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Resoconto d'Aula della Seduta n. 232 di mercoledì 04 agosto 2004
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   Presidenza del presidente Lo Porto


   PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, avverto che del processo verbale
  della seduta precedente, verrà data lettura nella seduta
  successiva.

           Dimissioni dell'onorevole Giuseppe Castiglione

    PRESIDENTE   Si  passa  al  I  punto  all'ordine  del   giorno:
  Dimissioni  dell'onorevole Giuseppe Castiglione dalla  carica  di
  deputato regionale.
   Considerato  che  le  dimissioni dell'onorevole  Castiglione  da
  deputato  regionale,  di cui è stato dato annunzio  nella  seduta
  precedente,   rimuovono   una  situazione   di   incompatibilità,
  l'Assemblea ne prende atto.
   Avverto     che     successivamente    l'Assemblea     procederà
  all'attribuzione del seggio resosi vacanti a termini di  legge  e
  di Regolamento interno dell'Assemblea regionale siciliana.
   Comunico,  altresì,  che  la Commissione  per  la  verifica  dei
  poteri, preposta alla proclamazione, si riunirà domani mattina.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno  che nel corso della seduta potrà procedersi a  votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


      Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per
    l'elezione del Presidente della Regione siciliana a suffragio
   universale diretto.  Nuove norme per l'elezione dell'Assemblea
      regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni alla legge
   regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni» (nn.
         850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).

    PRESIDENTE   Si  passa  al  II  punto  all'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge. Si procede con il seguito  della
  discussione  del  disegno   di legge «Norme  per  l'elezione  del
  Presidente   della  Regione  siciliana  a  suffragio   universale
  diretto.   Nuove  norme  per l'elezione dell'Assemblea  regionale
  siciliana.  Modifiche  ed integrazioni alla  legge  regionale  20
  marzo  1951,  n. 29 e successive modificazioni» (nn. 850-265-338-
  409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).
   Invito  i componenti la  I Commissione  Affari Istituzionali'  e
  la  Commissione speciale per la revisione dello Statuto regionale
  a prendere posto al banco delle Commissioni.
   Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge  si
  era  interrotto nella seduta n. 230 del 28, 29 e 30 luglio  2004,
  in   sede   di   votazione  dell'emendamento  3  R.1,   a   firma
  dell'onorevole Pistorio.

    PISTORIO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PISTORIO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  riprendo  il
  mio  intervento da dove, l'altra sera, in un clima piuttosto teso
  dovuto   forse   alla  stanchezza,  era  stato   interrotto.   In
  quell'intervento, giovedì sera, tentavo di spiegare  all'Aula  il
  senso  dell'emendamento  3  R.1, che  suggeriva  una  riflessione
  aggiuntiva su un tema importante, su un'innovazione assolutamente
  straordinaria che conteneva importanti effetti positivi -  ne  ho
  enunciato  qualcuno nell'intervento svolto durante la discussione
  generale sul maxiemendamento - ma che, certamente, fa  ipotizzare
  possibili   profili  di  legittimità,  oltre  a  non  avere   ben
  considerato  tutte  le  ricadute sul  sistema  di  relazione  dei
  rapporti politici, su come questa figura inciderà nell'ambito dei
  rapporti politici materiali.
   Questa    riflessione   è   stata   svolta,   vi   sono    stati
  approfondimenti che hanno incontrato valutazioni differenti,  che
  hanno  guardato agli aspetti giuridici, che hanno considerato  le
  questioni politiche.  Non c'è dubbio che, quindi, la maggioranza,
  ovviamente  responsabile  di  quel maxiemendamento  che  contiene
  questa  norma,  abbia  avuto tutte le  possibilità  per  valutare
  appieno  gli  effetti di questa norma, le sue  ricadute,  la  sua
  interpretazione,   l'eventuale   giudizio   anche   dell'opinione
  pubblica.
   Personalmente,  ho imparato in una militanza politica  piuttosto
  antica  -  non tanto antica è la mia esperienza parlamentare,  ma
  quella politica lo è sicuramente -, che un dirigente politico non
  deve  essere vanitoso, non deve innamorarsi troppo di una propria
  iniziativa,  ma  la  deve consegnare alla dinamica  dei  rapporti
  politici,  perché poi essa esplica la sua funzione a  prescindere
  da chi l'ha avviata.   E questo risultato è stato colto. Non sono
  sicuramente  un  buon cattolico, cerco di non essere  un  pessimo
  cattolico  e  di  conseguenza non voglio  commettere  peccato  di
  superbia.
   Mi  è  stato  detto che questa iniziativa,  anche se utile,  può
  non  aiutare  non soltanto i rapporti politici all'interno  della
  maggioranza,  ma anche il percorso parlamentare della  legge  che
  tutti  sanno  essere un percorso accidentato; è un  percorso  che
  incontra  interessi  divergenti,  qualche  intervento  irrituale,
  talune  incomprensioni  e che ha certamente  disperso  una  delle
  condizioni  originarie, cioè il tentativo di dialogo  quanto  più
  possibile  'bipartisan'.
   Ebbene,  sono ancora convinto che questa legge, per  quelli  che
  sono  i  suoi  fondamentali obiettivi, aiuterà la Sicilia  perché
  renderà   più   chiari  i  rapporti  politici,   consoliderà   il
  bipolarismo,  razionalizzerà il sistema e, tra l'altro,  contiene
  delle  importanti  innovazioni  sul  piano  delle  nuove  istanze
  sociali come quello del voto e del ruolo delle donne.
   Per  questa  ragione, signor Presidente, pur  mantenendo  talune
  valutazioni e sapendo che non tutto si consuma in quest'Aula, per
  quella che è la mia funzione di parlamentare e nella funzione che
  avevo  esercitato di vicepresidente della Commissione  Statuto  -
  quindi  con  quel dovere in più che ha chi, forse non all'altezza
  ma  con  buona volontà, tenta di interpretare una funzione  anche
  istituzionale  e  bipartisan'-, ritengo doveroso  aiutare  questo
  percorso   parlamentare  liberando,  forse,  da  questo  ingombro
  l'Aula; pertanto, ritiro l'emendamento a mia firma.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  faccio  una
  premessa  di  merito sull'emendamento e poi,  se  i  colleghi  mi
  permettono, anche una considerazione di carattere politico.
   La   premessa  di  merito  è  questa:  l'emendamento   a   firma
  dell'onorevole  Pistorio, come vicepresidente  della  Commissione
  competente  sulla materia di legge elettorale, è  un  emendamento
  che  ha  carattere  di norma transitoria, che  è  stato  inserito
  nell'ambito  di  un altro emendamento che ha carattere  di  norma
  transitoria.
   Vorrei  ricordare che le leggi elettorali non possono  contenere
  norme transitorie.
   C'è  stato un abuso da parte del Parlamento sull'uso delle norme
  transitorie, perché le leggi in generale, ma la legge  elettorale
  in particolare devono essere leggi generali ed astratte.
   L'impressione  che  si ha è che il Parlamento abbia  legiferato,
  di  volta in volta, introducendo norme transitorie sulla base  di
  logiche di convenienza.
   Penso  che  un'attenta  lettura da parte del  Commissario  dello
  Stato dovrebbe indurlo ad impugnare tutte le norme transitorie.
   Personalmente  sono,  in  generale,  come  lo  sono  stato   con
  l'articolo 3 bis, contrario al fatto che la legge, per ragioni di
  costituzionalità, possa contenere norme transitorie di  qualsiasi
  genere.
   Tuttavia,  l'emendamento dell'onorevole Pistorio ha  assunto  un
  elemento  di rilevanza politica e non normativa, legato al  fatto
  che  in  quest'Aula abbiamo detto, come i colleghi sanno, che  la
  norma  relativa alla figura del deputato supplente è  una   norma
  vergogna'.
   Abbiamo  fatto  una battaglia parlamentare, abbiamo  proposto  i
  nostri  emendamenti  soppressivi, siamo stati  battuti  e  quando
  l'onorevole  Pistorio  ha presentato un  emendamento  tendente  a
  dilatare nel tempo, sino al 2011, la possibilità che questa norma
  andasse  a  regime,  pur  sapendo che si trattava  di  una  norma
  transitoria,   sulla   quale   esistevano   profili   di   dubbia
  costituzionalità,   abbiamo detto che tutto ciò  ci  sembrava  un
  atteggiamento ragionevole.
   Stasera,  l'onorevole Pistorio ci ha detto che la  sua  funzione
  bipartisan lo induceva a ritirare l'emendamento. Ritengo che  non
  sia  la  sua  funzione  bipartisan,  bensì  la  sua  funzione  di
  vicepresidente della Commissione - schiacciato da una  parte  dal
  centro-destra,  che  ha  raggiunto  una  mediazione  per  accordi
  interni  al  centro-destra  -  a  confermare  che  questa   legge
  elettorale  è  una  legge di schieramento e  non  una  legge  del
  Parlamento regionale.
   Il  comportamento inaudito del vicepresidente della  Commissione
  competente  di  ritirare l'emendamento è  esattamente  quello  di
  doversi   piegare  a  logiche  di   maggioranza,  a  logiche   di
  convenienza della maggioranza, tradendo lo spirito per  il  quale
  si  fanno le leggi elettorali che, ripeto, devono avere carattere
  astratto e generale.
   Pertanto,  signor  Presidente, mi permetto, visto  che  è  stato
  fatto  osservare  che  l'emendamento per essere  ripresentato  in
  Aula,  in  questa fase, debba essere sottoscritto dal  Presidente
  della  Commissione o dal Governo e che, tra l'altro, si dice  che
  non  sia possibile farlo proprio, per evitare querelle successive
  dichiaro, ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento interno,  di
  farlo mio.

    LEONTINI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà. Anche se non è iscritto  a  parlare,
  ritengo  sia opportuno alternare gli interventi sulla base  delle
  opinioni.

    FORGIONE    Signor Presidente come lei sa noi siamo  fuori  dai
  Poli

    PRESIDENTE    No, parlerà dopo onorevole Forgione,  nessuno  le
  nega  di  parlare.  Gli iscritti a parlare  per  altro  sono  gli
  onorevoli Ortisi e Forgione. E' giusto che dopo il rappresentante
  della minoranza parli un rappresentate della maggioranza.

    LEONTINI   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  dopo  aver
  preso  atto  della  decisione del collega  Pistorio  di  ritirare
  l'emendamento  ed  avere  ascoltato  l'intervento   del   collega
  Speziale,   devo  esprimere, a nome dell'intera maggioranza,  una
  valutazione  ed una posizione diversa rispetto a  quella  che  il
  collega  Speziale  ha  espresso  riferendosi  ai  contenuti   del
  Regolamento, in quanto il nostro Regolamento all'articolo 112, VI
  comma,  così recita:  dopo la chiusura della discussione generale
  è  ammessa  la  presentazione di ulteriori emendamenti,  soltanto
  quando  siano sottoscritti da quattro deputati o da un Presidente
  di  Gruppo  parlamentare e si riferiscano  al  altri  emendamenti
  presentati'.
   Al  successivo comma VII, si precisa che:  i termini di  cui  ai
  commi   precedenti   non  si  applicano  alla  presentazione   di
  emendamenti  da  parte  del Governo e della Commissione  tendenti
  alla  rielaborazione degli articoli, nonché degli emendamenti   e
  dei subemendamenti presentati'.
   La  fattispecie in esame è esattamente quella che ad incastro va
  fatta  corrispondere  con  quanto  disciplinato  dal  comma   VII
  dell'articolo  112  del  Regolamento  interno  e  cioè   che   la
  possibilità  di  presentare  emendamenti,  assegnata  a   quattro
  deputati  o  ad  un  Presidente di Gruppo parlamentare,  non  sia
  consentita quando gli emendamenti portano la firma del Governo  o
  della  Commissione,  come nel caso dell'emendamento  del  collega
  Pistorio,  presentato proprio da quest'ultimo  nella  qualità  di
  vicepresidente  vicario di Commissione.
   Quindi,  a  norma dell'articolo 112 del Regolamento interno,  il
  collega  Speziale non può far proprio l'emendamento. Il  collega,
  probabilmente faceva  riferimento all'articolo 114 che  dice  che
  una  proposta qualsiasi od un emendamento ritirati dal proponente
  possono essere ripresi da altri. Questa però è norma generale che
  viene  sicuramente  superata dalla fattispecie particolare  nelle
  quale  entra  la  disciplina dell'articolo 112  del  Regolamento.
  Infatti,  in  quest'articolo si specifica  che  gli  emendamenti,
  sopratutto  quelli firmati dal Governo e dalla Commissione,  come
  in questo caso, non possono essere fatti propri né dal Presidente
  del   Gruppo   parlamentare,  né  da  quattro   altri   deputati,
  eventualmente proponenti.
   Manifestiamo   ciò  proprio  per  rappresentare  una   posizione
  diversa in applicazione del Regolamento e riteniamo, quindi,  che
  si  debba prendere atto del ritiro dell'emendamento da parte  del
  collega Pistorio, precisando che rimane un articolo formulato con
  la dicitura in via di prima applicazione.
   Non  c'é dubbio che la volontà dell'Aula e quindi la ratio della
  norma  vogliano intendere che la prima applicazione  riguarda  la
  disciplina del nuovo corso elettorale che sarà quello dal 2006 in
  poi.  Questa  norma, quindi, qualora votata diventa  legge  della
  Regione  e,  peranto,  norma da applicare alla prossima  elezione
  elettorale  regionale  del  2006;  pertanto,  anche  se   dovesse
  rimanere la dicitura in via di prima applicazione, si riferirà al
  2006 e non ad una immediata applicazione.
   Ci  tenevo  a specificare che la ratio della norma è questa.  E'
  una  legge elettorale che disciplina il prossimo corso,  non  può
  intervenire,  strada facendo, sul regime elettorale  in  base  al
  quale  siamo stati eletti a far parte di quest'Assemblea. Siccome
  qualche  collega  lo  ha messo in dubbio,  ritengo  sia  doveroso
  chiarirlo ed è bene che rimanga agli atti.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  poiché  sono   iscritti   a
  parlare  numerosi  deputati, esattamente  gli  onorevoli  Ortisi,
  Forgione,  Cracolici e Fleres, vorrei ricordare che si tratta  di
  un problema regolamentare. E' stato richiamato l'articolo 114 del
  Regolamento  e  per i richiami non si può aprire una  discussione
  generale  alla quale partecipa l'intera Aula, dobbiamo essere  in
  grado   di   autodisciplinarci  anche  perché,   considerata   la
  delicatezza  e l'importanza dell'argomento, non vorrei  applicare
  la  norma che prevede di far parlare un oratore a favore  ed  uno
  contro.  Ritengo  che si debba fare un minimo di discussione,  ma
  imploro l'autodisciplina.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                       Sull'ordine dei lavori

    FLERES  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà

    FLERES   Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto  di
  parlare  sull'ordine dei lavori perchè, a mio  avviso,  prima  di
  procedere  con  i  lavori parlamentari,  si  deve  sciogliere  la
  questione  posta poc'anzi dall'onorevole Leontini  a  conclusione
  del suo intervento. Per fare ciò desidero enunciare la storia  di
  questo  emendamento  3  R,  laddove  io  stesso  intervenni   per
  precisare  che la doppia dizione che recitava:  in via  di  prima
  applicazione' e poi  a decorrere dalla XIV legislatura',  avrebbe
  determinato una confusione poiché la medesima norma si  applicava
  anche ai comuni ed alle province la cui vita non corrisponde alla
  legislatura che è il periodo di tempo per il quale è stata eletta
  l'Assemblea  legislativa. Per tale ragione fu scelta  la  dizione
  attuale  e  non  fu  scritto  a partire dalla  XIV  legislatura'.
  Tuttavia,  la  volontà dell'Aula era quella che questa  norma  si
  applicasse  a  partire  dal  2006,  dalla  prima  tornata  utile,
  successiva all'approvazione della legge.
   A  mio  avviso questa interpretazione andrebbe sancita dall'Aula
  in  qualche  modo e, pertanto, signor Presidente, mi permetto  di
  suggerire  -  anche se sicuramente gli uffici avranno  già  fatto
  altrettanto - di sottoporla ad una presa d'atto dell'Aula.
   L'interpretazione  dell'Aula,  nel  momento  in  cui  fu  votato
  questo  emendamento, era quella che comunque ci si riferiva  alla
  prima applicazione della legge in termini di elezione successiva,
  non all'applicazione nel corso di questa legislatura, bensì dalla
  prossima legislatura.
   Per  poter  procedere  -  l'Aula farà poi  una  valutazione  nel
  merito   -,dobbiamo   partire  da  un  dato   certo,   cioè   che
  l'interpretazione che l'Aula ha voluto dare alla dizione  in  via
  di  prima  applicazione', è riferita al  2006,  cioè  alla  prima
  elezione successiva all'approvazione della legge.
   Questo  potrebbe essere fatto con una semplice presa d'atto,  in
  quanto  ciò  ci consentirebbe di ragionare su tutto il  resto  in
  maniera chiara. A quel punto l'Aula potrà pronunciarsi in  favore
  dell'ipotesi dell'onorevole Pistorio, che afferma non la  XIV  ma
  la XV, o a favore di questa ipotesi.

    PISTORIO  Non c'è più l'ipotesi Pistorio

    FLERES  Di chi vorrà farsene carico.

    PRESIDENTE    Onorevole  Fleres,  accolgo  il  suo   intervento
  sull'ordine   dei   lavori,  anche  se  devo  esprimere   qualche
  perplessità  sul  valore  cogente  di  una  presa  d'atto  da  me
  pronunciata.  Posso richiamare l'articolo 117 del Regolamento  ed
  ai sensi di quest'articolo applicare la norma.

    FLERES  Concordo, signor Presidente.


   Presidenza del presidente Lo Porto


  Riprende la discussione del disegno di legge nn.850-265-338-409-
                  480-498-641-642-660-669-775-779/A

    PRESIDENTE   E'iscritto  a parlare l'onorevole  Ortisi.  Ne  ha
  facoltà.

    ORTISI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la chiamano  già
   legge pomata', perché si parla solo di prima applicazione.  Sono
  due  leggi, poi ne parleremo quando faremo l'intervento di merito
  e di giudizio sulla legge.
   Credo  che  il combinato disposto degli articoli 112 e  114  del
  Regolamento   interno  indichino  il  percorso  che   l'onorevole
  Speziale  ha evidenziato - con buona pace dell'onorevole Leontini
  - e pur tuttavia vorrei fare notare soltanto, signor Presidente -
  rimandando all'intervento di merito, per dichiarazione  di  voto,
  quando  dovremo  votare  l'intera legge  -  che  quello  che  sta
  accadendo  ed è accaduto in altre evocate epoche o zone politiche
  si chiamava e si chiama  auto-dafè', perché una dichiarazione del
  Presidente Cuffaro indica che noi stiamo qui tanto per starci. Il
  Presidente   Cuffaro  afferma  di  avere  chiesto   all'onorevole
  Pistorio  di  ritirare  l'emendamento in  questione  al  fine  di
  salvaguardare le ragioni di coalizione. No comment

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione.  Ne  ha
  facoltà.

    FORGIONE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ogni  ora  che
  passa  questa  legge  diventa  un  mostro  istituzionale   e   un
   papocchio' politico.
   Abbiamo  visto  l'onorevole Pistorio presentare  un  emendamento
  per favorire una sorta di dialogo con le opposizioni, le quali si
  sarebbero  sentite  legittimate ad un atteggiamento  maggiormente
  disponibile  di  fronte alla dilazione di quella che  l'onorevole
  Speziale ha chiamato  una vergogna', cioè i deputati supplenti, i
  portaborse dei deputati, coloro che esistono soltanto in funzione
  del  fatto  che  il deputato eletto che li ha preceduti  vada  al
  Governo.  Quando  questo cesserà, coloro che  ne  prenderanno  il
  posto,  cesseranno  anch'essi di essere deputati  e  quindi  sono
  vincolati  per fedeltà, subalternità, servilismo, e magari  anche
  attitudini personali, per l'amor di Dio - la politica in  Sicilia
  ci  ha abituati al peggio rispetto a quello che sto dicendo -  ad
  essere  i  servi  del  deputato  che,  assumendo  l'incarico   di
  Assessore, li legittima ad essere deputati supplenti e quindi  di
  fatto dei portaborse.
   Ora,  se  tutto  ciò  viene definito  una  vergogna',  onorevole
  Speziale, e secondo me è una vergogna, per continuare con  questo
  termine definisco  davvero  vergognoso  che voi lo proponiate, mi
  pare che una vergogna non può essere dilazionata nel tempo.
   Ritengo che se è una vergogna l'applicabilità immediata,  è  una
  vergogna  anche  l'applicabilità diluita, non  c'è  una  vergogna
  dilazionabile nel tempo  Non comprendo perché se questa  norma  è
  immorale nel 2006, la figura stessa del deputato supplente,   nel
  2010,  sia  immorale  ma  un  po' meno.  Inviterei  quest'Aula  a
  recuperare  il  senso di sé, a recuperare una  sorta  di  dignità
  istituzionale, in assenza di una dignità politica.
   Vi  rendete conto del ridicolo di cui ci ha coperto tutti? Anche
  a  me,  che sto avversando questa legge, i suoi principi, i  suoi
  contenuti. L'articolo di prima pagina sul Corriere della Sera  di
  sabato, firmato da Giannantonio Stella, il quale ha ridicolizzato
  questo  Parlamento,  la  vostra funzione, senza  dilazioni,  cari
  colleghi, l'ha ridicolizzata per l'immoralità di norme  fatte  su
  misura, per una spartizione di potere.
   Di  questo  si  tratta. Ed anche se lo stesso  Presidente  della
  Regione, nel corso dei mesi, ha detto che la legge la fa  l'Aula,
  ci  troviamo  di  fronte ad una legge del  Governo  e  di  questa
  maggioranza, e al contempo siamo di fronte ad un imbarazzo palese
  dei   singoli  parlamentari:  non  ce  ne  é  uno  -  nè    della
  maggioranza, nè dell'opposizione - che sia  entusiasta
   Con  chiunque  si parli, ci si sente rispondere  che   tanto  il
  Commissario dello Stato la impugnerà.
     Ma  che legislatori siete se sperate che il Commissario  dello
  Stato  finirà  col  dovere porre rimedio al  papocchio'  ed  alla
  vergogna che voi state producendo?
   Questo  é  lo  stato d'animo che si vive in questa Aula,  signor
  presidente dell'Assemblea e onorevole presidente della Regione.
   Ti  dicono sì, che questa norma é un po' vergognosa, ma tanto ci
  penserà il Commissario dello Stato. Poi dici che, sì, ma  ce  n'é
  anche  un'altra che fa un po' schifo, e ti rispondono alla stessa
  maniera, che tanto ci penserà il Commissario dello Stato.
   Non  ci  vuole  il 117 per correggere le mostruosità  di  questa
  norma,  ci  vuole  il 118, perché questa norma  é  vicina  ad  un
  ospedale istituzionale
   State  producendo  un  mostro  e  allora,  di  fronte  a  questa
  mostruosità, politica, istituzionale, morale, che la  maggioranza
  si carichi delle proprie responsabilità.
   Il  Presidente della Regione ha allineato l'onorevole  Pistorio,
  e  l'onorevole  Pistorio,  con molta  modestia  -  caratteristica
  normalmente  non  molto  presente nei comportamenti,  peraltro  -
  però,  con molta modestia, l'onorevole Pistorio ha detto  che  lo
  hanno   allineato' e in politica, bisogna prendere atto  che  una
  persona,  di  fronte  al proprio orgoglio, ogni  tanto,  si  deve
  fermare.
   Apprezzo   molto,  ma  non  perché  vengo  dalla   cultura   del
  centralismo democratico, come lei, del resto, onorevole Pistorio,
  io  sono  rimasto comunista, lei é diventato democristiano.  Sono
  libero  nelle mie esternazioni, quindi, apprezzo quando si  dice:
   obbedisco'.  Ma  in  questa occasione  lei  obbedisce  nel  modo
  peggiore,  perché sta legittimando il fatto che questa legge  non
  ha più niente di istituzionale.
   Non   ha   alcun   aspetto  che  sia  frutto  di  un   confronto
  parlamentare  libero.  Perché, alla  fine,  tenete  questa  legge
  assieme? Solo perché un vincolo di maggioranza, un accordo  preso
  tra  il Presidente della Regione, oggi, che pur di tenere in vita
  con  la colla la sua maggioranza, le ha detto di ritirare il  suo
  emendamento,  perché l'onorevole Micciché ne ha un altro  pronto,
  l'onorevole Cintola mi ricade malato, eccetera, eccetera.
   Di  fronte  a  questa condizione, vi state facendo carico  dello
  scempio   della  legittimità  istituzionale  e  della   sovranità
  dell'Assemblea. Ed a questo punto mi sorge una domanda: se  siamo
  di fronte a una tale situazione, se tutti sperano nel Commissario
  dello  Stato, se questa legge ormai é la legge di Cuffaro, perché
  il  presidente Cuffaro chiama l'onorevole Pistorio e gli dice  di
  non   mantenere  un punto di infezione nel dibattito,  altrimenti
  crolla tutto? Perchè c'é sempre un onorevole Micciché che non  la
  vuole fare, un altro che cade malato, eccetera?
   Se  siamo  di  fronte ad una norma vergogna, come l'ha  definita
  l'onorevole  Speziale, ma cosa aspetta tutto il centrosinistra  a
  delegittimare completamente questa maggioranza, affinché sia reso
  esplicito  quello  che é già chiaro e cioè che  si  tratta  della
  legge  del Governo Cuffaro e della sua maggioranza? Affinché  sia
  chiaro che questo percorso é ormai pieno di illegittimità e   che
  il  prodotto può essere definito una vergogna politica e  che  il
  centrosinistra non ha ottenuto niente da questa legge.
   Niente,  non  una  delle proposte avanzate è  stata  accolta  e,
  quindi,  che  ve  la  facciate  da soli,  che  il  centrosinistra
  abbandoni  l'Aula e renda esplicita tale vergogna  di  fronte  al
  Paese   Infatti,   é l'intero Paese che guarda, non  soltanto  la
  Sicilia,  é  il  Paese  che sta assistendo  a  tale  vergogna,  e
  pertanto  che  si  renda  esplicito  di  cosa  é  capace   questo
  centrodestra ed i suoi equilibri di potere.
   Altrimenti, non dico che c'é una volontà, ma oggettivamente  c'é
  una copertura alla mostruosità che si sta producendo. Per questo,
  o  fate  proprio  l'emendamento o non lo fate  proprio,  amici  e
  colleghi  del centrosinistra, ritengo che le vergogne  non  siano
  dilazionabili  e  nemmeno  l'opinione,  nettamente  contraria  ed
  indignata sulla norma, può essere dilazionabile.

    PRESIDENTE    E'   iscritto  a  parlare l'onorevole Cracolici.
  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   vorrei
  ringraziare, intanto, l'onorevole Leontini perché, con la lettura
  dell'articolo 112 del Regolamento, ha evidenziato quanto avvenuto
  e cioè quanto contenuto nel Regolamento è stato violato da questo
  Parlamento e dalla sua Presidenza.
   L'onorevole Leontini ha ricordato, a proposito del comma 7,  che
  i  termini,  di  cui ai commi precedenti, non si  applicano  alla
  presentazione  di  emendamenti  da  parte  del  Governo  e  della
  Commissione  tendenti alla rielaborazione degli articoli,  nonché
  degli emendamenti e dei sub-emendamenti presentati.
   Se  non  ricordo  male il famoso emendamento  3  R,  che  poi  è
  diventato  3  R  bis e poi alla fine non si sa  cosa,  che  è  un
  insieme  di norme transitorie che violano la legittimità  di  ciò
  che  stiamo approvando soprattutto sul piano costituzionale,  non
  mi  pare  che  avesse  come  obiettivo  la  rielaborazione  degli
  articoli  né la riscrittura di emendamenti o sub-emendamenti  già
  presentati nei tempi previsti dal Regolamento stesso.
   Era  un emendamento assolutamente ex-novo che ha introdotto  una
  serie di norme cosiddette transitorie che,  di fatto, mutano  ciò
  che l'Aula aveva approvato qualche ora o qualche giorno prima.
   Credo che questo intervento faccia giustizia inoltre rispetto  a
  quanto   sollevato  dall'onorevole  Orlando  a  proposito   della
  violazione delle norme regolamentari.
   Se viene detto dal capogruppo di Forza Italia, che ha parlato  a
  nome  della  maggioranza e, quindi, presumo anche  di  tutti  gli
  altri gruppi del centro-destra, in qualche modo afferma alla fine
  ciò che non bisognava fare fin dall'inizio.
   La  cosa singolare che fa l'onorevole Leontini è che nel leggere
  il comma 7 dell'articolo 112, lo applica all'articolo 114.
   Mi  pare  del tutto evidente che se l'Aula, quando ha varato  il
  Regolamento, avesse in qualche modo voluto determinare un divieto
  per  fare  propri  emendamenti presentati cioè che  devono  avere
  alcuni requisiti - fatti prima della discussione generale o fatti
  dal  Governo  o dalla Commissione - se avesse voluto vietare  che
  qualunque  deputato, di fronte al ritiro di  un  emendamento,  lo
  potesse  fare  proprio, è evidente che lo avrebbe  scritto,  così
  come  è  stato scritto nell'articolo 112 cioè che gli emendamenti
  del  Governo e della Commissione si possono presentare anche dopo
  la chiusura della discussione generale.
   Poiché l'articolo 114 è successivo all'articolo 112, il 114,  in
  maniera  generale e non particolare, nel momento in  cui  afferma
  che  qualunque proposta, persino un disegno di legge del Governo,
  o  qualunque  emendamento di fronte al ritiro, può  essere  fatto
  proprio  da qualunque deputato, è evidente che il Regolamento  in
  maniera chiara ed inequivoca dà un'interpretazione alla procedura
  d'Aula  che  consente a qualunque parlamentare  di  fare  proprio
  l'emendamento.
   Quindi,  mi  pare che ciò che asseriva l'onorevole Leontini  per
  dimostrare l'improponibilità del fare proprio un emendamento  sia
  esattamente  ribaltata  sia  per le  ragioni  che  ho  citato  in
  riferimento  al  comma  7 dell'articolo 112,  sia  al  fatto  che
  l'articolo 114 appare evidente e chiaro.
   Voglio  concludere  con  un giudizio finale.  Stiamo  assistendo
  ormai  all'ennesimo   atto della farsa che questo  Parlamento  ha
  celebrato in questi giorni.
   Mi  pare del tutto evidente che vi sia una grande sofferenza sia
  di   singoli  parlamentari  che  di  interi  gruppi  parlamentari
  rispetto al testo che questo Parlamento sta per varare.
   Vi  è  una  grande  sofferenza  sul  piano  politico,  ma  vi  è
  soprattutto  una  grande sofferenza sul piano della  comprensione
  costituzionale della norma. Ed ormai anche le parole del  collega
  Pistorio,che   ha  ritirato  per  amor  di  patria   forse,   non
  rappresentavano   tutto quello che poteva dire, nel senso che non
  ha  detto  quello  che è già sulle agenzie, vale  a  dire  che  a
  chiedere  di  ritirare questo emendamento è stato  il  Presidente
  della Regione.
     Ancora  una  volta, dunque, il Presidente della  Regione,  per
  ragioni  di  coalizione,  dopo  la vicenda  dell'emendamento,  ha
  costretto  l'onorevole Pistorio a ritirare  la  sua  proposta  di
  emendamento:   stiamo  affermando che  questa  legge  elettorale,
  forse  unico  caso tra quelli che io conosco, è la  legge  di  un
  Governo,  non la legge di un Parlamento. E' la legge del Governo,
  è la legge di Cuffaro. Questa è la legge che ha voluto Cuffaro.
   E'  evidente  che anche chi, in qualche modo, si  richiama  alla
  possibilità  che  il  Commissario dello Stato  impugni  questa  o
  quella  norma, vorrei far rilevare che impugnerà questa o  quella
  norma voluta dal Presidente della Regione e quindi voluta dal suo
  Governo.
   Credo  che  tutto questo stia spingendo inevitabilmente  ad  una
  condizione  che  è,  da questo punto di vista,  forse  un  brutto
  precedente. Non solo la legge la farà una maggioranza, la  voterà
  una  maggioranza, ma la legge la voterà e la farà una maggioranza
  perché è la legge che ha voluto il Governo di questa Regione. Noi
  stiamo  scrivendo  le regole che riguarderanno la  rappresentanza
  politica  in Sicilia con una logica non solo di schieramento,  ma
  una  logica di governo. Si sta creanco un brutto precedente. Come
  tutti  i  precedenti,  una  volta che si  verificano  si  possono
  ripetere.
   Noi  pensavamo  che la legge elettorale dovesse avere  un  altro
  corso, un altro respiro, un'altra capacità di aggregazione  dello
  schieramento parlamentare. Così non è stato. Ma adesso non ci  si
  può  impedire  che  di fronte ad una norma  che  tutti  a  parole
  dichiarano  di  dubbia  legittimità l'Aula non  possa  esprimersi
  quanto   meno   per   tentare   di  sterilizzare   questa   norma
  dilazionandola nel tempo di applicazione. Questo riguarda sia  il
  Parlamento  regionale, ma riguarda anche la  vita  dei  comuni  e
  delle  province,  poiché  la  figura  del  consigliere  supplente
  l'abbiamo   estesa   -   anche  lì  con  una   dubbia   procedura
  istituzionale - agli enti locali.
   Pertanto,    faccio    anche   mio   l'emendamento    presentato
  dall'onorevole Pistorio e fatto proprio dall'onorevole  Speziale.
  Chiedo  inoltre   al Presidente dell'Assemblea di  garantire  che
  almeno  venga  rispettato l'articolo 114 del Regolamento  interno
  visto che l'articolo 112 non lo è stato.

    PRESIDENTE   Dichiaro  chiusa  le  iscrizioni  a  parlare.   E'
  iscritto a parlare l'onorevole Ardizzone. Ne ha facoltà.

    ARDIZZONE    presidente   della  prima   Commissione.   Signor
  Presidente,   io   molto   brevemente  voglio   ricollegarmi   al
  ragionamento    fatto    dall'onorevole    Fleres    in    ordine
  all'applicazione delle norme.
   Il  ragionamento va esteso - lo dico nella qualità di presidente
  della   Commissione  -  a  tutte  le  norme  che  giustamente   e
  diligentemente gli uffici hanno rubricato in un apposito  Titolo,
  nel  Titolo II. Infatti, tutte le norme che riguardano  gli  enti
  locali  hanno valenza dal primo rinnovo degli enti locali stessi;
  quando  dico  tutte le norme , mi riferisco sia alle norme citate
  dall'onorevole Fleres e cioè le norme che riguardano la questione
  della  supplenza momentanea, temporanea così come anche la norma,
  ad esempio, che riguarda la possibilità della mozione di sfiducia
  votata  per  appello  nominale dal 65 per cento  dei  consiglieri
  assegnati.
   Vorrei  peraltro  precisare,  ma ritengo  che  già  gli  uffici,
  proprio  per  il  fatto di avere collocato tutto in  un  apposito
  titolo,  abbiano già pensato a questo, che ci troviamo dinanzi  a
  materia non sottoponibile a referendum di cui all'articolo 17 bis
  -  lo  dico  perché  rimanga agli atti  e  per  evitare  equivoci
  successivi;   per  evitare  equivoci  soprattutto  agli   uffici.
  Obiettivamente,  il procedimento è stato aggravato. Ripeto che si
  tratta  di materia non sottoponibile a referendum, anche  se  poi
  gli   uffici  procederanno  nella  maniera  che  riterranno   più
  opportuna, così come peraltro previsto dalla legge numero 14  del
  2001.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato.  Ne
  ha facoltà.

    SPAMPINATO      Signor    Presidente,    onorevoli    colleghi,
  l'onorevole   Forgione  faceva  riferimento   e   richiamava   il
  Parlamento  ad  una  dignità istituzionale chiedendo  ancora  una
  volta  di  riflettere rispetto all'approvazione di questa  norma.
  Tante volte nei miei interventi anch'io ho fatto riferimento alla
  dignità istituzionale di questo Parlamento.
   Innanzitutto - e qua contraddico alcuni interventi dei  colleghi
  -  quando  a  proposito di questa legge la definiscono la   legge
  Cuffaro  o la  legge D'Aquino . Io con tutto il rispetto  per  il
  Presidente  della  Regione e per l'Assessore  alla  Famiglia,  il
  quale  assessore  è  stato presente in  Aula  e  ci  ha  risposto
  puntualmente ad ogni nostra eccezione, soprattutto  dopo  che  ha
  fatto  suo  il  subemendamento; è stato attento  ed  ha  risposto
  puntualmente ad ogni nostra eccezione avanzata. Io   mi  permetto
  di  dire  -  ed  è  forse questa la violazione più  grande  della
  dignità istituzionale - che questa è la  legge Miccichè . Ad ogni
  modo,  devo  dire che noi in  linea di principio  siamo  contrari
  anche alla nuova prassi instaurata in questo Parlamento del  voto
  su  voto, una volta deliberata una cosa per quanto sbagliata essa
  possa  essere  vi  si  torna con l'artefizio:      per  la  prima
  applicazione .
   E'  chiaro  che  qui  si  tratta,così  come  diceva  l'onorevole
  Speziale,  di sterilizzare una norma che sicuramente è una  norma
  non  costituzionale. Ed ancora una volta, faccio riferimento alle
  esigenze  di evitare la violazione di questo divieto  di  mandato
  imperativo, di vincolo di mandato.
   L'articolo  67  garantisce  al parlamentare  la  possibilità  di
  esercitare con piena libertà l'esercizio della propria  funzione.
  In  questa  maniera  non  si riesce a garantire  al  parlamentare
  l'esercizio libero della propria funzione. Ecco perchè   facciamo
  anche  noi  riferimento ad una dignità istituzionale  che  questo
  Parlamentato deve avere.
   Onorevole  Pistorio,  lei con grandi doti di  equilibrio  ci  ha
  detto  che  per  esigenze di coalizione  vi  è  la  necessità  di
  ritirare  questo  emendamento  che  avrebbe  sterilizzato  questa
  norma.  E' chiaro che anche lei in un passaggio fa riferimento  a
  quello  che è stato contestato più volte all'eventuale intervento
  del  Commissario dello Stato. Infatti, lei dice che non tutto  si
  consuma  in  questa  Aula. Io dico: no, onorevole  Pistorio,  noi
  dobbiamo cercare di far consumare tutto in questa Aula, tutto ciò
  che   è   legislativo;  quello  che  dovrà  avvenire  avverrà   a
  prescindere  dalla  nostra  volontà,  ma  la  nostra  dignità  di
  legislatori ci impone di far consumare tutto in questa Aula.
     E  mi  permetto  di  ricordare che è intervenuto  subito  dopo
  l'onorevole Leontini e a nome della maggioranza, quando ha  fatto
  queste  premesse,  mi auguravo ci spiegasse la  ratio  di  questa
  norma.
         Onorevole  Pistorio, lei  ha fatto soltanto un riferimento
  all'eventuale  violazione del Regolamento  per  impedire  che  si
  parlasse ancora una volta di questa norma, ed invece a nome della
  maggioranza,  ci  ha  detto  che  non  si  può  far  proprio   un
  emendamento da parte di un capogruppo.
   Onorevoli   colleghi,  concludo  dicendo   che   non   è   stato
  sottolineato,  ma questa norma tendeva a sterilizzare  anche  una
  norma  che  determinerà l'ingovernabilità all'interno degli  enti
  locali.
   Signor Presidente, onorevole Assessore per gli enti locali,  voi
  avete  vissuto  una  stagione lunga fino  all'approvazione  della
  elezione  diretta del sindaco, dove la tensione  all'interno  dei
  consigli comunali e provinciali era determinata dalla possibilità
  che il consigliere diventasse sindaco o assessore; stiamo creando
  le  condizioni per riprodurre quella stagione, quelle  condizioni
  di  stabilità,  togliendo sostanzialmente  l'incompatibilità  tra
  consigliere ed assessore ricreiamo quelle condizioni di stabilità
  all'interno degli enti locali che invece era stata una delle  più
  grandi  vittorie ottenute con la legge sull'elezione diretta  del
  sindaco.
   Ecco perchè chiediamo ancora una volta, e non ci stancheremo  di
  farlo  fino  a quando si arriverà al voto finale, una riflessione
  ed un richiamo alla dignità istituzionale di questo Parlamento.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola.  Ne  ha
  facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente,  a  nome  della  maggioranza  ha
  parlato l'onorevole Leontini.

    PRESIDENTE   Onorevole Speziale, a nome della  minoranza  hanno
  parlato molti più deputati di quelli della maggioranza.

    CINTOLA    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    sarò
  brevissimo. Abbiamo esposto una nostra posizione con l'intervento
  svolto  dal collega Leontini, però non intendiamo anche su questo
  fare  muro  contro  muro con nessuno, Ritengo che  la  Presidenza
  abbia  sufficienti elementi per porre in votazione e fare  quindi
  deliberare l'Assemblea sul modo di procedere.
   Si  potrebbe,  come  prima ipotesi, procedere  a  votazione  per
  alzata  e  seduta se l'emendamento potrà essere assunto da  parte
  dei  deputati che hanno detto di farlo proprio oppure no. L'altra
  ipotesi potrebbe essere che il Presidente decida e dica:  mi  sta
  bene  ed  allora si procede a votare sull'emendamento. Mi  sembra
  adesso  inutile  che  su fatti formali alla fine  ci  si  scontri
  quando  siamo  oramai  giunti  all'ultimo  emendamento  e  ci  si
  appresta alla votazione finale sul disegno di legge.
     E  per  fare una volta e per sempre giustizia anche su questo:
  questa  è  la legge del governo Cuffaro? Allora Crisafulli  è  un
  ministro  di questa Giunta perchè il disegno di legge  è  firmato
  dagli onorevoli Crisafulli ed  Infurna. La Commissione che lo  ha
  esitato  è  una  Commissione che ha dato una valutazione  il  più
  delle  volte unanime; talvolta la differenziazione è avvenuta  in
  Aula,  è  vero, ed in Aula c'è stato un confronto ed una modifica
  anche di qualcuna di queste norme, ma sullo sbarramento del 5 per
  cento   non   c'è   stata   modifica;  sui   resti   provinciali,
  sull'assegnazione  in sede provinciale, sui fatti  cardini  si  è
  rimasti alle norme che sono scaturite dalla Commissione.
      Una   strumentalizzazione  serve  all'opposizione?  Per   una
  improvvisazione che oggi viene rivista al contrario,  nel momento
  in  cui  fu  presentato  il  maxi-emendamento  l'opposizione,  la
  minoranza  ebbe  a  dire:  attenzione,  è  presentato  solo   dai
  capigruppo  e i capigruppo non possono in questa fattispecie,  in
  questo momento, presentarlo. E nel momento in cui si è visto  che
  c'era la firma, quella riverita, quella che oggi ho sentito molto
  spesso essere indicata, per me onore e vanto, perchè mi onoro  di
  essere  non solo collega, ma anche amico sul piano personale,  di
  Giovanni  Pistorio,  bene quella firma in  quel  momento  l'avete
  disconosciuta e avete detto no, che  non è possibile.
   Allora,  e  solo  allora,  il  Governo  per  un  fatto  tecnico,
  sollecitato anche dal sottoscritto come dalla maggioranza stessa,
  ha detto: bene, per evitare che ancora si parli solo di formalità
  lo  faccio  proprio.E ha detto che non sarebbe  poi  intervenuto,
  come non è intervenuto, sulle questioni inerenti la stessa legge.
   Allora,   io  dico,  ce  n'è  tanta  di  carne  al   fuoco   per
  incontrarci,  scontrarci,  ma perchè  ci  dobbiamo  incontrare  o
  scontrare solo sui fatti che non sono quelli veri e quelli reali?
  Non  c'è niente di male se l'onorevole Forgione di tanto in tanto
  parla con Miccichè per dirgli: vediamo di incontrarci per tentare
  di...'.   Se  invece  lo fa Leontini o lo  fa  Cintola  o  lo  fa
  Pistorio diventiamo servi sciocchi di qualcuno. O ci sei pure  tu
  servo  sciocco, onorevole Forgiane, o non c'è nessuno. Io ritengo
  che  non ci sia né tu né noi. Però, questa non è la legge né  del
  Governo  né  di Miccichè, questa è la legge di questo  Parlamento
  che ha due firme, Infurna e Crisafulli. E su questo dubbi non  ce
  n'é perchè le due firme sono riscontrabili.
   Per  concludere, signor Presidente, a lei l'onore - ed  evitiamo
  ulteriori  dibattiti  che  non servono  -  di  stabilire  se  noi
  accettiamo, e parlo a nome della maggioranza, che i colleghi  che
  subentrano  all'emendamento ci portano a votare sull'emendamento.
  Facciamolo e facciamolo subito.
   Se  lei  con  le  norme regolamentari di cui  dispone  dice  che
  questo  non  è  possibile, allora dica che è inaccettabile  ed  è
  inammissibile. E chiudiamo la seduta.  Non ci avvinghiamo  ancora
  su  fatticelli di poco conto perchè questi davvero non servono  a
  nessuno.
   E  nel  ribadire,  e  concludo, che questa non  è  la  legge  di
  nessuno, questa è la legge di un intero parlamento che non è  mai
  stato  così  frequentato  e tanto costruttivamente  impegnato  in
  lavori seri e concettualmente anche di duro scontro, ma che  alla
  fine ci porteranno a votare una legge che è la meno peggio e  che
  non  è quella del Tatarellum che qui dentro non c'è deputato  che
  la  voglia  Qui non c'è un solo deputato che vuole essere  ancora
  una  volta  imbavagliato da quella legge; con quella legge  siamo
  arrivati qui. E noi ne stavamo facendo un'altra la volta  scorsa,
  onorevole Speziale, che era differente dal Tatarellum e forse era
  differente anche da quella che stiamo facendo ora, però non siamo
  innamorati del Tatarellum...

    FORGIONE  ... siamo innamorati di questa porcheria

    CINTOLA   La realtà è una sola onorevole Forgione, le  è  stato
  proposto   lo  sbarramento  del  3% e l'ha  negato,  le  è  stata
  proposta una corsia preferenziale...

    FORGIONE  Perchè lei sta bene?

    CINTOLA    Guardi,  lo  sa  qual  è  la  differenza,  onorevole
  Forgione?  Vede, una malattia fisica è niente, io ho paura  delle
  malattie mentali, specie di quelle che difendono la Sicilia senza
  essere siciliani come lei.

    FORGIONE   Quelli che l'hanno gestita la Sicilia l'hanno  messa
  in mano alla Mafia

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, la questione, come tutti  avete
  sottolineato è di delicatezza estrema. Noi stiamo per decidere un
  vero   e   proprio   lodo,   allorquando   si   definiscono    le
  interpretazioni regolamentari quando il regolamento si  presta  a
  qualche differenza di opinioni interpretative. Siccome si  tratta
  di   un  lodo,     io  voglio  usare  il  massimo  di  senso   di
  responsabilità  perché la decisione di questa sera  non  riguarda
  solamente  la  vicenda della legge elettorale in  discussione  ma
  riguarderà  il futuro tranne, naturalmente, decisioni opposte  al
  lodo che stiamo per approvare.
   Devo  dire che ho fatto  ricerche molto approfondite con l'aiuto
  degli  Uffici  che mi hanno sostenuto e fiancheggiato  con  molta
  diligenza e preparazione su questo campo.
   Vi  leggo   intanto  qual è la posizione degli  Uffici,  che  io
  faccio  mia  perché frutto di uno studio specialistico  anche  se
  sintetico:  l'articolo 112 del Regolamento  interno  al  comma  7
  stabilisce  che   I  termini di cui ai commi  precedenti  non  si
  applicano alla presentazione di emendamenti da parte del  Governo
  e della Commissione  tendenti alla rielaborazione degli articoli,
  nonché degli emendamenti e dei sub-emendamenti presentati .
   La   previsione   suddetta   concerne   dunque   una   specifica
  fattispecie, e non generale come i commi precedenti,  fattispecie
  tramite  la quale si è voluto evitare che singoli deputati  anche
  se   Presidenti  dei  gruppi  parlamentari  potessero  presentare
  emendamenti  di riscrittura. Di conseguenza, poiché l'emendamento
  3R.1,  proposto dall'onorevole Pistorio, rientra nella  succitata
  disposizione di cui al comma 7, dell'articolo 112, in caso di suo
  ritiro  non può essere ripresentato, ai sensi dell'articolo  114,
  da   un   singolo   deputato  anche  se  Presidente   di   gruppo
  parlamentare,  trattandosi  di  fattispecie  speciale  che,   per
  principio   generale  di  diritto  parlamentare,  prevale   sulla
  previsione generale.
   Ciò   considerato  l'emendamento  3R.1,  qualora  ritirato,  può
  essere ripresentato soltanto da un rappresentante del Governo.
   Ora,  vorrei  precisare  che non mi attengo ad  un  parere  così
  frettolosamente scritto perché si tratta di uno studio che ci  ha
  impegnati  solamente, come era logico, nelle ore  pomeridiane  di
  oggi, ho fatto anche delle ricerche di tipo storico ed infatti vi
  sono  due  precedenti,  onorevole  Speziale.  Soltanto  due   che
  riguardano  questa Assemblea: uno del 1994, se non ricordo  male,
  che  riguarda  la presidenza Capitummino quando, in  effetti,  fu
  ammesso  un  sub-emendamento, la procedura  era  identica  ma  la
  fattispecie diversa, attenzione...

    SPEZIALE  Allora non era in vigore questo Regolamento.

    PRESIDENTE    Non  lo  era?  Questo  Regolamento  è  molto  più
  restrittivo, ma ciò in ogni caso va a favore della sua  tesi,  mi
  deve  consentire. L'onorevole Capitummino infatti ammise  che  un
  deputato  singolo possa far proprio un emendamento  ritirato  dal
  Governo.
   L'altro  precedente che mi corre l'obbligo di ricordarvi  e  che
  vi  prego di andare a verificare nei resoconti relativi, è quello
  occorso quando, a proposito del 112, l'onorevole Capodicasa,  uno
  dei  relatori  delle  modifiche  del  1998,  a  proposito  di  un
  emendamento  dell'onorevole  Piro,   tendeva  a  regolamentare  e
  disciplinare  gli  interventi della Commissione  e  del  Governo.
  L'onorevole Capodicasa dice testualmente:  non possiamo del tutto
  escludere che il Governo e la Commissione intervengano nel  corso
  dell'esame  di  un  articolo in quanto si  può  verificare,  come
  sappiamo,  che l'esigenza di rielaborare un testo  e  lo  possono
  fare  la  Commissione e il Governo ma non possiamo prevedere  che
  tale  facoltà  venga  estesa in modo assoluto  perché  negheremmo
  quella  parte  introdotta con la votazione del  comma  precedente
  dove  si  stabilisce che, le medesime condizioni che si applicano
  ai  parlamentari, vengano applicato anche alla Commissione  e  al
  Governo .
   In  pratica cosa si sostenne allora? Cosa che oggi possiamo  ben
  confermare:  c'è un  principio ispiratore di tutti i procedimenti
  legislativi  e,  nel caso nostro,  è persino evidente  che  viene
  applicato  alla  lettera: il principio di finalizzazione  di  una
  norma.
   Esso  significa che il procedimento e le relative norme  che  lo
  animano hanno dei passaggi progressivi, si comincia in un modo e,
  in  ordine al principio di finalizzazione, si conclude  nel  modo
  sempre più semplificato.
   Nel  caso  nostro si passa da una prima ipotesi di deroga,  dopo
  la  discussione generale, per quanto riguarda la presentazione di
  emendamenti,  solamente  da parte di soggetti  istituzionali  ben
  individuati e si procede, sempre con l'obiettivo di facilitare il
  procedimento, limitando non più a quattro deputati, non più  alle
  figure previste nella prima fase ma soltanto a due, Commissione e
  Governo.  Perché  il  Regolamento procede in questi  termini?  In
  virtù  del  principio  di finalizzazione  che  deve,  alla  fine,
  concludersi nel modo più semplice e, se  possibile, più facile.
   Se  applichiamo  il diritto di un capogruppo  o  di  un  singolo
  deputato  di fare proprio un emendamento che uno dei  due  organi
  previsti   dal   Regolamento  (Commissione  e  Governo)   ritira,
  riportiamo  indietro il principio di finalizzazione della  norma,
  rendendo  vana  la  ratio  del  comma  7  dell'articolo  112  del
  Regolamento.
   Di  questo  possiamo discettare fino a domattina - so  bene  che
  saranno pronte le controdeduzioni di chi crede nella tesi opposta
  -  ma  ritengo  di avere proposto un quadro in cui si  sottolinea
  all'Assemblea  la specialità della discussione e  la  delicatezza
  della  decisione da assumere. Infatti, quello che decidiamo  oggi
  varrà per il futuro in quanto si tratta di decidere con un vero e
  proprio lodo, che non riguarderà soltanto la legge elettorale  ma
  riguarderà tutti i processi legislativi, a meno che non si voglia
  che   la  Presidenza,  avvalendosi  della  facoltà  prevista  dal
  Regolamento,  convochi la Commissione per il  Regolamento  perché
  decida in merito. Ma non cambierebbe niente, nella sostanza,  nei
  rapporti   di  forza  tra  maggioranza  e  minoranza.   Pertanto,
  preferisco a questo punto che sia l'Aula a decidere.
   Ed  allora, onorevoli colleghi, che l'Aula decida  Avete  votato
  chi  a  favore  e  chi  contro; ora, secondo l'articolo  110  del
  Regolamento, dopo aver parlato un oratore contro ed uno a favore,
  l'Aula deve esprimersi attraverso un voto.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                       Sull'ordine dei lavori

    SPEZIALE  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  dato  che
  stiamo  affrontando  una  questione delicatissima  penso  che  il
  problema  sia affrontarla con argomenti. C'è un limite  a  tutto,
  anche  a  questa pressione costante che si esercita  sui  singoli
  parlamentari tendente ad impedirne gli interventi, o  in  qualche
  modo ad impedire che ognuno possa intervenire.
   Signor  Presidente, mi appello alla sua saggezza per  ricordarle
  che, sulla base dell'argomentazione che lei stesso ha introdotto,
  l'emendamento a firma dell'onorevole Pistorio, ai sensi dei commi
  sesto  e  settimo dell'articolo 112 del Regolamento,  non  doveva
  trovare   ingresso  in  quest'Aula  perché  non  si   tratta   di
  emendamento  di riscrittura, ma di un emendamento  ex  novo,  che
  affronta  materia  nuova  ed  introduce  una  norma  transitoria.
  Pertanto, la Presidenza avrebbe dovuto fin dall'inizio dichiarare
  l'emendamento inammissibile.
   Dopo  di  che,  nel momento in cui lei lo dichiara  ammissibile,
  perchè lo ha ritenuto compatibile con la fattispecie prevista dal
  comma  6  dell'articolo  112  del  Regolamento,  si  presenta  un
  problema, e cioè se un emendamento di riscrittura presentato  dal
  Governo  o  dalla Commissione, qualora ritirato da  uno  dei  due
  organi, possa essere fatto proprio da un parlamentare.
   Quando  si  è proceduto a modificare il Regolamento interno,  in
  particolare l'articolo 114 e l'articolo 112, si poteva  prevedere
  che  un  emendamento di riscrittura ritirato dal Governo o  dalla
  Commissione   non   potesse  esser   fatto   proprio   da   alcun
  parlamentare;  si poteva prevedere la possibilità di  far  propri
  tutti  gli  emendamenti,  se ritirati,  ad  eccezione  di  quelli
  previsti  dal comma 6 dell'articolo 112. Ovviamente, sia  l'Aula,
  sia   chi   allora  aveva  proposto  all'Aula  le  modifiche   al
  Regolamento   non  hanno  inteso  affrontare  questo   argomento,
  ritenendo  che,  nel  momento  in cui  l'emendamento  è  comunque
  ammissibile  si  stabilisce  una priorità  che  non  è  solo  del
  Presidente della Commissione o del Governo. Infatti, nel  momento
  in  cui può essere fatto proprio da qualsiasi parlamentare, anche
  non  capogruppo,  signor Presidente, e visto che  lei  ha  citato
  l'onorevole Capodicasa mi riferisco a quell'intervento dal  quale
  possiamo vedere che, presentato l'emendamento, il Governo non può
  poi  fare  marcia  indietro, perchè qualora lo facesse  qualsiasi
  parlamentare potrebbe far proprio quell'emendamento,  affidandone
  la sorte alla valutazione dell'Aula.
   Per  cui,  signor Presidente, vorrei evitare che si  proceda  di
  volta  in volta attraverso interpretazioni regolamentari,  in  un
  clima di tensione e di contrapposizione tra il centrosinistra  ed
  il  centrodestra  che finisce col fare assumere  una  lettura  di
  parte  alle  norme - perchè il voto questa sera vedrà i  deputati
  del   centrosinistra   che   voteranno   a   favore   della   mia
  interpretazione  ed i deputati del centrodestra che  voteranno  a
  favore  dell'interpretazione del collega onorevole Leontini  -  e
  non  è  vero che si sarà prodotto uno sforzo per dare una lettura
  corretta  alla  norma. In realtà la norma è letta sulla  base  di
  logiche  di  schieramento.  Pertanto, signor  Presidente,  vorrei
  evitare  che  lei  la sottoponesse al voto e noi  ci  rimettiamo,
  anche   se   non   la  condividiamo,  esclusivamente   alla   sua
  valutazione.  Lei è il titolare del Regolamento,  valuti  lei,  e
  qualora  noi  ritenessimo la sua decisione in  palese  violazione
  dello  spirito  del  Regolamento,  avremo  tutto  il  diritto  di
  criticarla.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  non  sarò  certamente  io  a
  rifiutare   un'assunzione  di  responsabilità,  lo   faccio   con
  prontezza ed immediatezza, ma non posso ignorare che ho  ricevuto
  una richiesta da parte dell'onorevole Cintola , cioè di porre  in
  votazione il modo di procedere.
   Da  parte  mia, onorevole Speziale, io mi sono già  pronunciato.
  Faccio   mia  la  posizione  degli  uffici  e  ribadisco,  ripeto
  testualmente  le parole che ho detto richiamandomi al  precedente
  dell'onorevole  Capodicasa,  che  non  ho  nessuna  difficoltà  a
  dichiarare    improponibile   l'emendamento,    ritirato    dalla
  Commissione  e  fatto proprio dall'onorevole  Speziale,  ancorché
  capogruppo.
   La  Presidenza  ritiene  che  gli emendamenti  presentati  dalla
  Commissione  o dal Governo ai sensi dell'articolo 112,  comma  7,
  del  Regolamento interno, non possono, se ritirati, essere  fatti
  propri da un qualsiasi parlamentare.
   Poichè  l'Assemblea  non chiede espressamente  un  voto,   resta
  deciso nel senso argomentato dalla Presidenza.
   Pertanto  l'emendamento  3  R.1  ,  una  volta  ritirato   dalla
  Commissione, non può essere fatto proprio da singoli deputati.


   Presidenza del presidente Lo Porto


         Riprende la discussione del disegno di legge 850/A

    PRESIDENTE  Si passa all'articolo 25. Ne do lettura:

                            «Articolo 25
     Formula di pubblicazione ai sensi della legge regionale 23
                         ottobre 2001, n. 14

   1.  La  presente legge è inserita nella Gazzetta Ufficiale della
  Regione siciliana, distintamente dalle altre leggi, senza  numero
  d'ordine  e senza formula di promulgazione, ai sensi  e  per  gli
  effetti dell'articolo 1 della legge regionale 23 ottobre 2001, n.
  14».

   Comunico  che  è stato presentato dagli onorevoli Raiti,  Ferro,
  Morinello e Micciche l'emendamemento 25.1 interamente soppressivo
  dell'articolo.
   Lo   dichiaro   improponibile  in  quanto  la  sua  approvazione
  renderebbe vana l'ipotesi referendaria.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE     Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    mi
  consentirete  di fare anche un exursus e una mia valutazione  sul
  complesso dei lavori d'Aula.
   Vorrei   richiamare   i  colleghi  ad  un  maggiore   senso   di
  responsabilità,  invitandoli anche ad  evitare  interventi  fuori
  misura,    e   mi   riferisco   in   particolare   all'intervento
  dell'onorevole Cintola, il quale ha più volte citato  l'onorevole
  Crisafulli  quale firmatario del disegno di legge in  discussione
  ritenendolo corresponsabile di chissà quale misfatto e di  chissà
  quale delitto.
   Ora,  voglio ricordare a tutti i colleghi che il misfatto  e  il
  delitto  è stato consumato in quest'Aula, perché ci siamo trovati
  di fronte ad una maggioranza che ha stravolto il disegno di legge
  che era stato esitato dalla Commissione.
   Quel disegno di legge conteneva lo sbarramento al 5 per cento  -
  ed  io convengo col fatto che forse una più attenta posizione  da
  parte   anche  dei  partiti  minori  del  centrosinistra  avrebbe
  permesso di raggiungere l'obiettivo di abbassare tale soglia - ma
  conteneva  anche  un limite inderogabile, a mio  avviso,  e  cioè
  quello  che una maggioranza non può avere, così come previsto  da
  tutte le altre regioni per l'elezione dei consigli comunali,  dei
  consigli provinciali e dei consigli regionali, un rapporto  60  a
  40.
   Conteneva  anche  una modalità di attribuzione  del  premio  che
  era, privilegiando - come è naturale che avvenga - soltanto prima
  quelli che vengono eletti nei collegi che hanno la fiducia  degli
  elettori  e,  successivamente, per raggiungere  il  premio  poter
  essere gradualmente presi dal listino.
   Tutto  questo  è  stato  stravolto sulla base  di  una  esigenza
  oligarchica  che  ha interessato i partiti del  centrodestra,  ed
  inoltre sono state introdotte nel disegno di legge norme vergogna
  come   quella  del  deputato  supplente,  e  norme  completamente
  estranee alla materia. Mi riferisco alle incompatibilità  tra  la
  carica di deputato e di sindaco, con le norme di salvaguardia per
  alcuni  deputati, mi riferisco al consigliere supplente  sia  nei
  consigli  comunali che nei consigli provinciali,  insomma  quella
  che  si  è  conclusa con l'articolo 25 è una legge  completamente
  diversa da quella che era uscita dalla Commissione. Quindi quando
  qualcuno  si  appella  al  lavoro della  Commissione,  deve  fare
  riferimento al fatto che una maggioranza, sulla base  di  accordi
  propri,  ha stravolto quel testo facendo diventare il disegno  di
  legge  che  è  all'esame del Parlamento, un disegno di  legge  di
  appartenenza di una maggioranza, introducendo norme che  sono  di
  dubbia costituzionalità, norme il cui profilo incostituzionale  è
  evidente  e  norme  transitorie che sono incostituzionali  perché
  introdotte in una legge elettorale.
   Le   leggi   elettorali  sono  generalmente  leggi  astratte   e
  generali,  mai una legge elettorale è stata fatta  a  misura  per
  singoli o per gruppi come in questa occasione.
   Signor  Presidente, ovviamente questo comporterà una  scelta  da
  parte  nostra e da parte di tutto il centrosinistra nei confronti
  del  testo  e  onorevole Presidente della Regione, seppur  lei  è
  stato  assente  tale disegno di legge fa capo alla responsabilità
  del suo Governo: l'emendamento 3 bis, che ha stravolto l'impianto
  della   legge,   è   stato   firmato   dall'assessore   D'Aquino;
  l'emendamento che ha impedito che venisse riproposta nel listino,
  alternativamente, la presenza di una donna e di un uomo, è  stato
  cassato  dal  Governo,  l'emendamento che prevedeva  il  voto  di
  genere   per  promuovere  l'accesso  delle  donne  nei   consigli
  comunali,  nei consigli provinciali e all'Assemblea  regionale  é
  stato eliminato per volontà del Governo.
   Come  si  può  dire  che questa non sia una legge  del  Governo?
  Questa é una legge del Governo, una legge retriva, una legge  che
  fa arretrare l'Assemblea regionale.
   Avevamo  una  grande occasione, quella di parlare al  resto  del
  Paese.  Nel  '92  l'abbiamo  fatto, onorevole  Cuffaro,  lei  era
  deputato   come  me,  abbiamo  parlato  al  Paese,   introducendo
  nell'impianto  legislativo un fatto nuovo che ha  fatto  guardare
  alla   Sicilia   come   un  terreno  innovativo:   mi   riferisco
  all'elezione diretta del sindaco.
   Avevamo  un'occasione  per  parlare  al  resto  del  Paese,  per
  introdurre e rinnovare profondamente l'impianto, attraverso,  per
  esempio,  la possibilità di promuovere l'accesso delle donne  sia
  nei Consigli comunali e provinciali che nel Parlamento regionale.
   Abbiamo  perso  un'occasione, non solo per  la  volontà  di  una
  maggioranza  ma  perché  il Governo non ha  voluto,  per  nessuna
  ragione,  ascoltare il dibattito d'Aula, preferendo chiudere  gli
  occhi e tapparsi le orecchie.
   E'  una  legge vosta per cui, signor Presidente, noi  faremo  in
  modo  di evitare che domani l'Aula dia un voto favorevole,  nella
  sua stragrande maggioranza, a questo testo.

    ORTISI  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   ritengo
  opportuno, a questo punto, che ognuno di noi si attrezzi  a  fare
  le  dichiarazioni di voto sulla legge e che domani si dia il voto
  finale - per chi lo vuol dare, naturalmente...

    PRESIDENTE   Onorevole  Ortisi,  ho  capito  e  sostanzialmente
  condivido, però ci vuole un richiamo all'ordine dei lavori e  una
  decisione  unanime, altrimenti la Presidenza deve fare rispettare
  la  decisione  assunta in sede di Conferenza dei  Presidenti  dei
  gruppi parlamentari secondo cui si rinvia a domani il voto finale
  che si trascina le dichiarazioni di voto.
   Se  c'é  unanimità sulla sua richiesta, sull'ordine dei  lavori,
  di  anticipare,  con  la riserva eventualmente  per  qualcuno  di
  svolgere  domani  mattina  la  dichiarazione  di  voto,  non   ho
  difficoltà.

    ORTISI  Signor Presidente, dichiaro, in ogni caso, il mio  voto
  o non parteciperò al voto.
   Solo  che  mi  pare  una forma di masochismo generalizzato,  una
  volta  che  si  é  svolto  il dibattito ed  abbiamo  esaurito  la
  dialettica, andare a domani, quando alle ore 11,45 il  Presidente
  procederà  alla  cerimonia  del  ventaglio,  quindi  l'Aula   non
  comincerà a mezzogiorno, ma nel pomeriggio.

    PRESIDENTE    Onorevole   Ortisi,   lei   ha   completato    la
  dichiarazione di voto sulla legge.

    ORTISI   Signor  Presidente, lei mi ha suggerito  di  fare  una
  proposta formale.

    PRESIDENTE  Non ci sono tesi contrarie. Si possono  cominciare,
  fin da ora, le dichiarazioni di voto sulla legge, con riserva  di
  continuare domattina per coloro che intendessero farlo.
   Informo  che  la cerimonia del ventaglio, onorevole Ortisi,  per
  non  privarla del piacere di assistere, é prevista per dopodomani
  e non domani.

    FORGIONE    Chiedo  di  parlare  per  dichiarazione   di   voto
  sull'articolo 25.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   colgo
  l'occasione dell'imminente votazione dell'articolo 25 per fare un
  appello  all'Aula,  soprattutto ai  partiti  del  centrosinistra,
  considerato  l'intervento  del  capogruppo  dei  democratici   di
  sinistra,  onorevole  Speziale,  il  quale  si  è  dilungato   in
  un'insieme di valutazioni che riguardano il complesso della legge
  e  non  il  singolo articolo 25, sollecitato anche dall'onorevole
  Cintola, circa le firme originarie che hanno esitato la legge  in
  Commissione.
   Questa  mattina,  durante  la Conferenza  dei  Capigruppo,  sono
  emerse  notizie delle quali io non ero a conoscenza; si è parlato
  di  telefonate  di segretari nazionali di partito per  tenere  la
  soglia  di sbarramento; è stato citato dal capogruppo di Alleanza
  nazionale e da esponenti dell'UDC, l'intervento dell'onorevole Di
  Liberto su questo argomento.
   Sono  emerse  una  serie di questioni, a conclusione  di  questa
  legge,   che  rendono  necessario  un  comportamento  lineare   e
  trasparente  delle  forze  del centrosinistra.  Pertanto,  chiedo
  formalmente a nome del gruppo di Rifondazione comunista  -  anche
  se  ho appreso che una analoga dichiarazione è stata fatta questo
  pomeriggio dall'onorevole Leoluca Orlando - a tutti i partiti del
  centrosinistra se il merito della legge e la valutazione  che  si
  fa,  è  quella  esposta dall'onorevole Speziale, allora  rendiamo
  esplicito e dichiariamo apertamente anche in Aula, che  questa  è
  la  legge  del  Governo Cuffaro, il quale attraverso l'intervento
  odierno    del    Presidente   e   attraverso   gli   emendamenti
  dell'assessore D'Aquino, è intervenuto pesantemente  nel  merito,
  segnandone il corso.
   Tutto  il  centrosinistra ha la possibilità di rendere esplicita
  questa  violazione  della logica e della dialettica  politica  in
  materia di riforme istituzionali e di legge elettorale.
   Per  molto  meno alla Camera dei Deputati, i gruppi parlamentari
  delle  opposizioni hanno abbandonato l'Aula, hanno lasciato  solo
  il  centrodestra  a portare avanti riforme che  violano  principi
  istituzionali, principi di convivenza politica.
   Qualora il centrosinistra - mi rivolgo all'onorevole Speziale  e
  all'onorevole   Barbagallo  -  invece,  si  facesse   carico   di
  legittimare,  con  la sua presenza, il voto  di  una  legge  che,
  benché   si  sviluppi  in  una  dialettica  tra  maggioranza   ed
  opposizione,  sarebbe la legge di tutto il Parlamento  siciliano,
  non  potrebbe non essere esplicita agli occhi della Sicilia, agli
  occhi del Paese una corresponsabilità nell'aver favorito l'iter e
  lo sbocco di questa legge.
   Questo deve essere chiaro
   Per  questo  mi  appello  alle forze del centrosinistr  affinchè
  procedano domani a fare le dichiarazioni di voto abbandonando poi
  la  maggioranza e il Governo al momento del voto, così da rendere
  chiaro  che è la legge di questi partiti e, nonostante gli errori
  e la disfatta strategica, tattica e politica di chi ha pensato di
  poter  cogestire con questa maggioranza una legge  non  ottenendo
  alla  fine  nulla,  però, sia chiaro qual è almeno  il  segno  di
  questa  legge,  il  suo carattere, la sua natura  di  maggioranza
  autoritaria e scellerata nella sua ispirazione liberticida  della
  democrazia,  e  almeno si può parlare alle forze  migliori  della
  società siciliana, tutti assieme, coalizione del centrosinistra e
  Rifondazione comunista.

    PRESIDENTE   Non essendoci altri iscritti a parlare,  pongo  in
  votazione l'articolo 25.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

    ORTISI   Signor  Presidente, chiedo  di  potere  anticipare  la
  dichiarazione di voto sulll'intero disegno di legge.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    ORTISI    Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   il   mio
  intervento  durerà come da Regolamento, però ascoltatemi.  Domani
  voteremo due leggi contemporaneamente: una legge a regime ed  una
  legge  di  deroga. Tanto è vero che poco fa facevo un riferimento
  scherzoso  a   legge  pomata'  perché  ricorre  troppe  volte  la
  terminologia  in sede di prima applicazione .
   Non  mi  pare  che  vi siano i termini giusti  per  derogare  in
  quanto,  sin  dalla  prossima legislatura,  la  legge  entrerà  a
  regime. Per cui, quando si dice che alcune norme non si applicano
  in  maniera  diversa,  ma  sono diverse nella  sostanza,  per  la
  prossima  legislatura e per le altre legislature  successive,  in
  effetti  stiamo votando due leggi diverse fra di loro. Quando  si
  afferma  che,  a regime, il massimo dei deputati consentito  alla
  maggioranza    raggiunge   il   sessanta    per    cento,    cioè
  cinquantaquattro deputati più il Presidente, però soltanto  nella
  prossima  legislatura questo non avverrà perché  prima  si  dovrà
  soddisfare la lista regionale - quindi non obbedendo al principio
  ispiratore della legge per il quale il massimo  da raggiungere  è
  il  sessanta  per  cento  per consentire la  stabilità  -  stiamo
  votando due leggi diverse fra di loro.
   Credo  che il Commissario dello Stato, su questo, sarà puntuale.
  Credo  anche  che la nostra diligenza, non intelligenza,  di  una
  puntuale attenzione avrebbe dovuto farci riflettere a fondo.
   Siamo  pure  in  presenza di ulteriori due leggi  per  un  altro
  aspetto:  da  una  parte votiamo la legge elettorale,  dall'altra
  votiamo una legge che riguarda gli enti locali.
   Sono  due leggi che non hanno punti in comune né sul piano della
  congruità né sul piano della dimensione legislativa.

    SAMMARTINO   No,  si  tratta  dell'applicazione   della   legge
  elettorale per gli enti locali.

    ORTISI   No,  non è così, onorevole Sammartino.  Non  c'è  solo
  l'applicazione,  per esempio, per i deputati supplenti  e  per  i
  consiglieri  supplenti. Ci sono altre norme che  riguardano  solo
  gli enti locali.
   Allora,  da  questo  punto  di vista,  c'è  una  divisione,  una
  discrasia  netta fra i due provvedimenti che sarebbero stati  più
  logici in due disegni di legge organici, magari collegati fra  di
  loro.  Perchè  accade questo? I colleghi del centro destra  hanno
  fatto una corsa terribile sull'articolo 1, sull'articolo 2  e  su
  parte dell'articolo 3; hanno fatto muro contro muro fino a quando
  poi   non  c'è  stato  un  intervento,   esterno  all'Aula.,   un
  intervento  autorevole che ha frenato e li  ha  fatti  riflettere
  sull'argomento. E così,  improvvisamente,  la Casa delle  Libertà
  è diventata casa dei  ventriloqui nel senso che si è assistito in
  Aula  a   tutta  una  serie di corsa alla  giustificazione  delle
  deroghe a quanto già votato,  perchè così era già stato deciso in
  altro ambiente rispetto al Parlamento.
     Ora,  che  intervengano  le  segreterie  dei  partiti  non  mi
  scandalizza, ma che si intervenga dall'esterno per dire che si  è
  fatta  una  fesseria,  che  si torni indietro,   prima  di  tutto
  dovrebbe  offendere  la  dignità dei  colleghi  parlamentari  che
  obbediscono,   ma  offende,   credo,   anche  la  dignità  e   la
  diligenza  di tutti i colleghi del  nostro Parlamento.
   Tutto  ciò  è avvenuto in modo tale da portare anche  a  vere  e
  proprie contorsioni.
   Colleghi,  io vorrei ricordarvi che un emendamento che  reca  la
  firma autorevole, intelligente e autonoma degli onorevoli Ioppolo
  e   Pistorio,   riguardante  la  distribuzione  del   premio   di
  maggioranza  nelle  province anziché nella  lista  regionale,   è
  andato a vuoto perchè è stato comandato; e, francamente mi sembra
  che così si mortifichi l'intelligenza, la volontà di lavorare, la
  libertà  d'opinione  di  alcuni, in questo  caso  di  due  fra  i
  colleghi che io stimo di più in quest'Aula.
   Per  arrivare all'ultima contorsione di questa sera,  quando  il
  Presidente  della  Regione ha chiesto, in nome della  coalizione,
  all'onorevole  Pistorio di ritirare il suo  subemendamento,   che
  non   era  una  confessione  di  autorità,  che  diventa   spesso
  autoritarismo che è opposto al concetto di autorevolezza -  anzi,
  più autoritari si diventa meno autorevoli si è - ma,  altresì, ha
  anche mortificato ulteriormente un residuo spazio di libertà  che
  il Parlamento stava praticando.
   A  cosa servono - mi chiedo - le Commissioni, se qui in Aula non
  si  è  discussa  la legge elettorale esitata, pur fra  contrasti,
  dalla   Commissione?  Fondamentalmente  vi  sono   state    delle
  escrescenze lungo il percorso d'Aula rispetto al disegno di legge
  che   una   sua  congruità  lì  aveva,   rispetto  al  quale   ci
  confrontavamo  ognuno  con le proprie  posizioni,  ma  qui  si  è
  discusso  di  tutt'altro, colleghi  Allora mi chiedo,  il  lavoro
  puntuale  delle   Commissioni in cui i colleghi intervengono  con
  cognizione  di  causa senza i riflettori, viene così  vanificato,
  viene scoraggiato?.
   Questa,  colleghi,  non  è una legge, è  un  affastellamento  di
  norme  che non formano una  legge; sugli enti locali poi le norme
  proposte   sono  state   ad  personas  e   tendono  a  soddisfare
  interessi  o  vendette piccole piccole, probabilmente  vanificate
  dalle  osservazioni  del collega Ardizzone perchè  forse  non  si
  potranno applicare nell'immediato come si riproponeva chi  le  ha
  proposte.
   Questa,  colleghi, è la legge di una parte, anzi - come dice  il
  Presidente  Cuffaro -  delle ragioni di coalizione' ,  perchè  se
  fosse  stata  legge di una parte avrei potuto anche  capirlo,  ma
  delle  ragioni di coalizione significa che qui si sta dichiarando
  che  qualsiasi legge può prescindere dalla volontà del Parlamento
  ed è eterodiretta se non da individui, se non da lobby, se non da
  segreterie,   da  ragioni che appartengono a  tutt'altro  che  al
  merito della legge medesima.
   Noi   della   Margherita,  anche  alla  luce  del  percorso   in
  Commissione  ed  in Aula, dove ci siamo impegnati  forse  più  di
  tanti  altri colleghi che sbraitano talvolta a sproposito  contro
  questa  legge, poichè non  riconosciamo alla legge  alcun  tratto
  della  Margherita,  preannunciamo il  nostro  voto  assolutamente
  contrario ad essa. In essa non solo non c'è niente di nostro,  ma
  nel  merito  essa con la scheda unica impedisce il voto  diretto.
  Inoltre,  la  bocciatura  del voto confermativo  ha  impedito  il
  recupero del voto diretto, e la bocciatura del voto di genere  ha
  impedito  un  avanzamento  vero delle esigenze  della  democrazia
  paritaria,   che  a  parole  tutti dicono di   volere  difendere.
  Riguardo  poi  all'inammissibilità e irricevibilità  della  lista
  regionale e delle liste provinciali che non tenessero conto della
  metà  e metà, con l'introduzione di sanzioni amministrative viene
  in  pratica vanificato al di là delle parole il principio  che  a
  parole tutti vorrebbero perseguire.
   Noi  votiamo  contro perchè riteniamo che lo sbarramento  del  5
  per cento non risolve il problema delle liste fai da te perchè -0
  l'abbiamo  detto  in altre occasioni - quando  in  una  qualsiasi
  cittadina  un  notabile volesse presentare una lista  fai  da  te
  probabilmente  impedirebbe  ad  uno  dei  partiti  maggiori,  che
  ragionevolmente o razionalmente vanno al di là del 5  per  cento,
  di  avere  i  suoi rappresentanti ed avrebbe invece  il  notabile
  medesimo,  pur  appartenendo  ad una  delle  liste  maggiori  una
  propria  rappresentanza di lista fai da te. Allora io  non  parlo
  della   giustezza   o   meno  dello  sbarramento,   parlo   della
  contraddizione interna e della incapacità della legge medesima di
  raggiungere  l'obiettivo per il quale ha proposto lo  sbarramento
  del  5 per cento.
   Noi  pensiamo,  colleghi,  che  avete  introdotto  con  l'ultimo
  emendamento qualcosa di grottesco e accadrà quello che negli anni
  '90  accadeva nei giochi di società, qualcuno di voi l'ha saputo,
  l'ha  seguito  lo  ricorderà:  quegli  apparecchi  virtuali   che
  volavano o non volavano secondo se si pagava. Bene, voglio  farvi
  un  esempio:   può accadere che il Presidente della Regione,  per
  non  dire il sindaco o il Presidente della Provincia, diciamo  il
  Presidente  della  Regione  chiami  un  deputato  a  fungere   da
  assessore  e  subentra  un deputato supplente; dopo tre  mesi  il
  Presidente  della Regione chiama a fungere da assessore,  nessuno
  lo  può  impedire,  il deputato supplente; subentrano  altri  due
  deputati  della  lista  medesima,  e  siamo  a  quattro.   Questo
  discorso,  come gli apparecchi virtuali, può durare all'infinito,
  fino  alla  eliminazione dei posti pieni nelle liste provinciali.
  Moltiplicatelo  per le varie liste che appoggiano il  Presidente,
  dedurrete un grottesco degno di Ionesco, degno di Beckett, ma non
  degno  di  un'Aula  parlamentare. Pensate ai  consigli  comunali,
  colleghi,  che succederà ad essi? Ci sarà una baraonda  e  questa
  legge anziché rendere lineare il percorso politico lo renderà più
  barocco e ne siete responsabili.
   E  infine la questione del listino che è altra rispetto a quella
  da  noi  votata.  In prima applicazione chi vince può raggiungere
  più  di 54 deputati, in seconda applicazione no. Ma la legge qual
  è  delle due? Spiegatemelo perchè sono due leggi diverse  fra  di
  loro,  una a futura memoria e una di prima applicazione, ma  sono
  due leggi diverse fra di loro.
   Allora colleghi, per evitare equivoci, anche fra i colleghi  del
  Centrosinistra,    ho   letto   stamattina   una    dichiarazione
  dell'onorevole  Lombardo  che  affermava  di  accordi  con  DS  e
  Margherita.

     SAMMARTINO. Ma è stato confermato da Speziale

     ORTISI. L'onorevole Lombardo è bugiardo  E queste cose non  si
  dicono  con  dichiarazioni  stampa,  ma  sicuramente  l'onorevole
  Lombardo  quando dice che questa legge è stata costruita  assieme
  alla   Margherita  è  bugiardo  perchè  nessun  organo  e  nessun
  autorizzato  della  Margherita è  stato  mai  a  colloquiare  con
  l'onorevole Lombardo e mi pare strano che egli abbia potuto  fare
  affermazioni  così pesanti di cui dovrà render  conto  perchè  né
  l'Esecutivo, abbiamo fatto Esecutivo ieri, né i capigruppo  -  ho
  parlato  col collega Barbagallo - hanno mai colloquiato  con  lui
  ordine  all'esito di questa legge tanto è vero che  preannunciamo
  voto nettamente contrario e probabilmente anche altro.
   All'onorevole   Forgione  che  spara  in  maniera   secondo   me
  inconsulta  e  almeno ingenerosa nei nostri  confronti,  che  gli
  siamo stati non solo compagni ma a volte anche  partner in ordine
  al   percorso  ostruzionistico  nei  confronti  di  questa  legge
  liberticida e incongrua e contraddittoria, vorrei dire, onorevole
  Forgione,  che lui non può sparare nel mucchio né può tanto  meno
  dettare la linea a tutti con la minaccia che chi non condivide la
  linea  di  comportamento estremista è un inciuciato.  Noi  questo
  non   lo  accettiamo  da  nessuno.   A  noi  la  linea  la  detta
  l'Esecutivo e l'appartenenza ad un partito e gruppi parlamentari.
  Nel  merito  della  legge  noi voteremo contro  come  lui  voterà
  contro.
   Vorrei   fare  osservare  all'onorevole  Forgione  e  a   quanti
  propugnano  l'uscita dall'Aula che questo è un  discorso  aperto,
  che  si  deciderà  domani dopo che i gruppi del  Centro  sinistra
  avranno  deciso spero una linea comune e, tuttavia,  vorrei  dire
  che abbandonare l'Aula è solo un fatto eclatante ma  dal punto di
  vista  del  merito non influenza il percorso della  legge  perchè
  affinchè la legge sia approvata è necessario che votino, non  che
  siano presenti, 46 deputati a favore e noi votiamo contro, quindi
  non  influiamo sull'approvazione della legge. E perchè  la  legge
  non  sia  sottoponibile  a  referendum con  un  trentesimo  degli
  elettori possibili è necessario che votino a favore non che siano
  presenti, 60 deputati, i due terzi dell'Assemblea.  E questo  non
  avverrà o comunque non avverrà con la nostra complicità.  Quindi,
  da  questo  punto  di  vista sarebbe questa una  lacerazione  del
  tessuto dei rapporti istituzionali a cui bisogna ricorrere e  noi
  vi  abbiamo fatto ricorso.  Io stesso proposi l'uscita  dall'Aula
  come extrema ratio, solo nel momento in cui mi sono  trovato  con
  le  spalle  al  muro,   impedito  ad  esercitare  il  diritto  di
  parlamentare  che  esprime le proprie  idee,  e  non  quando  una
  maggioranza  prevale su una minoranza. Purtuttavia, la  decisione
  finale in ordine al comportamento di domani sarà presa dai gruppi
  che si riuniranno.
   Vorrei  dire  ulteriormente, e ho finito, che  io  personalmente
  assieme ad alcuni colleghi, proporremo al partito di  indirizzare
  i  deputati  che  fanno  parte  della  Margherita  a  firmare  il
  referendum  perché  18 deputati, complessivamente,  possano  fare
  indire il referendum confermativo.
   E  tuttavia  questa  non è la posizione del  partito,  il  quale
  discuterà,  con  i  suoi  organi e  democraticamente  come  siamo
  abituati   a  fare noi, la posizione in merito e la mia  proposta
  di  referendum sarà discussa e potrebbe essere anche bocciata dal
  partito.
   Naturalmente,   il   senso   di  appartenenza   ci   porterà   a
  comportamenti  conseguenziali ma ciò non  toglie  che  il  nostro
  giudizio definito su questo  pastrocchio  non è solo contrario, è
  un  giudizio  estremamente negativo, è un giudizio che  bolla  un
  affastellamento di norme incongrue contraddittorie che  non  sono
  degne di essere chiamate leggi.

    PRESIDENTE    E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo.  Ne
  ha facoltà.

    BARBAGALLO    Signor Presidente, onorevoli colleghi  ,  non  mi
  dilungherò  molto  anche perché molti degli argomenti  utilizzati
  dal  collega  onorevole Ortisi mi convincono e sono concordati  a
  livello di gruppi parlamentari della Margherita.
   Devo  ribadire,  preliminarmente, che  rimango  sorpreso  da  un
  comportamento  che  indica  una  cultura  priva  di  senso  delle
  istituzioni.
   Noi  non abbiamo mai pensato ad un confronto aspro sui contenuti
  programmatici  però  sapevamo che le regole vanno  fatte  in  uno
  spirito  diverso  perché  servono a questa  maggioranza  ed  alle
  maggioranze future.
   Gli   appelli,  pertanto,  alla  coalizione,  allo  spirito  che
  caratterizza questa maggioranza sono estremamente sorprendenti.
   Ci  saremmo augurati un maggiore equilibrio proprio per  tentare
  di  fare  una legge che fosse rappresentativa di un consenso  più
  ampio possibile all'interno di questa Assemblea.
   Ci  è  stato  impedito  perché  la  proposta  iniziale  è  stata
  totalmente  stravolta da una serie di materie che, è stato  detto
  in precedenza da altri relatori, sono estremamente estranei.
   Perché noi non siamo d'accordo su questa legge?
   Non siamo d'accordo in maniera chiara ed inequivocabile.
   Voglio  qui sgombrare il campo su alcune illazioni o  su  alcune
  valutazioni  che  sono uscite in questi giorni  sui  giornali  ai
  quali faceva riferimento anche il collega onorevole Ortisi.
   Non  c'è  stato  mai  un  accordo sull'impianto  complessivo  di
  questa legge, c'era una preoccupazione che era una preoccupazione
  che  riguarda tutte le forze politiche in un sistema bipolare che
  era  quella  di  evitare la frammentazione  e  di  contribuire  a
  ridurre  la  polverizzazione della rappresentanza  attraverso  un
  meccanismo che scoraggiasse le liste  fai da te .
   Quindi non è vero quanto qualcuno, ironizzando, ha detto e  cioè
  che non portiamo a casa nulla, portiamo il 5 per cento.
   Noi  non  abbiamo  fatto  accordi sul  5%  mai  con  nessuno  né
  all'inizio, né dopo.
   Io,  personalmente, non sono stato chiamato  a  redigere  nessun
  accordo.
   Ma  è  sbagliato il 5% non solo perché si tratta di  una  soglia
  che  elimina  culture  politiche, storie di  partiti  presenti  a
  livello  nazionale,  ma  perché non fa  nessuna  distinzione  nei
  confronti  delle liste  fai da te  che sono un fenomeno deteriore
  e   che   pongono   un  problema  all'attenzione   di   tutti   i
  rappresentanti delle forze politiche in un sistema bipolare.
   E'  stato  imposto uno sbarramento che non condividiamo  e  sono
  state  imposte alcune scelte assolutamente in contrasto  con  uno
  spirito democratico degno di questo nome.
   E'  vero quello che dice l'onorevole Forgione nel merito  e  nei
  contenuti  della  legge e cioè che nessuna proposta  del  centro-
  sinistra è stata accolta.
   Ci  abbiamo  provato con lo spirito  di considerare in  politica
  difficile la realizzazione dell'ottimo, abbiamo pensato  al  bene
  possibile  o  al  male  minore  e  quindi  ogni  volta  ci  siamo
  preoccupati di ridurre il danno, ma non ci siamo riusciti  e  non
  ci  siamo  riusciti attraverso un comportamento della maggioranza
  che  è  un  comportamento incomprensibile  anche  sul  piano  dei
  rapporti futuri all'interno di questo Parlamento.
   C'erano  alcune  battaglie  di  principio  e  le  battaglie   di
  principio  che abbiamo fatto sulla doppia scheda che liberava  un
  voto che non è libero, in questo modo, a favore del presidente  o
  di  un  altro presidente ma comunque di due proposte diverse,  di
  due proposte chiare, non è stato accolto.
   Il  listino  è stato confermato, è stato ridotto da  diciotto  a
  nove  ma  è  stato confermato e quindi il principio  di  eleggere
  deputati senza voto rimane proprio perché serve alla nomenclatura
  e alle segreterie dei partiti.
   Non  è  stata accolta la preferenza di genere, perché la  nostra
  proposta   era   una   proposta  di  riequilibrio   pieno   della
  rappresentanza  così  come  ci indica  l'evoluzione  giuridica  a
  livello  di sentenza della Corte Costituzionale e così  come  una
  democrazia  matura deve fare e come sta avvenendo in tante  parti
  di  Europa.  E'  stata  poi vanificata con  un  meccanismo  quasi
  ridicolo  di sanzione che poi diventerà una sanzione  alla  quale
  certamente alcuni partiti non si sottrarranno pur di non  attuare
  una   piena  realizzazione  democratica  del  principio  di  pari
  rappresentanza.
   Tutte le materie estranee sono materie non solo discutibili  sul
  piano dei contenuti, ma certamente da impugnare o da bocciare. Se
  noi  pensiamo  alla norma sull'incompatibilità  pensiamo  ad  una
  norma    che   non   è   di   carattere   generale;   la    norma
  sull'incompatibilità  fotografa  alcune  situazioni   di   questa
  Assemblea in maniera veramente deprimente. Non si fa una norma di
  carattere  generale ma si fa una norma di interessi  particolari,
  pensando alla salvaguardia di qualcuno o di qualcosa e poi appare
  anche  discutibile l'idea di inserire materie  di  riforme  degli
  enti  locali come quella di rendere incompatibili i deputati  nei
  comuni  fino  a  cinquemila abitanti. Ma con quale  criterio  dal
  punto  di  vista  generale  O si assumeva il  valore  del  comune
  piccolo  sotto  i  tremila abitanti come era a livello  nazionale
  oppure si assumeva una decisione che valesse per tutti, quella di
  un  cambio  di  meccanismo elettorale e  cioè  il  passaggio  dal
  sistema  maggioritario al sistema proporzionale che,  come  tutti
  voi ben sapete, riguarda i comuni fino a diecimila abitanti.
   Tutte  le  norme sono norme che non hanno un carattere generale,
  che  non servono ad indicare una prospettiva, una regola che vale
  per tutti.
   Ci  sono  poi alcune norme che qualcuno ha definito un obbrobrio
  giuridico:  questa  dei  deputati  supplenti  e  dei  consiglieri
  supplenti  non  è  negativa soltanto sul piano  istituzionale  ma
  introduce sul piano del costume, dello stile e della qualità  dei
  rapporti, dei meccanismi di patteggiamento, di contrattazione tra
  i  sindaci  e  i consigli comunali che ci riportano  indietro  di
  molti  anni,  di  moltissimi anni. L' imposizione  non  solo  dei
  deputati supplenti ma anche dei consiglieri supplenti, al  di  là
  del fatto che io sono convinto che il Commissario la impugnerà, è
  gravissima    ed  è  stata  portata  avanti  fino  alle   estreme
  conseguenze  quasi  una sfida su un argomento  che  è  stato  già
  oggetto  sulla  stampa  nazionale  di  discredito  nei  confronti
  dell'intera  classe dirigente regionale, la quale certamente  non
  esce bene da iniziative di questo tipo.
   Allora,     se   c'è   una   legge   che   non   ci    convince,
  complessivamente, voteremo contro e come ha detto bene il collega
  Ortisi,  non so se domani attiveremo altre iniziative, ma nessuno
  dica che noi su questa legge abbiamo una qualche responsabilità.
   Non  abbiamo  inciuciato  prima, non  inciuciamo  adesso,  siamo
  assolutamente  contro perché si tratta di una  norma  confusa  ed
  antidemocratica.

   PRESIDENTE.  La  seduta è rinviata a domani, giovedì,  5  agosto
  2004, ore 12,00 con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I   - COMUNICAZIONI

       II   - ATTRIBUZIONE DEL SEGGIO RESOSI VACANTE A SEGUITO DELLE
         DIMISSIONI DELL'ONOREVOLE GIUSEPPE CASTIGLIONE DALLA CARICA DI
         DEPUTATO REGIONALE

       III   -  VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE:

         - Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
             suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
             dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
             alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
             modificazioni.  (nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
             779/A)

       IV   - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

         - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
             sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
             recante  Modifiche allo Statuto della Regione'.  (nn. 580-472-578-
             602-652/A) (Seguito)

                  La seduta è tolta alle ore 20.55

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 23.40

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello