Presidenza del Presidente Lo Porto
Presidenza del Vicepresidente Fleres
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, poiché sono in corso riunioni
al fine di trovare un'intesa sul disegno di legge di riforma
elettorale, sospendo la seduta, avvertendo che la stessa
riprenderà alle ore 19.30.
(La seduta, sospesa alle ore 18.26, è ripresa alle 19.46)
La seduta è ripresa.
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
Congedi
PRESIDENTE Comunico che hanno chiesto congedo l'onorevole
Miccichè per la seduta odierna e l'onorevole Cristaudo per oggi e
per domani, 29 luglio 2004.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE Comunico che è pervenuta la risposta scritta, da
parte dell'Assessore per la Sanità, alla seguente interrogazione:
N. 1398 - Richiesta di un'ispezione presso la sede AIAS di
Acireale (CT), dell'onorevole Basile Giuseppe.
Avverto che la stessa sarà pubblicata in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati inviati alle competenti Commissioni:
- Iniziative per il sostegno e la promozione dei corpi civili di
pace (n. 900)
-di iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 26 luglio 2004
-PARERE V COMMISSIONE
- Istituzione delle stanze della legalità (n. 901)
-di iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 27 luglio 2004
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Integrazioni e modifiche alla legge regionale 5 settembre
1990, n. 34, in materia di mobilità di personale scolastico (n.
899)
-di iniziativa parlamentare
-trasmesso in data 26 luglio 2004
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta scritta:
N. 1795 - Iniziative presso il consorzio ASI di Palermo
affinchè risolva il contenzioso con un proprio dipendente.
- Assessore Industria
Firmatario: Orlando Leoluca
N. 1796 - Notizie in merito agli studi sulla consistenza
produttiva della miniera di Pasquasia (EN) effettuati dalla
società francese 'BRGM - Direction de la recherche' e da
altri enti eventualmente incaricati.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
- Assessore Industria
Firmatario: Tumino Carmelo
N. 1797 - Notizie in merito agli obiettivi raggiunti dal
Commissario dell'Azienda siciliana trasporti (AST) in
merito alla privatizzazione dell'Azienda.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
Firmatario: Ioppolo Giovanni
Le interrogazioni testè annunziate sono state già inviate al
Governo.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione del disegno di legge Norme per
l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale e diretto. Nuove norme per l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed
integrazioni alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modificazioni (850 - 265 - 338 - 409 - 480 -
498 - 641 - 642 - 660 - 669 -775 - 779/A
PRESIDENTE Si passa al punto secondo dell'ordine del giorno:
Discussione dei disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di
legge Norme per l'elezione del Presidente della Regione
siciliana a suffragio universale e diretto. Nuove norme per
l'elezione dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed
integrazioni alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modificazioni (850 - 265 - 338 - 409 - 480 - 498 -
641 - 642 - 660 - 669 -775 - 779/A), iscritto al numero 1).
Invito i componenti la I Commissione Affari istituzionali e
la Commissione speciale per la revisione dello Statuto regionale
a prendere posto al banco delle Commissioni.
Ricordo che la discussione del disegno di legge era stata
interrotta nella seduta n. 229 del 27 luglio 2004 dopo la
votazione dell'articolo 3.
Si passa all'emendamento articolo aggiuntivo 3 bis R, a firma
del Governo.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, ancor prima di parlare
sull'emendamento, intendo sollevare una questione regolamentare.
Desidero sapere se la Presidenza ritiene ammissibile nella sua
interezza l'emendamento proposto dai capigruppo della maggioranza
e fatto proprio dal Governo o se ci sono parti di esso che
ritenga non ammissibili.
PRESIDENTE Onorevole Speziale, la Presidenza è sempre in
tempo per dichiarare l'emendamento in tutto o in parte
proponibile, ma la discussione generale deve essere aperta.
SPEZIALE Sì, signor Presidente, però c'è una parte
dell'emendamento su cui si può aprire la discussione generale,
che è quella ritenuta ammissibile al dibattito parlamentare. Se
lei ritiene l'emendamento interamente ammissibile, allora
interverremo su tutto; se invece - come penso - una parte
consistente di questo emendamento non è ammissibile
PRESIDENTE Prego, onorevole Speziale, continui il suo
intervento.
SPEZIALE Signor Presidente, intervengo intanto per sollevare
una questione di carattere procedurale - lo dico a lei che dirige
con sobrietà ed equilibrio i lavori d'Aula - relativa al
contenuto dell'emendamento articolo 3 bis R del Governo.
Questo emendamento contiene norme che sono state già approvate
dall'Aula, sulle quali si interviene nuovamente, e si tratta di
norme significative.
PRESIDENTE Onorevole Speziale, l'emendamento si compone di 10
commi. Sulla base degli studi compiuti dagli Uffici e sulla base
della convinzione che io stesso mi sono fatto, dichiaro
proponibili i commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9. C'è una riserva
degli Uffici sull'ammissibilità del comma 10, essendo una norma
estranea all'oggetto del disegno di legge.
SPAMPINATO. Sono i numeri dei commi.
SPEZIALE. Quando dice comma 10 si riferisce al comma che inizia
Il comma tre dell'articolo tre del testo unico... ?
PRESIDENTE. Sì Esattamente.
SPEZIALE. Signor Presidente, come dicevo, io penso che stiamo
andando avanti attraverso una forzatura inaccettabile in quanto
vengono inseriti nel testo strafalcioni normativi e alcune norme
sono impostate in modo da far gridare allo scandalo. E fanno
gridare allo scandalo innanzitutto perché il disegno di legge è
presentato dal Governo. Lo dicevo nel corso del dibattito di
ieri: non c'è regione d'Italia, in cui si discuta di legge
elettorale, che registri una situazione simile, il cui Governo
cioè abbia presentato un proprio testo In tutte le regioni
d'Italia che debbono dotarsi di nuove leggi elettorali si sta
cercando una mediazione, la più larga possibile, la più condivisa
possibile, sulle regole elettorali. Qui, invece, e per la prima
volta ci troviamo di fronte ad un maxiemendamento su tale materia
presentato ieri dall'Assessore D'Aquino, immagino su segnalazione
del Presidente della Regione Cuffaro, Tale fatto, che da un punto
di vista politico esercita, come è stato più volte detto, una
violenza nell'ambito dei rapporti parlamentari e viola i regolari
e corretti rapporti parlamentari, dall'altro, dal punto di vista
normativo, è assolutamente confusionario perché ridiscute materia
già trattata dall'Aula e sulla quale si è votato. Pertanto,
annuncio che solleveremo problemi di costituzionalità nei
confronti del Commissario dello Stato, in quanto è presente
materia estranea all'argomento proprio di legge elettorale.
Il disegno di legge che è all'esame dell'Aula e che è stato
all'esame della Commissione nel suo titolo recita: Elezione del
Presidente della Regione ed elezione dell'Assemblea regionale
siciliana . Sono introdotte norme relative allo sbarramento nei
consigli comunali, alle incompatibilità tra la carica di
consigliere comunale e di assessore e sono introdotte anche norme
sulla incompatibilità dell'ufficio di deputato (che, come è stato
stabilito da una norma costituzionale, deve essere stabilita con
norma a se stante). Quando è stata approvata la legge
sull'elezione diretta del Presidente della Regione, onorevole
Presidente, in quella occasione è stato stabilito che l'istituto
delle incompatibilità del parlamentare regionale doveva essere
previsto da una legge a se stante, e non con norme introdotte in
modo occasionale in altra legge o con emendamenti al disegno di
legge sull'elezione del Presidente della Regione e dell'Assemblea
regionale.
Di conseguenza, mi permetto di sollevare alcune questioni.
Intanto al primo comma si dice che è possibile procedere alla
elezione. E io sollevo un problema di costituzionalità,
Presidente, e la prego di valutare l'ammissibilità della prima
parte di questa legge in Aula, perché io penso che tutto
l'impianto è un impianto incostituzionale in quanto stabilisce un
principio che viola il fatto che il parlamentare non ha vincolo
di mandato; la norma stabilisce che il parlamentare nominato
assessore viene sospeso dalla carica di parlamentare ed al suo
posto subentra il primo dei candidati non eletti nella stessa
lista di riferimento del deputato nominato assessore; nel momento
in cui il deputato assessore dovesse cessare dalla sua carica
ritorna ad esercitare le funzioni di deputato.
Tutto ciò limita l'esercizio della libertà del deputato, che
non dovrebbe essere in alcun modo limitata in quanto il
comportamento del deputato supplente risulterebbe fortemente
condizionato dal comportamento del deputato titolare che viene
eletto assessore.
Io penso che questa norma violi palesemente la Costituzione,
signor Presidente, e mi fa specie che lei l'abbia resa
ammissibile. Oltre ad aprire un vergognoso mercato tra le
cariche, oltre ad avere un costo aggiuntivo notevole per il
bilancio dell'Assemblea regionale, verrebbero nominati assessori
dodici deputati e dodici supplenti diventerebbero deputati.
Eppure, in altre occasioni, si è obiettato l'ingresso di deputati
supplenti al Parlamento regionale, il quale è previsto
attualmente soltanto in caso di impedimento del deputato da
sostituire. Allora in principio del plenium del Parlamento è
prevista la possibilità che subentri un altro parlamentare ma -
ripeto - ciò è previsto soltanto in quella occasione e non può
essere lasciato alla contrattazione tra singoli perché questo
introdurrebbe un vulnus pericoloso nell'esercizio della libertà
di mandato del singolo parlamentare.
Mi meraviglio come accorti colleghi parlamentari possano avere
avallato questo emendamento, magari nella fretta di potere in
qualche modo accontentare qualcuno o creare le condizioni per
accontentare qualcuno. Utilizzare la legge elettorale come
possibilità e merce di scambio interna ai singoli partiti o
interna alla coalizione è un gravissimo errore, che voi colleghi
della maggioranza state commettendo in quest'Aula e che noi
vorremmo impedire. Abbiamo tentato in tutti i modi come lei sa,
signor Presidente, di addivenire ad una soluzione concordata, di
cercare di trovare soluzioni possibili, ma non ci siamo riusciti.
L'altro elemento che intendo prendere in considerazione, signor
Presidente, riguarda il fatto che l'Assemblea debba ritornare -
come si può leggere sulla stampa - ad essere sottoposta ai dictat
di personalità politiche del centrodestra.
All'articolo 2 era stato stabilito che il listino avrebbe
contenuto, alternativamente, la presenza di un uomo e di una
donna, e questo era stato concordato in quanto la mancata
alternanza nel listino avrebbe costituito l'inammissibilità della
lista. Noi avevamo presentato alcuni emendamenti affinchè questo
criterio - che io considero corretto - potesse essere esteso
anche alle liste provinciali, e cioè che anche le liste
provinciali potessero contenere la presenza, alternativamente, di
un uomo e di una donna. Con i nostri emendamenti, che
riproponiamo all'articolo 3, avevamo suggerito la possibilità che
si esprimesse il voto di genere per dare conseguenza logica
all'articolo della Costituzione che promuove l'accesso delle
donne al Parlamento regionale.
E' stato sufficiente che l'onorevole Gianfranco Micciche abbia
imposto con un dictac una modifica affinchè tutti si piegassero
al suo volere. E stasera il Parlamento regionale dovrebbe tornare
a discutere una materia già votata soltanto perché nell'incontro
di maggioranza l'onorevole Micciche ha comunicato di non
condividere la stessa presenza di donne e di uomini nel listino;
ed inoltre non aveva condiviso neppure il fatto che il Parlamento
regionale avesse votato una norma che riduceva da diciotto a nove
il numero dei rappresentanti del listino.
Capisco che il coordinatore di Forza Italia sia un autorevole
esponente della politica siciliana, ma tutto questo poteva
intervenire prima del voto d'Aula. Ma dopo che l'Aula ha già
votato e si è già espressa sia sul listino, sia sulle modalità di
formazione del listino, penso, signor Presidente, che noi non
possiamo tornare sull'argomento. E che non possiamo tornarci
neanche utilizzando la finezza normativa suggerita - mi dicono
dagli uffici - in fase di prima applicazione.
L'articolo 2, già approvato dall'Aula, è sufficientemente
comprensibile: il listino è composto da otto componenti e, dopo
il Presidente della Regione indicato ed eletto, vengono
alternativamente eletti un uomo ed una donna. Non capisco perché
si ritorni indietro. E peggio ancora non capisco perché si
ritorni indietro rispetto alle liste provinciali che riguardano
sempre la possibilità di promuovere. Anche questo, dal mio punto
di vista, signor Presidente, è un emendamento incostituzionale
perché nega il principio costituzionale che nel fare le leggi noi
dobbiamo promuovere l'accesso dei sessi negli organi collegiali.
Siccome però Micciché ha stabilito altro, i leoni di Forza
Italia, che vanno in giro a fare promesse, hanno subito
accettato.
SPAMPINATO L'onorevole Leontini.
SPEZIALE L'onorevole Leontini mi risulta essere stato l'unico
che abbia cercato di reggere fino al punto di essere stato
minacciato che se avesse continuato a fare il discolo non avrebbe
più avuto ...
Per fortuna che non siete DS, onorevole Pagano, non appartenete
ad una grande storia, siete soltanto un partito inventato da un
leader i cui interessi sono tutt'altro che politici, come voi ben
sapete. Tuttavia, non voglio assolutamente andare avanti su tali
questioni, ma voglio soffermarmi sulla legge elettorale.
Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un disegno che
arretra l'impianto normativo. Vedete, onorevoli colleghi, si è
fatta una battaglia in Aula nel 1997, allorquando il Polo propose
una modifica della legge n. 7 perché si ritenne, allora, che tale
legge desse un eccesso di autonomia alla funzione dei sindaci. E
si disse che era necessario modificare quella legge.
Però in quell'occasione si stabilì un principio, in deroga a
quanto stabilito dalla normativa nazionale, e cioè che in Sicilia
potesse sussistere il principio dell' anatra zoppa . I nostri
colleghi sanno che, andando in giro per la Sicilia, è possibile
avere sindaci eletti con una maggioranza e consigli comunali
eletti con una maggioranza diversa rispetto a quella del sindaco.
E' stata introdotta una norma che prescrive che il sindaco che
deve procedere alla revoca di un'assessore deve prima portare la
questione all'esame del consiglio comunale. E non solo questo
limita l'esercizio, la libertà del sindaco ...
VIRZI' Limita i califfati.
SPEZIALE No, paralizza e commercializza le cariche.
Riflettici, perché siamo di fronte al fatto che quando un sindaco
che ha un rapporto fiduciario con gli assessori, deve andare in
consiglio comunale e in quel consiglio comunale c'è una
maggioranza diversa rispetto a quella che ha espresso il sindaco,
inizia un commercio dentro il consiglio comunale. Per cui questa
norma è una norma che non solo fa indietreggiare l'impianto
normativo, ma rende e porta a commercializzare i consigli
comunali. Insomma, stiamo andando spaventosamente indietro.
Tuttavia, questo - lo ripeto - è norma estranea all'impianto
della legge che non deve riguardare né l'elezione dei consigli
comunali, né l'elezione dei consigli provinciali in quanto
argomenti che non rientrano nella materia elettorale riguardante
esclusivamente l'elezione del Presidente della Regione e
dell'Assemblea regionale.
Infine, signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è la vicenda
riguardante gli incarichi temporanei: il sindaco procede alla
nomina degli assessori, i consiglieri comunali e assessori
diventano consiglieri comunali, acquistano lo status di
assessore, momentaneamente c'è un consigliere supplente che
acquista lo status di consigliere; nel caso in cui, poi, il
consigliere dovesse essere revocato o, comunque, per qualsiasi
ragione non dovesse più continuare a fare l'assessore, ritorna
allo status di consigliere.
Io mi domando: qual è la ratio che supporta una scelta di
questo tipo? Qual è l'elemento che migliora l'efficienza
amministrativa? Qual è l'elemento che migliora l'efficienza
democratica delle scelte?
Io posso capire che si ponga una questione, che si elimini la
incompatibilità tra la funzione di assessore e la funzione di
consigliere, che si renda la funzione di consigliere uguale a
quella che regionalmente è prevista per il deputato (che può
essere assessore senza subire un principio di incompatibilità,
senza sottostare al principio di incompatibilità).
Io posso capire questo; non posso capire però che ci possa
essere una supplenza momentanea nella funzione fino a quando
quello diventa assessore, anche questo con costi aggiuntivi a
carico degli enti locali, con quello che questo determina nei
comuni, col fatto che si aprirebbe un vero e proprio mercato,
signor Presidente. Ci troviamo, quindi, di fronte a scelte -
contenute nel disegno di legge, nella proposta fatta nel maxi
emendamento - che sono confuse, estranee alla materia che stiamo
trattando, e quindi incostituzionali. Ma in ultimo, signor
Presidente, si tentano forzature. Io apprendo ed esprimo il mio
apprezzamento per il fatto che il Presidente considera il comma
10 inammissibile alla discussione del Parlamento.
Mi voglio tuttavia riferire ...
PRESIDENTE. Scusi onorevole Speziale, non è una interruzione, è
un contributo al dibattito. Per gli altri commi dichiarati
proponibili tutte le questione di costituzionalità che essi
eventualmente propongono sono materia estranea all'Assemblea,
saranno di competenza della Corte Costituzionale o del
Commissario dello Stato.
SPEZIALE. No, signor Presidente, non sono materia estranea,
perché se ci sono norme palesemente incostituzionali lei ....
PRESIDENTE. Palesemente non credo che ce ne siano.
SPEZIALE. Dal mio punto di vista sono palesemente
incostituzionali.
PISTORIO. Il suo giudizio è opinabile, onorevole Speziale.
SPEZIALE. Tutta la materia giuridica è fortemente opinabile,
onorevole Pistorio, non è questo il problema. Dal mio punto di
vista sono fortemente e palesemente incostituzionali, signor
Presidente, ed io penso che se la norma dovesse essere approvata
così com'è, anche formalmente noi solleveremmo problemi di
incostituzionalità nei confronti del Commissario dello Stato.
Prendo atto, dicevo, del fatto che lei ritenga inammissibile il
comma 10, cosa sulla quale io convengo. Vorrei, tuttavia,
soffermarmi sul comma 9 che recita testualmente: In sede di
primo rinnovo dell'ARS il numero di 54 deputati oltre al
presidente eletto, come indicato al punto 12 dell'articolo 2
della presente legge, che costituisce il limite massimo di seggi
attribuiti alla coalizione vincente, può essere superato fatta
salva comunque l'attribuzione integrale automatica di tutti i
seggi della lista regionale del Presidente della Regione eletto .
Adesso non parlo per me, né per l'Aula, parlo per il
Commissario dello Stato. In questo momento i colleghi mi
scuseranno ma parlo direttamente per il Commissario dello Stato.
Col comma 12 dell'articolo 2 noi abbiamo stabilito che il numero
di parlamentari che spettano ad una maggioranza è 54, ed abbiamo
stabilito - ecco perché è materia sulla quale non si può
ritornare - che il listino viene attribuito dopo l'attribuzione
dei seggi a livello provinciale.
L'articolo 2 stabilisce che l'attribuzione avviene nelle
province e, successivamente, per raggiungere il numero di 54
parlamentari, si poteva utilizzare il listino il quale veniva
graduato fino al raggiungimento di 54 e, quindi, sul listino
potevano scattare tutti ed otto i seggi o un numero inferiore ad
otto.
Con il comma 9 dell'emendamento 3 bis.R si stabilisce invece
esattamente il contrario e cioè che intanto scatta il listino - e
mi contraddica se questa non è un argomento già discusso e
trattato dall'Aula sul quale si vuole tornare a legiferare - e
successivamente gli altri, rovesciando una logica ed una
impostazione già prevista dal comma 12 dell'articolo 2.
Signor Presidente, ritorno a ripetere, questa è materia che lei
non dovrebbe portare alla discussione del Parlamento perché il
Parlamento già qualche giorno fa si è espresso e si è espressa la
stessa maggioranza che oggi ci porta questo emendamento.
Voglio in proposito ricordare che quando si discusse il comma
12 dell'articolo 2, noi uscimmo dall'Aula, non partecipammo alla
votazione. L'intero articolo 2, ivi compreso il comma 12, è stato
interamente approvato dalla stessa maggioranza che ora, invece,
vuole rovesciare la logica di attribuzione dei seggi nel rapporto
tra attribuzione a livello provinciale e listino.
Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio
colpo di mano. Ci troviamo di fronte a ripensamenti permanenti e
costanti che rendono confuso ed incerto il quadro, soprattutto in
una materia delicatissima come quella della legge elettorale.
Avevamo pensato - e pensiamo ancora adesso - di potere
determinare un clima dentro l'Aula, un clima fattivo di rapporto
di collaborazione tra l'opposizione e la maggioranza per
costruire un disegno di legge che fosse di garanzia per la
stragrande maggioranza dei parlamentari.
Ci troviamo, invece, di fronte al fatto che si va a colpi di
maggioranza utilizzando i muscoli per fare un disegno di legge
che appartiene esclusivamente al Governo e ad una maggioranza.
Abbiamo tentato in tutti i modi - e ci tentiamo ancora stasera
con un emendamento all'articolo 3 firmato da me e dall'intero
gruppo dei DS - di risolvere una questione che noi consideriamo
delicata dal punto di vista della rappresentanza democratica.
Mi riferisco ai tanti tentativi da noi fatti - fino a questo
momento risultati inutili - ma io mi appello all'Aula nel momento
in cui andremo a votare, ed in particolare al Gruppo di
Rifondazione comunista, un partito che nelle ultime elezioni
europee è risultato essere il quarto partito del Paese, un
partito che ha un consenso elettorale superiore a quello dell'UDC
e che oggi con l'applicazione di questa legge verrebbe fortemente
penalizzato.
Noi abbiamo detto che avremmo potuto convenire con la
maggioranza sull'accoglimento di un'ipotesi che poteva essere
contenuta in questo disegno di legge, facendo in modo che i
partiti che in Sicilia avessero raggiunto il 3% e che su scala
nazionale avessero superato la soglia del 4% prevista per
l'elezione del Parlamento nazionale, avrebbero potuto accedere
all'attribuzione dei seggi a livello provinciale ed a livello
regionale.
Ma abbiamo ricevuto un diniego. Noi abbiamo presentato stasera
un emendamento e riteniamo un atto di giustizia, un atto
democratico che il Parlamento si esprima attorno a questa
questione.
Noi abbiamo proposto alla maggioranza in tutti i modi di
cercare un terreno utile per potere arrivare all'approvazione di
un testo concordato. Ma questo ci è stato negato.
Di fronte al fatto che qualcuno interpreta il ruolo della
maggioranza anche in materia di legge elettorale con la logica
della contrapposizione nei confronti della opposizione, con la
logica dei numeri, che tende a fare un disegno di legge che sia
conveniente per la maggioranza e non utile per la Sicilia, noi
dobbiamo necessariamente difenderci. Rispondiamo ad un principio
di legittima difesa
Ecco perché tutti i parlamentari del Gruppo dei DS ci siamo
iscritti a parlare, ed invito anche gli altri parlamentari del
centrosinistra a fare altrettanto, ad iscriversi, a esplicitare
fino in fondo la nostra posizione, perché deve essere chiaro che
il disegno di legge che sta per essere approvato all'Assemblea
regionale siciliana è un disegno di legge del Governo Cuffaro e
della sua maggioranza, dei potenti della politica siciliana, e
cioè Cuffaro e Micciché. E' un disegno di legge, invece, che non
affronta le delicate questioni di rappresentanza parlamentare, di
democrazia in questo Parlamento.
In questo quadro il fatto che il Presidente della Commissione
non abbia firmato l'emendamento io lo considero un fatto positivo
e lo invito a prendere posizione pubblica in quest'Aula, a non
trincerarsi dietro il silenzio, ad esplicitare dentro quest'Aula
il dibattito che è stato fatto in Commissione in modo tale che le
posizioni emergano e non ci sia un atteggiamento di sudditanza
nei confronti di una impostazione estranea a quest'Aula imposta
dai potenti della politica regionale alla quale noi dovremmo e
voi dovreste piegarvi.
Noi ci auguriamo che il dibattito possa portare a più miti
consigli, che la maggioranza possa rivedere questa impostazione
erronea e che nel corso della seduta si possa ottenere una
rivisitazione delle posizioni della maggioranza che possono
permettere poi di ricondurre ad una scelta equilibrata.
Altrimenti, signor Presidente, noi utilizzeremo tutti gli
strumenti regolamentari a nostra disposizione nel Parlamento
regionale per opporci a questo disegno di legge, a questo
emendamento.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò più
soft e, probabilmente, anche più breve, perché ci saranno anche
altre occasioni, ci saranno le dichiarazioni di voto, ci sono i
singoli commi degli emendamenti, c'è la possibilità di illustrare
tutti gli emendamenti, ma io credo che il centrosinistra avverte
la responsabilità di un deficit di politica che caratterizza non
solo questa legge, ma il comportamento complessivo del
centrodestra sulla legge elettorale.
La legge elettorale, come è noto, fa parte delle regole che
dovrebbero diventare patrimonio comune: regole che riguardano la
maggioranza e l'opposizione, perché in un sistema bipolare è
fisiologico che ci sia un'alternanza.
Quando la legge elettorale, anziché uno strumento per
rafforzare queste regole, diventa invece un elemento per
eliminare partiti, per sopprimere storie, culture politiche o
addirittura per salvaguardare singoli deputati, diventa un'altra
cosa: non si parla più nè di regole nè di politica, ma diventa
una imposizione di una maggioranza che cerca di risolvere i
propri problemi politici attraverso questa legge elettorale.
Io ho assistito con grande amarezza al dibattito che si è
svolto sui giornali. La legge elettorale si è inserita pienamente
nella verifica del governo Cuffaro. Si patteggiano assieme
assessori, commi, salvaguardia di alcuni privilegi, come se ci
fosse un tutt'uno tra una crisi - che è una crisi politica ed è
una crisi profonda di cultura di Governo - di un Governo che non
è riuscito in tre anni a fare una riforma di settore e la legge
elettorale come elemento di rilancio di una maggioranza in
agonia.
Noi abbiamo espresso un giudizio nettamente negativo su quello
che è già stato approvato; ed è preoccupante che quello stesso
che è stato approvato viene messo in discussione con un
maxiemendamento che dimostra tutta la debolezza di una
maggioranza che non è sicura nemmeno dei propri numeri. Siamo
fortemente contrari, lo manifesteremo durante questa nottata se
ci sarà e siamo qui per fare il nostro dovere, ma lo
manifesteremo anche pubblicamente attrezzandoci per evitare che
la Sicilia venga presa ad esempio con una legge elettorale che
non è degna delle tradizioni culturali e politiche della nostra
terra.
Eravamo contrari già su due punti fondamentali che sono stati
già votati - quelli della doppia scheda - che erano elemento di
arricchimento della libertà del cittadino, della democrazia, del
fatto che ciascuno può decidere una maggioranza e poi può,
invece, decidere un Presidente, anziché avere il beneficio
dell'effetto di trascinamento delle liste. Ma siamo stati
battuti Siamo stati battuti anche sul listino, perché il listino
doveva essere eliminato, il listino di otto salvaguarda un
principio negativo che è quello di fare eleggere soggetti che non
hanno un rapporto tra la rappresentanza e il consenso, cioè
soggetti che sono deboli sul piano elettorale e vengono salvati
dai notabili, dalla nomenclatura dei partiti.
C'era stato un elemento di novità nel listino, che era quello
dell'alternanza tra uomo e donna, che non era un fiore
all'occhiello, era un elemento che discendeva dall'evoluzione
giuridica e anche dalla necessità di un arricchimento
democratico; che era quello del riequilibrio della rappresentanza
che in qualche modo si cominciava ad intravedere anche
all'Assemblea regionale. Qualcuno lo vuole vanificare, lo vuole
annullare prevedendo soltanto una sanzione, una sanzione che non
fa paura a nessuno. Pensate se i grandi partiti si preoccupano
delle multe Questa veramente è una cosa ridicola che fa
arretrare la civiltà e la cultura di questa Assemblea. Poi nel
maxi emendamento anziché la nostra proposta, che prevedeva la
preferenza di genere, viene previsto un terzo di rappresentanza
come se noi non fossimo dentro un contesto che è quello europeo e
culturale che va avanti e noi, invece, cerchiamo di fermarci
attraverso delle proposte che sono assolutamente anacronistiche e
fuori dal contesto culturale, giuridico ed istituzionale del
nostro Paese e dell'Europa.
Noi siamo contrari sul piano regolamentare. Vedete, un maxi
emendamento è una scorciatoia, è una semplificazione, si poteva
andare avanti votando i singoli articoli, si è voluto fare il
maxi emendamento, perché attraverso quel maxi emendamento si
tengono pezzi della maggioranza. Quella norma
sull'incompatibilità, è una norma fotografia che serve a qualcuno
per avere il consenso di quei deputati che vogliono quel tipo di
norma, anziché una norma chiara. Gli assessori junior servono
ancorché dichiarati inammissibili, servivano perché c'era la
necessità di accontentare dei quadri, dei deputati che avevano
manifestato il loro dissenso all'interno della maggioranza, che
si erano dichiarati anche indipendenti rispetto al proprio Gruppo
e che avevano votato con il centro-sinistra: Infatti almeno sette
hanno votato sul voto segreto con il centro-sinistra; si cerca di
recuperarli facendogli capire che c'è spazio, che questo rinnovo
del governo Cuffaro riguarda anche quelli che non condividono
questa impostazione, che chiaramente è un oltraggio a chi,
facendo politica da tanti anni, sa che la politica si fa
rispettando le idee, il pluralismo, la cultura democratica di una
regione che certamente non merita questo tipo di impostazione.
Noi siamo qui per fare il nostro dovere. Nessuno si illuda, il
collega Ortisi lo farà dopo di me, gli altri deputati della
Margherita lo faranno, nessuno di noi può avere elementi di
tolleranza o di caduta di impegno su una legge che noi non
condividiamo in maniera netta e chiara. Questa è la legge di chi
se la vuole fare e sarà la legge di un centro-destra arrogante
che privilegia i rapporti di forza, anziché il dialogo e la
costruzione di leggi sulla base di un ragionamento sui contenuti
che possano incoraggiare ed aiutare anche il confronto e la
dialettica democratica normale.
Con questo stile, con questo sistema, con questi maxi
emendamenti non ci sarà nessuna dialettica, soltanto la netta
opposizione ad un centro-destra che non è in grado di governare
la Sicilia e che cerca di recuperare attraverso strumenti fittizi
e inadeguati.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
intervenuto più volte nel dibattito in Aula su questo disegno di
legge e più volte ho affermato che stiamo consumando una pagina
triste e anche squallida di questo Parlamento. Uso questo
aggettivo non a caso pesante in una sede istituzionale come
questa, perché una legge elettorale con relativa discussione sul
sistema delle regole che devono regolare la vita politica, la
rappresentanza, l'organizzazione della democrazia, il rapporto
tra rappresentanti e rappresentati in una regione come la
Sicilia, avrebbe dovuto essere una discussione approfondita, con
una capacità di ascolto di tutti i deputati e di tutte le parti
politiche.
Noi qui, invece, abbiamo assistito ad una discussione più
frutto di una cultura da stadio, da curva sud, da ultras che non
da legislatori. E ci troviamo di fronte ad un paradosso che, per
la prima volta, nella storia del parlamentarismo un Governo
ridisegna la legge elettorale, quindi, proponendo uno strumento
che, di per sé, è uno strumento di maggioranza e governativo.
E nella storia del parlamentarismo questo non è mai successo.
Un Governo che fa proprio un maxi emendamento, che riscrive la
legge, di per sé si appropria di questa legge. Eppure, nelle
stesse dichiarazioni del Governo, del Presidente della Regione,
onorevole Cuffaro, in questi mesi, nel corso del dibattito
pubblico che c'è stato, anche nelle sedi istituzionali, si è
sempre sentito ripetere che la legge elettorale è del Parlamento,
è svincolata dalle maggioranze e dalle logiche dei Poli.Tanto è
vero - e qui io individuo anche una responsabilità politica - che
questa legge elettorale è giunta in quest'Aula anche perché le
parti più consistenti ed i partiti più grandi del centro-sinistra
hanno consentito a questa legge elettorale di giungere in Aula.
Onorevoli colleghi, io questo lo posso anche capire; posso
capire la voglia ed il bisogno di riscrivere la legge elettorale,
di modificare il Tatarellum . Anche per l'iniziativa dei
Democratici di sinistra, della Margherita. Ma questo, credo,
sarebbe stato normale in un quadro politico in cui i partiti
maggiori hanno capacità di ascolto, e che quindi quando si arriva
in Aula, nella sede deputata alle modifiche, anche alla
mediazione - usiamo una parola nobile - lì, si fosse determinata
una capacità di ascolto, di ricerca del massimo consenso
possibile. Ed invece l'Aula è diventata lo stadio E' diventata
lo stadio per volontà ed anche per gli atteggiamenti che abbiamo
visto nei capigruppo della maggioranza, per la volontà di andare
avanti a colpi di maggioranza, cosa mai successa - su regole,
regole di riforma dello Statuto, regole elettorali, regole che
riguardano il sistema di elezione dei comuni - neanche in
quest'Aula.
Io capisco che questa maggioranza oggi è allo sbando; questa
maggioranza non riesce neanche a presentare una manovra
finanziaria degna di questo nome; non riesce a portare a termine
neanche la sua verifica interna; non riesce a ricompattarsi e
quindi trova sulla legge elettorale il terreno dello scambio tra
la ricomposizione del Governo e norme liberticide per la
democrazia e la riforma di questo Parlamento.
A me dispiace che non sia qui il Presidente della Regione
perché avrei voluto porgli alcune domande.
Il Presidente della Regione, si legge sui giornali - è così e
lo sappiamo tutti - è il socio di maggioranza del suo partito e
del segretario nazionale del suo partito, onorevole Follini. Lo è
il Presidente della Regione, lo è l'UDC siciliana.
Bene, l'UDC il Italia ha poco più del 5 per cento. Se i partiti
del centro-sinistra o anche Rifondazione comunista in tutte le
regioni italiane presentassero un disegno di legge con lo
sbarramento al 5 per cento, l'UDC che qui dimostra tanta
arroganza, scomparirebbe secondo i calcoli delle ultime elezioni
europee poiché l'UDC ha raggiunto il massimo storico con una
presenza sul territorio da 17 regioni su 22.
Vedete la logica? Tanto è vero che il partito del segretario
Follini, dell'UDC, e del Presidente della Regione, onorevole
Cuffaro, ha depositato un disegno di riforma elettorale alla
Camera dei deputati dove lo sbarramento è del 2 per cento. Ed il
responsabile delle riforme istituzionali, che è stato per anni di
Forza Italia, ha un altrettanto parallelo disegno di legge con lo
sbarramento al 4 per cento. Questo a dimostrazione che non è con
la percentuale del 10 per cento in Toscana e l'11 per cento in
Umbria, l'8 per cento in Campania facciamo un disegno di legge
che viene modellato sulle nostre esigenze e sui nostri voti per
cancellare ed espellere la rappresentanza
Eppure vi bagnate sempre la bocca, onorevoli colleghi di
estrazione cattolica, di estrazione democristiana, della cultura
democratica, proporzionalista, che viene dalla tradizione
cattolica. Smettetela Siete solo un manipolo di arroganti che
qui volete fare una legge che semplifica non il Parlamento,
semplifica le forme di elezione a tutela del vostro interesse e
del vostro spazio politico.
Ci si dice che ci sono anche forze che spingono per il 5%. Ed
anche qui, ieri, signor Presidente, lei ha letto in apertura di
seduta il nome di una serie di deputati che hanno cambiato
partito. Alcuni di questi ce li ritroviamo tra gli ultras di
questa norma liberticida. E tra gli ultras di questa norma
liberticida troviamo l'onorevole Acierno, rappresentante di Nuova
Sicilia, che vorrebbe combattere le liste fai da te.
Vorrei ricordare all'onorevole Acierno - al momento non c'è poi
leggerà lo stenografico - che lui è stato eletto per la prima
volta nelle liste del Polo della Libertà, quindi prendendo i voti
di tutto il suo schieramento; dopo due anni è passato all'UDEUR
di Cossiga al tempo del governo Dini; poi è ritornato nel centro-
destra, precisamente nella Fiamma tricolore, il partito di Rauti;
arrivato qui è stato eletto nel listino senza un voto, perchè il
listino è scattato automaticamente con l'elezione del Presidente
della Regione. E' passato dal Movimento di Rauti a Capogruppo di
Nuova Sicilia.
Ma pensa davvero l'onorevole Acierno di poter dare una lezione
di come si combattono le liste fai da te a me che per non
cambiare i connotati, il nome, il cognome e la mia identità ero
comunista e sono rimasto Rifondazione comunista? Però in nome di
quella arroganza e di quella prosopopea ho sentito una
trasmissione televisiva dove si diceva che è contro norme che
tendono a tutelare spazi di potere. Ma quali spazi di potere? Un
partito che è il quarto partito a livello nazionale ed anche con
il suo 3,6% piccolissimo a livello europeo, è il quinto partito
in Sicilia alle europee. Guardateli i dati E quello è un
pulpito autorevole per dettare le condizioni al Presidente della
Regione? E' davvero messo male, questo Governo, questa
maggioranza, il Presidente della Regione se le regole le possono
dettare i campioni del trasformismo politico
Io lo dico con tutta la passione che ho. Voi infatti potete
farvi anche carico qui di cancellare dei partiti, lo potete fare.
Del resto, la butto così, ai comunisti è toccato tante volte
nella storia del Novecento di stare fuori dalle istituzioni e
fuori da tutto perchè ci sono state norme liberticide più gravi e
pericolose di quella che stiamo facendo. Figuriamoci se ci
fermiamo
Ma questo state facendo. Questo state facendo. E questo lo
dico anche agli altri colleghi, questa volta del centro-sinistra,
che hanno urlato al lupo, al lupo' nel momento in cui è arrivata
qui la norma che cancellava il collegio unico regionale. E poi
non li abbiamo più visti. Io qui sto vedendo l'onorevole Raiti,
sto vedendo l'onorevole Ferro, non ho mai visto in due settimane
di discussione sulla legge elettorale, e per fortuna parlano
anche i resoconti stenografici, una sola volta prendere la parola
l'onorevole Morinello, una sola volta il rappresentante dei
Verdi.
Le battaglie si fanno sempre. Vedete, noi ci stiamo opponendo
ad un emendamento sapendo che non c'è più alcun margine per quel
5 per cento. Però riteniamo una vergogna quello che sta passando
con questo maxi emendamento.
Quando ci sono comportamenti di questo tipo, di singoli
deputati che hanno anche una sigla di partito, ma quei
comportamenti oggettivamente diventano comportamenti di liste fai
da te.
Perchè, vedete, saranno liste fai da te quelle liste che
sommeranno singole personalità e singoli deputati, provincia per
provincia, per superare il 5 per cento e arrivati qui,
nell'Assemblea regionale, si ridivideranno. E' una forma diversa
dell'elezione nei collegi uninominali. E quando sei, sette
persone verranno elette dentro una unica lista ma ognuno con la
propria identità, antagonista agli altri, differente per cultura,
per storia, possono anche fare una lista elettorale e superare lo
sbarramento del 5 per cento ma in quel momento voi con questa
norma avrete legittimato delle liste fai da te.
Attraverso una aggregazione elettorale non avrete semplificato
il sistema politico, avrete consentito a persone con un trucco di
ritornare in questa Aula. Costoro saranno sempre persone singole,
alla ricerca di ritagliarsi piccoli spazi di potere, ma non
saranno partito, ma avrete cancellato invece i partiti che non
hanno il voto concentrato in una provincia. Rifondazione
comunista non ha il voto concentrato in una provincia, ce l'ha
spalmato a livello nazionale. Esso infatti è un partito con una
identità, con un orientamento di opinione diffuso. Con questa
norma voi state legittimando la scomparsa di una voce e di una
forza critica, spesso scomoda, sicuramente autonoma. E forse
paghiamo anche questo: l'essere autonomi, avversi oltre che
autonomi, alternativi al centro-destra, ma anche se alleati,
autonomi e orgogliosamente autonomi, rispetto al centro-sinistra.
Credo che qui si stia compiendo un atto grave, un atto grave
che non potrà non avere degli echi a livello nazionale. Ma come?
A livello nazionale si ridiscute tra centro-destra e centro-
sinistra di ritorno al sistema proporzionale, prefigurando la
soglia di sbarramento del 4 per cento. Ed io lo vorrei ricordare
a questi campioni dell'attacco alle liste fai da te; a questi
alfieri della democrazia. Rifondazione comunista ha superato
quella soglia ottenendo il 5 per cento presentandosi
autonomamente contro tutti e due i poli. Questo per voi non conta
nella vostra visione della democrazia.
Vorrei dirlo anche agli amici e colleghi di Alleanza nazionale
che per anni hanno condotto una battaglia di opposizione come
movimento sociale e come minoranza. Lo sapete voi cosa vuol dire
spesso anche essere isolati in un'Aula parlamentare? Cosa vuol
dire condurre battaglie di minoranza, ma non minoritarie, di
opposizione, ma non settarie?
Voi vi state assumendo questa responsabilità, addirittura con
questo maxi emendamento proponete di estendere lo sbarramento del
5 per cento ai comuni ed alle province, cioè laddove il rapporto
tra rappresentanti e rappresentati deve essere più diretto, più
immediato. Ma che visione della democrazia è una visione come la
vostra che in un comune non può consentire, per esempio, ai
giovani dell'Azione cattolica o ad un comitato di lotta contro un
inceneritore lì su quella battaglia e su quella vertenzialità
diffusa su quel territorio e radicato in quel territorio a
competere ad avere una rappresentanza in un consiglio comunale?
Ma è questa la vostra visione della democrazia? Voi vi state
facendo carico dello scempio della democrazia, altro che le liste
fai da te, le liste fai da te sono quelle che voi assicurate
attraverso un listino che non a caso l'onorevole Miccichè vuole
lì vincolato, lo vuole difendere e lo vuole estendere, perchè lo
scambio è questo: dire ai piccoli del Polo voi vi tenete il 5 per
cento, tanto poi noi un posto in un listino ve lo diamo.
Questa è la democrazia che state legittimando Altro che la
lotta alle liste fai da te.
Eppure non avete la forza di fermarvi a riflettere. Penso allo
sbarramento del 5 per cento nella provincia di Agrigento, sapete
chi non entra? Non è che non entra solo Rifondazione comunista,
con lo sbarramento del 5 per cento, dati delle ultime comunali,
non entrano nemmeno i Democratici di sinistra, che lì hanno il
3,8 per cento e magari la lista di Arnone. Cito Arnone con tutto
il rispetto, oppure la lista del signorotto del paese, di un
notaio o di una lobby particolaristica che è presente e che
supera il 5 per cento. Ma perchè non ragionate? Siete presi
davvero da una furia omicida della democrazia. Non so trovare un
altro termine.
Che cosa è lo sbarramento del 5 per cento in un comune dove già
esiste tra l'altro il metodo della regola d'Hondt per
l'assegnazione dei seggi? Che cosa è lo sbarramento del 5 per
cento in una provincia come Palermo? Pensate a quanti partiti
scomparirebbero in questa provincia. Pensate così di semplificare
la democrazia e di ravvivare il Parlamento e le assemblee
elettive? O non credete piuttosto che quando un cittadino si
identifica con una forza politica e vive di questa
identificazione se quest'ultima viene espropriata della sua
rappresentanza voi lo ricacciate nell'abbandono, nella sfiducia,
nell'astensionismo
Ma qualcuno può davvero pensare stasera che i voti di
Rifondazione comunista siano sul mercato per operazioni che
saranno poi utilizzate da altri? Oppure pensate che se la gente
che non si identifica in una lista, in un simbolo, in un
programma, in un sistema di valori vada a votare?
Voi state facendo una legge che può tutelare anche un sistema
di potere, può tutelare un sistema di alternanza senza
alternativa ma che favorisce l'abbandono, la sfiducia e
l'astensionismo ed impoverisce queste istituzioni, perché le
impoverisce anche di forze critiche e radicali.
Ed io l'ho detto e lo ripeto: quando in Francia si fece una
legge sbagliata che negò con il 18 per cento ad un fascista
dichiarato come Le Pen di avere accesso a quel parlamento io
ritenevo sbagliatissima quella legge perché Le Pen va combattuto
sul piano culturale, sul piano politico, sul piano sociale per
prosciugargli il consenso ma non attraverso un sistema
elettorale.
Chi ottiene il 18 per cento del consenso elettorale, Signor
Presidente, ha il diritto ad essere rappresentato in Parlamento,
perché quel 18 per cento, benché frutto di culture regressive, di
istinti animali presenti nella società, di culture razziste
devono vivere nelle istituzioni; compito della politica, della
sinistra, delle forze democratiche è combattere quelle culture e
prosciugarne il brodo nel quale vive quel pesce malato della
politica . Ma l'istituzione deve essere lo specchio della
società. Voi state cancellando tutto questo e se a questo
aggiungiamo delle cose che io credo faranno ridere l'Italia e
questa centro-destra così sfasciato a livello nazionale, un
giorno pressato sotto il ricatto della Lega, un giorno pressato
sotto il ricatto di Follini, che però un giorno ricatta, un
giorno viene ricattato ed alla fine finisce per fare
schizofreniche marce indietro.
Questa destra senza blocco sociale, più perché le politiche
liberiste nell'impasto con il populismo della lega sono andate in
crisi. Per questo non è ricomponibile strategicamente il blocco
sociale che ha portato alla vittoria di Berlusconi. Questa destra
non può far altro qui in Sicilia con questa legge di caricarsi di
ridicolo.
Come volete che la interpretano in un'altra parte del Paese
dove neanche ci pensano a questi sotterfugi e a questa logica di
maggioranza, a questa violenza dei muscoli che state mostrando?
Cosa volete che pensino del deputato supplente del quale
scriviamo addirittura che qualora però l'Assessore si dimette lui
perde di nuovo il suo posto, ma non i diritti previdenziali,
quelli maturati ha il privilegio di non perderli per il semplice
fatto di essere deputato.
Cosa volete che si pensi nel resto del Paese del deputato
supplente? Parleranno della creatività dei siciliani. No,
parleranno del degrado di questo sistema di potere che trova solo
questi sotterfugi per andare avanti. Voi istituite in pratica un
deputato che è un portaborse dell'Assessore dato che quel
deputato vive soltanto perché chi lo precedeva è diventato
Assessore; quindi non gli voterà mai contro, non assumerà mai
una iniziativa contro quell'Assessore. Perchè se quell'Assessore
decidesse ad un certo punto o il Presidente della Regione gli
ritirasse la delega, lui essendo prigioniero di un meccanismo che
gli prosciuga il consenso politico di ritornare nella carica di
deputato, quel deputato automaticamente scompare da questo
Parlamento. Voi state istituendo non il deputato supplente, ma
questo sì, il portaborse del deputato che diventa Assessore.
Dovreste almeno vergognarvi. Dovreste almeno provare un poco di
rossore ed almeno dargli il nome reale. Quel deputato supplente è
il portaborse del deputato che diventa Assessore. Però dato che
questa è la legge ormai del governo Cuffaro, che in quanto a
portaborse e a clienti se ne intende, un portaborse in più, un
portaborse in meno, non cambia la sua impostazione politica. Lui
che ne ha per tutti acquisisce anche questi e su questo
ricompatta un pezzo di maggioranza. Ma dico, ci rendiamo conto? E
ci proponiamo anche di estendere questo tipo di norme ai comuni
ed alle province Ma vi rendete conto di che ridicolo vi coprite
Ma è possibile che è tale la vostra smania di potere di liberare
posti da occupare che vi inventate anche le figure dei supplenti?
Io credo che siamo di fronte a scelte di gravità, e l'onorevole
Speziale diceva anche di fronte a profili di incostituzionalità
proprio perché quel deputato non è più legittimato nel suo
mandato; ha un vincolo di mandato che viene ferito dall'essere
dipendente dal deputato che gli ha lasciato il posto, e rispetto
al quale il suo mandato è vincolato. Quel deputato non ha un
mandato libero come ognuno di noi, addirittura, noi abbiamo un
mandato libero anche dai nostri partiti perchè indicati dalle
liste dei partiti, ma eletti dal popolo e il nostro mandato è
libero anche dal vincolo di partito, in quanto deputati. Voi qui,
io prendo atto, che il Governo è interessatissimo al dibattito,
voi qui state istituendo la figura di un mandato che non esiste
più, che non è più libero, che è vincolato alla scelta di
quell'assessore.
Signor Presidente, lei stesso ha annunciato che i baby
assessori potrebbero essere - come dire - non recepibili in
questo disegno di legge. Ma questa regione, che di tanto in
tanto, va sui giornali italiani, per i baby tutto, i baby
pensionati della regione, i baby funzionari, ci mancavano solo i
baby assessori, cioè assessori che non sono assessori, ma che
consentono al Governo di allargare la sua giunta .
Ripeto: credo che vi sia un profilo di incostituzionalità in
quanto il nostro Statuto fissa un tetto per il governo e oltre a
fissare un tetto, immagino che ne parlerà poi l'onorevole
Spampinato, fissa anche le materie di competenza per gli
assessori. E dato che per buona pace dell'onorevole Pistorio,
ancora la Commissione Statuto praticamente è appesa e questo
Parlamento, con una procedura quanto meno inusuale, ha deciso
prima di fare la legge elettorale e poi di dotarsi dello Statuto,
che io lo so bene ha tempi più lunghi e anche la doppia lettura
costituzionale, ma almeno avremmo potuto fare una legge
elettorale compatibile con lo Statuto, che da questo Parlamento
andava al Parlamento nazionale, no, noi facciamo il contrario,
non si capisce quale razionalità istituzionale suggerisce
l'irrazionale e l'inconcepibile. Per qualunque Parlamento, prima
si fa la legge elettorale e poi si decide nello Statuto magari -
cosa possibilissima - che quella legge elettorale non va più
bene. Per esempio, abbiamo inserito in Commissione Statuto con
l'onorevole Capodicasa e con l'allora presidente Leanza il tetto
mobile dei deputati? Cosa che avrebbe consentito una diversa
impostazione della legge elettorale, cioè lo sforamento dei
novanta deputati che invece a statuto vigente sono vincolanti.
Tutto questo non è stato tenuto in conto dalla maggioranza che
ha come unico problema quello di far finta di apparire compatta,
lo si vede nei muscoli di tutti i capigruppo. Meno male che
stasera ci vengono risparmiati quelli dell'onorevole Cintola, che
è un bene per tutti, anche per questa Aula, ma lo si vede in
questa logica, dimostrare di essere uniti su quello che invece
non può essere unito e trovare come unico collante come da sempre
e con questo centro-destra, una logica di potere: ti do un baby
assessore a te, ti do un vice deputato a te, ti do un altro
portaborse a te, ti faccio una norma per te che sei sindaco, così
ti puoi sentire garantito per la prossima legislatura e non ti
mettiamo l'incompatibilità che invece mettiamo nella legge.
Questa legge è fatta tutta così. Ora pensate voi che una legge
di questo tipo - lo dico anche alle colleghe deputate del centro-
destra che hanno presentato un emendamento -, pensate che una
legge che nasce così, che va avanti ancora peggio, che si
sviluppa in questo clima, possa discutere della democrazia di
genere, ovvero può discutere della rappresentanza di genere, in
una logica da curva sud? Al genere viene concesso al massimo di
stendere gli striscioni nella curva dello stadio, non viene
concessa la rappresentanza. E inoltre l'onorevole Miccichè che
dice che lui nel listino deve sistemare quelli che non riescono
a superare il cinque per cento; deve dare il contentino e lo
zuccherino, e non tutti quelli da sistemare possono essere donne.
Ee voi subito fate l'emendamento di testimonianza, giustissimo,
ma avete una maggioranza che ogni qualvolta noi siamo andati a
trattare e porre la questione delle differenze di genere
addirittura ci sbeffeggiava: ma di che ci parlate? Delle donne?
Ecco questa è la logica. Una legge elettorale in un Parlamento
si fa così, si fa discutendo in questo modo, si discute con
questo clima e con questo livello e con questa dimensione
culturale del rapporto tra rappresentanti e rappresentati e del
rapporto tra democrazia e Parlamento e forma di governo. Credo
che non sia possibile; credo che stiamo vivendo tutti un film
politico dell'orrore, e come tutti i film dell'orrore, alla fine,
lascia anche un tratto ironico. Per cui, alla fine, rido di
quello che state facendo perché è così macroscopico Sì, voi
tornerete quasi tutti in questo Parlamento, ma Rifondazione
comunista no. State facendo una cosa così vergognosa che diventa
ridicola anche per voi stessi; state attenti perché state facendo
delle norme con le quali qualcuno di voi potrà rimanere scottato
o anche ferito, ed i morti e i feriti si contano alla fine
Se trovassi di fronte a me altri interlocutori politici,
un'Aula attenta, un po' d'imbarazzo nel Governo e
nell'opposizione, potrei ancora fare un appello, per fermarci a
ragionare, a discutere ancora, a praticare, come si dice, una
riduzione del danno. Sarebbe rilevante se ci riuscissimo, ma mi
rendo conto che, ormai, qui non si può cambiare quasi niente,
tranne le cose palesemente incostituzionali ed inammissibili di
cui già parlava il Presidente dell'Assemblea, in quanto al
fondamento di questa legge c'è un accordo di potere all'interno
della maggioranza e forse qualche errore il centro sinistra l'ha
fatto, quello di fidarsi, per mesi, di questa maggioranza, di
dialogare, per mesi, con questa maggioranza, di offrire a questa
maggioranza la possibilità di giungere in Aula con questa legge,
che era la legge trasversale dei grandi partiti e in corso
d'opera è diventata la legge del Governo, lasciando per strada
pezzi delle stesse proposte che erano a fondamento di un accordo
che io non condividevo, ma che ritenevo anche legittimo.
Oggi ci troviamo a questo punto. Questa legge del Governo,
quest'arroganza della maggioranza, questo scempio della
democrazia, questo non può riguardare il Parlamento, riguarda
soltanto voi, uomini e donne del centro destra.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi
rivolgo al Governo perché quello stesso Governo che ieri sera ha
mutato in corso d'opera la qualità del nostro confronto, almeno
l'esponente che si è caricato di questa responsabilità, come era
prevedibile, è in fuga da quest'Aula.
D'AQUINO assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Sono presente, onorevole Cracolici.
CRACOLICI Mi scusi, non l'avevo vista, è così invisibile che
non si vede. Comunque, non mi riferisco alla persona, ma alla
responsabilità.
Devo dire che ancora oggi, malgrado la tormentata discussione
di queste giornate, dentro e fuori dall'Aula, non riesco a
capire, e vorrei che lei, signor Presidente, mi ascoltasse, la
logica che guida questa contrapposizione frontale che la
maggioranza ha scelto di perseguire in una legge che si potrebbe
dire la madre di tutte le battaglie, nel senso che dovrebbe
essere la madre che genera il riconoscimento reciproco nel
fissare regole che devono essere di tutti ed appartenere a tutti.
Sin dal primo istante, si è lavorato perché questa fosse una
legge di parte, una legge che, inevitabilmente, verrà contrastata
non soltanto dentro quest'Aula per quello che è ci è dato fare,
ma sarà contrastata nell'opinione pubblica siciliana con
l'esasperazione anche di aggettivi che rimarranno come pietre.
Voglio ricordare a me stesso, che appartengo ad una generazione
nata dopo quei fatti, che alla fine degli anni cinquanta, si
ricorda ancora oggi un Governo e un Ministro della Repubblica, il
Governo Tambroni e il ministro Scelba non per ciò che hanno fatto
durante la loro azione di Governo - Scelba sì -, ma per ciò che
avevano tentato di fare nel determinare regole della democrazia
non condivise da una parte larga del popolo italiano, ovvero la
famosa vicenda della legge truffa.
Vorrei ancora oggi ed ancora in queste ore mantenere un clima
di dialogo, un clima che serva a dare voce a quei tanti
parlamentari del centro-destra che, magari in separata sede o in
colloqui privati, si rendono conto che stiamo varando una legge
con una logica dello scontro frontale, una legge che non
garantirà quella necessaria stabilità e garanzia di pluralità al
di là di chi vince o perde le elezioni. Si interviene in corso
d'opera per mutare le regole che erano state varate qualche ora
prima.
Ricordo che, in quest'Aula, l'articolo 2, che costituisce uno
dei nuclei fondamentali di questa legge, è stato approvato dalla
sola maggioranza di centro-destra, con i parlamentari del centro-
sinistra che hanno abbandonato l'Aula durante la discussione di
alcuni emendamenti ed alla fine del voto finale sull'articolo
stesso.
Qualche ora dopo, la stessa maggioranza che ha fatto e voluto
quel muro contro muro determinando il fatto che la minoranza
abbandonasse l'Aula, ha presentato attraverso il Governo un
emendamento che contraddiceva ciò che aveva votato qualche giorno
prima o qualche ora prima.
Ciò cosa dimostra? Dimostra che siamo in preda
all'improvvisazione nel legiferare una materia fondamentale quale
è la legge elettorale. E c'è tanta improvvisazione che persino
gli emendamenti o alcuni dei cosiddetti emendamenti contenuti nel
maxi-emendamento producono condizioni assai singolari.
Voglio citare uno dei tanti aspetti che citerò fra qualche
minuto dove, a proposito della rappresentanza di genere e della
garanzia che la legge elettorale deve offrire nel garantire pari
opportunità nell'accesso alla istituzione Regione, si dice,
esattamente al punto b) del comma 5 che la lista provinciale non
può includere un numero di candidati dello stesso sesso superiore
a due terzi ed inferiori ad un quarto.
Allora, fatemi capire come si possa matematicamente garantire
da un lato che i due terzi non possano essere superati da uno dei
due generi ed allo stesso tempo si dice che non debba essere
inferiore ad un quarto. Ma se è un quarto vuol dire che stiamo
stabilendo per legge che c'è un terzo genere
VIRZI' Ha ragione, matematicamente
PANARELLO E' un problema matematico
CRACOLICI Onorevole Panarello, non è un problema matematico,
è un problema di improvvisazione, è un problema di chi sta
cercando di fare le leggi mettendo ogni singola richiesta, anche
la più stupida, pur di tenere insieme, nei numeri, una
maggioranza, che non è una maggioranza in grado di avere una
visione del futuro di questa Regione e del suo sistema politico
e, quindi, del suo sistema della rappresentanza.
Questo è uno degli esempi che rende ridicola la modalità con la
quale state costringendo quest'Aula a discutere una legge
fondamentale come quella elettorale.
Ma ci sono altri aspetti che allo stesso tempo gridano
vendetta. Alcuni sono stati ricordati dai miei colleghi. Userò
un'espressione sintetica per dare il senso di ciò che stiamo
facendo.
In questo tempo del centrodestra, abbiamo coniato anche nuovi
aggettivi e nuovi termini che sono entrati nel nostro lessico. Ad
esempio nel campo economico, sempre più in Italia, grazie alla
cura Tremonti, si è stabilito che la finanza può essere anche
creativa.
Adesso, stiamo coniando un altro aspetto della creatività, cioè
che anche le regole, almeno in Sicilia, possono essere creative.
Come si spiegherebbe, altrimenti, la storiella del deputato
supplente?
In quale ordinamento abbiamo un sistema che ricalchi i criteri
adottati in una partita di calcio, dove ci sono i titolari e
quelli che stanno in panchina. Neanche nel calcio, se un
giocatore entra in campo, non può uscire per fare rientrare il
giocatore che ha sostituito. Questo succede solo nel basket, non
può accadere anche da noi.
Ma allora, volete trasformare il Parlamento siciliano in una
partita di basket? Nel basket i giocatori sono pochi, qui siamo
novanta.
Non condivido l'idea di introdurre una regola che viola uno dei
principi sacri della libertà dei parlamentari, nel momento in cui
sono eletti in un'istituzione qual è il Parlamento siciliano e
cioè l'esercizio della propria funzione senza vincoli di mandato.
Mi volete spiegare come sia possibile garantire questo diritto
per ogni deputato e per l'insieme dell'Assemblea, se il mandato è
condizionato o in qualche modo inficiato, dalla volontà di
un'altra persona, che in quel caso è l'assessore sospeso, che può
in qualunque momento, o con voto, o migrando in altro gruppo,
riappropriarsi della propria funzione con la libertà di mandato e
rispondendo a tutto il popolo siciliano e non ad un partito o ad
una parte politica? Come si può esercitare questa garanzia?
Siamo in presenza di una norma palesemente incostituzionale,
signor Presidente.
Non c'è bisogno di aver studiato diritto pubblico ed in
particolare costituzionale per capire ciò che viola uno dei
fondamenti della libertà nell'esercizio della funzione
parlamentare.
Signor Presidente, mi fa specie che lei abbia voluto soltanto
rimettere all'ultimo comma, il cosiddetto punto 10, anche perché
in questo maxi-emendamento, tra punti e commi, la numerazione è a
saltare e ad un certo punto i numeri si perdono per strada.
Mi è più facile, quindi, ricordare che l'ultimo punto di questo
maxi-emendamento è il solo al quale lei, signor Presidente, abbia
riservato un approfondimento relativo alla sua legittimità ed
alla sua ammissibilità.
Signor Presidente, chiedo a lei ed agli uffici se così è, come
sia possibile che in questo maxi emendamento siano state
introdotte norme che nulla hanno a che fare con il titolo della
legge stessa.
Noi stiamo facendo una legge per rinnovare le modalità di
elezione del Presidente e dell'Assemblea regionale siciliana.
Cosa c'entrano i Comuni? O addirittura norme che contraddicono le
norme vigenti in Sicilia?
Vorrei far notare ai colleghi di Forza Italia, come sia
singolare che il coordinatore non conosca a fondo o ogni giorno
scopra qualcosa di diverso all'interno della legge elettorale,
per cui un giorno scopriamo che dovevamo fermarci ed il giorno
dopo che si poteva andare avanti, anche se non si capiva sulla
base di che cosa. Anche l'onorevole Micciché, mi si dice abbia
mostrato stupore del fatto che si possa eleggere un sindaco con
una maggioranza diversa in Consiglio comunale; ciò è previsto
dalla legge elettorale siciliana, la cosiddetta anatra zoppa'.
Da un lato abbiamo una legge che garantisce l'esercizio di due
funzioni separate con possibilità di espressione politica
diversa, addirittura, fra di loro, dall'altro lato si introduce
una norma che stabilisce che il potere di nomina e di revoca,
stabilito dalla legge sia, in qualche modo, condizionato. In
sostanza, si può revocare, ma la futura nomina si deve sottoporre
al Consiglio comunale o al Consiglio provinciale il quale,
potendo avere - probabilmente avendo - una maggioranza diversa,
ha dinanzi due strade: o boccia la proposta dell'assessore e del
sindaco e quindi il sindaco deve prendere atto della bocciatura e
che c'è un conflitto istituzionale, determinando i meccanismi di
crisi che sono naturali in questi casi, o (cosa che invece penso
si voglia realizzare) costruisce un grande inciucio comune per
comune, per stemperare tutte le differenze programmatiche che ci
sono in tante amministrazioni comunali tra centro-destra e centro-
sinistra. Insomma, questo è un altro degli aspetti che rende
ridicola la norma sottoposta all'esame del Parlamento siciliano.
Voglio insistere sulla questione di rappresentanza di genere,
ma abbiate almeno l'onestà di dire che non siete d'accordo sulla
possibilità che, nel futuro Parlamento siciliano, possano sedere
più donne di quelle che oggi vi siedono.
Avete, addirittura, cancellato la norma che prevede
l'alternanza nel listino e non solo, vi ricordo il problema
numerico dei due terzi, un quarto, sollevato poc'anzi; siamo
all'aritmetica fantastica Avete ridotto la violazione di una
norma di legge ad una multa da Vigili urbani E' ridicolo
pensare che la violazione di un principio che garantisce la
parità di accesso possa in qualche modo misurarsi all'entità
della multa stabilita dal Vigile urbano di turno, un giorno per
divieto di sosta, un giorno per essere passati con il semaforo
rosso o un altro giorno per eccesso di velocità; è impensabile
che si stabilisca l'entità della multa negando il principio della
parità di accesso.
C'è, infine, un'altra questione che credo la dica lunga: avevo
già affermato che trovo improprio, signor Presidente, discutere
all'interno della legge elettorale per l'elezione del Presidente
della Regione e dell'Assemblea le norme sui Comuni ma, in ogni
caso, è singolare estendere il principio del deputato supplente
anche al Consigliere supplente. Capite quale meccanismo stiamo
mettendo in campo? Una sorta di mercato quotidiano che in ogni
comune rischia di innescarsi sul fatto che un giro di giostra
prima o poi spetta a tutti.
Ma che meccanismo di selezione della classe dirigente stiamo
proponendo? Qual è l'idea della democrazia, in cui è la selezione
degli elettori a stabilire chi merita e chi non merita? Saranno
poi gli elettori stessi a giudicare la volta successiva
Voi state proponendo un meccanismo in cui, prima o poi,
l'ingiuria di Consigliere comunale o di Assessore spetta a tutti.
Già in molti comuni ci sono gli Assessori semestrali.
Noi abbiamo un'altra categoria. Dopo i famosi lavoratori
semestrali, in molte istituzioni locali, stiamo conoscendo il
tempo degli Assessori semestrali, non perché litigano o perché
hanno un orientamento diverso rispetto al sindaco, ma perché ci
sono i grandi accordi preventivi grazie ai quali, in una Giunta,
si dura in carica sei mesi, in quanto lo stipendio di Assessore
bisogna garantirlo, nell'arco di cinque anni, a più persone e
forse questa garanzia è anche la condizione per essere rieletto
la prossima volta. Questo è un meccanismo di corruzione delle
menti
Infine, è stato detto in Aula, l'ho ribadito anch'io poc'anzi e
lo voglio dire anche a quei colleghi che magari immaginano che
questo muro contro muro, alla fine, serva a verificare se
esistono le condizioni perché salti tutto o che si illudono che
questo sia il miglior sistema con cui votare: voi non potete
pensare di fare votare a questo Parlamento il cosiddetto
Tatarellum', sempreché sia applicabile ancora una volta in
Sicilia.
Ed allora voglio ricordare che anche quel meccanismo prevedeva
che la maggioranza e la minoranza non potessero eccedere il 60
per cento e il 40 per cento. Noi, oggi, con questa legge stiamo
proponendo che quella norma, che è vincolo all'articolo 2, può
essere derogata per la prima volta, in sede di prima applicazione
- tra l'altro non lo avete neanche scritto -, per il primo
rinnovo dell'Aula. Scusate, ma per cosa stiamo facendo questa
legge elettorale? La stiamo facendo perché eravamo tutti
consapevoli, caro Presidente, di essere in assenza di una legge
elettorale e che quindi era necessario approvarne una per
garantire certezza nelle regole attraverso le quali chiamare il
popolo siciliano a rinnovare, la prossima volta, sia Presidente
della Regione che Assemblea.
Bene, da un lato questa era la motivazione che ci spingeva a
fare la legge, dall'altro lato si sono fatte norme discutibili,
non discutibili, ma queste sono le norme che ha scelto il
Parlamento. Un minuto dopo, invece, dite che in sede di prima
applicazione quella legge non vale più. Ma pensate che questa sia
la legge di sistema? Pensate che questa sia una legge che potrà
durare, come quella del '51, per ben cinquant'anni nella vita di
questa Regione?
Voglio dirlo con la massima franchezza, poiché avete scelto di
fare una legge di Governo e non di Parlamento: è evidente che se
il centro-sinistra dovesse vincere la prossima volta in Sicilia,
questo ci autorizzerà a fare la legge migliore per il centro-
sinistra. Posso assicurarvi che, certamente, cancelleremo questo
obbrobrio di legge e che ciò che ci proponete sarà soltanto in
sede di prima applicazione, perché non ce ne sarà una dopo.
In ogni caso, signor Presidente, state contravvenendo ad un
principio, che posso anche condividere, cioè quello che la
maggioranza possa superare la soglia del 60 per cento. Non
condivido certo il fatto che possa essere superata questa
soglia, ma posso condividere una delle ragioni che motiva questo
obiettivo, ovvero la garanzia che una volta inserito il listino -
io ero tra quelli che pensava che il listino era meglio non
metterlo, come vedrete che succederà nella gran parte delle
regioni italiane -, si possa addivenire alla proposta che scatti
comunque il listino per il Presidente che vince e si portino i
restanti deputati fino alla soglia che garantisca la maggioranza
del 60 per cento a scattare nei collegi provinciali.
Noi abbiamo presentato anche un emendamento in questa
direzione. Riteniamo che questo possa costituire, da un lato, un
obiettivo politico, anzi ho sentito che è l'obiettivo principale
dell'onorevole Miccichè. Non so quanti obiettivi abbia
l'onorevole Miccichè, perché da un lato ha quello di fare il
listino per garantire i piccoli, dall'altro ha bisogno degli
assessori baby o degli assessori junior per promettere o per
firmare cambiali con le quali pagherà, non si sa quando perché
voglio ricordare come è stato ricordato questa mattina, che
questa legge entrerebbe in vigore dopo novanta giorni dal voto
finale.
Se pensavate di usare la legge per aggiustare il vostro
rimpasto, annunciato da oltre un anno, non credo che servirà dal
momento che il rimpasto si farà - come è stato detto - alla
metà di agosto. Ma ormai ci credo poco.
Se, invece, questa legge vi serve per promettere che fra 90
giorni, o quando sarà, voi potrete garantire gli assessori junior
a chi oggi è escluso dalla Casa delle Libertà o dal Polo, non so
come si chiama visto che non c'è la Lega, se è Casa o un'altra
cosa...beh, allora voi non state facendo una legge elettorale,
state facendo una legge che serve a risolvere i vostri problemi
interni e voi non potete chiedere alla minoranza di assistere,
come dire, compiacente al fatto che voi usiate una legge sulle
regole per risolvere i vostri problemi interni. Questa è
certamente l'ultima cosa che potremo fare.
Infine, lo voglio ribadire, abbiamo rappresentato ancora una
volta una ragione ed una esigenza politica, ma allo stesso tempo
democratica, ovvero la possibilità che la soglia di sbarramento
che è stata introdotta con l'articolo 2 possa, in qualche modo,
essere derogata per le formazioni politiche che superano la
soglia di sbarramento nazionale.
Su questo si gioca anche il giudizio generale sulla legge: come
si farà a spiegare che la quarta formazione politica italiana
viene cancellata dalla legge elettorale che si fa in Sicilia? Ma
voi pensate che anche nei vostri partiti, nei gruppi dirigenti
dei vostri partiti, nelle più alte cariche istituzionali che oggi
siedono a nome dei vostri partiti negli scranni del Parlamento,
possa in qualche modo giustificarsi un'idea che con legge si
cancellano formazioni politiche strutturate, consolidate,
storicizzate? Questo è un grave errore politico
Pur non di meno io spero; seppure ormai con molta
rassegnazione, considerati i tentativi e gli sforzi fatti in
questi giorni per cercare un dialogo con la maggioranza. E devo
dire che, in genere, sarebbe dovuto essere l'esatto contrario:
sarebbe dovuta essere la maggioranza a cercare un dialogo con la
minoranza, avendo la maggioranza la responsabilità di fare una
legge che sia il più possibile largamente condivisa.
Malgrado questa inversione di ruoli ed il tentativo che abbiamo
fatto di fare ragionare il Parlamento e la maggioranza, oggi
abbiamo anche una novità: dobbiamo far ragionare il Governo, un
Governo che, per la verità è, soprattutto, in altre faccende
affaccendato. Quindi incontriamo un ostacolo in più nel portare
come dire a sintesi una complessità che diventa ogni giorno più
difficile.
Io voglio, comunque, illudermi che questo Parlamento e questa
maggioranza sappiano trovare le ragioni profonde affinché questa
legge sia una legge, non come diceva il collega Forgione, che
riduca il danno, ma una legge che sia in grado di stabilire con
certezza e con convinzione il fatto che ci stiamo dotando di una
nuova legge elettorale che consentirà a tutti di partire dallo
stesso punto di inizio.
Poi vedremo, la democrazia è bella anche per questo, chi
arriverà alla fine e chi si fermerà prima del traguardo; ma voi
avete l'obbligo di garantire che la legge che state facendo sia
una legge che metta insieme tutti, lungo la stessa linea di
partenza, i corridoi. Così, state decidendo di fare una legge in
cui qualcuno partirà con qualche metro di vantaggio. Vedremo se
arriverete primi
Spero che i siciliani capiranno che, anche attraverso la legge
elettorale, il vostro livello di arroganza è tale da rendere
ormai insopportabile la vostra presenza nei governi e nelle
maggioranze delle assemblee elettive in Sicilia.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha
facoltà.
ORLANDO Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del
Governo, onorevoli colleghi, io credo che tutti noi siamo
convinti che la politica è l'arte dell'impossibile e traggo da
questa affermazione la possibilità di ricavare nell'impegno
politico le ragioni di un cambiamento che può sembrare
impossibile. Talvolta, però, la politica diventa l'arte
dell'incredibile e credo che siamo di fronte ad un esempio di
politica che si rende arte dell'incredibile.
Proverò a sviluppare alcune considerazioni, aprendo con un
riferimento ad una incredibilità regolamentare e concludendo con
un riferimento ad una incredibilità politica.
Voglio iniziare col riferimento alla incredibilità
regolamentare.
Siamo qui chiamati, sostanzialmente, ad esaminare un
emendamento che viene definito maxiemendamento, presentato ai
sensi dell'articolo 112, e il Presidente dell'Assemblea farebbe
forse cosa buona e giusta ad ascoltare queste argomentazioni, dal
momento che devo sollevare una questione che riguarda la
responsabilità della Presidenza e la relativa competenza.
Se la Presidenza lo ritiene, posso inviare un atto per iscritto
e poi avrò risposta scritta a legge approvata
Dicevo, si tratta di una obiezione che voglio fare in apertura
con riferimento a questa norma del Regolamento, l'articolo 112,
appunto, che consente al Governo o alla commissione, quando sono
scaduti tutti i termini regolamentari, la possibilità di
presentare emendamenti; ma il Regolamento non dice che vi è la
possibilità di presentare maxiemendamenti perché, in effetti, chi
ha steso questo Regolamento - con un lavoro sicuramente pregevole
- si è premurato di affermare che il senso di questi emendamenti
stessi, presentati fuori dai termini regolamentari, è soltanto in
ragione del fatto che sono tendenti alla rielaborazione degli
articoli o degli emendamenti o subemendamenti presentati
precedentemente.
Si tratta esclusivamente di questa ipotesi, di rielaborazione
di articoli, di emendamenti o subemendamenti presentati.
Se l'articolo 112.7 lo si legge con riferimento all'articolo
111.2, io credo che appare evidente come alcune delle parti di
questo maxiemendamento sono assolutamente irricevibili ed
inammissibili perché il punto 2 dell'articolo 111 espressamente
recita che non possono proporsi sotto qualsiasi forma articoli
aggiuntivi o emendamenti contrastanti con precedenti
deliberazioni dell'Assemblea adottate sull'argomento .
E, in tal senso, noi stessi provvederemo, quando si discuterà
punto per punto di questo maxIemendamento, ad evidenziare quali
di queste norme sono in contrasto con quelle già approvate;
l'articolo appena citato aggiunge nondimeno o estranee allo
specifico oggetto della discussione . Lo specifico oggetto della
discussione è indicato nel titolo del provvedimento, esattamente
come si legge nella copertina del fascicolo recante il testo del
disegno di legge Norme per l'elezione del Presidente della
Regione siciliana a suffragio universale e diretto. Nuove norme
per l'elezione dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed
integrazioni alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, e
successive modificazioni .
Sono assolutamente inammissibili, pertanto, tutte le norme che
pretendono di introdurre, con un emendamento presentato fuori
termine ed in via speciale (per finalità che avrebbero dovuto
essere di aggiustamento di articoli già approvati) modifiche
all'ordinamento degli enti locali.
Qualunque norma che riguardi la modifica dell'ordinamento degli
Enti locali è assolutamente improponibile in questa sede e,
soprattutto, in questa forma: perché se si dovesse accettare
questo principio, potrebbe accadere domani che, mentre si discute
sulla norma che riguarda lo sport, si possa presentare un
emendamento del Governo che modifica la legge elettorale,
presentandolo appunto fuori termine, senza essere assistito dal
normale dibattito parlamentare e dal consueto confronto politico
e, così pure, dal prescritto parere della Commissione competente.
Pertanto, voglio iniziare questa mia relazione dicendo che c'è
una incredibilità regolamentare che nasce proprio dalla
circostanza che il punto 7 dell'articolo 112 del Regolamento, in
combinato con il punto 2 dell'articolo 111, sicuramente valgono a
rendere del tutto inammissibili tutte le norme che fanno
riferimento alla modifica di una legge di riforma: si modifica la
riforma dell'ordinamento degli Enti locali con un emendamento
presentato fuori dai termini e che avrebbe dovuto servire,
piuttosto, come dice espressamente il Regolamento, opportunamente
approvato, soltanto per le correzioni. L'ottica del disposto
regolamentare è quella per cui si svolge il dibattito
parlamentare, si approvano gli articoli e qualora sorga
l'emergenza di aggiustare qualche aspetto, allora il Governo o la
Commissione - non il singolo Capogruppo o deputato, ma soltanto
coloro che esprimono al massimo livello il Governo ed in sede di
dibattito l'Assemblea - possono proporre le opportune modifiche.
Non è un caso che sia lo stesso tipo di normativa che vale
laddove incorrano, nel corso dell'approvazione, errori materiali
per correggere i quali il Governo o la Commissione possono
chiedere, al di fuori di ogni termine, tale tenore di
correzioni.
Qui non si tratta né di correzioni di errori materiali, né di
risistemazione di un articolo: si tratta invece, ben più
seriamente, di una modifica di un'altra legge di riforma,
impropriamente inserita in questa norma.
L'incredibilità è evidente, su questo aspetto, certamente,
attendiamo la risposta della Presidenza.
Voglio ancora dire che questo emendamento non rimuove nessuna
delle obiezioni che erano state esposte nel corso del dibattito.
Se l'emendamento, infatti, avesse in qualche modo dato conto,
rispondendo positivamente o negativamente, all'ampio dibattito
che c'è stato, avrebbe avuto un qualche senso. Questo non è
accaduto, se è vero come è vero che nulla si dice rispetto a
quella obiezione che verrà fatta valere avanti ogni sede
competente, quell'obiezione circa l'inadeguatezza
dell'applicazione dello sbarramento, a livello regionale, quando
l'assegnazione dei seggi avviene piuttosto a livello provinciale.
In nessuna norma di legge, in nessun Paese civile del mondo, si
applica lo sbarramento ad un livello diverso da quello col quale
si attribuiscono i seggi e si eleggono i deputati. E quando
qualcuno invoca altri esempi ed altri sbarramenti, insisto nel
ricordare la sigla del partito comunista tedesco che non
raggiunge il 4 per cento a livello nazionale, ma ha deputati
eletti localmente nel Bundestag, perché lo sbarramento vale a
livello nazionale, ma fa salve le elezioni eventualmente
intervenute a livello locale.
Qui siamo davanti all'esempio di un deputato che potrebbe
essere il primo eletto in un collegio provinciale di Messina
piuttosto che di Palermo o di Enna, quindi validamente eletto in
base ad un criterio generale che dice che l'assegnazione avviene
su base provinciale, e poi non viene tuttavia proclamato eletto
perché non si raggiunge la percentuale su base regionale.
C'è un contrasto evidente che non viene rimosso dal
maxiemendamento all'esame. Tale contrasto sarà fatto valere
dinnanzi ad ogni sede competente rispetto all'obiezione secondo
cui, l'aver enunciato all'articolo 1 che l'elezione del
Presidente avviene con voto diretto, in realtà, fa permanere il
voto indiretto del Presidente della Regione.
Avrebbe avuto un senso un emendamento che ammettesse l'errore e
una contraddizione, eliminandola, cassando così la parola
diretto e mantenendo il sistema previsto all'articolo 2, ovvero
lasciando la parola diretto e modificando di conseguenza il
sistema previsto all'articolo 2.
Da questo punto di vista, ancora, non si è rimossa l'obiezione
relativa alla mancanza di garanzia del voto libero: permane
l'obbligo per l'elettore di votare un Presidente, quando è
evidente che, in tutti i sistemi elettorali, la libertà
dell'elettore si può manifestare anche con l'astensione. Non è
consentito invece all'elettore siciliano di astenersi, neanche se
i tre, quattro o cinque candidati Presidenti fossero tutti non di
suo gradimento: l'elettore siciliano deve comunque scegliere un
Presidente ed eleggerlo.
Non si è rimossa, inoltre, l'obiezione mossa rispetto al voto
che non è segreto (e c'era, da questo punto di vista, una
proposta di uno scrutinio che non fosse a livello di sezione, ma
uno scrutinio che fosse quantomeno a livello di plesso
scolastico, per evitare il controllo fisico del voto). Non si è
pure rimossa nessuna di quelle obiezioni che si sono fatte e che
hanno portato prima a sostenere la doppia scheda e poi il voto
confermativo: tanto la doppia scheda quanto il voto confermativo
sono stati bocciati, con la conseguenza che è ancora più grave la
condizione di non diretto del voto espresso per il Presidente.
Si era cercato disperatamente di introdurre la preferenza di
genere: cioè, di introdurre il criterio per il quale fosse
possibile esprimere due preferenze, essendo evidente che una
preferenza andava ad un sesso, l'altra all'altro sesso, e laddove
ci fossero state due preferenze espresse per lo stesso sesso, si
annullavano entrambe e si manteneva il voto di lista per evitare,
appunto, il controllo del voto, per evitare cioè che la pari
opportunità di accesso all'attività politica ed al Parlamento
regionale diventassero sostanzialmente una beffa, uno strumento,
in altri termini, per controllare gli elettori, essendo evidente
che laddove si rendesse valida la prima e la seconda preferenza,
ancorché rese in favore di uno stesso sesso, sostanzialmente, si
sarebbe finito per rendere il voto firmato e sottoscritto, quindi
riconoscibile.
Il listino è stato previsto ma è stato configurato con la
terribile sanzione pecuniaria: chi può paga, e le donne in lista
non le mette Mi sembra che sia un fatto assolutamente scandaloso
ed è un utilizzo strumentale, sostanzialmente, di richiamo alle
pari opportunità.
E' la ragione per la quale questo maxiemendamento nulla ha
fatto per rimuovere l'esigenza di uno scrutinio centralizzato e
permane invece uno scrutinio di sezione.
Ma come se questo non bastasse, si stravolge il sistema degli
enti locali. Io non voglio intervenire su questo argomento,
perché interverrò evidentemente qualora il Presidente dovesse
dichiarare questo emendamento ammissibile in tutte le sue parti,
anche in quelle contrastanti che mi riservo ovviamente di
illustrare, passaggio per passaggio; certamente, fin da adesso,
non posso esimermi dal dire che è chiaramente irricevibile quella
parte di questo emendamento che si riferisce agli enti locali,
pretendendo di modificare sostanzialmente un'altra legge di
riforma, appunto, con un emendamento presentato al termine della
discussione dal Governo che avrebbe dovuto attenersi invece ad
altri criteri per potere dar corso a questo potere straordinario.
Credo che siamo di fronte ad un esempio nel quale,
all'incapacità di governare, accanto all'inadeguatezza di cultura
politica, si unisce il disprezzo per le istituzioni.
E voglio concludere questo mio intervento - nell'ambito della
serie di interventi che faremo, ovviamente avvalendoci delle
norme regolamentari, da ora fino a quando la legge non verrà
portata alla definitiva approvazione - ricordando che siamo di
fronte non soltanto ad una incredibilità di tipo regolamentare,
ma altresì ad una incredibilità di tipo politico.
Inoltre, l'affermazione di uno sbarramento del cinque per
cento, che si vorrebbe prevedere con legge regionale che non
tenga assolutamente conto dell'esistenza di soggetti politici,
partiti, riconosciuti dalla Costituzione, che hanno diritto di
avere una linea politica che esprimono gli organi del partito,
non può condizionare la medesima linea politica. Meno che mai,
qualcuno può pensare che si possa modificare la linea politica di
grandi partiti nazionali, in base ad una legge regionale.
E' evidente che questa è l'ulteriore conferma che siamo di
fronte ad un centrodestra che è in difficoltà e per rompere
quella unità di centrosinistra, che porterà sicuramente alle
prossime elezioni nazionali al cambio di Governo, si fa ricorso a
questo strumento volgare di divisione. Questo volgare strumento è
tale da voler imporre condizioni ad un partito che ha liberamente
scelto - ed in quel caso del quarto partito del nostro Paese - di
far parte di una coalizione ma che ritiene che la sua storia non
possa essere confusa (lo ritenga a torto o a ragione, ha il
diritto di ritenerlo) con quella degli altri soggetti che fanno
parte della stessa coalizione.
Qui c'è il tentativo maldestro di correre in soccorso del
Governo nazionale, il tentativo maldestro di correre in soccorso
della maggioranza attuale di centrodestra che fa di tutto per
evitare ciò che appare, oramai sempre più chiara, la prossima
sconfitta alle elezioni nazionali.
E' questa la ragione per la quale io credo che la risposta a
questa legge regionale non può essere e non può restare una
risposta di tipo locale. Qui si apre, infatti, una grande
questione nazionale che riguarda la possibilità dell'Assemblea
regionale siciliana di influire sulle scelte politiche nazionali.
E' la ragione per la quale, è chiaro, ognuno di noi farà, nelle
sedi in cui può farlo, parte diligente, perché questa vicenda sia
una vicenda politica nazionale, ma, al tempo stesso, credo che
nazionale sarà la richiesta di referendum: nessuno può pensare,
infatti, di impedire la legittima vittoria del centrosinistra
alle prossime elezioni nazionali, utilizzando questo argomento
per dividere il centrosinistra medesimo.
Credo che ci sia abbastanza perché appaia chiaro che, da questo
momento in poi, c'è un solo obiettivo: impedire che questa legge
vergognosa venga approvata. Gli strumenti sono quelli giuridici
e, soprattutto, quelli politici e noi certamente faremo ricorso
agli uni e agli altri.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà
PANARELLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo ci
sia uno scarto evidentissimo tra l'avvio di questa discussione
sulla legge elettorale e l'attuale clima: il confronto si era
tentato di avviare, pur con opinioni diverse, ma con l'obiettivo
di operare, per quanto possibile, una sintesi positiva e,
comunque, avendo un atteggiamento di reciproco ascolto che, in
una materia di questo genere, può essere non solo un fatto
metodologico, ma una pratica che può servire a rendere più
autorevole questo stesso Parlamento, e più forte il suo rapporto
con i siciliani. Attraverso anche questa via, quindi, segnalare
l'importanza della democrazia e della partecipazione al momento
elettorale, sicuramente l'elemento fondamentale e costitutivo di
ogni democrazia stessa.
Dicevo, avverto uno scarto notevole tra il modo in cui si era
avviato il dibattito e il clima che si respira questa sera in
Aula, un clima che, per responsabilità esclusiva della
maggioranza, rischia di determinare una normativa elettorale, non
solo molto discussa in questo Parlamento, ma anche per molti
versi incongrua, suscettibile del ricorso allo strumento
referendario e, altresì, ad altri istituti che in una materia di
questo genere feriscono profondamente una delle prerogative
fondamentali di un Parlamento.
Dico questo preliminarmente, cercando di fare uno sforzo per
seguire anche il consiglio del Presidente, cioè di concorrere,
attraverso questa discussione, a orientare la stessa Presidenza
sulle scelte di ammissibilità o meno di alcuni articoli di
questo cosiddetto maxi-emendamento .
Io considero, per la verità, un po' strano che, a distanza di
ventiquattro ore, con gli strumenti di cui dispone la Presidenza,
anche sulla base del supporto degli uffici e della prassi
parlamentare, ebbene considero strano che il Presidente abbia
bisogno di un supplemento di opinioni per decidere
sull'ammissibilità o meno di alcuni punti di questo stesso
emendamento.
Presidenza del Vicepresidente FLERES (ore 21.50)
Pensavo e penso che ci sono aspetti di questo stesso
maxiemendamento che, ad occhio nudo, se mi si consente
l'espressione, sembrano assolutamente inammissibili.
Alcune questioni sono state qui richiamate, io ci voglio
ritornare sinteticamente.
Quando siamo in presenza, come nel caso dell'alternanza uomo-
donna nel listino regionale, o per quanto riguarda la soglia
oltre la quale scatta il premio di maggioranza (norme già votate
dal Parlamento) credo che sia un azzardo utilizzare la formula
della prima applicazione per smentire ciò che il Parlamento ha
già votato. Anche perché, nell'uno e nell'altro caso, non siamo
in presenza di norme di poco conto. Una delle quali mette in
discussione il principio della democrazia paritaria, principio
che comincia ad essere riconosciuto anche a livello
costituzionale.
Non mi pare un bel segnale, da parte di un Parlamento che
rivendica la sua antica costituzione, la sua specialità, la sua
autonomia, dare un segno di questo genere, cioè barattare una
questione di principio su un tavolo che, per quanto nobile, resta
di maggioranza, fuori da questo Parlamento, al fine di rimettere
in discussione una decisione di questo stesso Parlamento ed
arzigogolare così, attraverso artifici da legulei, piuttosto che
da legislatori: tutto ciò, al fine di affermare che, in sede di
prima applicazione, un principio così importante (che poteva
essere qualificante per la nostra legislazione) possa essere
sostanzialmente vanificato.
Lo stesso vale per la questione del rapporto tra maggioranza e
minoranza: il cinquantaquattro a trentasei non è un dato
numerico soltanto. Mette in discussione un principio.
Vorrei che su questo punto, non solo il Presidente, ma anche
gli uffici che lo supportano, mi ascoltassero, riflettendo.
Qui si tratta di un premio di maggioranza che in tutta la
legislazione, nazionale e regionale, interviene per consentire la
stabilità del Governo, in rapporto ad una soglia di maggioranza.
Nella precedente legislatura, e in tutta la legislazione
regionale e nazionale che attiva il premio di maggioranza, si
prescrive che se la maggioranza è già ampia, cioè se raggiunge la
soglia del sessanta per cento, è chiaro che non deve esserci un
ulteriore premio di maggioranza.
La soluzione individuata per assicurare ai componenti del
listino regionale l'elezione nel Parlamento regionale (che può
essere una determinazione legislativa più che rispettabile) non
può andare a scapito, tuttavia, di uno dei cardini di questa
legge che stiamo votando e della normativa già esistente in
materia.
Quindi, vorrei capire che cosa significa la deroga di cui si
parla in prima applicazione, se mette in discussione uno dei
cardini questa norma. Perché superare il rapporto quaranta-
sessanta , significa derogare dal principio che il premio di
maggioranza si attribuisce solo quando c'è necessità che questo
avvenga, non diversamente.
Considero quindi questi due elementi che ho citato, non solo
assolutamente incongrui, ma un modo di intervenire, rispetto a
norme già votate, che mettono in discussione due cardini
fondamentali della legge e che, proprio per queste ragioni, la
Presidenza dovrebbe dichiarare inammissibili, perché sono
questioni votate, discusse, affrontate nella Commissione, portate
in Aula, e nuovamente dibattute e votate e sulle quali non si
può tornare indietro.
Il principio della prima applicazione non può valere in casi di
questo genere; è spiegabile e comprensibile l'operazione che si
fa per le ineleggibilità e le incompatibilità (singolarmente, si
può essere favorevole o contrario) ma si capisce che se si cambia
una norma e si obbliga un parlamentare, che è contemporaneamente
sindaco o assessore di un comune, a dover scegliere tra la carica
di parlamentare o quella di sindaco, gli si deve pur consentire,
attraverso una norma, di poter scegliere anche nel momento in
cui si scioglie uno dei due mandati.
Ma per una legge elettorale, che ha una sua ossatura e rispetto
alla quale si è già votato, che significa, in sede di prima
applicazione, modificare alcuni dei punti, che ho qui richiamato,
senza snaturare sostanzialmente la legge?
Lo dico perché noi siamo in presenza, già per quello che
abbiamo fatto (e cioè l'introduzione di una soglia di sbarramento
del cinque per cento) di una legge che distribuisce i seggi su
base provinciale, siamo cioè in presenza di una mostruosità.
Se a questa principale mostruosità, dobbiamo aggiungere anche
ulteriori elementi di aberrazione, noi non faremo una legge
utile.
Io dico a questo Parlamento, temo neanche a questa maggioranza,
lo dico ai colleghi del centro-destra per sollecitare una
riflessione ulteriore, che una legge di questo genere non serve a
nessuno; determina piuttosto un possibile, ulteriore elemento di
sfiducia nel rapporto tra i cittadini e questo Parlamento e non
perché c'è una maggioranza che la vota e una minoranza che la
subisce - che già in materia di legge elettorale è un fatto che
ha un qualche rilievo - ma proprio per tutti questi elementi di
contraddizione che danno il senso non già di uno sforzo del
Parlamento per sollecitare la partecipazione dei cittadini, per
fare in modo che la rappresentanza sia più qualificata e
maggiormente rispondente alle esigenze della Sicilia, ma, al
contrario, di una legge che è fatta per quelli che oggi si
trovano qua, per quelli che pensano attraverso la maggioranza di
potere condizionare anche l'esito delle prossime competizioni
elettorali.
Non aggiungo nulla a quanto è stato detto sui tentativi di
intervenire sull'ordinamento degli enti locali e quella piccola
norma che prevede che il Sindaco possa revocare un Assessore se
prima ha la maggioranza in Consiglio comunale, anche qui, non si
tratta di una previsione che tende ad aggiustare il rapporto fra
il Sindaco ed il Consiglio comunale, tra il Sindaco e la sua
maggioranza.
E' una norma che snatura la legge sull'elezione diretta del
Sindaco e del Presidente della Provincia proprio perché su questa
via si rende ibrido il rapporto tra Consiglio comunale e Sindaco,
si mettono in discussione contemporaneamente le prerogative del
Sindaco e quelle del Consiglio comunale.
Siamo in presenza di norme che si giustificano soltanto con
l'evidente bisogno da parte di qualcuno all'interno di questo
Parlamento, di risolvere, dal suo punto di vista, questo o quel
problema, mettendo assieme esigenze di singoli gruppi.
Al di fuori di un disegno organico, stiamo producendo un mostro
che difficilmente sarà utile a questo Parlamento, e soprattutto
alla Sicilia.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Zago. Ne ha
facoltà.
ZAGO Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che con
questa legge elettorale stiamo sprecando una grande occasione che
poteva essere rappresentata dall'esaltazione di quella che, con
giusta enfasi, era stata annunciata come la stagione delle
riforme', pensando naturalmente alla riforma dello Statuto e alla
legge elettorale, visto che, per la prima volta nella storia, nel
2001, l'Assemblea regionale siciliana ed il Presidente della
Regione sono stati eletti con una legge che non è del Parlamento
siciliano, ma del Parlamento nazionale.
Invece, oggi, se andiamo a vedere qual è lo stato dell'arte,
emerge che la riforma dello Statuto è ferma e che la legge
elettorale è probabilmente in dirittura d'arrivo, ma è
caratterizzata da uno scontro, da una spaccatura verticale
all'interno del Parlamento che non si presagiva, che nessuno si
augurava si potesse verificare, dal momento che, a parole, tutti
conveniamo nel dire che le regole non devono essere di una parte
ma devono essere del Parlamento, se non tutto, ma di uno
schieramento più ampio possibile.
Invece, oggi, lo scontro è sotto gli occhi di tutti e il
risultato che ci sta tenendo impegnati è rappresentato dal maxi
emendamento, frutto di un disaccordo tra i vari gruppi, ma - devo
dire - espediente tecnico-politico al quale si è fatto ricorso
per superare anche i contrasti all'interno della stessa
maggioranza.
Ecco perché questa mi pare un'occasione sprecata, in quanto
stiamo perdendo la possibilità, come titolava qualcuno, di
presentare la Sicilia o di far tornare la Sicilia laboratorio
politico.
Non mi pare proprio che con questa legge e con il modo in cui
si sta sviluppando in Aula il dibattito, la Sicilia possa essere
presentata, veicolata nel resto d'Italia, come un centro di
laboratorio politico.
Condivido molti, se non tutti i rilievi che i miei colleghi di
Gruppo e di schieramento hanno evidenziato e già fatto da questa
tribuna. Voglio solo fare qualche sottolineatura per quello che
c'è nel maxi emendamento e qualche considerazione, invece, per
quello che nell'emendamento non c'è.
Mi pare molto stridente la contraddizione che caratterizza il
modo con cui si è affrontata la questione della parità dei sessi
nel Parlamento regionale siciliano. Mi sembra una contraddizione
rispetto a tutte le novità e, perché no, all'evoluzione che sul
tema della partecipazione femminile alla vita politica e
istituzionale in questi ultimi mesi e anni si è registrato in
Italia e in Europa.
Le stesse elezioni europee dell'altro ieri hanno segnato, in
questo senso, un' evoluzione non solo nel numero delle candidate,
notevolmente superiore rispetto a quello di cinque anni fa, ma
anche rispetto alle elette al Parlamento europeo. Per non parlare
delle modifiche costituzionali legislative che sono intervenute
nel Parlamento nazionale.
Bene, rispetto a questo scenario qui si compie un passo
indietro perché con il maxi emendamento si fa giustizia di quello
che pure era stata la base di partenza, di fatto viene vanificata
l'alternanza tra i due sessi nel listino in quanto l'introduzione
non dell'irricevibilità della lista, ma della riduzione del
rimborso elettorale, non nell'intero ma da zero ad un massimo
del 50 per cento, sta a testimoniare la volontà chiara che, per
quanto riguarda il Polo e la Casa delle Libertà, questa
alternanza nel listino non sarà rispettata.
Diviene chiaro, e dovrebbe essere chiaro a tutte le donne
mobilitate in questi anni, ma anche alle colleghe presenti qui
in Parlamento, che l'alternanza tra uomo e donna e quindi
l'elezione di quattro donne nel listino nel 2006 sarà possibile
solo se a vincere sarà il centrosinistra. Infatti il
centrosinistra, a prescindere dalla riduzione del rimborso,
osserverà l'indicazione dell'alternanza tra uomo e donna; il
centrodestra si è organizzato invece le carte per non osservare
tale alternanza e, per non rompersi l'osso del collo, dal punto
di vista economico, sta stabilendo anche la pena, cioè da zero
al un massimo del 50 per cento.
Se questa è l'impostazione che si ha con il listino ne
scaturisce, conseguentemente, poi l'atteggiamento per quanto
riguarda la presenza nelle liste provinciali. Anche lì il
discorso dei due terzi è vanificato perché anche in questo caso -
che mi pare sia la lettera b) del comma di cui adesso non ricordo
il numero - viene, come dire, prevista la riduzione del rimborso,
quindi figuratevi nelle liste provinciali quante donne saranno
presenti.
Tutto ciò, quindi, impedisce poi di sviluppare altri discorsi
per quanto riguarda la preferenza di genere, una reale
partecipazione delle donne alla vita del Parlamento siciliano,
per non parlare - figuriamoci - dell'eventuale presenza di donne
in una Giunta di Governo di centrodestra nella lista regionale,
se nemmeno si vogliono mettere in lista nei collegi provinciali
E questo parlando del listino, che rappresenta già di per sè un
fatto antidemocratico, perché sottrae al corpo elettorale, a
tutti i siciliani la possibilità di votare per 8 o 9
parlamentari:(formalmente è per 10, ma insomma si sa che il
congegno è degli 8 più 2). Viene sottratta al popolo siciliano la
possibilità di votare sul 10 per cento dei membri del Parlamento
siciliano.
Questo mi pare sia un grave errore, perché vogliamo assicurare
la stabilità dei governi, siamo per prevedere quindi, perché no,
in un sistema proporzionale, un premio di maggioranza; però come
si sta facendo con questo maxi emendamento, si compie un
ulteriore passo indietro, se è vero che è stato cassato pure
quanto era stato preannunciato, che i candidati collocati nel
listino dovevano comunque essere candidati nei collegi
provinciali, per indurre tutti a sporcarsi le mani con il
riscontro elettorale dei siciliani.
Tale possibilità, che era prevista, è scomparsa. Qui si sta
sancendo la norma secondo cui i segretari regionali o i notabili
della politica siciliana andranno ad indicare come deputati 8
parlamentari, a prescindere - come diceva la buonanima - a
prescindere da tutto
Un'altra considerazione voglio fare sulle norme che riguardano
i comuni. Vedete, penso che abbiano ragione i colleghi che hanno
sollevato il problema, intanto di carattere formale e quindi
regolamentare: il titolo non consente di trattare questa
materia. Ma mi permetto di chiedere ai colleghi: Voi pensate che
le problematiche che riguardano i comuni possano essere
affrontate e risolte con un comma, per quanto condivisibile o
meno? O invece non pensate che si debba cercare di intervenire
sui comuni alla luce dell'esperienza maturata per completare in
un certo senso la riforma? Il problema si risolve portando il
Sindaco in Consiglio comunale.
E', invece, venuto il momento di chiederci, visto che ormai il
consigliere comunale non lo vuole fare più nessuno, come
bilanciare pesi e contrappesi, come dare competenze e funzioni al
Consiglio comunale, equilibrando i poteri del Sindaco, della
Giunta, ponendo rimedio a certe degenerazioni che ci sono in
talune amministrazioni, rimedio a quel problema che il capogruppo
dei DS alla Camera ha percepito, raccogliendo la problematica
nazionale, cioè il senso di frustrazione che ormai si impossessa
dei consiglieri comunali tutti, sia quelli di opposizione, ma
anche quelli di maggioranza, che sono lì a reggere non so che
cosa.
Allora c'è un problema nei comuni, c'è il problema di
bilanciare, rivedere, aggiustare, esaltare le cose positive e
giuste che ci sono. Naturalmente, però, tutto ciò non si può fare
con una legge che non c'entra niente, né si può fare con un comma
che dà una pennellata, non si capisce per aggiustare che cosa.
E quindi sono d'accordo perché i commi relativi ai comuni, non
solo per i motivi formali, e quindi regolamentari che sono stati
trattati prima di me, ma anche per motivi sostanziali, vengano
stralciati. E questo per quanto riguarda quello che c'è in questo
maxi emendamento, non tutto ma solo i punti che mi sembravano più
stridenti.
Adesso mi permetto di fare qualche considerazione per quello
che, invece, non c'è nel maxi emendamento. Non c'è un problema,
non c'è la soluzione di un problema che pure ancora è alla nostra
portata risolvere.
Sono stato d'accordo ad introdurre una percentuale, una soglia
di sbarramento; sono stato d'accordo e continuo ad essere
d'accordo perché c'è il bisogno di una semplificazione del
sistema politico che nel proporzionale prima, ma nemmeno il
maggioritario dopo, sono riusciti a determinare.
Sono d'accordo perché, ad esempio, non è pensabile che le 28
liste presenti alle europee dell'altro ieri siano espressione di
programmi, di valori, di strategie, di leadership diverse, non è
possibile. Nessuno mi potrà mai dimostrare che ci sono 28
modelli, 28 modi di vedere le cose, lo sviluppo, la crescita
della nostra società, delle nostre comunità. E, quindi, non si
poteva, non si può continuare con tutti questi prefissi
telefonici;, lo sbarramento, dunque, andava fatto e va fatto in
questo senso, in questa direzione. Va fatto in direzione delle
liste fai da te , come comodamente ormai si usa dire per
intenderci.
Lo sbarramento non può essere fatto per chi, invece,
rappresenta idee vere, programmi, modelli, leadership non solo
regionali, ma anche nazionali.
Lo sbarramento non può essere fatto per coloro che sono stati,
insieme ad altri, protagonisti della storia del nostro Paese e,
quindi, penso che un tentativo ancora vada fatto, una possibilità
ancora c'è: quella, se volete, di mantenere, visto che non si può
tornare su materia già deliberata, il 5 per cento, però di
riservare in prima applicazione - visto che è stata scoperta
questa cosa della prima applicazione - di riservare in prima
applicazione la possibilità che lo sbarramento riguardi quella
soglia del 3 per cento sulla quale, molto saggiamente, il
Parlamento stava convenendo e che poi, per motivi, forse, di
responsabilità collettive, è saltata.
Il 3 per cento sarebbe stato un numero congruo dal punto di
vista della convenienza politico-elettorale, dal punto di vista
della semplificazione del sistema politico, della soglia di
sbarramento contro le liste fai da te .
Si è preferito andare per le spicce e siamo arrivati al
risultato del quale, forse tutti, senza dirlo, siamo pentiti.
Allora penso, ed ecco, signor Presidente, il motivo
dell'emendamento presentato dal nostro Gruppo, che in sede di
prima applicazione si possa invocare che lo sbarramento sia del 3
per cento e solo quando la legge entrerà a regime successivamente
possa essere del 5 per cento.
Lo dico perché non possiamo dare dei segnali negativi, come
se volessimo escludere altri chissà da che cosa, nella
consapevolezza che una comunità va avanti, una società va avanti
quanto più ampio è il contributo di una classe dirigente
anch'essa ampia ed articolata.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono quasi
contento che questa triste storia, questa pagina nera del
Parlamento siciliano si stia chiudendo perchè non pensavo che un
procedimento legislativo iniziato male potesse finire in maniera
ancora peggiore di quello che temevo; e più si va avanti peggio
è.
Quindi è una soddisfazione immaginare che da qui a qualche ora,
forse qualche giorno, finalmente, non si potranno fare ulteriori
danni a questo disegno di legge e lo approveremo per poi andare a
discutere e dialogare direttamente col popolo siciliano, per
chiedere il referendum.
E' stato un iter particolarmente complesso, non c'è stato
nessun dibattito. Tutti gli interventi su questa legge sono stati
posti in essere da deputati del centrosinistra senza che mai vi
fosse una interlocuzione vera, una risposta, un colloquio, anche
se invocato, auspicato, a volte implorato ai limiti anche della
decenza istituzionale, col centrodestra. A volte ci rendevamo
conto di essere eccessivi, ma nessuna possibilità di dialogo è
stata aperta.
Tutte le nostre proposte sono state bocciate, e bocciate
immotivatamente dato che nessuno si è mai degnato di supportare
le considerazioni da noi svolte ed eventualmente di spiegarci il
perchè non andavano approvate.
Si è andati avanti con una serie di forzature enormi: si tende
a cancellare da questo Parlamento in maniera fin troppo leggera
forze politiche che hanno una loro tradizione, si cerca di
umiliare le donne e gli stessi parlamentari che hanno creduto di
poter dare attuazione al principio costituzionale introdotto di
recente e che è stato fatto nostro nella proposta di Statuto,
quello di riuscire a garantire la partecipazione delle donne.
Non c'è stata la possibilità di discutere le nostre proposte sul
doppio voto di genere.
Adesso si cerca di prendere in giro i parlamentari e le donne
tutte imponendo questo maxi emendamento dove è contenuta una
norma che, a differenza da quello che era originariamente
previsto, ovvero la irricevibilità delle liste che non
garantissero l'alternanza uomo-donna, semplicemente una pena
pecuniaria. E' una ipocrisia Noi ci rivolgeremo anche alle
donne siciliane per chiedere che questa norma sia abrogata.
Faremo questo ulteriore tentativo.
Ho apprezzato l'onorevole Savarino e le altre colleghe le quali
hanno presentato un emendamento che ancora tende ad imporre
l'irricevibilità delle liste. Io mi permetto di suggerire loro
di chiedere, quando sarà votato questo emendamento, non il voto
segreto ma il voto palese nominale e se qualcuno dovesse chiedere
il voto segreto, pretendere che siano pubblicati i nomi di coloro
che impediscono la possibilità di discutere e di esprimere a viso
apertole loro opinioni su questo delicatissimo tema.
Lo so che ho ragione, ne abbiamo visto di tutti i colori, ci è
stato impedito spesso anche di intervenire perchè irritualmente
la maggioranza, per accorciare il più possibile i tempi, ha
chiesto il voto segreto su emendamenti fondamentali.
Abbiamo assistito al Governo che fa proprio un disegno di legge
sulla riforma elettorale con un emendamento che è sostanzialmente
la legge di riforma per il rinnovo dell'Assemblea regionale,
assumendosene, in maniera più che irrituale, la responsabilità
politica perchè questa non sarà più la legge dell'Assemblea
regionale, ma - così come hanno detto tanti colleghi che mi hanno
preceduto - sarà la legge del Governo Cuffaro, sarà la legge
Cuffaro-D'Aquino.
Credo che l'onorevole D'Aquino non si poteva permettere di far
proprio quell'emendamento fondamentale senza il consenso della
Presidenza della Regione, ma la cosa più triste è il motivo che
sta a fondamento della presentazione di questo maxi emendamento.
Vedete, spesso ho contestato in altre occasioni, come per esempio
nella discussione sulla legge finanziaria, la procedura del maxi
emendamento, perchè ritenevo e ritengo che violi la procedura
normale di approvazione di una legge, che prevede necessariamente
il passaggio attraverso le Commissioni.
Ma siamo andati anche oltre, dato che oggi siamo qui a
discutere di questo emendamento perchè qualche autorevole
esponente delle forze politiche di maggioranza del Parlamento
siciliano ha avuto il piacere - leggevo che era in vacanza,
probabilmente me lo immagino disteso al sole, sotto un ombrellone
-, di leggersi finalmente la legge elettorale ed ha visto che
c'erano alcune norme che non gli piacevano. Qualcuno gli ha
suggerito guarda, caro onorevole, queste norme le abbiamo già
votate ed allora lui ha detto va bene, che ci vuole? facciamo
un maxi emendamento, andiamo anche oltre le procedure di questo
Parlamento, votiamo nuovamente norme già votate .
Questo è inaccettabile, ne abbiamo viste di tutti i colori, ma,
credetemi, non è permesso a nessuno, per quanto autorevole, di
mettere in discussione ciò che è stato già approvato all'interno
di questa Assemblea regionale.
Ecco perchè contestiamo totalmente, assolutamente questo maxi
emendamento, un emendamento che contiene norme già votate, ed
auspichiamo che la Presidenza dell'Assemblea regionale non porti
mai in votazione una norma del genere. Un emendamento che
contiene norme palesemente incostituzionali, in quanto in
violazione del nostro Statuto; norme che nulla hanno a che vedere
con l'oggetto della legge, ma che riguardano la riforma
dell'ordinamento degli Enti locali; norme che niente hanno a che
fare con le norme che devono regolamentare il rinnovo
dell'Assemblea regionale, come diceva benissimo l'onorevole
Orlando facendo riferimento agli articoli 111 e 112 del nuovo
Regolamento dell'Assemblea regionale, voluto per garantire ancora
meglio la democraticità all'interno di questo sistema
parlamentare, per cui non è ammissibile introdurre, tra l'altro
in maniera disorganica, norme che riguardano un oggetto
assolutamente difforme all'oggetto che stiamo trattando.
Vengo al merito: l'esordio di questo maxiemendamento è dei
peggiori, in quanto si collega, almeno rispetto all'atto che è
stato consegnato ieri, all'articolo 1 che è stato già votato, una
norma la cui legittimità costituzionale è messa in serissimo
dubbio.
PRESIDENTE Onorevole Spampinato perché sostiene che è
agganciato all'articolo 1?
SPAMPINATO Forse leggo male, in apertura è articolo 3?
PRESIDENTE E' dopo l'articolo 3. Mi ha fatto sorgere il
dubbio, perché se fosse stato come da lei detto ci sarebbe stato
un problema.
SPAMPINATO Il merito della norma è comunque oggetto di
contestazione da parte mia, signor Presidente, in ogni caso se
l'aggancio è errato verrà corretto, se fosse giusto non toglie
nulla alla contestazione nel merito della norma.
Immaginiamo il deputato supplente, lo definiva perfettamente
l'onorevole Forgione, dovremmo dare il loro nome a queste figure
che sono state introdotte o che si vogliono introdurre con questa
legge: il portaborse dell'Assessore.
Il dubbio di legittimità costituzionale nasce dalla mancata
previsione di un vincolo di mandato, signor Presidente.
Voglio capire come un deputato supplente possa svolgere
liberamente, senza nessun condizionamento, la propria attività
parlamentare; come un deputato supplente non si possa fare
condizionare dal fatto di esistere perché il deputato è diventato
assessore.
Vorrei immaginare un deputato supplente che possa svolgere
liberamente tutte le prerogative del deputato, per esempio porre
atti ispettivi all'Assessore da cui dipende la sua stessa
esistenza. Tutto questo è inimmaginabile, illegittimo e va
necessariamente cassato.
E sono queste le considerazioni che mi portano a sostenere che
anche la figura del consigliere comunale supplente non può essere
oggetto di questa legge e non può essere introdotta nel nostro
ordinamento.
Eravamo stati la prima Regione ad introdurre una riforma
rivoluzionaria: l'elezione diretta del sindaco e l'elezione
diretta del Presidente della Regione. Stiamo tornando indietro,
stiamo facendo venir meno quegli elementi di novità che hanno
prodotto sicuramente benefici all'interno delle amministrazioni
degli enti locali.
Questo è un primo passo indietro, ma ce n'è uno ancora più
grave: immaginare il consigliere che possa fare l'assessore, ma
ancora peggio il consigliere che diventa assessore e si sospenda
dalla carica di consigliere per fare entrare il consigliere
supplente.
Anche qui non immaginiamo la possibilità del consigliere
supplente di poter svolgere liberamente il proprio mandato; non
riusciamo a comprendere quali possano essere le motivazioni e i
benefici che potrebbero portare un sistema di questo genere.
L'onorevole Speziale proponeva una soluzione di compromesso
che, comunque, ha una sua logica: reintrodurre la compatibilità
tra consigliere ed assessore, ma non immaginare la figura del
consigliere supplente.
E poi c'è l'aberrazione più assoluta che si poteva immaginare -
vorrei capire chi ha immaginato una norma di questo genere -
l'introduzione, all'interno dell'ordinamento locale, del
meccanismo per cui il sindaco debba chiedere il voto favorevole
del consiglio comunale per poter revocare un proprio assessore .
Vorrei chiedere, inoltre, a coloro i quali hanno proposto
questa norma, e in particolare all'Assessore regionale
competente, come si coniuga questa norma con il rapporto di
fiducia che deve esistere tra il sindaco e i propri assessori.
Voglio comprendere come questa norma può coniugarsi quando
viene meno questo rapporto di fiducia e il consiglio però impone
al sindaco di mantenere in giunta quel determinato assessore.
Chiedo, infatti, ai tanti colleghi sindaci che sono componenti
di questa assemblea se possono immaginare di votare una norma di
questo genere.
MANCUSO La togliamo
SPAMPINATO Ne prendiamo atto e mi auguro che questa norma
come tante altre vengano tolte.
Non sto elemosinando nulla, onorevoli colleghi, non state
facendo un regalo a qualcuno, fate un regalo alle istituzioni, al
sistema che dovrà governare gli enti locali.
Ritengo aberrante il riprodurre la norma, già folle per qualche
verso, che prevede lo sbarramento così alto del 5 per cento anche
per i consigli comunali e provinciali.
Esistono, laddove deve essere più stretto il rapporto tra
amministrati e amministratori, esigenze locali che necessitano
della propria evoluzione a livello istituzionale, che sono utili
per le istituzioni, che saranno probabilmente interessi piccoli,
ma rapportati con l'ente rappresentato sono indispensabili.
Ecco perché continuo a non capire il motivo dell'introduzione
di questo sbarramento che determina una situazione di
antidemocraticità assoluta.
Per quanto riguarda la norma sulla composizione delle liste,
voglio ricordare che anche su questa norma il Parlamento
siciliano si è espresso.
Se state attenti, signor Presidente, onorevoli colleghi, la
prima parte del comma 5, sostanzialmente, riproduce una norma già
votata da questo Parlamento: l'articolo 2.
Ritengo che la norma sulla sanzione sia una totale ipocrisia.
Diceva bene l'onorevole Zago che speriamo di vincere anche per
questo, perché soltanto se vincerà il candidato di
centrosinistra le donne del listino diventeranno deputati della
prossima Assemblea regionale, con l'alternanza fra uomini e
donne.
Credo che sia inaccettabile - ed è questo il nodo di questo
maxi emendamento - la norma prevista dal numero 9 del comma 8.
L'Assemblea regionale ha già deciso che il sistema, in base al
quale si distribuiranno i deputati all'interno della prossima
legislatura, prevederà una maggioranza composta da 54 deputati
più il Presidente e una minoranza composta da 34 deputati più il
candidato Presidente sconfitto.
Su questa norma non si può tornare indietro.
E' inammissibile Probabilmente chi l'ha pensata quel giorno,
anche se era in vacanza, forse non aveva l'ombrellone, e quindi
è stato un po' toccato' dal sole.
Ripeto, è inammisibile che dopo che questo Parlamento ha votato
siffatta distribuzione dei seggi, che qualcuno sostenga - ed è
inammissibile che qualcuno lo scriva e sarà inaccettabile che
qualcuno lo voti - che coloro che sono stati inseriti nel listino
diventeranno deputati; gli altri, all'interno delle
circoscrizioni provinciali, se hanno ottenuto i voti verranno
eletti.
E' inammissibile da un punto di vista di democrazia del
sistema, è inammissibile perché abbiamo già votato e questo
Parlamento si è espresso in maniera chiara.
Mi auguro, e concludo, che la Presidenza dell'Assemblea
mantenga l'orientamento che ha già espresso rispetto al numero 10
del comma 8, l'ultima norma che chiude questo famigerato maxi-
emendamento.
Una norma che introduce i cosiddetti assessori junior', ma che
viola quanto è previsto dalle norme di attuazione del nostro
Statuto, che indicano in 12 il numero degli assessori per la
formazione del Governo, ma ancora peggio viola l'articolo 9 del
nostro Statuto quando prevede espressamente che ciascun assessore
deve essere preposto ad un ramo dell'amministrazione.
Ecco perché mi auguro che vi sia un mantenimento
dell'orientamento già espresso e anche questa norma così come mi
auguro tante altre vengano cassate.
Concludo ribadendo il concetto espresso in apertura. Spesso in
maniera provocatoria ho proposto l'abolizione delle Commissioni
in quanto svuotate della loro sostanziale funzione, perché
attraverso queste procedure di presentazione di maxi-emendamenti,
le Commissioni competenti per materia non entrano mai nel merito
della discussione e del contenuto di queste norme.
Non vorrei che si arrivasse all'abolizione dello stesso
Parlamento, qualora passasse il principio che la volontà espressa
da questo Parlamento possa essere messa in discussione da
qualcuno, chiunque esso sia autorevole.
Se si deve eleggere qualcuno e se si vogliono dare i propri
autorevoli consigli, che lo si faccia prima che inizi la
discussione del disegno di legge. Dopodiché, una volta che il
Parlamento, in maniera esatta o sbagliata, ha già deliberato,
nessuno può permettersi di mettere in discussione la volontà
dello stesso.
Colleghi, non dobbiamo cadere in questa trappola, dobbiamo, a
garanzia della dignità di noi stessi e del Parlamento, evitare
che ciò avvenga.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI Signor Commissario, mi ascolti per piacere. Sono da un
impianto a viva voce di una macchina che aveva l'onorevole
Cintola alla guida, che però si è dovuto fermare, è dovuto
scendere per un controllo e la macchina purtroppo cammina da
sola; ho soltanto pochi minuti perché non so dove mi porterà
questa macchina, Signor Commissario. La prego mi ascolti, devo
fare solo due brevi osservazioni perché lei ne tenga conto,
Signor Commissario.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, si rivolga al Parlamento.
ORTISI Certamente, Signor Commissario dello Stato.
PRESIDENTE No, io non sono il Commissario dello Stato, si
rivolga al Parlamento, altrimenti sembra una supplica. Le ho
chiesto una massima, non una supplica.
ORTISI Signor Presidente, ho inserito già la minima, per
evitare di scontrarmi
Però Signor Presidente, la pregherei di riferire al Commissario
dello Stato, considerato che non so dove andrò a finire, che ci
sono almeno due passaggi che devono essere considerati.
Il comma 3 recita Iin sede di prima applicazione ... - questa
prima applicazione sembra senza ticket, la fanno continuamente
in questo maxi emendamento - ... le cause di ineleggibilità e di
incompatibilità, di cui al comma 1, non si applicano ai deputati
regionali che al momento dell'entrata in vigore della presente
legge rivestano pure la carica di sindaco o di assessore
comunale. Essi possono continuare a ricoprire entrambe le cariche
fino alla conclusione del mandato presso il Comune, anche in caso
di rielezione a deputato regionale.
Signor Presidente, la prego, dica al Commissario dello Stato
che questa è la tipica norma ad personam o, se ci fosse il duale
greco, direi ad personas, però come duale, siete tre o quattro.
Come mai non c'è scritto consigliere o assessore provinciale ?
Se una norma è generale deve prevedere tutte le eventualità.
Questo è un lapsus che indica che questo passaggio, come tutti i
passaggi di questo maxi emendamento, indicano norme giustapposte
che si riferiscono a persone fisiche.
Abbiamo presentato un sub emendamento che cerca di sanare, in
spirito costruttivo, questa svista ortografica delle procedure,
che la dice lunga.
E ancora, signor Presidente, riferisca per piacere al
Commissario dello Stato, che in via di prima applicazione - siamo
di nuova ad un'altra prima applicazione' di queste pomatine
senza ticket - si fa riferimento alla possibilità che gli
Assessori regionali siano temporaneamente sospesi dalle funzioni
di deputato, eccetera.
Ma scusate, ma cosa si intende in via di prima applicazione'.
Ma non ci viene il dubbio che già dalla XIV legislatura questa
legge che stiamo votando entrerà a regime?
La prima applicazione è derogante rispetto al regime quando è
transitoria da un sistema ad un altro, quando il regime è
previsto per un momento successivo, non nella medesima
legislatura.
Pertanto, Signor Presidente, riferisca per favore al
Commissario dello Stato, - ho fretta perché mi stanno
telefonando Marcello Veneziano e Stefano Rodotà, e devo
rispondere per altre considerazioni - che queste sole due
indicazioni possono dare l'idea al Commissario dello Stato di
come questa non sia una legge, queste sono giustapposizioni di
norme che servono soltanto a sanare altro.
Ma a questo punto devo interrompere il colloquio con il
Commissario dello Stato perché due illustri studiosi, uno di
destra, Macello Veneziani, notorio, ed uno di sinistra, Stefano
Rodotà, vogliono farmi notare altre cose.
Se mi prestate un minuto di attenzione, vorrei tentare - il
Presidente è una delle persone che presta sicuramente attenzione
in questo - di far notare come questo tentativo bolso' di
trasferire per riverbero sui livelli comunali quanto stiamo
decidendo a livello regionale sia contro la storia.
Chiunque abbia letto una pagina delle osservazioni, non solo di
Veneziani e di Rodotà, si ricordi la tecnologia della politica
del 1996, ma di Fukuyama, di Keeno, di Novak, si sarà accorto che
oggi è messa in discussione la validità di un articolo della
Costituzione, datato, che è l'articolo 49, rispetto al quale il
nostro Parlamento probabilmente presto si determinerà per
chiederne il mutamento in quanto esso prevede l'esaustività
della rappresentanza del consenso attraverso l'unico strumento
che è il partito.
Se ossequio parere diverso per quanto riguarda lo sbarramento a
livello regionale, ritengo che sia per pregarvi di stare attenti
a questo passaggio fondamentale per lo sviluppo della democrazia
negli anni a venire.
Imporre lo sbarramento del 5 per cento nei comuni, intanto non
elimina le liste fai da te, perché nel mio comune per me, ma
anche nel comune di Piazza Armerina per l'onorevole Tumino,
Chiaramonte Gulfi per il collega Gurrieri, ma anche di
maggioranza: se l'onorevole Ioppolo presentasse la lista Ioppolo
è probabile che tale lista superi il 5 per cento e che la lista
dalla quale trae consenso e sottrae consenso, Alleanza nazionale,
rischierebbe di non superare tale sbarramento.
Così non eliminiamo le liste fai da te. Ora se il ragionamento
lo possiamo portare avanti a livello regionale, ognuno con le
proprie regioni, a livello comunale significa andare contro
l'obiettivo che voi stessi, colleghi, vi proponete di
raggiungere.
Inoltre, guardate che oggi il dibattito culturale nei regni
della democrazia occidentale è avanzatissimo da questo punto di
vista, perché vi accorgete che dovunque aumentano gli astenuti,
quelli che non vanno a votare, perché non si identificano in
questo o quel partito a prescindere dalla collocazione
tradizionale; si identificano in nuove forme di partecipazione:
nei movimenti, nelle parrocchie, nelle lobbies in senso
anglosassone, nei condomini, nei comitati spontanei che nascono e
muoiono per raggiungere un obiettivo particolare. E voi con
questo riverbero sui comuni andate contro la storia e sarete
travolti dalla storia, non dai nostri argomenti.
Domani non potrete dire ai vostri figli o ai vostri amici: feci
e partecipai ad un provvedimento che linearizzò, che andò nel
verso in cui andavano le democrazie occidentali.
Se vogliamo salvare le democrazie occidentali, se vogliamo
salvare le democrazie in generale, dobbiamo permettere una
partecipazione maggiore della gente, non costringerla a
scriversi a questo o a quel partito maggiore, perché già
l'eliminazione dei partiti minori è un vulnus.
Ma se voi eliminate anche la possibilità che a livello
comunale, nel piccolo comune, la gente si metta insieme non per
forza, passando da un'adesione spesso antistorica a questo o a
quel partito che trae alimento da ideologie fondamentalmente
ottocentesche, che non rispondono più alle sollecitazioni
culturali e alle domande della gente, fate in modo che la
democrazia muoia contro le vostre stesse volontà.
Molti di voi, diciamo quasi tutti - vi conosco personalmente
dopo otto anni o dopo tre anni per alcuni e so della loro sincera
fede democratica - fanno un grandissimo errore.
Personalmente, non intervengo per fare ostruzionismo, signor
presidente, però mi si consentirà di finire la trilogia tragica
con l'intervento farfugliante del ministro Prestigiacomo, la
quale interviene con molta ipocrisia a favore delle donne e poi
permette questo aborto, questa offesa che si fa alla democrazia
paritaria, che è legata ai due passaggi che sostituiscono la
inammissibilità della lista regionale e della lista provinciale
nel momento in cui non rispettano, la prima, l'articolo 51 della
Costituzione così come modificato e di cui tanto ha menato vanto
il ministro stesso; e l'altro, per le liste provinciali, sempre
una multa al posto della inammissibilità nel momento in cui non
rispetta un terzo destinato a uno dei due sessi come elemento
minimale.
Anzi, tenta una contorsione fra un terzo e un quarto, che non
si capisce bene a cosa voglia preludere se non a un pulcino
nella stoppa che più sta nella stoppa e più si ingarbuglia.
E naturalmente, onorevoli colleghi, come nella migliore
tradizione, dopo la trilogia tragica, non può che esserci il
dramma satiresco: la farsa petroliniana che è rappresentata dal
passaggio in cui viene ipotizzato che il seggio del consigliere
divenuto assessore è temporaneamente attribuito per tutta la
durata dell'incarico di membro della giunta.
Dramma satiresco Lo sapete che è basato sull'elemento fallico,
dionisiaco e voi qui in effetti, anche letteralmente, andate
dietro a questa vostra volontà di esprimere il meglio delle
rappresentazioni classiche, ma anche moderne: il primo dei non
eletti della medesima lista e circoscrizione elettorale assume
le funzioni di consigliere supplente.
Immagino questo andare e tornare mascherati da consiglieri e
poi da assessori, poi ti togli la maschera ritorni: Petrolini
Preferite Charlot
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, il re dei trasformisti si
chiamava Fregoli.
ORTISI Anche Fregoli. Signor Presidente, Cito Petrolini
perché questi non si elevò mai a livello intellettuale di
Fregoli, perché Petrolini era solo un esecutore e questa
Assemblea che esegue eterodiretta non merita Fregoli.
Merita soltanto Petrolini, signor Presidente. Al massimo. E'
fatto volutamente il riferimento.
E successivamente, mentre tutti abbandoniamo gli spettatori,
perché noi siamo spettatori, il teatro, la skené, gli ultimi
Pierrot della democrazia con una lacrima che scende dall'occhio,
facciamo notare - perché così i colleghi, se vogliono, ci
riflettano - che le norme dell'articolo aggiuntivo nulla hanno a
che vedere con la legge elettorale.
Noi proponemmo - sarebbe una occasione per fare, perderemmo
altre ventiquattro ore probabilmente - una omogeneizzazione del
sistema elettorale, perché con queste norme aggiuntive non
cambiate quello che esiste oggi: un sistema elettorale diverso
per la regione, per le province e per i comuni. E' l'occasione
per omogeneizzare i tre sistemi elettorali
Ma voi non pensate a questo, non pensate in termini organici,
pensate a giustapposizioni che servono al momento contingente,
tradendo la funzione nostra che è quella di essere legislatori.
Noi colleghi, mentre vi lasciamo tutto lo spazio che volete,
non possiamo non fare riferimento all'ultimo aspetto che è dato
dal tradimento dell'impianto presidenzialista a cui tanti di
Allenaza Nazionale si richiamano in maniera contraddittoria per
cui il Sindaco che vuol cambiare una assessore deve chiedere il
permesso al Consiglio comunale. Ma dov'è l'impianto
presidenzialista della legge 7 del 1992?
Io non sono innamorato né dell'uno né dell'altro, ma cerco di
vedere la congruità logica interna dei sistemi. Con questo
passaggio del subemendamento all'emendamento, diamo un altro
colpo all'impianto per il quale il sindaco e il presidente della
provincia vengono eletti direttamente dal popolo e al popolo
rispondono, poiché creiamo un sistema non misto, in quanto
l'equilibrio delle funzioni fra il sindaco e la giunta da una
parte e il consiglio comunale dall'altra mi starebbe bene,
sarebbe il benvenuto, ma qui creiamo un altro intoppo
all'amministratività, alla stabilità, a cui tutti tendiamo, dei
consigli comunali e provinciali.
Probabilmente anche questo risponde alle esigenze piccole o di
vendetta o di promozione del singolo candidato che stava guidando
la mia macchina e che è sceso per un controllo della Polizia che
si trovava in quella strada e che mi ha lasciato la macchina
distrutta, autoproponendosi, e che, realizzato lo scopo emotivo
di punire l'uno o l'altro nel paesino di Roccacannuccia', ci
lascerà depauperati tutti della valenza legislativa a cui siamo
chiamati in quest'Aula.
Signor Presidente, avremmo potuto, per fare ostruzionismo,
cominciare sin dal 7000 avanti Cristo; in un'altra occasione
arrivammo perfino a citare Poppea e lì ci fermammo perché,
probabilmente, l'avremmo portata per le lunghe. Ma non è questo
il nostro obiettivo.
Il nostro obiettivo è quello di tentare, per l'ultima volta, di
rivolgere un appello e che l'appello raggiunga l'obiettivo di
essere ascoltato... Come diceva il poeta - il sole quando
illumina la pietra e non riesce a riscaldarla, non perde calore .
ODDO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ODDO Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che abbia
fatto bene il collega Ortisi a specificare che il nostro non
intende essere, assolutamente, un tentativo di mettere su una
forma, più o meno rabberciata, di ostruzionismo, ma un modo per
affrontare, ancora una volta, questioni delicate che credo
abbiano un riflesso rispetto alle tradizioni parlamentari di
questa Assemblea regionale siciliana.
Io non sono un nostalgico rispetto ai profili della cosiddetta
vecchia Repubblica , anzi, rispetto alle conoscenze acquisite
da ognuno di noi leggendo e interloquendo, scambiando opinioni
non soltanto con i colleghi che hanno avuto un ruolo importante
in questa Assemblea, credo che mai si era arrivati, nel passato,
così in basso. Mai Informatevi anche voi Anche in momenti in
cui lo scontro era più ideologico che di sostanza, mai si era
arrivati ad un livello così basso.
Il problema non è se in questo momento il contenuto del maxi
emendamento è più o meno criticabile. Il problema nasce già dal
fatto che il Governo abbia presentato un maxi emendamento in
materia di legge elettorale. E' un fatto gravissimo
Il Governo, sostanzialmente, spoglia l'Assemblea di una
discussione libera, dove possono anche formarsi delle opinioni
diverse da quelle contenute nel maxi emendamento. E va a
regimentare in una logica di maggioranza, quindi presente solo
l'obiettivo dei numeri, dei muscoli, un argomento che credo nella
storia, sia della Repubblica italiana, sia dell'Assemblea
regionale siciliana non ha precedenti. Non esiste un
precedente dove si sia registrato un fatto così grave e così
sciagurato - permettetemi di dirlo -, non è possibile pensare a
leggi di questa natura, e non c'è bisogno di scomodare i padri o
i grandi maestri del diritto pubblico italiano, poi dovremmo
parlare di che cosa significa anche l'Italia dal punto di vista
di una certa cultura giuridica e anche di una certa tradizione
parlamentare, ma non voglio scomodare assolutamente nessuno in
questa direzione, non voglio fare alcuna citazione. La verità è
che ci troviamo dinanzi ad un'anomalia vera, seria, ci troviamo
dinanzi, per giunta, ad una arroganza fuori da ogni logica; il
fatto che ci sia una smania di onnipotenza, di far pesare qui
stasera la logica, come dicevo, dei numeri, senza pensare che, in
questo momento, a subire un colpo serio è la qualità della
democrazia, anche rispetto al dibattito siciliano di quello che
ha rappresentato e rappresenta l'Assemblea regionale siciliana.
Una legge di questo tipo, una legge elettorale, anzi, credo che
abbia assolutamente bisogno, non solo della logica del
riconoscimento reciproco ma del contributo serio e onesto
intellettualmente di tutte la forze politiche.
Una logica che, invece, si basa semplicemente sul principio
della maggioranza mortifica la democrazia. A voi sembrerà
opposizione sterile, sembrerà ostruzionismo, come avete fatto in
questi minuti, magari in maniera ironica.
Ma guardate che ci sono colleghi anche di maggioranza che sono
più convinti di me di quello che sto dicendo: che state facendo
una forzatura, che state mortificando il Parlamento, che non
avete il senso delle istituzioni che è quello, appunto, che porta
al reciproco riconoscimento e al rispetto vero, anche delle tesi
più lontane rispetto a quello che si può evidentemente mettere in
campo.
Questa è anche qualità di una classe dirigente.
Io ho avuto, assieme ad altri colleghi, l'onore di sedere in
quest'Aula in una parte della precedente legislatura e devo dire
che, anche rispetto ad una forma comparativa di quella
esperienza, debbo sinceramente dire che sono sconcertato, che mai
si è arrivati a tanto e che mai si è pensato di spogliare, come
dicevo all'inizio, proprio da parte del Governo, una materia così
delicata; una legge elettorale non si fa per un anno o due, si fa
per tanti e tanti anni.
Stiamo parlando di modifiche ad una legge del '51, lasciamo
stare quello che è successo dopo (la legge voto, il Tatarellum),
stiamo parlando di modifiche ad una legge del '51 e non si fa
rispetto alle bizze o alle logiche più o meno lucide, direi in
questo caso assolutamente appannate, di una maggioranza. Si fa
con la consapevolezza estrema che governare, gestire il potere è
un fatto assolutamente delicato e che, necessariamente, impone
anche una sensibilità democratica e politica, cosa che,
sinceramente, a voi manca ed è preoccupante; manca perché non
avete voluto sentir ragione.
E' inutile tirar fuori l'argomento che c'è stato un momento in
cui parte del centrosinistra, dei democratici di sinistra e altre
forze politiche, bene o male, si trovavano nella condizione di
interloquire per trovare un punto di equilibrio, perché questo ci
fa onore ma mai abbiamo pensato che voi, alla fine, partoriste un
mostro, mai Onorevole Liotta, le ho detto poco fa che conosco
il suo pensiero e amichevolmente dissento.
Come dicevo, mai avremmo pensato che voi poteste partorire un
mostro che, evidentemente, non regge neanche rispetto ai
contenuti del nostro Regolamento.
Signor Presidente, lei che è custode del Regolamento, come fa
la Presidenza a dichiarare compatibile o ammissibile, anzi, norme
che riguardano la vita, la disciplina di una materia come quella
degli Enti locali in Sicilia? Come fa la Presidenza a far finta
di niente rispetto al fatto che si ritorna su materia già
trattata e deliberata da quest'Aula? Come fa il Presidente Lo
Porto a dire che, per quanto concerne i profili costituzionali,
sono demandati al Commissario dello Stato?
Va bene, mi pare ovvio, ma lo spirito di quello che si vuole
segnalare non è questo, non è il controllo del Commissario dello
Stato in Sicilia e ciò che significa; non mi pare che sia questo
il discorso che è stato avanzato; è la convinzione che si possa
andare oltre i profili del rispetto del dettato costituzionale
perché poi si vedrà.
E no Io credo che anche su questo si misura la serietà di una
classe politica, di una classe dirigente.
Come si fa a non capire che oggi la differenza di genere non è
un argomento che può essere solo demandato ad una parte politica,
ma che tutta la politica siciliana ha bisogno di acquisire anche
i concetti fondamentali della democrazia paritaria? Come si fa a
non capirlo?
Come si fa, rispetto a questo, ad esprimere un cinismo
assolutamente sconcertante, come a dire che la logica della
differenza di genere e la logica della democrazia paritaria passa
attraverso i concetti che in queste ore, si dice, passano
attraverso i contatti tra Palermo e Roma e tra le logiche di chi
già pensa le grandi strategie future non tenendo conto che i
siciliani, invece, secondo me, sono pronti non solo a condannare
questo atteggiamento ma a mandarvi a casa, che è cosa ben
diversa, e a liberare questa Regione da una situazione
particolarmente delicata, difficile e pesante, anche sotto
l'aspetto del modo in cui si sta sviluppando la discussione?
Come si fa a concepire la logica del deputato supplente
dell'Assessore che viene chiamato a ricoprire l'incarico,
appunto, di Governo?
Qualcuno diceva poco fa - mi pare che era il collega, onorevole
Orlando - che, di per sé, diventa un portaborse; io dico che, di
per sé, diventa uno schiavo, uno schiavo che, sostanzialmente,
mette in discussione il libero mandato parlamentare, è chiaro,
contemplato nella carta costituzionale.
Mi pare ovvio, ma è così scontato che proprio si fa fatica a
pensare che chi ha scritto queste norme contenute nel maxi
emendamento non abbia avuto anche per un attimo un dubbio, non
abbia avuto la possibilità di consigliarsi ulteriormente, non ha
chiesto un minuto di approfondimento sotto l'aspetto puramente
costituzionale della norma stessa. Non esiste
Poi il passare attraverso la logica, addirittura, del
Consigliere supplente nei Comuni e addirittura mettere in
discussione il ruolo dei sindaci, una legge per giunta che ci
invidiano in Italia (la legge 7), poi l'esperienza delle
successive modifiche della legge numero 35 - per carità, non
credo che sia il momento - ma come si fa a dire in un sistema
che è stato concepito, tra virgolette, all'americana, dove la
maggioranza consiliare può essere diversa dalla maggioranza che,
sostanzialmente, ha eletto, insomma, il primo cittadino chi deve,
tutto sommato, mettere mano alla sostituzione di un Assessore,
deve avere il sì di un'Aula consiliare? Però, il Presidente
della Regione, invece, su questo ha le mani libere.
Ma come si fa? Cosa state trasmettendo alla Sicilia? La Sicilia
senza i Comuni, senza i Sindaci è poca cosa.
Cosa state trasmettendo? Cosa arriva nelle case dei cittadini
siciliani?
Un segnale non solo distorto, ma inquietante che non dà la
possibilità a ognuno di sviluppare, invece, in maniera seria, col
senso alto delle istituzioni, quello che è il proprio ruolo
rispetto alle proprie convinzioni ma in un momento di grande
dibattito politico per maturare sicuramente idee e scelte più
convincenti.
Cosa significa, signor Presidente, fare in modo che, rispetto a
queste valutazioni si possa, da parte dei colleghi della
maggioranza, riflettere per un attimo? Significa avviarci,
rispetto alla nottata che abbiamo davanti, con ulteriori momenti
che, nel rispetto del Regolamento vedono comunque l'opposizione
ed il centrosinistra articolare qui dentro un ruolo che può
comunque portare ad un momento di ulteriore riflessione? Io spero
di sì.
Spero che chi sta guidando la macchina , anche attraverso le
linee telefoniche o via etere o via cavo, possa comprendere che
in questa realtà, che in Sicilia non siete tutti pronti e non
siete tutti yes man , siete pronti a fare la vostra parte in
piena autonomia, senza che nessuno vi ordini cosa dovete fare,
come è accaduto in queste ore, dove vi hanno ordinato cosa fare.
E, poi, c'è di peggio. C'è chi si nasconde, invece, dietro la
logica che, non volendo fare la legge, occorre creare tutte le
difficoltà possibili fino a concepire le aberrazioni.
C'è un tatticismo esasperato che forse mortifica, come dicevo
poco fa, le tradizioni parlamentari di quest'Aula e non solo.
E, poi, la logica dello sbarramento, su cui molti,
centrodestra e centrosinistra, hanno percepito la necessità di
discuterne. Ma come si fa a non capire che forze politiche di
rilevanza nazionale, che hanno avuto un ruolo positivo nella
storia politica italiana, e non solo, nella storia della
democrazia italiana, debbono necessariamente, anche rispetto a
questi meccanismi, essere tenuti in considerazione perché a
pagare un prezzo, anche in questa direzione, è la nostra
democrazia.
Come si fa ad essere così insensibili, a non percepire che,
anche rispetto a questo, non è solo un problema del
centrosinistra ma è un problema di tutto il parlamento siciliano?
Eppure, anche su questo, si è fatto finta non solo di niente, ma
il livello di sordità , il livello di indifferenza fa veramente
- permettetemi di dirlo - paura.
In queste ore a noi non rimane che richiamarci non solo a
quello che è il senso di responsabilità, all'etica della
responsabilità di questa maggioranza, ma vogliamo, invece,
ulteriormente invitarvi ad una pausa di riflessione.
Sospendiamo quest'Aula, ritorniamo a discutere di problemi
veri, seri, che riguardano il futuro della democrazia siciliana,
se così si può dire, il modo in cui la politica siciliana sia in
grado di fare un ulteriore sforzo per tirar fuori soluzioni più
convincenti e che, soprattutto, diano ai cittadini siciliani
l'esatta percezione di quello che tanti di noi - spero - vogliono
fare partecipando attivamente ai lavori rispetto a questa legge
elettorale.
Signor Presidente, lo faccia con una decisione, come tante
volete lei ha assunto, che può sicuramente assumere senza
aspettare alcuna richiesta: sospenda quest'Aula, si vada ad
un'ulteriore pausa di riflessione, si guardi con estrema
attenzione a quelli che sono i limiti di questa forzatura, che
significa poi, alla fine, perché questa è (inutile girarci
intorno), la logica del maxi emendamento e si faccia in modo che
questa Assemblea non venga domani mattina definita dai cittadini
siciliani come un luogo dove, spesso e volentieri, forme di
follia prendono tanti e fanno molto ma molto più danno di
quanto noi pensiamo.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, se in un
certo momento della storia italiana, quando la Democrazia
cristiana aveva più del 50 per cento, la Democrazia cristiana si
fosse posta in mente di eliminare i partiti concorrenti, avrebbe
potuto porre uno sbarramento al 30 per cento e, probabilmente,
la storia italiana avrebbe preso un altro indirizzo.
La via dello sbarramento posta per legge, soprattutto quando si
superano certi livelli, corre il rischio oggettivamente di
produrre una grande perdita nella vita democratica. Il problema
successivo a quello dello sbarramento diventa la lettura che di
esso se ne vuole dare, cioè lo sbarramento come strumento per
semplificare il quadro politico.
Cari deputati della maggioranza, credo che voi lucrerete un
certo successo nell'opinione pubblica, lo state lucrando, perché
l'opinione pubblica apprezza lo sforzo di semplificare il quadro
politico. L'opinione pubblica ha l'esigenza di avere chiarezza su
chi vota e sulle proposte che i partiti fanno. Quindi, voi
lucrerete un certo vantaggio.
Ma c'è un problema delicato a monte: non è che i partiti grossi
hanno più da dire, non è che si caratterizzino per un contenuto
maggiore in termini di proposte politiche. Spesso i grossi
partiti non hanno neanche una democrazia interna efficace, per
cui in una società come la nostra dove le ideologie sono cadute e
dove il sistema dei partiti è in una logica non più di
appartenenza forte ma in una logica di lobby, di organizzazione
per la gestione del potere punto e basta, in questa logica
sacrificare i partiti minori è sicuramente un grande
impoverimento della democrazia.
Non si può dire: semplifichiamo il quadro politico , ma noi
abbiamo ridotto gli spazi di democrazia nel nostro Paese e
quando mi riferisco al Paese mi riferisco alla regione Sicilia in
questa prima battuta. Ma sono anche convinto che questa norma
sarà uno strumento per aprire un varco al livello della politica
nazionale perché, sicuramente, il fatto che i leader nazionali
non hanno sentito il bisogno di intervenire, così come hanno
fatto precedentemente nelle passate legislature, sulla politica
regionale, significa che questo esperimento che si sta conducendo
in Sicilia può avere ragionevolmente anche un'attenzione sul
piano nazionale e, forse, anche la possibilità che esso venga
recepito, se non nella dimensione attuale, in una dimensione
minore.
Accanto all'impoverimento della democrazia noi assistiamo in
questa Assemblea regionale ad uno strano sistema di compressione
delle garanzie dei deputati, delle garanzie di quest'Aula.
Signor Presidente, credo che quando un Presidente di Assemblea
non garantisce il rispetto del Regolamento o lo forzi al limite
del superamento del rispetto stesso, contro questo fatto non ci
siano ricorsi che tengano, non ci sono azioni di tipo
amministrativo che possano interferire. L'unica azione è la
politica. Ma quando la maggioranza si chiude in una logica di
forza, non c'è neanche la politica se non la politica della
presunzione.
In questo caso il ruolo del Presidente dell'Assemblea, che è un
ruolo di garanzia, va a ledere un'esigenza straordinaria di
garanzia, di rispetto del funzionamento di un organo. Ecco perché
ritengo che in questa legge elettorale si sia toccato un livello
grave di mancanza di rispetto del Regolamento e, quindi, si sia
toccata anche una grave carenza nella gestione della Presidenza
di quest'Aula. Mi riferisco alla stessa stesura di questo maxi
emendamento.
L'emendamento presentato dal Governo è sempre riassuntivo che
produce un risultato che rappresenta il punto di arrivo di ciò
che già è stato elaborato in sede di Commissione, in sede di
dibattito d'Aula. Invece, in questo caso l'emendamento del
Governo è qualcosa che va ben oltre rispetto al testo che è stato
elaborato dall'Aula.
E' un emendamento che inserisce fatti assolutamente nuovi.
Ritengo che questo sia un arbitrio che il Presidente
dell'Assemblea non può consentire e, invece, viene consentito,
con una palese mancanza di rispetto per il parlamento.
Non sono entrato nel merito dei singoli punti di questo maxi
emendamento che, tuttavia, vanno attenzionati, almeno alcuni.
Mi riferisco, per esempio, alla questione riguardante la
riduzione del 50 per cento delle indennità per i consiglieri
circoscrizionali. Condivido questa norma, l'ho anche proposta per
i consiglieri comunali e provinciali; l'ho proposta anche per i
parlamentari regionali ma la mia era una proposta che si inseriva
nell'esigenza del contenimento del costo della politica in
Sicilia. Il costo della politico è altissimo.
La mia proposta, che era anche una provocazione, voleva essere
un modo per stimolare un dibattito su come andare a contenere il
costo della politica, su come conciliare la politica con la
società, su come, prima di mettere le mani in tasca ai cittadini,
ci fosse l'opportunità di mettere le mani in tasca anche a chi
rappresenta i cittadini, almeno per quanto riguarda il mandato
elettorale.
Invece, questa norma è inserita, improvvisamente, assolutamente
fuori da qualunque contesto anche se è una norma che io apprezzo.
Senza parlare della contraddizione della norma che prevede che
il sindaco nomina i suoi assessori ma, nel momento in cui ne deve
licenziare qualcuno, deve andare a chiedere al consiglio comunale
se può licenziarlo.
Questa è una contraddizione oggettiva e io ritengo che il
Commissario dello Stato dovrà rilevare una contraddizione di
questo tipo.
Così come ritengo che sia contraddittorio la previsione che gli
assessori che finiscono di essere deputati, poi tornano a
ricoprire la stessa carica. Io condivido l'esigenza di superare
la previsione di questa norma o mantenendo l'attuale criterio o,
semplicemente, facendo sì che il consigliere comunale o
provinciale rimangano tali anche assumendo la carica di
assessore. Quindi, superando quella attuale situazione di
impedimento, perché la norma non consente che possa essere
assunto un ruolo di assessore comunale e provinciale se, nello
stesso tempo, si ricopre la carica di consigliere comunale.
Queste sono tutte norme che, indubbiamente, vanno meditate
perché, così come sono poste, credo che siano inadeguate.
Considero che la legge elettorale abbia verificato, abbia visto
in questo Parlamento una contrapposizione che non è riuscita a
trovare mai una sintesi. Si è rincorso un equilibrio impossibile,
in certi momenti sembrava fatta ma poi l'equilibrio è saltato.
Credo e spero che ci siano le possibilità perché si possa
trovare ancora qualche misura, qualche punto di equilibrio perché
andare avanti in una logica di contrapposizione delle coalizioni
di centrodestra e centrosinistra su una legge elettorale sia un
fatto grave. E' un fatto che ci impoverisce tutti.
Sono convinto che le leggi elettorali dovrebbero essere leggi
speciali per le quali ci vorrebbe una maggioranza più qualificata
o, quantomeno, dei procedimenti di elaborazione più complessi
perché non ha senso che ogni maggioranza si faccia la legge
elettorale su misura, come quello che sta avvenendo in questo
momento.
Ritengo che la legge elettorale richieda il più vasto consenso
possibile. Poiché, in atto, la legge elettorale è una legge
ordinaria è anche possibile che una maggioranza esigua riesca a
determinare una legge elettorale che, poi, abbia il respiro corto
di chi pensa di mantenere, di cristallizzare situazioni di
vantaggio e nel breve tempo.
Vi faccio una domanda: se domani dovesse vincere il
centrosinistra, e voi vi verrete a trovare nelle condizioni in
cui si trova oggi il centrosinistra, avendo fatto questa legge,
io ritengo che voi per primi entrereste in una logica di assurda
e di assoluta fibrillazione.
Ecco perchè questa legge non ha il respiro lungo. E' una
pessima legge, e questo Parlamento ne esce fuori con le ossa
rotte perchè è un Parlamento che non ha saputo trovare una
sintesi su queste grandi problematiche.
Io chiedo a voi per un istante, supponete che Forza Italia o
l'UDC si spacchino, che ci siano delle situazioni anomale. Una
barriera del 5 per cento impedirà, sistematicamente, che si
esprimano in Aula le forze che ne vengono fuori.
Noi abbiamo compresso la democrazia, abbiamo compresso la
rappresentanza.
Queste sono le cose più gravi che sono venute fuori con questa
legge. Io capisco che poi i partiti, ognuno si fa i suoi calcoli,
ci sono delle elaborazioni, delle proiezioni per cui questo o
quel partito avrà di più, di meno, ma questi sono calcoli di
bottega. Non si può essere lungimiranti facendo un calcolo solo
per pensare se oggi guadagno o perdo.
Ecco, io allora penso, signor Presidente, che lei oggi possa,
anche in questo momento difficile, provare a vedere se ci sono le
condizioni perchè si possa giungere ad un accordo anche parziale,
anche su parti piccole o su parti minori, perchè non si vada
avanti muro contro muro che ha prodotto e produrrà ancora
situazioni difficili in questo nostro Parlamento.
DE BENEDICTIS. E' iscritto a parlare l'onorevole De
Benedictis. Ne ha facoltà.
Dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo
confessare il mio stato di amarezza di fronte alla maniera con
cui si sta procedendo alla costruzione di questa legge, nel
metodo e nel merito.
Mi sembraveramente che sia di disdoro per l'intero Parlamento,
per la funzione che rappresenta, per la dignità dei deputati
stessi, per le sue funzioni di rappresentanza che questa legge si
stia facendo in questa maniera, con ondeggiamenti, con
pervicacia, con etero-direzioni che mortificano il senso dei
deputati stessi in Aula.
Credo sia evidente a tutti, e soprattutto ai deputati della
maggioranza che fingono di non saperlo, che lo rinnovano anche a
se stessi, quanto abbiano dato dimostrazione davanti al popolo
siciliano in questi giorni di essere servi e supini rispetto ad
interessi, rispetto a disposizioni che provengono dal di fuori di
quest'Aula e che contrastano anche con le decisioni che questi
stessi deputati liberamente ma pure dissentendo da queste
decisioni da parte nostra, essi avevano assunto nelle giornate
precedenti.
Credo sia, altresì, arrivato al capolinea, ala massimo, la
capacità di questa maggioranza di dimostrarsi offensiva verso le
istituzioni e il concetto stesso di regola e di legge,
anteponendo i propri interessi particolari nella costruzione di
provvedimenti volti alla creazione, al mantenimento del proprio
consenso e del proprio potere.
Quindi nulla che abbia a che fare con l'interesse generale.
Vorrei porre una domanda oltre che a me stesso da deputato
della maggioranza e che pongo a chi della maggioranza ha voglia
di interrogarsi ancora, posto che abbia voglia di fare il
deputato e non quello, invece, di ubbidire a chi dall'esterno,
pur non essendo in quest'Aula li obbliga e gli dice cosa devono
fare. La domanda è: qual è l'interesse generale che si sta
perseguendo, che persegue questa legge e che quindi perseguono i
deputati che la stanno votando?
Non credo che ci sia alcun interesse generale giustificabile, o
almeno non lo abbiamo ascoltato. Altra caratteristica dello
svilimento di questa Assemblea sta nel fatto che nessun deputato
della maggioranza prenda la parola, che a parte alcuni
capigruppo, gli altri si dimostrano essere burattini senza fili e
non riescono ad argomentare alcunchè di ciò che poi vengono
portati per la mano o per le orecchie a votare. Questo è
veramente offensivo, umiliante, ma credo che dovreste umiliarvi
voi stessi per quello che sta accadendo e vergognarvi al vostro
rientro a casa di ciò che state compiendo.
Date almeno giustificazione di quello che state facendo. I
resoconti stenografici d'Aula testimonieranno che nessuno di voi
è intervenuto a dare alcuna giustificazione di quello che state
facendo. Non sareste in grado di dimostrare, e tutti quanti se
parlaste non sareste in grado di dimostrare una sola concorde
voce, su quale è l'interesse generale che state costruendo
intorno a questa legge che altra ragione non ha, lo ripeto e lo
ripetiamo, che di costruire artificiosamente, di costruire
deliberatamente, ignobilmente, posizioni di dominio e di potere,
approfittando della vostra posizione di maggioranza.
Questo è ignobile, questo non è dignitoso, questo è esattamente
quello cui potevate arrivare con il disprezzo delle istituzioni
che da quando siete al Governo avete dimostrato fino a
manipolare, oltre che le istituzioni stesse, le regole e la
costruzione della convivenza e delle leggi che qui si votano.
Credo, inoltre, vada veramente sottolineato come questo
maxiemendamento, che stiamo discutendo e firmato e proposto dal
Governo stesso in una materia che decide della vita del Governo
stesso, il Governo intervenga in prima persona costruendo ed
imponendo provvedimenti per se stesso. Credo che da questo punto
di vista, vi siano anche profili di illeceità, ma certamente
profili di inopportunità che la sensibilità democratica dei
deputati avrebbe consigliato di attenzionare prima di lanciarsi
in questa avventura senza dignità.
Nel merito di questo provvedimento, credo sia veramente
singolare immaginare la figura di un deputato supplente e così
come è stata illustrata da molti altri che mi hanno proceduto,
qualcosa che perviene innanzitutto ad una violazione del senso
difeso e proposto dall'art. 67 della Costituzione laddove
sottolinea che il deputato esercita la funzione senza vincolo di
mandato quando invece il deputato supplente non può che averlo
questo vincolo, il vincolo che lo lega al deputato che lui
sostituisce e che nel frattempo fa l'assessore con l'unico
risultato concreto e perseguito da voi che è quello di ampliare
il numero di poltrone. Questo è infatti l'obiettivo, quello di
aggiungere alle 90 poltrone dell'Assemblea regionale siciliana
altre 18, se aggiungiamo alle 12 degli assessorati attualmente in
carica i 5 presunti baby assessori più il Presidente. Si tratta
semplicemente, vergognosamente, di avere 108 poltrone a
disposizione su cui giocare i vostri affari; altro che
sottolineare le divisioni all'interno del centro-sinistra.
Voi queste divisioni le superate semplicemente col mercato, col
mercimonio dei posti. E questa è l'unica logica che giustifica
l'esistenza di un listino che porterà in questo Parlamento
deputati non eletti, tradendo il senso del voto del suffragio
libero e diretto.
Che elezione diretta è quella di un Presidente che non può
diventare Presidente senza essere votato ma semplicemente per
traslazione di voto che gli proviene dalle liste a lui collegate?
Che libertà è quella che un elettore può esprimere senza poter
esprimere il diritto di non votare il Presidente? Qui si
calpestano i diritti, il senso costituzionale del voto stesso e
lo sapete e non riuscite ad argomentare posizioni diverse da
quelle che noi sosteniamo; non riuscite a venire qui a spiegarci
perché mai questo voto dovrebbe continuare ad essere chiamato
libero quando non si dà la libertà all'elettore di non votare il
Presidente, come mai dovrebbe essere diretto quando può essere
eletto un Presidente senza che venga direttamente indicato nella
lista.
Voi tradite. Provate a dirlo. I resoconti stenografici, lo
sottolineo e lo ripeto, dimostreranno e testimonieranno che state
semplicemente ubbidendo al gioco e non riuscite ad argomentare e
a motivare voi stessi il senso delle nefandezze che state
compiendo ed imponendo al popolo siciliano.
Questo è il mercato e questo soltanto vi importa, perché
solamente questo e in questo intendete la politica. Solamente di
questo si sono nutrite le discussioni, le contrattazioni in seno
alla maggioranza, dentro quest'Aula, ma soprattutto fuori da
quest'Aula, dove avete dimostrato di non contare nulla avendo
votato dei provvedimenti ed essendo poi richiamati per le
orecchie a cambiare direzione, in una pagina che è stata scritta
sulla vostra carne di vergogna totale, dimostrando di non
contare nulla rispetto a chi vi comanda.
Cosa dire dei commi 2 e 3 che discutono e che prevedono di
normare gli istituti dell'incompatibilità e dell'ineleggibilità
se non prescindendo dal giudizio di merito su queste decisioni
sulle quali potremmo anche trovare punti di convergenza, che vi è
una palese dissimmetria volta all'autoconservazione dei privilegi
che quest'Assemblea dedica a se stessa. Non si capisce infatti
per quale principio il sindaco sia ineleggibile a deputato, ma il
deputato può essere eletto sindaco, se non per una
autoconservazione, ripeto, che forti del potere quest'Assemblea
vuole esercitare nei confronti di chi non appartiene a
quest'Assemblea stessa.
Nella stessa logica che indicavo prima e cioè quel
mercanteggiamento, quell'esercizio del potere, quel travisamento
dell'interesse generale a vantaggio dell'uso dell'istituzione,
delle regole per l'interesse particolare e personale che questa
maggioranza fa, fin dall'inizio e che con questa legge sta
toccando l'acme.
Il comma 5 dove si parla di listino e di inganno, dove si parla
di qualche cosa che porterà, ripeto, in quest'Assemblea, deputati
che non sono stati eletti, cosa che stride, che grida rispetto a
ciò che è stato in altre pagine di questa stessa legge concepito
e cioè nell'esclusione di deputati che avrebbero potuto essere
eletti, che rappresentano e lo ripetiamo forze politiche che
hanno dato un grande contributo alla politica di questa Regione e
di questo Paese, che hanno dato un grande contributo al dibattito
di quest'Aula in tutti tempi e che verrebbero esclusi ed invece
sarà possibile vedere seduti su queste poltrone deputati che mai
sono stati eletti, che non hanno conseguito i voti per
rappresentare i siciliani.
Questo non è bastato, non è bastato concepirlo con gli articoli
già votati, bisognava veramente strafare, bisognava umiliare quel
concetto semplicemente abbozzato e che molti di voi avevano
voluto appiccicarsi addosso e che poi è scolorito e che poi è
scivolato subito alla prova dei fatti, questo della parità dei
sessi.
Non è vero, avete voluto prendere in giro voi stessi, avete
voluto fregiarvi di qualche cosa che non vi interessa, tant'è che
avete calpestato questo principio, il criterio secondo cui è
possibile pagare e vanificare un principio, umilia il principio
stesso, se ci si crede alle cose bisogna portarle fino in fondo,
se è soltanto una questione di prezzo si dimostra ancora una
volta, è il terzo punto, è la terza dimostrazione, nel discorso
che sto facendo che per voi conta solo il mercato delle cose, il
mercato delle persone, solo una questione di prezzo, basta pagare
e quello che avevamo stabilito, ciò che avevamo detto, in ordine
alla parità dei sessi non conta più, questo è ciò che per legge
state decidendo, ciò che vi hanno detto di decidere, il che è
anche peggio.
Questa è la dimostrazione di quanto siete servi e supini, di
quanto siete ipocriti rispetto ai principi che volete affermare e
che tradite al prezzo di un pagamento, il pagamento di una
sanzione che può annullare il criterio, il principio, che può
annullare l'intento.
Non conta nulla quell'intento, conta semplicemente avere posti
da giocarsi, per questo si costruisce la legge, non già per dare
rappresentanza al popolo siciliano, non già per dare
rappresentanza e parità e dignità fra i due sessi, ma
semplicemente per mantenere, per costruire, per organizzare, per
distribuire, per usare, per spendere, per comprare, per vendere
il potere, perchè questo capite e questo soltanto state
dimostrando di sapere fare attraverso una legge elettorale che
tutto dovrebbe fare a garanzia del popolo siciliano, che dovrebbe
rappresentare e questo sicuramente non fa.
Cosa dire della surroga dei deputati? E' inutile approfittare
di quest'occasione per ripetere cose che sono state già dette, ma
certamente il comma 8 che riguarda gli enti locali è
assolutamente scandaloso; è scandaloso in primo luogo che
sapendolo benissimo il Presidente dell'Assemblea non abbia
dichiarato improponibile questo emendamento, in palese violazione
dell'articolo 111, comma 2, del nostro Regolamento. Quasi umilia
doverlo dire da questo podio. Quasi offende l'intelligenza di chi
ascolta e ancora di più quella di chi parla, dover ricordare come
anche gli stessi uffici hanno scritto al Presidente che questa è
materia estranea all'argomento della legge elettorale.
Totalmente estranea e si va avanti con disprezzo delle regole
del buon senso con offesa della funzione stessa del Presidente e
che il Presidente dovrebbe in primo luogo garantire a se stesso
proprio a tutela della dignità propria.
Invece questo argomento totalmente estraneo alla materia
trattata dalla legge è oggi qui oggetto di discussioni,
incredibilmente e incredibilmente ci deve portare a fare
considerazioni che dovrebbero essere assolutamente demandata ad
altro momento.
Ed invece siamo qui costretti a parlare di una cosa di cui non
dovremmo nemmeno parlare.
A parlare qui di consiglieri supplenti. Io vorrei capire come
si fa a mutuare pedissequamente criteri che passano da una
assemblea all'altra.
Vorrei capire anche come mai un assessore non può svolgere la
funzione di deputato. Che senso ha questa sostituzione
finalizzata al mantenimento degli equilibri nell'Assemblea
regionale siciliana come nei consigli comunali e provinciali se
non quella denunciata dell'uso delle poltrone per il
mantenimento del potere.
Ciò esattamente di cui il popolo siciliano non aveva bisogno,
ciò di cui la politica non aveva bisogno, ciò di cui in altri
momenti della politica di questo paese si è tentato di non fare,
ciò da cui si è tentato di affrancarsi e che invece viene
riproposto in maniera miope, in maniera oscurantista in maniera
indegna in questa legge.
E lo sbarramento del 5 per cento anche qui traslato così come è
da quella incongrua, inopinata da noi avversata norma che ha
imposto lo sbarramento del 5 per cento nel collegio regionale per
deputati eletti nei collegi provinciali. Abbiamo sottolineato
come aberrante il caso possibile che si può verificare di un
deputato che venga eletto nel proprio collegio provinciale primo
fra tutti quelli che vi concorrevano e quindi venga additato,
venga riconosciuto, venga indicato dagli elettori del suo
collegio a rappresentarlo e poi si debba vedere negata la
presenza in Parlamento perché non si raggiunge un quorum fissato
artificiosamente convenzionalmente da questa Assemblea di fronte
al fatto che poi questa Assemblea ospiterà persone non elette e
inserite nel listino dei potenti, nel listino del trucco.
Una vera vergogna che si vuole traslare così com'è a livello
degli enti locali, quando voi stessi indicando che lo sbarramento
del 5 per cento debba valere per i comuni al di sopra dei 10 mila
abitanti seppure in maniera rozza e primitiva riconoscete che
esiste una differenza, che esiste che esiste un livello locale
che va trattato con attenzione e cono sensibilità differente da
quello regionale.
Riconoscete che esiste una soglia sotto la quale lo sbarramento
del 5 per cento non è nemmeno pensabile, quella dei 10 mila
abitanti. E allora se aveste continuato a ragionare vi sareste
accorti che anche sopra i 10 mila abitanti questo sbarramento
negli enti locali, nei comuni, nei nostri comuni è
assolutamente inopinato, assolutamente irragionevole, una norma
che è stata dettata dalla voglia di dimostrare i muscoli e che
dimostra l'assenza di cervello, che dimostra l'assenza di
riflessione, che dimostra l'assenza di capacità di argomentazione
politica, perché ci sono elementi dentro questa legge che fanno
capire che ci si pone un problema. Ma c'è tutta la scrittura di
questa legge che dimostra problema meno che mai per averla
raggiunto.
Per esempio la questione della revoca degli assessori. Io
capisco che ci possa essere una riflessione profonda che dovrebbe
essere stata fatta, che non può essere stata fatta in seno a
questa legge perché è estranea come materia in ordine ai rapporti
fra il consiglio e la giunta in ordine all'autonomia del sindaco
e alle funzioni del consiglio, ma qui questa riflessione non è
stata fatta, questa riflessione è servita soltanto come movimento
di stomaco, per compiere vendette personali da parte di taluni
deputati rispetto a situazioni particolari.
Questa non è la maniera con cui si costruiscono leggi di
interesse generale, questa non è la maniera con cui ci si pone
l'obiettivo di risolvere problemi che possono pure esistere, e se
questa è la soluzione noi diciamo che questa è una soluzione
aberrante che ha come unico scopo quello di tornare indietro nel
medioevo della nostra politica. Molto più congruo, molto più
sensato, eliminare, abrogare la legge n. 7. Diciamolo con
franchezza Se questo è quello che volete, se volete negare
l'elezione diretta del sindaco che, infatti, non viene eletto
direttamente, se volete negare che i cittadini esprimano
rappresentanze ed attribuiscano responsabilità a un sindaco,
ditelo Perché è chiaro che in questo modo nessun sindaco potrà
rispondere delle proprie responsabilità. Se anche la squadra
degli assessori, concepita come i suoi più diretti e affidabili
collaboratori, debba essere sottoposta al vaglio, al piacimento e
quindi alla discrezionalità, e quindi ancora una volta al
mercanteggiamento da parte del consiglio comunale o del consiglio
provinciale, allora qui si nega il criterio di attribuzione di
responsabilità a un sindaco che doveva essere eletto
direttamente.
Qui si torna indietro di dieci anni Qui si dimostra, ancora
una volta, l'assoluta raffazzoneria con la quale avete costruito
questa legge, l'assoluta mancanza di cultura politica, la
incapacità di affrontare un problema e di risolverlo con gli
strumenti legislativi.
C'è in questa norma semplicemente astio C'è in questa norma
semplicemente cattiveria C'è in questa norma semplicemente la
voglia di concepire la politica come la concepite, semplicemente
schiacciando chi la pensa diversamente, cercando di bloccarlo,
cercando di negare a chi si deve assumere la responsabilità, la
possibilità di esercitarla C'è semplicemente la volontà di
estendere il dominio del potere ad ogni forma di rappresentanza
istituzionale, di occupare attraverso l'uso dei partiti e quindi
attraverso la manipolazione dei consigli che sta dentro questa
norma, e conoscete benissimo quali sono i meccanismi, di negare
alla cittadinanza la possibilità di essere rappresentati da un
sindaco eletto liberamente e del quale poi si può compiere una
valutazione completa a fine mandato.
Come verrà valutato un sindaco? Come risponderà agli elettori
che attraverso le liste lo avrebbero indicato primo cittadino,
quando non gli si darà la possibilità di rispondere direttamente,
nel bene o nel male, delle scelte e del programma che dovrebbe
mettere in campo attraverso persone di sua fiducia, ma di
fiducia, invece, o sottoposte al giudizio, al veto, al
compiacimento di un consiglio comunale che è altra cosa,
all'interno di quella concezione della legge n. 7 che, di fatto,
si sta smentendo, snaturando.
Il rischio di questa norma è che si torni indietro veramente di
corsa. Il rischio di questa norma è che si affermi il principio
della subalternità, non più la negazione degli effetti disgiunti,
della disgiunzione, della responsabilità diretta del sindaco e
della funzione distinta del consiglio, ma , al contrario, una
subalternità. Lo ripeto, molto più coerente ed aveva un senso,
anche se poi se ne sono dimostrati gli effetti nefasti sotto il
piano della governabilità,. E per questo si era introdotta la
legge n. 7, molto più sensato, se questa è la vostra intenzione,
dichiarare oramai abrogata la legge n. 7.
Avrebbe avuto più senso, anziché introdurre precipitosamente e
inopinatamente norme veramente offensive di tutti i sindaci e di
tutti i presidenti della provincia che in questo momento
rispondono in prima persona del proprio operato ai cittadini, che
in questo momento ci danno dimostrazione e prova, comunque sia,
nel bene e nel male, dell'impegno che stanno portando avanti nei
confronti dei loro cittadini, con grande difficoltà e con grande
sacrificio.
Questa è una norma che li offende. Il nostro Parlamento dà a
loro il messaggio di dire non ci interessa quello che fate,
contate meno di niente, contante meno dei giochi di potere che
ordiremo all'interno del consiglio comunale Questo è il
messaggio che daremo ai sindaci e ai presidenti della provincia,
proprio all'indomani di un messaggio importantissimo che il
presidente Ciampi, il capo dello Stato, ha dato di apprezzamento
e di riconoscimento dell'opera che tutti i sindaci in Italia
compiono. Noi stiamo dando il segnale opposto e stiamo dicendo:
voi dovete essere cosa nostra, cosa di questa politica sporca che
non vi riconosce alcun tipo di possibilità di continuare ad
esistere nelle funzioni che oggi voi esercitate comunque.
Non si tratta di giudicare se un sindaco è bravo o non è bravo,
a questo provvedono altri istituti, altri provvedimenti, altri
meccanismi, si tratta di capire se è in condizione di dimostrare
che sia bravo o non lo sia e voi non volete nemmeno che questo
accada.
Questo è veramente un passo indietro di decenni. Ancora peggio
che dare il tutto nelle mani di un consiglio. Tutto questo è
veramente troppo, perché noi possiamo andare avanti a renderci
complici di questo misfatto. Questo è un atteggiamento che prima
ancora che sul piano delle incongruità legislative, prima ancora
che sul piano del contrasto sulle norme ci indignano, perché
questa è ottusità, questa è prevaricazione, questa è assenza di
cultura politica, questo è esattamente la fotografia di quello
che siete, questo provvedimento è una vergogna, e voi questo oggi
state dimostrando di essere agli occhi del popolo siciliano con
questa legge e con il silenzio di tutti voi deputati della
maggioranza questa sera in Aula.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha
facoltà.
SAVARINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, non nascondo
una certa difficoltà a parlare durante questo dibattito che ci
vede qui a disquisire su un maxi emendamento che arriva in Aula
travolgendo e stravolgendo il lavoro fatto in Commissione. E
l'imbarazzo mio quindi ritengo sia l'imbarazzo di chi e di
quanti, come me, hanno lavorato in Commissione ad un disegno di
legge che ci ha visti collaborare, ascoltare, dialogare e poi
definire un disegno di legge che, lo hanno definito i giornali,
portava la Sicilia all'avanguardia perché presentava un disegno
di legge moderno, avanzato, un disegno di legge che riportava la
Sicilia ad essere laboratorio giuridico, laboratorio politico.
Ebbene, quel disegno di legge è uscito così in Commissione,
frutto, quindi, del lavoro attento, più o meno illustre, ma
certamente fatto con grande senso di responsabilità da parte di
ognuno dei componenti di quelle due commissioni congiunte, oggi
probabilmente subisce una battuta di arresto.
Io sono un deputato regionale che rappresenta la maggioranza in
questa Assemblea e certamente non mi fa piacere vedere
mortificato un lavoro che è stato così attento, così anche lungo
e certamente così valido nei risultati.
La cosa che dispiace di più è vedere che alcune tematiche che
pure erano state trattate in Commissione e valutate negativamente
adesso stiano rientrando attraverso questo maxi emendamento.
Ricordo solo a me stessa che sull'incompatibilità tra
l'assessore e il deputato abbiamo disquisito diverso tempo in
Commissione; abbiamo ritenuto la maggioranza, e non solo, che
questo istituto giuridico di nuova invenzione fosse quanto meno
illegittimo costituzionalmente perché violava più norme della
Costituzione, più principi costituzionali: l'immediatezza del
voto, che vuole e pretende che l'elettore che esprime un voto
vuole che immediatamente quel collegio abbia un rappresentante
certo; il principio del libero mandato. E' stato già detto da
altri colleghi, per cui invece vincola il deputato supplente ad
una aleatorietà che lo rende quanto meno dimezzato, non so se
schiavo come qualcuno lo ha indicato o portaborse, ma certamente
dimezza le sue facoltà perché àncora temporaneamente la sua
elezione alle alterne fortune di un assessore, e perché no, anche
alle bizze di un presidente.
Inoltre viene violato quello che è il principio della certezza
della plenarietà di una Assemblea e della legittimità che la
rappresentanza sia certa all'interno dell'Assemblea. Questa
rotazione potrebbe anche essere smaniosa, continua, ripetuta. E
questo creerebbe un'incertezza del plenum, non in quanto numero
ma in quanto rappresentanti e quindi ci ritroveremmo ad avere in
Commissione, oggi Tizio, Caio e Sempronio, domani chi lo sa, ad
aggiornare costantemente le Commissioni, ad aggiornare anche una
serie di Giunte. Tutto per motivi probabilmente anche estranei
alla politica.
E lo stesso principio, esteso alle Province ed ai Comuni,
secondo la mia modesta opinione, potrebbe anche creare degli
equivoci di dubbia moralità, perché non tutti siamo dei
signorotti o delle persone spesso trasparenti; potrebbero quindi
nascondersi interessi diversi o, comunque, volontà non sempre di
alta politica o di rispetto istituzionale.
Questo istituto che venne sonoramente bocciato in Commissione è
ora riproposto.
Non ho presentato nessun subemendamento in materia perché
ritengo che non sia necessario bocciarlo in Aula - sicuramente,
il Commissario dello Stato non potrà mantenere in vita un
istituto del genere - ma sono qua e, sostanzialmente, è questo il
motivo del mio dissenso rispetto all'intero maxiemendamento per
il quale già preannuncio la mia astensione.
Sono stata io a presentare, insieme alle mie colleghe, un
subemendamento per tentate di gettare un salvagente a questa
maggioranza, a questa Assemblea, non perché c'è il tentativo da
parte nostra di acquisire una sorta di riserva o di quota di
vantaggio, ma per rilegittimare una parità di chances, perché di
questo si tratta.
In Commissione, vi sono stati dei colleghi che hanno assentito
alle motivazioni che spingevano me ed altri - ad onor del vero,
anche l'onorevole Ioppolo, l'onorevole Ardizzone e quanti altri
in Commissione ritenevano che fosse legittimo e doveroso che una
lista bloccata, così come l'avevamo individuata, dovesse
necessariamente recepire i principi sanciti dalla Costituzione,
all'articolo 51, soprattutto dopo la novella legislativa e
dall'articolo 3 dello Statuto che recita che questa legge che ci
apprestiamo a votare deve garantire condizioni di parità di
accesso alle consultazioni elettorali. Non vuol dire nicchie,
vuol dire parità di chances. Quando una lista prevede la
preferenza, la chance te la cerchi tu, unica donna - come è
successo a me - all'interno di una lista di uomini, ma quando,
invece, come succede nel listino, nella lista regionale, non c'è
la possibilità di preferenza, chiaramente quella chance la deve
garantire la legge, altrimenti la lista regionale bloccata, senza
possibilità di preferenza, è illegittima costituzionalmente
perché viola l'articolo 51 della Costituzione e perché viola
l'articolo 3 dello Statuto siciliano, che è rango costituzionale
e a nulla vale cambiare la sanzione.
Porgo, come dicevo prima, un salvagente perché ritengo - e lì,
chi vivrà vedrà, che, in ogni caso, sanzione a parte, un listino
che non preveda l'alternanza uomo/donna, sarebbe comunque
costituzionalmente illegittimo.
Perché quindi ancorarsi ad una figura che giuridicamente è
illegittima?
Perché continuare ad intestardirsi su una posizione che è
assolutamente sbagliata, non solo politicamente, ma anche
giuridicamente?
Qui parla, permettetemi, l'avvocato.
SPEZIALE Ecco perché ci vogliono più donne al parlamento.
SAVARINO Perché politicamente l'errore già è stato fatto.
SPEZIALE Una lezione di democrazia alla maggioranza.
SAVARINO In nome del rispetto dei principi di democrazia
paritaria, avevamo fatto diverse battaglie ma - lo dico con
grande sincerità - noi tutte ci saremmo accontentate di ottenere
anche quest'unico risultato, pur mantenendo la sanzione
pecuniaria per la violazione della presenza nelle liste
provinciali - lì ne basta una, perché c'è la preferenza. Ci
saremmo accontentate di ottenere questo risultato che già da solo
ci avrebbe permesso di dire - come qualche illustre cronista dei
giornali, non solo siciliani ma anche nazionali come Il
Messaggero , La Stampa ha già detto, che questa era una legge,
sarebbe stata una legge, poteva essere una legge moderna e
all'avanguardia.
Questo salvagente è ancora qui. Il subemendamento lo abbiamo
presentato e non lo abbiamo presentato perché vogliamo la guerra
tra sessi. Non è nelle nostre intenzioni e non è nelle nostre
assolute volontà perché non abbiamo bisogno di fare una guerra
tra i sessi. Già ci siamo, ci siamo senza nessun tipo di
vantaggio rispetto ad altri perchè abbiamo partecipato, abbiamo
avuto la possibilità di avere allo stesso gioco le stesse carte.
Sulla lista regionale quindi chiediamo di avere le stesse
carte, parità di chances.
E' questo quello che chiediamo all'intera Assemblea, destra e
sinistra, uomini e, ovviamente, donne, con la possibilità di
uscire da quest'Aula con una legge elettorale nuova, importante,
che sia condivisa da chi ci sta a guardare, che al di là delle
convinzioni di ognuno di noi, quando ci guarda poi ci giudica e
il giudizio non possiamo pretendere che sia positivo senza averne
merito.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro. Ne ha
facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, ascoltando
attentamente l'intervento dell'onorevole Ortisi, che parlava con
il Commissario dello Stato, idealmente o con uno dei due
telefonini - perchè uno è quello dell'Assemblea - constatavo,
ragionando tra me e me, come sia abbastanza amaro, in tema di
riforma elettorale, all'interno di quest'Aula, che si debba
invocare anche il Commissario dello Stato per evitare di produrre
più danni di quanti non ne siano già contenuti nel testo che
stiamo discutendo, un testo in cui, in qualche modo, stiamo
consumando all'interno di quest'Aula, la morte della politica. E
stiamo anche raccontando un po' di bugie agli elettori siciliani,
perchè già partendo all'articolo 1 si dice che il Presidente è
eletto a suffragio universale con voto diretto, libero e
segreto .
Il voto diretto lo abbiamo calpestato nel momento in cui
abbiamo bocciato gli emendamenti che richiamavano la doppia
scheda e l'abbiamo bocciato per la seconda volta quando è stato
bocciato l'emendamento che prevedeva il voto confermativo,
manifestando quindi ciò che la sostanza dice: ingannare gli
elettori.
Poi diciamo che il voto è libero e segreto . Abbiamo fatto
rilevare in questi giorni come fosse opportuno nutrire qualche
perplessità - più che poche perplessità, forse, anche delle
certezze - sul fatto che il voto, in questa Regione, non è
segreto ed abbiamo suggerito anche delle soluzioni tecniche
abbordabili del seggio unico per sezione - come ricordava prima
l'onorevole Orlando - o provinciale; in ogni caso, un voto che,
in qualche modo, superasse la possibilità e la capacità, da parte
dei candidati, di controllare l'opinione degli elettori.
Anche su questo vi è stato il silenzio assoluto. Siccome non
bastavano i silenzi, con questo subemendamento ci si è voluti
sbizzarrire. Ed io credo che, ancora prima del Commissario dello
Stato, la Presidenza, considerato che già il comma 10 a cui
facevamo riferimento è stato ritenuto irricevibile , possa,
coadiuvata dagli Uffici che, a differenza dell'onorevole
Cintola, apprezzo per il lavoro che fanno, valutare quali altri
eventuali temi di irricevibilità siano presenti nel testo, a
partire dal fatto che da una legge che riguarda l'elezione
diretta del Presidente della Regione e dell'Assemblea regionale
per esempio, con un volo pindarico si passa a parlare dei
Consigli comunali e provinciali, violando due aspetti
sostanzialmente, uno di carattere procedurale - quindi di
Regolamento interno, l'articolo 111 a cui si faceva riferimento
prima - ma anche violando il principio dell'elezione diretta del
Sindaco e del Presidente della Provincia che deve sottoporsi poi
al parere dei Consigli per sostituire gli assessori.
Delle due l'una. O il sindaco, il Presidente della Regione, il
Presidente della Provincia, il Governo si assumono la
responsabilità degli assessori indicati o non c'è elezione
diretta e si va all'elezione di natura diversa. Ci sono norme che
sono in palese contrasto con la Costituzione.
Lo abbiamo ripetuto più volte in questa sede, in questi ultimi
giorni. Ma c'è questo silenzio assordante da parte di una
maggioranza che, per la verità, più che protagonista di questa
legge elettorale è costituita da pupi, perché i pupari sono fuori
da quest'Aula ad ordinare loro quello che devono fare.
Qui non si tratta soltanto di un problema di regole del gioco
che si prova a condividere e a scrivere insieme, maggioranza ed
opposizione. Vi è un tema, a mio avviso, più profondo che
riguarda la dignità dell'Assemblea, la qualità della politica
che, attraverso questa legge, semmai ancora ce ne fosse bisogno,
provoca un danno non solo al funzionamento istituzionale futuro
dell'Assemblea stessa, ma anche all'immagine di questa Regione.
Una legge ipocrita fatta di bugie che nel sottotesto vede delle
vendette personali consumate tra i parlamentari ed i gruppi
politici della maggioranza ove, a completamento di questa
ipocrisia, si fa un gran parlare della presenza delle donne nelle
istituzioni, di facilitarne l'accesso e poi ci si limita
semplicemente a pensare ad una sorta di pena pecuniaria per chi
non rispetta le regole come se l'accesso alle donne in politica
fosse da trattare come le sanatorie edilizie, materia che vede la
maggioranza di centrodestra ricoprire il ruolo di grande esperta.
Credo che tutto ciò dovrebbe permettere - e l'unica voce
discordante da questo scranno è quella dell'onorevole Savarino -
a ciascuno dei parlamentari di fare la loro parte, di ragionare
con il proprio cervello, di non portare il cervello all'ammasso.
Da due settimane, invece, assistiamo ad uno spettacolo indecoroso
di cervello all'ammasso che esprime soltanto la capacità di
eseguire ordini senza cimentarsi in un confronto in cui si può
condividere o no quello che si dice. Si può provare non solo ad
ascoltare ma anche a convincerci ed a convincersi.
Tutto ciò non è avvenuto, signor Presidente. In quest'Aula si
sta effettuando una prova di muscoli, irragionevole e, ancor di
più, miserabile sapendo che quello che noi stiamo facendo porterà
sicuramente un danno alla credibilità delle istituzioni ed al
loro funzionamento.
Noi, in tutte queste settimane in cui si è affrontato il tema
della riforma elettorale, come centrosinistra, non abbiamo fatto
certo un'opposizione strumentale, non abbiamo ritardato i lavori
perché non vogliamo la legge; forse, altri deputati non vogliono
la legge elettorale in quest'Assemblea, altri che forse
appartengono esattamente alla stessa maggioranza.
Se tutto ciò è vero, siamo ancora qui - lo diceva l'onorevole
Savarino - con una possibilità di cambiare, di rinunciare - come
è normale che sia, ognuno a qualcosa - ma purchè si possa uscire
da quest'Aula dicendo abbiamo approvato una buona legge o la
migliore legge possibile , non la pessima legge o la peggiore
legge possibile.
Quello che ci accingiamo a fare nelle prossime ore è votare una
pessima legge che costituirà un danno per la Regione siciliana,
per quest'Assemblea e, mi permetto di dire, per una politica che
non immaginavo potesse cadere così in basso.
Qualche vecchio amico socialista mi diceva, negli anni passati,
che nel tempo qualcuno mi avrebbe portato a pensare che, tra la
prima e la seconda, era sicuramente preferibile la prima
Repubblica.
Non arrivo a questa estremizzazione ma, certamente, la qualità
della politica protagonista di queste ultime settimane, quando si
è affrontato il tema elettorale, è di basso livello.
E' un tema ricorrente, se ne parla, si provano confronti. Lo si
è fatto in Commissione, con un lavoro puntuale in cui le
posizioni potevano essere differenti, ma c'era un confronto.
Ebbene, in quest'Aula, questo confronto non c'è stato. Il
disegno di legge presentato era già molto discutibile, fortemente
mortificante e penalizzante per la democrazia e la partecipazione
alla politica.
Questo emendamento chiude il cerchio di una legge pessima, di
una legge della quale dovreste vergognarvi. Vi vergognerete e,
come ha detto qualche collega del centrosinistra, quando la
coalizione del centrosinistra vincerà, o sarà al Governo - e sarà
maggioranza di quest'Assemblea - approverà una legge a proprio
vantaggio.
Ritengo che la cultura politica si misuri, però, in modo assai
diverso e che le leggi elettorali si approvino in modo assai
diverso. Qualora, quindi, come mi auguro, dovesse vincere il
centrosinistra, sicuramente, non sarebbe approvata una legge di
questa natura.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
facoltà.
LO CURTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire
che stasera - siamo quasi a notte fonda - riprendere la parola in
quest'Aula, è per me un fatto difficile perché mi sono già
espressa in apertura del dibattito su questa legge elettorale,
quando non era ancora stato presentato questo maxiemendamento che
oggi ne stravolge l'assetto normativo, già previsto dalla norma
esitata dalla Commissione di merito e nella quale era stato
avviato un ampio dibattito tra tutte le parti politiche
rappresentate.
Ebbene, riprendere ancora una volta la parola mi viene
difficile, lo ripeto.
Già nel mio primo intervento, in apertura del dibattito, mi
sono trovata ad esprimere la mia posizione, quella di chi crede
nel valore della politica e, soprattutto, nella democrazia,
nell'esigenza di una legge di riforma così importante, di
sistema, che determinerà l'assetto di quest'Assemblea nei
prossimi anni, la configurazione della politica istituzionale.
Questa legge meritava e merita, perché non perdo ancora la
speranza - anch'io voglio condividere il sogno che ad uscire
sconfitto da quest'Aula possa essere un atteggiamento non
democratico e che invece prevalga la ragione del buon senso,
dell'ascolto, della capacità di trovare un livello di mediazione
possibile.
Poc'anzi, quando ho contattato gli Uffici per informarmi sulla
possibilità di un subemendamento da presentare al
maxiemendamento in discussione, mi si diceva che tornare indietro
rispetto ad alcune questioni non è una cosa carina, una cosa che
fa piacere.
Ho risposto che sinceramente ciò che più mi addolora è non
avere a cuore e tutelare in assoluto l'interesse dell'intera
Assemblea, l'interesse della democrazia, gli interessi generali
dei cittadini, ancorché gli interessi particolari. Mi interessa
più riuscire a garantire questo principio - che per me è un
principio assoluto, al quale dedico totalmente fedeltà e voglio
assolutamente spero condividere con tanti altri colleghi -
piuttosto che volere assolutamente e pervicacemente procedere in
avanti.
Ritengo auspicabile la possibilità di trovare ancora una via di
dialogo che metta insieme la democrazia, le restituisca il
prestigio in questa autorevole Aula, quel prestigio che
certamente viene dimezzato nel momento in cui molte delle cose
che prima erano passate in quella Commissione, dove l'onorevole
Savarino ha detto è stato fatto un lavoro, un lavoro di
confronto, sicuramente ove ciascuno ha espresso la propria
posizione politica, la propria posizione partitica, di
coalizione, ma pur tuttavia era riuscito a portare fuori un testo
largamente condiviso a proposito di alcuni principi fondamentali,
vengono stravolte.
Questo maxiemendamento stravolge quella iniziale possibilità di
mediazione e di ricerca del dialogo e della scelta democratica.
Oggi il rischio è che si faccia, in questa sede, un uso
improprio della democrazia, come dicevo già nel mio primo
intervento, quando ho affermato che il vero valore della
democrazia non è soltanto nella prevalenza e nella capacità di
far prevalere i muscoli o, in questo caso, la forza dei numeri,
quanto piuttosto cercare le ragioni che ci mettono insieme, le
ragioni che, anche all'interno delle singole coalizioni, facciano
trovare valori comuni e sistemi comuni attraverso cui
riconoscersi e riconoscere la propria identità politica.
Questo oggi mi porta a dissentire sul metodo di lavoro che qui
h stato avviato, un metodo di lavoro che nega la possibilità
reale di trovare una sintesi, una ricerca di dialogo, perchè la
vera democrazia è ricerca assoluta di questo dialogo.
Non voglio soffermarmi su alcune questioni che sono state
sicuramente trattate soprattutto dai colleghi dell'opposizione,
della minoranza, ma anche dall'onorevole Savarino che pure
appartiene alla maggioranza della quale mi onoro anch'io di fare
parte, che non ha mancato di sottolineare alcuni aspetti di
palese illegittimità, sul piano costituzionale, di scelte che
vorrebbero farsi passare attraverso questo maxiemendamento.
Non ritorno a parlarne per non aggiungere tempo al tempo che è
già trascorso, sebbene in questo momento il tempo possa essere un
prezioso alleato piuttosto che un nemico, se lo si considera al
di fuori della stanchezza di ciascuno di noi, ma piuttosto in
direzione di una possibile ricerca di convergenza di posizioni.
Vorrei soprattutto concentrare la vostra attenzione sulla
questione che attiene al subemendamento che abbiamo presentato
vedendo affievolirsi, annacquarsi il principio della democrazia
paritaria che pure è espressione della Costituzione repubblicana
e dello Statuto siciliano che è a rango di legge costituzionale,
come precedentemente affermato.
Questa democrazia paritaria che, approvando l'articolo 2 della
legge di riforma elettorale e successivamente apprestandoci a
scorrere l'iter della stessa legge, questa norma paritaria,
salutata come il principio inaugurale di un nuovo percorso
culturale, di un nuovo percorso politico nel quale evidentemente
sono state recepite o erano state recepite indicazioni che
provengono da documenti internazionali, da documenti dell'Unione
Europea e che la stessa Costituzione ha recepito recentemente con
la modifica dell'art. 51, oggi rischia di essere totalmente
annacquata. Perché?
L'onorevole Savarino faceva riferimento prima ad un salvagente
che è stato gettato dentro quest'Aula.
Ritengo, onorevoli colleghi, che quest'Assemblea non debba
perdere l'occasione di fare scuola in Italia; non debba perdere
un'occasione preziosa per scrivere una pagina della democrazia
paritaria - che è assolutamente democrazia - perché, quando
ancora parliamo di democrazia paritaria, evidentemente, vogliamo
riferirci, sul piano sostanziale, all'assenza di una democrazia
paritaria tout court, considerato che la democrazia o è paritaria
o non è democrazia; di questo dobbiamo discutere.
Ebbene, ancora oggi la nostra legislazione è manchevole, è
insufficiente da questo punto di vista. E non è un caso,
onorevoli colleghi, che la Corte Costituzionale abbia espresso
una sentenza con la quale boccia un ricorso presentato dal
Consiglio dei Ministri.
Non volevo portare un uomo in Europa . Con uno slogan
provocatorio ho fatto sì che si accendessero i riflettori su una
candidatura, l'unica candidatura possibile, di donna, femminile.
Perché?
Lo voglio spiegare non per sminuire le altre candidature. Io,
candidata nel gruppo di Forza Italia, con un partito che avrebbe
dovuto votare unicamente per me, potevo avere chances vere per
andare in Europa ed avremmo raggiunto così il duplice risultato
di avere, per la prima volta, una donna siciliana eletta al
Parlamento Europeo ed una donna della provincia di Trapani che,
guarda caso, per il numero dei suoi elettori, non potrà mai
eleggere alcun eurodeputato a Strasburgo.
Si trattava, quindi, soltanto di una provocazione sulla quale
ciascuno poteva inventarsi quel che voleva ma, sicuramente,
quella foto era la foto di una donna vera, di una donna che crede
nel valore delle donne.
PRESIDENTE Per tanti anni, la provincia di Enna ha eletto un
eurodeputato, allora del Movimento Sociale Italiano, ed è la
provincia più piccola della Sicilia.
La provincia di Trapani, quindi, può sicuramente sperare di
avere un eurodeputato quando ne esprimerà qualcuno in grado di
raccogliere il numero di voti sufficienti.
LO CURTO . Probabilmente, ho sbagliato la lista - ha ragione
l'onorevole Ioppolo - ma, al di là delle questioni che attengono
alle specificità, vorrei riportare la vostra attenzione o portare
per la prima volta l'attenzione di ciascuno di voi su un
documento. Mi riferisco alla sentenza della Corte Costituzionale
che boccia un ricorso esperito dal Presidente del Consiglio dei
Ministri contro la legge varata dalla Regione a Statuto speciale
della Valle d'Aosta.
STANCANELLI assessore regionale per il lavoro, la previdenza
sociale, la formazione professionale e l'emigrazione. Quella è
piccola.
LO CURTO . Quella è piccola, ha avuto ragione ed ha vinto il
ricorso, assessore Stancanelli.Voglio dire proprio questo.
Se leggiamo le argomentazioni addotte, contenute nella
sentenza, riscontriamo il principio che volevamo inaugurare in
Sicilia con la legge elettorale e con quella norma che prevedeva
la irricevibilità e, dunque, la invalidità delle liste, ove non
fosse presente il 50 per cento delle donne.
Ma guardate, scorrendo e leggendo proprio questo documento,
questa sentenza, si nota una cosa estremamente interessante che
consiglio agli uomini di quest'Assemblea, ai colleghi
parlamentari, di leggere perché mi sono sentita contestare la
presunta imposizione che non sarebbe comprensibile, non è
condivisibile.
Ebbene, qui non si tratta di volere imporre, quanto piuttosto
di voler determinare condizioni affinché i partiti si attivino e
si attrezzino per quella svolta culturale e politica che serva ad
affermare i principi democratici: altrimenti le donne, che
storicamente non ci sono state e non ci sono ancora nelle
assemblee elettive e nelle istituzioni (prova ne sia in quante
donne siamo presenti in quest'Assemblea) ebbene, continueranno a
non esserci.
Il sesso sottorappresentato deve essere aiutato a trovare
espressione con strumenti normativi certi, che garantiscano la
condizione, diceva l'onorevole Savarino, di giocare una partita
utilizzando le stesse carte, cose che alle donne sono mancate. E
non lo dico io, lo sancisce la Corte costituzionale; non lo dice
l'onorevole Savarino, lo afferma la Corte costituzionale e lo
diciamo noi, a sostegno di un principio che serve a
quest'Assemblea, che nel momento in cui vuole varare una norma,
una legge di riforma elettorale, non può disattendere un
principio costituzionale, pena ne sia, ovviamente,
l'impugnazione, la possibilità cioè che questa legge andrà
sicuramente ad essere impugnata.
Allora, vogliamo fare le cose sul serio o solo di facciata?
L'onorevole Savarino diceva di voler lanciare un salvagente
perché si lasci almeno che, nella lista regionale, il principio
rimanga vincolato all'invalidità della lista, nel momento in cui
i partiti non osservino il principio del 50 per cento,
dell'alternanza uomo - donna; e lasciamo pure che, nella lista
proporzionale del collegio, si arrivi alla sanzione.
Noi siamo anche consapevoli della difficoltà di trovare donne
che siano disponibili a scommettersi , a mettersi in
discussione: ci rendiamo conto che ci sono esigenze di rendere
queste liste forti, robuste, competitive e, forse, non tutte le
donne sono, probabilmente, ancora disponibili e pronte, però,
determiniamo le condizioni affinché, almeno il listino, diventi
strumento di garanzia di un principio che la Costituzione, io non
dico propone, ma impone a ciascuno di rispettare.
Nel momento in cui quest'Assemblea si attrezza per varare una
legge elettorale non può disattendere un principio
costituzionale: è questo che mi sembra incredibile, come diceva
l'onorevole Orlando; non si può andare veramente a smontare un
principio che la Costituzione vuole e, credetemi, non si tratta
di difendere una posizione personale, qui di personale non c'è
niente.
E' già stato detto dall'onorevole Savarino: qui noi donne ci
siamo arrivate mettendoci in discussione, candidandoci, uniche
donne, nel sistema proporzionale nei nostri collegi; ci siamo
candidate e siamo qui, a rappresentare uomini e donne, non
soltanto le donne, e noi chiediamo a voi uomini di rappresentare
uomini e donne, non uomini solamente
Io credo che sia arrivato il momento di attivarci, di fare
squadra, di lavorare insieme per un principio.
Ho molto apprezzato l'onorevole Ioppolo per questa sua
dichiarazione, perché ci crede veramente e allora, se non
vogliamo fare del listino un sistema soltanto di privilegio per
alcuni, così come è stato nel passato, io sono finalmente felice
che, quanto meno, chi è candidato nel listino sia anche candidato
nel territorio, perché è giusto che la candidatura sia anche
espressione della ricerca del consenso, che sia espressione di un
lavoro di squadra, anche della possibilità di intercettare il
consenso attraverso un'azione politica, la proposta, attraverso
le idee.
E noi dobbiamo riuscire a trovare la possibilità di ricercare
il consenso. Noi non chiediamo sconti, perché chi è candidata, le
donne che saranno candidate nel listino, saranno anche candidate
nel collegio.
Non chiediamo privilegi, lo ribadisco, vogliamo affermare un
principio, perché vogliamo inaugurare una storia nuova.
Vogliamo cercare, vogliamo credere che sia possibile davvero E
non siamo qui a recitare la nostra parte, soltanto per obbedire a
un rito, pensando che c'è qualche donna che anche là sta
recitando la sua parte.
No Noi donne le parti non le recitiamo E' vero, noi siamo
dirigenti di partito e abbiamo dei doveri nei confronti dei
nostri partiti, ma io ho già espresso la mia posizione in questa
Aula. Ho già detto che l'unica vera fedeltà a cui mi sento
legata intimamente, intrinsecamente, assolutamente, è quella che
mi collega ai cittadini, rispetto ai quali devo rappresentare
diritti, devo rappresentare esigenze, per orientare - anche con
il mio lavoro da legislatore - la possibilità di cambiare i
costumi. A questo servono le leggi
Le leggi servono a modificare i costumi e noi abbiamo
l'obbligo, il dovere morale, la necessità etica di dare davvero
questo segnale forte
Dobbiamo, con la nostra azione politica, da legislatori,
determinare le condizioni perché si cambi a favore di una
democrazia che, senza le donne, non è tale. No, non è democrazia
paritaria, non è democrazia Di questo si tratta. Lo dice questo
documento, riportando anche la Carta internazionale dei diritti
votata a Nizza, in cui anche l'Italia era rappresentata nel
momento in cui l'ha votata.
Ebbene, dobbiamo aiutare il sesso sottorappresentato ad essere
rappresentato.
Io credo che questo sia un atto di giustizia sociale, non un
atto di prevaricazione o di imposizione.
Vorrei soltanto fare riflettere questa Assemblea, e quanti
hanno ancora la pazienza di ascoltarmi, su un dato solamente:
il 61 a 0 in Sicilia non è stato solo un 61 a 0 contro il
centro-sinistra, lo è stato anche contro le donne; guarda caso,
nessuna donna è stata candidata nel centro-destra, tranne
ovviamente a Siracusa, il ministro Prestigiacomo.
Ma ditemi perché. Ditemi perché, riflettiamo un attimo insieme
a voce alta.
Voglio essere la voce della vostra coscienza quella più intima,
quella a cui voi non date ascolto, ma che sicuramente è dentro di
voi.
Certamente, è dentro di voi. Perché nessuna donna è stata
candidata col sistema maggioritario nel centro-destra?
Nessuna donna è stata candidata e qualunque uomo sia stato
candidato, alla fine, ce l'ha fatta: perché quel sistema, voluto
dai partiti, dove alla fine - attenzione, questo è anche un
problema che riguarda il centrosinistra, non soltanto il
centrodestra, è un problema di sistema, infatti, di cultura
politica o di assenza di cultura politica - ebbene, nessuna
coalizione ha scommesso sulle donne. Perché?
Perché laddove il risultato è certo, o presumibilmente tale,
perché o vince il candidato del centrosinistra o quello del
centrodestra ma, comunque, uno sicuramente - ebbene, lo
ribadisco, in quel risultato non c'è stato posto per nessuna
donna
Come mai, perché? Dobbiamo dircelo chiaramente, e non certo,
come qualcuno vorrebbe farci credere, perché si temono le donne.
No Le donne non sono temute, vorrei poterlo credere. Onorevole
Virzì, vorrei poter ridere elle sue battute, ma in questo
momento ahimè...
VIRZI' Nessun dittatore comunista era donna E' una
discriminazione
LO CURTO . E non lo sarebbe mai stato, perché nessuna donna
sarebbe dittatore, perché le donne sono, per cultura e per
formazione genetica, contro le dittature.
Mi appresto a concludere il mio intervento, dicendo che questa
è un'occasione unica, probabilmente. E' un'occasione, certamente,
da non perdere, lo dicevo anche a tavola ai miei commensali,
all'assessore Cacio, ai colleghi che erano seduti con me.
Ho detto di conoscere il perché di questa pervicace volontà di
volere azzerare ciò che noi abbiamo fatto e che la Commissione
aveva pure stabilito, il 50 per cento del listino, con la
conseguente invalidità e irricevibilità della lista, ove non
fossero presenti in egual misura le donne.
Perché questa pervicace volontà di azzerare quella che era una
conquista di civiltà e di democrazia? Non certo perché noi donne
facciamo paura Allora perché
Abbiamo fatto dei conti banali, come noi donne sappiamo fare.
Ho detto che se in una logica di assetti attuali, ove il
candidato alla carica di Presidente della Regione fosse, per
esempio, dell'UDC, certamente, a Forza Italia spettano tre posti
nella lista regionale. Ebbene, secondo questo principio, dico che
tutto si può giocare tra due uomini e una donna. Non posso
credere che Forza Italia voglia rischiare la sua immagine,
l'impatto sociale che la bocciatura di questa norma avrà nel
momento in cui, invece, un atteggiamento di piena condivisione
sulla lista regionale, potrebbe invece trovarci tutti d'accordo,
ciascun partito si ritaglia la sua fetta di plauso, di consenso
sociale, di condivisione da parte dell'opinione pubblica.
Noi dobbiamo smontare un pregiudizio culturale e politico, ed
io invito la maggioranza, di cui faccio parte, a riflettere che
non vale la pena di accanirsi su questa cosa, che non vale la
pena stirare per le lunghe e portarci per sfinimento.
Annuncio già il mio voto di astensione su questo maxi
emendamento.
Onorevole De Benedictis, può non piacere, ma io ho il coraggio
di fare le cose e di annunciare le cose che dico e anche di
farle.
Io credo che ciascuno di noi ha delle responsabilità di
partito, però la mia responsabilità di partito non mi consente di
fare altro: qui sto dicendo tutto quello che posso e sto cercando
di praticare tutte le strategie che mi sono possibili per tentare
di trovare un sistema, per condividere insieme un percorso, anche
col centro-sinistra, perché ci sono aspetti nel maxi emendamento
(così come ce n'erano anche nella formulazione esitata dalla
Commissione) che non mi trovano allineata sulla stessa posizione.
Almeno, sul piano personale: infatti, io dico che la logica del
mio partito è una cosa, la logica individuale, mia, politica e
personale, è un'altra cosa.
Faccio ed opero questo distinguo, ma annunciando il mio voto di
astensione, ovviamente, ove le nostre richieste non fossero
accolte, che, ripeto, non sono nostre, non sono personali, ma di
democrazia, di legittimità, di costituzionalità di questa legge,
ebbene, ove non fosse possibile trovare questo accordo, sappiate
che c'è il mio voto di astensione.
E' un voto che, probabilmente, non peserà ai fini
dell'approvazione della legge, ma io spero che pesi dal punto di
vista etico, dal punto di vista politico, dal punto di vista
della responsabilità che la maggioranza si assume, dal punto di
vista di una immagine che voi dovete gestire e governare
nell'impatto sociale che non sarà sicuramente positivo nei vostri
stessi confronti.
Queste cose io, che opero responsabilmente dentro questa
maggioranza, ho il dovere di dirle, di annunciarle, perché credo
nel valore della politica e dell'alleanza tra i partiti che,
all'interno di una coalizione, devono difendere valori comuni,
principi comuni. E io vi chiedo di difendere questi principi che
sono comuni, principi che faranno giustizia di una legge che
probabilmente poi sarà salutata positivamente, farà scuola; la
Sicilia era già diventata ed indicata positivamente per essere
laboratorio politico, laboratorio giuridico.
Oggi, uscendo da quest'Aula, con la consapevolezza che le cose
che ci siamo dette, che hanno sostenuto anche gli uomini del
centrosinistra, non saranno tenute in considerazione da questa
stessa Aula, alla fine, credo che essa ne uscirà mortificata e
così pure la maggioranza; e, per me, il male peggiore, a volte,
come diceva Adorno che il vero bene non è scegliere tra bianco e
nero, ma anche a riuscire a capire che tra bianco e nero, c'è una
infinità di sfumature e di colori che bisogna avere la necessità
di comprendere e di capire.
Credo che abbiamo l'esigenza di esplorare ancora possibili
terreni, all'interno dei quali trovare la possibilità di
scegliere un percorso comune, nel quale, certamente, non saranno
soddisfatte le esigenze di tutti, ma dove si ha il dovere di
trovare la possibilità di riconoscere un bene comune e,
soprattutto, di operare la scelta comune, quella di fare una
legge che serva a ridisegnare l'assetto e l'equilibrio di questa
Assemblea nel futuro, senza fare torti a nessuno, ma dando a
tutti la possibilità di giocare la propria partita,
sottoponendosi al consenso elettorale.
Perché la vera forza, in politica, è nel progetto politico; la
vera forza in politica è nella proposta politica, è nell'idea
forte della politica stessa e non certo nella forza prevaricante
dei numeri, non certo nella forza asfissiante dei numeri che
soffoca la democrazia, soffoca ogni speranza, soffoca ogni
desiderio, ogni esigenza di libertà.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA Signor presidente, onorevoli colleghi, voglio
cominciare questo mio breve intervento elogiando intanto la
capacità di questo Parlamento che, nell'accingersi a proporre
prima e a votare ora la riforma elettorale, ha dato
dimostrazione, non solo in Sicilia, ma al cospetto della intera
nazione....
RAITI Anche nel mondo
FORMICA Hai ragione collega, se mi ascolti tenterò di
spiegarti anche perché
Dopo tantissimi anni che la regione Sicilia ha tentato di
varare una riforma elettorale, e dopo che per tante volte, come
erroneamente sottolineato dagli oratori del centrosinistra, c'è
stato in passato, sì un atteggiamento di questo Parlamento ma che
è stato spesso, come dire, succube di volontà altrui, ebbene,
voglio complimentarmi con tutti i componenti di questo Parlamento
perché con questo disegno di legge, forse per la prima volta, in
maniera autonoma, e con il concorso di tutti i parlamentari, sta
procedendosi all'approvazione di una norma che è stata ideata,
soppesata, concordata all'interno di questo stesso Parlamento,
prima nelle Commissioni e adesso con questo lungo dibattito
parlamentare.
Voglio entrare nel merito di alcune delle novità importanti di
questo disegno di legge: novità importanti che, intanto, hanno
riportato, all'attenzione della intera nazione, il Parlamento
siciliano che, proponendosi con questa legge, si presenta come un
vero laboratorio politico e come un modello da seguire per le
altre regioni e per lo stesso dibattito a livello di riforma
della legge nazionale.
E non sono poche le novità introdotte da questa norma. Da
sempre, il centrosinistra ha additato come possibile modello di
riferimento, per una nuova legge elettorale, il sistema tedesco.
Il sistema tedesco è un sistema proporzionale, con una soglia
di sbarramento al 5 per cento. Questa legge è una legge con
fortissima base proporzionale, ma con una soglia di sbarramento
al 5 per cento.
Relativamente al sistema della soglia di accesso per le pari
opportunità, vedete, io voglio porre all'attenzione di tutti i
colleghi e del centro-sinistra in particolare, un piccolissimo
dettaglio, proprio infinitesimale, onorevole Forgione: la
progressista regione Emilia Romagna, la progressista Toscana e
tutte le Regioni progressiste del Paese, non solo non hanno una
legge regionale che contempli la parità di accesso, non solo non
hanno neppure mai lontanamente pensato di proporre una legge che
ne consenta l'accesso, ma non si sognerebbero mai di fare ciò che
questo Parlamento e questa Assemblea hanno fatto...
SPAMPINATO Una ragione in più per farlo In Toscana comunque
c'è
FORMICA E cioè, dicevo, onorevole Spampinato, introdurre e
codificare un principio: siamo primi in Italia
Primi, intanto: mi ascolti, onorevole Spampinato, perché ce ne
sarà ancora dell'altro che dovrà ascoltare; abbiamo introdotto
tale principio, è espressamente sancito, 50 e 50. E' il
principio dell'alternanza: non c'è in Toscana, non c'è in Emilia
Romagna, non c'è in nessun'altra regione d'Italia, noi lo abbiamo
fatto per primi Si tratta di un punto già votato
Poi c'è un altro piccolo particolare. Diceva qualche oratore del
centrosinistra che mi ha preceduto, certo, se andremo al podere,
certamente questa norma la modificheremo...
FORGIONE Al potere , non al podere
FORMICA E' un dettaglio, ha detto podere , è stato un lapsus
freudiano, ma ha detto podere.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, nonostante l'ora tarda e
nonostante il dibattito sia complesso, fino ad ora si è
sviluppato in maniera serena, speriamo si possa continuare così.
La prego, onorevole Formica, continui pure il suo intervento.
FORGIONE Stiamo aiutando il collega, signor Presidente
PRESIDENTE No, onorevole Forgione, non lo stiamo aiutando
FORMICA Debbo intanto constatare un fatto che è di tutta
evidenza: in questo Parlamento ci sono stati alcuni
brillantissimi interventi di deputati donne del centrodestra.
In questo Parlamento esistono solo donne elette nelle liste del
centrodestra
Il centrosinistra progressista, avanzato, liberale o liberal
che è meglio, che suona meglio, aperto alle donne, che è per la
parità, per aprire le liste, ebbene, non ha portato nessun
parlamentare donna Questo è per l'onorevole Spampinato.
Ora, cari colleghi, sappiamo tutti che, in politica, c'è il
gioco delle parti, ma su alcuni punti essenziali non possiamo
certo prenderci in giro: sul fatto che, per la prima volta,
questo Parlamento, autonomamente, e non subendo nessun diktat -
perché ognuno dei 90 membri di questo Parlamento sa bene che non
ne abbiamo subìto - perché le posizioni di partenza che c'erano,
erano per mantenere un listino a 18, per votare col Tatarellum,
perché faceva comodo a tanti, a destra e a sinistra, molto a
sinistra...
FORGIONE E anche al centro
FORMICA Bravo onorevole Forgione E, quindi, dicevo, non ci
sono stati diktat, forse per la prima volta
Voglio ricordare ai colleghi che c'erano nella precedente
legislatura che è arrivata una riforma in Aula, poi ritirata con
delle telefonate.
Questa volta tutto ciò non è accaduto e non accadrà E questo
va a merito di tutti, di tutti e 90 i deputati, questo è un
merito che tutti e 90 i deputati potranno portare come vanto.
Mi si dice che negli emendamenti ci sono alcune proposte che
possono violare il Regolamento ed intendo affrontare questi
argomenti.
Rispetto alle critiche sollevate sull'ammissibilità di alcuni
emendamenti, e segnatamente quelli che riguardano l'estensione di
alcune norme anche a comuni e province, voglio ricordare che
tutti i dibattiti che si sono svolti in quest'Aula, negli ultimi
anni, hanno avuto un punto di convergenza e cioè che era
assolutamente indispensabile ed urgente cercare di uniformare,
quanto più possibile, le norme che regolano il funzionamento
dell'Assemblea con quello dei comuni e delle province.
Bene, signor Presidente, noi, con alcuni di questi emendamenti,
non stiamo facendo altro che prendere atto di questo invito e
cercare di far sì che queste stesse norme vengano estese a comuni
e province, al fine di uniformarne la legislazione, per quanto ci
è possibile fare in questa sede.
Quanto all'altra critica che viene sollevata da più parti,
rispetto all'intenzione contenuta nel subemendamento, che
considera la possibilità di separare le funzioni di governo con
le funzioni parlamentari, voglio ricordare a tutta l'Assemblea
che si vuole persistere con il principio posto dal legislatore,
nel momento stesso in cui ha istituito la legge che disciplina
comuni e province, e in quella stessa legge ha stabilito la
separazione tra l'attività di governo e quella consiliare.
Questo è fondamentale, signor Presidente, ed è fondamentale per
almeno tre ordini di ragioni.
Primo: nel momento in cui si stabilisce il principio della
separazione delle due funzioni, ossia che l'attività
parlamentare non può interferire con quella di governo, e si dice
anche il contrario, ebbene, non si può non stabilire che il
deputato o il consigliere comunale o provinciale, che viene
chiamato ad assumere la carica di assessore, debba
temporaneamente essere sospeso dalla funzione di deputato.
Secondo: non possiamo non notare - e sempre in quest'Aula si
evince ampiamente dai dibattiti - che spesso, proprio per questa
commistione delle funzioni, viene a mancare il numero legale,
viene cioè a mancare il plenum dell'Aula, vengono a mancare la
capacità e la possibilità di legiferare
Bene, signor Presidente, con questa norma non facciamo altro
che porre rimedio ad un danno, ad un vulnus che la vecchia
legislazione non aveva tenuto in conto.
Mi avvio rapidamente a concludere, ancora una volta venendo
incontro anche ad alcune delle richieste avanzate
dall'opposizione; questa non è una maggioranza che vuole blindare
tutto, certamente ci sono alcune cose sulle quali siamo disposti
a discutere, ce ne sono altre che siamo disposti ad espungere, e
nel momento in cui il provvedimento che presenteremo sarà portato
a conoscenza dei parlamentari, vi accorgere che abbiamo tenuto
conto del dibattito e delle richieste avanzate.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Pistorio. Ne ha
facoltà.
PISTORIO Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento
che mi accingo a svolgere è dovuto al giusto rispetto che si deve
ad un passaggio parlamentare di così rilevante significato
politico ed alla necessità di motivare alcune scelte che il maxi
emendamento traduce in termini politicamente impegnativi per la
maggioranza, considerato che lo stesso, per ragioni a tutti note,
porta la firma del Governo - seppure sia una firma che solo
tecnicamente è stata posta ieri sera - ma c'è anche la mia
personale convinzione in quelli che sono i contenuti di queste
norme.
Vorrei che fosse chiara, per quanto riguarda alcune tra le più
controverse questioni, la motivazione che ha ispirato queste
scelte. L'onorevole Formica le ha precedente spiegate nel suo
intervento, quindi non credo di dovere proporre questioni
innovative. Certamente per ora è solo un'ipotesi - ma spero che
il voto dell'Assemblea la traduca in fatto normativo - quella
dell'incompatibilità temporanea e della surroga con un deputato
supplente; è un'ipotesi innovativa che tenta di rispondere a due
esigenze che sorgono da una percezione ormai consolidata della
dicotomia o, quanto meno, della dialettica sempre più serrata che
vi è tra funzione parlamentare e funzione di governo alla luce
della elezione diretta.
E' vero che nella norma fondamentale di questa legge, che è
l'articolo 1, noi confermiamo la funzione parlamentare del
Presidente del Regione, ed è anche vero che questa norma potrebbe
sembrare contraddire la precedente, ma questa è stata una scelta
voluta perché nel confermare la sua funzione di parlamentare noi
intendiamo confermare al Presidente quella funzione di
collegamento con il Parlamento regionale che non deve essere mai
dispersa.
Abbiamo assistito in questi anni alla sempre più faticosa
compatibilità funzionale, non certo politica, dell'incarico di
Assessore con quello di parlamentare, con evidente danno
dell'attività parlamentare che si è vista privare del contributo
talora prezioso che esperienze di Assessore potevano riservare.
In un sistema politico ed istituzionale che sta cercando il suo
assestamento - perché dall'antica tradizione di parlamentarismo
puro si sta passando ad un meccanismo che attraverso l'elezione
diretta, il sistema maggioritario, mette in posizione dialettica
il Governo con le Assemblee parlamentari - noi, piuttosto che
scegliere la strada dell'incompatibilità rigida e quindi di una
perdita della funzione parlamentare oppure perseguire in questa
condizione di incompatibilità fattuale, scegliamo una soluzione
innovativa che, come tutte le innovazioni istituzionali, ha dei
dubbi, degli elementi certamente di debolezza ma che, guardata ed
apprezzata in positivo, può costituire anche un elemento
intelligente di nuova elaborazione istituzionale.
In questo modo preserviamo una condizione dialettica
intelligente tra i due soggetti e garantiamo al contempo il
plenum dell'assemblea parlamentare, la quale ovviamente potrà
disporre di tutte le risorse umane che contribuiranno alla sua
azione.
Tutte le questioni opinabili - non dico del tutto infondate ma
opinabili - in materia di vincolo di mandato sono obiettivamente
suscettibili di interpretazioni di parte e possono trovare, in
altra sede non in quest'Aula, una giusta composizione.
Per questo motivo intendiamo riproporle in sede di enti locali,
per una ragione di omogeneità, anche avendo assistito a tutte le
storture che l'incompatibilità assoluta ha prodotto in termine di
enti locali, dove troppe volte uomini del consiglio comunale,
attratti dalla responsabilità di amministrazione, hanno poi
trovato una condizione di impraticabilità politica e sono stati
ridotti al rango del silenzio.
Una condizione come questa - e lo dico ai tanti colleghi che
hanno esperienza di amministrazione - consente di preservare la
funzione di consigliere e di garantire libertà politica anche nel
rapporto con l'amministrazione.
Quindi questa norma contiene una serie di elementi in positivo
che dovrebbero meglio far riflettere l'opposizione perché si
tratta di una norma istituzionale: non è una norma di maggioranza
politica, bensì una norma che afferisce alla funzionalità di un
sistema efficace e dialetticamente corretto.
Per quanto riguarda le altre questioni oggetto di discussione
in questo maxi emendamento ritengo che, a volere osservare in
modo attento e scevro da pregiudizi anche la norma tanto discussa
che deroga all'intangibilità del limite di maggioranza di 54
deputati più il presidente, ci si rende conto che, in linea di
prima applicazione, con tutte le incertezze di una normativa che
va sempre meglio precisata ed applicata, si sta fissando un
principio assolutamente accettabile.
In un'ipotesi normativa di legge elettorale moderata, che
sfugge alle maggioranze bulgare e che si fa carico della
complessità di un sistema politico come quello siciliano - perché
attribuisce 80 seggi con il sistema proporzionale determinando
semplicemente che il premio di maggioranza in termini del 10 per
cento scatta comunque - l'unica conseguenza di questa norma,
tanto discussa e contestata, è che si sta fissando in sede di
prima applicazione semplicemente l'attribuzione, comunque, di un
premio di maggioranza del 10 per cento a prescindere dalla
consistenza della eventuale maggioranza parlamentare.
Questa legge è talmente rispettosa del sistema proporzionale
che non sta garantendo, comunque, la maggioranza parlamentare,
perché è molto probabile che vi possa essere un'elezione
presidenziale non assistita da una maggioranza d'Aula
autosufficiente. Altro che una misura garantita al 60 per cento
come il Tatarellum
Noi stiamo accettando l'ipotesi assolutamente da non rigettare
di un governo che debba cercare, in Aula, la sua maggioranza.
Essendo solo in fase di prima applicazione i passaggi non
possono essere traumatici e, rispetto alla garanzia comunque di
una maggioranza blindata, occorre dare certezza, per quello che è
possibile, che il premio del 10 per cento andrà comunque
attribuito.
Io non credo che a volerla osservare con misura e volerne
considerare le ricadute, in termini di dinamiche politiche oggi
perfettamente chiare - che sono ben diverse da quelle di qualche
anno fa - questa norma abbia alcun contenuto catastrofico per
nessuno.
E' una norma che però da certezza al Parlamento perché lascia
intangibili gli 80 seggi nei collegi che rimangono titolari della
loro attribuzione di seggi, perchè la scelta di questo Parlamento
totalmente consapevole è che, attribuendo i resti in sede
provinciale, ogni provincia rimane titolare della propria
dotazione di seggi.
Se ci liberiamo anche dai giusti intenti polemici di una legge
controversa, possiamo cogliere in questa norma una serie di
contenuti positivi.
Per quanto riguarda un'altra questione sulla quale ho avvertito
anche il disagio e la critica accorata di alcune colleghe della
maggioranza di centrodestra, e cioè quella relativa alla
democrazia paritaria, ritengo che l'intervento che definisce la
sanzione non lede l'affermazione di principio in quanto non era
codificato che la sanzione per il mancato rispetto di questa
previsione fosse l'invalidità.
A mio avviso, comunque, una sanzione rafforzerebbe la
prescrittività della norma, che rimarrebbe un'indicazione precisa
ed io, riesumando vecchie memorie di diritto costituzionale,
ricordo che le norme costituzionali possono avere contenuti
vincolanti e prescrittivi o programmatori e di indirizzo.
Abbiamo un tempo politico di sperimentazione di questa norma in
quanto prima di noi andrà al voto l'intera Nazione per le
consultazioni amministrative regionali ed in quella sede si vedrà
se l'applicazione del sistema dell'alternanza uomo-donna è
vincolante o solo di indirizzo.
Non credo che l'Assemblea regionale siciliana disattenderà le
indicazioni che verranno da tutto il resto del Paese. Per cui se
volessimo liberare la vicenda dal sovrappiù di tensione e di
polemica, che comunque è parte della vicenda politica, potremmo
trovare qualche giusta intesa anche tentando di ovviare a qualche
incomprensione che il maxi-emendamento può sollecitare e rispetto
alla quale io ed i colleghi della maggioranza non siamo del tutto
chiusi ad un'ulteriore, parziale rivisitazione.
PRESIDENTE Comunico che sono stati presentati i seguenti
subemendamenti all'emendamento 3 bis R:
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: 3 bis 1, interamente
soppressivo; 3 bis 3; 3 bis 4; 3 bis 5; 3 bis 6; 3 bis 7;
3 bis 8; 3 bis 9; 3 bis 10; 3 bis 11; 3 bis 12; 3 bis 13; 3
bis 14; 3 b 20; 3 b 19, 3 b 21; 3 bis 18; 3 bis 17; 3 bis
16; 3 bis 15; 3 b 22; 3 b 23; 3 b 24; 3 b 25; 3 b 26; 3 b
27; 3 b 28; 3 b 29;
- dall'onorevole Ferro: 3 b 43; 3 b 42; 3 b 41; 3 b 40; 3
b 44; 3 b 39; 3 b 31; 3 b 32; 3 b 33; 3 b 34; 3 b 35; 3 b
61; 3 b 37; 3 b 38;
- dagli onorevoli Ortisi, Galletti, Spampinato e altri: 3
b 58, 3 b 55; 3 b 57; 3 b 56; 3 b 68; 3 b 69; 3 b 70; 3 b
65; 3 b 66; 3 b 67; 3 b 64; 3b 62; 3 b 63; 3 b 60; 3 bis
78; 3 b59;
- dall'onorevole Barbagallo: 3 b 79;
- dagli onorevoli Sanzeri ed Ortisi: 3 b 53; 3 b 54;
- dagli onorevoli Tumino e Barbagallo: 3 bis 72; 3 bis 73;
3 bis 74; 3 bis 75; 3 bis 76; 3 bis 77;
- dagli onorevoli Savarino, Lo Curto, Brandara e Vicari: 3
b 30;
- dagli onorevoli Segreto, Amendolia e Nicotra: 3 b 51; 3
b 52;
- dagli onorevoli Ferro e Raiti: 3 b 47; 3 b 48; 3b 46 e 3
b 45;
- dagli onorevoli Speziale, Crisafulli e Capodicasa: 3 b
49;
- dagli onorevoli Giannopolo e Speziale: 3 b 50;
- dagli onorevoli Speziale, Cracolici e Capodicasa: 3 b
81; 3 b 83; 3 b 82; 3 b 84; 3 b 85; 3 b 86; 3 b 87; 3 b 88;
3 b 89; 3 b 90; 3 b 91; 3 b 92; 3 b 93; 3 b 94; 3 b 95; 3 b
96; 3 b 97; 3 b 98; 3 b 99; 3 b 100; 3 b 101; 3 b 102;
Comunico, altresì, che è stato presentato dal Governo il
subemendamento sub 3 bis, all'emendamento 3 bis R.
Pertanto la Presidenza procederà ad accertare, previa ulteriore
verifica, quali degli altri subemendamenti resterebbero in vita
una volta votato questo subemendamento. Pertanto la Presidenza
procederà ad accertare, previa ulteriore verifica, quali degli
altri subemendamenti resterebbero in vita una volta votato questo
subemendamento.
Tutti i subemendamenti presentati dai deputati all'emendamento
madre attinenti alle parti che dovessero rimanere in vita,
naturalmente, restano in vita e vanno votati di volta in volta,
così come normalmente si fa in queste circostanze.
Per dare modo ai deputati di valutare l'emendamento del
Governo, sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 01.15 di giovedì 29 luglio 2004,
è ripresa alle ore 02.30)
Presidenza del Presidente Lo Porto
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, vorrei chiedere all'Aula se la
sospensione ha prodotto delle novità oppure, viceversa, in
assenza di una qualche forma di accordo debbo procedere secondo
Regolamento con gli emendamenti al nostro esame. Vorrei sapere
quindi l'opinione dei capigruppo sia di minoranza che di
maggioranza al riguardo.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi ringrazio
perché siamo in una fase che noi ci auguriamo essere di svolta
dei lavori d'Aula.
Abbiamo visto che c'è il subemendamento all'emendamento 3 bis
che, in qualche modo, coglie alcuni aspetti che sono emersi dal
dibattito e che, sulla base di contatti informali che noi abbiamo
avuto con i colleghi del Polo, pensavamo potesse subire ulteriori
modificazioni.
Signor Presidente, riteniamo che al punto in cui siamo dovremmo
cercare il più possibile di non interrompere questa discussione,
questo dialogo che possa portare a compimento il disegno di legge
che è al nostro esame. Sulla base delle proposte informali che
lei stesso ha avanzato, noi saremmo disponibili a proseguire il
dialogo per cercare di portare a compimento il disegno di legge.
Capisco che i colleghi parlamentari hanno altro per la testa
per cui il lavoro che lei stava svolgendo nel tentativo di
portare a completamento il disegno di legge e contemporaneamente
di tentare una mediazione possibile tra i gruppi parlamentari sia
un lavoro che noi apprezziamo e che, sulla base della proposta
che lei stesso ci ha fatto, riteniamo possa favorire il percorso
affinché nelle ore successive si completi il disegno di legge.
PRESIDENTE Vi sono altri che chiedono di parlare?
La maggioranza è qui soltanto per votare o per esprimere la
propria opinione politica?
FORMICA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto
riguarda la maggioranza abbiamo discusso a lungo fra i Presidenti
dei gruppi parlamentari e anche con tutti i deputati che fanno
parte della maggioranza. Noi riteniamo che dopo il lavoro egregio
che è stato svolto fino ad ora e dopo la presentazione
dell'ultimo subemendamento a firma del Governo, che elimina dal
testo alcuni elementi che potevano apparire delle forzature, la
maggioranza ha raggiunto l'accordo sull'andare avanti sul
subemendamento.
PRESIDENTE Vi sono altri rappresentanti della maggioranza che
chiedono di parlare?
LO CURTO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LO CURTO . Signor Presidente, nonostante la riunione di
maggioranza abbia, in qualche maniera, stabilito un percorso per
andare avanti, poi, ritornando in quest'Aula, considerato che si
sono formati tanti gruppi e tante discussioni in seno a questi
gruppi, mi sono resa conto che vi sono le condizioni per
trattare il 4 regionale e, quindi, credo che l'onorevole Formica
non potesse parlare in quel momento per tutta la maggioranza.
Ci sono le condizioni e ritengo che su questa proposta ci
potrebbe essere la più ampia convergenza; questo è un modo per
aprire una via possibile di dialogo e credo che non ci sia un
atteggiamento di arroganza, di prevaricazione, ci può essere
questa sintesi e questo momento di mediazione e, pertanto, credo
che la proposta vada sottoposta all'attenzione dei colleghi.
PRESIDENTE Comunico che è stato presentato dall'onorevole
Barbagallo il subemendamento 3 bis 1.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, avremmo dovuto cominciare,
secondo me, non con il subemendamento 3 bis 1 ma con
l'illustrazione dei subemendamenti all'emendamento 3 bis.R.
Non possiamo procedere all'esame del subemendamento sub 3 bis
del Governo, ma procedere all'illustrazione degli altri
subemendamenti all'emendamento 3 bis, cioè di tutti i
subemendamenti e poi, per la votazione, dovremmo partire dagli
emendamenti più distanti, così come prevede il Regolamento, da
quello soppressivo agli altri e poi procedere all'esame di tutti
i subemendamenti all'emendamento 3 bis.R, presentati dai
parlamentari.
Pertanto, signor Presidente, non abbiamo in questo momento
all'esame il subemendamento del Governo, che è uno dei tanti
subemendamenti, ma stiamo esaminando l'emendamento 3 bis.R con i
relativi subemendamenti, per cui lei dovrebbe dare la parola ai
firmatari per illustrarli.
PRESIDENTE Sul subemendamento 3 bis qualcuno intende
intervenire?
FORMICA Chiedo il voto segreto.
SPEZIALE Stiamo illustrando, non siamo in fase di votazione.
Sull'ordine dei lavori
ACIERNO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
ACIERNO Signor Presidente, considerata l'ora tarda, onde
evitare che si possano ingenerare equivoci, ho il dovere di dire
che avendo già rispettato l'intervento che precedentemente ha
fatto l'onorevole Lo Curto, quando ha giustamente da donna
parlamentare sostenuto le ragioni delle donne, ma come in quel
caso è stato un intervento a titolo personale, è doveroso da
parte mia riferire che sullo sbarramento al 4 per cento non siamo
d'accordo. Io ho compreso, però ho il dovere politico di ribadire
alla maggioranza che l'accordo sul 5 per cento da parte di Nuova
Sicilia non viene assolutamente meno.
Riprende l'esame del disegno di legge
SPEZIALE Chiedo di parlare per illustrare i subemendamenti a
mia firma.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, intervengo per illustrare gli
emendamenti a mia firma e del gruppo dei Democratici di sinistra
anche in una situazione convulsa ed abbastanza confusa che sta
riguardando questa fase dei lavori d'Aula e sulla base di un
pervicace atteggiamento da parte dei colleghi del centrodestra,
che di fronte alla possibilità in tempi ragionevoli e rapidi di
potere trovare una soluzione che fra l'altro avrebbe anche
risolto qualche contraddizione interna allo stesso schieramento
di centrodestra, si accaniscono per impedire una soluzione larga
e condivisa. Ciò ci induce ovviamente ad utilizzare tutti gli
strumenti regolamentari per ricondurre alla ragionevolezza, ci
auguriamo nel corso dei lavori d'Aula, la maggioranza.
Il subemendamento presentato dal Governo contiene, rispetto
all'emendamento originario, alcuni elementi positivi e tuttavia
lo riteniamo insufficiente. Sarebbe stato sufficiente introdurre
un paio di modifiche, una rappresentata dalla collega Lo Curto -
quella dello sbarramento al 4 per cento - e l'altra che riguarda
il pervicace atteggiamento circa il deputato supplente che è una
norma palesemente incostituzionale che poteva permettere di
avviarci dentro un binario che avrebbe condotto la legge a
completamento nel senso che finalmente l'Assemblea utilizzando le
prerogative statutarie avrebbe approvato la propria legge.
L'atteggiamento del Polo non aiuta questo percorso, pazienza,
si vede che noi siamo costretti, signor Presidente, ad utilizzare
tutti gli strumenti regolamentari per ovviare a tale
atteggiamento.
Per quanto riguarda la legge, abbiamo presentato alcuni
emendamenti: l'emendamento che cassa la prima parte
dell'emendamento del Governo che riguarda la possibilità che ci
siano parlamentari supplenti nel caso in cui un parlamentare
venga nominato assessore. Abbiamo più volte detto nel corso del
dibattito dei lavori d'Aula che questa norma dal nostro punto di
vista è una norma incostituzionale perché lede il principio di
autonomia del parlamentare. Il parlamentare non può avere vincolo
di mandato, le sue scelte devono essere libere, non può avere
alcun condizionamento, il solo fatto che il comportamento del
parlamentare, così come giustamente ha detto la collega Saverino
debba dipendere dal comportamento del deputato che è stato
nominato assessore in qualche modo esercita una limitazione alla
funzione del parlamentare.
Questo è un primo elemento sul quale abbiamo presentato gli
emendamenti soppressivi che riteniamo debbano essere sottoposti
ad una attenta valutazione da parte dell'aula.
Avevamo detto che già questa prima parte secondo noi dovesse
essere resa inammissibile. Lei, signor Presidente, pensava che ci
poteva essere un atteggiamento dell'aula ragionevole, lo ha posto
in discussione e invece ancora assistiamo al fatto che i colleghi
del polo ci hanno detto che insistono su questa possibilità.
Noi siamo per cassarlo. Così come siamo per eliminare altri
commi. In particolare, siamo d'accordo affinché venga eliminata
la possibilità che i sindaci per potere procedere alla revoca
degli assessori debbano rivolgersi al consiglio comunale e
ottenere un voto dallo stesso.
Siamo inoltre contrari al fatto che si intervenga
successivamente su parti della legge che sono state già votate
dall'aula: mi riferisco al comma 9 dell'articolo che prevede la
possibilità di ritornare sul comma 12 dell'articolo 2, già
esitato dall'aula, che in modo descrittivo stabilisce che il
numero dei parlamentari della maggioranza che vince è di 54, più
il presidente, e il numero dei parlamentari dello schieramento
che perde è di 35 parlamentari. Stabilisce, inoltre, le modalità
di attribuzione, lo stabilisce nei collegi provinciali per 80
parlamentari e stabilisce l'attribuzione di un premio di 8
parlamentari sulla base di una priorità che è legata
all'attribuzione prioritaria nei collegi, e successivamente se le
liste vincenti non hanno ottenuto 54 parlamentari scattano fino a
54.
Quindi, nel caso in cui il listino dovesse contenere un numero
maggiore questi non verrebbero aggiudicati, non è detto che
scatti l'intero listino.
La proposta del comma 9 dell'emendamento del governo stravolge
questa impostazione, la modifica, la capovolge e interviene
quindi su una materia su cui il parlamento già si è espresso e ha
votato.
Noi riteniamo che questo andava dichiarato inammissibile.
Lei, signor Presidente, lo ha dichiarato ammissibile e tuttavia
riteniamo che su questa materia non bisogna tornare.
In ogni caso anche su questo abbiamo presentato un nostro
emendamento che tende a migliorare la legge.
Inoltre, ci troviamo di fronte al fatto che la legge trascura
nel modo più assoluto un tema che noi riteniamo rilevante nel
dibattito politico nazionale. Si tratta dell'accesso delle donne
agli organi collegiali sancito da una norma costituzionale che ha
visto un dibattito europeo di livello straordinario; paesi come
la Francia hanno modificato il proprio impianto costituzionale
per favorire processi di accesso che hanno determinato in Francia
processi straordinari, soprattutto nelle ultime elezioni.
Come hanno detto le stesse colleghe parlamentari, questa
potrebbe essere una occasione straordinaria per il parlamento
regionale per innovarlo. Noi avevamo condiviso l'impianto
previsto nel disegno di legge della Commissione nel tentativo di
proporci nel panorama politico-nazionale come un parlamento che
sa cogliere i processi innovativi e le novità.
Ecco perché il listino avesse alternativamente la presenza di
un uomo e di una donna e che la sanzione, nel caso in cui uno
schieramento non rispetti l'alternanza delle liste, fosse stata
quella dell'inammissibilità della lista.
Il subemendamento del Governo trasforma la sanzione soltanto in
una pena pecuniaria. Questo non lo condividiamo ed è il motivo
per cui stiamo contrastando i contenuti del subemendamento.
Abbiamo presentato emendamenti che invece ripropongono la
nullità delle liste che non contengono almeno la metà di donne,
sia nelle liste regionali sia nelle liste provinciali.
Per noi le liste provinciali e le liste regionali devono
contenere la metà di donne.
Per favorire il processo abbiamo anche presentato emendamenti
che riguardano le preferenze di genere, nelle province piccole
pensiamo che si possa esprimere una preferenza per un uomo e per
una donna. E nel caso in cui le preferenze espresse siano
soltanto per uno dei due sessi, la seconda preferenza si intende
nulla, e quindi riteniamo che questi emendamenti che erano già
presentati nell'emendamento 3 bis e nel testo del disegno di
legge debbano essere riproposti interamente nella discussione che
stiamo facendo sull'emendamento del Governo.
Così come riteniamo che bisogna non solo rendere inammissibile
le liste ma non procedere alla attribuzione dei seggi , nel caso
una lista violi questi principi di carattere generale.
Insomma, abbiamo strutturato una serie di emendamenti per dare
continuità e concretezza a un principio costituzionale che
stasera voi rischiate palesemente di violare come brillantemente
hanno detto le nostre colleghe che sono qui intervenute.
Abbiamo quindi proposto elementi migliorativi e vorremmo che i
colleghi tenessero conto del tentativo nostro che si muove su un
doppio binario: da un lato non interrompere il dialogo e chiedere
ai colleghi della maggioranza di non continuare a utilizzare
questo inutile e dannoso atteggiamento di muscolatura, di
forzatura che non porta da nessuna parte; di riallacciare un
dialogo e il dialogo si può riallacciare sulla base di un
impianto generale ma anche sui singoli emendamenti che sono stati
presentati.
Presentare il disegno di legge così come state facendo con un
subemendamento a firma del governo, con il fatto che si affermi
un principio, solo in Sicilia, che le leggi elettorali si fanno
in virtù del principio di maggioranza è un fatto assolutamente
negativo.
Io non mi stancherò di ripetere che in regioni dove i rapporti
di forza sono diametralmente opposti rispetto a quelli della
Sicilia, mi riferisco alla Regione Toscana che è stata citata
prima, la legge elettorale è stata approvata dal 90 per cento dei
consiglieri regionali.
Che in tutte le altre regioni dove si sta cercando di dotarsi
di nuove leggi elettorali, i consigli regionali tentano,
giustamente, di approvare norme elettorali che siano largamente
condivise. Non prevale la logica della contrapposizione, non
prevale la logica della maggioranza, non prevale neanche la
logica che il governo fa propri gli emendamenti della
maggioranza.
Il Governo assume un atteggiamento di neutralità, si orienta
sulla base dell'orientamento dell'Aula, ha certamente anche un
proprio punto di vista, ma non influenza decisioni attraverso la
presentazione di emendamenti o di subemendamenti, perchè questi
stravolgono il regolare rapporto dialettico dell'attività
parlamentare.
Signor Presidente, noi ci auguriamo, lo dico questo con estrema
convinzione e con estrema forza, che questa contrapposizione
finisca presto. Siamo a un punto in cui la legge si potrebbe
fare. Noi abbiamo accolto e abbiamo apprezzato i suoi sforzi,
abbiamo dichiarato, e lo voglio dire qui pubblicamente perchè ne
facciamo oggetto domani di una comunicazione alla stampa,
nell'incontro formale con il Presidente dell'Assemblea e negli
incontri formali con i colleghi della maggioranza abbiamo
dichiarato la nostra disponibilità a favorire un percorso
accelerato purchè il maxi emendamento oltre agli emendamenti
soppressivi previsti dal subemendamento possa eliminare il
deputato supplente e si possa discutere attorno all'abbassamento
in fase di prima applicazione dello sbarramento del 5% al 4%.
Sono due indicazioni che sono ragionevoli e che possono
produrre una svolta nell'iter di approvazione della legge del
parlamento regionale. Il fatto che il Polo si accanisca su questi
due argomenti, non intende nel modo più assoluto recedere da tale
impostazione (non ne capiamo le ragioni, qualcuno potrebbe pure
spiegarcele le ragioni, perché si fa appello ad un accordo, a
controaccordi); ci si spieghino qui pubblicamente le ragioni per
cui il Polo non intende recedere da una impostazione che voi
stessi ci avete proposto, che lo stesso Presidente dell'Assemblea
ci ha proposto. Noi non ne capiamo assolutamente la ragione se
non quella di far prevalere la logica della contrapposizione
della inutile e dannosa contrapposizione. L'augurio che faccio
alle 3 di notte è quello che il Polo si possa ravvedere e che
ragionevolmente si vada avanti per imprimere una svolta alla
legge.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, devo prendere atto che forse è
proprio l'ora a fare prevalere in quest'Aula e nei rapporti tra
maggioranza e minoranza gli aspetti più funzionali e più legati
ad atteggiamenti da pasdaran che impediscono la possibilità di
migliorare la legge, di fare una legge che sia anche logica.
Vorrei fare alcune considerazioni a partire dall'insistenza che
vedo da parte di alcuni deputati nel mantenere norme che malgrado
siano evidentemente in contrasto con i principi costituzionali
appaiono persino in contrasto con i principi del buon senso. In
particolare, questa vicenda del deputato supplente. Mi chiedo ad
esempio, signor Presidente, perché non sia stato previsto un
deputato supplente per il Presidente della Regione che, una volta
eletto, da Presidente della Regione, non può garantire quella
costanza di presenze in quest'Aula atta a garantire ciò che il
collega Formica si pone come obiettivo nel volere ad ogni costo
questa norma.
Il collega Formica ricordava che la norma sul deputato
supplente è fondamentale per garantire alla maggioranza di avere
i numeri in quest'Aula. A prescindere dal fatto che la
maggioranza in quest'Aula se non erro gode di 60 parlamentari su
90, di cui solo 9 mi risulta siano i parlamentari che a loro
volta fanno gli assessori, e quindi se la matematica non è una
opinione 60 meno 9 fa 51, la maggioranza è 46.
SAVARINO Nove non sono privati dalla possibilità di venire,
quindi perché meno?
CRACOLICI Sto seguendo per assurdo il ragionamento del
collega Formica. Quindi, devo dire che se in quest'Aula manca la
maggioranza non è certo per l'assenza degli assessori che sono
contemporaneamente deputati. Probabilmente vi sono ragioni
politiche che possono determinare in alcuni passaggi la
difficoltà di una maggioranza a garantire la presenza in Aula.
Ma se si pensa di risolvere problemi che attengono alla
politica con strumenti surrettizi di deputati vacanzieri, la
considero una cosa bizzarra, non solo sul piano costituzionale,
ma proprio del buon senso.
La cosa che più mi colpisce - lo ripeto - poichè il dialogo tra
le persone resta immutato, è il fatto che tantissimi
parlamentari, anche della maggioranza, ritengono la presenza
dell'istituto del cosiddetto deputato supplente un meccanismo
discutibile, parlo per evitare di usare aggettivi che possano
urtare la sensibilità di chi invece legittimamente ne è convinto.
Allora, mi chiedo perchè si vuole insistere su questo terreno,
malgrado ci sia la consapevolezza diffusa che il presupposto
giuridico e politico è assolutamente inesistente per giustificare
questo meccanismo che continuo a pensare essere un meccanismo in
un tempo nel quale la Regione dovrebbe - ma, purtroppo, non è una
politica che appartiene a questo Governo ed a questa maggioranza
- semmai pensare a meccanismi per ridurre i costi della Regione.
E noi invece approviamo addirittura delle leggi che hanno
l'efficacia di aumentare i costi di gestione della macchina
regionale.
FORMICA Non è vero.
CRACOLICI E' vero, caro collega.
FORMICA Non è vero, perchè a legislazione vigente si possono
nominare dodici supplenti.
CRACOLICI La carica di deputato sospeso non fa venire meno le
prerogative del deputato sospeso, almeno anche dal punto di vista
economico e previdenziale.
Aggiungo un'altra considerazione: questa norma ha un obiettivo
non dichiarato ma nei fatti determinato; si sta affermando ciò
che si vuole invece negare con la norma sui Comuni; si sta
affermando, cioè, la netta separazione tra il compito del Governo
ed il compito del Parlamento. Fin qui, potrebbe essere anche una
cosa su cui discutere in maniera seria, per definire competenze
che possano migliorare la qualità dei due organi della Regione.
Ma si afferma di fatto che chiunque rivesta la carica di
assessore, comunque non possa ricoprire la carica di deputato nel
momento in cui è l'assessore.
Stiamo affermando ciò che almeno a parole si ritiene un
istituto che ha prodotto dei guasti anche nel rapporto tra
esecutivo ed organo assembleare, ad esempio nella vita dei Comuni
e delle Province, tant'è che abbiamo presentato un emendamento,
anche per cercare di comprendere ciò che muoveva l'istituto del
consigliere comunale supplente o del consigliere provinciale
supplente abolendo - ed è la nostra proposta - la incompatibilità
oggi vigente tra la carica di assessore comunale o provinciale e
la carica di consigliere comunale o provinciale.
FORMICA Torniamo all'antica.
CRACOLICI No, non è all'antica, onorevole Formica, perchè
all'antica gli assessori potevano essere solo consiglieri
comunali o consiglieri provinciali.
La proposta che formuliamo oggi, invece, consente ai sindaci di
nominare, poichè il potere di nomina e di revoca rimane in carico
ai sindaci e non come continuate a proporre voi, anche con
l'altro subemendamento all'emendamento, che l'assessore di un
comune va revocato, ma può essere nominato solo se ottiene il
parere favorevole della maggioranza consiliare.
VIRZI' Lei infierisce contro un nemico morto.
CRACOLICI . Benissimo, se dunque infierisco contro un morto,
spiegatemi quale ratio tiene in vita una norma che stabilisce che
il potere, la funzione degli assessori nella Giunta di Governo
regionale, va assolutamente separata dalla funzione di
parlamentare regionale.
Dovete essere conseguenti: il Presidente della Regione, come
nei Comuni, non fa parte dell'Assemblea.
Dobbiamo essere conseguenti, onorevoli colleghi. Affrontiamo il
tema della separazione dei poteri. Non sono d'accordo, ma
comprenderei l'idea che si separi il potere fino in fondo.
Il Presidente della Regione è dunque il Presidente della
Regione e non un parlamentare di questa Assemblea.
Invece facciamo una cosa che non è né l'una né l'altra. Si
mantiene questo punto e non comprendo per quale ragione, tranne
che si voglia continuare solo nel braccio di ferro. Ma se c'è il
braccio di ferro, braccio di ferro sarà.
Abbiamo provato in tutti i modi, onorevoli colleghi, a creare
le condizioni, anche attraverso un atteggiamento fino in fondo
dialogante, cercando, nel merito, di affrontare i problemi che
ci vedono oggi distanti, profondamente distanti rispetto a ciò
che è contenuto nella proposta di legge e negli emendamenti che
sono stati presentati dal Governo e dalla maggioranza.
Uno dei temi è consentire che si possa derogare a quanto
stabilito all'articolo 2. Lo dico anche in funzione di un'altra
specie di ragionamento che è poco convincente.
Nell'emendamento del Governo, avete prospettato la possibilità
di sfondare ciò che è contenuto nell'articolo 2, ovvero il
rapporto 60 e 40 tra maggioranza e minoranza. E lo avete fatto
un minuto dopo che avete votato in quest'Aula, in assenza della
minoranza perchè aveva abbandonato la seduta. Avete approvato
l'intero articolo 2 nell'arco di pochi secondi.
Un minuto dopo, avete presentato un emendamento che
contraddiceva ciò che avevate votato qualche ora prima.
A giustificazione poi del fatto che non volete introdurre una
norma che, in qualche modo interpreta, almeno nella fase di
prima applicazione, la possibilità di derogare a quella soglia di
sbarramento che avete voluto introdurre in questo disegno di
legge, affermate di non poterlo fare perché l'Aula si è già
espressa rispetto all'articolo 2.
Allora delle due l'una; dovete essere coerenti. Se l'Aula si è
espressa sull'articolo 2, si è espressa sia sul 5 per cento sia
sul fatto che la maggioranza non può superare i 54 parlamentari
più il Presidente.
Usate le regole a fisarmonica. Volete usare le regole a
fisarmonica per determinare ciò che più vi conviene rispetto
alla vostra maggioranza. Ma vi pare serio governare ed affrontare
la legge elettorale usando questo metodo?
Vi sembra cioè possibile che la minoranza, in quest'Aula, possa
seguire il vostro ragionamento se non tenete voi per primi un
livello di coerenza e di rigore rispetto a quello che voi avete
voluto?
Abbiamo presentato una serie di emendamenti. Annuncio anche un
altro subemendamento al nuovo subemendamento del Governo perchè
ho notato che questa norma - che come qualche collega ha detto,
forse l'onorevole Formica - che, in qualche modo, raccoglieva
alcune delle questioni che erano state poste dal dibattito in
quest'Aula...
LO MONTE . Assorbiva tutto quanto, quindi è inutile; bisogna
parlare sull'ultimo emendamento.
CRACOLICI E' un invito?
LO MONTE . Si, è un invito.
CRACOLICI In questo subemendamento all'emendamento del
Governo, c'è una chicca che introduce un ulteriore elemento di
dubbia costituzionalità. Ovvero, si stabilisce che i sindaci che
rivestono la carica di parlamentare potranno continuare a
svolgere l'incarico di sindaco e di parlamentare. A differenza di
quanto previsto dall'emendamento, potranno però ricandidarsi a
sindaco qualora siano al secondo o al primo mandato, e da sindaco
rieletto, potranno ricandidarsi anche a deputati, violando quindi
il principio non di garantire la continuità in una fase
transitoria per chi oggi si trova a svolgere una doppia funzione,
ma, quando si voterà, si troverà anche nella condizione di
essere sindaco rieletto e di non dover, quindi, dimettersi come
invece tutti gli altri sindaci dovranno fare, 180 giorni prima
delle elezioni.
Ricordo che si tratta di violazione del diritto attivo e
passivo di ogni cittadino residente nella nostra Regione. Ci sono
quindi cittadini che possono ricoprire la carica di sindaco e
deputato e cittadini che non lo possono fare.
Qui non si tratta di una norma che consente, nelle more
dell'esercizio dell'attuale funzione, la doppia funzione. Stiamo
invece prevedendo che, anche in futuro, coloro che oggi sono
sindaci e saranno rieletti sindaci potranno ricandidarsi a
deputato senza i meccanismi della ineleggibilità, ovvero dei 180
giorni previsti, come avete previsto nel disegno di legge in
discussione.
Siamo alle cosiddette leggi fotografia . Siamo alle leggi che
vedono scritto nome e cognome, altro che una legge elettorale che
fissa regole universali, generali, per tutti i cittadini
siciliani.
Di contro, mantenete un sistema. Ho visto che ora si cerca di
aggiustare ciò che era discutibile, anche dal punto di vista
della materiale stesura: il tema della rappresentanza di genere.
Mi sembra però che la soluzione che si propone, sostanzialmente,
riduce la rappresentanza di genere ad un principio astratto
perché si mantiene un sistema nel quale la rappresentanza di
genere, forse, servirà soltanto a rilasciare una dichiarazione ai
giornali, dopo l'approvata della legge. La legge approvata però
non sarà sufficiente a garantire la presenza nelle liste - sia
provinciali che regionali - delle donne nelle liste dei partiti e
delle coalizioni.
Si mantiene l'istituto della sanzione amministrativa che, come
ho detto prima, assomiglia più ad un meccanismo che riguarda il
vigile urbano, cioè da divieto di sosta, piuttosto che ad un
meccanismo effettivo di obbligo di un principio costituzionale
che si deve applicare rispetto al quale l'inapplicazione
determina - questa sì - l'irricevibilità delle liste.
Signor Presidente, a questo punto, sinceramente non ho capito
il motivo della sospensione.
Se ho compreso bene, questo subemendamento era stato presentato
prima della sospensione.
E' stato presentato il subemendamento e si è chiesta la
sospensione.
Si è fatta la sospensione per tornare in Aula e riconfermare
che cosa?
Riconfermare il fatto che il Governo abbia raccolto non si
comprende cosa, perché, se ho ben capito, si è raccolta, signor
Presidente, una cosa che lei aveva dichiarato inammissibile.
C'era una dichiarazione di inammissibilità sul punto 10, un
approfondimento degli uffici.
La Presidenza aveva promesso, che alla luce del dibattito
avrebbe valutato anche ragioni di ulteriori inammissibilità
poiché potevano determinarsi nel dibattito o manifestarsi ragioni
di incostituzionalità - io voglio ricordare uno per tutti quello
che ha dichiarato il collega Orlando a proposito di ciò che vuol
dire presentare un emendamento e che vuol dire la rielaborazione
con un testo di emendamento rispetto a quello contenuto negli
emendamenti
presentati al testo originario, mi pare che siamo dinanzi ad un
modo di voler procedere che a questo punto sinceramente, cari
colleghi facciamo un'operazione di onestà e di verità, diteci con
onestà che non volete fare nessuna legge elettorale, chiudiamola
qui.
Se l'obiettivo di questo logorante e snervante muro contro muro
è quello che non volete fare la legge elettorale perché qualcuno
si illude che forse se si dovesse andare a votare o comunque
quando si voterà con il vecchio sistema del Tatarellum, io sono
uno di quelli che pensa che è impossibile questa ipotesi, ma
quanto meno ha una operazione di onestà, diteci che volete
cancellare la possibilità che questo Parlamento si doti di una
legge elettorale.
Noi ci abbiamo creduto e ci siamo assunti anche la
responsabilità di consentire che il testo uscisse dalla
Commissione per affrontare in Aula una discussione di merito. Ci
eravamo illusi - lo dico con molta onestà, che i limiti
contenuti nel testo originario si potessero superare -
considerato che la legge elettorale è un testo che dovrebbe avere
il consenso più ampio - che quei limiti venissero superati da un
confronto franco, vero, tra maggioranza e minoranza.
Ci siamo illusi pensando che una legge elettorale potesse
essere preventivamente discussa nell'ambito delle coalizioni e
poi confrontata con l'altra coalizione, pensando, come pensiamo
che la legge elettorale non può essere una legge di coalizione,
né di maggioranza, né di minoranza.
Dico, ci siamo illusi. Devo registrare che quella illusione
purtroppo, quella che appariva una possibilità si è trasformata
in una mera, dura illusione.
Pensiamo che al punto in cui siamo, devo dire con molta
sincerità, se la prospettiva continua ad essere quella di
continuare in un muro contro muro, vi è l'evidente l'obiettivo di
far saltare i nervi, di determinare una condizione più difficile
nella gestione di quest'Aula, considerato anche il modo in cui si
è conclusa la riunione della maggioranza, pur assistendo qui in
una sorta di voce a chi la fa più grossa.
Abbiamo prospettato delle soluzioni che a noi non piacciono ma
che consideriamo, pur nella distinzione delle opinioni, utili a
consentirci una via di uscita.
Abbiamo ritenuto che lo sbarramento possa, in via di prima
applicazione, abbassarsi. Qualche deputato della maggioranza ha
proposto il 4 per cento, qualche altro della maggioranza ha fatto
sapere che la minoranza non accettava il 4 per cento. Vorrei
capire. Continuiamo a pensare che la norma riguardante il
deputato supplente sia una norma sbagliata, incostituzionale,
illogica; continuiamo a ritenere che la norma che supera il
rapporto 55 e 35 fissato dall'articolo 2 sia in violazione
dell'articolo 2.
Sono dei temi rispetto ai quali bisognerebbe, in qualche modo,
provare a dare risposte; ad oggi, abbiamo avuto detto una cosa e
l'esatto contrario anche da parte di Presidenti di gruppi
parlamentari diversi della maggioranza.
Ammetto che sto registrando anche una condizione di difficoltà,
persino di interlocuzione; mai come in questo momento, ho avuto
la sensazione che ci sia una maggioranza sbagliata e senza
direzione politica con una difficoltà di relazione e di
comunicazione che non aiuta un confronto serio.
Auspico che le prossime ore, da qui a quando cominceremo,
domani mattina, a votare i primi subemendamenti, aiuteranno quel
passaggio ulteriore di riflessione che, fino ad ora, malgrado
siano le 3.20 del mattino, non si è determinato nella convinzione
dei colleghi della maggioranza.
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il
nostro ruolo di deputati, ma soprattutto di legislatori,
necessiti di motivazioni culturali per giustificare ogni nostro
atto, ogni nostra proposta. Per questo motivo, precipuamente e
pregiudizialmente, vorrei, per un'ora e 20 minuti, trattare e
giustificare il nostro sì al sub, sub, subemendamento che
riguarda la necessità che sia dichiarata inammissibile la lista
regionale che non obbedisce alla modifica dell'articolo 51 della
Costituzione, in ordine alla richiesta delle donne di farne parte
al 50 per cento.
E sicuramente non siamo arrivati alla modifica dell'articolo 51
della Costituzione italiana a caso, perché la storia ha sue
regole e le regole della storia superano sempre la metis, che è
furbizia fine a se stessa e obbediscono, invece, alle logos,
progettualità razionali.
Le regole della storia, sin dal primo momento in cui Erodoto
realizzò il termine che ha una sua etimologia ben precisa, legata
alla radice it del verbo orào - vedere, guardare - e che
attiene alla polemica che con i precedenti apprendisti stregoni
egli aveva innervato nella tele del V secolo, aveva una sua
giustificazione.
Diceva Erodoto: se non guardiamo e se non osserviamo
definitivamente e decisamente, non possiamo scrivere di storia .
Questo porta fino alla epistemiologia del XX secolo, cioè
all'affermazione per la quale tutto quello che non è
constestabile, criticabile e scientifico non è; è fideistico.
Una legge della scienza, della fisica, di qualsiasi ramo è
legge vera soltanto se è criticabile, se è superabile. Può
sembrare un paradosso ma è scienza soltanto se in sè contiene la
possibilità che sia superata e contestata.
CAPODICASA Questo è Popper.
ORTISI Questo lo risparmiamo temporaneamente. Cerchiamo, per
adesso, di attenerci soltanto alla parte che riguarda il rapporto
tra storia e giustificazione della lista regionale 50 per cento e
50 per cento.
Dal punto di vista, dunque, del metodo, non c'è dubbio che solo
col V secolo comincia il percorso non della storia ma della
storiografia. E, tuttavia, fin dal 7000 a.C. il ruolo della
donna, per chi crede che la storia non sia di sviluppo lineare,
ma di sviluppo ciclico, come noi, era un ruolo non solo
fondamentale, oserei dire esaustivo.
VIRZI' Quindi, le donne sono regredite.
ORTISI Accetto anche l'interlocuzione. Dicevo che, sin dal
7000 a.C., la donna, nel mondo conosciuto, ma nel Mediterraneo,
qui in Sicilia, in particolare, svolgeva un ruolo esaustivo.
Perchè?
Perchè era miracolosa; perchè non si capiva come partorisse,
così me non si capiva come nascevano i frutti della terra e
allora c'era la matrilinearità , come prassi, come abitudine in
tutte le società che si andavano costituendo.
La donna era, dunque, il punto di riferimento, tant'è vero che
quando in epoca storica gli uomini cominciano a costruirsi le
divinità pensano subito ad una divinità femminile, è quella che
noi chiamiamo mag-na mater o magna mater . E' quella che
corrisponde a cibele se voi volete, è quella che rivendica
Dioniso quando, pur nascendo dalla coscia del padre Zeus,
rivendica un riferimento al femminino che è cioè in ognuno di noi
e che Dioniso rivendica diventando il dio oppositore di Apollo e
della linearità apollinea che presto poi porterà al sopravvento
del maschio sulla femmina.
Questo è il sub, sub, sub, sub, subemendamento archeologico
subacqueo, onorevole Virzì, a cui faremo riferimento nelle terze
ore in cui si articolerà il nostro intervento, ma ancora siamo al
7000 a.C.
E' chiaro che, fino a quando vi è questo, la donna svolge il
compito di protezione, di ombrello, di miracolo vivente,
paragonabile soltanto alla magna mater , alla natura e quando i
poeti moderni, ma anche i filosofi moderni - e intendo per
moderni dal XVI al XX secolo - quando costoro riprenderanno le
fila del mondo pre-classico non potranno che riferirsi a questo
tipo di esperienza.
Ad un certo punto però l'uomo - casualmente dice un'antropologa
australiana, Margaret Mead - si accorge che c'è un rapporto fra
l'atto sessuale e la nascita del bambino.
E, contemporaneamente, probabilmente, a distanza di qualche
secolo, che è contemporaneo. Altro che una legge fatta in una
notte
Voi pensate che nel mondo, in retrospettiva, cinque o sei
secoli appaiono contemporanei? Ma che pensate che sia la
contemporaneità riferita a due ore in più o due ore in meno in
cui faremo questa legge straordinaria
Ad un certo punto, quasi contemporaneamente, cioè a distanza di
cinque, sei secoli, l'uomo si accorge contemporaneamente che lui
c'entra qualcosa con quella nascita del bambino e che fra il
buttare un seme, probabilmente da parte di una donna, e la
nascita del frutto, c'é il medesimo rapporto
Sono secoli che, nella retrospettiva, appaiono quasi
contemporanei, si perdono nel corso dei millenni, parliamo di
7.000, 5.000 avanti Cristo. Lei, quindi, onorevole assessore
Stancanelli, pensa che tra le 3.30 e le 6.30 non si possa
esprimere contemporaneità? E' proprio una cosa ridicola pensare
tre ore e cinque secoli
Ora che ho il permesso del nostro capo, onorevole Formica,
posso continuare molto più felicemente
Allora, a quel punto, l'uomo, è chiaro, che capisce di
partecipare.
VIRZI' Lo disse De Coubertain che era importante
ORTISI Veda, il mio amico Virzì, che fa parte del mio Gruppo
di opposizione, mi suggerisce, dopo l'ora e venti, perché
dimostreremo - ho scritto un saggio a quattro mani, col
professore Carmelo Bazzano dell'Università del Massachuttes, in
ordine al concetto di nike e di vittoria - scientificamente che
De Coubertain si sbagliava, ma di questo ne parliamo nella terza
ora
Neppure nel mondo antico era importante partecipare ma vincere,
però secondo le regole. Ne parleremo fra poco, perché questo è
uno degli imbrogli maschili, capite Ci arriviamo, poi, a terza
ora.
E, quindi, l'uomo si rende conto che partecipa. Avviene una
rivoluzione, ma veramente la prima, vera grande rivoluzione,
perché non solo l'uomo comincia a capire, che poi questa donna
tanto miracolosa non é, ma comincia a realizzare che i grandi
sforzi dei nomadi possono trasformarsi in ricchezza stanziale,
perché se un seme diventa frutto, non c'é bisogno di andare a
raccogliere estemporaneamente i frutti, cambiando di territorio
in territorio. Ci si può stabilire in un territorio e sfruttarlo
intensivamente.
Avviene, la rivoluzione
VIRZI' Lo disse anche Sergio Endrigo
ORTISI Sergio Endrigo, con Teresa, ci permetterrà un altro
quarto d'ora in più, ricordate? Teresa, mani bucate di Teresa? Ci
arriviamo
FORMICA Poi, i resoconti stenografici di questa seduta
d'Aula, li trasmetteremo ai posteri, relativamente all'attinenza
degli argomenti
ORTISI Certamente, ai posteri manderemo gli interventi colti
e non le estemporaneità contingenti. Siamo qui per fare leggi e
le leggi le fa chi studia, non chi inventa
L'attinenza c'é, collega Formica, molto ma molto di più a
giustificare una posizione che è culturale, prima che
legislativa, rispetto alle improvvisazioni legate al contingente,
se non al braccio di ferro che appartiene alla cultura mascolina
e non umana e che ha fatto, qui, in queste ore, una pessima
figura
Ed allora, ecco che l'uomo, il maschio in questo caso, capisce
che può prendere il sopravvento. Comincia a nascere la mitopoiesi
maschilista.
L'uomo, come se volesse vendicarsi, istintivamente, organizza
la famiglia, sviluppa i muscoli, perché nella nuova
organizzazione del lavoro di una società stanziale, e non più
nomade - andate a leggere l'ultima fatica di Jacques Attali, che
oltre a scrivere L'ordre cannibale. Vie e mort de la medéecine ,
fondamentale testo della cultura europea degli ultimi
cinquant'anni, adesso ha scritto un altro bellissimo saggio, non
tradotto in italiano, collega Formica, che tratta della
nomadologia che rappresenta, secondo Jacques Attali, il
fenomeno... Chi lo leggerà, almeno, si divertirà, io parlo alla
storia, anzi alla geografia
Ha scritto, dicevo, che i nomadi torneranno perché, in questa
visione ciclica che ci accomuna, egli pensa che la realizzazione
stanziale non è definitiva. Ma di questo parliamo a quarta ora
Dicevamo, dunque, che il maschio si organizza e, naturalmente,
organizza anche la giustificazione teorica della propria nuova
posizione. Si organizza il lavoro in una comunità
fondamentalmente stanziale, l'uomo va a caccia, l'uomo va a
pesca, non è nomade, si muove in un perimetro limitato, porta
tutto quello che c'è da portare a casa, nella capanna; la donna
cucina, la donna diventa sedentaria, non produce, neppure dal
punto di vista intellettuale, retrocedendo, mentre l'uomo
accelera, non solo in ordine ai muscoli, non solo in ordine ai
polpacci, non solo in ordine all'aspetto fisico, ma migliora
anche dal punto di vista intellettuale perché, lo sappiamo tutti,
tutti quelli che ci confrontiamo a caccia di nuove esperienze,
miglioriamo.
Tutti quelli che, al contrario, conservano, in maniera
reazionaria, posizioni di rendita, peggiorano, sono destinati ad
essere sconfitti, al di là del momento in cui si vince o si
perde.
Noi italiani stiamo peggiorando perché non riusciamo più a
produrre. Lei, collega Stancanelli, pensa che c'è più
un'invenzione che ha un nome italiano? Hanno tutti nomi
fondamentalmente inglesi. E lei pensa che, al di là del Governo
Prodi o Berlusconi, che appartengono al contingente anch'essi,
non siamo noi destinati a depauperarci, dal momento che non
riusciamo più a produrre idee?
Questo è il vero motivo per cui ci stiamo perdendo sul piano
antropologico, non perché ci sia Berlusconi o perchè ci sia
Prodi.
Allora dobbiamo osservare che, nell'organizzazione, l'uomo
comincia a sviluppare la sua intelligenza, molto più della donna
che non si confronta con niente e con nessuno. Questo determina
uno spostamento della mitopoiesi, uno spostamento che porta
presto alla creazione di divinità che sono paritarie, e non sono
soltanto paritarie. Adesso i miei colleghi che hanno pazienza di
ascoltare e di sopportarmi, capiranno perché dirò che, in questa
fase, è permesso l'incesto.
Voi ricorderete tutti che non solo Giove e Giunone sono marito
e moglie, fratello e sorella, ma anche nel mondo egizio - me lo
suggeriva il collega Sammartino, andato via - nel mondo egizio
Iside e Osiride sono marito e moglie, ma anche fratello e
sorella.
Il faraone sposa la sorella. Ad un certo punto, ci si rende
conto che, sul piano fisiologico, ma anche sul piano
dell'organizzazione della società, questo non conviene, bisogna
allargare i confini, ampliarli: ed ecco che nasce il tabù
dell'incesto.
C'è l'obbligo, nelle tribù di appartenenza, di non accoppiarsi
più fra consanguinei, ma di trovare altrove il partner, la
partner. Questo permette di ampliare il target dei fruitori di un
territorio, rafforza quella comunità, la rende invulnerabile
rispetto agli altri, permette lo sviluppo del ka, che non è il
marito della KA, la macchina della Ford, ma il KA - lo sapete
tutti - è il principio vitale che, per esempio, gli Egizi pensano
sia sotto le piramidi.
Perché vengono costruite le piramidi? Vengono costruite per
nascondervi il ka, appunto, perché dentro le piramidi nessuno
riesce a raggiungere la parte più misteriosa e sacra, che poi
sarà quella dell'altare cristiano, fondamentalmente. E, allora,
hanno paura che sia rubato il ka e, quindi, capiscono che devono
custodirlo.
A questo punto, subentra la storia vera e propria: perché
quello che abbiamo raccontato in questi venti minuti, credo, è
ancora la preistoria. Nella storia, dobbiamo, intanto,
metodologicamente sgombrare il campo della presunzione
elladocentrica, cioè, dalla considerazione che avevano i Greci di
essere l'ombelico del mondo, che tutti fossero barbaroi che, in
greco - sapete - significa balbuziente. E' onomatopeico. I greci
chiamavano barbaroi , cioè balbuzienti, tutti quelli che non
parlavano la loro lingua.
Nel tempo, con la loro presunzione elladocentrica, svilupparono
l'equazione secondo cui tutti quelli che non parlavano la loro
lingua non erano civili. E, quindi, il termine assunse la
significazione odierna, corrente, di incivile. Ma,
originariamente, nasce da questa presunzione. Se noi non capiamo
che questa è una presunzione, non capiremo il resto del
ragionamento di questa fase, chiamiamola protogreca .
La donna, in questa fase, diventa punto di riferimento, in
negativo: comincia in questa fase a nascere l'immagine della
donna strega.
Chiunque di voi abbia seguito la Medea di Euripide al teatro
greco, quest'anno, avrà seguito con interesse questa presunzione,
tutta greca, che Euripide mette in discussioni, facendo notare
come non è vero, per forza, che Medea uccide i suoi figli perché
barbara, come pretendevano i presuntuosi greci. Ma è vero anche
che ci può essere un'altra verità: che dal punto di vista
filosofico contemporaneamente giustificava i sofisti.
I sofisti giustificavano le doppie verità, la verità con la v
minuscola, cioè sostenevano i sofisti che non esiste, in maniera
parmenidea, alla maniera di Parmenide, l'uno, ma, alla maniera di
Eraclito, esiste tutta una serie di varianti possibili ed
immaginabili, per cui Medea può anche darsi che sia stata una
strega, come sosteneva qualcuno, ma è altrettanto vero che può
essere stata solo una donna che, esasperata dal prepotere
maschile e dalla condizione di inferiorità che come straniera,
viveva nell'Atene del tempo, nell'Atene presuntuosa del tempo,
uccise i figli per giustificare un atto d'amore
Ma, colleghi, quanti di voi e fra noi, non hanno letto sino ad
oggi situazioni del genere: mamme, e oggi anche papà, che
uccidono i figli per vendicarsi del marito, che fanno prevalere
l'istinto sul ragionamento, che fanno prevalere la negatività
sull'affettività... Ecco Medea diventa ...
DINA Ma che c'entra col tema in questione? I concetti sono
importanti
ORTISI Ma stiamo parlando delle donne. Il tema è questo,
collega. Sei stato un po' disattento. In questa prima parte del
mio intervento, sto cercando di sviluppare un tema legato al
rapporto tra maschio e femmina, fra uomo e donna, facendo anche -
se mi consente il collega - esempi specifici, verificabili.
Stiamo esprimendo i concetti. Io capisco, collega, che tutte le
volte che lei interviene si esprime concettualmente, mentre io
parlo di barzellette. Però mi sforzo...
DINA Collega, non offenda
ORTISI No, no, è lei che mi offende. Mi dice che non
concettualizzo e io sono costretto a replicare, collega.
Altrimenti non lo farei mai
E, allora, la Medea di Euripide, figlia della sofistica, perché
i veri rivoluzionari (il collega Capodicasa, neolaureato me lo
insegna) sono i sofisti, non è Socrate, che è un sofista
fondamentalmente. I sofisti insegnano, lungo il V secolo, che
sono possibili tante verità ed Erodoto, nello stesso periodo, ci
racconta di Dario che, nell'invadere la Grecia - che è solo punto
di passaggio per arrivare in Africa, dove ci sono le miniere
d'argento - un giorno, davanti alla presunzione dei Greci
dell'Asia minore che, al di là della prosopopea tradizionale, si
erano accoppiati con le truppe persiane, racconta che volle dare
una bella bastonata a questa presunzione dei Greci: alla
considerazione, cioè, che i maschi erano i maschi e le femmine
erano di seconda categoria, come presumevano questi Greci
cosiddetti civili.
Lei lo sa meglio di me che costruivano le case a due piani: un
piano per i maschi e un piano per le femmine. Questo lei capisce,
collega, come dimostreremo per la civiltà romana, era una forma
di snobismo, di razzismo nei confronti della donna che, ancora
oggi, deve avere forme di rivincita che le toccano, perché
Glucksman quando scrive La bêtise spiega che questo temine
femminile, la stupidità, ha governato il mondo fino ad oggi
perché la storia è stata governata solo da un sesso: ed è il
confronto anche tra i sessi che rende l'uomo, l'essere umano,
degno di guidare la storia, forse la grande rivoluzione non
l'avremo con le religioni, forse l'avremo, un giorno, se ci
arriveremo e la robotizzazione non ci costringerà in altro senso,
l'avremo - dicevo - proprio nella commistione del rapporto fra il
vissuto dell'uomo e il vissuto della donna.
Ecco perché quello che oggi sta succedendo è un fatto
antropologico di civiltà, non è un fatto in cui si scontrano le
nostre colleghe con alcuni maschietti: non si deve porre, è un
depauperare questo.
Allora, dicevo, Dario chiama ad un certo punto, da una parte,
questi Greci presuntuosi, colleghi, e dall'altra, gli indiani
Gàlati, che facevano parte del suo grandissimo impero, e li mette
a confronto e chiede ai greci: a quale prezzo voi, anziché
seppellire vostro padre quando muore, lo mangereste? Come
risponderemo noi? Immaginate che noi mangiamo i nostri padri?
VIRZI' Questo Dario, in quale collegio è stato eletto?
(sorrisi in Aula)
ORTISI Guido sei eccezionale, chiama gli Indiani Galati e
chiede a quale prezzo, anziché mangiare vostro padre, come fate
normalmente, quando muore, lo seppellireste? E gli indiani
rispondono cosa significhi seppellire.
E' l'inizio della tolleranza, ma è l'inizio di un percorso che
i Greci - ma il mondo occidentale in genere - non vollero
percorrere e invece noi, oggi, che Greci siamo fondamentalmente,
abbiamo possibilità di riannodarci a quel percorso e non
attraverso il listino, collega Virzì, ...
VIRZI' Siamo siracusani o agrigentini...
ORTISI .. il listino che privilegia fondamentalmente gli
elladocentrici, quelli della selezione al contrario di cui parla
Osvald Sek nel Tramonto dell'Impero romano , nel quale sostiene
che l'impero tramonta perché avviene la selezione al contrario,
cioè tutti i leccapiedi', tutti i ruffiani' diventano deputati,
a privilegio di chi invece rappresenta qualcuno e qualcosa nel
territorio.
Allora, a quel punto, comincia un'altra storia Infatti,
onorevoli colleghi, le figure femminili cominciano ad emergere
anche nella tragedia classica ed in autori meno avanzati di
Euripide, in Sofocle, per esempio, ma emergono come personaggi
femminili ma, pur tuttavia, col difetto di base di emergere in
quanto appaiono mascolini. Antigone è grande perché ha il
coraggio di un uomo Ed è ancora un limite E voi certamente
capite che se noi oggi diciamo che le donne possono accedere al
50 per cento perché stanno dimostrando di avere gli attributi
maschili, facciamo loro un torto.
Allora l'Antigone che sfida Cleonte, che rimane sola, ha un
difetto: è esaltata perché appare come un personaggio dalle
caratteristiche maschili. Povera Antigone E, tuttavia, colleghi,
già in quel periodo, in quella trilogia alla quale appartiene
Antigone, Sofocle parla di due concetti fondamentali per lo
sviluppo dei rapporti umani: eydia kai galene, che significano
serenità e tranquillità, due termini coordinati in un concetto,
cioè una endiadi, esprimono una serenità di comportamento che,
dice Sofocle, possono avere sia i maschi, sia le femmine.
E' un primo sdoganamento della figura femminile. Onorevole
Virzì, mi solleciti dei suggerimenti...
VIRZI' Invece di bere acqua, ti consiglio di farti una flebo
ORTISI Purtroppo per me, non sono abituato a pungermi da
nessun punto di vista, anzi ti racconto che una volta, 25 anni or
sono, tornando da Pisa su un treno, mi imbattei nel mio
scompartimento in una coppia: una ragazzina di Genova ed un
ragazzo di Carlentini.
Era il treno del Sud, un treno che portava sempre ritardo,
arrivava ore e ore dopo quello che il macchinista aveva pensato
che fosse l'ora normale. Era l'ora che volge al desio , dobbiamo
arrivare a quell'ora che é il tramonto, non è l'alba.
Durante il percorso questa donna, antesignana delle colleghe,
disse: aspetta e, davanti ad un altro maschietto di Bari,
intraprese un discorso che metteva i due in contrasto. I due
cominciarono a sfidarsi in ordine a cose che io, a quel tempo,
nemmeno conoscevo. L'uno diceva all'altro: te la tagli l'erba? .
Pensavo che fossero degli agricoltori. L'erba? Poi ho capito che
cosa significava. E l'altro rispondeva: ma quando muore Bob
Marley il lutto glielo porti? ; e si sfidarono in questi termini.
Ad un certo punto, l'uno disse all'altro: te la fai? Io
rimasi in attesa del complemento oggetto e, nel frattempo, avendo
notato che avevano un po' di timore reverenziale, ma non la
ragazza, intervenni dicendo che potevano parlare come volevano
perché a me non importava. Inoltre avevo delle arance comprate
per il viaggio.
Poi, il ragazzo di Bari disse all'altro: Insomma, te la fai
una pera? Non mi sembrò vero di poter intervenire e dissi:
Ragazzi volete un'arancia? .
Dopodiché mi snobbarono per tutto il viaggio, come avviene in
quest'Aula con i deputati che parlano, forse ingenuamente, ma
genuinamente E, quindi, le flebo non appartengono alla mia
cultura né tanto meno alla mia vita. La mia vita é fatta di
queste cose: frequento le biblioteche, come te, collega Virzì,
che so appartenere ad altra cultura politica, ma interessato non
certo alle flebo, come me del resto.
Or dunque, siamo rimasti al V secolo a.C. Questo vale per le
donne, poi mi dovete consentire il discorso costituzionale, in
particolare con Ottaviano Augusto e le sue riforme
LO MONTE . Non possiamo rinviare tutto a domani?
ORTISI Dipende dai colleghi. Se i colleghi vogliono
riprendere domani, sono disponibile a farlo. Aspettavo un segnale
in questo senso.
E' una proposta sensata non fosse altro per non costringervi,
pur di stare qui a votare, a sopportarmi; quindi aspetto. Se
qualcuno vuole intervenire sull'ordine dei lavori e fare una
proposta cosa sensata, così andiamo a dormire un poco e poi
ricominciamo non dal V secolo ma dal II. Faccio tre secoli di
condono, sono disposto a farlo
FORMICA Questo Parlamento é magnanimo, ci consente di
erudirci
Eravamo qua, in effetti, per dibattere sulla legge elettorale,
invece, per fortuna, ci stiamo facendo una cultura
SPAMPINATO Se perde il filo ricomincia da capo
ORTISI Sei un po' nervoso, onorevole Formica, se nel
frattempo ti contassi i tuoi, forse mi faresti parlare e saresti
meno prepotente
Parlo fino a domani alle otto A Creta avete visto la dea dei
serpenti, ne conoscete il significato nell'immaginario
collettivo del 1300 a.C.?
Tutti voi sapete della guerra di Troia che la leggenda colloca
attorno al 2.000 a.C., ma che probabilmente si realizzò tra il XV
e il XIII secolo a.C., e, guarda caso, ruota attorno ad una
donna, Elena.
E sapete anche che non per giustificare la verginità
comportamentale di Elena, ma solo per salvaguardare il buon nome
degli Spartani, c'è una variante del mito che sostiene che non fu
Elena ad essere rapita da Paride, ma fu un'immagine, Eidolon,un
simulacron di Elena, perché Elena finì in Egitto e, al ritorno,
Menelao se la prese, non passò dallo Stretto di Messina dove già
D'Arrigo costruiva... quello è un altro discorso, della quinta
ora
Elena, probabilmente, fu, come dire, il copriletto di una
storia economica: e i compagni saranno felici di questa
spiegazione
CAPODICASA Sempre così Lo diceva Marx.
ORTISI Sempre Perché Marx sarà anche superato in alcune
cose, ma certamente nel rapporto tra struttura e sovrastruttura,
come i fatti di questa sera stanno dimostrando, certamente è
insuperato.
Perché noi abbiamo abbandonato la civiltà contadina come
produzione, ma anche stasera viviamo ancora la civiltà contadina
come sovrastruttura comportamentale e di pensiero: e Marx ed
Engels, in particolare, in questo caso, hanno ragione, ma di
questo parleremo dopo.
Adesso siamo tornati indietro ad Elena. Vedete, quando si parla
della guerra di Troia e si parla di Elena...
SAMMARTINO Ma qual è l'attinenza con la materia di cui stiamo
trattando?
ORTISI Come qual è l'attinenza, sto spiegando culturalmente
perché sono d'accordo. Lei non mi toglie la parola, si faccia
eleggere Presidente
SAMMARTINO Deve avere rispetto per l'uditorio, per la sede
parlamentare
ORTISI Il rispetto lo devi avere tu che mi imponi folli leggi
liberticide
( proteste dai banchi della sinistra rivolte all'onorevole
Sammartino)
SPEZIALE Lascia parlare il collega Ortisi e impara
PRESIDENTE Onorevole Sammartino, spetta alla Presidenza
valutare l'attinenza o meno degli interventi.
ORTISI Signor Presidente, a me dispiace che il collega
Sammartino si innervosisca mentre sto parlando, dandogli
fastidio. Mi dispiace anche per i buoni rapporti personali che
abbiamo; personalmente, sto giustificando, prima
antropologicamente, e poi culturalmente, perché voto a favore
dell'emendamento delle colleghe.
(Applausi dai banchi della sinistra)
ORTISI Se poi risulterò scarso, scadente me ne assumerò la
responsabilità. Caro collega Sammartino, il Regolamento favorisce
le maggioranze in molte cose, mi consenta, quindi, di continuare
il mio intervento utilizzando anch'io gli strumenti
regolamentari. Tanto lei può dormire tranquillamente, quando si
sveglierà voterà.
Io non sono ginefobico, voterò a favore di Elena di Troia, mi
piace fra l'altro, però chi pensa ad Elena trascura altre figure
femminile della saga troiana. Trascura Andromaca. Vi ricordate
Andromaca?
CRACOLICI Certo che ce la ricordiamo
CAPODICASA Come no
ORTISI Voi non mi dovete dire sì, altrimenti, non mi date il
tempo di raccontare. Quando Elena viene rapita, l'attenzione di
chi scrive si sposta non su una donna rapita ma sul tradimento
della filìa, dell'amicizia, che è concetto nobile per carità, ma
è filìa che può esistere solo tra i maschi, tanto è vero che gli
spartani, i grandi guerrieri cui si ispirarono i fascisti ed i
nazisti, voi sapete che praticavano l'omosessualità come forma di
coesione, come la praticavano molte camice brune, molti nazisti e
forse qualche dittatore. Allora, in quel momento, non c'è dubbio
che la contrapposizione Elena può avvenire soltanto attraverso
Andromaca, perché Andromaca è la moglie, non è la femmina. E' la
moglie che assiste passivamente a quello che il fato ha deciso
per il marito, ma la figura più interessante che oggi è di grande
modernità è la madre di Ettore, è Ecuba la quale, voi lo sapete,
nel XXII dell'Iliade per convincere il figlio, facendo prevalere
l'istinto materno, mostra le mammelle fuori dalle mura e dice:
Ettore, figlio mio, rientra in nome delle mammelle che ti hanno
nutrito .
ACIERNO. Vedi di non essere volgare, però
CAPODICASA Questa è letteratura
ORTISI Che cosa sono? Non rispondo alla provocazione dicendo
ignorante, invito soltanto a leggere il XXII dell'Iliade in cui
maza che significa mammella è ripetuto sette volte. Collega,
perdono questa osservazione, perché dettata dal nervosismo.
Voglio ricordare che anche amazzone è volgare, perché amazzone
sapete cosa significa? E' composto da alfa privativa e maza che
significa senza mammella, perché se ne tagliavano una per tirare
meglio di arco. Con tutte e due mammelle come dovevano tirare di
traverso? Allora, anche amazzone è volgare? Lo sapete che Ecuba
- caro collega Sammartino, tu che come me la pensi alla stessa
maniera di identità mediterranea - che mostra le mammelle e che
si scarmiglia i capelli mentre piange il figlio morto è
l'antenata - assessore Granata, tu che tanto ti batti per
l'identità culturale del nostro popolo siciliano -, è la madre di
tutte le donne che ancora oggi piangono i figli scarmigliandosi,
oppure che si danno al dolore scarmigliandosi e che stanno per
essere definitivamente sostituiti, cari colleghi, da un prototipo
anglosassone che, nel comportamento, non prevede la
scarmigliatura, ma il dolore soft, non il riso ma il sorriso, non
il dolore ma il dolore perplesso.
Ortisi Il comma è il sub, sub, subemendamento cui faceva
riferimento il collega e che riguarda la proposta delle colleghe
che vorrebbero che non venissero ammesse le liste regionali che
non prevedono il 50 per cento, collega, e, se vuoi, vengo
all'attualità e poi ritorno.
Allora, non c'è dubbio che queste amazzoni non appartengono al
filone giustificativo del subemendamento delle colleghe perché le
amazzoni sono celebrate in quanto mascoline, espressione della
forza e dell'abilità, della velocità e della protervia dei
maschi; tant'è vero che vengono sconfitte dal maschio per
eccellenza, Ercole, Eracle, il quale ebbe tante donne, ma le ebbe
quasi come harem, per mano di una donna però morì e lo sapete
perché morì? Morì perché la donna che lo fregò non apparteneva
al particolare filone del ragionamento che facciamo noi, fu
convinta da un mostro, che è quello che aleggia in quest'Aula,
che non è né maschile, né femminile e che è un Centauro, il quale
la convinse che per mantenere l'amore di Ercole, quando Ercole
l'avesse lasciata per altra donna, avrebbe dovuto intingere del
suo sangue una tunica e regalargliela e quando Ercole la lasciò
per Iole, la cui città aveva conquistato, Deianira, obbedendo
colleghi a quello che aleggia in quest'Aula e che è il Centauro,
che non è né maschio, né femmina, ma è mezzo uomo e mezzo
animale, gli mandò la tunica e lo fece morire fra atroci dolori.
A questo portano le contraddizioni, colleghi. Nelle
contrapposizioni c'è qualcuno che vince ma piange, c'è qualcuno
che perde e probabilmente sorride.
Allora, quello che qui aleggia in quest'Aula, riguardo intanto
a questo subemendamento delle colleghe, è un atteggiamento,
secondo la mia modesta opinione che sto cercando di documentare,
è un atteggiamento che non porta da nessuna parte, porta soltanto
all'imbarbarimento dei rapporti, porta alla visione ciclica della
storia, a cui ho fatto riferimento nella parte iniziale del mio
intervento, a un ritorno alla barbarie.
Non è vero che noi progrediamo all'infinito, colleghi, non è
vero.
Soltanto la fusione degli interessi, maschili e femminili, ci
può salvare, colleghe, perché l'alternativa è un essere che da
Barnard in poi, dalla prima sostituzione del cuore salutata come
la grande vittoria scientifica, nel corso del prossimo secolo ci
porterà alla sostituzione di tutti i membri del nostro corpo che
ci faranno vivere trecento, quattrocento anni, addirittura ci
renderanno eterni e però, tuttavia, non ci renderanno più uomini,
ma ci renderanno un'altra cosa.
Nessuno più potrà dire come Menandro O kariein estì o
anthropos os anthropos estì .
Che bella cosa è l'essere umano quando l'essere umano è, io
aggiungerei a prescindere dai colori e dai nervosismo momentanei
di questa sera, ma anche delle nostre sofferenze, colleghe.
Questo non può avvenire se noi seguiamo un filone per il quale
mi consentite di fare una tappa in avanti solo per tornare poi
immediatamente dietro, che è il riferimento alla donna romana.
C'è un bellissimo libricino, così piccolo che si può leggere
durante una seduta d'Aula, in attesa di essere chiamati
dall'esterno a votare sì o no, senza invece star qui ad ascoltare
questi miei discorsi ingiustificati, che si chiama Tacita, muta:
la donna nella città antica di Eva Cantarella. Tacita muta era
il meglio che si poteva dire di una donna a Roma. La donna a Roma
era eccezionale solo se obbediva, ma c'era un motivo perché
fosse così.
La civiltà romana abbisogna di ulteriori spiegazioni che vanno
ancor più indietro della civiltà greca, vanno verso la civiltà
del Medio Oriente, vanno verso gli Assiri e i babilonesi, vanno
anche verso i Lidi perché questi probabilmente, secondo la
versione erodotea, sono i fondatori di quella civiltà che noi
chiamiamo etrusca. E voi sapete che gli etruschi ebbero
comportamenti, nei confronti delle donne, molto più avanzati
rispetto ai romani.
Mi fate fare un esempio e poi torno indietro. Lo so che non
vedete l'ora di farmi ricominciare daccapo per portarla ancora
più alla lunga, vi chiedo perdono, ma ho necessità ed urgenza di
filoni, di fare il paragone fra etruschi e romani, in ordine al
ruolo della donna, naturalmente.
Ognuno di voi ricorderà l'episodio di Sesto Tarquinio e della
Vergine Lucrezia. La Vergine Cuccia viene considerata molto più
del servo che le ha dato un calcio, provocando non solo il
dolore, ricorda il nostro Parini nella Vergine Cuccia - che era
donna tra l'altro - ma nella dama la quale svenne, ma non perché
si curava dei dolori del povero servo che fu messo in croce, fu
torturato, ma perché si curava della Vergine Cuccia, femminile
come lei, che soffriva come lei, e le donne non possono soffrire
troppo, devono essere accontentate, altrimenti stimolano
interventi come il mio.
Ma torniamo agli Etruschi, prima di tornare ancora più
indietro, ai Minoici e ai Micenei. Il quinto, il sesto e il
settimo re di Roma sono Etruschi perché questi erano più avanzati
dei Romani, li governavano perché erano più civili e se ognuno di
voi si reca a Cerveteri, a Veo, al Museo Nazionale Archelogico di
Roma vedrà che nel sarcofago funerario sono scolpiti e rialzati
non il contenuto, ma molto spesso l'uomo e la donna, che su un
triclinio si abbracciano, cosa rivoluzionaria per il settimo e
sesto secolo romano.
Perché i romani, tutti di provenienza agricolo-pastorale, non
potevano sopportare questi costumi che alla donna davano un
ruolo, e fu così che i vincitori degli Etruschi inventarono lo
stupro della Vergine Lucrezia.
Voi sapete cosa racconta il mito? La leggenda racconta che
essendo andato via per una spedizione il marito di Lucrezia, si
trovava assieme al figlio di Tarquinio, Tacna, il quale con una
scusa tornò a Roma. Perché fu cacciato? Perché, come in
quest'Aula, molto spesso la forza prevale sulla cultura, e spiego
il perché. Sesto torna, raccontano i Romani, passa da casa sua e
trova la moglie che fa baldoria; poi passa dalla casa di questa
famiglia romana e trova la moglie del suo amico, Lucrezia, che
invece fila la lana.
Preso da bestialità, la stupra. Chiamati il marito e il padre,
Lucrezia racconta il fatto e si suicida. I romani si ribellano e
cacciano gli etruschi.
Questa è la versione romana dei vincitori. La versione vera,
ormai assodata è che i romani non sopportavano che gli etruschi
fossero molto più avanzati e che le donne, fra gli etruschi,
avessero diritto di parola, avessero diritto, come qui si chiede
con il subemendamento, di partecipare alla conduzione della vita
pubblica della comunità del tempo.
Questo lo derivavano - e torno indietro, collega Orlando -
probabilmente dalle loro origini lidie, perché almeno a questo
dobbiamo accennare.
Nel mondo del Medio Oriente, dove probabilmente sono nate le
più grande civiltà, i lidi, ma contemporaneamente, e ancor prima
i Sumeri, gli Assiro Babilonesi svilupparono un tipo di cultura
che poi portò ad una forma di ecumenismo suggerito al mondo
ellenista e non ellenico, cioè post classico.
Quando, di fatto, Alessandro Magno invase questi posti, voi
sapete che sposò Rossana, figlia di Dario...
STANCANELLI assessore per il lavoro, la previdenza sociale,
la formazione professionale e l'emigrazione. Onorevole Ortisi,
sta parlando da circa un'ora
ORTISI Ciò impone un intervento di sole due ore e venti e
siamo soltanto ai greci, dobbiamo arrivare ad oggi, ma non posso
stare un ora e venti, devo stare venti ore. Sto solo cercando di
giustificare culturalmente il subemendamento delle colleghe.
Nel momento in cui impone ai macedoni i matrimoni misti,
Alessandro il macedone sballa una tradizione tutta greca.
Voi sapete che la Macedonia era la parte meno avanzata del
territorio greco, così pose le basi per il suo declino, perché
non tutti i cafoni che hanno appresso capiscono il senso politico
del matrimonio misto che Alessandro Magno sta proponendo.
Alessandro Magno è il primo grande esempio di apertura ai
vinti, il matrimonio misto prelude nei fatti ad una evoluzione
culturale che già Aristotile, suo maestro, gli aveva suggerito e
che però nel tempo successivo, soprattutto con gli stoici,
troverà la propria giustificazione culturale organica.
Alessandro Magno nel 323 a.C. muore quasi solo; chiunque abbia
letto Alexsandross di Giovanni Pascoli, si sarà reso conto del
punto di vista emotivo, affettivo di come Alessandro Magno sia
morto da solo, sembrava che governasse il mondo, morì solo.
Chiunque pensi di governare attraverso la forza dei numeri, è già
morto solo
VIRZI Meglio solo che male accompagnato
ORTISI Sì meglio solo che male accompagnato, caro collega
Virzi, tutti i maschietti che pensano di essere male
accompagnati, se accompagnati dalle donne sbagliano.
Cari colleghi, quando Alessandro Magno muore e i Diadochi si
impadroniscono di quello che resta dell'Impero, già siamo in
pieno ellenismo, già le filosofie post-socratiche hanno preso il
sopravvento sulla filosofia pre-socratica, che vi risparmio.
I filosofi post-socratici elaborano concettualmente una visione
dell'esistenza che dà alla donna un suo ruolo. E la donna, che ha
un suo ruolo nel mondo ellenista, sarà una donna che non ha un
suo ruolo in questo Parlamento, torneremo indietro nel tempo.
Non si tratta di accettare o meno le donne, colleghi; si
tratta, invece, di apprendere la lezione della storia e di fare
giustizia. Noi che nel nostro Parlamento, il più antico del
mondo, che ha dato esempi di tolleranza ad una forma di
tolleranza fra i sessi, ma soprattutto, colleghi, tra persone
umane, che può dare la stura ad un miglioramento di quel mondo
che ripasserà attraverso la storia dopo il 31 dicembre 2010 dal
nostro Mediterraneo.
Cari colleghi, la storia più grande non è l'histoire
diplomatique militaire', la storia più grande è l'histoire de
temps longs'. E' la storia del mutamento dei comportamenti, ed è
di questo che sto cercando di parlarvi per giustificare, prima
antropologicamente e poi culturalmente la giustezza del
subemendamento delle colleghe, a cui aderiamo totalmente.
Cari colleghi, quando nasce il cosmopolitismo, sul piano
concettuale, con gli stoici, noi abbiamo già fatto un grande
passo avanti dal punto di vista del rapporto tra maschio e
femmina, perché il cosmopolitismo rendendo l'uomo, cittadino del
mondo, fa giustizia di tutte le diversità che nelle singole
cosiddette civiltà, fino ad allora, avevano allignato.
La prima base perché il cosmopolitismo si attui è che gli
uomini siano trattati da uomini.
Prima del polites' c'é l'anthropos' . E l'anthropos', in
greco, non è maschile. Non é maschile né femminile. E' l'essere
umano, perché il maschio è aner andros' e femmina diunè
diunecos', anthropos' è essere umano a prescindere dal sesso.
Quale lezione di civiltà ci proviene da più di 2.500 anni, o da
2.300 or sono, colleghi, ma è mai possibile che non riusciamo a
recepire questa voce che, pur fioca, ci proviene dal mondo
antico?
E' mai possibile che non riusciamo a capire che il
cosmopolitismo se oggi venisse praticato, non solo enunciato da
tanti palloni gonfiati, ci permetterebbe, non solo di superare
questa fase di stallo della civiltà umana, questa fase fatta di
guerre, ma ci permetterebbe di superare, anche, la piccola
querelle che stiamo vivendo in questa Aula, perché metterebbe
insieme, definitivamente, l'uomo e la donna, giustificherebbe
culturalmente quella che, alcuni di voi, chiamano la pretesa
delle donne di ottenere soltanto il 50% dei posti della lista
regionale?
Colleghi, il cosmopolitismo che nasce con l'ellenismo deve per
forza riportarmi alla preistoria, per cui mi consentirete di
tornare alla preistoria per parlare sempre delle donne prima che
scada la prima ora e venti minuti che avevo promesso per
l'intervento intero e che, adesso, ho capito, mi servirà solo per
parlare su una parte del mondo antico, diciamo fino al 300 a.C.
Cari colleghi, quando, mutuando il suo comportamento
dall'ellenismo, quello che noi chiamiamo pazzo', Nerone, si
esercita in una visione ellenistica e, quindi, cerca di mettere
sullo stesso piano romani ed altri sudditi, in fondo, quello che
diventerà il pazzo, esprime una cultura molto avanzata che
abbisogna di spiegazioni che vanno indietro perché si capisca
meglio...
ACIERNO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Onorevole Acierno, non è rituale. Onorevole
Ortisi, c'è una richiesta di intervento sull'ordine dei lavori
che prevede, naturalmente, un'ipotesi di sospensione, però lei ha
il pieno diritto di parlare finché lo desidera.
ORTISI Signor Presidente, lei che è persona avveduta, avrà
capito che ho parlato un'ora e venti in funzione di questo, non
certo per parlare a persone più colte di me.
Naturalmente accetto.
PRESIDENTE Prima di dare la parola all'onorevole Acierno,
comunico che sono stati presentati dal Governo i subemendamenti
sub 3 bis 2 e sub 3bis 3, all'emendamento 3 bis R.
Sull'ordine dei lavori
ACIERNO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, spero di fare cosa gradita
chiedendo alla Presidenza, dato che sono le ore 4.30 circa del
mattino, considerando che ci sono più di dieci colleghi iscritti
a parlare...
FORGIONE Circa venti.
ACIERNO Anche trenta, nel proporre all'Aula una sospensione
della seduta con un rinvio alle ore 12.00 di oggi.
PRESIDENTE Apprezzate le circostanze, sospendo la seduta che
riprenderà oggi, giovedì 29 luglio 2004, alle ore 12.00.
(La seduta, sospesa alle ore 04,30 di giovedì 29 luglio 2004 è
ripresa alle ore 12.50)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE A seguito di incontri con i presidenti dei gruppi
parlamentari, dispongo una ulteriore sospensione della seduta che
riprenderà alle ore 15.00.
(La seduta, sospesa alle ore 12.51 di giovedì 29 luglio 2004, è
ripresa alle ore 15 .22)
La seduta è ripresa.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Genovese e Castiglione
sono in congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende la discussione del disegno di legge nn. 850 - 265 -
338 - 409 - 480 - 498 - 641 - 642 - 660 - 669 -775 - 779/A
PRESIDENTE. Questa notte l'onorevole Forgione ha chiesto, per
motivi personali, che il suo turno di iscrizione a parlare fosse
invertito con quello dell'onorevole Ortisi.
Sicchè, con l'intesa fra le due parti, ho consentito che
l'onorevole Ortisi precedesse nell'intervento l'onorevole
Forgione. Alla ripresa dei lavori l'onorevole Ortisi avrebbe
dovuto prendere immediatamente la parola per completare il suo
discorso, ma, poichè non è presente in Aula, ha facoltà di
parlare l'onorevole Forgione.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, noto in
quest'Aula una certa difficoltà nel confronto tra di noi e anche
nel confronto politico che si è sviluppato e si sta sviluppando
tra le forze politiche, quel poco di confronto che ancora si
riesce a tenere in pied. Penso, infatti, che ognuno di noi
avverta tale difficoltà, tale imbarazzo, un senso di impotenza
per una sorta di sospensione della politica in quest'Aula, in
questo Parlamento.
C'è una sospensione della politica, quasi un'abdicazione al
ruolo di ognuno di noi. Vengono cancellate le parole chiave del
fare politica, indipendentemente dai ruoli, dalle collocazioni.
Vorrei citarle queste parole: capacità di ascolto, accordo,
mediazione ed, una parola che, nel senso più alto e nobile per me
non è per niente dispregiativa, compromesso'.
Credo che quando si discute di politica, quando ci si confronta
fra di noi con il nostro fare politica, queste parole abbiano un
carattere fondativo del nostro essere parlamentari e del nostro
essere animali politici . Qui tutto questo è scomparso. L'ho
detto, lo ripeto, abbiamo sostituito la politica con l'esercizio
dei muscoli e non c'è cosa peggiore dell'esercizio dei muscoli
senza l'esercizio del cervello. Per dirla in altri termini, si
registra poco impegno nella fatica del concetto.
Ed io lo capirei quando questo esercizio dei muscoli, questa
sorta di cultura da paracadutisti in tuta mimetica - nella quale
si esercita, in alcuni settori del centro destra, l'onorevole
Formica, tra l'altro, con grande passione - portasse a
risultati concludenti. Non conduce nemmeno a questo E' un
esercizio per cui, in quest'Aula questi muscoli vengono tesi,
tesi, tesi e, alla fine, di tanto in tanto, a fasi cicliche, si
afflosciano.
Credo che dobbiamo ripartire da qui, dovremmo ripartire dal
recupero di senso della politica, da un recupero di senso di
quello che stiamo facendo e di quello che stiamo producendo, da
un recupero di senso di quello che ancora potremmo produrre in
quest'Aula.
Vedete, Rifondazione Comunista, che pure con maggiore
radicalità sta provando ad opporsi a questo disegno di legge, è
la parte politica che più di ogni altra viene colpita da questo
disegno di legge e dalle vocazioni di questo disegno di legge,
anche dagli accordi che si sono sviluppati nel corso di questi
mesi e che ormai non reggono più perché tutti avvertono, in modo
problematico, anche i nostri amici e compagni del centro
sinistra - che pure hanno voluto accelerare l'iter di questa
legge, legittimamente dal loro punto di vista - oggi avvertono
una certa esigenza di fronte all'incapacità di mediazione di un
centrodestra che non sa ascoltare neanche le ragioni di chi ha
favorito l'iter di questo processo legislativo e salta ogni
margine di mediazione. Eppure la nostra parte politica, che così
radicalmente è stata avversa a questo disegno di legge e che così
profondamente ne è stata colpita, è qui a dire di confrontarci.
Io non sono, come invece qualche mio collega del
centrosinistra, di partito minore, stante il di dibattito in
corso sulla legge elettorale, in missione parlamentare da qualche
parte d'Europa. No, io sono qui a condurre la mi battaglia
politica pur sapendo che, se la legge rimane quella che è, per
Rifondazione comunista non ci sarà più spazio in questo
Parlamento. Per altri, penso all'onorevole Morinello,
all'onorevole Miccichè, la partita non li riguarda più, poi sul
mercato troveranno come ricollocarsi.
No, noi siamo qui a dire a voi colleghi del centrodestra di
ragionare assieme per provare a ridurre il danno. Nonostante
abbiamo la certezza, vorrei dirlo anche all'onorevole Pistorio,
che il nostro Partito, qualora questo disegno di legge non fosse
modificato, non avrà più rappresentanza, noi fino alla fine
eserciteremo il nostro mandato di parlamentari sapendo che
probabilmente questo non servirà a riportare Rifondazione
Comunista in quest'Aula, però ci farà tenere la coscienza a posto
come parlamentari e, se mi consentite, come comunisti che
combattono fino all'ultimo momento la loro battaglia politica. Le
battaglie politiche si possono vincere e si possono perdere. L'ho
detto in più fasi della storia di questo nostro Paese: nel mondo
i comunisti sono stati emarginati, cacciati dalle istituzioni,
cacciati ai margini dei processi parlamentari. E non credo che le
leggi possano cancellare le presenze politiche quando queste
vivono dentro i sentimenti profondi della società.
Nessuna legge elettorale potrà cancellare un bisogno di
radicalità, di alternativa, di superamento di questa brutta
società che vive nel seno stesso di questa società. Si può fare
l'espulsione di un'istituzione, di un parlamento, di una parte
politica come la nostra, ma non si può cancellare dalla società,
finché in essa vive, un'istanza rivoluzionaria e trasformatrice.
Statene certi, comunque queste istanze troveranno il modo di
avere la loro rappresentanza anche nelle Istituzioni.
Però, insomma, noi siamo qui a condurre la nostra battaglia,
siamo qui a continuare a confrontarci, siamo qui a dirvi, cari
amici e colleghi del centrodestra, che siamo anche pronti a
farvela fare questa legge elettorale se ne cancellate le
storture, gli aspetti obbrobriosi, quelli di cui voi stessi a
mezza voce vi vergognate, ma che per un patto di solidarietà tra
voi non riuscite ad ammettere. Perché se voi vi confrontaste
seriamente sul merito di queste questioni, sul merito di questo
maxi emendamento ed aveste il coraggio di dire quello che nel
profondo pensate, voi stessi dovreste ammettere che questo maxi
emendamento non regge, non reggerà alla prova dell'opinione
pubblica che vi coprirà di ridicolo per vostra stessa volontà.
E qui avete davvero una sorta di vocazione un po' suicida, un
po' masochista. Vi presentate proprio qui dalla Sicilia dove, tra
l'altro, voi del centrodestra con i numeri che avete potevate
produrre anche uno spettacolo meno squallido, potevate produrre
lo spettacolo di un laboratorio politico , se ne foste capaci e
non foste anche voi prigionieri di questo sistema di mediazione
politico clientelare che è l'unico elemento che vi tiene assieme,
di un laboratorio che prova a ragionare in modo avanzato, in modo
critico, in modo - se volete - anche avanguardistico sulle forme
della rappresentanza, sulle forme della democrazia. Se aveste
avuto un'altra logica in questo confronto avreste avuto anche la
capacità di raccogliere le domande che le vostre parlamentari vi
hanno posto; e ve le hanno poste non perché sono state di colpo
folgorate sulla via di un femminismo e di una radicalità della
cultura della differenza di genere, ma perché sono state
interessate a porvi un interrogativo nel momento in cui si
riscrivono le regole della democrazia e si ridisegna il rapporto
tra rappresentanti e rappresentati in Sicilia. C'è un posto per
la differenza di genere e c'è un posto per una politica che
rispetto all'altro sesso ed all'altra metà del cielo - e non
dimentichiamoci che quella met�� del cielo e più della metà - deve
avere un carattere includente invece che escludente.
Onorevole Formica, lei non può liquidare la questione così come
ha provato a fare con il suo intervento, un po' all' Antonio
Albanese , dicendo che le uniche quattro parlamentari - ci
mancava poco che promettesse qualcosa per tutti, ed era la
fotocopia precisa di Antonio Albanese nel suo show - le avete
elette voi. Non ve la cavate così, perché c'è un limite del
centrosinistra, c'è un limite anche del mio partito che è l'unico
partito che su nove province ha fatto quattro capolista donna:
non è riuscito ad eleggerle perché il meccanismo, che tra l'altro
voi volete esasperare con il sistema dei collegi su base
provinciale, non ha consentito in quelle province di eleggere
deputati a Rifondazione comunista, però noi ci abbiamo provato.
FORMICA. E noi invece ci siamo riusciti.
FORGIONE. Come lei sa, onorevole Formica, il Partito della
Rifondazione comunista alla Camera dei Deputati è l'unico partito
che ha più del 50 per cento di donne.
FORMICA. Non mi riferivo a Rifondazione, ho parlato del centro
sinistra in generale.
FORGIONE. Io credo che un altro tipo di impostazione, un'altra
capacità di ascolto - questa sì - delle istanze trasversali,
delle culture politiche trasversali, delle culture democratiche
ed istituzionali trasversali che vivono in questa Aula, vi
avrebbe consentito un altro tipo di approccio a questo disegno di
legge.
Siete partiti dicendo che la legge elettorale la fa l'Aula e
non il Governo, tanto è vero che il disegno di legge che approda
in quest'Aula porta sia la firma di un deputato del Polo che la
firma di un deputato del centrosinistra.
Per mesi avete insistito su questa impostazione - che noi
abbiamo ritenuto corretta tra l'altro-, non abbiamo condiviso il
merito del disegno di legge ma l'impostazione sì; le leggi
elettorali, proprio perché riguardano il sistema delle regole,
non possono essere leggi che si fanno sulla base di un principio
di maggioranza, ancor peggio sulla base di una vocazione
governativa di questa maggioranza e di un vincolo di governo di
questa maggioranza, ma dovrebbero essere fatte dai Parlamenti,
dalle Assemblee con un libero confronto e senza che prevalgano
posizioni di parte. Invece abbiamo assistito, in questo vostro
impazzimento della Casa delle Libertà, in questo giocare al
rialzo da ultras della curva sud interno alle logiche della
maggioranza, al fatto che avete costretto il povero assessore
D'Aquino, il quale - non voglio dire per i suoi silenzi, ma per
la sua discrezione, per la sua non invasività - è un assessore
mite, che non si sente quasi mai, a firmare un emendamento sul
quale si stanno scaricando le ire di Dio in quest'Aula e fuori da
questa Aula.
Lo avete costretto a farsi carico, come Governo, di imporre un
vincolo di maggioranza rispetto al quale, se foste coerenti - e
lo dico al più muscoluto che in questa fase qui in Sicilia ha
preso il posto di Bossi nel Parlamento padano, cioè all'onorevole
Formica - voi dovreste chiedere al Presidente della Regione
Cuffaro di venire qui in Aula, e poiché siete così uniti su
questo emendamento di apporre la fiducia. Siate coerenti fino in
fondo
FORMICA Sarebbe la soluzione ideale.
FORGIONE Ed io ve le sto suggerendo tutte, pur di farvi fare
questo capolavoro, io vi sto aiutando.
Signor Presidente, quando un Parlamento viene espropriato del
suo ruolo fondante nella costruzione di un disegno di legge che
riguarda il sistema delle regole, e questo avviene perché il
Governo si fa carico, non della mediazione, ma dell'imposizione
di un vincolo di maggioranza, siatene coerenti e chiamate il
Presidente della Regione.
Immagino che l'assessore D'Aquino sia in costante collegamento
con il Presidente della Regione, magari su una linea rossa,
ribadisco: rossa la linea, non rosso il telefono, non pretenderei
tanto. Come quello della Casa Bianca con il Cremlino, ma non c'è
più quella che fu la Casa Bianca e non c'è più quello che fu il
Cremlino. Ma abbiate il coraggio di chiamarlo; a questo punto
fatelo
Invece no, non siete in grado di fare questo; ma se non siete
in grado allora ritorniamo alla ragione, ritorniamo al confronto
parlamentare, ritorniamo a quelle parole fondanti di ogni
attività politica di cui parlavo prima: la mediazione, l'ascolto,
il compromesso come esercizio nobile della sintesi tra proposte
politiche, culturali, istituzionali diverse.
Io e la mia parte politica siamo qui non per fare una battaglia
ostruzionistica, signor Presidente, non l'abbiamo fatta, abbiamo
accettato il confronto, continueremo ad intervenire nel merito
delle questioni, e con questa impostazione abbiamo presentato i
nostri pochi - perché se fossero stati ostruzionistici sarebbero
stati 200 - 35 emendamenti. E premetto che si tratta di
emendamenti di merito sui quali, ovviamente ci riserviamo di
intervenire per dichiarazione di voto per spiegarne uno per uno
il senso, la ragione. Si tratta di emendamenti radicali, certo,
radicali nella opposizione e nel carattere di alterità rispetto
al disegno di legge proposto ed ai subemendamenti di cui si è
fatto carico il Governo, ma anche emendamenti che invitano ad una
riflessione politica comune tra noi e voi.
Personalmente, riaprirei anche una discussione sullo Statuto.
In atto stiamo discutendo della legge elettorale come se
discutessimo di un corpo estraneo, come se l'organizzazione della
rappresentanza e del rapporto tra i rappresentanti e i
rappresentati non avesse un carattere centrale anche nella
costruzione del nuovo Statuto regionale siciliano. E forse qui
una riflessione la dobbiamo riaprire. Perchè abbiamo abbandonato
quella discussione? Guardate che è lo strumento vero,
qualificante - ce l'avete detto voi -, e invece io noto una sorta
di schizofrenia politica, culturale e, se mi consentite, anche di
propaganda. E' vero che ormai avete capito che la propaganda non
funziona più tanto bene (l'ha capito sopratutto Berlusconi che
chi di spada ferisce, di spada perisce', se è vero che egli ha
usato le televisioni come fossero clave e ora, lo dico senza
disprezzo per la parlamentare che cito, l'ultima Lilli Gruber di
turno lo supera come preferenze ). Infatti, quando cala il
consenso reale, quello vero, non bastano gli artifizi da soli e
gli strumenti di corruzione e di coartazione delle coscienze - mi
riferisco alla televisione e ai grandi mass media - per fare il
pieno dei voti. Arriva Lilli Gruber che usa lo strumento come lo
usa il Presidente del Consiglio, che sicuramente, nonostante le
retine, nonostante gli impacchettamenti, nonostante tutti i
cerumi, è oggettivamente più bella del Presidente del Consiglio,
è più piacevole del Presidente del Consiglio e prende il doppio
delle preferenze del Presidente del Consiglio nel collegio del
Centro.
Allora, dico, siete in crisi anche di strategia di propaganda
se per mesi dite che la legge delle leggi, la riforma delle
riforme, l'elemento qualificante di questo Parlamento è la
riforma dello Statuto? Verissimo E il Centro sinistra non solo
accetta la sfida, il Centro sinistra, Rifondazione comunista,
rilancia e dice sì, facciamo lo Statuto perchè è materia di
grande riforma, riforma istituzionale, come è materia di grande
riforma, per un altro aspetto, la legge elettorale. Costruiamo
uno Statuto senza vincoli di maggioranza e di opposizione. E noi
così abbiamo lavorato con il compianto presidente Leanza; così ha
continuato a lavorare, subito dopo la scomparsa del presidente
Leanza, la Commissione Statuto: si è lavorato, cioè, per dotare
questa Regione di una nuova Carta costituzionale in un nuovo
rapporto pattizio tra la Regione e lo Stato.
Quando abbiamo ragionato dello Statuto, dell'organizzazione del
sistema istituzionale siciliano dentro lo Statuto e dentro quindi
la Carta costituzionale, abbiamo ragionato anche del rapporto tra
i rappresentanti e i rappresentati. Abbiamo ragionato anche del
rapporto tra genere e rappresentanza, se è vero che nello Statuto
abbiamo voluto recepire le modifiche costituzionali intervenute
sul rapporto tra i sessi, abbiamo voluto inserire nello Statuto,
per volontà tra l'altro anche di AN - e mi meraviglio che
Alleanza nazionale in questa legge elettorale non abbia proposto
anche un elemento di questo tipo -, e abbiamo fatto una legge
specifica in tal senso, il voto agli immigrati, proprio per dare
il senso di come le nuove istituzioni devono fotografare la nuova
composizione sociale, identitaria, culturale, di razza, di genere
della società siciliana. Cioè abbiamo provato a fare un
ragionamento complesso sul sistema istituzionale siciliano,
sull'organizzazione della democrazia, sull'organizzazione del
rapporto tra la Sicilia e lo Stato e, dentro questo ragionamento,
coerentemente, avremmo dovuto inserire anche la riforma
elettorale. Obiezione facile, ma insomma, un po' da quattro
soldi.
Ma i tempi dello Statuto sono lunghissimi perchè si tratta di
una legge costituzionale, di una doppia lettura costituzionale,
del rischio - con l'aria che tira dentro la Casa delle libertà a
livello nazionale - di un'impossibilità a giungere
all'approvazione del nostro Statuto siciliano, con i chiari di
luna che vi attraversano, un giorno ricattati da Bossi, un giorno
più o meno ricattati da Follini, Fini non ricatta nemmeno, un
giorno ricattati da non so chi. Insomma, non potete andare avanti
a lungo a colpi di fiducia, perchè un Governo come questo, che ha
avuto la capacità in due mesi di isolare la CGIL, fare il Patto
per l'Italia con la CISL e la UIL e, dopo un anno e mezzo di
compattare in un unico fronte imprenditori, Confindustria,
Confcommercio, CGIL, CISL e UIL, tutti contro se stesso, credo
che questo sia un capolavoro di rara intelligenza politica.
Non si è mai visto nella storia dell'Italia repubblicana che un
grande partito, del quale noi abbiamo detto tutto il peggio che
si potesse dire ma non che non fosse il centro di un sistema di
mediazione e di relazione sociale, anche di costruzione di tutti
quegli ammortizzatori che di volta in volta magari cooptavano
l'opposizione ma che avevano la capacità di ascolto a domande e
bisogni sociali - magari per neutralizzarne i conflitti e per
assorbirli dentro il suo sistema di potere - avesse il senso
anche del rapporto tra la società e lo stato. Beh, tutto questo
non c'è più.
E mi riferisco alla vecchia Democrazia cristiana. Solo una
follia politico culturale ed un'originale costruzione politica
tra sistemi di interessi liberisti e privatistici e sistema di
interessi privati e personali poteva portare ad un risultato
politico di questo tipo.
Quindi io capisco che voi, preoccupati di tutte queste cose,
avete ritenuto di non portare avanti la riforma dello Statuto,
anche perché - così come ha anticipato l'onorevole Raffaele
Lombardo - in primavera ci saranno le elezioni anticipate.
Ma tutto ciò non può liberare quest'Assemblea, questo
Parlamento, le forze politiche che hanno lavorato alla
riscrittura dello Statuto autonomista da un dovere. Quando si
pensa ad una legge elettorale e quindi all'organizzazione della
democrazia e della rappresentanza, alla compatibilità tra questa
legge e l'ispirazione dello Statuto, avvertiamo come se stessimo
facendo una cosa schizofrenica, per cui ad un certo punto ci
troveremmo a dover adeguare non la legge elettorale allo Statuto
e quindi alla nostra costituzione, ma di dovere adeguare la
nostra Costituzione ed il nuovo Statuto alla legge elettorale
Non si è mai visto, neanche nel Parlamento del Burundi e lo dico
con tutto il rispetto democratico ed istituzionale che merita il
Burundi...
INCARDONA L'Aula si è già pronunciata.
FORGIONE Lei ogni tanto prenda la parola da qui, così la
sentiamo anche parlare e siamo felici, sentiamo come parla ed
anche quello che dice, così comprendiamo anche il suo pensiero.
Detto questo non succede nemmeno nel Parlamento delle ultime
monarchie e satrapie orientali che prima si fa la legge
elettorale e poi si rimodella la Costituzione sulla legge
elettorale, perchè io non so cosa pensiamo nel nostro Statuto,
visto che lei ci ha lavorato quanto noi, cosa pensiamo dei
deputati supplenti, per esempio nel nostro Statuto, ma certo
dovremo adeguarlo questo Statuto in qualche modo a quella norma,
così come dovremo adeguare lo Statuto in qualche modo agli
assessori baby, perchè lo Statuto vigente, ma anche il nuovo,
prevede per gli assessori una responsabilità ed un ramo di
attività, noi qui invece abbiamo pensato, ma questa cosa non c'è
più.
Ma anche se non c'è più io penso alla schizofrenia di chi ha
penato giornate di lavoro, di chi ha penato per questi
marchingegni di emendamenti.
Allora, la logica sarebbe stata un'altra; ma io vi domando:
perchè non c'è stata questa logica?
Per fortuna il dibattito sta diventando trasparente, e così,
onorevoli colleghi della maggioranza, anche l'opinione pubblica
si rende conto di quello che siete, si rende conto di quello che
fate Si rende conto di come siete diretti Si rende conto delle
telefonate romane dei coordinatori regionali
Può leggere che in queste ore, per esempio, ci sono dei
proconsoli nel Palazzo per vedere cosa fanno i gruppi
parlamentari Sta diventando tutto trasparente, e questo è un
bene. Che stia diventando tutto trasparente è un bene; che la
gente possa leggere, possa vedere un giorno una accelerazione nei
lavori con prove di forza, e poi, un altro giorno poi legge di
una ritirata e di muscoli afflosciati, e ancora che questa
maggioranza muscoluta è in fisioterapia perché i muscoli non
reggono più. Ormai la gente legge, vede, per fortuna siamo nella
società dell'informazione.
Allora, perché tutto questo non è avvenuto, perché questa
capacità di ascolto non si è determinata? Perché il confronto sul
merito delle questioni è stato espunto dall'Aula e dalla
dialettica parlamentare? E perché ci si dice così è perché così
ha deciso la maggioranza ? E perché ha deciso la maggioranza?
Perché questa maggioranza è tenuta assieme solo su una base e su
una logica di potere; perché qualcuno ha voluto mettere sui
piatti della bilancia la legge elettorale e la verifica ed i
nuovi assessori.
Io veramente non vorrei parlare contro gli assessori canditati
- che sono tutte brave persone - i quali ora che non ci sono più
i baby assessori rimarranno dei baby candidati, quindi anche
ridimensionati nella loro veste di candidati: dei baby candidati
a baby assessorati. E questa cosa è un po' da plasmon, perché
questi candidati vanno rinforzati; in attesa che si approvi la
legge per l'allargamento dei posti in giunta di governo, nel
frattempo che facciamo? Mostriamo i muscoli sulla legge
elettorale. E se poi questi muscoli portano alla paralisi...
ebbene, che importa
In una logica in cui il Parlamento è stato ormai espropriato,
può essere anche offeso e mortificato nella sua paralisi. Vedo,
nel frattempo, il Presidente dei deputati azzurri, il quale
dovrebbe avere un carattere celestiale per il colore che si
propone, almeno come parte politica, sempre più cupo nei suoi
niet a qualunque proposta di dialogo gli si presenti. Vorrei
che questi nostri interventi sortissero, quanto meno, una pausa
di riflessione, per dire che siamo in un momento di empasse ,
tra l'altro più che incombente, come si può vedere in un
pomeriggio di un giovedì di fine luglio dalla presenza nei
banchi.
Capisco che il dovere dei deputati di maggioranza, quando
vengono spinti al silenzio e non alla parola, all'obbedienza e
non al protagonismo, carica del ruolo del confronto parlamentare
l'opposizione.
Stiamo parlando solo noi. Credo che stiamo parlando solo noi
per due motivi, Presidente. Primo perché, come dire, invitiamo
gli altri all'ascolto e continuiamo ad insistere in questa nostra
convinzione un po' illuministica, che gli altri sono in grado di
ascoltare. Se no non si capirebbe perché parliamo. Abbiamo questa
visione, un po' illuministica, abbiamo la pretesa di pensare che
voi avete la capacità di ascoltare e quindi parliamo. Parliamo
per rispetto a voi, perché poiché siamo convinti che siete in
grado di ascoltare, di capire le nostre ragioni, vi assegnamo una
fatica che è la fatica della ragione e se ci riuscite poi, a
partire da questa ragione, la fatica del concetto per trovare una
soluzione di mediazione possibile. Non ho la cultura classica del
professore Ortisi. Come disse una volta l'onorevole Maccarrone,
sono il ragionier Forgione . Ho fatto studi tecnici e mi sono
esercitato con la parola e con la scrittura quasi da autodidatta,
avendo poi studiato sociologia che con gli studi tecnici non
c'entrava niente, e mi esercito in quello che posso. Parlando
discutendo, ascoltando. Vi vedo statuine incapaci di proporre
qualunque cosa.
E noi continuiamo a farci ascoltare e ci faremo ascoltare
finché avremo la possibilità e la forza di farci ascoltare. Ma
state tranquilli, cari colleghi, questa forza non ci manca.
Non siamo tutti professori Ortisi per la tenuta, per i tempi e
per l'acutezza della lezione che ha fornito a questo Parlamento,
però possiamo parlare, insistere e chiedere di confrontarvi
ancora con noi e noi ve lo chiediamo.
Ci sono delle cose che qui, nei nostri emendamenti e negli
emendamenti del centro sinistra, sono state poste.
Prima questione: la questione dei deputati supplenti. Ma voi
pensate davvero che questa cosa non copra di ridicolo, non
l'Assemblea regionale siciliana, ma chi la propone e chi
l'approva? E che questa cosa non ponga un problema di credibilità
ai partiti nazionali che voi rappresentate?
Checché ne diciate, Follini non potrà dire che Raffaele
Lombardo e Totò Cuffaro sono impazziti, perché sulla base di una
pura logica di mercato, devono farsi i deputati supplenti, così
hanno la garanzia dell'Aula, ammettendo che eleggano delle
rappresentanze dei parlamentari che non assicurano loro nemmeno
la garanzia della tenuta della maggioranza in Aula.
Questo sono i deputati supplenti, ma questo gioco sarebbe
ancora nella sfera della politica. Una maggioranza prova
attraverso un sotterfugio istituzionale e regolamentare di
garantirsi la presenza in Aula.
Bene, ma se poi in modo spudorato e devo dire senza neanche
tanta dignità, nella legge inserite, addirittura, le norme che
riguardano le condizioni previdenziali, le retribuzioni, i
rimborsi spese per la presenza a Palermo, vi coprite di ridicolo.
C'é di che vergognarsi e non é che alla fine, se ne deve
vergognare soltanto il capogruppo del partito di maggioranza di
questo Parlamento regionale, se ne deve vergognare anche il
presidente di Forza Italia, a livello nazionale, il segretario
dell'UDC, il presidente di Alleanza Nazionale che ha, in un
parlamento speciale come quello della Sicilia, e tutti voi vi
riempite la bocca pronunciando la parola parlamento , ha dei
gruppi parlamentari che non si vergognano di fare una norma che
parla pure dei diritti maturati sulla pensione e del rimborso
spese per la permanenza a Palermo.
Chiedetelo al Presidente dell'Assemblea che ha fatto per venti
anni il parlamentare a Roma, se c'é il rimborso spese per la
permanenza a Roma, se è previsto per legge.
Voi arrivate a questo. E' come se in questo sonno della
ragione , aiutami professore, non ricordo l'autore ...
ORTISI. Goya.
FORGIONE. Esatto, Goya, in questo sonno della ragione che sta
avvolgendo l'Aula, voi non vi vergognate nemmeno di questo. Non
solo riducete un parlamentare ad un portaborse (l'ho detto ieri e
lo ripeto, perché così uscirà sui giornali: lo leggerete sul
Corriere della Sera, su Repubblica o sull'Avvenire), perché se un
deputato esiste solo in funzione della scelta del suo avanti
lista di fare l'assessore per nomina del presidente della
Regione, sarà solo il portaborse di quell'assessore ed esisterà
solo in funzione del ruolo che avrà quel deputato che é diventato
assessore. E qui siamo in presenza di un principio
costituzionale.
Io capisco che parlare di costituzionalità ad una maggioranza
che non si vergogna di mettere lì il rimborso spese per la
permanenza a Palermo, é come parlare di Dio ad un blasfemo. Come
faccio a parlarvi della costituzionalità, se voi avete messo,
addirittura, i rimborsi spesa, le segretarie e ci mancano i
ricchi premi e cotillons e la norma é completa?
Ma pensate che questa cosa sia passabile, a livello nazionale?
Pensate che non crei una reazione che probabilmente costringerà
l'Aula a ridiscutere quello che state facendo, a far ridiscutere
voi stessi, perché sarete voi stessi coperti dal ridicolo, per
vedere come recuperarla tra qualche mese?
Vedete, noi non abbiamo messo in discussione il principio
sacrosanto, legittimo, che il nostro Parlamento non venga
espropriato del diritto di dotarsi di una propria legge
elettorale, ma, essendo legati al Tatarellum, non abbiamo mai
pensato che questo Parlamento non dovesse dotarsi di una propria
legge elettorale. Siamo troppo rispettosi dell'autonomia, quella
vera, non quella che nel corso di 50 anni di sovversivismo delle
classi dirigenti di questa Regione è stata umiliata e
mortificata. L'autonomia, quella vera, quella scritta dai padri
dello Statuto, quella che aveva una vera ispirazione
autonomistica e di autogoverno di questa Regione. Non abbiamo mai
pensato che questa ispirazione autonomistica andasse mortificata
ed espropriata con una legge del Parlamento o con un emendamento
presentato dal capogruppo del principale partito del Paese,
l'onorevole Schifani.
Abbiamo pensato però che, per esaltare questo valore
dell'autonomia siciliana, questa ispirazione originaria
dell'autonomismo, per rispettare quello Statuto che vogliamo
riformare e non cancellare, la legge elettorale dovesse essere
almeno pari ad una legge che ha questa capacità di porsi come una
legge di autoriforma dello strumento della democrazia e della
rappresentanza.
Abbiamo notato, invece, che per voi l'autonomia siciliana e
l'autonomia legislativa in materia elettorale è costituita dal
portaborse dei portaborse; è il portaborse dell'assessore, è
l'indennità, è la diaria. E' la mortificazione di ogni aspetto
innovativo che pure la legge conteneva, come vi hanno spiegato le
vostre deputate; sono i baby assessori che qui, almeno in uno
sprazzo di saggezza, innanzitutto della Presidenza
dell'Assemblea, sono stati cancellati; almeno cerchiamo di
ridurre il danno.
Dov'è dunque la negazione dell'autonomia in chi vi dice:
fermatevi ?
Noi non vi diciamo: fermiamoci e demandiamo tutto a Roma e
consegnamo la nostra autonomia all'espropriazione del Parlamento
romano ; vi diciamo: fermiamoci, anzi fermatevi, perché siete
voi che state andando avanti con una logica di forza di
maggioranza che però mi pare che alla prova dei fatti non regge .
Fermatevi dunque e ricominciamo a discutere; vediamo come
un'autonomia reale di questo Parlamento possa esprimersi
attraverso una legge che parli per i suoi caratteri innovativi e
democratici al Paese e che dica: guardate cari amici delle altre
Regioni che, sulla base della modifica del Titolo V della
Costituzione, avete i poteri per dar vita oggi alle vostre leggi
elettorali .
La Sicilia è una regione battistrada, è una regione
all'avanguardia per il modo in cui sa costruire, all'interno di
un rapporto proficuo tra maggioranza ed opposizione, tra partiti
e culture diverse, una legge che riorganizzi il rapporto tra
rappresentanti e rappresentati in modo innovativo; che sa
cogliere le novità che vengono dalle indicazioni dell'Unione
Europea e anche quelle che risultano dalle modifiche intervenute
già nel titolo V della Costituzione e nelle modifiche
costituzionali che non ha approvato Rifondazione Comunista, ma
che la vostra stessa maggioranza ha approvato in Parlamento.
E' questo che vi stiamo chiedendo. Noi vediamo il vostro
imbarazzo. Lo vediamo e lo leggiamo nel vostro mutismo. E non a
caso, quando parlate, colleghi della maggioranza, non parlate per
entrare nel merito delle questioni che vi stiamo ponendo, ma
parlate per fare prove di forza verso di noi, senza costrutto e
senza contenuti, solo per farci ripartire da dove ci eravamo
lasciati prima dei vostri interventi. Perché?
Perchè il confronto di merito è espunto da questa dialettica
parlamentare, così per il modo in cui si sta sviluppando, se
possiamo ancora definirla una dialettica parlamentare.
Certo, non c'è peggiore sordo di chi non vuole sentire. Io
credo però che voi stiate sentendo e stiate ascoltando e che la
questione dei deputati supplenti crei imbarazzo, rossore,
impaccio a voi stessi per l'immagine che voi stessi date di voi,
all'esterno, in questa Regione.
Ma come fate a non capire?
Potete anche vivere della grande massa di consenso clientelare
che i vostri partiti e il vostro sistema di potere riesce ad
assicurare. Ma come fate a non capire che c'è una critica di
massa ai partiti ed alle istituzioni? Che vi è un giudizio
drammatico sul degrado della politica, un giudizio morale sui
privilegi dei deputati, degli uomini dei partiti, degli uomini
delle istituzioni?
Come fate a non comprendere che, in questo giudizio, rischiamo
di essere travolti tutti, indipendentemente dalla nostra
collocazione politica, alimentando un qualunquismo, una sfiducia,
un abbandono, che questo Parlamento e le istituzioni, in genere,
vengano considerate soltanto come luoghi ove si alimentano sacche
di privilegio personale?
Comprendete certamente tutto questo perché non siete degli
sciocchi, perché fate politica, perché avete il polso della
società. Comprendete tutto questo. Come rispondete dunque a tutto
questo?
Rispondete ampliando il numero di portaborse, i posti di
potere, i rimborsi, le quantità.
E poi, cosa fate, onorevoli della maggioranza, mentre prevedete
gli stipendi, le diarie e i rimborsi per i deputati supplenti
tagliando invece le indennità per i consiglieri circoscrizionali?
E' una vergogna
Alimentate i sistemi di privilegi nella sfera alta e negate,
nello stesso disegno di legge, colpendo i livelli più bassi
dell'organizzazione della democrazia, quelli, tra l'altro, dove
non vengono recepiti stipendi da migliaia e migliaia di euro,
come quelli dei parlamentari.
Mi dispiace parlarne in questa sede.
Laddove un Presidente di un Consiglio circoscrizionale guadagna
qualche centinaia di euro, lì tagliate i fondi in nome di un
rigorismo che non si comprende.
Onorevoli colleghi, ma davvero pensate di fare da battistrada
in Italia, attraverso questa legge, stabilendo lo sbarramento del
cinque per cento?
Ho già detto che si tratta di una norma liberticida dato che
non cancella le liste fai da te, anzi spinge ad aggregazioni di
singole personalità, all'interno di liste papocchio, per superare
il cinque per cento ed essere eletti all'Assemblea regionale
trovandovi poi tanti cavalli impazziti che, però, sono in grado
di ricattare, cancellando, invece, partiti che non hanno consensi
di notabili concentrati in aree territoriali ma che hanno
consenso di opinione radicato e diffuso sul territorio.
State approvando una norma che, pur non essendo identica alla
logica dei collegi uninominali maggioritari che hanno portato, al
Parlamento nazionale, al proliferare dei gruppi parlamentari come
mai si era visto prima - oltre 45 gruppi parlamentari, laddove i
partiti che hanno superato lo sbarramento del quattro per cento,
a livello nazionale, sono solo cinque, ma i gruppi parlamentari
sono più di 45.
Questo è il vostro modello di democrazia, perché dovete tenervi
buoni i quattro o cinque notabiletti che vi hanno condizionato e
vi condizioneranno e che con questa legge elettorale ritorneranno
in questo Parlamento. Nel centrosinistra, infatti, vi potrà
essere la lista del Presidente che sommerà tutti i piccoli -
persone, anche piccole persone - ma che hanno voti concentrati
nel territorio e che si possono ripresentare non con un simbolo
di partito, con un programma, con un'identità ma con la lista del
presidente possibile, qualunque esso sia. Nel centrodestra,
avverrà la stessa cosa e voi non avrete risolto il problema delle
liste fai da te ma avrete cancellato i partiti veri o, forse,
l'unico dei partiti veri.
Perchè non vi fermate a riflettere sul fatto che, in Italia,
cinque partiti superano lo sbarramento previsto dalla legge
nazionale mentre i gruppi parlamentari sono ben 48, prendendo in
considerazione il relativo finanziamento ai gruppi parlamentari
ed ai giornali legati agli stessi.
Si tratta di microgruppi che hanno comunque diritto al
finanziamento dei loro organi di stampa, vi assicuro. Questa è la
logica.
Rifondazione comunista, quindi, vuole favorire il percorso
della legge, vuole discutere con voi su come cambiarla e su come
migliorarla. Non sta ponendo degli ostacoli ma sta affrontando
una battaglia di merito. Non diteci che i nostri interventi sono
ostruzionistici. Di fronte a chi non ascolta, parlo e riparlo
perché ho la presunzione di farmi comprendere e, alla fine, di
farmi capire. E continuerò a parlare.
Quanti sono i nostri emendamenti?
Trentaquattro, onorevole Liotta. E su tutti interverremo perché
abbiamo la presunzione di provare a convincervi, emendamento per
emendamento, con le nostre parole, con le nostre ragioni,
dimostrando che quell'emendamento non è un emendamento di parte
ma può essere accettato da voi tutti.
Onorevoli colleghi, nel momento in cui non vi rendete conto che
quel 5% è liberticida a livello regionale e lo estendete a
livello provinciale e comunale, vi trovate a compiere una vera e
propria violazione drammatica di ogni carattere democratico che
deve costituire una legge elettorale.
Posso anche accettare uno sbarramento nei livelli alti
dell'organizzazione della rappresentanza - un Parlamento - ma in
un'assemblea elettiva che ha un diretto legame con il territorio,
in un Consiglio comunale, lì ho il dovere, se voglio fare una
politica amministrativa, se voglio svolgere un'azione di Governo
includente e non escludente, di approvare una legge che assicuri
la massima rappresentanza.
Ma quale sbarramento al 5%?
Insisto nella visione della democrazia che si rivolga
direttamente alle organizzazioni della società civile, non solo
ai partiti.
L'onorevole Ortisi ieri faceva un esempio: nel suo comune, a
Floridia, non presenta la lista della Margherita alle elezioni
comunali, ma la lista Ortisi che, secondo il vostro schema, è
una lista fai da te. Ma se la lista Ortisi raccoglie gran parte
delle istanze che vivono nella società civile di Floridia, quella
lista supera ampiamente il 5% ed ha il diritto di essere
rappresentata.
Ma lo stesso diritto va esteso alla lista di un partito che,
probabilmente, non raggiunge il 5% ma, in quel territorio, ha un
legame diretto con bisogni, domande, forme di organizzazione,
lotta, vertenzialità diffusa.
In questi anni, ad esempio, a Cammarata o a San Giovanni
Gemini, si è sviluppata una lotta contro la discarica, contro
l'inceneritore, contro il termovalorizzatore, e i cittadini di
varie culture, di varie estrazioni, insieme al parroco,
all'associazione ambientalista, al comitato di difesa della
salute dei bambini hanno dato vita, nel vivo di quella lotta,
alla costruzione di una reale soggettività politica che vive
nelle istanze di quella società.
Ma perché quella soggettività politica, che pure nasce da un
bisogno parziale, trattando il tema dell'ambiente, ma che riesce
a parlare dell'organizzazione complessiva della qualità della
vita, della società su quel territorio, non deve avere
rappresentanza? Che idea avete della democrazia?
State provando ad approvare una legge che porta all'esclusione
sociale e all'esclusione della rappresentanza, nel momento in cui
il distacco dei cittadini della politica consiglierebbe a destra
e a sinistra una politica includente, una politica che estenda ed
allarghi la rappresentanza.
Parlo addirittura contro me stesso, perchè mi rendo conto che,
nei Consigli comunali, vi é già un sistema elettorale che
attraverso metodo D'Hont crea una forte selezione.
So bene che, in alcuni Consigli comunali, lo sbarramento - mi
aiuterà l'onorevole Giannopolo che comprende meglio di me questa
materia - è già di per sé alto perché, in un Consiglio comunale
di 15.000 o di 20.000 abitanti, per avere accesso, occorre almeno
il 4% per conquistare un seggio. E ciò non sempre avviene. Lo si
conquista con il 4% se si è nella coalizione vincente.
Vi siete proprio incattiviti. Date vita ai collegi provinciali
sapendo già che, in sei province su nove, i partiti piccoli sono
sbarrati.
Poichè siete schizzofrenici, maniacali ed antidemocratici, date
vita ai collegi provinciali e allo sbarramento regionale, quindi,
anche se, nelle poche province - due o tre - io riuscissi ad
entrare superando la soglia che mi impedisce di entrare su sei
province, voi volete impedirmelo perchè viene posto lo
sbarramento del cinque per cento su base regionale.
Allora decidete. Sembrate delle acide zitelle impazzite.
Se lo sbarramento è provinciale, non ci piace; lo contrastiamo,
ma lo accettiamo. Ma se i seggi sono provinciali perché lo
sbarramento è regionale, allora dite che una serie di partiti -
scrivetelo - per legge, non devono avere accesso.
Vi risulta più semplice, ma non vi inventate l'assegnazione
provinciale, lo sbarramento regionale e poi, nei comuni dove già
vi è il metodo D'Hont - che, di fatto, è uno sbarramento, ve ne
inventate un altro per alzarlo ulteriormente e, nelle province,
avviene la stessa cosa.
Ditelo che volete un'organizzazione della rappresentanza con
quattro grandi partiti. Dichiarate il fine. E il fine è che si
possono liberare più posti perché così avrete maggiore accesso,
maggiore rappresentanza, più soldi, più finanziamenti.
E' questo l'obiettivo. E vergognatevene un po'.
Vi invito a riflettere. Credo che vi siano le condizioni,
onorevole Ortisi. La sto quasi battendo, senza nessuna citazione.
ORTISI Poteva intervenire sull'ordine dei lavori per
consentirmi di arrivare.
FORGIONE Credo che vi sia ancora tempo, signor Presidente.
So che lei ha capacità di ascolto ed ha saggezza politica. E la
saggezza, purtroppo, in politica, diventa un bene raro, di questi
tempi.
Devo dire che la saggezza non ha schieramenti, ma mi rifiuto di
pensare che tra i dirigenti di Forza Italia, dell'UDC, di
Alleanza Nazionale, dando per scontato il Presidente
dell'Assemblea, non ci sia altrettanta saggezza, che ci sia un
rifiuto pregiudiziale all'ascolto. Mi rifiuto. Non lo voglio
pensare perché credo che, ancora, ognuno di noi non debba
rinunciare a se stesso.
E se stesso è il ruolo che il popolo ci ha assegnato, che gli
elettori ci hanno assegnato, che è quello, per esempio, in
materia di legge elettorale, di ricercare il massimo di
convergenze possibili.
Credo che in nessun Parlamento sia stata mai fatta una legge a
colpi di maggioranza. Pensate che quando ne parliamo, la
maggioranza di questo Parlamento parla in negativo del
Tatarellum.
Parliamo di una legge che è stata votata dalla stragrande
maggioranza del Parlamento italiano, ma che era stata scritta da
un vecchio saggio, non di Alleanza Nazionale, ma del Movimento
Sociale Italiano.
Quando la saggezza politica prevale sull'essere parte,
sull'essere partigiani e, Tatarella non lo poteva essere tra
l'altro, cioè militanti di una parte e non dell'interesse
generale, crolla quest'ispirazione.
Parliamo del Tatarellum che ha organizzato la rappresentanza in
tutte le regioni italiane, ma che ha anche organizzato questo
Parlamento, scritto dall'allora capogruppo del Movimento Sociale
Italiano, ma che, con la sua saggezza e con lo spirito di
costruzione unitaria e di ricerca del massimo consenso che
bisogna avere sempre come ispirazione fondamentale nella
costruzione delle regole che valgono per tutti, quell'uomo
estremo e rappresentante di una parte estrema, tanto estrema da
essere considerata per cinquant'anni fuori dall'arco
costituzionale, produsse una legge che organizzava la nuova
rappresentanza dei Parlamenti e dei Consigli regionali di tutte
le regioni.
Tatarella aveva i muscoli, ma faceva prevalere il cervello. E
guardate che i muscoli sono mossi dal cervello. Anche quelli. E'
quando vi è una scissione tra muscoli e cervello che cominciano i
problemi e le malattie incurabili.
E se queste si applicano alla politica, addirittura, il male è
grave.
Lo so che parlando di Tatarella viene un brivido. E' così. E
quando parliamo della legge nazionale, legge, onorevoli colleghi,
che ha consentito questo bipolarismo che a noi non piace, abbiamo
dovuto sfidarla questa legge candidandoci da soli contro tutti e
due i poli e vincendo questa sfida dello sbarramento al 4 per
cento. Parliamo di una legge definita Mattarellum scritta da
Mattarella, da Magri e allora da D'Alema, cioè da un popolare,
dal capogruppo di Rifondazione Comunista, dal capogruppo dei DS.
E' questa legge che ha consentito, per esempio, a Berlusconi di
vincere per due volte.
Non è stata approvata una legge per portare il centrosinistra
al Governo o, allora, il capogruppo di Rifondazione Comunista
contribuì ad approvare una legge che poi sarebbe diventata una
clava contro Rifondazione perché spingeva alle alleanze ed alla
logica dei poli.
E' stata approvata una legge con questa ispirazione, votata
anche da Alleanza Nazionale che serviva però a definire regole
generali.
Lo so che direte che non vi interessa, che tanto siamo in
Sicilia e che possiamo coprirci di ridicolo. Quella l'hanno fatta
a Roma.
Ma parliamo di un altro aspetto: è possibile che abbiamo una
politica sorda a queste ragioni?
Parliamo cioè della legge che ha regolato l'elezione del
Parlamento per tre legislature. Si tratta sempre di leggi
ispirate ad interessi generali, a regole attraverso l'uso delle
quali ognuno poteva giocare la sua partita.
Ha vinto il centrodestra; ha vinto il centrosinistra; ha
rivinto il centrodestra.
Pensate se in Emilia Romagna è possibile approvare una legge
che escluda Alleanza Nazionale o se in Toscana, dove è stata
approvata la legge, non c'è alcuno sbarramento per un partito
piccolo, un cespuglietto, perchè di questo si tratta, - non vedo
più deputati dell'UDC. In Toscana, dato che il cespuglio non è
Rifondazione comunista, che ha il 9,5 per cento, ma l'UDC, signor
Presidente, con il 2,5 per cento. Rifondazione comunista, che ha
il 9,5 per cento, non si è permesso di dire ai Democratici di
Sinistra di volere uno sbarramento al 5 per cento per far fuori
il cespuglietto di Follini.
Riteniamo, infatti, che in Toscana il cespuglietto di Follini
abbia un valore in sé, nella dialettica democratica. Così come
riteniamo che in Emilia Romagna, poiché in alcune province di
quella regione la Lega ha un suo insediamento sociale, la Lega
abbia il diritto di essere presente. E nessuno, in Emilia
Romagna, ipotizza di approvare una legge che possa espellere la
Lega da una rappresentanza istituzionale.
Siamo gli avversari più netti e determinati della Lega, della
sua cultura razzista, della sua cultura antimeridionale, della
sua cultura populista, ma pensiamo che la Lega con il suo
consenso sociale vada prosciugata con una battaglia politica,
sociale e culturale nella società. Non ci illudiamo di espellerla
nella rappresentanza. Questa è la dialettica democratica.
Invece, in Sicilia, abbiamo l'UDC - unica Regione in Italia
dove ha il 15 per cento - che si può permettere di fare la voce
grossa. Abbiamo una maggioranza che non è d'accordo su nulla,
nemmeno sul maxiemendamento che ha fatto firmare al povero
assessore D'Aquino che, non a caso, sta seduto nelle retrovie dei
banchi parlamentari, invece di dimostrare che il Governo è
partecipe per il suo ruolo dai banchi del Governo.
Assessore D'Aquino, mi sembra uno che nella prossima
legislatura verrà già espulso. Stia tranquillo, per eredità
politica ritornerà sempre qui. Assuma il suo ruolo e venga ai
banchi del Governo, a meno che non dica che il Governo si
inabissa e prova a mimetizzarsi perché è impacciato di se stesso.
CRACOLICI Era per evitare il deputato supplente.
FORGIONE L'onorevole Stancanelli ha deciso di assumere una
posizione di imparzialità, raggiungendo la Presidenza
dell'Assemblea.
Siamo in una fase in cui nessuno sa più chi è l'interlocutore,
chi è che può sbloccare la situazione.
Eppure lo diciamo, onorevole Leontini, la situazione si può
sbloccare, in questi minuti si può sbloccare, se questo ruolo il
Parlamento lo recupera, se i gruppi parlamentari e i propri
dirigenti recuperano la funzione che devono avere, autonoma
rispetto ai partiti oppure che riescano ad avere un mandato dai
partiti.
Non stiamo approvando una legge extraparlamentare. Stiamo
discutendo in questo Parlamento e poichè non discuteremo fuori da
questo Parlamento, in questo Parlamento vi inchioderemo a
discutere.
Mi restano da affrontare le ultime due questioni, non perchè
sono minori dal punto di vista dell'importanza rispetto a quelle
affrontate prima. Innanzitutto, la rappresentanza di genere. Più
volte, parlando della democrazia, sono tornato sulla questione
perchè non si possono più scindere le questioni. Non si può
parlare dell'organizzazione della democrazia e della
rappresentanza e poi del problema della rappresentanza di genere
e delle donne.
Per questo motivo, il tema della rappresentanza di genere ha
attraversato entrato più volte il filo del mio intervento. Certo
un problema c'è e chi vi parla, pur raccogliendo le domande poste
dalle deputate del centrodestra, non ritiene che il problema sia
costituito dal listino, che valuto per quello che è, una riserva
indiana per chi non deve misurarsi con il consenso reale nella
società e nel corpo elettorale, un premio al Presidente che
vince; non lo demonizzo e non lo esalto; lo prendo per quello che
è, un premio consegnato ai partiti per assicurare l'autotutela
di donne o di uomini, di pezzi della propria rappresentanza.
Il vero problema che è stato rifiutato è l'equilibrio reale
della rappresentanza. E', ad esempio, la possibilità, attraverso
la doppia preferenza, di indicare una persona dell'altro genere.
E' un vincolo reale sulla composizione delle liste, senza cadere
poi nell'ipocrisia - un po' medioevale - della monetizzazione
della pena per chi non rispetta le regole previste, come si fa
attraverso questa legge.
Ciò può assolvervi, colleghi del centrodestra, nei discorsi che
farete in qualche convegno della FIDAPA, ma non vi legittimerà
come forze politiche che si sono poste realmente il problema
della rappresentanza del riequilibrio dei sessi e della
tradizione dei nuovi principi istituzionali.
Su questo abbiamo presentato i nostri emendamenti.
Intanto, abbiamo rivolto la nostra attenzione all'abolizione
della pena pecuniaria - figuriamoci un po'- per partiti che
avranno una barcata di deputati. I finanziamenti sono numerosi e
provengono da più parti, spesso non si comprende bene la
provenienza. Il problema non è pagare una piccola multa da
cinquanta euro perchè non hanno messo le donne nel listino.
Avrei invitato anche i rappresentanti delle donne ad indignarsi
per l'articolo 2 nel loro complesso.
In questa sede, invece, ho sentito parlare di una logica
corporativa che rifiuto.
Il problema della differenza di genere, secondo me, è un
problema vero dell'organizzazione della democrazia ma ritengo
intollerabile che chi fa di questo uno degli elementi centrali
dell'organizzazione tra rappresentanti e rappresentati avverta il
bisogno di definire scandaloso un articolo 2 che cancella dalla
rappresentanza la gran parte delle forze politiche.
Lo dico anche al Presidente di ARCIDONNA che ha sostenuto che
l'articolo 2 non andava toccato. L'articolo 2 va demolito perchè
si tratta della più grande violazione della democrazia - non c'è
quello che vi deve essere a proposito delle donne, quello che vi
è nel listino è poco - cancella la democrazia reale e la
proporzionalità della rappresentanza, cioè cancella la
corrispondenza tra quanto esiste in termini di identità nella
società e quanto deve essere rappresentato nel Parlamento più
antico, perchè quando si parla di democrazia e di rappresentanza
non si può essere mai come un interruttore ad intermittenza.
Si parla di argomenti molto seri e la democrazia e la
rappresentanza non si affermano mai sulla base di logiche
parziali e corporative e sui principi bisogna avere sempre un
carattere generale di fermezza.
Ritengo che l'organizzazione della rappresentanza su base di
genere sia una frontiera irrinunciabile della nuova
organizzazione della rappresentanza democratica e delle
istituzioni. Questa cosa non esiste se non vi è la rappresentanza
reale nei Parlamenti di quanto vive della società.
Metterla in alternativa oppure tutelare l'una, fingendo che
abbia priorità e l'altra sia secondaria vuol dire non avere
compreso realmente il significato dell'organizzazione della
democrazia, difendendo una spazio di nicchia che sarà comunque
neutralizzato in una logica di maggioranza escludente. Ed ogni
forma di democrazia escludente è una forma di negazione della
democrazia stessa.
Stare a sinistra spesso è scomodo. Farlo come lo fa
Rifondazione Comunista, signor Presidente, vuol dire stare a
sinistra liberamente. Ed abbiamo imparato, dopo il fallimento di
tutti i socialisti reali, a considerarci liberamente comunisti e
a non scindere mai più la parola comunisti con la parola libertà.
Per questo motivo, quando parliamo di organizzazione della
democrazia, parliamo di una organizzazione complessa, del
rapporto tra i rappresentanti ed i rappresentati e noi stessi ci
facciamo carico della legittimità che le parti più distanti, a
noi avverse, sanno di essere rappresentate nelle istituzioni
democratiche.
Credo che questa sia l'impostazione che avrebbe dovuto muovere
ciascuno di noi nel dibattito di questo Parlamento, avrebbe
dovuto muovere i colleghi di Alleanza Nazionale e della destra
non foss'altro per la memoria della loro storia parlamentare e
istituzionale, per le battaglie che hanno condotto sulla
democrazia, sulle leggi elettorali, sulla rappresentanza; non a
caso parliamo del Tatarellum quando abbiamo un riferimento
politico all'ultima legge per le regioni; avrebbe dovuto muovere
anche gli uomini del centrodestra.
Ho visto tante interviste del Presidente Cuffaro il quale
sostiene di essere proporzionalista. Lui lo è fin quando gli
equilibri della maggioranza glielo consentono; quando poi deve
chiudere, sulla base di una logica di potere, un accordo per la
tenuta del suo Governo, quel suo essere proporzionalista con
grandi riferimenti a Dossetti e ai padri del costituzionalismo
cattolico-democratico non esiste più perché bisogna trattare con
l'onorevole Acierno, con l'onorevole Leontini. Ed allora anche i
grandi padri della cultura democratica cattolica, ovviamente,
rispetto all'indurimento dell'onorevole Acierno passano in
secondo piano.
Volete mettere Dossetti con Acierno Lo dico con tutto
l'affetto che ho verso i comportamenti dell'onorevole Acierno,
del quale ho parlato ampiamente ieri e non intendo ritornare
sull'argomento.
Quindi, siamo proporzionalisti a fasi alterne. Lo dico anche
agli uomini di Forza Italia.
Forza Italia a livello nazionale, attraverso il ministro
Urbani, ha presentato un disegno di legge proporzionalista, che
prevede uno sbarramento sul modello tedesco, parliamo della legge
nazionale. Non ha mai avuto una vocazione - parliamo di regole e
di leggi elettorali - tesa a cancellare le forze politiche
minori, anche se ogni tanto vediamo alcune tentazioni
riemergenti.
Ma perché in Sicilia vi allontanate così tanto dalle vostre
culture politiche e dalle vostre proposte di politica
istituzionale? Perché dovete riaffermare un'autonomia degradando
e facendo ripiombare all'indietro le vostre proposte politiche
nazionali. E' questo che non si capisce, lo state facendo su
tutto: dalla rappresentanza di genere allo sbarramento, ai
deputati supplenti. Perché due pesi e due misure? Perché siete
ansiosi di avere un Parlamento senza voci critiche e libere? Voi
che siete un partito che viaggia tra il venti e il venticinque
per cento, perché avete quest'ansia di avere qualche altro posto
libero da occupare o da rioccupare? Lo dovete spiegare
Onorevole Leontini, lo deve spiegare pubblicamente, non può
liquidare il tutto con un'esigenza di semplificazione del sistema
perché non è così che si semplifica, e gliel'ho spiegato.
I singoli notabili delle preferenze ritorneranno tutti
attraverso l'assimilazione e la composizione di liste papocchio'
che lo supereranno, e non a caso, poi, avrete il problema di
difendere un listino e magari di allargarlo in modo da garantire
qualche notabile di queste preferenze o senza preferenze o a
qualche uomo vostro per preferenza. Allora avrete bisogno di
un'espansione del listino.
Giustamente, da questo punto di vista, l'onorevole Miccichè,
dovendosi fare carico di comporre le liste ed il listino della
coalizione, ha bisogno di posti disponibili da sottrarre, tra
l'altro, a quei deputati che invece hanno il consenso reale nelle
province, perché ogni posto in più nel listino è un posto in meno
nella provincia dove con il consenso ed i voti un deputato può
essere eletto.
Anche di questo avremmo potuto discutere in un'Assemblea che è
capace dell'uso della parola e dell'ascolto. Qui, invece,
notiamo che l'uso della parola è un esercizio che utilizza una
parte del Parlamento, un'altra parte ha inibito tale uso per
volontà di chi lo dirige e c'è anche una violazione che, secondo
me, è terribile anche dal punto di vista fisico, onorevole
Savarino.
Per coloro ai quali è inibito l'uso della parola ed è vietata
la capacità dell'ascolto, dev'essere una sofferenza immane, una
forma di sacrificio quella a cui chi vi dirige vi sta
sottoponendo da giorni: tacere e non ascoltare.
Sapete che in diritto chi tace non dice niente. Voi siete nelle
condizioni di chi non dice niente, perché non si è in grado di
dire niente e non si è in grado di dire niente in quanto non si
vuole ascoltare, perché è impedito dall'ascolto.
Vedete, onorevoli colleghi, ritengo che vi sia ancora, per
tutti, qualche possibilità, non siamo affezionati all'idea di
fare saltare questa legge, ma non siamo neanche così suicidi,
così autolesionisti e così masochisti da prenderci qualsiasi
legge, soprattutto una legge che per noi rappresenta la condanna
a morte; e, come voi sapete, noi siamo contro la condanna a morte
quando la esercitano per gli altri, dagli Stati Uniti all'Iraq, a
Cuba, figuratevi quando viene esercitata su di noi.
Oggettivamente scatta in noi un meccanismo di autodifesa
naturale, umano.
Pertanto, di fronte a questi rischi e anche leggendo il libro
che l'onorevole Fleres tanto gentilmente ci ha regalato, stampato
dalla Presidenza dell'Assemblea regionale, con la dichiarazione
dei Diritti dell'uomo, scatta in noi un meccanismo di autodifesa
e noi ci difenderemo fino alla morte, da voi voluta, in
quest'Aula e fuori da quest'Aula, con gli strumenti consentiti,
come il referendum.
Esistono ancora margini per discutere? Certo che sì, onorevoli
colleghi, se decidiamo di discutere. C'è un emendamento ed una
proposta avanzati dal Presidente del Gruppo parlamentare dei
Democratici di sinistra che ha chiesto una sospensione dei lavori
per vedere se queste ore non fossero in realtà di sospensione,
ore di riposo legittimo e giusto, visto che abbiamo fatto le 5
del mattino, ma fossero ore nelle quali provare a ricomporre un
quadro, a mio avviso, di empasse'.
Non so neanche quanti deputati siano presenti in Aula, a
quest'ora del giovedì. Non lo so, non li ho contati, forse i
Presidenti dei gruppi parlamentari della maggioranza lo sanno
bene, sanno dove sono distribuiti, dove stanno prendendo il
caffè; il Governo sorride perché è convinto che ce ne siano
almeno 70 su 90. Ripeto, non lo so, però ci sono state alcune
proposte.
C'è una proposta che non è la nostra, non è quella di salvare
Rifondazione, e non è una norma fatta su misura per Rifondazione,
perché non fa alcun riferimento allo sbarramento nazionale
laddove non per noi, ma per tutti gli altri partiti qui
rappresentati, tranne i 5 che hanno superato lo sbarramento
nazionale - Rifondazione è tra i partiti che hanno superato tale
sbarramento nazionale - non c'è più quel riferimento; c'è invece
la possibilità, come ha esposto l'onorevole Speziale, che il
tutto avvenga in sede di prima applicazione.
Ma perché in sede di prima applicazione? Per dare ai partiti la
possibilità di organizzarsi sui tempi della politica, ai piccoli
partiti di costruire un sistema di alleanze, a quelli che non
hanno candidati notabili, a quelli che non hanno pacchetti dei
voti clientelari di organizzarsi, in sede di applicazione, una
soglia di sbarramento al 5 per cento generalizzato per tutti.
Questa potrebbe essere una norma volta a ridurre il danno, non
a risolvere il problema di Rifondazione Comunista. Però riduce il
danno, abbassa la soglia dello sbarramento, aiuta i partiti ad
aggregarsi, provando a competere senza rinunciare alla propria
identità, al proprio simbolo, ai propri programmi ed ai propri
valori. Se non sono partiti i simboli non contano. Ma se sono
partiti, sapete che i simboli contano perché rappresentano il
punto di identità tra un corpo militante ed un corpo sociale e la
propria rappresentanza politica. E questo rappresenterebbe una
riduzione del danno che potrebbe aiutare a distendere anche il
clima di quest'Aula.
Sui deputati supplenti ho già riferito. Credo che ci sarebbe
bisogno di un'assunzione di responsabilità collettiva, però
quando penso alla norma sui deputati supplenti più che
all'assunzione di una responsabilità collettiva, onorevole
Ortisi, ci sarebbe bisogno dell'assunzione di un senso del pudore
collettivo.
Ritengo che su questo senso del pudore ogni singolo deputato
non debba guardare alla possibilità di accesso come primo dei
non eletti, qualora venisse trombato' dal corpo elettorale, di
fronte alla possibilità che l'eletto che lo precede vada al
Governo a fare l'Assessore.
Se ognuno si spogliasse del proprio orticello, se ognuno non
pensasse a se stesso ma al fatto che in questo momento è un
legislatore, cioè colui che ha il dovere di dare vita ad una
norma generale che parla e regola l'interesse generale
dell'organizzazione della democrazia in Sicilia, allora dovremmo
trasformare il senso di responsabilità collettiva con un senso
del pudore individuale di ognuno di noi, rispetto alla lettura
che nella società siciliana e nell'opinione pubblica italiana, da
domani, si può dare della norma del deputato supplente, della sua
indennità, della sua diaria, del suo rimborso spese per Palermo e
di tutto quel sistema di privilegi che, addirittura, viene
previsto in una legge, quando per i deputati normali tutte queste
cose non sono scritte in nessuna legge e neanche nello Statuto
che ne prevede il numero, il ruolo e la funzione.
Signor Presidente, non credo che stiamo scrivendo una pagina
gloriosamente storica di questo Parlamento, né mi pare che
conduca a niente, e lo dico ai Presidenti dei gruppi parlamentari
della maggioranza, la politica del muro contro muro.
Tale politica ha portato non ad una sintesi, non ad un
compromesso onorevole, in grado di far dire all'insieme delle
forze rappresentate in Aula, che questa legge elettorale, benché
contrastata, benché con opinioni diverse, benché approvata anche
con voti diversi, come sempre é normale nella dialettica
parlamentare, sarebbe la legge di tutta l'Assemblea.
Questa legge, così com' è, non é la legge di tutto il
Parlamento
La prima ragione è perché l'emendamento proposto come una
mediazione, non con il Parlamento nella sua interezza, ma
all'interno della sola maggioranza, è un emendamento del Governo
e, quindi, siamo di fronte ad una legge di sua iniziativa.
Ed é proprio per questo che prima vi riferivo l'esasperazione
della logica che avete inteso affermare nei lavori parlamentari
di questi giorni: tale logica non può portare che ad una scelta
e, cioè, che su questa legge il Presidente della Regione venga in
Aula a porre la fiducia.
E' chiaro, allora, che la legge in esame é la legge del
Governo. Il muro contro muro non ha portato tuttavia neanche a
questo, non fosse altro che basta guardare proprio i banchi del
Governo, per rendersi conto quanto, emotivamente, politicamente
ed in modo convinto si senta coinvolto lo stesso Esecutivo in
questo percorso parlamentare, in questo passaggio legislativo che
doveva rappresentare uno dei momenti più alti della legislatura
La seconda ragione per cui questo muro contro muro non produce
niente é perché, nella stessa maggioranza, vediamo spinte
diverse. E allora, anche rispetto a queste stesse spinte, ve lo
stiamo dicendo in tutti i modi: c'é possibilità di sbloccare la
legge, se se ne riduce il danno.
E se se ne riduce il danno, vuol dire offrire la possibilità
all'accesso e alla rappresentanza a quante più forze politiche
possibili. Per far ciò, si rende necessario evitare le storture e
le parti indecenti, moralmente, politicamente, per gli aspetti
istituzionali di questa legge.
La terza ed ultima possibilità che abbiamo ancora in queste
ore, é quella di fermarci un attimo a riflettere, non per fare
una sospensione senza termine, ma per metterci attorno ad un
tavolo e decidere se, ancora, esiste la volontà per mandare
avanti la legge e per far ciò occorre un dialogo con le forze di
opposizione.
Oppure, se nella stessa maggioranza c'é chi ha altri interessi
e, a quel punto, non vorremmo essere coinvolti nei giochi interni
di una maggioranza, dicevo, che non sa ascoltare, non sa parlare
e, in questo momento, sta dimostrando di non saper esercitare
neanche la sua funzione democratica e parlamentare che il popolo
siciliano le ha assegnato.
PRESIDENTE. Per assenza dall'Aula, decadono dalla facoltà di
intervenire gli onorevoli De Benedictis e Barbagallo.
E' iscritto a parlare l'onorevole Sanzeri. Ne ha facoltà.
SANZERI Signor Presidente, onorevoli colleghi, al punto in
cui siamo esprimo la convinzione che questa legge, prima della
chiusura della sessione estiva, deve essere approvata.
Sono tra quelli che la pensano così, pur avendo tutte le
riserve sul fatto che il percorso intrapreso in Commissione,
durante l'esame del disegno di legge ed in questi giorni, sia
stato del tutto errato.
Credo che una legge elettorale che fissa le regole delle
rappresentanze e quelle per accedere alla istituzione più alta
che esiste in Sicilia, cioè il Parlamento siciliano, avrebbe
dovuto avere una più grande e importante motivazione ed, in ogni
caso, doveva essere concepita meglio.
L'avere voluto contrabbandare il diritto della maggioranza alla
governabilità e, quindi, avere contrabbandato il diritto di
governare con il diritto che l'Assemblea debba rappresentare i
più importanti motivi elettorali, momenti politici che ci sono
nella nostra Isola, secondo me, è un grande errore.
Pur tuttavia, ritengo che in questo momento, pur essendo fra
quelli che vogliono assolutamente che la legge sia approvata -
perché ritengo preferibile conoscere prima la malattia per poter
mettere subito in campo la terapia, essendo tra i partiti minori
quello che deve, più di tutti, attrezzarsi per superare la grande
soglia di sbarramento del 5 per cento - questa Assemblea debba
fermasi un momento a riflettere su come stiamo procedendo e non
mi pare che stiamo procedendo bene.
Quanto è successo ieri sera, quando in Aula capannelli di
centrodestra e di centrosinistra, in maniera superficiale e in
maniera confusa, proponevano nuove soluzioni o nuovi motivi per
andare avanti, la dice lunga sul fatto che una legge elettorale
così importante non possa essere partorita in questo modo.
Immaginavo, per esempio, che trattandosi di una legge così
importante, tre scienziati delle leggi elettorali, tre del
centrodestra e tre del centrosinistra, si sarebbero uniti per
approfondire e formulare una proposta per l'Aula che potesse
essere quella ottimale dal punto di vista dell'accesso
all'istituzione regionale, assembleare e per l'elezione del
Presidente della Regione.
Non mi pare che così sia stato; mi pare, anzi, che ci siano
stati numerosi capannelli nei quali ognuno ha espresso, in
maniera forte, convinzioni più o meno superficiali e ha vinto
forse chi, alla fine, ha gridato di più.
Reputo che sia sintomo del fatto che non stiamo procedendo
bene e credo proprio che sia questo, congiuntamente con il modo
con cui questa legge è arrivata in Aula, a farci riflettere
sul fatto che sarebbe opportuno un non stop, una riflessione per
approvare, prima della pausa estiva, la legge elettorale, della
quale tutti riconosciamo la necessità.
Ci sono dei punti molto importanti che devono farci riflettere,
tra i quali la disciplina del deputato supplente. Qui si è detto
molto sul vincolo di mandato; costituzionalmente nessun deputato
può avere vincolo di mandato, questa forma di deputato supplente
oggettivamente colpisce, secondo me, le basi dello stesso
vincolo.
Si è detto anche che questa figura si può configurare, di
fatto, come un deputato portaborse ed è una questione veramente
importante; si tratta di un deputato che la mattina deve passare
dal Presidente della Regione per conoscerne le sorti, poi deve
passare dall'Assessore di cui è riferimento, poi deve portare il
cappuccino all'Assessore nella speranza che questa cosa vada
avanti per cinque anni, perché solo così potrà continuare ad
assolvere e a ricoprire il ruolo.
Credo che così facendo si aggiri lo Statuto, nel momento in cui
lo stesso fissa a novanta, in maniera rigida, il numero dei
deputati dell'Assemblea.
Badate bene, alla fine di una legislatura ci troveremo con 102
o più deputati in Assemblea, perché nel momento in cui prevediamo
che il deputato supplente, assieme all'Assessore, debba avere
diritto a tutti gli oneri contrattuali e previdenziali, avremo
un'Assemblea che non avrà più 90 deputati, ma che avrà di fatto
più di 102 deputati.
Non si può neanche dire che è già previsto, perché quando
prevediamo questa figura, il deputato, che è titolare ed è
sostituito in quel momento, non ha diritto neanche agli oneri
amministrativi che sono conseguenti al diritto di essere
deputato.
Ma c'è anche un'altra questione che ci fa apparire veramente
ridicoli e per la quale non voglio nemmeno parlare di
costituzionalità. Come ha detto l'onorevole Forgione, stiamo
costruendo un LSU-deputato, stiamo costruendo il lavoro
socialmente utile per il deputato, il deputato precario.
Avremo veramente conquistato l'attenzione dell'opinione
pubblica perché l'Assemblea regionale siciliana, invece di
stabilizzare tutti i lavoratori socialmente utili, costituirà
l'LSU deputato. E poichè non vi è compito più sociale di quello
del deputato, l'assessore Stancanelli si troverà a stabilizzare
negli anni i deputati precari.
L'originalità, la specialità e l'autonomia dell'Assemblea,
riuscirà sotto il profilo della fantasia a farci ricoprire di
ridicolo tutti e novanta. Questo dovrebbe farci riflettere sul
fatto che stiamo per approvare situazioni che non stanno né in
cielo né in terra. Questa Assemblea ha saputo, in grandi momenti,
indicare al resto del Paese linee progressiste, linee poi seguite
dal resto del Paese.
Questa volta la nostra Assemblea, soltanto perché ha saputo
partorire una legge elettorale che ubbidiva ed ha ubbidito a
fatti di parti, di singoli deputati, a fatti che attenevano
singole forze politiche, si sta rendendo colpevole di costruire
una legge che non sta né in cielo né in terra.
Ritengo che accanto a questo concetto non c'entra assolutamente
la materia degli enti locali. Credo che l'inserimento di tale
materia in questa legge elettorale non segue il buon senso.
Quando ho preso visione del subemendamento, ho provato a
scrivere due sub emendamenti per gli enti locali, riguardavano le
leggi numero 30 e 25, essendo sindaco cercavo di eliminare
qualche stortura che, personalmente, vedo nella vita di ogni
giorno.
Mi sono consultato - perché noi medici, forse, abbiamo il
cosiddetto primum non nocere -con i funzionari degli enti
locali, i quali mi hanno riferito che in quanto deputato avrei
potuto fare quanto era nelle mie funzioni, ma che si trattava di
una materia molto importante da affrontare in maniera
complessiva, più organica, e mi hanno invitato a ripensare a
tutto quello che occorre inserire in una prossima legge sugli
enti locali.
E oggi si vogliono mettere nella legge elettorale problemi che
riguardano la incompatibilità dei sindaci?
Io non so quale scienziato della politica abbia partorito tale
idea
Io non sono per i 5.000 o per i 10.000; questa incompatibilità
sotto i 40.000 abitanti veramente preclude un diritto dei sindaci
che hanno saputo dimostrare, nel loro campo, di essere al
servizio della gente, di essere al servizio dei cittadini, di
volersi misurare in altre istituzioni, nelle istituzioni
regionali, credo che volere impedire a queste persone di poterlo
fare, sia un grave vulnus alla democrazia.
Se per il 2006 si ipotizzano le elezioni regionali,
l'Assessore per gli enti locali, nel gennaio del 2006 sarà
costretto a creare una struttura commissariale perché,
probabilmente, molti sindaci, sei mesi prima saranno costretti a
dimettersi e, stante l'election day, sapendo che si vota nella
primavera di ogni anno, si presenterà anche un problema di
amministrazione dei comuni perché l'Assessore per gli enti locali
sarà costretto a mandare commissari in tutta la Sicilia; credo
che dovrà cercare aiuto in Calabria per averne a sufficienza da
mandare in tutti i comuni
Come andiamo a fare le liste se, poi, impediamo alle persone di
andare in lista? Come facciamo le liste? Come diciamo agli
elettori che queste sono liste qualificate, vi si trovano
amministratori bravi, amministratori capaci che hanno dimostrato
sul loro terreno di essere in gamba e che quindi possono
misurarsi per problemi più importanti?
Anche questo aspetto deve farci riflettere; qui non si tratta
di mettere a 5.000 o a 10.000 mila, credo che tutta la materia
della incompatibilità dei sindaci vada assolutamente tolta e vada
lasciato per quello che è.
Poi lo sbarramento: voi ritenete che lo sbarramento del 5 per
cento sia una cosa così importante? Non si può fare una
trattativa sullo sbarramento del prendere o del lasciare; la
trattativa sullo sbarramento è un qualcosa che va affrontata
secondo convinzioni che devono essere sorrette dal fatto che si
può ottenere una visibilità istituzionale se nel Paese si è
politicamente qualcosa di interessante.
Benissimo, noi siamo pronti ad accettare una soglia di
sbarramento, non ne possiamo fare a meno, ma una soglia di
sbarramento che elimina, che rende difficile, che significa per
questa Assemblea? I 5 per cento, lo vorrei ricordare, significa
125.000 voti, significa un gruppo regolarmente costituito, così
come dice il Regolamento. Voi ritenete che se uno arriva a 4,99
non sia possibile per le forze politiche avere la rappresentanza
istituzionale in Assemblea?
Ritengo che questa sia una cosa gravissima per cui oggi una
riflessione sulla entità dello sbarramento, secondo me, deve
essere fatta. Pertanto, la stessa Rifondazione oggi dice: in
fondo vediamo di fare uno sbarramento che è un po' meno del 5
per cento.
Inviterei ancora a questa mediazione e vorrei fare un'ultima
riflessione: vi siete messi d'accordo - lo dico ai grossi
partiti o a quasi tutti i grossi partiti - perché avevate dei
punti guida, il quoziente provinciale e l'avete ottenuto, il
listino, lo avete ottenuto, un forte sbarramento, lo avete
ottenuto, le donne fuori, lo avete ottenuto.
Già voi, nei patti stabiliti prima di andare in Commissione
avete già raggiunto tutto quello che vi proponevate di
raggiungere.
In questo senso voglio fare un piccolo rimprovero al collega
Speziale, lo vorrei fare perché non ha voluto rispondere
all'onorevole Leontini l'altro giorno quando ha parlato. Se vi
ricordate, l'onorevole Leontini ha detto: ma voi non vi dovete
lamentare, cari compagni del centrosinistra e cari compagni dei
DS; eravamo d'accordo a fare queste cose.
Benissimo, allora io dico all'onorevole Speziale che avrebbe
dovuto dire: ma guarda che l'accordo non era questo, l'accordo
era altro, era quello sbarramento, quel quoziente provinciale,
non era il deputato supplente, non era il 56 per cento.
Secondo me, bisognava dire: onorevole Leontini, è giusto
rispettare gli accordi e gli accordi non sono questi.
E allora io dico la mediazione: avete ottenuto tutto quello che
volevate, perfino il plauso dei partiti minori e forse anche di
Rifondazione, che cosa osta oggi ad arrivare ad una riflessione
più approfondita che induca a togliere queste due spine che poi
non c'entrano niente con la legge? Concluderemmo velocemente ed
esiteremmo positivamente questa legge.
Se non fate questo significa che, veramente, come maggioranza,
siete un po' ciechi ; significa che volete perseverare in una
visione arrogante di una maggioranza che sta andando verso la
seconda fase della legislatura.
Non credo che questo esempio che oggi stiamo dando nei rapporti
tra maggioranza ed opposizione sia propedeutico di cose buone per
il futuro.
Significa che la maggioranza ha deciso che questo scorcio di
legislatura lo deve vivere tutto in contrasto con la minoranza e
la minoranza dovrà comunque attrezzarsi.
E dovrà comunque attrezzarsi nel fare una proposta e noi
l'abbiamo già fatta.
Per quanto riguarda il referendum propositivo o confermativo
bastano 18 deputati, ma basta anche la raccolta delle firme.
Qualcuno nel centrosinistra obiettava che fare il referendum in
materia elettorale forse non è una grande cosa, forse non
avrebbe molto seguito, non sarebbe produttivo o producente.
Io dico: questa è la legge del Governo che non doveva
assolutamente esserci, è una legge contro i sindaci; è una legge
contro le donne; è una legge che nega il diritto alla
rappresentanza democratica che ci siamo conquistati e che ci
potremmo conquistare nelle varie province.
Ci sono, cioè, tutti gli elementi, molti elementi che possono
configurare una stagione referendaria sulla legge elettorale che
può essere anche importante.
Quindi, è arrivato il momento di fermarci e ragionare perché
altrimenti, per quanto mi riguarda, per quanto ci riguarda come
forza politica, proporremo al centrosinistra di fare il
referendum con tutto quello che poi nei rapporti d'Aula in
questa Sicilia, in questo scorcio di fine legislatura questo
vorrà significare.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti. Ne ha
facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevoli colleghi intervengo in
questo dibattito con lo spirito di chi vuole affrontare il
ragionamento sul maxi emendamento 3 bis R e sul subemendamento 3
bis con la coscienza di sapere che andiamo incontro, così
come ho detto, nel corso degli interventi durante l'approvazione
degli articoli 1 e 2, se questa legge andrà in porto, ad una
legge liberticida, ad una legge che, di fatto, ha già
cancellato, con l'approvazione degli articoli 1 e 2, alcuni degli
elementi fondamentali per i quali io, nella qualità di
coordinatore regionale di un partito come Italia dei Valori , un
partito giovane, ho fatto del mio impegno politico una missione,
se così si può definire.
Pensavo che fare di questa Assemblea un Parlamento con i
poteri simili a quelli del Parlamento degli Stati Uniti d'America
e fare di questo Presidente della Regione un presidente come
quello degli Stati Uniti d'America, un presidente di una
democrazia liberale che ha una struttura costituzionale tale che
consente la separazione delle funzioni tra l'organo legislativo e
l'organo esecutivo, che consente e che ha come presupposto di
questa duplice funzione una legittimità diversa: il presidente
viene eletto con voto diretto e a suffragio universale,
l'assemblea la stessa cosa, ma i due organi costituzionali più
importanti dell'architettura costituzionale dello Stato e, in
questo caso, della Regione, vivono di vita autonoma, hanno
funzione autonoma e funzione diversa.
Questi princìpi sono stati già, con l'approvazione
dell'articolo 1, di fatto negati, perché abbiamo legato la
elezione del Presidente della Regione alla elezione del
Parlamento, abbiamo, anzi, avete legato questo in una maniera
inscindibile, con il voto contestuale, violando alcuni dei
princìpi fondamentali che sono alla base di uno stato liberale.
Per questo ho definito nel corso degli interventi pubblici in
questi giorni, è stata costituita la figura del presidente
monarca', un presidente che lega alla sua vita istituzionale la
vita di questo parlamento, un presidente che può, in qualsiasi
momento, condizionare definitivamente le scelte di questa
Assemblea minacciando lo scioglimento dell'Assemblea stessa,
minacciando il voto di fiducia, un presidente che, per i casi
della vita, potrebbe avere delle conseguenze; ricordo il
discorso dell'onorevole Virzì quando diceva: noi, istituendo una
legge di questo tipo, di fatto possiamo dare un forte potere a
quei fenomeni mafiosi che, nel caso in cui questa Assemblea
andasse a votare, per esempio, una legge che prevede un attacco
definitivo, determinante per la confisca del patrimonio dei beni
dei mafiosi, una cosca di tal genere, solo con un omicidio -
diceva l'onorevole Virzì, e Dio ci protegga da questa
eventualità - potrebbe bloccare la legge, potrebbe far sciogliere
l'Assemblea, avrebbe, in questo caso, la forza di un singolo
omicidio, la possibilità di distruggere il percorso della vita
democratica.
E' una ipotesi che dico solo ai fini di scuola, nessuno di noi
si augura tutto questo, ma chiaramente questa ipotesi
straordinaria la dice lunga sul fatto che la scelta di legare le
due vite istituzionali in maniera così indissolubile, è una
scelta sbagliata.
Una scelta sbagliata che, poi, si conforma, dal punto di vista
della struttura della creazione del voto, con il fatto che non vi
è il voto disgiunto, cioè che non vi è il voto disgiunto ma non
vi è la doppia scheda, non vi è il voto confermativo.
Tutto questo la dice lunga sulle ripercussioni dal punto di
vista della legittimità del voto che arriverà al presidente dai
partiti che lo sostengono, perché questo è, di fatto, legato
all'altro principio, assolutamente non condiviso da me, che è
quello dello sbarramento.
Avete già detto che in questa struttura di legge vi è uno
sbarramento dal punto di vista regionale del 5 per cento.
Certamente, questo crea parecchi problemi anche di ordine
costituzionale e regolamentare: io sto già predisponendo a tale
riguardo, un ricorso al Commissario dello Stato per la
valutazione della legittimità di questo provvedimento, perché,
così come è stato ricordato da interlocutori prima di me, quando
noi abbiamo detto nella legge elettorale, che la Regione è
divisa in nove collegi su base provinciale, e abbiamo stabilito
che la ripartizione dei seggi avverrà su base provinciale, nello
stesso tempo stiamo tradendo questo principio affermando che,
anche se un soggetto è stato eletto dal popolo nei collegi con il
sistema su base provinciale, essendo il primo degli eletti, nello
stesso tempo, con lo sbarramento su un altro piano, un piano
diverso, quello regionale del 5 per cento, noi neghiamo
l'elezione di quel soggetto, stiamo tradendo uno dei princìpi
fondamentali della nostra Costituzione ma, comunque, delle
costituzioni liberali così come si sono conformate nel corso
degli ultimi cento anni.
Il paragone con la legge elettorale tedesca ci viene spontaneo.
La legge elettorale tedesca prevede, sì, lo sbarramento del 5 per
cento, ma non prevede l'elezione diretta del premier, perché lì
vi è un sistema proporzionale che consente ai partiti di entrare
al Bundestag e poi quei partiti sceglieranno il premier che è il
leader del partito più grande. Ma lo sceglieranno con il sistema
della sfiducia costruttiva, potranno cambiarlo successivamente.
E' un sistema parlamentare puro e in quel sistema parlamentare
puro, anche con lo sbarramento del 5 per cento, se un soggetto
viene eletto nei lander pur essendo rappresentante di un partito
che non supera la soglia del 5 per cento, avrà diritto di
partecipare all'Assemblea parlamentare.
Il sistema parlamentare puro, onorevole Sammartino, è quel
sistema che prevede il Parlamento al centro dell'architettura
costituzionale di uno Stato; il Parlamento che sceglie
direttamente il proprio Presidente; il Parlamento che è
depositario del controllo, dell'attività di indirizzo, di
conformazione al potere Esecutivo.
Noi oggi, invece, in Sicilia, in questo momento, abbiamo, e con
la costruzione di questa legge confermiamo, un sistema
presidenziale di fatto perché è il popolo che elegge direttamente
il Presidente della Regione, non è questo Parlamento ad
eleggerlo, quindi passiamo da un sistema parlamentare a tutto
tondo ad un sistema presidenziale.
E', quindi, un sistema totalmente diverso e noi, anzi voi,
oggi, con questa legge, state adottando la costruzione
istituzionale del sistema parlamentare con tutti i vincoli che
questo comporta e, quindi, anche con lo sbarramento, come facevo
riferimento alla legge elettorale tedesca, la state adattando ad
un sistema presidenziale.
Tutto questo è un mostro giuridico'. Oltre a creare la figura
del Presidente monarca, di fatto, svilisce, diluisce il ruolo di
questo Parlamento, di fatto crea le condizioni per
un'architettura istituzionale che, certamente, è fragile, è
un'architettura che potrà, nel corso del tempo, creare delle
distorsioni tali da far cadere questo edificio che si vuole
costruire con forza e con arroganza.
E questo già, dal mio punto di vista, comporta problemi di
incostituzionalità della norma. Voi volete applicare una legge
con uno sbarramento in un sistema presidenziale che non ha nulla
a che vedere con la costruzione giuridica a cui facevo cenno
prima.
Questo è già quello che è accaduto con l'approvazione degli
articoli 1, 2 e 3 e questo, per legarmi all'inizio del mio
ragionamento, di fatto diluisce fin quasi a far scomparire il mio
ruolo, non di parlamentare di questa Assemblea regionale
siciliana, ma il mio ruolo politico di coordinatore regionale di
un partito giovane che si è costruito nel corso di questi anni e
che ha trovato la propria conclusione del percorso democratico il
22 maggio di quest'anno.
Italia dei valori il 22 maggio di quest'anno si è trasformato
in partito. E non avrei mai pensato, nel corso della mia
esperienza politica di questi anni, prima movimentistica e poi di
partito, di poter collaborare a costruire un partito che avesse
una vita di appena due mesi. Oggi, di fatto, con la norma che
avete approvato, avete già deciso, se questa legge andrà in
porto malauguratamente, che quel partito non esiste più perché,
ponendo uno sbarramento di quella dimensione, non solo state
cancellando il partito che mi onoro di rappresentare a livello
regionale, ma cancellate anche i partiti che hanno una storia e
una tradizione molto più lunga della nostra.
Nei suoi interventi accorati il collega Forgione cerca di
difendere con le unghie e con i denti il diritto di esistere ad
un partito come Rifondazione comunista e non sta a me illustrare
la profondità delle proprie radici ideologiche e programmatiche.
Cancellate partiti che hanno un peso non solo dal punto di vista
storico ma anche dal punto di vista della evoluzione politica
che il mondo avrà nei prossimi anni.
Rifondazione comunista oggi è leader in Europa della sinistra
europea; il nostro conterraneo, onorevole Giusto Catania, è stato
eletto coordinatore della sinistra europea al Parlamento europeo
e voi immaginate l'onorevole Catania, che in Europa avrà questo
ruolo fondamentale della sinistra europea, quando dovrà spiegare
ai propri colleghi parlamentari europei che lui è il coordinatore
del quarto gruppo parlamentare europeo e non ha un partito in
Sicilia. Immaginate cosa potranno pensare gli eurodeputati della
sinistra europea
Ma la stessa cosa potrebbe dirsi dei Verdi. Il gruppo dei Verdi
europei è un gruppo parlamentare che ha una consistenza notevole
all'interno del Parlamento europeo, è un gruppo parlamentare che
nasce, che svolge la propria attività a difesa dei temi
dell'ambiente, a difesa dei princìpi che poi sono stati così
fortemente recepiti dal trattato di Kyoto, princìpi che credo
siano indispensabili per fare in modo che la nostra generazione
possa lasciare ai nostri figli un mondo migliore, più vivibile.
Princìpi che, non ultimo, il Presidente della Repubblica, in un
discorso di saluto della settimana scorsa, al congresso dei
Verdi, ha detto che sono indispensabili nella vita democratica
del nostro Paese e non solo del nostro Paese.
Oggi, con una legge di questo genere, i rappresentanti dei
Verdi al Parlamento europeo dovranno spiegare ai propri colleghi
europarlamentari che il partito dei Verdi in Sicilia non esisterà
più.
La stessa cosa dobbiamo fare noi, Italia dei valori , che pur
avendo una vita giovane rappresentiamo un gruppo fondamentale e
costituente dell'alleanza dei liberali democratici per l'Europa,
che è il terzo gruppo parlamentare europeo. Noi dovremmo
spiegare, in Europa, che Italia dei valori in Sicilia non
esiste.
E così via dicendo con i socialisti, lo SDI, il nuovo PSI, loro
avranno difficoltà a far capire che il Partito socialista europeo
ha rappresentanti in Italia con delle componenti importanti, che
sono quelle dei Democratici di sinistra, ma non ha rappresentanti
in Italia e in Sicilia dello SDI e del nuovo PSI.
Tutto questo è veramente assurdo in un sistema presidenziale
che prevede l'elezione diretta del presidente, che garantisce la
stabilità dei governi, che garantisce la possibilità di andare
avanti a governare con tranquillità, portando a compimento,
avendone le capacità, il proprio programma, secondo l'impegno
preso con gli elettori.
Tutto questo viene tradito dalla legge che voi state per fare,
dagli articoli che sono stati approvati.
In questo contesto, quando io devo pensare che il mio partito
che si è costruito in Sicilia e ha avuto il suo acme democratico
il 22 di maggio ultimo scorso, dopo un percorso di costruzione a
livello territoriale nei Comuni, nelle Province, abbiamo fatto
4.400 adesioni di cittadini siciliani che hanno deciso di
iscriversi e di lavorare all'interno di un giovane partito,
questi 4.400 siciliani, nel corso dell'ultimo anno, hanno fatto
un percorso di democrazia interna, eleggendo segretari comunali,
segretari provinciali e poi, arrivando alla conclusione del
congresso, eleggendo il sottoscritto segretario regionale.
Tutto potevamo immaginare, nel corso di questi mesi, che la
vita di questo partito sarebbe stata cancellata tout court, d'un
tratto, con un tratto di penna da una maggioranza arrogante, da
una maggioranza che pensa di cancellare gli avversari politici
per legge.
Noi pensavamo di trovarci in un sistema di democrazia vera,
l'Italia e la Sicilia, con questo Parlamento che dal 1130 ha dato
esempio, nel mondo, come primo Parlamento europeo e,
probabilmente, come uno dei primi Parlamenti del mondo, ha deciso
che, invece, la qualità, la possibilità di rappresentanza
democratica deve essere fortemente limitata con sistemi, tra
l'altro, che creano seri dubbi di legittimità democratica.
Questo non potevo immaginarlo nel momento in cui sono stato
eletto segretario regionale di Italia dei valori .
Oggi devo prendere atto che, purtroppo, questo è accaduto, di
fatto, il mio partito, così come gli altri partiti che ho
menzionato, ma tanti altri che scompariranno se questa legge
andrà in porto, oggi, quel partito, non c'è più.
Io pensavo che il ruolo che la storia politica di questo Paese
e di questa Regione avrebbe affidato a me e alla mia formazione
politica era un ruolo certamente più longevo, certamente avrebbe
avuto la possibilità di esplicarsi nel corso degli anni.
Questo oggi per me non è più possibile farlo.
Allora, a questo punto, avrei anche potuto, prendendo atto dei
dati di fatto, purtroppo, avrei potuto abbandonare o, quanto
meno, allentare, la mia attività di parlamentare di questa
Assemblea regionale siciliana, perché quando penso che non potrò
avere più rappresentanza, come espressione del mio partito, è
umanamente giustificabile che quell'impegno che, nel corso di
questi anni, immodestamente, forse con scarse capacità,
probabilmente con l'inesperienza di un soggetto che si trova alla
prima esperienza istituzionale ho fatto e quindi in maniera
insufficiente, non adeguata alla qualità di coloro i quali mi
hanno preceduto o degli altri colleghi che sono qui, avendo molta
più esperienza di me.
Questo ruolo ho cercato di portarlo avanti con impegno, con
passione, con rispetto non solo degli elettori che mi hanno
votato, ma con rispetto di tutti i siciliani, rispettando gli
altri colleghi, rispettando le idee degli altri partiti, ma
confrontandomi e cercando di fare, modestamente, del mio meglio,
con coscienza, per portare avanti quei princìpi che ritengo siano
fondamentali per la vita delle istituzioni, per la vita e per la
qualità della democrazia in questa Regione.
Oggi, di fatto, tutto questo mi viene a mancare, l'orizzonte
che avevo prefigurato, d'un tratto, viene cancellato e nonostante
tutto questo, così come ha fatto l'onorevole Forgione, così come
ha fatto l'onorevole Sanzeri, così come faranno gli altri
colleghi, continuo ad essere qui, a cercare di svolgere la mia
funzione, a cercare di svolgere il mio ruolo, a cercare di far
capire a tutti voi quale sbaglio enorme state facendo andando
avanti su una legge elettorale con questi metodi, con questo
ritmo, con questa arroganza e protervia, cercare di far capire a
voi quale è il vero valore della democrazia, della
rappresentanza, il vero valore della possibilità di confrontarci
anche con idee diverse; nonostante queste difficoltà, nonostante
queste prese d'atto sono qui a fare la mia battaglia, che è una
battaglia di democrazia, di rispetto per coloro i quali voi
volete cancellare, di rispetto anche per coloro i quali sono gli
autori di questo cannibalismo politico. La democrazia è
confronto, la democrazia è partecipazione, la democrazia è, a
volta, scontro, ma sempre limitato e nel rispetto delle regole
parlamentari e istituzionali.
Gli emendamenti 3 bis e 3 bis R, sono, innanzi tutto, al di là
della contestazione e del merito, inammissibili perché violano
tutte le norme procedurali che regolano la vita di questo
Parlamento. Sono emendamenti che recano la firma del Governo e,
dunque, sono emendamenti di parte, che non sono stati discussi
nelle Commissioni competenti, che non hanno percorso l'iter
istruttorio necessario, ma sono anche emendamenti che non possono
essere accolti perché violano l'articolo 112, comma 7, del
Regolamento, così come collegato con l'articolo 111, comma 2.
Quindi la loro inammissibilità è palese.
C'è, poi, un altro argomento fondamentale che conferma
l'inammissibilità di tali emendamenti e cioè numerosi commi di
questi subemendamenti non hanno nulla a che fare con la materia
oggi in discussione. In questa proposta di legge vi sono articoli
che prevedono la riforma dell'ordinamento degli enti locali,
articoli che, quindi, non possono entrare nell'oggetto della
discussione, articoli che possono e devono essere contestati
anche nel merito.
Ci troviamo ad affrontare anche articoli che sono irricevibili,
in quanto cercano di modificare gli articoli 1, 2 e 3 che già
sono stati approvati.
Mi corre l'obbligo di rimettere sommessamente tutto ciò alla
sua valutazione, signor Presidente; non possiamo discutere di
questi emendamenti perché non vi sono le condizioni di
procedibilità.
Certo, sarei potuto entrare nel merito su moltissime
argomentazioni che possono indurmi a spiegare, almeno dal mio
punto di vista, quali sono le incongruenze, le illegittimità
palesi del contenuto di questo emendamento. Ne cito uno per
tutti: il problema della rappresentanza delle donne in
quest'Assemblea, e non solo in quest'Assemblea ma nella vita
istituzionale italiana, è un problema assolutamente importante
che la dice lunga della civiltà in cui viviamo, della civiltà che
vogliamo costruire, del progresso civile che vorremmo tutti
quanti contribuire a realizzare.
Voi arditamente e testardamente volete portare avanti questo
disegno di legge sovvertendo tutti i canoni anche di prassi e di
correttezza istituzionale che si sono incardinati nel corso degli
ultimi anni. Non posso non ricordare le parole dette ieri dal
Presidente del Senato Pera in un intervento pubblico, quando ha
detto: Una maggioranza ampia come quella della Casa della
Libertà, non è sufficiente a realizzare le riforme. Bisogna
andare oltre perché le riforme sono le regole del gioco e bisogna
approvarle tutte . Questo lo ha detto ieri il Presidente del
Senato
E nonostante questo richiamo di alto livello istituzionale -
anche il Presidente della Repubblica, più volte, è intervenuto
nel corso di questi mesi, auspicando il dialogo, il confronto e
l'unità delle scelte tra le forze politiche del centrodestra e
del centrosinistra in materia di riforme istituzionali - voi qui
siete sordi e ciechi ad ogni richiamo di qualsiasi autorità
politica e istituzionale. Siete sordi e ciechi anche riguardo
all'applicazione di quei principi costituzionali che così
brillantemente sono stati enucleati dalla collega Lo Curto nel
suo intervento di ieri, quando ha portato a supporto delle
proprie argomentazioni una sentenza della Suprema Corte
Costituzionale che auspica l'applicazione concreta di quei
principi sanciti nella Costituzione che garantiscono la parità di
accesso agli uomini e alle donne.
Tutto questo lo cancellate con una parte del subemendamento che
prevede la soppressione della irricevibilità delle liste
provinciali, delle liste regionali, quando non si rispetta il
principio delle quote di diritto d'accesso di parità di sessi,
stabilendo una sanzione da codice della strada, una
contravvenzione che sicuramente non ha l'effetto concreto che
tutti quanti noi avremmo auspicato nel corso dei ragionamenti
fatti, anche in Commissione, all'unanimità.
Tutto questo, oggi, viene sovvertito in maniera ingiustificata
ed ingiustificabile con una testardaggine che sconvolge tutti
coloro che si vogliono sforzare di dare il proprio contributo in
modo oggettivo e anche un po' distaccato.
Tutto avrei potuto immaginare nel corso di questi mesi, tranne
il fatto che avremmo affrontato la legge elettorale con questi
metodi, con questi toni, con questo ardito modo di procedere
della maggioranza. Non fosse altro che la mia origine moderata,
di cattolico democratico, mi assicurava che una maggioranza di
centrodestra che si dice fortemente permeata dei principi
democratici, dei principi ispiratori della democrazia cristiana,
che nel corso degli anni di governo di questa nazione, di questa
regione, di tutto si è potuto e si può censurare, ma nessuno può
negare l'alta valenza dell'impegno nelle istituzioni, nel
rispetto delle istituzioni, nel rispetto delle minoranze, nel
rispetto del confronto e del dialogo. Da una maggioranza che si
dice affondi le proprie radici nella cultura democristiana e
liberale mi sarei aspettato altri comportamenti e non quelli che
oggi qui cercate, arditamente, di portare avanti.
Io mi auguro che la forza della ragione possa prevalere, per
cambiare il percorso di questa legge.
Molto danno è stato fatto negli articoli già approvati, ma
credo che un sussulto di dignità, un ricordo di quelle che sono
le origini di molti di voi, colleghi parlamentari, un ritorno
alla voglia di essere non azioni e azionisti di parte, ma
azionisti di tutti, ci faccia intraprendere un cammino di
confronto che possa riportare l'alveo della discussione nelle
regole della democrazia vera, compiuta.
Avrei potuto dire tante altre cose, e ancora potrei dirle, in
relazione al contenuto dell'emendamento e del subemendamento al
nostro esame.
Molto altro avrei potuto argomentare, partendo dall'erudito
intervento dell'onorevole Ortisi, il quale, con una progressione
storico-culturale-sociologica, ci ha fatto capire, per chi
l'avesse dimenticato, che il frutto delle nostre decisioni
spesso affonda le proprie radici in scelte che sono state fatte
migliaia di anni fa. Su questo dovremmo ragionare con più
lucidità, con più tranquillità, pacatezza, moderazione, con più
senso della responsabilità.
Ma di tutto questo non voglio farmi carico, perché gli
interventi che seguiranno certamente affronteranno anche questi
problemi ed anche perché avrò modo nel corso della discussione
degli altri subemendamenti ed articoli di ritornare
sull'argomento. Il mio intervento, infatti, non vuol essere un
intervento di filibustering parlamentare, ma vuol essere, così
come mi sono sforzato di fare nel corso di questi anni, un
argomentare costruttivo con la speranza che gli interlocutori mi
ascoltino e con la speranza che il mio sforzo possa ancora
contribuire a mettere un granello positivo in questo meccanismo
che ci conduca tutti quanti sulla strada della ragione, del
confronto, del dialogo, l'unica possibile ed auspicabile per
evitare errori che potremmo pagare successivamente sulle nostre
spalle di responsabili politici, di responsabili istituzionali
che abbiamo, sì , il dovere di tutelare innanzitutto la nostra
parte politica, ma prima di tutto abbiamo il dovere di tutelare
gli interessi collettivi della nostra regione, dei cittadini che
ci hanno votato e ci hanno chiesto di rappresentare qui, prima
che il nostro partito, tutti quanti loro.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
ha facoltà.
SPAMPINATO Onorevoli colleghi, onorevole Presidente, ieri
sera dopo avere concluso l'intervento sull'emendamento 3 bis,
anzi dopo avere ascoltato l'intervento dell'onorevole Ortisi su
questo emendamento - il primo intervento, non l'intervento fiume,
colto e tanto apprezzato anche dai banchi dell'opposizione che si
h concluso alle 4.30 del mattino - abbiamo fatto insieme una
brevissima pausa.
Era mezzanotte, già il dibattito andava avanti da 4-5 ore ed
abbiamo incontrato un amico che aveva assistito a tutto il
dibattito il quale mi ha chiesto se in Assemblea la prassi è che
prima parlano tutti i deputati dell'opposizione e alla fine
quelli della maggioranza. Abbiamo sorriso, così come ha sorriso
lei, onorevole Sammartino, e gli abbiamo spiegato che in questo
Parlamento è in atto, invece, una prassi un po' diversa: parlano
solamente i deputati della minoranza.
Mi è dispiaciuto che il mio amico non abbia potuto assistere ad
una modifica di questa prassi, perché effettivamente intorno
all'una del mattino sono intervenuti anche deputati della
maggioranza, innanzitutto le colleghe Lo Curto e Savarino, le
quali con onestà intellettuale e con coraggio hanno rappresentato
la loro contrarietà all'impostazione, nel metodo e nel contenuto,
dell'emendamento 3 bis, in particolare per quanto riguarda le
norme attinenti alla democrazia paritaria, ma non solo, arrivando
sino - non ricordo l'onorevole Lo Curto, ma sicuramente
l'onorevole Savarino - a prospettare un loro voto di astensione
sull'emendamento 3 bis.
L'onorevole Lo Curto faceva riferimento a una nota sentenza
della Corte costituzionale nella quale la piccola Valle d'Aosta
ha sconfitto il grande Presidente del Consiglio rispetto ad un
ricorso proposto dal Governo dello Stato nei confronti di una
legge regionale della Valle d'Aosta, che sanciva principi a
garanzia del dettato costituzionale dell'articolo 51 sulla
democrazia paritaria.
Ho apprezzato anche l'ulteriore intervento dell'onorevole Lo
Curto quando, non modificando una posizione più volte espressa da
altri colleghi del suo Gruppo rispetto allo sbarramento dei 5 per
cento, ma interpretando quello che in quel momento era un
sentire, una possibilità di quest'Aula, e cioè di arrivare ad un
voto quanto più condiviso, ha detto, anche su espressa richiesta
del Presidente dell'Assemblea, che a queste condizioni ci poteva
essere una larga condivisione per favorire il voto celere su un
disegno di legge così importante.
Mi è dispiaciuto che, effettivamente, il mio amico non abbia
assistito a questa modifica della prassi, ma poi sono intervenuti
anche due autorevoli esponenti capigruppo e facenti le funzioni
di capigruppo della maggioranza i quali, comunque, oltre a
prospettare qualche perplessità - perché ho colto questo dalle
parole dell'onorevole Pistorio - non sono riusciti ad
argomentare l'eccezione che più di uno di noi ha posto a questo
disegno di legge.
Non riesco assolutamente ad accettare le motivazioni addotte
dall'onorevole Formica per giustificare la mancata introduzione
di norme vere, serie e concrete rispetto alla democrazia
paritaria perché ci ha detto soltanto, tra l'altro, in parte
sbagliando, che poiché in alcune regioni rosse non ci sono
queste norme che introducono e danno attuazione all'articolo 51
della Costituzione è giusto che non ci siano neanche in Sicilia.
Io dico, al contrario, che se fosse vero, e non è vero per
quanto riguarda la Toscana, che non esistono norme in questa
regione a tutela della democrazia paritaria è una ragione in più
per proporre noi siciliani norme a garanzia e attuazione di
questo principio sancito dalla nostra Costituzione e fatto
proprio dal nostro futuro Statuto.
Le risposte ci sono date in maniera indiretta. Le risposte ci
sono state date rispetto a molti dubbi avanzati circa la validità
regolamentare delle procedure e la legittimità statutaria e
costituzionale di alcune norme, con fatti concludenti. Infatti,
dopo la presentazione dell'emendamento 3 bis ci è stato
proposto, ad ulteriore conferma della responsabilità politica
assunta dal Governo, il subemendamento 3 bis. Io, facendo anche
irritare l'amico e collega Sammartino, quando si è discusso sullo
Statuto, ho espresso una teoria tutta particolare per cui, a mio
avviso, ormai la Regione siciliana non è una Regione a Statuto
speciale.
Non lo è a confronto con le altre regioni - l'ho argomentato -,
non abbiamo più la potestà esclusiva perché ce l'hanno le regioni
cosiddette ordinarie, abbiamo un grado inferiore di autonomia
statutaria perché mentre le altre regioni possono dotarsi
autonomamente di un proprio statuto noi dobbiamo aspettare una
doppia lettura parlamentare per avere una modifica o un nuovo
statuto. Non c'è, rispetto al tema dei controlli, una condizione
di autonomia superiore alle regioni ordinarie le quali possono
deliberare e vedere il giorno dopo la pubblicazione entrare in
vigore questi disegni di legge.
Noi abbiamo fatto una scelta diversa che, a mio avviso,
determina una condizione inferiore di autonomia nella nostra
Regione.
Devo dire, però, che oggi sono contento che esista questa
condizione di inferiore autonomia e che continua ad esistere un
controllo preventivo sulle leggi regionali. Sono contento perché
il Governo ci ha dato una risposta implicita all'eccezione di
costituzionalità della norma riguardante il deputato supplente,
anche se poi non ci ha dato alcuna spiegazione, non ci ha dato
alcuna risposta né implicita né esplicita rispetto alle
motivazioni, oltre che alle motivazioni giuridiche che sono
state sollevate alle motivazioni politiche per cui si propone
questa norma.
Quindi sono contento che esista ancora il controllo preventivo
perché mi auguro e auspico che il Commissario dello Stato, fatte
le valutazioni rispetto al mandato imperativo, fatte le
valutazioni, in questo caso, anche nel merito rispetto alla
opportunità di fare entrare a regime una norma di tal natura,
possa cassare questa norma.
E' stato bravissimo l'onorevole Sanzeri nel cercare di dare una
definizione alla nuova figura che introduciamo nel nostro
ordinamento. Qualcuno parlava di portaborse non di deputato
supplente; credo abbia dato una interpretazione a questo ruolo
ancora più azzeccato l'onorevole Sanzeri quando ha parlato di
deputato precario. Potrebbe verificarsi una cosa diversa: una
stessa persona - l'onorevole Ortisi parlava di Fregoli o
Petrolini, perché cambieranno le facce di quello che è il
titolare della funzione, quella del deputato - potrà anche
sostituire diversi deputati perché se all'interno di un collegio
provinciale vengono eletti più di un deputato e ambedue in tempi
diversi fanno gli assessori, la stessa persona potrebbe
sostituire persone diverse.
Credo che questo sia un'ulteriore motivazione per non accettare
questa norma, una ulteriore distorsione al sistema.
La norma prevede che la supplenza per l'esercizio delle
funzioni di deputato viene attribuita al candidato primo dei non
eletti nella medesima lista circoscrizione elettorale. Se teniamo
in considerazione la possibilità, e questa norma non lo esclude,
che il deputato supplente possa essere un deputato eletto nel
listino, se combiniamo il disposto della novellata norma rispetto
al listino per cui tutti i deputati del listino vengono eletti,
chi sostituirà questo deputato del listino che andrà a ricoprire
la carica di assessore? Vorrei una spiegazione. Con questa norma
non è esclusa la possibilità che l'assessore sia preso tra i
deputati eletti nel listino.
Oggi, con una modifica alla norma originariamente presentata,
si dice che tutti coloro i quali sono candidati nel listino
diventano deputati. Chi sostituirà questo deputato?
Ritorno al quesito che mi sono posto. Perché questa norma? Qual
è la motivazione?
Non mi soddisfa, onorevoli colleghi, la motivazione addotta da
questo scranno dall'onorevole Formica il quale dice che serve
per determinare condizioni di agibilità all'interno dell'Aula.
Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome: servirà a chi
presume di vincere le prossime elezioni regionali a formare le
liste, perché si dirà ai candidati che non concorrono solamente
per il primo e il secondo posto, anche il terzo potrebbe essere
utile perché poi faremo assessore il primo degli eletti, e
quindi, varrà per tutti chi presume di vincere le elezioni.
Credo che sia una distorsione del sistema perché è questa la
motivazione reale. Se oltre il listino mettiamo anche questo
modo ulteriore di drogare una competizione elettorale, credo che
non sia assolutamente accettabile.
Parlavo di risposte concludenti perché nel subemendamento sono
queste le norme che sono state riproposte nonostante le nostre
eccezioni. E' stata reintrodotta anche la materia riguardante
l'ordinamento degli enti locali. Anche in questo caso noi
avevamo fatto un'eccezione di irricevibilità delle norme perché
sono norme a parte che nulla hanno che vedere con l'oggetto del
disegno di legge al nostro esame.
E voglio citare, forse l'ha fatto anche qualche altro, il
Presidente dei senatori di Forza Italia il quale aveva proposto
che questa materia - forse pensava a tutta la legge e, forse, lo
pensava con diverse motivazioni - tornasse in Commissione, così
come è giusto e normale che fosse, per poter essere sottoposta
nel merito alla Commissione competente e, quindi, valutata così
come vuole il nostro Statuto, così come vuole per qualsiasi
disegno di legge il nostro Regolamento.
La risposta fornita dall'assessore D'Aquino che ha firmato il
subemendamento invece è che si può continuare a proporre questo
gruppo di norme che noi continuiamo a contestare.
Non riusciamo ancora a comprendere lo sbarramento imposto,
anche a livello comunale e provinciale, non riusciamo ancora a
comprendere a norma che continua a sussistere secondo cui il
consigliere comunale che diventa assessore viene sostituito.
Le stesse considerazioni fatte per il deputato supplente
valgono anche per il consigliere supplente. Non mi soddisfa,
anche la proposta viene da parte politica a me vicino, l'ipotesi
di reintrodurre la compatibilità tra consigliere comunale e
assessore.
Dal 1990 si è fatto una scelta ben precisa, quella di
differenziare anche le funzioni. Il consigliere ha una funzione
di controllo, la giunta ha una funzione esecutiva; non si possono
mischiare necessariamente le due funzioni. Ritengo sia l'una che
l'altra delle ipotesi sottoposte assolutamente incongrue
rispetto alla scelta di fondo fatta per l'ordinamento degli enti
locali.
Sono soddisfatto che sia stato abolito quell'obbrobrio
giuridico che immaginava di prevedere il voto del Consiglio
comunale per dare la possibilità al Sindaco di revocare un
proprio Assessore.
Mi illudo che siamo stati ascoltati da questo punto di vista,
anche se su qualche autorevole quotidiano è stato scritto che non
siamo stati affatto noi a convincere questo Governo, bensì
qualche autorevole esponente politico...
IOPPOLO L'importante è il risultato
SPAMPINATO Infatti, è quello che ho detto, sono comunque
contento.
Vengono introdotte ancora, con il subemendamento all'esame,
norme di cui non si trova traccia né nell'originario disegno di
legge né nel subemendamento, quindi in assoluta e palese
violazione dei più volte citati articoli 111 e 112 del nostro
Regolamento che prevedono la possibilità di presentare in Aula
emendamenti e subemendamenti, ma solo a correzione del testo
originario.
Qui, invece, sono proposte norme, nel subemendamento all'esame,
di cui non troviamo traccia - lo ribadisco - né nel disegno di
legge originario, né, tanto meno, nel subemendamento: non riesco
a capire in che maniera sia possibile far ciò.
Continuano ad esistere alcune norme, su cui non mi ripeto per
l'ennesima volta, riguardanti la democrazia paritaria, ma vorrei,
quanto meno dagli uffici, una risposta a un quesito già posto:
una parte di quello che è il comma 5 dell'emendamento 3 bis,
riproduce totalmente, parola per parola, parte stessa di un
articolo che abbiamo già votato, ovvero il comma 8 dell'articolo
2, laddove è scritto che tutti i candidati di ogni lista
regionale, dopo il capolista, devono essere inseriti secondo un
criterio di alternanza tra uomini e donne . Ebbene, queste stesse
parole sono contenute nel comma 8 dell'articolo 2. Mi chiedo,
approviamo una legge dove sono contenute, per due volte, in
distinti periodi, queste stesse parole?
E, sempre rimanendo in tema, a proposito di questa norma, mi
spiegate - non parlo più della presa in giro fatta a tutti i
siciliani, non solo alle donne, rispetto alla sanzione e non
piuttosto alla irricevibilità - una volta che si prevede che
tutti coloro che sono inseriti nel listino diventano deputati,
che senso ha metterli alternati, uomo e donna? Forse, solo per
una questione estetica, non certo per una questione giuridica,
soltanto per una questione estetica.
Allora, potremmo decidere di mettere prima tutte le donne,
tanto è la stessa cosa
Tutti coloro che sono nel listino, infatti - lo ripeto -
diventeranno deputati. Che senso ha prevedere un'alternanza uomo
donna?
VIRZI' Si potrebbero mettere prima le donne per cavalleria
SPAMPINATO Ma tanto questa norma non verrà applicata, lo
sappiamo, almeno da una parte politica non sarà applicata e non
sarà un dettaglio: e anche qui contesto quello che è stato detto
dal presidente Formica il quale ci diceva che con questa norma,
prevedendo la sanzione, invece che la irricevibilità, il
principio rimane salvo. Resterà soltanto un principio contenuto
in questa norma Una parte politica non lo adotterà mai Di
questo dobbiamo esserne certi.
Ha detto perfettamente il collega, il principio resterà salvo,
ma resterà soltanto un principio
Mi avvio alla conclusione del mio intervento. Sostanzialmente,
sono state dette tutte le eccezioni che si sono concretizzate in
emendamenti.
Da parte nostra, auspichiamo che poi, concretamente, un'Aula
più attenta possa, nel dettaglio e nel singolo emendamento,
appunto, determinare condizioni migliori per approvare la legge.
Rivolgo infine il solito appello. L'appello che è stato rivolto
da tutti i deputati del centrosinistra, che rivolgo ancora una
volta agli amici e colleghi del centrodestra: auspico che quella
che è la condizione peggiore di democraticità contenuta in questo
disegno di legge, ovvero, creare le condizioni perché partiti
storicamente presenti non nel territorio, ma nella società, nella
cultura siciliana, non vengano esclusi.
Io credo, anzi ne sono convinto, anche se un po' deluso
dall'andamento della discussione, ebbene, sono ancora convinto
che c'è la possibilità di procedere, così come diceva l'onorevole
Lo Curto ieri, ad un momento di riflessione, al fine di
verificare se si può arrivare - questa è la nostra volontà - ad
una legge che è un obbligo per questa Assemblea regionale che,
appunto, deve dotarsi di una disciplina che noi vogliamo
fortemente, la migliore delle leggi possibili.
Ecco perché concludo rivolgendo, ancora una volta, l'invito a
voler riflettere, ancora per un momento, così da esitare una
legge quanto più possibile condivisa.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà.
PANARELLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, i giornali
di stamattina ci dimostrano che il dibattito sulla legge
elettorale è fortemente condizionato da valutazioni ed opinioni
esterne a questa stessa Aula che ne condizionano, però,
pesantemente gli esiti.
E' singolare che, per esempio, due esponenti autorevoli del
centrodestra, il ministro Micciché ed il capogruppo dell'UDC,
nostro collega, onorevole Cintola, abbiano sostenuto due
posizioni - naturalmente al di fuori di un dibattito trasparente
e nella sede deputata - che hanno determinato un ulteriore
aggravamento dello stesso dibattito in Aula e dello sforzo che si
sarebbe dovuto fare per deliberare una normativa in campo
elettorale che fosse la più efficace possibile e che avesse
parimenti il massimo consenso possibile.
Credo che non si possa non sottolineare la singolarità del modo
di intervenire da parte dell'onorevole Micciché, anche se la
norma che lui ha contestato platealmente, nonché gli argomenti
addotti per contestarla, dal mio punto di vista, sono largamente
condivisibili: immaginare, infatti, per il Sindaco, la
possibilità di revocare o nominare un Assessore, passando per il
gradimento del Consiglio comunale, come dice l'onorevole
Miccichè, snatura profondamente la legge istitutiva dell'elezione
diretta del Sindaco e del Presidente della provincia.
E' inaccettabile, tuttavia, non solo per i colleghi del
centrodestra, che dovrebbero sentirsi offesi, ma per l'intero
Parlamento, che un'iniziativa di questo genere avvenga in forme
così plateali e clamorose di sconfessione di coloro che pur,
sbagliando dal mio punto di vista, avevano comunque
legittimamente proposto un emendamento di quel tenore.
Lo dico e lo sottolineo perché credo che sia, in qualche
maniera, la dimostrazione delle difficoltà incontrate nel corso
di queste settimane per affermare un confronto limpido e
trasparente, anche tra posizioni diverse, al fine di tentare di
dotarci di una legge elettorale utile per il Parlamento e per la
Sicilia.
Lo stesso subemendamento qui presentato dal Governo - che
immagino non sia l'ultimo, ma il primo di una ulteriore serie
che potremo trovare, circola voce che ci sarà un subemendamento
per sopprimere la prevista riduzione delle indennità per i
consiglieri di quartiere... -
PRESIDENTE Questo subemendamento è stato ritirato...
PANARELLO Ad ogni modo, immagino che ce ne potranno essere
anche altri e potremmo, quindi, continuare a discutere in assenza
di un confronto e di uno sforzo comune per avere un sistema
elettorale che sia funzionale ed elimini, per quanto è possibile,
i problemi ripetutamente evocati.
Il subemendamento all'esame mantiene previsioni inaccettabili,
anzi confermando un modo di procedere discutibile.
Voglio fare l'esempio che a me sembra più evidente. Si
reinterviene, con il subemendamento, sulla questione delle
incompatibilità e delle ineleggibilità tra la carica di deputato
e quella di sindaco e di assessore.
Ora, la modifica dell'attuale normativa sulla incompatibilità,
evidentemente, nasceva da un'opinione diffusa nell'Assemblea
circa l'inopportunità di esercitare due incarichi, entrambi
importanti: tutte le modifiche introdotte, tutte le deroghe
definite in quell'emendamento stesso creano una condizione, dal
punto di vista normativo, così pasticciata, che credo sia utile
eliminare del tutto, lasciando il regime delle ineleggibilità e
delle incompatibilità così com'è, ad evitare di segnalare, anche
per questa via, un modo di intervenire sulle questioni che,
invece di creare situazioni limpide e omogenee, determina
ulteriori differenze e distorsioni.
Nel subemendamento non vengono affrontate - e ciò quindi non
aiuta a sbloccare la situazione - le due questioni che il
centrosinistra aveva posto con tutta evidenza e, cioè, il fatto
che si fosse intervenuto, con il primo maxi-emendamento, su
materie sulle quali ci eravamo già pronunciati per il rilievo che
hanno; inoltre, altra questione concerne la democrazia paritaria
e la rappresentanza di genere, sia pure nel cosiddetto listino,
e, ancora, quella che disciplina la quantità del premio di
maggioranza da assegnare alla coalizione vincente.
Entrambe le questioni sono lasciate tali e quali e, quindi, il
subemendamento non affronta i nodi che una parte del Parlamento
aveva sottolineato senza dimenticare che, nonostante il dibattito
ampio che qui si è sviluppato, non si vuole tener conto
adeguatamente della questione circa la rappresentanza di forze
significative, a partire da Rifondazione comunista, questione
rispetto alla quale, lo ribadisco, da parte della maggioranza,
non si ritiene di dovere discutere.
Tutti questi elementi confermano una situazione di
contrapposizione che è del tutto sbagliata in linea di principio
ma, soprattutto, negativa perché rischia di produrre uno
strumento assolutamente inutilizzabile e che, quindi, non aiuta
la crescita della democrazia nella nostra società rischiando così
di rendere più complicato il rapporto tra questa importante
istituzione e la società siciliana.
PRESIDENTE Per assenza dall'Aula, decadono dalla facoltà di
intervenire gli onorevoli Villari, Oddo e Capodicasa.
Non essendoci altri iscritti a parlare, si passa al
subemendamento sub 3 bis 1 dell'onorevole Barbagallo. Per assenza
in Aula del firmatario, lo dichiaro decaduto.
Si passa al subemendamento 3 bis 2 del Governo.
PISTORIO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PISTORIO Signor Presidente, per poter dare correttamente il
parere della Commissione, abbiamo bisogno di aver prima i testi
degli emendamenti...
PRESIDENTE Invito gli assistenti parlamentari a fornirne
copia. Pongo in votazione il subemendamento 3 bis 2. Il parere
della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento sub 3 bis.3 del Governo.
Sull'ordine dei lavori
CRACOLICI Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, ci sono emendamenti soppressivi
dell'intero subemendamento presentato dal Governo.
Credo che per norma regolamentare, occorra partire,
preliminarmente, dal subemendamento più lontano, che è appunto
quello soppressivo dell'intero subemendamento; successivamente,
potrà procedersi con quelli modificativi.
FLERES Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, desideravo
fare una proposta operativa.
Essendoci due emendamenti a firma del Governo, poiché il
subemendamento 3 b incide in maniera netta sul subemendamento 3
bis, quello principale del Governo, la proposta che mi permetto
di fare è di consentire un riordino di questi due stessi
emendamenti per poter procedere soltanto ad una votazione.
Questo determinerebbe, sostanzialmente, una semplificazione nei
lavori successivi, in quanto tutti gli altri subemendamenti, a
firma dei deputati, verrebbero ad incidere solo nelle parti non
soppresse e non anche su quelle altre che, invece, decadrebbero
votando il subemendamento del Governo stesso.
Questa è la mia proposta. Se la Presidenza la condivide, ci
vuole un attimo per procedere alla riformulazione.
PRESIDENTE Condivido quanto da lei detto. Do lettura della
seguente nota che chiarisce gli effetti che deriverebbero
dall'approvazione del subemendamento sub 3 bis del Governo
all'emendamento 3 bis R:
"In caso di approvazione del subemendamento Sub 3 bis, restano
in vita i seguenti commi dell'emendamento 3 bis originario:
comma 2 (termine in caso di conclusione anticipata della
legislatura) e relativi emendamenti;
comma 4 emendamento tecnico connesso al precedente comma 2 ed
emendamento 3 b 96
comma 5 (equilibrio dei sessi) e relativi emendamenti
comma 6 e emendamento 3 b 98
comma 7 (surrogazioni), tranne punto 4
comma 8 (ordinamento degli enti locali), tranne punto 6
comma 9 (disposizioni transitoria lista regionale)".
Resta, inoltre, in vita l'emendamento aggiuntivo 3 b 54.
Presidenza del presidente Lo Porto
SPEZIALE Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, lei ha appena posto in votazione
l'emendamento 3 bis. A questo emendamento sono stati presentati
subemendamenti soppressivi dei singoli commi ed è stato chiesto
agli Uffici di trasformare i subemendamenti all'emendamento 3 b
come subemendamenti all'emendamento 3 bis. Per tale motivo
ritengo che, prima di procedere all'esame dell'intero articolato,
bisognerebbe procedere all'esame dei subemendamenti soppressivi o
modificativi a partire da quelli relativi al comma 1.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, in
riferimento a quanto suggerito dall'onorevole Fleres, veniva
proposto di votare il subemendamento sub 3 bis, che cancellerebbe
alcune parti del maxi emendamento del Governo. Questo
subemendamento, però, non si limita soltanto a cassare alcune
parti dell'emendamento originario ma, in alcuni parti, riscrive
l'emendamento stesso.
Pertanto, non vorrei che votando la proposta dell'onorevole
Fleres di fatto non solo votiamo ciò che cassiamo
dall'emendamento originario, ma esprimiamo un giudizio rispetto
al quale, invece, sono stati presentati subemendamenti
soppressivi, un giudizio confermativo che poi difficilmente
potremo cambiare.
Propongo quindi di votare il subemendamento per parti separate,
in modo tale che risulti chiaro cosa stiamo cassando
dall'emendamento originario, e prima di procedere alla votazione
delle parti di riscrittura votare il subemendamento soppressivo
dell'intero comma. E questo perché poi la procedura diventa poi
sostanza e non vorrei che ci incartiamo nel meccanismo con il
quale noi procediamo.
PRESIDENTE Onorevole Fleres, la proposta che lei ha appena
fatto non riguardava le questioni sollevate in questo momento
dall'onorevole Cracolici. La prego di puntualizzare la sua
proposta.
FLERES Signor Presidente, la teoria che sostenevo era quella
della riscrittura del maxi emendamento. Ho chiesto di sospendere
brevemente l'Aula affinchè il Governo potesse sistemare
l'emendamento di riscrittura, evitando così di fare due
votazioni.
Peraltro, signor presidente, ci siamo accorti che al comma 1
c'è sostanzialmente una cacofonia perché è stato scritto In via
di prima applicazione, a partire dalla 14 legislatura.
PRESIDENTE Questo è stato già corretto.
FLERES Sì, ma è stato corretto lasciando la dicitura A
partire dalla quattordicesima legislatura. Ma siccome ci sarà poi
una ricaduta nei Comuni e nelle Province, lì non c'è la
quattoridicesima legislatura, è quindi sarebbe più opportuno
che rimanga a prima dizione cioè In via di prima applicazione .
PRESIDENTE Non sorgendo osservazioni, accolgo la richiesta di
sospensione avanzata dall'onorevole Fleres. La seduta è sospesa
per 5 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18.35, è ripresa alle ore 19.10)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE Comunico che è stato presentato dal Governo
l'emendamento 3 R interamente sostitutivo dell'emendamento
aggiuntivo 3 bis R, che assorbe i subemendamenti sub 3 bis e sub
3bis 3.
Nell'attesa che venga distribuito, rendo noto che presenta un
errore materiale che va così corretto: L'articolo 3 del disegno
di legge n. 850/A è sostituito dal seguente', va cambiato con le
parole è aggiunto il seguente', perché l'articolo 3 è già stato
approvato.
Pongo congiuntamente in votazione i subemendamenti 3 b 8.1 e 3
B 1, in quanto di identico contenuto, interamente soppressivi
dell'emendamento 3 bs R. Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole
si alzi.
(Non sono approvati)
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti di identico
contenuto 3 b 93, 3bis 2 e 3 b 43, soppressivi del comma 1
dell'emendamento 3 bis R.
CRACOLICI Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
Votazione per scrutinio segreto gli emendamenti di identico
contenuto 3 b 93, 3bis 2 e 3 b 43, soppressivi del comma 1
dell'emendamento 3 bis R.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Ferro, Ortisi
Panarello,Papania Spampinato,Tumino, Villari e Zago)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto degli
emendamenti di identico contenuto 3 b 93, 3bis 2 e 3 b 43,
soppressivi del comma 1 dell'emendamento 3 bis R.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione :
Presenti e votanti 59
Maggioranza 30
Favorevoli 22
Contrari 37
(L'Assemblea non approva)
Pongo in votazione il subemendamento 3 b 58.
Chi è favorevole resti seduto; chi è si alzi. contrario
(Non è approvato)
Congedi
PRESIDENTE Comunico che gli onorevoli Cintola, Cuffaro,
Ardizzone, Dina, Neri e Granata hanno chiesto congedo per la
seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende la discussione del disegno di legge
PRESIDENTE Si passa al subemendamento 3 b 42 a firma
dell'onorevole Ferro.
Richiesta di verifica del numero legale
FORGIONE Chiedo la verifica del numero legale.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Capodicasa, Ferro,
Panarello e Liotta.)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per la verifica del numero
legale.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della verifica
PRESIDENTE Proclamo l'esito della verifica del numero
legale:
Presenti 48
(L'Assemblea è in numero legale)
Si passa all'emendamento 3 b 42. Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali.Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti
seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 b 3 . Onorevoli colleghi, vi informo
che su questo emendamento deve essere sorto qualche problema,
infatti, c'è un punto che non corrisponde con il testo citato, di
conseguenza si dovrà votare soltanto la parte finale: eliminare
le parole il quale assume le funzioni di deputato supplente . Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti
seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 bis 4 . Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 bis 5 . Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti
seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa agli emendamenti al comma 2 dell'emendamento 3 bis R.
Pongo congiuntamente in votazione, in quanto di identico
contenuto, gli emendamenti soppressivi 3 b 94 e 3 bis 6. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non sono approvati)
Si passa agli emendamenti al comma 3 dell'emendamento 3 bis R.
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 95 interamente soppressivo
del comma. Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 b 7. . Lo pongo in votazione Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti
seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 3 bis 8 e 3
b 79 di identico contenuto. Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non sono approvati)
Si passa all'emendamento 3 bis 9.Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti
seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 bis 10. Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE . Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 bis 11 . Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 bis 12 . Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE . Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 bis 53. Lo dichiaro superato.
Si passa all'emendamento 3 bis 13 di identico contenuto
dell'emendamento 3 bis 41.
Li pongo congiuntamente in votazione. Il parere della
Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non sono approvati)
Si passa all'emendamento 3 b 55.
ORTISI Chiedo di parlare per illustrare brevemente il
contenuto dell'emendamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare
notare che questo emendamento potrebbe evitare la censura del
Commissario dello Stato perché, ancorché incompatibili le due
cariche di Assessore provinciale e di deputato regionale, siccome
si tratta di deroga che prevedete per i sindaci e gli assessori
dei comuni, potrebbe sembrare indirizzato ad personam' ai
presenti in questa Aula se, in linea teorica, non si aggiungesse
anche la dizione assessore provinciale'.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Mi rimetto alla volontà dell'Aula.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Mi rimetto alla volontà dell'Aula.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3 b 72. Lo dichiaro superato.
Si passa al subemendamento 3 b 96, soppressivo del comma 4
dell'emendamento 3 bis R.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa agli emendamenti al comma 5 dell'emendamento 3 bis R.
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 97.
Si passa all'emendamento 3 bis 96 .
SPEZIALE Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 3b 97
(Gli onorevoli Capodicasa, Cracolici, Ferro, Spampinato,
Villari e Zago si associano alla richiesta)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale del
subemendamento 3 b 97 e ne proclamo l'esito:
Presenti e votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 27
Contrari 34
Astenuto 1
(L'Assemblea non approva)
Si passa all'emendamento 3 b 83.
SPEZIALE Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 3b 83
(Gli onorevoli Capodicasa, Cracolici, Ferro, Spampinato,
Villari e Zago si associano alla richiesta)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto del
subemendamento 3 b 83 e ne proclamo l'esito:
Presenti e votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 26
Contrari 36
(L'Assemblea non approva)
Si passa all'emendamento 3 b 40. Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CASCIO assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
trasporti. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 bis14. Lo pongo in votazione
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CASCIO assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
trasporti. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 b 44. . Lo pongo in votazione
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CASCIO assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
trasporti. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 b 30. Lo pongo in votazione
SPEZIALE Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 3b30
(Gli onorevoli Capodicasa, Cracolici, Ferro ,Giannopolo, Tumino
e Villari si associano alla richiesta)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento 3 b 30 e ne proclamo l'esito:
Presenti e votanti 60
Maggioranza 31
Favorevoli 22
Contrari 38
(L'Assemblea non approva)
Si passa all'emendamento 3 b 82.
SPEZIALE Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 3b 82
(Gli onorevoli Capodicasa, Cracolici, Ferro ,Giannopolo, Tumino
e Villari si associano alla richiesta)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento 3 b 82 .
SPEZIALE Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, intervengo solo per dichiarare
il voto ovviamente favorevole all'emendamento da me presentato,
ma soprattutto perché voglio, così come ho fatto, nell'ambito
della discussione generale, che rimanga traccia di una mia
posizione circa la costituzionalità e la regolarità della
procedura seguita dalla Presidenza dell'Assemblea in materia di
rivisitazione di una norma già approvata.
Noi con questo emendamento al comma 5 siamo intervenuti
su norme già esitate dall'Aula sulle quali l'Aula si era già
espressa. Io preannuncio che farò ricorso formale al Commissario
dello Stato.
SPAMPINATO Non soltanto tu.
SPEZIALE Io lo farò, se poi tu ti accoderai ne sono
contento. Presenterò ricorso formale perché ritengo che non solo
abbia costituito un precedente sbagliato quello seguito dalla
Presidenza e dall'Aula ma contemporaneamente abbia di fatto
stravolto una norma che aveva sancito già il principio
dell'alternanza di genere nel listino.
Aveva sancito con il termine devono' anche il fatto che non
poteva più essere modificata nel corso dei lavori d'Aula.
Il fatto che l'Aula sia intervenuta a posteriori stravolgendo
la norma prevista all'articolo 2.108 ci indurrà a presentare
regolare ricorso al Commissario dello Stato.
ORTISI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, al di là del ricorso formale che
anche noi della Margherita faremo al Commissario, chiederemo di
essere auditi dallo stesso.
CAPODICASA Ma quale ricorso formale
ORTISI Onorevole Capodicasa, chiederemo di essere auditi che
è un nostro diritto. Io credo che i complimenti ricevuti durante
tutta la giornata dovrebbero tradursi colleghi in atti
conseguenziali, altrimenti significano una discrasia fra
l'atteggiamento pirandelliano formale e il fatto sostanziale che
molti di voi sono etero-diretti da un ventriloquo che aleggia in
questa Aula e che si chiama onorevole Miccichè.
PRESIDENTE Indìco la votazione per scrutinio nominale del
subemendamento 3 b 82 e ne proclamo l'esito:
Presenti e votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 25
Contrari 36
Astenuto 1
(L'Assemblea non approva)
Si passa all'emendamento 3 b 57.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CASCIO assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
trasporti. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa agli emendamenti 3 b 20 e 3 b 39, di identico
contenuto. Li pongo congiuntamente in votazione.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CASCIO assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
trasporti. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non sono approvati)
Si passa all'emendamenti 3 b 1940.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CASCIO assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
trasporti. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione.
LIOTTA Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LIOTTA Signor Presidente, la presenza della mia firma negli
emendamenti chiarisce quale è la posizione, mia personale e del
mio gruppo a proposito della sanzione prevista nel caso in cui si
contravvenga alla regola della presenza femminile nelle liste.
Quindi questo emendamento va interpretato soltanto come una
volontà di correggere quello che mi sembra un errore tecnico che
si sta commettendo: la sanzione prevista giunge fino a un massimo
del 50 per cento, il che significa letteralmente che è possibile
una graduazione della sanzione del 5, 10,15, del 30, fino al 50
per cento.
Ovviamente è una cosa assolutamente illogica, se sanzione deve
esserci, essa deve essere prescrittiva e quindi non può essere
lasciata né alla discrezionalità, all'arbitrio di chi deve
decidere quale è la sanzione che deve essere comminata, né a un
ulteriore successivo atto regolamentare perchè non mi pare che
questa sia una legge programmatoria; si sta stabilendo una
sanzione, credo che si farebbe bene ad eliminare fino a un
massimo .
CRACOLICI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire per
dichiarazione di voto per l'emendamento successivo che è a mia
firma: In ogni caso, ritengo opportuna la questione che ha posto
il collega Liotta anche in riferimento al fatto che l'organo che
dovrebbe comminare la sanzione, è un organo dello Stato il quale
non opera in ragione della legge regionale. Quindi noi stiamo
scrivendo di un organo che deve decidere su una legge della
regione che non è la Regione. Il che mi sembra del tutto assurdo.
Io sono rispettoso dei consigli che elargisce il collega
Capodicasa il quale con la sua lunga esperienza in questo
Parlamento sa sempre quali sono i modi più appropriati per
rivolgersi eventualmente a organi terzi.
Credo che questa sia una delle materie in cui spero il
Commissario dello Stato, considerato che in Aula non si riesce a
discutere neanche dell'italiano, spero che il Commissario dello
Stato possa in qualche modo cancellare questa che è una norma
assolutamente assurda.
SAVARINO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SAVARINO Signor Presidente, chiedo l'attenzione della
Commissione e dell'assessore D'Aquino. Effettivamente, le
argomentazioni dei miei colleghi sono convincenti, tant'è che
anche io avevo fatto rilevare una incongruenza in questo
emendamento, al di là del valore tecnico, anche nella compiutezza
di un emendamento che comporta una sanzione talmente vaga che
diventa quasi inapplicabile.
La mediazione che propongo io per risolvere il problema è che
la Commissione o l'Assessore possano subemendare demandando anche
a un decreto del Presidente della Regione la formulazione di una
sanzione che possa essere anche commisurata al tipo di violazione
che viene commessa dai partiti. Questa è la stessa soluzione che
ha individuato l'onorevole Prestigiacomo, ministro di questo
Governo di centro-destra, sia per le elezioni europee che so
adesso avere stabilito per la proposta di riforma che ha già
depositato alla Camera e al Senato. Quindi si demanda al
Presidente della Regione che, in relazione al tipo di violazione,
possa essere commisurata la sanzione da applicare con un tetto
massimo, magari, ma che ci sia una certezza, entro centottanta
giorni dalla pubblicazione della legge. Questa può essere una
proposta.
PRESIDENTE Onorevole Savarino, purtroppo bisogna formalizzare
per iscritto ed io non sono in grado di mettere in votazione la
sua intelligente proposta.
SAVARINO Io chiedo che la faccia propria la Commissione, io
non posso formalizzarlo perchè siamo in Aula. Io sono un
deputato, non sono un Capogruppo.
PISTORIO La Commissione apprezza la proposta e se mi date tre
minuti formalizziamo un sub- emendamento. Propongo
l'accantonamento. Condividiamo lo spirito. Anche il Governo è
d'accordo.
PRESIDENTE Su richiesta dell'onorevole Pistorio, a nome della
Commissione, dispongo l'accantonamento dell'emendamento 3 b 19.
Si passa al subemendamento 3 b 84, relativo alla composizione
delle liste per il rinnovo dei consigli comunali e provinciali.
CRACOLICI Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, questo emendamento si propone di
fare un atto di equità visto che questa Aula e questo Governo, io
ribadisco il fatto che questa è una legge sostanzialmente del
Governo, si è prodigato di occuparsi dei comuni, ha introdotto lo
sbarramento del 5 per cento, ha introdotto una serie di norme
sull'incompatibilità. Si è dimenticato, stranamente, di riportare
ciò che stiamo prevedendo, seppure in maniera ridicola, faccio
notare che abbiamo approvato una norma inapplicabile,
fortunatamente l'abbiamo approvata, poiché io sono convinto che
quella norma non si debba applicare. Abbiamo approvato qualche
minuto fa che ogni genere deve essere rappresentato per due
terzi. Fino ad un massimo di due terzi ed un minimo di un quarto.
Se ogni genere deve essere di due terzi c'è qualcuno che non
rappresenterà alcun genere nelle liste.
PISTORIO Fino ad un massimo.
CRACOLICI Continua ad essere sbagliato, onorevole Pistorio,
tecnicamente.
Detto questo in ogni caso questo emendamento si propone di
prevedere che per le liste dei consigli comunali e dei consigli
provinciali si affermi lo stesso principio con il quale si fanno
le liste per le elezioni regionali, cioè prevedere la quota di
presenza femminile nelle liste ai consigli comunali e nelle liste
ai consigli provinciali.
SPEZIALE Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale
Votazione per scrutnio nominale dell'emendamento 3b84
.(Gli onorevoli Capodicasa, Ferro, Giannopolo, Raiti,
Spampinato e Tumino si associano alla richiesta)
MOSCHETTO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MOSCHETTO Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei
fare riflettere il Governo e il Presidente della Commissione che
l'applicazione di questo emendamento, di fatto, impone, anche
nei consigli comunali sotto i 10.000 abitanti con liste da 15
candidati, avere un terzo di donne.
Io sono per le donne, dovunque candidate, ma riteniamo di
enorme difficoltà attuativa, per la formazione delle liste.
La realtà del mio intervento è una riflessione, se è opportuno
o meno, dal punto di vista politico, vincolare le liste con
rappresentatività non politicizzate ma solo accampaticce per
riempitivo.
Questo è il senso del mio intervento e invito il Governo ad una
riflessione su questo emendamento.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Desidero motivare il parere. In linea di principio
la questione posta è corretta: si tratta di estendere una
valutazione di quest'Assemblea concernente la lista regionale a
comuni e province.
Comprendendo la difficoltà di applicazione è chiaro che i
parlamentari valuteranno autonomamente ma la Commissione, in
termini di collegialità, ritengo che non possa respingere questa
ipotesi di estensione di una previsione riservata all'Assemblea.
FORGIONE Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, io ovviamente sono favorevole a
questo emendamento perchè ritengo davvero schizofrenica un'Aula
che prevede una sorta di riequilibrio della rappresentanza nei
livelli alti delle istituzioni, l'Assemblea regionale, e poi
questo problema non esiste più negli altri livelli istituzionali
laddove, tra l'altro, il legame più direttamente espressione del
territorio tra la rappresentanza ed i rappresentati imporrebbe,
lì davvero, un riequilibrio di genere.
Un'altra cosa io ritengo intollerabile, che quando si parla
degli uomini si parla di soggetti politicizzati e pronti ad
essere candidati, quando si parla delle donne, come ha parlato
prima il deputato di Forza Italia, invece, si parla come si può
imporre di inserire nelle liste soggetti non politicizzati.
Se la cultura politica, la qualità della rappresentanza, la
politicizzazione delle liste la misuriamo sulla base delle
differenze tra uomini e donne, vuol dire che ancora siete davvero
al medio evo, del resto state facendo una legge medioevale.
LO CURTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, veramente
quello che accade in quest'Aula ha dell'incredibile. Ha
dell'incredibile valutare come quest'Aula sta procedendo in
direzione di una legge, la legge di riforma del sistema
elettorale in Sicilia dove, annunciando un principio, non è
conseguenziale rispetto alle condizioni che potranno determinare
l'elezione di uomini e donne.
Si continua a manifestare l'arbitrio, il pregiudizio che poi
configurano il privilegio degli uomini di accedere alle assemblee
elettive e questo è veramente indegno e inqualificabile.
Abbiamo fatto di tutto, abbiamo cercato la convergenza
possibile ...
SPEZIALE Questa è la destra.
ACIERNO Sei l'eccezione che conferma la regola.
LO CURTO . L'onorevole Acierno bene farebbe a tacere perchè, se
vuole, potrà trovare spazio qui, dovrà chiarire a quale partito
appartiene, visto che è autosospeso. Io rappresento sicuramente
il principio di democrazia che voglio difendere: non c'è
democrazia se non c'è democrazia paritaria. L'ho detto ieri sera
e quest'Aula sta consumando in maniera veramente indegna e
vergognosa l'umiliazione degli uomini e delle donne, la
castrazione anche degli uomini che potevano avere una buona
occasione qui di dimostrare che non temevano l'elezione delle
donne.
E' il potere che si autoriproduce. Questa è la verità e lo
voglio dire senza timore, lo voglio dire a briglie sciolte, con
quella libertà per la quale sono stata eletta. Gli uomini hanno
paura delle donne, perchè noi donne, evidentemente,
rappresentiamo ciò che gli uomini non sono e ciò che gli uomini
temono.
E mi dispiace dire questo, signor Presidente, sono amareggiata
nel dirlo perché io spero, io sono madre, sono donna, compagna di
un uomo, sono madre degli uomini e come tale vorrei avere uomini
che avessero la capacità di difendere il loro privilegio, i loro
diritti, confrontandosi alla pari con le donne.
Invece non è così. Si vuole negare questa parità ed è una
palese violazione di quanto stabilito dalla Costituzione e di
quanto stabilito dall'articolo 3 dello Statuto dei siciliani.
Lo voglio dire perché rimanga a memoria di quest'Aula quello
che si sta commettendo e lo voglio dire con quanto fiato ho in
gola, con quanto possono i miei polmoni, perché ritengo una
mortificazione della democrazia, non dei diritti soltanto delle
donne, perché non c'è democrazia se non c'è il diritto degli
uomini e delle donne alla pari.
Si continua a perpetuare un modo veramente abnorme di concepire
il sistema del voto; si vuole continuare e lo avete dimostrato,
cari colleghi, nel momento in cui avete negato il diritto, anche
nel listino , di potere essere eletti alla pari con gli uomini
da parte delle donne.
Non ho capito perché. Non ho capito, non condivido. Dovreste
davvero vergognarvi perché è inaccettabile quest'azione di
prepotenza che viene consumata; viene consumata perché? Io me lo
chiedo. L'opera di moralizzazione della politica passa anche
attraverso le donne e nessuno questo lo dice. Ebbene va detto
anche questo. Probabilmente il potere che si riproduce ha bisogno
solo degli uomini, così come hanno bisogno degli uomini anche
atteggiamenti di collusione e atteggiamenti che non hanno nulla a
che vedere con la legalità.
E allora io invito, ancora una volta, quest'Aula a determinare
condizioni perché la parità sia un principio, non soltanto
annunciato, ma praticato attraverso le leggi e il processo
culturale va determinato attraverso condizioni certe di elezioni.
Questo dobbiamo avere il coraggio di dirci e questa capacità di
non dire le cose, l'ipocrisia di quest'Aula.
Noi donne che invochiamo privilegi, onorevole Moschetto? Non
invochiamo privilegi ci vogliamo candidare, vogliamo misurarci
con il corpo elettorale.
D'altra parte, quando le donne serviamo, ci mettete in lista; i
partiti le cercano alcune donne perché sanno che hanno un valore
aggiunto e portano un valore aggiunto. E' di questo che dobbiamo
discutere e nessuno ne parla ed è indegno quello che si è
consumato, è una pessima pagina per la democrazia della nostra
Regione e del nostro Paese, una pessima pagina di cui ciascuno si
dovrà vergognare nel momento in cui avete utilizzato tutti gli
strumenti e tutte le armi per bloccare un processo.
L'ho detto ieri, il 61 a 0 è stato un 61 a 0 contro le donne in
Sicilia; ma perché non c'erano donne che in Sicilia potevano
candidarsi nel maggioritario? Tutte le donne sono imbecilli,
deficienti e cretine, non adeguate, non strutturate dal punto di
vista di una coscienza politica, di una formazione politica?
Ebbene, non è così. Anche il più mediocre degli uomini è
valorizzato quando il sistema consente di essere messo lì per
potere ottenere il consenso. Ed è un dramma vedere quello che si
sta consumando in quest'Aula; è un dramma il senso
dell'impotenza, il dovere retrocedere, subire questa violenza e
non parlo certamente per difendere una prerogativa personale, mi
sono già candidata, mi sono sempre candidata e sono sempre stata
eletta. Significa che qualche cosa valiamo noi donne; significa
che gli uomini non devono temere le donne, non devono temerle,
anzi, al contrario, se vogliamo cambiare le regole del gioco, se
davvero ci crediamo, dobbiamo metterci insieme, dobbiamo creare
le condizioni di una democrazia paritaria nella quale integrare
le nostre competenze, sensibilità, intelligenze, modi di essere e
di vedere la politica, lo sviluppo, l'economia, il progresso, la
scienza; lì su questo terreno, sul terreno della politica ci
dobbiamo confrontare, non sul terreno dei numeri dove,
evidentemente, questa è una battaglia a perdere e lo è
certamente, visto che in quest'Aula ci siamo soltanto tre donne
presenti.
E' drammatico dovere subire, ma io subisco ma non in silenzio,
in silenzio non subirò mai.
Che rimanga agli atti Presidente.
Non è uno sfogo, è un atto di affermazione di libertà e di
dignità umana.
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, soltanto due osservazioni, perché
io non mi scandalizzo della misoginia di alcuni colleghi. Non mi
sono scandalizzato della misoginia di Euripide e di Giovenale,
per accontentarla, non mi scandalizzerò della misoginia di
Moschetto o di Formica.
Mi scandalizzo della ipocrisia per la quale ancora stasera ho
ascoltato un collega che diceva: io non ce l'ho con le donne;
apprezzo le donne, però voto contro. Mi scandalizzo
dell'ipocrisia per la quale in questi mesi avete fatto incontri
con le associazioni femminili e rappresentanti degli interessi
legittimi delle donne dichiarandovi tutti a favore. Di questo mi
scandalizzo
Collega Lo Curto, le chiedo scusa, Solone corresse Mimnermo.
Disse: vorrei morire a 60 anni e Solone rispose senti,
Mimnermo, aggiungi, vorrei morire a 80 anni .
Al suo intervento quando lei dice gli uomini ci temono ,
vorrei pregarla, come Solone, di aggiungere gli uomini di
centrodestra ci temono .
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, convengo sul fatto che l'Aula
abbia perso un'occasione per poter parlare al resto del Paese.
Avere sottovalutato, così come mi pare si stia continuando a
sottovalutare la questione della democrazia paritaria
dell'accesso delle donne negli organi elettivi, dal Parlamento ai
consigli comunali e ai consigli regionali, ritengo sia una
occasione perduta.
Il Parlamento regionale avrebbe potuto parlare al resto del
Paese e avrebbe potuto parlare così come parlò nel 1997 quando,
per la prima volta, si diede una legge per l'elezione diretta del
sindaco, parlò come una voce nuova con un rinnovato appello a
tutto il resto del Paese che poi si adeguò alle norme nostre.
In questa occasione pensavo - ed è per questo che ho
presentato diversi emendamenti - che avremmo potuto fare la
stessa cosa: qualificare il Parlamento, qualificarlo attraverso
il fatto che si affrontava tutto il tema della democrazia
paritaria e per il fatto che dal Parlamento siciliano, per la
prima volta, si affrontava una questione che è al centro
dell'interesse del Paese.
Quindi, è una occasione perduta. Tuttavia, voglio rivolgere qui
un appello ai colleghi della maggioranza: avete presentato un
emendamento nel quale si stabilisce che le liste per l'elezione
al Parlamento regionale devono essere composte da due terzi di
uno dei due sessi.
Se questo criterio si applica per le liste provinciali nel
Parlamento regionale, volete spiegarmi una sola ragione per cui
lo stesso criterio non si debba applicare anche alle liste per i
consigli provinciali e per i consigli comunali?
Non c'è una sola motivazione. Pertanto, penso che l'invito
del Presidente della Commissione a dare parere favorevole e il
Governo che si è rimesso all'Aula, farebbe bene invece ad
orientare, a dare un segno positivo dell'impianto legislativo,
per cui rivolgo un appello ai colleghi: l'emendamento è a firma
del sottoscritto, non fa altro che determinare che anche nei
consigli comunali e provinciali si possano applicare gli stessi
criteri di formazione delle liste che noi abbiamo per i deputati
regionali nei collegi provinciali.
Si tratta soltanto di una norma che tende a rendere uniforme
il principio della rappresentanza. Non c'è una condizione di
privilegio per nessuno, è il tentativo di promuovere l'accesso
delle donne negli organi elettivi. Per questa ragione chiedo ai
parlamentari di votare l'emendamento.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, indìco la votazione per
scrutinio nominale l'emendamento 3b 84.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 62
Maggioranza 33
Favorevoli 28
Astenuti 1
(L'Assemblea approva)
LO CURTO . Chiedo che venga messo agli atti il mio voto
favorevole.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prendo atto.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dispongo l'accantonamento
degli emendamenti 3 b85 e 3 b 86 relativi al numero delle
preferenze esprimibili, avvertendo che saranno esaminati quando
si discuterà l'articolo 8 del disegno di legge.
Si passa all'emendamento 3b 21. Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole rimanga seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3b 18. Lo pongo in votazione
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , Assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è' approvato)
Si passa alla votazione dell'emendamento 3b 17. Lo pongo in
votazione.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è' approvato)
Si passa all'emendamento 3b 16. Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3b 15. Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 3b 51 è precluso
Si passa all'emendamento 3b 98, soppressivo del comma 6
dell'emendamento 3 bis R.
Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è' approvato)
Si passa agli emendamenti al comma 7 dell'emendamento 3 bis
R.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti soppressivi 3
b 99 e 3 b 56.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non sono approvati)
Si passa all'emendamento 3 bis 73. Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 bis 74. Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa agli emendamenti al comma 8 dell'emendamento 3 bis R.
Si passa all'emendamento 3 b 100.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, uso la dichiarazione di voto per
chiedere all'Aula di valutare il merito di questo cosiddetto
articolo aggiuntivo che è quello che, sostanzialmente, prevede il
consigliere supplente per coloro che vanno a fare gli Assessori.
Poiché è stato presentato un emendamento a mia firma e dei
colleghi Speziale e Capodicasa che sostanzialmente abolisce la
incompatibilità in atto esistente tra la carica di consigliere
comunale o provinciale e quella di assessore, credo che, se
l'obiettivo di questa norma è quello di poter consentire senza
far venire meno la funzione di consigliere al consigliere eletto
il fatto di diventare assessore, credo che lo si raggiunga con
migliore efficacia consentendo a qualunque sindaco o presidente
di provincia di poter nominare anche e non solo i consiglieri
eletti nel proprio comune o nel proprio organo provinciale.
Ritengo, cari colleghi, che, invece, la previsione che qui
viene fatta, e lo dico al collega Formica il quale ha avuto in
riferimento alla vicenda dei deputati supplenti anche
sull'impatto finanziario che quella scelta sul deputato
produrrebbe e produrrà, in ogni caso è evidente che l'eventuale
consigliere supplente costituisce un aggravio per le finanze del
comune.
Signor Presidente, suggerirei, se lei è d'accordo, di poter
preventivamente votare l'emendamento che rimuove
l'incompatibilità tra consigliere ed assessore rispetto a quanto
previsto da questo articolo aggiuntivo che, invece, introduce la
figura del consigliere supplente.
PISTORIO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PISTORIO Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole
Cracolici ha sostenuto una tesi che raccoglie anche qualche
consenso, ma la proposta in riferimento a un emendamento che
ovviamente prevede una disciplina più generale e che, comunque,
se fosse accolto l'emendamento a firma dell'onorevole Cracolici
determinerebbe la soppressione dell'intero comma 8.
Si aprirebbe poi la strada ad altro, ma è una soluzione
drastica che determinerebbe ricadute molto consistenti.
L'eventualità dell'emendamento dell'onorevole Cracolici può
essere fatta ma non attraverso il voto di abrogazione del comma
8.
Quindi, invito i componenti del gruppo dell'UDC a confermare il
voto favorevole al comma 8 e respingere l'emendamento a firma
dell'onorevole Cracolici.
SPAMPINATO Chiedo di parlare
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento
a firma dell'onorevole Cracolici e per far riflettere questa
Assemblea, con un attimo di serenità, anche sulla proposta
alternativa avanzata, non so se a nome del gruppo DS o a titolo
personale, dall'onorevole Cracolici.
Onorevole Cracolici, ritengo che una delle più grandi vittorie
ottenute negli anni '90, per garantire e determinare stabilità
all'interno dei consigli comunali, è stata quella della
incompatibilità tra consigliere comunale e assessore.
La tensione all'interno di ogni consiglio comunale e
provinciale, nel momento in cui ogni consigliere può diventare
assessore, è qualcosa di deleterio per la stabilità di un
consiglio comunale o provinciale.
Prima c'era la esasperazione, è chiaro, della norma per cui
oltre a diventare assessore si poteva diventare anche sindaco,
ora questa possibilità non c'è. Ma credo che faremmo un notevole
passo indietro introducendo la compatibilità tra consigliere
comunale, consigliere provinciale, assessore comunale e assessore
provinciale.
Ritengo - e già su questo mi sono espresso in maniera chiara -
che è inadeguata la soluzione proposta con il presente disegno di
legge. L'unica soluzione possibile, a mio avviso, è quella di
determinare l'abrogazione del comma 8 sottoposto alla nostra
attenzione.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rivolgo
all'onorevole Pistorio per chiarire che probabilmente ha ragione
lui su come è formulato l'emendamento, ma l'obiettivo
dell'emendamento era quello di cassare tutti i punti relativi
alla nomina del consigliere supplente e non l'intero comma 8.
Se siamo d'accordo sul fatto che, piuttosto che individuare la
figura del consigliere supplente, si possa revocare la
incompatibilità, chiedo alla Presidenza di soprassedere rispetto
a questo emendamento per affrontarlo quando arriverà
l'emendamento che introduce la modifica della incompatibilità.
Quindi, accolgo la questione che poneva l'onorevole Pistorio
relativamente al fatto che l'emendamento rischia in qualche modo
di avere come obiettivo la cancellazione dell'intero comma.
Non era questa la finalità, tant'è che ci sono altri
emendamenti che cancellano i singoli punti dell'intero comma.
Chiedo, pertanto, alla Presidenza di accantonare l'emendamento.
PRESIDENTE Dispongo nel senso richiesto dall'onorevole
Cracolici. Vengono pertanto accantonati i seguenti emendamenti al
comma 8 che si riferiscono ai primi tre commi dell'articolo
aggiuntivo concernente l'ordinamento regionale degli enti locali:
3 b 100, 3 b22, 3b 23, 3 b 68, 3 b 31, 3 b 69, 3 b 70 e 3 b 32.
GURRIERI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
GURRIERI Signor Presidente, lei mi ha aiutato un po' ad
esprimere il mio pensiero su questo punto; è stato fatto un
errore da parte della maggioranza ad inserire anche una
problematica degli enti locali sulla legge che stiamo votando
questa sera, perché l'impressione che si dà all'esterno è che gli
enti locali sono considerati da questa Assemblea non pezzi dello
Stato nel territorio ma degli organismi che devono essere
penalizzati perché sono concorrenti ai deputati dell'Assemblea.
Questa è una vergogna, perché già, per entrare nel merito, i
sindaci sono in difficoltà a gestirsi con i bilanci che vengono
elaborati dalla Giunta e poi stravolti dal Consiglio comunale,
aggiungiamo il fatto di questa permanente fibrillazione
all'interno dei consigli perché un singolo consigliere può
aspirare a fare l'Assessore.
Sono particolarmente critico nei confronti di un organismo che
non esiste più, che è l'ANCI, perché è gestito da un sindaco che
è omogeneo al centrodestra e non ha la dignità politica ed
istituzionale di rappresentare l'ANCI perché non viene ad
incontrare i gruppi, prima di un appuntamento così importante
perché si sente garantito appartenendo ad una forza politica che
poi è organica a certi disegni che non hanno nulla a che vedere
con la risoluzione dei problemi degli enti locali.
Signor Presidente, con questo accantonamento risolviamo il
problema a metà, noi dobbiamo annullare questo argomento e
trattarlo in un momento successivo per rivedere anche le cose che
non funzionano all'interno dei consigli comunali.
Un'ultima riflessione e concludo: se poi si aggiunge anche il
fatto che gli amministratori sono in difficoltà dal punto di
vista economico perché non hanno le risorse sufficienti, lo Stato
ha tagliato il 10 per cento con i bilanci già fatti e, quindi,
noi aggiungiamo altri problemi ai problemi già esistenti.
Vorrei concludere, dandoci anche una indicazione diversa
rispetto al collega e compagno Cracolici, cioè estrapolare
questo punto per trattarlo in un momento successivo a bocce
ferme' e non in questa fase, in questa sede, in questo momento,
perché siamo tutti orientati a stare attenti per i colpi di mano
del centrodestra che considera le istituzioni come una sartoria,
per cui bisogna sempre farsi i vestiti su misura. Poi,
considerato che molti di questi sono obesi hanno la tendenza a
mangiare di più perché le istituzioni devono essere violentate
per mangiare di più. Questo è il centrodestra della Regione
siciliana.
PRESIDENTE Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti
3 b 65, 3 b 24 e 3 b 33 di identico contenuto.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(Non sono approvati)
Si passa all'emendamento 3 b 87. Lo pongo in votazione.
SPEZIALE Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, ho chiesto di parlare, anche se
mi rendo conto che c'è un'Aula distratta, disattenta per
invitare i colleghi che conoscono i meccanismi elettorali a
fare una riflessione.
Qui è prevista un'ipotesi di sbarramento pari al 5 per cento.
La finalità di questa norma che non ha la stessa finalità delle
norme per l'elezione del Parlamento regionale verrebbe spiegata
dai proponenti sulla base del fatto che così nei consigli
comunali si eviterebbero le liste di appoggio singole al
Sindaco.
Voglio ricordare che a questo punto, se dovesse essere questo
l'obiettivo da raggiungere, tranne che per le grandi aeree e i
grandi comuni Catania e Palermo, essendo il meccanismo di
attribuzione dei seggi un meccanismo previsto col doppio metodo
Dont, già nei comuni la possibilità di accesso per chi vince
con il premio con il 60 per cento, ma per chi perde con il 40
per cento, già nei comuni medi siciliani, già c'è questo
sbarramento in vigore, nel senso che il metodo Dont stabilisce
un meccanismo che permette l'attribuzione del seggio al partito
più piccolo solo se questo partito si è collocato intorno al 4-5
per cento.
Quindi, non capisco lo spirito della norma. Qual è la
finalità della norma ed è per questo che io ho cercato di
cassarla.
Ho fatto la proposta di eliminare il 5 per cento e poi
gradualmente con norme ostruzionistiche l'1, il 2 e il 3.
Inviterei i proponenti a fare un conteggio non sulla base
delle liste che prendono il premio, ma sulla base delle liste
che il premio non prendono e che hanno aggiudicato il 40 per
cento dei componenti del consiglio comunale, in questa seconda
fattispecie nei comuni medi siciliani lo sbarramento di fatto è
tra il 4 e il 5 per cento.
Quindi, se la finalità è analoga a quella per la quale avete
fatto la formativa regionale di eliminare le liste fai da te'
con lo sbarramento al 5 per cento, questa finalità non viene
raggiunta.
Viene raggiunta una sola finalità che in alcuni comuni, dove
c'è una debolezza geografica anche di partiti significativi,
rappresentativi sul territorio regionale e sul territorio
nazionale potrebbero essere esclusi dall'attribuzione di seggi
partiti che hanno rappresentanza parlamentare, che hanno robuste
rappresentanze parlamentari sia a livello regionale sia a
livello nazionale.
Per questa ragione invito i colleghi a ripensare a questa
ipotesi di sbarramento per i consigli comunali ed eventualmente,
poichè si potrebbe obiettare che il metodo di attribuzione nelle
province è diverso, stabilire che per le province (ho presentato
un emendamento in tal senso), considerato che siamo con diverse
modalità di attribuzione dei seggi, si proceda con gli stessi
meccanismi con i quali si procede nei comuni, introducendo anche
per le province il metodo Dont, eliminando con un correttivo
quella aberrazione secondo cui ci sono seggi che scattano anche
quando in quel seggio c'è una rappresentanza più ridotta di un
partito.
Quindi, potremmo introdurre un correttivo stabilendo il
principio che l'attribuzione dei seggi avviene per i comuni
superiori a 10.000 abitanti e per le province con il metodo Dont.
Se stabiliamo questo principio, non avremo bisogno di
introdurre alcuno sbarramento.
FERRO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, ormai questo
disegno di legge si avvia, sostanzialmente, alla conclusione e
non posso che affermare che si tratta di un disegno di legge
assolutamente indegno per questo Parlamento, ma è lo specchio
della sua maggioranza.
Ci troviamo a dover ragionare di cose che, per chi ha un minimo
di conoscenza del territorio, appaiono assolutamente di buon
senso. Qui, in verità, attraverso una norma già inserita che
parla dello sbarramento del 5 per cento per le elezioni
regionali, si vuole - probabilmente, ascolteremo qualcuno che lo
dirà - per omogeneità adottarla anche nei comuni e nelle
province.
Io credo che questo sia un atto di assoluto delirio e che non è
che produce il non realizzarsi le liste fai da te, produce il
fatto che sempre di più si restringono gli spazi di democrazia
per i cittadini nelle proprie comunità.
Diceva l'onorevole Speziale che c'è già un metodo di calcolo
nei consigli comunali che viene applicato, lo stesso si potrebbe
dire per le province, ma permetteteci di segnalare la necessità
che la politica sia non un fatto di ceto autoreferenziale, spesso
squalificato, come quello che siede in questo Parlamento al
momento, ma un fatto di rappresentanza ampia e, quindi, di
partecipazione reale dei cittadini.
Capisco che la maggioranza ormai che va per la tangente non
vuol sentir parlare di nulla, ma vorrei che con il buon senso si
facesse mente locale su questa riflessione e, quindi, si
apportassero le dovute modifiche per evitare che anche nei comuni
e nelle province si produca lo stesso danno che produrrete in
questa Regione.
CRACOLICI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, io vorrei che per davvero
comprendessimo anche la natura della proposta che noi facciamo, a
partire da una considerazione.
Nel 1992 - mi rivolgo all'onorevole Pistorio - questo
Parlamento varò per la prima volta l'elezione diretta dei
sindaci. In quella stessa legge fu varato un principio secondo il
quale il numero dei consiglieri comunali dalle grandi città fino
ai piccoli centri veniva modificato riducendolo in maniera
consistente. Per comprenderci, siamo passati dal consiglio
comunale di Palermo che era composto da 80 consiglieri, al
numero di 50 che, oggi, è il consiglio più grande per dimensione
di abitanti della Sicilia. Insomma, i consigli comunali sopra i
10.000 abitanti vanno da un minimo di 20 ad un massimo di 50.
La stessa cosa è avvenuta per i consigli provinciali; ovvero,
sempre con la legge n. 26, non solo venne introdotta l'elezione
diretta dei presidenti delle province, ma fu modificato il numero
dei consiglieri che veniva attribuito ad ogni provincia. Anche lì
si ridusse il numero di consiglieri dal massimo di 60, che era il
consiglio provinciale di Palermo, ad un massimo di 45.
Ho fatto questa premessa perché è evidente che sul terreno
legislativo si è introdotta una riduzione dei seggi spettanti a
tutte le formazioni politiche determinando, di fatto, un aumento
della percentuale per accedere al seggio stesso.
Aggiungo, inoltre - ed è questa la questione che poneva il
collega Speziale e lo dico al sindaco di Adrano - il sistema del
doppio Dont, di coalizione e nella coalizione, sistema che oggi
vige per l'attribuzione dei seggi nei consigli comunali, non solo
è un sistema che essendo Dont privilegia la cifra assoluta più
alta e non il valore percentuale minimo ma voglio ricordare che
in un consiglio comunale dove il sindaco prende più del 40 per
cento e, comunque, la coalizione avversaria non prende più del 50
per cento, ottiene un premio di maggioranza fino al 60 per cento.
Cosa voglio dire? Voglio dire che noi siamo nella condizione
nella quale - faccio l'esempio del comune di Palermo che è quello
che conosco un po' meglio per i meccanismi elettorali - 30 vanno
alla maggioranza con il Dont di coalizioni ed il Dont nelle
coalizioni, e 20 vanno alla minoranza.
E' evidente che questo meccanismo, 20 consiglieri comunali in
un sistema D'Hondt, significa - e parlo della più grande città,
quindi quello dove si entra più facilmente paradossalmente - è
evidente che la coalizione che perde per entrare in consiglio
comunale deve avere almeno il 5 per cento (20, 5 per 20 fa 100,
poi ci può essere una soglia di resto che attribuisce anche con
il resto).
Perché, dunque, pongo una questione rispetto alla quale vi
invito a riflettere? Una cosa è la questione dello sbarramento
che si è introdotta su base regionale - noi non l'abbiamo
condivisa, la riteniamo una soglia troppo alta, però aveva una
logica che era quella di prevedere il più possibile una
rappresentanza generale nell'ambito del territorio siciliano e
non una rappresentanza particolare nell'ambito di un collegio
provinciale-, altra cosa è la dimensione comunale, dove è
evidente che il problema dello sbarramento non risolve il
problema delle liste fai da te perché il sistema del fai da te è
già governato dentro le coalizioni perché nelle coalizioni c'è il
Dont.
Quindi, questo sbarramento al 5 per cento è, obiettivamente,
una cosa illogica.
Noi abbiamo presentato diverse opzioni a scalare. Se si vuole
introdurre uno sbarramento, si poteva fare a meno, non è questo
ciò che determina i problemi nei comuni, ma se si vuole
determinare uno sbarramento si determini uno sbarramento
plausibile.
Noi abbiamo presentato diversi emendamenti; questo che stiamo
trattando prevede l'1 per cento, abbiamo ipotizzato il 2 per
cento, ci sembra, se si vuole fare lo sbarramento, una soglia più
logica per la vita dei comuni, anche perché noi rischiamo in
molti casi nei medi comuni, soprattutto, di consegnare i partiti
non alla vita democratica, organizzata, di un territorio ma di
consegnarlo ai portatori di voti perché poi la logica del 5 per
cento diventa mettere il più possibile tutti dentro. Io credo che
noi dobbiamo stare attenti su questo versante.
Noi stiamo cercando di proporre un ragionamento che, in
qualche modo, tenga conto di ciò che è avvenuto nel corso degli
anni: si è ridotto il numero di consiglieri, si è cercato di
renderli più snelli e più operativi, si è in qualche modo, di
fatto, alzata la soglia di ingresso. Introdurre questo
sbarramento, oggettivamente, è una cosa che non ha alcuna
ragione, né logica né funzionale alla vita democratica delle
comunità.
Poiché è stato respinto l'emendamento che sopprime per
intero la soglia di sbarramento, propongo all'Aula di prevedere
una soglia di sbarramento, sia per i comuni che per le province,
che non sia superiore al 2 per cento.
SPAMPINATO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, intervengo per avanzare una
proposta. In considerazione degli interventi che si sono
succeduti su questo tema, considerata la complessità degli
argomenti adottati a sostegno delle tesi, tutti condivisibili e
tutti eccepibili, che riguardano la compatibilità tra consigliere
comunale e assessore comunale, che riguarda lo sbarramento per
accedere alla distribuzione di seggi nei consigli comunali e
provinciali, ma che riguardano altresì, nel successivo comma 6,
anche il potere di veto che si concede ai titolari delle liste
nel momento in cui si dovrà procedere all'ulteriore
apparentamento della fase di ballottaggio, considerato che questa
materia non è stata oggetto di trattazione in Commissione, che
non sono state nemmeno sentite le associazioni di categorie, le
associazioni dei comuni italiani, l'associazione delle province
regionali, io mi permetto di proporre di stralciare questi commi
dell'articolo 8: i commi 1, 2, 3, 4 e 6 e di procedere,
attraverso un autonomo disegno di legge, a rivisitare la materia.
MANCUSO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MANCUSO Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che in
questo comma, e specificatamente quello che prevede lo
sbarramento del 5 per cento per i comuni, sia un atto politico
importantissimo per tutta la politica siciliana.
In questo momento nei comuni medi, e i comuni medi in Sicilia
sono circa 182, levando i grandi comuni superiori ai 50.000
abitanti, tutte le forze, se fate una ricerca, comprese anche le
forze più piccole, sarebbero rappresentate all'interno dei
consigli comunali.
Chi va fuori con questa norma? Permettetemi di utilizzare un
termine che magari può sembrare forte, vanno fuori i piccoli
ricattatori di paese della politica. Vanno fuori soltanto
quelli. Vanno fuori quelli che girano per le loro piccole città e
dicono a chi di politica ne sa poco, o forse niente, che
partecipare in lista può sembrare anche la partecipazione ad un
concorso pubblico perché la scorsa legislatura è stata inserita
una norma dove anche in consigliere comunale può optare per uno
stipendio di partecipazione in quella assise.
Quindi, rispetto a questo io non mi preoccuperei. Nessuna forza
politica, né di destra, né di sinistra, né di centro, si può
preoccupare dello sbarramento del 5 per cento.
Io conosco bene la realtà che circonda la provincia regionale
di Catania dove i partiti minori che potrebbero avere questa
preoccupazione, Rifondazione o Comunisti italiani, sono ben
rappresentati e superano certamente la soglia del 5 per cento o
per intelligenza politica, come hanno fatto molte volte,
apparentandosi nella lista e nella composizione o, addirittura,
perché hanno una forza importante con le loro sedi nei Comuni per
avere un consenso popolare degno di questo nome. Finiamola con
quelle che, invece, sono liste civiche fatte a volte da soggetti
che hanno a cuore la vera politica, a volte da soggetti che tutti
noi vogliamo combattere e combattiamo perché con la politica non
c'entrano nulla ma vogliono solo inquinare i consigli comunali e
il libero convincimento dei consigli comunali e dei Sindaci.
Quindi, rispetto a questo ritengo che sia un atto di grande
politica che questo Parlamento sta facendo.
Cosa diversa è quello che discuteremo, e sarà naturalmente
attenzionato negli emendamenti, sullo sbarramento regionale, dove
questo tipo di ragionamento non è possibile farlo perché,
naturalmente, le congruenze sono diverse e dove non è possibile,
appunto, dare spazio a ulteriori situazioni.
ACIERNO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei
invitare l'onorevole Mancuso, che mi ha preceduto, di aggiustare
il tiro, perché avere detto che la maggioranza ha presentato una
norma di sbarramento al 5 per cento, anche per l'elezione dei
Consigli provinciali e dei Consigli comunali, per eliminare i
piccoli ricattatori - mi permetta di dirle con grande serenità -
è una sua riflessione che non ha fatto assolutamente parte del
ragionamento che la maggioranza ha voluto svolgere quando ha
scelto una linea politica...
MANCUSO Non ho parlato di partiti politici
ACIERNO No, ha parlato di piccoli ricattatori Io le voglio
dire, onorevole Mancuso, con tutto il rispetto, che poiché
personalmente non ho mai appartenuto, per educazione e per
cultura, alla categoria dei ricattatori, piccoli o grandi che
fossero, ma il mio partito, che ha partecipato l'anno scorso alle
elezioni provinciali e nella provincia di Palermo ottenendo un
risultato pari al 3,5 per cento, ha eletto due consiglieri
provinciali e ha avuto diritto ad un posto in Giunta facendo
parte di una maggioranza all'interno della quale facciamo sempre
valere le nostre ragioni ma non ci poniamo mai come dei
ricattatori.
Sulla vicenda dello sbarramento regionale, comunale e
provinciale abbiamo da sempre e fin dal primo istante detto la
nostra posizione e abbiamo accettato, per spirito di coalizione,
assumendoci, noi più del suo partito o di quello di Forza Italia
o di quello di Alleanza nazionale, una vera responsabilità
politica, dando dimostrazione che noi siamo sicuramente un
partito serio e non un partito di piccoli ricattatori.
PRESIDENTE Pongo in votazione il subemendamento 3b 87, degli
onorevoli Speziale ed altri. Il parere delle Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 3 b 88.
CRACOLICI Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
Votazione per scrutinio segreto del subemendamento 3b 88
(si associano alla richiesta gli onorevoli Ferro, Forgione,
Liotta, Panarello, Papania, Raiti, Spampinato e Zangara)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto del
subemendamento 3 b 88.
Dichiaro aperto la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 54
Maggioranza 28
Favorevole 16
Contrari 37
Astenuti 1
(l'Assemblea non approva)
Si passa agli emendamenti 3 b 66 e 3 b 25, di identico
contenuto. Li pongo congiuntamente in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non sono approvati)
Pongo in votazione il subemendamento 3b 89.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 3b 67.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 3b 26.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 3b 90.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 3b 91 degli onorevoli Speziale ed
altri.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, l'emendamento si propone un
obiettivo che ho sentito essere largamente condiviso da molti
colleghi, perchè è evidente che noi abbiamo due sistemi di
attribuzione completamente diversi tra comuni e province.
Si propone di estendere il meccanismo previsto per le elezioni
comunali al meccanismo per il rinnovo dei consigli provinciali.
Quello che in qualche modo viene utilizzato.
PRESIDENTE Pongo in votazione il subemendamento.
ACIERNO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, senza volere elogiare l'intervento
di chi mi ha preceduto, però a nome del gruppo di Nuova Sicilia
dichiaro il voto a favore dell'emendamento 3b.91.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PISTORIO Signor Presidente, il parere che vogliamo esprimere
non può essere reso con compiutezza, in quanto il termine della
disposizione contenuta nell'emendamento è troppo brutale, non
consente di definire compiutamente il sistema essendo le province
organizzate in collegi e quindi noi non siamo pregiudizialmente
contrari, ma riteniamo che debba essere accantonato per essere
approfondito.
TURANO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
TURANO Signor Presidente, a me sembra che sulle norme che
riguardano l'ordinamento degli enti locali si è proceduto sino ad
ora analizzando ogni singola disposizione.
Non sono in grado di prevedere l'effetto di questo emendamento
ed io penso che l'accantonamento sia ininfluente. Io ritengo che
l'Aula, e qua non vorrei operazioni a scavalco di colleghi che
parlano a nome e per conto di Gruppi dichiarando il voto
favorevole, perchè può essere più o meno vantaggioso in una
provincia o in singoli collegi in relazione all'attribuzione dei
seggi in singoli collegi.
Io vorrei che sul punto si procedesse o con il ritiro
dell'emendamento da parte dei firmatari o con il voto dell'Aula
che è sovrana, perché il sistema di attribuzione di seggi per le
province è articolato e complesso e, dunque, , merita
assolutamente un approfondimento.
PRESIDENTE Il subemendamento 3 b 91 è accantonato.
CRACOLICI Chiedo di parlare sull'accantonamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, posso condividere la ragione
dell'accantonamento, però, volevo precisare che ciò che stiamo
prevedendo con la modifica proposta è la semplice attribuzione su
base provinciale dei seggi spettanti ai partiti.
L'attribuzione nei collegi è successivamente normata da un
altro emendamento, che vedremo dopo, dove si modifica l'attuale
sistema di attribuzione previsto dalla legge che parte dal
collegio più piccolo per numero di abitanti e si introduce,
invece, il principio attraverso il quale nei collegi scattano
oltre al quorum pieno, quello non è in discussione, scattano i
collegi sulla base delle percentuali più alte. Comunque, questa
norma proposta, non interviene su come si scelgono i consiglieri
nei collegi.
PRESIDENTE Si passa all'emendamento 3 b 92 relativo alla
soglia di sbarramento regionale per l'accesso alla
rappresentanza.
Comunico che sono stati presentati i subemendamenti 3b 92.2 e 3
b 92.1 degli onorevoli Ferro, Speziale, Forgione ed Ortisi.
SPEZIALE Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, si riaffronta una questione che
noi abbiamo cercato di risolvere nel corso del dibattito e che ha
trovato una pervicace resistenza da parte dei colleghi del Polo.
Si tratta di vedere se, in fase di prima applicazione, è
possibile rimodulare la soglia di sbarramento.
Io ho presentato un emendamento che sembrava dovesse, in
qualche modo, cogliere l'invito che veniva anche da settori del
Polo, che avrebbe, se approvato l'emendamento generale,
preservato la presenza di una forza politica.
Mi riferisco, in particolare, a Rifondazione Comunista che,
pur avendo a livello nazionale una consistente, robusta, radicata
presenza ed essendo tra i pochi partiti che ha superato lo
soglia di sbarramento del 4 per cento in Sicilia, in virtù
dell'approvazione dell'art. 2 dove è prevista la soglia di
sbarramento al 5 per cento per accedere al Parlamento regionale,
rischia di rimanere tagliata fuori.
Ho cercato di proporre, e spero che il Parlamento lo possa
valutare positivamente, una norma il cui carattere è quello di
stabilire che i partiti che in Sicilia superano il 3 per cento
dei voti e che a livello nazionale abbiano superato la soglia di
sbarramento del 4 per cento previsto per l'elezione del
Parlamento nazionale, possono partecipare all'attribuzione dei
collegi a livello provinciale.
Questa è la norma principale, signor Presidente. mi è stato
fatto osservare che questa norma verrebbe vissuta da parte di
altri colleghi appartenenti a forze minori ma radicate in
Sicilia, come una sorta di discriminazione. Questa è la ragione
per cui io dall'emendamento ho proposto diversi subemendamenti,
tali da potere graduare l'impianto e, cioè, quello che debbono
avere superato la soglia del 4 per cento nazionale e quindi è
sufficiente che abbiano raggiunto in Sicilia il 3 per cento dei
voti; oppure modificare il 3 per cento dei voti con l'aliquota
del 4 per cento, eliminando comunque, con il secondo emendamento,
il raggiungimento della medesima soglia a livello nazionale.
Signor Presidente, sostanzialmente, questa è la norma che a me
è parso ieri fosse stata oggetto di una discussione interna alla
Casa delle Libertà e che il Presidente dell'Assemblea, in modo
informale, per favorire un processo di condivisione più ampio
possibile dell'impianto normativo sull'elezione dell'Assemblea
regionale, ci aveva detto poteva costituire un momento di
mediazione: quello, cioè, che le forze politiche che raggiungono
e superano in Sicilia la soglia di sbarramento del 4 per cento,
anziché del 5, in fase di prima applicazione, possono partecipare
all'attribuzione dei collegi.
Questo è il senso degli emendamenti. Io non nascondo all'Aula
che c'è una questione politica principale: la maggioranza si è
voluta trincerare dietro una soglia di sbarramento, non
percependo che la soglia di sbarramento medesima, così come è
stata proposta (del 5 per cento), finisce con il penalizzare
significative presenze politiche a livello nazionale.
Mi auguro che non si ragioni con il vincolo di appartenenza e
con il vincolo di maggioranza. Penso infatti che una legge
elettorale che contenga uno sbarramento, in fase di prima
applicazione, al fine di dare maggiori possibilità ai partiti che
non hanno il tempo di aggregarsi, possa concedere, appunto, delle
deroghe temporali: è chiaro che quando c'è una legge elettorale
modificata, il sistema politico si plasma rispetto al sistema
elettorale ed un anno di tempo sarà forse insufficiente a
permettere che i partiti possano riorganizzare la presenza nel
territorio, in virtù del nuovo sistema: ebbene, è per questo che
diciamo che, in fase di prima applicazione, si applichi il 3 per
cento, se non si è d'accordo, il 4 per cento, in modo comunque da
permettere ai partiti, gradualmente, di potersi organizzare
rispetto al nuovo sistema elettorale.
Sono queste le ragioni per cui abbiamo presentato gli
emendamenti all'esame: non vogliamo assolutamente che vengano
vissuti dalla maggioranza con lo spirito di contrapposizione,
nessuno vuole sconfiggere nessuno, non è questo l'argomento,
quanto piuttosto quello di varare una buona legge elettorale che
favorisca processi di aggregazione, che elimini le liste fai-da-
te e che, tuttavia, permetta gradualmente che le forze politiche
significative presenti nel territorio, non vengano cancellate da
una norma, quale quella prevista dall'articolo 2, relativamente
alla fissazione di una soglia del 5 per cento: il risultato
sarebbe quello di escludere presenze politiche significative dal
dibattito istituzionale e parlamentare.
FERRO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo
allo scopo di dire che, essendo firmatario di questo emendamento,
vorrei semplicemente rassegnare all'Aula una esortazione a
riflettere, nel senso che questo emendamento, assieme al
successivo, presentato dagli stessi firmatari, da me e dagli
onorevoli Speziale, Ortisi e Forgione, tiene conto di un vulnus
che sta creando quest'Aula di cui peraltro io - eletto in un
movimento regionale come Primavera siciliana - non sono
assolutamente beneficiario.
Questo lo voglio sottolineare perché, rispetto ad una legge che
vede disegnato su misura l'abito per qualche notabile
parlamentare, credo che valga la pena che la maggioranza rifletta
che se questo emendamento è firmato anche dal sottoscritto, lo è
perché credo che c'è un momento in cui la politica dovrebbe
comunque prevalere sulle ragioni degli individui.
Mi pare che quest'Aula potrebbe forse con questo emendamento
offrire un esempio illuminante, viceversa, avrà segnato
ulteriormente la pagina più buia di questo Parlamento.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 3 b 92.2.
CRACOLICI Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 3 b 92.2
(Gli onorevoli Capodicasa, Ferro, Giannopolo, Ortisi,
Panarello, Spampinato, Tumino e Zago si associano alla richiesta)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 3 b 92.2.
Dichiaro aperta la votazione.
(seguono le operazioni di voto)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per
scrutinio segreto:
Presenti e votanti ....... 64
Maggioranza .............. 33
Favorevoli ............... 25
Contrari ................. 39
(Non è approvato)
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 3 b 92.1. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore regionale per la famiglia, le politiche
sociali e le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Si passa all'emendamento 3 b 92. Lo pongo in
votazione. Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore regionale per la famiglia, le politiche
sociali e le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE L'emendamento 3 b 34 è superato, in quanto
recepito al comma 12 dell'emendamento 3R del Governo.
Si passa all'emendamento 3 b 47. Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore regionale per la famiglia, le politiche
sociali e le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE L'emendamento 3 b 48 è assorbito.
Si passa all'emendamento 3 b 64. Lo pongo in votazione. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore regionale per la famiglia, le politiche
sociali e le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Si passa all' emendamento 3 b 62.
SPAMPINATO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, posso
intuire quale è la finalità a cui tendono gli emendamenti, ossia
quella di evitare che, relativamente al turno di ballottaggio
delle elezioni comunali, liste che hanno sostenuto un candidato
sindaco al primo turno, possano poi sostenere un candidato
diverso al secondo turno.
Se fosse questa la finalità, credo che, attraverso questo
emendamento, non si riesce a ottenere nessun risultato, quindi
chiederei il momentaneo accantonamento e la sua riformulazione.
PISTORIO Signor Presidente, l'intendimento di questa norma è
proprio quello individuato dall'onorevole Spampinato, ma la
formulazione può trarre in errore perché potrebbe sembrare che
ogni titolare di lista possa vincolare l'apparentamento
complessivo. Vorrei che lo specificassimo meglio, accantoniamolo
e lo riformuliamo.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dispongo l'accantonamento
dell'emendamento 3 b 62 e degli emendamenti di identico
contenuto, 3 bis 75, 3 b 27 e 3 b 35.
Si passa all'emendamento 3 b 63.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore regionale per la famiglia, le politiche
sociali e le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Si passa all'emendamento 3 b 46.
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 b 45.
Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore regionale per la famiglia, le politiche
sociali e le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
L'emendamento 3 b 61, è superato.
Si passa all'emendamento 3 b 52.
Comunico che sono stati presentati i subemendamenti: 3 b 52.1 e
3 b 52.2, degli onorevoli Raiti, Ferro, Spampinato e Ortisi.
Si passa al subemendamento 3 b 52.1. Lo pongo in votazione.
RAITI Chiedo di parlare, per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
richiedere un momento di riflessione all'Aula sui due
subemendamenti.
La questione è la seguente: stiamo discutendo e votando ormai
molte norme che riguardano l'ordinamento degli enti locali;
questi due subemendamenti procedono nella direzione di consentire
ai candidati sindaci, arrivati secondi, nei comuni inferiori ai
10.000 abitanti, e comunque anche ai candidati presidenti delle
province regionali, non eletti, di introdurre lo stesso sistema
che vi è in tutta Italia per l'elezione nelle autonomie locali.
Si tratta dello stesso sistema che ha peraltro consentito a
questa Assemblea di proclamare eletto anche il candidato alla
Presidenza della Regione, giunto secondo.
Non capisco perché, quindi, non si debba estendere il sistema a
tutte le votazioni che riguardino le autonomie locali, cioè a
dire, segnatamente ai candidati alle cariche di presidente di
provincia o sindaco, all'interno di una coalizione di cui sono
leader all'atto dell'elezione, configurandosi quindi quale punto
di sintesi dell'intera coalizione medesima.
Nel caso in cui non avvenga l'elezione alla carica, è giusto
che debba poter essere proclamato eletto quale consigliere nei
consessi elettivi, così da continuare a svolgere il proprio
mandato come leader di quella coalizione.
E' una cosa assolutamente giusta e ordinaria, anche perché alle
volte accadono delle distorsioni enormi: possono talvolta essere
nominati consiglieri comunali, nell'ambito della lista perdente,
soggetti che hanno preso 30 o 40 voti, quando il candidato
sindaco non eletto, pur beneficiario di migliaia di consensi, è
tagliato fuori dalla vita dell'organo consiliare.
Io ritengo che sia una norma di buon senso, tra l'altro è
applicata nel resto d'Italia e mutua quella che è la norma
elettorale di questa Assemblea: credo, pertanto, sia da
inquadrarsi anche all'interno di un procedimento di omogeneità
del sistema di elezione.
E' questo il senso dei subemendamenti presentati.
ACIERNO Chiedo di parlare, per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, partendo dal
presupposto che avendo approvato lo sbarramento al 5 per cento,
anche per l'elezione dei consigli provinciali e comunali, abbiamo
voluto dare un chiaro segnale verso il miglioramento di un
sistema bipolare, in linea di principio, sono d'accordo con la
scelta di voler mutuare quanto previsto per l'elezione del
Presidente della Regione e, cioè, che il miglior candidato
sindaco e presidente di provincia debbano assumere il ruolo di
consigliere nei rispettivi organi.
Però, la formulazione dell'emendamento e dei subemendamenti -
mi rivolgo col massimo rispetto alla Presidenza - è, secondo il
mio parere, da dichiarare inammissibile, perché non risolve il
problema dei seggi, aspetto quest'ultimo normato per legge.
Allora, siccome - ribadisco a nome del partito di Nuova Sicilia
- siamo convinti che dobbiamo intervenire su questa norma, onde
evitare di fare ulteriori errori legislativi, invito la
Presidenza a dichiarare inammissibili gli emendamenti,
rinviandoli ad una legge che disciplinerà l'elezione dei
presidenti delle province e dei sindaci, provvedimento nel quale
troverà sicuramente spazio questa proposta.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Onorevoli colleghi, a nome della Commissione
esprimo parere contrario sull'emendamento 3 b 52.1.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 3 b 52.2. Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 b 52. Lo pongo in votazione.
SPAMPINATO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche su
questa norma c'è un'eccezione per cui io, oltre ad aderire
all'iniziativa già annunciata dall'onorevole Speziale rispetto ad
un analogo coinvolgimento formale del Commissario dello Stato su
altri punti, anche su questo punto, in considerazione del fatto
che tratta una parte del disegno di legge già votata - e
riferibile se non sbaglio all'articolo 2 - sarà oggetto di una
nostra contestazione formale nei confronti del Commissario dello
Stato. Esprimo pertanto il mio voto favorevole all'abrogazione.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa agli emendamenti al comma 9 dell'emendamento 3
bis R.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti soppressivi,
3 b 28, 3 bis 76, 3 b 60, 3 b 37 in quanto di identico contenuto.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Li pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non sono approvati)
Si passa al subemendamento 3 R 9.1, degli onorevoli. Ferro e
Sanzeri.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3 b 101. Lo pongo in votazione.
SPEZIALE Chiedo di parlare, per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, con l'emendamento a firma del
collega Ferro, n. 3 R 9.1, se non erro, si prevede che si applica
in Sicilia, in fase di prima applicazione, il sistema del
Tatarellum.
Era l'ultimo tentativo, da parte dell'onorevole Ferro, di
reintrodurre il Tatarellum, un tentativo di legittima difesa.
Dopo di che, dell'emendamento a mia firma, e dei colleghi
Capodicasa e Cracolici, non abbiamo fatto cenno fino a questo
momento, per cui, signor Presidente, se lei è d'accordo, desidero
illustrarne i contenuti, anche se ho capito che c'è un voto
contrario a prescindere
Signor Presidente, nel corso dell'elaborazione del disegno di
legge, sia nei lavori in Commissione, sia durante la fase di
confronto tra le forze politiche, si è tenuto conto di un
principio di carattere generale che contraddistingue tutte le
leggi - enti locali e regioni del resto del Paese - e cioè il
principio secondo cui alla maggioranza non può essere attribuito
un numero di parlamentari o, nel caso di enti locali, di
consiglieri, in numero superiore al 60 per cento.
Nella fattispecie, per quanto riguarda la Regione siciliana,
essendo invariato il numero di 90 parlamentari, noi dovremmo
avere attribuiti 54 parlamentari.
L'Aula ha votato e, con il comma 12, ha stabilito che le
modalità di attribuzione dei seggi sono nel senso che viene
mantenuto un listino di otto parlamentari; viene attribuito un
seggio di parlamentare al Presidente eletto; viene altresì
nominato parlamentare anche il deputato delle liste che non hanno
vinto e, quindi, si è stabilito che il listino fosse
complessivamente di dieci parlamentari.
Si è discusso in Commissione sulle modalità di attribuzione del
listino e si è stabilito, nell'articolo 2, che le modalità di
attribuzione avvenivano dapprima attribuendo i seggi nei collegi
a livello provinciale; dopo, si attribuivano, con gradualità
crescente, fino al numero massimo di otto, i deputati delle liste
che avevano vinto le elezioni e, quindi, si prevedeva che potesse
scattare l'intero listino o meno: se per esempio, le liste di
coalizione che avevano vinto le elezioni, insieme al Presidente,
avessero già raggiunto cinquanta parlamentari nei collegi
provinciali, venivano attribuiti quattro deputati e i rimanenti
quattro erano attribuiti ai candidati col maggior numero di voti.
Signor Presidente, questa norma è stata già votata dal
Parlamento qualche giorno fa ed è contenuta nell'articolo 2.
Io insisto, signor Presidente. Il comma 9 è inammissibile in
forza del principio regolamentare dell'articolo 111 secondo cui
il Parlamento regionale non può ritornare su materia già votata,
neanche quando ciò venga deciso da un autorevole giurista, qual è
l'onorevole Micciché. Non si può fare mai, in nessuna occasione
Né, d'altra parte, si può pensare che in forza dei numeri, si
possono violare, in modo così palese, norme regolamentari.
Noi, quindi, poniamo tale questione che intendiamo lasciare
come traccia al fine, lo dicevo prima, di sollevare le nostre
obiezioni dinanzi al Commissario dello Stato.
Ad un certo punto, apprendiamo dalla stampa che dopo che
l'articolo 2 era stato votato, si è svolta una riunione dei
partiti della maggioranza, ed in particolare, del partito di
Forza Italia che ha votato quella stessa norma.
Voglio ricordare - perché resti traccia nei resoconti - che
l'articolo 2 venne votato con l'intera opposizione fuori
dall'Aula; che a presiedere i lavori c'era l'onorevole Fleres;
che si procedette all'approvazione dell'articolo 2 con il voto
della sola maggioranza.
L'articolo 2, quindi, appartiene solamente all'intera
maggioranza.
Successivamente, però, lo ribadisco, abbiamo appreso dalla
stampa che c'è stata tale riunione del Gruppo di Forza Italia,
riunione nella quale si sono scoperti due aspetti: il primo che
era stato stabilito, con l'articolo 2, l'alternanza uomo-donna,
nel senso che venivano stabilite per legge che le liste dovevano
essere composte, giustamente (io stesso avevo apprezzato questo
criterio) alternativamente, da uomo-donna. Altro aspetto venuto
fuori fu che non veniva attribuito l'intero listino ma solo fino
al numero di cinquantaquattro, gradualmente, e, accertato ciò,
hanno ritenuto di potere riconvocare i partiti alleati, imporre
dei diktat all'alleanza, partiti di maggioranza che,
notoriamente, non sono dei leoni, come dimostra anche la vicenda
politica nazionale.
Si sono assoggettati alla volontà di Forza Italia e impongono
al Parlamento regionale - fatto gravissimo che non ha precedenti
- di poter ritornare su una materia già votata ed esitata dal
Parlamento, imponendo così che non c'è più l'obbligo della
presenza delle liste uomo-donna alternativamente, e stravolgendo
l'ordine di attribuzione dei seggi; pertanto, questa norma, in
contrasto con l'articolo 2, stabilisce che bisogna procedere
prima all'attribuzione dell'intero listino e, successivamente,
all'attribuzione dei seggi a livello provinciale.
Onorevoli colleghi, questo viola un altro principio che ha
garanzia costituzionale e cioè il principio della territorialità
della rappresentanza perché, avendo sottratto da subito con
questo comma otto parlamentari, non sappiamo se poi avremo il
numero dei parlamentari spettanti ad ogni singolo collegio ...
STANCANELLI assessore per il lavoro, la previdenza sociale,
la formazione professionale e l'emigrazione. Il Tatarellum.
SPEZIALE Assessore Stancanelli, il Tatarellum era peggio,
infatti era in deroga allo Statuto, cosa che non è più possibile
in quanto noi dobbiamo legiferare in conformità con lo Statuto ed
avere rispetto per il principio statutario della territorialità
della rappresentanza. Ciascuno di noi viene eletto nei collegi
provinciali perché risponde a questo principio che è
statutariamente garantito.
Ecco perché questa norma stravolge principi statutari, principi
democratici e stravolge anche la discussione dell'impianto di
approvazione già esitato dall'Aula, cioè stravolge l'impianto
della legge così com'era.
So perfettamente che i colleghi della maggioranza sono
obbligati a votare questa legge, che debbono rispondere ad un
principio di maggioranza, che sono sottoposti a stravolgere il
regolamento e a modificarlo secondo le convenienze ma noi, signor
Presidente, abbiamo non solo il diritto di lasciare una traccia,
ma anche il diritto-dovere di difendere le prerogative del
Parlamento affinché non si verifichi un precedente di tale
gravità, soprattutto in materia elettorale.
Ci è stato fatto osservare che sono stati costretti a
presentare quell'emendamento con l'attribuzione dei seggi in modo
preventivo, perché qualsiasi altra modalità era tecnicamente
inapplicabile. Mi sono sforzato, assieme ai colleghi del mio
Gruppo, di presentare un emendamento per dimostrare che
tecnicamente si può applicare e si può arrivare al numero di 54
parlamentari.
Noi presentiamo questo subemendamento con la consapevolezza che
sarà bocciato, ma lo presentiamo perché vogliamo ristabilire un
principio, che è quello dell'attribuzione dei seggi - 60 e 40 -
sapendo perfettamente che riguarda una materia già trattata
dall'Aula, per cui non dovremmo neanche parlarne.
Signor Presidente, se lei avesse dichiarato inammissibile il
comma 9 non avremmo dovuto più parlarne, in quanto la materia era
già stata trattata all'articolo 2, nella sua articolazione e
nelle sue modalità.
Pertanto presentiamo questo emendamento perché sappiamo
perfettamente che la battaglia per la legge elettorale - dal
nostro punto di vista - non si ferma qui. Infatti, chiameremo
alla responsabilità il Commissario dello Stato, che potrebbe
essere distratto, facendo appello al suo dovere di visionare le
leggi della Regione, di poter dare il parere positivo per le
leggi che rispettano lo Statuto e la Costituzione italiana e per
le leggi che sono state approvate in forza dei principi
regolamentari, mentre noi ci auguriamo che, in questo caso,
eserciti fino in fondo il proprio potere di controllo nei
confronti dell'Aula e possa stabilire di stralciare quelle norme
che sono state votate due volte in occasione della stessa
sezione, così come previsto dall'articolo 111 del Regolamento.
Ci auguriamo, altresì, che le norme palesemente
incostituzionali vengano impugnate dal Commissario dello Stato in
modo che questa legge - che, così come la state facendo, è una
brutta legge, che mischia capra e cavoli -, vada fatta soltanto
per l'elezione del Presidente della Regione e dei parlamentari
all'Assemblea regionale siciliana.
Abbiamo introdotto norme sui Sindaci, soglie di sbarramento sui
Comuni, sistemi di incompatibilità; abbiamo introdotto la figura
pure del deputato precario, del deputato supplente; abbiamo
stabilito che ci sono i Consiglieri supplenti e quindi i
Consiglieri precari. Insomma, oltre ai precari, agli LSU, abbiamo
anche un'altra categoria di precari di cui lei, assessore
Stancanelli, potrà interessarsi.
Insomma, state combinando un pasticcio che noi, con i nostri
emendamenti, pensavamo di correggere; ma la bocciatura dei nostri
emendamenti sta facendo diventare questa una legge pasticciata.
Ecco la ragione per cui, intanto, votiamo contro il comma 9 e vi
chiediamo di votare per il nostro subemendamento sapendo
perfettamente che, ormai, anche questo non avrà un esito
positivo.
LEONTINI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LEONTINI Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega
Speziale, anche a nome degli altri rappresentanti del suo gruppo
che hanno preso la parola dopo l'approvazione dell'articolo 2, ha
detto che questa non è altro che una sceneggiata, una pantomima
che intende rappresentare contenuti e posizioni diverse da quelle
che, nella sostanza, si praticano e si affermano. E citava
poc'anzi l'onorevole Micciché, e lo ha fatto gratuitamente, così
come più volte da questi microfoni ha fatto anche il collega
onorevole Forgione.
Questo riferimento è assolutamente ingeneroso e scorretto, se è
vero che, dopo aver approvato l'articolo 2 - che fa parte di un
articolato e di un disegno di legge che avevamo preventivamente
concordato sia fuori dalla Commissione che in Commissione e che
vedeva il Gruppo DS solidale e vincolato a quei contenuti e a
quelle posizioni -, proprio sui contenuti dell'articolo 2, da
parte dell'onorevole Speziale e del suo Gruppo c'è stata una
rincorsa ai tentativi di modifica e di capovolgimento.
Tutto ciò che è stato detto e fatto in Aula, da parte
dell'onorevole Speziale e del suo Gruppo parlamentare non è altro
che il tentativo, soprattutto nei confronti della clausola di
sbarramento, di andare indietro rispetto ai contenuti
dell'articolo 2 che, nel disegno di legge, avevamo concordato noi
e loro per primi, tant'è vero che il disegno di legge reca quelle
firme.
Mi dispiace che il collega onorevole Crisafulli sia assente ma,
sicuramente, con il cognome vincola ad una posizione che vede
solidale l'intero suo gruppo.
Oggi si viene a dire che noi siamo eterodiretti o che le nostre
posizioni siano state condizionate dall'esterno.
Ma perché i DS hanno modificato quella posizione che avevano
sancito nel disegno di legge?
Perché da Roma, da telefonate romane, dai rimproveri e dalle
bacchettate che la politica romana sta infliggendo ai colleghi
del Gruppo DS perché hanno abbandonato, strada facendo,
Rifondazione comunista, l'hanno maltrattata, l'hanno messa da
parte, è emerso il tentativo di modificare i comportamenti e di
tornare indietro sui passi fatti, passi che avevano visto proprio
i DS concordare con noi queste soluzioni rispetto alle quali,
oggi, fanno finta di fare marcia indietro.
E' una finzione che quest'Aula non meritava e certamente
avremmo preferito un percorso più lineare.
Peraltro, c'è da dire che quando hanno tentato di modificare -
onorevoli colleghi, questo è importante che sia sottolineato -
questa posizione, hanno cercato i capigruppo della maggioranza e
l'onorevole Miccichè, il quale sarebbe stato poi cercato per
modificare i contenuti di una legge che loro avevano concordato e
poi qui viene strumentalmente citato.
In una sola riunione svoltasi presso la stanza del
Vicepresidente Fleres, nella quale avevamo concordato come
proseguire e stavamo manifestando la disponibilità a ridurre la
percentuale di sbarramento, proprio dai parlamentari del Gruppo
dei DS è stato detto di no, in quanto l'irrigidimento riguardava
una riduzione dal 5 al 2%. Noi avevamo dato la disponibilità a
ridurre lo sbarramento al 4% ma loro non l'hanno accettata.
La politica romana ha fatto il resto perchè rispetto a questo
comportamento si sono viste le falle, le scorrettezze e quindi le
reazioni successive hanno eterodiretto i comportamenti e le
posizioni del collega Speziale e di chi per lui ha tentato
maldestramente in quest'Aula di revocare i percorsi precedenti.
SPEZIALE Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Capodicasa, Cracolici,
Galletti, Giannopolo, Villari e Zago)
Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 3 b 101.
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale del
subemendamento 3 b 101.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 54
Votanti 53
Maggioranza 27
Favorevoli 13
Contrari 40
(L'Assemblea non approva)
Sull'ordine dei lavori
ACIERNO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ACIERNO Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerando
che la resistenza umana ha un limite, ritengo sarebbe opportuno
sospendere i lavori parlamentari per mezz'ora circa, in modo tale
da dare a tutti i colleghi l'opportunità di mangiare un boccone,
tornare poi in Aula e continuare a lavorare per concludere l'iter
di questo disegno di legge.
Considerato che insieme a lei e tanti altri colleghi siamo
rimasti qui in Aula fino alle 5 di stamattina ed oggi alle 10.30
mi trovavo già nel Palazzo come quasi tutti i miei colleghi,
credo che il problema della resistenza fisica non sia da
sottovalutare, preso atto pure della decisione di concludere
l'esame del disegno di legge entro oggi: un oggi molto elastico
perchè probabilmente si estenderà a domani.
Ribadisco, anche al fine di evitare che ad ogni richiesta di
votazione segreta i colleghi debbano precipitarsi in Aula,
sarebbe forse opportuno fermarci solo per mezz'ora.
PRESIDENTE Onorevole Acierno, poichè la sua richiesta non ha
seguito non posso prenderla in considerazione.
Pongo in votazione il subemendamento 3 bis 78. Il parere della
Commissione?
PISTORIO Vicepresidente della Commissione speciale per la
revisione dello Statuto regionale. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Si passa al subemendamento 3 b 102.
PISTORIO Signor Presidente, vorrei consigliare all'onorevole
Cracolici, firmatario di questo subemendamento, di trattare
organicamente la materia in un'altra normativa.
Questo subemendamento propone una incompatibilità assoluta e
quindi definitiva; questa Commissione non può pertanto dare
parere favorevole, quindi o l'onorevole Cracolici ritita il
subemendamento o la Commissione darà parere contrario.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, poc'anzi è
stato accantonato un subemendamento collegato a questo. Poichè
quella norma - che non mi pare tratti cose diverse da quello che
propone questo subemendamento - individua il principio che al
posto del consigliere comunale che va a fare l'assessore subentra
un consigliere supplente, e quando finisce di fare l'assessore
rientra nelle funzioni di consigliere e decade il consigliere
supplente. Questa è la norma che c'era prima.
PISTORIO Vicepresidente della Commissione speciale per la
revisione dello Statuto regionale. La norma che c'è adesso con
questa legge.
CRACOLICI Non mi pare che questo non riguardi l'ordinamento
degli enti locali, le compatibilità, perché noi stiamo affermando
un principio secondo il quale la incompatibilità temporanea del
consigliere che diventa assessore cessa nel momento in cui
ritorna a fare il consigliere. Quindi stiamo trattando materia di
incompatibilità.
Io mi sono permesso di suggerire che, se vogliamo risolvere il
problema che il consigliere comunale possa fare anche
l'assessore, basta rimuovere ciò che è previsto dalla legge n. 7
e cioè che gli assessori devono essere nominanti dal sindaco e
non devono essere consigliere comunali, ma anche alla provincia
varrebbe lo stesso principio.
Basterebbe rimuovere il principio della incompatibilità per cui
il sindaco potrebbe nominare - oltre agli esterni - anche
eventuali consiglieri comunali che continuano a fare i
consiglieri comunali e gli assessori.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 3 b 102. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Vicepresidente della Commissione speciale per la
revisione dello Statuto regionale. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Comunico che tutti gli emendamenti presentati al
comma 10, dell'emendamento 3 bis R, sono dichiarati preclusi, in
quanto le disposizioni del comma 10 cui si riferivano sono state
espunte dal nuovo testo dell'emendamento 3 R del Governo.
Sono, pertanto, dichiarati preclusi gli emendamenti 3 b 29, 3 b
59, 3 bis 77 e 3 b 38.
Si passa agli emendamenti aggiuntivi all'emendamento 3 bis R.
Gli emendamenti 3 b 49 e 3 b 50 sono superati.
Si passa all'emendamento 3 b 54.
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Ferro e
Sanzeri, il subemendamento 3 b 54.1. Lo pongo in votazione.
SANZERI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SANZERI Signor Presidenti, onorevoli colleghi, il
subemendamento a mia firma prevede di allungare i termini della
relazione semestrale prevista con la legge n. 7.
L'esperienza di tutti questi anni ci insegna che quasi mai i
sindaci hanno rispettato questi termini, anzi hanno sempre dato
vita a contenziosi tra consigli comunali e sindaci. Si
tratterebbe quindi soltanto di prevedere una relazione annuale.
PRESIDENTE Pongo in votazione il subemendamento 3 b 54.1.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3 b 54. Lo pongo in votazione così
emendato.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(E' approvato)
Si riprende l'esame dei subemendamenti accantonati.
Si passa al subemendamento 3 b 19.
Comunico che sono stati presentati dal Governo gli emendamenti:
3 b 19.1, dell'onorevole Pistorio e 3 b19.2, del Governo.
Presidenza del Vicepresidente Fleres (ore 22.00)
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, vi è una esigenza di
coordinamento. Nell'emendamento 3 b 19.2, dopo le parole comma
1 , va inserita una precisazione e cioè: nella formazione delle
liste dei Consigli comunali e provinciali', altrimenti,
potrebbero insorgere equivoci.
Non sorgendo osservazioni, così si intende integrato.
CRACOLICI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sul subemendamento 3 b 19.1 poiché con questa norma stiamo per
comminare una sanzione a dei soggetti privati da parte di un
soggetto istituzionale, il Presidente della Regione, che non ha
alcuna relazione con essi. Ci troviamo, però, in una fattispecie
diversa rispetto a quello che è avvenuto per la norma sulle
elezioni europee perché, in quel caso, è il Ministero degli
interni che eroga la quota del contributo elettorale previsto
dalla legge sul finanziamento pubblico dei partiti.
Qui stiamo decidendo che il Presidente della Regione definisce
i criteri con cui sanzionare i partiti in Sicilia. Ma quale
relazione ha il Presidente della Regione con i partiti in
Sicilia?
E' una cosa fuori da ogni logica, tanto più sulla vicenda delle
elezioni amministrative dove non c'è neanche finanziamento
pubblico; quindi come si applica la sanzione a chi non riceve?
La logica della sanzione era la decurtazione del finanziamento
pubblico, ma nel caso dei comuni dove non c'è finanziamento
pubblico non si può decurtare nulla.
Nel caso delle regioni la sanzione eventualmente pecuniaria per
il mancato rispetto della norma regionale può essere comminata
dal Ministero, ma può il Ministero comminare una sanzione per far
applicare una legge della Regione? Questo è il punto. Stiamo
facendo una norma che verrà sicuramente impugnata dal Commissario
dello Stato.
Onorevoli colleghi, dobbiamo votare intanto l'emendamento 3
B19.1. Il parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 3 B 19.2, con l'integrazione della
presidenza.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo far
osservare un aspetto: in questo momento, la norma sulla
presentazione delle liste prevede soltanto che nel caso in cui la
lista di un Comune non contenga almeno due terzi di candidati di
qualsiasi sesso, ad esempio nel caso di Catania se si presenta
una lista inferiore a due terzi, la lista non può essere ammessa.
Allora, poiché esiste un principio sancito nella normativa
regionale, dobbiamo estendere lo stesso principio. Non è prevista
una pena pecuniaria nel caso in cui la lista non ha i requisiti
previsti dalla norma. Se una lista, anziché avere i due terzi dei
candidati, ha un numero inferiore a due terzi, non è ammessa.
Nella mia città, i candidati al Consiglio comunale sono 30, nel
caso in cui qualsiasi partito, a prescindere dalle liste di
genere, dalla presenza di donne o uomini, presenta 19 candidati,
la lista non è ammessa.
C'e già un principio sancito dall'ordinamento amministrativo
regionale. Penso, quindi, che sarebbe più utile, a questo punto,
estendere questa norma anche nel caso in cui non vengano
rispettate le rappresentanze di genere, uomini e donne, in forza
dell'emendamento a mia firma, approvato stasera dall'Aula che
stabilisce che nelle liste debbano esserci almeno due terzi di
ciascun sesso ed un terzo dell'altro sesso, ovviamente.
Ritengo, signor Presidente, e lo dico all'assessore D'Aquino,
che sia semplicissimo; si tratta di estendere la norma che
prevede l'inammissibilità delle liste che non contengono un
numero adeguato di due terzi dei candidati ed estenderla anche
per le liste che invece contengono un numero di candidati
inferiore di uno dei due sessi, rispetto a quanto stabilito dalla
legge che stasera abbiamo approvato, e non una sanzione
amministrativa che non so su cosa si potrebbe fondare, su che
cosa regga. Reggerebbe, invece, se nei comuni, quando viene
presenta una lista e questa non contiene due terzi di un sesso e
un terzo dell'altro sesso, la lista non viene accettata.
VIRZI' Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
VIRZI' Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire per un fatto tecnico. Non vorrei che nell'ottima
disposizione del voler andare avanti, dimenticassimo che in sede
tecnica dobbiamo coordinare un errore puramente materiale,
aritmetico, commesso nella redazione dell'articolato.
PRESIDENTE Onorevole Virzì, gli uffici hanno già notato
l'errore e lo correggeremo in sede di articolo 117.
LEONTINI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LEONTINI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare
una precisazione per rispondere alle osservazioni e alle riserve
del collega Speziale. Si è chiesto, questa sera, di adottare un
comportamento coerente come quello che avevamo adottato per la
composizione dei listini. Anzi, i colleghi Speziale e altri della
minoranza si chiedevano come mai una volta prevista la
composizione mista per il listino, non si potesse prevederla
anche per le liste comunali e provinciali. Abbiamo previsto la
sanzione per il listino e quindi, prevediamo anche la sanzione
per le liste comunali e provinciali, secondo una norma che,
peraltro, esiste a livello europeo e a livello nazionale.
SPEZIALE A livello regionale hai il contributo dello Stato;
qui che cosa hai?
LEONTINI Non inerisce il contributo dello Stato, è una multa
così come quando si commette un'infrazione in campagna elettorale
relativa agli spazi elettorali. Quando il partito di
appartenenza, in sede comunale, affigge i manifesti, in uno
spazio non consentito, il responsabile legale del partito di quel
comune, è destinatario di una multa. La Prefettura notifica un
provvedimento di multa per l'infrazione commessa. Noi stiamo
prevedendo una fattispecie analoga. Sarà poi l'Assessorato agli
enti locali, con apposito decreto, a stabilire i criteri, a
quantificare e a precisare come viene destinata la multa a questo
tipo di infrazione. Quindi, stiamo uniformando e precisando in
che modo destinare la multa. Mi pare che questo sia il senso
dell'emendamento che, peraltro, condivido.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, non ci sono proposte formali
rispetto a questo argomento, quindi, pongo in votazione
l'emendamento 3 B 19.2 del Governo, così come emendato. Il parere
della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 19 così come emendato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa agli emendamenti presentati al comma 8, in precedenza
accantonati.
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 23.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 68.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 31.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 69.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 70.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 32.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è' approvato)
Si riprende l'esame dell'emendamento 3 b 91. Comunico che è
stato presentato il subemendamento 3 b 91.1. Lo pongo in
votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3 b 91.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è' approvato)
Si riprende l'esame degli emendamenti relativi al comma 6
dell'articolo aggiuntivo riguardante l'ordinamento degli enti
locali, di identico contenuto.
Pongo, congiuntamente, in votazione gli emendamenti 3 b 62, 3
bis 75, 3 b 27e 3 b 35.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non sono approvati)
Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 22.15, è ripresa alle ore 22.17)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, comunico che è stato presentato
l'emendamento 3B: al comma 2 dell'emendamento 3R, sostituire
l'inciso in caso di conclusione anticipata della legislatura
ovvero in caso di scioglimento dell'Assemblea' con il seguente
in caso di conclusione anticipata della legislatura ai sensi
dell'articolo 8 bis e 10 dello Statuto siciliano ovvero in caso
di scioglimento dell'Assemblea di cui all'articolo 8 dello
Statuto medesimo .
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, pongo in votazione l'emendamento 3R, nel
testo risultante.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Favorevole
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
BALDARI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
BALDARI Signor Presidente, onorevoli colleghi, soltanto per
far notare che per effetto della soppressione del comma 4
dell'emendamento 3R, secondo me, mi rimetto al suo parere,
andrebbe modificato il comma 5, al fine di poter meglio scrivere
e prevedere il caso delle dimissioni o qualsiasi altro motivo per
cui si renda vacante un seggio della lista regionale. A questo
punto, infatti, l'assegnazione dei seggi va a scattare per intero
e non è più graduale, come era previsto in un primo tempo.
Io ho già preparato l'emendamento, se il Governo vuole tenerne
conto .
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, l'onorevole Baldari fa
presente che, essendo stato approvato l'emendamento che riduce il
listino a otto e che consente al listino di scattare per intero
tutto e subito, ma essendo questa disposizione applicata nella
fase di prima applicazione della legge, è necessario comunque
prevedere la fase dell'applicazione a regime, che invece non
esisteva nel maxiemendamento.
Per ovviare al problema tecnico individuato dall'onorevole
baldari, il governo ha presentato l'emendamento 13.3, che
ripropone i contenuti del comma 4 dell'articolo 13 del disegno di
legge.
CRACOLICI C'è all'articolo 7 del testo.
PRESIDENTE All'articolo 7 c'è. Va bene, questa può essere una
buona idea, nel senso che, anziché integrare il maxiemendamento,
votiamo, poi, ...
CRACOLICI Signor Presidente, l'articolo 7 è la disciplina
tecnica dell'eventuale attribuzione del listino a chi non vince.
Se il listino non viene attribuito al vincente, come si
attribuisce.
PRESIDENTE Onorevole Cracolici, ci ha convinti, nel senso che
tratteremo questa materia all'articolo 7 e poi opereremo in sede
di coordinamento con gli Uffici.
CRACOLICI Signor Presidente, c'é un emendamento all'articolo
7 del Presidente Ardizzone
PRESIDENTE Sì, questo potrebbe, eventualmente, essere
considerato interamente sostitutivo dell'articolo 7.
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 22.22, è ripresa alle ore 22.47)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, per consentire il coordinamento degli
emendamenti al testo del disegno di legge, sospendo nuovamente la
seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 22.48, è ripresa alle ore 22.49)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, che sono stati già approvati gli articoli
1, 2, 3 e 12 del disegno di legge.
Preciso che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 3 R,
sono superati gli articoli 11 e 13 del disegno di legge.
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
«Articolo 4
1. Dopo l'articolo 1 ter della legge regionale 20 marzo 1951,
n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Art. 1 quater. - Requisiti per la candidatura alla carica di
Presidente della Regione - 1. Possono candidarsi alla carica di
Presidente della Regione gli elettori che hanno i requisiti per
essere eletti alla carica di deputato regionale. L'atto di
accettazione della candidatura deve contenere la dichiarazione
del candidato di non essere in alcuna delle condizioni previste
al comma 1 dell'articolo 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55, e
successive modificazioni.'»
Comunico che è stato presentato l'emendamento 4.4, soppressivo
dell'articolo, degli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello e
Miccichè.
L'emendamento 4.4, è precluso.
Pongo in votazione l'articolo 4.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti
aggiuntivi:
- dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe ed altri: 4.5; 4.2;
4.1;
- dall'onorevole Cintola: 4.3; 24.3;
- dagli onorevoli Leontini, Fleres, ed altri: subemendamento
4.5.1 all'emendamento 4.5.
Dichiaro preclusi tutti gli altri emendamenti aggiuntivi
all'articolo 4.
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
«Articolo 5
1. L'articolo 2 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, e
successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
'Art. 2. - Seggi spettanti ai Collegi provinciali in
proporzione alla popolazione - 1. Il numero di deputati da
assegnare ad ogni collegio elettorale provinciale viene calcolato
dividendo per ottanta la cifra della popolazione legale residente
nella Regione, secondo i dati ufficiali dell'ultimo censimento
generale della popolazione.
Nell'effettuare tale divisione si trascura la eventuale parte
frazionaria del quoziente.
2. Ad ogni collegio sono assegnati tanti deputati quante volte
il quoziente è contenuto nella cifra della popolazione legale
residente nella relativa provincia. Gli eventuali seggi che
rimangono ancora da attribuire sono assegnati ai collegi per i
quali queste ultime divisioni hanno dato maggiori resti e, in
caso di parità di resti, ai collegi relativi alle province con
maggiore cifra di popolazione legale residente.»
3. In sede di prima applicazione della presente legge, tenuto
conto dei dati del censimento del 21 ottobre 2001, la
ripartizione dei seggi fra i collegi elettorali provinciali è
quella risultante dalla allegata Tabella, che costituisce parte
integrante della presente legge.'»
Do lettura della Tabella allegata.
Tabella
Assemblea regionale siciliana: riparto di 80 seggi
4.968.991:80=62.112 (quoziente)
PROVINCIA POPOLAZIONE QUOZIENTE RESTO SEGGI
Agrigento 448.053 7 13.269 7
Caltanissetta 274.035 4 25.587 4
Catania 1.054.778 16 60.986 17
Enna 177.200 2 52.976 3
Messina 662.450 10 41.330 11
Palermo 1.235.923 19 55.795 20
Ragusa 295.264 4 46.816 5
Siracusa 396.167 6 23.495 6
Trapani 425.121 6 52.449 7
TOTALE 4.968.991 74 80
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 5.4,
soppressivo dell'articolo;
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: 5.1; 5.2; 5.3, sostitutivo
della Tabella allegata;
- dagli onorevoli Ferro, Morinello, Miccichè: 5.7; 5.8; 5.9;
- dagli onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 5.12; 5.13; 5.14;
5.15;
- dagli onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè: 5.11; 5.6; 5.10.
Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti all'articolo 5.
Pongo in votazione l'articolo 5. Chi è favorevole resti seduto,
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione la Tabella allegata all'articolo 5.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
«Articolo 6
1. Dopo l'articolo 2 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29, e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
Art. 2 bis. - Elezione dei deputati nei Collegi provinciali in
ragione proporzionale - 1. Definiti gli adempimenti di cui al
primo comma dell'articolo 54, ciascun ufficio centrale
circoscrizionale comunica all'Ufficio centrale regionale, a mezzo
di corriere speciale, un estratto di verbale attestante:
a) la cifra elettorale conseguita da ciascuna lista regionale
nell'ambito del collegio. Tale cifra è data dalla somma dei voti
validi riportati dalla lista medesima nelle singole sezioni del
collegio. In attuazione di quanto disposto al comma 3
dell'articolo 1 ter, si includono nel computo i voti validamente
espressi per liste provinciali collegate a quella lista regionale
in tutti i casi in cui le schede di votazione non rechino
espressa indicazione di voto per alcuna lista regionale;
b) la cifra elettorale conseguita da ciascuna lista provinciale
concorrente nel collegio;
c) il totale dei voti validi riportati da tutte le liste
provinciali concorrenti nel collegio.
2. L'Ufficio centrale regionale, ricevuti gli estratti dei
verbali di tutti gli uffici centrali circoscrizionali, determina
la cifra regionale dei voti validi riportati da ciascun gruppo di
liste provinciali e, quindi, la somma regionale dei voti validi
di tutti i gruppi di liste.
Effettuate le predette operazioni, verifica se vi siano gruppi
di liste da escludere dal riparto dei seggi ai sensi del comma 5
dell'articolo 1 bis. Comunica, quindi, agli uffici centrali
circoscrizionali le liste provinciali non ammesse al riparto.
3. Ricevuta la predetta comunicazione, ogni ufficio centrale
circoscrizionale determina il quoziente elettorale
circoscrizionale. A tal fine divide il totale dei voti validi
riportati dalle liste provinciali concorrenti nel collegio, con
esclusione di quelli conseguiti dalle liste non ammesse
all'assegnazione dei seggi, per il numero dei seggi spettanti al
collegio medesimo ai sensi dell'articolo 2.
Nell'effettuare la divisione si trascura l'eventuale parte
frazionaria del quoziente.
4. L'ufficio centrale circoscrizionale assegna quindi ad ogni
lista tanti seggi quante volte il quoziente elettorale
circoscrizionale è contenuto nella cifra elettorale della lista.
5. Qualora rimangano seggi che non possono essere attribuiti
per insufficienza di quoziente, l'ufficio centrale
circoscrizionale ne accerta il numero e quindi li assegna alle
liste che hanno la più alta cifra di voti residuati nell'ambito
del collegio. A tal fine i seggi sono attribuiti alle liste per
le quali le divisioni della cifra elettorale di lista per il
quoziente elettorale circoscrizionale hanno dato i maggiori resti
e, in caso di parità di resti, alle liste con la maggiore cifra
elettorale. Qualora anche le cifre elettorali siano identiche, il
seggio viene attribuito per sorteggio.
6. L'ufficio centrale circoscrizionale determina la
graduatoria dei candidati di ciascuna lista ammessa
all'assegnazione di seggi nel collegio provinciale, secondo
l'ordine decrescente delle rispettive cifre individuali. La cifra
individuale è data dalla somma dei voti validi di preferenza
riportati da ogni candidato nelle singole sezioni del collegio. A
parità di cifre individuali, prevale l'ordine di presentazione
nella lista.
7. Il presidente dell'ufficio centrale circoscrizionale, in
conformità dei risultati accertati dall'ufficio stesso, proclama
eletti, nei limiti dei seggi ai quali ogni lista ha diritto ai
sensi dei commi 4 e 5 del presente articolo, altrettanti
candidati della lista medesima, secondo la graduatoria dei
candidati.
8. Un estratto del verbale attestante tutte le operazioni
effettuate dall'ufficio centrale circoscrizionale viene trasmesso
a mezzo di corriere speciale all'Ufficio centrale regionale.
Seguono quindi gli ulteriori adempimenti di cui agli articoli 57
e 58.'.
2. Sono abrogate le disposizioni dell' articolo 54 della legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive modifiche ed
integrazioni, limitatamente ai commi 5, 6, 7, 8 e 9'.»
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: 6.1, soppressivo degli
articoli 6, 7, 8 e 9;
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 6.2,
soppressivo dell'articolo;
- dall'onorevole Pistorio: 6.15, interamente sostitutivo;
- dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 6.17, interamente
sostitutivo;
- dagli onorevoli Ferro, Morinello, Miccichè: 6.6; 6.7;
6.8; 6.9; 6.10; 6.11; 6.12; 6.13; 6.14;
- dagli onorevoli Zago, Speziale, Panarello: 6.16;
-dagli onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè: 6.5; 6.4.
-
Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti, ad
eccezione dell'emendamento 6.16 , che pongo in votazione.
Il parere del Governo?
D'AQUINO assessore per la famiglia, le politiche sociali, le
autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
LEANZA EDOARDO. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 6.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
«Articolo 7
1. Dopo l'articolo 2 bis della legge regionale 20 marzo 1951,
n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Art. 2 ter. - Seggi attribuiti per agevolare la formazione di
una stabile maggioranza in seno all'Assemblea regionale - 1.
L'Ufficio centrale regionale, definiti gli adempimenti di cui al
comma 2 dell'articolo 2 bis, determina quale lista regionale ha
conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale.
In caso di parità di cifre elettorali, prevale la lista regionale
che risulta collegata con i gruppi di liste provinciali che hanno
conseguito la maggior somma regionale di voti validi.
2. Proclama, quindi, eletti:
a) alle cariche di Presidente della Regione e di deputato
regionale il capolista della predetta lista regionale risultata
più votata;
b) alla carica di deputato regionale il capolista della lista
regionale che ha ottenuto una cifra di voti validi immediatamente
inferiore a quella conseguita dalla lista regionale risultata più
votata.
3. L'Ufficio centrale regionale, una volta ricevuti gli
estratti dei verbali degli uffici centrali circoscrizionali
trasmessi ai sensi del comma 8 dell'articolo 2 bis, verifica
quanti seggi sono stati conseguiti dai gruppi di liste collegati
con la lista regionale risultata più votata, sommando i seggi
ottenuti dai predetti gruppi nei collegi elettorali provinciali.
Procede poi nel modo seguente:
a) se il numero complessivo dei predetti seggi è inferiore a
cinquantaquattro, proclama eletti tanti candidati della lista
regionale più votata, secondo l'ordine di presentazione nella
lista, quanti ne occorrono per raggiungere cinquantaquattro
seggi. Gli eventuali seggi che residuano sono attribuiti con le
modalità stabilite ai commi 4 e seguenti del presente articolo;
b) se il numero complessivo dei predetti seggi è già pari o
superiore a cinquantaquattro, attribuisce tutti seggi che
residuano con le modalità stabilite ai commi 4 e seguenti del
presente articolo.
4. I seggi che non vengono attribuiti a candidati della lista
regionale più votata sono ripartiti fra tutti i gruppi di liste
non collegati alla lista regionale risultata più votata, in
proporzione alle rispettive cifre elettorali regionali.
5. A tal fine l'Ufficio centrale regionale procede alla somma
delle cifre elettorali regionali dei gruppi di liste provinciali
non collegati alla lista regionale risultata più votata, con
esclusione dei gruppi non ammessi all'assegnazione dei seggi ai
sensi del comma 2 dell'articolo 2 bis. Per cifra elettorale
regionale di un gruppo si intende la somma regionale dei voti
validi ottenuti dalle liste di quel gruppo, presenti con identico
contrassegno nei singoli collegi provinciali. Divide poi il
totale per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo in tal
modo il quoziente elettorale regionale. Nell'effettuare la
divisione trascura la eventuale parte frazionaria del quoziente.
Attribuisce ad ogni gruppo di liste partecipante al riparto tanti
seggi quante volte il predetto quoziente elettorale risulti
contenuto nella cifra elettorale regionale del gruppo medesimo.
Gli eventuali seggi che rimangono ancora da attribuire sono
assegnati ai gruppi di liste per i quali queste ultime divisioni
hanno dato maggiori resti e, in caso di parità di resti, ai
gruppi con la maggiore cifra elettorale regionale. Se anche con
quest'ultimo criterio i seggi non possono essere attribuiti, si
procede a sorteggio.
6. Nel limite di seggi cui ciascun gruppo di liste ha diritto
ai sensi delle disposizioni del comma 5, l'Ufficio centrale
regionale individua in quali collegi elettorali provinciali i
seggi vanno assegnati.
7. Si determina preliminarmente la graduatoria regionale di
ogni gruppo di liste ammesso a riparto. A tal fine, per ciascun
collegio provinciale, si moltiplica per cento la cifra elettorale
circoscrizionale della lista del gruppo e si divide il prodotto
per il totale dei voti validi riportati da tutte le liste
concorrenti nel collegio medesimo, con esclusione di quelli
conseguiti dalle liste non ammesse all'assegnazione dei seggi ai
sensi del comma 2 dell'articolo 2 bis. I valori percentuali così
ottenuti sono riportati nella graduatoria in ordine decrescente,
tenendo conto anche dei primi due numeri risultanti dopo la
virgola.
8. L'Ufficio centrale regionale procede poi all'assegnazione
dei seggi nel modo seguente:
a) si considera la graduatoria regionale di ogni gruppo di
liste cui spettano seggi, determinata ai sensi del comma 7;
b) si attribuiscono i seggi ad un gruppo per volta, a partire
da quello che ha la maggiore cifra elettorale regionale, e
seguitando in ordine decrescente di cifra elettorale. A parità di
cifre elettorali regionali, l'ordine di precedenza è determinato
per sorteggio;
c) secondo quanto risulta dalla rispettiva graduatoria
regionale, si individuano i collegi elettorali provinciali in cui
le liste del gruppo hanno ottenuto le percentuali più alte, in
numero corrispondente ai seggi che devono essere assegnati al
gruppo medesimo;
d) in ciascuno dei collegi così individuati si assegna un
seggio alla lista provinciale del gruppo;
e) qualora in un collegio in cui dovrebbe essere assegnato un
seggio, la lista del gruppo considerato abbia esaurito i
candidati disponibili, il seggio viene attribuito ad altra lista
provinciale nel collegio che, secondo la graduatoria regionale
del gruppo, segue l'ultimo collegio cui è stato attribuito un
seggio con le modalità di cui al presente comma.
9. Esaurite le operazioni di cui al comma 8, l'Ufficio
centrale regionale proclama eletti per ciascun collegio tanti
candidati quanti sono i seggi assegnati ad ogni lista. I
candidati di cui viene proclamata l'elezione sono individuati
secondo la graduatoria delle preferenze individuali determinata
ai sensi del comma 6 dell'articolo 2 bis.
10. Di tutte le operazioni dell'Ufficio centrale regionale,
effettuate ai sensi del presente articolo e dell'articolo 2 bis,
si deve redigere il processo verbale in duplice esemplare. Si
applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo
58. Si applicano altresì le disposizioni dell'articolo 57
relativamente alla comunicazione dell'avvenuta proclamazione dei
deputati.'»
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dalla Commissione: 7.1 R;
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 7.1,
soppressivo dell'articolo; 6.3, interamente
sostitutivo;
- dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 7.25, interamente
sostitutivo;
- dall'onorevole Pistorio: 7.23, interamente sostitutivo;
- dagli onorevoli Ferro, Morinello, Miccichè, Raiti: 7.3;
7.4; 7.5; 7.6; 7.7; 7.8; 7.9; 7.10; 7.11; 7.14; 7.15; 7.16;
7.17; 7.18; 7.12; 7.13;
- dagli onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè, Raiti: 7.21;
7.19; 7.26; 7.22; 7.20;
- dagli onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 7.24.
Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti, ad eccezione
dell'emendamento 7.1 R, del Presidente della I Commissione,
onorevole Ardizzone.
Dispongo l'accantonamento dell'emendamento 7.1 R e
dell'articolo 7.
Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:
«Articolo 8
1. L'articolo 3 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, e
successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
'Art. 3. - Modalità di esercizio del diritto di voto - 1.
L'esercizio del voto è un dovere civico.
2. L'elettore dispone di due voti: uno per la scelta di una
lista regionale, il cui capolista è candidato alla carica di
Presidente della Regione, l'altro per la scelta di una lista fra
quelle concorrenti nel collegio provinciale.
3. Nell'ambito della lista provinciale prescelta, l'elettore
può esprimere un voto di preferenza, scrivendo nell'apposita
riga, a questo scopo riportata nella scheda di votazione, il
cognome, ovvero il cognome e nome, di uno dei candidati compresi
nella lista medesima.
4. Il voto per la lista regionale si esprime tracciando un
segno sul cognome e nome del capolista, riportati a caratteri di
stampa nella scheda di votazione, ovvero tracciando un segno sul
contrassegno della lista regionale prescelta. Qualora l'elettore
segni sia il cognome e nome del capolista, sia il relativo
contrassegno della lista regionale, il voto si intende
validamente espresso.
5. L'elettore può votare una lista regionale ed una lista
provinciale non collegate fra loro. In questo caso entrambi i
voti si intendono validamente espressi.
6. Sono annullate le schede che contengano indicazioni di voto
riferite a più liste regionali, ovvero a più liste provinciali, o
che comunque non consentano di individuare chiaramente la scelta
politica espressa dall'elettore.
7. Sono in ogni caso nulli i voti contenuti in schede che
presentino scritture o segni tali da far ritenere, in modo
inoppugnabile, che l'elettore abbia voluto far riconoscere il
proprio voto'. »
Sono preclusi gli emendamenti 8.3 e 8.12 tranne il comma 3,
che leggo testualmente: Nell'ambito della lista provinciale
prescelta l'elettore può esprimere un voto di preferenza,
scrivendo nell'apposita riga, a questo scopo riportata nella
scheda di votazione, il cognome, ovvero il cognome e nome, di uno
dei candidati compresi nella lista medesima.»
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dal Governo: 8.14;
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 8.3,
soppressivo dell'articolo; 8.4, interamente
sostitutivo; 8.5; 8.6; 8.7; 8.8; 8.9; 8.10; 8.11;
- dall'onorevole Pistorio: 8.12, interamente sostitutivo;
- dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 8.13, interamente
sostitutivo;
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: 11.2; 11.1;
- dagli onorevoli Speziale, Cracolici, Crisafulli: 3.19;
3.18;
- dagli onorevoli, Ortisi, Papania, Manzullo ed altri: 8.2;
- dagli onorevoli Savarino e Lo Curto: 8.1.
Dichiaro preclusi gli emendamenti: 8.3, 8.12, ad eccezione del
comma 3, 8.13, 8.4, 8.5, 8.6 e 8.7.
Pongo in votazione l'emendamento 8.12, comma 3.
Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
LEANZA EDOARDO. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 11.2.Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
LEANZA EDOARDO . Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Si passa al 3.19. Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
LEANZA EDOARDO. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 8.2.
SPAMPINATO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto e
per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, intervengo per illustrare e
dichiarare il voto in uno ma anche per dare la possibilità a
tanti colleghi di potere essere presenti nel momento in cui si
trattano argomenti che sono stati oggetto di lunga trattazione,
quindi è anche una forma di rispetto nei confronti dei colleghi
che sicuramente si sono battuti come me per questa seconda
preferenza di genere. Noi riteniamo, lo abbiamo specificato in
tante sedi, che per determinare quelle condizioni di favore nei
confronti della democrazia, della partecipazione delle donne, vi
sia la possibilità di ottenere questo risultato anche
introducendo una seconda preferenza, la seconda preferenza
attribuita ad un genere diverso rispetto al genere per cui si è
espressa la prima preferenza, riteniamo che sia necessaria
immaginare anche di conseguenza la nullità del voto se il voto è
stato espresso con due preferenze dello stesso genere per evitare
una possibilità di controllo dello stesso ma riteniamo necessario
utile, indispensabile allo stato dell'arte, visto e considerato
che tutte le altre norme che tendono a garantire qualsiasi forma
di partecipazione e di attuazione soprattutto del dettato
costituzionale per quanto riguarda la democrazia paritaria sia a
questo punto indispensabile votare favorevolmente questo
emendamento. E' chiaro quindi che mi dichiaro favorevole
all'emendamento ora illustrato.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si riprende l'esame degli emendamenti 3b 85 e 3 b 86, in
precedenza accantonati. Li dichiaro preclusi.
Si passa all'emendamento 8.14 del Governo. Lo pongo in
votazione. Il parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 8 nel testo risultante.
Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:
«Articolo 9
1. Dopo l'articolo 3 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29, e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Articolo 3 bis
Caratteristiche della scheda di votazione
1. La scheda di votazione è suddivisa in quattro parti:
a) la prima, iniziando da sinistra, contiene gli spazi per
riprodurre, verticalmente ed in misura omogenea, ciascuno
racchiuso entro un apposito rettangolo, i contrassegni delle
liste concorrenti nel collegio provinciale. All'interno di ogni
rettangolo il contrassegno di lista è affiancato, alla sua
destra, da una riga riservata all'eventuale indicazione di una
preferenza per un candidato;
b) la seconda parte della scheda contiene dei più ampi
rettangoli, al centro di ciascuno dei quali sono riportati, in
evidenza, a caratteri di stampa, il cognome e nome del capolista
della lista regionale collegata e, accanto, a destra del cognome
e nome del capolista, il contrassegno della medesima lista
regionale. Quando la lista regionale è espressione di una
coalizione fra più gruppi di liste provinciali, il contrassegno
può consistere in un simbolo unico, oppure in un insieme grafico
contenente i simboli dei gruppi che si sono coalizzati,
riprodotti in scala ridotta. Se la lista regionale è collegata ad
un solo gruppo di liste provinciali, il contrassegno deve essere
identico a quello che serve a distinguere il predetto gruppo di
liste provinciali;
c) la terza e la quarta parte della scheda elettorale hanno le
stesse caratteristiche, rispettivamente, della prima e della
seconda.
2. In caso di necessità, la scheda elettorale può essere
ampliata, introducendo le parti quinta e sesta, ed eventuali
parti successive, sufficienti per la stampa dei contrassegni di
tutte le liste ammesse.
3. Quando più gruppi di liste provinciali risultino collegati
con una stessa lista regionale, tutti i rettangoli contenenti i
contrassegni delle liste provinciali coalizzate sono riportati
nella prima, ovvero nella terza parte della scheda verticalmente
uno di seguito all'altro, mentre nella seconda, ovvero nella
quarta parte della scheda sono affiancati da un unico più ampio
rettangolo in cui sono riportati, in evidenza, a caratteri di
stampa, il cognome e nome del capolista della lista regionale
collegata e, accanto, a destra del cognome e nome del capolista,
il contrassegno della medesima lista regionale.
4. La collocazione progressiva nella scheda di votazione dei
più ampi rettangoli riferiti ai capolista delle liste regionali
con i relativi contrassegni, viene definita dall'Ufficio centrale
regionale mediante sorteggio, alla presenza dei delegati delle
liste. Parimenti, la successione in cui nelle corrispondenti
prima, ovvero terza parte della scheda elettorale sono riportati,
verticalmente uno di seguito all'altro, i contrassegni delle
liste provinciali collegate alle predette liste regionali, viene
definita, per ciascun collegio, dal competente Ufficio centrale
circoscrizionale mediante sorteggio, alla presenza dei delegati
delle liste'».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 9.2,
soppressivo dell'articolo; 9.4; 9.5; 9.6; 9.7;
- dagli onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 9.1,
soppressivo dell'articolo;
- dagli onorevoli, Ortisi, Papania, Manzullo ed altri: 9.9,
soppressivo dell'articolo.
dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 9.11, interamente
sostitutivo; 9.12, aggiuntivo;
dall'onorevole Pistorio: 9.8, interamente sostitutivo;
dagli onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè, Raiti: 9.18;
9.17; 9.16; 9.13; 9.14; 9.15.
Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 9. Chi é favorevole resti seduto;
chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:
«Articolo 10
1. Dopo l'articolo 3 bis della legge regionale 20 marzo 1951,
n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Articolo 3 ter
Composizione delle liste provinciali e regionali
1. Ogni lista provinciale deve comprendere un numero di
candidati non superiore al numero dei deputati da eleggere nel
collegio ai sensi dei commi 1 e 2 dell'articolo 2, e non
inferiore alla metà, con arrotondamento all'unità superiore.
2. Tutti i candidati della lista regionale, ad esclusione del
capolista, nell'atto di accettazione della candidatura devono
dichiarare a quale gruppo di liste collegato con la lista
regionale aderiscono ed indicare il collegio provinciale di
riferimento. Ciascun candidato può indicare un solo collegio
provinciale'.
2. Il comma 6 dell'articolo 13 della legge regionale 20 marzo
1951, n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 10.1,
soppressivo dell'articolo;
- dall'onorevole Pistorio: 10.3, interamente sostitutivo;
- dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 10.6, interamente
sostitutivo.
Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 10. Chi é favorevole resti
seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 13.3 del Governo, che
ripropone il comma 4 dell'articolo 13 del disegno di legge. Il
parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 14. Ne do lettura:
«Articolo 14
1. I commi 1 e 2 dell'articolo 12 della legge regionale 20 marzo
1951, n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, sono
sostituiti dai seguenti:
'1. A partire dalle ore 09,00 del quarantatreesimo giorno e non
oltre le ore 16,00 del quarantaduesimo giorno antecedente quello
della votazione, i partiti o formazioni politiche variamente
denominate che intendono presentare proprie liste nelle elezioni
della Assemblea regionale siciliana devono depositare presso
l'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e
delle autonomie locali, il contrassegno con cui dichiarano di
voler distinguere le proprie liste nei collegi provinciali.
All'atto del deposito deve essere indicata la denominazione del
gruppo di liste identificato dal contrassegno.
2. Il deposito del contrassegno deve essere fatto da persona
munita di mandato, conferito da parte di chi ricopre la carica di
presidente o segretario o coordinatore in ambito regionale del
partito, ovvero della formazione politica. La firma di chi
conferisce il mandato deve essere autenticata da uno dei soggetti
di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53, come
sostituito dall'articolo 1 della legge 28 aprile 1998, n. 130, e
successive modificazioni.'»
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello e Miccichè:
14.1, soppressivo dell'articolo; 14.2, interamente
sostitutivo;
-dal Governo: 14.3.
Gli emendamenti 14.1 e 14.2 sono preclusi.
Pongo in votazione l'emendamento 14.3. Il parere della
Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 14, nel testo risultante.
Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 15. Ne do lettura:
«Articolo 15
1. La denominazione della rubrica dell'articolo 13 della legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive modifiche ed
integrazioni, è sostituita dalla seguente 'Disposizioni sulla
sottoscrizione delle liste di candidati nei Collegi'.
2. Il comma 1 dell'articolo 13 della legge regionale 20 marzo
1951, n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, è sostituito
dai seguenti:
'1. Le liste di candidati per ogni collegio provinciale devono
essere sottoscritte, pena la loro invalidità:
a) da almeno 150 e da non più di 300 elettori iscritti nelle
liste elettorali di comuni compresi nel territorio del collegio
provinciale, nelle province aventi una popolazione legale
residente fino a 500.000 abitanti;
b) da almeno 300 e da non più di 600 elettori iscritti nelle
liste elettorali di comuni compresi nel territorio del collegio
provinciale, nelle province aventi una popolazione legale
residente superiore a 500.000 abitanti e fino 1.000.000 di
abitanti;
c) da almeno 600 e da non più di 1.200 elettori iscritti nelle
liste elettorali di comuni compresi nel territorio del collegio
provinciale, nelle province aventi una popolazione legale
residente superiore a 1.000.000 di abitanti.
2. In caso di scioglimento dell'Assemblea regionale siciliana
che anticipi di oltre centoventi giorni il termine di scadenza
della legislatura, il numero delle sottoscrizioni di cui al comma
1 è ridotto alla metà.
3. Nessun elettore può sottoscrivere più di una lista di
candidati.
4. Le sottoscrizioni degli elettori devono essere contenute in
appositi moduli, recanti in ciascun foglio:
a) il contrassegno della lista;
b) il cognome e nome, il luogo e la data di nascita, di ciascun
candidato incluso nella lista; la relativa elencazione deve
recare una numerazione progressiva secondo l'ordine di
presentazione.
5. Nei moduli di cui al comma 4 devono essere riportati il
cognome e nome, il luogo e la data di nascita, di ogni
sottoscrittore, nonché il comune nelle cui liste elettorali
dichiara di essere iscritto.
6. Le firme dei sottoscrittori devono essere autenticate da uno
dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n.
53, come sostituito dall'articolo 1 della legge 28 aprile 1998,
n. 130, e successive modificazioni.
7. I moduli attestanti le sottoscrizioni della lista devono
essere corredati dei certificati, anche collettivi, dei sindaci
che attestino l'iscrizione dei sottoscrittori nelle liste
elettorali del proprio comune'.
3. Sono abrogate le disposizioni dei commi 4 e 5 dell'articolo
13 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive
modifiche ed integrazioni».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 15.3,
soppressivo dell'articolo;
dagli onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 15.7; 15.6;
15.5;
dagli onorevoli, Ortisi, Papania, Manzullo ed altri:
15.1; 15.2;
Dichiaro preclusi i predetti emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 15.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 16. Ne do lettura:
«Articolo 16
1. Dopo l'articolo 13 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29, e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Articolo 13 bis
Disposizioni volte ad agevolare la sottoscrizione delle liste
provinciali e regionali
1. Nei venti giorni precedenti il termine di presentazione
delle liste provinciali e regionali, tutti i comuni devono
assicurare agli elettori la possibilità di ottenere la
certificazione dell'iscrizione nelle liste elettorali e di
sottoscrivere celermente le liste provinciali e regionali, per
non meno di dieci ore al giorno dal lunedì al venerdì, otto ore
il sabato e la domenica, svolgendo tale funzione anche in
proprietà comunali diverse dalla residenza municipale. Gli orari
sono resi noti al pubblico mediante loro esposizione chiaramente
visibile anche nelle ore di chiusura degli uffici. Gli organi di
informazione di proprietà pubblica sono tenuti ad informare i
cittadini della possibilità di cui sopra'».
Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 16.1,
soppressivo dell'articolo; 17.3, interamente sostitutivo;
dall'onorevole Pistorio: 16.3, interamente sostitutivo.
Dichiaroimproponibili tutti i predetti emendamenti all'articolo
16 .
Pongo in votazione l'articolo 16. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 17. Ne do lettura:
«Articolo 17
1. Dopo l'articolo 14 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29, e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Articolo 14 bis
Presentazione delle liste regionali
1. Le liste regionali devono essere presentate alla cancelleria
della Corte di appello di Palermo, presso cui ha sede l'Ufficio
centrale regionale, a partire dalle ore 09,00 del trentunesimo
giorno e non più tardi delle ore 16 del trentesimo giorno
antecedente quello della votazione.
2. La presentazione della lista regionale ed il deposito dei
relativi documenti devono essere effettuati da persona munita di
mandato, conferito da parte di chi ricopre la carica di
presidente, o segretario, o coordinatore, in ambito regionale,
del partito, ovvero della formazione politica, che presenta la
predetta lista regionale, in collegamento con un gruppo di liste
espressione del medesimo partito o formazione politica,
presentate in almeno cinque collegi provinciali. La firma di chi
conferisce il mandato deve essere autenticata da uno dei soggetti
di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53, come
sostituito dall'articolo 1 della legge 28 aprile 1998, n. 130, e
successive modificazioni.
3. Nel caso in cui la lista regionale sia espressione di una
coalizione fra diversi gruppi di liste provinciali, la
presentazione della lista medesima ed il deposito dei relativi
documenti devono essere effettuati da un rappresentante, munito
di mandato conferito secondo le modalità di cui al comma 2, per
ciascuno dei gruppi di liste provinciali che dichiara di
collegarsi con la predetta lista regionale.
4. La cancelleria della Corte di appello di Palermo, in
funzione di segreteria dell'Ufficio centrale regionale, accerta
l'identità personale dei presentatori e, se si tratta di persone
sprovviste di mandato conferito secondo le modalità di cui ai
commi 2 o 3, ne fa esplicita menzione nel verbale di ricevuta
degli atti.
5. La presentazione di una lista regionale deve essere
corredata, pena la sua invalidità, delle sottoscrizioni di almeno
1.800 e di non più di 3.600 elettori iscritti nelle liste
elettorali di comuni compresi nel territorio della Regione
siciliana. In caso di scioglimento dell'Assemblea regionale
siciliana che anticipi di oltre centoventi giorni il termine di
scadenza della legislatura, il numero delle sottoscrizioni è
ridotto alla metà.
6. Nessun elettore può sottoscrivere per più di una lista
regionale.
7. Sono valide le sottoscrizioni di elettori che hanno
sottoscritto anche la presentazione di una lista di candidati in
un collegio provinciale, a condizione che la predetta lista
faccia parte di un gruppo di liste collegato con la lista
regionale.
8. Le sottoscrizioni degli elettori devono essere contenute in
appositi moduli, recanti in ciascun foglio:
a) il cognome e nome, il luogo e la data di nascita del
capolista della lista regionale, con la specificazione che è
candidato alla carica di Presidente della Regione;
b) il cognome e nome, il luogo e la data di nascita di ciascun
candidato incluso nella lista regionale; la relativa elencazione
deve recare una numerazione progressiva secondo l'ordine di
presentazione.
9. Nei moduli di cui al comma 8 devono essere riportati il
cognome e nome, il luogo e la data di nascita, di ogni
sottoscrittore, nonché il comune nelle cui liste elettorali
dichiara di essere iscritto. Le firme dei sottoscrittori devono
essere autenticate da uno dei soggetti di cui all'articolo 14
della legge 21 marzo 1990, n. 53, come sostituito dall'articolo 1
della legge 28 aprile 1998, n. 130, e successive modificazioni.
10. I moduli attestanti le sottoscrizioni delle candidature
devono essere corredati dei certificati, anche collettivi, dei
sindaci che attestino l'iscrizione dei sottoscrittori nelle liste
elettorali del proprio comune.
11. Quando più gruppi di liste provinciali presentano una lista
regionale comune, il cui capolista è il comune candidato alla
carica di Presidente della Regione, per ogni gruppo di liste
collegato deve risultare la dichiarazione di collegamento con la
predetta lista regionale, resa in forma scritta da persona che ha
titolo per rappresentare il gruppo, con la sottoscrizione
debitamente autenticata da uno dei soggetti indicati al comma 9.
Ciascuna dichiarazione deve fare espresso riferimento a tutti gli
altri gruppi di liste provinciali che si collegano con quella
stessa lista regionale. Le dichiarazioni si considerano efficaci
soltanto se concordanti fra loro. I rappresentanti di diversi
gruppi di liste provinciali possono produrre un unico atto da cui
risultino le reciproche dichiarazioni di collegamento; in tal
caso l'atto va firmato per accettazione da tanti rappresentanti
quanti sono i gruppi di liste che dichiarano di collegarsi e le
firme dei sottoscrittori devono essere autenticate da uno dei
soggetti indicati al comma 9.
12. Quando la lista regionale è presentata da un solo gruppo di
liste, va comunque prodotta la dichiarazione di collegamento,
resa in forma scritta, nella quale deve essere specificato in
quali collegi provinciali il gruppo presenta proprie liste.
13. Al momento della presentazione della candidatura devono
essere depositati i seguenti documenti:
a) dichiarazione del capolista di accettazione della
candidatura alla carica di Presidente della Regione, in
collegamento con un gruppo di liste provinciali, o con una
pluralità di gruppi di liste provinciali fra loro coalizzati,
precisamente individuati. La stessa dichiarazione di accettazione
della candidatura deve altresì contenere l'esplicita
dichiarazione del candidato di non essere in alcuna delle
condizioni ostative alla candidabilità previste al comma 1
dell'articolo 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55, e successive
modificazioni. La firma del candidato deve essere autenticata da
uno dei soggetti indicati al comma 9;
b) dichiarazione di accettazione della candidatura da parte di
ciascun candidato incluso nella lista regionale conformemente a
quanto disposto al comma 3 dell'articolo 3 ter, tale atto di
accettazione deve contenere l'indicazione di un gruppo di liste
collegato con la lista regionale cui il candidato dichiara di
aderire, nonché l'indicazione del collegio elettorale provinciale
che il candidato medesimo dichiara di assumere come proprio
collegio di riferimento. Le candidate, nell'atto di accettazione
della candidatura, possono scegliere se indicare soltanto il
proprio cognome, ovvero se aggiungere al proprio cognome quello
dell'eventuale coniuge. La dichiarazione di accettazione della
candidatura deve contenere l'esplicita dichiarazione del
candidato di non essere in alcuna delle condizioni ostative alla
candidabilità previste al comma 1 dell'articolo 15 della legge 19
marzo 1990, n. 55, e successive modificazioni. La firma del
candidato deve essere autenticata da uno dei soggetti indicati al
comma 9;
c) certificati attestanti l'iscrizione del capolista e di tutti
gli altri candidati nelle liste elettorali di un qualsiasi comune
della Regione siciliana;
d) modello di contrassegno che serve a distinguere la lista
regionale nei manifesti e nelle schede elettorali. Le
caratteristiche del contrassegno devono essere conformi a quanto
stabilito al comma 1, lettera b), dell'articolo 3 bis del modello
di contrassegno vanno depositati tre esemplari;
e) l'indicazione di due delegati effettivi, e di due supplenti,
incaricati di presenziare al sorteggio mediante cui l'Ufficio
centrale regionale definisce l'ordine di collocazione, nelle
schede di votazione, dei più ampi rettangoli contenenti ciascuno
il cognome e nome del capolista di una lista regionale ed il
relativo contrassegno della lista. I predetti delegati sono
altresì incaricati di assistere, in rappresentanza della lista
regionale e dei suoi candidati ed a tutela dei loro legittimi
interessi, a tutte le operazioni dell'Ufficio centrale regionale
alle quali sono ammessi i delegati delle liste.
14. La cancelleria della Corte di appello di Palermo, in
funzione di segreteria dell'Ufficio centrale regionale, deve
rilasciare immediatamente ai presentatori ricevuta delle liste
regionali presentate. Nella ricevuta sono indicati la data e
l'orario della presentazione ed il numero d'ordine progressivo
attribuito dalla cancelleria stessa a ciascuna lista regionale'».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 17.1,
soppressivo dell'articolo; 15.4, interamente sostitutivo;
17.2;
dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 17.6, soppressivo
dell'articolo;
dall'onorevole Pistorio: 17.4, interamente sostitutivo;
dagli onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 17.5;
Gli emendamenti 17.5 e 17.2 decadono per assenza dall'Aula dei
firmatari. Dichiaro preclusi tutti gli altri emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 17. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 18. Ne do lettura:
«Articolo 18
1. La denominazione della rubrica dell'articolo 15 della legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive modifiche ed
integrazioni, è sostituita dalla seguente 'Presentazione delle
liste nei collegi'.
2. I commi 1, 2, 3, 4 e 5 dell'articolo 15 della legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive modifiche ed
integrazioni, sono sostituiti dai seguenti:
'1. Le liste dei candidati per ogni collegio provinciale sono
presentate alla cancelleria del tribunale del comune capoluogo
della circoscrizione, presso cui ha sede l'ufficio centrale
circoscrizionale, a partire dalle ore 09,00 del trentunesimo
giorno e non più tardi delle ore 16,00 del trentesimo giorno
antecedente quello della votazione.
2. La presentazione della lista dei candidati nel collegio ed
il deposito dei relativi documenti devono essere effettuati da
persona munita di mandato, conferito da parte di chi ricopre la
carica di presidente, o segretario, o coordinatore, in ambito
regionale, del partito, ovvero della formazione politica, che
presenta la lista. La firma di chi conferisce il mandato deve
essere autenticata da uno dei soggetti di cui all'articolo 14
della legge 21 marzo 1990, n. 53, come sostituito dall'articolo 1
della legge 28 aprile 1998, n. 130, e successive modificazioni.
La cancelleria del tribunale sede dell'ufficio centrale
circoscrizionale accerta l'identità personale dei presentatori e,
se si tratta di persone sprovviste di mandato conferito secondo
le modalità previste al presente comma, ne fa esplicita menzione
nel verbale di ricevuta degli atti.
3. Al momento della presentazione della lista devono essere
depositati i seguenti documenti:
a) dichiarazione di appartenenza ad un gruppo di liste
provinciali aventi tutte identico contrassegno e presentate nei
collegi che si elencano;
b) dichiarazione di collegamento con una lista regionale,
corredata di copia della dichiarazione di collegamento con la
predetta lista presentata all'Ufficio centrale regionale dal
rappresentante del proprio gruppo di liste provinciali, ai sensi
dell'articolo 14 bis;
c) dichiarazione di accettazione della candidatura da parte di
ciascun candidato incluso nella lista. Le candidate, nell'atto di
accettazione della candidatura, possono scegliere se indicare
soltanto il proprio cognome, ovvero se aggiungere al proprio
cognome quello dell'eventuale coniuge. La dichiarazione di
accettazione della candidatura deve contenere l'esplicita
dichiarazione del candidato di non essere in alcuna delle
condizioni ostative alla candidabilità previste al comma 1
dell'articolo 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive
modificazioni. La firma del candidato deve essere autenticata da
uno dei soggetti indicati al comma 2;
d) certificati attestanti l'iscrizione dei candidati nelle
liste elettorali di un qualsiasi comune della Regione siciliana.
4. Devono altresì essere depositati i documenti inerenti alle
sottoscrizioni della lista, conformemente alle disposizioni
dell'articolo 13.'.
3. Il comma 8 dell'articolo 15 della legge regionale 20 marzo
1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 18.2,
soppressivo dell'articolo; 16.2, interamente sostitutivo;
dagli onorevoli Forgione e Liotta: 18.1;
dall'onorevole Pistorio: 18.4, interamente sostitutivo;
dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 18.5;
Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti, ad eccezione
dell'emendamento 18.1, che decade per assenza dall'Aula del
firmatario.
Pongo in votazione l'articolo 18. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 19. Ne do lettura:
«Articolo 19
1. Sono abrogate le disposizioni dei commi 2, 3 e 4
dell'articolo 16 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modifiche ed integrazioni».
Comunicoa che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 19.1,
soppressivo dell'articolo;
Tutti i predetti emendamenti sono dichiarati preclusi.
Pongo in votazione l'articolo 19. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 20. Ne do lettura:
«Articolo 20
1. Dopo l'articolo 16 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29 e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Articolo 16 bis
Esame ed ammissione delle liste presentate nei collegi
1. Ogni ufficio centrale circoscrizionale, entro diciotto ore
successive alla scadenza del termine stabilito per la
presentazione delle liste dei candidati, fa pervenire a mezzo di
corriere speciale le liste stesse all'Ufficio centrale regionale.
2. L'Ufficio centrale regionale, nelle dodici ore successive,
effettua le seguenti operazioni:
a) cancella dalle liste i candidati che risultino presenti in
liste recanti diverso contrassegno, nello stesso o in altro
collegio provinciale;
b) riduce a tre le candidature dei candidati che risultino
presenti in liste recanti lo stesso contrassegno in più di tre
collegi, cancellando le loro candidature dalle ulteriori liste
eccedenti il predetto limite;
c) dichiara invalide le liste non appartenenti ad un gruppo di
liste provinciali, circostanza che si verifica quando in nessun
altro collegio risulti presentata un'altra lista avente identico
contrassegno.
3. Le predette operazioni sono comunicate ai delegati delle
liste regionali di cui all'articolo 14 bis, comma 13, lettera e),
appositamente convocati.
4. Le liste, così modificate, sono quindi rinviate, sempre a
mezzo di corriere speciale, dall'Ufficio centrale regionale ai
competenti uffici centrali circoscrizionali.
5. L'ufficio centrale circoscrizionale, entro quarantotto ore
successive alla scadenza del termine stabilito per la
presentazione delle liste dei candidati, verifica:
a) se le liste siano state presentate entro il termine di cui
al comma 1 dell'articolo 15;
b) se liste siano state presentate da persone fornite di
regolare mandato, ai sensi del comma 2 dell'articolo 15;
c) se le liste siano state sottoscritte dal numero di elettori
stabilito all'articolo 13, se le autenticazioni delle firme dei
sottoscrittori siano regolari, se risultino allegati i
certificati attestanti l'iscrizione dei sottoscrittori nelle
liste elettorali di comuni compresi nel territorio del collegio;
d) se il contrassegno della lista risulti regolarmente
depositato presso l'Assessorato regionale della famiglia, delle
politiche sociali e delle autonomie locali, entro il termine di
cui al comma 1 dell'articolo 12, e sia stato ammesso;
e) se le liste non abbiano un numero di candidati inferiore al
minimo stabilito al comma 1 dell'articolo 3 ter, tenuto anche
conto delle eventuali cancellazioni di candidature apportate
dall'Ufficio centrale regionale ai sensi del comma 2;
f) se sia stata presentata la dichiarazione di collegamento con
una lista regionale, conformemente a quanto stabilito alla
lettera b) del comma 3 dell'articolo 15.
6. L'ufficio centrale circoscrizionale ricusa le liste per le
quali non si realizzino tutte le condizioni indicate al comma 5.
7. L'ufficio centrale circoscrizionale, sempre entro il termine
fissato al comma 5, procede ai seguenti ulteriori adempimenti:
a) cancella dalle liste i nomi dei candidati, per i quali non
risulti presentata la dichiarazione di accettazione della
candidatura, o sia stata presentata in difformità rispetto a
quanto previsto alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 15,
ovvero per i quali manchi il certificato attestante l'iscrizione
nelle liste elettorali di un qualsiasi comune della Regione
siciliana;
b) cancella dalle liste i nomi dei candidati a carico dei quali
risulti d'ufficio la sussistenza di alcuna delle condizioni
ostative alla candidabilità previste dal comma 1 dell'articolo 15
della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni;
c) verifica che le liste non abbiano un numero di candidati
superiore al massimo stabilito al comma 1 dell'articolo 3 ter;
ricorrendo tale condizione, riduce le liste al limite prescritto,
cancellando i nominativi dei candidati eccedenti che occupano le
ultime posizioni nell'ordine di lista;
d) verifica che la composizione della lista corrisponda alle
disposizioni volte a conseguire l'equilibrio della rappresentanza
fra i sessi, di cui alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 14.
8. In tutti i casi in cui l'ufficio centrale circoscrizionale
rilevi irregolarità meramente formali, che si palesano tali da
poter essere rapidamente sanate tramite una opportuna correzione
o integrazione della documentazione prodotta, invita i delegati
delle liste interessate a regolarizzare la documentazione
presentata, entro il termine tassativo delle ore 09.00
dell'indomani.
9. L'ufficio centrale circoscrizionale torna a riunirsi alla
scadenza dell'ulteriore termine breve fissato ai sensi del comma
8, per ammettere nuovi documenti e per udire eventualmente i
delegati delle liste e deliberare seduta stante'».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè:
20.1, soppressivo dell'articolo; 18.3, interamente
sostitutivo;
- dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 20.4;
- dall'onorevole Pistorio: 20.3.
Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 20. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 21. Ne do lettura:
Articolo 21
1. L'articolo 17 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modifiche ed integrazioni, è così rubricato 'Ufficio
centrale regionale'.
2. Il comma 1 dell'articolo 17 della legge regionale 20 marzo
1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato.
3. Il comma 3 dell'articolo 17 della legge regionale 20 marzo
1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, è sostituito
dai seguenti:
'3. L'Ufficio centrale regionale può farsi assistere da uno o
più esperti di legislazione e sistemi elettorali, fino ad un
massimo di tre, nominati dal presidente della Corte di appello di
Palermo entro il termine stabilito al comma precedente. Tali
esperti assolvono il loro ruolo in posizione di terzietà ed
imparzialità, alle dipendenze funzionali del presidente
dell'Ufficio centrale regionale.
4. Gli oneri per l'utilizzo dei predetti esperti sono a carico
del bilancio regionale. Con regolamento emanato con decreto del
Presidente della Regione, su proposta dell'Assessore regionale
per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali,
previa delibera della Giunta regionale, sono definiti i criteri
per la liquidazione delle spese sostenute e per la corresponsione
di gettoni di presenza, in relazione ai tempi di impiego ed alle
prestazioni effettuate a servizio dell'Ufficio centrale
regionale'.
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè:
21.1, soppressivo dell'articolo;
- dall'onorevole Pistorio: 21.3.
PISTORIO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PISTORIO Signor Presidente, ci sarà una ratio in questo
emendamento. Cerco di rintracciarla perchè il problema va
connesso con la legislazione precedente, ma ho la sensazione che
chi ha ipotizzato questa norma preferiva e mi ha consigliato che
fosse più efficace, a garanzia della qualità della verifica
elettorale del sistema precedente, ma, ovviamente, se non ho la
comparazione, mi trovo in difficoltà.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 21.3. Il parere
del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 21 nel testo risultante.3. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 22. Ne do lettura:
Articolo 22
1. Dopo l'articolo 17 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29 e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Articolo 17 bis
Ricorsi contro l'eliminazione di liste o di candidati
1. Le decisioni dell'ufficio centrale circoscrizionale di cui
all'articolo 16 bis sono comunicate, entro le ore 12.00 del
ventisettesimo giorno antecedente quello della votazione, ai
delegati delle liste.
2. Contro le decisioni di eliminazione di liste o di candidati,
i delegati delle liste possono, entro ventiquattro ore dalla
comunicazione, ricorrere all'Ufficio centrale regionale.
3. Il ricorso deve essere depositato entro il termine di cui al
comma 2, a pena di decadenza, nella cancelleria dello stesso
ufficio centrale circoscrizionale contro le cui determinazioni si
ricorre.
4. L'ufficio centrale circoscrizionale, nella stessa giornata,
trasmette, a mezzo di corriere speciale, all'Ufficio centrale
regionale il ricorso con le proprie deduzioni.
5. Ove il numero dei ricorsi presentati lo renda necessario, il
primo presidente della Corte di appello di Palermo, a richiesta
del presidente dell'Ufficio centrale regionale, aggrega
all'Ufficio stesso, per le operazioni di cui al presente
articolo, altri consiglieri.
6. L'Ufficio centrale regionale decide nei due giorni
successivi.
7. Le decisioni dell'Ufficio centrale regionale sono comunicate
entro la giornata del ventitreesimo giorno antecedente quello
della votazione ai ricorrenti ed agli uffici centrali
circoscrizionali'.
Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 22.1,
soppressivo dell'articolo; 20.2, interamente sostitutivo;
L'emendamento 22.1, è precluso.
L'emendamento 22.2 decade per assenza dall'Aula dei
firmatari.
Pongo in votazione l'articolo 22. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:
Articolo 23
1. Dopo l'articolo 17 bis della legge regionale 20 marzo 1951,
n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, è inserito il
seguente:
'Articolo 17 ter
Esame ed ammissione delle liste regionali
1. L'Ufficio centrale regionale definito l'esame preliminare
delle liste provinciali, ai sensi del comma 2 dell'articolo 16
bis, procede all'esame delle liste regionali.
2. Entro quarantotto ore successive alla scadenza del termine
stabilito per la presentazione delle liste, l'Ufficio centrale
regionale verifica:
a) se le liste siano state presentate entro il termine di cui
al comma 1 dell'articolo 14 bis;
b) se le liste siano state presentate da persone fornite di
regolare mandato, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 14 bis;
c) se le liste siano state sottoscritte dal numero di elettori
stabilito al comma 5 dell'articolo 14 bis, se le autenticazioni
delle firme dei sottoscrittori siano regolari, se risultino
allegati i certificati attestanti l'iscrizione dei sottoscrittori
nelle liste elettorali di comuni compresi nel territorio della
Regione siciliana;
d) se sia stata presentata la dichiarazione di collegamento di
ogni lista regionale con almeno un gruppo di liste provinciali
presentate in non meno di cinque collegi provinciali, ovvero con
più gruppi di liste provinciali fra loro coalizzati,
conformemente alle modalità stabilite ai commi 11 o 12
dell'articolo 14 bis;
e) se le liste non abbiano un numero di candidati inferiore al
minimo stabilito al comma 2 dell'articolo 3 ter.
3. L'Ufficio centrale regionale ricusa le liste regionali per
le quali non si realizzino tutte le condizioni indicate al comma
2.
4. L'Ufficio centrale regionale, sempre entro il termine
fissato al comma 2, procede ai seguenti ulteriori adempimenti:
a) verifica che risulti regolarmente presentata, in modo
conforme a quanto stabilito alla lettera a) del comma 13
dell'articolo 14 bis, la dichiarazione del capolista di
accettazione della candidatura alla carica di Presidente della
Regione; la mancanza della predetta dichiarazione di accettazione
è motivo di invalidazione della lista regionale;
b) verifica che sia stato presentato il certificato attestante
l'iscrizione del capolista nelle liste elettorali di un qualsiasi
comune della Regione;
c) cancella dalle liste i nomi dei candidati per i quali non
risulti presentata la dichiarazione di accettazione della
candidatura, o sia stata presentata in difformità a quanto
stabilito alla lettera b) del comma 13 dell'articolo 14 bis,
oppure manchi il certificato attestante l'iscrizione nelle liste
elettorali di un qualsiasi comune della Regione;
d) cancella dalle liste i nomi dei candidati a carico dei quali
risulti d'ufficio la sussistenza di alcuna delle condizioni
ostative alla candidabilità previste dal comma 1 dell'articolo 15
della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni;
e) verifica che le liste non abbiano un numero di candidati
superiore al massimo stabilito al comma 2 dell'articolo 3 ter;
ricorrendo tale condizione, riduce le liste regionali al limite
prescritto, cancellando i nominativi dei candidati eccedenti che
occupano le ultime posizioni nell'ordine di lista;
f) verifica che la composizione delle liste corrisponda alle
disposizioni volte a conseguire l'equilibrio della rappresentanza
fra i sessi, di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 14.
5. In tutti i casi in cui l'Ufficio centrale regionale rilevi
irregolarità che si palesano tali da poter essere rapidamente
sanate tramite una opportuna correzione o integrazione della
documentazione prodotta, invita i delegati delle liste
interessate a regolarizzare la documentazione presentata, entro
il termine tassativo delle ore 09.00 dell'indomani.
6. Qualora un modello di contrassegno di una lista regionale,
depositato ai sensi della lettera d) del comma 13 dell'articolo
14 bis, riproduca simboli notoriamente usati da partiti le cui
liste non sono collegate con la predetta lista regionale, ovvero
sia identico, o possa essere confuso, con altro contrassegno
depositato per distinguere un'altra lista regionale presentata in
precedenza, l'Ufficio centrale regionale lo ricusa e ne dà
immediata comunicazione ai delegati delle liste regionali
interessate, invitandoli a presentare un diverso modello di
contrassegno entro lo stesso termine breve di cui al comma 5.
7. L'Ufficio centrale regionale torna a riunirsi alla scadenza
dell'ulteriore termine breve fissato ai sensi del comma 5, per
ammettere nuovi documenti, o nuovi contrassegni e per udire
eventualmente i delegati dei candidati e deliberare seduta
stante.
8. Le decisioni dell'Ufficio centrale regionale di cui al
presente articolo sono comunicate, entro le ore 12.00 del
ventisettesimo giorno antecedente quello della votazione, ai
delegati delle liste regionali.
9. Contro le decisioni di eliminazione di liste o di candidati,
adottate dall'Ufficio centrale regionale ai sensi del presente
articolo sono ammessi ricorsi allo stesso Ufficio centrale
regionale, entro ventiquattro ore dalla comunicazione, mediante
deposito presso la cancelleria della Corte di appello di Palermo,
in funzione di segreteria dell'Ufficio medesimo. Si applicano le
disposizioni di cui ai commi 5, 6 e 7 dell'articolo 17 bis.
10. L'Ufficio centrale regionale, una volta deciso sugli
eventuali ricorsi, comunica a ciascun ufficio centrale
circoscrizionale ed all'Assessorato regionale della famiglia,
delle politiche sociali e delle autonomie locali, le liste
regionali validamente presentate, con l'indicazione dei relativi
capolista candidati alla carica di Presidente della Regione e dei
rispettivi contrassegni. Specifica altresì le dichiarazioni di
collegamento di ciascuna lista regionale con uno o più gruppi di
liste provinciali, nonché l'ordine di collocazione delle liste
regionali nelle schede di votazione, risultante da sorteggio
tenutosi alla presenza dei delegati di cui alla lettera e) del
comma 13 dell'articolo 14 bis, appositamente convocati'.
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 23.1,
soppressivo dell'articolo; 21.2, interamente sostitutivo;
- dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 23.3, soppressivo
dell'articolo;
- dall'onorevole Pistorio: 23.2, interamente sostitutivo;
Tutti gli emendamenti sono dichiarati preclusi.
Pongo in votazione l'articolo 23. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi sospendo brevemente la seduta.
PISTORIO Signor Presidente, il sottoscritto preferisce che
prosegua.
(La seduta, sospesa alle ore 23.15, è ripresa alle ore 23.18)
La seduta è ripresa.
Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:
1. L'articolo 18 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29, e
successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
'Art. 18. - Ulteriori adempimenti degli uffici centrali
circoscrizionali e dell'Assessorato regionale della famiglia,
delle politiche sociali e delle autonomie locali - 1. Nel giorno
successivo alla ricezione delle decisioni definitive dell'Ufficio
centrale regionale, comunicate ai sensi del comma 10 dell'articolo
17 ter, ciascun ufficio centrale circoscrizionale compie le
seguenti operazioni:
a) comunica ai delegati delle liste le definitive determinazioni
adottate;
b) stabilisce, mediante sorteggio alla presenza dei delegati delle
liste provinciali appositamente convocati, la successione in cui
nelle parti prima, oppure terza, della scheda elettorale del
collegio sono riportati, verticalmente uno di seguito all'altro, i
rettangoli contenenti i contrassegni delle liste provinciali
validamente presentate nel collegio medesimo, in corrispondenza ai
più ampi rettangoli, inseriti nelle parti seconda, oppure quarta,
della scheda, in cui sono riportati i contrassegni delle collegate
liste regionali con l'indicazione dei rispettivi capolista;
c) trasmette immediatamente all'autorità designata dal Presidente
della Regione, le liste validamente presentate nel collegio, con i
relativi contrassegni, secondo la successione delle liste
risultata dal sorteggio. Sono altresì indicati i collegamenti fra
le predette liste provinciali e le liste regionali, nonché la
successione con cui queste ultime devono essere collocate nella
scheda di votazione, secondo quanto comunicato dall'Ufficio
centrale regionale. Tale trasmissione serve ai fini della stampa
delle schede elettorali del collegio;
d) provvede, per mezzo dell'autorità designata dal Presidente
della Regione nel Comune capoluogo di circoscrizione, alla stampa
di un unico manifesto, o, secondo le esigenze di spazio, di più
manifesti, con le liste presentate nel collegio ed i relativi
contrassegni, e l'indicazione dei candidati di ciascuna lista
secondo l'ordine in cui vi sono iscritti, riportando per ciascun
candidato i suoi dati anagrafici (data e luogo di nascita).
La successione delle liste nei manifesti è quella risultante dal
sorteggio di cui al comma 1, lettera b).
Nell'impostazione grafica dei manifesti devono essere evidenti i
collegamenti fra le singole liste presentate nel collegio e le
collegate liste regionali con l'indicazione dei rispettivi
capolista candidati alla carica di Presidente della Regione. Copie
dei manifesti sono inviate ai sindaci dei comuni compresi nel
territorio del collegio, i quali ne curano l'affissione nell'albo
pretorio ed in altri luoghi pubblici, entro il quindicesimo giorno
antecedente quello della votazione. Due copie di ogni manifesto
devono essere consegnate ai presidenti dei singoli uffici
elettorali di sezione, delle quali una deve restare a disposizione
dell'ufficio e l'altra deve essere affissa nella sede della
votazione;
e) provvede, per mezzo dell'Assessorato regionale della famiglia,
delle politiche sociali e delle autonomie locali, a pubblicare
nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana le liste
validamente presentate nel collegio, con i relativi contrassegni,
e l'indicazione dei candidati di ciascuna lista secondo l'ordine
in cui vi sono iscritti, riportando per ciascun candidato i suoi
dati anagrafici (data e luogo di nascita). Nella pubblicazione,
devono essere evidenti i collegamenti fra le singole liste
presentate nel collegio e le liste regionali, con l'indicazione
dei rispettivi capolista candidati alla carica di Presidente della
Regione.
2. A partire dal giorno successivo alla ricezione delle decisioni
definitive dell'Ufficio centrale regionale, comunicate ai sensi
del comma 10 dell'articolo 17 ter, l'Assessore regionale per la
famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali, provvede:
a) per il tramite dell'autorità designata dal Presidente della
Regione, alla stampa di un unico manifesto, con le liste regionali
ed i relativi contrassegni, e con l'indicazione del cognome e nome
dei candidati di ciascuna lista secondo l'ordine in cui vi sono
iscritti, riportando per ciascun candidato i suoi dati anagrafici
(data e luogo di nascita). Accanto al cognome e nome di ogni
capolista deve essere riportata in modo evidente la dicitura
'candidato alla carica di Presidente della Regione'. La
successione delle liste regionali nel manifesto è quella
risultante dal sorteggio di cui al comma 10 dell'articolo 17 ter.
Copie del manifesto sono inviate ai sindaci di tutti i comuni
compresi nel territorio della Regione siciliana, i quali ne curano
l'affissione nell'albo pretorio ed in altri luoghi pubblici, entro
il quindicesimo giorno antecedente quello della votazione. Due
copie del manifesto devono essere consegnate ai presidenti dei
singoli uffici elettorali di sezione, delle quali una deve restare
a disposizione dell'ufficio e l'altra deve essere affissa nella
sede della votazione;
b) alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Regione
siciliana di tutte le liste regionali validamente presentate, con
i rispettivi contrassegni, secondo l'ordine risultante dal
sorteggio di cui al comma 10 dell'articolo 17 ter. Vanno riportati
i dati anagrafici (data e luogo di nascita) di ciascun candidato
di ogni lista. Deve essere riportata in modo evidente la dicitura
'candidato alla carica di Presidente della Regione' accanto al
cognome e nome di ogni capolista delle liste regionali. Nella
pubblicazione devono risultare i collegamenti fra le liste
regionali ed i gruppi di liste provinciali ad esse collegati.
3. L'Assessore regionale per la famiglia, per le politiche
sociali e le autonomie locali provvede alla pubblicazione di cui
alla lettera e) del comma 1, ed a quella di cui alla lettera b)
del comma 2, mediante un'unica edizione straordinaria della
Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, entro il termine di
giorni cinque. Dispone, quindi, l'invio di un congruo numero della
predetta edizione straordinaria ai presidenti dell'Ufficio
centrale regionale e degli uffici centrali circoscrizionali,
nonché alle autorità designate dal Presidente della Regione in
ciascuna provincia affinché, a loro volta, provvedano ad inviarle
a tutti i comuni compresi nel territorio della Regione siciliana.'
Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 24.7,
soppressivo dell'articolo; 22.2, interamente sostitutivo;
- dall'onorevole Pistorio: 24.8, interamente sostitutivo;
- dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 24.15; 24.16;
24.17; 24.18; 24.19; 24.20; 24.21; 24.22; 24.23; 24.24.
Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.
Pongo in votazione l'articolo 24. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti aggiuntivi:
- dal Governo: 24.26; 24.27;
- dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe ed altri: 10.7;
subemendamento 10.7.2; 24.1; 24.2;
- dall'onorevole Turano: subemendamento 10.7.1
all'emendamento 10.7;
- dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 24.25;
- dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 11.4;
12.2; 10.2; 10.4;
- dagli onorevoli Panarello, Crisafulli: 2.56;
- dagli onorevoli Speziale, Crisafulli, Capodicasa: 24.9;
24.12;
- dagli onorevoli Zago, Speziale, Crisafulli: 10.5;
- dall'onorevole Cintola: 24.4; 24.5; 24.6;
-dagli onorevoli, Ortisi, Papania, Manzullo ed altri: 2.10;
-dagli onorevoli Speziale, Panarello, Zago: 24.11; 24.10; 9.10;
24.13; 24.14.
L'emendamento aggiuntivo 24.26 del Governo è superato, in
quanto contenuto nell'emendamento 3 R.
Pongo in votazione l'emendamento aggiuntivo 24.27 del Governo.
Il parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.
Si riprende l'esame dell'articolo 7 e dell'emendamento 7.1 R,
in precedenza accantonati.
L'emendamento 7.1 R, posto in votazione, è approvato.
Onorevoli colleghi, il chiarimento sull'emendamento 7.1R tra il
Governo, la Commissione e l'Aula è avvenuto, pertanto pongo in
votazione l'emendamento 7.1.R. Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Ovviamente, l'emendamento 7.1 R integra, modifica alcune parti
dell'art. 7 che pertanto va votato così come emendato. Lo pongo
in votazione. Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Favorevole.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PISTORIO Favorevole.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3R 1, a firma dell'onorevole Pistorio.
PISTORIO Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PISTORIO Signor Presidente, quello che ritengo sia utile a
questo Parlamento è confermare la sua scelta di una legge
elettorale innovativa e razionale, che sperimenta istituzioni
nuove ma rispetto alle quali la convinzione, che è diffusa e non
è solitaria, che alcune di queste, quali la incompatibilità
temporanea e il supplente, costituiscono possibili debolezze
della legge se non verificate costituzionalmente e la possono
indebolire nella eventuale iniziativa referendaria, consiglia di
riconfermare la scelta della incompatibilità temporanea e del
supplente, rinviandone l'applicazione ad una fase successiva che
garantisca la costituzionalità della norma.
LEONTINI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LEONTINI Signor Presidente, onorevoli colleghi, forse
l'onorevole Pistorio non ha controllato la formulazione
dell'emendamento, perchè, se l'avesse fatto, avrebbe riscontrato
una difformità tra questa formulazione e i contenuti delle tre
ore di dibattito che questa sera hanno animato l'Aula.
Sul principio dei deputati supplenti, abbiamo dibattuto
abbondantemente. E formulare un emendamento nel quale si dispone
che quanto previsto nei commi 1 e 8 non si applica, in sede di
primo rinnovo, successivo all'entrata in vigore della presente
legge, significa che quanto detto sarebbe vanificato, perchè non
si applicherebbe a cominciare dalla prossima legislatura, ma si
applicherebbe a cominciare dalla successiva legislatura. Quindi
fra sette anni.
L'applicabilità di questo emendamento ci porterebbe alla
conclusione che quanto noi abbiamo previsto nella legge, prima,
nel subemendamento, dopo, e nel dibattito, successivamente, non
potremo applicarlo, a cominciare dalla prossima legislatura, ma
dovremo applicarlo tra sette anni. Quindi si vanificherebbe tutto
quello che in Aula nel dibattito è stato chiarito, Quindi
l'emendamento deve essere ritirato, altrimenti saremo costretti a
votare contro, perchè vanifica quanto abbiamo tutt'insieme
concordato sul principio del deputato supplente.
Peraltro, leggo che nel subemendamento 3 R, all'articolo 1, si
dice: in via di prima applicazione i deputati regionali che
assumono la carica di assessori regionali sono temporaneamente
sospesi dalle funzioni di deputato alla data di nomina e per
tutta la durata dell'incarico dei componenti del Governo .
In via di prima applicazione ... , se non specifichiamo che
la prima applicazione decorre dal cominciare della prossima
legislatura, significherebbe che non saremo stati precisi.
Tutto il senso del provvedimento, e il dibattito lo ha
chiarito, riguarda proprio la disciplina della prossima
legislatura.
Questo emendamento, quindi, è assolutamente destituito di
fondamento; non è corretto nei termini e nel contenuto e, quindi,
va ritirato o bocciato.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, credo che dobbiamo procedere
comunque alla votazione di questo emendamento. Non ci sono dubbi
che ci sono posizioni diverse dal punto di vista politico che si
confrontano.
D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali. Chiedo una sospensione di quindici minuti.
PRESIDENTE Il Governo chiede una sospensione breve per poter
fare un approfondimento. Io ho comunicato l'emendamento 3R.1.
Hanno chiesto di parlare prima l'onorevole Pistorio, poi
l'onorevole Leontini, ci sono evidentemente delle divergenze di
opinione rispetto a questo argomento e il Governo chiede una
sospensione. Non credo che questo sia sconvolgente.
SPEZIALE L'onorevole Leontini è intervenuto per dichiarare il
voto contrario, ed il Governo può chiedere la sospensione.
PRESIDENTE Se il Governo chiede una breve sospensione, che
non altera sicuramente l'andamento dei lavori, non credo che sia
stravolgente.
Sull'ordine dei lavori
ORTISI Chiedo di parlare. sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, sulla richiesta
del Governo credo che l'Aula si possa esprimere, se è proprio
necessario, ma eravamo in sede di voto. Due colleghi hanno
dichiarato, rispettivamente, il voto contrario e favorevole,
neppure intervengo sul collega Leontini - che è collega di
lettere tra l'altro -, in ordine all'espressione adoperata
nell'emendamento che mi sembra, nella interpretazione letterale,
di sostanza aberrante. Capisco che siamo tutti stanchi, per cui
invito la Presidenza a procedere al voto, così come il
Regolamento prevede.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, lei ha ragione, ma vi è una
richiesta del Governo.
SPEZIALE Signor Presidente, non si pieghi alle logiche di
maggioranza.
PRESIDENTE Onorevole Speziale, non mi piego a nessuna logica.
Osservo soltanto che il Governo ha chiesto una breve sospensione
per approfondire la questione. Non è stravolgente.
La seduta è sospesa per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 23.30, è ripresa alle ore 00.45di
venerdì 30 luglio 2004)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, eravamo all'emendamento 3 R.1.
Richiesta di verifica del numero legale
LEONTINI Chiedo la verifica del numero legale.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli D'Aquino, Formica,
Ioppolo e Maurici)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per la verifica del numero
legale.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della verifica
PRESIDENTE Proclamo l'esito della verifica del numero legale:
Presenti 32
L'Assemblea non è in numero legale
Pertanto, la seduta è rinviata a mercoledì, 4 agosto 2004, alle
ore 17.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - Comunicazioni.
II - Discussione dei disegni di legge:
«Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
modificazioni.» (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
779/A) (Seguito);
«Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante Modifiche allo Statuto della Regione'.» (nn. 580-472-578-
602-652/A) (Seguito).
La seduta è tolta alle ore 00.48.
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 16,35 di venerdì
30 luglio 2004l
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
ALLEGATO:
EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
NORME PER L'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA A
SUFFRAGIO UNIVERSALE DIRETTO. NUOVE NORME PER L'ELEZIONE
DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA. MODIFICHE ED INTEGRAZIONI
ALLA LEGGE REGIONALE 20 MARZO 1951, N. 29 E SUCCESSIVE
MODIFICAZIONI. (NN. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
779/A)
-All'emendamento 3 R:
Subemendamento 3 bis 2 aggiuntivo al punto 8:
8. Il comma 1 dell'articolo 10 della legge regionale 11
settembre 1997, n. 35, come modificato dal comma 1
dell'articolo 2 della legge regionale 16 dicembre 2000, n. 25 è
sostituito dal seguente: Il Sindaco, il Presidente della
provincia e le rispettive giunte cessano dalla carica in caso
di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello
nominale dal 65 per cento dei consiglieri assegnati' .
Subemendamento 3 b 55:
Al comma 3 dopo le parole rivestano pure la carica di sindaco
o di assessore comunale aggiungere le seguenti altre: o di
assessore provinciale .
Subemendamento 3 b 84:
Al comma 5 aggiungere dopo il punto 2 il seguente punto:
2 bis Per la formazione delle liste dei consigli comunali e
provinciali si applicano i criteri di cui alla lettera b) del
comma precedente' .
Subemendamento 3 b 54 come emendato dal subemendamento 3 b
54.1:
All'articolo 17, comma 1, della legge regionale 26 agosto 1992,
n. 7 le parole ogni sei mesi sono sostituite con le parole
ogni anno .
Subemendamento 3 b 19:
Al secondo capoverso del comma 5 dopo le parole la riduzione
eliminare le parole fino ad un massimo
Subemendamento 3 b 19.1:
Al 2 capoverso comma 5, aggiungere il comma 2 bis:
Il Presidente della Regione, con decreto da emanarsi entro 180
giorni dall'entrata in vigore della presente legge, stabilisce,
nei limiti segnati dai precedenti commi, le sanzioni da
infliggere ai partiti ed ai movimenti che contravvengono alle
disposizioni ivi contenute in misura direttamente proporzionale
al numero dei candidati in più rispetto a quello massimo
consentito .
Subemendamento 3 b 19.2:
Sostituire il punto 2 del comma 5 con il seguente:
L'inosservanza delle disposizioni di cui alla lettera b) del
comma 1 nella formazione delle liste dei consigli comunali e
provinciali determina a carico del rappresentante legale del
movimento o del partito politico che non abbia rispettato la
proporzione ivi prevista, l'applicazione di una sanzione
amministrativa, secondo le modalità e le procedure che sono
stabilite dall'Assessore regionale agli enti locali con proprio
decreto, da emanarsi entro 30 giorni dall'entrata in vigore
della presente legge .
Subemendamento modificativo 3B:
Al comma 2 dell'emendamento 3R, sostituire l'inciso In caso di
conclusione anticipata della legislatura ovvero in caso di
scioglimento dell'Assemblea , con il seguente: In caso di
conclusione anticipata della legislatura di cui all'articolo 8
bis e 10 dello Statuto siciliano ovvero in caso di scioglimento
dell'Assemblea di cui all'articolo 8 dello Statuto medesimo .
Emendamento 3 R:
Dopo l'articolo 3 è aggiunto il seguente:
Art.
1. All'articolo 1 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29 e successive modifiche ed integrazioni, come sostituito
dall'articolo 1 del presente disegno di legge, dopo il comma 4
aggiungere i seguenti:
1. In via di prima applicazione, i deputati regionali che
assumono la carica di assessori regionali sono temporaneamente
sospesi dalle funzioni di deputato alla data di nomina e per
tutta la durata dell'incarico di componenti del Governo. Nel
periodo considerato, essi esercitano le funzioni di assessori
non facenti parte dell'Assemblea regionale.
2. L'Assemblea regionale procede quindi, nella prima seduta
successiva alla notificazione dell'assunzione della carica di
assessore regionale, e comunque non oltre 30 giorni dalla
predetta notificazione, alla temporanea sostituzione del
deputato temporaneamente sospeso, per tutta la durata
dell'incarico di membro della Giunta regionale, affidando la
supplenza per l'esercizio delle funzioni di deputato al
candidato primo dei non eletti della medesima lista e
circoscrizione elettorale, il quale assume le funzioni di
deputato supplente. A questi spettano l'indennità e la diaria a
titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Palermo nella
misura stabilita dal Consiglio di Presidenza dell'Assemblea
regionale siciliana a norma della legge regionale 30 dicembre
1965, n. 44.
3. Alla cessazione dell'incarico di governo, il deputato che
ricopriva la carica di assessore torna a esercitare il proprio
mandato in seno all'Assemblea regionale siciliana, con
contestuale decadenza dalle funzioni del deputato supplente. Il
periodo di esercizio, da parte del deputato, delle funzioni di
Assessore regionale è computato ai fini economici e
previdenziali, secondo le norme stabilite dal Regolamento
interno dell'Assemblea regionale siciliana.
2. Dopo l'articolo 7 della legge regionale 20 marzo 1951,
n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, inserire il
seguente:
Art. 7 bis:
1. Alle cause di ineleggibilità ed incompatibilità previste
dalla vigente legislazione regionale per la carica di deputato
regionale, sono aggiunte quelle di cui agli articoli seguenti.
2. In caso di conclusione anticipata della legislatura ovvero
in caso di scioglimento dell'Assemblea, tutte le cause di
ineleggibilità alla carica di deputato regionale previste dalla
vigente legislazione non sono applicabili a coloro che, per
dimissioni, collocamento in aspettativa od altra causa, siano
effettivamente cessati dalle loro funzioni entro dieci giorni
dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della
Regione del decreto di convocazione dei comizi elettorali.'
3. All'articolo 8, comma 1, della legge regionale 20 marzo
1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, sostituire
il numero 4) con il seguente:
4) Gli assessori dei comuni con popolazione superiore a 40.000
abitanti nonché i presidenti e gli assessori delle province
regionali sono ineleggibili a deputati regionali, salvo che
abbiano effettivamente cessato dalle loro funzioni, per
dimissioni o altra causa, almeno 180 giorni prima del
compimento del quinquennio decorrente dalla data della
precedente elezione regionale. Sono altresì ineleggibili a
deputati regionali, salvo che abbiano effettivamente cessato
dalle loro funzioni, per dimissioni o altra causa, almeno 180
giorni prima del compimento del quinquennio decorrente dalla
data della precedente elezione regionale, i sindaci dei comuni
con popolazione superiore a 5.000 abitanti. La carica di
sindaco di comune con popolazione superiore a 5.000 abitanti è
incompatibile con quella di deputato regionale. In sede di
prima applicazione, le cause di ineleggibilità ed
incompatibilità di cui al presente numero 4) non si applicano
ai deputati regionali che, al momento dell'entrata in vigore
della presente legge, rivestano pure la carica di sindaco o di
assessore comunale: essi possono continuare a ricoprire
entrambe le cariche fino alla conclusione del mandato presso il
comune ed in caso di rielezione a sindaco possono validamente
ricandidarsi per una sola volta alla carica di deputato
regionale senza incorrere nelle predette cause di
ineleggibilità e di incompatibilità né in quelle previste
dall'articolo 5 della l.r. 26 agosto 1992, n. 7 e successive
modificazioni .
4. All'articolo 10, ultimo comma, della legge regionale 20
marzo 1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni,
sopprimere l'inciso da ovvero, in caso di scioglimento' a
comizi elettorali' .
5. L'articolo 14 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29, e successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal
seguente:
Art. 14. - Disposizioni volte a perseguire l'equilibrio della
rappresentanza fra i sessi e disciplina delle candidature:
1. Al fine di perseguire l'equilibrio della rappresentanza fra
i sessi, si osservano le seguenti disposizioni:
a) tutti i candidati di ogni lista regionale dopo il capolista
devono essere inseriti secondo un criterio di alternanza tra
uomini e donne. Nessuno dei due sessi può essere rappresentato
in misura superiore al 50 per cento dei candidati; ai fini del
computo sono escluse le candidature plurime;
b) una lista provinciale non può includere un numero di
candidati dello stesso sesso superiore a due terzi ed inferiore
ad un quarto del numero di candidati da eleggere nel collegio
ai sensi dei commi 1 e 2 dell'articolo 2. L'arrotondamento si
fa all'unità superiore in caso di cifra decimale pari o
superiore a 0,5, ed all'unità inferiore in caso di cifra
decimale inferiore a 0,5.
2. L'inosservanza delle disposizioni di cui alle lettere a) e
b) del comma 1 determina per i movimenti ed i partiti politici
presentatori delle liste che non abbiano rispettato la
proporzione ivi prevista, la riduzione fino a un massimo della
metà dell'importo per il rimborso delle spese elettorali a loro
erogato ai sensi della vigente legislazione in materia.
3. Nessun candidato di una lista regionale può essere incluso
in liste provinciali non collegate con la predetta lista
regionale, pena la nullità dell'elezione.
4. Nessun candidato di una lista provinciale può essere incluso
in liste aventi contrassegni diversi nello stesso o in altro
collegio provinciale, pena la nullità dell'elezione.
5. Nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso
contrassegno in più di tre collegi provinciali. .
6. I commi terzo e quinto dell'articolo 58 della legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29, e successive modifiche, sono
sostituiti dai seguenti:
3. Uno degli esemplari del verbale, con i documenti annessi,
è inviato subito dal presidente dell'ufficio elettorale alla
segreteria generale dell'Assemblea regionale siciliana, la
quale ne rilascia ricevuta.
5. Il secondo esemplare del verbale, nonché tutti i verbali
delle sezioni con i relativi atti e documenti ad essi allegati,
sono depositati nella cancelleria del tribunale del comune
capoluogo della circoscrizione ovvero della Corte d'appello di
Palermo in ragione delle rispettive competenze in seno al
procedimento elettorale .
7. L'articolo 60 della legge regionale 20 marzo 1951, n.
29, e successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal
seguente:
'Art. 60. - Surrogazioni di deputati - 1. Quando per dimissioni
o qualsiasi altra causa rimanga vacante o temporaneamente
vacante un seggio attribuito ad un deputato eletto in un
collegio, il seggio è assegnato al candidato che, nella stessa
lista e nello stesso collegio, segue immediatamente l'ultimo
eletto nella graduatoria di candidati determinata ai sensi del
comma 6 dell'articolo 2 bis.
2. Qualora la lista provinciale abbia esaurito i propri
candidati, si considera la graduatoria regionale del gruppo di
liste comprendente la lista del deputato il cui seggio si è
reso vacante, determinata ai sensi del comma 8 dell'articolo 2
ter. Il seggio viene quindi assegnato alla lista provinciale la
cui percentuale è collocata al primo posto nella graduatoria
regionale, ed attribuito al candidato che nella lista medesima
risulti primo dei non eletti secondo la graduatoria di
candidati determinata ai sensi del comma 6 dell'articolo 2 bis.
3. Ogniqualvolta si attribuisce un seggio ad una lista in un
collegio ai sensi del comma 2, la graduatoria regionale del
gruppo cui quella lista appartiene scorre, cosicché la volta
successiva si passa al collegio che, nell'ordine della
graduatoria, segue l'ultimo collegio cui è stato attribuito un
seggio.
4. Qualora la lista regionale abbia esaurito i propri
candidati, il seggio viene attribuito al gruppo di liste cui il
deputato eletto nella lista regionale aveva dichiarato di
aderire nell'atto di accettazione della candidatura, ai sensi
del comma 2 dell'articolo 3 ter, ed assegnato alla lista del
predetto gruppo presentata nel collegio provinciale indicato
dal deputato medesimo come proprio collegio di riferimento.
Viene proclamato eletto il candidato che in tale lista
provinciale risulti primo dei non eletti secondo la graduatoria
di candidati determinata ai sensi del comma 6 dell'articolo 2
bis.
5. Quando non sia possibile attribuire il seggio con le
modalità di cui al comma 5, perché la lista provinciale ha
esaurito i propri candidati, si considera la graduatoria
regionale del gruppo di liste comprendente quella lista e si
osservano poi le disposizioni di cui ai commi 2 e 3.
6. Le disposizioni dei precedenti commi trovano applicazione
anche quando occorra procedere alla temporanea sostituzione di
un deputato sospeso dalla carica ai sensi dell'articolo 15,
comma 4 bis, della legge 19 marzo 1990, n. 55, nel testo
introdotto dall'articolo 1 della legge 18 gennaio 1992, n. 16,
e successive modificazioni.'.
8. All'ordinamento regionale degli enti locali è aggiunto
il seguente articolo:
Articolo aggiuntivo
1. I consiglieri comunali ed i consiglieri provinciali che
assumono la carica di assessore sono temporaneamente sospesi
dalle funzioni di consigliere alla data di nomina e per tutta
la durata dell'incarico di componenti della Giunta. Nel periodo
considerato, essi esercitano le funzioni di assessori non
facenti parte del Consiglio.
2. Il seggio del consigliere divenuto assessore è
temporaneamente attribuito per tutta la durata dell'incarico di
membro della Giunta, al primo dei non eletti della medesima
lista e circoscrizione elettorale il quale assume le funzioni
di consigliere supplente.
3. Alla cessazione dell'incarico di Giunta il consigliere che
ricopriva la carica di assessore torna ad esercitare le
funzioni in seno al Consiglio con contestuale decadenza del
consigliere supplente.
4. Per l'attribuzione dei seggi nei consigli comunali con
popolazione superiore a 10.000 abitanti e nei consigli
provinciali non concorrono all'assegnazione dei seggi le liste
che non abbiano conseguito almeno il 5 per cento dei voti
validi.
5. L'indennità spettante ai presidenti dei consigli di
circoscrizione è ridotta del 50 %. Ai consiglieri di
circoscrizione è corrisposta un'indennità pari a due terzi
dell'indennità percepita dai presidenti. Tali disposizioni si
applicano a decorrere dal rinnovo di tali organi successivo
alla data di pubblicazione della presente legge.
6. Al comma 6 dell'articolo 3 della legge regionale n. 35 del
1997 le parole delle liste interessate' sono sostituite dalle
seguenti: di tutte le liste che concorrono all'elezione del
Sindaco.'.
9. In sede di primo rinnovo dell'Assemblea regionale
siciliana, il numero di 54 deputati, oltre al Presidente
eletto, come indicato al punto 12 dell'articolo 2 della
presente legge, che costituisce il limite massimo di seggi
attribuibili alla coalizione vincente, può essere superato
fatta salva comunque l'attribuzione integrale ed automatica di
tutti i seggi della lista regionale del Presidente della
Regione eletto.
10. Aggiungere il seguente articolo:
Art. . Il comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale 26
agosto 1992, n. 7 e successive modifiche ed integrazioni, va
interpretato nel senso che il divieto di rieleggibilità per una
sola volta non si applica nel caso in cui tra un mandato e
l'altro si sia verificata una gestione straordinaria ai sensi
degli articoli 143 e 144 del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267' .
11. Al comma 5 dell'articolo 1 della legge regionale 16
dicembre 2000, n. 25, sopprimere il periodo dell'ultimo rigo da
inclusi i comuni a nell'anno 2000 .
12. Sopprimere il punto 5 del comma 8. .
-All'articolo 7:
Emendamento 7.1 R:
I commi 6, 7, 8, 9 e 10 dell'articolo 2 ter della legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive modifiche ed
integrazioni, sono sostituiti dai seguenti:
6. Nel limite di seggi cui ciascun gruppo di liste ha diritto
ai sensi delle disposizioni del comma 5, l'Ufficio centrale
regionale individua in quali collegi elettorali provinciali i
seggi vanno assegnati. A tal fine si determina preliminarmente
la graduatoria regionale di ogni gruppo di liste ammesso al
riparto. Tale graduatoria si basa sui voti residuati. Per voti
residuati si intendono:
a) i voti delle liste che non hanno raggiunto alcun quoziente nei
collegi elettorali provinciali in cui concorrevano;
b) i voti che rimangono ad una lista, detratti quelli necessari
per integrare uno o più quozienti nel collegio elettorale
provinciale in cui concorreva.
7. La predetta graduatoria regionale si ottiene, per ciascun
collegio elettorale provinciale, moltiplicando per cento la
cifra dei voti residuati ottenuti dalla lista del gruppo in
quel collegio e dividendo il prodotto per il relativo quoziente
elettorale circoscrizionale. I valori percentuali così ottenuti
sono riportati nella graduatoria tenendo conto anche dei primi
due numeri risultanti dopo la virgola. I seggi sono attribuiti
seguendo tale graduatoria, in ordine decrescente.
8. Qualora vengano in considerazione liste provinciali che non
hanno voti residuati, perché sono serviti ad ottenere un seggio
con i maggiori resti ai sensi del comma 5 dell'articolo 2 bis,
tali liste sono poste alla fine della graduatoria regionale del
gruppo di appartenenza. Per determinare l'ordine di
collocazione di queste liste provinciali nella graduatoria, si
moltiplica per cento la cifra elettorale della lista
provinciale considerata e si divide il prodotto per il totale
dei voti validi riportati da tutte le liste concorrenti nel
collegio provinciale di riferimento, con esclusione di quelli
conseguiti dalla liste non ammesse all'assegnazione dei seggi
ai sensi del comma 2 dell'articolo 2 bis. I valori percentuali
così ottenuti sono riportati nella graduatoria regionale del
gruppo di appartenenza in ordine decrescente, tenendo conto
anche dei primi due numeri risultanti dopo la virgola.
9. Ogni qual volta si attribuisce un seggio ad una lista in un
collegio, la graduatoria regionale del gruppo scorre e si passa
al collegio che nell'ordine della graduatoria segue l'ultimo
collegio cui è stato attribuito un seggio.
10. L'Ufficio centrale regionale procede poi all'assegnazione
dei seggi nel modo seguente:
a) si considera la graduatoria regionale di ogni gruppo di
liste cui spettano seggi, determinata ai sensi delle
disposizioni dei commi 6, 7 e 8 del presente articolo;
b) si attribuiscono i seggi ad un gruppo per volta, a partire
da quello che ha la maggiore cifra elettorale regionale e
seguitando in ordine decrescente di cifra elettorale. A parità
di cifre elettorali regionali, l'ordine di precedenza è
determinato per sorteggio;
c) entro il limite di seggi che devono essere assegnati a
ciascun gruppo, si individua un numero corrispondente di liste
provinciali appartenenti al gruppo medesimo, secondo l'ordine
risultante dalla rispettiva graduatoria regionale;
d) ad ogni lista provinciale così individuata si assegna un
seggio;
e) qualora in un collegio in cui dovrebbe essere assegnato un
seggio, la lista del gruppo considerato abbia esaurito i
candidati disponibili, il seggio viene attribuito ad altra
lista provinciale nel collegio che, secondo la graduatoria
regionale del gruppo, segue l'ultimo collegio cui è stato
attribuito un seggio con le modalità di cui al presente comma.
11. Esaurite le operazioni di cui al comma 10, l'Ufficio
centrale regionale proclama eletto un candidato per ciascuna
lista provinciale cui sono stati assegnati seggi. I candidati
di cui viene proclamata l'elezione sono individuati secondo la
graduatoria delle preferenze individuali determinata ai sensi
del comma 6 dell'articolo 2 bis.
12. Di tutte le operazioni dell'Ufficio centrale regionale
effettuate ai sensi del presente articolo e dell'articolo 2
bis, si deve redigere il processo verbale in duplice esemplare.
Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
dell'articolo 58. Si applicano altresì le disposizioni
dell'articolo 57 relativamente alla comunicazione dell'avvenuta
proclamazione dei deputati .
-All'articolo 8:
Emendamento 8.14:
All'articolo 8, comma 1, n. 6, è soppresso l'inciso ovvero a
più liste provinciali .
Emendamento 13.3 sostitutivo del comma 5 dell'emendamento 3
R:
Il comma 5 è così sostituito:
Quando per dimissioni o qualsiasi altra causa, ivi compresa la
nomina ad assessore regionale, rimanga vacante un seggio
attribuito ad un candidato della lista regionale il seggio
viene attribuito al gruppo di liste cui il deputato eletto
nella lista regionale aveva dichiarato di aderire nell'atto di
accettazione della candidatura, ai sensi del comma 2
dell'articolo 3 ter, ed assegnato alla lista del predetto
gruppo presentata nel collegio provinciale indicato dal
deputato medesimo come proprio collegio di riferimento. Viene
proclamato eletto il candidato che in tale lista provinciale
risulti primo dei non eletti secondo la graduatoria di
candidati determinata ai sensi del comma 6 dell'art. 2 bis .
-All'articolo 14:
Emendamento 14.3:
All'articolo 14, comma 1, n. 2, all'articolo 17, comma 1, n. 2
ed all'articolo 18, comma 2, n. 2 sono soppresse le parole da
da uno dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21
marzo 1993, n. 53 sino a successive modificazioni .
-All'articolo 21:
Emendamento 21.3:
Sopprimere il comma 3 (che sostituisce il comma 3 dell'articolo
17 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
modifiche ed integrazioni).
-All'articolo 24:
Emendamento aggiuntivo 24.27:
Articolo 24 bis
1. All'articolo 8, comma 5 - seconda alinea - della legge
regionale 23 ottobre 2001, n. 14 recante Disciplina del
referendum ai sensi dell'articolo 17 bis dello Statuto della
Regione le parole entro dieci giorni sono sostituite con le
parole entro quaranta giorni .
ALLEGATO
Risposte scritte ad interrogazioni
BASILE - VILLARI. -«Al Presidente della Regione e all'Assessore
per la sanità, premesso che:
i lavoratori della sezione AIAS di Acireale da molto tempo
denunciano situazioni di irregolarità nella gestione della sede;
gli esposti e le denunce hanno creato, negli anni, un clima
irrimediabilmente logorato, condizionando i rapporti tra
lavoratori, da una parte, e i gestori della sede dall'altra;
dalle descrizioni dei dipendenti che si dichiarano parte lesa
si evincono, nei fatti, situazioni di estrema gravità, il cui
accertamento deve essere sottoposto ad un urgente controllo da
parte degli organi preposti;
ricordato che:
la sede AIAS di Acireale con la stipula della convenzione
regionale ha accettato i contenuti degli articoli 9, 10 e 15
della circolare 747 del 29 aprile 1994 Nuovo schema di
convenzione tra le AA.UU.SS.LL. e le strutture riabilitative
emanata dall'Assessore per la sanità pro tempore;
altresì, il decreto di iscrizione all'Albo regionale dei centri
AIAS ribadisce ed obbliga gli stessi all'osservanza delle leggi
della Regione;
ritenuto che:
ai vertici dell'AIAS spetta il compito di osservare
rigorosamente le norme contenute nello statuto associativo, pena
la decadenza degli status giuridici di cui oggi l'Associazione
beneficia;
l'AIAS eroga servizi a persone bisognose di assistenza ed alle
loro famiglie e si pone, dunque, agli occhi della comunità come
un'associazione che persegue fini sociali e non di lucro;
è auspicabile, altresì, un sollecito controllo da parte della
Direzione dell'ASL di Catania, sulla effettiva regolarità dei
servizi erogati dall'AIAS di Acireale;
per sapere se non ritengano di dover promuovere un'ispezione al
fine di fare chiarezza sull'attività svolta presso l'AIAS di
Acireale». (1398)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1398,
l'Azienda sanitaria locale n. 3 di Catania, all'uopo
interpellata, ha fatto sapere che dagli atti in possesso
dell'azienda, si conferma la regolarità amministrativa e
sanitaria del centro riabilitativo AIAS di Acireale, così come
previsto dalla convenzione in atto operante con l'Azienda n. 3 di
Catania.
Tanto in evasione all'atto ispettivo».
L'Assessore CITTADINI