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Resoconto d'Aula della Seduta n. 223 di giovedì 08 luglio 2004
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   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


    BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo  verbale
  della  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

                               Congedo

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Segreto ha chiesto  congedo
  per la presente seduta.
   L'Assemblea ne prende atto.

                              Missione

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Crisafulli è in  missione,
  per ragioni del suo ufficio, il giorno 8 luglio 2004.
   L'Assemblea ne prende atto.

           Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

    PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute  le  risposte  scritte
  alle seguenti interrogazioni:

      - da parte dell'Assessore per il Bilancio

      N.   1452   -  Notizie  in  ordine  alla  paventata  chiusura
  dell'Agenzia delle Entrate di S. Agata di Militello (ME).
      Firmatari: Lo Monte Carmelo

      - da parte dell'Assessore per la Famiglia

      N.  1175 - Provvedimenti circa gli incontri politici svoltisi
  presso le Opere pie riunite 'Pastore e San Pietro' di Alcamo.
      Firmatari:Fratello Onofrio

      N.  1207  - Misure urgenti per ripristinare le condizioni  di
  sicurezza nella circonvallazione di Catania.
      Firmatari:  Fleres  Salvatore;   Catania   Giuseppe;  Maurici
  Giuseppe

      N.  1222 - Ripristino delle condizioni igienico-sanitarie  in
  via Verona a Catania.
      Firmatari:   Fleres  Salvatore;  Catania  Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe

      N. 1249 - Interventi per il ripristino della viabilità in via
  S. Giovanni Li Cuti a Catania.
      Firmatari:   Fleres  Salvatore;  Maurici  Giuseppe;   Catania
  Giuseppe

      N.  1266 - Ripristino delle condizioni igienico-sanitarie  in
  via San Matteo, nel quartiere di San Giovanni Galermo (CT).
      Firmatario: Fleres Salvatore

      N.  1268  -  Misure per convogliare le acque piovane  in  via
  Ferro Fabiani (CT).
      Firmatari:  Fleres  Salvatore;  Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe

      N.      1291   -  Interventi  di  manutenzione  ordinaria   e
  straordinaria nel quartiere San Berillo Nuovo a Catania.
      Firmatari:  Fleres   Salvatore;  Catania  Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe

      N.       1292   -  Ripristino  delle  condizioni  minime   di
  transitabilità e sicurezza in via Cardinale Nava a Catania.
      Firmatari:  Fleres  Salvatore;  Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe

      N.  1416  -  Interventi  per il ripristino  delle  condizioni
  minime  di  sicurezza e transitabilità della via P.S.  Mattarella
  nel comune di Giarre (CT).
      Firmatari: Fleres     Salvatore;  Maurici  Giuseppe;  Catania
  Giuseppe

      N.  1461  -  Interventi  tendenti alla  bonifica  della  zona
  destinata a parcheggio sita nella frazione Capomulini del  comune
  di Acireale.
      Firmatari: Fleres     Salvatore;  Catania  Giuseppe;  Maurici
  Giuseppe

      N.  1480 - Interventi per la bonifica della discarica abusiva
  sita in via Ragogna frazione S. Tecla (Acireale).
      Firmatari:  Fleres  Salvatore;  Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe

      N.         1482   -  Provvedimenti  per  velocizzare   l'iter
  dell'elargizione  dei  rimborsi previsti  dall'Assessorato  della
  Famiglia, delle politiche sociali, delle autonomie locali     per
  le   opere   di   abbattimento   delle  barriere  architettoniche
  compiute da privati.
      Firmatari:  Fleres  Salvatore;  Maurici   Giuseppe;   Catania
  Giuseppe

      N.  1501 - Misure per la salvaguardia del torrente Salaro nel
  comune di Santa Venerina (CT).
          Firmatari: Fleres Salvatore;  Catania  Giuseppe;  Maurici
  Giuseppe

      N.  1513  -  Interventi per ultimare i lavori  relativi  alla
  realizzazione dell'illuminazione artistica nelle cinque  frazioni
  a mare del comune di Acireale (CT).
      Firmatari:  Fleres  Salvatore;  Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe

      - da parte dell'Assessore per i  Lavori Pubblici

      N. 25 - Immediato restauro del quartiere che sorge al confine
  tra Giarre e la frazione di Altarello, in provincia di Catania.
      Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

      N.  890 - Notizie sull'applicazione della norma in materia di
  rinegoziazione dei mutui alle cooperative edilizie.
      Firmatario: Galletti Giuseppe

    Avverto  che  le  stesse  saranno  pubblicate  in  allegato  al
  resoconto stenografico della seduta odierna.

            Annunzio di presentazione di disegni di legge

    PRESIDENTE.  Comunico  che sono stati presentati  i  seguenti
    disegni di legge:

      - Norme per le cooperative edilizie a proprietà indivisa per il
        ripianamento delle esposizioni debitorie  (n. 890)
      -d'iniziativa parlamentare
  -presentato dagli onorevoli Oddo, Panarello, De Benedictis, Zago
  in data 7 luglio 2004

      - Norme per il riconoscimento e la cartolarizzazione dei crediti
        delle imprese artigiane  derivanti dai contributi  ex articoli 43
        e 47 della legge regionale 18 febbraio 1986, n. 3  (n. 891)
  -d'iniziativa parlamentare
  -presentato dagli onorevoli Oddo, Panarello in data 7 luglio
  2004.

                     Annunzio di interrogazione

      PRESIDENTE.  Comunico  che  è stata  presentata  la  seguente
  interrogazione con richiesta di risposta orale:

      N.  1767  -  Notizie  sulla riapertura al transito  veicolare
  della via Crociferi del comune di Catania.
      - Assessore Beni Culturali
      - Firmatario: Villari Giovanni

      L'interrogazione  testè annunziata sarà  iscritta  all'ordine
  del giorno per essere svolta al proprio turno.

                         Annunzio di mozione

      PRESIDENTE.  Comunico  che  è stata  presentata  la  seguente
  mozione:

      N.  298 - Iniziative per risolvere la controversia che  tiene
  bloccati  al  largo di Porto Empedocle 37 naufraghi  sudanesi  ed
  interventi umanitari di sostegno.
      Firmatari:   Miccichè  Calogero;  Raiti  Salvatore;   Orlando
  Leoluca; Panarello Filippo; Ferro Giovanni.

      Informo  che  la stessa sarà iscritta all'ordine  del  giorno
  della  seduta  successiva  perchè se  ne  determini  la  data  di
  discussione.

      Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno  che nel corso della seduta potrà procedersi a  votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


         Determinazione della data di discussione di mozione

    PRESIDENTE   Si  passa  al  II punto  dell'ordine  del  giorno:
  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d), e 153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:

                         L'Assemblea regionale siciliana
        premesso che:

  con  legge  16  gennaio  2003,  n. 3  è  stato  istituito  l'Alto
  Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione  e
  delle   altre  forme  di  illecito  all'interno  della   pubblica
  Amministrazione;

  l'Alto Commissario  svolge le proprie funzioni nel pieno rispetto
                delle competenze regionali;

  la Regione siciliana è Regione a Statuto speciale;

  considerato che, alla luce del sopraindicato ordinamento,  assume
  importanza rilevante una pari figura all'interno della  struttura
  regionale,  considerata la competenza territoriale  nel  rispetto
  del  principio di trasparenza e per il contrasto delle  forme  di
  illecito all'interno della pubblica Amministrazione regionale,

                       impegna il Governo della Regione

  ad  intervenire urgentemente al fine di istituire un  Commissario
  in Sicilia per attuare anche nella nostra Regione le disposizioni
  normative previste dalla legge nazionale al fine di garantire  la
  trasparenza della pubblica Amministrazione nella nostra Regione.
  (292)

                       RAITI - FERRO - MICCICHE' - MORINELLO

                        L'Assemblea regionale siciliana

         premesso che:

  è  stato  evidenziato  da  parte di numerosi  lavoratori,  sinora
  assunti in qualità di ausiliari socio-sanitari specializzati e di
  operatore      tecnico      ausiliario     (O.T.A.)  dall'Azienda
  U.S.L. n. 7 di Ragusa e dall'Azienda ospedaliera 'Ospedale civile
  -  OMPA'  della  stessa  città con rapporti  di  lavoro  a  tempo
  determinato,  che sono stati modificati i criteri  di  formazione
  delle  graduatorie  ai fini delle assunzioni a tempo  determinato
  nelle qualifiche anzidette;

  in  particolare,  è stata di recente formata una  graduatoria  in
  riscontro a richiesta, ex art. 16 della legge n. 56 del 1987, per
  l'avvio  al  lavoro per sei mesi di n. 29 unità di  qualifica  di
  ausiliario  socio-sanitario,  pubblicata  dal  28  maggio  all'11
  giugno  2004  (Unità operativa centro impiego  Modica)  ed  altra
  graduatoria in riscontro ad analoga richiesta, pubblicata in data
  26 maggio 2004, per l'avvio al lavoro di n. 22 unità di qualifica
  di  ausiliario  socio-sanitario  specializzato  presso  l'Azienda
  ospedaliera 'Ospedale Civile - OMPA'di Ragusa;

  in sede di formazione di tali graduatorie, diversamente da quanto
  sinora  operato  dagli organi competenti, si è  tenuto  conto  di
  criteri che fanno esclusivo riferimento ad elementi reddituali  e
  di   carico  familiare,  secondo  quanto  indicato  dal   decreto
  assessoriale  25  marzo 2004, n. 46/04, dell'Assessore  regionale
  per   il   lavoro,  la     previdenza  sociale,   la   formazione
  professionale e l'emigrazione;

  considerato che:

  tale  comportamento si pone in contrasto con il dato  legislativo
  di  cui all'art. 1 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 12  e
  successive  modifiche  ed integrazioni, che  impone,tra  l'altro,
  alle  aziende unità sanitarie locali di effettuare le  assunzioni
  del personale da inquadrare in qualifiche o profili professionali
  per  l'accesso  ai quali è richiesto il possesso  del  titolo  di
  studio  non superiore a quello della scuola dell'obbligo  e,  ove
  richiesto,  di una specifica professionalità, ai sensi  dell'art.
  16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e successive modifiche, e
  delle relative disposizioni di attuazione;

  le  disposizioni di attuazione della citata norma di  legge  sono
  contenute  nel decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri
  27  dicembre 1988 e 30 marzo 1989 n. 127 (Cassazione civile, Sez.
  Lavoro, 13 dicembre 2003, n. 19108);

  la  prescrizione legislativa regionale sopra citata (art. 1 legge
  regionale   n.   12  del  1991),  peraltro  emanata   nell'ambito
  dell'esercizio  di  potestà legislativa esclusiva  della  Regione
  siciliana  a termini dell'art. 14 dello Statuto regionale,  e  la
  disposizione di legge (art. 16 legge n. 56 del 1987)  e  relative
  norme  di attuazione (D.P.C.M. 27 dicembre 1988 e 27 marzo 1989),
  non   possono  essere  derogate  o  modificate  da  provvedimenti
  amministrativi (nella specie il D.A. n. 46/04);

  la  dichiarata volontà di conformare la disciplina  regionale  in
  materia   di   avviamento  a  selezione   presso   le   pubbliche
  amministrazioni ai principi generali contenuti nel D.L.vo n.  297
  del   2002   deve  trovare  apposita  sede  nell'ambito   di   un
  provvedimento regionale avente valore di legge;

  come  precisato, nello stesso D.A. n. 46/04 citato, l'art. 8  del
  D.L.vo  n.  297 del 2002 ha mantenuto in vigore l'art.  16  della
  legge  n.  56 del 1987, espressamente richiamato, con le relative
  norme di attuazione di cui ai DD.PP.CC.MM. 27 dicembre 1988 e  27
  marzo  1989  (Cassazione civile, Sez. Lav., 20  agosto  2003,  n.
  12248);

  con  circolare  n.  3/2003  del 24 febbraio  2003,  dello  stesso
  Assessorato Lavoro della Regione siciliana, pubblicata nella GURS
  n.  13 del 21 marzo 2003, è stato riconosciuto (punto 6) che 'per
  il  settore  pubblico  resta in vigore la  normativa  previgente,
  applicabile in Sicilia in forza dell'art. 1 della l.r. n. 12  del
  1991';

  lo stesso articolo 1 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n.
  297,  nel  fissare i principi fondamentali per l'esercizio  della
  potestà  legislativa delle Regioni e delle Province  autonome  di
  Trento  e  di Bolzano in materia di revisione e razionalizzazione
  delle  procedure di collocamento, ha richiamato  il  rispetto  di
  quanto previsto dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469,
  e   che   tale   provvedimento  legislativo,   all'art.   9,   ha
  espressamente fatto riferimento alla salvaguardia della normativa
  statutaria delle Regioni a Statuto speciale;

  nessuna   modifica   legislativa  ha   autorizzato   la   diversa
  indicazione  dei  criteri  di  formazione  delle  graduatorie  in
  oggetto,   come   predeterminati  dalla  normativa  espressamente
  richiamata dall'art. 1 della legge regionale n. 12 del 1991;

  come  precisato  dalla Cassazione civile, Sez. Lav.,  6  dicembre
  2003,  n. 18713, l'art. 16 della L. 28 febbraio 1987, n. 56,  non
  può ritenersi derogabile da atti e decreti aventi natura di fonte
  secondaria;

  si  rende indispensabile rendere conforme a legge la procedura di
  avvio  a selezione di cui alle superiori premesse, al fine  della
  salvaguardia,  oltre che dei diritti degli odierni opponenti  che
  hanno  maturato i requisiti ed i titoli per l'avvio a  selezione,
  anche  dell'interesse pubblico ai principi di imparzialità,  buon
  andamento ed efficienza dei pubblici uffici e servizi;

  considerato  ancora che l'Assessore per il lavoro, la  previdenza
  sociale,    la    formazione   professionale   e   l'emigrazione,
  appositamente  interpellato, non ha fornito alcun riscontro  alla
  richiesta,

                  impegna il Governo della Regione
                                  e
          il Presidente dell'Assemblea regionale  siciliana
                   ciascuno per la parte di rispettiva
                competenza:

  1)  a  predisporre ogni utile iniziativa per rendere  conformi  a
  legge  le  procedure di avvio a selezione di cui  alle  superiori
  premesse   mediante  la  pronta  ed  immediata   modifica   delle
  graduatorie  a tal fine formate in applicazione ed in  conformità
  alla   vigente  e  specifica  disciplina  legislativa   regionale
  contenuta  nell'art. 1 della legge regionale n. 12  del  1991  ed
  alle  disposizioni, ivi espressamente richiamate, di cui all'art.
  16  della  legge  n.  56  del  1987 ed  alle  relative  norme  di
  attuazione contenute nei DD.PP.CC.MM. 27 dicembre 1988 e 27 marzo
  1989;

  2)  a  promuovere,  su  tale  problematica,  la  convocazione  di
  apposito incontro, presso l'Amministrazione regionale del  lavoro
  di Ragusa, con la partecipazione dell'Assessorato regionale della
  sanità,  i  rappresentanti dell'Azienda U.S.L. n. 7 di  Ragusa  e
  dell'Azienda  ospedaliera  'O.C.-OMPA'  della  stessa  città,  di
  una  delegazione dell'Assemblea regionale siciliana,  nonché  dei
  rappresentanti  dei  lavoratori interessati, che,  per  adesione,
  hanno sottoscritto la presente mozione. (293)

                   GURRIERI - BARBAGALLO - PAPANIA -  GENOVESE
                   TUMINO - VITRANO -  ZANGARA - ORTISI

                         L'Assemblea regionale siciliana

  premesso che l'art. 32 della Costituzione italiana recita che  la
  Repubblica   tutela   la   salute   come   fondamentale   diritto
  dell'individuo e interesse della collettività;

  constatato  che, con decreto assessoriale n. 3665 del  18  giugno
  2004,  il  Governo  regionale  ha  regolarizzato  il  sistema  di
  esenzione  dal ticket di reddito correlato dall'indicatore  della
  situazione  economica  equivalente (ISEE)  per  nuclei  familiari
  aventi reddito non superiore a euro 7.000,00;

  considerato che:

  tale  tetto  di  reddito colpisce le fasce  di  nuclei  familiari
  relativi a pensionati con pensione di anzianità e tutti i  nuclei
  familiari  con  redditi  di  lavoro  stagionale  (famiglie   meno
  abbienti);

  i  nuclei che non superano il tetto dei 7.000,00 euro pagano  una
  quota  ticket  per confezione farmaci nella misura di  euro  2,00
  mentre,  per  quanto  riguarda le prestazioni  specialistiche  di
  diagnostica strumentale e di laboratorio, devono pagare una quota
  ticket  per ricetta di euro 2,00 nonché una quota ticket  fino  a
  euro 36,15;

  considerato  inoltre,  che detti nuclei familiari  devono  pagare
  anche il 10 per cento in più della somma superiore ai 36,15 euro;

  ritenuto  tale decreto assessoriale ingiusto perché  colpisce  in
  modo indiscriminato tutti quei nuclei familiari che continuamente
  avranno  bisogno  di  cure e di prevenzione, in  particolare  gli
  anziani e tutti i nuclei familiari con figli in tenera età,

                  impegna il Governo della Regione

  a   modificare   il  suddetto  decreto  garantendo   un   aumento
  significativo  del tetto stabilito dal decreto stesso,  per  dare
  possibilità  di esenzione dal ticket a tutte le fasce  di  nuclei
  familiari meno abbienti, ai pensionati ed alle famiglie con basso
  reddito. (294)

             VILLARI- CAPODICASA- CRACOLICI- ODDO- CRISAFULLI-
             DE BENEDICTIS-GIANNOPOLO-PANARELLO-SPEZIALE-ZAGO

                        L'Assemblea regionale siciliana

  premesso che:

  la Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata nel 1948
  dall'Assemblea generale dell'Onu, afferma: Nessun individuo potrà
  essere  sottoposto a tortura o a trattamento o punizioni crudeli,
  inumane o degradanti' (art. 5);

  nel  1966  l'Assemblea generale approvava il Patto internazionale
  relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), che ribadiva,  con
  effetti  giuridicamente vincolanti, il divieto assoluto  dell'uso
  della  tortura.  Nel  1984  l'Assemblea  generale  approvava   il
  documento delle Nazioni Unite più importante in materia di  messa
  al bando della tortura: la Convenzione contro la tortura ed altre
  pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti;

  il Consiglio d'Europa ha adottato nel 1987 la Convenzione europea
  per  la  prevenzione  della tortura e delle  pene  o  trattamenti
  disumani  o  degradanti, ed ha anche predisposto un  sistema  più
  avanzato  per  quanto  concerne i ricorsi individuali,  anche  in
  materia   di   tortura.  La  Convenzione,  infatti,  prevede   la
  giurisdizione   della  Corte  europea  per   i   diritti   umani,
  automaticamente  riconosciuta  dagli  Stati  firmatari,  fra  cui
  l'Italia;

  la Costituzione della Repubblica italiana recita all'articolo 11:
  L'Italia  (..)  consente, in condizioni di parità con  gli  altri
  Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento
  che  assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;  promuove  e
  favorisce  le  organizzazioni  internazionali  rivolte   a   tale
  scopo.';

  torture  e  maltrattamenti sono pratiche  diffuse  in  oltre  150
  Paesi;

  chiunque  può essere vittima di torture, a prescindere  dall'età,
  dal   genere,   dall'appartenenza  etnica  e  dalle   convinzioni
  politiche o religiose;

  in  molti  Paesi l'impunità della tortura è un problema endemico.
  Le indagini sono spesso bloccate, laddove sarebbero necessarie, e
  raramente i torturatori sono portati in giudizio, fatto che  crea
  un  ciclo  di  impunità  che permette il  ripetersi  di  atti  di
  tortura;

  uno  degli  strumenti principali per combattere la tortura  è  la
  sensibilizzazione dell'opinione pubblica attraverso  campagne  di
  informazione,   educazione  ai  diritti   umani   delle   giovani
  generazioni,   coinvolgimento  e   presa   di   posizione   delle
  istituzioni  democratiche  a  tutti i  livelli,  attraverso  atti
  concreti e significativi;

  ritenuto  pertanto, di dover condannare incondizionatamente  ogni
  forma       di violazione dei diritti umani,

                 impegna il Presidente della Regione

  1)  ad  assumere iniziative presso il Parlamento nazionale perché
  si  proceda  all'esame dei diversi disegni di  legge  presentati,
  relativi  all'introduzione  del  reato  di  tortura  nel   nostro
  ordinamento, con particolare riferimento ai seguenti punti:

  2)  condanna  ufficiale  e  incondizionata  della  tortura  quale
  pratica  inumana e degradante in tutte le sue forme, con espresso
  richiamo alla tortura psicologica;

  3)  garanzie per i prigionieri dell'accesso immediato e  regolare
  di familiari, avvocati e medici;

  4) non ricorso alla detenzione segreta;

  5) garanzie nel corso della detenzione e degli interrogatori;

  6) proibizione della tortura nella legislazione;

  7) indagine sulle denunce;

  8) punizione dei responsabili;

  9)   divieto  dell'utilizzo  di  dichiarazioni  estorte  mediante
  tortura;

  10) addestramento in modo adeguato di tutti i pubblici ufficiali;

  11) risarcimento alle vittime;

  12)  ratifica dei trattati internazionali che contengano garanzie
  contro la tortura;

  13) esercizio della responsabilità internazionale. (295)

      FLERES-CATANIA G.- MAURICI-SCOMA-TURANO-BURGARETTA APARO

                        L'Assemblea regionale siciliana

  premesso che:
  pare  che  in molte scuole italiane, sulla scorta di  quanto  già
  accaduto  negli  USA,  vengano  compilati  questionari  e  svolte
  indagini  varie, dalle quali sarebbe emerso che circa il  10  per
  cento dei bambini italiani sono classificati come malati mentali;

  i  questionari  vengono compilati dagli alunni o dai  genitori  e
  sono   diretti   a  rilevare  il  disturbo  dell'iperattività   e
  dell'attenzione, disturbi questi difficilmente rilevabili, ancora
  meno  mediante  la  compilazione di questionari,  soprattutto  se
  distribuiti senza le necessarie spiegazioni;

  infatti   è   stata   così  empiricamente  stabilita   un'elevata
  percentuale di bambini affetti da disturbi psichici che rischiano
  di essere sottoposti a trattamenti a base di psicofarmaci;

  com'è  noto, gli psicofarmaci vanno somministrati solo  per  casi
  particolari,  poiché presentano una serie di effetti  collaterali
  ed  è  comunque  necessario che tutto ciò avvenga  sotto  stretto
  controllo medico;

  non  è  pensabile che la semplice compilazione di un questionario
  possa essere motivo di tale terapia,

                  impegna il Governo della Regione

  ad  intraprendere ogni utile azione al fine di verificare, presso
  le  scuole  di ogni ordine e grado della Sicilia, se siano  state
  intraprese   le  attività  di  cui  in  premessa  ed,   in   caso
  affermativo,  gli  esiti delle stesse, e ad  intervenire  laddove
  siano state effettuate diagnosi affrettate. (296)

                 FLERES-CATANIA G.-MAURICI-SCOMA

                         L'Assemblea regionale siciliana

  premesso che:

  il 17 giugno 2004 un violento nubifragio si è abbattuto su alcuni
  comuni  della provincia di Catania provocando ingenti darmi  alle
  colture ed alle strutture;

  per  procedere  alle  opere  di ristrutturazione  e  comunque  dì
  ripristino delle strutture sono necessari interventi i cui  costi
  sono  particolarmente elevati e pertanto è necessario  dichiarare
  lo  stato  di calamità naturale per quei comuni sui  quali  si  è
  abbattuto il nubifragio;

  inoltre,  sempre  a  causa  del nubifragio,  anche  l'agricoltura
  locale  ha  subito danni e sarebbe utile prevedere un  indennizzo
  per quanti hanno perso il raccolto,

                        impegna il Presidente della Regione

  a  porre  in  essere  quanto necessario perchè  si  proceda  alla
  dichiarazione  dello  stato  di calamità  naturale  per  le  zone
  colpite  dal  nubifragio  del  17 giugno  2004,  con  particolare
  riferimento   allo   stanziamento   di   somme   sia    per    le
  ristrutturazioni sia per indennizzare gli agricoltori  che  hanno
  perso il raccolto. (297)

                          FLERES - CATANIA G.- MAURICI - SCOMA

   Dispongo che le mozioni testé annunziate vengano demandate  alla
  Conferenza  dei  Presidenti  dei Gruppi  parlamentari  perché  ne
  determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


       Seguito della discussione del disegno di legge nn. 850-
      265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A)  Norme per
         l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
      suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
          dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed
      integrazioni alla legge regionale 30 marzo 1951, n. 29 e
                      successive modificazioni

    PRESIDENTE   Si  passa  al  punto III  all'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


   Si  procede  al seguito della discussione del disegno  di  legge
  nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A)  Norme per
  l'elezione  del  Presidente della Regione siciliana  a  suffragio
  universale  diretto.  Nuove  norme per l'elezione  dell'Assemblea
  regionale   siciliana.  Modifiche  ed  integrazioni  alla   legge
  regionale  30  marzo  1951,  n. 29 e  successive  modificazioni ,
  iscritto al n. 1.
   Invito  i componenti la I Commissione a prendere posto al  banco
  delle Commissioni.
   Ricordo  che  l'esame del disegno di legge era stato  interrotto
  nella   seduta   precedente,   dopo   la   discussione   generale
  sull'articolo 1 e i relativi emendamenti.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo
  brevemente  per richiamarmi parzialmente alle cose già  sostenute
  ieri nel corso del dibattito sull'articolo 1.
   Voglio  contestare il testo dell'articolo 1,  così come proposto
  nel  disegno  di  legge. Ieri, nel corso del mio  intervento,  ho
  ricordato lo straordinario risultato che ebbe la legge elettorale
  n.  7  del  1982, che il legislatore regionale, nella sua   prima
  stesura,   aveva   previsto  con   la   doppia   scheda   e   che
  successivamente  fu  modificata  con  la  legge  n.  35,  che  io
  considero ancora oggi una vera e propria controriforma.
   Voglio  ricordare  al  Parlamento regionale  l'importanza  della
  doppia  scheda che suscitò interesse nelle amministrazioni locali
  attorno  alla  figura del sindaco, che determinò una  libertà  di
  voto  che  consentì  alla Sicilia una straordinaria  stagione  di
  stabilità politica da un lato, ma anche un processo di evoluzione
  della realtà democratiche degli enti locali.
   Ho  apprezzato  ieri  le motivazioni delle argomentazioni  fatte
  dall'onorevole Leontini, il quale ritiene che nel momento in  cui
  c'è  un  accordo  tra  le liste dei partiti, il  candidato  debba
  incarnare  la  posizione espressa  dai partiti e, sulla  base  di
  questa  motivazione, opta per il meccanismo della  scheda  unica.
  Quest'ultima, in realtà, non solo è limitativa della  libertà  di
  voto - nel senso che costringe l'elettore, comunque, a votare per
  un  singolo candidato -, ma comprime all'interno dello schema dei
  partiti il funzionamento della democrazia.
   I  cittadini, liberamente, possono optare per un partito e poter
  scegliere  un  presidente  diverso da quello  designato  da  quel
  partito.
   Questo  è un principio stabilito dalle norme costituzionali.  Si
  potrebbe   dire  che  quel  candidato  potrebbe  non   avere   la
  maggioranza  del  Parlamento  e  io ribatto  che  quel  candidato
  potrebbe  non  avere  la  maggioranza del Parlamento  perché  ciò
  risponde  al  famoso principio della cosiddetta   anatra  zoppa .
  D'altro  canto,  una grande democrazia del mondo,  la  democrazia
  americana, ci ha abituato ad avere un congresso che può avere  un
  diverso  orientamento   rispetto a  quello  del  suo  Presidente;
  eppure quel Paese è andato avanti, è un Paese al quale tutti  nel
  mondo riconosciamo un alto livello democratico.
   Ho  notato che tutti gli emendamenti presentati all'articolo  1,
  pur  sotto  diverse  forme,  si  sostanziano  rispetto  a  questa
  questione centrale:  scheda unica oppure  doppia scheda.
     Io  reitero l'invito al Parlamento regionale a non  vincolarsi
  dentro  logiche  di schieramento, a capire che la  doppia  scheda
  potrebbe essere un meccanismo che rende più libero il voto  (sono
  contento  che,  anche  se  tardivamente, questa  posizione  anche
  all'interno  di  partiti del centrosinistra  è  stata  apprezzata
  positivamente),  che  assicura  una  reciproca   autonomia   alle
  funzioni,  che non vincoli l'Assemblea regionale al  destino  del
  Presidente   o  dell'esecutivo,  che  stabilisce  una   reciproca
  autonomia  nelle  funzioni separando in modo  netto  la  funzione
  dell'esecutivo,  che è chiamato a governare, dalle  funzioni  del
  legislativo  che  deve legiferare, deve esercitare  politiche  di
  indirizzo e di controllo.
   Io  penso  che la Sicilia abbia più bisogno di questo meccanismo
  complessivo, di un impianto che renda più libero il  voto  e  che
  rende  più autonome le funzioni dell'esecutivo e del legislativo.
  Soltanto così possiamo anche affrontare il delicato argomento del
  destino  dell'esecutivo  rispetto  al  destino  del  legislativo,
  altrimenti,  mi  sembra  capzioso  l'argomento  secondo  cui   se
  dovessimo,    invece,  stabilire  che  l'elezione   diretta   del
  Presidente  della Regione deve essere supportata su scheda  unica
  dal  sostegno di uno schieramento è evidente che in quel caso  il
  destino   del   Presidente  porta  con  sé   anche   il   destino
  dell'Assemblea  regionale siciliana, e se il  Presidente  dovesse
  dimettersi per qualsiasi ragione deve necessariamente trascinarsi
  la maggioranza che lo ha sostenuto.
   Nell'impostazione  che  noi  proponiamo,  invece,  questi  ruoli
  vengono  distinti  (ciò andrebbe poi regolamentato,  ovviamente).
  L'articolo 1 è un articolo di principio generale nel quale i  due
  poteri  vengono  distinti: una cosa  è la  sorte  dell'esecutivo,
  l'esecutivo viene eletto direttamente, un'altra cosa è  la  sorte
  del legislativo con funzioni autonome del tutto differenti.
   Noi  invitiamo  il  Parlamento a discutere su questo  argomento.
  Già  nella discussioine di ieri  sono emerse posizioni che io  ho
  apprezzate  ma che non condivido (mi riferisco a quelle  espresse
  dall'onorevole  Leontini,  per  esempio),  tuttavia,   faccio  un
  appello  al  Parlamento regionale perché in  questa  vicenda  che
  riguarda  la doppia scheda non si trinceri dentro una  logica  di
  schieramento, né di maggioranza, né di opposizione.
   Lo  dicevo  ieri  e lo ripeto ancora oggi, c'è  un  vizio  nella
  formazione  della  legge, soprattutto nei confronti  della  legge
  elettorale  che sta percorrendo i due schieramenti e cioè  quello
  per  il  quale  si pensa di anteporre una logica di  schieramento
  rispetto  alla  costruzione di una regola. Noi costruiamo  regole
  non  per noi, nè per i destini di ciascuno di noi. Noi costruiamo
  una regola che dovrà essere valida per tutta la Sicilia, che deve
  essere in grado di selezionare al meglio la classe dirigente,  la
  legge  elettorale serve a questo per rendere più libero il  voto,
  per rendere più partecipi alla vita democratica i cittadini.
     La  legge, quindi, deve contenere regole di carattere generale
  che  non  possono  essere  vincolate a logiche  di  schieramenti.
  Pertanto,  mi  auguro che si apra un dibattito e che  nessuno  di
  noi, rispetto ad un argomento così delicato e di tale importanza,
  possa  pensare  che  ci  si  possa  muovere  dentro  logiche   di
  schieramento  e  che quindi ci sia un voto libero del  Parlamento
  che  possa apprezzare gli emendamenti presentati dalla stragrande
  maggioranza dei parlamentari che pensano di introdurre nel  nuovo
  schema della legge elettorale la doppia scheda.

   FERRO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FERRO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   riguardo
  all'articolo  1 della legge di riforma elettorale  della  Regione
  siciliana,  preciso che siamo  in Aula per sforzarci di  fare  un
  ragionamento  per  emanare una legge che  non sia  una  qualsiasi
  legge elettorale, ma una legge che sia efficace, che abbia la sua
  funzione,  la  sua  utilità nella prospettiva del  Governo  della
  Regione.
   E,   come tutti credo auspichiamo, stiamo parlando di una  legge
  che  deve essere approvata attraverso un confronto chiaro,  leale
  tra  forze  politiche, a prescindere dalle appartenenze  e  dalla
  collocazione di maggioranza e opposizione di ciascuno di  noi.  E
  credo  che questo sia lo sforzo che dobbiamo fare, che lei stesso
  Presidente dell'Assemblea ha più volte auspicato nel sollecitarci
  ad  affrontare la discussione in Aula, ma che questa  discussione
  sia frutto di un reale e leale confronto.
   L'articolo    1,   così   come   proposto   dalla   Commissione,
  sostanzialmente recita che  il Presidente della Regione Siciliana
  h  eletto  a  suffragio  universale con voto  diretto,  libero  e
  segreto  contestualmente  all'elezione  dell'Assemblea  Regionale
  Siciliana . Tornerò dopo sulla segretezza del voto, ma la  parola
  che  più stride in questo testo è quella che fa riferimento  alla
  contestualità  dell'elezione  del  Presidente  della  Regione   e
  all'elezione dell'Assemblea Regionale Siciliana.
   Io  provo  a  spiegare il senso che spinge me  e  la  mia  parte
  politica  a  sostenere la necessità della doppia  scheda  con  un
  ragionamento  e una considerazione a monte. Spesso quest'Aula  ha
  discusso  la  riforma elettorale affrontando  prevalentemente  il
  tema  dello sbarramento al 5, al 4, al 3, al 2 dei resti su  base
  regionale,  su  base  provinciale, io ritengo  questa  parte  del
  ragionamento,  ancorché  importante,  paradossalmente   marginale
  rispetto  a questo punto che fa riferimento alla scheda  unica  o
  alla  doppia scheda. E lo faccio prendendo spunto dall'esperienza
  vissuta in questi tre anni in cui mi pare inconfutabile non  solo
  la   separatezza  che  vige  tra  il  Governo  della  Regione   e
  l'Assemblea  Regionale,  ma  forse  ancor  di  più  la  stridente
  inutilità,  o  quasi  inutilità,   di  una  Assemblea   Regionale
  Siciliana che si trova dinanzi a un Presidente della Regione  e a
  un  Governo  - al di là di chi siano - che hanno tali poteri  che
  riducono   l'Assemblea  Regionale  ad  un   fatto   assolutamente
  residuale.
   Allora,  io  credo che se c'è uno sforzo da fare nel disegno  di
  legge  è  quello di riequilibrare, in qualche modo,  i  rapporti,
  rendere  ovviamente  efficace l'azione  di  Governo,  ma  rendere
  altrettanto  efficace  la  funzione che  deve  avere  l'Assemblea
  Regionale Siciliana.
   Oggi  siamo  dinanzi alla constatazione che un Presidente  della
  Regione  eletto  con  questo sistema  ha  una  funzione  che  può
  diventare  ricattatoria  nei  confronti  della  stessa  Assemblea
  Regionale.   Una  cosa  è  parlare  dell'elezione   diretta   del
  Presidente  della  Regione e quindi della  necessità  che  questo
  abbia  una  sua  maggioranza,  una possibilità  di  espletare  le
  funzioni  di  Governo  che  gli  sono  proprie,  altra  cosa    è
  distinguere le sorti del Governo del Presidente della Regione  da
  quello  dell'Assemblea Regionale Siciliana, che peraltro è eletta
  dagli   elettori  siciliani  prescindendo  dal  Presidente  della
  Regione che si sceglie.
   Io  credo che questo sia un elemento di buon senso e vorrei, con
  altrettanto  buon senso, avere dimostrato qual è l'utilità  della
  scheda  unica, dove nella logica della scheda unica, vi  è  anche
  perpetuato un inganno nei confronti degli elettori.
   Tutti  abbiamo fatto la campagna elettorale nel 2001 e  sappiamo
  perfettamente  che  qualsiasi candidato al Parlamento  regionale,
  dell'uno  o dell'altro schieramento, che incontrava un   elettore
  chiedeva  non  solo  il voto per sè, ma anche per  il  Presidente
  della  propria  coalizione,  e se quest'ultimo  non  era  gradito
  all'elettore  gli  diceva di lasciar perdere il Presidente  della
  Regione, non sottolineando però all'elettore che il voto dato  al
  singolo  deputato automaticamente sosteneva anche il candidato  a
  presidente  della Regione di quello schieramento. Ditemi  voi  se
  non  è  questo  un inganno evidente e palese nei confronti  degli
  elettori
   Peraltro,  devo  dire  che nella stessa  legge,  e  anche  negli
  emendamenti   presentati,    per   esempio   all'articolo   4   -
  dall'onorevole  Cintola, mi pare - è previsto che  il  Presidente
  della Regione  deve indicare gli assessori del suo Governo  e  in
  un'altra  parte si dice che, qualora il Presidente della  Regione
  dovesse  sostituire un assessore, deve chiedere al Parlamento  il
  consenso.  Quindi, c'è un elemento di confusione e  di  conflitto
  poco comprensibile.
   Io  vorrei  che, in qualche modo, mi si spiegassero  le  ragioni
  che spingono parte di questo parlamento ad insistere sulla scheda
  unica   e  a  non  pensare invece alla separazione delle  schede,
  criterio   che   secondo  me  risponde  ad  una   operazione   di
  trasparenza,   di   correttezza  che  non   inficia   l'efficacia
  dell'azione   di  governo,  così  come  non  inficia  l'efficacia
  dell'azione dell'Assemblea regionale, ma al contrario  conferisce
  a  quest'ultima  una  maggiore autonomia rispetto  al  Presidente
  della regione e del suo governo.
   Altro tema che viene ripetuto nell'articolato fa riferimento  al
  voto  diretto,  libero e segreto. Che il voto è diretto  non  c'è
  dubbio,  quanto sia libero e segreto permettetemi di  considerare
  che non sia un fatto assolutamente evidente.
   Sono  firmatario insieme con l'onorevole Raiti di un emendamento
  all'articolo  1;   è  evidente che il voto  non  è  assolutamente
  segreto,  anzi  il  voto  può  essere assolutamente  controllato,
  certificato  e  credo che ciascuno di noi abbia avuto  occasione,
  nelle  varie  campagne  elettorali, di incontrare  elettori   che
  chiedevano  un  riscontro del proprio voto e, addirittura,  della
  preferenza.
   Se  questa è la realtà  evidentemente sorge qualche dubbio sulla
  reale, autentica segretezza del voto.
   Capisco  che  qualcuno potrebbe eccepire che sarebbe sufficiente
  andare  al  voto  elettronico, ma poiché non  abbiamo  ancora  le
  condizioni  per  esercitare il voto con  il  sistema  elettronico
  forse sarebbe bene che questo parlamento si doti di uno strumento
  adeguato,  più consono, per consentire in ogni caso la segretezza
  del  voto e l'autonomia dell'elettore rispetto al voto che  vuole
  esprimere.
   Il  Gruppo di Sicilia 2010 ha presentato un emendamento  il  cui
  contenuto mira ad eliminare lo spoglio per sezioni ed andare allo
  spoglio  per  sezione  unica,  il  che  rende  più  difficile  il
  controllo del voto così come oggi viene effettuato.
   Io   vorrei  che  su  questo  facessimo  tutti  uno  sforzo   di
  approfondimento  perché credo che questo sia uno  degli  elementi
  che  possa fare parlare  in positivo della regione siciliana  nel
  resto  d'Italia  rispetto ad una soluzione  che  evidentemente  è
  tecnica,  ma  che  ha anche un forte significato  politico  e  di
  libertà.
   Qualcuno   nei   mesi  scorsi,  quando  ho  sollecitato   questo
  argomento  -  e  l'ho  fatto più volte -  ha   reagito  a  questo
  giudizio  con  sorrisi più o meno facili. Io  credo  che  ci  sia
  assolutamente  poco  da  sorridere se  vogliamo  far  sì  che  la
  politica   faccia   un   salto  di  qualità   nell'ottica   della
  trasparenza, della libertà del voto.
   Questa  è  la  soluzione  che  ho individuato  però  sono  anche
  disposto  ad  accogliere altre soluzioni  purché  possibili,  nel
  senso  che  il  concetto di  segretezza del voto',  già  previsto
  nell'articolo  1,  sia   effettivamente   autentico  e  non  mera
  finzione,  ipocrisia, come ciascuno di noi è  invece  consapevole
  che sia.
   Al  riguardo  avremo  modo di ritornare discutendo  dei  singoli
  emendamenti, però io credo che il criterio della doppia scheda  e
  il requisito della segretezza del voto siano assai più importanti
  rispetto  alla logica di sopravvivenza legata agli sbarramenti  e
  alle  sorti  di  ciascun  deputato che nel  futuro  potrà  essere
  eletto.
   Non  sono  interessato alla difesa individuale  dei  destini  di
  ciascuno.   Sono, invece, convinto di volere fare  una  legge  al
  servizio  della  Regione siciliana, che guardi  positivamente  al
  futuro parlamento siciliano. Se questo vogliamo fare io credo che
  alcuni  punti  cardini vadano in qualche modo messi  in  evidenza
  affinchè questa possa costituire occasione per ciascuno di noi di
  seria e approfondita riflessione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Ortisi.  Ne  ha
  facoltà.

    ORTISI   Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur nei  limiti
  che il Regolamento impone, mi permetterò di intervenire sui primi
  tre articoli, che sono tra di loro  legati, perché  ciò, non solo
  fa  risparmiare  tempo all'Aula ed a me stesso,  ma  permette  un
  discorso  un  po' più organico anziché spezzettato  nei  vari  ed
  eventuali interventi di discussione generale per ognuno  dei  tre
  articoli.
   E   lo  farò non senza avere prima giudicato in maniera positiva
  che  si discuta di legge elettorale in questa fase della vita del
  Parlamento regionale, perché avvicinarsi alla scadenza  significa
  non  avere la serenità di giudizio, ma anche l'equilibrio d'animo
  per   poter  discutere  di  un  fatto  generale  come  la   legge
  elettorale.
   Avrei,  però,  preferito che prima si discutesse dello  Statuto,
  per  tre  motivi.  Il primo motivo è perché l'abbiamo  deciso  in
  Conferenza dei Capigruppo. In quella sede, infatti, decidemmo che
  si  sarebbe  fatta la discussione generale sulla legge elettorale
  per  metterla  alla  pari con lo Statuto, per  poi  ritornare  su
  quest'ultimo.
   Il  secondo  motivo  è  perché questo  permetterebbe  una  prima
  lettura  da  parte  del Parlamento nazionale.  Nessuno  pensa  di
  parlare  della legge elettorale dopo che l'iter dei rapporti  tra
  il  nostro Parlamento ed il Parlamento nazionale si sia esaurito;
  non siamo così sprovveduti
   Il  terzo  motivo è perché, da che mondo e mondo, é la figlia  o
  il  figlio  che  nasce  dalla madre, e non viceversa,  perché  la
  connessione che c'è fra alcuni passaggi dello Statuto e la  legge
  elettorale medesima suggerirebbe di trattare prima dello Statuto.
     Per  esempio, alcuni deputati hanno presentato un  emendamento
  all'articolato dello Statuto che prevede 60 deputati anziché  90.
  Pensate per un attimo se approviamo la legge elettorale e poi  in
  sede di approvazione dello Statuto approviamo questo emendamento
   Vorrei  approfittare di questa occasione per suggerire  all'Aula
  di  procedere  in  maniera tale che si  omogeneizzino  i  sistemi
  elettorali, non solo regionale, ma anche provinciale e  comunale,
  perché  è  un  assurdo  che si voti con  tre  sistemi  elettorali
  diversi nelle tre scadenze diverse.
   Nel  merito,  noi  siamo  per la doppia  scheda.  Siamo  per  la
  doppia  scheda perché crediamo che le motivazioni  di  fondo,  ma
  anche  le  constatazioni  odierne, fino all'ultimo  ballottaggio,
  invitino  a  considerare non morte le motivazioni  che  portarono
  alla doppia scheda nel 1992.
     Ad  esempio,  l'onorevole  Neri  a  Lentini   è  stato  eletto
  prescindendo   totalmente  dalle  alleanze  che  avrebbero   dato
  assolutamente vincente l'altro schieramento, la gente  ha  scelto
  una persona che ha ritenuto più credibile nella proposta politico-
  amministrativa. Per cui, dare l'automaticità del rapporto fra  le
  liste collegate ed il Presidente proposto  è un errore, oltre che
  una  contraddizione, con quello che l'elettorato fino ad oggi  ci
  suggerisce.
   Vorremo  che,  come si è discusso per un certo periodo,  venisse
  previsto  il  ticket  Presidente e  Vicepresidente,  da  attivare
  naturalmente  solo  nel caso di morte, impedimento  permanente  o
  rimozione,  perché  un vicepresidente eletto  direttamente  dalla
  gente assieme al presidente - facciamo i dovuti scongiuri - è  un
  vicepresidente che la gente stessa ha detto che può governare per
  la    parte    finale   della   legislatura.   Né   mi   convince
  l'argomentazione del presidenzialismo moderato  o  temperato  che
  qualche  collega  motiva  con il riferimento  al  Parlamento  che
  eleggerebbe l'eventuale vicepresidente.
   Siamo  per  il  voto di genere che abbiamo espresso  chiaramente
  con  il  nostro emendamento e non vogliamo lo sbarramento, perché
  se  l'obiettivo  dello  sbarramento   è quello  di  eliminare  le
  cosidette   liste  fai  da  te ,  allora  le  stesse  si  possono
  eliminare  in  tante altre maniere. Per esempio,  prevedendo  che
  ogni   lista  che  concorre  si  presenti  in  tutti  i   collegi
  aumentando,   decuplicando  il  numero  delle  firme   necessarie
  rispetto  a  quelle occorrenti per far concorrere una  lista  che
  abbia  già  rappresentanti  e  simbolo  a  livello  nazionale   o
  regionale.
   Ci  sono  tante maniere se l'obiettivo è quello di eliminare  le
   liste  fai da te , ma non possiamo certo eliminare, sia a destra
  che  a sinistra, formazioni che hanno fatto la storia dell'ultimo
  periodo  della politica nazionale e/o regionale. Togliamo  linfa,
  sottraiamo articolazione, facciamo un danno a noi stessi
   Né  mi  convince  il discorso che ha fatto l'onorevole  Formica,
  intervistato  ieri da Rai 3: il collega motivava  lo  sbarramento
  con  l'eliminazione delle  liste fai da te  dicendo  testualmente
   perché in queste liste si annida la mafia... .
   Personalmente, collega Formica, mi consenta di dissentire...

    FORMICA   Io  dicevo altro  Che la mafia ha la  possibilità  di
  fare le  liste fai da te  senza sbarramento

   ORTISI.  La  mafia ha la capacità di annidarsi molto  meglio,  e
  più   convenientemente,  in  tutte  le  formazioni   grosse   che
  gestiscono  il  potere perché è molto più semplice  e,  comunque,
  questa    non    è   una   motivazione,   né   storicamente    né
  sociologicamente,  destinata ad essere,  come  dire,  definitiva,
  fondamentale.

    FORMICA   Allora  la  mafia non ha potere condizionante,  delle
  due l'una

   ORTISI.  Ma no, assolutamente  La mafia preferisce annidarsi  lì
  dove  si gestisce il potere e il potere si gestisce nelle  grandi
  formazioni - ancorché contrastanti la loro storia in qualche caso
  -  che, appunto, gestiscono il potere: la mafia non si annida  in
  quei  quattro  amici  o sciagurati che permettono  al  guappo  di
  turno,  nella  provincia  più piccola della  Sicilia,  di  essere
  eletto deputato, il quale sarà una persona non raccomandabile, ma
  certo  non  può  essere,  rispetto  alle  grandi  formazioni  che
  gestiscono il potere, il cavallo che porta il mafioso in groppa
   Allora  noi  diciamo  che  i resti vanno  computati   a  livello
  provinciale  e  che ci va bene - questo è un fatto  positivo  del
  disegno  di  legge  all'esame - che  si  preveda  l'obbligo   dei
  Qlistinati',  o  qualche volta raccomandati, a presentarsi  anche
  nel territorio, questo è un fatto positivo
   Però,  consentitemi anche di dire che non serve a niente  questo
  premio  di  9, 8 più 1, deputati a formare una maggioranza:  alla
  stabilità  non  serve per niente  Otto più,  dicevo,  uno  perché
  l'altro va in minoranza... Quindi è congruo dire otto più uno  in
  funzione della stabilità e del raggiungimento di una maggioranza,
  perché ipotizzate che la maggioranza elegga 40 deputati, più nove
  saranno  49. E questi 49 permettono stabilità? E se sono 35,  più
  9, 44? Cosa è previsto in questo disegno di legge in quest'ultima
  fattispecie?
   Allora tanto vale contemplare il 20 per cento, già previsto  non
  solo  nelle  leggi  che presiedono alle elezioni  del  Presidente
  della  Provincia  e  del  Sindaco e  dei  comuni,  ma  anche  nel
  Tatarellum: perché il 20 per cento, cioè 18 deputati,  consentono
  davvero di raggiungere un 60 per cento probabile, non virtuale...
  Solo  che  dovremmo  distribuirli sul territorio,  anziché  farli
  scegliere dalle segreteria dei partiti o dai salotti
   Sto  per  finire il mio intervento, non senza prima  aver  detto
  che prevediamo l'assoluta incompatibilità fra cariche e preghiamo
  il  Presidente dell'Assemblea e i colleghi della maggioranza,  in
  particolare, a considerare che aprimmo la stagione delle  riforme
  con  la  prima legge di democrazia diretta concordando fra  tutti
  noi  (difatti votammo all'unanimità) che il cammino delle riforme
  si  sarebbe  svolto, magari in maniera accidentata, ma  in  forma
  bipartisan, coinvolgendo le intelligenze e la buona fede  dei  90
  deputati. Non mi pare che stia avvenendo così. Colleghi, questo è
  un errore

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Liotta.  Ne   ha
  facoltà.

    LIOTTA   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  contrariamente
  all'intervento che mi ha preceduto, mi soffermerò soltanto  sugli
  emendamenti  all'articolo  1, anche perché  mi  sembra  sbagliato
  anticipare  i temi che riguardano il resto della legge elettorale
  visto  che, tra le forze politiche, è ancora aperto un  dibattito
  su  questi  temi  e  che, a giorni, ancora nei due  schieramenti,
  questi  stessi temi saranno sviscerati nel tentativo  di  trovare
  convergenze.
   Mi  sorprende  che  tali  convergenze si ricerchino  nei  tavoli
  romani e in questa Aula, invece, vengano anticipate soluzioni che
  quelle stesse convergenze negano.
   L'articolo  1 pone tre questioni fondamentalmente: la  questione
  dell'elezione   diretta;  quella  relativa   alla   contestualità
  dell'elezione  del  Parlamento e del  Presidente  e,  infine,  la
  questione della scheda unica o della doppia scheda.
   Sono  tre  questioni che hanno, in qualche modo, interessato  il
  dibattito  politico del decennio precedente; per  quasi  quindici
  anni,   infatti,   il  dibattito  politico   si   è   interessato
  essenzialmente di questi temi.
   Questo processo riformatore, lungo e complesso, che parte  dalla
  Sicilia,  agli  inizi  degli anni  90,  con  una  sperimentazione
  sull'elezione diretta dei sindaci ha prodotto, in prima  istanza,
  un  tipo  di soluzione. E' noto a tutti che la mia forza politica
  non è presidenzialista e, quindi, in questo processo riformatore,
  il  punto di vista culturale - vorrei dire - che abbiamo espresso
  è   stato  di  radicale  opposizione  all'elezione  diretta   del
  Presidente.
   Oggi   prendiamo  atto  che,  tuttavia,  tale  stesso   processo
  riformatore  si  è  portato  avanti in maniera  irreversibile  e,
  pertanto,  non  ci  sono  emendamenti da  parte  di  Rifondazione
  comunista che puntano a scardinare questo impianto perché sarebbe
  contro la storia degli ultimi quindici anni.
   Tuttavia,    anche    sulla   questione   della    contestualità
  dell'elezione    e   della   doppia   scheda,   l'impianto    non
  presidenzialista, in qualche modo, influisce sulle scelte.
   Ho  ascoltato  con  attenzione alcuni interventi  che  mi  hanno
  preceduto    che   si   riferivano   ad   esperienze    storiche,
  geograficamente lontane - ed anche culturalmente  -  come  quelle
  dell'America   dove  pure  è  previsto  un   impianto   di   tipo
  presidenzialista, con la possibilità del realizzarsi dell' anatra
  zoppa ,  come  si  suole dire; lì, infatti, la contestualità  non
  esiste, avendo luogo le elezioni di medio termine: l'elezione del
  Presidente  e  del  legislativo è separata nel tempo,  oltre  che
  nelle schede, ed in quel Paese si è storicamente determinata  una
  disgiunzione   naturale  fra  i  poteri  dell'esecutivo   e   del
  legislativo.
   Noi  abbiamo ricercato faticosamente l'equilibrio fra questi due
  poteri nell'arco di quindici anni, ma questo stesso equilibrio  è
  sembrato,  in alcune fasi, essere raggiunto dalla doppia  scheda,
  in altre fasi dalla scheda unica.
   Vorrei  dire all'onorevole Speziale - che considera la legge  35
  una  controriforma - che nessun processo riformatore è di per  sé
  un processo lineare: le riforme non si fanno una volta per tutte,
  vanno  piuttosto verificate sul campo; gli effetti delle  riforme
  vanno  misurati  e  quantificati sul campo  perché  non  possiamo
  nasconderci  che  il primo tentativo, appunto, di  arrivare  alla
  elezione  diretta,  fu  la legge 7, con una  scheda  doppia,  che
  produsse a sua volta dei meccanismi aberranti: vi era un'elezione
  contestuale, in quel caso, con doppia scheda.
   L'effetto  che  si  determinò  nel  panorama  politico  fu   una
  disgiunzione  drastica, netta, improvvisa, quasi in discontinuità
  violenta con la cultura fino ad allora imperante: questo  effetto
  produsse,  anche nelle amministrazioni, una sorta di  distorsione
  della vita politica per cui la conflittualità e le dinamiche  che
  si innescavano dentro i Consigli comunali erano devastanti.
   Per  tale motivo, questo Parlamento intervenne con la legge  35.
  Va  detto subito che vi sono emendamenti a mia firma, e della mia
  parte  politica,  che puntano a ripristinare la doppia  scheda  e
  cercherò di spiegare il perché.
   I  processi  riformatori, dicevo, non  sono processi lineari:  i
  due  meccanismi, quello della doppia scheda e quello della scheda
  unica  contengono, al loro interno, entrambi , come non  potrebbe
  essere altrimenti, degli elementi che producono distorsioni nella
  vita politica.
   Noi  diciamo che è l'impianto presidenzialista che produce  tali
  difficoltà:   chi   sceglie  l'impianto   presidenzialista    può
  scegliere  un  impianto  che porti verso il  legame  stretto  tra
  l'esecutivo e  il legislativo ovvero uno che configuri un  legame
  più  labile;  in  entrambi  i casi, comunque,  si  tratta  di  un
  impianto  presidenzialista  e, sempre  in  entrambi  i  casi,  il
  rapporto  che  viene  a  determinarsi  tra  organi  collegiali  e
  monocratici  è  tale  che, in certa misura,  è  modificativo  dei
  rapporti tradizionali che nella politica si sono stabiliti.
   Va  verificato  sul  campo, e lo abbiamo verificato  sul  campo,
  onorevole Speziale: la legge 35 l'ho votata, l'ho considerata una
  correzione  di  errori  che erano stati prodotti  con  l'impianto
  della  legge  7;  oggi, sperimentata questa nuova  ricetta,  sono
  convinto  che  la  cura sia stata peggiore del  male  e  così  si
  spiegano gli emendamenti di ritorno alla doppia scheda.
   Tuttavia  non  considero la legge 35 una  controriforma,  quanto
  piuttosto  una  parte,  come la legge 7,  di  un  unico  processo
  riformatore  che,  dopo  quindici  anni,  finisce  la   fase   di
  sperimentazione  e  può oggi approdare ad  un  sistema  organico,
  autocongruente.
   Credo  che  questo  Parlamento farebbe  una  pessima  scelta  se
  riproponesse  ancora  la  scheda  unica,  perché  ogni   percorso
  successivo, che riguardi la separazione netta delle funzioni  tra
  esecutivo    e   legislativo,   ne   verrebbe   irrimediabilmente
  compromesso.
   Faccio  notare  a questo Parlamento che il principio  del  simul
  stabunt  simul  cadent è strettamente legato alla  scheda  unica:
  scegliere   la  scheda  unica  e  contestare  poi  il  richiamato
  principio  è  una contraddizione poiché o si sceglie un  impianto
  congruente, capace quindi di affrontare le tematiche del  Governo
  e quelle del legislativo in maniera, appunto, organica, oppure si
  arriva a contraddizioni interne che non sono più sanabili.
   Riguardo  alla  contestualità, non sono  convinto  (fra  l'altro
  l'onorevole    Orlando    ieri    precisava    questo    aspetto,
  puntualizzandolo)   che   tale  aspetto,   così   come   espresso
  nell'articolo  1,  di  fatto, non pregiudica impianti  successivi
  della  legge che mettano in crisi il meccanismo del simul stabunt
  simul  cadent:  ciò  perché  la contestualità  di  cui  si  parla
  nell'articolo  1 è una contestualità enunciata in via  del  tutto
  generale, nulla esclude che, in determinate fattispecie,  in  cui
  l'esecutivo   dovesse  venir  meno,  possano  verificarsi   delle
  elezioni non congiunte.
   Questa  è  una  scelta  che  il Parlamento  può  fare  anche  se
  approvasse  l'articolo 1 nella formulazione  della  contestualità
  dell'elezione tra Presidente e Parlamento.
   Invito  pertanto  questo Parlamento a pensare  comunque  ad  una
  simile  eventualità perché sono convinto che la netta separazione
  tra i due poteri debba spingersi al punto di disgiungere anche  i
  destini di queste due stesse istituzioni. Cosa diversa, invece, è
  la questione della doppia scheda: una elezione ove s'imponesse il
  voto   all'elettore  con  un'unica  scheda,  in   qualche   modo,
  pregiudicherebbe una disgiunzione del destino dell'Esecutivo  dal
  Legislativo.
   La  doppia scheda è uno strumento attraverso il quale si dà agli
  elettori  la  possibilità di scegliere,  in  maniera  libera,  se
  votare  o  meno  un  Presidente, questo  è  fuor  di  dubbio,  un
  Presidente, qualunque esso sia, perché sappiamo che il voto  alla
  lista  comporta automaticamente il voto a un candidato se  non  è
  espresso.
   Sappiamo  bene che è consentito il voto disgiunto anche  con  la
  scheda unica, tuttavia è certamente più libero quell'elettore che
  ha  la  possibilità di votare anche un partito e  di  non  votare
  nessun candidato a Presidente della Regione.
   Io   credo   che  l'altra  opportunità  sia  offerta  a   questo
  Parlamento  perché,  se  l'elettore è più  libero,  anche  questo
  Parlamento con la doppia scheda diventa più libero. Credo infatti
  che  ci sia bisogno di un Esecutivo stabile ed efficiente, ma c'è
  bisogno  -  e lo abbiamo verificato in questi tre anni  -  di  un
  Parlamento  che  abbia  altrettanta  autorevolezza  e  che  possa
  procedere, autonomamente, rispetto all'Esecutivo medesimo.
   Ecco  perché  vedo la doppia scheda non come uno  strumento  per
  liberare  il  Presidente della Regione dalle pastoie delle  forze
  politiche  e  da  questo  Parlamento, bensì  come  uno  strumento
  ambivalente  e  capace di liberare anche questo Parlamento  dalle
  pastoie della Presidenza della Regione.

   PRESIDENTE.  Sono iscritti a parlare nell'ordine  gli  onorevoli
  D'Antoni,   Sanzeri,  Acierno,  Orlando,  Raiti,   Micciché,   De
  Benedictis e  Lo Curto.
   Non  avendo  altri  chiesto  di  parlare,  dichiaro  chiuse   le
  iscrizioni a parlare.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Antoni.

   D'ANTONI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io  ero  tra
  coloro   che   avrebbero   preferito  una   discussione   e   poi
  un'approvazione convinta, da parte di quest'Assemblea, del  nuovo
  Statuto  della  Regione  siciliana  e,  quindi,  successivamente,
  avviare  la  discussione e l'approvazione della legge elettorale,
  perché ritengo che ci siano alcune questioni - ed io ne solleverò
  due  o  tre  -  per  me di importanza fondamentale,  che  debbono
  trovare  una  soluzione all'interno dello Statuto, piuttosto  che
  all'interno della legge elettorale.
   Tuttavia, avendo la maggioranza di quest'Assemblea preferito  la
  strada  - per me strana - di votare prima lo strumento, la  legge
  elettorale,  e poi l'impianto, lo Statuto, discutiamo  quindi  in
  maniera  un  poco bislacca, un poco strana, dicevo,   perché  non
  possiamo occuparci direttamente del modello che questa Regione si
  vuol dare dovendo piuttosto occuparci dello strumento che applica
  un  modello che non sappiamo però quale sarà, non sappiamo  quale
  sia, o tutti presumiamo di sapere quale sia.
   Partiamo  dal  punto fondamentale, che è poi il primo  punto  di
  questa legge elettorale:  l'elezione diretta del Presidente della
  Regione.
   Ora, io penso che un modello presidenzialista, quale quello  che
  si  sceglie  votando  questo articolo 1,  presuppone  un  assetto
  presidenzialista dello Statuto della Regione Siciliana. Se questo
  non c'è, faremmo un pasticcio notevole.
   Sono   tra  coloro  che  non  amano  l'elezione  diretta,  anzi,
  dipendesse  da  me, non la sceglierei affatto.  A  mio  giudizio,
  infatti,  l'elezione  diretta  -  che  tanto  appassiona   e   ha
  conquistato sia le forze politiche sia i cittadini che vedono  in
  essa  la possibilità di scegliere direttamente il loro Presidente
  o  il  loro sindaco, percependo una finzione molto forte  di  una
  decisione  che credono tutta nelle loro mani - ebbene, credo  che
  tutto  questo abbia un impatto demagogico formidabile per  quelli
  che sostengono tale tipo di elezione.
   In  questi anni di sperimentazione, infatti, l'elezione  diretta
  non ha prodotto i risultati sperati. E' vero che i governi eletti
  direttamente sono più stabili dei governi che non lo erano, ma il
  problema  vero  è domandarsi se siano più produttivi,  perché  la
  stabilità, di per sé, non è un valore: una stabilità che  produce
  danno  è una stabilità che va combattuta, che va cambiata; è  una
  stabilità  che  produce effetti positivi, al contrario,  che  può
  determinare un valore
   Tutti  siamo  per  la  stabilità, ci  mancherebbe   Tutti  siamo
  contro  l'instabilità, la formazione  continua di governi, quello
  spettacolo  che  nella cosiddetta  Prima Repubblica   si  vedeva,
  questo  è  chiaro   Ma  ripeto, la domanda  vera  e  sincera  che
  dovremmo  fare  ai  cittadini - e che dovremmo  rivolgere  a  noi
  stessi - è se, in questi anni di elezione diretta e di stabilità,
  il governo delle comunità ci ha guadagnato e in che cosa, e quale
  l'effetto  che,  complessivamente, l'Italia  ha  avuto,  tale  da
  determinare una conferma di questo modello.
   Se  confrontiamo  tutti  i dati, economici,  sociali,  politici,
  morali,  questo non è vero: l'Italia è andata indietro nei  dieci
  anni  di  cosiddetta  stabilità , indietro, tanto  politicamente,
  quanto  economicamente;  è  arretrata  nella  complessità   della
  competizione mondiale, nel suo assetto sociale
   Questa   grande  ubriacatura  della  stabilità  e  dell'elezione
  diretta, che doveva produrre effetti miracolistici così  come  ci
  venivano descritti da tutti, ebbene, se li confrontiamo  con  gli
  effetti  veri  della  nostra  situazione  economica,  sociale   e
  politica,   scopriamo  che  non  è  così,  che  le  cose   stanno
  diversamente
   Ora,  non  era meglio quando si stava peggio. Però, la  sostanza
  seria  di un dibattito vero - che non c'è né a livello siciliano,
  né  a  livello nazionale - è sperimentare se tutto questo  ci  ha
  prodotto  positività o meno. Noto piuttosto che questo  dibattito
  non  c'è,  non si vuol fare, ormai è questo il modello che  si  è
  scelto  e  tutti lo seguiamo perché, essendo questo,  dobbiamo  a
  arrenderci
   Io  sono  tra  coloro  che, invece, non  vogliono  arrendersi  a
  questo  modello in quanto l'elezione diretta priva  le  Assemblee
  elettive  della  loro  vera  funzione,  cioè  della  capacità  di
  rappresentare il popolo, esattamente come dovrebbe  essere  nella
  loro  funzione di iniziativa, di controllo, di opposizione  o  di
  maggioranza, a seconda dei ruoli scelti dall'elettorato. Ma tutto
  questo, come  vediamo, ahimè, non risulta assolutamente né  nella
  nostra  regione  né, complessivamente, nelle  altre  regioni  che
  hanno sperimentato questo stesso modello.
   Sono  convinto  che  una discussione seria al riguardo  andrebbe
  fatta.  Tuttavia, noto che la maggioranza delle forze  politiche,
  trasversalmente in questo caso, quindi senza schieramenti, è  per
  il  modello dell'elezione diretta. Io, lo ribadisco, non lo sono,
  continuo a pensare piuttosto che un ritorno alla priorità di quel
  meccanismo che hanno sperimentato così bene in altri Paesi sia il
  modello  più giusto, quello più rappresentativo di una democrazia
  che  deve  funzionare  (come, ad esempio,  la  Germania,  ove  il
  cosiddetto    cancellierato ,  prevede  che  il   popolo   elegga
  sicuramente il Parlamento che, a sua volta, elegge il  Presidente
  della  regione,  in quel caso, o il Presidente del  Consiglio,  a
  seconda  del livello). Ciò perché le derive populiste, le  derive
  peroniste,   le  derive  socialmente  inaccettabili  che   queste
  elezioni  dirette stanno innescando sono davanti  agli  occhi  di
  tutti:  tutti  fanno  finta  di non  vederli  e  si  mettono   il
  prosciutto  davanti agli occhi , ma sono lì, a testimonianza  che
  insistere  su  questo  modello è veramente un  grande  errore   A
  testimonianza  che,  insisto, se tu non  ne  ricavi  bontà  sulla
  stabilità  e  sugli  effetti economici e sociali,   e  ne  ricavi
  piuttosto  difetti  sulla  tenuta complessiva  della  democrazia,
  ebbene, perché devi insistere su questo stesso modello? Quale  la
  ragione  che  ti  spinge? Cosa è successo perché tutti  vi  siate
  convinti  nella  maggioranza che questa è la  cosa  che  dobbiamo
  fare,  viceversa  siamo in controtendenza con le  modernità,  con
  l'assetto che questo Paese si è dato?
   A  mio  giudizio, questo è un dibattito assolutamente sbagliato;
  per  tale  ragione  questo stesso dibattito  avrebbe  dovuto  far
  parte, integralmente, del modello che dovevamo individuare  nello
  Statuto,  invece   non  è stato possibile. Noi  accettiamo,  qui,
  attraverso  questo articolo 1, un modello che non è assolutamente
  supportato   né   dal  dibattito,  né  dall'assetto,   né   dalle
  conseguenze che tutto questo innesca.
   Io, poi, accettando - non sono d'accordo, ma  faccio politica  e
  sono  realista,  -  il  modello  che  la  maggioranza  di  questo
  Parlamento vuole scegliere, cioè l'elezione diretta, dico qual  è
  il modello presidenziale che bisogna avere? Questa è la domanda
   Dove   inseriamo  tutto  questo?  In  un  modello  presidenziale
  all'americana? In un modello presidenziale all'israeliana, di cui
  si  sono  subito  liberati?  Qual  è  la  scelta  che  fa  questo
  Parlamento?  Se  il  modello è all'americana, allora  il  sistema
  dovrebbe essere conseguenziale in tutto. Non sono d'accordo, però
  accetterei  un  modello  che  avesse  un  assetto  preciso.   Nel
  presidenzialismo statunitense, infatti, tutto questo è  previsto:
  vi  è  un  assetto di bilanciamento dei poteri tra il  Presidente
  eletto, che è l'uomo più potente del mondo, ed il Parlamento,  il
  Senato  e la Camera. Vi è pure un assetto complessivo che prevede
  la  figura  del Vicepresidente, in caso di particolari situazioni
  che  si determinino per motivi di salute o varie circostanze  che
  possano  capitare  al  Presidente  -  tipo  l'impeachment,   come
  accaduto  in  occasioni  storiche, ad esempio  per  Nixon  -;  un
  modello cioè che ha una sua funzionalità.
   Ricordo,  per esempio, a tutti i sostenitori di questa Assemblea
  del  presidenzialismo, che è vero che il Presidente  degli  Stati
  Uniti  sceglie i ministri, ma è anche vero che gli stessi vengono
  sottoposti  ad  un  giudizio molto spietato dalla  Camera  e  dal
  Senato,  per cui se trovano nella vita di quel ministro  qualcosa
  che non funziona,  il Presidente degli Stati Uniti è costretto  a
  sostituirlo.
   Noi,  invece, con l'elezione diretta, diamo al Presidente  della
  Regione  siciliana (presidente di una Regione che  ama  definirsi
  come  il  primo  Parlamento del mondo e,  quindi,  una  struttura
  forte,  una   nazione  siciliana ) un  potere  immenso,  cioè  la
  facoltà  di  scegliere gli assessori che vuole,  come  li  vuole,
  quando li vuole, spogliando totalmente questo Parlamento di  ogni
  possibilità  di  giudizio  su questa  funzione  essenziale,  cioè
  quella  di delegare ad un Presidente eletto dal popolo, anche  la
  capacità di scegliere quello che potrebbe non essere giusto e  su
  cui  poi  il  Parlamento  non dispone di  nessun  potere,  né  di
  ispezione, né di intervento, né di cambiamento.
   E'  questo il modello che vi piace? Io sono convinto che non può
  essere  questo   Allora,  ci vuole una  discussione  seria,  ecco
  perché ci vuole lo Statuto
   Ammesso  che  si  accetti  il modello  presidenzialista,  dentro
  questo  stesso  modello  bisogna trovare dei  contrappesi,  delle
  contromisure in tema di assessori, sui poteri del Parlamento, sul
  rapporto tra le funzioni del Presidente e quelle legislative.  Ma
  di  più   Sul problema di una sua vacanza per ragioni  varie,  di
  salute o per le diverse circostanze.
   Vorrei  chiedere  a  questa  Presidenza  e  agli  Uffici,   cosa
  succederebbe  -  approvando questo articolo,  non  approvando  lo
  Statuto -  se il Presidente della Regione venisse meno per le più
  disparate ragioni. Si tornerebbe a votare per l'intero Parlamento
  o  no? Resterebbe in vigore il Tatarellum o no? Con questa legge,
  lo superiamo?
   Sono  tutte  domande postemi a cui, tecnicamente, non  riesco  a
  dare  una  risposta. Vorrei che me la fornissero gli  Uffici  per
  capire  se, approvando la legge elettorale, approviamo  anche  un
  modello  presidenzialista. E, pertanto,   eleggendo  direttamente
  il  Presidente  della Regione, qualora dovesse  venire  meno,  si
  scioglierebbe   l'intero   Parlamento,   dal   momento   che   il
   Tatarellum'  aveva  affidato a questo Parlamento  l'approvazione
  della legge elettorale?
   Lasciamo perdere le cose  antipatiche' della nostra Regione,  ma
  se il Presidente della Regione si innamorasse di una straniera  -
  ricordo  che è già accaduto in altri Paesi -, e fuggisse con  una
  bionda  di  origine  spagnola,  cosa  accadrebbe?  Il  Parlamento
  eleggerebbe un nuovo Presidente o dovremmo procedere all'elezione
  per l'intero Parlamento?
   Mi   chiedo   se   risolveremo  tutto  ciò  con   l'approvazione
  dell'articolo 1.
   Ritengo   che   l'intera  questione  sia   di   una   leggerezza
  impressionante.  Nessuno si pone questo  problema,  così  facendo
  finiremo  con  l'approvare un testo di modello presidenziale  non
  avendo   il  modello  presidenziale.  A  mio  avviso,  vi   state
  avventurando  verso un assetto veramente particolare  e  alquanto
  strano.
   Vorrei  sapere  -  e  pongo questa domanda in termini  effettivi
  alla Presidenza e agli Uffici -, se approvando questa legge e non
  lo  Statuto, saremo ancora in regime di Tatarellum, cioè  se  con
  l'elezione  diretta del Presidente, in caso di sue  dimissioni  o
  altro, si scioglierebbe o meno il Parlamento.
   Vorrei  conoscere  ciò prima di approvare questa  legge  perché,
  qualora  il  Parlamento si sciogliesse, penso che  non  si  possa
  affrontare  un  modello presidenziale senza  discuterne.  Quindi,
  votare   l'articolo  1  senza  discuterne  è  di  una  leggerezza
  impressionante.  Sarei  più tranquillo nel  caso  in  cui  questo
  Parlamento  si  riappropriasse della funzione  dell'elezione  del
  Presidente.
   Se  così  non  è, francamente, non capisco tutta questa  voglia,
  questa forza, questa spinta che diamo, questa urgenza di fare una
  legge elettorale con la quale scegliamo un modello presidenziale,
  senza  avere,  attraverso lo Statuto, i contrappesi  del  modello
  presidenziale.
   Non  comprendo  perché questo Parlamento debba infilarsi  in  un
  tunnel  dal quale non si capisce bene come uscirà, in  quanto  se
  poi,  per  vari  motivi,  non si giungerà all'approvazione  dello
  Statuto,  ci  ritroveremo  dinanzi ad un  modello  presidenziale,
  scelto attraverso una legge elettorale, senza, di fatto, avere il
  modello presidenziale.
   E'  chiaro  che  tutto  ciò  sta  venendo  meno,  lo  dico  agli
  innamorati del modello presidenziale; tutti gli esperti di  vario
  tipo,  di  varia natura, di simpatie politiche diverse,  dopo  le
  elezioni del 12-13 giugno 2004, affermano e scrivono che c'è  una
  maggiore  voglia di partecipazione, che è venuto meno il richiamo
  del carisma.
   Uno  dei  motivi per i quali la Casa delle Libertà ha  perso  le
  elezioni amministrative ed europee è il fatto che il carisma  del
  leader  non  fa più presa sull'elettorato, perché è venuto  meno,
  probabilmente,  questo  innamoramento della  funzione  unica,  di
  delegare  tutto  ad  una persona, la quale  risolve  i  problemi;
  illusione  presente nella testa di molti italiani  nel  corso  di
  questi 10 anni.
   Tutto ciò sta venendo meno e, mentre accade, noi che facciamo?
   Facciamo  un  processo al contrario, non discutiamo del  modello
  presidenziale,    ma   accertiamo,   attraverso    l'approvazione
  dell'articolo  1,  lo  stesso  modello  senza  discuterlo,   cioè
  prendiamo al buio una cosa che andrebbe presa con grande sospetto
  e grande prudenza.
   Per  quel che mi riguarda non andrebbe presa affatto, ma siccome
  la  maggioranza  vuole così, chiederei alla  stessa  di  prestare
  attenzione ai contrappesi da inserire.
   La  funzione  che  decade e la funzione  democratica  di  questo
  Parlamento non aumenta la governabilità, non aumenta la  capacità
  di  produrre  effetti positivi sullo sviluppo ed il  lavoro,  non
  aumenta  la  distribuzione della ricchezza  -  anche  perché,  in
  questi  anni,  non  si  produce  ricchezza  -,  non  aumenta  una
  distribuzione più equa delle risorse, aumenta soltanto il  potere
  di  poche  persone  a  scapito del  potere  di  molte  altre,  ma
  legittimamente rappresentanti del popolo, insieme a quello eletto
  direttamente.
   Questa  è la vera sostanza della questione. Se volete continuare
  fate  pure,  per quel che mi riguarda sono contrario all'elezione
  diretta  ed,  in  ogni caso, sono contrario  all'articolo  1  che
  sceglie  un modello senza discuterne i contrappesi; tutto  ciò  è
  espressione della massima incapacità politica nel porsi  un  tema
  così delicato.
   Pertanto,  a  mio  giudizio, la questione di maggiore  rilevanza
  nella  discussione dell'articolo 1 è quella della  scheda.  Anche
  questa  è una contraddizione in termini, per coloro che amano  il
  modello  presidenziale, in quanto amano il modello  presidenziale
  furbo,  quello  con  accanto i partiti, la cui  presenza  risulta
  essere  importante  nel  momento  dell'elezione  del  Presidente.
  Successivamente, quando il Presidente esercita il suo  potere,  i
  partiti scompaiono, il Parlamento scompare.
   Esiste  una  contraddizione in termini  spaventosa  nel  modello
  presidenziale. In tutti i modelli presidenziali che si rispettino
  le schede per eleggere il Presidente valgono per il Presidente  e
  non  si  ricorre  a furbizie del tipo che se ci si  dimentica  di
  votare il Presidente, ma si è votata la lista a lui collegata, il
  voto è valido anche per l'elezione del Presidente.
   Non  è pensabile attribuire, ad uomo o donna che sia,  un potere
  enorme  con una semplice furbizia che consente di assegnare  voti
  da  parte  delle  liste che lo sostengono. E' una  contraddizione
  incredibile,  e  non comprendo nemmeno  come la  si  possa  anche
  soltanto pensare.
     Penso  che  tutto ciò dovrebbe far riflettere tutti  coloro  i
  quali hanno proposto tale modello presidenziale, che per quel che
  mi riguarda, ripeto, non condivido.
   Ritengo   che   se   proprio   dovete   scegliere   il   modello
  presidenziale,   sceglietelo  con  un   assetto   che   abbia   i
  contrappesi, che abbia la sua scheda che l'accompagna, che sia un
  vero    modello   presidenziale   temperato,   non   un   modello
  presidenziale pasticciato, che reca danno a questa democrazia e a
  questo Parlamento.
   Pertanto  propongo di fare in modo, perché questa era  stata  la
  scelta  della  Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari,
  che  il  dibattito  sulla  legge elettorale  proceda  insieme  al
  dibattito sullo Statuto. Averlo separato è un grande errore, è un
  colpo  di mano compiuto dalla maggioranza, perché insisto che  se
  non c'è altro modello non ci può essere l'approvazione di questo.
   Penso  che  sarebbe  più  giusto  riprendere  il  dibattito   in
  Commissione ed in Aula sullo Statuto e chiarirsi bene le idee sul
  modello presidenziale da adottare. Prima di affrontare l'articolo
  1   bisogna  avere  le  idee  chiare  su  cosa  si  intenda   per
  presidenzialismo  e  per  elezione diretta.  Diversamente,  tutto
  questo a me sembra un'avventura.
   Per  tali  ragioni  chiedo  un rinvio  della  legge.  Credo  che
  bisognerebbe  decidere, se abbiamo a cuore il modello  di  questa
  democrazia,  quale tipo di percorso intraprendere tra  Statuto  e
  legge  elettorale  e fare in modo che dal dibattito  scaturiscano
  scelte chiare in modo che il popolo siciliano possa capire.
   Per   quel  che  mi  riguarda,  continuerò  a  condurre  la  mia
  battaglia  contro l'elezione diretta, continuerò a fare  in  modo
  che   se  sceglierete  l'elezione  diretta,  il  Presidente   sia
  bilanciato  e non sia lasciato con tale forza e tali poteri,  che
  potrebbero  determinare lo scollamento della democrazia,  un  non
  vantaggio per il popolo, la mancanza assoluta di quell'equilibrio
  che è stata la caratteristica forte della democrazia italiana.
   Se  oggi  l'Italia  è  tra  le grandi nazioni  democratiche  più
  sviluppate del mondo, lo si deve esattamente a questo equilibrio,
  che i nostri costituenti riuscirono a trovare, tutti quanti, e lo
  riuscirono   a  trovare  nel  momento  in  cui  -   era   scritto
  recentemente  in un libro -, si separavano. Questa fu  la  grande
  forza  di  quella  classe  dirigente  che  andava  verso  destini
  diversi,  su  governi diversi e si spaccava in maniera  clamorosa
  con l'uscita della sinistra dal governo De Gasperi.
   Quelle  forze politiche trovarono un grande equilibrio,  tra  le
  grandi  culture  di  questo Paese, e ci  hanno  dato  una  grande
  Costituzione.
   Ritengo  che  se  si  è  classe dirigente si  deve  valutare  la
  possibilità o meno di fare una legge elettorale e uno  Statuto  a
  colpi  di  maggioranza. La classe dirigente di un tempo riuscì  a
  trovare,  in  un momento di spaccatura,  la forza  per  porre  in
  essere   una   Costituzione   trasversale,   vera,    perché   la
  Costituzione è di tutti, così come lo sono la legge elettorale  e
  lo  Statuto.  Non appartengono ad una parte politica  anziché  ad
  un'altra, ad una maggioranza anziché ad un'altra. Questo modo  di
  procedere produce danni, allontana la politica dalle persone.
   Voi  pensate che tutto questo sia  inciucio' e che pertanto vada
  separato.  L'inciucio  è esattamente il contrario:  votare  legge
  elettorale  e  Statuto con consensi parziali e non  con  consensi
  forti che poi vengono vissuti dalle persone come propri.
   Credo  che  si  debba  sentire  questa  legge  elettorale   come
  qualcosa  di  proprio, così come lo Statuto, e non  invece,  così
  come  sta avvenendo, vivere un distacco nel quale ognuno  ritiene
  di  potere fare tutto ciò che vuole, in forza del fatto di  avere
  qualche voto in più.
   Penso  che  questo  sia  un  atteggiamento  sbagliato,  che   va
  combattuto. L'esempio dei grandi costituenti dovrebbe  dirci  che
  non dobbiamo fare certi errori. Siamo  ancora in tempo
   Rivolgo  un  appello al Presidente, alla sua capacità  politica,
  alla sua capacità di tenuta di questo Parlamento per fare in modo
  che la discussione sullo Statuto e sulla legge elettorale sia una
  vera discussione che veda  partecipe l'intero Parlamento, ma veda
  soprattutto  partecipi tutti noi per attuare ciò  che  il  popolo
  vuole: una democrazia funzionante e non un assetto qualunque.
   Stiamo  discutendo  di Statuto e di legge elettorale,  di  norme
  fondamentali, che devono avere la forza e il consenso per  durare
  e raggiungere il migliore funzionamento di questa Regione.

    PRESIDENTE   Comunico che, considerato l'elevato  numero  degli
  iscritti a parlare, i lavori andranno ad oltranza.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Sanzeri. Ne ha facoltà.

    SANZERI   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  sulla legge elettorale sapendo che quando parleremo dell'articolo
  2, in maniera molto più puntuale e precisa, cercheremo di portare
  gli   argomenti   e  le  motivazioni  che  ci  permetteranno   di
  esplicitare  la nostra posizione e, conseguentemente,  il  nostro
  voto.
   Preliminarmente, esprimo il mio disappunto su come questa  legge
  elettorale   è  giunta  in  Aula,  sulle  motivazioni  che  hanno
  prodotto  alcune forze politiche quando hanno proposto,   sia  in
  Commissione che in Aula, la  legge elettorale.
   Ritengo  che  la volontà di fare a qualunque costo  e  in  tempi
  brevi   una  legge  elettorale  corrisponda  ad  una  motivazione
  valida,  però, su questa stessa motivazione, molte  altre  se  ne
  sono nascoste e su queste esprimo il mio dissenso.
   Credo  che  si  stia  facendo  un  grande  passo  indietro,  non
  soltanto dal punto di vista politico ma anche dal punto di  vista
  culturale.
   Questo  progetto  che oggi è approdato in Aula  registra,  anche
  nelle  forze  politiche  che si sono chiamate  riformiste,  o  di
  centro-sinistra,  un  ritorno  indietro  dal   punto   di   vista
  culturale. Non è una questione di poca importanza.
   Oggi  stiamo  sottovalutando  una legge di  sistema',  la  legge
  elettorale  che  è uno degli indicatori che ci danno  la  qualità
  della  democrazia.  Una  legge elettorale,  cioè  quella  che  fa
  accedere  alle  istituzioni, alla politica, e  fa  accedere  alla
  visibilità  delle  istituzioni,  ai  fenomeni  che  la   politica
  produce, credo che sia ciò che dà le indicazioni per valutare  se
  una democrazia è di grande, bassa o di nessuna qualità.
   Questa   legge   elettorale,  il  progetto  che   questa   legge
  elettorale   ha  in  sé  e  del  quale  si  motiva,  penso   che,
  oggettivamente, faccia scadere di molto la nostra  qualità  della
  democrazia.
   Avevamo   avuto  l'occasione  -  l'ha  detto  anche  l'onorevole
  D'Antoni  - di fare, prima di approvare una legge elettorale,  un
  grande  dibattito su quello che questi 10, 12 anni di transizione
  elettorale   e   politica  hanno  rappresentato   per   l'Italia.
  Purtroppo,  stiamo disattendendo questo appuntamento. Non  stiamo
  facendo  alcuna riflessione su quello che questi  10  anni  hanno
  significato per l'Italia.
   Mentre in Italia si discute sulla possibilità di cambiare  legge
  elettorale   e nelle altre Regioni si discute su come  andare  ai
  nuovi  appuntamenti  elettorali ed in base a quali  regole,  noi,
  oggi, stiamo facendo e stiamo subendo, anche, arroganze del tipo:
  andiamo  comunque avanti qualunque sia poi il bambino  che  verrà
  partorito.
   Ecco,  credo  che  occorra  fare una  riflessione.  Siamo  tutti
  convinti  che dobbiamo attuare una legge elettorale.  Nessuno  si
  illuda  che  con  l'ostruzionismo, o mettendosi  di  traverso  si
  riesca  ad  impedire l'attuazione di questa  legge.  Non  è  però
  possibile che gli spazi di democrazia che questo progetto  ha  in
  luce, vengano ridotti in maniera così forte. Non è possibile  che
  oggi  la  governabilità, che è un problema  fondamentale  per  il
  sistema  elettorale, si trasformi in un divieto di  accesso  alla
  rappresentazione assembleare, politica anche dei piccoli partiti.
   Vorrei  ricordare che, all'indomani della nascita  della  nostra
  Costituzione, il problema si era posto  ed allora si diede modo a
  tutti di dire e  di essere presenti al Parlamento nazionale.
   La  pluralità di partiti, la pluralità di posizioni politiche  è
  soltanto arricchimento per la democrazia.
   Non  è  affatto  vero che i piccoli partiti creano  instabilità.
  L'abbiamo  visto  in  questo  scorcio  di  legislatura.  Se   c'è
  instabilità, se ci sono problemi di governabilità  non riguardano
  certo la presenza dei piccoli partiti.
   Credo  che,  in  questo  senso, cercheremo  di  dare  le  nostre
  motivazioni e lo faremo  in maniera più puntuale quando passeremo
  alla trattazione dell'articolo 2.
   Oggi,  però,  la  riflessione fatta sull'articolo  1,  racchiude
  anche,  e  riassume, il comportamento che stiamo avendo  rispetto
  alla legge.
   Ritengo  che  stiamo sottovalutando la portata dell'articolo  1.
  Un  articolo così importante che riguarda l'elezione diretta  del
  Presidente  della  Regione  e  la  contestualità  con  l'elezione
  dell'Assemblea,  la vita assembleare, il futuro dell'Assemblea  a
  seconda  dei  tanti interrogativi che ci siamo  posti  in  questi
  anni, penso debba farci riflettere un momento.
   Tutte  le  riflessioni  che abbiamo sentito  prima  dagli  altri
  colleghi,  il  fatto  che  tutte le  Regioni  d'Italia,  tutti  i
  Consigli regionali del territorio si pongano il problema  di  che
  cosa  accadrebbe  nel momento in cui un Presidente  non  può  più
  esercitare la sua funzione, per le ragioni più ovvie, più  nobili
  che  ci  possano essere, ritengo che debba fare riflettere  anche
  questa  Assemblea. Non è possibile pensare che alla sicurezza  di
  un  Presidente  che  è sempre presente, ci sia  l'insicurezza  di
  un'Assemblea che possa o non possa esserci.
   Penso  che il problema della Presidenza eletta direttamente  dal
  popolo  ponga  una serie di questioni, di pesi e  contropesi,  di
  poteri assembleari che vanno ridiscussi in questo momento, quando
  andiamo a trattare questo punto all'ordine del giorno.
   Credo  che  tutta  questa serie di questioni che  riguardano  la
  Presidenza, il problema di eleggere il Presidente direttamente  o
  indirettamente, oggi debba trovare una riflessione più attenta.
   Ritengo  che, in questo senso, al di là delle accelerazioni  che
  vedo,  che  si vogliono produrre, bisogna prestare un momento  di
  attenzione all'articolo 1 e quindi a tutto quello che  da  questo
  ne deriva.
   In   questo  senso,  e concludo, credo che la proposta  avanzata
  ieri,  come  subordinata dall'onorevole Orlando, cioè  quella  di
  accantonare l'articolo 1 per riflettere sulla sua portata,  anche
  a  seguito  delle ricche argomentazioni  prodotte  dall'onorevole
  D'Antoni, debba essere accolta.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno.  Ne  ha
  facoltà.

    ACIERNO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ricomincerò  da
  dove  ho concluso ieri. Continuo a non comprendere come si  possa
  ritenere  che  l'aula di un Parlamento diventi  la  stanza  della
  politica  nella  quale  si devono condurre i  ragionamenti  della
  politica .
   Mi rifiuto di cadere in questo tipo di impostazione.
   Ritengo che la politica abbia, ancora, una sua dignità, per  cui
  l'Aula legislativa è il terminale di un ragionamento politico.
   Quando  tutte le riflessioni si concludono e quando  si  procede
  alla ratifica di quel ragionamento, ma comincio a comprendere che
  la tipicità del Parlamento siciliano consiste anche in questo,  i
  ragionamenti  della  politica si iniziano e  si  consumano  tutti
  nella stessa stanza, chi governa e chi fa opposizione.
   E,  come  mi  piace sempre ricordare perché è un'immagine  tutta
  siciliana,  quella  dei  panni stesi, ognuno  deve  assolutamente
  lavare i propri panni in pubblico.
     E  visto che questa, quantomeno per questa legge, è la  scelta
  che sicuramente ha fatto il partito di maggioranza relativa, cioè
  quella di portare la discussione, tutta interna alla maggioranza,
  nell'Aula   legislativa,  noi,  come  partito  di    maggioranza,
  svolgeremo in questa sede le riflessioni che avremmo voluto,  per
  come era stato stabilito, fare nella stanza della maggioranza.
   E  mi  rifaccio,  anche perché continuo a credere  nella  parola
  degli  uomini  - a quanto accaduto non più tardi della  settimana
  scorsa,  quando l'onorevole Leontini, capogruppo di Forza Italia,
  a  nome  della  maggioranza, chiese una  sospensione  dei  lavori
  d'Aula   per  approfondire  il  testo  della  legge,   anche   in
  riferimento ai numerosi emendamenti  presentati.
   E questo è il primo punto del ragionamento.
   Se  vero  è, come non è vero, che il testo esitato per l'Aula  è
  un testo dove la maggioranza, comunque, avrebbe trovato una sorta
  di  equilibrio, non mi spiego perché  il partito che rappresento,
  coerentemente  con   le  cose dette, non abbia  presentato  alcun
  emendamento  a  questo  testo di legge, ma  tra  gli  emendamenti
  presentati  al  testo  di legge in Aula  ce  ne  siano  oltre  30
  firmati da esponenti della maggioranza.
   Questo  già  diventa non un ragionamento, ma un  fatto  concreto
  che  dimostra  che, se parti della maggioranza, ad esclusione  di
  Nuova  Sicilia, hanno ritenuto di dover emendare  quel  testo  di
  legge,  vuol  dire che non esiste più, su quel  testo  di  legge,
  l'accordo che lo aveva fatto scaturire.
   Ed  è  partendo da questo che, coerentemente, con le  cose  che,
  sino ad oggi, abbiamo fatto, unici all'interno della maggioranza,
  ci  siamo posti una questione politica che, ripeto, avrei  voluto
  non  svolgere  nella  pubblica  piazza,  ma  nelle  stanze  della
  politica della maggioranza: abbiamo chiesto di risederci  attorno
  a quel tavolo per discutere gli emendamenti che la maggioranza, o
  parti di essa, avevano presentato in Aula. Perché tutto ciò?
   Perché  se,  comunque, non si dovesse trovare - che  è  ciò  che
  auspico  -  un'intesa,  la  più  larga  possibile,  sulla   legge
  elettorale, perché, ricordo a me stesso, la legge elettorale  non
  è  la  legge di una parte politica, ma è la legge del  popolo  e,
  grazie  a  Dio, qualunque legge uscirà da questo Parlamento  sarà
  sottoposta  al referendum popolare, perché è un dovere  morale  e
  politico che abbiamo nei confronti del popolo che rappresentiamo,
  anche  se  non  dobbiamo dimenticare che quel popolo  che,  oggi,
  rappresentiamo,   lo   rappresentiamo   attraverso   un   sistema
  elettorale diverso da quello che, probabilmente, produrremo ed  è
  per questo che già sento l'obbligo morale, oltre che politico, di
  sottoscrivere la richiesta di referendum; ritegno,  infatti,  sia
  giusto che il popolo sovrano ci dia il benestare.
   Tornando  al ragionamento politico della maggioranza  che  Nuova
  Sicilia  è  costretta a svolgere nell'Aula del  Parlamento  -  il
  fatto  che  parti  della maggioranza, anche se qualora  dovessimo
  parlare  di percentuali la gran parte delle parole scritte  negli
  emendamenti presentati al testo provengono dal gruppo dell'UDC -,
  chiedo di capire cosa cambia, cosa è cambiato da mercoledì scorso
  ad  oggi. Esiste un quadro politico nazionale che sta mutando  e,
  siccome  non  ho, come forse altri hanno, la sfera di  cristallo,
  non  so prevedere, oggi, cosa potrà accadere domani, anche se c'è
  un  dato  certo: il segretario nazionale dell'UDC  già  parla  di
  possibilità di appoggi esterni al Governo nazionale, il  Ministro
  dell'Economia è andato a casa, c'è un quadro politico complesso e
  ancora non definito.
   Come  può la politica  - e, ripeto sono costretto a fare  questi
  ragionamenti  nella pubblica piazza perché c'è  stata  negata  la
  possibilità  di svolgere questi ragionamenti nelle  stanze  della
  politica -, dinanzi ad uno nuovo quadro che si sta cominciando  a
  definire - sento, infatti la Lega dire  la devolution, altrimenti
  andiamo   a   casa'   -;  un  quadro  politico   nazionale   così
  improvvisamente  confuso, fare finta di  niente  e  continuare  a
  svolgere un'attività così delicata come l'attuazione di una legge
  elettorale,  senza tenere conto di ciò che è e di ciò  che  potrà
  essere.
   E  questa è una riflessione che voglio sottoporre soprattutto ai
  colleghi amici di Forza Italia che, per quello che si legge nelle
  cronache  politiche, sono sicuramente  nell'occhio  dei  ciclone.
  Infatti, ho sentito dire all'onorevole Fini: o Tremonti va via  o
  vado  via io; ho sentito dire all'UDC:  o non si fa la devolution
  o  andiamo  via .  Come  dire, soggetti politici  che  hanno  già
  dimenticato  che  la forza della rappresentanza parlamentare  che
  oggi hanno non è corrispondente alla percentuale dei voti che gli
  italiani   hanno   dato   loro,   in   quanto   è   profondamente
  sovradimensionata.
   Ma  questa  è  la politica, perché la politica è ragionamento  e
  cinismo.
   Allora  oggi  siamo qui con la serenità dei pazzi - mi  permetto
  di  dire - per tentare di svolgere un ragionamento - mentre,  con
  arroganza mi si viene quasi a minacciare che si va a oltranza - e
  non  mi riferisco a lei, signor Presidente,  lei ha il dovere  di
  comunicare i lavori dell'Aula, quindi non è riferita a lei la mia
  battuta, ma a qualche collega che è venuto a dirmi che si  va  ad
  oltranza,  come se io non fossi abituato a lavorare  ad  oltranza
  nella  mia  attività di parlamentare. Non mi preoccupa quindi  il
  tempo  che  dovrò  trascorrere in Aula,  ma  quello  che  si  può
  produrre se non si ragiona su quello che si fa.
   Mi  dispiace  che  il  mio  amico,  l'onorevole  Santi  Formica,
  persona  che stimo perché ho avuto modo, in questi tre  anni,  di
  lavorarci insieme, abbia rilasciato ieri delle dichiarazioni alla
  RAI,  che  sono  di una gravità, ma soprattutto di una  stupidità
  politica tale, che non fanno altro che metterlo in contraddizione
  con  se  stesso. Vorrei ricordare a Santi Formica che la  tecnica
  elettorale non è un vizio della politica ma è un'arte.
   Forse  egli  ha  dimenticato quando, appena  un  anno  fa,  alle
  elezioni  provinciali,  proprio nella sua  provincia,  quella  di
  Messina, dove ha sede un altro politico che stimo perché  abbiamo
  lavorato  entrambi  al Parlamento nazionale,  l'onorevole  Nania,
  sopraffine  politico, creò una lista fai da te che  gli  servì  a
  raccogliere  consensi e a far eleggere consiglieri provinciali.
   Di  una  cosa  sono  certo: che l'onorevole Nania,  per  la  sua
  storia  di uomo e di politico, sicuramente non ha avuto  bisogno,
  attraverso  quel  marchingegno elettorale,  di  trovare  consensi
  mediante  la mafia o di piazzare candidati legati alla  mafia  in
  quella lista.
   Invito   quindi  l'onorevole  Formica,  che  vedo   estremamente
  appassionato  a questa legge elettorale, a ragionare  in  maniera
  diversa, non cadendo invece in stereotipi che sono patrimonio  di
  altra  parte  politica e che ci hanno consentito da  tanti  anni,
  grazie a questo limite, di continuare a governare la Sicilia.
   Torniamo  al  ragionamento  che  avrei  voluto  fare  in   altra
  circostanza. Ci troviamo in presenza di un articolo 1 che prevede
  l'elezione   diretta   del   Presidente   della   Regione.   Sono
  culturalmente figlio di un sistema maggioritario e sono diventato
  l'onorevole  Acierno  nel 1994, quando, per  la  prima  volta  in
  questo  Paese,  il  Parlamento fu eletto  attraverso  un  sistema
  maggioritario; ho vissuto la crisi di quel sistema  maggioritario
  che  era figlio di una Costituzione proporzionalista e che portò,
  all'indomani  di una chiara vittoria elettorale, ad un  ribaltone
  perché  quel  Parlamento, spinto da fatti emotivi e non  politici
  che  erano  derivati  dalle  vicende di  Tangentopoli,  pensò  di
  risolvere i problemi di un Paese, i problemi della politica di un
  Paese,  i  problemi  legati  alla  partitocrazia,  attraverso  lo
  strumento della legge elettorale.
   Fu  commesso  un  errore  clamoroso  perché,  non  solo  non  si
  produsse stabilità, ma fu confuso ulteriormente il quadro, tant'è
  che  è  ridicolo  pensare che oggi, in Italia,  per  vincere  una
  competizione  elettorale non ci si rivolge più alle  intelligenze
  politiche  ma  si  ricorre agli anchor men, ai  calciatori,  agli
  uomini di spettacolo, a persone che hanno consenso che deriva  da
  natura  diversa  e  tutto  questo  finalizzato  solo  a  vincere,
  innanzitutto, e poi a governare ci si pensa, con tutto quello che
  ne consegue. Però si può prendere in giro le persone per un lasso
  di  tempo  molto  breve perché il popolo, grazie  a  Dio,  non  è
  stupido e, ad un certo punto, capisce, ed è quello che comincia a
  succedere in questo Paese.
   E'  incredibile  sentire  dire,  nel  mese  di  aprile,  che  si
  ridurranno  le  tasse in questo Paese ed eravamo tutti  convinti,
  dall'ultimo   operaio   che   vota  Rifondazione   Comunista   al
  plurimiliardario  che  vota  per  Alleanza  Nazionale,   che   la
  riduzione  delle  tasse fosse un diritto  di  tutti  i  cittadini
  lavoratori.  La  conseguenza dell'annuncio della riduzione  delle
  tasse ha portato alle dimissioni del ministro dell'economia. Come
  dire:  la politica virtuale non funziona più .
   Dobbiamo  tornare  ad una politica ragionata.  Ma  ci  chiediamo
  quale  politica  ragionata  c'è quando  si  procede  a  discutere
  l'articolo  1 di una legge elettorale che, di fatto,  andrebbe  a
  sancire  un principio statutario di quel famoso Statuto  autonomo
  di  cui  tutti  ci vantiamo, che abbiamo nella Costituzione  come
  grande  limite autonomo, perché essere nella Costituzione con  il
  nostro  Statuto è la negazione della nostra autonomia. La  teoria
  di  chi  dice  che, se dovessimo approvare prima lo Statuto,  non
  approveremmo   la  legge  elettorale,  deriva   dal   fatto   che
  l'autonomia prevista dal nostro Statuto è vincolata ad una doppia
  lettura  di  Camera  e Senato, essendo norma  costituzionale.  Si
  tratta di un'autonomia ridotta.
   Ho  sempre sostenuto che il passaggio all'Aula dello Statuto  ed
  il voto di quest'Aula sullo Statuto non doveva essere considerato
  come  voto  conseguente alla doppia lettura di Camera  e  Senato,
  così  come  ho  sempre sostenuto che il binario Statuto  e  legge
  elettorale,  che poteva essere portato avanti con un ragionamento
  politico perché se lo Statuto determina, una volta e per tutte, e
  non  come  norma  transitoria, l'elezione diretta del  Presidente
  della  Regione,  la  legge elettorale deve  prevedere  l'elezione
  diretta del Presidente della Regione.
   Se  lo  Statuto prevede che gli assessori sono eletti, la  legge
  elettorale  deve  prevedere l'elezione  degli  assessori;  se  lo
  Statuto prevede i rapporti tra Presidente e Parlamento, la  legge
  elettorale  deve  codificare tutto questo; se lo Statuto  prevede
  che l'Assemblea deve essere formata da novanta deputati, la legge
  elettorale  deve prevedere l'elezione di novanta deputati.  Ma  è
  nato prima l'uovo o la gallina, signor Presidente?
   Secondo  me,  è  nato  prima  lo  Statuto.  E  la  sua  naturale
  conseguenza si chiama legge elettorale. Non smetterò di  dirlo  e
  lo  dissi a Montecitorio, quando ho sostenuto che non si parte da
  una  legge elettorale per modificare la Costituzione; si modifica
  una  Costituzione e, in base a quella modifica, si arriva ad  una
  legge  elettorale  che ne è conseguenza. Ed  era  l'iter  che  ci
  eravamo dati con grande serenità in questo Palazzo.
   Sono  accaduti  però  dei fatti che non dobbiamo  nascondere.  E
  questo Palazzo è entrato in crisi per due volte, nel giro  di  un
  anno,  perché  c'è un'altra grande anomalia ancora sancita  nello
  Statuto  e,  di conseguenza, nella legge elettorale: vi  sono  un
  Parlamento legislativo ed un organo esecutivo - che è il  Governo
  -  e,  per  la  prima  volta nella storia del mondo,  l'esecutivo
  determina le sorti dell'organo legislativo. Non si è mai  sentito
  dire.  Ed  anche  lì  bisogna  avere l'intelligenza  politica  di
  risolvere  un  problema  politico, perché,  ho  sentito  -  credo
  l'onorevole  D'Antoni  -  fare l'esempio  dell'innamoramento  del
  Presidente, ed oggi siamo soggetti a questo. Se il Presidente  in
  carica  della Regione dovesse decidere di andare via  per  motivi
  sentimentali, il Parlamento sarebbe sciolto.
   Ritengo,  come  Nuova  Sicilia,  che  se  il  Presidente   della
  Regione,  per fatti politici, si dovesse dimettere, il Parlamento
  andrebbe  sciolto; ma se il Presidente della Regione,  per  fatti
  personali,  qualunque  essi  siano,  si  dovesse  dimettere,   il
  Parlamento non ne dovrebbe subire le conseguenze. Tutto questo va
  codificato. Abbiamo il dovere politico di farlo.
   Non  voglio  legiferare solo per vincere ma per  governare;  per
  vincere, bisogna avere il consenso e ritengo sia quello  che  più
  manchi   alla  nostra  parte  politica.  Non  ho  mai  messo   in
  discussione nessuna percentuale di sbarramento perchè ritengo,  a
  differenza di tanti, che la frammentazione sicuramente non sia un
  bene   per   la   governabilità,  però  mi   chiedo:   cos'è   la
  frammentazione e qual è il limite percentuale di tale termine?
   Dieci  partiti che costituiscono il 6 per cento non  sono  forse
  frammentazione?  Venti partiti che arrivano al 7  per  cento  non
  sono  frammentazione? Perchè la governabilità, secondo  qualcuno,
  viene data in base ad una percentuale?
   La  verità è che in questo Paese, dove non esiste nè un  sistema
  proporzionale,    nè   un   sistema   veramente    maggioritario,
  l'esperienza  del passato - i pentapartiti, gli  esapartiti  -  è
  stata  trasformata nelle cosiddette coalizioni. Ricordo le  crisi
  di  governo dovute al fatto che saltavano i pentapartiti,  mentre
  oggi  le  crisi di governo ci sono perchè saltano gli accordi  di
  coalizione.
   Non  abbiamo  fatto altro che trasformare la  forma  di  governo
  pluripartitica in coalizioni.
   Ma  la  coalizione  è  un meccanismo politico  che  non  obbliga
  nessuno  ad  allearsi  per  forza; non  obbliga  l'UDC,  Alleanza
  nazionale e Forza Italia ad allearsi con Nuova Sicilia.
     L'UDC, Alleanza nazionale e Forza Italia possono, in tutte  le
  competizioni   elettorali,  dal  rinnovo  di  un   consiglio   di
  circoscrizione  all'elezione  del  Governo  nazionale,  prevedere
  tranquillamente un'alleanza a tre.
   Perchè  limitare con paletti che vengono calcolati, secondo  me,
  da calcolatrici scariche?
   Perchè  quando  si  parla del limite di sbarramento  del  5  per
  cento  -  in  Sicilia, vi sono due milioni e mezzo di elettori  -
  riteniamo  che  in  Sicilia ciò abbia ragion d'essere  perchè  si
  raccolgono 120.000 voti circa?
   Ritengo  che, se vogliamo fare una cosa seria, dobbiamo  portare
  la  soglia  di sbarramento almeno al 10 per cento. Un partito  ha
  diritto  di  rappresentanza se raccoglie almeno il 10 per  cento,
  cioè  che ci siano almeno 250.000 elettori siciliani che,  divisi
  nelle  nove province, significa che in ogni provincia un partito,
  per essere tale, deve avere almeno 20.000-25.000 elettori.

    PRESIDENTE   Il termine per la presentazione degli  emendamenti
  è trascorso.

    ACIERNO   Signor  Presidente, ho  detto  che  Nuova  Sicilia  è
  costretta  a  fare  ragionamenti politici nella pubblica  piazza,
  anzichè nelle stanze della politica, quindi sto riferendo  quello
  che  avrei voluto dire in quella riunione di maggioranza che  non
  si è mai tenuta ed ho l'obbligo di farlo.

    PRESIDENTE   Probabilmente, se avesse presentato  in  tempo  un
  emendamento, poteva andare avanti perché  è molto ragionevole.

    ACIERNO   Avevo preso un impegno politico - e Nuova Sicilia  ha
  sempre  rispettato gli impegni politici assunti - nel  senso  che
  non  si  presentassero emendamenti di maggioranza e  noi  non  ne
  abbiamo  presentato neanche uno, a differenza degli altri partiti
  di maggioranza.
   Allora,  perchè  non stabilire che un partito  in  Sicilia,  per
  essere  al  Parlamento,  non  deve rappresentare  almeno  250.000
  elettori? Quello sì che comincia a diventare un numero serio.
   Ma  fare una battaglia, dal centrosinistra al centrodestra,  per
  100.000  o 120.000 voti, e con un'aggravante: i voti che comunque
  raccoglieranno le liste minori o i  tacchini , come  qualcuno  li
  chiama,  a  chi  vanno?  A chi non li ha  presi?  Saranno  eletti
  deputati  con  i  voti di elettori che hanno  votato  per  altri.
  Stiamo  sancendo  il principio per cui se in Sicilia  ci  saranno
  quindici  liste che non raggiungeranno lo sbarramento del  5%,  i
  centoventimila voti, tutta quella massa di voti verrà computata a
  chi?
   Il   Parlamento,  infatti,  ha  sempre  un  numero  preciso   di
  parlamentari. Si tratta, quindi, di una truffa nei confronti  dei
  cittadini.
   Dobbiamo  darci   dei  limiti, delle regole,  ma  non   possiamo
  farlo  mentre  discutiamo dell'articolo di una  legge.  Bisognava
  avere  la  capacità politica di arrivare in Aula  con una  grande
  convergenza,  anche  se  non  ci  si  può  trovare  sempre  tutti
  d'accordo.
   Abbiamo  invece voluto iniziare un dibattito politico,  sia  nel
  centrosinistra che nel centrodestra, affrontando l'articolato. Ma
  quel  che  è peggio, signor Presidente, è sentir dire  e  leggere
  frasi  del tipo  facciamo l'articolo 1 e poi rinviamo,  tanto  la
  settima  prossima c'è il festino di Santa Rosalia ,  Ritengo  che
  la  politica ed il Parlamento non abbiano rinvii o festini. Se il
  Parlamento inizia un' attività legislativa, non può preannunciare
  per tempo:  intanto facciamo questo e poi andiamo via ,  facciamo
  l'articolo 1 e poi ne parliamo .
   Facciamo l'art. 1? Parliamo dell'art. 1
   L'elezione  diretta  del  Presidente  della  Regione  a   queste
  condizioni? Con i rischi che ha già corso questo Parlamento?
   Per quanto ci riguarda, non siamo d'accordo.
   Pensiamo  all'americana: che il Presidente della  Regione  debba
  essere candidato insieme ad un vicepresidente che può sostituirlo
  nelle  sue  funzioni,  tranne che per fatti politici.  Una  norma
  antiribaltone  in  una legge elettorale va  fatta  per  garantire
  stabilità di governo e per evitare che qualcuno, improvvisamente,
  faccia scelte diverse.
   Se  vi  é un fatto politico - e per fatti politici il Presidente
  della  Regione si dimette - si torna al corpo elettorale.  Ma  in
  questo  disegno  di legge ci sono ancora troppe lacune,  ci  sono
  troppe  parti  da  chiarire.  Siamo  andati  alla  conta,  signor
  Presidente,  abbiamo avuto l'arroganza  di mettere  da  parte  il
  ragionamento politico per contarci. Quante volte, in  quest'Aula,
  questa maggioranza si è contata ed ha capito che non c'era?
   Troppe volte, signor Presidente.
   In  questa legge, si prevede, alla luce di una esperienza che  è
  quella  di questi tre anni, che la coalizione che vince  avrà  un
  numero  di  deputati pari a 54. Io, che sono un  appassionato  di
  numeri, ho fatto due semplici operazioni: Presidente ed assessori
  uguale 12; 54 meno 12 fa 42.
   In   questo   Parlamento  una  maggioranza  eletta  avrebbe   42
  deputati, significa che non avrebbe la maggioranza in Aula.
   E perché lo dico?
   Perché   qualcuno   potrebbe  obiettare:    ma   gli   assessori
  partecipano ai lavori d'Aula . Forse,  aggiungo io, dopo tre anni
  di esperienza.
   E le commissioni legislative?
   Non  ci  sarebbero le garanzie per la maggioranza  di  avere  la
  maggioranza nelle commissioni.
   Ma nessuno ha pensato a tutto questo.
   Perché  la  fretta:   5%, scheda unica,  andiamo,  si  vota,  si
  vince .
   Non è così. Non serve solo vincere. Occorre governare.
   Allora,  qualcuno ha risolto il problema numerico proponendo  la
  figura  del deputato supplente. Faccio un esempio: se l'onorevole
  Ferro,   che   farà  parte  della  maggioranza   nella   prossima
  legislatura, diventasse assessore, il primo dei non eletti dietro
  di  lui,  diventerebbe  deputato supplente.  In  totale,  quindi,
  l'onorevole Ferro costerebbe all'Amministrazione, per il gusto di
  fare l'assessore, il doppio delle indennità e di tutto quello che
  è il costo finanziario di un deputato.
   Ridicolo. Se qualcuno pensa che possiamo sostenere una  tesi  di
  questo tipo non ha capito niente.
   Parliamo dell'incompatibilità tra deputato ed assessore,  oppure
  non  parliamo  di  niente. Cominciamo a ragionare  di  nuovo  sui
  numeri  che servono per governare la Regione. Non abbiate fretta.
  Se  qualcuno pensa - ed io non sono tra questi - che serve subito
  la legge elettorale perchè l'onorevole Cuffaro s'insedierà presto
  al Parlamento europeo, dobbiamo andare a votare.
   Considero l'onorevole Cuffaro una persona talmente abile  ed  un
  politico  sopraffino  che  qualunque  scelta  opererà  nella  sua
  autonomia  di  uomo,  se  ne  assumerà  tutte  le  responsabilità
  politiche.  Non temo le dimissioni del Presidente della  Regione,
  perchè avrebbe potuto farlo per cose molto più serie e non lo  ha
  fatto, dimostrando di essere una persona veramente seria.
   Fretta  e  sconquasso si stanno creando sia  nel  centrosinistra
  sia nel centrodestra. Ci chiediamo perchè non dobbiamo tentare di
  arrivare  ad  una  soluzione che dia modo  a  quest'Aula  di  non
  impantanarsi, di non stare qui a recitare scene patetiche  perchè
  ci  sarà  la richiesta di numero legale su tutti gli emendamenti,
  ci sarà la richiesta di voto segreto sulle cose più complesse.
   Ci  chiediamo  anche  per  quale motivo  dobbiamo  scrivere  una
  pagina  triste  della  politica  di  fronte  ad  una  legge  così
  importante, signor Presidente.
   Queste   sono  le  cose  che  avrei  voluto  dire,  in   maniera
  costruttiva,  in  un  tavolo politico che non  fosse  l'Aula  del
  Parlamento siciliano. Ma l'ho chiesto inutilmente sino  ad  ieri.
  Ed oggi mi trovo costretto a dovere svolgere questo ruolo, a nome
  del  gruppo di Nuova Sicilia. Abbiamo rispettato gli impegni: nel
  fascicolo  non esiste un solo emendamento firmato da un  deputato
  di  Nuova  Sicilia,  sono altri gruppi di maggioranza  che  hanno
  ritenuto di emendare il testo della legge.
   Ma,  a  questo  punto, se la maggioranza non ha la  capacità  di
  ritornare  al  tavolo  della politica per  trovare  la  quadra  a
  partire  dall'articolo 1, Nuova Sicilia voterà secondo la propria
  coscienza.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis.

    DE   BENEDICTIS.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  interverrò  sull'articolo  1  e mi limiterò  alla  questione  che
  riguarda la scheda, la doppia scheda o la scheda unica, così come
  è previsto nel testo in questo momento formulato.
   Credo  che già altri relatori abbiano posto in luce la necessità
  che  questa  Assemblea avrebbe dovuto perseguire:  anteporre  una
  discussione sullo Statuto che è fondante rispetto a quella con la
  quale  poi  si articola la maniera di formare le istituzioni  che
  nello  Statuto  sono previste. E', infatti, automatico  osservare
  come nella nostra Assemblea costituente fu sostanzialmente deciso
  che il popolo avesse avuto la centralità nella sua rappresentanza
  parlamentare, quindi una sovranità del popolo espressa attraverso
  il  Parlamento direttamente eletto; la formazione quindi  di  una
  democrazia  parlamentare con l'elezione diretta dei deputati  che
  assumeva  il  ruolo  di  centralità da  cui  promanavano  poi  le
  funzioni di governo nella elezione al suo interno dell'esecutivo.
   Così  è  stato  per  decenni; così è stato in tutti  gli  organi
  istituzionali maggiori, nazionali, regionali e locali.
   Negli  ultimi anni, è accaduto che altre ragioni hanno richiesto
  la  modifica  di  questo impianto e non già, a mio  avviso,  come
  l'onorevole   D'Antoni  ha  sottolineato,  rincorrendo   maggiori
  funzioni   di   governabilità   né   di   diversa   modalità   di
  rappresentanza,   ma   rincorrendo  un  principio   di   maggiore
  responsabilità   delle   funzioni   rappresentative   da    parte
  dell'elettorato.
   Siamo  cioè  approdati alla necessità di una  individuazione  di
  figure  che  assumessero un ruolo di maggiore  responsabilità  e,
  pertanto, fossero elette direttamente dall'elettorato, non perché
  questo  potesse  illuderci che poteva automaticamente  consentire
  una maggiore governabilità o una migliore qualità del governo, ma
  perché così si potesse individuare, agli occhi dell'elettorato  e
  da  parte dell'elettorato stesso, una maggiore responsabilità  da
  parte dei soggetti che venivano individuati.
   L'elezione  diretta questo ha come fondamento, non la  illusione
  che  questo  sistema  possa  da solo  dare,  in  quanto  maggiore
  stabilità,  migliore  qualità di governo.  E'  ovvio  che  questo
  attiene  alla  maturità della classe politica,  della  classe  di
  governo  ed è ovvio che questo attiene anche alla maturità  dello
  stesso  elettorato  che sceglie i rappresentanti  che  elegge.  E
  quindi  non  è questa la critica che può essere fatta al  sistema
  delle elezioni dirette, non è argomentando, come peraltro è vero,
  che  questo  non  ha portato maggiore governabilità  che  si  può
  inficiare  il principio e le ragioni per cui questo è  nato  che,
  ripeto,  risiedono nella rappresentatività, nella  responsabilità
  che  in  questo  modo  ci si assume  più direttamente  di  fronte
  all'elettorato, e quindi nell'individuazione che l'elettorato  ha
  della   responsabilità   nelle   persone   che   vengono   elette
  direttamente.
   Allora, questo principio di responsabilità che, a mio avviso,  è
  centrale  nell'avere  fatto sorgere in  questi  anni  il  bisogno
  dell'elezione  diretta  e  che non nasconde  le  insidie  che  vi
  possono  essere contenute e che dobbiamo essere consci  di  avere
  presenti,  tuttavia  merita coerenza. Credo che  questa  coerenza
  avrebbe  avuto bisogno, e lo ribadisco ancora, di una discussione
  nella sede propria, che era quella di definizione dello Statuto e
  che  quindi  è  esattamente l'opposto che stiamo facendo.  Stiamo
  costruendo l'antifurto prima ancora che un edificio possa  essere
  costruito;  stiamo  costruendo le modalità di  esecuzione  di  un
  impianto di cui non abbiamo deciso lo schema o di cui non abbiamo
  deciso   il   sistema,   per   citare   chi   mi   ha   preceduto
  intelligentemente ieri.
   E  tuttavia, se questa dev'essere la volontà del Parlamento, che
  si  abbia, nonostante l'ostinazione a volere guidare un treno  in
  corsa,  almeno l'intelligenza di farlo con la coerenza necessaria
  a    quel    principio   di   responsabilità    che    richiamavo
  precedentemente,  il quale impone la necessità  che  l'elettorato
  scelga  in  maniera univoca e distinta le funzioni  e  quindi  il
  ruolo e quindi la persona del Presidente disgiuntamente da quelle
  delle  forze  politiche  che  lo  sostengono,  proprio  perché  è
  contenuto  in  questo non il sovvertimento di quel  principio  di
  centralità  che l'Assemblea costituente attribuiva al Parlamento,
  ma  l'affermazione  di una doppia centralità ritenuta  necessaria
  dall'elettorato  e  quindi una centralità  dell'esecutivo  e  una
  centralità   dell'organo  legislativo,  che  è   poi   replicata,
  coniugata  nei  livelli locali con la centralità del  Presidente,
  del  sindaco  e la centralità delle assemblee consiliari  che  in
  quel   caso  debbono  imporre  indirizzi  e  programmi,   e   non
  naturalmente leggi che appartengono invece al Parlamento.
   Questa  doppia centralità avrebbe dovuto essere sviluppata,  non
  soltanto  nel  nostro Statuto, ma credo, più in  generale,  nella
  revisione costituzionale del nostro Paese.
   Pur  tuttavia,  se  questo  sta  per  essere  normato  da  leggi
  elettorali  che  lo  si  faccia con  la  dovuta  chiarezza;  tale
  chiarezza impone che questo principio di responsabilità disgiunga
  le  due  funzioni  e  non  al contrario,   automaticamente,    le
  ricompone all'interno della stessa scheda.
   Il  principio vuole che le schede debbano essere due e distinte.
  Solo nel caso in cui all'interno di una unica scheda è possibile,
  anzi  è  dovuto, esprimere un doppio voto l'unica scheda potrebbe
  essere consentita.
   Quindi,    bandire  l'automatismo  che,   attribuendo  il   voto
  politico  alla  coalizione  o  al deputato  da  eleggere,  lo  fa
  confluire  al  presidente con cui quel deputato  è  collegato  in
  quanto   questo   meccanismo   non  esalta  quel   principio   di
  responsabilità che sottende la cultura di governo  a  cui  stiamo
  facendo riferimento.
   La  doppia  scheda  consente  di avere  destini  disgiunti,  non
  soltanto  politici  come  si riferiva precedentemente,  ma  anche
  riferiti  ad  accidenti  che possono  intervenire  nella  vita  e
  nell'esercizio di funzioni del presidente eletto.
   Con  chiarezza  l'elettorato vota ed elegge il  Parlamento,  con
  chiarezza   l'elettorato  vota  ed  elegge  l'esecutivo   ed   il
  Presidente.  La  scheda disgiunta attribuisce  e  conferma  ruoli
  disgiunti a queste due funzioni e istituzioni.
   Inoltre, la governabilità può essere certamente assicurata,  non
  già  attraverso listini e formule succedanee di tutto questo,  ma
  attraverso premi di maggioranza che riportano, ancora una  volta,
  dignità alla centralità parlamentare e non con formule ibride che
  attraverso  l'elezione del Presidente si possono   scambiare'  le
  funzioni  e attribuire al listino la possibilità di superare e di
  integrare  o,  addirittura,  di  sostituirsi  a  quelle  funzioni
  parlamentari del deputato eletto.
   Al  contrario, la scheda unica, così come è stata  utilizzata  e
  così come viene ancora proposta e reiterata, contiene l'ipocrisia
  del  voto  disgiunto che conferma la necessità  che  questo  voto
  possa  essere  effettivamente, sostanzialmente  distinto,  ma  in
  realtà  non  lo esprime fino in fondo, occultando la  realtà  dei
  fatti,   cioè   la  necessità  di  ancorare  e  di   diluire   la
  responsabilità del Presidente eletto in quella più generale di un
  Parlamento in un rapporto più univoco, privo di chiarezza.  Tanto
  che  sono stati sottolineati i casi in cui i suoi destini vengono
  totalmente  confusi  e non si perverrebbe alla   comprensione  di
  quale  sarebbe  il  ruolo  del Parlamento  nel  caso  in  cui  il
  Presidente avesse problemi personali.
   Questione  che,  peraltro  -  lo dico  per  inciso  e  mi  trovo
  d'accordo  con chi mi ha appena preceduto - riterrebbe necessario
  nel  momento  in cui si elegge con voto diretto ed  esclusivo  il
  Presidente, l'elezione con  voto altrettanto diretto ed esclusivo
  del vicepresidente che a lui succederebbe in caso di necessità.
   Inoltre,  la possibilità  attraverso la scheda unica di eleggere
  il Presidente, mediante il voto al deputato, contribuisce -  così
  come  è  avvenuto in questi anni e, soprattutto, a livello locale
  dove   questo  principio  viene  coniugato  e  replicato   -   al
  proliferare   di  liste  fai  da  te,  al  proliferare   di   una
  frantumazione del quadro politico, alla creazione  di  liste  che
  hanno  la  funzione  di  catturare  consensi  e  direzionarli   a
  vantaggio del candidato-Presidente che snatura la centralità e il
  ruolo  di  quel Parlamento di cui, invero,  con la  scheda  unica
  vorrebbe   mantenere   funzione   e   dignità.   Questa   è   una
  contraddizione insanabile.
   Al  contrario, ritengo che ridurre alle due schede  distinte  il
  voto degli elettori contribuirebbe a dare chiarezza e pulizia  al
  giudizio dell'elettorato stesso che si troverebbe ad esprimere un
  voto  al deputato, ma soprattutto non si troverebbe una ridda  di
  candidati  artificialmente  inventati  che  spesso   drogano'  il
  consenso stesso, che permeano la società in maniera impropria con
  candidature inventate ad hoc. Quando, invece, le forze politiche,
  potendo  esprimersi  in maniera distinta e con  scheda  separata,
  potrebbero,  veramente,  dare  il  meglio  di  sé    ed   offrire
  all'elettorato candidati di qualità e non immettere nel  mercato,
  per  scopi di consenso, candidati che, spesso, nulla hanno a  che
  fare  con  la politica, se non la funzione di drenare e catturare
  voto per consensi e scopi impropri.
   Credo  che  questo  dimostri come soltanto  l'ostinazione  e  la
  malafede  possa  pervicacemente mantenere  classi  di  Governo  e
  classi  politiche  di  questo Parlamento  legate  all'idea  della
  scheda  unica. Un'idea che contiene l'esatto contrario di  quello
  che  vorrebbe  esprimere e, soprattutto,  l'esatto  contrario  di
  quello che, in questo momento, il popolo siciliano desidera.
   Non   è  infatti  ignoto  ad  alcuno  di  voi,  come  il  popolo
  siciliano, nel caso di consultazione referendaria - e questa è la
  questione  che  interessa alla collettività - si  esprimerebbe  a
  grandissima maggioranza per  votare con doppia scheda.
   Lo  abbiamo percepito quando, a seguito della legge numero 7 del
  1992,  l'elettorato è andato a votare e quando è stato ricondotto
  a  votare  con la modifica introdotta dalla legge numero  35  del
  1997,  sentendosi  tradito  e  confuso,  nuovamente  prigioniero,
  imbrigliato  da  logiche  che  gli  sottraevano  il  diritto   di
  comprensione  e  di  esercizio libero. Il  voto  disgiunto  è  la
  conferma  attraverso  quell'ipocrisia di  ciò  che  l'elettorato,
  invece, avrebbe voluto, ma che non riesce ad esercitare.
   Ed  allora che si abbia almeno il coraggio, nel caso in  cui  la
  scheda   dovesse   rimanere  unica,   di   introdurre   il   voto
  confermativo,  cioè  di  obbligare  l'espressione  della  volontà
  attraverso l'esplicita indicazione del voto al Presidente  ed  al
  deputato, ancorché nella stessa scheda.
   Ritengo  che  questo  sia  un punto di  estrema  importanza  nel
  rispetto dell'elettorato a cui credo questo Parlamento non  possa
  sottrarsi.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando.  Ne  ha
  facoltà.

    ORLANDO   Signor Presidente, intervengo, soltanto,  brevemente,
  per  riprendere un filo di ragionamento che mi pare stia cercando
  di trovare dentro questa Aula una conferma.
   Siamo  chiamati, voglio ribadirlo, alla necessità  di  approvare
  una  legge elettorale e questa deve  essere approvata e  confermo
  la  mia opinione, tra l'altro affermata da altri colleghi che  mi
  hanno  preceduto, che se noi volessimo avere una garanzia, direi,
  quasi  automatica che la legge elettorale è una legge di sistema,
  avremmo  dovuto approvare prima lo Statuto, perché è  chiaro  che
  avendo  prima  uno  Statuto nuovo si era  in  condizione  di  far
  discendere  la  legge elettorale dalla  impostazione  di  sistema
  contenuta nello Statuto.
   Faccio  un esempio per tutti. Laddove si fa l'obiezione  che  la
  legge elettorale attualmente trova un limite nello Statuto che  è
  a  numero  fisso  di parlamentari. Con il nuovo  Statuto  si  può
  prevedere  una mobilità nel numero dei parlamentari in aumento  o
  in   diminuzione,  voglio  usare  il  riferimento  dell'onorevole
  Acierno, che oggi non è possibile prevedere e che potrebbe essere
  un modo per evitare che l'introduzione di meccanismi, come quello
  dello  sbarramento, possano nuocere  a qualcuno  e  avvantaggiare
  qualcun  altro,  anziché essere forme di rispetto  della  volontà
  degli elettori.
   Ritengo  che  la  politica non può essere  soltanto  l'arte  del
   se , ma deve essere l'arte del  possibile , e se si ritiene  che
  lo  Statuto  non  possa  essere approvato  in  tempi  brevi  -  e
  realisticamente  non  può  essere  approvato  in  tempi  brevi  -
  confermo  la  mia  opinione  di preferire  una  legge  elettorale
   brutta ,    uso  una  espressione   provocatoria,   ma   subito,
  piuttosto che non avere alcuna legge elettorale.
   E  c'è  il  rischio  che si faccia subito una  legge  elettorale
  brutta, poi la politica ne correggerà la bruttezza attraverso  il
  referendum,  la  raccolta di firme, o attraverso le  norme  della
  legge  che approveremo; sono i possibili modi per compensare  gli
  eventuali  guasti. C'è anche la possibilità di  esitare  un'altra
  legge   elettorale  di  modifica,  se  questo    dovesse   essere
  paradossalmente necessario, ma il tema non è questo.  Il  tema  è
  come ci rapportiamo rispetto a questa legge elettorale, posto che
  la legge elettorale non segue lo Statuto, ma precede lo Statuto e
  posto che questa legge elettorale inizia con l'articolo 1.
   L'articolo  1  di questa legge elettorale fa riferimento  a  tre
  concetti: contestualità, voto diretto e voto libero.
   Stiamo   affermando   il  principio  che   si   sta   procedendo
  all'approvazione   dell'articolo  1  che  stabilisce   l'elezione
  contestuale del Presidente della Regione e dell'Assemblea. Questo
  costituisce  un'ipoteca  per il dibattito  successivo  in  quanto
  l'affermazione  che  l'elezione  è  contestuale,  di  fatto,  può
  pregiudicare la possibilità dell'Assemblea regionale di avere  un
  ruolo autonomo rispetto al Presidente contestualmente eletto.
   La  contestualità, laddove non venisse corretta  negli  articoli
  che seguono  - si può correggere negli articoli che seguono e  va
  corretta - porta alla conseguenza logica che l'Assemblea segue la
  sorte del Presidente contestualmente eletto e seguendone la sorte
  ha una posizione subalterna rispetto al Presidente stesso che con
  la  sua  scelta individuale può determinare la sorte  di  90,  89
  parlamentari regionali.
   Quindi,  se  votiamo questo articolo 1, con la previsione  della
  contestualità,   dobbiamo  sapere  che,   se   non   introduciamo
  meccanismi  di  correzione negli articoli che seguono,  ribadiamo
  ulteriormente   quanto  di  cui tutti  ci  siamo  lamentati:  che
  l'Assemblea    non   conti   quanto   potrebbe   nei    confronti
  dell'esecutivo.
   Vi  chiedo:  siamo  contenti del ruolo  che  attualmente  svolge
  l'Assemblea? Allora, votiamo contestualmente senza correzioni.
   Siamo convinti, invece, che questo ruolo dell'Assemblea debba  e
  possa  essere potenziato? In tal caso stiamo attenti che  votando
  la   parola   contestuale'  successivamente  abbiamo  l'onere  di
  introdurre qualche elemento correttivo.
   Lo   stesso   ragionamento  vale  per   con   riferimento   alla
  espressione  libero'.
   Il  voto  attualmente  non è libero.  Non  è  libero  perchè  la
  libertà,  nell'esercizio di voto, prevede, ed è  un  fatto  ormai
  noto da Crouwel ai giorni nostri, la possibilità  di astenersi.
     Con  questo sistema elettorale, se non chiariamo  che  c'è  la
  possibilità  di astenersi, cioè se negli articoli successivi  non
  diamo  all'elettore la possibilità di astenersi - come  ricordava
  ieri   l'onorevole  Spampinato  -  rispetto   alla   scelta   del
  Presidente, il concetto di   voto libero' che abbiamo  introdotto
  nell'articolo  1 verrà contraddetto dal fatto che l'elezione  del
  Presidente non sarà libera .
   Pertanto,  oggi  possiamo scrivere  che è libera l'elezione  del
  Presidente,  ma  dobbiamo  sapere che  domani  quando  andremo  a
  verificare  gli articoli 2 e seguenti, non possiamo stabilire  il
  principio per il quale chi sceglie un Presidente lo sceglie senza
  averlo scelto.
   Occorre  trovare un meccanismo che consenta in qualche  modo  la
  scelta  del  deputato  e  della lista, ma  al  tempo  stesso  del
  Presidente.   Diversamente,  contraddiremo  nell'articolo   2   e
  seguenti l'affermazione di  libero' contenuta nell'articolo 1.
   Lo  stesso  ragionamento vale per la parola  diretto', contenuta
  negli articoli che seguono, ma dobbiamo decidere se è deve essere
  diretto o no.
   Perchè   dico   questo?  Può  accadere  che  nella   discussione
  successiva venga smentito quanto stiamo approvando adesso.  E  da
  ciò   ha   origine  l'esigenza  di  ipotizzare  un   ragionamento
  complessivo   che   mi   portava  a  suggerire   l'accantonamento
  dell'articolo  1,  e  non per non esitare  la  legge,  ma  perchè
  l'articolo 1 rischia, successivamente, di essere in contrasto con
  le scelte che faremo negli articoli seguenti.
   Rimane,  comunque,  la  possibilità di correggere,  potrà  forse
  verificarsi l'esigenza, una volta arrivati all'ultimo articolo di
  questa  legge, di tornare all'articolo 1 per correggere la parola
   diretto' o la parola  libero'.
   Personalmente  mi  auguro, invece, che non si  debba  correggere
  nulla,   nel  senso che rimanga sia la parola  diretto',  che  la
  parola  libero',  semmai dovranno essere le norme dell'articolo 2
  e  seguenti a dovere essere coerenti  con l'affermazione che oggi
  stiamo  facendo: l'elezione del Presidente è una elezione diretta
  e libera.
   Sono  convinto  che  bisogna perseguire  questo  concetto  ed  è
  questa la ragione per la quale vorrei, ancora una volta, invitare
  -  sapendo  che è soltanto un invito a non ostacolare il  cammino
  dell'approvazione della legge - tutta l'Assemblea a  tener  conto
  che  con  l'approvazione di questo  articolo 1  saremo  vincolati
  nelle scelte che faremo negli articoli 2 e seguenti.
   Non  si  potrà, cioè, non tener conto del fatto che nel  momento
  in cui si stabilisce che il Presidente della Regione viene eletto
  con   voto   contestuale   diretto  e  libero,   non   si   potrà
  successivamente   prevedere  nessuna  norma   che   consenta   la
  separazione della sorte dell'Assemblea da quella del  Presidente;
  non  si  potrà  approvare nessuna norma che permetta di scegliere
  un candidato-deputato e nessun candidato-Presidente; non si potrà
  disciplinare   una  norma che stabilisca  che  la  scelta  di  un
  deputato, di norma, impone la scelta del Presidente.
   Ciò  in quanto sarebbe in  contrasto rispetto a quanto stabilito
  dall'articolo 1  ed è  la ragione per la quale vi invito,  ancora
  una  volta, a fare un ragionamento di carattere complessivo e non
  soltanto in riferimento all'articolo 1, ma anche con gli articoli
  seguenti di questa legge.
   Tale  è  il mio contributo, ovviamente l'Aula procederà, come  è
  giusto  che sia, a maggioranza, scegliendo una determinata  legge
  elettorale; però cerchiamo di evitare di approvare una legge  che
  sostenga  il  contrario  di  quanto affermato  il  giorno  prima,
  altrimenti  ne  vale della nostra dignità, di chi  ha  votato  un
  giorno a favore e un giorno in senso contrario. Grazie.

     PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Raiti.  Ne  ha
  facoltà.

     RAITI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, preannuncio  che
  sarò  brevissimo,  solo per dire che, poichè  l'intervento da  me
  fatto ieri sera oggi è stato ripreso da molti degli intervenuti e
  visto  che  le  ragioni non erano peregrine, dal punto  di  vista
  politico, mi sento gratificato.
   Dovrei  adesso scegliere due strade visto che ho registrato  che
  vi  è  una  volontà  forte  di  andare  avanti  su  questa  legge
  elettorale.
   C'è  una parte consistente dei gruppi parlamentari che ha deciso
  di  proseguire comunque, ritenendo che questa legge elettorale si
  possa  fare  a maggioranza, e questa decisione è ferma nonostante
  le  argomentazioni  riferite da altri colleghi  siano  fondate  e
  sostanzialmente condivisibili.
   A  questo  punto  è necessario essere coerente e  scegliere  due
  strade:  o  la  strada dell'ostruzionismo, che mi  porterebbe  ad
  intervenire qui per quattro, cinque ore - e sono nelle condizioni
  di  poterlo fare - o dire che volete che sia così. Assumetevi  le
  responsabilità, andate avanti, la storia poi giudicherà, e spesso
  la  storia  sa  giudicare  meglio  di  come  noi  siamo  oggi  in
  condizione di fare. Quindi,  andate avanti e vedremo in seguito.

     PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne  ha
  facoltà.

     MICCICHE'   Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  ieri  nel
  mio  intervento  ho  espresso  un  ragionamento  generale,  senza
  entrare nel particolare ed il particolare che intendo evidenziare
  è  utile  per trovare il bando della matassa, ossia per capire le
  ragioni che hanno indotto questa maggioranza e, ahimé, anche  una
  parte   del   centrosinistra   a  scegliere   una   strada   che,
  sostanzialmente,  elimina  una  parte  consistente   del   popolo
  siciliano,  un  assassinio politico che ha avuto  anche  modo  di
  esprimersi in situazioni storiche ben precise.
   Questa  volta  voglio essere clemente, non voglio  usare  parole
  grosse, ma considerato che stiamo parlando di legge elettorale  e
  visto  che  lei,   signor  Presidente, ci dà  la  possibilità  di
  esternare   le ragioni per le quali si sta approvando  una  norma
  anziché un'altra, è chiaro che c'è bisogno di un ragionamento per
  comprendere  le ragioni che hanno spinto a scegliere  una  strada
  anzichè un'altra.
   Tali   ragioni  non  sono state spiegate;  poco  fa  il  collega
  Stancanelli  sosteneva che si stava  facendo  un  comizio  contro
  Alleanza  nazionale esaltando il movimento sociale. Ho detto  che
  mi   distanzio  mille  miglia  con  le  posizioni   politiche   e
  ideologiche di questo partito.
   Credo  che la storia di questa Assemblea, negli ultimi anni,  ha
  visto  dibattere,  su questo tema, le ragioni per  le  quali  non
  bisogna  mettere  in  moto  leggi  che  incatenano,  imbrigliano,
  puniscono  espressioni politiche di questa società  siciliana.  E
  ciò lo si può esaminare guardando il prospetto dei voti riportati
  da  ciascuna lista nelle elezioni regionali del 1947.  Le ricordo
  che  alle  sue  spalle,  signor  Presidente,  ci  sono  due  date
  fondamentali: 1130-1947,  ma la data del 1947 segna  l'inizio  di
  un  percorso per rievocare il più antico parlamento d'Europa,  la
  Sicilia.
   Spesso  uso  questo termine  il più antico Parlamento  d'Europa
  per  indicare  la  nobiltà storica di questo luogo  che    a  noi
  siciliani  conferisce  lustro davanti al mondo e per tale  motivo
  possiamo  vantarci  più  dell'Inghilterra,  della  Svezia,  della
  Danimarca,  dell'Olanda,  della Francia,  della  Germania,  della
  Spagna, del Portogallo di essere una regione-nazione, cioè essere
  un qualcosa di diverso perché la storia ci ha forgiato in maniera
  particolare, tant'è che noi siamo citati sempre come quel  popolo
  che    ha    nell'animo   un   doppio   valore   morale,   quello
  dell'accoglienza  e  del  mescolare le nostre  tradizioni  con  i
  conquistatori,  se  così li vogliamo chiamare,  che  hanno  messo
  piede su questa Isola.
   Non  a  caso abbiamo diversità di culture nel nostro territorio,
  pensate per esempio la presenza della lingua albanese in Sicilia,
  soprattutto nel  palermitano, e ciò sta a significare  la  nostra
  capacità  di  assorbire tutte le razze,   e  proprio  per  questa
  peculiarità si è creata una regione-nazione.
   Certo  c'è il  buco nero della mafia' dell'ultimo secolo che  ha
  listato a lutto molte famiglie siciliane e molte città sono state
  colpite   da una cultura mafiosa che ha preso possesso  anche  di
  parte  delle  istituzioni e dell'apparato economico della  nostra
  Regione.
   La  cosiddetta  pecora nera' esiste un po' in tutte le famiglie,
  ebbene  anche in Sicilia esiste ed è questo momento  nefasto.  Ma
  spiego meglio cosa c'entra questo con le elezioni.
   Giustamente, come diceva ieri l'onorevole Orlando, questa non  è
  una    legge   qualsiasi,  non  stiamo  votando  la   legge   per
  l'attribuzione di  un contributo per la festa del  paese, si  sta
  parlando di una legge di sistema che mira a  modificare l'assetto
  sociale, politico ed economico di questa Regione.
   Alla  fine  questa  è la scelta:  impiantare  un  nuovo  sistema
  politico, come dovrà crescere questa società.
   A  me  pare  che  questo disegno di legge,  invece,  vada  nella
  direzione  opposta - come dicevo all'inizio del mio intervento  -
  da  quel principio fondamentale che si è dato la Regione Sicilia:
  lo Statuto siciliano.
   Lo   Statuto  siciliano è stato attuato per dare un indirizzo  a
  questa Regione, per farla uscire dal Medioevo nel quale era stata
  ricacciata  negli  ultimi  secoli e  dall'abbandono  del  Governo
  nazionale    piemontese,   del   sistema   politico   dell'Italia
  risorgimentale.  Ebbene,  quando  questa  Regione  si   è   data,
  all'inizio della metà del secolo scorso, nel 1947,  una legge  di
  sistema  -   mi  sono appassionato a questo termine  del  collega
  Orlando  -   si è voluto dare un indirizzo in modo  tale  che  la
  Regione  Sicilia  potesse essere rappresentata in  tutti  i  suoi
  aspetti  e  non mi pare che questo aspetto abbia determinato  una
  instabilità di governo di quell'epoca.
   Nè  ha  creato instabilità la  legge del tatarellum, alla  quale
  non  aderisco  al  cento per cento, ma dà  un  indirizzo  e  lei,
  onorevole Lo Porto, ha votato  questa legge in Parlamento, perché
  l'ha fatto il suo collega di partito Tatarella. E non mi pare che
  abbia scelto una strada per penalizzare il suo partito.
   Proprio  perché, nel 1991, il Movimento Sociale aveva subito  un
  crollo  totale  in tutte le regioni d'Italia, compreso  anche  la
  Sicilia,  si  doveva  dare  una  spallata',   aiutata  anche  dal
  movimento  politico   Mani pulite  che aveva  dato  un  indirizzo
  completamente  diverso,  che  si è  sollevato  attraverso  questo
  sistema bipolare creato con la legge Mattarella, cosiddetta legge
  della Seconda Repubblica.
   La  legge cosiddetta  tatarellum' non solo creava stabilità,  ma
  un  equilibrio, perché non sono i piccoli partiti a creare, in un
  sistema,   una  instabilità. Le ragioni per  cambiare  una  legge
  elettorale devono essere motivati su fatti concreti, cioè su temi
  politici,   perché  un  sistema  non  regge  perché  c'è   troppa
  frammentazione, invece noi sappiamo benissimo che  il  tatarellum
  ha  in sè un senso regolatore, cioè regola il sistema politico di
  maggioranza e di opposizione, creando il suo giusto equilibrio.
   Voi  avete una stragrande maggioranza in questo Parlamento e non
  mi  pare  che  in  questo  momento  se  ci  sono  ostacoli  nella
  formazione, nella creazione, nell'approvazione delle leggi questo
  sia  dovuto  alla frammentazione dei cinque, sei,  sette  partiti
  presenti in quest'Aula.
   La  contraddizione  interna  alla stragrande  maggioranza  della
  maggioranza  di questo Parlamento, appunto - veti incrociati  tra
  UDC, Alleanza Nazionale e Forza Italia - si scompone e si compone
  a  seconda degli interessi del momento, ma - ripeto - non c'è mai
  stato  uno  squilibrio dovuto ad un problema di sistema  derivato
  dalla frammentazione. Quindi non si spiegano le ragioni di questo
  cambiamento  se  non  -  come dicevo ieri -  per  garantire  alla
  stragrande   maggioranza  dei  deputati  di  quest'Assemblea   il
  mantenimento del potere, l'assicurazione di essere rieletti nella
  prossima legislatura a danno dei piccoli partiti.
   Ben  diceva il collega Acierno quando faceva riferimento ai voti
  che  i piccoli partiti non potranno utilizzare proprio per questo
  sistema   contorto  e  perverso.  Perché  questi  voti,  200.000,
  300.000,  400.000  non  sarebbero utilizzati  come  resti,  bensì
  distribuiti  a  coloro che non hanno avuto questi consensi:  cioè
  significa che gli amici dei DS o della Margherita, i colleghi  di
  Alleanza  Nazionale,  di  Forza Italia, dell'UDC  si  spartiranno
  questi  200, 300, 400.000 voti che non gli appartengono in quanto
  i cittadini intendevano assegnarli a ben altri partiti.
   Questa  è la verità, e l'assassinio sta proprio in questa norma,
  che sarebbe corretto definire  legge truffa .
   E'  giusto  che  sia  parte  del centrosinistra  che  parte  del
  centrodestra  -  mi riferisco al Patto per la  Sicilia,  a  Nuova
  Sicilia,  ai  socialisti di De Michelis - possono  denunciare  la
  rapina che si vuole perpetrare a danno dei siciliani, perchè  non
  si  vuole penalizzare il singolo deputato o il singolo partito ma
  si vuole penalizzare la Sicilia, o meglio una parte dei siciliani
  che  non pur non avendoli si vedranno utilizzare i loro voti  per
  eleggere  qualche   trombato residuale   all'interno  dei  cinque
  grossi partiti della maggioranza. Questa è la verità
   Gli   eventuali  voti  a  favore  dei  Verdi,  della   Primavera
  siciliana, di Italia dei valori, di Nuova Sicilia, dei  Comunisti
  italiani, di Rifondazione comunista, di Patto per la Sicilia, dei
  Liberalsocialisti, dei Socialisti di destra o  di  sinistra,  non
  saranno  rappresentati in quest'Aula perchè verrebbero  assegnati
  in maniera illegittima e truffaldina alla restante parte.
   Ma  questa non è politica, questo è latrocinio, questo significa
  rubare i voti dei siciliani
   L'onorevole  Virzì mi diceva poc'anzi che purtroppo la  politica
  è  questo. Ma politica non significa che tu puoi uccidermi ed  io
  non  debba potermi difendere. Non potete pensare che io sia  così
  stupido  da appoggiare la mia eliminazione fisica, politicamente,
  l'eliminazione dei consensi di parte del popolo siciliano che già
  si  è  espresso  e  che  nelle  ultime  elezioni  europee  lo  ha
  dimostrato.
   Assistiamo ad una crescita di un consenso trasversale in  questa
  Regione,  basti  ricordare  che nella  mia  città  -  e  lo  dico
  candidamente  -  ho  avuto anche l'onore  e  la  riconoscenza  di
  ottenere   un  numero  di  preferenze  superiore  a  quelle   del
  Presidente  della Regione, caro onorevole Cimino, e questa  è  la
  dimostrazione  che la gente sa scegliere e con il  voto  sa  dare
  delle indicazioni politiche.
   Qui  si  vuole  però  rubare il consenso in maniera  truffaldina
  attraverso una legge assassina. Ritengo che gli amici  dei  DS  e
  della Margherita non dovrebbero rendersi complici, direttamente o
  indirettamente,  così  come stanno facendo,  di  tale  complotto.
  Vorrei  anzi che spiegassero quali sono le vere ragioni politiche
  di  questa  scelta. Avete mantenuto il sacco a questa legge   Noi
  questo  lo  diremo,  perché senza il vostro  consenso,  senza  la
  vostra  tacita  complicità, questa legge non può  andare  avanti,
  perché nessuno può fare le regole da solo
   Credo  che noi abbiamo l'obbligo di studiare le leggi  e  se  si
  dovesse  andare  al referendum faremmo una campagna  referendaria
  non  solo  contro il centrodestra ma anche contro coloro  che  si
  sono  resi  complici  di questa politica,  perché  sono  entrambi
  assassini della politica siciliana
   Forse  negli  anni  passati non c'erano queste  possibilità,  ma
  oggi lo Statuto ci ha concesso lo strumento del referendum.
   E  ritorno su questo concetto dello Statuto, di cui lei,  signor
  Presidente,  si  è  vantato  quando abbiamo  commemorato  l'amico
  onorevole  Leanza.  In  questo caso lo  abbiamo  commemorato  per
  insultarlo, signor Presidente, dimostrando che i suoi lavori,  il
  suo  sacrificio,  la  sua capacità di essere sempre  presente  in
  quella  stanza  per cercare una mediazione per  elaborare  questo
  nuovo Statuto non è servita a niente
   Allora  risparmiamoci la retorica delle  buone anime  perché  se
  vogliamo essere coerenti questi devono essere princìpi che devono
  mantenersi  dall'inizio  alla fine, e  non  si  può  provare  una
  riconoscenza a rate, interrompendo i valori della riconoscenza  e
  della commemorazione
   Forse  sono  stato  un po' pesante nelle mie  espressioni  ma  è
  chiaro  che  il rispetto della politica deve essere  accompagnato
  dal rispetto per i singoli individui, perché ognuno di noi ha una
  dignità  da  fare  rispettare  affinchè  possa  conservarsi  come
  memoria storica di questa Assemblea.
   Non  faremmo  certo  una  bella figura  se,  fra  qualche  anno,
  qualora  questa  legge fosse approvata così come voi  la  volete,
  dovessimo   renderci conto che non è una pagina  onorevole  della
  storia di questa Assemblea quella nella quale si parla  di  essa.
  Non  potete  venire a dire nè qui nè altrove che si è  fatta  una
  legge  di riforma per creare finalmente un equilibrio. Voi  avete
  fatto  una  vera e propria controriforma per mantenere il  potere
  saldo non solo ai partiti ma anche agli uomini.
   Il  vostro scopo non è quello di esaltare il partito, in  questo
  caso   il  singolo  partito,  ma  di  esaltare  solo  l'interesse
  personale  di  qualcuno che con il sistema del   tatarellum   non
  aveva   la  garanzia  della  rielezione.  Ecco  perché  bisognava
  prendere  voti e rubarli a qualcuno, ed avete trovato il sistema.
  Questo  è  un  sistema tutto regionale, ma se lo trasferissimo  a
  livello politico nazionale che figura ci fareste cari amici della
  maggioranza e di parte dell'opposizione?
   Le  cronache  di questi giorni, anche di questa mattina,  dicono
  che all'interno della stessa maggioranza c'è chi punta al ritorno
  al  proporzionale e chi, addirittura, come Forza Italia, vorrebbe
  estendere   il   tatarellum   anche  nel  campo  delle   elezioni
  nazionali. Ed allora cercate una soluzione al problema.
   Qualcuno  potrebbe  affermare che la  nostra  è  una  Regione  a
  Statuto  speciale, ma appunto perchè siamo una Regione a  Statuto
  speciale - per la peculiarità di quella data del 1947 che rievoca
  il  primo  Parlamento d'Europa - noi non possiamo tradire  quella
  data   quando   sono  stati  eletti  per  la   prima   volta   90
  rappresentanti   di   questa  Sicilia,  attraverso   un   sistema
  proporzionale, attraverso il recupero dei resti regionali.
   Ebbene,  coloro che hanno fatto questa legge chiaramente avevano
  intenzione  di  coinvolgere  tutta la  popolazione  nelle  scelte
  politiche  di  questa Regione e non soltanto i capibastone  della
  politica  attraverso i suoi rappresentanti, perchè poi  ognuno  a
  livello  provinciale rappresenta il capobastone,  rappresenta  il
  capo indiscusso, che non deve essere messo in discussione in  una
  eventuale  scelta di seggio elettorale, deve avere  la  sicurezza
  dell'elezione. Questo alla fine è il nocciolo della questione
   Ed  è  così  che  si  vorrebbe  tramutare  la  politica,  signor
  Presidente, e mi smentisca se sbaglio.
   Vorrei  dire  ai  capigruppo che non può  essere  così,  che  la
  stabilità  è un'altra cosa e non dipende dalla frammentazione,  e
  la  schiacciante maggioranza del centrodestra in quest'Aula ne  è
  la dimostrazione.
   Certo  non  posso  prevedere  se  sarà  il  centrodestra  o   il
  centrosinistra a governare questa regione alle prossime  elezioni
  regionali,  ma è chiaro cari amici del centrosinistra, Margherita
  e  DS, che con questa legge elettorale non si può arrivare; e voi
  cari  amici  del  centrodestra non vi illudete che  questo  possa
  essere  facile, perchè tutto diventa imprevedibile. Ho già  detto
  ieri  che la matematica non è un'opinione, voi avete studiato  un
  sistema   blindato , ma il vero nocciolo della questione  è  come
  fregare  i  partiti minori ed accaparrarsi i voti di  questi,  in
  modo  tale  che qualche deputato di un collegio di Agrigento,  di
  Enna  o  di  Caltanissetta possa avere  la  sicurezza  di  essere
  rieletto.
   Non  ci  sono  altri argomenti, tanto è vero che  poi  la  parte
  burocratica della legge è una scopiazzatura tecnica  che  non  ha
  valore,   in  quanto  gli  articoli  fondamentali  sono  soltanto
  l'articolo 1 e l'articolo 2.
   Sulla  questione  della doppia scheda io sono  favorevole,  però
  vorrei  dire  ai  colleghi  dei DS che la  battaglia  che  stanno
  portando  avanti  è una battaglia finta, una battaglia  persa  in
  partenza,   perchè  la  Casa  della  Libertà   non   cederà   mai
  sull'articolo  1,  non cederà mai sulla doppia scheda.  E  perché
  dovrebbero cedere?
   Nel  1992,  vigente  la  legge  7 appena  approvata,  quando  il
  centrodestra (che allora non si chiamava centrodestra) ebbe anche
  l'appoggio  esterno  del PC, abbiamo assistito  alla  fine  della
  prima  Repubblica.  Alla  luce di quella esperienza,  oggi  avete
  rivisto  le vostre posizioni, ma nel frattempo è morta  anche  la
  seconda  Repubblica, e si va verso la terza,  la  Repubblica  del
   fai da te . Voi avete affermato che questa legge serve a non far
  infiltrare  le mafie nei partiti, serve per evitare la formazione
  di  liste   fai  da te , ma abbiamo visto che  non  è  così,  che
  possono   esserci  anche  altri  accorgimenti,   altri   sistemi,
  onorevole Formica.
   Questa è una barzelletta a cui non crede più nessuno, come se  i
  mafiosi  aspettassero le liste  fai da te  per poi fare politica.
  La  mafia  ha fatto sempre politica e la fa tuttora anche  con  i
  partiti  che  sono attualmente costituiti, quindi non  usate  più
  queste  barzellette,  non  dite  queste  cose  perché  questo  vi
  squalifica  politicamente. Volete prendere in  giro  i  cittadini
  siciliani? Guardatevi intorno e vedrete che le cose non sono come
  dite  voi,  oppure  dite ciò perché pensate  che  qualcuno  possa
  cadere in questo tranello.
   Basta  confrontare i risultati elettorali del 1947, quando tutti
  i  partiti erano rappresentati col recupero regionale, con quelli
  del  1991.  Nel  1991  c'è stato l'exploit della  Rete,  che  con
  200.000  voti ottenne 5 seggi, ma vi furono liste che con 100.000
  voti  presero un seggio e liste che con 230.000 voti  ne  presero
  dieci,  ed  è quello che si vuole ottenere con l'approvazione  di
  questa legge.
   E'  questo  un  sistema democratico che può dare stabilità,  che
  può  creare governabilità? Il rischio è proprio quello che  possa
  ripetersi la stessa situazione del 1991, perché abbiamo le stesse
  caratteristiche  storiche e politiche. Certo non  esiste  più  la
  Rete,  ma inventerete altri partiti, perché avete la capacità  di
  inventarvi  delle liste. Basta vedere l'esperienza  delle  ultime
  elezioni  politiche europee, quando Forza Italia  ha  creato  una
  lista civetta che si chiamava  Verdi-Verdi , il cui ideatore è un
  certo  Sandro  Fontana, responsabile nazionale adesione  a  Forza
  Italia  per cercare di fregare qualche seggio ai Verdi. E poco  è
  mancato  perché  questo colpo riuscisse, perché per  25.000  voti
  questa  lista  non  ha preso un seggio. Ci  ha  provato  pure  la
  Margherita  con  la  nuova  DC, cosiddetto  Paese  Nuovo,  ma  le
  condizioni  sono  diverse perché in quel caso sono  stati  almeno
  rispettati  i  criteri di non confondibilità, ma la carognata  di
  Forza Italia è stata veramente madornale.
   Voi  usate  questi  mezzi truffaldini e  l'avete  dimostrato  in
  campo  nazionale,  figuriamoci in campo regionale.  Noi  facciamo
  appello  anche  ai  segretari  nazionali  dei  nostri  rispettivi
  partiti   cosiddetti  minori  del  centrosinistra   per   indurre
  Margherita  e DS ad un ripensamento perché questo è  un  suicidio
  politico. Magari l'amico  tal dei tali  dei DS potrebbe avere  la
  garanzia  di  essere  rieletto con il metodo  dei  resti  in  una
  determinata provincia a danno della Primavera siciliana o  Italia
  dei  valori  o Verdi, ma cosa guadagnate? Guadagnate soltanto  la
  possibilità  di  perdere  matematicamente  e  in  modo  certo  le
  elezioni prossime venture, questa è la verità
   Voi  state scegliendo un suicidio politico amici dei DS e  della
  Margherita, perché sappiamo bene che invocare la doppia scheda  è
  una  farsa,  io  non credo che l'amico Formica, l'amico  Cintola,
  l'amico   Leontini   cederanno  mai,  neanche   se   pesantemente
  minacciati, a questa vostra richiesta; e voi sapete benissimo che
  questa  è  una  richiesta che non accorderanno  mai  perché  tale
  facoltà  non  trova riscontro in campo nazionale  e  nelle  altre
  regioni del Paese.
   I   rappresentanti  dei  partiti  di  FI,  UDC  e  AN  non  sono
  sicuramente  degli  sprovveduti. Voi, amici  del  centrosinistra,
  perché  vi  ostinate a insistere su un argomento  che  non  trova
  consensi fra i partiti di maggioranza?
   Insistete  soltanto perché con tale accordo su questo  argomento
  siete  assicurati  E questa me la chiamate politica,  cari  amici
  del  gruppo  DS  e della Margherita, me la chiamate  politica  di
  centro-sinistra?
   Volete governare la Sicilia avallando le scelte dei partiti  del
  centrodestra?  Si  tratta soltanto di prestare  politicamente  il
  fianco al centrodestra per un pugno di quattro o cinque seggi dei
  gruppi minori del centrosinistra
   Se  questa  è  la  politica  allora  meritate  questa  legge   e
  perderete le prossime elezioni politiche regionali. Non  invocate
  un  sicuro perdente perché non sacrificherete nuovamente  l'amico
  Orlando alle prossime elezioni con questo sistema elettorale.
   A  voi non importa di governare la Sicilia, fate finta di volere
  governare la Sicilia attraverso lo scorporo delle due schede,  ma
  alle prossime elezioni regionali la consegnerete a uno qualunque,
  a Cuffaro o al mio omonimo Micciché.
   Di  questo  si  tratta. La battaglia politica è fra  gli  stessi
  partiti di maggioranza.
   Non  mi  appassiona  questa  scelta, non  mi  appassiona  questa
  politica, queste decisioni prese dall'alto.
   Se   l'amico  e  presidente  Cuffaro  supererà  la  montagna   o
  l'ostacolo  giudiziario  probabilmente sarà  ricandidato,  ma  se
  questo  non accadrà avrà pronta una legge elettorale che  metterà
  avanti un rappresentante di FI.
   Questa  è una partita che verrà giocata all'interno dei  partiti
  di maggioranza.
   Cari  amici  dei  gruppi DS e Margherita, perché volete  reggere
  questo  gioco? Perché volete allargare un tale sacco  e  metterci
  dentro la Sicilia e i siciliani, come dice l'amico Cintola?
   La  verità è a monte e cioè il modo in cui si vogliono risolvere
  i problemi della Sicilia.
   A  chi  appassiona la mia battaglia politica? Le masse  popolari
  siciliane  non si strapperanno le vesti se passerà questa  legge,
  so  che  voi pensate così. Avete, ormai, disaffezionato il popolo
  alla  politica, avete incrementato il qualunquismo e  incitato  a
  non votare per i piccoli partiti.
   Il  leader  di  FI, Silvio Berlusconi, alle ultime  elezioni  ha
  suggerito  di  non votare per i piccoli partiti, ma voi  dell'UDC
  siete  un po' strabici perché il vostro rappresentante a  livello
  nazionale,  Follini, si è risentito perché il partito dell'UDC  a
  livello  nazionale  è  un piccolo partito,  ha  quasi  lo  stesso
  consenso  del  gruppo  dei  Verdi,  c'è  soltanto  qualche  punto
  percentuale di differenza.
   Allora,  tutto  questo  è un discorso di  convenienza  politica,
  personale  e  non di scelte per la risoluzione dei  problemi  del
  nostro   Paese.   Voi  volete  fare  una  legge  commettendo   un
   assassinio'  politico vero e proprio. Ma questo è  politicamente
  immorale.
   Dico   questo  perché  spesso  si  cita  il  termine  assassinio
  nell'accezione anomala di eliminare una persona, così come  nella
  terminologia  araba di assunzione di hashish sempre  al  fine  di
  uccidere per eliminare alcune persone che davano impaccio  perché
  bisognava  prendere la roba, erano gli assuntori di  hashish  che
  ammazzavano  coloro che potevano rubare l'hashish  e  diventavano
  assassini, appunto, da hashish..
   Il  concetto è, quindi, prendere la roba. In questo caso la roba
  non è più l'hashish ma il potere per il potere, a danno di coloro
  che  sono  stati  rappresentati attraverso il  voto  democratico,
  poco, ma rappresentati. Questa è la diversità
   Tutti  siamo nati piccoli e poi siamo cresciuti. Guai,  però,  a
  dimenticare  che  quando si è piccoli e si è contro  una  persona
  dieci  volte  più  grande  di te, che ti  può  piegare  alla  sua
  volontà,  pensate  quanto odio, quanto rancore  può  provare  una
  persona  nei  confronti  di chi ci vuole  annientare,  perché  di
  questo si tratta.
   Signor  Presidente, quando lei è arrivato nel suo  partito  alla
  fine  degli anni '80 lo ha trovato ai minimi termini. Si  rendeva
  conto  che  l'alternativa era tutta una serie di cose  che  avete
  fatto quasi in combutta con parte della Sinistra. Questo lei  non
  può  negarlo,  perché  è  storia,  cronaca  politica  dell'ultimo
  periodo della nostra Nazione.
   Voi  avete  spinto per una maggiore rappresentanza proporzionale
  al  massimo, poi avete sposato il bipolarismo quando avete  visto
  che  c'era  un  nuovo podestà che stava nascendo e  che  tutt'ora
  esiste.
   Allora, la verità è che una volta si nasce, una volta si muore.
   Ho  l'impressione che voi avete la malsana idea che non morirete
  mai politicamente, che sarete sempre  a cavallo .
   Questo  è  un  grave errore per un politico.  Il  politico  deve
  pensare  anche  al dopo, deve pensare che dopo le  vacche  grasse
  possono esserci le vacche magre.
   Anche  voi domani potrete far parte dei piccoli partiti. Non  so
  quanti  di  voi  resisteranno dopo questo diluvio universale  che
  potrà  succedere come è successo nella prima Repubblica; si potrà
  anche   verificare  nella  seconda  Repubblica,  come  stanno   a
  dimostrare gli albori ed i segnali delle ultime elezioni.
   Ho  portato  qui il manuale parlamentare per dirvi di  leggerlo;
  leggete  i  risultati elettorali dal 1947 ad  oggi  e  vedete  la
  traiettoria. Certo, c'era un solo grande partito che  non  moriva
  mai,  era  la  Democrazia  cristiana, ed  a  seguire  il  Partito
  comunista italiano.
   Bene,  la  disarticolazione è avvenuta. Una  ricomposizione  può
  avvenire, ma non alla stessa maniera, perché la storia si  ripete
  ma   non  negli  stessi  termini,  non  con  le  stesse  persone,
  soprattutto
   E  questo  deve servire da insegnamento: la storia si può  anche
  ripetere  ma  non  con  gli  stessi  soggetti,  perché  siamo  di
  passaggio, signor Presidente, e anche lei è di passaggio,  signor
  Presidente
   Non  mi  pare  che  una  decisione  diversa  possa  considerarsi
  saggia. E in politica la saggezza è la virtù più importante ed  è
  quella  che  voi  non avete dimostrato di avere al  momento:  non
  avete  la saggezza politica e la lungimiranza per l'oggi ed anche
  per il domani.
   Probabilmente, se vi fate questa legge, qualcuno di voi avrà  la
  sicurezza  all'80,  al 90 per cento di ritornare  qui  in  questa
  Aula, ma non è detto che sarete premiati tutti, diciamo così.
   Ma  con  quale risultato? Con il risultato di avere una  Sicilia
  allo  sbando   Con una Sicilia dove la disoccupazione  la  fa  da
  padrona,  dove  i  disservizi sono ormai  la  normalità,  non  la
  anomalia, dal problema della sanità ai problemi che riguardano il
  vivere  civile  nella  nostra  comunità,  i  problemi  idrici,  i
  problemi  dei  rifiuti,  i  problemi  della  stabilità  e   della
  sicurezza sociale.
   Ciò  è la dimostrazione che questa Sicilia non sarà governata  e
  non migliorerà con questa legge.
   E, poi, torno a ripetere: prima nasce la madre e poi la figlia.
   Voi   state   facendo   nascere  qualcosa  secondo   un   ordine
  innaturale:  prima  lo  Statuto e poi  la  legge  elettorale.  Se
  qualcuno   di   voi  avesse  poi  intenzione  di  presentare   un
  emendamento, esso sarebbe completamente in contrasto  con  quanto
  stabilito dallo Statuto e viceversa.
   Lo  Statuto  deve essere precedente in quanto deve stabilire  le
  regole  a cui tutti noi dobbiamo uniformarci. Voi, invece,  avete
  creato  un  ibrido,  un mostro che probabilmente  farà  solo  gli
  interessi di pochi,  ma non della Sicilia.
   Concludo, signor Presidente, rivolgendo un appello ulteriore  al
  suo   senso   di   ragionevolezza.  Stamattina   ho   letto    la
  dichiarazione che lei ha rilasciato al giornalista Ciancimino  su
   La  Sicilia ,  secondo  la quale i piccoli  partiti  si  possono
  alleare.
   Signor  Presidente,  perchè il suo partito  non  si   allea  con
  Forza Italia? Perchè non fate una lista unica, Forza Italia,  UDC
  e  Alleanza  Nazionale?  Chi vi impedisce  di  farlo?  Perché  ci
  costringete a fare cose che sicuramente fanno soltanto  i  vostri
  interessi  e non quelli della collettività siciliana?
   L'onorevole  Virzì,  poc'anzi mi  ha  detto  che  siamo  in  una
  giungla  dove vige il principio   vita mia morte tua . E'  questa
  la  verità della vostra scelta politica che nulla ha a che vedere
  con  gli interessi dei siciliani;  fa soltanto i vostri interessi
  per  la  prossima  rielezione ad personam,  caro  Presidente  del
  Gruppo   parlamentare  UDC.  Con  questa  legge  lei  può   stare
  tranquillo, non ha bisogno di farsi la campagna elettorale  tanto
  ormai  la  via  è  tracciata, è la legge che sceglie  chi  devono
  essere gli eletti.
   Avete   fatto   questa   scelta;   è   una   scelta   criminale,
  politicamente criminale, non vi sono altri termini politici.  Non
  si può dire che è una scelta discutibile, è criminale, perchè per
  fare  un  proprio  interesse  si  elimina  un'altra  persona,  si
  commette  un crimine, si eliminano dalla scena politica  soggetti
  che  sono  stati rappresentati ma che, per ragioni  tecniche,  di
  carattere contabile- matematico  non riescono ad avere il  seggio
  in Parlamento.
   Ecco  perchè  il  collegio  unico  regionale  è  l'elemento  più
  democratico che possa esistere in riforma elettorale, voi non  lo
  volete in quanto avete deciso di uccidere la rappresentanza,  una
  parte della rappresentanza del popolo siciliano.

   PRESIDENTE.  E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto.  Ne  ha
  facoltà.

   LO  CURTO.  Signor Presidente, preliminarmente voglio  chiederle
  scusa
  perchè  anche questa volta ho chiesto di intervenire per  ultima.
  Non era certamente per fare una cosa contro lei, ma semplicemente
  perchè ho meditato a lungo se intervenire in questo dibattito.
   Ci  ho  riflettuto  tanto,   sono preoccupata  per  come  stanno
  andando le cose, per quello che sta accadendo in quest'Aula,  per
  il  tentativo di lasciare tra gli inascoltati coloro che, invece,
  chiedono di fermare l'iter di questo disegno di legge di  riforma
  elettorale.
   Ed  allora,  ci  ho riflettuto a lungo, mi sono  chiesta  a  che
  serve parlare, prendere la parola e testimoniare la posizione che
  non  è personale, ma è la posizione del mio partito, la posizione
  che io condivido con i colleghi di  Nuova Sicilia .
   Ha  ancora  un senso esprimersi  in quest'Aula  se,  comunque  e
  nonostante tutto, poi chi è deputato a decidere di andare  avanti
  ha  già  annunciato che così sarà? Ed allora, mi sono chiesta  se
  valeva la pena.
     Ho  ascoltato a tratti l'appassionato intervento  del  collega
  che  mi  ha preceduto, un intervento che certamente è costato  in
  termini  di  pazienza ai colleghi seduti tra  i  banchi  in  modo
  particolare, ma mi rendo conto che il percorso che  è  già  stato
  tracciato  non sarà fermato.
   E  dunque,  voglio svelare la mia preoccupazione: mi  chiedo  se
  ognuno  di noi non stia semplicemente svolgendo il proprio  ruolo
  obbedendo   ad  una  ritualità  che,  tuttavia,  è  svuotata   di
  significato e di contenuto.
   Eppure,  nonostante  ciò,  non ho voluto  rinunciare  a  rendere
  questa  testimonianza,  perché credo molto  nella  democrazia  e,
  soprattutto,  credo  nella  democrazia  come  valore,  cioè  come
  sistema di principi ideali a cui, poi, anche i partiti, anche  la
  politica devono uniformarsi. Ed invece la grande preoccupazione è
  che  proprio  la  democrazia  rischia  di  uscire  sconfitta   da
  quest'Aula,  dove  prevarrà sicuramente la logica  dei  numeri  e
  questo è un concetto proprio della democrazia, però è un concetto
  della  democrazia  come  sistema di  potere  piuttosto  che  come
  sistema  di ideali e valori ai quali io credo e nei quali ritengo
  credano  anche tanti altri colleghi che questa mattina  mi  hanno
  preceduto nel loro intervento.
   Ebbene,  oggi  il  valore  della  democrazia  in  quest'Aula   è
  seriamente   e   sinceramente   compromesso   perché    rimangono
  inascoltate  tante voci preziose che nel passato, ma  anche  oggi
  continuano   a dare un significativo contributo alla crescita  di
  questa  nostra  regione, siano esse di esponenti dei  partiti  di
  minoranza, delle opposizioni, o di partiti che sono stati  dentro
  la  maggioranza e che non lo sono più o, ancora, di  partiti  che
  ancora  oggi  sono,  come  Nuova Sicilia ,  come   Patto  per  la
  Sicilia , come i socialisti, dentro la maggioranza.
   Signor   Presidente,   la   fluidità  del   panorama   politico,
  l'incertezza  e  l'instabilità del Governo  nazionale,  non  dico
  anche a livello regionale, ma certamente l'instabilità del quadro
  politico  oggi  dovrebbe  fare  riflettere  sulla  necessità   di
  prendere  tempo,  di dare ascolto, di prestare attenzione  a  chi
  chiede  ascolto  ed attenzione, su una legge elettorale  che  non
  vedo perché, non capisco perché debba essere accelerata senza che
  a  monte  si  sia   fatta chiarezza sullo strumento  che  diventa
  quadro  di  riferimento  della  legge  elettorale  stessa,  e  mi
  riferisco alla riforma dello Statuto.
   Non   voglio  ritornarci e non ha senso allungare  i  tempi  del
  dibattito  dato  che  già  autorevoli  colleghi  hanno   espresso
  l'importanza  e  la  necessità di  far   precedere  alla  riforma
  elettorale  la riforma dello Statuto. Pertanto,  non ci  tornerò,
  ma  stigmatizzo  negativamente questo incedere affannoso,  questo
  incedere,  comunque, accelerato che si fa in ordine alla  riforma
  elettorale,   senza   pensare  che   la   fluidità   del   quadro
  politico,nonchè  la sua incertezza avrebbero richiesto  da  parte
  dei  partiti  e degli schieramenti un momento di riflessione,  un
  momento nel quale fare posto alla politica facendo retrocedere le
  posizioni individuali dei singoli partiti.
     E  lo  dico anche e soprattutto alla maggioranza di cui faccio
  parte,  perché credo che il valore di una coalizione debba essere
  prioritario alle scelte dei singoli partiti e lo viviamo in campo
  nazionale,  lo  abbiamo vissuto con l'esperienza  delle  elezioni
  europee, il quadro si è decomposto, se non proprio scomposto  del
  tutto.  La  decomposizione  del quadro dovrebbe  fare  riflettere
  sull'esigenza  di rendere più unitario l'itinerario  anche  sulla
  riforma elettorale, se non vogliamo correre il rischio. E' questo
  un   monito,  un  appello  che  faccio  e  che  lancio  alla  mia
  coalizione, alla coalizione di centrodestra che pure si  presenta
  altrettanto frammentata come quella del centrosinistra.
   Allora,   su  una  riforma  elettorale  che  a  monte   dovrebbe
  prevedere grandi convergenze e grandi consensi dovremmo  riuscire
  a  trovare l'esigenza di condotte unitarie; condotte nelle  quali
  ciascuno   si  possa  riconoscere,  ogni  forza  politica   possa
  riconoscersi, perché questa è una legge di sistema, è  una  legge
  che definirà il quadro politico, l'assetto, qualunque maggioranza
  essa  sia  quella  che si insedierà da qui alla  fine  di  questa
  legislatura, quando si dovrà procedere con un nuovo Governo,  per
  votare, appunto, un nuovo Parlamento si dovrà avere chiarezza  in
  merito al metodo con cui si è arrivati.
   Oggi  mi pare che questa chiarezza ancora non ci sia, se è  vero
  come  è  vero  che   partiti importanti  nelle  coalizioni  e  di
  entrambe   le   coalizioni   mostrano  resistenza   sull'incedere
  affannoso e accelerato che, comunque, qui si è impresso.
   E  sono  preoccupata di questo, perché mi pare che  la  politica
  sia  sempre meno presente nel dibattito di questo Parlamento  che
  dovrebbe  -   come  è  stato detto dal mio  collega  di  partito,
  Alberto  Acierno  -  precedere  il dibattito  finale  nella  sede
  parlamentare nazionale. Il Parlamento è il momento della sintesi,
  quello  nel quale le scelte sono compiute a monte, e non mi  pare
  che  simili  scelte in merito a questa legge siano  già  compiute
  perché   il   dibattito  che  c'è  in  quest'Aula   dimostra   la
  frammentarietà delle posizioni, la diversificazione   che  non  è
  solo  una diversificazione di carattere politico, partitico ma  è
  di sistema.
   Allora,  su  una legge elettorale così importante,  nella  quale
  non  sono stati sciolti i nodi fondamentali che sono relativi  al
  presidenzialismo, al modello di governo da scegliere, un modello,
  attenzione,  nel  quale  il rischio è che  questo  Parlamento  si
  espropri in maniera autonoma delle proprie prerogative in modo da
  contare  sempre meno, bilanciare i poteri e dare corpo e sostanza
  all'idea  di  democrazia  nella  quale  hanno  creduto  i   padri
  costituenti che hanno fatto la costituzione della Repubblica.
     Dare  corpo  e  sostanza ad un bilanciamento  dei  poteri  tra
  Parlamento  ed Esecutivo significa consentire che ci  sia  quella
  capacità di dialogo tra chi deve svolgere il ruolo amministrativo
  ed  esecutivo e chi ha, invece, il compito di fare  le  leggi  in
  rappresentanza del popolo che lo ha eletto.
   E'  vero,   ci sono i partiti,  ma i partiti hanno il dovere  di
  essere  legati  alla  base che li elegge, perché  forse  il  male
  storico  di questi partiti, da un po' di tempo a questa parte,  è
  proprio quello di essere lontani dalla base elettorale, di essere
  troppo  lontani  e  distanti  dai cittadini  che  non  sanno  più
  riconoscersi  in  questi partiti che un tempo  dietro  le  grandi
  sigle  raccoglievano  un  sistema di ideali  ed  era  chiaramente
  identificabile  quel percorso anche dall'ultimo dei  cittadini  e
  dall'ultimo degli analfabeti.
   Oggi abbiamo una classe dirigente molto incerta sulle scelte  da
  fare,  molto  confusa,  e  se qualcuno teme  il  proliferare  dei
  partiti e delle sigle minori avrebbe di che dire sul piano  delle
  responsabilità politiche che attengono alla regia politica di chi
  governa i partiti.
   Se  c'è un bisogno di liste  fai da te  evidentemente c'è un non
  riconoscersi  da  parte  dei  cittadini  nei  partiti  che   oggi
  governano il Paese e governano anche la nostra Regione.
   Evidentemente,  questo ci dovrebbe fare riflettere  e  piuttosto
  che   andare   avanti  a  colpi  di  maggioranza  -   maggioranze
  trasversali,  peraltro, come quelle che  qui  si  realizzano  tra
  pezzi  del  centrosinistra  e pezzi  del  centrodestra  -  ci  si
  dovrebbe  interrogare sul ruolo che i partiti debbono avere  oggi
  in   Sicilia,   su   quale  sistema  di  valori  debbono   potere
  rappresentare  per essere immuni da quegli attacchi  che  vengono
  proprio   da  certi  settori,  da certi  ambienti  che  non  sono
  certamente legati alla legalità.
   E'  questa la vera sfida, e non certamente quella paventata  dal
  collega  Santi  Formica  che individua nell'aumento  dei  partiti
  minori la possibilità di infiltrazioni mafiose  o di mafiosi  che
  vogliono fare liste. Da che mondo è mondo,  la storia lo insegna,
  la  mafia è stata sempre vicina al potere e ha cercato di  essere
  collusa,  di  trovare collusioni dentro il potere, non  ha  certo
  albergato nei partiti minori.
   Abbiamo  invece l'esigenza di difendere tutti insieme  i  valori
  della  legalità ed interrogarci profondamente sul ruolo di questi
  partiti,   dei   partiti  maggiori,  se  ancora  sono   veramente
  rappresentativi  della  base  che li  elegge,  se  veramente  c'è
  l'esigenza e la capacità di rispondere ai cittadini che  sono  il
  corpo elettorale che va rispettato ogni giorno della nostra vita,
  quando  siamo  qui  a  rappresentarli e non  soltanto  quando  ci
  presentiamo a loro da candidati.
     Sono  preoccupata  che  questo  nostro  dire,  che  le  nostre
  testimonianze  resteranno inascoltate; sono  preoccupata  perché,
  comunque, qui c'è  qualcuno che ha già scelto con una maggioranza
  trasversale,  con  una maggioranza che dovrebbe  far  capire  che
  quando c'è, probabilmente, qualche cosa di forte da difendere non
  ci  sono appartenenze ideali e appartenenze a sistemi di principi
  che fondano anche gli schieramenti. Probabilmente c'è di più:  ci
  sono  interessi  che vanno difesi a qualunque  costo.  Noi  siamo
  contro questo sistema di interessi.
     Io  ho  fatto una campagna elettorale dentro il partito  Forza
  Italia, ho fatto una campagna elettorale come altri candidati  di
  altri  partiti minori l'hanno fatta dentro altri partiti maggiori
  e mi riferisco all'onorevole Nicolosi che lei, signor Presidente,
  ha  ringraziato per il contributo non indifferente che ha portato
  dentro Alleanza Nazionale.
     Ebbene,  come  è possibile che le esigenze di questi  partiti,
  che  sono stati linfa vitale per partiti maggiori, oggi non siano
  ascoltate? Come è possibile che non siamo...

               (Interruzione dell'onorevole Pistorio)

    LO  CURTO. Onorevole Pistorio, se vuole intervenire chieda pure
  la  parola,  se  il Presidente gliela concede io  sarò  lieta  di
  ascoltarla,  altrimenti  ho il diritto  come  chiunque  altro  di
  proseguire e soprattutto lei ha il dovere di tacere in obbedienza
  ad  un sistema di rapporti improntato al rispetto di chi parla ed
  al rispetto di chi ascolta

    PISTORIO .. Taciamo tutti

    LO  CURTO.   Io  non taccio, non devo tacere, il  mio  ruolo  è
  quello  di parlare  E mentre prima pensavo di parlare per  cinque
  minuti, adesso parlerò per tutto il tempo che la mia coscienza mi
  impone  di parlare. Io non ho venduto la mia libertà e  non  l'ho
  regalata  a nessuno,  ho soltanto fatto un patto con gli elettori
  ed il patto è di rappresentarli, costi quel che costi, nel dovere
  che  mi  lega  a questi elettori che sono i cittadini  di  questa
  Regione  e si è cittadini, caro collega Pistorio, per la capacità
  di  essere rappresentati, ma per la capacità di partecipare  alle
  elezioni  votando  gente libera che li possa poi  difendere    Ed
  anche  se  sono e resterò voce inascoltata ho il diritto di  dire
  la mia e non cesserò di parlare se non quando ciò che mi detta la
  mia coscienza mi dirà che è venuto il momento di tacere.
   Ed  allora,  non mi fermo, signor Presidente, ma invito  ad  una
  riflessione.  Ripeto,   ho  fatto  la  mia  campagna   elettorale
  portando  cinquanta mila voti dentro Forza Italia con spirito  di
  fraterna alleanza, con quel desiderio di dare un contributo forte
  perché   la  Casa  delle  libertà,  nella  quale  io  milito   da
  rappresentante  delle istituzioni e di un  partito  che  è  Nuova
  Sicilia,  possa  avere avuto e potesse avere in quel  momento  il
  contributo di un partito seriamente alleato.
     Ma noi non siamo alleati oggi per litigare domani mattina. Noi
  vogliamo  restare  alleati, certamente,  365  giorni  all'anno  e
  vogliamo restare alleati fino alla fine di questa legislatura  e,
  perché no, anche per il futuro.
     Per questo richiamo i partiti alleati, richiamo Forza Italia -
  partito  nel  quale  mi sono candidata e che oggi  ha  eletto  il
  secondo  deputato al Parlamento europeo, grazie a  Nuova  Sicilia
  non  ad  Eleonora  Lo Curto - a quel senso di responsabilità  che
  vincola  i  partiti alleati nel rispetto di principi comuni,  nel
  rispetto di un'alleanza che non può essere elettorale, perché  se
  è  solo  elettorale  prima o poi perderemo, ma  diventa  progetto
  politico,  diventa  valore  da difendere,  diventa  principio  da
  rendere realisticamente legato alle concretizzazioni che dobbiamo
  avere il coraggio di fare e di realizzare.
   La  legge  elettorale  è  un momento importante  di  riflessione
  politica, di scelta politica e non si possono realizzare alleanze
  trasversali,  si  deve realizzare il principio della  convergenza
  massima,  perché ci sia il rispetto di tutti. Ed ha   diritto  di
  essere rispettato il collega Micciché, che parla con appassionato
  vigore  fino all'ultima delle sue forze, quando dice che  non  si
  devono assassinare i partiti minori.
   Io  non  uso  un  termine così pesante, ma in   ciò  che  voglio
  rappresentare e dire sicuramente voglio essere altrettanto forte,
  perchè  non si può azzerare, con la paura di liste  fai  da  te ,
  partiti che rappresentano comunque la storia di questo Paese, una
  storia che va rispettata per la sua identità, la sua cultura,  il
  suo essere espressione di consensi, espressione di valori.
   Dunque,   richiamo all'esigenza del rispetto tra tutti, che  non
  è  solo  rispetto  tra  gli  uomini,  è  rispetto  tra  posizioni
  politiche,  tra  principi  ideali, tra  valori,  tra  scelte  che
  attengono  ad un sistema etico, ad una moralità dei comportamenti
  della  politica,  che  non  è soltanto  messa  a  rischio  quando
  qualcuno  di noi viene inquisito per comportamenti ascrivibili  a
  condotte  che sono stigmatizzabili, più o meno, attraverso  altro
  procedure, ma la moralità vera è quella dell'essere coerenti  tra
  di noi, nella difesa di scelte comuni che devono essere la difesa
  di  scelte  nelle quali anche l'ultimo dei siciliani deve  essere
  garantito, tutelato e rappresentato.
   E'  questo il senso del mio intervento. Ecco perchè dico che  il
  panorama  confuso nel quale oggi viviamo deve essere un monito  e
  un  momento  di attenzione e di riflessione che non può  lasciare
  indifferenti nessuno, anche coloro i quali oggi sono o si sentono
  i  più forti, in quanto i cittadini hanno già dimostrato che  non
  hanno  gradito  quando  il premier in Italia  ha  indicato,  alla
  vigilia  delle  elezioni europee, di non  votare  per  i  partiti
  minori.
   I  partiti  minori  in Italia sono stati votati,  dunque  questo
  significa  che c'è indignazione da parte dei cittadini,  che  c'è
  necessità,  invece,  di  rivedere queste  posizioni  di  presunta
  forza,  perchè  la  forza  di oggi può essere  ribaltata  domani.
  Faccio  un  appello  agli  uomini della  mia  maggioranza,  della
  maggioranza nella quale io mi riconosco, di fare quadrato attorno
  all'esigenza  di  capire chi nei partiti minori invoca  rispetto,
  perchè  il  rispetto è uno dei principi per i quali  io  mi  sono
  candidata,  per i quali sono stata eletta, per i quali  ho  speso
  ogni  energia  e  profuso ogni mia capacità  di  intercettare  il
  consenso quando adesso sono stata candidata in Forza Italia.
   Io   ci   ho   messo  la  mia  faccia,  ci  ho  messo   la   mia
  rispettabilità, la mia onorabilità quando sono andata  a  cercare
  il voto degli amici ed anche di quelli che non sono stati amici e
  ce  l'ho  messa  sapendo che ad ognuno di  loro  avrei  garantito
  rispetto, quello stesso rispetto che io mi sono guadagnata  e  mi
  sono  meritata  con  la mia elezione e con il contributo  che  ho
  successivamente dato a Forza Italia. Pur non essendo eletta e non
  mi  sono  sentita sconfitta in questo, perchè ciascuno deve  fare
  quello  che  può, quello che sa e quello che deve fare  e  io  ho
  fatto  quello che ho potuto, quello che ho saputo fare  e  quello
  che  dovevo fare, ma dovevo sulla base di una scelta, non  dovevo
  perchè  ero   consegnata  a Forza Italia,  così  come  credo  che
  nessuno  di  noi si debba sentire consegnato dentro  un  partito,
  nemmeno  a   Nuova Sicilia  io mi sento consegnata. Io  mi  sento
  consegnata al rispetto che mi guadagno, giorno dopo giorno, nella
  mia vita da parlamentare che sa fare il proprio dovere.
   Abbiamo  l'esigenza di discutere tra noi, dato che  se  è  vero,
  come è vero, che c'è un quadro politico nazionale incerto, dove i
  partiti  alleati,  non si capisce perchè, oggi stanno  litigando,
  c'è   Tremonti  che  ha  perduto il posto da  ministro,  c'è  una
  minaccia dell'UDC che viene fatta al partito di Berlusconi  ed  a
  Berlusconi  stesso,  c'è  un  Fini  che  rappresenta  un  partito
  certamente  importante in Italia, che fa scelte che non  so,  non
  capisco, non mi rendo conto molto bene, ma che comunque stanno  a
  metà strada in posizioni che non sono sufficientemente chiare.
   Allora  vi  dico,  cari colleghi, amici di coalizione  ma  anche
  amici dell'opposizione che in questo momento fate maggioranza con
  la  maggioranza  di centrodestra, con i partiti cosiddetti  forti
  della maggioranza di centrodestra, abbiamo l'esigenza di fermarci
  per  salvaguardare valori;  e i valori sono un centrosinistra che
  deve  recuperare la propria unità e un centrodestra che non  deve
  cedere  al tentativo di sfaldarsi su posizioni presunte di potere
  che domani potrebbero essere ribaltate dai cittadini.
   Conquistiamo  il  consenso  non se abbiamo  il  potere,  ma   se
  sappiamo indicare una strada, un orientamento, se sappiamo essere
  convincenti  sulle scelte che facciamo e sono  scelte  di  valori
  quelle  a  cui  io  mi appello, non scelte di potere   Il  potere
  cambia,  cambiamo  anche gli uomini, ma ciò che  deve  restare  è
  quello  che noi facciamo, quello che noi scriviamo in termini  di
  realizzazioni  e di capacità di scrivere il futuro  nella  nostra
  Regione.
   Io  ritengo,  onorevoli  colleghi, che noi  abbiamo  il  dovere,
  tutti quanti, di fermarci a riflettere.
     Signor Presidente,  ho fatto un intervento più lungo di quanto
  non  pensassi  perché, alla fine, non mi arrendo a  credere  e  a
  ritenere che questo sia un palcoscenico. Non mi arrendo a credere
  che  tutto  è  già scritto, che ogni cosa è incontrovertibilmente
  segnata, e che il destino di ognuno di noi è quello di sviluppare
  un  proprio  sterile protagonismo, una propria autoreferenzialità
  che  non  ha capacità di interferire con le scelte che  altri   -
  pochi - fanno sulla testa di tutti.
   Non  mi  arrendo perché credo nel valore della politica e  credo
  nella  politica  come  valore, perché  quando  l'Italia  è  stata
  attraversata   dalla  crisi forte dei  partiti,  dalla  crisi  di
  tangentopoli e dalla cosiddetta fine della  Prima repubblica , ho
  sperato  e  ho creduto nel valore della politica. Io stessa  sono
  stata  protagonista in una scelta che ha visto crescere,  nascere
  un  nuovo  partito in Sicilia, un partito che è fondamentale  per
  tutte  la maggioranza che vogliamo fare, un partito che non vuole
  rinunciare  alla propria autonomia nelle scelte che  compie,  pur
  restando legato, fedelmente, ai valori di una alleanza che,  fino
  a  questo momento, abbiamo ritenuto strategiacamente orientata  a
  creare  le  condizioni  del pieno sviluppo  della  nostra  terra.
  Orientata a far crescere la legalità nel territorio attraverso il
  risanamento   della  economia  del  nostro  territorio,   creando
  occasioni di lavoro, creando le dimensioni di un cambiamento  che
  doveva essere percepito.
     Non  voglio  ricredermi,  signor Presidente,   voglio  restare
  fedele  a  questa alleanza, voglio restare fedele al mio  partito
  ma,  soprattutto,  voglio restare fedele a me stessa,  perché  se
  sono  arrivata  a  questa età alla politica,  certamente  non  da
  disoccupata   ma  da  persona  impegnata  nelle  istituzioni   da
  dirigente  scolastico, significa che ci sono  arrivata,  convinta
  come sono, che la politica debba, non possa, ma debba scrivere un
  destino  diverso per questi nostri siciliani, per le  donne,  per
  gli uomini, per gli anziani di questa terra.
   Allora, l'incapacità di volere scegliere la via del dialogo,  la
  non  scelta  della  ricerca  della  convergenza,  la  convergenza
  possibile,  la  convergenza auspicabile, la convergenza  che  può
  arrivare da una scelta di ascolto, da una scelta di rispetto,  da
  una  scelta  di  capire  le  ragioni  degli  altri,  oggi   è  un
  importante passo indietro nell'affermazione della democrazia.
   E'  sicuramente una testimonianza di incapacità di capire che se
  non  si ha il dialogo come principio geneticamente fondante della
  politica, noi andiamo incontro ad una sterile proposta che non ci
  porterà  ad  alcunchè, ma soprattutto saremo  i  testimoni  della
  pervicace  volontà di prevaricare, da parte di taluni,  le  forze
  degli  altri,  contando su un uso improprio della democrazia  che
  utilizza  il  sistema dei numeri. Ma i numeri, senza un  progetto
  politico, senza una scelta che sia rispettosa di tutti, senza una
  scelta fondata su valori e principi, diventa una scelta assassina
  ed  in  questo  caso voglio utilizzare le parole   dell'onorevole
  Miccichè.
   Onorevoli  colleghi, credo che senza avere parlato e  riflettuto
  sulla  necessità  di  procedere allo Statuto,  su  questioni  che
  attengono al modello presidenzialista, su questioni che attengono
  alla  capacità di capire se vogliamo la scheda unica o la  scheda
  doppia,  sullo  sbarramento al cinque, al  quattro,  al  tre  per
  cento;  se  non c'è una condivisione, la più ampia possibile,  di
  queste scelte noi avremo scritto una pessima pagina di politica e
  di   riforma  della  legge  elettorale  e,  soprattutto,  avremmo
  inutilmente  e  sterilmente fatto esercizio del nostro  ruolo  e,
  ancor   più,  magnificato  la  totale  esautorazione  di   questo
  Parlamento  dal  suo ruolo vero, prestigioso, cioè  di  indirizzo
  dell'azione  politica, anche del Governo. Ci  saremmo  consegnati
  ostaggio,  come siamo probabilmente, di chi non vuole sentire  le
  ragioni di tutti.
   E'  vero  che  in democrazia si ascolta tutti e poi  si  decide,
  però  io  credo  che  qui l'ascolto non ci sia  stato:  rivendico
  pertanto  la  necessità  di potere ancora discutere,  di  trovare
  livelli di mediazione perché ciascuno ricomponga, nell'ambito del
  proprio  schieramento, quel sistema di valori che lo ha ispirato;
  non  è,  infatti,  con una forzata riconduzione  al  voto  dentro
  partiti  maggiori che noi avremo garantito stabilità ed  impedito
  il  proliferare dei partiti minori, tanto è vero che lo  dimostra
  il  sistema  maggioritario in Italia. Cosa è  avvenuto,  infatti?
  Sono cresciuti i partiti minori e, voglio fare un esempio banale,
  ma  forse,  a  mio giudizio, emblematico del disagio  sempre  più
  avvertito  dalla gente che non si sente abbastanza rappresentata.
  A  Mazara del Vallo, così come in altri comuni, dove si è votato,
  ebbene,  sono stati bocciati i partiti, non i partiti del centro-
  destra o del centro-sinistra, sono stati bocciati i partiti tutti
  perché  è  stato  bocciato,  in  altri  termini,  un  sistema  di
  arroganza  che  non è più in grado di tener fede  all'impegno  di
  rispetto con i cittadini. Questo i cittadini lo stanno capendo  e
  si stanno ribellando
   Allora,  questo  monito serva ad una riflessione che  ricompatti
  le squadre, che le ricompatti sulla base di quei valori nei quali
  ciascuno  di  noi  crede e che sono prioritari e  devono  esserlo
  rispetto    a   ciò   che   ciascuno   di   noi,   personalmente,
  individualmente e partiticamente, rappresenta.
   Lo  dico  sempre: il vero valore non è la forza di Forza Italia,
  di Alleanza Nazionale o di Nuova Sicilia o dell'UDC o degli altri
  partiti,  naturalmente. La vera forza è piuttosto  la  coalizione
  stessa, la capacità di arretrare un pochino, per fare spazio alla
  coalizione  e  ciò,  signor  Presidente,  ci  potrà  salvare  dal
  disastro, lo dico a noi del centro-destra, altrimenti non ci sarà
  speranza


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


                               Congedi

    PRESIDENTE   Comunico  che gli onorevoli  Beninati,  Confalone,
  Pagano,  Leanza  Edoardo, Castiglione  e  Vicari   hanno  chiesto
  congedo per la seduta odierna.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
         850- 265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A

    PRESIDENTE  Si passa all'emendamento 1.6.

    FERRO  Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.6

    PRESIDENTE    Essendo  la richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  dagli  onorevoli Cracolici, De  Benedictis,  Ferro,
  Miccichè,   Morinello,  Oddo,  Raiti  e  Spampinato,  indìco   la
  votazione per scrutinio segreto.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti  63
   Maggioranza         32
   Favorevoli          18
   Contrari            45

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 1.14.

    FERRO  Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.

    LEONTINI   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  segreto.

    SPEZIALE    E'  già  stata chiesta la votazione  per  scrutinio
  nominale

    PRESIDENTE    A  norma di del Regolamento interno,  prevale  la
  votazione per scrutinio segreto.

     ORLANDO   Signor  Presidente, esco dall'Aula   La  coerenza  è
  coerenza, a destra come a sinistra

               (L'onorevole Orlando abbandona l'Aula)

     FORMICA  Le regole sono le regole

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.14

     PRESIDENTE   Essendo  la richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  dagli onorevoli Catania Giuseppe, Cintola,  Fleres,
  Formica,  Mercadante, Misuraca, Sammartino  e  Scoma,  indìco  la
  votazione per scrutinio segreto.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  nominale:

   Presenti            51
   Votanti             50
   Maggioranza         26
   Favorevoli          14
   Contrari            34
   Astenuti              2

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE  Si dà atto che l'onorevole Leontini avrebbe  voluto
  votare contro.
   Si passa all'emendamento 1.16.

    ACIERNO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO    Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo
  per  richiamo al Regolamento in ordine alla conduzione dei lavori
  d'Aula   poiché,  chiusa  la  discussione  sul  complesso   degli
  emendamenti,  la  Presidenza  ha  ritenuto  di  porre  subito  in
  votazione i singoli emendamenti.
   Questo  è ineccepibile, però io credo che fosse doveroso, perché
  il nostro Regolamento così recita, che prima di dichiarare aperta
  la  votazione su un singolo emendamento, bisognasse dare modo  ai
  presentatori  di illustrarlo, far fare le dichiarazioni  di  voto
  affinché  ogni  Gruppo parlamentare avesse il  diritto  di  poter
  esprimere  le  proprie dichiarazioni, appunto,  su  ogni  singolo
  emendamento.

    CINTOLA   Onorevole  Acierno, era già avvenuta  l'illustrazione
  degli emendamenti

    PRESIDENTE   Onorevole  Acierno,  onorevoli  colleghi,  non   è
  pervenuta alla Presidenza nessuna richiesta in tal senso.

    Pongo in votazione l'emendamento 1.16.

    FORMICA  Chiedo la votazione per scrutinio segreto.

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.16

     PRESIDENTE   Essendo  la richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  dagli onorevoli Catania Giuseppe, Cintola,  Fleres,
  Formica,  Mercadante, Misuraca, Sammartino  e  Scoma,  indìco  la
  votazione per scrutinio segreto.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.

    BARBAGALLO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    BARBAGALLO    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   avevo
  evitato  di  intervenire  nella discussione  generale  perché  la
  posizione di contrarietà rispetto alla scheda unica era già stata
  espressa,  in maniera molto chiara, da altri colleghi del  Gruppo
  parlamentare de La Margherita.
     Abbiamo ampiamente detto, soprattutto sullo Statuto, che sulle
  regole   ci   doveva  essere  un  equilibrio,  una  intesa,   una
  convergenza  che  prescindesse dalle  maggioranze  d'Aula,  dalla
  opposizione   oppure  dagli  schieramenti;   mi  sto  accorgendo,
  tuttavia,  che sta procedendosi in una maniera che non condivido,
  per la cultura di governo, per lo stile istituzionale.
   Noi   non   siamo   animati  da  atteggiamenti  ostruzionistici,
  vogliamo  che si faccia una buona legge. Nel merito  dei  singoli
  emendamenti,  dei singoli articoli, facciamo la nostra  battaglia
  ma  non  vogliamo  evitare  che ciascuno  si  assuma  la  propria
  responsabilità.
   Il  tentativo della maggioranza di scavalcare le opposizioni per
  non  fare verificare, all'interno della stessa maggioranza, quale
  sia   la  volontà  di  ciascun  deputato  è  uno  stile  che  noi
  registriamo, d'ora in avanti per gli articoli successivi,  perché
  se la sfida è quella che si deve imporre una legge elettorale con
  i  numeri e con la forza, ebbene, questa legge sarà difficile che
  vada in porto.
   Non ci saranno schieramenti di maggioranza o di opposizione,  ci
  saranno singoli deputati che faranno fino in fondo il loro dovere
  perché non accettano prevaricazioni.
   O  qui  si  va avanti con un rispetto reciproco, sul  piano  dei
  comportamenti  parlamentari, oppure ciascuno si attrezzi  sapendo
  che  si deve fare una legge, una legge di pochi su tutte le altre
  teste
   Noi  non siamo d'accordo  Ne approfitto nuovamente per dire  che
  sono  contro  la  scheda  unica e stigmatizzo  fortemente  questo
  tentativo di non far capire quale sia la posizione di ciascuno.

     PRESIDENTE   Onorevoli colleghi, avverto  che  i  presentatori
  accettano  la richiesta dell'onorevole Barbagallo di  trasformare
  la richiesta di votazione qualificato, in votazione per scrutinio
  nominale.

     CINTOLA  Non capisco perché procedere all'appello nominale  se
  avevamo richiesto la votazione a scrutinio segreto

     ORTISI   Onorevole  Cintola, deve  consentirci  di  dissentire
  dalle sue posizioni

       Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 1.16

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento, dichiaro pertanto aperta la votazione per  scrutinio
  nominale. Il parere della Commissione?

    ARDIZZONE  presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE  Il parere del Governo?

     D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

     PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della votazione  per  scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  60
   Maggioranza         31
   Favorevoli          19
   Contrari            39
   Astenuti             2

                          (Non è approvato)

   Si passa alla votazione dell'emendamento 1.18.

    LEONTINI  Chiedo che il voto avvenga per scrutinio nominale.

       Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 1.18

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  dagli onorevoli Catania Giuseppe, Cintola,  Fleres,
  Formica,  Mercadante, Misuraca, Sammartino  e  Scoma,  indìco  la
  votazione dell'emendamento 1.18.
   Il parere della Commissione?

    ARDIZZONE  presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE  Il parere del Governo?

     D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

     PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per  appello
  nominale:

   Presenti            63
   Votanti             59
   Maggioranza         30
   Favorevoli          17
   Contrari            39
   Astenuti              3

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE   Si  dà  atto  che  l'onorevole  Cracolici  avrebbe
  voluto votare a favore.
   Gli emendamenti 1.7, 1.8, 1.9, 1.10 e 1.1 sono preclusi.
   Si passa all'emendamento 1.4.

     SPAMPINATO   Chiedo  di  parlare per illustrare  l'emendamento
  1.4.

     PRESIDENTE    Ne  ha  facoltà.  Onorevoli  colleghi,   teniamo
  presente  che  i  termini previsti per il dibattito  sulla  legge
  elettorale,  per quanto riguarda le dichiarazioni di  voto  sugli
  emendamenti,  non  possono essere condotti alla  regola  generale
  della   interminabile  durata:  almeno  sul  piano  deontologico,
  datemene atto.

     SPAMPINATO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio  non
  sarà  un  interminabile intervento per dichiarare chiaramente  il
  voto favorevole a questo emendamento.

          Presidenza del Vicepresidente Fleres (ore 14.53)

   Durante   la  discussione  generale,  in  tanti  deputati,   non
  soltanto  del  centrosinistra ma anche del centrodestra,  avevamo
  chiesto   che   su  questo  tema  così  importante  della   legge
  elettorale,  anche  in  considerazione  del  dibattito   politico
  all'interno  dei  due  schieramenti,  al  fine  di  favorirne  la
  promozione,  ebbene,  avevamo chiesto di riprendere  lo  Statuto,
  richiedendo  altresì  una sospensione, dopo  aver  dichiarato  in
  termini  certi che noi non soltanto vogliamo la legge elettorale,
  ma la consideriamo indispensabile.
   Avevamo anche immaginato un percorso (l'onorevole Orlando  aveva
  previsto  una  sessione  di  lavoro specifica)  ed  avevamo  pure
  previsto  tempi  certi,  secondo quanto  proposto  dall'onorevole
  Morinello.
   Ci  è  stato detto autorevolmente che era meglio, invece, andare
  avanti attraverso un dibattito in Aula.
   Abbiamo  accettato tale impostazione, anche se avevamo formulato
  proposte  diverse  al  fine di dibattere in  Aula.  Il  dibattito
  odierno  sul  primo articolo di questa legge - e sono intervenuti
  circa  20  deputati,  un  quarto dell'Assemblea  regionale  -  in
  maniera  unanime  ha  evidenziato l'incoerenza  del  percorso  di
  procedere  prima dello Statuto e come non si possa  accettare  il
  meccanismo per il quale, intanto votiamo l'articolo 1, e  poi  se
  ne  parla...  non è possibile, l'articolo 1 crea una cornice,  un
  riquadro rispetto a tutta la struttura della legge elettorale.
   Tutti  coloro  che  sono intervenuti, abbiamo  sostenuto  che  è
  illegittimo, incoerente, politicamente non accettabile votare per
  il  prossimo  Parlamento siciliano, e per il prossimo  Presidente
  della Regione, attraverso la scheda unica.
   Cosa  sta  succedendo? Nessuno è intervenuto  per  spiegarci  le
  ragioni  perché dobbiamo votare con la scheda unica;  nessuno  ci
  ha  spiegato qual è la logica che sta alla base di questo tipo di
  scelta,  quale tipo di atteggiamento sostiene coloro i  quali  la
  propongono, ma non intervengono a scegliere la scheda unica.
   Onorevole  Lo  Curto, nemmeno io mi arrendo, ancora  una  volta,
  chiederò  conto  e ragione perché abbiamo cercato  facendo  degli
  sforzi   (e  cercando  di  non  apparire  partigiani)  il  perché
  riteniamo sia necessaria la scheda unica; abbiamo detto  che  c'è
  anche  una  possibile  violazione  dell'articolo  48,  in  questa
  maniera  il voto non è libero e diretto... noi siamo condizionati
  e non abbiamo la libertà neanche di astenerci
   Nessuno,  né  il  Governo, né la Commissione, ci  spiega  perché
  dobbiamo andare avanti in questa maniera
   Non  solo.  Oggi  c'è stato l'ulteriore tentativo,  regolarmente
  corretto, politicamente inaccettabile, di farci stare zitti anche
  rispetto  a queste cose attraverso, lo ribadisco, l'uso  corretto
  regolarmente, inaccettabile politicamente, del voto segreto.
   Noi  non ci arrendiamo, così come non si arrende l'onorevole  Lo
  Curto:  non  ci  arrendiamo  e continueremo  a  dire  che  queste
  spiegazioni le vogliamo, le pretendiamo  Non accettiamo anche - e
  lo  devo  dire con estremo rammarico - l'atteggiamento  di  certi
  parlamentari del mio stesso schieramento politico.

    PRESIDENTE  Dichiaro improponibile l'emendamento 1.4.

                       Sull'ordine dei lavori

    ORTISI  Chiedo di parlare per sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     ORTISI   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  è  successo
  qualcosa di molto grave che dovrebbe farci sospendere i lavori.
   Non  so se lei ha saputo di quanto successo, durante la campagna
  elettorale - è arrivata adesso un'agenzia - fra Naomi Campbell  e
  l'assessore Cimino.
   Andate  nei  vostri  Gruppi e uscite le agenzie,  però,  se  non
  avete  questa  buona volontà e mi ascoltate per un attimo  ve  lo
  spiego.
   Mi  consentirete  però  di ricordare  il  mio  maestro  che  era
  Demostene.
   Ancora un minuto, signor Presidente.
   Racconta   Demostene,  nei  tempi  in  cui  Filippo   II   stava
  assediando  Atene  e la stava conquistando, la storia  dell'ombra
  dell'asino. Vi ricordate?
   Uno  compra un asino e si mette in viaggio con l'asino e con  il
  venditore  e, lungo il percorso, trova il deserto. C'è  solo  una
  possibilità   di  sedere  tranquillamente:  mettersi   a   riparo
  dell'ombra data dall'asino.
   Arriviamo  subito,  è una cosa gravissima (l'amico  mio  Cimino,
  che io rispetto, lo sa), lo devo dire.
   Allora,  dicevo,  ecco  che  scoppia  una  vertenza  perché   il
  compratore  dice  di aver comprato l'asino, compresa  l'ombra,  e
  quindi tocca a lui ripararsi.
   E  il  venditore  dice  di  no, gli ha venduto  l'asino  ma  non
  l'ombra
   Dopo  di  che  Demostene se ne andò e tutti gli  corsero  dietro
  chiedendogli: ma come finisce la storia, chi ha ragione?
   Ecco,  vedete,  siete tutti attenti perché io vi ho  parlato  di
  Naomi Campbell e di Cimino e disattenti assolutamente mentre  sta
  per  passare  una  legge liberticida, perché se io  avessi  fatto
  l'intervento  come il  mio collega Spampinato o  altri  colleghi,
  qui  nessuno si sarebbe interessato ed è una vergogna per  ognuno
  di  noi. Invece, raccontandovi di Naomi Campbell e dell'assessore
  Cimino siete tutti in attesa del risultato
   E' una vergogna per il nostro Parlamento, per tutti noi
   Allora  io  vi  dico  che  accetto che la maggioranza  prevarica
  perché è un fatto...

    ORTISI  ...tutti in attesa. Bel risultato  E' una vergogna  per
  il  nostro Parlamento, per tutti noi. Allora, vi dico che accetto
  che  la  maggioranza  prevalga perché è un fatto  di  democrazia,
  anche  se  sarebbe  più logico che tutti insieme  scrivessimo  le
  regole;  lo  accetto  purché questo  non  ci  impedisca  di  dire
  apertamente quando siamo a favore e quando siamo contro.

    PRESIDENTE   Onorevole Ortisi, la invito a  concludere  il  suo
  intervento.

    ORTISI    Signor  Presidente,  sto  parlando  sull'ordine   dei
  lavori...

    PRESIDENTE   Sì,  infatti mi aspettavo una proposta,  onorevole
  Ortisi

    ORTISI   Signor Presidente, ciò che chiedo è che ci si consenta
  almeno  di  dissentire  pubblicamente e  non  si  imponga  questo
  indistinto caos per cui con il voto segreto...

    PRESIDENTE  Comunque devo farle i miei complimenti per  le  sue
  tecniche di comunicazione

    ORTISI   ...non  ci  viene consentito di  esprimere  il  nostro
  dissenso. Ma dove volete arrivare?
   Se  volete  facciamo  l'ostruzionismo e, in  ogni  caso,  se  si
  continuerà  in  questa  direzione, proporrò  al  mio  partito  di
  assumere una posizione radicale, cioè concederci l'autorizzazione
  a  fare  ostruzionismo e unire le forze di tutti noi che  abbiamo
  cercato  tutte  le mediazioni possibili - voi  lo  sapete  -  per
  indire il referendum sulla legge elettorale.
   Questo  è quanto andrò a proporre, se i lavori d'Aula volgeranno
  in  questa  direzione, diversamente se in Aula  noterò  un  clima
  democratico, anche se prevarrà la parte che non esprimerà il  mio
  stesso  pensiero,  mi  atterrò al volere  della  maggioranza  del
  Parlamento.

   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
         850- 265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A

     PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi, gli  emendamenti  1.5,  1.2,
  1.17, 1.19 sono dichiarati preclusi. Gli emendamenti 1.13 e  1.12
  decadono  per  assenza dei firmatari. Dispongo che  l'emendamento
  1.3 venga esaminato in seno all'articolo 7.


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


                       Sull'ordine dei lavori

    ACIERNO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO  . Signor Presidente, intervengo per porre un  doveroso
  quesito,  visto  che  ci  apprestiamo  a  dare  il  voto   finale
  sull'articolo 1.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  gli  uffici  avvertono   che
  l'emendamento  1.15 , a seguito di una parte dei suoi  contenuti,
  che  fanno  comunque  richiamo alla doppia scheda,  è  dichiarato
  precluso.
   La prego, onorevole Acierno di continuare il suo intervento.

    ACIERNO    Signor  Presidente,  le  chiedevo   un   attimo   di
  attenzione  per avere un chiarimento, prima di giungere  al  voto
  finale sull'articolo 1.
   Questo  articolo,  al  comma  1, recita:   Il  Presidente  della
  Regione  siciliana   è  eletto a suffragio  universale  con  voto
  diretto, libero e segreto'.
   Nello  stesso testo di legge l'articolo 3, al comma  3,  recita:
   Qualora l'elettore ometta di votare per una lista regionale,  il
  voto  validamente espresso per una lista provinciale  si  intende
  espresso  anche  a  favore  della  lista  regionale  che  risulta
  collegata'.
   Credo  che  gli  uffici  non  si siano  accorti  che  nel  testo
  presentato  in  Aula  è  presente una contraddizione  in  essere,
  perché  se  il voto per il Presidente della Regione  deve  essere
  diretto,  la stessa legge non può dire in un successivo  articolo
  che  se  l'elettore omette di votare la lista regionale lo stesso
  voto omesso viene imputato al Presidente.
   Questo  non  ha  nulla a che vedere con il  concetto  di  scheda
  unica...

    PRESIDENTE  Onorevole Acierno, devo interromperla soltanto  per
  un  fatto di natura tecnica, stiamo votando l'articolo 1,  quando
  arriveremo  all'articolo  3  che ancora  non  è  stato  posto  in
  votazione,  se ci saranno delle contraddizioni le appaleseremo  e
  le correggeremo.
   In  qualunque  caso,  all'articolo  2,  l'osservazione  che  lei
  formula  ottiene una risposta, nel senso che il Presidente  della
  Regione  è  anche  il  capolista  del  listino  e,  pertanto,  si
  definisce   in   questo  senso  l'osservazione  che   lei   stava
  formulando.

    ACIERNO   Scusi Presidente, non voglio iniziare  un  dibattito.
  Ritengo  che  il problema sia costituito dalla parola   diretto'.
  Il   voto  diretto  significa  che  l'elettore  deve  votare   il
  Presidente  della  Regione. Se passa all'articolo  1  il  termine
  diretto,  rischiamo  di  rendere  vano  quando  lei  dice  essere
  nell'articolo 2 e poi nell'articolo 3 e così via. Allora,  forse,
  sarebbe preferibile eliminare all'articolo 1 la parola  diretto',
  perché altrimenti potrebbero verificarsi una serie di problemi di
  ordine legislativo.


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
         850- 265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'articolo 1.

    CRACOLICI   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per  scrutinio
  nominale.

     (Gli onorevoli Barbagallo, D'Antoni, Genovese, Giannopolo,
                             Zago, Oddo,
          Speziale e Villari  si associano alla richiesta)

          Votazione per scrutinio nominale dell'articolo 1

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento   indìco   la   votazione  per   scrutinio   nominale
  dell'articolo 1.
   Dichiaro aperta la votazione.
   Invito gli onorevoli deputati a munirsi di scheda per il voto.
   Chiarisco  il  significato  del voto:  chi  vota  verde  vota  a
  favore, chi vota rosso vota contro,  chi vota bianco si astiene.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti .... 59
   Maggioranza ........... 30
   Favorevoli .............40
   Contrari ...............18
   Astenuto ................1

                        (L'Assemblea approva)

   Onorevoli  colleghi l'Assemblea terrà seduta martedì  20  luglio
  2004, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


       I   - Comunicazioni
  II   - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
  lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:

         N. 298    -    Iniziative per risolvere la  controversia
                 che  tiene  bloccati al largo di Porto Empedocle
                 37 naufraghi sudanesi ed interventi umanitari di
                 sostegno .

                 MICCICHE' - RAITI - ORLANDO - PANARELLO -  FERRO

       III   -  Discussione dei disegni di legge:

         1)  Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
             suffragio  universale  diretto.  Nuove  norme per l' elezione
             dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
             alla legge   egionale 20   marzo 1951, n.  29  e   successive
             modificazioni.  (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-
             775-779/A) (Seguito)

         2)   Schema di progetto di legge costituzionale  da  proporre, ai
             sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
             recante  Modifiche allo Statuto della Regione'.  (580-472-578-
             602-652/A) (Seguito)

                  La seduta è tolta alle ore 15.10

   ALLEGATO

   Risposte scritte ad interrogazioni

   LO  MONTE.«Al  Presidente della Regione e all'Assessore  per  il
  bilancio e le finanze, premesso che:

   l'Agenzia  delle entrate con sede a S. Agata di  Militello  (ME)
  serve una vasta utenza proveniente anche dai comuni limitrofi;

   in sede nazionale sembrerebbe decisa la sua chiusura;

   contro  questa ipotesi si sono già espressi i sindaci dei comuni
  che  usufruiscono  dei  servizi  dell'Agenzia  di  S.  Agata   di
  Militello:

   considerato che:

   oltre  all'Agenzia  delle Entrate, il  comune  di  S.  Agata  di
  Militello  sede di numerosi altri uffici pubblici utilizzati  non
  soltanto  dai  residenti,  ma anche  dagli  abitanti  dei  comuni
  viciniori;

   la  notizia della ipotizzata chiusura dell'Agenzia ha  scatenato
  le proteste dei residenti, ma anche grande preoccupazione tra gli
  impiegati della stessa;

   ritenuto  che il comune di S. Agata di Militello per la  propria
  posizione  geografica  sia stato ben individuato  quale  sede  di
  uffici di riferimento per una parte della provincia di Messina,

   per sapere:

   se  sia  vera l'ipotesi che l'Agenzia delle Entrate di S.  Agata
  di Militello verrà chiusa;

   se  le  SS.LL.  in  indirizzo non ritengano di dovere  porre  in
  essere   tutte  le  iniziative  utili  ad  evitarne  la  chiusura
  sensibilizzando,   altresì,  in  sede   nazionale   le   autorità
  competenti». (1452)

   Risposta.  «Con  l'interrogazione numero  1452,  l'onorevole  Lo
  Monte  ha  chiesto di conoscere quali iniziative intende adottare
  il  Governo  della  Regione  in ordine  alla  paventata  chiusura
  dell'Ufficio  dell'Agenzia delle entrate di S.Agata di  Militello
  (ME), per evitarne la soppressione.
   Al  riguardo, l'Agenzia delle entrate, Direzione regionale della
  Sicilia,    interpellata    dalla    scrivente    Amministrazione
  sull'argomento, ha rappresentato che la soppressione dell'Ufficio
  in parola, ufficio con un ampio ambito territoriale che comprende
  29  Comuni, non è prevista e non rientra negli attuali  programmi
  dell'Agenzia.   Ha,  altresì,  comunicato  che   verrà   attivato
  l'Ufficio  di  Ristretta che consentirà ai contribuenti  di  nove
  comuni del medesimo territorio di fruire degli stessi servizi  in
  una struttura ad essi più vicina.
   In  data  30 dicembre 2003, il quotidiano  La Gazzetta del  Sud
  ha  pubblicato, su richiesta della stessa Agenzia delle  Entrate,
  la secca smentita della predetta chiusura.
   Alla  luce  delle notizie acquisite dall'Agenzia delle  Entrate,
  si   ritiene   che  la  problematica  sollevata  deve  intendersi
  superata».

                                                 L'Assessore PAGANO

   FRATELLO.«Al  Presidente della Regione e  all'Assessore  per  la
  famiglia,  le  politiche sociali e le autonomie locali,  premesso
  che  in  periodo di campagna elettorale è legittimo il  confronto
  tra  i  diversi schieramenti, proprio perché da questo  si  possa
  generare  il  personale convincimento di ognuno sulla  scelta  da
  operare per il miglior governo;

   considerato  che è pacificamente condivisa l'idea  che  ciascuno
  debba liberamente sostenere, col proprio consenso elettorale,  il
  progetto  politico  che  ritiene  più  valido  per  il  bene  dei
  cittadini;

   attesto   che  nell'ultima  settimana  prima  del  ballottaggio,
  previsto  per domenica 8 e lunedì 9 giugno, presso le  Opere  pie
  riunite  'Pastore e San Pietro' di Alcamo, si sono svolti diversi
  incontri  politici, cui ha preso parte il candidato a  Presidente
  della Provincia del centro-sinistra, Baldo Gucciardi;

   ritenuto  che  le Opere pie riunite 'Pastore e  San  Pietro'  di
  Alcamo  costituiscono  struttura pubblica  al  servizio  dei  più
  bisognosi, nate per far fronte a situazioni di emergenza  sociale
  dell'intero territorio, e non solo di una parte politica, di  cui
  non può rendersi in alcun modo rappresentante;

   per   sapere  quali  provvedimenti  si  intendano  adottare   al
  riguardo, e se non si ritenga opportuno l'intervento immediato di
  una  visita ispettiva da parte dell'Assessorato, affinché possano
  effettuarsi  i  dovuti  accertamenti  e  verifiche,  e  si  possa
  assicurare  il  normale svolgimento delle attività interne  delle
  Opere pie». (1175)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1175,  si
  rassegna quanto segue.
   Nell'ultima  tornata  elettorale  destinata  alla  elezione  del
  Consiglio provinciale e al ballottaggio seguente, si sono  svolte
  nella  sede istituzionale delle Opere Pie Riunite  Pastore e  San
  Pietro' due riunioni del gruppo locale della  Margherita'.
   Le  corrispondenti preventive richieste sono state a  suo  tempo
  accolte  in quanto il Consiglio di amministrazione, nella  seduta
  del  20  marzo  2003,  aveva preso in esame il  comportamento  da
  tenere  di  fronte  ad eventuali richieste provenienti  da  Enti,
  Associazioni, etc., di utilizzazione dei locali dell'Istituto.
   In   quella   circostanza   i  componenti   del   Consiglio   di
  amministrazione, relativamente a quell'argomento, hanno  espresso
  con  voto unanime il parere di collocarsi sulla materia in  linea
  di  continuità con la tradizione dell'ente, da lungo tempo sempre
  disponibile  a concedere senza ingiustificate discriminazioni  la
  momentanea  utilizzazione dei locali, eventualmente  disponibili,
  per incontri su temi culturali, socio-politici etc., nel rispetto
  delle norme.
   Le  due  riunioni infatti sono state regolarmente  precedute  da
  richieste   scritte  pervenute  all'Ufficio  di  Presidenza   del
  Consiglio di amministrazione dell'Opera Pia in tempo utile  e  si
  sono svolte in orari non lavorativi.
   Infine  non risulta che altre richieste di altri gruppi politici
  locali  siano  pervenute  al  richiamato  Ufficio  di  Presidenza
  dell'IPAB».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la  famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   la  circonvallazione di Catania, che si estende  per  oltre  una
  decina di chilometri, collega la città da est ad ovest;
   tale  asse  viario, com'è facilmente intuibile, è di  strategica
  importanza per il traffico veicolare del capoluogo di provincia;

   l'avvenuta   apertura   della   tangenziale   ha   sgravato   la
  circonvallazione  dal  transito  dei  mezzi  pesanti,   a   tutto
  vantaggio dello snellimento del traffico transitante sulla stessa
  circonvallazione;

   proprio   quest'ultima   circostanza  (l'assenza   di   traffico
  pesante)  abbinata  alle  caratteristiche  proprie  della  stessa
  arteria  (di fatto è un interminabile rettilineo), induce  troppo
  spesso motociclisti e automobilisti a percorrerla a velocità poco
  compatibili con quanto previsto dal codice della strada;

   sulla  circonvallazione insistono gli ingressi  per  una  chiesa
  assai    frequentata,   numerose   cliniche   private,   esercizi
  commerciali, la cittadella universitaria e anche svariate  decine
  di complessi ed abitazioni;

   la  presenza  di  alcuni semafori pedonali  e  di  un  passaggio
  pedonale  sopra  elevato,  non  è sufficiente  per  garantire  la
  sicurezza dei pedoni;

   non  sono  stati installati adeguati mezzi tecnici per garantire
  che la circonvallazione venga percorsa alla velocità prevista dal
  codice della strada;

   in gran parte della circonvallazione la segnaletica verticale  è
  ormai del tutto illeggibile;

   per sapere:

   quali  provvedimenti si intendano porre in essere per  garantire
  il  rispetto  dei  limiti di velocità nella  circonvallazione  di
  Catania,  con  particolare  attenzione  al  tratto  che  da   via
  Sebastiano Catania giunge sino a Misterbianco;

   se  non ritenga di dover predisporre l'installazione di adeguati
  mezzi  tecnici  con  postazioni fisse e adeguatamente  segnalate,
  così da garantire il rispetto dei limiti di velocità;

   quali  interventi  si  intendano porre in essere  per  riportare
  allo stato ottimale la segnaletica orizzontale e verticale, nella
  circonvallazione di Catania». (1207)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1207,  si
  rappresenta quanto segue.
   La  circonvallazione di Catania risulta presidiata da  personale
  di  polizia municipale con turni fissi nell'arco orario  07.00  -
  21.00  e  da  agenti operanti presso le garitte  poste  al  Tondo
  Giorni  ed  alle  intersezioni  con  le  vie  Galero,  Sebastiano
  Catania,  San  Nullo  e  Pacinotti. Tali forze  effettuano  anche
  controlli di velocità tramite autovelox.
   In  atto,  al  fine  di  eliminare i  pericoli  derivanti  dalle
  intersezioni  a raso, sono in programma di realizzazione  sistemi
  di  rotatorie  nonché misure per la moderazione  del  traffico  e
  l'attraversamento    dei    pedoni.   Nelle    more,    comunque,
  l'Amministrazione   comunale   di   Catania   ha   dato   precise
  disposizioni  al  Corpo di Polizia municipale  affinché  rafforzi
  nella  zona  i  cosiddetti  servizi di polizia  stradale  per  il
  rispetto  delle norme di comportamento previste dal Codice  della
  Strada».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la  famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
   in  via  Verona da mesi si registra una perdita di 'acque  nere'
  all'altezza  dei  numeri  civici 8  e  10,  che  invade  l'intera
  carreggiata;

   il   liquido   in  questione,  di  inequivocabile   provenienza,
  confermata   anche   dall'odore  putrido   che   lo   accompagna,
  costituisce uno spettacolo poco edificante, soprattutto  per  una
  zona della città con numerosi uffici e insediamenti abitativi;

   il  fastidio  è  amplificato  dal vergognoso  stato  in  cui  si
  trovano i marciapiedi di via Verona e di gran parte della  città,
  che  ormai  fungono da vere e proprie latrine a cielo aperto  per
  cani, a dispetto delle rigorose normative in materia;

   per sapere:

   quali   provvedimenti   si  intendano  porre   in   essere   per
  ripristinare  condizioni igienico-sanitarie  accettabili  in  via
  Verona, con particolare riferimento alla perdita di acque nere;

   quali  provvedimenti  si intendano porre in  essere  affinchè  i
  marciapiedi  tornino ad essere luoghi adibiti  al  passaggio  dei
  pedoni  e non latrine a cielo aperto per cani, garantendo altresì
  l'applicazione della normativa in materia». (1222)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1222,  si
  comunica  che  i  lamentati  inconvenienti  sono  stati   risolti
  dall'Amministrazione  comunale di Catania attraverso  la  Società
  Sidra e mediante due interventi effettuati in data 31 maggio e 25
  luglio 2003.
   Le  motivazioni che hanno causato la presenza di liquami in  via
  Verona a Catania, sono dovuti al fatto che gli stabili di cui  ai
  numeri  civici  8  e  10 non sono allacciati alla  pubblica  rete
  fognaria  ma sono autorizzati allo scarico di acque  nere  in  un
  pozzetto di proprietà condominiale.
   Pertanto,  i  dovuti  provvedimenti,  al  fine  di  evitare   il
  ripetersi  di  ulteriori  esondazioni di  acque  nere  nella  Via
  Verona,  devono  essere intrapresi a livello  di  privati  (dalle
  amministrazioni  condominiali  o dai  singoli  proprietari  degli
  immobili)  mediante  la buona manutenzione  della  rete  fognaria
  interna agli stabili in questione».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la  famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   la   via  S.  Giovanni  Li  Cuti  è  un'arteria  particolarmente
  trafficata  poichè attraversa il centro della città e rappresenta
  uno sfogo per evitare il transito in Piazza Europa;

   questa  strada è ormai da tempo interrotta al transito veicolare
  non  per  l'espletamento  di  lavori pubblici,  bensì  perchè  un
  privato ha abbattuto alcune vecchie case e tali lavori sono stati
  effettuati anche verso la strada;

   quanto  sopra comporta un appesantimento del traffico sia  nelle
  vie limitrofe sia nella stessa via Li Cuti;

   per  sapere  quali iniziative intenda intraprendere al  fine  di
  interessare l'Amministrazione locale per restituire alla pubblica
  fruizione la via S. Giovanni Li Cuti». (1249)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1249,  si
  comunica che le problematiche lamentate si riferiscono al periodo
  maggio-giugno  dello  scorso anno, periodo  in  cui  la  via  San
  Giovanni  Li Cuti, giusta ordinanza sindacale 5 giugno  2003,  n.
  384,  è  stata  interdetta  al  traffico  veicolare  al  fine  di
  consentire  la  demolizione  di  un  vecchio  fabbricato  per  la
  costruzione  di uno nuovo - concessione edilizia 21 maggio  2002,
  n. 22/1477.
   In  atto,  la  via in questione risulta regolarmente  aperta  al
  traffico  veicolare  nel  normale senso e parzialmente  recintata
  all'altezza della nuova costruzione ».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES.«All'Assessore per la famiglia, le  politiche  sociali  e
  le autonomie locali, premesso che:

   in  via  S. Matteo a Catania si è verificata una fuoriuscita  di
  liquami che perdura da oltre una settimana;

   da  fonti  di  stampa si apprende che, nonostante  la  reiterata
  richiesta  di interventi, nessun organo o autorità ha  provveduto
  all'individuazione e alla riparazione del guasto;

   tale  situazione oltre a rendere difficoltosa la transitabilità,
  mette  a  serio repentaglio la salute di chiunque abiti  a  o  si
  trovi a passare da via San Matteo;

   per sapere:

   quali  interventi si intendano porre in essere affinchè  vengano
  adottati   tutti   i  provvedimenti  necessari  alla   definitiva
  riparazione  del guasto nelle condutture fognarie, evitando  così
  il puntuale verificarsi di versamento di liquami;

   quale  autorità sarebbe dovuta intervenire e perchè non lo abbia
  fatto  tempestivamente ed in maniera definitiva, evitando che  la
  situazione degenerasse». (1266)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1266,  si
  comunica che il disagio segnalato nella via San Giovanni Galero è
  stato  risolto  dall'Amministrazione  comunale  di  Catania   con
  apposito intervento della ditta SIDRA competente alla gestione  e
  manutenzione della esistente rete fognaria acque reflue.
   Riguardo,  invece,  alla non tempestività dell'intervento  nulla
  può  dirsi  in  quanto la zona dove insiste la via  San  Giovanni
  Galero rientra tra quelle per le quali l'Amministrazione comunale
  di  Catania  ha  in atto progetti in fase avanzata  per  una  più
  razionale canalizzazione delle acque reflue.»

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G.- MAURICI. «All'Assessore per la  famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   l'assenza  di  un'adeguata rete di intercettamento  delle  acque
  piovane  facilita  la  formazione di allagamenti  ogni  qualvolta
  sulla zona di via Ferro Fabiani, a Catania, si abbatta anche  una
  leggera  pioggia, con evidenti pericoli e disagi  per  pedoni  ed
  automobilisti;

   in  via Cirinnà, posta a monte di via Ferro Fabiani, la caditoie
  sono otturate dalla sabbia vulcanica;

   sarebbe  auspicabile  apportare ulteriori accorgimenti  atti  ad
  intercettare  le  acque  piovane  anche  all'altezza   di   Largo
  Carnazza, situato a monte della via in oggetto;

   per  sapere  quali provvedimenti si intendano  porre  in  essere
  affinché  possano  essere  adeguatamente  convogliate  le   acque
  piovane  evitando  la  formazione di  allagamenti  in  via  Ferro
  Fabiani e nelle strade limitrofe a Catania». (1268)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1268,  si
  comunica  che  l'Amministrazione  comunale  di  Catania,  già   a
  conoscenza  degli  eventi  segnalati,  ha  predisposto   appositi
  interventi  che  sono stati inseriti nel quadro  dei  lavori  del
  realizzando  collettore pluviale (pettine del canale di  gronda),
  denominato C7.
   Riguardo,  invece,  gli  allagamenti  in  Largo  Carnazza,   nel
  costruendo  collettore pluviale sono previsti anche i lavori  per
  la  realizzazione di una griglia di intercettazione  delle  acque
  pluviali».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI. «All'Assessore per la famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   nel  quartiere  San  Berillo nuovo, a Catania,  la  manutenzione
  stradale  e  della  rete fognaria non è effettuata  con  adeguata
  tempestività  ed  efficacia,  con  disagi,  fastidi  ed  evidenti
  pericoli  per  la numerosa popolazione ma anche  per  gli  stessi
  automobilisti;

   in via Venezia Giulia i tombini sono otturati;

   in  via Sardegna esiste un canale di scolo di acque nere a cielo
  aperto, che comporta evidenti rischi per la salute pubblica;

   in  via  Sardegna  il manto stradale e il marciapiede  sono  del
  tutto distrutti;

   per sapere:

   quali  interventi  si  intendano porre in  essere  affinché  nel
  quartiere  di  San Berillo nuovo siano effettuati  interventi  di
  manutenzione urgente, strutturale e straordinaria;

   quali  misure si intendano adottare affinché si possa  garantire
  che  nel  quartiere San Berillo i lavori di manutenzione  vengano
  effettivamente compiuti con la tempestività e l'efficacia dovuta;

   quali  interventi  si intendano porre in essere  per  verificare
  quale ente o società avrebbe dovuto provvedere all'esecuzione dei
  lavori di manutenzione e per quali motivi non ha provveduto;

   quale  autorità  avrebbe dovuto esercitare  la  vigilanza  sulla
  società  o  sull'ente  incaricato  di  compiere  la  manutenzione
  ordinaria». (1291)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1291,  si
  comunica che nel quartiere San Berillo Nuovo (S. Leone)  sono  in
  corso  i lavori di costruzione della rete fognaria che riguardano
  anche la contemporanea sistemazione del manto stradale.
   Altri  interventi  residui che interessano le  strade  segnalate
  sono  previsti nel redigendo contratto di quartiere  che  prevede
  opere mirate al completo risanamento».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI. «All'Assessore per la famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   in  via Cardinale Nava, a Catania, sono stati eseguiti e portati
  a termine i lavori per l'installazione della condotta del metano;

   la  parte  della carreggiata interessata dai suddetti interventi
  è  stata approssimativamente e provvisoriamente ricoperta con  un
  sottile  strato  di  asfalto,  che allo  stato  attuale  presenta
  numerosi   avvallamenti,  costituendo  un   serio   rischio   per
  l'incolumità di motociclisti e automobilisti;

   anche   il   marciapiede  confinante  col   tratto   di   strada
  interessato   dai   lavori  per  il  metano   presenta   numerose
  sconnessioni,  che rendono poco agevole e rischioso  il  transito
  dei pedoni;

   per sapere:

   quali  provvedimenti si intendano porre in  essere  affinché  si
  provveda al ripristino del manto stradale e del marciapiede, così
  da  garantire le condizioni minime di sicurezza in via  Cardinale
  Nava, a Catania;

   quale  ente  o autorità avrebbe dovuto sorvegliare  e  garantire
  che la ditta appaltatrice dei lavori per il metano provvedesse al
  ripristino  del manto stradale e del marciapiede interessato  dai
  lavori». (1292)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1292,  si
  significa   che   l'inconveniente  segnalato  è   stato   causato
  dall'esecuzione  di posa in opera di tubi per la  metanizzazione.
  Comunque, il manto della sede stradale di via Cardinale  Nava  in
  seguito  al  completamento  dei  lavori  di  cui  sopra  è  stato
  ripristinato a regola d'arte».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la  famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   la  via  P.S.  Mattarella,  nel  comune  di  Giarre,  nonostante
  costituisca  una  via di fuga strategica per una zona  densamente
  popolata, versa in condizioni di assoluto degrado e pericolo;

   l'asfalto  in  nessun momento ripristinato  e  ormai  eroso,  la
  segnaletica  stradale quasi del tutto assente  e  soprattutto  un
  dislivello  di  oltre trenta centimetri fra  le  due  carreggiate
  costituiscono  un serio e costante pericolo per le  centinaia  di
  persone  che  giornalmente  sono costrette  a  percorrere  quella
  strada;

   anche  i  marciapiedi (sconnessi e troppo spesso  coperti  dalla
  vegetazione    che    trasborda    dai    giardini    confinanti)
  necessiterebbero di interventi urgenti;

   considerato  che nella via in oggetto è presente  una  scuola  e
  che nelle sue vicinanze si svolge un mercatino;

   per  sapere  quali  interventi urgenti  si  intendano  porre  in
  essere  per  ripristinare le condizioni  minime  di  sicurezza  e
  transitabilità della via P.S. Mattarella nel Comune  di  Giarre».
  (1416)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1416,  si
  comunica  che l'Amministrazione comunale di Giarre è al  corrente
  dello stato di degrado della via P.S. Mattarella.
   Infatti,   al   fine   di   dare   soluzione   definitiva   alla
  problematica,  la stessa Amministrazione comunale ha  predisposto
  apposito   progetto   di   manutenzione   straordinaria   e    di
  completamento  della  via che interessa già  inserito  nel  Piano
  triennale delle opere pubbliche.
   L'esecuzione  dei  lavori previsti in progetto  potranno  essere
  avviati  non  appena l'Amministrazione comunale  di  Giarre  sarà
  nelle  condizioni  di poter sostenere in via  diretta  o  tramite
  finanziamento  regionale  (il progetto  è  stato  già  presentato
  all'Assessorato LL.PP.) la relativa spesa».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI. «All'Assessore per la famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   all'ingresso  della  strada che conduce alla  frazione  balneare
  Capomulini  del comune di Acireale si trova un'area  destinata  a
  parcheggio ormai trasformata in discarica;

   i  rifiuti  e  le  erbacce hanno già invaso  l'intero  perimetro
  della  zona  e  per  di più si tratta di una strada  estremamente
  frequentata;

   per  sapere  quali iniziative intenda intraprendere al  fine  di
  promuovere  le  operazioni di pulizia e la  conseguente  bonifica
  della zona in premessa indicata». (1461)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1461,  si
  rappresenta quanto segue.
   L'area  a parcheggio sita all'inizio della strada per Capomulini
  è  continuamente  attenzionata dall'Amministrazione  comunale  di
  Acireale.
   Infatti,  la  stessa strada recentemente è stata interessata  da
  interventi  manutentivi da parte dei competenti  uffici  comunali
  (lavori pubblici, polizia urbana, igiene ambientale etc.) sia per
  prevenire atti vandalici e l'abbandono di rifiuti di ogni  genere
  sia  per  riparare i guasti provocati dalle azioni vandaliche  di
  ignoti.
   Non  risulta comunque che i rifiuti e le erbacce abbiano  invaso
  l'intero perimetro della zona. Con una certa regolarità  è  stato
  chiesto  alla  ditta incaricata di provvedere alla pulizia  e  al
  diserbo.  Di  recente sono stati anche realizzati dei  lavori  di
  rifacimento  dei  muretti di recinzione e di  sistemazione  della
  sede stradale.
   Purtroppo,   l'area  in  questione  continua   ad   essere   mal
  frequentata   ancorché  il  Comando  di  polizia  municipale   ha
  proceduto alla chiusura dell'unico accesso con dei paletti ed una
  catena.   Purtroppo,   questi  ultimi  non   hanno   retto   alla
  perseverante volontà vandalica di quanti hanno a atutti  i  costi
  voluto  utilizzare  l'area. In atto  è  stata  creata  una  nuova
  barriera di accesso a quel luogo molto più robusta della prima ed
  è stata rafforzata la sorveglianza.
   Infine,   è   intendimento  dell'Amministrazione   comunale   di
  Acireale di riaprire il parcheggio in occasione dell'avvio  della
  stagione estiva p.v., con affidamento dello stesso in convenzione
  con   una  associazione  privata  di  esercenti  del  luogo   che
  provvederà alla gestione ed alla custodia, assicurandosi, in  tal
  modo, una maggiore vivibilità del centro marinaro».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI. «All'Assessore per la famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   a  circa  cento metri dal santuario della Madonna di Fatima,  in
  un'area   di  sosta  presente  in  via  Ragogna  a  Santa   Tecla
  (Acireale),  vengono  depositati  rifiuti  di  vario   genere   e
  materiale di risulta;

   nonostante  gli  interventi di pulizia e  bonifica  compiuti  in
  passato,  nell'area  in oggetto sono stati  nuovamente  scaricati
  rifiuti;

   sarebbe  opportuno  individuare  una  soluzione  definitiva   al
  problema;

   per sapere:

   quali  provvedimenti si intendano porre in essere per bonificare
  la  piazzola di sosta in via Ragogna, a Santa Tecla (frazione  di
  Acireale)  e quali atti si intendano porre in essere per  evitare
  che in futuro l'area in questione possa essere nuovamente adibita
  a discarica abusiva;

   se  non  si  ritenga  di  dover  adottare  apposite  misure  per
  arginare la piaga delle discariche abusive che, soprattutto nella
  provincia  di  Catania,  ha assunto una  dimensione  consistente,
  magari sensibilizzando in merito le autorità locali». (1480)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1480,  si
  rappresenta quanto segue.
   Nella  via Ragogna, nonostante gli appelli al senso civico mossi
  dall'Amministrazione   comunale   di   Acireale,   nonostante   i
  sistematici   interventi  di  pulizia,  in  quel  luogo   vengono
  nottetempo abbandonati rifiuti di ogni genere.
   Non  potendo  con  i  mezzi normali arginare  tale  fenomeno  di
  inciviltà,  l'Amministrazione comunale al fine di  porre  rimedio
  definitivo   ha  in  corso  di  elaborazione  due  proposte   che
  concorreranno  alla restituzione della salubrità e  decoro  della
  zona in questione.
   La  prima  è  quella di realizzare un'aiuola con la collocazione
  di  piante  tipiche,  in modo da occupare permanentemente  quella
  rientranza della carreggiata dove nottetempo vengono depositati i
  rifiuti.  L'altra consiste nella contestuale attivazione  di  una
  telecamera fissa per scoraggiare e/o individuare gli ignoti.
   Per  il momento, è stata intensificata la sorveglianza da  parte
  della Polizia municipale per dare un chiaro e forte segnale  alla
  cittadinanza, ferme restando le disposizioni impartite alla ditta
  affidataria  della  raccolta dei rifiuti sul  mantenimento  della
  pulizia nei luoghi dove solitamente nascono discariche abusive.
   Riguardo, invece, all'ultimo capoverso dell'interrogazione,  non
  si  ritiene  che questo Assessorato possa intervenire stante  che
  l'innalzamento del livello di senso civico dei cittadini  rientra
  nella piena potestà amministrativa dei singoli enti locali».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  - MAURICI - CATANIA G. «All'Assessore per il bilancio  e
  all'Assessore  per  la  famiglia,  le  politiche  sociali  e   le
  autonomie locali, premesso che:

   sono   numerosi   i  privati  che  hanno  compiuto   lavori   di
  abbattimento  di  barriere architettoniche,  in  particolare  per
  adeguare gli ingressi, anticipando le somme necessarie in  attesa
  dei rimborsi della Regione siciliana;

   attualmente   l'Assessorato  regionale  della  famiglia,   delle
  politiche  sociali e delle autonomie locali ha esitato e  saldato
  le  richieste relative agli anni 1995 e 1996, con un  consistente
  ritardo  che  causa non pochi disagi agli utenti in attesa  degli
  indennizzi;

   nello  specifico capitolo di bilancio dell'Assessorato regionale
  della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali,
  riservato al rimborso delle opere di abbattimento delle  barriere
  architettoniche   compiute  da  privati,  sono   previsti   fondi
  sufficienti  a soddisfare le richieste delle istanze relative  al
  1997 e al 1998;

   per  sapere  quali provvedimenti si intendano  porre  in  essere
  affinché i rimborsi previsti dalle norme regionali e destinati ai
  privati  che  abbiano compiuto opere di abbattimento di  barriere
  architettoniche  vengano effettuati in tempi  ragionevoli  e  se,
  considerata l'importanza delle opere compiute, non si ritenga  di
  dover rimpinguare lo specifico capitolo di bilancio». (1482)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1482,  si
  rassegna quanto segue.
   La  legge  9  gennaio 1989, n. 13, afferente  i  contributi  per
  l'abbattimento  delle  barriere  architettoniche  negli   edifici
  privati, è una legge dello Stato con oneri a carico del Ministero
  dei lavori pubblici.
   Il   finanziamento  delle  istanze  presentate  ai  sensi  della
  richiamata legge, origina il trasferimento di appositi fondi alle
  Regioni da parte del citato Ministero.
   La   successiva  ripartizione  di  tali  fondi  tra   i   Comuni
  beneficiari   dell'Isola,  competenza  propria   dell'Assessorato
  regionale  della  famiglia,  delle  politiche  sociali  e   delle
  autonomie  locali, si pone palesemente nella evidente  condizione
  di dipendenza dalle assegnazioni ministeriali e trova limitazioni
  nella misura delle stesse.
   Infatti, con i trasferimenti effettuati dal Ministero LL.PP.  in
  favore  della Regione siciliana dal 1989 ad oggi (l'ultimo risale
  all'esercizio 2000) si sono potute finanziare soltanto le istanze
  di invalidi totali ricompresse nelle graduatorie annuali dal 1989
  al 1995 e una parte di quelle della graduatoria 1996.
   Con  l'intervento  regionale, previsto con la finanziaria  2003,
  in  occasione dell'anno europeo del disabile, è stato  possibile,
  previo  laborioso  monitoraggio, completare  il  pagamento  delle
  istanze  relative alla graduatoria 1996, finanziare tutte  quelle
  della graduatoria 1997 e parte di quelle della graduatoria 1998.
   In  atto,  il  fabbisogno  della  Regione,  escluse  le  istanze
  presentate  per  l'anno 2004 che andranno a formare  la  relativa
  graduatoria, è pari a circa 4 milioni di euro».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la  famiglia,
  le  politiche sociali e le autonomie locali ed all'Assessore  per
  il territorio e l'ambiente, premesso che:

   nel  comune  di Santa Venerina, nei pressi del torrente  Salaro,
  sono state edificate numerose abitazioni;

   in   particolare  i  suddetti  immobili  sono  situati  in   via
  Martoglio  e  cioè in una strada che si snoda accanto  al  citato
  corso d'acqua;
   considerato che:

   nel  torrente  Salaro sono state ripetutamente rinvenute  tracce
  di   liquami  che  emanano  miasmi  insopportabili,  circostanza,
  altresì,  avvalorata dalle denunce presentate da alcuni  abitanti
  della via Martoglio;

   si  ipotizza che alcune abitazioni della via Martoglio  e  delle
  zone  limitrofe scarichino le acque nere direttamente  nel  fiume
  Salaro,  contravvenendo alle basilari norme in materia di  tutela
  ambientale, con evidenti pericoli per la salute pubblica;

   per sapere:

   quali  provvedimenti si intendano porre in essere  per  tutelare
  il torrente Salaro dall'incontrollato e illegale scarico di acque
  nere effettuato, con ogni probabilità, da alcune delle abitazioni
  site in via Martoglio;

   se  non  ritengano, inoltre, di avviare apposita  ispezione  per
  verificare la gravità dei fatti esposti nella presente». (1501)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1501,  si
  comunica   che  l'Amministrazione  comunale  di  Santa  Venerina,
  accertata la presenza di liquami nella condotta comunale  per  lo
  smaltimento delle acque piovane di via Nino Martoglio, confluenti
  nel  torrente  Salaro,  ha  disposto con  ordinanza  sindacale  2
  gennaio 2004, n. 2, la chiusura della richiamata condotta.
   Successivamente con ordinanza sindacale 29 gennaio 2004, n.  23,
  sono  stati  affidati i lavori per la chiusura  temporanea  della
  condotta,  mediante  l'apposizione di palloni otturatori,  previa
  comunicazione  di  avviso  e di diffida  alla  cittadinanza.  Nel
  contempo, nelle more dell'ultimazione dei lavori di chiusura,  al
  fine  di  intraprendere  le  conseguenti  azioni  del  caso   nei
  confronti  dei trasgressori, sono state avviate le  procedure  di
  individuazione  di  provenienza dei liquami immessi  abusivamente
  nella condotta».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la  famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   nel  1998  il CIPE, nell'ambito degli interventi a sostegno  del
  Mezzogiorno, concesse, attraverso l'Agensud, un finanziamento che
  ammontava  a  15 miliardi di lire per la realizzazione  di  sette
  opere pubbliche site tutte nel comune di Acireale;

   di  tali  lavori  resta parzialmente incompiuta  l'installazione
  dell'  illuminazione artistica che avrebbe dovuto interessare  le
  cinque frazioni a mare di Acireale;

   considerato  che i lavori sarebbero stati portati a  termine  in
  alcune  zone,  mentre  in altre non sarebbero  nemmeno  iniziati,
  come, ad esempio, in via XXI Aprile e in via del Mare;

   per   sapere  quali  provvedimenti  intendano  porre  in  essere
  affinché  i  lavori  relativi  all'installazione  della  pubblica
  illuminazione   delle  frazioni  a  mare  di   Acireale   vengano
  ultimati». (1513)

   Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero  1513,  si
  rassegna quanto segue.
   La  realizzazione dell'impianto di pubblica illuminazione  nelle
  frazioni a mare di Acireale fa parte di un complesso di opere per
  la  valorizzazione del patrimonio storico, artistico e  culturale
  del  comune di Acireale. L'importo di tale opera ammonta a  circa
  15.730.000.000 delle vecchie lire ed è finanziato  dal  Ministero
  per  gli interventi straordinari nel Mezzogiorno (ex legge 64/86)
  con delibera CIPE del 3 agosto 1988.
   In  conseguenza è stata stipulata la convenzione n.  259/88  tra
  il   comune  di  Acireale  e  l'Agenzia  per  la  promozione  del
  Mezzogiorno.
   I lavori sono stati assunti dal raggruppamento di imprese:
   Edilfer costruzioni SpA, Contesse (ME);
   Comes SpA, Roma;
   Scalia  Sebastiano, Acireale (CT), e consegnati in data 9 aprile
  1991.
   Dopo  alterne  vicende, con sospensioni e  riprese  dei  lavori,
  l'Amministrazione comunale ha deciso di rescindere  il  contratto
  in  danno con l'impresa appaltatrice, redigere dei nuovi progetti
  di  completamento per le opere rimaste incompiute;  acquisire  le
  relative approvazioni tecniche ed amministrative.
   E'  stata  altresì necessaria una nuova deliberazione  del  CIPE
  che approvasse i nuovi progetti di completamento e confermasse la
  convenzione n. 259/88, ormai scaduta da tempo.
   Approvati  i  bandi ed esperite le formalità di gara,  le  opere
  sono  state  riappaltate  a  singole imprese,  tra  queste  l'ATI
  formata da:
   SIEMI s.n.c.:
   CO.GE.CAL. srl;
   Costruzioni Costanzo sas,
   si  è aggiudicata i lavori per la realizzazione dell'impianto di
  illuminazione nelle frazioni a mare, che sono stati consegnati in
  data 6 marzo 2003 e sono tutt'ora in corso di esecuzione».

                                               L'Assessore D'AQUINO

   FLERES  -  CATANIA  G.  «All'Assessore per  gli  enti  locali  e
  all'Assessore per i lavori pubblici, premesso che:

   il  quartiere che sorge al confine tra Giarre e la  frazione  di
  Altarello,  a Catania, ha le sembianze di un polveroso  quartiere
  abbandonato,   privo  di  illuminazione  e  dalla   rete   viaria
  accidentata;

   la  zona  in  questione, che un tempo era un  immenso  agrumeto,
  oggi  risulta essere un quartiere fantasma privo di collegamenti,
  segnaletica  e  strade idonee, nelle quali  il  terreno  presenta
  dislivelli e buche enormi;

   circa  40  famiglie,  residenti in tale quartiere  lamentano  da
  parecchio    tempo    i    mancati    interventi     da     parte
  dell'Amministrazione  comunale  che  aveva  promesso  un   rapido
  processo di urbanizzazione;

   per sapere quali interventi si intendano porre in essere per  un
  immediato restauro del quartiere che sorge al confine tra  Giarre
  e la frazione di Altarello, in provincia di Catania». (25)

   Risposta.  «Con riferimento alla interrogazione  numero  25,  si
  rappresenta che questo Assessorato ha più volte chiesto al comune
  di   Giarre,  ente  competente  per  materia  e  territorio,   di
  relazionare   in   merito   al  completamento   dei   lavori   di
  urbanizzazione e di restauro nel quartiere che sorge  al  confine
  fra l'anzidetto Comune e la frazione di Altarello.
   Con  recente nota del 20 maggio 2004, l'Amministrazione comunale
  ha  riferito che l'indicazione  quartiere fra Giarre ed Altarello
  appare piuttosto generica  e che comunque dovrebbe riferirsi alla
  zona  sud-ovest  dell'incrocio fra Via Settembrini  e  Via  delle
  Province.
   Quanto  ciò  corrisponda  all'area  indicata  -  sempre  secondo
  quanto  asserito  dal  Comune interessato  -  poiché  nella  zona
  insistono  diversi  edifici prospicienti su  strade  private  non
  previste  nel  vigente  P.d.F., non appare possibile  operare  ed
  intervenire con opere di urbanizzazione.
   Tuttavia  -  conclude  l'Amministrazione comunale  -  nel  piano
  regolatore,  in fase di approvazione, è prevista  per  tale  area
  adeguata  rete viaria pubblica, che potrà essere realizzata  dopo
  che lo strumento urbanistico diverrà esecutivo.»

                                  L'Assessore SCAMMACCA DELLA BRUCA

   GALLETTI.  «Al  Presidente della Regione, all'Assessore  per  il
  bilancio  e  le  finanze, all'Assessore per  i  lavori  pubblici,
  all'Assessore per la cooperazione, il commercio, l'artigianato  e
  la pesca, premesso che:

   con  l'articolo 33 della legge regionale 27 aprile 1999,  n.  10
  (rimborso e rinegoziazione dei mutui alle cooperative edilizie  a
  proprietà  indivisa ed individuale) si era creata in migliaia  di
  cittadini  la  concreta speranza di una riduzione dei  tassi  sul
  mutuo per l'acquisto della propria abitazione;

   le  casse  della  Regione  siciliana  avrebbero  beneficiato  di
  decine  di miliari di risparmio con la rinegoziazione dei  mutui,
  cosa  certamente  positiva  in un momento  di  grosse  difficoltà
  finanziarie,

   per sapere:

   se  le  disposizioni  di cui al comma 1 dell'articolo  33  della
  suddetta legge abbiano trovato puntuale e concreta applicazione;

   quante pratiche di rinegoziazione dei mutui siano state ad  oggi
  presentate e quante ne risultino evase;

   se  siano  state riscontrate difficoltà nell'applicazione  delle
  suddette disposizioni e quali provvedimenti siano stati  presi  o
  si intendano prendere per superarli». (890)

   Risposta.  «Con riferimento alla interrogazione numero  890,  si
  fa  presente che la problematica della rinegoziazione  dei  mutui
  concessi  alle cooperative edilizie con fondi regionali  è  stata
  avocata  per  competenza dall'Assessorato  regionale  Bilancio  e
  Finanze già dall'anno 2000, essendosi resa necessaria una  azione
  di coordinamento tra i vari Assessorati regionali.
   Per  i  mutui  concessi  con  fondi  statali,  per  quanto  è  a
  conoscenza dello scrivente e per ciò che rientra nelle competenze
  di  questo  Assessorato, si riferisce che  gli  istituti  bancari
  hanno  proceduto all'adeguamento dei tassi di interesse superiori
  al  tasso  (12,61  per  cento) fissato con decreto  del  Ministro
  dell'Economia per la rinegoziazione dei mutui agevolati.
   Migliori  e  più  approfondite  delucidazioni  potranno   essere
  fornite dagli Assessorati competenti.»

                                  L'Assessore SCAMMACCA DELLA BRUCA

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 18.30

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello