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Resoconto d'Aula della Seduta n. 225 di martedì 20 luglio 2004
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   Presidenza del vicepresidente Fleres


    BURGARETTA  APARO, segretario, dà lettura del processo  verbale
  della  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

                              Missione

    PRESIDENTE    Comunico   che   il  Presidente   dell'Assemblea,
  onorevole Lo Porto, è in missione fuori sede per ragioni del  suo
  ufficio.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno  che nel corso della seduta potrà procedersi a  votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


         Determinazione della data di discussione di mozioni

    PRESIDENTE   Si  passa  al  II punto  dell'ordine  del  giorno:
  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d), e 153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:

   n.  298   Iniziative  per  risolvere la controversia  che  tiene
  bloccati  al  largo di Porto Empedocle 37 naufraghi  sudanesi  ed
  interventi  umanitari  di  sostegno , degli  onorevoli  Miccichè,
  Raiti, Orlando,  Panarello e  Ferro;

   n.  299   Interventi  per  porre in essere  tutte  le  procedure
  necessarie per ovviare al rallentamento del traffico causato  dai
  lavori  di  manutenzione nell'autostrada Palermo-Catania ,  degli
  onorevoli Catania Giuseppe, Maurici, Fleres, Baldari;

   n.  300   Iniziative per la creazione di un asse viario  per  lo
  smaltimento  del  traffico  nella  zona  di  via  Notarbartolo  a
  Palermo ,  degli  onorevoli  Catania Giuseppe,  Maurici,  Fleres,
  Baldari;

   n.  301   Vigilanza ed iniziative presso le competenti  autorità
  nazionali  al  fine  di evitare l'estensione del  fenomeno  della
  somministrazione  di  psicofarmaci ai  bambini  per  la  presunta
  'Sindrome da deficit di attenzione ed iperattività (Adhd) , degli
  onorevoli Catania Giuseppe, Maurici, Fleres, Baldari;

   n.  302   Iniziative per la creazione di un'area  di  parcheggio
  attorno  allo stadio 'Renzo Barbera' di Palermo , degli onorevoli
  Catania Giuseppe, Maurici, Fleres, Misuraca;

   n.   303    Iniziative  per  la  rimozione  delle  carcasse   di
  autoveicoli  dalle  strade di Palermo , degli  onorevoli  Catania
  Giuseppe, Maurici, Fleres, Confalone;

   n.  304   Affidamento del Servizio idrico integrato  nell'Ambito
  territoriale  ottimale  1  Palermo ,  degli  onorevoli   Orlando,
  Cracolici, D'Antoni, Ferro, Forgione, Giannopolo;

   n.  305   Definizione  di  una  linea  comune  per  proporre  al
  Consiglio  dei  Ministri  necessarie ed urgenti  modifiche  della
  manovra  finanziaria  a  tutela dell'economia  siciliana ,  degli
  onorevoli   Speziale,  Cracolici,  Capodicasa,   Crisafulli,   De
  Benedictis, Giannopolo, Oddo, Panarello,  Villari,  Zago;

   n.    306     Iniziative    per    l'inserimento    nei    ruoli
  dell'Amministrazione regionale degli operai a tempo indeterminato
  (O.T.I)  di cui alla legge regionale. n. 16 del 1996, secondo  la
  riclassificazione della legge regionale n. 10  del  2000 ,  degli
  onorevoli Barbagallo, Burgaretta Aparo, Genovese, Tumino.
   Ne do lettura:

                        «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   trentasette naufraghi di origine africana, tutti uomini  di  età
  compresa tra i 17 ed i 30 anni, attendono ormai da giorni che  il
  Governo italiano si decida su 'cosa fare di loro';

   nessuno  sa chi siano, né da dove vengano e gli unici  testimoni
  della  loro  storia  sono  i  membri dell'equipaggio  della  'Cap
  Anamur',  che  nonostante  quotidianamente  conducano  estenuanti
  trattative  con le autorità italiane, hanno dovuto rassegnarsi  a
  restare in acque extraterritoriali al largo di Porto Empedocle;

   da  notizie  apprese, risulta che gli uomini salvati  dovrebbero
  essere sudanesi fuggiti dalla miseria e dal terrore della guerra,
  terrorizzati per la loro futura sorte e distrutti per aver  perso
  ogni contatto con le proprie famiglie;

   i  sudanesi  avrebbero  attraversato  il  Sahara  con  mezzi  di
  fortuna e, raggiunta la Libia, qualcuno li ha messi su un canotto
  fatiscente, rubando loro quel poco che possedevano;

   considerato che:

   risulta abbastanza riduttivo esporre in premessa la tragedia  in
  atto  al  largo  di Porto Empedocle,che non si è  trasformata  in
  catastrofe grazie al pronto salvataggio effettuato dal  personale
  di bordo della 'Cap Anamur';

   è  inammissibile  che  ad  oggi  questi  uomini  stremati  siano
  costretti a restare su una nave insieme ad altri uomini che sulla
  stessa nave si trovavano per lavoro e che sono costretti a vivere
  in condizioni al limite del rispetto dei diritti umani;

   rilevato   che   le   autorità   competenti   devono   assumersi
  urgentemente  le proprie responsabilità per consentire  l'accesso
  della  nave  alle zone portuali vicine per permettere  lo  sbarco
  degli  uomini  dell'equipaggio e per garantire  tutti  gli  aiuti
  necessari ai sudanesi salvati,

      impegna il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
                                 ed
                      il Governo della Regione

   ad  avviare urgentemente tutte le procedure necessarie perchè si
  risolva  immediatamente la controversia che  sta  penalizzando  i
  diritti  umani,  mettendo a repentaglio le  vite  di  uomini  già
  vittime di guerre;

   ad  assumere iniziative presso le competenti autorità  nazionali
  perchè  si  ponga  subito fine a questa tragedia,  predisponendo,
  altresì, un immediato intervento umanitario di sostegno». (298)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   da   alcuni  mesi  fervono  lavori  di  ripristino  e  messa  in
  sicurezza della rete autostradale siciliana;

   tali  lavori  si  svolgono prevalentemente di  giorno,  causando
  importanti rallentamenti del traffico autostradale;

   tali  rallentamenti  provocano, oltre  a  ritardi  e  disagi  ai
  lavoratori  pendolari, anche conseguenze negative per  l'immagine
  della  nostra  Regione  agli  occhi dei  turisti  che  si  vedono
  costretti a lunghe code dentro i pullman;

   migliaia di autoveicoli, in marcia a passo d'uomo per ore  sulle
  predette   autostrade,   causano  l'emissione   di   innumerevoli
  tonnellate di ossido di carbonio, con gravi danni per  la  salute
  dei siciliani,

                  impegna il Governo della Regione

   ad   intervenire  per  porre  in  essere  tutte   le   procedure
  necessarie  per  snellire  le  lunghe  code  di  autoveicoli  che
  quotidianamente  transitano nell'autostrada  Palermo-Catania  per
  raggiungere dalla città i luoghi di villeggiatura». (299)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   uno  degli  assi  viari principali della nostra  città,  formato
  dalla  via Duca della Verdura, via E. Notarbartolo e Via Leonardo
  da  Vinci, è gravato da intenso traffico autoveicolare e da mezzi
  pesanti ad ogni ora del giorno;

   all'altezza  dell'incrocio via E. Notarbartolo e piazza  Boiardo
  si  verificano  costantemente collassi del  traffico  medesimo  e
  numerosi incidenti stradali, anche gravi;

   tale  situazione è in gran parte determinata dall'imbuto che  si
  crea tra l'incrocio di via Notarbartolo e piazza Boiardo dove gli
  autoveicoli provenienti dalla zona Nord ed Est della città, dalla
  piazza  si  immettono tutti sull'unico viadotto  esistente  sulla
  via     Notarbartolo    per   l'attraversamento   del    passante
  ferroviario;

   dalla  via  Ariosto,  su Piazza Boiardo, si potrebbe  creare  un
  secondo   viadotto  sul  passante  ferroviario  per  mettere   in
  comunicazione la Piazza stessa con le vie Daidone e  U.  Giordano
  fino  alla via Lazio, in modo da canalizzare il traffico  che  va
  dal  porto  alla  tangenziale  su quest'ultimo  viadotto,  mentre
  quello   che  viceversa  va  dalla  tangenziale  al   porto   sul
  preesistente viadotto di via Notarbartolo,

                  impegna il Governo della Regione

   ad   intervenire  per  porre  in  essere  tutte   le   procedure
  necessarie  per  snellire  le  lunghe  code  di  autoveicoli  che
  quotidianamente transitano nell'arteria via Duca  della  Verdura,
  via Notarbartolo e via L. Da Vinci». (300)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   da   denunce   del  comitato  dei  'Cittadini  per   i   diritti
  dell'Uomo', pare che l'inizio di ogni anno scolastico rappresenti
  l'inizio  di un dramma, poiché si stima che l'attuale  numero  di
  scolari  sottoposti a test per determinare la sindrome da deficit
  di  attenzione  ed  iperattività  (Adhd)  sia  nell'ordine  delle
  migliaia;

   attraverso  l'uso  di questionari di circa 150  domande,  che  i
  genitori  devono compilare per identificare le 'turbe psichiche',
  come  ansia,  depressione, fobie, eccetera dei loro  bambini,  si
  arriva  ad una schedatura del soggetto e successivamente  ad  una
  diagnosi  di iperattività (in un bambino che si muove, che  parla
  quando   non   deve,   che  non  presta   attenzione)   con   una
  raccomandazione di trattamento farmacologico;

   questa  iniziativa  parte  dal Ministero  della  Salute  con  un
  progetto  approvato nel 1996 e le domande del  questionario  sono
  tratte  dal DSM IV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi
  mentali;

   già  in  alcune città del territorio nazionale, come Cagliari  e
  Pisa,  viene somministrato gratuitamente ai bambini  in  cura  il
  metilfenidato,  una  sostanza  di derivazione  anfetaminica,  con
  drammatici effetti collaterali,

                  impegna il Governo della Regione

   a  vigilare  ed a verificare presso le scuole di ogni  ordine  e
  grado  della  Regione  siciliana se  siano  state  intraprese  le
  attività  di  cui in premessa e, in caso positivo, ad intervenire
  per valutare un'eventuale diagnosi affrettata;

   a  richiedere  una  maggiore attenzione, da  parte  del  Governo
  nazionale,  al fine di evitare che questa 'sindrome' trasformi  i
  bambini vivaci in 'malati mentali'». (301)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   l'appena  terminato  campionato  di  calcio  di  serie  'B'   ha
  riproposto    il grave problema del congestionamento del traffico
  veicolare attorno allo Stadio 'Renzo Barbera' di Palermo;

   i  residenti  della zona circostante lo Stadio  'Renzo  Barbera'
  risultano impossibilitati addirittura ad entrare ed uscire  dalle
  loro  abitazioni per le migliaia di autovetture  che  durante  le
  partite si riversano nel quartiere;

   durante  le  partite i due Ospedali (Villa Sofia e  C.T.O.)  non
  sono  facilmente raggiungibili se non dalle ambulanze che  devono
  districarsi in mezzo alle autovetture;

   esistono  delle  aree  di  parcheggio  abbandonate  nelle   zone
  limitrofe allo Stadio medesimo,

                  impegna il Governo della Regione

   a  predisporre  ed  adottare, prima del prossimo  campionato  di
  calcio, un piano operativo per lo sfruttamento delle aree  vicine
  allo  stadio  'Renzo Barbera' come parcheggio per le autovetture,
  perché  i residenti e tutti i cittadini siciliani possano  vivere
  tranquillamente la giornata delle partite, riappropriandosi delle
  strade dove risiedono;

   a  riferire all'Assemblea regionale siciliana sugli esiti  delle
  iniziative  intraprese in materia entro il termine di  60  giorni
  dall'approvazione della presente mozione». (302)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   le  città  sono  assediate  da una moltitudine  di  carcasse  di
  autoveicoli,  ricettacolo  di immondizie  e  di  animali  nocivi,
  alloggio  per  sbandati  e  clandestini  ed  occupano  decine  di
  migliaia di posti-auto, sottratti al parcheggio dei cittadini;

   l'abbandono  di  un autoveicolo per strada è un  processo  molto
  semplice  da  parte  del proprietario e rintracciare  lo  stesso,
  multarlo ed invitarlo a rimuovere il mezzo non è cosa altrettanto
  semplice;

   i  tempi  di  accertamento della proprietà dei mezzi abbandonati
  risultano lunghi e farraginosi;

   gli  accordi  intercorrenti  tra  i  comuni  e  le  aziende   di
  smaltimento   dei  rifiuti  consentono  un  numero  limitato   di
  rimozioni  (soltanto  di  circa  trecento  auto  l'anno)   e   di
  successive demolizioni di tali mezzi abbandonati;

   considerato che:

   si  potrebbe modificare il contratto di servizio tra i comuni  e
  le  aziende  incrementando  la quota annuale  di  prelievo  e  di
  rottamazione di tali mezzi;

   si  potrebbe  posticipare l'identificazione  dei  proprietari  a
  rottamazione avvenuta, accorciando i tempi,

                  impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire  presso  gli  organi  di  cui  in  premessa  per
  risolvere i problemi derivanti dall'abbandono delle carcasse  che
  hanno invaso le strade della nostra città;

   a  promuovere  ogni iniziativa mirante a sveltire  tutto  l'iter
  burocratico della rimozione degli autoveicoli». (303)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  vigente  normativa  in materia di servizi  pubblici  locali,
  contenuta   nell'art.   113   del   Testo   Unico   delle   leggi
  sull'Ordinamento degli enti locali, di cui al Decreto legislativo
  18  agosto 2000, n. 267, come modificato dall'art. 14 del Decreto
  legislativo  n. 269 del 30 agosto 2003, convertito  in  Legge  24
  novembre 2003, n. 326, e dal comma n. 234 della Legge 24 dicembre
  2003,   n.  350,  ha  radicalmente  innovato  il  sistema   degli
  affidamenti dei servizi pubblici locali;

   detta  normativa  ha,  infatti, introdotto modalità  alternative
  alla  gara  e  ciò a differenza delle precedenti disposizioni  in
  materia,  contenute  nell'art. 35  della  legge  n.  448  del  28
  dicembre 2001;

   in  particolare, la richiamata intervenuta normativa prevede ora
  che  l'erogazione  dei  servizi pubblici locali,  in  alternativa
  all'affidamento  con  gara,  possa  avvenire  tramite  società  a
  capitale  misto  pubblico privato nelle quali  il  socio  privato
  venga  scelto attraverso l'espletamento di gare con procedure  ad
  evidenza  pubblica, oppure tramite società a capitale interamente
  pubblico a condizione che l'ente o gli enti pubblici titolari del
  capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo  a
  quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la
  parte più importante della propria attività con l'ente o gli enti
  pubblici che la controllano;

   l'Ambito  territoriale ottimale 1 Palermo, costituito  ai  sensi
  della  legge 4 Gennaio 1994, n. 36, come recepita con  l'art.  69
  della  legge regionale n. 10 del 1999, con bando pubblicato nella
  GUCE  del  4  ottobre  2003, ha ritenuto di indire  una  gara  ad
  evidenza pubblica per l'affidamento del servizio idrico integrato
  nell'A.T.O 1 Palermo;

   detta   determinazione   è   stata  adottata   tralasciando   di
  considerare la richiesta, formulata dalla maggioranza dei  Comuni
  del  medesimo ambito (rappresentanti l'assoluta maggioranza tanto
  dei  cittadini  quanto  del  fatturato  di  servizi  idrici)   di
  riconsiderare, avuto riguardo ad una normativa ormai superata, la
  scelta in precedenza effettuata sulla modalità di affidamento del
  SII;

   per  le  sopradette ragioni e per altri profili di illegittimità
  il  bando di gara citato è stato impugnato dal Comune di  Palermo
  ed  ancora  oggi sono pendenti avanti il TAR Sicilia  Palermo  ed
  avanti il Consiglio di giustizia amministrativa relativi giudizi,
  rispettivamente di merito e di sospensiva;

   frattanto,  dopo numerosi solleciti, la Segreteria  dell'ATO  ha
  convocato  la  Conferenza dei Sindaci  solo  il  25  marzo  2004,
  quindi,   oltre   il  termine  di  scadenza  stabilito   per   la
  presentazione delle offerte relative alla gara sopra  citata,  in
  ultimo fissato al 23 marzo 2004;

   la   suddetta  gara,  secondo  l'espressa  previsione   di   cui
  all'art.l8 del bando, si è definita ad ogni effetto essendo stata
  presentata una sola offerta rispetto al numero minimo previsto di
  due o più offerte valide';

   di  seguito,  il giorno 25 marzo 2004 la Conferenza dei  Sindaci
  non  si  è  potuta validamente costituire - anche per la celerità
  con  cui  si è proceduto all'appello dei presenti - per  mancanza
  delle  condizioni  di  cui  al  comma  5  dell'articolo  5  della
  convenzione  di  Cooperazione,  che  per  la  validità  di  detta
  costituzione,  richiede la presenza: 'della maggioranza  assoluta
  degli  Enti  Locali  convenzionati, determinata  sia  in  termini
  numerici che di rappresentanza';

   in   tale   sede  ventisette  Comuni  intervenuti,   considerato
  l'interesse  primario  di procedere alla  riconsiderazione  delle
  scelte   relative   all'affidamento   del   S.I.I.   alla    luce
  dell'intervenuta  riforma legislativa  e  preso  atto  dell'esito
  infruttuoso  della  gara già esperita, hanno  chiesto  una  nuova
  convocazione della Conferenza dei Sindaci, per il giorno 6 aprile
  2004;

   di  seguito,  la Conferenza è stata convocata per il  giorno  19
  aprile  2004  ed  anche in tale data, pur essendo intervenuti  un
  numero  di  Comuni che rappresentano oltre il 75 per cento  della
  popolazione   dell'intera   Provincia   di   Palermo,    l'organo
  deliberante  a  competenza generale non si è  potuto  validamente
  costituire, sempre per mancanza delle condizioni di cui al  comma
  5 dell'art. 5 della Convenzione di Cooperazione;

   frattanto, nonostante l'intervenuta definizione della  gara,  si
  è  appreso che la Segreteria tecnica operativa dell'ATO 1 Palermo
  intenderebbe, comunque, proseguire nelle attività di gara e,  con
  autonoma  decisione, intenderebbe indire una  trattativa  privata
  per l'affidamento del servizio idrico integrato;

   seppure, l'art. 18 del bando di gara richiami la possibilità  di
  ricorrere  alla  trattativa privata ai  sensi  dell'art.  13  del
  D.L.vo n. 158 del 1995, il ricorso a tale procedura non potrebbe,
  comunque, prescindere dalla ricorrenza dei presupposti di  legge,
  in  particolare la presenza di almeno due offerte  appropriate  -
  nel  caso di specie non esistenti trovandosi in presenza  di  una
  sola   offerta  presentata  -  e  necessiterebbe,   pur   sempre,
  trattandosi  di  una mera facoltà della stazione  appaltante,  di
  un'apposita  autorizzazione dell'organo a competenza generale  e,
  quindi, esclusivamente della stessa Conferenza dei Sindaci;

   considerato che:

   in  tale  scenario,  la  necessità  di  rivedere,  comunque,  le
  modalità  di  affidamento del servizio  idrico  alla  luce  della
  intervenuta normativa in tema di servizi pubblici locali e stante
  l'esito infruttuoso della gara, si impone come atto necessario  e
  dovuto;

   una  possibile soluzione da propone, in coerenza con il  vigente
  quadro  normativo,  potrebbe essere  quella  di  proporre  l'AMAP
  S.p.A.,  che  garantisce il SII nella città di Palermo,  gestisce
  impianti nell'intero territorio dell'ATO e rende già servizi  per
  taluni  Comuni  del  medesimo territorio, come  società  d'ambito
  secondo  il modello di cui all'art. 113 lettera e) dell'art.  113
  del  D.L.vo  n. 267 del 2000, proponendo l'immediata cessione  di
  una  parte delle sue azioni ai Comuni dell'ATO e strutturando  il
  rapporto con gli stessi secondo il modello in house' da definirsi
  nel   dettaglio   attraverso  la  configurazione  dei   necessari
  controlli   gestionali  e  la  previsione  dei  relativi   limiti
  territoriali,  tali da concretizzare quella foma  di  delegazione
  interorganica  tra  la  società ed i  Comuni  azionisti  che  sia
  coerente  con  i  principi sanciti relativamente  al  modello  in
  parola, anche dalla giurisprudenza comunitaria;

   tale  determinazione  non  escluderebbe,  comunque,  l'eventuale
  possibilità di rendere la stessa società, in un prossimo  futuro,
  conforme  al  modello di cui alla lettera b)  dell'art.  113  del
  D.L.vo n. 267 del 2000, qualora si accertasse, sulla base  di  un
  preciso studio di fattibilità, l'opportunità e/o la necessità  di
  acquisire   ulteriori   apporti   gestionali,   industriali   e/o
  finanziari,  per  far fronte agli impegni individuati  nel  Piano
  d'ambito,  di  cui all'art. 11, comma 3, della legge  n.  36  del
  1994, relativo al territorio di che trattasi;

   la  soluzione di cui sopra garantirebbe non solo la salvaguardia
  di   un  patrimonio  pubblico,  accrescendone  perfino  in   modo
  consistente  il  valore, ma consentirebbe di  strutturare  quella
  necessaria  presenza di controllo pubblico, pure all'interno  del
  modello   societario,  a  presidio  e  tutela  degli  intereressi
  collettivi  sottesi  ad un servizio pubblico essenziale,  qual  è
  quello idrico;
   l'attuale   paralisi  dell'organo  amministrativo  a  competenza
  generale,  pure  per  le  attuali  illogiche  disposizioni  della
  Convenzione  di Cooperazione che regola i rapporti tra  i  comuni
  dell'ATO 1 Palermo, viene, di fatto, a precludere l'effettuazione
  di  scelte  fondamentali  afferenti la gestione  di  un  servizio
  pubblico  che è tra i più importanti per le comunità amministrate
  e   porterebbe  inevitabilmente  all'intervento  sostitutivo  del
  Commissario delegato per l'emergenza idrica, in forza dei  poteri
  all'uopo  conferitigli con Ordinanza del Presidente del Consiglio
  dei Ministri n. 3299 del 3 luglio 2003;

   tale  stato  di  inerzia desta ulteriori preoccupazione  per  la
  paventata  arbitraria prosecuzione delle attività  relative  alla
  gara già definita, con l'indizione della trattativa privata,  che
  assumerebbe  particolare gravità in quanto, oltre  a  violare  le
  norme  poste  a  fondamento  della gara  pubblica  già  esperita,
  potrebbe  anche  generare aspettative in capo  all'unica  impresa
  offerente  col  rischio  di  innescare  un  circolo  vizioso   di
  procedimenti amministrativi e di giustizia amministrativa;

   inoltre,  l'ulteriore  inattività della Conferenza  dei  Sindaci
  precluderebbe la scelta del soggetto gestore, entro i termini già
  fissati nell'Accordo di programma quadro del 23 dicembre 2003  in
  tema  di  'Tutela delle acque e gestione integrata delle  risorse
  idriche', con conseguente rischio della perdita dei finanziamenti
  comunitari,   mentre  la  soluzione  proposta  consentirebbe   di
  individuare il gestore immediatamente e, quindi, nel rispetto dei
  termine    stabiliti   dalla      Direzione    regionale    della
  Programmazione della Regione siciliana, in ultimo, con nota  1836
  del 29 marzo 2004,

                 impegna il Presidente della Regione

   ad  intervenire presso l'ATO di Palermo affinché sia  interrotta
  ogni  procedura  di affidamento del SII in difformità  da  quanto
  previsto dalla normativa vigente, ed in particolare mediante  una
  trattativa privata svolta in assenza dei presupposti di legge, in
  particolare la presenza di almeno due offerte 'appropriate';

   ad  attivarsi  perché  siano predisposti  i  necessari  passaggi
  formali   affinché,  in  tempi  brevissimi,  si  possa  pervenire
  all'affidamento del SII secondo il modello di cui  all'art.  113,
  lettera  c), del D.L.vo n. 267 del 2000, attraverso le necessarie
  cessioni  azionarie da parte dell'AMAP S.p.A. ai Comuni dell'ATO,
  strutturando  il  rapporto  fra i diversi  soggetti,  secondo  il
  modello  in  house,  da  definirsi nel  dettaglio  attraverso  la
  configurazione dei necessari controlli gestionali e la previsione
  dei relativi limiti territoriali atti a configurare una struttura
  coerente con i principi sanciti dalla normativa vigente  e  dalla
  giurisprudenza comunitaria». (304)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   assunto  che la manovra correttiva per un valore di 7,5 miliardi
  di  euro,  varata  dal Governo nazionale, colpisce  al  cuore  il
  sistema economico e produttivo della nostra Regione, dando  luogo
  ad  un  vero e proprio massacro delle misure incentivanti  a  suo
  tempo adottate per rilanciare l'economia meridionale;

   osservato  che  il 25 per cento della manovra  è  costituito  da
  tagli  agli  incentivi  per l'occupazione  e  per  le  iniziative
  imprenditoriali,  previsti dalla legge n. 488  del  1992,  e  dal
  blocco  di  patti  territoriali, contratti d'area  e  accordi  di
  programma  che  costituivano l'insieme delle misure  incentivanti
  che,  in  questi  anni,  erano riuscite a garantire  un  parziale
  riequilibrio delle condizioni in cui operano le nostre aziende;

   ritenuto,  anche, che l'insieme delle misure decise dal  Governo
  eserciterà una pesante azione depressiva sull'economia  regionale
  e  che  alcune  di queste, quali la diminuzione  dei  fondi  alle
  Ferrovie dello Stato, si tradurrà, com'è avvenuto storicamente in
  questi  casi,  in  un  altro  rinvio delle  opere  nel  Meridione
  d'Italia ed in Sicilia in particolare;

   rilevato,  altresì,  che  la  diminuzione  del  10  per   cento,
  rispetto  alla media delle somme erogate nel triennio  2001-2003,
  dei  fondi previsti per i comuni si rivela particolarmente odiosa
  per le pesanti conseguenze che avrà sui bilanci degli enti locali
  e  per la prevedibile interruzione di servizi essenziali ai  ceti
  più deboli ed esposti;

   valutati gli effetti di tali rivisitazioni in un taglio  per  la
  Sicilia,  per la sola categoria artigiana, di trenta  milioni  di
  euro  e  considerato come già la circolare, emanata dal  Ministro
  delle  Attività produttive per consentire l'avvio del primo bando
  artigiani  previsto  dalla legge n. 488  del  1992,  aveva  posto
  regole molto più restrittive per l'accesso ai fondi e per la loro
  erogazione;

   ricordato che le misure finanziarie adottate in questi anni  dal
  Ministro  Tremonti  avevano già vanificato e  ridimensionato  gli
  interventi  per il Mezzogiorno e che i provvedimenti assunti  ora
  dal   Governo   continuano,  sostanzialmente   aggravandola,   la
  filosofia di quelle scelte;

   considerata invece, errata ogni impostazione che, nel  tentativo
  di  risanare  l'economia, finisce per scaricare  sulle  aree  più
  deboli del Paese i sacrifici richiesti;

   convinta  che  il futuro dell'intero Paese passa dallo  sviluppo
  delle  regioni  meridionali e che per  farlo  occorre  mettere  a
  regime  le  enormi  risorse  umane,  territoriali,  ambientali  e
  culturali  di  regioni  come la Sicilia, piuttosto  che  adottare
  misure inutilmente vessatorie e depressive dello sviluppo,

                 impegna il Presidente della Regione

   a  convocare un'assemblea delle amministrazioni locali (province
  regionali,   Comuni   e   AA.UU.SS.LL)   e   delle   associazioni
  professionali       ed      imprenditoriali,      rappresentative
  dell'agricoltura,  del  commercio e dell'artigianato,  nonché  le
  rappresentanze sindacali dei lavoratori, per definire  una  linea
  di  rigore  condivisa e sostenibile da rappresentare  al  Governo
  nazionale in alternativa alle misure adottate, e in raccordo  con
  le  misure di risanamento e rilancio da assumere anche a  livello
  locale;

   ad  un'immediata convocazione della deputazione nazionale  della
  Sicilia  perché  si faccia interprete efficace e  determinata  di
  questa  linea  comune  a  difesa dello sviluppo  economico  della
  Regione;

   ad  intervenire  nelle riunioni del Consiglio dei  Ministri  per
  proporre  le  modifiche  necessarie  e  urgenti  a  tutela  dell'
  economia siciliana».  (305)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che  l'Amministrazione  forestale  può  avvalersi,  in
  ciascun distretto, dell'opera di un contingente di operai a tempo
  indeterminato (O.T.I), come previsto dall'articolo 46 della legge
  regionale  6  aprile  1996,  n.  16,  per  le  esigenze  connesse
  all'esecuzione dei lavori condotti in amministrazione diretta;

   considerato  che il ruolo degli attuali addetti,  impiegati  nei
  lavori  di  sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria,
  appare  sempre  più  penalizzato sia per  l'indirizzo  strategico
  regionale, che permane su una linea di ordine assistenziale,  sia
  per  la  mancanza  di  una  politica di  concertazione  volta  ad
  individuare scelte innovative e coerenti con le esigenze tecniche
  e produttive;

   considerato  ancora, che tale categoria, di fatto, è attualmente
  a  totale  carico delle finanze regionali, ma non è inserita  nei
  ruoli dell'Amministrazione regionale;

   ritenuto che:

   è  improrogabile, invece, il riallineamento e il  consolidamento
  dell'occupazione   nel   comparto,   anche   alla   luce    della
  riclassificazione  del personale dell'Amministrazione  regionale,
  ai sensi dell'art. 5 della l.r. 15 maggio 2000, n. 10;

   l'accordo  sulla  riclassificazione  è  estensibile  anche  agli
  O.T.I dipendenti dell'I.R.F. e dell'Azienda Foreste attraverso il
  riconoscimento  dello  status  di  'personale  interno'  con   la
  conseguente  riserva  dei posti per l'inquadramento  nei  profili
  professionali senza alcun onere finanziario aggiuntivo,

                  impegna il Governo della Regione

   ad   assumere   adeguate   iniziative  legislative   finalizzate
  all'inserimento degli O.T.I., di cui all'articolo 46 della l.  r.
  n. 16 del 1996, nei ruoli dell'Amministrazione regionale, secondo
  la riclassificazione della l. r. n. 10 del 2000». (306)

    PRESIDENTE   Dispongo che le mozioni testé  annunziate  vengano
  demandate  alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
  perché ne determini la data di discussione.
   Onorevoli colleghi, poiché sono in corso delle riunioni  miranti
  a  verificare  la possibilità di semplificare il percorso  d'Aula
  del disegno di legge elettorale, la seduta è sospesa e riprenderà
  alle 19,30.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                       Sull'ordine dei lavori

    TURANO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    TURANO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerato  che
  l'Aula  è stata convocata stamattina alle ore 10.00 con lo stesso
  ordine del giorno, il rinvio alle ore19,30 servirà per aggiornare
  i lavori a domani mattina o, effettivamente, per proseguirli?
     Capisco che la mia domanda può apparire irritale, però ritengo
  che  non  si  possa  stare tutto il giorno  in  paziente  attesa.
  Potremmo anche  spazientirci.

    PRESIDENTE   Onorevole Turano, lei ha ragione. Tuttavia  è  una
  domanda alla quale al momento non so dare risposta. Sono in corso
  delle riunioni.
   Nel   caso   in  cui  dovesse  essere  individuato  un  percorso
  semplificato  o  comunque  largamente  condiviso  rispetto   alle
  ipotesi di una nuova proposta di legge elettorale, la seduta  che
  riprenderà  alle ore 19,30 potrebbe avere anche una  prosecuzione
  notturna.
   Nel  caso  in  cui  ciò  non  dovesse accadere,  ovviamente,  la
  Presidenza  si  determinerebbe  in  maniera  diversa  e,  dunque,
  aggiornerebbe la seduta a domani mattina.

    (La seduta, sospesa alle ore 17,50 è ripresa alle ore 20.22)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli  colleghi, sono stati esperiti in  queste  ultime  ore
  alcuni  tentativi riguardanti un percorso semplificato nell'esame
  del  disegno di legge di riforma elettorale e, tuttavia, non pare
  che tali tentativi abbiano sortito un effetto positivo. Pertanto,
  ci  troviamo  nella condizione di dover riprendere l'esame  della
  legge  a  partire  dall'articolo 2 secondo  quelle  che  sono  le
  modalità ordinarie senza che sul contenuto del citato articolo  2
  sia  stato possibile individuare un percorso -  come dicevo prima
  -  semplificato  o  comunque ampiamente condiviso  com'era  negli
  auspici  di tutti coloro i quali hanno partecipato alla  riunione
  informale dei Presidenti dei Gruppi parlamentari tenutasi  sino a
  qualche minuto fa.

    Comunicazione relativa a nuove procedure di registrazione dei
                richiedenti le votazioni qualificate

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi, comunico  che  la  Segreteria
  generale,  con gli uffici dell'Assemblea, al fine di rendere  più
  celeri le procedure di registrazione dei richiedenti le votazioni
  qualificate,  ha  fatto  realizzare  le  opportune  modifiche  al
  software del sistema elettronico di voto.
   Pertanto,  nelle ipotesi previste dal Regolamento,  in  caso  di
  richiesta  di votazioni qualificate,  la Presidenza  attiverà  le
  procedure  di registrazione e verifica del numero dei richiedenti
  servendosi del sistema elettronico di voto.
   I   deputati  richiedenti,  dopo  avere  inserito  nell'apposito
  terminale la tessera personale di voto, dovranno formalizzare  la
  richiesta  di  votazione qualificata premendo uno  qualsiasi  dei
  tasti del sistema di votazione elettronica. L'operazione predetta
  potrà effettuarsi esclusivamente nell'arco di tempo intercorrente
  tra  l'apertura e la chiusura della registrazione disposta  dalla
  Presidenza.
     Il  sistema di voto, verificata la congruenza del  numero  dei
  richiedenti  con  le  diverse ipotesi  previste  dal  Regolamento
  d'Aula,  provvederà  alla registrazione dei deputati  richiedenti
  dando  il  consenso per le successive operazioni  di   voto.  Per
  evitare di vanificare l'efficacia del procedimento, ricordo che è
  necessario  essere muniti di tessera di voto la cui  acquisizione
  presso  gli  assistenti parlamentari d'Aula, per  coloro  che  ne
  fossero   sprovvisti,  è  opportuno  che   avvenga   al   momento
  dell'ingresso in Aula.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno  che nel corso della seduta potrà procedersi a  votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


   Seguito  della  discussione  del disegno  di  legge  «Norme  per
  l'elezione  del  Presidente della Regione siciliana  a  suffragio
  universale  diretto.  Nuove  norme per l'elezione  dell'Assemblea
  regionale   siciliana.  Modifiche  ed  integrazioni  alla   legge
  regionale  20 marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni»  (nn.
  850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A)
     PRESIDENTE   Si  passa al punto terzo all'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede  con  il seguito della discussione  del  disegno  di
  legge   «Norme  per  l'elezione  del  Presidente  della   Regione
  siciliana  a  suffragio  universale  diretto.  Nuove  norme   per
  l'elezione  dell'Assemblea  regionale  siciliana.  Modifiche   ed
  integrazioni  alla  legge  regionale  20  marzo  1951,  n.  29  e
  successive  modificazioni»  (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-
  660-669-775-779/A), posto al numero 1).
   Invito  i componenti la prima Commissione  Affari Istituzionali
  e   la  Commissione  speciale  per  la  revisione  dello  Statuto
  regionale a prendere posto al banco delle Commissioni.
   Ricordo  che  l'esame  del disegno di legge  si  era  interrotto
  nella  seduta  n.  223  dell'8 luglio 2004,  dopo  l'approvazione
  dell'articolo 1.
   Si  passa all'articolo 2. Invito il deputato segretario a  darne
  lettura.

    BURGARETTA APARO  , segretario:

                             «Articolo 2

   1.  Dopo  l'articolo 1 della legge regionale 20 marzo  1951,  n.
  29,  e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  è  inserito  il
  seguente:

                           'Articolo 1 bis
                         Sistema elettorale

   1.   L'Assemblea  regionale  siciliana  è  eletta  a   suffragio
  universale, con voto diretto, libero e segreto.

   2.   Il   territorio   della  Regione  è  ripartito   in   tante
  circoscrizioni quante sono le province regionali. L'ambito  della
  circoscrizione coincide con il territorio provinciale. Il  comune
  capoluogo  di  provincia è anche capoluogo  della  circoscrizione
  corrispondente.

   3. Ad ogni circoscrizione corrisponde un collegio elettorale.

   4.  Ottanta seggi sono attribuiti in ragione proporzionale sulla
  base  di  liste  di candidati concorrenti nei collegi  elettorali
  provinciali.

   5.   Non  sono  ammesse  all'assegnazione  dei  seggi  le  liste
  provinciali il cui gruppo, sommando i voti validi conseguiti  nei
  collegi   elettorali  provinciali,  abbia  ottenuto   nell'intera
  Regione una cifra elettorale inferiore al 5 per cento del  totale
  regionale dei voti validi espressi.

   6.  Il  candidato alla carica di Presidente della Regione  è  il
  capolista di una lista regionale.

   7.  Ciascuna  lista  regionale deve  comprendere  un  numero  di
  candidati  non  inferiore,  né  superiore,  a  nove,  incluso  il
  capolista.

   8.   Tutti  i  candidati  di  ogni  lista  regionale,  dopo   il
  capolista, devono essere inseriti nell'ordine di lista secondo un
  criterio di alternanza fra uomini e donne.

   9.   I  candidati  delle  liste  regionali,  ad  eccezione   del
  capolista, devono essere contestualmente candidati in  una  delle
  liste provinciali collegate.

   10.  Viene  proclamato eletto alle cariche di  Presidente  della
  Regione  e  di  deputato  regionale  il  capolista  della   lista
  regionale che consegue il maggior numero di voti validi in ambito
  regionale.

   11.  Viene  altresì  proclamato  eletto  deputato  regionale  il
  capolista  della lista regionale che ottiene una  cifra  di  voti
  validi  immediatamente inferiore a quella conseguita dalla  lista
  regionale risultata più votata.

   12.  Sono proclamati eletti deputati tanti candidati della lista
  regionale  risultata più votata secondo l'ordine di presentazione
  nella  lista,  fino a quando il numero di seggi così  attribuiti,
  sommato  al  numero dei seggi conseguiti nei collegi dalle  liste
  provinciali  collegate, raggiunga il totale di  cinquantaquattro,
  oltre  al  Presidente della Regione eletto. I seggi eventualmente
  rimanenti  sono  ripartiti, in proporzione alle rispettive  cifre
  elettorali  regionali, fra tutti i gruppi di liste non  collegati
  alla  lista regionale che ha conseguito il maggior numero di voti
  ammessi  all'assegnazione  di seggi  ai  sensi  del  comma  5  ed
  attribuiti   nei  collegi  elettorali  provinciali,  secondo   le
  modalità stabilite all'articolo 2 ter».

    PRESIDENTE   Comunico  che  sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

        dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè:  2.11,
      soppressivo  dell'articolo; 5.5,  interamente  sostitutivo;
      2.27, aggiuntivo;
      dagli   onorevoli  Forgione  e  Liotta:  2.1,   interamente
      sostitutivo; 2.2; 2.3; 2.4; 2.5;
      dall'onorevole Pistorio: 2.41, interamente sostitutivo;
      dagli  onorevoli  Barbagallo e  Tumino:  2.57,  interamente
      sostitutivo;
      dagli  onorevoli Ferro, Morinello, Miccichè,  Raiti:  2.12;
      2.13; 2.14; 2.15; 2.28; 2.26; 2.16; 2.17; 2.18; 2.19; 2.20;
      2.21; 2.22; 2.40; 2.24;
      dall'onorevole Ferro: 2.23;
      dagli  onorevoli  Speziale, Cracolici e  Crisafulli:  2.42;
      2.43; 2.44; 2.46; 2.55 bis;
      dagli  onorevoli, Ortisi, Papania, Manzullo ed altri:  2.8;
      2.9; 2.6; 2.7;
      dagli  onorevoli  Antinoro, Paffumi,  Cristaudo  ed  altri:
      2.45; 2.47; 2.54 bis; 2.55; 2.56;
      dagli onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 2.51; 2.52; 2.53;
      2.54; 2.49; 2.50;
      dagli  onorevoli Morinello, Ferro, Raiti: 2.39; 2.37; 2.38;
      2.36; 2.34; 2.35; 2.33; 2.29; 2.30; 2.31; 2.32;
      dagli onorevoli Antinoro, Paffumi, Ferro, Miccichè: 2.48;

    ORTISI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE   Se  non sorgono osservazioni,   al  fine  di   una
  migliore  organizzazione dei lavori,  invito i  deputati  che  lo
  volessero  a  iscriversi  a parlare   nel  corso  dell'intervento
  dell'onorevole Ortisi.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Ortisi.

    ORTISI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare  due
  osservazioni:  una  di ordine tecnico-procedurale  e  l'altra  di
  ordine politico.
   Quella  di ordine tecnico-procedurale. E' previsto un numero  di
  80 deputati da distribuire sulle circoscrizioni provinciali ed  è
  previsto fondamentalmente un premio di maggioranza di 9 deputati,
  ivi  compreso il Presidente della Regione eletto, per  consentire
  un obiettivo che tutti condividiamo,  quello della stabilità.
     Tuttavia,  chi  ha proposto tale soluzione, probabilmente  nel
  tentativo  di  mediare  l'irrimediabile, non  si  è  accorto  che
  l'obiettivo  della  stabilità  non lo  raggiunge.  Sarebbe  stato
  probabilmente  più  opportuno, ancorché più radicale,  continuare
  con  il  20 per cento di premio di maggioranza per consentire  la
  stabilità. Infatti, alla casalinga è permesso di fare un  calcolo
  semplicissimo che è il seguente:  perché si arrivi a 54 deputati,
  anzi  a  55  deputati  in  questo caso,  ivi  compresi  i  9,  la
  coalizione  che  esprime  il Presidente candidato  che  vince  le
  elezioni  deve  di  per sé raggiungere  46  deputati,  cioè  deve
  superare il 50 per cento.
   Quando  supera il 50 per cento è già maggioranza, ma  ipotizzate
  per  un  attimo che la coalizione vincente non superi il  50  per
  cento, che si fermi  ad esempio al 40 per cento perché concorrono
  più di due coalizioni. Il 40 per cento si traduce in 36 deputati,
  più i 9 si arriva a 45 deputati. Dov'è la maggioranza?  Dov'è  la
  stabilità?
   Naturalmente  l'osservazione di tipo tecnico-procedurale  ha  un
  suo riverbero di ordine politico; dunque,  meditate gente
          Questo  barbaro  tentativo di  esprimere  una  soglia  di
  sbarramento  del  5% ancorchè barbaro di per  sé,  non  raggiunge
  l'obiettivo  anche  in  questo  caso  che  si  propone,  cioè  di
  eliminare  le liste fai da te; intanto perché  butti  a  mare  il
  bambino  con  l'acqua sporca . Abbiamo proposto  tanti  strumenti
  attraverso i quali potere eliminare le liste fai da te,  tuttavia
  anziché  conservare la ricchezza della storia di tante formazioni
  oggi  nel  centrodestra e nel centrosinistra che hanno arricchito
  il   dibattito   parlamentare  e  che  potrebbero   ulteriormente
  arricchirlo, si preferisce tagliare in maniera radicale con il 5%
  la   possibilità  di  variegare  il  dibattito  parlamentare.  Lo
  sappiamo tutti anche in questa Aula: è successo che molto  spesso
  singoli deputati appartenenti a formazioni ancorché minori  hanno
  dato  un contributo qualitativo al dibattito d'Aula soddisfacente
  almeno   e,  comunque,  di  gran  lunga  superiore,   in  qualche
  occasione  a quello dato da una somma aritmetica di alzatori,  di
  abbassatori di mano.
     Noi  abbiamo  proposto diverse ipotesi  di  mediazione,  tutte
  respinte;  abbiamo  cercato  di  fare  ragionare  gli  amici  del
  centrodestra  affinché uscisse dall'Aula così come inaugurato l'1
  febbraio  del  2004  con  la legge. Vi ricordate quanto lavorammo
  per recuperare un solo deputato? L'onorevole Miccichè, per votare
  tutti  all'unanimità. Ci riuscimmo, quella era la  strada,  della
  dimensione  del metodo bipartisan. Ma immaginate  una  legge  che
  adesso  uscirà con i soli voti del centrodestra, sarà  una  legge
  destinata, se domani cambiasse la coalizione vincente, ad  essere
  rivista? E noi vogliamo scrivere regole per compiacere i  singoli
  che  hanno in sé una contraddizione che è quella del respiro?  Le
  leggi  e  il  lavoro  del  Parlamento  sono  per  definizione  di
  dimensione  medio-lunga; non sono leggi se non sfidano  il  tempo
  medio-lungo. Il tempo immediato appartiene ai decreti, appartiene
  alle  decisioni  delle  giunte, se volete,  non  appartiene  alla
  dimensione del legislatore.
   Mi  trovo in grande difficoltà a discutere su una legge che sarà
  votata soltanto dal centrodestra. A noi sembra che questa non sia
  la  strada  migliore. Ma pensate ad una legge che uscirà  con  il
  55%,  il  60%,  non lo so con quanti voti. Pensate ad  una  legge
  anche  per le assenze naturali, che uscirà con voti inferiori  al
  numero  cinquanta,  è  probabile. Ma voi pensate  che  una  legge
  destinata a dettare regole possa essere votata con questi numeri?
  Laceriamo  peraltro  anche il tessuto  di  rapporto  fra  le  due
  coalizioni,  qualche volta anche per atteggiamenti  eccessivi  di
  rapporto  umano  fra i singoli deputati. Noi apprezziamo  che  si
  preveda  che chi è iscritto, non so per quale merito, al  listino
  debba presentarsi sul territorio. Ciò è sicuramente apprezzabile,
  ma  sarebbe  più  logico ridistribuire il premio di  maggioranza,
  ancorchè  inferiore  alle attese e non raggiungendo  l'obiettivo,
  come  ho  cercato brevemente di dimostrare nella prima parte  del
  mio  intervento,  fra  i migliori dei non  eletti  sulle  singole
  province affidandolo a chi si spende in provincia. Perchè  non  è
  detto  che gli eletti nel listino siano i migliori; in genere  si
  fa  questo  per contribuire a modificare e bilanciare i  peones ,
  gli  ignoranti eletti sul territorio con un livello di eletti che
  dovrebbero  compensare dal punto di vista intellettuale,  morale,
  dal punto di vista culturale.
   In  un  fenomenale  volume:  Il Tramonto dell'Impero  romano   è
  stato dimostrato scientificamente che l'impero romano cominciò  a
  crollare quando ad essere scelti erano i peggiori nelle corti che
  frequentavano. Quando il curriculum non apparteneva  alla  scelta
  dell'Agorà,  quando  il  curriculum non  esisteva  più  ed  erano
  premiati  coloro che furono chiamati attraverso la selezione  dei
  peggiori. E non è da escludere che domani coloro i quali andranno
  a  formare  il listino possano anche essere i peggiori  e  non  i
  migliori  sul  territorio  E fino a quando la democrazia,  che  è
  elezione  per  comando del popolo, impone che non si  scelga  per
  scelta  prefettizia, o per scelta universitaria, tanto  meno  per
  scelta salottiera o di corridoio, nessuno di noi ha il diritto di
  affermare che l'eletto lo è soltanto perché riesce attraverso gli
  strumenti più vari, anche quelli demagogici, ad essere  eletto  a
  scapito del più intelligente, che in genere è il più intelligente
  per  autoreferenza.  Stiamo ulteriormente  sbagliando  da  questo
  punto di vista.
      La  nostra  proposta,  che  prelude  ad  un  voto  nettamente
  contrario, non soltanto all'articolo ma alla legge in generale  e
  a  tutti  i  passaggi  della legge medesima e  che  prelude  alla
  richiesta di referendum al quale parteciperemo, invita in  questo
  momento  i  colleghi  della  maggioranza  in  particolare  ad  un
  ulteriore  salutare intervallo di riflessione  che  ci  permetta,
  magari  domani, di ricominciare attraverso un percorso bipartisan
  che non fa bene solo al centrosinistra ma anche al centrodestra e
  soprattutto al nostro Paese.

    PRESIDENTE    E' iscritto a parlare l'onorevole  Ferro.  Ne  ha
  facoltà.

    FERRO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che  la
  discussione  su questo disegno di legge ha per me  almeno  alcune
  difficoltà di comprensione sull'atteggiamento che si vuole tenere
  da parte di questa maggioranza.
      Certo   il   comportamento  era  già  stato  anticipato   con
  l'approvazione   dell'articolo  1,  quello  che  fa   riferimento
  all'elezione  diretta  del Presidente della  Regione,  sul  quale
  siamo  tutti  d'accordo  e sul principio  dell'inserimento  della
  doppia  scheda  come soluzione di trasparenza  per  il  voto  che
  l'elettore  deve  esprimere. E già in quell'occasione  non  mi  è
  sembrato  vi  fosse tanta voglia da parte degli  esponenti  della
  maggioranza di confrontarsi come era utile ed opportuno  in  Aula
  per  provare a convincersi, a convincerci. Noi avevamo le  nostre
  ragioni posto che non stiamo facendo una legge qualsiasi  ma  una
  legge  che  stabilisce le regole con cui vedrà la luce  il  nuovo
  Parlamento siciliano.
     Già in occasione dell'approvazione dell'articolo 1, per quanto
  mi  riguarda,  ho  ritenuto che fosse fortemente  compromesso  un
  clima di confronto parlamentare sul disegno di legge in senso più
  ampio.  Ed  oggi  nelle  riunioni che si  sono  succedute,  anche
  all'interno del centrosinistra, pur apprezzando lo sforzo  che  è
  stato   fatto  da  parte  delle  forze  politiche  della   stessa
  coalizione   per  trovare  una  posizione  condivisa   e   comune
  nonostante  si  avesse  da  parte  nostra  un  atteggiamento   di
  comprensione  anche delle ragioni degli altri, si è  cercato  per
  tutta  la  giornata  di  trovare  un  percorso  che  potesse  far
  rinunciare  a  qualcosa  da  parte del centrosinistra  purché  si
  facesse una legge che fosse fortemente condivisa. Ebbene torniamo
  in Aula a quest'ora e ci ritroviamo nuovamente, esattamente nella
  stessa  situazione, cioè in una situazione in cui la  maggioranza
  con  una prova di muscoli e fine a se stessa, viene in Aula,  non
  accetta  alcuna  ipotesi di confronto - vedo, da quello  che  lei
  diceva,  signor  Presidente, che i parlamentari del  centrodestra
  neanche  chiedono  di  parlare e di esprimere  in  Aula  la  loro
  posizione -, si nega qualsiasi possibilità di riaprire in qualche
  modo  un  confronto  che  sia  un  confronto  non  fatto  per  la
  salvaguardia  della  posizione  dei  singoli  parlamentari   oggi
  eletti,  ma  un  confronto che possa invece immaginarsi  come  un
  confronto  per  fare  una  legge elettorale  che  sia  una  legge
  elettorale moderna, funzionale che serva a questa Regione.
   Noi  avevamo  posto alcune ipotesi di confronto:  ho  già  detto
  sulla  doppia  scheda;  si è detto e si è  parlato  del  voto  di
  genere;  si è detto e si è parlato sulla necessità di  avere  una
  autentica  segretezza  del voto attraverso  il  seggio  unico  di
  spoglio,  che  non è un elemento indifferente;  si  è  detto  del
  listino  con  le varianti dell'abolizione del listino  o  con  la
  riduzione  del numero dei componenti del listino e  infine  si  è
  parlato anche del tema dello sbarramento.
   In  questa Aula, ma anche nelle interviste e nelle dichiarazioni
  che  ciascuno di noi ha fatto, su quest'ultimo punto  francamente
  ho sentito più delle barzellette che degli argomenti seri.
   Il  tema non è lo sbarramento al 5, al 3, al 2, all'1 o allo 0,5
  per cento. Credo che il tema sia invece capire le ragioni per cui
  tale  sbarramento  lo  si voglia. Ed autorevoli  esponenti  della
  maggioranza hanno spiegato che la necessità dello sbarramento,  a
  prescindere  dalla  entità  dello  stesso,  era  necessario   per
  impedire la creazione di liste fai da te e la possibilità che  vi
  fosse   all'interno  del  Parlamento  siciliano  inquinamento   e
  condizionamento di tipo mafioso.
   Se  raccontassimo questo a tutti coloro che hanno la mia  età  e
  che  quindi hanno in qualche modo una certa memoria della  storia
  recente di questa Regione verrebbe a dir poco da ridere e io, per
  rispetto della sede in cui mi trovo, evito di fare nomi di questa
  legislatura o di legislature precedenti di esponenti politici con
  partiti  ben  al  di  sopra della soglia del 5%  che  sono  stati
  condannati, arrestati, inquisiti per associazione mafiosa.
   Il  tema  della lotta alla mafia, dell'inquinamento della  mafia
  nella  politica,  io non credo che si possa risolvere  attraverso
  uno  sbarramento  ma  si risolve attraverso  la  capacità  che  i
  partiti hanno di selezionare la propria classe dirigente.
   E  questo è testimonianza anche in questo Parlamento, non sempre
  avviene, non sempre è avvenuto, e quindi è del tutto evidente che
  la  scelta  di  uno  sbarramento sia  una  scelta  che  ha  altre
  tipologie  ed  altri significati. Ma, per favore, risparmiate  di
  raccontarci  che il 5% di sbarramento serve per impedire  che  la
  mafia  entri nelle istituzioni  Ma credo che questo sia il  segno
  comunque  di un decadimento culturale della politica,  di  questo
  Parlamento  e anche, mi permetto di dire, della serietà  con  cui
  alcune  questioni andrebbero affrontate nel rispetto anche  degli
  elettori che ci votano.
   Io  credo  che  gli  elettori hanno capacità di  discernere,  di
  capire,  di  cogliere quello che succede in questo Parlamento  ma
  soprattutto  hanno  la grande capacità di non farsi  prendere  in
  giro.
   Vorrei  che  su  questi temi vi fosse ancora la  possibilità  di
  riflettere,  che  la  maggioranza  comprendesse  di  cosa  stiamo
  parlando.  Se questa volontà non c'è  - come mi pare che  non  ci
  sia  -  per  quanto mi riguarda e per quanto riguarda   Primavera
  siciliana', per quanto riguarda il Gruppo parlamentare  al  quale
  appartengo,  non  ho nessun problema a prendere  atto  di  questa
  volontà  assolutamente  nefanda da  parte  della  maggioranza.  E
  quindi  ci  attrezzeremo non soltanto per il  voto  contrario  al
  disegno  di  legge,  che sarà la legge di  una  parte  di  questo
  Parlamento,  ma per promuovere e iniziare già il  lavoro  per  la
  raccolta di firme per abrogare questa legge assolutamente iniqua.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Spampinato.  Ne
  ha facoltà.

    SPAMPINATO  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  quando  nel
  febbraio di quest'anno questa Assemblea ha approvato la legge che
  regolamentava due istituti fondamentali introdotti con  la  legge
  costituzionale n. 3 del 2001, avevamo auspicato, credevamo  fosse
  stata  inaugurata  una nuova stagione di questo  Parlamento,  una
  stagione   che  vedeva  l'intera  Assemblea,  quando  si   doveva
  trattare,   come   in  quella  occasione,  di  temi   importanti,
  fondamentali,  di temi che andavano al di là degli  schieramenti,
  così come oggi, quando stiamo parlando della legge elettorale, si
  riuscisse a trovare un dialogo, un'intesa, non necessariamente un
  accordo,  ma la possibilità di determinare  condizioni  condivise
  affinché queste norme fondamentali introdotte con legge regionale
  - così come è appunto la legge che regolamenterà l'elezione delle
  prossime Assemblee regionali - avesse una condivisione totale  o,
  quanto meno, particolarmente condivisa.
   Abbiamo  iniziato  molto  male,  perchè  la  maggioranza,  senza
  possibilità  di  interloquire assolutamente, già dall'articolo  1
  laddove erano inseriti due dei fondamentali principi su  cui   si
  basa questa legge: uno su cui  effettivamente c'è stata una larga
  condivisione,  che è quello che riguarda l'elezione  diretta  del
  Presidente della Regione, ma per quanto riguarda l'altro,  quello
  dell'inserimento della doppia scheda a garanzia,  soprattutto  di
  un    voto   libero   così  come  recita  l'articolo   48   della
  Costituzione, senza nessuna possibilità di dialogo, senza nessuna
  replica alle osservazioni, sia di natura politica, sia di  natura
  giuridica  poste da tantissimi deputati da questo scranno,  si  è
  andati  avanti dicendo: intanto approviamo l'articolo 1,  poi  ne
  riparliamo.
   Intanto  era da contestare questo metodo  approviamo  l'articolo
  1... .  Perchè  se  ci doveva essere una condivisione  si  doveva
  partire  proprio dall'articolo 1. Non abbiamo comunque interrotto
  noi  le  trattative  con la maggioranza; abbiamo  cercato,  anche
  attraverso   un  duro lavoro di mediazione anche all'interno  del
  centro-sinistra, ma soprattutto abbiamo cercato di dare dignità a
  quest'Assemblea  e  far sì che si votasse una  legge  quanto  più
  possibile condivisa.
   Signor  Presidente, è triste dunque sentire  dopo  circa  dodici
  ore dall'inizio previsto della seduta -  chiaramente non è dipeso
  da  lei,  lei ha soltanto svolto una funzione di notaio -  dovere
  ammettere  che  vi è una impossibilità di poter giungere   ad  un
  percorso condiviso.
   Faccio  ancora  una volta mio l'appello che poco fa  l'onorevole
  Ortisi   ha  rivolto   e  vi  chiedo  una  ulteriore   pausa   di
  riflessione.
     L'articolo 2 del quale stiamo parlando, è un altro  dei  punti
  fondamentali  del provvedimento. Esiste soprattutto  il  problema
  dello  sbarramento  su  cui si è molto dibattuto.  Esso  dovrebbe
  evitare  il  frazionamento all'interno  dell'Assemblea,  ma  ciò,
  secondo  me, con questa doppia forma di sbarramento del  recupero
  dei resti su base provinciale e della possibilità di ripartizione
  dei seggi solo per le liste che superano il 5 per cento determina
  una   rappresentanza  non  reale  di  quella  che  è  la  società
  siciliana.
   Vi  sono  tuttavia ulteriori considerazioni da fare rispetto  al
  cosiddetto listino.
   Poco  fa  l'onorevole Ortisi diceva che c'è il nostro gradimento
  anche  nelle  liste provinciali rispetto alla norma  che  prevede
  l'obbligo della candidatura di coloro i quali sono inseriti nelle
  liste regionali.
   E'  chiaro  che,  così come me, anche l'onorevole  Ortisi  è  un
  idealista,  e  così,  idealmente,  questa  è  una  norma  che  ci
  soddisfa. Ma quando andremo a verificare sostanzialmente che cosa
  essa  produrrà, vedremo come i candidati nelle liste  provinciali
  inseriti   anche  nelle  liste  regionali  non  faranno  campagna
  elettorale,  non  interesserà loro la dignità del  risultato  che
  comparirà all'indomani del voto, ma interesserà soltanto  che  il
  proprio  Presidente  possa  diventare Presidente  con  il  minimo
  sforzo ed entrare all'interno di questa Assemblea.
   Quella  che era una norma auspicata, probabilmente sarà soltanto
  un'ipocrisia di fatto rispetto a questo tema.
   Abbiamo  ancora  una  volta ribadito la necessità  di  garantire
  oltre  che un voto libero un voto segreto. Non riusciamo a capire
  il perché nessuno prenda in considerazione tale ipotesi, la quale
  non ha nessuna contromisura di natura politica.
   Onorevole Ferro, lei si batte tanto ma nessuno mi pare le  abbia
  dato  concrete  risposte sul perché non  si  debba  procedere  in
  questa maniera.
   Non   riusciamo  a  capire  perché  sui  giornali  siamo   tanto
  disponibili  nei confronti delle donne e poi non si può  inserire
  il doppio voto di genere con i correttivi necessari
   Sono  tutte domande alle quali, io mi auguro, vengano date delle
  risposte. Mi auguro che vengano date pubblicamente all'interno di
  questa Assemblea, ma auspico altresì che vi sia la possibilità di
  un   dialogo  ulteriore  affinché  si  possa  arrivare   ad   una
  condivisione quanto più larga possibile per dare una nuova  legge
  elettorale alla Sicilia.

     PRESIDENTE    Onorevoli   colleghi,   dichiaro    chiusa    la
  discussione  sull'articolo 2. Si passa alla  illustrazione  degli
  emendamenti in precedenza comunicati.
    E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale, ne ha facoltà..

    SPEZIALE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, in un  momento
  così  convulso  legato  a tanti impegni  ed  appuntamenti  tra  i
  deputati,  non  mi  sono  iscritto a  parlare  sulla  discussione
  generale dell'articolo 2. Quindi, farò anche qualche osservazione
  di   carattere  generale,  ancor  prima  di  illustrare  i   miei
  emendamenti.
   Noi  già  nel corso dell'esame dell'articolo 1 abbiamo espresso,
  come  partito,  il  nostro orientamento  sul  disegno  di  legge.
  L'abbiamo espresso pubblicamente e riteniamo che sulla  base  dei
  vincoli imposti dalla norma costituzionale, quando si è proceduto
  all'elezione    diretta    del    Presidente    della    Regione,
  nell'approvazione  del  testo  al Parlamento  nazionale  è  stato
  previsto che la Regione siciliana si dotasse di una propria legge
  elettorale.
   Tra   l'altro  in  quella  occasione  il  Parlamento   nazionale
  decostituzionalizzando la norma sulla forma di  governo  ha  dato
  facoltà al Parlamento regionale non solo di dotarsi di una  nuova
  legge  elettorale, ma anche di poter fare una legge propria sulla
  forma di governo.
   Abbiamo,  quindi,  presentato fin dall'inizio della  legislatura
  un disegno di legge come Gruppo  DS perché ritenevamo urgente che
  la Regione siciliana si dotasse di una nuova legge elettorale.
     Sono  passati  tre anni e finalmente il testo del  disegno  di
  legge  giunge in Aula  dopo che una ampia discussione  aveva  già
  investito i partiti  della passata legislatura.
   La  legge  elettorale  è  un modo per procedere  alla  selezione
  della  classe  dirigente e deve essere durevole nel  tempo;  essa
  dev'essere  astratta e generale, deve il più possibile rispondere
  al  criterio  di neutralità. Riteniamo, con i nostri emendamenti,
  di  potere contribuire perché la legge abbia tali caratteristiche
  e tali criteri.
   Ci  siamo  battuti perché effettivamente la legge  arrivasse  in
  Aula.  Adesso vogliamo batterci perché la legge possa in  qualche
  modo, dal nostro punto di vista naturalmente, essere migliorata.
   L'articolo  2  noi  lo  contestiamo alla radice.  Esso  contiene
  l'attribuzione  dei seggi attraverso il cosiddetto  listino  che,
  seppur  ridotto  rispetto  al Tatarellum  da  18  a  9,  tuttavia
  mantiene  ancora concentrata nei partiti la possibilità di  poter
  nominare un certo numero di parlamentari. Contestiamo alla radice
  questa possibilità
   Riteniamo  che i parlamentari debbano essere eletti direttamente
  dal  popolo  e se pur pensiamo che il premio di maggioranza  vada
  mantenuto,   esso   debba   essere  ridistribuito   nei   collegi
  provinciali   per   rispondere   al   principio,    secondo    me
  costituzionalmente   garantito,    della   territorialità   della
  rappresentanza    che   altrimenti   verrebbe    violato    dalla
  presentazione del listino.
   C'è  un'obiezione di fondo, quindi di carattere  costituzionale,
  e  cioè  che  dal  mio  punto di vista non è possibile  procedere
  all'elezione  del  listino senza che questo  venga  ricondotto  e
  collegato immediatamente ai collegi provinciali.
   La  norma statutaria recita che i collegi in Sicilia sono 9, che
  il territorio dei collegi è costituito dalle province regionali e
  che il numero dei deputati  attribuiti ai collegi regionali è, in
  base  alla  popolazione siciliana, diviso  90  e  vi  sono  tanti
  quozienti quanto ne spettano nei rispettivi collegi, quindi  alla
  provincia   di   Caltanissetta  spettano  5  parlamentari,   alla
  provincia di Palermo spettano 22 parlamentari.
   A  Statuto invariato questa norma, costituzionalmente garantita,
  non  può  essere violata da una legge ordinaria. Ecco  perché  ci
  siamo  permessi  di  presentare un emendamento  che  restituisce,
  attraverso  un  meccanismo, direttamente  alle  province,  perché
  venga ristabilito il principio della rappresentanza territoriale.
  Ecco  perché  abbiamo  mosso  delle obiezioni  e  muoviamo  delle
  obiezioni all'articolo 2  allorquando si tratta dello sbarramento
  del 5 per cento.
   Ora  si  è fatto un gran parlare sullo sbarramento. E devo  dire
  ai  colleghi che apprezzo, capisco il punto di vista dei  partiti
  minori.  E  tuttavia c'è una prassi consolidata in  una  fase  di
  transizione  che   ancora continua che ha visto sia  nei  comuni,
  sia  nelle province che nella Regione una caduta di sovranità  da
  parte  della funzione dei partiti e, contemporaneamente, ha visto
  una  frammentazione  della rappresentanza con una  proliferazione
  eccessiva delle liste fai da te.
   Il  meccanismo  elettorale  del  Tatarellum',  per  esempio,  ha
  aiutato  la  proliferazione delle liste.  Nelle  ultime  elezioni
  regionali,  nei  collegi più grandi, Palermo e  Catania,  abbiamo
  avuto ben oltre venti liste presentate.
   Il  meccanismo proporzionale puro delle ultime elezioni  europee
  ha  indotto  la presentazione di ventidue liste in Sicilia,  gran
  parte delle quali si richiamavano non ad un progetto politico, ad
  un progetto di cambiamento del Paese, ma a personalità più o meno
  note  dello spettacolo: è il caso di Iva Zanicchi, Sgarbi   o  di
  personalità  che rompevano il rapporto con i partiti originari  e
  facevano  liste proprie; è il caso della Mussolini o di Occhetto.
  Insomma, c'è un processo di personalizzazione della politica  che
  fa  venire  meno  la  funzione costituzionalmente  garantita  dei
  partiti ed il loro esercizio democratico.
   Chi  vive  nei Comuni, sa che questa, purtroppo, è  una  pratica
  ormai  consolidata.  Il  governo nei  Comuni  è  difficile:  ogni
  consigliere comunale pensa di rispondere non ad un progetto o  ad
  un'appartenenza  di  forza  politica,  ma  di  dovere  rispondere
  direttamente,  perché si sente rappresentativo  e  si  tratta  di
  questioni che possono essere affrontate.
   Per  cui,  se l'obiettivo dello sbarramento è quello di  ridurre
  la frammentazione delle forze politiche, riteniamo sia un errore;
  se   l'obiettivo  dello  sbarramento  è  quello  di  ridurre   la
  frammentazione  delle  liste  fai da te', pensiamo  che  non  sia
  sufficiente  il solo vincolo dello sbarramento del 5  per  cento,
  perché  quest'ultimo,  applicato in modo astratto,  potrebbe  far
  venire  meno  la rappresentanza di forze politiche  significative
  nel  panorama politico del Paese, le quali hanno in  Sicilia  una
  forza  elettorale inferiore al 5 per cento ed invece una radicata
  forza elettorale nel resto del Paese.
   Mi  riferisco,  per  esempio,  ad  un'ingiustizia  che  verrebbe
  consumata  -  voglio  dirlo in modo chiaro  -  nei  confronti  di
  Rifondazione  comunista  la quale, anche  nelle  ultime  elezioni
  europee, nonostante  abbia preso più voti dell'UDC, non avendo un
  radicamento territoriale e geografico verrebbe penalizzata  nella
  rappresentanza parlamentare da un'ipotesi di sbarramento  la  cui
  finalità è quella di impedire la presenza delle liste  fai da te'
  e che invece finirebbe col colpire liste che sono rappresentative
  del territorio nazionale.
   Per  questo  riteniamo che occorra introdurre alcuni  correttivi
  al  testo  del disegno di legge. Ci siamo sforzati e ci auguriamo
  che  i  contatti  in corso tra il centro sinistra  ed  il  centro
  destra  possano produrre dei risultati significativi che  tengano
  conto di queste considerazioni di carattere generale.
   Mi  auguro, quindi, che nel corso della discussione e nel  corso
  dell'approvazione degli emendamenti si possa addivenire  a  delle
  ipotesi  di accordo su questo argomento, le quali tengano  conto,
  come  dicevo,  dell'esigenza  che forze  politiche  significative
  possano essere rappresentate e che nello stesso tempo, in qualche
  modo,  disincentivino  il più possibile  la  presentazione  delle
  liste  fai da te'.
   Infine,  vi  è  l'ultima  questione, cioè  quella  collegata  al
  significato  della  legge  elettorale.  Riteniamo  che  la  legge
  elettorale   debba  mantenere  un  carattere,  quello   bipolare;
  riteniamo  che  non  si  possa più tornare indietro  rispetto  al
  carattere  bipolare ed è proprio per favorire  processi  bipolari
  che  abbiamo  presentato l'emendamento che esclude la possibilità
  di  attribuire seggi nei confronti delle coalizioni  che  assieme
  non superino il 10 per cento.
   Ciò  favorisce  il processo di bipolarizzazione,  l'aggregazione
  avviene tra le forze politiche e soltanto le liste che coalizzate
  hanno  superato il 10 per cento possono avere l'attribuzione  dei
  seggi.
   Esistono,  quindi,  delle obiezioni di  fondo  che  muoviamo  al
  testo  del  disegno di legge ed in particolare voglio soffermarmi
  all'articolo  2. Nel testo è prevista una norma, contenuta  anche
  all'articolo 3, il cui carattere consideriamo innovativo.  A  mio
  avviso,  esiste  un  nuovo  tema  nella  politica  italiana   non
  affrontato  sufficientemente  dalla  legge  elettorale   per   il
  Parlamento  europeo,  cioè  il quello  dell'accesso  delle  donne
  all'attività  politica  degli  organi  collegiali,  nei  consigli
  comunali, nei consigli provinciali, nei consigli regionali ed  al
  Parlamento nazionale.
   Signor  Presidente, abbiamo voluto sottoporre  alla  valutazione
  del Parlamento due emendamenti. In particolare, il primo riguarda
  la formazione delle liste.
   Nella  formazione delle liste riteniamo che esse debbano  essere
  formate,  grosso  modo, per metà da donne e per metà  da  uomini.
  Inoltre, a differenza della normativa nazionale, che prevede  una
  sanzione  pecuniaria nei confronti dei presentatori  delle  liste
  che  disattendono questa norma, noi prevediamo la nullità  e  non
  solo, infatti, prevediamo che nella presentazione delle liste  ci
  sia  la  possibilità di attribuire le cosiddette   preferenze  di
  genere'.
   Abbiamo  presentato un emendamento che prevede che le preferenze
  che  possono essere attribuite siano due e che la preferenza  sia
  valida  se espressa sia per una donna che per un uomo;  se  viene
  espressa,  invece, soltanto per un genere, le due  preferenze  si
  intendono   nulle.   Si  può  esprimere  liberamente   una   sola
  preferenza.
   Riteniamo  che  questo  sia  un modo per  rendere  paritario  il
  sistema   e   consenta  di  accedere  al  Parlamento  regionale.
  Rappresenta  un  fatto nuovo che, in qualche modo,  è  stato  già
  raccolto dalla legge per l'elezione del Parlamento europeo.
   Infine, ritengo sia un elemento positivo il fatto che, nel  caso
  si  mantenga  il  listino, esso preveda in  modo  alternativo  la
  presenza di un uomo e di una donna.
   Noi  siamo  contro  il  listino e ne  ho  spiegato  le  ragioni,
  tuttavia,  se dovesse rimanere il listino  confidiamo  sul  fatto
  che  l'Aula possa approvare la possibilità che, alternativamente,
  ci  siano un uomo ed una donna presenti nel listino, in  modo  da
  favorire  la  possibilità di accesso delle  donne  al  Parlamento
  regionale.
   Infine,  signor  Presidente,  esiste  un  problema  che  attiene
  l'estensione di questa ipotesi anche ai Consigli comunali. Non  è
  un fatto nuovo,  è un tema di carattere generale. Voglio dirlo ai
  colleghi  che dimostrano una loro contrarietà rispetto  a  questi
  principi.
   Il  Parlamento francese ha costituzionalizzato la presenza delle
  donne  con le quote e questo ha favorito un processo di  crescita
  considerevole  nella  rappresentanza  degli  organi   collegiali,
  democraticamente  eletti in tutta la Francia,  sia  nei  Consigli
  comunali, sia nei Consigli provinciali, sia nelle Regioni che nel
  Parlamento francese.
   E'   un   argomento  di  portata  straordinaria,  di   rilevanza
  notevole,  che  modifica  la qualità   della  rappresentanza  nel
  nostro  Parlamento, che renderebbe il Parlamento  siciliano,  ove
  dovesse dotarsi di questa norma, il  Parlamento più avanzato  del
  Paese. Così come nel 1992 abbiamo proposto l'elezione diretta del
  Sindaco,  potremmo assumere un carattere di novità  assoluta  nel
  panorama politico italiano.
   Invito  i  colleghi  a  non  rinunciare  immediatamente,  a  non
  snobbare, a non avere un atteggiamento di contrarietà rispetto  a
  questo   tema   che  consideriamo  vitale  per   la   prospettiva
  democratica della nostra Regione.
   Ecco  perché  condividiamo gran parte della legge. Ci  auguriamo
  che  nel  corso  del  dibattito alcuni  emendamenti  che  abbiamo
  presentato  possano  essere  positivamente  accolti  e   comunque
  lavoreremo  in  quest'Aula senza inasprimenti nei  rapporti,  per
  permettere all'Aula ed alla Regione di dotarsi rapidamente di una
  nuova legge elettorale.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole D'Antoni.  Ne  ha
  facoltà.

    D'ANTONI .  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  sono
  sforzato  nel  corso  del dibattito sull'articolo  1  di  portare
  argomenti  e  valutazioni su una moda, un dibattito  che  si  sta
  svolgendo nel nostro Paese in riferimento ad alcuni interrogativi
  che,  purtroppo,  non hanno trovato risposta anche nel  voto  che
  questo Parlamento ha espresso sull'articolo 1: cioè se l'affidare
  verticalmente  la  rappresentanza, in quel  caso  con  l'elezione
  diretta del Presidente della Regione, aumenta la governabilità di
  una Regione e l'aumenta sul versante positivo.
   A  questa  domanda,  non è stata data alcuna risposta,  anzi,  a
  giudicare da quello che è avvenuto e avviene nel corso di  questa
  esperienza  dell'elezione diretta complessiva nel  nostro  Paese,
  non si ha questa verifica.
   Ma   detto  questo,  che  è  il  punto  di  partenza  dei   miei
  ragionamenti,  si accompagna a questa elezione diretta  -  che  è
  già,   a   mio  giudizio,  una  forzatura  -  un  assetto   della
  rappresentanza  parlamentare  che  francamente  è   preoccupante.
  Infatti,  insieme  all'elezione  diretta  si  mette  in  moto  un
  processo che vuole garantire al Presidente eletto una maggioranza
  parlamentare  che  gli  consenta  poi di governare;  fin  qui  il
  ragionamento  può  avere una sua validità  perché   se  dovessimo
  eleggere  direttamente un Presidente e poi  non  garantirgli  una
  maggioranza  andremo incontro ad un fenomeno di non governabilità
  preoccupante.
   Allora,   penso  che  dovremmo  occuparci  del  fatto   che   la
  coalizione che vince le elezioni, cioè che accompagna la vittoria
  del  Presidente  della Regione, debba avere  la  maggioranza  nel
  Parlamento.
   Detto  e garantito questo, voler ulteriormente forzare con altri
  elementi  di  scarsa rappresentatività democratica,  ritengo  sia
  sbagliato.  Considero  errata  la  contestualità  di  questi  due
  elementi inseriti nel testo dell'articolo 2. Infatti, ritengo sia
  giusto  attribuire il premio, ma una volta aggiudicato il premio,
  accompagnarlo  con  uno  sbarramento  alto  e  con   un   listino
  significa, a mio avviso, non solo attribuire il premio, ma  anche
  privare  della rappresentatività democratica forze  pluraliste  e
  voler semplificare quello che non si può semplificare. Delle  due
  l'una:  o  si  dà il premio di maggioranza e non si inserisce  lo
  sbarramento, o non si dà il premio di maggioranza e si  inserisce
  lo sbarramento.
   Tutti i sistemi che favoriscono la stabilità scelgono o l'uno  o
  l'altro. Il sistema tedesco ha scelto lo sbarramento e non dà  il
  premio  di  maggioranza.  Con  lo  sbarramento  è  come   se   si
  attribuisse  implicitamente il premio. In Germana c'è  il  cinque
  per  cento senza premio di maggioranza, ed è come se si favorisse
  l'aggregazione,   trattandosi   di   un   premio   indiretto   di
  maggioranza.
   Non  accade così qui da noi. Noi diamo il premio di maggioranza,
  cioè cinquantaquattro parlamentari che accompagneranno l'elezione
  di questo Presidente che teoricamente potrebbe prendere il trenta
  per  cento:  praticamente diamo ad un Presidente  minoritario  di
  questa  Regione, comunque, un accompagnamento di cinquantaquattro
  deputati.  Ed inoltre prevediamo uno sbarramento del  cinque  per
  cento  attribuendogli cioè  un ulteriore premio. Priviamo,  così,
  la  rappresentanza, comunque costretta a stare insieme  se  vuole
  partecipare  alla  spartizione, di aggregarsi  ulteriormente  per
  raggiungere il cinque per cento.
   C'è  una  contraddizione, sulla quale  vi  chiedo  veramente  di
  riflettere.  Leggete, infatti,  i testi delle leggi  delle  altre
  regioni.  Chi  dà  il  premio non dà lo sbarramento.  Il  premio,
  infatti,  è considerato già sbarramento. E' chi non dà il  premio
  che dà lo sbarramento. Non si possono fare entrambe le cose.
   Ma  nella nostra Regione c'è questa furia scatenata. Questo modo
  incredibile,   secondo   cui  dovremmo   eleggere   direttamente,
  garantendogli la maggioranza, prevedendo, altresì lo  sbarramento
  al  cinque  per  cento... e dovremmo, infine, prevedere  pure  il
  listino   A questo punto non si capisce perché dovremmo prevedere
  anche  il  listino:  se prevediamo il premio di  maggioranza,  lo
  stesso deve riferirsi a coloro che hanno partecipato al voto. Non
  si  capisce perché glielo devi dare a signori, uomini o donne che
  invece  comunque sono garantiti se vincono. In più c'è  poi  una
  contraddizione, assai palese, laddove si prevede che  ...in  ogni
  caso  quelli del listino si debbono candidare', per cui  potrebbe
  risultare che non vengono eletti per volontà popolare, ma  perché
  inclusi nel listino, appunto, con l'incredibile contraddizione di
  chi  ha  preso  più voti di lui nel suo collegio e  tuttavia  non
  viene  eletto,  non  essendo arrivato a far scattare  il  seggio,
  rispetto   a   questa  persona  che  ha  preso  meno   voti.   La
  contraddizione  è  che  l'eletto ha la fortuna  di  essere  stato
  scelto dalle segreterie di partito ed inserito nel listino.
   Non  ha senso compiuto, è una contraddizione in termini, non  so
  come sia possibile votare testi simili: già dare il listino è una
  forzatura,  per  giunta, poi, siccome vi  rendete  conto  che  il
  candidato  incluso  nel  listino non può godersi  lo  spettacolo,
  allora, lo si costringe a partecipare alla elezione, ed ecco  che
  riaffiora la contraddizione. Si elimini, allora, questo listino e
  si   dia,  piuttosto,  alla  coalizione  vincente  il  premio  di
  maggioranza,  premio  che  verrà  distribuito  tra  quanti  hanno
  partecipato   alla  vittoria  e  che  il  popolo  ha  selezionato
  attraverso il voto, percorso lineare.
   Allora,  signor Presidente, chiedo - ma lo dico alla maggioranza
  sommessamente,  umilmente - di non inserire  insieme   tre  bombe
  come invece si è fatto: un premio di maggioranza, il listino e lo
  sbarramento.
   E'  proprio  un  fatto sbagliato, scegliete alternativamente  il
  premio  di  maggioranza, come fece il  Tatarellum',  ripartendolo
  tra tutti quelli che parteciparono alle competizioni provinciali.
   Nel  testo,  peraltro,  avete poi accompagnato,  proprio  perché
  preoccupati  della  dispersione, la  distribuzione  dei  seggi  a
  livello dei collegi provinciali: misura giusta, ma che porta come
  conseguenza,  come  sanno  tutti, ad  uno  sbarramento  implicito
  altissimo.   E'  necessario,  quindi,  superare  una   serie   di
  sbarramenti  successivi, una specie di corsa  incredibile  questa
  elezione: si deve superare lo sbarramento provinciale,  perché  a
  seconda del livello delle province, se una provincia è piccola lo
  sbarramento  sarà  altissimo (10,  12,  15  per  cento);  se  una
  provincia  è  più grande sarà inferiore (3, 4 per cento),  ma  lo
  sbarramento,  in definitiva, lo si avrà comunque e,  superato  il
  primo,   ce  ne sarà un secondo, quello regionale;  come  se  non
  bastasse,  infine,  è  necessario  superare  -  come  dire  -  lo
  sbarramento nello sbarramento che 8 signori, anche se sono  stati
  battuti  nei collegi, vengono comunque eletti perché nel  listino
  del Presidente designato risultato eletto.
   Ma   tutte  queste  contraddizioni  non  reggono,  facciamo  dei
  mostri: non è questa una legge, bensì un mostro
   Possiamo  fare  delle  cose lineari, si  scelga  quello  che  si
  vuole, purché sia  un percorso lineare.
   Sono  contrario  all'elezione diretta, l'ho  già  detto  l'altra
  volta  e lo ripeto, tuttavia, già l'articolo 1 è stato approvato,
  e   pertanto  mi  arrendo  alla  democrazia;  di  fronte  a  tale
  previsione,  tuttavia, se è giusto che questo  Presidente  eletto
  debba avere la garanzia di disporre di una maggioranza, quindi un
  premio   di  maggioranza,  ebbene,  abbia  tale  garanzia  senza,
  tuttavia, listino e sbarramenti, perché  il premio di maggioranza
  è implicito nella distribuzione dei seggi a livello provinciale e
  nel  premio  stesso  che  viene  assegnato  alle  formazioni  che
  sostengono  il Presidente che ha vinto, come peraltro  sostengono
  tutti i sistemi elettorali esistenti al mondo che scelgono  o  lo
  sbarramento o il premio.
   Ecco  perché chiedo alla maggioranza di riflettere e di  trovare
  insieme a tutte le forze di questa Assemblea una soluzione  equa,
  perché  a  colpi di maggioranza, se questo testo resta  così,  si
  fanno solo dei mostri che la Sicilia pagherà.

    PRESIDENTE    Onorevole  D'Antoni,  credo  che   l'Aula   abbia
  apprezzato  il suo intervento, però non mi sembra che  lei  abbia
  conquistato alla causa nessuno dei membri della maggioranza.

    D'ANTONI .  Signor  Presidente,  questo  non  lo  so,  non  dia
  giudizi.  Non  so  se ho conquistato o meno, ma almeno  mi  lasci
  l'illusione.

    PRESIDENTE    Liberissimo  di  essere  un   illuso,   onorevole
  D'Antoni.

    D'ANTONI .   Ma   dall'illusione  si  fa  la   realtà,   signor
  Presidente

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione.  Ne  ha
  facoltà.

    FORGIONE   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  davvero  non
  si  capisce  quest'ansia e questa fretta che  l'Aula,  i  partiti
  della  maggioranza hanno nel voler affrontare questo  disegno  di
  legge  e  nel  volerlo  approvare. Siamo  tutti  più  sereni,  il
  Presidente  della Regione non è andato a Strasburgo, rimane  qui,
  rimane  a fare il Presidente della Regione - non entro nel merito
  di  altre  vicende- , quindi, questa ansia che  poteva  provocare
  un'accelerazione non c'è più.
   Allora,  perché non riflettere seriamente su quello che  stiamo,
  che  state facendo e mi rivolgo soprattutto ai parlamentari della
  maggioranza,  i  maggiori  responsabili dei  Gruppi  parlamentari
  della maggioranza.
   L'onorevole  D'Antoni definiva il disegno  di  legge  al  nostro
  esame,  un  mostro,  ebbene, credo che si tratti  esattamente  di
  questo  e  non  si  capisce la fretta che abbiamo  nel  partorire
  questo  mostro, neanche cercando il consenso necessario  che  una
  legge  elettorale meriterebbe in un'Aula parlamentare, non  si  è
  cercato  nella  Commissione, non si cerca in questa  Aula,  basti
  pensare  al voto sull'articolo 1, alla fretta, anche,  di  quella
  votazione.
   Continuo  ad essere un convinto e testardo proporzionalista,  se
  non  vi  piace la parola proporzionalista, un convinto e testardo
  parlamentarista, e raramente il parlamentarismo si  concilia  con
  la negazione della rappresentanza proporzionale.
   L'elezione diretta del Presidente della Regione non  mi  ha  mai
  convinto  e  non  mi  convincerà  mai  che  sia  una  forma   non
  plebiscitaria di democrazia, sia essa sostenuta da  destra  o  da
  sinistra,  e  non  mi convincerà mai che l'elezione  diretta  del
  Presidente  della  Regione attribuisce  poteri  a  quegli  stessi
  cittadini  che  hanno eletto direttamente il  Presidente,  perché
  così  non  è; a maggior ragione che nel nostro disegno  di  legge
  abbiamo affermato le logiche dei governi extra parlamentari e  il
  ruolo del Parlamento è così indebolito, è ancor meno che il ruolo
  di  un organismo di controllo. Questo è il Parlamento e questa  è
  la nostra Assemblea regionale.
   Avremmo  avuto  bisogno  di  una  riflessione  di  questo  tipo,
  invece,  nella  fretta che abbiamo, non riusciamo a   riflettere,
  abbiamo totalmente scisso il dibattito sulla legge elettorale,  e
  di  conseguenza  sulla  forma  di Governo,  dal  dibattito  sulla
  riforma dello Statuto.
   Ma vi accorgete, cari amici e cari colleghi della maggioranza  e
  della opposizione, di che mostro istituzionale stiamo producendo.
  Abbiamo  parcheggiato  la  riforma dello  Statuto  alla  quale  è
  direttamente legata anche la legge elettorale, mi si  potrà  dire
  che  i  tempi  dello  Statuto sono i tempi della  doppia  lettura
  costituzionale, però almeno avremmo potuto agganciare  la  nostra
  legge  elettorale ad un disegno di legge che  avremmo mandato  al
  Parlamento  e  rispetto  al  quale il Parlamento  avrebbe  dovuto
  pronunciarsi,   avremmo  potuto  costruire  una   omogeneità   di
  comportamenti,  di  filosofia  istituzionale,  di   forma   della
  rappresentanza,  ma  tutto  ciò  non  interessa  ad   alcuno   in
  quest'Aula,  tutto  ciò non interessa, prevale  la  logica  della
  fretta, ma fretta rispetto a che cosa? Ad un'esigenza che non può
  non  apparire un'esigenza di auto tutela. Mi chiedo:  rispetto  a
  questo una riflessione si può sviluppare? Né il centro destra, né
  il   centro   sinistra  sono  interessati,   neanche   i   banchi
  dell'opposizione, né quello di Rifondazione comunista,  come  sto
  osservando  in  questo momento, però credo  che  una  riflessione
  debba essere fatta.
     I  nostri  emendamenti,  signor Presidente,  sono  emendamenti
  radicalmente avversi ed opposti al disegno di legge che è qui  in
  discussione,   perché  i  nostri  emendamenti   ripropongono   la
  filosofia  del  Tatarellum', cioè la filosofia di una  legge,  di
  un'impostazione  che  prova  ad assicurare  in  modo  equilibrato
  stabilità dei Governi e rappresentanza dentro una logica bipolare
  sì, ma non dentro l'assolutizzazione delle logiche bipolari.
   Questo  è  il   Tatarellum', laddove, cioè, si  afferma  che  lo
  sbarramento di coalizione è uno sbarramento al 3 per  cento,  che
  impone   ai  piccoli partiti di coalizzarsi, ma non li  rinchiude
  dentro  una logica bipolare che nega ogni ipotesi di diversità  e
  di    differenziazione,   punta   all'omologazione,   e   spesso,
  l'omologazione  avviene al centro, taglia le ali e  il  carattere
  alternativo delle forze politiche.
   Noi  riproponiamo  questa  filosofia:  stabilità  attraverso  un
  premio    di   maggioranza,   ma   anche   ampia   rappresentanza
  proporzionale. Non esiste rappresentanza proporzionale  senza  il
  Collegio  unico  regionale, cioè senza  la  corrispondenza  reale
  all'interno  della  Regione. Stiamo, infatti,   parlando  di  una
  elezione   regionale  che  deve  avvenire  nel   rispetto   della
  rappresentanza   territoriale  e  quindi   delle   rappresentanze
  provinciali  degli  eletti,  ma  essendo  Regione  attraverso  la
  rappresentanza reale della corrispondenza tra il voto che ottiene
  la lista su base regionale e i suoi eletti a livello regionale in
  questo Parlamento.
   Tutto   questo   viene  cancellato.  Si  ritorna   al   collegio
  provinciale e all'elezione provinciale, quindi, alla legge  degli
  anni '50, ma quella era una legge tutta proporzionalista, dove il
  Presidente  della Regione veniva eletto nel Parlamento,  dove  il
  Governo  veniva  eletto nel Parlamento, e quindi c'era  un  reale
  equilibrio, una corrispondenza reale tra la funzione di Governo e
  la  forma  di Governo, l'attività del Parlamento, il controllo  e
  l'indirizzo e il vincolo che il Governo doveva avere  nella  sede
  propria della decisione, nella sua fonte della legittimazione che
  era il Parlamento e non l'elezione diretta.
   Tutto  questo viene cancellato, lo ribadisco. Ed allora c'è  una
  doppia  negazione  della  rappresentanza  proporzionale  e  della
  rappresentanza  politica. Perché lo sapete tutti non  siamo  così
  sciocchi,  signor Presidente, da non prendere atto  che  c'è  una
  volontà   maggioritaria  in  questo  Parlamento   per   ritornare
  all'elezione su base provinciale.
   Noi   condurremo  la  nostra  battaglia  fino  in  fondo  perché
  sappiamo  bene  che questo disegno di legge contiene  una  doppia
  mostruosità.  In  questa ubriacatura del  maggioritario,  qui  in
  Sicilia,  si  esaspera  tutto. Si  ritorna  ai  collegi  su  base
  provinciale che già rappresentano per le forze medio piccole  uno
  sbarramento insormontabile: in provincia di Enna per eleggere  un
  deputato ci vuole oltre il 20 per cento dei voti, in provincia di
  Ragusa  circa il 20per cento ed in provincia di Caltanissetta  il
  15  per  cento.  E' uno sbarramento o no questo?  Ma  perché  non
  volete  discutere? Perché volete soltanto auto tutelare la vostra
  rielezione? Come se non bastasse, il disegno di legge propone uno
  sbarramento  su  base regionale del 5 per cento,  come  dire   ai
  partiti  minori:   nelle poche province dove potete  eleggere  un
  parlamentare,  come Catania,  Palermo, per alcuni anche  Messina,
  non  potete farlo perché dovete ottenere il 5 per cento  su  base
  regionale'.
   Questa  non è una legge che assicura rappresentanza e stabilità,
  è  una legge fatta su misura per i grandi partiti. Allora, chiedo
  alla  maggioranza di Governo, ai partiti maggiori di  quest'Aula:
  come è possibile non ragionare su questo?
   Sono   stati,   addirittura,  presentati   emendamenti   -   che
  contrasteremo - che prevedono lo sbarramento di coalizione al  10
  per  cento, cioè un'ipotesi nella quale non solo non è  possibile
  una  terza possibilità di competere, una terza coalizione,  ma  è
  evidente una costrizione ad una logica bipolare a prescindere dai
  programmi  e dai contenuti, solo per l'autotutela di alcuni  ceti
  politici che per autotutelarsi sono costretti ad accettare questa
  logica.  E  come  se non bastasse ai piccoli partiti    costretti
  alla  polarizzazione ed alla coalizione, si dice:  vieni porta  i
  tuoi voti alla coalizione, perché se   non superi il 10 per cento
  nemmeno ci puoi provare, ma poi  ti nego la rappresentanza perchè
  metto lo sbarramento al 5 per cento.
   Stiamo producendo un mostro di negazione della rappresentanza  e
  quindi  della  democrazia. In fondo che cosa è la rappresentanza,
  se  non  la  democrazia, cioè la possibilità  che  in  Parlamento
  vivano le istanze, le identità sociali, le domande presenti nella
  società?  C'è una esigenza di contrastare le leggi  fai da te' in
  questa  Regione?  Sì,  c'è. C'è una esigenza  di  contrastare  il
  trasformismo della politica? Sì, c'è.
   Guardate  che  questi fenomeni, liste  fai da te',  trasformismo
  della politica, riguardano sopratutto quei settori di centro  del
  Parlamento  siciliano,  che  solo  in  questa  legislatura  hanno
  cambiato  casacca, nome, cognome e simbolo di partito  quattro  o
  cinque  volte. Non ci si dica che ch'è un problema di  combattere
  le  liste   fai  da  te',  il trasformismo  ad  un  partito  come
  Rifondazione Comunista,  del quale tutto si può dire  tranne  che
  negarne  la  coerenza, l'identità, la linearità dei comportamenti
  politici   A  questa  forza,  però,  si  nega  la  rappresentanza
  attraverso  uno  sbarramento.  Ai ceti politici trasformisti,  in
  vendita e in trasmigrazione permanente da un polo all'altro e  da
  un  partito  all'altro,   invece,  si assicura  stabilità.  Tanto
  quelli si ricollocheranno
   C'è  un' esigenza di semplificare il sistema politico. Su questo
  non  sono  d'accordo.  La semplificazione avviene  attraverso  lo
  spirito   di  coalizione,  non  attraverso  la  negazione   della
  rappresentanza.
   Altra  cosa sono le liste  fai da te', quelle liste che  nascono
  su  bisogni  corporativi, su bisogni particolari, su esigenze  di
  tutela  di ceti politici, di ceti amministrativi, su esigenze  di
  rappresentanze   territoriali  che  non  hanno   una   fisionomia
  regionale,  non  hanno  una fisionomia nazionale,  non  hanno  un
  legame  diretto tra la rappresentanza, i programmi, i valori  che
  una   forza  politica  dovrebbe  esprimere  e  che  spesso   sono
  sommatorie di pezzi di potere in cerca di  autotutela.
   Io   credo   nel  ruolo  dei  partiti.   Non  ho   mai   creduto
  nell'autonomia della società civile rispetto all'autonomia  della
  società  politica. La politica e la società politica  non  vivono
  senza una connessione diretta con la società civile.  L'autonomia
  del sociale esiste, ma non è quello il punto.
   Il  ruolo  dei  partiti  va  rigenerato.  I  partiti  si  devono
  ripulire e riformare, ma sono il centro della vita politica ed  i
  partiti,  quando sono partiti e non espressione solo  di  singole
  personalità,  devono essere garantiti nel gioco della  dialettica
  democratica.
   Per   questo,  signor  Presidente,   i  nostri  emendamenti  non
  propongono   sbarramento  di  partiti,  se  non  sbarramento   di
  coalizione,   perchè  lo  sbarramento di coalizione,  sommato  al
  premio di maggioranza, è già una forma di selezione.
   Ma  voi  dite:  c'è  un  consenso largo,  il  maggioritario  sul
  collegio  provinciale,   sull'assegnazione  dei  seggi  su   base
  provinciale.  Non lo condivido, lo contrasterò  sostenendo i miei
  emendamenti  ma  alla  fine,  qualora  venissero  bocciati,    ne
  prenderemo atto.
    Però, non potete, anche qui, fare il gioco delle tre carte.
     Il collegio provinciale ha già uno sbarramento alto, in quanto
  almeno  in  sei  delle nove province vieta l'accesso  alle  forze
  minori,  ed  in più proponete uno sbarramento su base  regionale.
  Cioè,   dite che le forze minori, benchè rappresentative,  benchè
  capaci di raccogliere 80- 90 mila voti, il 3, il 4,  il  2,5  per
  cento,  cioè fette larghe di consenso, comunque non devono  avere
  accesso alla rappresentanza.
   Su  questo faremo una dura battaglia ed è il motivo vero per cui
  non  sosterremo  questa  legge  Ho  visto  che  ci  sono  diversi
  emendamenti, inviterei i colleghi della maggioranza a  riflettere
  ancora  su  ciò.  C'è la possibilità di aprire un  dialogo  nella
  nettezza  delle posizioni, chi è favorevole e chi è  contrario  a
  questa  legge.  Ci si può opporre a questa legge a secondo  della
  disponibilità  e  del  clima che si crea  nella  nettezza,  nella
  distinzione  delle posizioni tra una vocazione maggioritaria  che
  c'è  e  che  si sta manifestando e chi vi si oppone. Dipende  dal
  clima che si crea. Ci sono degli emendamenti firmati dai colleghi
  parlamenti  delle  forze del centrosinistra,  ma  non  solo,  che
  propongono  lo sbarramento all'1, al 2 per cento:  ve  ne  è  uno
  dell'onorevole Raiti, uno dell'onorevole Ferro al 2,5 per  cento.
  E'  già  una forma alta di selezione, il 2,5 per cento a  livello
  regionale:  sono circa 75 mila voti.
   Ma  voi pensate che un partito che prende 75 mila voti, il  2,50
  per  cento come prevede l'emendamento Ferro, Raiti e Miccichè non
  abbia diritto ad essere rappresentato in Parlamento?
   Ve  lo  dice  una  forza  politica come Rifondazione  Comunista,
  l'unico  partito  che ha superato la soglia del  4  per  cento  a
  livello  nazionale,  avendo  un  Gruppo  parlamentare  di  undici
  deputati, quando partiti come l'UDC, il CCD e il CDU, per parlare
  del  centrodestra, il partito dei socialisti di De Michelis,  per
  rimanere  nel  centrodestra, i Verdi, il  Partito  dei  Comunisti
  Italiani, la Lega, il Partito di Di Pietro, non hanno superato lo
  sbarramento, ma con il 2, con l'1,50 per cento hanno 25,  30,  40
  deputati  in  quanto  in una logica del  maggioritario ,  in  una
   espropriazione   della rappresentanza   si  sono  contrattati  i
  collegi  in  un  meccanismo  che io chiamo'maggioritario'  ,  non
  chiamo di  autotutela' di certi politici.
   Una  forza  politica contro la quale sono state fatte le   liste
  civetta ,  dal  centrodestra al centrosinistra,  ha  superato  lo
  sbarramento  e c'è un Gruppo parlamentare di undici deputati  con
  il  5 per cento. Con il 5 per cento in un'altra logica - D'Antoni
  lo sa bene  - noi avremmo dovuto prendere 35 deputati.
   Partiti  con l'1,50 per cento ne hanno 35, ma non hanno superato
  la  soglia  di  sbarramento.  Perchè?  Perchè  hanno  conquistato
  collegi nei quali hanno preso i voti di tutta la coalizione.
   Ma  allora,  quando  vi  pongo questi  elementi  di  riflessione
  perchè non dobbiamo fermarci a riflettere?
     Ci  sono  degli emendamenti. Io ho citato questo del 2,50  per
  cento, è una selezione. Volete fare lo sbarramento? Riflettiamo.
   Noi  siamo  contrari  e  vi riproponiamo  radicalmente  un'altra
  impostazione. Ma qualora dovesse determinarsi  questa situazione,
  riduciamo  il  danno, ma non per tutelare una forza politica  che
  può   essere  Rifondazione  Comunista,  piuttosto  che  Primavera
  Siciliana, piuttosto che Nuova Sicilia o il Patto per la Sicilia,
  per tutelare una esigenza di rappresentanza reale.
   Se  ci  sono 70-80 mila persone che in questa Regione  danno  il
  voto ad un partito è giusto che questo partito, questa formazione
  politica venga rappresentata.
   Voi  state espropriando la Sicilia della rappresentanza reale  e
  della società in quest'Aula.
   Allora,  c'è una esigenza di contrasto delle  liste fai da  te ,
  non  di semplificazione del sistema politico, ma delle liste  fai
  da te che sono altra cosa? C'è un'esigenza di favorire, stimolare
  lo  logica  di  coalizione? Perfetto, facciamolo.  Sosteniamo  la
  logica  di  coalizione  e  sosteniamo  la  stabilità  di  governi
  attraverso un premio di maggioranza.
   Certo,  il  listino  è  un poco una riserva  indiana  anche  se,
  prendo atto del fatto  che,  così come è impostato,  assicura una
  cosa   che   questa   legge  non  assicura:   quanto   meno   una
  rappresentanza paritaria uomo-donna, almeno nel listino.
   Altra  cosa,  poi, ed altro tema da affrontare  è  quello  della
  rappresentanza di genere, però scegliamo una logica, non facciamo
  una  legge che, alla fine, è una sommatoria di sbarramento  e  di
  esclusioni: questo non si può fare e se sbarramento voi volete  a
  tutti i costi fare, discutiamo nel merito di queste questioni.
   Ci  sono  emendamenti  presentati in quest'Aula  che  potrebbero
  consentire  un rapporto equilibrato tra l'esigenza  di  contrasto
  alle liste fai da te e l'esigenza della rappresentanza. Fermatevi
  un  attimo, colleghi della maggioranza a riflettere ed a valutare
  su  questi  emendamenti  offerti come possibilità di  fuoriuscita
  anche  da  una  empasse nella quale tutti  voi  e  tutti  noi  ci
  troviamo.
   L'altra alternativa c'è: che la maggioranza  procede a colpi  di
  maggioranza e non mi pare che ciò sia adeguato per  che una legge
  elettorale   che  riguarda  quell'insieme  di  regole  condivise,
  attraverso  le  quali si deve giocare  poi  una  partita,  che  è
  quella   della   rappresentanza   e   della   costruzione   della
  rappresentanza e del Governo di questa Regione  Ma a quel punto è
  un'altra  cosa  questa  legge  ed  io  credo  che  nessuno  abbia
  interesse,  in  quest'Aula, ad assumersi  una  responsabilità  di
  questo  tipo  che parla, non solo alle forme della democrazia  in
  Sicilia, ma parla a tutto il Paese ed una maggioranza sfasciata a
  livello  nazionale non può affermare qui una logica, appunto,  di
  indurimento  del principio di maggioranza contro la minoranza,
  di  esclusione delle minoranze politiche che sono il  sale  della
  democrazia, quando assieme, invece, ancora vedo la possibilità di
  poter  discutere in quest'Aula, con il consenso  più  largo,  nel
  rispetto  dei  ruoli e dell'affermazione delle proprie  posizioni
  (maggioranza, opposizione, voto a favore, voto contrario).  Però,
  già  il  clima,  quando si affrontano le materie  elettorali,  fa
  parte  della costruzione di un consenso che si può esprimere  con
  il voto a favore o con il voto contrario, ma comunque il clima  è
  determinante  per  dire  che  non  si  sta  facendo   una   legge
  pregiudizialmente contro qualcuno, ma  una legge che  può  essere
  condivisa o meno, comunque diventa la legge elettorale di  questa
  Regione.

    RAITI  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     RAITI   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  parlare   a
  quest'ora,  dopo un giorno di trattative intense per trovare  una
  soluzione cosiddetta  bipartisan  su una materia così importante,
  devo confessarle  che per me è un sacrificio.
   Tenuto  anche  conto  che  ho potuto registrare,  nel  corso  di
  questa  ulteriore  giornata  di  intense  trattative,   dei  muri
  invalicabili  circa   la   possibilità  di  trovare   l'auspicata
  soluzione bipartisan.
   Credo,  così come ho avuto modo di ragionare e di dire da questo
  palco  e  nelle  sedi politiche in cui ci siamo  incontrati,  che
  questa  sia  una legge assolutamente importante, che deve  essere
  fatta  con il più ampio consenso possibile e sulla quale  bisogna
  ragionare per trovare le convergenze auspicabili.
   Innanzi   tutto,   partendo  dalle  coalizioni  di  riferimento,
  perché,   se  è vero come è vero che abbiamo approvato l'articolo
  1,  che  già  prevede  l'elezione diretta  del  Presidente  della
  Regione,   in  maniera contestuale, già è stato scelto,  come  ha
  riferito  l'onorevole  D'Antoni,  un  modello  ben  preciso,   un
  modello, che per quanto ci riguarda , come Italia dei Valori, non
  condividiamo.
   E'   un  modello  che  comunque  l'intero  Centro-sinistra   non
  condivide perché nel corso di questi mesi ci siamo scontrati,  ci
  siamo confrontati,  a volte a muso duro,  ma abbiamo trovato  con
  i  colleghi  e  con  i  partiti dell'intero  Centro-sinistra  una
  posizione comune, condivisa che deve far riflettere i partiti del
  Centro- destra.
   Abbiamo  scelto di rafforzare le coalizioni tra il  centrodestra
  e   il   centrosinistra,  vogliamo  sì  l'elezione  diretta   del
  Presidente  della  Regione,  ma vogliamo che il Presidente  della
  Regione  non  sia  un monarca. Vogliamo che il  Presidente  della
  Regione  abbia una vita autonoma ed un'autorevolezza distinta  da
  quella dell'Assemblea regionale, e per questo c'eravamo attestati
  sulla   doppia   scheda,   ed  oggi  consideriamo   assolutamente
  importante che si possa dare il voto confermativo.
   Il  Presidente della Regione non deve essere trainato  solamente
  dalle  liste  di  appartenenza ma deve avere  una  legittimazione
  democratica confermata con il voto dei cittadini.
   Visto  oltretutto  che oggi con il sistema che  abbiamo  scelto,
  con la votazione dell'articolo 1, il Presidente della Regione  ha
  dei poteri enormi rispetto al contesto istituzionale-regionale.
   Noi,  come  spesso facciamo in Italia, passiamo  da  un  eccesso
  all'altro.
   Siamo  passati da un eccesso di consociativismo, da  un  eccesso
  di  parlamentarismo,  che portava a cambiare  governi  ogni  tre-
  quattro  mesi,  a  cambiare programmi, a cambiare  assessori,  ad
  avere  veti  incrociati che di fatto svilivano od annullavano  la
  capacità  progettuale,  strategica del Governo  della  Regione  a
  dover registrare oggi, invece,  già nel corso di questi quasi tre
  anni  di  legislatura,   una sproporzione verso  l'altro  aspetto
  della governabilità.
   Abbiamo  sì  la governabilità ma nello stesso tempo  registriamo
  un  potere  enorme,  concentrato nelle mani del Presidente  della
  Regione  che svolge una propria attività istituzionale  autonoma,
  distinta, separata e distante da questa Assemblea, dove i  poteri
  di controllo, di indirizzo, di rappresentanza di questa Assemblea
  contano  poco  o  nulla, dove spesso qui siamo  chiamati  solo  a
  ratificare le leggi finanziarie.
   Mi  sento quasi di essere una specie di pensionato d'oro     che
  sbatte  contro i mulini a vento, tanto il Governo fa  quello  che
  ritiene opportuno fare
   Non  sono  pochi i casi in cui questo Parlamento, all'unanimità,
  ha  votato mozioni di indirizzo o ordini del giorno che  indicano
  ben precise scelte politiche  a cui il Governo della Regione deve
  ottemperare nel rispetto della democrazia, perchè qui ci  sono  i
  rappresentanti del popolo siciliano ed il Governo  della  Regione
  fa   tutt'altre   cose,  in  direzioni  totalmente   opposte   e,
  quest'Assemblea non ha alcun potere sanzionatorio e di controllo.
   Oggi   noi,  facendo  una  legge  che  va  nella  direzione   di
  assicurare il premio di maggioranza, di assicurare il listino che
  garantisca  il Presidente ed alcuni soggetti che sono chiaramente
  vicini  alla persona e al programma del Presidente, ci accingiamo
  ad  effettuare  uno  sbarramento che diminuisce  e   cancella  le
  minoranze  a non garantire la pari opportunità delle donne.  Oggi
  noi  ci accingiamo ad intraprendere un cammino che ci porta verso
  una  monarchia autoritaria. Questa è la verità  E, purtroppo, con
  questa  voglia di assoluto presidenzialismo, che ha  preso  molte
  forze di quest'Assemblea,  si va verso tale direzione.
   Credo  che  sia  un  crinale  pericoloso,  un  crinale  che  non
  assicura  la vivibilità e la funzionalità delle istituzioni.  Non
  l'assicura  certamente,  perché crea una sproporzione  enorme  e,
  quando  ciò  accade,   dal  diritto si passa  al  sopruso,  dalla
  legalità  si  passa alla illegittimità;  tutti si credono  al  di
  sopra delle regole, creando delle distorsioni che nel corso degli
  ultimi decenni abbiamo avuto modo di verificare.
   Credo,  invece,  che  una  stabilità  seria,  una  governabilità
  seria,  come esiste  in tutti i sistemi -  come ho avuto modo  di
  dire da questo podio -  si può attuare  e lo si può fare solo con
  il  sistema parlamentare e presidenziale americano. Un presidente
  che vive di una propria vita istituzionale autonoma, ma a cui  si
  affianca un parlamento che è distinto e distante, che controlla e
  che non è sottoposto al gioco della sfiducia:  se vado a casa io,
  andate  a casa tutti', che ha la possibilità di rappresentare  le
  minoranze  e  che consenta a tutti di svolgere  una  vita  e  una
  dialettica democratica che è il sale vero della democrazia.
   Dove  non vi è dialettica, dove vi è l'appiattimento, dove vi  è
  la  forza  del  sopruso, certamente, non regna una democrazia  di
  qualità
   E  oggi  ,  se  noi portiamo avanti, se voi maggioranza  portate
  avanti  quel disegno che esce dalla impalcatura istituzionale  di
  questa legge,  così come è arrivata in Aula, andiamo verso questa
  direzione,   ed    è  una  direzione  assolutamente   pericolosa,
  pericolosa per le istituzioni di  questa Regione, pericolosa  per
  il  quadro  che  si  potrà creare a livello nazionale,  perché  i
  riflessi  delle  scelte che faremo oggi o domani  in  quest'Aula,
  certamente, si ripercuoteranno anche a livello nazionale.  E  non
  capisco  l'U.D.C.  che  pone come tema di verifica  nazionale  la
  scelta  del Tatarellum, cioè di quella legge che oggi in  qualche
  maniera noi vorremmo tutelare e salvaguardare, oggi all'Assemblea
  regionale   siciliana  si  vota  una  legge  che   è   totalmente
  all'opposto di quella del Tatarellum.
   Allora  si  fa anche anche qui il   cerchiobottismo', si   gioca
  con  due  piedi  in  una scarpa. Si gioca  a  tutelare  i  propri
  interessi particolari a seconda delle situazioni nelle  quali  ci
  si  muove, non vi è un disegno, una strategia organica. Vi  è  la
  voglia  di  soddisfare gli appetiti elettorali e  di  tutelare  i
  potentati elettorali che vi sono alle spalle.
   Non  si  può  non  rispondere a quelle deprecabili  affermazioni
  fatte  dal  capogruppo  di  Alleanza  Nazionale  in  televisione,
  quando  sosteneva  che togliendo le liste minori si  combatte  la
  mafia  e  si  combatte  la possibilità di  infiltrazioni  mafiose
  all'interno delle istituzioni.

    FORMICA ..Non  deve dire deprecabili

    RAITI ..caro amico Formica,  tu  vieni da un partito  che  era
  minoritario fino a qualche tempo fa e che oggi sei entrato a  far
  parte del Governo e forse questo Governo improvviso e forte ti ha
  portato  la  sbornia  al punto da cancellare  la  possibilità  di
  ragionare con oggettività.
   Se  ci  sono infiltrazioni mafiose,  così come purtroppo abbiamo
  potuto  registrare anche nel corso di questa legislatura, in  cui
  alcuni   colleghi  che  non  sono  qui  presenti,   per   vicende
  giudiziarie,  certamente non appartengono ai partiti  minori  che
  vorresti cancellare, ma sono in quei partiti, grandi alleati.  La
  mafia,  con l'infiltrazione di coloro i quali vogliono utilizzare
  l'istituzione   per   raggiungere  fini  propri,   illeciti,   di
  arricchimento o di potere, certamente non va da coloro che  fanno
  battaglie  ideali,  che fanno battaglie per  portare  avanti  dei
  principi che sono sulla carta, a volte anche utopici; vanno -  mi
  hanno  insegnato  i  miei avi - come  il  topo  va  dove  c'è  il
  formaggio ,  certamente  non  va  nei  posti  dove  c'è  solo  da
  combattere,  da  lavorare, da fare sacrifici come  la  tua  forza
  politica  ha  fatto per decenni in questo Paese  per  tutelare  i
  propri principi, certamente non vanno lì.
   L'impalcatura  istituzionale, che oggi si vuole  portare  avanti
  con  l'articolo  2,  abbinato  all'articolo  1,  non  può  essere
  assolutamente condivisa.
   Vi  è  uno sforzo di ragionamento che tutti quanti dobbiamo fare
  in  quanto,  data  ormai  per accertata  l'elezione  diretta  del
  Presidente  e  la  contestualità  dell'elezione  con  l'Assemblea
  regionale siciliana, dobbiamo in tutti i modi distinguere  questa
  vita  istituzionale,  dobbiamo scegliere  di  approvare  il  voto
  confermativo, dobbiamo scegliere con determinazione di  approvare
  il   voto  di  genere.  Infatti,  se  vogliamo  rinnovare  questa
  istituzione  e  se  vogliamo essere veramente all'avanguardia  in
  Europa,  dobbiamo  dare  la  possibilità  alle  donne  di  essere
  presenti   in   maniera   paritaria  all'interno   dell'Assemblea
  regionale  siciliana, e questo è possibile farlo con il  voto  di
  genere.
   Voi  ritenete,  invece, che non è sufficiente,  che  ci  possono
  essere  altre  soluzioni  come  quelle  adottate  a  livello   di
  votazione  per il rinnovo del Parlamento europeo. Tante  sono  le
  ipotesi  ed  i  percorsi  tecnici che si possono  realizzare  per
  raggiungere l'obiettivo.
   Certamente  non  vi  sono  nelle  istituzioni  democratiche  del
  mondo,  ed in Europa in particolare, modelli di elezione  diretta
  del  Presidente della Regione o di qualsiasi premier o presidente
  che  abbiano le caratteristiche che si possono avere  con  questa
  legge,  se il disegno istituzionale che voi volete portare avanti
  sarà compiuto.
   Non  esiste  in  nessun  altro posto  che  un  presidente  della
  Regione  sia  eletto a suffragio diretto, che sia collegato  alle
  proprie  liste,  che abbia un proprio listino e che  abbia  delle
  liste   che   lo  supportano  e  che  poi  possono   non   essere
  rappresentate a livello di parlamento istituzionale.
   Un  elemento importante a cui poco si è prestata attenzione  nel
  corso dei ragionamenti che abbiamo fatto in questi giorni: con il
  sistema  dello  sbarramento  del  5  per  cento  potremmo   avere
  all'interno delle coalizioni, anzi certamente avremmo all'interno
  delle  coalizioni   - se questo disegno di legge  passerà  -  dei
  partiti  che  porteranno un voto utile all'elezione  diretta  del
  Presidente  della  Regione i quali, poi, non avendo  superato  lo
  sbarramento, se non c'è il voto confermativo, si verificherà  che
  il  voto  automatico che andrà ai partiti che non supereranno  lo
  sbarramento,  certamente sarà utile per  eleggere  il  Presidente
  della  Regione,  mentre non sarà utile per  avere  rappresentanza
  parlamentare;  cioè   avremo  un  voto  con  un  effetto  in  una
  direzione e senza alcun effetto nell'altra direzione.
   E'  una  distorsione enorme che non è possibile  consentire   Il
  voto  confermativo,  nel  caso in  cui  sceglierete  di  fare  lo
  sbarramento,  è assolutamente necessitato in questo caso,  perchè
  non è possibile che il Presidente sia eletto con voti di soggetti
  politici che poi non avranno rappresentanza parlamentare.  Quella
  battaglia  politica,  quella  presenza  elettorale  dei  soggetti
  politici avrà una funzione solo ed esclusivamente per eleggere il
  Presidente della Regione
   Già  solo  questo dovrebbe convincervi tutti a fare in modo  che
  si  abbia  il  voto confermativo, quanto meno che  il  Presidente
  abbia  il voto esplicito da parte dell'elettore che lo voterà.
   Queste  cose avevo il dovere di dirvi, queste cose ho  detto  ad
  onore  della  storia  perché sono convinto, così  come  ho  detto
  l'altra volta, - e lo dimostrano le  trattative di questi  giorni
  -  che,  nonostante  siano scesi in campo  i  partiti  a  livello
  nazionale del centrosinistra, nonostante ci sia stato uno  sforzo
  forte    e   determinato,   sono   convinto   che   l'impalcatura
  istituzionale
   di questo disegno di legge  la maggioranza, con assoluta miopia
  e  tracotanza,  lo  porterà avanti fino alla  fine  e  quindi  si
  faranno quelle scelte che essa ha già preso.
     Ma  voglio  dire  e  voglio ricordare  a  coloro  i  quali  si
  assumeranno  la  responsabilità di fare una legge elettorale  non
  bipartita, una legge elettorale a colpi di maggioranza, una legge
  elettorale  che  ha  tutte  queste distorsioni  -  che  non  sono
  distorsioni soggettive ma sono assolutamente oggettive,  per  chi
  ne capisce un po' o per chi si è sforzato di leggere nel corso di
  questi  giorni  un po' di diritto costituzionale -   chi  porterà
  avanti  questo  disegno  di  legge  con  questa  impalcatura,  si
  assumerà  una  responsabilità grande perché si  andrà  verso  una
  derica  di  presidenziale monarchica. Ma in ogni caso sappiate  -
  ed  è  quello che possiamo registrare nel corso degli  ultimi  50
  anni -, che quando sono state fatte leggi elettorali che vanno in
  direzione di sopprimere la pluralità, di sopprimere la democrazia
  o  in  ogni  caso di soddisfare interessi di parte, quando  si  è
  andati a votare subito dopo con quei sistemi elettorali, coloro i
  quali hanno fatto quelle leggi hanno sempre perso, non ultimo con
  il Mattarellum.
   Quando  si  è  voluto  escogitare  un  sistema  elettorale   per
  tutelare  chi  stava facendo quella legge, proprio quei  soggetti
  hanno sonoramente perso perché - badate bene - gli elettori ed  i
  cittadini sono molto più intelligenti di quanto pensiamo,  badate
  bene  che  i  voti  in  tasca non ce li  ha  nessuno,  i  sistemi
  elettorali  possono essere utili ad affermare la  possibilità  di
  tutelare una classe dirigente, ma non producono certamente sempre
  i  risultati sperati. Badate bene che i cittadini votano coloro i
  quali  dimostrano con forza e con passione di portare avanti  dei
  progetti,  di  portare avanti delle idee  e  a  volte  anche  dei
  sentimenti.  Badate  bene  che i cittadini  hanno  dimostrato  di
  punire coloro i quali fanno politica cercando di tutelare solo il
  potere  per il potere.
   Se  questo  è  il messaggio che passerà -  come sono  certo  che
  passerà con questo disegno di legge che  volete portare avanti -,
  sono  sicuro  che quello che  pensate di ottenere, cioé   ridurre
  questo  Parlamento ad una misera comparsa con 4 o 5  partiti  che
  assecondano la volontà del governatore che sceglie di fare  tutto
  quello che riterrà opportuno fare, un governatore che oggi  é  di
  centrodestra ma può anche essere di centrosinistra,  sono  sicuro
  che questo disegno sarà scardinato dai cittadini e dagli elettori
  perché, vi ripeto, le forzature, la presunzione, l'arroganza,  la
  forza solo dei numeri non basta a far scaturire percorsi politici
  che  possono  essere a volte auspicabili ma che  non  si  possono
  raggiungere con il macete e con il rullo compressore.
     Io  sono  per un bipolarismo convinto, forse per andare  anche
  verso  un  partito  democratico e  un  partito  conservatore.  Ma
  questi obiettivi si raggiungono attraverso percorsi politici,  si
  raggiungono attraverso i ragionamenti, si raggiungono  attraverso
  dei  sentimenti che devono passare nella società e  nelle  classi
  dirigenti.
     Invece, quando si vuole procedere con forza e con la forza dei
  numeri   si   ottengono   i   risultati   opposti,   si   produce
  frammentazione, si produce divisione, si produce lacerazione  del
  tessuto  politico  sociale  e istituzionale.  Non  è  il  sistema
  elettorale,  ripeto,  che  garantisce  quello  che  noi  vogliamo
  raggiungere.
   Da  quando  è  stato approvato il Mattarellum  in  Italia  si  è
  passati da 7 - 8 partiti ad un sistema maggioritario puro e forte
  con  la  presenza di più di 40 partiti. L'obiettivo che si voleva
  raggiungere  era quello della semplificazione e del  bipolarismo.
  Si  è  raggiungo  l'obiettivo del bipolarismo sì,  ma  non  si  è
  raggiunto l'obiettivo della semplificazione perché quel passaggio
  non è stato meditato, non è stato recepito, non è  cresciuto come
  seme all'interno della società politica e della società italiana.
   Il  percorso  che  adesso stiamo facendo con questo  disegno  di
  legge,  se  andrà  in  porto,  così come  voi  pensate  di  fare,
  certamente   porterà  le  distorsioni  già  registrate   con   il
  Mattarellum..
   Sono  convinto  che voi, con la testardaggine  che  avete  avuto
  modo  di  dimostrare  nel corso di questi  giorni,  lo  porterete
  comunque  avanti,  ma  i  cittadini e gli elettori  siciliani  vi
  giudicheranno.

    PRESIDENTE   E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Sanzeri.  Non
  essendo presente in Aula decade dall'iscrizione a parlare.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.

    BARBAGALLO   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  desidero
  fare  soltanto  qualche breve considerazione anche  perchè  molti
  argomenti sono già stati affrontati dai colleghi e non è il  caso
  di ripetersi.
   L'onorevole Ortisi ha ribadito il nostro dissenso nei  confronti
  di  un  articolo  che  non  condividiamo  in  nessuno  dei  punti
  fondamentali  che lo compongono. Siamo contrari allo  sbarramento
  al cinque per cento. Siamo convinti che la qualità della politica
  migliora anche attraverso il miglioramento delle istituzioni. Non
  possono,  con una legge, scomparire storie, culture, appartenenze
  politiche   che   vanno  invece  garantite  per  contribuire   ad
  esercitare la democrazia in maniera più piena.
   Lo  sbarramento  al cinque per cento non è l'eliminazione  della
  frammentazione  o  delle  liste  fai da te',  auspicabile  in  un
  sistema   bipolare   maturo,   perché   tutti   siamo   per    la
  semplificazione. Lo sbarramento al cinque per cento significa non
  dare  rappresentanza a chi ha il diritto di essere  rappresentato
  sulla base di un consenso che ottiene dai cittadini.
   Mi  auguro  che, nel corso del dibattito, durante  la  votazione
  degli  emendamenti, si ritorni su quello che considero un errore,
  cioè  la possibilità di un dialogo tra i due schieramenti e spero
  che  vi  sia  la possibilità di ridurre quantomeno il cinque  per
  cento  ad  un  livello  più  accettabile,  anche  sul  piano  dei
  contenuti  di  una legge che già contiene altre forzature.Ed  una
  delle  forzature principali è quella del listino. Tutti  si  sono
  riempiti la bocca dicendo che il listino si inseriva nel rapporto
  tra  la  rappresentanza  ed il consenso. Tutti  dicevano  che  il
  listino era assolutamente antidemocratico e noi lo manteniamo, in
  maniera  ridotta, ma lo manteniamo. Manteniamo cioè un  principio
  attraverso il quale viene eletto anche chi non ha i voti.
   E   questo   è   sbagliato   in  una   democrazia   matura.   La
  legittimazione del consenso è infatti fondamentale. Non si tratta
  di  una  legittimazione qualsiasi, a prescindere dalla qualità  e
  dal  partito  che  lo  propone; non si  viene  eletti  perché  un
  notabile o una nomenclatura che non ha niente a che vedere con il
  consenso  e con i cittadini, decide di far diventare qualcuno  un
  parlamentare.
   Noi  proponevamo una cosa diversa. E nell'emendamento -  firmato
  anche  dal collega Tumino - ciò è spiegato: la distribuzione  non
  doveva avvenire su ottanta, doveva avvenire su ottantotto.  Fermo
  restando  i  due  presidenti, quello vincente e quello  perdente,
  pensavamo    ad    un    premio   di   maggioranza    distribuito
  proporzionalmente nelle province.  Questo sarebbe stato un  fatto
  più democratico.
   So  che vi sono emendamenti proposti anche da partiti che  fanno
  parte della maggioranza del centrodestra, in questa direzione. Mi
  auguro che su questo argomento si superino gli schieramenti e  si
  possa arrivare ad una votazione condivisa, proprio per tener fede
  a  quegli  impegni  che abbiamo assunto in  tanti  comizi,  nella
  scorsa legislatura, quando si parlava di uno dei punti deboli del
  Tatarellum.
   Comunque c'è un'impostazione che ci vede fortemente contrari  in
  generale: abbiamo perso la battaglia sulla scheda distinta -  c'è
  il  voto  distinto - ma non ci sono le due schede. Probabilmente,
  perderemo anche questa.
   Mi  auguro  che  si  effettui  una riflessione  più  seria,  più
  avveduta  sul  prosieguo di questa legge. Non  si  può  approvare
  questo disegno di legge a colpi di maggioranza.
   Siamo  perché  la  Regione siciliana si doti di  una  legge.  E'
  chiaro che non possiamo far supplire il Parlamento nazionale alle
  nostre inadempienze.
   La  legge  la  vogliamo  ma vogliamo  che  su  questa  legge  si
  ragioni, quindi che l'articolo 2, quando si passerà concretamente
  ai  singoli emendamenti, possa essere un articolo condiviso,  sia
  dalla maggioranza che dall'opposizione.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo.  Ne  ha
  facoltà.

    IOPPOLO    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   non   ho
  l'esigenza di pronunciare un lungo intervento come altri colleghi
  hanno   legittimamente  fatto  stasera   e   potrei,   anche   da
  immeritevole  relatore  della legge, fornire  alcune  risposte  a
  coloro   i   quali   sono  intervenuti  criticando   in   maniera
  apertissima  l'impianto  della legge perché  la  discussione,  il
  dibattito  sull'attuale disegno di legge in  materia  elettorale,
  hanno fornito l'occasione per aprire un dibattito e - se volete -
  forse  anche  una riflessione, su tutto ciò che è stato  inserito
  nell'agenda della politica attuale, in questi ultimi tempi, e sta
  diventando un terreno di confronto sui massimi sistemi.
   Era  inevitabile forse ritenere che le minoranze  enfatizzassero
  i  temi  e  i  toni  del  dibattito fino a considerare  la  legge
  elettorale,  come  è stato pure autorevolmente  detto,  legge  di
  sistema, legge sulla quale si dovrebbe comunque sempre cercare  -
  il  che è sempre auspicabile - il massimo del consenso possibile,
  dimenticando   che   la  legge  elettorale   è   una   legge   di
  organizzazione  del  metodo  di  selezione  della  rappresentanza
  politica,  della rappresentanza parlamentare e che  molto  spesso
  viene  modificata,  cambiata, aggiornata a  seconda  dei  momenti
  politici  e delle maggioranze o delle minoranze che si trovano  a
  governare e a fare l'opposizione. Intendo dire - i gesti  ironici
  li  lascio  alla vostra intelligenza - che le riforme  elettorali
  sono  molto  più  frequenti di ciò che forse non vi  appaia,  non
  ricordiate;   ma   vorrei   anche  dirvi  che,   paradossalmente,
  all'interno   dell'Assemblea  regionale,  coloro  i   quali   non
  difendevano ma osteggiavano la legge elettorale con la quale si è
  votato nel 2001, oggi ne diventano invece gli strenui difensori.
   Il  paradosso  concettuale e politico  sta  proprio  in  questo,
  ripeto: coloro i quali ritenevano nel 2001 di adottare un sistema
  diverso, oggi invece sono quelli che preferirebbero votare con il
  Tatarellum.
   Le  risposte,  quindi, potrebbero essere tante, a cominciare  da
  questo  sistema  davvero singolare di impostare  la  problematica
  secondo  la  quale, comunque, in democrazia una  maggioranza  non
  deve   mai   decidere,   non  deve  mai  assumersi   la   propria
  responsabilità. E se è vero che occorre cercare il  dialogo  fino
  alle  estreme conseguenze, è anche vero che, alla fine, bisognerà
  pur  dotare  la  nostra  regione di una legge  elettorale,  legge
  elettorale  che  secondo l'impianto del disegno  di  legge,  anzi
  dell'insieme  dei disegni di legge che sono al nostro  esame,  si
  prefigge  anche di semplificare il quadro politico ed  il  quadro
  parlamentare.
   Come  diceva  l'onorevole  Raiti nel  suo  intervento,  dopo  la
  riforma elettorale nazionale il sistema politico ha annoverato un
  passaggio da 7,8 partiti - quanti erano prima - ad una quarantina
  di partiti o di sigle - quante ce ne sono adesso.
   L'impianto  della legge elettorale al nostro esame  si  prefigge
  proprio di neutralizzare questo rischio e di semplificare, non di
  mortificare,  il quadro politico e parlamentare che ne  uscirebbe
  fuori.
   Ai  colleghi  della  minoranza  intendo  dire,  alla  fine,  che
  rimproverare, contestare ai parlamentari di maggioranza di volere
  difendere  la  propria  personale  posizione  è  esattamente   il
  contenuto  della posizione politica che stasera, in questa  sede,
  anche da quando il dibattito è iniziato, vogliono perseguire come
  obiettivo  i colleghi della minoranza; anche loro, difendendo  un
  principio, intendono in realtà tutelare se stessi.
   Ritengo  quindi  necessario elevare  il  tono  del  dibattito  e
  parlare  più di principi che non di singole posizioni che possono
  rispondere a convenienze del momento.
   Di   un   principio  vorrei  parlare,  signor   Presidente.   Ho
  annunciato un intervento breve e mi avvio a concludere.
   Facendo  riferimento al listino, non posso però non affermare  -
  personalmente,  non  so quanti condividano questa  mia  personale
  posizione,  anche  all'interno del gruppo al quale  mi  onoro  di
  appartenere  - come ho detto in molteplici occasioni  e  come  ho
  sostenuto, anche attraverso qualche comunicato stampa -  ne  sono
  profondamente  convinto  -  che avrei davvero  auspicato  che  la
  Commissione   assumesse una decisione diversa, decisione  diversa
  che ancora oggi il Parlamento dei siciliani può assumere.
   Sono  convinto, al di là delle ovvietà e delle frasi  fatte  dai
  ceti  politici  che intendono autoconservarsi, autoreferenziarsi,
  che,  dal  punto  di vista giuridico e costituzionale,  le  liste
  bloccate,  il listino sono un obbrobrio giuridico, non certo  per
  la  qualità  di  chi può farne parte - si tratta  pur  sempre  di
  personalità  della politica che sono state anche  lustro  per  la
  politica  e  per  le istituzioni - ma certamente il  rapporto  di
  rappresentanza  tra  il  corpo elettorale  e  le  istituzioni  si
  interrompe, viene filtrato, viene sicuramente distorto attraverso
  l'elezione   di  rappresentanti  che  non  sono  e  non   saranno
  rappresentanti  del  corpo elettorale e,  quindi,  rappresentanti
  liberamente  scelti  dal popolo, ma liberamente  scelti,  semmai,
  dalle segreterie dei partiti.
   Mi  dispiace  che  l'onorevole Raiti si sia dovuto  allontanare.
  Egli   ha   più   volte   rimarcato   l'aspetto   relativo   alla
  legittimazione che il rappresentante nelle istituzioni trae,  non
  certamente  dai  partiti  o  dalle organizzazioni  o  dai  gruppi
  organizzati,  ma  che non può non trarre direttamente  dal  corpo
  elettorale, quindi dal voto liberamente espresso dai cittadini.
   Sono  convinto,  profondamente convinto, personalmente  convinto
  che  il  listino,  la  lista  regionale  collegata  al  candidato
  presidente  sia  una  distorsione  del  sistema  che  va   invece
  riconvertito all'interno di un concetto di premio di  maggioranza
  che  deve  successivamente essere distribuito  all'interno  delle
  circoscrizioni provinciali, secondo il contributo che ogni  lista
  collegata  al presidente ha potuto offrire e fornire all'elezione
  del presidente.
   Signor  Presidente,  ci sono momenti, occasioni  nella  vita  di
  chiunque  nei  quali  ci si dedica all'attività  politica  e  più
  responsabilmente si ha anche il compito di rappresentare il corpo
  elettorale  all'interno di un'istituzione  prestigiosa,  come  il
  nostro Parlamento, nel quale occorre dire ciò che si pensa, al di
  là  delle  convenienze momentanee e delle logiche di schieramento
  alle  quali  evidentemente ognuno di noi è vincolato -  e  rimane
  vincolato   -   ma  che  occorre  con  autonomia  sufficiente   e
  indispensabile rassegnare come preoccupazione e come auspicio che
  ancora questo Parlamento, in relazione ad un errore - secondo me,
  di impostazione - che ancora questo Parlamento può correggere.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Ortisi.  Ne  ha
  facoltà.

    ORTISI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, potrei,  essendo
  il  mio l'ultimo intervento, approfittare di questa posizione per
  confutare  le  tesi del carissimo e stimatissimo collega  Ioppolo
  che,  alla  fine, ha dato un po' ragione a noi. Anzi, volendo  il
  mio  essere  un intervento puntuale e non generale, notiamo,  con
  piacere, che l'onorevole Ioppolo, relatore del disegno di  legge,
  si   aggiunge   ai  fautori  dell'emendamento   2.41,   a   firma
  dell'onorevole  Pistorio  che vorrebbe ridistribuire,  a  livello
  provinciale,  il premio di maggioranza sottraendolo  al  listino.
  Questo certamente ci incoraggia in ordine all'interlocuzione  fra
  le coalizioni presenti in quest'Aula, perché certo mi verrebbe da
  proporre  all'Aula  qualcosa che la faccia sorridere,  visto  che
  siamo  alla  fine.  Ma mi mortifico a pensare che  qualsiasi  mio
  ricordo  letterario possa diventare carta straccia rispetto  alla
  constatazione tutta ridanciana per la quale questa legge  rischia
  di  non  portare nessun rappresentante parlamentare di formazioni
  storiche,  mentre porterà, attraverso il listino,  probabilmente,
  individui  che non rappresentano niente, molto spesso neanche  se
  stessi.
   Alla  faccia dello sbarramento  Dovremmo parlare di sbranamento,
  ma andremmo ad Esopo.
   Mi  permetta  soltanto, signor Presidente,  di aggiungere,  come
  fatto    puntuale    all'osservazione   sull'emendamento    2.41,
  un'osservazione  ulteriore sul blocco  dei  tre  emendamenti  che
  abbiamo  presentato: gli emendamenti 2.9, 2.6, 2.7 di cui  ancora
  non  abbiamo parlato e che vorrei sottoporre alla riflessione dei
  colleghi che ancora resistono in Aula.
      Raccontano   della   possibilità   del   Presidente   e   del
  Vicepresidente,  di  cui  tante volte  abbiamo  parlato,  ma  che
  nessuno ha suggerito, forse per paura che il termine evocasse  la
  querelle  Cuffaro-Cittadini e compagnia bella.  Non  so  se  dire
  bella in questo caso.
   Vogliamo   ridiscutere  la  questione  che  entra   in   azione,
  naturalmente,  solo nel caso di morte, impedimento  permanente  e
  rimozione del Presidente? Vogliamo con il ticket che proponiamo -
  emendamenti   all'articolo  2  -  normare  la  possibilità   che,
  malauguratamente,  si  sostituisca al Presidente,  altra  persona
  eletta direttamente dal popolo?

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la  discussione
  sugli  emendamenti  all'articolo 2.   Pertanto,  come  stabilito,
  rinviamo a domani la votazione dei singoli emendamenti,  così  da
  consentire  all'Aula  una  più attenta valutazione  degli  stessi
  nella serata di oggi e nella prima mattinata di domani.
   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì  21
  luglio 2004, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       I   - Comunicazioni.
  II   - Discussione dei disegni di legge:

         1)  Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
             suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
             dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
             alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
             modificazioni.  (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
             779/A) (Seguito)
  2)   Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
  sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
  recante  Modifiche allo Statuto della Regione'.  (nn. 580-472-578-
  602-652/A) (Seguito)

                  La seduta è tolta alle ore 22.20.

      Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 00.30, di
                      mercoledì 21 luglio 2004

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello