimento a
questo...
PRESIDENTE Onorevole Miccichè, la interrompo un momento: le
voglio ricordare l'applicazione dell'articolo 107, che lei
probabilmente conosce. Leggo testualmente: Il Presidente invita
gli oratori che si allontanino dall'argomento ad attenervisi'.
Può procedere con il suo intervento.
MICCICHE' Signor Presidente, non comprendo questa
sottigliezza, questa precisazione, in quanto si sta parlando di
legge elettorale. Mi pare di toccare una nota dolente,
soprattutto, facendo riferimento al suo partito, all'alto senso
della coerenza politica e storica visto che avete posto sotto il
vostro il vecchio simbolo del Movimento Sociale.
Ed allora, mi chiedo dove siano quegli elementi cui fate
riferimento voi, quando durante il 1956 vi battevate contro
quella legge, che chiamavate legge truffa' perché eliminava la
possibilità al Movimento Sociale di essere presente in alcune
province della Sicilia e soprattutto ad Enna, Caltanissetta e
Ragusa? Questi sono gli elementi che ho notato in alcuni
interventi del vecchio Movimento Sociale e che oggi voi state
ribaltando, state rinnegando. Sto richiamando all'attenzione il
senso...
FORMICA E' apologia del fascismo.
MICCICHE' Onorevole Formica, è la storia che dà la lezione.
Se faccio riferimento a un partito è un richiamo storico, ha un
significato ben preciso, cioè sto seguendo quella linea politica
e non me ne distacco, posso differenziarmene per una questione
tecnica, ma qui è presente un ragionamento - quello che sto
facendo io - identico a quello che facevano i vostri vecchi
deputati del Movimento Sociale contro la legge che oggi vi
accingete ad approvare.
Uguale, identico, lo stesso ragionamento. Certo, probabilmente
la mia forza politica dovrà aspettare non so ancora quanti anni
per essere presente in massa come lo siete voi.
Cari colleghi, voi del Movimento Sociale avete avuto la forza
di essere presenti in massa in questa Assemblea e rappresentati
in tutte le province siciliane dopo la stagione di Mani pulite,
ma prima questa possibilità non l'avevate perché il sistema
elettorale vi puniva, infatti, vi rimanevano soltanto Catania,
Palermo ed in parte Agrigento.
Signor Presidente, sono stato per diversi anni collega di un
suo intimo amico, deputato in questa Assemblea per diverse volte,
l'onorevole Marino. Ricordo le battaglie con l'onorevole Marino
in Consiglio comunale ad Agrigento che hanno registrato
convergenze sulle stesse prerogative, sugli stessi interessi a
favore della popolazione.
Ma oggi questo non c'è, oggi vi state adeguando ad un sistema
di potere di cui purtroppo fate parte e non ne volete uscire, ma
sarà tardi domani poterne uscire con coerenza. E concludo facendo
appello al Presidente dell'Assemblea: lei sa benissimo che sono
il deputato più presente in senso assoluto in quest'Aula, non è
un complimento eccessivo, quando si è scelto di portare in Aula
la legge elettorale e invertire l'ordine del giorno, quale è
stata la motivazione? Ebbene, non c'è stata alcuna motivazione nè
tecnica nè politica. C'è stata una motivazione semplicemente di
potere, di un accordo trasversale tra tutto il centrodestra e
parte del centrosinistra.
Signor Presidente, quando si è di fronte all'approvazione di un
disegno di legge elettorale di questo genere non possono esistere
simili inciuci Questo lo contesto, lo denuncio pubblicamente.
Noi già, come parte dei cosiddetti cespugli ieri, a Roma,
abbiamo riunito sei partiti, di cui uno fa parte addirittura
della lista Prodi, il partito socialista, abbiamo denunciato
tutto questo; abbiamo detto agli amici Democratici di sinistra e
della Margherita che debbono fare un passo indietro per salvare
la possibilità di un prosieguo senza rancori in questa Aula.
Avete la possibilità di rifletterci questa sera, questa notte,
domani per venire qui a chiedere al Presidente di fare un passo
indietro, non come dice l'onorevole Cintola perchè non vogliamo
fare la legge elettorale. Noi vogliamo farla, basta recepire
quanto abbiamo con degli accorgimenti, delle modifiche tecniche,
possiamo inserire la questione della scheda o della doppia
scheda o della scheda in genere, ma eliminiamo l'ipotesi di
votare soltanto per i partiti che devono autoconservarsi per la
prossima legislatura.
Questo è il senso della mia protesta che continuerà fino a che
sarà varata la legge, e anche dopo che sarà varata, perchè ci
aspetta referendum, il responso dell'elettorato siciliano che non
vuol essere assolutamente preso per il naso, in quanto questo è
il vostro intendimento: l'autoconservazione.
Concludo, signor Presidente, sottolineando che il mio
intervento - se può sorgere qualche ilarità o presa in giro di
qualcuno nei miei confronti a me poco importa, quello che vale è
il senso del ragionamento che sto proponendo qui - vuol avere il
senso del ragionare insieme guardandosi in faccia.
Però vi dico che ci sono gli strateghi della strategia
elettorale. Tutti coloro che hanno fatto strategie elettorali ne
sono stati vittime. Mattarella insegna: quando fu fatta la legge
maggioritaria proposta quando era al governo la Democrazia
Cristiana in crisi, si pensava che con questa i democristiani
potessero risorgere in maniera più vigorosa. Invece è stata la
fine di quel sistema politico. Oggi voi ne fate un altro, magari
tecnicamente diverso, perché la matematica è diversa dalla
politica, però il concetto politico è lo stesso.
Potete essere anche vittime di questa legge perché con tale
sistema elettorale solo chi ha potere economico può sostenerne il
peso: infatti, nel momento in cui si andrà a votare col sistema
che voi auspicate, in tutte le province non ci sarà disparità,
chi sarà candidato dovrà esprimere tutta la sua potenza economica
e nessuno di voi potrà essere al sicuro, forse matematicamente
sì, ma politicamente no. Quindi, state attenti.
Lo so signor Presidente, che lei non ha questi interessi, lo ha
dimostrato e l'ha detto, tant'è che lei è stato eletto con un
sistema completamente diverso da quello che si vuole qui
introdurre; ma non so se con questo sistema lei sarebbe qui
adesso a rappresentarci tutti e novanta, non lo so
Signor Presidente, lei sa benissimo a cosa mi riferisco, con
questa legge la resistenza all'interno della maggioranza non è
volta a migliorarla, ma a peggiorarla o, addirittura, attraverso
qualche altra correzione, probabilmente ad arrivare ad una sorta
di autoconservazione nominalistica, senza passare dal responso
elettorale: il cosiddetto listino.
Evidentemente, la legge elettorale deve avere un suo punto
comune: gli interessi collettivi. Le regole si fanno
unanimemente, tutti seduti attorno ad un tavolo, senza escludere
nessuno e questo non significa invitare alla spartizione della
torta', ma invitare tutte le rappresentanze possibili e
immaginabili di questa regione. Invece voi state approvando un
sistema elettorale escludendone una parte, che chiamate
cespugli in modo dispregiativo. Però abbiamo visto nelle
ultime elezioni europee che questi cespugli rappresentano una
buona parte, quasi mezzo milione di siciliani che volete
eliminare da questo consenso: ciò significa un assassinio
politico , che volete perpetrare attraverso un disegno di legge.
Signor Presidente, non si faccia complice di questo in quanto
lei rappresenta la più alta carica istituzionale di questa
Assemblea, lei non è rappresentante né della Casa della Libertà
né dell'Ulivo né dei cespugli : in questo momento lei
rappresenta l'Assemblea con la A maiuscola, è al di sopra delle
parti.
Faccia pure un'analisi storica di quello che ho detto, faccia
una retrospezione storica della sua vita politica che deve
concludersi in modo coerente, perché è nel suo interesse, nella
sua storia di uomo politico, e in questo momento mi affido a lei,
come non a caso, in questi ultimi giorni, mi sono affidato ad
altre alte cariche istituzionali, il Presidente della Repubblica,
per questioni di cui parlavo all'inizio del mio intervento quando
ho fatto riferimento alla questione della Cap Anamur , della nave
tedesca.
Signor Presidente, lei che è il garante dello Statuto siciliano
tuttora in vigore e che non è stato ancora modificato, se vuole
rispettare il senso dell'alto magistero che rappresenta, porti
all'esame dell'Aula prima la riforma dello Statuto per mettere
in discussione poi, se è possibile, attraverso regole generali ed
interpretare successivamente le regole elettorali.
A ciò la invito, signor Presidente, non solo dal punto di vista
politico, ma anche personale, in quanto lei, rispetto a tutti
noi, ha prerogative istituzionali che le consentono di gestire i
lavori di un'Assemblea parlamentare. Naturalmente, sta a lei
decidere e scegliere la via migliore, non sto dicendo di
accantonare la legge elettorale, non sto dicendo assolutamente
questo. Al disegno di legge elettorale ci sono emendamenti che
possono essere migliorativi o peggiorativi, però la procedura é
quella che vale, é la forma - mi hanno insegnato che la forma é
sostanza -, ma in questo caso la forma é stata violata,
calpestata perché prima della legge elettorale é arrivata in
quest'Aula la riforma dello Statuto.
Signor Presidente, se vado a rileggere la commemorazione che
lei ha fatto qui in Aula del Presidente della Commissione
Statuto, onorevole Vincenzo Leanza, tutto avrei potuto immaginare
tranne che lei acconsentisse a determinati partiti politici di
maggioranza e di opposizione lo scavalcamento o il travisamento
di questo cambiamento di rotta.
Lei, molte volte, in quella commemorazione dell'onorevole
Leanza, ha accennato a questo elemento: per dare memoria ad una
persona che tanto ha lavorato per la riforma dello Statuto
occorreva che questa venisse approvata speditamente.
Signor Presidente, spero che questo disegno di legge non sia
uno strumento per un gioco politico all'esterno e all'interno
della maggioranza, un gioco politico all'interno e all'esterno
dell'opposizione.
Amici e compagni del Gruppo parlamentare Democratici di
Sinistra, state attenti perché la gente sa giudicare; cari amici
della Margherita, la gente sa votare Certo non può modificare
le norme e le regole elettorali che voi avete posto con tranelli
ed ostacoli, con una sorta di salto ad ostacoli che gli elettori
non riescono a superare, ma che noi abbiamo la volontà e la
possibilità di eliminare per esitare un disegno di legge
elettorale che rappresenti tutte le componenti del popolo
siciliano senza escludere nessuno. Grazie.
PRESIDENTE Sono iscritti a parlare ancora gli onorevoli
Morinello, Leontini e Raiti. Da questo momento dichiaro chiusa le
iscrizione a parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha facoltà.
ORLANDO Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo
chiamati ad esaminare una legge importante nella vita della
Regione: la legge elettorale; e voglio subito premettere che
ritengo che sia opportuno che l'Assemblea regionale approvi una
legge elettorale e - aggiungo - che l'approvi al più presto
perchè una cattiva legge comunque consente alla politica di
spiegare gli strumenti per correggere gli errori eventualmente
commessi.
La politica consente di correggere gli errori commessi
attraverso il ricorso al referendum, la politica consente di
correggere gli errori commessi attraverso le forze politiche che
rimangono un punto importante nella vita democratica del nostro
Paese.
Faccio questa premessa perchè non vorrei che sembrasse che
quello che sto chiedendo mira ad avere un rinvio sine die
dell'approvazione della legge elettorale.
La legge elettorale va approvata, questa è la mia opinione, la
legge elettorale è una legge di sistema. Esistono leggi di
sottosistema e leggi di sistema, le leggi di sottosistema possono
essere approvate anche nella casualità dello svolgimento della
vita assembleare e possono anche essere approvate attraverso
l'aggiunzione di un articolo ad un altro, sia pure nel decorso
del tempo e anche delle settimane; una legge di sistema, invece,
ha bisogno di una sua coerenza perchè ha bisogno di un suo
equilibrio, ha bisogno cioè di mettere insieme aspetti che sono
legati al particolare con aspetti che sono legati al generale.
Voglio subito chiarire cosa intendo per leggi di sistema. A mio
avviso, una legge annuale di sistema è la legge di bilancio che
deve in qualche modo tenere presente, da una parte, gli elementi
particolari, dall'altra parte un progetto complessivo
dell'utilizzo delle risorse finanziarie dell'ente Regione ed è
per questo che soccorre ai lavori parlamentari per l'approvazione
del bilancio il ricorso alla sessione di bilancio.
Credo che legge di sistema sia, lo è, soprattutto lo Statuto,
in quanto lo Statuto deve certamente tener conto di tanti aspetti
particolari, ma deve trovare la sintesi che tenendo insieme i
sottosistemi non faccia sistema come somma matematica e
quantitativa dei sottosistemi, ma aggiunga un qualcosa in più
alla semplice somma di sottosistemi.
Se questo è vero credo che valga anche per la legge elettorale,
che è una legge di sistema e, in quanto tale, deve avere una sua
armonia. Non mi appassiona sapere se abbiamo o non abbiamo
urgenza ad approvare una legge elettorale. Credo che l'urgenza
sia politica e che ci sia bisogno di approvare una legge
elettorale; mi permetto di dire che vorrei vivere in un sistema
politico nel quale non bisogna nè appassionarsi nè deprimersi
lasciando dipendere la passione o la depressione dalle scelte
individuali che fa il Presidente della Regione.
Mi auguro che si possa anche, nell'approvare la legge
elettorale, pervenire ad un meccanismo che comunque consenta
all'Assemblea di esistere a prescindere dalla sorte personale del
Presidente della Regione, che ha il diritto di avere tutti gli
aspetti di sviluppo di carriera politica che ritiene, ma non
certamente di annullare in un colpo solo la volontà del popolo
siciliano che si esprime nella scelta dei parlamentari regionali.
Ma questo non attiene certamente al ragionamento che volevo
fare, è soltanto per dire come non mi appassiona l'idea abbiamo
premura o non abbiamo premura ; per quanto mi riguarda questa
legislatura scade nel 2006 e, quindi, potremmo benissimo dire
attendiamo il 2006 .
Ritengo che sia opportuno esitare una legge elettorale per le
ragioni che dicevo prima, perchè una cattiva legge elettorale può
essere corretta, da questa Assemblea, dal referendum, attraverso
la politica che pone rimedio agli errori anche della legge,
quando di politica si parla e non di somma di interessi politici
individuali.
Se tutto questo è vero, mi permetto di farle una proposta,
onorevole Presidente, ossia di prevedere in qualche modo una
sessione per la legge elettorale, di prevedere una sessione per
la quale - diciamolo francamente - non siamo pronti, non è pronta
la maggioranza, non è pronta l'opposizione, possiamo giocare a
scaricare sugli altri le responsabilità.
C'è bisogno di fare un ragionamento, di fare passare alcuni
valori, di fare quella sintesi, quella somma dei sottosistemi e
del sistema che poi fa la legge elettorale ed è una esigenza che
si può benissimo scaricare su una o sull'altra coalizione. Credo
che sia normale che ci siano di questi problemi quando si
affronta una legge di sistema, ci saranno quando parleremo dello
Statuto, ci sono quando si parla di bilancio, c'è quando si parla
di legge elettorale.
Se questo è vero, personalmente reputo saggio evitare di dare
la sensazione che, comunque, si vuole approvare un articolo, ciò
in quanto l'approvazione di un articolo non è elemento secondario
rispetto alla rottura di un'armonia complessiva che abbiamo il
dovere tutti di salvaguardare.
Voglio fare una considerazione anche di merito.
L'articolo 1 parla di contestualità dell'elezione del
Presidente della Regione e dell'Assemblea e questo articolo,
sostanzialmente, pregiudica a tutti il ragionamento successivo.
Mi permetto di suggerire di approvare l'articolo 1 alla fine
piuttosto che all'inizio, perchè non è indifferente la scelta
dell'articolo 1 in considerazione del fatto che si approvi o meno
il listino, non è indifferente che si preveda o meno, in testa
all'Assemblea, la possibilità di rimanere in carica ancorché il
Presidente lasci, per qualunque ragione, il suo incarico.
Contestualità è contestualità: una volta che approviamo
l'articolo 1 che parla di contestualità abbiamo precluso la
possibilità negli articoli successivi di prevedere, in qualche
modo, una sorte separata, sia pure per un tempo limitato, tra il
Presidente della Regione e dell'Assemblea.
Non voglio qui avventurarmi nel chiedere che si accantoni
l'articolo 1 per metterlo alla fine, per approvarlo cioè alla
fine, ma credo che questa sia un'ulteriore conferma che siamo di
fronte ad una legge di sistema che o si affronta in maniera
sistemica o diversamente c'è il rischio che esitiamo comunque una
brutta legge.
Mi permetto, quindi, di chiedere che si abbia comprensione per
il fatto che in questo momento si sta cercando - ed è una cosa
assolutamente normale e fisiologica di fronte ad una legge così
importante - il massimo di unità possibile dentro questa
Assemblea, ma anche dentro le forze politiche dei diversi
schieramenti.
Credo che il rinviare ad una sessione che si chiami sessione
per la legge elettorale , che sia una sessione che inizi e si
chiuda con l'approvazione della legge elettorale, - che, ripeto,
credo che sia necessario approvare perché una legge elettorale
consente alla politica di provvedere a rimediare agli errori
eventualmente commessi - possa essere una proposta che mi
permetto di rappresentare all'attenzione sua e dei capigruppo,
essendo una proposta soltanto di buon senso ed avendo fatto la
premessa che sono convinto di dover esprimere piena solidarietà
all'onorevole Miccichè perché quello che lui ha espresso va al di
là di quella che può essere la personale condizione di fatica
fisica.
Mi permetto di dire, onorevole Miccichè, che lei non mangia da
ieri sera, anch'io non mangio da ieri sera, quindi siamo entrambi
in sciopero della fame; lei continuerà, io stasera conto di
cenare e provvederò comunque a rifocillarmi.
Ma il tema non è questo. La solidarietà va ben al di là perché
credo che qui non si può pensare che si possano distruggere tanti
sottosistemi in nome di un astratto sistema, né si può pensare di
distruggere un sistema in nome della somma dei sottosistemi.
La legge elettorale serve a fare sintesi, per fare sintesi ci
vuole tempo; quel tempo che è passato sino ad ora non è servito,
mi sembra che questo emergeva dagli interventi dell'onorevole
Cintola, dell'onorevole Leontini, dell'onorevole Formica, che
tutti rappresentano alla fine l'esigenza di una disponibilità al
ragionamento.
Se questa disponibilità c'è veramente e vogliamo fare una legge
di sistema, rinviamo sapendo che quando si entra in quest'Aula si
esce soltanto con una legge. Se sarà brutta, la politica
provvederà ai rimedi necessari per correggere una brutta legge.
PRESIDENTE. Onorevole Orlando, non dubito che possiamo pure non
essere pronti per affrontare la legge elettorale, può darsi che
sia vero.
Una cosa è sicuramente non vera: che non abbiamo percorso i
giusti passaggi per arrivare al dibattito. Intendo i convegni
dentro il Palazzo di organismi culturali, sindacali e politici
che hanno avuto la possibilità di dibattere; intendo l'impegno
della Commissione che ha esitato, bene o male, un testo; intendo
tutta la richiesta di un'opinione pubblica che preme, soprattutto
attraverso i giornali, in direzione della riforma elettorale.
Sicché, per quanto capisca che c'è un bisogno di maturazione
del tema, tuttavia la richiamo, onorevole Orlando, a questo
elemento essenziale: se per caso non sia peggio rinviare di
quanto invece non sia affrontare il problema, come del resto,
gliene devo dare pubblicamente atto, ha sostenuto l'onorevole
Speziale, non sia invece questo proprio lo strumento per prendere
coscienza dell'importanza e della delicatezza dell'argomento.
Naturalmente siamo nelle fasi iniziali: chi sostiene
giustamente che dall'articolo 1 poi dipende tutto il resto può,
come lei stesso ha fatto, immaginare un accantonamento. E quello
è già una cosa diversa di un rinvio tout court. Però stiamo
attenti perché ci stiamo accorgendo dell'importanza della riforma
elettorale solamente in ragione del fatto che finalmente ne
discutiamo.
Per fatto personale
ORLANDO. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ORLANDO. Signor Presidente, mi sono sforzato di introdurre in
questo dibattito una logica di sistema. Trovo assolutamente
inadeguata la circostanza che lei abbia introdotto un elemento di
contrasto tra me e l'onorevole Speziale su questa vicenda.
Siccome non posso accettare che ci sia un elemento di contrasto
tra me e l'onorevole Speziale, perché credo che l'onorevole
Speziale cerchi come me il massimo di unità rispetto a questa
legge in quest'Aula e rispetto a questa legge all'interno della
coalizione del centro-sinistra.
Mi permetto di reagire a questa sua affermazione, aggiungendo
che personalmente chiedo che la legge venga fatta, ma sostengo
che la politica, qualche volta, ha bisogno di un tempo
supplementare che non é quello degli orologi, perché se pensiamo
che la politica sia soltanto rispettare il tempo degli orologi,
probabilmente basterebbe un orologiaio piuttosto che un partito
politico per risolvere i problemi del nostro Paese. Grazie.
Riprende la discussione del disegno di legge nn. 850 ed altri/A
MORINELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORINELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i contenuti
del discorso dell'onorevole Orlando mi convincono sempre di più
della necessità che tutti noi abbiamo di esitare una buona legge
elettorale e per fare ciò non occorre l'ostruzionismo che é usato
legittimamente dalle minoranze che temono di non essere più
rappresentate nel Parlamento regionale, e che ricorrono a tutti
gli strumenti per impedire che non si adempi ad un dettato che é
ormai entrato nella nostra Costituzione.
Il 16 giugno 2004 é stato approvato definitivamente dal Senato
l'attuazione del primo comma dell'articolo 122. E l'articolo 4
sancisce, in modo chiaro, che si devono individuare nei Consigli
regionali dei sistemi elettorali che agevolino la formazioni di
stabili maggioranze e garantiscano la rappresentanza delle
minoranze.
Non voglio fare una perorazione di principio sul fatto che
questo disegno di legge assicuri la rappresentanza delle
minoranze, lo contesto con forza che questo principio venga
assolutamente tutelato. Dico però una cosa molto chiara, c'é la
necessità di uscire dal sospetto che è presente in alcuni
interventi, di una fretta sospetta nell'accelerare i lavori di un
iter, quello dell'approvazione di una legge elettorale che, in
modo illogico e assurdo, é stato detto anche da altri colleghi, é
stata fatta precedere dall'approvazione dello Statuto. Lo Statuto
é l'ordito, é la trama attorno a cui si dipana, poi, tutto un
insieme di norme che regolano la vita delle Istituzioni
democratiche e rappresentative.
Trovo assolutamente non convincenti le spiegazioni che hanno
portato l'Aula a discutere prima della riforma elettorale e dopo
dello Statuto. Lo diceva l'onorevole Orlando ed altri deputati,
da qui al 2006 abbiamo due anni per la riforma elettorale, lo
sappiamo bene che é difficile da partorire. L'Assemblea
regionale, nel corso di questi decenni non ha mai saputo
legiferare sulla materia.
Abbiamo il dovere di legiferare, non possiamo non fare una
legge elettorale, non possiamo non delegare al legislatore
nazionale la nostra potestà, il nostro dovere di dotarci di una
legge elettorale.
Per questo, ritengo, che la proposta dell'onorevole Orlando di
stabilire in autunno una sessione con delle scadenze precise,
oltre le quali non potremo andare, per arrivare alla definizione
di una legge elettorale che deve essere, però, preceduta
dall'approvazione dello Statuto.
Non é assolutamente dilatoria o strumentale questa proposta che
nobilita, invece, il ruolo dell'Assemblea, dei singoli deputati
che vogliono approfondire e cimentarsi su questa materia così
delicata, che attiene al rapporto tra eletti ed elettori, a uno
snodo fondamentale della nostra democrazia.
L'articolo 1 che ci viene proposto, lo si diceva prima,
rappresenta un po' l'elemento cardine, centrale attorno a cui
ruotano le altre norme.
Non è assolutamente neutra la proposta, avanzata in questa sede
da più parti politiche, di arrivare all'approvazione
dell'articolo 1, per poi rincontrarsi dopo qualche settimana.
Ritengo che vi sia un'accelerazione sospetta di questa legge
che è stata delineata, pensata, immaginata e sarà approvata da
una maggioranza trasversale che ha già deciso quali sono gli
elementi fondamentali attorno ai quali quest'Assemblea deve
decidere, deve legiferare, una maggioranza trasversale che vede i
maggiori partiti del centrodestra e del centrosinistra, di
Alleanza Nazionale, di Forza Italia, dell'UDC, della Margherita e
dei Democratici di sinistra, anche perché vi è una discussione in
corso tra i partiti del centrosinistra, volta ad un rinvio in
attesa di una definizione unitaria, possibile, della coalizione
del centrosinistra. Non è assolutamente strumentale.
Qui abbiamo visto che questa proposta non è stata poi
assecondata dal comportamento in Aula di alcuni Gruppi, che pure
si sono fatti promotori di questo incontro, di questa riunione,
di questa necessità di arrivare ad un approfondimento, anche
all'interno delle coalizioni.
Per questo motivo, l'approvazione dell'articolo 1 rappresenta
la prova del fatto che già vi è un accordo in quest'Aula. Mancano
solo i dettagli, i tasselli. L'impianto di questa legge è già
stato definito, pensato.
La dialettica parlamentare si svolgerà, anche avvalendosi del
contributo dei deputati che si sentono impediti nell'esercizio
della propria capacità di rappresentazione nel futuro Parlamento.
Esprimo, in questa sede, la mia solidarietà, nonostante il clima
non certamente propizio ad un Parlamento, all'onorevole Micciché.
La dialettica parlamentare e gli artifici politici e parlamentari
non hanno impedito, comunque, che questo disegno di legge avesse
un suggello, quello di un accordo tra i cinque maggiori gruppi
parlamentari dell'Assemblea regionale.
Proprio per questo dico che questa sospetta fretta non è
assolutamente motivata.
L'accanimento, il calore con cui il capogruppo dell'UDC,
l'onorevole Cintola, ci invita ad accelerare i passi di questa
legge, non ci convincono assolutamente.
Non vi è alcun elemento accidentale, politico che ci impedisce,
da qui a qualche mese, di darci, come Assemblea regionale
siciliana, una sessione che ci consenta di approfondire, di
confrontarci e di scontrarci, perché le sedi che il Presidente
dell'ARS a mò di risposta all'intervento forte dell'onorevole
Orlando citava, i convegni, la sollecitazione sulla stampa, la
discussione che c'è stata in questi mesi, non è stata sicuramente
la sede appropriata, sulla scorta anche degli adempimenti
previsti dalla Costituzione. Cito, ad esempio, l articolo 4
della legge di attuazione dell'articolo 122 della Costituzione
che ci obbliga ad individuare forme di elezione che assicurino la
rappresentanza delle minoranze.
Questo disegno di legge, sul quale vi è questo accordo di
massima, impedisce la rappresentanza delle minoranze, la
pluralità di orientamenti culturali, politici e sociali del
popolo siciliano.
C'è un assurdo logico che abbiamo già evidenziato in sede di
dibattito ed anche extraparlamentare. Ci siamo dotati di un
sistema istituzionale, quello che garantisce l'elezione diretta
del Presidente della Regione, che ha la possibilità di formare
una solida e stabile maggioranza, non soggetta a quelle
ricorrenti crisi cicliche che caratterizzavano le scorse
legislature e nello stesso tempo, però impediamo che il
corollario di questa stabile maggioranza, la rappresentazione
plurale di tutte le opzioni possa essere assicurata, possa
accompagnarsi, per cui c'è un tentativo liberticida - non lo
potrei non qualificare così - che mira, appunto, a restringere, a
rendere sempre più oligarchica la nostra democrazia.
Questi sono i contenuti del disegno di legge che ci viene
rappresentato.
Siccome non ho alcuna volontà nè di indulgere a parole grosse
nè di fare demagogia, ritengo che ci sia la necessità di un
approfondimento, per evitare che alcun deputato abbia sospetti ed
usi strumentalmente termini liberticidi.
Ritengo che lei, signor Presidente, abbia una funzione in
questo Parlamento, in questa discussione, che è quella di
garantire non solo il corretto svolgimento dei lavori ma, allo
stesso tempo, di significare l'importanza cruciale che ha nella
storia dell'autonomia il varo di questa legge elettorale.
Ritengo quindi un suo dovere - mi permetto sommessamente,
signor Presidente - quello di permettere che la discussione e
l'approvazione dello Statuto precedano l'approvazione e il varo
della legge elettorale che abbiamo il dovere di compiere in tempi
certi, perché dobbiamo esitare la legge elettorale.
Non c'è nessuno strumentalismo perché sarebbe una grave
sconfitta - anche personale - il fatto che in questa legislatura
non riusciamo a compiere l'obbligo che abbiamo, cioè varare una
riforma elettorale, delegandolo al legislatore nazionale.
Per questo motivo, signor Presidente, al di là dell'intervento
che non vuole essere ostruzionistico, ritengo che vi sia una
riflessione da fare sul fatto che questo misfatto che è stato
compiuto dai cinque gruppi maggiori dell'Assemblea regionale non
debba compiersi, che ci sia la necessità di pervenire, entro
tempi certi, ad una sessione dedicata alle riforme istituzionali
e che, in ogni caso, la discussione e l'approvazione dello
Statuto preceda, proprio per le cose che sono state qui dette,
l'approvazione della legge elettorale.
Possiamo darci un termine entro novembre; possiamo approvare lo
Statuto e la riforma elettorale, entro novembre.
Capite bene che su questa vicenda non ci possono essere
scorciatoie ed è gravissimo - lo dico qui a tutti i deputati ed
al Presidente dell'Assemblea - che già sono pronti accorgimenti
e strumenti tipo maxiemendamenti che riguardano una materia così
delicata, quella appunto delle regole elettorali. Vi sono pronti
maxiemendamenti che mirano a far decadere gli emendamenti delle
opposizioni.
Ora non so chi ha partorito questa felice idea e non sa che, in
materia elettorale, le regole delle regole non sono ammissibili,
ma non sono concepibili maxiemendamenti che sono pronti sono in
nuce di cui tutti noi siamo a conoscenza.
Se si arriva a questo, allora ritengo fondato il sospetto della
fretta e mi chiedo ad alta voce il perché di questa fretta; cosa
c'è dietro questa fretta di accelerare una riforma elettorale
così congegnata, così antidemocratica e così liberticida quando
teoricamente abbiamo due anni di tempo per approvare la legge
elettorale. In ogni caso, comunque, propongo un termine, quello
di novembre del 2004 perché il Parlamento si doti dello Statuto
e della riforma elettorale.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne
ha facoltà.
LEONTINI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho già
manifestato, nel mio precedente intervento, la mia
indisponibilità ad appassionarmi, com'è accaduto all'onorevole
Orlando, alla contrapposizione radicale tra la fretta e la
flemma. Non è in caso di impostare la querelle stasera, in Aula,
sulla dialettica tra la fretta e la flemma, proprio
ricollegandomi alle ultime riflessioni che faceva il collega
Morinello, piuttosto che chiedersi come mai ad un anno dalla
chiusura del periodo legislativo - il quinquennio - oggi si metta
mano alla riforma elettorale.
L'onorevole Morinello non si è mai chiesto con scrupolo, ed in
certi momenti con cruccio, perchè durante il primo, il secondo ed
il terzo anno questo Parlamento non ha messo mano ad un disegno
riformatore che incombe come dovere sul Parlamento da una legge
precedentemente approvata che è quella che impone al Parlamento
di darsi una legge elettorale e non in dipendenza
dall'elaborazione di un nuovo Statuto.
Una volta per tutte, cominciamo a disincrostare il dibattito da
alcune croste e da alcune motivazioni fasulle che vengono di
volta in volta gettate e proiettate sul dibattito parlamentare.
Lo Statuto e la legge elettorale non sono uniti da questa
connessione di priorità istituzionale che alcuni dei colleghi
intervenuti hanno voluto qui sottolineare. Anzi, il dovere che
incombe su questo Parlamento circa la riforma elettorale
prescinde dalla rielaborazione dello Statuto.
Nel disegno di legge voto allora approvato, non si faceva
riferimento alla necessità di rimettere mano alla riforma dello
Statuto; si faceva riferimento alla necessità ed al dovere di
approvare con legge ordinaria una nuova norma elettorale. O
queste due cose si hanno chiare o per tutto il dibattito sulla
legge elettorale si diranno sciocchezze. E siccome siamo tutti
addetti ai lavori e siamo colleghi parlamentari, è bene, depurare
il dibattito dalle sciocchezze.
Che poi ci sia qualche collega che voglia logicamente e non
istituzionalmente collegare le due cose, è libero di farlo, ma
non si potrà sottrarre alle debolezze dell'argomentazione da noi
individuate, sottolineate ed evidenziate.
Cominciamo, quindi, a depurare il dibattito dalle false
argomentazioni.
La legge elettorale è un dovere e, casomai, avremmo dovuto
prima in modo più organico e più esteso nel tempo affrontarla.
Oggi siamo in tempo utile per sottrarre il dibattito alle vigilie
elettorali che poi lo caricherebbero di significati spuri e che,
molto probabilmente, ci impedirebbero di assegnare al dibattito
la giusta valenza.
Quindi, oggi, affrontare questo dibattito non significa avere
fretta; significa procedere secondo un percorso che ci siamo dati
nei livelli parlamentari corretti, perchè ne abbiamo parlato sia
quando abbiamo cominciato ad impostare la riforma dello Statuto,
sia quando in Commissione ci siamo occupati solo di legge
elettorale, sia in Conferenza dei Capigruppo quando il Presidente
dell'Assemblea ha assegnato alla riforma elettorale una sessione
ben precisa, onorevole Orlando, tant'è vero che oggi siamo
impegnati in una sessione riformatrice che è quella che la
Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari, presieduta dal
Presidente dell'Assemblea, ha inteso definire come tale.
Perchè, di volta in volta, questo Parlamento deve comportarsi
come lo scolaretto impreparato che chiede sempre un mese di tempo
per ripassare o per approfondire?
Per quale motivo deve farlo se abbiamo già, in sede di
Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari, definito un
percorso che avrebbe consentito a tutti i gruppi ed a tutti i
parlamentari di dotarsi delle posizioni congrue per affrontare il
dibattito?
Se poi dovessero sopravvenire delle riflessioni in sede
politica, tali da rendere l'articolato già formulato suscettibile
di modifiche, è chiaro che il dibattito parlamentare consentirà
ciò, come lo ha consentito sempre, senza scandalo, per ogni
legge, tanto più per una legge di sistema - e condivido la
definizione - come la legge elettorale così come l'onorevole
Orlando l'ha definita.
Se dunque la volta scorsa, per alcuni aspetti, anch'io ho
chiesto una settimana di riflessione, l'ho fatto perché so che,
in sede politica, potranno esserci delle esigenze, e quindi
riconosco - ecco perché non mi appassiono alla dialettica
radicale tra fretta e flemma - che possono esserci delle esigenze
di organicità all'interno delle coalizioni e di approfondimento
nell'ambito di ciascun partito.
Questo oggi però non ci impedisce di entrare nel merito della
legge, così come stiamo correttamente facendo, accennando poi a
tutte le ipotesi di sviluppo del percorso legislativo e quindi
accennando anche alle posizioni che poi, di volta in volta,
andremo a definire attraverso il dibattito e attraverso il voto.
Onorevoli colleghi, non è una legge che intende, tra le proprie
finalità, privilegiare, come qualcuno ha detto, lo sterminio dei
piccoli partiti . Questa sera ho ascoltato definizioni molto
bizzarre e quella che mi ha più colpito per il folklore è quella
del colpo di stato democratico . Riconosco che è stata
utilizzata dall'onorevole Miccichè subito dopo aver parlato della
destabilizzazione del Parlamento e dell'uccisione dei piccoli
partiti.
Tengo a sottolineare all'onorevole Miccichè che i piccoli
partiti hanno sicuramente un ruolo importante e rappresentano una
porzione importante della società isolana, tanto più
rappresenteranno degnamente il loro ruolo quando in questo
Parlamento eviteranno percorsi che da un cespuglio all'altro
evidenzieranno salti della quaglia che non sono identificabili
come percorsi lineari, perché quando da un partito si passa ad un
altro partito e dopo sei mesi ad un altro partito e poi dopo sei
mesi ad un altro gruppo e dopo sei mesi ad un altro gruppo e nel
giro di due anni e mezzo si frequentano cinque cespugli,
sicuramente questo non si ascrive alla linearità dei percorsi,
alla dignità delle posizioni e quindi alla congrua rappresentanza
degli interessi dei siciliani, i quali conferiscono con voto un
mandato e quel mandato intendono che sia rispettato secondo un
percorso che è quello che il voto ha sancito.
Questi salti sicuramente non apportano benefici nell'interesse
della rappresentanza degna delle posizioni dei piccoli partiti.
Se una legge che intende conferire all'assetto parlamentare ed
elettorale un significato maggioritario induce i piccoli partiti,
eventualmente, a collegarsi in un progetto non è una legge di
sterminio, è una legge di regolamentazione e di razionalizzazione
del sistema elettorale e politico.
Su questo argomento, torneremo a parlare più tardi, quando
entreremo nel merito degli altri articoli. Dobbiamo però
sgomberare il dibattito da queste finalità presunte che nessuno
ha inteso assegnare perché la legge invece risponde a dei
principi sani, edificanti, costruttivi che sono quelli di
assegnare a questo Parlamento ed alla Sicilia una solida legge
elettorale che consenta al Parlamento di essere rappresentativo
di tutte le indicazioni della comunità isolana.
Noi non intendiamo pervenire alle soluzioni migliori - e chiedo
ai colleghi di essere attenti a questa sottolineatura, lo dico
perché la preoccupazione esternata dall'onorevole Speziale mi è
sembrata un po' strumentale sull'argomento - alle soluzioni che
ci aggradano, attraverso una rinuncia all'esercizio della
posizione e dell'impegno parlamentare.
Non si arriva a soluzioni attraverso inadempienze. Per noi il
lavoro di riforma della legge elettorale è un adempimento
necessario di questo Parlamento e non intendiamo su questo
argomento essere inadempienti, quindi non si arriverà ad
attingere ad altre soluzioni che piovono dall'alto rinunciando a
un impegno di questo Parlamento.
Potremo magari pervenire a soluzioni che coincidono, collimano
o sono in sintonia con altre già prefigurate, articolate o
definite a livello nazionale, ma lo faremo attraverso
l'intervento in questo Parlamento, attraverso l'impegno in questo
Parlamento, attraverso il confronto parlamentare e attraverso,
poi, dopo la dialettica delle posizioni, il voto di questo
Parlamento.
Arriveremo, quindi, ad una soluzione non attraverso
inadempienze, ma attraverso un preciso impegno in adempimento di
quanto incombe come dovere su questo Parlamento,.
In ultimo, ci tengo, entrando nel merito del contenuto del
primo articolo, a sottolineare qual è, dal nostro punto di vista,
la differenza fondamentale tra l'una e l'altra impostazione.
Noi miriamo ad una scelta elettorale che si configuri
coerentemente in un programma incarnato da espressioni partitiche
e da un candidato alla presidenza. Le due cose sono contestuali.
Non capisco perchè la scheda unica debba essere considerata una
diminutio della possibilità democratica dell'elettore, del
cittadino, di espressione del voto. E' come se dicessimo che
l'espressione delle tre preferenze in una sola lista fosse una
diminutio della libertà democratica.
Eppure sappiamo che non lo è. Non assegniamo all'elettore la
facoltà di esprimere tre preferenze in tre liste o in tre
coalizioni diverse. Abbiamo, in ultimo, votato secondo un sistema
che le tre preferenze le consente nell'ambito di una medesima
posizione.
Nessuno mai ha sottolineato questo meccanismo come un
meccanismo di riduzione o di diminuzione delle possibilità
democratiche dell'elettore, tanto più, in un sistema come quello
che intendiamo prefigurare, che è quello che intende assegnare al
programma, nutrito da alcune indicazioni di soggetti partititi e
politici associati in coalizione e rappresentato dal candidato
alla presidenza, una valenza organica e complessiva.
E' questo il significato della nostra proposta ed è questo il
significato della regola che intendiamo perseguire, che è quella
in base alla quale abbiamo già ottenuto un risultato che comunque
riteniamo essere rispondente, perchè non è certamente l'estetica
di una candidatura a consentire all'elettorato di esprimersi in
modo più libero e più democratico.
Non è la simpatia personale, non è la distinzione artificiale
tra un candidato alla presidenza di una coalizione e i partiti di
un'altra coalizione che consente di potenziare e di incrementare
gli spazi di espressione democratica. L'espressione democratica
deve avere una sua ratio, deve avere un suo orientamento, una sua
bussola e questa bussola è significativa se si incarna in un
programma e il programma è nutrito da una coalizione ed è
incarnato da un candidato. Le due cose sono contestuali,
altrimenti andiamo verso altri orientamenti, altre impostazioni,
che noi aborriamo.
Quindi, il dibattito non è di poco momento, onorevole Miccichè.
Il dibattito è di fondamentale importanza e potere iniziare
questa sera il dibattito in questi termini rende onore al
Parlamento. Una volta tanto parliamo di cose importanti che
aumentano la dignità di questo Parlamento e ne rendono il suo
lavoro rispondente alle attese dei siciliani.
Si tratta di un progetto riformatore di fondamentale importanza
che ci richiede il popolo siciliano da tre anni a questa parte.
Il fatto che noi, ad un anno di distanza dal voto, lo affrontiamo
con calma e con la razionalità necessaria credo che risponda ad
uno dei più importanti doveri di questo Parlamento.
Ecco perchè ho espresso, nel mio primo intervento, la nostra
posizione, che è la posizione del partito di maggioranza
relativa, il partito leader della coalizione, ma che è la
posizione dell'intera coalizione, che ha dibattuto al proprio
interno. Non è impreparata sull'argomento, non intende chiedere
al Presidente un mese di proroga per prepararsi meglio. Sa che
nel prosieguo del dibattito potrà esserci una necessità politica
di aggiustamento, di approfondimento.
Siccome si tratta di una legge di sistema, che interviene sulle
regole del parlamento e dell'espressione della libertà
democratica, sicuramente avremo modo di approfondire, di
dibattere ulteriormente, di consultare le sedi politiche per
tornare poi al Parlamento.
Non è uno scandalo, onorevole Morinello, il fatto che i gruppi
parlamentari si confrontino con le sedi politiche. Lo ha detto
poc'anzi l'onorevole Orlando: lunedì prossimo la vostra
coalizione sarà impegnata in una riflessione che vedrà gruppi
parlamentari e partiti insieme e, quindi, questo noi lo abbiamo
fatto prima, lo stiamo facendo, lo rifaremo fra qualche giorno e
tra qualche settimana.
Come vedete, le due cose procedono parallelamente e riguardano
con la medesima importanza e sensibilità sia la vostra coalizione
che la nostra.
Avere iniziato comunque è un segnale importante per la società
siciliana che questo Parlamento sta affrontando, peraltro, con
una indicazione che è di orientamento non soltanto per i
siciliani.
Sapete con quanta attenzione si sta guardando il nostro lavoro
fuori dai comuni siciliani?
Ciò viene fatto con una indicazione che può fornire
orientamenti importanti anche fuori dal confine siciliano perché
a questo lavoro riformatore si sta guardando non soltanto con
curiosità ma con l'attenzione che è dovuta ad una Regione che, in
materia di regole, di riforme elettorali, ha spesso fornito
indicazioni anticipatrici ed ha consentito poi alle altre Regioni
di adeguarsi e di mutuare dalle nostre indicazioni e dalle nostre
leggi.
Quindi, che oggi il Parlamento stia affrontando con tale
importanza e tale rilevanza questo dibattito fa onore al
Parlamento, speriamo che da questo inizio prosegua un dibattito
congruo, un dibattito sostenuto, un dibattito all'altezza del
compito. Questo primo articolo è sicuramente uno degli articoli
più importanti perché dalla distinzione tra doppia scheda e
scheda unica derivano molte delle conseguenze, ma credo di avere
segnalato sufficientemente qual'è per noi l'importanza della
scheda unica e quindi del voto contestuale, che è l'importanza di
un sistema maggioritario che consenta ad una coalizione, ad un
programma di incarnarsi non soltanto nella articolazione dei
partiti ma anche nell'unica candidatura alla presidenza che non
può essere dissociata dal corredo dei partiti che sostengono quel
programma e quel progetto. Il progetto è unico, il voto è unico,
così come è unico il mandato e così come l'esercizio del mandato
possa essere unico affinché nel tempo l'esercizio del mandato non
consenta di passare da un cespuglio all'altro, non consenta
salti della quaglia ma consenta una rispondenza nel tempo
lineare ad un progetto che, se ha avuto prima l'impegno di
sottoporre al consenso e dopo restituito dal consenso il coraggio
e la determinazione di attuare nella società e nel parlamento.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo confessare
che mi trovo in difficoltà ad intervenire da questo palco in
assenza del Governo, infatti non è nei banchi dove dovrebbe
essere; il dibattito su una norma di questa importanza così come
è stato accennato dagli oratori che mi hanno proceduto, è un
dibattito assolutamente fondamentale nelle regole della
democrazia e nelle regole che devono disciplinare la vita di
questa Regione nel prossimo futuro.
Io voglio da subito dire che per quanto mi riguarda come
segretario regionale di un partito che non definisco piccolo ma
giovane, perché è stato creato pochissimo tempo fa, sono tra
quelli che ritiene necessario ed indispensabile che questo
Parlamento faccia la legge elettorale siciliana.
Ho più volte sostenuto nel corso del mio mandato istituzionale
all'Assemblea regionale siciliana che la dignità, la valenza di
questo parlamento è una delle cose fondamentali al quale bisogna
rispondere, una di quelle cose conquistate con grande sacrificio
da coloro i quali ci hanno preceduto. E se noi rispettiamo come
ritengo dobbiamo da dignità e l'autorevolezza di questo
Parlamento, certamente non possiamo non fare una legge elettorale
che sia adeguata alle esigenze della società siciliana. Quindi
non vi è dubbio che la richiesta di rinvio che è stata fatta
dall'onorevole Ferro nella qualità di Presidente del Gruppo
parlamentare cui faccio parte, debba interpretarsi nel senso che
dirò fra poco, no nel senso come qualcuno vorrebbe fare intendere
strumentale perché questa legge noi non vogliamo che sia fatta,
non è assolutamente così, noi vogliamo che il Parlamento
legiferi, che legiferi nel più breve tempo possibile.
Ma per questo non possiamo non denunciare il fatto che avrebbe
potuto legiferare già parecchio tempo fa.
Abbiamo presentato disegni di legge - già il Gruppo dei DS,
come accennava l'onorevole Speziale, lo ha presentato
nell'ottobre del 2001, noi lo abbiamo presentato nel 2002 - altri
disegni di legge si sono succeduti nel corso di questi anni,
avremmo potuto cominciare a ragionare e a discutere di questa
legge elettorale se intendevamo discuterne a prescindere dalla
modifica, dall'adeguamento dello Statuto regionale; avremmo
potuto iniziare a discuterne due anni fa, invece, abbiamo
ragionato nel corso di questi anni e i partiti politici maggiori
ci hanno convinto nel corso di questi anni che prima era
necessario fare lo Statuto che avrebbe fissato le regole
fondamentali della nostra vita istituzionale e, subito dopo, la
legge elettorale. E quando anch'io ho detto: Ma guardate che lo
Statuto, essendo norma di legge costituzionale, deve andare al
Parlamento, deve avere la doppia lettura e passerà molto tempo
per averla , coloro i quali oggi sostengono una tesi diversa mi
dicevano che era vero che sarebbe occorsa la legge istituzionale
ma che quella scelta non sarebbe dipesa dall'Assemblea regionale
siciliana.
L'Assemblea regionale siciliana nel momento in cui approverà
lo schema di legge che andrà al Parlamento nazionale avrà fatto
le proprie scelte con una più ampia condivisione possibile. E su
quelle scelte noi adatteremo e cuciremo la legge elettorale. Se
poi vi sarà una modifica sopravvenuta delle norme di diritto
adegueremo, caso mai, la legge elettorale. Ma, certamente, lo
Statuto che sarà approvato dall'Assemblea regionale siciliana
sarà la stella polare delle Riforme istituzionali che noi vorremo
fare. E i colleghi mi dicevano che lo Statuto avrebbe dovuto
essere approvato con il più largo consenso possibile perché era
una legge elettorale costituzionale in quanto che tutte le regole
del gioco si fanno insieme, con il più ampio consenso possibile,
e possibilmente, anche all'unanimità.
In questa direzione ha lavorato nel corso di questi anni la
Commissione Statuto e la Commissione Regolamento; il Presidente
Leanza ha fatto lo sforzo, durante i lavori, di addivenire al più
ampio consenso possibile e così si è arrivati ad esitare dalla
Commissione Statuto un disegno di legge sullo Statuto che avesse
e che ha avuto il più ampio consenso possibile quasi l'unanimità
se non l'astensione del gruppo di Rifondazione Comunista. Questo
mi dicevano i colleghi e i rappresentanti dei gruppi politici
maggiori nel corso di questi anni. Dopodiché, all'improvviso, si
fa un'accelerazione sulla legge elettorale che non rispetta le
indicazioni che avevano dato perché oggi mi si dice che la legge
elettorale la dobbiamo comunque fare prima dell'approvazione
dello Statuto, e va bene, posso anche capirlo se é cambiata
l'idea dei partiti maggiori almeno ci dicano il motivo per il
quale questa idea è cambiata.
Poi tra le righe leggo, e ho avuto modo di leggere - forse
questa è la vera risposta e vorrei che l'onorevole Leontini nella
qualità di Presidente del Gruppo parlamentare maggiore di
quest'Assemblea regionale, il gruppo di Forza Italia, forse mi ha
dato la risposta nell'intervento precedente. L'onorevole Leontini
credo non in maniera subconscia, ma in maniera esplicita per ben
due volte ha detto nel suo intervento in Aula qualche minuto
prima del mio intervento che si riandrà a votare il prossimo
anno, cioé fra un anno. Ciò significa che l'accelerazione
profonda, repentina di questa legge scaturisce dal fatto che ci
sarà uno scioglimento anticipato dell'Assemblea regionale
siciliana, perché se fosse il contrario noi andremmo a votare nel
2006 Andare a votare fra un anno, così come per ben due volte ha
affermato l'onorevole Leontini vuol dire che la maggioranza già
prefigura le dimissioni del Presidente della Regione e vuole dare
un'accelerazione repentina perché si sta preparando a fare ben
altra cosa.
Di questo noi dobbiamo prenderne atto. E io credo che
l'elemento fondamentale oggi sia scaturito dal dibattito di
questa sera. E' un elemento che ci preoccupa, ne vorremmo sapere
le rasgioni, le motivazioni politiche personali per cui si
dovrebbe andare alle elezioni anticipate. Ma questo credo che
attenga alla correttezza istituzionale che in primo luogo avrebbe
dovuto avere il Presidente della Regione siciliana con una
dichiarazione pubblica ufficiale, in seno al Parlamento regionale
siciliano che rappresenta tutte le espressioni della società
siciliana.
E allora se di questo dobbiamo prendere atto stasera io, per
quanto mi riguarda ne prendo atto. E' stato pronunciato questo
dal Presidente del gruppo di Forza Italia, dico se è questa
l'intenzione, premesso che noi la legge elettorale la vogliamo
fare, ritardare di qualche settimana il ragionamento non credo
sia la fine del mondo. Infatti, com'è stato detto dall'onorevole
Orlando che mi ha preceduto, questa è una legge di sistema, è una
legge di sistema fondamentale, è una legge di sistema che deve
affrontare la composizione successiva del futuro parlamento
regionale, ma deve anche affrontare la dialettica istituzionale
tra la forma di governo eletto direttamente dal popolo e i poteri
di questa Assemblea regionale siciliana. Quest'ultimo aspetto
purtroppo fino ad oggi non è stato adeguatamente sottolineato.
Tutti quanti noi siamo rimasti sorpresi della repentina
accelerazione e dell'ingiustificato avallo da parte dei gruppi
maggiori del centrosinistra. E tutto ciò è successo a mio avviso
perchè non si è arrivati ad un ragionamento sereno all'interno
della coalizione di cui ciascuno di noi fa parte.
Aver dato un'accelerazione improvvisa e l'avallo da parte dei
gruppi maggiori del centro sinistra certamente ha portato a non
evidenziare adeguatamente alcuni aspetti che sarebbero stati e
che devono essere invece evidenziati in questa legge elettorale.
Noi riteniamo che la previsione dello sbarramento al cinque
per cento previsto dall'articolo 2 di questo disegno di legge è
davvero ingiustificata ed inaccettabile peri il quadro
complessivo e l'impianto che il disegno di legge ha nel suo
complesso. Avremmo potuto anche accettare tale previsione per le
finalità che gli interlocutori che sostengono la tesi diversa
hanno sostenuto in questa Aula; avremmo potuto anche accettarla
se non ci trovassimo di fronte ad un impianto del provvedimento
che prevede l'elezione diretta del presidente della Regione,
un'elezione diretta con testuale con l'Assemblea regionale
siciliana che noi dissentiamo; un'elezione che prevede il premio
di maggioranza e quindi stabilisce una maggioranza certa
numericamente; un'elezione diretta che garantisce stabilità,
governabilità, assoluta certezza che il presidente della Regione
eletto possa portare avanti il proprio programma con una
maggioranza qualificata e largamente rappresentativa.
Tuttavia, oltre a questo io immagino che una sensibilità
istituzionale di rappresentanza maggiore avrebbe dovuto stabilire
che non vi fosse una soglia di sbarramento del cinque per cento.
Perchè questo? Perchè se gli equilibri istituzionali vanno e
depongono a favore di una governabilità e di una stabilità, lo
stesso quadro di sistema dovrebbe andare a garantire la massima
rappresentatività democratica all'interno dell'Assemblea
regionale siciliana.
Per questo una soglia del 5 per cento è ingiustificata, ma anzi
alla garanzia della massima rappresentatività istituzionale
all'interno del Parlamento che deve essere eletto in un sistema
del genere, su base proporzionale, senza limiti di sbarramento, a
questo si dovrebbe affiancare per necessario, indispensabile
contrappeso istituzionale, un rafforzamento dei poteri
dell'Assemblea elettiva, un rafforzamento dei poteri di
controllo, un rafforzamento dei poteri di indirizzo, un
rafforzamento dei poteri di verifica dei risultati ottenuti dal
Governo.
Noi invece con una legge impostata in questo modo, ancora una
volta, come spesso capita in Italia, si rischia di passare da un
eccesso all'altro: l'eccesso del proporzionale puro che vi era
prima di questa riforma elettorale e della possibilità dei poteri
di veto, di contrapposizione, di svincolare i governi che
cambiavano - la scorsa legislatura questa Regione ha avuto 5
Governi, cambiavano gli assessori, cambiavano le maggioranze
venivano messe in minoranza -, c'era un eccessivo potere ai
partiti ed ai gruppi parlamentari che andava a discapito della
governabilità, della stabilità, della possibilità di attuare un
programma che si potesse sviluppare nel tempo. E quello noi
volevamo cambiare, tant'è che è stato cambiato
Oggi, invece, con un'impalcatura di sistema come quella che
stiamo portando avanti sia con il Tatarellum , che da questo
punto di vista non condividiamo, sia con la legge che si sta
discutendo, così come esitata dalle Commissioni, siamo passati
all'eccesso opposto: c'è una concentrazione di poteri enorme nel
Governo della Regione e soprattutto nel Presidente della Regione;
vi è una stabilità garantita per cinque anni; una maggioranza
certa che con la simultanea elezione dell'Assemblea, del
Presidente dell'Assemblea e del Presidente della Regione, dà
ancora un potere enorme di ricatto politico per la propria
maggioranza; ci troviamo oggi in un sistema assolutamente
squilibrato e l'abbiamo potuto notare. Credo che se hanno
l'onestà intellettuale che riconosco ai parlamentari che non sono
come me alla prima esperienza assembleare, essi potranno
facilmente ammettere con sincerità che il potere, il ruolo di
questa Assemblea nel corso di questa legislatura è sminuito quasi
fino a diventare evanescente.
Siamo chiamati qui ad affrontare leggi organiche
rarissimamente; siamo chiamati ad esplicare effettivamente e
veramente l'attività parlamentare due, tre volte l'anno, quando
si tratta di fare le sessioni economiche, sia quelle ordinarie,
sia quelle straordinarie di assestamento.
Tutto il resto questa Assemblea legislativa non lo svolge con
l'autorevolezza che l'ha contraddistinta negli anni passati. E se
questo è vero, così com'è vero, e lei, signor Presidente, me ne
può dare atto, ritengo che uno degli aspetti fondamentali che
questa legge deve affrontare è proprio quello di ridare dignità
ed autorevolezza al Parlamento siciliano.
Ridare dignità ed autorevolezza al Parlamento siciliano lo si
può fare solo se si aumenta il potere di controllo e di verifica,
se si distinguono i due ruoli in maniera definitiva. Il ruolo di
governo ed il ruolo di assemblea legislativa, così come accade
negli Stati Uniti d'America. Un sistema presidenziale che sia
equilibrato vuole che la vita istituzionale del Presidente della
Regione e del Parlamento non siano due vite legate a doppio filo
e a doppia mandata, dove ciascuno cammina sul proprio binario
perché rappresenta momenti istituzionali diversi: uno è il
momento del Governo, l'altro è il momento legislativo, è il
momento del controllo, della verifica, il momento
dell'indicazione programmatica in base alle esigenze della
democrazia.
Questa legge così come è stata sviluppata, enucleata e portata
qui nell'Aula, questo argomento non l'affronta per nulla.
Continua in maniera sbagliata, assolutamente sbagliata a legare
la vita dell'Assemblea ai desiderata del Presidente della Regione
che con il mandato elettorale che ha, con la scheda unica,
diventa un dominus. che assomma in sé, oltre al potere di
Governo, il potere politico e di vita di questa Assemblea
legislativa.
Guardate che così facendo intraprendiamo un cammino che può
sfociare a sistemi autoritari che, purtroppo, questo Stato ha
conosciuto, non più di 60 anni fa.
Questa è una riflessione che dobbiamo fare con forza e che deve
essere al centro di tutti i ragionamenti che andremo a fare
durante la discussione e la votazione finale della legge
elettorale.
Potrei accettare lo sbarramento del 5 per cento, la diminuzione
della rappresentanza istituzionale e democratica, così come
prevista da questa legge, se vi fosse una reale distinzione netta
tra la vita del presidente e l'Assemblea; se vi fosse un aumento
netto dei poteri dell'Assemblea, nel controllo e nell'indirizzo
politico.
Un potere che è assolutamente indispensabile come l'attività di
controllo, di opposizione, di verifica. Noi la facciamo
attraverso mozioni, interrogazioni o interpellanze che hanno
risposta, quando ci va bene, dopo un anno, e nella maggioranza
dei casi, non c'è neanche una risposta.
L'attività di indirizzo politico non la possiamo fare, la
sfiducia la maggioranza non la può fare perché è legata allo
scioglimento dell'intero parlamento. Oggi l'Assemblea è ingessata
e con una legge fatta in questo modo, continuerà ad essere
ingessata, perché mancheranno le rappresentanze istituzionali di
quei partiti minori che, come abbiamo avuto modo di registrare
nel corso di questa legislatura, sono il sale del dibattito
democratico, politico ed istituzionale dell'Assemblea regionale.
In un sistema così congegnato, con la scheda unica, con
l'elezione diretta del presidente, con il legame delle due vite
istituzionali, far scomparire, con una soglia di sbarramento del
5 per cento le rappresentanze minori è un delitto democratico
gravissimo, perché in tutti i sistemi istituzionali dove vi è lo
sbarramento come ad esempio la Germania, lì sì vi è uno
sbarramento del 5 per cento, ma il presidente viene eletto
dall'Assemblea legislativa, la quale ha un potere di controllo
assolutamente efficace ed efficiente nei confronti dell'attività
del presidente.
Non vi è alcun sistema istituzionale al mondo che si conosca
in cui un potere che scaturisca direttamente dal popolo abbia
questo mandato ampio, indistinto, indiscriminato e, nello stesso
tempo, un sistema elettorale che abolisce e fa scomparire le
minoranze. Il 5 o il 3 per cento in una Regione o in uno Stato
sono centinaia di migliaia di voti, addirittura anche di milioni
di voti. Le due cose non possono andare di pari passo.
Ecco perché abbiamo chiesto una sospensione, perché all'interno
del centro-sinistra stiamo cercando di fare un dibattito serio e
approfondito, non solo ed esclusivamente sul collegio unico
regionale e sulle soglie di sbarramento, sarebbe riduttivo, ma
sull'impianto complessivo della norma. Quando noi decidiamo
approvando l'articolo 1, in un modo o nell'altro, abbiamo deciso
quale assetto istituzionale, quale forma di sistema dovremo dare
alla prossima legislatura; alla forma di sistema assembleare e di
governo.
Ecco perché, nel momento in cui decidiamo di prendere una
strada, dobbiamo essere assolutamente consequenziali e riflettere
ancora qualche giorno o qualche settimana su questi argomenti.
Ciò non mi pare tempo sprecato. Non mi pare una
strumentalizzazione non giustificabile. Non mi pare che non possa
essere concessa la possibilità di discutere, perché le regole,
così come mi avete insegnato nel corso di questi anni, si fanno
insieme, in maniera condivisa affinché una legge di sistema così
importante come questa possa garantire, innanzi tutto, gli
equilibri istituzionali dei futuri governi della Regione.
Non possiamo concentrare tutto in poche mani e ridurre
l'Assemblea ad un ruolo di comparsa che serve solo per garantire
la rappresentanza formale e non sostanziale di coloro i quali ci
mandano qui a rappresentare le istituzioni.
Questo non ce lo possiamo permettere Non si tratta qui di
garantire la vita di questo o di quel singolo partito o ancora
peggio di questo o di quel deputato. Si tratta di ragionare e di
fare una norma che possa essere quanto più equilibrata possibile.
Noi accettiamo e sosteniamo la governabilità e la stabilità che
sono una conquista assolutamente importante ed indispensabile di
questi anni. Ma al tempo stesso, con questo sistema, sentiamo
forte l'esigenza di garantire il ruolo istituzionale delle
assemblee elettive. Ed il ruolo delle assemblee elettive si ha,
se vi è la doppia scheda, con un'elezione diretta del Presidente
della Regione, che abbia il mandato per governare e per portare
avanti un programma ben preciso, con la possibilità autonoma di
eleggere i parlamentari all'Assemblea regionale siciliana, i
quali hanno un ruolo totalmente diverso rispetto al ruolo di
governo.
Noi vogliamo che questo si faccia. Così come vogliamo che i due
organn istituzionali abbiano durata non necessariamente uguale.
In tal modo, potremmo garantire una dialettica forte, democratica
che serva alle istituzioni e all'intera società.
Quando un Governo sa di poter fare tutto quello che vuole o
quasi tutto perché coloro i quali hanno per obbligo elettorale il
dovere di fare opposizione o per obbligo elettorale il dovere di
esprimere gli interessi legittimi che vengono dalla società ma
hanno armi spuntate per poter incidere, qualsiasi governo,
qualsiasi persona che si trova a governare, certamente si
adagerà, non sarà stimolata, non sarà sufficientemente pungolata,
non avrà lo scontro necessario istituzionale che permetterà di
confrontarsi ogni giorno e di migliorare se stesso e il proprio
governo.
Se noi non rimettiamo al centro di questa riforma elettorale la
nascita di una dialettica forte tra Parlamento e Governo, ne
perderà il Governo, ne perde l'Assemblea, ma quello che importa
di più, ne perde la Regione siciliana.
Credo che questo sia l'elemento fondamentale e discriminante di
questa riforma elettorale. Poi, il resto,lo sbarramento, il
collegio unico regionale verranno dopo in quanto in base alle
scelte che faremo potremo e dovremo adattare il sistema dei
partiti e dei gruppi parlamentari.
Ma se non sciogliamo questo dubbio o questa opzione di fondo
fondamentale, tutto il resto rischia di essere contraddittorio e
può rischiare anche di essere aria fritta.
Concludo dicendo che un altro degli elementi fondamentali che
questa legge elettorale deve affrontare, per non dire forse che è
l'elemento cardine principale, è quello della segretezza del
voto.
Nel corso dei dibattiti e dei confronti che abbiamo fatto in
questi giorni, uno degli elementi fondamentali che i partiti più
grossi portano a sostegno della tesi dello sbarramento al 5% è
quello di sopprimere ad esempio le liste fai da te, dobbiamo
evitare il pericolo di infiltrazioni mafiose nelle liste,
dobbiamo evitare il pericolo di far nascere o di far prosperare
piccoli ras' di quartiere.
Questo pericolo lo dobbiamo evitare. Siamo assolutamente
d'accordo che bisogna procedere in questa direzione.
Noi riteniamo, però, che non si risolve il problema con lo
sbarramento a qualsiasi soglia è perché i potentati che hanno
interesse ad entrare nelle istituzioni con le risorse finanziarie
e con il potere di intimidazione che hanno, certamente con
qualsiasi sistema se decideranno di avere rappresentanti
istituzionali, li avranno.
Ma se noi vogliamo ottenere quell'obiettivo che condividiamo
fino in fondo, io credo che il sistema sia ben altro e sia molto
più semplice che non quello prospettato con lo sbarramento.
Innanzitutto la necessità e l'opportunità di fare in modo che
le liste che dovranno concorrere nel collegio regionale siano
presenti in tutte le province regionali; che la raccolta delle
firme da presentare quando queste liste non siano rappresentanti
di partiti a livello nazionali europei sia molto più alta e che
possibilmente siano autenticate solo ed esclusivamente dai notai
per evitare che ci possano essere le cosiddette tratte delle
firme.
Ma una cosa assolutamente fondamentale e indispensabile per
arrivare ad una libertà vera del voto è quella della segretezza
del voto nelle urne.
Io propongo nel disegno di legge che è presentato a mia firma,
ma non solo nel mio disegno di legge e vi sono altri disegni di
legge che vanno in questa direzione, che si possa procedere una
volta per tutte a garantire il voto segreto nelle urne delle
sezioni nelle quali andiamo a votare.
E' semplice basta raccogliere le schede delle sezioni nelle
quali si andrà a votare in un unico plesso, metterle tutte
insieme nella sezione numero uno di ogni plesso e poi procedere
allo spoglio. Questo è l'unico modo che può togliere la
preoccupazione al cittadino di avere il voto controllato. Infatti
in sezioni in cui vanno a votare mille, millecinquecento aventi
diritto, sappiamo tutti che esiste un potere di intimidazione e
di controllo e di verifica del voto molto forte in realtà spesso
degradate e comunque anche ordinarie.
Se noi potessimo mettere tutte insieme le schede e verificarle
in un'unica sezione, nella prima sezione di ogni plesso in cui si
andrà a votare, certamente limiteremmo fortemente la possibilità
e la preoccupazione comunque del controllo della propria
espressione di voto.
Certamente, faremo un grande passo avanti nel garantire la
libertà di voto, nel liberare il voto da quelle pressioni che
spesso affliggono gli elettori siciliani.
Questo è un altro elemento fondamentale di questa legge
elettorale.
Io credo che tutte le forze politiche tengono alla libertà,
alla libertà quella vera cioè alla libertà n cui ciascuno si
possa esprimere con la massima coscienza senza temere ritorsioni
di alcun tipo, la vera conquista di questo genere è proprio
quella di garantire la segretezza del voto.
Oggi quando un giornalista mi ha intervistato e mi ha detto: ma
lei onorevole Raiti nella qualità di segretario regionale di
Italia dei valori quale proposte avanza rispetto a questa legge
elettorale? Io ho risposto che la prima proposta è quella della
segretezza del voto che può essere garantita in maniera certa
senza la spesa di risorse economiche e comunque senza
difficoltà amministrative burocratiche ed è quella che ho appena
detto.
Il giornalista mi ha controbattuto: ma è quasi una
rivoluzione copernicana Sarebbe portare la Sicilia avanti negli
anni e metterla al passo dei paesi più democraticamente avanti in
Europa e non solo in Europa E io ho risposto che è come scoprire
l'uovo di Colombo Bisogna capire se c'è la volontà, la volontà
vera di procedere in questa direzione, che è una direzione che ci
porta effettivamente a liberare il voto, a garantire a ciascun
cittadino di esprimere il proprio voto nella massima libertà e
nell'assoluto rispetto del proprio pensiero e della propria
coscienza.
Ecco. mettere insieme tutti questi tasselli in una legge
elettorale è un elemento importante fondamentale, ma nello
stesso tempo è un esercizio difficile che comporta discussioni,
confronto, ragionamento, approfondimento. Questa discussione,
confronto, ragionamento ed approfondimento, noi lo stiamo
facendo da un mese circa a questa parte, vogliamo continuarlo a
fare nei prossimi giorni, ci auguriamo che nella riunione che si
terrà lunedì a Roma tra gli esponenti nazionali e gli esponenti
regionali dei partiti del centro sinistra si possa fare un
ulteriore passo avanti per pervenire ad una opinione condivisa da
tutto il centro sinistra. Il che non è sufficiente perché ci
rendiamo conto e sappiamo che queste scelte che noi comunque mi
auguro faremo dovranno essere confrontate e dovranno trovare
anche e soprattutto l'adesione del centro- destra, ma questa è
la scommessa forte per la Sicilia dei prossimi anni.
E' una scommessa che tutti quanti dobbiamo, con senso di
responsabilità, portare avanti a qualunque costo. Gli strappi in
avanti, la forza dei numeri in questo contesto, in a questa
materia sono assolutamente ingiustificabili.
Questo appello rivolgo con forza ai gruppi parlamentari,
innanzitutto a quelli del centrosinistra, ma anche a quelli del
centrodestra: dobbiamo continuare nel corso di questi giorni a
confrontarci con ritmo serrato, determinato, se è necessario
possiamo pure scontrarci, ma facciamo di tutto per trovare la più
ampia condivisione possibile.
Ne va del futuro della qualità della rappresentanza in questa
Assemblea regionale siciliana, ne va del futuro della qualità
della rappresentanza della classe dirigente in questa Assemblea
regionale siciliana, ne va del futuro delle istituzioni non solo
di questa Assemblea ma per i riflessi che avrà questa legge
elettorale anche a livello nazionale. Questa responsabilità la
sentiamo forte sulle nostre spalle e la comunichiamo agli altri
partiti rappresentati e anche a quelli non rappresentati in
Assemblea.
Dei passi avanti, nel corso di questi giorni, sono stati fatti;
ritengo che, con senso di umiltà e con senso di democrazia vera,
con la possibilità di continuare a confrontarsi, nei prossimi
giorni troveremo delle soluzioni ampiamente condivise. Ne sono
certo perché conosco gli interlocutori e perché so che, a parte
qualche espressione e qualche fuga in avanti, a volte dovuta
all'intemperanza di qualche deputato di questa Assemblea, lo
spirito di democrazia vera alberga in tutti i gruppi
parlamentari.
Con questo augurio concludo il mio intervento sperando di poter
arrivare presto ad una soluzione che sia la migliore possibile.
Ripeto: vogliamo fare la legge elettorale e non vogliamo
rimandare ai posteri una decisione che deve essere presa in altra
sede; ne va della dignità di questo Parlamento.
Per fatto personale
LEONTINI Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LEONTINI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
parlare per fatto personale, così come il collega onorevole
Orlando poc'anzi ha invocato il fatto personale.
Speriamo che lunedì vi forgiate argomenti che vi possano
consentire di evitare di alimentare un dibattito attribuendo agli
interlocutori posizioni che non hanno mai sostenuto. Infatti, la
condivisione in questo Parlamento sarà possibile se ci sarà la
correttezza.
Per costruire argomentazioni è assolutamente inutile e dannoso
alla condivisione attribuire ad altri cose che non pensano.
Bisogna essere corretti
Ho utilizzato un'argomentazione chiarissima e ho detto che
rimane un anno operativo in questo Parlamento per sottrarre alle
secche della vigilia elettorale un dibattito di grande momento
come quello della riforma elettorale. E, quindi, non intendevo
riferirmi ad una elezione anticipata. Si voterà nel giugno del
2006, ma l'anno che rimane è un anno operativo da qui a settembre
dell'anno prossimo, altrimenti poi entriamo in campagna
elettorale e da 50 anni a questa parte sfido un collega a
portarmi l'ultimo semestre di una qualsiasi legislatura nel
quale si sia riusciti ad operare in modo tale da approvare una
riforma elettorale.
Non è accaduto in nessuna delle legislature di tutta
l'Assemblea regionale. Quindi, ho utilizzato un argomento ben
preciso e chiedo ai colleghi di non attribuire posizioni inconsce
che non ci sono. Le posizioni sono chiare e intendiamo utilizzare
questo momento per attribuire al dibattito la calma, la
razionalità e l'approfondimento che esso merita.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a
giovedì, 8 luglio 2004, alle ore 10.30 con il seguente ordine del
giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
N. 292 - Istituzione in Sicilia della figura del
Commissario previsto dalla legge n. 3 del
2003 per la prevenzione ed il contrasto della
corruzione e delle altre forme di illecito
all'interno della pubblica Amministrazione
RAITI - FERRO - MICCICHE' - MORINELLO
N. 293 - Iniziative per rendere conformi alle
norme di legge le procedure di avvio a selezione
presso le Aziende unità sanitarie locali e le
Aziende ospedaliere, con riferimento alla
vigente e specifica disciplina legislativa
regionale contenuta nell'art. 1 della l.r. n. 12
del 1991
GURRIERI - BARBAGALLO - PAPANIA -
GENOVESE TUMINO - VITRANO - ZANGARA -
ORTISI
N. 294 - Modifica del decreto assessoriale n. 3665 del
2004 per consentire l'esenzione dal ticket per i
nuclei familiari meno abbienti, i pensionati e
le famiglie a basso reddito
VILLARI - CAPODICASA - CRACOLICI - ODDO -
CRISAFULLI DE BENEDICTIS - GIANNOPOLO -
PANARELLO - SPEZIALE ZAGO
N. 295 - Iniziative presso il Parlamento nazionale
al fine di procedere all'esame dei disegni di
legge relativi all'introduzione del reato di
tortura nel nostro ordinamento
FLERES - CATANIA G. - MAURICI -
SCOMA
TURANO - BURGARETTA
N. 296 - Iniziative al fine di monitorare i
risultati delle indagini svolte all'interno
delle scuole in Sicilia
FLERES - CATANIA G. - MAURICI -
SCOMA
N. 297 - Iniziative perché venga dichiarato lo
stato di calamità naturale nei comuni della
provincia di Catania colpiti dal nubifragio
dello scorso mese di giugno.
FLERES - CATANIA G.- MAURICI -
SCOMA
III - Discussione dei disegni di legge:
1) Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
modificazioni. (850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
779/A) (Seguito)
2) Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante Modifiche allo Statuto della Regione'. (580-472-578-602-
652/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 22.33
(Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 00.30 di
giovedì 8 luglio 2004)
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
ALLEGATO
Risposte scritte ad interrogazioni
FLERES - GAROFALO. «All'Assessore per gli enti locali,
all'Assessore per l'agricoltura e foreste e all'Assessore per il
territorio e l'ambiente, premesso che:
il fenomeno delle discariche nelle zone extraurbane di
collegamento che conducono in direzione di Caltagirone ha assunto
dimensioni non più tollerabili;
lungo la strada statale 385, Caltagirone-Catania, in località
Vignetta, è localizzata una discarica con rifiuti solidi urbani,
carcasse di auto e materiali ingombranti di ogni genere;
le discariche costituiscono un potenziale pericolo per il
traffico veicolare che interessa la s.s. 385 e per la salute
pubblica.
per sapere:
quali interventi si intenda porre in essere per debellare tale
fenomeno assi diffuso nell'intera provincia di Catania, liberando
nello specifico la strada statale 385;
se non ritenga, inoltre, di dover provvedere con un intervento
straordinario per la rimozione di tutte le discariche abusive».
(837)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 837, si
rappresenta che nella primavera del 2003 il Comune di Caltagirone
ha provveduto ad effettuare apposito intervento di rimozione dei
rifiuti urbani e speciali abusivamente abbandonati da ignoti
presso la Contrada Vignetta, lungo la SS 385 Caltagirone -
Catania.
Ulteriori interventi di bonifica sono stati effettuati
successivamente, sia nello stesso luogo oggetto
dell'interrogazione sia in altri luoghi lungo la SS 385, in
considerazione della frequente nascita di discariche abusive
nella zona in questione.
Il Comune di Caltagirone ha, inoltre, più volte richiamato
l'attenzione della Provincia regionale di Catania sulla necessità
di approntare e rafforzare l'attività di controllo ambientale
lungo la SS 385, tramite la Polizia provinciale.
La Provincia di Catania, più volte sollecitata da questo
Assessorato a fornire informazioni sull'argomento, non ha mai
dato seguito alcuno alle richieste e, pertanto, con nota del 21
aprile 2004 è stata disposta un'ispezione presso i suoi Uffici al
fine di verificare l'attività svolta dalla stessa in adempimento
delle predette richieste».
L'Assessore PARLAVECCHIO
VILLARI - SPEZIALE - DE BENEDICTIS - ZAGO - ODDO. «Al
Presidente della Regione e all'Assessore per il turismo, le
comunicazioni ed i trasporti, premesso che da tempo si avverte
l'urgenza e la necessità di dotare la Sicilia di un sistema di
trasporto pubblico efficiente e adeguato alla mobilità richiesta
dalle moderne attività umane, razionalizzando l'uso del
territorio e delle sue strutture e riducendo i tempi di
percorrenza;
ricordato lo stato di ritardo infrastrutturale della Sicilia
rispetto al resto d'Italia, come accertato da diversi studi, tra
cui uno del 2001 curato dal Dipartimento regionale dei Trasporti;
visti gli accordi di programma quadro per i trasporti che,
sottoscritti dalla Regione e dal competente Ministero, hanno
impegnato 11.600 miliardi di vecchie lire;
ritenuto necessario uno strumento organico di programmazione
per l'impiego di tali risorse, secondo criteri di priorità
sociale ed economica;
viste le indicazioni del Piano generale dei trasporti e della
logistica (Piano nazionale del 2001), nonché il Piano direttore e
il Piano del trasporto delle merci e della logistica (approvato
ma non attuato), articolazioni del Piano regionale dei trasporti
e della mobilità;
vista:
la relazione sull'indagine relativa al sistema del trasporto
pubblico locale in Sicilia redatto dalla Corte dei Conti, sezione
di controllo per la Regione siciliana, approvata con
deliberazione n. 5 del 2003;
l'urgenza di definire interventi mirati nelle comunità locali
al servizio delle popolazioni più disagiate;
valutata l'opportunità di assicurare alle aziende di trasporto
pubblico la necessaria certezza di risorse e di programmi;
per sapere:
se non ritengano opportuno integrare il Piano regionale dei
trasporti e della mobilità con la presentazione delle altre
elaborazioni previste (Piano del trasporto stradale, Piano del
trasporto ferroviario, Piano del trasporto aereo ed
elicotterisitico, Piano del sistema portuale) e, in primo luogo,
portare rapidamente all'esame dell'Assemblea regionale il Piano
del trasporto pubblico locale (PTPL);
se non ritengano necessario, in particolare, operare per il
recepimento in Sicilia del D.Lgs. 422/97 (Conferimento alle
Regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di
trasporto pubblico locale, a norma dell'art. 4, comma 4, della l.
15 marzo 1997, n. 59 e successive modifiche e integrazioni) che
contiene, tra l'altro, i principi cui deve informarsi il Piano
del trasporto pubblico locale in Sicilia e i relativi piani
territoriali sulla mobilità, ancora non approvati dalla Regione
siciliana». (1630)
Risposta. «Con la interrogazione numero 1630, la S.V.
evidenziando lo stato di ritardo infrastrutturale della Sicilia
rispetto al resto d'Italia e richiamando gli strumenti normativi
emanati in materia, manifesta la necessità e l'urgenza di dotare
la nostra Regione di un sistema di trasporto pubblico efficiente.
A tal fine sottolinea in primo luogo, l'opportunità di
integrare il Piano regionale dei trasporti e della mobilità
(PRTM) con la presentazione di altre elaborazioni previste (Piano
del trasporto stradale, Piano del trasporto ferroviario, Piano
del trasporto aereo ed elicotteristico, Piano del sistema
portuale)e, soprattutto, portare all'esame dell'Assemblea
regionale il Piano del trasporto pubblico locale , nonché operare
per il recepimento in Sicilia del D. Lgs. n. 422/97 (Conferimento
alle Regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia
di trasporto pubblico locale) che contiene, tra l'altro, i
principi cui deve informarsi il Piano del trasporto pubblico
locale in Sicilia ed i relativi piani territoriali sulla
mobilità, ancora non approvati dalla Regione siciliana.
Relativamente al primo aspetto, si rappresenta che gli studi
economici e tecnico-trasportistici redatti per la definizione dei
suddetti Piani attuativi sono stati completati e presentati agli
enti interessati in data 18 maggio 2003.
Gli stessi sono stati oggetto di attenta valutazione da parte
del Dipartimento trasporti e sono in corso di interrogazione
sulla base degli apporti provenienti dai soggetti interessati
prima di una loro completa validazione.
E' pertanto omai prossima la definizione dei piani attuativi
del Piano regionale dei trasporti e della mobilità relativi al
trasporto stradale, ferroviario, marittimo ed aereo.
La trasmissione dei suddetti piani in seno al Governo regionale
per l'approvazione di rito è prevista per la prima metà del mese
di settembre 2004, alla quale seguirà l'iter approvativi indicato
dall'articolo 8, comma 2, della l.r. 9 agosto 1988, n. 27, già
seguito per il Piano direttore e per il Piano attuativo del
trasporto delle merci e della logistica.
Circa la predisposizione del sesto ed ultimo piano attuativo
relativo al trasporto pubblico locale come documento di dettaglio
del PRTM, si segnala che il Dipartimento ha già in corso di
definizione lo studio relativo all'analisi complessiva
dell'attuale funzionalità del trasporto pubblico locale in
Sicilia.
Tale studio di base è indispensabile per procedere alla
concreta applicazione in Sicilia dei principi enunciati dal
D.Lgs. n. 422/97 che si intendono recepire con il disegno di
legge di riforma del trasporto pubblico locale, basati
essenzialmente sui criteri di sussidiarietà tra la Regione e gli
enti locali e sul passaggio dall'attuale regime concessionario a
quello contrattuale.
Occorre pertanto che prima della definizione del piano
attuativo del TPL, i suddetti principi siano recepiti anche dalla
Regione siciliana e che rientrino nell'ordinamento legislativo
regionale.
E' infatti indispensabile che tale strumento attuativo del
Piano regionale del trasporto e della mobilità sia redatto sulla
base dei principi enunciati contenuti nella proposta di legge di
riforma del sistema approvata dal Governo regionale ed in attesa
di esame da parte della IV Commissione dell'Assemblea.
Si illustrano di seguito i contenuti più significativi del
progetto di riforma ed i passaggi formali che il Dipartimento dei
trasporti ha intrapreso per la definizione del disegno di legge.
Il disegno di legge intende definire le norme necessarie ad una
complessiva riforma del sistema del trasporto pubblico nella
Regione, in conformità ai principi del D.Lgs. n. 422/97 e del
successivo D.Lgs. n. 400/99, finalizzando la sua attuazione allo
sviluppo di un settore certamente strategico per lo sviluppo, al
miglioramento ed al superamento degli attuali assetti
monopolistici, nonché al fine di assicurare il diritto alla
mobilità, migliorare l'accessibilità e la fruibilità del
territorio regionale, salvaguardare le risorse ambientali e la
qualità della vita.
Con i decreti legislativi citati, è stato già stabilito il
principio della sussidiarietà, delle competenze in materia di
trasporto pubblico agli enti locali per la riorganizzazione,
programmazione, amministrazione, controllo e gestione dei servizi
da affidare ad aziende di trasporto in regime di concorrenza.
Inoltre il D.Lgs. n. 400/99, che modifica il D.Lgs. n. 422/97
ha reso obbligatoria la trasformazione delle aziende pubbliche in
società di capitali e sancito il ricorso alla gara per
l'affidamento dei servizi, inclusi quelli ferroviari.
Con il D.Lgs. n. 296/2000 inoltre sono state emanate le norme
per l'attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia
di comunicazioni e trasporti, nell'ambito del quale trova piena
rispondenza la legge di riforma.
La proposta di legge, in coerenza con il quadro normativo di
riferimento, prevede essenzialmente:
definizione degli strumenti di programmazione del sistema di
trasporto pubblico locale ai diversi livelli di riferimento
(regionale, provinciale e comunale), con le modalità di
attuazione e di approvazione;
ridefinizione delle reti di TPL superando una situazione che si
è venuta a cristallizzare nel tempo e caratterizzata da
sovrapposizioni, mancata integrazione tra le linee e tra i
diversi modi di trasporto, carenze sull'esercizio e sulla qualità
dei servizi;
diversa modalità di affidamento dei servizi mediante confronto
concorrenziale tra le aziende, al fine di procedere al
superamento degli assetti monopolistici e loro attuazione
attraverso la sottoscrizione di contratti di servizio;
verifica della qualità dei servizi ed obbligatorietà
dell'adozione di un sistema di qualità per le aziende e della
carta dei diritti dell'utenza;
modalità per la trasformazione in società di capitali e
successiva privatizzazione delle aziende pubbliche di trasporto
sia di proprietà della Regione che degli enti locali, sia al fine
di garantire una corretta concorrenzialità tra i diversi soggetti
(pubblico-privati) oltre che una riduzione dei costi a carico
della finanza pubblica (ripiano dei disavanzi), in un settore che
oggi non necessita di imprenditoria pubblica;
norme per la salvaguardia dei livelli occupazionali per le ex
aziende pubbliche;
modalità per il passaggio dal vecchio assetto dei servizi
affidati singolarmente mediante concessione, alla gestione
coordinata di servizi nell'ambito di predefinite unità di rete ;
istituzione di un Fondo regionale trasporti per le esigenze
determinate dalla stipula dei nuovi contratti di servizio nonché
per lo sviluppo del settore.
Occorre infine ricordare che, sulla base dl Protocollo di
intesa, appositamente sottoscritto con le organizzazioni
sindacali, la proposta di legge è stata sottoposta alle
valutazioni delle predette organizzazioni, delle associazioni di
categoria delle imprese pubbliche e private operanti nel settore
ed a quelle degli enti locali (URPS per le province ed ANCI per i
comuni).
Dai numerosi incontri si è potuto constatare una sostanziale
convergenza sul progetto di riforma, che ha tenuto conto di
quanto emerso nelle riunioni con le organizzazioni suddette,
prevedendo, tra l'altro, precise norme di salvaguardia dei
livelli occupazionali per gli attuali addetti delle aziende
pubbliche».
L'Assessore CASCIO