Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, avverto che del processo verbale
della seduta precedente, verrà data lettura nella seduta
successiva.
Dimissioni dell'onorevole Giuseppe Castiglione
PRESIDENTE Si passa al I punto all'ordine del giorno:
Dimissioni dell'onorevole Giuseppe Castiglione dalla carica di
deputato regionale.
Considerato che le dimissioni dell'onorevole Castiglione da
deputato regionale, di cui è stato dato annunzio nella seduta
precedente, rimuovono una situazione di incompatibilità,
l'Assemblea ne prende atto.
Avverto che successivamente l'Assemblea procederà
all'attribuzione del seggio resosi vacanti a termini di legge e
di Regolamento interno dell'Assemblea regionale siciliana.
Comunico, altresì, che la Commissione per la verifica dei
poteri, preposta alla proclamazione, si riunirà domani mattina.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per
l'elezione del Presidente della Regione siciliana a suffragio
universale diretto. Nuove norme per l'elezione dell'Assemblea
regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni alla legge
regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni» (nn.
850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).
PRESIDENTE Si passa al II punto all'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge. Si procede con il seguito della
discussione del disegno di legge «Norme per l'elezione del
Presidente della Regione siciliana a suffragio universale
diretto. Nuove norme per l'elezione dell'Assemblea regionale
siciliana. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 20
marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni» (nn. 850-265-338-
409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).
Invito i componenti la I Commissione Affari Istituzionali' e
la Commissione speciale per la revisione dello Statuto regionale
a prendere posto al banco delle Commissioni.
Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge si
era interrotto nella seduta n. 230 del 28, 29 e 30 luglio 2004,
in sede di votazione dell'emendamento 3 R.1, a firma
dell'onorevole Pistorio.
PISTORIO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PISTORIO Signor Presidente, onorevoli colleghi, riprendo il
mio intervento da dove, l'altra sera, in un clima piuttosto teso
dovuto forse alla stanchezza, era stato interrotto. In
quell'intervento, giovedì sera, tentavo di spiegare all'Aula il
senso dell'emendamento 3 R.1, che suggeriva una riflessione
aggiuntiva su un tema importante, su un'innovazione assolutamente
straordinaria che conteneva importanti effetti positivi - ne ho
enunciato qualcuno nell'intervento svolto durante la discussione
generale sul maxiemendamento - ma che, certamente, fa ipotizzare
possibili profili di legittimità, oltre a non avere ben
considerato tutte le ricadute sul sistema di relazione dei
rapporti politici, su come questa figura inciderà nell'ambito dei
rapporti politici materiali.
Questa riflessione è stata svolta, vi sono stati
approfondimenti che hanno incontrato valutazioni differenti, che
hanno guardato agli aspetti giuridici, che hanno considerato le
questioni politiche. Non c'è dubbio che, quindi, la maggioranza,
ovviamente responsabile di quel maxiemendamento che contiene
questa norma, abbia avuto tutte le possibilità per valutare
appieno gli effetti di questa norma, le sue ricadute, la sua
interpretazione, l'eventuale giudizio anche dell'opinione
pubblica.
Personalmente, ho imparato in una militanza politica piuttosto
antica - non tanto antica è la mia esperienza parlamentare, ma
quella politica lo è sicuramente -, che un dirigente politico non
deve essere vanitoso, non deve innamorarsi troppo di una propria
iniziativa, ma la deve consegnare alla dinamica dei rapporti
politici, perché poi essa esplica la sua funzione a prescindere
da chi l'ha avviata. E questo risultato è stato colto. Non sono
sicuramente un buon cattolico, cerco di non essere un pessimo
cattolico e di conseguenza non voglio commettere peccato di
superbia.
Mi è stato detto che questa iniziativa, anche se utile, può
non aiutare non soltanto i rapporti politici all'interno della
maggioranza, ma anche il percorso parlamentare della legge che
tutti sanno essere un percorso accidentato; è un percorso che
incontra interessi divergenti, qualche intervento irrituale,
talune incomprensioni e che ha certamente disperso una delle
condizioni originarie, cioè il tentativo di dialogo quanto più
possibile 'bipartisan'.
Ebbene, sono ancora convinto che questa legge, per quelli che
sono i suoi fondamentali obiettivi, aiuterà la Sicilia perché
renderà più chiari i rapporti politici, consoliderà il
bipolarismo, razionalizzerà il sistema e, tra l'altro, contiene
delle importanti innovazioni sul piano delle nuove istanze
sociali come quello del voto e del ruolo delle donne.
Per questa ragione, signor Presidente, pur mantenendo talune
valutazioni e sapendo che non tutto si consuma in quest'Aula, per
quella che è la mia funzione di parlamentare e nella funzione che
avevo esercitato di vicepresidente della Commissione Statuto -
quindi con quel dovere in più che ha chi, forse non all'altezza
ma con buona volontà, tenta di interpretare una funzione anche
istituzionale e bipartisan'-, ritengo doveroso aiutare questo
percorso parlamentare liberando, forse, da questo ingombro
l'Aula; pertanto, ritiro l'emendamento a mia firma.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, faccio una
premessa di merito sull'emendamento e poi, se i colleghi mi
permettono, anche una considerazione di carattere politico.
La premessa di merito è questa: l'emendamento a firma
dell'onorevole Pistorio, come vicepresidente della Commissione
competente sulla materia di legge elettorale, è un emendamento
che ha carattere di norma transitoria, che è stato inserito
nell'ambito di un altro emendamento che ha carattere di norma
transitoria.
Vorrei ricordare che le leggi elettorali non possono contenere
norme transitorie.
C'è stato un abuso da parte del Parlamento sull'uso delle norme
transitorie, perché le leggi in generale, ma la legge elettorale
in particolare devono essere leggi generali ed astratte.
L'impressione che si ha è che il Parlamento abbia legiferato,
di volta in volta, introducendo norme transitorie sulla base di
logiche di convenienza.
Penso che un'attenta lettura da parte del Commissario dello
Stato dovrebbe indurlo ad impugnare tutte le norme transitorie.
Personalmente sono, in generale, come lo sono stato con
l'articolo 3 bis, contrario al fatto che la legge, per ragioni di
costituzionalità, possa contenere norme transitorie di qualsiasi
genere.
Tuttavia, l'emendamento dell'onorevole Pistorio ha assunto un
elemento di rilevanza politica e non normativa, legato al fatto
che in quest'Aula abbiamo detto, come i colleghi sanno, che la
norma relativa alla figura del deputato supplente è una norma
vergogna'.
Abbiamo fatto una battaglia parlamentare, abbiamo proposto i
nostri emendamenti soppressivi, siamo stati battuti e quando
l'onorevole Pistorio ha presentato un emendamento tendente a
dilatare nel tempo, sino al 2011, la possibilità che questa norma
andasse a regime, pur sapendo che si trattava di una norma
transitoria, sulla quale esistevano profili di dubbia
costituzionalità, abbiamo detto che tutto ciò ci sembrava un
atteggiamento ragionevole.
Stasera, l'onorevole Pistorio ci ha detto che la sua funzione
bipartisan lo induceva a ritirare l'emendamento. Ritengo che non
sia la sua funzione bipartisan, bensì la sua funzione di
vicepresidente della Commissione - schiacciato da una parte dal
centro-destra, che ha raggiunto una mediazione per accordi
interni al centro-destra - a confermare che questa legge
elettorale è una legge di schieramento e non una legge del
Parlamento regionale.
Il comportamento inaudito del vicepresidente della Commissione
competente di ritirare l'emendamento è esattamente quello di
doversi piegare a logiche di maggioranza, a logiche di
convenienza della maggioranza, tradendo lo spirito per il quale
si fanno le leggi elettorali che, ripeto, devono avere carattere
astratto e generale.
Pertanto, signor Presidente, mi permetto, visto che è stato
fatto osservare che l'emendamento per essere ripresentato in
Aula, in questa fase, debba essere sottoscritto dal Presidente
della Commissione o dal Governo e che, tra l'altro, si dice che
non sia possibile farlo proprio, per evitare querelle successive
dichiaro, ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento interno, di
farlo mio.
LEONTINI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà. Anche se non è iscritto a parlare,
ritengo sia opportuno alternare gli interventi sulla base delle
opinioni.
FORGIONE Signor Presidente come lei sa noi siamo fuori dai
Poli
PRESIDENTE No, parlerà dopo onorevole Forgione, nessuno le
nega di parlare. Gli iscritti a parlare per altro sono gli
onorevoli Ortisi e Forgione. E' giusto che dopo il rappresentante
della minoranza parli un rappresentate della maggioranza.
LEONTINI Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo aver
preso atto della decisione del collega Pistorio di ritirare
l'emendamento ed avere ascoltato l'intervento del collega
Speziale, devo esprimere, a nome dell'intera maggioranza, una
valutazione ed una posizione diversa rispetto a quella che il
collega Speziale ha espresso riferendosi ai contenuti del
Regolamento, in quanto il nostro Regolamento all'articolo 112, VI
comma, così recita: dopo la chiusura della discussione generale
è ammessa la presentazione di ulteriori emendamenti, soltanto
quando siano sottoscritti da quattro deputati o da un Presidente
di Gruppo parlamentare e si riferiscano al altri emendamenti
presentati'.
Al successivo comma VII, si precisa che: i termini di cui ai
commi precedenti non si applicano alla presentazione di
emendamenti da parte del Governo e della Commissione tendenti
alla rielaborazione degli articoli, nonché degli emendamenti e
dei subemendamenti presentati'.
La fattispecie in esame è esattamente quella che ad incastro va
fatta corrispondere con quanto disciplinato dal comma VII
dell'articolo 112 del Regolamento interno e cioè che la
possibilità di presentare emendamenti, assegnata a quattro
deputati o ad un Presidente di Gruppo parlamentare, non sia
consentita quando gli emendamenti portano la firma del Governo o
della Commissione, come nel caso dell'emendamento del collega
Pistorio, presentato proprio da quest'ultimo nella qualità di
vicepresidente vicario di Commissione.
Quindi, a norma dell'articolo 112 del Regolamento interno, il
collega Speziale non può far proprio l'emendamento. Il collega,
probabilmente faceva riferimento all'articolo 114 che dice che
una proposta qualsiasi od un emendamento ritirati dal proponente
possono essere ripresi da altri. Questa però è norma generale che
viene sicuramente superata dalla fattispecie particolare nelle
quale entra la disciplina dell'articolo 112 del Regolamento.
Infatti, in quest'articolo si specifica che gli emendamenti,
sopratutto quelli firmati dal Governo e dalla Commissione, come
in questo caso, non possono essere fatti propri né dal Presidente
del Gruppo parlamentare, né da quattro altri deputati,
eventualmente proponenti.
Manifestiamo ciò proprio per rappresentare una posizione
diversa in applicazione del Regolamento e riteniamo, quindi, che
si debba prendere atto del ritiro dell'emendamento da parte del
collega Pistorio, precisando che rimane un articolo formulato con
la dicitura in via di prima applicazione.
Non c'é dubbio che la volontà dell'Aula e quindi la ratio della
norma vogliano intendere che la prima applicazione riguarda la
disciplina del nuovo corso elettorale che sarà quello dal 2006 in
poi. Questa norma, quindi, qualora votata diventa legge della
Regione e, peranto, norma da applicare alla prossima elezione
elettorale regionale del 2006; pertanto, anche se dovesse
rimanere la dicitura in via di prima applicazione, si riferirà al
2006 e non ad una immediata applicazione.
Ci tenevo a specificare che la ratio della norma è questa. E'
una legge elettorale che disciplina il prossimo corso, non può
intervenire, strada facendo, sul regime elettorale in base al
quale siamo stati eletti a far parte di quest'Assemblea. Siccome
qualche collega lo ha messo in dubbio, ritengo sia doveroso
chiarirlo ed è bene che rimanga agli atti.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, poiché sono iscritti a
parlare numerosi deputati, esattamente gli onorevoli Ortisi,
Forgione, Cracolici e Fleres, vorrei ricordare che si tratta di
un problema regolamentare. E' stato richiamato l'articolo 114 del
Regolamento e per i richiami non si può aprire una discussione
generale alla quale partecipa l'intera Aula, dobbiamo essere in
grado di autodisciplinarci anche perché, considerata la
delicatezza e l'importanza dell'argomento, non vorrei applicare
la norma che prevede di far parlare un oratore a favore ed uno
contro. Ritengo che si debba fare un minimo di discussione, ma
imploro l'autodisciplina.
Presidenza del presidente Lo Porto
Sull'ordine dei lavori
FLERES Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
parlare sull'ordine dei lavori perchè, a mio avviso, prima di
procedere con i lavori parlamentari, si deve sciogliere la
questione posta poc'anzi dall'onorevole Leontini a conclusione
del suo intervento. Per fare ciò desidero enunciare la storia di
questo emendamento 3 R, laddove io stesso intervenni per
precisare che la doppia dizione che recitava: in via di prima
applicazione' e poi a decorrere dalla XIV legislatura', avrebbe
determinato una confusione poiché la medesima norma si applicava
anche ai comuni ed alle province la cui vita non corrisponde alla
legislatura che è il periodo di tempo per il quale è stata eletta
l'Assemblea legislativa. Per tale ragione fu scelta la dizione
attuale e non fu scritto a partire dalla XIV legislatura'.
Tuttavia, la volontà dell'Aula era quella che questa norma si
applicasse a partire dal 2006, dalla prima tornata utile,
successiva all'approvazione della legge.
A mio avviso questa interpretazione andrebbe sancita dall'Aula
in qualche modo e, pertanto, signor Presidente, mi permetto di
suggerire - anche se sicuramente gli uffici avranno già fatto
altrettanto - di sottoporla ad una presa d'atto dell'Aula.
L'interpretazione dell'Aula, nel momento in cui fu votato
questo emendamento, era quella che comunque ci si riferiva alla
prima applicazione della legge in termini di elezione successiva,
non all'applicazione nel corso di questa legislatura, bensì dalla
prossima legislatura.
Per poter procedere - l'Aula farà poi una valutazione nel
merito -,dobbiamo partire da un dato certo, cioè che
l'interpretazione che l'Aula ha voluto dare alla dizione in via
di prima applicazione', è riferita al 2006, cioè alla prima
elezione successiva all'approvazione della legge.
Questo potrebbe essere fatto con una semplice presa d'atto, in
quanto ciò ci consentirebbe di ragionare su tutto il resto in
maniera chiara. A quel punto l'Aula potrà pronunciarsi in favore
dell'ipotesi dell'onorevole Pistorio, che afferma non la XIV ma
la XV, o a favore di questa ipotesi.
PISTORIO Non c'è più l'ipotesi Pistorio
FLERES Di chi vorrà farsene carico.
PRESIDENTE Onorevole Fleres, accolgo il suo intervento
sull'ordine dei lavori, anche se devo esprimere qualche
perplessità sul valore cogente di una presa d'atto da me
pronunciata. Posso richiamare l'articolo 117 del Regolamento ed
ai sensi di quest'articolo applicare la norma.
FLERES Concordo, signor Presidente.
Presidenza del presidente Lo Porto
Riprende la discussione del disegno di legge nn.850-265-338-409-
480-498-641-642-660-669-775-779/A
PRESIDENTE E'iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, la chiamano già
legge pomata', perché si parla solo di prima applicazione. Sono
due leggi, poi ne parleremo quando faremo l'intervento di merito
e di giudizio sulla legge.
Credo che il combinato disposto degli articoli 112 e 114 del
Regolamento interno indichino il percorso che l'onorevole
Speziale ha evidenziato - con buona pace dell'onorevole Leontini
- e pur tuttavia vorrei fare notare soltanto, signor Presidente -
rimandando all'intervento di merito, per dichiarazione di voto,
quando dovremo votare l'intera legge - che quello che sta
accadendo ed è accaduto in altre evocate epoche o zone politiche
si chiamava e si chiama auto-dafè', perché una dichiarazione del
Presidente Cuffaro indica che noi stiamo qui tanto per starci. Il
Presidente Cuffaro afferma di avere chiesto all'onorevole
Pistorio di ritirare l'emendamento in questione al fine di
salvaguardare le ragioni di coalizione. No comment
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, ogni ora che
passa questa legge diventa un mostro istituzionale e un
papocchio' politico.
Abbiamo visto l'onorevole Pistorio presentare un emendamento
per favorire una sorta di dialogo con le opposizioni, le quali si
sarebbero sentite legittimate ad un atteggiamento maggiormente
disponibile di fronte alla dilazione di quella che l'onorevole
Speziale ha chiamato una vergogna', cioè i deputati supplenti, i
portaborse dei deputati, coloro che esistono soltanto in funzione
del fatto che il deputato eletto che li ha preceduti vada al
Governo. Quando questo cesserà, coloro che ne prenderanno il
posto, cesseranno anch'essi di essere deputati e quindi sono
vincolati per fedeltà, subalternità, servilismo, e magari anche
attitudini personali, per l'amor di Dio - la politica in Sicilia
ci ha abituati al peggio rispetto a quello che sto dicendo - ad
essere i servi del deputato che, assumendo l'incarico di
Assessore, li legittima ad essere deputati supplenti e quindi di
fatto dei portaborse.
Ora, se tutto ciò viene definito una vergogna', onorevole
Speziale, e secondo me è una vergogna, per continuare con questo
termine definisco davvero vergognoso che voi lo proponiate, mi
pare che una vergogna non può essere dilazionata nel tempo.
Ritengo che se è una vergogna l'applicabilità immediata, è una
vergogna anche l'applicabilità diluita, non c'è una vergogna
dilazionabile nel tempo Non comprendo perché se questa norma è
immorale nel 2006, la figura stessa del deputato supplente, nel
2010, sia immorale ma un po' meno. Inviterei quest'Aula a
recuperare il senso di sé, a recuperare una sorta di dignità
istituzionale, in assenza di una dignità politica.
Vi rendete conto del ridicolo di cui ci ha coperto tutti? Anche
a me, che sto avversando questa legge, i suoi principi, i suoi
contenuti. L'articolo di prima pagina sul Corriere della Sera di
sabato, firmato da Giannantonio Stella, il quale ha ridicolizzato
questo Parlamento, la vostra funzione, senza dilazioni, cari
colleghi, l'ha ridicolizzata per l'immoralità di norme fatte su
misura, per una spartizione di potere.
Di questo si tratta. Ed anche se lo stesso Presidente della
Regione, nel corso dei mesi, ha detto che la legge la fa l'Aula,
ci troviamo di fronte ad una legge del Governo e di questa
maggioranza, e al contempo siamo di fronte ad un imbarazzo palese
dei singoli parlamentari: non ce ne é uno - nè della
maggioranza, nè dell'opposizione - che sia entusiasta
Con chiunque si parli, ci si sente rispondere che tanto il
Commissario dello Stato la impugnerà.
Ma che legislatori siete se sperate che il Commissario dello
Stato finirà col dovere porre rimedio al papocchio' ed alla
vergogna che voi state producendo?
Questo é lo stato d'animo che si vive in questa Aula, signor
presidente dell'Assemblea e onorevole presidente della Regione.
Ti dicono sì, che questa norma é un po' vergognosa, ma tanto ci
penserà il Commissario dello Stato. Poi dici che, sì, ma ce n'é
anche un'altra che fa un po' schifo, e ti rispondono alla stessa
maniera, che tanto ci penserà il Commissario dello Stato.
Non ci vuole il 117 per correggere le mostruosità di questa
norma, ci vuole il 118, perché questa norma é vicina ad un
ospedale istituzionale
State producendo un mostro e allora, di fronte a questa
mostruosità, politica, istituzionale, morale, che la maggioranza
si carichi delle proprie responsabilità.
Il Presidente della Regione ha allineato l'onorevole Pistorio,
e l'onorevole Pistorio, con molta modestia - caratteristica
normalmente non molto presente nei comportamenti, peraltro -
però, con molta modestia, l'onorevole Pistorio ha detto che lo
hanno allineato' e in politica, bisogna prendere atto che una
persona, di fronte al proprio orgoglio, ogni tanto, si deve
fermare.
Apprezzo molto, ma non perché vengo dalla cultura del
centralismo democratico, come lei, del resto, onorevole Pistorio,
io sono rimasto comunista, lei é diventato democristiano. Sono
libero nelle mie esternazioni, quindi, apprezzo quando si dice:
obbedisco'. Ma in questa occasione lei obbedisce nel modo
peggiore, perché sta legittimando il fatto che questa legge non
ha più niente di istituzionale.
Non ha alcun aspetto che sia frutto di un confronto
parlamentare libero. Perché, alla fine, tenete questa legge
assieme? Solo perché un vincolo di maggioranza, un accordo preso
tra il Presidente della Regione, oggi, che pur di tenere in vita
con la colla la sua maggioranza, le ha detto di ritirare il suo
emendamento, perché l'onorevole Micciché ne ha un altro pronto,
l'onorevole Cintola mi ricade malato, eccetera, eccetera.
Di fronte a questa condizione, vi state facendo carico dello
scempio della legittimità istituzionale e della sovranità
dell'Assemblea. Ed a questo punto mi sorge una domanda: se siamo
di fronte a una tale situazione, se tutti sperano nel Commissario
dello Stato, se questa legge ormai é la legge di Cuffaro, perché
il presidente Cuffaro chiama l'onorevole Pistorio e gli dice di
non mantenere un punto di infezione nel dibattito, altrimenti
crolla tutto? Perchè c'é sempre un onorevole Micciché che non la
vuole fare, un altro che cade malato, eccetera?
Se siamo di fronte ad una norma vergogna, come l'ha definita
l'onorevole Speziale, ma cosa aspetta tutto il centrosinistra a
delegittimare completamente questa maggioranza, affinché sia reso
esplicito quello che é già chiaro e cioè che si tratta della
legge del Governo Cuffaro e della sua maggioranza? Affinché sia
chiaro che questo percorso é ormai pieno di illegittimità e che
il prodotto può essere definito una vergogna politica e che il
centrosinistra non ha ottenuto niente da questa legge.
Niente, non una delle proposte avanzate è stata accolta e,
quindi, che ve la facciate da soli, che il centrosinistra
abbandoni l'Aula e renda esplicita tale vergogna di fronte al
Paese Infatti, é l'intero Paese che guarda, non soltanto la
Sicilia, é il Paese che sta assistendo a tale vergogna, e
pertanto che si renda esplicito di cosa é capace questo
centrodestra ed i suoi equilibri di potere.
Altrimenti, non dico che c'é una volontà, ma oggettivamente c'é
una copertura alla mostruosità che si sta producendo. Per questo,
o fate proprio l'emendamento o non lo fate proprio, amici e
colleghi del centrosinistra, ritengo che le vergogne non siano
dilazionabili e nemmeno l'opinione, nettamente contraria ed
indignata sulla norma, può essere dilazionabile.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.
Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
ringraziare, intanto, l'onorevole Leontini perché, con la lettura
dell'articolo 112 del Regolamento, ha evidenziato quanto avvenuto
e cioè quanto contenuto nel Regolamento è stato violato da questo
Parlamento e dalla sua Presidenza.
L'onorevole Leontini ha ricordato, a proposito del comma 7, che
i termini, di cui ai commi precedenti, non si applicano alla
presentazione di emendamenti da parte del Governo e della
Commissione tendenti alla rielaborazione degli articoli, nonché
degli emendamenti e dei sub-emendamenti presentati.
Se non ricordo male il famoso emendamento 3 R, che poi è
diventato 3 R bis e poi alla fine non si sa cosa, che è un
insieme di norme transitorie che violano la legittimità di ciò
che stiamo approvando soprattutto sul piano costituzionale, non
mi pare che avesse come obiettivo la rielaborazione degli
articoli né la riscrittura di emendamenti o sub-emendamenti già
presentati nei tempi previsti dal Regolamento stesso.
Era un emendamento assolutamente ex-novo che ha introdotto una
serie di norme cosiddette transitorie che, di fatto, mutano ciò
che l'Aula aveva approvato qualche ora o qualche giorno prima.
Credo che questo intervento faccia giustizia inoltre rispetto a
quanto sollevato dall'onorevole Orlando a proposito della
violazione delle norme regolamentari.
Se viene detto dal capogruppo di Forza Italia, che ha parlato a
nome della maggioranza e, quindi, presumo anche di tutti gli
altri gruppi del centro-destra, in qualche modo afferma alla fine
ciò che non bisognava fare fin dall'inizio.
La cosa singolare che fa l'onorevole Leontini è che nel leggere
il comma 7 dell'articolo 112, lo applica all'articolo 114.
Mi pare del tutto evidente che se l'Aula, quando ha varato il
Regolamento, avesse in qualche modo voluto determinare un divieto
per fare propri emendamenti presentati cioè che devono avere
alcuni requisiti - fatti prima della discussione generale o fatti
dal Governo o dalla Commissione - se avesse voluto vietare che
qualunque deputato, di fronte al ritiro di un emendamento, lo
potesse fare proprio, è evidente che lo avrebbe scritto, così
come è stato scritto nell'articolo 112 cioè che gli emendamenti
del Governo e della Commissione si possono presentare anche dopo
la chiusura della discussione generale.
Poiché l'articolo 114 è successivo all'articolo 112, il 114, in
maniera generale e non particolare, nel momento in cui afferma
che qualunque proposta, persino un disegno di legge del Governo,
o qualunque emendamento di fronte al ritiro, può essere fatto
proprio da qualunque deputato, è evidente che il Regolamento in
maniera chiara ed inequivoca dà un'interpretazione alla procedura
d'Aula che consente a qualunque parlamentare di fare proprio
l'emendamento.
Quindi, mi pare che ciò che asseriva l'onorevole Leontini per
dimostrare l'improponibilità del fare proprio un emendamento sia
esattamente ribaltata sia per le ragioni che ho citato in
riferimento al comma 7 dell'articolo 112, sia al fatto che
l'articolo 114 appare evidente e chiaro.
Voglio concludere con un giudizio finale. Stiamo assistendo
ormai all'ennesimo atto della farsa che questo Parlamento ha
celebrato in questi giorni.
Mi pare del tutto evidente che vi sia una grande sofferenza sia
di singoli parlamentari che di interi gruppi parlamentari
rispetto al testo che questo Parlamento sta per varare.
Vi è una grande sofferenza sul piano politico, ma vi è
soprattutto una grande sofferenza sul piano della comprensione
costituzionale della norma. Ed ormai anche le parole del collega
Pistorio,che ha ritirato per amor di patria forse, non
rappresentavano tutto quello che poteva dire, nel senso che non
ha detto quello che è già sulle agenzie, vale a dire che a
chiedere di ritirare questo emendamento è stato il Presidente
della Regione.
Ancora una volta, dunque, il Presidente della Regione, per
ragioni di coalizione, dopo la vicenda dell'emendamento, ha
costretto l'onorevole Pistorio a ritirare la sua proposta di
emendamento: stiamo affermando che questa legge elettorale,
forse unico caso tra quelli che io conosco, è la legge di un
Governo, non la legge di un Parlamento. E' la legge del Governo,
è la legge di Cuffaro. Questa è la legge che ha voluto Cuffaro.
E' evidente che anche chi, in qualche modo, si richiama alla
possibilità che il Commissario dello Stato impugni questa o
quella norma, vorrei far rilevare che impugnerà questa o quella
norma voluta dal Presidente della Regione e quindi voluta dal suo
Governo.
Credo che tutto questo stia spingendo inevitabilmente ad una
condizione che è, da questo punto di vista, forse un brutto
precedente. Non solo la legge la farà una maggioranza, la voterà
una maggioranza, ma la legge la voterà e la farà una maggioranza
perché è la legge che ha voluto il Governo di questa Regione. Noi
stiamo scrivendo le regole che riguarderanno la rappresentanza
politica in Sicilia con una logica non solo di schieramento, ma
una logica di governo. Si sta creanco un brutto precedente. Come
tutti i precedenti, una volta che si verificano si possono
ripetere.
Noi pensavamo che la legge elettorale dovesse avere un altro
corso, un altro respiro, un'altra capacità di aggregazione dello
schieramento parlamentare. Così non è stato. Ma adesso non ci si
può impedire che di fronte ad una norma che tutti a parole
dichiarano di dubbia legittimità l'Aula non possa esprimersi
quanto meno per tentare di sterilizzare questa norma
dilazionandola nel tempo di applicazione. Questo riguarda sia il
Parlamento regionale, ma riguarda anche la vita dei comuni e
delle province, poiché la figura del consigliere supplente
l'abbiamo estesa - anche lì con una dubbia procedura
istituzionale - agli enti locali.
Pertanto, faccio anche mio l'emendamento presentato
dall'onorevole Pistorio e fatto proprio dall'onorevole Speziale.
Chiedo inoltre al Presidente dell'Assemblea di garantire che
almeno venga rispettato l'articolo 114 del Regolamento interno
visto che l'articolo 112 non lo è stato.
PRESIDENTE Dichiaro chiusa le iscrizioni a parlare. E'
iscritto a parlare l'onorevole Ardizzone. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE presidente della prima Commissione. Signor
Presidente, io molto brevemente voglio ricollegarmi al
ragionamento fatto dall'onorevole Fleres in ordine
all'applicazione delle norme.
Il ragionamento va esteso - lo dico nella qualità di presidente
della Commissione - a tutte le norme che giustamente e
diligentemente gli uffici hanno rubricato in un apposito Titolo,
nel Titolo II. Infatti, tutte le norme che riguardano gli enti
locali hanno valenza dal primo rinnovo degli enti locali stessi;
quando dico tutte le norme , mi riferisco sia alle norme citate
dall'onorevole Fleres e cioè le norme che riguardano la questione
della supplenza momentanea, temporanea così come anche la norma,
ad esempio, che riguarda la possibilità della mozione di sfiducia
votata per appello nominale dal 65 per cento dei consiglieri
assegnati.
Vorrei peraltro precisare, ma ritengo che già gli uffici,
proprio per il fatto di avere collocato tutto in un apposito
titolo, abbiano già pensato a questo, che ci troviamo dinanzi a
materia non sottoponibile a referendum di cui all'articolo 17 bis
- lo dico perché rimanga agli atti e per evitare equivoci
successivi; per evitare equivoci soprattutto agli uffici.
Obiettivamente, il procedimento è stato aggravato. Ripeto che si
tratta di materia non sottoponibile a referendum, anche se poi
gli uffici procederanno nella maniera che riterranno più
opportuna, così come peraltro previsto dalla legge numero 14 del
2001.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi,
l'onorevole Forgione faceva riferimento e richiamava il
Parlamento ad una dignità istituzionale chiedendo ancora una
volta di riflettere rispetto all'approvazione di questa norma.
Tante volte nei miei interventi anch'io ho fatto riferimento alla
dignità istituzionale di questo Parlamento.
Innanzitutto - e qua contraddico alcuni interventi dei colleghi
- quando a proposito di questa legge la definiscono la legge
Cuffaro o la legge D'Aquino . Io con tutto il rispetto per il
Presidente della Regione e per l'Assessore alla Famiglia, il
quale assessore è stato presente in Aula e ci ha risposto
puntualmente ad ogni nostra eccezione, soprattutto dopo che ha
fatto suo il subemendamento; è stato attento ed ha risposto
puntualmente ad ogni nostra eccezione avanzata. Io mi permetto
di dire - ed è forse questa la violazione più grande della
dignità istituzionale - che questa è la legge Miccichè . Ad ogni
modo, devo dire che noi in linea di principio siamo contrari
anche alla nuova prassi instaurata in questo Parlamento del voto
su voto, una volta deliberata una cosa per quanto sbagliata essa
possa essere vi si torna con l'artefizio: per la prima
applicazione .
E' chiaro che qui si tratta,così come diceva l'onorevole
Speziale, di sterilizzare una norma che sicuramente è una norma
non costituzionale. Ed ancora una volta, faccio riferimento alle
esigenze di evitare la violazione di questo divieto di mandato
imperativo, di vincolo di mandato.
L'articolo 67 garantisce al parlamentare la possibilità di
esercitare con piena libertà l'esercizio della propria funzione.
In questa maniera non si riesce a garantire al parlamentare
l'esercizio libero della propria funzione. Ecco perchè facciamo
anche noi riferimento ad una dignità istituzionale che questo
Parlamentato deve avere.
Onorevole Pistorio, lei con grandi doti di equilibrio ci ha
detto che per esigenze di coalizione vi è la necessità di
ritirare questo emendamento che avrebbe sterilizzato questa
norma. E' chiaro che anche lei in un passaggio fa riferimento a
quello che è stato contestato più volte all'eventuale intervento
del Commissario dello Stato. Infatti, lei dice che non tutto si
consuma in questa Aula. Io dico: no, onorevole Pistorio, noi
dobbiamo cercare di far consumare tutto in questa Aula, tutto ciò
che è legislativo; quello che dovrà avvenire avverrà a
prescindere dalla nostra volontà, ma la nostra dignità di
legislatori ci impone di far consumare tutto in questa Aula.
E mi permetto di ricordare che è intervenuto subito dopo
l'onorevole Leontini e a nome della maggioranza, quando ha fatto
queste premesse, mi auguravo ci spiegasse la ratio di questa
norma.
Onorevole Pistorio, lei ha fatto soltanto un riferimento
all'eventuale violazione del Regolamento per impedire che si
parlasse ancora una volta di questa norma, ed invece a nome della
maggioranza, ci ha detto che non si può far proprio un
emendamento da parte di un capogruppo.
Onorevoli colleghi, concludo dicendo che non è stato
sottolineato, ma questa norma tendeva a sterilizzare anche una
norma che determinerà l'ingovernabilità all'interno degli enti
locali.
Signor Presidente, onorevole Assessore per gli enti locali, voi
avete vissuto una stagione lunga fino all'approvazione della
elezione diretta del sindaco, dove la tensione all'interno dei
consigli comunali e provinciali era determinata dalla possibilità
che il consigliere diventasse sindaco o assessore; stiamo creando
le condizioni per riprodurre quella stagione, quelle condizioni
di stabilità, togliendo sostanzialmente l'incompatibilità tra
consigliere ed assessore ricreiamo quelle condizioni di stabilità
all'interno degli enti locali che invece era stata una delle più
grandi vittorie ottenute con la legge sull'elezione diretta del
sindaco.
Ecco perchè chiediamo ancora una volta, e non ci stancheremo di
farlo fino a quando si arriverà al voto finale, una riflessione
ed un richiamo alla dignità istituzionale di questo Parlamento.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, a nome della maggioranza ha
parlato l'onorevole Leontini.
PRESIDENTE Onorevole Speziale, a nome della minoranza hanno
parlato molti più deputati di quelli della maggioranza.
CINTOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò
brevissimo. Abbiamo esposto una nostra posizione con l'intervento
svolto dal collega Leontini, però non intendiamo anche su questo
fare muro contro muro con nessuno, Ritengo che la Presidenza
abbia sufficienti elementi per porre in votazione e fare quindi
deliberare l'Assemblea sul modo di procedere.
Si potrebbe, come prima ipotesi, procedere a votazione per
alzata e seduta se l'emendamento potrà essere assunto da parte
dei deputati che hanno detto di farlo proprio oppure no. L'altra
ipotesi potrebbe essere che il Presidente decida e dica: mi sta
bene ed allora si procede a votare sull'emendamento. Mi sembra
adesso inutile che su fatti formali alla fine ci si scontri
quando siamo oramai giunti all'ultimo emendamento e ci si
appresta alla votazione finale sul disegno di legge.
E per fare una volta e per sempre giustizia anche su questo:
questa è la legge del governo Cuffaro? Allora Crisafulli è un
ministro di questa Giunta perchè il disegno di legge è firmato
dagli onorevoli Crisafulli ed Infurna. La Commissione che lo ha
esitato è una Commissione che ha dato una valutazione il più
delle volte unanime; talvolta la differenziazione è avvenuta in
Aula, è vero, ed in Aula c'è stato un confronto ed una modifica
anche di qualcuna di queste norme, ma sullo sbarramento del 5 per
cento non c'è stata modifica; sui resti provinciali,
sull'assegnazione in sede provinciale, sui fatti cardini si è
rimasti alle norme che sono scaturite dalla Commissione.
Una strumentalizzazione serve all'opposizione? Per una
improvvisazione che oggi viene rivista al contrario, nel momento
in cui fu presentato il maxi-emendamento l'opposizione, la
minoranza ebbe a dire: attenzione, è presentato solo dai
capigruppo e i capigruppo non possono in questa fattispecie, in
questo momento, presentarlo. E nel momento in cui si è visto che
c'era la firma, quella riverita, quella che oggi ho sentito molto
spesso essere indicata, per me onore e vanto, perchè mi onoro di
essere non solo collega, ma anche amico sul piano personale, di
Giovanni Pistorio, bene quella firma in quel momento l'avete
disconosciuta e avete detto no, che non è possibile.
Allora, e solo allora, il Governo per un fatto tecnico,
sollecitato anche dal sottoscritto come dalla maggioranza stessa,
ha detto: bene, per evitare che ancora si parli solo di formalità
lo faccio proprio.E ha detto che non sarebbe poi intervenuto,
come non è intervenuto, sulle questioni inerenti la stessa legge.
Allora, io dico, ce n'è tanta di carne al fuoco per
incontrarci, scontrarci, ma perchè ci dobbiamo incontrare o
scontrare solo sui fatti che non sono quelli veri e quelli reali?
Non c'è niente di male se l'onorevole Forgione di tanto in tanto
parla con Miccichè per dirgli: vediamo di incontrarci per tentare
di...'. Se invece lo fa Leontini o lo fa Cintola o lo fa
Pistorio diventiamo servi sciocchi di qualcuno. O ci sei pure tu
servo sciocco, onorevole Forgiane, o non c'è nessuno. Io ritengo
che non ci sia né tu né noi. Però, questa non è la legge né del
Governo né di Miccichè, questa è la legge di questo Parlamento
che ha due firme, Infurna e Crisafulli. E su questo dubbi non ce
n'é perchè le due firme sono riscontrabili.
Per concludere, signor Presidente, a lei l'onore - ed evitiamo
ulteriori dibattiti che non servono - di stabilire se noi
accettiamo, e parlo a nome della maggioranza, che i colleghi che
subentrano all'emendamento ci portano a votare sull'emendamento.
Facciamolo e facciamolo subito.
Se lei con le norme regolamentari di cui dispone dice che
questo non è possibile, allora dica che è inaccettabile ed è
inammissibile. E chiudiamo la seduta. Non ci avvinghiamo ancora
su fatticelli di poco conto perchè questi davvero non servono a
nessuno.
E nel ribadire, e concludo, che questa non è la legge di
nessuno, questa è la legge di un intero parlamento che non è mai
stato così frequentato e tanto costruttivamente impegnato in
lavori seri e concettualmente anche di duro scontro, ma che alla
fine ci porteranno a votare una legge che è la meno peggio e che
non è quella del Tatarellum che qui dentro non c'è deputato che
la voglia Qui non c'è un solo deputato che vuole essere ancora
una volta imbavagliato da quella legge; con quella legge siamo
arrivati qui. E noi ne stavamo facendo un'altra la volta scorsa,
onorevole Speziale, che era differente dal Tatarellum e forse era
differente anche da quella che stiamo facendo ora, però non siamo
innamorati del Tatarellum...
FORGIONE ... siamo innamorati di questa porcheria
CINTOLA La realtà è una sola onorevole Forgione, le è stato
proposto lo sbarramento del 3% e l'ha negato, le è stata
proposta una corsia preferenziale...
FORGIONE Perchè lei sta bene?
CINTOLA Guardi, lo sa qual è la differenza, onorevole
Forgione? Vede, una malattia fisica è niente, io ho paura delle
malattie mentali, specie di quelle che difendono la Sicilia senza
essere siciliani come lei.
FORGIONE Quelli che l'hanno gestita la Sicilia l'hanno messa
in mano alla Mafia
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, la questione, come tutti avete
sottolineato è di delicatezza estrema. Noi stiamo per decidere un
vero e proprio lodo, allorquando si definiscono le
interpretazioni regolamentari quando il regolamento si presta a
qualche differenza di opinioni interpretative. Siccome si tratta
di un lodo, io voglio usare il massimo di senso di
responsabilità perché la decisione di questa sera non riguarda
solamente la vicenda della legge elettorale in discussione ma
riguarderà il futuro tranne, naturalmente, decisioni opposte al
lodo che stiamo per approvare.
Devo dire che ho fatto ricerche molto approfondite con l'aiuto
degli Uffici che mi hanno sostenuto e fiancheggiato con molta
diligenza e preparazione su questo campo.
Vi leggo intanto qual è la posizione degli Uffici, che io
faccio mia perché frutto di uno studio specialistico anche se
sintetico: l'articolo 112 del Regolamento interno al comma 7
stabilisce che I termini di cui ai commi precedenti non si
applicano alla presentazione di emendamenti da parte del Governo
e della Commissione tendenti alla rielaborazione degli articoli,
nonché degli emendamenti e dei sub-emendamenti presentati .
La previsione suddetta concerne dunque una specifica
fattispecie, e non generale come i commi precedenti, fattispecie
tramite la quale si è voluto evitare che singoli deputati anche
se Presidenti dei gruppi parlamentari potessero presentare
emendamenti di riscrittura. Di conseguenza, poiché l'emendamento
3R.1, proposto dall'onorevole Pistorio, rientra nella succitata
disposizione di cui al comma 7, dell'articolo 112, in caso di suo
ritiro non può essere ripresentato, ai sensi dell'articolo 114,
da un singolo deputato anche se Presidente di gruppo
parlamentare, trattandosi di fattispecie speciale che, per
principio generale di diritto parlamentare, prevale sulla
previsione generale.
Ciò considerato l'emendamento 3R.1, qualora ritirato, può
essere ripresentato soltanto da un rappresentante del Governo.
Ora, vorrei precisare che non mi attengo ad un parere così
frettolosamente scritto perché si tratta di uno studio che ci ha
impegnati solamente, come era logico, nelle ore pomeridiane di
oggi, ho fatto anche delle ricerche di tipo storico ed infatti vi
sono due precedenti, onorevole Speziale. Soltanto due che
riguardano questa Assemblea: uno del 1994, se non ricordo male,
che riguarda la presidenza Capitummino quando, in effetti, fu
ammesso un sub-emendamento, la procedura era identica ma la
fattispecie diversa, attenzione...
SPEZIALE Allora non era in vigore questo Regolamento.
PRESIDENTE Non lo era? Questo Regolamento è molto più
restrittivo, ma ciò in ogni caso va a favore della sua tesi, mi
deve consentire. L'onorevole Capitummino infatti ammise che un
deputato singolo possa far proprio un emendamento ritirato dal
Governo.
L'altro precedente che mi corre l'obbligo di ricordarvi e che
vi prego di andare a verificare nei resoconti relativi, è quello
occorso quando, a proposito del 112, l'onorevole Capodicasa, uno
dei relatori delle modifiche del 1998, a proposito di un
emendamento dell'onorevole Piro, tendeva a regolamentare e
disciplinare gli interventi della Commissione e del Governo.
L'onorevole Capodicasa dice testualmente: non possiamo del tutto
escludere che il Governo e la Commissione intervengano nel corso
dell'esame di un articolo in quanto si può verificare, come
sappiamo, che l'esigenza di rielaborare un testo e lo possono
fare la Commissione e il Governo ma non possiamo prevedere che
tale facoltà venga estesa in modo assoluto perché negheremmo
quella parte introdotta con la votazione del comma precedente
dove si stabilisce che, le medesime condizioni che si applicano
ai parlamentari, vengano applicato anche alla Commissione e al
Governo .
In pratica cosa si sostenne allora? Cosa che oggi possiamo ben
confermare: c'è un principio ispiratore di tutti i procedimenti
legislativi e, nel caso nostro, è persino evidente che viene
applicato alla lettera: il principio di finalizzazione di una
norma.
Esso significa che il procedimento e le relative norme che lo
animano hanno dei passaggi progressivi, si comincia in un modo e,
in ordine al principio di finalizzazione, si conclude nel modo
sempre più semplificato.
Nel caso nostro si passa da una prima ipotesi di deroga, dopo
la discussione generale, per quanto riguarda la presentazione di
emendamenti, solamente da parte di soggetti istituzionali ben
individuati e si procede, sempre con l'obiettivo di facilitare il
procedimento, limitando non più a quattro deputati, non più alle
figure previste nella prima fase ma soltanto a due, Commissione e
Governo. Perché il Regolamento procede in questi termini? In
virtù del principio di finalizzazione che deve, alla fine,
concludersi nel modo più semplice e, se possibile, più facile.
Se applichiamo il diritto di un capogruppo o di un singolo
deputato di fare proprio un emendamento che uno dei due organi
previsti dal Regolamento (Commissione e Governo) ritira,
riportiamo indietro il principio di finalizzazione della norma,
rendendo vana la ratio del comma 7 dell'articolo 112 del
Regolamento.
Di questo possiamo discettare fino a domattina - so bene che
saranno pronte le controdeduzioni di chi crede nella tesi opposta
- ma ritengo di avere proposto un quadro in cui si sottolinea
all'Assemblea la specialità della discussione e la delicatezza
della decisione da assumere. Infatti, quello che decidiamo oggi
varrà per il futuro in quanto si tratta di decidere con un vero e
proprio lodo, che non riguarderà soltanto la legge elettorale ma
riguarderà tutti i processi legislativi, a meno che non si voglia
che la Presidenza, avvalendosi della facoltà prevista dal
Regolamento, convochi la Commissione per il Regolamento perché
decida in merito. Ma non cambierebbe niente, nella sostanza, nei
rapporti di forza tra maggioranza e minoranza. Pertanto,
preferisco a questo punto che sia l'Aula a decidere.
Ed allora, onorevoli colleghi, che l'Aula decida Avete votato
chi a favore e chi contro; ora, secondo l'articolo 110 del
Regolamento, dopo aver parlato un oratore contro ed uno a favore,
l'Aula deve esprimersi attraverso un voto.
Presidenza del presidente Lo Porto
Sull'ordine dei lavori
SPEZIALE Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, dato che
stiamo affrontando una questione delicatissima penso che il
problema sia affrontarla con argomenti. C'è un limite a tutto,
anche a questa pressione costante che si esercita sui singoli
parlamentari tendente ad impedirne gli interventi, o in qualche
modo ad impedire che ognuno possa intervenire.
Signor Presidente, mi appello alla sua saggezza per ricordarle
che, sulla base dell'argomentazione che lei stesso ha introdotto,
l'emendamento a firma dell'onorevole Pistorio, ai sensi dei commi
sesto e settimo dell'articolo 112 del Regolamento, non doveva
trovare ingresso in quest'Aula perché non si tratta di
emendamento di riscrittura, ma di un emendamento ex novo, che
affronta materia nuova ed introduce una norma transitoria.
Pertanto, la Presidenza avrebbe dovuto fin dall'inizio dichiarare
l'emendamento inammissibile.
Dopo di che, nel momento in cui lei lo dichiara ammissibile,
perchè lo ha ritenuto compatibile con la fattispecie prevista dal
comma 6 dell'articolo 112 del Regolamento, si presenta un
problema, e cioè se un emendamento di riscrittura presentato dal
Governo o dalla Commissione, qualora ritirato da uno dei due
organi, possa essere fatto proprio da un parlamentare.
Quando si è proceduto a modificare il Regolamento interno, in
particolare l'articolo 114 e l'articolo 112, si poteva prevedere
che un emendamento di riscrittura ritirato dal Governo o dalla
Commissione non potesse esser fatto proprio da alcun
parlamentare; si poteva prevedere la possibilità di far propri
tutti gli emendamenti, se ritirati, ad eccezione di quelli
previsti dal comma 6 dell'articolo 112. Ovviamente, sia l'Aula,
sia chi allora aveva proposto all'Aula le modifiche al
Regolamento non hanno inteso affrontare questo argomento,
ritenendo che, nel momento in cui l'emendamento è comunque
ammissibile si stabilisce una priorità che non è solo del
Presidente della Commissione o del Governo. Infatti, nel momento
in cui può essere fatto proprio da qualsiasi parlamentare, anche
non capogruppo, signor Presidente, e visto che lei ha citato
l'onorevole Capodicasa mi riferisco a quell'intervento dal quale
possiamo vedere che, presentato l'emendamento, il Governo non può
poi fare marcia indietro, perchè qualora lo facesse qualsiasi
parlamentare potrebbe far proprio quell'emendamento, affidandone
la sorte alla valutazione dell'Aula.
Per cui, signor Presidente, vorrei evitare che si proceda di
volta in volta attraverso interpretazioni regolamentari, in un
clima di tensione e di contrapposizione tra il centrosinistra ed
il centrodestra che finisce col fare assumere una lettura di
parte alle norme - perchè il voto questa sera vedrà i deputati
del centrosinistra che voteranno a favore della mia
interpretazione ed i deputati del centrodestra che voteranno a
favore dell'interpretazione del collega onorevole Leontini - e
non è vero che si sarà prodotto uno sforzo per dare una lettura
corretta alla norma. In realtà la norma è letta sulla base di
logiche di schieramento. Pertanto, signor Presidente, vorrei
evitare che lei la sottoponesse al voto e noi ci rimettiamo,
anche se non la condividiamo, esclusivamente alla sua
valutazione. Lei è il titolare del Regolamento, valuti lei, e
qualora noi ritenessimo la sua decisione in palese violazione
dello spirito del Regolamento, avremo tutto il diritto di
criticarla.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, non sarò certamente io a
rifiutare un'assunzione di responsabilità, lo faccio con
prontezza ed immediatezza, ma non posso ignorare che ho ricevuto
una richiesta da parte dell'onorevole Cintola , cioè di porre in
votazione il modo di procedere.
Da parte mia, onorevole Speziale, io mi sono già pronunciato.
Faccio mia la posizione degli uffici e ribadisco, ripeto
testualmente le parole che ho detto richiamandomi al precedente
dell'onorevole Capodicasa, che non ho nessuna difficoltà a
dichiarare improponibile l'emendamento, ritirato dalla
Commissione e fatto proprio dall'onorevole Speziale, ancorché
capogruppo.
La Presidenza ritiene che gli emendamenti presentati dalla
Commissione o dal Governo ai sensi dell'articolo 112, comma 7,
del Regolamento interno, non possono, se ritirati, essere fatti
propri da un qualsiasi parlamentare.
Poichè l'Assemblea non chiede espressamente un voto, resta
deciso nel senso argomentato dalla Presidenza.
Pertanto l'emendamento 3 R.1 , una volta ritirato dalla
Commissione, non può essere fatto proprio da singoli deputati.
Presidenza del presidente Lo Porto
Riprende la discussione del disegno di legge 850/A
PRESIDENTE Si passa all'articolo 25. Ne do lettura:
«Articolo 25
Formula di pubblicazione ai sensi della legge regionale 23
ottobre 2001, n. 14
1. La presente legge è inserita nella Gazzetta Ufficiale della
Regione siciliana, distintamente dalle altre leggi, senza numero
d'ordine e senza formula di promulgazione, ai sensi e per gli
effetti dell'articolo 1 della legge regionale 23 ottobre 2001, n.
14».
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Raiti, Ferro,
Morinello e Micciche l'emendamemento 25.1 interamente soppressivo
dell'articolo.
Lo dichiaro improponibile in quanto la sua approvazione
renderebbe vana l'ipotesi referendaria.
SPEZIALE Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi
consentirete di fare anche un exursus e una mia valutazione sul
complesso dei lavori d'Aula.
Vorrei richiamare i colleghi ad un maggiore senso di
responsabilità, invitandoli anche ad evitare interventi fuori
misura, e mi riferisco in particolare all'intervento
dell'onorevole Cintola, il quale ha più volte citato l'onorevole
Crisafulli quale firmatario del disegno di legge in discussione
ritenendolo corresponsabile di chissà quale misfatto e di chissà
quale delitto.
Ora, voglio ricordare a tutti i colleghi che il misfatto e il
delitto è stato consumato in quest'Aula, perché ci siamo trovati
di fronte ad una maggioranza che ha stravolto il disegno di legge
che era stato esitato dalla Commissione.
Quel disegno di legge conteneva lo sbarramento al 5 per cento -
ed io convengo col fatto che forse una più attenta posizione da
parte anche dei partiti minori del centrosinistra avrebbe
permesso di raggiungere l'obiettivo di abbassare tale soglia - ma
conteneva anche un limite inderogabile, a mio avviso, e cioè
quello che una maggioranza non può avere, così come previsto da
tutte le altre regioni per l'elezione dei consigli comunali, dei
consigli provinciali e dei consigli regionali, un rapporto 60 a
40.
Conteneva anche una modalità di attribuzione del premio che
era, privilegiando - come è naturale che avvenga - soltanto prima
quelli che vengono eletti nei collegi che hanno la fiducia degli
elettori e, successivamente, per raggiungere il premio poter
essere gradualmente presi dal listino.
Tutto questo è stato stravolto sulla base di una esigenza
oligarchica che ha interessato i partiti del centrodestra, ed
inoltre sono state introdotte nel disegno di legge norme vergogna
come quella del deputato supplente, e norme completamente
estranee alla materia. Mi riferisco alle incompatibilità tra la
carica di deputato e di sindaco, con le norme di salvaguardia per
alcuni deputati, mi riferisco al consigliere supplente sia nei
consigli comunali che nei consigli provinciali, insomma quella
che si è conclusa con l'articolo 25 è una legge completamente
diversa da quella che era uscita dalla Commissione. Quindi quando
qualcuno si appella al lavoro della Commissione, deve fare
riferimento al fatto che una maggioranza, sulla base di accordi
propri, ha stravolto quel testo facendo diventare il disegno di
legge che è all'esame del Parlamento, un disegno di legge di
appartenenza di una maggioranza, introducendo norme che sono di
dubbia costituzionalità, norme il cui profilo incostituzionale è
evidente e norme transitorie che sono incostituzionali perché
introdotte in una legge elettorale.
Le leggi elettorali sono generalmente leggi astratte e
generali, mai una legge elettorale è stata fatta a misura per
singoli o per gruppi come in questa occasione.
Signor Presidente, ovviamente questo comporterà una scelta da
parte nostra e da parte di tutto il centrosinistra nei confronti
del testo e onorevole Presidente della Regione, seppur lei è
stato assente tale disegno di legge fa capo alla responsabilità
del suo Governo: l'emendamento 3 bis, che ha stravolto l'impianto
della legge, è stato firmato dall'assessore D'Aquino;
l'emendamento che ha impedito che venisse riproposta nel listino,
alternativamente, la presenza di una donna e di un uomo, è stato
cassato dal Governo, l'emendamento che prevedeva il voto di
genere per promuovere l'accesso delle donne nei consigli
comunali, nei consigli provinciali e all'Assemblea regionale é
stato eliminato per volontà del Governo.
Come si può dire che questa non sia una legge del Governo?
Questa é una legge del Governo, una legge retriva, una legge che
fa arretrare l'Assemblea regionale.
Avevamo una grande occasione, quella di parlare al resto del
Paese. Nel '92 l'abbiamo fatto, onorevole Cuffaro, lei era
deputato come me, abbiamo parlato al Paese, introducendo
nell'impianto legislativo un fatto nuovo che ha fatto guardare
alla Sicilia come un terreno innovativo: mi riferisco
all'elezione diretta del sindaco.
Avevamo un'occasione per parlare al resto del Paese, per
introdurre e rinnovare profondamente l'impianto, attraverso, per
esempio, la possibilità di promuovere l'accesso delle donne sia
nei Consigli comunali e provinciali che nel Parlamento regionale.
Abbiamo perso un'occasione, non solo per la volontà di una
maggioranza ma perché il Governo non ha voluto, per nessuna
ragione, ascoltare il dibattito d'Aula, preferendo chiudere gli
occhi e tapparsi le orecchie.
E' una legge vosta per cui, signor Presidente, noi faremo in
modo di evitare che domani l'Aula dia un voto favorevole, nella
sua stragrande maggioranza, a questo testo.
ORTISI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo
opportuno, a questo punto, che ognuno di noi si attrezzi a fare
le dichiarazioni di voto sulla legge e che domani si dia il voto
finale - per chi lo vuol dare, naturalmente...
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, ho capito e sostanzialmente
condivido, però ci vuole un richiamo all'ordine dei lavori e una
decisione unanime, altrimenti la Presidenza deve fare rispettare
la decisione assunta in sede di Conferenza dei Presidenti dei
gruppi parlamentari secondo cui si rinvia a domani il voto finale
che si trascina le dichiarazioni di voto.
Se c'é unanimità sulla sua richiesta, sull'ordine dei lavori,
di anticipare, con la riserva eventualmente per qualcuno di
svolgere domani mattina la dichiarazione di voto, non ho
difficoltà.
ORTISI Signor Presidente, dichiaro, in ogni caso, il mio voto
o non parteciperò al voto.
Solo che mi pare una forma di masochismo generalizzato, una
volta che si é svolto il dibattito ed abbiamo esaurito la
dialettica, andare a domani, quando alle ore 11,45 il Presidente
procederà alla cerimonia del ventaglio, quindi l'Aula non
comincerà a mezzogiorno, ma nel pomeriggio.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, lei ha completato la
dichiarazione di voto sulla legge.
ORTISI Signor Presidente, lei mi ha suggerito di fare una
proposta formale.
PRESIDENTE Non ci sono tesi contrarie. Si possono cominciare,
fin da ora, le dichiarazioni di voto sulla legge, con riserva di
continuare domattina per coloro che intendessero farlo.
Informo che la cerimonia del ventaglio, onorevole Ortisi, per
non privarla del piacere di assistere, é prevista per dopodomani
e non domani.
FORGIONE Chiedo di parlare per dichiarazione di voto
sull'articolo 25.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, colgo
l'occasione dell'imminente votazione dell'articolo 25 per fare un
appello all'Aula, soprattutto ai partiti del centrosinistra,
considerato l'intervento del capogruppo dei democratici di
sinistra, onorevole Speziale, il quale si è dilungato in
un'insieme di valutazioni che riguardano il complesso della legge
e non il singolo articolo 25, sollecitato anche dall'onorevole
Cintola, circa le firme originarie che hanno esitato la legge in
Commissione.
Questa mattina, durante la Conferenza dei Capigruppo, sono
emerse notizie delle quali io non ero a conoscenza; si è parlato
di telefonate di segretari nazionali di partito per tenere la
soglia di sbarramento; è stato citato dal capogruppo di Alleanza
nazionale e da esponenti dell'UDC, l'intervento dell'onorevole Di
Liberto su questo argomento.
Sono emerse una serie di questioni, a conclusione di questa
legge, che rendono necessario un comportamento lineare e
trasparente delle forze del centrosinistra. Pertanto, chiedo
formalmente a nome del gruppo di Rifondazione comunista - anche
se ho appreso che una analoga dichiarazione è stata fatta questo
pomeriggio dall'onorevole Leoluca Orlando - a tutti i partiti del
centrosinistra se il merito della legge e la valutazione che si
fa, è quella esposta dall'onorevole Speziale, allora rendiamo
esplicito e dichiariamo apertamente anche in Aula, che questa è
la legge del Governo Cuffaro, il quale attraverso l'intervento
odierno del Presidente e attraverso gli emendamenti
dell'assessore D'Aquino, è intervenuto pesantemente nel merito,
segnandone il corso.
Tutto il centrosinistra ha la possibilità di rendere esplicita
questa violazione della logica e della dialettica politica in
materia di riforme istituzionali e di legge elettorale.
Per molto meno alla Camera dei Deputati, i gruppi parlamentari
delle opposizioni hanno abbandonato l'Aula, hanno lasciato solo
il centrodestra a portare avanti riforme che violano principi
istituzionali, principi di convivenza politica.
Qualora il centrosinistra - mi rivolgo all'onorevole Speziale e
all'onorevole Barbagallo - invece, si facesse carico di
legittimare, con la sua presenza, il voto di una legge che,
benché si sviluppi in una dialettica tra maggioranza ed
opposizione, sarebbe la legge di tutto il Parlamento siciliano,
non potrebbe non essere esplicita agli occhi della Sicilia, agli
occhi del Paese una corresponsabilità nell'aver favorito l'iter e
lo sbocco di questa legge.
Questo deve essere chiaro
Per questo mi appello alle forze del centrosinistr affinchè
procedano domani a fare le dichiarazioni di voto abbandonando poi
la maggioranza e il Governo al momento del voto, così da rendere
chiaro che è la legge di questi partiti e, nonostante gli errori
e la disfatta strategica, tattica e politica di chi ha pensato di
poter cogestire con questa maggioranza una legge non ottenendo
alla fine nulla, però, sia chiaro qual è almeno il segno di
questa legge, il suo carattere, la sua natura di maggioranza
autoritaria e scellerata nella sua ispirazione liberticida della
democrazia, e almeno si può parlare alle forze migliori della
società siciliana, tutti assieme, coalizione del centrosinistra e
Rifondazione comunista.
PRESIDENTE Non essendoci altri iscritti a parlare, pongo in
votazione l'articolo 25.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
ORTISI Signor Presidente, chiedo di potere anticipare la
dichiarazione di voto sulll'intero disegno di legge.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio
intervento durerà come da Regolamento, però ascoltatemi. Domani
voteremo due leggi contemporaneamente: una legge a regime ed una
legge di deroga. Tanto è vero che poco fa facevo un riferimento
scherzoso a legge pomata' perché ricorre troppe volte la
terminologia in sede di prima applicazione .
Non mi pare che vi siano i termini giusti per derogare in
quanto, sin dalla prossima legislatura, la legge entrerà a
regime. Per cui, quando si dice che alcune norme non si applicano
in maniera diversa, ma sono diverse nella sostanza, per la
prossima legislatura e per le altre legislature successive, in
effetti stiamo votando due leggi diverse fra di loro. Quando si
afferma che, a regime, il massimo dei deputati consentito alla
maggioranza raggiunge il sessanta per cento, cioè
cinquantaquattro deputati più il Presidente, però soltanto nella
prossima legislatura questo non avverrà perché prima si dovrà
soddisfare la lista regionale - quindi non obbedendo al principio
ispiratore della legge per il quale il massimo da raggiungere è
il sessanta per cento per consentire la stabilità - stiamo
votando due leggi diverse fra di loro.
Credo che il Commissario dello Stato, su questo, sarà puntuale.
Credo anche che la nostra diligenza, non intelligenza, di una
puntuale attenzione avrebbe dovuto farci riflettere a fondo.
Siamo pure in presenza di ulteriori due leggi per un altro
aspetto: da una parte votiamo la legge elettorale, dall'altra
votiamo una legge che riguarda gli enti locali.
Sono due leggi che non hanno punti in comune né sul piano della
congruità né sul piano della dimensione legislativa.
SAMMARTINO No, si tratta dell'applicazione della legge
elettorale per gli enti locali.
ORTISI No, non è così, onorevole Sammartino. Non c'è solo
l'applicazione, per esempio, per i deputati supplenti e per i
consiglieri supplenti. Ci sono altre norme che riguardano solo
gli enti locali.
Allora, da questo punto di vista, c'è una divisione, una
discrasia netta fra i due provvedimenti che sarebbero stati più
logici in due disegni di legge organici, magari collegati fra di
loro. Perchè accade questo? I colleghi del centro destra hanno
fatto una corsa terribile sull'articolo 1, sull'articolo 2 e su
parte dell'articolo 3; hanno fatto muro contro muro fino a quando
poi non c'è stato un intervento, esterno all'Aula., un
intervento autorevole che ha frenato e li ha fatti riflettere
sull'argomento. E così, improvvisamente, la Casa delle Libertà
è diventata casa dei ventriloqui nel senso che si è assistito in
Aula a tutta una serie di corsa alla giustificazione delle
deroghe a quanto già votato, perchè così era già stato deciso in
altro ambiente rispetto al Parlamento.
Ora, che intervengano le segreterie dei partiti non mi
scandalizza, ma che si intervenga dall'esterno per dire che si è
fatta una fesseria, che si torni indietro, prima di tutto
dovrebbe offendere la dignità dei colleghi parlamentari che
obbediscono, ma offende, credo, anche la dignità e la
diligenza di tutti i colleghi del nostro Parlamento.
Tutto ciò è avvenuto in modo tale da portare anche a vere e
proprie contorsioni.
Colleghi, io vorrei ricordarvi che un emendamento che reca la
firma autorevole, intelligente e autonoma degli onorevoli Ioppolo
e Pistorio, riguardante la distribuzione del premio di
maggioranza nelle province anziché nella lista regionale, è
andato a vuoto perchè è stato comandato; e, francamente mi sembra
che così si mortifichi l'intelligenza, la volontà di lavorare, la
libertà d'opinione di alcuni, in questo caso di due fra i
colleghi che io stimo di più in quest'Aula.
Per arrivare all'ultima contorsione di questa sera, quando il
Presidente della Regione ha chiesto, in nome della coalizione,
all'onorevole Pistorio di ritirare il suo subemendamento, che
non era una confessione di autorità, che diventa spesso
autoritarismo che è opposto al concetto di autorevolezza - anzi,
più autoritari si diventa meno autorevoli si è - ma, altresì, ha
anche mortificato ulteriormente un residuo spazio di libertà che
il Parlamento stava praticando.
A cosa servono - mi chiedo - le Commissioni, se qui in Aula non
si è discussa la legge elettorale esitata, pur fra contrasti,
dalla Commissione? Fondamentalmente vi sono state delle
escrescenze lungo il percorso d'Aula rispetto al disegno di legge
che una sua congruità lì aveva, rispetto al quale ci
confrontavamo ognuno con le proprie posizioni, ma qui si è
discusso di tutt'altro, colleghi Allora mi chiedo, il lavoro
puntuale delle Commissioni in cui i colleghi intervengono con
cognizione di causa senza i riflettori, viene così vanificato,
viene scoraggiato?.
Questa, colleghi, non è una legge, è un affastellamento di
norme che non formano una legge; sugli enti locali poi le norme
proposte sono state ad personas e tendono a soddisfare
interessi o vendette piccole piccole, probabilmente vanificate
dalle osservazioni del collega Ardizzone perchè forse non si
potranno applicare nell'immediato come si riproponeva chi le ha
proposte.
Questa, colleghi, è la legge di una parte, anzi - come dice il
Presidente Cuffaro - delle ragioni di coalizione' , perchè se
fosse stata legge di una parte avrei potuto anche capirlo, ma
delle ragioni di coalizione significa che qui si sta dichiarando
che qualsiasi legge può prescindere dalla volontà del Parlamento
ed è eterodiretta se non da individui, se non da lobby, se non da
segreterie, da ragioni che appartengono a tutt'altro che al
merito della legge medesima.
Noi della Margherita, anche alla luce del percorso in
Commissione ed in Aula, dove ci siamo impegnati forse più di
tanti altri colleghi che sbraitano talvolta a sproposito contro
questa legge, poichè non riconosciamo alla legge alcun tratto
della Margherita, preannunciamo il nostro voto assolutamente
contrario ad essa. In essa non solo non c'è niente di nostro, ma
nel merito essa con la scheda unica impedisce il voto diretto.
Inoltre, la bocciatura del voto confermativo ha impedito il
recupero del voto diretto, e la bocciatura del voto di genere ha
impedito un avanzamento vero delle esigenze della democrazia
paritaria, che a parole tutti dicono di volere difendere.
Riguardo poi all'inammissibilità e irricevibilità della lista
regionale e delle liste provinciali che non tenessero conto della
metà e metà, con l'introduzione di sanzioni amministrative viene
in pratica vanificato al di là delle parole il principio che a
parole tutti vorrebbero perseguire.
Noi votiamo contro perchè riteniamo che lo sbarramento del 5
per cento non risolve il problema delle liste fai da te perchè -0
l'abbiamo detto in altre occasioni - quando in una qualsiasi
cittadina un notabile volesse presentare una lista fai da te
probabilmente impedirebbe ad uno dei partiti maggiori, che
ragionevolmente o razionalmente vanno al di là del 5 per cento,
di avere i suoi rappresentanti ed avrebbe invece il notabile
medesimo, pur appartenendo ad una delle liste maggiori una
propria rappresentanza di lista fai da te. Allora io non parlo
della giustezza o meno dello sbarramento, parlo della
contraddizione interna e della incapacità della legge medesima di
raggiungere l'obiettivo per il quale ha proposto lo sbarramento
del 5 per cento.
Noi pensiamo, colleghi, che avete introdotto con l'ultimo
emendamento qualcosa di grottesco e accadrà quello che negli anni
'90 accadeva nei giochi di società, qualcuno di voi l'ha saputo,
l'ha seguito lo ricorderà: quegli apparecchi virtuali che
volavano o non volavano secondo se si pagava. Bene, voglio farvi
un esempio: può accadere che il Presidente della Regione, per
non dire il sindaco o il Presidente della Provincia, diciamo il
Presidente della Regione chiami un deputato a fungere da
assessore e subentra un deputato supplente; dopo tre mesi il
Presidente della Regione chiama a fungere da assessore, nessuno
lo può impedire, il deputato supplente; subentrano altri due
deputati della lista medesima, e siamo a quattro. Questo
discorso, come gli apparecchi virtuali, può durare all'infinito,
fino alla eliminazione dei posti pieni nelle liste provinciali.
Moltiplicatelo per le varie liste che appoggiano il Presidente,
dedurrete un grottesco degno di Ionesco, degno di Beckett, ma non
degno di un'Aula parlamentare. Pensate ai consigli comunali,
colleghi, che succederà ad essi? Ci sarà una baraonda e questa
legge anziché rendere lineare il percorso politico lo renderà più
barocco e ne siete responsabili.
E infine la questione del listino che è altra rispetto a quella
da noi votata. In prima applicazione chi vince può raggiungere
più di 54 deputati, in seconda applicazione no. Ma la legge qual
è delle due? Spiegatemelo perchè sono due leggi diverse fra di
loro, una a futura memoria e una di prima applicazione, ma sono
due leggi diverse fra di loro.
Allora colleghi, per evitare equivoci, anche fra i colleghi del
Centrosinistra, ho letto stamattina una dichiarazione
dell'onorevole Lombardo che affermava di accordi con DS e
Margherita.
SAMMARTINO. Ma è stato confermato da Speziale
ORTISI. L'onorevole Lombardo è bugiardo E queste cose non si
dicono con dichiarazioni stampa, ma sicuramente l'onorevole
Lombardo quando dice che questa legge è stata costruita assieme
alla Margherita è bugiardo perchè nessun organo e nessun
autorizzato della Margherita è stato mai a colloquiare con
l'onorevole Lombardo e mi pare strano che egli abbia potuto fare
affermazioni così pesanti di cui dovrà render conto perchè né
l'Esecutivo, abbiamo fatto Esecutivo ieri, né i capigruppo - ho
parlato col collega Barbagallo - hanno mai colloquiato con lui
ordine all'esito di questa legge tanto è vero che preannunciamo
voto nettamente contrario e probabilmente anche altro.
All'onorevole Forgione che spara in maniera secondo me
inconsulta e almeno ingenerosa nei nostri confronti, che gli
siamo stati non solo compagni ma a volte anche partner in ordine
al percorso ostruzionistico nei confronti di questa legge
liberticida e incongrua e contraddittoria, vorrei dire, onorevole
Forgione, che lui non può sparare nel mucchio né può tanto meno
dettare la linea a tutti con la minaccia che chi non condivide la
linea di comportamento estremista è un inciuciato. Noi questo
non lo accettiamo da nessuno. A noi la linea la detta
l'Esecutivo e l'appartenenza ad un partito e gruppi parlamentari.
Nel merito della legge noi voteremo contro come lui voterà
contro.
Vorrei fare osservare all'onorevole Forgione e a quanti
propugnano l'uscita dall'Aula che questo è un discorso aperto,
che si deciderà domani dopo che i gruppi del Centro sinistra
avranno deciso spero una linea comune e, tuttavia, vorrei dire
che abbandonare l'Aula è solo un fatto eclatante ma dal punto di
vista del merito non influenza il percorso della legge perchè
affinchè la legge sia approvata è necessario che votino, non che
siano presenti, 46 deputati a favore e noi votiamo contro, quindi
non influiamo sull'approvazione della legge. E perchè la legge
non sia sottoponibile a referendum con un trentesimo degli
elettori possibili è necessario che votino a favore non che siano
presenti, 60 deputati, i due terzi dell'Assemblea. E questo non
avverrà o comunque non avverrà con la nostra complicità. Quindi,
da questo punto di vista sarebbe questa una lacerazione del
tessuto dei rapporti istituzionali a cui bisogna ricorrere e noi
vi abbiamo fatto ricorso. Io stesso proposi l'uscita dall'Aula
come extrema ratio, solo nel momento in cui mi sono trovato con
le spalle al muro, impedito ad esercitare il diritto di
parlamentare che esprime le proprie idee, e non quando una
maggioranza prevale su una minoranza. Purtuttavia, la decisione
finale in ordine al comportamento di domani sarà presa dai gruppi
che si riuniranno.
Vorrei dire ulteriormente, e ho finito, che io personalmente
assieme ad alcuni colleghi, proporremo al partito di indirizzare
i deputati che fanno parte della Margherita a firmare il
referendum perché 18 deputati, complessivamente, possano fare
indire il referendum confermativo.
E tuttavia questa non è la posizione del partito, il quale
discuterà, con i suoi organi e democraticamente come siamo
abituati a fare noi, la posizione in merito e la mia proposta
di referendum sarà discussa e potrebbe essere anche bocciata dal
partito.
Naturalmente, il senso di appartenenza ci porterà a
comportamenti conseguenziali ma ciò non toglie che il nostro
giudizio definito su questo pastrocchio non è solo contrario, è
un giudizio estremamente negativo, è un giudizio che bolla un
affastellamento di norme incongrue contraddittorie che non sono
degne di essere chiamate leggi.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne
ha facoltà.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi , non mi
dilungherò molto anche perché molti degli argomenti utilizzati
dal collega onorevole Ortisi mi convincono e sono concordati a
livello di gruppi parlamentari della Margherita.
Devo ribadire, preliminarmente, che rimango sorpreso da un
comportamento che indica una cultura priva di senso delle
istituzioni.
Noi non abbiamo mai pensato ad un confronto aspro sui contenuti
programmatici però sapevamo che le regole vanno fatte in uno
spirito diverso perché servono a questa maggioranza ed alle
maggioranze future.
Gli appelli, pertanto, alla coalizione, allo spirito che
caratterizza questa maggioranza sono estremamente sorprendenti.
Ci saremmo augurati un maggiore equilibrio proprio per tentare
di fare una legge che fosse rappresentativa di un consenso più
ampio possibile all'interno di questa Assemblea.
Ci è stato impedito perché la proposta iniziale è stata
totalmente stravolta da una serie di materie che, è stato detto
in precedenza da altri relatori, sono estremamente estranei.
Perché noi non siamo d'accordo su questa legge?
Non siamo d'accordo in maniera chiara ed inequivocabile.
Voglio qui sgombrare il campo su alcune illazioni o su alcune
valutazioni che sono uscite in questi giorni sui giornali ai
quali faceva riferimento anche il collega onorevole Ortisi.
Non c'è stato mai un accordo sull'impianto complessivo di
questa legge, c'era una preoccupazione che era una preoccupazione
che riguarda tutte le forze politiche in un sistema bipolare che
era quella di evitare la frammentazione e di contribuire a
ridurre la polverizzazione della rappresentanza attraverso un
meccanismo che scoraggiasse le liste fai da te .
Quindi non è vero quanto qualcuno, ironizzando, ha detto e cioè
che non portiamo a casa nulla, portiamo il 5 per cento.
Noi non abbiamo fatto accordi sul 5% mai con nessuno né
all'inizio, né dopo.
Io, personalmente, non sono stato chiamato a redigere nessun
accordo.
Ma è sbagliato il 5% non solo perché si tratta di una soglia
che elimina culture politiche, storie di partiti presenti a
livello nazionale, ma perché non fa nessuna distinzione nei
confronti delle liste fai da te che sono un fenomeno deteriore
e che pongono un problema all'attenzione di tutti i
rappresentanti delle forze politiche in un sistema bipolare.
E' stato imposto uno sbarramento che non condividiamo e sono
state imposte alcune scelte assolutamente in contrasto con uno
spirito democratico degno di questo nome.
E' vero quello che dice l'onorevole Forgione nel merito e nei
contenuti della legge e cioè che nessuna proposta del centro-
sinistra è stata accolta.
Ci abbiamo provato con lo spirito di considerare in politica
difficile la realizzazione dell'ottimo, abbiamo pensato al bene
possibile o al male minore e quindi ogni volta ci siamo
preoccupati di ridurre il danno, ma non ci siamo riusciti e non
ci siamo riusciti attraverso un comportamento della maggioranza
che è un comportamento incomprensibile anche sul piano dei
rapporti futuri all'interno di questo Parlamento.
C'erano alcune battaglie di principio e le battaglie di
principio che abbiamo fatto sulla doppia scheda che liberava un
voto che non è libero, in questo modo, a favore del presidente o
di un altro presidente ma comunque di due proposte diverse, di
due proposte chiare, non è stato accolto.
Il listino è stato confermato, è stato ridotto da diciotto a
nove ma è stato confermato e quindi il principio di eleggere
deputati senza voto rimane proprio perché serve alla nomenclatura
e alle segreterie dei partiti.
Non è stata accolta la preferenza di genere, perché la nostra
proposta era una proposta di riequilibrio pieno della
rappresentanza così come ci indica l'evoluzione giuridica a
livello di sentenza della Corte Costituzionale e così come una
democrazia matura deve fare e come sta avvenendo in tante parti
di Europa. E' stata poi vanificata con un meccanismo quasi
ridicolo di sanzione che poi diventerà una sanzione alla quale
certamente alcuni partiti non si sottrarranno pur di non attuare
una piena realizzazione democratica del principio di pari
rappresentanza.
Tutte le materie estranee sono materie non solo discutibili sul
piano dei contenuti, ma certamente da impugnare o da bocciare. Se
noi pensiamo alla norma sull'incompatibilità pensiamo ad una
norma che non è di carattere generale; la norma
sull'incompatibilità fotografa alcune situazioni di questa
Assemblea in maniera veramente deprimente. Non si fa una norma di
carattere generale ma si fa una norma di interessi particolari,
pensando alla salvaguardia di qualcuno o di qualcosa e poi appare
anche discutibile l'idea di inserire materie di riforme degli
enti locali come quella di rendere incompatibili i deputati nei
comuni fino a cinquemila abitanti. Ma con quale criterio dal
punto di vista generale O si assumeva il valore del comune
piccolo sotto i tremila abitanti come era a livello nazionale
oppure si assumeva una decisione che valesse per tutti, quella di
un cambio di meccanismo elettorale e cioè il passaggio dal
sistema maggioritario al sistema proporzionale che, come tutti
voi ben sapete, riguarda i comuni fino a diecimila abitanti.
Tutte le norme sono norme che non hanno un carattere generale,
che non servono ad indicare una prospettiva, una regola che vale
per tutti.
Ci sono poi alcune norme che qualcuno ha definito un obbrobrio
giuridico: questa dei deputati supplenti e dei consiglieri
supplenti non è negativa soltanto sul piano istituzionale ma
introduce sul piano del costume, dello stile e della qualità dei
rapporti, dei meccanismi di patteggiamento, di contrattazione tra
i sindaci e i consigli comunali che ci riportano indietro di
molti anni, di moltissimi anni. L' imposizione non solo dei
deputati supplenti ma anche dei consiglieri supplenti, al di là
del fatto che io sono convinto che il Commissario la impugnerà, è
gravissima ed è stata portata avanti fino alle estreme
conseguenze quasi una sfida su un argomento che è stato già
oggetto sulla stampa nazionale di discredito nei confronti
dell'intera classe dirigente regionale, la quale certamente non
esce bene da iniziative di questo tipo.
Allora, se c'è una legge che non ci convince,
complessivamente, voteremo contro e come ha detto bene il collega
Ortisi, non so se domani attiveremo altre iniziative, ma nessuno
dica che noi su questa legge abbiamo una qualche responsabilità.
Non abbiamo inciuciato prima, non inciuciamo adesso, siamo
assolutamente contro perché si tratta di una norma confusa ed
antidemocratica.
PRESIDENTE. La seduta è rinviata a domani, giovedì, 5 agosto
2004, ore 12,00 con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI
II - ATTRIBUZIONE DEL SEGGIO RESOSI VACANTE A SEGUITO DELLE
DIMISSIONI DELL'ONOREVOLE GIUSEPPE CASTIGLIONE DALLA CARICA DI
DEPUTATO REGIONALE
III - VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
modificazioni. (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
779/A)
IV - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante Modifiche allo Statuto della Regione'. (nn. 580-472-578-
602-652/A) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 20.55
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 23.40
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello