Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Segreto ha chiesto congedo
per la presente seduta.
L'Assemblea ne prende atto.
Missione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Crisafulli è in missione,
per ragioni del suo ufficio, il giorno 8 luglio 2004.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte
alle seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per il Bilancio
N. 1452 - Notizie in ordine alla paventata chiusura
dell'Agenzia delle Entrate di S. Agata di Militello (ME).
Firmatari: Lo Monte Carmelo
- da parte dell'Assessore per la Famiglia
N. 1175 - Provvedimenti circa gli incontri politici svoltisi
presso le Opere pie riunite 'Pastore e San Pietro' di Alcamo.
Firmatari:Fratello Onofrio
N. 1207 - Misure urgenti per ripristinare le condizioni di
sicurezza nella circonvallazione di Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe
N. 1222 - Ripristino delle condizioni igienico-sanitarie in
via Verona a Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe
N. 1249 - Interventi per il ripristino della viabilità in via
S. Giovanni Li Cuti a Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Catania
Giuseppe
N. 1266 - Ripristino delle condizioni igienico-sanitarie in
via San Matteo, nel quartiere di San Giovanni Galermo (CT).
Firmatario: Fleres Salvatore
N. 1268 - Misure per convogliare le acque piovane in via
Ferro Fabiani (CT).
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe
N. 1291 - Interventi di manutenzione ordinaria e
straordinaria nel quartiere San Berillo Nuovo a Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe
N. 1292 - Ripristino delle condizioni minime di
transitabilità e sicurezza in via Cardinale Nava a Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe
N. 1416 - Interventi per il ripristino delle condizioni
minime di sicurezza e transitabilità della via P.S. Mattarella
nel comune di Giarre (CT).
Firmatari: Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Catania
Giuseppe
N. 1461 - Interventi tendenti alla bonifica della zona
destinata a parcheggio sita nella frazione Capomulini del comune
di Acireale.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe
N. 1480 - Interventi per la bonifica della discarica abusiva
sita in via Ragogna frazione S. Tecla (Acireale).
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe
N. 1482 - Provvedimenti per velocizzare l'iter
dell'elargizione dei rimborsi previsti dall'Assessorato della
Famiglia, delle politiche sociali, delle autonomie locali per
le opere di abbattimento delle barriere architettoniche
compiute da privati.
Firmatari: Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Catania
Giuseppe
N. 1501 - Misure per la salvaguardia del torrente Salaro nel
comune di Santa Venerina (CT).
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe
N. 1513 - Interventi per ultimare i lavori relativi alla
realizzazione dell'illuminazione artistica nelle cinque frazioni
a mare del comune di Acireale (CT).
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe
- da parte dell'Assessore per i Lavori Pubblici
N. 25 - Immediato restauro del quartiere che sorge al confine
tra Giarre e la frazione di Altarello, in provincia di Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 890 - Notizie sull'applicazione della norma in materia di
rinegoziazione dei mutui alle cooperative edilizie.
Firmatario: Galletti Giuseppe
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al
resoconto stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
disegni di legge:
- Norme per le cooperative edilizie a proprietà indivisa per il
ripianamento delle esposizioni debitorie (n. 890)
-d'iniziativa parlamentare
-presentato dagli onorevoli Oddo, Panarello, De Benedictis, Zago
in data 7 luglio 2004
- Norme per il riconoscimento e la cartolarizzazione dei crediti
delle imprese artigiane derivanti dai contributi ex articoli 43
e 47 della legge regionale 18 febbraio 1986, n. 3 (n. 891)
-d'iniziativa parlamentare
-presentato dagli onorevoli Oddo, Panarello in data 7 luglio
2004.
Annunzio di interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interrogazione con richiesta di risposta orale:
N. 1767 - Notizie sulla riapertura al transito veicolare
della via Crociferi del comune di Catania.
- Assessore Beni Culturali
- Firmatario: Villari Giovanni
L'interrogazione testè annunziata sarà iscritta all'ordine
del giorno per essere svolta al proprio turno.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
mozione:
N. 298 - Iniziative per risolvere la controversia che tiene
bloccati al largo di Porto Empedocle 37 naufraghi sudanesi ed
interventi umanitari di sostegno.
Firmatari: Miccichè Calogero; Raiti Salvatore; Orlando
Leoluca; Panarello Filippo; Ferro Giovanni.
Informo che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno
della seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:
L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
con legge 16 gennaio 2003, n. 3 è stato istituito l'Alto
Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e
delle altre forme di illecito all'interno della pubblica
Amministrazione;
l'Alto Commissario svolge le proprie funzioni nel pieno rispetto
delle competenze regionali;
la Regione siciliana è Regione a Statuto speciale;
considerato che, alla luce del sopraindicato ordinamento, assume
importanza rilevante una pari figura all'interno della struttura
regionale, considerata la competenza territoriale nel rispetto
del principio di trasparenza e per il contrasto delle forme di
illecito all'interno della pubblica Amministrazione regionale,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire urgentemente al fine di istituire un Commissario
in Sicilia per attuare anche nella nostra Regione le disposizioni
normative previste dalla legge nazionale al fine di garantire la
trasparenza della pubblica Amministrazione nella nostra Regione.
(292)
RAITI - FERRO - MICCICHE' - MORINELLO
L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
è stato evidenziato da parte di numerosi lavoratori, sinora
assunti in qualità di ausiliari socio-sanitari specializzati e di
operatore tecnico ausiliario (O.T.A.) dall'Azienda
U.S.L. n. 7 di Ragusa e dall'Azienda ospedaliera 'Ospedale civile
- OMPA' della stessa città con rapporti di lavoro a tempo
determinato, che sono stati modificati i criteri di formazione
delle graduatorie ai fini delle assunzioni a tempo determinato
nelle qualifiche anzidette;
in particolare, è stata di recente formata una graduatoria in
riscontro a richiesta, ex art. 16 della legge n. 56 del 1987, per
l'avvio al lavoro per sei mesi di n. 29 unità di qualifica di
ausiliario socio-sanitario, pubblicata dal 28 maggio all'11
giugno 2004 (Unità operativa centro impiego Modica) ed altra
graduatoria in riscontro ad analoga richiesta, pubblicata in data
26 maggio 2004, per l'avvio al lavoro di n. 22 unità di qualifica
di ausiliario socio-sanitario specializzato presso l'Azienda
ospedaliera 'Ospedale Civile - OMPA'di Ragusa;
in sede di formazione di tali graduatorie, diversamente da quanto
sinora operato dagli organi competenti, si è tenuto conto di
criteri che fanno esclusivo riferimento ad elementi reddituali e
di carico familiare, secondo quanto indicato dal decreto
assessoriale 25 marzo 2004, n. 46/04, dell'Assessore regionale
per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione
professionale e l'emigrazione;
considerato che:
tale comportamento si pone in contrasto con il dato legislativo
di cui all'art. 1 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 12 e
successive modifiche ed integrazioni, che impone,tra l'altro,
alle aziende unità sanitarie locali di effettuare le assunzioni
del personale da inquadrare in qualifiche o profili professionali
per l'accesso ai quali è richiesto il possesso del titolo di
studio non superiore a quello della scuola dell'obbligo e, ove
richiesto, di una specifica professionalità, ai sensi dell'art.
16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e successive modifiche, e
delle relative disposizioni di attuazione;
le disposizioni di attuazione della citata norma di legge sono
contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
27 dicembre 1988 e 30 marzo 1989 n. 127 (Cassazione civile, Sez.
Lavoro, 13 dicembre 2003, n. 19108);
la prescrizione legislativa regionale sopra citata (art. 1 legge
regionale n. 12 del 1991), peraltro emanata nell'ambito
dell'esercizio di potestà legislativa esclusiva della Regione
siciliana a termini dell'art. 14 dello Statuto regionale, e la
disposizione di legge (art. 16 legge n. 56 del 1987) e relative
norme di attuazione (D.P.C.M. 27 dicembre 1988 e 27 marzo 1989),
non possono essere derogate o modificate da provvedimenti
amministrativi (nella specie il D.A. n. 46/04);
la dichiarata volontà di conformare la disciplina regionale in
materia di avviamento a selezione presso le pubbliche
amministrazioni ai principi generali contenuti nel D.L.vo n. 297
del 2002 deve trovare apposita sede nell'ambito di un
provvedimento regionale avente valore di legge;
come precisato, nello stesso D.A. n. 46/04 citato, l'art. 8 del
D.L.vo n. 297 del 2002 ha mantenuto in vigore l'art. 16 della
legge n. 56 del 1987, espressamente richiamato, con le relative
norme di attuazione di cui ai DD.PP.CC.MM. 27 dicembre 1988 e 27
marzo 1989 (Cassazione civile, Sez. Lav., 20 agosto 2003, n.
12248);
con circolare n. 3/2003 del 24 febbraio 2003, dello stesso
Assessorato Lavoro della Regione siciliana, pubblicata nella GURS
n. 13 del 21 marzo 2003, è stato riconosciuto (punto 6) che 'per
il settore pubblico resta in vigore la normativa previgente,
applicabile in Sicilia in forza dell'art. 1 della l.r. n. 12 del
1991';
lo stesso articolo 1 del decreto legislativo 19 dicembre 2002, n.
297, nel fissare i principi fondamentali per l'esercizio della
potestà legislativa delle Regioni e delle Province autonome di
Trento e di Bolzano in materia di revisione e razionalizzazione
delle procedure di collocamento, ha richiamato il rispetto di
quanto previsto dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469,
e che tale provvedimento legislativo, all'art. 9, ha
espressamente fatto riferimento alla salvaguardia della normativa
statutaria delle Regioni a Statuto speciale;
nessuna modifica legislativa ha autorizzato la diversa
indicazione dei criteri di formazione delle graduatorie in
oggetto, come predeterminati dalla normativa espressamente
richiamata dall'art. 1 della legge regionale n. 12 del 1991;
come precisato dalla Cassazione civile, Sez. Lav., 6 dicembre
2003, n. 18713, l'art. 16 della L. 28 febbraio 1987, n. 56, non
può ritenersi derogabile da atti e decreti aventi natura di fonte
secondaria;
si rende indispensabile rendere conforme a legge la procedura di
avvio a selezione di cui alle superiori premesse, al fine della
salvaguardia, oltre che dei diritti degli odierni opponenti che
hanno maturato i requisiti ed i titoli per l'avvio a selezione,
anche dell'interesse pubblico ai principi di imparzialità, buon
andamento ed efficienza dei pubblici uffici e servizi;
considerato ancora che l'Assessore per il lavoro, la previdenza
sociale, la formazione professionale e l'emigrazione,
appositamente interpellato, non ha fornito alcun riscontro alla
richiesta,
impegna il Governo della Regione
e
il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
ciascuno per la parte di rispettiva
competenza:
1) a predisporre ogni utile iniziativa per rendere conformi a
legge le procedure di avvio a selezione di cui alle superiori
premesse mediante la pronta ed immediata modifica delle
graduatorie a tal fine formate in applicazione ed in conformità
alla vigente e specifica disciplina legislativa regionale
contenuta nell'art. 1 della legge regionale n. 12 del 1991 ed
alle disposizioni, ivi espressamente richiamate, di cui all'art.
16 della legge n. 56 del 1987 ed alle relative norme di
attuazione contenute nei DD.PP.CC.MM. 27 dicembre 1988 e 27 marzo
1989;
2) a promuovere, su tale problematica, la convocazione di
apposito incontro, presso l'Amministrazione regionale del lavoro
di Ragusa, con la partecipazione dell'Assessorato regionale della
sanità, i rappresentanti dell'Azienda U.S.L. n. 7 di Ragusa e
dell'Azienda ospedaliera 'O.C.-OMPA' della stessa città, di
una delegazione dell'Assemblea regionale siciliana, nonché dei
rappresentanti dei lavoratori interessati, che, per adesione,
hanno sottoscritto la presente mozione. (293)
GURRIERI - BARBAGALLO - PAPANIA - GENOVESE
TUMINO - VITRANO - ZANGARA - ORTISI
L'Assemblea regionale siciliana
premesso che l'art. 32 della Costituzione italiana recita che la
Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto
dell'individuo e interesse della collettività;
constatato che, con decreto assessoriale n. 3665 del 18 giugno
2004, il Governo regionale ha regolarizzato il sistema di
esenzione dal ticket di reddito correlato dall'indicatore della
situazione economica equivalente (ISEE) per nuclei familiari
aventi reddito non superiore a euro 7.000,00;
considerato che:
tale tetto di reddito colpisce le fasce di nuclei familiari
relativi a pensionati con pensione di anzianità e tutti i nuclei
familiari con redditi di lavoro stagionale (famiglie meno
abbienti);
i nuclei che non superano il tetto dei 7.000,00 euro pagano una
quota ticket per confezione farmaci nella misura di euro 2,00
mentre, per quanto riguarda le prestazioni specialistiche di
diagnostica strumentale e di laboratorio, devono pagare una quota
ticket per ricetta di euro 2,00 nonché una quota ticket fino a
euro 36,15;
considerato inoltre, che detti nuclei familiari devono pagare
anche il 10 per cento in più della somma superiore ai 36,15 euro;
ritenuto tale decreto assessoriale ingiusto perché colpisce in
modo indiscriminato tutti quei nuclei familiari che continuamente
avranno bisogno di cure e di prevenzione, in particolare gli
anziani e tutti i nuclei familiari con figli in tenera età,
impegna il Governo della Regione
a modificare il suddetto decreto garantendo un aumento
significativo del tetto stabilito dal decreto stesso, per dare
possibilità di esenzione dal ticket a tutte le fasce di nuclei
familiari meno abbienti, ai pensionati ed alle famiglie con basso
reddito. (294)
VILLARI- CAPODICASA- CRACOLICI- ODDO- CRISAFULLI-
DE BENEDICTIS-GIANNOPOLO-PANARELLO-SPEZIALE-ZAGO
L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata nel 1948
dall'Assemblea generale dell'Onu, afferma: Nessun individuo potrà
essere sottoposto a tortura o a trattamento o punizioni crudeli,
inumane o degradanti' (art. 5);
nel 1966 l'Assemblea generale approvava il Patto internazionale
relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), che ribadiva, con
effetti giuridicamente vincolanti, il divieto assoluto dell'uso
della tortura. Nel 1984 l'Assemblea generale approvava il
documento delle Nazioni Unite più importante in materia di messa
al bando della tortura: la Convenzione contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti;
il Consiglio d'Europa ha adottato nel 1987 la Convenzione europea
per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti
disumani o degradanti, ed ha anche predisposto un sistema più
avanzato per quanto concerne i ricorsi individuali, anche in
materia di tortura. La Convenzione, infatti, prevede la
giurisdizione della Corte europea per i diritti umani,
automaticamente riconosciuta dagli Stati firmatari, fra cui
l'Italia;
la Costituzione della Repubblica italiana recita all'articolo 11:
L'Italia (..) consente, in condizioni di parità con gli altri
Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento
che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e
favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale
scopo.';
torture e maltrattamenti sono pratiche diffuse in oltre 150
Paesi;
chiunque può essere vittima di torture, a prescindere dall'età,
dal genere, dall'appartenenza etnica e dalle convinzioni
politiche o religiose;
in molti Paesi l'impunità della tortura è un problema endemico.
Le indagini sono spesso bloccate, laddove sarebbero necessarie, e
raramente i torturatori sono portati in giudizio, fatto che crea
un ciclo di impunità che permette il ripetersi di atti di
tortura;
uno degli strumenti principali per combattere la tortura è la
sensibilizzazione dell'opinione pubblica attraverso campagne di
informazione, educazione ai diritti umani delle giovani
generazioni, coinvolgimento e presa di posizione delle
istituzioni democratiche a tutti i livelli, attraverso atti
concreti e significativi;
ritenuto pertanto, di dover condannare incondizionatamente ogni
forma di violazione dei diritti umani,
impegna il Presidente della Regione
1) ad assumere iniziative presso il Parlamento nazionale perché
si proceda all'esame dei diversi disegni di legge presentati,
relativi all'introduzione del reato di tortura nel nostro
ordinamento, con particolare riferimento ai seguenti punti:
2) condanna ufficiale e incondizionata della tortura quale
pratica inumana e degradante in tutte le sue forme, con espresso
richiamo alla tortura psicologica;
3) garanzie per i prigionieri dell'accesso immediato e regolare
di familiari, avvocati e medici;
4) non ricorso alla detenzione segreta;
5) garanzie nel corso della detenzione e degli interrogatori;
6) proibizione della tortura nella legislazione;
7) indagine sulle denunce;
8) punizione dei responsabili;
9) divieto dell'utilizzo di dichiarazioni estorte mediante
tortura;
10) addestramento in modo adeguato di tutti i pubblici ufficiali;
11) risarcimento alle vittime;
12) ratifica dei trattati internazionali che contengano garanzie
contro la tortura;
13) esercizio della responsabilità internazionale. (295)
FLERES-CATANIA G.- MAURICI-SCOMA-TURANO-BURGARETTA APARO
L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
pare che in molte scuole italiane, sulla scorta di quanto già
accaduto negli USA, vengano compilati questionari e svolte
indagini varie, dalle quali sarebbe emerso che circa il 10 per
cento dei bambini italiani sono classificati come malati mentali;
i questionari vengono compilati dagli alunni o dai genitori e
sono diretti a rilevare il disturbo dell'iperattività e
dell'attenzione, disturbi questi difficilmente rilevabili, ancora
meno mediante la compilazione di questionari, soprattutto se
distribuiti senza le necessarie spiegazioni;
infatti è stata così empiricamente stabilita un'elevata
percentuale di bambini affetti da disturbi psichici che rischiano
di essere sottoposti a trattamenti a base di psicofarmaci;
com'è noto, gli psicofarmaci vanno somministrati solo per casi
particolari, poiché presentano una serie di effetti collaterali
ed è comunque necessario che tutto ciò avvenga sotto stretto
controllo medico;
non è pensabile che la semplice compilazione di un questionario
possa essere motivo di tale terapia,
impegna il Governo della Regione
ad intraprendere ogni utile azione al fine di verificare, presso
le scuole di ogni ordine e grado della Sicilia, se siano state
intraprese le attività di cui in premessa ed, in caso
affermativo, gli esiti delle stesse, e ad intervenire laddove
siano state effettuate diagnosi affrettate. (296)
FLERES-CATANIA G.-MAURICI-SCOMA
L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il 17 giugno 2004 un violento nubifragio si è abbattuto su alcuni
comuni della provincia di Catania provocando ingenti darmi alle
colture ed alle strutture;
per procedere alle opere di ristrutturazione e comunque dì
ripristino delle strutture sono necessari interventi i cui costi
sono particolarmente elevati e pertanto è necessario dichiarare
lo stato di calamità naturale per quei comuni sui quali si è
abbattuto il nubifragio;
inoltre, sempre a causa del nubifragio, anche l'agricoltura
locale ha subito danni e sarebbe utile prevedere un indennizzo
per quanti hanno perso il raccolto,
impegna il Presidente della Regione
a porre in essere quanto necessario perchè si proceda alla
dichiarazione dello stato di calamità naturale per le zone
colpite dal nubifragio del 17 giugno 2004, con particolare
riferimento allo stanziamento di somme sia per le
ristrutturazioni sia per indennizzare gli agricoltori che hanno
perso il raccolto. (297)
FLERES - CATANIA G.- MAURICI - SCOMA
Dispongo che le mozioni testé annunziate vengano demandate alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perché ne
determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Seguito della discussione del disegno di legge nn. 850-
265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A) Norme per
l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed
integrazioni alla legge regionale 30 marzo 1951, n. 29 e
successive modificazioni
PRESIDENTE Si passa al punto III all'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Si procede al seguito della discussione del disegno di legge
nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A) Norme per
l'elezione del Presidente della Regione siciliana a suffragio
universale diretto. Nuove norme per l'elezione dell'Assemblea
regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni alla legge
regionale 30 marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni ,
iscritto al n. 1.
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Ricordo che l'esame del disegno di legge era stato interrotto
nella seduta precedente, dopo la discussione generale
sull'articolo 1 e i relativi emendamenti.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente per richiamarmi parzialmente alle cose già sostenute
ieri nel corso del dibattito sull'articolo 1.
Voglio contestare il testo dell'articolo 1, così come proposto
nel disegno di legge. Ieri, nel corso del mio intervento, ho
ricordato lo straordinario risultato che ebbe la legge elettorale
n. 7 del 1982, che il legislatore regionale, nella sua prima
stesura, aveva previsto con la doppia scheda e che
successivamente fu modificata con la legge n. 35, che io
considero ancora oggi una vera e propria controriforma.
Voglio ricordare al Parlamento regionale l'importanza della
doppia scheda che suscitò interesse nelle amministrazioni locali
attorno alla figura del sindaco, che determinò una libertà di
voto che consentì alla Sicilia una straordinaria stagione di
stabilità politica da un lato, ma anche un processo di evoluzione
della realtà democratiche degli enti locali.
Ho apprezzato ieri le motivazioni delle argomentazioni fatte
dall'onorevole Leontini, il quale ritiene che nel momento in cui
c'è un accordo tra le liste dei partiti, il candidato debba
incarnare la posizione espressa dai partiti e, sulla base di
questa motivazione, opta per il meccanismo della scheda unica.
Quest'ultima, in realtà, non solo è limitativa della libertà di
voto - nel senso che costringe l'elettore, comunque, a votare per
un singolo candidato -, ma comprime all'interno dello schema dei
partiti il funzionamento della democrazia.
I cittadini, liberamente, possono optare per un partito e poter
scegliere un presidente diverso da quello designato da quel
partito.
Questo è un principio stabilito dalle norme costituzionali. Si
potrebbe dire che quel candidato potrebbe non avere la
maggioranza del Parlamento e io ribatto che quel candidato
potrebbe non avere la maggioranza del Parlamento perché ciò
risponde al famoso principio della cosiddetta anatra zoppa .
D'altro canto, una grande democrazia del mondo, la democrazia
americana, ci ha abituato ad avere un congresso che può avere un
diverso orientamento rispetto a quello del suo Presidente;
eppure quel Paese è andato avanti, è un Paese al quale tutti nel
mondo riconosciamo un alto livello democratico.
Ho notato che tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1,
pur sotto diverse forme, si sostanziano rispetto a questa
questione centrale: scheda unica oppure doppia scheda.
Io reitero l'invito al Parlamento regionale a non vincolarsi
dentro logiche di schieramento, a capire che la doppia scheda
potrebbe essere un meccanismo che rende più libero il voto (sono
contento che, anche se tardivamente, questa posizione anche
all'interno di partiti del centrosinistra è stata apprezzata
positivamente), che assicura una reciproca autonomia alle
funzioni, che non vincoli l'Assemblea regionale al destino del
Presidente o dell'esecutivo, che stabilisce una reciproca
autonomia nelle funzioni separando in modo netto la funzione
dell'esecutivo, che è chiamato a governare, dalle funzioni del
legislativo che deve legiferare, deve esercitare politiche di
indirizzo e di controllo.
Io penso che la Sicilia abbia più bisogno di questo meccanismo
complessivo, di un impianto che renda più libero il voto e che
rende più autonome le funzioni dell'esecutivo e del legislativo.
Soltanto così possiamo anche affrontare il delicato argomento del
destino dell'esecutivo rispetto al destino del legislativo,
altrimenti, mi sembra capzioso l'argomento secondo cui se
dovessimo, invece, stabilire che l'elezione diretta del
Presidente della Regione deve essere supportata su scheda unica
dal sostegno di uno schieramento è evidente che in quel caso il
destino del Presidente porta con sé anche il destino
dell'Assemblea regionale siciliana, e se il Presidente dovesse
dimettersi per qualsiasi ragione deve necessariamente trascinarsi
la maggioranza che lo ha sostenuto.
Nell'impostazione che noi proponiamo, invece, questi ruoli
vengono distinti (ciò andrebbe poi regolamentato, ovviamente).
L'articolo 1 è un articolo di principio generale nel quale i due
poteri vengono distinti: una cosa è la sorte dell'esecutivo,
l'esecutivo viene eletto direttamente, un'altra cosa è la sorte
del legislativo con funzioni autonome del tutto differenti.
Noi invitiamo il Parlamento a discutere su questo argomento.
Già nella discussioine di ieri sono emerse posizioni che io ho
apprezzate ma che non condivido (mi riferisco a quelle espresse
dall'onorevole Leontini, per esempio), tuttavia, faccio un
appello al Parlamento regionale perché in questa vicenda che
riguarda la doppia scheda non si trinceri dentro una logica di
schieramento, né di maggioranza, né di opposizione.
Lo dicevo ieri e lo ripeto ancora oggi, c'è un vizio nella
formazione della legge, soprattutto nei confronti della legge
elettorale che sta percorrendo i due schieramenti e cioè quello
per il quale si pensa di anteporre una logica di schieramento
rispetto alla costruzione di una regola. Noi costruiamo regole
non per noi, nè per i destini di ciascuno di noi. Noi costruiamo
una regola che dovrà essere valida per tutta la Sicilia, che deve
essere in grado di selezionare al meglio la classe dirigente, la
legge elettorale serve a questo per rendere più libero il voto,
per rendere più partecipi alla vita democratica i cittadini.
La legge, quindi, deve contenere regole di carattere generale
che non possono essere vincolate a logiche di schieramenti.
Pertanto, mi auguro che si apra un dibattito e che nessuno di
noi, rispetto ad un argomento così delicato e di tale importanza,
possa pensare che ci si possa muovere dentro logiche di
schieramento e che quindi ci sia un voto libero del Parlamento
che possa apprezzare gli emendamenti presentati dalla stragrande
maggioranza dei parlamentari che pensano di introdurre nel nuovo
schema della legge elettorale la doppia scheda.
FERRO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, riguardo
all'articolo 1 della legge di riforma elettorale della Regione
siciliana, preciso che siamo in Aula per sforzarci di fare un
ragionamento per emanare una legge che non sia una qualsiasi
legge elettorale, ma una legge che sia efficace, che abbia la sua
funzione, la sua utilità nella prospettiva del Governo della
Regione.
E, come tutti credo auspichiamo, stiamo parlando di una legge
che deve essere approvata attraverso un confronto chiaro, leale
tra forze politiche, a prescindere dalle appartenenze e dalla
collocazione di maggioranza e opposizione di ciascuno di noi. E
credo che questo sia lo sforzo che dobbiamo fare, che lei stesso
Presidente dell'Assemblea ha più volte auspicato nel sollecitarci
ad affrontare la discussione in Aula, ma che questa discussione
sia frutto di un reale e leale confronto.
L'articolo 1, così come proposto dalla Commissione,
sostanzialmente recita che il Presidente della Regione Siciliana
h eletto a suffragio universale con voto diretto, libero e
segreto contestualmente all'elezione dell'Assemblea Regionale
Siciliana . Tornerò dopo sulla segretezza del voto, ma la parola
che più stride in questo testo è quella che fa riferimento alla
contestualità dell'elezione del Presidente della Regione e
all'elezione dell'Assemblea Regionale Siciliana.
Io provo a spiegare il senso che spinge me e la mia parte
politica a sostenere la necessità della doppia scheda con un
ragionamento e una considerazione a monte. Spesso quest'Aula ha
discusso la riforma elettorale affrontando prevalentemente il
tema dello sbarramento al 5, al 4, al 3, al 2 dei resti su base
regionale, su base provinciale, io ritengo questa parte del
ragionamento, ancorché importante, paradossalmente marginale
rispetto a questo punto che fa riferimento alla scheda unica o
alla doppia scheda. E lo faccio prendendo spunto dall'esperienza
vissuta in questi tre anni in cui mi pare inconfutabile non solo
la separatezza che vige tra il Governo della Regione e
l'Assemblea Regionale, ma forse ancor di più la stridente
inutilità, o quasi inutilità, di una Assemblea Regionale
Siciliana che si trova dinanzi a un Presidente della Regione e a
un Governo - al di là di chi siano - che hanno tali poteri che
riducono l'Assemblea Regionale ad un fatto assolutamente
residuale.
Allora, io credo che se c'è uno sforzo da fare nel disegno di
legge è quello di riequilibrare, in qualche modo, i rapporti,
rendere ovviamente efficace l'azione di Governo, ma rendere
altrettanto efficace la funzione che deve avere l'Assemblea
Regionale Siciliana.
Oggi siamo dinanzi alla constatazione che un Presidente della
Regione eletto con questo sistema ha una funzione che può
diventare ricattatoria nei confronti della stessa Assemblea
Regionale. Una cosa è parlare dell'elezione diretta del
Presidente della Regione e quindi della necessità che questo
abbia una sua maggioranza, una possibilità di espletare le
funzioni di Governo che gli sono proprie, altra cosa è
distinguere le sorti del Governo del Presidente della Regione da
quello dell'Assemblea Regionale Siciliana, che peraltro è eletta
dagli elettori siciliani prescindendo dal Presidente della
Regione che si sceglie.
Io credo che questo sia un elemento di buon senso e vorrei, con
altrettanto buon senso, avere dimostrato qual è l'utilità della
scheda unica, dove nella logica della scheda unica, vi è anche
perpetuato un inganno nei confronti degli elettori.
Tutti abbiamo fatto la campagna elettorale nel 2001 e sappiamo
perfettamente che qualsiasi candidato al Parlamento regionale,
dell'uno o dell'altro schieramento, che incontrava un elettore
chiedeva non solo il voto per sè, ma anche per il Presidente
della propria coalizione, e se quest'ultimo non era gradito
all'elettore gli diceva di lasciar perdere il Presidente della
Regione, non sottolineando però all'elettore che il voto dato al
singolo deputato automaticamente sosteneva anche il candidato a
presidente della Regione di quello schieramento. Ditemi voi se
non è questo un inganno evidente e palese nei confronti degli
elettori
Peraltro, devo dire che nella stessa legge, e anche negli
emendamenti presentati, per esempio all'articolo 4 -
dall'onorevole Cintola, mi pare - è previsto che il Presidente
della Regione deve indicare gli assessori del suo Governo e in
un'altra parte si dice che, qualora il Presidente della Regione
dovesse sostituire un assessore, deve chiedere al Parlamento il
consenso. Quindi, c'è un elemento di confusione e di conflitto
poco comprensibile.
Io vorrei che, in qualche modo, mi si spiegassero le ragioni
che spingono parte di questo parlamento ad insistere sulla scheda
unica e a non pensare invece alla separazione delle schede,
criterio che secondo me risponde ad una operazione di
trasparenza, di correttezza che non inficia l'efficacia
dell'azione di governo, così come non inficia l'efficacia
dell'azione dell'Assemblea regionale, ma al contrario conferisce
a quest'ultima una maggiore autonomia rispetto al Presidente
della regione e del suo governo.
Altro tema che viene ripetuto nell'articolato fa riferimento al
voto diretto, libero e segreto. Che il voto è diretto non c'è
dubbio, quanto sia libero e segreto permettetemi di considerare
che non sia un fatto assolutamente evidente.
Sono firmatario insieme con l'onorevole Raiti di un emendamento
all'articolo 1; è evidente che il voto non è assolutamente
segreto, anzi il voto può essere assolutamente controllato,
certificato e credo che ciascuno di noi abbia avuto occasione,
nelle varie campagne elettorali, di incontrare elettori che
chiedevano un riscontro del proprio voto e, addirittura, della
preferenza.
Se questa è la realtà evidentemente sorge qualche dubbio sulla
reale, autentica segretezza del voto.
Capisco che qualcuno potrebbe eccepire che sarebbe sufficiente
andare al voto elettronico, ma poiché non abbiamo ancora le
condizioni per esercitare il voto con il sistema elettronico
forse sarebbe bene che questo parlamento si doti di uno strumento
adeguato, più consono, per consentire in ogni caso la segretezza
del voto e l'autonomia dell'elettore rispetto al voto che vuole
esprimere.
Il Gruppo di Sicilia 2010 ha presentato un emendamento il cui
contenuto mira ad eliminare lo spoglio per sezioni ed andare allo
spoglio per sezione unica, il che rende più difficile il
controllo del voto così come oggi viene effettuato.
Io vorrei che su questo facessimo tutti uno sforzo di
approfondimento perché credo che questo sia uno degli elementi
che possa fare parlare in positivo della regione siciliana nel
resto d'Italia rispetto ad una soluzione che evidentemente è
tecnica, ma che ha anche un forte significato politico e di
libertà.
Qualcuno nei mesi scorsi, quando ho sollecitato questo
argomento - e l'ho fatto più volte - ha reagito a questo
giudizio con sorrisi più o meno facili. Io credo che ci sia
assolutamente poco da sorridere se vogliamo far sì che la
politica faccia un salto di qualità nell'ottica della
trasparenza, della libertà del voto.
Questa è la soluzione che ho individuato però sono anche
disposto ad accogliere altre soluzioni purché possibili, nel
senso che il concetto di segretezza del voto', già previsto
nell'articolo 1, sia effettivamente autentico e non mera
finzione, ipocrisia, come ciascuno di noi è invece consapevole
che sia.
Al riguardo avremo modo di ritornare discutendo dei singoli
emendamenti, però io credo che il criterio della doppia scheda e
il requisito della segretezza del voto siano assai più importanti
rispetto alla logica di sopravvivenza legata agli sbarramenti e
alle sorti di ciascun deputato che nel futuro potrà essere
eletto.
Non sono interessato alla difesa individuale dei destini di
ciascuno. Sono, invece, convinto di volere fare una legge al
servizio della Regione siciliana, che guardi positivamente al
futuro parlamento siciliano. Se questo vogliamo fare io credo che
alcuni punti cardini vadano in qualche modo messi in evidenza
affinchè questa possa costituire occasione per ciascuno di noi di
seria e approfondita riflessione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur nei limiti
che il Regolamento impone, mi permetterò di intervenire sui primi
tre articoli, che sono tra di loro legati, perché ciò, non solo
fa risparmiare tempo all'Aula ed a me stesso, ma permette un
discorso un po' più organico anziché spezzettato nei vari ed
eventuali interventi di discussione generale per ognuno dei tre
articoli.
E lo farò non senza avere prima giudicato in maniera positiva
che si discuta di legge elettorale in questa fase della vita del
Parlamento regionale, perché avvicinarsi alla scadenza significa
non avere la serenità di giudizio, ma anche l'equilibrio d'animo
per poter discutere di un fatto generale come la legge
elettorale.
Avrei, però, preferito che prima si discutesse dello Statuto,
per tre motivi. Il primo motivo è perché l'abbiamo deciso in
Conferenza dei Capigruppo. In quella sede, infatti, decidemmo che
si sarebbe fatta la discussione generale sulla legge elettorale
per metterla alla pari con lo Statuto, per poi ritornare su
quest'ultimo.
Il secondo motivo è perché questo permetterebbe una prima
lettura da parte del Parlamento nazionale. Nessuno pensa di
parlare della legge elettorale dopo che l'iter dei rapporti tra
il nostro Parlamento ed il Parlamento nazionale si sia esaurito;
non siamo così sprovveduti
Il terzo motivo è perché, da che mondo e mondo, é la figlia o
il figlio che nasce dalla madre, e non viceversa, perché la
connessione che c'è fra alcuni passaggi dello Statuto e la legge
elettorale medesima suggerirebbe di trattare prima dello Statuto.
Per esempio, alcuni deputati hanno presentato un emendamento
all'articolato dello Statuto che prevede 60 deputati anziché 90.
Pensate per un attimo se approviamo la legge elettorale e poi in
sede di approvazione dello Statuto approviamo questo emendamento
Vorrei approfittare di questa occasione per suggerire all'Aula
di procedere in maniera tale che si omogeneizzino i sistemi
elettorali, non solo regionale, ma anche provinciale e comunale,
perché è un assurdo che si voti con tre sistemi elettorali
diversi nelle tre scadenze diverse.
Nel merito, noi siamo per la doppia scheda. Siamo per la
doppia scheda perché crediamo che le motivazioni di fondo, ma
anche le constatazioni odierne, fino all'ultimo ballottaggio,
invitino a considerare non morte le motivazioni che portarono
alla doppia scheda nel 1992.
Ad esempio, l'onorevole Neri a Lentini è stato eletto
prescindendo totalmente dalle alleanze che avrebbero dato
assolutamente vincente l'altro schieramento, la gente ha scelto
una persona che ha ritenuto più credibile nella proposta politico-
amministrativa. Per cui, dare l'automaticità del rapporto fra le
liste collegate ed il Presidente proposto è un errore, oltre che
una contraddizione, con quello che l'elettorato fino ad oggi ci
suggerisce.
Vorremo che, come si è discusso per un certo periodo, venisse
previsto il ticket Presidente e Vicepresidente, da attivare
naturalmente solo nel caso di morte, impedimento permanente o
rimozione, perché un vicepresidente eletto direttamente dalla
gente assieme al presidente - facciamo i dovuti scongiuri - è un
vicepresidente che la gente stessa ha detto che può governare per
la parte finale della legislatura. Né mi convince
l'argomentazione del presidenzialismo moderato o temperato che
qualche collega motiva con il riferimento al Parlamento che
eleggerebbe l'eventuale vicepresidente.
Siamo per il voto di genere che abbiamo espresso chiaramente
con il nostro emendamento e non vogliamo lo sbarramento, perché
se l'obiettivo dello sbarramento è quello di eliminare le
cosidette liste fai da te , allora le stesse si possono
eliminare in tante altre maniere. Per esempio, prevedendo che
ogni lista che concorre si presenti in tutti i collegi
aumentando, decuplicando il numero delle firme necessarie
rispetto a quelle occorrenti per far concorrere una lista che
abbia già rappresentanti e simbolo a livello nazionale o
regionale.
Ci sono tante maniere se l'obiettivo è quello di eliminare le
liste fai da te , ma non possiamo certo eliminare, sia a destra
che a sinistra, formazioni che hanno fatto la storia dell'ultimo
periodo della politica nazionale e/o regionale. Togliamo linfa,
sottraiamo articolazione, facciamo un danno a noi stessi
Né mi convince il discorso che ha fatto l'onorevole Formica,
intervistato ieri da Rai 3: il collega motivava lo sbarramento
con l'eliminazione delle liste fai da te dicendo testualmente
perché in queste liste si annida la mafia... .
Personalmente, collega Formica, mi consenta di dissentire...
FORMICA Io dicevo altro Che la mafia ha la possibilità di
fare le liste fai da te senza sbarramento
ORTISI. La mafia ha la capacità di annidarsi molto meglio, e
più convenientemente, in tutte le formazioni grosse che
gestiscono il potere perché è molto più semplice e, comunque,
questa non è una motivazione, né storicamente né
sociologicamente, destinata ad essere, come dire, definitiva,
fondamentale.
FORMICA Allora la mafia non ha potere condizionante, delle
due l'una
ORTISI. Ma no, assolutamente La mafia preferisce annidarsi lì
dove si gestisce il potere e il potere si gestisce nelle grandi
formazioni - ancorché contrastanti la loro storia in qualche caso
- che, appunto, gestiscono il potere: la mafia non si annida in
quei quattro amici o sciagurati che permettono al guappo di
turno, nella provincia più piccola della Sicilia, di essere
eletto deputato, il quale sarà una persona non raccomandabile, ma
certo non può essere, rispetto alle grandi formazioni che
gestiscono il potere, il cavallo che porta il mafioso in groppa
Allora noi diciamo che i resti vanno computati a livello
provinciale e che ci va bene - questo è un fatto positivo del
disegno di legge all'esame - che si preveda l'obbligo dei
Qlistinati', o qualche volta raccomandati, a presentarsi anche
nel territorio, questo è un fatto positivo
Però, consentitemi anche di dire che non serve a niente questo
premio di 9, 8 più 1, deputati a formare una maggioranza: alla
stabilità non serve per niente Otto più, dicevo, uno perché
l'altro va in minoranza... Quindi è congruo dire otto più uno in
funzione della stabilità e del raggiungimento di una maggioranza,
perché ipotizzate che la maggioranza elegga 40 deputati, più nove
saranno 49. E questi 49 permettono stabilità? E se sono 35, più
9, 44? Cosa è previsto in questo disegno di legge in quest'ultima
fattispecie?
Allora tanto vale contemplare il 20 per cento, già previsto non
solo nelle leggi che presiedono alle elezioni del Presidente
della Provincia e del Sindaco e dei comuni, ma anche nel
Tatarellum: perché il 20 per cento, cioè 18 deputati, consentono
davvero di raggiungere un 60 per cento probabile, non virtuale...
Solo che dovremmo distribuirli sul territorio, anziché farli
scegliere dalle segreteria dei partiti o dai salotti
Sto per finire il mio intervento, non senza prima aver detto
che prevediamo l'assoluta incompatibilità fra cariche e preghiamo
il Presidente dell'Assemblea e i colleghi della maggioranza, in
particolare, a considerare che aprimmo la stagione delle riforme
con la prima legge di democrazia diretta concordando fra tutti
noi (difatti votammo all'unanimità) che il cammino delle riforme
si sarebbe svolto, magari in maniera accidentata, ma in forma
bipartisan, coinvolgendo le intelligenze e la buona fede dei 90
deputati. Non mi pare che stia avvenendo così. Colleghi, questo è
un errore
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha
facoltà.
LIOTTA Signor Presidente, onorevoli colleghi, contrariamente
all'intervento che mi ha preceduto, mi soffermerò soltanto sugli
emendamenti all'articolo 1, anche perché mi sembra sbagliato
anticipare i temi che riguardano il resto della legge elettorale
visto che, tra le forze politiche, è ancora aperto un dibattito
su questi temi e che, a giorni, ancora nei due schieramenti,
questi stessi temi saranno sviscerati nel tentativo di trovare
convergenze.
Mi sorprende che tali convergenze si ricerchino nei tavoli
romani e in questa Aula, invece, vengano anticipate soluzioni che
quelle stesse convergenze negano.
L'articolo 1 pone tre questioni fondamentalmente: la questione
dell'elezione diretta; quella relativa alla contestualità
dell'elezione del Parlamento e del Presidente e, infine, la
questione della scheda unica o della doppia scheda.
Sono tre questioni che hanno, in qualche modo, interessato il
dibattito politico del decennio precedente; per quasi quindici
anni, infatti, il dibattito politico si è interessato
essenzialmente di questi temi.
Questo processo riformatore, lungo e complesso, che parte dalla
Sicilia, agli inizi degli anni 90, con una sperimentazione
sull'elezione diretta dei sindaci ha prodotto, in prima istanza,
un tipo di soluzione. E' noto a tutti che la mia forza politica
non è presidenzialista e, quindi, in questo processo riformatore,
il punto di vista culturale - vorrei dire - che abbiamo espresso
è stato di radicale opposizione all'elezione diretta del
Presidente.
Oggi prendiamo atto che, tuttavia, tale stesso processo
riformatore si è portato avanti in maniera irreversibile e,
pertanto, non ci sono emendamenti da parte di Rifondazione
comunista che puntano a scardinare questo impianto perché sarebbe
contro la storia degli ultimi quindici anni.
Tuttavia, anche sulla questione della contestualità
dell'elezione e della doppia scheda, l'impianto non
presidenzialista, in qualche modo, influisce sulle scelte.
Ho ascoltato con attenzione alcuni interventi che mi hanno
preceduto che si riferivano ad esperienze storiche,
geograficamente lontane - ed anche culturalmente - come quelle
dell'America dove pure è previsto un impianto di tipo
presidenzialista, con la possibilità del realizzarsi dell' anatra
zoppa , come si suole dire; lì, infatti, la contestualità non
esiste, avendo luogo le elezioni di medio termine: l'elezione del
Presidente e del legislativo è separata nel tempo, oltre che
nelle schede, ed in quel Paese si è storicamente determinata una
disgiunzione naturale fra i poteri dell'esecutivo e del
legislativo.
Noi abbiamo ricercato faticosamente l'equilibrio fra questi due
poteri nell'arco di quindici anni, ma questo stesso equilibrio è
sembrato, in alcune fasi, essere raggiunto dalla doppia scheda,
in altre fasi dalla scheda unica.
Vorrei dire all'onorevole Speziale - che considera la legge 35
una controriforma - che nessun processo riformatore è di per sé
un processo lineare: le riforme non si fanno una volta per tutte,
vanno piuttosto verificate sul campo; gli effetti delle riforme
vanno misurati e quantificati sul campo perché non possiamo
nasconderci che il primo tentativo, appunto, di arrivare alla
elezione diretta, fu la legge 7, con una scheda doppia, che
produsse a sua volta dei meccanismi aberranti: vi era un'elezione
contestuale, in quel caso, con doppia scheda.
L'effetto che si determinò nel panorama politico fu una
disgiunzione drastica, netta, improvvisa, quasi in discontinuità
violenta con la cultura fino ad allora imperante: questo effetto
produsse, anche nelle amministrazioni, una sorta di distorsione
della vita politica per cui la conflittualità e le dinamiche che
si innescavano dentro i Consigli comunali erano devastanti.
Per tale motivo, questo Parlamento intervenne con la legge 35.
Va detto subito che vi sono emendamenti a mia firma, e della mia
parte politica, che puntano a ripristinare la doppia scheda e
cercherò di spiegare il perché.
I processi riformatori, dicevo, non sono processi lineari: i
due meccanismi, quello della doppia scheda e quello della scheda
unica contengono, al loro interno, entrambi , come non potrebbe
essere altrimenti, degli elementi che producono distorsioni nella
vita politica.
Noi diciamo che è l'impianto presidenzialista che produce tali
difficoltà: chi sceglie l'impianto presidenzialista può
scegliere un impianto che porti verso il legame stretto tra
l'esecutivo e il legislativo ovvero uno che configuri un legame
più labile; in entrambi i casi, comunque, si tratta di un
impianto presidenzialista e, sempre in entrambi i casi, il
rapporto che viene a determinarsi tra organi collegiali e
monocratici è tale che, in certa misura, è modificativo dei
rapporti tradizionali che nella politica si sono stabiliti.
Va verificato sul campo, e lo abbiamo verificato sul campo,
onorevole Speziale: la legge 35 l'ho votata, l'ho considerata una
correzione di errori che erano stati prodotti con l'impianto
della legge 7; oggi, sperimentata questa nuova ricetta, sono
convinto che la cura sia stata peggiore del male e così si
spiegano gli emendamenti di ritorno alla doppia scheda.
Tuttavia non considero la legge 35 una controriforma, quanto
piuttosto una parte, come la legge 7, di un unico processo
riformatore che, dopo quindici anni, finisce la fase di
sperimentazione e può oggi approdare ad un sistema organico,
autocongruente.
Credo che questo Parlamento farebbe una pessima scelta se
riproponesse ancora la scheda unica, perché ogni percorso
successivo, che riguardi la separazione netta delle funzioni tra
esecutivo e legislativo, ne verrebbe irrimediabilmente
compromesso.
Faccio notare a questo Parlamento che il principio del simul
stabunt simul cadent è strettamente legato alla scheda unica:
scegliere la scheda unica e contestare poi il richiamato
principio è una contraddizione poiché o si sceglie un impianto
congruente, capace quindi di affrontare le tematiche del Governo
e quelle del legislativo in maniera, appunto, organica, oppure si
arriva a contraddizioni interne che non sono più sanabili.
Riguardo alla contestualità, non sono convinto (fra l'altro
l'onorevole Orlando ieri precisava questo aspetto,
puntualizzandolo) che tale aspetto, così come espresso
nell'articolo 1, di fatto, non pregiudica impianti successivi
della legge che mettano in crisi il meccanismo del simul stabunt
simul cadent: ciò perché la contestualità di cui si parla
nell'articolo 1 è una contestualità enunciata in via del tutto
generale, nulla esclude che, in determinate fattispecie, in cui
l'esecutivo dovesse venir meno, possano verificarsi delle
elezioni non congiunte.
Questa è una scelta che il Parlamento può fare anche se
approvasse l'articolo 1 nella formulazione della contestualità
dell'elezione tra Presidente e Parlamento.
Invito pertanto questo Parlamento a pensare comunque ad una
simile eventualità perché sono convinto che la netta separazione
tra i due poteri debba spingersi al punto di disgiungere anche i
destini di queste due stesse istituzioni. Cosa diversa, invece, è
la questione della doppia scheda: una elezione ove s'imponesse il
voto all'elettore con un'unica scheda, in qualche modo,
pregiudicherebbe una disgiunzione del destino dell'Esecutivo dal
Legislativo.
La doppia scheda è uno strumento attraverso il quale si dà agli
elettori la possibilità di scegliere, in maniera libera, se
votare o meno un Presidente, questo è fuor di dubbio, un
Presidente, qualunque esso sia, perché sappiamo che il voto alla
lista comporta automaticamente il voto a un candidato se non è
espresso.
Sappiamo bene che è consentito il voto disgiunto anche con la
scheda unica, tuttavia è certamente più libero quell'elettore che
ha la possibilità di votare anche un partito e di non votare
nessun candidato a Presidente della Regione.
Io credo che l'altra opportunità sia offerta a questo
Parlamento perché, se l'elettore è più libero, anche questo
Parlamento con la doppia scheda diventa più libero. Credo infatti
che ci sia bisogno di un Esecutivo stabile ed efficiente, ma c'è
bisogno - e lo abbiamo verificato in questi tre anni - di un
Parlamento che abbia altrettanta autorevolezza e che possa
procedere, autonomamente, rispetto all'Esecutivo medesimo.
Ecco perché vedo la doppia scheda non come uno strumento per
liberare il Presidente della Regione dalle pastoie delle forze
politiche e da questo Parlamento, bensì come uno strumento
ambivalente e capace di liberare anche questo Parlamento dalle
pastoie della Presidenza della Regione.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare nell'ordine gli onorevoli
D'Antoni, Sanzeri, Acierno, Orlando, Raiti, Micciché, De
Benedictis e Lo Curto.
Non avendo altri chiesto di parlare, dichiaro chiuse le
iscrizioni a parlare.
Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Antoni.
D'ANTONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ero tra
coloro che avrebbero preferito una discussione e poi
un'approvazione convinta, da parte di quest'Assemblea, del nuovo
Statuto della Regione siciliana e, quindi, successivamente,
avviare la discussione e l'approvazione della legge elettorale,
perché ritengo che ci siano alcune questioni - ed io ne solleverò
due o tre - per me di importanza fondamentale, che debbono
trovare una soluzione all'interno dello Statuto, piuttosto che
all'interno della legge elettorale.
Tuttavia, avendo la maggioranza di quest'Assemblea preferito la
strada - per me strana - di votare prima lo strumento, la legge
elettorale, e poi l'impianto, lo Statuto, discutiamo quindi in
maniera un poco bislacca, un poco strana, dicevo, perché non
possiamo occuparci direttamente del modello che questa Regione si
vuol dare dovendo piuttosto occuparci dello strumento che applica
un modello che non sappiamo però quale sarà, non sappiamo quale
sia, o tutti presumiamo di sapere quale sia.
Partiamo dal punto fondamentale, che è poi il primo punto di
questa legge elettorale: l'elezione diretta del Presidente della
Regione.
Ora, io penso che un modello presidenzialista, quale quello che
si sceglie votando questo articolo 1, presuppone un assetto
presidenzialista dello Statuto della Regione Siciliana. Se questo
non c'è, faremmo un pasticcio notevole.
Sono tra coloro che non amano l'elezione diretta, anzi,
dipendesse da me, non la sceglierei affatto. A mio giudizio,
infatti, l'elezione diretta - che tanto appassiona e ha
conquistato sia le forze politiche sia i cittadini che vedono in
essa la possibilità di scegliere direttamente il loro Presidente
o il loro sindaco, percependo una finzione molto forte di una
decisione che credono tutta nelle loro mani - ebbene, credo che
tutto questo abbia un impatto demagogico formidabile per quelli
che sostengono tale tipo di elezione.
In questi anni di sperimentazione, infatti, l'elezione diretta
non ha prodotto i risultati sperati. E' vero che i governi eletti
direttamente sono più stabili dei governi che non lo erano, ma il
problema vero è domandarsi se siano più produttivi, perché la
stabilità, di per sé, non è un valore: una stabilità che produce
danno è una stabilità che va combattuta, che va cambiata; è una
stabilità che produce effetti positivi, al contrario, che può
determinare un valore
Tutti siamo per la stabilità, ci mancherebbe Tutti siamo
contro l'instabilità, la formazione continua di governi, quello
spettacolo che nella cosiddetta Prima Repubblica si vedeva,
questo è chiaro Ma ripeto, la domanda vera e sincera che
dovremmo fare ai cittadini - e che dovremmo rivolgere a noi
stessi - è se, in questi anni di elezione diretta e di stabilità,
il governo delle comunità ci ha guadagnato e in che cosa, e quale
l'effetto che, complessivamente, l'Italia ha avuto, tale da
determinare una conferma di questo modello.
Se confrontiamo tutti i dati, economici, sociali, politici,
morali, questo non è vero: l'Italia è andata indietro nei dieci
anni di cosiddetta stabilità , indietro, tanto politicamente,
quanto economicamente; è arretrata nella complessità della
competizione mondiale, nel suo assetto sociale
Questa grande ubriacatura della stabilità e dell'elezione
diretta, che doveva produrre effetti miracolistici così come ci
venivano descritti da tutti, ebbene, se li confrontiamo con gli
effetti veri della nostra situazione economica, sociale e
politica, scopriamo che non è così, che le cose stanno
diversamente
Ora, non era meglio quando si stava peggio. Però, la sostanza
seria di un dibattito vero - che non c'è né a livello siciliano,
né a livello nazionale - è sperimentare se tutto questo ci ha
prodotto positività o meno. Noto piuttosto che questo dibattito
non c'è, non si vuol fare, ormai è questo il modello che si è
scelto e tutti lo seguiamo perché, essendo questo, dobbiamo a
arrenderci
Io sono tra coloro che, invece, non vogliono arrendersi a
questo modello in quanto l'elezione diretta priva le Assemblee
elettive della loro vera funzione, cioè della capacità di
rappresentare il popolo, esattamente come dovrebbe essere nella
loro funzione di iniziativa, di controllo, di opposizione o di
maggioranza, a seconda dei ruoli scelti dall'elettorato. Ma tutto
questo, come vediamo, ahimè, non risulta assolutamente né nella
nostra regione né, complessivamente, nelle altre regioni che
hanno sperimentato questo stesso modello.
Sono convinto che una discussione seria al riguardo andrebbe
fatta. Tuttavia, noto che la maggioranza delle forze politiche,
trasversalmente in questo caso, quindi senza schieramenti, è per
il modello dell'elezione diretta. Io, lo ribadisco, non lo sono,
continuo a pensare piuttosto che un ritorno alla priorità di quel
meccanismo che hanno sperimentato così bene in altri Paesi sia il
modello più giusto, quello più rappresentativo di una democrazia
che deve funzionare (come, ad esempio, la Germania, ove il
cosiddetto cancellierato , prevede che il popolo elegga
sicuramente il Parlamento che, a sua volta, elegge il Presidente
della regione, in quel caso, o il Presidente del Consiglio, a
seconda del livello). Ciò perché le derive populiste, le derive
peroniste, le derive socialmente inaccettabili che queste
elezioni dirette stanno innescando sono davanti agli occhi di
tutti: tutti fanno finta di non vederli e si mettono il
prosciutto davanti agli occhi , ma sono lì, a testimonianza che
insistere su questo modello è veramente un grande errore A
testimonianza che, insisto, se tu non ne ricavi bontà sulla
stabilità e sugli effetti economici e sociali, e ne ricavi
piuttosto difetti sulla tenuta complessiva della democrazia,
ebbene, perché devi insistere su questo stesso modello? Quale la
ragione che ti spinge? Cosa è successo perché tutti vi siate
convinti nella maggioranza che questa è la cosa che dobbiamo
fare, viceversa siamo in controtendenza con le modernità, con
l'assetto che questo Paese si è dato?
A mio giudizio, questo è un dibattito assolutamente sbagliato;
per tale ragione questo stesso dibattito avrebbe dovuto far
parte, integralmente, del modello che dovevamo individuare nello
Statuto, invece non è stato possibile. Noi accettiamo, qui,
attraverso questo articolo 1, un modello che non è assolutamente
supportato né dal dibattito, né dall'assetto, né dalle
conseguenze che tutto questo innesca.
Io, poi, accettando - non sono d'accordo, ma faccio politica e
sono realista, - il modello che la maggioranza di questo
Parlamento vuole scegliere, cioè l'elezione diretta, dico qual è
il modello presidenziale che bisogna avere? Questa è la domanda
Dove inseriamo tutto questo? In un modello presidenziale
all'americana? In un modello presidenziale all'israeliana, di cui
si sono subito liberati? Qual è la scelta che fa questo
Parlamento? Se il modello è all'americana, allora il sistema
dovrebbe essere conseguenziale in tutto. Non sono d'accordo, però
accetterei un modello che avesse un assetto preciso. Nel
presidenzialismo statunitense, infatti, tutto questo è previsto:
vi è un assetto di bilanciamento dei poteri tra il Presidente
eletto, che è l'uomo più potente del mondo, ed il Parlamento, il
Senato e la Camera. Vi è pure un assetto complessivo che prevede
la figura del Vicepresidente, in caso di particolari situazioni
che si determinino per motivi di salute o varie circostanze che
possano capitare al Presidente - tipo l'impeachment, come
accaduto in occasioni storiche, ad esempio per Nixon -; un
modello cioè che ha una sua funzionalità.
Ricordo, per esempio, a tutti i sostenitori di questa Assemblea
del presidenzialismo, che è vero che il Presidente degli Stati
Uniti sceglie i ministri, ma è anche vero che gli stessi vengono
sottoposti ad un giudizio molto spietato dalla Camera e dal
Senato, per cui se trovano nella vita di quel ministro qualcosa
che non funziona, il Presidente degli Stati Uniti è costretto a
sostituirlo.
Noi, invece, con l'elezione diretta, diamo al Presidente della
Regione siciliana (presidente di una Regione che ama definirsi
come il primo Parlamento del mondo e, quindi, una struttura
forte, una nazione siciliana ) un potere immenso, cioè la
facoltà di scegliere gli assessori che vuole, come li vuole,
quando li vuole, spogliando totalmente questo Parlamento di ogni
possibilità di giudizio su questa funzione essenziale, cioè
quella di delegare ad un Presidente eletto dal popolo, anche la
capacità di scegliere quello che potrebbe non essere giusto e su
cui poi il Parlamento non dispone di nessun potere, né di
ispezione, né di intervento, né di cambiamento.
E' questo il modello che vi piace? Io sono convinto che non può
essere questo Allora, ci vuole una discussione seria, ecco
perché ci vuole lo Statuto
Ammesso che si accetti il modello presidenzialista, dentro
questo stesso modello bisogna trovare dei contrappesi, delle
contromisure in tema di assessori, sui poteri del Parlamento, sul
rapporto tra le funzioni del Presidente e quelle legislative. Ma
di più Sul problema di una sua vacanza per ragioni varie, di
salute o per le diverse circostanze.
Vorrei chiedere a questa Presidenza e agli Uffici, cosa
succederebbe - approvando questo articolo, non approvando lo
Statuto - se il Presidente della Regione venisse meno per le più
disparate ragioni. Si tornerebbe a votare per l'intero Parlamento
o no? Resterebbe in vigore il Tatarellum o no? Con questa legge,
lo superiamo?
Sono tutte domande postemi a cui, tecnicamente, non riesco a
dare una risposta. Vorrei che me la fornissero gli Uffici per
capire se, approvando la legge elettorale, approviamo anche un
modello presidenzialista. E, pertanto, eleggendo direttamente
il Presidente della Regione, qualora dovesse venire meno, si
scioglierebbe l'intero Parlamento, dal momento che il
Tatarellum' aveva affidato a questo Parlamento l'approvazione
della legge elettorale?
Lasciamo perdere le cose antipatiche' della nostra Regione, ma
se il Presidente della Regione si innamorasse di una straniera -
ricordo che è già accaduto in altri Paesi -, e fuggisse con una
bionda di origine spagnola, cosa accadrebbe? Il Parlamento
eleggerebbe un nuovo Presidente o dovremmo procedere all'elezione
per l'intero Parlamento?
Mi chiedo se risolveremo tutto ciò con l'approvazione
dell'articolo 1.
Ritengo che l'intera questione sia di una leggerezza
impressionante. Nessuno si pone questo problema, così facendo
finiremo con l'approvare un testo di modello presidenziale non
avendo il modello presidenziale. A mio avviso, vi state
avventurando verso un assetto veramente particolare e alquanto
strano.
Vorrei sapere - e pongo questa domanda in termini effettivi
alla Presidenza e agli Uffici -, se approvando questa legge e non
lo Statuto, saremo ancora in regime di Tatarellum, cioè se con
l'elezione diretta del Presidente, in caso di sue dimissioni o
altro, si scioglierebbe o meno il Parlamento.
Vorrei conoscere ciò prima di approvare questa legge perché,
qualora il Parlamento si sciogliesse, penso che non si possa
affrontare un modello presidenziale senza discuterne. Quindi,
votare l'articolo 1 senza discuterne è di una leggerezza
impressionante. Sarei più tranquillo nel caso in cui questo
Parlamento si riappropriasse della funzione dell'elezione del
Presidente.
Se così non è, francamente, non capisco tutta questa voglia,
questa forza, questa spinta che diamo, questa urgenza di fare una
legge elettorale con la quale scegliamo un modello presidenziale,
senza avere, attraverso lo Statuto, i contrappesi del modello
presidenziale.
Non comprendo perché questo Parlamento debba infilarsi in un
tunnel dal quale non si capisce bene come uscirà, in quanto se
poi, per vari motivi, non si giungerà all'approvazione dello
Statuto, ci ritroveremo dinanzi ad un modello presidenziale,
scelto attraverso una legge elettorale, senza, di fatto, avere il
modello presidenziale.
E' chiaro che tutto ciò sta venendo meno, lo dico agli
innamorati del modello presidenziale; tutti gli esperti di vario
tipo, di varia natura, di simpatie politiche diverse, dopo le
elezioni del 12-13 giugno 2004, affermano e scrivono che c'è una
maggiore voglia di partecipazione, che è venuto meno il richiamo
del carisma.
Uno dei motivi per i quali la Casa delle Libertà ha perso le
elezioni amministrative ed europee è il fatto che il carisma del
leader non fa più presa sull'elettorato, perché è venuto meno,
probabilmente, questo innamoramento della funzione unica, di
delegare tutto ad una persona, la quale risolve i problemi;
illusione presente nella testa di molti italiani nel corso di
questi 10 anni.
Tutto ciò sta venendo meno e, mentre accade, noi che facciamo?
Facciamo un processo al contrario, non discutiamo del modello
presidenziale, ma accertiamo, attraverso l'approvazione
dell'articolo 1, lo stesso modello senza discuterlo, cioè
prendiamo al buio una cosa che andrebbe presa con grande sospetto
e grande prudenza.
Per quel che mi riguarda non andrebbe presa affatto, ma siccome
la maggioranza vuole così, chiederei alla stessa di prestare
attenzione ai contrappesi da inserire.
La funzione che decade e la funzione democratica di questo
Parlamento non aumenta la governabilità, non aumenta la capacità
di produrre effetti positivi sullo sviluppo ed il lavoro, non
aumenta la distribuzione della ricchezza - anche perché, in
questi anni, non si produce ricchezza -, non aumenta una
distribuzione più equa delle risorse, aumenta soltanto il potere
di poche persone a scapito del potere di molte altre, ma
legittimamente rappresentanti del popolo, insieme a quello eletto
direttamente.
Questa è la vera sostanza della questione. Se volete continuare
fate pure, per quel che mi riguarda sono contrario all'elezione
diretta ed, in ogni caso, sono contrario all'articolo 1 che
sceglie un modello senza discuterne i contrappesi; tutto ciò è
espressione della massima incapacità politica nel porsi un tema
così delicato.
Pertanto, a mio giudizio, la questione di maggiore rilevanza
nella discussione dell'articolo 1 è quella della scheda. Anche
questa è una contraddizione in termini, per coloro che amano il
modello presidenziale, in quanto amano il modello presidenziale
furbo, quello con accanto i partiti, la cui presenza risulta
essere importante nel momento dell'elezione del Presidente.
Successivamente, quando il Presidente esercita il suo potere, i
partiti scompaiono, il Parlamento scompare.
Esiste una contraddizione in termini spaventosa nel modello
presidenziale. In tutti i modelli presidenziali che si rispettino
le schede per eleggere il Presidente valgono per il Presidente e
non si ricorre a furbizie del tipo che se ci si dimentica di
votare il Presidente, ma si è votata la lista a lui collegata, il
voto è valido anche per l'elezione del Presidente.
Non è pensabile attribuire, ad uomo o donna che sia, un potere
enorme con una semplice furbizia che consente di assegnare voti
da parte delle liste che lo sostengono. E' una contraddizione
incredibile, e non comprendo nemmeno come la si possa anche
soltanto pensare.
Penso che tutto ciò dovrebbe far riflettere tutti coloro i
quali hanno proposto tale modello presidenziale, che per quel che
mi riguarda, ripeto, non condivido.
Ritengo che se proprio dovete scegliere il modello
presidenziale, sceglietelo con un assetto che abbia i
contrappesi, che abbia la sua scheda che l'accompagna, che sia un
vero modello presidenziale temperato, non un modello
presidenziale pasticciato, che reca danno a questa democrazia e a
questo Parlamento.
Pertanto propongo di fare in modo, perché questa era stata la
scelta della Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari,
che il dibattito sulla legge elettorale proceda insieme al
dibattito sullo Statuto. Averlo separato è un grande errore, è un
colpo di mano compiuto dalla maggioranza, perché insisto che se
non c'è altro modello non ci può essere l'approvazione di questo.
Penso che sarebbe più giusto riprendere il dibattito in
Commissione ed in Aula sullo Statuto e chiarirsi bene le idee sul
modello presidenziale da adottare. Prima di affrontare l'articolo
1 bisogna avere le idee chiare su cosa si intenda per
presidenzialismo e per elezione diretta. Diversamente, tutto
questo a me sembra un'avventura.
Per tali ragioni chiedo un rinvio della legge. Credo che
bisognerebbe decidere, se abbiamo a cuore il modello di questa
democrazia, quale tipo di percorso intraprendere tra Statuto e
legge elettorale e fare in modo che dal dibattito scaturiscano
scelte chiare in modo che il popolo siciliano possa capire.
Per quel che mi riguarda, continuerò a condurre la mia
battaglia contro l'elezione diretta, continuerò a fare in modo
che se sceglierete l'elezione diretta, il Presidente sia
bilanciato e non sia lasciato con tale forza e tali poteri, che
potrebbero determinare lo scollamento della democrazia, un non
vantaggio per il popolo, la mancanza assoluta di quell'equilibrio
che è stata la caratteristica forte della democrazia italiana.
Se oggi l'Italia è tra le grandi nazioni democratiche più
sviluppate del mondo, lo si deve esattamente a questo equilibrio,
che i nostri costituenti riuscirono a trovare, tutti quanti, e lo
riuscirono a trovare nel momento in cui - era scritto
recentemente in un libro -, si separavano. Questa fu la grande
forza di quella classe dirigente che andava verso destini
diversi, su governi diversi e si spaccava in maniera clamorosa
con l'uscita della sinistra dal governo De Gasperi.
Quelle forze politiche trovarono un grande equilibrio, tra le
grandi culture di questo Paese, e ci hanno dato una grande
Costituzione.
Ritengo che se si è classe dirigente si deve valutare la
possibilità o meno di fare una legge elettorale e uno Statuto a
colpi di maggioranza. La classe dirigente di un tempo riuscì a
trovare, in un momento di spaccatura, la forza per porre in
essere una Costituzione trasversale, vera, perché la
Costituzione è di tutti, così come lo sono la legge elettorale e
lo Statuto. Non appartengono ad una parte politica anziché ad
un'altra, ad una maggioranza anziché ad un'altra. Questo modo di
procedere produce danni, allontana la politica dalle persone.
Voi pensate che tutto questo sia inciucio' e che pertanto vada
separato. L'inciucio è esattamente il contrario: votare legge
elettorale e Statuto con consensi parziali e non con consensi
forti che poi vengono vissuti dalle persone come propri.
Credo che si debba sentire questa legge elettorale come
qualcosa di proprio, così come lo Statuto, e non invece, così
come sta avvenendo, vivere un distacco nel quale ognuno ritiene
di potere fare tutto ciò che vuole, in forza del fatto di avere
qualche voto in più.
Penso che questo sia un atteggiamento sbagliato, che va
combattuto. L'esempio dei grandi costituenti dovrebbe dirci che
non dobbiamo fare certi errori. Siamo ancora in tempo
Rivolgo un appello al Presidente, alla sua capacità politica,
alla sua capacità di tenuta di questo Parlamento per fare in modo
che la discussione sullo Statuto e sulla legge elettorale sia una
vera discussione che veda partecipe l'intero Parlamento, ma veda
soprattutto partecipi tutti noi per attuare ciò che il popolo
vuole: una democrazia funzionante e non un assetto qualunque.
Stiamo discutendo di Statuto e di legge elettorale, di norme
fondamentali, che devono avere la forza e il consenso per durare
e raggiungere il migliore funzionamento di questa Regione.
PRESIDENTE Comunico che, considerato l'elevato numero degli
iscritti a parlare, i lavori andranno ad oltranza.
E' iscritto a parlare l'onorevole Sanzeri. Ne ha facoltà.
SANZERI Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sulla legge elettorale sapendo che quando parleremo dell'articolo
2, in maniera molto più puntuale e precisa, cercheremo di portare
gli argomenti e le motivazioni che ci permetteranno di
esplicitare la nostra posizione e, conseguentemente, il nostro
voto.
Preliminarmente, esprimo il mio disappunto su come questa legge
elettorale è giunta in Aula, sulle motivazioni che hanno
prodotto alcune forze politiche quando hanno proposto, sia in
Commissione che in Aula, la legge elettorale.
Ritengo che la volontà di fare a qualunque costo e in tempi
brevi una legge elettorale corrisponda ad una motivazione
valida, però, su questa stessa motivazione, molte altre se ne
sono nascoste e su queste esprimo il mio dissenso.
Credo che si stia facendo un grande passo indietro, non
soltanto dal punto di vista politico ma anche dal punto di vista
culturale.
Questo progetto che oggi è approdato in Aula registra, anche
nelle forze politiche che si sono chiamate riformiste, o di
centro-sinistra, un ritorno indietro dal punto di vista
culturale. Non è una questione di poca importanza.
Oggi stiamo sottovalutando una legge di sistema', la legge
elettorale che è uno degli indicatori che ci danno la qualità
della democrazia. Una legge elettorale, cioè quella che fa
accedere alle istituzioni, alla politica, e fa accedere alla
visibilità delle istituzioni, ai fenomeni che la politica
produce, credo che sia ciò che dà le indicazioni per valutare se
una democrazia è di grande, bassa o di nessuna qualità.
Questa legge elettorale, il progetto che questa legge
elettorale ha in sé e del quale si motiva, penso che,
oggettivamente, faccia scadere di molto la nostra qualità della
democrazia.
Avevamo avuto l'occasione - l'ha detto anche l'onorevole
D'Antoni - di fare, prima di approvare una legge elettorale, un
grande dibattito su quello che questi 10, 12 anni di transizione
elettorale e politica hanno rappresentato per l'Italia.
Purtroppo, stiamo disattendendo questo appuntamento. Non stiamo
facendo alcuna riflessione su quello che questi 10 anni hanno
significato per l'Italia.
Mentre in Italia si discute sulla possibilità di cambiare legge
elettorale e nelle altre Regioni si discute su come andare ai
nuovi appuntamenti elettorali ed in base a quali regole, noi,
oggi, stiamo facendo e stiamo subendo, anche, arroganze del tipo:
andiamo comunque avanti qualunque sia poi il bambino che verrà
partorito.
Ecco, credo che occorra fare una riflessione. Siamo tutti
convinti che dobbiamo attuare una legge elettorale. Nessuno si
illuda che con l'ostruzionismo, o mettendosi di traverso si
riesca ad impedire l'attuazione di questa legge. Non è però
possibile che gli spazi di democrazia che questo progetto ha in
luce, vengano ridotti in maniera così forte. Non è possibile che
oggi la governabilità, che è un problema fondamentale per il
sistema elettorale, si trasformi in un divieto di accesso alla
rappresentazione assembleare, politica anche dei piccoli partiti.
Vorrei ricordare che, all'indomani della nascita della nostra
Costituzione, il problema si era posto ed allora si diede modo a
tutti di dire e di essere presenti al Parlamento nazionale.
La pluralità di partiti, la pluralità di posizioni politiche è
soltanto arricchimento per la democrazia.
Non è affatto vero che i piccoli partiti creano instabilità.
L'abbiamo visto in questo scorcio di legislatura. Se c'è
instabilità, se ci sono problemi di governabilità non riguardano
certo la presenza dei piccoli partiti.
Credo che, in questo senso, cercheremo di dare le nostre
motivazioni e lo faremo in maniera più puntuale quando passeremo
alla trattazione dell'articolo 2.
Oggi, però, la riflessione fatta sull'articolo 1, racchiude
anche, e riassume, il comportamento che stiamo avendo rispetto
alla legge.
Ritengo che stiamo sottovalutando la portata dell'articolo 1.
Un articolo così importante che riguarda l'elezione diretta del
Presidente della Regione e la contestualità con l'elezione
dell'Assemblea, la vita assembleare, il futuro dell'Assemblea a
seconda dei tanti interrogativi che ci siamo posti in questi
anni, penso debba farci riflettere un momento.
Tutte le riflessioni che abbiamo sentito prima dagli altri
colleghi, il fatto che tutte le Regioni d'Italia, tutti i
Consigli regionali del territorio si pongano il problema di che
cosa accadrebbe nel momento in cui un Presidente non può più
esercitare la sua funzione, per le ragioni più ovvie, più nobili
che ci possano essere, ritengo che debba fare riflettere anche
questa Assemblea. Non è possibile pensare che alla sicurezza di
un Presidente che è sempre presente, ci sia l'insicurezza di
un'Assemblea che possa o non possa esserci.
Penso che il problema della Presidenza eletta direttamente dal
popolo ponga una serie di questioni, di pesi e contropesi, di
poteri assembleari che vanno ridiscussi in questo momento, quando
andiamo a trattare questo punto all'ordine del giorno.
Credo che tutta questa serie di questioni che riguardano la
Presidenza, il problema di eleggere il Presidente direttamente o
indirettamente, oggi debba trovare una riflessione più attenta.
Ritengo che, in questo senso, al di là delle accelerazioni che
vedo, che si vogliono produrre, bisogna prestare un momento di
attenzione all'articolo 1 e quindi a tutto quello che da questo
ne deriva.
In questo senso, e concludo, credo che la proposta avanzata
ieri, come subordinata dall'onorevole Orlando, cioè quella di
accantonare l'articolo 1 per riflettere sulla sua portata, anche
a seguito delle ricche argomentazioni prodotte dall'onorevole
D'Antoni, debba essere accolta.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne ha
facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, ricomincerò da
dove ho concluso ieri. Continuo a non comprendere come si possa
ritenere che l'aula di un Parlamento diventi la stanza della
politica nella quale si devono condurre i ragionamenti della
politica .
Mi rifiuto di cadere in questo tipo di impostazione.
Ritengo che la politica abbia, ancora, una sua dignità, per cui
l'Aula legislativa è il terminale di un ragionamento politico.
Quando tutte le riflessioni si concludono e quando si procede
alla ratifica di quel ragionamento, ma comincio a comprendere che
la tipicità del Parlamento siciliano consiste anche in questo, i
ragionamenti della politica si iniziano e si consumano tutti
nella stessa stanza, chi governa e chi fa opposizione.
E, come mi piace sempre ricordare perché è un'immagine tutta
siciliana, quella dei panni stesi, ognuno deve assolutamente
lavare i propri panni in pubblico.
E visto che questa, quantomeno per questa legge, è la scelta
che sicuramente ha fatto il partito di maggioranza relativa, cioè
quella di portare la discussione, tutta interna alla maggioranza,
nell'Aula legislativa, noi, come partito di maggioranza,
svolgeremo in questa sede le riflessioni che avremmo voluto, per
come era stato stabilito, fare nella stanza della maggioranza.
E mi rifaccio, anche perché continuo a credere nella parola
degli uomini - a quanto accaduto non più tardi della settimana
scorsa, quando l'onorevole Leontini, capogruppo di Forza Italia,
a nome della maggioranza, chiese una sospensione dei lavori
d'Aula per approfondire il testo della legge, anche in
riferimento ai numerosi emendamenti presentati.
E questo è il primo punto del ragionamento.
Se vero è, come non è vero, che il testo esitato per l'Aula è
un testo dove la maggioranza, comunque, avrebbe trovato una sorta
di equilibrio, non mi spiego perché il partito che rappresento,
coerentemente con le cose dette, non abbia presentato alcun
emendamento a questo testo di legge, ma tra gli emendamenti
presentati al testo di legge in Aula ce ne siano oltre 30
firmati da esponenti della maggioranza.
Questo già diventa non un ragionamento, ma un fatto concreto
che dimostra che, se parti della maggioranza, ad esclusione di
Nuova Sicilia, hanno ritenuto di dover emendare quel testo di
legge, vuol dire che non esiste più, su quel testo di legge,
l'accordo che lo aveva fatto scaturire.
Ed è partendo da questo che, coerentemente, con le cose che,
sino ad oggi, abbiamo fatto, unici all'interno della maggioranza,
ci siamo posti una questione politica che, ripeto, avrei voluto
non svolgere nella pubblica piazza, ma nelle stanze della
politica della maggioranza: abbiamo chiesto di risederci attorno
a quel tavolo per discutere gli emendamenti che la maggioranza, o
parti di essa, avevano presentato in Aula. Perché tutto ciò?
Perché se, comunque, non si dovesse trovare - che è ciò che
auspico - un'intesa, la più larga possibile, sulla legge
elettorale, perché, ricordo a me stesso, la legge elettorale non
è la legge di una parte politica, ma è la legge del popolo e,
grazie a Dio, qualunque legge uscirà da questo Parlamento sarà
sottoposta al referendum popolare, perché è un dovere morale e
politico che abbiamo nei confronti del popolo che rappresentiamo,
anche se non dobbiamo dimenticare che quel popolo che, oggi,
rappresentiamo, lo rappresentiamo attraverso un sistema
elettorale diverso da quello che, probabilmente, produrremo ed è
per questo che già sento l'obbligo morale, oltre che politico, di
sottoscrivere la richiesta di referendum; ritegno, infatti, sia
giusto che il popolo sovrano ci dia il benestare.
Tornando al ragionamento politico della maggioranza che Nuova
Sicilia è costretta a svolgere nell'Aula del Parlamento - il
fatto che parti della maggioranza, anche se qualora dovessimo
parlare di percentuali la gran parte delle parole scritte negli
emendamenti presentati al testo provengono dal gruppo dell'UDC -,
chiedo di capire cosa cambia, cosa è cambiato da mercoledì scorso
ad oggi. Esiste un quadro politico nazionale che sta mutando e,
siccome non ho, come forse altri hanno, la sfera di cristallo,
non so prevedere, oggi, cosa potrà accadere domani, anche se c'è
un dato certo: il segretario nazionale dell'UDC già parla di
possibilità di appoggi esterni al Governo nazionale, il Ministro
dell'Economia è andato a casa, c'è un quadro politico complesso e
ancora non definito.
Come può la politica - e, ripeto sono costretto a fare questi
ragionamenti nella pubblica piazza perché c'è stata negata la
possibilità di svolgere questi ragionamenti nelle stanze della
politica -, dinanzi ad uno nuovo quadro che si sta cominciando a
definire - sento, infatti la Lega dire la devolution, altrimenti
andiamo a casa' -; un quadro politico nazionale così
improvvisamente confuso, fare finta di niente e continuare a
svolgere un'attività così delicata come l'attuazione di una legge
elettorale, senza tenere conto di ciò che è e di ciò che potrà
essere.
E questa è una riflessione che voglio sottoporre soprattutto ai
colleghi amici di Forza Italia che, per quello che si legge nelle
cronache politiche, sono sicuramente nell'occhio dei ciclone.
Infatti, ho sentito dire all'onorevole Fini: o Tremonti va via o
vado via io; ho sentito dire all'UDC: o non si fa la devolution
o andiamo via . Come dire, soggetti politici che hanno già
dimenticato che la forza della rappresentanza parlamentare che
oggi hanno non è corrispondente alla percentuale dei voti che gli
italiani hanno dato loro, in quanto è profondamente
sovradimensionata.
Ma questa è la politica, perché la politica è ragionamento e
cinismo.
Allora oggi siamo qui con la serenità dei pazzi - mi permetto
di dire - per tentare di svolgere un ragionamento - mentre, con
arroganza mi si viene quasi a minacciare che si va a oltranza - e
non mi riferisco a lei, signor Presidente, lei ha il dovere di
comunicare i lavori dell'Aula, quindi non è riferita a lei la mia
battuta, ma a qualche collega che è venuto a dirmi che si va ad
oltranza, come se io non fossi abituato a lavorare ad oltranza
nella mia attività di parlamentare. Non mi preoccupa quindi il
tempo che dovrò trascorrere in Aula, ma quello che si può
produrre se non si ragiona su quello che si fa.
Mi dispiace che il mio amico, l'onorevole Santi Formica,
persona che stimo perché ho avuto modo, in questi tre anni, di
lavorarci insieme, abbia rilasciato ieri delle dichiarazioni alla
RAI, che sono di una gravità, ma soprattutto di una stupidità
politica tale, che non fanno altro che metterlo in contraddizione
con se stesso. Vorrei ricordare a Santi Formica che la tecnica
elettorale non è un vizio della politica ma è un'arte.
Forse egli ha dimenticato quando, appena un anno fa, alle
elezioni provinciali, proprio nella sua provincia, quella di
Messina, dove ha sede un altro politico che stimo perché abbiamo
lavorato entrambi al Parlamento nazionale, l'onorevole Nania,
sopraffine politico, creò una lista fai da te che gli servì a
raccogliere consensi e a far eleggere consiglieri provinciali.
Di una cosa sono certo: che l'onorevole Nania, per la sua
storia di uomo e di politico, sicuramente non ha avuto bisogno,
attraverso quel marchingegno elettorale, di trovare consensi
mediante la mafia o di piazzare candidati legati alla mafia in
quella lista.
Invito quindi l'onorevole Formica, che vedo estremamente
appassionato a questa legge elettorale, a ragionare in maniera
diversa, non cadendo invece in stereotipi che sono patrimonio di
altra parte politica e che ci hanno consentito da tanti anni,
grazie a questo limite, di continuare a governare la Sicilia.
Torniamo al ragionamento che avrei voluto fare in altra
circostanza. Ci troviamo in presenza di un articolo 1 che prevede
l'elezione diretta del Presidente della Regione. Sono
culturalmente figlio di un sistema maggioritario e sono diventato
l'onorevole Acierno nel 1994, quando, per la prima volta in
questo Paese, il Parlamento fu eletto attraverso un sistema
maggioritario; ho vissuto la crisi di quel sistema maggioritario
che era figlio di una Costituzione proporzionalista e che portò,
all'indomani di una chiara vittoria elettorale, ad un ribaltone
perché quel Parlamento, spinto da fatti emotivi e non politici
che erano derivati dalle vicende di Tangentopoli, pensò di
risolvere i problemi di un Paese, i problemi della politica di un
Paese, i problemi legati alla partitocrazia, attraverso lo
strumento della legge elettorale.
Fu commesso un errore clamoroso perché, non solo non si
produsse stabilità, ma fu confuso ulteriormente il quadro, tant'è
che è ridicolo pensare che oggi, in Italia, per vincere una
competizione elettorale non ci si rivolge più alle intelligenze
politiche ma si ricorre agli anchor men, ai calciatori, agli
uomini di spettacolo, a persone che hanno consenso che deriva da
natura diversa e tutto questo finalizzato solo a vincere,
innanzitutto, e poi a governare ci si pensa, con tutto quello che
ne consegue. Però si può prendere in giro le persone per un lasso
di tempo molto breve perché il popolo, grazie a Dio, non è
stupido e, ad un certo punto, capisce, ed è quello che comincia a
succedere in questo Paese.
E' incredibile sentire dire, nel mese di aprile, che si
ridurranno le tasse in questo Paese ed eravamo tutti convinti,
dall'ultimo operaio che vota Rifondazione Comunista al
plurimiliardario che vota per Alleanza Nazionale, che la
riduzione delle tasse fosse un diritto di tutti i cittadini
lavoratori. La conseguenza dell'annuncio della riduzione delle
tasse ha portato alle dimissioni del ministro dell'economia. Come
dire: la politica virtuale non funziona più .
Dobbiamo tornare ad una politica ragionata. Ma ci chiediamo
quale politica ragionata c'è quando si procede a discutere
l'articolo 1 di una legge elettorale che, di fatto, andrebbe a
sancire un principio statutario di quel famoso Statuto autonomo
di cui tutti ci vantiamo, che abbiamo nella Costituzione come
grande limite autonomo, perché essere nella Costituzione con il
nostro Statuto è la negazione della nostra autonomia. La teoria
di chi dice che, se dovessimo approvare prima lo Statuto, non
approveremmo la legge elettorale, deriva dal fatto che
l'autonomia prevista dal nostro Statuto è vincolata ad una doppia
lettura di Camera e Senato, essendo norma costituzionale. Si
tratta di un'autonomia ridotta.
Ho sempre sostenuto che il passaggio all'Aula dello Statuto ed
il voto di quest'Aula sullo Statuto non doveva essere considerato
come voto conseguente alla doppia lettura di Camera e Senato,
così come ho sempre sostenuto che il binario Statuto e legge
elettorale, che poteva essere portato avanti con un ragionamento
politico perché se lo Statuto determina, una volta e per tutte, e
non come norma transitoria, l'elezione diretta del Presidente
della Regione, la legge elettorale deve prevedere l'elezione
diretta del Presidente della Regione.
Se lo Statuto prevede che gli assessori sono eletti, la legge
elettorale deve prevedere l'elezione degli assessori; se lo
Statuto prevede i rapporti tra Presidente e Parlamento, la legge
elettorale deve codificare tutto questo; se lo Statuto prevede
che l'Assemblea deve essere formata da novanta deputati, la legge
elettorale deve prevedere l'elezione di novanta deputati. Ma è
nato prima l'uovo o la gallina, signor Presidente?
Secondo me, è nato prima lo Statuto. E la sua naturale
conseguenza si chiama legge elettorale. Non smetterò di dirlo e
lo dissi a Montecitorio, quando ho sostenuto che non si parte da
una legge elettorale per modificare la Costituzione; si modifica
una Costituzione e, in base a quella modifica, si arriva ad una
legge elettorale che ne è conseguenza. Ed era l'iter che ci
eravamo dati con grande serenità in questo Palazzo.
Sono accaduti però dei fatti che non dobbiamo nascondere. E
questo Palazzo è entrato in crisi per due volte, nel giro di un
anno, perché c'è un'altra grande anomalia ancora sancita nello
Statuto e, di conseguenza, nella legge elettorale: vi sono un
Parlamento legislativo ed un organo esecutivo - che è il Governo
- e, per la prima volta nella storia del mondo, l'esecutivo
determina le sorti dell'organo legislativo. Non si è mai sentito
dire. Ed anche lì bisogna avere l'intelligenza politica di
risolvere un problema politico, perché, ho sentito - credo
l'onorevole D'Antoni - fare l'esempio dell'innamoramento del
Presidente, ed oggi siamo soggetti a questo. Se il Presidente in
carica della Regione dovesse decidere di andare via per motivi
sentimentali, il Parlamento sarebbe sciolto.
Ritengo, come Nuova Sicilia, che se il Presidente della
Regione, per fatti politici, si dovesse dimettere, il Parlamento
andrebbe sciolto; ma se il Presidente della Regione, per fatti
personali, qualunque essi siano, si dovesse dimettere, il
Parlamento non ne dovrebbe subire le conseguenze. Tutto questo va
codificato. Abbiamo il dovere politico di farlo.
Non voglio legiferare solo per vincere ma per governare; per
vincere, bisogna avere il consenso e ritengo sia quello che più
manchi alla nostra parte politica. Non ho mai messo in
discussione nessuna percentuale di sbarramento perchè ritengo, a
differenza di tanti, che la frammentazione sicuramente non sia un
bene per la governabilità, però mi chiedo: cos'è la
frammentazione e qual è il limite percentuale di tale termine?
Dieci partiti che costituiscono il 6 per cento non sono forse
frammentazione? Venti partiti che arrivano al 7 per cento non
sono frammentazione? Perchè la governabilità, secondo qualcuno,
viene data in base ad una percentuale?
La verità è che in questo Paese, dove non esiste nè un sistema
proporzionale, nè un sistema veramente maggioritario,
l'esperienza del passato - i pentapartiti, gli esapartiti - è
stata trasformata nelle cosiddette coalizioni. Ricordo le crisi
di governo dovute al fatto che saltavano i pentapartiti, mentre
oggi le crisi di governo ci sono perchè saltano gli accordi di
coalizione.
Non abbiamo fatto altro che trasformare la forma di governo
pluripartitica in coalizioni.
Ma la coalizione è un meccanismo politico che non obbliga
nessuno ad allearsi per forza; non obbliga l'UDC, Alleanza
nazionale e Forza Italia ad allearsi con Nuova Sicilia.
L'UDC, Alleanza nazionale e Forza Italia possono, in tutte le
competizioni elettorali, dal rinnovo di un consiglio di
circoscrizione all'elezione del Governo nazionale, prevedere
tranquillamente un'alleanza a tre.
Perchè limitare con paletti che vengono calcolati, secondo me,
da calcolatrici scariche?
Perchè quando si parla del limite di sbarramento del 5 per
cento - in Sicilia, vi sono due milioni e mezzo di elettori -
riteniamo che in Sicilia ciò abbia ragion d'essere perchè si
raccolgono 120.000 voti circa?
Ritengo che, se vogliamo fare una cosa seria, dobbiamo portare
la soglia di sbarramento almeno al 10 per cento. Un partito ha
diritto di rappresentanza se raccoglie almeno il 10 per cento,
cioè che ci siano almeno 250.000 elettori siciliani che, divisi
nelle nove province, significa che in ogni provincia un partito,
per essere tale, deve avere almeno 20.000-25.000 elettori.
PRESIDENTE Il termine per la presentazione degli emendamenti
è trascorso.
ACIERNO Signor Presidente, ho detto che Nuova Sicilia è
costretta a fare ragionamenti politici nella pubblica piazza,
anzichè nelle stanze della politica, quindi sto riferendo quello
che avrei voluto dire in quella riunione di maggioranza che non
si è mai tenuta ed ho l'obbligo di farlo.
PRESIDENTE Probabilmente, se avesse presentato in tempo un
emendamento, poteva andare avanti perché è molto ragionevole.
ACIERNO Avevo preso un impegno politico - e Nuova Sicilia ha
sempre rispettato gli impegni politici assunti - nel senso che
non si presentassero emendamenti di maggioranza e noi non ne
abbiamo presentato neanche uno, a differenza degli altri partiti
di maggioranza.
Allora, perchè non stabilire che un partito in Sicilia, per
essere al Parlamento, non deve rappresentare almeno 250.000
elettori? Quello sì che comincia a diventare un numero serio.
Ma fare una battaglia, dal centrosinistra al centrodestra, per
100.000 o 120.000 voti, e con un'aggravante: i voti che comunque
raccoglieranno le liste minori o i tacchini , come qualcuno li
chiama, a chi vanno? A chi non li ha presi? Saranno eletti
deputati con i voti di elettori che hanno votato per altri.
Stiamo sancendo il principio per cui se in Sicilia ci saranno
quindici liste che non raggiungeranno lo sbarramento del 5%, i
centoventimila voti, tutta quella massa di voti verrà computata a
chi?
Il Parlamento, infatti, ha sempre un numero preciso di
parlamentari. Si tratta, quindi, di una truffa nei confronti dei
cittadini.
Dobbiamo darci dei limiti, delle regole, ma non possiamo
farlo mentre discutiamo dell'articolo di una legge. Bisognava
avere la capacità politica di arrivare in Aula con una grande
convergenza, anche se non ci si può trovare sempre tutti
d'accordo.
Abbiamo invece voluto iniziare un dibattito politico, sia nel
centrosinistra che nel centrodestra, affrontando l'articolato. Ma
quel che è peggio, signor Presidente, è sentir dire e leggere
frasi del tipo facciamo l'articolo 1 e poi rinviamo, tanto la
settima prossima c'è il festino di Santa Rosalia , Ritengo che
la politica ed il Parlamento non abbiano rinvii o festini. Se il
Parlamento inizia un' attività legislativa, non può preannunciare
per tempo: intanto facciamo questo e poi andiamo via , facciamo
l'articolo 1 e poi ne parliamo .
Facciamo l'art. 1? Parliamo dell'art. 1
L'elezione diretta del Presidente della Regione a queste
condizioni? Con i rischi che ha già corso questo Parlamento?
Per quanto ci riguarda, non siamo d'accordo.
Pensiamo all'americana: che il Presidente della Regione debba
essere candidato insieme ad un vicepresidente che può sostituirlo
nelle sue funzioni, tranne che per fatti politici. Una norma
antiribaltone in una legge elettorale va fatta per garantire
stabilità di governo e per evitare che qualcuno, improvvisamente,
faccia scelte diverse.
Se vi é un fatto politico - e per fatti politici il Presidente
della Regione si dimette - si torna al corpo elettorale. Ma in
questo disegno di legge ci sono ancora troppe lacune, ci sono
troppe parti da chiarire. Siamo andati alla conta, signor
Presidente, abbiamo avuto l'arroganza di mettere da parte il
ragionamento politico per contarci. Quante volte, in quest'Aula,
questa maggioranza si è contata ed ha capito che non c'era?
Troppe volte, signor Presidente.
In questa legge, si prevede, alla luce di una esperienza che è
quella di questi tre anni, che la coalizione che vince avrà un
numero di deputati pari a 54. Io, che sono un appassionato di
numeri, ho fatto due semplici operazioni: Presidente ed assessori
uguale 12; 54 meno 12 fa 42.
In questo Parlamento una maggioranza eletta avrebbe 42
deputati, significa che non avrebbe la maggioranza in Aula.
E perché lo dico?
Perché qualcuno potrebbe obiettare: ma gli assessori
partecipano ai lavori d'Aula . Forse, aggiungo io, dopo tre anni
di esperienza.
E le commissioni legislative?
Non ci sarebbero le garanzie per la maggioranza di avere la
maggioranza nelle commissioni.
Ma nessuno ha pensato a tutto questo.
Perché la fretta: 5%, scheda unica, andiamo, si vota, si
vince .
Non è così. Non serve solo vincere. Occorre governare.
Allora, qualcuno ha risolto il problema numerico proponendo la
figura del deputato supplente. Faccio un esempio: se l'onorevole
Ferro, che farà parte della maggioranza nella prossima
legislatura, diventasse assessore, il primo dei non eletti dietro
di lui, diventerebbe deputato supplente. In totale, quindi,
l'onorevole Ferro costerebbe all'Amministrazione, per il gusto di
fare l'assessore, il doppio delle indennità e di tutto quello che
è il costo finanziario di un deputato.
Ridicolo. Se qualcuno pensa che possiamo sostenere una tesi di
questo tipo non ha capito niente.
Parliamo dell'incompatibilità tra deputato ed assessore, oppure
non parliamo di niente. Cominciamo a ragionare di nuovo sui
numeri che servono per governare la Regione. Non abbiate fretta.
Se qualcuno pensa - ed io non sono tra questi - che serve subito
la legge elettorale perchè l'onorevole Cuffaro s'insedierà presto
al Parlamento europeo, dobbiamo andare a votare.
Considero l'onorevole Cuffaro una persona talmente abile ed un
politico sopraffino che qualunque scelta opererà nella sua
autonomia di uomo, se ne assumerà tutte le responsabilità
politiche. Non temo le dimissioni del Presidente della Regione,
perchè avrebbe potuto farlo per cose molto più serie e non lo ha
fatto, dimostrando di essere una persona veramente seria.
Fretta e sconquasso si stanno creando sia nel centrosinistra
sia nel centrodestra. Ci chiediamo perchè non dobbiamo tentare di
arrivare ad una soluzione che dia modo a quest'Aula di non
impantanarsi, di non stare qui a recitare scene patetiche perchè
ci sarà la richiesta di numero legale su tutti gli emendamenti,
ci sarà la richiesta di voto segreto sulle cose più complesse.
Ci chiediamo anche per quale motivo dobbiamo scrivere una
pagina triste della politica di fronte ad una legge così
importante, signor Presidente.
Queste sono le cose che avrei voluto dire, in maniera
costruttiva, in un tavolo politico che non fosse l'Aula del
Parlamento siciliano. Ma l'ho chiesto inutilmente sino ad ieri.
Ed oggi mi trovo costretto a dovere svolgere questo ruolo, a nome
del gruppo di Nuova Sicilia. Abbiamo rispettato gli impegni: nel
fascicolo non esiste un solo emendamento firmato da un deputato
di Nuova Sicilia, sono altri gruppi di maggioranza che hanno
ritenuto di emendare il testo della legge.
Ma, a questo punto, se la maggioranza non ha la capacità di
ritornare al tavolo della politica per trovare la quadra a
partire dall'articolo 1, Nuova Sicilia voterà secondo la propria
coscienza.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
interverrò sull'articolo 1 e mi limiterò alla questione che
riguarda la scheda, la doppia scheda o la scheda unica, così come
è previsto nel testo in questo momento formulato.
Credo che già altri relatori abbiano posto in luce la necessità
che questa Assemblea avrebbe dovuto perseguire: anteporre una
discussione sullo Statuto che è fondante rispetto a quella con la
quale poi si articola la maniera di formare le istituzioni che
nello Statuto sono previste. E', infatti, automatico osservare
come nella nostra Assemblea costituente fu sostanzialmente deciso
che il popolo avesse avuto la centralità nella sua rappresentanza
parlamentare, quindi una sovranità del popolo espressa attraverso
il Parlamento direttamente eletto; la formazione quindi di una
democrazia parlamentare con l'elezione diretta dei deputati che
assumeva il ruolo di centralità da cui promanavano poi le
funzioni di governo nella elezione al suo interno dell'esecutivo.
Così è stato per decenni; così è stato in tutti gli organi
istituzionali maggiori, nazionali, regionali e locali.
Negli ultimi anni, è accaduto che altre ragioni hanno richiesto
la modifica di questo impianto e non già, a mio avviso, come
l'onorevole D'Antoni ha sottolineato, rincorrendo maggiori
funzioni di governabilità né di diversa modalità di
rappresentanza, ma rincorrendo un principio di maggiore
responsabilità delle funzioni rappresentative da parte
dell'elettorato.
Siamo cioè approdati alla necessità di una individuazione di
figure che assumessero un ruolo di maggiore responsabilità e,
pertanto, fossero elette direttamente dall'elettorato, non perché
questo potesse illuderci che poteva automaticamente consentire
una maggiore governabilità o una migliore qualità del governo, ma
perché così si potesse individuare, agli occhi dell'elettorato e
da parte dell'elettorato stesso, una maggiore responsabilità da
parte dei soggetti che venivano individuati.
L'elezione diretta questo ha come fondamento, non la illusione
che questo sistema possa da solo dare, in quanto maggiore
stabilità, migliore qualità di governo. E' ovvio che questo
attiene alla maturità della classe politica, della classe di
governo ed è ovvio che questo attiene anche alla maturità dello
stesso elettorato che sceglie i rappresentanti che elegge. E
quindi non è questa la critica che può essere fatta al sistema
delle elezioni dirette, non è argomentando, come peraltro è vero,
che questo non ha portato maggiore governabilità che si può
inficiare il principio e le ragioni per cui questo è nato che,
ripeto, risiedono nella rappresentatività, nella responsabilità
che in questo modo ci si assume più direttamente di fronte
all'elettorato, e quindi nell'individuazione che l'elettorato ha
della responsabilità nelle persone che vengono elette
direttamente.
Allora, questo principio di responsabilità che, a mio avviso, è
centrale nell'avere fatto sorgere in questi anni il bisogno
dell'elezione diretta e che non nasconde le insidie che vi
possono essere contenute e che dobbiamo essere consci di avere
presenti, tuttavia merita coerenza. Credo che questa coerenza
avrebbe avuto bisogno, e lo ribadisco ancora, di una discussione
nella sede propria, che era quella di definizione dello Statuto e
che quindi è esattamente l'opposto che stiamo facendo. Stiamo
costruendo l'antifurto prima ancora che un edificio possa essere
costruito; stiamo costruendo le modalità di esecuzione di un
impianto di cui non abbiamo deciso lo schema o di cui non abbiamo
deciso il sistema, per citare chi mi ha preceduto
intelligentemente ieri.
E tuttavia, se questa dev'essere la volontà del Parlamento, che
si abbia, nonostante l'ostinazione a volere guidare un treno in
corsa, almeno l'intelligenza di farlo con la coerenza necessaria
a quel principio di responsabilità che richiamavo
precedentemente, il quale impone la necessità che l'elettorato
scelga in maniera univoca e distinta le funzioni e quindi il
ruolo e quindi la persona del Presidente disgiuntamente da quelle
delle forze politiche che lo sostengono, proprio perché è
contenuto in questo non il sovvertimento di quel principio di
centralità che l'Assemblea costituente attribuiva al Parlamento,
ma l'affermazione di una doppia centralità ritenuta necessaria
dall'elettorato e quindi una centralità dell'esecutivo e una
centralità dell'organo legislativo, che è poi replicata,
coniugata nei livelli locali con la centralità del Presidente,
del sindaco e la centralità delle assemblee consiliari che in
quel caso debbono imporre indirizzi e programmi, e non
naturalmente leggi che appartengono invece al Parlamento.
Questa doppia centralità avrebbe dovuto essere sviluppata, non
soltanto nel nostro Statuto, ma credo, più in generale, nella
revisione costituzionale del nostro Paese.
Pur tuttavia, se questo sta per essere normato da leggi
elettorali che lo si faccia con la dovuta chiarezza; tale
chiarezza impone che questo principio di responsabilità disgiunga
le due funzioni e non al contrario, automaticamente, le
ricompone all'interno della stessa scheda.
Il principio vuole che le schede debbano essere due e distinte.
Solo nel caso in cui all'interno di una unica scheda è possibile,
anzi è dovuto, esprimere un doppio voto l'unica scheda potrebbe
essere consentita.
Quindi, bandire l'automatismo che, attribuendo il voto
politico alla coalizione o al deputato da eleggere, lo fa
confluire al presidente con cui quel deputato è collegato in
quanto questo meccanismo non esalta quel principio di
responsabilità che sottende la cultura di governo a cui stiamo
facendo riferimento.
La doppia scheda consente di avere destini disgiunti, non
soltanto politici come si riferiva precedentemente, ma anche
riferiti ad accidenti che possono intervenire nella vita e
nell'esercizio di funzioni del presidente eletto.
Con chiarezza l'elettorato vota ed elegge il Parlamento, con
chiarezza l'elettorato vota ed elegge l'esecutivo ed il
Presidente. La scheda disgiunta attribuisce e conferma ruoli
disgiunti a queste due funzioni e istituzioni.
Inoltre, la governabilità può essere certamente assicurata, non
già attraverso listini e formule succedanee di tutto questo, ma
attraverso premi di maggioranza che riportano, ancora una volta,
dignità alla centralità parlamentare e non con formule ibride che
attraverso l'elezione del Presidente si possono scambiare' le
funzioni e attribuire al listino la possibilità di superare e di
integrare o, addirittura, di sostituirsi a quelle funzioni
parlamentari del deputato eletto.
Al contrario, la scheda unica, così come è stata utilizzata e
così come viene ancora proposta e reiterata, contiene l'ipocrisia
del voto disgiunto che conferma la necessità che questo voto
possa essere effettivamente, sostanzialmente distinto, ma in
realtà non lo esprime fino in fondo, occultando la realtà dei
fatti, cioè la necessità di ancorare e di diluire la
responsabilità del Presidente eletto in quella più generale di un
Parlamento in un rapporto più univoco, privo di chiarezza. Tanto
che sono stati sottolineati i casi in cui i suoi destini vengono
totalmente confusi e non si perverrebbe alla comprensione di
quale sarebbe il ruolo del Parlamento nel caso in cui il
Presidente avesse problemi personali.
Questione che, peraltro - lo dico per inciso e mi trovo
d'accordo con chi mi ha appena preceduto - riterrebbe necessario
nel momento in cui si elegge con voto diretto ed esclusivo il
Presidente, l'elezione con voto altrettanto diretto ed esclusivo
del vicepresidente che a lui succederebbe in caso di necessità.
Inoltre, la possibilità attraverso la scheda unica di eleggere
il Presidente, mediante il voto al deputato, contribuisce - così
come è avvenuto in questi anni e, soprattutto, a livello locale
dove questo principio viene coniugato e replicato - al
proliferare di liste fai da te, al proliferare di una
frantumazione del quadro politico, alla creazione di liste che
hanno la funzione di catturare consensi e direzionarli a
vantaggio del candidato-Presidente che snatura la centralità e il
ruolo di quel Parlamento di cui, invero, con la scheda unica
vorrebbe mantenere funzione e dignità. Questa è una
contraddizione insanabile.
Al contrario, ritengo che ridurre alle due schede distinte il
voto degli elettori contribuirebbe a dare chiarezza e pulizia al
giudizio dell'elettorato stesso che si troverebbe ad esprimere un
voto al deputato, ma soprattutto non si troverebbe una ridda di
candidati artificialmente inventati che spesso drogano' il
consenso stesso, che permeano la società in maniera impropria con
candidature inventate ad hoc. Quando, invece, le forze politiche,
potendo esprimersi in maniera distinta e con scheda separata,
potrebbero, veramente, dare il meglio di sé ed offrire
all'elettorato candidati di qualità e non immettere nel mercato,
per scopi di consenso, candidati che, spesso, nulla hanno a che
fare con la politica, se non la funzione di drenare e catturare
voto per consensi e scopi impropri.
Credo che questo dimostri come soltanto l'ostinazione e la
malafede possa pervicacemente mantenere classi di Governo e
classi politiche di questo Parlamento legate all'idea della
scheda unica. Un'idea che contiene l'esatto contrario di quello
che vorrebbe esprimere e, soprattutto, l'esatto contrario di
quello che, in questo momento, il popolo siciliano desidera.
Non è infatti ignoto ad alcuno di voi, come il popolo
siciliano, nel caso di consultazione referendaria - e questa è la
questione che interessa alla collettività - si esprimerebbe a
grandissima maggioranza per votare con doppia scheda.
Lo abbiamo percepito quando, a seguito della legge numero 7 del
1992, l'elettorato è andato a votare e quando è stato ricondotto
a votare con la modifica introdotta dalla legge numero 35 del
1997, sentendosi tradito e confuso, nuovamente prigioniero,
imbrigliato da logiche che gli sottraevano il diritto di
comprensione e di esercizio libero. Il voto disgiunto è la
conferma attraverso quell'ipocrisia di ciò che l'elettorato,
invece, avrebbe voluto, ma che non riesce ad esercitare.
Ed allora che si abbia almeno il coraggio, nel caso in cui la
scheda dovesse rimanere unica, di introdurre il voto
confermativo, cioè di obbligare l'espressione della volontà
attraverso l'esplicita indicazione del voto al Presidente ed al
deputato, ancorché nella stessa scheda.
Ritengo che questo sia un punto di estrema importanza nel
rispetto dell'elettorato a cui credo questo Parlamento non possa
sottrarsi.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha
facoltà.
ORLANDO Signor Presidente, intervengo, soltanto, brevemente,
per riprendere un filo di ragionamento che mi pare stia cercando
di trovare dentro questa Aula una conferma.
Siamo chiamati, voglio ribadirlo, alla necessità di approvare
una legge elettorale e questa deve essere approvata e confermo
la mia opinione, tra l'altro affermata da altri colleghi che mi
hanno preceduto, che se noi volessimo avere una garanzia, direi,
quasi automatica che la legge elettorale è una legge di sistema,
avremmo dovuto approvare prima lo Statuto, perché è chiaro che
avendo prima uno Statuto nuovo si era in condizione di far
discendere la legge elettorale dalla impostazione di sistema
contenuta nello Statuto.
Faccio un esempio per tutti. Laddove si fa l'obiezione che la
legge elettorale attualmente trova un limite nello Statuto che è
a numero fisso di parlamentari. Con il nuovo Statuto si può
prevedere una mobilità nel numero dei parlamentari in aumento o
in diminuzione, voglio usare il riferimento dell'onorevole
Acierno, che oggi non è possibile prevedere e che potrebbe essere
un modo per evitare che l'introduzione di meccanismi, come quello
dello sbarramento, possano nuocere a qualcuno e avvantaggiare
qualcun altro, anziché essere forme di rispetto della volontà
degli elettori.
Ritengo che la politica non può essere soltanto l'arte del
se , ma deve essere l'arte del possibile , e se si ritiene che
lo Statuto non possa essere approvato in tempi brevi - e
realisticamente non può essere approvato in tempi brevi -
confermo la mia opinione di preferire una legge elettorale
brutta , uso una espressione provocatoria, ma subito,
piuttosto che non avere alcuna legge elettorale.
E c'è il rischio che si faccia subito una legge elettorale
brutta, poi la politica ne correggerà la bruttezza attraverso il
referendum, la raccolta di firme, o attraverso le norme della
legge che approveremo; sono i possibili modi per compensare gli
eventuali guasti. C'è anche la possibilità di esitare un'altra
legge elettorale di modifica, se questo dovesse essere
paradossalmente necessario, ma il tema non è questo. Il tema è
come ci rapportiamo rispetto a questa legge elettorale, posto che
la legge elettorale non segue lo Statuto, ma precede lo Statuto e
posto che questa legge elettorale inizia con l'articolo 1.
L'articolo 1 di questa legge elettorale fa riferimento a tre
concetti: contestualità, voto diretto e voto libero.
Stiamo affermando il principio che si sta procedendo
all'approvazione dell'articolo 1 che stabilisce l'elezione
contestuale del Presidente della Regione e dell'Assemblea. Questo
costituisce un'ipoteca per il dibattito successivo in quanto
l'affermazione che l'elezione è contestuale, di fatto, può
pregiudicare la possibilità dell'Assemblea regionale di avere un
ruolo autonomo rispetto al Presidente contestualmente eletto.
La contestualità, laddove non venisse corretta negli articoli
che seguono - si può correggere negli articoli che seguono e va
corretta - porta alla conseguenza logica che l'Assemblea segue la
sorte del Presidente contestualmente eletto e seguendone la sorte
ha una posizione subalterna rispetto al Presidente stesso che con
la sua scelta individuale può determinare la sorte di 90, 89
parlamentari regionali.
Quindi, se votiamo questo articolo 1, con la previsione della
contestualità, dobbiamo sapere che, se non introduciamo
meccanismi di correzione negli articoli che seguono, ribadiamo
ulteriormente quanto di cui tutti ci siamo lamentati: che
l'Assemblea non conti quanto potrebbe nei confronti
dell'esecutivo.
Vi chiedo: siamo contenti del ruolo che attualmente svolge
l'Assemblea? Allora, votiamo contestualmente senza correzioni.
Siamo convinti, invece, che questo ruolo dell'Assemblea debba e
possa essere potenziato? In tal caso stiamo attenti che votando
la parola contestuale' successivamente abbiamo l'onere di
introdurre qualche elemento correttivo.
Lo stesso ragionamento vale per con riferimento alla
espressione libero'.
Il voto attualmente non è libero. Non è libero perchè la
libertà, nell'esercizio di voto, prevede, ed è un fatto ormai
noto da Crouwel ai giorni nostri, la possibilità di astenersi.
Con questo sistema elettorale, se non chiariamo che c'è la
possibilità di astenersi, cioè se negli articoli successivi non
diamo all'elettore la possibilità di astenersi - come ricordava
ieri l'onorevole Spampinato - rispetto alla scelta del
Presidente, il concetto di voto libero' che abbiamo introdotto
nell'articolo 1 verrà contraddetto dal fatto che l'elezione del
Presidente non sarà libera .
Pertanto, oggi possiamo scrivere che è libera l'elezione del
Presidente, ma dobbiamo sapere che domani quando andremo a
verificare gli articoli 2 e seguenti, non possiamo stabilire il
principio per il quale chi sceglie un Presidente lo sceglie senza
averlo scelto.
Occorre trovare un meccanismo che consenta in qualche modo la
scelta del deputato e della lista, ma al tempo stesso del
Presidente. Diversamente, contraddiremo nell'articolo 2 e
seguenti l'affermazione di libero' contenuta nell'articolo 1.
Lo stesso ragionamento vale per la parola diretto', contenuta
negli articoli che seguono, ma dobbiamo decidere se è deve essere
diretto o no.
Perchè dico questo? Può accadere che nella discussione
successiva venga smentito quanto stiamo approvando adesso. E da
ciò ha origine l'esigenza di ipotizzare un ragionamento
complessivo che mi portava a suggerire l'accantonamento
dell'articolo 1, e non per non esitare la legge, ma perchè
l'articolo 1 rischia, successivamente, di essere in contrasto con
le scelte che faremo negli articoli seguenti.
Rimane, comunque, la possibilità di correggere, potrà forse
verificarsi l'esigenza, una volta arrivati all'ultimo articolo di
questa legge, di tornare all'articolo 1 per correggere la parola
diretto' o la parola libero'.
Personalmente mi auguro, invece, che non si debba correggere
nulla, nel senso che rimanga sia la parola diretto', che la
parola libero', semmai dovranno essere le norme dell'articolo 2
e seguenti a dovere essere coerenti con l'affermazione che oggi
stiamo facendo: l'elezione del Presidente è una elezione diretta
e libera.
Sono convinto che bisogna perseguire questo concetto ed è
questa la ragione per la quale vorrei, ancora una volta, invitare
- sapendo che è soltanto un invito a non ostacolare il cammino
dell'approvazione della legge - tutta l'Assemblea a tener conto
che con l'approvazione di questo articolo 1 saremo vincolati
nelle scelte che faremo negli articoli 2 e seguenti.
Non si potrà, cioè, non tener conto del fatto che nel momento
in cui si stabilisce che il Presidente della Regione viene eletto
con voto contestuale diretto e libero, non si potrà
successivamente prevedere nessuna norma che consenta la
separazione della sorte dell'Assemblea da quella del Presidente;
non si potrà approvare nessuna norma che permetta di scegliere
un candidato-deputato e nessun candidato-Presidente; non si potrà
disciplinare una norma che stabilisca che la scelta di un
deputato, di norma, impone la scelta del Presidente.
Ciò in quanto sarebbe in contrasto rispetto a quanto stabilito
dall'articolo 1 ed è la ragione per la quale vi invito, ancora
una volta, a fare un ragionamento di carattere complessivo e non
soltanto in riferimento all'articolo 1, ma anche con gli articoli
seguenti di questa legge.
Tale è il mio contributo, ovviamente l'Aula procederà, come è
giusto che sia, a maggioranza, scegliendo una determinata legge
elettorale; però cerchiamo di evitare di approvare una legge che
sostenga il contrario di quanto affermato il giorno prima,
altrimenti ne vale della nostra dignità, di chi ha votato un
giorno a favore e un giorno in senso contrario. Grazie.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti. Ne ha
facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevoli colleghi, preannuncio che
sarò brevissimo, solo per dire che, poichè l'intervento da me
fatto ieri sera oggi è stato ripreso da molti degli intervenuti e
visto che le ragioni non erano peregrine, dal punto di vista
politico, mi sento gratificato.
Dovrei adesso scegliere due strade visto che ho registrato che
vi è una volontà forte di andare avanti su questa legge
elettorale.
C'è una parte consistente dei gruppi parlamentari che ha deciso
di proseguire comunque, ritenendo che questa legge elettorale si
possa fare a maggioranza, e questa decisione è ferma nonostante
le argomentazioni riferite da altri colleghi siano fondate e
sostanzialmente condivisibili.
A questo punto è necessario essere coerente e scegliere due
strade: o la strada dell'ostruzionismo, che mi porterebbe ad
intervenire qui per quattro, cinque ore - e sono nelle condizioni
di poterlo fare - o dire che volete che sia così. Assumetevi le
responsabilità, andate avanti, la storia poi giudicherà, e spesso
la storia sa giudicare meglio di come noi siamo oggi in
condizione di fare. Quindi, andate avanti e vedremo in seguito.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri nel
mio intervento ho espresso un ragionamento generale, senza
entrare nel particolare ed il particolare che intendo evidenziare
è utile per trovare il bando della matassa, ossia per capire le
ragioni che hanno indotto questa maggioranza e, ahimé, anche una
parte del centrosinistra a scegliere una strada che,
sostanzialmente, elimina una parte consistente del popolo
siciliano, un assassinio politico che ha avuto anche modo di
esprimersi in situazioni storiche ben precise.
Questa volta voglio essere clemente, non voglio usare parole
grosse, ma considerato che stiamo parlando di legge elettorale e
visto che lei, signor Presidente, ci dà la possibilità di
esternare le ragioni per le quali si sta approvando una norma
anziché un'altra, è chiaro che c'è bisogno di un ragionamento per
comprendere le ragioni che hanno spinto a scegliere una strada
anzichè un'altra.
Tali ragioni non sono state spiegate; poco fa il collega
Stancanelli sosteneva che si stava facendo un comizio contro
Alleanza nazionale esaltando il movimento sociale. Ho detto che
mi distanzio mille miglia con le posizioni politiche e
ideologiche di questo partito.
Credo che la storia di questa Assemblea, negli ultimi anni, ha
visto dibattere, su questo tema, le ragioni per le quali non
bisogna mettere in moto leggi che incatenano, imbrigliano,
puniscono espressioni politiche di questa società siciliana. E
ciò lo si può esaminare guardando il prospetto dei voti riportati
da ciascuna lista nelle elezioni regionali del 1947. Le ricordo
che alle sue spalle, signor Presidente, ci sono due date
fondamentali: 1130-1947, ma la data del 1947 segna l'inizio di
un percorso per rievocare il più antico parlamento d'Europa, la
Sicilia.
Spesso uso questo termine il più antico Parlamento d'Europa
per indicare la nobiltà storica di questo luogo che a noi
siciliani conferisce lustro davanti al mondo e per tale motivo
possiamo vantarci più dell'Inghilterra, della Svezia, della
Danimarca, dell'Olanda, della Francia, della Germania, della
Spagna, del Portogallo di essere una regione-nazione, cioè essere
un qualcosa di diverso perché la storia ci ha forgiato in maniera
particolare, tant'è che noi siamo citati sempre come quel popolo
che ha nell'animo un doppio valore morale, quello
dell'accoglienza e del mescolare le nostre tradizioni con i
conquistatori, se così li vogliamo chiamare, che hanno messo
piede su questa Isola.
Non a caso abbiamo diversità di culture nel nostro territorio,
pensate per esempio la presenza della lingua albanese in Sicilia,
soprattutto nel palermitano, e ciò sta a significare la nostra
capacità di assorbire tutte le razze, e proprio per questa
peculiarità si è creata una regione-nazione.
Certo c'è il buco nero della mafia' dell'ultimo secolo che ha
listato a lutto molte famiglie siciliane e molte città sono state
colpite da una cultura mafiosa che ha preso possesso anche di
parte delle istituzioni e dell'apparato economico della nostra
Regione.
La cosiddetta pecora nera' esiste un po' in tutte le famiglie,
ebbene anche in Sicilia esiste ed è questo momento nefasto. Ma
spiego meglio cosa c'entra questo con le elezioni.
Giustamente, come diceva ieri l'onorevole Orlando, questa non è
una legge qualsiasi, non stiamo votando la legge per
l'attribuzione di un contributo per la festa del paese, si sta
parlando di una legge di sistema che mira a modificare l'assetto
sociale, politico ed economico di questa Regione.
Alla fine questa è la scelta: impiantare un nuovo sistema
politico, come dovrà crescere questa società.
A me pare che questo disegno di legge, invece, vada nella
direzione opposta - come dicevo all'inizio del mio intervento -
da quel principio fondamentale che si è dato la Regione Sicilia:
lo Statuto siciliano.
Lo Statuto siciliano è stato attuato per dare un indirizzo a
questa Regione, per farla uscire dal Medioevo nel quale era stata
ricacciata negli ultimi secoli e dall'abbandono del Governo
nazionale piemontese, del sistema politico dell'Italia
risorgimentale. Ebbene, quando questa Regione si è data,
all'inizio della metà del secolo scorso, nel 1947, una legge di
sistema - mi sono appassionato a questo termine del collega
Orlando - si è voluto dare un indirizzo in modo tale che la
Regione Sicilia potesse essere rappresentata in tutti i suoi
aspetti e non mi pare che questo aspetto abbia determinato una
instabilità di governo di quell'epoca.
Nè ha creato instabilità la legge del tatarellum, alla quale
non aderisco al cento per cento, ma dà un indirizzo e lei,
onorevole Lo Porto, ha votato questa legge in Parlamento, perché
l'ha fatto il suo collega di partito Tatarella. E non mi pare che
abbia scelto una strada per penalizzare il suo partito.
Proprio perché, nel 1991, il Movimento Sociale aveva subito un
crollo totale in tutte le regioni d'Italia, compreso anche la
Sicilia, si doveva dare una spallata', aiutata anche dal
movimento politico Mani pulite che aveva dato un indirizzo
completamente diverso, che si è sollevato attraverso questo
sistema bipolare creato con la legge Mattarella, cosiddetta legge
della Seconda Repubblica.
La legge cosiddetta tatarellum' non solo creava stabilità, ma
un equilibrio, perché non sono i piccoli partiti a creare, in un
sistema, una instabilità. Le ragioni per cambiare una legge
elettorale devono essere motivati su fatti concreti, cioè su temi
politici, perché un sistema non regge perché c'è troppa
frammentazione, invece noi sappiamo benissimo che il tatarellum
ha in sè un senso regolatore, cioè regola il sistema politico di
maggioranza e di opposizione, creando il suo giusto equilibrio.
Voi avete una stragrande maggioranza in questo Parlamento e non
mi pare che in questo momento se ci sono ostacoli nella
formazione, nella creazione, nell'approvazione delle leggi questo
sia dovuto alla frammentazione dei cinque, sei, sette partiti
presenti in quest'Aula.
La contraddizione interna alla stragrande maggioranza della
maggioranza di questo Parlamento, appunto - veti incrociati tra
UDC, Alleanza Nazionale e Forza Italia - si scompone e si compone
a seconda degli interessi del momento, ma - ripeto - non c'è mai
stato uno squilibrio dovuto ad un problema di sistema derivato
dalla frammentazione. Quindi non si spiegano le ragioni di questo
cambiamento se non - come dicevo ieri - per garantire alla
stragrande maggioranza dei deputati di quest'Assemblea il
mantenimento del potere, l'assicurazione di essere rieletti nella
prossima legislatura a danno dei piccoli partiti.
Ben diceva il collega Acierno quando faceva riferimento ai voti
che i piccoli partiti non potranno utilizzare proprio per questo
sistema contorto e perverso. Perché questi voti, 200.000,
300.000, 400.000 non sarebbero utilizzati come resti, bensì
distribuiti a coloro che non hanno avuto questi consensi: cioè
significa che gli amici dei DS o della Margherita, i colleghi di
Alleanza Nazionale, di Forza Italia, dell'UDC si spartiranno
questi 200, 300, 400.000 voti che non gli appartengono in quanto
i cittadini intendevano assegnarli a ben altri partiti.
Questa è la verità, e l'assassinio sta proprio in questa norma,
che sarebbe corretto definire legge truffa .
E' giusto che sia parte del centrosinistra che parte del
centrodestra - mi riferisco al Patto per la Sicilia, a Nuova
Sicilia, ai socialisti di De Michelis - possono denunciare la
rapina che si vuole perpetrare a danno dei siciliani, perchè non
si vuole penalizzare il singolo deputato o il singolo partito ma
si vuole penalizzare la Sicilia, o meglio una parte dei siciliani
che non pur non avendoli si vedranno utilizzare i loro voti per
eleggere qualche trombato residuale all'interno dei cinque
grossi partiti della maggioranza. Questa è la verità
Gli eventuali voti a favore dei Verdi, della Primavera
siciliana, di Italia dei valori, di Nuova Sicilia, dei Comunisti
italiani, di Rifondazione comunista, di Patto per la Sicilia, dei
Liberalsocialisti, dei Socialisti di destra o di sinistra, non
saranno rappresentati in quest'Aula perchè verrebbero assegnati
in maniera illegittima e truffaldina alla restante parte.
Ma questa non è politica, questo è latrocinio, questo significa
rubare i voti dei siciliani
L'onorevole Virzì mi diceva poc'anzi che purtroppo la politica
è questo. Ma politica non significa che tu puoi uccidermi ed io
non debba potermi difendere. Non potete pensare che io sia così
stupido da appoggiare la mia eliminazione fisica, politicamente,
l'eliminazione dei consensi di parte del popolo siciliano che già
si è espresso e che nelle ultime elezioni europee lo ha
dimostrato.
Assistiamo ad una crescita di un consenso trasversale in questa
Regione, basti ricordare che nella mia città - e lo dico
candidamente - ho avuto anche l'onore e la riconoscenza di
ottenere un numero di preferenze superiore a quelle del
Presidente della Regione, caro onorevole Cimino, e questa è la
dimostrazione che la gente sa scegliere e con il voto sa dare
delle indicazioni politiche.
Qui si vuole però rubare il consenso in maniera truffaldina
attraverso una legge assassina. Ritengo che gli amici dei DS e
della Margherita non dovrebbero rendersi complici, direttamente o
indirettamente, così come stanno facendo, di tale complotto.
Vorrei anzi che spiegassero quali sono le vere ragioni politiche
di questa scelta. Avete mantenuto il sacco a questa legge Noi
questo lo diremo, perché senza il vostro consenso, senza la
vostra tacita complicità, questa legge non può andare avanti,
perché nessuno può fare le regole da solo
Credo che noi abbiamo l'obbligo di studiare le leggi e se si
dovesse andare al referendum faremmo una campagna referendaria
non solo contro il centrodestra ma anche contro coloro che si
sono resi complici di questa politica, perché sono entrambi
assassini della politica siciliana
Forse negli anni passati non c'erano queste possibilità, ma
oggi lo Statuto ci ha concesso lo strumento del referendum.
E ritorno su questo concetto dello Statuto, di cui lei, signor
Presidente, si è vantato quando abbiamo commemorato l'amico
onorevole Leanza. In questo caso lo abbiamo commemorato per
insultarlo, signor Presidente, dimostrando che i suoi lavori, il
suo sacrificio, la sua capacità di essere sempre presente in
quella stanza per cercare una mediazione per elaborare questo
nuovo Statuto non è servita a niente
Allora risparmiamoci la retorica delle buone anime perché se
vogliamo essere coerenti questi devono essere princìpi che devono
mantenersi dall'inizio alla fine, e non si può provare una
riconoscenza a rate, interrompendo i valori della riconoscenza e
della commemorazione
Forse sono stato un po' pesante nelle mie espressioni ma è
chiaro che il rispetto della politica deve essere accompagnato
dal rispetto per i singoli individui, perché ognuno di noi ha una
dignità da fare rispettare affinchè possa conservarsi come
memoria storica di questa Assemblea.
Non faremmo certo una bella figura se, fra qualche anno,
qualora questa legge fosse approvata così come voi la volete,
dovessimo renderci conto che non è una pagina onorevole della
storia di questa Assemblea quella nella quale si parla di essa.
Non potete venire a dire nè qui nè altrove che si è fatta una
legge di riforma per creare finalmente un equilibrio. Voi avete
fatto una vera e propria controriforma per mantenere il potere
saldo non solo ai partiti ma anche agli uomini.
Il vostro scopo non è quello di esaltare il partito, in questo
caso il singolo partito, ma di esaltare solo l'interesse
personale di qualcuno che con il sistema del tatarellum non
aveva la garanzia della rielezione. Ecco perché bisognava
prendere voti e rubarli a qualcuno, ed avete trovato il sistema.
Questo è un sistema tutto regionale, ma se lo trasferissimo a
livello politico nazionale che figura ci fareste cari amici della
maggioranza e di parte dell'opposizione?
Le cronache di questi giorni, anche di questa mattina, dicono
che all'interno della stessa maggioranza c'è chi punta al ritorno
al proporzionale e chi, addirittura, come Forza Italia, vorrebbe
estendere il tatarellum anche nel campo delle elezioni
nazionali. Ed allora cercate una soluzione al problema.
Qualcuno potrebbe affermare che la nostra è una Regione a
Statuto speciale, ma appunto perchè siamo una Regione a Statuto
speciale - per la peculiarità di quella data del 1947 che rievoca
il primo Parlamento d'Europa - noi non possiamo tradire quella
data quando sono stati eletti per la prima volta 90
rappresentanti di questa Sicilia, attraverso un sistema
proporzionale, attraverso il recupero dei resti regionali.
Ebbene, coloro che hanno fatto questa legge chiaramente avevano
intenzione di coinvolgere tutta la popolazione nelle scelte
politiche di questa Regione e non soltanto i capibastone della
politica attraverso i suoi rappresentanti, perchè poi ognuno a
livello provinciale rappresenta il capobastone, rappresenta il
capo indiscusso, che non deve essere messo in discussione in una
eventuale scelta di seggio elettorale, deve avere la sicurezza
dell'elezione. Questo alla fine è il nocciolo della questione
Ed è così che si vorrebbe tramutare la politica, signor
Presidente, e mi smentisca se sbaglio.
Vorrei dire ai capigruppo che non può essere così, che la
stabilità è un'altra cosa e non dipende dalla frammentazione, e
la schiacciante maggioranza del centrodestra in quest'Aula ne è
la dimostrazione.
Certo non posso prevedere se sarà il centrodestra o il
centrosinistra a governare questa regione alle prossime elezioni
regionali, ma è chiaro cari amici del centrosinistra, Margherita
e DS, che con questa legge elettorale non si può arrivare; e voi
cari amici del centrodestra non vi illudete che questo possa
essere facile, perchè tutto diventa imprevedibile. Ho già detto
ieri che la matematica non è un'opinione, voi avete studiato un
sistema blindato , ma il vero nocciolo della questione è come
fregare i partiti minori ed accaparrarsi i voti di questi, in
modo tale che qualche deputato di un collegio di Agrigento, di
Enna o di Caltanissetta possa avere la sicurezza di essere
rieletto.
Non ci sono altri argomenti, tanto è vero che poi la parte
burocratica della legge è una scopiazzatura tecnica che non ha
valore, in quanto gli articoli fondamentali sono soltanto
l'articolo 1 e l'articolo 2.
Sulla questione della doppia scheda io sono favorevole, però
vorrei dire ai colleghi dei DS che la battaglia che stanno
portando avanti è una battaglia finta, una battaglia persa in
partenza, perchè la Casa della Libertà non cederà mai
sull'articolo 1, non cederà mai sulla doppia scheda. E perché
dovrebbero cedere?
Nel 1992, vigente la legge 7 appena approvata, quando il
centrodestra (che allora non si chiamava centrodestra) ebbe anche
l'appoggio esterno del PC, abbiamo assistito alla fine della
prima Repubblica. Alla luce di quella esperienza, oggi avete
rivisto le vostre posizioni, ma nel frattempo è morta anche la
seconda Repubblica, e si va verso la terza, la Repubblica del
fai da te . Voi avete affermato che questa legge serve a non far
infiltrare le mafie nei partiti, serve per evitare la formazione
di liste fai da te , ma abbiamo visto che non è così, che
possono esserci anche altri accorgimenti, altri sistemi,
onorevole Formica.
Questa è una barzelletta a cui non crede più nessuno, come se i
mafiosi aspettassero le liste fai da te per poi fare politica.
La mafia ha fatto sempre politica e la fa tuttora anche con i
partiti che sono attualmente costituiti, quindi non usate più
queste barzellette, non dite queste cose perché questo vi
squalifica politicamente. Volete prendere in giro i cittadini
siciliani? Guardatevi intorno e vedrete che le cose non sono come
dite voi, oppure dite ciò perché pensate che qualcuno possa
cadere in questo tranello.
Basta confrontare i risultati elettorali del 1947, quando tutti
i partiti erano rappresentati col recupero regionale, con quelli
del 1991. Nel 1991 c'è stato l'exploit della Rete, che con
200.000 voti ottenne 5 seggi, ma vi furono liste che con 100.000
voti presero un seggio e liste che con 230.000 voti ne presero
dieci, ed è quello che si vuole ottenere con l'approvazione di
questa legge.
E' questo un sistema democratico che può dare stabilità, che
può creare governabilità? Il rischio è proprio quello che possa
ripetersi la stessa situazione del 1991, perché abbiamo le stesse
caratteristiche storiche e politiche. Certo non esiste più la
Rete, ma inventerete altri partiti, perché avete la capacità di
inventarvi delle liste. Basta vedere l'esperienza delle ultime
elezioni politiche europee, quando Forza Italia ha creato una
lista civetta che si chiamava Verdi-Verdi , il cui ideatore è un
certo Sandro Fontana, responsabile nazionale adesione a Forza
Italia per cercare di fregare qualche seggio ai Verdi. E poco è
mancato perché questo colpo riuscisse, perché per 25.000 voti
questa lista non ha preso un seggio. Ci ha provato pure la
Margherita con la nuova DC, cosiddetto Paese Nuovo, ma le
condizioni sono diverse perché in quel caso sono stati almeno
rispettati i criteri di non confondibilità, ma la carognata di
Forza Italia è stata veramente madornale.
Voi usate questi mezzi truffaldini e l'avete dimostrato in
campo nazionale, figuriamoci in campo regionale. Noi facciamo
appello anche ai segretari nazionali dei nostri rispettivi
partiti cosiddetti minori del centrosinistra per indurre
Margherita e DS ad un ripensamento perché questo è un suicidio
politico. Magari l'amico tal dei tali dei DS potrebbe avere la
garanzia di essere rieletto con il metodo dei resti in una
determinata provincia a danno della Primavera siciliana o Italia
dei valori o Verdi, ma cosa guadagnate? Guadagnate soltanto la
possibilità di perdere matematicamente e in modo certo le
elezioni prossime venture, questa è la verità
Voi state scegliendo un suicidio politico amici dei DS e della
Margherita, perché sappiamo bene che invocare la doppia scheda è
una farsa, io non credo che l'amico Formica, l'amico Cintola,
l'amico Leontini cederanno mai, neanche se pesantemente
minacciati, a questa vostra richiesta; e voi sapete benissimo che
questa è una richiesta che non accorderanno mai perché tale
facoltà non trova riscontro in campo nazionale e nelle altre
regioni del Paese.
I rappresentanti dei partiti di FI, UDC e AN non sono
sicuramente degli sprovveduti. Voi, amici del centrosinistra,
perché vi ostinate a insistere su un argomento che non trova
consensi fra i partiti di maggioranza?
Insistete soltanto perché con tale accordo su questo argomento
siete assicurati E questa me la chiamate politica, cari amici
del gruppo DS e della Margherita, me la chiamate politica di
centro-sinistra?
Volete governare la Sicilia avallando le scelte dei partiti del
centrodestra? Si tratta soltanto di prestare politicamente il
fianco al centrodestra per un pugno di quattro o cinque seggi dei
gruppi minori del centrosinistra
Se questa è la politica allora meritate questa legge e
perderete le prossime elezioni politiche regionali. Non invocate
un sicuro perdente perché non sacrificherete nuovamente l'amico
Orlando alle prossime elezioni con questo sistema elettorale.
A voi non importa di governare la Sicilia, fate finta di volere
governare la Sicilia attraverso lo scorporo delle due schede, ma
alle prossime elezioni regionali la consegnerete a uno qualunque,
a Cuffaro o al mio omonimo Micciché.
Di questo si tratta. La battaglia politica è fra gli stessi
partiti di maggioranza.
Non mi appassiona questa scelta, non mi appassiona questa
politica, queste decisioni prese dall'alto.
Se l'amico e presidente Cuffaro supererà la montagna o
l'ostacolo giudiziario probabilmente sarà ricandidato, ma se
questo non accadrà avrà pronta una legge elettorale che metterà
avanti un rappresentante di FI.
Questa è una partita che verrà giocata all'interno dei partiti
di maggioranza.
Cari amici dei gruppi DS e Margherita, perché volete reggere
questo gioco? Perché volete allargare un tale sacco e metterci
dentro la Sicilia e i siciliani, come dice l'amico Cintola?
La verità è a monte e cioè il modo in cui si vogliono risolvere
i problemi della Sicilia.
A chi appassiona la mia battaglia politica? Le masse popolari
siciliane non si strapperanno le vesti se passerà questa legge,
so che voi pensate così. Avete, ormai, disaffezionato il popolo
alla politica, avete incrementato il qualunquismo e incitato a
non votare per i piccoli partiti.
Il leader di FI, Silvio Berlusconi, alle ultime elezioni ha
suggerito di non votare per i piccoli partiti, ma voi dell'UDC
siete un po' strabici perché il vostro rappresentante a livello
nazionale, Follini, si è risentito perché il partito dell'UDC a
livello nazionale è un piccolo partito, ha quasi lo stesso
consenso del gruppo dei Verdi, c'è soltanto qualche punto
percentuale di differenza.
Allora, tutto questo è un discorso di convenienza politica,
personale e non di scelte per la risoluzione dei problemi del
nostro Paese. Voi volete fare una legge commettendo un
assassinio' politico vero e proprio. Ma questo è politicamente
immorale.
Dico questo perché spesso si cita il termine assassinio
nell'accezione anomala di eliminare una persona, così come nella
terminologia araba di assunzione di hashish sempre al fine di
uccidere per eliminare alcune persone che davano impaccio perché
bisognava prendere la roba, erano gli assuntori di hashish che
ammazzavano coloro che potevano rubare l'hashish e diventavano
assassini, appunto, da hashish..
Il concetto è, quindi, prendere la roba. In questo caso la roba
non è più l'hashish ma il potere per il potere, a danno di coloro
che sono stati rappresentati attraverso il voto democratico,
poco, ma rappresentati. Questa è la diversità
Tutti siamo nati piccoli e poi siamo cresciuti. Guai, però, a
dimenticare che quando si è piccoli e si è contro una persona
dieci volte più grande di te, che ti può piegare alla sua
volontà, pensate quanto odio, quanto rancore può provare una
persona nei confronti di chi ci vuole annientare, perché di
questo si tratta.
Signor Presidente, quando lei è arrivato nel suo partito alla
fine degli anni '80 lo ha trovato ai minimi termini. Si rendeva
conto che l'alternativa era tutta una serie di cose che avete
fatto quasi in combutta con parte della Sinistra. Questo lei non
può negarlo, perché è storia, cronaca politica dell'ultimo
periodo della nostra Nazione.
Voi avete spinto per una maggiore rappresentanza proporzionale
al massimo, poi avete sposato il bipolarismo quando avete visto
che c'era un nuovo podestà che stava nascendo e che tutt'ora
esiste.
Allora, la verità è che una volta si nasce, una volta si muore.
Ho l'impressione che voi avete la malsana idea che non morirete
mai politicamente, che sarete sempre a cavallo .
Questo è un grave errore per un politico. Il politico deve
pensare anche al dopo, deve pensare che dopo le vacche grasse
possono esserci le vacche magre.
Anche voi domani potrete far parte dei piccoli partiti. Non so
quanti di voi resisteranno dopo questo diluvio universale che
potrà succedere come è successo nella prima Repubblica; si potrà
anche verificare nella seconda Repubblica, come stanno a
dimostrare gli albori ed i segnali delle ultime elezioni.
Ho portato qui il manuale parlamentare per dirvi di leggerlo;
leggete i risultati elettorali dal 1947 ad oggi e vedete la
traiettoria. Certo, c'era un solo grande partito che non moriva
mai, era la Democrazia cristiana, ed a seguire il Partito
comunista italiano.
Bene, la disarticolazione è avvenuta. Una ricomposizione può
avvenire, ma non alla stessa maniera, perché la storia si ripete
ma non negli stessi termini, non con le stesse persone,
soprattutto
E questo deve servire da insegnamento: la storia si può anche
ripetere ma non con gli stessi soggetti, perché siamo di
passaggio, signor Presidente, e anche lei è di passaggio, signor
Presidente
Non mi pare che una decisione diversa possa considerarsi
saggia. E in politica la saggezza è la virtù più importante ed è
quella che voi non avete dimostrato di avere al momento: non
avete la saggezza politica e la lungimiranza per l'oggi ed anche
per il domani.
Probabilmente, se vi fate questa legge, qualcuno di voi avrà la
sicurezza all'80, al 90 per cento di ritornare qui in questa
Aula, ma non è detto che sarete premiati tutti, diciamo così.
Ma con quale risultato? Con il risultato di avere una Sicilia
allo sbando Con una Sicilia dove la disoccupazione la fa da
padrona, dove i disservizi sono ormai la normalità, non la
anomalia, dal problema della sanità ai problemi che riguardano il
vivere civile nella nostra comunità, i problemi idrici, i
problemi dei rifiuti, i problemi della stabilità e della
sicurezza sociale.
Ciò è la dimostrazione che questa Sicilia non sarà governata e
non migliorerà con questa legge.
E, poi, torno a ripetere: prima nasce la madre e poi la figlia.
Voi state facendo nascere qualcosa secondo un ordine
innaturale: prima lo Statuto e poi la legge elettorale. Se
qualcuno di voi avesse poi intenzione di presentare un
emendamento, esso sarebbe completamente in contrasto con quanto
stabilito dallo Statuto e viceversa.
Lo Statuto deve essere precedente in quanto deve stabilire le
regole a cui tutti noi dobbiamo uniformarci. Voi, invece, avete
creato un ibrido, un mostro che probabilmente farà solo gli
interessi di pochi, ma non della Sicilia.
Concludo, signor Presidente, rivolgendo un appello ulteriore al
suo senso di ragionevolezza. Stamattina ho letto la
dichiarazione che lei ha rilasciato al giornalista Ciancimino su
La Sicilia , secondo la quale i piccoli partiti si possono
alleare.
Signor Presidente, perchè il suo partito non si allea con
Forza Italia? Perchè non fate una lista unica, Forza Italia, UDC
e Alleanza Nazionale? Chi vi impedisce di farlo? Perché ci
costringete a fare cose che sicuramente fanno soltanto i vostri
interessi e non quelli della collettività siciliana?
L'onorevole Virzì, poc'anzi mi ha detto che siamo in una
giungla dove vige il principio vita mia morte tua . E' questa
la verità della vostra scelta politica che nulla ha a che vedere
con gli interessi dei siciliani; fa soltanto i vostri interessi
per la prossima rielezione ad personam, caro Presidente del
Gruppo parlamentare UDC. Con questa legge lei può stare
tranquillo, non ha bisogno di farsi la campagna elettorale tanto
ormai la via è tracciata, è la legge che sceglie chi devono
essere gli eletti.
Avete fatto questa scelta; è una scelta criminale,
politicamente criminale, non vi sono altri termini politici. Non
si può dire che è una scelta discutibile, è criminale, perchè per
fare un proprio interesse si elimina un'altra persona, si
commette un crimine, si eliminano dalla scena politica soggetti
che sono stati rappresentati ma che, per ragioni tecniche, di
carattere contabile- matematico non riescono ad avere il seggio
in Parlamento.
Ecco perchè il collegio unico regionale è l'elemento più
democratico che possa esistere in riforma elettorale, voi non lo
volete in quanto avete deciso di uccidere la rappresentanza, una
parte della rappresentanza del popolo siciliano.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
facoltà.
LO CURTO. Signor Presidente, preliminarmente voglio chiederle
scusa
perchè anche questa volta ho chiesto di intervenire per ultima.
Non era certamente per fare una cosa contro lei, ma semplicemente
perchè ho meditato a lungo se intervenire in questo dibattito.
Ci ho riflettuto tanto, sono preoccupata per come stanno
andando le cose, per quello che sta accadendo in quest'Aula, per
il tentativo di lasciare tra gli inascoltati coloro che, invece,
chiedono di fermare l'iter di questo disegno di legge di riforma
elettorale.
Ed allora, ci ho riflettuto a lungo, mi sono chiesta a che
serve parlare, prendere la parola e testimoniare la posizione che
non è personale, ma è la posizione del mio partito, la posizione
che io condivido con i colleghi di Nuova Sicilia .
Ha ancora un senso esprimersi in quest'Aula se, comunque e
nonostante tutto, poi chi è deputato a decidere di andare avanti
ha già annunciato che così sarà? Ed allora, mi sono chiesta se
valeva la pena.
Ho ascoltato a tratti l'appassionato intervento del collega
che mi ha preceduto, un intervento che certamente è costato in
termini di pazienza ai colleghi seduti tra i banchi in modo
particolare, ma mi rendo conto che il percorso che è già stato
tracciato non sarà fermato.
E dunque, voglio svelare la mia preoccupazione: mi chiedo se
ognuno di noi non stia semplicemente svolgendo il proprio ruolo
obbedendo ad una ritualità che, tuttavia, è svuotata di
significato e di contenuto.
Eppure, nonostante ciò, non ho voluto rinunciare a rendere
questa testimonianza, perché credo molto nella democrazia e,
soprattutto, credo nella democrazia come valore, cioè come
sistema di principi ideali a cui, poi, anche i partiti, anche la
politica devono uniformarsi. Ed invece la grande preoccupazione è
che proprio la democrazia rischia di uscire sconfitta da
quest'Aula, dove prevarrà sicuramente la logica dei numeri e
questo è un concetto proprio della democrazia, però è un concetto
della democrazia come sistema di potere piuttosto che come
sistema di ideali e valori ai quali io credo e nei quali ritengo
credano anche tanti altri colleghi che questa mattina mi hanno
preceduto nel loro intervento.
Ebbene, oggi il valore della democrazia in quest'Aula è
seriamente e sinceramente compromesso perché rimangono
inascoltate tante voci preziose che nel passato, ma anche oggi
continuano a dare un significativo contributo alla crescita di
questa nostra regione, siano esse di esponenti dei partiti di
minoranza, delle opposizioni, o di partiti che sono stati dentro
la maggioranza e che non lo sono più o, ancora, di partiti che
ancora oggi sono, come Nuova Sicilia , come Patto per la
Sicilia , come i socialisti, dentro la maggioranza.
Signor Presidente, la fluidità del panorama politico,
l'incertezza e l'instabilità del Governo nazionale, non dico
anche a livello regionale, ma certamente l'instabilità del quadro
politico oggi dovrebbe fare riflettere sulla necessità di
prendere tempo, di dare ascolto, di prestare attenzione a chi
chiede ascolto ed attenzione, su una legge elettorale che non
vedo perché, non capisco perché debba essere accelerata senza che
a monte si sia fatta chiarezza sullo strumento che diventa
quadro di riferimento della legge elettorale stessa, e mi
riferisco alla riforma dello Statuto.
Non voglio ritornarci e non ha senso allungare i tempi del
dibattito dato che già autorevoli colleghi hanno espresso
l'importanza e la necessità di far precedere alla riforma
elettorale la riforma dello Statuto. Pertanto, non ci tornerò,
ma stigmatizzo negativamente questo incedere affannoso, questo
incedere, comunque, accelerato che si fa in ordine alla riforma
elettorale, senza pensare che la fluidità del quadro
politico,nonchè la sua incertezza avrebbero richiesto da parte
dei partiti e degli schieramenti un momento di riflessione, un
momento nel quale fare posto alla politica facendo retrocedere le
posizioni individuali dei singoli partiti.
E lo dico anche e soprattutto alla maggioranza di cui faccio
parte, perché credo che il valore di una coalizione debba essere
prioritario alle scelte dei singoli partiti e lo viviamo in campo
nazionale, lo abbiamo vissuto con l'esperienza delle elezioni
europee, il quadro si è decomposto, se non proprio scomposto del
tutto. La decomposizione del quadro dovrebbe fare riflettere
sull'esigenza di rendere più unitario l'itinerario anche sulla
riforma elettorale, se non vogliamo correre il rischio. E' questo
un monito, un appello che faccio e che lancio alla mia
coalizione, alla coalizione di centrodestra che pure si presenta
altrettanto frammentata come quella del centrosinistra.
Allora, su una riforma elettorale che a monte dovrebbe
prevedere grandi convergenze e grandi consensi dovremmo riuscire
a trovare l'esigenza di condotte unitarie; condotte nelle quali
ciascuno si possa riconoscere, ogni forza politica possa
riconoscersi, perché questa è una legge di sistema, è una legge
che definirà il quadro politico, l'assetto, qualunque maggioranza
essa sia quella che si insedierà da qui alla fine di questa
legislatura, quando si dovrà procedere con un nuovo Governo, per
votare, appunto, un nuovo Parlamento si dovrà avere chiarezza in
merito al metodo con cui si è arrivati.
Oggi mi pare che questa chiarezza ancora non ci sia, se è vero
come è vero che partiti importanti nelle coalizioni e di
entrambe le coalizioni mostrano resistenza sull'incedere
affannoso e accelerato che, comunque, qui si è impresso.
E sono preoccupata di questo, perché mi pare che la politica
sia sempre meno presente nel dibattito di questo Parlamento che
dovrebbe - come è stato detto dal mio collega di partito,
Alberto Acierno - precedere il dibattito finale nella sede
parlamentare nazionale. Il Parlamento è il momento della sintesi,
quello nel quale le scelte sono compiute a monte, e non mi pare
che simili scelte in merito a questa legge siano già compiute
perché il dibattito che c'è in quest'Aula dimostra la
frammentarietà delle posizioni, la diversificazione che non è
solo una diversificazione di carattere politico, partitico ma è
di sistema.
Allora, su una legge elettorale così importante, nella quale
non sono stati sciolti i nodi fondamentali che sono relativi al
presidenzialismo, al modello di governo da scegliere, un modello,
attenzione, nel quale il rischio è che questo Parlamento si
espropri in maniera autonoma delle proprie prerogative in modo da
contare sempre meno, bilanciare i poteri e dare corpo e sostanza
all'idea di democrazia nella quale hanno creduto i padri
costituenti che hanno fatto la costituzione della Repubblica.
Dare corpo e sostanza ad un bilanciamento dei poteri tra
Parlamento ed Esecutivo significa consentire che ci sia quella
capacità di dialogo tra chi deve svolgere il ruolo amministrativo
ed esecutivo e chi ha, invece, il compito di fare le leggi in
rappresentanza del popolo che lo ha eletto.
E' vero, ci sono i partiti, ma i partiti hanno il dovere di
essere legati alla base che li elegge, perché forse il male
storico di questi partiti, da un po' di tempo a questa parte, è
proprio quello di essere lontani dalla base elettorale, di essere
troppo lontani e distanti dai cittadini che non sanno più
riconoscersi in questi partiti che un tempo dietro le grandi
sigle raccoglievano un sistema di ideali ed era chiaramente
identificabile quel percorso anche dall'ultimo dei cittadini e
dall'ultimo degli analfabeti.
Oggi abbiamo una classe dirigente molto incerta sulle scelte da
fare, molto confusa, e se qualcuno teme il proliferare dei
partiti e delle sigle minori avrebbe di che dire sul piano delle
responsabilità politiche che attengono alla regia politica di chi
governa i partiti.
Se c'è un bisogno di liste fai da te evidentemente c'è un non
riconoscersi da parte dei cittadini nei partiti che oggi
governano il Paese e governano anche la nostra Regione.
Evidentemente, questo ci dovrebbe fare riflettere e piuttosto
che andare avanti a colpi di maggioranza - maggioranze
trasversali, peraltro, come quelle che qui si realizzano tra
pezzi del centrosinistra e pezzi del centrodestra - ci si
dovrebbe interrogare sul ruolo che i partiti debbono avere oggi
in Sicilia, su quale sistema di valori debbono potere
rappresentare per essere immuni da quegli attacchi che vengono
proprio da certi settori, da certi ambienti che non sono
certamente legati alla legalità.
E' questa la vera sfida, e non certamente quella paventata dal
collega Santi Formica che individua nell'aumento dei partiti
minori la possibilità di infiltrazioni mafiose o di mafiosi che
vogliono fare liste. Da che mondo è mondo, la storia lo insegna,
la mafia è stata sempre vicina al potere e ha cercato di essere
collusa, di trovare collusioni dentro il potere, non ha certo
albergato nei partiti minori.
Abbiamo invece l'esigenza di difendere tutti insieme i valori
della legalità ed interrogarci profondamente sul ruolo di questi
partiti, dei partiti maggiori, se ancora sono veramente
rappresentativi della base che li elegge, se veramente c'è
l'esigenza e la capacità di rispondere ai cittadini che sono il
corpo elettorale che va rispettato ogni giorno della nostra vita,
quando siamo qui a rappresentarli e non soltanto quando ci
presentiamo a loro da candidati.
Sono preoccupata che questo nostro dire, che le nostre
testimonianze resteranno inascoltate; sono preoccupata perché,
comunque, qui c'è qualcuno che ha già scelto con una maggioranza
trasversale, con una maggioranza che dovrebbe far capire che
quando c'è, probabilmente, qualche cosa di forte da difendere non
ci sono appartenenze ideali e appartenenze a sistemi di principi
che fondano anche gli schieramenti. Probabilmente c'è di più: ci
sono interessi che vanno difesi a qualunque costo. Noi siamo
contro questo sistema di interessi.
Io ho fatto una campagna elettorale dentro il partito Forza
Italia, ho fatto una campagna elettorale come altri candidati di
altri partiti minori l'hanno fatta dentro altri partiti maggiori
e mi riferisco all'onorevole Nicolosi che lei, signor Presidente,
ha ringraziato per il contributo non indifferente che ha portato
dentro Alleanza Nazionale.
Ebbene, come è possibile che le esigenze di questi partiti,
che sono stati linfa vitale per partiti maggiori, oggi non siano
ascoltate? Come è possibile che non siamo...
(Interruzione dell'onorevole Pistorio)
LO CURTO. Onorevole Pistorio, se vuole intervenire chieda pure
la parola, se il Presidente gliela concede io sarò lieta di
ascoltarla, altrimenti ho il diritto come chiunque altro di
proseguire e soprattutto lei ha il dovere di tacere in obbedienza
ad un sistema di rapporti improntato al rispetto di chi parla ed
al rispetto di chi ascolta
PISTORIO .. Taciamo tutti
LO CURTO. Io non taccio, non devo tacere, il mio ruolo è
quello di parlare E mentre prima pensavo di parlare per cinque
minuti, adesso parlerò per tutto il tempo che la mia coscienza mi
impone di parlare. Io non ho venduto la mia libertà e non l'ho
regalata a nessuno, ho soltanto fatto un patto con gli elettori
ed il patto è di rappresentarli, costi quel che costi, nel dovere
che mi lega a questi elettori che sono i cittadini di questa
Regione e si è cittadini, caro collega Pistorio, per la capacità
di essere rappresentati, ma per la capacità di partecipare alle
elezioni votando gente libera che li possa poi difendere Ed
anche se sono e resterò voce inascoltata ho il diritto di dire
la mia e non cesserò di parlare se non quando ciò che mi detta la
mia coscienza mi dirà che è venuto il momento di tacere.
Ed allora, non mi fermo, signor Presidente, ma invito ad una
riflessione. Ripeto, ho fatto la mia campagna elettorale
portando cinquanta mila voti dentro Forza Italia con spirito di
fraterna alleanza, con quel desiderio di dare un contributo forte
perché la Casa delle libertà, nella quale io milito da
rappresentante delle istituzioni e di un partito che è Nuova
Sicilia, possa avere avuto e potesse avere in quel momento il
contributo di un partito seriamente alleato.
Ma noi non siamo alleati oggi per litigare domani mattina. Noi
vogliamo restare alleati, certamente, 365 giorni all'anno e
vogliamo restare alleati fino alla fine di questa legislatura e,
perché no, anche per il futuro.
Per questo richiamo i partiti alleati, richiamo Forza Italia -
partito nel quale mi sono candidata e che oggi ha eletto il
secondo deputato al Parlamento europeo, grazie a Nuova Sicilia
non ad Eleonora Lo Curto - a quel senso di responsabilità che
vincola i partiti alleati nel rispetto di principi comuni, nel
rispetto di un'alleanza che non può essere elettorale, perché se
è solo elettorale prima o poi perderemo, ma diventa progetto
politico, diventa valore da difendere, diventa principio da
rendere realisticamente legato alle concretizzazioni che dobbiamo
avere il coraggio di fare e di realizzare.
La legge elettorale è un momento importante di riflessione
politica, di scelta politica e non si possono realizzare alleanze
trasversali, si deve realizzare il principio della convergenza
massima, perché ci sia il rispetto di tutti. Ed ha diritto di
essere rispettato il collega Micciché, che parla con appassionato
vigore fino all'ultima delle sue forze, quando dice che non si
devono assassinare i partiti minori.
Io non uso un termine così pesante, ma in ciò che voglio
rappresentare e dire sicuramente voglio essere altrettanto forte,
perchè non si può azzerare, con la paura di liste fai da te ,
partiti che rappresentano comunque la storia di questo Paese, una
storia che va rispettata per la sua identità, la sua cultura, il
suo essere espressione di consensi, espressione di valori.
Dunque, richiamo all'esigenza del rispetto tra tutti, che non
è solo rispetto tra gli uomini, è rispetto tra posizioni
politiche, tra principi ideali, tra valori, tra scelte che
attengono ad un sistema etico, ad una moralità dei comportamenti
della politica, che non è soltanto messa a rischio quando
qualcuno di noi viene inquisito per comportamenti ascrivibili a
condotte che sono stigmatizzabili, più o meno, attraverso altro
procedure, ma la moralità vera è quella dell'essere coerenti tra
di noi, nella difesa di scelte comuni che devono essere la difesa
di scelte nelle quali anche l'ultimo dei siciliani deve essere
garantito, tutelato e rappresentato.
E' questo il senso del mio intervento. Ecco perchè dico che il
panorama confuso nel quale oggi viviamo deve essere un monito e
un momento di attenzione e di riflessione che non può lasciare
indifferenti nessuno, anche coloro i quali oggi sono o si sentono
i più forti, in quanto i cittadini hanno già dimostrato che non
hanno gradito quando il premier in Italia ha indicato, alla
vigilia delle elezioni europee, di non votare per i partiti
minori.
I partiti minori in Italia sono stati votati, dunque questo
significa che c'è indignazione da parte dei cittadini, che c'è
necessità, invece, di rivedere queste posizioni di presunta
forza, perchè la forza di oggi può essere ribaltata domani.
Faccio un appello agli uomini della mia maggioranza, della
maggioranza nella quale io mi riconosco, di fare quadrato attorno
all'esigenza di capire chi nei partiti minori invoca rispetto,
perchè il rispetto è uno dei principi per i quali io mi sono
candidata, per i quali sono stata eletta, per i quali ho speso
ogni energia e profuso ogni mia capacità di intercettare il
consenso quando adesso sono stata candidata in Forza Italia.
Io ci ho messo la mia faccia, ci ho messo la mia
rispettabilità, la mia onorabilità quando sono andata a cercare
il voto degli amici ed anche di quelli che non sono stati amici e
ce l'ho messa sapendo che ad ognuno di loro avrei garantito
rispetto, quello stesso rispetto che io mi sono guadagnata e mi
sono meritata con la mia elezione e con il contributo che ho
successivamente dato a Forza Italia. Pur non essendo eletta e non
mi sono sentita sconfitta in questo, perchè ciascuno deve fare
quello che può, quello che sa e quello che deve fare e io ho
fatto quello che ho potuto, quello che ho saputo fare e quello
che dovevo fare, ma dovevo sulla base di una scelta, non dovevo
perchè ero consegnata a Forza Italia, così come credo che
nessuno di noi si debba sentire consegnato dentro un partito,
nemmeno a Nuova Sicilia io mi sento consegnata. Io mi sento
consegnata al rispetto che mi guadagno, giorno dopo giorno, nella
mia vita da parlamentare che sa fare il proprio dovere.
Abbiamo l'esigenza di discutere tra noi, dato che se è vero,
come è vero, che c'è un quadro politico nazionale incerto, dove i
partiti alleati, non si capisce perchè, oggi stanno litigando,
c'è Tremonti che ha perduto il posto da ministro, c'è una
minaccia dell'UDC che viene fatta al partito di Berlusconi ed a
Berlusconi stesso, c'è un Fini che rappresenta un partito
certamente importante in Italia, che fa scelte che non so, non
capisco, non mi rendo conto molto bene, ma che comunque stanno a
metà strada in posizioni che non sono sufficientemente chiare.
Allora vi dico, cari colleghi, amici di coalizione ma anche
amici dell'opposizione che in questo momento fate maggioranza con
la maggioranza di centrodestra, con i partiti cosiddetti forti
della maggioranza di centrodestra, abbiamo l'esigenza di fermarci
per salvaguardare valori; e i valori sono un centrosinistra che
deve recuperare la propria unità e un centrodestra che non deve
cedere al tentativo di sfaldarsi su posizioni presunte di potere
che domani potrebbero essere ribaltate dai cittadini.
Conquistiamo il consenso non se abbiamo il potere, ma se
sappiamo indicare una strada, un orientamento, se sappiamo essere
convincenti sulle scelte che facciamo e sono scelte di valori
quelle a cui io mi appello, non scelte di potere Il potere
cambia, cambiamo anche gli uomini, ma ciò che deve restare è
quello che noi facciamo, quello che noi scriviamo in termini di
realizzazioni e di capacità di scrivere il futuro nella nostra
Regione.
Io ritengo, onorevoli colleghi, che noi abbiamo il dovere,
tutti quanti, di fermarci a riflettere.
Signor Presidente, ho fatto un intervento più lungo di quanto
non pensassi perché, alla fine, non mi arrendo a credere e a
ritenere che questo sia un palcoscenico. Non mi arrendo a credere
che tutto è già scritto, che ogni cosa è incontrovertibilmente
segnata, e che il destino di ognuno di noi è quello di sviluppare
un proprio sterile protagonismo, una propria autoreferenzialità
che non ha capacità di interferire con le scelte che altri -
pochi - fanno sulla testa di tutti.
Non mi arrendo perché credo nel valore della politica e credo
nella politica come valore, perché quando l'Italia è stata
attraversata dalla crisi forte dei partiti, dalla crisi di
tangentopoli e dalla cosiddetta fine della Prima repubblica , ho
sperato e ho creduto nel valore della politica. Io stessa sono
stata protagonista in una scelta che ha visto crescere, nascere
un nuovo partito in Sicilia, un partito che è fondamentale per
tutte la maggioranza che vogliamo fare, un partito che non vuole
rinunciare alla propria autonomia nelle scelte che compie, pur
restando legato, fedelmente, ai valori di una alleanza che, fino
a questo momento, abbiamo ritenuto strategiacamente orientata a
creare le condizioni del pieno sviluppo della nostra terra.
Orientata a far crescere la legalità nel territorio attraverso il
risanamento della economia del nostro territorio, creando
occasioni di lavoro, creando le dimensioni di un cambiamento che
doveva essere percepito.
Non voglio ricredermi, signor Presidente, voglio restare
fedele a questa alleanza, voglio restare fedele al mio partito
ma, soprattutto, voglio restare fedele a me stessa, perché se
sono arrivata a questa età alla politica, certamente non da
disoccupata ma da persona impegnata nelle istituzioni da
dirigente scolastico, significa che ci sono arrivata, convinta
come sono, che la politica debba, non possa, ma debba scrivere un
destino diverso per questi nostri siciliani, per le donne, per
gli uomini, per gli anziani di questa terra.
Allora, l'incapacità di volere scegliere la via del dialogo, la
non scelta della ricerca della convergenza, la convergenza
possibile, la convergenza auspicabile, la convergenza che può
arrivare da una scelta di ascolto, da una scelta di rispetto, da
una scelta di capire le ragioni degli altri, oggi è un
importante passo indietro nell'affermazione della democrazia.
E' sicuramente una testimonianza di incapacità di capire che se
non si ha il dialogo come principio geneticamente fondante della
politica, noi andiamo incontro ad una sterile proposta che non ci
porterà ad alcunchè, ma soprattutto saremo i testimoni della
pervicace volontà di prevaricare, da parte di taluni, le forze
degli altri, contando su un uso improprio della democrazia che
utilizza il sistema dei numeri. Ma i numeri, senza un progetto
politico, senza una scelta che sia rispettosa di tutti, senza una
scelta fondata su valori e principi, diventa una scelta assassina
ed in questo caso voglio utilizzare le parole dell'onorevole
Miccichè.
Onorevoli colleghi, credo che senza avere parlato e riflettuto
sulla necessità di procedere allo Statuto, su questioni che
attengono al modello presidenzialista, su questioni che attengono
alla capacità di capire se vogliamo la scheda unica o la scheda
doppia, sullo sbarramento al cinque, al quattro, al tre per
cento; se non c'è una condivisione, la più ampia possibile, di
queste scelte noi avremo scritto una pessima pagina di politica e
di riforma della legge elettorale e, soprattutto, avremmo
inutilmente e sterilmente fatto esercizio del nostro ruolo e,
ancor più, magnificato la totale esautorazione di questo
Parlamento dal suo ruolo vero, prestigioso, cioè di indirizzo
dell'azione politica, anche del Governo. Ci saremmo consegnati
ostaggio, come siamo probabilmente, di chi non vuole sentire le
ragioni di tutti.
E' vero che in democrazia si ascolta tutti e poi si decide,
però io credo che qui l'ascolto non ci sia stato: rivendico
pertanto la necessità di potere ancora discutere, di trovare
livelli di mediazione perché ciascuno ricomponga, nell'ambito del
proprio schieramento, quel sistema di valori che lo ha ispirato;
non è, infatti, con una forzata riconduzione al voto dentro
partiti maggiori che noi avremo garantito stabilità ed impedito
il proliferare dei partiti minori, tanto è vero che lo dimostra
il sistema maggioritario in Italia. Cosa è avvenuto, infatti?
Sono cresciuti i partiti minori e, voglio fare un esempio banale,
ma forse, a mio giudizio, emblematico del disagio sempre più
avvertito dalla gente che non si sente abbastanza rappresentata.
A Mazara del Vallo, così come in altri comuni, dove si è votato,
ebbene, sono stati bocciati i partiti, non i partiti del centro-
destra o del centro-sinistra, sono stati bocciati i partiti tutti
perché è stato bocciato, in altri termini, un sistema di
arroganza che non è più in grado di tener fede all'impegno di
rispetto con i cittadini. Questo i cittadini lo stanno capendo e
si stanno ribellando
Allora, questo monito serva ad una riflessione che ricompatti
le squadre, che le ricompatti sulla base di quei valori nei quali
ciascuno di noi crede e che sono prioritari e devono esserlo
rispetto a ciò che ciascuno di noi, personalmente,
individualmente e partiticamente, rappresenta.
Lo dico sempre: il vero valore non è la forza di Forza Italia,
di Alleanza Nazionale o di Nuova Sicilia o dell'UDC o degli altri
partiti, naturalmente. La vera forza è piuttosto la coalizione
stessa, la capacità di arretrare un pochino, per fare spazio alla
coalizione e ciò, signor Presidente, ci potrà salvare dal
disastro, lo dico a noi del centro-destra, altrimenti non ci sarà
speranza
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Congedi
PRESIDENTE Comunico che gli onorevoli Beninati, Confalone,
Pagano, Leanza Edoardo, Castiglione e Vicari hanno chiesto
congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
850- 265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A
PRESIDENTE Si passa all'emendamento 1.6.
FERRO Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.6
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Cracolici, De Benedictis, Ferro,
Miccichè, Morinello, Oddo, Raiti e Spampinato, indìco la
votazione per scrutinio segreto.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 63
Maggioranza 32
Favorevoli 18
Contrari 45
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 1.14.
FERRO Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.
LEONTINI Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
SPEZIALE E' già stata chiesta la votazione per scrutinio
nominale
PRESIDENTE A norma di del Regolamento interno, prevale la
votazione per scrutinio segreto.
ORLANDO Signor Presidente, esco dall'Aula La coerenza è
coerenza, a destra come a sinistra
(L'onorevole Orlando abbandona l'Aula)
FORMICA Le regole sono le regole
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.14
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Catania Giuseppe, Cintola, Fleres,
Formica, Mercadante, Misuraca, Sammartino e Scoma, indìco la
votazione per scrutinio segreto.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 51
Votanti 50
Maggioranza 26
Favorevoli 14
Contrari 34
Astenuti 2
(Non è approvato)
PRESIDENTE Si dà atto che l'onorevole Leontini avrebbe voluto
votare contro.
Si passa all'emendamento 1.16.
ACIERNO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per richiamo al Regolamento in ordine alla conduzione dei lavori
d'Aula poiché, chiusa la discussione sul complesso degli
emendamenti, la Presidenza ha ritenuto di porre subito in
votazione i singoli emendamenti.
Questo è ineccepibile, però io credo che fosse doveroso, perché
il nostro Regolamento così recita, che prima di dichiarare aperta
la votazione su un singolo emendamento, bisognasse dare modo ai
presentatori di illustrarlo, far fare le dichiarazioni di voto
affinché ogni Gruppo parlamentare avesse il diritto di poter
esprimere le proprie dichiarazioni, appunto, su ogni singolo
emendamento.
CINTOLA Onorevole Acierno, era già avvenuta l'illustrazione
degli emendamenti
PRESIDENTE Onorevole Acierno, onorevoli colleghi, non è
pervenuta alla Presidenza nessuna richiesta in tal senso.
Pongo in votazione l'emendamento 1.16.
FORMICA Chiedo la votazione per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 1.16
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Catania Giuseppe, Cintola, Fleres,
Formica, Mercadante, Misuraca, Sammartino e Scoma, indìco la
votazione per scrutinio segreto.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
BARBAGALLO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo
evitato di intervenire nella discussione generale perché la
posizione di contrarietà rispetto alla scheda unica era già stata
espressa, in maniera molto chiara, da altri colleghi del Gruppo
parlamentare de La Margherita.
Abbiamo ampiamente detto, soprattutto sullo Statuto, che sulle
regole ci doveva essere un equilibrio, una intesa, una
convergenza che prescindesse dalle maggioranze d'Aula, dalla
opposizione oppure dagli schieramenti; mi sto accorgendo,
tuttavia, che sta procedendosi in una maniera che non condivido,
per la cultura di governo, per lo stile istituzionale.
Noi non siamo animati da atteggiamenti ostruzionistici,
vogliamo che si faccia una buona legge. Nel merito dei singoli
emendamenti, dei singoli articoli, facciamo la nostra battaglia
ma non vogliamo evitare che ciascuno si assuma la propria
responsabilità.
Il tentativo della maggioranza di scavalcare le opposizioni per
non fare verificare, all'interno della stessa maggioranza, quale
sia la volontà di ciascun deputato è uno stile che noi
registriamo, d'ora in avanti per gli articoli successivi, perché
se la sfida è quella che si deve imporre una legge elettorale con
i numeri e con la forza, ebbene, questa legge sarà difficile che
vada in porto.
Non ci saranno schieramenti di maggioranza o di opposizione, ci
saranno singoli deputati che faranno fino in fondo il loro dovere
perché non accettano prevaricazioni.
O qui si va avanti con un rispetto reciproco, sul piano dei
comportamenti parlamentari, oppure ciascuno si attrezzi sapendo
che si deve fare una legge, una legge di pochi su tutte le altre
teste
Noi non siamo d'accordo Ne approfitto nuovamente per dire che
sono contro la scheda unica e stigmatizzo fortemente questo
tentativo di non far capire quale sia la posizione di ciascuno.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, avverto che i presentatori
accettano la richiesta dell'onorevole Barbagallo di trasformare
la richiesta di votazione qualificato, in votazione per scrutinio
nominale.
CINTOLA Non capisco perché procedere all'appello nominale se
avevamo richiesto la votazione a scrutinio segreto
ORTISI Onorevole Cintola, deve consentirci di dissentire
dalle sue posizioni
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 1.16
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, dichiaro pertanto aperta la votazione per scrutinio
nominale. Il parere della Commissione?
ARDIZZONE presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 60
Maggioranza 31
Favorevoli 19
Contrari 39
Astenuti 2
(Non è approvato)
Si passa alla votazione dell'emendamento 1.18.
LEONTINI Chiedo che il voto avvenga per scrutinio nominale.
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 1.18
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, dagli onorevoli Catania Giuseppe, Cintola, Fleres,
Formica, Mercadante, Misuraca, Sammartino e Scoma, indìco la
votazione dell'emendamento 1.18.
Il parere della Commissione?
ARDIZZONE presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per appello
nominale:
Presenti 63
Votanti 59
Maggioranza 30
Favorevoli 17
Contrari 39
Astenuti 3
(Non è approvato)
PRESIDENTE Si dà atto che l'onorevole Cracolici avrebbe
voluto votare a favore.
Gli emendamenti 1.7, 1.8, 1.9, 1.10 e 1.1 sono preclusi.
Si passa all'emendamento 1.4.
SPAMPINATO Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento
1.4.
PRESIDENTE Ne ha facoltà. Onorevoli colleghi, teniamo
presente che i termini previsti per il dibattito sulla legge
elettorale, per quanto riguarda le dichiarazioni di voto sugli
emendamenti, non possono essere condotti alla regola generale
della interminabile durata: almeno sul piano deontologico,
datemene atto.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio non
sarà un interminabile intervento per dichiarare chiaramente il
voto favorevole a questo emendamento.
Presidenza del Vicepresidente Fleres (ore 14.53)
Durante la discussione generale, in tanti deputati, non
soltanto del centrosinistra ma anche del centrodestra, avevamo
chiesto che su questo tema così importante della legge
elettorale, anche in considerazione del dibattito politico
all'interno dei due schieramenti, al fine di favorirne la
promozione, ebbene, avevamo chiesto di riprendere lo Statuto,
richiedendo altresì una sospensione, dopo aver dichiarato in
termini certi che noi non soltanto vogliamo la legge elettorale,
ma la consideriamo indispensabile.
Avevamo anche immaginato un percorso (l'onorevole Orlando aveva
previsto una sessione di lavoro specifica) ed avevamo pure
previsto tempi certi, secondo quanto proposto dall'onorevole
Morinello.
Ci è stato detto autorevolmente che era meglio, invece, andare
avanti attraverso un dibattito in Aula.
Abbiamo accettato tale impostazione, anche se avevamo formulato
proposte diverse al fine di dibattere in Aula. Il dibattito
odierno sul primo articolo di questa legge - e sono intervenuti
circa 20 deputati, un quarto dell'Assemblea regionale - in
maniera unanime ha evidenziato l'incoerenza del percorso di
procedere prima dello Statuto e come non si possa accettare il
meccanismo per il quale, intanto votiamo l'articolo 1, e poi se
ne parla... non è possibile, l'articolo 1 crea una cornice, un
riquadro rispetto a tutta la struttura della legge elettorale.
Tutti coloro che sono intervenuti, abbiamo sostenuto che è
illegittimo, incoerente, politicamente non accettabile votare per
il prossimo Parlamento siciliano, e per il prossimo Presidente
della Regione, attraverso la scheda unica.
Cosa sta succedendo? Nessuno è intervenuto per spiegarci le
ragioni perché dobbiamo votare con la scheda unica; nessuno ci
ha spiegato qual è la logica che sta alla base di questo tipo di
scelta, quale tipo di atteggiamento sostiene coloro i quali la
propongono, ma non intervengono a scegliere la scheda unica.
Onorevole Lo Curto, nemmeno io mi arrendo, ancora una volta,
chiederò conto e ragione perché abbiamo cercato facendo degli
sforzi (e cercando di non apparire partigiani) il perché
riteniamo sia necessaria la scheda unica; abbiamo detto che c'è
anche una possibile violazione dell'articolo 48, in questa
maniera il voto non è libero e diretto... noi siamo condizionati
e non abbiamo la libertà neanche di astenerci
Nessuno, né il Governo, né la Commissione, ci spiega perché
dobbiamo andare avanti in questa maniera
Non solo. Oggi c'è stato l'ulteriore tentativo, regolarmente
corretto, politicamente inaccettabile, di farci stare zitti anche
rispetto a queste cose attraverso, lo ribadisco, l'uso corretto
regolarmente, inaccettabile politicamente, del voto segreto.
Noi non ci arrendiamo, così come non si arrende l'onorevole Lo
Curto: non ci arrendiamo e continueremo a dire che queste
spiegazioni le vogliamo, le pretendiamo Non accettiamo anche - e
lo devo dire con estremo rammarico - l'atteggiamento di certi
parlamentari del mio stesso schieramento politico.
PRESIDENTE Dichiaro improponibile l'emendamento 1.4.
Sull'ordine dei lavori
ORTISI Chiedo di parlare per sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, è successo
qualcosa di molto grave che dovrebbe farci sospendere i lavori.
Non so se lei ha saputo di quanto successo, durante la campagna
elettorale - è arrivata adesso un'agenzia - fra Naomi Campbell e
l'assessore Cimino.
Andate nei vostri Gruppi e uscite le agenzie, però, se non
avete questa buona volontà e mi ascoltate per un attimo ve lo
spiego.
Mi consentirete però di ricordare il mio maestro che era
Demostene.
Ancora un minuto, signor Presidente.
Racconta Demostene, nei tempi in cui Filippo II stava
assediando Atene e la stava conquistando, la storia dell'ombra
dell'asino. Vi ricordate?
Uno compra un asino e si mette in viaggio con l'asino e con il
venditore e, lungo il percorso, trova il deserto. C'è solo una
possibilità di sedere tranquillamente: mettersi a riparo
dell'ombra data dall'asino.
Arriviamo subito, è una cosa gravissima (l'amico mio Cimino,
che io rispetto, lo sa), lo devo dire.
Allora, dicevo, ecco che scoppia una vertenza perché il
compratore dice di aver comprato l'asino, compresa l'ombra, e
quindi tocca a lui ripararsi.
E il venditore dice di no, gli ha venduto l'asino ma non
l'ombra
Dopo di che Demostene se ne andò e tutti gli corsero dietro
chiedendogli: ma come finisce la storia, chi ha ragione?
Ecco, vedete, siete tutti attenti perché io vi ho parlato di
Naomi Campbell e di Cimino e disattenti assolutamente mentre sta
per passare una legge liberticida, perché se io avessi fatto
l'intervento come il mio collega Spampinato o altri colleghi,
qui nessuno si sarebbe interessato ed è una vergogna per ognuno
di noi. Invece, raccontandovi di Naomi Campbell e dell'assessore
Cimino siete tutti in attesa del risultato
E' una vergogna per il nostro Parlamento, per tutti noi
Allora io vi dico che accetto che la maggioranza prevarica
perché è un fatto...
ORTISI ...tutti in attesa. Bel risultato E' una vergogna per
il nostro Parlamento, per tutti noi. Allora, vi dico che accetto
che la maggioranza prevalga perché è un fatto di democrazia,
anche se sarebbe più logico che tutti insieme scrivessimo le
regole; lo accetto purché questo non ci impedisca di dire
apertamente quando siamo a favore e quando siamo contro.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, la invito a concludere il suo
intervento.
ORTISI Signor Presidente, sto parlando sull'ordine dei
lavori...
PRESIDENTE Sì, infatti mi aspettavo una proposta, onorevole
Ortisi
ORTISI Signor Presidente, ciò che chiedo è che ci si consenta
almeno di dissentire pubblicamente e non si imponga questo
indistinto caos per cui con il voto segreto...
PRESIDENTE Comunque devo farle i miei complimenti per le sue
tecniche di comunicazione
ORTISI ...non ci viene consentito di esprimere il nostro
dissenso. Ma dove volete arrivare?
Se volete facciamo l'ostruzionismo e, in ogni caso, se si
continuerà in questa direzione, proporrò al mio partito di
assumere una posizione radicale, cioè concederci l'autorizzazione
a fare ostruzionismo e unire le forze di tutti noi che abbiamo
cercato tutte le mediazioni possibili - voi lo sapete - per
indire il referendum sulla legge elettorale.
Questo è quanto andrò a proporre, se i lavori d'Aula volgeranno
in questa direzione, diversamente se in Aula noterò un clima
democratico, anche se prevarrà la parte che non esprimerà il mio
stesso pensiero, mi atterrò al volere della maggioranza del
Parlamento.
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
850- 265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, gli emendamenti 1.5, 1.2,
1.17, 1.19 sono dichiarati preclusi. Gli emendamenti 1.13 e 1.12
decadono per assenza dei firmatari. Dispongo che l'emendamento
1.3 venga esaminato in seno all'articolo 7.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Sull'ordine dei lavori
ACIERNO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO . Signor Presidente, intervengo per porre un doveroso
quesito, visto che ci apprestiamo a dare il voto finale
sull'articolo 1.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, gli uffici avvertono che
l'emendamento 1.15 , a seguito di una parte dei suoi contenuti,
che fanno comunque richiamo alla doppia scheda, è dichiarato
precluso.
La prego, onorevole Acierno di continuare il suo intervento.
ACIERNO Signor Presidente, le chiedevo un attimo di
attenzione per avere un chiarimento, prima di giungere al voto
finale sull'articolo 1.
Questo articolo, al comma 1, recita: Il Presidente della
Regione siciliana è eletto a suffragio universale con voto
diretto, libero e segreto'.
Nello stesso testo di legge l'articolo 3, al comma 3, recita:
Qualora l'elettore ometta di votare per una lista regionale, il
voto validamente espresso per una lista provinciale si intende
espresso anche a favore della lista regionale che risulta
collegata'.
Credo che gli uffici non si siano accorti che nel testo
presentato in Aula è presente una contraddizione in essere,
perché se il voto per il Presidente della Regione deve essere
diretto, la stessa legge non può dire in un successivo articolo
che se l'elettore omette di votare la lista regionale lo stesso
voto omesso viene imputato al Presidente.
Questo non ha nulla a che vedere con il concetto di scheda
unica...
PRESIDENTE Onorevole Acierno, devo interromperla soltanto per
un fatto di natura tecnica, stiamo votando l'articolo 1, quando
arriveremo all'articolo 3 che ancora non è stato posto in
votazione, se ci saranno delle contraddizioni le appaleseremo e
le correggeremo.
In qualunque caso, all'articolo 2, l'osservazione che lei
formula ottiene una risposta, nel senso che il Presidente della
Regione è anche il capolista del listino e, pertanto, si
definisce in questo senso l'osservazione che lei stava
formulando.
ACIERNO Scusi Presidente, non voglio iniziare un dibattito.
Ritengo che il problema sia costituito dalla parola diretto'.
Il voto diretto significa che l'elettore deve votare il
Presidente della Regione. Se passa all'articolo 1 il termine
diretto, rischiamo di rendere vano quando lei dice essere
nell'articolo 2 e poi nell'articolo 3 e così via. Allora, forse,
sarebbe preferibile eliminare all'articolo 1 la parola diretto',
perché altrimenti potrebbero verificarsi una serie di problemi di
ordine legislativo.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge nn.
850- 265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A
PRESIDENTE Pongo in votazione l'articolo 1.
CRACOLICI Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
(Gli onorevoli Barbagallo, D'Antoni, Genovese, Giannopolo,
Zago, Oddo,
Speziale e Villari si associano alla richiesta)
Votazione per scrutinio nominale dell'articolo 1
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
Invito gli onorevoli deputati a munirsi di scheda per il voto.
Chiarisco il significato del voto: chi vota verde vota a
favore, chi vota rosso vota contro, chi vota bianco si astiene.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti .... 59
Maggioranza ........... 30
Favorevoli .............40
Contrari ...............18
Astenuto ................1
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi l'Assemblea terrà seduta martedì 20 luglio
2004, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - Comunicazioni
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:
N. 298 - Iniziative per risolvere la controversia
che tiene bloccati al largo di Porto Empedocle
37 naufraghi sudanesi ed interventi umanitari di
sostegno .
MICCICHE' - RAITI - ORLANDO - PANARELLO - FERRO
III - Discussione dei disegni di legge:
1) Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale diretto. Nuove norme per l' elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
alla legge egionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
modificazioni. (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-
775-779/A) (Seguito)
2) Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante Modifiche allo Statuto della Regione'. (580-472-578-
602-652/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 15.10
ALLEGATO
Risposte scritte ad interrogazioni
LO MONTE.«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
bilancio e le finanze, premesso che:
l'Agenzia delle entrate con sede a S. Agata di Militello (ME)
serve una vasta utenza proveniente anche dai comuni limitrofi;
in sede nazionale sembrerebbe decisa la sua chiusura;
contro questa ipotesi si sono già espressi i sindaci dei comuni
che usufruiscono dei servizi dell'Agenzia di S. Agata di
Militello:
considerato che:
oltre all'Agenzia delle Entrate, il comune di S. Agata di
Militello sede di numerosi altri uffici pubblici utilizzati non
soltanto dai residenti, ma anche dagli abitanti dei comuni
viciniori;
la notizia della ipotizzata chiusura dell'Agenzia ha scatenato
le proteste dei residenti, ma anche grande preoccupazione tra gli
impiegati della stessa;
ritenuto che il comune di S. Agata di Militello per la propria
posizione geografica sia stato ben individuato quale sede di
uffici di riferimento per una parte della provincia di Messina,
per sapere:
se sia vera l'ipotesi che l'Agenzia delle Entrate di S. Agata
di Militello verrà chiusa;
se le SS.LL. in indirizzo non ritengano di dovere porre in
essere tutte le iniziative utili ad evitarne la chiusura
sensibilizzando, altresì, in sede nazionale le autorità
competenti». (1452)
Risposta. «Con l'interrogazione numero 1452, l'onorevole Lo
Monte ha chiesto di conoscere quali iniziative intende adottare
il Governo della Regione in ordine alla paventata chiusura
dell'Ufficio dell'Agenzia delle entrate di S.Agata di Militello
(ME), per evitarne la soppressione.
Al riguardo, l'Agenzia delle entrate, Direzione regionale della
Sicilia, interpellata dalla scrivente Amministrazione
sull'argomento, ha rappresentato che la soppressione dell'Ufficio
in parola, ufficio con un ampio ambito territoriale che comprende
29 Comuni, non è prevista e non rientra negli attuali programmi
dell'Agenzia. Ha, altresì, comunicato che verrà attivato
l'Ufficio di Ristretta che consentirà ai contribuenti di nove
comuni del medesimo territorio di fruire degli stessi servizi in
una struttura ad essi più vicina.
In data 30 dicembre 2003, il quotidiano La Gazzetta del Sud
ha pubblicato, su richiesta della stessa Agenzia delle Entrate,
la secca smentita della predetta chiusura.
Alla luce delle notizie acquisite dall'Agenzia delle Entrate,
si ritiene che la problematica sollevata deve intendersi
superata».
L'Assessore PAGANO
FRATELLO.«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la
famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali, premesso
che in periodo di campagna elettorale è legittimo il confronto
tra i diversi schieramenti, proprio perché da questo si possa
generare il personale convincimento di ognuno sulla scelta da
operare per il miglior governo;
considerato che è pacificamente condivisa l'idea che ciascuno
debba liberamente sostenere, col proprio consenso elettorale, il
progetto politico che ritiene più valido per il bene dei
cittadini;
attesto che nell'ultima settimana prima del ballottaggio,
previsto per domenica 8 e lunedì 9 giugno, presso le Opere pie
riunite 'Pastore e San Pietro' di Alcamo, si sono svolti diversi
incontri politici, cui ha preso parte il candidato a Presidente
della Provincia del centro-sinistra, Baldo Gucciardi;
ritenuto che le Opere pie riunite 'Pastore e San Pietro' di
Alcamo costituiscono struttura pubblica al servizio dei più
bisognosi, nate per far fronte a situazioni di emergenza sociale
dell'intero territorio, e non solo di una parte politica, di cui
non può rendersi in alcun modo rappresentante;
per sapere quali provvedimenti si intendano adottare al
riguardo, e se non si ritenga opportuno l'intervento immediato di
una visita ispettiva da parte dell'Assessorato, affinché possano
effettuarsi i dovuti accertamenti e verifiche, e si possa
assicurare il normale svolgimento delle attività interne delle
Opere pie». (1175)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1175, si
rassegna quanto segue.
Nell'ultima tornata elettorale destinata alla elezione del
Consiglio provinciale e al ballottaggio seguente, si sono svolte
nella sede istituzionale delle Opere Pie Riunite Pastore e San
Pietro' due riunioni del gruppo locale della Margherita'.
Le corrispondenti preventive richieste sono state a suo tempo
accolte in quanto il Consiglio di amministrazione, nella seduta
del 20 marzo 2003, aveva preso in esame il comportamento da
tenere di fronte ad eventuali richieste provenienti da Enti,
Associazioni, etc., di utilizzazione dei locali dell'Istituto.
In quella circostanza i componenti del Consiglio di
amministrazione, relativamente a quell'argomento, hanno espresso
con voto unanime il parere di collocarsi sulla materia in linea
di continuità con la tradizione dell'ente, da lungo tempo sempre
disponibile a concedere senza ingiustificate discriminazioni la
momentanea utilizzazione dei locali, eventualmente disponibili,
per incontri su temi culturali, socio-politici etc., nel rispetto
delle norme.
Le due riunioni infatti sono state regolarmente precedute da
richieste scritte pervenute all'Ufficio di Presidenza del
Consiglio di amministrazione dell'Opera Pia in tempo utile e si
sono svolte in orari non lavorativi.
Infine non risulta che altre richieste di altri gruppi politici
locali siano pervenute al richiamato Ufficio di Presidenza
dell'IPAB».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
la circonvallazione di Catania, che si estende per oltre una
decina di chilometri, collega la città da est ad ovest;
tale asse viario, com'è facilmente intuibile, è di strategica
importanza per il traffico veicolare del capoluogo di provincia;
l'avvenuta apertura della tangenziale ha sgravato la
circonvallazione dal transito dei mezzi pesanti, a tutto
vantaggio dello snellimento del traffico transitante sulla stessa
circonvallazione;
proprio quest'ultima circostanza (l'assenza di traffico
pesante) abbinata alle caratteristiche proprie della stessa
arteria (di fatto è un interminabile rettilineo), induce troppo
spesso motociclisti e automobilisti a percorrerla a velocità poco
compatibili con quanto previsto dal codice della strada;
sulla circonvallazione insistono gli ingressi per una chiesa
assai frequentata, numerose cliniche private, esercizi
commerciali, la cittadella universitaria e anche svariate decine
di complessi ed abitazioni;
la presenza di alcuni semafori pedonali e di un passaggio
pedonale sopra elevato, non è sufficiente per garantire la
sicurezza dei pedoni;
non sono stati installati adeguati mezzi tecnici per garantire
che la circonvallazione venga percorsa alla velocità prevista dal
codice della strada;
in gran parte della circonvallazione la segnaletica verticale è
ormai del tutto illeggibile;
per sapere:
quali provvedimenti si intendano porre in essere per garantire
il rispetto dei limiti di velocità nella circonvallazione di
Catania, con particolare attenzione al tratto che da via
Sebastiano Catania giunge sino a Misterbianco;
se non ritenga di dover predisporre l'installazione di adeguati
mezzi tecnici con postazioni fisse e adeguatamente segnalate,
così da garantire il rispetto dei limiti di velocità;
quali interventi si intendano porre in essere per riportare
allo stato ottimale la segnaletica orizzontale e verticale, nella
circonvallazione di Catania». (1207)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1207, si
rappresenta quanto segue.
La circonvallazione di Catania risulta presidiata da personale
di polizia municipale con turni fissi nell'arco orario 07.00 -
21.00 e da agenti operanti presso le garitte poste al Tondo
Giorni ed alle intersezioni con le vie Galero, Sebastiano
Catania, San Nullo e Pacinotti. Tali forze effettuano anche
controlli di velocità tramite autovelox.
In atto, al fine di eliminare i pericoli derivanti dalle
intersezioni a raso, sono in programma di realizzazione sistemi
di rotatorie nonché misure per la moderazione del traffico e
l'attraversamento dei pedoni. Nelle more, comunque,
l'Amministrazione comunale di Catania ha dato precise
disposizioni al Corpo di Polizia municipale affinché rafforzi
nella zona i cosiddetti servizi di polizia stradale per il
rispetto delle norme di comportamento previste dal Codice della
Strada».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
in via Verona da mesi si registra una perdita di 'acque nere'
all'altezza dei numeri civici 8 e 10, che invade l'intera
carreggiata;
il liquido in questione, di inequivocabile provenienza,
confermata anche dall'odore putrido che lo accompagna,
costituisce uno spettacolo poco edificante, soprattutto per una
zona della città con numerosi uffici e insediamenti abitativi;
il fastidio è amplificato dal vergognoso stato in cui si
trovano i marciapiedi di via Verona e di gran parte della città,
che ormai fungono da vere e proprie latrine a cielo aperto per
cani, a dispetto delle rigorose normative in materia;
per sapere:
quali provvedimenti si intendano porre in essere per
ripristinare condizioni igienico-sanitarie accettabili in via
Verona, con particolare riferimento alla perdita di acque nere;
quali provvedimenti si intendano porre in essere affinchè i
marciapiedi tornino ad essere luoghi adibiti al passaggio dei
pedoni e non latrine a cielo aperto per cani, garantendo altresì
l'applicazione della normativa in materia». (1222)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1222, si
comunica che i lamentati inconvenienti sono stati risolti
dall'Amministrazione comunale di Catania attraverso la Società
Sidra e mediante due interventi effettuati in data 31 maggio e 25
luglio 2003.
Le motivazioni che hanno causato la presenza di liquami in via
Verona a Catania, sono dovuti al fatto che gli stabili di cui ai
numeri civici 8 e 10 non sono allacciati alla pubblica rete
fognaria ma sono autorizzati allo scarico di acque nere in un
pozzetto di proprietà condominiale.
Pertanto, i dovuti provvedimenti, al fine di evitare il
ripetersi di ulteriori esondazioni di acque nere nella Via
Verona, devono essere intrapresi a livello di privati (dalle
amministrazioni condominiali o dai singoli proprietari degli
immobili) mediante la buona manutenzione della rete fognaria
interna agli stabili in questione».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
la via S. Giovanni Li Cuti è un'arteria particolarmente
trafficata poichè attraversa il centro della città e rappresenta
uno sfogo per evitare il transito in Piazza Europa;
questa strada è ormai da tempo interrotta al transito veicolare
non per l'espletamento di lavori pubblici, bensì perchè un
privato ha abbattuto alcune vecchie case e tali lavori sono stati
effettuati anche verso la strada;
quanto sopra comporta un appesantimento del traffico sia nelle
vie limitrofe sia nella stessa via Li Cuti;
per sapere quali iniziative intenda intraprendere al fine di
interessare l'Amministrazione locale per restituire alla pubblica
fruizione la via S. Giovanni Li Cuti». (1249)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1249, si
comunica che le problematiche lamentate si riferiscono al periodo
maggio-giugno dello scorso anno, periodo in cui la via San
Giovanni Li Cuti, giusta ordinanza sindacale 5 giugno 2003, n.
384, è stata interdetta al traffico veicolare al fine di
consentire la demolizione di un vecchio fabbricato per la
costruzione di uno nuovo - concessione edilizia 21 maggio 2002,
n. 22/1477.
In atto, la via in questione risulta regolarmente aperta al
traffico veicolare nel normale senso e parzialmente recintata
all'altezza della nuova costruzione ».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES.«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali, premesso che:
in via S. Matteo a Catania si è verificata una fuoriuscita di
liquami che perdura da oltre una settimana;
da fonti di stampa si apprende che, nonostante la reiterata
richiesta di interventi, nessun organo o autorità ha provveduto
all'individuazione e alla riparazione del guasto;
tale situazione oltre a rendere difficoltosa la transitabilità,
mette a serio repentaglio la salute di chiunque abiti a o si
trovi a passare da via San Matteo;
per sapere:
quali interventi si intendano porre in essere affinchè vengano
adottati tutti i provvedimenti necessari alla definitiva
riparazione del guasto nelle condutture fognarie, evitando così
il puntuale verificarsi di versamento di liquami;
quale autorità sarebbe dovuta intervenire e perchè non lo abbia
fatto tempestivamente ed in maniera definitiva, evitando che la
situazione degenerasse». (1266)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1266, si
comunica che il disagio segnalato nella via San Giovanni Galero è
stato risolto dall'Amministrazione comunale di Catania con
apposito intervento della ditta SIDRA competente alla gestione e
manutenzione della esistente rete fognaria acque reflue.
Riguardo, invece, alla non tempestività dell'intervento nulla
può dirsi in quanto la zona dove insiste la via San Giovanni
Galero rientra tra quelle per le quali l'Amministrazione comunale
di Catania ha in atto progetti in fase avanzata per una più
razionale canalizzazione delle acque reflue.»
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G.- MAURICI. «All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
l'assenza di un'adeguata rete di intercettamento delle acque
piovane facilita la formazione di allagamenti ogni qualvolta
sulla zona di via Ferro Fabiani, a Catania, si abbatta anche una
leggera pioggia, con evidenti pericoli e disagi per pedoni ed
automobilisti;
in via Cirinnà, posta a monte di via Ferro Fabiani, la caditoie
sono otturate dalla sabbia vulcanica;
sarebbe auspicabile apportare ulteriori accorgimenti atti ad
intercettare le acque piovane anche all'altezza di Largo
Carnazza, situato a monte della via in oggetto;
per sapere quali provvedimenti si intendano porre in essere
affinché possano essere adeguatamente convogliate le acque
piovane evitando la formazione di allagamenti in via Ferro
Fabiani e nelle strade limitrofe a Catania». (1268)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1268, si
comunica che l'Amministrazione comunale di Catania, già a
conoscenza degli eventi segnalati, ha predisposto appositi
interventi che sono stati inseriti nel quadro dei lavori del
realizzando collettore pluviale (pettine del canale di gronda),
denominato C7.
Riguardo, invece, gli allagamenti in Largo Carnazza, nel
costruendo collettore pluviale sono previsti anche i lavori per
la realizzazione di una griglia di intercettazione delle acque
pluviali».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI. «All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
nel quartiere San Berillo nuovo, a Catania, la manutenzione
stradale e della rete fognaria non è effettuata con adeguata
tempestività ed efficacia, con disagi, fastidi ed evidenti
pericoli per la numerosa popolazione ma anche per gli stessi
automobilisti;
in via Venezia Giulia i tombini sono otturati;
in via Sardegna esiste un canale di scolo di acque nere a cielo
aperto, che comporta evidenti rischi per la salute pubblica;
in via Sardegna il manto stradale e il marciapiede sono del
tutto distrutti;
per sapere:
quali interventi si intendano porre in essere affinché nel
quartiere di San Berillo nuovo siano effettuati interventi di
manutenzione urgente, strutturale e straordinaria;
quali misure si intendano adottare affinché si possa garantire
che nel quartiere San Berillo i lavori di manutenzione vengano
effettivamente compiuti con la tempestività e l'efficacia dovuta;
quali interventi si intendano porre in essere per verificare
quale ente o società avrebbe dovuto provvedere all'esecuzione dei
lavori di manutenzione e per quali motivi non ha provveduto;
quale autorità avrebbe dovuto esercitare la vigilanza sulla
società o sull'ente incaricato di compiere la manutenzione
ordinaria». (1291)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1291, si
comunica che nel quartiere San Berillo Nuovo (S. Leone) sono in
corso i lavori di costruzione della rete fognaria che riguardano
anche la contemporanea sistemazione del manto stradale.
Altri interventi residui che interessano le strade segnalate
sono previsti nel redigendo contratto di quartiere che prevede
opere mirate al completo risanamento».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI. «All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
in via Cardinale Nava, a Catania, sono stati eseguiti e portati
a termine i lavori per l'installazione della condotta del metano;
la parte della carreggiata interessata dai suddetti interventi
è stata approssimativamente e provvisoriamente ricoperta con un
sottile strato di asfalto, che allo stato attuale presenta
numerosi avvallamenti, costituendo un serio rischio per
l'incolumità di motociclisti e automobilisti;
anche il marciapiede confinante col tratto di strada
interessato dai lavori per il metano presenta numerose
sconnessioni, che rendono poco agevole e rischioso il transito
dei pedoni;
per sapere:
quali provvedimenti si intendano porre in essere affinché si
provveda al ripristino del manto stradale e del marciapiede, così
da garantire le condizioni minime di sicurezza in via Cardinale
Nava, a Catania;
quale ente o autorità avrebbe dovuto sorvegliare e garantire
che la ditta appaltatrice dei lavori per il metano provvedesse al
ripristino del manto stradale e del marciapiede interessato dai
lavori». (1292)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1292, si
significa che l'inconveniente segnalato è stato causato
dall'esecuzione di posa in opera di tubi per la metanizzazione.
Comunque, il manto della sede stradale di via Cardinale Nava in
seguito al completamento dei lavori di cui sopra è stato
ripristinato a regola d'arte».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
la via P.S. Mattarella, nel comune di Giarre, nonostante
costituisca una via di fuga strategica per una zona densamente
popolata, versa in condizioni di assoluto degrado e pericolo;
l'asfalto in nessun momento ripristinato e ormai eroso, la
segnaletica stradale quasi del tutto assente e soprattutto un
dislivello di oltre trenta centimetri fra le due carreggiate
costituiscono un serio e costante pericolo per le centinaia di
persone che giornalmente sono costrette a percorrere quella
strada;
anche i marciapiedi (sconnessi e troppo spesso coperti dalla
vegetazione che trasborda dai giardini confinanti)
necessiterebbero di interventi urgenti;
considerato che nella via in oggetto è presente una scuola e
che nelle sue vicinanze si svolge un mercatino;
per sapere quali interventi urgenti si intendano porre in
essere per ripristinare le condizioni minime di sicurezza e
transitabilità della via P.S. Mattarella nel Comune di Giarre».
(1416)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1416, si
comunica che l'Amministrazione comunale di Giarre è al corrente
dello stato di degrado della via P.S. Mattarella.
Infatti, al fine di dare soluzione definitiva alla
problematica, la stessa Amministrazione comunale ha predisposto
apposito progetto di manutenzione straordinaria e di
completamento della via che interessa già inserito nel Piano
triennale delle opere pubbliche.
L'esecuzione dei lavori previsti in progetto potranno essere
avviati non appena l'Amministrazione comunale di Giarre sarà
nelle condizioni di poter sostenere in via diretta o tramite
finanziamento regionale (il progetto è stato già presentato
all'Assessorato LL.PP.) la relativa spesa».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI. «All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
all'ingresso della strada che conduce alla frazione balneare
Capomulini del comune di Acireale si trova un'area destinata a
parcheggio ormai trasformata in discarica;
i rifiuti e le erbacce hanno già invaso l'intero perimetro
della zona e per di più si tratta di una strada estremamente
frequentata;
per sapere quali iniziative intenda intraprendere al fine di
promuovere le operazioni di pulizia e la conseguente bonifica
della zona in premessa indicata». (1461)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1461, si
rappresenta quanto segue.
L'area a parcheggio sita all'inizio della strada per Capomulini
è continuamente attenzionata dall'Amministrazione comunale di
Acireale.
Infatti, la stessa strada recentemente è stata interessata da
interventi manutentivi da parte dei competenti uffici comunali
(lavori pubblici, polizia urbana, igiene ambientale etc.) sia per
prevenire atti vandalici e l'abbandono di rifiuti di ogni genere
sia per riparare i guasti provocati dalle azioni vandaliche di
ignoti.
Non risulta comunque che i rifiuti e le erbacce abbiano invaso
l'intero perimetro della zona. Con una certa regolarità è stato
chiesto alla ditta incaricata di provvedere alla pulizia e al
diserbo. Di recente sono stati anche realizzati dei lavori di
rifacimento dei muretti di recinzione e di sistemazione della
sede stradale.
Purtroppo, l'area in questione continua ad essere mal
frequentata ancorché il Comando di polizia municipale ha
proceduto alla chiusura dell'unico accesso con dei paletti ed una
catena. Purtroppo, questi ultimi non hanno retto alla
perseverante volontà vandalica di quanti hanno a atutti i costi
voluto utilizzare l'area. In atto è stata creata una nuova
barriera di accesso a quel luogo molto più robusta della prima ed
è stata rafforzata la sorveglianza.
Infine, è intendimento dell'Amministrazione comunale di
Acireale di riaprire il parcheggio in occasione dell'avvio della
stagione estiva p.v., con affidamento dello stesso in convenzione
con una associazione privata di esercenti del luogo che
provvederà alla gestione ed alla custodia, assicurandosi, in tal
modo, una maggiore vivibilità del centro marinaro».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI. «All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
a circa cento metri dal santuario della Madonna di Fatima, in
un'area di sosta presente in via Ragogna a Santa Tecla
(Acireale), vengono depositati rifiuti di vario genere e
materiale di risulta;
nonostante gli interventi di pulizia e bonifica compiuti in
passato, nell'area in oggetto sono stati nuovamente scaricati
rifiuti;
sarebbe opportuno individuare una soluzione definitiva al
problema;
per sapere:
quali provvedimenti si intendano porre in essere per bonificare
la piazzola di sosta in via Ragogna, a Santa Tecla (frazione di
Acireale) e quali atti si intendano porre in essere per evitare
che in futuro l'area in questione possa essere nuovamente adibita
a discarica abusiva;
se non si ritenga di dover adottare apposite misure per
arginare la piaga delle discariche abusive che, soprattutto nella
provincia di Catania, ha assunto una dimensione consistente,
magari sensibilizzando in merito le autorità locali». (1480)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1480, si
rappresenta quanto segue.
Nella via Ragogna, nonostante gli appelli al senso civico mossi
dall'Amministrazione comunale di Acireale, nonostante i
sistematici interventi di pulizia, in quel luogo vengono
nottetempo abbandonati rifiuti di ogni genere.
Non potendo con i mezzi normali arginare tale fenomeno di
inciviltà, l'Amministrazione comunale al fine di porre rimedio
definitivo ha in corso di elaborazione due proposte che
concorreranno alla restituzione della salubrità e decoro della
zona in questione.
La prima è quella di realizzare un'aiuola con la collocazione
di piante tipiche, in modo da occupare permanentemente quella
rientranza della carreggiata dove nottetempo vengono depositati i
rifiuti. L'altra consiste nella contestuale attivazione di una
telecamera fissa per scoraggiare e/o individuare gli ignoti.
Per il momento, è stata intensificata la sorveglianza da parte
della Polizia municipale per dare un chiaro e forte segnale alla
cittadinanza, ferme restando le disposizioni impartite alla ditta
affidataria della raccolta dei rifiuti sul mantenimento della
pulizia nei luoghi dove solitamente nascono discariche abusive.
Riguardo, invece, all'ultimo capoverso dell'interrogazione, non
si ritiene che questo Assessorato possa intervenire stante che
l'innalzamento del livello di senso civico dei cittadini rientra
nella piena potestà amministrativa dei singoli enti locali».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - MAURICI - CATANIA G. «All'Assessore per il bilancio e
all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali, premesso che:
sono numerosi i privati che hanno compiuto lavori di
abbattimento di barriere architettoniche, in particolare per
adeguare gli ingressi, anticipando le somme necessarie in attesa
dei rimborsi della Regione siciliana;
attualmente l'Assessorato regionale della famiglia, delle
politiche sociali e delle autonomie locali ha esitato e saldato
le richieste relative agli anni 1995 e 1996, con un consistente
ritardo che causa non pochi disagi agli utenti in attesa degli
indennizzi;
nello specifico capitolo di bilancio dell'Assessorato regionale
della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali,
riservato al rimborso delle opere di abbattimento delle barriere
architettoniche compiute da privati, sono previsti fondi
sufficienti a soddisfare le richieste delle istanze relative al
1997 e al 1998;
per sapere quali provvedimenti si intendano porre in essere
affinché i rimborsi previsti dalle norme regionali e destinati ai
privati che abbiano compiuto opere di abbattimento di barriere
architettoniche vengano effettuati in tempi ragionevoli e se,
considerata l'importanza delle opere compiute, non si ritenga di
dover rimpinguare lo specifico capitolo di bilancio». (1482)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1482, si
rassegna quanto segue.
La legge 9 gennaio 1989, n. 13, afferente i contributi per
l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici
privati, è una legge dello Stato con oneri a carico del Ministero
dei lavori pubblici.
Il finanziamento delle istanze presentate ai sensi della
richiamata legge, origina il trasferimento di appositi fondi alle
Regioni da parte del citato Ministero.
La successiva ripartizione di tali fondi tra i Comuni
beneficiari dell'Isola, competenza propria dell'Assessorato
regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle
autonomie locali, si pone palesemente nella evidente condizione
di dipendenza dalle assegnazioni ministeriali e trova limitazioni
nella misura delle stesse.
Infatti, con i trasferimenti effettuati dal Ministero LL.PP. in
favore della Regione siciliana dal 1989 ad oggi (l'ultimo risale
all'esercizio 2000) si sono potute finanziare soltanto le istanze
di invalidi totali ricompresse nelle graduatorie annuali dal 1989
al 1995 e una parte di quelle della graduatoria 1996.
Con l'intervento regionale, previsto con la finanziaria 2003,
in occasione dell'anno europeo del disabile, è stato possibile,
previo laborioso monitoraggio, completare il pagamento delle
istanze relative alla graduatoria 1996, finanziare tutte quelle
della graduatoria 1997 e parte di quelle della graduatoria 1998.
In atto, il fabbisogno della Regione, escluse le istanze
presentate per l'anno 2004 che andranno a formare la relativa
graduatoria, è pari a circa 4 milioni di euro».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali ed all'Assessore per
il territorio e l'ambiente, premesso che:
nel comune di Santa Venerina, nei pressi del torrente Salaro,
sono state edificate numerose abitazioni;
in particolare i suddetti immobili sono situati in via
Martoglio e cioè in una strada che si snoda accanto al citato
corso d'acqua;
considerato che:
nel torrente Salaro sono state ripetutamente rinvenute tracce
di liquami che emanano miasmi insopportabili, circostanza,
altresì, avvalorata dalle denunce presentate da alcuni abitanti
della via Martoglio;
si ipotizza che alcune abitazioni della via Martoglio e delle
zone limitrofe scarichino le acque nere direttamente nel fiume
Salaro, contravvenendo alle basilari norme in materia di tutela
ambientale, con evidenti pericoli per la salute pubblica;
per sapere:
quali provvedimenti si intendano porre in essere per tutelare
il torrente Salaro dall'incontrollato e illegale scarico di acque
nere effettuato, con ogni probabilità, da alcune delle abitazioni
site in via Martoglio;
se non ritengano, inoltre, di avviare apposita ispezione per
verificare la gravità dei fatti esposti nella presente». (1501)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1501, si
comunica che l'Amministrazione comunale di Santa Venerina,
accertata la presenza di liquami nella condotta comunale per lo
smaltimento delle acque piovane di via Nino Martoglio, confluenti
nel torrente Salaro, ha disposto con ordinanza sindacale 2
gennaio 2004, n. 2, la chiusura della richiamata condotta.
Successivamente con ordinanza sindacale 29 gennaio 2004, n. 23,
sono stati affidati i lavori per la chiusura temporanea della
condotta, mediante l'apposizione di palloni otturatori, previa
comunicazione di avviso e di diffida alla cittadinanza. Nel
contempo, nelle more dell'ultimazione dei lavori di chiusura, al
fine di intraprendere le conseguenti azioni del caso nei
confronti dei trasgressori, sono state avviate le procedure di
individuazione di provenienza dei liquami immessi abusivamente
nella condotta».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. - MAURICI.«All'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
nel 1998 il CIPE, nell'ambito degli interventi a sostegno del
Mezzogiorno, concesse, attraverso l'Agensud, un finanziamento che
ammontava a 15 miliardi di lire per la realizzazione di sette
opere pubbliche site tutte nel comune di Acireale;
di tali lavori resta parzialmente incompiuta l'installazione
dell' illuminazione artistica che avrebbe dovuto interessare le
cinque frazioni a mare di Acireale;
considerato che i lavori sarebbero stati portati a termine in
alcune zone, mentre in altre non sarebbero nemmeno iniziati,
come, ad esempio, in via XXI Aprile e in via del Mare;
per sapere quali provvedimenti intendano porre in essere
affinché i lavori relativi all'installazione della pubblica
illuminazione delle frazioni a mare di Acireale vengano
ultimati». (1513)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1513, si
rassegna quanto segue.
La realizzazione dell'impianto di pubblica illuminazione nelle
frazioni a mare di Acireale fa parte di un complesso di opere per
la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale
del comune di Acireale. L'importo di tale opera ammonta a circa
15.730.000.000 delle vecchie lire ed è finanziato dal Ministero
per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno (ex legge 64/86)
con delibera CIPE del 3 agosto 1988.
In conseguenza è stata stipulata la convenzione n. 259/88 tra
il comune di Acireale e l'Agenzia per la promozione del
Mezzogiorno.
I lavori sono stati assunti dal raggruppamento di imprese:
Edilfer costruzioni SpA, Contesse (ME);
Comes SpA, Roma;
Scalia Sebastiano, Acireale (CT), e consegnati in data 9 aprile
1991.
Dopo alterne vicende, con sospensioni e riprese dei lavori,
l'Amministrazione comunale ha deciso di rescindere il contratto
in danno con l'impresa appaltatrice, redigere dei nuovi progetti
di completamento per le opere rimaste incompiute; acquisire le
relative approvazioni tecniche ed amministrative.
E' stata altresì necessaria una nuova deliberazione del CIPE
che approvasse i nuovi progetti di completamento e confermasse la
convenzione n. 259/88, ormai scaduta da tempo.
Approvati i bandi ed esperite le formalità di gara, le opere
sono state riappaltate a singole imprese, tra queste l'ATI
formata da:
SIEMI s.n.c.:
CO.GE.CAL. srl;
Costruzioni Costanzo sas,
si è aggiudicata i lavori per la realizzazione dell'impianto di
illuminazione nelle frazioni a mare, che sono stati consegnati in
data 6 marzo 2003 e sono tutt'ora in corso di esecuzione».
L'Assessore D'AQUINO
FLERES - CATANIA G. «All'Assessore per gli enti locali e
all'Assessore per i lavori pubblici, premesso che:
il quartiere che sorge al confine tra Giarre e la frazione di
Altarello, a Catania, ha le sembianze di un polveroso quartiere
abbandonato, privo di illuminazione e dalla rete viaria
accidentata;
la zona in questione, che un tempo era un immenso agrumeto,
oggi risulta essere un quartiere fantasma privo di collegamenti,
segnaletica e strade idonee, nelle quali il terreno presenta
dislivelli e buche enormi;
circa 40 famiglie, residenti in tale quartiere lamentano da
parecchio tempo i mancati interventi da parte
dell'Amministrazione comunale che aveva promesso un rapido
processo di urbanizzazione;
per sapere quali interventi si intendano porre in essere per un
immediato restauro del quartiere che sorge al confine tra Giarre
e la frazione di Altarello, in provincia di Catania». (25)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 25, si
rappresenta che questo Assessorato ha più volte chiesto al comune
di Giarre, ente competente per materia e territorio, di
relazionare in merito al completamento dei lavori di
urbanizzazione e di restauro nel quartiere che sorge al confine
fra l'anzidetto Comune e la frazione di Altarello.
Con recente nota del 20 maggio 2004, l'Amministrazione comunale
ha riferito che l'indicazione quartiere fra Giarre ed Altarello
appare piuttosto generica e che comunque dovrebbe riferirsi alla
zona sud-ovest dell'incrocio fra Via Settembrini e Via delle
Province.
Quanto ciò corrisponda all'area indicata - sempre secondo
quanto asserito dal Comune interessato - poiché nella zona
insistono diversi edifici prospicienti su strade private non
previste nel vigente P.d.F., non appare possibile operare ed
intervenire con opere di urbanizzazione.
Tuttavia - conclude l'Amministrazione comunale - nel piano
regolatore, in fase di approvazione, è prevista per tale area
adeguata rete viaria pubblica, che potrà essere realizzata dopo
che lo strumento urbanistico diverrà esecutivo.»
L'Assessore SCAMMACCA DELLA BRUCA
GALLETTI. «Al Presidente della Regione, all'Assessore per il
bilancio e le finanze, all'Assessore per i lavori pubblici,
all'Assessore per la cooperazione, il commercio, l'artigianato e
la pesca, premesso che:
con l'articolo 33 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10
(rimborso e rinegoziazione dei mutui alle cooperative edilizie a
proprietà indivisa ed individuale) si era creata in migliaia di
cittadini la concreta speranza di una riduzione dei tassi sul
mutuo per l'acquisto della propria abitazione;
le casse della Regione siciliana avrebbero beneficiato di
decine di miliari di risparmio con la rinegoziazione dei mutui,
cosa certamente positiva in un momento di grosse difficoltà
finanziarie,
per sapere:
se le disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 33 della
suddetta legge abbiano trovato puntuale e concreta applicazione;
quante pratiche di rinegoziazione dei mutui siano state ad oggi
presentate e quante ne risultino evase;
se siano state riscontrate difficoltà nell'applicazione delle
suddette disposizioni e quali provvedimenti siano stati presi o
si intendano prendere per superarli». (890)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 890, si
fa presente che la problematica della rinegoziazione dei mutui
concessi alle cooperative edilizie con fondi regionali è stata
avocata per competenza dall'Assessorato regionale Bilancio e
Finanze già dall'anno 2000, essendosi resa necessaria una azione
di coordinamento tra i vari Assessorati regionali.
Per i mutui concessi con fondi statali, per quanto è a
conoscenza dello scrivente e per ciò che rientra nelle competenze
di questo Assessorato, si riferisce che gli istituti bancari
hanno proceduto all'adeguamento dei tassi di interesse superiori
al tasso (12,61 per cento) fissato con decreto del Ministro
dell'Economia per la rinegoziazione dei mutui agevolati.
Migliori e più approfondite delucidazioni potranno essere
fornite dagli Assessorati competenti.»
L'Assessore SCAMMACCA DELLA BRUCA
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 18.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello