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Resoconto d'Aula della Seduta n. 230 di mercoledì 28 luglio 2004
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   Presidenza del Presidente Lo Porto

   Presidenza del Vicepresidente Fleres


    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi, poiché sono in corso  riunioni
  al  fine  di  trovare un'intesa sul disegno di legge  di  riforma
  elettorale,  sospendo  la  seduta,  avvertendo  che   la   stessa
  riprenderà alle ore 19.30.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.26,  è ripresa alle 19.46)

   La seduta è ripresa.

    BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo  verbale
  della  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

                               Congedi

    PRESIDENTE   Comunico  che   hanno  chiesto congedo l'onorevole
  Miccichè per la seduta odierna e l'onorevole Cristaudo per oggi e
  per domani, 29 luglio 2004.
   L'Assemblea ne prende atto.

           Annunzio di risposta scritta ad interrogazione

    PRESIDENTE  Comunico che è pervenuta la risposta  scritta,   da
  parte dell'Assessore per la Sanità, alla seguente interrogazione:

   N.  1398  -  Richiesta di un'ispezione presso la  sede  AIAS  di
  Acireale (CT), dell'onorevole Basile Giuseppe.

   Avverto  che la stessa sarà pubblicata in allegato al  resoconto
  stenografico della seduta odierna.

     Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                             Commissioni

    PRESIDENTE   Comunico  che i seguenti  disegni  di  legge  sono
  stati inviati alle competenti Commissioni:

    - Iniziative per il sostegno e la promozione dei corpi civili di
       pace  (n. 900)
  -di iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 26 luglio 2004
  -PARERE V COMMISSIONE

    - Istituzione delle stanze della legalità  (n. 901)
  -di iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 27 luglio 2004

                  CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

    - Integrazioni  e modifiche alla legge regionale 5 settembre
       1990, n. 34, in materia di mobilità di personale scolastico  (n.
       899)
  -di iniziativa parlamentare
  -trasmesso in data 26 luglio 2004
                     Annunzio di interrogazioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta:

      N.  1795  -  Iniziative presso il consorzio ASI di  Palermo
      affinchè risolva il contenzioso con un proprio dipendente.
      - Assessore Industria
      Firmatario: Orlando Leoluca

      N.  1796  -  Notizie in merito agli studi sulla consistenza
      produttiva della miniera di Pasquasia (EN) effettuati dalla
      società  francese 'BRGM - Direction de la recherche'  e  da
      altri enti eventualmente incaricati.
      - Presidente Regione
      - Assessore Territorio
      - Assessore Industria
      Firmatario: Tumino Carmelo

      N.  1797  - Notizie in merito agli obiettivi raggiunti  dal
      Commissario  dell'Azienda  siciliana  trasporti  (AST)   in
      merito alla privatizzazione dell'Azienda.
      - Presidente Regione
      - Assessore Turismo
      Firmatario: Ioppolo Giovanni

   Le  interrogazioni testè annunziate sono state  già  inviate  al
  Governo.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno  che nel corso della seduta potrà procedersi a  votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


      Seguito  della discussione del disegno di legge  Norme  per
      l'elezione   del  Presidente  della  Regione  siciliana   a
      suffragio  universale e diretto. Nuove norme per l'elezione
      dell'Assemblea    regionale   siciliana.    Modifiche    ed
      integrazioni alla legge regionale 20 marzo 1951,  n.  29  e
      successive modificazioni  (850 - 265 - 338 - 409  -  480  -
      498 - 641 - 642 - 660 - 669 -775 - 779/A

    PRESIDENTE  Si passa al punto secondo dell'ordine  del  giorno:
  Discussione dei disegni di legge.
   Si  procede  con  il seguito della discussione  del  disegno  di
  legge    Norme  per  l'elezione  del  Presidente  della   Regione
  siciliana  a  suffragio  universale e diretto.  Nuove  norme  per
  l'elezione  dell'Assemblea  regionale  siciliana.  Modifiche   ed
  integrazioni  alla  legge  regionale  20  marzo  1951,  n.  29  e
  successive modificazioni  (850 - 265 - 338 - 409 - 480  -  498  -
  641 - 642 - 660 - 669 -775 - 779/A), iscritto al numero 1).
   Invito  i  componenti la I Commissione  Affari istituzionali   e
  la  Commissione speciale per la revisione dello Statuto regionale
  a prendere posto al banco delle Commissioni.
   Ricordo  che  la  discussione del disegno  di  legge  era  stata
  interrotta  nella  seduta  n. 229 del  27  luglio  2004  dopo  la
  votazione dell'articolo 3.
   Si  passa all'emendamento articolo aggiuntivo 3 bis R,  a  firma
  del Governo.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE    Signor   Presidente,   ancor   prima   di   parlare
  sull'emendamento, intendo sollevare una questione  regolamentare.
  Desidero  sapere se la Presidenza ritiene ammissibile  nella  sua
  interezza l'emendamento proposto dai capigruppo della maggioranza
  e  fatto  proprio  dal Governo o se ci sono  parti  di  esso  che
  ritenga non ammissibili.

    PRESIDENTE   Onorevole  Speziale, la  Presidenza  è  sempre  in
  tempo   per  dichiarare  l'emendamento  in  tutto  o   in   parte
  proponibile, ma la discussione generale deve essere aperta.

    SPEZIALE    Sì,   signor  Presidente,  però   c'è   una   parte
  dell'emendamento  su  cui si può aprire la discussione  generale,
  che  è quella ritenuta ammissibile al dibattito parlamentare.  Se
  lei   ritiene   l'emendamento  interamente  ammissibile,   allora
  interverremo  su  tutto;  se invece -  come  penso  -  una  parte
  consistente di questo emendamento non è ammissibile

    PRESIDENTE    Prego,  onorevole  Speziale,  continui   il   suo
  intervento.

    SPEZIALE   Signor Presidente, intervengo intanto per  sollevare
  una questione di carattere procedurale - lo dico a lei che dirige
  con  sobrietà  ed  equilibrio  i  lavori  d'Aula  -  relativa  al
  contenuto dell'emendamento articolo 3 bis R del Governo.
   Questo  emendamento contiene norme che sono state già  approvate
  dall'Aula, sulle quali si interviene nuovamente, e si  tratta  di
  norme significative.

    PRESIDENTE  Onorevole Speziale, l'emendamento si compone di  10
  commi. Sulla base degli studi compiuti dagli Uffici e sulla  base
  della   convinzione  che  io  stesso  mi  sono  fatto,   dichiaro
  proponibili  i commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9. C'è una  riserva
  degli  Uffici sull'ammissibilità del comma 10, essendo una  norma
  estranea all'oggetto del disegno di legge.

   SPAMPINATO. Sono i numeri dei commi.

   SPEZIALE. Quando dice comma 10 si riferisce al comma che  inizia
   Il comma tre dell'articolo tre del testo unico... ?

   PRESIDENTE. Sì  Esattamente.

   SPEZIALE.  Signor Presidente, come dicevo, io penso  che  stiamo
  andando  avanti attraverso una forzatura inaccettabile in  quanto
  vengono inseriti nel testo strafalcioni normativi e alcune  norme
  sono  impostate  in  modo da far gridare allo scandalo.  E  fanno
  gridare  allo scandalo innanzitutto perché il disegno di legge  è
  presentato  dal  Governo. Lo dicevo nel corso  del  dibattito  di
  ieri:  non  c'è   regione d'Italia, in cui  si discuta  di  legge
  elettorale,  che registri una situazione simile, il  cui  Governo
  cioè  abbia  presentato un proprio testo   In  tutte  le  regioni
  d'Italia  che  debbono dotarsi di nuove leggi elettorali  si  sta
  cercando una mediazione, la più larga possibile, la più condivisa
  possibile, sulle regole elettorali. Qui, invece, e per  la  prima
  volta ci troviamo di fronte ad un maxiemendamento su tale materia
  presentato ieri dall'Assessore D'Aquino, immagino su segnalazione
  del Presidente della Regione Cuffaro, Tale fatto, che da un punto
  di  vista  politico esercita, come è stato più volte  detto,  una
  violenza nell'ambito dei rapporti parlamentari e viola i regolari
  e  corretti rapporti parlamentari, dall'altro, dal punto di vista
  normativo, è assolutamente confusionario perché ridiscute materia
  già  trattata  dall'Aula  e sulla quale si  è  votato.  Pertanto,
  annuncio   che  solleveremo  problemi  di  costituzionalità   nei
  confronti  del  Commissario dello Stato,  in  quanto  è  presente
  materia estranea all'argomento proprio di legge elettorale.
   Il  disegno  di legge che è all'esame dell'Aula e  che  è  stato
  all'esame della Commissione nel suo titolo recita:  Elezione  del
  Presidente  della  Regione  ed elezione dell'Assemblea  regionale
  siciliana .  Sono introdotte norme relative allo sbarramento  nei
  consigli   comunali,  alle  incompatibilità  tra  la  carica   di
  consigliere comunale e di assessore e sono introdotte anche norme
  sulla incompatibilità dell'ufficio di deputato (che, come è stato
  stabilito da una norma costituzionale, deve essere stabilita  con
  norma   a   se  stante).  Quando  è  stata  approvata  la   legge
  sull'elezione  diretta  del Presidente della  Regione,  onorevole
  Presidente,  in quella occasione è stato stabilito che l'istituto
  delle  incompatibilità del parlamentare regionale  doveva  essere
  previsto da una legge a se stante, e non con norme introdotte  in
  modo  occasionale in altra legge o con emendamenti al disegno  di
  legge sull'elezione del Presidente della Regione e dell'Assemblea
  regionale.
   Di  conseguenza,  mi  permetto  di sollevare  alcune  questioni.
  Intanto  al  primo comma si dice che è possibile  procedere  alla
  elezione.   E   io   sollevo  un  problema  di  costituzionalità,
  Presidente,  e la prego di valutare l'ammissibilità  della  prima
  parte  di  questa  legge  in  Aula, perché  io  penso  che  tutto
  l'impianto è un impianto incostituzionale in quanto stabilisce un
  principio  che viola il fatto che il parlamentare non ha  vincolo
  di  mandato;  la  norma  stabilisce che il parlamentare  nominato
  assessore  viene sospeso dalla carica di parlamentare ed  al  suo
  posto  subentra  il primo dei candidati non eletti  nella  stessa
  lista di riferimento del deputato nominato assessore; nel momento
  in  cui  il  deputato assessore dovesse cessare dalla sua  carica
  ritorna ad esercitare le funzioni di deputato.
   Tutto  ciò  limita l'esercizio della libertà del  deputato,  che
  non  dovrebbe  essere  in  alcun  modo  limitata  in  quanto   il
  comportamento  del  deputato  supplente  risulterebbe  fortemente
  condizionato  dal comportamento del deputato titolare  che  viene
  eletto assessore.
   Io  penso  che  questa norma violi palesemente la  Costituzione,
  signor   Presidente,  e  mi  fa  specie  che  lei  l'abbia   resa
  ammissibile.  Oltre  ad  aprire  un  vergognoso  mercato  tra  le
  cariche,  oltre  ad  avere un costo aggiuntivo  notevole  per  il
  bilancio  dell'Assemblea regionale, verrebbero nominati assessori
  dodici  deputati  e  dodici  supplenti  diventerebbero  deputati.
  Eppure, in altre occasioni, si è obiettato l'ingresso di deputati
  supplenti   al   Parlamento  regionale,  il  quale   è   previsto
  attualmente  soltanto  in  caso di impedimento  del  deputato  da
  sostituire.  Allora  in principio del plenium  del  Parlamento  è
  prevista la possibilità che subentri un altro parlamentare  ma  -
  ripeto  - ciò è previsto soltanto in quella occasione e  non  può
  essere  lasciato  alla contrattazione tra singoli  perché  questo
  introdurrebbe un  vulnus  pericoloso nell'esercizio della libertà
  di mandato del singolo parlamentare.
   Mi  meraviglio come accorti colleghi parlamentari possano  avere
  avallato  questo emendamento, magari nella fretta  di  potere  in
  qualche  modo  accontentare qualcuno o creare le  condizioni  per
  accontentare  qualcuno.  Utilizzare  la  legge  elettorale   come
  possibilità  e  merce  di scambio interna ai  singoli  partiti  o
  interna  alla coalizione è un gravissimo errore, che voi colleghi
  della  maggioranza  state commettendo in  quest'Aula  e  che  noi
  vorremmo impedire. Abbiamo tentato in tutti i modi come  lei  sa,
  signor Presidente, di addivenire ad una soluzione concordata,  di
  cercare di trovare soluzioni possibili, ma non ci siamo riusciti.
   L'altro elemento che intendo prendere in considerazione,  signor
  Presidente,  riguarda il fatto che l'Assemblea debba ritornare  -
  come si può leggere sulla stampa - ad essere sottoposta ai dictat
  di personalità politiche del centrodestra.
   All'articolo  2  era  stato stabilito  che  il  listino  avrebbe
  contenuto,  alternativamente, la presenza di un  uomo  e  di  una
  donna,  e  questo  era  stato concordato  in  quanto  la  mancata
  alternanza nel listino avrebbe costituito l'inammissibilità della
  lista.  Noi avevamo presentato alcuni emendamenti affinchè questo
  criterio  -  che  io considero corretto - potesse  essere  esteso
  anche   alle  liste  provinciali,  e  cioè  che  anche  le  liste
  provinciali potessero contenere la presenza, alternativamente, di
  un   uomo  e  di  una  donna.  Con  i  nostri  emendamenti,   che
  riproponiamo all'articolo 3, avevamo suggerito la possibilità che
  si  esprimesse  il  voto  di genere per dare  conseguenza  logica
  all'articolo  della  Costituzione che  promuove  l'accesso  delle
  donne al Parlamento regionale.
   E'  stato sufficiente che l'onorevole Gianfranco Micciche  abbia
  imposto  con un dictac una modifica affinchè tutti si  piegassero
  al suo volere. E stasera il Parlamento regionale dovrebbe tornare
  a  discutere una materia già votata soltanto perché nell'incontro
  di   maggioranza  l'onorevole  Micciche  ha  comunicato  di   non
  condividere la stessa presenza di donne e di uomini nel  listino;
  ed inoltre non aveva condiviso neppure il fatto che il Parlamento
  regionale avesse votato una norma che riduceva da diciotto a nove
  il numero dei rappresentanti del listino.
   Capisco  che  il coordinatore di Forza Italia sia un  autorevole
  esponente  della  politica  siciliana,  ma  tutto  questo  poteva
  intervenire  prima  del voto d'Aula. Ma dopo che  l'Aula  ha  già
  votato e si è già espressa sia sul listino, sia sulle modalità di
  formazione  del listino, penso, signor Presidente,  che  noi  non
  possiamo  tornare  sull'argomento. E che  non  possiamo  tornarci
  neanche  utilizzando la finezza normativa suggerita -  mi  dicono
  dagli uffici - in fase di prima applicazione.
   L'articolo   2,  già  approvato  dall'Aula,  è  sufficientemente
  comprensibile: il listino è composto da otto componenti  e,  dopo
  il   Presidente   della  Regione  indicato  ed  eletto,   vengono
  alternativamente eletti un uomo ed una donna. Non capisco  perché
  si  ritorni  indietro.  E peggio ancora  non  capisco  perché  si
  ritorni  indietro rispetto alle liste provinciali che  riguardano
  sempre la possibilità di promuovere. Anche questo, dal mio  punto
  di  vista,  signor  Presidente, è un emendamento incostituzionale
  perché nega il principio costituzionale che nel fare le leggi noi
  dobbiamo promuovere l'accesso dei sessi negli organi collegiali.
   Siccome  però  Micciché ha stabilito altro, i  leoni   di  Forza
  Italia,  che  vanno  in  giro  a  fare  promesse,  hanno   subito
  accettato.

    SPAMPINATO  L'onorevole Leontini.

    SPEZIALE  L'onorevole Leontini mi risulta essere stato  l'unico
  che  abbia  cercato  di  reggere fino al punto  di  essere  stato
  minacciato che se avesse continuato a fare il discolo non avrebbe
  più avuto ...
   Per  fortuna che non siete DS, onorevole Pagano, non appartenete
  ad  una grande storia, siete soltanto un partito inventato da  un
  leader i cui interessi sono tutt'altro che politici, come voi ben
  sapete. Tuttavia, non voglio assolutamente andare avanti su  tali
  questioni, ma voglio soffermarmi sulla legge elettorale.
   Signor  Presidente,  ci troviamo di fronte  ad  un  disegno  che
  arretra  l'impianto normativo. Vedete, onorevoli colleghi,  si  è
  fatta una battaglia in Aula nel 1997, allorquando il Polo propose
  una modifica della legge n. 7 perché si ritenne, allora, che tale
  legge desse un eccesso di autonomia alla funzione dei sindaci.  E
  si disse che era necessario modificare quella legge.
   Però  in  quell'occasione si stabilì un principio, in  deroga  a
  quanto stabilito dalla normativa nazionale, e cioè che in Sicilia
  potesse  sussistere il principio dell' anatra  zoppa .  I  nostri
  colleghi  sanno che, andando in giro per la Sicilia, è  possibile
  avere  sindaci  eletti con una maggioranza  e  consigli  comunali
  eletti con una maggioranza diversa rispetto a quella del sindaco.
   E'  stata introdotta una norma che prescrive che il sindaco  che
  deve procedere alla revoca di un'assessore deve prima portare  la
  questione  all'esame del consiglio comunale. E  non  solo  questo
  limita l'esercizio, la libertà del sindaco ...

    VIRZI'  Limita i califfati.

    SPEZIALE    No,   paralizza   e  commercializza   le   cariche.
  Riflettici, perché siamo di fronte al fatto che quando un sindaco
  che  ha un rapporto fiduciario con gli assessori, deve andare  in
  consiglio  comunale  e  in  quel  consiglio  comunale   c'è   una
  maggioranza diversa rispetto a quella che ha espresso il sindaco,
  inizia  un commercio dentro il consiglio comunale. Per cui questa
  norma  è  una  norma  che  non solo fa indietreggiare  l'impianto
  normativo,  ma  rende  e  porta  a  commercializzare  i  consigli
  comunali. Insomma, stiamo andando spaventosamente indietro.
   Tuttavia,  questo  -  lo ripeto - è norma estranea  all'impianto
  della  legge  che non deve riguardare né l'elezione dei  consigli
  comunali,  né  l'elezione  dei  consigli  provinciali  in  quanto
  argomenti  che non rientrano nella materia elettorale riguardante
  esclusivamente   l'elezione  del  Presidente  della   Regione   e
  dell'Assemblea regionale.
   Infine,  signor Presidente, onorevoli colleghi, c'è  la  vicenda
  riguardante  gli  incarichi temporanei: il sindaco  procede  alla
  nomina  degli  assessori,  i  consiglieri  comunali  e  assessori
  diventano   consiglieri  comunali,  acquistano  lo   status    di
  assessore,  momentaneamente  c'è  un  consigliere  supplente  che
  acquista  lo  status di consigliere; nel caso  in  cui,  poi,  il
  consigliere  dovesse essere revocato o, comunque,  per  qualsiasi
  ragione  non  dovesse più continuare a fare l'assessore,  ritorna
  allo status di consigliere.
   Io  mi  domando:  qual  è la ratio che supporta  una  scelta  di
  questo   tipo?   Qual  è  l'elemento  che  migliora  l'efficienza
  amministrativa?  Qual  è  l'elemento  che  migliora  l'efficienza
  democratica delle scelte?
   Io  posso  capire che si ponga una questione, che si elimini  la
  incompatibilità  tra la funzione di assessore e  la  funzione  di
  consigliere,  che  si renda la funzione di consigliere  uguale  a
  quella  che  regionalmente è prevista per il  deputato  (che  può
  essere  assessore  senza subire un principio di  incompatibilità,
  senza sottostare al principio di incompatibilità).
   Io  posso  capire  questo; non posso capire però  che  ci  possa
  essere  una  supplenza momentanea nella funzione  fino  a  quando
  quello  diventa  assessore, anche questo con costi  aggiuntivi  a
  carico  degli  enti locali, con quello che questo  determina  nei
  comuni,  col  fatto che si aprirebbe un vero e  proprio  mercato,
  signor  Presidente. Ci troviamo, quindi, di  fronte  a  scelte  -
  contenute  nel  disegno di legge, nella proposta fatta  nel  maxi
  emendamento - che sono confuse, estranee alla materia che  stiamo
  trattando,  e  quindi  incostituzionali.  Ma  in  ultimo,  signor
  Presidente, si tentano forzature. Io apprendo ed esprimo  il  mio
  apprezzamento per il fatto che il Presidente considera  il  comma
  10 inammissibile alla discussione del Parlamento.
   Mi voglio tuttavia riferire ...

   PRESIDENTE. Scusi onorevole Speziale, non è una interruzione,  è
  un  contributo  al  dibattito. Per  gli  altri  commi  dichiarati
  proponibili  tutte  le  questione di  costituzionalità  che  essi
  eventualmente  propongono  sono materia  estranea  all'Assemblea,
  saranno   di   competenza  della  Corte  Costituzionale   o   del
  Commissario dello Stato.

   SPEZIALE.  No,  signor  Presidente, non sono  materia  estranea,
  perché se ci sono norme palesemente incostituzionali lei  ....

   PRESIDENTE. Palesemente non credo che ce ne siano.

   SPEZIALE.    Dal   mio   punto   di   vista   sono   palesemente
  incostituzionali.

   PISTORIO. Il suo giudizio è opinabile, onorevole Speziale.

   SPEZIALE.  Tutta  la  materia giuridica è fortemente  opinabile,
  onorevole  Pistorio, non è questo il problema. Dal mio  punto  di
  vista  sono  fortemente  e  palesemente incostituzionali,  signor
  Presidente, ed io penso che se la norma dovesse essere  approvata
  così  com'è,  anche  formalmente  noi  solleveremmo  problemi  di
  incostituzionalità nei confronti del Commissario dello Stato.
   Prendo atto, dicevo, del fatto che lei ritenga inammissibile  il
  comma  10,  cosa  sulla  quale  io  convengo.  Vorrei,  tuttavia,
  soffermarmi  sul  comma 9 che recita testualmente:   In  sede  di
  primo  rinnovo  dell'ARS  il  numero  di  54  deputati  oltre  al
  presidente  eletto,  come indicato al punto  12  dell'articolo  2
  della  presente legge, che costituisce il limite massimo di seggi
  attribuiti  alla coalizione vincente, può essere  superato  fatta
  salva  comunque l'attribuzione integrale automatica  di  tutti  i
  seggi della lista regionale del Presidente della Regione eletto .
   Adesso   non  parlo  per  me,  né  per  l'Aula,  parlo  per   il
  Commissario  dello  Stato.  In  questo  momento  i  colleghi   mi
  scuseranno ma parlo direttamente per il Commissario dello  Stato.
  Col  comma 12 dell'articolo 2 noi abbiamo stabilito che il numero
  di  parlamentari che spettano ad una maggioranza è 54, ed abbiamo
  stabilito  -  ecco  perché  è materia  sulla  quale  non  si  può
  ritornare  -  che il listino viene attribuito dopo l'attribuzione
  dei seggi a livello provinciale.
   L'articolo   2  stabilisce  che  l'attribuzione  avviene   nelle
  province  e,  successivamente, per raggiungere il  numero  di  54
  parlamentari,  si poteva utilizzare il listino  il  quale  veniva
  graduato  fino  al  raggiungimento di 54 e, quindi,  sul  listino
  potevano scattare tutti ed otto i seggi o un numero inferiore  ad
  otto.
   Con  il  comma  9 dell'emendamento 3 bis.R si stabilisce  invece
  esattamente il contrario e cioè che intanto scatta il listino - e
  mi  contraddica  se  questa  non è un argomento  già  discusso  e
  trattato  dall'Aula sul quale si vuole tornare a legiferare  -  e
  successivamente  gli  altri,  rovesciando  una  logica   ed   una
  impostazione già prevista dal comma 12 dell'articolo 2.
   Signor Presidente, ritorno a ripetere, questa è materia che  lei
  non  dovrebbe portare alla discussione del Parlamento  perché  il
  Parlamento già qualche giorno fa si è espresso e si è espressa la
  stessa maggioranza che oggi ci porta questo emendamento.
   Voglio  in proposito ricordare che quando si discusse  il  comma
  12  dell'articolo 2, noi uscimmo dall'Aula, non partecipammo alla
  votazione. L'intero articolo 2, ivi compreso il comma 12, è stato
  interamente  approvato dalla stessa maggioranza che ora,  invece,
  vuole rovesciare la logica di attribuzione dei seggi nel rapporto
  tra attribuzione a livello provinciale e listino.
   Signor  Presidente, ci troviamo di fronte ad un vero  e  proprio
  colpo di mano. Ci troviamo di fronte a ripensamenti permanenti  e
  costanti che rendono confuso ed incerto il quadro, soprattutto in
  una materia delicatissima come quella della legge elettorale.
   Avevamo  pensato  -  e  pensiamo  ancora  adesso  -  di   potere
  determinare un clima dentro l'Aula, un clima fattivo di  rapporto
  di   collaborazione  tra  l'opposizione  e  la  maggioranza   per
  costruire  un  disegno  di legge che fosse  di  garanzia  per  la
  stragrande maggioranza dei parlamentari.
   Ci  troviamo, invece, di fronte al fatto che si va  a  colpi  di
  maggioranza  utilizzando i muscoli per fare un disegno  di  legge
  che appartiene esclusivamente al Governo e ad una maggioranza.
   Abbiamo  tentato in tutti i modi - e ci tentiamo ancora  stasera
  con  un  emendamento all'articolo 3 firmato da me  e  dall'intero
  gruppo  dei  DS - di risolvere una questione che noi consideriamo
  delicata dal punto di vista della rappresentanza democratica.
   Mi  riferisco  ai tanti tentativi da noi fatti - fino  a  questo
  momento risultati inutili - ma io mi appello all'Aula nel momento
  in  cui  andremo  a  votare,  ed  in  particolare  al  Gruppo  di
  Rifondazione  comunista,  un partito che  nelle  ultime  elezioni
  europee  è  risultato  essere il quarto  partito  del  Paese,  un
  partito che ha un consenso elettorale superiore a quello dell'UDC
  e che oggi con l'applicazione di questa legge verrebbe fortemente
  penalizzato.
   Noi   abbiamo  detto  che  avremmo  potuto  convenire   con   la
  maggioranza  sull'accoglimento di un'ipotesi  che  poteva  essere
  contenuta  in  questo disegno di legge, facendo  in  modo  che  i
  partiti  che in Sicilia avessero raggiunto il 3% e che  su  scala
  nazionale  avessero  superato  la  soglia  del  4%  prevista  per
  l'elezione  del  Parlamento nazionale, avrebbero potuto  accedere
  all'attribuzione  dei seggi a livello provinciale  ed  a  livello
  regionale.
   Ma  abbiamo ricevuto un diniego. Noi abbiamo presentato  stasera
  un  emendamento  e  riteniamo  un  atto  di  giustizia,  un  atto
  democratico  che  il  Parlamento  si  esprima  attorno  a  questa
  questione.
   Noi  abbiamo  proposto  alla maggioranza  in  tutti  i  modi  di
  cercare un terreno utile per potere arrivare all'approvazione  di
  un testo concordato. Ma questo ci è stato negato.
   Di  fronte  al  fatto  che qualcuno interpreta  il  ruolo  della
  maggioranza  anche in materia di legge elettorale con  la  logica
  della  contrapposizione nei confronti della opposizione,  con  la
  logica  dei numeri, che tende a fare un disegno di legge che  sia
  conveniente  per la maggioranza e non utile per la  Sicilia,  noi
  dobbiamo  necessariamente difenderci. Rispondiamo ad un principio
  di legittima difesa
   Ecco  perché  tutti i parlamentari del Gruppo dei  DS  ci  siamo
  iscritti  a  parlare, ed invito anche gli altri parlamentari  del
  centrosinistra a fare altrettanto, ad iscriversi,  a  esplicitare
  fino in fondo la nostra posizione, perché deve essere chiaro  che
  il  disegno  di  legge che sta per essere approvato all'Assemblea
  regionale  siciliana è un disegno di legge del Governo Cuffaro  e
  della  sua  maggioranza, dei potenti della politica siciliana,  e
  cioè Cuffaro e Micciché. E' un disegno di legge, invece, che  non
  affronta le delicate questioni di rappresentanza parlamentare, di
  democrazia in questo Parlamento.
   In  questo  quadro il fatto che il Presidente della  Commissione
  non abbia firmato l'emendamento io lo considero un fatto positivo
  e  lo  invito a prendere posizione pubblica in quest'Aula, a  non
  trincerarsi dietro il silenzio, ad esplicitare dentro  quest'Aula
  il dibattito che è stato fatto in Commissione in modo tale che le
  posizioni  emergano e non ci sia un atteggiamento  di  sudditanza
  nei  confronti di una impostazione estranea a quest'Aula  imposta
  dai  potenti della politica regionale alla quale noi  dovremmo  e
  voi dovreste piegarvi.
   Noi  ci  auguriamo  che il dibattito possa portare  a  più  miti
  consigli,  che la maggioranza possa rivedere questa  impostazione
  erronea  e  che  nel  corso della seduta si  possa  ottenere  una
  rivisitazione  delle  posizioni  della  maggioranza  che  possono
  permettere   poi   di  ricondurre  ad  una  scelta   equilibrata.
  Altrimenti,  signor  Presidente,  noi  utilizzeremo   tutti   gli
  strumenti  regolamentari  a  nostra disposizione  nel  Parlamento
  regionale  per  opporci  a  questo disegno  di  legge,  a  questo
  emendamento.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo.

    BARBAGALLO   Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  sarò  più
  soft  e, probabilmente, anche più breve, perché ci saranno  anche
  altre  occasioni, ci saranno le dichiarazioni di voto, ci sono  i
  singoli commi degli emendamenti, c'è la possibilità di illustrare
  tutti  gli emendamenti, ma io credo che il centrosinistra avverte
  la  responsabilità di un deficit di politica che caratterizza non
  solo   questa   legge,  ma  il  comportamento   complessivo   del
  centrodestra sulla legge elettorale.
   La  legge  elettorale, come è noto, fa parte  delle  regole  che
  dovrebbero diventare patrimonio comune: regole che riguardano  la
  maggioranza  e  l'opposizione, perché in un  sistema  bipolare  è
  fisiologico che ci sia un'alternanza.
   Quando   la   legge  elettorale,  anziché  uno   strumento   per
  rafforzare   queste  regole,  diventa  invece  un  elemento   per
  eliminare  partiti,  per sopprimere storie, culture  politiche  o
  addirittura per salvaguardare singoli deputati, diventa  un'altra
  cosa:  non  si parla più nè di regole nè di politica, ma  diventa
  una  imposizione  di  una maggioranza che cerca  di  risolvere  i
  propri problemi politici attraverso questa legge elettorale.
   Io  ho  assistito  con grande amarezza al  dibattito  che  si  è
  svolto sui giornali. La legge elettorale si è inserita pienamente
  nella  verifica  del  governo  Cuffaro.  Si  patteggiano  assieme
  assessori,  commi, salvaguardia di alcuni privilegi, come  se  ci
  fosse un tutt'uno tra una crisi - che è una crisi politica  ed  è
  una  crisi profonda di cultura di Governo - di un Governo che non
  è  riuscito in tre anni a fare una riforma di settore e la  legge
  elettorale  come  elemento  di rilancio  di  una  maggioranza  in
  agonia.
   Noi  abbiamo espresso un giudizio nettamente negativo su  quello
  che  è  già stato approvato; ed è preoccupante che quello  stesso
  che  è  stato  approvato  viene  messo  in  discussione  con   un
  maxiemendamento   che  dimostra  tutta  la   debolezza   di   una
  maggioranza  che  non è sicura nemmeno dei propri  numeri.  Siamo
  fortemente  contrari, lo manifesteremo durante questa nottata  se
  ci   sarà  e  siamo  qui  per  fare  il  nostro  dovere,  ma   lo
  manifesteremo anche pubblicamente attrezzandoci per  evitare  che
  la  Sicilia  venga presa ad esempio con una legge elettorale  che
  non  è  degna delle tradizioni culturali e politiche della nostra
  terra.
   Eravamo  contrari già su due punti fondamentali che  sono  stati
  già  votati - quelli della doppia scheda - che erano elemento  di
  arricchimento della libertà del cittadino, della democrazia,  del
  fatto  che  ciascuno  può  decidere una maggioranza  e  poi  può,
  invece,  decidere  un  Presidente,  anziché  avere  il  beneficio
  dell'effetto  di  trascinamento  delle  liste.  Ma  siamo   stati
  battuti  Siamo stati battuti anche sul listino, perché il listino
  doveva  essere  eliminato,  il listino  di  otto  salvaguarda  un
  principio negativo che è quello di fare eleggere soggetti che non
  hanno  un  rapporto  tra la rappresentanza e  il  consenso,  cioè
  soggetti  che sono deboli sul piano elettorale e vengono  salvati
  dai notabili, dalla nomenclatura dei partiti.
   C'era  stato un elemento di novità nel listino, che  era  quello
  dell'alternanza  tra  uomo  e  donna,  che  non  era   un   fiore
  all'occhiello,  era  un  elemento che discendeva  dall'evoluzione
  giuridica   e   anche   dalla  necessità  di   un   arricchimento
  democratico; che era quello del riequilibrio della rappresentanza
  che   in   qualche  modo  si  cominciava  ad  intravedere   anche
  all'Assemblea regionale. Qualcuno lo vuole vanificare,  lo  vuole
  annullare prevedendo soltanto una sanzione, una sanzione che  non
  fa  paura  a  nessuno. Pensate se i grandi partiti si preoccupano
  delle  multe   Questa  veramente  è  una  cosa  ridicola  che  fa
  arretrare  la civiltà e la cultura di questa Assemblea.  Poi  nel
  maxi  emendamento  anziché la nostra proposta, che  prevedeva  la
  preferenza  di  genere, viene previsto un terzo di rappresentanza
  come se noi non fossimo dentro un contesto che è quello europeo e
  culturale  che  va  avanti e noi, invece, cerchiamo  di  fermarci
  attraverso delle proposte che sono assolutamente anacronistiche e
  fuori  dal  contesto  culturale, giuridico ed  istituzionale  del
  nostro Paese e dell'Europa.
   Noi  siamo  contrari sul piano regolamentare.  Vedete,  un  maxi
  emendamento è una scorciatoia, è una semplificazione,  si  poteva
  andare  avanti  votando i singoli articoli, si è voluto  fare  il
  maxi  emendamento,  perché attraverso quel  maxi  emendamento  si
  tengono     pezzi     della     maggioranza.     Quella     norma
  sull'incompatibilità, è una norma fotografia che serve a qualcuno
  per avere il consenso di quei deputati che vogliono quel tipo  di
  norma,  anziché  una norma chiara. Gli assessori  junior  servono
  ancorché  dichiarati  inammissibili, servivano  perché  c'era  la
  necessità  di accontentare dei quadri, dei deputati  che  avevano
  manifestato  il loro dissenso all'interno della maggioranza,  che
  si erano dichiarati anche indipendenti rispetto al proprio Gruppo
  e che avevano votato con il centro-sinistra: Infatti almeno sette
  hanno votato sul voto segreto con il centro-sinistra; si cerca di
  recuperarli facendogli capire che c'è spazio, che questo  rinnovo
  del  governo  Cuffaro riguarda anche quelli che  non  condividono
  questa  impostazione,  che chiaramente  è  un  oltraggio  a  chi,
  facendo  politica  da  tanti anni,  sa  che  la  politica  si  fa
  rispettando le idee, il pluralismo, la cultura democratica di una
  regione che certamente non merita questo tipo di impostazione.
   Noi  siamo qui per fare il nostro dovere. Nessuno si illuda,  il
  collega  Ortisi  lo  farà dopo di me, gli  altri  deputati  della
  Margherita  lo  faranno, nessuno di noi  può  avere  elementi  di
  tolleranza  o  di  caduta di impegno su una  legge  che  noi  non
  condividiamo in maniera netta e chiara. Questa è la legge di  chi
  se  la  vuole fare e sarà  la legge di un centro-destra arrogante
  che  privilegia  i rapporti di forza, anziché  il  dialogo  e  la
  costruzione di leggi sulla base di un ragionamento sui  contenuti
  che  possano  incoraggiare ed aiutare anche  il  confronto  e  la
  dialettica democratica normale.
   Con   questo   stile,  con  questo  sistema,  con  questi   maxi
  emendamenti  non  ci sarà nessuna dialettica, soltanto  la  netta
  opposizione  ad un centro-destra che non è in grado di  governare
  la Sicilia e che cerca di recuperare attraverso strumenti fittizi
  e inadeguati.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione.  Ne  ha
  facoltà.

    FORGIONE    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   sono
  intervenuto più volte nel dibattito in Aula su questo disegno  di
  legge  e più volte ho affermato che stiamo consumando una  pagina
  triste  e  anche  squallida  di  questo  Parlamento.  Uso  questo
  aggettivo  non  a  caso  pesante in una sede  istituzionale  come
  questa, perché una legge elettorale con relativa discussione  sul
  sistema  delle  regole che devono regolare la vita  politica,  la
  rappresentanza,  l'organizzazione della democrazia,  il  rapporto
  tra  rappresentanti  e  rappresentati  in  una  regione  come  la
  Sicilia, avrebbe dovuto essere una discussione approfondita,  con
  una  capacità di ascolto di tutti i deputati e di tutte le  parti
  politiche.
   Noi  qui,  invece,  abbiamo assistito  ad  una  discussione  più
  frutto di una cultura da stadio, da curva sud, da ultras che  non
  da  legislatori. E ci troviamo di fronte ad un paradosso che, per
  la  prima  volta,  nella  storia del parlamentarismo  un  Governo
  ridisegna  la legge elettorale, quindi, proponendo uno  strumento
  che, di per sé, è uno strumento di maggioranza e governativo.
   E  nella  storia del parlamentarismo questo non è mai  successo.
  Un  Governo  che fa proprio un maxi emendamento, che riscrive  la
  legge,  di  per  sé si appropria di questa legge.  Eppure,  nelle
  stesse  dichiarazioni del Governo, del Presidente della  Regione,
  onorevole  Cuffaro,  in  questi mesi, nel   corso  del  dibattito
  pubblico  che  c'è  stato, anche nelle sedi istituzionali,  si  è
  sempre sentito ripetere che la legge elettorale è del Parlamento,
  è  svincolata dalle maggioranze e dalle logiche dei Poli.Tanto  è
  vero - e qui io individuo anche una responsabilità politica - che
  questa  legge elettorale è giunta in quest'Aula anche  perché  le
  parti più consistenti ed i partiti più grandi del centro-sinistra
  hanno consentito a questa legge elettorale di giungere in Aula.
   Onorevoli  colleghi,  io  questo lo posso  anche  capire;  posso
  capire la voglia ed il bisogno di riscrivere la legge elettorale,
  di   modificare  il   Tatarellum .  Anche  per  l'iniziativa  dei
  Democratici  di  sinistra, della Margherita.  Ma  questo,  credo,
  sarebbe  stato  normale in un quadro politico in  cui  i  partiti
  maggiori hanno capacità di ascolto, e che quindi quando si arriva
  in   Aula,  nella  sede  deputata  alle  modifiche,  anche   alla
  mediazione  - usiamo una parola nobile - lì, si fosse determinata
  una   capacità  di  ascolto,  di  ricerca  del  massimo  consenso
  possibile.  Ed invece l'Aula è diventata lo stadio  E'  diventata
  lo  stadio per volontà ed anche per gli atteggiamenti che abbiamo
  visto  nei capigruppo della maggioranza, per la volontà di andare
  avanti  a  colpi di maggioranza, cosa mai successa -  su  regole,
  regole  di  riforma dello Statuto, regole elettorali, regole  che
  riguardano  il  sistema  di elezione  dei  comuni  -  neanche  in
  quest'Aula.
   Io  capisco  che  questa maggioranza oggi è allo sbando;  questa
  maggioranza   non  riesce  neanche  a  presentare   una   manovra
  finanziaria degna di questo nome; non riesce a portare a  termine
  neanche  la  sua  verifica interna; non riesce a ricompattarsi  e
  quindi trova sulla legge elettorale il terreno dello scambio  tra
  la   ricomposizione  del  Governo  e  norme  liberticide  per  la
  democrazia e la riforma di questo Parlamento.
   A  me  dispiace  che  non  sia qui il Presidente  della  Regione
  perché avrei voluto porgli alcune domande.
   Il  Presidente della Regione, si legge sui giornali - è  così  e
  lo  sappiamo tutti - è il socio di maggioranza del suo partito  e
  del segretario nazionale del suo partito, onorevole Follini. Lo è
  il Presidente della Regione, lo è l'UDC siciliana.
   Bene,  l'UDC il Italia ha poco più del 5 per cento. Se i partiti
  del  centro-sinistra o anche Rifondazione comunista in  tutte  le
  regioni  italiane  presentassero  un  disegno  di  legge  con  lo
  sbarramento  al  5  per  cento,  l'UDC  che  qui  dimostra  tanta
  arroganza, scomparirebbe secondo i calcoli delle ultime  elezioni
  europee  poiché   l'UDC ha raggiunto il massimo storico  con  una
  presenza sul territorio da 17 regioni su 22.
   Vedete  la  logica? Tanto è vero che il partito  del  segretario
  Follini,  dell'UDC,  e  del Presidente della  Regione,  onorevole
  Cuffaro,  ha  depositato  un disegno di riforma  elettorale  alla
  Camera dei deputati dove lo sbarramento è del 2 per cento. Ed  il
  responsabile delle riforme istituzionali, che è stato per anni di
  Forza Italia, ha un altrettanto parallelo disegno di legge con lo
  sbarramento al 4 per cento. Questo a dimostrazione che non è  con
  la  percentuale del 10 per cento in Toscana e l'11 per  cento  in
  Umbria,  l'8 per cento in Campania facciamo un disegno  di  legge
  che  viene modellato sulle nostre esigenze e sui nostri voti  per
  cancellare ed espellere la rappresentanza
   Eppure  vi  bagnate  sempre  la  bocca,  onorevoli  colleghi  di
  estrazione cattolica, di estrazione democristiana, della  cultura
  democratica,   proporzionalista,  che  viene   dalla   tradizione
  cattolica.  Smettetela  Siete solo un manipolo di  arroganti  che
  qui  volete  fare  una legge che semplifica  non  il  Parlamento,
  semplifica  le forme di elezione a tutela del vostro interesse  e
  del vostro spazio politico.
   Ci  si  dice che ci sono anche forze che spingono per il 5%.  Ed
  anche  qui, ieri, signor Presidente, lei ha letto in apertura  di
  seduta  il  nome  di  una serie di deputati  che  hanno  cambiato
  partito.  Alcuni  di questi ce li ritroviamo tra  gli  ultras  di
  questa  norma  liberticida.  E tra gli  ultras  di  questa  norma
  liberticida troviamo l'onorevole Acierno, rappresentante di Nuova
  Sicilia, che vorrebbe combattere le liste fai da te.
   Vorrei ricordare all'onorevole Acierno - al momento non c'è  poi
  leggerà  lo  stenografico - che lui è stato eletto per  la  prima
  volta nelle liste del Polo della Libertà, quindi prendendo i voti
  di  tutto  il suo schieramento; dopo due anni è passato all'UDEUR
  di Cossiga al tempo del governo Dini; poi è ritornato nel centro-
  destra, precisamente nella Fiamma tricolore, il partito di Rauti;
  arrivato qui è stato eletto nel listino senza un voto, perchè  il
  listino  è scattato automaticamente con l'elezione del Presidente
  della Regione. E' passato dal Movimento di Rauti a Capogruppo  di
  Nuova Sicilia.
   Ma  pensa davvero l'onorevole Acierno di poter dare una  lezione
  di  come  si  combattono le liste fai da te  a  me  che  per  non
  cambiare  i connotati, il nome, il cognome e la mia identità  ero
  comunista e sono rimasto Rifondazione comunista? Però in nome  di
  quella   arroganza  e  di  quella  prosopopea  ho   sentito   una
  trasmissione  televisiva dove si diceva che è  contro  norme  che
  tendono a tutelare spazi di potere. Ma quali spazi di potere?  Un
  partito che è il quarto partito a livello nazionale ed anche  con
  il  suo  3,6% piccolissimo a livello europeo, è il quinto partito
  in  Sicilia  alle  europee.  Guardateli i dati   E  quello  è  un
  pulpito autorevole per dettare le condizioni al Presidente  della
  Regione?   E'   davvero  messo  male,  questo   Governo,   questa
  maggioranza, il Presidente della Regione se le regole le  possono
  dettare i campioni del trasformismo politico
   Io  lo  dico  con  tutta la passione che ho. Voi infatti  potete
  farvi anche carico qui di cancellare dei partiti, lo potete fare.
  Del  resto,  la  butto così, ai comunisti è toccato  tante  volte
  nella  storia  del Novecento di stare fuori dalle  istituzioni  e
  fuori da tutto perchè ci sono state norme liberticide più gravi e
  pericolose  di  quella  che  stiamo facendo.  Figuriamoci  se  ci
  fermiamo
   Ma  questo  state facendo.  Questo state facendo.  E  questo  lo
  dico anche agli altri colleghi, questa volta del centro-sinistra,
  che hanno urlato  al lupo, al lupo' nel momento in cui è arrivata
  qui  la norma che cancellava il collegio unico regionale.  E  poi
  non  li  abbiamo più visti. Io qui sto vedendo l'onorevole Raiti,
  sto  vedendo l'onorevole Ferro, non ho mai visto in due settimane
  di  discussione  sulla legge elettorale, e  per  fortuna  parlano
  anche i resoconti stenografici, una sola volta prendere la parola
  l'onorevole  Morinello,  una  sola volta  il  rappresentante  dei
  Verdi.
   Le  battaglie  si fanno sempre. Vedete, noi ci stiamo  opponendo
  ad  un emendamento sapendo che non c'è più alcun margine per quel
  5  per cento. Però riteniamo una vergogna quello che sta passando
  con questo maxi emendamento.
   Quando   ci  sono  comportamenti  di  questo  tipo,  di  singoli
  deputati  che  hanno  anche  una  sigla  di  partito,   ma   quei
  comportamenti oggettivamente diventano comportamenti di liste fai
  da te.
   Perchè,  vedete,  saranno  liste fai  da  te  quelle  liste  che
  sommeranno singole personalità e singoli deputati, provincia  per
  provincia,   per  superare  il  5  per  cento  e  arrivati   qui,
  nell'Assemblea regionale, si ridivideranno. E' una forma  diversa
  dell'elezione  nei  collegi  uninominali.  E  quando  sei,  sette
  persone verranno elette dentro una unica lista ma ognuno  con  la
  propria identità, antagonista agli altri, differente per cultura,
  per storia, possono anche fare una lista elettorale e superare lo
  sbarramento del 5 per cento   ma in quel momento voi  con  questa
  norma avrete legittimato delle liste fai da te.
   Attraverso  una aggregazione elettorale non avrete  semplificato
  il sistema politico, avrete consentito a persone con un trucco di
  ritornare in questa Aula. Costoro saranno sempre persone singole,
  alla  ricerca  di  ritagliarsi piccoli spazi di  potere,  ma  non
  saranno  partito, ma avrete cancellato invece i partiti  che  non
  hanno   il  voto  concentrato  in  una  provincia.   Rifondazione
  comunista  non ha il voto concentrato in una provincia,  ce  l'ha
  spalmato a livello nazionale. Esso infatti è un partito  con  una
  identità,  con  un orientamento di opinione diffuso.  Con  questa
  norma  voi state legittimando la scomparsa di una voce e  di  una
  forza  critica,  spesso scomoda, sicuramente  autonoma.  E  forse
  paghiamo  anche  questo:  l'essere autonomi,  avversi  oltre  che
  autonomi,  alternativi al centro-destra,  ma  anche  se  alleati,
  autonomi e orgogliosamente autonomi, rispetto al centro-sinistra.
   Credo  che  qui si stia compiendo un atto grave, un  atto  grave
  che  non potrà non avere degli echi a livello nazionale. Ma come?
  A  livello  nazionale  si ridiscute tra centro-destra  e  centro-
  sinistra  di  ritorno al sistema proporzionale,  prefigurando  la
  soglia  di sbarramento del 4 per cento. Ed io lo vorrei ricordare
  a  questi  campioni dell'attacco alle liste fai da te;  a  questi
  alfieri  della  democrazia. Rifondazione  comunista  ha  superato
  quella   soglia   ottenendo   il  5   per   cento   presentandosi
  autonomamente contro tutti e due i poli. Questo per voi non conta
  nella vostra visione della democrazia.
   Vorrei  dirlo anche agli amici e colleghi di Alleanza  nazionale
  che  per  anni  hanno condotto una battaglia di opposizione  come
  movimento sociale e come minoranza. Lo sapete voi cosa vuol  dire
  spesso  anche essere isolati in un'Aula parlamentare?  Cosa  vuol
  dire  condurre  battaglie di minoranza, ma  non  minoritarie,  di
  opposizione, ma non settarie?
   Voi  vi  state assumendo questa responsabilità, addirittura  con
  questo maxi emendamento proponete di estendere lo sbarramento del
  5  per cento ai comuni ed alle province, cioè laddove il rapporto
  tra  rappresentanti e rappresentati deve essere più diretto,  più
  immediato. Ma che visione della democrazia è una visione come  la
  vostra  che  in  un comune non può consentire,  per  esempio,  ai
  giovani dell'Azione cattolica o ad un comitato di lotta contro un
  inceneritore  lì  su  quella battaglia e su quella  vertenzialità
  diffusa  su  quel  territorio e radicato  in  quel  territorio  a
  competere ad avere una rappresentanza in un consiglio comunale?
   Ma  è  questa la vostra visione della democrazia? Voi  vi  state
  facendo carico dello scempio della democrazia, altro che le liste
  fai  da  te,  le  liste fai da te sono quelle che voi  assicurate
  attraverso  un listino che non a caso l'onorevole Miccichè  vuole
  lì  vincolato, lo vuole difendere e lo vuole estendere, perchè lo
  scambio è questo: dire ai piccoli del Polo voi vi tenete il 5 per
  cento, tanto poi noi un posto in un listino ve lo diamo.
   Questa  è  la  democrazia che state legittimando  Altro  che  la
  lotta alle liste fai da te.
   Eppure  non avete la forza di fermarvi a riflettere. Penso  allo
  sbarramento del 5 per  cento nella provincia di Agrigento, sapete
  chi  non  entra? Non è che non entra solo Rifondazione comunista,
  con  lo  sbarramento del 5 per cento, dati delle ultime comunali,
  non  entrano nemmeno i Democratici di sinistra, che lì  hanno  il
  3,8  per cento e magari la lista di Arnone. Cito Arnone con tutto
  il  rispetto,  oppure la lista del signorotto del  paese,  di  un
  notaio  o  di  una lobby particolaristica che è presente  e   che
  supera  il  5  per  cento. Ma perchè non ragionate?  Siete  presi
  davvero da una furia omicida della democrazia. Non so trovare  un
  altro termine.
   Che  cosa è lo sbarramento del 5 per cento in un comune dove già
  esiste   tra   l'altro  il  metodo  della  regola   d'Hondt   per
  l'assegnazione  dei seggi? Che cosa è lo sbarramento  del  5  per
  cento  in  una  provincia come Palermo? Pensate a quanti  partiti
  scomparirebbero in questa provincia. Pensate così di semplificare
  la  democrazia  e  di  ravvivare il  Parlamento  e  le  assemblee
  elettive?  O  non  credete piuttosto che quando un  cittadino  si
  identifica   con   una   forza  politica   e   vive   di   questa
  identificazione  se  quest'ultima  viene  espropriata  della  sua
  rappresentanza voi lo ricacciate nell'abbandono, nella  sfiducia,
  nell'astensionismo
   Ma   qualcuno  può  davvero  pensare  stasera  che  i  voti   di
  Rifondazione  comunista  siano sul  mercato  per  operazioni  che
  saranno poi utilizzate da altri?  Oppure pensate che se la  gente
  che  non  si  identifica  in una lista,  in  un  simbolo,  in  un
  programma, in un sistema di valori vada a votare?
   Voi  state  facendo una legge che può tutelare anche un  sistema
  di   potere,   può  tutelare  un  sistema  di  alternanza   senza
  alternativa   ma  che  favorisce  l'abbandono,  la   sfiducia   e
  l'astensionismo  ed  impoverisce queste  istituzioni,  perché  le
  impoverisce anche di forze critiche e radicali.
   Ed  io  l'ho  detto e lo ripeto: quando in Francia si  fece  una
  legge  sbagliata  che  negò con il 18 per cento  ad  un  fascista
  dichiarato  come  Le  Pen di avere accesso a quel  parlamento  io
  ritenevo  sbagliatissima quella legge perché Le Pen va combattuto
  sul  piano  culturale, sul piano politico, sul piano sociale  per
  prosciugargli   il   consenso  ma  non  attraverso   un   sistema
  elettorale.
   Chi  ottiene  il  18  per cento del consenso elettorale,  Signor
  Presidente,  ha il diritto ad essere rappresentato in Parlamento,
  perché quel 18 per cento, benché frutto di culture regressive, di
  istinti  animali  presenti  nella società,  di  culture  razziste
  devono  vivere  nelle istituzioni; compito della politica,  della
  sinistra, delle forze democratiche è combattere quelle culture  e
  prosciugarne  il  brodo nel quale vive quel  pesce  malato  della
  politica .  Ma  l'istituzione  deve  essere  lo  specchio   della
  società.  Voi  state  cancellando tutto  questo  e  se  a  questo
  aggiungiamo  delle  cose che io credo faranno ridere  l'Italia  e
  questa  centro-destra  così sfasciato  a  livello  nazionale,  un
  giorno  pressato sotto il ricatto della Lega, un giorno  pressato
  sotto  il  ricatto  di Follini, che però un  giorno  ricatta,  un
  giorno   viene   ricattato  ed  alla  fine   finisce   per   fare
  schizofreniche marce indietro.
   Questa  destra  senza  blocco sociale, più perché  le  politiche
  liberiste nell'impasto con il populismo della lega sono andate in
  crisi.  Per questo non è ricomponibile strategicamente il  blocco
  sociale che ha portato alla vittoria di Berlusconi. Questa destra
  non può far altro qui in Sicilia con questa legge di caricarsi di
  ridicolo.
   Come  volete  che  la interpretano in un'altra parte  del  Paese
  dove neanche ci pensano a questi sotterfugi e a questa logica  di
  maggioranza,  a questa violenza dei muscoli che state  mostrando?
  Cosa   volete  che  pensino  del  deputato  supplente  del  quale
  scriviamo addirittura che qualora però l'Assessore si dimette lui
  perde  di  nuovo  il  suo posto, ma non i diritti  previdenziali,
  quelli  maturati ha il privilegio di non perderli per il semplice
  fatto di essere deputato.
   Cosa  volete  che  si  pensi nel resto del  Paese  del  deputato
  supplente?   Parleranno  della  creatività  dei  siciliani.   No,
  parleranno del degrado di questo sistema di potere che trova solo
  questi sotterfugi per andare avanti. Voi istituite in pratica  un
  deputato  che  è  un  portaborse  dell'Assessore  dato  che  quel
  deputato  vive  soltanto  perché chi  lo  precedeva  è  diventato
  Assessore;  quindi  non gli voterà mai contro, non  assumerà  mai
  una  iniziativa contro quell'Assessore. Perchè se quell'Assessore
  decidesse  ad  un certo punto o il Presidente della  Regione  gli
  ritirasse la delega, lui essendo prigioniero di un meccanismo che
  gli  prosciuga il consenso politico di ritornare nella carica  di
  deputato,  quel  deputato  automaticamente  scompare  da   questo
  Parlamento.  Voi state istituendo non il deputato  supplente,  ma
  questo sì, il portaborse del deputato che diventa Assessore.
   Dovreste almeno vergognarvi. Dovreste almeno provare un poco  di
  rossore ed almeno dargli il nome reale. Quel deputato supplente è
  il  portaborse del deputato che diventa Assessore. Però dato  che
  questa  è  la  legge ormai del governo Cuffaro, che in  quanto  a
  portaborse  e a clienti se ne intende, un portaborse in  più,  un
  portaborse in meno, non cambia la sua impostazione politica.  Lui
  che  ne  ha  per  tutti  acquisisce  anche  questi  e  su  questo
  ricompatta un pezzo di maggioranza. Ma dico, ci rendiamo conto? E
  ci  proponiamo anche di estendere questo tipo di norme ai  comuni
  ed alle province  Ma vi rendete conto di che ridicolo vi coprite
  Ma  è possibile che è tale la vostra smania di potere di liberare
  posti da occupare che vi inventate anche le figure dei supplenti?
   Io  credo che siamo di fronte a scelte di gravità, e l'onorevole
  Speziale  diceva  anche di fronte a profili di incostituzionalità
  proprio  perché  quel  deputato non è  più  legittimato  nel  suo
  mandato;  ha  un vincolo di mandato che viene ferito  dall'essere
  dipendente dal deputato che gli ha lasciato il posto, e  rispetto
  al  quale  il suo mandato è vincolato. Quel deputato  non  ha  un
  mandato  libero come ognuno di noi, addirittura, noi  abbiamo  un
  mandato  libero  anche dai nostri partiti perchè  indicati  dalle
  liste  dei  partiti, ma eletti dal popolo e il nostro  mandato  è
  libero anche dal vincolo di partito, in quanto deputati. Voi qui,
  io  prendo  atto, che il Governo è interessatissimo al dibattito,
  voi  qui state istituendo la figura di un mandato che non  esiste
  più,  che  non  è  più  libero, che è vincolato  alla  scelta  di
  quell'assessore.
   Signor   Presidente,  lei  stesso  ha  annunciato  che  i   baby
  assessori  potrebbero  essere - come dire  -  non  recepibili  in
  questo  disegno  di legge. Ma questa regione,  che  di  tanto  in
  tanto,  va  sui  giornali italiani, per  i  baby  tutto,  i  baby
  pensionati della regione, i baby funzionari, ci mancavano solo  i
  baby  assessori,  cioè assessori che non sono assessori,  ma  che
  consentono al Governo di allargare la sua giunta .
     Ripeto:  credo che vi sia un profilo di incostituzionalità  in
  quanto il nostro Statuto fissa un tetto per il governo e oltre  a
  fissare  un  tetto,  immagino  che  ne  parlerà  poi  l'onorevole
  Spampinato,   fissa  anche  le  materie  di  competenza  per  gli
  assessori.  E  dato  che per buona pace dell'onorevole  Pistorio,
  ancora  la  Commissione Statuto praticamente è  appesa  e  questo
  Parlamento,  con  una procedura quanto meno inusuale,  ha  deciso
  prima di fare la legge elettorale e poi di dotarsi dello Statuto,
  che  io  lo so bene ha tempi più lunghi e anche la doppia lettura
  costituzionale,  ma  almeno  avremmo  potuto   fare   una   legge
  elettorale  compatibile con lo Statuto, che da questo  Parlamento
  andava  al  Parlamento nazionale, no, noi facciamo il  contrario,
  non   si   capisce  quale  razionalità  istituzionale  suggerisce
  l'irrazionale e l'inconcepibile. Per qualunque Parlamento,  prima
  si fa la legge elettorale e poi si decide nello Statuto magari  -
  cosa  possibilissima  - che quella legge elettorale  non  va  più
  bene.  Per  esempio, abbiamo inserito in Commissione Statuto  con
  l'onorevole Capodicasa e con l'allora presidente Leanza il  tetto
  mobile  dei  deputati?  Cosa che avrebbe consentito  una  diversa
  impostazione  della  legge elettorale,  cioè  lo  sforamento  dei
  novanta deputati che invece a statuto vigente sono vincolanti.
   Tutto  questo non è stato tenuto in conto dalla maggioranza  che
  ha  come unico problema quello di far finta di apparire compatta,
  lo  si  vede  nei muscoli di tutti i capigruppo.  Meno  male  che
  stasera ci vengono risparmiati quelli dell'onorevole Cintola, che
  è  un  bene  per tutti, anche per questa Aula, ma lo si  vede  in
  questa  logica, dimostrare di essere uniti su quello  che  invece
  non può essere unito e trovare come unico collante come da sempre
  e  con questo centro-destra, una logica di potere: ti do un  baby
  assessore  a  te, ti do un vice deputato a te,  ti  do  un  altro
  portaborse a te, ti faccio una norma per te che sei sindaco, così
  ti  puoi sentire garantito per la prossima legislatura e  non  ti
  mettiamo l'incompatibilità che invece mettiamo nella legge.
   Questa  legge è fatta tutta così. Ora pensate voi che una  legge
  di questo tipo - lo dico anche alle colleghe deputate del centro-
  destra   che hanno presentato un  emendamento -, pensate che  una
  legge  che  nasce  così,  che va avanti  ancora  peggio,  che  si
  sviluppa  in  questo clima, possa discutere della  democrazia  di
  genere,  ovvero può discutere della rappresentanza di genere,  in
  una  logica da curva sud? Al genere viene concesso al massimo  di
  stendere  gli  striscioni  nella curva dello  stadio,  non  viene
  concessa  la  rappresentanza. E inoltre l'onorevole Miccichè  che
  dice  che lui  nel listino deve sistemare quelli che non riescono
  a  superare  il  cinque per cento; deve dare il contentino  e  lo
  zuccherino, e non tutti quelli da sistemare possono essere donne.
  Ee  voi  subito fate l'emendamento di testimonianza, giustissimo,
  ma  avete  una maggioranza che ogni qualvolta noi siamo andati  a
  trattare  e  porre  la  questione  delle  differenze  di   genere
  addirittura ci sbeffeggiava: ma di che ci parlate? Delle donne?
   Ecco  questa è la logica. Una legge elettorale in un  Parlamento
  si  fa  così,  si  fa discutendo in questo modo, si  discute  con
  questo  clima  e  con  questo livello  e  con  questa  dimensione
  culturale del rapporto tra rappresentanti e rappresentati  e  del
  rapporto  tra  democrazia e Parlamento e forma di governo.  Credo
  che  non  sia possibile; credo che stiamo vivendo tutti  un  film
  politico dell'orrore, e come tutti i film dell'orrore, alla fine,
  lascia  anche  un  tratto ironico. Per cui, alla  fine,  rido  di
  quello  che  state facendo perché è così macroscopico   Sì,   voi
  tornerete   quasi  tutti  in questo Parlamento,  ma  Rifondazione
  comunista no. State facendo una cosa così vergognosa che  diventa
  ridicola anche per voi stessi; state attenti perché state facendo
  delle  norme con le quali qualcuno di voi potrà rimanere scottato
  o anche ferito, ed i morti e i feriti si contano alla fine
   Se  trovassi  di  fronte  a  me  altri  interlocutori  politici,
  un'Aula    attenta,   un   po'   d'imbarazzo   nel   Governo    e
  nell'opposizione, potrei ancora fare un appello, per  fermarci  a
  ragionare,  a  discutere ancora, a praticare, come si  dice,  una
  riduzione del danno. Sarebbe rilevante se ci riuscissimo,  ma  mi
  rendo  conto  che, ormai, qui non si può cambiare  quasi  niente,
  tranne  le cose palesemente incostituzionali ed inammissibili  di
  cui  già  parlava  il  Presidente dell'Assemblea,  in  quanto  al
  fondamento  di questa legge c'è un accordo di potere  all'interno
  della maggioranza e forse qualche errore il centro sinistra  l'ha
  fatto,  quello  di fidarsi, per mesi, di questa  maggioranza,  di
  dialogare, per mesi, con questa maggioranza, di offrire a  questa
  maggioranza la possibilità di giungere in Aula con questa  legge,
  che  era  la  legge  trasversale dei grandi partiti  e  in  corso
  d'opera   è diventata la legge del Governo, lasciando per  strada
  pezzi  delle stesse proposte che erano a fondamento di un accordo
  che io non condividevo, ma che ritenevo anche legittimo.
   Oggi  ci  troviamo  a  questo punto. Questa legge  del  Governo,
  quest'arroganza   della   maggioranza,   questo   scempio   della
  democrazia,  questo  non può riguardare il  Parlamento,  riguarda
  soltanto voi, uomini e donne del centro destra.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne  ha
  facoltà.

    CRACOLICI   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non   mi
  rivolgo al Governo perché quello stesso Governo che ieri sera  ha
  mutato  in corso d'opera la qualità del nostro confronto,  almeno
  l'esponente che si è caricato di questa responsabilità, come  era
  prevedibile, è in fuga da quest'Aula.

    D'AQUINO  assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Sono presente, onorevole Cracolici.

    CRACOLICI   Mi scusi, non l'avevo vista, è così invisibile  che
  non  si  vede. Comunque, non mi  riferisco alla persona, ma  alla
  responsabilità.
   Devo  dire  che ancora oggi, malgrado la tormentata  discussione
  di  queste  giornate,  dentro e fuori  dall'Aula,  non  riesco  a
  capire,  e  vorrei che lei, signor Presidente, mi ascoltasse,  la
  logica   che  guida  questa  contrapposizione  frontale  che   la
  maggioranza ha scelto di perseguire in una legge che si  potrebbe
  dire  la  madre  di  tutte le battaglie, nel senso  che  dovrebbe
  essere  la  madre  che  genera  il riconoscimento  reciproco  nel
  fissare regole che devono essere di tutti ed appartenere a tutti.
   Sin  dal  primo istante, si è lavorato perché questa  fosse  una
  legge di parte, una legge che, inevitabilmente, verrà contrastata
  non  soltanto dentro quest'Aula per quello che è ci è dato  fare,
  ma   sarà   contrastata  nell'opinione  pubblica  siciliana   con
  l'esasperazione anche di aggettivi che rimarranno come pietre.
   Voglio  ricordare a me stesso, che appartengo ad una generazione
  nata  dopo  quei  fatti, che alla fine degli anni  cinquanta,  si
  ricorda ancora oggi un Governo e un Ministro della Repubblica, il
  Governo Tambroni e il ministro Scelba non per ciò che hanno fatto
  durante  la loro azione di Governo - Scelba sì -, ma per ciò  che
  avevano  tentato di fare nel determinare regole della  democrazia
  non  condivise da una parte larga del popolo italiano, ovvero  la
  famosa vicenda della legge truffa.
   Vorrei  ancora oggi ed ancora in queste ore mantenere  un  clima
  di  dialogo,  un  clima  che  serva a  dare  voce  a  quei  tanti
  parlamentari del centro-destra che, magari in separata sede o  in
  colloqui  privati, si rendono conto che stiamo varando una  legge
  con  una  logica  dello  scontro  frontale,  una  legge  che  non
  garantirà quella necessaria stabilità e garanzia  di pluralità al
  di  là  di chi vince o  perde le elezioni. Si interviene in corso
  d'opera  per mutare le regole che erano state varate qualche  ora
  prima.
   Ricordo  che,  in quest'Aula, l'articolo 2, che costituisce  uno
  dei  nuclei fondamentali di questa legge, è stato approvato dalla
  sola maggioranza di centro-destra, con i parlamentari del centro-
  sinistra  che hanno abbandonato l'Aula durante la discussione  di
  alcuni  emendamenti  ed alla fine del voto  finale  sull'articolo
  stesso.
   Qualche  ora dopo, la stessa maggioranza che ha fatto  e  voluto
  quel  muro  contro  muro determinando il fatto che  la  minoranza
  abbandonasse  l'Aula,  ha  presentato attraverso  il  Governo  un
  emendamento che contraddiceva ciò che aveva votato qualche giorno
  prima o qualche ora prima.
   Ciò    cosa    dimostra?   Dimostra   che   siamo    in    preda
  all'improvvisazione nel legiferare una materia fondamentale quale
  è  la  legge elettorale. E c'è tanta improvvisazione che  persino
  gli emendamenti o alcuni dei cosiddetti emendamenti contenuti nel
  maxi-emendamento producono condizioni assai singolari.
   Voglio  citare  uno  dei tanti aspetti che  citerò  fra  qualche
  minuto  dove, a proposito della rappresentanza di genere e  della
  garanzia che la legge elettorale deve offrire nel garantire  pari
  opportunità  nell'accesso  alla istituzione  Regione,   si  dice,
  esattamente al punto  b) del comma 5 che la lista provinciale non
  può includere un numero di candidati dello stesso sesso superiore
  a due terzi ed inferiori ad un quarto.
   Allora,  fatemi capire come si possa matematicamente   garantire
  da un lato che i due terzi non possano essere superati da uno dei
  due  generi  ed  allo stesso tempo si dice che non  debba  essere
  inferiore  ad un quarto. Ma se è un quarto vuol dire  che  stiamo
  stabilendo per legge che c'è un terzo genere

    VIRZI'  Ha ragione, matematicamente

    PANARELLO  E' un problema matematico

    CRACOLICI   Onorevole Panarello, non è un problema  matematico,
  è  un  problema  di  improvvisazione, è un problema  di  chi  sta
  cercando di fare le leggi mettendo ogni singola richiesta,  anche
  la   più  stupida,  pur  di  tenere  insieme,  nei  numeri,   una
  maggioranza,  che  non è una maggioranza in grado  di  avere  una
  visione  del futuro di questa Regione e del suo sistema  politico
  e, quindi, del suo sistema della rappresentanza.
   Questo è uno degli esempi che rende ridicola la modalità con  la
  quale   state  costringendo  quest'Aula  a  discutere  una  legge
  fondamentale come quella elettorale.
   Ma   ci  sono  altri  aspetti  che  allo  stesso  tempo  gridano
  vendetta.  Alcuni sono stati ricordati dai miei  colleghi.  Userò
  un'espressione  sintetica per dare il senso  di  ciò  che  stiamo
  facendo.
   In  questo  tempo del centrodestra, abbiamo coniato anche  nuovi
  aggettivi e nuovi termini che sono entrati nel nostro lessico. Ad
  esempio  nel  campo economico, sempre più in Italia, grazie  alla
  cura  Tremonti,  si è stabilito che la finanza può  essere  anche
  creativa.
   Adesso, stiamo coniando un altro aspetto della creatività,  cioè
  che  anche le regole, almeno in Sicilia, possono essere creative.
  Come  si  spiegherebbe,  altrimenti, la  storiella  del  deputato
  supplente?
   In  quale ordinamento abbiamo un sistema che ricalchi i  criteri
  adottati  in  una partita di calcio, dove ci sono  i  titolari  e
  quelli  che  stanno  in  panchina.  Neanche  nel  calcio,  se  un
  giocatore  entra in campo, non può uscire per fare  rientrare  il
  giocatore che ha sostituito. Questo succede solo nel basket,  non
  può accadere anche da noi.
   Ma  allora,  volete trasformare il Parlamento siciliano  in  una
  partita  di basket? Nel basket i giocatori sono pochi, qui  siamo
  novanta.
   Non  condivido l'idea di introdurre una regola che viola uno dei
  principi sacri della libertà dei parlamentari, nel momento in cui
  sono  eletti  in un'istituzione qual è il Parlamento siciliano  e
  cioè l'esercizio della propria funzione senza vincoli di mandato.
  Mi  volete  spiegare come sia possibile garantire questo  diritto
  per ogni deputato e per l'insieme dell'Assemblea, se il mandato è
  condizionato  o  in  qualche  modo inficiato,  dalla  volontà  di
  un'altra persona, che in quel caso è l'assessore sospeso, che può
  in  qualunque  momento, o con voto, o migrando in  altro  gruppo,
  riappropriarsi della propria funzione con la libertà di mandato e
  rispondendo a tutto il popolo siciliano e non ad un partito o  ad
  una parte politica? Come si può esercitare questa garanzia?
   Siamo  in  presenza  di una norma palesemente  incostituzionale,
  signor Presidente.
   Non  c'è  bisogno  di  aver  studiato  diritto  pubblico  ed  in
  particolare  costituzionale per capire  ciò  che  viola  uno  dei
  fondamenti   della   libertà   nell'esercizio   della    funzione
  parlamentare.
   Signor  Presidente, mi fa specie che lei abbia  voluto  soltanto
  rimettere all'ultimo comma, il cosiddetto punto 10, anche  perché
  in questo maxi-emendamento, tra punti e commi, la numerazione è a
  saltare e ad un certo punto i numeri si perdono per strada.
   Mi  è più facile, quindi, ricordare che l'ultimo punto di questo
  maxi-emendamento è il solo al quale lei, signor Presidente, abbia
  riservato  un  approfondimento relativo alla sua  legittimità  ed
  alla sua ammissibilità.
   Signor  Presidente, chiedo a lei ed agli uffici se così è,  come
  sia   possibile  che  in  questo  maxi  emendamento  siano  state
  introdotte  norme che nulla hanno a che fare con il titolo  della
  legge stessa.
   Noi  stiamo  facendo  una  legge per rinnovare  le  modalità  di
  elezione  del  Presidente e dell'Assemblea  regionale  siciliana.
  Cosa c'entrano i Comuni? O addirittura norme che contraddicono le
  norme vigenti in Sicilia?
   Vorrei  far  notare  ai colleghi di Forza  Italia,  come  sia
  singolare  che il coordinatore non conosca a fondo o ogni  giorno
  scopra  qualcosa  di diverso all'interno della legge  elettorale,
  per  cui  un giorno scopriamo che dovevamo fermarci ed il  giorno
  dopo  che  si poteva andare avanti, anche se non si capiva  sulla
  base  di  che cosa. Anche l'onorevole Micciché, mi si dice  abbia
  mostrato  stupore del fatto che si possa eleggere un sindaco  con
  una  maggioranza diversa in Consiglio comunale;  ciò  è  previsto
  dalla legge elettorale siciliana, la cosiddetta  anatra zoppa'.
   Da  un lato abbiamo una legge che garantisce l'esercizio di  due
  funzioni   separate  con  possibilità  di  espressione   politica
  diversa,  addirittura, fra di loro, dall'altro lato si  introduce
  una  norma  che stabilisce che il potere di nomina e  di  revoca,
  stabilito  dalla  legge  sia, in qualche modo,  condizionato.  In
  sostanza, si può revocare, ma la futura nomina si deve sottoporre
  al  Consiglio  comunale  o  al Consiglio  provinciale  il  quale,
  potendo  avere - probabilmente avendo - una maggioranza  diversa,
  ha  dinanzi due strade: o boccia la proposta dell'assessore e del
  sindaco e quindi il sindaco deve prendere atto della bocciatura e
  che c'è un conflitto istituzionale, determinando i meccanismi  di
  crisi che sono naturali in questi casi, o (cosa che invece  penso
  si  voglia  realizzare) costruisce un grande inciucio comune  per
  comune, per stemperare tutte le differenze programmatiche che  ci
  sono in tante amministrazioni comunali tra centro-destra e centro-
  sinistra.  Insomma,  questo è un altro degli  aspetti  che  rende
  ridicola la norma sottoposta all'esame del Parlamento siciliano.
   Voglio  insistere sulla questione di rappresentanza  di  genere,
  ma  abbiate almeno l'onestà di dire che non siete d'accordo sulla
  possibilità che, nel futuro Parlamento siciliano, possano  sedere
  più donne di quelle che oggi vi siedono.
   Avete,    addirittura,   cancellato   la   norma   che   prevede
  l'alternanza  nel  listino e non solo,  vi  ricordo  il  problema
  numerico  dei  due  terzi, un quarto, sollevato  poc'anzi;  siamo
  all'aritmetica  fantastica  Avete ridotto la  violazione  di  una
  norma  di  legge  ad  una  multa da Vigili  urbani   E'  ridicolo
  pensare  che  la  violazione di un principio  che  garantisce  la
  parità  di  accesso  possa in qualche modo  misurarsi  all'entità
  della  multa stabilita dal Vigile urbano di turno, un giorno  per
  divieto  di  sosta, un giorno per essere passati con il  semaforo
  rosso  o  un  altro giorno per eccesso di velocità; è impensabile
  che si stabilisca l'entità della multa negando il principio della
  parità di accesso.
   C'è,  infine, un'altra questione che credo la dica lunga:  avevo
  già  affermato che trovo improprio, signor Presidente,  discutere
  all'interno della legge elettorale per l'elezione del  Presidente
  della  Regione e dell'Assemblea le norme sui Comuni ma,  in  ogni
  caso,  è  singolare estendere il principio del deputato supplente
  anche  al  Consigliere supplente. Capite quale meccanismo  stiamo
  mettendo  in campo? Una sorta di mercato quotidiano che  in  ogni
  comune  rischia  di innescarsi sul fatto che un giro  di  giostra
  prima o poi spetta a tutti.
   Ma  che  meccanismo di selezione della classe  dirigente  stiamo
  proponendo? Qual è l'idea della democrazia, in cui è la selezione
  degli  elettori a stabilire chi merita e chi non merita?  Saranno
  poi gli elettori stessi a giudicare la volta successiva
   Voi  state  proponendo  un  meccanismo  in  cui,  prima  o  poi,
  l'ingiuria di Consigliere comunale o di Assessore spetta a tutti.
  Già in molti comuni ci sono gli Assessori semestrali.
   Noi   abbiamo  un'altra  categoria.  Dopo  i  famosi  lavoratori
  semestrali,  in  molte istituzioni locali, stiamo  conoscendo  il
  tempo  degli Assessori semestrali, non perché litigano  o  perché
  hanno  un orientamento diverso rispetto al sindaco, ma perché  ci
  sono i grandi accordi preventivi grazie ai quali,  in una Giunta,
  si  dura  in carica sei mesi, in quanto lo stipendio di Assessore
  bisogna  garantirlo, nell'arco di cinque anni, a  più  persone  e
  forse  questa garanzia è anche la condizione per essere  rieletto
  la  prossima  volta. Questo è un meccanismo di  corruzione  delle
  menti
   Infine, è stato detto in Aula, l'ho ribadito anch'io poc'anzi  e
  lo  voglio  dire anche a quei colleghi che magari immaginano  che
  questo  muro  contro  muro, alla fine,  serva  a   verificare  se
  esistono  le condizioni perché salti tutto o che si illudono  che
  questo  sia   il miglior sistema con cui votare: voi  non  potete
  pensare   di  fare  votare  a  questo  Parlamento  il  cosiddetto
   Tatarellum',  sempreché  sia applicabile  ancora  una  volta  in
  Sicilia.
   Ed  allora  voglio ricordare che anche quel meccanismo prevedeva
  che  la maggioranza e la minoranza non potessero eccedere  il  60
  per  cento e il 40 per cento. Noi, oggi, con questa legge  stiamo
  proponendo  che quella norma, che è vincolo all'articolo  2,  può
  essere derogata per la prima volta, in sede di prima applicazione
  -  tra  l'altro  non lo avete neanche scritto  -,  per  il  primo
  rinnovo  dell'Aula.  Scusate, ma per cosa stiamo  facendo  questa
  legge   elettorale?  La  stiamo  facendo  perché  eravamo   tutti
  consapevoli, caro Presidente, di essere in assenza di  una  legge
  elettorale  e  che  quindi  era  necessario  approvarne  una  per
  garantire  certezza nelle regole attraverso le quali chiamare  il
  popolo  siciliano a rinnovare, la prossima volta, sia  Presidente
  della Regione che Assemblea.
   Bene,  da  un lato questa era la motivazione che ci  spingeva  a
  fare  la  legge, dall'altro lato si sono fatte norme discutibili,
  non  discutibili,  ma  queste sono le  norme  che  ha  scelto  il
  Parlamento.  Un minuto dopo, invece, dite che in  sede  di  prima
  applicazione quella legge non vale più. Ma pensate che questa sia
  la  legge di sistema? Pensate che questa sia una legge che  potrà
  durare, come quella del '51, per ben cinquant'anni nella vita  di
  questa Regione?
   Voglio  dirlo con la massima franchezza, poiché avete scelto  di
  fare una legge di Governo e non di Parlamento: è evidente che  se
  il  centro-sinistra dovesse vincere la prossima volta in Sicilia,
  questo  ci  autorizzerà a fare la legge migliore per  il  centro-
  sinistra. Posso assicurarvi che, certamente, cancelleremo  questo
  obbrobrio  di legge e che ciò che ci proponete sarà  soltanto  in
  sede di prima applicazione, perché non ce ne sarà una dopo.
   In  ogni  caso,  signor Presidente, state contravvenendo  ad  un
  principio,  che   posso anche condividere,  cioè  quello  che  la
  maggioranza  possa  superare la soglia  del  60  per  cento.  Non
  condivido  certo  il  fatto  che possa   essere  superata  questa
  soglia, ma posso condividere una delle ragioni che motiva  questo
  obiettivo, ovvero la garanzia che una volta inserito il listino -
  io  ero  tra  quelli che pensava che il listino  era  meglio  non
  metterlo,  come  vedrete  che succederà nella  gran  parte  delle
  regioni italiane -, si possa addivenire alla proposta che  scatti
  comunque  il listino per il Presidente che vince e si  portino  i
  restanti  deputati fino alla soglia che garantisca la maggioranza
  del 60 per cento a scattare nei collegi provinciali.
   Noi   abbiamo   presentato  anche  un  emendamento   in   questa
  direzione. Riteniamo che questo possa costituire, da un lato,  un
  obiettivo politico, anzi  ho sentito che è l'obiettivo principale
  dell'onorevole   Miccichè.   Non  so   quanti   obiettivi   abbia
  l'onorevole  Miccichè, perché da un lato ha  quello  di  fare  il
  listino  per  garantire i piccoli, dall'altro  ha  bisogno  degli
  assessori  baby  o  degli assessori junior per promettere  o  per
  firmare   cambiali con le quali pagherà, non si sa quando  perché
  voglio  ricordare  come  è stato ricordato  questa  mattina,  che
  questa  legge entrerebbe in vigore dopo novanta giorni  dal  voto
  finale.
   Se  pensavate  di  usare  la  legge  per  aggiustare  il  vostro
  rimpasto,  annunciato da oltre un anno, non credo che servirà dal
  momento  che  il rimpasto si farà - come è stato detto  -    alla
  metà di agosto. Ma ormai ci credo poco.
   Se,  invece,  questa legge vi serve per promettere  che  fra  90
  giorni, o quando sarà, voi potrete garantire gli assessori junior
  a  chi oggi è escluso dalla Casa delle Libertà o dal Polo, non so
  come  si  chiama visto che non c'è la Lega, se è Casa o  un'altra
  cosa...beh,  allora voi non state facendo una  legge  elettorale,
  state  facendo una legge che serve a risolvere i vostri  problemi
  interni  e  voi non potete chiedere alla minoranza di  assistere,
  come  dire,  compiacente al fatto che voi usiate una legge  sulle
  regole  per  risolvere  i  vostri  problemi  interni.  Questa   è
  certamente l'ultima cosa che potremo fare.
   Infine,  lo  voglio ribadire, abbiamo rappresentato  ancora  una
  volta  una ragione ed una esigenza politica, ma allo stesso tempo
  democratica,  ovvero la possibilità che la soglia di  sbarramento
  che  è  stata introdotta con l'articolo 2 possa, in qualche modo,
  essere  derogata  per  le formazioni politiche  che  superano  la
  soglia di sbarramento nazionale.
   Su  questo si gioca anche il giudizio generale sulla legge: come
  si  farà  a  spiegare che la quarta formazione politica  italiana
  viene cancellata dalla legge elettorale che si fa in Sicilia?  Ma
  voi  pensate  che anche nei vostri partiti, nei gruppi  dirigenti
  dei vostri partiti, nelle più alte cariche istituzionali che oggi
  siedono  a  nome dei vostri partiti negli scranni del Parlamento,
  possa  in  qualche modo giustificarsi un'idea che  con  legge  si
  cancellano   formazioni   politiche   strutturate,   consolidate,
  storicizzate? Questo è un grave errore politico
   Pur   non   di   meno   io  spero;  seppure  ormai   con   molta
  rassegnazione,  considerati i tentativi e  gli  sforzi  fatti  in
  questi  giorni per cercare un dialogo con la maggioranza. E  devo
  dire  che,  in genere, sarebbe dovuto essere l'esatto  contrario:
  sarebbe dovuta essere  la maggioranza a cercare un dialogo con la
  minoranza,  avendo la maggioranza la responsabilità di  fare  una
  legge che sia il più possibile largamente condivisa.
   Malgrado questa inversione di ruoli ed il tentativo che  abbiamo
  fatto  di  fare  ragionare il Parlamento e la  maggioranza,  oggi
  abbiamo  anche una novità: dobbiamo far ragionare il Governo,  un
  Governo  che,  per  la verità è, soprattutto, in  altre  faccende
  affaccendato. Quindi incontriamo un ostacolo in più  nel  portare
  come dire  a sintesi  una complessità che diventa ogni giorno più
  difficile.
   Io  voglio, comunque, illudermi che questo Parlamento  e  questa
  maggioranza sappiano trovare le ragioni profonde affinché  questa
  legge  sia  una  legge, non come diceva il collega Forgione,  che
  riduca  il danno, ma una legge che sia in grado di stabilire  con
  certezza e con convinzione il fatto che  ci stiamo dotando di una
  nuova  legge  elettorale che consentirà a tutti di partire  dallo
  stesso punto di inizio.
   Poi  vedremo,  la  democrazia  è bella  anche  per  questo,  chi
  arriverà alla fine e chi si fermerà prima del traguardo;  ma  voi
  avete l'obbligo di garantire che la legge che state facendo   sia
  una  legge  che  metta insieme tutti, lungo la  stessa  linea  di
  partenza, i corridoi.  Così, state decidendo di fare una legge in
  cui  qualcuno partirà con qualche metro di vantaggio. Vedremo  se
  arriverete primi
   Spero  che i siciliani capiranno che, anche attraverso la  legge
  elettorale,  il  vostro livello di arroganza è  tale  da  rendere
  ormai  insopportabile  la vostra presenza  nei  governi  e  nelle
  maggioranze delle assemblee elettive in Sicilia.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando.  Ne  ha
  facoltà.

    ORLANDO    Signor  Presidente,  onorevoli  rappresentanti   del
  Governo,  onorevoli  colleghi,  io  credo  che  tutti  noi  siamo
  convinti  che la politica è l'arte dell'impossibile e  traggo  da
  questa  affermazione  la  possibilità  di  ricavare  nell'impegno
  politico   le   ragioni  di  un  cambiamento  che  può   sembrare
  impossibile.    Talvolta,  però,  la  politica   diventa   l'arte
  dell'incredibile  e credo che siamo di fronte ad  un  esempio  di
  politica che si rende arte dell'incredibile.
   Proverò  a  sviluppare  alcune considerazioni,  aprendo  con  un
  riferimento ad una incredibilità regolamentare e concludendo  con
  un riferimento ad una incredibilità politica.
   Voglio    iniziare    col   riferimento    alla    incredibilità
  regolamentare.
   Siamo   qui   chiamati,   sostanzialmente,   ad   esaminare   un
  emendamento  che  viene definito maxiemendamento,  presentato  ai
  sensi  dell'articolo 112, e il Presidente dell'Assemblea  farebbe
  forse cosa buona e giusta ad ascoltare queste argomentazioni, dal
  momento  che  devo  sollevare  una  questione  che  riguarda   la
  responsabilità della Presidenza e la relativa competenza.
   Se  la Presidenza lo ritiene, posso inviare un atto per iscritto
  e poi avrò risposta scritta a legge approvata
   Dicevo,  si tratta di una obiezione che voglio fare in  apertura
  con  riferimento a questa norma del Regolamento, l'articolo  112,
  appunto, che consente al Governo o alla commissione, quando  sono
  scaduti   tutti  i  termini  regolamentari,  la  possibilità   di
  presentare emendamenti; ma il Regolamento non dice che  vi  è  la
  possibilità di presentare maxiemendamenti perché, in effetti, chi
  ha steso questo Regolamento - con un lavoro sicuramente pregevole
  -  si è premurato di affermare che il senso di questi emendamenti
  stessi, presentati fuori dai termini regolamentari, è soltanto in
  ragione  del  fatto  che sono tendenti alla rielaborazione  degli
  articoli   o   degli  emendamenti  o  subemendamenti   presentati
  precedentemente.
   Si  tratta  esclusivamente di questa ipotesi, di  rielaborazione
  di articoli, di emendamenti o subemendamenti presentati.
   Se  l'articolo  112.7  lo si legge con riferimento  all'articolo
  111.2,  io credo che appare evidente come alcune delle  parti  di
  questo   maxiemendamento  sono  assolutamente   irricevibili   ed
  inammissibili  perché il punto 2 dell'articolo 111  espressamente
  recita  che  non possono proporsi sotto qualsiasi forma  articoli
  aggiuntivi    o    emendamenti   contrastanti   con    precedenti
  deliberazioni dell'Assemblea adottate sull'argomento .
   E,  in  tal  senso, noi stessi provvederemo, quando si discuterà
  punto  per punto di questo maxIemendamento, ad evidenziare  quali
  di  queste  norme  sono  in contrasto con quelle  già  approvate;
  l'articolo  appena  citato aggiunge nondimeno   o  estranee  allo
  specifico oggetto della discussione . Lo specifico oggetto  della
  discussione  è indicato nel titolo del provvedimento, esattamente
  come si legge nella copertina del fascicolo recante il testo  del
  disegno  di  legge   Norme per l'elezione  del  Presidente  della
  Regione  siciliana a suffragio universale e diretto. Nuove  norme
  per  l'elezione dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche  ed
  integrazioni  alla  legge  regionale 20  marzo  1951,  n.  29,  e
  successive modificazioni .
   Sono  assolutamente inammissibili, pertanto, tutte le norme  che
  pretendono  di  introdurre, con un emendamento  presentato  fuori
  termine  ed  in  via speciale (per finalità che avrebbero  dovuto
  essere  di  aggiustamento  di articoli già  approvati)  modifiche
  all'ordinamento degli enti locali.
   Qualunque norma che riguardi la modifica dell'ordinamento  degli
  Enti  locali  è  assolutamente improponibile in  questa  sede  e,
  soprattutto,  in  questa forma: perché se  si  dovesse  accettare
  questo principio, potrebbe accadere domani che, mentre si discute
  sulla  norma  che  riguarda  lo sport,  si  possa  presentare  un
  emendamento   del  Governo  che  modifica  la  legge  elettorale,
  presentandolo  appunto fuori termine, senza essere assistito  dal
  normale  dibattito parlamentare e dal consueto confronto politico
  e, così pure, dal prescritto parere della Commissione competente.
   Pertanto, voglio iniziare questa mia relazione dicendo  che  c'è
  una   incredibilità   regolamentare  che  nasce   proprio   dalla
  circostanza che il punto 7 dell'articolo 112 del Regolamento,  in
  combinato con il punto 2 dell'articolo 111, sicuramente valgono a
  rendere  del  tutto  inammissibili  tutte  le  norme  che   fanno
  riferimento alla modifica di una legge di riforma: si modifica la
  riforma  dell'ordinamento degli Enti locali  con  un  emendamento
  presentato  fuori  dai  termini e  che  avrebbe  dovuto  servire,
  piuttosto, come dice espressamente il Regolamento, opportunamente
  approvato,  soltanto  per le correzioni.  L'ottica  del  disposto
  regolamentare   è   quella  per  cui  si  svolge   il   dibattito
  parlamentare,   si  approvano  gli  articoli  e   qualora   sorga
  l'emergenza di aggiustare qualche aspetto, allora il Governo o la
  Commissione  - non il singolo Capogruppo o deputato, ma  soltanto
  coloro che esprimono al massimo livello il Governo ed in sede  di
  dibattito l'Assemblea - possono proporre le opportune modifiche.
   Non  è  un  caso  che sia lo stesso tipo di normativa  che  vale
  laddove  incorrano, nel corso dell'approvazione, errori materiali
  per  correggere  i  quali  il Governo o  la  Commissione  possono
  chiedere,   al  di  fuori  di  ogni  termine,   tale  tenore   di
  correzioni.
   Qui  non si tratta né di correzioni di errori materiali,  né  di
  risistemazione  di  un  articolo:  si  tratta  invece,  ben   più
  seriamente,  di  una  modifica  di  un'altra  legge  di  riforma,
  impropriamente inserita in questa norma.
   L'incredibilità  è  evidente,  su  questo  aspetto,  certamente,
  attendiamo la risposta della Presidenza.
   Voglio  ancora  dire che questo emendamento non rimuove  nessuna
  delle  obiezioni che erano state esposte nel corso del dibattito.
  Se  l'emendamento, infatti, avesse in qualche  modo  dato  conto,
  rispondendo  positivamente o negativamente,  all'ampio  dibattito
  che  c'è  stato,  avrebbe avuto un qualche senso.  Questo  non  è
  accaduto,  se  è  vero come è vero che nulla si dice  rispetto  a
  quella  obiezione  che  verrà  fatta  valere  avanti  ogni   sede
  competente,       quell'obiezione      circa      l'inadeguatezza
  dell'applicazione dello sbarramento, a livello regionale,  quando
  l'assegnazione dei seggi avviene piuttosto a livello provinciale.
   In  nessuna norma di legge, in nessun Paese civile del mondo, si
  applica lo sbarramento ad un livello diverso da quello col  quale
  si  attribuiscono  i  seggi e si eleggono i  deputati.  E  quando
  qualcuno  invoca altri esempi ed altri sbarramenti,  insisto  nel
  ricordare  la  sigla  del  partito  comunista  tedesco  che   non
  raggiunge  il  4  per cento a livello nazionale, ma  ha  deputati
  eletti  localmente  nel Bundestag, perché lo sbarramento  vale  a
  livello   nazionale,  ma  fa  salve  le  elezioni   eventualmente
  intervenute a livello locale.
   Qui  siamo  davanti  all'esempio di  un  deputato  che  potrebbe
  essere  il  primo  eletto in un collegio provinciale  di  Messina
  piuttosto che di Palermo o di Enna, quindi validamente eletto  in
  base  ad un criterio generale che dice che l'assegnazione avviene
  su  base provinciale, e poi non viene tuttavia proclamato  eletto
  perché non si raggiunge la percentuale su base regionale.
   C'è   un   contrasto   evidente  che  non  viene   rimosso   dal
  maxiemendamento  all'esame.  Tale  contrasto  sarà  fatto  valere
  dinnanzi  ad ogni sede competente rispetto all'obiezione  secondo
  cui,   l'aver   enunciato  all'articolo  1  che  l'elezione   del
  Presidente  avviene con voto diretto, in realtà, fa permanere  il
  voto indiretto del Presidente della Regione.
   Avrebbe avuto un senso un emendamento che ammettesse l'errore  e
  una   contraddizione,  eliminandola,  cassando  così  la   parola
   diretto  e mantenendo il sistema previsto all'articolo 2, ovvero
  lasciando  la  parola  diretto  e modificando di  conseguenza  il
  sistema previsto all'articolo 2.
   Da  questo  punto di vista, ancora, non si è rimossa l'obiezione
  relativa  alla  mancanza  di garanzia del  voto  libero:  permane
  l'obbligo  per  l'elettore  di votare  un  Presidente,  quando  è
  evidente   che,  in  tutti  i  sistemi  elettorali,  la   libertà
  dell'elettore  si può manifestare anche con l'astensione.  Non  è
  consentito invece all'elettore siciliano di astenersi, neanche se
  i tre, quattro o cinque candidati Presidenti fossero tutti non di
  suo  gradimento: l'elettore siciliano deve comunque scegliere  un
  Presidente ed eleggerlo.
   Non  si  è rimossa, inoltre, l'obiezione mossa rispetto al  voto
  che  non  è  segreto  (e c'era, da questo  punto  di  vista,  una
  proposta di uno scrutinio che non fosse a livello di sezione,  ma
  uno   scrutinio  che  fosse  quantomeno  a  livello   di   plesso
  scolastico, per evitare il controllo fisico del voto). Non  si  è
  pure rimossa nessuna di quelle obiezioni che si sono fatte e  che
  hanno  portato prima a sostenere la doppia scheda e poi  il  voto
  confermativo: tanto la doppia scheda quanto il voto  confermativo
  sono stati bocciati, con la conseguenza che è ancora più grave la
  condizione di non diretto del voto espresso per il Presidente.
   Si  era  cercato disperatamente di introdurre la  preferenza  di
  genere:  cioè,  di  introdurre il criterio  per  il  quale  fosse
  possibile  esprimere  due preferenze, essendo  evidente  che  una
  preferenza andava ad un sesso, l'altra all'altro sesso, e laddove
  ci  fossero state due preferenze espresse per lo stesso sesso, si
  annullavano entrambe e si manteneva il voto di lista per evitare,
  appunto,  il  controllo del voto, per evitare cioè  che  la  pari
  opportunità  di  accesso all'attività politica ed  al  Parlamento
  regionale  diventassero sostanzialmente una beffa, uno strumento,
  in  altri termini, per controllare gli elettori, essendo evidente
  che  laddove si rendesse valida la prima e la seconda preferenza,
  ancorché rese in favore di uno stesso sesso, sostanzialmente,  si
  sarebbe finito per rendere il voto firmato e sottoscritto, quindi
  riconoscibile.
   Il  listino  è  stato  previsto ma è stato  configurato  con  la
  terribile sanzione pecuniaria: chi può paga, e le donne in  lista
  non le mette  Mi sembra che sia un fatto assolutamente scandaloso
  ed  è  un utilizzo strumentale, sostanzialmente, di richiamo alle
  pari opportunità.
   E'  la  ragione  per  la quale questo maxiemendamento  nulla  ha
  fatto  per rimuovere l'esigenza di uno scrutinio centralizzato  e
  permane invece uno scrutinio di sezione.
   Ma  come  se questo non bastasse, si stravolge il sistema  degli
  enti  locali.  Io  non  voglio intervenire su  questo  argomento,
  perché  interverrò  evidentemente qualora il  Presidente  dovesse
  dichiarare questo emendamento ammissibile in tutte le sue  parti,
  anche  in  quelle  contrastanti  che  mi  riservo  ovviamente  di
  illustrare, passaggio per passaggio; certamente, fin  da  adesso,
  non posso esimermi dal dire che è chiaramente irricevibile quella
  parte  di  questo emendamento che si riferisce agli enti  locali,
  pretendendo  di  modificare  sostanzialmente  un'altra  legge  di
  riforma, appunto, con un emendamento presentato al termine  della
  discussione  dal Governo che avrebbe dovuto attenersi  invece  ad
  altri criteri per potere dar corso a questo potere straordinario.
   Credo   che   siamo   di  fronte  ad  un  esempio   nel   quale,
  all'incapacità di governare, accanto all'inadeguatezza di cultura
  politica, si unisce il disprezzo per le istituzioni.
   E  voglio concludere questo mio intervento - nell'ambito   della
  serie  di  interventi  che faremo, ovviamente  avvalendoci  delle
  norme  regolamentari, da ora fino a quando  la  legge  non  verrà
  portata  alla definitiva approvazione - ricordando che  siamo  di
  fronte  non  soltanto ad una incredibilità di tipo regolamentare,
  ma altresì ad una incredibilità di tipo politico.
   Inoltre,  l'affermazione  di  uno  sbarramento  del  cinque  per
  cento,  che  si  vorrebbe prevedere con legge regionale  che  non
  tenga  assolutamente conto dell'esistenza di  soggetti  politici,
  partiti,  riconosciuti dalla Costituzione, che hanno  diritto  di
  avere  una  linea politica che esprimono gli organi del  partito,
  non  può  condizionare la medesima linea politica. Meno che  mai,
  qualcuno può pensare che si possa modificare la linea politica di
  grandi partiti nazionali, in base ad una legge regionale.
   E'  evidente  che  questa è l'ulteriore conferma  che  siamo  di
  fronte  ad  un  centrodestra che è in difficoltà  e  per  rompere
  quella  unità  di  centrosinistra, che porterà  sicuramente  alle
  prossime elezioni nazionali al cambio di Governo, si fa ricorso a
  questo strumento volgare di divisione. Questo volgare strumento è
  tale da voler imporre condizioni ad un partito che ha liberamente
  scelto - ed in quel caso del quarto partito del nostro Paese - di
  far  parte di una coalizione ma che ritiene che la sua storia non
  possa  essere  confusa (lo ritenga a torto o  a  ragione,  ha  il
  diritto  di ritenerlo) con quella degli altri soggetti che  fanno
  parte della stessa coalizione.
   Qui  c'è  il  tentativo  maldestro di correre  in  soccorso  del
  Governo  nazionale, il tentativo maldestro di correre in soccorso
  della  maggioranza attuale di centrodestra che fa  di  tutto  per
  evitare  ciò  che appare, oramai sempre più chiara,  la  prossima
  sconfitta alle elezioni nazionali.
   E'  questa  la ragione per la quale io credo che la  risposta  a
  questa  legge  regionale non può essere e  non  può  restare  una
  risposta  di  tipo  locale.  Qui si  apre,  infatti,  una  grande
  questione  nazionale  che riguarda la possibilità  dell'Assemblea
  regionale siciliana di influire sulle scelte politiche nazionali.
   E'  la ragione per la quale, è chiaro, ognuno di noi farà, nelle
  sedi in cui può farlo, parte diligente, perché questa vicenda sia
  una  vicenda politica nazionale, ma, al tempo stesso,  credo  che
  nazionale  sarà la richiesta di referendum: nessuno può  pensare,
  infatti,  di  impedire la legittima vittoria  del  centrosinistra
  alle  prossime  elezioni nazionali, utilizzando questo  argomento
  per dividere il centrosinistra medesimo.
   Credo  che ci sia abbastanza perché appaia chiaro che, da questo
  momento in poi, c'è un solo obiettivo: impedire che questa  legge
  vergognosa  venga approvata. Gli strumenti sono quelli  giuridici
  e,  soprattutto, quelli politici e noi certamente faremo  ricorso
  agli uni e agli altri.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne  ha
  facoltà

    PANARELLO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  credo   ci
  sia  uno  scarto evidentissimo tra l'avvio di questa  discussione
  sulla  legge  elettorale e l'attuale clima: il confronto  si  era
  tentato  di avviare, pur con opinioni diverse, ma con l'obiettivo
  di  operare,  per  quanto  possibile,  una  sintesi  positiva  e,
  comunque,  avendo un atteggiamento di reciproco ascolto  che,  in
  una  materia  di  questo genere, può essere  non  solo  un  fatto
  metodologico,  ma  una  pratica che può  servire  a  rendere  più
  autorevole questo stesso Parlamento, e più forte il suo  rapporto
  con  i  siciliani. Attraverso anche questa via, quindi, segnalare
  l'importanza della democrazia e della partecipazione  al  momento
  elettorale, sicuramente l'elemento fondamentale e costitutivo  di
  ogni democrazia stessa.
   Dicevo,  avverto uno scarto notevole tra il modo in cui  si  era
  avviato  il  dibattito e il clima che si respira questa  sera  in
  Aula,   un   clima   che,  per  responsabilità  esclusiva   della
  maggioranza, rischia di determinare una normativa elettorale, non
  solo  molto  discussa in questo Parlamento, ma  anche  per  molti
  versi   incongrua,  suscettibile  del  ricorso   allo   strumento
  referendario e, altresì, ad altri istituti che in una materia  di
  questo  genere  feriscono  profondamente  una  delle  prerogative
  fondamentali di un Parlamento.
   Dico  questo  preliminarmente, cercando di fare uno  sforzo  per
  seguire  anche  il consiglio del Presidente, cioè di  concorrere,
  attraverso  questa discussione, a orientare la stessa  Presidenza
  sulle  scelte  di  ammissibilità o meno di  alcuni   articoli  di
  questo cosiddetto  maxi-emendamento .
   Io  considero, per la verità, un po' strano che, a  distanza  di
  ventiquattro ore, con gli strumenti di cui dispone la Presidenza,
  anche  sulla  base  del  supporto degli  uffici  e  della  prassi
  parlamentare,  ebbene considero strano che  il  Presidente  abbia
  bisogno    di   un   supplemento   di   opinioni   per   decidere
  sull'ammissibilità  o  meno  di alcuni  punti  di  questo  stesso
  emendamento.

          Presidenza del Vicepresidente FLERES (ore 21.50)

   Pensavo   e   penso  che  ci  sono  aspetti  di  questo   stesso
  maxiemendamento  che,  ad  occhio  nudo,  se   mi   si   consente
  l'espressione,  sembrano assolutamente inammissibili.
   Alcune  questioni  sono  state  qui  richiamate,  io  ci  voglio
  ritornare sinteticamente.
   Quando  siamo  in presenza, come nel caso dell'alternanza  uomo-
  donna  nel   listino regionale, o per quanto riguarda  la  soglia
  oltre  la quale scatta il premio di maggioranza (norme già votate
  dal  Parlamento) credo che sia un azzardo utilizzare  la  formula
  della  prima  applicazione per smentire ciò che il Parlamento  ha
  già  votato. Anche perché, nell'uno e nell'altro caso, non  siamo
  in  presenza  di  norme di poco conto. Una delle quali  mette  in
  discussione  il  principio della democrazia paritaria,  principio
  che   comincia   ad   essere   riconosciuto   anche   a   livello
  costituzionale.
   Non  mi  pare  un  bel segnale, da parte di  un  Parlamento  che
  rivendica la sua antica costituzione, la sua specialità,  la  sua
  autonomia,  dare  un segno di questo genere, cioè  barattare  una
  questione di principio su un tavolo che, per quanto nobile, resta
  di  maggioranza, fuori da questo Parlamento, al fine di rimettere
  in  discussione  una  decisione di questo  stesso  Parlamento  ed
  arzigogolare così, attraverso artifici da legulei, piuttosto  che
  da  legislatori: tutto ciò, al fine di affermare che, in sede  di
  prima  applicazione,  un  principio così importante  (che  poteva
  essere  qualificante  per  la nostra legislazione)  possa  essere
  sostanzialmente vanificato.
   Lo  stesso vale per la questione del rapporto tra maggioranza  e
  minoranza:  il   cinquantaquattro a  trentasei   non  è  un  dato
  numerico soltanto. Mette in discussione un principio.
   Vorrei  che  su questo punto, non solo il Presidente,  ma  anche
  gli uffici che lo supportano, mi ascoltassero, riflettendo.
   Qui  si  tratta  di un premio di maggioranza  che  in  tutta  la
  legislazione, nazionale e regionale, interviene per consentire la
  stabilità del Governo, in rapporto ad una soglia di maggioranza.
   Nella   precedente  legislatura,  e  in  tutta  la  legislazione
  regionale  e  nazionale che attiva il premio di  maggioranza,  si
  prescrive che se la maggioranza è già ampia, cioè se raggiunge la
  soglia  del sessanta per cento, è chiaro che non deve esserci  un
  ulteriore premio di maggioranza.
   La  soluzione  individuata  per  assicurare  ai  componenti  del
  listino  regionale l'elezione nel Parlamento regionale  (che  può
  essere  una determinazione legislativa più che rispettabile)  non
  può  andare  a  scapito, tuttavia, di uno dei cardini  di  questa
  legge  che  stiamo  votando e della normativa  già  esistente  in
  materia.
   Quindi,  vorrei capire che cosa significa la deroga  di  cui  si
  parla  in  prima  applicazione, se mette in discussione  uno  dei
  cardini  questa  norma. Perché superare  il  rapporto   quaranta-
  sessanta ,  significa derogare dal principio  che  il  premio  di
  maggioranza si attribuisce solo quando c'è necessità  che  questo
  avvenga, non diversamente.
   Considero  quindi  questi due elementi che ho citato,  non  solo
  assolutamente  incongrui, ma un modo di intervenire,  rispetto  a
  norme   già  votate,  che  mettono  in  discussione  due  cardini
  fondamentali  della legge e che, proprio per queste  ragioni,  la
  Presidenza   dovrebbe  dichiarare  inammissibili,   perché   sono
  questioni votate, discusse, affrontate nella Commissione, portate
  in  Aula, e nuovamente dibattute e  votate e sulle quali  non  si
  può tornare indietro.
   Il  principio della prima applicazione non può valere in casi di
  questo  genere; è spiegabile e comprensibile l'operazione che  si
  fa  per le ineleggibilità e le incompatibilità (singolarmente, si
  può essere favorevole o contrario) ma si capisce che se si cambia
  una  norma e si obbliga un parlamentare, che è contemporaneamente
  sindaco o assessore di un comune, a dover scegliere tra la carica
  di  parlamentare o quella di sindaco, gli si deve pur consentire,
  attraverso  una  norma, di poter scegliere anche nel  momento  in
  cui si scioglie uno dei due mandati.
   Ma  per una legge elettorale, che ha una sua ossatura e rispetto
  alla  quale  si  è già votato, che significa, in  sede  di  prima
  applicazione, modificare alcuni dei punti, che ho qui richiamato,
  senza snaturare sostanzialmente la legge?
   Lo  dico  perché  noi  siamo in presenza,  già  per  quello  che
  abbiamo fatto (e cioè l'introduzione di una soglia di sbarramento
  del  cinque per cento) di una legge che distribuisce i  seggi  su
  base provinciale, siamo cioè in presenza di una mostruosità.
   Se  a  questa principale mostruosità, dobbiamo aggiungere  anche
  ulteriori  elementi  di aberrazione, noi  non  faremo  una  legge
  utile.
   Io  dico a questo Parlamento, temo neanche a questa maggioranza,
  lo  dico  ai  colleghi  del  centro-destra  per  sollecitare  una
  riflessione ulteriore, che una legge di questo genere non serve a
  nessuno; determina piuttosto un possibile, ulteriore elemento  di
  sfiducia nel rapporto tra i cittadini e questo Parlamento  e  non
  perché  c'è  una maggioranza che la vota e una minoranza  che  la
  subisce - che già in materia  di legge elettorale è un fatto  che
  ha  un qualche rilievo - ma proprio per tutti questi elementi  di
  contraddizione  che  danno il senso non già  di  uno  sforzo  del
  Parlamento  per sollecitare la partecipazione dei cittadini,  per
  fare  in  modo  che  la  rappresentanza  sia  più  qualificata  e
  maggiormente  rispondente alle esigenze  della  Sicilia,  ma,  al
  contrario,  di  una  legge che è fatta per  quelli  che  oggi  si
  trovano qua, per quelli che pensano attraverso la maggioranza  di
  potere  condizionare  anche l'esito delle  prossime  competizioni
  elettorali.
   Non  aggiungo  nulla  a quanto è stato detto  sui  tentativi  di
  intervenire  sull'ordinamento degli enti locali e quella  piccola
  norma  che prevede che il Sindaco possa revocare un Assessore  se
  prima ha la maggioranza in Consiglio comunale, anche qui, non  si
  tratta di una previsione che tende ad aggiustare il rapporto  fra
  il  Sindaco  ed il Consiglio comunale, tra il Sindaco  e  la  sua
  maggioranza.
   E'  una  norma  che snatura la legge sull'elezione  diretta  del
  Sindaco e del Presidente della Provincia proprio perché su questa
  via si rende ibrido il rapporto tra Consiglio comunale e Sindaco,
  si  mettono in discussione contemporaneamente le prerogative  del
  Sindaco e quelle del Consiglio comunale.
   Siamo  in  presenza  di norme che si giustificano  soltanto  con
  l'evidente  bisogno  da parte di qualcuno all'interno  di  questo
  Parlamento, di risolvere, dal suo punto di vista, questo  o  quel
  problema, mettendo assieme esigenze di singoli gruppi.
   Al  di fuori di un disegno organico, stiamo producendo un mostro
  che  difficilmente sarà utile a questo Parlamento, e  soprattutto
  alla Sicilia.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare  l'onorevole  Zago.  Ne  ha
  facoltà.

    ZAGO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  con
  questa legge elettorale stiamo sprecando una grande occasione che
  poteva  essere rappresentata dall'esaltazione di quella che,  con
  giusta  enfasi,  era  stata annunciata come   la  stagione  delle
  riforme', pensando naturalmente alla riforma dello Statuto e alla
  legge elettorale, visto che, per la prima volta nella storia, nel
  2001,  l'Assemblea  regionale siciliana ed  il  Presidente  della
  Regione  sono stati eletti con una legge che non è del Parlamento
  siciliano,  ma  del Parlamento nazionale.
   Invece,  oggi,  se  andiamo a vedere qual è lo stato  dell'arte,
  emerge  che  la  riforma dello Statuto è ferma  e  che  la  legge
  elettorale   è   probabilmente  in  dirittura  d'arrivo,   ma   è
  caratterizzata  da  uno  scontro,  da  una  spaccatura  verticale
  all'interno del Parlamento che non si presagiva, che  nessuno  si
  augurava si potesse verificare, dal momento che, a parole,  tutti
  conveniamo nel dire che le regole non devono essere di una  parte
  ma  devono  essere  del  Parlamento, se  non  tutto,  ma  di  uno
  schieramento  più ampio possibile.
   Invece,  oggi,  lo  scontro è sotto gli  occhi  di  tutti  e  il
  risultato che ci sta tenendo impegnati è rappresentato  dal  maxi
  emendamento, frutto di un disaccordo tra i vari gruppi, ma - devo
  dire  -  espediente tecnico-politico al quale si è fatto  ricorso
  per   superare   anche  i  contrasti  all'interno  della   stessa
  maggioranza.
   Ecco  perché  questa  mi pare un'occasione sprecata,  in  quanto
  stiamo  perdendo  la  possibilità,  come  titolava  qualcuno,  di
  presentare  la  Sicilia o di  far tornare la Sicilia  laboratorio
  politico.
   Non  mi  pare proprio che con questa legge e con il modo in  cui
  si  sta sviluppando in Aula il dibattito, la Sicilia possa essere
  presentata,  veicolata  nel resto d'Italia,  come  un  centro  di
  laboratorio politico.
   Condivido  molti, se non tutti i rilievi che i miei colleghi  di
  Gruppo  e di schieramento hanno evidenziato e già fatto da questa
  tribuna. Voglio solo fare qualche sottolineatura  per quello  che
  c'è  nel  maxi emendamento e qualche considerazione, invece,  per
  quello che nell'emendamento non c'è.
   Mi  pare  molto stridente la contraddizione che caratterizza  il
  modo  con cui si è affrontata la questione della parità dei sessi
  nel  Parlamento regionale siciliano. Mi sembra una contraddizione
  rispetto a tutte le novità e, perché no, all'evoluzione  che  sul
  tema   della  partecipazione  femminile  alla  vita  politica   e
  istituzionale  in questi ultimi mesi e anni si  è  registrato  in
  Italia e in Europa.
     Le  stesse elezioni europee dell'altro ieri hanno segnato,  in
  questo senso, un' evoluzione non solo nel numero delle candidate,
  notevolmente superiore rispetto a quello di cinque  anni  fa,  ma
  anche rispetto alle elette al Parlamento europeo. Per non parlare
  delle  modifiche costituzionali legislative che sono  intervenute
  nel Parlamento nazionale.
     Bene,  rispetto  a  questo scenario qui  si  compie  un  passo
  indietro perché con il maxi emendamento si fa giustizia di quello
  che pure era stata la base di partenza, di fatto viene vanificata
  l'alternanza tra i due sessi nel listino in quanto l'introduzione
  non  dell'irricevibilità  della lista,  ma  della  riduzione  del
  rimborso  elettorale,  non nell'intero ma da zero ad  un  massimo
  del  50 per cento,  sta a testimoniare la volontà chiara che, per
  quanto   riguarda  il  Polo  e  la  Casa  delle  Libertà,  questa
  alternanza nel listino non sarà rispettata.
   Diviene  chiaro,   e dovrebbe essere chiaro  a  tutte  le  donne
  mobilitate in questi anni,   ma anche alle colleghe presenti  qui
  in  Parlamento,   che  l'alternanza tra uomo  e  donna  e  quindi
  l'elezione di quattro donne nel listino  nel 2006 sarà  possibile
  solo   se   a   vincere  sarà  il  centrosinistra.   Infatti   il
  centrosinistra,  a  prescindere  dalla  riduzione  del  rimborso,
  osserverà  l'indicazione dell'alternanza tra uomo  e  donna;   il
  centrodestra  si è organizzato invece le carte per non  osservare
  tale alternanza e,  per non rompersi  l'osso del collo, dal punto
  di  vista economico,  sta stabilendo anche la pena, cioè da  zero
  al un massimo del 50 per cento.
   Se  questa  è  l'impostazione  che  si  ha  con  il  listino  ne
  scaturisce,  conseguentemente,  poi  l'atteggiamento  per  quanto
  riguarda  la  presenza  nelle  liste  provinciali.  Anche  lì  il
  discorso dei due terzi è vanificato perché anche in questo caso -
  che mi pare sia la lettera b) del comma di cui adesso non ricordo
  il numero - viene, come dire, prevista la riduzione del rimborso,
  quindi  figuratevi nelle liste provinciali quante  donne  saranno
  presenti.
   Tutto  ciò,  quindi, impedisce poi di sviluppare altri  discorsi
  per   quanto  riguarda  la  preferenza  di  genere,   una   reale
  partecipazione  delle  donne alla vita del Parlamento  siciliano,
  per non parlare - figuriamoci  - dell'eventuale presenza di donne
  in  una  Giunta di Governo di centrodestra nella lista regionale,
  se nemmeno si vogliono mettere in lista nei collegi provinciali
   E  questo parlando del listino, che rappresenta già di per sè un
  fatto  antidemocratico,  perché sottrae al  corpo  elettorale,  a
  tutti   i  siciliani  la  possibilità  di  votare  per  8   o   9
  parlamentari:(formalmente è per 10,  ma  insomma  si  sa  che  il
  congegno è degli 8 più 2). Viene sottratta al popolo siciliano la
  possibilità di votare sul 10 per cento dei membri del  Parlamento
  siciliano.
   Questo  mi  pare sia un grave errore, perché vogliamo assicurare
  la  stabilità dei governi, siamo per prevedere quindi, perché no,
  in un sistema proporzionale, un premio di maggioranza; però  come
  si  sta  facendo  con  questo  maxi  emendamento,  si  compie  un
  ulteriore  passo  indietro, se è vero che è  stato  cassato  pure
  quanto  era  stato preannunciato, che i candidati  collocati  nel
  listino   dovevano   comunque  essere   candidati   nei   collegi
  provinciali,  per  indurre  tutti a  sporcarsi  le  mani  con  il
  riscontro elettorale dei siciliani.
   Tale  possibilità,  che era prevista, è scomparsa.  Qui  si  sta
  sancendo  la norma secondo cui i segretari regionali o i notabili
  della  politica  siciliana andranno ad indicare come  deputati  8
  parlamentari,   a  prescindere - come diceva  la  buonanima  -  a
  prescindere da tutto
   Un'altra  considerazione voglio fare sulle norme che  riguardano
  i  comuni. Vedete, penso che abbiano ragione i colleghi che hanno
  sollevato  il  problema, intanto di carattere  formale  e  quindi
  regolamentare:  il  titolo  non  consente   di  trattare   questa
  materia. Ma mi permetto di chiedere ai colleghi:  Voi pensate che
  le   problematiche  che  riguardano  i  comuni   possano   essere
  affrontate  e  risolte con un comma, per quanto  condivisibile  o
  meno?  O  invece non pensate che si debba cercare di  intervenire
  sui  comuni alla luce dell'esperienza maturata per completare  in
  un  certo  senso la riforma?  Il problema si risolve portando  il
  Sindaco in Consiglio comunale.
   E',  invece, venuto il momento di chiederci, visto che ormai  il
  consigliere  comunale  non  lo  vuole  fare  più  nessuno,   come
  bilanciare pesi e contrappesi, come dare competenze e funzioni al
  Consiglio  comunale,  equilibrando i poteri  del  Sindaco,  della
  Giunta,  ponendo rimedio a certe degenerazioni  che  ci  sono  in
  talune amministrazioni, rimedio a quel problema che il capogruppo
  dei  DS  alla  Camera ha percepito, raccogliendo la  problematica
  nazionale,  cioè il senso di frustrazione che ormai si impossessa
  dei  consiglieri  comunali tutti, sia quelli di  opposizione,  ma
  anche  quelli di maggioranza, che sono lì a reggere  non  so  che
  cosa.
   Allora   c'è  un  problema  nei  comuni,  c'è  il  problema   di
  bilanciare,  rivedere, aggiustare, esaltare le  cose  positive  e
  giuste che ci sono. Naturalmente, però, tutto ciò non si può fare
  con una legge che non c'entra niente, né si può fare con un comma
  che dà una pennellata, non si capisce per aggiustare che cosa.
   E  quindi sono d'accordo perché i commi relativi ai comuni,  non
  solo  per i motivi formali, e quindi regolamentari che sono stati
  trattati  prima  di me, ma anche per motivi sostanziali,  vengano
  stralciati. E questo per quanto riguarda quello che c'è in questo
  maxi emendamento, non tutto ma solo i punti che mi sembravano più
  stridenti.
   Adesso  mi  permetto di fare qualche considerazione  per  quello
  che,  invece, non c'è nel maxi emendamento. Non c'è un  problema,
  non c'è la soluzione di un problema che pure ancora è alla nostra
  portata risolvere.
   Sono  stato d'accordo ad introdurre una percentuale, una  soglia
  di  sbarramento;  sono  stato  d'accordo  e  continuo  ad  essere
  d'accordo  perché  c'è  il  bisogno di  una  semplificazione  del
  sistema  politico  che  nel proporzionale prima,  ma  nemmeno  il
  maggioritario dopo, sono riusciti a determinare.
   Sono  d'accordo perché, ad esempio, non è pensabile  che  le  28
  liste presenti alle europee dell'altro ieri siano espressione  di
  programmi, di valori, di strategie, di leadership diverse, non  è
  possibile.  Nessuno  mi  potrà mai  dimostrare  che  ci  sono  28
  modelli,  28  modi  di vedere le cose, lo sviluppo,  la  crescita
  della  nostra società, delle nostre comunità. E, quindi,  non  si
  poteva,   non  si  può  continuare  con  tutti  questi   prefissi
  telefonici;, lo sbarramento, dunque,  andava fatto e va fatto  in
  questo  senso,  in questa direzione. Va fatto in direzione  delle
   liste  fai  da  te ,  come comodamente ormai  si  usa  dire  per
  intenderci.
   Lo   sbarramento   non  può  essere  fatto  per   chi,   invece,
  rappresenta  idee vere, programmi, modelli, leadership  non  solo
  regionali, ma anche nazionali.
   Lo  sbarramento non può essere fatto per coloro che sono  stati,
  insieme  ad altri, protagonisti della storia del nostro Paese  e,
  quindi, penso che un tentativo ancora vada fatto, una possibilità
  ancora c'è: quella, se volete, di mantenere, visto che non si può
  tornare  su  materia  già deliberata, il 5  per  cento,  però  di
  riservare  in  prima applicazione -  visto che è  stata  scoperta
  questa  cosa  della prima applicazione -  di riservare  in  prima
  applicazione  la  possibilità che lo sbarramento riguardi  quella
  soglia  del  3  per  cento  sulla quale,  molto  saggiamente,  il
  Parlamento  stava  convenendo e che poi, per  motivi,  forse,  di
  responsabilità collettive, è saltata.
   Il  3  per  cento sarebbe stato un numero congruo dal  punto  di
  vista  della convenienza politico-elettorale, dal punto di  vista
  della  semplificazione  del  sistema politico,  della  soglia  di
  sbarramento contro le liste  fai da te .
   Si  è  preferito  andare  per  le spicce  e  siamo  arrivati  al
  risultato del quale, forse tutti, senza dirlo, siamo pentiti.
   Allora   penso,   ed   ecco,  signor   Presidente,   il   motivo
  dell'emendamento presentato dal nostro Gruppo,  che  in  sede  di
  prima applicazione si possa invocare che lo sbarramento sia del 3
  per cento e solo quando la legge entrerà a regime successivamente
  possa essere del 5 per cento.
   Lo  dico  perché  non possiamo dare dei segnali negativi,   come
  se   volessimo  escludere  altri  chissà  da  che   cosa,   nella
  consapevolezza che  una comunità va avanti, una società va avanti
  quanto  più  ampio  è  il  contributo  di  una  classe  dirigente
  anch'essa ampia ed articolata.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Spampinato.  Ne
  ha facoltà.

    SPAMPINATO  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  sono  quasi
  contento  che  questa  triste  storia,  questa  pagina  nera  del
  Parlamento siciliano si stia chiudendo perchè non pensavo che  un
  procedimento legislativo iniziato male potesse finire in  maniera
  ancora  peggiore di quello che temevo; e più si va avanti  peggio
  è.
   Quindi è una soddisfazione immaginare che da qui a qualche  ora,
  forse  qualche giorno, finalmente, non si potranno fare ulteriori
  danni a questo disegno di legge e lo approveremo per poi andare a
  discutere  e  dialogare  direttamente col popolo  siciliano,  per
  chiedere il referendum.
   E'  stato  un  iter  particolarmente complesso,  non  c'è  stato
  nessun dibattito. Tutti gli interventi su questa legge sono stati
  posti  in essere da deputati del centrosinistra senza che mai  vi
  fosse  una interlocuzione vera, una risposta, un colloquio, anche
  se  invocato, auspicato, a volte implorato ai limiti anche  della
  decenza  istituzionale, col centrodestra.  A volte  ci  rendevamo
  conto  di  essere eccessivi, ma nessuna possibilità di dialogo  è
  stata aperta.
   Tutte  le  nostre  proposte  sono  state  bocciate,  e  bocciate
  immotivatamente dato che nessuno si è mai degnato  di  supportare
  le  considerazioni da noi svolte ed eventualmente di spiegarci il
  perchè non andavano approvate.
   Si  è  andati avanti con una serie di forzature enormi: si tende
  a  cancellare da questo Parlamento in maniera fin troppo  leggera
  forze  politiche  che  hanno una loro  tradizione,  si  cerca  di
  umiliare le donne e gli stessi parlamentari che hanno creduto  di
  poter  dare attuazione al principio costituzionale introdotto  di
  recente  e  che è stato fatto nostro nella proposta  di  Statuto,
  quello  di  riuscire a garantire la partecipazione  delle  donne.
  Non  c'è stata la possibilità di discutere le nostre proposte sul
  doppio voto di genere.
   Adesso  si cerca di prendere in giro i parlamentari e  le  donne
  tutte  imponendo  questo maxi emendamento dove  è  contenuta  una
  norma  che,  a  differenza  da  quello  che  era  originariamente
  previsto,   ovvero  la  irricevibilità  delle   liste   che   non
  garantissero  l'alternanza  uomo-donna,  semplicemente  una  pena
  pecuniaria.  E'  una  ipocrisia   Noi ci rivolgeremo  anche  alle
  donne  siciliane  per  chiedere che questa  norma  sia  abrogata.
  Faremo questo ulteriore tentativo.
   Ho  apprezzato l'onorevole Savarino e le altre colleghe le quali
  hanno  presentato  un  emendamento che ancora  tende  ad  imporre
  l'irricevibilità delle liste.  Io mi permetto di  suggerire  loro
  di  chiedere, quando sarà votato questo emendamento, non il  voto
  segreto ma il voto palese nominale e se qualcuno dovesse chiedere
  il voto segreto, pretendere che siano pubblicati i nomi di coloro
  che impediscono la possibilità di discutere e di esprimere a viso
  apertole loro opinioni su questo delicatissimo tema.
   Lo  so che ho ragione, ne abbiamo visto di tutti i colori, ci  è
  stato  impedito spesso anche di intervenire perchè  irritualmente
  la  maggioranza,  per  accorciare il più possibile  i  tempi,  ha
  chiesto il voto segreto su emendamenti fondamentali.
   Abbiamo assistito al Governo che fa proprio un disegno di  legge
  sulla riforma elettorale con un emendamento che è sostanzialmente
  la  legge  di  riforma  per il rinnovo dell'Assemblea  regionale,
  assumendosene,  in  maniera più che irrituale, la  responsabilità
  politica   perchè  questa  non sarà più la  legge  dell'Assemblea
  regionale, ma - così come hanno detto tanti colleghi che mi hanno
  preceduto  -  sarà la legge del Governo Cuffaro,  sarà  la  legge
  Cuffaro-D'Aquino.
   Credo  che l'onorevole D'Aquino non si poteva permettere di  far
  proprio  quell'emendamento fondamentale senza il  consenso  della
  Presidenza  della Regione, ma la cosa più triste è il motivo  che
  sta  a fondamento della presentazione di questo maxi emendamento.
  Vedete, spesso ho contestato in altre occasioni, come per esempio
  nella  discussione sulla legge finanziaria, la procedura del maxi
  emendamento,  perchè ritenevo e ritengo che  violi  la  procedura
  normale di approvazione di una legge, che prevede necessariamente
  il passaggio attraverso le Commissioni.
   Ma  siamo  andati  anche  oltre,  dato  che  oggi  siamo  qui  a
  discutere   di  questo  emendamento  perchè  qualche   autorevole
  esponente  delle  forze politiche di maggioranza  del  Parlamento
  siciliano  ha  avuto  il piacere - leggevo che  era  in  vacanza,
  probabilmente me lo immagino disteso al sole, sotto un ombrellone
  -,  di  leggersi finalmente la legge elettorale ed ha  visto  che
  c'erano  alcune  norme  che non gli piacevano.  Qualcuno  gli  ha
  suggerito   guarda, caro onorevole, queste norme le  abbiamo  già
  votate   ed allora lui ha detto  va bene, che ci vuole?  facciamo
  un  maxi emendamento, andiamo anche oltre le procedure di  questo
  Parlamento, votiamo nuovamente norme già votate .
   Questo è inaccettabile, ne abbiamo viste di tutti i colori,  ma,
  credetemi,  non  è permesso a nessuno, per quanto autorevole,  di
  mettere  in discussione ciò che è stato già approvato all'interno
  di questa Assemblea regionale.
   Ecco  perchè  contestiamo totalmente, assolutamente questo  maxi
  emendamento,  un emendamento che contiene norme  già  votate,  ed
  auspichiamo che la Presidenza dell'Assemblea regionale non  porti
  mai  in  votazione  una  norma  del genere.  Un  emendamento  che
  contiene   norme  palesemente  incostituzionali,  in  quanto   in
  violazione del nostro Statuto; norme che nulla hanno a che vedere
  con   l'oggetto  della  legge,  ma  che  riguardano  la   riforma
  dell'ordinamento degli Enti locali; norme che niente hanno a  che
  fare   con   le  norme  che  devono  regolamentare   il   rinnovo
  dell'Assemblea  regionale,  come  diceva  benissimo   l'onorevole
  Orlando  facendo riferimento agli articoli 111 e  112  del  nuovo
  Regolamento dell'Assemblea regionale, voluto per garantire ancora
  meglio   la   democraticità   all'interno   di   questo   sistema
  parlamentare, per cui non è ammissibile introdurre,  tra  l'altro
  in   maniera   disorganica,  norme  che  riguardano  un   oggetto
  assolutamente difforme all'oggetto che stiamo trattando.
   Vengo  al  merito:  l'esordio di questo  maxiemendamento  è  dei
  peggiori,  in quanto si collega, almeno rispetto all'atto  che  è
  stato consegnato ieri, all'articolo 1 che è stato già votato, una
  norma  la  cui  legittimità costituzionale è messa  in  serissimo
  dubbio.

    PRESIDENTE    Onorevole  Spampinato  perché  sostiene   che   è
  agganciato all'articolo 1?

    SPAMPINATO  Forse leggo male, in apertura è articolo 3?

    PRESIDENTE   E'  dopo  l'articolo 3. Mi  ha  fatto  sorgere  il
  dubbio, perché se fosse stato come da lei detto ci sarebbe  stato
  un problema.

    SPAMPINATO   Il  merito  della  norma  è  comunque  oggetto  di
  contestazione da  parte mia, signor Presidente, in ogni  caso  se
  l'aggancio  è errato verrà corretto, se fosse giusto  non  toglie
  nulla alla contestazione nel merito  della norma.
   Immaginiamo  il  deputato supplente, lo  definiva  perfettamente
  l'onorevole Forgione, dovremmo dare il loro nome a queste  figure
  che sono state introdotte o che si vogliono introdurre con questa
  legge: il portaborse dell'Assessore.
   Il  dubbio  di  legittimità costituzionale nasce  dalla  mancata
  previsione di un vincolo di mandato, signor Presidente.
   Voglio   capire  come  un  deputato  supplente  possa   svolgere
  liberamente,  senza nessun condizionamento, la  propria  attività
  parlamentare;  come  un  deputato supplente  non  si  possa  fare
  condizionare dal fatto di esistere perché il deputato è diventato
  assessore.
   Vorrei  immaginare  un  deputato supplente  che  possa  svolgere
  liberamente tutte le prerogative del deputato, per esempio  porre
  atti  ispettivi  all'Assessore  da  cui  dipende  la  sua  stessa
  esistenza.  Tutto  questo  è  inimmaginabile,  illegittimo  e  va
  necessariamente cassato.
   E  sono queste le considerazioni che mi portano a sostenere  che
  anche la figura del consigliere comunale supplente non può essere
  oggetto  di  questa legge e non può essere introdotta nel  nostro
  ordinamento.
   Eravamo  stati  la  prima  Regione  ad  introdurre  una  riforma
  rivoluzionaria:  l'elezione  diretta  del  sindaco  e  l'elezione
  diretta  del Presidente della Regione. Stiamo tornando  indietro,
  stiamo  facendo  venir meno quegli elementi di novità  che  hanno
  prodotto  sicuramente benefici all'interno delle  amministrazioni
  degli enti locali.
   Questo  è  un  primo passo indietro, ma ce n'è  uno  ancora  più
  grave:  immaginare il consigliere che possa fare l'assessore,  ma
  ancora  peggio il consigliere che diventa assessore e si sospenda
  dalla  carica  di  consigliere per fare  entrare  il  consigliere
  supplente.
   Anche   qui  non  immaginiamo  la  possibilità  del  consigliere
  supplente  di poter svolgere liberamente il proprio mandato;  non
  riusciamo a comprendere quali possano essere le motivazioni  e  i
  benefici che potrebbero portare  un sistema di questo genere.
   L'onorevole  Speziale  proponeva una  soluzione  di  compromesso
  che,  comunque, ha una sua logica: reintrodurre la  compatibilità
  tra  consigliere ed assessore, ma non immaginare  la  figura  del
  consigliere supplente.
   E  poi c'è l'aberrazione più assoluta che si poteva immaginare -
  vorrei  capire  chi ha immaginato una norma di  questo  genere  -
  l'introduzione,   all'interno   dell'ordinamento   locale,    del
  meccanismo  per cui il sindaco debba chiedere il voto  favorevole
  del consiglio comunale per poter revocare un proprio assessore  .
   Vorrei  chiedere,  inoltre,  a coloro  i  quali  hanno  proposto
  questa   norma,   e   in   particolare  all'Assessore   regionale
  competente,  come  si coniuga questa norma  con  il  rapporto  di
  fiducia che deve esistere tra il sindaco e i propri assessori.
   Voglio  comprendere  come  questa norma  può  coniugarsi  quando
  viene  meno questo rapporto di fiducia e il consiglio però impone
  al sindaco di mantenere in giunta quel determinato assessore.
   Chiedo,  infatti, ai tanti colleghi sindaci che sono  componenti
  di  questa assemblea se possono immaginare di votare una norma di
  questo genere.

    MANCUSO  La togliamo

    SPAMPINATO   Ne  prendiamo atto e mi auguro  che  questa  norma
  come tante altre vengano tolte.
   Non  sto  elemosinando  nulla,  onorevoli  colleghi,  non  state
  facendo un regalo a qualcuno, fate un regalo alle istituzioni, al
  sistema che dovrà governare gli enti locali.
   Ritengo  aberrante il riprodurre la norma, già folle per qualche
  verso, che prevede lo sbarramento così alto del 5 per cento anche
  per i  consigli comunali e provinciali.
   Esistono,  laddove  deve  essere più  stretto  il  rapporto  tra
  amministrati  e  amministratori, esigenze locali che  necessitano
  della  propria evoluzione a livello istituzionale, che sono utili
  per  le istituzioni, che saranno probabilmente interessi piccoli,
  ma rapportati con l'ente rappresentato sono indispensabili.
   Ecco  perché  continuo a non capire il motivo  dell'introduzione
  di   questo   sbarramento  che  determina   una   situazione   di
  antidemocraticità assoluta.
   Per  quanto  riguarda la norma sulla composizione  delle  liste,
  voglio   ricordare  che  anche  su  questa  norma  il  Parlamento
  siciliano si è espresso.
   Se  state  attenti,  signor Presidente, onorevoli  colleghi,  la
  prima parte del comma 5, sostanzialmente, riproduce una norma già
  votata da questo Parlamento: l'articolo 2.
   Ritengo  che  la norma sulla sanzione sia una totale  ipocrisia.
  Diceva  bene l'onorevole Zago che speriamo di vincere  anche  per
  questo,    perché   soltanto   se   vincerà   il   candidato   di
  centrosinistra  le donne del listino diventeranno deputati  della
  prossima  Assemblea  regionale, con  l'alternanza  fra  uomini  e
  donne.
   Credo  che  sia  inaccettabile - ed è questo il nodo  di  questo
  maxi emendamento - la norma prevista dal numero 9 del comma 8.
   L'Assemblea regionale ha già deciso che il sistema, in  base  al
  quale  si  distribuiranno i deputati all'interno  della  prossima
  legislatura,  prevederà una maggioranza composta da  54  deputati
  più il Presidente e una minoranza composta da 34 deputati più  il
  candidato Presidente sconfitto.
   Su questa norma non si può tornare indietro.
   E'  inammissibile  Probabilmente chi l'ha pensata  quel  giorno,
  anche  se era in vacanza,  forse non aveva l'ombrellone, e quindi
  è stato un po'  toccato' dal sole.
   Ripeto, è inammisibile che dopo che questo Parlamento ha  votato
  siffatta distribuzione dei seggi, che qualcuno sostenga  -  ed  è
  inammissibile  che  qualcuno lo scriva e sarà  inaccettabile  che
  qualcuno lo voti - che coloro che sono stati inseriti nel listino
  diventeranno    deputati;    gli   altri,    all'interno    delle
  circoscrizioni   provinciali, se hanno ottenuto i  voti  verranno
  eletti.
   E'  inammissibile  da  un  punto  di  vista  di  democrazia  del
  sistema,  è  inammissibile perché abbiamo  già  votato  e  questo
  Parlamento si è espresso in maniera chiara.
   Mi   auguro,   e  concludo,  che  la  Presidenza  dell'Assemblea
  mantenga l'orientamento che ha già espresso rispetto al numero 10
  del  comma  8, l'ultima norma che chiude questo famigerato  maxi-
  emendamento.
   Una  norma che introduce i cosiddetti  assessori junior', ma che
  viola  quanto  è  previsto dalle norme di attuazione  del  nostro
  Statuto,  che  indicano in 12 il numero degli  assessori  per  la
  formazione del Governo, ma ancora peggio viola l'articolo  9  del
  nostro Statuto quando prevede espressamente che ciascun assessore
  deve essere preposto ad un ramo dell'amministrazione.
   Ecco   perché   mi   auguro   che   vi   sia   un   mantenimento
  dell'orientamento già espresso e anche questa norma così come  mi
  auguro tante altre vengano cassate.
   Concludo  ribadendo il concetto espresso in apertura. Spesso  in
  maniera  provocatoria ho proposto l'abolizione delle  Commissioni
  in  quanto  svuotate  della  loro  sostanziale  funzione,  perché
  attraverso queste procedure di presentazione di maxi-emendamenti,
  le Commissioni competenti  per materia non entrano mai nel merito
  della discussione e del contenuto di queste norme.
   Non   vorrei  che  si  arrivasse  all'abolizione  dello   stesso
  Parlamento, qualora passasse il principio che la volontà espressa
  da  questo  Parlamento  possa  essere  messa  in  discussione  da
  qualcuno, chiunque esso sia autorevole.
   Se  si  deve  eleggere qualcuno e se si vogliono dare  i  propri
  autorevoli  consigli,  che  lo  si  faccia  prima  che  inizi  la
  discussione  del disegno di legge. Dopodiché, una  volta  che  il
  Parlamento,  in  maniera esatta o sbagliata, ha  già  deliberato,
  nessuno  può  permettersi di mettere in  discussione  la  volontà
  dello stesso.
   Colleghi,  non dobbiamo cadere in questa trappola,  dobbiamo,  a
  garanzia  della  dignità di noi stessi e del Parlamento,  evitare
  che ciò avvenga.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Ortisi.  Ne  ha
  facoltà.

    ORTISI  Signor Commissario, mi ascolti per piacere. Sono da  un
  impianto  a  viva  voce  di una macchina  che  aveva  l'onorevole
  Cintola  alla  guida,  che  però si è dovuto  fermare,  è  dovuto
  scendere  per  un  controllo e la macchina purtroppo  cammina  da
  sola;  ho  soltanto pochi minuti perché non so  dove  mi  porterà
  questa  macchina, Signor Commissario. La prego mi  ascolti,  devo
  fare  solo  due  brevi osservazioni perché lei  ne  tenga  conto,
  Signor Commissario.

    PRESIDENTE  Onorevole Ortisi, si rivolga al Parlamento.

    ORTISI  Certamente, Signor Commissario dello Stato.

    PRESIDENTE   No,  io non sono il Commissario  dello  Stato,  si
  rivolga  al  Parlamento, altrimenti sembra una  supplica.  Le  ho
  chiesto una massima, non una supplica.

    ORTISI   Signor  Presidente, ho inserito  già  la  minima,  per
  evitare di scontrarmi
   Però  Signor Presidente, la pregherei di riferire al Commissario
  dello  Stato, considerato che non so dove andrò a finire, che  ci
  sono almeno due passaggi che devono essere considerati.
   Il  comma 3 recita  Iin sede di prima applicazione ...  - questa
   prima  applicazione  sembra senza ticket, la fanno continuamente
  in questo maxi emendamento -  ... le cause di ineleggibilità e di
  incompatibilità, di cui al comma 1, non si applicano ai  deputati
  regionali  che  al momento dell'entrata in vigore della  presente
  legge  rivestano  pure  la  carica  di  sindaco  o  di  assessore
  comunale. Essi possono continuare a ricoprire entrambe le cariche
  fino alla conclusione del mandato presso il Comune, anche in caso
  di rielezione a deputato regionale.
   Signor  Presidente,  la prego, dica al Commissario  dello  Stato
  che  questa è la tipica norma ad personam o, se ci fosse il duale
  greco, direi ad personas, però come duale, siete tre o quattro.
   Come  mai non c'è scritto  consigliere o assessore provinciale ?
  Se  una  norma  è  generale deve prevedere tutte le  eventualità.
  Questo è un lapsus che indica che questo passaggio, come tutti  i
  passaggi  di questo maxi emendamento, indicano norme giustapposte
  che si riferiscono a persone fisiche.
   Abbiamo  presentato un sub emendamento che cerca di  sanare,  in
  spirito  costruttivo, questa svista ortografica delle  procedure,
  che la dice lunga.
   E   ancora,   signor  Presidente,  riferisca  per   piacere   al
  Commissario dello Stato, che in via di prima applicazione - siamo
  di  nuova  ad  un'altra  prima applicazione' di  queste  pomatine
  senza  ticket  -  si  fa  riferimento alla  possibilità  che  gli
  Assessori regionali siano temporaneamente sospesi dalle  funzioni
  di deputato, eccetera.
   Ma  scusate,  ma cosa si intende  in via di prima applicazione'.
  Ma  non  ci viene il dubbio che già dalla XIV legislatura  questa
  legge che stiamo votando entrerà a regime?
   La  prima  applicazione è derogante rispetto al regime quando  è
  transitoria  da  un  sistema  ad un altro,  quando  il  regime  è
  previsto   per   un  momento  successivo,  non   nella   medesima
  legislatura.
   Pertanto,   Signor   Presidente,   riferisca   per   favore   al
  Commissario   dello  Stato,   -  ho  fretta  perché   mi   stanno
  telefonando   Marcello  Veneziano  e  Stefano  Rodotà,   e   devo
  rispondere  per  altre  considerazioni -   che  queste  sole  due
  indicazioni  possono dare l'idea al Commissario  dello  Stato  di
  come  questa  non sia una legge, queste sono giustapposizioni  di
  norme che servono soltanto a sanare altro.
   Ma  a  questo  punto  devo  interrompere  il  colloquio  con  il
  Commissario  dello  Stato perché due illustri  studiosi,  uno  di
  destra,  Macello Veneziani, notorio, ed uno di sinistra,  Stefano
  Rodotà, vogliono farmi notare altre  cose.
   Se  mi  prestate un minuto di attenzione, vorrei  tentare  -  il
  Presidente  è una delle persone che presta sicuramente attenzione
  in  questo  -  di  far notare come questo tentativo   bolso'   di
  trasferire  per  riverbero  sui livelli  comunali  quanto  stiamo
  decidendo a livello regionale sia contro la storia.
   Chiunque abbia letto una pagina delle osservazioni, non solo  di
  Veneziani  e  di Rodotà, si ricordi la tecnologia della  politica
  del 1996, ma di Fukuyama, di Keeno, di Novak, si sarà accorto che
  oggi  è  messa  in discussione la validità di un  articolo  della
  Costituzione, datato, che è l'articolo 49, rispetto al  quale  il
  nostro   Parlamento  probabilmente  presto  si  determinerà   per
  chiederne  il  mutamento  in  quanto esso  prevede  l'esaustività
  della  rappresentanza del consenso attraverso  l'unico  strumento
  che  è il partito.
   Se ossequio parere diverso per quanto riguarda lo sbarramento  a
  livello  regionale, ritengo che sia per pregarvi di stare attenti
  a  questo passaggio fondamentale per lo sviluppo della democrazia
  negli anni a venire.
   Imporre  lo sbarramento del 5 per cento nei comuni, intanto  non
  elimina  le  liste fai da te, perché nel mio comune  per  me,  ma
  anche  nel  comune  di  Piazza Armerina per  l'onorevole  Tumino,
  Chiaramonte   Gulfi  per  il  collega  Gurrieri,  ma   anche   di
  maggioranza: se l'onorevole Ioppolo presentasse la lista  Ioppolo
  è  probabile che tale lista superi il 5 per cento e che la  lista
  dalla quale trae consenso e sottrae consenso, Alleanza nazionale,
  rischierebbe di non superare tale sbarramento.
   Così  non  eliminiamo le liste fai da te. Ora se il ragionamento
  lo  possiamo  portare avanti a livello regionale, ognuno  con  le
  proprie  regioni,  a  livello comunale significa   andare  contro
  l'obiettivo   che   voi  stessi,  colleghi,   vi   proponete   di
  raggiungere.
   Inoltre,  guardate  che oggi il dibattito  culturale  nei  regni
  della  democrazia occidentale è avanzatissimo da questo punto  di
  vista,  perché vi accorgete che dovunque aumentano gli  astenuti,
  quelli  che  non  vanno a votare, perché non si  identificano  in
  questo   o   quel   partito  a  prescindere  dalla   collocazione
  tradizionale;  si identificano in nuove forme di  partecipazione:
  nei   movimenti,  nelle  parrocchie,  nelle  lobbies   in   senso
  anglosassone, nei condomini, nei comitati spontanei che nascono e
  muoiono  per  raggiungere un obiettivo  particolare.  E  voi  con
  questo  riverbero  sui comuni andate contro la  storia  e  sarete
  travolti dalla storia, non dai nostri argomenti.
   Domani non potrete dire ai vostri figli o ai vostri amici:  feci
  e  partecipai  ad un provvedimento che linearizzò, che  andò  nel
  verso in cui andavano le democrazie occidentali.
   Se  vogliamo  salvare  le  democrazie occidentali,  se  vogliamo
  salvare  le  democrazie  in  generale,  dobbiamo  permettere  una
  partecipazione   maggiore  della  gente,  non   costringerla    a
  scriversi  a  questo  o  a  quel  partito  maggiore,  perché  già
  l'eliminazione dei partiti minori è un vulnus.
   Ma   se  voi  eliminate  anche  la  possibilità  che  a  livello
  comunale, nel piccolo comune, la gente si metta insieme  non  per
  forza, passando da un'adesione  spesso antistorica a questo  o  a
  quel  partito  che  trae  alimento da ideologie  fondamentalmente
  ottocentesche,   che  non  rispondono  più  alle   sollecitazioni
  culturali   e  alle  domande della gente, fate  in  modo  che  la
  democrazia muoia contro le vostre stesse volontà.
   Molti  di  voi, diciamo quasi tutti  - vi  conosco personalmente
  dopo otto anni o dopo tre anni per alcuni e so della loro sincera
  fede democratica - fanno un grandissimo errore.
   Personalmente,  non  intervengo per fare  ostruzionismo,  signor
  presidente,  però mi si consentirà di finire la trilogia  tragica
  con  l'intervento  farfugliante del  ministro  Prestigiacomo,  la
  quale  interviene con molta ipocrisia a favore delle donne e  poi
  permette  questo aborto, questa offesa che si fa alla  democrazia
  paritaria,   che  è legata ai due passaggi  che sostituiscono  la
  inammissibilità  della lista regionale e della lista  provinciale
  nel  momento in cui non rispettano, la prima, l'articolo 51 della
  Costituzione così come modificato e di cui tanto ha menato  vanto
  il  ministro stesso;  e l'altro, per le liste provinciali, sempre
  una  multa  al posto della inammissibilità nel momento in cui non
  rispetta   un terzo destinato a uno dei due sessi  come  elemento
  minimale.
   Anzi,   tenta una contorsione fra un terzo e un quarto, che  non
  si  capisce   bene a cosa voglia preludere se non  a  un  pulcino
  nella stoppa che più sta nella stoppa e più si ingarbuglia.
   E   naturalmente,   onorevoli  colleghi,  come  nella   migliore
  tradizione,   dopo la trilogia tragica, non può  che  esserci  il
  dramma satiresco: la farsa petroliniana che è rappresentata   dal
  passaggio   in cui viene ipotizzato che il seggio del consigliere
  divenuto  assessore  è temporaneamente attribuito  per  tutta  la
  durata dell'incarico di membro della giunta.
   Dramma  satiresco  Lo sapete che è basato sull'elemento fallico,
  dionisiaco  e  voi  qui  in effetti, anche letteralmente,  andate
  dietro  a  questa  vostra volontà di esprimere  il  meglio  delle
  rappresentazioni  classiche, ma anche moderne: il primo  dei  non
  eletti  della medesima lista  e circoscrizione elettorale  assume
  le funzioni di consigliere supplente.
   Immagino  questo andare  e tornare mascherati da  consiglieri  e
  poi  da  assessori, poi ti togli la maschera ritorni:  Petrolini
  Preferite Charlot

    PRESIDENTE   Onorevole  Ortisi,   il  re  dei  trasformisti  si
  chiamava Fregoli.

    ORTISI    Anche  Fregoli.  Signor  Presidente,  Cito  Petrolini
  perché  questi  non  si  elevò  mai a  livello  intellettuale  di
  Fregoli,  perché  Petrolini  era  solo  un  esecutore  e   questa
  Assemblea che esegue eterodiretta  non merita Fregoli.
   Merita  soltanto Petrolini, signor Presidente.  Al  massimo.  E'
  fatto volutamente il riferimento.
   E  successivamente,  mentre tutti abbandoniamo  gli  spettatori,
  perché  noi  siamo  spettatori, il teatro, la skené,  gli  ultimi
  Pierrot  della democrazia con una lacrima che scende dall'occhio,
  facciamo  notare   -  perché così i colleghi,  se  vogliono,   ci
  riflettano - che le norme  dell'articolo aggiuntivo nulla hanno a
  che vedere con la legge elettorale.
   Noi  proponemmo  -  sarebbe una occasione per  fare,  perderemmo
  altre  ventiquattro ore probabilmente - una omogeneizzazione  del
  sistema  elettorale,   perché con queste norme   aggiuntive   non
  cambiate  quello che esiste oggi: un sistema elettorale   diverso
  per  la  regione, per le province e per i comuni. E'  l'occasione
  per omogeneizzare i tre sistemi elettorali
   Ma  voi  non pensate a questo, non pensate  in termini organici,
  pensate  a  giustapposizioni  che servono al momento contingente,
  tradendo la funzione nostra che è quella di essere  legislatori.
   Noi  colleghi,  mentre vi lasciamo tutto lo spazio  che  volete,
  non  possiamo non fare riferimento all'ultimo aspetto che è  dato
  dal   tradimento dell'impianto  presidenzialista a cui  tanti  di
  Allenaza  Nazionale si richiamano in maniera contraddittoria  per
  cui il Sindaco che vuol cambiare una assessore  deve chiedere  il
  permesso    al   Consiglio   comunale.   Ma   dov'è    l'impianto
  presidenzialista della legge 7 del 1992?
   Io  non  sono innamorato né dell'uno né dell'altro, ma cerco  di
  vedere  la  congruità  logica  interna dei  sistemi.  Con  questo
  passaggio  del  subemendamento all'emendamento,  diamo  un  altro
  colpo  all'impianto per il quale il sindaco e il presidente della
  provincia  vengono  eletti direttamente dal popolo  e  al  popolo
  rispondono,  poiché  creiamo  un sistema  non  misto,  in  quanto
  l'equilibrio  delle funzioni fra il sindaco e la  giunta  da  una
  parte  e  il  consiglio  comunale dall'altra  mi  starebbe  bene,
  sarebbe   il   benvenuto,  ma  qui  creiamo  un   altro   intoppo
  all'amministratività, alla stabilità, a cui tutti  tendiamo,  dei
  consigli comunali e provinciali.
   Probabilmente anche questo risponde alle esigenze piccole  o  di
  vendetta o di promozione del singolo candidato che stava guidando
  la  mia macchina e che è sceso per un controllo della Polizia che
  si  trovava  in  quella strada e che mi ha lasciato  la  macchina
  distrutta,  autoproponendosi, e che, realizzato lo scopo  emotivo
  di  punire  l'uno  o l'altro nel paesino di  Roccacannuccia',  ci
  lascerà  depauperati tutti della valenza legislativa a cui  siamo
  chiamati in quest'Aula.
   Signor  Presidente,  avremmo  potuto,  per  fare  ostruzionismo,
  cominciare  sin  dal  7000 avanti Cristo; in  un'altra  occasione
  arrivammo  perfino  a  citare Poppea e  lì  ci  fermammo  perché,
  probabilmente, l'avremmo portata per  le lunghe. Ma non è  questo
  il nostro obiettivo.
   Il  nostro obiettivo è quello di tentare, per l'ultima volta, di
  rivolgere  un  appello e che l'appello raggiunga  l'obiettivo  di
  essere  ascoltato...  Come diceva il  poeta  -   il  sole  quando
  illumina la pietra e non riesce a riscaldarla, non perde calore .

    ODDO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ODDO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso  che  abbia
  fatto  bene  il  collega Ortisi a specificare che il  nostro  non
  intende  essere, assolutamente, un tentativo di  mettere  su  una
  forma,  più o meno rabberciata, di ostruzionismo, ma un modo  per
  affrontare,  ancora  una  volta,  questioni  delicate  che  credo
  abbiano  un  riflesso  rispetto alle tradizioni  parlamentari  di
  questa Assemblea regionale siciliana.
   Io  non  sono un nostalgico rispetto ai profili della cosiddetta
   vecchia  Repubblica ,  anzi,  rispetto alle conoscenze acquisite
  da  ognuno  di noi leggendo e interloquendo, scambiando  opinioni
  non  soltanto con i colleghi che hanno avuto un ruolo  importante
  in questa Assemblea,  credo che mai si era arrivati, nel passato,
  così  in  basso. Mai  Informatevi anche voi  Anche in momenti  in
  cui  lo  scontro era più ideologico che di sostanza, mai  si  era
  arrivati ad un livello così basso.
   Il  problema  non è se in questo momento il contenuto  del  maxi
  emendamento è più o meno criticabile. Il problema nasce  già  dal
  fatto  che  il  Governo abbia presentato un maxi  emendamento  in
  materia di legge elettorale. E' un fatto gravissimo
   Il   Governo,  sostanzialmente,  spoglia  l'Assemblea   di   una
  discussione  libera,  dove possono anche formarsi delle  opinioni
  diverse  da  quelle  contenute  nel  maxi  emendamento.  E  va  a
  regimentare  in una logica di maggioranza, quindi  presente  solo
  l'obiettivo dei numeri, dei muscoli, un argomento che credo nella
  storia,   sia   della  Repubblica  italiana,  sia  dell'Assemblea
  regionale   siciliana  non  ha    precedenti.   Non   esiste   un
  precedente  dove si sia  registrato un fatto così  grave  e  così
  sciagurato - permettetemi di dirlo -,  non è possibile pensare  a
  leggi di questa natura, e non c'è bisogno di scomodare i padri  o
  i  grandi  maestri  del diritto pubblico italiano,  poi  dovremmo
  parlare  di che cosa significa anche l'Italia dal punto di  vista
  di  una  certa cultura giuridica e anche di una certa  tradizione
  parlamentare,  ma non voglio scomodare assolutamente  nessuno  in
  questa  direzione, non voglio fare alcuna citazione. La verità  è
  che  ci  troviamo dinanzi ad un'anomalia vera, seria, ci troviamo
  dinanzi,  per giunta, ad una arroganza fuori da ogni  logica;  il
  fatto  che ci sia  una smania  di onnipotenza, di far pesare  qui
  stasera la logica, come dicevo, dei numeri, senza pensare che, in
  questo  momento,  a  subire un colpo serio  è  la  qualità  della
  democrazia, anche rispetto al dibattito siciliano di  quello  che
  ha rappresentato e rappresenta l'Assemblea regionale siciliana.
   Una  legge di questo tipo, una legge elettorale, anzi, credo che
  abbia    assolutamente  bisogno,  non  solo  della   logica   del
  riconoscimento  reciproco  ma  del  contributo  serio  e   onesto
  intellettualmente di tutte la forze politiche.
   Una  logica  che,  invece, si basa semplicemente  sul  principio
  della   maggioranza  mortifica  la  democrazia.  A  voi  sembrerà
  opposizione sterile, sembrerà ostruzionismo, come avete fatto  in
  questi minuti, magari in maniera ironica.
   Ma  guardate che ci sono colleghi anche di maggioranza che  sono
  più  convinti di me di quello che sto dicendo: che state  facendo
  una  forzatura,  che  state mortificando il Parlamento,  che  non
  avete il senso delle istituzioni che è quello, appunto, che porta
  al  reciproco riconoscimento e al rispetto vero, anche delle tesi
  più lontane rispetto a quello che si può evidentemente mettere in
  campo.
   Questa è anche qualità di una classe dirigente.
   Io  ho  avuto, assieme ad altri colleghi, l'onore di  sedere  in
  quest'Aula in una parte della precedente legislatura e devo  dire
  che,   anche  rispetto  ad  una  forma  comparativa   di   quella
  esperienza, debbo sinceramente dire che sono sconcertato, che mai
  si  è  arrivati a tanto e che mai si è pensato di spogliare, come
  dicevo all'inizio, proprio da parte del Governo, una materia così
  delicata; una legge elettorale non si fa per un anno o due, si fa
  per tanti e tanti anni.
   Stiamo  parlando  di modifiche ad una legge  del  '51,  lasciamo
  stare  quello che è successo dopo (la legge voto, il Tatarellum),
  stiamo  parlando di modifiche ad una legge del '51 e  non  si  fa
  rispetto  alle bizze o alle logiche più o meno lucide,  direi  in
  questo  caso assolutamente appannate, di una maggioranza.  Si  fa
  con la consapevolezza estrema che governare, gestire il potere  è
  un  fatto  assolutamente delicato e che, necessariamente,  impone
  anche   una   sensibilità  democratica  e  politica,  cosa   che,
  sinceramente,  a  voi manca ed è preoccupante; manca  perché  non
  avete voluto sentir ragione.
   E'  inutile tirar fuori l'argomento che c'è stato un momento  in
  cui parte del centrosinistra, dei democratici di sinistra e altre
  forze  politiche, bene o male, si trovavano nella  condizione  di
  interloquire per trovare un punto di equilibrio, perché questo ci
  fa onore ma mai abbiamo pensato che voi, alla fine, partoriste un
  mostro,  mai  Onorevole Liotta, le ho detto poco fa che   conosco
  il suo pensiero e amichevolmente dissento.
   Come  dicevo, mai avremmo  pensato che voi poteste partorire  un
  mostro   che,  evidentemente,  non  regge  neanche  rispetto   ai
  contenuti del nostro Regolamento.
   Signor  Presidente, lei che è custode del Regolamento,  come  fa
  la Presidenza a dichiarare compatibile o ammissibile, anzi, norme
  che  riguardano la vita, la disciplina di una materia come quella
  degli  Enti locali in Sicilia? Come fa la Presidenza a far  finta
  di  niente  rispetto  al  fatto che si  ritorna  su  materia  già
  trattata  e  deliberata da quest'Aula? Come fa il  Presidente  Lo
  Porto  a  dire che, per quanto concerne i profili costituzionali,
  sono demandati al Commissario dello Stato?
   Va  bene,  mi pare ovvio, ma lo spirito di quello che  si  vuole
  segnalare non è questo, non è il controllo del Commissario  dello
  Stato  in Sicilia e ciò che significa; non mi pare che sia questo
  il  discorso che è stato avanzato; è la convinzione che si  possa
  andare  oltre  i  profili del rispetto del dettato costituzionale
  perché poi si vedrà.
   E  no  Io credo che anche su questo si misura la serietà di  una
  classe politica, di una classe dirigente.
   Come  si fa a non capire che oggi la differenza di genere non  è
  un argomento che può essere solo demandato ad una parte politica,
  ma  che tutta la politica siciliana ha bisogno di acquisire anche
  i  concetti fondamentali della democrazia paritaria? Come si fa a
  non capirlo?
   Come  si  fa,   rispetto  a  questo,  ad  esprimere  un  cinismo
  assolutamente  sconcertante, come a  dire  che  la  logica  della
  differenza di genere e la logica della democrazia paritaria passa
  attraverso  i  concetti  che  in queste  ore,  si  dice,  passano
  attraverso i contatti tra Palermo e Roma e tra le logiche di  chi
  già  pensa  le grandi strategie future non tenendo  conto  che  i
  siciliani,  invece, secondo me, sono pronti non solo a condannare
  questo  atteggiamento  ma a mandarvi  a  casa,  che  è  cosa  ben
  diversa,   e   a  liberare  questa  Regione  da  una   situazione
  particolarmente  delicata,  difficile  e  pesante,   anche  sotto
  l'aspetto del modo in cui si sta sviluppando la  discussione?
   Come  si  fa  a  concepire  la  logica  del  deputato  supplente
  dell'Assessore   che  viene  chiamato  a  ricoprire   l'incarico,
  appunto, di Governo?
   Qualcuno  diceva poco fa - mi pare che era il collega, onorevole
  Orlando - che, di per sé, diventa un portaborse; io dico che,  di
  per  sé,  diventa  uno schiavo, uno schiavo che, sostanzialmente,
  mette  in  discussione il libero mandato parlamentare, è  chiaro,
  contemplato nella carta costituzionale.
   Mi  pare  ovvio, ma è così scontato che proprio si fa  fatica  a
  pensare  che  chi  ha  scritto queste norme  contenute  nel  maxi
  emendamento  non abbia avuto anche per un attimo  un dubbio,  non
  abbia avuto la possibilità di consigliarsi ulteriormente, non  ha
  chiesto  un  minuto di approfondimento sotto l'aspetto  puramente
  costituzionale della norma stessa. Non esiste
   Poi    il   passare  attraverso  la  logica,  addirittura,   del
  Consigliere  supplente  nei  Comuni  e  addirittura  mettere   in
  discussione  il ruolo dei sindaci, una legge per  giunta  che  ci
  invidiano  in  Italia  (la  legge  7),   poi  l'esperienza  delle
  successive  modifiche della legge numero 35  -  per  carità,  non
  credo  che  sia il momento  - ma come si fa a dire in un  sistema
  che  è  stato concepito, tra virgolette, all'americana,  dove  la
  maggioranza consiliare può essere diversa dalla maggioranza  che,
  sostanzialmente, ha eletto, insomma, il primo cittadino chi deve,
  tutto  sommato, mettere mano alla sostituzione di  un  Assessore,
  deve  avere  il  sì  di un'Aula consiliare? Però,  il  Presidente
  della Regione, invece, su questo ha le mani libere.
   Ma  come si fa? Cosa state trasmettendo alla Sicilia? La Sicilia
  senza i Comuni, senza i Sindaci è poca cosa.
   Cosa  state  trasmettendo? Cosa arriva nelle case dei  cittadini
  siciliani?
   Un  segnale  non solo distorto, ma inquietante  che  non  dà  la
  possibilità a ognuno di sviluppare, invece, in maniera seria, col
  senso  alto  delle  istituzioni, quello che è  il  proprio  ruolo
  rispetto  alle  proprie convinzioni ma in un  momento  di  grande
  dibattito  politico per maturare sicuramente idee  e  scelte  più
  convincenti.
   Cosa significa, signor Presidente, fare in modo che, rispetto  a
  queste  valutazioni  si  possa,  da  parte  dei  colleghi   della
  maggioranza,  riflettere  per  un  attimo?  Significa   avviarci,
  rispetto alla nottata che abbiamo davanti, con ulteriori  momenti
  che,  nel  rispetto del Regolamento vedono comunque l'opposizione
  ed  il  centrosinistra articolare qui dentro  un  ruolo  che  può
  comunque portare ad un momento di ulteriore riflessione? Io spero
  di sì.
   Spero  che   chi sta guidando la macchina , anche attraverso  le
  linee  telefoniche o via etere o via cavo, possa comprendere  che
  in  questa  realtà, che in Sicilia non siete tutti pronti  e  non
  siete  tutti   yes man , siete pronti a fare la vostra  parte  in
  piena  autonomia, senza che nessuno vi ordini cosa  dovete  fare,
  come è accaduto in queste ore, dove vi hanno ordinato cosa fare.
   E,  poi, c'è di peggio. C'è chi si nasconde, invece,  dietro  la
  logica   che, non volendo fare la legge, occorre creare tutte  le
  difficoltà possibili fino a concepire le aberrazioni.
      C'è un tatticismo esasperato che forse mortifica, come dicevo
  poco fa, le tradizioni parlamentari di quest'Aula e non solo.
        E,   poi,  la  logica  dello  sbarramento,  su  cui  molti,
  centrodestra  e centrosinistra, hanno percepito la  necessità  di
  discuterne.  Ma  come si fa a non capire che forze  politiche  di
  rilevanza  nazionale,  che hanno avuto un  ruolo  positivo  nella
  storia  politica  italiana,  e  non  solo,  nella  storia   della
  democrazia  italiana, debbono necessariamente, anche  rispetto  a
  questi  meccanismi,  essere  tenuti in  considerazione  perché  a
  pagare  un  prezzo,  anche  in  questa  direzione,  è  la  nostra
  democrazia.
       Come si fa ad essere così insensibili, a non percepire  che,
  anche   rispetto   a  questo,  non  è  solo   un   problema   del
  centrosinistra ma è un problema di tutto il parlamento siciliano?
  Eppure, anche su questo, si è fatto finta non solo di niente,  ma
  il  livello di  sordità , il livello di indifferenza fa veramente
  - permettetemi di dirlo - paura.
       In  queste ore a noi non rimane che richiamarci non  solo  a
  quello  che  è  il  senso  di  responsabilità,  all'etica   della
  responsabilità  di  questa  maggioranza,  ma  vogliamo,   invece,
  ulteriormente invitarvi ad una pausa di riflessione.
        Sospendiamo quest'Aula,  ritorniamo a discutere di problemi
  veri,  seri, che riguardano il futuro della democrazia siciliana,
  se  così si può dire, il modo in cui la politica siciliana sia in
  grado  di fare un ulteriore sforzo per tirar fuori soluzioni  più
  convincenti  e  che,  soprattutto, diano  ai cittadini  siciliani
  l'esatta percezione di quello che tanti di noi - spero - vogliono
  fare  partecipando attivamente ai lavori rispetto a questa  legge
  elettorale.
        Signor Presidente, lo faccia con una decisione, come  tante
  volete  lei  ha  assunto,  che  può  sicuramente  assumere  senza
  aspettare  alcuna  richiesta: sospenda  quest'Aula,  si  vada  ad
  un'ulteriore  pausa  di  riflessione,  si  guardi   con   estrema
  attenzione  a  quelli che sono i limiti di questa forzatura,  che
  significa  poi,  alla  fine,  perché questa  è  (inutile  girarci
  intorno), la logica del maxi emendamento e si faccia in modo  che
  questa  Assemblea non venga domani mattina definita dai cittadini
  siciliani  come  un  luogo dove, spesso e  volentieri,  forme  di
   follia   prendono  tanti e fanno molto ma  molto  più  danno  di
  quanto noi pensiamo.

        PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
  facoltà.

        TUMINO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  se  in  un
  certo   momento  della  storia  italiana,  quando  la  Democrazia
  cristiana aveva più del 50 per cento, la Democrazia cristiana  si
  fosse  posta in mente di eliminare i partiti concorrenti, avrebbe
  potuto  porre  uno sbarramento al 30 per cento e,  probabilmente,
  la storia italiana avrebbe preso un altro indirizzo.
   La  via dello sbarramento posta per legge, soprattutto quando si
  superano  certi  livelli,  corre  il  rischio  oggettivamente  di
  produrre  una grande perdita nella vita democratica. Il  problema
  successivo a quello dello sbarramento diventa la lettura  che  di
  esso  se  ne  vuole dare, cioè lo sbarramento come strumento  per
  semplificare il quadro politico.
   Cari  deputati  della maggioranza, credo che  voi  lucrerete  un
  certo  successo nell'opinione pubblica, lo state lucrando, perché
  l'opinione pubblica apprezza lo sforzo di semplificare il  quadro
  politico. L'opinione pubblica ha l'esigenza di avere chiarezza su
  chi  vota  e  sulle  proposte che i partiti  fanno.  Quindi,  voi
  lucrerete un certo vantaggio.
   Ma  c'è un problema delicato a monte: non è che i partiti grossi
  hanno  più  da dire, non è che si caratterizzino per un contenuto
  maggiore  in  termini  di  proposte politiche.  Spesso  i  grossi
  partiti  non  hanno neanche una democrazia interna efficace,  per
  cui in una società come la nostra dove le ideologie sono cadute e
  dove  il  sistema  dei  partiti  è  in  una  logica  non  più  di
  appartenenza  forte ma in una logica di lobby, di  organizzazione
  per  la  gestione  del  potere punto e basta,  in  questa  logica
  sacrificare   i   partiti   minori  è   sicuramente   un   grande
  impoverimento della democrazia.
   Non  si  può dire:  semplifichiamo il quadro politico , ma   noi
  abbiamo  ridotto  gli  spazi di democrazia nel  nostro  Paese   e
  quando mi riferisco al Paese mi riferisco alla regione Sicilia in
  questa  prima  battuta. Ma sono anche convinto che  questa  norma
  sarà  uno strumento per aprire un varco al livello della politica
  nazionale  perché, sicuramente, il fatto che i  leader  nazionali
  non  hanno  sentito il bisogno di intervenire,  così  come  hanno
  fatto  precedentemente nelle passate legislature, sulla  politica
  regionale, significa che questo esperimento che si sta conducendo
  in  Sicilia  può  avere ragionevolmente anche  un'attenzione  sul
  piano  nazionale e, forse, anche la possibilità  che  esso  venga
  recepito,  se  non  nella dimensione attuale, in  una  dimensione
  minore.
   Accanto  all'impoverimento della democrazia  noi  assistiamo  in
  questa  Assemblea regionale ad uno strano sistema di compressione
  delle garanzie dei deputati, delle garanzie di quest'Aula.
   Signor  Presidente,  credo che quando un Presidente di Assemblea
  non  garantisce il rispetto del Regolamento o lo forzi al  limite
  del superamento del rispetto stesso,  contro questo fatto non  ci
  siano   ricorsi  che  tengano,  non  ci  sono  azioni   di   tipo
  amministrativo  che  possano interferire.  L'unica  azione  è  la
  politica.  Ma quando la maggioranza si chiude  in una  logica  di
  forza,  non  c'è  neanche la politica se non  la  politica  della
  presunzione.
   In  questo caso il ruolo del Presidente dell'Assemblea, che è un
  ruolo  di  garanzia,  va a ledere  un'esigenza  straordinaria  di
  garanzia, di rispetto del funzionamento di un organo. Ecco perché
  ritengo  che in questa legge elettorale si sia toccato un livello
  grave  di mancanza di rispetto del Regolamento e, quindi, si  sia
  toccata  anche una grave carenza nella gestione della  Presidenza
  di  quest'Aula. Mi riferisco alla stessa stesura di  questo  maxi
  emendamento.
   L'emendamento  presentato dal Governo è sempre  riassuntivo  che
  produce  un risultato che rappresenta il punto di arrivo  di  ciò
  che  già  è  stato elaborato in sede di Commissione, in  sede  di
  dibattito  d'Aula.  Invece,  in  questo  caso  l'emendamento  del
  Governo è qualcosa che va ben oltre rispetto al testo che è stato
  elaborato dall'Aula.
   E'  un  emendamento  che  inserisce fatti  assolutamente  nuovi.
  Ritengo   che   questo  sia  un  arbitrio   che   il   Presidente
  dell'Assemblea  non può consentire  e, invece, viene  consentito,
  con una palese mancanza di rispetto per il parlamento.
   Non  sono  entrato nel merito dei singoli punti di  questo  maxi
  emendamento che, tuttavia, vanno attenzionati, almeno alcuni.
   Mi   riferisco,  per  esempio,  alla  questione  riguardante  la
  riduzione  del  50  per cento delle indennità per  i  consiglieri
  circoscrizionali. Condivido questa norma, l'ho anche proposta per
  i  consiglieri comunali e provinciali; l'ho proposta anche per  i
  parlamentari regionali ma la mia era una proposta che si inseriva
  nell'esigenza  del  contenimento  del  costo  della  politica  in
  Sicilia. Il costo della politico è altissimo.
   La  mia  proposta, che era anche una provocazione, voleva essere
  un  modo per stimolare un dibattito su come andare a contenere il
  costo  della  politica, su come conciliare  la  politica  con  la
  società, su come, prima di mettere le mani in tasca ai cittadini,
  ci  fosse l'opportunità di mettere le mani in tasca anche  a  chi
  rappresenta  i cittadini, almeno per quanto riguarda  il  mandato
  elettorale.
   Invece,  questa norma è inserita, improvvisamente, assolutamente
  fuori da qualunque contesto anche se è una norma che io apprezzo.
   Senza  parlare della contraddizione della norma che prevede  che
  il sindaco nomina i suoi assessori ma, nel momento in cui ne deve
  licenziare qualcuno, deve andare a chiedere al consiglio comunale
  se può licenziarlo.
   Questa  è  una  contraddizione oggettiva e io  ritengo   che  il
  Commissario  dello  Stato dovrà rilevare  una  contraddizione  di
  questo tipo.
   Così come ritengo che sia contraddittorio la previsione che  gli
  assessori  che  finiscono  di essere deputati,   poi  tornano   a
  ricoprire  la stessa carica. Io condivido l'esigenza di  superare
  la  previsione di questa norma o mantenendo l'attuale criterio o,
  semplicemente,   facendo  sì  che  il  consigliere   comunale   o
  provinciale  rimangano  tali  anche  assumendo   la   carica   di
  assessore.   Quindi,  superando  quella  attuale  situazione   di
  impedimento,  perché  la  norma non  consente  che  possa  essere
  assunto  un ruolo di assessore comunale e provinciale  se,  nello
  stesso tempo, si ricopre la carica di consigliere comunale.
   Queste  sono  tutte  norme  che, indubbiamente,  vanno  meditate
  perché, così come sono poste, credo che siano inadeguate.
   Considero che la legge elettorale abbia verificato, abbia  visto
  in  questo  Parlamento una contrapposizione che non è riuscita  a
  trovare mai una sintesi. Si è rincorso un equilibrio impossibile,
  in certi momenti sembrava fatta ma poi l'equilibrio è saltato.
   Credo  e  spero  che  ci siano le possibilità  perché  si  possa
  trovare ancora qualche misura, qualche punto di equilibrio perché
  andare  avanti in una logica di contrapposizione delle coalizioni
  di  centrodestra e centrosinistra su una legge elettorale sia  un
  fatto grave. E' un fatto che ci impoverisce tutti.
   Sono  convinto che le leggi elettorali dovrebbero  essere  leggi
  speciali per le quali ci vorrebbe una maggioranza più qualificata
  o,  quantomeno,  dei procedimenti di elaborazione  più  complessi
  perché  non  ha  senso che ogni maggioranza si  faccia  la  legge
  elettorale  su  misura, come quello che sta avvenendo  in  questo
  momento.
   Ritengo  che la legge elettorale richieda il più vasto  consenso
  possibile.  Poiché,  in  atto, la legge elettorale  è  una  legge
  ordinaria è anche possibile che una maggioranza esigua  riesca  a
  determinare una legge elettorale che, poi, abbia il respiro corto
  di  chi  pensa  di  mantenere,  di cristallizzare  situazioni  di
  vantaggio e nel breve tempo.
   Vi   faccio   una   domanda:  se  domani  dovesse   vincere   il
  centrosinistra,  e voi vi verrete a trovare nelle  condizioni  in
  cui  si  trova oggi il centrosinistra, avendo fatto questa legge,
  io  ritengo che voi per primi entrereste in una logica di assurda
  e di assoluta fibrillazione.
   Ecco  perchè  questa  legge  non ha il  respiro  lungo.  E'  una
  pessima  legge,  e questo Parlamento ne esce fuori  con  le  ossa
  rotte  perchè  è  un  Parlamento che non ha  saputo  trovare  una
  sintesi su queste grandi problematiche.
   Io  chiedo  a voi per un istante, supponete che Forza  Italia  o
  l'UDC  si  spacchino, che ci siano delle situazioni anomale.  Una
  barriera  del  5  per  cento impedirà, sistematicamente,  che  si
  esprimano in Aula le forze che ne vengono fuori.
   Noi  abbiamo  compresso  la  democrazia,  abbiamo  compresso  la
  rappresentanza.
   Queste  sono le cose più gravi che sono venute fuori con  questa
  legge. Io capisco che poi i partiti, ognuno si fa i suoi calcoli,
  ci  sono  delle elaborazioni, delle proiezioni per cui  questo  o
  quel  partito  avrà di più, di meno, ma questi  sono  calcoli  di
  bottega.  Non si può essere lungimiranti facendo un calcolo  solo
  per pensare se oggi guadagno o perdo.
   Ecco,  io  allora penso, signor Presidente, che lei oggi  possa,
  anche in questo momento difficile, provare a vedere se ci sono le
  condizioni perchè si possa giungere ad un accordo anche parziale,
  anche  su  parti piccole o su parti minori, perchè  non  si  vada
  avanti  muro  contro  muro  che ha  prodotto  e  produrrà  ancora
  situazioni difficili  in questo nostro Parlamento.

    DE   BENEDICTIS.   E'   iscritto  a  parlare   l'onorevole   De
  Benedictis. Ne ha facoltà.
   Dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.

    DE  BENEDICTIS.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  devo
  confessare  il mio stato di amarezza di fronte  alla maniera  con
  cui  si  sta  procedendo alla costruzione di  questa  legge,  nel
  metodo e nel merito.
   Mi  sembraveramente che sia di disdoro per l'intero  Parlamento,
  per  la  funzione  che rappresenta, per la dignità  dei  deputati
  stessi, per le sue funzioni di rappresentanza che questa legge si
  stia   facendo   in   questa  maniera,  con  ondeggiamenti,   con
  pervicacia,  con  etero-direzioni che mortificano  il  senso  dei
  deputati stessi in Aula.
   Credo  sia  evidente a tutti, e soprattutto  ai  deputati  della
  maggioranza che fingono di non saperlo, che lo rinnovano anche  a
  se  stessi, quanto abbiano dato dimostrazione davanti  al  popolo
  siciliano  in questi giorni di essere servi e supini rispetto  ad
  interessi, rispetto a disposizioni che provengono dal di fuori di
  quest'Aula  e che contrastano anche con le decisioni  che  questi
  stessi   deputati  liberamente  ma  pure  dissentendo  da  queste
  decisioni  da  parte nostra, essi avevano assunto nelle  giornate
  precedenti.
   Credo  sia,  altresì,  arrivato al capolinea,  ala  massimo,  la
  capacità di questa maggioranza di dimostrarsi offensiva verso  le
  istituzioni  e  il  concetto  stesso  di  regola  e   di   legge,
  anteponendo  i propri interessi particolari nella costruzione  di
  provvedimenti volti alla creazione, al mantenimento  del  proprio
  consenso e del proprio potere.
   Quindi nulla che abbia a che fare con l'interesse generale.
   Vorrei  porre  una  domanda oltre che a me  stesso  da  deputato
  della  maggioranza e che pongo a chi della maggioranza ha  voglia
  di  interrogarsi  ancora,  posto che  abbia  voglia  di  fare  il
  deputato  e  non quello, invece, di ubbidire a chi  dall'esterno,
  pur  non essendo in quest'Aula li obbliga e gli dice cosa  devono
  fare.  La  domanda  è:  qual è l'interesse generale  che  si  sta
  perseguendo, che persegue questa legge e che quindi perseguono  i
  deputati che la stanno votando?
   Non credo che ci sia alcun interesse generale giustificabile,  o
  almeno  non  lo  abbiamo  ascoltato. Altra  caratteristica  dello
  svilimento di questa Assemblea sta nel fatto che nessun  deputato
  della   maggioranza  prenda  la  parola,  che  a   parte   alcuni
  capigruppo, gli altri si dimostrano essere burattini senza fili e
  non  riescono  ad  argomentare alcunchè di ciò  che  poi  vengono
  portati  per  la  mano  o  per le orecchie  a  votare.  Questo  è
  veramente  offensivo, umiliante, ma credo che dovreste  umiliarvi
  voi  stessi per quello che sta accadendo e vergognarvi al  vostro
  rientro a casa di ciò che state compiendo.
   Date  almeno  giustificazione di quello  che  state  facendo.  I
  resoconti stenografici d'Aula testimonieranno che nessuno di  voi
  è  intervenuto a dare alcuna giustificazione di quello che  state
  facendo.  Non sareste in grado di dimostrare, e tutti  quanti  se
  parlaste  non  sareste in grado di dimostrare una  sola  concorde
  voce,  su  quale  è  l'interesse generale  che  state  costruendo
  intorno a questa legge che altra ragione non ha, lo ripeto  e  lo
  ripetiamo,  che  di  costruire  artificiosamente,  di   costruire
  deliberatamente, ignobilmente, posizioni di dominio e di  potere,
  approfittando della vostra posizione di maggioranza.
   Questo  è ignobile, questo non è dignitoso, questo è esattamente
  quello  cui  potevate arrivare con il disprezzo delle istituzioni
  che   da  quando  siete  al  Governo  avete  dimostrato  fino   a
  manipolare,  oltre  che le istituzioni stesse,  le  regole  e  la
  costruzione della convivenza e delle leggi che qui si votano.
   Credo,   inoltre,  vada  veramente  sottolineato   come   questo
  maxiemendamento, che stiamo discutendo e firmato e  proposto  dal
  Governo  stesso in una materia che decide della vita del  Governo
  stesso,  il  Governo  intervenga in prima persona  costruendo  ed
  imponendo provvedimenti per se stesso. Credo che da questo  punto
  di  vista,  vi  siano anche profili di illeceità,  ma  certamente
  profili  di  inopportunità  che la  sensibilità  democratica  dei
  deputati  avrebbe consigliato di attenzionare prima di  lanciarsi
  in questa avventura senza dignità.
   Nel   merito  di  questo  provvedimento,  credo  sia   veramente
  singolare  immaginare la figura di un deputato supplente  e  così
  come  è  stata illustrata da molti altri che mi hanno  proceduto,
  qualcosa  che perviene innanzitutto ad una violazione  del  senso
  difeso   e  proposto  dall'art.  67  della  Costituzione  laddove
  sottolinea che il deputato esercita la funzione senza vincolo  di
  mandato  quando invece il deputato supplente non può  che  averlo
  questo  vincolo,  il  vincolo che lo lega  al  deputato  che  lui
  sostituisce  e  che  nel  frattempo fa  l'assessore  con  l'unico
  risultato  concreto e perseguito da voi che è quello di  ampliare
  il  numero  di poltrone. Questo è infatti l'obiettivo, quello  di
  aggiungere  alle  90 poltrone dell'Assemblea regionale  siciliana
  altre 18, se aggiungiamo alle 12 degli assessorati attualmente in
  carica  i 5 presunti baby assessori più il Presidente. Si  tratta
  semplicemente,   vergognosamente,  di  avere   108   poltrone   a
  disposizione   su  cui  giocare  i  vostri  affari;   altro   che
  sottolineare le divisioni all'interno del centro-sinistra.
   Voi  queste divisioni le superate semplicemente col mercato, col
  mercimonio  dei  posti. E questa è l'unica logica che  giustifica
  l'esistenza  di  un  listino  che porterà  in  questo  Parlamento
  deputati  non  eletti, tradendo il senso del voto  del  suffragio
  libero e diretto.
   Che  elezione  diretta  è quella di un Presidente  che  non  può
  diventare  Presidente  senza essere votato ma  semplicemente  per
  traslazione di voto che gli proviene dalle liste a lui collegate?
  Che  libertà  è quella che un elettore può esprimere senza  poter
  esprimere  il  diritto  di  non  votare  il  Presidente?  Qui  si
  calpestano i diritti, il senso costituzionale del voto  stesso  e
  lo  sapete  e  non riuscite ad argomentare posizioni  diverse  da
  quelle  che noi sosteniamo; non riuscite a venire qui a spiegarci
  perché  mai  questo voto dovrebbe continuare ad  essere  chiamato
  libero quando non si dà la libertà all'elettore di non votare  il
  Presidente,  come mai dovrebbe essere diretto quando  può  essere
  eletto un Presidente senza che venga direttamente indicato  nella
  lista.
   Voi  tradite.  Provate  a  dirlo. I resoconti  stenografici,  lo
  sottolineo e lo ripeto, dimostreranno e testimonieranno che state
  semplicemente ubbidendo al gioco e non riuscite ad argomentare  e
  a  motivare  voi  stessi  il  senso delle  nefandezze  che  state
  compiendo ed imponendo al popolo siciliano.
   Questo  è  il  mercato  e  questo soltanto  vi  importa,  perché
  solamente questo e in questo intendete la politica. Solamente  di
  questo si sono nutrite le discussioni, le contrattazioni in  seno
  alla  maggioranza,  dentro quest'Aula, ma  soprattutto  fuori  da
  quest'Aula,  dove  avete dimostrato di non contare  nulla  avendo
  votato  dei  provvedimenti  ed  essendo  poi  richiamati  per  le
  orecchie a cambiare direzione, in una pagina che è stata  scritta
  sulla  vostra   carne  di  vergogna totale,  dimostrando  di  non
  contare nulla rispetto a chi vi comanda.
   Cosa  dire  dei  commi 2 e 3 che discutono e  che  prevedono  di
  normare  gli  istituti dell'incompatibilità e dell'ineleggibilità
  se  non  prescindendo dal giudizio di merito su queste  decisioni
  sulle quali potremmo anche trovare punti di convergenza, che vi è
  una palese dissimmetria volta all'autoconservazione dei privilegi
  che  quest'Assemblea dedica a se stessa. Non si  capisce  infatti
  per quale principio il sindaco sia ineleggibile a deputato, ma il
  deputato   può   essere   eletto  sindaco,   se   non   per   una
  autoconservazione,  ripeto, che forti del potere  quest'Assemblea
  vuole   esercitare  nei  confronti  di  chi  non   appartiene   a
  quest'Assemblea stessa.
   Nella   stessa   logica  che  indicavo   prima   e   cioè   quel
  mercanteggiamento, quell'esercizio del potere, quel  travisamento
  dell'interesse  generale  a vantaggio dell'uso  dell'istituzione,
  delle  regole per l'interesse particolare e personale che  questa
  maggioranza  fa,  fin  dall'inizio e che  con  questa  legge  sta
  toccando l'acme.
   Il  comma 5 dove si parla di listino e di inganno, dove si parla
  di qualche cosa che porterà, ripeto, in quest'Assemblea, deputati
  che non sono stati eletti, cosa che stride, che grida rispetto  a
  ciò  che è stato in altre pagine di questa stessa legge concepito
  e  cioè  nell'esclusione di deputati che avrebbero potuto  essere
  eletti,  che  rappresentano e lo ripetiamo  forze  politiche  che
  hanno dato un grande contributo alla politica di questa Regione e
  di questo Paese, che hanno dato un grande contributo al dibattito
  di  quest'Aula in tutti tempi e che verrebbero esclusi ed  invece
  sarà possibile vedere seduti su queste poltrone deputati che  mai
  sono   stati  eletti,  che  non  hanno  conseguito  i  voti   per
  rappresentare i siciliani.
   Questo  non è bastato, non è bastato concepirlo con gli articoli
  già votati, bisognava veramente strafare, bisognava umiliare quel
  concetto  semplicemente  abbozzato e che  molti  di  voi  avevano
  voluto  appiccicarsi addosso e che poi è scolorito e  che  poi  è
  scivolato  subito alla prova dei fatti, questo della  parità  dei
  sessi.
   Non  è  vero,  avete voluto prendere in giro voi  stessi,  avete
  voluto fregiarvi di qualche cosa che non vi interessa, tant'è che
  avete  calpestato  questo principio, il criterio  secondo  cui  è
  possibile  pagare e vanificare un principio, umilia il  principio
  stesso, se ci si crede alle cose bisogna portarle fino in  fondo,
  se  è  soltanto  una questione di prezzo si dimostra  ancora  una
  volta,  è  il terzo punto, è la terza dimostrazione, nel discorso
  che sto facendo che per voi conta solo il mercato delle cose,  il
  mercato delle persone, solo una questione di prezzo, basta pagare
  e  quello che avevamo stabilito, ciò che avevamo detto, in ordine
  alla  parità dei sessi non conta più, questo è ciò che per  legge
  state  decidendo, ciò che vi hanno detto di decidere,  il  che  è
  anche peggio.
   Questa  è  la dimostrazione di quanto siete servi e  supini,  di
  quanto siete ipocriti rispetto ai principi che volete affermare e
  che  tradite  al  prezzo di un pagamento,  il  pagamento  di  una
  sanzione  che  può annullare il criterio, il principio,  che  può
  annullare l'intento.
   Non  conta nulla quell'intento, conta semplicemente avere  posti
  da  giocarsi, per questo si costruisce la legge, non già per dare
  rappresentanza   al   popolo  siciliano,   non   già   per   dare
  rappresentanza  e  parità  e  dignità  fra  i   due   sessi,   ma
  semplicemente per mantenere, per costruire, per organizzare,  per
  distribuire, per usare, per spendere, per comprare,  per  vendere
  il   potere,  perchè  questo  capite  e  questo  soltanto   state
  dimostrando  di  sapere fare attraverso una legge elettorale  che
  tutto dovrebbe fare a garanzia del popolo siciliano, che dovrebbe
  rappresentare e questo sicuramente non fa.
   Cosa  dire  della surroga dei deputati? E' inutile  approfittare
  di quest'occasione per ripetere cose che sono state già dette, ma
  certamente   il  comma  8  che  riguarda   gli  enti   locali   è
  assolutamente  scandaloso;  è  scandaloso  in  primo  luogo   che
  sapendolo  benissimo  il  Presidente  dell'Assemblea  non   abbia
  dichiarato improponibile questo emendamento, in palese violazione
  dell'articolo 111, comma 2, del nostro Regolamento. Quasi  umilia
  doverlo dire da questo podio. Quasi offende l'intelligenza di chi
  ascolta e ancora di più quella di chi parla, dover ricordare come
  anche gli stessi uffici hanno scritto al Presidente che questa  è
  materia  estranea  all'argomento della legge elettorale.
   Totalmente  estranea e si va avanti con disprezzo  delle  regole
  del buon senso con offesa della funzione stessa del Presidente  e
  che  il  Presidente dovrebbe in primo luogo garantire a se stesso
  proprio a tutela della dignità propria.
   Invece   questo  argomento  totalmente  estraneo  alla   materia
  trattata   dalla  legge  è  oggi  qui  oggetto  di   discussioni,
  incredibilmente  e  incredibilmente  ci  deve  portare   a   fare
  considerazioni che dovrebbero essere assolutamente  demandata  ad
  altro momento.
   Ed  invece siamo qui costretti a parlare di una cosa di cui  non
  dovremmo nemmeno parlare.
   A  parlare  qui di consiglieri supplenti. Io vorrei capire  come
  si  fa  a  mutuare  pedissequamente criteri che  passano  da  una
  assemblea all'altra.
   Vorrei  capire anche come mai un assessore non può  svolgere  la
  funzione   di   deputato.  Che  senso  ha   questa   sostituzione
  finalizzata   al   mantenimento  degli  equilibri  nell'Assemblea
  regionale  siciliana come nei consigli comunali e provinciali  se
  non   quella   denunciata  dell'uso  delle   poltrone    per   il
  mantenimento del potere.
   Ciò  esattamente di cui il popolo siciliano non  aveva  bisogno,
  ciò  di  cui  la politica non aveva bisogno, ciò di cui in  altri
  momenti della politica di questo paese si è tentato di non  fare,
  ciò  da  cui  si  è  tentato di affrancarsi e  che  invece  viene
  riproposto  in maniera miope, in maniera oscurantista in  maniera
  indegna  in questa  legge.
   E  lo sbarramento del 5 per cento anche qui traslato così come è
  da  quella incongrua, inopinata  da noi  avversata norma  che  ha
  imposto lo sbarramento del 5 per cento nel collegio regionale per
  deputati  eletti   nei collegi provinciali. Abbiamo  sottolineato
  come  aberrante  il caso possibile che si può  verificare  di  un
  deputato che venga eletto nel proprio collegio  provinciale primo
  fra   tutti quelli che  vi concorrevano e quindi  venga additato,
  venga   riconosciuto,  venga  indicato  dagli  elettori  del  suo
  collegio  a  rappresentarlo  e  poi si  debba  vedere  negata  la
  presenza  in Parlamento perché non si raggiunge un quorum fissato
  artificiosamente convenzionalmente da questa Assemblea di  fronte
  al  fatto che poi questa Assemblea ospiterà persone non elette  e
  inserite nel listino dei potenti, nel listino del trucco.
   Una  vera  vergogna che si vuole traslare così com'è  a  livello
  degli enti locali, quando voi stessi indicando che lo sbarramento
  del 5 per cento debba valere per i comuni al di sopra dei 10 mila
  abitanti  seppure  in maniera rozza e primitiva  riconoscete  che
  esiste  una differenza, che esiste che esiste un  livello  locale
  che  va trattato con attenzione e cono sensibilità differente  da
  quello regionale.
   Riconoscete  che esiste una soglia sotto la quale lo sbarramento
  del  5  per  cento non è nemmeno  pensabile, quella dei  10  mila
  abitanti.  E allora se aveste continuato a ragionare  vi  sareste
  accorti  che  anche  sopra i 10 mila abitanti questo  sbarramento
  negli   enti   locali,  nei   comuni,  nei   nostri   comuni    è
  assolutamente inopinato, assolutamente irragionevole,  una  norma
  che  è stata dettata dalla  voglia di dimostrare i muscoli e  che
  dimostra  l'assenza  di  cervello,  che  dimostra  l'assenza   di
  riflessione, che dimostra l'assenza di capacità di argomentazione
  politica, perché ci sono  elementi dentro questa legge  che fanno
  capire  che ci si pone un problema. Ma c'è tutta la scrittura  di
  questa  legge  che  dimostra problema meno  che  mai  per  averla
  raggiunto.
   Per  esempio  la  questione  della revoca  degli  assessori.  Io
  capisco che ci possa essere una riflessione profonda che dovrebbe
  essere  stata fatta, che non può essere stata fatta   in  seno  a
  questa legge perché è estranea come materia in ordine ai rapporti
  fra  il consiglio e la giunta in ordine all'autonomia del sindaco
  e  alle funzioni del consiglio, ma qui questa riflessione  non  è
  stata fatta, questa riflessione è servita soltanto come movimento
  di  stomaco, per compiere vendette personali da parte  di  taluni
  deputati rispetto a situazioni particolari.
   Questa  non  è  la  maniera  con cui si  costruiscono  leggi  di
  interesse  generale, questa non è la maniera con cui ci  si  pone
  l'obiettivo di risolvere problemi che possono pure esistere, e se
  questa  è  la  soluzione noi diciamo che questa è  una  soluzione
  aberrante che ha come unico scopo quello di tornare indietro  nel
  medioevo  della  nostra politica. Molto più  congruo,  molto  più
  sensato,  eliminare,  abrogare  la  legge  n.  7.  Diciamolo  con
  franchezza   Se  questo  è quello che volete,  se  volete  negare
  l'elezione  diretta del sindaco che, infatti,  non  viene  eletto
  direttamente,   se  volete  negare  che  i  cittadini   esprimano
  rappresentanze  ed  attribuiscano responsabilità  a  un  sindaco,
  ditelo   Perché è chiaro che in questo modo nessun sindaco  potrà
  rispondere  delle  proprie responsabilità. Se  anche  la  squadra
  degli  assessori, concepita come i suoi più diretti e  affidabili
  collaboratori, debba essere sottoposta al vaglio, al piacimento e
  quindi  alla  discrezionalità,  e  quindi  ancora  una  volta  al
  mercanteggiamento da parte del consiglio comunale o del consiglio
  provinciale,  allora qui si nega il criterio di  attribuzione  di
  responsabilità   a   un   sindaco  che   doveva   essere   eletto
  direttamente.
   Qui  si  torna  indietro di dieci anni  Qui si dimostra,  ancora
  una  volta, l'assoluta raffazzoneria con la quale avete costruito
  questa  legge,  l'assoluta  mancanza  di  cultura  politica,   la
  incapacità  di  affrontare un problema e di  risolverlo  con  gli
  strumenti legislativi.
   C'è  in  questa norma semplicemente astio  C'è in  questa  norma
  semplicemente  cattiveria  C'è in questa norma  semplicemente  la
  voglia  di concepire la politica come la concepite, semplicemente
  schiacciando  chi la pensa diversamente, cercando  di  bloccarlo,
  cercando  di negare a chi si deve assumere la responsabilità,  la
  possibilità  di  esercitarla   C'è semplicemente  la  volontà  di
  estendere  il  dominio del potere ad ogni forma di rappresentanza
  istituzionale, di occupare attraverso l'uso dei partiti e  quindi
  attraverso  la  manipolazione dei consigli che sta dentro  questa
  norma,  e conoscete benissimo quali sono i meccanismi, di  negare
  alla  cittadinanza la possibilità di essere rappresentati  da  un
  sindaco  eletto liberamente e del quale poi si può  compiere  una
  valutazione completa a fine mandato.
   Come  verrà  valutato un sindaco? Come risponderà agli  elettori
  che  attraverso  le liste lo avrebbero indicato primo  cittadino,
  quando non gli si darà la possibilità di rispondere direttamente,
  nel  bene  o nel male, delle scelte e del programma che  dovrebbe
  mettere  in  campo  attraverso persone  di  sua  fiducia,  ma  di
  fiducia,   invece,  o  sottoposte  al  giudizio,  al   veto,   al
  compiacimento  di  un  consiglio  comunale  che  è  altra   cosa,
  all'interno di quella concezione della legge n. 7 che, di  fatto,
  si sta smentendo, snaturando.
   Il  rischio di questa norma è che si torni indietro veramente di
  corsa.  Il  rischio di questa norma è che si affermi il principio
  della subalternità, non più la negazione degli effetti disgiunti,
  della  disgiunzione, della responsabilità diretta del  sindaco  e
  della  funzione  distinta del consiglio, ma , al  contrario,  una
  subalternità.  Lo ripeto, molto più coerente ed aveva  un  senso,
  anche  se poi se ne sono dimostrati gli effetti nefasti sotto  il
  piano  della  governabilità,. E per questo si era  introdotta  la
  legge n. 7, molto più sensato, se questa è la vostra  intenzione,
  dichiarare oramai abrogata la legge n. 7.
   Avrebbe  avuto più senso, anziché introdurre precipitosamente  e
  inopinatamente norme veramente offensive di tutti i sindaci e  di
  tutti  i  presidenti  della  provincia   che  in  questo  momento
  rispondono in prima persona del proprio operato ai cittadini, che
  in  questo momento ci danno dimostrazione e prova, comunque  sia,
  nel  bene e nel male, dell'impegno che stanno portando avanti nei
  confronti dei loro cittadini, con grande difficoltà e con  grande
  sacrificio.
   Questa  è una norma che li offende.  Il nostro Parlamento  dà  a
  loro  il  messaggio di dire  non ci interessa  quello  che  fate,
  contate  meno di niente, contante meno dei giochi di  potere  che
  ordiremo  all'interno  del  consiglio  comunale    Questo  è   il
  messaggio  che daremo ai sindaci e ai presidenti della provincia,
  proprio  all'indomani  di  un messaggio  importantissimo  che  il
  presidente  Ciampi, il capo dello Stato, ha dato di apprezzamento
  e  di  riconoscimento dell'opera che tutti i  sindaci  in  Italia
  compiono.  Noi stiamo dando il segnale opposto e stiamo  dicendo:
  voi dovete essere cosa nostra, cosa di questa politica sporca che
  non  vi  riconosce  alcun tipo di possibilità  di  continuare  ad
  esistere nelle funzioni che oggi voi esercitate comunque.
   Non  si tratta di giudicare se un sindaco è bravo o non è bravo,
  a  questo  provvedono altri istituti, altri provvedimenti,  altri
  meccanismi, si tratta di capire se è in condizione di  dimostrare
  che  sia  bravo o non lo sia e voi non volete nemmeno che  questo
  accada.
   Questo  è veramente un passo indietro di decenni. Ancora  peggio
  che  dare  il  tutto nelle mani di un consiglio. Tutto  questo  è
  veramente  troppo, perché noi possiamo andare avanti  a  renderci
  complici di questo misfatto. Questo è un atteggiamento che  prima
  ancora  che sul piano delle incongruità legislative, prima ancora
  che  sul  piano  del  contrasto sulle norme ci indignano,  perché
  questa  è ottusità, questa è prevaricazione, questa è assenza  di
  cultura  politica, questo è esattamente la fotografia  di  quello
  che siete, questo provvedimento è una vergogna, e voi questo oggi
  state  dimostrando di essere agli occhi del popolo siciliano  con
  questa  legge  e  con  il silenzio di tutti  voi  deputati  della
  maggioranza questa sera in Aula.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Savarino.  Ne  ha
  facoltà.

    SAVARINO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, non  nascondo
  una  certa difficoltà a parlare durante questo dibattito  che  ci
  vede  qui a disquisire su un maxi emendamento che arriva in  Aula
  travolgendo  e  stravolgendo il lavoro fatto  in  Commissione.  E
  l'imbarazzo  mio  quindi  ritengo sia l'imbarazzo  di  chi  e  di
  quanti,  come me, hanno lavorato in Commissione ad un disegno  di
  legge  che  ci ha visti collaborare, ascoltare, dialogare  e  poi
  definire  un disegno di legge che, lo hanno definito i  giornali,
  portava  la Sicilia all'avanguardia perché presentava un  disegno
  di  legge moderno, avanzato, un disegno di legge che riportava la
  Sicilia ad essere laboratorio giuridico, laboratorio politico.
   Ebbene,  quel  disegno  di legge è uscito così  in  Commissione,
  frutto,  quindi,  del  lavoro attento, più o  meno  illustre,  ma
  certamente fatto con grande senso di responsabilità da  parte  di
  ognuno  dei componenti di quelle due commissioni congiunte,  oggi
  probabilmente subisce una battuta di arresto.
   Io  sono un deputato regionale che rappresenta la maggioranza in
  questa   Assemblea  e  certamente  non  mi  fa   piacere   vedere
  mortificato un lavoro che è stato così attento, così anche  lungo
  e certamente così valido nei risultati.
   La  cosa  che dispiace di più è vedere che alcune tematiche  che
  pure erano state trattate in Commissione e valutate negativamente
  adesso stiano rientrando attraverso questo maxi emendamento.
   Ricordo   solo   a   me  stessa  che  sull'incompatibilità   tra
  l'assessore  e  il deputato abbiamo disquisito diverso  tempo  in
  Commissione;   abbiamo ritenuto la maggioranza, e non  solo,  che
  questo  istituto giuridico di nuova invenzione fosse quanto  meno
  illegittimo  costituzionalmente perché violava  più  norme  della
  Costituzione,  più  principi costituzionali:  l'immediatezza  del
  voto,  che  vuole e pretende che l'elettore che esprime  un  voto
  vuole  che  immediatamente quel collegio abbia un  rappresentante
  certo;  il  principio del libero mandato. E' stato già  detto  da
  altri  colleghi, per cui invece vincola il deputato supplente  ad
  una  aleatorietà che lo rende quanto meno dimezzato,  non  so  se
  schiavo  come qualcuno lo ha indicato o portaborse, ma certamente
  dimezza  le  sue  facoltà  perché àncora temporaneamente  la  sua
  elezione alle alterne fortune di un assessore, e perché no, anche
  alle bizze di un presidente.
   Inoltre  viene violato quello che è il principio della  certezza
  della  plenarietà  di una Assemblea e della  legittimità  che  la
  rappresentanza  sia  certa  all'interno  dell'Assemblea.   Questa
  rotazione  potrebbe anche essere smaniosa, continua, ripetuta.  E
  questo  creerebbe un'incertezza del plenum, non in quanto  numero
  ma  in quanto rappresentanti e quindi ci ritroveremmo ad avere in
  Commissione, oggi Tizio, Caio e Sempronio, domani chi lo  sa,  ad
  aggiornare costantemente le Commissioni, ad aggiornare anche  una
  serie  di  Giunte. Tutto per motivi probabilmente anche  estranei
  alla politica.
   E  lo  stesso  principio,  esteso alle Province  ed  ai  Comuni,
  secondo  la  mia  modesta opinione, potrebbe anche  creare  degli
  equivoci   di  dubbia  moralità,  perché  non  tutti  siamo   dei
  signorotti o delle persone spesso trasparenti; potrebbero  quindi
  nascondersi interessi diversi o, comunque, volontà non sempre  di
  alta politica o di rispetto istituzionale.
   Questo istituto che venne sonoramente bocciato in Commissione  è
  ora riproposto.
   Non  ho  presentato  nessun  subemendamento  in  materia  perché
  ritengo  che  non sia necessario bocciarlo in Aula - sicuramente,
  il  Commissario  dello  Stato non potrà   mantenere  in  vita  un
  istituto del genere - ma sono qua e, sostanzialmente, è questo il
  motivo  del mio dissenso rispetto all'intero maxiemendamento  per
  il quale già preannuncio la mia astensione.
   Sono  stata  io  a  presentare, insieme alle  mie  colleghe,  un
  subemendamento  per  tentate di gettare un  salvagente  a  questa
  maggioranza,  a questa Assemblea, non perché c'è il tentativo  da
  parte  nostra  di acquisire una sorta di riserva o  di  quota  di
  vantaggio, ma per rilegittimare una parità di chances, perché  di
  questo si tratta.
   In  Commissione, vi sono stati dei colleghi che hanno  assentito
  alle  motivazioni che spingevano me ed altri - ad onor del  vero,
  anche  l'onorevole Ioppolo, l'onorevole Ardizzone e quanti  altri
  in  Commissione ritenevano che fosse legittimo e doveroso che una
  lista   bloccata,   così  come  l'avevamo  individuata,   dovesse
  necessariamente  recepire i principi sanciti dalla  Costituzione,
  all'articolo  51,  soprattutto  dopo  la  novella  legislativa  e
  dall'articolo 3 dello Statuto che recita che questa legge che  ci
  apprestiamo  a  votare  deve garantire condizioni  di  parità  di
  accesso  alle  consultazioni elettorali. Non vuol  dire  nicchie,
  vuol  dire  parità  di  chances.  Quando  una  lista  prevede  la
  preferenza,  la  chance te la cerchi tu, unica  donna  -  come  è
  successo  a  me - all'interno di una lista di uomini, ma  quando,
  invece, come succede nel listino, nella lista regionale, non  c'è
  la  possibilità di preferenza, chiaramente quella chance la  deve
  garantire la legge, altrimenti la lista regionale bloccata, senza
  possibilità   di  preferenza,  è  illegittima  costituzionalmente
  perché  viola  l'articolo 51 della Costituzione  e  perché  viola
  l'articolo  3 dello Statuto siciliano, che è rango costituzionale
  e a nulla vale cambiare la sanzione.
   Porgo, come dicevo prima, un salvagente perché ritengo -  e  lì,
  chi  vivrà vedrà, che, in ogni caso, sanzione a parte, un listino
  che   non   preveda  l'alternanza  uomo/donna,  sarebbe  comunque
  costituzionalmente illegittimo.
   Perché  quindi  ancorarsi  ad una figura  che  giuridicamente  è
  illegittima?
   Perché  continuare  ad  intestardirsi su  una  posizione  che  è
  assolutamente  sbagliata,  non  solo  politicamente,   ma   anche
  giuridicamente?
   Qui parla, permettetemi, l'avvocato.

    SPEZIALE  Ecco perché ci vogliono più donne al parlamento.

    SAVARINO  Perché politicamente l'errore già è stato fatto.

    SPEZIALE  Una lezione di democrazia alla maggioranza.

    SAVARINO   In  nome  del  rispetto dei principi  di  democrazia
  paritaria,  avevamo fatto diverse battaglie  ma  -  lo  dico  con
  grande  sincerità - noi tutte ci saremmo accontentate di ottenere
  anche   quest'unico   risultato,  pur  mantenendo   la   sanzione
  pecuniaria   per  la  violazione  della  presenza   nelle   liste
  provinciali  -  lì  ne basta una, perché c'è  la  preferenza.  Ci
  saremmo accontentate di ottenere questo risultato che già da solo
  ci  avrebbe permesso di dire - come qualche illustre cronista dei
  giornali,  non  solo  siciliani  ma  anche  nazionali  come    Il
  Messaggero ,  La Stampa  ha già detto, che questa era una  legge,
  sarebbe  stata  una  legge, poteva essere  una  legge  moderna  e
  all'avanguardia.
   Questo  salvagente  è ancora qui. Il subemendamento  lo  abbiamo
  presentato e non lo abbiamo presentato perché vogliamo la  guerra
  tra  sessi.  Non è nelle nostre intenzioni e non è  nelle  nostre
  assolute  volontà perché non abbiamo bisogno di fare  una  guerra
  tra  i  sessi.  Già  ci  siamo,  ci siamo senza  nessun  tipo  di
  vantaggio rispetto ad altri  perchè abbiamo partecipato,  abbiamo
  avuto la possibilità di avere allo stesso gioco le stesse carte.
   Sulla  lista  regionale quindi chiediamo  di   avere  le  stesse
  carte, parità di chances.
   E'  questo quello che chiediamo all'intera Assemblea,  destra  e
  sinistra,  uomini  e, ovviamente, donne, con  la  possibilità  di
  uscire  da quest'Aula con una legge elettorale nuova, importante,
  che  sia  condivisa da chi ci sta a guardare, che al di là  delle
  convinzioni di ognuno di noi, quando ci guarda poi ci  giudica  e
  il giudizio non possiamo pretendere che sia positivo senza averne
  merito.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Ferro.  Ne  ha
  facoltà.

    FERRO    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   ascoltando
  attentamente l'intervento dell'onorevole Ortisi, che parlava  con
  il  Commissario  dello  Stato,  idealmente  o  con  uno  dei  due
  telefonini  -  perchè uno è quello dell'Assemblea  -  constatavo,
  ragionando  tra me e me, come sia abbastanza amaro,  in  tema  di
  riforma  elettorale,  all'interno di  quest'Aula,  che  si  debba
  invocare anche il Commissario dello Stato per evitare di produrre
  più  danni  di  quanti non ne siano già contenuti nel  testo  che
  stiamo  discutendo,  un  testo in cui, in  qualche  modo,  stiamo
  consumando all'interno di quest'Aula, la morte della politica.  E
  stiamo anche raccontando un po' di bugie agli elettori siciliani,
  perchè  già partendo all'articolo 1 si dice che  il Presidente  è
  eletto  a  suffragio  universale  con  voto  diretto,  libero   e
  segreto .
   Il  voto  diretto  lo  abbiamo calpestato  nel  momento  in  cui
  abbiamo  bocciato  gli  emendamenti che  richiamavano  la  doppia
  scheda  e l'abbiamo bocciato per la seconda volta quando è  stato
  bocciato   l'emendamento  che  prevedeva  il  voto  confermativo,
  manifestando  quindi  ciò  che la sostanza  dice:  ingannare  gli
  elettori.
   Poi  diciamo  che  il voto è  libero e segreto .  Abbiamo  fatto
  rilevare  in  questi giorni come fosse opportuno nutrire  qualche
  perplessità  -  più  che poche perplessità,  forse,  anche  delle
  certezze  -  sul  fatto  che il voto, in questa  Regione,  non  è
  segreto  ed  abbiamo  suggerito anche  delle  soluzioni  tecniche
  abbordabili  del seggio unico per sezione - come ricordava  prima
  l'onorevole Orlando - o provinciale; in ogni caso, un  voto  che,
  in qualche modo, superasse la possibilità e la capacità, da parte
  dei candidati, di controllare l'opinione degli elettori.
   Anche  su  questo vi è stato il silenzio assoluto.  Siccome  non
  bastavano  i  silenzi, con questo subemendamento ci si  è  voluti
  sbizzarrire. Ed io credo che, ancora prima del Commissario  dello
  Stato,  la  Presidenza, considerato che già il  comma  10  a  cui
  facevamo  riferimento  è  stato ritenuto  irricevibile  ,  possa,
  coadiuvata   dagli  Uffici   che,  a  differenza   dell'onorevole
  Cintola,  apprezzo per il lavoro che fanno, valutare quali  altri
  eventuali   temi di irricevibilità siano presenti  nel  testo,  a
  partire  dal  fatto  che  da una legge  che  riguarda  l'elezione
  diretta  del Presidente della Regione e dell'Assemblea  regionale
  per  esempio,  con  un  volo pindarico si  passa  a  parlare  dei
  Consigli   comunali   e   provinciali,   violando   due   aspetti
  sostanzialmente,  uno  di  carattere  procedurale  -  quindi   di
  Regolamento  interno, l'articolo 111 a cui si faceva  riferimento
  prima - ma anche violando il principio dell'elezione diretta  del
  Sindaco e del Presidente della Provincia che deve sottoporsi  poi
  al parere dei Consigli per sostituire gli assessori.
   Delle  due l'una. O il sindaco, il Presidente della Regione,  il
  Presidente   della   Provincia,  il  Governo   si   assumono   la
  responsabilità  degli  assessori  indicati  o  non  c'è  elezione
  diretta e si va all'elezione di natura diversa. Ci sono norme che
  sono in palese contrasto con la Costituzione.
   Lo  abbiamo ripetuto più volte in questa sede, in questi  ultimi
  giorni.  Ma  c'è  questo  silenzio assordante  da  parte  di  una
  maggioranza  che, per la verità, più che protagonista  di  questa
  legge elettorale è costituita da pupi, perché i pupari sono fuori
  da quest'Aula ad ordinare loro quello che devono fare.
   Qui  non  si tratta soltanto di un problema di regole del  gioco
  che  si prova a condividere e a scrivere insieme, maggioranza  ed
  opposizione.  Vi  è  un  tema, a mio  avviso,  più  profondo  che
  riguarda  la  dignità dell'Assemblea, la qualità  della  politica
  che,  attraverso questa legge, semmai ancora ce ne fosse bisogno,
  provoca  un danno non solo al funzionamento istituzionale  futuro
  dell'Assemblea stessa, ma anche all'immagine di questa Regione.
   Una  legge ipocrita fatta di bugie che nel sottotesto vede delle
  vendette  personali  consumate tra i  parlamentari  ed  i  gruppi
  politici  della  maggioranza  ove,  a  completamento  di   questa
  ipocrisia, si fa un gran parlare della presenza delle donne nelle
  istituzioni,  di  facilitarne  l'accesso  e  poi  ci  si   limita
  semplicemente a pensare ad una sorta di pena pecuniaria  per  chi
  non  rispetta le regole come se l'accesso alle donne in  politica
  fosse da trattare come le sanatorie edilizie, materia che vede la
  maggioranza di centrodestra ricoprire il ruolo di grande esperta.
   Credo  che  tutto  ciò  dovrebbe permettere  -  e  l'unica  voce
  discordante da questo scranno è quella dell'onorevole Savarino  -
  a  ciascuno dei parlamentari di fare la loro parte, di  ragionare
  con  il proprio cervello, di non portare il cervello all'ammasso.
  Da due settimane, invece, assistiamo ad uno spettacolo indecoroso
  di  cervello  all'ammasso  che esprime soltanto  la  capacità  di
  eseguire  ordini senza cimentarsi in un confronto in cui  si  può
  condividere o no quello che si dice. Si può provare non  solo  ad
  ascoltare ma anche a convincerci ed a convincersi.
   Tutto  ciò  non è avvenuto, signor Presidente. In quest'Aula  si
  sta  effettuando una prova di muscoli, irragionevole e, ancor  di
  più, miserabile sapendo che quello che noi stiamo facendo porterà
  sicuramente  un  danno alla credibilità delle istituzioni  ed  al
  loro funzionamento.
   Noi,  in  tutte queste settimane in cui si è affrontato il  tema
  della  riforma elettorale, come centrosinistra, non abbiamo fatto
  certo  un'opposizione strumentale, non abbiamo ritardato i lavori
  perché  non vogliamo la legge; forse, altri deputati non vogliono
  la   legge   elettorale  in  quest'Assemblea,  altri  che   forse
  appartengono esattamente alla stessa maggioranza.
   Se  tutto  ciò è vero, siamo ancora qui - lo diceva  l'onorevole
  Savarino - con una possibilità di cambiare, di rinunciare -  come
  è  normale che sia, ognuno a qualcosa - ma purchè si possa uscire
  da  quest'Aula dicendo  abbiamo approvato una buona  legge  o  la
  migliore  legge possibile , non la  pessima legge o  la  peggiore
  legge possibile.
   Quello che ci accingiamo a fare nelle prossime ore è votare  una
  pessima  legge che costituirà un  danno per la Regione siciliana,
  per  quest'Assemblea e, mi permetto di dire, per una politica che
  non immaginavo potesse cadere così in basso.
   Qualche  vecchio amico socialista mi diceva, negli anni passati,
  che  nel tempo qualcuno mi avrebbe portato a pensare che, tra  la
  prima   e  la  seconda,  era  sicuramente  preferibile  la  prima
  Repubblica.
   Non  arrivo a questa estremizzazione ma, certamente, la  qualità
  della politica protagonista di queste ultime settimane, quando si
  è affrontato il tema elettorale, è di basso livello.
   E'  un tema ricorrente, se ne parla, si provano confronti. Lo si
  è  fatto  in  Commissione,  con un  lavoro  puntuale  in  cui  le
  posizioni potevano essere differenti,  ma c'era un confronto.
   Ebbene,  in  quest'Aula,  questo confronto  non  c'è  stato.  Il
  disegno di legge presentato era già molto discutibile, fortemente
  mortificante e penalizzante per la democrazia e la partecipazione
  alla politica.
   Questo  emendamento chiude il cerchio di una legge  pessima,  di
  una  legge della quale  dovreste vergognarvi. Vi vergognerete  e,
  come  ha  detto  qualche  collega del centrosinistra,  quando  la
  coalizione del centrosinistra vincerà, o sarà al Governo - e sarà
  maggioranza  di quest'Assemblea - approverà una legge  a  proprio
  vantaggio.
   Ritengo  che la cultura politica si misuri, però, in modo  assai
  diverso  e  che  le leggi elettorali si approvino in  modo  assai
  diverso.  Qualora,  quindi, come mi auguro,  dovesse  vincere  il
  centrosinistra, sicuramente, non sarebbe approvata una  legge  di
  questa natura.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Curto.  Ne  ha
  facoltà.

    LO  CURTO .  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  devo  dire
  che stasera - siamo quasi a notte fonda - riprendere la parola in
  quest'Aula,   è  per  me un fatto difficile perché  mi  sono  già
  espressa  in  apertura del dibattito su questa legge  elettorale,
  quando non era ancora stato presentato questo maxiemendamento che
  oggi  ne stravolge l'assetto normativo, già previsto dalla  norma
  esitata  dalla  Commissione di merito e  nella  quale  era  stato
  avviato   un  ampio  dibattito  tra  tutte  le  parti   politiche
  rappresentate.
   Ebbene,   riprendere  ancora  una  volta  la  parola  mi   viene
  difficile, lo ripeto.
   Già  nel  mio  primo intervento, in apertura del  dibattito,  mi
  sono  trovata ad esprimere la mia posizione, quella di chi  crede
  nel  valore  della  politica  e, soprattutto,  nella  democrazia,
  nell'esigenza  di  una  legge  di  riforma  così  importante,  di
  sistema,   che  determinerà  l'assetto  di  quest'Assemblea   nei
  prossimi anni, la  configurazione della politica istituzionale.
   Questa  legge  meritava e merita, perché  non  perdo  ancora  la
  speranza  -  anch'io voglio condividere il sogno  che  ad  uscire
  sconfitto  da  quest'Aula  possa  essere  un  atteggiamento   non
  democratico  e  che invece prevalga la ragione  del  buon  senso,
  dell'ascolto, della capacità di trovare un livello di  mediazione
  possibile.
   Poc'anzi,  quando ho contattato gli Uffici per informarmi  sulla
  possibilità    di   un    subemendamento   da    presentare    al
  maxiemendamento in discussione, mi si diceva che tornare indietro
  rispetto ad alcune questioni non è una cosa carina, una cosa  che
  fa piacere.
   Ho  risposto  che  sinceramente ciò che più mi  addolora  è  non
  avere  a  cuore  e  tutelare in assoluto l'interesse  dell'intera
  Assemblea,  l'interesse della democrazia, gli interessi  generali
  dei  cittadini, ancorché gli interessi particolari. Mi  interessa
  più  riuscire  a garantire questo principio - che  per  me  è  un
  principio assoluto, al quale dedico totalmente fedeltà  e  voglio
  assolutamente  spero  condividere  con  tanti  altri  colleghi  -
  piuttosto che volere assolutamente e pervicacemente procedere  in
  avanti.
   Ritengo auspicabile la possibilità di trovare ancora una via  di
  dialogo  che  metta  insieme  la democrazia,  le  restituisca  il
  prestigio   in   questa  autorevole  Aula,  quel  prestigio   che
  certamente  viene dimezzato nel momento in cui molte  delle  cose
  che  prima  erano passate in quella Commissione, dove l'onorevole
  Savarino  ha  detto  è  stato  fatto  un  lavoro,  un  lavoro  di
  confronto,  sicuramente  ove  ciascuno  ha  espresso  la  propria
  posizione   politica,   la   propria  posizione   partitica,   di
  coalizione, ma pur tuttavia era riuscito a portare fuori un testo
  largamente condiviso a proposito di alcuni principi fondamentali,
  vengono stravolte.
   Questo maxiemendamento stravolge quella iniziale possibilità  di
  mediazione e di ricerca del dialogo e della scelta democratica.
   Oggi  il  rischio  è  che  si faccia, in  questa  sede,  un  uso
  improprio  della  democrazia,  come  dicevo  già  nel  mio  primo
  intervento,  quando  ho  affermato  che  il  vero  valore   della
  democrazia  non è soltanto nella prevalenza e nella  capacità  di
  far  prevalere i muscoli o, in questo caso, la forza dei  numeri,
  quanto  piuttosto cercare le ragioni che ci mettono  insieme,  le
  ragioni che, anche all'interno delle singole coalizioni, facciano
  trovare   valori   comuni   e  sistemi  comuni   attraverso   cui
  riconoscersi e riconoscere la propria identità politica.
   Questo  oggi mi porta a dissentire sul metodo di lavoro che  qui
  h  stato  avviato,  un metodo di lavoro che nega  la  possibilità
  reale  di trovare una sintesi, una ricerca di dialogo, perchè  la
  vera democrazia è ricerca assoluta di questo dialogo.
   Non  voglio  soffermarmi  su alcune  questioni  che  sono  state
  sicuramente  trattate soprattutto dai colleghi  dell'opposizione,
  della  minoranza,  ma  anche  dall'onorevole  Savarino  che  pure
  appartiene alla maggioranza della quale mi onoro anch'io di  fare
  parte,  che  non  ha  mancato di sottolineare alcuni  aspetti  di
  palese  illegittimità, sul piano costituzionale,  di  scelte  che
  vorrebbero farsi passare attraverso questo maxiemendamento.
   Non  ritorno a parlarne per non aggiungere tempo al tempo che  è
  già trascorso, sebbene in questo momento il tempo possa essere un
  prezioso  alleato piuttosto che un nemico, se lo si considera  al
  di  fuori  della stanchezza di ciascuno di noi, ma  piuttosto  in
  direzione di una possibile ricerca di convergenza di posizioni.
   Vorrei  soprattutto  concentrare  la  vostra  attenzione   sulla
  questione  che  attiene al subemendamento che abbiamo  presentato
  vedendo  affievolirsi, annacquarsi il principio della  democrazia
  paritaria  che pure è espressione della Costituzione repubblicana
  e  dello Statuto siciliano che è a rango di legge costituzionale,
  come precedentemente affermato.
   Questa  democrazia paritaria che, approvando l'articolo 2  della
  legge  di  riforma elettorale e successivamente  apprestandoci  a
  scorrere  l'iter  della  stessa legge,  questa  norma  paritaria,
  salutata  come  il  principio inaugurale  di  un  nuovo  percorso
  culturale,  di un nuovo percorso politico nel quale evidentemente
  sono  state  recepite  o  erano state  recepite  indicazioni  che
  provengono  da documenti internazionali, da documenti dell'Unione
  Europea e che la stessa Costituzione ha recepito recentemente con
  la  modifica  dell'art.  51, oggi rischia  di  essere  totalmente
  annacquata. Perché?
   L'onorevole  Savarino faceva riferimento prima ad un  salvagente
  che è stato gettato dentro quest'Aula.
   Ritengo,  onorevoli  colleghi,  che  quest'Assemblea  non  debba
  perdere  l'occasione di fare scuola in Italia; non debba  perdere
  un'occasione  preziosa per scrivere una pagina  della  democrazia
  paritaria  -  che  è assolutamente democrazia  -  perché,  quando
  ancora  parliamo di democrazia paritaria, evidentemente, vogliamo
  riferirci,  sul piano sostanziale, all'assenza di una  democrazia
  paritaria tout court, considerato che la democrazia o è paritaria
  o non è democrazia; di questo dobbiamo discutere.
   Ebbene,  ancora  oggi  la nostra legislazione  è  manchevole,  è
  insufficiente  da  questo  punto di  vista.  E  non  è  un  caso,
  onorevoli  colleghi, che la Corte Costituzionale  abbia  espresso
  una  sentenza  con  la  quale boccia un  ricorso  presentato  dal
  Consiglio dei Ministri.
   Non   volevo  portare  un   uomo  in  Europa .  Con  uno  slogan
  provocatorio ho fatto sì che si accendessero i riflettori su  una
  candidatura, l'unica candidatura possibile, di donna,  femminile.
  Perché?
   Lo  voglio  spiegare non per sminuire le altre candidature.  Io,
  candidata nel gruppo di Forza Italia, con un partito che  avrebbe
  dovuto  votare unicamente per me, potevo avere chances  vere  per
  andare  in  Europa ed avremmo raggiunto così il duplice risultato
  di  avere,  per  la  prima volta, una donna siciliana  eletta  al
  Parlamento  Europeo ed una donna della provincia di Trapani  che,
  guarda  caso,  per  il numero dei suoi elettori,  non  potrà  mai
  eleggere alcun eurodeputato a Strasburgo.
   Si  trattava, quindi, soltanto di una provocazione  sulla  quale
  ciascuno  poteva  inventarsi  quel che  voleva  ma,  sicuramente,
  quella foto era la foto di una donna vera, di una donna che crede
  nel valore delle donne.

    PRESIDENTE  Per tanti anni, la provincia di Enna ha  eletto  un
  eurodeputato,  allora del Movimento Sociale  Italiano,  ed  è  la
  provincia più piccola della Sicilia.
   La  provincia  di  Trapani, quindi, può sicuramente  sperare  di
  avere  un  eurodeputato quando ne esprimerà qualcuno in grado  di
  raccogliere il numero di voti sufficienti.

    LO  CURTO . Probabilmente, ho sbagliato la lista -  ha  ragione
  l'onorevole Ioppolo - ma, al di là delle questioni che  attengono
  alle specificità, vorrei riportare la vostra attenzione o portare
  per  la  prima  volta  l'attenzione di  ciascuno  di  voi  su  un
  documento.  Mi riferisco alla sentenza della Corte Costituzionale
  che  boccia un ricorso esperito dal Presidente del Consiglio  dei
  Ministri  contro la legge varata dalla Regione a Statuto speciale
  della Valle d'Aosta.

    STANCANELLI   assessore regionale per il lavoro, la  previdenza
  sociale,  la formazione professionale e l'emigrazione.  Quella  è
  piccola.

    LO  CURTO . Quella è piccola, ha avuto ragione ed ha  vinto  il
  ricorso, assessore Stancanelli.Voglio dire proprio questo.
   Se   leggiamo   le   argomentazioni  addotte,  contenute   nella
  sentenza,  riscontriamo il principio che  volevamo inaugurare  in
  Sicilia  con la legge elettorale e con quella norma che prevedeva
  la  irricevibilità e, dunque, la invalidità delle liste,  ove non
  fosse presente il 50 per cento delle donne.
   Ma  guardate,  scorrendo  e leggendo proprio  questo  documento,
  questa  sentenza, si nota una cosa estremamente interessante  che
  consiglio   agli   uomini   di   quest'Assemblea,   ai   colleghi
  parlamentari,  di  leggere perché mi sono sentita  contestare  la
  presunta  imposizione  che  non  sarebbe  comprensibile,  non   è
  condivisibile.
   Ebbene,  qui  non si tratta di volere imporre, quanto  piuttosto
  di voler determinare condizioni affinché i partiti si attivino  e
  si attrezzino per quella svolta culturale e politica che serva ad
  affermare  i  principi  democratici:  altrimenti  le  donne,  che
  storicamente  non  ci  sono state e non  ci  sono   ancora  nelle
  assemblee  elettive e nelle istituzioni (prova ne sia  in  quante
  donne siamo presenti in quest'Assemblea) ebbene, continueranno  a
  non esserci.
   Il  sesso  sottorappresentato  deve  essere  aiutato  a  trovare
  espressione  con  strumenti normativi certi, che garantiscano  la
  condizione,  diceva l'onorevole Savarino, di giocare una  partita
  utilizzando le stesse carte, cose che alle donne sono mancate.  E
  non  lo dico io, lo sancisce la Corte costituzionale; non lo dice
  l'onorevole  Savarino, lo afferma la Corte  costituzionale  e  lo
  diciamo   noi,   a  sostegno  di  un  principio   che   serve   a
  quest'Assemblea, che nel momento in cui vuole varare  una  norma,
  una  legge  di  riforma  elettorale,  non  può  disattendere   un
  principio    costituzionale,    pena    ne    sia,    ovviamente,
  l'impugnazione,  la  possibilità  cioè  che  questa  legge  andrà
  sicuramente ad essere impugnata.
   Allora,  vogliamo  fare le cose sul serio o  solo  di  facciata?
  L'onorevole  Savarino  diceva  di voler  lanciare  un  salvagente
  perché  si  lasci almeno che, nella lista regionale, il principio
  rimanga vincolato all'invalidità della lista, nel momento in  cui
  i   partiti  non  osservino  il  principio  del  50  per   cento,
  dell'alternanza uomo - donna;  e lasciamo pure che,  nella  lista
  proporzionale del collegio, si arrivi alla sanzione.
   Noi  siamo  anche consapevoli della difficoltà di trovare  donne
  che   siano   disponibili  a   scommettersi ,   a   mettersi   in
  discussione:  ci rendiamo conto che ci sono esigenze  di  rendere
  queste  liste forti, robuste, competitive e, forse, non tutte  le
  donne  sono,  probabilmente, ancora disponibili e  pronte,  però,
  determiniamo  le condizioni affinché, almeno il listino,  diventi
  strumento di garanzia di un principio che la Costituzione, io non
  dico propone, ma impone a ciascuno di rispettare.
   Nel  momento in cui quest'Assemblea si attrezza per  varare  una
  legge    elettorale   non   può   disattendere    un    principio
  costituzionale: è questo che mi sembra incredibile,  come  diceva
  l'onorevole  Orlando; non si può andare veramente a  smontare  un
  principio  che la Costituzione vuole e, credetemi, non si  tratta
  di  difendere una posizione personale, qui di personale  non  c'è
  niente.
   E'  già  stato detto dall'onorevole Savarino: qui noi  donne  ci
  siamo  arrivate  mettendoci in discussione, candidandoci,  uniche
  donne,  nel  sistema proporzionale nei nostri collegi;  ci  siamo
  candidate  e  siamo  qui, a rappresentare  uomini  e  donne,  non
  soltanto  le donne, e noi chiediamo a voi uomini di rappresentare
  uomini e donne, non uomini solamente
   Io  credo  che  sia  arrivato il momento di attivarci,  di  fare
  squadra, di lavorare insieme per un principio.
   Ho   molto   apprezzato  l'onorevole  Ioppolo  per  questa   sua
  dichiarazione,  perché  ci  crede  veramente  e  allora,  se  non
  vogliamo  fare del listino un sistema soltanto di privilegio  per
  alcuni, così come è stato nel passato, io sono finalmente  felice
  che, quanto meno, chi è candidato nel listino sia anche candidato
  nel  territorio,  perché è giusto che la  candidatura  sia  anche
  espressione della ricerca del consenso, che sia espressione di un
  lavoro  di  squadra, anche della possibilità di  intercettare  il
  consenso  attraverso un'azione politica, la proposta,  attraverso
  le idee.
   E  noi  dobbiamo riuscire a trovare la possibilità di  ricercare
  il consenso. Noi non chiediamo sconti, perché chi è candidata, le
  donne  che saranno candidate nel listino, saranno anche candidate
  nel collegio.
   Non  chiediamo  privilegi, lo ribadisco, vogliamo  affermare  un
  principio, perché vogliamo inaugurare una storia nuova.
   Vogliamo cercare, vogliamo credere che sia possibile davvero   E
  non siamo qui a recitare la nostra parte, soltanto per obbedire a
  un  rito,  pensando  che  c'è qualche  donna  che  anche  là  sta
  recitando la sua parte.
   No   Noi  donne  le parti non le recitiamo  E' vero,  noi  siamo
  dirigenti  di  partito  e abbiamo dei doveri  nei  confronti  dei
  nostri  partiti, ma io ho già espresso la mia posizione in questa
  Aula.  Ho  già  detto che l'unica vera  fedeltà a cui   mi  sento
  legata intimamente, intrinsecamente, assolutamente, è quella  che
  mi  collega  ai  cittadini, rispetto ai quali devo  rappresentare
  diritti,  devo rappresentare esigenze, per orientare - anche  con
  il  mio  lavoro  da legislatore - la possibilità  di  cambiare  i
  costumi. A questo servono  le leggi
   Le   leggi  servono   a  modificare  i  costumi  e  noi  abbiamo
  l'obbligo,  il dovere morale, la necessità etica di dare  davvero
  questo segnale forte
   Dobbiamo,   con  la  nostra  azione  politica,  da  legislatori,
  determinare  le  condizioni perché si  cambi   a  favore  di  una
  democrazia  che, senza le donne, non è tale. No, non è democrazia
  paritaria, non è democrazia   Di questo si tratta. Lo dice questo
  documento, riportando anche la Carta internazionale  dei  diritti
  votata  a  Nizza,  in  cui anche l'Italia era  rappresentata  nel
  momento in cui l'ha votata.
   Ebbene,  dobbiamo aiutare il sesso sottorappresentato ad  essere
  rappresentato.
   Io  credo  che questo sia un atto di giustizia sociale,  non  un
  atto di prevaricazione o di imposizione.
   Vorrei  soltanto  fare  riflettere questa  Assemblea,  e  quanti
  hanno  ancora  la pazienza di ascoltarmi,  su un dato  solamente:
  il   61  a  0  in Sicilia non è stato solo un  61 a 0  contro  il
  centro-sinistra, lo è stato anche contro le donne;  guarda  caso,
  nessuna  donna  è  stata  candidata  nel  centro-destra,   tranne
  ovviamente a Siracusa, il ministro Prestigiacomo.
   Ma  ditemi perché. Ditemi perché, riflettiamo un attimo  insieme
  a voce alta.
   Voglio  essere la voce della vostra coscienza quella più intima,
  quella a cui voi non date ascolto, ma che sicuramente è dentro di
  voi.
   Certamente,  è  dentro  di voi. Perché  nessuna  donna  è  stata
  candidata col sistema maggioritario nel centro-destra?
   Nessuna  donna  è  stata candidata e qualunque  uomo  sia  stato
  candidato, alla fine, ce l'ha fatta: perché quel sistema,  voluto
  dai  partiti,  dove  alla fine - attenzione, questo  è  anche  un
  problema   che  riguarda  il  centrosinistra,  non  soltanto   il
  centrodestra,  è  un  problema di sistema,  infatti,  di  cultura
  politica  o  di  assenza di cultura politica  -  ebbene,  nessuna
  coalizione ha scommesso sulle donne. Perché?
   Perché  laddove  il  risultato è certo, o presumibilmente  tale,
  perché  o  vince  il candidato del centrosinistra  o  quello  del
  centrodestra   ma,  comunque,  uno  sicuramente  -   ebbene,   lo
  ribadisco,   in  quel risultato non c'è stato posto  per  nessuna
  donna
   Come  mai,  perché? Dobbiamo dircelo chiaramente, e  non  certo,
  come  qualcuno vorrebbe farci credere, perché si temono le donne.
  No   Le donne non sono temute, vorrei  poterlo credere. Onorevole
  Virzì,  vorrei  poter  ridere  elle sue  battute,  ma  in  questo
  momento ahimè...

    VIRZI'    Nessun  dittatore  comunista  era   donna    E'   una
  discriminazione

    LO  CURTO .  E  non lo sarebbe mai stato, perché nessuna  donna
  sarebbe  dittatore,  perché le donne  sono,  per  cultura  e  per
  formazione genetica, contro le dittature.
   Mi  appresto a concludere il mio intervento, dicendo che  questa
  è un'occasione unica, probabilmente. E' un'occasione, certamente,
  da  non  perdere,  lo dicevo anche a tavola ai  miei  commensali,
  all'assessore Cacio, ai colleghi che erano seduti con me.
   Ho  detto di conoscere il perché di questa pervicace volontà  di
  volere  azzerare ciò che noi abbiamo fatto e che  la  Commissione
  aveva  pure  stabilito,  il 50 per cento  del  listino,   con  la
  conseguente  invalidità e irricevibilità  della  lista,  ove  non
  fossero presenti in egual misura le donne.
   Perché  questa pervicace volontà di azzerare quella che era  una
  conquista di civiltà e di democrazia? Non certo perché noi  donne
  facciamo paura  Allora perché
   Abbiamo  fatto  dei conti banali, come noi donne sappiamo  fare.
  Ho  detto  che  se  in  una  logica di assetti  attuali,  ove  il
  candidato  alla  carica di Presidente della  Regione  fosse,  per
  esempio, dell'UDC, certamente, a Forza Italia spettano tre  posti
  nella lista regionale. Ebbene, secondo questo principio, dico che
  tutto  si  può  giocare  tra due uomini e una  donna.  Non  posso
  credere  che  Forza  Italia  voglia rischiare  la  sua  immagine,
  l'impatto  sociale  che la bocciatura di questa  norma  avrà  nel
  momento  in  cui, invece, un atteggiamento di piena  condivisione
  sulla  lista regionale, potrebbe invece trovarci tutti d'accordo,
  ciascun  partito si ritaglia la sua fetta di plauso, di  consenso
  sociale, di condivisione da parte dell'opinione pubblica.
   Noi  dobbiamo  smontare un pregiudizio culturale e politico,  ed
  io  invito la maggioranza, di cui faccio parte, a riflettere  che
  non  vale la pena di accanirsi  su questa cosa, che non  vale  la
  pena stirare per le lunghe e portarci per sfinimento.
   Annuncio   già  il  mio  voto  di  astensione  su  questo   maxi
  emendamento.
   Onorevole  De Benedictis, può non piacere, ma io ho il  coraggio
  di  fare  le  cose e di annunciare le cose che dico  e  anche  di
  farle.
   Io  credo  che  ciascuno  di  noi  ha  delle  responsabilità  di
  partito, però la mia responsabilità di partito non mi consente di
  fare altro: qui sto dicendo tutto quello che posso e sto cercando
  di praticare tutte le strategie che mi sono possibili per tentare
  di trovare un sistema, per condividere insieme un percorso, anche
  col  centro-sinistra, perché ci sono aspetti nel maxi emendamento
  (così  come  ce  n'erano anche nella formulazione  esitata  dalla
  Commissione) che non mi trovano allineata sulla stessa posizione.
   Almeno, sul piano personale: infatti, io dico che la logica  del
  mio  partito è una cosa, la logica individuale, mia,  politica  e
  personale, è un'altra cosa.
   Faccio ed opero questo distinguo, ma annunciando il mio voto  di
  astensione,  ovviamente,  ove  le nostre  richieste  non  fossero
  accolte, che, ripeto, non sono nostre, non sono personali, ma  di
  democrazia, di legittimità, di costituzionalità di questa  legge,
  ebbene,  ove non fosse possibile trovare questo accordo, sappiate
  che c'è il mio voto di astensione.
   E'   un   voto   che,   probabilmente,  non   peserà   ai   fini
  dell'approvazione della legge, ma io spero che pesi dal punto  di
  vista  etico,  dal punto di vista politico, dal  punto  di  vista
  della  responsabilità che la maggioranza si assume, dal punto  di
  vista   di  una  immagine  che  voi dovete  gestire  e  governare
  nell'impatto sociale che non sarà sicuramente positivo nei vostri
  stessi confronti.
   Queste  cose  io,   che  opero  responsabilmente  dentro  questa
  maggioranza, ho il dovere di dirle, di annunciarle, perché  credo
  nel  valore  della politica e dell'alleanza tra  i  partiti  che,
  all'interno  di  una coalizione, devono difendere valori  comuni,
  principi comuni. E io vi chiedo di difendere questi principi  che
  sono  comuni,  principi che faranno giustizia di  una  legge  che
  probabilmente  poi sarà salutata positivamente, farà  scuola;  la
  Sicilia  era già diventata ed indicata positivamente  per  essere
  laboratorio politico, laboratorio giuridico.
   Oggi,  uscendo da quest'Aula, con la consapevolezza che le  cose
  che  ci  siamo  dette, che hanno sostenuto anche gli  uomini  del
  centrosinistra,  non saranno tenute in considerazione  da  questa
  stessa  Aula,  alla fine, credo che essa ne uscirà mortificata  e
  così  pure la maggioranza; e, per me, il male peggiore, a  volte,
  come diceva Adorno che il vero bene non è scegliere tra bianco  e
  nero, ma anche a riuscire a capire che tra bianco e nero, c'è una
  infinità  di sfumature e di colori che bisogna avere la necessità
  di comprendere e di capire.
   Credo  che  abbiamo  l'esigenza di  esplorare  ancora  possibili
  terreni,   all'interno  dei  quali  trovare  la  possibilità   di
  scegliere un percorso comune, nel quale, certamente, non  saranno
  soddisfatte  le  esigenze di tutti, ma dove si ha  il  dovere  di
  trovare   la  possibilità  di  riconoscere  un  bene  comune   e,
  soprattutto,  di  operare la scelta comune, quella  di  fare  una
  legge  che serva a ridisegnare l'assetto e l'equilibrio di questa
  Assemblea  nel  futuro, senza fare torti a nessuno,  ma  dando  a
  tutti   la   possibilità   di   giocare   la   propria   partita,
  sottoponendosi al consenso elettorale.
   Perché  la vera forza, in politica, è nel progetto politico;  la
  vera  forza  in politica è nella proposta politica,  è  nell'idea
  forte  della politica stessa e non certo nella forza prevaricante
  dei  numeri,  non certo nella forza asfissiante  dei  numeri  che
  soffoca  la  democrazia,  soffoca  ogni  speranza,  soffoca  ogni
  desiderio, ogni esigenza di libertà.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Formica.  Ne  ha
  facoltà.

    FORMICA    Signor   presidente,  onorevoli   colleghi,   voglio
  cominciare  questo  mio  breve intervento  elogiando  intanto  la
  capacità  di  questo Parlamento che, nell'accingersi  a  proporre
  prima   e   a   votare  ora  la  riforma  elettorale,   ha   dato
  dimostrazione, non solo in Sicilia, ma al cospetto  della  intera
  nazione....

    RAITI  Anche nel mondo

    FORMICA   Hai  ragione  collega,  se  mi  ascolti  tenterò   di
  spiegarti anche perché
   Dopo  tantissimi  anni  che la regione  Sicilia  ha  tentato  di
  varare  una riforma elettorale, e dopo che per tante volte,  come
  erroneamente  sottolineato dagli oratori del centrosinistra,  c'è
  stato in passato, sì un atteggiamento di questo Parlamento ma che
  è  stato  spesso,  come dire, succube di volontà altrui,  ebbene,
  voglio complimentarmi con tutti i componenti di questo Parlamento
  perché con questo disegno di legge, forse per la prima volta,  in
  maniera autonoma, e con il concorso di tutti i parlamentari,  sta
  procedendosi  all'approvazione di una norma che è  stata  ideata,
  soppesata,  concordata all'interno di questo  stesso  Parlamento,
  prima  nelle  Commissioni  e adesso con  questo  lungo  dibattito
  parlamentare.
   Voglio  entrare nel merito di alcune delle novità importanti  di
  questo  disegno  di legge: novità importanti che, intanto,  hanno
  riportato,  all'attenzione della intera  nazione,  il  Parlamento
  siciliano che, proponendosi con questa legge, si presenta come un
  vero  laboratorio politico e come un modello da  seguire  per  le
  altre  regioni  e  per lo stesso dibattito a livello  di  riforma
  della legge nazionale.
   E  non  sono  poche  le novità introdotte da  questa  norma.  Da
  sempre,  il centrosinistra ha additato come possibile modello  di
  riferimento, per una nuova legge elettorale, il sistema tedesco.
   Il  sistema  tedesco è un sistema proporzionale, con una  soglia
  di  sbarramento  al 5 per cento. Questa legge  è  una  legge  con
  fortissima  base proporzionale, ma con una soglia di  sbarramento
  al 5 per cento.
   Relativamente  al sistema della soglia di accesso  per  le  pari
  opportunità, vedete, io voglio porre all'attenzione  di  tutti  i
  colleghi  e  del centro-sinistra in particolare, un  piccolissimo
  dettaglio,    proprio  infinitesimale,  onorevole  Forgione:   la
  progressista  regione Emilia Romagna, la progressista  Toscana  e
  tutte  le Regioni progressiste del Paese, non solo non hanno  una
  legge regionale che contempli la parità di accesso, non solo  non
  hanno neppure mai lontanamente pensato di proporre una legge  che
  ne consenta l'accesso, ma non si sognerebbero mai di fare ciò che
  questo Parlamento e questa Assemblea hanno fatto...

    SPAMPINATO   Una ragione in più per farlo  In Toscana  comunque
  c'è

    FORMICA   E  cioè, dicevo, onorevole Spampinato,  introdurre  e
  codificare un principio: siamo primi in Italia
   Primi, intanto: mi ascolti, onorevole Spampinato, perché  ce  ne
  sarà  ancora  dell'altro che dovrà ascoltare; abbiamo  introdotto
  tale  principio,   è  espressamente  sancito,  50  e  50.  E'  il
  principio dell'alternanza: non c'è in Toscana, non c'è in  Emilia
  Romagna, non c'è in nessun'altra regione d'Italia, noi lo abbiamo
  fatto per primi  Si tratta di un punto già votato
  Poi  c'è un altro piccolo particolare. Diceva qualche oratore del
  centrosinistra che mi ha preceduto, certo,  se andremo al podere,
  certamente questa norma la modificheremo...

    FORGIONE  Al  potere , non al  podere

    FORMICA  E' un dettaglio, ha detto  podere , è stato un  lapsus
  freudiano, ma ha detto podere.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  nonostante  l'ora  tarda   e
  nonostante  il  dibattito  sia  complesso,  fino  ad  ora  si   è
  sviluppato in maniera serena, speriamo si possa continuare così.
   La prego, onorevole Formica, continui pure il suo intervento.

    FORGIONE  Stiamo aiutando il collega, signor Presidente

    PRESIDENTE  No, onorevole Forgione, non lo stiamo aiutando

    FORMICA   Debbo  intanto constatare un fatto  che  è  di  tutta
  evidenza:   in   questo   Parlamento   ci   sono   stati   alcuni
  brillantissimi interventi di deputati donne del centrodestra.
   In  questo Parlamento esistono solo donne elette nelle liste del
  centrodestra
   Il  centrosinistra  progressista, avanzato, liberale  o  liberal
  che  è meglio, che suona meglio, aperto alle donne, che è per  la
  parità,  per  aprire  le  liste, ebbene, non  ha  portato  nessun
  parlamentare donna  Questo è per l'onorevole Spampinato.
   Ora,  cari  colleghi, sappiamo tutti che, in  politica,  c'è  il
  gioco  delle  parti, ma su alcuni punti essenziali  non  possiamo
  certo  prenderci  in  giro: sul fatto che, per  la  prima  volta,
  questo Parlamento, autonomamente, e non subendo nessun diktat   -
  perché ognuno dei 90 membri di questo Parlamento sa bene che  non
  ne abbiamo subìto -  perché le posizioni di partenza che c'erano,
  erano  per  mantenere un listino a 18, per votare col Tatarellum,
  perché  faceva  comodo a tanti, a destra e a  sinistra,  molto  a
  sinistra...

    FORGIONE  E anche al centro

    FORMICA   Bravo onorevole Forgione  E, quindi, dicevo,  non  ci
  sono stati diktat, forse per la prima volta
   Voglio  ricordare  ai  colleghi  che  c'erano  nella  precedente
  legislatura che è arrivata una riforma in Aula, poi ritirata  con
  delle telefonate.
   Questa  volta tutto ciò non è accaduto e non accadrà   E  questo
  va  a  merito  di tutti, di tutti e 90 i deputati,  questo  è  un
  merito che tutti e 90 i deputati potranno portare come vanto.
   Mi  si  dice  che negli emendamenti ci sono alcune proposte  che
  possono  violare  il  Regolamento ed  intendo  affrontare  questi
  argomenti.
   Rispetto  alle critiche sollevate sull'ammissibilità  di  alcuni
  emendamenti, e segnatamente quelli che riguardano l'estensione di
  alcune  norme  anche  a comuni e province, voglio  ricordare  che
  tutti i dibattiti che si sono svolti  in quest'Aula, negli ultimi
  anni,  hanno  avuto  un  punto  di convergenza  e  cioè  che  era
  assolutamente  indispensabile ed urgente cercare  di  uniformare,
  quanto  più  possibile,  le norme che regolano  il  funzionamento
  dell'Assemblea con quello dei comuni  e delle province.
   Bene,  signor Presidente, noi, con alcuni di questi emendamenti,
  non  stiamo  facendo altro che prendere atto di questo  invito  e
  cercare di far sì che queste stesse norme vengano estese a comuni
  e province, al fine di uniformarne la legislazione, per quanto ci
  è possibile fare in questa sede.
   Quanto  all'altra  critica che viene  sollevata  da  più  parti,
  rispetto   all'intenzione  contenuta  nel   subemendamento,   che
  considera  la possibilità di separare le funzioni di governo  con
  le  funzioni  parlamentari, voglio ricordare a tutta  l'Assemblea
  che  si  vuole persistere con il principio posto dal legislatore,
  nel  momento  stesso in cui ha istituito la legge che  disciplina
  comuni  e  province,  e in quella stessa legge  ha  stabilito  la
  separazione tra l'attività di governo e quella consiliare.
   Questo è fondamentale, signor Presidente, ed è fondamentale  per
  almeno tre ordini di ragioni.
   Primo:  nel  momento  in cui si stabilisce  il  principio  della
  separazione   delle   due   funzioni,   ossia    che   l'attività
  parlamentare non può interferire con quella di governo, e si dice
  anche  il  contrario,  ebbene, non si può non  stabilire  che  il
  deputato  o  il  consigliere comunale o  provinciale,  che  viene
  chiamato   ad   assumere   la   carica   di   assessore,    debba
  temporaneamente essere sospeso dalla funzione di deputato.
   Secondo:  non  possiamo non notare - e sempre in  quest'Aula  si
  evince  ampiamente dai dibattiti - che spesso, proprio per questa
  commistione  delle  funzioni, viene a mancare il  numero  legale,
  viene  cioè  a mancare il plenum dell'Aula, vengono a mancare  la
  capacità e la possibilità di legiferare
   Bene,  signor  Presidente, con questa norma non  facciamo  altro
  che  porre  rimedio  ad  un danno, ad un vulnus  che  la  vecchia
  legislazione non aveva tenuto in conto.
   Mi  avvio  rapidamente a concludere, ancora  una  volta  venendo
  incontro    anche    ad    alcune   delle   richieste    avanzate
  dall'opposizione; questa non è una maggioranza che vuole blindare
  tutto,  certamente ci sono alcune cose sulle quali siamo disposti
  a  discutere, ce ne sono altre che siamo disposti ad espungere, e
  nel momento in cui il provvedimento che presenteremo sarà portato
  a  conoscenza  dei parlamentari, vi accorgere che abbiamo  tenuto
  conto del dibattito e delle richieste avanzate.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Pistorio.  Ne  ha
  facoltà.

    PISTORIO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  l'intervento
  che mi accingo a svolgere è dovuto al giusto rispetto che si deve
  ad  un  passaggio  parlamentare  di  così  rilevante  significato
  politico ed alla necessità di motivare alcune scelte che il  maxi
  emendamento traduce in termini politicamente impegnativi  per  la
  maggioranza, considerato che lo stesso, per ragioni a tutti note,
  porta  la  firma  del Governo - seppure sia una  firma  che  solo
  tecnicamente  è  stata posta ieri sera -  ma  c'è  anche  la  mia
  personale  convinzione in quelli che sono i contenuti  di  queste
  norme.
   Vorrei  che fosse chiara, per quanto riguarda alcune tra le  più
  controverse  questioni,  la motivazione che  ha  ispirato  queste
  scelte.  L'onorevole Formica le ha precedente  spiegate  nel  suo
  intervento,  quindi  non  credo  di  dovere  proporre   questioni
  innovative. Certamente per ora è solo un'ipotesi - ma  spero  che
  il  voto  dell'Assemblea la traduca in fatto normativo  -  quella
  dell'incompatibilità temporanea e della surroga con  un  deputato
  supplente; è un'ipotesi innovativa che tenta di rispondere a  due
  esigenze  che  sorgono da una percezione ormai consolidata  della
  dicotomia o, quanto meno, della dialettica sempre più serrata che
  vi  è  tra funzione parlamentare e funzione di governo alla  luce
  della elezione diretta.
   E'  vero  che  nella norma fondamentale di questa legge,  che  è
  l'articolo  1,  noi  confermiamo  la  funzione  parlamentare  del
  Presidente del Regione, ed è anche vero che questa norma potrebbe
  sembrare contraddire la precedente, ma questa è stata una  scelta
  voluta perché nel confermare la sua funzione di parlamentare  noi
  intendiamo   confermare   al  Presidente   quella   funzione   di
  collegamento con il Parlamento regionale che non deve essere  mai
  dispersa.
   Abbiamo  assistito  in  questi anni  alla  sempre  più  faticosa
  compatibilità  funzionale, non certo politica,  dell'incarico  di
  Assessore   con  quello  di  parlamentare,  con  evidente   danno
  dell'attività parlamentare che si è vista privare del  contributo
  talora prezioso che esperienze di Assessore potevano riservare.
   In  un sistema politico ed istituzionale che sta cercando il suo
  assestamento  -  perché dall'antica tradizione di parlamentarismo
  puro  si  sta passando ad un meccanismo che attraverso l'elezione
  diretta,  il sistema maggioritario, mette in posizione dialettica
  il  Governo  con le Assemblee parlamentari - noi,  piuttosto  che
  scegliere la strada dell'incompatibilità rigida e quindi  di  una
  perdita  della funzione parlamentare oppure perseguire in  questa
  condizione  di incompatibilità fattuale, scegliamo una  soluzione
  innovativa che, come tutte le innovazioni istituzionali,  ha  dei
  dubbi, degli elementi certamente di debolezza ma che, guardata ed
  apprezzata   in  positivo,  può  costituire  anche  un   elemento
  intelligente di nuova elaborazione istituzionale.
   In   questo   modo   preserviamo   una   condizione   dialettica
  intelligente  tra  i  due soggetti e garantiamo  al  contempo  il
  plenum  dell'assemblea  parlamentare, la quale  ovviamente  potrà
  disporre  di tutte le risorse umane che contribuiranno  alla  sua
  azione.
   Tutte  le questioni opinabili - non dico del tutto infondate  ma
  opinabili  - in materia di vincolo di mandato sono obiettivamente
  suscettibili  di interpretazioni di parte e possono  trovare,  in
  altra sede non in quest'Aula, una giusta composizione.
   Per  questo motivo intendiamo riproporle in sede di enti locali,
  per una ragione di omogeneità, anche avendo assistito a tutte  le
  storture che l'incompatibilità assoluta ha prodotto in termine di
  enti  locali,  dove  troppe volte uomini del consiglio  comunale,
  attratti  dalla  responsabilità  di  amministrazione,  hanno  poi
  trovato  una condizione di impraticabilità politica e sono  stati
  ridotti al rango del silenzio.
   Una  condizione  come questa - e lo dico ai tanti  colleghi  che
  hanno  esperienza di amministrazione - consente di preservare  la
  funzione di consigliere e di garantire libertà politica anche nel
  rapporto con l'amministrazione.
   Quindi  questa norma contiene una serie di elementi in  positivo
  che  dovrebbero  meglio  far riflettere l'opposizione  perché  si
  tratta di una norma istituzionale: non è una norma di maggioranza
  politica, bensì una norma che afferisce alla funzionalità  di  un
  sistema efficace e dialetticamente corretto.
   Per  quanto  riguarda le altre questioni oggetto di  discussione
  in  questo  maxi emendamento ritengo che, a volere  osservare  in
  modo attento e scevro da pregiudizi anche la norma tanto discussa
  che  deroga  all'intangibilità del limite di  maggioranza  di  54
  deputati  più il presidente, ci si rende conto che, in  linea  di
  prima applicazione, con tutte le incertezze di una normativa  che
  va  sempre  meglio  precisata ed applicata, si  sta  fissando  un
  principio assolutamente accettabile.
   In  un'ipotesi  normativa  di  legge  elettorale  moderata,  che
  sfugge  alle  maggioranze  bulgare  e  che  si  fa  carico  della
  complessità di un sistema politico come quello siciliano - perché
  attribuisce  80  seggi con il sistema proporzionale  determinando
  semplicemente che il premio di maggioranza in termini del 10  per
  cento  scatta  comunque - l'unica conseguenza  di  questa  norma,
  tanto  discussa e contestata, è che si sta fissando  in  sede  di
  prima applicazione semplicemente l'attribuzione, comunque, di  un
  premio  di  maggioranza  del  10 per cento  a  prescindere  dalla
  consistenza della eventuale maggioranza parlamentare.
   Questa  legge  è  talmente rispettosa del sistema  proporzionale
  che  non  sta  garantendo, comunque, la maggioranza parlamentare,
  perché   è  molto  probabile  che  vi  possa  essere  un'elezione
  presidenziale   non   assistita   da   una   maggioranza   d'Aula
  autosufficiente. Altro che una misura garantita al 60  per  cento
  come il Tatarellum
   Noi  stiamo accettando l'ipotesi assolutamente da non  rigettare
  di un governo che debba cercare, in Aula, la sua maggioranza.
   Essendo  solo  in  fase  di prima applicazione  i  passaggi  non
  possono  essere traumatici e, rispetto alla garanzia comunque  di
  una maggioranza blindata, occorre dare certezza, per quello che è
  possibile,  che  il  premio  del  10  per  cento  andrà  comunque
  attribuito.
   Io  non  credo  che  a volerla osservare con  misura  e  volerne
  considerare  le ricadute, in termini di dinamiche politiche  oggi
  perfettamente chiare - che sono ben diverse da quelle di  qualche
  anno  fa  -  questa norma abbia alcun contenuto catastrofico  per
  nessuno.
   E'  una  norma che però da certezza al Parlamento perché  lascia
  intangibili gli 80 seggi nei collegi che rimangono titolari della
  loro attribuzione di seggi, perchè la scelta di questo Parlamento
  totalmente  consapevole  è  che,  attribuendo  i  resti  in  sede
  provinciale,   ogni  provincia  rimane  titolare  della   propria
  dotazione di seggi.
   Se  ci  liberiamo anche dai giusti intenti polemici di una legge
  controversa,  possiamo  cogliere in questa  norma  una  serie  di
  contenuti positivi.
   Per  quanto riguarda un'altra questione sulla quale ho avvertito
  anche  il disagio e la critica accorata di alcune colleghe  della
  maggioranza   di  centrodestra,  e  cioè  quella  relativa   alla
  democrazia  paritaria, ritengo che l'intervento che definisce  la
  sanzione non lede l'affermazione di principio in quanto  non  era
  codificato  che  la  sanzione per il mancato rispetto  di  questa
  previsione fosse l'invalidità.
   A   mio   avviso,   comunque,  una  sanzione  rafforzerebbe   la
  prescrittività della norma, che rimarrebbe un'indicazione precisa
  ed  io,  riesumando  vecchie memorie di  diritto  costituzionale,
  ricordo  che  le  norme  costituzionali possono  avere  contenuti
  vincolanti e prescrittivi o programmatori e di indirizzo.
   Abbiamo un tempo politico di sperimentazione di questa norma  in
  quanto  prima  di  noi  andrà al voto  l'intera  Nazione  per  le
  consultazioni amministrative regionali ed in quella sede si vedrà
  se  l'applicazione  del  sistema  dell'alternanza  uomo-donna   è
  vincolante o solo di indirizzo.
   Non  credo  che l'Assemblea regionale siciliana disattenderà  le
  indicazioni che verranno da tutto il resto del Paese. Per cui  se
  volessimo  liberare la vicenda dal sovrappiù  di  tensione  e  di
  polemica,  che comunque è parte della vicenda politica,  potremmo
  trovare qualche giusta intesa anche tentando di ovviare a qualche
  incomprensione che il maxi-emendamento può sollecitare e rispetto
  alla quale io ed i colleghi della maggioranza non siamo del tutto
  chiusi ad un'ulteriore, parziale rivisitazione.

    PRESIDENTE   Comunico  che  sono stati  presentati  i  seguenti
  subemendamenti all'emendamento 3 bis R:

      -   dagli onorevoli Forgione e Liotta: 3 bis 1, interamente
      soppressivo; 3 bis 3; 3 bis 4; 3  bis 5; 3 bis 6; 3 bis  7;
      3 bis 8; 3 bis 9; 3 bis 10; 3 bis 11; 3 bis 12; 3 bis 13; 3
      bis  14; 3 b 20; 3 b 19, 3 b 21; 3 bis 18; 3 bis 17; 3  bis
      16;  3 bis 15; 3 b 22; 3 b 23; 3 b 24; 3 b 25; 3 b 26; 3  b
      27; 3 b 28; 3 b 29;
      -   dall'onorevole Ferro: 3 b 43; 3 b 42; 3 b 41; 3 b 40; 3
      b  44; 3 b 39; 3 b 31;  3 b 32; 3 b 33; 3 b 34; 3 b 35; 3 b
      61; 3 b 37; 3 b 38;
      -   dagli onorevoli Ortisi, Galletti, Spampinato e altri: 3
      b  58, 3 b 55; 3 b 57; 3 b 56; 3 b 68; 3 b 69; 3 b 70; 3  b
      65;  3  b 66; 3 b 67; 3 b 64; 3b 62; 3 b 63; 3 b 60; 3  bis
      78; 3 b59;
      -  dall'onorevole Barbagallo: 3 b 79;
      -  dagli onorevoli Sanzeri ed Ortisi:  3 b 53; 3 b 54;
      -  dagli onorevoli Tumino e Barbagallo: 3 bis 72; 3 bis 73;
      3 bis 74; 3 bis 75; 3 bis 76; 3 bis 77;
      -  dagli onorevoli Savarino, Lo Curto, Brandara e Vicari: 3
      b 30;
      -   dagli onorevoli Segreto, Amendolia e Nicotra: 3 b 51; 3
      b 52;
      -  dagli onorevoli Ferro e Raiti: 3 b 47; 3 b 48; 3b 46 e 3
      b 45;
      -   dagli onorevoli Speziale, Crisafulli e Capodicasa: 3  b
      49;
      -  dagli onorevoli Giannopolo e Speziale: 3 b 50;
      -   dagli onorevoli Speziale, Cracolici e Capodicasa:  3  b
      81; 3 b 83; 3 b 82; 3 b 84; 3 b 85; 3 b 86; 3 b 87; 3 b 88;
      3 b 89; 3 b 90; 3 b 91; 3 b 92; 3 b 93; 3 b 94; 3 b 95; 3 b
      96; 3 b 97; 3 b 98; 3 b 99; 3 b 100; 3 b 101; 3 b 102;

   Comunico,  altresì,   che  è  stato presentato  dal  Governo  il
  subemendamento sub 3 bis, all'emendamento 3 bis R.
   Pertanto  la Presidenza procederà ad accertare, previa ulteriore
  verifica, quali degli altri subemendamenti resterebbero  in  vita
  una  volta  votato questo subemendamento. Pertanto la  Presidenza
  procederà  ad accertare, previa ulteriore verifica,  quali  degli
  altri subemendamenti resterebbero in vita una volta votato questo
  subemendamento.
   Tutti  i  subemendamenti presentati dai deputati all'emendamento
  madre  attinenti  alle  parti  che dovessero  rimanere  in  vita,
  naturalmente, restano in vita e vanno votati di volta  in  volta,
  così come normalmente si fa in queste circostanze.
   Per   dare  modo  ai  deputati  di  valutare  l'emendamento  del
  Governo, sospendo la seduta.

   (La  seduta,  sospesa alle ore 01.15 di giovedì 29 luglio  2004,
  è ripresa alle ore  02.30)
                 Presidenza del Presidente Lo Porto

   La seduta è ripresa.

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, vorrei chiedere all'Aula se  la
  sospensione  ha  prodotto  delle  novità  oppure,  viceversa,  in
  assenza  di una qualche forma di accordo debbo procedere  secondo
  Regolamento  con gli emendamenti al nostro esame.  Vorrei  sapere
  quindi  l'opinione  dei  capigruppo  sia  di  minoranza  che   di
  maggioranza al riguardo.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi  ringrazio
  perché  siamo in una fase che noi ci auguriamo essere  di  svolta
  dei lavori d'Aula.
   Abbiamo  visto che c'è il subemendamento all'emendamento  3  bis
  che,  in qualche modo, coglie alcuni aspetti che sono emersi  dal
  dibattito e che, sulla base di contatti informali che noi abbiamo
  avuto con i colleghi del Polo, pensavamo potesse subire ulteriori
  modificazioni.
   Signor  Presidente, riteniamo che al punto in cui siamo dovremmo
  cercare  il più possibile di non interrompere questa discussione,
  questo dialogo che possa portare a compimento il disegno di legge
  che  è  al nostro esame. Sulla base delle proposte informali  che
  lei  stesso ha avanzato, noi saremmo disponibili a proseguire  il
  dialogo per cercare di portare a compimento il disegno di legge.
   Capisco  che  i colleghi parlamentari hanno altro per  la  testa
  per  cui  il  lavoro  che lei stava svolgendo  nel  tentativo  di
  portare  a completamento il disegno di legge e contemporaneamente
  di tentare una mediazione possibile tra i gruppi parlamentari sia
  un  lavoro  che noi apprezziamo e che, sulla base della  proposta
  che  lei stesso ci ha fatto, riteniamo possa favorire il percorso
  affinché nelle ore successive si  completi il disegno di legge.

    PRESIDENTE  Vi sono altri che chiedono di parlare?
   La  maggioranza  è qui soltanto  per votare o per  esprimere  la
  propria opinione politica?

    FORMICA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORMICA   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  per  quanto
  riguarda la maggioranza abbiamo discusso a lungo fra i Presidenti
  dei  gruppi parlamentari e anche con tutti i deputati  che  fanno
  parte della maggioranza. Noi riteniamo che dopo il lavoro egregio
  che   è  stato  svolto  fino  ad  ora  e  dopo  la  presentazione
  dell'ultimo  subemendamento a firma del Governo, che elimina  dal
  testo  alcuni elementi che potevano apparire delle forzature,  la
  maggioranza  ha  raggiunto  l'accordo  sull'andare   avanti   sul
  subemendamento.

    PRESIDENTE  Vi sono altri rappresentanti della maggioranza  che
  chiedono di parlare?

    LO CURTO . Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LO  CURTO .  Signor  Presidente,  nonostante  la  riunione   di
  maggioranza abbia, in qualche maniera, stabilito un percorso  per
  andare avanti, poi, ritornando in quest'Aula, considerato che  si
  sono  formati tanti gruppi e tante discussioni in seno  a  questi
  gruppi,   mi  sono  resa  conto che vi  sono  le  condizioni  per
  trattare il 4 regionale e, quindi, credo che l'onorevole  Formica
  non potesse parlare in quel momento per tutta la maggioranza.
   Ci  sono  le  condizioni  e ritengo che su  questa  proposta  ci
  potrebbe  essere la più ampia convergenza; questo è un  modo  per
  aprire  una via possibile di dialogo e credo che non  ci  sia  un
  atteggiamento  di  arroganza, di prevaricazione,  ci  può  essere
  questa sintesi e questo momento di mediazione e, pertanto,  credo
  che la proposta vada sottoposta all'attenzione dei colleghi.

    PRESIDENTE   Comunico  che  è stato  presentato  dall'onorevole
  Barbagallo il subemendamento 3 bis 1.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE    Signor   Presidente,  avremmo  dovuto   cominciare,
  secondo   me,  non  con  il  subemendamento  3  bis  1   ma   con
  l'illustrazione dei subemendamenti all'emendamento 3 bis.R.
   Non  possiamo procedere all'esame del subemendamento sub  3  bis
  del   Governo,   ma  procedere  all'illustrazione   degli   altri
  subemendamenti   all'emendamento  3  bis,   cioè   di   tutti   i
  subemendamenti  e poi, per la votazione, dovremmo  partire  dagli
  emendamenti  più  distanti, così come prevede il Regolamento,  da
  quello soppressivo agli altri e poi procedere all'esame di  tutti
  i   subemendamenti  all'emendamento  3  bis.R,   presentati   dai
  parlamentari.
   Pertanto,  signor  Presidente, non  abbiamo  in  questo  momento
  all'esame  il  subemendamento del Governo, che è  uno  dei  tanti
  subemendamenti, ma stiamo esaminando l'emendamento 3 bis.R con  i
  relativi  subemendamenti, per cui lei dovrebbe dare la parola  ai
  firmatari per illustrarli.

    PRESIDENTE    Sul   subemendamento  3  bis   qualcuno   intende
  intervenire?

    FORMICA  Chiedo il voto segreto.

    SPEZIALE  Stiamo illustrando, non siamo in fase di votazione.

                       Sull'ordine dei lavori

    ACIERNO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà

    ACIERNO   Signor  Presidente,  considerata  l'ora  tarda,  onde
  evitare che si possano ingenerare equivoci, ho il dovere di  dire
  che  avendo  già  rispettato l'intervento che precedentemente  ha
  fatto  l'onorevole  Lo  Curto, quando  ha  giustamente  da  donna
  parlamentare  sostenuto le ragioni delle donne, ma come  in  quel
  caso  è  stato  un intervento a titolo personale, è  doveroso  da
  parte mia riferire che sullo sbarramento al 4 per cento non siamo
  d'accordo. Io ho compreso, però ho il dovere politico di ribadire
  alla  maggioranza che l'accordo sul 5 per cento da parte di Nuova
  Sicilia non viene assolutamente meno.

                Riprende l'esame del disegno di legge

    SPEZIALE   Chiedo di parlare per illustrare i subemendamenti  a
  mia firma.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente, intervengo  per  illustrare  gli
  emendamenti a mia firma e del gruppo dei Democratici di  sinistra
  anche  in una situazione convulsa ed abbastanza confusa  che  sta
  riguardando  questa fase dei lavori d'Aula e  sulla  base  di  un
  pervicace  atteggiamento da parte dei colleghi del  centrodestra,
  che  di fronte alla possibilità in tempi ragionevoli e rapidi  di
  potere  trovare  una  soluzione che  fra  l'altro  avrebbe  anche
  risolto  qualche contraddizione interna allo stesso  schieramento
  di  centrodestra, si accaniscono per impedire una soluzione larga
  e  condivisa.  Ciò ci induce ovviamente ad utilizzare  tutti  gli
  strumenti  regolamentari per ricondurre alla  ragionevolezza,  ci
  auguriamo nel corso dei lavori d'Aula, la maggioranza.
   Il  subemendamento  presentato dal  Governo  contiene,  rispetto
  all'emendamento originario, alcuni elementi positivi  e  tuttavia
  lo  riteniamo insufficiente. Sarebbe stato sufficiente introdurre
  un paio di modifiche, una rappresentata dalla collega Lo Curto  -
  quella  dello sbarramento al 4 per cento - e l'altra che riguarda
  il  pervicace atteggiamento circa il deputato supplente che è una
  norma  palesemente  incostituzionale  che  poteva  permettere  di
  avviarci  dentro  un  binario che avrebbe  condotto  la  legge  a
  completamento nel senso che finalmente l'Assemblea utilizzando le
  prerogative statutarie avrebbe approvato la propria legge.
   L'atteggiamento  del  Polo non aiuta questo percorso,  pazienza,
  si vede che noi siamo costretti, signor Presidente, ad utilizzare
  tutti   gli   strumenti  regolamentari   per   ovviare   a   tale
  atteggiamento.
   Per   quanto  riguarda  la  legge,  abbiamo  presentato   alcuni
  emendamenti:   l'emendamento   che   cassa   la    prima    parte
  dell'emendamento del Governo che riguarda la possibilità  che  ci
  siano  parlamentari  supplenti nel caso in  cui  un  parlamentare
  venga  nominato assessore. Abbiamo più volte detto nel corso  del
  dibattito dei lavori d'Aula che questa norma dal nostro punto  di
  vista  è  una norma incostituzionale perché lede il principio  di
  autonomia del parlamentare. Il parlamentare non può avere vincolo
  di  mandato,  le sue scelte devono essere libere, non  può  avere
  alcun  condizionamento, il solo fatto che  il  comportamento  del
  parlamentare, così come giustamente ha detto la collega  Saverino
  debba  dipendere  dal  comportamento del  deputato  che  è  stato
  nominato assessore in qualche modo esercita una limitazione  alla
  funzione del parlamentare.
   Questo  è  un  primo elemento sul quale abbiamo  presentato  gli
  emendamenti  soppressivi che riteniamo debbano essere  sottoposti
  ad una attenta valutazione da parte dell'aula.
   Avevamo  detto  che già questa prima parte secondo  noi  dovesse
  essere resa inammissibile. Lei, signor Presidente, pensava che ci
  poteva essere un atteggiamento dell'aula ragionevole, lo ha posto
  in discussione e invece ancora assistiamo al fatto che i colleghi
  del polo ci hanno detto che insistono su questa possibilità.
   Noi  siamo  per  cassarlo. Così come siamo per  eliminare  altri
  commi.  In  particolare, siamo d'accordo affinché venga eliminata
  la  possibilità  che i sindaci per potere procedere  alla  revoca
  degli  assessori  debbano  rivolgersi  al  consiglio  comunale  e
  ottenere un voto dallo stesso.
   Siamo    inoltre   contrari   al   fatto   che   si   intervenga
  successivamente  su parti della legge che sono state  già  votate
  dall'aula:  mi riferisco al comma 9 dell'articolo che prevede  la
  possibilità  di  ritornare  sul comma  12  dell'articolo  2,  già
  esitato  dall'aula,  che in modo descrittivo  stabilisce  che  il
  numero dei parlamentari della maggioranza che vince è di 54,  più
  il  presidente,  e il numero dei parlamentari dello  schieramento
  che  perde è di 35 parlamentari. Stabilisce, inoltre, le modalità
  di  attribuzione,  lo stabilisce nei collegi provinciali  per  80
  parlamentari  e  stabilisce l'attribuzione  di  un  premio  di  8
  parlamentari   sulla   base  di  una  priorità   che   è   legata
  all'attribuzione prioritaria nei collegi, e successivamente se le
  liste vincenti non hanno ottenuto 54 parlamentari scattano fino a
  54.
   Quindi,  nel caso in cui il listino dovesse contenere un  numero
  maggiore  questi  non verrebbero aggiudicati,  non  è  detto  che
  scatti l'intero listino.
   La  proposta del comma 9 dell'emendamento del governo  stravolge
  questa  impostazione,  la  modifica, la  capovolge  e  interviene
  quindi su una materia su cui il parlamento già si è espresso e ha
  votato.
   Noi riteniamo che questo andava dichiarato inammissibile.
   Lei,  signor Presidente, lo ha dichiarato ammissibile e tuttavia
  riteniamo che su questa materia non bisogna tornare.
   In  ogni  caso  anche  su questo  abbiamo presentato  un  nostro
  emendamento che tende a migliorare la legge.
   Inoltre,  ci  troviamo di fronte al fatto che la legge  trascura
  nel  modo  più  assoluto un tema che noi riteniamo rilevante  nel
  dibattito politico nazionale. Si tratta dell'accesso delle  donne
  agli organi collegiali sancito da una norma costituzionale che ha
  visto  un dibattito europeo di livello straordinario; paesi  come
  la  Francia  hanno modificato il proprio impianto  costituzionale
  per favorire processi di accesso che hanno determinato in Francia
  processi straordinari, soprattutto nelle ultime elezioni.
   Come   hanno  detto  le  stesse  colleghe  parlamentari,  questa
  potrebbe  essere  una occasione straordinaria per  il  parlamento
  regionale   per  innovarlo.  Noi  avevamo  condiviso   l'impianto
  previsto nel disegno di legge della Commissione nel tentativo  di
  proporci  nel panorama politico-nazionale come un parlamento  che
  sa cogliere i processi innovativi e le novità.
   Ecco  perché  il listino avesse alternativamente la presenza  di
  un  uomo  e di una donna e che la sanzione, nel caso in  cui  uno
  schieramento non rispetti l'alternanza delle liste,  fosse  stata
  quella dell'inammissibilità della lista.
   Il  subemendamento del Governo trasforma la sanzione soltanto in
  una  pena  pecuniaria. Questo non lo condividiamo ed è il  motivo
  per cui stiamo contrastando i contenuti del subemendamento.
   Abbiamo  presentato  emendamenti  che  invece  ripropongono   la
  nullità  delle liste che non contengono almeno la metà di  donne,
  sia nelle  liste regionali sia nelle liste provinciali.
   Per  noi  le  liste  provinciali e  le  liste  regionali  devono
  contenere la metà di donne.
   Per  favorire  il processo abbiamo anche presentato  emendamenti
  che  riguardano  le preferenze di genere, nelle province  piccole
  pensiamo che si possa esprimere una preferenza per un uomo  e per
  una  donna.  E  nel  caso  in  cui le preferenze  espresse  siano
  soltanto per uno dei due sessi, la seconda preferenza si  intende
  nulla,  e  quindi riteniamo che questi emendamenti che erano  già
  presentati  nell'emendamento 3 bis e nel  testo  del  disegno  di
  legge debbano essere riproposti interamente nella discussione che
  stiamo facendo sull'emendamento del Governo.
   Così  come  riteniamo che bisogna non solo rendere inammissibile
  le  liste ma non procedere alla attribuzione dei seggi , nel caso
  una lista violi questi principi di carattere generale.
   Insomma,  abbiamo strutturato una serie di emendamenti per  dare
  continuità  e  concretezza  a  un  principio  costituzionale  che
  stasera  voi rischiate palesemente di violare come brillantemente
  hanno detto le nostre colleghe che sono qui intervenute.
   Abbiamo quindi proposto elementi migliorativi e vorremmo  che  i
  colleghi tenessero conto del tentativo nostro che si muove su  un
  doppio binario: da un lato non interrompere il dialogo e chiedere
  ai  colleghi  della  maggioranza di non continuare  a  utilizzare
  questo  inutile  e  dannoso  atteggiamento  di  muscolatura,   di
  forzatura  che  non  porta da nessuna parte; di  riallacciare  un
  dialogo  e  il  dialogo  si può riallacciare  sulla  base  di  un
  impianto generale ma anche sui singoli emendamenti che sono stati
  presentati.
   Presentare  il disegno di legge così come state facendo  con  un
  subemendamento a firma del governo, con il fatto che  si  affermi
  un  principio,  solo in Sicilia, che le leggi elettorali si fanno
  in  virtù  del  principio di maggioranza è un fatto assolutamente
  negativo.
   Io  non  mi stancherò di ripetere che in regioni dove i rapporti
  di  forza  sono  diametralmente opposti rispetto a  quelli  della
  Sicilia,  mi  riferisco alla Regione Toscana che è  stata  citata
  prima, la legge elettorale è stata approvata dal 90 per cento dei
  consiglieri regionali.
   Che  in  tutte le altre regioni dove si sta cercando di  dotarsi
  di   nuove   leggi  elettorali,  i  consigli  regionali  tentano,
  giustamente,  di approvare norme elettorali che siano  largamente
  condivise.  Non  prevale  la logica della  contrapposizione,  non
  prevale  la  logica  della maggioranza, non  prevale  neanche  la
  logica   che   il  governo  fa  propri   gli  emendamenti   della
  maggioranza.
   Il  Governo  assume un atteggiamento di neutralità,  si  orienta
  sulla  base dell'orientamento dell'Aula, ha certamente  anche  un
  proprio punto di vista, ma non influenza decisioni attraverso  la
  presentazione  di emendamenti o di subemendamenti, perchè  questi
  stravolgono   il   regolare  rapporto  dialettico   dell'attività
  parlamentare.
   Signor  Presidente, noi ci auguriamo, lo dico questo con estrema
  convinzione  e  con  estrema forza, che  questa  contrapposizione
  finisca  presto.  Siamo a un punto in cui la  legge  si  potrebbe
  fare.  Noi  abbiamo accolto e abbiamo apprezzato i  suoi  sforzi,
  abbiamo dichiarato, e lo voglio dire qui pubblicamente perchè  ne
  facciamo  oggetto  domani  di  una  comunicazione  alla   stampa,
  nell'incontro  formale con il Presidente dell'Assemblea  e  negli
  incontri  formali  con  i  colleghi  della  maggioranza   abbiamo
  dichiarato  la  nostra  disponibilità  a  favorire  un   percorso
  accelerato  purchè  il  maxi emendamento oltre  agli  emendamenti
  soppressivi  previsti  dal  subemendamento  possa  eliminare   il
  deputato  supplente e si possa discutere attorno all'abbassamento
  in fase di prima applicazione dello sbarramento del 5% al 4%.
   Sono   due  indicazioni  che  sono  ragionevoli  e  che  possono
  produrre  una  svolta nell'iter di approvazione della  legge  del
  parlamento regionale. Il fatto che il Polo si accanisca su questi
  due argomenti, non intende nel modo più assoluto recedere da tale
  impostazione  (non ne capiamo le ragioni, qualcuno potrebbe  pure
  spiegarcele  le ragioni, perché si fa appello ad  un  accordo,  a
  controaccordi); ci si spieghino qui pubblicamente le ragioni  per
  cui  il  Polo  non intende recedere da una impostazione  che  voi
  stessi ci avete proposto, che lo stesso Presidente dell'Assemblea
  ci  ha  proposto. Noi non ne capiamo assolutamente la ragione  se
  non  quella  di  far  prevalere la logica della  contrapposizione
  della  inutile e dannosa contrapposizione. L'augurio  che  faccio
  alle  3  di notte è quello che il Polo si possa ravvedere  e  che
  ragionevolmente  si  vada avanti per imprimere  una  svolta  alla
  legge.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor Presidente, devo prendere atto che  forse  è
  proprio  l'ora a fare prevalere in quest'Aula e nei rapporti  tra
  maggioranza e minoranza gli aspetti più funzionali e  più  legati
  ad  atteggiamenti da pasdaran che impediscono la  possibilità  di
  migliorare la legge, di fare una legge che sia anche logica.
   Vorrei fare alcune considerazioni a partire dall'insistenza  che
  vedo da parte di alcuni deputati nel mantenere norme che malgrado
  siano  evidentemente  in contrasto con i principi  costituzionali
  appaiono  persino in contrasto con i principi del buon senso.  In
  particolare, questa vicenda del deputato supplente. Mi chiedo  ad
  esempio,  signor  Presidente, perché non sia  stato  previsto  un
  deputato supplente per il Presidente della Regione che, una volta
  eletto,  da  Presidente della Regione, non può  garantire  quella
  costanza  di presenze in quest'Aula atta a garantire ciò  che  il
  collega  Formica si pone come obiettivo nel volere ad ogni  costo
  questa norma.
   Il   collega  Formica  ricordava  che  la  norma  sul   deputato
  supplente è fondamentale per garantire alla maggioranza di  avere
  i   numeri  in  quest'Aula.  A  prescindere  dal  fatto  che   la
  maggioranza in quest'Aula se non erro gode di 60 parlamentari  su
  90,  di  cui  solo 9 mi risulta siano i parlamentari che  a  loro
  volta  fanno gli assessori, e quindi se la matematica non  è  una
  opinione 60 meno 9 fa 51, la maggioranza è 46.

    SAVARINO   Nove non sono privati dalla possibilità  di  venire,
  quindi perché meno?

    CRACOLICI   Sto  seguendo  per  assurdo  il  ragionamento   del
  collega Formica. Quindi, devo dire che se in quest'Aula manca  la
  maggioranza  non è certo per l'assenza degli assessori  che  sono
  contemporaneamente  deputati.  Probabilmente  vi   sono   ragioni
  politiche   che  possono  determinare  in  alcuni   passaggi   la
  difficoltà di una maggioranza a garantire la presenza in Aula.
   Ma  se  si  pensa  di  risolvere  problemi  che  attengono  alla
  politica  con  strumenti  surrettizi di deputati  vacanzieri,  la
  considero  una  cosa bizzarra, non solo sul piano costituzionale,
  ma proprio del buon senso.
   La  cosa che più mi colpisce - lo ripeto - poichè il dialogo tra
  le   persone   resta   immutato,  è  il  fatto   che   tantissimi
  parlamentari,  anche  della maggioranza,  ritengono  la  presenza
  dell'istituto  del  cosiddetto deputato supplente  un  meccanismo
  discutibile,  parlo  per evitare di usare aggettivi  che  possano
  urtare la sensibilità di chi invece legittimamente ne è convinto.
   Allora,  mi chiedo perchè si vuole insistere su questo  terreno,
  malgrado  ci  sia  la consapevolezza diffusa che  il  presupposto
  giuridico e politico è assolutamente inesistente per giustificare
  questo meccanismo che continuo a pensare essere un meccanismo  in
  un tempo nel quale la Regione dovrebbe - ma, purtroppo, non è una
  politica  che appartiene a questo Governo ed a questa maggioranza
  -  semmai pensare a meccanismi per ridurre i costi della Regione.
  E  noi  invece  approviamo  addirittura  delle  leggi  che  hanno
  l'efficacia  di  aumentare  i costi di  gestione  della  macchina
  regionale.

    FORMICA  Non è vero.

    CRACOLICI  E' vero, caro collega.

    FORMICA   Non è vero, perchè a legislazione vigente si  possono
  nominare dodici supplenti.

    CRACOLICI  La carica di deputato sospeso non fa venire meno  le
  prerogative del deputato sospeso, almeno anche dal punto di vista
  economico e previdenziale.
   Aggiungo  un'altra considerazione: questa norma ha un  obiettivo
  non  dichiarato  ma nei fatti determinato; si sta affermando  ciò
  che  si  vuole  invece negare  con la norma sui  Comuni;  si  sta
  affermando, cioè, la netta separazione tra il compito del Governo
  ed  il compito del Parlamento. Fin qui, potrebbe essere anche una
  cosa  su  cui discutere in maniera seria, per definire competenze
  che possano migliorare la qualità dei due organi della Regione.
   Ma  si  afferma  di  fatto che chiunque  rivesta  la  carica  di
  assessore, comunque non possa ricoprire la carica di deputato nel
  momento in cui è l'assessore.
   Stiamo  affermando  ciò  che  almeno  a  parole  si  ritiene  un
  istituto  che  ha  prodotto dei guasti  anche  nel  rapporto  tra
  esecutivo ed organo assembleare, ad esempio nella vita dei Comuni
  e  delle  Province, tant'è che abbiamo presentato un emendamento,
  anche  per cercare di comprendere ciò che muoveva l'istituto  del
  consigliere  comunale  supplente o  del  consigliere  provinciale
  supplente abolendo - ed è la nostra proposta - la incompatibilità
  oggi vigente tra la carica di assessore comunale o provinciale  e
  la carica di consigliere comunale o provinciale.

    FORMICA  Torniamo all'antica.

    CRACOLICI   No,  non  è all'antica, onorevole  Formica,  perchè
  all'antica   gli  assessori  potevano  essere  solo   consiglieri
  comunali  o consiglieri provinciali.
   La  proposta che formuliamo oggi, invece, consente ai sindaci di
  nominare, poichè il potere di nomina e di revoca rimane in carico
  ai  sindaci  e  non  come continuate a proporre  voi,  anche  con
  l'altro  subemendamento all'emendamento, che  l'assessore  di  un
  comune  va  revocato, ma può essere nominato solo se  ottiene  il
  parere favorevole della maggioranza consiliare.

    VIRZI'  Lei infierisce contro un nemico morto.

    CRACOLICI .  Benissimo, se dunque infierisco contro  un  morto,
  spiegatemi quale ratio tiene in vita una norma che stabilisce che
  il  potere,  la funzione degli assessori nella Giunta di  Governo
  regionale,   va   assolutamente  separata   dalla   funzione   di
  parlamentare regionale.
   Dovete  essere  conseguenti: il Presidente della  Regione,  come
  nei Comuni, non fa parte dell'Assemblea.
   Dobbiamo essere conseguenti, onorevoli colleghi. Affrontiamo  il
  tema   della  separazione   dei poteri. Non  sono  d'accordo,  ma
  comprenderei l'idea che si separi il potere fino in fondo.
   Il  Presidente  della  Regione  è  dunque  il  Presidente  della
  Regione e non un parlamentare di questa Assemblea.
   Invece  facciamo  una  cosa che non è né l'una  né  l'altra.  Si
  mantiene  questo punto e non comprendo per quale ragione,  tranne
  che  si voglia continuare solo nel braccio di ferro. Ma se c'è il
  braccio di ferro, braccio di ferro sarà.
   Abbiamo  provato in tutti i modi, onorevoli colleghi,  a  creare
  le  condizioni, anche attraverso un atteggiamento  fino in  fondo
  dialogante,  cercando, nel merito,  di affrontare i problemi  che
  ci  vedono oggi distanti, profondamente distanti rispetto  a  ciò
  che  è contenuto nella proposta di legge e negli emendamenti  che
  sono stati presentati dal Governo e dalla maggioranza.
   Uno  dei  temi  è  consentire che si  possa  derogare  a  quanto
  stabilito all'articolo 2. Lo dico  anche in funzione di  un'altra
  specie di ragionamento  che è poco convincente.
   Nell'emendamento del Governo, avete prospettato  la  possibilità
  di  sfondare  ciò  che  è contenuto nell'articolo  2,  ovvero  il
  rapporto   60 e 40 tra maggioranza e minoranza. E lo avete  fatto
  un  minuto dopo che avete votato in quest'Aula, in assenza  della
  minoranza  perchè  aveva abbandonato la seduta.  Avete  approvato
  l'intero articolo 2 nell'arco di pochi secondi.
   Un   minuto   dopo,   avete  presentato   un   emendamento   che
  contraddiceva ciò che avevate votato qualche ora prima.
   A  giustificazione poi del fatto che non volete  introdurre  una
  norma  che,   in qualche modo  interpreta, almeno nella  fase  di
  prima applicazione, la possibilità di derogare a quella soglia di
  sbarramento  che  avete voluto introdurre in  questo  disegno  di
  legge,  affermate  di non poterlo fare perché  l'Aula  si  è  già
  espressa rispetto all'articolo 2.
   Allora delle due l'una; dovete essere coerenti. Se l'Aula  si  è
  espressa  sull'articolo 2, si è espressa sia sul 5 per cento  sia
  sul  fatto  che la maggioranza non può superare i 54 parlamentari
  più il Presidente.
   Usate  le  regole   a  fisarmonica. Volete  usare  le  regole  a
  fisarmonica  per  determinare ciò che  più vi  conviene  rispetto
  alla vostra maggioranza. Ma vi pare serio governare ed affrontare
  la legge elettorale usando questo metodo?
   Vi  sembra cioè possibile che la minoranza, in quest'Aula, possa
  seguire  il  vostro ragionamento se non tenete voi per  primi  un
  livello  di coerenza e di rigore rispetto a quello che voi  avete
  voluto?
   Abbiamo  presentato una serie di emendamenti. Annuncio anche  un
  altro  subemendamento al nuovo subemendamento del Governo  perchè
  ho  notato che questa norma - che come qualche collega ha  detto,
  forse  l'onorevole  Formica - che, in qualche  modo,  raccoglieva
  alcune  delle  questioni che erano state poste dal  dibattito  in
  quest'Aula...

    LO  MONTE .  Assorbiva tutto quanto, quindi è inutile;  bisogna
  parlare sull'ultimo emendamento.

    CRACOLICI  E' un invito?

    LO MONTE . Si, è un invito.

    CRACOLICI    In   questo  subemendamento  all'emendamento   del
  Governo,  c'è una chicca che introduce un ulteriore  elemento  di
  dubbia costituzionalità. Ovvero, si stabilisce che i sindaci  che
  rivestono  la  carica  di  parlamentare  potranno  continuare   a
  svolgere l'incarico di sindaco e di parlamentare. A differenza di
  quanto  previsto dall'emendamento,  potranno però ricandidarsi  a
  sindaco qualora siano al secondo o al primo mandato, e da sindaco
  rieletto, potranno ricandidarsi anche a deputati, violando quindi
  il  principio  non   di  garantire  la  continuità  in  una  fase
  transitoria per chi oggi si trova a svolgere una doppia funzione,
  ma,  quando  si  voterà, si troverà  anche  nella  condizione  di
  essere  sindaco rieletto e di non dover, quindi, dimettersi  come
  invece  tutti  gli altri sindaci dovranno fare, 180 giorni  prima
  delle elezioni.
   Ricordo  che  si  tratta  di violazione  del  diritto  attivo  e
  passivo di ogni cittadino residente nella nostra Regione. Ci sono
  quindi  cittadini che possono ricoprire la carica  di  sindaco  e
  deputato e cittadini che non lo possono fare.
   Qui  non  si  tratta  di  una  norma che  consente,  nelle  more
  dell'esercizio dell'attuale funzione, la doppia funzione.  Stiamo
  invece  prevedendo  che, anche in futuro, coloro  che  oggi  sono
  sindaci  e  saranno  rieletti  sindaci  potranno  ricandidarsi  a
  deputato senza i meccanismi della ineleggibilità, ovvero dei  180
  giorni  previsti,  come avete previsto nel disegno  di  legge  in
  discussione.
   Siamo  alle cosiddette  leggi fotografia . Siamo alle leggi  che
  vedono scritto nome e cognome, altro che una legge elettorale che
  fissa   regole  universali,  generali,  per  tutti  i   cittadini
  siciliani.
   Di  contro, mantenete un sistema. Ho visto che ora si  cerca  di
  aggiustare  ciò  che era discutibile, anche dal  punto  di  vista
  della  materiale stesura: il tema della rappresentanza di genere.
  Mi  sembra però che la soluzione che si propone, sostanzialmente,
  riduce  la  rappresentanza  di genere ad  un  principio  astratto
  perché  si  mantiene  un sistema nel quale la  rappresentanza  di
  genere, forse, servirà soltanto a rilasciare una dichiarazione ai
  giornali,  dopo l'approvata della legge. La legge approvata  però
  non  sarà sufficiente a garantire la presenza nelle liste  -  sia
  provinciali che regionali - delle donne nelle liste dei partiti e
  delle coalizioni.
   Si  mantiene l'istituto della sanzione amministrativa che,  come
  ho  detto prima, assomiglia più ad un meccanismo che riguarda  il
  vigile  urbano,  cioè da divieto di sosta, piuttosto  che  ad  un
  meccanismo  effettivo  di obbligo di un principio  costituzionale
  che   si   deve  applicare  rispetto  al  quale  l'inapplicazione
  determina - questa sì - l'irricevibilità delle liste.
   Signor  Presidente, a questo punto, sinceramente non  ho  capito
  il motivo della sospensione.
   Se  ho compreso bene, questo subemendamento era stato presentato
  prima della sospensione.
   E'  stato  presentato  il  subemendamento  e  si  è  chiesta  la
  sospensione.
   Si  è  fatta  la sospensione per tornare in  Aula e riconfermare
  che cosa?
   Riconfermare  il  fatto  che il Governo abbia  raccolto  non  si
  comprende  cosa, perché, se ho ben capito, si è raccolta,  signor
  Presidente,  una  cosa  che  lei aveva dichiarato  inammissibile.
  C'era  una  dichiarazione di inammissibilità  sul  punto  10,  un
  approfondimento degli uffici.
   La  Presidenza   aveva  promesso, che alla  luce  del  dibattito
  avrebbe  valutato  anche  ragioni  di  ulteriori  inammissibilità
  poiché potevano determinarsi nel dibattito o manifestarsi ragioni
  di  incostituzionalità - io voglio ricordare uno per tutti quello
  che  ha dichiarato il collega Orlando a proposito di ciò che vuol
  dire  presentare un emendamento e che vuol dire la rielaborazione
  con  un  testo  di emendamento rispetto a quello contenuto  negli
  emendamenti
  presentati al testo originario, mi pare che siamo dinanzi  ad  un
  modo  di  voler  procedere che a questo punto sinceramente,  cari
  colleghi facciamo un'operazione di onestà e di verità, diteci con
  onestà  che non volete fare nessuna legge elettorale, chiudiamola
  qui.
   Se  l'obiettivo di questo logorante e snervante muro contro muro
  è  quello che non volete fare la legge elettorale perché qualcuno
  si  illude  che  forse se si dovesse andare a votare  o  comunque
  quando  si voterà con il vecchio sistema del Tatarellum, io  sono
  uno  di  quelli  che pensa che è impossibile questa  ipotesi,  ma
  quanto  meno  ha  una  operazione di onestà,  diteci  che  volete
  cancellare  la possibilità che questo Parlamento si doti  di  una
  legge elettorale.
   Noi   ci   abbiamo   creduto  e  ci  siamo  assunti   anche   la
  responsabilità   di  consentire  che  il  testo   uscisse   dalla
  Commissione per affrontare in Aula una discussione di merito.  Ci
  eravamo  illusi  -  lo  dico  con molta  onestà,  che  i   limiti
  contenuti   nel   testo  originario  si  potessero   superare   -
  considerato che la legge elettorale è un testo che dovrebbe avere
  il  consenso più ampio - che quei limiti venissero superati da un
  confronto franco, vero, tra maggioranza e minoranza.
   Ci  siamo  illusi  pensando  che una  legge  elettorale  potesse
  essere  preventivamente discussa nell'ambito delle  coalizioni  e
  poi  confrontata con l'altra coalizione, pensando, come  pensiamo
  che  la  legge elettorale non può essere una legge di coalizione,
  né di maggioranza, né di minoranza.
   Dico,  ci  siamo  illusi. Devo registrare che  quella  illusione
  purtroppo,  quella che appariva una possibilità si è  trasformata
  in una mera, dura illusione.
   Pensiamo  che  al  punto  in  cui siamo,  devo  dire  con  molta
  sincerità,  se  la  prospettiva  continua  ad  essere  quella  di
  continuare in un muro contro muro, vi è l'evidente l'obiettivo di
  far  saltare i nervi, di determinare una condizione più difficile
  nella gestione di quest'Aula, considerato anche il modo in cui si
  è  conclusa la riunione della maggioranza, pur assistendo qui  in
  una sorta di voce a chi la fa più grossa.
   Abbiamo  prospettato delle soluzioni che a noi non piacciono  ma
  che  consideriamo, pur nella distinzione delle opinioni, utili  a
  consentirci una via di uscita.
   Abbiamo  ritenuto  che lo sbarramento possa,  in  via  di  prima
  applicazione,  abbassarsi. Qualche deputato della maggioranza  ha
  proposto il 4 per cento, qualche altro della maggioranza ha fatto
  sapere  che  la  minoranza non accettava il 4 per  cento.  Vorrei
  capire.  Continuiamo  a  pensare  che  la  norma  riguardante  il
  deputato  supplente  sia  una norma sbagliata,  incostituzionale,
  illogica;  continuiamo  a ritenere che la  norma  che  supera  il
  rapporto  55  e  35  fissato dall'articolo 2  sia  in  violazione
  dell'articolo 2.
   Sono  dei temi rispetto ai quali bisognerebbe, in qualche  modo,
  provare a dare risposte; ad oggi, abbiamo avuto detto una cosa  e
  l'esatto  contrario  anche  da  parte  di  Presidenti  di  gruppi
  parlamentari diversi della maggioranza.
   Ammetto  che sto registrando anche una condizione di difficoltà,
  persino  di interlocuzione; mai come in questo momento, ho  avuto
  la  sensazione  che  ci  sia una maggioranza  sbagliata  e  senza
  direzione  politica  con  una  difficoltà  di  relazione   e   di
  comunicazione che non aiuta un confronto serio.
   Auspico  che  le  prossime  ore, da qui  a  quando  cominceremo,
  domani mattina, a votare i primi subemendamenti, aiuteranno  quel
  passaggio  ulteriore di riflessione che, fino  ad  ora,  malgrado
  siano le 3.20 del mattino, non si è determinato nella convinzione
  dei colleghi della maggioranza.

    ORTISI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  il
  nostro   ruolo   di  deputati,  ma  soprattutto  di  legislatori,
  necessiti  di motivazioni culturali per giustificare ogni  nostro
  atto,  ogni  nostra proposta. Per questo motivo, precipuamente  e
  pregiudizialmente,  vorrei, per un'ora e 20  minuti,  trattare  e
  giustificare  il  nostro  sì  al  sub,  sub,  subemendamento  che
  riguarda  la necessità che sia dichiarata inammissibile la  lista
  regionale che non obbedisce alla modifica dell'articolo 51  della
  Costituzione, in ordine alla richiesta delle donne di farne parte
  al 50 per cento.
   E  sicuramente non siamo arrivati alla modifica dell'articolo 51
  della  Costituzione  italiana a caso, perché  la  storia  ha  sue
  regole e le regole della storia superano sempre la metis,  che  è
  furbizia  fine  a  se stessa e obbediscono, invece,  alle  logos,
  progettualità razionali.
   Le  regole  della storia, sin dal primo momento in  cui  Erodoto
  realizzò il termine che ha una sua etimologia ben precisa, legata
  alla  radice   it  del verbo  orào  - vedere, guardare  -  e  che
  attiene  alla polemica che con i precedenti apprendisti  stregoni
  egli  aveva  innervato  nella tele del V secolo,  aveva  una  sua
  giustificazione.
   Diceva   Erodoto:   se  non  guardiamo  e  se   non   osserviamo
  definitivamente e decisamente, non possiamo scrivere di storia .
   Questo  porta  fino  alla epistemiologia  del  XX  secolo,  cioè
  all'affermazione   per  la  quale  tutto   quello   che   non   è
  constestabile, criticabile e scientifico non è; è fideistico.
   Una  legge  della  scienza, della fisica, di  qualsiasi  ramo  è
  legge  vera  soltanto  se è criticabile,  se  è  superabile.  Può
  sembrare un paradosso ma è scienza soltanto se in sè contiene  la
  possibilità che sia superata e contestata.

    CAPODICASA  Questo è Popper.

    ORTISI   Questo lo risparmiamo temporaneamente. Cerchiamo,  per
  adesso, di attenerci soltanto alla parte che riguarda il rapporto
  tra storia e giustificazione della lista regionale 50 per cento e
  50 per cento.
   Dal  punto di vista, dunque, del metodo, non c'è dubbio che solo
  col  V  secolo  comincia il percorso non della  storia  ma  della
  storiografia.  E,  tuttavia, fin dal 7000  a.C.  il  ruolo  della
  donna,  per chi crede che la storia non sia di sviluppo  lineare,
  ma  di  sviluppo  ciclico,  come  noi,  era  un  ruolo  non  solo
  fondamentale, oserei dire esaustivo.

    VIRZI'  Quindi, le donne sono regredite.

    ORTISI   Accetto anche l'interlocuzione. Dicevo  che,  sin  dal
  7000  a.C.,  la donna, nel mondo conosciuto, ma nel Mediterraneo,
  qui  in  Sicilia,  in particolare, svolgeva un  ruolo  esaustivo.
  Perchè?
   Perchè  era  miracolosa; perchè non si capiva  come  partorisse,
  così  me  non  si capiva come nascevano i frutti  della  terra  e
  allora  c'era la matrilinearità , come prassi, come abitudine  in
  tutte le società che si andavano costituendo.
   La  donna era, dunque, il punto di riferimento, tant'è vero  che
  quando  in  epoca storica gli uomini cominciano a  costruirsi  le
  divinità  pensano subito ad una divinità femminile, è quella  che
  noi  chiamiamo   mag-na  mater  o  magna mater .  E'  quella  che
  corrisponde  a   cibele  se voi volete, è  quella  che  rivendica
  Dioniso  quando,  pur  nascendo  dalla  coscia  del  padre  Zeus,
  rivendica un riferimento al femminino che è cioè in ognuno di noi
  e  che Dioniso rivendica diventando il dio oppositore di Apollo e
  della  linearità apollinea che presto poi porterà al  sopravvento
  del maschio sulla femmina.
   Questo  è  il  sub,  sub, sub, sub, subemendamento  archeologico
  subacqueo, onorevole Virzì, a cui faremo riferimento nelle  terze
  ore in cui si articolerà il nostro intervento, ma ancora siamo al
  7000 a.C.
   E'  chiaro  che, fino a quando vi è questo, la donna  svolge  il
  compito   di  protezione,  di  ombrello,  di  miracolo   vivente,
  paragonabile soltanto alla  magna mater , alla natura e quando  i
  poeti  moderni,  ma  anche i filosofi moderni  -  e  intendo  per
  moderni  dal  XVI al XX secolo - quando costoro riprenderanno  le
  fila  del mondo pre-classico non potranno che riferirsi a  questo
  tipo di esperienza.
   Ad  un certo punto però l'uomo - casualmente dice un'antropologa
  australiana,  Margaret Mead - si accorge che c'è un rapporto  fra
  l'atto sessuale e la nascita del bambino.
   E,  contemporaneamente, probabilmente,  a  distanza  di  qualche
  secolo,  che  è contemporaneo. Altro che una legge fatta  in  una
  notte
   Voi  pensate  che  nel  mondo, in retrospettiva,  cinque  o  sei
  secoli  appaiono  contemporanei?  Ma  che  pensate  che   sia  la
  contemporaneità riferita a due ore in più o due ore  in  meno  in
  cui faremo questa legge straordinaria
   Ad  un certo punto, quasi contemporaneamente, cioè a distanza di
  cinque, sei secoli, l'uomo si accorge contemporaneamente che  lui
  c'entra  qualcosa con quella nascita del bambino  e  che  fra  il
  buttare  un  seme,  probabilmente da parte di  una  donna,  e  la
  nascita del frutto, c'é il medesimo rapporto
   Sono   secoli   che,   nella   retrospettiva,   appaiono   quasi
  contemporanei,  si  perdono nel corso dei millenni,  parliamo  di
  7.000,  5.000  avanti  Cristo. Lei, quindi,  onorevole  assessore
  Stancanelli,  pensa  che  tra le 3.30 e  le  6.30  non  si  possa
  esprimere  contemporaneità? E' proprio una cosa ridicola  pensare
  tre ore e cinque secoli
   Ora  che  ho  il  permesso del nostro capo,  onorevole  Formica,
  posso continuare molto più felicemente
   Allora,  a  quel  punto,  l'uomo,  è  chiaro,  che  capisce   di
  partecipare.

    VIRZI'  Lo disse De Coubertain che era importante

    ORTISI   Veda, il mio amico Virzì, che fa parte del mio  Gruppo
  di  opposizione,  mi  suggerisce,  dopo  l'ora  e  venti,  perché
  dimostreremo  -  ho  scritto  un  saggio  a  quattro  mani,   col
  professore  Carmelo Bazzano dell'Università del Massachuttes,  in
  ordine  al concetto di nike e di vittoria - scientificamente  che
  De Coubertain  si sbagliava, ma di questo ne parliamo nella terza
  ora
   Neppure  nel mondo antico era importante partecipare ma vincere,
  però  secondo le regole. Ne parleremo fra poco, perché  questo  è
  uno  degli imbrogli maschili, capite  Ci arriviamo, poi, a  terza
  ora.
   E,  quindi,  l'uomo  si rende conto che partecipa.  Avviene  una
  rivoluzione,  ma  veramente la prima,  vera  grande  rivoluzione,
  perché  non  solo l'uomo comincia a capire, che poi questa  donna
  tanto  miracolosa non é, ma comincia a realizzare  che  i  grandi
  sforzi  dei  nomadi possono trasformarsi in ricchezza  stanziale,
  perché  se  un seme diventa frutto, non c'é bisogno di  andare  a
  raccogliere  estemporaneamente i frutti, cambiando di  territorio
  in  territorio. Ci si può stabilire in un territorio e sfruttarlo
  intensivamente.
   Avviene, la rivoluzione

    VIRZI'  Lo disse anche Sergio Endrigo

    ORTISI   Sergio  Endrigo, con Teresa, ci permetterrà  un  altro
  quarto d'ora in più, ricordate? Teresa, mani bucate di Teresa? Ci
  arriviamo

    FORMICA   Poi,  i  resoconti  stenografici  di  questa   seduta
  d'Aula,  li trasmetteremo ai posteri, relativamente all'attinenza
  degli argomenti

    ORTISI   Certamente, ai posteri manderemo gli interventi  colti
  e  non le estemporaneità contingenti. Siamo qui per fare leggi  e
  le leggi le fa chi studia, non chi inventa
   L'attinenza  c'é,  collega Formica, molto  ma  molto  di  più  a
  giustificare   una   posizione  che  è   culturale,   prima   che
  legislativa, rispetto alle improvvisazioni legate al contingente,
  se  non al braccio di ferro che appartiene alla cultura mascolina
  e  non  umana  e  che ha fatto, qui, in queste ore,  una  pessima
  figura
   Ed  allora, ecco che l'uomo, il maschio in questo caso,  capisce
  che può prendere il sopravvento. Comincia a nascere la mitopoiesi
  maschilista.
   L'uomo,  come  se volesse vendicarsi, istintivamente,  organizza
  la   famiglia,   sviluppa   i   muscoli,   perché   nella   nuova
  organizzazione  del lavoro di una società stanziale,  e  non  più
  nomade - andate a leggere l'ultima fatica di Jacques Attali,  che
  oltre a scrivere  L'ordre cannibale. Vie e mort de la medéecine ,
  fondamentale   testo   della   cultura   europea   degli   ultimi
  cinquant'anni, adesso ha scritto un altro bellissimo saggio,  non
  tradotto   in   italiano,  collega  Formica,  che  tratta   della
  nomadologia   che   rappresenta,  secondo  Jacques   Attali,   il
  fenomeno... Chi lo leggerà, almeno, si divertirà, io  parlo  alla
  storia, anzi alla geografia
   Ha  scritto, dicevo, che i nomadi torneranno perché,  in  questa
  visione  ciclica che ci accomuna, egli pensa che la realizzazione
  stanziale non è definitiva. Ma di questo parliamo a quarta ora
   Dicevamo,  dunque, che il maschio si organizza e,  naturalmente,
  organizza  anche la giustificazione teorica della  propria  nuova
  posizione.    Si   organizza   il   lavoro   in   una    comunità
  fondamentalmente  stanziale, l'uomo va  a  caccia,  l'uomo  va  a
  pesca,  non  è  nomade, si muove in un perimetro limitato,  porta
  tutto  quello che c'è da portare a casa, nella capanna; la  donna
  cucina,  la  donna diventa sedentaria, non produce,  neppure  dal
  punto   di  vista  intellettuale,  retrocedendo,  mentre   l'uomo
  accelera,  non solo in ordine ai muscoli, non solo in  ordine  ai
  polpacci,  non  solo  in ordine all'aspetto fisico,  ma  migliora
  anche dal punto di vista intellettuale perché, lo sappiamo tutti,
  tutti  quelli  che ci confrontiamo a caccia di nuove  esperienze,
  miglioriamo.
   Tutti   quelli  che,  al  contrario,  conservano,   in   maniera
  reazionaria, posizioni di rendita, peggiorano, sono destinati  ad
  essere  sconfitti,  al di là del momento in cui  si  vince  o  si
  perde.
   Noi  italiani  stiamo  peggiorando perché non  riusciamo  più  a
  produrre.   Lei,   collega  Stancanelli,  pensa   che   c'è   più
  un'invenzione  che  ha  un  nome  italiano?  Hanno   tutti   nomi
  fondamentalmente inglesi. E lei pensa che, al di là  del  Governo
  Prodi  o  Berlusconi, che appartengono al contingente  anch'essi,
  non  siamo  noi  destinati a depauperarci, dal  momento  che  non
  riusciamo più a produrre idee?
   Questo  è  il vero motivo per cui ci stiamo perdendo  sul  piano
  antropologico,  non  perché ci sia Berlusconi  o  perchè  ci  sia
  Prodi.
   Allora   dobbiamo  osservare  che,  nell'organizzazione,  l'uomo
  comincia a sviluppare la sua intelligenza, molto più della  donna
  che  non  si confronta con niente e con nessuno. Questo determina
  uno  spostamento  della  mitopoiesi, uno  spostamento  che  porta
  presto alla creazione di divinità che sono paritarie, e non  sono
  soltanto paritarie. Adesso i miei colleghi che hanno pazienza  di
  ascoltare e di sopportarmi, capiranno perché dirò che, in  questa
  fase, è permesso l'incesto.
   Voi  ricorderete tutti che non solo Giove e Giunone sono  marito
  e  moglie, fratello e sorella, ma anche nel mondo egizio - me  lo
  suggeriva  il collega Sammartino, andato via -  nel mondo  egizio
  Iside  e  Osiride  sono  marito e moglie,  ma  anche  fratello  e
  sorella.
   Il  faraone  sposa la sorella. Ad un certo punto,  ci  si  rende
  conto   che,   sul   piano  fisiologico,  ma  anche   sul   piano
  dell'organizzazione della società, questo non  conviene,  bisogna
  allargare  i  confini,  ampliarli: ed  ecco  che  nasce  il  tabù
  dell'incesto.
   C'è  l'obbligo, nelle tribù di appartenenza,  di non accoppiarsi
  più  fra  consanguinei,  ma di trovare  altrove  il  partner,  la
  partner. Questo permette di ampliare il target dei fruitori di un
  territorio,  rafforza  quella comunità,  la  rende  invulnerabile
  rispetto  agli altri, permette lo sviluppo del ka, che non  è  il
  marito  della KA, la macchina della Ford, ma il KA  -  lo  sapete
  tutti - è il principio vitale che, per esempio, gli Egizi pensano
  sia sotto le piramidi.
   Perché  vengono  costruite le piramidi?  Vengono  costruite  per
  nascondervi  il  ka, appunto, perché dentro le  piramidi  nessuno
  riesce  a raggiungere la parte più misteriosa   e sacra, che  poi
  sarà  quella dell'altare cristiano, fondamentalmente. E,  allora,
  hanno paura che sia rubato il ka  e, quindi, capiscono che devono
  custodirlo.
   A  questo  punto,  subentra la storia  vera  e  propria:  perché
  quello  che abbiamo raccontato in questi venti minuti,  credo,  è
  ancora   la   preistoria.   Nella  storia,   dobbiamo,   intanto,
  metodologicamente   sgombrare   il   campo   della    presunzione
  elladocentrica, cioè, dalla considerazione che avevano i Greci di
  essere l'ombelico del mondo, che tutti fossero barbaroi  che,  in
  greco  - sapete - significa balbuziente. E' onomatopeico. I greci
  chiamavano   barbaroi , cioè balbuzienti, tutti  quelli  che  non
  parlavano la loro lingua.
   Nel  tempo, con la loro presunzione elladocentrica, svilupparono
  l'equazione  secondo cui tutti quelli che non parlavano  la  loro
  lingua  non  erano  civili.  E, quindi,  il  termine  assunse  la
  significazione    odierna,    corrente,    di    incivile.    Ma,
  originariamente, nasce da questa presunzione.  Se noi non capiamo
  che   questa  è  una  presunzione,  non  capiremo  il  resto  del
  ragionamento di questa fase, chiamiamola  protogreca .
   La  donna,  in  questa fase, diventa punto  di  riferimento,  in
  negativo:  comincia  in questa fase  a nascere  l'immagine  della
  donna strega.
   Chiunque  di  voi abbia seguito la Medea di Euripide  al  teatro
  greco, quest'anno, avrà seguito con interesse questa presunzione,
  tutta  greca,  che Euripide mette in discussioni, facendo  notare
  come  non è vero, per forza, che Medea uccide i suoi figli perché
  barbara,  come pretendevano i presuntuosi greci. Ma è vero  anche
  che  ci  può  essere  un'altra verità: che  dal  punto  di  vista
  filosofico contemporaneamente giustificava i sofisti.
   I  sofisti giustificavano le doppie verità, la verità con la  v
  minuscola, cioè sostenevano i sofisti che non esiste, in  maniera
  parmenidea, alla maniera di Parmenide, l'uno, ma, alla maniera di
  Eraclito,  esiste  tutta  una  serie  di  varianti  possibili  ed
  immaginabili,  per cui Medea può anche darsi che  sia  stata  una
  strega,  come sosteneva qualcuno, ma è altrettanto vero  che  può
  essere  stata  solo  una  donna  che,  esasperata  dal  prepotere
  maschile  e  dalla condizione di inferiorità che come  straniera,
  viveva  nell'Atene del tempo, nell'Atene presuntuosa  del  tempo,
  uccise i figli per giustificare un atto d'amore
   Ma,  colleghi, quanti di voi e fra noi, non hanno letto sino  ad
  oggi  situazioni  del  genere: mamme,  e  oggi  anche  papà,  che
  uccidono  i figli per vendicarsi del marito, che fanno  prevalere
  l'istinto  sul  ragionamento, che fanno prevalere  la  negatività
  sull'affettività... Ecco Medea diventa ...

    DINA   Ma  che  c'entra col tema in questione? I concetti  sono
  importanti

    ORTISI   Ma  stiamo parlando delle donne.  Il  tema  è  questo,
  collega. Sei stato un po' disattento. In  questa prima parte  del
  mio  intervento,  sto cercando di sviluppare un  tema  legato  al
  rapporto tra maschio e femmina, fra uomo e donna, facendo anche -
  se mi consente il collega - esempi specifici, verificabili.
   Stiamo esprimendo i concetti. Io capisco, collega, che tutte  le
  volte  che  lei interviene si esprime concettualmente, mentre  io
  parlo di barzellette. Però mi sforzo...

    DINA  Collega, non offenda

    ORTISI   No,  no,  è  lei  che mi  offende.  Mi  dice  che  non
  concettualizzo   e  io  sono  costretto  a  replicare,   collega.
  Altrimenti non lo farei mai
   E,  allora, la Medea di Euripide, figlia della sofistica, perché
  i  veri rivoluzionari  (il collega Capodicasa, neolaureato me  lo
  insegna)  sono  i  sofisti,  non è  Socrate,  che  è  un  sofista
  fondamentalmente. I sofisti insegnano, lungo  il  V  secolo,  che
  sono possibili tante verità ed Erodoto, nello stesso periodo,  ci
  racconta di Dario che, nell'invadere la Grecia - che è solo punto
  di  passaggio  per arrivare in Africa, dove ci  sono  le  miniere
  d'argento  -  un  giorno,  davanti  alla  presunzione  dei  Greci
  dell'Asia  minore che, al di là della prosopopea tradizionale, si
  erano accoppiati con le truppe persiane, racconta che volle  dare
  una   bella  bastonata  a  questa  presunzione  dei  Greci:  alla
  considerazione, cioè, che i maschi erano i maschi  e  le  femmine
  erano   di  seconda  categoria,  come  presumevano  questi  Greci
  cosiddetti civili.
   Lei lo sa meglio di me che costruivano  le case a due piani:  un
  piano per i maschi e un piano per le femmine. Questo lei capisce,
  collega,  come dimostreremo per la civiltà romana, era una  forma
  di  snobismo, di razzismo nei confronti della donna  che,  ancora
  oggi,  deve  avere  forme  di rivincita che  le  toccano,  perché
  Glucksman  quando  scrive  La bêtise  spiega  che  questo  temine
  femminile,  la  stupidità, ha governato il  mondo  fino  ad  oggi
  perché  la  storia è stata governata solo da un sesso:  ed  è  il
  confronto  anche  tra i sessi che rende l'uomo,  l'essere  umano,
  degno  di  guidare  la  storia, forse la grande  rivoluzione  non
  l'avremo  con  le  religioni, forse l'avremo, un  giorno,  se  ci
  arriveremo e la robotizzazione non ci costringerà in altro senso,
  l'avremo - dicevo - proprio nella commistione del rapporto fra il
  vissuto dell'uomo e il vissuto della donna.
   Ecco   perché  quello  che  oggi  sta  succedendo  è  un   fatto
  antropologico di civiltà, non è un fatto in cui si  scontrano  le
  nostre  colleghe con alcuni maschietti: non si deve porre,  è  un
  depauperare questo.
   Allora,  dicevo, Dario chiama ad un certo punto, da  una  parte,
  questi  Greci  presuntuosi, colleghi, e dall'altra,  gli  indiani
  Gàlati, che facevano parte del suo grandissimo impero, e li mette
  a  confronto  e  chiede ai greci:  a quale  prezzo  voi,  anziché
  seppellire  vostro  padre  quando  muore,  lo  mangereste?   Come
  risponderemo noi? Immaginate che noi mangiamo i nostri padri?

    VIRZI'  Questo Dario, in quale collegio è stato eletto?

                          (sorrisi in Aula)

    ORTISI   Guido  sei eccezionale, chiama gli  Indiani  Galati  e
  chiede  a quale prezzo, anziché mangiare vostro padre, come  fate
  normalmente,  quando  muore,  lo  seppellireste?  E  gli  indiani
  rispondono cosa significhi seppellire.
   E'  l'inizio della tolleranza, ma è l'inizio di un percorso  che
  i  Greci  -  ma  il  mondo occidentale in genere  -  non  vollero
  percorrere  e invece noi, oggi, che Greci siamo fondamentalmente,
  abbiamo  possibilità  di  riannodarci  a  quel  percorso  e   non
  attraverso il listino, collega Virzì, ...

    VIRZI'  Siamo siracusani o agrigentini...

    ORTISI ..   il  listino  che  privilegia  fondamentalmente  gli
  elladocentrici, quelli della selezione al contrario di cui  parla
  Osvald  Sek nel  Tramonto dell'Impero romano , nel quale sostiene
  che  l'impero tramonta perché avviene la selezione al  contrario,
  cioè tutti i  leccapiedi', tutti i  ruffiani' diventano deputati,
  a  privilegio  di chi invece rappresenta qualcuno e qualcosa  nel
  territorio.
   Allora,   a  quel  punto,  comincia  un'altra  storia   Infatti,
  onorevoli  colleghi, le figure femminili cominciano  ad  emergere
  anche  nella  tragedia  classica ed in autori  meno  avanzati  di
  Euripide,  in  Sofocle, per esempio, ma emergono come  personaggi
  femminili  ma, pur tuttavia, col difetto di base di  emergere  in
  quanto  appaiono  mascolini.  Antigone  è  grande  perché  ha  il
  coraggio  di  un  uomo  Ed è ancora un limite  E  voi  certamente
  capite  che se noi oggi diciamo che le donne possono accedere  al
  50  per  cento  perché stanno dimostrando di avere gli  attributi
  maschili, facciamo loro un torto.
   Allora  l'Antigone  che sfida Cleonte, che rimane  sola,  ha  un
  difetto:  è  esaltata  perché appare come  un  personaggio  dalle
  caratteristiche maschili. Povera Antigone  E, tuttavia, colleghi,
  già  in  quel  periodo, in quella trilogia alla quale  appartiene
  Antigone,  Sofocle  parla  di due concetti  fondamentali  per  lo
  sviluppo  dei  rapporti umani: eydia kai galene, che  significano
  serenità  e tranquillità, due termini coordinati in un  concetto,
  cioè  una  endiadi, esprimono una serenità di comportamento  che,
  dice Sofocle, possono avere sia i maschi, sia le femmine.
   E'  un  primo  sdoganamento  della figura  femminile.  Onorevole
  Virzì, mi solleciti dei suggerimenti...

    VIRZI'  Invece di bere acqua, ti consiglio di farti una flebo

    ORTISI   Purtroppo  per  me, non sono abituato  a  pungermi  da
  nessun punto di vista, anzi ti racconto che una volta, 25 anni or
  sono,  tornando  da  Pisa  su  un  treno,  mi  imbattei  nel  mio
  scompartimento  in  una coppia: una ragazzina  di  Genova  ed  un
  ragazzo di Carlentini.
   Era  il  treno  del  Sud, un treno che portava  sempre  ritardo,
  arrivava  ore e ore dopo quello che il macchinista aveva  pensato
  che fosse l'ora normale. Era  l'ora che volge al desio , dobbiamo
  arrivare a quell'ora che é il tramonto, non è l'alba.
   Durante  il  percorso questa donna, antesignana delle  colleghe,
  disse:   aspetta    e, davanti ad un altro  maschietto  di  Bari,
  intraprese  un  discorso che metteva i due in  contrasto.  I  due
  cominciarono  a sfidarsi in ordine a cose che io, a  quel  tempo,
  nemmeno conoscevo. L'uno diceva all'altro:  te la tagli l'erba? .
  Pensavo che fossero degli agricoltori. L'erba? Poi ho capito  che
  cosa  significava.  E l'altro rispondeva:  ma  quando  muore  Bob
  Marley il lutto glielo porti? ; e si sfidarono in questi termini.
   Ad  un  certo  punto, l'uno disse all'altro:   te  la  fai?   Io
  rimasi in attesa del complemento oggetto e, nel frattempo, avendo
  notato  che  avevano  un po' di timore reverenziale,  ma  non  la
  ragazza,   intervenni dicendo che potevano parlare come  volevano
  perché  a  me non importava.  Inoltre avevo delle arance comprate
  per il viaggio.
   Poi,  il  ragazzo di Bari disse all'altro:  Insomma, te  la  fai
  una  pera?   Non  mi  sembrò vero di poter intervenire  e  dissi:
   Ragazzi volete un'arancia? .
   Dopodiché  mi snobbarono per tutto il viaggio, come  avviene  in
  quest'Aula  con  i  deputati che parlano, forse ingenuamente,  ma
  genuinamente   E,  quindi,  le flebo non  appartengono  alla  mia
  cultura  né  tanto meno alla mia vita. La mia  vita  é  fatta  di
  queste  cose:  frequento le biblioteche, come te, collega  Virzì,
  che  so appartenere ad altra cultura politica, ma interessato non
  certo alle flebo, come me del resto.
   Or  dunque,  siamo rimasti al V secolo a.C. Questo vale  per  le
  donne,  poi  mi dovete consentire il discorso costituzionale,  in
  particolare con Ottaviano Augusto e le sue riforme

    LO MONTE . Non possiamo rinviare tutto a domani?

    ORTISI    Dipende   dai  colleghi.  Se  i   colleghi   vogliono
  riprendere domani, sono disponibile a farlo. Aspettavo un segnale
  in questo senso.
   E'  una  proposta sensata non fosse altro per non  costringervi,
  pur  di  stare  qui a votare, a sopportarmi; quindi  aspetto.  Se
  qualcuno  vuole  intervenire sull'ordine dei lavori  e  fare  una
  proposta  cosa  sensata, così andiamo a dormire  un  poco  e  poi
  ricominciamo  non dal V secolo ma dal II. Faccio  tre  secoli  di
  condono, sono disposto a farlo

    FORMICA    Questo  Parlamento  é  magnanimo,  ci  consente   di
  erudirci
   Eravamo  qua, in effetti, per dibattere sulla legge  elettorale,
  invece, per fortuna, ci stiamo facendo una cultura

    SPAMPINATO  Se perde il filo ricomincia da capo

    ORTISI   Sei  un  po'  nervoso,  onorevole  Formica,   se   nel
  frattempo ti contassi i tuoi, forse mi faresti parlare  e saresti
  meno prepotente
   Parlo  fino a domani alle otto  A Creta avete visto la  dea  dei
  serpenti,   ne   conoscete   il   significato    nell'immaginario
  collettivo del 1300 a.C.?
   Tutti  voi sapete della guerra di Troia che la leggenda  colloca
  attorno al 2.000 a.C., ma che probabilmente si realizzò tra il XV
  e  il  XIII  secolo a.C., e,  guarda caso, ruota attorno  ad  una
  donna, Elena.
   E   sapete   anche  che  non  per  giustificare   la   verginità
  comportamentale di Elena, ma solo per salvaguardare il buon  nome
  degli Spartani, c'è una variante del mito che sostiene che non fu
  Elena  ad  essere rapita da Paride, ma fu un'immagine, Eidolon,un
  simulacron  di Elena, perché Elena finì in Egitto e, al  ritorno,
  Menelao se la prese, non passò dallo Stretto di Messina dove  già
  D'Arrigo  costruiva... quello è un altro discorso,  della  quinta
  ora
   Elena,  probabilmente,  fu,  come dire,  il  copriletto  di  una
  storia   economica:  e  i  compagni  saranno  felici  di   questa
  spiegazione

    CAPODICASA  Sempre così  Lo diceva Marx.

     ORTISI   Sempre   Perché Marx sarà anche  superato  in  alcune
  cose,  ma certamente nel rapporto tra struttura e sovrastruttura,
  come  i  fatti  di questa sera stanno dimostrando,  certamente  è
  insuperato.
   Perché  noi  abbiamo  abbandonato  la  civiltà  contadina   come
  produzione, ma anche stasera viviamo ancora la civiltà  contadina
  come  sovrastruttura  comportamentale e di pensiero:  e  Marx  ed
  Engels,  in  particolare, in questo caso, hanno  ragione,  ma  di
  questo parleremo dopo.
   Adesso siamo tornati indietro ad Elena. Vedete, quando si  parla
  della guerra di Troia e si parla di Elena...

    SAMMARTINO  Ma qual è l'attinenza con la materia di cui  stiamo
  trattando?

    ORTISI   Come  qual è l'attinenza, sto spiegando  culturalmente
  perché  sono  d'accordo. Lei non mi toglie la parola,  si  faccia
  eleggere Presidente

    SAMMARTINO   Deve avere rispetto per l'uditorio,  per  la  sede
  parlamentare

    ORTISI  Il rispetto lo devi avere tu che mi imponi folli  leggi
  liberticide

     ( proteste dai banchi della sinistra rivolte all'onorevole
                             Sammartino)

    SPEZIALE  Lascia parlare il collega Ortisi e impara

    PRESIDENTE    Onorevole  Sammartino,  spetta  alla   Presidenza
  valutare l'attinenza o meno degli interventi.

    ORTISI   Signor  Presidente,  a  me  dispiace  che  il  collega
  Sammartino   si   innervosisca  mentre  sto  parlando,   dandogli
  fastidio.  Mi dispiace anche per i  buoni rapporti personali  che
  abbiamo;     personalmente,     sto     giustificando,      prima
  antropologicamente, e poi culturalmente, perché voto    a  favore
  dell'emendamento delle colleghe.

                (Applausi dai banchi della sinistra)

    ORTISI   Se  poi risulterò scarso, scadente me ne  assumerò  la
  responsabilità. Caro collega Sammartino, il Regolamento favorisce
  le  maggioranze in molte cose, mi consenta, quindi, di continuare
  il    mio    intervento   utilizzando   anch'io   gli   strumenti
  regolamentari. Tanto lei può dormire tranquillamente,  quando  si
  sveglierà voterà.
   Io  non  sono ginefobico, voterò a favore di Elena di Troia,  mi
  piace  fra l'altro, però chi pensa ad Elena trascura altre figure
  femminile  della saga troiana. Trascura Andromaca.  Vi  ricordate
  Andromaca?

    CRACOLICI  Certo che ce la ricordiamo

    CAPODICASA  Come no

    ORTISI  Voi non mi dovete dire sì, altrimenti, non mi  date  il
  tempo  di raccontare. Quando Elena viene rapita, l'attenzione  di
  chi  scrive  si sposta non su una donna rapita ma sul  tradimento
  della filìa, dell'amicizia, che è concetto nobile per carità,  ma
  è  filìa che può esistere solo tra i maschi, tanto è vero che gli
  spartani,  i grandi guerrieri cui si ispirarono i fascisti  ed  i
  nazisti, voi sapete che praticavano l'omosessualità come forma di
  coesione, come la praticavano molte camice brune, molti nazisti e
  forse  qualche dittatore. Allora, in quel momento, non c'è dubbio
  che  la  contrapposizione Elena può avvenire soltanto  attraverso
  Andromaca, perché Andromaca è la moglie, non è la femmina. E'  la
  moglie  che assiste passivamente a quello che il fato  ha  deciso
  per il marito, ma la figura più interessante che oggi è di grande
  modernità è la madre di Ettore, è Ecuba la quale, voi lo  sapete,
  nel  XXII dell'Iliade per convincere il figlio, facendo prevalere
  l'istinto  materno, mostra le mammelle fuori dalle mura  e  dice:
   Ettore, figlio mio, rientra in nome delle mammelle che ti  hanno
  nutrito .

   ACIERNO. Vedi di non essere volgare, però

    CAPODICASA  Questa è letteratura

    ORTISI   Che cosa sono? Non rispondo alla provocazione  dicendo
  ignorante, invito soltanto a leggere il XXII dell'Iliade  in  cui
  maza  che  significa  mammella è ripetuto sette  volte.  Collega,
  perdono  questa  osservazione,  perché  dettata  dal  nervosismo.
  Voglio  ricordare che anche amazzone è volgare,  perché  amazzone
  sapete  cosa significa? E' composto da alfa privativa e maza  che
  significa senza mammella, perché se ne tagliavano una per  tirare
  meglio di arco. Con tutte e due mammelle come dovevano tirare  di
  traverso? Allora, anche amazzone è volgare?  Lo sapete che  Ecuba
  -  caro  collega Sammartino, tu che come me la pensi alla  stessa
  maniera di identità mediterranea - che mostra le mammelle  e  che
  si  scarmiglia  i  capelli  mentre  piange  il  figlio  morto   è
  l'antenata  -  assessore  Granata, tu  che  tanto  ti  batti  per
  l'identità culturale del nostro popolo siciliano -, è la madre di
  tutte  le donne che ancora oggi piangono i figli scarmigliandosi,
  oppure  che  si danno al dolore scarmigliandosi e che stanno  per
  essere definitivamente sostituiti, cari colleghi, da un prototipo
  anglosassone   che,   nel   comportamento,   non    prevede    la
  scarmigliatura, ma il dolore soft, non il riso ma il sorriso, non
  il dolore ma il dolore perplesso.

   Ortisi  Il comma    è  il sub, sub, subemendamento  cui  faceva
  riferimento il collega e che riguarda la proposta delle  colleghe
  che  vorrebbero che non venissero ammesse le liste regionali  che
  non  prevedono  il  50  per cento, collega,  e,  se  vuoi,  vengo
  all'attualità e poi ritorno.
   Allora,  non c'è dubbio che queste amazzoni non appartengono  al
  filone giustificativo del subemendamento delle colleghe perché le
  amazzoni  sono  celebrate in quanto mascoline, espressione  della
  forza  e  dell'abilità,  della velocità  e  della  protervia  dei
  maschi;  tant'è  vero  che  vengono  sconfitte  dal  maschio  per
  eccellenza, Ercole, Eracle, il quale ebbe tante donne, ma le ebbe
  quasi  come  harem, per mano di una donna però morì e  lo  sapete
  perché  morì? Morì perché la donna che lo  fregò  non apparteneva
  al  particolare  filone del ragionamento  che  facciamo  noi,  fu
  convinta  da  un mostro, che è quello che aleggia in  quest'Aula,
  che non è né maschile, né femminile e che è un Centauro, il quale
  la  convinse  che per mantenere l'amore di Ercole, quando  Ercole
  l'avesse  lasciata per altra donna, avrebbe dovuto intingere  del
  suo  sangue una tunica e regalargliela e quando Ercole la  lasciò
  per  Iole,  la  cui città aveva conquistato, Deianira,  obbedendo
  colleghi  a quello che aleggia in quest'Aula e che è il Centauro,
  che  non  è  né  maschio, né femmina, ma è  mezzo  uomo  e  mezzo
  animale, gli mandò la tunica e lo fece morire fra atroci dolori.
   A    questo   portano   le   contraddizioni,   colleghi.   Nelle
  contrapposizioni c'è qualcuno che vince ma piange,  c'è  qualcuno
  che perde e probabilmente sorride.
   Allora,  quello che qui aleggia in quest'Aula, riguardo  intanto
  a  questo  subemendamento  delle colleghe,  è  un  atteggiamento,
  secondo  la mia modesta opinione che sto cercando di documentare,
  è un atteggiamento che non porta da nessuna parte, porta soltanto
  all'imbarbarimento dei rapporti, porta alla visione ciclica della
  storia,  a cui ho fatto riferimento nella parte iniziale del  mio
  intervento, a un ritorno alla barbarie.
   Non  è  vero che noi progrediamo all'infinito, colleghi,  non  è
  vero.
   Soltanto  la  fusione degli interessi, maschili e femminili,  ci
  può  salvare, colleghe, perché l'alternativa è un essere  che  da
  Barnard in poi, dalla prima sostituzione del cuore salutata  come
  la  grande vittoria scientifica, nel corso del prossimo secolo ci
  porterà alla sostituzione di tutti i membri del nostro corpo  che
  ci  faranno  vivere trecento, quattrocento anni,  addirittura  ci
  renderanno eterni e però, tuttavia, non ci renderanno più uomini,
  ma ci renderanno un'altra cosa.
   Nessuno  più  potrà  dire  come  Menandro   O  kariein   estì  o
  anthropos os anthropos estì .
   Che  bella  cosa è l'essere umano quando l'essere  umano  è,  io
  aggiungerei a prescindere dai colori e dai nervosismo  momentanei
  di questa sera, ma anche delle nostre sofferenze, colleghe.
   Questo  non può avvenire se noi seguiamo un filone per il  quale
  mi  consentite di fare una tappa in avanti solo per  tornare  poi
  immediatamente dietro, che è il riferimento alla donna romana.
   C'è  un  bellissimo libricino, così piccolo che si  può  leggere
  durante   una  seduta  d'Aula,  in  attesa  di  essere   chiamati
  dall'esterno a votare sì o no, senza invece star qui ad ascoltare
  questi miei discorsi ingiustificati, che si chiama  Tacita, muta:
  la  donna nella città antica  di Eva Cantarella. Tacita muta  era
  il meglio che si poteva dire di una donna a Roma. La donna a Roma
  era  eccezionale  solo  se obbediva, ma c'era  un  motivo  perché
  fosse così.
   La  civiltà romana abbisogna di ulteriori spiegazioni che  vanno
  ancor  più  indietro della civiltà greca, vanno verso la  civiltà
  del  Medio Oriente, vanno verso gli Assiri e i babilonesi,  vanno
  anche  verso  i  Lidi  perché  questi probabilmente,  secondo  la
  versione  erodotea, sono i fondatori di quella  civiltà  che  noi
  chiamiamo   etrusca.  E  voi  sapete  che  gli  etruschi   ebbero
  comportamenti,  nei  confronti delle donne,  molto  più  avanzati
  rispetto ai romani.
   Mi  fate  fare un esempio e poi torno indietro. Lo  so  che  non
  vedete  l'ora  di farmi ricominciare daccapo per portarla  ancora
  più alla lunga, vi chiedo perdono, ma ho necessità ed urgenza  di
  filoni,  di fare il paragone fra etruschi e romani, in ordine  al
  ruolo della donna, naturalmente.
   Ognuno  di voi ricorderà l'episodio di Sesto Tarquinio  e  della
  Vergine  Lucrezia. La Vergine Cuccia viene considerata molto  più
  del  servo  che  le  ha dato un calcio, provocando  non  solo  il
  dolore,  ricorda il nostro Parini nella Vergine Cuccia - che  era
  donna  tra l'altro - ma nella dama la quale svenne, ma non perché
  si  curava dei dolori del povero servo che fu messo in croce,  fu
  torturato,  ma  perché si curava della Vergine Cuccia,  femminile
  come  lei, che soffriva come lei, e le donne non possono soffrire
  troppo,   devono   essere  accontentate,   altrimenti   stimolano
  interventi come il mio.
   Ma   torniamo  agli  Etruschi,  prima  di  tornare  ancora   più
  indietro,  ai  Minoici e ai Micenei. Il quinto,  il  sesto  e  il
  settimo re di Roma sono Etruschi perché questi erano più avanzati
  dei Romani, li governavano perché erano più civili e se ognuno di
  voi si reca a Cerveteri, a Veo, al Museo Nazionale Archelogico di
  Roma  vedrà che nel sarcofago funerario sono scolpiti e  rialzati
  non  il contenuto, ma molto spesso l'uomo e la donna, che  su  un
  triclinio  si abbracciano, cosa rivoluzionaria per il  settimo  e
  sesto secolo romano.
   Perché  i  romani, tutti di provenienza agricolo-pastorale,  non
  potevano  sopportare  questi costumi che  alla  donna  davano  un
  ruolo,  e  fu così che i vincitori degli Etruschi inventarono  lo
  stupro della Vergine Lucrezia.
   Voi  sapete  cosa  racconta il mito? La  leggenda  racconta  che
  essendo  andato via per una spedizione il marito di Lucrezia,  si
  trovava  assieme al figlio di Tarquinio, Tacna, il quale con  una
  scusa  tornò  a  Roma.  Perché  fu  cacciato?  Perché,  come   in
  quest'Aula, molto spesso la forza prevale sulla cultura, e spiego
  il perché. Sesto torna, raccontano i Romani, passa da casa sua  e
  trova la moglie che fa baldoria;   poi passa dalla casa di questa
  famiglia  romana e trova la moglie del suo amico,  Lucrezia,  che
  invece fila la lana.
   Preso  da bestialità, la stupra. Chiamati il marito e il  padre,
  Lucrezia racconta il fatto e si suicida. I romani si ribellano  e
  cacciano gli etruschi.
   Questa  è  la  versione romana dei vincitori. La versione  vera,
  ormai  assodata è che i romani non sopportavano che gli  etruschi
  fossero  molto  più  avanzati e che le donne, fra  gli  etruschi,
  avessero diritto di parola, avessero diritto, come qui si  chiede
  con  il subemendamento, di partecipare alla conduzione della vita
  pubblica della comunità del tempo.
   Questo  lo  derivavano  - e torno indietro,  collega  Orlando  -
  probabilmente  dalle loro origini lidie, perché almeno  a  questo
  dobbiamo accennare.
   Nel  mondo  del Medio Oriente, dove probabilmente sono  nate  le
  più  grande civiltà, i lidi, ma contemporaneamente, e ancor prima
  i  Sumeri, gli Assiro Babilonesi svilupparono un tipo di  cultura
  che  poi  portò  ad  una forma di ecumenismo suggerito  al  mondo
  ellenista e non ellenico, cioè post classico.
   Quando,  di  fatto,  Alessandro Magno invase questi  posti,  voi
  sapete che sposò Rossana, figlia di Dario...

    STANCANELLI   assessore per il lavoro, la  previdenza  sociale,
  la  formazione  professionale e l'emigrazione. Onorevole  Ortisi,
  sta parlando da circa un'ora

    ORTISI   Ciò  impone un intervento di sole due ore  e  venti  e
  siamo  soltanto ai greci, dobbiamo arrivare ad oggi, ma non posso
  stare un ora e venti, devo stare venti ore. Sto solo cercando  di
  giustificare culturalmente il subemendamento delle colleghe.
   Nel  momento  in  cui  impone  ai macedoni  i  matrimoni  misti,
  Alessandro il macedone sballa una tradizione tutta greca.
   Voi  sapete  che  la  Macedonia era la parte meno  avanzata  del
  territorio  greco, così pose le basi per il suo  declino,  perché
  non tutti i cafoni che hanno appresso capiscono il senso politico
  del matrimonio misto che Alessandro Magno sta proponendo.
   Alessandro  Magno  è  il  primo grande esempio  di  apertura  ai
  vinti,  il  matrimonio misto prelude nei fatti ad una  evoluzione
  culturale che già Aristotile, suo maestro, gli aveva suggerito  e
  che  però  nel  tempo  successivo, soprattutto  con  gli  stoici,
  troverà la propria giustificazione culturale organica.
   Alessandro  Magno nel 323 a.C. muore quasi solo; chiunque  abbia
  letto  Alexsandross  di Giovanni Pascoli, si sarà reso conto  del
  punto  di  vista emotivo, affettivo di come Alessandro Magno  sia
  morto  da  solo,  sembrava che governasse il  mondo,  morì  solo.
  Chiunque pensi di governare attraverso la forza dei numeri, è già
  morto solo

    VIRZI  Meglio solo che male accompagnato

    ORTISI   Sì  meglio  solo che male accompagnato,  caro  collega
  Virzi,   tutti   i   maschietti  che  pensano  di   essere   male
  accompagnati, se accompagnati dalle donne sbagliano.
   Cari  colleghi, quando Alessandro Magno muore e  i  Diadochi  si
  impadroniscono  di  quello che resta dell'Impero,  già  siamo  in
  pieno ellenismo, già le filosofie post-socratiche hanno preso  il
  sopravvento sulla filosofia pre-socratica, che vi risparmio.
   I  filosofi post-socratici elaborano concettualmente una visione
  dell'esistenza che dà alla donna un suo ruolo. E la donna, che ha
  un  suo ruolo nel mondo ellenista, sarà una donna che non  ha  un
  suo ruolo in questo Parlamento, torneremo indietro nel tempo.
   Non  si  tratta  di  accettare o meno  le  donne,  colleghi;  si
  tratta,  invece, di apprendere la lezione della storia e di  fare
  giustizia.  Noi  che nel nostro Parlamento,  il  più  antico  del
  mondo,  che  ha  dato  esempi  di  tolleranza  ad  una  forma  di
  tolleranza  fra  i sessi, ma soprattutto, colleghi,  tra  persone
  umane,  che  può dare la stura ad un miglioramento di quel  mondo
  che  ripasserà attraverso la storia dopo il 31 dicembre 2010  dal
  nostro Mediterraneo.
   Cari   colleghi,  la  storia  più  grande  non   è    l'histoire
  diplomatique  militaire', la storia più grande è   l'histoire  de
  temps longs'. E' la storia del mutamento dei comportamenti, ed  è
  di  questo  che sto cercando di parlarvi per giustificare,  prima
  antropologicamente   e  poi  culturalmente   la   giustezza   del
  subemendamento delle colleghe, a cui aderiamo totalmente.
   Cari   colleghi,  quando  nasce  il  cosmopolitismo,  sul  piano
  concettuale,  con gli stoici,  noi abbiamo già  fatto  un  grande
  passo  avanti  dal  punto  di vista del rapporto  tra  maschio  e
  femmina, perché il cosmopolitismo rendendo l'uomo,  cittadino del
  mondo,  fa  giustizia  di tutte le diversità  che  nelle  singole
  cosiddette civiltà, fino ad allora, avevano allignato.
   La  prima  base  perché il cosmopolitismo si  attui  è  che  gli
  uomini siano trattati da uomini.
   Prima  del   polites'  c'é  l'anthropos' . E   l'anthropos',  in
  greco,  non è maschile. Non é maschile né femminile. E'  l'essere
  umano,  perché  il  maschio  è  aner  andros'  e  femmina   diunè
  diunecos',  anthropos' è essere umano a prescindere dal sesso.
   Quale lezione di civiltà ci proviene da più di 2.500 anni, o  da
  2.300  or sono, colleghi, ma è mai possibile che non riusciamo  a
  recepire  questa  voce   che, pur fioca, ci  proviene  dal  mondo
  antico?
   E'   mai   possibile  che  non  riusciamo  a   capire   che   il
  cosmopolitismo se oggi venisse praticato, non solo  enunciato  da
  tanti  palloni gonfiati, ci permetterebbe, non solo  di  superare
  questa  fase di stallo della civiltà umana, questa fase fatta  di
  guerre,  ma  ci  permetterebbe  di superare,  anche,  la  piccola
  querelle  che  stiamo vivendo in questa Aula,  perché  metterebbe
  insieme,  definitivamente,  l'uomo e la  donna,  giustificherebbe
  culturalmente  quella  che, alcuni di voi,  chiamano  la  pretesa
  delle  donne  di  ottenere soltanto il 50% dei posti della  lista
  regionale?
   Colleghi, il cosmopolitismo che nasce con l'ellenismo  deve  per
  forza   riportarmi  alla preistoria, per cui mi  consentirete  di
  tornare alla preistoria per parlare sempre delle donne prima  che
  scada  la  prima  ora  e  venti minuti  che  avevo  promesso  per
  l'intervento intero e che, adesso, ho capito, mi servirà solo per
  parlare su una parte del mondo antico, diciamo fino al 300 a.C.
   Cari   colleghi,   quando,   mutuando   il   suo   comportamento
  dall'ellenismo,  quello  che noi chiamiamo   pazzo',  Nerone,  si
  esercita  in una visione ellenistica e, quindi, cerca di  mettere
  sullo stesso piano romani ed altri sudditi, in fondo, quello  che
  diventerà  il  pazzo,  esprime una  cultura  molto  avanzata  che
  abbisogna  di  spiegazioni che vanno indietro perché  si  capisca
  meglio...

    ACIERNO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE    Onorevole  Acierno,  non  è  rituale.   Onorevole
  Ortisi,  c'è una richiesta di intervento sull'ordine  dei  lavori
  che prevede, naturalmente, un'ipotesi di sospensione, però lei ha
  il pieno diritto di parlare finché lo desidera.

    ORTISI   Signor  Presidente, lei che è persona  avveduta,  avrà
  capito  che ho parlato un'ora e venti in funzione di questo,  non
  certo per parlare a persone più colte di me.
   Naturalmente accetto.

    PRESIDENTE   Prima  di  dare la parola  all'onorevole  Acierno,
  comunico  che  sono stati presentati dal Governo i subemendamenti
  sub 3 bis 2 e sub 3bis 3, all'emendamento 3 bis R.

                       Sull'ordine dei lavori

    ACIERNO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO    Signor  Presidente,  spero  di  fare  cosa   gradita
  chiedendo  alla Presidenza, dato che sono le ore 4.30  circa  del
  mattino,  considerando che ci sono più di dieci colleghi iscritti
  a parlare...

    FORGIONE  Circa venti.

    ACIERNO   Anche  trenta, nel proporre all'Aula una  sospensione
  della seduta con un rinvio alle ore 12.00 di oggi.

    PRESIDENTE  Apprezzate le circostanze, sospendo la  seduta  che
  riprenderà oggi, giovedì 29 luglio 2004, alle ore 12.00.

   (La seduta, sospesa alle ore 04,30 di giovedì 29 luglio 2004 è
                       ripresa alle ore 12.50)

   La seduta è ripresa.

    PRESIDENTE  A seguito di incontri con i presidenti  dei  gruppi
  parlamentari, dispongo una ulteriore sospensione della seduta che
  riprenderà alle ore 15.00.

   (La seduta, sospesa alle ore 12.51 di giovedì 29 luglio 2004, è
                      ripresa alle ore 15 .22)

   La seduta è ripresa.

                               Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che gli  onorevoli  Genovese e Castiglione
  sono in congedo per la seduta odierna.
    L'Assemblea ne prende atto.

    Riprende la discussione del disegno di legge nn. 850 - 265 -
     338 - 409 - 480 - 498 - 641 - 642 - 660 - 669 -775 - 779/A

   PRESIDENTE.  Questa notte l'onorevole Forgione ha  chiesto,  per
  motivi  personali, che il suo turno di iscrizione a parlare fosse
  invertito con quello dell'onorevole Ortisi.
   Sicchè,  con  l'intesa  fra  le due parti,  ho  consentito   che
  l'onorevole   Ortisi   precedesse   nell'intervento   l'onorevole
  Forgione.  Alla  ripresa  dei lavori l'onorevole  Ortisi  avrebbe
  dovuto  prendere immediatamente la parola per completare  il  suo
  discorso,  ma,  poichè  non è presente in  Aula,  ha  facoltà  di
  parlare l'onorevole Forgione.

     FORGIONE   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  noto  in
  quest'Aula una certa  difficoltà nel confronto tra di noi e anche
  nel  confronto politico che si è sviluppato e si sta  sviluppando
  tra  le  forze  politiche, quel poco di confronto che  ancora  si
  riesce  a  tenere  in pied. Penso, infatti,  che  ognuno  di  noi
  avverta  tale  difficoltà, tale imbarazzo, un senso di  impotenza
  per  una  sorta  di sospensione della politica in quest'Aula,  in
  questo Parlamento.
   C'è  una  sospensione  della politica, quasi  un'abdicazione  al
  ruolo di ognuno di noi. Vengono cancellate le  parole chiave  del
  fare  politica, indipendentemente dai ruoli, dalle  collocazioni.
  Vorrei  citarle  queste  parole: capacità  di  ascolto,  accordo,
  mediazione ed, una parola che, nel senso più alto e nobile per me
  non è per niente dispregiativa,  compromesso'.
   Credo  che quando si discute di politica, quando ci si confronta
  fra  di noi con il nostro fare politica, queste parole abbiano un
  carattere  fondativo del nostro essere parlamentari e del  nostro
  essere   animali  politici . Qui tutto questo è  scomparso.  L'ho
  detto,  lo ripeto, abbiamo sostituito la politica con l'esercizio
  dei  muscoli  e non c'è cosa peggiore dell'esercizio dei  muscoli
  senza  l'esercizio del cervello. Per dirla in altri  termini,  si
  registra  poco impegno nella fatica del concetto.
   Ed  io   lo capirei quando  questo esercizio dei muscoli, questa
  sorta di cultura da paracadutisti in tuta mimetica -  nella quale
  si  esercita,   in alcuni settori del centro destra,  l'onorevole
  Formica,  tra  l'altro,  con  grande  passione  -   portasse    a
  risultati  concludenti.  Non conduce  nemmeno  a  questo   E'  un
  esercizio  per cui, in quest'Aula questi   muscoli vengono  tesi,
  tesi, tesi e, alla fine,  di tanto in tanto, a fasi cicliche,  si
  afflosciano.
   Credo  che  dobbiamo  ripartire da qui, dovremmo  ripartire  dal
  recupero  di  senso della politica, da un recupero  di  senso  di
  quello  che stiamo facendo e di quello che stiamo producendo,  da
  un  recupero  di senso di quello che ancora potremmo produrre  in
  quest'Aula.
   Vedete,   Rifondazione  Comunista,   che  pure    con   maggiore
  radicalità sta provando ad opporsi a questo disegno di  legge,  è
  la  parte politica che più di ogni altra viene colpita da  questo
  disegno  di legge e dalle vocazioni di questo disegno  di  legge,
  anche  dagli accordi che si sono sviluppati nel corso  di  questi
  mesi  e che ormai non reggono più perché tutti avvertono, in modo
  problematico,   anche  i  nostri  amici  e  compagni  del  centro
  sinistra  -   che pure hanno voluto accelerare l'iter  di  questa
  legge,  legittimamente dal loro punto di vista -  oggi  avvertono
  una certa esigenza  di fronte all'incapacità di mediazione di  un
  centrodestra che non sa ascoltare neanche le ragioni  di  chi  ha
  favorito  l'iter  di  questo processo legislativo  e  salta  ogni
  margine di mediazione. Eppure la nostra parte politica, che  così
  radicalmente è stata avversa a questo disegno di legge e che così
  profondamente ne è stata colpita, è qui a dire di  confrontarci.
   Io   non   sono,   come   invece   qualche   mio   collega   del
  centrosinistra,  di  partito minore, stante il  di  dibattito  in
  corso sulla legge elettorale, in missione parlamentare da qualche
  parte  d'Europa.   No,  io sono qui a condurre  la  mi  battaglia
  politica  pur sapendo che, se la legge rimane quella che  è,  per
  Rifondazione  comunista  non  ci  sarà  più  spazio   in   questo
  Parlamento.   Per    altri,   penso   all'onorevole    Morinello,
  all'onorevole Miccichè, la partita non li riguarda più,  poi  sul
  mercato troveranno come ricollocarsi.
  No,  noi  siamo  qui a dire a voi colleghi del  centrodestra   di
  ragionare  assieme  per  provare a ridurre il danno.   Nonostante
  abbiamo  la certezza, vorrei dirlo anche all'onorevole  Pistorio,
  che  il nostro Partito, qualora questo disegno di legge non fosse
  modificato,  non  avrà più rappresentanza,  noi  fino  alla  fine
  eserciteremo  il  nostro  mandato  di  parlamentari  sapendo  che
  probabilmente   questo  non  servirà  a  riportare   Rifondazione
  Comunista in quest'Aula, però ci farà tenere la coscienza a posto
  come  parlamentari  e,  se  mi  consentite,  come  comunisti  che
  combattono fino all'ultimo momento la loro battaglia politica. Le
  battaglie politiche si possono vincere e si possono perdere. L'ho
  detto  in più fasi della storia di questo nostro Paese: nel mondo
  i  comunisti  sono stati emarginati, cacciati dalle  istituzioni,
  cacciati ai margini dei processi parlamentari. E non credo che le
  leggi  possano  cancellare le presenze  politiche  quando  queste
  vivono dentro i sentimenti profondi della società.
   Nessuna   legge  elettorale  potrà  cancellare  un  bisogno   di
  radicalità,  di  alternativa,  di superamento  di  questa  brutta
  società  che vive nel seno stesso di questa società. Si può  fare
  l'espulsione  di un'istituzione, di un parlamento, di  una  parte
  politica come la nostra, ma  non si può cancellare dalla società,
  finché  in essa vive, un'istanza rivoluzionaria e trasformatrice.
  Statene  certi,  comunque queste istanze troveranno  il  modo  di
  avere la loro rappresentanza anche nelle Istituzioni.
   Però,  insomma,  noi siamo qui a condurre la  nostra  battaglia,
  siamo  qui  a continuare a confrontarci, siamo qui a dirvi,  cari
  amici  e  colleghi  del centrodestra, che siamo  anche  pronti  a
  farvela  fare  questa  legge  elettorale  se  ne  cancellate   le
  storture,  gli aspetti obbrobriosi, quelli di cui  voi  stessi  a
  mezza voce vi vergognate, ma che per un patto di solidarietà  tra
  voi  non  riuscite  ad ammettere. Perché se voi  vi  confrontaste
  seriamente sul merito di queste questioni, sul merito  di  questo
  maxi  emendamento ed aveste il coraggio di dire  quello  che  nel
  profondo  pensate, voi stessi dovreste ammettere che questo  maxi
  emendamento  non  regge,  non reggerà  alla  prova  dell'opinione
  pubblica che vi coprirà di ridicolo per vostra stessa volontà.
   E  qui  avete davvero una sorta di vocazione un po' suicida,  un
  po' masochista. Vi presentate proprio qui dalla Sicilia dove, tra
  l'altro,  voi  del centrodestra con i numeri che  avete  potevate
  produrre  anche uno spettacolo meno squallido, potevate  produrre
  lo spettacolo di un  laboratorio politico , se ne foste capaci  e
  non  foste  anche voi prigionieri di questo sistema di mediazione
  politico clientelare che è l'unico elemento che vi tiene assieme,
  di un laboratorio che prova a ragionare in modo avanzato, in modo
  critico, in modo - se volete - anche avanguardistico sulle  forme
  della  rappresentanza,  sulle forme della democrazia.  Se  aveste
  avuto un'altra logica in questo confronto avreste avuto anche  la
  capacità di raccogliere le domande che le vostre parlamentari  vi
  hanno  posto; e ve le hanno poste non perché sono state di  colpo
  folgorate  sulla  via di un femminismo e di una radicalità  della
  cultura  della  differenza  di  genere,  ma  perché  sono   state
  interessate  a  porvi  un interrogativo nel  momento  in  cui  si
  riscrivono le regole della democrazia e si ridisegna il  rapporto
  tra  rappresentanti e rappresentati in Sicilia. C'è un posto  per
  la  differenza  di  genere e c'è un posto per  una  politica  che
  rispetto  all'altro sesso ed all'altra metà del  cielo  -  e  non
  dimentichiamoci che quella met�� del cielo e più della metà - deve
  avere un carattere includente invece che escludente.
   Onorevole Formica, lei non può liquidare la questione così  come
  ha  provato  a  fare con il suo intervento, un  po'  all' Antonio
  Albanese ,  dicendo  che  le  uniche quattro  parlamentari  -  ci
  mancava  poco  che  promettesse qualcosa per  tutti,  ed  era  la
  fotocopia  precisa di Antonio Albanese nel suo show  -  le  avete
  elette  voi.  Non  ve la cavate così, perché c'è  un  limite  del
  centrosinistra, c'è un limite anche del mio partito che è l'unico
  partito  che  su nove province ha fatto quattro capolista  donna:
  non è riuscito ad eleggerle perché il meccanismo, che tra l'altro
  voi  volete  esasperare  con  il  sistema  dei  collegi  su  base
  provinciale,  non  ha consentito in quelle province  di  eleggere
  deputati a Rifondazione comunista, però noi ci abbiamo provato.

   FORMICA. E noi invece ci siamo riusciti.

   FORGIONE.  Come  lei  sa, onorevole Formica,  il  Partito  della
  Rifondazione comunista alla Camera dei Deputati è l'unico partito
  che ha più del 50 per cento di donne.

   FORMICA.  Non mi riferivo a Rifondazione, ho parlato del  centro
  sinistra in generale.

   FORGIONE.  Io credo che un altro tipo di impostazione,  un'altra
  capacità  di  ascolto  - questa sì - delle  istanze  trasversali,
  delle  culture politiche trasversali, delle culture  democratiche
  ed  istituzionali  trasversali che  vivono  in  questa  Aula,  vi
  avrebbe consentito un altro tipo di approccio a questo disegno di
  legge.
   Siete  partiti dicendo che la legge elettorale la  fa  l'Aula  e
  non  il Governo, tanto è vero che il disegno di legge che approda
  in  quest'Aula porta sia la firma di un deputato del Polo che  la
  firma di un deputato del centrosinistra.
   Per  mesi  avete  insistito su questa  impostazione  -  che  noi
  abbiamo ritenuto corretta tra l'altro-, non abbiamo condiviso  il
  merito  del  disegno  di  legge ma l'impostazione  sì;  le  leggi
  elettorali,  proprio perché riguardano il sistema  delle  regole,
  non  possono essere leggi che si fanno sulla base di un principio
  di   maggioranza,  ancor  peggio  sulla  base  di  una  vocazione
  governativa di questa maggioranza e di un vincolo di  governo  di
  questa  maggioranza, ma dovrebbero essere fatte  dai  Parlamenti,
  dalle  Assemblee con un libero confronto e senza  che  prevalgano
  posizioni  di  parte. Invece abbiamo assistito, in questo  vostro
  impazzimento  della  Casa delle Libertà,  in  questo  giocare  al
  rialzo  da  ultras  della curva sud interno  alle  logiche  della
  maggioranza,  al  fatto che avete costretto il  povero  assessore
  D'Aquino, il quale - non voglio dire per i suoi silenzi,  ma  per
  la  sua  discrezione, per la sua non invasività - è un  assessore
  mite,  che  non si sente quasi mai, a firmare un emendamento  sul
  quale si stanno scaricando le ire di Dio in quest'Aula e fuori da
  questa Aula.
   Lo  avete costretto a farsi carico, come Governo, di imporre  un
  vincolo di maggioranza rispetto al quale, se foste coerenti  -  e
  lo  dico al più  muscoluto  che in questa fase qui in Sicilia  ha
  preso il posto di Bossi nel Parlamento padano, cioè all'onorevole
  Formica  -  voi  dovreste  chiedere al Presidente  della  Regione
  Cuffaro  di  venire  qui in Aula, e poiché siete  così  uniti  su
  questo emendamento di apporre la fiducia. Siate coerenti fino  in
  fondo

    FORMICA  Sarebbe la soluzione ideale.

    FORGIONE   Ed io ve le sto suggerendo tutte, pur di farvi  fare
  questo capolavoro, io vi sto aiutando.
   Signor  Presidente, quando un Parlamento viene  espropriato  del
  suo  ruolo fondante nella costruzione di un disegno di legge  che
  riguarda  il  sistema delle regole, e questo  avviene  perché  il
  Governo  si  fa carico, non della mediazione, ma dell'imposizione
  di  un  vincolo  di maggioranza, siatene coerenti e  chiamate  il
  Presidente della Regione.
   Immagino  che  l'assessore D'Aquino sia in costante collegamento
  con  il  Presidente  della Regione, magari su  una  linea  rossa,
  ribadisco: rossa la linea, non rosso il telefono, non pretenderei
  tanto. Come quello della Casa Bianca con il Cremlino, ma non  c'è
  più  quella che fu la Casa Bianca e non c'è più quello che fu  il
  Cremlino.  Ma  abbiate il coraggio di chiamarlo; a  questo  punto
  fatelo
   Invece  no, non siete in grado di fare questo; ma se  non  siete
  in  grado allora ritorniamo alla ragione, ritorniamo al confronto
  parlamentare,  ritorniamo  a  quelle  parole  fondanti  di   ogni
  attività politica di cui parlavo prima: la mediazione, l'ascolto,
  il  compromesso come esercizio nobile della sintesi tra  proposte
  politiche, culturali, istituzionali diverse.
   Io  e la mia parte politica siamo qui non per fare una battaglia
  ostruzionistica, signor Presidente, non l'abbiamo fatta,  abbiamo
  accettato  il confronto, continueremo ad intervenire  nel  merito
  delle  questioni, e con questa impostazione abbiamo presentato  i
  nostri  pochi - perché se fossero stati ostruzionistici sarebbero
  stati  200  -  35  emendamenti.  E  premetto  che  si  tratta  di
  emendamenti  di  merito sui quali, ovviamente  ci  riserviamo  di
  intervenire per dichiarazione di voto per spiegarne uno  per  uno
  il  senso, la ragione. Si tratta di emendamenti radicali,  certo,
  radicali  nella opposizione e nel carattere di alterità  rispetto
  al  disegno di legge proposto ed ai subemendamenti di  cui  si  è
  fatto carico il Governo, ma anche emendamenti che invitano ad una
  riflessione politica comune tra noi e voi.
   Personalmente,  riaprirei anche una discussione  sullo  Statuto.
  In   atto  stiamo  discutendo  della  legge  elettorale  come  se
  discutessimo di un corpo estraneo, come se l'organizzazione della
  rappresentanza   e  del  rapporto  tra  i  rappresentanti   e   i
  rappresentati  non  avesse  un  carattere  centrale  anche  nella
  costruzione  del nuovo Statuto regionale siciliano. E  forse  qui
  una  riflessione la dobbiamo riaprire. Perchè abbiamo abbandonato
  quella   discussione?   Guardate  che  è   lo   strumento   vero,
  qualificante - ce l'avete detto voi -, e invece io noto una sorta
  di schizofrenia politica, culturale e, se mi consentite, anche di
  propaganda. E' vero che ormai avete capito che la propaganda  non
  funziona  più  tanto bene (l'ha capito sopratutto Berlusconi  che
   chi  di spada ferisce, di spada perisce', se è vero che egli  ha
  usato  le  televisioni come fossero clave e ora,  lo  dico  senza
  disprezzo per la parlamentare che cito, l'ultima Lilli Gruber  di
  turno  lo  supera  come  preferenze ). Infatti,  quando  cala  il
  consenso reale, quello vero, non bastano gli artifizi da  soli  e
  gli strumenti di corruzione e di coartazione delle coscienze - mi
  riferisco alla televisione e ai grandi mass media - per  fare  il
  pieno dei voti. Arriva Lilli Gruber che usa lo strumento come  lo
  usa  il Presidente del Consiglio, che sicuramente, nonostante  le
  retine,  nonostante  gli  impacchettamenti,  nonostante  tutti  i
  cerumi,  è oggettivamente più bella del Presidente del Consiglio,
  è  più  piacevole del Presidente del Consiglio e prende il doppio
  delle  preferenze del Presidente del Consiglio nel  collegio  del
  Centro.
   Allora,  dico,  siete in crisi anche di strategia di  propaganda
  se  per  mesi  dite  che la legge delle leggi, la  riforma  delle
  riforme,  l'elemento  qualificante  di  questo  Parlamento  è  la
  riforma  dello Statuto? Verissimo  E il Centro sinistra non  solo
  accetta  la  sfida,  il Centro sinistra, Rifondazione  comunista,
  rilancia  e  dice  sì, facciamo lo Statuto perchè  è  materia  di
  grande  riforma, riforma istituzionale, come è materia di  grande
  riforma,  per  un altro aspetto, la legge elettorale.  Costruiamo
  uno  Statuto senza vincoli di maggioranza e di opposizione. E noi
  così abbiamo lavorato con il compianto presidente Leanza; così ha
  continuato  a  lavorare, subito dopo la scomparsa del  presidente
  Leanza,  la Commissione Statuto: si è lavorato, cioè, per  dotare
  questa  Regione  di una nuova Carta costituzionale  in  un  nuovo
  rapporto pattizio tra la Regione e lo Stato.
   Quando abbiamo ragionato dello Statuto, dell'organizzazione  del
  sistema istituzionale siciliano dentro lo Statuto e dentro quindi
  la Carta costituzionale, abbiamo ragionato anche del rapporto tra
  i  rappresentanti e i rappresentati. Abbiamo ragionato anche  del
  rapporto tra genere e rappresentanza, se è vero che nello Statuto
  abbiamo  voluto recepire le modifiche costituzionali  intervenute
  sul  rapporto tra i sessi, abbiamo voluto inserire nello Statuto,
  per  volontà  tra  l'altro anche di AN  -  e  mi  meraviglio  che
  Alleanza  nazionale in questa legge elettorale non abbia proposto
  anche  un  elemento di questo tipo -, e abbiamo fatto  una  legge
  specifica in tal senso, il voto agli immigrati, proprio per  dare
  il senso di come le nuove istituzioni devono fotografare la nuova
  composizione sociale, identitaria, culturale, di razza, di genere
  della   società  siciliana.  Cioè  abbiamo  provato  a  fare   un
  ragionamento  complesso  sul  sistema  istituzionale   siciliano,
  sull'organizzazione  della  democrazia,  sull'organizzazione  del
  rapporto tra la Sicilia e lo Stato e, dentro questo ragionamento,
  coerentemente,   avremmo  dovuto  inserire   anche   la   riforma
  elettorale.  Obiezione  facile, ma insomma,  un  po'  da  quattro
  soldi.
   Ma  i  tempi dello Statuto sono lunghissimi perchè si tratta  di
  una  legge  costituzionale, di una doppia lettura costituzionale,
  del rischio - con l'aria che tira dentro la Casa delle libertà  a
  livello    nazionale   -   di   un'impossibilità    a    giungere
  all'approvazione del nostro Statuto siciliano, con  i  chiari  di
  luna che vi attraversano, un giorno ricattati da Bossi, un giorno
  più  o  meno  ricattati da Follini, Fini non ricatta nemmeno,  un
  giorno ricattati da non so chi. Insomma, non potete andare avanti
  a lungo a colpi di fiducia, perchè un Governo come questo, che ha
  avuto  la capacità in due mesi di isolare la CGIL, fare il  Patto
  per  l'Italia  con la CISL e la UIL e, dopo un anno  e  mezzo  di
  compattare   in  un  unico  fronte  imprenditori,  Confindustria,
  Confcommercio,  CGIL, CISL e UIL, tutti contro se  stesso,  credo
  che questo sia un capolavoro di rara intelligenza politica.
   Non si è mai visto nella storia dell'Italia repubblicana che  un
  grande  partito, del quale noi abbiamo detto tutto il peggio  che
  si  potesse dire ma non che non fosse il centro di un sistema  di
  mediazione e di relazione sociale, anche di costruzione di  tutti
  quegli  ammortizzatori  che di volta in volta  magari  cooptavano
  l'opposizione ma che avevano la capacità di ascolto a  domande  e
  bisogni  sociali  - magari per neutralizzarne i conflitti  e  per
  assorbirli  dentro  il suo sistema di potere -  avesse  il  senso
  anche  del rapporto tra la società e lo stato. Beh, tutto  questo
  non c'è più.
   E  mi  riferisco  alla  vecchia Democrazia cristiana.  Solo  una
  follia  politico  culturale ed un'originale costruzione  politica
  tra  sistemi di interessi liberisti e privatistici e  sistema  di
  interessi  privati  e personali poteva portare  ad  un  risultato
  politico di questo tipo.
   Quindi  io  capisco che voi, preoccupati di tutte  queste  cose,
  avete  ritenuto  di non portare avanti la riforma dello  Statuto,
  anche  perché  -  così  come ha anticipato  l'onorevole  Raffaele
  Lombardo - in primavera ci saranno le elezioni anticipate.
   Ma   tutto   ciò   non  può  liberare  quest'Assemblea,   questo
  Parlamento,   le   forze  politiche  che  hanno   lavorato   alla
  riscrittura  dello  Statuto autonomista da un dovere.  Quando  si
  pensa  ad una legge elettorale e quindi all'organizzazione  della
  democrazia e della rappresentanza, alla compatibilità tra  questa
  legge  e l'ispirazione dello Statuto, avvertiamo come se stessimo
  facendo  una  cosa schizofrenica, per cui ad un  certo  punto  ci
  troveremmo a dover adeguare non la legge elettorale allo  Statuto
  e  quindi  alla  nostra costituzione, ma di  dovere  adeguare  la
  nostra  Costituzione ed il nuovo Statuto alla  legge  elettorale
  Non  si è mai visto, neanche nel Parlamento del Burundi e lo dico
  con tutto il rispetto democratico ed istituzionale che merita  il
  Burundi...

    INCARDONA  L'Aula si è già pronunciata.

    FORGIONE   Lei  ogni tanto prenda la parola  da  qui,  così  la
  sentiamo  anche parlare e siamo felici, sentiamo  come  parla  ed
  anche quello che dice, così comprendiamo anche il suo pensiero.
   Detto  questo  non succede nemmeno nel Parlamento  delle  ultime
  monarchie  e  satrapie  orientali  che  prima  si  fa  la   legge
  elettorale  e  poi  si  rimodella  la  Costituzione  sulla  legge
  elettorale,  perchè io non so cosa pensiamo nel  nostro  Statuto,
  visto  che  lei  ci  ha lavorato quanto noi,  cosa  pensiamo  dei
  deputati  supplenti,  per esempio nel nostro  Statuto,  ma  certo
  dovremo adeguarlo questo Statuto in qualche modo a quella  norma,
  così  come  dovremo  adeguare lo Statuto  in  qualche  modo  agli
  assessori  baby,  perchè lo Statuto vigente, ma anche  il  nuovo,
  prevede  per  gli  assessori una responsabilità  ed  un  ramo  di
  attività, noi qui invece abbiamo pensato, ma questa cosa non  c'è
  più.
   Ma  anche  se non c'è più io penso alla schizofrenia di  chi  ha
  penato   giornate  di  lavoro,  di  chi  ha  penato  per   questi
  marchingegni di emendamenti.
   Allora,  la  logica sarebbe stata un'altra; ma  io  vi  domando:
  perchè non c'è stata questa logica?
   Per  fortuna  il dibattito sta diventando trasparente,  e  così,
  onorevoli  colleghi della maggioranza, anche l'opinione  pubblica
  si  rende conto di quello che siete, si rende conto di quello che
  fate   Si rende conto di come siete diretti  Si rende conto delle
  telefonate romane dei coordinatori regionali
     Può  leggere  che  in  queste ore, per esempio,  ci  sono  dei
  proconsoli   nel   Palazzo  per  vedere  cosa  fanno   i   gruppi
  parlamentari   Sta diventando tutto trasparente, e  questo  è  un
  bene.  Che  stia diventando tutto trasparente è un bene;  che  la
  gente possa leggere, possa vedere un giorno una accelerazione nei
  lavori  con prove di forza, e poi, un altro giorno poi  legge  di
  una  ritirata  e  di  muscoli afflosciati, e ancora   che  questa
  maggioranza  muscoluta è in fisioterapia  perché  i  muscoli  non
  reggono più. Ormai la gente legge, vede, per fortuna siamo  nella
  società dell'informazione.
     Allora,  perché  tutto  questo non è avvenuto,  perché  questa
  capacità di ascolto non si è determinata? Perché il confronto sul
  merito  delle  questioni  è  stato  espunto  dall'Aula  e   dalla
  dialettica parlamentare? E perché ci si dice  così è perché  così
  ha  deciso  la  maggioranza ? E perché ha deciso la  maggioranza?
  Perché questa maggioranza è tenuta assieme solo su una base e  su
  una  logica  di  potere; perché qualcuno ha  voluto  mettere  sui
  piatti  della  bilancia la legge elettorale e la  verifica  ed  i
  nuovi assessori.
   Io  veramente non vorrei parlare contro gli assessori  canditati
  -  che sono tutte brave persone - i quali ora che non ci sono più
  i  baby  assessori  rimarranno dei baby candidati,  quindi  anche
  ridimensionati nella loro veste di candidati: dei baby  candidati
  a  baby  assessorati. E questa cosa è un po' da  plasmon,  perché
  questi  candidati vanno rinforzati; in attesa che si  approvi  la
  legge  per  l'allargamento dei posti in giunta  di  governo,  nel
  frattempo   che  facciamo?  Mostriamo  i  muscoli   sulla   legge
  elettorale.  E  se  poi questi muscoli portano  alla  paralisi...
  ebbene, che importa
     In  una logica in cui il Parlamento è stato ormai espropriato,
  può  essere anche offeso e mortificato nella sua paralisi.  Vedo,
  nel  frattempo,   il  Presidente dei deputati azzurri,  il  quale
  dovrebbe  avere  un carattere celestiale per  il  colore  che  si
  propone,  almeno come parte politica, sempre più cupo   nei  suoi
   niet   a  qualunque proposta di dialogo gli si presenti.  Vorrei
  che  questi nostri interventi sortissero, quanto meno, una  pausa
  di  riflessione, per dire che siamo in un momento  di   empasse ,
  tra  l'altro  più  che  incombente, come si  può  vedere   in  un
  pomeriggio  di  un  giovedì  di fine luglio  dalla  presenza  nei
  banchi.
     Capisco  che  il  dovere dei deputati di  maggioranza,  quando
  vengono  spinti  al silenzio e non alla parola, all'obbedienza  e
  non  al protagonismo, carica del ruolo del confronto parlamentare
  l'opposizione.
   Stiamo  parlando  solo noi. Credo che stiamo parlando  solo  noi
  per  due  motivi, Presidente. Primo perché, come dire,  invitiamo
  gli altri all'ascolto e continuiamo ad insistere in questa nostra
  convinzione un po' illuministica, che gli altri sono in grado  di
  ascoltare. Se no non si capirebbe perché parliamo. Abbiamo questa
  visione, un po' illuministica, abbiamo la pretesa di pensare  che
  voi  avete  la capacità di ascoltare e quindi parliamo.  Parliamo
  per  rispetto  a voi, perché poiché siamo convinti che  siete  in
  grado di ascoltare, di capire le nostre ragioni, vi assegnamo una
  fatica  che  è  la fatica della ragione e se ci riuscite  poi,  a
  partire da questa ragione, la fatica del concetto per trovare una
  soluzione di mediazione possibile. Non ho la cultura classica del
  professore  Ortisi. Come disse una volta l'onorevole  Maccarrone,
  sono   il ragionier Forgione . Ho fatto studi tecnici e  mi  sono
  esercitato con la parola e con la scrittura quasi da autodidatta,
  avendo  poi  studiato sociologia che con gli  studi  tecnici  non
  c'entrava  niente,  e mi esercito in quello che  posso.  Parlando
  discutendo,  ascoltando. Vi vedo statuine  incapaci  di  proporre
  qualunque cosa.
   E  noi  continuiamo  a  farci ascoltare e  ci  faremo  ascoltare
  finché  avremo  la possibilità e la forza di farci ascoltare.  Ma
  state tranquilli, cari colleghi,  questa forza non ci manca.
   Non  siamo tutti professori Ortisi per la tenuta, per i tempi  e
  per  l'acutezza della lezione che ha fornito a questo Parlamento,
  però  possiamo  parlare,  insistere e  chiedere  di  confrontarvi
  ancora con noi e noi ve lo chiediamo.
   Ci  sono  delle  cose  che qui, nei nostri emendamenti  e  negli
  emendamenti del centro sinistra, sono state poste.
   Prima  questione:  la questione dei deputati supplenti.  Ma  voi
  pensate  davvero  che  questa cosa non  copra  di  ridicolo,  non
  l'Assemblea  regionale  siciliana,  ma  chi  la  propone  e   chi
  l'approva? E che questa cosa non ponga un problema di credibilità
  ai partiti nazionali che voi rappresentate?
     Checché  ne  diciate,  Follini non  potrà  dire  che  Raffaele
  Lombardo e Totò Cuffaro sono impazziti, perché sulla base di  una
  pura  logica di mercato, devono farsi i deputati supplenti,  così
  hanno  la  garanzia  dell'Aula,  ammettendo  che  eleggano  delle
  rappresentanze dei parlamentari che non assicurano  loro  nemmeno
  la garanzia della tenuta della maggioranza in Aula.
   Questo  sono  i  deputati  supplenti, ma  questo  gioco  sarebbe
  ancora   nella  sfera  della  politica.  Una  maggioranza   prova
  attraverso  un  sotterfugio  istituzionale  e  regolamentare   di
  garantirsi la presenza in Aula.
   Bene,  ma  se  poi in modo spudorato e devo dire  senza  neanche
  tanta  dignità, nella legge inserite, addirittura, le  norme  che
  riguardano  le  condizioni  previdenziali,  le  retribuzioni,   i
  rimborsi spese per la presenza a Palermo, vi coprite di ridicolo.
  C'é  di  che  vergognarsi  e non é che  alla  fine,  se  ne  deve
  vergognare  soltanto il capogruppo del partito di maggioranza  di
  questo  Parlamento  regionale, se ne  deve  vergognare  anche  il
  presidente  di  Forza Italia, a livello nazionale, il  segretario
  dell'UDC,  il  presidente di Alleanza Nazionale  che  ha,  in  un
  parlamento  speciale come quello della Sicilia, e  tutti  voi  vi
  riempite  la  bocca pronunciando la parola  parlamento ,  ha  dei
  gruppi  parlamentari che non si vergognano di fare una norma  che
  parla  pure  dei diritti maturati sulla pensione e  del  rimborso
  spese per la permanenza a Palermo.
   Chiedetelo al Presidente dell'Assemblea che ha fatto  per  venti
  anni  il  parlamentare a Roma, se c'é il rimborso  spese  per  la
  permanenza a Roma, se è previsto per legge.
   Voi  arrivate  a  questo.  E' come se  in  questo   sonno  della
  ragione , aiutami professore, non ricordo l'autore ...

   ORTISI. Goya.

   FORGIONE. Esatto,  Goya, in questo sonno della ragione  che  sta
  avvolgendo  l'Aula, voi non vi vergognate nemmeno di questo.  Non
  solo riducete un parlamentare ad un portaborse (l'ho detto ieri e
  lo  ripeto,  perché così uscirà sui giornali:  lo  leggerete  sul
  Corriere della Sera, su Repubblica o sull'Avvenire), perché se un
  deputato  esiste  solo in funzione della scelta  del  suo  avanti
  lista  di  fare  l'assessore  per  nomina  del  presidente  della
  Regione,  sarà solo il portaborse di quell'assessore ed  esisterà
  solo in funzione del ruolo che avrà quel deputato che é diventato
  assessore.   E   qui   siamo   in  presenza   di   un   principio
  costituzionale.
   Io  capisco  che parlare di costituzionalità ad una  maggioranza
  che  non  si  vergogna  di mettere lì il rimborso  spese  per  la
  permanenza a Palermo, é come parlare di Dio ad un blasfemo.  Come
  faccio  a  parlarvi della costituzionalità, se voi  avete  messo,
  addirittura,  i  rimborsi spesa, le segretarie  e  ci  mancano  i
  ricchi premi e cotillons e la norma é completa?
   Ma  pensate  che questa cosa sia passabile, a livello nazionale?
  Pensate  che  non crei una reazione che probabilmente costringerà
  l'Aula  a ridiscutere quello che state facendo, a far ridiscutere
  voi  stessi,  perché sarete voi stessi coperti dal ridicolo,  per
  vedere come recuperarla tra qualche mese?
   Vedete,  noi  non  abbiamo  messo in  discussione  il  principio
  sacrosanto,  legittimo,   che  il  nostro  Parlamento  non  venga
  espropriato   del  diritto  di  dotarsi  di  una  propria   legge
  elettorale,  ma,  essendo legati al Tatarellum, non  abbiamo  mai
  pensato  che questo Parlamento non dovesse dotarsi di una propria
  legge  elettorale. Siamo troppo rispettosi dell'autonomia, quella
  vera,  non quella che nel corso di 50 anni di sovversivismo delle
  classi   dirigenti   di  questa  Regione  è  stata   umiliata   e
  mortificata. L'autonomia, quella vera, quella scritta  dai  padri
  dello   Statuto,   quella   che  aveva   una   vera   ispirazione
  autonomistica e di autogoverno di questa Regione. Non abbiamo mai
  pensato che questa ispirazione autonomistica  andasse mortificata
  ed  espropriata con una legge del Parlamento o con un emendamento
  presentato  dal  capogruppo  del principale  partito  del  Paese,
  l'onorevole Schifani.
   Abbiamo   pensato   però   che,  per  esaltare   questo   valore
  dell'autonomia    siciliana,   questa   ispirazione    originaria
  dell'autonomismo,  per  rispettare quello  Statuto  che  vogliamo
  riformare  e  non cancellare, la legge elettorale dovesse  essere
  almeno pari ad una legge che ha questa capacità di porsi come una
  legge  di  autoriforma dello strumento della democrazia  e  della
  rappresentanza.
   Abbiamo  notato,  invece,  che per voi l'autonomia  siciliana  e
  l'autonomia  legislativa in materia elettorale è  costituita  dal
  portaborse  dei  portaborse;  è il portaborse  dell'assessore,  è
  l'indennità,  è  la diaria. E' la mortificazione di ogni  aspetto
  innovativo che pure la legge conteneva, come vi hanno spiegato le
  vostre  deputate; sono i baby assessori che qui,  almeno  in  uno
  sprazzo    di    saggezza,    innanzitutto    della    Presidenza
  dell'Assemblea,  sono  stati  cancellati;  almeno  cerchiamo   di
  ridurre il danno.
   Dov'è  dunque  la  negazione  dell'autonomia  in  chi  vi  dice:
   fermatevi ?
   Noi  non  vi diciamo:  fermiamoci e demandiamo tutto  a  Roma  e
  consegnamo  la nostra autonomia all'espropriazione del Parlamento
  romano ;  vi  diciamo:  fermiamoci, anzi fermatevi, perché  siete
  voi  che  state  andando  avanti  con  una  logica  di  forza  di
  maggioranza che però mi pare che alla prova dei fatti non regge .
   Fermatevi  dunque  e  ricominciamo  a  discutere;  vediamo  come
  un'autonomia   reale  di  questo  Parlamento   possa   esprimersi
  attraverso una legge che parli per i suoi caratteri innovativi  e
  democratici al Paese e che dica:  guardate cari amici delle altre
  Regioni  che,  sulla  base  della modifica  del  Titolo  V  della
  Costituzione, avete i poteri per dar vita oggi alle vostre  leggi
  elettorali .
   La   Sicilia   è   una  regione  battistrada,  è   una   regione
  all'avanguardia per il modo in cui sa costruire,  all'interno  di
  un  rapporto proficuo tra maggioranza ed opposizione, tra partiti
  e  culture  diverse, una legge che riorganizzi  il  rapporto  tra
  rappresentanti  e  rappresentati  in  modo  innovativo;  che   sa
  cogliere  le  novità  che  vengono dalle indicazioni  dell'Unione
  Europea  e anche quelle che risultano dalle modifiche intervenute
  già   nel   titolo   V  della  Costituzione  e  nelle   modifiche
  costituzionali  che non ha approvato Rifondazione  Comunista,  ma
  che la vostra stessa maggioranza ha approvato in Parlamento.
   E'  questo  che  vi  stiamo chiedendo.  Noi  vediamo  il  vostro
  imbarazzo. Lo vediamo e lo leggiamo nel vostro mutismo. E  non  a
  caso, quando parlate, colleghi della maggioranza, non parlate per
  entrare  nel  merito  delle questioni che vi stiamo  ponendo,  ma
  parlate  per fare prove di forza verso di noi, senza costrutto  e
  senza  contenuti,  solo per farci ripartire da  dove  ci  eravamo
  lasciati prima dei vostri interventi. Perché?
   Perchè  il  confronto di merito è espunto da  questa  dialettica
  parlamentare,  così  per il modo in cui si  sta  sviluppando,  se
  possiamo ancora definirla una dialettica parlamentare.
   Certo,  non  c'è  peggiore sordo di chi non  vuole  sentire.  Io
  credo  però che voi stiate sentendo e stiate ascoltando e che  la
  questione   dei  deputati  supplenti  crei  imbarazzo,   rossore,
  impaccio a voi stessi per l'immagine che voi stessi date di  voi,
  all'esterno, in questa Regione.
   Ma come fate a non capire?
   Potete  anche vivere della grande massa di consenso  clientelare
  che  i  vostri  partiti e il vostro sistema di potere  riesce  ad
  assicurare.  Ma  come fate a non capire che c'è  una  critica  di
  massa  ai  partiti  ed alle istituzioni? Che  vi  è  un  giudizio
  drammatico  sul  degrado della politica, un giudizio  morale  sui
  privilegi  dei deputati, degli uomini dei partiti,  degli  uomini
  delle istituzioni?
   Come  fate  a non comprendere che, in questo giudizio, rischiamo
  di   essere   travolti  tutti,  indipendentemente  dalla   nostra
  collocazione politica, alimentando un qualunquismo, una sfiducia,
  un  abbandono, che questo Parlamento e le istituzioni, in genere,
  vengano considerate soltanto come luoghi ove si alimentano sacche
  di privilegio personale?
   Comprendete  certamente  tutto questo  perché  non  siete  degli
  sciocchi,  perché  fate politica, perché  avete  il  polso  della
  società. Comprendete tutto questo. Come rispondete dunque a tutto
  questo?
   Rispondete  ampliando  il  numero  di  portaborse,  i  posti  di
  potere, i rimborsi, le quantità.
   E  poi, cosa fate, onorevoli della maggioranza, mentre prevedete
  gli  stipendi,  le  diarie e i rimborsi per i deputati  supplenti
  tagliando invece le indennità per i consiglieri circoscrizionali?
   E' una vergogna
   Alimentate  i  sistemi di privilegi nella sfera alta  e  negate,
  nello  stesso  disegno di legge, colpendo  i  livelli  più  bassi
  dell'organizzazione della democrazia, quelli, tra  l'altro,  dove
  non  vengono  recepiti stipendi da migliaia e migliaia  di  euro,
  come quelli dei parlamentari.
   Mi dispiace parlarne in questa sede.
   Laddove  un Presidente di un Consiglio circoscrizionale guadagna
  qualche  centinaia di euro, lì tagliate i fondi  in  nome  di  un
  rigorismo che non si comprende.
   Onorevoli  colleghi, ma davvero pensate di fare  da  battistrada
  in Italia, attraverso questa legge, stabilendo lo sbarramento del
  cinque per cento?
   Ho  già  detto che si tratta di una norma liberticida  dato  che
  non  cancella le liste fai da te, anzi spinge ad aggregazioni  di
  singole personalità, all'interno di liste papocchio, per superare
  il  cinque  per  cento  ed essere eletti all'Assemblea  regionale
  trovandovi poi tanti cavalli impazziti che, però, sono  in  grado
  di ricattare, cancellando, invece, partiti che non hanno consensi
  di  notabili  concentrati  in  aree  territoriali  ma  che  hanno
  consenso di opinione radicato e diffuso sul territorio.
   State  approvando una norma che, pur non essendo  identica  alla
  logica dei collegi uninominali maggioritari che hanno portato, al
  Parlamento nazionale, al proliferare dei gruppi parlamentari come
  mai si era visto prima - oltre 45 gruppi parlamentari, laddove  i
  partiti che hanno superato lo sbarramento del quattro per  cento,
  a  livello  nazionale, sono solo cinque, ma i gruppi parlamentari
  sono più di 45.
   Questo  è il vostro modello di democrazia, perché dovete tenervi
  buoni i quattro o cinque notabiletti che vi hanno condizionato  e
  vi condizioneranno e che con questa legge elettorale ritorneranno
  in  questo  Parlamento.  Nel centrosinistra,  infatti,  vi  potrà
  essere  la  lista del Presidente che sommerà tutti  i  piccoli  -
  persone,  anche  piccole persone - ma che hanno voti  concentrati
  nel  territorio e che si possono ripresentare non con un  simbolo
  di partito, con un programma, con un'identità ma con la lista del
  presidente  possibile,  qualunque  esso  sia.  Nel  centrodestra,
  avverrà la stessa cosa e voi non avrete risolto il problema delle
  liste  fai  da te ma avrete cancellato i partiti veri  o,  forse,
  l'unico dei partiti veri.
   Perchè  non  vi fermate a riflettere sul fatto che,  in  Italia,
  cinque  partiti  superano  lo sbarramento  previsto  dalla  legge
  nazionale mentre i gruppi parlamentari sono ben 48, prendendo  in
  considerazione  il relativo finanziamento ai gruppi  parlamentari
  ed ai giornali legati agli stessi.
   Si   tratta  di  microgruppi  che  hanno  comunque  diritto   al
  finanziamento dei loro organi di stampa, vi assicuro. Questa è la
  logica.
   Rifondazione  comunista,  quindi,  vuole  favorire  il  percorso
  della legge, vuole discutere con voi su come cambiarla e su  come
  migliorarla.  Non sta ponendo degli ostacoli ma  sta  affrontando
  una  battaglia di merito. Non diteci che i nostri interventi sono
  ostruzionistici.  Di fronte a chi non ascolta,  parlo  e  riparlo
  perché  ho la presunzione di farmi comprendere e, alla  fine,  di
  farmi capire. E continuerò a parlare.
   Quanti sono i nostri emendamenti?
   Trentaquattro, onorevole Liotta. E su tutti interverremo  perché
  abbiamo la presunzione di provare a convincervi, emendamento  per
  emendamento,  con  le  nostre  parole,  con  le  nostre  ragioni,
  dimostrando che quell'emendamento non è un emendamento  di  parte
  ma può essere accettato da voi tutti.
   Onorevoli colleghi, nel momento in cui non vi rendete conto  che
  quel  5%  è  liberticida a livello regionale  e  lo  estendete  a
  livello provinciale e comunale, vi trovate a compiere una vera  e
  propria  violazione drammatica di ogni carattere democratico  che
  deve costituire una legge elettorale.
   Posso   anche   accettare  uno  sbarramento  nei  livelli   alti
  dell'organizzazione della rappresentanza - un Parlamento - ma  in
  un'assemblea elettiva che ha un diretto legame con il territorio,
  in  un  Consiglio comunale, lì ho il dovere, se voglio  fare  una
  politica amministrativa, se voglio svolgere un'azione di  Governo
  includente e non escludente, di approvare una legge che  assicuri
  la massima rappresentanza.
   Ma quale sbarramento al 5%?
   Insisto   nella   visione  della  democrazia  che   si   rivolga
  direttamente alle organizzazioni della società civile,  non  solo
  ai partiti.
   L'onorevole  Ortisi ieri faceva un esempio: nel  suo  comune,  a
  Floridia,  non  presenta la lista della Margherita alle  elezioni
  comunali,  ma la lista  Ortisi  che, secondo il vostro schema,  è
  una lista fai da te. Ma se la lista  Ortisi  raccoglie gran parte
  delle istanze che vivono nella società civile di Floridia, quella
  lista  supera  ampiamente  il  5% ed  ha  il  diritto  di  essere
  rappresentata.
   Ma  lo  stesso  diritto va esteso alla lista di un partito  che,
  probabilmente, non raggiunge il 5% ma, in quel territorio, ha  un
  legame  diretto  con  bisogni, domande, forme di  organizzazione,
  lotta, vertenzialità diffusa.
   In  questi  anni,  ad  esempio, a Cammarata  o  a  San  Giovanni
  Gemini,  si  è  sviluppata una lotta contro la discarica,  contro
  l'inceneritore, contro il termovalorizzatore, e  i  cittadini  di
  varie   culture,  di  varie  estrazioni,  insieme   al   parroco,
  all'associazione  ambientalista,  al  comitato  di  difesa  della
  salute  dei  bambini hanno dato vita, nel vivo di  quella  lotta,
  alla  costruzione  di una reale soggettività  politica  che  vive
  nelle istanze di quella società.
   Ma  perché  quella soggettività politica, che pure nasce  da  un
  bisogno parziale, trattando il tema dell'ambiente, ma che  riesce
  a  parlare  dell'organizzazione complessiva della  qualità  della
  vita,   della  società  su  quel  territorio,  non   deve   avere
  rappresentanza? Che idea avete della democrazia?
   State  provando  ad approvare una legge che porta all'esclusione
  sociale e all'esclusione della rappresentanza, nel momento in cui
  il  distacco dei cittadini della politica consiglierebbe a destra
  e a sinistra una politica includente, una politica che estenda ed
  allarghi la rappresentanza.
   Parlo  addirittura contro me stesso, perchè mi rendo conto  che,
  nei  Consigli  comunali,  vi  é già  un  sistema  elettorale  che
  attraverso metodo D'Hont crea una forte selezione.
   So  bene che, in alcuni Consigli comunali, lo sbarramento  -  mi
  aiuterà l'onorevole Giannopolo che comprende meglio di me  questa
  materia  - è già di per sé alto perché, in un Consiglio  comunale
  di 15.000 o di 20.000 abitanti, per avere accesso, occorre almeno
  il  4% per conquistare un seggio. E ciò non sempre avviene. Lo si
  conquista con il 4% se si è nella coalizione vincente.
   Vi  siete  proprio incattiviti. Date vita ai collegi provinciali
  sapendo già che, in sei province su nove, i partiti piccoli  sono
  sbarrati.
   Poichè siete schizzofrenici, maniacali ed antidemocratici,  date
  vita ai collegi provinciali e allo sbarramento regionale, quindi,
  anche  se,  nelle  poche province - due o tre - io  riuscissi  ad
  entrare  superando la soglia che mi impedisce di entrare  su  sei
  province,   voi   volete  impedirmelo  perchè  viene   posto   lo
  sbarramento del cinque per cento su base regionale.
   Allora decidete. Sembrate delle acide zitelle impazzite.
   Se  lo sbarramento è provinciale, non ci piace; lo contrastiamo,
  ma  lo  accettiamo.  Ma  se i seggi sono  provinciali  perché  lo
  sbarramento è regionale, allora  dite che una serie di partiti  -
  scrivetelo - per legge, non devono avere accesso.
   Vi  risulta  più  semplice,  ma non vi inventate  l'assegnazione
  provinciale, lo sbarramento regionale e poi, nei comuni dove  già
  vi  è il metodo D'Hont - che, di fatto, è uno sbarramento, ve  ne
  inventate  un altro per alzarlo ulteriormente e, nelle  province,
  avviene la stessa cosa.
   Ditelo  che  volete  un'organizzazione della rappresentanza  con
  quattro  grandi partiti. Dichiarate il fine. E il fine è  che  si
  possono  liberare più posti perché così avrete maggiore  accesso,
  maggiore rappresentanza, più soldi, più finanziamenti.
   E' questo l'obiettivo. E vergognatevene un po'.
   Vi  invito  a  riflettere.  Credo che vi  siano  le  condizioni,
  onorevole Ortisi. La sto quasi battendo, senza nessuna citazione.

    ORTISI    Poteva  intervenire  sull'ordine   dei   lavori   per
  consentirmi di arrivare.

    FORGIONE   Credo  che vi sia ancora tempo, signor   Presidente.
  So  che lei ha capacità di ascolto ed ha saggezza politica. E  la
  saggezza, purtroppo, in politica, diventa un bene raro, di questi
  tempi.
   Devo dire che la saggezza non ha schieramenti, ma mi rifiuto  di
  pensare  che  tra  i  dirigenti di  Forza  Italia,  dell'UDC,  di
  Alleanza    Nazionale,   dando   per   scontato   il   Presidente
  dell'Assemblea,  non ci sia altrettanta saggezza, che ci  sia  un
  rifiuto  pregiudiziale  all'ascolto. Mi rifiuto.  Non  lo  voglio
  pensare  perché  credo  che, ancora,  ognuno  di  noi  non  debba
  rinunciare a se stesso.
   E  se  stesso è il ruolo che il popolo ci ha assegnato, che  gli
  elettori  ci  hanno  assegnato, che è  quello,  per  esempio,  in
  materia   di  legge  elettorale,  di  ricercare  il  massimo   di
  convergenze possibili.
   Credo  che in nessun Parlamento sia stata mai fatta una legge  a
  colpi  di  maggioranza.  Pensate  che   quando  ne  parliamo,  la
  maggioranza   di   questo  Parlamento  parla  in   negativo   del
  Tatarellum.
   Parliamo  di  una  legge  che è stata  votata  dalla  stragrande
  maggioranza del Parlamento italiano, ma che era stata scritta  da
  un  vecchio  saggio, non di Alleanza Nazionale, ma del  Movimento
  Sociale Italiano.
   Quando   la   saggezza   politica  prevale  sull'essere   parte,
  sull'essere  partigiani e, Tatarella non  lo  poteva  essere  tra
  l'altro,  cioè  militanti  di  una  parte  e  non  dell'interesse
  generale, crolla quest'ispirazione.
   Parliamo del Tatarellum che ha organizzato la rappresentanza  in
  tutte  le  regioni  italiane, ma che ha anche organizzato  questo
  Parlamento, scritto dall'allora capogruppo del Movimento  Sociale
  Italiano,  ma  che,  con la sua saggezza  e  con  lo  spirito  di
  costruzione  unitaria  e  di ricerca  del  massimo  consenso  che
  bisogna   avere   sempre  come  ispirazione  fondamentale   nella
  costruzione  delle  regole  che  valgono  per  tutti,  quell'uomo
  estremo  e rappresentante di una parte estrema, tanto estrema  da
  essere    considerata   per   cinquant'anni    fuori    dall'arco
  costituzionale,  produsse  una legge  che  organizzava  la  nuova
  rappresentanza dei Parlamenti e dei Consigli regionali  di  tutte
  le regioni.
   Tatarella  aveva i muscoli, ma faceva prevalere il  cervello.  E
  guardate che i muscoli sono mossi dal cervello. Anche quelli.  E'
  quando vi è una scissione tra muscoli e cervello che cominciano i
  problemi e le malattie incurabili.
   E  se queste si applicano alla politica, addirittura, il male  è
  grave.
   Lo  so  che parlando di Tatarella viene un brivido. E'  così.  E
  quando parliamo della legge nazionale, legge, onorevoli colleghi,
  che ha consentito questo bipolarismo che a noi non piace, abbiamo
  dovuto sfidarla questa legge candidandoci da soli contro tutti  e
  due  i  poli e vincendo questa sfida dello sbarramento al  4  per
  cento.  Parliamo di una legge definita  Mattarellum   scritta  da
  Mattarella,  da Magri e allora da D'Alema, cioè da  un  popolare,
  dal  capogruppo di Rifondazione Comunista, dal capogruppo dei DS.
  E'  questa legge che ha consentito, per esempio, a Berlusconi  di
  vincere per due volte.
   Non  è  stata  approvata una legge per portare il centrosinistra
  al  Governo  o,  allora, il capogruppo di Rifondazione  Comunista
  contribuì  ad  approvare una legge che poi sarebbe diventata  una
  clava  contro Rifondazione perché spingeva alle alleanze ed  alla
  logica dei poli.
   E'  stata  approvata  una legge con questa  ispirazione,  votata
  anche  da  Alleanza Nazionale che serviva però a definire  regole
  generali.
   Lo  so  che  direte  che non vi interessa, che  tanto  siamo  in
  Sicilia e che possiamo coprirci di ridicolo. Quella l'hanno fatta
  a Roma.
   Ma  parliamo  di un altro aspetto: è possibile che  abbiamo  una
  politica sorda a queste ragioni?
   Parliamo  cioè  della  legge  che  ha  regolato  l'elezione  del
  Parlamento  per  tre  legislature.  Si  tratta  sempre  di  leggi
  ispirate  ad interessi generali, a regole attraverso l'uso  delle
  quali ognuno poteva giocare la sua partita.
   Ha  vinto  il  centrodestra;  ha  vinto  il  centrosinistra;  ha
  rivinto il centrodestra.
   Pensate  se  in Emilia Romagna è possibile approvare  una  legge
  che  escluda  Alleanza Nazionale o se in Toscana,  dove  è  stata
  approvata  la  legge, non c'è alcuno sbarramento per  un  partito
  piccolo, un cespuglietto, perchè di questo si tratta, - non  vedo
  più  deputati dell'UDC. In Toscana, dato che il cespuglio  non  è
  Rifondazione comunista, che ha il 9,5 per cento, ma l'UDC, signor
  Presidente, con il 2,5 per cento. Rifondazione comunista, che  ha
  il  9,5  per  cento, non si è permesso di dire ai Democratici  di
  Sinistra  di volere uno sbarramento al 5 per cento per far  fuori
  il cespuglietto di Follini.
   Riteniamo,  infatti, che in Toscana il cespuglietto  di  Follini
  abbia  un  valore in sé, nella dialettica democratica. Così  come
  riteniamo  che  in Emilia Romagna, poiché in alcune  province  di
  quella  regione la Lega ha un suo insediamento sociale,  la  Lega
  abbia  il  diritto  di  essere presente.  E  nessuno,  in  Emilia
  Romagna,  ipotizza di approvare una legge che possa espellere  la
  Lega da una rappresentanza istituzionale.
   Siamo  gli  avversari più netti e determinati della Lega,  della
  sua  cultura  razzista, della sua cultura antimeridionale,  della
  sua  cultura  populista,  ma pensiamo che  la  Lega  con  il  suo
  consenso  sociale  vada prosciugata con una  battaglia  politica,
  sociale e culturale nella società. Non ci illudiamo di espellerla
  nella rappresentanza. Questa è la dialettica democratica.
   Invece,  in  Sicilia, abbiamo l'UDC - unica  Regione  in  Italia
  dove  ha il 15 per cento - che si può permettere di fare la  voce
  grossa.  Abbiamo  una maggioranza che non è d'accordo  su  nulla,
  nemmeno  sul  maxiemendamento che  ha  fatto  firmare  al  povero
  assessore D'Aquino che, non a caso, sta seduto nelle retrovie dei
  banchi  parlamentari,  invece  di dimostrare  che  il  Governo  è
  partecipe per il suo ruolo dai banchi del Governo.
   Assessore   D'Aquino,   mi  sembra  uno   che   nella   prossima
  legislatura  verrà  già  espulso. Stia  tranquillo,  per  eredità
  politica  ritornerà sempre qui. Assuma il suo ruolo  e  venga  ai
  banchi  del  Governo,  a  meno che non dica  che  il  Governo  si
  inabissa e prova a mimetizzarsi perché è impacciato di se stesso.

    CRACOLICI  Era per evitare il deputato supplente.

    FORGIONE   L'onorevole Stancanelli ha deciso  di  assumere  una
  posizione    di   imparzialità,   raggiungendo   la    Presidenza
  dell'Assemblea.
   Siamo  in  una fase in cui nessuno sa più chi è l'interlocutore,
  chi è che può sbloccare la situazione.
   Eppure  lo  diciamo, onorevole Leontini, la  situazione  si  può
  sbloccare, in questi minuti si può sbloccare, se questo ruolo  il
  Parlamento  lo  recupera,  se i gruppi parlamentari  e  i  propri
  dirigenti  recuperano  la  funzione che  devono  avere,  autonoma
  rispetto  ai partiti oppure che riescano ad avere un mandato  dai
  partiti.
   Non   stiamo  approvando  una  legge  extraparlamentare.  Stiamo
  discutendo in questo Parlamento e poichè non discuteremo fuori da
  questo  Parlamento,  in  questo  Parlamento  vi  inchioderemo   a
  discutere.
   Mi  restano  da affrontare le ultime due questioni,  non  perchè
  sono  minori dal punto di vista dell'importanza rispetto a quelle
  affrontate prima. Innanzitutto, la rappresentanza di genere.  Più
  volte,  parlando  della democrazia, sono tornato sulla  questione
  perchè  non  si  possono più scindere le questioni.  Non  si  può
  parlare    dell'organizzazione   della   democrazia    e    della
  rappresentanza e poi del problema della rappresentanza di  genere
  e delle donne.
   Per  questo  motivo, il tema della rappresentanza di  genere  ha
  attraversato entrato più volte il filo del mio intervento.  Certo
  un problema c'è e chi vi parla, pur raccogliendo le domande poste
  dalle deputate del centrodestra, non ritiene che il problema  sia
  costituito dal listino, che valuto per quello che è, una  riserva
  indiana  per  chi non deve misurarsi con il consenso reale  nella
  società  e  nel  corpo elettorale, un premio  al  Presidente  che
  vince; non lo demonizzo e non lo esalto; lo prendo per quello che
  è,  un   premio consegnato ai partiti per assicurare l'autotutela
  di donne o di uomini, di pezzi della propria rappresentanza.
   Il  vero  problema  che è stato rifiutato è  l'equilibrio  reale
  della  rappresentanza. E', ad esempio, la possibilità, attraverso
  la  doppia preferenza, di indicare una persona dell'altro genere.
  E'  un vincolo reale sulla composizione delle liste, senza cadere
  poi  nell'ipocrisia  -  un po' medioevale - della  monetizzazione
  della  pena per chi non rispetta le regole previste, come  si  fa
  attraverso questa legge.
   Ciò  può assolvervi, colleghi del centrodestra, nei discorsi che
  farete  in  qualche convegno della FIDAPA, ma non vi  legittimerà
  come  forze  politiche  che si sono poste realmente  il  problema
  della   rappresentanza  del  riequilibrio  dei  sessi   e   della
  tradizione dei nuovi principi istituzionali.
   Su questo abbiamo presentato i nostri emendamenti.
   Intanto,  abbiamo  rivolto  la nostra attenzione  all'abolizione
  della  pena  pecuniaria - figuriamoci un  po'-  per  partiti  che
  avranno una barcata di deputati. I finanziamenti sono numerosi  e
  provengono  da  più  parti,  spesso  non  si  comprende  bene  la
  provenienza.  Il  problema  non è pagare  una  piccola  multa  da
  cinquanta euro perchè non hanno messo le donne nel listino.
   Avrei  invitato anche i rappresentanti delle donne ad indignarsi
  per l'articolo 2 nel loro complesso.
   In  questa  sede,  invece,  ho sentito  parlare  di  una  logica
  corporativa che rifiuto.
   Il  problema  della  differenza di  genere,  secondo  me,  è  un
  problema  vero  dell'organizzazione della democrazia  ma  ritengo
  intollerabile  che  chi fa di questo uno degli elementi  centrali
  dell'organizzazione tra rappresentanti e rappresentati avverta il
  bisogno  di definire scandaloso un articolo 2 che cancella  dalla
  rappresentanza la gran parte delle forze politiche.
   Lo  dico  anche al Presidente di ARCIDONNA che ha sostenuto  che
  l'articolo 2 non andava toccato. L'articolo 2 va demolito  perchè
  si  tratta della più grande violazione della democrazia - non c'è
  quello che vi deve essere a proposito delle donne, quello che  vi
  è  nel  listino  è  poco  - cancella la  democrazia  reale  e  la
  proporzionalità   della   rappresentanza,   cioè   cancella    la
  corrispondenza  tra quanto esiste in termini  di  identità  nella
  società  e  quanto deve essere rappresentato nel  Parlamento  più
  antico,  perchè quando si parla di democrazia e di rappresentanza
  non si può essere mai come un interruttore ad intermittenza.
   Si   parla  di  argomenti  molto  seri  e  la  democrazia  e  la
  rappresentanza  non  si  affermano  mai  sulla  base  di  logiche
  parziali  e  corporative e sui principi bisogna avere  sempre  un
  carattere generale di fermezza.
   Ritengo  che l'organizzazione della rappresentanza  su  base  di
  genere    sia   una   frontiera   irrinunciabile   della    nuova
  organizzazione   della   rappresentanza   democratica   e   delle
  istituzioni. Questa cosa non esiste se non vi è la rappresentanza
  reale nei Parlamenti di quanto vive della società.
   Metterla  in  alternativa oppure tutelare  l'una,  fingendo  che
  abbia  priorità  e  l'altra sia secondaria vuol  dire  non  avere
  compreso  realmente  il  significato  dell'organizzazione   della
  democrazia,  difendendo una spazio di nicchia che  sarà  comunque
  neutralizzato  in una logica di maggioranza escludente.  Ed  ogni
  forma  di  democrazia escludente è una forma di  negazione  della
  democrazia stessa.
   Stare   a   sinistra  spesso  è  scomodo.  Farlo  come   lo   fa
  Rifondazione  Comunista, signor Presidente,  vuol  dire  stare  a
  sinistra liberamente. Ed abbiamo imparato, dopo il fallimento  di
  tutti i socialisti reali, a considerarci liberamente comunisti  e
  a non scindere mai più la parola comunisti con la parola libertà.
   Per  questo  motivo,  quando parliamo  di  organizzazione  della
  democrazia,   parliamo  di  una  organizzazione  complessa,   del
  rapporto tra i rappresentanti ed i rappresentati e noi stessi  ci
  facciamo  carico della legittimità che le parti più  distanti,  a
  noi  avverse,  sanno  di essere rappresentate  nelle  istituzioni
  democratiche.
   Credo  che questa sia l'impostazione che avrebbe dovuto  muovere
  ciascuno  di  noi  nel  dibattito di questo  Parlamento,  avrebbe
  dovuto  muovere i colleghi di Alleanza Nazionale e  della  destra
  non  foss'altro  per la memoria della loro storia parlamentare  e
  istituzionale,   per  le  battaglie  che  hanno  condotto   sulla
  democrazia, sulle leggi elettorali, sulla rappresentanza;  non  a
  caso  parliamo  del  Tatarellum  quando  abbiamo  un  riferimento
  politico all'ultima legge per le regioni; avrebbe dovuto  muovere
  anche gli uomini del centrodestra.
   Ho  visto  tante  interviste  del Presidente  Cuffaro  il  quale
  sostiene  di  essere proporzionalista.  Lui lo è fin  quando  gli
  equilibri  della maggioranza glielo consentono; quando  poi  deve
  chiudere, sulla base di una logica di potere, un accordo  per  la
  tenuta  del  suo  Governo, quel suo essere  proporzionalista  con
  grandi  riferimenti  a Dossetti e ai padri del  costituzionalismo
  cattolico-democratico non esiste più perché bisogna trattare  con
  l'onorevole Acierno, con l'onorevole Leontini. Ed allora anche  i
  grandi  padri  della  cultura democratica cattolica,  ovviamente,
  rispetto   all'indurimento  dell'onorevole  Acierno  passano   in
  secondo piano.
   Volete  mettere  Dossetti  con  Acierno    Lo  dico  con   tutto
  l'affetto  che  ho verso i comportamenti dell'onorevole  Acierno,
  del  quale  ho  parlato ampiamente ieri e non  intendo  ritornare
  sull'argomento.
   Quindi,  siamo proporzionalisti a fasi alterne.  Lo  dico  anche
  agli uomini di Forza Italia.
   Forza   Italia  a  livello  nazionale,  attraverso  il  ministro
  Urbani, ha presentato un disegno di legge  proporzionalista,  che
  prevede uno sbarramento sul modello tedesco, parliamo della legge
  nazionale. Non ha mai avuto una vocazione - parliamo di regole  e
  di  leggi  elettorali  -  tesa a cancellare  le  forze  politiche
  minori,   anche   se   ogni  tanto  vediamo   alcune   tentazioni
  riemergenti.
   Ma  perché  in  Sicilia vi allontanate così tanto  dalle  vostre
  culture   politiche   e   dalle  vostre  proposte   di   politica
  istituzionale? Perché dovete riaffermare un'autonomia  degradando
  e  facendo  ripiombare all'indietro le vostre proposte  politiche
  nazionali.  E'  questo che non si capisce, lo  state  facendo  su
  tutto:  dalla  rappresentanza  di  genere  allo  sbarramento,  ai
  deputati  supplenti. Perché due pesi e due misure?  Perché  siete
  ansiosi di avere un Parlamento senza voci critiche e libere?  Voi
  che  siete  un partito che viaggia  tra il venti e il venticinque
  per  cento, perché avete quest'ansia di avere qualche altro posto
  libero da occupare o da rioccupare? Lo dovete spiegare
   Onorevole  Leontini,  lo  deve spiegare pubblicamente,  non  può
  liquidare il tutto con un'esigenza di semplificazione del sistema
  perché non è così che si semplifica, e gliel'ho spiegato.
   I   singoli   notabili   delle  preferenze  ritorneranno   tutti
  attraverso l'assimilazione e la composizione di liste  papocchio'
  che  lo  supereranno, e non a caso, poi, avrete  il  problema  di
  difendere  un listino e magari di allargarlo in modo da garantire
  qualche  notabile  di queste preferenze o senza  preferenze  o  a
  qualche  uomo  vostro per preferenza. Allora  avrete  bisogno  di
  un'espansione del listino.
   Giustamente,  da  questo punto di vista,  l'onorevole  Miccichè,
  dovendosi  fare carico di comporre le liste ed il  listino  della
  coalizione,  ha  bisogno di posti disponibili da  sottrarre,  tra
  l'altro, a quei deputati che invece hanno il consenso reale nelle
  province, perché ogni posto in più nel listino è un posto in meno
  nella  provincia dove con il consenso ed i voti un  deputato  può
  essere eletto.
   Anche  di questo avremmo potuto discutere in un'Assemblea che  è
  capace  dell'uso  della  parola  e   dell'ascolto.  Qui,  invece,
  notiamo  che  l'uso della parola è un esercizio che utilizza  una
  parte  del  Parlamento, un'altra parte ha inibito  tale  uso  per
  volontà  di chi lo dirige e c'è anche una violazione che, secondo
  me,  è  terribile  anche  dal punto di  vista  fisico,  onorevole
  Savarino.
   Per  coloro ai quali è inibito l'uso della parola ed  è  vietata
  la  capacità dell'ascolto, dev'essere una sofferenza immane,  una
  forma   di  sacrificio  quella  a  cui  chi  vi  dirige  vi   sta
  sottoponendo da giorni: tacere e non ascoltare.
   Sapete che in diritto chi tace non dice niente. Voi siete  nelle
  condizioni  di chi non dice niente, perché non si è in  grado  di
  dire  niente e non si è in grado di dire niente in quanto non  si
  vuole ascoltare, perché è impedito dall'ascolto.
   Vedete,  onorevoli  colleghi, ritengo che  vi  sia  ancora,  per
  tutti,  qualche  possibilità, non siamo affezionati  all'idea  di
  fare  saltare  questa legge, ma non siamo neanche  così  suicidi,
  così  autolesionisti  e  così masochisti da  prenderci  qualsiasi
  legge,  soprattutto una legge che per noi rappresenta la condanna
  a morte; e, come voi sapete, noi siamo contro la condanna a morte
  quando la esercitano per gli altri, dagli Stati Uniti all'Iraq, a
  Cuba,   figuratevi   quando   viene   esercitata   su   di   noi.
  Oggettivamente  scatta  in  noi  un  meccanismo   di   autodifesa
  naturale, umano.
   Pertanto,  di fronte a questi rischi e anche leggendo  il  libro
  che l'onorevole Fleres tanto gentilmente ci ha regalato, stampato
  dalla  Presidenza dell'Assemblea regionale, con la  dichiarazione
  dei  Diritti dell'uomo, scatta in noi un meccanismo di autodifesa
  e  noi  ci  difenderemo  fino  alla  morte,  da  voi  voluta,  in
  quest'Aula  e fuori da quest'Aula, con gli strumenti  consentiti,
  come il referendum.
   Esistono  ancora margini per discutere? Certo che sì,  onorevoli
  colleghi,  se decidiamo di discutere. C'è un emendamento  ed  una
  proposta  avanzati  dal  Presidente del Gruppo  parlamentare  dei
  Democratici di sinistra che ha chiesto una sospensione dei lavori
  per  vedere  se queste ore non fossero in realtà di  sospensione,
  ore  di riposo legittimo e giusto, visto che abbiamo fatto  le  5
  del  mattino, ma fossero ore nelle quali provare a ricomporre  un
  quadro, a mio avviso,  di  empasse'.
   Non  so  neanche  quanti  deputati siano  presenti  in  Aula,  a
  quest'ora  del  giovedì. Non lo so, non li ho  contati,  forse  i
  Presidenti  dei  gruppi parlamentari della maggioranza  lo  sanno
  bene,  sanno  dove  sono distribuiti, dove  stanno  prendendo  il
  caffè;  il  Governo sorride perché è convinto  che  ce  ne  siano
  almeno  70  su  90. Ripeto, non lo so, però ci sono state  alcune
  proposte.
   C'è  una  proposta che non è la nostra, non è quella di  salvare
  Rifondazione, e non è una norma fatta su misura per Rifondazione,
  perché  non  fa  alcun  riferimento  allo  sbarramento  nazionale
  laddove  non  per  noi,  ma  per  tutti  gli  altri  partiti  qui
  rappresentati,  tranne  i  5 che hanno  superato  lo  sbarramento
  nazionale - Rifondazione è tra i partiti che hanno superato  tale
  sbarramento nazionale - non c'è più quel riferimento; c'è  invece
  la  possibilità,  come ha esposto l'onorevole  Speziale,  che  il
  tutto avvenga in sede di prima applicazione.
   Ma  perché in sede di prima applicazione? Per dare ai partiti la
  possibilità di organizzarsi sui tempi della politica, ai  piccoli
  partiti  di  costruire un sistema di alleanze, a quelli  che  non
  hanno   candidati notabili, a quelli che non hanno pacchetti  dei
  voti  clientelari  di organizzarsi, in sede di applicazione,  una
  soglia di sbarramento al 5 per cento generalizzato per tutti.
   Questa  potrebbe essere una norma volta a ridurre il danno,  non
  a risolvere il problema di Rifondazione Comunista. Però riduce il
  danno,  abbassa la soglia dello sbarramento, aiuta i  partiti  ad
  aggregarsi,  provando a competere senza rinunciare  alla  propria
  identità,  al proprio simbolo, ai propri programmi ed  ai  propri
  valori.  Se  non sono partiti i simboli non contano. Ma  se  sono
  partiti,  sapete  che i simboli contano perché  rappresentano  il
  punto di identità tra un corpo militante ed un corpo sociale e la
  propria  rappresentanza politica. E questo  rappresenterebbe  una
  riduzione  del danno che potrebbe aiutare a distendere  anche  il
  clima di quest'Aula.
   Sui  deputati  supplenti ho già riferito. Credo che  ci  sarebbe
  bisogno  di  un'assunzione  di  responsabilità  collettiva,  però
  quando   penso  alla  norma  sui  deputati  supplenti   più   che
  all'assunzione   di  una  responsabilità  collettiva,   onorevole
  Ortisi, ci sarebbe bisogno dell'assunzione di un senso del pudore
  collettivo.
   Ritengo  che  su  questo senso del pudore ogni singolo  deputato
  non  debba  guardare alla  possibilità di accesso come primo  dei
  non  eletti, qualora venisse  trombato' dal corpo elettorale,  di
  fronte  alla  possibilità che l'eletto che  lo  precede  vada  al
  Governo a fare l'Assessore.
   Se  ognuno  si spogliasse del proprio orticello, se  ognuno  non
  pensasse  a  se stesso ma  al fatto che in questo  momento  è  un
  legislatore,  cioè colui che ha il dovere di  dare  vita  ad  una
  norma   generale   che   parla  e  regola  l'interesse   generale
  dell'organizzazione della democrazia in Sicilia, allora  dovremmo
  trasformare  il senso di responsabilità collettiva con  un  senso
  del  pudore  individuale di ognuno di noi, rispetto alla  lettura
  che nella società siciliana e nell'opinione pubblica italiana, da
  domani, si può dare della norma del deputato supplente, della sua
  indennità, della sua diaria, del suo rimborso spese per Palermo e
  di  tutto  quel  sistema  di privilegi  che,  addirittura,  viene
  previsto in una legge, quando per i deputati normali tutte queste
  cose  non  sono scritte in nessuna legge e neanche nello  Statuto
  che ne prevede il numero, il ruolo e la funzione.
   Signor  Presidente,  non credo che stiamo scrivendo  una  pagina
  gloriosamente  storica  di  questo Parlamento,  né  mi  pare  che
  conduca a niente, e lo dico ai Presidenti dei gruppi parlamentari
  della maggioranza, la politica del muro contro muro.
   Tale  politica  ha  portato  non  ad  una  sintesi,  non  ad  un
  compromesso  onorevole, in grado di  far dire  all'insieme  delle
  forze  rappresentate in Aula, che questa legge elettorale, benché
  contrastata, benché con opinioni diverse, benché approvata  anche
  con   voti  diversi,  come  sempre  é  normale  nella  dialettica
  parlamentare, sarebbe la legge di tutta l'Assemblea.
   Questa  legge,  così  com'  è,  non  é  la  legge  di  tutto  il
  Parlamento
   La  prima  ragione  è  perché l'emendamento  proposto  come  una
  mediazione,  non  con  il  Parlamento  nella  sua  interezza,  ma
  all'interno della sola maggioranza, è  un emendamento del Governo
  e, quindi, siamo di fronte ad una legge di sua iniziativa.
   Ed  é  proprio  per questo che prima vi riferivo l'esasperazione
  della  logica  che avete inteso affermare nei lavori parlamentari
  di  questi giorni: tale logica non può portare che ad una  scelta
  e, cioè, che su questa legge il Presidente della Regione venga in
  Aula a porre la fiducia.
   E'  chiaro,  allora,  che  la legge in  esame  é  la  legge  del
  Governo.  Il muro contro muro non ha portato tuttavia  neanche  a
  questo,  non fosse altro che basta guardare proprio i banchi  del
  Governo,  per  rendersi conto quanto, emotivamente, politicamente
  ed  in  modo  convinto si senta coinvolto lo stesso Esecutivo  in
  questo percorso parlamentare, in questo passaggio legislativo che
  doveva rappresentare uno dei momenti più alti della legislatura
   La  seconda ragione per cui questo muro contro muro non  produce
  niente   é  perché,  nella  stessa  maggioranza,  vediamo  spinte
  diverse. E allora, anche rispetto a queste stesse spinte,  ve  lo
  stiamo  dicendo in tutti i modi: c'é possibilità di sbloccare  la
  legge, se se ne riduce il danno.
   E  se  se  ne  riduce il danno, vuol dire offrire la possibilità
  all'accesso  e  alla rappresentanza a quante più forze  politiche
  possibili. Per far ciò, si rende necessario evitare le storture e
  le  parti indecenti, moralmente, politicamente,  per gli  aspetti
  istituzionali di questa legge.
   La  terza  ed  ultima possibilità che abbiamo ancora  in  queste
  ore,  é  quella di fermarci un attimo a riflettere, non per  fare
  una  sospensione  senza termine, ma per metterci  attorno  ad  un
  tavolo  e  decidere  se, ancora, esiste la  volontà  per  mandare
  avanti la legge e per far ciò occorre un dialogo con le forze  di
  opposizione.
   Oppure,  se nella stessa maggioranza c'é chi ha altri  interessi
  e, a quel punto, non vorremmo essere coinvolti nei giochi interni
  di  una maggioranza, dicevo, che non sa ascoltare, non sa parlare
  e,  in  questo  momento, sta dimostrando di non saper  esercitare
  neanche la sua funzione democratica e parlamentare che il  popolo
  siciliano le ha assegnato.

   PRESIDENTE.  Per  assenza dall'Aula, decadono dalla  facoltà  di
  intervenire gli onorevoli De Benedictis e Barbagallo.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Sanzeri. Ne ha facoltà.

    SANZERI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  al  punto  in
  cui  siamo  esprimo la convinzione che questa legge, prima  della
  chiusura della sessione estiva, deve essere approvata.
   Sono  tra  quelli  che  la pensano così,  pur  avendo  tutte  le
  riserve  sul  fatto  che il percorso intrapreso  in  Commissione,
  durante  l'esame  del disegno di legge ed in questi  giorni,  sia
  stato del tutto errato.
   Credo  che  una  legge  elettorale che  fissa  le  regole  delle
  rappresentanze  e quelle per accedere alla istituzione  più  alta
  che  esiste  in  Sicilia, cioè il Parlamento  siciliano,  avrebbe
  dovuto avere una più grande e importante motivazione ed, in  ogni
  caso, doveva essere concepita meglio.
   L'avere voluto contrabbandare il diritto della maggioranza  alla
  governabilità   e,  quindi, avere contrabbandato  il  diritto  di
  governare  con  il diritto che l'Assemblea debba rappresentare  i
  più  importanti motivi elettorali, momenti politici che  ci  sono
  nella nostra Isola, secondo me, è un grande errore.
   Pur  tuttavia,  ritengo che in questo momento, pur  essendo  fra
  quelli  che  vogliono assolutamente che la legge sia approvata  -
  perché ritengo preferibile conoscere prima la malattia per  poter
  mettere subito in campo la terapia, essendo tra i partiti  minori
  quello che deve, più di tutti, attrezzarsi per superare la grande
  soglia  di  sbarramento del 5 per cento - questa Assemblea  debba
  fermasi un momento a riflettere su come stiamo procedendo  e  non
  mi pare che stiamo procedendo bene.
   Quanto  è  successo  ieri sera, quando  in  Aula  capannelli  di
  centrodestra  e di centrosinistra, in maniera superficiale  e  in
  maniera  confusa, proponevano nuove soluzioni o nuovi motivi  per
  andare  avanti, la dice lunga sul fatto che una legge  elettorale
  così importante non possa essere partorita in questo modo.
   Immaginavo,  per  esempio, che trattandosi  di  una  legge  così
  importante,  tre  scienziati  delle  leggi  elettorali,  tre  del
  centrodestra  e  tre del centrosinistra, si sarebbero  uniti  per
  approfondire   e  formulare una proposta per l'Aula  che  potesse
  essere   quella   ottimale  dal  punto  di   vista   dell'accesso
  all'istituzione  regionale,  assembleare  e  per  l'elezione  del
  Presidente della Regione.
   Non  mi  pare  che così sia stato; mi pare, anzi, che  ci  siano
  stati  numerosi  capannelli nei quali   ognuno  ha  espresso,  in
  maniera  forte, convinzioni più o meno superficiali  e  ha  vinto
  forse chi, alla fine, ha gridato di più.
   Reputo  che  sia  sintomo del fatto  che non  stiamo  procedendo
  bene  e credo proprio che sia questo, congiuntamente con il  modo
  con  cui   questa legge è arrivata in Aula, a  farci   riflettere
  sul  fatto che sarebbe opportuno un non stop, una riflessione per
  approvare,  prima della pausa estiva, la legge elettorale,  della
  quale tutti riconosciamo la necessità.
   Ci  sono dei punti molto importanti che devono farci riflettere,
  tra  i quali la disciplina del deputato supplente. Qui si è detto
  molto  sul vincolo di mandato; costituzionalmente nessun deputato
  può  avere vincolo di mandato, questa forma di deputato supplente
  oggettivamente  colpisce,  secondo  me,  le  basi  dello   stesso
  vincolo.
   Si  è  detto  anche  che questa figura si  può  configurare,  di
  fatto,  come un deputato portaborse ed  è una questione veramente
  importante; si tratta di un deputato che la mattina deve  passare
  dal  Presidente della Regione per conoscerne le sorti,  poi  deve
  passare dall'Assessore di cui è riferimento, poi deve portare  il
  cappuccino  all'Assessore nella speranza  che  questa  cosa  vada
  avanti  per  cinque anni, perché solo così  potrà  continuare  ad
  assolvere e a ricoprire il ruolo.
   Credo che così facendo si aggiri lo Statuto, nel momento in  cui
  lo  stesso  fissa  a novanta, in maniera rigida,  il  numero  dei
  deputati dell'Assemblea.
   Badate  bene, alla fine di una legislatura ci troveremo con  102
  o più deputati in Assemblea, perché nel momento in cui prevediamo
  che  il  deputato supplente, assieme all'Assessore,  debba  avere
  diritto  a  tutti gli oneri contrattuali e previdenziali,  avremo
  un'Assemblea che non avrà più 90 deputati, ma che avrà  di  fatto
  più di 102 deputati.
   Non  si  può  neanche  dire  che è già previsto,  perché  quando
  prevediamo  questa  figura,  il deputato, che  è  titolare  ed  è
  sostituito  in  quel momento, non ha diritto neanche  agli  oneri
  amministrativi  che  sono  conseguenti  al  diritto   di   essere
  deputato.
   Ma  c'è  anche  un'altra questione che ci fa apparire  veramente
  ridicoli  e  per  la  quale   non  voglio  nemmeno   parlare   di
  costituzionalità.  Come  ha  detto l'onorevole  Forgione,  stiamo
  costruendo   un   LSU-deputato,  stiamo  costruendo   il   lavoro
  socialmente utile per il deputato, il deputato precario.
   Avremo    veramente   conquistato   l'attenzione   dell'opinione
  pubblica  perché  l'Assemblea  regionale  siciliana,  invece   di
  stabilizzare  tutti  i lavoratori socialmente  utili,  costituirà
  l'LSU deputato. E  poichè  non vi è compito più sociale di quello
  del  deputato, l'assessore Stancanelli si troverà a  stabilizzare
  negli anni i deputati precari.
   L'originalità,   la  specialità  e  l'autonomia  dell'Assemblea,
  riuscirà  sotto  il profilo della fantasia a farci  ricoprire  di
  ridicolo  tutti  e novanta. Questo dovrebbe farci riflettere  sul
  fatto  che stiamo per approvare situazioni  che non stanno né  in
  cielo né in terra. Questa Assemblea ha saputo, in grandi momenti,
  indicare al resto del Paese linee progressiste, linee poi seguite
  dal resto del Paese.
   Questa  volta  la  nostra Assemblea, soltanto perché  ha  saputo
  partorire  una  legge elettorale che ubbidiva ed  ha  ubbidito  a
  fatti  di  parti,  di  singoli deputati, a fatti  che  attenevano
  singole  forze politiche, si sta rendendo colpevole di  costruire
  una legge che non sta né in cielo né in terra.
   Ritengo  che accanto a questo concetto non c'entra assolutamente
  la  materia degli enti locali. Credo che l'inserimento  di   tale
  materia  in questa legge elettorale non segue il buon senso.
   Quando  ho  preso  visione  del  subemendamento,  ho  provato  a
  scrivere due sub emendamenti per gli enti locali, riguardavano le
  leggi  numero   30  e  25, essendo sindaco cercavo  di  eliminare
  qualche  stortura  che, personalmente, vedo nella  vita  di  ogni
  giorno.
   Mi  sono  consultato  -  perché noi medici,  forse,  abbiamo  il
  cosiddetto    primum  non nocere  -con i  funzionari  degli  enti
  locali,  i  quali mi hanno riferito che in quanto deputato  avrei
  potuto fare quanto era nelle mie funzioni, ma che si trattava  di
  una   materia   molto   importante  da  affrontare   in   maniera
  complessiva,  più  organica, e mi hanno invitato  a  ripensare  a
  tutto  quello  che occorre inserire in una prossima  legge  sugli
  enti locali.
   E  oggi si vogliono mettere nella legge elettorale problemi  che
  riguardano la incompatibilità dei sindaci?
   Io  non so quale scienziato della politica abbia partorito  tale
  idea
   Io  non  sono per i 5.000 o per i 10.000; questa incompatibilità
  sotto i 40.000 abitanti veramente preclude un diritto dei sindaci
  che  hanno  saputo  dimostrare, nel  loro  campo,  di  essere  al
  servizio  della  gente, di essere al servizio dei  cittadini,  di
  volersi   misurare   in  altre  istituzioni,  nelle   istituzioni
  regionali, credo che volere impedire a queste persone di  poterlo
  fare, sia un grave vulnus alla democrazia.
   Se   per   il   2006  si  ipotizzano   le  elezioni   regionali,
  l'Assessore  per  gli  enti locali, nel  gennaio  del  2006  sarà
  costretto   a   creare   una  struttura   commissariale   perché,
  probabilmente, molti sindaci, sei mesi prima saranno costretti  a
  dimettersi  e, stante l'election day, sapendo che si  vota  nella
  primavera  di  ogni  anno, si presenterà  anche  un  problema  di
  amministrazione dei comuni perché l'Assessore per gli enti locali
  sarà  costretto  a mandare commissari in tutta la Sicilia;  credo
  che dovrà cercare aiuto  in Calabria per averne a sufficienza  da
  mandare in tutti i comuni
   Come andiamo a fare le liste se, poi, impediamo alle persone  di
  andare  in  lista?  Come  facciamo le liste?  Come  diciamo  agli
  elettori  che  queste  sono  liste  qualificate,  vi  si  trovano
  amministratori bravi, amministratori capaci che hanno  dimostrato
  sul  loro  terreno  di  essere  in gamba  e  che  quindi  possono
  misurarsi  per problemi più importanti?
   Anche  questo  aspetto deve farci riflettere; qui non si  tratta
  di  mettere  a 5.000 o a 10.000 mila, credo che tutta la  materia
  della incompatibilità dei sindaci vada assolutamente tolta e vada
  lasciato per quello che è.
   Poi  lo sbarramento: voi ritenete che lo sbarramento del  5  per
  cento  sia  una  cosa  così  importante?  Non  si  può  fare  una
  trattativa  sullo  sbarramento del prendere o  del  lasciare;  la
  trattativa  sullo  sbarramento è un qualcosa  che  va  affrontata
  secondo convinzioni che devono essere sorrette dal fatto  che  si
  può  ottenere  una visibilità istituzionale se  nel  Paese  si  è
  politicamente qualcosa di interessante.
   Benissimo,  noi  siamo  pronti  ad  accettare  una   soglia   di
  sbarramento,  non  ne  possiamo fare a meno,  ma  una  soglia  di
  sbarramento  che elimina, che rende difficile, che significa  per
  questa  Assemblea? I 5 per cento, lo vorrei ricordare,  significa
  125.000  voti, significa un gruppo regolarmente costituito,  così
  come  dice il Regolamento. Voi ritenete che se uno arriva a  4,99
  non  sia possibile per le forze politiche avere la rappresentanza
  istituzionale in Assemblea?
   Ritengo  che  questa sia una cosa gravissima per  cui  oggi  una
  riflessione  sulla  entità dello sbarramento,  secondo  me,  deve
  essere  fatta.  Pertanto, la stessa Rifondazione  oggi  dice:  in
  fondo  vediamo di fare uno sbarramento che è  un po' meno  del  5
  per cento.
   Inviterei  ancora  a questa mediazione e vorrei  fare  un'ultima
  riflessione:  vi  siete messi d'accordo  -  lo   dico  ai  grossi
  partiti  o  a quasi tutti i grossi partiti  - perché avevate  dei
  punti  guida,  il  quoziente provinciale e l'avete  ottenuto,  il
  listino,  lo  avete  ottenuto,  un forte  sbarramento,  lo  avete
  ottenuto, le donne fuori, lo avete ottenuto.
   Già  voi,  nei  patti stabiliti  prima di andare in  Commissione
  avete   già   raggiunto  tutto  quello  che  vi  proponevate   di
  raggiungere.
   In  questo  senso voglio fare un piccolo rimprovero  al  collega
  Speziale,   lo  vorrei  fare  perché  non  ha  voluto  rispondere
  all'onorevole  Leontini l'altro giorno quando ha parlato.  Se  vi
  ricordate,  l'onorevole Leontini ha detto: ma voi non  vi  dovete
  lamentare,  cari compagni del centrosinistra e cari compagni  dei
  DS; eravamo d'accordo a fare queste cose.
   Benissimo,  allora  io dico all'onorevole Speziale  che  avrebbe
  dovuto  dire:  ma guarda che l'accordo non era questo,  l'accordo
  era  altro,  era quello sbarramento, quel quoziente  provinciale,
  non era il deputato supplente,  non era il 56 per cento.
   Secondo  me,  bisognava  dire:   onorevole  Leontini,  è  giusto
  rispettare gli accordi e gli accordi non sono questi.
   E  allora io dico la mediazione: avete ottenuto tutto quello che
  volevate, perfino il plauso dei partiti minori e forse  anche  di
  Rifondazione, che cosa osta oggi  ad arrivare ad una  riflessione
  più  approfondita che induca a togliere queste due spine  che poi
  non  c'entrano niente con la legge? Concluderemmo velocemente  ed
  esiteremmo positivamente questa legge.
   Se  non  fate questo significa che, veramente, come maggioranza,
  siete  un  po' ciechi ; significa che volete perseverare  in  una
  visione  arrogante di una maggioranza che sta  andando  verso  la
  seconda fase della legislatura.
   Non  credo che questo esempio che oggi stiamo dando nei rapporti
  tra maggioranza ed opposizione sia propedeutico di cose buone per
  il futuro.
   Significa  che  la maggioranza ha deciso che questo  scorcio  di
  legislatura lo deve vivere tutto  in contrasto con la minoranza e
  la minoranza dovrà comunque attrezzarsi.
   E  dovrà  comunque  attrezzarsi nel  fare  una  proposta  e  noi
  l'abbiamo già fatta.
   Per  quanto  riguarda il referendum propositivo  o  confermativo
  bastano 18 deputati, ma basta anche la raccolta delle firme.
   Qualcuno nel centrosinistra obiettava che fare il referendum  in
  materia  elettorale   forse  non è una  grande  cosa,  forse  non
  avrebbe molto seguito, non sarebbe produttivo o producente.
   Io  dico:  questa   è  la  legge  del  Governo  che  non  doveva
  assolutamente esserci, è una legge contro i sindaci; è una  legge
  contro  le  donne;  è  una  legge  che  nega   il  diritto   alla
  rappresentanza  democratica che ci siamo  conquistati  e  che  ci
  potremmo conquistare nelle varie province.
     Ci sono, cioè,  tutti gli elementi, molti elementi che possono
  configurare una stagione referendaria sulla legge elettorale  che
  può essere anche  importante.
   Quindi,  è  arrivato il momento di fermarci e  ragionare  perché
  altrimenti,  per quanto mi riguarda, per quanto ci riguarda  come
  forza   politica,  proporremo  al  centrosinistra  di   fare   il
  referendum   con  tutto  quello che poi nei  rapporti  d'Aula  in
  questa  Sicilia,  in  questo scorcio di fine  legislatura  questo
  vorrà significare.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Raiti.  Ne  ha
  facoltà.

    RAITI   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi  intervengo  in
  questo  dibattito   con  lo spirito di chi  vuole  affrontare  il
  ragionamento sul maxi emendamento 3 bis R e sul subemendamento  3
  bis   con   la  coscienza di sapere  che  andiamo incontro,  così
  come ho detto, nel corso degli interventi  durante l'approvazione
  degli  articoli  1 e 2, se questa legge andrà in  porto,  ad  una
  legge   liberticida,  ad  una  legge  che,  di  fatto,   ha   già
  cancellato, con l'approvazione degli articoli 1 e 2, alcuni degli
  elementi   fondamentali  per  i  quali  io,  nella   qualità   di
  coordinatore regionale di un partito come  Italia dei Valori , un
  partito giovane, ho fatto del mio impegno politico una  missione,
  se così si può definire.
   Pensavo  che  fare  di  questa Assemblea  un  Parlamento  con  i
  poteri simili a quelli del Parlamento degli Stati Uniti d'America
  e  fare  di  questo Presidente della Regione  un presidente  come
  quello  degli  Stati  Uniti  d'America,  un  presidente  di   una
  democrazia liberale che ha una struttura costituzionale tale  che
  consente la separazione delle funzioni tra l'organo legislativo e
  l'organo  esecutivo,  che consente e che ha come  presupposto  di
  questa  duplice funzione una legittimità diversa:  il  presidente
  viene   eletto  con  voto  diretto  e  a  suffragio   universale,
  l'assemblea  la  stessa cosa, ma i due organi costituzionali  più
  importanti  dell'architettura costituzionale dello  Stato  e,  in
  questo  caso,  della  Regione, vivono  di  vita  autonoma,  hanno
  funzione autonoma e funzione diversa.
   Questi    princìpi   sono   stati   già,   con    l'approvazione
  dell'articolo  1,  di  fatto negati,  perché  abbiamo  legato  la
  elezione   del   Presidente  della  Regione  alla  elezione   del
  Parlamento,  abbiamo,  anzi, avete legato questo in  una  maniera
  inscindibile,  con  il  voto  contestuale,  violando  alcuni  dei
  princìpi fondamentali che sono alla base di uno stato liberale.
   Per  questo  ho definito nel corso degli interventi pubblici  in
  questi  giorni,  è  stata  costituita la figura  del   presidente
  monarca',  un presidente che lega alla sua vita istituzionale  la
  vita  di  questo parlamento, un presidente che può, in  qualsiasi
  momento,   condizionare  definitivamente  le  scelte  di   questa
  Assemblea  minacciando  lo  scioglimento  dell'Assemblea  stessa,
  minacciando  il voto di fiducia, un presidente che,  per  i  casi
  della  vita,  potrebbe  avere  delle  conseguenze;   ricordo   il
  discorso dell'onorevole Virzì quando diceva: noi, istituendo  una
  legge  di  questo tipo, di fatto possiamo dare un forte potere  a
  quei  fenomeni  mafiosi  che, nel caso in  cui  questa  Assemblea
  andasse   a votare, per esempio, una legge che prevede un attacco
  definitivo, determinante per la confisca del patrimonio dei  beni
  dei  mafiosi,  una cosca di tal genere, solo con  un  omicidio  -
  diceva   l'onorevole  Virzì,  e  Dio   ci  protegga   da   questa
  eventualità - potrebbe bloccare la legge, potrebbe far sciogliere
  l'Assemblea,  avrebbe, in questo caso, la  forza  di  un  singolo
  omicidio,  la possibilità di distruggere il percorso  della  vita
  democratica.
   E'  una ipotesi che dico solo ai fini di scuola, nessuno di  noi
  si   augura   tutto   questo,  ma  chiaramente   questa   ipotesi
  straordinaria la dice lunga sul fatto che la scelta di legare  le
  due  vite  istituzionali  in maniera così  indissolubile,  è  una
  scelta sbagliata.
   Una  scelta sbagliata che, poi, si conforma, dal punto di  vista
  della struttura della creazione del voto, con il fatto che non vi
  è  il voto disgiunto, cioè che non vi è il voto disgiunto ma  non
  vi è la doppia scheda, non vi è il voto confermativo.
   Tutto  questo  la dice lunga sulle ripercussioni  dal  punto  di
  vista  della legittimità del voto che arriverà al presidente  dai
  partiti  che  lo  sostengono, perché questo è, di  fatto,  legato
  all'altro  principio, assolutamente non condiviso da  me,  che  è
  quello dello sbarramento.
   Avete  già  detto  che in questa struttura di  legge  vi  è  uno
  sbarramento dal punto di vista regionale del 5 per cento.
   Certamente,  questo  crea  parecchi  problemi  anche  di  ordine
  costituzionale e regolamentare: io sto già predisponendo  a  tale
  riguardo,   un  ricorso  al  Commissario  dello  Stato   per   la
  valutazione  della  legittimità di questo provvedimento,  perché,
  così  come è stato ricordato da interlocutori prima di me, quando
  noi  abbiamo  detto nella legge elettorale,  che  la   Regione  è
  divisa  in  nove collegi su base provinciale, e abbiamo stabilito
  che  la ripartizione dei seggi avverrà su base provinciale, nello
  stesso  tempo  stiamo tradendo questo principio  affermando  che,
  anche se un soggetto è stato eletto dal popolo nei collegi con il
  sistema su base provinciale, essendo il primo degli eletti, nello
  stesso  tempo,  con lo sbarramento su un altro  piano,  un  piano
  diverso,   quello  regionale  del  5  per  cento,  noi   neghiamo
  l'elezione  di  quel soggetto, stiamo tradendo uno  dei  princìpi
  fondamentali  della  nostra  Costituzione  ma,  comunque,   delle
  costituzioni  liberali  così come si sono  conformate  nel  corso
  degli ultimi cento anni.
   Il  paragone con la legge elettorale tedesca ci viene spontaneo.
  La legge elettorale tedesca prevede, sì, lo sbarramento del 5 per
  cento,  ma non prevede l'elezione diretta del premier, perché  lì
  vi  è un sistema proporzionale che consente ai partiti di entrare
  al  Bundestag e poi quei partiti sceglieranno il premier che è il
  leader  del partito più grande. Ma lo sceglieranno con il sistema
  della  sfiducia  costruttiva, potranno cambiarlo successivamente.
  E'  un  sistema parlamentare puro e in quel sistema  parlamentare
  puro,  anche  con lo sbarramento del 5 per cento, se un  soggetto
  viene  eletto nei lander pur essendo rappresentante di un partito
  che  non  supera  la  soglia del 5 per  cento,  avrà  diritto  di
  partecipare all'Assemblea parlamentare.
   Il  sistema  parlamentare puro, onorevole   Sammartino,  è  quel
  sistema  che  prevede  il Parlamento al centro  dell'architettura
  costituzionale   di   uno  Stato;  il  Parlamento   che   sceglie
  direttamente   il  proprio  Presidente;  il  Parlamento   che   è
  depositario   del  controllo,  dell'attività  di  indirizzo,   di
  conformazione al potere Esecutivo.
   Noi  oggi, invece, in Sicilia, in questo momento, abbiamo, e con
  la   costruzione   di  questa  legge  confermiamo,   un   sistema
  presidenziale di fatto perché è il popolo che elegge direttamente
  il   Presidente  della  Regione,  non  è  questo  Parlamento   ad
  eleggerlo,  quindi  passiamo da un sistema parlamentare  a  tutto
  tondo ad un sistema presidenziale.
   E',  quindi,  un  sistema totalmente diverso e  noi,  anzi  voi,
  oggi,   con   questa  legge,  state  adottando   la   costruzione
  istituzionale  del sistema parlamentare con tutti i  vincoli  che
  questo  comporta e, quindi, anche con lo sbarramento, come facevo
  riferimento alla legge elettorale tedesca, la state adattando  ad
  un sistema presidenziale.
   Tutto  questo è un  mostro giuridico'. Oltre a creare la  figura
  del Presidente monarca, di fatto, svilisce, diluisce il ruolo  di
  questo   Parlamento,   di   fatto   crea   le   condizioni    per
  un'architettura  istituzionale  che,  certamente,  è  fragile,  è
  un'architettura  che  potrà, nel corso del  tempo,  creare  delle
  distorsioni  tali  da  far cadere questo edificio  che  si  vuole
  costruire con forza e con arroganza.
   E  questo  già,  dal  mio punto di vista, comporta  problemi  di
  incostituzionalità  della norma. Voi volete applicare  una  legge
  con uno sbarramento in un sistema presidenziale  che non ha nulla
  a  che  vedere  con la costruzione giuridica a cui  facevo  cenno
  prima.
   Questo  è  già  quello  che è accaduto con l'approvazione  degli
  articoli  1,  2  e  3  e questo, per legarmi all'inizio  del  mio
  ragionamento, di fatto diluisce fin quasi a far scomparire il mio
  ruolo,   non  di  parlamentare  di  questa  Assemblea   regionale
  siciliana, ma il mio ruolo politico di coordinatore regionale  di
  un partito giovane che si è costruito nel corso di questi anni  e
  che ha trovato la propria conclusione del percorso democratico il
  22 maggio di quest'anno.
    Italia  dei valori  il 22 maggio di quest'anno si è trasformato
  in  partito.  E  non  avrei mai pensato,   nel  corso  della  mia
  esperienza politica di questi anni, prima movimentistica e poi di
  partito,  di poter collaborare a costruire un partito che  avesse
  una  vita  di appena due mesi. Oggi, di fatto, con la  norma  che
  avete  approvato,   avete già deciso, se questa  legge  andrà  in
  porto  malauguratamente, che quel partito non esiste più  perché,
  ponendo  uno  sbarramento di quella dimensione,  non  solo  state
  cancellando  il partito che mi onoro di rappresentare  a  livello
  regionale, ma cancellate anche i partiti che hanno una  storia  e
  una tradizione molto più lunga della nostra.
   Nei  suoi  interventi accorati il  collega  Forgione   cerca  di
  difendere  con le unghie e con i denti  il diritto di esistere ad
  un partito come Rifondazione comunista e  non sta a me illustrare
  la  profondità delle proprie radici ideologiche e programmatiche.
  Cancellate partiti che hanno un peso non solo dal punto di  vista
  storico  ma  anche dal punto di  vista della evoluzione  politica
  che il mondo avrà nei prossimi anni.
   Rifondazione  comunista oggi è leader in Europa  della  sinistra
  europea; il nostro conterraneo, onorevole Giusto Catania, è stato
  eletto  coordinatore della sinistra europea al Parlamento europeo
  e  voi  immaginate l'onorevole Catania, che in Europa avrà questo
  ruolo  fondamentale della sinistra europea, quando dovrà spiegare
  ai propri colleghi parlamentari europei che lui è il coordinatore
  del  quarto  gruppo parlamentare europeo e non ha un  partito  in
  Sicilia. Immaginate cosa potranno pensare gli eurodeputati  della
  sinistra europea
   Ma  la stessa cosa potrebbe dirsi dei Verdi. Il gruppo dei Verdi
  europei  è un gruppo parlamentare che ha una consistenza notevole
  all'interno del Parlamento europeo, è un gruppo parlamentare  che
  nasce,  che  svolge  la  propria  attività  a  difesa  dei   temi
  dell'ambiente,  a  difesa dei princìpi che poi  sono  stati  così
  fortemente  recepiti dal trattato di Kyoto,  princìpi  che  credo
  siano  indispensabili per fare in modo che la nostra  generazione
  possa lasciare ai nostri figli un mondo migliore, più vivibile.
   Princìpi che, non ultimo, il Presidente della Repubblica, in  un
  discorso  di  saluto  della settimana scorsa,  al  congresso  dei
  Verdi,  ha  detto che sono indispensabili nella vita  democratica
  del nostro Paese e non solo del nostro Paese.
   Oggi,  con  una  legge  di questo genere, i  rappresentanti  dei
  Verdi  al Parlamento europeo dovranno spiegare ai propri colleghi
  europarlamentari che il partito dei Verdi in Sicilia non esisterà
  più.
   La  stessa cosa dobbiamo fare noi,  Italia dei valori , che  pur
  avendo  una vita giovane rappresentiamo un gruppo fondamentale  e
  costituente dell'alleanza dei liberali democratici per  l'Europa,
  che   è  il  terzo  gruppo  parlamentare  europeo.  Noi  dovremmo
  spiegare,  in  Europa,  che  Italia dei valori   in  Sicilia  non
  esiste.
   E  così via dicendo con i socialisti, lo SDI, il nuovo PSI, loro
  avranno difficoltà a far capire che il Partito socialista europeo
  ha  rappresentanti in Italia con delle componenti importanti, che
  sono quelle dei Democratici di sinistra, ma non ha rappresentanti
  in Italia e in Sicilia dello SDI e del nuovo PSI.
   Tutto  questo  è  veramente assurdo in un sistema  presidenziale
  che prevede l'elezione diretta del presidente, che garantisce  la
  stabilità  dei governi, che garantisce la possibilità  di  andare
  avanti  a  governare  con  tranquillità, portando  a  compimento,
  avendone  le  capacità, il proprio programma,  secondo  l'impegno
  preso con gli elettori.
   Tutto  questo viene tradito dalla legge che voi state per  fare,
  dagli articoli che sono stati approvati.
   In  questo  contesto, quando io devo pensare che il mio  partito
  che  si è costruito in Sicilia e ha avuto il suo acme democratico
  il 22 di maggio ultimo scorso, dopo un percorso di costruzione  a
  livello  territoriale nei Comuni, nelle Province,  abbiamo  fatto
  4.400  adesioni  di  cittadini  siciliani  che  hanno  deciso  di
  iscriversi  e  di  lavorare all'interno di  un  giovane  partito,
  questi  4.400 siciliani, nel corso dell'ultimo anno, hanno  fatto
  un  percorso di democrazia interna, eleggendo segretari comunali,
  segretari  provinciali  e  poi, arrivando  alla  conclusione  del
  congresso, eleggendo il sottoscritto segretario regionale.
   Tutto  potevamo  immaginare, nel corso di questi  mesi,  che  la
  vita  di questo partito sarebbe stata cancellata tout court, d'un
  tratto,  con un tratto di penna da una maggioranza arrogante,  da
  una  maggioranza  che pensa di cancellare gli avversari  politici
  per legge.
   Noi  pensavamo  di  trovarci in un sistema di  democrazia  vera,
  l'Italia e la Sicilia, con questo Parlamento che dal 1130 ha dato
  esempio,   nel   mondo,   come  primo   Parlamento   europeo   e,
  probabilmente, come uno dei primi Parlamenti del mondo, ha deciso
  che,   invece,  la  qualità,  la  possibilità  di  rappresentanza
  democratica  deve  essere fortemente limitata  con  sistemi,  tra
  l'altro, che creano seri dubbi di legittimità democratica.
   Questo   non  potevo immaginarlo nel momento in cui  sono  stato
  eletto segretario regionale di  Italia dei valori .
   Oggi  devo  prendere atto che, purtroppo, questo è accaduto,  di
  fatto,  il  mio  partito,  così come gli  altri  partiti  che  ho
  menzionato,  ma  tanti altri che scompariranno  se  questa  legge
  andrà in porto, oggi, quel partito, non c'è più.
   Io  pensavo che il ruolo che la storia politica di questo  Paese
  e  di  questa Regione avrebbe affidato a me e alla mia formazione
  politica era un ruolo certamente più longevo, certamente  avrebbe
  avuto la possibilità di esplicarsi nel corso degli anni.
   Questo oggi per me non è più possibile farlo.
   Allora,  a questo punto, avrei anche potuto, prendendo atto  dei
  dati  di  fatto,  purtroppo, avrei potuto abbandonare  o,  quanto
  meno,  allentare,  la  mia  attività di  parlamentare  di  questa
  Assemblea regionale siciliana, perché quando penso che non  potrò
  avere  più  rappresentanza, come espressione del mio  partito,  è
  umanamente  giustificabile che quell'impegno che,  nel  corso  di
  questi   anni,   immodestamente,  forse  con   scarse   capacità,
  probabilmente con l'inesperienza di un soggetto che si trova alla
  prima  esperienza  istituzionale ho fatto  e  quindi  in  maniera
  insufficiente,  non adeguata alla qualità di coloro  i  quali  mi
  hanno preceduto o degli altri colleghi che sono qui, avendo molta
  più esperienza di me.
   Questo  ruolo  ho  cercato di portarlo avanti con  impegno,  con
  passione,  con  rispetto non solo degli  elettori  che  mi  hanno
  votato,  ma  con  rispetto di tutti i siciliani, rispettando  gli
  altri  colleghi,  rispettando le idee  degli  altri  partiti,  ma
  confrontandomi e cercando di fare, modestamente, del  mio meglio,
  con coscienza, per portare avanti quei princìpi che ritengo siano
  fondamentali per la vita delle istituzioni, per la vita e per  la
  qualità della democrazia in questa Regione.
   Oggi,  di  fatto,  tutto questo mi viene a mancare,  l'orizzonte
  che avevo prefigurato, d'un tratto, viene cancellato e nonostante
  tutto questo, così come ha fatto l'onorevole Forgione, così  come
  ha  fatto  l'onorevole  Sanzeri,  così  come  faranno  gli  altri
  colleghi,  continuo ad essere qui, a cercare di svolgere  la  mia
  funzione,  a cercare di svolgere il mio ruolo, a cercare  di  far
  capire  a  tutti  voi quale sbaglio enorme state facendo  andando
  avanti  su  una  legge elettorale con questi metodi,  con  questo
  ritmo, con questa arroganza  e protervia, cercare di far capire a
  voi   quale   è   il   vero   valore  della   democrazia,   della
  rappresentanza, il vero valore della possibilità di  confrontarci
  anche  con idee diverse; nonostante queste difficoltà, nonostante
  queste prese d'atto sono qui a fare la mia battaglia, che  è  una
  battaglia  di  democrazia, di rispetto per  coloro  i  quali  voi
  volete cancellare, di rispetto anche per coloro i quali sono  gli
  autori   di   questo  cannibalismo  politico.  La  democrazia   è
  confronto,  la  democrazia è partecipazione, la democrazia  è,  a
  volta,  scontro, ma sempre limitato e nel rispetto  delle  regole
  parlamentari e istituzionali.
   Gli  emendamenti 3 bis e 3 bis R, sono, innanzi tutto, al di  là
  della  contestazione e del merito,  inammissibili perché  violano
  tutte  le  norme  procedurali  che regolano  la  vita  di  questo
  Parlamento. Sono emendamenti che recano la firma del  Governo  e,
  dunque,  sono  emendamenti di parte, che non sono stati  discussi
  nelle  Commissioni  competenti, che  non  hanno  percorso  l'iter
  istruttorio necessario, ma sono anche emendamenti che non possono
  essere  accolti  perché  violano l'articolo  112,  comma  7,  del
  Regolamento,  così come collegato con l'articolo  111,  comma  2.
  Quindi la loro inammissibilità è palese.
     C'è,  poi,  un  altro  argomento  fondamentale  che   conferma
  l'inammissibilità  di tali emendamenti e cioè numerosi  commi  di
  questi  subemendamenti non hanno nulla a che fare con la  materia
  oggi in discussione. In questa proposta di legge vi sono articoli
  che  prevedono  la  riforma dell'ordinamento degli  enti  locali,
  articoli  che,  quindi,  non possono entrare  nell'oggetto  della
  discussione,  articoli  che possono e  devono  essere  contestati
  anche nel merito.
   Ci  troviamo ad affrontare anche articoli che sono irricevibili,
  in  quanto  cercano di modificare gli articoli 1, 2 e 3  che  già
  sono stati approvati.
   Mi  corre  l'obbligo di rimettere sommessamente tutto  ciò  alla
  sua  valutazione,  signor Presidente; non possiamo  discutere  di
  questi   emendamenti  perché  non   vi  sono  le  condizioni   di
  procedibilità.
   Certo,   sarei   potuto   entrare  nel  merito   su   moltissime
  argomentazioni  che possono indurmi a spiegare,  almeno  dal  mio
  punto  di  vista,  quali sono le incongruenze,  le  illegittimità
  palesi  del  contenuto di questo emendamento.  Ne  cito  uno  per
  tutti:   il   problema  della  rappresentanza  delle   donne   in
  quest'Assemblea,  e  non solo in quest'Assemblea  ma  nella  vita
  istituzionale  italiana,  è un problema assolutamente  importante
  che la dice lunga della civiltà in cui viviamo, della civiltà che
  vogliamo  costruire,  del  progresso civile  che  vorremmo  tutti
  quanti contribuire a realizzare.
   Voi  arditamente  e testardamente volete portare  avanti  questo
  disegno di legge sovvertendo tutti i canoni anche di prassi e  di
  correttezza istituzionale che si sono incardinati nel corso degli
  ultimi  anni.  Non posso non ricordare le parole dette  ieri  dal
  Presidente del Senato Pera in un intervento pubblico,  quando  ha
  detto:     Una  maggioranza ampia come quella  della  Casa  della
  Libertà,  non  è  sufficiente a realizzare  le  riforme.  Bisogna
  andare oltre perché le riforme sono le regole del gioco e bisogna
  approvarle  tutte .  Questo lo ha detto ieri  il  Presidente  del
  Senato
   E  nonostante  questo richiamo di alto livello  istituzionale  -
  anche  il  Presidente della Repubblica, più volte,  è intervenuto
  nel  corso di questi mesi, auspicando il dialogo, il confronto  e
  l'unità  delle  scelte tra le forze politiche del centrodestra  e
  del  centrosinistra in materia di riforme istituzionali - voi qui
  siete  sordi  e  ciechi  ad ogni richiamo di  qualsiasi  autorità
  politica  e  istituzionale. Siete sordi e ciechi  anche  riguardo
  all'applicazione  di  quei   principi  costituzionali  che   così
  brillantemente sono stati enucleati dalla collega  Lo  Curto  nel
  suo  intervento  di  ieri, quando ha portato  a  supporto   delle
  proprie   argomentazioni  una  sentenza   della   Suprema   Corte
  Costituzionale  che  auspica  l'applicazione  concreta  di   quei
  principi sanciti nella Costituzione che garantiscono la parità di
  accesso agli uomini e alle donne.
   Tutto questo lo cancellate con una parte del subemendamento  che
  prevede   la   soppressione  della  irricevibilità  delle   liste
  provinciali,  delle liste regionali, quando non  si  rispetta  il
  principio  delle quote di diritto d'accesso  di parità di  sessi,
  stabilendo   una   sanzione   da   codice   della   strada,   una
  contravvenzione  che  sicuramente non ha l'effetto  concreto  che
  tutti  quanti  noi  avremmo auspicato nel corso dei  ragionamenti
  fatti, anche in Commissione, all'unanimità.
   Tutto  questo,  oggi, viene sovvertito in maniera ingiustificata
  ed  ingiustificabile  con una testardaggine che  sconvolge  tutti
  coloro che si vogliono sforzare di dare il proprio contributo  in
  modo oggettivo e anche un po' distaccato.
     Tutto avrei potuto immaginare nel corso di questi mesi, tranne
  il  fatto  che avremmo affrontato la legge elettorale con  questi
  metodi,  con  questi toni, con questo ardito  modo  di  procedere
  della  maggioranza. Non fosse altro che la mia origine  moderata,
  di  cattolico  democratico, mi assicurava che una maggioranza  di
  centrodestra  che  si  dice  fortemente  permeata  dei   principi
  democratici, dei principi ispiratori della democrazia  cristiana,
  che  nel corso degli anni di governo di questa nazione, di questa
  regione, di tutto si è potuto e si può censurare, ma nessuno  può
  negare   l'alta  valenza  dell'impegno  nelle  istituzioni,   nel
  rispetto  delle  istituzioni, nel rispetto delle minoranze,   nel
  rispetto del confronto e del dialogo. Da una maggioranza  che  si
  dice  affondi  le  proprie radici nella cultura  democristiana  e
  liberale mi sarei aspettato altri comportamenti e non quelli  che
  oggi qui cercate, arditamente, di portare avanti.
   Io  mi  auguro  che la forza della ragione possa prevalere,  per
  cambiare il percorso di questa legge.
   Molto  danno  è  stato fatto negli articoli  già  approvati,  ma
  credo  che un sussulto di dignità, un ricordo di quelle che  sono
  le  origini  di molti di voi, colleghi parlamentari,  un  ritorno
  alla  voglia  di  essere  non azioni e  azionisti  di  parte,  ma
  azionisti  di  tutti,  ci  faccia  intraprendere  un  cammino  di
  confronto  che  possa riportare l'alveo della  discussione  nelle
  regole della democrazia vera, compiuta.
   Avrei  potuto dire tante altre cose, e ancora potrei  dirle,  in
  relazione  al contenuto dell'emendamento e del subemendamento  al
  nostro esame.
   Molto  altro  avrei  potuto argomentare,  partendo  dall'erudito
  intervento  dell'onorevole Ortisi, il quale, con una progressione
  storico-culturale-sociologica,  ci  ha  fatto  capire,  per   chi
  l'avesse  dimenticato,   che  il frutto  delle  nostre  decisioni
  spesso  affonda le proprie radici in scelte che sono state  fatte
  migliaia  di  anni  fa.  Su  questo dovremmo  ragionare  con  più
  lucidità, con più tranquillità, pacatezza, moderazione,  con  più
  senso della responsabilità.
     Ma  di  tutto  questo  non  voglio farmi  carico,  perché  gli
  interventi  che seguiranno certamente affronteranno anche  questi
  problemi  ed  anche perché avrò modo nel corso della  discussione
  degli    altri   subemendamenti   ed   articoli   di    ritornare
  sull'argomento. Il mio intervento, infatti, non  vuol  essere  un
  intervento  di filibustering parlamentare, ma vuol  essere,  così
  come  mi  sono  sforzato di fare nel corso  di  questi  anni,  un
  argomentare costruttivo con la speranza che gli interlocutori  mi
  ascoltino  e  con  la  speranza che il mio  sforzo  possa  ancora
  contribuire  a mettere un granello positivo in questo  meccanismo
  che  ci  conduca  tutti quanti sulla strada  della  ragione,  del
  confronto,  del  dialogo,  l'unica possibile ed  auspicabile  per
  evitare errori che  potremmo pagare successivamente sulle  nostre
  spalle  di  responsabili politici, di responsabili  istituzionali
  che   abbiamo, sì , il dovere di tutelare innanzitutto la  nostra
  parte  politica, ma prima di tutto abbiamo il dovere di  tutelare
  gli  interessi collettivi della nostra regione, dei cittadini che
  ci  hanno  votato e ci hanno chiesto di rappresentare qui,  prima
  che il nostro partito, tutti quanti loro.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Spampinato.  Ne
  ha facoltà.

    SPAMPINATO   Onorevoli  colleghi,  onorevole  Presidente,  ieri
  sera  dopo  avere concluso l'intervento sull'emendamento  3  bis,
  anzi  dopo avere ascoltato l'intervento dell'onorevole Ortisi  su
  questo emendamento - il primo intervento, non l'intervento fiume,
  colto e tanto apprezzato anche dai banchi dell'opposizione che si
  h  concluso  alle  4.30 del mattino - abbiamo fatto  insieme  una
  brevissima pausa.
   Era  mezzanotte, già il dibattito andava avanti da  4-5  ore  ed
  abbiamo  incontrato  un  amico che aveva  assistito  a  tutto  il
  dibattito il quale mi ha chiesto se in Assemblea la prassi è  che
  prima  parlano  tutti  i deputati dell'opposizione  e  alla  fine
  quelli  della maggioranza. Abbiamo sorriso, così come ha  sorriso
  lei,  onorevole Sammartino, e gli abbiamo spiegato che in  questo
  Parlamento è in atto, invece, una prassi un po' diversa:  parlano
  solamente i deputati della minoranza.
   Mi  è dispiaciuto che il mio amico non abbia potuto assistere ad
  una  modifica  di  questa  prassi, perché effettivamente  intorno
  all'una  del  mattino  sono  intervenuti  anche  deputati   della
  maggioranza,  innanzitutto le colleghe Lo Curto  e  Savarino,  le
  quali con onestà intellettuale e con coraggio hanno rappresentato
  la loro contrarietà all'impostazione, nel metodo e nel contenuto,
  dell'emendamento  3  bis, in particolare per quanto  riguarda  le
  norme attinenti alla democrazia paritaria, ma non solo, arrivando
  sino   -  non  ricordo  l'onorevole  Lo  Curto,   ma  sicuramente
  l'onorevole  Savarino - a prospettare un loro voto di  astensione
  sull'emendamento 3 bis.
   L'onorevole  Lo  Curto faceva riferimento a  una  nota  sentenza
  della  Corte costituzionale nella quale la piccola Valle  d'Aosta
  ha  sconfitto  il grande Presidente del Consiglio rispetto ad  un
  ricorso  proposto  dal Governo dello Stato nei confronti  di  una
  legge  regionale   della Valle d'Aosta,  che sanciva  principi  a
  garanzia  del  dettato  costituzionale  dell'articolo  51   sulla
  democrazia paritaria.
   Ho  apprezzato  anche l'ulteriore intervento  dell'onorevole  Lo
  Curto quando, non modificando una posizione più volte espressa da
  altri colleghi del suo Gruppo rispetto allo sbarramento dei 5 per
  cento,   ma  interpretando quello che  in  quel  momento  era  un
  sentire, una possibilità di quest'Aula,  e cioè di arrivare ad un
  voto  quanto più condiviso, ha detto, anche su espressa richiesta
  del  Presidente dell'Assemblea, che a queste condizioni ci poteva
  essere una larga condivisione per favorire il voto celere  su  un
  disegno di legge così importante.
   Mi  è  dispiaciuto che, effettivamente, il mio amico  non  abbia
  assistito a questa modifica della prassi, ma poi sono intervenuti
  anche  due autorevoli esponenti  capigruppo e facenti le funzioni
  di  capigruppo  della  maggioranza i  quali,  comunque,  oltre  a
  prospettare  qualche perplessità - perché ho colto  questo  dalle
  parole   dell'onorevole  Pistorio  -   non   sono   riusciti   ad
  argomentare l'eccezione che più di uno di noi ha posto  a  questo
  disegno di legge.
   Non  riesco  assolutamente ad accettare le  motivazioni  addotte
  dall'onorevole  Formica per giustificare la mancata  introduzione
  di   norme  vere,  serie  e  concrete  rispetto  alla  democrazia
  paritaria  perché  ci ha detto soltanto, tra l'altro,   in  parte
  sbagliando,   che  poiché in alcune regioni  rosse  non  ci  sono
  queste  norme che introducono e danno attuazione all'articolo  51
  della Costituzione è giusto che non ci siano neanche in Sicilia.
   Io  dico,  al  contrario, che se fosse vero, e non  è  vero  per
  quanto  riguarda  la Toscana, che non esistono  norme  in  questa
  regione a tutela della democrazia paritaria è una ragione in  più
  per  proporre  noi  siciliani norme a garanzia  e  attuazione  di
  questo  principio  sancito  dalla nostra  Costituzione  e   fatto
  proprio dal nostro futuro Statuto.
   Le  risposte  ci sono date in maniera indiretta. Le risposte  ci
  sono state date rispetto a molti dubbi avanzati circa la validità
  regolamentare  delle  procedure e  la  legittimità  statutaria  e
  costituzionale  di alcune norme, con fatti concludenti.  Infatti,
  dopo   la  presentazione  dell'emendamento  3  bis  ci   è  stato
  proposto,  ad  ulteriore  conferma della responsabilità  politica
  assunta  dal Governo, il subemendamento 3 bis. Io, facendo  anche
  irritare l'amico e collega Sammartino, quando si è discusso sullo
  Statuto, ho espresso una teoria tutta particolare per cui, a  mio
  avviso,  ormai la Regione siciliana non è una Regione  a  Statuto
  speciale.
   Non lo è a confronto con le altre regioni - l'ho argomentato  -,
  non abbiamo più la potestà esclusiva perché ce l'hanno le regioni
  cosiddette  ordinarie,  abbiamo un grado inferiore  di  autonomia
  statutaria  perché  mentre  le  altre  regioni  possono   dotarsi
  autonomamente  di un proprio statuto noi dobbiamo  aspettare  una
  doppia  lettura parlamentare per avere una modifica  o  un  nuovo
  statuto.  Non c'è, rispetto al tema dei controlli, una condizione
  di  autonomia  superiore alle regioni ordinarie le quali  possono
  deliberare  e vedere il giorno dopo la pubblicazione  entrare  in
  vigore questi disegni di legge.
     Noi  abbiamo  fatto  una scelta diversa  che,  a  mio  avviso,
  determina  una  condizione inferiore di  autonomia  nella  nostra
  Regione.
   Devo  dire,  però,  che  oggi sono contento  che  esista  questa
  condizione  di inferiore autonomia e che continua ad esistere  un
  controllo preventivo sulle leggi regionali. Sono contento  perché
  il  Governo  ci  ha dato una risposta implicita all'eccezione  di
  costituzionalità  della norma riguardante il deputato  supplente,
  anche  se poi non ci ha dato alcuna spiegazione, non ci  ha  dato
  alcuna    risposta  né  implicita  né  esplicita  rispetto   alle
  motivazioni,  oltre  che alle motivazioni  giuridiche  che   sono
  state  sollevate alle motivazioni politiche per  cui  si  propone
  questa norma.
   Quindi  sono contento che esista ancora il controllo  preventivo
  perché mi auguro e auspico che il Commissario dello Stato,  fatte
  le   valutazioni  rispetto  al  mandato  imperativo,   fatte   le
  valutazioni,  in  questo  caso, anche nel  merito  rispetto  alla
  opportunità  di  fare entrare a regime una norma di  tal  natura,
  possa cassare questa norma.
   E'  stato bravissimo l'onorevole Sanzeri nel cercare di dare una
  definizione  alla  nuova  figura  che  introduciamo  nel   nostro
  ordinamento.  Qualcuno  parlava di  portaborse  non  di  deputato
  supplente;   credo abbia dato una interpretazione a questo  ruolo
  ancora  più  azzeccato l'onorevole Sanzeri quando ha  parlato  di
  deputato  precario. Potrebbe verificarsi una  cosa  diversa:  una
  stessa  persona  -  l'onorevole  Ortisi  parlava  di  Fregoli   o
  Petrolini,  perché  cambieranno le  facce  di  quello  che  è  il
  titolare  della  funzione, quella del  deputato  -   potrà  anche
  sostituire diversi deputati perché se all'interno di un  collegio
  provinciale vengono eletti più di un deputato e ambedue in  tempi
  diversi   fanno   gli  assessori,  la  stessa  persona   potrebbe
  sostituire persone diverse.
   Credo  che questo sia un'ulteriore motivazione per non accettare
  questa norma, una ulteriore distorsione al sistema.
   La   norma  prevede  che  la  supplenza  per  l'esercizio  delle
  funzioni di deputato viene attribuita al candidato primo dei  non
  eletti nella medesima lista circoscrizione elettorale. Se teniamo
  in  considerazione la possibilità, e questa norma non lo esclude,
  che  il  deputato supplente possa essere un deputato  eletto  nel
  listino, se combiniamo il disposto della novellata norma rispetto
  al  listino per cui tutti i deputati del listino vengono  eletti,
  chi  sostituirà questo deputato del listino che andrà a ricoprire
  la  carica di assessore? Vorrei una spiegazione. Con questa norma
  non  è  esclusa la possibilità  che l'assessore sia preso  tra  i
  deputati eletti nel listino.
   Oggi,  con una modifica  alla norma  originariamente presentata,
  si  dice  che  tutti coloro i quali  sono candidati  nel  listino
  diventano deputati. Chi sostituirà questo deputato?
   Ritorno al quesito che mi sono posto. Perché questa norma?  Qual
  è la motivazione?
     Non mi soddisfa, onorevoli colleghi, la motivazione addotta da
  questo  scranno dall'onorevole Formica il quale dice   che  serve
  per determinare condizioni di agibilità  all'interno dell'Aula.
   Dobbiamo  chiamare  le  cose con il loro  nome:  servirà  a  chi
  presume  di  vincere le prossime elezioni regionali a formare  le
  liste,  perché si dirà ai candidati che non concorrono  solamente
  per  il  primo e il secondo posto, anche il terzo potrebbe essere
  utile  perché  poi  faremo assessore il  primo  degli  eletti,  e
  quindi, varrà per tutti chi presume di vincere le elezioni.
   Credo  che  sia una distorsione del sistema perché è  questa  la
  motivazione  reale. Se oltre il listino  mettiamo  anche   questo
  modo ulteriore di drogare una competizione elettorale, credo  che
  non sia assolutamente accettabile.
   Parlavo di risposte concludenti perché nel subemendamento   sono
  queste  le  norme che sono state riproposte nonostante le  nostre
  eccezioni.  E'  stata  reintrodotta anche la materia  riguardante
  l'ordinamento  degli   enti  locali. Anche  in  questo  caso  noi
  avevamo  fatto un'eccezione di irricevibilità delle norme  perché
  sono norme a parte che  nulla hanno che vedere con l'oggetto  del
  disegno di legge al nostro esame.
   E  voglio  citare,  forse  l'ha fatto anche  qualche  altro,  il
  Presidente  dei senatori di Forza Italia il quale aveva  proposto
  che questa materia - forse pensava a tutta la legge e, forse,  lo
  pensava  con diverse motivazioni - tornasse in Commissione,  così
  come  è  giusto e normale che fosse, per poter essere  sottoposta
  nel  merito alla Commissione competente e, quindi, valutata  così
  come  vuole  il  nostro Statuto, così come  vuole  per  qualsiasi
  disegno di legge il nostro Regolamento.
   La  risposta fornita dall'assessore D'Aquino che ha  firmato  il
  subemendamento  invece è che si può continuare a proporre  questo
  gruppo di norme che noi continuiamo a contestare.
   Non  riusciamo  ancora  a  comprendere lo  sbarramento  imposto,
  anche  a  livello comunale e provinciale, non riusciamo ancora  a
  comprendere  a  norma che continua a sussistere  secondo  cui  il
  consigliere comunale che diventa assessore viene sostituito.
   Le   stesse  considerazioni  fatte  per  il  deputato  supplente
  valgono  anche  per il consigliere supplente.  Non  mi  soddisfa,
  anche  la proposta viene da parte politica a me vicino, l'ipotesi
  di  reintrodurre  la  compatibilità tra  consigliere  comunale  e
  assessore.
   Dal  1990  si   è  fatto  una  scelta  ben  precisa,  quella  di
  differenziare anche le funzioni. Il consigliere ha  una  funzione
  di controllo, la giunta ha una funzione esecutiva; non si possono
  mischiare necessariamente le due funzioni. Ritengo sia l'una  che
  l'altra   delle   ipotesi   sottoposte  assolutamente   incongrue
  rispetto alla scelta di fondo fatta per l'ordinamento degli  enti
  locali.
   Sono   soddisfatto   che   sia  stato  abolito   quell'obbrobrio
  giuridico  che  immaginava di prevedere  il  voto  del  Consiglio
  comunale  per  dare  la possibilità al Sindaco  di  revocare   un
  proprio Assessore.
   Mi  illudo  che siamo stati ascoltati da questo punto di  vista,
  anche se su qualche autorevole quotidiano è stato scritto che non
  siamo  stati  affatto  noi  a convincere  questo  Governo,  bensì
  qualche autorevole esponente politico...

    IOPPOLO  L'importante è il risultato

    SPAMPINATO   Infatti,  è  quello che ho  detto,  sono  comunque
  contento.
   Vengono  introdotte  ancora,  con il  subemendamento  all'esame,
  norme  di cui non si trova traccia né nell'originario disegno  di
  legge   né  nel  subemendamento,  quindi  in  assoluta  e  palese
  violazione  dei  più volte citati articoli 111 e 112  del  nostro
  Regolamento  che prevedono la possibilità di presentare  in  Aula
  emendamenti  e  subemendamenti, ma solo a  correzione  del  testo
  originario.
   Qui,  invece, sono proposte norme, nel subemendamento all'esame,
  di  cui  non troviamo traccia - lo ribadisco - né nel disegno  di
  legge  originario, né, tanto meno, nel subemendamento: non riesco
  a capire in che maniera sia possibile far ciò.
   Continuano  ad esistere alcune norme, su cui non mi  ripeto  per
  l'ennesima volta, riguardanti la democrazia paritaria, ma vorrei,
  quanto  meno dagli uffici, una risposta a un quesito  già  posto:
  una  parte  di  quello che è il comma 5 dell'emendamento  3  bis,
  riproduce  totalmente,  parola per parola,  parte  stessa  di  un
  articolo  che abbiamo già votato, ovvero il comma 8 dell'articolo
  2,  laddove  è  scritto  che  tutti i  candidati  di  ogni  lista
  regionale,  dopo il capolista, devono essere inseriti secondo  un
  criterio di alternanza tra uomini e donne . Ebbene, queste stesse
  parole  sono  contenute nel comma 8 dell'articolo 2.  Mi  chiedo,
  approviamo  una  legge dove sono contenute,  per  due  volte,  in
  distinti periodi, queste stesse parole?
   E,  sempre  rimanendo in tema, a proposito di questa  norma,  mi
  spiegate  -  non parlo più della presa in giro fatta  a  tutti  i
  siciliani,  non  solo alle donne, rispetto alla  sanzione  e  non
  piuttosto  alla  irricevibilità - una volta che  si  prevede  che
  tutti  coloro  che sono inseriti nel listino diventano  deputati,
  che  senso ha metterli alternati, uomo e donna? Forse,  solo  per
  una  questione  estetica, non certo per una questione  giuridica,
  soltanto per una questione estetica.
   Allora,  potremmo  decidere di mettere  prima  tutte  le  donne,
  tanto è la stessa cosa
   Tutti  coloro  che  sono  nel listino, infatti  -  lo  ripeto  -
  diventeranno deputati. Che senso ha prevedere un'alternanza  uomo
  donna?

    VIRZI'  Si potrebbero mettere prima le donne per cavalleria

    SPAMPINATO   Ma  tanto  questa norma non  verrà  applicata,  lo
  sappiamo, almeno da una parte politica non sarà applicata  e  non
  sarà  un dettaglio: e anche qui contesto quello che è stato detto
  dal  presidente Formica il quale ci diceva che con questa  norma,
  prevedendo   la  sanzione,  invece  che  la  irricevibilità,   il
  principio  rimane salvo. Resterà soltanto un principio  contenuto
  in  questa  norma   Una parte politica non lo  adotterà  mai   Di
  questo dobbiamo esserne certi.
   Ha  detto perfettamente il collega, il principio resterà  salvo,
  ma resterà soltanto un principio
   Mi  avvio  alla conclusione del mio intervento. Sostanzialmente,
  sono state dette tutte le eccezioni che si sono concretizzate  in
  emendamenti.
   Da  parte  nostra,  auspichiamo che poi, concretamente,  un'Aula
  più  attenta  possa,  nel  dettaglio e nel  singolo  emendamento,
  appunto, determinare condizioni migliori per approvare la legge.
   Rivolgo  infine il solito appello. L'appello che è stato rivolto
  da  tutti  i deputati del centrosinistra, che rivolgo ancora  una
  volta  agli amici e colleghi del centrodestra: auspico che quella
  che è la condizione peggiore di democraticità contenuta in questo
  disegno  di  legge, ovvero, creare le condizioni  perché  partiti
  storicamente presenti non nel territorio, ma nella società, nella
  cultura siciliana, non vengano esclusi.
   Io  credo,  anzi  ne  sono  convinto, anche  se  un  po'  deluso
  dall'andamento  della discussione, ebbene, sono  ancora  convinto
  che c'è la possibilità di procedere, così come diceva l'onorevole
  Lo  Curto  ieri,  ad  un  momento  di  riflessione,  al  fine  di
  verificare se si può arrivare - questa è la nostra volontà  -  ad
  una  legge  che è un obbligo per questa Assemblea regionale  che,
  appunto,   deve  dotarsi  di  una  disciplina  che  noi  vogliamo
  fortemente, la migliore delle leggi possibili.
   Ecco  perché concludo rivolgendo, ancora una volta,  l'invito  a
  voler  riflettere,  ancora per un momento, così  da  esitare  una
  legge quanto più possibile condivisa.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne  ha
  facoltà.

    PANARELLO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  i  giornali
  di   stamattina  ci  dimostrano  che  il  dibattito  sulla  legge
  elettorale  è fortemente condizionato da valutazioni ed  opinioni
  esterne   a  questa  stessa  Aula  che  ne  condizionano,   però,
  pesantemente gli esiti.
   E'  singolare  che,  per esempio, due esponenti  autorevoli  del
  centrodestra,  il  ministro Micciché ed il  capogruppo  dell'UDC,
  nostro   collega,  onorevole  Cintola,  abbiano   sostenuto   due
  posizioni  - naturalmente al di fuori di un dibattito trasparente
  e  nella  sede  deputata  - che hanno determinato  un   ulteriore
  aggravamento dello stesso dibattito in Aula e dello sforzo che si
  sarebbe  dovuto  fare  per  deliberare  una  normativa  in  campo
  elettorale  che  fosse  la più efficace possibile  e  che  avesse
  parimenti il massimo consenso possibile.
   Credo che non si possa non sottolineare la singolarità del  modo
  di  intervenire  da parte dell'onorevole Micciché,  anche  se  la
  norma  che  lui ha contestato platealmente, nonché gli  argomenti
  addotti  per contestarla, dal mio punto di vista, sono largamente
  condivisibili:   immaginare,  infatti,   per   il   Sindaco,   la
  possibilità di revocare o nominare un Assessore, passando per  il
  gradimento   del   Consiglio  comunale,  come  dice   l'onorevole
  Miccichè, snatura profondamente la legge istitutiva dell'elezione
  diretta del Sindaco e del Presidente della provincia.
   E'   inaccettabile,  tuttavia,  non  solo  per  i  colleghi  del
  centrodestra,  che dovrebbero sentirsi offesi,  ma  per  l'intero
  Parlamento, che un'iniziativa di questo genere avvenga  in  forme
  così  plateali  e  clamorose di sconfessione di coloro  che  pur,
  sbagliando   dal   mio   punto   di   vista,   avevano   comunque
  legittimamente proposto un emendamento di quel tenore.
   Lo  dico  e  lo  sottolineo perché credo  che  sia,  in  qualche
  maniera,  la dimostrazione delle difficoltà incontrate nel  corso
  di  queste  settimane  per  affermare  un  confronto  limpido   e
  trasparente, anche tra posizioni diverse, al fine di  tentare  di
  dotarci di una legge elettorale utile per il Parlamento e per  la
  Sicilia.
   Lo  stesso  subemendamento  qui presentato  dal  Governo  -  che
  immagino  non  sia l'ultimo,  ma il primo di una ulteriore  serie
  che  potremo  trovare, circola voce che ci sarà un subemendamento
  per  sopprimere  la  prevista riduzione  delle  indennità  per  i
  consiglieri di quartiere... -

    PRESIDENTE  Questo subemendamento è stato ritirato...

    PANARELLO   Ad  ogni modo, immagino che ce ne  potranno  essere
  anche altri e potremmo, quindi, continuare a discutere in assenza
  di  un  confronto  e di uno sforzo comune per  avere  un  sistema
  elettorale che sia funzionale ed elimini, per quanto è possibile,
  i problemi ripetutamente evocati.
   Il  subemendamento all'esame mantiene previsioni  inaccettabili,
  anzi confermando un modo di procedere discutibile.
   Voglio  fare  l'esempio  che  a  me  sembra  più  evidente.   Si
  reinterviene,  con  il  subemendamento,  sulla  questione   delle
  incompatibilità e delle ineleggibilità tra la carica di  deputato
  e quella di sindaco e di assessore.
   Ora,  la modifica dell'attuale normativa sulla  incompatibilità,
  evidentemente,  nasceva  da  un'opinione  diffusa  nell'Assemblea
  circa  l'inopportunità  di  esercitare  due  incarichi,  entrambi
  importanti:  tutte  le  modifiche introdotte,  tutte  le  deroghe
  definite  in quell'emendamento stesso creano una condizione,  dal
  punto  di vista normativo, così pasticciata, che credo sia  utile
  eliminare  del tutto, lasciando il regime delle ineleggibilità  e
  delle  incompatibilità così com'è, ad evitare di segnalare, anche
  per  questa  via,  un  modo di intervenire sulle  questioni  che,
  invece   di  creare  situazioni  limpide  e  omogenee,  determina
  ulteriori differenze e distorsioni.
   Nel  subemendamento non vengono affrontate - e  ciò  quindi  non
  aiuta  a  sbloccare  la  situazione - le  due  questioni  che  il
  centrosinistra aveva posto con tutta evidenza e, cioè,  il  fatto
  che  si  fosse  intervenuto,  con il primo  maxi-emendamento,  su
  materie sulle quali ci eravamo già pronunciati per il rilievo che
  hanno;  inoltre, altra questione concerne la democrazia paritaria
  e  la  rappresentanza di genere, sia pure nel cosiddetto listino,
  e,  ancora,  quella  che  disciplina la quantità  del  premio  di
  maggioranza da assegnare alla coalizione vincente.
   Entrambe  le questioni sono lasciate tali e quali e, quindi,  il
  subemendamento  non affronta i nodi che una parte del  Parlamento
  aveva sottolineato senza dimenticare che, nonostante il dibattito
  ampio  che  qui  si  è  sviluppato,  non  si  vuole  tener  conto
  adeguatamente  della questione circa la rappresentanza  di  forze
  significative,  a  partire da Rifondazione  comunista,  questione
  rispetto  alla  quale, lo ribadisco, da parte della  maggioranza,
  non si ritiene di dovere discutere.
   Tutti    questi   elementi   confermano   una   situazione    di
  contrapposizione che è del tutto sbagliata in linea di  principio
  ma,   soprattutto,  negativa  perché  rischia  di  produrre   uno
  strumento  assolutamente inutilizzabile e che, quindi, non  aiuta
  la crescita della democrazia nella nostra società rischiando così
  di  rendere  più  complicato il rapporto  tra  questa  importante
  istituzione e la società siciliana.

    PRESIDENTE   Per assenza dall'Aula, decadono dalla  facoltà  di
  intervenire gli onorevoli Villari, Oddo e Capodicasa.
   Non   essendoci   altri  iscritti  a  parlare,   si   passa   al
  subemendamento sub 3 bis 1 dell'onorevole Barbagallo. Per assenza
  in Aula del firmatario, lo dichiaro decaduto.
   Si passa al subemendamento 3 bis 2 del Governo.

    PISTORIO  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     PISTORIO   Signor Presidente, per poter dare correttamente  il
  parere  della Commissione, abbiamo bisogno di aver prima i  testi
  degli emendamenti...

     PRESIDENTE    Invito  gli assistenti parlamentari  a  fornirne
  copia.  Pongo in votazione il subemendamento 3 bis 2.  Il  parere
  della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

     PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa al  subemendamento sub 3 bis.3 del Governo.

                       Sull'ordine dei lavori

    CRACOLICI  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente, ci sono emendamenti  soppressivi
  dell'intero subemendamento presentato dal Governo.
   Credo    che   per   norma   regolamentare,   occorra   partire,
  preliminarmente, dal subemendamento più lontano,  che  è  appunto
  quello  soppressivo dell'intero subemendamento;  successivamente,
  potrà procedersi con quelli modificativi.

    FLERES  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FLERES   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  desideravo
  fare una proposta operativa.
   Essendoci  due  emendamenti  a  firma  del  Governo,  poiché  il
  subemendamento 3 b incide in maniera netta  sul subemendamento  3
  bis,  quello principale del Governo, la proposta che mi  permetto
  di  fare  è  di  consentire  un riordino  di  questi  due  stessi
  emendamenti per poter procedere soltanto ad una votazione.
   Questo determinerebbe, sostanzialmente, una semplificazione  nei
  lavori  successivi, in quanto tutti gli altri  subemendamenti,  a
  firma  dei deputati, verrebbero ad incidere solo nelle parti  non
  soppresse  e  non anche su quelle altre che, invece, decadrebbero
  votando il subemendamento del Governo stesso.
   Questa  è  la  mia proposta. Se la Presidenza la  condivide,  ci
  vuole un attimo per procedere alla riformulazione.

    PRESIDENTE   Condivido quanto da lei detto.  Do  lettura  della
  seguente   nota  che  chiarisce  gli  effetti  che  deriverebbero
  dall'approvazione  del  subemendamento  sub  3  bis  del  Governo
  all'emendamento 3 bis R:

   "In  caso di approvazione del subemendamento Sub 3 bis,  restano
  in vita i seguenti commi dell'emendamento 3 bis originario:

   comma  2  (termine  in  caso  di  conclusione  anticipata  della
  legislatura) e relativi emendamenti;
   comma  4 emendamento tecnico connesso al precedente comma  2  ed
  emendamento 3 b 96
   comma 5 (equilibrio dei sessi) e relativi emendamenti
   comma 6 e emendamento 3 b 98
   comma 7 (surrogazioni), tranne punto 4
   comma 8 (ordinamento degli enti locali), tranne punto 6
   comma 9 (disposizioni transitoria lista regionale)".

   Resta, inoltre, in vita l'emendamento aggiuntivo 3 b 54.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    SPEZIALE  Chiedo di  parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor Presidente, lei ha appena posto in  votazione
  l'emendamento  3 bis. A questo emendamento sono stati  presentati
  subemendamenti soppressivi dei singoli commi ed è  stato  chiesto
  agli Uffici di trasformare i subemendamenti all'emendamento  3  b
  come  subemendamenti  all'emendamento  3  bis.  Per  tale  motivo
  ritengo che, prima di procedere all'esame dell'intero articolato,
  bisognerebbe procedere all'esame dei subemendamenti soppressivi o
  modificativi a partire da quelli relativi al comma 1.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    in
  riferimento  a  quanto  suggerito dall'onorevole  Fleres,  veniva
  proposto di votare il subemendamento sub 3 bis, che cancellerebbe
  alcune   parti   del   maxi  emendamento  del   Governo.   Questo
  subemendamento,  però, non si limita soltanto  a  cassare  alcune
  parti  dell'emendamento originario ma, in alcuni parti,  riscrive
  l'emendamento stesso.
   Pertanto,  non  vorrei  che votando la  proposta  dell'onorevole
  Fleres   di   fatto   non   solo   votiamo   ciò   che   cassiamo
  dall'emendamento  originario, ma esprimiamo un giudizio  rispetto
  al   quale,   invece,   sono   stati  presentati   subemendamenti
  soppressivi,  un  giudizio  confermativo  che  poi  difficilmente
  potremo cambiare.
   Propongo  quindi di votare il subemendamento per parti separate,
  in   modo   tale   che  risulti  chiaro  cosa   stiamo   cassando
  dall'emendamento originario, e prima di procedere alla  votazione
  delle  parti  di riscrittura votare il subemendamento soppressivo
  dell'intero  comma. E questo perché poi la procedura diventa  poi
  sostanza  e  non vorrei che ci incartiamo nel meccanismo  con  il
  quale noi procediamo.

    PRESIDENTE   Onorevole Fleres, la proposta che  lei  ha  appena
  fatto  non  riguardava le questioni sollevate in  questo  momento
  dall'onorevole  Cracolici.  La  prego  di  puntualizzare  la  sua
  proposta.

    FLERES   Signor Presidente, la teoria che sostenevo era  quella
  della  riscrittura del maxi emendamento. Ho chiesto di sospendere
  brevemente   l'Aula   affinchè  il  Governo   potesse   sistemare
  l'emendamento  di  riscrittura,  evitando  così   di   fare   due
  votazioni.
   Peraltro,  signor presidente, ci siamo accorti che  al  comma  1
  c'è  sostanzialmente una cacofonia perché è stato scritto  In via
  di prima applicazione, a partire dalla 14 legislatura.

    PRESIDENTE  Questo è stato già corretto.

    FLERES   Sì,  ma  è  stato corretto lasciando  la  dicitura   A
  partire dalla quattordicesima legislatura. Ma siccome ci sarà poi
  una  ricaduta  nei  Comuni  e  nelle  Province,  lì  non  c'è  la
  quattoridicesima legislatura, è quindi sarebbe più opportuno
  che rimanga a prima dizione cioè  In via di prima applicazione .

    PRESIDENTE  Non sorgendo osservazioni, accolgo la richiesta  di
  sospensione avanzata dall'onorevole Fleres. La seduta  è  sospesa
  per 5 minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 18.35, è ripresa alle ore 19.10)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    PRESIDENTE   Comunico  che  è  stato  presentato  dal   Governo
  l'emendamento   3   R  interamente  sostitutivo  dell'emendamento
  aggiuntivo 3 bis R, che assorbe i subemendamenti sub 3 bis e  sub
  3bis 3.
   Nell'attesa  che venga distribuito, rendo noto che  presenta  un
  errore materiale  che va così corretto:  L'articolo 3 del disegno
  di legge n. 850/A è sostituito dal seguente', va  cambiato con le
  parole  è aggiunto il seguente', perché l'articolo 3 è già  stato
  approvato.
   Pongo congiuntamente in votazione i subemendamenti 3 b 8.1  e  3
  B  1,  in  quanto di identico contenuto, interamente  soppressivi
  dell'emendamento 3 bs R. Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE    Chi è contrario resti seduto; chi  è  favorevole
  si alzi.

                        (Non sono approvati)

   Pongo congiuntamente  in votazione gli emendamenti di identico
  contenuto 3 b 93, 3bis 2 e 3 b 43, soppressivi del comma 1
  dell'emendamento 3 bis R.

    CRACOLICI   Chiedo  che  la votazione  avvenga  per  scrutinio
  segreto.

     Votazione per scrutinio segreto gli emendamenti di identico
     contenuto 3 b 93, 3bis 2 e 3 b 43, soppressivi del comma 1
                      dell'emendamento 3 bis R.

     (Alla  richiesta  si  associano gli  onorevoli  Ferro,  Ortisi
  Panarello,Papania Spampinato,Tumino, Villari e Zago)

    PRESIDENTE  Essendo la richiesta appoggiata a termini di
  Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto degli
  emendamenti di identico contenuto 3 b 93, 3bis 2 e 3 b 43,
  soppressivi del comma 1 dell'emendamento 3 bis R.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE  Proclamo l'esito della votazione :

   Presenti e votanti  59
   Maggioranza         30
   Favorevoli          22
   Contrari            37

                      (L'Assemblea non approva)

   Pongo in votazione il subemendamento 3 b 58.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è si alzi. contrario

                          (Non è approvato)

                               Congedi

    PRESIDENTE    Comunico  che  gli  onorevoli  Cintola,  Cuffaro,
  Ardizzone,  Dina,  Neri e Granata hanno chiesto  congedo  per  la
  seduta odierna.
   L'Assemblea ne prende atto.

            Riprende la discussione del disegno di legge

    PRESIDENTE    Si  passa  al  subemendamento  3  b  42  a  firma
  dell'onorevole Ferro.

               Richiesta di verifica del numero legale

    FORGIONE  Chiedo la verifica del numero legale.

    (Alla richiesta si associano gli onorevoli Capodicasa, Ferro,
                        Panarello e Liotta.)

     PRESIDENTE    Essendo  la richiesta appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  indìco  la  votazione per la  verifica  del  numero
  legale.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della verifica

     PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  verifica   del   numero
  legale:

   Presenti            48

                  (L'Assemblea è in numero legale)

   Si passa all'emendamento 3 b 42. Il parere della Commissione?
    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  le autonomie locali.Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione.  Chi  è  contrario  resti
  seduto; chi è favorevole si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 3 b 3 . Onorevoli colleghi, vi informo
  che  su  questo  emendamento deve essere sorto qualche  problema,
  infatti, c'è un punto che non corrisponde con il testo citato, di
  conseguenza  si dovrà votare soltanto la parte finale:  eliminare
  le parole  il quale assume le funzioni di deputato supplente . Il
  parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione.  Chi  è  contrario  resti
  seduto; chi è favorevole si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 3 bis  4 . Lo pongo in votazione.   Il
  parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 3 bis  5 . Lo pongo in votazione.   Il
  parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione.  Chi  è  contrario  resti
  seduto; chi è favorevole si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa agli emendamenti al comma 2 dell'emendamento 3 bis R.
   Pongo   congiuntamente  in  votazione,  in  quanto  di  identico
  contenuto,  gli emendamenti soppressivi 3 b 94 e  3  bis  6.   Il
  parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole  si
  alzi.

                        (Non sono approvati)

   Si  passa agli emendamenti al comma 3 dell'emendamento 3 bis  R.
  Pongo  in  votazione l'emendamento 3 b 95 interamente soppressivo
  del comma. Il parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole  si
  alzi.
                          (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 3 b  7. . Lo pongo  in  votazione  Il
  parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione.  Chi  è  contrario  resti
  seduto; chi è favorevole si alzi.

                          (Non è approvato)

   Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 3 bis  8  e  3
  b 79 di identico contenuto. Il parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole  si
  alzi.

                        (Non sono approvati)

   Si  passa  all'emendamento 3 bis 9.Lo  pongo  in  votazione.  Il
  parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione.  Chi  è  contrario  resti
  seduto; chi è favorevole si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 3 bis 10. Lo pongo in  votazione.  Il
  parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE . Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole  si
  alzi.
                          (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 3 bis  11 . Lo pongo in votazione.  Il
  parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 3 bis  12 . Lo pongo in votazione.  Il
  parere della Commissione?

     PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE . Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 3 bis 53. Lo dichiaro superato.

   Si   passa  all'emendamento  3  bis  13  di  identico  contenuto
  dell'emendamento 3 bis 41.
   Li   pongo   congiuntamente  in  votazione.  Il   parere   della
  Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE   Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole  si
  alzi.

                        (Non sono approvati)

   Si passa all'emendamento 3 b 55.

    ORTISI    Chiedo  di  parlare  per  illustrare  brevemente   il
  contenuto dell'emendamento.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  vorrei  fare
  notare  che  questo emendamento potrebbe evitare la  censura  del
  Commissario  dello  Stato perché, ancorché incompatibili  le  due
  cariche di Assessore provinciale e di deputato regionale, siccome
  si   tratta di deroga che prevedete per i sindaci e gli assessori
  dei  comuni,  potrebbe  sembrare  indirizzato   ad  personam'  ai
  presenti  in questa Aula se, in linea teorica, non si aggiungesse
  anche la dizione  assessore provinciale'.

    PRESIDENTE   Il parere della Commissione?

    PISTORIO   Mi rimetto alla volontà dell'Aula.

    PRESIDENTE   Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali.  Mi rimetto alla volontà dell'Aula.

    PRESIDENTE   Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

    Si passa all'emendamento 3 b 72. Lo dichiaro superato.
    Si  passa  al subemendamento 3 b 96, soppressivo  del  comma  4
  dell'emendamento 3 bis R.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE   Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

    Si passa agli emendamenti al comma 5 dell'emendamento 3 bis R.

   Pongo in votazione l'emendamento 3 b 97.

    Si passa all'emendamento 3 bis 96 .

    SPEZIALE   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  segreto.

       Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 3b 97

   (Gli   onorevoli   Capodicasa,  Cracolici,  Ferro,   Spampinato,
  Villari e Zago si associano alla richiesta)

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  indìco  la  votazione per  scrutinio  nominale  del
  subemendamento 3 b 97 e ne  proclamo l'esito:

        Presenti e votanti     62
        Maggioranza            32
        Favorevoli                27
        Contrari                    34
        Astenuto                     1

                      (L'Assemblea non approva)

    Si passa all'emendamento 3 b 83.

    SPEZIALE   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  segreto.

       Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 3b 83

   (Gli   onorevoli   Capodicasa,  Cracolici,  Ferro,   Spampinato,
  Villari e Zago si associano alla richiesta)

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  indìco  la  votazione  per  scrutinio  segreto  del
  subemendamento 3 b 83 e ne  proclamo l'esito:

        Presenti e votanti     62
        Maggioranza            32
        Favorevoli             26
        Contrari               36

                      (L'Assemblea non approva)

   Si passa all'emendamento 3 b 40. Lo pongo in votazione.
   Il parere  della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CASCIO   assessore  per  il turismo,  le  comunicazioni  ed  i
  trasporti. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 3 bis14. Lo pongo in votazione
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CASCIO   assessore  per  il turismo,  le  comunicazioni  ed  i
  trasporti. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 3 b 44. . Lo pongo in votazione
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CASCIO  assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
  trasporti. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 3 b 30. Lo pongo in votazione

    SPEZIALE  Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
  nominale.

       Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 3b30

   (Gli  onorevoli Capodicasa, Cracolici, Ferro ,Giannopolo, Tumino
  e Villari si associano alla richiesta)
    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,   indìco   la  votazione  per   scrutinio   nominale
  dell'emendamento 3 b 30 e ne  proclamo l'esito:

        Presenti e votanti     60
        Maggioranza            31
        Favorevoli             22
        Contrari               38

                      (L'Assemblea non approva)

   Si passa all'emendamento 3 b 82.

    SPEZIALE  Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
  nominale.

       Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 3b 82

   (Gli  onorevoli Capodicasa, Cracolici, Ferro ,Giannopolo, Tumino
  e Villari si associano alla richiesta)

    PRESIDENTE    Essendo la richiesta appoggiata a termini di
  Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
  dell'emendamento 3 b 82 .

    SPEZIALE  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE    Signor Presidente, intervengo solo  per  dichiarare
  il  voto  ovviamente favorevole all'emendamento da me presentato,
  ma  soprattutto  perché voglio, così come ho  fatto,  nell'ambito
  della  discussione  generale, che  rimanga  traccia  di  una  mia
  posizione  circa  la   costituzionalità  e  la  regolarità  della
  procedura  seguita dalla Presidenza dell'Assemblea in materia  di
  rivisitazione di una norma già approvata.
         Noi   con  questo emendamento al comma 5 siamo intervenuti
  su  norme  già esitate dall'Aula  sulle quali l'Aula si  era  già
  espressa.  Io preannuncio che farò ricorso formale al Commissario
  dello Stato.

    SPAMPINATO  Non soltanto tu.

    SPEZIALE    Io  lo  farò,  se  poi  tu  ti  accoderai  ne  sono
  contento. Presenterò ricorso formale perché ritengo che non  solo
  abbia  costituito  un precedente sbagliato quello  seguito  dalla
  Presidenza  e  dall'Aula  ma contemporaneamente  abbia  di  fatto
  stravolto   una  norma  che  aveva  sancito  già   il   principio
  dell'alternanza di genere nel listino.
   Aveva  sancito  con il termine  devono' anche il fatto  che  non
  poteva più essere modificata nel corso dei lavori d'Aula.
   Il  fatto  che  l'Aula sia intervenuta a posteriori stravolgendo
  la  norma  prevista  all'articolo 2.108 ci indurrà  a  presentare
  regolare ricorso al Commissario dello Stato.

    ORTISI  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI    Signor Presidente,  al di là del ricorso formale  che
  anche  noi della Margherita faremo al Commissario, chiederemo  di
  essere auditi dallo stesso.

    CAPODICASA  Ma quale ricorso formale

    ORTISI   Onorevole Capodicasa, chiederemo di essere auditi  che
  è  un nostro diritto. Io credo che i complimenti ricevuti durante
  tutta   la   giornata  dovrebbero  tradursi  colleghi   in   atti
  conseguenziali,   altrimenti  significano   una   discrasia   fra
  l'atteggiamento pirandelliano formale e il fatto sostanziale  che
  molti di voi sono etero-diretti da un ventriloquo che aleggia  in
  questa Aula e che si chiama onorevole Miccichè.

     PRESIDENTE  Indìco la  votazione  per  scrutinio nominale  del
  subemendamento 3 b 82 e ne  proclamo l'esito:

   Presenti e votanti  62
   Maggioranza         32
   Favorevoli          25
   Contrari            36
   Astenuto             1

                      (L'Assemblea non approva)

   Si passa all'emendamento 3 b 57.
    Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CASCIO  assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
  trasporti. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  passa  agli  emendamenti 3 b 20  e  3  b   39,  di  identico
  contenuto. Li pongo congiuntamente in votazione.
    Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CASCIO  assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
  trasporti. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non sono approvati)

   Si passa all'emendamenti 3 b 1940.
    Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CASCIO  assessore per il turismo, le comunicazioni ed i
  trasporti. Contrario.

    PRESIDENTE  Lo pongo in votazione.

    LIOTTA  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LIOTTA  Signor  Presidente, la presenza della mia  firma  negli
  emendamenti chiarisce quale è la posizione, mia personale  e  del
  mio gruppo a proposito della sanzione prevista nel caso in cui si
  contravvenga alla regola della presenza femminile nelle liste.
   Quindi  questo  emendamento va interpretato  soltanto  come  una
  volontà di correggere quello che mi sembra un errore tecnico  che
  si sta commettendo: la sanzione prevista giunge fino a un massimo
  del  50 per cento, il che significa letteralmente che è possibile
  una  graduazione della sanzione del 5, 10,15, del 30, fino al  50
  per cento.
   Ovviamente  è una cosa assolutamente illogica, se sanzione  deve
  esserci,  essa deve essere prescrittiva e quindi non  può  essere
  lasciata  né  alla  discrezionalità,  all'arbitrio  di  chi  deve
  decidere quale è la sanzione che deve essere comminata, né  a  un
  ulteriore  successivo atto regolamentare perchè non mi  pare  che
  questa  sia  una  legge  programmatoria; si  sta  stabilendo  una
  sanzione,  credo  che  si farebbe bene ad eliminare   fino  a  un
  massimo .

    CRACOLICI  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire  per
  dichiarazione di voto per l'emendamento successivo che  è  a  mia
  firma: In ogni caso, ritengo opportuna la questione che ha  posto
  il  collega Liotta anche in riferimento al fatto che l'organo che
  dovrebbe comminare la sanzione, è un organo dello Stato il  quale
  non  opera  in ragione della legge regionale. Quindi  noi  stiamo
  scrivendo  di  un  organo che deve decidere su  una  legge  della
  regione che non è la Regione. Il che mi sembra del tutto assurdo.
   Io  sono  rispettoso  dei  consigli  che  elargisce  il  collega
  Capodicasa  il  quale  con  la sua lunga  esperienza   in  questo
  Parlamento  sa  sempre  quali sono i  modi  più  appropriati  per
  rivolgersi eventualmente a organi terzi.
   Credo  che  questa  sia  una delle  materie  in  cui   spero  il
  Commissario dello Stato, considerato che in Aula non si riesce  a
  discutere  neanche dell'italiano, spero che il Commissario  dello
  Stato  possa  in qualche modo cancellare questa che è  una  norma
  assolutamente assurda.

    SAVARINO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SAVARINO    Signor   Presidente,  chiedo   l'attenzione   della
  Commissione   e   dell'assessore  D'Aquino.  Effettivamente,   le
  argomentazioni  dei  miei colleghi sono convincenti,  tant'è  che
  anche   io  avevo  fatto  rilevare  una  incongruenza  in  questo
  emendamento, al di là del valore tecnico, anche nella compiutezza
  di  un  emendamento che comporta una sanzione talmente  vaga  che
  diventa quasi inapplicabile.
   La  mediazione che propongo io per risolvere il problema  è  che
  la Commissione o l'Assessore possano subemendare demandando anche
  a  un decreto del Presidente della Regione la formulazione di una
  sanzione che possa essere anche commisurata al tipo di violazione
  che  viene commessa dai partiti. Questa è la stessa soluzione che
  ha  individuato  l'onorevole Prestigiacomo,  ministro  di  questo
  Governo  di  centro-destra, sia per le elezioni  europee  che  so
  adesso  avere  stabilito per la proposta di riforma  che  ha  già
  depositato  alla  Camera  e  al  Senato.  Quindi  si  demanda  al
  Presidente della Regione che, in relazione al tipo di violazione,
  possa  essere commisurata la sanzione da applicare con  un  tetto
  massimo,  magari,  ma che ci sia una certezza, entro  centottanta
  giorni  dalla  pubblicazione della legge. Questa può  essere  una
  proposta.

    PRESIDENTE   Onorevole Savarino, purtroppo bisogna formalizzare
  per iscritto ed  io non sono in grado di mettere in  votazione la
  sua intelligente proposta.

    SAVARINO   Io  chiedo che la faccia propria la Commissione,  io
  non  posso  formalizzarlo  perchè  siamo  in  Aula.  Io  sono  un
  deputato, non sono un Capogruppo.

    PISTORIO  La Commissione apprezza la proposta e se mi date  tre
  minuti    formalizziamo    un    sub-    emendamento.    Propongo
  l'accantonamento.  Condividiamo lo spirito. Anche  il  Governo  è
  d'accordo.

    PRESIDENTE Su richiesta dell'onorevole Pistorio, a  nome  della
  Commissione, dispongo l'accantonamento dell'emendamento 3 b 19.

   Si  passa  al  subemendamento 3 b 84, relativo alla composizione
  delle liste per il rinnovo dei consigli comunali e provinciali.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare per illustrarlo.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente, questo emendamento si propone  di
  fare un atto di equità visto che questa Aula e questo Governo, io
  ribadisco  il  fatto  che questa è una legge sostanzialmente  del
  Governo, si è prodigato di occuparsi dei comuni, ha introdotto lo
  sbarramento  del 5 per cento, ha introdotto una  serie  di  norme
  sull'incompatibilità. Si è dimenticato, stranamente, di riportare
  ciò  che  stiamo prevedendo, seppure in maniera ridicola,  faccio
  notare   che   abbiamo   approvato   una   norma   inapplicabile,
  fortunatamente l'abbiamo approvata, poiché io sono  convinto  che
  quella  norma  non si debba applicare. Abbiamo approvato  qualche
  minuto  fa  che  ogni  genere deve essere rappresentato  per  due
  terzi. Fino ad un massimo di due terzi ed un minimo di un quarto.
  Se  ogni  genere  deve essere di due terzi c'è qualcuno  che  non
  rappresenterà alcun genere nelle liste.

    PISTORIO  Fino ad un massimo.

    CRACOLICI   Continua ad essere sbagliato,  onorevole  Pistorio,
  tecnicamente.
   Detto  questo  in  ogni caso questo emendamento  si  propone  di
  prevedere  che per le liste dei consigli comunali e dei  consigli
  provinciali si affermi lo stesso principio con il quale si  fanno
  le  liste  per le elezioni regionali, cioè prevedere la quota  di
  presenza femminile nelle liste ai consigli comunali e nelle liste
  ai consigli provinciali.

    SPEZIALE   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  nominale

        Votazione per scrutnio nominale dell'emendamento 3b84

   .(Gli    onorevoli   Capodicasa,   Ferro,   Giannopolo,   Raiti,
  Spampinato e  Tumino si associano alla richiesta)

    MOSCHETTO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    MOSCHETTO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io  vorrei
  fare riflettere il Governo e il Presidente della Commissione  che
  l'applicazione   di questo emendamento, di fatto,  impone,  anche
  nei  consigli comunali sotto i 10.000 abitanti con  liste  da  15
  candidati, avere un terzo di donne.
   Io  sono  per  le  donne, dovunque candidate,  ma  riteniamo  di
  enorme difficoltà attuativa, per la formazione delle liste.
     La realtà del mio intervento è una riflessione, se è opportuno
  o  meno,  dal  punto di vista politico, vincolare  le  liste  con
  rappresentatività  non politicizzate ma solo   accampaticce   per
  riempitivo.
   Questo è il senso del mio intervento e invito il Governo ad  una
  riflessione su questo emendamento.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PISTORIO   Desidero motivare il parere. In linea  di  principio
  la  questione  posta  è  corretta: si  tratta  di  estendere  una
  valutazione  di quest'Assemblea concernente la lista regionale  a
  comuni e province.
   Comprendendo  la  difficoltà  di applicazione  è  chiaro  che  i
  parlamentari  valuteranno autonomamente  ma  la  Commissione,  in
  termini di collegialità, ritengo che non possa respingere  questa
  ipotesi di estensione di una previsione riservata all'Assemblea.

    FORGIONE  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE   Signor Presidente, io ovviamente sono  favorevole  a
  questo  emendamento perchè ritengo davvero schizofrenica  un'Aula
  che  prevede  una sorta di riequilibrio della rappresentanza  nei
  livelli  alti  delle istituzioni, l'Assemblea  regionale,  e  poi
  questo  problema non esiste più negli altri livelli istituzionali
  laddove, tra l'altro, il legame più direttamente espressione  del
  territorio  tra la rappresentanza ed i rappresentati  imporrebbe,
  lì davvero, un riequilibrio di genere.
   Un'altra  cosa  io ritengo intollerabile, che  quando  si  parla
  degli  uomini  si  parla di soggetti politicizzati  e  pronti  ad
  essere  candidati, quando si parla delle donne, come  ha  parlato
  prima  il deputato di Forza Italia, invece, si parla come si  può
  imporre di inserire nelle liste soggetti non politicizzati.
   Se  la  cultura  politica, la qualità della  rappresentanza,  la
  politicizzazione  delle  liste  la  misuriamo  sulla  base  delle
  differenze tra uomini e donne, vuol dire che ancora siete davvero
  al medio evo, del resto state facendo una legge medioevale.

    LO CURTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LO  CURTO. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  veramente
  quello   che   accade  in  quest'Aula  ha  dell'incredibile.   Ha
  dell'incredibile  valutare  come  quest'Aula  sta  procedendo  in
  direzione  di  una  legge,  la  legge  di  riforma  del   sistema
  elettorale  in  Sicilia dove, annunciando  un  principio,  non  è
  conseguenziale rispetto alle condizioni che potranno  determinare
  l'elezione di uomini e donne.
   Si  continua  a manifestare l'arbitrio, il pregiudizio  che  poi
  configurano il privilegio degli uomini di accedere alle assemblee
  elettive e questo è veramente indegno e inqualificabile.
   Abbiamo   fatto   di  tutto,  abbiamo  cercato  la   convergenza
  possibile ...

    SPEZIALE  Questa è la destra.

    ACIERNO  Sei l'eccezione che conferma la regola.

   LO CURTO . L'onorevole Acierno bene farebbe a tacere perchè,  se
  vuole,  potrà trovare spazio qui, dovrà chiarire a quale  partito
  appartiene,  visto che è autosospeso. Io rappresento  sicuramente
  il   principio  di  democrazia  che  voglio  difendere:  non  c'è
  democrazia se non c'è democrazia paritaria. L'ho detto ieri  sera
  e  quest'Aula  sta  consumando  in maniera  veramente  indegna  e
  vergognosa   l'umiliazione  degli  uomini  e  delle   donne,   la
  castrazione  anche  degli  uomini che potevano  avere  una  buona
  occasione  qui  di  dimostrare che non temevano l'elezione  delle
  donne.
   E'  il  potere  che si autoriproduce. Questa è la  verità  e  lo
  voglio  dire senza timore, lo voglio dire a briglie sciolte,  con
  quella  libertà per la quale sono stata eletta. Gli uomini  hanno
  paura    delle    donne,   perchè   noi   donne,   evidentemente,
  rappresentiamo ciò che gli uomini non sono e ciò che  gli  uomini
  temono.
   E  mi  dispiace dire questo, signor Presidente, sono amareggiata
  nel dirlo perché io spero, io sono madre, sono donna, compagna di
  un  uomo, sono madre degli uomini e come tale vorrei avere uomini
  che  avessero la capacità di difendere il loro privilegio, i loro
  diritti, confrontandosi alla pari con le donne.
   Invece  non  è  così. Si vuole negare questa  parità  ed  è  una
  palese  violazione  di quanto stabilito dalla Costituzione  e  di
  quanto stabilito dall'articolo 3 dello Statuto dei siciliani.
   Lo  voglio  dire  perché rimanga a memoria di quest'Aula  quello
  che  si sta commettendo e lo voglio dire con quanto fiato  ho  in
  gola,  con  quanto  possono i miei polmoni,  perché  ritengo  una
  mortificazione  della democrazia, non dei diritti soltanto  delle
  donne,  perché  non c'è democrazia se non c'è  il  diritto  degli
  uomini e delle donne alla pari.
   Si  continua a perpetuare un modo veramente abnorme di concepire
  il  sistema  del voto; si vuole continuare e lo avete dimostrato,
  cari  colleghi, nel momento in cui avete negato il diritto, anche
  nel   listino , di potere essere eletti alla pari con gli  uomini
  da parte delle donne.
   Non  ho  capito  perché. Non ho capito, non condivido.  Dovreste
  davvero  vergognarvi  perché  è  inaccettabile  quest'azione   di
  prepotenza che viene consumata; viene consumata perché? Io me  lo
  chiedo.  L'opera  di  moralizzazione della politica  passa  anche
  attraverso  le  donne e nessuno questo lo dice. Ebbene  va  detto
  anche questo. Probabilmente il potere che si riproduce ha bisogno
  solo  degli  uomini, così come hanno bisogno degli  uomini  anche
  atteggiamenti di collusione e atteggiamenti che non hanno nulla a
  che vedere con la legalità.
   E  allora  io invito, ancora una volta, quest'Aula a determinare
  condizioni  perché  la  parità sia  un  principio,  non  soltanto
  annunciato,  ma  praticato attraverso  le  leggi  e  il  processo
  culturale va determinato attraverso condizioni certe di elezioni.
   Questo dobbiamo avere il coraggio di dirci e questa capacità  di
  non dire le cose, l'ipocrisia di quest'Aula.
   Noi  donne  che  invochiamo privilegi, onorevole Moschetto?  Non
  invochiamo  privilegi ci vogliamo candidare,  vogliamo  misurarci
  con il corpo elettorale.
   D'altra parte, quando le donne serviamo, ci mettete in lista;  i
  partiti le cercano alcune donne perché sanno che hanno un  valore
  aggiunto  e portano un valore aggiunto. E' di questo che dobbiamo
  discutere  e  nessuno  ne  parla ed è indegno  quello  che  si  è
  consumato,  è  una pessima pagina per la democrazia della  nostra
  Regione e del nostro Paese, una pessima pagina di cui ciascuno si
  dovrà  vergognare nel momento in cui avete utilizzato  tutti  gli
  strumenti e tutte le armi per bloccare un processo.
   L'ho detto ieri, il 61 a 0 è stato un 61 a 0 contro le donne  in
  Sicilia;  ma  perché  non c'erano donne che in  Sicilia  potevano
  candidarsi  nel  maggioritario? Tutte le  donne  sono  imbecilli,
  deficienti e cretine, non adeguate, non strutturate dal punto  di
  vista  di  una  coscienza politica, di una  formazione  politica?
  Ebbene,  non  è  così.  Anche  il più  mediocre  degli  uomini  è
  valorizzato  quando il sistema consente di essere  messo  lì  per
  potere ottenere il consenso. Ed è un dramma vedere quello che  si
  sta   consumando   in   quest'Aula;  è   un   dramma   il   senso
  dell'impotenza, il dovere retrocedere, subire questa  violenza  e
  non parlo certamente per difendere una prerogativa personale,  mi
  sono  già candidata, mi sono sempre candidata e sono sempre stata
  eletta.  Significa che qualche cosa valiamo noi donne;  significa
  che  gli  uomini non devono temere le donne, non devono  temerle,
  anzi, al contrario, se vogliamo cambiare le regole del gioco,  se
  davvero  ci crediamo, dobbiamo metterci insieme, dobbiamo  creare
  le  condizioni di una democrazia paritaria nella quale  integrare
  le nostre competenze, sensibilità, intelligenze, modi di essere e
  di  vedere la politica, lo sviluppo, l'economia, il progresso, la
  scienza;  lì  su  questo terreno, sul terreno della  politica  ci
  dobbiamo   confrontare,  non  sul  terreno   dei   numeri   dove,
  evidentemente,  questa  è  una  battaglia  a  perdere  e   lo   è
  certamente, visto che in quest'Aula ci siamo soltanto  tre  donne
  presenti.
   E'  drammatico dovere subire, ma io subisco ma non in  silenzio,
  in silenzio non subirò mai.
   Che rimanga agli atti Presidente.
     Non  è  uno sfogo, è un atto di affermazione di libertà  e  di
  dignità umana.

    ORTISI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI    Signor Presidente, soltanto due osservazioni,  perché
  io  non mi scandalizzo della misoginia di alcuni colleghi. Non mi
  sono  scandalizzato  della misoginia di Euripide e di  Giovenale,
  per  accontentarla,  non  mi  scandalizzerò  della  misoginia  di
  Moschetto o di Formica.
   Mi  scandalizzo della ipocrisia per la quale ancora  stasera  ho
  ascoltato  un collega che diceva:  io non ce l'ho con  le  donne;
  apprezzo   le   donne,   però   voto   contro.   Mi   scandalizzo
  dell'ipocrisia  per la quale in questi mesi avete fatto  incontri
  con  le  associazioni femminili e rappresentanti degli  interessi
  legittimi delle donne dichiarandovi tutti a favore. Di questo  mi
  scandalizzo
   Collega  Lo  Curto, le chiedo scusa,  Solone corresse  Mimnermo.
  Disse:    vorrei  morire  a 60 anni  e Solone   rispose    senti,
  Mimnermo, aggiungi, vorrei morire a 80 anni .
   Al  suo   intervento  quando lei  dice  gli uomini  ci  temono ,
  vorrei  pregarla,  come  Solone, di aggiungere    gli  uomini  di
  centrodestra ci temono .

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor Presidente, convengo sul  fatto  che  l'Aula
  abbia perso un'occasione per poter parlare al resto del Paese.
   Avere  sottovalutato, così come mi pare si  stia  continuando  a
  sottovalutare    la   questione   della   democrazia    paritaria
  dell'accesso delle donne negli organi elettivi, dal Parlamento ai
  consigli  comunali  e  ai consigli regionali,   ritengo  sia  una
  occasione perduta.
   Il  Parlamento  regionale avrebbe potuto parlare  al  resto  del
  Paese  e  avrebbe potuto parlare così come parlò nel 1997 quando,
  per la prima volta, si diede una legge per l'elezione diretta del
  sindaco,  parlò  come una voce nuova con un rinnovato  appello  a
  tutto il resto del Paese che poi si adeguò alle norme nostre.
   In  questa  occasione   pensavo  -   ed  è  per  questo  che  ho
  presentato  diversi  emendamenti - che  avremmo  potuto  fare  la
  stessa  cosa: qualificare il Parlamento, qualificarlo  attraverso
  il  fatto  che  si  affrontava tutto  il  tema  della  democrazia
  paritaria  e  per il fatto che dal Parlamento siciliano,  per  la
  prima  volta,  si  affrontava  una  questione  che  è  al  centro
  dell'interesse del Paese.
   Quindi, è una occasione perduta. Tuttavia, voglio rivolgere  qui
  un  appello  ai  colleghi della maggioranza: avete presentato  un
  emendamento  nel quale si stabilisce che le liste per  l'elezione
  al  Parlamento regionale devono essere composte da due  terzi  di
  uno dei due sessi.
   Se  questo  criterio  si  applica per le liste  provinciali  nel
  Parlamento regionale, volete spiegarmi una sola ragione  per  cui
  lo stesso criterio non si debba applicare anche alle liste per  i
  consigli provinciali e per i consigli comunali?
   Non  c'è  una  sola motivazione.  Pertanto,  penso che  l'invito
  del  Presidente della Commissione a dare parere favorevole  e  il
  Governo  che  si  è  rimesso all'Aula,  farebbe  bene  invece  ad
  orientare,   a  dare un segno positivo dell'impianto legislativo,
  per cui  rivolgo un appello ai colleghi:  l'emendamento è a firma
  del  sottoscritto, non fa altro che determinare   che  anche  nei
  consigli  comunali e provinciali si possano applicare gli  stessi
  criteri  di formazione delle liste che noi abbiamo per i deputati
  regionali nei collegi provinciali.
   Si  tratta  soltanto di una norma che tende a  rendere  uniforme
  il  principio  della rappresentanza. Non c'è  una  condizione  di
  privilegio  per  nessuno, è il tentativo di promuovere  l'accesso
  delle  donne negli organi elettivi. Per questa ragione chiedo  ai
  parlamentari di votare l'emendamento.

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  indìco  la  votazione   per
  scrutinio nominale  l'emendamento 3b 84.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE    Proclamo  l'esito della votazione  per  scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  62
   Maggioranza         33
   Favorevoli          28
   Astenuti             1

                        (L'Assemblea approva)

    LO  CURTO  .  Chiedo  che venga messo agli  atti  il  mio  voto
  favorevole.

    PRESIDENTE  L'Assemblea ne prendo atto.

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  dispongo   l'accantonamento
  degli  emendamenti  3  b85  e 3 b 86  relativi  al  numero  delle
  preferenze  esprimibili, avvertendo che saranno esaminati  quando
  si discuterà l'articolo 8 del disegno di legge.
   Si passa all'emendamento  3b  21. Lo pongo in votazione.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO   Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole rimanga seduto; chi  è  contrario
  si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento  3b 18. Lo pongo in votazione

   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.
    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  Assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                         (Non è' approvato)

   Si  passa alla votazione dell'emendamento  3b  17.  Lo pongo  in
  votazione.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO   Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                         (Non è' approvato)

   Si passa all'emendamento  3b 16. Lo pongo in votazione.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 3b  15. Lo pongo in votazione.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   L'emendamento  3b 51 è precluso
   Si  passa  all'emendamento   3b  98,  soppressivo  del  comma  6
  dell'emendamento 3 bis R.
    Lo pongo in votazione.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO   Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                         (Non è' approvato)

   Si  passa agli emendamenti al comma 7 dell'emendamento    3  bis
  R.
   Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti soppressivi  3
  b 99 e 3 b 56.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO   Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                        (Non sono approvati)

   Si passa all'emendamento 3 bis 73.  Lo pongo in votazione.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO   Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.
                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 3 bis 74. Lo pongo in votazione.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO  Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi.
                          (Non è approvato)

   Si  passa agli emendamenti al comma 8 dell'emendamento 3 bis  R.
  Si passa all'emendamento 3 b 100.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente, uso la dichiarazione di voto  per
  chiedere  all'Aula  di  valutare il merito di  questo  cosiddetto
  articolo aggiuntivo che è quello che, sostanzialmente, prevede il
  consigliere supplente per coloro che vanno a fare gli Assessori.
   Poiché  è  stato  presentato un emendamento a mia  firma  e  dei
  colleghi  Speziale e Capodicasa che sostanzialmente  abolisce  la
  incompatibilità  in atto esistente tra la carica  di  consigliere
  comunale  o  provinciale  e quella di assessore,  credo  che,  se
  l'obiettivo  di  questa norma è quello di poter consentire  senza
  far  venire meno la funzione di consigliere al consigliere eletto
  il  fatto  di diventare assessore, credo che lo si raggiunga  con
  migliore  efficacia consentendo a qualunque sindaco o  presidente
  di  provincia  di poter nominare anche e non solo  i  consiglieri
  eletti nel proprio comune o nel proprio organo provinciale.
   Ritengo,  cari  colleghi, che, invece,  la  previsione  che  qui
  viene  fatta, e lo dico al collega Formica il quale ha  avuto  in
  riferimento   alla   vicenda   dei   deputati   supplenti   anche
  sull'impatto   finanziario  che   quella  scelta   sul   deputato
  produrrebbe  e produrrà, in ogni caso è evidente che  l'eventuale
  consigliere supplente costituisce un aggravio per le finanze  del
  comune.
   Signor  Presidente,  suggerirei, se lei è d'accordo,   di  poter
  preventivamente     votare     l'emendamento     che      rimuove
  l'incompatibilità tra consigliere ed assessore rispetto a  quanto
  previsto da questo articolo aggiuntivo che, invece, introduce  la
  figura del consigliere supplente.

    PISTORIO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PISTORIO    Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole
  Cracolici  ha  sostenuto  una tesi che  raccoglie  anche  qualche
  consenso,  ma  la  proposta in riferimento a un  emendamento  che
  ovviamente  prevede una disciplina più generale e che,  comunque,
  se  fosse  accolto l'emendamento a firma dell'onorevole Cracolici
  determinerebbe la soppressione dell'intero comma 8.
   Si  aprirebbe  poi  la  strada ad  altro,  ma  è  una  soluzione
  drastica   che   determinerebbe   ricadute   molto   consistenti.
  L'eventualità   dell'emendamento  dell'onorevole  Cracolici   può
  essere  fatta ma non attraverso il voto di abrogazione del  comma
  8.
   Quindi, invito i componenti del gruppo dell'UDC a confermare  il
  voto  favorevole  al comma 8 e respingere l'emendamento  a  firma
  dell'onorevole Cracolici.

    SPAMPINATO  Chiedo di parlare

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO      Signor    Presidente,   onorevoli    colleghi,
  intervengo  per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento
  a  firma  dell'onorevole Cracolici  e per far  riflettere  questa
  Assemblea,  con  un  attimo di serenità,   anche  sulla  proposta
  alternativa avanzata, non so se a nome del gruppo DS o  a  titolo
  personale, dall'onorevole Cracolici.
   Onorevole  Cracolici, ritengo che una delle più grandi  vittorie
  ottenute  negli  anni '90, per garantire e determinare  stabilità
  all'interno   dei  consigli  comunali,  è  stata   quella   della
  incompatibilità tra consigliere comunale e assessore.
   La   tensione   all'interno  di  ogni   consiglio   comunale   e
  provinciale,  nel momento in cui ogni consigliere  può  diventare
  assessore,  è  qualcosa  di deleterio  per  la  stabilità  di  un
  consiglio comunale o provinciale.
   Prima  c'era  la esasperazione, è chiaro, della  norma  per  cui
  oltre  a  diventare assessore si poteva diventare anche  sindaco,
  ora  questa possibilità non c'è. Ma credo che faremmo un notevole
  passo  indietro  introducendo  la compatibilità  tra  consigliere
  comunale, consigliere provinciale, assessore comunale e assessore
  provinciale.
   Ritengo  - e già su questo mi sono espresso in maniera chiara  -
  che è inadeguata la soluzione proposta con il presente disegno di
  legge.  L'unica soluzione possibile, a mio avviso, è  quella   di
  determinare  l'abrogazione del comma  8  sottoposto  alla  nostra
  attenzione.

    CRACOLICI   Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, mi  rivolgo
  all'onorevole Pistorio per chiarire che probabilmente ha  ragione
  lui   su   come   è   formulato  l'emendamento,  ma   l'obiettivo
  dell'emendamento  era quello di cassare tutti  i  punti  relativi
  alla nomina del consigliere supplente e non l'intero comma 8.
   Se  siamo d'accordo sul fatto che, piuttosto che individuare  la
  figura   del   consigliere  supplente,  si  possa   revocare   la
  incompatibilità,  chiedo alla Presidenza di soprassedere rispetto
  a    questo   emendamento   per   affrontarlo   quando   arriverà
  l'emendamento che introduce la modifica della incompatibilità.
   Quindi,  accolgo  la  questione che poneva l'onorevole  Pistorio
  relativamente al fatto che l'emendamento rischia in qualche  modo
  di avere come obiettivo la cancellazione dell'intero comma.
   Non   era   questa  la  finalità,  tant'è  che  ci  sono   altri
  emendamenti che cancellano i singoli punti dell'intero comma.
   Chiedo, pertanto, alla Presidenza di accantonare l'emendamento.

    PRESIDENTE    Dispongo   nel  senso  richiesto   dall'onorevole
  Cracolici. Vengono pertanto accantonati i seguenti emendamenti al
  comma  8  che  si  riferiscono ai primi tre commi   dell'articolo
  aggiuntivo concernente l'ordinamento regionale degli enti locali:
  3 b 100, 3 b22, 3b 23, 3 b 68, 3 b 31, 3 b 69, 3 b 70 e 3 b 32.

    GURRIERI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    GURRIERI   Signor  Presidente, lei  mi ha  aiutato  un  po'  ad
  esprimere  il  mio pensiero su questo punto;  è  stato  fatto  un
  errore   da  parte  della  maggioranza  ad  inserire  anche   una
  problematica  degli  enti locali sulla legge che  stiamo  votando
  questa sera, perché l'impressione che si dà all'esterno è che gli
  enti  locali sono considerati da questa Assemblea non pezzi dello
  Stato  nel  territorio  ma  degli  organismi  che  devono  essere
  penalizzati perché sono concorrenti ai deputati dell'Assemblea.
   Questa  è  una vergogna, perché già, per entrare nel  merito,  i
  sindaci  sono in difficoltà a gestirsi con i bilanci che  vengono
  elaborati  dalla  Giunta e poi stravolti dal Consiglio  comunale,
  aggiungiamo   il   fatto   di  questa  permanente   fibrillazione
  all'interno  dei  consigli  perché  un  singolo  consigliere  può
  aspirare a fare l'Assessore.
   Sono  particolarmente critico nei confronti di un organismo  che
  non esiste più, che è l'ANCI,  perché è gestito da un sindaco che
  è  omogeneo  al  centrodestra  e non ha la  dignità  politica  ed
  istituzionale  di  rappresentare  l'ANCI  perché  non  viene   ad
  incontrare  i  gruppi, prima di un appuntamento  così  importante
  perché si sente garantito appartenendo  ad una forza politica che
  poi  è  organica a certi disegni che non hanno nulla a che vedere
  con la risoluzione dei  problemi degli enti locali.
   Signor  Presidente,  con  questo  accantonamento  risolviamo  il
  problema  a  metà,  noi  dobbiamo annullare  questo  argomento  e
  trattarlo in un momento successivo per rivedere anche le cose che
  non funzionano all'interno dei consigli comunali.
   Un'ultima riflessione e concludo:  se poi si aggiunge  anche  il
  fatto  che  gli amministratori sono in difficoltà  dal  punto  di
  vista economico perché non hanno le risorse sufficienti, lo Stato
  ha  tagliato il 10 per cento con i bilanci già fatti  e,  quindi,
  noi aggiungiamo altri problemi ai problemi già esistenti.
   Vorrei   concludere,  dandoci  anche  una  indicazione   diversa
  rispetto  al  collega  e  compagno Cracolici,  cioè   estrapolare
  questo  punto  per  trattarlo in un momento successivo   a  bocce
  ferme'  e  non in questa fase, in questa sede, in questo momento,
  perché siamo tutti orientati a stare attenti per i colpi di  mano
  del  centrodestra che considera le istituzioni come una sartoria,
  per   cui  bisogna  sempre  farsi  i  vestiti  su  misura.   Poi,
  considerato che  molti di questi sono obesi hanno la tendenza   a
  mangiare  di  più perché le istituzioni devono essere  violentate
  per  mangiare  di  più.  Questo è il centrodestra  della  Regione
  siciliana.

    PRESIDENTE  Pongo congiuntamente in votazione gli  emendamenti
  3 b 65,  3 b 24 e  3 b 33 di identico contenuto.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE    Chi è favorevole resti seduto; chi  è  contrario
  si alzi.

                        (Non sono approvati)

   Si passa all'emendamento 3 b 87. Lo pongo in votazione.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE  Signor Presidente,  ho chiesto di parlare, anche  se
  mi  rendo  conto   che  c'è  un'Aula  distratta,  disattenta  per
  invitare  i  colleghi  che conoscono i meccanismi  elettorali   a
  fare una riflessione.
   Qui  è  prevista  un'ipotesi di sbarramento pari al 5 per cento.
  La  finalità di questa norma che non ha la stessa finalità  delle
  norme  per l'elezione del Parlamento regionale verrebbe  spiegata
  dai  proponenti  sulla  base  del fatto che  così   nei  consigli
  comunali  si  eviterebbero  le  liste  di  appoggio  singole   al
  Sindaco.
   Voglio  ricordare che a questo punto, se dovesse  essere  questo
  l'obiettivo da  raggiungere, tranne che per le grandi aeree  e  i
  grandi  comuni  Catania  e  Palermo,  essendo  il  meccanismo  di
  attribuzione dei seggi  un meccanismo previsto col doppio  metodo
  Dont,  già  nei comuni  la possibilità di accesso  per chi  vince
  con  il premio con il 60 per cento, ma per chi perde  con  il  40
  per  cento,  già  nei  comuni  medi  siciliani,  già  c'è  questo
  sbarramento  in vigore, nel senso che  il metodo Dont  stabilisce
  un  meccanismo che permette l'attribuzione del seggio al  partito
  più  piccolo solo se questo partito si è collocato intorno al 4-5
  per cento.
   Quindi,  non  capisco   lo  spirito  della  norma.  Qual   è  la
  finalità   della  norma  ed è per questo che  io  ho  cercato  di
  cassarla.
   Ho  fatto  la  proposta  di  eliminare il  5  per  cento  e  poi
  gradualmente   con norme ostruzionistiche  l'1, il 2 e  il 3.
     Inviterei  i  proponenti a fare un conteggio  non  sulla  base
  delle  liste  che prendono il premio, ma sulla base  delle  liste
  che  il  premio non prendono e che hanno aggiudicato  il  40  per
  cento  dei  componenti del consiglio comunale, in questa  seconda
  fattispecie nei comuni medi siciliani lo sbarramento di fatto   è
  tra il 4 e il 5 per cento.
   Quindi,  se la finalità  è analoga a quella per la quale   avete
  fatto  la formativa  regionale di eliminare le liste  fai da  te'
  con  lo  sbarramento  al 5  per cento, questa finalità non  viene
  raggiunta.
   Viene   raggiunta una sola finalità che in alcuni  comuni,  dove
  c'è   una  debolezza geografica  anche di partiti  significativi,
  rappresentativi  sul  territorio  regionale  e   sul   territorio
  nazionale potrebbero  essere esclusi  dall'attribuzione  di seggi
  partiti  che hanno rappresentanza parlamentare, che hanno robuste
  rappresentanze  parlamentari  sia  a  livello  regionale  sia   a
  livello nazionale.
      Per  questa  ragione invito i colleghi a ripensare  a  questa
  ipotesi  di sbarramento per i consigli comunali ed eventualmente,
  poichè si potrebbe obiettare che il metodo di attribuzione  nelle
  province è diverso, stabilire che per le province  (ho presentato
  un  emendamento in tal senso),  considerato che siamo con diverse
  modalità  di  attribuzione dei seggi, si proceda con  gli  stessi
  meccanismi con i quali si procede nei comuni, introducendo  anche
  per  le  province  il metodo Dont, eliminando con  un  correttivo
  quella  aberrazione secondo cui ci sono seggi che scattano  anche
  quando  in quel seggio c'è una rappresentanza più ridotta  di  un
  partito.
   Quindi,   potremmo  introdurre  un  correttivo   stabilendo   il
  principio  che  l'attribuzione dei seggi  avviene  per  i  comuni
  superiori a 10.000 abitanti e per le province con il metodo Dont.
      Se  stabiliamo  questo  principio,  non  avremo  bisogno   di
  introdurre alcuno sbarramento.

    FERRO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FERRO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ormai  questo
  disegno  di  legge si avvia, sostanzialmente, alla conclusione  e
  non  posso  che  affermare che si tratta di un disegno  di  legge
  assolutamente  indegno per questo Parlamento, ma  è  lo  specchio
  della sua maggioranza.
   Ci  troviamo a dover ragionare di cose che, per chi ha un minimo
  di  conoscenza  del  territorio, appaiono assolutamente  di  buon
  senso.  Qui,  in  verità, attraverso una norma già  inserita  che
  parla   dello  sbarramento  del  5  per  cento  per  le  elezioni
  regionali, si vuole - probabilmente, ascolteremo qualcuno che  lo
  dirà  -   per  omogeneità  adottarla anche  nei  comuni  e  nelle
  province.
   Io credo che questo sia un atto di assoluto delirio e che non  è
  che  produce  il non realizzarsi le liste fai da te,  produce  il
  fatto  che  sempre di più si restringono gli spazi di  democrazia
  per i cittadini nelle proprie comunità.
   Diceva  l'onorevole Speziale che c'è  già un metodo  di  calcolo
  nei  consigli comunali che viene applicato, lo stesso si potrebbe
  dire  per  le province, ma permetteteci di segnalare la necessità
  che la politica sia non un fatto di ceto autoreferenziale, spesso
  squalificato,  come  quello che siede  in  questo  Parlamento  al
  momento,  ma  un  fatto di rappresentanza  ampia  e,  quindi,  di
  partecipazione reale dei cittadini.
   Capisco  che  la  maggioranza ormai che va per la  tangente  non
  vuol sentir parlare di nulla,  ma vorrei che con il buon senso si
  facesse  mente  locale  su  questa  riflessione  e,  quindi,   si
  apportassero le dovute modifiche per evitare che anche nei comuni
  e  nelle  province si produca lo stesso danno che  produrrete  in
  questa Regione.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor  Presidente,  io  vorrei  che  per  davvero
  comprendessimo anche la natura della proposta che noi facciamo, a
  partire da una considerazione.
      Nel  1992  -  mi  rivolgo  all'onorevole  Pistorio  -  questo
  Parlamento  varò  per  la  prima  volta  l'elezione  diretta  dei
  sindaci. In quella stessa legge fu varato un principio secondo il
  quale il numero dei consiglieri comunali dalle grandi città  fino
  ai  piccoli  centri  veniva  modificato  riducendolo  in  maniera
  consistente.  Per  comprenderci,  siamo  passati  dal   consiglio
  comunale  di  Palermo  che era composto da   80  consiglieri,  al
  numero  di 50 che, oggi, è il consiglio più grande per dimensione
  di  abitanti della Sicilia. Insomma, i consigli comunali sopra  i
  10.000 abitanti vanno da un minimo di 20 ad un massimo di 50.
   La  stessa  cosa è avvenuta per i consigli provinciali;  ovvero,
  sempre  con  la legge n. 26, non solo venne introdotta l'elezione
  diretta dei presidenti delle province, ma fu modificato il numero
  dei consiglieri che veniva attribuito ad ogni provincia. Anche lì
  si ridusse il numero di consiglieri dal massimo di 60, che era il
  consiglio provinciale di Palermo, ad un massimo di 45.
   Ho  fatto  questa  premessa perché è evidente  che  sul  terreno
  legislativo  si è introdotta una riduzione dei seggi spettanti  a
  tutte  le formazioni politiche determinando, di fatto, un aumento
  della percentuale per accedere al seggio stesso.
   Aggiungo,  inoltre  -  ed è questa la questione  che  poneva  il
  collega Speziale e lo dico al sindaco di Adrano - il sistema  del
  doppio  Dont, di coalizione e nella coalizione, sistema che  oggi
  vige per l'attribuzione dei seggi nei consigli comunali, non solo
  è  un  sistema che essendo Dont privilegia la cifra assoluta  più
  alta  e non il valore percentuale minimo ma voglio ricordare  che
  in  un consiglio comunale dove il sindaco  prende più del 40  per
  cento e, comunque, la coalizione avversaria non prende più del 50
  per cento, ottiene un premio di maggioranza fino al 60 per cento.
   Cosa  voglio  dire? Voglio dire che noi siamo  nella  condizione
  nella quale - faccio l'esempio del comune di Palermo che è quello
  che  conosco un po' meglio per i meccanismi elettorali - 30 vanno
  alla  maggioranza  con il Dont di coalizioni  ed  il  Dont  nelle
  coalizioni, e 20 vanno alla minoranza.
   E'  evidente  che questo meccanismo, 20 consiglieri comunali  in
  un  sistema D'Hondt, significa - e parlo della più grande  città,
  quindi  quello dove si entra più facilmente paradossalmente  -  è
  evidente  che  la coalizione che perde per entrare  in  consiglio
  comunale deve avere almeno il 5 per cento (20, 5 per 20  fa  100,
  poi  ci può essere una soglia di resto che attribuisce anche  con
  il resto).
   Perché,  dunque,   pongo una questione rispetto  alla  quale  vi
  invito  a  riflettere? Una cosa è la questione dello  sbarramento
  che  si  è  introdotta  su base regionale -   noi  non  l'abbiamo
  condivisa,  la riteniamo una soglia troppo alta, però  aveva  una
  logica  che  era  quella  di  prevedere  il  più  possibile   una
  rappresentanza  generale nell'ambito del territorio  siciliano  e
  non  una  rappresentanza particolare nell'ambito di  un  collegio
  provinciale-,  altra  cosa  è  la  dimensione  comunale,  dove  è
  evidente  che  il  problema  dello  sbarramento  non  risolve  il
  problema delle liste fai da te perché il sistema del fai da te  è
  già governato dentro le coalizioni perché nelle coalizioni c'è il
  Dont.
     Quindi,   questo sbarramento al 5 per cento è, obiettivamente,
  una cosa illogica.
     Noi  abbiamo presentato diverse opzioni a scalare. Se si vuole
  introdurre uno sbarramento, si poteva fare a meno, non  è  questo
  ciò  che  determina  i  problemi  nei  comuni,  ma  se  si  vuole
  determinare   uno   sbarramento  si  determini  uno   sbarramento
  plausibile.
   Noi  abbiamo presentato diversi emendamenti; questo  che  stiamo
  trattando  prevede  l'1 per cento, abbiamo ipotizzato  il  2  per
  cento, ci sembra, se si vuole fare lo sbarramento, una soglia più
  logica  per  la  vita dei comuni, anche perché noi  rischiamo  in
  molti  casi nei medi comuni, soprattutto, di consegnare i partiti
  non  alla vita democratica, organizzata, di un territorio  ma  di
  consegnarlo ai portatori di voti perché poi la logica del  5  per
  cento diventa mettere il più possibile tutti dentro. Io credo che
  noi dobbiamo stare attenti su questo versante.
   Noi  stiamo  cercando  di   proporre un  ragionamento   che,  in
  qualche  modo, tenga conto di ciò che è avvenuto nel corso  degli
  anni:  si  è  ridotto il numero di consiglieri, si è  cercato  di
  renderli  più  snelli e più operativi, si è in qualche  modo,  di
  fatto,   alzata   la  soglia  di  ingresso.   Introdurre   questo
  sbarramento,  oggettivamente,  è  una  cosa  che  non  ha  alcuna
  ragione,  né  logica  né funzionale alla vita  democratica  delle
  comunità.
        Poiché  è  stato  respinto l'emendamento che  sopprime  per
  intero  la soglia di sbarramento,  propongo all'Aula di prevedere
  una  soglia di sbarramento, sia per i comuni che per le province,
  che non sia superiore al 2 per cento.

    SPAMPINATO   Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO   Signor  Presidente, intervengo  per  avanzare  una
  proposta.  In  considerazione  degli  interventi  che   si   sono
  succeduti  su  questo  tema,  considerata  la  complessità  degli
  argomenti  adottati a sostegno delle tesi, tutti condivisibili  e
  tutti eccepibili, che riguardano la compatibilità tra consigliere
  comunale  e  assessore comunale, che riguarda lo sbarramento  per
  accedere  alla  distribuzione di seggi nei  consigli  comunali  e
  provinciali, ma che riguardano altresì, nel successivo  comma  6,
  anche  il  potere di veto che si concede ai titolari delle  liste
  nel   momento   in   cui   si   dovrà   procedere   all'ulteriore
  apparentamento della fase di ballottaggio, considerato che questa
  materia  non  è stata oggetto di trattazione in Commissione,  che
  non  sono state nemmeno sentite le associazioni di categorie,  le
  associazioni  dei comuni italiani, l'associazione delle  province
  regionali, io mi permetto di proporre di stralciare questi  commi
  dell'articolo  8:  i  commi  1, 2, 3,  4  e  6  e  di  procedere,
  attraverso un autonomo disegno di legge, a rivisitare la materia.

    MANCUSO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    MANCUSO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che  in
  questo   comma,   e  specificatamente  quello  che   prevede   lo
  sbarramento  del 5 per cento per i comuni, sia un  atto  politico
  importantissimo per tutta la politica siciliana.
   In  questo  momento nei comuni medi, e i comuni medi in  Sicilia
  sono  circa  182,  levando i grandi comuni  superiori  ai  50.000
  abitanti, tutte le forze, se fate una ricerca, comprese anche  le
  forze  più  piccole,  sarebbero  rappresentate  all'interno   dei
  consigli comunali.
   Chi  va  fuori  con questa norma? Permettetemi di utilizzare  un
  termine  che  magari può sembrare forte, vanno  fuori  i  piccoli
   ricattatori   di  paese  della politica.  Vanno  fuori  soltanto
  quelli. Vanno fuori quelli che girano per le loro piccole città e
  dicono  a  chi  di  politica  ne sa poco,  o  forse  niente,  che
  partecipare in lista può sembrare anche la partecipazione  ad  un
  concorso  pubblico perché la scorsa legislatura è stata  inserita
  una  norma dove anche in consigliere comunale può optare per  uno
   stipendio  di partecipazione in quella assise.
   Quindi, rispetto a questo io non mi preoccuperei. Nessuna  forza
  politica,  né  di destra, né di sinistra, né di  centro,  si  può
  preoccupare dello sbarramento del 5 per cento.
     Io  conosco bene la realtà che circonda la provincia regionale
  di  Catania  dove  i partiti minori che potrebbero  avere  questa
  preoccupazione,  Rifondazione  o  Comunisti  italiani,  sono  ben
  rappresentati e superano certamente la soglia del 5 per cento   o
  per   intelligenza  politica,  come  hanno  fatto  molte   volte,
  apparentandosi  nella lista e nella composizione o,  addirittura,
  perché hanno una forza importante con le loro sedi nei Comuni per
  avere  un  consenso popolare degno di questo nome. Finiamola  con
  quelle  che, invece, sono liste civiche fatte a volte da soggetti
  che hanno a cuore la vera politica, a volte da soggetti che tutti
  noi  vogliamo combattere e combattiamo perché con la politica non
  c'entrano nulla ma vogliono solo inquinare i consigli comunali  e
  il libero convincimento dei consigli comunali e dei Sindaci.
   Quindi,  rispetto  a questo ritengo che sia un  atto  di  grande
  politica che questo Parlamento sta facendo.
   Cosa  diversa  è  quello che discuteremo,  e  sarà  naturalmente
  attenzionato negli emendamenti, sullo sbarramento regionale, dove
  questo  tipo  di  ragionamento  non  è  possibile  farlo  perché,
  naturalmente, le congruenze sono diverse e dove non è  possibile,
  appunto, dare spazio a ulteriori situazioni.

    ACIERNO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  vorrei
  invitare  l'onorevole Mancuso, che mi ha preceduto, di aggiustare
  il  tiro, perché avere detto che la maggioranza ha presentato una
  norma  di  sbarramento al 5 per cento, anche per  l'elezione  dei
  Consigli  provinciali e dei Consigli comunali,  per  eliminare  i
  piccoli ricattatori - mi permetta di dirle con grande serenità  -
  è  una  sua riflessione che non ha fatto assolutamente parte  del
  ragionamento  che  la maggioranza ha voluto  svolgere  quando  ha
  scelto una linea politica...

    MANCUSO  Non ho parlato di partiti politici

    ACIERNO   No,  ha parlato di piccoli ricattatori  Io le  voglio
  dire,  onorevole  Mancuso,  con tutto  il  rispetto,  che  poiché
  personalmente  non  ho  mai appartenuto,  per  educazione  e  per
  cultura,  alla categoria dei ricattatori, piccoli  o  grandi  che
  fossero, ma il mio partito, che ha partecipato l'anno scorso alle
  elezioni  provinciali e nella provincia di Palermo  ottenendo  un
  risultato  pari  al  3,5  per cento, ha  eletto  due  consiglieri
  provinciali  e  ha  avuto diritto ad un posto in  Giunta  facendo
  parte  di una maggioranza all'interno della quale facciamo sempre
  valere  le  nostre  ragioni  ma  non  ci  poniamo  mai  come  dei
  ricattatori.
   Sulla   vicenda   dello   sbarramento  regionale,   comunale   e
  provinciale  abbiamo da sempre e fin dal primo istante  detto  la
  nostra  posizione e abbiamo accettato, per spirito di coalizione,
  assumendoci, noi più del suo partito o di quello di Forza  Italia
  o  di  quello  di  Alleanza  nazionale, una  vera  responsabilità
  politica,  dando  dimostrazione  che  noi  siamo  sicuramente  un
  partito serio e non un partito di piccoli ricattatori.

    PRESIDENTE  Pongo in votazione il subemendamento 3b  87,  degli
  onorevoli Speziale ed altri. Il parere delle Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Pongo in votazione il subemendamento 3 b 88.

    CRACOLICI   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per  scrutinio
  nominale.

      Votazione per scrutinio segreto del subemendamento 3b 88

   (si  associano  alla  richiesta gli onorevoli  Ferro,  Forgione,
  Liotta, Panarello, Papania, Raiti, Spampinato e Zangara)

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  indìco  la  votazione  per  scrutinio  segreto  del
  subemendamento  3 b 88.
   Dichiaro aperto la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  segreto:

   Presenti e votanti           54
   Maggioranza                  28
   Favorevole                   16
   Contrari                     37
   Astenuti                      1

                      (l'Assemblea non approva)

   Si  passa  agli  emendamenti 3 b  66  e  3  b  25,  di  identico
  contenuto. Li pongo congiuntamente in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                        (Non sono approvati)

   Pongo in votazione il subemendamento 3b 89.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO  assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Pongo in votazione il subemendamento 3b 67.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO  assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Pongo in votazione il subemendamento 3b 26.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
  autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Pongo in votazione il subemendamento 3b 90.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO  assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa al  subemendamento 3b 91 degli onorevoli Speziale ed
  altri.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor  Presidente, l'emendamento  si  propone  un
  obiettivo  che  ho sentito essere largamente condiviso  da  molti
  colleghi,  perchè  è  evidente che noi  abbiamo  due  sistemi  di
  attribuzione completamente diversi tra comuni e province.
   Si  propone di estendere il meccanismo previsto per le  elezioni
  comunali  al  meccanismo per il rinnovo dei consigli provinciali.
  Quello che in qualche modo viene utilizzato.

    PRESIDENTE   Pongo in votazione il  subemendamento.

    ACIERNO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO   Signor Presidente, senza volere elogiare l'intervento
  di  chi  mi ha preceduto, però a nome del gruppo di Nuova Sicilia
  dichiaro il voto a favore dell'emendamento 3b.91.

    PRESIDENTE   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    PISTORIO   Signor Presidente, il parere che vogliamo  esprimere
  non  può essere reso con compiutezza, in quanto il termine  della
  disposizione  contenuta nell'emendamento è  troppo  brutale,  non
  consente di definire compiutamente il sistema essendo le province
  organizzate  in  collegi e quindi noi non siamo pregiudizialmente
  contrari,  ma riteniamo che debba essere accantonato  per  essere
  approfondito.

    TURANO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    TURANO   Signor Presidente, a me sembra che  sulle  norme  che
  riguardano l'ordinamento degli enti locali si è proceduto sino ad
  ora analizzando ogni singola disposizione.
   Non  sono  in grado di prevedere l'effetto di questo emendamento
  ed  io penso che l'accantonamento sia ininfluente. Io ritengo che
  l'Aula,  e  qua non vorrei operazioni a scavalco di colleghi  che
  parlano  a  nome  e  per  conto  di Gruppi  dichiarando  il  voto
  favorevole,   perchè  può essere più o meno  vantaggioso  in  una
  provincia o in singoli collegi in relazione all'attribuzione  dei
  seggi in singoli collegi.
   Io   vorrei  che  sul  punto  si  procedesse  o  con  il  ritiro
  dell'emendamento da parte dei firmatari o con il  voto  dell'Aula
  che è sovrana,  perché il sistema di attribuzione di seggi per le
  province   è   articolato  e  complesso  e,  dunque,   ,   merita
  assolutamente un approfondimento.

    PRESIDENTE  Il subemendamento 3 b 91 è accantonato.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare sull'accantonamento.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor  Presidente, posso  condividere  la  ragione
  dell'accantonamento, però, volevo precisare  che ciò  che  stiamo
  prevedendo con la modifica proposta è la semplice attribuzione su
  base provinciale dei seggi spettanti ai partiti.
     L'attribuzione  nei collegi è successivamente  normata  da  un
  altro  emendamento, che vedremo dopo, dove si modifica  l'attuale
  sistema  di  attribuzione  previsto dalla  legge  che  parte  dal
  collegio  più  piccolo  per numero di abitanti  e  si  introduce,
  invece,  il  principio attraverso il quale nei  collegi  scattano
  oltre  al  quorum pieno, quello non è in discussione, scattano  i
  collegi sulla base delle percentuali più  alte. Comunque,  questa
  norma  proposta, non interviene su come si scelgono i consiglieri
  nei collegi.

    PRESIDENTE   Si  passa all'emendamento 3  b  92  relativo  alla
  soglia    di    sbarramento   regionale   per   l'accesso    alla
  rappresentanza.
   Comunico che sono stati presentati i subemendamenti 3b 92.2 e  3
  b 92.1 degli onorevoli Ferro, Speziale, Forgione ed Ortisi.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

      SPEZIALE  Signor Presidente, si riaffronta una questione  che
  noi abbiamo cercato di risolvere nel corso del dibattito e che ha
  trovato una pervicace resistenza da parte  dei colleghi del Polo.
  Si  tratta  di  vedere  se,  in fase  di  prima  applicazione,  è
  possibile rimodulare la soglia di sbarramento.
     Io  ho  presentato  un  emendamento che sembrava  dovesse,  in
  qualche  modo, cogliere l'invito che veniva anche da settori  del
  Polo,   che   avrebbe,   se  approvato  l'emendamento   generale,
  preservato la presenza di una forza politica.
     Mi  riferisco,  in particolare, a Rifondazione Comunista  che,
  pur avendo a livello nazionale una consistente, robusta, radicata
  presenza   ed  essendo tra i pochi partiti  che  ha  superato  lo
  soglia  di  sbarramento  del 4 per cento  in  Sicilia,  in  virtù
  dell'approvazione   dell'art. 2 dove  è  prevista  la  soglia  di
  sbarramento al 5 per cento per accedere al Parlamento  regionale,
  rischia di rimanere tagliata fuori.
     Ho  cercato  di proporre, e spero che il Parlamento  lo  possa
  valutare  positivamente, una norma il cui carattere è  quello  di
  stabilire  che i partiti che in Sicilia superano il 3  per  cento
  dei voti e che a livello nazionale abbiano superato la soglia  di
  sbarramento   del  4  per  cento  previsto  per  l'elezione   del
  Parlamento  nazionale, possono partecipare  all'attribuzione  dei
  collegi a livello provinciale.
      Questa  è la norma principale, signor Presidente. mi è  stato
  fatto  osservare che questa norma  verrebbe vissuta da  parte  di
  altri  colleghi  appartenenti  a  forze  minori  ma  radicate  in
  Sicilia,  come una sorta di discriminazione. Questa è la  ragione
  per  cui  io dall'emendamento ho proposto diversi subemendamenti,
  tali  da  potere graduare l'impianto e, cioè, quello che  debbono
  avere  superato la soglia del 4 per cento nazionale  e  quindi  è
  sufficiente che abbiano raggiunto in Sicilia il 3 per  cento  dei
  voti;  oppure  modificare il 3 per cento dei voti con  l'aliquota
  del 4 per cento, eliminando comunque, con il secondo emendamento,
  il raggiungimento della medesima soglia a livello nazionale.
   Signor Presidente, sostanzialmente, questa è la norma che  a  me
  è  parso ieri fosse stata oggetto di una discussione interna alla
  Casa  delle Libertà e che il Presidente  dell'Assemblea, in  modo
  informale,  per  favorire un processo di condivisione  più  ampio
  possibile  dell'impianto  normativo sull'elezione  dell'Assemblea
  regionale,  ci  aveva  detto  poteva  costituire  un  momento  di
  mediazione:  quello, cioè, che le forze politiche che raggiungono
  e  superano in Sicilia la soglia di sbarramento del 4 per  cento,
  anziché del 5, in fase di prima applicazione, possono partecipare
  all'attribuzione dei collegi.
   Questo  è  il senso degli emendamenti. Io non nascondo  all'Aula
  che  c'è una questione politica principale: la maggioranza  si  è
  voluta   trincerare  dietro  una  soglia  di   sbarramento,   non
  percependo  che la soglia di sbarramento medesima,  così  come  è
  stata  proposta  (del 5 per cento), finisce  con  il  penalizzare
  significative presenze politiche a livello nazionale.
   Mi  auguro  che non si ragioni con il vincolo di appartenenza  e
  con  il  vincolo  di  maggioranza. Penso infatti  che  una  legge
  elettorale  che  contenga  uno  sbarramento,  in  fase  di  prima
  applicazione, al fine di dare maggiori possibilità ai partiti che
  non hanno il tempo di aggregarsi, possa concedere, appunto, delle
  deroghe  temporali: è chiaro che quando c'è una legge  elettorale
  modificata,  il  sistema politico si plasma rispetto  al  sistema
  elettorale  ed  un  anno  di  tempo sarà  forse  insufficiente  a
  permettere  che i partiti possano riorganizzare la  presenza  nel
  territorio, in virtù del nuovo sistema: ebbene, è per questo  che
  diciamo che, in fase di prima applicazione, si applichi il 3  per
  cento, se non si è d'accordo, il 4 per cento, in modo comunque da
  permettere  ai  partiti,  gradualmente,  di  potersi  organizzare
  rispetto al nuovo sistema elettorale.
   Sono   queste   le  ragioni  per  cui  abbiamo  presentato   gli
  emendamenti  all'esame:  non vogliamo assolutamente  che  vengano
  vissuti  dalla  maggioranza con lo spirito  di  contrapposizione,
  nessuno  vuole  sconfiggere nessuno, non  è  questo  l'argomento,
  quanto piuttosto quello di varare una buona legge elettorale  che
  favorisca processi di aggregazione, che elimini le liste  fai-da-
  te  e che, tuttavia, permetta gradualmente che le forze politiche
  significative presenti nel territorio, non vengano cancellate  da
  una  norma,  quale quella prevista dall'articolo 2, relativamente
  alla  fissazione  di  una soglia del 5 per  cento:  il  risultato
  sarebbe quello di escludere presenze politiche significative  dal
  dibattito istituzionale e parlamentare.

    FERRO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FERRO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  solo
  allo scopo di dire che, essendo firmatario di questo emendamento,
  vorrei  semplicemente  rassegnare  all'Aula  una  esortazione   a
  riflettere,  nel  senso  che  questo  emendamento,   assieme   al
  successivo,  presentato dagli stessi firmatari,  da  me  e  dagli
  onorevoli  Speziale, Ortisi e Forgione, tiene conto di un  vulnus
  che  sta  creando quest'Aula di cui peraltro io -  eletto  in  un
  movimento   regionale  come  Primavera  siciliana  -   non   sono
  assolutamente beneficiario.
   Questo lo voglio sottolineare perché, rispetto ad una legge  che
  vede   disegnato   su   misura  l'abito  per   qualche   notabile
  parlamentare, credo che valga la pena che la maggioranza rifletta
  che se questo emendamento è firmato anche dal sottoscritto, lo  è
  perché  credo  che  c'è  un momento in cui la  politica  dovrebbe
  comunque prevalere sulle ragioni degli individui.
   Mi  pare  che  quest'Aula potrebbe forse con questo  emendamento
  offrire   un   esempio  illuminante,  viceversa,   avrà   segnato
  ulteriormente la pagina più buia di questo Parlamento.

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento 3 b 92.2.

    CRACOLICI  Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

      Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 3 b 92.2

   (Gli    onorevoli   Capodicasa,   Ferro,   Giannopolo,   Ortisi,
  Panarello, Spampinato, Tumino e Zago si associano alla richiesta)

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,   indìco   la  votazione   per   scrutinio   segreto
  dell'emendamento 3 b 92.2.
   Dichiaro aperta la votazione.

                   (seguono le operazioni di voto)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

     PRESIDENTE    Proclamo  l'esito  della   votazione   per
    scrutinio segreto:

      Presenti e votanti ....... 64
      Maggioranza .............. 33
      Favorevoli ............... 25
      Contrari ................. 39

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE   Pongo  in votazione l'emendamento  3  b  92.1.  Il
  parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE   Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore regionale per la famiglia, le politiche
  sociali e le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE   Si  passa all'emendamento 3 b  92.  Lo  pongo  in
  votazione. Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE   Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore regionale per la famiglia, le politiche
  sociali e le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE   L'emendamento  3  b  34  è  superato,  in  quanto
  recepito al comma 12 dell'emendamento 3R del Governo.
   Si  passa  all'emendamento 3 b 47.  Lo pongo  in  votazione.  Il
  parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE   Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore regionale per la famiglia, le politiche
  sociali e le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE  L'emendamento 3 b 48 è assorbito.
   Si  passa  all'emendamento 3 b 64.  Lo pongo  in  votazione.  Il
  parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE   Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore regionale per la famiglia, le politiche
  sociali e le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE  Si passa all' emendamento 3 b 62.

    SPAMPINATO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà

    SPAMPINATO    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  posso
  intuire quale è la finalità a cui tendono gli emendamenti,  ossia
  quella  di  evitare che, relativamente al turno  di  ballottaggio
  delle  elezioni comunali, liste che hanno sostenuto un  candidato
  sindaco  al  primo  turno,  possano poi  sostenere  un  candidato
  diverso al secondo turno.
   Se  fosse  questa  la  finalità, credo  che,  attraverso  questo
  emendamento,  non  si riesce a ottenere nessun risultato,  quindi
  chiederei il momentaneo accantonamento e la sua riformulazione.

    PISTORIO  Signor Presidente, l'intendimento di questa  norma  è
  proprio  quello  individuato  dall'onorevole  Spampinato,  ma  la
  formulazione  può trarre in errore perché potrebbe  sembrare  che
  ogni   titolare   di   lista  possa  vincolare   l'apparentamento
  complessivo.  Vorrei che lo specificassimo meglio, accantoniamolo
  e lo riformuliamo.

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  dispongo   l'accantonamento
  dell'emendamento  3  b  62  e  degli  emendamenti   di   identico
  contenuto, 3 bis 75, 3 b 27 e 3 b 35.
   Si passa all'emendamento 3 b 63.
    Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,   assessore regionale per la famiglia, le  politiche
  sociali e le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Si passa all'emendamento 3 b 46.
    Lo pongo in votazione.
    Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 3 b 45.
    Lo pongo in votazione.
    Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,   assessore regionale per la famiglia, le  politiche
  sociali e le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   L'emendamento 3 b 61, è superato.
   Si passa all'emendamento 3 b 52.

   Comunico che sono stati presentati i subemendamenti: 3 b 52.1  e
  3 b 52.2, degli onorevoli Raiti, Ferro, Spampinato e Ortisi.
   Si passa al subemendamento 3 b 52.1. Lo pongo in votazione.

    RAITI  Chiedo di parlare, per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    RAITI    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   desidero
  richiedere   un   momento  di  riflessione   all'Aula   sui   due
  subemendamenti.
   La  questione  è la seguente: stiamo discutendo e votando  ormai
  molte  norme  che  riguardano l'ordinamento  degli  enti  locali;
  questi due subemendamenti procedono nella direzione di consentire
  ai  candidati sindaci, arrivati secondi, nei comuni inferiori  ai
  10.000  abitanti, e comunque anche ai candidati presidenti  delle
  province  regionali, non eletti, di introdurre lo stesso  sistema
  che  vi  è in tutta Italia per l'elezione nelle autonomie locali.
  Si  tratta  dello  stesso sistema che ha  peraltro  consentito  a
  questa  Assemblea  di proclamare eletto anche il  candidato  alla
  Presidenza della Regione, giunto secondo.
   Non capisco perché, quindi, non si debba estendere il sistema  a
  tutte  le  votazioni che riguardino le autonomie locali,  cioè  a
  dire,  segnatamente ai candidati alle cariche  di  presidente  di
  provincia  o sindaco, all'interno di una coalizione di  cui  sono
  leader all'atto dell'elezione, configurandosi quindi quale  punto
  di sintesi dell'intera coalizione medesima.
   Nel  caso  in cui non avvenga l'elezione alla carica,  è  giusto
  che  debba  poter essere proclamato eletto quale consigliere  nei
  consessi  elettivi,  così da continuare  a  svolgere  il  proprio
  mandato come leader di quella coalizione.
   E'  una cosa assolutamente giusta e ordinaria, anche perché alle
  volte  accadono delle distorsioni enormi: possono talvolta essere
  nominati  consiglieri comunali, nell'ambito della lista perdente,
  soggetti  che  hanno  preso  30 o 40 voti,  quando  il  candidato
  sindaco  non eletto, pur beneficiario di migliaia di consensi,  è
  tagliato fuori dalla vita  dell'organo consiliare.
   Io  ritengo  che  sia  una norma di buon senso,  tra  l'altro  è
  applicata  nel  resto  d'Italia e mutua quella  che  è  la  norma
  elettorale   di  questa  Assemblea:  credo,  pertanto,   sia   da
  inquadrarsi  anche all'interno di un procedimento  di  omogeneità
  del sistema di elezione.
   E' questo il senso dei subemendamenti presentati.

    ACIERNO  Chiedo di parlare, per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà

    ACIERNO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  partendo  dal
  presupposto che avendo approvato lo sbarramento al 5  per  cento,
  anche per l'elezione dei consigli provinciali e comunali, abbiamo
  voluto  dare  un  chiaro  segnale verso il  miglioramento  di  un
  sistema bipolare, in linea di principio, sono d'accordo  con   la
  scelta  di  voler  mutuare  quanto previsto  per  l'elezione  del
  Presidente  della  Regione  e, cioè,  che  il  miglior  candidato
  sindaco  e presidente di provincia debbano assumere il  ruolo  di
  consigliere nei rispettivi organi.
   Però,  la formulazione  dell'emendamento e dei subemendamenti  -
  mi  rivolgo col massimo rispetto alla Presidenza - è, secondo  il
  mio  parere, da dichiarare inammissibile, perché non  risolve  il
  problema  dei seggi, aspetto quest'ultimo normato per legge.
   Allora,  siccome - ribadisco a nome del partito di Nuova Sicilia
  -   siamo convinti che dobbiamo intervenire su questa norma, onde
  evitare   di  fare  ulteriori   errori  legislativi,  invito   la
  Presidenza   a    dichiarare   inammissibili   gli   emendamenti,
  rinviandoli   ad  una  legge  che  disciplinerà  l'elezione   dei
  presidenti delle province e dei sindaci, provvedimento nel  quale
  troverà sicuramente spazio questa proposta.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PISTORIO    Onorevoli  colleghi,  a  nome  della   Commissione
  esprimo parere contrario sull'emendamento 3 b 52.1.

    PRESIDENTE   Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 3 b 52.2.  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 3 b 52. Lo pongo in votazione.

    SPAMPINATO  Chiedo di  parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  anche  su
  questa  norma  c'è  un'eccezione per cui  io,  oltre  ad  aderire
  all'iniziativa già annunciata dall'onorevole Speziale rispetto ad
  un  analogo coinvolgimento formale del Commissario dello Stato su
  altri  punti, anche su questo punto, in considerazione del  fatto
  che  tratta  una  parte  del disegno di  legge  già  votata  -  e
  riferibile  se non sbaglio all'articolo 2 - sarà oggetto  di  una
  nostra contestazione formale nei confronti del Commissario  dello
  Stato.  Esprimo pertanto il mio voto favorevole all'abrogazione.

    PRESIDENTE   Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

     PRESIDENTE   Chi  è  favorevole  resti  seduto;  chi   è
    contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

    Si  passa agli emendamenti al comma 9 dell'emendamento  3
    bis  R.

   Pongo  congiuntamente in votazione gli emendamenti  soppressivi,
  3 b 28, 3 bis 76, 3 b 60, 3 b 37 in quanto di identico contenuto.
    Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

     PRESIDENTE  Li pongo in votazione.
    Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                        (Non sono approvati)

   Si  passa al  subemendamento 3 R 9.1, degli onorevoli.  Ferro  e
  Sanzeri.
    Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

     PRESIDENTE   Chi  è  favorevole  resti  seduto;  chi   è
    contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

    Si passa all'emendamento 3 b 101. Lo pongo in votazione.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare, per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor Presidente, con l'emendamento  a  firma  del
  collega Ferro, n. 3 R 9.1, se non erro, si prevede che si applica
  in  Sicilia,  in  fase  di  prima applicazione,  il  sistema  del
  Tatarellum.
   Era  l'ultimo  tentativo,  da  parte  dell'onorevole  Ferro,  di
  reintrodurre il Tatarellum, un tentativo di legittima difesa.
   Dopo  di  che,  dell'emendamento a mia  firma,  e  dei  colleghi
  Capodicasa  e  Cracolici, non abbiamo fatto cenno fino  a  questo
  momento, per cui, signor Presidente, se lei è d'accordo, desidero
  illustrarne  i  contenuti, anche se ho capito  che  c'è  un  voto
  contrario a prescindere
   Signor  Presidente, nel corso dell'elaborazione del  disegno  di
  legge,  sia  nei lavori in Commissione, sia durante  la  fase  di
  confronto  tra  le  forze politiche, si  è  tenuto  conto  di  un
  principio  di  carattere generale che contraddistingue  tutte  le
  leggi  -  enti locali e regioni del resto del Paese - e  cioè  il
  principio  secondo cui alla maggioranza non può essere attribuito
  un  numero  di  parlamentari  o, nel  caso  di  enti  locali,  di
  consiglieri, in numero superiore al 60 per cento.
   Nella  fattispecie,  per quanto riguarda la  Regione  siciliana,
  essendo  invariato  il  numero di 90 parlamentari,  noi  dovremmo
  avere attribuiti 54 parlamentari.
   L'Aula  ha  votato  e,  con il comma 12,  ha  stabilito  che  le
  modalità  di  attribuzione dei seggi sono  nel  senso  che  viene
  mantenuto  un  listino di otto parlamentari; viene attribuito  un
  seggio  di  parlamentare  al  Presidente  eletto;  viene  altresì
  nominato parlamentare anche il deputato delle liste che non hanno
  vinto   e,   quindi,  si  è  stabilito  che  il   listino   fosse
  complessivamente di dieci parlamentari.
   Si  è discusso in Commissione sulle modalità di attribuzione del
  listino  e  si è stabilito, nell'articolo 2, che le  modalità  di
  attribuzione avvenivano dapprima attribuendo i seggi nei  collegi
  a  livello  provinciale;  dopo, si attribuivano,  con  gradualità
  crescente, fino al numero massimo di otto, i deputati delle liste
  che avevano vinto le elezioni e, quindi, si prevedeva che potesse
  scattare  l'intero listino o meno: se per esempio,  le  liste  di
  coalizione  che avevano vinto le elezioni, insieme al Presidente,
  avessero   già  raggiunto  cinquanta  parlamentari  nei   collegi
  provinciali, venivano attribuiti quattro deputati e  i  rimanenti
  quattro erano attribuiti ai candidati col maggior numero di voti.
   Signor   Presidente,  questa  norma  è  stata  già  votata   dal
  Parlamento qualche giorno fa ed è contenuta nell'articolo 2.
   Io  insisto,  signor Presidente. Il comma 9 è  inammissibile  in
  forza  del principio regolamentare dell'articolo 111 secondo  cui
  il  Parlamento regionale non può ritornare su materia già votata,
  neanche quando ciò venga deciso da un autorevole giurista, qual è
  l'onorevole Micciché. Non si può fare mai, in nessuna occasione
   Né,  d'altra parte, si può pensare che in forza dei  numeri,  si
  possono violare, in modo così palese, norme regolamentari.
   Noi,  quindi,  poniamo  tale questione che  intendiamo  lasciare
  come  traccia  al fine, lo dicevo prima, di sollevare  le  nostre
  obiezioni dinanzi al Commissario dello Stato.
   Ad  un  certo  punto,  apprendiamo dalla  stampa  che  dopo  che
  l'articolo  2  era  stato votato, si è svolta  una  riunione  dei
  partiti  della  maggioranza, ed in particolare,  del  partito  di
  Forza Italia che ha votato quella stessa norma.
     Voglio  ricordare - perché resti traccia nei resoconti  -  che
  l'articolo   2  venne  votato  con  l'intera  opposizione   fuori
  dall'Aula;  che  a presiedere i lavori c'era l'onorevole  Fleres;
  che  si  procedette all'approvazione dell'articolo 2 con il  voto
  della sola maggioranza.
   L'articolo    2,   quindi,   appartiene   solamente   all'intera
  maggioranza.
   Successivamente,  però,  lo  ribadisco,  abbiamo  appreso  dalla
  stampa  che  c'è stata tale riunione del Gruppo di Forza  Italia,
  riunione  nella quale si sono scoperti due aspetti: il primo  che
  era  stato  stabilito, con l'articolo 2, l'alternanza uomo-donna,
  nel  senso che venivano stabilite per legge che le liste dovevano
  essere  composte, giustamente (io stesso avevo apprezzato  questo
  criterio)  alternativamente, da uomo-donna. Altro aspetto  venuto
  fuori fu che non veniva attribuito l'intero listino ma solo  fino
  al  numero  di cinquantaquattro, gradualmente, e, accertato  ciò,
  hanno  ritenuto di potere riconvocare i partiti alleati,  imporre
  dei    diktat   all'alleanza,   partiti   di   maggioranza   che,
  notoriamente, non sono dei leoni, come dimostra anche la  vicenda
  politica nazionale.
   Si  sono  assoggettati alla volontà di Forza  Italia e impongono
  al  Parlamento regionale - fatto gravissimo che non ha precedenti
  -  di  poter  ritornare su una materia già votata ed esitata  dal
  Parlamento,  imponendo  così  che non  c'è  più  l'obbligo  della
  presenza  delle liste uomo-donna alternativamente, e stravolgendo
  l'ordine  di attribuzione dei seggi; pertanto, questa  norma,  in
  contrasto  con  l'articolo 2, stabilisce  che  bisogna  procedere
  prima  all'attribuzione dell'intero listino  e,  successivamente,
  all'attribuzione dei seggi a livello provinciale.
   Onorevoli  colleghi,  questo viola un  altro  principio  che  ha
  garanzia  costituzionale e cioè il principio della territorialità
  della  rappresentanza  perché, avendo  sottratto  da  subito  con
  questo  comma  otto parlamentari, non sappiamo se poi  avremo  il
  numero dei parlamentari spettanti ad ogni singolo collegio ...

    STANCANELLI   assessore per il lavoro, la  previdenza  sociale,
  la formazione professionale e l'emigrazione. Il Tatarellum.

    SPEZIALE   Assessore  Stancanelli,  il Tatarellum  era  peggio,
  infatti  era in deroga allo Statuto, cosa che non è più possibile
  in quanto noi dobbiamo legiferare in conformità con lo Statuto ed
  avere  rispetto  per il principio statutario della territorialità
  della  rappresentanza. Ciascuno di noi viene eletto  nei  collegi
  provinciali   perché   risponde  a   questo   principio   che   è
  statutariamente garantito.
   Ecco  perché questa norma stravolge principi statutari, principi
  democratici  e  stravolge anche la discussione  dell'impianto  di
  approvazione  già  esitato dall'Aula, cioè  stravolge  l'impianto
  della legge così com'era.
   So   perfettamente   che  i  colleghi  della  maggioranza   sono
  obbligati  a  votare questa legge, che debbono rispondere  ad  un
  principio  di  maggioranza, che sono sottoposti a stravolgere  il
  regolamento e a modificarlo secondo le convenienze ma noi, signor
  Presidente, abbiamo non solo il diritto di lasciare una  traccia,
  ma  anche  il  diritto-dovere  di difendere  le  prerogative  del
  Parlamento  affinché  non  si verifichi  un  precedente  di  tale
  gravità, soprattutto in materia elettorale.
   Ci   è  stato  fatto  osservare  che  sono  stati  costretti   a
  presentare quell'emendamento con l'attribuzione dei seggi in modo
  preventivo,  perché  qualsiasi altra  modalità  era  tecnicamente
  inapplicabile.  Mi  sono sforzato, assieme ai  colleghi  del  mio
  Gruppo,   di   presentare  un  emendamento  per  dimostrare   che
  tecnicamente si può applicare e si può arrivare al numero  di  54
  parlamentari.
   Noi  presentiamo questo subemendamento con la consapevolezza che
  sarà  bocciato, ma lo presentiamo perché vogliamo ristabilire  un
  principio, che è quello dell'attribuzione dei seggi - 60 e  40  -
  sapendo  perfettamente  che riguarda  una  materia  già  trattata
  dall'Aula, per cui non dovremmo neanche parlarne.
   Signor  Presidente,  se lei avesse dichiarato  inammissibile  il
  comma 9 non avremmo dovuto più parlarne, in quanto la materia era
  già  stata  trattata  all'articolo 2, nella sua  articolazione  e
  nelle sue modalità.
   Pertanto   presentiamo   questo  emendamento   perché   sappiamo
  perfettamente  che  la battaglia per la legge  elettorale  -  dal
  nostro  punto  di  vista - non si ferma qui. Infatti,  chiameremo
  alla  responsabilità  il Commissario dello  Stato,  che  potrebbe
  essere  distratto, facendo appello al suo dovere di visionare  le
  leggi  della  Regione, di poter dare il parere  positivo  per  le
  leggi che rispettano lo Statuto e la Costituzione italiana e  per
  le   leggi  che  sono  state  approvate  in  forza  dei  principi
  regolamentari,  mentre  noi ci auguriamo  che,  in  questo  caso,
  eserciti  fino  in  fondo  il proprio  potere  di  controllo  nei
  confronti dell'Aula e possa stabilire di stralciare quelle  norme
  che  sono  state  votate  due  volte in  occasione  della  stessa
  sezione, così come previsto dall'articolo 111 del Regolamento.
   Ci    auguriamo,    altresì,   che    le    norme    palesemente
  incostituzionali vengano impugnate dal Commissario dello Stato in
  modo  che questa legge - che, così come la state facendo,  è  una
  brutta  legge, che mischia capra e cavoli -, vada fatta  soltanto
  per  l'elezione  del Presidente della Regione e dei  parlamentari
  all'Assemblea regionale siciliana.
   Abbiamo introdotto norme sui Sindaci, soglie di sbarramento  sui
  Comuni, sistemi di incompatibilità; abbiamo introdotto la  figura
  pure  del  deputato  precario,  del deputato  supplente;  abbiamo
  stabilito  che  ci  sono  i  Consiglieri  supplenti  e  quindi  i
  Consiglieri precari. Insomma, oltre ai precari, agli LSU, abbiamo
  anche  un'altra  categoria  di  precari  di  cui  lei,  assessore
  Stancanelli, potrà interessarsi.
   Insomma,  state combinando un pasticcio che noi,  con  i  nostri
  emendamenti, pensavamo di correggere; ma la bocciatura dei nostri
  emendamenti  sta facendo diventare questa una legge  pasticciata.
  Ecco la ragione per cui, intanto, votiamo contro il comma 9 e  vi
  chiediamo   di  votare  per  il  nostro  subemendamento   sapendo
  perfettamente  che,  ormai,  anche  questo  non  avrà  un   esito
  positivo.

    LEONTINI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LEONTINI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  il  collega
  Speziale, anche a nome degli altri rappresentanti del suo  gruppo
  che hanno preso la parola dopo l'approvazione dell'articolo 2, ha
  detto  che  questa non è altro che una sceneggiata, una pantomima
  che intende rappresentare contenuti e posizioni diverse da quelle
  che,  nella  sostanza,  si praticano e  si  affermano.  E  citava
  poc'anzi l'onorevole Micciché, e lo ha fatto gratuitamente,  così
  come  più  volte  da questi microfoni ha fatto anche  il  collega
  onorevole Forgione.
   Questo riferimento è assolutamente ingeneroso e scorretto, se  è
  vero  che, dopo aver approvato l'articolo 2 - che fa parte di  un
  articolato  e  di un disegno di legge che avevamo preventivamente
  concordato sia fuori dalla Commissione che in Commissione  e  che
  vedeva  il  Gruppo DS solidale e vincolato a quei contenuti  e  a
  quelle  posizioni  -, proprio sui contenuti dell'articolo  2,  da
  parte  dell'onorevole  Speziale e del suo Gruppo  c'è  stata  una
  rincorsa ai tentativi di modifica e di capovolgimento.
   Tutto  ciò  che  è  stato  detto  e  fatto  in  Aula,  da  parte
  dell'onorevole Speziale e del suo Gruppo parlamentare non è altro
  che  il  tentativo, soprattutto nei confronti della  clausola  di
  sbarramento,   di   andare   indietro   rispetto   ai   contenuti
  dell'articolo 2 che, nel disegno di legge, avevamo concordato noi
  e loro per primi, tant'è vero che il disegno di legge reca quelle
  firme.
   Mi  dispiace che il collega onorevole Crisafulli sia assente ma,
  sicuramente,  con  il cognome vincola ad una posizione  che  vede
  solidale l'intero suo gruppo.
   Oggi  si viene a dire che noi siamo eterodiretti o che le nostre
  posizioni siano state condizionate dall'esterno.
   Ma  perché  i  DS hanno modificato quella posizione che  avevano
  sancito nel disegno di legge?
   Perché  da  Roma, da telefonate romane, dai rimproveri  e  dalle
  bacchettate  che la politica romana sta infliggendo  ai  colleghi
  del   Gruppo   DS  perché  hanno  abbandonato,  strada   facendo,
  Rifondazione  comunista, l'hanno maltrattata,  l'hanno  messa  da
  parte, è emerso il tentativo di modificare i comportamenti  e  di
  tornare indietro sui passi fatti, passi che avevano visto proprio
  i  DS  concordare con noi queste soluzioni rispetto  alle  quali,
  oggi, fanno finta di fare marcia indietro.
   E'  una  finzione  che  quest'Aula  non  meritava  e  certamente
  avremmo preferito un percorso più lineare.
   Peraltro,  c'è da dire che quando hanno tentato di modificare  -
  onorevoli  colleghi, questo è importante che sia  sottolineato  -
  questa posizione, hanno cercato i capigruppo della maggioranza  e
  l'onorevole  Miccichè,  il quale sarebbe stato  poi  cercato  per
  modificare i contenuti di una legge che loro avevano concordato e
  poi qui viene strumentalmente citato.
   In   una   sola   riunione  svoltasi  presso   la   stanza   del
  Vicepresidente  Fleres,  nella  quale  avevamo  concordato   come
  proseguire  e stavamo manifestando la disponibilità a ridurre  la
  percentuale di sbarramento, proprio dai parlamentari  del  Gruppo
  dei  DS è stato detto di no, in quanto l'irrigidimento riguardava
  una  riduzione  dal 5 al 2%. Noi avevamo dato la disponibilità  a
  ridurre lo sbarramento al 4% ma loro non l'hanno accettata.
   La  politica romana ha fatto il resto perchè rispetto  a  questo
  comportamento si sono viste le falle, le scorrettezze e quindi le
  reazioni  successive  hanno eterodiretto  i  comportamenti  e  le
  posizioni  del  collega  Speziale e di chi  per  lui  ha  tentato
  maldestramente in quest'Aula di revocare i percorsi precedenti.

    SPEZIALE   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per   scrutinio
  nominale.

  (Alla richiesta si associano gli onorevoli Capodicasa, Cracolici,
  Galletti, Giannopolo, Villari e Zago)
     Votazione per scrutinio nominale dell'emendamento 3 b 101.

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  indìco  la  votazione per  scrutinio  nominale  del
  subemendamento 3 b 101.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  nominale:

   Presenti            54
   Votanti             53
   Maggioranza         27
   Favorevoli          13
   Contrari            40

                      (L'Assemblea non approva)

                       Sull'ordine dei lavori

    ACIERNO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ACIERNO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  considerando
  che  la  resistenza umana ha un limite, ritengo sarebbe opportuno
  sospendere i lavori parlamentari per mezz'ora circa, in modo tale
  da  dare a tutti i colleghi l'opportunità di mangiare un boccone,
  tornare poi in Aula e continuare a lavorare per concludere l'iter
  di questo disegno di legge.
   Considerato  che  insieme  a lei e tanti  altri  colleghi  siamo
  rimasti qui in Aula fino alle 5 di stamattina ed oggi alle  10.30
  mi  trovavo  già  nel Palazzo come quasi tutti i  miei  colleghi,
  credo  che  il  problema  della  resistenza  fisica  non  sia  da
  sottovalutare,  preso  atto pure della  decisione  di  concludere
  l'esame  del disegno di legge entro oggi: un oggi molto  elastico
  perchè probabilmente si estenderà a domani.
   Ribadisco,  anche  al fine di evitare che ad ogni  richiesta  di
  votazione  segreta  i  colleghi  debbano  precipitarsi  in  Aula,
  sarebbe forse opportuno fermarci solo per mezz'ora.

    PRESIDENTE  Onorevole Acierno, poichè la sua richiesta  non  ha
  seguito non posso prenderla in considerazione.
   Pongo  in votazione il subemendamento 3 bis 78. Il parere  della
  Commissione?

    PISTORIO   Vicepresidente  della Commissione  speciale  per  la
  revisione dello Statuto regionale. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
  autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi  è favorevole si alzi, chi è  contrario  resti
  seduto.

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE  Si passa al subemendamento 3 b 102.

    PISTORIO   Signor Presidente, vorrei consigliare  all'onorevole
  Cracolici,  firmatario  di  questo  subemendamento,  di  trattare
  organicamente la materia in un'altra normativa.
   Questo  subemendamento  propone una incompatibilità  assoluta  e
  quindi  definitiva;  questa Commissione  non  può  pertanto  dare
  parere  favorevole,  quindi  o l'onorevole  Cracolici  ritita  il
  subemendamento o la Commissione darà parere contrario.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  poc'anzi  è
  stato  accantonato un subemendamento collegato a  questo.  Poichè
  quella norma - che non mi pare tratti cose diverse da quello  che
  propone  questo  subemendamento - individua il principio  che  al
  posto del consigliere comunale che va a fare l'assessore subentra
  un  consigliere  supplente, e quando finisce di fare  l'assessore
  rientra  nelle  funzioni di consigliere e decade  il  consigliere
  supplente. Questa è la norma che c'era prima.

    PISTORIO   Vicepresidente  della Commissione  speciale  per  la
  revisione  dello Statuto regionale. La norma che c'è  adesso  con
  questa legge.

    CRACOLICI   Non  mi pare che questo non riguardi  l'ordinamento
  degli enti locali, le compatibilità, perché noi stiamo affermando
  un  principio secondo il quale la incompatibilità temporanea  del
  consigliere  che  diventa  assessore cessa  nel  momento  in  cui
  ritorna a fare il consigliere. Quindi stiamo trattando materia di
  incompatibilità.
   Io  mi sono permesso di suggerire che, se vogliamo risolvere  il
  problema   che   il   consigliere  comunale  possa   fare   anche
  l'assessore, basta rimuovere ciò che è previsto dalla legge n.  7
  e  cioè  che gli assessori devono essere nominanti dal sindaco  e
  non  devono essere consigliere comunali, ma anche alla  provincia
  varrebbe lo stesso principio.
   Basterebbe rimuovere il principio della incompatibilità per  cui
  il  sindaco  potrebbe  nominare -  oltre  agli  esterni  -  anche
  eventuali   consiglieri  comunali  che  continuano   a   fare   i
  consiglieri comunali e gli assessori.

    PRESIDENTE   Pongo  in  votazione l'emendamento  3  b  102.  Il
  parere della Commissione?

    PISTORIO   Vicepresidente  della Commissione  speciale  per  la
  revisione dello Statuto regionale. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
  autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi  è favorevole si alzi, chi è  contrario  resti
  seduto.

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE   Comunico che tutti gli emendamenti  presentati  al
  comma 10, dell'emendamento 3 bis R, sono dichiarati preclusi,  in
  quanto le disposizioni del comma 10 cui si riferivano sono  state
  espunte dal nuovo testo dell'emendamento 3 R del Governo.
   Sono, pertanto, dichiarati preclusi gli emendamenti 3 b 29, 3 b
  59, 3 bis 77 e 3 b 38.
   Si passa agli emendamenti aggiuntivi all'emendamento 3 bis R.
   Gli emendamenti 3 b 49 e 3 b 50 sono superati.
   Si passa all'emendamento 3 b 54.
   Comunico che è stato presentato dagli onorevoli  Ferro e
  Sanzeri,  il subemendamento 3 b 54.1. Lo pongo in votazione.

    SANZERI  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SANZERI     Signor   Presidenti,   onorevoli    colleghi,    il
  subemendamento a mia firma prevede di allungare i  termini  della
  relazione semestrale prevista con la legge n. 7.
   L'esperienza  di tutti questi anni ci insegna che  quasi  mai  i
  sindaci  hanno rispettato questi termini, anzi hanno sempre  dato
  vita   a   contenziosi  tra  consigli  comunali  e  sindaci.   Si
  tratterebbe quindi soltanto di prevedere una relazione annuale.

    PRESIDENTE  Pongo in votazione il subemendamento 3 b 54.1.
    Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
  autonomie locali. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi  è favorevole si alzi, chi è  contrario  resti
  seduto.

                           (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento 3 b 54. Lo pongo  in  votazione  così
  emendato.
   Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
  autonomie locali. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi  è favorevole si alzi, chi è  contrario  resti
  seduto.

                           (E' approvato)

   Si riprende l'esame dei subemendamenti accantonati.
   Si passa al subemendamento 3 b 19.
   Comunico  che sono stati presentati dal Governo gli emendamenti:
  3 b 19.1, dell'onorevole Pistorio e 3 b19.2, del Governo.

          Presidenza del Vicepresidente Fleres (ore 22.00)

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  vi  è   una   esigenza   di
  coordinamento. Nell'emendamento 3 b 19.2, dopo le parole    comma
  1 ,  va inserita una precisazione e cioè:  nella formazione delle
  liste   dei   Consigli   comunali  e  provinciali',   altrimenti,
  potrebbero insorgere equivoci.
   Non sorgendo osservazioni, così si intende integrato.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo
  sul  subemendamento 3 b 19.1 poiché con questa norma  stiamo  per
  comminare  una  sanzione a dei soggetti privati da  parte  di  un
  soggetto istituzionale, il Presidente della Regione, che  non  ha
  alcuna  relazione con essi. Ci troviamo, però, in una fattispecie
  diversa  rispetto  a  quello che è avvenuto per  la  norma  sulle
  elezioni  europee  perché, in quel caso,  è  il  Ministero  degli
  interni  che  eroga  la quota del contributo elettorale  previsto
  dalla legge sul finanziamento pubblico dei partiti.
   Qui  stiamo decidendo che il Presidente della Regione  definisce
  i  criteri  con  cui  sanzionare i partiti in Sicilia.  Ma  quale
  relazione  ha  il  Presidente della  Regione  con  i  partiti  in
  Sicilia?
   E'  una cosa fuori da ogni logica, tanto più sulla vicenda delle
  elezioni   amministrative  dove  non  c'è  neanche  finanziamento
  pubblico; quindi come si applica la sanzione a chi non riceve?
   La  logica  della sanzione era la decurtazione del finanziamento
  pubblico,  ma  nel  caso  dei comuni dove non  c'è  finanziamento
  pubblico non si può decurtare nulla.
   Nel  caso delle regioni la sanzione eventualmente pecuniaria per
  il  mancato  rispetto della norma regionale può essere  comminata
  dal Ministero, ma può il Ministero comminare una sanzione per far
  applicare  una  legge della Regione? Questo è  il  punto.  Stiamo
  facendo una norma che verrà sicuramente impugnata dal Commissario
  dello Stato.

   Onorevoli  colleghi,  dobbiamo votare  intanto  l'emendamento  3
  B19.1. Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si  passa  al subemendamento 3 B 19.2, con l'integrazione  della
  presidenza.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  volevo  far
  osservare   un  aspetto:  in  questo  momento,  la  norma   sulla
  presentazione delle liste prevede soltanto che nel caso in cui la
  lista di un Comune non contenga almeno due terzi di candidati  di
  qualsiasi  sesso, ad esempio nel caso di Catania se  si  presenta
  una lista inferiore a due terzi, la lista non può essere ammessa.
   Allora,  poiché  esiste  un principio  sancito  nella  normativa
  regionale, dobbiamo estendere lo stesso principio. Non è prevista
  una  pena  pecuniaria nel caso in cui la lista non ha i requisiti
  previsti dalla norma. Se una lista, anziché avere i due terzi dei
  candidati, ha un numero inferiore a due terzi, non è ammessa.
   Nella mia città, i candidati al Consiglio comunale sono 30,  nel
  caso  in  cui  qualsiasi partito, a prescindere  dalle  liste  di
  genere,  dalla presenza di donne o uomini, presenta 19 candidati,
  la lista non è ammessa.
   C'e  già  un  principio sancito dall'ordinamento  amministrativo
  regionale. Penso, quindi, che sarebbe più utile, a questo  punto,
  estendere  questa  norma  anche  nel  caso  in  cui  non  vengano
  rispettate le rappresentanze di genere, uomini e donne, in  forza
  dell'emendamento  a  mia firma, approvato stasera  dall'Aula  che
  stabilisce  che nelle liste debbano esserci almeno due  terzi  di
  ciascun sesso ed un terzo dell'altro sesso, ovviamente.
   Ritengo,  signor  Presidente, e lo dico all'assessore  D'Aquino,
  che  sia  semplicissimo;  si tratta di  estendere  la  norma  che
  prevede  l'inammissibilità  delle liste  che  non  contengono  un
  numero  adeguato  di due terzi dei candidati ed estenderla  anche
  per  le  liste  che  invece contengono  un  numero  di  candidati
  inferiore di uno dei due sessi, rispetto a quanto stabilito dalla
  legge   che  stasera  abbiamo  approvato,  e  non  una   sanzione
  amministrativa  che non so su cosa si potrebbe  fondare,  su  che
  cosa  regga.  Reggerebbe,  invece, se nei  comuni,  quando  viene
  presenta una lista e questa non contiene due terzi di un sesso  e
  un terzo dell'altro sesso, la lista non viene accettata.

    VIRZI'   Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    VIRZI'    Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto  di
  intervenire  per  un  fatto tecnico. Non vorrei  che  nell'ottima
  disposizione del voler andare avanti, dimenticassimo che in  sede
  tecnica   dobbiamo  coordinare  un  errore  puramente  materiale,
  aritmetico, commesso nella redazione dell'articolato.

    PRESIDENTE   Onorevole  Virzì,  gli  uffici  hanno  già  notato
  l'errore e lo correggeremo in sede di articolo 117.

    LEONTINI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LEONTINI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei  fare
  una  precisazione per rispondere alle osservazioni e alle riserve
  del  collega Speziale. Si è chiesto, questa sera, di adottare  un
  comportamento  coerente come quello che avevamo adottato  per  la
  composizione dei listini. Anzi, i colleghi Speziale e altri della
  minoranza   si  chiedevano  come  mai  una  volta   prevista   la
  composizione  mista  per il listino, non  si  potesse  prevederla
  anche  per  le liste comunali e provinciali. Abbiamo previsto  la
  sanzione  per il listino e quindi, prevediamo anche  la  sanzione
  per  le  liste  comunali e provinciali, secondo  una  norma  che,
  peraltro, esiste a livello europeo e a livello nazionale.

    SPEZIALE   A  livello regionale hai il contributo dello  Stato;
  qui che cosa hai?

    LEONTINI  Non inerisce il contributo dello Stato, è  una  multa
  così come quando si commette un'infrazione in campagna elettorale
  relativa   agli   spazi   elettorali.  Quando   il   partito   di
  appartenenza,  in  sede comunale, affigge  i  manifesti,  in  uno
  spazio non consentito, il responsabile legale del partito di quel
  comune,  è  destinatario di una multa. La Prefettura notifica  un
  provvedimento  di  multa per l'infrazione  commessa.  Noi  stiamo
  prevedendo  una fattispecie analoga. Sarà poi l'Assessorato  agli
  enti  locali,  con  apposito decreto, a stabilire  i  criteri,  a
  quantificare e a precisare come viene destinata la multa a questo
  tipo  di  infrazione. Quindi, stiamo uniformando e precisando  in
  che  modo  destinare la multa. Mi pare  che questo sia  il  senso
  dell'emendamento che, peraltro, condivido.

    PRESIDENTE    Onorevoli colleghi, non ci sono proposte  formali
  rispetto   a   questo  argomento,  quindi,  pongo  in   votazione
  l'emendamento 3 B 19.2 del Governo, così come emendato. Il parere
  della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 3 b 19 così come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si  passa  agli emendamenti presentati al comma 8, in precedenza
  accantonati.

   Pongo in votazione l'emendamento 3 b 23.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non è' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 3 b 68.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non è' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 3 b 31.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non è' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 3 b 69.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non è' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 3 b 70.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non è' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 3 b 32.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non è' approvato)

     Si  riprende l'esame dell'emendamento 3 b 91. Comunico che   è
  stato  presentato  il  subemendamento  3  b  91.1.  Lo  pongo  in
  votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non è' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 3 b 91.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                         (Non è' approvato)

   Si  riprende  l'esame  degli emendamenti  relativi  al  comma  6
  dell'articolo  aggiuntivo  riguardante l'ordinamento  degli  enti
  locali, di identico contenuto.

   Pongo,  congiuntamente, in votazione gli emendamenti 3 b  62,  3
  bis 75, 3 b 27e 3 b 35.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                        (Non sono approvati)

   Onorevoli colleghi, sospendo brevemente la seduta.

    (La seduta, sospesa alle ore 22.15, è ripresa alle ore 22.17)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli    colleghi,   comunico   che   è   stato   presentato
  l'emendamento  3B:   al comma 2 dell'emendamento  3R,  sostituire
  l'inciso   in  caso  di conclusione anticipata della  legislatura
  ovvero  in  caso di scioglimento dell'Assemblea' con il  seguente
   in  caso  di conclusione anticipata della legislatura  ai  sensi
  dell'articolo 8 bis e 10 dello Statuto siciliano ovvero  in  caso
  di  scioglimento  dell'Assemblea  di  cui  all'articolo  8  dello
  Statuto medesimo .
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi,  pongo in votazione l'emendamento  3R,  nel
  testo risultante.
    Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO  assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Favorevole

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.
                           (E' approvato)

    BALDARI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    BALDARI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  soltanto  per
  far  notare  che  per  effetto della  soppressione  del  comma  4
  dell'emendamento  3R,  secondo me,  mi  rimetto  al  suo  parere,
  andrebbe  modificato il comma 5, al fine di poter meglio scrivere
  e prevedere il caso delle dimissioni o qualsiasi altro motivo per
  cui  si  renda vacante un seggio della lista regionale. A  questo
  punto, infatti, l'assegnazione dei seggi va a scattare per intero
  e non è più graduale, come era previsto in un primo tempo.
   Io  ho  già preparato l'emendamento, se il Governo vuole tenerne
  conto .

    PRESIDENTE    Onorevoli   colleghi,  l'onorevole   Baldari   fa
  presente che, essendo stato approvato l'emendamento che riduce il
  listino  a otto e che consente al listino di scattare per  intero
  tutto  e  subito, ma essendo questa disposizione applicata  nella
  fase  di  prima  applicazione della legge, è necessario  comunque
  prevedere  la  fase dell'applicazione a regime,  che  invece  non
  esisteva nel maxiemendamento.
   Per  ovviare  al  problema  tecnico  individuato  dall'onorevole
  baldari,  il  governo  ha  presentato  l'emendamento  13.3,   che
  ripropone i contenuti del comma 4 dell'articolo 13 del disegno di
  legge.

    CRACOLICI  C'è all'articolo 7 del testo.

    PRESIDENTE  All'articolo 7 c'è. Va bene, questa può essere  una
  buona  idea, nel senso che, anziché integrare il maxiemendamento,
  votiamo, poi, ...

    CRACOLICI   Signor Presidente, l'articolo  7  è  la  disciplina
  tecnica dell'eventuale attribuzione del listino a chi non  vince.
  Se   il  listino  non  viene  attribuito  al  vincente,  come  si
  attribuisce.

    PRESIDENTE  Onorevole Cracolici, ci ha convinti, nel senso  che
  tratteremo questa materia all'articolo 7 e poi opereremo in  sede
  di coordinamento con gli Uffici.

    CRACOLICI   Signor Presidente, c'é un emendamento  all'articolo
  7 del Presidente Ardizzone

    PRESIDENTE    Sì,   questo  potrebbe,   eventualmente,   essere
  considerato interamente sostitutivo dell'articolo 7.
   Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per dieci minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 22.22, è ripresa alle ore 22.47)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli  colleghi,  per  consentire  il  coordinamento   degli
  emendamenti al testo del disegno di legge, sospendo nuovamente la
  seduta.

    (La seduta, sospesa alle ore 22.48, è ripresa alle ore 22.49)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli  colleghi, che sono stati già approvati  gli  articoli
  1, 2, 3 e 12 del disegno di legge.
   Preciso che, a seguito dell'approvazione dell'emendamento  3  R,
  sono superati gli articoli 11 e 13 del disegno di legge.
   Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                             «Articolo 4

   1.  Dopo  l'articolo 1 ter della legge regionale 20 marzo  1951,
  n.  29,  e  successive modifiche ed integrazioni, è  inserito  il
  seguente:
   'Art.  1  quater. - Requisiti per la candidatura alla carica  di
  Presidente della Regione - 1. Possono candidarsi alla  carica  di
  Presidente  della Regione gli elettori che hanno i requisiti  per
  essere  eletti  alla  carica  di deputato  regionale.  L'atto  di
  accettazione  della candidatura deve contenere  la  dichiarazione
  del  candidato di non essere in alcuna delle condizioni  previste
  al  comma 1 dell'articolo 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55,  e
  successive modificazioni.'»

     Comunico che è stato presentato l'emendamento 4.4, soppressivo
  dell'articolo,   degli  onorevoli  Raiti,  Ferro,   Morinello   e
  Miccichè.
   L'emendamento 4.4, è precluso.
   Pongo in votazione l'articolo 4.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Comunico  che  sono  stati  presentati  i  seguenti  emendamenti
  aggiuntivi:

   -   dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe ed altri: 4.5; 4.2;
  4.1;
   -  dall'onorevole Cintola: 4.3; 24.3;
   -   dagli  onorevoli Leontini, Fleres, ed altri:  subemendamento
  4.5.1 all'emendamento 4.5.

   Dichiaro   preclusi  tutti  gli  altri  emendamenti   aggiuntivi
  all'articolo 4.

   Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                             «Articolo 5

   1.  L'articolo 2 della legge regionale 20 marzo 1951, n.  29,  e
  successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
   'Art.   2.   -   Seggi  spettanti  ai  Collegi  provinciali   in
  proporzione  alla  popolazione - 1.  Il  numero  di  deputati  da
  assegnare ad ogni collegio elettorale provinciale viene calcolato
  dividendo per ottanta la cifra della popolazione legale residente
  nella  Regione,  secondo i dati ufficiali dell'ultimo  censimento
  generale della popolazione.
   Nell'effettuare  tale divisione si trascura la  eventuale  parte
  frazionaria del quoziente.

     2. Ad ogni collegio sono assegnati tanti deputati quante volte
  il  quoziente  è  contenuto nella cifra della popolazione  legale
  residente  nella  relativa provincia.  Gli  eventuali  seggi  che
  rimangono  ancora da attribuire sono assegnati ai collegi  per  i
  quali  queste ultime divisioni hanno dato maggiori  resti  e,  in
  caso  di  parità di resti, ai collegi relativi alle province  con
  maggiore cifra di popolazione legale residente.»
     3.  In sede di prima applicazione della presente legge, tenuto
  conto   dei  dati  del  censimento  del  21  ottobre   2001,   la
  ripartizione  dei  seggi fra i collegi elettorali  provinciali  è
  quella  risultante dalla allegata Tabella, che costituisce  parte
  integrante della presente legge.'»

   Do lettura della Tabella allegata.

                               Tabella
         Assemblea regionale siciliana: riparto di 80 seggi

                   4.968.991:80=62.112 (quoziente)

  PROVINCIA      POPOLAZIONE        QUOZIENTE      RESTO     SEGGI
  Agrigento       448.053            7              13.269    7
  Caltanissetta  274.035            4              25.587    4
  Catania        1.054.778          16             60.986    17
  Enna           177.200            2              52.976    3
  Messina        662.450            10             41.330    11
  Palermo        1.235.923          19             55.795    20
  Ragusa         295.264            4              46.816    5
  Siracusa       396.167            6              23.495    6
  Trapani        425.121            6              52.449    7
  TOTALE         4.968.991          74                       80

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
   -  dagli  onorevoli  Raiti,  Ferro,  Morinello,  Miccichè:  5.4,
  soppressivo dell'articolo;
   -  dagli onorevoli Forgione e Liotta: 5.1; 5.2; 5.3, sostitutivo
  della Tabella allegata;
   - dagli onorevoli Ferro, Morinello, Miccichè: 5.7; 5.8; 5.9;
   -  dagli  onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 5.12; 5.13;  5.14;
  5.15;
   - dagli onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè: 5.11; 5.6; 5.10.

    Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti all'articolo 5.
   Pongo  in votazione l'articolo 5. Chi è favorevole resti seduto,
  chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

  Pongo in votazione la  Tabella allegata all'articolo 5.

   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvata)

   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                             «Articolo 6

   1.  Dopo  l'articolo 2 della legge regionale 20 marzo  1951,  n.
  29,  e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  è  inserito  il
  seguente:
    Art. 2 bis. - Elezione dei deputati nei Collegi provinciali  in
  ragione  proporzionale - 1. Definiti gli adempimenti  di  cui  al
  primo   comma   dell'articolo  54,   ciascun   ufficio   centrale
  circoscrizionale comunica all'Ufficio centrale regionale, a mezzo
  di corriere speciale, un estratto di verbale attestante:
   a)  la  cifra elettorale conseguita da ciascuna lista  regionale
  nell'ambito del collegio. Tale cifra è data dalla somma dei  voti
  validi  riportati dalla lista medesima nelle singole sezioni  del
  collegio.   In  attuazione  di  quanto  disposto   al   comma   3
  dell'articolo 1 ter, si includono nel computo i voti  validamente
  espressi per liste provinciali collegate a quella lista regionale
  in  tutti  i  casi  in  cui le schede di  votazione  non  rechino
  espressa indicazione di voto per alcuna lista regionale;
   b)  la cifra elettorale conseguita da ciascuna lista provinciale
  concorrente nel collegio;
   c)  il  totale  dei  voti validi riportati  da  tutte  le  liste
  provinciali concorrenti nel collegio.
     2.  L'Ufficio  centrale regionale, ricevuti gli  estratti  dei
  verbali  di tutti gli uffici centrali circoscrizionali, determina
  la cifra regionale dei voti validi riportati da ciascun gruppo di
  liste  provinciali e, quindi, la somma regionale dei voti  validi
  di tutti i gruppi di liste.
   Effettuate  le predette operazioni, verifica se vi siano  gruppi
  di liste da escludere dal riparto dei seggi ai sensi del comma  5
  dell'articolo  1  bis.  Comunica, quindi,  agli  uffici  centrali
  circoscrizionali le liste provinciali non ammesse al riparto.
     3.  Ricevuta la predetta comunicazione, ogni ufficio  centrale
  circoscrizionale     determina    il     quoziente     elettorale
  circoscrizionale.  A tal fine divide il totale  dei  voti  validi
  riportati  dalle liste provinciali concorrenti nel collegio,  con
  esclusione   di  quelli  conseguiti  dalle  liste   non   ammesse
  all'assegnazione dei seggi, per il numero dei seggi spettanti  al
  collegio medesimo ai sensi dell'articolo 2.
   Nell'effettuare  la  divisione  si  trascura  l'eventuale  parte
  frazionaria del quoziente.
     4.  L'ufficio centrale circoscrizionale assegna quindi ad ogni
  lista   tanti   seggi   quante  volte  il  quoziente   elettorale
  circoscrizionale è contenuto nella cifra elettorale della lista.
     5.  Qualora rimangano seggi che non possono essere  attribuiti
  per    insufficienza    di    quoziente,    l'ufficio    centrale
  circoscrizionale ne accerta il numero e quindi  li  assegna  alle
  liste  che  hanno la più alta cifra di voti residuati nell'ambito
  del  collegio. A tal fine i seggi sono attribuiti alle liste  per
  le  quali  le  divisioni della cifra elettorale di lista  per  il
  quoziente elettorale circoscrizionale hanno dato i maggiori resti
  e,  in  caso di parità di resti, alle liste con la maggiore cifra
  elettorale. Qualora anche le cifre elettorali siano identiche, il
  seggio viene attribuito per sorteggio.
      6.   L'ufficio   centrale   circoscrizionale   determina   la
  graduatoria    dei   candidati   di   ciascuna   lista    ammessa
  all'assegnazione  di  seggi  nel  collegio  provinciale,  secondo
  l'ordine decrescente delle rispettive cifre individuali. La cifra
  individuale  è  data  dalla somma dei voti validi  di  preferenza
  riportati da ogni candidato nelle singole sezioni del collegio. A
  parità  di  cifre individuali, prevale l'ordine di  presentazione
  nella lista.
     7.  Il  presidente dell'ufficio centrale circoscrizionale,  in
  conformità dei risultati accertati dall'ufficio stesso,  proclama
  eletti,  nei limiti dei seggi ai quali ogni lista ha  diritto  ai
  sensi  dei  commi  4  e  5  del  presente  articolo,  altrettanti
  candidati  della  lista  medesima,  secondo  la  graduatoria  dei
  candidati.
     8.  Un  estratto  del verbale attestante tutte  le  operazioni
  effettuate dall'ufficio centrale circoscrizionale viene trasmesso
  a  mezzo  di  corriere  speciale all'Ufficio centrale  regionale.
  Seguono quindi gli ulteriori adempimenti di cui agli articoli  57
  e 58.'.
     2. Sono abrogate le disposizioni dell' articolo 54 della legge
  regionale  20  marzo  1951,  n. 29,  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni, limitatamente ai commi 5, 6, 7, 8 e 9'.»

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      - dagli onorevoli Forgione e Liotta: 6.1, soppressivo degli
      articoli 6, 7, 8 e 9;
      -  dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè:  6.2,
      soppressivo dell'articolo;
      - dall'onorevole Pistorio: 6.15, interamente sostitutivo;
      -  dagli  onorevoli Barbagallo e Tumino: 6.17,  interamente
      sostitutivo;
      -  dagli  onorevoli Ferro, Morinello, Miccichè:  6.6;  6.7;
      6.8; 6.9; 6.10; 6.11; 6.12; 6.13; 6.14;
      - dagli onorevoli Zago, Speziale, Panarello: 6.16;
    -dagli onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè: 6.5; 6.4.
                                  -
        Dichiaro  preclusi  tutti  i  predetti  emendamenti,   ad
      eccezione dell'emendamento 6.16 , che pongo in votazione.
   Il parere del Governo?

    D'AQUINO   assessore per la famiglia, le politiche sociali,  le
  autonomie locali. Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    LEANZA EDOARDO. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

    Pongo in votazione l'articolo 6.

   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

  Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                             «Articolo 7

   1.  Dopo  l'articolo 2 bis della legge regionale 20 marzo  1951,
  n.  29,  e  successive modifiche ed integrazioni, è  inserito  il
  seguente:
   'Art.  2 ter. - Seggi attribuiti per agevolare la formazione  di
  una  stabile  maggioranza in seno all'Assemblea  regionale  -  1.
  L'Ufficio centrale regionale, definiti gli adempimenti di cui  al
  comma  2 dell'articolo 2 bis, determina quale lista regionale  ha
  conseguito  il maggior numero di voti validi in ambito regionale.
  In caso di parità di cifre elettorali, prevale la lista regionale
  che risulta collegata con i gruppi di liste provinciali che hanno
  conseguito la maggior somma regionale di voti validi.
    2. Proclama, quindi, eletti:
   a)  alle  cariche  di  Presidente della Regione  e  di  deputato
  regionale  il capolista della predetta lista regionale  risultata
  più votata;
   b)  alla  carica di deputato regionale il capolista della  lista
  regionale che ha ottenuto una cifra di voti validi immediatamente
  inferiore a quella conseguita dalla lista regionale risultata più
  votata.
     3.  L'Ufficio  centrale  regionale,  una  volta  ricevuti  gli
  estratti  dei  verbali  degli  uffici  centrali  circoscrizionali
  trasmessi  ai  sensi del comma 8 dell'articolo  2  bis,  verifica
  quanti  seggi sono stati conseguiti dai gruppi di liste collegati
  con  la  lista regionale risultata più votata, sommando  i  seggi
  ottenuti  dai predetti gruppi nei collegi elettorali provinciali.
  Procede poi nel modo seguente:
   a)  se  il  numero complessivo dei predetti seggi è inferiore  a
  cinquantaquattro,  proclama eletti tanti  candidati  della  lista
  regionale  più  votata, secondo l'ordine di  presentazione  nella
  lista,  quanti  ne  occorrono  per  raggiungere  cinquantaquattro
  seggi.  Gli eventuali seggi che residuano sono attribuiti con  le
  modalità stabilite ai commi 4 e seguenti del presente articolo;
   b)  se  il  numero complessivo dei predetti seggi è già  pari  o
  superiore   a  cinquantaquattro,  attribuisce  tutti  seggi   che
  residuano  con  le modalità stabilite ai commi 4 e  seguenti  del
  presente articolo.
     4.  I seggi che non vengono attribuiti a candidati della lista
  regionale più votata sono ripartiti fra tutti i gruppi  di  liste
  non  collegati  alla  lista regionale risultata  più  votata,  in
  proporzione alle rispettive cifre elettorali regionali.
     5.  A tal fine l'Ufficio centrale regionale procede alla somma
  delle  cifre elettorali regionali dei gruppi di liste provinciali
  non  collegati  alla lista regionale risultata  più  votata,  con
  esclusione dei gruppi non ammessi all'assegnazione dei  seggi  ai
  sensi  del  comma  2  dell'articolo 2 bis. Per  cifra  elettorale
  regionale  di  un gruppo si intende la somma regionale  dei  voti
  validi ottenuti dalle liste di quel gruppo, presenti con identico
  contrassegno  nei  singoli  collegi provinciali.  Divide  poi  il
  totale  per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo  in  tal
  modo  il  quoziente  elettorale  regionale.  Nell'effettuare   la
  divisione  trascura la eventuale parte frazionaria del quoziente.
  Attribuisce ad ogni gruppo di liste partecipante al riparto tanti
  seggi  quante  volte  il  predetto quoziente  elettorale  risulti
  contenuto  nella cifra elettorale regionale del gruppo  medesimo.
  Gli  eventuali  seggi  che rimangono ancora  da  attribuire  sono
  assegnati  ai gruppi di liste per i quali queste ultime divisioni
  hanno  dato  maggiori  resti e, in caso di parità  di  resti,  ai
  gruppi  con la maggiore cifra elettorale regionale. Se anche  con
  quest'ultimo  criterio i seggi non possono essere attribuiti,  si
  procede a sorteggio.
     6.  Nel limite di seggi cui ciascun gruppo di liste ha diritto
  ai  sensi  delle  disposizioni del comma  5,  l'Ufficio  centrale
  regionale  individua  in quali collegi elettorali  provinciali  i
  seggi vanno assegnati.
     7.  Si  determina preliminarmente la graduatoria regionale  di
  ogni  gruppo di liste ammesso a riparto. A tal fine, per  ciascun
  collegio provinciale, si moltiplica per cento la cifra elettorale
  circoscrizionale della lista del gruppo e si divide  il  prodotto
  per  il  totale  dei  voti validi riportati  da  tutte  le  liste
  concorrenti  nel  collegio  medesimo, con  esclusione  di  quelli
  conseguiti dalle liste non ammesse all'assegnazione dei seggi  ai
  sensi del comma 2 dell'articolo 2 bis. I valori percentuali  così
  ottenuti  sono riportati nella graduatoria in ordine decrescente,
  tenendo  conto  anche  dei primi due numeri  risultanti  dopo  la
  virgola.
     8.  L'Ufficio  centrale regionale procede poi all'assegnazione
  dei seggi nel modo seguente:
   a)  si  considera  la graduatoria regionale di  ogni  gruppo  di
  liste cui spettano seggi, determinata ai sensi del comma 7;
   b)  si  attribuiscono i seggi ad un gruppo per volta, a  partire
  da  quello  che  ha  la  maggiore cifra elettorale  regionale,  e
  seguitando in ordine decrescente di cifra elettorale. A parità di
  cifre  elettorali regionali, l'ordine di precedenza è determinato
  per sorteggio;
   c)   secondo   quanto   risulta  dalla  rispettiva   graduatoria
  regionale, si individuano i collegi elettorali provinciali in cui
  le  liste  del gruppo hanno ottenuto le percentuali più alte,  in
  numero  corrispondente ai seggi che devono  essere  assegnati  al
  gruppo medesimo;
   d)  in  ciascuno  dei  collegi così individuati  si  assegna  un
  seggio alla lista provinciale del gruppo;
   e)  qualora  in un collegio in cui dovrebbe essere assegnato  un
  seggio,  la  lista  del  gruppo  considerato  abbia  esaurito   i
  candidati disponibili, il seggio viene attribuito ad altra  lista
  provinciale  nel  collegio che, secondo la graduatoria  regionale
  del  gruppo,  segue l'ultimo collegio cui è stato  attribuito  un
  seggio con le modalità di cui al presente comma.
     9.  Esaurite  le  operazioni di  cui  al  comma  8,  l'Ufficio
  centrale  regionale  proclama eletti per ciascun  collegio  tanti
  candidati  quanti  sono  i  seggi  assegnati  ad  ogni  lista.  I
  candidati  di  cui  viene proclamata l'elezione sono  individuati
  secondo  la  graduatoria delle preferenze individuali determinata
  ai sensi del comma 6 dell'articolo 2 bis.
     10.  Di  tutte le operazioni dell'Ufficio centrale  regionale,
  effettuate ai sensi del presente articolo e dell'articolo 2  bis,
  si  deve  redigere il processo verbale in duplice  esemplare.  Si
  applicano,  in  quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo
  58.  Si  applicano  altresì  le  disposizioni  dell'articolo   57
  relativamente alla comunicazione dell'avvenuta proclamazione  dei
  deputati.'»

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      - dalla Commissione: 7.1 R;
      -  dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè:  7.1,
      soppressivo     dell'articolo;    6.3,          interamente
      sostitutivo;
      -  dagli  onorevoli Barbagallo e Tumino: 7.25,  interamente
      sostitutivo;
      - dall'onorevole Pistorio: 7.23, interamente sostitutivo;
      -  dagli onorevoli Ferro, Morinello, Miccichè, Raiti:  7.3;
      7.4; 7.5; 7.6; 7.7; 7.8; 7.9; 7.10; 7.11; 7.14; 7.15; 7.16;
      7.17; 7.18; 7.12; 7.13;
      -  dagli onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè, Raiti: 7.21;
      7.19; 7.26; 7.22; 7.20;
      - dagli onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 7.24.

   Dichiaro  preclusi  tutti i predetti emendamenti,  ad  eccezione
  dell'emendamento  7.1  R,  del Presidente  della  I  Commissione,
  onorevole Ardizzone.
   Dispongo    l'accantonamento   dell'emendamento    7.1    R    e
  dell'articolo 7.
   Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                             «Articolo 8

   1.  L'articolo 3 della legge regionale 20 marzo 1951, n.  29,  e
  successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
   'Art.  3.  -  Modalità di esercizio del diritto  di  voto  -  1.
  L'esercizio del voto è un dovere civico.
     2.  L'elettore dispone di due voti: uno per la scelta  di  una
  lista  regionale,  il cui capolista è candidato  alla  carica  di
  Presidente della Regione, l'altro per la scelta di una lista  fra
  quelle concorrenti nel collegio provinciale.
     3.  Nell'ambito della lista provinciale prescelta,  l'elettore
  può  esprimere  un  voto  di preferenza, scrivendo  nell'apposita
  riga,  a  questo  scopo riportata nella scheda di  votazione,  il
  cognome,  ovvero il cognome e nome, di uno dei candidati compresi
  nella lista medesima.
     4.  Il  voto  per la lista regionale si esprime tracciando  un
  segno sul cognome e nome del capolista, riportati a caratteri  di
  stampa nella scheda di votazione, ovvero tracciando un segno  sul
  contrassegno della lista regionale prescelta. Qualora  l'elettore
  segni  sia  il  cognome  e nome del capolista,  sia  il  relativo
  contrassegno   della  lista  regionale,  il   voto   si   intende
  validamente espresso.
     5.  L'elettore  può votare una lista regionale  ed  una  lista
  provinciale  non  collegate fra loro. In questo caso  entrambi  i
  voti si intendono validamente espressi.
     6. Sono annullate le schede che contengano indicazioni di voto
  riferite a più liste regionali, ovvero a più liste provinciali, o
  che  comunque non consentano di individuare chiaramente la scelta
  politica espressa dall'elettore.
     7.  Sono  in  ogni caso nulli i voti contenuti in  schede  che
  presentino  scritture  o  segni tali da  far  ritenere,  in  modo
  inoppugnabile,  che  l'elettore abbia voluto far  riconoscere  il
  proprio voto'. »

     Sono  preclusi gli emendamenti 8.3 e 8.12 tranne il  comma  3,
  che  leggo  testualmente:   Nell'ambito della  lista  provinciale
  prescelta   l'elettore  può  esprimere  un  voto  di  preferenza,
  scrivendo  nell'apposita  riga, a questo  scopo  riportata  nella
  scheda di votazione, il cognome, ovvero il cognome e nome, di uno
  dei candidati compresi nella lista medesima.»

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      - dal Governo: 8.14;
      -  dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè:  8.3,
      soppressivo   dell'articolo;   8.4,             interamente
      sostitutivo; 8.5; 8.6; 8.7; 8.8; 8.9; 8.10; 8.11;
      - dall'onorevole Pistorio: 8.12, interamente sostitutivo;
      -  dagli  onorevoli Barbagallo e Tumino: 8.13,  interamente
      sostitutivo;
      - dagli onorevoli Forgione e Liotta: 11.2; 11.1;
      -  dagli  onorevoli Speziale, Cracolici, Crisafulli:  3.19;
      3.18;
      - dagli onorevoli, Ortisi, Papania, Manzullo ed altri: 8.2;
      - dagli onorevoli Savarino e Lo Curto: 8.1.

   Dichiaro  preclusi gli emendamenti: 8.3, 8.12, ad eccezione  del
  comma 3, 8.13, 8.4, 8.5, 8.6 e  8.7.
   Pongo in votazione l'emendamento 8.12, comma 3.

    Il parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    LEANZA EDOARDO.  Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 11.2.Lo  pongo  in  votazione.  Il
  parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE   Il parere della Commissione?

     LEANZA EDOARDO . Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE   Si passa al 3.19. Il parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    LEANZA EDOARDO. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo  pongo in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 8.2.

    SPAMPINATO    Chiedo di parlare per dichiarazione  di  voto  e
  per illustrare l'emendamento.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO    Signor  Presidente, intervengo per  illustrare  e
  dichiarare  il  voto in uno ma anche per dare  la  possibilità  a
  tanti  colleghi di potere essere presenti nel momento in  cui  si
  trattano  argomenti che sono stati oggetto di lunga  trattazione,
  quindi  è anche una forma di rispetto  nei confronti dei colleghi
  che  sicuramente  si  sono battuti come  me  per  questa  seconda
  preferenza  di genere.  Noi riteniamo, lo abbiamo specificato  in
  tante  sedi, che per determinare quelle condizioni di favore  nei
  confronti della democrazia, della partecipazione delle donne,  vi
  sia   la   possibilità   di  ottenere  questo   risultato   anche
  introducendo  una  seconda  preferenza,  la  seconda   preferenza
  attribuita ad un genere diverso rispetto al genere per cui  si  è
  espressa  la  prima  preferenza,  riteniamo  che  sia  necessaria
  immaginare anche di conseguenza la nullità del voto se il voto  è
  stato espresso con due preferenze dello stesso genere per evitare
  una possibilità di controllo dello stesso ma riteniamo necessario
  utile,  indispensabile allo stato dell'arte, visto e  considerato
  che  tutte le altre norme che tendono a garantire qualsiasi forma
  di   partecipazione  e  di  attuazione  soprattutto  del  dettato
  costituzionale per quanto riguarda la democrazia paritaria sia  a
  questo   punto   indispensabile  votare   favorevolmente   questo
  emendamento.   E'  chiaro  quindi  che  mi  dichiaro   favorevole
  all'emendamento ora illustrato.

    PRESIDENTE  Lo pongo in votazione.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  riprende  l'esame degli emendamenti 3b  85  e  3  b  86,  in
  precedenza accantonati. Li dichiaro preclusi.
   Si   passa  all'emendamento  8.14  del  Governo.  Lo  pongo   in
  votazione. Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 8 nel testo risultante.
   Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

                             «Articolo 9

   1.  Dopo  l'articolo 3 della legge regionale 20 marzo  1951,  n.
  29,  e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  è  inserito  il
  seguente:

                           'Articolo 3 bis
              Caratteristiche della scheda di votazione

   1. La scheda di votazione è suddivisa in quattro parti:

   a)  la  prima,  iniziando da sinistra, contiene  gli  spazi  per
  riprodurre,   verticalmente  ed  in  misura  omogenea,   ciascuno
  racchiuso  entro  un  apposito rettangolo, i  contrassegni  delle
  liste  concorrenti nel collegio provinciale. All'interno di  ogni
  rettangolo  il  contrassegno  di lista  è  affiancato,  alla  sua
  destra,  da una riga riservata all'eventuale indicazione  di  una
  preferenza per un candidato;

   b)   la  seconda  parte  della  scheda  contiene  dei  più  ampi
  rettangoli,  al centro di ciascuno dei quali sono  riportati,  in
  evidenza,  a caratteri di stampa, il cognome e nome del capolista
  della  lista regionale collegata e, accanto, a destra del cognome
  e  nome  del  capolista,  il contrassegno  della  medesima  lista
  regionale.  Quando  la  lista  regionale  è  espressione  di  una
  coalizione  fra più gruppi di liste provinciali, il  contrassegno
  può  consistere in un simbolo unico, oppure in un insieme grafico
  contenente   i  simboli  dei  gruppi  che  si  sono   coalizzati,
  riprodotti in scala ridotta. Se la lista regionale è collegata ad
  un  solo gruppo di liste provinciali, il contrassegno deve essere
  identico  a quello che serve a distinguere il predetto gruppo  di
  liste provinciali;

   c)  la terza e la quarta parte della scheda elettorale hanno  le
  stesse  caratteristiche, rispettivamente,  della  prima  e  della
  seconda.

   2.  In  caso  di  necessità,  la scheda  elettorale  può  essere
  ampliata,  introducendo le parti quinta  e  sesta,  ed  eventuali
  parti  successive, sufficienti per la stampa dei contrassegni  di
  tutte le liste ammesse.

   3.  Quando  più gruppi di liste provinciali risultino  collegati
  con  una stessa lista regionale, tutti i rettangoli contenenti  i
  contrassegni  delle liste provinciali coalizzate  sono  riportati
  nella  prima, ovvero nella terza parte della scheda verticalmente
  uno  di  seguito  all'altro, mentre nella seconda,  ovvero  nella
  quarta  parte della scheda sono affiancati da un unico più  ampio
  rettangolo  in  cui sono riportati, in evidenza, a  caratteri  di
  stampa,  il  cognome e nome del capolista della  lista  regionale
  collegata  e, accanto, a destra del cognome e nome del capolista,
  il contrassegno della medesima lista regionale.

   4.  La  collocazione progressiva nella scheda di  votazione  dei
  più  ampi  rettangoli riferiti ai capolista delle liste regionali
  con i relativi contrassegni, viene definita dall'Ufficio centrale
  regionale  mediante sorteggio, alla presenza dei  delegati  delle
  liste.  Parimenti,  la  successione in cui  nelle  corrispondenti
  prima, ovvero terza parte della scheda elettorale sono riportati,
  verticalmente  uno  di  seguito all'altro, i  contrassegni  delle
  liste  provinciali collegate alle predette liste regionali, viene
  definita,  per ciascun collegio, dal competente Ufficio  centrale
  circoscrizionale mediante sorteggio, alla presenza  dei  delegati
  delle liste'».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      -  dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè:  9.2,
      soppressivo dell'articolo; 9.4; 9.5; 9.6; 9.7;
      -   dagli   onorevoli   Sanzeri,  Ferro,   Miccichè:   9.1,
      soppressivo dell'articolo;
      - dagli onorevoli, Ortisi, Papania, Manzullo ed altri: 9.9,
      soppressivo dell'articolo.
      dagli  onorevoli  Barbagallo e  Tumino:  9.11,  interamente
      sostitutivo; 9.12, aggiuntivo;
      dall'onorevole Pistorio: 9.8, interamente sostitutivo;
      dagli  onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè,  Raiti:  9.18;
      9.17; 9.16; 9.13; 9.14; 9.15.

   Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.

   Pongo  in votazione l'articolo 9. Chi é favorevole resti seduto;
  chi é contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:
                            «Articolo 10

   1.  Dopo  l'articolo 3 bis della legge regionale 20 marzo  1951,
  n.  29,  e  successive modifiche ed integrazioni, è  inserito  il
  seguente:

                           'Articolo 3 ter
          Composizione delle liste provinciali e regionali

   1.   Ogni  lista  provinciale  deve  comprendere  un  numero  di
  candidati  non superiore al numero dei deputati da  eleggere  nel
  collegio  ai  sensi  dei  commi 1 e  2  dell'articolo  2,  e  non
  inferiore alla metà, con arrotondamento all'unità superiore.

   2.  Tutti  i candidati della lista regionale, ad esclusione  del
  capolista,  nell'atto  di accettazione della  candidatura  devono
  dichiarare  a  quale  gruppo  di liste  collegato  con  la  lista
  regionale  aderiscono  ed  indicare il  collegio  provinciale  di
  riferimento.  Ciascun  candidato può indicare  un  solo  collegio
  provinciale'.

   2.  Il  comma 6 dell'articolo 13 della legge regionale 20  marzo
  1951, n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      -  dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 10.1,
      soppressivo dell'articolo;
      - dall'onorevole Pistorio: 10.3, interamente sostitutivo;
      -  dagli  onorevoli Barbagallo e Tumino: 10.6,  interamente
      sostitutivo.

   Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.
   Pongo  in  votazione  l'articolo 10.   Chi  é  favorevole  resti
  seduto; chi é contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo   in   votazione  l'emendamento  13.3  del  Governo,   che
  ripropone  il comma 4 dell'articolo 13 del disegno di  legge.  Il
  parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 14. Ne do lettura:

                            «Articolo 14

  1.  I commi 1 e 2 dell'articolo 12 della legge regionale 20 marzo
  1951,  n.  29,  e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  sono
  sostituiti dai seguenti:
  '1.  A partire dalle ore 09,00 del quarantatreesimo giorno e  non
  oltre  le ore 16,00 del quarantaduesimo giorno antecedente quello
  della  votazione,  i  partiti o formazioni  politiche  variamente
  denominate che intendono presentare proprie liste nelle  elezioni
  della  Assemblea  regionale siciliana  devono  depositare  presso
  l'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e
  delle  autonomie  locali, il contrassegno con cui  dichiarano  di
  voler distinguere le proprie liste nei collegi provinciali.
  All'atto  del deposito deve essere indicata la denominazione  del
  gruppo di liste identificato dal contrassegno.
     2.  Il  deposito del contrassegno deve essere fatto da persona
  munita di mandato, conferito da parte di chi ricopre la carica di
  presidente  o  segretario o coordinatore in ambito regionale  del
  partito,  ovvero  della  formazione politica.  La  firma  di  chi
  conferisce il mandato deve essere autenticata da uno dei soggetti
  di  cui  all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n.  53,  come
  sostituito dall'articolo 1 della legge 28 aprile 1998, n. 130,  e
  successive modificazioni.'»

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      -   dagli  onorevoli  Raiti, Ferro, Morinello  e  Miccichè:
      14.1,    soppressivo   dell'articolo;   14.2,   interamente
      sostitutivo;
    -dal Governo: 14.3.

     Gli emendamenti 14.1 e 14.2 sono preclusi.
   Pongo   in   votazione  l'emendamento  14.3.  Il  parere   della
  Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 14, nel testo risultante.
   Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 15. Ne do lettura:

                            «Articolo 15

   1.  La  denominazione della rubrica dell'articolo 13 della legge
  regionale  20  marzo  1951,  n. 29,  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni,  è  sostituita dalla seguente  'Disposizioni  sulla
  sottoscrizione delle liste di candidati nei Collegi'.

   2.  Il  comma 1 dell'articolo 13 della legge regionale 20  marzo
  1951, n. 29, e successive modifiche ed integrazioni, è sostituito
  dai seguenti:

   '1.  Le  liste di candidati per ogni collegio provinciale devono
  essere sottoscritte, pena la loro invalidità:

   a)  da  almeno  150 e da non più di 300 elettori iscritti  nelle
  liste  elettorali di comuni compresi nel territorio del  collegio
  provinciale,   nelle  province  aventi  una  popolazione   legale
  residente fino a 500.000 abitanti;

   b)  da  almeno  300 e da non più di 600 elettori iscritti  nelle
  liste  elettorali di comuni compresi nel territorio del  collegio
  provinciale,   nelle  province  aventi  una  popolazione   legale
  residente  superiore  a  500.000 abitanti  e  fino  1.000.000  di
  abitanti;

   c)  da  almeno 600 e da non più di 1.200 elettori iscritti nelle
  liste  elettorali di comuni compresi nel territorio del  collegio
  provinciale,   nelle  province  aventi  una  popolazione   legale
  residente superiore a 1.000.000 di abitanti.

   2.  In  caso di scioglimento dell'Assemblea regionale  siciliana
  che  anticipi di oltre centoventi giorni il termine  di  scadenza
  della legislatura, il numero delle sottoscrizioni di cui al comma
  1 è ridotto alla metà.

   3.  Nessun  elettore  può sottoscrivere  più  di  una  lista  di
  candidati.

   4.  Le sottoscrizioni degli elettori devono essere contenute  in
  appositi moduli, recanti in ciascun foglio:

   a) il contrassegno della lista;

   b)  il cognome e nome, il luogo e la data di nascita, di ciascun
  candidato  incluso  nella  lista; la  relativa  elencazione  deve
  recare   una   numerazione  progressiva   secondo   l'ordine   di
  presentazione.

   5.  Nei  moduli  di  cui al comma 4 devono essere  riportati  il
  cognome  e  nome,  il  luogo  e  la  data  di  nascita,  di  ogni
  sottoscrittore,  nonché  il  comune nelle  cui  liste  elettorali
  dichiara di essere iscritto.

   6.  Le firme dei sottoscrittori devono essere autenticate da uno
  dei soggetti di cui all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n.
  53,  come sostituito dall'articolo 1 della legge 28 aprile  1998,
  n. 130, e successive modificazioni.

   7.  I  moduli  attestanti le sottoscrizioni della  lista  devono
  essere  corredati dei certificati, anche collettivi, dei  sindaci
  che   attestino  l'iscrizione  dei  sottoscrittori  nelle   liste
  elettorali del proprio comune'.

   3.  Sono  abrogate le disposizioni dei commi 4 e 5 dell'articolo
  13  della  legge  regionale 20 marzo 1951, n.  29,  e  successive
  modifiche ed integrazioni».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

        dagli  onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 15.3,
      soppressivo dell'articolo;
        dagli  onorevoli  Sanzeri, Ferro, Miccichè:  15.7;  15.6;
      15.5;
        dagli  onorevoli,  Ortisi, Papania,  Manzullo  ed  altri:
      15.1; 15.2;

   Dichiaro preclusi i predetti emendamenti.

   Pongo in votazione l'articolo 15.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 16. Ne do lettura:

                            «Articolo 16

   1.  Dopo  l'articolo 13 della legge regionale 20 marzo 1951,  n.
  29,  e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  è  inserito  il
  seguente:

                          'Articolo 13 bis
    Disposizioni volte ad agevolare la sottoscrizione delle liste
                       provinciali e regionali

   1.  Nei  venti  giorni  precedenti il termine  di  presentazione
  delle  liste  provinciali  e regionali,  tutti  i  comuni  devono
  assicurare   agli  elettori  la  possibilità   di   ottenere   la
  certificazione  dell'iscrizione  nelle  liste  elettorali  e   di
  sottoscrivere  celermente le liste provinciali e  regionali,  per
  non  meno di dieci ore al giorno dal lunedì al venerdì, otto  ore
  il  sabato  e  la  domenica, svolgendo  tale  funzione  anche  in
  proprietà comunali diverse dalla residenza municipale. Gli  orari
  sono  resi noti al pubblico mediante loro esposizione chiaramente
  visibile anche nelle ore di chiusura degli uffici. Gli organi  di
  informazione  di proprietà pubblica sono tenuti  ad  informare  i
  cittadini della possibilità di cui sopra'».

        Comunico   che   sono   stati   presentati   i   seguenti
      emendamenti:

        dagli  onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 16.1,
      soppressivo dell'articolo; 17.3, interamente sostitutivo;
   dall'onorevole Pistorio: 16.3, interamente sostitutivo.

   Dichiaroimproponibili tutti i predetti emendamenti  all'articolo
  16 .
   Pongo  in  votazione  l'articolo 16.   Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

  Si passa all'articolo 17. Ne do lettura:

                            «Articolo 17

   1.  Dopo  l'articolo 14 della legge regionale 20 marzo 1951,  n.
  29,  e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  è  inserito  il
  seguente:

                          'Articolo 14 bis
                 Presentazione delle liste regionali

   1.  Le liste regionali devono essere presentate alla cancelleria
  della  Corte di appello di Palermo, presso cui ha sede  l'Ufficio
  centrale  regionale, a partire dalle ore 09,00  del  trentunesimo
  giorno  e  non  più  tardi  delle ore 16  del  trentesimo  giorno
  antecedente quello della votazione.

   2.  La  presentazione della lista regionale ed il  deposito  dei
  relativi documenti devono essere effettuati da persona munita  di
  mandato,  conferito  da  parte  di  chi  ricopre  la  carica   di
  presidente,  o  segretario, o coordinatore, in ambito  regionale,
  del  partito, ovvero della formazione politica, che  presenta  la
  predetta lista regionale, in collegamento con un gruppo di  liste
  espressione   del   medesimo  partito  o   formazione   politica,
  presentate in almeno cinque collegi provinciali. La firma di  chi
  conferisce il mandato deve essere autenticata da uno dei soggetti
  di  cui  all'articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n.  53,  come
  sostituito dall'articolo 1 della legge 28 aprile 1998, n. 130,  e
  successive modificazioni.

   3.  Nel  caso in cui la lista regionale sia espressione  di  una
  coalizione   fra   diversi  gruppi  di  liste   provinciali,   la
  presentazione  della lista medesima ed il deposito  dei  relativi
  documenti  devono essere effettuati da un rappresentante,  munito
  di  mandato conferito secondo le modalità di cui al comma 2,  per
  ciascuno  dei  gruppi  di  liste  provinciali  che  dichiara   di
  collegarsi con la predetta lista regionale.

   4.  La  cancelleria  della  Corte  di  appello  di  Palermo,  in
  funzione  di segreteria dell'Ufficio centrale regionale,  accerta
  l'identità personale dei presentatori e, se si tratta di  persone
  sprovviste  di mandato conferito secondo le modalità  di  cui  ai
  commi  2  o  3, ne fa esplicita menzione nel verbale di  ricevuta
  degli atti.

   5.   La   presentazione  di  una  lista  regionale  deve  essere
  corredata, pena la sua invalidità, delle sottoscrizioni di almeno
  1.800  e  di  non  più  di 3.600 elettori  iscritti  nelle  liste
  elettorali  di  comuni  compresi  nel  territorio  della  Regione
  siciliana.  In  caso  di  scioglimento  dell'Assemblea  regionale
  siciliana  che anticipi di oltre centoventi giorni il termine  di
  scadenza  della  legislatura, il numero  delle  sottoscrizioni  è
  ridotto alla metà.

   6.  Nessun  elettore  può sottoscrivere per  più  di  una  lista
  regionale.

   7.   Sono  valide  le  sottoscrizioni  di  elettori  che   hanno
  sottoscritto anche la presentazione di una lista di candidati  in
  un  collegio  provinciale, a condizione  che  la  predetta  lista
  faccia  parte  di  un  gruppo di liste  collegato  con  la  lista
  regionale.

   8.  Le sottoscrizioni degli elettori devono essere contenute  in
  appositi moduli, recanti in ciascun foglio:

   a)  il  cognome  e  nome,  il luogo e la  data  di  nascita  del
  capolista  della  lista regionale, con la  specificazione  che  è
  candidato alla carica di Presidente della Regione;

   b)  il  cognome e nome, il luogo e la data di nascita di ciascun
  candidato  incluso nella lista regionale; la relativa elencazione
  deve  recare  una  numerazione progressiva  secondo  l'ordine  di
  presentazione.

   9.  Nei  moduli  di  cui al comma 8 devono essere  riportati  il
  cognome  e  nome,  il  luogo  e  la  data  di  nascita,  di  ogni
  sottoscrittore,  nonché  il  comune nelle  cui  liste  elettorali
  dichiara  di essere iscritto. Le firme dei sottoscrittori  devono
  essere  autenticate  da uno dei soggetti di cui  all'articolo  14
  della legge 21 marzo 1990, n. 53, come sostituito dall'articolo 1
  della legge 28 aprile 1998, n. 130, e successive modificazioni.

   10.  I  moduli  attestanti le sottoscrizioni  delle  candidature
  devono  essere  corredati dei certificati, anche collettivi,  dei
  sindaci che attestino l'iscrizione dei sottoscrittori nelle liste
  elettorali del proprio comune.

   11.  Quando più gruppi di liste provinciali presentano una lista
  regionale  comune,  il cui capolista è il comune  candidato  alla
  carica  di  Presidente della Regione, per ogni  gruppo  di  liste
  collegato deve risultare la dichiarazione di collegamento con  la
  predetta lista regionale, resa in forma scritta da persona che ha
  titolo   per  rappresentare  il  gruppo,  con  la  sottoscrizione
  debitamente autenticata da uno dei soggetti indicati al comma  9.
  Ciascuna dichiarazione deve fare espresso riferimento a tutti gli
  altri  gruppi  di liste provinciali che si collegano  con  quella
  stessa  lista regionale. Le dichiarazioni si considerano efficaci
  soltanto  se  concordanti fra loro. I rappresentanti  di  diversi
  gruppi di liste provinciali possono produrre un unico atto da cui
  risultino  le  reciproche dichiarazioni di collegamento;  in  tal
  caso  l'atto  va firmato per accettazione da tanti rappresentanti
  quanti sono i gruppi di liste che dichiarano di collegarsi  e  le
  firme  dei  sottoscrittori devono essere autenticate da  uno  dei
  soggetti indicati al comma 9.

   12. Quando la lista regionale è presentata da un solo gruppo  di
  liste,  va  comunque prodotta la dichiarazione  di  collegamento,
  resa  in  forma  scritta, nella quale deve essere specificato  in
  quali collegi provinciali il gruppo presenta proprie liste.

   13.  Al  momento  della presentazione della  candidatura  devono
  essere depositati i seguenti documenti:

   a)   dichiarazione   del   capolista   di   accettazione   della
  candidatura   alla  carica  di  Presidente  della   Regione,   in
  collegamento  con  un  gruppo di liste  provinciali,  o  con  una
  pluralità  di  gruppi di liste provinciali fra  loro  coalizzati,
  precisamente individuati. La stessa dichiarazione di accettazione
  della    candidatura    deve   altresì   contenere    l'esplicita
  dichiarazione  del  candidato  di  non  essere  in  alcuna  delle
  condizioni  ostative  alla  candidabilità  previste  al  comma  1
  dell'articolo 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55,  e  successive
  modificazioni. La firma del candidato deve essere autenticata  da
  uno dei soggetti indicati al comma 9;

   b)  dichiarazione di accettazione della candidatura da parte  di
  ciascun  candidato incluso nella lista regionale conformemente  a
  quanto  disposto  al comma 3 dell'articolo 3 ter,  tale  atto  di
  accettazione deve contenere l'indicazione di un gruppo  di  liste
  collegato  con  la lista regionale cui il candidato  dichiara  di
  aderire, nonché l'indicazione del collegio elettorale provinciale
  che  il  candidato  medesimo dichiara di  assumere  come  proprio
  collegio  di riferimento. Le candidate, nell'atto di accettazione
  della  candidatura,  possono scegliere se  indicare  soltanto  il
  proprio  cognome, ovvero se aggiungere al proprio cognome  quello
  dell'eventuale  coniuge. La dichiarazione di  accettazione  della
  candidatura   deve   contenere  l'esplicita   dichiarazione   del
  candidato di non essere in alcuna delle condizioni ostative  alla
  candidabilità previste al comma 1 dell'articolo 15 della legge 19
  marzo  1990,  n.  55, e successive modificazioni.  La  firma  del
  candidato deve essere autenticata da uno dei soggetti indicati al
  comma 9;

   c)  certificati attestanti l'iscrizione del capolista e di tutti
  gli altri candidati nelle liste elettorali di un qualsiasi comune
  della Regione siciliana;

   d)  modello  di  contrassegno che serve a distinguere  la  lista
  regionale   nei   manifesti  e  nelle   schede   elettorali.   Le
  caratteristiche del contrassegno devono essere conformi a  quanto
  stabilito al comma 1, lettera b), dell'articolo 3 bis del modello
  di contrassegno vanno depositati tre esemplari;

   e)  l'indicazione di due delegati effettivi, e di due supplenti,
  incaricati  di  presenziare al sorteggio mediante  cui  l'Ufficio
  centrale  regionale  definisce l'ordine  di  collocazione,  nelle
  schede  di votazione, dei più ampi rettangoli contenenti ciascuno
  il  cognome  e  nome del capolista di una lista regionale  ed  il
  relativo  contrassegno  della lista.  I  predetti  delegati  sono
  altresì  incaricati di assistere, in rappresentanza  della  lista
  regionale  e  dei suoi candidati ed a tutela dei  loro  legittimi
  interessi, a tutte le operazioni dell'Ufficio centrale  regionale
  alle quali sono ammessi i delegati delle liste.

   14.  La  cancelleria  della  Corte di  appello  di  Palermo,  in
  funzione  di  segreteria  dell'Ufficio centrale  regionale,  deve
  rilasciare  immediatamente ai presentatori ricevuta  delle  liste
  regionali  presentate. Nella ricevuta sono  indicati  la  data  e
  l'orario  della  presentazione ed il numero d'ordine  progressivo
  attribuito dalla cancelleria stessa a ciascuna lista regionale'».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      dagli  onorevoli  Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè:  17.1,
      soppressivo  dell'articolo; 15.4, interamente  sostitutivo;
      17.2;
      dagli  onorevoli  Barbagallo e  Tumino:  17.6,  soppressivo
      dell'articolo;
      dall'onorevole Pistorio: 17.4, interamente sostitutivo;
      dagli onorevoli Sanzeri, Ferro, Miccichè: 17.5;

   Gli  emendamenti 17.5 e 17.2 decadono per assenza dall'Aula  dei
  firmatari. Dichiaro preclusi tutti gli altri emendamenti.

   Pongo  in  votazione  l'articolo 17.   Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 18.  Ne do lettura:

                            «Articolo 18

   1.  La  denominazione della rubrica dell'articolo 15 della legge
  regionale  20  marzo  1951,  n. 29,  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni,  è  sostituita dalla seguente 'Presentazione  delle
  liste nei collegi'.

   2.  I  commi  1,  2,  3,  4  e 5 dell'articolo  15  della  legge
  regionale  20  marzo  1951,  n. 29,  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni, sono sostituiti dai seguenti:

   '1.  Le  liste dei candidati per ogni collegio provinciale  sono
  presentate  alla  cancelleria del tribunale del comune  capoluogo
  della  circoscrizione,  presso cui  ha  sede  l'ufficio  centrale
  circoscrizionale,  a  partire dalle ore  09,00  del  trentunesimo
  giorno  e  non  più  tardi delle ore 16,00 del trentesimo  giorno
  antecedente quello della votazione.

   2.  La  presentazione della lista dei candidati nel collegio  ed
  il  deposito  dei relativi documenti devono essere effettuati  da
  persona  munita di mandato, conferito da parte di chi ricopre  la
  carica  di  presidente, o segretario, o coordinatore,  in  ambito
  regionale,  del  partito, ovvero della formazione  politica,  che
  presenta  la  lista. La firma di chi conferisce il  mandato  deve
  essere  autenticata  da uno dei soggetti di cui  all'articolo  14
  della legge 21 marzo 1990, n. 53, come sostituito dall'articolo 1
  della  legge  28 aprile 1998, n. 130, e successive modificazioni.
  La   cancelleria   del   tribunale  sede  dell'ufficio   centrale
  circoscrizionale accerta l'identità personale dei presentatori e,
  se  si  tratta di persone sprovviste di mandato conferito secondo
  le  modalità previste al presente comma, ne fa esplicita menzione
  nel verbale di ricevuta degli atti.

   3.  Al  momento  della presentazione della lista  devono  essere
  depositati i seguenti documenti:

   a)   dichiarazione  di  appartenenza  ad  un  gruppo  di   liste
  provinciali  aventi tutte identico contrassegno e presentate  nei
  collegi che si elencano;

   b)  dichiarazione  di  collegamento  con  una  lista  regionale,
  corredata  di  copia della dichiarazione di collegamento  con  la
  predetta  lista  presentata all'Ufficio  centrale  regionale  dal
  rappresentante del proprio gruppo di liste provinciali, ai  sensi
  dell'articolo 14 bis;

   c)  dichiarazione di accettazione della candidatura da parte  di
  ciascun candidato incluso nella lista. Le candidate, nell'atto di
  accettazione  della  candidatura, possono scegliere  se  indicare
  soltanto  il  proprio  cognome, ovvero se aggiungere  al  proprio
  cognome  quello  dell'eventuale  coniuge.  La  dichiarazione   di
  accettazione   della   candidatura  deve  contenere   l'esplicita
  dichiarazione  del  candidato  di  non  essere  in  alcuna  delle
  condizioni  ostative  alla  candidabilità  previste  al  comma  1
  dell'articolo  15 della legge 19 marzo 1990, n. 55  e  successive
  modificazioni. La firma del candidato deve essere autenticata  da
  uno dei soggetti indicati al comma 2;

   d)  certificati  attestanti  l'iscrizione  dei  candidati  nelle
  liste elettorali di un qualsiasi comune della Regione siciliana.

   4.  Devono  altresì essere depositati i documenti inerenti  alle
  sottoscrizioni  della  lista,  conformemente  alle   disposizioni
  dell'articolo 13.'.

   3.  Il  comma 8 dell'articolo 15 della legge regionale 20  marzo
  1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

        dagli  onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 18.2,
      soppressivo dell'articolo; 16.2, interamente sostitutivo;
        dagli onorevoli Forgione e Liotta: 18.1;
        dall'onorevole Pistorio: 18.4, interamente sostitutivo;
        dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 18.5;

   Dichiaro  preclusi  tutti i predetti emendamenti,  ad  eccezione
  dell'emendamento  18.1,   che decade per  assenza  dall'Aula  del
  firmatario.

   Pongo  in  votazione  l'articolo 18.   Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

    Si passa all'articolo 19.  Ne do lettura:

                            «Articolo 19

   1.   Sono  abrogate  le  disposizioni  dei  commi  2,  3   e   4
  dell'articolo  16 della legge regionale 20 marzo 1951,  n.  29  e
  successive modifiche ed integrazioni».

  Comunicoa che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

        dagli  onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 19.1,
      soppressivo dell'articolo;

        Tutti i predetti emendamenti sono dichiarati preclusi.

  Pongo in votazione l'articolo 19.  Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

  Si passa all'articolo 20. Ne do lettura:

                            «Articolo 20

   1.  Dopo  l'articolo 16 della legge regionale 20 marzo 1951,  n.
  29   e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  è  inserito  il
  seguente:

                          'Articolo 16 bis
       Esame ed ammissione delle liste presentate nei collegi

   1.  Ogni  ufficio centrale circoscrizionale, entro diciotto  ore
  successive   alla   scadenza  del  termine   stabilito   per   la
  presentazione delle liste dei candidati, fa pervenire a mezzo  di
  corriere speciale le liste stesse all'Ufficio centrale regionale.

   2.  L'Ufficio  centrale regionale, nelle dodici ore  successive,
  effettua le seguenti operazioni:

   a)  cancella  dalle liste i candidati che risultino presenti  in
  liste  recanti  diverso contrassegno, nello  stesso  o  in  altro
  collegio provinciale;

   b)  riduce  a  tre  le candidature dei candidati  che  risultino
  presenti  in liste recanti lo stesso contrassegno in più  di  tre
  collegi,  cancellando le loro candidature dalle  ulteriori  liste
  eccedenti il predetto limite;

   c)  dichiara invalide le liste non appartenenti ad un gruppo  di
  liste  provinciali, circostanza che si verifica quando in  nessun
  altro  collegio risulti presentata un'altra lista avente identico
  contrassegno.

   3.  Le  predette  operazioni sono comunicate ai  delegati  delle
  liste regionali di cui all'articolo 14 bis, comma 13, lettera e),
  appositamente convocati.

   4.  Le  liste, così modificate, sono quindi rinviate,  sempre  a
  mezzo  di  corriere speciale, dall'Ufficio centrale regionale  ai
  competenti uffici centrali circoscrizionali.

   5.  L'ufficio  centrale circoscrizionale, entro quarantotto  ore
  successive   alla   scadenza  del  termine   stabilito   per   la
  presentazione delle liste dei candidati, verifica:

   a)  se  le liste siano state presentate entro il termine di  cui
  al comma 1 dell'articolo 15;

   b)  se  liste  siano  state presentate  da  persone  fornite  di
  regolare mandato, ai sensi del comma 2 dell'articolo 15;

   c)  se  le liste siano state sottoscritte dal numero di elettori
  stabilito  all'articolo 13, se le autenticazioni delle firme  dei
  sottoscrittori   siano   regolari,  se   risultino   allegati   i
  certificati  attestanti  l'iscrizione  dei  sottoscrittori  nelle
  liste elettorali di comuni compresi nel territorio del collegio;

   d)   se   il   contrassegno  della  lista  risulti  regolarmente
  depositato  presso l'Assessorato regionale della famiglia,  delle
  politiche  sociali e delle autonomie locali, entro il termine  di
  cui al comma 1 dell'articolo 12, e sia stato ammesso;

   e)  se le liste non abbiano un numero di candidati inferiore  al
  minimo  stabilito  al comma 1 dell'articolo 3 ter,  tenuto  anche
  conto  delle  eventuali  cancellazioni di  candidature  apportate
  dall'Ufficio centrale regionale ai sensi del comma 2;

   f)  se sia stata presentata la dichiarazione di collegamento con
  una  lista  regionale,  conformemente  a  quanto  stabilito  alla
  lettera b) del comma 3 dell'articolo 15.

   6.  L'ufficio centrale circoscrizionale ricusa le liste  per  le
  quali non si realizzino tutte le condizioni indicate al comma 5.

   7.  L'ufficio centrale circoscrizionale, sempre entro il termine
  fissato al comma 5, procede ai seguenti ulteriori adempimenti:

   a)  cancella dalle liste i nomi dei candidati, per i  quali  non
  risulti   presentata  la  dichiarazione  di  accettazione   della
  candidatura,  o  sia  stata presentata in difformità  rispetto  a
  quanto  previsto  alla lettera c) del comma 3  dell'articolo  15,
  ovvero  per i quali manchi il certificato attestante l'iscrizione
  nelle  liste  elettorali  di un qualsiasi  comune  della  Regione
  siciliana;

   b)  cancella dalle liste i nomi dei candidati a carico dei quali
  risulti  d'ufficio  la  sussistenza di  alcuna  delle  condizioni
  ostative alla candidabilità previste dal comma 1 dell'articolo 15
  della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni;

   c)  verifica  che  le liste non abbiano un numero  di  candidati
  superiore  al massimo stabilito al comma 1 dell'articolo  3  ter;
  ricorrendo tale condizione, riduce le liste al limite prescritto,
  cancellando i nominativi dei candidati eccedenti che occupano  le
  ultime posizioni nell'ordine di lista;

   d)  verifica  che  la composizione della lista corrisponda  alle
  disposizioni volte a conseguire l'equilibrio della rappresentanza
  fra i sessi, di cui alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 14.

   8.  In  tutti  i casi in cui l'ufficio centrale circoscrizionale
  rilevi  irregolarità meramente formali, che si palesano  tali  da
  poter  essere rapidamente sanate tramite una opportuna correzione
  o  integrazione della documentazione prodotta, invita i  delegati
  delle   liste   interessate  a  regolarizzare  la  documentazione
  presentata,   entro  il  termine  tassativo   delle   ore   09.00
  dell'indomani.

   9.  L'ufficio  centrale circoscrizionale torna a  riunirsi  alla
  scadenza dell'ulteriore termine breve fissato ai sensi del  comma
  8,  per  ammettere  nuovi documenti e per udire  eventualmente  i
  delegati delle liste e deliberare seduta stante'».

  Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

        -  dagli  onorevoli  Raiti, Ferro,  Morinello,  Miccichè:
      20.1,    soppressivo   dell'articolo;   18.3,   interamente
      sostitutivo;
        - dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 20.4;
        - dall'onorevole Pistorio: 20.3.

  Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.
  Pongo in votazione l'articolo 20.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

  Si passa all'articolo 21. Ne do lettura:

                             Articolo 21

   1.  L'articolo 17 della legge regionale 20 marzo 1951, n.  29  e
  successive  modifiche ed integrazioni, è così rubricato  'Ufficio
  centrale regionale'.

   2.  Il  comma 1 dell'articolo 17 della legge regionale 20  marzo
  1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato.

   3.  Il  comma 3 dell'articolo 17 della legge regionale 20  marzo
  1951,  n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, è sostituito
  dai seguenti:

   '3.  L'Ufficio centrale regionale può farsi assistere da  uno  o
  più  esperti  di legislazione e sistemi elettorali,  fino  ad  un
  massimo di tre, nominati dal presidente della Corte di appello di
  Palermo  entro  il  termine stabilito al comma  precedente.  Tali
  esperti  assolvono  il  loro ruolo in posizione  di  terzietà  ed
  imparzialità,   alle   dipendenze   funzionali   del   presidente
  dell'Ufficio centrale regionale.

   4.  Gli  oneri per l'utilizzo dei predetti esperti sono a carico
  del  bilancio regionale. Con regolamento emanato con decreto  del
  Presidente  della  Regione, su proposta dell'Assessore  regionale
  per  la  famiglia,  le politiche sociali e le  autonomie  locali,
  previa  delibera della Giunta regionale, sono definiti i  criteri
  per la liquidazione delle spese sostenute e per la corresponsione
  di  gettoni di presenza, in relazione ai tempi di impiego ed alle
  prestazioni   effettuate   a   servizio   dell'Ufficio   centrale
  regionale'.

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

        -  dagli  onorevoli  Raiti, Ferro,  Morinello,  Miccichè:
      21.1, soppressivo dell'articolo;
        - dall'onorevole Pistorio: 21.3.

    PISTORIO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PISTORIO   Signor  Presidente, ci  sarà  una  ratio  in  questo
  emendamento.  Cerco  di  rintracciarla  perchè  il  problema   va
  connesso con la legislazione precedente, ma ho la sensazione  che
  chi  ha ipotizzato questa norma preferiva e mi ha consigliato che
  fosse  più  efficace,  a  garanzia della qualità  della  verifica
  elettorale del sistema precedente, ma, ovviamente, se non  ho  la
  comparazione, mi trovo in difficoltà.

     PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento 21.3.  Il  parere
  del Governo?

    D'AQUINO , assessore per la famiglia, le politiche sociali e
  le autonomie locali. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è  favorevole resti seduto; chi  è  contrario
  si alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo  in votazione l'articolo 21 nel testo risultante.3. Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 22.  Ne do lettura:

                             Articolo 22

   1.  Dopo  l'articolo 17 della legge regionale 20 marzo 1951,  n.
  29   e  successive  modifiche  ed  integrazioni,  è  inserito  il
  seguente:

                          'Articolo 17 bis
        Ricorsi contro l'eliminazione di liste o di candidati

   1.  Le  decisioni dell'ufficio centrale circoscrizionale di  cui
  all'articolo  16  bis sono comunicate, entro  le  ore  12.00  del
  ventisettesimo  giorno  antecedente quello  della  votazione,  ai
  delegati delle liste.

   2.  Contro le decisioni di eliminazione di liste o di candidati,
  i  delegati  delle  liste possono, entro ventiquattro  ore  dalla
  comunicazione, ricorrere all'Ufficio centrale regionale.

   3.  Il ricorso deve essere depositato entro il termine di cui al
  comma  2,  a  pena di decadenza, nella cancelleria  dello  stesso
  ufficio centrale circoscrizionale contro le cui determinazioni si
  ricorre.

   4.  L'ufficio centrale circoscrizionale, nella stessa  giornata,
  trasmette,  a  mezzo  di corriere speciale, all'Ufficio  centrale
  regionale il ricorso con le proprie deduzioni.

   5.  Ove il numero dei ricorsi presentati lo renda necessario, il
  primo  presidente della Corte di appello di Palermo, a  richiesta
  del   presidente   dell'Ufficio   centrale   regionale,   aggrega
  all'Ufficio  stesso,  per  le  operazioni  di  cui  al   presente
  articolo, altri consiglieri.

   6.   L'Ufficio   centrale  regionale  decide  nei   due   giorni
  successivi.

   7.  Le decisioni dell'Ufficio centrale regionale sono comunicate
  entro  la  giornata  del ventitreesimo giorno antecedente  quello
  della   votazione   ai   ricorrenti  ed  agli   uffici   centrali
  circoscrizionali'.

        Comunico   che   sono   stati   presentati   i   seguenti
      emendamenti:

        dagli  onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 22.1,
      soppressivo dell'articolo; 20.2, interamente sostitutivo;

        L'emendamento 22.1, è precluso.

        L'emendamento  22.2  decade  per  assenza  dall'Aula  dei
      firmatari.

     Pongo  in  votazione l'articolo 22.   Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:

                            Articolo 23

   1.  Dopo l'articolo 17 bis della legge regionale 20 marzo  1951,
  n.  29  e  successive modifiche ed integrazioni,  è  inserito  il
  seguente:

                          'Articolo 17 ter
              Esame ed ammissione delle liste regionali

   1.  L'Ufficio  centrale regionale definito  l'esame  preliminare
  delle  liste  provinciali, ai sensi del comma 2 dell'articolo  16
  bis, procede all'esame delle liste regionali.

   2.  Entro  quarantotto ore successive alla scadenza del  termine
  stabilito  per  la presentazione delle liste, l'Ufficio  centrale
  regionale verifica:

   a)  se  le liste siano state presentate entro il termine di  cui
  al comma 1 dell'articolo 14 bis;

   b)  se  le  liste siano state presentate da persone  fornite  di
  regolare mandato, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 14 bis;

   c)  se  le liste siano state sottoscritte dal numero di elettori
  stabilito  al  comma 5 dell'articolo 14 bis, se le autenticazioni
  delle  firme  dei  sottoscrittori siano  regolari,  se  risultino
  allegati i certificati attestanti l'iscrizione dei sottoscrittori
  nelle  liste  elettorali di comuni compresi nel territorio  della
  Regione siciliana;

   d)  se sia stata presentata la dichiarazione di collegamento  di
  ogni  lista  regionale con almeno un gruppo di liste  provinciali
  presentate in non meno di cinque collegi provinciali, ovvero  con
  più   gruppi   di   liste   provinciali  fra   loro   coalizzati,
  conformemente  alle  modalità  stabilite  ai  commi   11   o   12
  dell'articolo 14 bis;

   e)  se le liste non abbiano un numero di candidati inferiore  al
  minimo stabilito al comma 2 dell'articolo 3 ter.

   3.  L'Ufficio  centrale regionale ricusa le liste regionali  per
  le  quali non si realizzino tutte le condizioni indicate al comma
  2.

   4.   L'Ufficio  centrale  regionale,  sempre  entro  il  termine
  fissato al comma 2, procede ai seguenti ulteriori adempimenti:

   a)   verifica  che  risulti  regolarmente  presentata,  in  modo
  conforme  a  quanto  stabilito  alla  lettera  a)  del  comma  13
  dell'articolo   14  bis,  la  dichiarazione  del   capolista   di
  accettazione  della candidatura alla carica di  Presidente  della
  Regione; la mancanza della predetta dichiarazione di accettazione
  è motivo di invalidazione della lista regionale;

   b)  verifica che sia stato presentato il certificato  attestante
  l'iscrizione del capolista nelle liste elettorali di un qualsiasi
  comune della Regione;

   c)  cancella  dalle liste i nomi dei candidati per i  quali  non
  risulti   presentata  la  dichiarazione  di  accettazione   della
  candidatura,  o  sia  stata presentata  in  difformità  a  quanto
  stabilito  alla  lettera b) del comma 13  dell'articolo  14  bis,
  oppure manchi il certificato attestante l'iscrizione nelle  liste
  elettorali di un qualsiasi comune della Regione;

   d)  cancella dalle liste i nomi dei candidati a carico dei quali
  risulti  d'ufficio  la  sussistenza di  alcuna  delle  condizioni
  ostative alla candidabilità previste dal comma 1 dell'articolo 15
  della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni;

   e)  verifica  che  le liste non abbiano un numero  di  candidati
  superiore  al massimo stabilito al comma 2 dell'articolo  3  ter;
  ricorrendo tale condizione, riduce le liste regionali  al  limite
  prescritto, cancellando i nominativi dei candidati eccedenti  che
  occupano le ultime posizioni nell'ordine di lista;

   f)  verifica  che  la composizione delle liste corrisponda  alle
  disposizioni volte a conseguire l'equilibrio della rappresentanza
  fra i sessi, di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 14.

   5.  In  tutti i casi in cui l'Ufficio centrale regionale  rilevi
  irregolarità  che  si palesano tali da poter  essere  rapidamente
  sanate  tramite  una  opportuna correzione o  integrazione  della
  documentazione   prodotta,  invita   i   delegati   delle   liste
  interessate  a regolarizzare la documentazione presentata,  entro
  il termine tassativo delle ore 09.00 dell'indomani.

   6.  Qualora  un modello di contrassegno di una lista  regionale,
  depositato  ai  sensi della lettera d) del comma 13 dell'articolo
  14  bis, riproduca simboli notoriamente usati da partiti  le  cui
  liste  non sono collegate con la predetta lista regionale, ovvero
  sia  identico,  o  possa essere confuso, con  altro  contrassegno
  depositato per distinguere un'altra lista regionale presentata in
  precedenza,  l'Ufficio  centrale regionale  lo  ricusa  e  ne  dà
  immediata   comunicazione  ai  delegati  delle  liste   regionali
  interessate,  invitandoli  a presentare  un  diverso  modello  di
  contrassegno entro lo stesso termine breve di cui al comma 5.

   7.  L'Ufficio centrale regionale torna a riunirsi alla  scadenza
  dell'ulteriore termine breve fissato ai sensi del  comma  5,  per
  ammettere  nuovi  documenti, o nuovi  contrassegni  e  per  udire
  eventualmente  i  delegati  dei  candidati  e  deliberare  seduta
  stante.

   8.  Le  decisioni  dell'Ufficio centrale  regionale  di  cui  al
  presente  articolo  sono  comunicate,  entro  le  ore  12.00  del
  ventisettesimo  giorno  antecedente quello  della  votazione,  ai
  delegati delle liste regionali.

   9.  Contro le decisioni di eliminazione di liste o di candidati,
  adottate  dall'Ufficio centrale regionale ai sensi  del  presente
  articolo  sono  ammessi  ricorsi  allo  stesso  Ufficio  centrale
  regionale,  entro ventiquattro ore dalla comunicazione,  mediante
  deposito presso la cancelleria della Corte di appello di Palermo,
  in  funzione di segreteria dell'Ufficio medesimo. Si applicano le
  disposizioni di cui ai commi 5, 6 e 7 dell'articolo 17 bis.

   10.   L'Ufficio  centrale  regionale,  una  volta  deciso  sugli
  eventuali   ricorsi,   comunica  a   ciascun   ufficio   centrale
  circoscrizionale  ed  all'Assessorato regionale  della  famiglia,
  delle  politiche  sociali  e  delle autonomie  locali,  le  liste
  regionali validamente presentate, con l'indicazione dei  relativi
  capolista candidati alla carica di Presidente della Regione e dei
  rispettivi  contrassegni. Specifica altresì le  dichiarazioni  di
  collegamento di ciascuna lista regionale con uno o più gruppi  di
  liste  provinciali, nonché l'ordine di collocazione  delle  liste
  regionali  nelle  schede  di votazione, risultante  da  sorteggio
  tenutosi  alla presenza dei delegati di cui alla lettera  e)  del
  comma 13 dell'articolo 14 bis, appositamente convocati'.

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      -  dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 23.1,
      soppressivo dell'articolo; 21.2, interamente sostitutivo;
      -  dagli  onorevoli Barbagallo e Tumino: 23.3,  soppressivo
      dell'articolo;
      - dall'onorevole Pistorio: 23.2, interamente sostitutivo;

   Tutti gli emendamenti sono dichiarati preclusi.
   Pongo  in  votazione  l'articolo  23.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Onorevoli colleghi sospendo brevemente la seduta.

    PISTORIO   Signor  Presidente, il sottoscritto  preferisce  che
  prosegua.

    (La seduta, sospesa alle ore 23.15, è ripresa alle ore 23.18)

   La seduta è ripresa.

   Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:

  1.  L'articolo 18 della legge regionale 20 marzo 1951,  n.  29,  e
  successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
  'Art.   18.   -   Ulteriori  adempimenti  degli  uffici   centrali
  circoscrizionali  e  dell'Assessorato  regionale  della  famiglia,
  delle  politiche sociali e delle autonomie locali - 1. Nel  giorno
  successivo  alla ricezione delle decisioni definitive dell'Ufficio
  centrale regionale, comunicate ai sensi del comma 10 dell'articolo
  17  ter,  ciascun  ufficio  centrale  circoscrizionale  compie  le
  seguenti operazioni:
  a)  comunica  ai delegati delle liste le definitive determinazioni
  adottate;
  b) stabilisce, mediante sorteggio alla presenza dei delegati delle
  liste  provinciali appositamente convocati, la successione in  cui
  nelle  parti  prima,  oppure terza, della  scheda  elettorale  del
  collegio sono riportati, verticalmente uno di seguito all'altro, i
  rettangoli  contenenti  i  contrassegni  delle  liste  provinciali
  validamente presentate nel collegio medesimo, in corrispondenza ai
  più  ampi rettangoli, inseriti nelle parti seconda, oppure quarta,
  della scheda, in cui sono riportati i contrassegni delle collegate
  liste regionali con l'indicazione dei rispettivi capolista;
  c)  trasmette immediatamente all'autorità designata dal Presidente
  della Regione, le liste validamente presentate nel collegio, con i
  relativi   contrassegni,  secondo  la  successione   delle   liste
  risultata dal sorteggio. Sono altresì indicati i collegamenti  fra
  le  predette  liste  provinciali e le liste regionali,  nonché  la
  successione  con  cui queste ultime devono essere collocate  nella
  scheda   di  votazione,  secondo  quanto  comunicato  dall'Ufficio
  centrale  regionale. Tale trasmissione serve ai fini della  stampa
  delle schede elettorali del collegio;
  d)  provvede,  per  mezzo dell'autorità designata  dal  Presidente
  della  Regione nel Comune capoluogo di circoscrizione, alla stampa
  di  un  unico manifesto, o, secondo le esigenze di spazio, di  più
  manifesti,  con  le liste presentate nel collegio  ed  i  relativi
  contrassegni,  e  l'indicazione dei candidati  di  ciascuna  lista
  secondo  l'ordine in cui vi sono iscritti, riportando per  ciascun
  candidato i suoi dati anagrafici (data e luogo di nascita).
  La  successione delle liste nei manifesti è quella risultante  dal
  sorteggio di cui al comma 1, lettera b).
  Nell'impostazione grafica dei manifesti devono essere  evidenti  i
  collegamenti  fra le singole liste presentate nel  collegio  e  le
  collegate   liste  regionali  con  l'indicazione  dei   rispettivi
  capolista candidati alla carica di Presidente della Regione. Copie
  dei  manifesti  sono  inviate ai sindaci dei comuni  compresi  nel
  territorio del collegio, i quali ne curano l'affissione  nell'albo
  pretorio ed in altri luoghi pubblici, entro il quindicesimo giorno
  antecedente  quello della votazione. Due copie di  ogni  manifesto
  devono   essere  consegnate  ai  presidenti  dei  singoli   uffici
  elettorali di sezione, delle quali una deve restare a disposizione
  dell'ufficio  e  l'altra  deve essere  affissa  nella  sede  della
  votazione;
  e)  provvede, per mezzo dell'Assessorato regionale della famiglia,
  delle  politiche  sociali e delle autonomie locali,  a  pubblicare
  nella   Gazzetta  ufficiale  della  Regione  siciliana  le   liste
  validamente  presentate nel collegio, con i relativi contrassegni,
  e  l'indicazione dei candidati di ciascuna lista secondo  l'ordine
  in  cui vi sono iscritti, riportando per ciascun candidato i  suoi
  dati  anagrafici  (data e luogo di nascita). Nella  pubblicazione,
  devono  essere  evidenti  i  collegamenti  fra  le  singole  liste
  presentate  nel  collegio e le liste regionali, con  l'indicazione
  dei rispettivi capolista candidati alla carica di Presidente della
  Regione.
   2. A partire dal giorno successivo alla ricezione delle decisioni
  definitive  dell'Ufficio centrale regionale, comunicate  ai  sensi
  del  comma 10 dell'articolo 17 ter, l'Assessore regionale  per  la
  famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali, provvede:
  a)  per  il  tramite dell'autorità designata dal Presidente  della
  Regione, alla stampa di un unico manifesto, con le liste regionali
  ed i relativi contrassegni, e con l'indicazione del cognome e nome
  dei  candidati di ciascuna lista secondo l'ordine in cui  vi  sono
  iscritti,  riportando per ciascun candidato i suoi dati anagrafici
  (data  e  luogo  di nascita). Accanto al cognome e  nome  di  ogni
  capolista  deve  essere  riportata in modo  evidente  la  dicitura
  'candidato   alla   carica  di  Presidente  della   Regione'.   La
  successione   delle  liste  regionali  nel  manifesto   è   quella
  risultante dal sorteggio di cui al comma 10 dell'articolo 17  ter.
  Copie  del  manifesto sono inviate ai sindaci di  tutti  i  comuni
  compresi nel territorio della Regione siciliana, i quali ne curano
  l'affissione nell'albo pretorio ed in altri luoghi pubblici, entro
  il  quindicesimo  giorno antecedente quello della  votazione.  Due
  copie  del  manifesto devono essere consegnate ai  presidenti  dei
  singoli uffici elettorali di sezione, delle quali una deve restare
  a  disposizione dell'ufficio e l'altra deve essere  affissa  nella
  sede della votazione;
  b)  alla  pubblicazione  nella Gazzetta  ufficiale  della  Regione
  siciliana di tutte le liste regionali validamente presentate,  con
  i   rispettivi  contrassegni,  secondo  l'ordine  risultante   dal
  sorteggio di cui al comma 10 dell'articolo 17 ter. Vanno riportati
  i  dati  anagrafici (data e luogo di nascita) di ciascun candidato
  di  ogni lista. Deve essere riportata in modo evidente la dicitura
  'candidato  alla  carica di Presidente della Regione'  accanto  al
  cognome  e  nome  di ogni capolista delle liste  regionali.  Nella
  pubblicazione  devono  risultare  i  collegamenti  fra  le   liste
  regionali ed i gruppi di liste provinciali ad esse collegati.
    3.  L'Assessore  regionale  per la famiglia,  per  le  politiche
  sociali e le autonomie locali provvede alla pubblicazione  di  cui
  alla  lettera e) del comma 1, ed a quella di cui alla  lettera  b)
  del  comma  2,  mediante  un'unica  edizione  straordinaria  della
  Gazzetta  ufficiale della Regione siciliana, entro il  termine  di
  giorni cinque. Dispone, quindi, l'invio di un congruo numero della
  predetta   edizione   straordinaria  ai  presidenti   dell'Ufficio
  centrale  regionale  e  degli  uffici  centrali  circoscrizionali,
  nonché  alle  autorità designate dal Presidente della  Regione  in
  ciascuna  provincia affinché, a loro volta, provvedano ad inviarle
  a tutti i comuni compresi nel territorio della Regione siciliana.'

        Comunico   che   sono   stati   presentati   i   seguenti
      emendamenti:

      -  dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 24.7,
      soppressivo dell'articolo; 22.2, interamente sostitutivo;
      -  dall'onorevole Pistorio: 24.8, interamente sostitutivo;
      -   dagli  onorevoli  Barbagallo e  Tumino:  24.15;  24.16;
      24.17; 24.18; 24.19; 24.20; 24.21; 24.22; 24.23; 24.24.

        Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.
        Pongo  in votazione l'articolo 24. Chi è favorevole resti
      seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

        Comunico   che   sono   stati   presentati   i   seguenti
      emendamenti aggiuntivi:

      -  dal Governo: 24.26; 24.27;
      -  dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe ed altri: 10.7;
      subemendamento 10.7.2; 24.1; 24.2;
      -     dall'onorevole    Turano:    subemendamento    10.7.1
      all'emendamento 10.7;
      -  dagli onorevoli Barbagallo e Tumino: 24.25;
      -  dagli onorevoli Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè: 11.4;
      12.2; 10.2; 10.4;
      -  dagli onorevoli Panarello, Crisafulli: 2.56;
      -   dagli onorevoli Speziale, Crisafulli, Capodicasa: 24.9;
      24.12;
      -  dagli onorevoli Zago, Speziale, Crisafulli: 10.5;
      -  dall'onorevole Cintola: 24.4; 24.5; 24.6;
    -dagli onorevoli, Ortisi, Papania, Manzullo ed altri: 2.10;
  -dagli onorevoli Speziale, Panarello, Zago: 24.11; 24.10; 9.10;
  24.13; 24.14.

   L'emendamento  aggiuntivo  24.26  del  Governo  è  superato,  in
  quanto contenuto nell'emendamento 3 R.

   Pongo  in  votazione l'emendamento aggiuntivo 24.27 del Governo.
  Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Dichiaro preclusi tutti i predetti emendamenti.

   Si  riprende l'esame dell'articolo 7 e dell'emendamento  7.1  R,
  in precedenza accantonati.

   L'emendamento 7.1 R,  posto in votazione, è approvato.
   Onorevoli colleghi, il chiarimento sull'emendamento 7.1R tra  il
  Governo,  la Commissione e l'Aula è avvenuto, pertanto  pongo  in
  votazione l'emendamento 7.1.R. Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE  Lo  pongo  in votazione.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Ovviamente,  l'emendamento 7.1 R integra, modifica alcune  parti
  dell'art. 7 che pertanto va votato così come emendato.  Lo  pongo
  in votazione. Il parere del Governo?

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PISTORIO  Favorevole.

    PRESIDENTE  Lo  pongo  in votazione.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 3R 1, a firma dell'onorevole Pistorio.

    PISTORIO  Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PISTORIO   Signor Presidente, quello che ritengo  sia  utile  a
  questo  Parlamento  è  confermare la  sua  scelta  di  una  legge
  elettorale  innovativa  e razionale, che  sperimenta  istituzioni
  nuove ma rispetto alle quali la convinzione,  che è diffusa e non
  è  solitaria,  che  alcune  di queste, quali  la  incompatibilità
  temporanea  e  il  supplente, costituiscono  possibili  debolezze
  della  legge  se non verificate costituzionalmente e  la  possono
  indebolire nella eventuale iniziativa referendaria, consiglia  di
  riconfermare  la  scelta della incompatibilità temporanea  e  del
  supplente, rinviandone l'applicazione ad una fase successiva  che
  garantisca la costituzionalità della norma.

    LEONTINI   Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LEONTINI    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   forse
  l'onorevole   Pistorio   non  ha  controllato   la   formulazione
  dell'emendamento, perchè, se l'avesse fatto, avrebbe  riscontrato
  una  difformità tra questa formulazione e i contenuti  delle  tre
  ore di dibattito che questa sera hanno animato l'Aula.
   Sul   principio   dei  deputati  supplenti,  abbiamo   dibattuto
  abbondantemente. E formulare un emendamento nel quale si  dispone
  che  quanto previsto nei commi 1 e 8 non si applica, in  sede  di
  primo  rinnovo,  successivo all'entrata in vigore della  presente
  legge, significa che quanto detto sarebbe vanificato, perchè  non
  si  applicherebbe a cominciare dalla prossima legislatura, ma  si
  applicherebbe  a cominciare dalla successiva legislatura.  Quindi
  fra sette anni.
   L'applicabilità   di  questo  emendamento  ci  porterebbe   alla
  conclusione  che quanto noi abbiamo previsto nella legge,  prima,
  nel  subemendamento, dopo, e nel dibattito, successivamente,  non
  potremo  applicarlo, a cominciare dalla prossima legislatura,  ma
  dovremo applicarlo tra sette anni. Quindi si vanificherebbe tutto
  quello  che  in  Aula  nel  dibattito è  stato  chiarito,  Quindi
  l'emendamento deve essere ritirato, altrimenti saremo costretti a
  votare  contro,   perchè  vanifica  quanto  abbiamo  tutt'insieme
  concordato sul principio del deputato supplente.
   Peraltro, leggo che nel subemendamento 3 R, all'articolo  1,  si
  dice:   in  via  di prima applicazione i deputati  regionali  che
  assumono  la  carica di assessori regionali sono  temporaneamente
  sospesi  dalle  funzioni di deputato alla data di  nomina  e  per
  tutta la durata dell'incarico dei componenti  del Governo .
      In  via di prima applicazione ... , se non specifichiamo  che
  la  prima  applicazione  decorre dal  cominciare  della  prossima
  legislatura, significherebbe che non saremo stati precisi.
   Tutto  il  senso  del  provvedimento,  e  il  dibattito  lo   ha
  chiarito,   riguarda   proprio  la  disciplina   della   prossima
  legislatura.
   Questo  emendamento,  quindi,  è  assolutamente  destituito   di
  fondamento; non è corretto nei termini e nel contenuto e, quindi,
  va ritirato o bocciato.

    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi, credo che  dobbiamo  procedere
  comunque alla votazione di questo emendamento. Non ci sono  dubbi
  che ci sono posizioni diverse dal punto di vista politico che  si
  confrontano.

    D'AQUINO ,  assessore per la famiglia, le politiche  sociali  e
  le autonomie locali. Chiedo una sospensione di quindici minuti.

    PRESIDENTE  Il Governo chiede una sospensione breve  per  poter
  fare un approfondimento. Io ho comunicato l'emendamento 3R.1.
   Hanno  chiesto  di  parlare  prima  l'onorevole  Pistorio,   poi
  l'onorevole  Leontini, ci sono evidentemente delle divergenze  di
  opinione  rispetto  a questo argomento e il  Governo  chiede  una
  sospensione. Non credo che questo sia sconvolgente.

    SPEZIALE  L'onorevole Leontini è intervenuto per dichiarare  il
  voto contrario, ed il Governo può chiedere la sospensione.

    PRESIDENTE   Se  il Governo chiede una breve  sospensione,  che
  non  altera sicuramente l'andamento dei lavori, non credo che sia
  stravolgente.

                       Sull'ordine dei lavori

    ORTISI  Chiedo di parlare. sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI   Signor Presidente, onorevoli colleghi, sulla richiesta
  del  Governo  credo che l'Aula si possa esprimere, se  è  proprio
  necessario,  ma  eravamo  in sede di  voto.  Due  colleghi  hanno
  dichiarato,  rispettivamente,  il voto  contrario  e  favorevole,
  neppure  intervengo  sul collega Leontini  -  che  è  collega  di
  lettere  tra  l'altro  -,  in  ordine  all'espressione  adoperata
  nell'emendamento che mi sembra, nella interpretazione  letterale,
  di  sostanza aberrante. Capisco che siamo tutti stanchi, per  cui
  invito   la  Presidenza  a  procedere  al  voto,  così  come   il
  Regolamento prevede.

    PRESIDENTE   Onorevole Ortisi, lei ha  ragione,  ma  vi  è  una
  richiesta del Governo.

    SPEZIALE   Signor  Presidente, non si pieghi  alle  logiche  di
  maggioranza.

    PRESIDENTE  Onorevole Speziale, non mi piego a nessuna  logica.
  Osservo  soltanto che il Governo ha chiesto una breve sospensione
  per approfondire la questione. Non è stravolgente.
   La  seduta è sospesa per dieci minuti.

   (La seduta, sospesa alle ore 23.30, è ripresa alle ore 00.45di
                       venerdì 30 luglio 2004)

   La seduta è ripresa.

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, eravamo all'emendamento 3 R.1.

               Richiesta di verifica del numero legale

    LEONTINI  Chiedo la verifica del numero legale.

    (Alla richiesta si associano gli onorevoli D'Aquino, Formica,
                         Ioppolo e Maurici)

    PRESIDENTE    Essendo  la richiesta appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,  indìco  la  votazione per la  verifica  del  numero
  legale.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della verifica

    PRESIDENTE  Proclamo l'esito della verifica del numero legale:

   Presenti            32

                 L'Assemblea non è in numero legale

   Pertanto, la seduta è rinviata a mercoledì, 4 agosto 2004,  alle
  ore 17.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto

   Presidenza del vicepresidente Fleres


   I -  Comunicazioni.

   II - Discussione dei disegni di legge:
   «Norme  per l'elezione del Presidente della Regione siciliana  a
  suffragio   universale  diretto.  Nuove  norme   per   l'elezione
  dell'Assemblea  regionale  siciliana. Modifiche  ed  integrazioni
  alla   legge   regionale  20  marzo  1951,  n.  29  e  successive
  modificazioni.» (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
  779/A) (Seguito);

   «Schema  di  progetto di legge costituzionale  da  proporre,  ai
  sensi  dell'articolo  18 dello Statuto, al Parlamento  nazionale,
  recante  Modifiche allo Statuto della Regione'.» (nn. 580-472-578-
  602-652/A) (Seguito).

                  La seduta è tolta alle ore 00.48.

   Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 16,35 di  venerdì
  30 luglio 2004l

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello

                              ALLEGATO:

            EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA

   NORME  PER  L'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA  A
  SUFFRAGIO   UNIVERSALE  DIRETTO.  NUOVE  NORME   PER   L'ELEZIONE
  DELL'ASSEMBLEA  REGIONALE  SICILIANA. MODIFICHE  ED  INTEGRAZIONI
  ALLA   LEGGE   REGIONALE  20  MARZO  1951,  N.  29  E  SUCCESSIVE
  MODIFICAZIONI.  (NN. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
  779/A)

    -All'emendamento 3 R:

   Subemendamento 3 bis 2 aggiuntivo al punto 8:

     8.  Il  comma  1 dell'articolo 10 della legge  regionale  11
  settembre   1997,   n.  35,  come  modificato   dal   comma   1
  dell'articolo 2 della legge regionale 16 dicembre 2000, n. 25 è
  sostituito  dal  seguente:   Il Sindaco,  il  Presidente  della
  provincia e le rispettive giunte cessano dalla carica  in  caso
  di  approvazione di una mozione di sfiducia votata per  appello
  nominale dal 65 per cento dei consiglieri assegnati' .

    Subemendamento 3 b 55:

  Al comma 3 dopo le parole   rivestano pure la carica di sindaco
  o  di assessore comunale  aggiungere le seguenti altre:   o  di
  assessore provinciale .

   Subemendamento 3 b 84:

  Al comma 5 aggiungere dopo il punto 2 il seguente punto:

   2 bis   Per la formazione delle liste dei consigli comunali  e
  provinciali si applicano i criteri di cui alla lettera  b)  del
  comma precedente' .

   Subemendamento 3 b 54 come emendato dal subemendamento 3 b
   54.1:

  All'articolo 17, comma 1, della legge regionale 26 agosto 1992,
  n.  7  le  parole  ogni sei mesi sono sostituite con le  parole
   ogni anno .

   Subemendamento 3 b 19:

  Al secondo capoverso del comma 5  dopo le parole  la riduzione
  eliminare le parole  fino ad un massimo

   Subemendamento 3 b 19.1:

   Al 2  capoverso  comma 5,   aggiungere il comma 2 bis:

   Il Presidente della Regione, con decreto da emanarsi entro 180
  giorni dall'entrata in vigore della presente legge, stabilisce,
  nei  limiti  segnati  dai  precedenti  commi,  le  sanzioni  da
  infliggere  ai partiti ed ai movimenti che contravvengono  alle
  disposizioni ivi contenute in misura direttamente proporzionale
  al  numero  dei  candidati  in più rispetto  a  quello  massimo
  consentito .

   Subemendamento 3 b 19.2:

   Sostituire il punto 2 del comma 5 con il seguente:

   L'inosservanza delle disposizioni di cui alla lettera  b)  del
  comma  1  nella formazione delle liste dei consigli comunali  e
  provinciali  determina a carico del rappresentante  legale  del
  movimento  o  del partito politico che non abbia rispettato  la
  proporzione  ivi  prevista,  l'applicazione  di  una   sanzione
  amministrativa,  secondo le modalità e le  procedure  che  sono
  stabilite dall'Assessore regionale agli enti locali con proprio
  decreto,  da  emanarsi entro 30 giorni dall'entrata  in  vigore
  della presente legge .

   Subemendamento modificativo 3B:

  Al comma 2 dell'emendamento 3R, sostituire l'inciso  In caso di
  conclusione  anticipata della legislatura  ovvero  in  caso  di
  scioglimento  dell'Assemblea , con il  seguente:   In  caso  di
  conclusione anticipata della legislatura di cui all'articolo  8
  bis e 10 dello Statuto siciliano ovvero in caso di scioglimento
  dell'Assemblea di cui all'articolo 8 dello Statuto medesimo .

   Emendamento 3 R:

  Dopo l'articolo 3 è aggiunto il seguente:

                               Art.

      1.  All'articolo 1 della legge regionale 20 marzo 1951,  n.
  29  e  successive  modifiche ed integrazioni,  come  sostituito
  dall'articolo 1 del presente disegno di legge, dopo il comma  4
  aggiungere i seguenti:

   1.  In  via  di  prima applicazione, i deputati regionali  che
  assumono  la carica di assessori regionali sono temporaneamente
  sospesi  dalle funzioni di deputato alla data di nomina  e  per
  tutta  la  durata dell'incarico di componenti del Governo.  Nel
  periodo  considerato, essi esercitano le funzioni di  assessori
  non facenti parte dell'Assemblea regionale.

  2.  L'Assemblea regionale procede  quindi, nella  prima  seduta
  successiva alla notificazione dell'assunzione della  carica  di
  assessore  regionale,  e comunque non  oltre  30  giorni  dalla
  predetta   notificazione,  alla  temporanea  sostituzione   del
  deputato   temporaneamente  sospeso,  per   tutta   la   durata
  dell'incarico  di membro della Giunta regionale,  affidando  la
  supplenza  per  l'esercizio  delle  funzioni  di  deputato   al
  candidato  primo  dei  non  eletti  della  medesima   lista   e
  circoscrizione  elettorale,  il quale  assume  le  funzioni  di
  deputato supplente. A questi spettano l'indennità e la diaria a
  titolo  di  rimborso delle spese di soggiorno a  Palermo  nella
  misura  stabilita  dal  Consiglio di Presidenza  dell'Assemblea
  regionale  siciliana a norma della legge regionale 30  dicembre
  1965, n. 44.

  3.  Alla  cessazione dell'incarico di governo, il deputato  che
  ricopriva la carica di assessore torna a esercitare il  proprio
  mandato    in  seno  all'Assemblea  regionale  siciliana,   con
  contestuale decadenza dalle funzioni del deputato supplente. Il
  periodo di esercizio, da parte del deputato, delle funzioni  di
  Assessore   regionale   è  computato  ai   fini   economici   e
  previdenziali,  secondo  le  norme  stabilite  dal  Regolamento
  interno dell'Assemblea regionale siciliana.

      2.  Dopo l'articolo 7 della legge regionale  20 marzo 1951,
  n.  29  e  successive  modifiche ed integrazioni,  inserire  il
  seguente:

   Art. 7 bis:

  1.  Alle  cause  di ineleggibilità ed incompatibilità  previste
  dalla  vigente legislazione regionale per la carica di deputato
  regionale, sono aggiunte quelle di cui agli articoli seguenti.

  2.  In  caso di conclusione anticipata della legislatura ovvero
  in  caso  di  scioglimento dell'Assemblea, tutte  le  cause  di
  ineleggibilità alla carica di deputato regionale previste dalla
  vigente  legislazione non sono applicabili a  coloro  che,  per
  dimissioni,  collocamento in aspettativa od altra causa,  siano
  effettivamente cessati dalle loro funzioni entro  dieci  giorni
  dalla  data  di  pubblicazione nella Gazzetta  ufficiale  della
  Regione del decreto di convocazione dei comizi elettorali.'

      3.  All'articolo 8, comma 1, della legge regionale 20 marzo
  1951,  n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, sostituire
  il numero 4) con il seguente:

   4) Gli assessori dei comuni con popolazione superiore a 40.000
  abitanti  nonché  i presidenti e gli assessori  delle  province
  regionali  sono  ineleggibili a deputati regionali,  salvo  che
  abbiano   effettivamente  cessato  dalle  loro  funzioni,   per
  dimissioni  o  altra  causa,  almeno  180  giorni   prima   del
  compimento   del  quinquennio  decorrente  dalla   data   della
  precedente  elezione  regionale. Sono  altresì  ineleggibili  a
  deputati  regionali,  salvo che abbiano effettivamente  cessato
  dalle  loro funzioni, per dimissioni o altra causa, almeno  180
  giorni  prima  del compimento del quinquennio decorrente  dalla
  data  della precedente elezione regionale, i sindaci dei comuni
  con  popolazione  superiore  a 5.000  abitanti.  La  carica  di
  sindaco di comune con popolazione superiore a 5.000 abitanti  è
  incompatibile  con  quella di deputato regionale.  In  sede  di
  prima    applicazione,   le   cause   di   ineleggibilità    ed
  incompatibilità di cui al presente numero 4)  non si  applicano
  ai  deputati regionali che, al momento dell'entrata  in  vigore
  della presente legge, rivestano pure la carica di sindaco o  di
  assessore   comunale:  essi  possono  continuare  a   ricoprire
  entrambe le cariche fino alla conclusione del mandato presso il
  comune ed  in caso di  rielezione a sindaco possono validamente
  ricandidarsi  per  una  sola  volta  alla  carica  di  deputato
  regionale   senza   incorrere   nelle   predette    cause    di
  ineleggibilità  e  di  incompatibilità né  in  quelle  previste
  dall'articolo  5 della l.r. 26 agosto 1992, n. 7  e  successive
  modificazioni .

      4.  All'articolo 10, ultimo comma, della legge regionale 20
  marzo  1951,  n.  29  e successive modifiche  ed  integrazioni,
  sopprimere  l'inciso  da  ovvero, in caso  di  scioglimento'  a
   comizi elettorali' .

      5.  L'articolo 14 della legge regionale 20 marzo  1951,  n.
  29,  e  successive modifiche ed integrazioni, è sostituito  dal
  seguente:

   Art.  14. - Disposizioni volte a perseguire l'equilibrio della
  rappresentanza fra i sessi e disciplina delle candidature:

  1.  Al fine di perseguire l'equilibrio della rappresentanza fra
  i sessi, si osservano le seguenti disposizioni:

  a)  tutti i candidati di ogni lista regionale dopo il capolista
  devono  essere  inseriti secondo un criterio di alternanza  tra
  uomini  e donne. Nessuno dei due sessi può essere rappresentato
  in  misura superiore al 50 per cento dei candidati; ai fini del
  computo sono escluse le candidature plurime;

  b)  una  lista  provinciale  non può  includere  un  numero  di
  candidati dello stesso sesso superiore a due terzi ed inferiore
  ad  un  quarto del numero di candidati da eleggere nel collegio
  ai  sensi dei commi 1 e 2 dell'articolo 2. L'arrotondamento  si
  fa  all'unità  superiore  in caso  di  cifra  decimale  pari  o
  superiore  a  0,5,  ed all'unità inferiore  in  caso  di  cifra
  decimale inferiore a 0,5.

  2.  L'inosservanza delle disposizioni di cui alle lettere a)  e
  b)  del comma 1 determina per i movimenti ed i partiti politici
  presentatori  delle   liste   che  non  abbiano  rispettato  la
  proporzione ivi prevista, la riduzione fino a un massimo  della
  metà dell'importo per il rimborso delle spese elettorali a loro
  erogato ai sensi della vigente legislazione in materia.

  3.  Nessun candidato di una lista regionale può essere  incluso
  in  liste  provinciali  non collegate  con  la  predetta  lista
  regionale, pena la nullità dell'elezione.

  4. Nessun candidato di una lista provinciale può essere incluso
  in  liste  aventi contrassegni diversi nello stesso o in  altro
  collegio provinciale, pena la nullità dell'elezione.

  5.  Nessun candidato può essere incluso in liste con lo  stesso
  contrassegno in più di tre collegi provinciali. .

      6.   I  commi  terzo e quinto dell'articolo 58 della  legge
  regionale  20  marzo 1951, n. 29, e successive modifiche,  sono
  sostituiti dai seguenti:

     3. Uno degli esemplari del verbale, con i documenti annessi,
  è  inviato  subito dal presidente dell'ufficio elettorale  alla
  segreteria  generale  dell'Assemblea  regionale  siciliana,  la
  quale ne rilascia ricevuta.

  5.  Il  secondo esemplare del verbale, nonché tutti  i  verbali
  delle sezioni con i relativi atti e documenti ad essi allegati,
  sono  depositati  nella cancelleria del  tribunale  del  comune
  capoluogo della circoscrizione ovvero della Corte d'appello  di
  Palermo  in  ragione  delle rispettive competenze  in  seno  al
  procedimento elettorale .

      7.  L'articolo 60 della legge regionale 20 marzo  1951,  n.
  29,  e  successive modifiche ed integrazioni, è sostituito  dal
  seguente:

  'Art. 60. - Surrogazioni di deputati - 1. Quando per dimissioni
  o  qualsiasi  altra  causa  rimanga vacante  o  temporaneamente
  vacante  un  seggio  attribuito ad un  deputato  eletto  in  un
  collegio, il seggio è assegnato al candidato che, nella  stessa
  lista  e  nello stesso collegio, segue immediatamente  l'ultimo
  eletto nella graduatoria di candidati determinata ai sensi  del
  comma 6 dell'articolo 2 bis.

  2.  Qualora  la  lista  provinciale  abbia  esaurito  i  propri
  candidati, si considera la graduatoria regionale del gruppo  di
  liste  comprendente la lista del deputato il cui  seggio  si  è
  reso vacante, determinata ai sensi del comma 8 dell'articolo  2
  ter. Il seggio viene quindi assegnato alla lista provinciale la
  cui  percentuale  è collocata al primo posto nella  graduatoria
  regionale, ed attribuito al candidato che nella lista  medesima
  risulti  primo  dei  non  eletti  secondo  la  graduatoria   di
  candidati determinata ai sensi del comma 6 dell'articolo 2 bis.

  3.  Ogniqualvolta si attribuisce un seggio ad una lista  in  un
  collegio  ai  sensi del comma 2, la graduatoria  regionale  del
  gruppo  cui quella lista appartiene scorre, cosicché  la  volta
  successiva   si  passa  al  collegio  che,  nell'ordine   della
  graduatoria, segue l'ultimo collegio cui è stato attribuito  un
  seggio.

  4.   Qualora  la  lista  regionale  abbia  esaurito  i   propri
  candidati, il seggio viene attribuito al gruppo di liste cui il
  deputato  eletto  nella  lista regionale  aveva  dichiarato  di
  aderire  nell'atto di accettazione della candidatura, ai  sensi
  del  comma  2 dell'articolo 3 ter, ed assegnato alla lista  del
  predetto  gruppo  presentata nel collegio provinciale  indicato
  dal  deputato  medesimo come proprio collegio  di  riferimento.
  Viene   proclamato  eletto  il  candidato  che  in  tale  lista
  provinciale risulti primo dei non eletti secondo la graduatoria
  di  candidati determinata ai sensi del comma 6 dell'articolo  2
  bis.

  5.  Quando  non  sia  possibile attribuire  il  seggio  con  le
  modalità  di  cui  al comma 5, perché la lista  provinciale  ha
  esaurito  i  propri  candidati,  si  considera  la  graduatoria
  regionale  del gruppo di liste comprendente quella lista  e  si
  osservano poi le disposizioni di cui ai commi 2 e 3.

  6.  Le  disposizioni dei precedenti commi trovano  applicazione
  anche quando occorra procedere alla temporanea sostituzione  di
  un  deputato  sospeso dalla carica ai sensi  dell'articolo  15,
  comma  4  bis,  della legge 19 marzo 1990,  n.  55,  nel  testo
  introdotto dall'articolo 1 della legge 18 gennaio 1992, n.  16,
  e successive modificazioni.'.

      8.  All'ordinamento regionale degli enti locali è  aggiunto
  il seguente articolo:

                         Articolo aggiuntivo

   1.  I  consiglieri comunali ed i consiglieri  provinciali  che
  assumono  la  carica di assessore sono temporaneamente  sospesi
  dalle  funzioni di consigliere alla data di nomina e per  tutta
  la durata dell'incarico di componenti della Giunta. Nel periodo
  considerato,  essi  esercitano le  funzioni  di  assessori  non
  facenti parte del Consiglio.

  2.   Il   seggio   del   consigliere   divenuto   assessore   è
  temporaneamente attribuito per tutta la durata dell'incarico di
  membro  della  Giunta, al primo dei non eletti  della  medesima
  lista  e  circoscrizione elettorale il quale assume le funzioni
  di consigliere supplente.

  3.  Alla cessazione dell'incarico di Giunta il consigliere  che
  ricopriva  la  carica  di  assessore  torna  ad  esercitare  le
  funzioni  in  seno al Consiglio con contestuale  decadenza  del
  consigliere supplente.

  4.  Per  l'attribuzione  dei seggi nei  consigli  comunali  con
  popolazione   superiore  a  10.000  abitanti  e  nei   consigli
  provinciali non concorrono all'assegnazione dei seggi le  liste
  che  non  abbiano  conseguito almeno il 5 per  cento  dei  voti
  validi.

  5.   L'indennità  spettante  ai  presidenti  dei  consigli   di
  circoscrizione   è  ridotta  del  50  %.  Ai   consiglieri   di
  circoscrizione  è  corrisposta un'indennità pari  a  due  terzi
  dell'indennità  percepita dai presidenti. Tali disposizioni  si
  applicano  a  decorrere dal rinnovo di tali  organi  successivo
  alla data di pubblicazione della  presente legge.

  6.  Al comma 6 dell'articolo 3 della legge regionale n. 35  del
  1997  le parole  delle liste interessate' sono sostituite dalle
  seguenti:   di  tutte le liste che concorrono all'elezione  del
  Sindaco.'.

      9.  In  sede  di  primo  rinnovo  dell'Assemblea  regionale
  siciliana,  il  numero  di  54 deputati,  oltre  al  Presidente
  eletto,  come  indicato  al  punto  12  dell'articolo  2  della
  presente  legge,  che costituisce il limite  massimo  di  seggi
  attribuibili  alla  coalizione vincente,  può  essere  superato
  fatta salva comunque l'attribuzione integrale ed automatica  di
  tutti  i  seggi  della  lista regionale  del  Presidente  della
  Regione eletto.

      10.   Aggiungere il seguente articolo:

   Art.   .  Il comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale  26
  agosto  1992,  n. 7 e successive modifiche ed integrazioni,  va
  interpretato nel senso che il divieto di rieleggibilità per una
  sola  volta  non si applica nel caso in cui tra  un  mandato  e
  l'altro  si sia verificata una gestione straordinaria ai  sensi
  degli  articoli  143  e 144 del decreto legislativo  18  agosto
  2000, n. 267' .

      11.  Al  comma  5 dell'articolo 1 della legge regionale  16
  dicembre 2000, n. 25, sopprimere il periodo dell'ultimo rigo da
   inclusi i comuni  a  nell'anno 2000 .

      12. Sopprimere il punto 5 del comma 8. .

    -All'articolo 7:

   Emendamento 7.1 R:

  I  commi  6,  7,  8,  9 e 10 dell'articolo 2  ter  della  legge
  regionale  20  marzo  1951,  n. 29 e  successive  modifiche  ed
  integrazioni, sono sostituiti dai seguenti:

   6.  Nel limite di seggi cui ciascun gruppo di liste ha diritto
  ai  sensi  delle  disposizioni del comma 5, l'Ufficio  centrale
  regionale  individua in quali collegi elettorali provinciali  i
  seggi  vanno assegnati. A tal fine si determina preliminarmente
  la  graduatoria  regionale di ogni gruppo di liste  ammesso  al
  riparto. Tale graduatoria si basa sui voti residuati. Per  voti
  residuati si intendono:

  a) i voti delle liste che non hanno raggiunto alcun quoziente nei
    collegi elettorali provinciali  in cui concorrevano;

  b) i voti che rimangono ad una lista, detratti quelli necessari
    per  integrare  uno  o più quozienti nel collegio  elettorale
    provinciale in cui concorreva.

  7.  La  predetta graduatoria regionale si ottiene, per  ciascun
  collegio  elettorale provinciale, moltiplicando  per  cento  la
  cifra  dei  voti residuati ottenuti dalla lista del  gruppo  in
  quel collegio e dividendo il prodotto per il relativo quoziente
  elettorale circoscrizionale. I valori percentuali così ottenuti
  sono  riportati nella graduatoria tenendo conto anche dei primi
  due  numeri risultanti dopo la virgola. I seggi sono attribuiti
  seguendo tale graduatoria, in ordine decrescente.
  8.  Qualora vengano in considerazione liste provinciali che non
  hanno voti residuati, perché sono serviti ad ottenere un seggio
  con  i maggiori resti ai sensi del comma 5 dell'articolo 2 bis,
  tali liste sono poste alla fine della graduatoria regionale del
  gruppo   di   appartenenza.   Per   determinare   l'ordine   di
  collocazione di queste liste provinciali nella graduatoria,  si
  moltiplica   per   cento  la  cifra  elettorale   della   lista
  provinciale considerata e si divide il prodotto per  il  totale
  dei  voti  validi  riportati da tutte le liste concorrenti  nel
  collegio  provinciale di riferimento, con esclusione di  quelli
  conseguiti dalla liste non ammesse all'assegnazione  dei  seggi
  ai  sensi del comma 2 dell'articolo 2 bis. I valori percentuali
  così  ottenuti  sono riportati nella graduatoria regionale  del
  gruppo  di  appartenenza in ordine decrescente,  tenendo  conto
  anche dei primi due numeri risultanti dopo la virgola.

  9.  Ogni qual volta si attribuisce un seggio ad una lista in un
  collegio, la graduatoria regionale del gruppo scorre e si passa
  al  collegio  che nell'ordine della graduatoria segue  l'ultimo
  collegio cui è stato attribuito un seggio.

  10.  L'Ufficio  centrale regionale procede poi all'assegnazione
  dei seggi nel modo seguente:

  a)  si  considera la graduatoria regionale di  ogni  gruppo  di
  liste   cui   spettano  seggi,  determinata  ai   sensi   delle
  disposizioni dei commi 6, 7 e 8 del presente articolo;
  b)  si  attribuiscono i seggi ad un gruppo per volta, a partire
  da  quello  che  ha  la maggiore cifra elettorale  regionale  e
  seguitando in ordine decrescente di cifra elettorale. A  parità
  di  cifre  elettorali  regionali,  l'ordine  di  precedenza   è
  determinato per sorteggio;

  c)  entro  il  limite  di seggi che devono essere  assegnati  a
  ciascun gruppo, si individua un numero corrispondente di  liste
  provinciali  appartenenti al gruppo medesimo, secondo  l'ordine
  risultante dalla rispettiva graduatoria regionale;

  d)  ad  ogni  lista provinciale così individuata si assegna  un
  seggio;

  e)  qualora in un collegio in cui dovrebbe essere assegnato  un
  seggio,  la  lista  del  gruppo considerato  abbia  esaurito  i
  candidati  disponibili,  il seggio viene  attribuito  ad  altra
  lista  provinciale  nel  collegio che, secondo  la  graduatoria
  regionale  del  gruppo, segue l'ultimo  collegio  cui  è  stato
  attribuito un seggio con le modalità di cui al presente comma.

  11.  Esaurite  le  operazioni di cui  al  comma  10,  l'Ufficio
  centrale  regionale proclama eletto un candidato  per  ciascuna
  lista  provinciale cui sono stati assegnati seggi. I  candidati
  di  cui viene proclamata l'elezione sono individuati secondo la
  graduatoria delle preferenze individuali determinata  ai  sensi
  del comma 6 dell'articolo 2 bis.

  12.  Di  tutte  le  operazioni dell'Ufficio centrale  regionale
  effettuate  ai  sensi del presente articolo e  dell'articolo  2
  bis, si deve redigere il processo verbale in duplice esemplare.
  Si   applicano,   in   quanto  compatibili,   le   disposizioni
  dell'articolo   58.  Si  applicano  altresì   le   disposizioni
  dell'articolo 57 relativamente alla comunicazione dell'avvenuta
  proclamazione dei deputati .

    -All'articolo 8:

   Emendamento  8.14:

  All'articolo 8, comma 1, n. 6, è soppresso l'inciso   ovvero  a
  più liste provinciali .

   Emendamento 13.3 sostitutivo del comma 5 dell'emendamento 3
   R:

   Il comma 5 è così sostituito:

   Quando per dimissioni o qualsiasi altra causa, ivi compresa la
  nomina  ad  assessore  regionale,  rimanga  vacante  un  seggio
  attribuito  ad  un  candidato della lista regionale  il  seggio
  viene  attribuito  al gruppo di liste cui  il  deputato  eletto
  nella lista regionale aveva dichiarato di aderire nell'atto  di
  accettazione   della  candidatura,  ai  sensi   del   comma   2
  dell'articolo  3  ter,  ed assegnato alla  lista  del  predetto
  gruppo   presentata  nel  collegio  provinciale  indicato   dal
  deputato  medesimo come proprio collegio di riferimento.  Viene
  proclamato  eletto  il candidato che in tale lista  provinciale
  risulti  primo  dei  non  eletti  secondo  la  graduatoria   di
  candidati determinata ai sensi del comma 6 dell'art. 2 bis .

    -All'articolo 14:

   Emendamento 14.3:

  All'articolo 14, comma 1, n. 2, all'articolo 17, comma 1, n.  2
  ed  all'articolo 18, comma 2, n. 2 sono soppresse le parole  da
   da  uno  dei  soggetti di cui all'articolo 14 della  legge  21
  marzo 1993, n. 53   sino a   successive modificazioni .

    -All'articolo 21:

   Emendamento 21.3:

  Sopprimere il comma 3 (che sostituisce il comma 3 dell'articolo
  17  della  legge  regionale 20 marzo 1951, n. 29  e  successive
  modifiche ed integrazioni).

    -All'articolo 24:

   Emendamento aggiuntivo 24.27:

                           Articolo 24 bis

  1.  All'articolo  8,  comma 5 - seconda alinea  -  della  legge
  regionale  23  ottobre  2001, n. 14  recante    Disciplina  del
  referendum  ai  sensi dell'articolo 17 bis dello Statuto  della
  Regione  le parole  entro dieci giorni  sono sostituite con  le
  parole   entro quaranta giorni .

   ALLEGATO

   Risposte scritte ad interrogazioni

   BASILE  - VILLARI. -«Al Presidente della Regione e all'Assessore
  per la sanità, premesso che:

   i  lavoratori  della  sezione AIAS di Acireale  da  molto  tempo
  denunciano situazioni di irregolarità nella gestione della sede;
   gli  esposti  e  le denunce hanno creato, negli anni,  un  clima
  irrimediabilmente   logorato,  condizionando   i   rapporti   tra
  lavoratori, da una parte, e i gestori della sede dall'altra;
   dalle  descrizioni dei dipendenti che si dichiarano  parte  lesa
  si  evincono,  nei fatti, situazioni di estrema gravità,  il  cui
  accertamento  deve essere sottoposto ad un urgente  controllo  da
  parte degli organi preposti;

   ricordato che:

   la  sede  AIAS  di  Acireale  con la stipula  della  convenzione
  regionale  ha accettato i contenuti degli articoli  9,  10  e  15
  della  circolare  747  del  29  aprile  1994   Nuovo  schema   di
  convenzione  tra  le  AA.UU.SS.LL. e le strutture  riabilitative
  emanata dall'Assessore per la sanità pro tempore;
   altresì, il decreto di iscrizione all'Albo regionale dei  centri
  AIAS  ribadisce ed obbliga gli stessi all'osservanza delle  leggi
  della Regione;

   ritenuto che:

   ai   vertici   dell'AIAS   spetta  il   compito   di   osservare
  rigorosamente le norme contenute nello statuto associativo,  pena
  la  decadenza  degli status giuridici di cui oggi  l'Associazione
  beneficia;
   l'AIAS  eroga servizi a persone bisognose di assistenza ed  alle
  loro  famiglie e si pone, dunque, agli occhi della comunità  come
  un'associazione che persegue fini sociali e non di lucro;
   è  auspicabile, altresì, un sollecito controllo da  parte  della
  Direzione  dell'ASL  di Catania, sulla effettiva  regolarità  dei
  servizi erogati dall'AIAS di Acireale;

   per sapere se non ritengano di dover promuovere un'ispezione  al
  fine  di  fare  chiarezza sull'attività svolta presso  l'AIAS  di
  Acireale». (1398)

   Risposta.  «Con  riferimento  alla interrogazione  numero  1398,
  l'Azienda   sanitaria   locale  n.   3   di   Catania,   all'uopo
  interpellata,   ha  fatto  sapere  che  dagli  atti  in  possesso
  dell'azienda,   si   conferma  la  regolarità  amministrativa   e
  sanitaria  del centro riabilitativo AIAS di Acireale,  così  come
  previsto dalla convenzione in atto operante con l'Azienda n. 3 di
  Catania.
   Tanto in evasione all'atto ispettivo».

   L'Assessore CITTADINI