Presidenza del vicepresidente Fleres
BURGARETTA APARO, segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
Missione
PRESIDENTE Comunico che il Presidente dell'Assemblea,
onorevole Lo Porto, è in missione fuori sede per ragioni del suo
ufficio.
L'Assemblea ne prende atto.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:
n. 298 Iniziative per risolvere la controversia che tiene
bloccati al largo di Porto Empedocle 37 naufraghi sudanesi ed
interventi umanitari di sostegno , degli onorevoli Miccichè,
Raiti, Orlando, Panarello e Ferro;
n. 299 Interventi per porre in essere tutte le procedure
necessarie per ovviare al rallentamento del traffico causato dai
lavori di manutenzione nell'autostrada Palermo-Catania , degli
onorevoli Catania Giuseppe, Maurici, Fleres, Baldari;
n. 300 Iniziative per la creazione di un asse viario per lo
smaltimento del traffico nella zona di via Notarbartolo a
Palermo , degli onorevoli Catania Giuseppe, Maurici, Fleres,
Baldari;
n. 301 Vigilanza ed iniziative presso le competenti autorità
nazionali al fine di evitare l'estensione del fenomeno della
somministrazione di psicofarmaci ai bambini per la presunta
'Sindrome da deficit di attenzione ed iperattività (Adhd) , degli
onorevoli Catania Giuseppe, Maurici, Fleres, Baldari;
n. 302 Iniziative per la creazione di un'area di parcheggio
attorno allo stadio 'Renzo Barbera' di Palermo , degli onorevoli
Catania Giuseppe, Maurici, Fleres, Misuraca;
n. 303 Iniziative per la rimozione delle carcasse di
autoveicoli dalle strade di Palermo , degli onorevoli Catania
Giuseppe, Maurici, Fleres, Confalone;
n. 304 Affidamento del Servizio idrico integrato nell'Ambito
territoriale ottimale 1 Palermo , degli onorevoli Orlando,
Cracolici, D'Antoni, Ferro, Forgione, Giannopolo;
n. 305 Definizione di una linea comune per proporre al
Consiglio dei Ministri necessarie ed urgenti modifiche della
manovra finanziaria a tutela dell'economia siciliana , degli
onorevoli Speziale, Cracolici, Capodicasa, Crisafulli, De
Benedictis, Giannopolo, Oddo, Panarello, Villari, Zago;
n. 306 Iniziative per l'inserimento nei ruoli
dell'Amministrazione regionale degli operai a tempo indeterminato
(O.T.I) di cui alla legge regionale. n. 16 del 1996, secondo la
riclassificazione della legge regionale n. 10 del 2000 , degli
onorevoli Barbagallo, Burgaretta Aparo, Genovese, Tumino.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
trentasette naufraghi di origine africana, tutti uomini di età
compresa tra i 17 ed i 30 anni, attendono ormai da giorni che il
Governo italiano si decida su 'cosa fare di loro';
nessuno sa chi siano, né da dove vengano e gli unici testimoni
della loro storia sono i membri dell'equipaggio della 'Cap
Anamur', che nonostante quotidianamente conducano estenuanti
trattative con le autorità italiane, hanno dovuto rassegnarsi a
restare in acque extraterritoriali al largo di Porto Empedocle;
da notizie apprese, risulta che gli uomini salvati dovrebbero
essere sudanesi fuggiti dalla miseria e dal terrore della guerra,
terrorizzati per la loro futura sorte e distrutti per aver perso
ogni contatto con le proprie famiglie;
i sudanesi avrebbero attraversato il Sahara con mezzi di
fortuna e, raggiunta la Libia, qualcuno li ha messi su un canotto
fatiscente, rubando loro quel poco che possedevano;
considerato che:
risulta abbastanza riduttivo esporre in premessa la tragedia in
atto al largo di Porto Empedocle,che non si è trasformata in
catastrofe grazie al pronto salvataggio effettuato dal personale
di bordo della 'Cap Anamur';
è inammissibile che ad oggi questi uomini stremati siano
costretti a restare su una nave insieme ad altri uomini che sulla
stessa nave si trovavano per lavoro e che sono costretti a vivere
in condizioni al limite del rispetto dei diritti umani;
rilevato che le autorità competenti devono assumersi
urgentemente le proprie responsabilità per consentire l'accesso
della nave alle zone portuali vicine per permettere lo sbarco
degli uomini dell'equipaggio e per garantire tutti gli aiuti
necessari ai sudanesi salvati,
impegna il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
ed
il Governo della Regione
ad avviare urgentemente tutte le procedure necessarie perchè si
risolva immediatamente la controversia che sta penalizzando i
diritti umani, mettendo a repentaglio le vite di uomini già
vittime di guerre;
ad assumere iniziative presso le competenti autorità nazionali
perchè si ponga subito fine a questa tragedia, predisponendo,
altresì, un immediato intervento umanitario di sostegno». (298)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
da alcuni mesi fervono lavori di ripristino e messa in
sicurezza della rete autostradale siciliana;
tali lavori si svolgono prevalentemente di giorno, causando
importanti rallentamenti del traffico autostradale;
tali rallentamenti provocano, oltre a ritardi e disagi ai
lavoratori pendolari, anche conseguenze negative per l'immagine
della nostra Regione agli occhi dei turisti che si vedono
costretti a lunghe code dentro i pullman;
migliaia di autoveicoli, in marcia a passo d'uomo per ore sulle
predette autostrade, causano l'emissione di innumerevoli
tonnellate di ossido di carbonio, con gravi danni per la salute
dei siciliani,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire per porre in essere tutte le procedure
necessarie per snellire le lunghe code di autoveicoli che
quotidianamente transitano nell'autostrada Palermo-Catania per
raggiungere dalla città i luoghi di villeggiatura». (299)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
uno degli assi viari principali della nostra città, formato
dalla via Duca della Verdura, via E. Notarbartolo e Via Leonardo
da Vinci, è gravato da intenso traffico autoveicolare e da mezzi
pesanti ad ogni ora del giorno;
all'altezza dell'incrocio via E. Notarbartolo e piazza Boiardo
si verificano costantemente collassi del traffico medesimo e
numerosi incidenti stradali, anche gravi;
tale situazione è in gran parte determinata dall'imbuto che si
crea tra l'incrocio di via Notarbartolo e piazza Boiardo dove gli
autoveicoli provenienti dalla zona Nord ed Est della città, dalla
piazza si immettono tutti sull'unico viadotto esistente sulla
via Notarbartolo per l'attraversamento del passante
ferroviario;
dalla via Ariosto, su Piazza Boiardo, si potrebbe creare un
secondo viadotto sul passante ferroviario per mettere in
comunicazione la Piazza stessa con le vie Daidone e U. Giordano
fino alla via Lazio, in modo da canalizzare il traffico che va
dal porto alla tangenziale su quest'ultimo viadotto, mentre
quello che viceversa va dalla tangenziale al porto sul
preesistente viadotto di via Notarbartolo,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire per porre in essere tutte le procedure
necessarie per snellire le lunghe code di autoveicoli che
quotidianamente transitano nell'arteria via Duca della Verdura,
via Notarbartolo e via L. Da Vinci». (300)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
da denunce del comitato dei 'Cittadini per i diritti
dell'Uomo', pare che l'inizio di ogni anno scolastico rappresenti
l'inizio di un dramma, poiché si stima che l'attuale numero di
scolari sottoposti a test per determinare la sindrome da deficit
di attenzione ed iperattività (Adhd) sia nell'ordine delle
migliaia;
attraverso l'uso di questionari di circa 150 domande, che i
genitori devono compilare per identificare le 'turbe psichiche',
come ansia, depressione, fobie, eccetera dei loro bambini, si
arriva ad una schedatura del soggetto e successivamente ad una
diagnosi di iperattività (in un bambino che si muove, che parla
quando non deve, che non presta attenzione) con una
raccomandazione di trattamento farmacologico;
questa iniziativa parte dal Ministero della Salute con un
progetto approvato nel 1996 e le domande del questionario sono
tratte dal DSM IV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi
mentali;
già in alcune città del territorio nazionale, come Cagliari e
Pisa, viene somministrato gratuitamente ai bambini in cura il
metilfenidato, una sostanza di derivazione anfetaminica, con
drammatici effetti collaterali,
impegna il Governo della Regione
a vigilare ed a verificare presso le scuole di ogni ordine e
grado della Regione siciliana se siano state intraprese le
attività di cui in premessa e, in caso positivo, ad intervenire
per valutare un'eventuale diagnosi affrettata;
a richiedere una maggiore attenzione, da parte del Governo
nazionale, al fine di evitare che questa 'sindrome' trasformi i
bambini vivaci in 'malati mentali'». (301)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'appena terminato campionato di calcio di serie 'B' ha
riproposto il grave problema del congestionamento del traffico
veicolare attorno allo Stadio 'Renzo Barbera' di Palermo;
i residenti della zona circostante lo Stadio 'Renzo Barbera'
risultano impossibilitati addirittura ad entrare ed uscire dalle
loro abitazioni per le migliaia di autovetture che durante le
partite si riversano nel quartiere;
durante le partite i due Ospedali (Villa Sofia e C.T.O.) non
sono facilmente raggiungibili se non dalle ambulanze che devono
districarsi in mezzo alle autovetture;
esistono delle aree di parcheggio abbandonate nelle zone
limitrofe allo Stadio medesimo,
impegna il Governo della Regione
a predisporre ed adottare, prima del prossimo campionato di
calcio, un piano operativo per lo sfruttamento delle aree vicine
allo stadio 'Renzo Barbera' come parcheggio per le autovetture,
perché i residenti e tutti i cittadini siciliani possano vivere
tranquillamente la giornata delle partite, riappropriandosi delle
strade dove risiedono;
a riferire all'Assemblea regionale siciliana sugli esiti delle
iniziative intraprese in materia entro il termine di 60 giorni
dall'approvazione della presente mozione». (302)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
le città sono assediate da una moltitudine di carcasse di
autoveicoli, ricettacolo di immondizie e di animali nocivi,
alloggio per sbandati e clandestini ed occupano decine di
migliaia di posti-auto, sottratti al parcheggio dei cittadini;
l'abbandono di un autoveicolo per strada è un processo molto
semplice da parte del proprietario e rintracciare lo stesso,
multarlo ed invitarlo a rimuovere il mezzo non è cosa altrettanto
semplice;
i tempi di accertamento della proprietà dei mezzi abbandonati
risultano lunghi e farraginosi;
gli accordi intercorrenti tra i comuni e le aziende di
smaltimento dei rifiuti consentono un numero limitato di
rimozioni (soltanto di circa trecento auto l'anno) e di
successive demolizioni di tali mezzi abbandonati;
considerato che:
si potrebbe modificare il contratto di servizio tra i comuni e
le aziende incrementando la quota annuale di prelievo e di
rottamazione di tali mezzi;
si potrebbe posticipare l'identificazione dei proprietari a
rottamazione avvenuta, accorciando i tempi,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire presso gli organi di cui in premessa per
risolvere i problemi derivanti dall'abbandono delle carcasse che
hanno invaso le strade della nostra città;
a promuovere ogni iniziativa mirante a sveltire tutto l'iter
burocratico della rimozione degli autoveicoli». (303)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la vigente normativa in materia di servizi pubblici locali,
contenuta nell'art. 113 del Testo Unico delle leggi
sull'Ordinamento degli enti locali, di cui al Decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267, come modificato dall'art. 14 del Decreto
legislativo n. 269 del 30 agosto 2003, convertito in Legge 24
novembre 2003, n. 326, e dal comma n. 234 della Legge 24 dicembre
2003, n. 350, ha radicalmente innovato il sistema degli
affidamenti dei servizi pubblici locali;
detta normativa ha, infatti, introdotto modalità alternative
alla gara e ciò a differenza delle precedenti disposizioni in
materia, contenute nell'art. 35 della legge n. 448 del 28
dicembre 2001;
in particolare, la richiamata intervenuta normativa prevede ora
che l'erogazione dei servizi pubblici locali, in alternativa
all'affidamento con gara, possa avvenire tramite società a
capitale misto pubblico privato nelle quali il socio privato
venga scelto attraverso l'espletamento di gare con procedure ad
evidenza pubblica, oppure tramite società a capitale interamente
pubblico a condizione che l'ente o gli enti pubblici titolari del
capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a
quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la
parte più importante della propria attività con l'ente o gli enti
pubblici che la controllano;
l'Ambito territoriale ottimale 1 Palermo, costituito ai sensi
della legge 4 Gennaio 1994, n. 36, come recepita con l'art. 69
della legge regionale n. 10 del 1999, con bando pubblicato nella
GUCE del 4 ottobre 2003, ha ritenuto di indire una gara ad
evidenza pubblica per l'affidamento del servizio idrico integrato
nell'A.T.O 1 Palermo;
detta determinazione è stata adottata tralasciando di
considerare la richiesta, formulata dalla maggioranza dei Comuni
del medesimo ambito (rappresentanti l'assoluta maggioranza tanto
dei cittadini quanto del fatturato di servizi idrici) di
riconsiderare, avuto riguardo ad una normativa ormai superata, la
scelta in precedenza effettuata sulla modalità di affidamento del
SII;
per le sopradette ragioni e per altri profili di illegittimità
il bando di gara citato è stato impugnato dal Comune di Palermo
ed ancora oggi sono pendenti avanti il TAR Sicilia Palermo ed
avanti il Consiglio di giustizia amministrativa relativi giudizi,
rispettivamente di merito e di sospensiva;
frattanto, dopo numerosi solleciti, la Segreteria dell'ATO ha
convocato la Conferenza dei Sindaci solo il 25 marzo 2004,
quindi, oltre il termine di scadenza stabilito per la
presentazione delle offerte relative alla gara sopra citata, in
ultimo fissato al 23 marzo 2004;
la suddetta gara, secondo l'espressa previsione di cui
all'art.l8 del bando, si è definita ad ogni effetto essendo stata
presentata una sola offerta rispetto al numero minimo previsto di
due o più offerte valide';
di seguito, il giorno 25 marzo 2004 la Conferenza dei Sindaci
non si è potuta validamente costituire - anche per la celerità
con cui si è proceduto all'appello dei presenti - per mancanza
delle condizioni di cui al comma 5 dell'articolo 5 della
convenzione di Cooperazione, che per la validità di detta
costituzione, richiede la presenza: 'della maggioranza assoluta
degli Enti Locali convenzionati, determinata sia in termini
numerici che di rappresentanza';
in tale sede ventisette Comuni intervenuti, considerato
l'interesse primario di procedere alla riconsiderazione delle
scelte relative all'affidamento del S.I.I. alla luce
dell'intervenuta riforma legislativa e preso atto dell'esito
infruttuoso della gara già esperita, hanno chiesto una nuova
convocazione della Conferenza dei Sindaci, per il giorno 6 aprile
2004;
di seguito, la Conferenza è stata convocata per il giorno 19
aprile 2004 ed anche in tale data, pur essendo intervenuti un
numero di Comuni che rappresentano oltre il 75 per cento della
popolazione dell'intera Provincia di Palermo, l'organo
deliberante a competenza generale non si è potuto validamente
costituire, sempre per mancanza delle condizioni di cui al comma
5 dell'art. 5 della Convenzione di Cooperazione;
frattanto, nonostante l'intervenuta definizione della gara, si
è appreso che la Segreteria tecnica operativa dell'ATO 1 Palermo
intenderebbe, comunque, proseguire nelle attività di gara e, con
autonoma decisione, intenderebbe indire una trattativa privata
per l'affidamento del servizio idrico integrato;
seppure, l'art. 18 del bando di gara richiami la possibilità di
ricorrere alla trattativa privata ai sensi dell'art. 13 del
D.L.vo n. 158 del 1995, il ricorso a tale procedura non potrebbe,
comunque, prescindere dalla ricorrenza dei presupposti di legge,
in particolare la presenza di almeno due offerte appropriate -
nel caso di specie non esistenti trovandosi in presenza di una
sola offerta presentata - e necessiterebbe, pur sempre,
trattandosi di una mera facoltà della stazione appaltante, di
un'apposita autorizzazione dell'organo a competenza generale e,
quindi, esclusivamente della stessa Conferenza dei Sindaci;
considerato che:
in tale scenario, la necessità di rivedere, comunque, le
modalità di affidamento del servizio idrico alla luce della
intervenuta normativa in tema di servizi pubblici locali e stante
l'esito infruttuoso della gara, si impone come atto necessario e
dovuto;
una possibile soluzione da propone, in coerenza con il vigente
quadro normativo, potrebbe essere quella di proporre l'AMAP
S.p.A., che garantisce il SII nella città di Palermo, gestisce
impianti nell'intero territorio dell'ATO e rende già servizi per
taluni Comuni del medesimo territorio, come società d'ambito
secondo il modello di cui all'art. 113 lettera e) dell'art. 113
del D.L.vo n. 267 del 2000, proponendo l'immediata cessione di
una parte delle sue azioni ai Comuni dell'ATO e strutturando il
rapporto con gli stessi secondo il modello in house' da definirsi
nel dettaglio attraverso la configurazione dei necessari
controlli gestionali e la previsione dei relativi limiti
territoriali, tali da concretizzare quella foma di delegazione
interorganica tra la società ed i Comuni azionisti che sia
coerente con i principi sanciti relativamente al modello in
parola, anche dalla giurisprudenza comunitaria;
tale determinazione non escluderebbe, comunque, l'eventuale
possibilità di rendere la stessa società, in un prossimo futuro,
conforme al modello di cui alla lettera b) dell'art. 113 del
D.L.vo n. 267 del 2000, qualora si accertasse, sulla base di un
preciso studio di fattibilità, l'opportunità e/o la necessità di
acquisire ulteriori apporti gestionali, industriali e/o
finanziari, per far fronte agli impegni individuati nel Piano
d'ambito, di cui all'art. 11, comma 3, della legge n. 36 del
1994, relativo al territorio di che trattasi;
la soluzione di cui sopra garantirebbe non solo la salvaguardia
di un patrimonio pubblico, accrescendone perfino in modo
consistente il valore, ma consentirebbe di strutturare quella
necessaria presenza di controllo pubblico, pure all'interno del
modello societario, a presidio e tutela degli intereressi
collettivi sottesi ad un servizio pubblico essenziale, qual è
quello idrico;
l'attuale paralisi dell'organo amministrativo a competenza
generale, pure per le attuali illogiche disposizioni della
Convenzione di Cooperazione che regola i rapporti tra i comuni
dell'ATO 1 Palermo, viene, di fatto, a precludere l'effettuazione
di scelte fondamentali afferenti la gestione di un servizio
pubblico che è tra i più importanti per le comunità amministrate
e porterebbe inevitabilmente all'intervento sostitutivo del
Commissario delegato per l'emergenza idrica, in forza dei poteri
all'uopo conferitigli con Ordinanza del Presidente del Consiglio
dei Ministri n. 3299 del 3 luglio 2003;
tale stato di inerzia desta ulteriori preoccupazione per la
paventata arbitraria prosecuzione delle attività relative alla
gara già definita, con l'indizione della trattativa privata, che
assumerebbe particolare gravità in quanto, oltre a violare le
norme poste a fondamento della gara pubblica già esperita,
potrebbe anche generare aspettative in capo all'unica impresa
offerente col rischio di innescare un circolo vizioso di
procedimenti amministrativi e di giustizia amministrativa;
inoltre, l'ulteriore inattività della Conferenza dei Sindaci
precluderebbe la scelta del soggetto gestore, entro i termini già
fissati nell'Accordo di programma quadro del 23 dicembre 2003 in
tema di 'Tutela delle acque e gestione integrata delle risorse
idriche', con conseguente rischio della perdita dei finanziamenti
comunitari, mentre la soluzione proposta consentirebbe di
individuare il gestore immediatamente e, quindi, nel rispetto dei
termine stabiliti dalla Direzione regionale della
Programmazione della Regione siciliana, in ultimo, con nota 1836
del 29 marzo 2004,
impegna il Presidente della Regione
ad intervenire presso l'ATO di Palermo affinché sia interrotta
ogni procedura di affidamento del SII in difformità da quanto
previsto dalla normativa vigente, ed in particolare mediante una
trattativa privata svolta in assenza dei presupposti di legge, in
particolare la presenza di almeno due offerte 'appropriate';
ad attivarsi perché siano predisposti i necessari passaggi
formali affinché, in tempi brevissimi, si possa pervenire
all'affidamento del SII secondo il modello di cui all'art. 113,
lettera c), del D.L.vo n. 267 del 2000, attraverso le necessarie
cessioni azionarie da parte dell'AMAP S.p.A. ai Comuni dell'ATO,
strutturando il rapporto fra i diversi soggetti, secondo il
modello in house, da definirsi nel dettaglio attraverso la
configurazione dei necessari controlli gestionali e la previsione
dei relativi limiti territoriali atti a configurare una struttura
coerente con i principi sanciti dalla normativa vigente e dalla
giurisprudenza comunitaria». (304)
«L'Assemblea regionale siciliana
assunto che la manovra correttiva per un valore di 7,5 miliardi
di euro, varata dal Governo nazionale, colpisce al cuore il
sistema economico e produttivo della nostra Regione, dando luogo
ad un vero e proprio massacro delle misure incentivanti a suo
tempo adottate per rilanciare l'economia meridionale;
osservato che il 25 per cento della manovra è costituito da
tagli agli incentivi per l'occupazione e per le iniziative
imprenditoriali, previsti dalla legge n. 488 del 1992, e dal
blocco di patti territoriali, contratti d'area e accordi di
programma che costituivano l'insieme delle misure incentivanti
che, in questi anni, erano riuscite a garantire un parziale
riequilibrio delle condizioni in cui operano le nostre aziende;
ritenuto, anche, che l'insieme delle misure decise dal Governo
eserciterà una pesante azione depressiva sull'economia regionale
e che alcune di queste, quali la diminuzione dei fondi alle
Ferrovie dello Stato, si tradurrà, com'è avvenuto storicamente in
questi casi, in un altro rinvio delle opere nel Meridione
d'Italia ed in Sicilia in particolare;
rilevato, altresì, che la diminuzione del 10 per cento,
rispetto alla media delle somme erogate nel triennio 2001-2003,
dei fondi previsti per i comuni si rivela particolarmente odiosa
per le pesanti conseguenze che avrà sui bilanci degli enti locali
e per la prevedibile interruzione di servizi essenziali ai ceti
più deboli ed esposti;
valutati gli effetti di tali rivisitazioni in un taglio per la
Sicilia, per la sola categoria artigiana, di trenta milioni di
euro e considerato come già la circolare, emanata dal Ministro
delle Attività produttive per consentire l'avvio del primo bando
artigiani previsto dalla legge n. 488 del 1992, aveva posto
regole molto più restrittive per l'accesso ai fondi e per la loro
erogazione;
ricordato che le misure finanziarie adottate in questi anni dal
Ministro Tremonti avevano già vanificato e ridimensionato gli
interventi per il Mezzogiorno e che i provvedimenti assunti ora
dal Governo continuano, sostanzialmente aggravandola, la
filosofia di quelle scelte;
considerata invece, errata ogni impostazione che, nel tentativo
di risanare l'economia, finisce per scaricare sulle aree più
deboli del Paese i sacrifici richiesti;
convinta che il futuro dell'intero Paese passa dallo sviluppo
delle regioni meridionali e che per farlo occorre mettere a
regime le enormi risorse umane, territoriali, ambientali e
culturali di regioni come la Sicilia, piuttosto che adottare
misure inutilmente vessatorie e depressive dello sviluppo,
impegna il Presidente della Regione
a convocare un'assemblea delle amministrazioni locali (province
regionali, Comuni e AA.UU.SS.LL) e delle associazioni
professionali ed imprenditoriali, rappresentative
dell'agricoltura, del commercio e dell'artigianato, nonché le
rappresentanze sindacali dei lavoratori, per definire una linea
di rigore condivisa e sostenibile da rappresentare al Governo
nazionale in alternativa alle misure adottate, e in raccordo con
le misure di risanamento e rilancio da assumere anche a livello
locale;
ad un'immediata convocazione della deputazione nazionale della
Sicilia perché si faccia interprete efficace e determinata di
questa linea comune a difesa dello sviluppo economico della
Regione;
ad intervenire nelle riunioni del Consiglio dei Ministri per
proporre le modifiche necessarie e urgenti a tutela dell'
economia siciliana». (305)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che l'Amministrazione forestale può avvalersi, in
ciascun distretto, dell'opera di un contingente di operai a tempo
indeterminato (O.T.I), come previsto dall'articolo 46 della legge
regionale 6 aprile 1996, n. 16, per le esigenze connesse
all'esecuzione dei lavori condotti in amministrazione diretta;
considerato che il ruolo degli attuali addetti, impiegati nei
lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria,
appare sempre più penalizzato sia per l'indirizzo strategico
regionale, che permane su una linea di ordine assistenziale, sia
per la mancanza di una politica di concertazione volta ad
individuare scelte innovative e coerenti con le esigenze tecniche
e produttive;
considerato ancora, che tale categoria, di fatto, è attualmente
a totale carico delle finanze regionali, ma non è inserita nei
ruoli dell'Amministrazione regionale;
ritenuto che:
è improrogabile, invece, il riallineamento e il consolidamento
dell'occupazione nel comparto, anche alla luce della
riclassificazione del personale dell'Amministrazione regionale,
ai sensi dell'art. 5 della l.r. 15 maggio 2000, n. 10;
l'accordo sulla riclassificazione è estensibile anche agli
O.T.I dipendenti dell'I.R.F. e dell'Azienda Foreste attraverso il
riconoscimento dello status di 'personale interno' con la
conseguente riserva dei posti per l'inquadramento nei profili
professionali senza alcun onere finanziario aggiuntivo,
impegna il Governo della Regione
ad assumere adeguate iniziative legislative finalizzate
all'inserimento degli O.T.I., di cui all'articolo 46 della l. r.
n. 16 del 1996, nei ruoli dell'Amministrazione regionale, secondo
la riclassificazione della l. r. n. 10 del 2000». (306)
PRESIDENTE Dispongo che le mozioni testé annunziate vengano
demandate alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari
perché ne determini la data di discussione.
Onorevoli colleghi, poiché sono in corso delle riunioni miranti
a verificare la possibilità di semplificare il percorso d'Aula
del disegno di legge elettorale, la seduta è sospesa e riprenderà
alle 19,30.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Sull'ordine dei lavori
TURANO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
TURANO Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerato che
l'Aula è stata convocata stamattina alle ore 10.00 con lo stesso
ordine del giorno, il rinvio alle ore19,30 servirà per aggiornare
i lavori a domani mattina o, effettivamente, per proseguirli?
Capisco che la mia domanda può apparire irritale, però ritengo
che non si possa stare tutto il giorno in paziente attesa.
Potremmo anche spazientirci.
PRESIDENTE Onorevole Turano, lei ha ragione. Tuttavia è una
domanda alla quale al momento non so dare risposta. Sono in corso
delle riunioni.
Nel caso in cui dovesse essere individuato un percorso
semplificato o comunque largamente condiviso rispetto alle
ipotesi di una nuova proposta di legge elettorale, la seduta che
riprenderà alle ore 19,30 potrebbe avere anche una prosecuzione
notturna.
Nel caso in cui ciò non dovesse accadere, ovviamente, la
Presidenza si determinerebbe in maniera diversa e, dunque,
aggiornerebbe la seduta a domani mattina.
(La seduta, sospesa alle ore 17,50 è ripresa alle ore 20.22)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, sono stati esperiti in queste ultime ore
alcuni tentativi riguardanti un percorso semplificato nell'esame
del disegno di legge di riforma elettorale e, tuttavia, non pare
che tali tentativi abbiano sortito un effetto positivo. Pertanto,
ci troviamo nella condizione di dover riprendere l'esame della
legge a partire dall'articolo 2 secondo quelle che sono le
modalità ordinarie senza che sul contenuto del citato articolo 2
sia stato possibile individuare un percorso - come dicevo prima
- semplificato o comunque ampiamente condiviso com'era negli
auspici di tutti coloro i quali hanno partecipato alla riunione
informale dei Presidenti dei Gruppi parlamentari tenutasi sino a
qualche minuto fa.
Comunicazione relativa a nuove procedure di registrazione dei
richiedenti le votazioni qualificate
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, comunico che la Segreteria
generale, con gli uffici dell'Assemblea, al fine di rendere più
celeri le procedure di registrazione dei richiedenti le votazioni
qualificate, ha fatto realizzare le opportune modifiche al
software del sistema elettronico di voto.
Pertanto, nelle ipotesi previste dal Regolamento, in caso di
richiesta di votazioni qualificate, la Presidenza attiverà le
procedure di registrazione e verifica del numero dei richiedenti
servendosi del sistema elettronico di voto.
I deputati richiedenti, dopo avere inserito nell'apposito
terminale la tessera personale di voto, dovranno formalizzare la
richiesta di votazione qualificata premendo uno qualsiasi dei
tasti del sistema di votazione elettronica. L'operazione predetta
potrà effettuarsi esclusivamente nell'arco di tempo intercorrente
tra l'apertura e la chiusura della registrazione disposta dalla
Presidenza.
Il sistema di voto, verificata la congruenza del numero dei
richiedenti con le diverse ipotesi previste dal Regolamento
d'Aula, provvederà alla registrazione dei deputati richiedenti
dando il consenso per le successive operazioni di voto. Per
evitare di vanificare l'efficacia del procedimento, ricordo che è
necessario essere muniti di tessera di voto la cui acquisizione
presso gli assistenti parlamentari d'Aula, per coloro che ne
fossero sprovvisti, è opportuno che avvenga al momento
dell'ingresso in Aula.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per
l'elezione del Presidente della Regione siciliana a suffragio
universale diretto. Nuove norme per l'elezione dell'Assemblea
regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni alla legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni» (nn.
850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A)
PRESIDENTE Si passa al punto terzo all'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di
legge «Norme per l'elezione del Presidente della Regione
siciliana a suffragio universale diretto. Nuove norme per
l'elezione dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed
integrazioni alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modificazioni» (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-
660-669-775-779/A), posto al numero 1).
Invito i componenti la prima Commissione Affari Istituzionali
e la Commissione speciale per la revisione dello Statuto
regionale a prendere posto al banco delle Commissioni.
Ricordo che l'esame del disegno di legge si era interrotto
nella seduta n. 223 dell'8 luglio 2004, dopo l'approvazione
dell'articolo 1.
Si passa all'articolo 2. Invito il deputato segretario a darne
lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
«Articolo 2
1. Dopo l'articolo 1 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29, e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Articolo 1 bis
Sistema elettorale
1. L'Assemblea regionale siciliana è eletta a suffragio
universale, con voto diretto, libero e segreto.
2. Il territorio della Regione è ripartito in tante
circoscrizioni quante sono le province regionali. L'ambito della
circoscrizione coincide con il territorio provinciale. Il comune
capoluogo di provincia è anche capoluogo della circoscrizione
corrispondente.
3. Ad ogni circoscrizione corrisponde un collegio elettorale.
4. Ottanta seggi sono attribuiti in ragione proporzionale sulla
base di liste di candidati concorrenti nei collegi elettorali
provinciali.
5. Non sono ammesse all'assegnazione dei seggi le liste
provinciali il cui gruppo, sommando i voti validi conseguiti nei
collegi elettorali provinciali, abbia ottenuto nell'intera
Regione una cifra elettorale inferiore al 5 per cento del totale
regionale dei voti validi espressi.
6. Il candidato alla carica di Presidente della Regione è il
capolista di una lista regionale.
7. Ciascuna lista regionale deve comprendere un numero di
candidati non inferiore, né superiore, a nove, incluso il
capolista.
8. Tutti i candidati di ogni lista regionale, dopo il
capolista, devono essere inseriti nell'ordine di lista secondo un
criterio di alternanza fra uomini e donne.
9. I candidati delle liste regionali, ad eccezione del
capolista, devono essere contestualmente candidati in una delle
liste provinciali collegate.
10. Viene proclamato eletto alle cariche di Presidente della
Regione e di deputato regionale il capolista della lista
regionale che consegue il maggior numero di voti validi in ambito
regionale.
11. Viene altresì proclamato eletto deputato regionale il
capolista della lista regionale che ottiene una cifra di voti
validi immediatamente inferiore a quella conseguita dalla lista
regionale risultata più votata.
12. Sono proclamati eletti deputati tanti candidati della lista
regionale risultata più votata secondo l'ordine di presentazione
nella lista, fino a quando il numero di seggi così attribuiti,
sommato al numero dei seggi conseguiti nei collegi dalle liste
provinciali collegate, raggiunga il totale di cinquantaquattro,
oltre al Presidente della Regione eletto. I seggi eventualmente
rimanenti sono ripartiti, in proporzione alle rispettive cifre
elettorali regionali, fra tutti i gruppi di liste non collegati
alla lista regionale che ha conseguito il maggior numero di voti
ammessi all'assegnazione di seggi ai sensi del comma 5 ed
attribuiti nei collegi elettorali provinciali, secondo le
modalità stabilite all'articolo 2 ter».
PRESIDENTE Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 2.11,
soppressivo dell'articolo; 5.5, interamente sostitutivo;
2.27, aggiuntivo;
dagli onorevoli Forgione e Liotta: 2.1, interamente
sostitutivo; 2.2; 2.3; 2.4; 2.5;
dall'onorevole Pistorio: 2.41, interamente sostitutivo;
dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 2.57, interamente
sostitutivo;
dagli onorevoli Ferro, Morinello, Miccichè, Raiti: 2.12;
2.13; 2.14; 2.15; 2.28; 2.26; 2.16; 2.17; 2.18; 2.19; 2.20;
2.21; 2.22; 2.40; 2.24;
dall'onorevole Ferro: 2.23;
dagli onorevoli Speziale, Cracolici e Crisafulli: 2.42;
2.43; 2.44; 2.46; 2.55 bis;
dagli onorevoli, Ortisi, Papania, Manzullo ed altri: 2.8;
2.9; 2.6; 2.7;
dagli onorevoli Antinoro, Paffumi, Cristaudo ed altri:
2.45; 2.47; 2.54 bis; 2.55; 2.56;
dagli onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 2.51; 2.52; 2.53;
2.54; 2.49; 2.50;
dagli onorevoli Morinello, Ferro, Raiti: 2.39; 2.37; 2.38;
2.36; 2.34; 2.35; 2.33; 2.29; 2.30; 2.31; 2.32;
dagli onorevoli Antinoro, Paffumi, Ferro, Miccichè: 2.48;
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Se non sorgono osservazioni, al fine di una
migliore organizzazione dei lavori, invito i deputati che lo
volessero a iscriversi a parlare nel corso dell'intervento
dell'onorevole Ortisi.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Ortisi.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare due
osservazioni: una di ordine tecnico-procedurale e l'altra di
ordine politico.
Quella di ordine tecnico-procedurale. E' previsto un numero di
80 deputati da distribuire sulle circoscrizioni provinciali ed è
previsto fondamentalmente un premio di maggioranza di 9 deputati,
ivi compreso il Presidente della Regione eletto, per consentire
un obiettivo che tutti condividiamo, quello della stabilità.
Tuttavia, chi ha proposto tale soluzione, probabilmente nel
tentativo di mediare l'irrimediabile, non si è accorto che
l'obiettivo della stabilità non lo raggiunge. Sarebbe stato
probabilmente più opportuno, ancorché più radicale, continuare
con il 20 per cento di premio di maggioranza per consentire la
stabilità. Infatti, alla casalinga è permesso di fare un calcolo
semplicissimo che è il seguente: perché si arrivi a 54 deputati,
anzi a 55 deputati in questo caso, ivi compresi i 9, la
coalizione che esprime il Presidente candidato che vince le
elezioni deve di per sé raggiungere 46 deputati, cioè deve
superare il 50 per cento.
Quando supera il 50 per cento è già maggioranza, ma ipotizzate
per un attimo che la coalizione vincente non superi il 50 per
cento, che si fermi ad esempio al 40 per cento perché concorrono
più di due coalizioni. Il 40 per cento si traduce in 36 deputati,
più i 9 si arriva a 45 deputati. Dov'è la maggioranza? Dov'è la
stabilità?
Naturalmente l'osservazione di tipo tecnico-procedurale ha un
suo riverbero di ordine politico; dunque, meditate gente
Questo barbaro tentativo di esprimere una soglia di
sbarramento del 5% ancorchè barbaro di per sé, non raggiunge
l'obiettivo anche in questo caso che si propone, cioè di
eliminare le liste fai da te; intanto perché butti a mare il
bambino con l'acqua sporca . Abbiamo proposto tanti strumenti
attraverso i quali potere eliminare le liste fai da te, tuttavia
anziché conservare la ricchezza della storia di tante formazioni
oggi nel centrodestra e nel centrosinistra che hanno arricchito
il dibattito parlamentare e che potrebbero ulteriormente
arricchirlo, si preferisce tagliare in maniera radicale con il 5%
la possibilità di variegare il dibattito parlamentare. Lo
sappiamo tutti anche in questa Aula: è successo che molto spesso
singoli deputati appartenenti a formazioni ancorché minori hanno
dato un contributo qualitativo al dibattito d'Aula soddisfacente
almeno e, comunque, di gran lunga superiore, in qualche
occasione a quello dato da una somma aritmetica di alzatori, di
abbassatori di mano.
Noi abbiamo proposto diverse ipotesi di mediazione, tutte
respinte; abbiamo cercato di fare ragionare gli amici del
centrodestra affinché uscisse dall'Aula così come inaugurato l'1
febbraio del 2004 con la legge. Vi ricordate quanto lavorammo
per recuperare un solo deputato? L'onorevole Miccichè, per votare
tutti all'unanimità. Ci riuscimmo, quella era la strada, della
dimensione del metodo bipartisan. Ma immaginate una legge che
adesso uscirà con i soli voti del centrodestra, sarà una legge
destinata, se domani cambiasse la coalizione vincente, ad essere
rivista? E noi vogliamo scrivere regole per compiacere i singoli
che hanno in sé una contraddizione che è quella del respiro? Le
leggi e il lavoro del Parlamento sono per definizione di
dimensione medio-lunga; non sono leggi se non sfidano il tempo
medio-lungo. Il tempo immediato appartiene ai decreti, appartiene
alle decisioni delle giunte, se volete, non appartiene alla
dimensione del legislatore.
Mi trovo in grande difficoltà a discutere su una legge che sarà
votata soltanto dal centrodestra. A noi sembra che questa non sia
la strada migliore. Ma pensate ad una legge che uscirà con il
55%, il 60%, non lo so con quanti voti. Pensate ad una legge
anche per le assenze naturali, che uscirà con voti inferiori al
numero cinquanta, è probabile. Ma voi pensate che una legge
destinata a dettare regole possa essere votata con questi numeri?
Laceriamo peraltro anche il tessuto di rapporto fra le due
coalizioni, qualche volta anche per atteggiamenti eccessivi di
rapporto umano fra i singoli deputati. Noi apprezziamo che si
preveda che chi è iscritto, non so per quale merito, al listino
debba presentarsi sul territorio. Ciò è sicuramente apprezzabile,
ma sarebbe più logico ridistribuire il premio di maggioranza,
ancorchè inferiore alle attese e non raggiungendo l'obiettivo,
come ho cercato brevemente di dimostrare nella prima parte del
mio intervento, fra i migliori dei non eletti sulle singole
province affidandolo a chi si spende in provincia. Perchè non è
detto che gli eletti nel listino siano i migliori; in genere si
fa questo per contribuire a modificare e bilanciare i peones ,
gli ignoranti eletti sul territorio con un livello di eletti che
dovrebbero compensare dal punto di vista intellettuale, morale,
dal punto di vista culturale.
In un fenomenale volume: Il Tramonto dell'Impero romano è
stato dimostrato scientificamente che l'impero romano cominciò a
crollare quando ad essere scelti erano i peggiori nelle corti che
frequentavano. Quando il curriculum non apparteneva alla scelta
dell'Agorà, quando il curriculum non esisteva più ed erano
premiati coloro che furono chiamati attraverso la selezione dei
peggiori. E non è da escludere che domani coloro i quali andranno
a formare il listino possano anche essere i peggiori e non i
migliori sul territorio E fino a quando la democrazia, che è
elezione per comando del popolo, impone che non si scelga per
scelta prefettizia, o per scelta universitaria, tanto meno per
scelta salottiera o di corridoio, nessuno di noi ha il diritto di
affermare che l'eletto lo è soltanto perché riesce attraverso gli
strumenti più vari, anche quelli demagogici, ad essere eletto a
scapito del più intelligente, che in genere è il più intelligente
per autoreferenza. Stiamo ulteriormente sbagliando da questo
punto di vista.
La nostra proposta, che prelude ad un voto nettamente
contrario, non soltanto all'articolo ma alla legge in generale e
a tutti i passaggi della legge medesima e che prelude alla
richiesta di referendum al quale parteciperemo, invita in questo
momento i colleghi della maggioranza in particolare ad un
ulteriore salutare intervallo di riflessione che ci permetta,
magari domani, di ricominciare attraverso un percorso bipartisan
che non fa bene solo al centrosinistra ma anche al centrodestra e
soprattutto al nostro Paese.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro. Ne ha
facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che la
discussione su questo disegno di legge ha per me almeno alcune
difficoltà di comprensione sull'atteggiamento che si vuole tenere
da parte di questa maggioranza.
Certo il comportamento era già stato anticipato con
l'approvazione dell'articolo 1, quello che fa riferimento
all'elezione diretta del Presidente della Regione, sul quale
siamo tutti d'accordo e sul principio dell'inserimento della
doppia scheda come soluzione di trasparenza per il voto che
l'elettore deve esprimere. E già in quell'occasione non mi è
sembrato vi fosse tanta voglia da parte degli esponenti della
maggioranza di confrontarsi come era utile ed opportuno in Aula
per provare a convincersi, a convincerci. Noi avevamo le nostre
ragioni posto che non stiamo facendo una legge qualsiasi ma una
legge che stabilisce le regole con cui vedrà la luce il nuovo
Parlamento siciliano.
Già in occasione dell'approvazione dell'articolo 1, per quanto
mi riguarda, ho ritenuto che fosse fortemente compromesso un
clima di confronto parlamentare sul disegno di legge in senso più
ampio. Ed oggi nelle riunioni che si sono succedute, anche
all'interno del centrosinistra, pur apprezzando lo sforzo che è
stato fatto da parte delle forze politiche della stessa
coalizione per trovare una posizione condivisa e comune
nonostante si avesse da parte nostra un atteggiamento di
comprensione anche delle ragioni degli altri, si è cercato per
tutta la giornata di trovare un percorso che potesse far
rinunciare a qualcosa da parte del centrosinistra purché si
facesse una legge che fosse fortemente condivisa. Ebbene torniamo
in Aula a quest'ora e ci ritroviamo nuovamente, esattamente nella
stessa situazione, cioè in una situazione in cui la maggioranza
con una prova di muscoli e fine a se stessa, viene in Aula, non
accetta alcuna ipotesi di confronto - vedo, da quello che lei
diceva, signor Presidente, che i parlamentari del centrodestra
neanche chiedono di parlare e di esprimere in Aula la loro
posizione -, si nega qualsiasi possibilità di riaprire in qualche
modo un confronto che sia un confronto non fatto per la
salvaguardia della posizione dei singoli parlamentari oggi
eletti, ma un confronto che possa invece immaginarsi come un
confronto per fare una legge elettorale che sia una legge
elettorale moderna, funzionale che serva a questa Regione.
Noi avevamo posto alcune ipotesi di confronto: ho già detto
sulla doppia scheda; si è detto e si è parlato del voto di
genere; si è detto e si è parlato sulla necessità di avere una
autentica segretezza del voto attraverso il seggio unico di
spoglio, che non è un elemento indifferente; si è detto del
listino con le varianti dell'abolizione del listino o con la
riduzione del numero dei componenti del listino e infine si è
parlato anche del tema dello sbarramento.
In questa Aula, ma anche nelle interviste e nelle dichiarazioni
che ciascuno di noi ha fatto, su quest'ultimo punto francamente
ho sentito più delle barzellette che degli argomenti seri.
Il tema non è lo sbarramento al 5, al 3, al 2, all'1 o allo 0,5
per cento. Credo che il tema sia invece capire le ragioni per cui
tale sbarramento lo si voglia. Ed autorevoli esponenti della
maggioranza hanno spiegato che la necessità dello sbarramento, a
prescindere dalla entità dello stesso, era necessario per
impedire la creazione di liste fai da te e la possibilità che vi
fosse all'interno del Parlamento siciliano inquinamento e
condizionamento di tipo mafioso.
Se raccontassimo questo a tutti coloro che hanno la mia età e
che quindi hanno in qualche modo una certa memoria della storia
recente di questa Regione verrebbe a dir poco da ridere e io, per
rispetto della sede in cui mi trovo, evito di fare nomi di questa
legislatura o di legislature precedenti di esponenti politici con
partiti ben al di sopra della soglia del 5% che sono stati
condannati, arrestati, inquisiti per associazione mafiosa.
Il tema della lotta alla mafia, dell'inquinamento della mafia
nella politica, io non credo che si possa risolvere attraverso
uno sbarramento ma si risolve attraverso la capacità che i
partiti hanno di selezionare la propria classe dirigente.
E questo è testimonianza anche in questo Parlamento, non sempre
avviene, non sempre è avvenuto, e quindi è del tutto evidente che
la scelta di uno sbarramento sia una scelta che ha altre
tipologie ed altri significati. Ma, per favore, risparmiate di
raccontarci che il 5% di sbarramento serve per impedire che la
mafia entri nelle istituzioni Ma credo che questo sia il segno
comunque di un decadimento culturale della politica, di questo
Parlamento e anche, mi permetto di dire, della serietà con cui
alcune questioni andrebbero affrontate nel rispetto anche degli
elettori che ci votano.
Io credo che gli elettori hanno capacità di discernere, di
capire, di cogliere quello che succede in questo Parlamento ma
soprattutto hanno la grande capacità di non farsi prendere in
giro.
Vorrei che su questi temi vi fosse ancora la possibilità di
riflettere, che la maggioranza comprendesse di cosa stiamo
parlando. Se questa volontà non c'è - come mi pare che non ci
sia - per quanto mi riguarda e per quanto riguarda Primavera
siciliana', per quanto riguarda il Gruppo parlamentare al quale
appartengo, non ho nessun problema a prendere atto di questa
volontà assolutamente nefanda da parte della maggioranza. E
quindi ci attrezzeremo non soltanto per il voto contrario al
disegno di legge, che sarà la legge di una parte di questo
Parlamento, ma per promuovere e iniziare già il lavoro per la
raccolta di firme per abrogare questa legge assolutamente iniqua.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando nel
febbraio di quest'anno questa Assemblea ha approvato la legge che
regolamentava due istituti fondamentali introdotti con la legge
costituzionale n. 3 del 2001, avevamo auspicato, credevamo fosse
stata inaugurata una nuova stagione di questo Parlamento, una
stagione che vedeva l'intera Assemblea, quando si doveva
trattare, come in quella occasione, di temi importanti,
fondamentali, di temi che andavano al di là degli schieramenti,
così come oggi, quando stiamo parlando della legge elettorale, si
riuscisse a trovare un dialogo, un'intesa, non necessariamente un
accordo, ma la possibilità di determinare condizioni condivise
affinché queste norme fondamentali introdotte con legge regionale
- così come è appunto la legge che regolamenterà l'elezione delle
prossime Assemblee regionali - avesse una condivisione totale o,
quanto meno, particolarmente condivisa.
Abbiamo iniziato molto male, perchè la maggioranza, senza
possibilità di interloquire assolutamente, già dall'articolo 1
laddove erano inseriti due dei fondamentali principi su cui si
basa questa legge: uno su cui effettivamente c'è stata una larga
condivisione, che è quello che riguarda l'elezione diretta del
Presidente della Regione, ma per quanto riguarda l'altro, quello
dell'inserimento della doppia scheda a garanzia, soprattutto di
un voto libero così come recita l'articolo 48 della
Costituzione, senza nessuna possibilità di dialogo, senza nessuna
replica alle osservazioni, sia di natura politica, sia di natura
giuridica poste da tantissimi deputati da questo scranno, si è
andati avanti dicendo: intanto approviamo l'articolo 1, poi ne
riparliamo.
Intanto era da contestare questo metodo approviamo l'articolo
1... . Perchè se ci doveva essere una condivisione si doveva
partire proprio dall'articolo 1. Non abbiamo comunque interrotto
noi le trattative con la maggioranza; abbiamo cercato, anche
attraverso un duro lavoro di mediazione anche all'interno del
centro-sinistra, ma soprattutto abbiamo cercato di dare dignità a
quest'Assemblea e far sì che si votasse una legge quanto più
possibile condivisa.
Signor Presidente, è triste dunque sentire dopo circa dodici
ore dall'inizio previsto della seduta - chiaramente non è dipeso
da lei, lei ha soltanto svolto una funzione di notaio - dovere
ammettere che vi è una impossibilità di poter giungere ad un
percorso condiviso.
Faccio ancora una volta mio l'appello che poco fa l'onorevole
Ortisi ha rivolto e vi chiedo una ulteriore pausa di
riflessione.
L'articolo 2 del quale stiamo parlando, è un altro dei punti
fondamentali del provvedimento. Esiste soprattutto il problema
dello sbarramento su cui si è molto dibattuto. Esso dovrebbe
evitare il frazionamento all'interno dell'Assemblea, ma ciò,
secondo me, con questa doppia forma di sbarramento del recupero
dei resti su base provinciale e della possibilità di ripartizione
dei seggi solo per le liste che superano il 5 per cento determina
una rappresentanza non reale di quella che è la società
siciliana.
Vi sono tuttavia ulteriori considerazioni da fare rispetto al
cosiddetto listino.
Poco fa l'onorevole Ortisi diceva che c'è il nostro gradimento
anche nelle liste provinciali rispetto alla norma che prevede
l'obbligo della candidatura di coloro i quali sono inseriti nelle
liste regionali.
E' chiaro che, così come me, anche l'onorevole Ortisi è un
idealista, e così, idealmente, questa è una norma che ci
soddisfa. Ma quando andremo a verificare sostanzialmente che cosa
essa produrrà, vedremo come i candidati nelle liste provinciali
inseriti anche nelle liste regionali non faranno campagna
elettorale, non interesserà loro la dignità del risultato che
comparirà all'indomani del voto, ma interesserà soltanto che il
proprio Presidente possa diventare Presidente con il minimo
sforzo ed entrare all'interno di questa Assemblea.
Quella che era una norma auspicata, probabilmente sarà soltanto
un'ipocrisia di fatto rispetto a questo tema.
Abbiamo ancora una volta ribadito la necessità di garantire
oltre che un voto libero un voto segreto. Non riusciamo a capire
il perché nessuno prenda in considerazione tale ipotesi, la quale
non ha nessuna contromisura di natura politica.
Onorevole Ferro, lei si batte tanto ma nessuno mi pare le abbia
dato concrete risposte sul perché non si debba procedere in
questa maniera.
Non riusciamo a capire perché sui giornali siamo tanto
disponibili nei confronti delle donne e poi non si può inserire
il doppio voto di genere con i correttivi necessari
Sono tutte domande alle quali, io mi auguro, vengano date delle
risposte. Mi auguro che vengano date pubblicamente all'interno di
questa Assemblea, ma auspico altresì che vi sia la possibilità di
un dialogo ulteriore affinché si possa arrivare ad una
condivisione quanto più larga possibile per dare una nuova legge
elettorale alla Sicilia.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la
discussione sull'articolo 2. Si passa alla illustrazione degli
emendamenti in precedenza comunicati.
E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale, ne ha facoltà..
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, in un momento
così convulso legato a tanti impegni ed appuntamenti tra i
deputati, non mi sono iscritto a parlare sulla discussione
generale dell'articolo 2. Quindi, farò anche qualche osservazione
di carattere generale, ancor prima di illustrare i miei
emendamenti.
Noi già nel corso dell'esame dell'articolo 1 abbiamo espresso,
come partito, il nostro orientamento sul disegno di legge.
L'abbiamo espresso pubblicamente e riteniamo che sulla base dei
vincoli imposti dalla norma costituzionale, quando si è proceduto
all'elezione diretta del Presidente della Regione,
nell'approvazione del testo al Parlamento nazionale è stato
previsto che la Regione siciliana si dotasse di una propria legge
elettorale.
Tra l'altro in quella occasione il Parlamento nazionale
decostituzionalizzando la norma sulla forma di governo ha dato
facoltà al Parlamento regionale non solo di dotarsi di una nuova
legge elettorale, ma anche di poter fare una legge propria sulla
forma di governo.
Abbiamo, quindi, presentato fin dall'inizio della legislatura
un disegno di legge come Gruppo DS perché ritenevamo urgente che
la Regione siciliana si dotasse di una nuova legge elettorale.
Sono passati tre anni e finalmente il testo del disegno di
legge giunge in Aula dopo che una ampia discussione aveva già
investito i partiti della passata legislatura.
La legge elettorale è un modo per procedere alla selezione
della classe dirigente e deve essere durevole nel tempo; essa
dev'essere astratta e generale, deve il più possibile rispondere
al criterio di neutralità. Riteniamo, con i nostri emendamenti,
di potere contribuire perché la legge abbia tali caratteristiche
e tali criteri.
Ci siamo battuti perché effettivamente la legge arrivasse in
Aula. Adesso vogliamo batterci perché la legge possa in qualche
modo, dal nostro punto di vista naturalmente, essere migliorata.
L'articolo 2 noi lo contestiamo alla radice. Esso contiene
l'attribuzione dei seggi attraverso il cosiddetto listino che,
seppur ridotto rispetto al Tatarellum da 18 a 9, tuttavia
mantiene ancora concentrata nei partiti la possibilità di poter
nominare un certo numero di parlamentari. Contestiamo alla radice
questa possibilità
Riteniamo che i parlamentari debbano essere eletti direttamente
dal popolo e se pur pensiamo che il premio di maggioranza vada
mantenuto, esso debba essere ridistribuito nei collegi
provinciali per rispondere al principio, secondo me
costituzionalmente garantito, della territorialità della
rappresentanza che altrimenti verrebbe violato dalla
presentazione del listino.
C'è un'obiezione di fondo, quindi di carattere costituzionale,
e cioè che dal mio punto di vista non è possibile procedere
all'elezione del listino senza che questo venga ricondotto e
collegato immediatamente ai collegi provinciali.
La norma statutaria recita che i collegi in Sicilia sono 9, che
il territorio dei collegi è costituito dalle province regionali e
che il numero dei deputati attribuiti ai collegi regionali è, in
base alla popolazione siciliana, diviso 90 e vi sono tanti
quozienti quanto ne spettano nei rispettivi collegi, quindi alla
provincia di Caltanissetta spettano 5 parlamentari, alla
provincia di Palermo spettano 22 parlamentari.
A Statuto invariato questa norma, costituzionalmente garantita,
non può essere violata da una legge ordinaria. Ecco perché ci
siamo permessi di presentare un emendamento che restituisce,
attraverso un meccanismo, direttamente alle province, perché
venga ristabilito il principio della rappresentanza territoriale.
Ecco perché abbiamo mosso delle obiezioni e muoviamo delle
obiezioni all'articolo 2 allorquando si tratta dello sbarramento
del 5 per cento.
Ora si è fatto un gran parlare sullo sbarramento. E devo dire
ai colleghi che apprezzo, capisco il punto di vista dei partiti
minori. E tuttavia c'è una prassi consolidata in una fase di
transizione che ancora continua che ha visto sia nei comuni,
sia nelle province che nella Regione una caduta di sovranità da
parte della funzione dei partiti e, contemporaneamente, ha visto
una frammentazione della rappresentanza con una proliferazione
eccessiva delle liste fai da te.
Il meccanismo elettorale del Tatarellum', per esempio, ha
aiutato la proliferazione delle liste. Nelle ultime elezioni
regionali, nei collegi più grandi, Palermo e Catania, abbiamo
avuto ben oltre venti liste presentate.
Il meccanismo proporzionale puro delle ultime elezioni europee
ha indotto la presentazione di ventidue liste in Sicilia, gran
parte delle quali si richiamavano non ad un progetto politico, ad
un progetto di cambiamento del Paese, ma a personalità più o meno
note dello spettacolo: è il caso di Iva Zanicchi, Sgarbi o di
personalità che rompevano il rapporto con i partiti originari e
facevano liste proprie; è il caso della Mussolini o di Occhetto.
Insomma, c'è un processo di personalizzazione della politica che
fa venire meno la funzione costituzionalmente garantita dei
partiti ed il loro esercizio democratico.
Chi vive nei Comuni, sa che questa, purtroppo, è una pratica
ormai consolidata. Il governo nei Comuni è difficile: ogni
consigliere comunale pensa di rispondere non ad un progetto o ad
un'appartenenza di forza politica, ma di dovere rispondere
direttamente, perché si sente rappresentativo e si tratta di
questioni che possono essere affrontate.
Per cui, se l'obiettivo dello sbarramento è quello di ridurre
la frammentazione delle forze politiche, riteniamo sia un errore;
se l'obiettivo dello sbarramento è quello di ridurre la
frammentazione delle liste fai da te', pensiamo che non sia
sufficiente il solo vincolo dello sbarramento del 5 per cento,
perché quest'ultimo, applicato in modo astratto, potrebbe far
venire meno la rappresentanza di forze politiche significative
nel panorama politico del Paese, le quali hanno in Sicilia una
forza elettorale inferiore al 5 per cento ed invece una radicata
forza elettorale nel resto del Paese.
Mi riferisco, per esempio, ad un'ingiustizia che verrebbe
consumata - voglio dirlo in modo chiaro - nei confronti di
Rifondazione comunista la quale, anche nelle ultime elezioni
europee, nonostante abbia preso più voti dell'UDC, non avendo un
radicamento territoriale e geografico verrebbe penalizzata nella
rappresentanza parlamentare da un'ipotesi di sbarramento la cui
finalità è quella di impedire la presenza delle liste fai da te'
e che invece finirebbe col colpire liste che sono rappresentative
del territorio nazionale.
Per questo riteniamo che occorra introdurre alcuni correttivi
al testo del disegno di legge. Ci siamo sforzati e ci auguriamo
che i contatti in corso tra il centro sinistra ed il centro
destra possano produrre dei risultati significativi che tengano
conto di queste considerazioni di carattere generale.
Mi auguro, quindi, che nel corso della discussione e nel corso
dell'approvazione degli emendamenti si possa addivenire a delle
ipotesi di accordo su questo argomento, le quali tengano conto,
come dicevo, dell'esigenza che forze politiche significative
possano essere rappresentate e che nello stesso tempo, in qualche
modo, disincentivino il più possibile la presentazione delle
liste fai da te'.
Infine, vi è l'ultima questione, cioè quella collegata al
significato della legge elettorale. Riteniamo che la legge
elettorale debba mantenere un carattere, quello bipolare;
riteniamo che non si possa più tornare indietro rispetto al
carattere bipolare ed è proprio per favorire processi bipolari
che abbiamo presentato l'emendamento che esclude la possibilità
di attribuire seggi nei confronti delle coalizioni che assieme
non superino il 10 per cento.
Ciò favorisce il processo di bipolarizzazione, l'aggregazione
avviene tra le forze politiche e soltanto le liste che coalizzate
hanno superato il 10 per cento possono avere l'attribuzione dei
seggi.
Esistono, quindi, delle obiezioni di fondo che muoviamo al
testo del disegno di legge ed in particolare voglio soffermarmi
all'articolo 2. Nel testo è prevista una norma, contenuta anche
all'articolo 3, il cui carattere consideriamo innovativo. A mio
avviso, esiste un nuovo tema nella politica italiana non
affrontato sufficientemente dalla legge elettorale per il
Parlamento europeo, cioè il quello dell'accesso delle donne
all'attività politica degli organi collegiali, nei consigli
comunali, nei consigli provinciali, nei consigli regionali ed al
Parlamento nazionale.
Signor Presidente, abbiamo voluto sottoporre alla valutazione
del Parlamento due emendamenti. In particolare, il primo riguarda
la formazione delle liste.
Nella formazione delle liste riteniamo che esse debbano essere
formate, grosso modo, per metà da donne e per metà da uomini.
Inoltre, a differenza della normativa nazionale, che prevede una
sanzione pecuniaria nei confronti dei presentatori delle liste
che disattendono questa norma, noi prevediamo la nullità e non
solo, infatti, prevediamo che nella presentazione delle liste ci
sia la possibilità di attribuire le cosiddette preferenze di
genere'.
Abbiamo presentato un emendamento che prevede che le preferenze
che possono essere attribuite siano due e che la preferenza sia
valida se espressa sia per una donna che per un uomo; se viene
espressa, invece, soltanto per un genere, le due preferenze si
intendono nulle. Si può esprimere liberamente una sola
preferenza.
Riteniamo che questo sia un modo per rendere paritario il
sistema e consenta di accedere al Parlamento regionale.
Rappresenta un fatto nuovo che, in qualche modo, è stato già
raccolto dalla legge per l'elezione del Parlamento europeo.
Infine, ritengo sia un elemento positivo il fatto che, nel caso
si mantenga il listino, esso preveda in modo alternativo la
presenza di un uomo e di una donna.
Noi siamo contro il listino e ne ho spiegato le ragioni,
tuttavia, se dovesse rimanere il listino confidiamo sul fatto
che l'Aula possa approvare la possibilità che, alternativamente,
ci siano un uomo ed una donna presenti nel listino, in modo da
favorire la possibilità di accesso delle donne al Parlamento
regionale.
Infine, signor Presidente, esiste un problema che attiene
l'estensione di questa ipotesi anche ai Consigli comunali. Non è
un fatto nuovo, è un tema di carattere generale. Voglio dirlo ai
colleghi che dimostrano una loro contrarietà rispetto a questi
principi.
Il Parlamento francese ha costituzionalizzato la presenza delle
donne con le quote e questo ha favorito un processo di crescita
considerevole nella rappresentanza degli organi collegiali,
democraticamente eletti in tutta la Francia, sia nei Consigli
comunali, sia nei Consigli provinciali, sia nelle Regioni che nel
Parlamento francese.
E' un argomento di portata straordinaria, di rilevanza
notevole, che modifica la qualità della rappresentanza nel
nostro Parlamento, che renderebbe il Parlamento siciliano, ove
dovesse dotarsi di questa norma, il Parlamento più avanzato del
Paese. Così come nel 1992 abbiamo proposto l'elezione diretta del
Sindaco, potremmo assumere un carattere di novità assoluta nel
panorama politico italiano.
Invito i colleghi a non rinunciare immediatamente, a non
snobbare, a non avere un atteggiamento di contrarietà rispetto a
questo tema che consideriamo vitale per la prospettiva
democratica della nostra Regione.
Ecco perché condividiamo gran parte della legge. Ci auguriamo
che nel corso del dibattito alcuni emendamenti che abbiamo
presentato possano essere positivamente accolti e comunque
lavoreremo in quest'Aula senza inasprimenti nei rapporti, per
permettere all'Aula ed alla Regione di dotarsi rapidamente di una
nuova legge elettorale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Antoni. Ne ha
facoltà.
D'ANTONI . Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sono
sforzato nel corso del dibattito sull'articolo 1 di portare
argomenti e valutazioni su una moda, un dibattito che si sta
svolgendo nel nostro Paese in riferimento ad alcuni interrogativi
che, purtroppo, non hanno trovato risposta anche nel voto che
questo Parlamento ha espresso sull'articolo 1: cioè se l'affidare
verticalmente la rappresentanza, in quel caso con l'elezione
diretta del Presidente della Regione, aumenta la governabilità di
una Regione e l'aumenta sul versante positivo.
A questa domanda, non è stata data alcuna risposta, anzi, a
giudicare da quello che è avvenuto e avviene nel corso di questa
esperienza dell'elezione diretta complessiva nel nostro Paese,
non si ha questa verifica.
Ma detto questo, che è il punto di partenza dei miei
ragionamenti, si accompagna a questa elezione diretta - che è
già, a mio giudizio, una forzatura - un assetto della
rappresentanza parlamentare che francamente è preoccupante.
Infatti, insieme all'elezione diretta si mette in moto un
processo che vuole garantire al Presidente eletto una maggioranza
parlamentare che gli consenta poi di governare; fin qui il
ragionamento può avere una sua validità perché se dovessimo
eleggere direttamente un Presidente e poi non garantirgli una
maggioranza andremo incontro ad un fenomeno di non governabilità
preoccupante.
Allora, penso che dovremmo occuparci del fatto che la
coalizione che vince le elezioni, cioè che accompagna la vittoria
del Presidente della Regione, debba avere la maggioranza nel
Parlamento.
Detto e garantito questo, voler ulteriormente forzare con altri
elementi di scarsa rappresentatività democratica, ritengo sia
sbagliato. Considero errata la contestualità di questi due
elementi inseriti nel testo dell'articolo 2. Infatti, ritengo sia
giusto attribuire il premio, ma una volta aggiudicato il premio,
accompagnarlo con uno sbarramento alto e con un listino
significa, a mio avviso, non solo attribuire il premio, ma anche
privare della rappresentatività democratica forze pluraliste e
voler semplificare quello che non si può semplificare. Delle due
l'una: o si dà il premio di maggioranza e non si inserisce lo
sbarramento, o non si dà il premio di maggioranza e si inserisce
lo sbarramento.
Tutti i sistemi che favoriscono la stabilità scelgono o l'uno o
l'altro. Il sistema tedesco ha scelto lo sbarramento e non dà il
premio di maggioranza. Con lo sbarramento è come se si
attribuisse implicitamente il premio. In Germana c'è il cinque
per cento senza premio di maggioranza, ed è come se si favorisse
l'aggregazione, trattandosi di un premio indiretto di
maggioranza.
Non accade così qui da noi. Noi diamo il premio di maggioranza,
cioè cinquantaquattro parlamentari che accompagneranno l'elezione
di questo Presidente che teoricamente potrebbe prendere il trenta
per cento: praticamente diamo ad un Presidente minoritario di
questa Regione, comunque, un accompagnamento di cinquantaquattro
deputati. Ed inoltre prevediamo uno sbarramento del cinque per
cento attribuendogli cioè un ulteriore premio. Priviamo, così,
la rappresentanza, comunque costretta a stare insieme se vuole
partecipare alla spartizione, di aggregarsi ulteriormente per
raggiungere il cinque per cento.
C'è una contraddizione, sulla quale vi chiedo veramente di
riflettere. Leggete, infatti, i testi delle leggi delle altre
regioni. Chi dà il premio non dà lo sbarramento. Il premio,
infatti, è considerato già sbarramento. E' chi non dà il premio
che dà lo sbarramento. Non si possono fare entrambe le cose.
Ma nella nostra Regione c'è questa furia scatenata. Questo modo
incredibile, secondo cui dovremmo eleggere direttamente,
garantendogli la maggioranza, prevedendo, altresì lo sbarramento
al cinque per cento... e dovremmo, infine, prevedere pure il
listino A questo punto non si capisce perché dovremmo prevedere
anche il listino: se prevediamo il premio di maggioranza, lo
stesso deve riferirsi a coloro che hanno partecipato al voto. Non
si capisce perché glielo devi dare a signori, uomini o donne che
invece comunque sono garantiti se vincono. In più c'è poi una
contraddizione, assai palese, laddove si prevede che ...in ogni
caso quelli del listino si debbono candidare', per cui potrebbe
risultare che non vengono eletti per volontà popolare, ma perché
inclusi nel listino, appunto, con l'incredibile contraddizione di
chi ha preso più voti di lui nel suo collegio e tuttavia non
viene eletto, non essendo arrivato a far scattare il seggio,
rispetto a questa persona che ha preso meno voti. La
contraddizione è che l'eletto ha la fortuna di essere stato
scelto dalle segreterie di partito ed inserito nel listino.
Non ha senso compiuto, è una contraddizione in termini, non so
come sia possibile votare testi simili: già dare il listino è una
forzatura, per giunta, poi, siccome vi rendete conto che il
candidato incluso nel listino non può godersi lo spettacolo,
allora, lo si costringe a partecipare alla elezione, ed ecco che
riaffiora la contraddizione. Si elimini, allora, questo listino e
si dia, piuttosto, alla coalizione vincente il premio di
maggioranza, premio che verrà distribuito tra quanti hanno
partecipato alla vittoria e che il popolo ha selezionato
attraverso il voto, percorso lineare.
Allora, signor Presidente, chiedo - ma lo dico alla maggioranza
sommessamente, umilmente - di non inserire insieme tre bombe
come invece si è fatto: un premio di maggioranza, il listino e lo
sbarramento.
E' proprio un fatto sbagliato, scegliete alternativamente il
premio di maggioranza, come fece il Tatarellum', ripartendolo
tra tutti quelli che parteciparono alle competizioni provinciali.
Nel testo, peraltro, avete poi accompagnato, proprio perché
preoccupati della dispersione, la distribuzione dei seggi a
livello dei collegi provinciali: misura giusta, ma che porta come
conseguenza, come sanno tutti, ad uno sbarramento implicito
altissimo. E' necessario, quindi, superare una serie di
sbarramenti successivi, una specie di corsa incredibile questa
elezione: si deve superare lo sbarramento provinciale, perché a
seconda del livello delle province, se una provincia è piccola lo
sbarramento sarà altissimo (10, 12, 15 per cento); se una
provincia è più grande sarà inferiore (3, 4 per cento), ma lo
sbarramento, in definitiva, lo si avrà comunque e, superato il
primo, ce ne sarà un secondo, quello regionale; come se non
bastasse, infine, è necessario superare - come dire - lo
sbarramento nello sbarramento che 8 signori, anche se sono stati
battuti nei collegi, vengono comunque eletti perché nel listino
del Presidente designato risultato eletto.
Ma tutte queste contraddizioni non reggono, facciamo dei
mostri: non è questa una legge, bensì un mostro
Possiamo fare delle cose lineari, si scelga quello che si
vuole, purché sia un percorso lineare.
Sono contrario all'elezione diretta, l'ho già detto l'altra
volta e lo ripeto, tuttavia, già l'articolo 1 è stato approvato,
e pertanto mi arrendo alla democrazia; di fronte a tale
previsione, tuttavia, se è giusto che questo Presidente eletto
debba avere la garanzia di disporre di una maggioranza, quindi un
premio di maggioranza, ebbene, abbia tale garanzia senza,
tuttavia, listino e sbarramenti, perché il premio di maggioranza
è implicito nella distribuzione dei seggi a livello provinciale e
nel premio stesso che viene assegnato alle formazioni che
sostengono il Presidente che ha vinto, come peraltro sostengono
tutti i sistemi elettorali esistenti al mondo che scelgono o lo
sbarramento o il premio.
Ecco perché chiedo alla maggioranza di riflettere e di trovare
insieme a tutte le forze di questa Assemblea una soluzione equa,
perché a colpi di maggioranza, se questo testo resta così, si
fanno solo dei mostri che la Sicilia pagherà.
PRESIDENTE Onorevole D'Antoni, credo che l'Aula abbia
apprezzato il suo intervento, però non mi sembra che lei abbia
conquistato alla causa nessuno dei membri della maggioranza.
D'ANTONI . Signor Presidente, questo non lo so, non dia
giudizi. Non so se ho conquistato o meno, ma almeno mi lasci
l'illusione.
PRESIDENTE Liberissimo di essere un illuso, onorevole
D'Antoni.
D'ANTONI . Ma dall'illusione si fa la realtà, signor
Presidente
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, davvero non
si capisce quest'ansia e questa fretta che l'Aula, i partiti
della maggioranza hanno nel voler affrontare questo disegno di
legge e nel volerlo approvare. Siamo tutti più sereni, il
Presidente della Regione non è andato a Strasburgo, rimane qui,
rimane a fare il Presidente della Regione - non entro nel merito
di altre vicende- , quindi, questa ansia che poteva provocare
un'accelerazione non c'è più.
Allora, perché non riflettere seriamente su quello che stiamo,
che state facendo e mi rivolgo soprattutto ai parlamentari della
maggioranza, i maggiori responsabili dei Gruppi parlamentari
della maggioranza.
L'onorevole D'Antoni definiva il disegno di legge al nostro
esame, un mostro, ebbene, credo che si tratti esattamente di
questo e non si capisce la fretta che abbiamo nel partorire
questo mostro, neanche cercando il consenso necessario che una
legge elettorale meriterebbe in un'Aula parlamentare, non si è
cercato nella Commissione, non si cerca in questa Aula, basti
pensare al voto sull'articolo 1, alla fretta, anche, di quella
votazione.
Continuo ad essere un convinto e testardo proporzionalista, se
non vi piace la parola proporzionalista, un convinto e testardo
parlamentarista, e raramente il parlamentarismo si concilia con
la negazione della rappresentanza proporzionale.
L'elezione diretta del Presidente della Regione non mi ha mai
convinto e non mi convincerà mai che sia una forma non
plebiscitaria di democrazia, sia essa sostenuta da destra o da
sinistra, e non mi convincerà mai che l'elezione diretta del
Presidente della Regione attribuisce poteri a quegli stessi
cittadini che hanno eletto direttamente il Presidente, perché
così non è; a maggior ragione che nel nostro disegno di legge
abbiamo affermato le logiche dei governi extra parlamentari e il
ruolo del Parlamento è così indebolito, è ancor meno che il ruolo
di un organismo di controllo. Questo è il Parlamento e questa è
la nostra Assemblea regionale.
Avremmo avuto bisogno di una riflessione di questo tipo,
invece, nella fretta che abbiamo, non riusciamo a riflettere,
abbiamo totalmente scisso il dibattito sulla legge elettorale, e
di conseguenza sulla forma di Governo, dal dibattito sulla
riforma dello Statuto.
Ma vi accorgete, cari amici e cari colleghi della maggioranza e
della opposizione, di che mostro istituzionale stiamo producendo.
Abbiamo parcheggiato la riforma dello Statuto alla quale è
direttamente legata anche la legge elettorale, mi si potrà dire
che i tempi dello Statuto sono i tempi della doppia lettura
costituzionale, però almeno avremmo potuto agganciare la nostra
legge elettorale ad un disegno di legge che avremmo mandato al
Parlamento e rispetto al quale il Parlamento avrebbe dovuto
pronunciarsi, avremmo potuto costruire una omogeneità di
comportamenti, di filosofia istituzionale, di forma della
rappresentanza, ma tutto ciò non interessa ad alcuno in
quest'Aula, tutto ciò non interessa, prevale la logica della
fretta, ma fretta rispetto a che cosa? Ad un'esigenza che non può
non apparire un'esigenza di auto tutela. Mi chiedo: rispetto a
questo una riflessione si può sviluppare? Né il centro destra, né
il centro sinistra sono interessati, neanche i banchi
dell'opposizione, né quello di Rifondazione comunista, come sto
osservando in questo momento, però credo che una riflessione
debba essere fatta.
I nostri emendamenti, signor Presidente, sono emendamenti
radicalmente avversi ed opposti al disegno di legge che è qui in
discussione, perché i nostri emendamenti ripropongono la
filosofia del Tatarellum', cioè la filosofia di una legge, di
un'impostazione che prova ad assicurare in modo equilibrato
stabilità dei Governi e rappresentanza dentro una logica bipolare
sì, ma non dentro l'assolutizzazione delle logiche bipolari.
Questo è il Tatarellum', laddove, cioè, si afferma che lo
sbarramento di coalizione è uno sbarramento al 3 per cento, che
impone ai piccoli partiti di coalizzarsi, ma non li rinchiude
dentro una logica bipolare che nega ogni ipotesi di diversità e
di differenziazione, punta all'omologazione, e spesso,
l'omologazione avviene al centro, taglia le ali e il carattere
alternativo delle forze politiche.
Noi riproponiamo questa filosofia: stabilità attraverso un
premio di maggioranza, ma anche ampia rappresentanza
proporzionale. Non esiste rappresentanza proporzionale senza il
Collegio unico regionale, cioè senza la corrispondenza reale
all'interno della Regione. Stiamo, infatti, parlando di una
elezione regionale che deve avvenire nel rispetto della
rappresentanza territoriale e quindi delle rappresentanze
provinciali degli eletti, ma essendo Regione attraverso la
rappresentanza reale della corrispondenza tra il voto che ottiene
la lista su base regionale e i suoi eletti a livello regionale in
questo Parlamento.
Tutto questo viene cancellato. Si ritorna al collegio
provinciale e all'elezione provinciale, quindi, alla legge degli
anni '50, ma quella era una legge tutta proporzionalista, dove il
Presidente della Regione veniva eletto nel Parlamento, dove il
Governo veniva eletto nel Parlamento, e quindi c'era un reale
equilibrio, una corrispondenza reale tra la funzione di Governo e
la forma di Governo, l'attività del Parlamento, il controllo e
l'indirizzo e il vincolo che il Governo doveva avere nella sede
propria della decisione, nella sua fonte della legittimazione che
era il Parlamento e non l'elezione diretta.
Tutto questo viene cancellato, lo ribadisco. Ed allora c'è una
doppia negazione della rappresentanza proporzionale e della
rappresentanza politica. Perché lo sapete tutti non siamo così
sciocchi, signor Presidente, da non prendere atto che c'è una
volontà maggioritaria in questo Parlamento per ritornare
all'elezione su base provinciale.
Noi condurremo la nostra battaglia fino in fondo perché
sappiamo bene che questo disegno di legge contiene una doppia
mostruosità. In questa ubriacatura del maggioritario, qui in
Sicilia, si esaspera tutto. Si ritorna ai collegi su base
provinciale che già rappresentano per le forze medio piccole uno
sbarramento insormontabile: in provincia di Enna per eleggere un
deputato ci vuole oltre il 20 per cento dei voti, in provincia di
Ragusa circa il 20per cento ed in provincia di Caltanissetta il
15 per cento. E' uno sbarramento o no questo? Ma perché non
volete discutere? Perché volete soltanto auto tutelare la vostra
rielezione? Come se non bastasse, il disegno di legge propone uno
sbarramento su base regionale del 5 per cento, come dire ai
partiti minori: nelle poche province dove potete eleggere un
parlamentare, come Catania, Palermo, per alcuni anche Messina,
non potete farlo perché dovete ottenere il 5 per cento su base
regionale'.
Questa non è una legge che assicura rappresentanza e stabilità,
è una legge fatta su misura per i grandi partiti. Allora, chiedo
alla maggioranza di Governo, ai partiti maggiori di quest'Aula:
come è possibile non ragionare su questo?
Sono stati, addirittura, presentati emendamenti - che
contrasteremo - che prevedono lo sbarramento di coalizione al 10
per cento, cioè un'ipotesi nella quale non solo non è possibile
una terza possibilità di competere, una terza coalizione, ma è
evidente una costrizione ad una logica bipolare a prescindere dai
programmi e dai contenuti, solo per l'autotutela di alcuni ceti
politici che per autotutelarsi sono costretti ad accettare questa
logica. E come se non bastasse ai piccoli partiti costretti
alla polarizzazione ed alla coalizione, si dice: vieni porta i
tuoi voti alla coalizione, perché se non superi il 10 per cento
nemmeno ci puoi provare, ma poi ti nego la rappresentanza perchè
metto lo sbarramento al 5 per cento.
Stiamo producendo un mostro di negazione della rappresentanza e
quindi della democrazia. In fondo che cosa è la rappresentanza,
se non la democrazia, cioè la possibilità che in Parlamento
vivano le istanze, le identità sociali, le domande presenti nella
società? C'è una esigenza di contrastare le leggi fai da te' in
questa Regione? Sì, c'è. C'è una esigenza di contrastare il
trasformismo della politica? Sì, c'è.
Guardate che questi fenomeni, liste fai da te', trasformismo
della politica, riguardano sopratutto quei settori di centro del
Parlamento siciliano, che solo in questa legislatura hanno
cambiato casacca, nome, cognome e simbolo di partito quattro o
cinque volte. Non ci si dica che ch'è un problema di combattere
le liste fai da te', il trasformismo ad un partito come
Rifondazione Comunista, del quale tutto si può dire tranne che
negarne la coerenza, l'identità, la linearità dei comportamenti
politici A questa forza, però, si nega la rappresentanza
attraverso uno sbarramento. Ai ceti politici trasformisti, in
vendita e in trasmigrazione permanente da un polo all'altro e da
un partito all'altro, invece, si assicura stabilità. Tanto
quelli si ricollocheranno
C'è un' esigenza di semplificare il sistema politico. Su questo
non sono d'accordo. La semplificazione avviene attraverso lo
spirito di coalizione, non attraverso la negazione della
rappresentanza.
Altra cosa sono le liste fai da te', quelle liste che nascono
su bisogni corporativi, su bisogni particolari, su esigenze di
tutela di ceti politici, di ceti amministrativi, su esigenze di
rappresentanze territoriali che non hanno una fisionomia
regionale, non hanno una fisionomia nazionale, non hanno un
legame diretto tra la rappresentanza, i programmi, i valori che
una forza politica dovrebbe esprimere e che spesso sono
sommatorie di pezzi di potere in cerca di autotutela.
Io credo nel ruolo dei partiti. Non ho mai creduto
nell'autonomia della società civile rispetto all'autonomia della
società politica. La politica e la società politica non vivono
senza una connessione diretta con la società civile. L'autonomia
del sociale esiste, ma non è quello il punto.
Il ruolo dei partiti va rigenerato. I partiti si devono
ripulire e riformare, ma sono il centro della vita politica ed i
partiti, quando sono partiti e non espressione solo di singole
personalità, devono essere garantiti nel gioco della dialettica
democratica.
Per questo, signor Presidente, i nostri emendamenti non
propongono sbarramento di partiti, se non sbarramento di
coalizione, perchè lo sbarramento di coalizione, sommato al
premio di maggioranza, è già una forma di selezione.
Ma voi dite: c'è un consenso largo, il maggioritario sul
collegio provinciale, sull'assegnazione dei seggi su base
provinciale. Non lo condivido, lo contrasterò sostenendo i miei
emendamenti ma alla fine, qualora venissero bocciati, ne
prenderemo atto.
Però, non potete, anche qui, fare il gioco delle tre carte.
Il collegio provinciale ha già uno sbarramento alto, in quanto
almeno in sei delle nove province vieta l'accesso alle forze
minori, ed in più proponete uno sbarramento su base regionale.
Cioè, dite che le forze minori, benchè rappresentative, benchè
capaci di raccogliere 80- 90 mila voti, il 3, il 4, il 2,5 per
cento, cioè fette larghe di consenso, comunque non devono avere
accesso alla rappresentanza.
Su questo faremo una dura battaglia ed è il motivo vero per cui
non sosterremo questa legge Ho visto che ci sono diversi
emendamenti, inviterei i colleghi della maggioranza a riflettere
ancora su ciò. C'è la possibilità di aprire un dialogo nella
nettezza delle posizioni, chi è favorevole e chi è contrario a
questa legge. Ci si può opporre a questa legge a secondo della
disponibilità e del clima che si crea nella nettezza, nella
distinzione delle posizioni tra una vocazione maggioritaria che
c'è e che si sta manifestando e chi vi si oppone. Dipende dal
clima che si crea. Ci sono degli emendamenti firmati dai colleghi
parlamenti delle forze del centrosinistra, ma non solo, che
propongono lo sbarramento all'1, al 2 per cento: ve ne è uno
dell'onorevole Raiti, uno dell'onorevole Ferro al 2,5 per cento.
E' già una forma alta di selezione, il 2,5 per cento a livello
regionale: sono circa 75 mila voti.
Ma voi pensate che un partito che prende 75 mila voti, il 2,50
per cento come prevede l'emendamento Ferro, Raiti e Miccichè non
abbia diritto ad essere rappresentato in Parlamento?
Ve lo dice una forza politica come Rifondazione Comunista,
l'unico partito che ha superato la soglia del 4 per cento a
livello nazionale, avendo un Gruppo parlamentare di undici
deputati, quando partiti come l'UDC, il CCD e il CDU, per parlare
del centrodestra, il partito dei socialisti di De Michelis, per
rimanere nel centrodestra, i Verdi, il Partito dei Comunisti
Italiani, la Lega, il Partito di Di Pietro, non hanno superato lo
sbarramento, ma con il 2, con l'1,50 per cento hanno 25, 30, 40
deputati in quanto in una logica del maggioritario , in una
espropriazione della rappresentanza si sono contrattati i
collegi in un meccanismo che io chiamo'maggioritario' , non
chiamo di autotutela' di certi politici.
Una forza politica contro la quale sono state fatte le liste
civetta , dal centrodestra al centrosinistra, ha superato lo
sbarramento e c'è un Gruppo parlamentare di undici deputati con
il 5 per cento. Con il 5 per cento in un'altra logica - D'Antoni
lo sa bene - noi avremmo dovuto prendere 35 deputati.
Partiti con l'1,50 per cento ne hanno 35, ma non hanno superato
la soglia di sbarramento. Perchè? Perchè hanno conquistato
collegi nei quali hanno preso i voti di tutta la coalizione.
Ma allora, quando vi pongo questi elementi di riflessione
perchè non dobbiamo fermarci a riflettere?
Ci sono degli emendamenti. Io ho citato questo del 2,50 per
cento, è una selezione. Volete fare lo sbarramento? Riflettiamo.
Noi siamo contrari e vi riproponiamo radicalmente un'altra
impostazione. Ma qualora dovesse determinarsi questa situazione,
riduciamo il danno, ma non per tutelare una forza politica che
può essere Rifondazione Comunista, piuttosto che Primavera
Siciliana, piuttosto che Nuova Sicilia o il Patto per la Sicilia,
per tutelare una esigenza di rappresentanza reale.
Se ci sono 70-80 mila persone che in questa Regione danno il
voto ad un partito è giusto che questo partito, questa formazione
politica venga rappresentata.
Voi state espropriando la Sicilia della rappresentanza reale e
della società in quest'Aula.
Allora, c'è una esigenza di contrasto delle liste fai da te ,
non di semplificazione del sistema politico, ma delle liste fai
da te che sono altra cosa? C'è un'esigenza di favorire, stimolare
lo logica di coalizione? Perfetto, facciamolo. Sosteniamo la
logica di coalizione e sosteniamo la stabilità di governi
attraverso un premio di maggioranza.
Certo, il listino è un poco una riserva indiana anche se,
prendo atto del fatto che, così come è impostato, assicura una
cosa che questa legge non assicura: quanto meno una
rappresentanza paritaria uomo-donna, almeno nel listino.
Altra cosa, poi, ed altro tema da affrontare è quello della
rappresentanza di genere, però scegliamo una logica, non facciamo
una legge che, alla fine, è una sommatoria di sbarramento e di
esclusioni: questo non si può fare e se sbarramento voi volete a
tutti i costi fare, discutiamo nel merito di queste questioni.
Ci sono emendamenti presentati in quest'Aula che potrebbero
consentire un rapporto equilibrato tra l'esigenza di contrasto
alle liste fai da te e l'esigenza della rappresentanza. Fermatevi
un attimo, colleghi della maggioranza a riflettere ed a valutare
su questi emendamenti offerti come possibilità di fuoriuscita
anche da una empasse nella quale tutti voi e tutti noi ci
troviamo.
L'altra alternativa c'è: che la maggioranza procede a colpi di
maggioranza e non mi pare che ciò sia adeguato per che una legge
elettorale che riguarda quell'insieme di regole condivise,
attraverso le quali si deve giocare poi una partita, che è
quella della rappresentanza e della costruzione della
rappresentanza e del Governo di questa Regione Ma a quel punto è
un'altra cosa questa legge ed io credo che nessuno abbia
interesse, in quest'Aula, ad assumersi una responsabilità di
questo tipo che parla, non solo alle forme della democrazia in
Sicilia, ma parla a tutto il Paese ed una maggioranza sfasciata a
livello nazionale non può affermare qui una logica, appunto, di
indurimento del principio di maggioranza contro la minoranza,
di esclusione delle minoranze politiche che sono il sale della
democrazia, quando assieme, invece, ancora vedo la possibilità di
poter discutere in quest'Aula, con il consenso più largo, nel
rispetto dei ruoli e dell'affermazione delle proprie posizioni
(maggioranza, opposizione, voto a favore, voto contrario). Però,
già il clima, quando si affrontano le materie elettorali, fa
parte della costruzione di un consenso che si può esprimere con
il voto a favore o con il voto contrario, ma comunque il clima è
determinante per dire che non si sta facendo una legge
pregiudizialmente contro qualcuno, ma una legge che può essere
condivisa o meno, comunque diventa la legge elettorale di questa
Regione.
RAITI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlare a
quest'ora, dopo un giorno di trattative intense per trovare una
soluzione cosiddetta bipartisan su una materia così importante,
devo confessarle che per me è un sacrificio.
Tenuto anche conto che ho potuto registrare, nel corso di
questa ulteriore giornata di intense trattative, dei muri
invalicabili circa la possibilità di trovare l'auspicata
soluzione bipartisan.
Credo, così come ho avuto modo di ragionare e di dire da questo
palco e nelle sedi politiche in cui ci siamo incontrati, che
questa sia una legge assolutamente importante, che deve essere
fatta con il più ampio consenso possibile e sulla quale bisogna
ragionare per trovare le convergenze auspicabili.
Innanzi tutto, partendo dalle coalizioni di riferimento,
perché, se è vero come è vero che abbiamo approvato l'articolo
1, che già prevede l'elezione diretta del Presidente della
Regione, in maniera contestuale, già è stato scelto, come ha
riferito l'onorevole D'Antoni, un modello ben preciso, un
modello, che per quanto ci riguarda , come Italia dei Valori, non
condividiamo.
E' un modello che comunque l'intero Centro-sinistra non
condivide perché nel corso di questi mesi ci siamo scontrati, ci
siamo confrontati, a volte a muso duro, ma abbiamo trovato con
i colleghi e con i partiti dell'intero Centro-sinistra una
posizione comune, condivisa che deve far riflettere i partiti del
Centro- destra.
Abbiamo scelto di rafforzare le coalizioni tra il centrodestra
e il centrosinistra, vogliamo sì l'elezione diretta del
Presidente della Regione, ma vogliamo che il Presidente della
Regione non sia un monarca. Vogliamo che il Presidente della
Regione abbia una vita autonoma ed un'autorevolezza distinta da
quella dell'Assemblea regionale, e per questo c'eravamo attestati
sulla doppia scheda, ed oggi consideriamo assolutamente
importante che si possa dare il voto confermativo.
Il Presidente della Regione non deve essere trainato solamente
dalle liste di appartenenza ma deve avere una legittimazione
democratica confermata con il voto dei cittadini.
Visto oltretutto che oggi con il sistema che abbiamo scelto,
con la votazione dell'articolo 1, il Presidente della Regione ha
dei poteri enormi rispetto al contesto istituzionale-regionale.
Noi, come spesso facciamo in Italia, passiamo da un eccesso
all'altro.
Siamo passati da un eccesso di consociativismo, da un eccesso
di parlamentarismo, che portava a cambiare governi ogni tre-
quattro mesi, a cambiare programmi, a cambiare assessori, ad
avere veti incrociati che di fatto svilivano od annullavano la
capacità progettuale, strategica del Governo della Regione a
dover registrare oggi, invece, già nel corso di questi quasi tre
anni di legislatura, una sproporzione verso l'altro aspetto
della governabilità.
Abbiamo sì la governabilità ma nello stesso tempo registriamo
un potere enorme, concentrato nelle mani del Presidente della
Regione che svolge una propria attività istituzionale autonoma,
distinta, separata e distante da questa Assemblea, dove i poteri
di controllo, di indirizzo, di rappresentanza di questa Assemblea
contano poco o nulla, dove spesso qui siamo chiamati solo a
ratificare le leggi finanziarie.
Mi sento quasi di essere una specie di pensionato d'oro che
sbatte contro i mulini a vento, tanto il Governo fa quello che
ritiene opportuno fare
Non sono pochi i casi in cui questo Parlamento, all'unanimità,
ha votato mozioni di indirizzo o ordini del giorno che indicano
ben precise scelte politiche a cui il Governo della Regione deve
ottemperare nel rispetto della democrazia, perchè qui ci sono i
rappresentanti del popolo siciliano ed il Governo della Regione
fa tutt'altre cose, in direzioni totalmente opposte e,
quest'Assemblea non ha alcun potere sanzionatorio e di controllo.
Oggi noi, facendo una legge che va nella direzione di
assicurare il premio di maggioranza, di assicurare il listino che
garantisca il Presidente ed alcuni soggetti che sono chiaramente
vicini alla persona e al programma del Presidente, ci accingiamo
ad effettuare uno sbarramento che diminuisce e cancella le
minoranze a non garantire la pari opportunità delle donne. Oggi
noi ci accingiamo ad intraprendere un cammino che ci porta verso
una monarchia autoritaria. Questa è la verità E, purtroppo, con
questa voglia di assoluto presidenzialismo, che ha preso molte
forze di quest'Assemblea, si va verso tale direzione.
Credo che sia un crinale pericoloso, un crinale che non
assicura la vivibilità e la funzionalità delle istituzioni. Non
l'assicura certamente, perché crea una sproporzione enorme e,
quando ciò accade, dal diritto si passa al sopruso, dalla
legalità si passa alla illegittimità; tutti si credono al di
sopra delle regole, creando delle distorsioni che nel corso degli
ultimi decenni abbiamo avuto modo di verificare.
Credo, invece, che una stabilità seria, una governabilità
seria, come esiste in tutti i sistemi - come ho avuto modo di
dire da questo podio - si può attuare e lo si può fare solo con
il sistema parlamentare e presidenziale americano. Un presidente
che vive di una propria vita istituzionale autonoma, ma a cui si
affianca un parlamento che è distinto e distante, che controlla e
che non è sottoposto al gioco della sfiducia: se vado a casa io,
andate a casa tutti', che ha la possibilità di rappresentare le
minoranze e che consenta a tutti di svolgere una vita e una
dialettica democratica che è il sale vero della democrazia.
Dove non vi è dialettica, dove vi è l'appiattimento, dove vi è
la forza del sopruso, certamente, non regna una democrazia di
qualità
E oggi , se noi portiamo avanti, se voi maggioranza portate
avanti quel disegno che esce dalla impalcatura istituzionale di
questa legge, così come è arrivata in Aula, andiamo verso questa
direzione, ed è una direzione assolutamente pericolosa,
pericolosa per le istituzioni di questa Regione, pericolosa per
il quadro che si potrà creare a livello nazionale, perché i
riflessi delle scelte che faremo oggi o domani in quest'Aula,
certamente, si ripercuoteranno anche a livello nazionale. E non
capisco l'U.D.C. che pone come tema di verifica nazionale la
scelta del Tatarellum, cioè di quella legge che oggi in qualche
maniera noi vorremmo tutelare e salvaguardare, oggi all'Assemblea
regionale siciliana si vota una legge che è totalmente
all'opposto di quella del Tatarellum.
Allora si fa anche anche qui il cerchiobottismo', si gioca
con due piedi in una scarpa. Si gioca a tutelare i propri
interessi particolari a seconda delle situazioni nelle quali ci
si muove, non vi è un disegno, una strategia organica. Vi è la
voglia di soddisfare gli appetiti elettorali e di tutelare i
potentati elettorali che vi sono alle spalle.
Non si può non rispondere a quelle deprecabili affermazioni
fatte dal capogruppo di Alleanza Nazionale in televisione,
quando sosteneva che togliendo le liste minori si combatte la
mafia e si combatte la possibilità di infiltrazioni mafiose
all'interno delle istituzioni.
FORMICA ..Non deve dire deprecabili
RAITI ..caro amico Formica, tu vieni da un partito che era
minoritario fino a qualche tempo fa e che oggi sei entrato a far
parte del Governo e forse questo Governo improvviso e forte ti ha
portato la sbornia al punto da cancellare la possibilità di
ragionare con oggettività.
Se ci sono infiltrazioni mafiose, così come purtroppo abbiamo
potuto registrare anche nel corso di questa legislatura, in cui
alcuni colleghi che non sono qui presenti, per vicende
giudiziarie, certamente non appartengono ai partiti minori che
vorresti cancellare, ma sono in quei partiti, grandi alleati. La
mafia, con l'infiltrazione di coloro i quali vogliono utilizzare
l'istituzione per raggiungere fini propri, illeciti, di
arricchimento o di potere, certamente non va da coloro che fanno
battaglie ideali, che fanno battaglie per portare avanti dei
principi che sono sulla carta, a volte anche utopici; vanno - mi
hanno insegnato i miei avi - come il topo va dove c'è il
formaggio , certamente non va nei posti dove c'è solo da
combattere, da lavorare, da fare sacrifici come la tua forza
politica ha fatto per decenni in questo Paese per tutelare i
propri principi, certamente non vanno lì.
L'impalcatura istituzionale, che oggi si vuole portare avanti
con l'articolo 2, abbinato all'articolo 1, non può essere
assolutamente condivisa.
Vi è uno sforzo di ragionamento che tutti quanti dobbiamo fare
in quanto, data ormai per accertata l'elezione diretta del
Presidente e la contestualità dell'elezione con l'Assemblea
regionale siciliana, dobbiamo in tutti i modi distinguere questa
vita istituzionale, dobbiamo scegliere di approvare il voto
confermativo, dobbiamo scegliere con determinazione di approvare
il voto di genere. Infatti, se vogliamo rinnovare questa
istituzione e se vogliamo essere veramente all'avanguardia in
Europa, dobbiamo dare la possibilità alle donne di essere
presenti in maniera paritaria all'interno dell'Assemblea
regionale siciliana, e questo è possibile farlo con il voto di
genere.
Voi ritenete, invece, che non è sufficiente, che ci possono
essere altre soluzioni come quelle adottate a livello di
votazione per il rinnovo del Parlamento europeo. Tante sono le
ipotesi ed i percorsi tecnici che si possono realizzare per
raggiungere l'obiettivo.
Certamente non vi sono nelle istituzioni democratiche del
mondo, ed in Europa in particolare, modelli di elezione diretta
del Presidente della Regione o di qualsiasi premier o presidente
che abbiano le caratteristiche che si possono avere con questa
legge, se il disegno istituzionale che voi volete portare avanti
sarà compiuto.
Non esiste in nessun altro posto che un presidente della
Regione sia eletto a suffragio diretto, che sia collegato alle
proprie liste, che abbia un proprio listino e che abbia delle
liste che lo supportano e che poi possono non essere
rappresentate a livello di parlamento istituzionale.
Un elemento importante a cui poco si è prestata attenzione nel
corso dei ragionamenti che abbiamo fatto in questi giorni: con il
sistema dello sbarramento del 5 per cento potremmo avere
all'interno delle coalizioni, anzi certamente avremmo all'interno
delle coalizioni - se questo disegno di legge passerà - dei
partiti che porteranno un voto utile all'elezione diretta del
Presidente della Regione i quali, poi, non avendo superato lo
sbarramento, se non c'è il voto confermativo, si verificherà che
il voto automatico che andrà ai partiti che non supereranno lo
sbarramento, certamente sarà utile per eleggere il Presidente
della Regione, mentre non sarà utile per avere rappresentanza
parlamentare; cioè avremo un voto con un effetto in una
direzione e senza alcun effetto nell'altra direzione.
E' una distorsione enorme che non è possibile consentire Il
voto confermativo, nel caso in cui sceglierete di fare lo
sbarramento, è assolutamente necessitato in questo caso, perchè
non è possibile che il Presidente sia eletto con voti di soggetti
politici che poi non avranno rappresentanza parlamentare. Quella
battaglia politica, quella presenza elettorale dei soggetti
politici avrà una funzione solo ed esclusivamente per eleggere il
Presidente della Regione
Già solo questo dovrebbe convincervi tutti a fare in modo che
si abbia il voto confermativo, quanto meno che il Presidente
abbia il voto esplicito da parte dell'elettore che lo voterà.
Queste cose avevo il dovere di dirvi, queste cose ho detto ad
onore della storia perché sono convinto, così come ho detto
l'altra volta, - e lo dimostrano le trattative di questi giorni
- che, nonostante siano scesi in campo i partiti a livello
nazionale del centrosinistra, nonostante ci sia stato uno sforzo
forte e determinato, sono convinto che l'impalcatura
istituzionale
di questo disegno di legge la maggioranza, con assoluta miopia
e tracotanza, lo porterà avanti fino alla fine e quindi si
faranno quelle scelte che essa ha già preso.
Ma voglio dire e voglio ricordare a coloro i quali si
assumeranno la responsabilità di fare una legge elettorale non
bipartita, una legge elettorale a colpi di maggioranza, una legge
elettorale che ha tutte queste distorsioni - che non sono
distorsioni soggettive ma sono assolutamente oggettive, per chi
ne capisce un po' o per chi si è sforzato di leggere nel corso di
questi giorni un po' di diritto costituzionale - chi porterà
avanti questo disegno di legge con questa impalcatura, si
assumerà una responsabilità grande perché si andrà verso una
derica di presidenziale monarchica. Ma in ogni caso sappiate -
ed è quello che possiamo registrare nel corso degli ultimi 50
anni -, che quando sono state fatte leggi elettorali che vanno in
direzione di sopprimere la pluralità, di sopprimere la democrazia
o in ogni caso di soddisfare interessi di parte, quando si è
andati a votare subito dopo con quei sistemi elettorali, coloro i
quali hanno fatto quelle leggi hanno sempre perso, non ultimo con
il Mattarellum.
Quando si è voluto escogitare un sistema elettorale per
tutelare chi stava facendo quella legge, proprio quei soggetti
hanno sonoramente perso perché - badate bene - gli elettori ed i
cittadini sono molto più intelligenti di quanto pensiamo, badate
bene che i voti in tasca non ce li ha nessuno, i sistemi
elettorali possono essere utili ad affermare la possibilità di
tutelare una classe dirigente, ma non producono certamente sempre
i risultati sperati. Badate bene che i cittadini votano coloro i
quali dimostrano con forza e con passione di portare avanti dei
progetti, di portare avanti delle idee e a volte anche dei
sentimenti. Badate bene che i cittadini hanno dimostrato di
punire coloro i quali fanno politica cercando di tutelare solo il
potere per il potere.
Se questo è il messaggio che passerà - come sono certo che
passerà con questo disegno di legge che volete portare avanti -,
sono sicuro che quello che pensate di ottenere, cioé ridurre
questo Parlamento ad una misera comparsa con 4 o 5 partiti che
assecondano la volontà del governatore che sceglie di fare tutto
quello che riterrà opportuno fare, un governatore che oggi é di
centrodestra ma può anche essere di centrosinistra, sono sicuro
che questo disegno sarà scardinato dai cittadini e dagli elettori
perché, vi ripeto, le forzature, la presunzione, l'arroganza, la
forza solo dei numeri non basta a far scaturire percorsi politici
che possono essere a volte auspicabili ma che non si possono
raggiungere con il macete e con il rullo compressore.
Io sono per un bipolarismo convinto, forse per andare anche
verso un partito democratico e un partito conservatore. Ma
questi obiettivi si raggiungono attraverso percorsi politici, si
raggiungono attraverso i ragionamenti, si raggiungono attraverso
dei sentimenti che devono passare nella società e nelle classi
dirigenti.
Invece, quando si vuole procedere con forza e con la forza dei
numeri si ottengono i risultati opposti, si produce
frammentazione, si produce divisione, si produce lacerazione del
tessuto politico sociale e istituzionale. Non è il sistema
elettorale, ripeto, che garantisce quello che noi vogliamo
raggiungere.
Da quando è stato approvato il Mattarellum in Italia si è
passati da 7 - 8 partiti ad un sistema maggioritario puro e forte
con la presenza di più di 40 partiti. L'obiettivo che si voleva
raggiungere era quello della semplificazione e del bipolarismo.
Si è raggiungo l'obiettivo del bipolarismo sì, ma non si è
raggiunto l'obiettivo della semplificazione perché quel passaggio
non è stato meditato, non è stato recepito, non è cresciuto come
seme all'interno della società politica e della società italiana.
Il percorso che adesso stiamo facendo con questo disegno di
legge, se andrà in porto, così come voi pensate di fare,
certamente porterà le distorsioni già registrate con il
Mattarellum..
Sono convinto che voi, con la testardaggine che avete avuto
modo di dimostrare nel corso di questi giorni, lo porterete
comunque avanti, ma i cittadini e gli elettori siciliani vi
giudicheranno.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Sanzeri. Non
essendo presente in Aula decade dall'iscrizione a parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
fare soltanto qualche breve considerazione anche perchè molti
argomenti sono già stati affrontati dai colleghi e non è il caso
di ripetersi.
L'onorevole Ortisi ha ribadito il nostro dissenso nei confronti
di un articolo che non condividiamo in nessuno dei punti
fondamentali che lo compongono. Siamo contrari allo sbarramento
al cinque per cento. Siamo convinti che la qualità della politica
migliora anche attraverso il miglioramento delle istituzioni. Non
possono, con una legge, scomparire storie, culture, appartenenze
politiche che vanno invece garantite per contribuire ad
esercitare la democrazia in maniera più piena.
Lo sbarramento al cinque per cento non è l'eliminazione della
frammentazione o delle liste fai da te', auspicabile in un
sistema bipolare maturo, perché tutti siamo per la
semplificazione. Lo sbarramento al cinque per cento significa non
dare rappresentanza a chi ha il diritto di essere rappresentato
sulla base di un consenso che ottiene dai cittadini.
Mi auguro che, nel corso del dibattito, durante la votazione
degli emendamenti, si ritorni su quello che considero un errore,
cioè la possibilità di un dialogo tra i due schieramenti e spero
che vi sia la possibilità di ridurre quantomeno il cinque per
cento ad un livello più accettabile, anche sul piano dei
contenuti di una legge che già contiene altre forzature.Ed una
delle forzature principali è quella del listino. Tutti si sono
riempiti la bocca dicendo che il listino si inseriva nel rapporto
tra la rappresentanza ed il consenso. Tutti dicevano che il
listino era assolutamente antidemocratico e noi lo manteniamo, in
maniera ridotta, ma lo manteniamo. Manteniamo cioè un principio
attraverso il quale viene eletto anche chi non ha i voti.
E questo è sbagliato in una democrazia matura. La
legittimazione del consenso è infatti fondamentale. Non si tratta
di una legittimazione qualsiasi, a prescindere dalla qualità e
dal partito che lo propone; non si viene eletti perché un
notabile o una nomenclatura che non ha niente a che vedere con il
consenso e con i cittadini, decide di far diventare qualcuno un
parlamentare.
Noi proponevamo una cosa diversa. E nell'emendamento - firmato
anche dal collega Tumino - ciò è spiegato: la distribuzione non
doveva avvenire su ottanta, doveva avvenire su ottantotto. Fermo
restando i due presidenti, quello vincente e quello perdente,
pensavamo ad un premio di maggioranza distribuito
proporzionalmente nelle province. Questo sarebbe stato un fatto
più democratico.
So che vi sono emendamenti proposti anche da partiti che fanno
parte della maggioranza del centrodestra, in questa direzione. Mi
auguro che su questo argomento si superino gli schieramenti e si
possa arrivare ad una votazione condivisa, proprio per tener fede
a quegli impegni che abbiamo assunto in tanti comizi, nella
scorsa legislatura, quando si parlava di uno dei punti deboli del
Tatarellum.
Comunque c'è un'impostazione che ci vede fortemente contrari in
generale: abbiamo perso la battaglia sulla scheda distinta - c'è
il voto distinto - ma non ci sono le due schede. Probabilmente,
perderemo anche questa.
Mi auguro che si effettui una riflessione più seria, più
avveduta sul prosieguo di questa legge. Non si può approvare
questo disegno di legge a colpi di maggioranza.
Siamo perché la Regione siciliana si doti di una legge. E'
chiaro che non possiamo far supplire il Parlamento nazionale alle
nostre inadempienze.
La legge la vogliamo ma vogliamo che su questa legge si
ragioni, quindi che l'articolo 2, quando si passerà concretamente
ai singoli emendamenti, possa essere un articolo condiviso, sia
dalla maggioranza che dall'opposizione.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho
l'esigenza di pronunciare un lungo intervento come altri colleghi
hanno legittimamente fatto stasera e potrei, anche da
immeritevole relatore della legge, fornire alcune risposte a
coloro i quali sono intervenuti criticando in maniera
apertissima l'impianto della legge perché la discussione, il
dibattito sull'attuale disegno di legge in materia elettorale,
hanno fornito l'occasione per aprire un dibattito e - se volete -
forse anche una riflessione, su tutto ciò che è stato inserito
nell'agenda della politica attuale, in questi ultimi tempi, e sta
diventando un terreno di confronto sui massimi sistemi.
Era inevitabile forse ritenere che le minoranze enfatizzassero
i temi e i toni del dibattito fino a considerare la legge
elettorale, come è stato pure autorevolmente detto, legge di
sistema, legge sulla quale si dovrebbe comunque sempre cercare -
il che è sempre auspicabile - il massimo del consenso possibile,
dimenticando che la legge elettorale è una legge di
organizzazione del metodo di selezione della rappresentanza
politica, della rappresentanza parlamentare e che molto spesso
viene modificata, cambiata, aggiornata a seconda dei momenti
politici e delle maggioranze o delle minoranze che si trovano a
governare e a fare l'opposizione. Intendo dire - i gesti ironici
li lascio alla vostra intelligenza - che le riforme elettorali
sono molto più frequenti di ciò che forse non vi appaia, non
ricordiate; ma vorrei anche dirvi che, paradossalmente,
all'interno dell'Assemblea regionale, coloro i quali non
difendevano ma osteggiavano la legge elettorale con la quale si è
votato nel 2001, oggi ne diventano invece gli strenui difensori.
Il paradosso concettuale e politico sta proprio in questo,
ripeto: coloro i quali ritenevano nel 2001 di adottare un sistema
diverso, oggi invece sono quelli che preferirebbero votare con il
Tatarellum.
Le risposte, quindi, potrebbero essere tante, a cominciare da
questo sistema davvero singolare di impostare la problematica
secondo la quale, comunque, in democrazia una maggioranza non
deve mai decidere, non deve mai assumersi la propria
responsabilità. E se è vero che occorre cercare il dialogo fino
alle estreme conseguenze, è anche vero che, alla fine, bisognerà
pur dotare la nostra regione di una legge elettorale, legge
elettorale che secondo l'impianto del disegno di legge, anzi
dell'insieme dei disegni di legge che sono al nostro esame, si
prefigge anche di semplificare il quadro politico ed il quadro
parlamentare.
Come diceva l'onorevole Raiti nel suo intervento, dopo la
riforma elettorale nazionale il sistema politico ha annoverato un
passaggio da 7,8 partiti - quanti erano prima - ad una quarantina
di partiti o di sigle - quante ce ne sono adesso.
L'impianto della legge elettorale al nostro esame si prefigge
proprio di neutralizzare questo rischio e di semplificare, non di
mortificare, il quadro politico e parlamentare che ne uscirebbe
fuori.
Ai colleghi della minoranza intendo dire, alla fine, che
rimproverare, contestare ai parlamentari di maggioranza di volere
difendere la propria personale posizione è esattamente il
contenuto della posizione politica che stasera, in questa sede,
anche da quando il dibattito è iniziato, vogliono perseguire come
obiettivo i colleghi della minoranza; anche loro, difendendo un
principio, intendono in realtà tutelare se stessi.
Ritengo quindi necessario elevare il tono del dibattito e
parlare più di principi che non di singole posizioni che possono
rispondere a convenienze del momento.
Di un principio vorrei parlare, signor Presidente. Ho
annunciato un intervento breve e mi avvio a concludere.
Facendo riferimento al listino, non posso però non affermare -
personalmente, non so quanti condividano questa mia personale
posizione, anche all'interno del gruppo al quale mi onoro di
appartenere - come ho detto in molteplici occasioni e come ho
sostenuto, anche attraverso qualche comunicato stampa - ne sono
profondamente convinto - che avrei davvero auspicato che la
Commissione assumesse una decisione diversa, decisione diversa
che ancora oggi il Parlamento dei siciliani può assumere.
Sono convinto, al di là delle ovvietà e delle frasi fatte dai
ceti politici che intendono autoconservarsi, autoreferenziarsi,
che, dal punto di vista giuridico e costituzionale, le liste
bloccate, il listino sono un obbrobrio giuridico, non certo per
la qualità di chi può farne parte - si tratta pur sempre di
personalità della politica che sono state anche lustro per la
politica e per le istituzioni - ma certamente il rapporto di
rappresentanza tra il corpo elettorale e le istituzioni si
interrompe, viene filtrato, viene sicuramente distorto attraverso
l'elezione di rappresentanti che non sono e non saranno
rappresentanti del corpo elettorale e, quindi, rappresentanti
liberamente scelti dal popolo, ma liberamente scelti, semmai,
dalle segreterie dei partiti.
Mi dispiace che l'onorevole Raiti si sia dovuto allontanare.
Egli ha più volte rimarcato l'aspetto relativo alla
legittimazione che il rappresentante nelle istituzioni trae, non
certamente dai partiti o dalle organizzazioni o dai gruppi
organizzati, ma che non può non trarre direttamente dal corpo
elettorale, quindi dal voto liberamente espresso dai cittadini.
Sono convinto, profondamente convinto, personalmente convinto
che il listino, la lista regionale collegata al candidato
presidente sia una distorsione del sistema che va invece
riconvertito all'interno di un concetto di premio di maggioranza
che deve successivamente essere distribuito all'interno delle
circoscrizioni provinciali, secondo il contributo che ogni lista
collegata al presidente ha potuto offrire e fornire all'elezione
del presidente.
Signor Presidente, ci sono momenti, occasioni nella vita di
chiunque nei quali ci si dedica all'attività politica e più
responsabilmente si ha anche il compito di rappresentare il corpo
elettorale all'interno di un'istituzione prestigiosa, come il
nostro Parlamento, nel quale occorre dire ciò che si pensa, al di
là delle convenienze momentanee e delle logiche di schieramento
alle quali evidentemente ognuno di noi è vincolato - e rimane
vincolato - ma che occorre con autonomia sufficiente e
indispensabile rassegnare come preoccupazione e come auspicio che
ancora questo Parlamento, in relazione ad un errore - secondo me,
di impostazione - che ancora questo Parlamento può correggere.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, potrei, essendo
il mio l'ultimo intervento, approfittare di questa posizione per
confutare le tesi del carissimo e stimatissimo collega Ioppolo
che, alla fine, ha dato un po' ragione a noi. Anzi, volendo il
mio essere un intervento puntuale e non generale, notiamo, con
piacere, che l'onorevole Ioppolo, relatore del disegno di legge,
si aggiunge ai fautori dell'emendamento 2.41, a firma
dell'onorevole Pistorio che vorrebbe ridistribuire, a livello
provinciale, il premio di maggioranza sottraendolo al listino.
Questo certamente ci incoraggia in ordine all'interlocuzione fra
le coalizioni presenti in quest'Aula, perché certo mi verrebbe da
proporre all'Aula qualcosa che la faccia sorridere, visto che
siamo alla fine. Ma mi mortifico a pensare che qualsiasi mio
ricordo letterario possa diventare carta straccia rispetto alla
constatazione tutta ridanciana per la quale questa legge rischia
di non portare nessun rappresentante parlamentare di formazioni
storiche, mentre porterà, attraverso il listino, probabilmente,
individui che non rappresentano niente, molto spesso neanche se
stessi.
Alla faccia dello sbarramento Dovremmo parlare di sbranamento,
ma andremmo ad Esopo.
Mi permetta soltanto, signor Presidente, di aggiungere, come
fatto puntuale all'osservazione sull'emendamento 2.41,
un'osservazione ulteriore sul blocco dei tre emendamenti che
abbiamo presentato: gli emendamenti 2.9, 2.6, 2.7 di cui ancora
non abbiamo parlato e che vorrei sottoporre alla riflessione dei
colleghi che ancora resistono in Aula.
Raccontano della possibilità del Presidente e del
Vicepresidente, di cui tante volte abbiamo parlato, ma che
nessuno ha suggerito, forse per paura che il termine evocasse la
querelle Cuffaro-Cittadini e compagnia bella. Non so se dire
bella in questo caso.
Vogliamo ridiscutere la questione che entra in azione,
naturalmente, solo nel caso di morte, impedimento permanente e
rimozione del Presidente? Vogliamo con il ticket che proponiamo -
emendamenti all'articolo 2 - normare la possibilità che,
malauguratamente, si sostituisca al Presidente, altra persona
eletta direttamente dal popolo?
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la discussione
sugli emendamenti all'articolo 2. Pertanto, come stabilito,
rinviamo a domani la votazione dei singoli emendamenti, così da
consentire all'Aula una più attenta valutazione degli stessi
nella serata di oggi e nella prima mattinata di domani.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 21
luglio 2004, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - Comunicazioni.
II - Discussione dei disegni di legge:
1) Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
modificazioni. (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
779/A) (Seguito)
2) Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante Modifiche allo Statuto della Regione'. (nn. 580-472-578-
602-652/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 22.20.
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 00.30, di
mercoledì 21 luglio 2004
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello