Presidenza del vicepresidente Fleres
CORDOGLIO PER LA TRAGICA SCOMPARSA IN AFGHANISTAN DELLA
GIORNALISTA SICILIANA MARIA GRAZIA CUTULI
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è con particolare sgomento che
abbiamo appreso la notizia del tragico eccidio perpetrato da
gruppi fanatici in Afghanistan. Fra i quattro giornalisti che
hanno pagato con la vita il dovere di fornire una corretta
informazione su quanto avviene sul fronte di guerra c'è anche una
siciliana, Maria Grazia Cutuli.
La giovane giornalista corrispondente del Corriere della
Sera si era occupata in maniera particolare di rendere nota la
pericolosità degli armamenti in possesso dei talebani associati
al gruppo Al Qaeda. Il suo ultimo reportage, infatti,
rappresenta una pagina di inquietante significato su quanto sta
avvenendo in Afghanistan e richiama l'opinione pubblica, al di là
delle ipocrisie che molto spesso attraversano il mondo
occidentale, sulla necessità di una attenzione critica sulla
diffusione delle armi di distruzione, oggi purtroppo in possesso
di gruppi che non pongono nessun limite alle proprie azioni.
Il sacrificio di Maria Grazia Cutuli è un monito per tutti
noi che crediamo nei valori della libertà e che auspichiamo un
mondo in cui siano bandite le guerre e le violenze ed in cui
prevalga il dialogo e la pace.
Ai familiari, ai colleghi e a quanti hanno avuto la fortuna
di conoscere questa eroica giornalista va il cordoglio della
Presidenza e dell'Assemblea regionale tutta.
Presidenza del vicepresidente Fleres
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articolo 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:
N. 68 "Iniziative per la valorizzazione e la fruizione dei
beni culturali in Sicilia", degli onorevoli Leanza Nicola;
Cintola Salvatore; Pistorio Giovanni; Savona Riccardo; Mancuso
Fabio Maria; Sbona Sebastiano; Ardizzone Giovanni; Dina
Antonino;
N. 69 "Recepimento della legge quadro per la realizzazione
del sistema integrato d'interventi e servizi sociali", degli
onorevoli Leanza Nicola; Cintola Salvatore; Pistorio Giovanni;
Borzacchelli Antonio; Mancuso Fabio Maria; Savarino Giuseppa;
Dina Antonino; Sbona Sebastiano; Fratello Onofrio; Franchina
Giuseppe; Ardizzone Giovanni; Lo Giudice Vincenzo; Savona
Riccardo;
N. 70 "Interventi in merito alla prospettata incorporazione
del Banco di Sicilia nella Banca di Roma", degli onorevoli
Formica Santi; Leontini Innocenzo; Lo Monte Carmelo; Rotella
Domenico; Cintola Salvatore; Acierno Alberto; Tricoli Marzio;
N. 71 "Iniziative per il riconoscimento dello stato di
calamità delle zone dell'Acese (CT) colpite dagli eventi sismici
del 28.10.2001", degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania
Giuseppe; Maurici Giuseppe; Mercadante Giovanni;
N. 72 "Provvedimenti in favore del sistema della formazione
professionale in Sicilia", degli onorevoli Dina Antonino;
Cintola Salvatore; Pistorio Giovanni; Leanza Vincenzo;
Borzacchelli Antonio; Mancuso Fabio Maria; Savarino Giuseppa;
Sbona Sebastiano; Fratello Onofrio; Franchina Giuseppe;
Ardizzone Giovanni;
PRESIDENTE. Dispongo che le mozioni numeri 68, 69, 71 e 72
vengano demandate alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari perchè se ne determini la data di discussione.
Dispongo, altresì, che la discussione della mozione n.70 sia
abbinata a quella delle mozioni n. 66 e n. 67, concernenti le
problematiche del Banco di Sicilia, di cui al punto V dell'ordine
del giorno.
Propongo, quindi, di passare al V punto dell'ordine del
giorno: Discussione unificata delle mozioni.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
Presidenza del vicepresidente Fleres
DISCUSSIONE UNIFICATA DI MOZIONI SUL BANCO DI SICILIA
Si procede, pertanto, alla discussione unificata delle
seguenti mozioni:
N. 66 "Interventi a tutela del ruolo e delle attività del
Banco di Sicilia", degli onorevoli Speziale Calogero, Barbagallo
Giovanni, Ortisi Egidio, Ferro Giovanni;
N. 67 "Iniziative urgenti al fine di impedire la svendita
del Banco di Sicilia", degli onorevoli Forgione Francesco,
Liotta Santo, Miccichè Calogero, Raiti Salvatore;
N. 70 "Interventi in merito alla prospettata incorporazione
del Banco di Sicilia nella Banca di Roma", degli onorevoli
Formica Santi, Leontini Innocenzo, Lo Monte Carmelo, Rotella
Domenico, Cintola Salvatore, Acierno Alberto, Tricoli Marzio.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione
in una certa misura si illustra da sé dato che l'abbiamo voluta
così ampia ed argomentata proprio a causa del nuovo Regolamento
dell'Assemblea regionale siciliana che impone per l'illustrazione
delle mozioni, se non ricordo male, soltanto dieci minuti e,
quindi, in un lasso di tempo così breve, sarebbe stato assai
difficile ripercorrere la storia delle vicende che riguardano
Sicilcassa e Banco di Sicilia, che sono l'antefatto che ci porta
poi all'esito di questi giorni.
Inutile dire che nutriamo una grandissima preoccupazione;
preoccupazione che condividiamo con le organizzazioni sindacali
di categoria, aziendali, dei dipendenti del Banco di Sicilia, e
credo anche di quanti hanno a cuore il mantenimento in vita di un
istituto bancario che gode di largo prestigio malgrado le
vicissitudini degli anni scorsi che l'hanno ridotto in condizioni
abbastanza gravi dal punto di vista della operatività. Però,
proprio per la esigenza più volte intravista da parte
dell'Assemblea regionale siciliana, da parte delle forze
imprenditoriali - l'Assemblea regionale è più volte intervenuta
sulla materia con la finalità di salvaguardarne la capacità
operativa proprio perché il Banco di Sicilia è sempre stato
considerato uno strumento indispensabile per lo sviluppo della
nostra regione - siamo arrivati al punto in cui, invece, questo
importantissimo strumento rischia oggi di essere 'scippato' alla
nostra regione.
Nella audizione avutasi presso la Commissione Bilancio con
le organizzazioni sindacali sull'argomento avevamo già fatto una
prima disamina della materia e non avendo adesso molto tempo a
disposizione per potere trattare l'argomento, rinvio a quella
prima discussione la mia premessa. Qui, mi preme solamente
ricordare alcuni passaggi che sono funzionali alla proposta
finale contenuta nella mozione e che successivamente viene
arricchita da un ordine del giorno che stiamo per presentare o
che forse è già stato formalmente presentato.
In sostanza, questa vicenda data da molto tempo. Io credo
che l'esito cui noi oggi stiamo pervenendo sia stato frutto di un
disegno che da parte di autorità finanziarie ma anche di alcuni
ambienti della finanza era stato coltivato.
A questo disegno in vari passaggi noi ci eravamo opposti,
non solo a cominciare da quel primo atto che io vorrei solo
ricordare per cenni, quando si è proceduto con una Assemblea
regionale contraria e che aveva manifestato la propria
contrarietà con la votazione a scrutinio segreto di una mozione
che impegnava il Governo della Regione di allora, ad opporsi al
fine di disegnare un altro percorso che avrebbe visto sicuramente
gli istituti bancari, allora non solo il Banco di Sicilia, ma
anche la Sicilcassa, protagonisti di ben altre performance, non
di quelle che abbiamo visto. Il Governo di allora si impuntò a
portare avanti, violando, ripeto, una volontà manifestata
attraverso un voto d'Aula.
I passaggi successivi sono quelli che noi tutti conosciamo e
sono un po' all'origine dei passaggi odierni; li abbiamo vissuti
personalmente. Io ricordo infatti che nella veste di Presidente
della Regione, assieme all'onorevole Piro, sono intervenuto
all'atto della acquisizione da parte della Banca di Roma di
Mediocredito Centrale e quindi anche di una quota maggioritaria
delle azioni del Banco di Sicilia per garantire il mantenimento
degli 'assets' della direzione strategica e della sede, nonchè
del marchio, nella nostra Regione, cioè tutelare e difendere la
funzione di strumento dell'economia siciliana del Banco che era
stata all'origine della scelta operata - se non ricordo male -
con la legge n. 39 del 1991, quando si decise di intervenire per
ricapitalizzare con una cospicua cifra, 1.100 miliardi, gli
istituti di credito siciliani, per salvaguardarne la operatività
e per mantenerne una funzione sociale ed economica, legata
all'economia della nostra Regione.
Onorevoli colleghi , poichè il tempo a mia disposizione sta
per scadere, mi accingo a concludere. In quella occasione,
chiamando in causa il Presidente del Consiglio di allora,
onorevole D'Alema, e il ministro del Tesoro e della
Programmazione, onorevole Amato, siamo riusciti con le dovute
pressioni, ma anche con il peso che erano in grado di mettere in
campo sia il Governo nazionale che quello regionale, a far
inserire nel contratto di vendita del Banco di Sicilia, in sede
di acquisizione da parte del Banco di Roma, alcune clausole che
oggi possono tornare utili per contrastare questo disegno.
Le clausole dicono, e cito testualmente, all'articolo 7, del
contratto di vendita, paragrafo 7.2, che: "La parte acquirente si
impegna ad attuare il piano industriale secondo le linee guida
presentate dal Tesoro, in sede di offerte definitive, a non
apportarvi variazioni, con particolare riferimento alla
partecipazione di controllo nel Banco di Sicilia che non siano
state preventivamente concordate con il Tesoro. Si impegna,
qualora per l'attuazione del piano industriale, al fine di
conformarsi alla disposizione dell'autorità di vigilanza,
diventasse necessario deliberare aumenti di capitale del medio
credito centrale, anche al fine di...", cioè si tratta di una
serie di impegni che ho voluto qui richiamare ma che non posso
leggere per intero in quanto il tempo a mia disposizione è
brevissimo, ma che il Governo ovviamente può rintracciare
attraverso i propri uffici... Si dispone, si concorda, non so
quale termine possa essere utilizzato che l'acquirente - in
questo caso la Banca di Roma - non può procedere ad alcuna
variazione, né sul piano industriale che allora era stato
presentato, né tanto meno - riferisce la nota - con particolare
riferimento alla partecipazione di controllo nel Banco di Sicilia
senza il preventivo assenso del ministro del Tesoro.
Così ancora la clausola prosegue all'articolo 8: "Si
impegna infine a non cedere a terzi, in tutto o in parte,
l'azienda del medio credito centrale, incluse le partecipazioni
di maggior rilievo senza il gradimento del Tesoro". Cioè
significa, onorevole assessore, che noi abbiamo messo delle
clausole di salvaguardia, intestate alla figura del ministro del
Tesoro, senza il cui parere non può l'acquirente - in questo
caso, la Banca di Roma - operare manomissione degli 'assets' e,
comunque, del piano industriale che possano prevedere la
scomparsa - come di fatto avverrà - con la costituzione della
Società 'Nuovo Banco di Sicilia'.
Pertanto, l'interrogativo è questo - avremmo voluto avere
qui il Presidente della Regione, perchè ha partecipato a tanti
incontri romani -: il ministro del Tesoro è d'accordo o no, ha
autorizzato o no le operazioni che la Banca di Roma si è
instestate? In questa ipotesi, nel caso in cui non le avesse
autorizzate, ritiene il Governo della Regione di far valere
quella clausola, che è una clausola di salvaguardia, o no? E come
intende procedere?
Dai giornali emerge che il presidente Cuffaro vuole fare
digiuni di protesta, vuole andare alla manifestazione dei
dipendenti del Banco di Sicilia indetta per il 29 novembre, ha
nominato un advisor a nostro avviso - come è evidenziato nel
nostro ordine del giorno - discutibile in quanto l'advisor è
stato nominato dalla Banca di Roma in sede di valutazione delle
azioni del Banco di Sicilia, valutazioni che hanno suscitato
tante polemiche; addirittura vuole adire le vie legali. A mio
avviso, c'è la via politica, invece, ed è quella che più di tutte
può salvaguardarci perchè abbiamo fatto in modo che rimanesse
nelle mani della entità politica, quindi dell'autorità di governo
competente per materia, lo strumento per bloccare qualsivoglia
svendita o destrutturazione del Banco di Sicilia con
l'assorbimento da parte della Banca di Roma.
Questa è la domanda che ci poniamo. Io credevo onestamente
che, dopo la discussione avuta in Commissione Bilancio, ci fosse
un ampio accordo su questo argomento e che oggi noi saremmo
venuti qui a sancirlo formalmente, a trovare le vie per poter
dare corso a questa linea che, comunemente mi sembrava, era stata
individuata in Commissione Bilancio.
Invece, Forza Italia - ma non ha firmato soltanto Forza
Italia, onorevole D'Antoni, anche il suo capogruppo ha firmato
una mozione che è stata letta ed unificata nella discussione -
che oltre ad aprire un terreno di polemica con noi, con il
Governo regionale a cui noi abbiamo partecipato - è veramente
strano che l'onorevole Lo Monte, essendo vicepresidente di quel
Governo firmi una mozione che attacca l'operato di quel Governo
che poi, invece, si dimostra infondata.
Noi abbiamo fatto tutto quanto era nelle nostre possibilità
per salvaguardare il futuro del Banco di Sicilia con le clausole
che abbiamo chiesto venissero inserite nel contratto di vendita.
Invece la scelta della mozione di maggioranza di attaccare
l'opposizione è di non dire nulla, perchè è vuota quella mozione,
non impegna il Governo ad alcunchè, se non a cose generiche e
dimostra che la volontà della maggioranza non è quella che a
parole è stata detta in Commissione Bilancio e che, adesso, al
momento di tirare le somme viene revocata in dubbio.
Io chiedo se questa nostra interpretazione è corretta, sono
qui ansioso di venire smentito perché capisco che la posta in
gioco è alta e, se dovesse essere confermata la lettura che noi
diamo del contenuto della mozione della maggioranza, io debbo
dedurne che il Banco di Sicilia è perduto, che la strada e il suo
destino sono segnati: non abbiamo solo che da fare qualche
digiuno, qualche partecipazione alla manifestazione per ragioni,
magari, di carattere elettorale o forse ancora per salvare la
faccia, ma, in realtà, però le scelte sono già state compiute.
Allora, io starò qui, anche se questa sera impegni
importanti mi avrebbero richiesto di andare fuori, ma voglio
seguire per intero la discussione, in quanto rilevo alcune
contraddizioni - e concludo, signor Presidente -, riscontro delle
reticenze, trovo che vi siano troppe furbizie nella gestione di
questa vicenda.
Noi però siamo qui stasera perchè intendiamo fare chiarezza
con l'augurio che la conclusione sia una conclusione unanime e
positiva nell'interesse della nostra Regione, dell'esistenza del
Banco e della sua funzione nell'economia siciliana, fermo
restando, onorevoli colleghi, signor Presidente, che ove non
dovesse esserci un'intesa su tutto questo che sia effettiva,
vera, noi ne trarremo le conseguenze per quanto riguarda la
votazione della nostra mozione e i passi successivi che riterremo
di dovere fare.
Chiedo scusa alla Presidenza per gli otto minuti in più di
cui mi sono avvalso. Però, in occasioni come questa si dimostra
come le modifiche regolamentari a volte sono modifiche da tenere,
da gestire con le pinze, con le molle, in quanto, a volte,
finiscono per non dare l'opportunità di approfondire bene una
materia che invece è di grandissima importanza.
FORGIONE. Chiedo di parlare per illustrare la mozione a mia
firma.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei,
cogliendo l'occasione dell'illustrazione di questa mozione, se
posso permettermi, fare una critica anche alla Presidenza
dell'Assemblea.
Un dibattito così impegnativo ha bisogno di essere istruito,
preparato. Lei, signor Presidente, solo qualche ora fa, cioè
nella tarda mattinata di oggi aveva annunciato questa discussione
per martedì, ora...
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, la sua rara presenza in Aula
le ha impedito di conoscere l'iter di questo dibattito, perché
questo dibattito...
FORGIONE. No, lei stamattina ha annunciato...
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, siccome lei dice inesattezze,
ascolti il Presidente.
FORGIONE. No, io ero qui stamattina come lei signor
Presidente.
PRESIDENTE. E' già da due sedute che l'Assemblea si occupa di
questo tema. Con l'accordo dei presidenti dei gruppi parlamentari
si è convenuto di seguire un percorso congiunto al fine di
attendere la presentazione di una terza mozione, già annunziata.
Era stato concordato che, non appena fosse stata presentata la
terza mozione, tutte le mozioni presentate sarebbero state
discusse congiuntamente. Come vede, quindi, non è esattamente
come dice lei. La prego di non dire inesattezze. Prego, continui
il suo intervento.
FORGIONE. Però non è un reato di 'lesa Maestà' se si espone
una critica alla Presidenza
PRESIDENTE. Solo di disinformazione, che se rivolta ad un
giornalista, lei capisce...
FORGIONE. Io stesso ho sollecitato la discussione e lei
stamattina l'ha rinviata a martedì, lo dico non perché sono
impreparato, signor Presidente, ma perché è utile comunque che
nell'esporre una mozione di questo tipo in una discussione così
delicata si abbia il tempo di non improvvisare. Improvvisando,
comunque, proverò ad esporre il mio pensiero che è quello
contenuto nella mozione presentata dai deputati di Rifondazione
comunista.
Credo che la vicenda del Banco di Sicilia stia arrivando
ormai alla sua parabola finale e forse ci stiamo giungendo nel
modo peggiore, ci stiamo giungendo senza un potere contrattuale
vero della Regione, che non può essere e non può dimostrarsi
stupita di quanto avviene negli indirizzi, negli orientamenti,
nelle scelte della Banca di Roma e preoccupata per quelle scelte,
perché la Regione ha un ruolo non secondario nella vicenda del
Banco di Sicilia.
Vorremmo sapere, lo diceva prima lo stesso onorevole
Capodicasa criticando l'operato dell'onorevole Lo Monte, (del
resto l'onorevole Lo Monte passa dalla maggioranza alla
opposizione con molta facilità, quindi gli capita facilmente di
dover criticare quello che aveva fatto prima al Governo quando si
trova all'opposizione, ora, nella settimana successiva a cui
scrisse quella mozione si ritrova di nuovo nella maggioranza)...
D'ANTONI. Parli del Banco di Sicilia, non dell'onorevole Lo
Monte.
PRESIDENTE. Lasciamo svolgere l'intervento all'onorevole
Forgione.
FORGIONE. Io capisco il nervosismo di chi non sa da che parte
sta a giorni alterni, però l'onorevole Lo Monte dall'opposizione
critica un Governo di cui era Vice Presidente - questo è il
trasformismo della politica in questa Aula - e il comportamento
di un Governo di cui era Vice Presidente firmando una mozione che
attacca il suo Governo.
Io vorrei sapere dall'onorevole Lo Monte cosa ha chiesto al
rappresentante della Regione nel Consiglio di Amministrazione del
Banco, a che comportamenti il Governo di cui era Vice Presidente
ha vincolato quel rappresentante della Regione, e perchè oggi lo
critica, oggi è tornato di nuovo alla maggioranza assieme al
gruppo di D'Antoni, speriamo che ci rimanga per un pò di tempo in
modo che sappia, quando firma le mozioni, se deve criticare o
sostenere l'operato di un Governo.
Allora vorrei chiedere, anche all'onorevole Cuffaro: cosa
hanno chiesto il Governo e la Regione ai suoi rappresentanti? Se
i rappresentanti della Regione Sicilia si sono sentiti vincolati
al precedente piano industriale, agli accordi sottoscritti tra le
parti o se essi stessi con il loro comportamento non abbiano
favorito un processo che è andato avanti in questi mesi, di una
riorganizzazione della Banca di Roma tutta funzionale ai suoi
interessi, e non a quelli del Banco di Sicilia.
Ci troviamo oggi con un Banco di Sicilia che è una banca
risanata, che ha raggiunto livelli di competitività avanzati, che
riesce a stare sul mercato, che riesce a fare raccolta.
Questi risultati sono stati raggiunti anche grazie al
sacrificio dei lavoratori, quegli stessi lavoratori, circa
tremila, che oggi rischiano di essere gli unici a pagare il
prezzo di una nuova strategia della Banca di Roma che offende e
mortifica il ruolo del Banco di Sicilia e della Regione dentro
questo processo di riorganizzazione.
Tutti i processi di riorganizzazione della Banca di Roma si
stanno risolvendo per i lavoratori in processi di mobilità del
personale.
Su questo credo che dobbiamo ragionare seriamente. Quando
parliamo del credito in Sicilia, non parliamo di una regione
povera. Parliamo di una regione dove tutte le banche sono
interessate a fare raccolta perchè qui c'è una massa di ricchezza
che viene raccolta soprattutto dalle banche del Nord e viene
reinvestita altrove.
Questa Regione ormai sta diventando esasperatamente una
regione dipendente dal punto di vista economico e finanziario.
Qui vengono i grandi istituti del credito del Nord, fanno
raccolta, riutilizzano e reinvestono quelle ricchezze in altre
parti del Paese, favorendo così lo sviluppo di altre parti del
Paese.
La Sicilia in tal modo accentua la sua indipendenza, perde
la sua autonomia economica e finanziaria, non riesce ad incidere
sulle dinamiche dello sviluppo.
La Regione in questi anni è stata incapace di determinare un
processo di autonomia del credito, anzi basti pensare alla
vicenda della Sicilcassa per capire quale è stato il ruolo di
questa Regione anche nella gestione del credito.
Si è parlato di Agenzia dello sviluppo, di nuovi strumenti
di intervento nell'economia, si è parlato di nuovo sostegno alle
imprese e all'artigianato. Se partiamo con il mortificare il
Banco di Sicilia io credo che non avremo alcuna credibilità
nell'utilizzare queste parole.
Allora, io credo che la Regione, onorevole Cuffaro - al di
là dei proclami - in questa vicenda non ha dimostrato alcuna
autorevolezza, non ha dimostrato alcun potere contrattuale e pur
essendo un socio non secondario del Banco di Sicilia rischia
ulteriormente di essere subalterno ad una banca, la Banca di
Roma, che in questo momento è interessata soprattutto ad avere
liquidità, che in questo momento ha bisogno di questa nostra
banca per sanare i suoi guai, i suoi disastri economici e
finanziari. Noi rischiamo così di svendere un patrimonio che è un
patrimonio non solo economico e finanziario ma è un patrimonio di
professionalità, di competenze, di esperienza nella gestione del
credito nel momento in cui, invece, avremmo bisogno di una
maggiore capacità di autonomia, di gestione nostra, in Sicilia,
del credito per potere essere competitivi complessivamente con il
nostro tessuto economico e finanziario nei mercati
internazionali.
Ecco, vedete, la nostra mozione raccoglie queste riflessioni
ed impegna il Governo ad un ruolo attivo, intanto per bloccare
l'iniziativa unilaterale della Banca di Roma.
Noi dobbiamo dimostrare una volontà precisa in quest'Aula,
una volontà precisa, intanto, sulle strategie della Banca di Roma
e sul ruolo che la Regione deve assumere, dobbiamo dare garanzie
e certezze ai lavoratori che vivono in modo precario questo
processo, anche, di distruzione giorno per giorno, comportamento
per comportamento e di messa in discussione del precedente piano
industriale e di messa in discussione di tutti i precedenti
accordi presi fra le parti.
Presidente, io rinuncio all'intervento perchè risulta
impossibile.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si consenta all'onorevole
Forgione di continuare il suo intervento e al Governo di
seguirlo, considerato che è prevista una replica da parte del
Governo stesso in cui si comunicherà l'andamento degli incontri
che il Governo ha avuto in sede nazionale.
FORGIONE. Abbiamo bisogno contestualmente di attivare tutti
gli strumenti, dicevo, di garanzia dei livelli occupazionali per
dare certezza ai lavoratori del Banco; ed abbiamo un'esigenza,
forse, sopra tutte che è quella di garantire che questa banca
continui ad avere qui il suo cervello, che non venga ridotta ad
una rete commerciale, che non venga ridotta ad una rete di
sportelli. Qui il suo cervello, qui la sua direzione, e dovremmo
anche capire perchè non si attiva un tavolo di trattativa tra la
Banca di Roma, il Tesoro, la Regione siciliana e la Banca
d'Italia.
Noi abbiamo bisogno di coinvolgere tutte le parti in questa
discussione perchè il ruolo che ha avuto non solo la Fondazione
ma che hanno avuto i lavoratori anche nell'accettare una politica
di sacrifici per risanare questa banca è un ruolo che oggi non
può essere svenduto agli interessi di Banca di Roma.
Su tutte queste riflessioni, su tutti questi impegni noi
chiediamo al Governo di dire parole chiare; siamo interessati,
ovviamente, a giungere ad una soluzione unitaria e questa nostra
mozione vivrà fino a quando non ci saranno le condizioni per una
posizione unitaria di quest'Aula.
Credo che sarebbe un atto di dignità di questo Parlamento se
si dicesse in modo corale, da destra a sinistra, che il ruolo del
Banco di Sicilia non può essere svenduto - in questa fase -
sull'altare di interessi economici e finanziari che stanno tutti
fuori da questa Regione e che vogliono questa Regione solo come
una terra di saccheggio e di rapina.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha
facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
centrodestra ha presentato una mozione nella quale
sostanzialmente facciamo, innanzitutto, una breve storia di
quella che è stata la vicenda Banco di Sicilia e poi naturalmente
impegnamo il Governo non a una generica posizione, un generico
intervento presso il Ministero del Tesoro o presso la Banca di
Roma ma espressamente lo invitiamo a porre alcuni paletti che poi
consentono a tutti noi, nei confronti dei lavoratori, nei
confronti del sistema bancario ad avere una posizione chiara.
Quando sono arrivato nel 1996 a diventare Assessore
regionale per il Bilancio e le Finanze, in Sicilia attraversavamo
un momento estremamente delicato e nel settore del sistema
creditizio isolano, in particolare, vedevamo da un lato la
Sicilcassa già commissariata, dall'altro il Banco di Sicilia, che
pur non essendo tecnicamente commissariato, di fatto lo era,
perchè il direttore generale era sostanzialmente espresso dalla
Banca d'Italia e dal Tesoro.
In questa situazione la priorità del Governo era impedire
che la Sicilcassa andasse in liquidazione, così come sarebbe
andata se non ci fosse stato un intervento, e impedire
naturalmente che il Banco di Sicilia, a distanza di qualche
tempo, potesse avere un commissariamento e anche in quel caso si
trovasse sull'orlo, sul baratro della liquidazione.
Perchè di questo si tratta. Nel 1991, avevamo avuto una
ricapitalizzazione del Banco di Sicilia e della Sicilcassa che
aveva impegnato 1100 miliardi di risorse pubbliche, di risorse
che provenivano dalle entrate tributarie della Regione. Avevamo
cioè un Banco di Sicilia e una Sicilcassa che, a distanza di 5
anni, avevano depauperato quelle risorse mostratesi insufficienti
a potere continuare a gestire una situazione che oramai era
diventata insostenibile.
Allora, alla domanda ovviamente posta dall'allora Ministro
del Tesoro, se per caso avessimo i soldi per ricapitalizzare
ancora una volta la Sicilcassa, se avevamo in particolare la
volontà politica di bruciare altre risorse per poi trovarci a
distanza di qualche anno in quella situazione, la nostra risposta
fu ovviamente che non avevamo i soldi e volevamo trovare insieme
al Tesoro, insieme allo Stato, una soluzione che fosse veramente
ragionevole.
Il Mediocredito centrale, 100% Ministero del Tesoro, non
aveva una rete di sportelli e aveva il denaro per fare
l'operazione ed in particolare aveva il gradimento dell'allora
Ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, il quale
sostanzialmente propose questa soluzione.
In quella riunione, che poi portò il Mediocredito ad entrare
nel capitale del Banco di Sicilia mettendo 1000 miliardi, portò
all'acquisizione di attività e passività della Sicilcassa
salvaguardando,lo sottolineo, il diritto dei lavoratori a
continuare la propria esperienza all'interno dell'Istituto di
Credito, portò in particolare alle provvidenze della legge
Sindona, portò poi a quello che è stato sostanzialmente un
intervento, sempre pubblico, all'interno del Banco di Sicilia.
Ecco, in che condizioni maturarono quelle scelte. Due anni e
mezzo dopo, tre anni dopo, quando il Presidente della Regione,
non era l'onorevole Provenzano, ma il Presidente Capodicasa che
ha parlato poco fa, e l'assessore per il Bilancio era l'onorevole
Piro, lo Stato iniziò il processo di privatizzazione del
Mediocredito Centrale.
La Banca di Roma, come tutti sapete, non senza difficoltà e
non senza colpi di mano, acquisì il Mediocredito Centrale. I
patti parasociali che il sottoscritto aveva stipulato con il
Mediocredito Centrale e con il Ministero del Tesoro, e che
imponevano tutta una serie di incombenze in capo al primo, cioé
quello di valorizzare la rete, quello di tutelare la
"sicilianità" del Banco - che poi era nella natura delle cose
perché il Medio Credito Centrale non aveva una rete di sportelli
tant'é vero che poi i migliori funzionari vennero qua in Sicilia
per seguire insieme ai nostri funzionari, insieme ai dirigenti
del Banco, della Sicilcassa, l'attività bancaria del Banco di
Sicilia-, e si rivelò immediatamente e palesemente una
limitazione a quelli che erano gli obiettivi della Banca di Roma.
Quei patti parasociali furono impugnati dalla Banca di Roma, la
Banca di Roma non li riconobbe e il Presidente della Regione di
allora, l'onorevole Capodicasa, non si oppose.
CAPODICASA. Ma cosa dice? Sono inseriti nel contratto di
vendita.
TRICOLI. No, quel contratto é diverso. Ora le spiego la
differenza, onorevole Capodicasa, perché vede, mentre quello era
un impegno tra la Regione, il Medio Credito Centrale e il Tesoro
e il Banco di Sicilia rimaneva con la sua autonomia all'interno
del Medio Credito Centrale, quello fu, invece, una sostanziale
devoluzione al Ministero del Tesoro di quelle che erano le
prerogative che dovevano rimanere in capo alla Regione siciliana.
CAPODICASA. Nel momento in cui il Tesoro conferiva alla Banca
di Roma ...
TRICOLI. Ricordo ancora a me stesso, onorevole Capodicasa, ma
naturalmente di questo non posso avere certezza, però ricordo le
prime pagine dei giornali riportare di una visita del Presidente
Geronzi al Presidente del Consiglio che era l'onorevole D'Alema,
della posizione del Presidente della Regione, l'onorevole
Capodicasa, in questa materia, di un silenzio, anche piuttosto
imbarazzante, dell'assessore regionale per le finanze che in
quella posizione, probabilmente, non si ritrovò.
CAPODICASA. Ma lei ha una deformazione Nulla di tutto questo.
TRICOLI. E questa é, sotto il profilo giornalistico, la
ricostruzione dei fatti; sotto il profilo politico e degli atti
l'ho già fatta.
Oggi ci ritroviamo sostanzialmente in una posizione
abbastanza comune che é quella però non di impegnare il
Presidente della Regione, onorevole Cuffaro, a una generica
iniziativa ma in particolare a intervenire, sì, presso il governo
della Banca di Roma per interrompere l'operazione di concambio,
perché lì, cari amici, é il punto; la valutazione che verrà
fatta del Banco di Sicilia, non so come, viste e considerate le
premesse che ho fatto e quello che i sindacati hanno denunciato.
Interrompere l'operazione di concambio, che é lo strumento
attraverso il quale la Banca di Roma di fatto estromette la
Regione e chiude il Banco di Sicilia - perché poi é questo che
dobbiamo dire -, cioé il deposito della licenza secolare del
Banco di Sicilia, questa azione può essere interrotta soltanto
nel momento in cui si va ad intercedere a quella che é
l'operazione di concambio, che in questo momento probabilmente si
sta facendo con un advisor che forse non era quello migliore che
la Banca di Roma avrebbe potuto scegliere. Ad intervenire,
altresì, presso la Banca di Roma affinché vengano cedute le
quote del Banco di Sicilia di cui la stessa é proprietaria,
perché poi non possiamo certamente dire alla Banca di Roma quale
potrebbe essere un ulteriore partner con cui dividere il
controllo del Banco stesso. Possiamo, però, chiedere alla Banca
di Roma che acquisisce Mediocredito, che fa una grande banca, di
cedere il Banco di Sicilia anche ad un altro soggetto nazionale o
estero che abbia effettivamente l'interesse a mantenere il Banco
di Sicilia. E, quando dico Banco di Sicilia, dico l'istituto di
credito con la sua licenza; e quindi fare un'operazione che
sarebbe vantaggiosa anche per Banca di Roma e sarebbe vantaggiosa
per il Banco di Sicilia, per i lavoratori, per la Regione, per
tutti coloro i quali al Banco di Sicilia sono legati.
A chiedere alla Banca di Roma un nuovo piano industriale che
consenta appunto il potenziamento di credito delle piccole e
medie imprese siciliane. E infine - non è scritto nella mozione,
ma eventualmente prepareremo un emendamento - a dare espressa
disposizione ai propri consiglieri di amministrazione all'interno
del Banco di Sicilia di votare contro l'operazione di concambio
perché la Regione, così facendo, avrebbe naturalmente la
possibilità, attraverso le opportune sedi giurisdizionali, di
continuare la battaglia per la tutela del patrimonio della
Regione, tutela che impegna anche, signor Presidente della
Regione, il Governo, perché non ci dimentichiamo che la cessione
delle quote, la valutazione del Banco di Sicilia, sostanzialmente
investe la responsabilità patrimoniale di chi pone in essere
l'operazione. E non accetteremo ovviamente una valutazione che
possa essere inferiore a quello che noi riteniamo sia il valore
del Banco di Sicilia così come ricapitalizzato con i millecento
miliardi del 1991, con gli introiti della legge Sindona e con
tutte quelle provvidenze che conosciamo.
Quindi, mi appello al Governo, all'Assemblea, affinché venga
tutelato realmente un patrimonio.
Cari amici, sono perfettamente consapevole - questo lo
voglio dire - che i processi di concentrazione e fusione che
avvengono a livello mondiale nel settore bancario in particolare,
sono dei processi irreversibili. Non li possiamo certamente
controllare noi.
Quando si parla di globalizzazione è chiaro che il settore
del credito è il primo ad essere investito da questo nuovo
sistema economico che ormai è appunto il principio con cui ci
dobbiamo confrontare. Ma è pur vero che in realtà non è
funzionale al sistema creditizio siciliano, al sistema della
piccola e media impresa siciliana, non è funzionale neppure alla
tutela del patrimonio della Regione, l'ingresso in una holding
dove sostanzialmente non avremmo nessun ruolo, dove saremmo
soltanto dei piccoli azionisti e all'interno di cui certamente
non potremmo tutelare né la nostra economia, né i nostri
lavoratori.
Ecco perché chiedo al Governo che esprima in questa sede
l'impegno sui punti che ho detto, compreso in particolare, e lo
aggiungeremo ora, quello di chiedere ai propri rappresentanti
all'interno del consiglio di amministrazione di votare contro
l'operazione di concambio.
Presidenza del vicepresidente Fleres
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato l'ordine del
giorno numero 8: "Iniziativa a tutela del Banco di Sicilia" a
firma degli onorevoli Speziale, Barbagallo, Ortisi, Ferro e
Liotta.
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- con legge regionale 19 giugno 1991 n. 39 la Regione Siciliana,
nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo economico della
comunità regionale, che per statuto le competono, è intervenuta nel
processo di ricapitalizzazione della ex Sicilcassa e del Banco di
Sicilia, apportandovi risorse finanziarie per Lit. 1.100 miliardi e
acquisendo in cambio quote di partecipazione;
- l'intervento normativo regionale era espressamente mirato, come
enunciato nella titolazione del provvedimento di legge ("norme per
la ricapitalizzazione dei due maggiori enti pubblici creditizi
aventi la sede centrale in Sicilia..."), alla ricapitalizzazione
dei due maggiori enti pubblici creditizi regionali;
- l'intervento di ricapitalizzazione - e la stessa partecipazione
regionale nel capitale delle due aziende di credito - era
finalizzato nell'ottica non di una mera operazione finanziaria di
investimento di natura privatistica, quanto piuttosto a sostegno e
allo sviluppo di due aziende di credito radicate - per tradizione e
vocazione - nel territorio e nell'economia siciliana, delle cui
esigenze si sono sempre fatte, tempo per tempo, interpreti e
promotrici;
- pertanto, la partecipazione azionaria della Regione - per
definizione ente esponenziale degli interessi della comunità
regionale - assolve in maniera forte ad un ruolo sociale esercitato
all'interno del principale strumento di supporto economico e
finanziario, presente sul territorio regionale;
- la Banca di Roma, gruppo che detiene il 62,8% Azioni del Banco di
Sicilia e, attraverso il Banco il 76,26% delle azioni dell'IRFIS,
impegnato ormai da qualche anno in una complessa ristrutturazione
aziendale, ha reso note le linee del nuovo piano industriale che
riguardano il Gruppo ma che interessano direttamente anche il Banco
di Sicilia;
- la Banca di Roma ha necessità di chiudere in positivo il suo,
forse, ultimo autonomo bilancio, per poi prepararsi nel 2002 a
probabili ulteriori processi integrativi;
- tale operazione, contrabbandata come finalizzata alla
razionalizzazione e all'aumento dell'efficienza del Gruppo, provoca
nei fatti l'eliminazione del potere contrattuale dei soci di
minoranza Fondazione e Regione e determina invece la
ripatrimonializzazione della Banca di Roma, allo scopo di tamponare
provvisoriamente la sua profonda crisi;
il citato progetto industriale riduce il Banco ad una mera rete di
sportelli facenti capo ad una costituenda società denominata "Nuovo
Banco di Sicilia" e determina l'acquisizione, attraverso operazioni
di con cambio azionario, delle azioni del Bds detenute dalla
regione e dalla Fondazione, pari al 37,16%, in cambio di una
partecipazione residuale nella Holding Banca di Ro,a;
- il progetto Banca di Roma persegue, in danno al Banco e dei suoi
azionionisti, l'incorporazione degli assets principali del Banco
primi fra tutti il patrimonio e le attività finanziarie, oltre che
l'incameramento delle cospicue plusvalenze dell'attivo del Banco di
Sicilia, quali a solo titolo esemplificativo:
a) gli oltre 500 mld del patrimonio dell'IRFIS (di cui 175 mld sono
titoli di Stato);
b) 300 mld di plusvalenze emergenti dalle partecipazioni del Banco
già oggetto di maldestro tentativo d'esproprio;
c) le cospicui plusvalenze rinvenimenti dall'operazione
d'acquisizione dei crediti della Sicilcassa che hanno dato luogo al
contributo pubblico della Legge Sindona;
- per sfruttare in pieno gli sgravi fiscali previsti dalla vigente
normativa in materia, Banca di Roma tenterà di chiudere
l'operazione d'incorporazione entro il 31/12/ di quest'anno;
- è pertanto necessario avere un'esatta ed oggettiva valutazione
del valore della quota partecipativa della Regione nel Banco di
Sicilia (cosa che allo stato dell'arte assolutamente partecipativa
della Regione nel Banco di Sicilia (cosa che allo stato dell'arte
assolutamente manca) evidenziando, al contempo, che se ciò dovesse
essere fatto in maniera unilaterale, si potrebbe determinare in
capo all'azionista Regione sun significativo danno patrimoniale
determinato da un non esatto valore di concamnio tra azioni holdin
Banca di Roma e azioni Regione/Bds;
- il CdA del Banco è stato convocato il 9 novembre scorso con
all'ordine del giorno la nomina di un advisor propedeutica alla
costituzione della Holding Banca di Roma e nonostante la richiesta
di rinvio avanzata dal Presidente della Regione, ha nominato la
società Rotschild quale advisor incaricato di effettuare la
valutazione del Banco di Sicilia e di riferire nel prossimo CdA
fissato per il 29 novembre p.v.;
- l'advisor nominato dall'azionista di maggioranza non risponde a
criteri d'assoluta imparzialità ed oggettività essendo lo stesso
partecipato dalla banca d'affari ABN AMRO (azionista di riferimento
della Banca di Roma);
- le quotazioni d borsa del titolo Banca di Roma capitalizzano un
valore intorno al 50% del suo patrimonio contabile;
- da oltre 10 anni Banca d'Italia non sottopone ad ispezione la
Capogruppo, a differenza invece del Banco di Sicilia, dove l'ultima
visita ispettiva, effettuata qualche giorno addietro su input
dell'autorità di vigilanza, ha certificato il buono stato di salute
dell'Azienda;
- i dubbi sulla consistenza dell'attivo della Banca di Roma nascono
dalla relazione della società di revisione per il bilancio 2000
dove si eccepisce come le partite con l'estero, già dal 1998, non
abbiano trovato adeguata sistemazione contabile;
- il Banco di Sicilia ha presentato al 31.12.2000, un saldo
interbancario positivo di Lit. 660 miliardi, mentre la Banca di
Roma, in pari data, ha presentato un saldo interbancario negativo
di Lit. 41.072 miliardi;
- la BdR adotta una percentuale di rettifica delle sofferenze che è
tra le più basse del sistema e che al contempo la BdR presenta un
rapporto sofferenze nette/impieghi cliente, pari all'8,6% (la più
alta in assoluto tra le banche a carattere azionale: la Banca
Intesa 2,4% - Comit 2,1 - San Paolo Imi 1,0% - BNL 3,6% -
Unicredito 0,1%);
- il banco di Sicilia presenta un rapporto sofferenze
nette/impieghi clienti pari al 2,5% (in linea con lee grandi
banche);
- le tre note operazioni di cartolarizzazione per complessivi 8.000
miliardi fatte dalla Capogruppo, sono state realizzate acquisendo
dalla stessa Banca di roma le obbligazioni ed i prestiti
subordinati necessari alla società veicolo per acquisire i crediti.
pertanto il rischio delle sofferenze bancarie risiede ancora su Bdr
e si somma a 12.000 miliardi d'altre sofferenze dichiarata nel
bilancio 2000;
- ciò rende indispensabile ed urgente un'approfondita due-diligence
per la corretta determinazione del valore di concambio delle azioni
del Bds con azioni Holding Banca di Roma, al fine di evitare
eventuali interventi postumi della magistratura. A tale finalità
non sembra assolutamente rispondente la nomina di advisor della
Regione di Melior Banca, in quanto la stessa ha recentemente
curato, per conto di Banca di Roma, la determinazione del valore
della partecipazioni id proprietà del banco di Sicilia, la cui
stima è stata oggetto di non poche polemiche;
CONSIDERATO CHE: la fusione per incorporazione del banco di Sicilia
in Banca di Roma assesterebbe un colpo mortale non solo
al Banco ma all'intera economia siciliana, farebbe
perdere uno dei più antichi e prestigiosi marchi
bancari dell'intero nostro Paese e venir meno la
direzione strategica ed il know-how aziendale che
sarebbero spostati altrove o dispersi. Si creerebbe
pregiudizio per migliaia di posti di lavoro ad alta
qualificazione nonchè, per i livelli occupazionali
dell'indotto. Verrebbe altresì meno l'importante
funzione di presidio ed il supporto territoriale
rappresentato nella realtà siciliana dalla presenza nel
65% dei comuni, dall'attività di servizio a favore del
92% della popolazione nonchè, da una quota di mercato
superiore al 30%.
- il piano industriale 2000-2002 del Banco di Sicilia già
individuava le linee di trasformazione dell'Istituto orientando
l'attività commerciale principalmente alla raccolta gestita
prevedendo aggregazioni funzionali e ridisegnando processi già in
buona parte avvenuti. Basti pensare alla forte riduzione del
numero delle Filiali Capozona ed alla chiusura delle Filiali
estere. Tuttavia quello stesso piano mirava "a salvaguardare e
valorizzare i connotati e ele valenze territoriali del Banco,
conservando e rafforzandone il radicamento regionale e le sue
proiezioni extraregionali2 e, per quanto riguarda il personale,
prevedeva si la riduzione nel triennio dal8.403 del 2000 a 7.663
nel 2002, ma attraverso esodi fisiologici, esodi incentivati e
processi di mobilità verso al Banca di Roma compensati con 250
nuove assunzioni, solo parzialmente realizzate.
RITENUTO CHE:
- il nuovo piano industriale esaspera e risolve in modo del tutto
negativo il quadro contraddittorio in cui si è trovato il Banco di
Sicilia in questi anni, essendo una Banca di dimensioni medie su
cui non sono state rese disponibili le risorse necessarie per un
salto di qualità dimensionale, che poteva essere fatto
accompagnandosi ad un primario partner finanziario italiano od
estero. A tal fine sarebbe stato possibile sfruttare anche la
posizione geografica ottimale, assegnando al Banco un ruolo
centrale d'interfaccia finanziaria a supporto di un'area come
quella del bacino del Mediterraneo, in fase di profondo cambiamento
e sviluppo;
- il Banco di Sicilia ha tuttavia fatto registrare nel 2000 un
utile netto di 128 mld, un risultato lordo di gestione di 385 mld
con un incremento dell'89,3% ed una crescita del patrimonio netto
dell'8,7%;
- nel 1 semestre del 2001 il trend positivo si è ulteriormente
rafforzato determinando una certificazione d'utili di 126 mld;
- Il Banco di Sicilia ha infatti dimostrato forti segni di
vitalità, basti pensare, restando al rapporto con la Regione,
all'acquisizione a gara aperta del servizio di tesoreria o al ruolo
di "arranger" (con la Merril Lynch) del programma d'emissioni
obbligatorie GMTN, formulato dalla Regione e premiato dalla
prestigiosa rivista IFR quale migliore programma GMT dell'anno
2000;
- possiede un potenziale di tutto rilievo che può essere speso per
lo sviluppo degli investimenti, il sostegno delle imprese e dei
sistemi locali;
- un momento decisivo per la crescita del Banco poteva essere
rappresentato dalla quotazione in borsa, pure ipotizzata nella
valutazione degli advisor, che ha preceduto la cessione delle quote
di maggioranza del Tesoro alla Banca di Roma e per la qual ela
Regione del DPEF 2001-2003 aveva dichiarato la disponibilità a
dedicare la propria quota societaria.
RITENUTO inoltre che:
- risulta estremamente preoccupante la situazione dell'IRFIS, ormai
da molti mesi confusa e priva di chiare indicazioni sul futuro;
- la Banca di Roma aveva presentato un piano di ristrutturazione
aziendale che prevedeva la trasformazione dell'IRFIS in una Agenzia
di sviluppo il cui Core business avrebbe dovuto essere costituito
dalla gestione dei fondi regionali;
- l'IRFIS tuttavia assolve ad un ruolo importante ma marginale
nella cornice complessiva degli strumenti di sostegno allo sviluppo
economico estremamente parcellizzato sia come dimensionamento dello
stesso che come presenza territoriale;
- in Sicilia, mentre gli sportelli bancari sono aumentati dal 1608
del 1997 ai 1675 del giugno 29001, gli istituti di credito
regionale sono diminuiti a 47 unità di cui 34 sono piccole Banche
di Credito popolare;
- dei 13 istituti regionali solo 1 (Banca popolare di Ragusa e la
collegata popolare di Augusta), mantengono autonomie decisionali in
Sicilia,. I restanti 34, pur avendo sede legale nell'Isola, sono di
proprietà di Istituti del nord (Banca Sella, Popolare Lodi,
Antonveneta...);
- nello stesso periodo, per evitare posizioni dominanti, gli
sportelli del Banco di Sicilia sono scesi da 525 a 469;
- a fine anno 2000 i depositi bancari in Sicilia ammontavano a
49.808 miliardi, la raccolta bancaria ammontava a 70.780 miliardi,
mentre i titoli in deposito e le gestioni patrimoniali bancarie
ammontavano a 33.221 miliardi, gli impieghi ammontavano a 59.631
miliardi, il rapporto sofferenze/prestiti era del 23% in netto
miglioramento rispetto all'anno precedente anche in conseguenza di
consistenti operazioni di cartolarizzazione;
- la struttura dei tassi, mentre indicava una sostanziale
omogeneità per quasnto riguarda i tassi passivi con quella
nazionale, segnalava ancora un notevole differenziale per i tassi
attivi, un 1,2% in più, anche se in discesa sull'anno precedente;
- anche se i conti economici delle banche registrano risultati
soddisfacenti, crescendo il margine di interesse il margine di
intermediazione e gli utili netti di esercizio, va evidenziato che
il totale degli impieghi in Sicilia rappresenta soltanto il 3,4%
degli impieghi bancari nel Paese, a conferma della scarsa
propensione ad investire che caratterizza il sistema Sicilia;
- il sistema economico regionale è ancora troppo dipendente dallae
condizioni del sistema creditizio. Il rapporto banca/impresa è
stato fino ad oggi di tipo tradizionale, dal momento che
soddisfacimento delle occorrenze finanziarie delle imprese si
provvede tramite il credito ordinario o agevolato, mentre non hanno
ancora un sufficiente grado di sviluppo il ricorso al mercato d4ei
capitali ede alla finanza alternativa;
- l'attivazione di nuovi canali finanziari sia con riferimento
al sistema delle imprese che con riferimento agli investimenti
degli enti pubblici, deve rappresentare la frontiera avanzata
dell'intervento pubblico regionale, anche attraverso lo sviluppo
dei fondi chiusi per la capitalizzazione delle imprese, favorendo
l'ingresso di nuovi operatori privati anche <attraverso gli schemi
operativi della marchant bank;
- le partecipazioni regionali nel sistema creditizio devono essere
utilizzate nel quadro di una strategia rivolta alla crescita degli
investimenti e alla diverisificazione delle fonti di strategia
rivolta alla crescita degli investimenti e alla diversificazione
delle fonti di approvvigionamento dei sistemi locali, sia pubblici
che privati;
- la partecipazione della Regione nella proprietà del Bds è
fortemente finalizzata all'esercizio di un ruolo sociale
all'interno del principale strumento di supporto economico e
finanziario presente sul territorio regionale;
- con l'attuazione della fusione per incorporazione, verrebbero
definitivamente meno le finalità (creazione di un polo bancario
siciliano) che portarono la Regione siciliana ad accettare la
scomparsa dell'ex Sicilcassa e la sua incorporazione nel Banco di
Sicilia, dopo aver investito nei due istituti oltre 1.100 miliardi,
così come anche gli obiettivi di erogazione di 3.400 mld di legge
Sindona;
- ogni operazione di acquisizione e dismissione di partecipazioni
azionarie, da parte della Regione, nel settore creditizio deve
esser autorizzata dall'A.R.S.;
- occorre richiamare il rispetto delle clausole sottoscritte col
contratto di vendita del gruppo Mediocredito Centrale e che
espressamente prevedono l'impegno della parte acquirente ad attuare
il piano industriale secondo le linee guida presentate dal Tesoro
in sede di offerte definitive e a non apportarvi variazione, con
particolare riferimento alla partecipazione di controllo del Bds
che non siano stata preventivamente concordate col Tesoro; fa
valorizzare i connotati e le valenze regionali dell'azienda Banco
di Sicilia,, tra l'altro conservandone il marchio e mantenendo la
sede legale a Palermo", fa non cedere a terzi in tutto o in parte
l'azienda del Mediocredito Centrale, incluse le partecipazioni di
maggior rilievo, senza il gradimento del Tesoro;
- che l'operazione di incorporazione del Bds produrrebbe in un
momento di turbolenze congiunturali dei mercati finanziari
determinata dall'avvio dell'euro, la perdita di un seggio al F.M.I.
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a perseguire gli obiettivi strategici nel settore creditizio
individuati nel D.P.E.F. Regionale 2001/2003;
- ad intervenire urgentemente sul Ministro del Tesoro per impedire
che lo stesso, a norma di quanto previsto ai paragrafi 7.2
dell'art. 7 del contratto di vendita del Gruppo Mediocredito
centrale alla Banca di Roma, conceda preventivo e necessario
assenso a stravolgimenti di piano industriale difformi dalle linee
guida a suo tempo presentate al Tesoro da Banca di roma in sede i
offerta definitiva;
- a non approvare piani industriali che prevedano ricadute in
termini occupazionali, di mobilità e di ridimensionamento operativo
e patrimoniale del Banco rispetto alla sua attuale configurazione
regionale ed extraregionale;
- a non accettare offerte di con cambio di partecipazione azionaria
tra quota Regione/Bds e quota Regione/IRFIS e tra quota Regione/Bds
e quota Holding/Banca di Roma;
- a coinvolgere la Fondazione Banco di Sicilia in una azione comune
di ottimizzazione delle rispettive quote di partecipazione
azionaria, finalizzate a mantenere e rafforzare il ruolo e le
attività del banco di Sicilia oltre che preservarne il radicamento
e l'identità insulare ed extrainsulare;
- a verificare (assistiti da advisor), anche sinergicamente con la
Fondazione, se esistano "interessi di mercato" indirizzati a
creare, attraverso l'acquisizione dle pacchetto azionario di
controllo del Bds da parte di soci forti italiani o stranieri, un
polo bancari euromediterraneo in cui il Banco abbia una funzione
baricentrica di assistenza finanziaria ed economica allo sviluppo
di un'area a forte potenzialità di crescita;
- ad esercitare in tutte le sedi, legai e non, qualsiasi azione
legittima di contrasto al tentativo di depauperamento del valore
del Banco, portato avanti dalla Capogruppo, non escludendo il
ricorso all'esercizio del recesso unilaterale dalla partecipazione
azionaria (determinata dal venir meno "dell'affectio societatis"
causata dalla dilatazione dell'oggetto sociale da SpA in Holding
SpA), previa adozione - presso le competenti autorità - di
iniziative atte a sospendere ogni pregiudizievole determinazione;
- a provvedere a tal fine a nominare oltre che un proprio advisor
di parte (adempimento cui è già stato dato corso) realmente
indipendente rispetto agli interessi della Capogruppo, anche un
primario studio di consulenza-finanziaria che assista la Regione in
questa difficile controversia;
- a rappresentare al Ministro del Tesoro che, nel caso di
incorporazione del Banco di Sicilia, l'Italia perderebbe proprio
nella difficile fase di avvio dell'euro, una rappresentanza al
Fondo Monetario Internazionale dove il Banco è presente.
Onorevoli colleghi, dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.
Preciso che alla Presidenza è pervenuta notizia che è in
corso una consultazione tra le forze politiche per pervenire
all'approvazione di un ordine del giorno comune.
E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, è una giornata particolare quella che viviamo
oggi. Abbiamo appena commemorato una concittadina caduta
eroicamente in guerra e stiamo comunque ahimè celebrando il "de
profundis" di una infrastruttura fondamentale e necessaria come
quella del sistema bancario in Sicilia.
Mi rivolgo ai relatori che hanno illustrato le varie mozioni
da sinistra a destra: non credo che oggi ci sia da trovare
innocenti e colpevoli. Le colpe rispetto alle vicende odierne
sono da riferire negli anni, nei tanti anni passati quando la
politica regionale incideva pesantemente sulle scelte strategiche
dei due grandi istituti bancari siciliani: la Sicilcassa e il
Banco di Sicilia, fino ad approdare a quel fatidico '93 quando la
situazione finanziaria determinatasi fu talmente grave da
arrivare al commissariamento. Ma non voglio ricordare quella
cronaca, l'hanno già fatto altri prima di me.
La verità è che dobbiamo, noi che rappresentiamo la politica
e che ci assumiamo la responsabilità della politica, anche quella
del passato cercando di migliorare e di fare tesoro degli errori
di altri, oggi dobbiamo sicuramente chiedere scusa agli
imprenditori siciliani, a quegli imprenditori che per tanti anni
sono stati penalizzati da un costo del denaro altissimo in
Sicilia.
Dobbiamo chiedere scusa ai cittadini siciliani che hanno
fatto sì che gli istituti bancari facessero raccolta e che spesso
e volentieri la raccolta del denaro siciliano venisse destinato
ad altre aree del Paese. Dobbiamo chiedere scusa ai lavoratori
del sistema creditizio siciliano per non aver garantito loro,
come è stato fatto, in anni recenti, per analoghe situazioni, e
mi riferisco, perché l'ho vissuta nel Parlamento nazionale, alla
vicenda del Banco di Napoli per il quale fu adottato un
trattamento profondamente diverso rispetto a quello che è stato
dato al sistema creditizio in Sicilia. Allora non ci fu nessun
commissariamento, né l'intervento di terzi. Fu il Governo che,
attraverso il Tesoro, sistemò il Banco di Napoli rispetto alle
sue inadempienze aziendali e gli consentì di immettersi nel
mercato. E ha detto bene l'onorevole Tricoli: non siamo contro
l'evoluzione. Si parla tanto di globalizzazione e sarebbe
assolutamente stantìo pensare ad una struttura bancaria limitata
alla Regione siciliana. Ma credo che non sia attualmente la
Banca di Roma l'istituto che può consentire la crescita del Banco
di Sicilia.
Credo che la Banca di Roma, oggi, abbia bisogno di fare
queste acquisizioni per tentare di sanare il suo bilancio che non
è estremamente eccellente. Anzi, per le notizie che ho acquisito
in questi giorni l'attuale bilancio della Banca di Roma prima di
queste acquisizioni è degno di una ispezione seria da parte della
Banca d'Italia, possibilmente di un commissariamento,
possibilmente di una messa in liquidazione. Eppure, non ho pudore
a dirlo, onorevole Cuffaro, quando lei venne in quest'Aula ad
esporci il suo programma di governo, le dissi: "Abbia coraggio".
Credo che oggi bisogna avere il coraggio di dire che c'è un
Governo nazionale, che ha preso tanti voti in Sicilia, totalmente
assente e latitante rispetto a questo ulteriore scempio. Non ho
pudore a dirlo. Ho visto sicuramente l'impegno dei nostri
Viceministri ancorché Ministri senza portafoglio e qualche
Sottosegretario, ma non ho sentito parlare né l'onorevole
Tremonti, né ancor meno il Presidente del Consiglio. Era stato
promesso che la Sicilia avrebbe avuto infrastrutture. La prima
cosa che sta succedendo da Roma e da Banca di Roma è eliminare
una infrastruttura in Sicilia.
Perché il credito è infrastruttura, il credito è lavoro,
il credito è produzione e tutto questo non lo stanno facendo e
noi dobbiamo avere il coraggio di dirlo. Non possiamo affrontare
ogni qualvolta c'è una campagna elettorale i problemi lasciando
intendere che ..... per poi nei fatti concreti dovere procedere
esattamente al contrario.
Che questa Assemblea oggi arrivi - e io mi auguro che ci sia
la capacità politica di tutti i capigruppo di maggioranza e
opposizione - a convergere su un unico documento che dia forza al
Presidente della Regione, adesso ed oggi- sì- Presidente di tutti
i siciliani, a poter andare a Roma con la forza del Parlamento
siciliano, che è ancor più antico del Banco di Sicilia e che ha
resistito a tutte le intemperie della politica ed è ancora qui.
E noi non dobbiamo consentire ad alcuno, tranne che non ci
venga dimostrato che la Banca di Roma è un istituto bancario oggi
solido, e io sono sicuro che così non è, che si regali la nostra
storia - perchè il Banco di Sicilia è la storia della Sicilia -
ad una banca decotta, ad una banca in stato di agonia; ci sono
tanti interlocutori nel sistema del credito mondiale che
sicuramente potrebbero essere interessati a una struttura
ramificata in un territorio strategico qual è la Sicilia oggi e
che ancor più sarà nei prossimi anni, perchè la centralità di
questa Terra nel Mediterraneo ci darà, anche dal punto di vista
del credito, un' importanza rilevante.
Perchè cedere ad una struttura decotta? Perchè utilizzare i
soldi dei contribuenti siciliani per risanare il bilancio di
un'altra banca? Questo è il punto
Allora, onorevole Presidente della Regione, il documento che
questa Aula voterà diventa per lei uno strumento non da campagna
elettorale, questo è un problema che dovremmo affrontare il
26-27, nei giorni a seguire del mese di novembre.
Quello che mi sento di chiederle è di sentire la voce del
ministro Tremonti. Io pretendo, da parlamentare siciliano, di
sentire Tremonti dire la sua su questa vicenda, io pretendo che
il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per il
quale ho un profondo rispetto e che soltanto pochi giorni fa ha
ricordato la figura di Einaudi ed ha parlato di sè stesso come di
un Presidente della Repubblica economista, dica la sua su questa
vicenda; il Banco di Sicilia, la Sicilcassa, storie probabilmente
sbagliate e trattate per come vanno trattate le storie sbagliate
ma per gli altri c'è sempre un trattamento diverso. La Banca di
Roma potrà probabilmente salvarsi grazie alla scomparsa
definitiva del sistema del credito siciliano.
PRESIDENTE. Vorrei ricordare ai colleghi di attenersi il più
possibile ai tempi previsti anche perchè credo che siamo in
dirittura di arrivo rispetto all'approvazione di un documento di
grande convergenza.
SCOMA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
SCOMA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il futuro del
Banco di Sicilia, credo sia inscindibile da quello dei suoi
lavoratori e, di conseguenza, ogni ipotesi che ne preveda la
scomparsa suscita allarme e preoccupazione, le motivazioni
fornite in proposito non appaiono chiare e pertanto devono essere
respinte con fermezza.
Il Banco di Sicilia è un' azienda sana che ha incrementato
costantemente gli utili di esercizio, anche e soprattutto, grazie
ai sacrifici dei suoi lavoratori. L'incorporazione non è
funzionale all'interesse dell'azienda, ma soltanto a quelli del
Banco di Roma, non nuova del resto ad operazioni di assorbimento
e di rottamazione di questa specie, basti pensare all'operazione
della Banca Mediterranea.
Si teme che dai processi di ristrutturazione già effettuati
e da quelli più volte annunciati, ed in qualche caso in corso di
attuazione, possano scaturire nuovi esuberi tecnici, con ricadute
negative su livelli occupazionali e con pesanti sacrifici per i
lavoratori anche, e soprattutto, in termini di mobilità
aziendale.
La paventata costituzione di una holding da parte del gruppo
Banca Roma, svuoterà certamente alcuni importanti servizi
centrali del Banco di Sicilia ed avrà, come immediata
conseguenza, un esubero di personale e preoccupanti fenomeni di
mobilità che Banca Roma vorrà affrontare e risolvere costituendo
certamente delle società per azioni, a capitale misto, attraverso
lo scorporo di alcuni rami di azienda.
La partecipazione di capitali privati a dette s.p.a.
comporterà un cambiamento contrattuale, un nuovo cambiamento
contrattuale per circa duemila persone che passerebbero dagli
attuali contratti nazionali dei bancari a quelli dei servizi, o
addirittura dei metalmeccanici, con un ulteriore abbassamento
delle retribuzioni e, perché no, della garanzia del posto di
lavoro. Già oggi i lavoratori del Banco di Sicilia hanno i più
bassi stipendi del mercato bancario italiano.
E poi sul versante storico: il ruolo.
Il ruolo nel passato del Banco di Sicilia, utilizzato sempre
come possibile volano dell'economia siciliana. E' fin troppo
evidente che adesso l'istituto diverrebbe in conseguenza una
banca a rete, vocata esclusivamente alla vendita dei prodotti
finanziari degli azionisti privati. Una banca utilizzata per la
vendita di prodotti messi in vendita da altri.
Ci sarebbe, inoltre, una inevitabile stretta creditizia,
estremamente stridente con il progetto di lancio economico del
territorio siciliano, contenuta dal programma di questo Governo.
Un altro aspetto che preoccupa è la vendita del patrimonio
immobiliare del Banco di Sicilia, che sta producendo una perdita
di valore delle partecipazioni di minoranza: Regione e
Fondazione.
Sulla questione sarebbe opportuno che gli azionisti di
minoranza proponessero una nuova stima del patrimonio
immobiliare, che sembra sottostimato in certi casi e sovrastimato
in altri.
Vi era la necessità di procedere a nuove assunzioni di
alcune centinaia di elementi, per ridare alla Banca il necessario
ricambio generazionale dopo la mega operazione di incorporazione
della ex Sicilcassa che ebbe, come conseguenza drammatica, la
perdita di oltre seimila posti di lavoro, la maggior parte dei
quali appartenenti a categorie particolarmente
professionalizzate. Questo processo ha concorso a determinare nel
tempo la migrazione di enormi quantità di risparmio dalla parte
più povera del nostro Paese verso il Nord, verso la parte più
ricca, causando una crisi sempre più crescente degli investimenti
e quindi l'aumento della forbice del differenziale di crescita
tra Sicilia e regioni più ricche.
Questa è una delle cause che ha innescato il perverso
fenomeno della migrazione intellettuale giovanile ed il ricorso
sempre più crescente a forme di lavoro precario ed assistito.
Pertanto, da parlamentare siciliano e da cittadino con una
esperienza in questo settore, debbo dire che il progetto
presentato dalla Banca di Roma, al di là della carenza degli
aspetti formali nei confronti della Regione siciliana, configura
una vera e propria eliminazione dell' identità del Banco di
Sicilia.
L'allora ministro del Tesoro, oggi Presidente Ciampi, nel
prospettare l'operazione di fusione con la Sicilcassa ed il
conseguente processo di risanamento del sistema creditizio
siciliano, lasciò chiaramente intendere che questo era necessario
perchè la Sicilia conservasse un suo grande istituto di credito.
Mi sento di sostenere che quella strada, caro Presidente, è
stata oggi deviata. Quegli intendimenti sono stati assolutamente
disattesi per una logica che sottovaluta il valore anche
economico del mantenimento dell'identità e soprattutto
dell'autonomia operativa di una banca siciliana.
Il caso del Banco di Sicilia non può essere assimilato a
quello di altri istituti, anche se di grande dimensione, che sono
stati chiamati a partecipare a fusioni o a ristrutturazioni.
Il progetto Banca Roma persegue, in danno al Banco ed ai
suoi azionisti, l'incorporazione degli assest principali del
Banco, primi fra tutti il patrimonio e le attività finanziarie,
oltre che l'incameramento delle cospicue plusvalenze dell'attivo
del Banco di Sicilia, basti pensare, due per tutte, al patrimonio
dell'IRFIS, stimato oggi circa 500 miliardi, ed ai 200 miliardi
di plusvalenze e le partecipazioni del Banco.
PRESIDENTE. Onorevole Scoma, la devo invitare ad affrettare le
sue conclusioni.
SCOMA. Ricordiamo, inoltre, che da oltre dieci anni, la Banca
d'Italia non sottopone ad ispezione Banca Roma, a differenza
invece del Banco di Sicilia, dove l'ultima visita ispettiva,
effettuata qualche giorno addietro su input dell'autorità di
vigilanza, ha certificato il buono stato di salute dell'Azienda.
Inoltre, dubbi sulla consistenza dell'attivo della Banca di
Roma nascono dalla relazione della Società di revisione per il
bilancio 2000, dove si eccepisce come le partite con l'estero,
già dal 1998, non abbiano trovato adeguata sistemazione
contabile.
Il Banco di Sicilia ha, invece, presentato al 31 dicembre
2000 un saldo positivo di 600 miliardi, mentre Banca Roma ha
presentato un saldo interbancario negativo di 41 mila miliardi.
Pertanto, signor Presidente, la fusione per incorporazione
del Banco di Sicilia con Banca di Roma assesterebbe un colpo
mortale non solo al Banco, ma all'intera economia siciliana.
LO CURTO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO CURTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, grazie per avermi dato l'opportunità di
fare sentire la voce di Nuova Sicilia all'interno di
quest'Assemblea a favore del Banco di Sicilia.
Il mio partito, onorevole Presidente Cuffaro, è fedele
alleato della Casa delle Libertà, ne ha sposato il progetto
politico, ne condivide le scelte strategiche per portare la
Sicilia verso quegli obiettivi e quelle mete che dovranno
assicurare e garantire ai Siciliani ed alle Siciliane quegli
obiettivi di sviluppo che certamente meritano di potere
raggiungere.
Più volte siamo stati accusati di ascarismo, più volte siamo
stati accusati di essere complici di una politica dell'abbandono
e della marginalità che non fa onore certamente ai Siciliani ed
alla loro storia, che ha potuto essere scritta dando prestigio
al Paese e prestigio anche al mondo civile.
Ebbene, l' operazione alla quale stiamo assistendo, signor
Presidente, è un'operazione di vile inganno nei confronti del
sangue della Sicilia e dei suoi Siciliani. E' assolutamente
impensabile, signor Presidente, che si debba e si possa svendere
l' impresa Banco di Sicilia, cosa questa che obbedisce a logiche
estranee alla cultura del credito siciliano.
Io richiamo l'attenzione qui di tutti i parlamentari, perchè
insieme, senza divisioni di parte, si possa giungere ad un'azione
congiunta e sinergica affinchè lei,onorevole Presidente Cuffaro,
possa fare sentire il ruolo prestigioso che riveste di
Governatore dei Siciliani.
Io credo che per tanto tempo, per troppo tempo la politica
siciliana si sia resa colpevole di un abbandono e di una
marginalità e, soprattutto, colpevole di essere obbediente alle
logiche romane e troppo distante dagli interessi dei Siciliani.
Abbiamo l'esigenza, Presidente Cuffaro, di riportare dentro
il territorio della Sicilia l'interesse della Regione,
dell'Assemblea regionale siciliana.
Abbiamo l'esigenza, onorevole Presidente, che lei
rappresenti al Governo romano l'impossibilità di quest'operazione
che sacrificherebbe il credito siciliano e soprattutto gli
interessi di quest'Isola a quelle logiche che sono troppo
distanti.
Nuova Sicilia che vuole, nel panorama della Casa delle
Libertà, distinguersi per questo progetto di autonomia che invoca
fortemente, fa leva su di lei,onorevole Presidente, perchè sia
assolutamente posta la questione nei termini politici. Altrimenti
la Sicilia non saprà mai fare quel salto di qualità, altrimenti
la Sicilia resterà al di qua di quelle scelte importanti che i
Siciliani attendono da tempo.
Io credo che la mozione questa sera presentata debba essere
assolutamente condivisa da tutti. Noi non ci possiamo dividere,
anche perchè le responsabilità sono di tutti e di tutti i
partiti.
Io credo che i Siciliani che hanno scelto di votare e di
rinnovare quest'Assemblea per oltre il suo 50 per cento abbiano
assegnato ai volti nuovi della politica la responsabilità di non
commettere errori che sono stati commessi nel passato e, quindi,
faccio appello a tutti perchè insieme si possa fare quest'opera
di contrattazione e di mediazione.
Ha detto bene il collega Acierno, noi non abbiamo visto in
questa vicenda del Banco di Sicilia - che è anche una vicenda
umana, è una vicenda di prestigio di questa Regione, di prestigio
di quest'Assemblea e anche di coerenza di un progetto politico
che ci vede collegati al Governo centrale - il Governo, non
abbiamo visto il Presidente Berlusconi, non abbiamo visto la
presa di posizione di questo Governo a favore dei siciliani.
Quest'operazione, signor Presidente, obbedisce solo alla
logica di fare bene a Banca di Roma. Significherebbe spostare
tutti i risparmi dei siciliani, anche della povera gente di
Sicilia che ha creduto nel risparmio e che ha voluto conservare i
propri risparmi, significa spostarli al Nord per finanziare le
imprese del Nord.
Se il Governo siciliano, onorevole Presidente Cuffaro, si
macchierà di questa colpa, di non avere saputo difendere l'onore
ed il prestigio del Banco di Sicilia, che è anche l'onore ed il
prestigio del sangue dei siciliani, non avrà alcuna possibilità
di scampare al giudizio dei siciliani. Significherà avere
consegnato ancora una volta le imprese siciliane, i risparmiatori
siciliani al degrado, all'immobilismo, all'impossibilità di
risalire la china.
Noi abbiamo un'economia che è bisognevole dell'aiuto e del
sostegno delle istituzioni, e noi qui, in Assemblea,
rappresentiamo la più prestigiosa delle istituzioni, la più
antica delle istituzioni democratiche esistenti al mondo, abbiamo
l'esigenza di interpretare il nostro ruolo con l'assoluto dovere
che lega la politica agli interessi superiori dei cittadini.
Allora, l'interesse del Banco di Roma che, certamente - bene
dicevano gli onorevoli colleghi - non riceve un'ispezione dalla
Banca d'Italia da non si sa quanti anni, forse non riceve
quest'ispezione perché è un'impresa fallimentare, forse perché ha
troppi buchi che vorrebbe colmare e risanare con il Banco di
Sicilia, con il credito dei siciliani.
Signor Presidente, non entro nel merito della questione dal
punto di vista tecnico ma politico, la Sicilia ha bisogno di
questa sua Banca che ne rappresenta la storia, ma non dico solo
il passato, dico che ne rappresenta il futuro nella misura in cui
o noi riusciamo a salvare il Banco di Sicilia. E con questo
confermeremo la voglia di autonomia della Sicilia e
l'autorevolezza anche ed il prestigio del Governo dei siciliani
da lei appunto diretto e guidato, altrimenti avremo ancora una
volta abbassato la testa a logiche che sono distanti dagli
interessi della nostra Terra.
D'ANTONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANTONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è mia
abitudine interrompere altri colleghi quando parlano, ma penso
che su argomenti come quello che questa sera stiamo trattando sia
indispensabile avere idee chiare e conquistare il più largo
consenso possibile. Anzi, penso che bisogna lavorare e spero che
alla fine di questo dibattito il risultato sia raggiunto: una
posizione di tutto il Parlamento siciliano che all'unanimità voti
un ordine del giorno che impegni il Presidente della Regione ad
avere una posizione chiara, esplicita, nei confronti di tutti gli
interlocutori di questa vicenda.
Per questo ho interrotto, perché strumentalizzare
posizioni, fare polemiche tra di noi, in una fase come questa,
non serve a nulla; il rischio in questa vicenda è che se noi
polemizziamo facciamo la fine dei 'polli di Renzo', ciascuno
scarica sull'altro delle responsabilità e la conclusione finale è
che un terzo vince sugli interessi dei siciliani e sugli
interessi del Banco di Sicilia. Ecco perchè è indispensabile
avere idee chiare su quello che dobbiamo fare.
Prima questione: l'operazione condotta dalla Banca di Roma
sul concambio proposto non corrisponde agli interessi di questa
Regione, sia nel versante degli interessi, dello sviluppo e del
servizio del credito per lo sviluppo, sia nel versante degli
interessi della Regione come azionista. Sono due questioni che
vanno insieme parallelamente.
Abbiamo un problema in quanto comunità isolana e abbiamo un
problema in quanto azionisti.
Per questa ragione io penso che questo Parlamento,
nell'approvare una mozione che impegna il Presidente della
Regione ad andare a trattare con gli interlocutori che in questa
vicenda hanno responsabilità, che sono sicuramente il Governo
nazionale e la Banca di Roma, non solo nel suo amministratore ma
anche nei suoi azionisti, perchè la Banca di Roma ha un
azionariato che va valutato e che deve fare un rapporto con
l'azionista Regione siciliana e con tutti quelli che possono
avere responsabilità su questo versante.
Quello che noi dobbiamo dire con grande chiarezza è che
questa operazione non deve farsi perchè non è all'altezza del
futuro del Banco di Sicilia ed all'altezza del futuro
dell'economia siciliana.
Non è un capriccio questo, non è la solita rivendicazione
autonomista che una regione può fare. E' una questione più forte.
Se c'è una cosa che tutti spiegano essere indispensabile per lo
sviluppo, è avere i fattori dello sviluppo. Uno dei fattori è il
credito. Se il credito non è adeguato e funzionale ad un' ipotesi
di sviluppo, è chiaro che avremo un ostacolo in più.
Allora, la nostra storia, tutto il vissuto su questo
argomento, deve porre politicamente, innanzitutto al Governo
nazionale, questa grande questione. Il Banco di Roma non può
utilizzare il suo settanta per cento per fare un'operazione
finanziaria che nulla ha a che vedere con gli interessi della
Sicilia. Questo è il primo punto.
Dobbiamo fermare questa operazione facendola slittare ed
aprendo una trattativa tra Governo nazionale, Banco di Roma e
Regione siciliana, chiara ed esplicita, che possano seguire tutti
i siciliani.
Secondo tema: c'è una questione giuridica. Io sono d'accordo
sulla nomina di un legale, di uno studio legale importante perchè
l'operazione Banco di Roma presenta anche degli aspetti giuridici
non convincenti e quindi è giusto che anche su questo versante ci
sia una tutela degli interessi della Regione siciliana.
In conclusione auspico, anzi mi batto, perchè questa
Assemblea approvi un ordine del giorno unitario perchè il Governo
della Regione apra questa trattativa, renda partecipe questo
Parlamento dell'andamento della trattativa, faccia in modo, in
sostanza, che questa nostra iniziativa e battaglia non vada
perduta.
Qui è stato citato che c'è anche un problema di ricaduta
occupazionale e sui dipendenti, credo che questo sia tutt'uno con
un' ipotesi vera di sviluppo e per tale ragione dobbiamo tutti
insieme questa sera, dando una grande prova di maturità e di
unità, far vedere ai siciliani che questo Parlamento, di fronte
agli interessi della Sicilia si mobilita unitariamente e svolge
il suo compito, come è giusto che lo svolga, in un rapporto
corretto tra Assemblea e Governo, ma anche in un rapporto di
piena sintesi, di piena intesa quando sono in gioco interessi
così forti, così precisi nei confronti della comunità isolana e
nei confronti del suo rapporto con la comunità nazionale.
Vorrei vedere se in discussione in questo momento ci fossero
altre comunità ben più forti di noi sul piano economico, quale
tipo di mobilitazione, anche al livello parlamentare italiano ci
sarebbe stata.
Per questo se noi votiamo qui stasera un ordine del giorno
unitario, possiamo chiedere anche a tutti i deputati e i senatori
presenti in Parlamento nazionale di avere la stessa
mobilitazione, lo stesso tipo di intendimento, la nuova vera
possibilità di fare una battaglia comune perchè il Banco di Roma
si renda conto che qui non vi è nulla di finanza. C'è una
decisione politica che questa Regione non può accettare perchè
deve pensare agli interessi, allo sviluppo ed essi devono
formulare un'altra proposta che sia funzionale agli interessi,
allo sviluppo della Regione siciliana. Non mi fermo su altre
proposte che sono state avanzate in questi giorni come scambi
possibili del nostro 30 per cento.
Io penso che queste siano scorciatoie impraticabili, sono
convinto che invece la linea giusta sia quella di difendere
questo 30 per cento, farlo valere perchè resti il Banco di
Sicilia una banca al servizio dello sviluppo siciliano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pistorio. Ne ha
facoltà.
PISTORIO. Signor Presidente, colleghi deputati, sull'argomento
del Banco di Sicilia, probabilmente, ci sono tra voi molti
soggetti titolati - e alcuni lo hanno dimostrato intervenendo
come l'onorevole Tricoli, il presidente Capodicasa - che hanno
partecipato a questa vicenda, che certo non precipita oggi sulle
nostre teste, non capita per caso in quest'Aula, in queste ore.
Da quanto mi è stato raccontato in questi giorni, infatti,
cercando di informarmi su qual è, tra le tante questioni che
attanagliano questa Terra, il valore vero della vicenda del
Banco, tale questione mi pare che sia apparsa nella sua
delicatezza, anche istituzionale, per il rapporto che il Banco ed
il sistema delle banche siciliane pubbliche, Sicilcassa e Banco
di Sicilia, aveva con il sistema politico siciliano già alla fine
degli anni '80 e che insieme a condizioni del mercato bancario
nazionale ed internazionale, intrecciate ai fatti politici
rilevanti di questi anni, hanno determinato di fatto il venir
meno di questi capisaldi economici, segnando così la storia
economica e politica della Sicilia.
Perchè, io chiedo, dal 1994 in poi, da quando una certa
gestione, anche della Banca d'Italia, è intervenuta sul sistema
bancario siciliano, quale è stata la capacità della classe
dirigente politica siciliana di difendere un ruolo vero del
sistema bancario siciliano?
Io vi chiedo, con estrema onestà, da quando le condizioni di
debolezza per una gestione forse precaria, forse clientelare,
- certamente non ottimale dal punto di vista economico di queste
banche - si sono determinate sul mercato nazionale, incontrando
una dinamica di forte concentrazione alla quale è difficile
resistere - ha detto benissimo infatti l'onorevole Tricoli, non
possiamo certamente resistere a processi di concentrazione forte
del sistema bancario nazionale ed internazionale - quale è
stata la capacità di attestare una linea di difesa - se difesa vi
poteva essere - di questo sistema?
Perchè, in questi anni il Banco di Sicilia è stato realmente
una banca siciliana? Ha sviluppato strategicamente una gestione
delle proprie risorse finanziarie a sostegno del sistema
produttivo siciliano? Ha avuto un ruolo di partnership
istituzionale lecita e corretta con le nostre istituzioni?
Dico questo non per dare segno di disinteresse, anzi il
contrario, per dare un segno di come abbiamo la necessità di
affrontare la questione del Banco fino in fondo, avendo
l'occasione in cui un disegno esterno, strategico, che prevede la
cessazione di un ruolo della Sicilia sul mercato bancario possa
essere contraddetto ma con una scelta che abbia un valore, una
capacità di interloquire con questo sistema.
Onorevole Presidente, le cose per le quali lei ed il Governo
venite impegnati nella mozione presentata dalla maggioranza sono
ampiamente condivisibili, perchè rappresentano le questioni serie
che pongono una contrattazione con chi sta operando una scelta
che definisce in modo completo la conclusione di un'esperienza
che è quella di questo sistema bancario.
Noi, però, abbiamo necessità di capire, al di là della
difesa autonomistica, per qualche verso anche un po' retorica del
Banco di Sicilia, qual'è la prospettiva reale alla quale stiamo
guardando. Questa possibile risorsa che in questi anni non è
stata utilizzata, perchè la partecipazione azionaria
significativa sia della Fondazione che della Regione nel Banco
non ha contato sulla politica del Banco, il manager del Banco ha
lavorato secondo direttrici diverse: non è intervenuto in modo
razionale e mirato sul sistema economico siciliano.
Come possiamo utilizzare questa occasione perchè ciò
avvenga? Come possiamo, per esempio, impedendo questa operazione
di incorporazione, imporre - qualora il partner rimanga Banca di
Roma - che invece tale iniziativa strategica sia rispettata per i
patti cui faceva riferimento l'onorevole Tricoli, i patti
parasociali che avrebbero dovuto avere sostanze economiche e
politiche?
O, se non è così, come possiamo noi individuare partner che
facciano e svolgano questo ruolo se Banca di Roma questo ruolo
non l'ha svolto e non lo vuole svolgere, avendo anche la
copertura politica di un Governo e dell'istituzione fondamentale,
Banca d'Italia, che su questa vicenda non è stata certo estranea
prima, e non è estranea oggi, ad individuare un partner
interessato a questa scelta strategica economica?
In ultimo, se così non è, io vi dico, perdonate forse la
radicalità del ragionamento, che anche l'ipotesi di recesso e del
recupero di queste risorse, se immobilizzate in una
partecipazione non strategica che non ha valore, non servono a
nulla; se così la partecipazione azionaria di minoranza non
vincola l'azionista di maggioranza nelle sue scelte economiche,
non serve a niente, anche l'ipotesi di recesso di acquisire
risorse aggiuntive, certo non da destinare alle spese correnti,
ma da impegnare con vincolo politico dell'Assemblea su spese
strategiche o attraverso partecipazioni non dirette anche di
medio termine finanziario su settori innovativi per esempio,
oppure impegnandoli su linee di investimento strategico per lo
sviluppo di questa terra, non è da considerarsi una ipotesi da
accantonare in tutta fretta.
Certo è soltanto l'ipotesi finale, l'ipotesi forse di resa
rispetto alla partita principale, ma noi non possiamo consentire
che questa partecipazione sia immobile, inutile, non
significativa per il nostro sistema politico ed economico.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Presidente, onorevoli colleghi, non mi dilungo molto
anche perchè i colleghi che sono intervenuti prima di me hanno
certamente approfonditamente trattato la materia avendone,
peraltro, le capacità.
Mi trovo d'accordo con quanti, e tra questi l'onorevole
D'Antoni ed altri, hanno insistito sulla necessità che questo
Parlamento non si laceri, non si divida su un argomento di così
fondamentale importanza qual è quello dell'autonomia delle nostre
istituzioni.
Ben poche cose nel tempo sono rimaste in piedi. Tra queste
certamente il Banco di Sicilia che, forse, costituisce l'unico
bagaglio vero, grande, che oggi può contraddistinguere questa
Regione, l'autonomia stessa e lo Statuto speciale di questa
Regione, che non è una Regione di 500 mila abitanti o di un
milione di abitanti, è una Regione di 5 milioni di abitanti che
da sempre ha avuto una voce forte nel panorama nazionale.
Non vi è dubbio, come bene sosteneva l'onorevole Tricoli,
che il processo parte da lontano e che quando i pescecani
dell'economia e della finanza progettano e programmano quelli che
sono i destini, i giochi di potere, le varie fusioni, il gioco di
scacchi che si mette in piedi nell'alta finanza, non guardano in
faccia a nessuno, non si fanno intenerire da nessuno e non
salvaguardano certo gli interessi diffusi. Ma nella maggior parte
dei casi, se non nella totalità dei casi, vanno a salvaguardare
quelli che sono interessi di lobby ben definiti e ben determinati
che da sempre hanno guidato l'economia italiana la quale, lungi
dall'essere un'economia di mercato, spesso é stata un'economia
di famiglia, o tutt'al più un'economia di alcuni convitati ad una
tavola rotonda.
Ritengo che, se c'è un argomento, uno, che rientri nella
logica del cosiddetto "bipartisan" - che va molto di moda oggi -
e che sprovincializzi la politica a tutti i livelli, questo
argomento per il Banco di Sicilia diventa il rappresentante
principe di questa battaglia. Se c'é una logica bipartisan questa
appartiene tutta e per intero alla battaglia per la
conservazione, per l'autonomia del Banco di Sicilia.
Pertanto, noi oggi dobbiamo unirci su un ordine del giorno
unitario, che dia mandato e forza al Presidente della Regione per
fare valere i diritti di una Regione, non di una parte, non di
una maggioranza né di una minoranza, ma di un'intera Regione e
di un Parlamento che in un'occasione così importante deve sapere
dimostrare di essere maturo e di essere capace anche di fare
alcune scelte, quando gli argomenti sono veramente importanti.
Quindi, é un invito ad un ordine del giorno comune che dia forza
al Governo, al rappresentante della Sicilia in modo tale che
nella contrattazione che si andrà a fare con il Governo
nazionale, con la Banca d'Italia, con la Banca di Roma, su questa
vicenda si rappresenti l'intera Sicilia e l'intero Parlamento
siciliano.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare per la replica l'onorevole
Presidente della Regione.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, credo che più che fare una replica, il
Presidente della Regione, oggi, non può che prendere atto della
grande disponibilità dell'intero Parlamento che ha ascoltato i
qualificati interventi dei colleghi parlamentari; una presa
d'atto di quanto a quest'Assemblea, a questo Parlamento, stiano a
cuore le sorti del Banco di Sicilia e del sistema creditizio
siciliano e, quindi, della possibilità di collegare lo sviluppo
di questa Regione con il sistema creditizio e con il Banco di
Sicilia.
Ho ascoltato con grande interesse gli interventi dei
colleghi parlamentari che hanno voluto portare il loro contributo
in questo senso. Ho il dovere, signor Presidente dell'Assemblea,
di rassegnare, sull'argomento in discussione, a questo Parlamento
soprattutto i passaggi di questi ultimi giorni anche per
completezza di informazione.
Il Presidente del Banco di Roma ha chiesto di parlare con il
Governo della Regione. Ci siamo incontrati per la prima volta
quasi un mese fa. Venuto a prospettare ipotesi di sviluppo,
almeno così ci ha detto il Presidente Geronzi, per quel che
poteva riguardare il Banco di Sicilia in una possibile nuova
composizione con quello che poteva essere il Banco di Roma. Nel
primo incontro abbiamo subito voluto precisare, sia io che
l'assessore per il bilancio che assieme a me ha ricevuto il
Presidente del Banco di Roma, che noi, comunque, eravamo
disponibili a parlare di ipotesi che riguardassero il Banco di
Sicilia, ma che assolutamente mai avremmo acconsentito a
qualsiasi ipotesi che in qualche modo disperdesse l'identità
dello stesso Banco di Sicilia e a ipotesi, allora questo era uno
degli argomenti del Banco di Roma, che immaginassero di dovere in
qualche modo vendere o che il Banco di Sicilia potesse privarsi
di alcune consociate o associate dello stesso Banco di Sicilia.
Abbiamo più volte ripetuto al Presidente della Banca di
Roma, durante quel primo incontro, che lo stesso incontro era
interesse del Governo della Regione, e non soltanto del Governo -
abbiamo esteso tale interesse a tutti i siciliani - affinchè il
Banco di Roma in qualche modo potesse, insieme al Governo,
continuare un dialogo per aprire nuove ipotesi che riguardassero
il Banco di Sicilia, ma non avrebbero mai dovuto immaginare che
il Governo della Regione, l'Assemblea - mi ero permesso di dire -
e gli stessi siciliani avrebbero potuto pensare che il Banco di
Sicilia potesse diventare un numero dentro una possibile holding,
che avevamo in qualche modo percepito, ma che lo stesso
presidente della Banca di Roma, ha voluto in quell'incontro
non confermare, anzi dire che quell'ipotesi non c'era
assolutamente.
Qualche giorno fa il presidente della Banca di Roma ha
chiesto di rincontrare il presidente della Regione e l'assessore
al bilancio. Abbiamo subito acconsentito al nuovo incontro. E
ancora una volta in quest'altro incontro il presidente della
Banca di Roma ha fatto un discorso molto teorico, cominciando
questa volta a ipotizzare la costituzione di una holding al cui
interno, comunque, mai il Banco di Sicilia avrebbe perso la
propria identità.
Siamo stati molto precisi, devo dire, anche duri chiedendo
che intanto volevamo capire cosa significasse costituzione di una
holding. Volevamo capire. E comunque che ci facesse pervenire
prima di qualsiasi iniziativa un piano industriale in cui ci
spiegasse dettagliatamente quali erano le ipotesi di lavoro di
Banca di Roma e che comunque avevamo riannunciato che in ogni
caso, per quel che ci riguardava, holding o non holding, il Banco
di Sicilia e il Governo della Regione non avrebbero mai
acconsentito di fondersi, di venire accorpati e in qualche modo
di disperdere l'azionariato del Banco di Sicilia dentro questa
holding dove il Banco di Sicilia perdesse di significato.
In quella stessa sera il presidente Geronzi ha tenuto a
sottolineare che non era interesse della Banca di Roma fare
questo e noi abbiamo ulteriormente ripetuto che c'era un accordo
su cui Banca di Roma aveva convenuto quando aveva rilevato
l'azionariato di Mediocredito e che aveva sottoscritto con
l'allora Governo dove si impegnava, non soltanto a mantenere
istituzionalmente l'identità del Banco di Sicilia, ma si
impegnava ulteriormente a potenziarne quelle che dovevano essere
le possibilità di sviluppo, affermando - sempre in quello stesso
documento che abbiamo certamente acquisito agli atti e che è
sottoscritto dal presidente Geronzi - che l'ipotesi dell'identità
del Banco di Sicilia e dello sviluppo erano preminenti a
qualsiasi altra cosa.
Il Governo della Regione si era comunque impegnato a
ritenere che l'interesse della Regione siciliana per il Banco di
Sicilia era collegato al fatto che tale istituto restasse una
banca al servizio dei siciliani e comunque una banca che potesse
avere una sua importanza nel sistema creditizio e nella
possibilità di continuare lo sviluppo in Sicilia.
Geronzi ha tenuto a sottolineare, nonostante le nostre
insistenze, che nella sua ipotesi era ferma la convinzione che il
Banco di Sicilia dovesse mantenere la propria identità.
Non è stato così. L'incontro è finito intorno alle 19.00,
abbiamo appreso subito dopo - senza che il presidente della Banca
di Roma ce lo comunicasse in quello stesso incontro - che era
stato convocato per la settimana successiva il consiglio di
amministrazione del Banco di Sicilia con all'ordine del giorno la
nomina dell'advisor per una possibile prospettiva di fusione o
comunque di accorpamento del Banco di Sicilia nella nuova holding
che era quella che Geronzi aveva immaginato.
E' chiaro che tutto questo non può che essere valutato
negativamente. Infatti, un incontro fatto alla presenza dei
massimi vertici del Banco di Sicilia - erano presenti non solo il
presidente della Banca di Roma, ma anche il presidente del Banco
di Sicilia Cassese, l'amministratore delegato e il direttore
generale della Banca di Roma - si è concluso senza comunicarci
che è già stato convocato il Consiglio di amministrazione.
Il giorno dopo, quando abbiamo saputo della convocazione del
Consiglio di amministrazione, abbiamo chiesto le ragioni della
nomina di un advisor per la composizione di una holding che non
c'era stata assolutamente rassegnata come intenzione
nell'incontro che abbiamo avuto. E' chiaro che comunque si
profilava l'intenzione del Banco di Roma di proseguire e di far
valere le ragioni di una maggioranza dentro il Banco di Sicilia,
piuttosto che le ragioni di un colloquio e di una ipotesi
consensuale di sviluppo che riguardasse il Banco di Sicilia.
Al Presidente Geronzi - come sapete Banco di Roma ha dentro
il Banco di Sicilia azioni pari al 62 per cento, la Regione
siciliana ha il 19,75 per cento e la Fondazione ha il restante
17,25 per cento; complessivamente la Regione e la Fondazione
hanno hanno azioni pari al 38 per cento - abbiamo chiesto subito,
intanto, che fosse revocata la convocazione del Consiglio di
Amministrazione con all'ordine del giorno la nomina dell'advisor,
perché questo non era stato chiesto, nè era stato in qualche
modo contrattato con il Governo della Regione, e abbiamo chiesto
urgentemente al Presidente del Banco di Roma che ci fornisse un
piano industriale per capire esattamente che cosa volesse fare
Banca di Roma, socio di maggioranza del Banco di Sicilia.
Nonostante le numerose richieste e nonostante ci fosse stato
detto che comunque di lì a qualche giorno, anzi il giorno dopo e
poi ancora il giorno dopo ci avrebbero fatto avere il piano
industriale, il piano industriale non ce l'hanno fatto mai avere
se non il giorno precedente la nomina del Consiglio, quando su
forzata richiesta e su richiesta di revoca ulteriore del
Consiglio, si è presentato a Palermo il Direttore del Banco di
Roma, il dottore La Manda, che aveva portato con sè uno
pseudopiano industriale. (Lo chiamo "pseudopiano industriale"
perché, certo non sono un tecnico, ma per capire che quello era
soltanto una brochure per spiegare che cosa avessero in mente di
fare non occorre la capacità di un tecnico.)
L'abbiamo ricevuto e ci ha spiegato quali erano le
intenzioni di Banca di Roma, intenzioni che chiaramente non ci
hanno convinto, anzi dalla brochure che c'è stata presentata si
evince chiaramente che le intenzioni sono quelle di fondere Banco
di Sicilia dentro una nuova holding dove ci sta Banca di Roma,
l'altra banca e il Banco di Sicilia. E dopo la costituzione della
holding, nella quale il Banco di Sicilia, alla fine, verrebbe a
rappresentare una percentuale di azioni irrisoria e comunque che
non possono certamente interessarci, allora avrebbero dopo questo
rifatto un nuovo Banco di Sicilia a cui, diceva il Direttore La
Menda, avrebbero riassegnato quella che poteva essere l'identità
del Banco di Sicilia. Ad una nostra specifica richiesta se
avevano intenzione di ridare anche il patrimonio, è stato detto
che questo non lo potevano in qualche modo confermare, ma che era
chiaro che su questo si poteva aprire un ragionamento. Non hanno
voluto neanche coprirsi, nel senso che l'intenzione chiara di
Banco di Roma è quella di accorpare, fondersi col Banco di
Sicilia per avere la possibilità di patrimonializzare e mettere
dentro un patrimonio che immagino, credo sia indispensabile a
Banco di Roma stesso, anche per la motivazioni che ho voluto e
che ho ascoltato dentro quest'Aula dai colleghi parlamentari.
E' chiaro che a questo punto abbiamo notificato a Banca di
Roma che i quattro consiglieri di amministrazione, onorevole
Forgione, del Banco di Sicilia, sia quelli nominati dalla Regione
siciliana, sia quelli nominati dalla Fondazione, avrebbero votato
contro e comunque si sarebbero opposti ad ipotesi di nomina di
advisor che, anche se non vuol dire approvare un processo di
fusione, significa comunque far partire un procedimento che non
condividiamo e che non potevamo certamente condividere senza
neanche avere un piano industriale.
Quindi è chiaro che il Governo ha voluto dire subito no a
qualsiasi processo di fusione ed assieme a noi hanno voluto dire
no anche l'altro azionista di riferimento che è la Fondazione
Banco di Sicilia.
A quel punto, Banca di Roma ha voluto forzare e andare
avanti e ha approvato, in quel Consiglio di amministrazione, la
nomina di un advisor senza neanche avere la sensibilità di
rinviare il Consiglio che un socio, seppur di minoranza, ma un
socio istituzionale come la Regione siciliana, aveva chiesto di
rinviare per fare delle valutazione più attente e comunque per
capire esattamente che cosa volessero fare, considerato che, in
mancanza di un piano industriale, non si capisce che cosa il
Consiglio di amministrazione doveva approvare e come poteva
avviare procedure di un piano che non si conosceva.
Comunque la loro scelta è stata quella di andare avanti,la
nostra quella di votare contro e di cominciare, pertanto, un iter
difficile. Ci rendiamo conto che è difficile contrastare un socio
di maggioranza quando si ha insieme soltanto il 38 per cento, ma
lo consideriamo altresì un iter indispensabile, per quel che ci
riguarda, a difesa di una banca quale il Banco di Sicilia ormai
l'unica Banca siciliana rimasta ai siciliani, comunque una banca
che credo oltre ad essere un sistema economico è qualcosa di più
per i siciliani - me ne sono accorto andando in giro in questi
giorni -, il Banco di Sicilia è radicato credo nella coscienza
dei siciliani ed è radicato nel modo di vivere dei siciliani che
lo sentono profondamente come la propria banca, la sentiamo
profondamente come la banca nostra, e che credo pertanto che vada
difesa a qualsiasi costo.
Ho chiesto al Governatore della Banca d'Italia di essere
ricevuto, per portare le ragioni a difesa di un sistema quale
quello del Banco di Sicilia, ma soprattutto di una banca che non
solo è radicata nella coscienza siciliana, ma che noi riteniamo
ancora possa e debba essere utile per continuare un processo di
sviluppo che certamente abbiamo avviato.
Il colloquio con il Governatore della Banca d'Italia è stato
cordiale, ha tentato di spiegarmi le ragioni di un sistema
economico e finanziario qual'è quello italiano e globalizzato;
ha tentato di spiegare come sia difficile mantenere l'identità di
una banca regionalizzata. Ho risposto con una forte presa di
posizione, dicendo testualmente che non avremmo comunque mai
immaginato che, essendo venuta Banca di Roma in Sicilia per
salvare il Banco di Sicilia, si stessero ponendo le condizioni
invece che doveva essere il sacrificio del Banco di Sicilia a
salvare Banca di Roma, a voler significare con estrema lealtà e
crudezza che per quello che ci riguardava non avremmo mai fatto
passare l'ipotesi del sacrificio del Banco di Sicilia, anche se
questo serviva alla Banca di Roma, nè ciò poteva essere dai
siciliani condiviso.
A questo punto il Governatore ha tenuto a sottolineare che
comunque la Banca d'Italia ha un compito di vigilanza e che
avrebbe in qualche modo vigilato, avrebbe monitorato la
situazione. Ma che anche a lui mancavano le possibilità di una
valutazione, in quanto anche la Banca d'Italia non era ancora in
possesso di un piano industriale, nel senso che neanche Banca
d'Italia sapeva che cosa si stava prospettando perché avevano
anche loro chiesto il piano industriale e non lo avevano
ricevuto. Ho fatto osservare pure questa anomalia al Governatore
dicendo che il nostro voto contrario era dovuto anche al fatto
che neppure noi, socio seppur di minoranza, avevamo ricevuto un
piano industriale talché non eravamo in condizioni di fare le
valutazioni.
Questo è stato il colloquio con il Governatore. E' chiaro
che abbiamo esposto tutte le ragioni a difesa del sistema
creditizio siciliano, di una banca che sentiamo profondamente
siciliana, il Banco di Sicilia, anche se come siciliani siamo
soltanto socio di minoranza.
E mi sono infine appellato al Governatore ricordandogli i
suoi forti interessi meridionalisti, nel senso che - come tutti
voi sapete - il Governatore della Banca d'Italia è uno a cui
stanno molto a cuore le situazioni del Meridione d'Italia e
soprattutto del Banco di Sicilia.
A questo punto non potevamo, devo dire con estrema
franchezza che, già prima di incontrare il Governatore della
Banca d'Italia, subito dopo la convocazione da parte di Banca
Roma del Consiglio di amministrazione, ho ritenuto opportuno, per
un argomento di straordinaria importanza qual è il tema che oggi
stiamo trattando, non lasciare la responsabilità delle scelte
soltanto al Governo della Regione, ma affidare questo tema anche
al Parlamento della Regione siciliana. Pertanto, ho chiesto
subito al Presidente dell'Assemblea di convocare una seduta con
all'ordine del giorno il problema Banco di Sicilia, affinché il
Parlamento, i parlamentari, i gruppi politici presenti in questa
Assemblea possano dare un contributo utile e affinchè il Governo
possa continuare nelle iniziative rafforzato da un voto d'Aula e
da una scelta, spero condivisa, dell'intero Parlamento.
Ci siamo, comunque, attrezzati intanto a nominare
professionisti che abbiano, a partire da oggi, la possibilità di
contestare a Banca di Roma gli atti che hanno intrapreso,
compreso il voto del Consiglio di amministrazione che s'è tenuto
qualche giorno fa, perché credo che ci siano le possibilità, ma
questo lo valuteranno i giuristi e gli avvocati che abbiamo
scelto, di impugnare la delibera di questo Consiglio per tutta
una serie di fatti che gli avvocati vorranno, certamente,
prendere in considerazione.
Chiederemo, certamente, agli avvocati di diffidare il
Consiglio, il Presidente del Consiglio di amministrazione del
Banco di Sicilia, a potersi riunire ulteriormente giorno 29 per
prendere altri provvedimenti, perché noi riteniamo che in quel
Consiglio ci siano presenze incompatibili con un voto che possa
essere dato liberamente da quel Consiglio di amministrazione.
Per essere chiaro, ci sono dipendenti di Banca di Roma che
sono presenti in Consiglio di amministrazione, e noi riteniamo
che queste presenze siano incompatibili con il voto che può
essere dato dentro il Consiglio di amministrazione del Banco di
Sicilia. Ma questo lo stiamo verificando anche con i nostri
avvocati.
Nel frattempo, signor Presidente, abbiamo incontrato i
sindacati, perché credo sia importante che questa sfida, questa
battaglia a favore del Banco di Sicilia che il Governo della
Regione ha scelto di intraprendere, oltre che dall'apporto
importante del Parlamento regionale, e spero in un voto unanime
su un unico ordine del giorno, debba essere in qualche modo
supportato da una scelta condivisa dalle organizzazioni sindacali
presenti all'interno del Banco di Sicilia.
Il Governo ha incontrato le organizzazioni sindacali. Ha
condiviso insieme a loro un iter, un iter concordato che serve a
rafforzare le posizioni di tutti a difesa, certamente, del Banco
di Sicilia.
Onorevole Presidente, ho raccolto dai banchi del Governo
alcuni ordini del giorno presentati. Credo di poter dire, se ho
letto bene, che ve ne sono almeno due presentati dai Capigruppo,
o da alcuni o da tutti i Capigruppo, della minoranza ed un altro
da numerosi parlamentari tra cui, certamente, tutti i Capigruppo
della maggioranza. Due ordini del giorno, ritengo, se non
uguali, certamente molto simili, che riassumono le condizioni
del Banco di Sicilia e l'iter che il Banco di Sicilia in questi
anni ha vissuto, e che credo possano essere riunificati in un
unico documento che possa essere votato all'unanimità da questo
Parlamento a dimostrazione di quanto esso abbia a cuore, non
soltanto le sorti del Banco di Sicilia, ma di quanto questo
Parlamento possa, in un tema così difficile ma così importante
per la Sicilia, trovarsi unitario su una tale scelta.
Questo, credo, sia stato anche il motivo comune di parecchi,
se non di tutti gli interventi che ho ascoltato nel dibattito. E
credo questo, signor Presidente dell'Assemblea, sia l'auspicio
del Governo in questa circostanza: avere la possibilità di un
voto unanime su un unico documento che rafforzi sia l'iniziativa
del Governo, sia l'iniziativa che il Governo vorrà prendere,
d'accordo con il Parlamento, che vorrà informare puntualmente su
tutto l'iter, così come uno degli interventi, quello
dell'onorevole D'Antoni, ha voluto rassegnare, e di seguire
durante questo iter anche quelli che sono gli sviluppi,
concordandoli anche con la parte sindacale, che ritengo
importante, perchè in questa battaglia, che è difficile, avere
certamente un voto unanime del Parlamento, avere certamente
un'idea ed un progetto comune del Governo e poterlo sposare anche
con gli interessi dei lavoratori, ritengo che possa essere la
miscela giusta perchè questa battaglia difficile possa essere
portata sino in fondo e sino alla fine.
Ho il dovere di rassegnare, onorevole Presidente - e
concludo - che, per quel che mi riguarda, non intendo mettere la
mia firma su un sacrificio o su un certificato di morte del Banco
di Sicilia. Per quel che mi riguarda, porterò questa sfida,
questa battaglia sino alla fine, perchè mi rendo conto che ci
sono le possibilità perchè queste ragioni, alla fine, possano in
qualche modo valere.
Sono convinto che, se insieme porteremo avanti questo
obiettivo, alla fine noi potremo chiedere - così come più volte
chiesto da più parlamentari - o che la nostra identità rimanga
immutata in una condizione come quella attuale o che alla fine si
possa chiedere a Banca di Roma, se non condivide le nostre
ragioni, di fare un passo indietro e di avere la possibilità di
ricercare un nuovo partner che abbia voglia ed interesse a
rimanere in Sicilia ed a programmare, assieme al Governo della
Regione, alla Fondazione, una possibilità di sviluppo concreto di
un Istituto che abbia a cuore la possibilità di rimanere in
Sicilia, tenendo qui la testa ed il ragionamento del Banco di
Sicilia.
Le mozioni presentate mi sembrano assolutamente in sintonia
con le cose che ho ascoltato in questo dibattito, che ho voluto
ricordare, signor Presidente, e chiedo che possano essere
accorpate, se i Capigruppo della maggioranza e della minoranza lo
riterranno opportuno e chiedo un voto unanime che rafforzi
l'iniziativa di Governo con l'impegno che il Governo verrà
puntualmente a riferire in Aula se ci dovessero essere condizioni
tali per cui questo Parlamento debba tornare a ragionare e a
decidere sul Banco di Sicilia.
PRESIDENTE. Comunico che, come l'onorevole Presidente della
Regione ha anticipato, è stato presentato l'ordine del giorno
numero 9 "Impegno del Governo della Regione a tutela del Banco di
Sicilia", a firma degli onorevoli Segreto, Amendolia, Cintola,
Croce, Fleres, Leontini, Leanza Vincenzo, Formica, Pistorio,
Acierno, Lo Curto, D'antoni, di identico contenuto dell'ordine
del giorno numero 8 a firma di deputati della maggioranza, a
conferma della positività dell'azione di lobbing che è stata
compiuta da chi ha voluto spingere in questa direzione
positivamente. Ne dò lettura:
<L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- con legge regionale 19 giugno 1991 n. 39 la Regione Siciliana,
nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo economico della
comunità regionale, che per statuto le competono, è intervenuta nel
processo di ricapitalizzazione della ex Sicilcassa e del Banco di
Sicilia, apportandovi risorse finanziarie per Lit. 1.100 miliardi e
acquisendo in cambio quote di partecipazione;
- l'intervento normativo regionale era espressamente mirato, come
enunciato nella titolazione del provvedimento di legge ("norme per
la ricapitalizzazione dei due maggiori enti pubblici creditizi
aventi la sede centrale in Sicilia..."), alla ricapitalizzazione
dei due maggiori enti pubblici creditizi regionali;
- l'intervento di ricapitalizzazione - e la stessa partecipazione
regionale nel capitale delle due aziende di credito - era
finalizzato nell'ottica non di una mera operazione finanziaria di
investimento di natura privatistica, quanto piuttosto a sostegno e
allo sviluppo di due aziende di credito radicate - per tradizione e
vocazione - nel territorio e nell'economia siciliana, delle cui
esigenze si sono sempre fatte, tempo per tempo, interpreti e
promotrici;
- pertanto, la partecipazione azionaria della Regione - per
definizione ente esponenziale degli interessi della comunità
regionale - assolve in maniera forte ad un ruolo sociale esercitato
all'interno del principale strumento di supporto economico e
finanziario, presente sul territorio regionale;
- la Banca di Roma, gruppo che detiene il 62,8% Azioni del Banco di
Sicilia e, attraverso il Banco il 76,26% delle azioni dell'IRFIS,
impegnato ormai da qualche anno in una complessa ristrutturazione
aziendale, ha reso note le linee del nuovo piano industriale che
riguardano il Gruppo ma che interessano direttamente anche il Banco
di Sicilia;
- la Banca di Roma ha necessità di chiudere in positivo il suo,
forse, ultimo autonomo bilancio, per poi prepararsi nel 2002 a
probabili ulteriori processi integrativi;
- tale operazione, contrabbandata come finalizzata alla
razionalizzazione e all'aumento dell'efficienza del Gruppo, provoca
nei fatti l'eliminazione del potere contrattuale dei soci di
minoranza Fondazione e Regione e determina invece la
ripatrimonializzazione della Banca di Roma, allo scopo di tamponare
provvisoriamente la sua profonda crisi;
il citato progetto industriale riduce il Banco ad una mera rete di
sportelli facenti capo ad una costituenda società denominata "Nuovo
Banco di Sicilia" e determina l'acquisizione, attraverso operazioni
di con cambio azionario, delle azioni del Bds detenute dalla
regione e dalla Fondazione, pari al 37,16%, in cambio di una
partecipazione residuale nella Holding Banca di Roma;
- il progetto Banca di Roma persegue, in danno al Banco e dei suoi
azionisti, l'incorporazione degli assets principali del Banco primi
fra tutti il patrimonio e le attività finanziarie, oltre che
l'incameramento delle cospicue plusvalenze dell'attivo del Banco di
Sicilia, quali a solo titolo esemplificativo:
a) gli oltre 500 mld del patrimonio dell'IRFIS (di cui 175 mld sono
titoli di Stato);
b) 300 mld di plusvalenze emergenti dalle partecipazioni del Banco
già oggetto di maldestro tentativo d'esproprio;
c) le cospicui plusvalenze rinvenimenti dall'operazione
d'acquisizione dei crediti della Sicilcassa che hanno dato luogo al
contributo pubblico della Legge Sindona;
- per sfruttare in pieno gli sgravi fiscali previsti dalla vigente
normativa in materia, Banca di Roma tenterà di chiudere
l'operazione d'incorporazione entro il 31/12/ di quest'anno;
- è pertanto necessario avere un'esatta ed oggettiva valutazione
del valore della quota partecipativa della Regione nel Banco di
Sicilia (cosa che allo stato dell'arte assolutamente partecipativa
della Regione nel Banco di Sicilia (cosa che allo stato dell'arte
assolutamente manca) evidenziando, al contempo, che se ciò dovesse
essere fatto in maniera unilaterale, si potrebbe determinare in
capo all'azionista Regione sun significativo danno patrimoniale
determinato da un non esatto valore di concamnio tra azioni holdin
Banca di Roma e azioni Regione/Bds;
- il CdA del Banco è stato convocato il 9 novembre scorso con
all'ordine del giorno la nomina di un advisor propedeutica alla
costituzione della Holding Banca di Roma e nonostante la richiesta
di rinvio avanzata dal Presidente della Regione, ha nominato la
società Rotschild quale advisor incaricato di effettuare la
valutazione del Banco di Sicilia e di riferire nel prossimo CdA
fissato per il 29 novembre p.v.;
- l'advisor nominato dall'azionista di maggioranza non risponde a
criteri d'assoluta imparzialità ed oggettività essendo lo stesso
partecipato dalla banca d'affari ABN AMRO (azionista di riferimento
della Banca di Roma);
- le quotazioni d borsa del titolo Banca di Roma capitalizzano un
valore intorno al 50% del suo patrimonio contabile;
- da oltre 10 anni Banca d'Italia non sottopone ad ispezione la
Capogruppo, a differenza invece del Banco di Sicilia, dove l'ultima
visita ispettiva, effettuata qualche giorno addietro su input
dell'autorità di vigilanza, ha certificato il buono stato di salute
dell'Azienda;
- i dubbi sulla consistenza dell'attivo della Banca di Roma nascono
dalla relazione della società di revisione per il bilancio 2000
dove si eccepisce come le partite con l'estero, già dal 1998, non
abbiano trovato adeguata sistemazione contabile;
- il Banco di Sicilia ha presentato al 31.12.2000, un saldo
interbancario positivo di Lit. 660 miliardi, mentre la Banca di
Roma, in pari data, ha presentato un saldo interbancario negativo
di Lit. 41.072 miliardi;
- la BdR adotta una percentuale di rettifica delle sofferenze che è
tra le più basse del sistema e che al contempo la BdR presenta un
rapporto sofferenze nette/impieghi cliente, pari all'8,6% (la più
alta in assoluto tra le banche a carattere azionale: la Banca
Intesa 2,4% - Comit 2,1 - San Paolo Imi 1,0% - BNL 3,6% -
Unicredito 0,1%);
- il banco di Sicilia presenta un rapporto sofferenze
nette/impieghi clienti pari al 2,5% (in linea con lee grandi
banche);
- le tre note operazioni di cartolarizzazione per complessivi 8.000
miliardi fatte dalla Capogruppo, sono state realizzate acquisendo
dalla stessa Banca di Roma le obbligazioni ed i prestiti
subordinati necessari alla società veicolo per acquisire i crediti.
pertanto il rischio delle sofferenze bancarie risiede ancora su Bdr
e si somma a 12.000 miliardi d'altre sofferenze dichiarata nel
bilancio 2000;
- ciò rende indispensabile ed urgente un'approfondita due-diligence
per la corretta determinazione del valore di concambio delle azioni
del Bds con azioni Holding Banca di Roma, al fine di evitare
eventuali interventi postumi della magistratura. A tale finalità
non sembra assolutamente rispondente la nomina di advisor della
Regione di Melior Banca, in quanto la stessa ha recentemente
curato, per conto di Banca di Roma, la determinazione del valore
della partecipazioni id proprietà del banco di Sicilia, la cui
stima è stata oggetto di non poche polemiche;
CONSIDERATO CHE: la fusione per incorporazione del banco di Sicilia
in Banca di Roma assesterebbe un colpo mortale non solo
al Banco ma all'intera economia siciliana, farebbe
perdere uno dei più antichi e prestigiosi marchi
bancari dell'intero nostro Paese e venir meno la
direzione strategica ed il know-how aziendale che
sarebbero spostati altrove o dispersi. Si creerebbe
pregiudizio per migliaia di posti di lavoro ad alta
qualificazione nonchè, per i livelli occupazionali
dell'indotto. Verrebbe altresì meno l'importante
funzione di presidio ed il supporto territoriale
rappresentato nella realtà siciliana dalla presenza nel
65% dei comuni, dall'attività di servizio a favore del
92% della popolazione nonchè, da una quota di mercato
superiore al 30%.
- il piano industriale 2000-2002 del Banco di Sicilia già
individuava le linee di trasformazione dell'Istituto orientando
l'attività commerciale principalmente alla raccolta gestita
prevedendo aggregazioni funzionali e ridisegnando processi già in
buona parte avvenuti. Basti pensare alla forte riduzione del
numero delle Filiali Capozona ed alla chiusura delle Filiali
estere. Tuttavia quello stesso piano mirava "a salvaguardare e
valorizzare i connotati e ele valenze territoriali del Banco,
conservando e rafforzandone il radicamento regionale e le sue
proiezioni extraregionali2 e, per quanto riguarda il personale,
prevedeva si la riduzione nel triennio dal8.403 del 2000 a 7.663
nel 2002, ma attraverso esodi fisiologici, esodi incentivati e
processi di mobilità verso al Banca di Roma compensati con 250
nuove assunzioni, solo parzialmente realizzate.
RITENUTO CHE:
- il nuovo piano industriale esaspera e risolve in modo del tutto
negativo il quadro contraddittorio in cui si è trovato il Banco di
Sicilia in questi anni, essendo una Banca di dimensioni medie su
cui non sono state rese disponibili le risorse necessarie per un
salto di qualità dimensionale, che poteva essere fatto
accompagnandosi ad un primario partner finanziario italiano od
estero. A tal fine sarebbe stato possibile sfruttare anche la
posizione geografica ottimale, assegnando al Banco un ruolo
centrale d'interfaccia finanziaria a supporto di un'area come
quella del bacino del Mediterraneo, in fase di profondo cambiamento
e sviluppo;
- il Banco di Sicilia ha tuttavia fatto registrare nel 2000 un
utile netto di 128 mld, un risultato lordo di gestione di 385 mld
con un incremento dell'89,3% ed una crescita del patrimonio netto
dell'8,7%;
- nel 1 semestre del 2001 il trend positivo si è ulteriormente
rafforzato determinando una certificazione d'utili di 126 mld;
- Il Banco di Sicilia ha infatti dimostrato forti segni di
vitalità, basti pensare, restando al rapporto con la Regione,
all'acquisizione a gara aperta del servizio di tesoreria o al ruolo
di "arranger" (con la Merril Lynch) del programma d'emissioni
obbligatorie GMTN, formulato dalla Regione e premiato dalla
prestigiosa rivista IFR quale migliore programma GMT dell'anno
2000;
- possiede un potenziale di tutto rilievo che può essere speso per
lo sviluppo degli investimenti, il sostegno delle imprese e dei
sistemi locali;
- un momento decisivo per la crescita del Banco poteva essere
rappresentato dalla quotazione in borsa, pure ipotizzata nella
valutazione degli advisor, che ha preceduto la cessione delle quote
di maggioranza del Tesoro alla Banca di Roma e per la quale la
Regione del DPEF 2001-2003 aveva dichiarato la disponibilità a
dedicare la propria quota societaria.
RITENUTO inoltre che:
- risulta estremamente preoccupante la situazione dell'IRFIS, ormai
da molti mesi confusa e priva di chiare indicazioni sul futuro;
- la Banca di Roma aveva presentato un piano di ristrutturazione
aziendale che prevedeva la trasformazione dell'IRFIS in una Agenzia
di sviluppo il cui Core business avrebbe dovuto essere costituito
dalla gestione dei fondi regionali;
- l'IRFIS tuttavia assolve ad un ruolo importante ma marginale
nella cornice complessiva degli strumenti di sostegno allo sviluppo
economico estremamente parcellizzato sia come dimensionamento dello
stesso che come presenza territoriale;
- in Sicilia, mentre gli sportelli bancari sono aumentati dal 1608
del 1997 ai 1675 del giugno 29001, gli istituti di credito
regionale sono diminuiti a 47 unità di cui 34 sono piccole Banche
di Credito popolare;
- dei 13 istituti regionali solo 1 (Banca popolare di Ragusa e la
collegata popolare di Augusta), mantengono autonomie decisionali in
Sicilia,. I restanti 34, pur avendo sede legale nell'Isola, sono di
proprietà di Istituti del nord (Banca Sella, Popolare Lodi,
Antonveneta...);
- nello stesso periodo, per evitare posizioni dominanti, gli
sportelli del Banco di Sicilia sono scesi da 525 a 469;
- a fine anno 2000 i depositi bancari in Sicilia ammontavano a
49.808 miliardi, la raccolta bancaria ammontava a 70.780 miliardi,
mentre i titoli in deposito e le gestioni patrimoniali bancarie
ammontavano a 33.221 miliardi, gli impieghi ammontavano a 59.631
miliardi, il rapporto sofferenze/prestiti era del 23% in netto
miglioramento rispetto all'anno precedente anche in conseguenza di
consistenti operazioni di cartolarizzazione;
- la struttura dei tassi, mentre indicava una sostanziale
omogeneità per quanto riguarda i tassi passivi con quella
nazionale, segnalava ancora un notevole differenziale per i tassi
attivi, un 1,2% in più, anche se in discesa sull'anno precedente;
- anche se i conti economici delle banche registrano risultati
soddisfacenti, crescendo il margine di interesse il margine di
intermediazione e gli utili netti di esercizio, va evidenziato che
il totale degli impieghi in Sicilia rappresenta soltanto il 3,4%
degli impieghi bancari nel Paese, a conferma della scarsa
propensione ad investire che caratterizza il sistema Sicilia;
- il sistema economico regionale è ancora troppo dipendente dalle
condizioni del sistema creditizio. Il rapporto banca/impresa è
stato fino ad oggi di tipo tradizionale, dal momento che
soddisfacimento delle occorrenze finanziarie delle imprese si
provvede tramite il credito ordinario o agevolato, mentre non hanno
ancora un sufficiente grado di sviluppo il ricorso al mercato dei
capitali ed alla finanza alternativa;
- l'attivazione di nuovi canali finanziari sia con riferimento
al sistema delle imprese che con riferimento agli investimenti
degli enti pubblici, deve rappresentare la frontiera avanzata
dell'intervento pubblico regionale, anche attraverso lo sviluppo
dei fondi chiusi per la capitalizzazione delle imprese, favorendo
l'ingresso di nuovi operatori privati anche <attraverso gli schemi
operativi della marchant bank;
- le partecipazioni regionali nel sistema creditizio devono essere
utilizzate nel quadro di una strategia rivolta alla crescita degli
investimenti e alla diverisificazione delle fonti di strategia
rivolta alla crescita degli investimenti e alla diversificazione
delle fonti di approvvigionamento dei sistemi locali, sia pubblici
che privati;
- la partecipazione della Regione nella proprietà del Bds è
fortemente finalizzata all'esercizio di un ruolo sociale
all'interno del principale strumento di supporto economico e
finanziario presente sul territorio regionale;
- con l'attuazione della fusione per incorporazione, verrebbero
definitivamente meno le finalità (creazione di un polo bancario
siciliano) che portarono la Regione siciliana ad accettare la
scomparsa dell'ex Sicilcassa e la sua incorporazione nel Banco di
Sicilia, dopo aver investito nei due istituti oltre 1.100 miliardi,
così come anche gli obiettivi di erogazione di 3.400 mld di legge
Sindona;
- ogni operazione di acquisizione e dismissione di partecipazioni
azionarie, da parte della Regione, nel settore creditizio deve
esser autorizzata dall'A.R.S.;
- occorre richiamare il rispetto delle clausole sottoscritte col
contratto di vendita del gruppo Mediocredito Centrale e che
espressamente prevedono l'impegno della parte acquirente ad attuare
il piano industriale secondo le linee guida presentate dal Tesoro
in sede di offerte definitive e a non apportarvi variazione, con
particolare riferimento alla partecipazione di controllo del Bds
che non siano stata preventivamente concordate col Tesoro; fa
valorizzare i connotati e le valenze regionali dell'azienda Banco
di Sicilia,, tra l'altro conservandone il marchio e mantenendo la
sede legale a Palermo", fa non cedere a terzi in tutto o in parte
l'azienda del Mediocredito Centrale, incluse le partecipazioni di
maggior rilievo, senza il gradimento del Tesoro;
- che l'operazione di incorporazione del Bds produrrebbe in un
momento di turbolenze congiunturali dei mercati finanziari
determinata dall'avvio dell'euro, la perdita di un seggio al F.M.I.
nel Paese, a
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a perseguire gli obiettivi strategici nel settore creditizio
individuati nel D.P.E.F. Regionale 2001/2003;
- ad intervenire urgentemente sul Ministro del Tesoro per impedire
che lo stesso, a norma di quanto previsto ai paragrafi 7.2
dell'art. 7 del contratto di vendita del Gruppo Mediocredito
centrale alla Banca di Roma, conceda preventivo e necessario
assenso a stravolgimenti di piano industriale difformi dalle linee
guida a suo tempo presentate al Tesoro da Banca di roma in sede i
offerta definitiva;
- a non approvare piani industriali che prevedano ricadute in
termini occupazionali, di mobilità e di ridimensionamento operativo
e patrimoniale del Banco rispetto alla sua attuale configurazione
regionale ed extraregionale;
- a non accettare offerte di con cambio di partecipazione azionaria
tra quota Regione/Bds e quota Regione/IRFIS e tra quota Regione/Bds
e quota Holding/Banca di Roma;
- a coinvolgere la Fondazione Banco di Sicilia in una azione comune
di ottimizzazione delle rispettive quote di partecipazione
azionaria, finalizzate a mantenere e rafforzare il ruolo e le
attività del banco di Sicilia oltre che preservarne il radicamento
e l'identità insulare ed extrainsulare;
- a verificare (assistiti da advisor), anche sinergicamente con la
Fondazione, se esistano "interessi di mercato" indirizzati a
creare, attraverso l'acquisizione dle pacchetto azionario di
controllo del Bds da parte di soci forti italiani o stranieri, un
polo bancari euromediterraneo in cui il Banco abbia una funzione
baricentrica di assistenza finanziaria ed economica allo sviluppo
di un'area a forte potenzialità di crescita;
- ad esercitare in tutte le sedi, legai e non, qualsiasi azione
legittima di contrasto al tentativo di depauperamento del valore
del Banco, portato avanti dalla Capogruppo, non escludendo il
ricorso all'esercizio del recesso unilaterale dalla partecipazione
azionaria (determinata dal venir meno "dell'affectio societatis"
causata dalla dilatazione dell'oggetto sociale da SpA in Holding
SpA), previa adozione - presso le competenti autorità - di
iniziative atte a sospendere ogni pregiudizievole determinazione;
- a provvedere a tal fine a nominare oltre che un proprio advisor
di parte (adempimento cui è già stato dato corso) realmente
indipendente rispetto agli interessi della Capogruppo, anche un
primario studio di consulenza-finanziaria che assista la Regione in
questa difficile controversia;
- a rappresentare al Ministro del Tesoro che, nel caso di
incorporazione del Banco di Sicilia, l'Italia perderebbe proprio
nella difficile fase di avvio dell'euro, una rappresentanza al
Fondo Monetario Internazionale dove il Banco è presente.>
SEGRETO-AMENDOLIA-CINTOLA
CROCE-FLERES-LEONTINI-
FORMICA-LEANZA V.ZO-LO CURTO
PISTORIO-ACIERNO-D'ANTONI
Allora volevo chiedere ai presentatori delle mozioni di
ritirarle, per consentire un voto, a questo punto, ritengo
unanime o comunque ampiamente convergente, sui due ordini del
giorno.
Onorevoli colleghi, l'Assemblea prende atto del ritiro delle
mozioni numero 66, 67 e 70.
Pongo in discussione congiunta gli ordini del giorno numero
8 e numero 9, pregando i deputati che volessero intervenire di
contenere al massimo i loro interventi, essendosi già svolto
abbondantemente il dibattito sulle mozioni ed essendo i temi
sempre gli stessi.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io concordo
perfettamente con la procedura da lei suggerita all'Aula, visto
che c'è una convergenza sull'ordine del giorno che avevamo
presentato, e presentato anche da altri parlamentari. Mi
permetta, fra l'altro, di cogliere quest'occasione per poter
formulare un giudizio sulle dichiarazioni rese dal Presidente
della Regione, che sta seguendo in modo particolare questa
vicenda e che ha finalmente messo in chiaro alcuni equivoci che
erano sorti nel corso del dibattito, soprattutto equivoci che
sono in gran parte contenuti nella premessa dell'ordine del
giorno presentato dal Polo.
C'è un punto, però, che va chiarito, signor Presidente della
Regione, ed è quanto più volte è stato qui sollevato da parte
dell'onorevole Capodicasa, e cioè quello di sapere quale deve
essere il ruolo del Governo nazionale, ed in particolare del
Ministro del Tesoro, il quale deve concedere un preventivo
assenso, senza il quale la procedura diventa monca e può essere
bloccata.
Ora, io capisco perfettamente, il Presidente della Regione
ci ha comunicato che si è incontrato con il Presidente di Banca
di Roma, con il direttore. Tuttavia io penso, però, che un passo
ufficiale a breve deve essere fatto nei confronti del Ministro
del Tesoro, perché, ove quest'ultimo conceda l'assenso, la
procedura diventa accelerata e noi rischiamo, onorevole
Presidente della Regione, di dare credito a delle voci riportate
oggi dalla stampa, alle quali io non voglio dare assolutamente
credito, secondo cui il Banco di Sicilia sarebbe utilizzato come
una pedina per dare la scalata a Mediobanca, e in questo verrebbe
coinvolto direttamente il Presidente del Consiglio attraverso
Mediolanum. Siccome sono osservazioni che vengono pubblicate
dalla stampa, che io penso debbano essere smentite, è necessario
che si faccia un passo ufficiale nei confronti del Ministro del
Tesoro e del Presidente del Consiglio.
Io convengo con una parte delle cose dette qui dal collega
Acierno. Abbiamo bisogno, in una materia così delicata, in cui lo
strumento fondamentale per lo sviluppo oggi viene così attaccato
e messo in discussione, che il Presidente del Consiglio esprima
un proprio punto di vista e un proprio orientamento, soprattutto
per sgombrare il campo dalle dicerie e dalle voci che lo
vedrebbero interessato, in alleanza con Agnelli, all'assalto di
Mediobanca. Per cui è giusto che il Presidente della Regione
informi l'Aula sui passaggi successivi, ma in modo particolare,
essendo noi un Parlamento che deve confrontarsi in sede politica,
io penso che bisogna attivare subito un incontro tra il
Presidente della Regione, il Ministro del Tesoro e il Presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi e chiedere in quell'incontro, in
modo netto, che il Ministro del Tesoro non conceda il proprio
assenso e che il Governo nazionale si rifiuti di concedere il
proprio assenso. Questo sgombrerebbe il campo da ogni dubbio e
da ogni equivoco e anche da ogni interpretazione malevola che
oggi viene riportata dalla stampa.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto
riguarda la mia parte politica avevamo auspicato già
nell'intervento e nell'esposizione della nostra mozione la
disponibilità a giungere ad una conclusione unitaria. Io credo
che i due ordini del giorno, identici, sottoscritti dal
centrosinistra più Rifondazione comunista e dalle forze della
maggioranza, consentono di giungere a questa conclusione.
Noi lo facciamo con una perplessità su un punto, che
riguarda la parte che impegna il Governo ed io voglio qui esporlo
perché cambierebbe anche la natura, onorevole Presidente della
Regione, dell'impegno che il Governo deve assumere. Questo punto
può essere letto in diversi modi, laddove si dice che si impegna
il Governo della Regione 'ad esercitare in tutte le sedi, legali
e non, qualsiasi azione legittima di contrasto al tentativo di
depauperamento del valore del Banco, portato avanti dalla
Capogruppo, non escludendo il ricorso all'esercizio del recesso
unilaterale dalla partecipazione azionaria ...'.
Noi votiamo la mozione ad una condizione: che
l'interpretazione di questo punto - la votiamo in modo convinto
questa mozione - non sia quella data dall'onorevole Pistorio,
cioè di rispondere e di utilizzare questo punto finalizzandolo
anche alle necessità di cassa che ha il bilancio un po'
sgangherato della nostra Regione.
PISTORIO. Ho detto il contrario
FORGIONE. Faccio un'interpretazione maliziosa. Io non credo
che l'uso del recesso dalla partecipazione azionaria possa avere
questo fine, nè vorrei che un uso congelato e statico di quella
partecipazione dovesse essere usato per dire: beh, meglio
metterlo a profitto e, mettendolo a profitto, usiamolo come
liquidità. Sarebbe un modo sbagliato per fare entrare dalla
finestra quello che non vogliamo fare entrare dalla porta.
Quindi un voto senza riserve, ma, per quanto mi riguarda,
con un chiarimento d'obbligo.
MORINELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORINELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che ci
sia la necessità di un voto unitario che testimoni
l'autorevolezza di questo Parlamento in merito ad un questione
cruciale per lo sviluppo economico e sociale della nostra
Regione.
In questa vicenda noi vediamo consumati tutti una serie di
passaggi che nel corso degli anni hanno condotto a questa
situazione, a questo vicolo cieco in cui noi ci troviamo, con la
possibilità reale e concreta che il disegno di incorporazione e
di snaturamento delle funzioni storiche del più importante
Istituto di credito siciliano vengano snaturate, vengano meno.
In questo io debbo richiamare il Presidente della Regione e
tutti i colleghi deputati alla scelta che è stata fatta due anni
fa, quando da parte del Ministro del Tesoro e del Governatore
della Banca d'Italia si scartò quella ipotesi che era sul
tappeto, che non venne assolutamente considerata e che prevedeva,
per esempio, la possibilità di costituire un grande polo
creditizio del Mezzogiorno, che accorpasse il Banco di Sicilia,
il Banco di Napoli e il Banco di Sardegna con una capacità di
proiezione, anche dal punto di vista degli accordi finanziari,
con alcuni grandi banche del Mediterraneo, banche spagnole,
banche del Medioriente.
Questa ipotesi fu scartata. Avremmo certamente potuto
pensare ad una ipotesi di politica industriale, che vedesse nel
Mezzogiorno una sua capacità di creare un grande polo creditizio,
che affrontasse - come diceva il Governatore della Banca d'Italia
nel suo colloquio che testè ci ha riferito il Presidente Cuffaro
- i problemi della globalizzazione, dei mercati creditizi
internazionalizzati, che non configurano la possibilità di
un'esistenza autonoma, di un polo regionale, di un polo
creditizio di medie dimensioni quale quello del Banco di Sicilia.
Questa ipotesi fu scartata e noi vediamo le conseguenze di
quella scelta, che ha portato la Banca di Roma a fare
un'operazione di conquista del mercato siciliano senza pensare a
una sua capacità di sviluppo autonomo di questa acquisizione che
la Banca di Roma aveva fatto nel mercato.
Semmai l'interlocuzione che noi dobbiamo dare come
Parlamento e come Governo è di ribadire quella scelta, di pensare
anche alla possibilità di controvertere a quella necessità di
intervenire sui mercati finanziari e creditizi internazionali,
ribadendo la possibilità di esperire quella proposta che allora
fu scartata. Per cui, in questa vicenda il Parlamento siciliano e
il Governo non devono solo assolvere alla funzione alta e nobile
che in questo momento stanno facendo, ma devono rilanciare anche
una proposta alta che inchiodi alle sue responsabilità il
Governatore della Banca d'Italia, che non può dire che esercita
una mera vigilanza su un'ipotesi che certamente ha avuto il suo
avallo e che certamente non può essere portata a compimento senza
che le istituzioni politiche, il Ministro del Tesoro, il
Presidente del Consiglio ed il Governo nazionale non ne sappiano
nulla.
Per cui è giusta la richiesta, che veniva fatta, di
investire della vicenda le responsabilità del Governo nazionale,
del Ministro del Tesoro, del Presidente del Consiglio e del
Governatore della Banca d'Italia; solo così ritengo che noi
possiamo, in modo alto, anche sul piano delle proposte, riuscire
ad essere una Regione che non solo rivendica il ruolo degli
interessi fondamentali della Sicilia, ma che sa fare proposte
concrete per superare in positivo anche le grandi questioni
dell'internazionalizzazione e della globalizzazione dei mercati
finanziari.
Quindi, Presidente della Regione, onorevole Cuffaro, io
ritengo che questa proposta del polo creditizio del Mezzogiorno
proiettato sul Mediterraneo vada ribadita anche in questa sede.
Per questo ritengo che nell'ordine del giorno, se c'è la
possibilità unitaria, che noi tutti penso doverosamente dobbiamo
votare, vada inserita anche questa ipotesi, da confrontare con
gli organi nazionali, con il Governatore della Banca d'Italia e
con il Ministero del Tesoro.
LO CURTO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO CURTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, brevemente
per esprimere la mia soddisfazione rispetto ad una scelta che
deve vedere questo Parlamento unitariamente a rappresentare gli
interessi di tutta la Sicilia. Quando ci sono interessi così
alti, così prestigiosi, quando è in gioco la cultura, l'identità,
la storia, il futuro della nostra Isola, che si identifica
certamente anche con la storia del sistema creditizio siciliano,
non può questo Parlamento stare da una parte e dall'altra no, non
può questo Parlamento avere una destra, una sinistra, un centro,
che non ragionino in maniera convergente e che non guardino in
maniera unitaria gli interessi dei siciliani.
Esprimo, quindi, soddisfazione e, al tempo stesso, signor
Presidente, la invito a rappresentare all'interno di quest'Aula
tutte le vicende, momento per momento, del Banco di Sicilia così
come si svilupperanno nei prossimi giorni, in maniera che questo
Parlamento, con la maturità che stasera ha dimostrato, di essere
vicino alla propria gente, di essere vicino agli interessi
economici della propria terra ed anche ai funzionari, agli
operatori del Banco di Sicilia, possa supportare momento per
momento l'azione svolta dal suo Governo e - perchè no ? -
l'azione anche che può essere rappresentata ai vertici più alti
del nostro Paese.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente, credo
che la precisazione dell'onorevole Forgione sia accettabile ma,
non per volere giustificare l'onorevole Pistorio, il quale non ne
ha bisogno, aveva detto esattamente il contrario, cioè nel senso
che impegnava il Parlamento, caso mai, a che non venissero
utilizzati. E comunque è condivisibile ed è giusto averlo
rimarcato, in modo che rimanga agli atti di questo Parlamento che
il nostro interesse è esattamente l'opposto.
Signor Presidente, io non l'ho voluto precisare nel mio
intervento, perchè mi riservavo di dirlo dopo l'incontro, che
domani, in occasione di una convocazione dei Presidenti delle
Regioni da parte del Presidente del Consiglio, avrò con il
Presidente Berlusconi e in cui gli parlerò della vicenda che
riguarda il Banco di Sicilia. E' chiaro che poi, come avevo detto
nel mio intervento, vorrò informare l'Aula di quello che va
succedendo.
Ho chiesto anche un incontro al Presidente della Camera dei
Deputati, onorevole Casini, che spero di vedere tra domani o al
massimo dopodomani; dopo questi incontri al massimo del livello,
chiederò domani stesso che possa essere fissato un incontro con
il Ministro Tremonti. Ed è chiaro che, dopo avere incontrato il
Presidente del Consiglio, il Presidente della Camera e il
Ministro del Tesoro, tornerò per riferire in Parlamento - così
come avevo annunciato nel mio intervento - sull'iter del lavoro
che sto portando avanti, continuando a ripetere che è mio
interesse, e credo mio dovere, non solo informare l'Aula e questo
Parlamento, ma seguire un percorso che sia concordato con questo
Parlamento, perchè il mio lavoro possa essere fatto, per quel che
mi riguarda, con la massima potenzialità, non soltanto come
Governo ma affidato anche come mandato del Parlamento regionale,
che credo abbia tutto il dovere di assistere il Banco di Sicilia,
oltre che tutto il diritto.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Presidente. L'Aula prende atto
della sua volontà di continuare questo confronto sia con il Banco
di Roma che con il Governo nazionale e di riferire
successivamente degli esiti degli incontri nei prossimi giorni.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Onorevoli colleghi, pongo congiuntamente in votazione gli
ordini del giorno numero 8 e numero 9. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Sono approvati)
Presidenza del vicepresidente Fleres
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME
FINANZIARIE URGENTI E VARIAZIONI AL BILANCIO DELLA
REGIONE PER L'ANNO FINANZIARIO 2001." (N. 259/A)
PRESIDENTE. Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge. Si procede, con il seguito
dell'esame del disegno di legge n. 259/A "Norme finanziarie e
variazioni al bilancio della Regione per l'anno finanziario
2001", posto al n. 1).
Invito i componenti la seconda Commissione legislativa
'Bilancio e programmazione' a prendere posto al banco delle
Commissioni.
Ricordo che nella precedente seduta era stato votato ed
approvato il passaggio all'esame degli articoli.
Preciso che il Titolo I del disegno di legge (articoli
dall'1 al 23) non ha connessioni con le tabelle e quindi la
discussione e la votazione degli articoli e dei relativi
emendamenti si svolge secondo la consueta procedura di esame dei
testi, mentre tutti gli articoli contenuti nel Titolo II del
medesimo disegno di legge (da 2 a 67) sono connessi con le
variazioni riportate nelle tabelle.
Avverto quindi che con l'approvazione di ciascun articolo
del titolo II e di eventuali emendamenti, verranno denominate le
corrispondenti variazioni alle tabelle relative ai Capitoli
recati dallo stesso articolo, del che bisognerà tenere conto
quando si procederà all'approvazione delle tabelle.
Degli articoli finali, 68, 69 e 70, si darà lettura e si
passerà successivamente, dopo una sospensione, alla tabella A
delle entrate e dopo la sua approvazione si porrà in votazione
l'articolo 68; per l'articolo 69 si procederà alla stessa
maniera, relativamente alla tabella B delle spese e per
l'articolo 70 alla tabella D relativa all'Azienda delle Foreste
demaniali.
Si passa all'esame dell'articolo 1, di cui dò lettura:
"Disposizioni in materia di accertamento di entrate
tributarie
1. Per l'esercizio finanziario 2001, con riguardo alle
entrate erariali spettanti alla Regione Siciliana, si
intendono per accertate le somme versate nelle apposite
contabilità speciali o direttamente nella cassa regionale."
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, in più occasioni abbiamo sollevato
un problema che riguarda la congruenza interna al disegno di
legge numero 259/A, la congruenza interna delle norme in esso
contenute, per niente attinenti al carattere finanziario del
disegno di legge. In più occasioni abbiamo denunciato, con tutti
i mezzi disponibili nell'iter parlamentare, la presenza dentro
questo disegno di legge di numerose materie non attinenti per
merito e che almeno il 30 per cento degli articoli non aveva
acquisito il parere delle Commissioni di merito. Abbiamo chiesto
formalmente alla Presidenza di assumere un indirizzo rispetto a
tali questioni; non abbiamo avuto occasione in Aula di riscontro
rispetto alle richieste scritte rivolte alla Presidenza, ma
abbiamo avuto occasione di conoscere quale indirizzo la
Presidenza intenda darsi rispetto alla trattazione di queste
materie.
Denunciamo ancora una volta, qui, che la presenza dentro il
disegno di legge di materie riguardanti contributi straordinari,
che vanno dalla gestione del parco d'Orleans alle associazioni
sportive e al restauro di organi di cattedrali, con la
disinvoltura di chi ha deciso di fare di quest'Aula un triste
luogo di ratifica di scelte operate altrove ed indirizzate alla
perpetuazione di un regime clientelare trasversale a diverse
forze politiche.
Noi consideriamo la presenza, dentro il disegno di legge, di
tutte queste norme lesiva sotto il profilo regolamentare del
ruolo delle Commissioni di merito. In quest'Aula, il Presidente
della Commissione Bilancio ha avuto modo di dire nella relazione
introduttiva al disegno di legge che tutte le norme in esso
contenute nel testo presente oggi in Aula avevano acquisito il
parere delle Commissioni di merito.
Signor Presidente, io ho davanti a me il testo del disegno
di legge numero 259, che é quello presentato nella Commissione
Bilancio dal Governo ed é quello sul quale le Commissioni di
merito sono state chiamate ad esprimere il loro parere. Ho qui
le lettere di trasmissione dei pareri delle Commissioni di
merito, che contengono gli emendamenti aggiuntivi con i quali le
Commissioni di merito intendevano modificare il testo,
intersecando il vecchio disegno di legge. Con le lettere di
trasmissione e gli emendamenti che provengono dalle Commissioni
di merito si giunge a un testo nel quale non sarebbe contenuto
almeno il 30 per cento delle norme che esplicitamente, invece,
compaiono nell'attuale disegno di legge. Credo che la Presidenza
sia a un bivio, che debba scegliere.
Abbiamo avuto modo nei giorni scorsi di assistere a un
indirizzo e non vorremmo che questo fosse l'indirizzo costante
per tutta la legislatura; abbiamo avuto occasione di assistere ad
un indirizzo, che questa Presidenza si é data, di forzature
continue sotto il profilo regolamentare. Noi siamo estremamente
preoccupati che questa possa diventare la regola, il binario
rigido dentro cui incanalare le dinamiche e gli equilibri di
quest'Aula.
Proprio perché siamo preoccupati, signor Presidente, le
chiediamo, preliminarmente alla trattazione del disegno di legge,
di esplicitare, di estrinsecare apertamente in quest'Aula quali
sono gli indirizzi che la Presidenza intende seguire, articolo
per articolo, rispetto al mantenimento nel disegno di legge di
questi articoli e, quindi l'apertura della discussione dell'Aula,
oppure al ritiro di questi articoli perché dichiarati
inammissibili.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, intervengo nella discussione
sull'articolo 1 per svolgere qualche considerazione di carattere
generale sul disegno di legge, tenuto conto che nella discussione
generale, per una scelta che i Gruppi parlamentari, almeno il mio
Gruppo parlamentare aveva fatto, cioé di uscire dall'Aula a
seguito dell'esito della votazione sui componenti aggiuntivi del
Consiglio di Presidenza, non vi avevo potuto prendere parte.
Questa mattina, l'intervento dell'onorevole Formica che,
transitoriamente, incidentalmente, aveva affrontato la materia
finanziaria, mi aveva ulteriormente spinto a fare un brevissimo
intervento sulle questioni che sono all'ordine del giorno.
Devo dire che forse le osservazioni svolte nella precedente
seduta da parte dell'onorevole Liotta e da parte dell'onorevole
Barbagallo e adesso nuovamente riproposte dall'onorevole Liotta,
se fossi stato io assessore per il bilancio o presidente della
Regione, le avrei immediatamente fatte mie, perché questo
avrebbe consentito al Governo di condurre in porto una manovra
finanziaria che avesse un minimo di linearità e anche un
fondamento.
Questo disegno di legge contrasta profondamente con le cose
che l'assessore Pagano ha detto in più occasioni pubblicamente
venerdì, nelle dichiarazioni che egli ha rilasciato a seguito
della sentenza di parifica della Corte dei conti. Tuttavia
l'assessore Pagano a me sembra poco credibile nelle sue
affermazioni perché egli non fa, in rappresentanza del Governo
ovviamente, seguire alcun atto alle dichiarazioni che normalmente
rende, ivi comprese quelle che ha reso in Commissione Bilancio
quando abbiamo esitato il testo.
Siamo in una situazione finanziariamente drammatica, non si
può andare avanti così, esistono buchi da tutte le parti, abbiamo
il problema delle entrate per le mancate riscossioni, abbiamo il
problema di un eccesso di indebitamento. Queste sono cose vere,
dimostrabili; potrei anche aggiungerne qualcuna facendo anche
qualche paragone che renda chiaro il livello di allarme a cui noi
siamo arrivati, perché gli indicatori di cui noi disponiamo ci
dicono che è necessaria una rapida inversione di tendenza, ma
rapida significa a partire da questo disegno di legge sulle
variazioni di bilancio, dove sono state compiute scelte
gravissime, non soltanto per quanto concerne il versante delle
uscite, ma anche per quanto riguarda il versante
dell'approvvigionamento finanziario per coprire le uscite e
queste nonostante sia stato messo in atto un massiccio, gravoso
intervento di definanziamento di leggi approvate appena sei mesi
fa. Mi riferisco, ad esempio, alla legge n. 6 del 2001,
onorevole Leanza; è una legge approvata dal suo governo poco
prima del rinnovo dell'Assemblea; ebbene non sono passati nemmeno
sei mesi, il Governo attuale la saccheggia ampiamente
definanziando capitoli di spesa che hanno un valore sociale
grandissimo.
L'Assessore mi può dire che siamo di fronte ad una
situazione pesante e io convengo che si tratta di una situazione
pesante; infatti, il risparmio pubblico nell'anno 1999 era più
1.881 miliardi, nel 2000 era meno 1.299 miliardi; la proiezione
tendenziale sul 2002 è meno 1.625 miliardi. L'indebitamento o
l'accreditamento netto nell'anno 1999 era più 2.501 miliardi, nel
2000 meno 2.772 miliardi, la proiezione tendenziale sul 2002 è di
meno 3.320 miliardi di lire. Il saldo netto da impiegare, ove
fosse attivo, o da finanziare, ove fosse passivo, nel 1999 era
più 2.750 miliardi di lire, nel 2000 meno 2.371 miliardi di lire,
la tendenza sul 2002 è meno 3.278 miliardi di lire. Volete che
continui con questi numeri? Spese correnti in rapporto al PIL?
Il risparmio pubblico? Non voglio farla lunga, volevo soltanto
dare alcuni elementi di giudizio che servano prima di tutto al
Governo, alla maggioranza.
Stamattina l'onorevole Formica, intervenendo (poi io avevo
chiesto di parlare ma le iscrizioni erano chiuse) aveva detto che
le responsabilità di questa situazione sono di tutti, risalgono
agli ultimi dieci, quindici anni. Non devo io portare qui la
relazione della Corte dei Conti sul bilancio del '99, la sentenza
di parifica, e quella che venerdì scorso è stata letta sul
bilancio 2000. Non spetta a me farlo, lo hanno riportato i
giornali. La politica di risanamento finanziario messa in atto
nell'anno in cui, un anno e pochi mesi, noi abbiamo governato ci
aveva portato al momento in cui abbiamo lasciato il campo al
Governo di centrodestra un avanzo di amministrazione di circa
1.500 miliardi di lire. Bene, è passato un anno e mezzo da
allora, i risultati sono questi: la Regione, questa Regione ha
fatto saltare, onorevole assessore - e su questo lei adesso che
dovrà presentare il DPEF qualcosa ce la dovrà dire - ha fatto
saltare il piano di rientro dal debito, che avevamo concordato
con il Ministero del Tesoro e della Programmazione e che
prevedeva che con l'annualità 2002 non avremmo più dovuto
ricorrere al mercato finanziario ordinario, avremmo chiuso
finalmente in pareggio, avremmo già cominciato a rientrare.
Quel piano è sfondato, e non lo dico io, lo dice la
relazione di sintesi della Corte dei Conti di tre giorni
addietro, di venerdì. La Corte dei Conti ha detto che quel piano
ormai è carta straccia, non serve più per le scelte che sono
state compiute in questo anno e mezzo e usa anche parole
durissime. Non so poi come il Presidente della Regione, ho qui
la rassegna stampa, alla fine sembri quasi contento di quelle
parole. Dice, infatti, il Presidente Cuffaro dopo avere
ascoltato quella requisitoria: "poteva andare anche peggio", "il
giudizio è da considerare un forte stimolo al miglioramento
dell'azione di Governo. Comunque non è un fulmine a ciel sereno,
è il frutto di scelte politiche che nel corso degli anni..."
quindi perfino rimangiandosi le cose che egli stesso ha messo in
atto come componente di un Governo, "... sono state accumulate".
La verità, invece, è che la Corte dei Conti dice tutt'altra
cosa. Dice che nell'ultimo anno e mezzo è stato bruscamente (è
questo l'avverbio che usa la Corte dei Conti) interrotto il
processo di risanamento finanziario e dei dati di bilancio della
nostra Regione, e poi ovviamente continua col giudizio.
E ancora meglio poi fa l'Assessore Pagano, il quale dice che
"il rendiconto del 2000 fa riferimento ad un periodo che
appartiene al vecchio sistema amministrativo e finanziario della
Regione ormai superato". Veramente esilarante, onorevole Pagano
A quale vecchio sistema amministrativo si riferisce, se la Corte
dei Conti dice che prima che fossero 'scassate' le finanze della
Regione, cioè un anno e mezzo fa, noi avevamo risanato, c'era una
politica di risanamento che con scelte rigorose andava
ulteriormente perseguita?
Signor Presidente, mi fermo qua; questa è l'introduzione di
un ragionamento che invece è molto ampio e deve essere
sviluppato. Non ci si può, infatti, dire che le variazioni di
bilancio sono una cosa, la legge omnibus contro cui si scaglia la
Corte dei Conti è una cosa e la facciamo, tanto poi ci saranno
altre leggi che verranno dopo e con le quali aggiusteremo tutto.
Non è così, perchè si comincia ora, se si ha voglia di farlo; se
non si ha voglia di farlo e ci saranno centinaia di emendamenti
di varia natura, onorevole Presidente della Regione, le dico
subito che anche noi saremo in grado di venire con i tir carichi
di emendamenti da inserire nella legge di variazione o nella
finanziaria se passa questo andazzo, perchè noi siamo tutti
parlamentari, conosciamo la realtà, sappiamo leggerne i bisogni e
siamo in grado di presentare anche emendamenti perchè siamo
andati a scuola e qualche parola la sappiamo mettere in italiano.
A proposito delle questioni sollevate dall'onorevole Liotta,
desidero esprimere il mio sostegno motivato politicamente a
quanto da lui detto. Se fossi io il Presidente della Regione
direi grazie all'onorevole Liotta, accetterei la sua tesi
sbaraccherei tutto e farei una legge di variazione diversa.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, farò un
intervento breve anche perchè in sede di discussione generale ho
già proposto un percorso che spero venga in qualche modo valutato
dalla Presidenza che io ritengo sia custode imparziale della
tenuta del Regolamento e della imparzialità delle decisioni.
FORGIONE. Lei ritiene male.
BARBAGALLO. Spero di no, perchè le forzature che sono state
fatte in occasione dell'elezione dell'Ufficio di Presidenza credo
non debbano diventare metodo. Qui stiamo legiferando sui
contenuti programmatici e io sono convinto che la Presidenza
sappia distinguere i diversi momenti dell'attività legislativa.
E' stato già detto che la Corte dei Conti ha invitato
l'Assemblea regionale a non varare provvedimenti cosiddetti
omnibus; questa sollecitazione vale in maniera ancora più
pregnante soprattutto per una norma contabile qual è quella delle
variazioni di bilancio.
Il collega Liotta ha ricordato che noi abbiamo sollecitato
il Presidente dell'Assemblea ad esprimersi, a dare un giudizio
soprattutto su una serie di emendamenti che non erano contenuti
nella prima proposta di disegno di legge di variazioni di
bilancio e che, poi, soprattutto su iniziativa del Governo, hanno
appesantito il provvedimento stesso che all'inizio riguardava
tre, quattro settori vitali per l'economia siciliana. Basti
ricordare la formazione professionale, il fondo sanitario, il
fondo trasporti ed una serie di risposte che obiettivamente
vengano largamente condivise da questa Aula. Vi è stata, poi,
l'iniziativa di inserire dentro le variazioni di bilancio una
serie di proposte oggettivamente discutibili, singolari, con
l'aggravante che non erano nemmeno passate dalle commissioni di
merito. Ciò può essere facilmente verificabile non soltanto
perchè ho avuto modo di parlare con i presidenti di alcune
commissioni, i quali hanno confermato che alcuni emendamenti non
sono stati valutati in commissione di merito, ma perchè diventa
facile alla Presidenza verificare se ciò è stato fatto o meno.
Se il Presidente dell'Assemblea volesse dare un suo giudizio
sulla pregiudiziale che ha posto l'onorevole Liotta, cioè quella
di dichiarare improponibili tutti gli emendamenti che non sono
passati dalle commissioni di merito, ovviamente il lavoro
verrebbe semplificato. Mi auguro che, dopo la decisione del
Presidente dell'Assemblea, queste variazioni di bilancio tornino
ad essere quelle che devono essere: cioè un provvedimento di
modifica di alcuni articoli che riguardano gli interessi generali
della Sicilia.
MORINELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORINELLO. Signor Presidente, intervengo molto brevemente
sulle questioni non peregrine sollevate dall'onorevole Liotta.
La questione non è di poco conto perché chiama alle sue
responsabilità il ruolo della Presidenza dell'Assemblea regionale
ed attiene ad una vicenda estremamente delicata: quella dei
rapporti tra l'Esecutivo ed il Parlamento. E' una vicenda
fondamentale ai fini del prosieguo della nostra legislatura.
Noi non possiamo, pena la perdita della dignità e del ruolo
del Parlamento e dei suoi singoli componenti, permettere che, in
modo surrettizio, le variazioni di bilancio o un'altra legge si
configurino come una legge "omnibus", in cui tutto sia possibile
anche a prescindere, ed il Regolamento in questo caso è molto
cogente, dal vaglio, dall'esame e dal voto delle Commissioni
competenti.
Io non dico queste cose perché voglia in modo, a mia volta,
surrettizio porre freno ed ostacoli alla discussione di un
disegno di legge così importante, quale quello che noi stiamo
trattando, tuttavia le questioni di principio chiamano tutti noi,
signor Presidente dell'Assemblea, ad un'assunzione di
responsabilità.
Noi rischieremmo così di inficiare il ruolo del Parlamento
della Regione siciliana in un momento in cui, date le innovazioni
istituzionali che sono intervenute con l'elezione diretta del
Presidente della Regione, e nel momento in cui non sono stati
normati, anche per via regolamentare, i ruoli del Parlamento e
dell'Esecutivo, di penalizzare, di mortificare il ruolo del
Parlamento siciliano.
Per questo io ritengo che in questa vicenda le questioni
procedurali, le questioni pregiudiziali poste dall'onorevole
Liotta siano fondamentali. Non vorremmo che con una sola legge o
con due sole leggi approvate in un anno, poi si legiferasse su
tutto il possibile. Ci sono emendamenti, proposte di legge che
bene andrebbero nei capitoli del bilancio della Regione
siciliana.
Non possiamo permettere che ciò avvenga. Questa non è una
rivendicazione che faccio a nome mio o di altri deputati
dell'opposizione che hanno posto la questione, questa è una
rivendicazione che faccio in nome del rispetto della funzione e
del ruolo del Parlamento rispetto all'Esecutivo.
L'Esecutivo non può elargire mance a destra e a manca per
accattivarsi le simpatie di questo o quell'altro deputato della
maggioranza o della minoranza; l'Esecutivo non può permettere che
in un disegno di legge che ha un ambito ben delimitato si possa,
appunto, legiferare su questioni che invece andrebbero condotte e
normate con altri disegni di legge.
Questo volevo rappresentare, signor Presidente
dell'Assemblea, onorevoli colleghi; questa è una questione di
principio fondamentale, non voglio assolutamente fare alcuno
strumentalismo, alcun ostruzionismo. Badate bene che su questa
vicenda si gioca l'attuale legislatura.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 1.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
MORINELLO. Desideriamo una risposta, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sul problema della
ammissibilità o meno di alcuni emendamenti, della compatibilità
di alcuni articoli e di alcuni emendamenti presentati o presenti
nel testo pervenuto in Aula; la Presidenza, come è ovvio che
accada, di volta in volta, valuterà la proponibilità del testo e
degli emendamenti e, nel caso in cui dovesse riscontrare la loro
non ammissibilità, non avrà assolutamente alcun dubbio nel
dichiararla e procedere con gli articoli o con gli emendamenti
successivi. Quindi, da questo punto di vista vorrei rasserenare
l'Aula, ma desidero anche invitarla a tenere conto che molti
articoli del testo trovano supporto nelle tabelle di precedenti
disposizioni legislative. Dunque, invito i deputati a tenere
conto di questa specificità proprio per evitare di incorrere in
inesattezze laddove si dovesse verificare l'ipotesi della
improponibilità di un emendamento che, invece, trova il suo
aggancio in quelle che sono le tabelle approvate con leggi
precedenti che stanziavano le somme relative alle questioni che
sono inserite nel testo del disegno di legge.
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura.
"Art. 2.
Trasporto ordini di accreditamento
1. In deroga alle disposizioni di cui al quarto e quinto
comma dell'articolo 13 della legge regionale 8 luglio 1977,
n. 47 e successive modifiche ed integrazioni, gli ordini di
accreditamento rimasti in tutto o in parte inestinti alla
chiusura dell'esercizio finanziario 2001 non sono trasportati
all'esercizio successivo.
2. Ove necessario e sempre che gli impegni cui si
riferiscono non debbano essere eliminati alla chiusura
dell'esercizio 2001 a norma del terzo comma dell'articolo 12
della legge regionale 8 luglio 1977, n. 47 e successive
modifiche ed integrazioni, gli ordini di accreditamento di
cui al comma 1 possono essere riemessi nell'esercizio 2002."
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per fare un richiamo esplicito all'Assessore per il bilancio.
La volta scorsa non abbiamo partecipato al dibattito generale
sulle variazioni di bilancio, avendo deciso di uscire dall'Aula;
successivamente il Presidente di turno, lei, decise di sviluppare
lo stesso il dibattito. Stasera l'onorevole Capodicasa ha fatto
alcune osservazioni di merito sulle variazioni di bilancio
richiamando la condizione generale delle finanze e del bilancio
della Regione.
Io mi sarei aspettato e mi aspetto che sulla discussione che
è in corso in Aula il Governo dica la sua, che l'Assessore per il
bilancio, in particolare, che ha lanciato grida di allarme
richiamando tutti alle proprie responsabilità, possa in questa
sede comunicare qual è il tratto organico dell'intervento che il
Governo vuole fare in materia di risanamento, partendo in primo
luogo dalle condizioni di difficoltà in cui oggi si trova.
Onorevoli colleghi, non voglio qui proporre, di fronte al
Parlamento, alcuna ricetta; voglio, però, assumere come
orientamento ed invitare il Governo ad una sfida sul rigore e
l'equilibrio dei conti.
Noi riteniamo - onorevole Assessore, parlo con lei in
particolare perchè desideriamo conoscere il suo giudizio sul
dibattito che abbiamo cercato di sollevare questa sera in Aula -,
riteniamo - dicevo - che anche la manovra fatta adesso sulle
variazioni di bilancio tenda a scardinare la politica di rigore
di cui la Sicilia ha bisogno. Non si può chiedere rigore da parte
di tutti , contemporaneamente, favorire spese assolutamente
inutili e, qualche volta, di natura clientelare.
Noi conveniamo con lei, onorevole Assessore, sul fatto che
il bilancio della Regione segna "rosso" e sul fatto che lei,
giustamente, lanci tra le forze politiche e l'intero Parlamento
questo allarme; tuttavia pensiamo che ciò debba comportare delle
necessarie conseguenze.
Tutti gli indicatori, come è stato detto, dicono che nel
1999, dopo che noi varammo la legge n. 10, segnavano positivo.
Successivamente, nell'anno 2000, si è ricorso ad un massiccio
indebitamento per circa 2.397 miliardi. Nell'anno 2000,
soprattutto nel secondo semestre dell'anno 2000, dopo
l'esperienza del Governo Capodicasa è ripresa la spesa sfrenata,
sono stati intaccati vincoli di riduzione della spesa posti dalla
legge 10 del 1999, sono tornati a riacutizzarsi i vecchi mali di
spreco e di sperpero della Regione; si è registrato nel corso di
questi anni uno squilibrio nella competenza tra accertamenti di
entrata e di uscita, uno squilibrio nella cassa tra versamenti e
pagamenti, si è ricorso financo ad un bilancio che ha gonfiato le
entrate
Nel bilancio della Regione 2001 sono state iscritte cifre
che non si utilizzeranno mai per circa 2000 miliardi: il capitolo
1611 'Tassa sul gas metano'; il capitolo 4753
sull'attualizzazione dell'articolo 38 per 1469 miliardi; il
capitolo 4909 sull'attualizzazione dell'articolo 137.
Addirittura, con una recente legge della Regione il Governo
ha spostato l'attualizzazione dell'ex articolo 38 e quella
relativa all'articolo 137 al 2002, dichiarando la propria
impotenza ad operare e caricando l'indebitamento sul prossimo
anno.
La verità è che il bilancio del 2001 è stato gonfiato a
proposito; e questa è la ragione per cui oggi lei, onorevole
Assessore, dichiara che ha difficoltà a fare il bilancio.
Ma se così, onorevole Assessore, la sua onestà intellettuale
dovrebbe farle sostenere che le scelte di rigore operate
attraverso la legge 10 del 1999 avevano riportato in equilibrio i
conti della Regione, avevano ridato prestigio e fiducia alla
Regione sui mercati nazionali e internazionali e che le scelte
operate successivamente dai governi di centrodestra, cui lei fa
riferimento, hanno sconquassato quelle linee di indirizzo
portandoci oggi ad una condizione di disastro.
E' questa la ragione, onorevole Assessore, per cui io le
chiedo di operare in maniera rigorosa, fin da stasera, di
accogliere le scelte di rigore che vengono sollecitate dall'Aula,
in modo tale che fin da stasera si tracci una linea di rigore
nell'intervento delle somme residue per 500, 600 miliardi di lire
affinchè non riproducano gli stessi mali che lei dice di volere
combattere.
Ed è per questo che noi la invitiamo a prendere la parola, a
fare un appello alla sua maggioranza, affinché stasera
nell'ambito dell'approvazione delle variazioni di bilancio venga
tracciata e anticipata una linea di rigore; la invitiamo,
altresì, ad annunciare all'Aula, finalmente, che nei prossimi
giorni potremo discutere il documento di programmazione economica
e finanziaria, la legge finanziaria e il bilancio della Regione.
Onorevole Assessore, noi la sfidiamo su un punto che abbiamo
più volte sollevato in Commissione Bilancio; da parte
dell'opposizione non ci sarà un atteggiamento ostruzionistico,
noi vorremmo che la Regione si dotasse dello strumento
finanziario entro il 31 dicembre di quest'anno.
E' necessario sapere e riferire all'intera Sicilia che le
responsabilità del ritardo non sono addebitabili ad un
atteggiamento ostruzionistico né dentro né fuori l'Aula da parte
dell'opposizione, ma sono legate invece alla difficoltà di
mettere d'accordo "tentazioni" di spesa interne al Governo. Ed è
questa la ragione per cui noi rischiamo di pagare un prezzo
doppio: un prezzo per la crisi internazionale dopo l'11
settembre; un prezzo per l'incapacità del Governo a formulare
un'organica proposta di bilancio e di governo delle risorse della
nostra Regione.
Per questo, onorevole Assessore, la invitiamo, ancor prima
del ragionamento che faceva il Presidente dell'Assemblea sulla
compatibilità-incompatibilità, a definire le linee di intervento
che la Regione intende adottare sulle variazioni di bilancio, che
non hanno soltanto un valore tecnico; la invitiamo a valutare a
quali settori dare priorità, su quali intervenire fin da stasera
attraverso l'orientamento del Governo.
Se, invece, il Governo è messo lì a subire la pressione
delle centinaia e centinaia di emendamenti che vengono presentati
in Aula da parte di colleghi parlamentari, che sono, forse, tutti
giusti, ma rispondenti a logiche particolari, noi rischiamo di
contribuire a sfasciare ulteriormente il Bilancio della Regione.
Ma in questo caso, c'é una responsabilità primaria che non é
dei colleghi parlamentari, ma dell'atteggiamento del Governo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 2. chi é favorevole
resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
"Art. 3.
Variazioni di bilancio
1. L'articolo 55 della legge regionale 3 maggio 2001, n.
6, è sostituito dal seguente:
'Art. 55. - 1. Le variazioni di bilancio concernenti la
reiscrizione di somme perente ai sensi dell'articolo 12 della
legge regionale 8 luglio 1977, n. 47, le riproduzioni di
economie ai sensi dell'articolo 8, comma 2, della stessa
legge, l'incremento degli stanziamenti dei capitoli di spesa
aventi carattere obbligatorio ai sensi dell'articolo 7 della
legge 5 agosto 1978, n. 468, nonchè le variazioni di bilancio
compensative tra spese correnti di amministrazione di cui
all'articolo 15 della legge regionale 7 marzo 1997, n. 6, con
esclusione di quelle in diminuzione di spese obbligatorie,
sono effettuate con decreti del dirigente generale del
dipartimento bilancio e tesoro, su proposta dei competenti
dirigenti generali o di altri dirigenti responsabili della
gestione delle relative spese.
2. Le variazioni di bilancio compensative tra spese
correnti di amministrazione afferenti rubriche diverse della
medesima amministrazione sono proposte dai dirigenti generali
o dai dirigenti responsabili della relativa spesa interessati
previo assenso del vertice politico dello stesso ramo di
amministrazione.'".
Lo pongo in votazione.
Chi é favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
"Art. 4.
Unità previsionali di base
1. Il comma 10 dell'articolo 1 della legge regionale 8
luglio 1977, n. 47, così come modificato dall'articolo 52,
comma 2, della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6, è
sostituito dal seguente:
'10. Per ogni unità previsionale di base del bilancio
annuale di previsione sono indicati:
a) l'ammontare delle entrate che si prevede di accertare o
delle spese che si prevede di impegnare nell'anno cui il
bilancio si riferisce. Con riguardo alle entrate erariali
spettanti alla Regione si intendono per accertate le somme
versate nelle apposite contabilità speciali o direttamente
nella cassa regionale;
b) l'ammontare delle entrate che si prevede di incassare o
delle spese che si prevede di pagare nell'anno cui il
bilancio si riferisce, senza distinzione fra operazioni in
conto competenza e in conto residui. Si intendono per
incassate le somme versate nella cassa regionale e per pagate
le somme erogate dalla cassa regionale'".
Lo pongo in votazione.
Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
"Art. 5.
Disposizioni contabili
1. A decorrere dall'anno 2002, ai capitoli 542004, 542803,
542860, 776003 e 776007 del bilancio della Regione non si
applica il disposto dei commi 2 e 3 dell'articolo 102 della
legge regionale 3 maggio 2001, n. 6".
Comunico che è stato presentato l'emendamento 5.1 del
Governo.
Lo pongo in votazione.
Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 5, nel testo risultante.
Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
"Art. 6.
Commissione di garanzia per la trasparenza e
l'imparzialità della pubblica amministrazione
1. A valere sullo stanziamento del capitolo 104525, la
Segreteria generale della Presidenza della Regione è
autorizzata ad utilizzare la somma di lire 2 milioni, per il
pagamento di competenze riferite all'anno 1999 in favore dei
componenti della commissione di cui all'articolo 31 della
legge regionale 30 aprile 1991, n. 10 e successive modifiche
ed integrazioni".
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la
parola perché la discussione di questo articolo mi offre la
possibilità di porre una questione che riguarda proprio la
Commissione per la trasparenza ed anche la legge che abbiamo
approvato sulla trasparenza nelle norme anticorruzione della
Pubblica Amministrazione, legge che é rimasta inapplicata, pur
essendo stata votata nell'ambito della riforma della Pubblica
Amministrazione, con grande enfasi da parte di tutta l'Assemblea.
Io pongo questa questione perché é molto delicata;
riguarda, non solo i problemi della trasparenza ed i meccanismi
di difesa della Regione e della burocrazia rispetto a tutti i
fenomeni di corruzione, ma anche la coerenza di un Governo e di
un Parlamento che fa delle leggi e poi non riesce ad applicarle.
L'Ufficio non é stato ancora insediato. Il dettato di quella
legge é assolutamente inapplicato e io vorrei cogliere questa
occasione per porre al Governo e al Presidente della Regione
questa questione e porla anche in tutta la sua importanza,
perché, come ci ricorda il Presidente della Regione Lazio, i
fenomeni di corruzione continuano ad esistere, come ci ricordano,
tante volte, tante sentenze anche in Sicilia che riguardano
burocrati della Regione e dirigenti di questa Regione.
Ci dovrebbe essere una legge che applica determinate
sanzioni, ma questa legge non viene applicata, allora, io pongo
solo questa questione che sembra non essere attinente alla
discussione alla quale noi siamo chiamati stasera, ma che,
invece, anche a guardare il finanziamento di questa norma,
abbiamo la dimostrazione di come, in effetti, le leggi le
facciamo ma poi non le applichiamo e non per caso, ma perché c'é
una volontà politica su alcuni temi, penso alla questione
dell'Ufficio antimafia ed antiracket che per legge era insediato
alla Presidenza della Regione, poi é stato di nuovo spostato
all'Assessorato alla Presidenza, ora si trova agli Enti locali e
ci troviamo un'imprenditrice di Enna che dice di voler regalare
la sua azienda allo Stato, perché oramai non é più in grado di
rispondere alle sue esigenze, non avendo avuto risposte neanche
dalla legge che noi abbiamo approvato all'unanimità, anche quella
in grande enfasi, la stessa cosa riguarda questa Commissione.
Signor Presidente, ho posto la questione, come lei vede, in
modo attinente perchè lo stesso finanziamento qui previsto
dimostra che questa legge non viene applicata e non vuole essere
applicata anche se riguarda il pregresso.
PRESIDENTE. Non essendo presente in Aula il Presidente della
Regione, non può darle una risposta.
Pongo in votazione l'articolo 6. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
"Art. 7.
Competenze della segreteria generale della Regione
1. A decorrere dal 1 gennaio 2002, le spese di cui al
comma 3, relativamente alla segreteria generale, agli uffici
di diretta collaborazione del Presidente, agli uffici
speciali ex articolo 4, comma 7, della legge regionale 15
maggio 2000, n. 10, alle dipendenze della Presidenza della
Regione ed agli uffici alle dirette dipendenze del Presidente
della Regione, ed al comma 4 dell'articolo 16 della legge
regionale 15 maggio 2000, n. 10, sono di competenza della
segreteria generale.
2. A decorrere dalla medesima data, alle spese relative al
personale dipendente che presta servizio presso tutti i
dipartimenti e gli uffici della Presidenza della Regione
provvede il dipartimento regionale del personale, dei servizi
generali, di quiescenza, previdenza e assistenza del
personale, presso la cui rubrica sono allocati i pertinenti
distinti capitoli.
3. All'articolo 58 della legge regionale 3 maggio 2001, n.
6, è aggiunto il seguente comma:
'4. A decorrere dal primo gennaio 2002, alle spese
concernenti la funzionalità degli uffici di cui al presente
articolo e di quelli di cui all'articolo 4, commi 6 e 7,
della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, posti alle
dipendenze della Presidenza della Regione, provvede la
segreteria generale.'".
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati gli
emendamenti 7.1, dell'onorevole Barbagallo e 23.2 del Governo.
Pongo in votazione l'emendamento 7.1. Il parere del
Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 23.2. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 7, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:
"Art. 8.
Personale addetto alla guida delle vetture di servizio
1. Con il provvedimento di costituzione degli uffici di
cui all'articolo 4, comma 6, della legge regionale 15 maggio
2000, n. 10 viene, altresì, individuata la dotazione di
personale addetto alla guida delle vetture di servizio del
Presidente della Regione, degli Assessori regionali e dei
capi di Gabinetto, da destinare a supporto dei predetti
uffici, ferma restando la retribuzione annua onnicomprensiva
prevista dalle vigenti norme contrattuali.
2. Con il provvedimento di costituzione dell'ufficio posto
alle esclusive dipendenze del Presidente della Regione
vengono, altresì, individuate le unità di personale, da
destinare a supporto del predetto ufficio, addette alla guida
delle vetture di servizio di ciascuno degli ex presidenti
della Regione che siano deputati regionali in carica, alle
quali si applica la medesima retribuzione annua
onnicomprensiva prevista per il personale di cui al comma 1".
Onorevoli colleghi, propongo che l'articolo 8 venga
trasferito come emendamento al disegno di legge numero 185-Norme
stralciate/A.
Non sorgendo osservazioni, così rimane stabilito.
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:
"Art. 9.
Uffici speciali
1. Nel novero degli uffici di cui ai commi 2 e 4
dell'articolo 16 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10,
rientrano anche gli uffici costituiti ai sensi dell'articolo
4, comma 7, della medesima legge posti alle dirette
dipendenze della Presidenza della Regione. Nel novero degli
uffici di cui al predetto comma 4 sono altresì inseriti gli
uffici previsti dall'articolo 4, comma 6, della legge
regionale 15 maggio 2000, n. 10".
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati dal Governo
l'emendamento 9.1 e l'emendamento 9.2 interamente soppressivo.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Il Governo
ritira questo articolo.
SPEZIALE. E' materia estranea
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento soppressivo 9.2.
Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pertanto, l'articolo 9 è soppresso.
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:
"Art. 10.
Gestione unificata delle spese
1. Al comma 1 dell'articolo 1 della legge regionale 30
dicembre 2000, n. 34, dopo le parole 'della stessa
amministrazione' aggiungere le parole 'nonchè di tutte le
spese ascritte agli uffici posti alle esclusive dipendenze
del Presidente della Regione o degli Assessori regionali di
cui all'articolo 4, commi 6 e 7, della legge regionale 15
maggio 2000, n. 10".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 11. Ne do lettura:
"Art. 11.
Contributi alle associazioni antimafia
1. Nelle more dell'attuazione della legge regionale 13
settembre 1999, n. 20, sono prorogati, per l'anno 2001, i
contributi previsti dalla legge regionale 16 novembre 1984,
n. 91; dall'articolo 10 della legge regionale 7 agosto 1990,
n. 21; dall'articolo 15 della legge regionale 24 agosto 1993,
n. 19 e dall'articolo 11 della legge regionale 6 aprile 1996,
n. 19.
2. Gli oneri di cui al comma 1, gravano sul capitolo
101011 del bilancio della Regione per l'esercizio finanziario
2001".
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono passati
oramai due anni dall'approvazione della legge antimafia e
antiracket. Ci troviamo con la riproposizione dei contributi
alle associazioni antimafia, che quella legge, così per come
erano stati assegnati in precedenza, aveva cancellato.
Io ritengo che questo comportamento del Governo sia grave,
sia sbagliato. Io dico grave perchè il Governo, riproponendo
questa norma, di fatto esprime la volontà di non applicare una
legge, una legge votata all'unanimità su proposta unanime della
Commissione antimafia regionale, ed era una legge - io lo dico
così, signor Presidente, che metteva trasparenza, inseriva
meccanismi di trasparenza anche nella gestione dei contributi
alle associazioni antimafia, perchè non finanziava più
l'associazione "x" perchè c'era stata una legge in precedenza che
aveva istituito l'associazione "x", ma finanziava l'attività
sulla base di un programma presentato entro il 31 ottobre
dell'anno precedente e documentato entro il 31 giugno, se non
sbaglio (è qui presente l'Assessore Granata), dell'anno
successivo.
Quindi, una legge che inseriva un meccanismo di trasparenza,
nel senso che noi non finanziavamo più la fondazione Falcone o
Borsellino o La Torre in quanto tali, perchè una legge dopo un
evento che aveva creato uno stato emotivo in questa Assemblea
regionale aveva istituito quella fondazione o quella
associazione, ma sulla base di un programma vero di attività. E
noi sappiamo che abbiamo dato fondi, questa Regione ha dato fondi
ad associazioni che hanno fatto un solo convegno all'anno magari
a Villa Igea, e finanziati per 200 milioni all'anno a prescindere
poi dalle attività e dal legame reale con una attività
antimafiosa.
Quella legge innescava un altro meccanismo: favoriva
l'associazionismo antimafioso, interveniva sulle attività reali
svolte, chiedeva una documentazione preventiva del programma e
poi di bilancio del programma svolto e così si dava anche la
possibilità, signor Presidente, ad alcune associazioni che non
avevano ricevuto contributi perchè non istituiti per legge.
Penso all'associazione Borsellino o al centro Impastato, che
è uno dei centri, al di là dell'appartenenza e della collocazione
politica, che svolge da anni un'attività senza ricevere una lira
da questa Regione. Lo stesso per il centro Borsellino e così
via.
Quella legge innescava questo meccanismo. Dopo tre anni noi
ci troviamo una norma che continua a dare finanziamenti ad
associazioni e fondazioni con una volontà opposta a quella che
veniva determinata con una legge approvata all'unanimità da
questo Parlamento.
Io ritengo che questo sia grave e vorrei capire anche perchè
il Governo insiste nella volontà di non applicare questa legge.
E, dato che io so bene che quelle fondazioni e quelle
associazioni, per l'amor di Dio, tutte legittime anche per i nomi
impegnativi che portano e che meritano rispetto, però noi avevamo
cambiato la logica dell'intervento a sostegno delle associazioni
antimafia, delle associazioni antiracket. A proposito, è stato
tolto il finanziamento a tutte le piccole associazioni
antiracket, a partire da quelle di Siracusa.
Quindi, vorrei su questo un parere del Governo. Ma se il
Governo, ogni volta che si pone una questione di tale natura, non
risponde e non c'è, non sappiamo come andare avanti, prendiamo
atto. Ma io invito questo Parlamento, per il rispetto della sua
dignità, avendo approvato una legge che esprimeva altro, a votare
contro.
Così almeno esplode il problema perchè tutte le associazioni
si troveranno senza contributi e il Governo sarà obbligato a fare
un regolamento che, rispetto a quella legge, doveva essere fatto
entro trenta giorni dalla sua pubblicazione.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, per la verità, la proposta
che lei fa somiglia molto alla storiella del marito che fa
dispetto alla moglie.
FORGIONE. Non possiamo parlare di antimafia e comportarci
così
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, l'articolo 11 consente che,
intanto, nelle more dell'emanazione del Regolamento, si provveda
a finanziare le associazioni. Lei ha ragione, però, nel
frattempo, noi consentiamo a queste associazioni di vivere. Non
voglio sostituirmi al Governo.
IOPPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IOPPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, comprendo le
ragioni per le quali nel testo del disegno di legge sia stata
prevista la norma ed é probabilmente una ragione di ordine
contabile al fine di non consentire la perenzione di questi
importi.
Tuttavia, al di là delle ragioni che sottendono
all'inserimento, nel testo del disegno di legge della norma,
l'occasione è assolutamente utile per porre a quest'Assemblea
almeno due ordini di ragioni e di argomenti che sono
assolutamente importanti e rilevanti per la vita di
quest'Assemblea e della nostra Regione.
Il primo motivo é stato ripreso dall'onorevole Forgione e
non mi fa velo la diversità di appartenenza politica e di
schieramento all'interno di quest'Aula, nel darvi atto che ha
ragione quando dice che quella legge, una legge che qualche anno
fa fu promulgata dalla Regione siciliana, é assolutamente
positiva e che rispondeva in maniera organica alla esigenza di
porre ordine a questa materia delle associazioni antimafia e
antiracket.
Credo che non sia assolutamente opportuno, soprattutto in
tempi come questi attuali, non dare corso e applicazione a
quell'insieme di norme organiche che furono promulgate
dall'Assemblea regionale siciliana. Ricordo, anzi, di avere
partecipato qualche anno fa proprio ad alcuni dibattiti insieme
all'onorevole Granata che era stato il proponente e il padre di
quella legge ma credo che sia opportuno porre anche un'altra
questione assolutamente fondamentale e rilevante, che si innesta
nell'avvio dei lavori d'Aula di questa tredicesima legislatura.
Quest'Assemblea regionale siciliana non ha ancora nominato
la Commissione Antimafia, non ha ancora provveduto alla elezione
e, quindi, alla conseguente nomina di un organismo così
importante e credo che non sia assolutamente un segnale positivo,
ad avvio di legislatura e, allorquando tutta la Sicilia viene
investita, e la nostra Regione in particolare, di una notevole
mole di investimenti per le opere di cui la Regione ha
fondamentale bisogno.
Credo che l'avvio abbia potuto anche consentire qualche
ritardo ma questo ritardo non é più procrastinabile, non é più
giustificabile.
Signor Presidente, concludo con una raccomandazione alla
Presidenza di quest'Assemblea perché nei prossimi giorni voglia
farsi carico di avviare l'iniziativa che porterà all'elezione
della Commissione regionale antimafia altrimenti rischiamo di
vanificare, sotto il profilo sostanziale e formale, l'impegno di
tutti e complessivamente di quest'Assemblea regionale nella lotta
contro il fenomeno mafioso e contro il fenomeno di intrecci che
sono sempre possibili e immaginabili.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, credo che abbia ragione
l'onorevole Forgione quando sottolinea l'inopportunità che si
proceda ancora nella materia trattata dall'articolo 11 attraverso
deroghe all'applicazione della stessa legge. E' una legge che
venne salutata da tutto il mondo sociale, politico, istituzionale
che segue le vicende della lotta alla mafia con un grande spirito
di partecipazione.
Però, se non erro, questa norma si rende necessaria non solo
perché manca il regolamento, perché poi il regolamento è stato
varato, quanto perché la norma che riguardava le associazioni che
operano nel settore antimafia non era formulata in modo tale da
garantire il finanziamento e la prosecuzione delle attività delle
stesse perché inserite nell'ambito di un articolo che prevedeva
poi il riparto sulla base di programmi di attività, veniva
intanto nell'immediata a sospendere la prosecuzione delle
attività delle associazioni di cui noi parliamo, le quali, tutte
di vario orientamento, hanno fatto osservare al Governo, ai
gruppi parlamentari, alla Presidenza dell'Assemblea questa
incongruenza che avrebbe avuto, ove mantenuta, come primo e unico
effetto quello di smantellare tutto ciò che esiste oggi in questo
campo sotto forma di centri studi, di associazioni e di
fondazioni.
Credo, dunque, che abbia fatto bene l'Assemblea regionale
siciliana a porre un rimedio nell'immediato. Però, la cosa non
andrebbe più bene se questa procedura diventasse ordinaria, cioè
se ogni anno noi provvedessimo a finanziare l'attività dei centri
derogando alla norma contenuta nella legge numero 20 e non è
possibile perché questo continua a dare precarietà, non fa
un'opera di trasparenza nella distribuzione delle risorse e ci
obbliga di volta in volta ad affrontare questo tema in modo
abbastanza estemporaneo.
Si può ovviare in un solo modo: che il Governo s'impegni
nella legge finanziaria prossima per l'anno 2000 a proporre un
articolo di modifica della norma contenuta nella legge numero 20
che ci consenta di procedere a regime al finanziamento delle
attività dei centri e a regolamentare ex novo la materia. Ma se
il Governo non lo farà noi saremo costretti a procedere per
evitare l'interruzione traumatica dell'attività di questi centri
con l'introduzione attraverso emendamento di norme di deroga.
Non ho molta fiducia nel Governo che ha preso più volte
impegni. Vedo qui davanti a me l'Assessore per gli enti locali
che si era solennemente impegnato a presentare entro quindici
giorni mentre, invece, ne sono passati cinquanta...
D'AQUINO, assessore per gli enti locali. E' stato presentato
in Giunta.
CAPODICASA. Chiedo scusa, onorevole Assessore, ne prendo atto
e vado oltre. Per cui se il Governo assumerà l'impegno di farlo,
credo che, onorevole Forgione, potremmo anche noi concordare con
questa procedura considerandola transitoria in attesa della
soluzione definitiva.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, intervengo non per dire
moltissime cose, perché vi sono cose che si possono esaurire
anche nello spazio di poche battute.
Esiste un'unica legge che serve a gestire il sistema. Ora
la legge ha demandato al Regolamento, onorevole Capodicasa, la
proroga che abbiamo individuato con questo articolo 11 del
disegno di legge, di fatto crea un meccanismo di transizione
nell'attesa dell'approvazione della legge che, a sua volta,
ripeto, rimanda al regolamento. Fra l'altro, bisogna approvare
la norma altrimenti nessuna associazione riceverà mai risorse
finanziarie.
FORGIONE. La transizione dura da un anno e mezzo
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Va bene, ci
possiamo impegnare per velocizzare tutto, onorevole Forgione, ma
non siamo oggi nelle condizioni di bloccare le risorse
finanziarie date alle associazioni perché una battaglia debba
diventare principio. Ammettiamo che l'opposizione ha avuto in
passato un grande ruolo nella difesa delle istituzioni e quindi
nella lotta alla mafia, questo non lo disconosciamo, però ciò non
significa oggi che questa battaglia non debba diventare
dell'intero Parlamento. Quindi, la prego, la norma rimane e
certamente ci impegnamo a velocizzare tutto l'iter a cui lei sta
accennando.
FORGIONE. Lei non sta dicendo niente. Questa non è una
risposta
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, credo che intanto il Governo
abbia assunto l'impegno che sollecitava l'onorevole Capodicasa, e
di questo l'Aula deve prendere atto, cioè che nella legge
finanziaria presenterà una riformulazione di quanto previsto
nella legge numero 20 del 1999 per renderla operativa nel senso
auspicato. Tuttavia, onorevole Forgione e poi darò la parola
all'onorevole Raiti se la chiede ancora, dopo i chiarimenti del
Governo, in questi casi i deputati che ritengono che questa
formulazione o che una formulazione di un emendamento non sia
corretta presentano un emendamento e consentono all'Aula di
discutere un emendamento.
RAITI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
esprimere in un primo momento il voto favorevole al testo
dell'articolo 11 ma a questo va accompagnato un forte disagio, un
grido di dolore che lancio e ho lanciato provocatoriamente la
scorsa settimana quando ho presentato il disegno di legge per
chiedere l'abolizione della Commissione Antimafia sia in Sicilia,
sia in Italia.
Le perplessità avanzate da chi mi ha preceduto, in
particolare dall'onorevole Forgione e dall'onorevole Capodicasa,
sulla gestione di questo capitolo amaro per la storia siciliana
per me diventano un grido di dolore, perché non posso far altro
che prendere atto che questo capitolo che deve vedere tutto il
Parlamento impegnato ad essere assolutamente attento, messo in
prima fila nella gestione della cosa pubblica in Sicilia,
purtroppo da qualche anno è assolutamente dimenticato.
Basta pensare che la Commissione Antimafia per due anni, gli
ultimi due anni della scorsa legislatura, non ha prodotto nessun
atto, non c'è stata una relazione di chiusura dell'attività che
quella Commissione avrebbe dovuto fare o comunque ha fatto.
Basta pensare che siamo a cinque mesi dall'insediamento di
questa legislatura e questo argomento non è trattato. Se poi
accanto a questo vediamo le dichiarazioni che vi sono ogni giorno
di sottovalutazione del problema da parte dei rappresentanti
istituzionali per non andare a ricordare quello che purtroppo
costantemente, i nostri rappresentanti istituzionali a livello
nazionale - e mi riferisco in particolare al sottosegretario
Taormina - fanno nei confronti della magistratura e comunque
nella difesa delle attività mafiose, da parte di rappresentanti
come il sottosegretario Taormina e in previsione dei 18.600
miliardi di lire che spero si spenderanno celermente, in maniera
più veloce possibile in Sicilia per creare quel volano di
sviluppo, queste problematiche non possono essere assolutamente
sottaciute.
Pensare che la necessità di una pacificazione tra gli organi
dello Stato, o comunque nella società siciliana ed italiana
necessaria, sentita anche da noi possa passare nel far finta o
nell'intenzione di mettere tutti noi la testa sotto la sabbia e
far finta che il fenomeno non esista e comunque che quella
preoccupazione non c'è certamente ci induce a dare questo grido
di dolore a tutti i siciliani noi non possiamo avere il vizio,
non possiamo dimenticare tutto quello che è accaduto in Sicilia
fino a qualche anno fa, non possiamo non avere presente che
quegli spettri che tutto quello che è accaduto non possa
ritornare al più presto, non perchè un'attività mafiosa non è
eclatante come prima ma certamente è latente ed è pronta a
gestire i fondi che arriveranno in Sicilia. Ed allora colgo
l'occasione per dire voto sì a questo emendamento, ma questo
grido di dolore voglio che questa assemblea lo faccia proprio
perchè noi non possiamo permetterci di sperperare o fare in modo
che i 18.600 miliardi che arrivano in Sicilia siano gestiti nella
maniera in cui spesso sono stati gestiti nel passato procurando
danni nel territorio, procurando arricchimenti illegittimi,
procurando tutte le distorsioni che hanno fatto della Sicilia non
la perla del Mediterraneo, ma quella terra che era vista da tutti
come la terra della mafia.
Ciò non deve accadere e quindi, al di là dello schieramento
e al di là della appartenenza di ciascuno di noi, prendiamo
spunto per dare al popolo siciliano che ci ascolta per dire che
noi non abbassiamo la guardia rispetto a questa problematica che
è una problematica che sentiamo viva ancora tutt'ora nel nostro
vissuto e che faremo di tutto per evitare che quello che è
accaduto nel passato con i fatti eclatanti che sono costati la
vita e il sangue di molti nostri concittadini possa ripetersi nel
futuro quando poi come si dice a Catania "prima rubarono a
Sant'Agata e dopo ci misero i porti di ferru"
PRESIDENTE. Onorevole Raiti, chiedo scusa, poc'anzi nel suo
intervento lei faceva riferimento ad un emendamento intende
presentare un emendamento?
RAITI. Signor Presidente, io ho presentato un disegno di
legge che prevede l'abrogazione della commissione antimafia.
VIRZI'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIRZI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le grida di
dolore sanno di storia, un grido di allarme una cosa un po' più
ragionevole in questo parlamento. Io credo che al di là del fatto
puramente finanziario che viene messo in campo e che
sostanzialmente sta ad indicare la volontà di procedere ad una
moratoria in questo settore, credo che nella forma e nella
sostanza andiamo a stracciare lo spirito di questo disegno di
legge che era inteso a sollecitare nella società siciliana le
parti più vive ed attive senza creare rendita di posizioni.
Non intendo mettere i verbali di questa Assemblea a rischio
di esami penali ma, per carità, diciamo che insieme al grano che
certamente c'è, è passato anche del loglio; erano anche passate
delle associazioni antimafia di cui nessuno si era accorto; erano
passate delle associazioni antimafia che non avevano tutti i
crismi della continuità dell'impegno, eccetera. Lo spirito della
legge stava a dire che noi vogliamo dare un aiuto a ciò che
realmente in campo sul piano della civiltà politica contro questo
tipo di fenomeno perchè questa era la parte che organismo
giudiziario ci metteva politicamente nelle condizioni di fare il
nostro dovere politico di fronte alla nostra regione.
Mi permetto di ricordare anche altre cose: accanto a questo
c'è il grido di allarme per il grave ritardo sulla commissione
antimafia. Dal momento che mi sono permesso di dirle
pubblicamente certe cose, ho il dovere, per non apparire uno che
fa soltanto del chiacchiericcio, di riferirle in questa Aula.
Cari colleghi, stanno arrivando i 18 mila miliardi di Agenda
2000, anche se già una serie di bandi sono passati sulla testa
dei nostri sindaci che non se ne sono accorti in quanto non hanno
gli uffici tecnici in grado di progettare. Bene, chi dovrebbe
progettare? I nostri enti locali, benissimo; i nostri enti locali
hanno un segretario generale che non è più il notaio dello Stato
e che può essere licenziato in qualsiasi momento su parere
negativo da un qualsiasi sindaco. E noi grazie ad una
generosissima e simpaticissima circolare di un certo governo
abbiamo un CO.RE.CO. che non esiste più. Una volta dicevano i
latini:'Quis custodiet custodes', che tradotto significa: 'Chi
controllerà i controllori'? E' il grande dramma della democrazia.
Noi lo abbiamo risolto abolendo di fatto i controllori, così
non ci poniamo più il problema di chi debba controllare i
controllori Non c'è più alcun tipo di controllo di legittimità
né a monte né a valle sugli atti dei nostri enti locali che sono
i principali protagonisti della progettazione per i 18.000
miliardi di Agenda 2000.
In tutto questo, da due anni, mentre ci si chiede di
prorogare aritmeticamente dei fondi per degli emeriti
sconosciuti, noi continuiamo ad essere senza Commissione
antimafia, che non è un grandissimo strumento, dico per carità,
ma era la nostra modesta 'pietruzza al cantiere' per fare argine
contro un fenomeno in cui la politica può intervenire come
stimolo, come incentivo, come richiamo alla legittimità, alla
trasparenza. Ed in una Regione in cui anche agli uffici della
trasparenza, qui alla Regione e nei singoli comuni, bene, è più
carta straccia che altro, sono 'flatus vocis' e petizioni di
principio allo stato puro, cari amici, la legge n. 10 non ha
pratica esecuzione in Sicilia.
Allora, io chiederei al Governo di accantonare, perché non è
rassicurante, né dal punto di vista politico né dal punto di
vista finanziario, né ha alcuna valenza civile, non facciamo
niente, stendiamo un velo pietoso sulla vicenda prorogando. La
legge diceva che noi dovevamo controllare e che queste
organizzazioni dovevano rendicontare. Cari amici, quindi, la
logica della deroga è assolutamente contraria allo spirito
dell'ottima legge varata nella scorsa legislatura con voto
unanime del Parlamento.
Ed allora, io credo che un momento di raccordo, di saggezza,
dovrebbe portare ad accantonare questa materia per trovare una
soluzione ragionevole, equanime e dignitosa per tutti.
PRESIDENTE. Non essendo stati presentati emendamenti
all'articolo 11, lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:
"Art. 12.
Abrogazione e modifiche di norme
1. Il comma 1 dell'articolo 58 della legge regionale 3
maggio 2001, n. 6, è abrogato.
2. All'articolo 78 della legge regionale 3 maggio 2001, n.
6, la parola 'interamente' è sostituita con la parola
'prevalentemente'.
3. All'articolo 81 della legge regionale 23 marzo 1971,
n. 7, le parole '8 unità' sono sostituite con le parole '12
unità'.
4. Al comma 1 dell'articolo 1 della legge regionale 5
marzo 1979, n. 14, dopo le parole 'Presidenza della Regione'
aggiungere le parole 'Per fini istituzionali e'."
Comunico che all'articolo 12 è stato presentato un
emendamento soppressivo a firma degli onorevoli Liotta e
Miccichè.
Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, relatore. Contrario.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, desidero intervenire non soltanto perché in questo
momento viene chiesta la verifica del numero legale, e tenuto
conto che la norma in Commissione non ha avuto soverchie
difficoltà, ritengo che la manovra possa essere in questo momento
spiegata, anche per evitare di interrompere un lavoro che tutto
sommato ...
FORGIONE. Signor Presidente, eravamo in fase di votazione.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Avevo già
chiesto di parlare, non mi ha dato la parola.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, è prassi che quando il Governo
chiede di parlare, peraltro...
FORGIONE. Quando siamo in votazione, no, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, non era neanche partita la
votazione.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Volevo
rassicurare, l'onorevole Forgione, da più di un minuto ero girato
chiedendo la parola ed il Presidente non se n'era accorto.
Comunque, entrando nello specifico, anche per non rovinare
il lavoro che sta andando avanti in maniera costruttiva, il
dibattito è positivo anche quando si perde, voglio dire, come è
stato nel caso dell'articolo 11 e certamente ci siamo arricchiti
tutti.
Però, sull'articolo 12 desidero fare delle precisazioni
perché in Commissione, stavo dicendo poc'anzi, non ci sono state
grandi difficoltà, anzi tutt'altro. Mi sorprenderebbe se il
tutto venisse visto in una logica non costruttiva. Ed allora, mi
permetto di dire che in particolare, vado in ordine, con il comma
2, all'articolo 78 della legge regionale n. 6 del 2001, la parola
"interamente" è sostituita dalla parola "prevalentemente". Vorrei
spiegare bene il meccanismo.
Ricordo che in questo momento il complemento di programma
del POR, la misura 6.2.1 specificatamente chiede che tale tipo di
gestione di misura debba essere effettuata con società a capitale
misto. Naturalmente il complemento di programma non nasce
casualmente ma ha una logica, perchè è chiaro che un'iniziativa
che ha a che fare con logiche riguardanti l'informatica
presuppone - e sicuramente il legislatore è stato lungimirante -
un know how specifico che certamente è bene acquisire.
Ma non è finita. In commissione abbiamo ritenuto opportuno
presentare questo emendamento anche perchè in tal caso la Regione
resterebbe l'unica azionista e, quindi, a tutti gli effetti si
potrebbe configurare come la nascita di un altro ente pubblico,
che mi pare sia il male che tutti - ad ogni livello ed ad ogni
appartenenza politica - vogliamo evitare.
Aggiungo che l'unico socio non è tecnicamente possibile
perchè vale solo per le s.r.l. di piccole dimensioni e questo
sarebbe un S.p.A. con un capitale adeguato. Debbo dire che se la
legge n. 6 all'articolo 78 ha previsto una società la logica
certamente è quella che abbiamo detto.
Vi ricordo che questo articolo 78 è stato approvato non più
tardi di qualche mese fa quando larga parte di noi era presente
in quel momento.
Devo aggiungere - e qui concludo - che la maggioranza rimane
alla Regione, perchè il 51 per cento è della Regione. Quindi,
qual è la difficoltà che in questo momento potrebbe nascere a
seguito di un emendamento di questo tipo?
Certamente penso che la spiegazione data sia sufficiente,
mentre sul comma 3, che potrebbe essere forse il vero motivo per
cui viene chiesto tutto ciò, e c'è qui presente il Presidente che
potrebbe ulteriormente confermarlo, trattasi dell'ufficio di Roma
che passerebbe da otto unità a dodici.
Non ci sono spese, egregi colleghi, perchè si tratterebbe di
personale trasferito. Tra l'altro il Presidente ha ritenuto
opportuno .... non ci sono spese aggiuntive perchè il personale
verrebbe comandato.... spiegarlo. Ognuno degli assessori deve
avere in sede romana una persona che in pianta stabile sia lì per
dare supporto al Governo che deve essere nelle sedi romane
istituzionali.
La non presenza paradossalmente comporterebbe un aumento di
spese, perchè è chiaro che ciascuno dei componenti del governo
ogni volta che ha materia delicata da trattare dovrebbe portarsi
un proprio esperto. Quindi, mi sembra assolutamente logico e
positivo il tutto e chiedo la conferma di questo articolo.
FORGIONE. Chiedo la verifica del numero legale.
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Barbagallo, Speziale,
Giannopolo, Villari)
Presidenza del vicepresidente Fleres
VERIFICA DEL NUMERO LEGALE
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per la verifica del numero legale.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VERIFICA
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione di verifica del
numero legale: presenti 46.
L'Assemblea è in numero legale.
Presidenza del vicepresidente Fleres
RIPRENDE L'ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE N. 259/A
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, c'è la volontà, certamente, da parte del Governo di
andare incontro al ragionamento fatto da parte dell'opposizione,
a dimostrazione di un clima estremamente costruttivo e positivo
che penso si voglia mantenere perché il Governo in questo momento
vuole dimostrare ciò.
Il Governo penserebbe, siccome c'è il terzo comma, che poi
mi pare che sia la materia del contendere, che potrebbe essere
anche risolto in maniera amministrativa. Di conseguenza chiediamo
temporaneamente l'accantonamento perché se verrà confermato tra
qualche minuto che questo terzo comma dell'articolo 12 possa
essere sostituito e quindi possa diventare oggetto di materia da
un punto di vista amministrativo, è evidente che noi lo cassiamo
e stiamo sereni per portare avanti un progetto costruttivo
nell'Aula stessa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Governo ha chiesto
l'accantonamento dell'articolo 12. Se non sorgono osservazioni,
resta così stabilito.
Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:
"Art. 13.
Proroga cambiali agrarie
1. Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 1, della
legge regionale 23 dicembre 2000, n. 28, continuano ad
applicarsi fino al 31 dicembre 2002. A tal fine i termini ivi
previsti sono prorogati, rispettivamente, al 31 dicembre 2002
e al 30 giugno 2002."
Comunico che è stato presentato l'emendamento 13.1 a firma
del Governo. Alla Presidenza non è chiara la connessione con
l'articolo 13 del disegno di legge.
Ne do lettura: Dopo le parole "30 giugno 2002" sono
aggiunte le seguenti "vanno ricompresi tra i soggetti di cui
all'articolo 1, comma 1, della legge regionale 23 dicembre 2000,
numero 28 gli enti economici regionali".
Non hanno cambiali agrarie per la verità, quindi ho la
sensazione che questo emendamento non sia proponibile.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. E'
ritirato.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 13.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 14. Invito il deputato segretario a
darne lettura.
BURGARETTA APARO, segretario:
"Art. 14.
ESA
1. In deroga alle vigenti disposizioni, l'ente di sviluppo
agricolo è autorizzato ad utilizzare le somme provenienti
dall'avanzo di amministrazione iscritte al capitolo di spesa
412 - 'Fondo accantonamento avanzo di amministrazione, comma
5, articolo 32 della legge regionale 7 marzo 1997, n. 6' del
bilancio di previsione dell'ESA per l'esercizio finanziario
2001 per i seguenti fini istituzionali:
- 'Ricostruzioni, ripristini e trasformazione di immobili
e relativi impianti' (capitolo 252).
- 'Spese per la realizzazione di progetti finalizzati
allo sviluppo dell'agricoltura di specifici ambiti
territoriali' (capitolo 260);
- 'Spese per la realizzazione di programmi di lavoro di
cui all'articolo 9 della legge regionale 1 agosto 1977, n. 73
delle sezioni operative di assistenza tecnica' (capitolo
261);
- Spese per la realizzazione di programmi di interventi ed
opere pubbliche di interesse agricolo' (capitolo 257);
- 'Spese per la manutenzione straordinaria di strade'
(capitolo 267).
- 'Spese per il completamento di opere viarie di cui
all'articolo 3 della legge regionale 18 agosto 1980, n. 84'
(capitolo 268);
- 'Spese per il ripristino e la manutenzione straordinaria
di dighe ed impianti idrici anche in concessione ad enti,
consorzi, cooperative, etc.' (capitolo 507)."
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 15. Invito il deputato segretario a
darne lettura.
BURGARETTA APARO, segretario:
"Art. 15.
Regime di aiuto alle imprese
1. Gli aiuti ed i benefici previsti dagli articoli 48, 49,
50, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58 e 59 della legge regionale
n. 32 del 2000 e successive modifiche ed integrazioni, per
importi non superiori a 100.000 euro, vengono concessi sulla
base di apposito avviso da emanarsi nei termini e con le
modalità già stabilite dalle vigenti disposizioni."
PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 15 è stato presentato un
emendamento soppressivo a firma dell'onorevole Liotta, il 15.1.
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 15.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 16. Invito il deputato segretario a
darne lettura.
BURGARETTA APARO, segretario:
"Art. 16.
Formazione professionale
1. L'Assessore regionale per il lavoro per i fini di cui
all'articolo 17 della legge 24 giugno 1997, n. 196 e
all'articolo 118, comma 9, della legge 23 dicembre 2000, n.
388, può autorizzare gli enti gestori ammessi a procedure di
ristrutturazione ad integrare le risorse di cui all'articolo
1, comma c) del decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale del 12 aprile 2000, utilizzando gli avanzi
di gestione delle attività pregresse."
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 17. Invito il deputato segretario a
darne lettura.
BURGARETTA APARO, segretario:
"Art. 17.
Associazione culturale per la promozione
delle ricerche teologiche e sociali di Palermo
1. L'Assessore regionale per i beni culturali ed
ambientali e per la pubblica istruzione è autorizzato per
l'esercizio finanziario 2001 ad erogare il contributo
straordinario di lire 100 milioni all'Associazione culturale
per la promozione delle ricerche teologiche e sociali di
Palermo di cui all'articolo 47 della legge regionale 3 maggio
2001, n. 6."
PRESIDENTE. C'è una riformulazione della quinta Commissione,
sottoscritta anche dal Governo con la relativa copertura.
Comunico che all'articolo 17 sono stati presentati due
emendamenti, entrambi abrogativi, uno a firma dell'onorevole
Barbagallo ed uno a firma dell'onorevole Liotta ( per la verità
erano già inseriti nel blocco), mentre leggo il fuori sacco, una
riformulazione che recita: "L' assessore regionale per i beni
culturali ed ambientali e per la pubblica istruzione é
autorizzato, per l'esercizio finanziario 2001, ad erogare un
ulteriore contributo straordinario di lire cento milioni
all'associazione culturale per la promozione e le ricerche
teologiche e sociali di Palermo, per le finalità di cui al comma
2 dell'articolo 47 della legge regionale 3 maggio 2001 numero 6.
Alle finalità di cui al comma 1 si provvede con parte della
disponibilità del capitolo 776403".
Più che alle finalità, io direi, alla copertura delle somme
di cui all'articolo 1; ma in sede di coordinamento sicuramente
gli uffici lo formuleranno nella maniera più corretta.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare sugli emendamenti.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei
chiedere al Governo l'accantonamento, perché nella finanziaria
dell'anno scorso è stato votato un emendamento di questo tipo che
riguardava l'Istituto teologico di Palermo e l'Istituto teologico
di Catania.
Questi ulteriori cento milioni sono una cosa diversa
rispetto a quanto abbiamo fatto l'anno scorso e, quindi, meritano
una valutazione perché o ci sono nuove esigenze oppure diventa
una logica diversa rispetto al provvedimento complessivo che
abbiamo approvato l'anno scorso.
Io chiedo, quindi, l'accantonamento per verificare se è
necessario questo ulteriore finanziamento solo per Palermo.
ANTINORO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTINORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per chiarire anche all'onorevole Barbagallo che la norma di cui
parlava adesso, al comma 2, dava ulteriori cento milioni che
dovevano servire per la manutenzione ordinaria della Cattedrale
di Palermo e, siccome era stato formulato erroneamente - sto
parlando della legge finanziaria dell'anno scorso - l'emendamento
di quest'anno serviva soltanto ad aggiustare quello che l'anno
scorso era stato erroneamente scritto.
PRESIDENTE. Onorevole Antinoro, non mi pare che la motivazione
sia quella che lei ha enunciato perché l'articolo 17 così recita:
"l'assessore regionale per i beni culturali ed ambientali e per
la pubblica istruzione é autorizzato, per l'esercizio finanziario
2001, ad erogare il contributo straordinario di lire cento
milioni all'Associazione culturale per la promozione..."
ANTINORO. E' così, signor Presidente, ma se lei adesso legge
l'emendamento, esso si riferisce al comma 2 della legge
finanziaria dell'anno precedente. E cioè questo articolo 17 era
per correggere...
PRESIDENTE. La riformulazione riguarda, invece il comma 2 e
finalizza il contributo.
ANTINORO. Esattamente.
SPEZIALE. E' un emendamento con il quale si dà una copertura
finanziaria.
PRESIDENTE. No, onorevole Speziale, la copertura di cento
milioni c'era già nell'articolo 17, esitato dalla Commissione
Bilancio. Questo precisa a che cosa devono servire i cento
milioni. E' ulteriore, perché dice: "sostituire l'articolo 17 con
il seguente...". Quindi, sostituiamo l'articolo 17 con il
seguente. Onorevoli colleghi, la seduta é sospesa per un minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 21.24, è ripresa alle ore
21.25).
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, comunico all'Aula che la formulazione
originaria dell'emendamento non teneva conto della ripartizione
di due terzi ed un terzo che l'articolo 47 della legge 3 maggio
2001, n. 6, prevedeva perchè, sostanzialmente, la cifra di cento
milioni veniva prelevata non tenendo conto della ripartizione di
due terzi ad un istituto e di un terzo all'altro.
Nella formulazione nuova di cui all'emendamento a firma
Antinoro controfirmato dal Governo si precisa che il contributo è
aggiuntivo e quindi non intacca la precedente ripartizione
prevista dalla legge n. 6. Pertanto è mantenuta la ripartizione
dei due terzi e di un terzo, finalizzato esclusivamente al
secondo comma dell'articolo 47, quello che prevede un intervento
di natura manutentiva.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze . Il Governo ne
chiede l'accantonamento.
(E' accantonato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di sospendere la seduta
come già concordato, si riprende l'esame dell'articolo 12.
Comunico che il Governo ha presentato l'emendamento 12.2
soppressivo dell'articolo 12.
Ne dò lettura: 'Il comma 3 dell'articolo 12 del disegno di
legge 259/A è abrogato'.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Presidente, l'articolo 12 è stato discusso in
Commissione e la formulazione individuata risulta da ...
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, l'articolo 12 è
ulteriormente accantonato.
Sospendo la seduta avvertendo che riprenderà fra un'ora.
(La seduta, sospesa alle ore 21.30, è ripresa alle ore
23.00).
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, avendo consultato i Capigruppo di tutti
i partiti, si é convenuto di aggiornare la seduta a mezzanotte.
Stiamo facendo una verifica rispetto ad alcuni articoli, ad
alcuni emendamenti al disegno di legge, in modo tale che alla
ripresa dei lavori si possano porre in votazione tutte quelle
parti del disegno di legge che non presentano particolari
difficoltà.
Qualora dovessero risultare accantonati, perché non
definiti, alcuni articoli od emendamenti, gli stessi verrebbero
posti in discussione nella seduta di domani mattina, 21 novembre
2001 alle ore 10,30. Questo, in linea di massima, é il
programma.
Pertanto, se non ci sono osservazioni, la seduta é sospesa e
riprenderà alle ore 24,00.
(La seduta, sospesa alle ore 23.01, è ripresa alle ore
00.05 di mercoledì 21 novembre 2001).
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, il Governo ha presentato il seguente
emendamento all'articolo 12, che riguarda abrogazione e modifica
di norme e che era stato in precedenza accantonato:
- al comma 3 dell'articolo 12 le parole '12 unità' sono
sostituite dalle altre '18 unità'.
Questo era il motivo che ne aveva determinato
l'accantonamento.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, su questa norma in Commissione
si è discusso e l'assessore Pagano ci aveva convinto della
necessità di elevare a dodici il numero dei dipendenti della
Regione presso la sede di Roma con la motivazione che si trattava
di avere lì del personale che nelle unità dedicate fosse
corrispondente al numero degli assessori.
Se non vogliamo fare una trattativa così, al buio, vorremmo
capire perchè '18' e non '12'. Qual è la motivazione? Siccome
chi conosce la sede della Regione a Roma sa come sono congegnati
i locali, io credo che diciotto persone oltre...
Vorrei capire, signor Presidente, perchè '18'? Questo
numero a quali funzioni corrisponde? Se l'Assessore ce lo dice,
potremmo anche convincerci.
PRESIDENTE. L'onorevole Capodicasa desidera sapere da che cosa
deriva la richiesta del Governo di portare a diciotto le unità
previste per l'Ufficio della Regione di Roma.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, sembrerebbe che ci sia un motivo di natura
organizzativa. Poco fa c'era il Presidente della Regione e ce lo
spiegava tra di noi durante un momento di pausa.
A quanto pare c'è un'oggettiva difficoltà da parte del
personale della Regione siciliana ad accettare la sede di Roma,
in quanto considerata poco ambita.
Allora, nel caso specifico, il numero '18' è un numero
massimo che tiene conto delle difficoltà che questa Aula ha
verificato a seguito di questo semplice emendamento. Al che il
Presidente giustamente ha detto di tenere un numero massimo,
sapendo bene che non lo raggiungeremo mai. L'ideale per noi
sarebbe esattamente quei dodici, uno per ogni assessorato, cui
abbiamo accennato.
SPEZIALE. Allora, perchè '18'?. Facciamo '24'.
PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Va bene.
Allora, se lo dice lei, portiamo il numero a '24'.
PRESIDENTE. Mi sembra di capire che il numero indicato è da
considerarsi come numero massimo per evitare, di volta in volta,
di dovere eventualmente modificare una legge per utilizzare
personale nella sede di Roma, che - come tutti sappiamo - deve
essere potenziata proprio in virtù della mutata situazione che
riguarda le competenze del Governo, eccetera.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, avevamo deciso di procedere in un
determinato modo e, però, questa procedura riguardava gli
articoli dal 17 in poi, signor Presidente. Questo era
accantonato in precedenza e, quindi, nella sede informale in cui
di questa procedura abbiamo parlato, noi non siamo tornati
sull'emendamento che il Governo avrebbe presentato al comma 3 di
questo articolo. Probabilmente in quella sede è stata una
mancanza, però abbiamo sollevato problemi di copertura
finanziaria già per dodici, il numero massimo di diciotto non ci
garantisce, il fatto che sia massimo non ci garantisce affatto
che non venga raggiunto, non può essere superato ma non è che non
può essere raggiunto.
Persistono tutti i problemi che abbiamo sollevato nella fase
preliminare della discussione. L'assessore Pagano anziché
lasciare raddoppia su questo comma; francamente io mi sento
disorientato.
Noi non siamo tornati in quella sede informale su questo
emendamento, non lo abbiamo preso in esame, non mi sembra che ci
sia nessun vincolo rispetto alla procedura concordata in quella
sede informale su questo emendamento.
Io non vorrei essere costretto, signor Presidente, a
chiedere il numero legale per questo emendamento.
CINTOLA. Ecco come ci siamo ridotti
LIOTTA. No, non è questo il punto. Io ho detto che non vorrei
essere costretto. Io dico di continuare ad accantonare questo
articolo e questo emendamento e mettiamolo insieme a tutti gli
altri articoli che sono oggetto di...
PRESIDENTE. Onorevole Liotta, la Presidenza, per la verità,
questo metodo non lo condivide molto, tuttavia l'articolo è
accantonato.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Comunica che sono stati presentati i seguenti ordini del
giorno:
n. 3 "Dotazione tecnico-finanziaria idonea al Gruppo Indagine
archeologica subacquea Sicilia (GIASS)" degli onorevoli
Speziale, Oddo, Villari, Capodicasa, Papania e Giannopolo;
n. 4 "Impegni del Governo della Regione in ordine alla
formazione professionale in Sicilia", degli onorevoli Villari,
De Benedictis, Oddo e Papania;
n. 5 "Intervento allo scopo di impedire la reintroduzione dei
ticket sui farmaci", degli onorevoli Forgione, Liotta e
Miccichè;
n. 6 "Interventi per la sospensione delle procedure di
demolizione di abitazioni abusive", degli onorevoli Lo Curto,
Beninati, Savarino, Zago, Infurna, Manzullo;
n. 7 "Adeguati trasferimenti finanziari ai comuni con meno di
10.000 abitanti", degli onorevoli Oddo, Speziale, Capodicasa ed
altri;
n. 10 "Applicazione del regolamento CE n. 1148/2001 del 12
giugno 2001, degli onorevoli Fleres e Catania Giuseppe;
n. 11 "Erogazione contributi ai sensi della legge regionale n.
63 del 1983", degli onorevoli Fleres e Catania Giuseppe;
n. 12 "Interventi urgenti per la sospensione temporanea dei
lavori di realizzazione dell'elettrodo a 150 Kv Viagrande, Aci
Sant'Antonio, Acireale, S. Venerina, Giarre", degli onorevoli
Fleres e Catania Giuseppe;
n. 13 "Istituzione albo professionale degli installatori
car-stereo artigiani" degli onorevoli Fleres e Catania
Giuseppe;
n. 14 "Iniziative per garantire i collegamenti nei comuni di
Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione e Randazzo", degli
onorevoli Fleres e Catania Giuseppe;
n. 15 "Interventi per consentire la realizzazione di una
bretella di rientro a cappio in prossimità dello svincolo
autostradale di San Gregorio", degli onorevoli Fleres e Catania
Giuseppe;
n. 16 "Equiparazione del personale di protezione civile,
operante nella Sicilia orientale, al personale della Pubblica
Amministrazione regionale", degli onorevoli Fleres e Catania
Giuseppe;
n. 17 "Accordo da stipulare con la Federfarma Sicilia - Unione
regionale dei titolari di farmacia isolani per consentire agli
assistiti di rifornirsi dei medicinali di cui alla lettera a)
del D.L. 18 settembre 2001, n. 347, tramite le farmacie
dell'Isola", degli onorevoli Fleres e Catania Giuseppe;
n. 18 "Iniziative per l'immediata e piena attuazione
dell'articolo 158 del trattato CE", degli onorevoli Fleres e
Catania Giuseppe.
Avverto che gli ordini del giorno verranno posti in
votazione nella seduta di domani.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Onorevoli colleghi, comunico che gli articoli 17 e 18 sono
accantonati. L'articolo 19 diventa emendamento al disegno di
legge numero 185.
Gli articoli 20 e 21 sono accantonati.
Si passa all'articolo 22. Ne do lettura:
"Art. 22.
Contributi trasporti turistici
1. Una quota di lire 10.000 milioni dello stanziamento del
capitolo 872801 è destinata al pagamento dei contributi di
cui all'articolo 16 della legge regionale 17 maggio 1984, n.
31, così come modificato dall'articolo 74 della legge
regionale 3 maggio 2001, n. 6, relativi all'anno 2000".
All'articolo 22 non ci sono emendamenti e non chiedendo
nessuno di parlare lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:
"Art. 23.
Trasporto anziani
1. Con effetti a decorrere dall'esercizio finanziario
2002, sono reintrodotti gli interventi di cui all'articolo 16
della legge regionale 6 maggio 1981, n. 87, abrogati
dall'articolo 2, tabella 'F', della legge regionale 3 maggio
2001, n. 6 (finanziaria regionale).
2. Gli oneri relativi al comma 1 saranno determinati
annualmente con la legge finanziaria.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti
articoli aggiuntivi:
- dal Governo: emendamenti 23.1, 23.3, 23.15, 23.14, 23.7,
23.12 e 23.7.1 (subemendamneto all'emendamento 23.7);
- dall'onorevole Leanza V.: emendamento 23.16;
- dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe e Beninati:
emendamenti 23.4 e 23.5;
- dall'onorevole Tricoli: emendamento 23.6;
- dall'onorevole Beninati: emendamento 23.8;
- dall'onorevole Formica: emendamento 23.9;
- dall'onorevole Basile: emendamento 23.10;
- dall'onorevole Formica: emendamento 23.11;
- dagli onorevoli Baldari ed altri: emendamento 23.13.
emendamento 23.1:
Pongo in votazione l'emendamento 23.1. Il parere del
Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, l'articolo 23.3 è spostato, come
emendamento, al disegno di legge n. 185; così pure gli
emendamenti 23.16, 23.15, 23.14.
Si passa all'emendamento 23.4. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 23.5. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Il 23.6 è spostato al disegno di legge n. 185.
Pongo in votazione l'emendamento 23.7.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento aggiuntivo al 23.7 che è il
23.7.1. Si tratta di un emendamento tecnico:
Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge,
dovrà essere emanato, in conformità all'articolo 16 della legge
regionale 18 febbraio 1986, n. 2, lo statuto dell'Azienda delle
foreste demaniali che conterrà le norme relative alle
competenze degli organi in ordine agli strumenti contabili,
alle loro strutture ed al controllo.
Lo pongo in votazione. Il Governo lo ha proposto.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Affidiamo alla Presidenza il coordinamento formale con
l'articolo 23.
L'emendamento 23.8 è improponibile. L'emendamento 23.9 è
accantonato; l'emendamento 23.10 è spostato al disegno di legge
n. 185; l'emendamento 23.11 è improponibile.
Si passa all'emendamento 23.12. Lo pongo in votazione.
Il Governo lo ha proposto.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 23.13 è improponibile.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, noi destiniamo un contributo
che credo fosse finalizzato ad altre cose per il reperimento
finanziario della gestione del bilancio. Questa è una cosa
corretta? Non lo so. Il Governo ormai firma tutto, l'onorevole
Assessore diciamo che ha rotto i freni.
L'emendamento 23.13 è improponibile.
Ci sono alcuni emendamenti fuori sacco. Li accantoniamo,
poichè la valutazione che è stata fatta non ha riguardato gli
emendamenti fuori sacco ma soltanto quelli che erano contenuti
nel bozzone, li accantoniamo e li affrontiamo alla fine della
seduta così come concordato poc'anzi.
Si passa al titolo II. Ricordo che tutti gli articoli
contenuti nel titolo II del disegno di legge sono connessi con le
variazioni apportate alle tabelle. La Presidenza avverte che
con l'approvazione di ciascun articolo del titolo II e di
eventuali emendamenti verranno determinate le corrispondenti
variazioni alle tabelle relative ai capitoli recati dallo stesso
articolo, del che bisognerà tenere conto quando si procederà
all'approvazione delle tabelle.
Sull'articolo 24 non ci sono emendamenti. Lo pongo in
votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. L'articolo 25 è accantonato. Si passa
all'articolo 26. Ne dò lettura:
"Cofinanziamento interventi extra regionali
1. Al fine di far fronte agli oneri derivanti dall'emergenza
verificatasi in località Macari il 28 febbraio 2001 è
autorizzato, per l'esercizio 2001, il trasferimento di lire
5.000 milioni a favore del comune di San Vito Lo Capo, quale
cofinanziamento dell'intervento del Ministero degli Interni,
delegato per il coordinamento della protezione civile.
2. Al fine di completare gli interventi previsti nel P.O.P
94/99, misura 8.5 e misura 9.4, è autorizzata, per l'esercizio
2001, la spesa rispettivamente di lire 27 milioni e di lire 22
milioni, quale cofinanziamento regionale, cui si fa fronte con
le disponibilità del capitolo 613919".
PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 26 è stato presentato
un emendamento. Allora, colleghi l'emendamento che il governo
propone per l'articolo 26 in realtà è già contenuto nel bozzone a
pagina 97. Per un fatto di coordinamento il governo propone uno
spostamento di natura tecnica, esisteva un consenso su questa
disposizione nella riunione che c'è stata. Lo pongo in votazione
l'emendamento 69.7. Il parere del Governo?
PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione.
CROCE, Presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Io vorrei, Presidente, che l'Assessore ci desse una
spiegazione di una destinazione. Del resto, con l'emendamento che
abbiamo adesso approvato che ha finalità generale noi approviamo
un emendamento all'articolo 26, chi quindi si intende aggiuntivo,
un comma 3, in cui parliamo di realizzazione di interventi a
carico del fondo sociale europeo compresi nel POP 94-99
autorizzata la spesa di lire 497 milioni, cioè noi...
PRESIDENTE. Con l'unica differenza, onorevole Capodicasa, che
siccome si tratta di finanziamenti per interventi extraregionali,
e l'articolo 26 si occupa di questo, il governo ha proposto
sostanzialmente e l'aula lo ha approvato di spostare questo
emendamento dall'articolo 43, che era la rubrica lavoro,
l'articolo connesso con l'Assessorato al lavoro, invece
all'articolo 26 che è quello più pertinente, a mio avviso, che
riguarda gli interventi extraregionali. C'era già stato l'assenso
quindi non cambia nulla.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 26 nel testo
risultante. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 27. Ne dò lettura:
"Art. 27
Certificazioni per le sovvenzioni globali
1. Per consentire alla Presidenza della Regione il rilascio
delle certificazioni, di cui all'articolo 21 del Regolamento CE
20 luglio 1993, n. 2082, sulle domande di pagamento a saldo
degli organismi intermediari di cui all'articolo 40 della legge
regionale 3 maggio 2001, n. 6, è autorizzata la spesa di lire
500 milioni cui si fa fronte con le disponibilità di cui al
capitolo 615602".
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 28. Ne do lettura:
"Art. 28
Ufficio speciale per i controlli di secondo livello
1. Per far fronte alle spese destinate ad azioni di assistenza
tecnica e supporto per l'espletamento delle attività di
competenza dell'Ufficio speciale per i controlli di secondo
livello sulle operazioni cofinanziate dai fondi strutturali, è
autorizzata la spesa di lire 600 milioni per l'esercizio
finanziario 2001.
2. Al fine di consentire il regolare e autonomo funzionamento
dell'Ufficio speciale per i controlli di secondo livello, è
autorizzata la spesa di lire 50 milioni per l'esercizio
finanziario 2001.
3. Al fine di dotare l'Ufficio speciale per i controlli di
secondo livello delle attrezzature necessarie al regolare
espletamento delle competenze è autorizzata la spesa di lire
200 milioni per l'esercizio finanziario 2001".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 29. Ne dò lettura:
"Art. 29
Convenzione con l'agenzia del demanio
1. Al fine di consentire la stipula di convenzione con
l'Agenzia del demanio, ai sensi dell'articolo 65 del decreto
legislativo 30 luglio 1990, n. 300, è autorizzata la spesa di
lire 300 milioni per l'esercizio finanziario 2001".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Gli articoli 30 e 31 sono accantonati. Si passa
all'articolo 32. Ne do lettura:
"Contributo 'una tantum'
1. Al fine di consentire l'erogazione a favore dei coniugi
Giuseppe Calanni Fraccono e Maria Liuzzo Scorpo del contributo
'una tantum' di cui all'articolo 11 della legge regionale 24
agosto 1993, n. 19, previsto per i proprietari delle
abitazioni rimaste danneggiate a seguito dell'attentatoal posto
di Polizia di Stato del comune di Tortorici, è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 6 milioni".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Gli articoli 33 e 34 sono accantonati. Si passa all'articolo
35. Ne do lettura:
"Interventi via Pagano
1. Le provvidenze previste dall'articolo 9, commi 2 e 3,della
legge regionale 30 dicembre 2000, n. 35, sono estese ai
proprietari di unità adibite ad usi non abitativi.
2. Per le finalità di cui al comma 1, lo stanziamento del
capitolo 517302 del bilancio della Regione per l'esercizio
finanziario 2001 è incrementato di lire 300 milioni".
All'articolo 35 c'è l'emendamento soppressivo dell'onorevole
Barbagallo che è ritirato.
Pongo in votazione l'articolo 35 senza emendamenti perchè
quelli depositati sono aggiuntivi. Chi è favorevole resti seduto,
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'articolo 35.2 è tra quelli concordati. Lo pongo in
votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 35.3 è accantonato. Si passa all'emendamento
35.5., non ci sono osservazioni, è tra quelli concordati. Lo
pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 35.6, è nelle stesse condizioni. Lo
pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 35.7 è spostato al disegno di legge numero
185.
L'articolo 36 è accantonato.
Si passa all'articolo 37. Ne do lettura:
"Art. 37.
Corsi di formazione professionale personale corpo forestale
1. Per soddisfare le obbligazioni relative agli interventi
di cui agli articoli 72 e 73 della legge regionale 6 aprile
1996, n. 16, è autorizzata, per l'esercizio finanziario 2001,
la spesa di lire 70 milioni (capitolo 150521)".
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 38. Ne do lettura:
"Art. 38.
Opere e lavori di miglioramento fondiario ed agrario
1. Per soddisfare le obbligazioni relative agli
interventi di cui all'articolo 27 della legge regionale 25
giugno 1986, n. 13, è autorizzata, per l'esercizio
finanziario 2001, la spesa di lire 27 milioni (capitolo
542838)".
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 39 che è accantonato. Comunico
all'Aula che sono dichiarati improponibili gli emendamenti 39.3,
39.2, 39.12, 39.16, 39.17, 39.13, 39.4, 39.5, 39.15, 39.6, 39.10,
39.7, 39.8.
L'articolo 39.9 viene spostato alla legge finanziaria e
quindi diventa emendamento alla finanziaria.
L'articolo 39.11 è superato da un emendamento che
successivamente presenterà il Governo e che prevede un ulteriore
aumento della somma che era prevista nell'emendamento presentato
dagli onorevoli Capodicasa e Speziale. Quindi è superato.
Si passa all'articolo 40. Ne do lettura:
"Art. 40.
Enti economici
1. Per le finalità di cui all'articolo 7, comma 6, della
legge regionale 20 gennaio 1999, n. 5, è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, l'ulteriore spesa di lire
15.000 milioni (capitolo 243701).
2. Per le finalità di cui all'articolo 12, comma 2, della
legge regionale 20 gennaio 1999, n. 5, è autorizzata,
per l'esercizio finanziario 2001, l'ulteriore spesa di lire
2.500 milioni (capitolo 244102)".
All'articolo 40 non sono stati presentati emendamenti. Lo
pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa agli articoli aggiuntivi di cui agli emendamenti
40.1 e 69.15. Essendo uguali i due emendamenti, pongo in
votazione il 69.15 in quanto formulato più correttamente.
Il parere della Commissione?
CROCE, Presidente della commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 41. Ne do lettura:
"Art. 41.
Riproduzione di somme eliminate dal conto del patrimonio
della Regione
1. Per provvedere al pagamento delle obbligazioni non
soddisfatte a causa della loro eliminazione dal conto del
patrimonio della Regione, ai sensi dell'articolo 8, comma 1,
della legge regionale 27 febbraio 1992, n. 2, è autorizzata,
per l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 190
milioni (capitolo 713301)".
All'articolo 41 è stato presentato dal Governo l'emendamento
41.1. Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 41.2. E' improponibile. Pongo in
votazione l'articolo 41, così come emendato dall'emendamento
41.1.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 42. Ne do lettura:
"Art. 42.
Trasformazione centralini telefonici per non vedenti
1. L'Assessore regionale per il lavoro, la previdenza
sociale, la formazione professionale e l'emigrazione è
autorizzato a rimborsare all'INAIL le spese sostenute per la
trasformazione dei centralini telefonici per non vedenti in
attuazione dell'articolo 8 della legge 29 marzo 1985, n. 113.
2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 226 milioni".
All'articolo 42 non ci sono emendamenti. Lo pongo in
votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 43. Ne do lettura:
"Art. 43.
Lavoratori emigrati e loro famiglie
1. Per soddisfare le obbligazioni relative agli
interventi di cui agli articoli 12 e 12 bis della legge
regionale 4 giugno 1980, n. 55, per l'attività svolta dal
C.O.E.S. di Palermo nell'anno 1996, è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 43 milioni
(capitolo 312522)".
All'articolo 43 non ci sono emendamenti. Lo pongo in
votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 44. Ne do lettura:
"Art. 44.
Contributi ai consorzi di ripopolamento ittico
1. Per il funzionamento dei consorzi di ripopolamento
ittico, di cui alla legge regionale 1 agosto 1974, n. 31,
così come integrata dall'articolo 2 della legge regionale 6
aprile 1995, n. 33, costituiti alla data di entrata in vigore
della presente legge, è concesso per l'anno 2001 un
contributo di lire:
200 milioni per il consorzio di ripopolamento ittico del
Golfo di Patti;
200 milioni per il consorzio di ripopolamento ittico del
Golfo di Castellammare del Golfo;
200 milioni per il consorzio di ripopolamento ittico del
Golfo di Catania"
All'articolo 44 sono stati presentati tre emendamenti: il
44.1 degli onorevoli Liotta e Micciché, il 44.2 degli onorevoli
Catania Giuseppe e Fleres e il 44.3 del Governo.
LIOTTA. Ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa
all'emendamento 44.2. Lo pongo in votazione. Il parere della
Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 44.3 che è superato.
Pongo in votazione l'articolo 44 così come riformulato
dall'emendamento 44.2. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' APPROVATO)
PRESIDENTE. Si passa all'art. 45. Invito il deputato
segretario a darne lettura .
BURGARETTA APARO, segretario.
Art. 45.
Fermo biologico
1. Per le finalità dell'articolo 1 della legge regionale
26 ottobre 1998, n. 30, e dell'articolo 2, comma 3, della
legge regionale 28 settembre 1999, n. 24, è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 6.000 milioni
da destinare al pagamento delle annualità 1998 e 1999.
PRESIDENTE. Comunico che all'art. 45 ci sono due emendamenti,
che sono accantonati. Tutto l'art. 45 è accantonato.
PRESIDENTE. Si passa all'art. 46. Invito il deputato
segretario a darne lettura .
BURGARETTA APARO, segretario.
Art. 46.
Aiuti per gli equipaggi dei natanti
1. Per le finalità degli articoli 1 e 2 della legge
regionale 28 settembre 1999, n. 24, è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 190 milioni
(capitolo 347701).
PRESIDENTE. L'art. 46 è accantonato.
PRESIDENTE. Si passa all'art. 47. Invito il deputato
segretario a darne lettura .
BURGARETTA APARO, segretario.
Art. 47.
CIEM
1. L'Assessore regionale per la cooperazione, il
commercio, l'artigianato e la pesca è autorizzato a concedere
al Centro per l'internazionalizzazione delle imprese e la
promozione delle piccole e medie imprese dello spazio
euromediterraneo (CIEM) un contributo straordinario, per
l'esercizio finanziario 2001, di lire 1.000 milioni per le
spese di gestione.
PRESIDENTE. L'art. 47 è accantonato.
PRESIDENTE. Si passa all'art. 48. Invito il deputato
segretario a darne lettura .
BURGARETTA APARO, segretario.
Art. 48.
Scuole materne regionali
1. Per soddisfare le obbligazioni relative alla locazione
di immobili da destinare a sedi di scuole materne regionali,
già assunte alla data di entrata in vigore della legge
regionale 3 maggio 2001, n. 6, che ha disposto il
trasferimento alle amministrazioni comunali di tali oneri, è
autorizzata, per l'esercizio finanziario 2001, la spesa di
lire 900 milioni (capitolo 373321).
PRESIDENTE. L'art. 48 non ha emendamenti.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'art. 48. Chi è favorevole
resti seduto, chi è contrario si alzi.
E' APPROVATO
PRESIDENTE. Si passa all'art. 49. Invito il deputato
segretario a darne lettura .
BURGARETTA APARO, segretario.
Art. 49.
Organo monumentale della Cattedrale di Trapani
1. L'Assessore regionale per i beni culturali ed
ambientali e per la pubblica istruzione è autorizzato, per
l'esercizio finanziario 2001, ad erogare un contributo
straordinario di lire 400 milioni per il restauro dell'organo
monumentale custodito nella chiesa di San Lorenzo, Cattedrale
di Trapani.
2. All'onere di cui al comma 1 si provvede con parte
delle disponibilità del capitolo 215704, accantonamento 1009,
del bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 2001.
PRESIDENTE. L'emendamento n. 49.1 e 49.2 sono ritirati.
L'emendamento 49.3 è improponibile.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per un minuto.
C'è un emendamento del Governo che da copertura
all'emendamento 49.3.
All'onere di cui al presente articolo di provvede mediante
riduzione di parte delle disponibilità del capitolo 776403 del
bilancio della regione per l'esercizio 2001. Quindi, a questo
punto, l'emendamento
49.3 non è improponibile, è proponibile.
Lo pongo in votazione.
Il Governo ha dato copertura con il subemendamento 49.3.
Il parere della Commissione?
CROCE, Presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il fatto che
abbiamo concordato un metodo per andare avanti in questa seduta e
giungere - ove possibile - all'approvazione di queste variazioni
di bilancio credo che però non possa occultare alcune
riflessioni.
Su questo articolo vorrei intervenire e lo faccio ancora più
volentieri avendo a fianco l'onorevole assessore ai beni
culturali.
Abbiamo evitato di giungere a leggi "omnibus" e con
provvedimenti spezzettati. Con questo articolo e da questo
articolo in poi - ma già ne abbiamo avuti altri prima - comincia
la serie di alcuni provvedimenti su misura, parziali,
particolarissimi che credo non dovrebbero comparire in questo
testo.
Vorrei capire molto di più se c'è una politica - per esempio
dell'assessorato ai beni culturali - su tutto questo settore, sul
recupero di alcuni beni e la manutenzione e la tutela di alcuni
beni - qua parliamo di due organi di due importanti cattedrali.
Ma quanti ce n'è in Sicilia che richiedono una manutenzione?
E perchè noi, oggi, dobbiamo fare una norma specifica prima
su uno su sollecitazione di quelli di Trapani? Ora aggiungiamo
quello di Sciacca. Non c'è stata fantasia in quelli di Catania e
quelli di Palermo ed ognuno avrebbe potuto aggiungere un organo.
C'è un organo bellissimo in una piccola chiesa, ad Isnello,
cadente, dove c'è un sindaco comunista. Non mi è passato per la
testa di fare un emendamento per cinquanta milioni - essendo
Isnello più piccolo, quindi quasi un "organetto", dimensionato a
quella piccola cattedrale.
Questo Parlamento, ovviamente, è sovrano e può approvare
quello che vuole, ma io volevo consegnare, almeno qui, nel
momento in cui votate questa norma, il mio dissenso, il mio
disappunto ed il mio voto contrario.
STANCANELLI. Organi piccoli; a Trapani, invece, l'organo è
monumentale.
CINTOLA. Alessandro, questo di Isnello lo vuoi presentare tu?
STANCANELLI... per un organo monumentale solo quattrocento
milioni.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sarei
d'accordo con l'onorevole Forgione se noi andassimo ad
incrementare il capitolo che riguarda i fondi per intervenire in
materia di beni ecclesiastici, ecc... per potere dare la facoltà
all'assessore di potere utilizzare le somme per alcune finalità
che sono...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non è possibile continuare la
seduta in queste condizioni. Vogliamo lasciare parlare
l'onorevole Capodicasa?
CAPODICASA... se dare la facoltà all'assessore di potere
intervenire su alcune di queste fattispecie che non hanno trovato
accoglimento presso l'assessorato - non è che mi sono inventato
l'organo di Sciacca. C'è una richiesta della chiesa di San
Michele, non per la manutenzione, ma per il restauro,
onorevole... va bene, per carità, io non so ma se mi fa parlare
troverà risposta alla sua questione...
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, va bene.
CAPODICASA. Vorrei completare l'argomento.
PRESIDENTE. E' superata la questione perché é stato votato il
sub emendamento finanziario.
CAPODICASA. Io condivido la tesi dell'onorevole Forgione. Deve
essere chiaro. Ma dal momento che c'é un articolo in finanziaria
che riguarda l'organo della cattedrale di Trapani, e non avendo
trovato accoglimento la richiesta della chiesa di San Michele di
Sciacca perché il capitolo non era capiente, allora o
incrementiamo il capitolo e l'assessore poi evaderà le richieste
che sono giacenti e sono rimaste inevase, oppure io presento
l'emendamento, dal momento che già c'é un argomento contenuto
nell'articolato, perché io sono perfettamente consenziente con la
tersi che materia di questo genere - soprattutto per piccole
quantità finanziarie - non dovrebbero entrare nella legge. Sono
perché, per esempio, tutto questo avvenga anche per altre cose
che seguono l'articolo 49; però vorrei essere sicuro che questa
materia venga ricompresa, attraverso l'emendamento del Governo,
per l'incremento del capitolo apposito e io ritiro l'emendamento,
se il Governo assume l'impegno.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'emendamento di copertura
finanziaria é già stato votato. L'onorevole Capodicasa se vuole
dare seguito a questa sua intenzione può presentare un ordine del
giorno che vincoli il Governo successivamente. Io invece pongo in
votazione l'emendamento 49.3 che ... Onorevole Capodicasa,
abbiamo avviato un percorso che é a metà, non lo possiamo
completare. O lo completiamo e quindi votiamo l'emendamento 49.3
che é la parte normativa della parte finanziaria già votata,
oppure bocciamo l'emendamento 49.3 o lei lo ritira, viene meno la
copertura finanziaria e votiamo l'articolo così come é.
D'ANTONI . Se l'onorevole Capodicasa lo ritira, lo presento io
l'emendamento.
CAPODICASA. Onorevole Presidente, ho condizionato il ritiro
dell'emendamento che ho presentato ad una dichiarazione del
Governo. Se il Governo dice che va bene, io ritiro l'emendamento.
Quindi non vedo il motivo del contendere.
PRESIDEntE. Onorevole Pagano, l'onorevole Capodicasa desidera
un impegno del Governo o comunque una opinione del Governo
rispetto alle osservazioni che ha formulato.
CROCE, presidente della commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CROCE, presidente della commissione e relatore. Intanto
l'organo monumentale della cattedrale di Trapani rientra
nell'ambito di un ragionamento fatto un anno fa, con la
finanziaria, accantonati 400 milioni nei fondi globali; il
Parlamento ha votato quella tabella; quindi siamo di fronte ad
una situazione diversa rispetto a quella che si sta discutendo.
Il capitolo cui si fa riferimento é un capitolo che tratta
materia particolare, quasi a livello di monumento. Questi sono
organi che solo così possono essere finanziarti. O altrimenti non
é possibile recuperarli, ecco perché allora il Parlamento decise
di accantonare l'importo. Si sta parlando di un'altra cosa.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Non é che nella valutazione dei progetti
esecutivi per quanto riguarda gli organi non ci sia anche da
parte mia - lo dico perché é così - una discrezionalità
nell'accogliere un progetto o un altro, certo c'é una valutazione
complessiva che dipende dalla oggettiva importanza
dell'intervento, anche dallo stato di degrado dell'organo. Nel
caso specifico l'onorevole Capodicasa ha chiesto una cosa che
credo possa essere condivisa. Per evitare, a prescindere
dall'emendamento presentato dall'articolo 49 che è altra cosa e
su questo apro una piccola parentesi. Recentemente su tutta la
materia dei restauri che riguardano beni ecclesiastici abbiamo
dovuto far corso ad un protocollo d'intesa con la Conferenza
episcopale siciliana, per cui sono gli stessi vescovi che ci
indicano le priorità, per evitare che ci sia anche da parte mia
oltre che da parte dei singoli parroci accompagnati spesso da
colleghi, una discrezionalità indiretta nella scelta dei
progetti. Le valutazioni complessive, quindi, le abbiamo risolte
con un metodo che sia il più oggettivo possibile. L'onorevole
Capodicasa dice una cosa che può servire a non inserire un
precedente. Se questo fondo dei 140 milioni dell'emendamento 49.3
viene anziché dirottato su questo articolo nel fondo della
Regione che riguarda il capitolo di bilancio del restauro degli
organi, l'impegno del Governo è di restaurare questo organo per
evitare di creare un precedente.
CAPODICASA. Ritiro l'emendamento 49.3.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei che recuperassimo un
minimo di razionalità nel lavoro che stiamo svolgendo. Noi
abbiamo votato il sub emendamento 49.3.1 all'emendamento 49.3,
quindi abbiamo dato copertura finanziaria a questo emendamento.
D'ANTONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANTONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per dire
che sono favorevole, perché non capisco si può fare quello di
Trapani e non quello di Sciacca. O si segue lo stesso principio o
non si segue. Allora, se il criterio di questa legge è fare
interventi a questo fine, poi il resto della programmazione sugli
organi di tutta la Sicilia si farà. Questo non capisco perchè non
si debba mantenere. Questo è un problema dell'onorevole
Capodicasa, non dell'Aula. Io scavalcato sul piano della mia
militanza cattolica.
CINTOLA. Pongo la mia firma all'emendamento.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 49.3. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E'approvato)
Pongo in votazione l'articolo 49, così come emendato
dall'articolo 49.3, a sua volta sub emendato dall'emendamento
49.3.1. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 50. E' accantonato.
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura
dell'articolo 51.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 51
Scuole materne non statali
1. Per l'erogazione di assegni, premi, sussidi e
contributi per il mantenimento delle scuole materne non
statali è autorizzata per l'anno 2001 l'ulteriore spesa di
lire 4.300 milioni (capitolo 373701).'.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 52. Invito il deputato segretario a darne
lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 52
Personale di custodia dei musei
1. Per garantire la regolare apertura dei musei, delle
gallerie, delle aree archeologiche della Regione siciliana
nell'anno 2001 è autorizzata l'ulteriore spesa di lire 2.000
milioni per consentire il pagamento del lavoro straordinario
al personale di custodia (capitolo 376002)'.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 53. Invito il deputato segretario a darne
lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 53
Centro europeo di studi economici e sociali
1. Per le finalità dell'articolo 19 della legge regionale
3 gennaio 1985, n. 2, è autorizzata, per l'esercizio
finanziario 2001, l'ulteriore spesa di lire 50 milioni
(capitolo 377721)'.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
ario si
(E' approvato)
Invito il deputato segretario a dare lettura dell'articolo 54.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 54.
Teatro comunale di Adrano
1. L'Assessore regionale per i beni culturali ed
ambientali e per la pubblica istruzione è autorizzato a
concedere , per l'esercizio finanziario 2001, un ulteriore
contributo di lire 1.500 milioni per le finalità di cui
all'articolo 64 della legge regionale 11 maggio 1993, n. 15'.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 55. E' accantonato.
Ci sono però due emendamento soppressivi. C'era una mediazione
in corso. Se i deputati presentatori degli emendamenti
soppressivi li dovessero ritirare, l'emendamento potrebbe essere
posto in votazione.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io su questo
punto credo che questo Parlamento regionale debba trovare un
elemento di pacata riflessione e deve pensare a migliaia e
migliaia, forse un milione di bambini di tutta la Sicilia che
hanno bisogno di essere messi in condizione di avere una scuola
competitiva con gli standards ormai europei, per quanto riguarda
i mezzi tecnologici e i mezzi multimediali. Io credo che noi non
possiamo decidere qui che c'è un comune ...
FORGIONE....Io credo che non possiamo decidere qui che c'è
un comune, magari con una popolazione studentesca di 10mila
bambini eletti, di serie A ai quali noi forniamo due sale
multimediali con i computers con i sistemi tecnologici più
anvanzati e poi ci sono circa un milione di bambini siciliani che
non fanno parte di questo ristrettissimo popolo di eletti ai
quali, con una norma della prossima finanziaria, regaleremo una
scatolina con due matite, due temperini e qualche gomma formato
topolino.
Io credo che noi non possiamo coprire questo Parlamento di
ridicolo. E, lo dico perchè io non ho veramente niente contro i
bambini di Marsala. Ma quando assumiamo la misura che riguarda la
riqualificazione della scuola dell'obbligo in Sicilia, dobbiamo
pensare a tutti i bambini siciliani. Perchè le scuole di Marsala
hanno bisogno del computer e le scuole di canicattì, le scuole di
Adrano, le scuole di San Teodoro - non vedo l'onorevole Leanza,
sennò gli citerei San Teodoro per toccare la sua sensibilità -
invece hanno bisogno della matita con il temperino?
Allora, io credo che dobbiamo prendere una misura seria su
questo, ed evitare che anche la Sicilia, la stampa, guardi a noi
come a un luogo dove si distribuisce, magari alla vigilia della
campagna elettorale che sarà da qui a domenica, proprio a
Marsala, una prebenda sulla pelle dei bambini. Noi non ce lo
possiamo permettere, e credo che su questo tutti assieme possiamo
assumere una posizione responsabile.
PRESIDENTE. E' accantonato.
Si passa all'articolo 56. Invito il deputato segretario a darne
lettura.
BURGARETTA APARO, Segretario:
Art. 56.
Archivio dell'Autonomia siciliana
1. Per le finalità di cui all'articolo 23 della legge
regionale 3 maggio 2001, n. 6, è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, l'ulteriore spesa di lire 500
milioni (capitolo 376558).
PRESIDENTE. CI sono una serie di emendamenti. C'è un
emendamento soppressivo dell'onorevole Liotta. Se l'onorevole
Liotta lo ritira trattiamo questo articolo.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Dobbiamo mantenere un comportamento uniforma, perchè
sull'articolo 55, anche lì c'era un emendamento soppressivo. Ci
siamo bloccati qui rispetto alla procedura concordata. Credo che
dovremmo coerentemente fermarci qui.
PRESIDENTE. E' accantonato
Si passa all'articolo 57. Invito il deputato segretrio a darne
lettura.
BURGARETTA APARO, Segretario:
Art. 57.
Portatori di handicap
1. L'Assessore regionale per la sanità è autorizzato ad
erogare ai soggetti di cui all'articolo 14 della legge
regionale 18 aprile 1981, n. 68, che svolgono attività di
riabilitazione in favore dei soggetti portatori di handicap
in regime di convenzione ed in atto convenzionati con il SSR
un contributo pari ai costi sostenuti e documentati fino al
31 dicembre 2000 per il personale in esubero rispetto agli
standard regionali.
2. Per le finalità di cui al comma 1, è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 500 milioni.
PRESIDENTE. E' accantonato
Si passa all'articolo 58. Invito il deputato segretrio a darne
lettura.
BURGARETTA APARO, Segretario:
Art. 58.
Potenziamento attività di controllo veterinario
1. In adempimento delle disposizioni di cui alla lettera
b), comma 1, dell'articolo 5 del decreto legislativo 19
novembre 1998, n. 432, la somma di lire 25 milioni versata
dalle aziende unità sanitarie locali nell'anno 2000 in
applicazione del medesimo articolo, è destinata al
potenziamento delle attività di controllo ed al coordinamento
del piano residui (capitolo 416517).
PRESIDENTE. C'è un emendamento del Governo che riguarda il
controllo veterinario. Chi è favorevole all'emendamento resti
seduto. Chi è contrario si alzi.
(L'Assemblea approva)
L'articolo 58 così emendamento dall'emendamento 58.1. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(L'Assemblea approva)
Si passa all'articolo 59. Invito il deputato segretrio a darne
lettura.
BURGARETTA APARO, Segretario:
Art. 59.
Recupero e salvaguardia valori ambientali
1. In adempimento dell'articolo 164, comma 4, del decreto
legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, la somma di lire 1.000
milioni riscossa nell'anno 2000 derivante dall'applicazione
dell'indennità pecuniaria di cui alla norma anzidetta e
dall'applicazione delle sanzioni pecuniarie di cui
all'articolo 9, comma 3, e all'articolo 10, comma 3, della
legge 28 febbraio 1985, n.47, è destinata ad interventi di
salvaguardia, di recupero dei valori ambientali e di
riqualificazione aree degradate (capitolo 776039).
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(L'Assemblea approva)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 60. Invito il deputato
segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO, Segretario:
Art. 60.
Interventi di decoro urbano
1. Per soddisfare le obbligazioni relative agli
interventi di cui all'articolo 122 della legge regionale 1
settembre 1993, n. 25 è autorizzata, per l'esercizio
finanziario 2001, la spesa di lire 15 milioni (capitolo
846404).
PRESIDENTE. Accantonato.
Si passa all'articolo 61. Invito il deputato segretrio a darne
lettura.
BURGARETTA APARO, Segretario:
Art. 61.
Protezione dell'ambiente costiero
1. L'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente
è autorizzato ad attivare forme di cooperazione con lo Stato
in materia di protezione dell'ambiente costiero, attraverso
forme di cofinanziamento di progetti regionali orientati alle
predette finalità, nella misura massima del 50 per cento
dell'importo degli interventi da attuare.
2. Per le finalità di cui al comma 1, è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, la spesa di lire 500 milioni.
PRESIDENTE. Accantonato.
Si passa all'articolo 62. Invito il deputrto segretario a
darne lettura.
BURGARETTA APARO. SEGRETARIO:
Art. 62.
Impianti sportivi e culturali. Progetto zone interne
1. Per soddisfare le obbligazioni relative agli interventi
di cui alla legge regionale 9 agosto 1988, n. 26 e successive
modifiche ed integrazioni, concernenti il 'Progetto zone
interne', è autorizzata, per l'esercizio finanziario 2001, la
spesa di lire 2.406 milioni (capitolo 872027).
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
inserire t180
Si passa all'articolo 63.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 63.
Associazione sportiva Albaria
1. L'Assessore regionale per il turismo, le comunicazioni
ed i trasporti è autorizzato ad erogare, per l'esercizio
finanziario 2001, un contributo di lire 400 milioni in favore
dell'Associazione sportiva Albaria di Palermo, per
l'organizzazione della manifestazione sportiva 'Windsurf
World Festival'.'.
PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 63 sono stati presentati
due emendamenti soppressivi, a firma dell'on. Barbagallo.
L'on. Barbagallo li ritira?
BARBAGALLO. No.
PRESIDENTE. L'articolo 63 è accantonato.
(Così resta stabilito)
Si passa all'articolo 64.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 64.
Contributi agli esercenti autoservizi pubblici locali
1. Per le finalità previste dalla legge regionale 19
agosto 1999, n. 19, è autorizzata, per l'esercizio
finanziario 2001, l'ulteriore spesa di lire 257.000 milioni,
per provvedere alla corresponsione dei contributi di cui agli
articoli 4 e seguenti della legge regionale 14 giugno 1983,
n. 68, e successive modifiche ed integrazioni, nella misura
e con le modalità determinate dall'articolo 10 della citata
legge regionale n. 68 del 1983 (capitolo 478104).
2. I costi economici standardizzati determinati per
l'anno 1997 sono confermati per l'anno 2001.'.
PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 64 è stato presentato un
emendamento, a firma dell'onorevole Barbagallo .
Lo ritira ?
BARBAGALLO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. Si dà atto del ritiro.
Pongo in votazione l'articolo 64. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 65.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 65.
Collegamento isole minori
1. Al fine di consentire il regolare espletamento dei
servizi di collegamento marittimo con le isole minori il
termine del 30 settembre 2001 previsto dall'articolo 71 della
legge regionale 3 maggio 2001, n. 6 è prorogato al 31
dicembre 2001.
2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, per
l'esercizio finanziario 2001, l'ulteriore spesa di lire 3.000
milioni (capitolo 478103).'.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 65. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che all'articolo 65 è stato presentato il seguente
emendamento aggiuntivo n. 65.1:
'Dopo l'articolo 65 aggiungere:
L'assessore regionale per il turismo, le comunicazioni e i
trasporti è autorizzato a concedere per l'anno 2001 alle società
di calcio siciliane che militano in serie B ,.. '.
L'emendamento non ha copertura finanziaria. Lo dichiaro,
quindi, improponibile.
Si passa all'articolo 66.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 66.
Trattamento economico del personale esterno presso gli
uffici di diretta collaborazione del Presidente
della Regione e degli Assessori regionali
1. Per la corresponsione del trattamento economico al
personale esterno indicato dal decreto presidenziale 10
maggio 2001, n. 8, negli uffici di diretta collaborazione del
Presidente della Regione e degli Assessori regionali in
applicazione di quanto previsto dal comma 6, dell'articolo 4
della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, in conformità
alle disposizioni del comma 2, dell'articolo 14 del decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni
ed integrazioni, è autorizzata, per l'esercizio finanziario
2001, la spesa di lire 3.500 milioni.
2. Per la determinazione del trattamento economico del
personale di cui al comma 1 si fa riferimento a quanto
previsto dall'articolo 3, comma 4, del regolamento attuativo
dell'articolo 4, comma 6, della legge regionale 15 maggio
2000, n. 10, di cui al decreto presidenziale 10 maggio 2001,
n. 8 e successive modifiche ed integrazioni.
3. All'onere di cui al comma 1 si provvede mediante
riduzione di parte delle disponibilità dei seguenti capitoli:
Capitoli milioni di lire
376557 900
112007 1.009
317701 1.000
320514 600
4. Per gli esercizi finanziari 2002-2003 la spesa di cui
al comma 1 valutata in lire 7.000 milioni annui trova
riscontro nel bilancio pluriennale della Regione, codice
12.02.01, accantonamento 1001.'.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 67.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 67.
Rideterminazione della spesa relativa
al rimborso di anticipazioni
1. La spesa relativa al rimborso dell'anticipazione dei
fondi ex articolo 38 dello Statuto regionale a favore dei
fondi extra regionali, di cui all'articolo 14 della legge
regionale 16 marzo 1992, n. 4 e successive modifiche ed
integrazioni, prevista in lire lire 33.000 milioni per l'anno
2001 (capitolo 900006) è rideterminata negli importi indicati
a fianco di ciascuno degli anni appresso indicati:
Anno milioni di lire
2001 10.000
2002 33.000
2003 153.578
2. La maggiore spesa di lire 23.000 milioni per l'anno
2003 è posta a carico dei fondi ordinari della Regione e
trova riscontro nel bilancio pluriennale della Regione,
codice 12.02.01, accantonamento 1001.'.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 68.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 68.
Variazioni allo stato di previsione dell'entrata del bilancio
della Regione siciliana
1. Nello stato di previsione dell'entrata del bilancio
della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2001 sono
introdotte le variazioni di cui alla annessa tabella 'A', ivi
incluse quelle derivanti dagli articoli precedenti.'.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 69 con l'annessa tabella 'B'.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 69.
Variazioni allo stato di previsione della spesa del bilancio
della Regione siciliana
1. Nello stato di previsione della spesa del bilancio
della Regione siciliana per l'esercizio finanziario 2001 sono
introdotte le variazioni di cui alla annessa tabella 'B', ivi
incluse quelle derivanti dagli articoli precedenti.'.
PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 69 sono stati presentati
degli emendamenti. E' accantonato perchè bisognerà riscriverlo
sulla base degli emendamenti che sono stati approvati.
(Così resta stabilito)
Si passa all'articolo 70.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 70.
Variazioni allo stato di previsione della spesa del
bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali
della Regione siciliana
1. Nello stato di previsione della spesa del bilancio
dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana
per l'esercizio finanziario 2001 sono introdotte le
variazioni di cui alla annessa tabella 'D'.'.
PRESIDENTE. Anche l'articolo 70 va accantonato.
(Così resta stabilito)
Si passa all'articolo 71.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 71.
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di
farla osservare come legge della Regione.'.
PRESIDENTE. Anche l'articolo 71 è accantonato.
(Così resta stabilito)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì
21 novembre, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) 'Norme finanziarie urgenti e variazioni al bilancio della
Regione per l'anno finanziario 2001'. (n. 259/A) (seguito)
Relatore: onorevole Croce
2) 'Disposizioni sull'ordinamento dell'Amministrazione regio-
nale'. (n. 185 - Norme stralciate/A) (seguito)
Relatore: onorevole Borzacchelli
II - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 56 - Iniziative per modificare gli indirizzi economici
seguiti dal Governo nazionale.
SPEZIALE - CAPODICASA -
CRISAFULLI - CRACOLICI -
DE BENEDICTIS - GIANNOPOLO -
ODDO - PANARELLO - VILLARI -
ZAGO
La seduta è tolta alle ore 01.00 di mercoledì 21 novembre 2001.
(Licenziato dal servizio resoconti alle ore 02.30)