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Resoconto d'Aula della Seduta n. 23 di martedì 20 novembre 2001
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   Presidenza del vicepresidente Fleres


  CORDOGLIO  PER  LA  TRAGICA   SCOMPARSA   IN   AFGHANISTAN  DELLA
  GIORNALISTA SICILIANA MARIA GRAZIA CUTULI

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è con particolare sgomento che
  abbiamo appreso la notizia  del  tragico  eccidio  perpetrato  da
  gruppi fanatici in Afghanistan.  Fra  i  quattro  giornalisti che
  hanno  pagato con la vita  il  dovere  di  fornire  una  corretta
  informazione su quanto avviene sul fronte di guerra c'è anche una
  siciliana,   Maria  Grazia   Cutuli.
       La giovane giornalista  corrispondente  del  Corriere  della
  Sera si era occupata in  maniera  particolare  di rendere nota la
  pericolosità degli armamenti  in  possesso dei talebani associati
  al  gruppo  Al  Qaeda.   Il   suo   ultimo   reportage,  infatti,
  rappresenta una pagina di  inquietante  significato su quanto sta
  avvenendo in Afghanistan e richiama l'opinione pubblica, al di là
  delle  ipocrisie  che   molto   spesso   attraversano   il  mondo
  occidentale, sulla necessità  di  una  attenzione  critica  sulla
  diffusione delle armi di  distruzione, oggi purtroppo in possesso
  di gruppi che non pongono nessun limite alle proprie azioni.
       Il sacrificio di Maria Grazia  Cutuli  è un monito per tutti
  noi che crediamo nei valori  della  libertà  e che auspichiamo un
  mondo in cui siano bandite le guerre  e  le  violenze  ed  in cui
  prevalga il dialogo e la pace.
       Ai familiari, ai colleghi e  a quanti hanno avuto la fortuna
  di conoscere questa eroica  giornalista  va  il  cordoglio  della
  Presidenza e dell'Assemblea regionale tutta.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


    DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI

     PRESIDENTE.  Si passa al  punto  II  dell'ordine  del  giorno:
  Lettura, ai sensi e per  gli  effetti  degli articolo 83, lettera
  d), e 153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:

       N. 68 "Iniziative per la  valorizzazione  e la fruizione dei
  beni  culturali  in  Sicilia",  degli  onorevoli  Leanza  Nicola;
  Cintola Salvatore;  Pistorio Giovanni;  Savona Riccardo;  Mancuso
  Fabio  Maria;   Sbona   Sebastiano;   Ardizzone   Giovanni;  Dina
  Antonino;

       N.  69 "Recepimento della  legge quadro per la realizzazione
  del  sistema integrato d'interventi  e  servizi  sociali",  degli
  onorevoli Leanza Nicola;  Cintola  Salvatore;  Pistorio Giovanni;
  Borzacchelli Antonio;  Mancuso  Fabio  Maria;  Savarino Giuseppa;
  Dina Antonino;  Sbona  Sebastiano;  Fratello  Onofrio;  Franchina
  Giuseppe;   Ardizzone  Giovanni;   Lo  Giudice  Vincenzo;  Savona
  Riccardo;

       N.  70 "Interventi in merito alla prospettata incorporazione
  del  Banco  di Sicilia nella  Banca  di  Roma",  degli  onorevoli
  Formica Santi;  Leontini Innocenzo;  Lo  Monte  Carmelo;  Rotella
  Domenico;  Cintola Salvatore;  Acierno Alberto;  Tricoli Marzio;

       N.  71 "Iniziative per  il  riconoscimento  dello  stato  di
  calamità delle zone dell'Acese  (CT) colpite dagli eventi sismici
  del  28.10.2001",  degli   onorevoli  Fleres  Salvatore;  Catania
  Giuseppe;  Maurici Giuseppe; Mercadante Giovanni;

       N.  72 "Provvedimenti in favore del sistema della formazione
  professionale  in  Sicilia",   degli   onorevoli  Dina  Antonino;
  Cintola   Salvatore;    Pistorio   Giovanni;   Leanza   Vincenzo;
  Borzacchelli Antonio;  Mancuso  Fabio  Maria;  Savarino Giuseppa;
  Sbona   Sebastiano;   Fratello   Onofrio;   Franchina   Giuseppe;
  Ardizzone Giovanni;

     PRESIDENTE. Dispongo che le mozioni  numeri  68,  69,  71 e 72
  vengano  demandate  alla Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari perchè se ne determini la data di discussione.
       Dispongo, altresì, che la discussione della mozione n.70 sia
  abbinata a quella delle mozioni n.  66  e  n.  67, concernenti le
  problematiche del Banco di Sicilia, di cui al punto V dell'ordine
  del giorno.
       Propongo, quindi, di passare  al  V  punto  dell'ordine  del
  giorno:  Discussione unificata delle mozioni.
       Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


    DISCUSSIONE UNIFICATA DI MOZIONI SUL BANCO DI SICILIA

       Si  procede,  pertanto,  alla  discussione  unificata  delle
  seguenti mozioni:

       N. 66 "Interventi a tutela  del  ruolo  e delle attività del
  Banco di Sicilia", degli onorevoli Speziale Calogero,  Barbagallo
  Giovanni, Ortisi Egidio, Ferro Giovanni;

       N. 67 "Iniziative urgenti al  fine  di  impedire la svendita
  del  Banco  di  Sicilia",  degli  onorevoli  Forgione  Francesco,
  Liotta Santo, Miccichè Calogero, Raiti Salvatore;

       N.  70 "Interventi in merito alla prospettata incorporazione
  del  Banco  di Sicilia nella  Banca  di  Roma",  degli  onorevoli
  Formica Santi,  Leontini Innocenzo,  Lo  Monte  Carmelo,  Rotella
  Domenico,  Cintola Salvatore,  Acierno Alberto,  Tricoli Marzio.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione
  in una certa misura si illustra  da  sé dato che l'abbiamo voluta
  così ampia ed argomentata proprio  a  causa del nuovo Regolamento
  dell'Assemblea regionale siciliana che impone per l'illustrazione
  delle mozioni, se non ricordo  male,  soltanto  dieci  minuti  e,
  quindi, in un lasso di  tempo  così  breve,  sarebbe  stato assai
  difficile ripercorrere la storia  delle  vicende  che  riguardano
  Sicilcassa e Banco di Sicilia, che  sono l'antefatto che ci porta
  poi all'esito di questi giorni.
       Inutile dire che  nutriamo  una  grandissima preoccupazione;
  preoccupazione che condividiamo  con  le organizzazioni sindacali
  di categoria, aziendali, dei dipendenti  del  Banco di Sicilia, e
  credo anche di quanti hanno a cuore il mantenimento in vita di un
  istituto  bancario  che  gode  di  largo  prestigio  malgrado  le
  vicissitudini degli anni scorsi che l'hanno ridotto in condizioni
  abbastanza gravi dal  punto  di  vista  della operatività.  Però,
  proprio  per  la   esigenza   più   volte   intravista  da  parte
  dell'Assemblea  regionale   siciliana,   da   parte  delle  forze
  imprenditoriali -  l'Assemblea  regionale è più volte intervenuta
  sulla materia con  la  finalità  di  salvaguardarne  la  capacità
  operativa proprio perché  il  Banco  di  Sicilia  è  sempre stato
  considerato uno  strumento  indispensabile  per lo sviluppo della
  nostra regione -  siamo  arrivati al punto in cui, invece, questo
  importantissimo strumento  rischia oggi di essere 'scippato' alla
  nostra regione.
       Nella audizione avutasi presso  la  Commissione Bilancio con
  le organizzazioni sindacali sull'argomento  avevamo già fatto una
  prima disamina della materia e  non  avendo  adesso molto tempo a
  disposizione per potere trattare  l'argomento,  rinvio  a  quella
  prima  discussione  la mia  premessa.  Qui,  mi  preme  solamente
  ricordare  alcuni  passaggi che  sono  funzionali  alla  proposta
  finale  contenuta  nella  mozione  e  che  successivamente  viene
  arricchita da un ordine del  giorno  che  stiamo per presentare o
  che forse è già stato formalmente presentato.
       In sostanza, questa vicenda data  da  molto  tempo. Io credo
  che l'esito cui noi oggi stiamo pervenendo sia stato frutto di un
  disegno che da parte di  autorità  finanziarie ma anche di alcuni
  ambienti della finanza era stato  coltivato.
       A questo disegno  in  vari  passaggi noi ci eravamo opposti,
  non solo a cominciare  da  quel  primo  atto  che  io vorrei solo
  ricordare per cenni,  quando  si  è  proceduto  con una Assemblea
  regionale  contraria   e   che   aveva   manifestato  la  propria
  contrarietà con la  votazione  a scrutinio segreto di una mozione
  che impegnava il  Governo  della Regione di allora, ad opporsi al
  fine di disegnare un altro percorso che avrebbe visto sicuramente
  gli istituti bancari,  allora  non  solo  il Banco di Sicilia, ma
  anche la Sicilcassa,  protagonisti  di ben altre performance, non
  di quelle che abbiamo  visto.  Il  Governo di allora si impuntò a
  portare  avanti,   violando,   ripeto,  una  volontà  manifestata
  attraverso un voto d'Aula.
       I passaggi successivi sono quelli che noi tutti conosciamo e
  sono un po' all'origine dei  passaggi odierni; li abbiamo vissuti
  personalmente. Io ricordo infatti  che  nella veste di Presidente
  della  Regione,  assieme  all'onorevole  Piro,  sono  intervenuto
  all'atto  della acquisizione da parte  della  Banca  di  Roma  di
  Mediocredito Centrale e quindi  anche  di una quota maggioritaria
  delle azioni del Banco di  Sicilia  per garantire il mantenimento
  degli 'assets' della direzione  strategica  e  della sede, nonchè
  del marchio, nella nostra Regione,  cioè  tutelare e difendere la
  funzione di strumento dell'economia  siciliana  del Banco che era
  stata all'origine della scelta operata  -  se  non ricordo male -
  con la legge n. 39 del 1991,  quando si decise di intervenire per
  ricapitalizzare  con  una cospicua  cifra,  1.100  miliardi,  gli
  istituti di credito siciliani,  per salvaguardarne la operatività
  e  per  mantenerne una  funzione  sociale  ed  economica,  legata
  all'economia della nostra Regione.
       Onorevoli colleghi , poichè il  tempo a mia disposizione sta
  per  scadere,  mi accingo  a  concludere.  In  quella  occasione,
  chiamando  in  causa  il  Presidente  del  Consiglio  di  allora,
  onorevole  D'Alema,  e   il   ministro   del   Tesoro   e   della
  Programmazione, onorevole  Amato,  siamo  riusciti  con le dovute
  pressioni, ma anche con  il peso che erano in grado di mettere in
  campo sia il  Governo  nazionale  che  quello  regionale,  a  far
  inserire nel contratto  di  vendita del Banco di Sicilia, in sede
  di acquisizione da  parte  del Banco di Roma, alcune clausole che
  oggi possono tornare utili per contrastare questo disegno.
       Le clausole dicono, e cito testualmente, all'articolo 7, del
  contratto di vendita, paragrafo 7.2, che: "La parte acquirente si
  impegna ad attuare il piano  industriale  secondo  le linee guida
  presentate  dal  Tesoro, in sede  di  offerte  definitive, a  non
  apportarvi   variazioni,   con   particolare   riferimento   alla
  partecipazione di controllo nel Banco  di  Sicilia  che non siano
  state  preventivamente  concordate con  il  Tesoro.  Si  impegna,
  qualora  per  l'attuazione del  piano  industriale,  al  fine  di
  conformarsi  alla   disposizione   dell'autorità   di  vigilanza,
  diventasse necessario deliberare aumenti  di  capitale  del medio
  credito centrale, anche  al  fine  di...",  cioè si tratta di una
  serie di impegni che  ho  voluto  qui richiamare ma che non posso
  leggere per intero  in  quanto  il  tempo  a  mia  disposizione è
  brevissimo,  ma   che  il  Governo  ovviamente  può  rintracciare
  attraverso i propri  uffici...  Si  dispone,  si concorda, non so
  quale termine possa  essere  utilizzato  che  l'acquirente  -  in
  questo caso la Banca  di  Roma  -  non  può  procedere  ad alcuna
  variazione,  né  sul  piano  industriale  che  allora  era  stato
  presentato, né  tanto  meno - riferisce la nota - con particolare
  riferimento alla partecipazione di controllo nel Banco di Sicilia
  senza il preventivo assenso del ministro del Tesoro.
       Così  ancora  la  clausola   prosegue  all'articolo  8:  "Si
  impegna  infine  a non cedere a  terzi,  in  tutto  o  in  parte,
  l'azienda del medio credito  centrale,  incluse le partecipazioni
  di  maggior  rilievo  senza   il  gradimento  del  Tesoro".  Cioè
  significa,  onorevole  assessore, che  noi  abbiamo  messo  delle
  clausole di salvaguardia,  intestate alla figura del ministro del
  Tesoro, senza il  cui  parere  non  può  l'acquirente - in questo
  caso, la Banca  di  Roma - operare manomissione degli 'assets' e,
  comunque,  del   piano   industriale  che  possano  prevedere  la
  scomparsa - come  di  fatto  avverrà  - con la costituzione della
  Società 'Nuovo Banco di Sicilia'.
       Pertanto, l'interrogativo  è  questo  - avremmo voluto avere
  qui il Presidente  della  Regione,  perchè ha partecipato a tanti
  incontri romani -: il  ministro  del  Tesoro è d'accordo o no, ha
  autorizzato  o no le  operazioni  che  la  Banca  di  Roma  si  è
  instestate?  In questa ipotesi, nel caso  in  cui  non  le avesse
  autorizzate, ritiene il  Governo  della  Regione  di  far  valere
  quella clausola, che è una clausola di salvaguardia, o no? E come
  intende procedere?
       Dai giornali emerge che  il  presidente  Cuffaro  vuole fare
  digiuni  di  protesta,  vuole   andare  alla  manifestazione  dei
  dipendenti del Banco  di  Sicilia  indetta per il 29 novembre, ha
  nominato un advisor  a  nostro  avviso  -  come è evidenziato nel
  nostro ordine del  giorno  -  discutibile  in  quanto l'advisor è
  stato nominato dalla  Banca  di Roma in sede di valutazione delle
  azioni del Banco  di  Sicilia,  valutazioni  che  hanno suscitato
  tante polemiche;  addirittura  vuole  adire le vie legali.  A mio
  avviso, c'è la via politica, invece, ed è quella che più di tutte
  può salvaguardarci perchè  abbiamo  fatto  in  modo che rimanesse
  nelle mani della entità politica, quindi dell'autorità di governo
  competente per  materia,  lo  strumento per bloccare qualsivoglia
  svendita  o   destrutturazione   del   Banco   di   Sicilia   con
  l'assorbimento da parte della Banca di Roma.
       Questa è la domanda che  ci  poniamo. Io credevo onestamente
  che, dopo la discussione avuta  in Commissione Bilancio, ci fosse
  un ampio accordo su questo  argomento  e  che  oggi  noi  saremmo
  venuti qui a sancirlo formalmente,  a  trovare  le  vie per poter
  dare corso a questa linea che, comunemente mi sembrava, era stata
  individuata in Commissione Bilancio.
       Invece, Forza Italia - ma  non  ha  firmato  soltanto  Forza
  Italia, onorevole D'Antoni, anche  il  suo  capogruppo ha firmato
  una mozione che è stata  letta  ed  unificata nella discussione -
  che  oltre ad aprire un terreno  di  polemica  con  noi,  con  il
  Governo regionale a cui noi  abbiamo  partecipato  -  è veramente
  strano che l'onorevole Lo  Monte,  essendo vicepresidente di quel
  Governo firmi una mozione che  attacca  l'operato di quel Governo
  che poi, invece, si dimostra infondata.
       Noi abbiamo fatto tutto  quanto era nelle nostre possibilità
  per salvaguardare il futuro del  Banco di Sicilia con le clausole
  che abbiamo chiesto  venissero inserite nel contratto di vendita.
  Invece  la scelta  della  mozione  di  maggioranza  di  attaccare
  l'opposizione è di non dire nulla, perchè è vuota quella mozione,
  non impegna il Governo  ad  alcunchè,  se  non a cose generiche e
  dimostra che la  volontà  della  maggioranza  non  è quella che a
  parole è stata  detta  in  Commissione Bilancio e che, adesso, al
  momento di tirare le somme viene revocata in dubbio.
       Io chiedo se questa  nostra interpretazione è corretta, sono
  qui ansioso di  venire  smentito  perché  capisco che la posta in
  gioco è alta  e, se  dovesse essere confermata la lettura che noi
  diamo del  contenuto  della  mozione  della maggioranza, io debbo
  dedurne che il Banco di Sicilia è perduto, che la strada e il suo
  destino sono  segnati:  non  abbiamo  solo  che  da  fare qualche
  digiuno,  qualche partecipazione alla manifestazione per ragioni,
  magari, di  carattere  elettorale  o  forse ancora per salvare la
  faccia, ma, in realtà, però le scelte sono già state compiute.
       Allora,  io  starò  qui,  anche   se   questa  sera  impegni
  importanti  mi avrebbero richiesto di  andare  fuori,  ma  voglio
  seguire per  intero  la  discussione,  in  quanto  rilevo  alcune
  contraddizioni - e concludo, signor Presidente -, riscontro delle
  reticenze, trovo  che  vi siano troppe furbizie nella gestione di
  questa vicenda.
       Noi però  siamo qui stasera perchè intendiamo fare chiarezza
  con l'augurio  che  la  conclusione sia una conclusione unanime e
  positiva  nell'interesse della nostra Regione, dell'esistenza del
  Banco  e   della  sua  funzione  nell'economia  siciliana,  fermo
  restando, onorevoli  colleghi,  signor  Presidente,  che  ove non
  dovesse esserci  un'intesa  su  tutto  questo  che sia effettiva,
  vera, noi  ne  trarremo  le  conseguenze  per  quanto riguarda la
  votazione della nostra mozione e i passi successivi che riterremo
  di dovere fare.
       Chiedo scusa alla  Presidenza  per gli otto minuti in più di
  cui mi sono  avvalso.  Però, in occasioni come questa si dimostra
  come le modifiche regolamentari a volte sono modifiche da tenere,
  da gestire con  le  pinze,  con  le  molle,  in  quanto, a volte,
  finiscono per  non  dare  l'opportunità  di approfondire bene una
  materia che invece è di grandissima importanza.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per  illustrare  la  mozione a mia
  firma.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  io vorrei,
  cogliendo l'occasione dell'illustrazione  di  questa  mozione, se
  posso  permettermi,  fare  una   critica  anche  alla  Presidenza
  dell'Assemblea.
       Un dibattito così impegnativo ha bisogno di essere istruito,
  preparato.  Lei, signor Presidente, solo  qualche  ora  fa,  cioè
  nella tarda mattinata di oggi aveva annunciato questa discussione
  per martedì, ora...

     PRESIDENTE. Onorevole Forgione, la sua  rara  presenza in Aula
  le ha impedito di conoscere  l'iter  di  questo dibattito, perché
  questo dibattito...

     FORGIONE. No, lei stamattina ha annunciato...

     PRESIDENTE. Onorevole Forgione,  siccome lei dice inesattezze,
  ascolti il Presidente.

     FORGIONE.  No,  io  ero  qui   stamattina   come   lei  signor
  Presidente.

     PRESIDENTE. E' già da due sedute  che l'Assemblea si occupa di
  questo tema. Con l'accordo dei presidenti dei gruppi parlamentari
  si è convenuto  di  seguire  un  percorso  congiunto  al  fine di
  attendere la  presentazione di una terza mozione, già annunziata.
  Era stato  concordato  che, non  appena fosse stata presentata la
  terza  mozione,  tutte  le  mozioni  presentate  sarebbero  state
  discusse congiuntamente.  Come  vede,  quindi,  non è esattamente
  come dice lei.  La prego di non dire inesattezze. Prego, continui
  il suo intervento.

     FORGIONE. Però non  è  un  reato di 'lesa Maestà' se si espone
  una critica alla Presidenza

     PRESIDENTE. Solo  di  disinformazione,  che  se  rivolta ad un
  giornalista, lei capisce...

     FORGIONE.  Io  stesso  ho sollecitato  la  discussione  e  lei
  stamattina  l'ha rinviata a martedì,  lo  dico  non  perché  sono
  impreparato, signor Presidente, ma perché  è  utile  comunque che
  nell'esporre una mozione di questo  tipo  in una discussione così
  delicata si abbia il tempo  di  non  improvvisare. Improvvisando,
  comunque,  proverò  ad  esporre il  mio  pensiero  che  è  quello
  contenuto nella mozione presentata  dai  deputati di Rifondazione
  comunista.
       Credo che  la  vicenda  del  Banco di Sicilia stia arrivando
  ormai alla sua  parabola  finale  e forse ci stiamo giungendo nel
  modo peggiore,  ci  stiamo giungendo senza un potere contrattuale
  vero della Regione,  che  non  può  essere  e non può dimostrarsi
  stupita di  quanto  avviene  negli indirizzi, negli orientamenti,
  nelle scelte della Banca di Roma e preoccupata per quelle scelte,
  perché la Regione  ha  un  ruolo non secondario nella vicenda del
  Banco di Sicilia.
       Vorremmo  sapere,  lo   diceva  prima  lo  stesso  onorevole
  Capodicasa criticando  l'operato  dell'onorevole  Lo  Monte, (del
  resto  l'onorevole  Lo   Monte   passa   dalla  maggioranza  alla
  opposizione con molta  facilità,  quindi gli capita facilmente di
  dover criticare quello che aveva fatto prima al Governo quando si
  trova all'opposizione, ora,  nella  settimana  successiva  a  cui
  scrisse quella mozione si ritrova di nuovo nella maggioranza)...

    D'ANTONI. Parli del  Banco  di  Sicilia,  non dell'onorevole Lo
  Monte.

     PRESIDENTE.  Lasciamo   svolgere   l'intervento  all'onorevole
  Forgione.

     FORGIONE. Io capisco il nervosismo  di chi non sa da che parte
  sta a giorni alterni,  però l'onorevole Lo Monte dall'opposizione
  critica un Governo di cui era  Vice  Presidente  -  questo  è  il
  trasformismo della politica in  questa  Aula - e il comportamento
  di un Governo di cui era Vice Presidente firmando una mozione che
  attacca il suo Governo.
       Io vorrei sapere dall'onorevole  Lo Monte cosa ha chiesto al
  rappresentante della Regione nel Consiglio di Amministrazione del
  Banco, a che comportamenti  il Governo di cui era Vice Presidente
  ha vincolato quel rappresentante  della Regione, e perchè oggi lo
  critica, oggi è tornato  di  nuovo  alla  maggioranza  assieme al
  gruppo di D'Antoni, speriamo che ci rimanga per un pò di tempo in
  modo che sappia, quando  firma  le  mozioni, se  deve criticare o
  sostenere l'operato di un Governo.
       Allora vorrei  chiedere,  anche  all'onorevole Cuffaro: cosa
  hanno chiesto il Governo  e la Regione ai suoi rappresentanti? Se
  i rappresentanti della  Regione Sicilia si sono sentiti vincolati
  al precedente piano industriale, agli accordi sottoscritti tra le
  parti o se essi  stessi  con  il  loro  comportamento non abbiano
  favorito un processo che è  andato  avanti in questi mesi, di una
  riorganizzazione della Banca  di  Roma  tutta  funzionale ai suoi
  interessi, e non a quelli del Banco di Sicilia.
       Ci troviamo oggi con un  Banco  di  Sicilia  che è una banca
  risanata, che ha raggiunto livelli di competitività avanzati, che
  riesce a stare sul mercato, che riesce a fare raccolta.
       Questi  risultati  sono  stati  raggiunti  anche  grazie  al
  sacrificio  dei   lavoratori,  quegli  stessi  lavoratori,  circa
  tremila, che oggi rischiano  di  essere  gli  unici  a  pagare il
  prezzo di una nuova strategia  della  Banca di Roma che offende e
  mortifica il ruolo del  Banco  di  Sicilia e della Regione dentro
  questo processo di riorganizzazione.
       Tutti i processi di  riorganizzazione della Banca di Roma si
  stanno risolvendo per i  lavoratori  in  processi di mobilità del
  personale.
       Su questo credo  che  dobbiamo  ragionare seriamente. Quando
  parliamo del credito in  Sicilia,  non  parliamo  di  una regione
  povera.  Parliamo  di una  regione  dove  tutte  le  banche  sono
  interessate a fare raccolta perchè qui c'è una massa di ricchezza
  che viene raccolta soprattutto  dalle  banche  del  Nord  e viene
  reinvestita altrove.
       Questa Regione  ormai  sta  diventando  esasperatamente  una
  regione dipendente dal  punto  di  vista economico e finanziario.
  Qui  vengono  i grandi  istituti  del  credito  del  Nord,  fanno
  raccolta, riutilizzano e  reinvestono  quelle  ricchezze in altre
  parti  del  Paese,  favorendo così lo sviluppo di altre parti del
  Paese.
       La Sicilia in tal  modo  accentua la sua indipendenza, perde
  la sua autonomia economica  e finanziaria, non riesce ad incidere
  sulle dinamiche dello sviluppo.
       La Regione in questi anni è stata incapace di determinare un
  processo  di autonomia  del  credito,  anzi  basti  pensare  alla
  vicenda della Sicilcassa per  capire  quale  è  stato il ruolo di
  questa Regione anche nella gestione del credito.
       Si è parlato di  Agenzia  dello sviluppo, di nuovi strumenti
  di intervento nell'economia, si  è parlato di nuovo sostegno alle
  imprese e all'artigianato.  Se  partiamo  con  il  mortificare il
  Banco di Sicilia io  credo  che  non  avremo  alcuna  credibilità
  nell'utilizzare queste parole.
       Allora, io credo che la Regione,  onorevole  Cuffaro - al di
  là dei proclami - in questa  vicenda  non  ha  dimostrato  alcuna
  autorevolezza, non ha dimostrato alcun  potere contrattuale e pur
  essendo un socio non secondario  del  Banco  di  Sicilia  rischia
  ulteriormente di essere subalterno ad  una  banca,  la  Banca  di
  Roma, che in questo momento  è  interessata  soprattutto ad avere
  liquidità, che in questo momento  ha  bisogno  di  questa  nostra
  banca  per  sanare  i suoi guai,  i  suoi  disastri  economici  e
  finanziari. Noi rischiamo così di svendere un patrimonio che è un
  patrimonio non solo economico e finanziario ma è un patrimonio di
  professionalità, di competenze,  di esperienza nella gestione del
  credito  nel momento in  cui,  invece,  avremmo  bisogno  di  una
  maggiore capacità di autonomia, di  gestione  nostra, in Sicilia,
  del credito per potere essere competitivi complessivamente con il
  nostro   tessuto   economico    e    finanziario    nei   mercati
  internazionali.
       Ecco, vedete, la nostra mozione raccoglie queste riflessioni
  ed impegna il Governo ad un  ruolo  attivo,  intanto per bloccare
  l'iniziativa  unilaterale  della  Banca  di  Roma.
       Noi dobbiamo dimostrare una  volontà  precisa in quest'Aula,
  una volontà precisa, intanto, sulle strategie della Banca di Roma
  e sul ruolo che la Regione  deve assumere, dobbiamo dare garanzie
  e  certezze ai lavoratori che  vivono  in  modo  precario  questo
  processo, anche, di distruzione  giorno per giorno, comportamento
  per comportamento e di messa  in discussione del precedente piano
  industriale  e di messa in  discussione  di  tutti  i  precedenti
  accordi presi fra le parti.
       Presidente,  io  rinuncio   all'intervento   perchè  risulta
  impossibile.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  si  consenta  all'onorevole
  Forgione  di  continuare  il  suo  intervento  e  al  Governo  di
  seguirlo, considerato che è prevista  una  replica  da  parte del
  Governo stesso in cui si  comunicherà  l'andamento degli incontri
  che il Governo ha avuto in sede nazionale.

     FORGIONE. Abbiamo bisogno  contestualmente  di  attivare tutti
  gli strumenti, dicevo, di garanzia  dei livelli occupazionali per
  dare certezza ai lavoratori del  Banco;  ed  abbiamo un'esigenza,
  forse, sopra tutte che è quella  di  garantire  che  questa banca
  continui ad avere qui il suo cervello,  che  non venga ridotta ad
  una  rete  commerciale, che non venga  ridotta  ad  una  rete  di
  sportelli. Qui il suo cervello, qui  la sua direzione, e dovremmo
  anche capire perchè non si attiva un  tavolo di trattativa tra la
  Banca  di  Roma,  il Tesoro, la  Regione  siciliana  e  la  Banca
  d'Italia.
       Noi abbiamo bisogno di coinvolgere  tutte le parti in questa
  discussione perchè il ruolo che  ha  avuto non solo la Fondazione
  ma che hanno avuto i lavoratori anche nell'accettare una politica
  di sacrifici per risanare questa  banca  è  un ruolo che oggi non
  può essere svenduto agli interessi di Banca di Roma.
       Su tutte queste riflessioni, su  tutti  questi  impegni  noi
  chiediamo al Governo di dire  parole  chiare;  siamo interessati,
  ovviamente, a giungere ad una  soluzione unitaria e questa nostra
  mozione vivrà fino a quando non ci  saranno le condizioni per una
  posizione unitaria di quest'Aula.
       Credo che sarebbe un atto di dignità di questo Parlamento se
  si dicesse in modo corale, da destra a sinistra, che il ruolo del
  Banco  di Sicilia non può essere svenduto  -  in  questa  fase  -
  sull'altare di interessi economici e  finanziari che stanno tutti
  fuori da questa Regione e che  vogliono  questa Regione solo come
  una terra di saccheggio e di rapina.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare  l'onorevole  Tricoli. Ne ha
  facoltà.

     TRICOLI.   Signor   Presidente,    onorevoli    colleghi,   il
  centrodestra   ha   presentato    una    mozione    nella   quale
  sostanzialmente  facciamo,  innanzitutto,  una  breve  storia  di
  quella che è stata la vicenda Banco di Sicilia e poi naturalmente
  impegnamo il Governo non  a  una  generica posizione, un generico
  intervento presso il Ministero del  Tesoro  o  presso la Banca di
  Roma ma espressamente lo invitiamo a porre alcuni paletti che poi
  consentono  a  tutti  noi,  nei  confronti  dei  lavoratori,  nei
  confronti del sistema bancario ad avere una posizione chiara.
       Quando   sono   arrivato  nel  1996  a  diventare  Assessore
  regionale per il Bilancio e le Finanze, in Sicilia attraversavamo
  un  momento  estremamente delicato  e  nel  settore  del  sistema
  creditizio  isolano,  in particolare,  vedevamo  da  un  lato  la
  Sicilcassa già commissariata, dall'altro il Banco di Sicilia, che
  pur non essendo tecnicamente  commissariato,  di  fatto  lo  era,
  perchè il direttore  generale  era sostanzialmente espresso dalla
  Banca d'Italia e dal Tesoro.
       In  questa  situazione  la priorità del Governo era impedire
  che  la  Sicilcassa  andasse  in  liquidazione, così come sarebbe
  andata   se   non  ci  fosse  stato  un  intervento,  e  impedire
  naturalmente  che  il  Banco  di  Sicilia,  a distanza di qualche
  tempo,  potesse avere un commissariamento e anche in quel caso si
  trovasse sull'orlo, sul baratro della liquidazione.
       Perchè  di  questo  si  tratta.  Nel 1991, avevamo avuto una
  ricapitalizzazione  del  Banco  di Sicilia e della Sicilcassa che
  aveva  impegnato  1100  miliardi di risorse pubbliche, di risorse
  che  provenivano  dalle entrate tributarie della Regione. Avevamo
  cioè un Banco di Sicilia e  una  Sicilcassa  che, a distanza di 5
  anni, avevano depauperato quelle risorse mostratesi insufficienti
  a potere continuare a  gestire  una  situazione  che  oramai  era
  diventata insostenibile.
       Allora,  alla  domanda ovviamente posta dall'allora Ministro
  del  Tesoro,  se  per  caso  avessimo i soldi per ricapitalizzare
  ancora una volta la  Sicilcassa,  se  avevamo  in  particolare la
  volontà politica di bruciare  altre  risorse  per  poi trovarci a
  distanza di qualche anno in quella situazione, la nostra risposta
  fu ovviamente che non avevamo  i soldi e volevamo trovare insieme
  al Tesoro, insieme allo  Stato, una soluzione che fosse veramente
  ragionevole.
       Il Mediocredito centrale,  100%  Ministero  del  Tesoro, non
  aveva  una  rete  di  sportelli   e  aveva  il  denaro  per  fare
  l'operazione ed in  particolare  aveva  il gradimento dell'allora
  Ministro   del   Tesoro,   Carlo   Azeglio   Ciampi,   il   quale
  sostanzialmente propose questa soluzione.
       In quella riunione, che poi portò il Mediocredito ad entrare
  nel capitale del Banco  di  Sicilia mettendo 1000 miliardi, portò
  all'acquisizione  di  attività   e   passività  della  Sicilcassa
  salvaguardando,lo  sottolineo,  il   diritto   dei  lavoratori  a
  continuare la propria  esperienza  all'interno  dell'Istituto  di
  Credito,  portò  in  particolare  alle  provvidenze  della  legge
  Sindona,  portò poi a  quello  che  è  stato  sostanzialmente  un
  intervento, sempre pubblico, all'interno del Banco di Sicilia.
       Ecco, in che condizioni maturarono quelle scelte. Due anni e
  mezzo  dopo,  tre  anni dopo, quando il Presidente della Regione,
  non  era  l'onorevole Provenzano, ma il Presidente Capodicasa che
  ha parlato poco fa, e l'assessore per il Bilancio era l'onorevole
  Piro,  lo  Stato  iniziò   il  processo  di  privatizzazione  del
  Mediocredito Centrale.
       La Banca di Roma, come  tutti sapete, non senza difficoltà e
  non senza colpi di  mano,  acquisì  il  Mediocredito  Centrale. I
  patti parasociali che il  sottoscritto  aveva  stipulato  con  il
  Mediocredito  Centrale e con  il  Ministero  del  Tesoro,  e  che
  imponevano tutta una serie di  incombenze  in capo al primo, cioé
  quello  di  valorizzare  la   rete,   quello   di   tutelare   la
  "sicilianità" del Banco - che  poi  era  nella  natura delle cose
  perché il Medio Credito Centrale  non aveva una rete di sportelli
  tant'é  vero che poi i migliori funzionari vennero qua in Sicilia
  per seguire insieme ai  nostri  funzionari,  insieme ai dirigenti
  del Banco, della Sicilcassa,  l'attività  bancaria  del  Banco di
  Sicilia-,  e  si   rivelò   immediatamente   e   palesemente  una
  limitazione a quelli che erano gli obiettivi della Banca di Roma.
  Quei patti parasociali furono  impugnati  dalla Banca di Roma, la
  Banca di Roma non li  riconobbe  e il Presidente della Regione di
  allora, l'onorevole Capodicasa, non si oppose.

     CAPODICASA.  Ma  cosa  dice?  Sono  inseriti  nel contratto di
  vendita.

     TRICOLI.  No,  quel  contratto  é  diverso.  Ora  le spiego la
  differenza, onorevole Capodicasa, perché  vede, mentre quello era
  un  impegno tra la Regione, il Medio Credito Centrale e il Tesoro
  e  il  Banco di Sicilia rimaneva con la sua autonomia all'interno
  del  Medio  Credito  Centrale, quello fu, invece, una sostanziale
  devoluzione  al  Ministero  del  Tesoro  di  quelle  che erano le
  prerogative che dovevano rimanere in capo alla Regione siciliana.

     CAPODICASA.  Nel momento in cui il Tesoro conferiva alla Banca
  di Roma ...

     TRICOLI.  Ricordo ancora a me stesso, onorevole Capodicasa, ma
  naturalmente  di questo non posso avere certezza, però ricordo le
  prime  pagine dei giornali riportare di una visita del Presidente
  Geronzi  al Presidente del Consiglio che era l'onorevole D'Alema,
  della   posizione   del  Presidente  della  Regione,  l'onorevole
  Capodicasa,  in  questa  materia, di un silenzio, anche piuttosto
  imbarazzante, dell'assessore  regionale  per  le  finanze  che in
  quella posizione, probabilmente, non si ritrovò.

     CAPODICASA. Ma lei ha una deformazione  Nulla di tutto questo.

     TRICOLI.  E  questa  é,  sotto  il  profilo  giornalistico, la
  ricostruzione  dei  fatti; sotto il profilo politico e degli atti
  l'ho già fatta.
       Oggi   ci   ritroviamo   sostanzialmente  in  una  posizione
  abbastanza   comune  che  é  quella  però  non  di  impegnare  il
  Presidente  della  Regione,  onorevole  Cuffaro,  a  una generica
  iniziativa ma in particolare a intervenire, sì, presso il governo
  della  Banca  di Roma per interrompere l'operazione di concambio,
  perché  lì,  cari  amici,  é  il  punto; la valutazione che verrà
  fatta  del  Banco di Sicilia, non so come, viste e considerate le
  premesse  che ho fatto e quello che i sindacati hanno denunciato.
  Interrompere   l'operazione  di  concambio, che  é  lo  strumento
  attraverso  il  quale  la  Banca  di  Roma di fatto estromette la
  Regione e chiude il  Banco  di  Sicilia - perché poi é questo che
  dobbiamo dire -,  cioé  il  deposito  della  licenza secolare del
  Banco di  Sicilia,  questa  azione può essere interrotta soltanto
  nel  momento  in  cui  si  va  ad  intercedere  a  quella  che  é
  l'operazione di concambio, che in questo momento probabilmente si
  sta facendo con un  advisor che forse non era quello migliore che
  la  Banca  di  Roma  avrebbe  potuto  scegliere.  Ad intervenire,
  altresì, presso la  Banca  di  Roma  affinché  vengano  cedute le
  quote del Banco  di  Sicilia  di  cui  la stessa é  proprietaria,
  perché  poi non possiamo certamente dire alla Banca di Roma quale
  potrebbe  essere   un  ulteriore  partner  con  cui  dividere  il
  controllo del  Banco  stesso. Possiamo, però, chiedere alla Banca
  di Roma che  acquisisce Mediocredito, che fa una grande banca, di
  cedere il Banco di Sicilia anche ad un altro soggetto nazionale o
  estero che  abbia effettivamente l'interesse a mantenere il Banco
  di Sicilia. E, quando  dico  Banco di Sicilia, dico l'istituto di
  credito con la  sua  licenza;  e  quindi  fare  un'operazione che
  sarebbe vantaggiosa anche per Banca di Roma e sarebbe vantaggiosa
  per il Banco di  Sicilia,  per  i lavoratori, per la Regione, per
  tutti coloro i quali al Banco di Sicilia sono legati.
       A chiedere alla Banca di Roma un nuovo piano industriale che
  consenta appunto  il  potenziamento  di  credito  delle piccole e
  medie imprese siciliane.  E infine - non è scritto nella mozione,
  ma eventualmente  prepareremo  un  emendamento  - a dare espressa
  disposizione ai propri consiglieri di amministrazione all'interno
  del Banco di  Sicilia  di votare contro l'operazione di concambio
  perché   la   Regione,  così   facendo, avrebbe  naturalmente  la
  possibilità, attraverso  le  opportune  sedi  giurisdizionali, di
  continuare la  battaglia  per  la  tutela  del  patrimonio  della
  Regione,  tutela  che  impegna  anche,  signor  Presidente  della
  Regione, il Governo, perché  non ci dimentichiamo che la cessione
  delle quote, la valutazione del Banco di Sicilia, sostanzialmente
  investe la  responsabilità  patrimoniale  di  chi  pone in essere
  l'operazione. E non  accetteremo  ovviamente  una valutazione che
  possa essere inferiore  a  quello che noi riteniamo sia il valore
  del Banco di  Sicilia  così come ricapitalizzato con i millecento
  miliardi del 1991,  con  gli  introiti  della legge Sindona e con
  tutte quelle provvidenze che conosciamo.
       Quindi, mi appello al Governo, all'Assemblea, affinché venga
  tutelato realmente un patrimonio.
       Cari  amici,  sono  perfettamente  consapevole   - questo lo
  voglio  dire  -  che  i  processi di concentrazione e fusione che
  avvengono a livello mondiale nel settore bancario in particolare,
  sono  dei  processi  irreversibili.  Non  li  possiamo certamente
  controllare noi.
       Quando si parla  di  globalizzazione è chiaro che il settore
  del credito è  il  primo  ad  essere  investito  da  questo nuovo
  sistema economico che  ormai  è  appunto  il principio con cui ci
  dobbiamo  confrontare.  Ma  è  pur  vero  che  in  realtà  non  è
  funzionale al  sistema  creditizio  siciliano,  al  sistema della
  piccola e media  impresa siciliana, non è funzionale neppure alla
  tutela del  patrimonio  della  Regione, l'ingresso in una holding
  dove sostanzialmente  non  avremmo  nessun  ruolo,  dove  saremmo
  soltanto dei  piccoli  azionisti  e all'interno di cui certamente
  non  potremmo  tutelare  né  la  nostra  economia,  né  i  nostri
  lavoratori.
       Ecco  perché  chiedo  al  Governo che esprima in questa sede
  l'impegno  sui  punti che ho detto, compreso in particolare, e lo
  aggiungeremo  ora, quello  di  chiedere  ai propri rappresentanti
  all'interno  del  consiglio  di  amministrazione di votare contro
  l'operazione di concambio.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


     PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato  l'ordine del
  giorno numero 8: "Iniziativa a  tutela  del  Banco  di Sicilia" a
  firma  degli onorevoli  Speziale,  Barbagallo,  Ortisi,  Ferro  e
  Liotta.

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

     - con  legge  regionale  19 giugno 1991 n. 39 la Regione Siciliana,
     nel  perseguimento  degli  obiettivi  di  sviluppo  economico della
     comunità regionale, che per statuto le competono, è intervenuta nel
     processo di ricapitalizzazione  della  ex Sicilcassa e del Banco di
     Sicilia, apportandovi risorse finanziarie per Lit. 1.100 miliardi e
     acquisendo in cambio quote di partecipazione;

     -  l'intervento  normativo regionale era espressamente mirato, come
     enunciato  nella titolazione del provvedimento di legge ("norme per
     la  ricapitalizzazione  dei  due  maggiori  enti pubblici creditizi
     aventi  la  sede  centrale in Sicilia..."), alla ricapitalizzazione
     dei due maggiori enti pubblici creditizi regionali;

     -  l'intervento  di ricapitalizzazione - e la stessa partecipazione
     regionale  nel   capitale  delle  due  aziende  di  credito  -  era
     finalizzato  nell'ottica  non di una mera operazione finanziaria di
     investimento  di natura privatistica, quanto piuttosto a sostegno e
     allo sviluppo di due aziende di credito radicate - per tradizione e
     vocazione  -  nel  territorio  e nell'economia siciliana, delle cui
     esigenze si  sono  sempre  fatte,  tempo  per  tempo,  interpreti e
     promotrici;

     -  pertanto,  la  partecipazione  azionaria  della  Regione  -  per
     definizione   ente  esponenziale  degli  interessi  della  comunità
     regionale - assolve in maniera forte ad un ruolo sociale esercitato
     all'interno  del  principale  strumento  di  supporto  economico  e
     finanziario, presente sul territorio regionale;

     - la Banca di Roma, gruppo che detiene il 62,8% Azioni del Banco di
     Sicilia e,  attraverso  il Banco il 76,26% delle azioni dell'IRFIS,
     impegnato  ormai  da qualche anno in una complessa ristrutturazione
     aziendale, ha  reso  note  le linee del nuovo piano industriale che
     riguardano il Gruppo ma che interessano direttamente anche il Banco
     di Sicilia;

     - la Banca  di  Roma  ha  necessità di chiudere in positivo il suo,
     forse, ultimo  autonomo  bilancio,  per  poi  prepararsi nel 2002 a
     probabili ulteriori processi integrativi;

     -   tale   operazione,   contrabbandata   come   finalizzata   alla
     razionalizzazione e all'aumento dell'efficienza del Gruppo, provoca
     nei  fatti l'eliminazione  del  potere  contrattuale  dei  soci  di
     minoranza   Fondazione    e   Regione   e   determina   invece   la
     ripatrimonializzazione della Banca di Roma, allo scopo di tamponare
     provvisoriamente la sua profonda crisi;

     il citato  progetto industriale riduce il Banco ad una mera rete di
     sportelli facenti capo ad una costituenda società denominata "Nuovo
     Banco di Sicilia" e determina l'acquisizione, attraverso operazioni
     di con  cambio  azionario,  delle  azioni  del  Bds  detenute dalla
     regione e  dalla  Fondazione,  pari  al  37,16%,  in  cambio di una
     partecipazione residuale nella Holding Banca di Ro,a;

     - il progetto  Banca di Roma persegue, in danno al Banco e dei suoi
     azionionisti,  l'incorporazione  degli  assets principali del Banco
     primi fra  tutti il patrimonio e le attività finanziarie, oltre che
     l'incameramento delle cospicue plusvalenze dell'attivo del Banco di
     Sicilia, quali a solo titolo esemplificativo:

     a) gli oltre 500 mld del patrimonio dell'IRFIS (di cui 175 mld sono
     titoli di Stato);

     b) 300  mld di plusvalenze emergenti dalle partecipazioni del Banco
     già oggetto di maldestro tentativo d'esproprio;

     c)    le    cospicui   plusvalenze   rinvenimenti   dall'operazione
     d'acquisizione dei crediti della Sicilcassa che hanno dato luogo al
     contributo pubblico della Legge Sindona;

     - per  sfruttare in pieno gli sgravi fiscali previsti dalla vigente
     normativa   in   materia,   Banca   di  Roma  tenterà  di  chiudere
     l'operazione d'incorporazione entro il 31/12/ di quest'anno;

     -  è  pertanto  necessario avere un'esatta ed oggettiva valutazione
     del valore  della  quota  partecipativa  della Regione nel Banco di
     Sicilia  (cosa che allo stato dell'arte assolutamente partecipativa
     della Regione  nel  Banco di Sicilia (cosa che allo stato dell'arte
     assolutamente  manca) evidenziando, al contempo, che se ciò dovesse
     essere  fatto  in  maniera  unilaterale, si potrebbe determinare in
     capo  all'azionista  Regione  sun  significativo danno patrimoniale
     determinato da  un non esatto valore di concamnio tra azioni holdin
     Banca di Roma e azioni Regione/Bds;

     - il CdA  del  Banco  è  stato  convocato  il 9 novembre scorso con
     all'ordine del  giorno  la  nomina  di un advisor propedeutica alla
     costituzione della  Holding Banca di Roma e nonostante la richiesta
     di rinvio  avanzata  dal  Presidente  della Regione, ha nominato la
     società   Rotschild  quale  advisor  incaricato  di  effettuare  la
     valutazione del  Banco  di  Sicilia  e di riferire nel prossimo CdA
     fissato per il 29 novembre p.v.;

     - l'advisor nominato  dall'azionista  di maggioranza non risponde a
     criteri d'assoluta  imparzialità  ed  oggettività essendo lo stesso
     partecipato dalla banca d'affari ABN AMRO (azionista di riferimento
     della Banca di Roma);

     - le  quotazioni  d borsa del titolo Banca di Roma capitalizzano un
     valore intorno al 50% del suo patrimonio contabile;

     - da  oltre  10  anni  Banca d'Italia non sottopone ad ispezione la
     Capogruppo, a differenza invece del Banco di Sicilia, dove l'ultima
     visita  ispettiva,  effettuata  qualche  giorno  addietro  su input
     dell'autorità di vigilanza, ha certificato il buono stato di salute
     dell'Azienda;

     - i dubbi sulla consistenza dell'attivo della Banca di Roma nascono
     dalla relazione  della  società  di  revisione per il bilancio 2000
     dove si  eccepisce  come le partite con l'estero, già dal 1998, non
     abbiano trovato adeguata sistemazione contabile;

     - il  Banco  di  Sicilia  ha  presentato  al  31.12.2000,  un saldo
     interbancario positivo  di  Lit.  660  miliardi, mentre la Banca di
     Roma, in  pari  data, ha presentato un saldo interbancario negativo
     di Lit. 41.072 miliardi;

     - la BdR adotta una percentuale di rettifica delle sofferenze che è
     tra le più basse del  sistema  e che al contempo la BdR presenta un
     rapporto sofferenze  nette/impieghi  cliente, pari all'8,6% (la più
     alta in assoluto tra  le  banche  a  carattere  azionale:  la Banca
     Intesa  2,4% - Comit 2,1  -  San  Paolo  Imi  1,0%  -  BNL  3,6%  -
     Unicredito 0,1%);

     -   il   banco   di   Sicilia   presenta   un  rapporto  sofferenze
     nette/impieghi clienti  pari  al  2,5%  (in  linea  con  lee grandi
     banche);

     - le tre note operazioni di cartolarizzazione per complessivi 8.000
     miliardi  fatte  dalla Capogruppo, sono state realizzate acquisendo
     dalla  stessa  Banca   di   roma  le  obbligazioni  ed  i  prestiti
     subordinati necessari alla società veicolo per acquisire i crediti.
     pertanto il rischio delle sofferenze bancarie risiede ancora su Bdr
     e si somma  a  12.000  miliardi  d'altre  sofferenze dichiarata nel
     bilancio 2000;

     - ciò rende indispensabile ed urgente un'approfondita due-diligence
     per la corretta determinazione del valore di concambio delle azioni
     del Bds  con  azioni  Holding  Banca  di  Roma,  al fine di evitare
     eventuali  interventi  postumi  della magistratura. A tale finalità
     non  sembra  assolutamente  rispondente  la nomina di advisor della
     Regione di  Melior  Banca,  in  quanto  la  stessa  ha recentemente
     curato, per  conto  di  Banca di Roma, la determinazione del valore
     della partecipazioni  id  proprietà  del  banco  di Sicilia, la cui
     stima è stata oggetto di non poche polemiche;

     CONSIDERATO CHE: la fusione per incorporazione del banco di Sicilia
                 in Banca di Roma assesterebbe un colpo mortale non solo
                 al  Banco  ma  all'intera  economia  siciliana, farebbe
                 perdere  uno  dei  più  antichi  e  prestigiosi  marchi
                 bancari  dell'intero  nostro  Paese  e  venir  meno  la
                 direzione  strategica  ed  il  know-how  aziendale  che
                 sarebbero  spostati  altrove  o  dispersi. Si creerebbe
                 pregiudizio per migliaia  di  posti  di  lavoro ad alta
                 qualificazione  nonchè,  per  i  livelli  occupazionali
                 dell'indotto.   Verrebbe   altresì   meno  l'importante
                 funzione  di   presidio  ed  il  supporto  territoriale
                 rappresentato nella realtà siciliana dalla presenza nel
                 65% dei comuni,  dall'attività di servizio a favore del
                 92% della popolazione  nonchè,  da una quota di mercato
                 superiore al 30%.

     -  il   piano  industriale  2000-2002  del  Banco  di  Sicilia  già
     individuava  le  linee  di  trasformazione dell'Istituto orientando
     l'attività   commerciale   principalmente   alla  raccolta  gestita
     prevedendo aggregazioni  funzionali  e ridisegnando processi già in
     buona  parte avvenuti.  Basti  pensare  alla  forte  riduzione  del
     numero  delle Filiali  Capozona  ed  alla  chiusura  delle  Filiali
     estere.  Tuttavia quello  stesso  piano  mirava  "a salvaguardare e
     valorizzare i connotati  e  ele  valenze  territoriali  del  Banco,
     conservando e rafforzandone  il  radicamento  regionale  e  le  sue
     proiezioni extraregionali2  e,  per  quanto  riguarda il personale,
     prevedeva si la riduzione  nel  triennio  dal8.403 del 2000 a 7.663
     nel 2002, ma  attraverso  esodi  fisiologici,  esodi  incentivati e
     processi di mobilità verso  al  Banca  di  Roma  compensati con 250
     nuove assunzioni, solo parzialmente realizzate.

     RITENUTO CHE:

     - il  nuovo  piano industriale esaspera e risolve in modo del tutto
     negativo il quadro contraddittorio  in cui si è trovato il Banco di
     Sicilia in questi anni,  essendo  una  Banca di dimensioni medie su
     cui non sono state  rese  disponibili  le risorse necessarie per un
     salto  di   qualità   dimensionale,   che   poteva   essere   fatto
     accompagnandosi ad  un  primario  partner  finanziario  italiano od
     estero.  A tal  fine  sarebbe  stato  possibile  sfruttare anche la
     posizione  geografica   ottimale,  assegnando  al  Banco  un  ruolo
     centrale d'interfaccia  finanziaria  a  supporto  di  un'area  come
     quella del bacino del Mediterraneo, in fase di profondo cambiamento
     e sviluppo;

     - il  Banco  di  Sicilia  ha  tuttavia fatto registrare nel 2000 un
     utile netto di  128  mld, un risultato lordo di gestione di 385 mld
     con un  incremento  dell'89,3% ed una crescita del patrimonio netto
     dell'8,7%;

     - nel  1   semestre  del  2001 il trend positivo si è ulteriormente
     rafforzato determinando una certificazione d'utili di 126 mld;

     -  Il  Banco di  Sicilia  ha  infatti  dimostrato  forti  segni  di
     vitalità, basti pensare,  restando  al  rapporto  con  la  Regione,
     all'acquisizione a gara aperta del servizio di tesoreria o al ruolo
     di "arranger" (con  la  Merril  Lynch)  del  programma  d'emissioni
     obbligatorie  GMTN,   formulato  dalla  Regione  e  premiato  dalla
     prestigiosa rivista  IFR  quale  migliore  programma  GMT dell'anno
     2000;

     - possiede un potenziale  di tutto rilievo che può essere speso per
     lo sviluppo degli  investimenti,  il  sostegno  delle imprese e dei
     sistemi locali;

     - un  momento  decisivo  per  la  crescita  del Banco poteva essere
     rappresentato  dalla  quotazione  in  borsa,  pure ipotizzata nella
     valutazione degli advisor, che ha preceduto la cessione delle quote
     di maggioranza del Tesoro  alla  Banca  di  Roma  e per la qual ela
     Regione del DPEF  2001-2003  aveva  dichiarato  la  disponibilità a
     dedicare la propria quota societaria.

     RITENUTO inoltre che:

     - risulta estremamente preoccupante la situazione dell'IRFIS, ormai
     da molti mesi confusa e priva di chiare indicazioni sul futuro;

     - la  Banca  di  Roma aveva presentato un piano di ristrutturazione
     aziendale che prevedeva la trasformazione dell'IRFIS in una Agenzia
     di sviluppo  il  cui Core business avrebbe dovuto essere costituito
     dalla gestione dei fondi regionali;

     - l'IRFIS  tuttavia  assolve  ad  un  ruolo importante ma marginale
     nella cornice complessiva degli strumenti di sostegno allo sviluppo
     economico estremamente parcellizzato sia come dimensionamento dello
     stesso che come presenza territoriale;

     - in  Sicilia, mentre gli sportelli bancari sono aumentati dal 1608
     del 1997  ai  1675  del  giugno  29001,  gli  istituti  di  credito
     regionale sono  diminuiti  a 47 unità di cui 34 sono piccole Banche
     di Credito popolare;

     - dei 13  istituti  regionali solo 1 (Banca popolare di Ragusa e la
     collegata popolare di Augusta), mantengono autonomie decisionali in
     Sicilia,. I restanti 34, pur avendo sede legale nell'Isola, sono di
     proprietà  di  Istituti  del  nord  (Banca  Sella,  Popolare  Lodi,
     Antonveneta...);

     -  nello  stesso  periodo,  per  evitare  posizioni  dominanti, gli
     sportelli del Banco di Sicilia sono scesi da 525 a 469;

     - a  fine  anno  2000  i  depositi bancari in Sicilia ammontavano a
     49.808  miliardi, la raccolta bancaria ammontava a 70.780 miliardi,
     mentre i  titoli  in  deposito  e le gestioni patrimoniali bancarie
     ammontavano a 33.221  miliardi,  gli  impieghi ammontavano a 59.631
     miliardi, il rapporto  sofferenze/prestiti  era  del  23%  in netto
     miglioramento rispetto  all'anno precedente anche in conseguenza di
     consistenti operazioni di cartolarizzazione;

     -   la   struttura  dei  tassi,  mentre  indicava  una  sostanziale
     omogeneità   per  quasnto  riguarda  i  tassi  passivi  con  quella
     nazionale,  segnalava  ancora un notevole differenziale per i tassi
     attivi, un 1,2% in più, anche se in discesa sull'anno precedente;

     - anche se  i  conti  economici  delle  banche registrano risultati
     soddisfacenti, crescendo il  margine  di  interesse  il  margine di
     intermediazione e gli  utili netti di esercizio, va evidenziato che
     il totale degli  impieghi  in  Sicilia rappresenta soltanto il 3,4%
     degli  impieghi  bancari   nel   Paese,  a  conferma  della  scarsa
     propensione ad  investire  che  caratterizza il sistema Sicilia;

     - il sistema  economico regionale è ancora troppo dipendente dallae
     condizioni del  sistema  creditizio.  Il  rapporto  banca/impresa è
     stato  fino  ad   oggi   di  tipo  tradizionale,  dal  momento  che
     soddisfacimento  delle  occorrenze  finanziarie  delle  imprese  si
     provvede tramite il credito ordinario o agevolato, mentre non hanno
     ancora un sufficiente grado  di sviluppo il ricorso al mercato d4ei
     capitali ede alla finanza alternativa;

     - l'attivazione di  nuovi  canali  finanziari  sia  con riferimento
     al sistema delle  imprese  che  con  riferimento  agli investimenti
     degli enti  pubblici,  deve  rappresentare  la  frontiera  avanzata
     dell'intervento pubblico  regionale,  anche  attraverso lo sviluppo
     dei fondi chiusi  per  la capitalizzazione delle imprese, favorendo
     l'ingresso di nuovi  operatori privati anche <attraverso gli schemi
     operativi della marchant bank;

     - le partecipazioni  regionali nel sistema creditizio devono essere
     utilizzate nel quadro  di una strategia rivolta alla crescita degli
     investimenti e  alla  diverisificazione  delle  fonti  di strategia
     rivolta alla  crescita  degli  investimenti e alla diversificazione
     delle fonti di  approvvigionamento dei sistemi locali, sia pubblici
     che privati;

     -  la partecipazione  della  Regione  nella  proprietà  del  Bds  è
     fortemente  finalizzata   all'esercizio   di   un   ruolo   sociale
     all'interno  del  principale  strumento  di  supporto  economico  e
     finanziario presente sul territorio regionale;

     - con  l'attuazione  della  fusione  per incorporazione, verrebbero
     definitivamente meno le  finalità  (creazione  di  un polo bancario
     siciliano) che portarono  la  Regione  siciliana  ad  accettare  la
     scomparsa dell'ex Sicilcassa  e  la sua incorporazione nel Banco di
     Sicilia, dopo aver investito nei due istituti oltre 1.100 miliardi,
     così come anche gli  obiettivi  di erogazione di 3.400 mld di legge
     Sindona;

     - ogni operazione  di  acquisizione e dismissione di partecipazioni
     azionarie, da parte  della  Regione,  nel  settore  creditizio deve
     esser autorizzata dall'A.R.S.;

     - occorre richiamare  il  rispetto  delle clausole sottoscritte col
     contratto  di  vendita  del  gruppo  Mediocredito  Centrale  e  che
     espressamente prevedono l'impegno della parte acquirente ad attuare
     il piano industriale  secondo  le linee guida presentate dal Tesoro
     in sede di offerte  definitive  e  a non apportarvi variazione, con
     particolare riferimento  alla  partecipazione  di controllo del Bds
     che non siano  stata  preventivamente  concordate  col  Tesoro;  fa
     valorizzare i connotati  e  le valenze regionali dell'azienda Banco
     di Sicilia,, tra  l'altro  conservandone il marchio e mantenendo la
     sede legale a Palermo", fa  non  cedere a terzi in tutto o in parte
     l'azienda del  Mediocredito  Centrale, incluse le partecipazioni di
     maggior rilievo, senza il gradimento del Tesoro;

     - che l'operazione  di  incorporazione  del  Bds  produrrebbe in un
     momento  di   turbolenze   congiunturali   dei  mercati  finanziari
     determinata dall'avvio dell'euro, la perdita di un seggio al F.M.I.

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

     - a perseguire  gli  obiettivi  strategici  nel  settore creditizio
     individuati nel D.P.E.F. Regionale 2001/2003;

     - ad intervenire  urgentemente sul Ministro del Tesoro per impedire
     che  lo  stesso, a  norma  di  quanto  previsto  ai  paragrafi  7.2
     dell'art.  7 del  contratto  di  vendita  del  Gruppo  Mediocredito
     centrale  alla Banca  di  Roma,  conceda  preventivo  e  necessario
     assenso a stravolgimenti  di piano industriale difformi dalle linee
     guida a suo tempo presentate  al  Tesoro da Banca di roma in sede i
     offerta definitiva;

     - a non  approvare  piani  industriali  che  prevedano  ricadute in
     termini occupazionali, di mobilità e di ridimensionamento operativo
     e patrimoniale del  Banco  rispetto alla sua attuale configurazione
     regionale ed extraregionale;

     - a non accettare offerte di con cambio di partecipazione azionaria
     tra quota Regione/Bds e quota Regione/IRFIS e tra quota Regione/Bds
     e quota Holding/Banca di Roma;

     - a coinvolgere la Fondazione Banco di Sicilia in una azione comune
     di  ottimizzazione   delle   rispettive   quote  di  partecipazione
     azionaria, finalizzate a  mantenere  e  rafforzare  il  ruolo  e le
     attività del banco  di Sicilia oltre che preservarne il radicamento
     e l'identità insulare ed extrainsulare;

     - a verificare  (assistiti da advisor), anche sinergicamente con la
     Fondazione,  se  esistano  "interessi  di  mercato"  indirizzati  a
     creare,  attraverso   l'acquisizione  dle  pacchetto  azionario  di
     controllo del Bds da  parte  di soci forti italiani o stranieri, un
     polo bancari euromediterraneo  in  cui  il Banco abbia una funzione
     baricentrica di  assistenza  finanziaria ed economica allo sviluppo
     di un'area a forte potenzialità di crescita;

     - ad esercitare in  tutte  le  sedi,  legai e non, qualsiasi azione
     legittima di contrasto  al  tentativo  di depauperamento del valore
     del Banco, portato  avanti  dalla  Capogruppo,  non  escludendo  il
     ricorso all'esercizio  del recesso unilaterale dalla partecipazione
     azionaria (determinata  dal  venir  meno "dell'affectio societatis"
     causata dalla dilatazione  dell'oggetto  sociale  da SpA in Holding
     SpA),  previa  adozione  -  presso  le  competenti  autorità  -  di
     iniziative atte a sospendere ogni pregiudizievole determinazione;

     - a provvedere a  tal  fine a nominare oltre che un proprio advisor
     di  parte (adempimento  cui  è  già  stato  dato  corso)  realmente
     indipendente rispetto  agli  interessi  della  Capogruppo, anche un
     primario studio di consulenza-finanziaria che assista la Regione in
     questa difficile controversia;

     -  a  rappresentare  al  Ministro  del  Tesoro  che,  nel  caso  di
     incorporazione del  Banco  di  Sicilia, l'Italia perderebbe proprio
     nella difficile fase  di  avvio  dell'euro,  una  rappresentanza al
     Fondo Monetario Internazionale dove il Banco è presente.

       Onorevoli colleghi, dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.
       Preciso che alla Presidenza  è  pervenuta  notizia  che è in
  corso una consultazione tra  le  forze  politiche  per  pervenire
  all'approvazione di un ordine del giorno comune.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.  Signor Presidente,  signor Presidente della Regione,
  onorevoli colleghi, è una giornata particolare quella che viviamo
  oggi.   Abbiamo  appena   commemorato   una  concittadina  caduta
  eroicamente in guerra e  stiamo  comunque ahimè celebrando il "de
  profundis" di una  infrastruttura  fondamentale e necessaria come
  quella del sistema bancario in  Sicilia.
       Mi rivolgo ai relatori che hanno illustrato le varie mozioni
  da  sinistra a destra: non credo  che  oggi  ci  sia  da  trovare
  innocenti e colpevoli. Le  colpe  rispetto  alle  vicende odierne
  sono da riferire negli anni,  nei  tanti  anni  passati quando la
  politica regionale incideva pesantemente sulle scelte strategiche
  dei due grandi istituti  bancari  siciliani:  la  Sicilcassa e il
  Banco di Sicilia, fino ad approdare a quel fatidico '93 quando la
  situazione  finanziaria   determinatasi   fu  talmente  grave  da
  arrivare al  commissariamento.  Ma  non  voglio  ricordare quella
  cronaca, l'hanno già fatto  altri  prima  di me.
       La verità è che dobbiamo, noi che rappresentiamo la politica
  e che ci assumiamo la responsabilità della politica, anche quella
  del passato cercando  di migliorare e di fare tesoro degli errori
  di  altri,   oggi   dobbiamo   sicuramente  chiedere  scusa  agli
  imprenditori siciliani,  a quegli imprenditori che per tanti anni
  sono stati penalizzati  da  un  costo  del  denaro  altissimo  in
  Sicilia.
       Dobbiamo chiedere scusa  ai  cittadini  siciliani  che hanno
  fatto sì che gli istituti bancari facessero raccolta e che spesso
  e volentieri la raccolta  del  denaro siciliano venisse destinato
  ad altre aree del  Paese.  Dobbiamo  chiedere scusa ai lavoratori
  del sistema  creditizio  siciliano  per  non aver garantito loro,
  come è stato  fatto,  in anni recenti, per analoghe situazioni, e
  mi riferisco, perché  l'ho vissuta nel Parlamento nazionale, alla
  vicenda  del  Banco  di  Napoli  per  il  quale  fu  adottato  un
  trattamento profondamente  diverso  rispetto a quello che è stato
  dato al sistema  creditizio  in Sicilia.  Allora non ci fu nessun
  commissariamento, né  l'intervento  di terzi.  Fu il Governo che,
  attraverso il Tesoro,  sistemò  il  Banco di Napoli rispetto alle
  sue inadempienze  aziendali  e  gli  consentì  di  immettersi nel
  mercato.  E ha  detto  bene l'onorevole Tricoli: non siamo contro
  l'evoluzione.   Si  parla  tanto  di  globalizzazione  e  sarebbe
  assolutamente stantìo  pensare ad una struttura bancaria limitata
  alla Regione siciliana.  Ma  credo  che  non  sia  attualmente la
  Banca di Roma l'istituto che può consentire la crescita del Banco
  di Sicilia.
       Credo che la  Banca  di  Roma,  oggi, abbia  bisogno di fare
  queste acquisizioni per tentare di sanare il suo bilancio che non
  è estremamente eccellente.  Anzi, per le notizie che ho acquisito
  in questi giorni  l'attuale bilancio della Banca di Roma prima di
  queste acquisizioni è degno di una ispezione seria da parte della
  Banca    d'Italia,    possibilmente   di   un   commissariamento,
  possibilmente di una messa in liquidazione. Eppure, non ho pudore
  a dirlo, onorevole  Cuffaro,  quando  lei  venne in quest'Aula ad
  esporci il suo programma di governo, le dissi:  "Abbia coraggio".
  Credo che oggi bisogna  avere  il  coraggio  di  dire  che c'è un
  Governo nazionale, che ha preso tanti voti in Sicilia, totalmente
  assente e latitante  rispetto  a questo ulteriore scempio. Non ho
  pudore  a  dirlo.  Ho  visto  sicuramente  l'impegno  dei  nostri
  Viceministri  ancorché   Ministri  senza  portafoglio  e  qualche
  Sottosegretario,  ma   non  ho  sentito  parlare  né  l'onorevole
  Tremonti, né  ancor  meno il Presidente del Consiglio.  Era stato
  promesso che  la  Sicilia avrebbe avuto infrastrutture.  La prima
  cosa che sta succedendo  da  Roma  e da Banca di Roma è eliminare
  una infrastruttura in Sicilia.
        Perché  il credito  è  infrastruttura, il credito è lavoro,
  il credito è produzione  e  tutto  questo non lo stanno facendo e
  noi dobbiamo avere  il coraggio di dirlo. Non possiamo affrontare
  ogni qualvolta c'è  una  campagna elettorale i problemi lasciando
  intendere che .....  per  poi nei fatti concreti dovere procedere
  esattamente al contrario.
       Che questa Assemblea oggi arrivi - e io mi auguro che ci sia
  la  capacità  politica  di  tutti  i  capigruppo di maggioranza e
  opposizione - a convergere su un unico documento che dia forza al
  Presidente della Regione, adesso ed oggi- sì- Presidente di tutti
  i siciliani, a poter  andare  a  Roma con la forza del Parlamento
  siciliano, che è ancor  più  antico del Banco di Sicilia e che ha
  resistito a tutte le intemperie della politica ed è ancora qui.
       E  noi  non dobbiamo consentire ad alcuno, tranne che non ci
  venga dimostrato che la Banca di Roma è un istituto bancario oggi
  solido, e io sono sicuro  che così non è, che si regali la nostra
  storia - perchè il  Banco  di Sicilia è la storia della Sicilia -
  ad una banca decotta,  ad  una banca in stato di agonia;  ci sono
  tanti  interlocutori   nel   sistema  del  credito  mondiale  che
  sicuramente  potrebbero   essere   interessati  a  una  struttura
  ramificata in un  territorio  strategico qual è la Sicilia oggi e
  che ancor più  sarà  nei  prossimi  anni, perchè la centralità di
  questa Terra nel  Mediterraneo  ci darà, anche dal punto di vista
  del credito, un' importanza rilevante.
       Perchè  cedere ad una struttura decotta? Perchè utilizzare i
  soldi  dei  contribuenti  siciliani  per  risanare il bilancio di
  un'altra  banca?  Questo  è  il  punto
       Allora, onorevole Presidente della Regione, il documento che
  questa  Aula voterà diventa per lei uno strumento non da campagna
  elettorale,  questo  è  un  problema  che  dovremmo affrontare il
  26-27,  nei giorni a seguire  del mese di novembre.
       Quello  che  mi  sento di chiederle è di sentire la voce del
  ministro  Tremonti.  Io  pretendo, da  parlamentare siciliano, di
  sentire  Tremonti  dire la sua su questa vicenda, io pretendo che
  il  Presidente  della  Repubblica,  Carlo  Azeglio Ciampi, per il
  quale  ho  un profondo rispetto e che soltanto pochi giorni fa ha
  ricordato la figura di Einaudi ed ha parlato di sè stesso come di
  un  Presidente della Repubblica economista, dica la sua su questa
  vicenda; il Banco di Sicilia, la Sicilcassa, storie probabilmente
  sbagliate  e trattate per come vanno trattate le storie sbagliate
  ma  per  gli altri c'è sempre un trattamento diverso. La Banca di
  Roma   potrà   probabilmente   salvarsi   grazie  alla  scomparsa
  definitiva del sistema del credito siciliano.

     PRESIDENTE. Vorrei  ricordare  ai colleghi di attenersi il più
  possibile ai  tempi  previsti  anche  perchè  credo  che siamo in
  dirittura di  arrivo rispetto all'approvazione di un documento di
  grande convergenza.

     SCOMA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà

     SCOMA.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, il futuro del
  Banco  di  Sicilia,  credo  sia  inscindibile  da quello dei suoi
  lavoratori  e, di  conseguenza, ogni  ipotesi  che  ne preveda la
  scomparsa   suscita  allarme  e  preoccupazione,  le  motivazioni
  fornite in proposito non appaiono chiare e pertanto devono essere
  respinte con fermezza.
       Il  Banco  di Sicilia è un' azienda sana che ha incrementato
  costantemente gli utili di esercizio, anche e soprattutto, grazie
  ai   sacrifici   dei  suoi  lavoratori.  L'incorporazione  non  è
  funzionale all'interesse  dell'azienda,  ma soltanto a quelli del
  Banco di Roma,  non nuova del resto ad operazioni di assorbimento
  e di  rottamazione di questa specie, basti pensare all'operazione
  della Banca Mediterranea.
       Si  teme che dai processi di ristrutturazione già effettuati
  e da quelli più  volte annunciati, ed in qualche caso in corso di
  attuazione, possano scaturire nuovi esuberi tecnici, con ricadute
  negative su livelli  occupazionali  e con pesanti sacrifici per i
  lavoratori  anche,   e   soprattutto,   in  termini  di  mobilità
  aziendale.
       La paventata costituzione di una holding da parte del gruppo
  Banca   Roma,   svuoterà  certamente  alcuni  importanti  servizi
  centrali  del   Banco   di   Sicilia   ed  avrà, come   immediata
  conseguenza, un  esubero  di personale e preoccupanti fenomeni di
  mobilità che  Banca Roma vorrà affrontare e risolvere costituendo
  certamente delle società per azioni, a capitale misto, attraverso
  lo scorporo di alcuni rami di azienda.
       La   partecipazione  di  capitali  privati  a  dette  s.p.a.
  comporterà  un  cambiamento  contrattuale,  un  nuovo cambiamento
  contrattuale per  circa  duemila  persone  che passerebbero dagli
  attuali contratti nazionali  dei  bancari a quelli dei servizi, o
  addirittura dei  metalmeccanici,  con  un  ulteriore abbassamento
  delle retribuzioni e,  perché  no,  della  garanzia  del posto di
  lavoro. Già oggi i  lavoratori  del  Banco di Sicilia hanno i più
  bassi stipendi del mercato bancario italiano.
       E poi sul versante storico: il ruolo.
       Il ruolo nel passato del Banco di Sicilia, utilizzato sempre
  come possibile  volano  dell'economia  siciliana.  E' fin  troppo
  evidente che  adesso  l'istituto  diverrebbe  in  conseguenza una
  banca a  rete,  vocata  esclusivamente  alla vendita dei prodotti
  finanziari degli  azionisti  privati. Una banca utilizzata per la
  vendita di  prodotti messi in vendita da altri.
       Ci  sarebbe, inoltre, una  inevitabile  stretta  creditizia,
  estremamente stridente  con  il  progetto di lancio economico del
  territorio siciliano, contenuta dal programma di questo Governo.
       Un altro  aspetto  che preoccupa è la vendita del patrimonio
  immobiliare del  Banco di Sicilia, che sta producendo una perdita
  di  valore   delle   partecipazioni   di   minoranza:  Regione  e
  Fondazione.
       Sulla questione  sarebbe  opportuno  che  gli  azionisti  di
  minoranza   proponessero   una   nuova   stima   del   patrimonio
  immobiliare, che sembra sottostimato in certi casi e sovrastimato
  in altri.
       Vi era  la  necessità  di  procedere  a  nuove assunzioni di
  alcune centinaia di elementi, per ridare alla Banca il necessario
  ricambio generazionale  dopo la mega operazione di incorporazione
  della ex  Sicilcassa  che  ebbe,  come conseguenza drammatica, la
  perdita  di  oltre  seimila posti di lavoro, la maggior parte dei
  quali      appartenenti      a      categorie     particolarmente
  professionalizzate. Questo processo ha concorso a determinare nel
  tempo la migrazione  di  enormi quantità di risparmio dalla parte
  più povera del nostro  Paese  verso  il  Nord, verso la parte più
  ricca, causando una crisi sempre più crescente degli investimenti
  e quindi  l'aumento  della  forbice del differenziale di crescita
  tra Sicilia e regioni più ricche.
       Questa è  una  delle  cause  che  ha  innescato  il perverso
  fenomeno della  migrazione  intellettuale giovanile ed il ricorso
  sempre più  crescente  a  forme  di lavoro precario ed assistito.
  Pertanto, da  parlamentare  siciliano  e  da  cittadino  con  una
  esperienza  in   questo  settore,  debbo  dire  che  il  progetto
  presentato dalla Banca  di  Roma,  al  di  là della carenza degli
  aspetti formali  nei confronti della Regione siciliana, configura
  una vera  e  propria  eliminazione  dell'  identità  del Banco di
  Sicilia.
       L'allora ministro  del  Tesoro,  oggi Presidente Ciampi, nel
  prospettare l'operazione  di  fusione  con  la  Sicilcassa  ed il
  conseguente   processo  di  risanamento  del  sistema  creditizio
  siciliano, lasciò chiaramente intendere che questo era necessario
  perchè la Sicilia conservasse un suo grande istituto di credito.
       Mi sento  di sostenere che quella strada, caro Presidente, è
  stata oggi  deviata. Quegli intendimenti sono stati assolutamente
  disattesi  per   una  logica  che  sottovaluta  il  valore  anche
  economico    del   mantenimento   dell'identità   e   soprattutto
  dell'autonomia operativa di una banca siciliana.
       Il caso del  Banco  di  Sicilia  non può essere assimilato a
  quello di altri istituti, anche se di grande dimensione, che sono
  stati chiamati a partecipare a fusioni o a ristrutturazioni.
       Il progetto Banca  Roma  persegue,  in  danno al Banco ed ai
  suoi  azionisti,  l'incorporazione  degli  assest  principali del
  Banco,  primi fra tutti  il patrimonio e le attività finanziarie,
  oltre  che l'incameramento delle cospicue plusvalenze dell'attivo
  del Banco di Sicilia, basti pensare, due per tutte, al patrimonio
  dell'IRFIS,  stimato  oggi circa 500 miliardi, ed ai 200 miliardi
  di plusvalenze e le partecipazioni del Banco.

     PRESIDENTE. Onorevole Scoma, la devo invitare ad affrettare le
  sue conclusioni.

     SCOMA. Ricordiamo, inoltre,  che da oltre dieci anni, la Banca
  d'Italia non  sottopone  ad  ispezione  Banca  Roma, a differenza
  invece del  Banco  di  Sicilia,  dove  l'ultima visita ispettiva,
  effettuata qualche  giorno  addietro  su  input  dell'autorità di
  vigilanza, ha certificato il buono stato di salute dell'Azienda.
       Inoltre,  dubbi sulla consistenza dell'attivo della Banca di
  Roma  nascono  dalla  relazione della Società di revisione per il
  bilancio  2000,  dove  si eccepisce come le partite con l'estero,
  già   dal   1998,   non  abbiano  trovato  adeguata  sistemazione
  contabile.
       Il Banco di  Sicilia  ha,  invece, presentato al 31 dicembre
  2000 un saldo positivo  di  600  miliardi,  mentre  Banca Roma ha
  presentato un saldo interbancario negativo di 41 mila miliardi.
       Pertanto, signor  Presidente,  la fusione per incorporazione
  del Banco di  Sicilia  con  Banca  di  Roma assesterebbe un colpo
  mortale non solo al Banco, ma all'intera economia siciliana.

     LO CURTO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LO  CURTO .  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
  Presidente della Regione, grazie per avermi dato l'opportunità di
  fare  sentire   la   voce   di   Nuova   Sicilia  all'interno  di
  quest'Assemblea  a favore del Banco di Sicilia.
       Il  mio  partito,  onorevole  Presidente  Cuffaro, è  fedele
  alleato  della  Casa  delle  Libertà,  ne  ha sposato il progetto
  politico,  ne  condivide  le  scelte  strategiche  per portare la
  Sicilia  verso  quegli  obiettivi  e  quelle  mete  che  dovranno
  assicurare  e  garantire  ai  Siciliani  ed alle Siciliane quegli
  obiettivi   di   sviluppo   che  certamente  meritano  di  potere
  raggiungere.
       Più volte siamo stati accusati di ascarismo, più volte siamo
  stati accusati di  essere complici di una politica dell'abbandono
  e della marginalità che  non  fa onore certamente ai Siciliani ed
  alla  loro  storia, che ha potuto essere scritta  dando prestigio
  al Paese e prestigio anche al mondo civile.
       Ebbene,  l'  operazione alla quale stiamo assistendo, signor
  Presidente,  è  un'operazione  di  vile inganno nei confronti del
  sangue  della  Sicilia  e  dei  suoi Siciliani.  E' assolutamente
  impensabile,  signor Presidente, che si debba e si possa svendere
  l' impresa Banco  di Sicilia, cosa questa che obbedisce a logiche
  estranee alla cultura del credito siciliano.
       Io richiamo l'attenzione qui di tutti i parlamentari, perchè
  insieme, senza divisioni di parte, si possa giungere ad un'azione
  congiunta e  sinergica affinchè lei,onorevole Presidente Cuffaro,
  possa  fare  sentire   il   ruolo   prestigioso  che  riveste  di
  Governatore dei Siciliani.
       Io credo che per  tanto  tempo, per troppo tempo la politica
  siciliana  si  sia resa  colpevole  di  un  abbandono  e  di  una
  marginalità e,  soprattutto,  colpevole di essere obbediente alle
  logiche romane e troppo distante dagli interessi dei Siciliani.
       Abbiamo l'esigenza,  Presidente Cuffaro, di riportare dentro
  il  territorio   della   Sicilia   l'interesse   della   Regione,
  dell'Assemblea regionale siciliana.
       Abbiamo    l'esigenza,   onorevole   Presidente,   che   lei
  rappresenti al Governo romano l'impossibilità di quest'operazione
  che  sacrificherebbe  il  credito  siciliano  e  soprattutto  gli
  interessi  di  quest'Isola  a  quelle  logiche  che  sono  troppo
  distanti.
       Nuova Sicilia che  vuole,  nel  panorama  della  Casa  delle
  Libertà, distinguersi per questo progetto di autonomia che invoca
  fortemente, fa leva  su  di  lei,onorevole Presidente, perchè sia
  assolutamente posta la questione nei termini politici. Altrimenti
  la Sicilia non saprà  mai  fare quel salto di qualità, altrimenti
  la Sicilia resterà al  di  qua  di quelle scelte importanti che i
  Siciliani attendono da tempo.
       Io credo che  la mozione questa sera presentata debba essere
  assolutamente condivisa da  tutti.  Noi non ci possiamo dividere,
  anche  perchè  le  responsabilità  sono  di  tutti  e  di tutti i
  partiti.
       Io  credo  che  i  Siciliani che hanno scelto di votare e di
  rinnovare  quest'Assemblea  per oltre il suo 50 per cento abbiano
  assegnato  ai volti nuovi della politica la responsabilità di non
  commettere  errori che sono stati commessi nel passato e, quindi,
  faccio  appello  a tutti perchè insieme si possa fare quest'opera
  di contrattazione e di mediazione.
       Ha  detto  bene il collega Acierno, noi non abbiamo visto in
  questa  vicenda  del  Banco  di Sicilia - che è anche una vicenda
  umana, è una vicenda di prestigio di questa Regione, di prestigio
  di  quest'Assemblea  e  anche di coerenza di un progetto politico
  che ci vede  collegati  al  Governo  centrale  -  il Governo, non
  abbiamo visto  il  Presidente  Berlusconi,  non  abbiamo visto la
  presa di posizione di questo Governo a favore dei siciliani.
       Quest'operazione,  signor  Presidente,  obbedisce  solo alla
  logica di fare  bene  a  Banca  di Roma. Significherebbe spostare
  tutti i risparmi  dei  siciliani,  anche  della  povera  gente di
  Sicilia che ha creduto nel risparmio e che ha voluto conservare i
  propri risparmi,  significa  spostarli  al Nord per finanziare le
  imprese del Nord.
       Se il  Governo  siciliano,  onorevole Presidente Cuffaro, si
  macchierà  di questa colpa, di non avere saputo difendere l'onore
  ed  il  prestigio del Banco di Sicilia, che è anche l'onore ed il
  prestigio  del  sangue dei siciliani, non avrà alcuna possibilità
  di   scampare  al  giudizio  dei  siciliani.  Significherà  avere
  consegnato ancora una volta le imprese siciliane, i risparmiatori
  siciliani   al  degrado,  all'immobilismo,  all'impossibilità  di
  risalire  la  china.
       Noi  abbiamo  un'economia che è bisognevole dell'aiuto e del
  sostegno   delle   istituzioni,   e   noi   qui,   in  Assemblea,
  rappresentiamo  la  più  prestigiosa  delle  istituzioni,  la più
  antica delle istituzioni democratiche esistenti al mondo, abbiamo
  l'esigenza  di interpretare il nostro ruolo con l'assoluto dovere
  che lega la politica agli interessi superiori dei cittadini.
       Allora, l'interesse del Banco di Roma che, certamente - bene
  dicevano gli  onorevoli  colleghi - non riceve un'ispezione dalla
  Banca d'Italia da  non  si  sa  quanti  anni,  forse  non  riceve
  quest'ispezione perché è un'impresa fallimentare, forse perché ha
  troppi buchi che  vorrebbe  colmare  e  risanare  con il Banco di
  Sicilia, con il credito dei siciliani.
       Signor Presidente, non  entro nel merito della questione dal
  punto di vista  tecnico  ma  politico,  la  Sicilia ha bisogno di
  questa sua Banca che  ne  rappresenta la storia, ma non dico solo
  il passato, dico che ne rappresenta il futuro nella misura in cui
  o noi riusciamo a  salvare  il  Banco  di  Sicilia.  E con questo
  confermeremo   la   voglia   di   autonomia   della   Sicilia   e
  l'autorevolezza anche  ed  il prestigio del Governo dei siciliani
  da lei appunto  diretto  e  guidato, altrimenti avremo ancora una
  volta abbassato la  testa  a  logiche  che  sono  distanti  dagli
  interessi della nostra Terra.

     D'ANTONI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     D'ANTONI.   Signor Presidente, onorevoli colleghi, non  è  mia
  abitudine  interrompere altri colleghi quando parlano,  ma  penso
  che su argomenti come quello che questa sera stiamo trattando sia
  indispensabile  avere  idee  chiare e conquistare  il  più  largo
  consenso possibile. Anzi, penso che bisogna lavorare  e spero che
  alla  fine di questo dibattito il risultato  sia  raggiunto:  una
  posizione di tutto il Parlamento siciliano che all'unanimità voti
  un ordine del giorno che impegni il Presidente  della  Regione ad
  avere una posizione chiara, esplicita, nei confronti di tutti gli
  interlocutori di questa vicenda.
       Per    questo   ho   interrotto,   perché   strumentalizzare
  posizioni,  fare  polemiche  tra di noi, in una fase come questa,
  non  serve  a  nulla;  il  rischio in questa vicenda è che se noi
  polemizziamo  facciamo  la  fine  dei  'polli di Renzo', ciascuno
  scarica sull'altro delle responsabilità e la conclusione finale è
  che  un  terzo  vince  sugli  interessi  dei  siciliani  e  sugli
  interessi  del  Banco  di  Sicilia.  Ecco perchè è indispensabile
  avere idee chiare su quello che dobbiamo fare.
       Prima questione: l'operazione  condotta  dalla Banca di Roma
  sul  concambio proposto  non corrisponde agli interessi di questa
  Regione,  sia  nel versante degli interessi, dello sviluppo e del
  servizio  del  credito  per  lo  sviluppo, sia nel versante degli
  interessi  della  Regione come azionista.  Sono due questioni che
  vanno insieme parallelamente.
       Abbiamo un problema in  quanto comunità isolana e abbiamo un
  problema in quanto azionisti.
       Per  questa   ragione   io   penso  che  questo  Parlamento,
  nell'approvare  una  mozione  che  impegna  il  Presidente  della
  Regione ad andare  a trattare con gli interlocutori che in questa
  vicenda hanno  responsabilità,  che  sono  sicuramente il Governo
  nazionale e la Banca  di Roma, non solo nel suo amministratore ma
  anche  nei  suoi  azionisti,  perchè  la  Banca  di  Roma  ha  un
  azionariato che va  valutato  e  che  deve  fare  un rapporto con
  l'azionista Regione  siciliana  e  con  tutti  quelli che possono
  avere responsabilità su questo versante.
       Quello che noi dobbiamo  dire  con  grande  chiarezza  è che
  questa operazione non deve  farsi  perchè  non  è all'altezza del
  futuro  del  Banco   di   Sicilia   ed   all'altezza  del  futuro
  dell'economia siciliana.
       Non è un  capriccio  questo,  non è la solita rivendicazione
  autonomista che una regione può fare. E' una questione più forte.
  Se c'è una  cosa  che tutti spiegano essere indispensabile per lo
  sviluppo, è avere i fattori dello sviluppo.  Uno dei fattori è il
  credito. Se il credito non è adeguato e funzionale ad un' ipotesi
  di sviluppo, è chiaro che avremo un ostacolo in più.
       Allora,  la  nostra  storia,  tutto  il  vissuto  su  questo
  argomento, deve  porre  politicamente, innanzitutto   al  Governo
  nazionale, questa grande questione.  Il  Banco  di  Roma  non può
  utilizzare il suo  settanta  per  cento  per  fare  un'operazione
  finanziaria che nulla ha a  che  vedere  con  gli interessi della
  Sicilia. Questo è il primo punto.
       Dobbiamo  fermare  questa  operazione  facendola slittare ed
  aprendo  una  trattativa  tra  Governo nazionale, Banco di Roma e
  Regione siciliana, chiara ed esplicita, che possano seguire tutti
  i siciliani.
       Secondo tema: c'è una questione giuridica. Io sono d'accordo
  sulla nomina di un legale, di uno studio legale importante perchè
  l'operazione Banco di Roma presenta anche degli aspetti giuridici
  non convincenti e quindi è giusto che anche su questo versante ci
  sia una tutela degli interessi della Regione siciliana.
       In  conclusione  auspico,   anzi  mi  batto,  perchè  questa
  Assemblea approvi un ordine del giorno unitario perchè il Governo
  della Regione apra  questa  trattativa,  renda  partecipe  questo
  Parlamento dell'andamento della  trattativa,  faccia  in modo, in
  sostanza, che questa  nostra  iniziativa  e  battaglia  non  vada
  perduta.
       Qui  è  stato  citato  che c'è anche un problema di ricaduta
  occupazionale e sui dipendenti, credo che questo sia tutt'uno con
  un' ipotesi vera  di  sviluppo  e per tale ragione dobbiamo tutti
  insieme questa sera,  dando  una  grande  prova  di maturità e di
  unità, far vedere  ai  siciliani che questo Parlamento, di fronte
  agli interessi  della  Sicilia si mobilita unitariamente e svolge
  il suo compito, come  è  giusto  che  lo  svolga,  in un rapporto
  corretto tra Assemblea  e  Governo,  ma  anche  in un rapporto di
  piena sintesi, di  piena  intesa  quando  sono in gioco interessi
  così forti, così  precisi  nei confronti della comunità isolana e
  nei confronti del suo rapporto con la comunità nazionale.
       Vorrei vedere se in discussione in questo momento ci fossero
  altre comunità ben più forti  di  noi  sul piano economico, quale
  tipo di mobilitazione,  anche al livello parlamentare italiano ci
  sarebbe stata.
       Per questo se  noi  votiamo qui stasera un ordine del giorno
  unitario, possiamo chiedere anche a tutti i deputati e i senatori
  presenti   in   Parlamento   nazionale   di   avere   la   stessa
  mobilitazione, lo  stesso  tipo  di  intendimento,  la nuova vera
  possibilità di fare  una battaglia comune perchè il Banco di Roma
  si renda conto che  qui  non  vi  è  nulla  di  finanza.  C'è una
  decisione politica  che  questa  Regione non può accettare perchè
  deve  pensare  agli  interessi,  allo  sviluppo  ed  essi  devono
  formulare un'altra  proposta  che  sia funzionale agli interessi,
  allo sviluppo della  Regione  siciliana.  Non  mi  fermo su altre
  proposte che sono  state  avanzate  in  questi giorni come scambi
  possibili del nostro 30 per cento.
       Io penso che  queste siano  scorciatoie  impraticabili, sono
  convinto  che  invece  la  linea  giusta  sia quella di difendere
  questo  30  per  cento,  farlo  valere  perchè  resti il Banco di
  Sicilia una banca al servizio dello sviluppo siciliano.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare l'onorevole Pistorio. Ne ha
  facoltà.

     PISTORIO. Signor Presidente, colleghi deputati, sull'argomento
  del  Banco  di Sicilia,  probabilmente, ci  sono  tra  voi  molti
  soggetti  titolati  -  e  alcuni lo hanno dimostrato intervenendo
  come  l'onorevole  Tricoli,  il presidente Capodicasa - che hanno
  partecipato a questa vicenda,  che certo non precipita oggi sulle
  nostre teste, non capita per caso in quest'Aula, in queste ore.
       Da  quanto  mi è stato raccontato in questi giorni, infatti,
  cercando  di  informarmi  su  qual  è, tra le tante questioni che
  attanagliano  questa  Terra,  il  valore  vero  della vicenda del
  Banco,   tale  questione  mi  pare  che  sia  apparsa  nella  sua
  delicatezza, anche istituzionale, per il rapporto che il Banco ed
  il  sistema  delle banche siciliane pubbliche, Sicilcassa e Banco
  di Sicilia, aveva con il sistema politico siciliano già alla fine
  degli  anni  '80  e che insieme a condizioni del mercato bancario
  nazionale   ed  internazionale,  intrecciate  ai  fatti  politici
  rilevanti di questi  anni,  hanno  determinato  di fatto il venir
  meno di  questi  capisaldi  economici,  segnando  così  la storia
  economica e politica della Sicilia.
       Perchè, io chiedo, dal 1994  in  poi,  da  quando  una certa
  gestione, anche della Banca  d'Italia,  è intervenuta sul sistema
  bancario  siciliano,  quale è  stata  la  capacità  della  classe
  dirigente  politica siciliana di  difendere  un  ruolo  vero  del
  sistema bancario siciliano?
       Io vi chiedo, con estrema onestà, da quando le condizioni di
  debolezza per una  gestione  forse  precaria,  forse clientelare,
  - certamente non ottimale dal  punto di vista economico di queste
  banche  -  si sono determinate sul mercato nazionale, incontrando
  una  dinamica  di  forte  concentrazione  alla  quale è difficile
  resistere  -  ha detto benissimo infatti l'onorevole Tricoli, non
  possiamo  certamente resistere a processi di concentrazione forte
  del  sistema  bancario  nazionale  ed  internazionale -   quale è
  stata la capacità di attestare una linea di difesa - se difesa vi
  poteva essere - di questo sistema?
       Perchè, in questi anni il Banco di Sicilia è stato realmente
  una banca siciliana?  Ha  sviluppato strategicamente una gestione
  delle  proprie  risorse   finanziarie   a  sostegno  del  sistema
  produttivo  siciliano?   Ha   avuto   un   ruolo  di  partnership
  istituzionale lecita e corretta con le nostre istituzioni?
       Dico  questo  non  per  dare  segno di disinteresse, anzi il
  contrario,  per  dare  un  segno  di come abbiamo la necessità di
  affrontare   la   questione  del  Banco  fino  in  fondo,  avendo
  l'occasione in cui un disegno esterno, strategico, che prevede la
  cessazione  di  un ruolo della Sicilia sul mercato bancario possa
  essere  contraddetto  ma  con una scelta che abbia un valore, una
  capacità di interloquire con questo sistema.
       Onorevole Presidente, le cose per le quali lei ed il Governo
  venite  impegnati nella mozione presentata dalla maggioranza sono
  ampiamente condivisibili, perchè rappresentano le questioni serie
  che  pongono  una  contrattazione con chi sta operando una scelta
  che  definisce  in  modo completo la conclusione di un'esperienza
  che è quella di questo sistema bancario.
       Noi, però, abbiamo  necessità  di  capire,  al  di  là della
  difesa autonomistica, per qualche verso anche un po' retorica del
  Banco di Sicilia,  qual'è  la prospettiva reale alla quale stiamo
  guardando.  Questa possibile  risorsa  che  in  questi anni non è
  stata    utilizzata,    perchè    la   partecipazione   azionaria
  significativa sia  della  Fondazione  che della Regione nel Banco
  non ha contato sulla  politica del Banco, il manager del Banco ha
  lavorato secondo  direttrici  diverse:  non è intervenuto in modo
  razionale e mirato sul sistema economico siciliano.
       Come  possiamo   utilizzare   questa  occasione  perchè  ciò
  avvenga? Come  possiamo, per esempio, impedendo questa operazione
  di incorporazione, imporre  - qualora il partner rimanga Banca di
  Roma - che invece tale iniziativa strategica sia rispettata per i
  patti  cui   faceva  riferimento  l'onorevole  Tricoli,  i  patti
  parasociali che  avrebbero  dovuto  avere  sostanze  economiche e
  politiche?
       O, se non  è così, come possiamo noi individuare partner che
  facciano e svolgano  questo  ruolo  se Banca di Roma questo ruolo
  non  l'ha svolto  e  non  lo  vuole  svolgere,  avendo  anche  la
  copertura politica di un Governo e dell'istituzione fondamentale,
  Banca d'Italia, che  su questa vicenda non è stata certo estranea
  prima,  e   non  è  estranea  oggi,  ad  individuare  un  partner
  interessato a questa scelta strategica economica?
       In ultimo, se  così  non  è,  io vi dico, perdonate forse la
  radicalità del ragionamento, che anche l'ipotesi di recesso e del
  recupero   di   queste   risorse,   se   immobilizzate   in   una
  partecipazione non  strategica  che  non ha valore, non servono a
  nulla; se  così  la  partecipazione  azionaria  di  minoranza non
  vincola l'azionista  di  maggioranza nelle sue scelte economiche,
  non serve  a  niente,  anche  l'ipotesi  di  recesso di acquisire
  risorse aggiuntive,  certo  non da destinare alle spese correnti,
  ma da  impegnare  con  vincolo  politico  dell'Assemblea su spese
  strategiche o  attraverso  partecipazioni  non  dirette  anche di
  medio termine  finanziario  su  settori  innovativi  per esempio,
  oppure impegnandoli  su  linee  di investimento strategico per lo
  sviluppo di questa  terra, non  è  da considerarsi una ipotesi da
  accantonare in tutta fretta.
       Certo è  soltanto  l'ipotesi finale, l'ipotesi forse di resa
  rispetto alla  partita principale, ma noi non possiamo consentire
  che    questa   partecipazione   sia   immobile,   inutile,   non
  significativa per il nostro sistema politico ed economico.

     FORMICA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORMICA. Presidente,  onorevoli colleghi, non mi dilungo molto
  anche perchè i  colleghi  che  sono intervenuti prima di me hanno
  certamente   approfonditamente   trattato  la  materia  avendone,
  peraltro, le capacità.
       Mi trovo  d'accordo  con  quanti,  e  tra questi l'onorevole
  D'Antoni ed  altri,  hanno  insistito  sulla necessità che questo
  Parlamento non si  laceri,  non si divida su un argomento di così
  fondamentale importanza qual è quello dell'autonomia delle nostre
  istituzioni.
       Ben poche cose  nel  tempo sono rimaste in piedi. Tra queste
  certamente il  Banco  di  Sicilia che, forse, costituisce l'unico
  bagaglio vero,  grande,  che  oggi  può contraddistinguere questa
  Regione, l'autonomia  stessa  e  lo  Statuto  speciale  di questa
  Regione, che non è  una  Regione  di  500  mila  abitanti o di un
  milione di abitanti,  è  una Regione di 5 milioni di abitanti che
  da sempre ha avuto una voce forte nel panorama nazionale.
       Non vi  è  dubbio,  come bene sosteneva l'onorevole Tricoli,
  che il processo  parte  da  lontano  e  che  quando  i  pescecani
  dell'economia e della finanza progettano e programmano quelli che
  sono i destini, i giochi di potere, le varie fusioni, il gioco di
  scacchi che si  mette in piedi nell'alta finanza, non guardano in
  faccia a nessuno,  non  si  fanno  intenerire  da  nessuno  e non
  salvaguardano certo gli interessi diffusi. Ma nella maggior parte
  dei casi, se  non  nella totalità dei casi, vanno a salvaguardare
  quelli che sono interessi di lobby ben definiti e ben determinati
  che  da  sempre hanno guidato l'economia italiana la quale, lungi
  dall'essere un'economia di mercato, spesso  é  stata  un'economia
  di famiglia, o tutt'al più un'economia di alcuni convitati ad una
  tavola rotonda.
       Ritengo che,  se  c'è  un  argomento, uno, che rientri nella
  logica del cosiddetto  "bipartisan" - che va molto di moda oggi -
  e che  sprovincializzi  la  politica  a  tutti  i livelli, questo
  argomento per  il  Banco  di  Sicilia  diventa  il rappresentante
  principe di questa battaglia. Se c'é una logica bipartisan questa
  appartiene  tutta   e   per   intero   alla   battaglia   per  la
  conservazione,  per   l'autonomia  del  Banco  di  Sicilia.
       Pertanto, noi  oggi  dobbiamo unirci su un ordine del giorno
  unitario, che dia mandato e forza al Presidente della Regione per
  fare valere i diritti  di  una  Regione, non di una parte, non di
  una maggioranza né  di  una  minoranza, ma di un'intera Regione e
  di un  Parlamento che in un'occasione così importante deve sapere
  dimostrare di essere  maturo  e  di  essere  capace anche di fare
  alcune scelte, quando  gli  argomenti  sono veramente importanti.
  Quindi, é  un invito ad un ordine del giorno comune che dia forza
  al Governo,  al  rappresentante  della  Sicilia  in modo tale che
  nella  contrattazione   che  si  andrà  a  fare  con  il  Governo
  nazionale, con la Banca d'Italia, con la Banca di Roma, su questa
  vicenda si  rappresenti  l'intera  Sicilia  e l'intero Parlamento
  siciliano.

     PRESIDENTE.  Ha  facoltà di parlare per la replica l'onorevole
  Presidente della Regione.

     CUFFARO,   presidente   della   Regione.   Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi,  credo  che  più  che  fare  una  replica, il
  Presidente della  Regione,  oggi, non può che prendere atto della
  grande disponibilità  dell'intero  Parlamento  che ha ascoltato i
  qualificati  interventi  dei  colleghi  parlamentari;  una  presa
  d'atto di quanto a quest'Assemblea, a questo Parlamento, stiano a
  cuore le sorti  del  Banco  di  Sicilia  e del sistema creditizio
  siciliano e,  quindi,  della possibilità di collegare lo sviluppo
  di questa Regione  con  il  sistema  creditizio e con il Banco di
  Sicilia.
       Ho  ascoltato   con  grande  interesse  gli  interventi  dei
  colleghi parlamentari che hanno voluto portare il loro contributo
  in questo senso.  Ho il dovere, signor Presidente dell'Assemblea,
  di rassegnare, sull'argomento in discussione, a questo Parlamento
  soprattutto  i   passaggi  di  questi  ultimi  giorni  anche  per
  completezza di informazione.
       Il Presidente del Banco di Roma ha chiesto di parlare con il
  Governo  della  Regione.  Ci  siamo incontrati per la prima volta
  quasi  un  mese  fa.  Venuto   a prospettare ipotesi di sviluppo,
  almeno  così  ci  ha  detto  il  Presidente Geronzi, per quel che
  poteva  riguardare  il  Banco  di  Sicilia in una possibile nuova
  composizione  con quello  che poteva essere il Banco di Roma. Nel
  primo  incontro  abbiamo  subito  voluto  precisare,  sia  io che
  l'assessore  per  il  bilancio  che  assieme  a me ha ricevuto il
  Presidente   del  Banco  di  Roma,  che  noi,  comunque,  eravamo
  disponibili  a  parlare  di ipotesi che riguardassero il Banco di
  Sicilia,  ma   che   assolutamente  mai  avremmo  acconsentito  a
  qualsiasi ipotesi  che  in  qualche  modo  disperdesse l'identità
  dello stesso Banco  di Sicilia e a ipotesi, allora questo era uno
  degli argomenti del Banco di Roma, che immaginassero di dovere in
  qualche modo vendere  o  che il Banco di Sicilia potesse privarsi
  di alcune consociate o associate dello stesso Banco di Sicilia.
       Abbiamo più  volte  ripetuto  al  Presidente  della Banca di
  Roma, durante  quel  primo  incontro,  che lo stesso incontro era
  interesse del Governo della Regione, e non soltanto del Governo -
  abbiamo esteso tale  interesse  a tutti i siciliani - affinchè il
  Banco di  Roma  in  qualche  modo  potesse,  insieme  al Governo,
  continuare un  dialogo per aprire nuove ipotesi che riguardassero
  il Banco di  Sicilia,  ma non avrebbero mai dovuto immaginare che
  il Governo della Regione, l'Assemblea - mi ero permesso di dire -
  e gli stessi  siciliani  avrebbero potuto pensare che il Banco di
  Sicilia potesse diventare un numero dentro una possibile holding,
  che  avevamo   in  qualche  modo  percepito,  ma  che  lo  stesso
  presidente della  Banca  di  Roma,  ha  voluto  in quell'incontro
  non  confermare,   anzi   dire   che   quell'ipotesi   non  c'era
  assolutamente.
       Qualche  giorno  fa  il  presidente  della  Banca di Roma ha
  chiesto  di rincontrare il presidente della Regione e l'assessore
  al bilancio.  Abbiamo  subito  acconsentito  al nuovo incontro. E
  ancora una  volta  in  quest'altro  incontro  il presidente della
  Banca di  Roma  ha  fatto  un discorso molto teorico, cominciando
  questa volta a  ipotizzare  la costituzione di una holding al cui
  interno, comunque,  mai  il  Banco  di  Sicilia  avrebbe perso la
  propria identità.
       Siamo  stati  molto precisi, devo dire, anche duri chiedendo
  che intanto volevamo capire cosa significasse costituzione di una
  holding.  Volevamo  capire. E  comunque  che ci facesse pervenire
  prima  di  qualsiasi  iniziativa  un  piano industriale in cui ci
  spiegasse  dettagliatamente  quali  erano le ipotesi di lavoro di
  Banca  di  Roma  e  che comunque avevamo riannunciato che in ogni
  caso, per quel che ci riguardava, holding o non holding, il Banco
  di   Sicilia  e  il  Governo  della  Regione  non  avrebbero  mai
  acconsentito  di  fondersi, di venire accorpati e in qualche modo
  di disperdere  l'azionariato  del  Banco di Sicilia dentro questa
  holding dove il Banco di Sicilia perdesse di significato.
       In  quella  stessa  sera  il  presidente Geronzi ha tenuto a
  sottolineare  che  non  era  interesse  della  Banca di Roma fare
  questo e noi abbiamo ulteriormente  ripetuto che c'era un accordo
  su cui  Banca  di  Roma  aveva  convenuto  quando  aveva rilevato
  l'azionariato  di  Mediocredito  e  che  aveva  sottoscritto  con
  l'allora  Governo  dove  si  impegnava,  non soltanto a mantenere
  istituzionalmente   l'identità   del  Banco  di  Sicilia,  ma  si
  impegnava  ulteriormente a potenziarne quelle che dovevano essere
  le possibilità  di sviluppo, affermando - sempre in quello stesso
  documento che  abbiamo  certamente  acquisito  agli  atti e che è
  sottoscritto dal presidente Geronzi - che l'ipotesi dell'identità
  del  Banco  di  Sicilia  e  dello  sviluppo  erano  preminenti  a
  qualsiasi altra cosa.
       Il  Governo  della  Regione  si  era  comunque  impegnato  a
  ritenere  che l'interesse della Regione siciliana per il Banco di
  Sicilia era collegato  al  fatto  che  tale istituto restasse una
  banca al servizio  dei siciliani e comunque una banca che potesse
  avere  una   sua   importanza  nel  sistema  creditizio  e  nella
  possibilità di continuare lo sviluppo in Sicilia.
       Geronzi  ha  tenuto  a  sottolineare,  nonostante  le nostre
  insistenze, che nella sua ipotesi era ferma la convinzione che il
  Banco di Sicilia dovesse mantenere la propria identità.
       Non è  stato  così.  L'incontro è finito intorno alle 19.00,
  abbiamo appreso subito dopo - senza che il presidente della Banca
  di Roma ce  lo  comunicasse  in  quello stesso incontro - che era
  stato convocato  per  la  settimana  successiva  il  consiglio di
  amministrazione del Banco di Sicilia con all'ordine del giorno la
  nomina dell'advisor  per  una  possibile prospettiva di fusione o
  comunque di accorpamento del Banco di Sicilia nella nuova holding
  che era quella che Geronzi aveva immaginato.
       E'  chiaro  che  tutto  questo  non  può che essere valutato
  negativamente. Infatti,  un  incontro  fatto  alla  presenza  dei
  massimi vertici del Banco di Sicilia - erano presenti non solo il
  presidente della Banca  di Roma, ma anche il presidente del Banco
  di Sicilia  Cassese,  l'amministratore  delegato  e  il direttore
  generale della Banca  di  Roma  - si è concluso senza comunicarci
  che è già stato convocato il Consiglio di amministrazione.
       Il giorno dopo, quando abbiamo saputo della convocazione del
  Consiglio di  amministrazione,  abbiamo  chiesto le ragioni della
  nomina di un  advisor  per la composizione di una holding che non
  c'era    stata    assolutamente    rassegnata   come   intenzione
  nell'incontro che  abbiamo  avuto.  E'  chiaro  che  comunque  si
  profilava l'intenzione del Banco  di  Roma di proseguire e di far
  valere le ragioni  di una maggioranza dentro il Banco di Sicilia,
  piuttosto che le  ragioni  di  un  colloquio  e  di  una  ipotesi
  consensuale di  sviluppo  che riguardasse il Banco di Sicilia.
       Al Presidente Geronzi  - come sapete Banco di Roma ha dentro
  il Banco di  Sicilia  azioni  pari  al 62 per  cento,  la Regione
  siciliana ha il  19,75  per  cento e la Fondazione ha il restante
  17,25 per  cento;  complessivamente  la  Regione  e la Fondazione
  hanno hanno azioni pari al 38 per cento - abbiamo chiesto subito,
  intanto, che fosse  revocata  la  convocazione  del  Consiglio di
  Amministrazione con all'ordine del giorno la nomina dell'advisor,
  perché  questo non  era  stato  chiesto,  nè era stato in qualche
  modo contrattato  con il Governo della Regione, e abbiamo chiesto
  urgentemente al Presidente  del Banco  di Roma che ci fornisse un
  piano industriale  per  capire  esattamente che cosa volesse fare
  Banca di  Roma,  socio  di  maggioranza  del  Banco  di  Sicilia.
  Nonostante le  numerose  richieste  e  nonostante  ci fosse stato
  detto che comunque di  lì a qualche giorno, anzi il giorno dopo e
  poi ancora il  giorno  dopo  ci  avrebbero  fatto  avere il piano
  industriale, il  piano industriale non ce l'hanno fatto mai avere
  se non il  giorno  precedente  la nomina del Consiglio, quando su
  forzata  richiesta   e  su  richiesta  di  revoca  ulteriore  del
  Consiglio, si è  presentato  a  Palermo il Direttore del Banco di
  Roma,  il  dottore  La  Manda,  che  aveva  portato  con  sè  uno
  pseudopiano  industriale. (Lo  chiamo  "pseudopiano  industriale"
  perché, certo non  sono  un tecnico, ma per capire che quello era
  soltanto una brochure  per spiegare che cosa avessero in mente di
  fare non  occorre  la  capacità di un tecnico.)
       L'abbiamo  ricevuto   e   ci  ha  spiegato  quali  erano  le
  intenzioni di  Banca  di  Roma, intenzioni che chiaramente non ci
  hanno convinto,  anzi  dalla brochure che c'è stata presentata si
  evince chiaramente che le intenzioni sono quelle di fondere Banco
  di Sicilia dentro  una  nuova  holding dove ci sta Banca di Roma,
  l'altra banca e il Banco di Sicilia. E dopo la costituzione della
  holding, nella quale  il  Banco di Sicilia, alla fine, verrebbe a
  rappresentare una  percentuale di azioni irrisoria e comunque che
  non possono certamente interessarci, allora avrebbero dopo questo
  rifatto un nuovo  Banco  di Sicilia a cui, diceva il Direttore La
  Menda, avrebbero  riassegnato quella che poteva essere l'identità
  del Banco  di  Sicilia.  Ad  una  nostra  specifica  richiesta se
  avevano intenzione  di  ridare anche il patrimonio, è stato detto
  che questo non lo potevano in qualche modo confermare, ma che era
  chiaro che su  questo si poteva aprire un ragionamento. Non hanno
  voluto neanche  coprirsi,  nel  senso  che l'intenzione chiara di
  Banco di Roma  è  quella  di  accorpare,  fondersi  col  Banco di
  Sicilia per  avere  la possibilità di patrimonializzare e mettere
  dentro un  patrimonio  che  immagino,  credo sia indispensabile a
  Banco di Roma  stesso,  anche  per la motivazioni che ho voluto e
  che ho ascoltato dentro quest'Aula dai colleghi parlamentari.
       E' chiaro che  a  questo punto abbiamo notificato a Banca di
  Roma che  i  quattro  consiglieri  di  amministrazione, onorevole
  Forgione, del Banco di Sicilia, sia quelli nominati dalla Regione
  siciliana, sia quelli nominati dalla Fondazione, avrebbero votato
  contro e comunque  si  sarebbero  opposti ad ipotesi di nomina di
  advisor che,  anche  se  non  vuol  dire approvare un processo di
  fusione,  significa  comunque far partire un procedimento che non
  condividiamo  e  che  non  potevamo  certamente condividere senza
  neanche avere un piano industriale.
       Quindi è chiaro  che  il  Governo ha voluto dire subito no a
  qualsiasi processo di  fusione ed assieme a noi hanno voluto dire
  no anche  l'altro  azionista  di  riferimento che è la Fondazione
  Banco di Sicilia.
       A quel punto,  Banca  di  Roma  ha  voluto  forzare e andare
  avanti e  ha  approvato, in quel Consiglio di amministrazione, la
  nomina di  un  advisor  senza  neanche  avere  la  sensibilità di
  rinviare il Consiglio  che  un  socio, seppur di minoranza, ma un
  socio istituzionale  come  la Regione siciliana, aveva chiesto di
  rinviare per  fare  delle  valutazione più attente e comunque per
  capire esattamente  che  cosa volessero fare, considerato che, in
  mancanza di un  piano  industriale, non  si  capisce  che cosa il
  Consiglio di  amministrazione  doveva  approvare  e  come  poteva
  avviare procedure di  un  piano che non si conosceva.
       Comunque la  loro  scelta è stata quella di andare avanti,la
  nostra quella di votare contro e di cominciare, pertanto, un iter
  difficile. Ci rendiamo conto che è difficile contrastare un socio
  di maggioranza quando  si ha insieme soltanto il 38 per cento, ma
  lo consideriamo  altresì  un iter indispensabile, per quel che ci
  riguarda, a difesa  di  una banca quale il Banco di Sicilia ormai
  l'unica Banca  siciliana rimasta ai siciliani, comunque una banca
  che credo oltre  ad essere un sistema economico è qualcosa di più
  per i siciliani -  me  ne  sono accorto andando in giro in questi
  giorni -, il  Banco  di  Sicilia è radicato credo nella coscienza
  dei siciliani ed  è radicato nel modo di vivere dei siciliani che
  lo sentono  profondamente  come  la  propria  banca,  la sentiamo
  profondamente come la banca nostra, e che credo pertanto che vada
  difesa a qualsiasi costo.
       Ho  chiesto  al  Governatore  della Banca d'Italia di essere
  ricevuto,  per  portare  le  ragioni a difesa di un sistema quale
  quello del Banco  di Sicilia, ma soprattutto di una banca che non
  solo è  radicata  nella coscienza siciliana, ma che noi riteniamo
  ancora possa e  debba  essere utile per continuare un processo di
  sviluppo che  certamente  abbiamo  avviato.
       Il colloquio con il Governatore della Banca d'Italia è stato
  cordiale, ha  tentato  di  spiegarmi  le  ragioni  di  un sistema
  economico e  finanziario  qual'è  quello italiano e globalizzato;
  ha tentato di spiegare come sia difficile mantenere l'identità di
  una banca  regionalizzata.  Ho  risposto  con  una forte presa di
  posizione,  dicendo  testualmente  che  non  avremmo comunque mai
  immaginato che,  essendo  venuta  Banca  di  Roma  in Sicilia per
  salvare il  Banco  di  Sicilia, si stessero ponendo le condizioni
  invece che doveva  essere  il  sacrificio  del Banco di Sicilia a
  salvare Banca di  Roma,  a voler significare con estrema lealtà e
  crudezza che per  quello  che ci riguardava non avremmo mai fatto
  passare l'ipotesi  del  sacrificio del Banco di Sicilia, anche se
  questo serviva alla  Banca  di  Roma,  nè  ciò  poteva essere dai
  siciliani condiviso.
       A questo  punto  il Governatore ha tenuto a sottolineare che
  comunque la Banca  d'Italia  ha  un  compito  di  vigilanza e che
  avrebbe  in   qualche   modo   vigilato,  avrebbe  monitorato  la
  situazione. Ma che  anche  a  lui mancavano le possibilità di una
  valutazione, in quanto  anche la Banca d'Italia non era ancora in
  possesso di  un  piano  industriale, nel  senso che neanche Banca
  d'Italia sapeva  che  cosa  si  stava prospettando perché avevano
  anche  loro  chiesto  il  piano  industriale  e  non  lo  avevano
  ricevuto. Ho fatto osservare  pure questa anomalia al Governatore
  dicendo che il  nostro  voto  contrario era dovuto anche al fatto
  che neppure  noi,  socio seppur di minoranza, avevamo ricevuto un
  piano industriale  talché  non  eravamo  in condizioni di fare le
  valutazioni.
       Questo è  stato  il  colloquio con il Governatore. E' chiaro
  che abbiamo  esposto  tutte  le  ragioni  a  difesa  del  sistema
  creditizio siciliano, di  una  banca  che  sentiamo profondamente
  siciliana, il  Banco  di  Sicilia, anche  se come siciliani siamo
  soltanto socio  di  minoranza.
       E mi  sono  infine  appellato al Governatore ricordandogli i
  suoi forti  interessi  meridionalisti, nel senso che - come tutti
  voi sapete -  il  Governatore  della  Banca  d'Italia è uno a cui
  stanno molto  a  cuore  le  situazioni  del  Meridione d'Italia e
  soprattutto del  Banco  di  Sicilia.
       A  questo   punto   non  potevamo,  devo  dire  con  estrema
  franchezza che,  già  prima  di  incontrare  il Governatore della
  Banca d'Italia,  subito  dopo  la  convocazione da parte di Banca
  Roma del Consiglio di amministrazione, ho ritenuto opportuno, per
  un argomento di  straordinaria importanza qual è il tema che oggi
  stiamo trattando,  non  lasciare  la  responsabilità delle scelte
  soltanto al  Governo della Regione, ma affidare questo tema anche
  al Parlamento  della  Regione  siciliana.  Pertanto,  ho  chiesto
  subito al  Presidente  dell'Assemblea di convocare una seduta con
  all'ordine del  giorno il problema Banco di Sicilia, affinché  il
  Parlamento, i  parlamentari, i gruppi politici presenti in questa
  Assemblea possano  dare un contributo utile e affinchè il Governo
  possa continuare  nelle iniziative rafforzato da un voto d'Aula e
  da una scelta, spero condivisa, dell'intero Parlamento.
       Ci   siamo,   comunque,   attrezzati   intanto   a  nominare
  professionisti  che abbiano, a partire da oggi, la possibilità di
  contestare a  Banca  di  Roma  gli  atti  che  hanno  intrapreso,
  compreso il  voto del Consiglio di amministrazione che s'è tenuto
  qualche giorno fa,  perché  credo che ci siano le possibilità, ma
  questo lo  valuteranno  i  giuristi  e  gli  avvocati che abbiamo
  scelto, di  impugnare  la  delibera di questo Consiglio per tutta
  una  serie  di  fatti  che  gli  avvocati  vorranno,  certamente,
  prendere in considerazione.
       Chiederemo,   certamente,  agli  avvocati  di  diffidare  il
  Consiglio,  il  Presidente  del  Consiglio di amministrazione del
  Banco  di  Sicilia, a potersi riunire ulteriormente giorno 29 per
  prendere  altri  provvedimenti, perché  noi riteniamo che in quel
  Consiglio  ci  siano presenze incompatibili con un voto che possa
  essere dato liberamente da quel Consiglio di amministrazione.
       Per essere chiaro, ci  sono  dipendenti di Banca di Roma che
  sono presenti in  Consiglio  di  amministrazione, e noi riteniamo
  che queste presenze  siano  incompatibili  con  il  voto  che può
  essere dato dentro  il  Consiglio di amministrazione del Banco di
  Sicilia.  Ma questo  lo  stiamo  verificando  anche  con i nostri
  avvocati.
       Nel  frattempo,  signor  Presidente,  abbiamo  incontrato  i
  sindacati, perché  credo  sia importante che questa sfida, questa
  battaglia a favore del  Banco  di  Sicilia  che  il Governo della
  Regione  ha  scelto  di  intraprendere,  oltre  che  dall'apporto
  importante del Parlamento  regionale,  e spero in un voto unanime
  su un unico ordine  del  giorno,  debba  essere  in  qualche modo
  supportato da una scelta condivisa dalle organizzazioni sindacali
  presenti all'interno del Banco di Sicilia.
       Il  Governo  ha  incontrato  le organizzazioni sindacali. Ha
  condiviso insieme  a loro un iter, un iter concordato che serve a
  rafforzare  le posizioni di tutti a difesa, certamente, del Banco
  di Sicilia.
       Onorevole Presidente,  ho  raccolto  dai  banchi del Governo
  alcuni ordini del  giorno presentati.  Credo di poter dire, se ho
  letto bene, che  ve ne sono almeno due presentati dai Capigruppo,
  o da alcuni  o da tutti i Capigruppo, della minoranza ed un altro
  da numerosi  parlamentari tra cui, certamente, tutti i Capigruppo
  della  maggioranza.  Due  ordini  del  giorno,  ritengo,  se  non
  uguali, certamente   molto  simili,  che riassumono le condizioni
  del Banco di Sicilia  e  l'iter che il Banco di Sicilia in questi
  anni ha vissuto,  e  che  credo  possano essere riunificati in un
  unico documento  che  possa essere votato all'unanimità da questo
  Parlamento a dimostrazione  di  quanto  esso  abbia  a cuore, non
  soltanto le sorti del  Banco  di  Sicilia,  ma  di  quanto questo
  Parlamento possa, in  un  tema  così difficile ma così importante
  per la Sicilia, trovarsi unitario su una tale scelta.
       Questo, credo, sia stato anche il motivo comune di parecchi,
  se non di tutti  gli interventi che ho ascoltato nel dibattito. E
  credo questo,  signor  Presidente  dell'Assemblea, sia l'auspicio
  del Governo in  questa  circostanza:  avere  la possibilità di un
  voto unanime su  un unico documento che rafforzi sia l'iniziativa
  del Governo, sia  l'iniziativa  che  il  Governo  vorrà prendere,
  d'accordo con il  Parlamento, che vorrà informare puntualmente su
  tutto  l'iter,   così   come   uno   degli   interventi,   quello
  dell'onorevole D'Antoni,  ha  voluto  rassegnare,  e  di  seguire
  durante  questo  iter   anche   quelli  che  sono  gli  sviluppi,
  concordandoli  anche  con  la   parte   sindacale,   che  ritengo
  importante, perchè in questa  battaglia,  che  è difficile, avere
  certamente  un  voto unanime  del  Parlamento,  avere  certamente
  un'idea ed un progetto comune del Governo e poterlo sposare anche
  con gli interessi dei lavoratori,  ritengo  che  possa  essere la
  miscela giusta perchè questa  battaglia  difficile  possa  essere
  portata sino in fondo e sino alla fine.
       Ho  il  dovere  di  rassegnare,  onorevole  Presidente  -  e
  concludo - che, per quel che  mi riguarda, non intendo mettere la
  mia firma su un sacrificio o su un certificato di morte del Banco
  di  Sicilia. Per quel che  mi  riguarda,  porterò  questa  sfida,
  questa battaglia sino alla fine,  perchè  mi  rendo  conto che ci
  sono le possibilità perchè queste  ragioni, alla fine, possano in
  qualche  modo valere.
       Sono  convinto  che,  se  insieme  porteremo  avanti  questo
  obiettivo, alla fine noi potremo  chiedere  - così come più volte
  chiesto da più parlamentari -  o  che  la nostra identità rimanga
  immutata in una condizione come quella attuale o che alla fine si
  possa  chiedere a Banca di  Roma,  se  non  condivide  le  nostre
  ragioni, di fare un passo indietro  e  di avere la possibilità di
  ricercare  un  nuovo partner che  abbia  voglia  ed  interesse  a
  rimanere in Sicilia ed a  programmare,  assieme  al Governo della
  Regione, alla Fondazione, una possibilità di sviluppo concreto di
  un Istituto che abbia a  cuore  la  possibilità  di  rimanere  in
  Sicilia, tenendo qui la testa  ed  il  ragionamento  del Banco di
  Sicilia.
       Le  mozioni presentate mi sembrano assolutamente in sintonia
  con le cose che ho ascoltato  in  questo dibattito, che ho voluto
  ricordare,  signor  Presidente,   e  chiedo  che  possano  essere
  accorpate, se i Capigruppo della maggioranza e della minoranza lo
  riterranno  opportuno  e chiedo  un  voto  unanime  che  rafforzi
  l'iniziativa  di  Governo con  l'impegno  che  il  Governo  verrà
  puntualmente a riferire in Aula se ci dovessero essere condizioni
  tali per cui questo Parlamento  debba  tornare  a  ragionare  e a
  decidere sul Banco di Sicilia.

     PRESIDENTE.  Comunico che,  come  l'onorevole Presidente della
  Regione ha anticipato, è  stato  presentato  l'ordine  del giorno
  numero 9 "Impegno del Governo della Regione a tutela del Banco di
  Sicilia", a firma  degli  onorevoli  Segreto, Amendolia, Cintola,
  Croce,  Fleres, Leontini,  Leanza  Vincenzo,  Formica,  Pistorio,
  Acierno, Lo Curto,  D'antoni,  di  identico contenuto dell'ordine
  del giorno numero 8 a  firma  di  deputati  della  maggioranza, a
  conferma della positività dell'azione  di  lobbing  che  è  stata
  compiuta  da  chi  ha   voluto   spingere   in  questa  direzione
  positivamente. Ne dò lettura:

                    <L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

     - con  legge  regionale  19 giugno 1991 n. 39 la Regione Siciliana,
     nel  perseguimento  degli  obiettivi  di  sviluppo  economico della
     comunità regionale, che per statuto le competono, è intervenuta nel
     processo di ricapitalizzazione  della  ex Sicilcassa e del Banco di
     Sicilia, apportandovi risorse finanziarie per Lit. 1.100 miliardi e
     acquisendo in cambio quote di partecipazione;

     -  l'intervento  normativo regionale era espressamente mirato, come
     enunciato  nella titolazione del provvedimento di legge ("norme per
     la  ricapitalizzazione  dei  due  maggiori  enti pubblici creditizi
     aventi  la  sede  centrale in Sicilia..."), alla ricapitalizzazione
     dei due maggiori enti pubblici creditizi regionali;

     -  l'intervento  di ricapitalizzazione - e la stessa partecipazione
     regionale  nel   capitale  delle  due  aziende  di  credito  -  era
     finalizzato  nell'ottica  non di una mera operazione finanziaria di
     investimento  di natura privatistica, quanto piuttosto a sostegno e
     allo sviluppo di due aziende di credito radicate - per tradizione e
     vocazione  -  nel  territorio  e nell'economia siciliana, delle cui
     esigenze si  sono  sempre  fatte,  tempo  per  tempo,  interpreti e
     promotrici;

     -  pertanto,  la  partecipazione  azionaria  della  Regione  -  per
     definizione   ente  esponenziale  degli  interessi  della  comunità
     regionale - assolve in maniera forte ad un ruolo sociale esercitato
     all'interno  del  principale  strumento  di  supporto  economico  e
     finanziario, presente sul territorio regionale;

     - la Banca di Roma, gruppo che detiene il 62,8% Azioni del Banco di
     Sicilia e,  attraverso  il Banco il 76,26% delle azioni dell'IRFIS,
     impegnato  ormai  da qualche anno in una complessa ristrutturazione
     aziendale, ha  reso  note  le linee del nuovo piano industriale che
     riguardano il Gruppo ma che interessano direttamente anche il Banco
     di Sicilia;

     - la Banca  di  Roma  ha  necessità di chiudere in positivo il suo,
     forse, ultimo  autonomo  bilancio,  per  poi  prepararsi nel 2002 a
     probabili ulteriori processi integrativi;

     -   tale   operazione,   contrabbandata   come   finalizzata   alla
     razionalizzazione e all'aumento dell'efficienza del Gruppo, provoca
     nei  fatti l'eliminazione  del  potere  contrattuale  dei  soci  di
     minoranza   Fondazione    e   Regione   e   determina   invece   la
     ripatrimonializzazione della Banca di Roma, allo scopo di tamponare
     provvisoriamente la sua profonda crisi;

     il citato  progetto industriale riduce il Banco ad una mera rete di
     sportelli facenti capo ad una costituenda società denominata "Nuovo
     Banco di Sicilia" e determina l'acquisizione, attraverso operazioni
     di con  cambio  azionario,  delle  azioni  del  Bds  detenute dalla
     regione e  dalla  Fondazione,  pari  al  37,16%,  in  cambio di una
     partecipazione residuale nella Holding Banca di Roma;

     - il progetto  Banca di Roma persegue, in danno al Banco e dei suoi
     azionisti, l'incorporazione degli assets principali del Banco primi
     fra tutti  il  patrimonio  e  le  attività  finanziarie,  oltre che
     l'incameramento delle cospicue plusvalenze dell'attivo del Banco di
     Sicilia, quali a solo titolo esemplificativo:

     a) gli oltre 500 mld del patrimonio dell'IRFIS (di cui 175 mld sono
     titoli di Stato);

     b) 300  mld di plusvalenze emergenti dalle partecipazioni del Banco
     già oggetto di maldestro tentativo d'esproprio;

     c)    le    cospicui   plusvalenze   rinvenimenti   dall'operazione
     d'acquisizione dei crediti della Sicilcassa che hanno dato luogo al
     contributo pubblico della Legge Sindona;

     - per  sfruttare in pieno gli sgravi fiscali previsti dalla vigente
     normativa   in   materia,   Banca   di  Roma  tenterà  di  chiudere
     l'operazione d'incorporazione entro il 31/12/ di quest'anno;

     -  è  pertanto  necessario avere un'esatta ed oggettiva valutazione
     del valore  della  quota  partecipativa  della Regione nel Banco di
     Sicilia  (cosa che allo stato dell'arte assolutamente partecipativa
     della Regione  nel  Banco di Sicilia (cosa che allo stato dell'arte
     assolutamente  manca) evidenziando, al contempo, che se ciò dovesse
     essere  fatto  in  maniera  unilaterale, si potrebbe determinare in
     capo  all'azionista  Regione  sun  significativo danno patrimoniale
     determinato da  un non esatto valore di concamnio tra azioni holdin
     Banca di Roma e azioni Regione/Bds;

     - il CdA  del  Banco  è  stato  convocato  il 9 novembre scorso con
     all'ordine del  giorno  la  nomina  di un advisor propedeutica alla
     costituzione della  Holding Banca di Roma e nonostante la richiesta
     di rinvio  avanzata  dal  Presidente  della Regione, ha nominato la
     società   Rotschild  quale  advisor  incaricato  di  effettuare  la
     valutazione del  Banco  di  Sicilia  e di riferire nel prossimo CdA
     fissato per il 29 novembre p.v.;

     - l'advisor nominato  dall'azionista  di maggioranza non risponde a
     criteri d'assoluta  imparzialità  ed  oggettività essendo lo stesso
     partecipato dalla banca d'affari ABN AMRO (azionista di riferimento
     della Banca di Roma);

     - le  quotazioni  d borsa del titolo Banca di Roma capitalizzano un
     valore intorno al 50% del suo patrimonio contabile;

     - da  oltre  10  anni  Banca d'Italia non sottopone ad ispezione la
     Capogruppo, a differenza invece del Banco di Sicilia, dove l'ultima
     visita  ispettiva,  effettuata  qualche  giorno  addietro  su input
     dell'autorità di vigilanza, ha certificato il buono stato di salute
     dell'Azienda;

     - i dubbi sulla consistenza dell'attivo della Banca di Roma nascono
     dalla relazione  della  società  di  revisione per il bilancio 2000
     dove si  eccepisce  come le partite con l'estero, già dal 1998, non
     abbiano trovato adeguata sistemazione contabile;

     - il  Banco  di  Sicilia  ha  presentato  al  31.12.2000,  un saldo
     interbancario positivo  di  Lit.  660  miliardi, mentre la Banca di
     Roma, in  pari  data, ha presentato un saldo interbancario negativo
     di Lit. 41.072 miliardi;

     - la BdR adotta una percentuale di rettifica delle sofferenze che è
     tra le più basse del  sistema  e che al contempo la BdR presenta un
     rapporto sofferenze  nette/impieghi  cliente, pari all'8,6% (la più
     alta in assoluto tra  le  banche  a  carattere  azionale:  la Banca
     Intesa  2,4% - Comit 2,1  -  San  Paolo  Imi  1,0%  -  BNL  3,6%  -
     Unicredito 0,1%);

     -   il   banco   di   Sicilia   presenta   un  rapporto  sofferenze
     nette/impieghi clienti  pari  al  2,5%  (in  linea  con  lee grandi
     banche);

     - le tre note operazioni di cartolarizzazione per complessivi 8.000
     miliardi  fatte  dalla Capogruppo, sono state realizzate acquisendo
     dalla  stessa  Banca   di   Roma  le  obbligazioni  ed  i  prestiti
     subordinati necessari alla società veicolo per acquisire i crediti.
     pertanto il rischio delle sofferenze bancarie risiede ancora su Bdr
     e si somma  a  12.000  miliardi  d'altre  sofferenze dichiarata nel
     bilancio 2000;

     - ciò rende indispensabile ed urgente un'approfondita due-diligence
     per la corretta determinazione del valore di concambio delle azioni
     del Bds  con  azioni  Holding  Banca  di  Roma,  al fine di evitare
     eventuali  interventi  postumi  della magistratura. A tale finalità
     non  sembra  assolutamente  rispondente  la nomina di advisor della
     Regione di  Melior  Banca,  in  quanto  la  stessa  ha recentemente
     curato, per  conto  di  Banca di Roma, la determinazione del valore
     della partecipazioni  id  proprietà  del  banco  di Sicilia, la cui
     stima è stata oggetto di non poche polemiche;

     CONSIDERATO CHE: la fusione per incorporazione del banco di Sicilia
                 in Banca di Roma assesterebbe un colpo mortale non solo
                 al  Banco  ma  all'intera  economia  siciliana, farebbe
                 perdere  uno  dei  più  antichi  e  prestigiosi  marchi
                 bancari  dell'intero  nostro  Paese  e  venir  meno  la
                 direzione  strategica  ed  il  know-how  aziendale  che
                 sarebbero  spostati  altrove  o  dispersi. Si creerebbe
                 pregiudizio per migliaia  di  posti  di  lavoro ad alta
                 qualificazione  nonchè,  per  i  livelli  occupazionali
                 dell'indotto.   Verrebbe   altresì   meno  l'importante
                 funzione  di   presidio  ed  il  supporto  territoriale
                 rappresentato nella realtà siciliana dalla presenza nel
                 65% dei comuni,  dall'attività di servizio a favore del
                 92% della popolazione  nonchè,  da una quota di mercato
                 superiore al 30%.

     -  il   piano  industriale  2000-2002  del  Banco  di  Sicilia  già
     individuava  le  linee  di  trasformazione dell'Istituto orientando
     l'attività   commerciale   principalmente   alla  raccolta  gestita
     prevedendo aggregazioni  funzionali  e ridisegnando processi già in
     buona  parte avvenuti.  Basti  pensare  alla  forte  riduzione  del
     numero  delle Filiali  Capozona  ed  alla  chiusura  delle  Filiali
     estere.  Tuttavia quello  stesso  piano  mirava  "a salvaguardare e
     valorizzare i connotati  e  ele  valenze  territoriali  del  Banco,
     conservando e rafforzandone  il  radicamento  regionale  e  le  sue
     proiezioni extraregionali2  e,  per  quanto  riguarda il personale,
     prevedeva si la riduzione  nel  triennio  dal8.403 del 2000 a 7.663
     nel 2002, ma  attraverso  esodi  fisiologici,  esodi  incentivati e
     processi di mobilità verso  al  Banca  di  Roma  compensati con 250
     nuove assunzioni, solo parzialmente realizzate.

     RITENUTO CHE:

     - il  nuovo  piano industriale esaspera e risolve in modo del tutto
     negativo il quadro contraddittorio  in cui si è trovato il Banco di
     Sicilia in questi anni,  essendo  una  Banca di dimensioni medie su
     cui non sono state  rese  disponibili  le risorse necessarie per un
     salto  di   qualità   dimensionale,   che   poteva   essere   fatto
     accompagnandosi ad  un  primario  partner  finanziario  italiano od
     estero.  A tal  fine  sarebbe  stato  possibile  sfruttare anche la
     posizione  geografica   ottimale,  assegnando  al  Banco  un  ruolo
     centrale d'interfaccia  finanziaria  a  supporto  di  un'area  come
     quella del bacino del Mediterraneo, in fase di profondo cambiamento
     e sviluppo;

     - il  Banco  di  Sicilia  ha  tuttavia fatto registrare nel 2000 un
     utile netto di  128  mld, un risultato lordo di gestione di 385 mld
     con un  incremento  dell'89,3% ed una crescita del patrimonio netto
     dell'8,7%;

     - nel  1   semestre  del  2001 il trend positivo si è ulteriormente
     rafforzato determinando una certificazione d'utili di 126 mld;

     -  Il  Banco di  Sicilia  ha  infatti  dimostrato  forti  segni  di
     vitalità, basti pensare,  restando  al  rapporto  con  la  Regione,
     all'acquisizione a gara aperta del servizio di tesoreria o al ruolo
     di "arranger" (con  la  Merril  Lynch)  del  programma  d'emissioni
     obbligatorie  GMTN,   formulato  dalla  Regione  e  premiato  dalla
     prestigiosa rivista  IFR  quale  migliore  programma  GMT dell'anno
     2000;

     - possiede un potenziale  di tutto rilievo che può essere speso per
     lo sviluppo degli  investimenti,  il  sostegno  delle imprese e dei
     sistemi locali;

     - un  momento  decisivo  per  la  crescita  del Banco poteva essere
     rappresentato  dalla  quotazione  in  borsa,  pure ipotizzata nella
     valutazione degli advisor, che ha preceduto la cessione delle quote
     di maggioranza del  Tesoro  alla  Banca  di  Roma e per la quale la
     Regione  del  DPEF  2001-2003  aveva  dichiarato la disponibilità a
     dedicare la propria quota societaria.

     RITENUTO inoltre che:

     - risulta estremamente preoccupante la situazione dell'IRFIS, ormai
     da molti mesi confusa e priva di chiare indicazioni sul futuro;

     - la  Banca  di  Roma aveva presentato un piano di ristrutturazione
     aziendale che prevedeva la trasformazione dell'IRFIS in una Agenzia
     di sviluppo  il  cui Core business avrebbe dovuto essere costituito
     dalla gestione dei fondi regionali;

     - l'IRFIS  tuttavia  assolve  ad  un  ruolo importante ma marginale
     nella cornice complessiva degli strumenti di sostegno allo sviluppo
     economico estremamente parcellizzato sia come dimensionamento dello
     stesso che come presenza territoriale;

     - in  Sicilia, mentre gli sportelli bancari sono aumentati dal 1608
     del 1997  ai  1675  del  giugno  29001,  gli  istituti  di  credito
     regionale sono  diminuiti  a 47 unità di cui 34 sono piccole Banche
     di Credito popolare;

     - dei 13  istituti  regionali solo 1 (Banca popolare di Ragusa e la
     collegata popolare di Augusta), mantengono autonomie decisionali in
     Sicilia,. I restanti 34, pur avendo sede legale nell'Isola, sono di
     proprietà  di  Istituti  del  nord  (Banca  Sella,  Popolare  Lodi,
     Antonveneta...);

     -  nello  stesso  periodo,  per  evitare  posizioni  dominanti, gli
     sportelli del Banco di Sicilia sono scesi da 525 a 469;

     - a  fine  anno  2000  i  depositi bancari in Sicilia ammontavano a
     49.808  miliardi, la raccolta bancaria ammontava a 70.780 miliardi,
     mentre i  titoli  in  deposito  e le gestioni patrimoniali bancarie
     ammontavano a 33.221  miliardi,  gli  impieghi ammontavano a 59.631
     miliardi, il rapporto  sofferenze/prestiti  era  del  23%  in netto
     miglioramento rispetto  all'anno precedente anche in conseguenza di
     consistenti operazioni di cartolarizzazione;

     -   la   struttura  dei  tassi,  mentre  indicava  una  sostanziale
     omogeneità   per   quanto  riguarda  i  tassi  passivi  con  quella
     nazionale,  segnalava  ancora un notevole differenziale per i tassi
     attivi, un 1,2% in più, anche se in discesa sull'anno precedente;

     - anche se  i  conti  economici  delle  banche registrano risultati
     soddisfacenti, crescendo il  margine  di  interesse  il  margine di
     intermediazione e gli  utili netti di esercizio, va evidenziato che
     il totale degli  impieghi  in  Sicilia rappresenta soltanto il 3,4%
     degli  impieghi  bancari   nel   Paese,  a  conferma  della  scarsa
     propensione ad  investire  che  caratterizza il sistema Sicilia;

     - il  sistema  economico regionale è ancora troppo dipendente dalle
     condizioni  del  sistema  creditizio.  Il  rapporto banca/impresa è
     stato  fino   ad   oggi  di  tipo  tradizionale,  dal  momento  che
     soddisfacimento  delle  occorrenze  finanziarie  delle  imprese  si
     provvede tramite il credito ordinario o agevolato, mentre non hanno
     ancora un  sufficiente  grado di sviluppo il ricorso al mercato dei
     capitali ed alla finanza alternativa;

     - l'attivazione di  nuovi  canali  finanziari  sia  con riferimento
     al sistema delle  imprese  che  con  riferimento  agli investimenti
     degli enti  pubblici,  deve  rappresentare  la  frontiera  avanzata
     dell'intervento pubblico  regionale,  anche  attraverso lo sviluppo
     dei fondi chiusi  per  la capitalizzazione delle imprese, favorendo
     l'ingresso di nuovi  operatori privati anche <attraverso gli schemi
     operativi della marchant bank;

     - le partecipazioni  regionali nel sistema creditizio devono essere
     utilizzate nel quadro  di una strategia rivolta alla crescita degli
     investimenti e  alla  diverisificazione  delle  fonti  di strategia
     rivolta alla  crescita  degli  investimenti e alla diversificazione
     delle fonti di  approvvigionamento dei sistemi locali, sia pubblici
     che privati;

     -  la partecipazione  della  Regione  nella  proprietà  del  Bds  è
     fortemente  finalizzata   all'esercizio   di   un   ruolo   sociale
     all'interno  del  principale  strumento  di  supporto  economico  e
     finanziario presente sul territorio regionale;

     - con  l'attuazione  della  fusione  per incorporazione, verrebbero
     definitivamente meno le  finalità  (creazione  di  un polo bancario
     siciliano) che portarono  la  Regione  siciliana  ad  accettare  la
     scomparsa dell'ex Sicilcassa  e  la sua incorporazione nel Banco di
     Sicilia, dopo aver investito nei due istituti oltre 1.100 miliardi,
     così come anche gli  obiettivi  di erogazione di 3.400 mld di legge
     Sindona;

     - ogni operazione  di  acquisizione e dismissione di partecipazioni
     azionarie, da parte  della  Regione,  nel  settore  creditizio deve
     esser autorizzata dall'A.R.S.;

     - occorre richiamare  il  rispetto  delle clausole sottoscritte col
     contratto  di  vendita  del  gruppo  Mediocredito  Centrale  e  che
     espressamente prevedono l'impegno della parte acquirente ad attuare
     il piano industriale  secondo  le linee guida presentate dal Tesoro
     in sede di offerte  definitive  e  a non apportarvi variazione, con
     particolare riferimento  alla  partecipazione  di controllo del Bds
     che non siano  stata  preventivamente  concordate  col  Tesoro;  fa
     valorizzare i connotati  e  le valenze regionali dell'azienda Banco
     di Sicilia,, tra  l'altro  conservandone il marchio e mantenendo la
     sede legale a Palermo", fa  non  cedere a terzi in tutto o in parte
     l'azienda del  Mediocredito  Centrale, incluse le partecipazioni di
     maggior rilievo, senza il gradimento del Tesoro;

     - che l'operazione  di  incorporazione  del  Bds  produrrebbe in un
     momento  di   turbolenze   congiunturali   dei  mercati  finanziari
     determinata dall'avvio dell'euro, la perdita di un seggio al F.M.I.

     nel Paese, a

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

     - a perseguire  gli  obiettivi  strategici  nel  settore creditizio
     individuati nel D.P.E.F. Regionale 2001/2003;

     - ad intervenire  urgentemente sul Ministro del Tesoro per impedire
     che  lo  stesso, a  norma  di  quanto  previsto  ai  paragrafi  7.2
     dell'art.  7 del  contratto  di  vendita  del  Gruppo  Mediocredito
     centrale  alla Banca  di  Roma,  conceda  preventivo  e  necessario
     assenso a stravolgimenti  di piano industriale difformi dalle linee
     guida a suo tempo presentate  al  Tesoro da Banca di roma in sede i
     offerta definitiva;

     - a non  approvare  piani  industriali  che  prevedano  ricadute in
     termini occupazionali, di mobilità e di ridimensionamento operativo
     e patrimoniale del  Banco  rispetto alla sua attuale configurazione
     regionale ed extraregionale;

     - a non accettare offerte di con cambio di partecipazione azionaria
     tra quota Regione/Bds e quota Regione/IRFIS e tra quota Regione/Bds
     e quota Holding/Banca di Roma;

     - a coinvolgere la Fondazione Banco di Sicilia in una azione comune
     di  ottimizzazione   delle   rispettive   quote  di  partecipazione
     azionaria, finalizzate a  mantenere  e  rafforzare  il  ruolo  e le
     attività del banco  di Sicilia oltre che preservarne il radicamento
     e l'identità insulare ed extrainsulare;

     - a verificare  (assistiti da advisor), anche sinergicamente con la
     Fondazione,  se  esistano  "interessi  di  mercato"  indirizzati  a
     creare,  attraverso   l'acquisizione  dle  pacchetto  azionario  di
     controllo del Bds da  parte  di soci forti italiani o stranieri, un
     polo bancari euromediterraneo  in  cui  il Banco abbia una funzione
     baricentrica di  assistenza  finanziaria ed economica allo sviluppo
     di un'area a forte potenzialità di crescita;

     - ad esercitare in  tutte  le  sedi,  legai e non, qualsiasi azione
     legittima di contrasto  al  tentativo  di depauperamento del valore
     del Banco, portato  avanti  dalla  Capogruppo,  non  escludendo  il
     ricorso all'esercizio  del recesso unilaterale dalla partecipazione
     azionaria (determinata  dal  venir  meno "dell'affectio societatis"
     causata dalla dilatazione  dell'oggetto  sociale  da SpA in Holding
     SpA),  previa  adozione  -  presso  le  competenti  autorità  -  di
     iniziative atte a sospendere ogni pregiudizievole determinazione;

     - a provvedere a  tal  fine a nominare oltre che un proprio advisor
     di  parte (adempimento  cui  è  già  stato  dato  corso)  realmente
     indipendente rispetto  agli  interessi  della  Capogruppo, anche un
     primario studio di consulenza-finanziaria che assista la Regione in
     questa difficile controversia;

     -  a  rappresentare  al  Ministro  del  Tesoro  che,  nel  caso  di
     incorporazione del  Banco  di  Sicilia, l'Italia perderebbe proprio
     nella difficile fase  di  avvio  dell'euro,  una  rappresentanza al
     Fondo Monetario Internazionale dove il Banco è presente.>

                                       SEGRETO-AMENDOLIA-CINTOLA
                                       CROCE-FLERES-LEONTINI-
                                       FORMICA-LEANZA V.ZO-LO CURTO
                                       PISTORIO-ACIERNO-D'ANTONI

       Allora volevo chiedere  ai  presentatori  delle  mozioni  di
  ritirarle,  per consentire  un  voto,  a  questo  punto,  ritengo
  unanime o comunque  ampiamente  convergente,  sui  due ordini del
  giorno.
       Onorevoli colleghi, l'Assemblea prende atto del ritiro delle
  mozioni numero 66, 67 e 70.
       Pongo in discussione congiunta  gli ordini del giorno numero
  8 e numero 9, pregando  i  deputati  che volessero intervenire di
  contenere al massimo i  loro  interventi,  essendosi  già  svolto
  abbondantemente il dibattito sulle  mozioni  ed  essendo  i  temi
  sempre gli stessi.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io concordo
  perfettamente con la procedura  da  lei suggerita all'Aula, visto
  che  c'è  una convergenza  sull'ordine  del  giorno  che  avevamo
  presentato,  e   presentato   anche  da  altri  parlamentari.  Mi
  permetta, fra  l'altro,  di  cogliere  quest'occasione  per poter
  formulare un  giudizio  sulle  dichiarazioni  rese dal Presidente
  della  Regione, che  sta  seguendo  in  modo  particolare  questa
  vicenda e che ha  finalmente  messo in chiaro alcuni equivoci che
  erano sorti nel  corso  del  dibattito,  soprattutto equivoci che
  sono in gran  parte  contenuti  nella  premessa  dell'ordine  del
  giorno presentato dal Polo.
       C'è un punto, però, che va chiarito, signor Presidente della
  Regione, ed è quanto più volte  è  stato  qui  sollevato da parte
  dell'onorevole Capodicasa, e cioè  quello  di  sapere  quale deve
  essere  il ruolo del Governo  nazionale, ed  in  particolare  del
  Ministro  del  Tesoro, il  quale  deve  concedere  un  preventivo
  assenso, senza il quale la  procedura  diventa monca e può essere
  bloccata.
       Ora, io capisco  perfettamente,  il Presidente della Regione
  ci ha comunicato che  si  è incontrato con il Presidente di Banca
  di Roma, con il  direttore. Tuttavia io penso, però, che un passo
  ufficiale a breve  deve  essere  fatto nei confronti del Ministro
  del  Tesoro,  perché,  ove  quest'ultimo  conceda  l'assenso,  la
  procedura  diventa   accelerata   e   noi   rischiamo,  onorevole
  Presidente della Regione,  di dare credito a delle voci riportate
  oggi dalla stampa,  alle  quali  io non voglio dare assolutamente
  credito, secondo cui  il Banco di Sicilia sarebbe utilizzato come
  una pedina per dare la scalata a Mediobanca, e in questo verrebbe
  coinvolto direttamente  il  Presidente  del  Consiglio attraverso
  Mediolanum.  Siccome  sono  osservazioni  che  vengono pubblicate
  dalla stampa, che  io penso debbano essere smentite, è necessario
  che si faccia un  passo  ufficiale nei confronti del Ministro del
  Tesoro e del Presidente del Consiglio.
       Io convengo con una parte  delle  cose dette qui dal collega
  Acierno. Abbiamo bisogno, in una materia così delicata, in cui lo
  strumento fondamentale per lo  sviluppo oggi viene così attaccato
  e messo in discussione, che  il  Presidente del Consiglio esprima
  un proprio punto di vista  e un proprio orientamento, soprattutto
  per  sgombrare  il  campo dalle  dicerie  e  dalle  voci  che  lo
  vedrebbero interessato, in  alleanza  con Agnelli, all'assalto di
  Mediobanca. Per cui è giusto  che  il  Presidente  della  Regione
  informi l'Aula sui passaggi  successivi,  ma in modo particolare,
  essendo noi un Parlamento che deve confrontarsi in sede politica,
  io  penso  che  bisogna  attivare   subito  un  incontro  tra  il
  Presidente della Regione, il Ministro  del Tesoro e il Presidente
  del Consiglio Silvio Berlusconi  e chiedere in quell'incontro, in
  modo netto, che il Ministro  del  Tesoro  non  conceda il proprio
  assenso e che il Governo  nazionale  si  rifiuti  di concedere il
  proprio assenso.  Questo sgombrerebbe il  campo  da ogni dubbio e
  da ogni equivoco e anche  da  ogni  interpretazione  malevola che
  oggi viene riportata dalla stampa.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, per quanto
  riguarda   la  mia   parte   politica   avevamo   auspicato   già
  nell'intervento  e   nell'esposizione  della  nostra  mozione  la
  disponibilità a giungere ad  una  conclusione  unitaria. Io credo
  che  i  due   ordini   del  giorno,  identici,  sottoscritti  dal
  centrosinistra più  Rifondazione  comunista  e  dalle forze della
  maggioranza, consentono di giungere a questa conclusione.
       Noi  lo  facciamo  con una  perplessità  su  un  punto,  che
  riguarda la parte che impegna il Governo ed io voglio qui esporlo
  perché  cambierebbe anche  la  natura, onorevole Presidente della
  Regione, dell'impegno che il  Governo deve assumere. Questo punto
  può essere letto in diversi modi,  laddove si dice che si impegna
  il Governo della Regione 'ad  esercitare in tutte le sedi, legali
  e non, qualsiasi azione legittima  di  contrasto  al tentativo di
  depauperamento  del  valore   del  Banco,  portato  avanti  dalla
  Capogruppo, non escludendo  il  ricorso all'esercizio del recesso
  unilaterale dalla partecipazione azionaria ...'.
       Noi   votiamo    la   mozione   ad   una   condizione:   che
  l'interpretazione di questo  punto  - la votiamo in modo convinto
  questa mozione -  non  sia  quella  data dall'onorevole Pistorio,
  cioè di rispondere  e  di  utilizzare questo punto finalizzandolo
  anche  alle  necessità  di  cassa  che  ha  il  bilancio  un  po'
  sgangherato della nostra Regione.

     PISTORIO. Ho detto il contrario

     FORGIONE. Faccio un'interpretazione  maliziosa.  Io  non credo
  che l'uso del recesso  dalla partecipazione azionaria possa avere
  questo fine, nè vorrei che un  uso  congelato e statico di quella
  partecipazione  dovesse  essere   usato  per  dire:  beh,  meglio
  metterlo  a profitto e,  mettendolo  a  profitto,  usiamolo  come
  liquidità.  Sarebbe un modo  sbagliato  per  fare  entrare  dalla
  finestra quello che non vogliamo fare entrare dalla porta.
       Quindi un voto  senza  riserve,  ma, per quanto mi riguarda,
  con un chiarimento d'obbligo.

     MORINELLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MORINELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che ci
  sia  la   necessità   di   un   voto   unitario   che   testimoni
  l'autorevolezza di  questo  Parlamento  in merito ad un questione
  cruciale  per  lo  sviluppo  economico  e  sociale  della  nostra
  Regione.
       In questa vicenda noi vediamo  consumati  tutti una serie di
  passaggi  che  nel  corso degli  anni  hanno  condotto  a  questa
  situazione, a questo vicolo cieco in  cui noi ci troviamo, con la
  possibilità reale e concreta che  il  disegno di incorporazione e
  di  snaturamento  delle  funzioni  storiche  del  più  importante
  Istituto di credito siciliano vengano snaturate, vengano meno.
       In questo io debbo richiamare  il Presidente della Regione e
  tutti i colleghi deputati alla scelta  che è stata fatta due anni
  fa, quando da parte  del  Ministro  del  Tesoro e del Governatore
  della  Banca d'Italia  si  scartò  quella  ipotesi  che  era  sul
  tappeto, che non venne assolutamente considerata e che prevedeva,
  per  esempio,  la   possibilità  di  costituire  un  grande  polo
  creditizio del Mezzogiorno,  che  accorpasse il Banco di Sicilia,
  il Banco di Napoli e  il  Banco  di  Sardegna con una capacità di
  proiezione, anche dal  punto  di  vista degli accordi finanziari,
  con alcuni  grandi  banche  del  Mediterraneo,  banche  spagnole,
  banche del Medioriente.
       Questa  ipotesi   fu  scartata.  Avremmo  certamente  potuto
  pensare ad una ipotesi di  politica  industriale, che vedesse nel
  Mezzogiorno una sua capacità di creare un grande polo creditizio,
  che affrontasse - come diceva il Governatore della Banca d'Italia
  nel suo colloquio che  testè ci ha riferito il Presidente Cuffaro
  -  i   problemi  della  globalizzazione,  dei  mercati  creditizi
  internazionalizzati,  che   non  configurano  la  possibilità  di
  un'esistenza  autonoma,  di   un   polo  regionale,  di  un  polo
  creditizio di medie dimensioni quale quello del Banco di Sicilia.
       Questa ipotesi fu  scartata  e noi vediamo le conseguenze di
  quella  scelta,  che  ha  portato   la   Banca  di  Roma  a  fare
  un'operazione di conquista del  mercato siciliano senza pensare a
  una sua capacità di sviluppo  autonomo di questa acquisizione che
  la Banca di Roma aveva fatto nel mercato.
       Semmai  l'interlocuzione   che   noi   dobbiamo   dare  come
  Parlamento e come Governo è di ribadire quella scelta, di pensare
  anche alla possibilità di  controvertere  a  quella  necessità di
  intervenire sui mercati  finanziari  e  creditizi internazionali,
  ribadendo la possibilità di  esperire  quella proposta che allora
  fu scartata. Per cui, in questa vicenda il Parlamento siciliano e
  il Governo non devono solo  assolvere alla funzione alta e nobile
  che in questo momento stanno  facendo, ma devono rilanciare anche
  una  proposta  alta  che  inchiodi  alle  sue  responsabilità  il
  Governatore della Banca d'Italia, che  non  può dire che esercita
  una mera vigilanza su un'ipotesi  che  certamente ha avuto il suo
  avallo e che certamente non può essere portata a compimento senza
  che  le  istituzioni  politiche,   il  Ministro  del  Tesoro,  il
  Presidente del Consiglio ed il  Governo nazionale non ne sappiano
  nulla.
       Per  cui  è  giusta  la  richiesta,  che  veniva  fatta,  di
  investire della  vicenda le responsabilità del Governo nazionale,
  del Ministro del  Tesoro,  del  Presidente  del  Consiglio  e del
  Governatore della Banca  d'Italia;  solo  così   ritengo  che noi
  possiamo, in modo alto, anche  sul piano delle proposte, riuscire
  ad essere una Regione che  non  solo  rivendica  il  ruolo  degli
  interessi fondamentali della Sicilia,  ma  che  sa  fare proposte
  concrete  per superare in  positivo  anche  le  grandi  questioni
  dell'internazionalizzazione e  della  globalizzazione dei mercati
  finanziari.
       Quindi, Presidente  della  Regione,  onorevole  Cuffaro,  io
  ritengo che questa  proposta  del polo creditizio del Mezzogiorno
  proiettato sul Mediterraneo  vada  ribadita anche in questa sede.
  Per  questo  ritengo  che  nell'ordine  del  giorno,  se  c'è  la
  possibilità unitaria, che  noi tutti penso doverosamente dobbiamo
  votare, vada inserita anche  questa  ipotesi,  da confrontare con
  gli organi nazionali, con il  Governatore  della Banca d'Italia e
  con il Ministero del Tesoro.

     LO CURTO .  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LO CURTO .  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, brevemente
  per esprimere la  mia  soddisfazione  rispetto  ad una scelta che
  deve vedere  questo  Parlamento unitariamente a rappresentare gli
  interessi di tutta la Sicilia.  Quando  ci  sono  interessi  così
  alti, così prestigiosi, quando è in gioco la cultura, l'identità,
  la  storia,  il futuro della  nostra  Isola,  che  si  identifica
  certamente anche con la  storia del sistema creditizio siciliano,
  non può questo Parlamento stare da una parte e dall'altra no, non
  può questo Parlamento avere una  destra, una sinistra, un centro,
  che non ragionino in maniera  convergente  e  che non guardino in
  maniera unitaria gli interessi dei siciliani.
       Esprimo, quindi,  soddisfazione  e, al  tempo stesso, signor
  Presidente, la invito  a  rappresentare all'interno di quest'Aula
  tutte le vicende, momento per  momento, del Banco di Sicilia così
  come si svilupperanno nei prossimi  giorni, in maniera che questo
  Parlamento, con la  maturità che stasera ha dimostrato, di essere
  vicino  alla propria  gente,  di  essere  vicino  agli  interessi
  economici  della propria  terra  ed  anche  ai  funzionari,  agli
  operatori del Banco  di  Sicilia,  possa  supportare  momento per
  momento l'azione svolta dal  suo  Governo  e  -  perchè  no  ?  -
  l'azione anche che  può  essere rappresentata ai vertici più alti
  del nostro Paese.

     CUFFARO,  presidente della Regione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO, presidente della Regione.  Signor  Presidente,  credo
  che la precisazione  dell'onorevole  Forgione sia accettabile ma,
  non per volere giustificare l'onorevole Pistorio, il quale non ne
  ha bisogno, aveva detto esattamente  il contrario, cioè nel senso
  che  impegnava  il Parlamento, caso  mai,  a  che  non  venissero
  utilizzati. E  comunque  è   condivisibile  ed  è  giusto  averlo
  rimarcato, in modo che rimanga agli atti di questo Parlamento che
  il nostro interesse è esattamente l'opposto.
       Signor Presidente, io non  l'ho  voluto  precisare  nel  mio
  intervento, perchè mi riservavo  di  dirlo  dopo  l'incontro, che
  domani, in occasione di  una  convocazione  dei  Presidenti delle
  Regioni da parte  del  Presidente  del  Consiglio,  avrò  con  il
  Presidente Berlusconi e  in  cui  gli  parlerò  della vicenda che
  riguarda il Banco di Sicilia. E' chiaro che poi, come avevo detto
  nel mio intervento,  vorrò  informare  l'Aula  di  quello  che va
  succedendo.
       Ho chiesto anche un incontro  al Presidente della Camera dei
  Deputati, onorevole Casini, che spero  di  vedere tra domani o al
  massimo dopodomani;  dopo questi incontri al massimo del livello,
  chiederò domani stesso che possa  essere  fissato un incontro con
  il Ministro Tremonti. Ed  è  chiaro che, dopo avere incontrato il
  Presidente  del  Consiglio,  il  Presidente  della  Camera  e  il
  Ministro del Tesoro, tornerò  per  riferire  in Parlamento - così
  come avevo annunciato nel  mio  intervento - sull'iter del lavoro
  che  sto  portando avanti,  continuando  a  ripetere  che  è  mio
  interesse, e credo mio dovere, non solo informare l'Aula e questo
  Parlamento, ma seguire un  percorso che sia concordato con questo
  Parlamento, perchè il mio lavoro possa essere fatto, per quel che
  mi riguarda, con  la  massima  potenzialità,  non  soltanto  come
  Governo ma affidato  anche come mandato del Parlamento regionale,
  che credo abbia tutto il dovere di assistere il Banco di Sicilia,
  oltre che tutto il diritto.

     PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole Presidente. L'Aula prende atto
  della sua volontà di continuare questo confronto sia con il Banco
  di   Roma   che   con   il   Governo   nazionale  e  di  riferire
  successivamente degli esiti degli incontri nei prossimi giorni.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       Onorevoli  colleghi,  pongo  congiuntamente in votazione gli
  ordini del  giorno  numero  8 e numero 9.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Sono approvati)


   Presidenza del vicepresidente Fleres


        SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME
        FINANZIARIE  URGENTI  E  VARIAZIONI AL BILANCIO DELLA
        REGIONE PER L'ANNO FINANZIARIO 2001." (N. 259/A)

     PRESIDENTE.  Si  passa  al terzo punto dell'ordine del giorno:
  Discussione di  disegni  di  legge.  Si  procede,  con il seguito
  dell'esame del  disegno  di  legge n.  259/A "Norme finanziarie e
  variazioni  al  bilancio  della  Regione  per  l'anno finanziario
  2001", posto  al  n.  1).
       Invito  i  componenti  la  seconda  Commissione  legislativa
  'Bilancio  e  programmazione'  a  prendere  posto  al banco delle
  Commissioni.
       Ricordo che nella  precedente  seduta  era  stato  votato ed
  approvato il passaggio all'esame degli articoli.
       Preciso che  il  Titolo  I  del  disegno  di legge (articoli
  dall'1 al  23)  non  ha  connessioni  con  le tabelle e quindi la
  discussione   e  la  votazione  degli  articoli  e  dei  relativi
  emendamenti si  svolge secondo la consueta procedura di esame dei
  testi, mentre  tutti  gli  articoli  contenuti  nel Titolo II del
  medesimo disegno  di  legge  (da  2  a  67)  sono connessi con le
  variazioni riportate nelle tabelle.
       Avverto  quindi  che  con l'approvazione di ciascun articolo
  del titolo  II e di eventuali emendamenti, verranno denominate le
  corrispondenti  variazioni  alle  tabelle  relative  ai  Capitoli
  recati  dallo  stesso  articolo,  del  che bisognerà tenere conto
  quando si procederà all'approvazione delle tabelle.
       Degli articoli  finali,  68,  69  e 70, si darà lettura e si
  passerà  successivamente,  dopo  una  sospensione, alla tabella A
  delle entrate  e  dopo  la sua approvazione si porrà in votazione
  l'articolo  68;  per  l'articolo  69  si  procederà  alla  stessa
  maniera,   relativamente   alla  tabella  B  delle  spese  e  per
  l'articolo  70  alla tabella D relativa all'Azienda delle Foreste
  demaniali.
       Si passa all'esame dell'articolo 1, di cui dò lettura:

            "Disposizioni in materia di accertamento di entrate
                                 tributarie

          1.  Per  l'esercizio  finanziario  2001, con riguardo alle
       entrate   erariali   spettanti  alla  Regione  Siciliana,  si
       intendono  per  accertate  le  somme  versate  nelle apposite
       contabilità speciali o direttamente nella cassa regionale."

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA.  Signor Presidente, in più occasioni abbiamo sollevato
  un  problema  che  riguarda  la  congruenza interna al disegno di
  legge numero  259/A,  la  congruenza  interna delle norme in esso
  contenute,  per  niente  attinenti  al  carattere finanziario del
  disegno di  legge. In più occasioni abbiamo denunciato, con tutti
  i  mezzi  disponibili  nell'iter parlamentare, la presenza dentro
  questo disegno  di  legge  di  numerose materie non attinenti per
  merito e che almeno  il  30  per  cento  degli articoli non aveva
  acquisito il parere  delle Commissioni di merito. Abbiamo chiesto
  formalmente alla Presidenza  di  assumere un indirizzo rispetto a
  tali questioni;  non abbiamo avuto occasione in Aula di riscontro
  rispetto alle  richieste  scritte  rivolte  alla  Presidenza,  ma
  abbiamo  avuto   occasione   di   conoscere  quale  indirizzo  la
  Presidenza intenda  darsi  rispetto  alla  trattazione  di queste
  materie.
       Denunciamo ancora  una volta, qui, che la presenza dentro il
  disegno di  legge di materie riguardanti contributi straordinari,
  che vanno dalla  gestione  del  parco d'Orleans alle associazioni
  sportive  e  al   restauro   di  organi  di  cattedrali,  con  la
  disinvoltura di chi ha  deciso  di  fare  di quest'Aula un triste
  luogo di ratifica  di  scelte operate altrove ed indirizzate alla
  perpetuazione di  un  regime  clientelare  trasversale  a diverse
  forze politiche.
       Noi consideriamo la presenza, dentro il disegno di legge, di
  tutte queste norme  lesiva  sotto  il  profilo  regolamentare del
  ruolo delle Commissioni  di merito.  In quest'Aula, il Presidente
  della Commissione Bilancio  ha avuto modo di dire nella relazione
  introduttiva al disegno di  legge  che  tutte  le  norme  in esso
  contenute nel testo  presente  oggi  in Aula avevano acquisito il
  parere delle Commissioni di merito.
       Signor Presidente,  io  ho davanti a me il testo del disegno
  di legge  numero  259, che é  quello presentato nella Commissione
  Bilancio dal  Governo  ed  é  quello  sul quale le Commissioni di
  merito sono  state  chiamate ad esprimere il loro parere.  Ho qui
  le  lettere  di  trasmissione  dei  pareri  delle  Commissioni di
  merito, che  contengono gli emendamenti aggiuntivi con i quali le
  Commissioni  di   merito   intendevano   modificare   il   testo,
  intersecando il vecchio  disegno  di  legge.  Con  le  lettere di
  trasmissione e  gli  emendamenti che provengono dalle Commissioni
  di merito si giunge  a  un  testo nel quale non sarebbe contenuto
  almeno il 30  per  cento  delle norme che esplicitamente, invece,
  compaiono nell'attuale disegno di legge.  Credo che la Presidenza
  sia a un bivio, che debba scegliere.
       Abbiamo avuto modo nei  giorni  scorsi  di  assistere  a  un
  indirizzo e non vorremmo  che  questo  fosse l'indirizzo costante
  per tutta la legislatura; abbiamo avuto occasione di assistere ad
  un  indirizzo, che questa  Presidenza  si  é  data, di  forzature
  continue sotto il  profilo  regolamentare. Noi siamo estremamente
  preoccupati che questa possa  diventare  la  regola,  il  binario
  rigido dentro cui incanalare  le  dinamiche  e  gli  equilibri di
  quest'Aula.
       Proprio perché  siamo  preoccupati,  signor  Presidente,  le
  chiediamo, preliminarmente alla trattazione del disegno di legge,
  di esplicitare,  di  estrinsecare apertamente in quest'Aula quali
  sono gli indirizzi  che  la  Presidenza intende seguire, articolo
  per articolo, rispetto  al  mantenimento  nel disegno di legge di
  questi articoli e, quindi l'apertura della discussione dell'Aula,
  oppure  al   ritiro   di   questi   articoli   perché  dichiarati
  inammissibili.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Signor  Presidente,  intervengo nella discussione
  sull'articolo  1 per svolgere qualche considerazione di carattere
  generale sul disegno di legge, tenuto conto che nella discussione
  generale, per una scelta che i Gruppi parlamentari, almeno il mio
  Gruppo  parlamentare  aveva  fatto,  cioé  di  uscire dall'Aula a
  seguito  dell'esito della votazione sui componenti aggiuntivi del
  Consiglio  di  Presidenza,  non  vi  avevo potuto prendere parte.
       Questa  mattina, l'intervento  dell'onorevole  Formica  che,
  transitoriamente,  incidentalmente,  aveva  affrontato la materia
  finanziaria,  mi  aveva ulteriormente spinto a fare un brevissimo
  intervento sulle questioni che sono all'ordine del giorno.
       Devo dire che  forse le osservazioni svolte nella precedente
  seduta da parte  dell'onorevole  Liotta e da parte dell'onorevole
  Barbagallo e  adesso nuovamente riproposte dall'onorevole Liotta,
  se fossi stato io  assessore  per  il bilancio o presidente della
  Regione,  le   avrei  immediatamente  fatte  mie,  perché  questo
  avrebbe consentito al  Governo  di  condurre in porto una manovra
  finanziaria  che  avesse  un  minimo  di  linearità  e  anche  un
  fondamento.
       Questo disegno  di legge contrasta profondamente con le cose
  che  l'assessore  Pagano  ha detto in più occasioni pubblicamente
  venerdì,  nelle  dichiarazioni  che  egli ha rilasciato a seguito
  della  sentenza di  parifica  della  Corte  dei  conti.  Tuttavia
  l'assessore  Pagano  a   me   sembra  poco  credibile  nelle  sue
  affermazioni perché  egli  non  fa, in rappresentanza del Governo
  ovviamente, seguire alcun atto alle dichiarazioni che normalmente
  rende, ivi comprese  quelle  che  ha reso in Commissione Bilancio
  quando abbiamo esitato il testo.
       Siamo in  una situazione finanziariamente drammatica, non si
  può andare avanti così, esistono buchi da tutte le parti, abbiamo
  il  problema delle entrate per le mancate riscossioni, abbiamo il
  problema  di  un eccesso di indebitamento. Queste sono cose vere,
  dimostrabili; potrei  anche  aggiungerne  qualcuna  facendo anche
  qualche paragone che renda chiaro il livello di allarme a cui noi
  siamo arrivati, perché  gli  indicatori  di cui noi disponiamo ci
  dicono che è necessaria  una  rapida  inversione  di tendenza, ma
  rapida significa a partire  da  questo  disegno  di  legge  sulle
  variazioni  di  bilancio,   dove   sono   state  compiute  scelte
  gravissime, non soltanto  per  quanto  concerne il versante delle
  uscite,   ma   anche    per    quanto    riguarda   il   versante
  dell'approvvigionamento  finanziario  per  coprire  le  uscite  e
  queste nonostante sia stato  messo  in atto un massiccio, gravoso
  intervento di definanziamento  di leggi approvate appena sei mesi
  fa.  Mi  riferisco,  ad  esempio,  alla  legge  n.  6  del  2001,
  onorevole Leanza; è una  legge  approvata  dal  suo  governo poco
  prima del rinnovo dell'Assemblea; ebbene non sono passati nemmeno
  sei  mesi,  il   Governo   attuale   la   saccheggia   ampiamente
  definanziando capitoli di  spesa  che  hanno  un  valore  sociale
  grandissimo.
       L'Assessore  mi   può  dire  che  siamo  di  fronte  ad  una
  situazione pesante e  io convengo che si tratta di una situazione
  pesante; infatti, il  risparmio  pubblico  nell'anno 1999 era più
  1.881 miliardi, nel 2000  era  meno 1.299 miliardi; la proiezione
  tendenziale sul 2002  è  meno  1.625 miliardi.  L'indebitamento o
  l'accreditamento netto nell'anno 1999 era più 2.501 miliardi, nel
  2000 meno 2.772 miliardi, la proiezione tendenziale sul 2002 è di
  meno 3.320 miliardi di  lire.  Il  saldo  netto da impiegare, ove
  fosse attivo, o da  finanziare,  ove  fosse passivo, nel 1999 era
  più 2.750 miliardi di lire, nel 2000 meno 2.371 miliardi di lire,
  la tendenza sul 2002 è  meno  3.278 miliardi di lire.  Volete che
  continui con questi numeri?  Spese  correnti  in rapporto al PIL?
  Il risparmio pubblico?  Non  voglio  farla lunga, volevo soltanto
  dare alcuni elementi di  giudizio  che  servano prima di tutto al
  Governo, alla maggioranza.
       Stamattina l'onorevole  Formica,  intervenendo (poi io avevo
  chiesto di parlare ma le iscrizioni erano chiuse) aveva detto che
  le responsabilità di  questa  situazione sono di tutti, risalgono
  agli ultimi dieci, quindici  anni.  Non  devo  io  portare qui la
  relazione della Corte dei Conti sul bilancio del '99, la sentenza
  di parifica, e quella  che  venerdì  scorso  è  stata  letta  sul
  bilancio 2000.  Non spetta  a  me  farlo,  lo  hanno  riportato i
  giornali.  La politica  di  risanamento finanziario messa in atto
  nell'anno in cui, un anno  e pochi mesi, noi abbiamo governato ci
  aveva portato al momento  in  cui  abbiamo  lasciato  il campo al
  Governo di centrodestra  un  avanzo  di  amministrazione di circa
  1.500 miliardi di lire.  Bene,  è  passato  un  anno  e  mezzo da
  allora, i risultati sono  questi:  la  Regione, questa Regione ha
  fatto saltare, onorevole assessore  -  e su questo lei adesso che
  dovrà presentare il DPEF  qualcosa  ce  la  dovrà dire - ha fatto
  saltare il piano di  rientro  dal  debito, che avevamo concordato
  con  il  Ministero  del  Tesoro  e  della  Programmazione  e  che
  prevedeva  che  con  l'annualità  2002  non  avremmo  più  dovuto
  ricorrere  al   mercato  finanziario  ordinario,  avremmo  chiuso
  finalmente in pareggio, avremmo già cominciato a rientrare.
       Quel  piano  è sfondato, e  non  lo  dico  io,  lo  dice  la
  relazione  di  sintesi  della  Corte  dei  Conti  di  tre  giorni
  addietro, di venerdì.  La Corte dei Conti ha detto che quel piano
  ormai è carta straccia, non  serve  più  per  le  scelte che sono
  state  compiute  in questo  anno  e  mezzo  e  usa  anche  parole
  durissime.  Non so poi  come  il Presidente della Regione, ho qui
  la rassegna stampa, alla  fine  sembri  quasi  contento di quelle
  parole.   Dice,  infatti,   il   Presidente  Cuffaro  dopo  avere
  ascoltato quella requisitoria: "poteva  andare anche peggio", "il
  giudizio è da  considerare  un  forte  stimolo  al  miglioramento
  dell'azione di Governo.  Comunque non è un fulmine a ciel sereno,
  è il frutto di  scelte  politiche  che  nel  corso degli anni..."
  quindi perfino rimangiandosi le  cose che egli stesso ha messo in
  atto come componente di un Governo, "...  sono state accumulate".
       La verità, invece, è  che la Corte dei Conti dice tutt'altra
  cosa. Dice che nell'ultimo  anno  e  mezzo è stato bruscamente (è
  questo l'avverbio che usa  la  Corte  dei  Conti)  interrotto  il
  processo di risanamento finanziario  e dei dati di bilancio della
  nostra Regione, e poi  ovviamente continua col giudizio.
       E ancora meglio poi fa l'Assessore Pagano, il quale dice che
  "il  rendiconto  del  2000  fa  riferimento  ad  un  periodo  che
  appartiene al vecchio  sistema amministrativo e finanziario della
  Regione ormai superato".  Veramente esilarante, onorevole Pagano
  A quale vecchio sistema  amministrativo si riferisce, se la Corte
  dei Conti dice che  prima che fossero 'scassate' le finanze della
  Regione, cioè un anno e mezzo fa, noi avevamo risanato, c'era una
  politica  di  risanamento   che   con   scelte   rigorose  andava
  ulteriormente perseguita?
       Signor Presidente, mi  fermo qua; questa è l'introduzione di
  un  ragionamento  che  invece   è   molto  ampio  e  deve  essere
  sviluppato. Non ci si  può,  infatti,  dire  che le variazioni di
  bilancio sono una cosa, la legge omnibus contro cui si scaglia la
  Corte dei Conti è una  cosa  e  la facciamo, tanto poi ci saranno
  altre leggi che verranno  dopo e con le quali aggiusteremo tutto.
  Non è così, perchè si comincia  ora, se si ha voglia di farlo; se
  non si ha voglia di  farlo  e ci saranno centinaia di emendamenti
  di varia natura,  onorevole  Presidente  della  Regione,  le dico
  subito che anche noi saremo  in grado di venire con i tir carichi
  di emendamenti da inserire  nella  legge  di  variazione  o nella
  finanziaria se passa  questo  andazzo,  perchè  noi  siamo  tutti
  parlamentari, conosciamo la realtà, sappiamo leggerne i bisogni e
  siamo in grado  di  presentare  anche  emendamenti  perchè  siamo
  andati a scuola e qualche parola la sappiamo mettere in italiano.
       A proposito delle questioni sollevate dall'onorevole Liotta,
  desidero  esprimere il  mio  sostegno  motivato  politicamente  a
  quanto da lui detto.  Se  fossi  io  il  Presidente della Regione
  direi  grazie  all'onorevole   Liotta,  accetterei  la  sua  tesi
  sbaraccherei tutto e farei una legge di variazione diversa.

     BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  farò un
  intervento breve anche perchè  in sede di discussione generale ho
  già proposto un percorso che spero venga in qualche modo valutato
  dalla Presidenza che  io  ritengo  sia  custode  imparziale della
  tenuta del Regolamento e della imparzialità delle decisioni.

     FORGIONE. Lei ritiene male.

     BARBAGALLO. Spero di no,  perchè  le  forzature che sono state
  fatte in occasione dell'elezione dell'Ufficio di Presidenza credo
  non  debbano  diventare   metodo.   Qui  stiamo  legiferando  sui
  contenuti programmatici e  io  sono  convinto  che  la Presidenza
  sappia distinguere i diversi momenti dell'attività legislativa.
       E'  stato  già  detto  che la Corte dei  Conti  ha  invitato
  l'Assemblea  regionale  a  non  varare  provvedimenti  cosiddetti
  omnibus; questa  sollecitazione  vale  in   maniera   ancora  più
  pregnante soprattutto per una norma contabile qual è quella delle
  variazioni di bilancio.
       Il collega Liotta  ha  ricordato che noi abbiamo sollecitato
  il Presidente dell'Assemblea  ad  esprimersi, a  dare un giudizio
  soprattutto su una serie  di  emendamenti che non erano contenuti
  nella  prima  proposta di  disegno  di  legge  di  variazioni  di
  bilancio e che, poi, soprattutto su iniziativa del Governo, hanno
  appesantito il  provvedimento  stesso  che  all'inizio riguardava
  tre,  quattro settori  vitali  per  l'economia  siciliana.  Basti
  ricordare la formazione  professionale,  il  fondo  sanitario, il
  fondo trasporti ed  una  serie  di  risposte  che  obiettivamente
  vengano largamente condivise da  questa  Aula.  Vi  è stata, poi,
  l'iniziativa di inserire  dentro  le  variazioni  di bilancio una
  serie di  proposte  oggettivamente  discutibili,  singolari,  con
  l'aggravante che non  erano  nemmeno passate dalle commissioni di
  merito.  Ciò può  essere  facilmente  verificabile  non  soltanto
  perchè ho avuto modo  di  parlare  con  i  presidenti  di  alcune
  commissioni, i quali  hanno confermato che alcuni emendamenti non
  sono stati valutati in  commissione  di merito, ma perchè diventa
  facile alla Presidenza verificare  se  ciò  è stato fatto o meno.
       Se il Presidente dell'Assemblea volesse dare un suo giudizio
  sulla pregiudiziale che  ha posto l'onorevole Liotta, cioè quella
  di dichiarare improponibili  tutti  gli  emendamenti che non sono
  passati  dalle  commissioni   di  merito,  ovviamente  il  lavoro
  verrebbe  semplificato. Mi  auguro  che, dopo  la  decisione  del
  Presidente dell'Assemblea,  queste variazioni di bilancio tornino
  ad essere quelle che  devono  essere:  cioè  un  provvedimento di
  modifica di alcuni articoli che riguardano gli interessi generali
  della Sicilia.

     MORINELLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MORINELLO.  Signor  Presidente,  intervengo  molto  brevemente
  sulle questioni non peregrine sollevate dall'onorevole Liotta.
       La questione non è  di  poco  conto  perché  chiama alle sue
  responsabilità il ruolo della Presidenza dell'Assemblea regionale
  ed attiene ad  una  vicenda  estremamente  delicata:  quella  dei
  rapporti  tra  l'Esecutivo  ed  il  Parlamento.  E'  una  vicenda
  fondamentale ai fini del prosieguo della nostra legislatura.
       Noi non possiamo, pena la perdita della dignità e  del ruolo
  del Parlamento e dei suoi singoli componenti, permettere  che, in
  modo surrettizio, le variazioni  di  bilancio o un'altra legge si
  configurino come una legge  "omnibus", in cui tutto sia possibile
  anche a prescindere, ed  il  Regolamento  in  questo caso è molto
  cogente, dal vaglio,  dall'esame  e  dal  voto  delle Commissioni
  competenti.
       Io non dico queste cose perché  voglia in modo, a mia volta,
  surrettizio  porre freno  ed  ostacoli  alla  discussione  di  un
  disegno di legge così  importante, quale  quello  che  noi stiamo
  trattando, tuttavia le questioni di principio chiamano tutti noi,
  signor   Presidente    dell'Assemblea,    ad   un'assunzione   di
  responsabilità.
       Noi rischieremmo così di inficiare il ruolo  del  Parlamento
  della Regione siciliana in un momento in cui, date le innovazioni
  istituzionali  che  sono intervenute con l'elezione  diretta  del
  Presidente  della  Regione, e nel momento in cui non  sono  stati
  normati,  anche per via regolamentare, i ruoli del  Parlamento  e
  dell'Esecutivo,  di  penalizzare,  di  mortificare il  ruolo  del
  Parlamento siciliano.
       Per questo io ritengo  che  in  questa  vicenda le questioni
  procedurali,  le  questioni  pregiudiziali  poste  dall'onorevole
  Liotta siano fondamentali. Non  vorremmo che con una sola legge o
  con due sole leggi approvate  in  un  anno, poi si legiferasse su
  tutto il possibile.  Ci  sono  emendamenti, proposte di legge che
  bene  andrebbero  nei   capitoli   del   bilancio  della  Regione
  siciliana.
       Non  possiamo  permettere che ciò avvenga.  Questa non è una
  rivendicazione  che  faccio  a  nome  mio  o  di  altri  deputati
  dell'opposizione che hanno  posto  la  questione,  questa  è  una
  rivendicazione che faccio in  nome  del rispetto della funzione e
  del ruolo del Parlamento rispetto all'Esecutivo.
       L'Esecutivo  non può elargire mance a destra e a  manca  per
  accattivarsi le simpatie di questo o quell'altro  deputato  della
  maggioranza o della minoranza; l'Esecutivo non può permettere che
  in un disegno di legge  che ha un ambito ben delimitato si possa,
  appunto, legiferare su questioni che invece andrebbero condotte e
  normate con altri disegni di legge.
       Questo     volevo     rappresentare,    signor    Presidente
  dell'Assemblea, onorevoli colleghi;  questa  è  una  questione di
  principio fondamentale,  non  voglio  assolutamente  fare  alcuno
  strumentalismo, alcun ostruzionismo.  Badate  bene  che su questa
  vicenda si gioca l'attuale legislatura.

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'articolo 1.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

     MORINELLO.  Desideriamo una risposta, signor Presidente.

     PRESIDENTE.    Onorevoli    colleghi,   sul   problema   della
  ammissibilità o meno  di  alcuni emendamenti, della compatibilità
  di alcuni articoli e  di alcuni emendamenti presentati o presenti
  nel testo pervenuto in  Aula;  la  Presidenza,  come  è ovvio che
  accada, di volta in  volta, valuterà la proponibilità del testo e
  degli emendamenti e, nel  caso in cui dovesse riscontrare la loro
  non  ammissibilità,  non  avrà  assolutamente  alcun  dubbio  nel
  dichiararla e procedere con  gli  articoli  o con gli emendamenti
  successivi.  Quindi, da  questo punto di vista vorrei rasserenare
  l'Aula, ma desidero anche  invitarla  a  tenere  conto  che molti
  articoli del testo  trovano  supporto nelle tabelle di precedenti
  disposizioni legislative.  Dunque,  invito  i  deputati  a tenere
  conto di questa specificità  proprio  per evitare di incorrere in
  inesattezze  laddove   si   dovesse  verificare  l'ipotesi  della
  improponibilità di un  emendamento  che,  invece,  trova  il  suo
  aggancio  in quelle che  sono  le  tabelle  approvate  con  leggi
  precedenti che stanziavano  le  somme relative alle questioni che
  sono inserite nel testo del disegno di legge.
       Si passa all'articolo 2. Ne do lettura.

                                 "Art. 2.

                     Trasporto ordini di accreditamento

          1. In  deroga  alle disposizioni di cui al quarto e quinto
       comma  dell'articolo  13 della legge regionale 8 luglio 1977,
       n. 47  e  successive modifiche ed integrazioni, gli ordini di
       accreditamento  rimasti  in  tutto  o in parte inestinti alla
       chiusura dell'esercizio finanziario 2001 non sono trasportati
       all'esercizio successivo.

          2.  Ove  necessario  e  sempre  che  gli  impegni  cui  si
       riferiscono   non  debbano  essere  eliminati  alla  chiusura
       dell'esercizio  2001 a norma del terzo comma dell'articolo 12
       della legge  regionale  8  luglio  1977,  n.  47 e successive
       modifiche  ed  integrazioni,  gli ordini di accreditamento di
       cui al comma 1 possono essere riemessi nell'esercizio 2002."

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, intervengo
  per fare un richiamo  esplicito  all'Assessore  per il bilancio.
  La volta scorsa  non  abbiamo  partecipato  al dibattito generale
  sulle variazioni di  bilancio, avendo deciso di uscire dall'Aula;
  successivamente il Presidente di turno, lei, decise di sviluppare
  lo stesso il  dibattito.  Stasera l'onorevole Capodicasa ha fatto
  alcune  osservazioni  di  merito  sulle  variazioni  di  bilancio
  richiamando la condizione  generale  delle finanze e del bilancio
  della Regione.
       Io mi sarei aspettato e mi aspetto che sulla discussione che
  è in corso in Aula il Governo dica la sua, che l'Assessore per il
  bilancio,  in  particolare,  che ha lanciato   grida  di  allarme
  richiamando tutti alle  proprie  responsabilità, possa  in questa
  sede comunicare qual è  il tratto organico dell'intervento che il
  Governo vuole fare in  materia  di risanamento, partendo in primo
  luogo dalle condizioni di difficoltà in cui oggi si trova.
       Onorevoli colleghi, non  voglio  qui proporre,  di fronte al
  Parlamento,   alcuna   ricetta;   voglio,  però,  assumere   come
  orientamento ed invitare il  Governo  ad  una  sfida sul rigore e
  l'equilibrio dei conti.
       Noi  riteniamo  -  onorevole  Assessore, parlo  con  lei  in
  particolare perchè desideriamo  conoscere  il  suo  giudizio  sul
  dibattito che abbiamo cercato di sollevare questa sera in Aula -,
  riteniamo - dicevo -  che  anche  la  manovra  fatta adesso sulle
  variazioni di bilancio tenda  a  scardinare la politica di rigore
  di cui la Sicilia ha bisogno. Non si può chiedere rigore da parte
  di  tutti  ,  contemporaneamente,  favorire  spese  assolutamente
  inutili e, qualche volta, di natura clientelare.
       Noi conveniamo con  lei,  onorevole Assessore, sul fatto che
  il bilancio della Regione  segna  "rosso"  e  sul  fatto che lei,
  giustamente, lanci tra  le  forze politiche e l'intero Parlamento
  questo allarme; tuttavia  pensiamo che ciò debba comportare delle
  necessarie conseguenze.
       Tutti gli indicatori, come  è  stato  detto,  dicono che nel
  1999, dopo che noi varammo   la  legge n. 10, segnavano positivo.
  Successivamente, nell'anno 2000, si  è  ricorso  ad  un massiccio
  indebitamento  per   circa   2.397   miliardi.   Nell'anno  2000,
  soprattutto   nel   secondo   semestre   dell'anno   2000,   dopo
  l'esperienza del Governo  Capodicasa è ripresa la spesa sfrenata,
  sono stati intaccati vincoli di riduzione della spesa posti dalla
  legge 10 del 1999, sono  tornati a riacutizzarsi i vecchi mali di
  spreco e di sperpero della  Regione; si è registrato nel corso di
  questi anni uno  squilibrio  nella competenza tra accertamenti di
  entrata e di uscita,  uno squilibrio nella cassa tra versamenti e
  pagamenti, si è ricorso financo ad un bilancio che ha gonfiato le
  entrate
       Nel bilancio della  Regione  2001  sono state iscritte cifre
  che non si utilizzeranno mai per circa 2000 miliardi: il capitolo
  1611    'Tassa   sul    gas    metano';    il    capitolo    4753
  sull'attualizzazione  dell'articolo  38  per  1469  miliardi;  il
  capitolo 4909 sull'attualizzazione dell'articolo 137.
       Addirittura,  con una recente legge della Regione il Governo
  ha  spostato  l'attualizzazione  dell'ex  articolo  38  e  quella
  relativa   all'articolo   137  al  2002, dichiarando  la  propria
  impotenza  ad  operare  e  caricando l'indebitamento sul prossimo
  anno.
       La verità  è  che  il  bilancio  del 2001 è stato gonfiato a
  proposito; e questa è  la  ragione  per  cui  oggi lei, onorevole
  Assessore, dichiara che ha difficoltà a fare il bilancio.
       Ma se così, onorevole Assessore, la sua onestà intellettuale
  dovrebbe  farle  sostenere   che  le  scelte  di  rigore  operate
  attraverso la legge 10 del 1999 avevano riportato in equilibrio i
  conti della Regione,  avevano  ridato  prestigio  e  fiducia alla
  Regione sui mercati nazionali  e  internazionali  e che le scelte
  operate successivamente dai  governi  di centrodestra, cui lei fa
  riferimento,  hanno   sconquassato   quelle  linee  di  indirizzo
  portandoci oggi ad una condizione di disastro.
       E'  questa  la  ragione,  onorevole Assessore, per cui io le
  chiedo  di  operare  in  maniera  rigorosa, fin  da  stasera,  di
  accogliere le scelte di rigore che vengono sollecitate dall'Aula,
  in modo tale che fin  da  stasera  si  tracci una linea di rigore
  nell'intervento delle somme residue per 500, 600 miliardi di lire
  affinchè non riproducano gli  stessi  mali che lei dice di volere
  combattere.
       Ed è per questo che noi la invitiamo a prendere la parola, a
  fare  un   appello   alla   sua   maggioranza,  affinché  stasera
  nell'ambito dell'approvazione  delle variazioni di bilancio venga
  tracciata  e  anticipata  una  linea  di  rigore;  la  invitiamo,
  altresì, ad annunciare  all'Aula,  finalmente,  che  nei prossimi
  giorni potremo discutere il documento di programmazione economica
  e finanziaria, la legge finanziaria e il bilancio della Regione.
       Onorevole Assessore, noi la sfidiamo su un punto che abbiamo
  più    volte sollevato  in   Commissione   Bilancio;   da   parte
  dell'opposizione  non  ci  sarà un atteggiamento ostruzionistico,
  noi   vorremmo   che   la  Regione  si  dotasse  dello  strumento
  finanziario entro il 31 dicembre di quest'anno.
       E' necessario sapere  e  riferire  all'intera Sicilia che le
  responsabilità  del  ritardo   non   sono   addebitabili   ad  un
  atteggiamento ostruzionistico né  dentro né fuori l'Aula da parte
  dell'opposizione,  ma  sono  legate  invece  alla  difficoltà  di
  mettere d'accordo "tentazioni" di  spesa interne al Governo. Ed è
  questa la ragione per  cui  noi  rischiamo  di  pagare  un prezzo
  doppio:  un  prezzo   per   la  crisi  internazionale  dopo  l'11
  settembre; un prezzo  per  l'incapacità  del  Governo a formulare
  un'organica proposta di bilancio e di governo delle risorse della
  nostra Regione.
       Per questo, onorevole  Assessore,  la invitiamo, ancor prima
  del ragionamento che  faceva  il  Presidente dell'Assemblea sulla
  compatibilità-incompatibilità, a  definire le linee di intervento
  che la Regione intende adottare sulle variazioni di bilancio, che
  non hanno soltanto un  valore  tecnico; la invitiamo a valutare a
  quali settori dare priorità,  su quali intervenire fin da stasera
  attraverso l'orientamento  del  Governo.
       Se, invece, il Governo  è  messo  lì  a  subire la pressione
  delle centinaia e centinaia di emendamenti che vengono presentati
  in Aula da parte di colleghi parlamentari, che sono, forse, tutti
  giusti, ma  rispondenti  a  logiche particolari, noi rischiamo di
  contribuire a sfasciare ulteriormente il Bilancio della Regione.
       Ma in questo caso, c'é una responsabilità primaria che non é
  dei colleghi parlamentari, ma dell'atteggiamento del Governo.

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'articolo 2. chi é favorevole
  resti seduto; chi é contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                                 "Art. 3.
                           Variazioni di bilancio

          1. L'articolo  55  della legge regionale 3 maggio 2001, n.
       6, è sostituito dal seguente:

          'Art.  55.  -  1. Le variazioni di bilancio concernenti la
       reiscrizione di somme perente ai sensi dell'articolo 12 della
       legge  regionale  8  luglio  1977, n.  47, le riproduzioni di
       economie  ai  sensi  dell'articolo  8,  comma 2, della stessa
       legge,  l'incremento degli stanziamenti dei capitoli di spesa
       aventi  carattere obbligatorio ai sensi dell'articolo 7 della
       legge 5 agosto 1978, n. 468, nonchè le variazioni di bilancio
       compensative  tra  spese  correnti  di amministrazione di cui
       all'articolo 15 della legge regionale 7 marzo 1997, n. 6, con
       esclusione  di  quelle  in diminuzione di spese obbligatorie,
       sono  effettuate  con  decreti  del  dirigente  generale  del
       dipartimento  bilancio  e  tesoro, su proposta dei competenti
       dirigenti  generali  o  di altri dirigenti responsabili della
       gestione delle relative spese.

          2.  Le  variazioni  di  bilancio  compensative  tra  spese
       correnti  di amministrazione afferenti rubriche diverse della
       medesima amministrazione sono proposte dai dirigenti generali
       o dai dirigenti responsabili della relativa spesa interessati
       previo  assenso  del  vertice  politico  dello stesso ramo di
       amministrazione.'".

       Lo pongo in votazione.
       Chi é favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                                 "Art. 4.
                         Unità previsionali di base

          1. Il  comma  10  dell'articolo  1 della legge regionale 8
       luglio 1977,  n.  47,  così come modificato dall'articolo 52,
       comma 2,  della  legge  regionale  3  maggio  2001,  n.  6, è
       sostituito dal seguente:

          '10. Per  ogni  unità  previsionale  di  base del bilancio
       annuale di previsione sono indicati:

          a) l'ammontare delle entrate che si prevede di accertare o
       delle spese  che  si  prevede  di  impegnare nell'anno cui il
       bilancio  si  riferisce.  Con  riguardo alle entrate erariali
       spettanti alla  Regione  si  intendono per accertate le somme
       versate  nelle  apposite  contabilità speciali o direttamente
       nella cassa regionale;

          b) l'ammontare delle entrate che si prevede di incassare o
       delle spese  che  si  prevede  di  pagare  nell'anno  cui  il
       bilancio  si  riferisce,  senza distinzione fra operazioni in
       conto  competenza  e  in  conto  residui.  Si  intendono  per
       incassate le somme versate nella cassa regionale e per pagate
       le somme erogate dalla cassa regionale'".

       Lo pongo in votazione.
       Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                                 "Art. 5.
                           Disposizioni contabili

          1. A decorrere dall'anno 2002, ai capitoli 542004, 542803,
       542860, 776003  e  776007  del  bilancio della Regione non si
       applica il  disposto  dei commi 2 e 3 dell'articolo 102 della
       legge regionale 3 maggio 2001, n. 6".

       Comunico  che  è  stato  presentato  l'emendamento  5.1  del
  Governo.
       Lo pongo in votazione.
       Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 5, nel testo risultante.
       Chi é favorevole resti  seduto; chi é contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                                 "Art. 6.
                Commissione di garanzia per la trasparenza e
               l'imparzialità della pubblica amministrazione

          1.  A  valere  sullo  stanziamento del capitolo 104525, la
       Segreteria   generale   della   Presidenza  della  Regione  è
       autorizzata ad  utilizzare la somma di lire 2 milioni, per il
       pagamento  di competenze riferite all'anno 1999 in favore dei
       componenti  della  commissione  di  cui all'articolo 31 della
       legge regionale  30 aprile 1991, n. 10 e successive modifiche
       ed integrazioni".

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, prendo la
  parola perché  la  discussione  di  questo  articolo  mi offre la
  possibilità di  porre  una  questione  che  riguarda  proprio  la
  Commissione per  la  trasparenza  ed  anche  la legge che abbiamo
  approvato  sulla  trasparenza  nelle  norme  anticorruzione della
  Pubblica  Amministrazione,  legge  che é rimasta inapplicata, pur
  essendo  stata  votata  nell'ambito  della riforma della Pubblica
  Amministrazione, con grande enfasi da parte di tutta l'Assemblea.
       Io   pongo   questa   questione  perché  é  molto  delicata;
  riguarda, non  solo  i problemi della trasparenza ed i meccanismi
  di difesa  della  Regione  e  della burocrazia rispetto a tutti i
  fenomeni di corruzione,  ma  anche la coerenza di un Governo e di
  un Parlamento che fa delle leggi e poi non riesce ad applicarle.
       L'Ufficio non é stato ancora insediato. Il dettato di quella
  legge é  assolutamente  inapplicato  e  io vorrei cogliere questa
  occasione per  porre  al  Governo  e  al Presidente della Regione
  questa questione  e  porla  anche  in  tutta  la  sua importanza,
  perché, come  ci  ricorda  il  Presidente  della Regione Lazio, i
  fenomeni di corruzione continuano ad esistere, come ci ricordano,
  tante volte,  tante  sentenze  anche  in  Sicilia  che riguardano
  burocrati della Regione e dirigenti di questa Regione.
       Ci   dovrebbe  essere  una  legge  che  applica  determinate
  sanzioni, ma  questa  legge non viene applicata, allora, io pongo
  solo questa  questione  che  sembra  non  essere  attinente  alla
  discussione alla  quale  noi  siamo  chiamati  stasera,  ma  che,
  invece, anche  a  guardare  il  finanziamento  di  questa  norma,
  abbiamo la  dimostrazione  di  come,  in  effetti,  le  leggi  le
  facciamo ma poi  non le applichiamo e non per caso, ma perché c'é
  una  volontà  politica  su  alcuni  temi,  penso  alla  questione
  dell'Ufficio antimafia  ed antiracket che per legge era insediato
  alla Presidenza  della  Regione,  poi  é  stato di nuovo spostato
  all'Assessorato alla  Presidenza, ora si trova agli Enti locali e
  ci troviamo  un'imprenditrice  di Enna che dice di voler regalare
  la sua azienda  allo  Stato,  perché oramai non é più in grado di
  rispondere alle  sue  esigenze, non avendo avuto risposte neanche
  dalla legge che noi abbiamo approvato all'unanimità, anche quella
  in grande enfasi, la stessa cosa riguarda questa Commissione.
       Signor Presidente,  ho posto la questione, come lei vede, in
  modo  attinente  perchè  lo  stesso  finanziamento  qui  previsto
  dimostra che  questa legge non viene applicata e non vuole essere
  applicata anche se riguarda il pregresso.

     PRESIDENTE. Non  essendo  presente in Aula il Presidente della
  Regione, non può darle una risposta.
       Pongo in  votazione  l'articolo  6.  Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                                 "Art. 7.
             Competenze della segreteria generale della Regione

          1. A decorrere  dal  1   gennaio  2002, le spese di cui al
       comma  3, relativamente alla segreteria generale, agli uffici
       di   diretta   collaborazione  del  Presidente,  agli  uffici
       speciali ex  articolo  4,  comma  7, della legge regionale 15
       maggio 2000,  n.  10,  alle dipendenze della Presidenza della
       Regione ed agli uffici alle dirette dipendenze del Presidente
       della Regione,  ed  al  comma  4 dell'articolo 16 della legge
       regionale 15  maggio  2000,  n.  10, sono di competenza della
       segreteria generale.

          2. A decorrere dalla medesima data, alle spese relative al
       personale  dipendente  che  presta  servizio  presso  tutti i
       dipartimenti  e  gli  uffici  della  Presidenza della Regione
       provvede il dipartimento regionale del personale, dei servizi
       generali,   di   quiescenza,   previdenza  e  assistenza  del
       personale, presso  la  cui rubrica sono allocati i pertinenti
       distinti capitoli.

          3. All'articolo 58 della legge regionale 3 maggio 2001, n.
       6, è aggiunto il seguente comma:

          '4.  A  decorrere  dal  primo  gennaio  2002,  alle  spese
       concernenti la  funzionalità  degli uffici di cui al presente
       articolo e di  quelli  di  cui  all'articolo  4, commi 6 e 7,
       della legge  regionale  15  maggio  2000,  n.  10, posti alle
       dipendenze   della  Presidenza  della  Regione,  provvede  la
       segreteria generale.'".

     PRESIDENTE.   Comunico   che   sono   stati   presentati   gli
  emendamenti 7.1, dell'onorevole Barbagallo e 23.2 del Governo.
       Pongo  in   votazione   l'emendamento  7.1.  Il  parere  del
  Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                            (Non è approvato)

       Si passa  all'emendamento  23.2.  Lo  pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.
                             (E' approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 7, nel testo risultante. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                                 "Art. 8.
           Personale addetto alla guida delle vetture di servizio

         1. Con il provvedimento  di  costituzione  degli uffici di
      cui all'articolo 4, comma  6, della legge regionale 15 maggio
      2000,  n. 10 viene,  altresì,  individuata  la  dotazione  di
      personale addetto  alla  guida  delle vetture di servizio del
      Presidente della  Regione,  degli  Assessori  regionali e dei
      capi di  Gabinetto,  da  destinare  a  supporto  dei predetti
      uffici,  ferma restando la retribuzione annua onnicomprensiva
      prevista dalle vigenti norme contrattuali.

         2. Con il provvedimento di costituzione dell'ufficio posto
      alle   esclusive  dipendenze  del  Presidente  della  Regione
      vengono,  altresì,  individuate  le  unità  di  personale, da
      destinare a supporto del predetto ufficio, addette alla guida
      delle vetture  di  servizio  di  ciascuno degli ex presidenti
      della Regione  che  siano  deputati regionali in carica, alle
      quali    si    applica   la   medesima   retribuzione   annua
      onnicomprensiva prevista per il personale di cui al comma 1".

       Onorevoli   colleghi,   propongo   che  l'articolo  8  venga
  trasferito come  emendamento al disegno di legge numero 185-Norme
  stralciate/A.
       Non sorgendo osservazioni, così rimane stabilito.

     PRESIDENTE. Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

                                 "Art. 9.
                              Uffici speciali

          1.  Nel novero  degli  uffici  di  cui  ai  commi  2  e  4
       dell'articolo 16 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10,
       rientrano  anche gli uffici costituiti ai sensi dell'articolo
       4,  comma   7,   della  medesima  legge  posti  alle  dirette
       dipendenze  della  Presidenza della Regione. Nel novero degli
       uffici di  cui  al predetto comma 4 sono altresì inseriti gli
       uffici   previsti  dall'articolo  4,  comma  6,  della  legge
       regionale 15 maggio 2000, n. 10".

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  stati presentati dal Governo
  l'emendamento 9.1 e l'emendamento 9.2 interamente soppressivo.

     PAGANO,   assessore per il bilancio e le finanze.  Il  Governo
  ritira  questo articolo.

     SPEZIALE. E' materia estranea

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento soppressivo 9.2.
  Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore.  Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.
                            (E' approvato)

       Pertanto, l'articolo 9 è soppresso.

     PRESIDENTE. Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:

                                 "Art. 10.
                       Gestione unificata delle spese

          1. Al  comma  1  dell'articolo  1 della legge regionale 30
       dicembre  2000,   n.   34,   dopo  le  parole  'della  stessa
       amministrazione'  aggiungere  le  parole  'nonchè di tutte le
       spese  ascritte  agli  uffici posti alle esclusive dipendenze
       del Presidente  della  Regione o degli Assessori regionali di
       cui all'articolo  4,  commi  6  e 7, della legge regionale 15
       maggio 2000, n. 10".

       Lo pongo  in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE. Si passa all'articolo 11. Ne do lettura:

                                 "Art. 11.
                   Contributi alle associazioni antimafia

          1.  Nelle  more  dell'attuazione  della legge regionale 13
       settembre 1999,  n.  20,  sono  prorogati, per l'anno 2001, i
       contributi  previsti  dalla legge regionale 16 novembre 1984,
       n. 91;  dall'articolo 10 della legge regionale 7 agosto 1990,
       n. 21; dall'articolo 15 della legge regionale 24 agosto 1993,
       n. 19 e dall'articolo 11 della legge regionale 6 aprile 1996,
       n. 19.

          2. Gli  oneri  di  cui  al  comma  1, gravano sul capitolo
       101011 del bilancio della Regione per l'esercizio finanziario
       2001".

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono passati
  oramai  due  anni  dall'approvazione  della  legge   antimafia  e
  antiracket.   Ci  troviamo con la riproposizione  dei  contributi
  alle  associazioni  antimafia,  che quella legge, così  per  come
  erano stati assegnati in precedenza, aveva cancellato.
       Io  ritengo  che questo comportamento del Governo sia grave,
  sia  sbagliato.  Io  dico  grave  perchè il Governo, riproponendo
  questa  norma,  di  fatto esprime la volontà di non applicare una
  legge, una legge  votata  all'unanimità su proposta unanime della
  Commissione antimafia regionale, ed  era  una  legge - io lo dico
  così,  signor   Presidente,  che  metteva  trasparenza,  inseriva
  meccanismi di  trasparenza  anche  nella  gestione dei contributi
  alle  associazioni   antimafia,   perchè   non   finanziava   più
  l'associazione "x" perchè c'era stata una legge in precedenza che
  aveva istituito  l'associazione  "x",  ma  finanziava  l'attività
  sulla  base di  un  programma  presentato  entro  il  31  ottobre
  dell'anno precedente e  documentato  entro  il  31 giugno, se non
  sbaglio  (è   qui   presente   l'Assessore   Granata),  dell'anno
  successivo.
       Quindi, una legge che inseriva un meccanismo di trasparenza,
  nel  senso  che  noi non finanziavamo più la fondazione Falcone o
  Borsellino  o  La  Torre in quanto tali, perchè una legge dopo un
  evento  che  aveva  creato  uno stato emotivo in questa Assemblea
  regionale    aveva   istituito   quella   fondazione   o   quella
  associazione,  ma  sulla base di un programma vero di attività. E
  noi sappiamo che abbiamo dato fondi, questa Regione ha dato fondi
  ad  associazioni che hanno fatto un solo convegno all'anno magari
  a Villa Igea, e finanziati per 200 milioni all'anno a prescindere
  poi   dalle   attività  e  dal  legame  reale  con  una  attività
  antimafiosa.
       Quella  legge  innescava   un   altro  meccanismo:  favoriva
  l'associazionismo antimafioso,  interveniva  sulle attività reali
  svolte, chiedeva una  documentazione  preventiva  del programma e
  poi  di  bilancio  del  programma  svolto e così si dava anche la
  possibilità,  signor  Presidente,  ad alcune associazioni che non
  avevano ricevuto contributi perchè non istituiti per legge.
       Penso all'associazione Borsellino o al centro Impastato, che
  è uno dei centri, al di là dell'appartenenza e della collocazione
  politica,  che svolge da anni un'attività senza ricevere una lira
  da  questa  Regione.  Lo  stesso  per il centro Borsellino e così
  via.
       Quella  legge innescava questo meccanismo. Dopo tre anni noi
  ci  troviamo  una  norma  che  continua  a  dare finanziamenti ad
  associazioni  e  fondazioni  con una volontà opposta a quella che
  veniva  determinata  con  una  legge  approvata  all'unanimità da
  questo Parlamento.
       Io ritengo che questo sia grave e vorrei capire anche perchè
  il Governo insiste  nella  volontà di non applicare questa legge.
  E,  dato  che  io   so   bene  che  quelle  fondazioni  e  quelle
  associazioni, per l'amor di Dio, tutte legittime anche per i nomi
  impegnativi che portano e che meritano rispetto, però noi avevamo
  cambiato la  logica dell'intervento a sostegno delle associazioni
  antimafia, delle  associazioni  antiracket.  A proposito, è stato
  tolto  il   finanziamento   a   tutte   le  piccole  associazioni
  antiracket, a partire da quelle di Siracusa.
       Quindi,  vorrei  su questo un parere del Governo. Ma  se  il
  Governo, ogni volta che si pone una questione di tale natura, non
  risponde e non  c'è,  non  sappiamo come andare avanti, prendiamo
  atto. Ma io invito  questo  Parlamento, per il rispetto della sua
  dignità, avendo approvato una legge che esprimeva altro, a votare
  contro.
       Così almeno esplode il problema perchè tutte le associazioni
  si troveranno senza contributi e il Governo sarà obbligato a fare
  un regolamento che, rispetto a quella legge, doveva  essere fatto
  entro trenta giorni dalla sua pubblicazione.

     PRESIDENTE.   Onorevole Forgione, per la verità,  la  proposta
  che  lei  fa  somiglia  molto  alla storiella del marito  che  fa
  dispetto alla moglie.

     FORGIONE. Non possiamo  parlare  di  antimafia  e  comportarci
  così

     PRESIDENTE.  Onorevole Forgione, l'articolo 11  consente  che,
  intanto, nelle more dell'emanazione del Regolamento,  si provveda
  a  finanziare  le  associazioni.  Lei  ha  ragione,   però,   nel
  frattempo, noi consentiamo a queste associazioni di  vivere.  Non
  voglio sostituirmi al Governo.

     IOPPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     IOPPOLO. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, comprendo le
  ragioni per le quali  nel  testo  del  disegno di legge sia stata
  prevista  la  norma  ed  é  probabilmente una ragione  di  ordine
  contabile  al  fine  di  non consentire la perenzione  di  questi
  importi.
       Tuttavia,   al   di   là   delle  ragioni   che   sottendono
  all'inserimento,  nel  testo  del disegno di legge  della  norma,
  l'occasione  è  assolutamente utile per porre  a  quest'Assemblea
  almeno   due   ordini  di  ragioni  e  di  argomenti   che   sono
  assolutamente   importanti   e   rilevanti   per   la   vita   di
  quest'Assemblea e della nostra Regione.
       Il primo motivo é  stato ripreso dall'onorevole  Forgione  e
  non  mi  fa  velo  la  diversità  di appartenenza politica  e  di
  schieramento  all'interno  di quest'Aula, nel darvi atto  che  ha
  ragione quando dice che quella legge, una legge che  qualche anno
  fa  fu  promulgata  dalla  Regione  siciliana,   é  assolutamente
  positiva  e che rispondeva in maniera organica alla  esigenza  di
  porre  ordine  a  questa materia delle associazioni  antimafia  e
  antiracket.
       Credo  che non sia assolutamente opportuno,  soprattutto  in
  tempi  come  questi  attuali,  non  dare corso e  applicazione  a
  quell'insieme   di   norme   organiche  che   furono   promulgate
  dall'Assemblea  regionale  siciliana.   Ricordo, anzi,  di  avere
  partecipato qualche anno fa proprio ad alcuni  dibattiti  insieme
  all'onorevole Granata che era stato il proponente e il  padre  di
  quella  legge  ma  credo che sia opportuno porre  anche  un'altra
  questione assolutamente fondamentale e rilevante, che  si innesta
  nell'avvio dei lavori d'Aula di questa  tredicesima  legislatura.
       Quest'Assemblea regionale siciliana non ha  ancora  nominato
  la Commissione Antimafia, non ha ancora provveduto  alla elezione
  e,  quindi,  alla  conseguente  nomina  di  un   organismo   così
  importante e credo che non sia assolutamente un segnale positivo,
  ad  avvio  di legislatura e, allorquando tutta la  Sicilia  viene
  investita,  e la nostra Regione in particolare, di  una  notevole
  mole  di  investimenti  per  le  opere  di  cui  la   Regione  ha
  fondamentale  bisogno.
       Credo  che  l'avvio  abbia potuto anche  consentire  qualche
  ritardo ma questo ritardo non é  più procrastinabile, non  é  più
  giustificabile.
       Signor  Presidente,  concludo con una  raccomandazione  alla
  Presidenza di quest'Assemblea perché  nei prossimi  giorni voglia
  farsi  carico  di avviare l'iniziativa che  porterà  all'elezione
  della  Commissione  regionale antimafia altrimenti  rischiamo  di
  vanificare, sotto il profilo sostanziale e formale,  l'impegno di
  tutti e complessivamente di quest'Assemblea regionale nella lotta
  contro il fenomeno mafioso e contro il fenomeno di  intrecci  che
  sono sempre possibili e immaginabili.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Signor   Presidente,   credo  che  abbia  ragione
  l'onorevole Forgione  quando  sottolinea  l'inopportunità  che si
  proceda ancora nella materia trattata dall'articolo 11 attraverso
  deroghe all'applicazione della  stessa  legge.  E'  una legge che
  venne salutata da tutto il mondo sociale, politico, istituzionale
  che segue le vicende della lotta alla mafia con un grande spirito
  di partecipazione.
       Però, se non erro, questa norma si rende necessaria non solo
  perché manca il  regolamento,  perché  poi il regolamento è stato
  varato, quanto perché la norma che riguardava le associazioni che
  operano nel settore  antimafia  non era formulata in modo tale da
  garantire il finanziamento e la prosecuzione delle attività delle
  stesse perché  inserite  nell'ambito di un articolo che prevedeva
  poi il riparto  sulla  base  di  programmi  di  attività,  veniva
  intanto  nell'immediata   a   sospendere  la  prosecuzione  delle
  attività delle associazioni  di cui noi parliamo, le quali, tutte
  di vario  orientamento,  hanno  fatto  osservare  al  Governo, ai
  gruppi   parlamentari,   alla  Presidenza  dell'Assemblea  questa
  incongruenza che avrebbe avuto, ove mantenuta, come primo e unico
  effetto quello di smantellare tutto ciò che esiste oggi in questo
  campo  sotto  forma   di  centri  studi,  di  associazioni  e  di
  fondazioni.
       Credo, dunque,  che  abbia  fatto bene l'Assemblea regionale
  siciliana a porre  un  rimedio  nell'immediato. Però, la cosa non
  andrebbe più  bene se questa procedura diventasse ordinaria, cioè
  se ogni anno noi provvedessimo a finanziare l'attività dei centri
  derogando alla norma  contenuta  nella  legge  numero  20 e non è
  possibile perché  questo  continua  a  dare  precarietà,  non  fa
  un'opera di  trasparenza  nella  distribuzione delle risorse e ci
  obbliga di volta  in  volta  ad  affrontare  questo  tema in modo
  abbastanza estemporaneo.
       Si può ovviare  in  un  solo  modo: che il Governo s'impegni
  nella legge finanziaria  prossima  per  l'anno 2000 a proporre un
  articolo di modifica  della norma contenuta nella legge numero 20
  che ci consenta  di  procedere  a  regime  al finanziamento delle
  attività dei centri e  a regolamentare ex novo la materia.  Ma se
  il Governo non  lo  farà  noi  saremo  costretti  a procedere per
  evitare l'interruzione  traumatica dell'attività di questi centri
  con l'introduzione attraverso emendamento di norme di deroga.
       Non ho molta fiducia  nel  Governo  che  ha  preso più volte
  impegni.  Vedo qui  davanti  a me l'Assessore per gli enti locali
  che si  era  solennemente  impegnato  a presentare entro quindici
  giorni mentre, invece, ne sono passati cinquanta...

     D'AQUINO, assessore per  gli  enti locali. E' stato presentato
  in Giunta.

     CAPODICASA. Chiedo  scusa, onorevole Assessore, ne prendo atto
  e vado oltre.  Per cui se il Governo assumerà l'impegno di farlo,
  credo che,  onorevole Forgione, potremmo anche noi concordare con
  questa  procedura  considerandola  transitoria  in  attesa  della
  soluzione definitiva.

     PAGANO, assessore per il  bilancio  e  le  finanze.  Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAGANO,     assessore per il  bilancio e le finanze.    Signor
  Presidente,  onorevoli   colleghi,   intervengo   non   per  dire
  moltissime cose, perché  vi  sono  cose  che  si possono esaurire
  anche nello spazio di poche battute.
       Esiste un'unica legge  che  serve a gestire il sistema.  Ora
  la legge  ha  demandato  al Regolamento, onorevole Capodicasa, la
  proroga che  abbiamo  individuato  con  questo  articolo  11  del
  disegno di legge,  di  fatto  crea  un  meccanismo di transizione
  nell'attesa dell'approvazione  della  legge  che,  a  sua  volta,
  ripeto, rimanda  al  regolamento.  Fra l'altro, bisogna approvare
  la norma  altrimenti  nessuna  associazione  riceverà mai risorse
  finanziarie.

     FORGIONE. La transizione dura da un anno e mezzo

     PAGANO,  assessore per il bilancio e le finanze.  Va  bene, ci
  possiamo impegnare  per velocizzare tutto, onorevole Forgione, ma
  non  siamo   oggi   nelle   condizioni  di  bloccare  le  risorse
  finanziarie date  alle  associazioni  perché  una battaglia debba
  diventare principio.  Ammettiamo  che  l'opposizione  ha avuto in
  passato un grande  ruolo  nella difesa delle istituzioni e quindi
  nella lotta alla mafia, questo non lo disconosciamo, però ciò non
  significa  oggi   che   questa   battaglia  non  debba  diventare
  dell'intero Parlamento.  Quindi,  la  prego,  la  norma  rimane e
  certamente ci impegnamo  a velocizzare tutto l'iter a cui lei sta
  accennando.

     FORGIONE.  Lei  non  sta  dicendo  niente.  Questa  non  è una
  risposta

     PRESIDENTE.  Onorevole  Forgione, credo che intanto il Governo
  abbia assunto l'impegno che sollecitava l'onorevole Capodicasa, e
  di  questo  l'Aula  deve  prendere  atto,  cioè  che  nella legge
  finanziaria  presenterà  una  riformulazione  di  quanto previsto
  nella legge numero  20  del 1999 per renderla operativa nel senso
  auspicato.  Tuttavia,  onorevole  Forgione  e poi  darò la parola
  all'onorevole Raiti se  la  chiede ancora, dopo i chiarimenti del
  Governo, in questi  casi  i  deputati  che  ritengono  che questa
  formulazione o che  una  formulazione  di  un emendamento non sia
  corretta presentano  un  emendamento  e  consentono  all'Aula  di
  discutere un emendamento.

     RAITI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
  esprimere  in un  primo  momento  il  voto  favorevole  al  testo
  dell'articolo 11 ma a questo va accompagnato un forte disagio, un
  grido di dolore  che  lancio  e  ho lanciato provocatoriamente la
  scorsa settimana quando  ho  presentato  il  disegno di legge per
  chiedere l'abolizione della Commissione Antimafia sia in Sicilia,
  sia in Italia.
       Le   perplessità   avanzate  da  chi  mi  ha  preceduto,  in
  particolare  dall'onorevole Forgione e dall'onorevole Capodicasa,
  sulla gestione di  questo  capitolo amaro per la storia siciliana
  per me diventano un  grido  di dolore, perché non posso far altro
  che prendere atto  che  questo  capitolo che deve vedere tutto il
  Parlamento impegnato  ad  essere  assolutamente attento, messo in
  prima  fila  nella  gestione  della  cosa  pubblica  in  Sicilia,
  purtroppo da qualche anno è assolutamente dimenticato.
       Basta pensare che la Commissione Antimafia per due anni, gli
  ultimi due anni  della scorsa legislatura, non ha prodotto nessun
  atto, non c'è  stata  una relazione di chiusura dell'attività che
  quella Commissione avrebbe dovuto fare o comunque ha fatto.
       Basta pensare  che  siamo a cinque mesi dall'insediamento di
  questa legislatura e  questo  argomento  non  è  trattato. Se poi
  accanto a questo vediamo le dichiarazioni che vi sono ogni giorno
  di sottovalutazione  del  problema  da  parte  dei rappresentanti
  istituzionali per  non  andare  a  ricordare quello che purtroppo
  costantemente, i  nostri  rappresentanti  istituzionali a livello
  nazionale -  e  mi  riferisco  in  particolare al sottosegretario
  Taormina -  fanno  nei  confronti  della  magistratura e comunque
  nella difesa  delle  attività mafiose, da parte di rappresentanti
  come il  sottosegretario  Taormina  e  in  previsione  dei 18.600
  miliardi di lire  che spero si spenderanno celermente, in maniera
  più  veloce possibile  in  Sicilia  per  creare  quel  volano  di
  sviluppo, queste  problematiche  non possono essere assolutamente
  sottaciute.
       Pensare che la necessità di una pacificazione tra gli organi
  dello Stato, o  comunque  nella  società  siciliana  ed  italiana
  necessaria, sentita anche  da  noi  possa passare nel far finta o
  nell'intenzione di mettere  tutti  noi la testa sotto la sabbia e
  far finta che  il  fenomeno  non  esista  e  comunque  che quella
  preoccupazione non c'è  certamente  ci induce a dare questo grido
  di dolore a  tutti  i  siciliani noi non possiamo avere il vizio,
  non possiamo dimenticare  tutto  quello che è accaduto in Sicilia
  fino a qualche  anno  fa,  non  possiamo  non  avere presente che
  quegli  spettri  che  tutto  quello  che  è  accaduto  non  possa
  ritornare al più  presto,  non  perchè  un'attività mafiosa non è
  eclatante come prima  ma  certamente  è  latente  ed  è  pronta a
  gestire i fondi  che  arriveranno  in  Sicilia.  Ed  allora colgo
  l'occasione per dire  voto  sì  a  questo  emendamento, ma questo
  grido di dolore  voglio  che  questa  assemblea lo faccia proprio
  perchè noi non  possiamo permetterci di sperperare o fare in modo
  che i 18.600 miliardi che arrivano in Sicilia siano gestiti nella
  maniera in cui  spesso  sono stati gestiti nel passato procurando
  danni   nel  territorio,  procurando  arricchimenti  illegittimi,
  procurando tutte le distorsioni che hanno fatto della Sicilia non
  la perla del Mediterraneo, ma quella terra che era vista da tutti
  come la terra della mafia.
       Ciò non  deve accadere e quindi, al di là dello schieramento
  e al  di  là  della  appartenenza  di  ciascuno di noi, prendiamo
  spunto per  dare  al popolo siciliano che ci ascolta per dire che
  noi non  abbassiamo la guardia rispetto a questa problematica che
  è una  problematica  che sentiamo viva ancora tutt'ora nel nostro
  vissuto e  che  faremo  di  tutto  per  evitare  che quello che è
  accaduto nel  passato  con  i fatti eclatanti che sono costati la
  vita e il sangue di molti nostri concittadini possa ripetersi nel
  futuro quando  poi  come  si  dice  a  Catania  "prima rubarono a
  Sant'Agata e dopo ci misero i porti di ferru"

     PRESIDENTE.  Onorevole  Raiti,  chiedo scusa, poc'anzi nel suo
  intervento  lei  faceva  riferimento  ad  un  emendamento intende
  presentare un emendamento?

     RAITI.  Signor  Presidente,  io  ho  presentato  un disegno di
  legge che prevede l'abrogazione della commissione antimafia.

     VIRZI'. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VIRZI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  le grida di
  dolore sanno di  storia,  un grido di allarme una cosa un po' più
  ragionevole in questo parlamento. Io credo che al di là del fatto
  puramente  finanziario   che   viene   messo   in   campo  e  che
  sostanzialmente sta  ad  indicare  la volontà di procedere ad una
  moratoria in  questo  settore,  credo  che  nella  forma  e nella
  sostanza andiamo  a  stracciare  lo  spirito di questo disegno di
  legge che  era  inteso  a  sollecitare nella società siciliana le
  parti più vive  ed attive senza creare rendita di posizioni.
       Non intendo  mettere i verbali di questa Assemblea a rischio
  di esami penali  ma, per carità, diciamo che insieme al grano che
  certamente c'è,  è  passato anche del loglio; erano anche passate
  delle associazioni antimafia di cui nessuno si era accorto; erano
  passate delle  associazioni  antimafia  che  non  avevano tutti i
  crismi della  continuità dell'impegno, eccetera. Lo spirito della
  legge stava a  dire  che  noi  vogliamo  dare  un aiuto a ciò che
  realmente in campo sul piano della civiltà politica contro questo
  tipo di  fenomeno  perchè  questa  era  la  parte  che  organismo
  giudiziario ci  metteva politicamente nelle condizioni di fare il
  nostro dovere politico di fronte alla nostra regione.

       Mi permetto  di ricordare anche altre cose: accanto a questo
  c'è il grido  di  allarme  per il grave ritardo sulla commissione
  antimafia.  Dal   momento   che   mi   sono   permesso  di  dirle
  pubblicamente certe cose,  ho il dovere, per non apparire uno che
  fa soltanto del chiacchiericcio, di riferirle in questa Aula.
       Cari colleghi, stanno arrivando i 18 mila miliardi di Agenda
  2000, anche se  già  una  serie di bandi sono passati sulla testa
  dei nostri sindaci che non se ne sono accorti in quanto non hanno
  gli uffici  tecnici  in  grado  di progettare. Bene, chi dovrebbe
  progettare? I nostri enti locali, benissimo; i nostri enti locali
  hanno un segretario  generale che non è più il notaio dello Stato
  e che  può  essere  licenziato  in  qualsiasi  momento  su parere
  negativo  da   un   qualsiasi   sindaco.  E  noi  grazie  ad  una
  generosissima e  simpaticissima  circolare  di  un  certo governo
  abbiamo un CO.RE.CO.  che  non  esiste  più. Una volta dicevano i
  latini:'Quis  custodiet  custodes',  che tradotto significa: 'Chi
  controllerà i controllori'? E' il grande dramma della democrazia.
       Noi lo abbiamo risolto abolendo di fatto i controllori, così
  non ci poniamo  più  il  problema  di  chi  debba  controllare  i
  controllori  Non  c'è  più alcun tipo di controllo di legittimità
  né a monte né  a valle sugli atti dei nostri enti locali che sono
  i  principali  protagonisti  della  progettazione  per  i  18.000
  miliardi di Agenda 2000.
       In  tutto questo, da  due  anni,  mentre  ci  si  chiede  di
  prorogare   aritmeticamente   dei   fondi   per   degli   emeriti
  sconosciuti,  noi   continuiamo   ad   essere  senza  Commissione
  antimafia, che non  è  un grandissimo strumento, dico per carità,
  ma era la nostra  modesta 'pietruzza al cantiere' per fare argine
  contro un fenomeno  in  cui  la  politica  può  intervenire  come
  stimolo, come  incentivo,  come  richiamo  alla legittimità, alla
  trasparenza. Ed in una  Regione  in  cui  anche agli uffici della
  trasparenza, qui alla Regione  e  nei singoli comuni, bene, è più
  carta straccia che  altro,  sono  'flatus  vocis'  e petizioni di
  principio allo stato  puro,  cari  amici,  la  legge n. 10 non ha
  pratica esecuzione in Sicilia.
       Allora, io chiederei al Governo di accantonare, perché non è
  rassicurante, né dal punto  di  vista  politico  né  dal punto di
  vista finanziario, né  ha  alcuna  valenza  civile,  non facciamo
  niente, stendiamo un  velo  pietoso  sulla vicenda prorogando. La
  legge  diceva  che   noi   dovevamo   controllare  e  che  queste
  organizzazioni  dovevano  rendicontare.  Cari  amici,  quindi, la
  logica  della  deroga  è  assolutamente  contraria  allo  spirito
  dell'ottima  legge  varata  nella  scorsa  legislatura  con  voto
  unanime del Parlamento.
       Ed allora, io credo che un momento di raccordo, di saggezza,
  dovrebbe portare ad  accantonare  questa  materia per trovare una
  soluzione ragionevole, equanime e dignitosa per tutti.

     PRESIDENTE.   Non   essendo   stati   presentati   emendamenti
  all'articolo 11, lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:

                                 "Art. 12.
                      Abrogazione e modifiche di norme

          1.  Il  comma  1  dell'articolo 58 della legge regionale 3
       maggio 2001, n. 6, è abrogato.

          2. All'articolo 78 della legge regionale 3 maggio 2001, n.
       6,  la  parola  'interamente'  è  sostituita  con  la  parola
       'prevalentemente'.

          3.  All'articolo  81  della legge regionale 23 marzo 1971,
       n.  7,  le parole '8 unità' sono sostituite con le parole '12
       unità'.

          4. Al  comma  1  dell'articolo  1  della legge regionale 5
       marzo 1979,  n. 14, dopo le parole 'Presidenza della Regione'
       aggiungere le parole 'Per fini istituzionali e'."

       Comunico  che   all'articolo   12   è  stato  presentato  un
  emendamento  soppressivo   a   firma  degli  onorevoli  Liotta  e
  Miccichè.
       Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, relatore. Contrario.

     PAGANO,   assessore per il bilancio e le finanze.   Chiedo  di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAGANO,     assessore per il bilancio e le finanze.     Signor
  Presidente, desidero  intervenire  non  soltanto perché in questo
  momento viene  chiesta  la  verifica  del numero legale, e tenuto
  conto  che  la  norma  in  Commissione  non  ha  avuto  soverchie
  difficoltà, ritengo che la manovra possa essere in questo momento
  spiegata, anche  per  evitare di interrompere un lavoro che tutto
  sommato ...

     FORGIONE. Signor Presidente, eravamo in fase di votazione.

     PAGANO,   assessore per il bilancio e le finanze.   Avevo  già
  chiesto di parlare, non mi ha dato la parola.

     PRESIDENTE. Onorevole Forgione, è prassi che quando il Governo
  chiede di parlare, peraltro...

     FORGIONE. Quando siamo in votazione, no, signor Presidente.

     PRESIDENTE. Onorevole  Forgione,  non  era  neanche partita la
  votazione.

     PAGANO,     assessore per il bilancio e le finanze.     Volevo
  rassicurare, l'onorevole Forgione, da più di un minuto ero girato
  chiedendo la parola ed il Presidente non se n'era accorto.
       Comunque, entrando  nello  specifico, anche per non rovinare
  il lavoro che  sta  andando  avanti  in  maniera  costruttiva, il
  dibattito è positivo anche  quando  si perde, voglio dire, come è
  stato nel caso  dell'articolo 11 e certamente ci siamo arricchiti
  tutti.
       Però, sull'articolo  12  desidero  fare  delle  precisazioni
  perché  in Commissione, stavo dicendo poc'anzi, non ci sono state
  grandi difficoltà,  anzi  tutt'altro.  Mi  sorprenderebbe  se  il
  tutto venisse visto in una logica non costruttiva.  Ed allora, mi
  permetto di dire che in particolare, vado in ordine, con il comma
  2, all'articolo 78 della legge regionale n. 6 del 2001, la parola
  "interamente" è sostituita dalla parola "prevalentemente". Vorrei
  spiegare bene il meccanismo.
       Ricordo che in  questo  momento  il complemento di programma
  del POR, la misura 6.2.1 specificatamente chiede che tale tipo di
  gestione di misura debba essere effettuata con società a capitale
  misto.   Naturalmente  il  complemento  di  programma  non  nasce
  casualmente ma  ha  una logica, perchè è chiaro che un'iniziativa
  che  ha   a   che  fare  con  logiche  riguardanti  l'informatica
  presuppone -  e sicuramente il legislatore è stato lungimirante -
  un know how specifico che certamente è bene acquisire.
       Ma non è  finita.  In commissione abbiamo ritenuto opportuno
  presentare questo emendamento anche perchè in tal caso la Regione
  resterebbe l'unica azionista  e,  quindi,  a tutti gli effetti si
  potrebbe configurare come  la  nascita di un altro ente pubblico,
  che mi pare sia il  male  che  tutti - ad ogni livello ed ad ogni
  appartenenza politica - vogliamo evitare.
       Aggiungo che  l'unico  socio  non  è  tecnicamente possibile
  perchè vale solo per  le  s.r.l.  di  piccole dimensioni e questo
  sarebbe un S.p.A. con  un capitale adeguato. Debbo dire che se la
  legge n. 6 all'articolo  78  ha  previsto  una  società la logica
  certamente è quella che abbiamo detto.
       Vi ricordo che questo  articolo 78 è stato approvato non più
  tardi di qualche mese  fa  quando larga parte di noi era presente
  in quel momento.
       Devo aggiungere - e qui concludo - che la maggioranza rimane
  alla Regione, perchè il  51  per  cento  è della Regione. Quindi,
  qual è la difficoltà  che  in  questo  momento potrebbe nascere a
  seguito di un emendamento di questo tipo?
       Certamente penso  che  la  spiegazione data sia sufficiente,
  mentre sul comma 3,  che potrebbe essere forse il vero motivo per
  cui viene chiesto tutto ciò, e c'è qui presente il Presidente che
  potrebbe ulteriormente confermarlo, trattasi dell'ufficio di Roma
  che passerebbe da otto unità a dodici.
       Non ci sono spese, egregi colleghi, perchè si tratterebbe di
  personale trasferito.  Tra  l'altro  il  Presidente  ha  ritenuto
  opportuno .... non  ci  sono spese aggiuntive perchè il personale
  verrebbe comandato....  spiegarlo.  Ognuno  degli  assessori deve
  avere in sede romana una persona che in pianta stabile sia lì per
  dare supporto al  Governo  che  deve  essere  nelle  sedi  romane
  istituzionali.
       La non  presenza paradossalmente comporterebbe un aumento di
  spese, perchè è  chiaro  che  ciascuno dei componenti del governo
  ogni volta che  ha materia delicata da trattare dovrebbe portarsi
  un proprio esperto.  Quindi,  mi  sembra  assolutamente  logico e
  positivo il tutto e chiedo la conferma di questo articolo.

     FORGIONE. Chiedo la verifica del numero legale.

    (Si associano  alla richiesta gli onorevoli Barbagallo, Speziale,
    Giannopolo, Villari)


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                       VERIFICA DEL NUMERO LEGALE

     PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento, indìco la votazione per la verifica del numero legale.
       Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.

                        RISULTATO DELLA VERIFICA

     PRESIDENTE. Proclamo  l'esito  della  votazione  di verifica del
  numero legale: presenti 46.
       L'Assemblea è in numero legale.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                 RIPRENDE L'ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE N. 259/A

     PAGANO,  assessore  per  il  bilancio  e le finanze. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAGANO,   assessore  per  il  bilancio  e le finanze.   Signor
  Presidente, c'è la volontà,  certamente,  da parte del Governo di
  andare incontro al  ragionamento fatto da parte dell'opposizione,
  a dimostrazione di  un  clima estremamente costruttivo e positivo
  che penso si voglia mantenere perché il Governo in questo momento
  vuole dimostrare ciò.
       Il Governo penserebbe, siccome  c'è  il terzo comma, che poi
  mi pare che sia  la  materia  del contendere, che potrebbe essere
  anche risolto in maniera amministrativa. Di conseguenza chiediamo
  temporaneamente l'accantonamento  perché  se verrà confermato tra
  qualche minuto che  questo  terzo  comma  dell'articolo  12 possa
  essere sostituito e  quindi possa diventare oggetto di materia da
  un punto di vista  amministrativo, è evidente che noi lo cassiamo
  e  stiamo sereni  per  portare  avanti  un  progetto  costruttivo
  nell'Aula stessa.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   il  Governo  ha  chiesto
  l'accantonamento  dell'articolo  12. Se non sorgono osservazioni,
  resta così stabilito.
       Si passa all'articolo 13.  Ne do lettura:

                                 "Art. 13.
                          Proroga cambiali agrarie

          1. Le  disposizioni  di cui all'articolo 1, comma 1, della
       legge  regionale  23  dicembre  2000,  n.  28,  continuano ad
       applicarsi fino al 31 dicembre 2002. A tal fine i termini ivi
       previsti sono prorogati, rispettivamente, al 31 dicembre 2002
       e al 30 giugno 2002."

       Comunico che  è  stato presentato l'emendamento 13.1 a firma
  del Governo.  Alla  Presidenza  non  è  chiara la connessione con
  l'articolo 13 del disegno di legge.
       Ne  do  lettura:  Dopo  le  parole  "30  giugno  2002"  sono
  aggiunte  le  seguenti  "vanno  ricompresi  tra i soggetti di cui
  all'articolo  1, comma 1, della legge regionale 23 dicembre 2000,
  numero  28  gli  enti  economici  regionali".
       Non  hanno  cambiali  agrarie  per  la  verità, quindi ho la
  sensazione che questo emendamento non sia proponibile.

     PAGANO,     assessore  per  il  bilancio  e le finanze.     E'
  ritirato.

     PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 13.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa  all'articolo  14.  Invito il deputato segretario a
  darne lettura.

     BURGARETTA APARO, segretario:

                                 "Art. 14.

                                    ESA

          1. In deroga alle vigenti disposizioni, l'ente di sviluppo
       agricolo è  autorizzato  ad  utilizzare  le somme provenienti
       dall'avanzo di  amministrazione iscritte al capitolo di spesa
       412 -  'Fondo accantonamento avanzo di amministrazione, comma
       5, articolo 32 della legge  regionale 7 marzo 1997, n. 6' del
       bilancio di  previsione  dell'ESA per l'esercizio finanziario
       2001 per i seguenti fini istituzionali:

          -  'Ricostruzioni, ripristini e trasformazione di immobili
       e relativi impianti' (capitolo 252).

          -  'Spese  per  la  realizzazione  di progetti finalizzati
       allo    sviluppo   dell'agricoltura   di   specifici   ambiti
       territoriali' (capitolo 260);

          -  'Spese per  la  realizzazione di programmi di lavoro di
       cui all'articolo 9 della legge regionale 1 agosto 1977, n. 73
       delle  sezioni  operative  di  assistenza  tecnica' (capitolo
       261);

          - Spese per la realizzazione di programmi di interventi ed
       opere pubbliche di interesse agricolo' (capitolo 257);

          -  'Spese  per  la  manutenzione  straordinaria di strade'
       (capitolo 267).

          -  'Spese per  il  completamento  di  opere  viarie di cui
       all'articolo 3 della  legge  regionale 18 agosto 1980, n. 84'
       (capitolo 268);

          - 'Spese per il ripristino e la manutenzione straordinaria
       di dighe ed  impianti  idrici  anche  in concessione ad enti,
       consorzi, cooperative, etc.' (capitolo 507)."

     PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa  all'articolo  15.  Invito il deputato segretario a
  darne lettura.

     BURGARETTA APARO, segretario:

                                 "Art. 15.
                        Regime di aiuto alle imprese

          1. Gli aiuti ed i benefici previsti dagli articoli 48, 49,
       50, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58 e 59 della legge regionale
       n.  32  del  2000 e successive modifiche ed integrazioni, per
       importi  non superiori a 100.000 euro, vengono concessi sulla
       base di  apposito  avviso  da  emanarsi  nei termini e con le
       modalità già stabilite dalle vigenti disposizioni."

     PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 15 è stato presentato un
  emendamento soppressivo a firma dell'onorevole Liotta, il 15.1.
       Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 15.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa  all'articolo  16.  Invito il deputato segretario a
  darne lettura.

     BURGARETTA APARO, segretario:

                                 "Art. 16.
                          Formazione professionale

          1.  L'Assessore  regionale per il lavoro per i fini di cui
       all'articolo  17  della  legge  24  giugno  1997,  n.  196  e
       all'articolo 118,  comma  9, della legge 23 dicembre 2000, n.
       388, può  autorizzare gli enti gestori ammessi a procedure di
       ristrutturazione  ad integrare le risorse di cui all'articolo
       1, comma  c)  del  decreto  del  Ministro  del lavoro e della
       previdenza sociale del 12 aprile 2000, utilizzando gli avanzi
       di gestione delle attività pregresse."

     PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa  all'articolo  17.  Invito il deputato segretario a
  darne lettura.

     BURGARETTA APARO, segretario:

                                 "Art. 17.

                 Associazione culturale  per la promozione
              delle ricerche teologiche  e sociali di Palermo

          1.  L'Assessore  regionale   per   i   beni  culturali  ed
       ambientali e per la  pubblica  istruzione  è  autorizzato per
       l'esercizio  finanziario  2001   ad   erogare  il  contributo
       straordinario di lire  100 milioni all'Associazione culturale
       per la promozione delle  ricerche  teologiche  e  sociali  di
       Palermo di cui all'articolo 47 della legge regionale 3 maggio
       2001, n. 6."

     PRESIDENTE. C'è una riformulazione  della  quinta Commissione,
  sottoscritta  anche  dal  Governo  con   la  relativa  copertura.
  Comunico   che  all'articolo  17  sono   stati   presentati   due
  emendamenti,  entrambi  abrogativi, uno  a  firma  dell'onorevole
  Barbagallo ed uno a firma dell'onorevole Liotta (  per  la verità
  erano già inseriti nel blocco), mentre leggo il  fuori sacco, una
  riformulazione che recita:  "L' assessore regionale  per  i  beni
  culturali  ed  ambientali  e  per  la   pubblica   istruzione   é
  autorizzato,  per  l'esercizio finanziario 2001,  ad  erogare  un
  ulteriore  contributo  straordinario  di   lire   cento   milioni
  all'associazione  culturale  per  la  promozione  e  le  ricerche
  teologiche e sociali di Palermo, per le finalità  di cui al comma
  2 dell'articolo 47 della legge regionale 3 maggio  2001 numero 6.
  Alle  finalità  di cui al comma 1 si  provvede  con  parte  della
  disponibilità del capitolo 776403".
       Più che alle finalità, io direi, alla  copertura delle somme
  di cui all'articolo 1; ma in sede  di  coordinamento  sicuramente
  gli uffici lo formuleranno nella maniera più corretta.

     BARBAGALLO. Chiedo di parlare sugli emendamenti.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei
  chiedere al  Governo  l'accantonamento,  perché nella finanziaria
  dell'anno scorso è stato votato un emendamento di questo tipo che
  riguardava l'Istituto teologico di Palermo e l'Istituto teologico
  di Catania.
       Questi   ulteriori  cento  milioni  sono  una  cosa  diversa
  rispetto a quanto abbiamo fatto l'anno scorso e, quindi, meritano
  una valutazione perché  o  ci  sono nuove esigenze oppure diventa
  una logica  diversa  rispetto  al  provvedimento  complessivo che
  abbiamo approvato l'anno scorso.
       Io  chiedo,  quindi,  l'accantonamento  per  verificare se è
  necessario questo ulteriore finanziamento solo per Palermo.

     ANTINORO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ANTINORO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, intervengo
  per chiarire anche  all'onorevole  Barbagallo che la norma di cui
  parlava adesso, al  comma  2,  dava  ulteriori  cento milioni che
  dovevano servire  per  la manutenzione ordinaria della Cattedrale
  di Palermo e,  siccome  era  stato  formulato  erroneamente - sto
  parlando della legge finanziaria dell'anno scorso - l'emendamento
  di quest'anno serviva  soltanto  ad  aggiustare quello che l'anno
  scorso era stato erroneamente scritto.

     PRESIDENTE. Onorevole Antinoro, non mi pare che la motivazione
  sia quella che lei ha enunciato perché l'articolo 17 così recita:
  "l'assessore  regionale  per i beni culturali ed ambientali e per
  la pubblica istruzione é autorizzato, per l'esercizio finanziario
  2001,  ad erogare  il  contributo  straordinario  di  lire  cento
  milioni all'Associazione culturale per la promozione..."

     ANTINORO.  E'  così, signor Presidente, ma se lei adesso legge
  l'emendamento,   esso   si  riferisce  al  comma  2  della  legge
  finanziaria  dell'anno  precedente. E cioè questo articolo 17 era
  per correggere...

     PRESIDENTE. La riformulazione  riguarda,  invece  il comma 2 e
  finalizza il contributo.

     ANTINORO. Esattamente.

     SPEZIALE.  E'  un emendamento con il quale si dà una copertura
  finanziaria.

     PRESIDENTE.  No,  onorevole  Speziale,  la  copertura di cento
  milioni  c'era  già  nell'articolo  17, esitato dalla Commissione
  Bilancio.  Questo precisa  a  che  cosa  devono  servire  i cento
  milioni. E' ulteriore, perché dice: "sostituire l'articolo 17 con
  il  seguente...".   Quindi,  sostituiamo  l'articolo  17  con  il
  seguente.  Onorevoli colleghi, la seduta é sospesa per un minuto.

           (La seduta, sospesa alle  ore 21.24, è ripresa alle ore
           21.25).

     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
       Onorevoli  colleghi,  comunico  all'Aula che la formulazione
  originaria  dell'emendamento  non teneva conto della ripartizione
  di  due  terzi ed un terzo che l'articolo 47 della legge 3 maggio
  2001,  n. 6, prevedeva perchè, sostanzialmente, la cifra di cento
  milioni  veniva prelevata non tenendo conto della ripartizione di
  due terzi ad un istituto e di un terzo all'altro.
       Nella  formulazione  nuova  di  cui  all'emendamento a firma
  Antinoro controfirmato dal Governo si precisa che il contributo è
  aggiuntivo  e  quindi  non  intacca  la  precedente  ripartizione
  prevista dalla legge  n.  6. Pertanto è mantenuta la ripartizione
  dei due terzi  e  di  un  terzo,  finalizzato  esclusivamente  al
  secondo comma dell'articolo  47, quello che prevede un intervento
  di natura manutentiva.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze . Il Governo ne
  chiede l'accantonamento.

                           (E' accantonato)

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, prima di sospendere la seduta
  come  già  concordato,  si  riprende l'esame dell'articolo 12.
       Comunico  che  il  Governo  ha presentato l'emendamento 12.2
  soppressivo dell'articolo 12.
       Ne dò lettura: 'Il  comma  3 dell'articolo 12 del disegno di
  legge 259/A è abrogato'.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Presidente,  l'articolo  12  è  stato discusso in
  Commissione e la formulazione individuata risulta da ...

     PRESIDENTE.   Non   sorgendo  osservazioni,  l'articolo  12  è
  ulteriormente accantonato.
       Sospendo la seduta avvertendo che riprenderà fra un'ora.

           (La seduta, sospesa alle  ore 21.30, è ripresa alle ore
           23.00).

     PRESIDENTE. La  seduta  è  ripresa.
       Onorevoli colleghi,  avendo consultato i Capigruppo di tutti
  i partiti, si é  convenuto di aggiornare la seduta a mezzanotte.
       Stiamo facendo una  verifica rispetto ad alcuni articoli, ad
  alcuni emendamenti al disegno  di  legge,  in  modo tale che alla
  ripresa dei lavori  si  possano  porre  in votazione tutte quelle
  parti  del  disegno  di  legge  che  non  presentano  particolari
  difficoltà.
       Qualora   dovessero   risultare   accantonati,   perché  non
  definiti,  alcuni  articoli od emendamenti, gli stessi verrebbero
  posti  in discussione nella seduta di domani mattina, 21 novembre
  2001   alle  ore  10,30.  Questo,  in  linea  di  massima,  é  il
  programma.
       Pertanto, se non ci sono osservazioni, la seduta é sospesa e
  riprenderà alle ore 24,00.

           (La seduta, sospesa alle  ore 23.01, è ripresa alle ore
           00.05 di mercoledì 21 novembre 2001).

       La seduta è ripresa.

       Onorevoli colleghi, il Governo  ha  presentato  il  seguente
  emendamento all'articolo  12, che riguarda abrogazione e modifica
  di norme e che era stato in precedenza accantonato:
       - al comma 3 dell'articolo  12  le  parole  '12  unità' sono
  sostituite dalle altre '18 unità'.
       Questo   era   il   motivo    che   ne   aveva   determinato
  l'accantonamento.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA. Signor Presidente, su  questa norma in Commissione
  si  è  discusso e l'assessore  Pagano  ci  aveva  convinto  della
  necessità di elevare a dodici  il  numero  dei  dipendenti  della
  Regione presso la sede di Roma con la motivazione che si trattava
  di  avere  lì  del  personale  che  nelle  unità  dedicate  fosse
  corrispondente al numero degli assessori.
       Se non  vogliamo fare una trattativa così, al buio, vorremmo
  capire perchè '18'  e  non '12'.  Qual è la motivazione?  Siccome
  chi conosce la  sede della Regione a Roma sa come sono congegnati
  i locali, io credo che diciotto persone oltre...
       Vorrei   capire,  signor  Presidente,  perchè  '18'?  Questo
  numero a  quali  funzioni corrisponde? Se l'Assessore ce lo dice,
  potremmo anche convincerci.

     PRESIDENTE. L'onorevole Capodicasa desidera sapere da che cosa
  deriva la richiesta del Governo  di  portare  a diciotto le unità
  previste per l'Ufficio della Regione di Roma.

     PAGANO, assessore per il bilancio  e  le  finanze   Chiedo  di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAGANO,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  sembrerebbe  che  ci   sia   un   motivo  di  natura
  organizzativa. Poco fa c'era il  Presidente della Regione e ce lo
  spiegava tra di noi durante un momento di pausa.
       A  quanto pare c'è  un'oggettiva  difficoltà  da  parte  del
  personale della Regione siciliana ad  accettare  la sede di Roma,
  in quanto considerata poco ambita.
       Allora,  nel caso specifico, il  numero  '18'  è  un  numero
  massimo  che tiene conto delle  difficoltà  che  questa  Aula  ha
  verificato a seguito di questo  semplice  emendamento.  Al che il
  Presidente giustamente  ha  detto  di  tenere  un numero massimo,
  sapendo bene  che  non  lo  raggiungeremo  mai.  L'ideale per noi
  sarebbe esattamente  quei  dodici,  uno per ogni assessorato, cui
  abbiamo accennato.

     SPEZIALE. Allora, perchè '18'?. Facciamo '24'.

     PAGANO,  Assessore per il bilancio  e  le  finanze.  Va  bene.
  Allora, se lo dice lei, portiamo il numero a '24'.

     PRESIDENTE. Mi sembra di capire  che  il  numero indicato è da
  considerarsi come numero massimo per  evitare, di volta in volta,
  di  dovere  eventualmente modificare  una  legge  per  utilizzare
  personale nella sede di Roma, che  -  come  tutti sappiamo - deve
  essere potenziata proprio in  virtù  della  mutata situazione che
  riguarda le competenze del Governo, eccetera.

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor Presidente, avevamo  deciso  di procedere in un
  determinato  modo  e,  però,   questa  procedura  riguardava  gli
  articoli  dal   17   in   poi,   signor  Presidente.  Questo  era
  accantonato in  precedenza e, quindi, nella sede informale in cui
  di  questa procedura  abbiamo  parlato,  noi  non  siamo  tornati
  sull'emendamento che il Governo  avrebbe presentato al comma 3 di
  questo  articolo.  Probabilmente  in  quella  sede  è  stata  una
  mancanza,  però   abbiamo   sollevato   problemi   di   copertura
  finanziaria già per dodici,  il numero massimo di diciotto non ci
  garantisce, il fatto che  sia  massimo  non ci garantisce affatto
  che non venga raggiunto, non può essere superato ma non è che non
  può essere raggiunto.
       Persistono tutti i problemi che abbiamo sollevato nella fase
  preliminare  della   discussione.   L'assessore   Pagano  anziché
  lasciare raddoppia su  questo  comma;  francamente  io  mi  sento
  disorientato.
       Noi  non  siamo  tornati  in quella sede informale su questo
  emendamento,  non lo abbiamo preso in esame, non mi sembra che ci
  sia  nessun  vincolo rispetto alla procedura concordata in quella
  sede informale su questo emendamento.
       Io   non  vorrei  essere  costretto,  signor  Presidente,  a
  chiedere il numero legale per questo emendamento.

     CINTOLA. Ecco come ci siamo ridotti

     LIOTTA.  No, non è questo il punto. Io ho detto che non vorrei
  essere  costretto.  Io  dico  di continuare ad accantonare questo
  articolo  e  questo  emendamento e mettiamolo insieme a tutti gli
  altri articoli che sono oggetto di...

     PRESIDENTE.  Onorevole  Liotta, la  Presidenza, per la verità,
  questo metodo non  lo  condivide  molto,  tuttavia  l'articolo  è
  accantonato.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       Comunica che sono  stati  presentati  i  seguenti ordini del
  giorno:

    n.  3 "Dotazione  tecnico-finanziaria idonea al Gruppo Indagine
    archeologica  subacquea   Sicilia   (GIASS)"   degli  onorevoli
    Speziale, Oddo, Villari, Capodicasa, Papania e Giannopolo;

    n.  4  "Impegni  del  Governo  della  Regione  in  ordine  alla
    formazione professionale  in Sicilia", degli onorevoli Villari,
    De Benedictis, Oddo e Papania;

    n. 5 "Intervento allo  scopo  di impedire la reintroduzione dei
    ticket  sui  farmaci",   degli  onorevoli  Forgione,  Liotta  e
    Miccichè;

    n.  6  "Interventi   per  la  sospensione  delle  procedure  di
    demolizione di abitazioni  abusive",  degli onorevoli Lo Curto,
    Beninati, Savarino, Zago, Infurna, Manzullo;

    n. 7 "Adeguati trasferimenti  finanziari  ai comuni con meno di
    10.000 abitanti", degli onorevoli Oddo, Speziale, Capodicasa ed
    altri;

    n. 10 "Applicazione del  regolamento  CE  n.  1148/2001  del 12
    giugno 2001, degli onorevoli Fleres e Catania Giuseppe;

    n. 11 "Erogazione contributi  ai sensi della legge regionale n.
    63 del 1983", degli onorevoli Fleres e Catania Giuseppe;

    n. 12 "Interventi  urgenti  per  la  sospensione temporanea dei
    lavori di realizzazione  dell'elettrodo a 150 Kv Viagrande, Aci
    Sant'Antonio, Acireale,  S.  Venerina, Giarre", degli onorevoli
    Fleres e Catania Giuseppe;

    n.  13   "Istituzione  albo  professionale  degli  installatori
    car-stereo  artigiani"   degli   onorevoli   Fleres  e  Catania
    Giuseppe;

    n. 14 "Iniziative per  garantire  i  collegamenti nei comuni di
    Piedimonte Etneo,  Linguaglossa, Castiglione e Randazzo", degli
    onorevoli Fleres e Catania Giuseppe;

    n.  15 "Interventi  per  consentire  la  realizzazione  di  una
    bretella di rientro  a  cappio  in  prossimità  dello  svincolo
    autostradale di San Gregorio", degli onorevoli Fleres e Catania
    Giuseppe;

    n.  16  "Equiparazione  del  personale  di  protezione  civile,
    operante nella Sicilia  orientale,  al personale della Pubblica
    Amministrazione regionale",  degli  onorevoli  Fleres e Catania
    Giuseppe;

    n. 17 "Accordo da  stipulare con la Federfarma Sicilia - Unione
    regionale dei titolari  di farmacia isolani per consentire agli
    assistiti di rifornirsi dei  medicinali  di cui alla lettera a)
    del  D.L.  18 settembre  2001,  n.  347,  tramite  le  farmacie
    dell'Isola", degli onorevoli Fleres e Catania Giuseppe;

    n.   18  "Iniziative   per   l'immediata   e  piena  attuazione
    dell'articolo 158 del  trattato  CE",  degli onorevoli Fleres e
    Catania Giuseppe.
       Avverto  che  gli   ordini  del  giorno  verranno  posti  in
  votazione nella seduta di domani.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       Onorevoli  colleghi, comunico  che gli articoli 17 e 18 sono
  accantonati.  L'articolo  19  diventa  emendamento  al disegno di
  legge numero 185.
       Gli  articoli  20 e 21 sono accantonati.

       Si passa all'articolo 22. Ne do lettura:

                                 "Art. 22.
                       Contributi trasporti turistici

          1. Una quota di lire 10.000 milioni dello stanziamento del
       capitolo  872801  è  destinata al pagamento dei contributi di
       cui all'articolo  16 della legge regionale 17 maggio 1984, n.
       31,  così   come  modificato  dall'articolo  74  della  legge
       regionale 3 maggio 2001, n. 6, relativi all'anno 2000".

       All'articolo 22 non  ci  sono  emendamenti  e  non chiedendo
  nessuno di parlare lo pongo in votazione.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:

                                 "Art. 23.
                             Trasporto anziani

          1.  Con  effetti  a  decorrere  dall'esercizio finanziario
       2002, sono reintrodotti gli interventi di cui all'articolo 16
       della   legge  regionale  6  maggio  1981,  n.  87,  abrogati
       dall'articolo  2, tabella 'F', della legge regionale 3 maggio
       2001, n. 6 (finanziaria regionale).

          2.  Gli  oneri  relativi  al  comma  1 saranno determinati
       annualmente con la legge finanziaria.

       Lo pongo in votazione.  Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Comunico che sono  stati  presentati  i seguenti emendamenti
  articoli aggiuntivi:

    - dal Governo:  emendamenti  23.1,  23.3,  23.15,  23.14, 23.7,
    23.12 e 23.7.1 (subemendamneto all'emendamento 23.7);

    - dall'onorevole Leanza V.: emendamento 23.16;

    -  dagli  onorevoli   Fleres,   Catania  Giuseppe  e  Beninati:
    emendamenti 23.4 e 23.5;

    - dall'onorevole Tricoli: emendamento 23.6;

    - dall'onorevole Beninati: emendamento 23.8;

    - dall'onorevole Formica: emendamento 23.9;

    - dall'onorevole Basile: emendamento 23.10;

    - dall'onorevole Formica: emendamento 23.11;

    - dagli onorevoli Baldari ed altri:  emendamento 23.13.
    emendamento 23.1:

       Pongo  in  votazione   l'emendamento  23.1.  Il  parere  del
  Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore.  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole  resti  seduto;  chi è contrario
  si alzi.

                            (E' approvato)

       Onorevoli   colleghi,   l'articolo  23.3  è  spostato,  come
  emendamento,   al   disegno  di  legge  n.  185;  così  pure  gli
  emendamenti 23.16, 23.15, 23.14.
       Si passa all'emendamento 23.4. Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze.  Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.
                             (E' approvato)

       Si passa all'emendamento 23.5. Lo pongo in votazione.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze.  Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Il 23.6 è spostato al disegno di legge n.  185.
       Pongo in votazione l'emendamento 23.7.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze.  Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa al subemendamento  aggiuntivo  al  23.7  che  è  il
  23.7.1. Si tratta di un emendamento tecnico:

    Entro sei mesi  dall'entrata  in  vigore  della presente legge,
    dovrà essere emanato, in conformità all'articolo 16 della legge
    regionale 18 febbraio 1986, n. 2, lo statuto dell'Azienda delle
    foreste  demaniali  che   conterrà   le   norme  relative  alle
    competenze degli organi  in  ordine  agli  strumenti contabili,
    alle loro strutture ed al controllo.

       Lo pongo in votazione. Il Governo lo ha proposto.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.
                             (E' approvato)

       Affidiamo  alla  Presidenza  il  coordinamento  formale  con
  l'articolo 23.
       L'emendamento 23.8  è  improponibile.  L'emendamento  23.9 è
  accantonato;  l'emendamento 23.10  è spostato al disegno di legge
  n. 185; l'emendamento 23.11 è improponibile.
       Si passa all'emendamento 23.12. Lo pongo in votazione.
       Il Governo lo ha proposto.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                             (E' approvato)

       L'emendamento 23.13 è improponibile.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA. Signor  Presidente,  noi  destiniamo un contributo
  che credo fosse finalizzato  ad  altre  cose  per  il reperimento
  finanziario  della gestione  del  bilancio.  Questa  è  una  cosa
  corretta? Non lo so.  Il  Governo  ormai firma tutto, l'onorevole
  Assessore diciamo che ha rotto i freni.
       L'emendamento 23.13 è improponibile.
       Ci  sono  alcuni  emendamenti  fuori sacco. Li accantoniamo,
  poichè  la  valutazione  che  è stata fatta non ha riguardato gli
  emendamenti  fuori  sacco  ma soltanto quelli che erano contenuti
  nel  bozzone,  li  accantoniamo  e li affrontiamo alla fine della
  seduta così come concordato poc'anzi.
       Si  passa  al  titolo  II.  Ricordo  che  tutti gli articoli
  contenuti nel titolo II del disegno di legge sono connessi con le
  variazioni  apportate  alle  tabelle.  La  Presidenza avverte che
  con  l'approvazione  di  ciascun  articolo  del  titolo  II  e di
  eventuali  emendamenti  verranno  determinate  le  corrispondenti
  variazioni  alle tabelle relative ai capitoli recati dallo stesso
  articolo, del che  bisognerà  tenere  conto  quando  si procederà
  all'approvazione delle tabelle.
       Sull'articolo  24  non  ci  sono  emendamenti.  Lo  pongo in
  votazione. Chi  è  favorevole  resti  seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       PRESIDENTE.   L'articolo   25   è   accantonato.   Si  passa
  all'articolo 26. Ne dò lettura:

                "Cofinanziamento interventi extra regionali

    1.  Al  fine  di far fronte agli oneri derivanti dall'emergenza
    verificatasi   in   località  Macari  il  28  febbraio  2001  è
    autorizzato,  per  l'esercizio  2001,  il trasferimento di lire
    5.000 milioni  a  favore  del comune di San Vito Lo Capo, quale
    cofinanziamento  dell'intervento  del  Ministero degli Interni,
    delegato per il coordinamento della protezione civile.

    2.  Al  fine  di  completare  gli interventi previsti nel P.O.P
    94/99, misura  8.5 e misura 9.4, è autorizzata, per l'esercizio
    2001, la  spesa rispettivamente di lire 27 milioni e di lire 22
    milioni,  quale cofinanziamento regionale, cui si fa fronte con
    le disponibilità del capitolo 613919".

       PRESIDENTE.  Comunico che all'articolo 26 è stato presentato
  un emendamento. Allora,  colleghi  l'emendamento  che  il governo
  propone per l'articolo 26 in realtà è già contenuto nel bozzone a
  pagina 97. Per un  fatto  di coordinamento il governo propone uno
  spostamento di natura  tecnica,  esisteva  un  consenso su questa
  disposizione nella riunione che  c'è stata. Lo pongo in votazione
  l'emendamento 69.7. Il parere del Governo?

    PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

    PRESIDENTE. Il parere della Commissione.

    CROCE, Presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

    PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    CAPODICASA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CAPODICASA. Io vorrei, Presidente, che l'Assessore ci desse una
  spiegazione di una destinazione. Del resto, con l'emendamento che
  abbiamo  adesso approvato che ha finalità generale noi approviamo
  un emendamento all'articolo 26, chi quindi si intende aggiuntivo,
  un comma  3,  in  cui  parliamo  di realizzazione di interventi a
  carico   del   fondo  sociale  europeo  compresi  nel  POP  94-99
  autorizzata la spesa di lire 497 milioni, cioè noi...

    PRESIDENTE.  Con  l'unica differenza, onorevole Capodicasa, che
  siccome si tratta di finanziamenti per interventi extraregionali,
  e l'articolo  26  si  occupa  di  questo,  il governo ha proposto
  sostanzialmente  e  l'aula  lo  ha  approvato  di spostare questo
  emendamento   dall'articolo   43,  che  era  la  rubrica  lavoro,
  l'articolo   connesso   con   l'Assessorato   al  lavoro,  invece
  all'articolo 26  che  è  quello più pertinente, a mio avviso, che
  riguarda gli interventi extraregionali. C'era già stato l'assenso
  quindi non cambia nulla.

    PRESIDENTE.   Pongo  in   votazione  l'articolo  26  nel  testo
  risultante. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

    PRESIDENTE. Si passa all'articolo 27. Ne dò lettura:
                               "Art. 27
                 Certificazioni per le sovvenzioni globali

    1.  Per  consentire  alla  Presidenza della Regione il rilascio
    delle certificazioni, di cui all'articolo 21 del Regolamento CE
    20 luglio  1993,  n.  2082,  sulle domande di pagamento a saldo
    degli organismi intermediari di cui all'articolo 40 della legge
    regionale 3  maggio  2001, n. 6, è autorizzata la spesa di lire
    500 milioni  cui  si  fa  fronte con le disponibilità di cui al
    capitolo 615602".

    PRESIDENTE. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    PRESIDENTE. Si passa all'articolo 28. Ne do lettura:

                              "Art. 28
            Ufficio speciale per i controlli di secondo livello

    1.  Per far fronte alle spese destinate ad azioni di assistenza
    tecnica   e  supporto  per  l'espletamento  delle  attività  di
    competenza  dell'Ufficio  speciale  per  i controlli di secondo
    livello  sulle operazioni cofinanziate dai fondi strutturali, è
    autorizzata  la  spesa  di  lire  600  milioni  per l'esercizio
    finanziario 2001.

    2.  Al  fine di consentire il regolare e autonomo funzionamento
    dell'Ufficio  speciale  per  i  controlli di secondo livello, è
    autorizzata  la  spesa  di  lire  50  milioni  per  l'esercizio
    finanziario 2001.

    3. Al  fine  di  dotare  l'Ufficio  speciale per i controlli di
    secondo  livello  delle  attrezzature  necessarie  al  regolare
    espletamento  delle  competenze  è autorizzata la spesa di lire
    200 milioni per l'esercizio finanziario 2001".

       Lo pongo in votazione.  Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    PRESIDENTE. Si passa all'articolo 29. Ne dò lettura:

                               "Art. 29
                   Convenzione con l'agenzia del demanio

    1.  Al  fine  di  consentire  la  stipula  di  convenzione  con
    l'Agenzia  del  demanio,  ai sensi dell'articolo 65 del decreto
    legislativo 30  luglio 1990, n.  300, è autorizzata la spesa di
    lire 300 milioni per l'esercizio finanziario 2001".

       Lo pongo in votazione.  Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    PRESIDENTE. Gli  articoli  30  e  31 sono accantonati. Si passa
  all'articolo 32. Ne do lettura:

                         "Contributo 'una tantum'

    1. Al  fine  di  consentire  l'erogazione  a favore dei coniugi
    Giuseppe  Calanni Fraccono e Maria Liuzzo Scorpo del contributo
    'una tantum'  di  cui  all'articolo 11 della legge regionale 24
    agosto   1993,   n.   19,  previsto  per  i  proprietari  delle
    abitazioni rimaste danneggiate a seguito dell'attentatoal posto
    di Polizia di Stato del comune di Tortorici, è autorizzata, per
    l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 6 milioni".

       Lo pongo in votazione.  Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Gli articoli 33 e  34  sono  accantonati. Si passa all'articolo
  35. Ne do lettura:

                          "Interventi via Pagano

    1. Le  provvidenze  previste dall'articolo 9, commi 2 e 3,della
    legge regionale  30  dicembre  2000,  n.  35,  sono  estese  ai
    proprietari di unità adibite ad usi non abitativi.

    2. Per  le  finalità  di  cui  al  comma 1, lo stanziamento del
    capitolo  517302  del  bilancio  della  Regione per l'esercizio
    finanziario 2001 è incrementato di lire 300 milioni".

       All'articolo 35 c'è l'emendamento soppressivo dell'onorevole
  Barbagallo che è ritirato.
       Pongo in votazione  l'articolo  35  senza emendamenti perchè
  quelli depositati sono aggiuntivi. Chi è favorevole resti seduto,
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       L'articolo  35.2  è  tra  quelli  concordati.  Lo  pongo  in
  votazione.  Chi è favorevole  resti  seduto,  chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       L'emendamento 35.3  è accantonato.  Si passa all'emendamento
  35.5., non ci sono  osservazioni,  è  tra  quelli  concordati. Lo
  pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole  resti  seduto,  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo  35.6,  è  nelle stesse condizioni. Lo
  pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole  resti  seduto,  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       L'emendamento 35.7 è  spostato  al  disegno  di legge numero
  185.
       L'articolo 36 è  accantonato.
       Si passa all'articolo 37. Ne do lettura:

                                 "Art. 37.
         Corsi di formazione professionale personale corpo forestale

          1. Per soddisfare le obbligazioni relative agli interventi
       di cui  agli  articoli 72 e 73 della legge regionale 6 aprile
       1996, n. 16, è autorizzata, per l'esercizio finanziario 2001,
       la spesa di lire 70 milioni (capitolo 150521)".

       Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 38. Ne do lettura:

                                 "Art. 38.
            Opere e lavori di miglioramento fondiario ed agrario

          1.   Per   soddisfare   le   obbligazioni   relative  agli
       interventi  di  cui  all'articolo 27 della legge regionale 25
       giugno   1986,   n.   13,   è  autorizzata,  per  l'esercizio
       finanziario  2001,  la  spesa  di  lire  27 milioni (capitolo
       542838)".

       Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si   passa  all'articolo  39  che  è  accantonato.  Comunico
  all'Aula  che sono dichiarati improponibili gli emendamenti 39.3,
  39.2, 39.12, 39.16, 39.17, 39.13, 39.4, 39.5, 39.15, 39.6, 39.10,
  39.7, 39.8.
       L'articolo  39.9  viene  spostato  alla  legge finanziaria e
  quindi diventa emendamento alla finanziaria.
       L'articolo   39.11   è   superato   da  un  emendamento  che
  successivamente  presenterà il Governo e che prevede un ulteriore
  aumento  della somma che era prevista nell'emendamento presentato
  dagli onorevoli Capodicasa e Speziale. Quindi è superato.
       Si passa all'articolo 40. Ne do lettura:

                                 "Art. 40.
                               Enti economici

          1.  Per  le finalità di cui all'articolo 7, comma 6, della
       legge regionale  20  gennaio  1999,  n. 5, è autorizzata, per
       l'esercizio  finanziario  2001,  l'ulteriore  spesa  di  lire
       15.000 milioni (capitolo 243701).

          2.  Per le finalità di cui all'articolo 12, comma 2, della
       legge  regionale  20  gennaio  1999,  n.  5,  è  autorizzata,
       per l'esercizio  finanziario  2001, l'ulteriore spesa di lire
       2.500 milioni (capitolo 244102)".

       All'articolo  40  non  sono stati presentati emendamenti. Lo
  pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si  passa  agli  articoli aggiuntivi di cui agli emendamenti
  40.1  e  69.15.  Essendo  uguali  i  due  emendamenti,  pongo  in
  votazione il 69.15 in quanto formulato più correttamente.
       Il parere della Commissione?

     CROCE, Presidente della commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 41. Ne do lettura:

                                 "Art. 41.
          Riproduzione  di somme eliminate dal conto del patrimonio
                               della Regione

          1.  Per  provvedere  al  pagamento  delle obbligazioni non
       soddisfatte  a  causa  della  loro eliminazione dal conto del
       patrimonio  della Regione, ai sensi dell'articolo 8, comma 1,
       della legge  regionale 27 febbraio 1992, n. 2, è autorizzata,
       per  l'esercizio  finanziario  2001,  la  spesa  di  lire 190
       milioni (capitolo 713301)".

       All'articolo 41 è stato presentato dal Governo l'emendamento
  41.1. Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si  passa  all'emendamento  41.2. E' improponibile. Pongo in
  votazione l'articolo  41,  così  come  emendato  dall'emendamento
  41.1.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 42. Ne do lettura:

                                 "Art. 42.
            Trasformazione centralini telefonici per non vedenti

          1.  L'Assessore  regionale  per  il  lavoro, la previdenza
       sociale,  la   formazione  professionale  e  l'emigrazione  è
       autorizzato a rimborsare  all'INAIL le spese sostenute per la
       trasformazione dei  centralini  telefonici per non vedenti in
       attuazione dell'articolo 8 della legge 29 marzo 1985, n. 113.

          2.  Per le finalità  di  cui al comma 1 è autorizzata, per
       l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 226 milioni".

       All'articolo  42  non  ci  sono  emendamenti.  Lo  pongo  in
  votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 43. Ne do lettura:

                                 "Art. 43.
                    Lavoratori emigrati e loro famiglie

          1.   Per   soddisfare   le   obbligazioni   relative  agli
       interventi di  cui  agli  articoli  12  e  12 bis della legge
       regionale 4  giugno  1980,  n.  55, per l'attività svolta dal
       C.O.E.S.  di  Palermo  nell'anno  1996,  è  autorizzata,  per
       l'esercizio  finanziario  2001,  la  spesa di lire 43 milioni
       (capitolo 312522)".

       All'articolo  43  non  ci  sono  emendamenti.  Lo  pongo  in
  votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 44. Ne do lettura:

                                 "Art. 44.
               Contributi ai consorzi di ripopolamento ittico

          1.  Per  il  funzionamento  dei  consorzi di ripopolamento
       ittico, di  cui  alla  legge regionale 1  agosto 1974, n. 31,
       così  come  integrata dall'articolo 2 della legge regionale 6
       aprile 1995, n. 33, costituiti alla data di entrata in vigore
       della   presente   legge,  è  concesso  per  l'anno  2001  un
       contributo di lire:

          200 milioni  per  il consorzio di ripopolamento ittico del
       Golfo di Patti;

          200 milioni  per  il consorzio di ripopolamento ittico del
       Golfo di Castellammare del Golfo;

          200 milioni  per  il consorzio di ripopolamento ittico del
       Golfo di Catania"

       All'articolo 44 sono  stati  presentati  tre emendamenti: il
  44.1 degli onorevoli Liotta  e  Micciché, il 44.2 degli onorevoli
  Catania Giuseppe e Fleres e il 44.3 del Governo.

     LIOTTA. Ritiro l'emendamento.

     PRESIDENTE.    L'Assemblea    ne   prende   atto.   Si   passa
  all'emendamento  44.2.  Lo  pongo  in  votazione. Il parere della
  Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi  è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'emendamento 44.3 che è superato.
       Pongo  in  votazione  l'articolo  44  così  come riformulato
  dall'emendamento 44.2. Chi  è  favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' APPROVATO)

     PRESIDENTE.   Si   passa   all'art.  45.  Invito  il  deputato
  segretario a darne lettura .

     BURGARETTA APARO, segretario.

                                  Art. 45.
                              Fermo biologico

          1. Per  le  finalità dell'articolo 1 della legge regionale
       26 ottobre  1998,  n.  30,  e dell'articolo 2, comma 3, della
       legge regionale  28 settembre 1999, n. 24, è autorizzata, per
       l'esercizio  finanziario 2001, la spesa di lire 6.000 milioni
       da destinare al pagamento delle annualità 1998 e 1999.

     PRESIDENTE.  Comunico che all'art. 45 ci sono due emendamenti,
  che sono accantonati. Tutto l'art. 45 è accantonato.

     PRESIDENTE.   Si   passa   all'art.  46.  Invito  il  deputato
  segretario a darne lettura .

     BURGARETTA APARO, segretario.

                                  Art. 46.
                    Aiuti per gli equipaggi dei natanti

          1. Per  le  finalità  degli  articoli  1  e  2 della legge
       regionale  28  settembre  1999,  n.  24,  è  autorizzata, per
       l'esercizio  finanziario  2001,  la spesa di lire 190 milioni
       (capitolo 347701).

     PRESIDENTE.  L'art. 46 è accantonato.

     PRESIDENTE.   Si   passa   all'art.  47.  Invito  il  deputato
  segretario a darne lettura .

     BURGARETTA APARO, segretario.

                                  Art. 47.
                                    CIEM

          1.  L'Assessore   regionale   per   la   cooperazione,  il
       commercio, l'artigianato e la pesca è autorizzato a concedere
       al  Centro  per  l'internazionalizzazione  delle imprese e la
       promozione   delle  piccole  e  medie  imprese  dello  spazio
       euromediterraneo  (CIEM)  un  contributo  straordinario,  per
       l'esercizio  finanziario  2001,  di lire 1.000 milioni per le
       spese di gestione.

     PRESIDENTE.  L'art. 47 è accantonato.

     PRESIDENTE.   Si   passa   all'art.  48.  Invito  il  deputato
  segretario a darne lettura .

     BURGARETTA APARO, segretario.

                                  Art. 48.
                          Scuole materne regionali

          1.  Per soddisfare le obbligazioni relative alla locazione
       di  immobili da destinare a sedi di scuole materne regionali,
       già  assunte  alla  data  di  entrata  in  vigore della legge
       regionale   3   maggio   2001,   n.  6, che  ha  disposto  il
       trasferimento alle  amministrazioni comunali di tali oneri, è
       autorizzata, per  l'esercizio  finanziario  2001, la spesa di
       lire 900 milioni (capitolo 373321).

     PRESIDENTE.  L'art. 48 non ha emendamenti.

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'art. 48. Chi è favorevole
  resti seduto, chi è contrario si alzi.

                             E' APPROVATO

     PRESIDENTE.   Si   passa   all'art.  49.  Invito  il  deputato
  segretario a darne lettura .

     BURGARETTA APARO, segretario.

                                  Art. 49.
               Organo monumentale della Cattedrale di Trapani

          1.   L'Assessore   regionale   per  i  beni  culturali  ed
       ambientali e per  la  pubblica  istruzione è autorizzato, per
       l'esercizio  finanziario   2001,  ad  erogare  un  contributo
       straordinario di lire 400 milioni per il restauro dell'organo
       monumentale custodito nella chiesa di San Lorenzo, Cattedrale
       di Trapani.

          2.  All'onere di cui  al  comma  1  si  provvede con parte
       delle disponibilità del capitolo 215704, accantonamento 1009,
       del bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 2001.

     PRESIDENTE.  L'emendamento  n.  49.1  e  49.2  sono  ritirati.
  L'emendamento 49.3 è improponibile.

     PRESIDENTE.  La seduta è sospesa per un minuto.

       C'è   un   emendamento   del   Governo   che   da  copertura
  all'emendamento 49.3.
       All'onere  di  cui al presente articolo di provvede mediante
  riduzione  di  parte  delle disponibilità del capitolo 776403 del
  bilancio della regione per  l'esercizio  2001.  Quindi,  a questo
  punto, l'emendamento
  49.3 non è improponibile, è proponibile.
       Lo pongo in votazione.
       Il Governo ha dato copertura con il subemendamento 49.3.
       Il parere della Commissione?

     CROCE, Presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è  favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, il fatto che
  abbiamo concordato un metodo per andare avanti in questa seduta e
  giungere -  ove possibile - all'approvazione di queste variazioni
  di  bilancio   credo   che   però   non  possa  occultare  alcune
  riflessioni.

       Su questo articolo vorrei intervenire e lo faccio ancora più
  volentieri  avendo   a   fianco  l'onorevole  assessore  ai  beni
  culturali.
       Abbiamo  evitato   di  giungere  a  leggi  "omnibus"  e  con
  provvedimenti  spezzettati.  Con  questo  articolo  e  da  questo
  articolo in poi -  ma già ne abbiamo avuti altri prima - comincia
  la  serie   di   alcuni   provvedimenti   su   misura,  parziali,
  particolarissimi che  credo  non  dovrebbero  comparire in questo
  testo.
       Vorrei capire molto di più se c'è una politica - per esempio
  dell'assessorato ai beni culturali - su tutto questo settore, sul
  recupero di alcuni  beni  e la manutenzione e la tutela di alcuni
  beni - qua parliamo di due organi di due importanti cattedrali.
       Ma quanti ce n'è in Sicilia che richiedono una manutenzione?
       E perchè noi,  oggi, dobbiamo fare una norma specifica prima
  su uno su  sollecitazione  di  quelli di Trapani? Ora aggiungiamo
  quello di Sciacca.  Non c'è stata fantasia in quelli di Catania e
  quelli di Palermo  ed ognuno avrebbe potuto aggiungere un organo.
  C'è un organo  bellissimo  in  una  piccola  chiesa,  ad Isnello,
  cadente, dove c'è  un  sindaco comunista. Non mi è passato per la
  testa di fare  un  emendamento  per  cinquanta  milioni - essendo
  Isnello più  piccolo, quindi quasi un "organetto", dimensionato a
  quella piccola cattedrale.
       Questo Parlamento,  ovviamente,  è  sovrano  e può approvare
  quello che vuole,  ma  io  volevo  consegnare,  almeno  qui,  nel
  momento in cui  votate  questa  norma,  il  mio  dissenso, il mio
  disappunto ed il mio voto contrario.

     STANCANELLI. Organi  piccoli;  a  Trapani,  invece, l'organo è
  monumentale.

     CINTOLA. Alessandro, questo di Isnello lo vuoi presentare tu?

     STANCANELLI...  per  un  organo  monumentale solo quattrocento
  milioni.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, io sarei
  d'accordo  con   l'onorevole   Forgione   se   noi  andassimo  ad
  incrementare il capitolo  che riguarda i fondi per intervenire in
  materia di beni  ecclesiastici, ecc... per potere dare la facoltà
  all'assessore di  potere  utilizzare le somme per alcune finalità
  che sono...

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi, non è possibile continuare la
  seduta   in  queste   condizioni.   Vogliamo   lasciare   parlare
  l'onorevole Capodicasa?

     CAPODICASA... se  dare  la  facoltà  all'assessore  di  potere
  intervenire su alcune di queste fattispecie che non hanno trovato
  accoglimento presso l'assessorato  -  non è che mi sono inventato
  l'organo di Sciacca.  C'è  una  richiesta  della  chiesa  di  San
  Michele,  non   per   la   manutenzione,   ma  per  il  restauro,
  onorevole... va bene, per  carità,  io non so ma se mi fa parlare
  troverà risposta alla sua questione...

     PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, va bene.

     CAPODICASA. Vorrei completare l'argomento.

     PRESIDENTE. E' superata  la questione perché é stato votato il
  sub emendamento finanziario.

     CAPODICASA. Io condivido la tesi dell'onorevole Forgione. Deve
  essere chiaro. Ma  dal momento che c'é un articolo in finanziaria
  che riguarda l'organo  della  cattedrale di Trapani, e non avendo
  trovato accoglimento la  richiesta della chiesa di San Michele di
  Sciacca  perché   il   capitolo   non   era  capiente,  allora  o
  incrementiamo il  capitolo e l'assessore poi evaderà le richieste
  che sono giacenti  e  sono  rimaste  inevase,  oppure io presento
  l'emendamento, dal  momento  che  già  c'é un argomento contenuto
  nell'articolato, perché io sono perfettamente consenziente con la
  tersi che materia  di  questo  genere  -  soprattutto per piccole
  quantità finanziarie  -  non dovrebbero entrare nella legge. Sono
  perché, per esempio,  tutto  questo  avvenga anche per altre cose
  che seguono l'articolo  49;  però vorrei essere sicuro che questa
  materia venga  ricompresa,  attraverso l'emendamento del Governo,
  per l'incremento del capitolo apposito e io ritiro l'emendamento,
  se il Governo assume l'impegno.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  l'emendamento  di copertura
  finanziaria é  già  stato votato. L'onorevole Capodicasa se vuole
  dare seguito a questa sua intenzione può presentare un ordine del
  giorno che vincoli il Governo successivamente. Io invece pongo in
  votazione  l'emendamento   49.3  che  ...  Onorevole  Capodicasa,
  abbiamo avviato un  percorso  che  é  a  metà,  non  lo  possiamo
  completare. O  lo completiamo e quindi votiamo l'emendamento 49.3
  che é la  parte  normativa  della  parte  finanziaria già votata,
  oppure bocciamo l'emendamento 49.3 o lei lo ritira, viene meno la
  copertura finanziaria e votiamo l'articolo così come é.

     D'ANTONI . Se l'onorevole Capodicasa lo ritira, lo presento io
  l'emendamento.

     CAPODICASA. Onorevole  Presidente,  ho  condizionato il ritiro
  dell'emendamento che  ho  presentato  ad  una  dichiarazione  del
  Governo. Se il Governo dice che va bene, io ritiro l'emendamento.
  Quindi non vedo il motivo del contendere.

     PRESIDEntE.  Onorevole Pagano, l'onorevole Capodicasa desidera
  un impegno del  Governo  o  comunque  una  opinione  del  Governo
  rispetto alle osservazioni che ha formulato.

     CROCE, presidente  della  commissione  e  relatore.  Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CROCE,  presidente   della  commissione  e  relatore.  Intanto
  l'organo  monumentale   della   cattedrale   di  Trapani  rientra
  nell'ambito  di  un   ragionamento  fatto  un  anno  fa,  con  la
  finanziaria,  accantonati  400  milioni  nei  fondi  globali;  il
  Parlamento ha votato  quella  tabella;  quindi siamo di fronte ad
  una situazione diversa  rispetto  a quella che si sta discutendo.
  Il capitolo cui  si  fa  riferimento  é  un  capitolo  che tratta
  materia particolare,  quasi  a  livello di monumento. Questi sono
  organi che solo così possono essere finanziarti. O altrimenti non
  é possibile  recuperarli, ecco perché allora il Parlamento decise
  di accantonare l'importo. Si sta parlando di un'altra cosa.

     GRANATA, assessore per  i  beni culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore per  i  beni culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Non  é  che  nella valutazione dei progetti
  esecutivi per quanto  riguarda  gli  organi  non  ci sia anche da
  parte  mia  -  lo  dico  perché  é  così  -  una  discrezionalità
  nell'accogliere un progetto o un altro, certo c'é una valutazione
  complessiva    che    dipende    dalla    oggettiva    importanza
  dell'intervento, anche  dallo  stato  di degrado dell'organo. Nel
  caso specifico  l'onorevole  Capodicasa  ha  chiesto una cosa che
  credo  possa   essere   condivisa.  Per  evitare,  a  prescindere
  dall'emendamento presentato dall'articolo  49  che è altra cosa e
  su questo apro  una  piccola  parentesi. Recentemente su tutta la
  materia dei  restauri  che  riguardano beni ecclesiastici abbiamo
  dovuto far corso  ad  un  protocollo  d'intesa  con la Conferenza
  episcopale siciliana, per  cui  sono  gli  stessi  vescovi che ci
  indicano le priorità, per  evitare  che ci sia anche da parte mia
  oltre che da  parte  dei  singoli  parroci accompagnati spesso da
  colleghi,  una   discrezionalità   indiretta   nella  scelta  dei
  progetti.  Le valutazioni complessive, quindi, le abbiamo risolte
  con un metodo  che  sia  il  più oggettivo possibile. L'onorevole
  Capodicasa dice una  cosa  che  può  servire  a  non  inserire un
  precedente. Se questo fondo dei 140 milioni dell'emendamento 49.3
  viene anziché  dirottato  su  questo  articolo  nel  fondo  della
  Regione che riguarda  il  capitolo di bilancio del restauro degli
  organi, l'impegno del  Governo  è di restaurare questo organo per
  evitare di creare un precedente.

     CAPODICASA. Ritiro l'emendamento 49.3.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  vorrei che recuperassimo un
  minimo di  razionalità  nel  lavoro  che  stiamo  svolgendo.  Noi
  abbiamo  votato  il  sub emendamento 49.3.1 all'emendamento 49.3,
  quindi abbiamo dato copertura finanziaria a questo emendamento.

     D'ANTONI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     D'ANTONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per dire
  che sono  favorevole,  perché  non  capisco si può fare quello di
  Trapani e non quello di Sciacca. O si segue lo stesso principio o
  non si segue.  Allora,  se  il  criterio  di  questa legge è fare
  interventi a questo fine, poi il resto della programmazione sugli
  organi di tutta la Sicilia si farà. Questo non capisco perchè non
  si   debba   mantenere.   Questo  è  un  problema  dell'onorevole
  Capodicasa, non  dell'Aula.  Io  scavalcato  sul  piano della mia
  militanza cattolica.

     CINTOLA. Pongo la mia firma all'emendamento.

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento  49.3.  Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E'approvato)

    Pongo   in   votazione   l'articolo   49,  così  come  emendato
  dall'articolo  49.3,  a  sua  volta sub emendato dall'emendamento
  49.3.1. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Si passa all'articolo 50. E' accantonato.

     PRESIDENTE.  Invito  il  deputato  segretario  a  dare lettura
  dell'articolo 51.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                              'Art. 51

                         Scuole materne non statali

          1.   Per   l'erogazione   di  assegni,  premi,  sussidi  e
       contributi  per  il  mantenimento  delle  scuole  materne non
       statali  è  autorizzata  per l'anno 2001 l'ulteriore spesa di
       lire 4.300 milioni (capitolo 373701).'.

     PRESIDENTE. Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Si passa all'articolo 52. Invito il deputato segretario a darne
  lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                              'Art. 52

                      Personale di custodia dei musei

          1.  Per  garantire  la  regolare apertura dei musei, delle
       gallerie,  delle  aree  archeologiche della Regione siciliana
       nell'anno  2001 è autorizzata l'ulteriore spesa di lire 2.000
       milioni  per consentire il pagamento del lavoro straordinario
       al personale di custodia (capitolo 376002)'.

     PRESIDENTE. Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Si passa all'articolo 53. Invito il deputato segretario a darne
  lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                              'Art. 53

                Centro europeo di studi economici e sociali

          1. Per  le finalità dell'articolo 19 della legge regionale
       3  gennaio   1985,   n.  2, è  autorizzata,  per  l'esercizio
       finanziario  2001,  l'ulteriore  spesa  di  lire  50  milioni
       (capitolo 377721)'.

     PRESIDENTE. Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.
                                                                        ario si
                            (E' approvato)

    Invito il deputato segretario a dare lettura dell'articolo 54.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 54.

                         Teatro comunale di Adrano

          1.  L'Assessore   regionale   per   i  beni  culturali  ed
       ambientali e  per  la  pubblica  istruzione  è  autorizzato a
       concedere ,  per  l'esercizio  finanziario 2001, un ulteriore
       contributo di lire  1.500  milioni  per  le  finalità  di cui
       all'articolo 64 della legge regionale 11 maggio 1993, n. 15'.

     PRESIDENTE. Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Si passa all'articolo 55. E' accantonato.

    Ci sono  però due emendamento soppressivi. C'era una mediazione
  in   corso.   Se   i   deputati  presentatori  degli  emendamenti
  soppressivi  li dovessero ritirare, l'emendamento potrebbe essere
  posto in votazione.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io su questo
  punto credo  che  questo  Parlamento  regionale  debba trovare un
  elemento di  pacata  riflessione  e  deve  pensare  a  migliaia e
  migliaia, forse  un  milione  di  bambini di tutta la Sicilia che
  hanno bisogno  di  essere messi in condizione di avere una scuola
  competitiva con  gli standards ormai europei, per quanto riguarda
  i mezzi tecnologici  e i mezzi multimediali. Io credo che noi non
  possiamo decidere qui che c'è un comune ...

       FORGIONE....Io credo che  non  possiamo decidere qui che c'è
  un comune, magari  con  una  popolazione  studentesca  di  10mila
  bambini  eletti, di serie  A  ai  quali  noi  forniamo  due  sale
  multimediali  con i  computers  con  i  sistemi  tecnologici  più
  anvanzati e poi ci sono circa un milione di bambini siciliani che
  non fanno parte  di  questo  ristrettissimo  popolo  di eletti ai
  quali, con una  norma  della prossima finanziaria, regaleremo una
  scatolina con due  matite,  due temperini e qualche gomma formato
  topolino.
       Io credo che noi  non  possiamo coprire questo Parlamento di
  ridicolo. E, lo dico perchè  io  non ho veramente niente contro i
  bambini di Marsala. Ma quando assumiamo la misura che riguarda la
  riqualificazione della  scuola  dell'obbligo in Sicilia, dobbiamo
  pensare a tutti i  bambini siciliani. Perchè le scuole di Marsala
  hanno bisogno del computer e le scuole di canicattì, le scuole di
  Adrano, le scuole di  San  Teodoro - non vedo l'onorevole Leanza,
  sennò gli citerei San  Teodoro  per  toccare la sua sensibilità -
  invece hanno bisogno della matita con il temperino?
       Allora, io credo che  dobbiamo  prendere una misura seria su
  questo, ed evitare che anche  la Sicilia, la stampa, guardi a noi
  come a un luogo  dove  si distribuisce, magari alla vigilia della
  campagna  elettorale  che sarà  da  qui  a  domenica,  proprio  a
  Marsala, una prebenda sulla  pelle  dei  bambini.  Noi  non ce lo
  possiamo permettere, e credo che su questo tutti assieme possiamo
  assumere una posizione responsabile.

    PRESIDENTE. E' accantonato.

    Si passa all'articolo 56. Invito il deputato segretario a darne
  lettura.

     BURGARETTA APARO, Segretario:

                                  Art. 56.
                     Archivio dell'Autonomia siciliana

          1. Per le  finalità  di  cui  all'articolo  23 della legge
       regionale   3   maggio   2001,   n.  6,  è  autorizzata,  per
       l'esercizio  finanziario  2001, l'ulteriore spesa di lire 500
       milioni (capitolo 376558).

    PRESIDENTE.  CI   sono   una   serie  di  emendamenti.  C'è  un
  emendamento  soppressivo  dell'onorevole  Liotta.  Se l'onorevole
  Liotta lo ritira trattiamo questo articolo.

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA.  Dobbiamo  mantenere un comportamento uniforma, perchè
  sull'articolo 55,  anche  lì c'era un emendamento soppressivo. Ci
  siamo bloccati qui  rispetto alla procedura concordata. Credo che
  dovremmo coerentemente fermarci qui.

     PRESIDENTE. E' accantonato

    Si passa  all'articolo 57. Invito il deputato segretrio a darne
  lettura.

    BURGARETTA APARO, Segretario:

                                  Art. 57.
                           Portatori di handicap

          1. L'Assessore regionale  per  la  sanità è autorizzato ad
       erogare  ai soggetti  di  cui  all'articolo  14  della  legge
       regionale 18 aprile 1981,  n.  68,  che  svolgono attività di
       riabilitazione in favore  dei  soggetti portatori di handicap
       in regime di convenzione  ed in atto convenzionati con il SSR
       un contributo pari ai  costi  sostenuti e documentati fino al
       31 dicembre  2000  per  il personale in esubero rispetto agli
       standard regionali.

          2. Per le  finalità  di cui al comma 1, è autorizzata, per
       l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 500 milioni.

     PRESIDENTE. E' accantonato

    Si passa  all'articolo 58. Invito il deputato segretrio a darne
  lettura.

    BURGARETTA APARO, Segretario:

                                  Art. 58.
              Potenziamento attività di controllo veterinario

          1. In  adempimento  delle disposizioni di cui alla lettera
       b), comma  1,  dell'articolo  5  del  decreto  legislativo 19
       novembre 1998, n.  432,  la  somma di lire 25 milioni versata
       dalle  aziende  unità  sanitarie  locali  nell'anno  2000  in
       applicazione  del   medesimo   articolo,   è   destinata   al
       potenziamento delle attività di controllo ed al coordinamento
       del piano residui (capitolo 416517).

     PRESIDENTE. C'è  un  emendamento  del  Governo che riguarda il
  controllo  veterinario.  Chi  è  favorevole all'emendamento resti
  seduto. Chi è contrario si alzi.

    (L'Assemblea approva)

       L'articolo 58  così emendamento dall'emendamento 58.1. Chi è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

    (L'Assemblea approva)

    Si passa  all'articolo 59. Invito il deputato segretrio a darne
  lettura.

    BURGARETTA APARO, Segretario:

                                  Art. 59.
                 Recupero e salvaguardia valori ambientali

          1.  In adempimento dell'articolo 164, comma 4, del decreto
       legislativo 29  ottobre  1999, n. 490, la somma di lire 1.000
       milioni  riscossa  nell'anno 2000 derivante dall'applicazione
       dell'indennità  pecuniaria  di  cui  alla  norma  anzidetta e
       dall'applicazione    delle   sanzioni   pecuniarie   di   cui
       all'articolo 9,  comma  3,  e all'articolo 10, comma 3, della
       legge 28  febbraio  1985,  n.47, è destinata ad interventi di
       salvaguardia,   di   recupero  dei  valori  ambientali  e  di
       riqualificazione aree degradate (capitolo 776039).

     PRESIDENTE. Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

    (L'Assemblea approva)

     PRESIDENTE.  Si  passa  all'articolo  60.  Invito  il deputato
  segretario a darne lettura.

    BURGARETTA APARO, Segretario:

                                  Art. 60.
                        Interventi di decoro urbano

          1.   Per   soddisfare   le   obbligazioni   relative  agli
       interventi  di  cui  all'articolo 122 della legge regionale 1
       settembre   1993,   n.  25  è  autorizzata,  per  l'esercizio
       finanziario  2001,  la  spesa  di  lire  15 milioni (capitolo
       846404).

     PRESIDENTE. Accantonato.

    Si passa  all'articolo 61. Invito il deputato segretrio a darne
  lettura.

    BURGARETTA APARO, Segretario:

                                  Art. 61.
                     Protezione dell'ambiente costiero

          1. L'Assessorato  regionale del territorio e dell'ambiente
       è autorizzato ad attivare  forme di cooperazione con lo Stato
       in materia  di  protezione dell'ambiente costiero, attraverso
       forme di cofinanziamento di progetti regionali orientati alle
       predette finalità, nella  misura  massima  del  50  per cento
       dell'importo degli interventi da attuare.

          2. Per  le  finalità di cui al comma 1, è autorizzata, per
       l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 500 milioni.

     PRESIDENTE. Accantonato.

       Si passa  all'articolo  62.  Invito il deputrto segretario a
  darne lettura.

    BURGARETTA APARO. SEGRETARIO:

                                  Art. 62.
            Impianti sportivi e culturali. Progetto zone interne

          1. Per soddisfare le obbligazioni relative agli interventi
       di cui alla legge regionale 9 agosto 1988, n. 26 e successive
       modifiche  ed  integrazioni,  concernenti  il  'Progetto zone
       interne', è autorizzata, per l'esercizio finanziario 2001, la
       spesa di lire 2.406 milioni (capitolo 872027).

    PRESIDENTE. Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   inserire t180

       Si passa all'articolo 63.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 63.
                       Associazione sportiva Albaria

          1. L'Assessore regionale  per il turismo, le comunicazioni
       ed  i  trasporti  è  autorizzato  ad erogare, per l'esercizio
       finanziario 2001, un contributo di lire 400 milioni in favore
       dell'Associazione    sportiva    Albaria   di   Palermo,  per
       l'organizzazione   della  manifestazione  sportiva  'Windsurf
       World Festival'.'.

     PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 63 sono stati presentati
  due emendamenti soppressivi,  a firma dell'on.  Barbagallo.
       L'on.  Barbagallo li ritira?

     BARBAGALLO. No.

     PRESIDENTE. L'articolo 63 è accantonato.

                        (Così resta stabilito)

       Si passa all'articolo 64.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 64.
           Contributi agli esercenti autoservizi pubblici locali

          1. Per le  finalità  previste  dalla  legge  regionale  19
       agosto  1999,   n.   19,   è   autorizzata,  per  l'esercizio
       finanziario  2001, l'ulteriore spesa di lire 257.000 milioni,
       per provvedere alla corresponsione dei contributi di cui agli
       articoli 4  e  seguenti della legge regionale 14 giugno 1983,
       n.  68,  e successive modifiche ed integrazioni, nella misura
       e  con  le modalità determinate dall'articolo 10 della citata
       legge regionale n. 68 del 1983 (capitolo 478104).

          2.   I  costi  economici  standardizzati  determinati  per
       l'anno 1997 sono confermati per l'anno 2001.'.

     PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 64 è stato presentato un
  emendamento, a firma dell'onorevole Barbagallo .
       Lo ritira ?

     BARBAGALLO. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.  Si dà atto  del  ritiro.
       Pongo in votazione l'articolo  64.  Chi  è  favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 65.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 65.
                         Collegamento isole minori

          1.  Al fine  di  consentire  il  regolare espletamento dei
       servizi di collegamento  marittimo  con  le  isole  minori il
       termine del 30 settembre 2001 previsto dall'articolo 71 della
       legge  regionale 3 maggio  2001,  n.  6  è  prorogato  al  31
       dicembre  2001.

          2.  Per le finalità  di  cui al comma 1 è autorizzata, per
       l'esercizio finanziario 2001, l'ulteriore spesa di lire 3.000
       milioni (capitolo 478103).'.

     PRESIDENTE.   Pongo  in   votazione   l'articolo   65.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Comunico che all'articolo 65  è stato presentato il seguente
  emendamento aggiuntivo n. 65.1:
       'Dopo l'articolo 65 aggiungere:
       L'assessore regionale per il  turismo,  le comunicazioni e i
  trasporti è autorizzato a  concedere per l'anno 2001 alle società
  di calcio siciliane che militano in serie B ,.. '.
       L'emendamento non ha  copertura  finanziaria.  Lo  dichiaro,
  quindi, improponibile.
       Si passa all'articolo 66.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 66.
           Trattamento economico del personale esterno presso gli
              uffici di diretta collaborazione del Presidente
                 della Regione e degli Assessori regionali

          1. Per la  corresponsione  del  trattamento  economico  al
       personale  esterno  indicato  dal  decreto  presidenziale  10
       maggio 2001, n. 8, negli uffici di diretta collaborazione del
       Presidente  della  Regione  e  degli  Assessori  regionali in
       applicazione  di quanto previsto dal comma 6, dell'articolo 4
       della  legge  regionale  15 maggio 2000, n. 10, in conformità
       alle  disposizioni  del comma 2, dell'articolo 14 del decreto
       legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni
       ed  integrazioni,  è autorizzata, per l'esercizio finanziario
       2001, la spesa di lire 3.500 milioni.

          2.  Per  la  determinazione  del trattamento economico del
       personale  di  cui  al  comma  1  si  fa riferimento a quanto
       previsto  dall'articolo 3, comma 4, del regolamento attuativo
       dell'articolo  4,  comma  6,  della legge regionale 15 maggio
       2000, n.  10, di cui al decreto presidenziale 10 maggio 2001,
       n. 8 e successive modifiche ed integrazioni.

          3.  All'onere  di  cui  al  comma  1  si provvede mediante
       riduzione di parte delle disponibilità dei seguenti capitoli:

       Capitoli        milioni di lire

         376557              900
         112007            1.009
         317701            1.000
         320514              600

          4. Per  gli  esercizi finanziari 2002-2003 la spesa di cui
       al comma  1  valutata  in  lire  7.000  milioni  annui  trova
       riscontro nel  bilancio  pluriennale  della  Regione,  codice
       12.02.01, accantonamento 1001.'.
       Lo pongo in votazione. Chi  è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 67.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 67.
                   Rideterminazione della spesa relativa
                        al rimborso di anticipazioni

          1.  La  spesa  relativa al rimborso dell'anticipazione dei
       fondi  ex  articolo  38  dello Statuto regionale a favore dei
       fondi  extra  regionali,  di  cui all'articolo 14 della legge
       regionale  16  marzo  1992,  n.  4  e successive modifiche ed
       integrazioni, prevista in lire lire 33.000 milioni per l'anno
       2001 (capitolo 900006) è rideterminata negli importi indicati
       a fianco di ciascuno degli anni appresso indicati:

             Anno        milioni di lire

             2001          10.000
             2002          33.000
             2003         153.578

          2.  La  maggiore  spesa  di lire 23.000 milioni per l'anno
       2003  è  posta  a  carico  dei fondi ordinari della Regione e
       trova  riscontro  nel  bilancio  pluriennale  della  Regione,
       codice 12.02.01, accantonamento 1001.'.

     PRESIDENTE. Lo pongo in  votazione.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 68.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 68.
       Variazioni allo stato di previsione dell'entrata del bilancio
                          della Regione siciliana

          1. Nello  stato  di  previsione  dell'entrata del bilancio
       della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2001 sono
       introdotte le variazioni di cui alla annessa tabella 'A', ivi
       incluse quelle derivanti dagli articoli precedenti.'.

     PRESIDENTE. Lo pongo in  votazione.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 69 con l'annessa  tabella 'B'.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 69.
        Variazioni allo stato di previsione della spesa del bilancio
                          della Regione siciliana

          1. Nello stato  di  previsione  della  spesa  del bilancio
       della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2001 sono
       introdotte le variazioni di cui alla annessa tabella 'B', ivi
       incluse quelle derivanti dagli articoli precedenti.'.

     PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 69 sono stati presentati
  degli emendamenti. E'  accantonato  perchè  bisognerà riscriverlo
  sulla base degli emendamenti che sono stati approvati.

                        (Così resta stabilito)

       Si passa all'articolo 70.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 70.
            Variazioni allo stato di previsione della spesa del
               bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali
                          della Regione siciliana

          1. Nello stato  di  previsione  della  spesa  del bilancio
       dell'Azienda delle  foreste demaniali della Regione siciliana
       per  l'esercizio   finanziario   2001   sono   introdotte  le
       variazioni di cui alla annessa tabella 'D'.'.

     PRESIDENTE. Anche l'articolo 70 va accantonato.

                        (Così resta stabilito)

       Si passa all'articolo 71.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 71.

          1.   La presente  legge  sarà  pubblicata  nella  Gazzetta
       ufficiale della Regione  siciliana  ed  entrerà  in vigore il
       giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

          2. E' fatto obbligo a  chiunque  spetti di osservarla e di
       farla osservare come legge della Regione.'.

     PRESIDENTE. Anche l'articolo 71 è accantonato.

                        (Così resta stabilito)

       Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì
  21 novembre, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Fleres


      I - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) 'Norme finanziarie  urgenti  e variazioni al bilancio della

          Regione per l'anno finanziario 2001'. (n. 259/A) (seguito)

          Relatore: onorevole Croce

       2) 'Disposizioni  sull'ordinamento dell'Amministrazione regio-
          nale'. (n. 185 - Norme stralciate/A) (seguito)

          Relatore: onorevole Borzacchelli

     II - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

      N. 56 - Iniziative  per  modificare  gli indirizzi economici
              seguiti dal Governo nazionale.

                                       SPEZIALE - CAPODICASA -
                                       CRISAFULLI - CRACOLICI -
                                       DE BENEDICTIS - GIANNOPOLO -
                                       ODDO - PANARELLO - VILLARI -
                                       ZAGO

    La seduta è tolta alle ore 01.00 di mercoledì 21 novembre 2001.

       (Licenziato dal servizio resoconti alle ore 02.30)