Presidenza del presidente Lo Porto
BURGARETTA APARO, segretario, dà lettura dei processi verbali
delle sedute numero 231 e numero 232, del 4 agosto 2004 che, non
sorgendo osservazioni, si intendono approvati.
Missione
PRESIDENTE Comunico che l'onorevole Scoma è in missione, per
ragioni del suo ufficio, dal 7 all'8 agosto 2004.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE Comunico che sono stati presentati i seguenti
disegni di legge:
Disposizioni in materia di risparmio energetico e contenimento
dell'inquinamento luminoso (n. 907)
d'iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Fleres, Catania G, Maurici in
data 4 agosto 2004
Disciplina della raccolta, commercializzazione e
valorizzazione dei funghi epigei spontanei freschi e conservati
(n. 908)
d'iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Fleres, Catania G, Maurici in
data 4 agosto 2004.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
con richiesta di risposta orale
n. 1813 «Notizie in ordine alla mancata attuazione della legge
regionale n. 17 del 2001 e verifica sullo stato dei lavori di
completamento dell'autostrada A20 Pa-Me».
Presidente Regione
Assessore Lavori Pubblici
Firmatario Panarello Filippo;
Le interrogazioni testè annunziate saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
con richiesta di risposta scritta
n. 1812 «Nomina di un commissario ispettore per la verifica dei
gravi e reiterati comportamenti, lesivi delle prerogative e del
corretto espletamento del mandato elettorale, posti in essere nei
confronti dei consiglieri comunali di Castelmola (ME)».
Presidente Regione
Assessore Famiglia
Firmatario: Ioppolo Giovanni.
n. 1814 «Interventi ai fini della dichiarazione, da parte del
Governo nazionale, dello stato di calamità naturale per i
territori del calatino colpiti dal nubifragio del 28 luglio
2004».
Presidente Regione
Assessore Famiglia
Assessore Agricoltura
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe.
Le interrogazioni testè annunziate sono state già inviate al
Governo.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE Comunico che è stata presentata, in data 4 agosto
2004, la mozione n. 308 «Misure per la concessione dello stato di
calamità naturale per i territori del calatino colpiti dal
nubifragio del 28 luglio 2004», degli onorevoli Fleres, Catania
Giuseppe, Maurici e Scoma.
Informo che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno
della seduta successiva perché se ne determini la data di
discussione.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle
dimissioni dell'onorevole Giuseppe Castiglione dalla carica
di deputato regionale
all'onorevole Garozzo
Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si passa al punto secondo
dell'ordine del giorno: Attribuzione del seggio resosi vacante a
seguito delle dimissioni dell'onorevole Giuseppe Castiglione
dalla carica di deputato regionale.
Comunico che, ai fini dell'attribuzione del seggio resosi
vacante a seguito delle dimissioni dalla carica di deputato
regionale dell'on. Giuseppe Castiglione, proclamato eletto nel
collegio circoscrizionale di Catania per la lista avente il
contrassegno 'Forza Italia', la Commissione per la verifica dei
poteri, nella riunione tenutasi il 5 agosto 2004, dopo aver
proceduto ai necessari accertamenti ha deliberato all'unanimità,
ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge costituzionale 31
gennaio 2001, n. 2, e del combinato disposto dell'articolo 16
della legge 17 febbraio 1968, n. 108 e successive modifiche ed
integrazioni, e dell'articolo 60 della legge regionale 20 marzo
1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni (legge
elettorale siciliana), di attribuire il seggio lasciato vacante
dall'onorevole Giuseppe Castiglione al candidato Garozzo
Antonino, primo dei non eletti della medesima lista provinciale e
nel medesimo collegio circoscrizionale, il quale segue
immediatamente, con voti 7.567, l'ultimo dei proclamati
eletti, onorevole Ottavio Garofalo, per il collegio provinciale
di Catania, a seguito di opzione dell'onorevole Fleres per il
collegio regionale.
Non sorgendo osservazioni, l'Assemblea prende atto delle
conclusioni della Commissione per la verifica dei poteri.
Proclamo, quindi, eletto deputato dell'Assemblea regionale
siciliana il candidato Antonino Garozzo, salva la sussistenza di
motivi di ineleggibilità o di incompatibilità preesistenti e non
conosciuti fino a questo momento.
Avverto che da oggi decorre il termine di 20 giorni per la
presentazione di eventuali proteste o reclami, ai sensi
dell'articolo 61, comma 3, della legge regionale 20 marzo 1951,
n. 29.
Poiché l'onorevole Garozzo non è presente in Aula, sarà
invitato a prestare il giuramento di rito previsto dall'articolo
5 dello Statuto nella prossima seduta.
Presidenza del presidente Lo Porto
Votazione finale del disegno di legge «Norme per l'elezione del
Presidente della Regione siciliana a suffragio universale
diretto. Nuove norme per l'elezione dell'Assemblea regionale
siciliana. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 20
marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni» (nn. 850-265-338-
409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).
PRESIDENTE Si passa al III punto all'ordine del giorno:
Votazione finale del disegno di legge: «Norme per l'elezione del
Presidente della Regione siciliana a suffragio universale
diretto. Nuove norme per l'elezione dell'Assemblea regionale
siciliana. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 20
marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni» (nn. 850-265-338-
409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).
Presidenza del presidente Lo Porto
E' iscritto a parlare, per dichiarazione di voto, l'onorevole
Speziale. Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per dichiarazione di voto a nome del Gruppo parlamentare dei DS
e, se i colleghi me lo consentiranno, intenderei articolare
il mio intervento in due parti: la prima per dare lettura di un
parere reso da un noto costituzionalista che conferma,
sostanzialmente, alcune osservazioni da noi fatte alla legge,
relativamente ai profili di incostituzionalità nella stessa
contenuti; la seconda parte per dare una valutazione politica sul
complesso della legge.
TURANO Faccia soltanto valutazioni personali.
SPEZIALE Lo faccio perché rimanga agli atti del Parlamento il
parere che abbiamo richiesto al professor Silvestri, noto e
autorevole costituzionalista, su due norme della legge. La prima
norma riguarda il profilo di incostituzionalità della legge del
deputato supplente. La seconda riguarda invece il profilo di
incostituzionalità e di violazione regolamentare dell'emendamento
3 bis, presentato dal Governo, in particolare del punto 9, del
comma 9, di quell'emendamento che riguarda la deroga in fase di
prima applicazione dell'attribuzione del 60 per cento dei
parlamentari e del restante 40 per cento, cioè 54 e 36. Per cui
mi permetteranno i deputati, tendo a tediarli in qualche modo,
però mi permetteranno, anche se noioso, di leggere il citato
parere: Osservazione su alcuni profili della legge elettorale in
corso di esame davanti all'ARS .
TURANO Rimanga agli atti...
FORGIONE Turano non parli mai. Facci sentire qualcuno che ne
capisce Ti hanno zittito per 7 anni. Facci ascoltare il
professor Silvestri.
SPEZIALE "L'articolo 3, comma 1, del disegno di legge
numero 850/A, come recentemente emendato, prevede che i deputati
regionali chiamati ad esercitare le funzioni di assessore sono
temporaneamente sospesi dalle funzioni di deputato alla data di
nomina e per tutta la durata dell'incarico di componenti del
Governo'. Lo stesso emendamento dispone inoltre: L'Assemblea
regionale procede, quindi, nella prima seduta successiva alla
notificazione dell'assunzione della carica di assessore regionale
e comunque non oltre 30 giorni dalla predetta notificazione, alla
temporanea sostituzione del deputato temporaneamente sospeso per
tutta la durata dell'incarico di membro della Giunta regionale,
affidando la supplenza per l'esercizio delle funzioni di deputato
al candidato primo dei non eletti della medesima lista e
circoscrizione elettorale, il quale assume le funzioni di
deputato supplente'. Questo recita la norma.
Il punto 3 del medesimo emendamento dispone ancora: Alla
cessazione dell'incarico di governo, il deputato che ricopriva la
carica di assessore torna ad esercitare il mandato in seno
all'Assemblea regionale siciliana, con contestuale decadenza
dalle funzioni del deputato supplente'.
Tale normativa appare in contrasto con principi e norme della
Costituzione della Repubblica e dello Statuto regionale
siciliano.
In primo luogo, si deve rilevare che la figura del deputato
supplente', così come configurata dal disegno di legge in
questione, non possiede quelle caratteristiche di libertà e
assenza di condizionamenti richieste dall'articolo 3, comma 6,
dello Statuto, che riflette l'articolo 67 della Costituzione
repubblicana. La norma che si vorrebbe introdurre limita il
rapporto rappresentativo del deputato con l'intera Regione' e lo
degrada a funzione vicaria del deputato titolare'
temporaneamente chiamato alla carica di assessore. L'istituto
della supplenza è infatti indissolubilmente legato alla
accessorietà delle funzioni del supplente rispetto a quelle del
titolare. La conseguenza nel caso de quo sarebbe una
inammissibile subordinazione del deputato supplente rispetto a
quello temporaneamente sospeso, il quale potrebbe in qualsiasi
momento, mediante volontarie dimissioni dalla carica di
assessore, provocare la decadenza del deputato supplente stesso,
nell'ipotesi, ad esempio, che questi adotti una condotta
parlamentare non gradita al titolare' o al gruppo politico cui
egli appartiene. Si introdurrebbe, in altre parole, un
surrettizio vincolo di mandato' del tutto in contrasto con il
principio generale della Costituzione della Repubblica (divieto
di mandato imperativo) cui la legge elettorale siciliana deve
conformarsi secondo l'esplicito precetto contenuto nell'articolo
3, comma 1, dello Statuto.
Un altro non meno grave profilo di incostituzionalità si coglie
se si prende in considerazione l'articolo 9, comma 2, dello
Statuto della Regione siciliana che attribuisce al Presidente
della Regione il potere di nominare e revocare discrezionalmente
gli assessori. La nomina e la revoca degli assessori
rappresentano tipici atti politici compiuti dal Presidente in
piena libertà senza che possano essere vantati da alcuno diritti
o interessi giuridicamente protetti alla nomina o alla permanenza
in carica. Ne consegue che il Presidente con la revoca di un
assessore in carica, che sia anche deputato temporaneamente
sospeso', può determinare la decadenza del deputato supplente, il
quale verrebbe così a subire un doppio condizionamento da parte
del titolare e da parte del Presidente della Regione.
Quest'ultima possibilità appare in palese violazione del
principio della separazione dei poteri - che sta alla base della
Costituzione della Repubblica e dello Statuto regionale -
gravemente leso dalla possibilità attribuita all'Esecutivo di
manipolare' la rappresentanza parlamentare ( si potrebbe
arrivare all'estremo limite di nomine e revoche calibrate in
relazione a sedute o sessioni specifiche dell'ARS).
B) Il comma 9 dell'emendamento citato prevede che in sede di
primo rinnovo dell'ARS, successivo all'entrata in vigore della
legge, si può superare il numero di 54 deputati, oltre il
Presidente eletto, che costituisce il limite massimo (pari al 60
per cento) di seggi attribuibili alla coalizione vincente.
La norma appare costituzionalmente viziata per violazione del
principio di ragionevolezza assunto dalla Corte costituzionale
come criterio generale di valutazione della legittimità
costituzionale delle leggi. Com'è noto, tale principio impone,
tra l'altro, la non contraddittorietà intrinseca delle leggi.
L'aggiunta della previsione di cui sopra rende la legge
intimamente contraddittoria sia sotto il profilo formale che
sotto quello sostanziale. Sotto il profilo formale si può
osservare che è stato violato l'articolo 111, comma 2, del
Regolamento interno all'ARS, a norma del quale non possono essere
proposti articoli aggiuntivi o emendamenti in contrasto con
precedente deliberazione adottata dall'Assemblea sullo stesso
argomento. Sotto il profilo sostanziale si deve osservare che con
il suddetto emendamento viene introdotto un principio opposto e
incompatibile con quello contenuto in un precedente articolo
della stessa legge. Abolire il limite massimo di seggi
attribuibili alla coalizione vincente significa, infatti,
trasformare il sistema elettorale da proporzionale con correttivo
maggioritario (premio di maggioranza) a supermaggioritario.
L'Assenza del tetto massimo può, infatti, produrre una
distorsione nella rappresentanza parlamentare ed una
sottorappresentanza delle minoranze non giustificate
dall'esigenza di assicurare stabilità all'Esecutivo.
Tutti i correttivi artificiali dei sistemi elettorali devono
obbedire all'esigenza di tutelare valori costituzionalmente
protetti, tra i quali si può annoverare senz'altro la continuità
e l'efficienza dell'azione di Governo. In mancanza di questo
bilanciamento dei valori, il premio di maggioranza diventa una
pura e semplice distorsione della volontà degli elettori non
legittimata dalla necessità di garantire la cosiddetta
governabilità'.
Quanto detto sopra, esclude che l'emendamento in esame possa
essere considerato una norma transitoria', giacché, come tutti
sanno, il diritto intertemporale alla funzione di disciplinare
situazioni esistenti o in fieri al momento dell'entrata in
vigore di una legge, allo scopo di evitare il sacrificio
irragionevole di interessi meritevoli di tutela, che potrebbero
essere ingiustamente compromessi da un troppo brusco cambiamento
di regime giuridico.
Nulla di tutto ciò ricorre nella previsione contenuta
nell'emendamento in questione, che stabilisce invece una
immotivata ed immotivabile disparità di trattamento tra la
prossima consultazione elettorale e tutte le altre future.
L'assurdità della situazione risulta ancora più chiara se si
pensa che nella prima consultazione si verificherebbe il massimo
allontanamento dal sistema elettorale oggi vigente, per
ritornare, in quelle future, ad un sistema ad esso più vicino.
Esattamente il contrario della logica del diritto transitorio.
Non emergono eventuali situazioni eccezionali', che possono
giustificare una disparità di normativa così rilevante.
Si contravviene peraltro ad un elementare principio che regge
le legislazioni elettorali di tutti i Paesi democratici, vale a
dire l'assoluto divieto di normative ad hoc, create cioè per
singole consultazioni elettorali e non destinate a durare nel
tempo sino ad abrogazione e modifica. E' facile immaginare che
una maggioranza parlamentare potrebbe, di volta in volta,
adottare una diversa legge elettorale a seconda delle circostanze
e delle convenienze".
Questo è il parere che viene espresso, che abbiamo voluto
leggere perchè rimanga agli atti, in quanto, oltre a
configurare il carattere palese di incostituzionalità della
norma legata all'emendamento presentato dal Governo e di quella
che abbiamo definito la norma scandalo' del deputato supplente,
dà l'idea esatta di come è nata e di come sia stata l'evoluzione
del dibattito parlamentare.
Noi abbiamo sostenuto, onorevole Presidente della Regione, fin
dall'inizio, che in forza dell'approvazione della legge
sull'elezione diretta del Presidente della Regione, l'Assemblea
regionale siciliana doveva dotarsi di una legge elettorale, che
tale prerogativa appartiene al Parlamento regionale e non abbiamo
condiviso la posizione di chi riteneva che l'Assemblea regionale
non dovesse affrontare una materia così delicata, spogliandosi
delle proprie prerogative per favorire una scelta che sarebbe
avvenuta in altra sede, per esempio nel Parlamento nazionale, in
occasione della discussione della devolution, con la
presentazione dell'emendamento da parte dell'onorevole Schifani.
Abbiamo sostenuto la tesi, dal nostro punto di vista corretta,
che il Parlamento regionale dovesse dotarsi di una propria legge
elettorale, non rinunciando quindi alle proprie prerogative.
Tale legge elettorale doveva essere equilibrata, doveva tenere
conto delle ragioni dell'opposizione e della maggioranza; non
poteva essere utilizzata come una clava da contrapporre alle
altre forze politiche presenti in Parlamento.
la legge elettorale esitata dalla Commissione conteneva una
serie di obiettivi che noi abbiamo definito, sin dal primo
momento, apprezzabili. Mi riferisco in particolare al contenuto
dell'articolo 2 relativamente all'introduzione, per la prima
volta nella normativa, della possibilità che in modo alternato
siano presenti uomini e donne nel listino, dando, cioè, un
messaggio all'intero Paese di un carattere innovativo nella
scelta, che permetta, così come prevede la Costituzione, di
promuovere la presenza, negli organi collegiali e nel Parlamento
regionale, di donne.
Abbiamo quindi apprezzato la parte della legge che prevedeva,
al comma 12 dell'articolo 2, la possibilità di alternanza;
così come abbiamo apprezzato il fatto che la legge trasferisse e
ristabilisse il principio, costituzionalmente garantito, della
territorialità della rappresentanza e cioè che i parlamentari
venivano attribuiti nell'ambito delle province.
Così come condividevamo un principio di carattere generale che
riguardava - ho già letto il parere - l'attribuzione dei seggi
con il premio di maggioranza, purché questo non superasse i 54,
sulla base di una logica catalana , cioè che il premio di
maggioranza serve a raggiungere una quota per garantire la
governabilità, non già ad attribuire un premio, comunque, a
prescindere da quanti parlamentari ottenga la maggioranza - ciò,
infatti, viola i principi costituzionali - stabilendo il
principio 54 - 34 e con il fatto che venivano eletti il
presidente eletto e il presidente risultato non vincente
dell'altra coalizione.
Così come abbiamo discusso ampiamente sulla soglia che ha
riguardato lo sbarramento evidenziando che una soglia
eccessivamente elevata avrebbe penalizzato - e su ciò abbiamo
condotto una battaglia decisiva - forze politiche che hanno una
consistenza ed un robusto radicamento nel Paese che superano di
gran lunga forze che in Sicilia hanno funzioni di governo: in
modo particolare ci riferiamo al fatto che poteva essere
cancellata in Sicilia la presenza organizzata di Rifondazione
Comunista.
Però, il testo esitato per l'Aula era ben diverso da quello che
noi ci apprestiamo a votare e ciò perché la maggioranza,
rispondendo al principio della convenienza e degli accordi tra i
potenti, ha stravolto l'impianto normativo.
Lo ha stravolto, introducendo la previsione secondo cui si paga
solo una pena pecuniaria se non c'è più nel listino la presenza
di donne e uomini permettendo, quindi, che nella fase di
formazione del listino e delle liste, pochi partiti rispetteranno
l'assunto costituzionale della pari rappresentanza e, di fatto,
cancellando così il tema della democrazia paritaria, sulla base
di una scelta fatta dalla stessa maggioranza.
La maggioranza, al riguardo, non solo ha dunque cancellato
questa norma, ma ha cancellato, altresì, la possibilità del voto
di genere, come da noi sostenuto, e ha pure cancellato il nostro
emendamento sulla inammissibilità delle liste che non
contenessero almeno un terzo di donne.
Inoltre, vengono cancellate ed allargate norme scandalo, come
quella riguardante il deputato supplente, derogando al principio
di attribuzione dei seggi - 54 e 36 - capovolgendo così la
procedura, con una singolare interpretazione del Regolamento che
prevede piuttosto, all' articolo 112, sesto comma, che possano
essere presentati emendamenti dal Governo e dalla Commissione,
solo se di riscrittura di emendamenti già presentati, di
aggiustamento tecnico: viene presentato invece un nuovo
emendamento che, di fatto, cancella l'articolo 2 approvato
dall'Aula, in violazione, lo ribadisco, dell'articolo 112 del
Regolamento e, così pure, dell'articolo 111 che stabilisce, al
secondo comma, che su materia già trattata dall'Aula non si possa
ritornare. Ed è stato permesso tutto questo.
Insomma, c'è un groviglio di violazioni regolamentari, di
violazioni costituzionali sulla base del fatto che la maggioranza
voleva a tutti i costi affermare la propria legge.
Si è impedito, in qualsiasi modo, la possibilità di un dialogo
ed il punto di rottura - mi faceva osservare ieri l'onorevole
Panarello - è quando noi abbiamo presentato l'emendamento
relativo al 3 per cento che poteva, invece, essere un momento di
ricucitura.
E, ciò nonostante, quando su tale emendamento il sottoscritto
ha chiesto in Aula la sospensione dei lavori, al fine di
permettere una ripresa del dialogo e fare in modo che la legge
potesse andare avanti su binari accordati da parte di tutti,
arrivando ad un voto che potesse essere condiviso dalla
stragrande maggioranza del Parlamento, ebbene, in quel momento,
si è prodotta una rottura perché, proprio da parte della
maggioranza, si è negata perfino la richiesta sospensione. Da
quell'istante, si è voluta utilizzare, piuttosto, la logica dei
muscoli per contrapporli alle giuste osservazioni che venivano
mosse da parlamentari delle opposizioni, nonché avanzate da parte
di ampi settori del Parlamento regionale.
Insomma, una legge che è un'altra cosa rispetto a quella
originariamente esitata per l'Aula ed oggi completamente
stravolta, rispondente soltanto ai principi e alle esigenze della
maggioranza. L'ho spiegato più volte: le leggi elettorali sono
quelle che devono valere per un lungo tempo. Questa legge
elettorale, invece, è una legge ad hoc, fatta solamente sulla
base di convenienze e, come quando si va a giocare a calcio, è
come se la squadra di casa possa stabilire le regole con le quali
disputare l'incontro.
Ma le regole si stabiliscono tutti assieme In questo caso, la
squadra padrona di casa, è la maggioranza che ha deciso di fare
una legge che deve rispondere al principio di convenienza e non a
quello di interesse astratto e generale, a cui devono rispondere
tutte le leggi.
Alla fine, ciò che è successo ieri è ancora più grave: il
Presidente della Regione, che si era tenuto lontano dal dibattito
parlamentare, di fronte ad un elemento che riguardava una
frizione interna alla coalizione (perché un deputato della
maggioranza, vicepresidente della Commissione, onorevole
Pistorio, presenta un emendamento che dilata al 2011 la
possibilità che, a regime, entri la norma sul deputato supplente)
crea il catafascio della maggioranza.
Forza Italia chiede, infatti, la verifica del numero legale ed
abbandona l'Aula; ci sono ripetuti incontri all'interno della
maggioranza, alla fine dei quali si decide - caso unico in Italia
- che il Presidente della Regione chieda all'onorevole Pistorio,
con un comunicato stampa reso pubblico, di ritirare
l'emendamento, perché ciò è quanto vuole la coalizione, non
perché sia giusto o sbagliato, ma perché viene richiesta dalla
coalizione tale esigenza, affermando così il principio che la
legge elettorale è una legge di coalizione e non dell'intero
Parlamento.
L'onorevole Pistorio ha assecondato la richiesta dell'onorevole
Cuffaro e, secondo me, attraverso una forzatura regolamentare, si
è pure impedito che noi facessimo nostro l'emendamento
dell'onorevole Pistorio: si è resa evidente un'ulteriore
violazione regolamentare che ha reso ancora più grave il clima
interno al Parlamento.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sta qui il nostro
giudizio negativo nei confronti della legge che vi apprestate a
votare. Sta in queste ragioni, sta nel modo in cui si è
comportata la maggioranza nel corso del dibattito d'Aula che non
ha affatto nascosto atteggiamenti di arroganza, di supponenza e
che ha palesemente violato ogni regola, anche civile, di
comportamento e rapporti democratici e che poi tenta di
nascondere il tutto attraverso il fatto che il disegno di legge
sarebbe stato firmato dall'onorevole Crisafulli.
Noi non abbiamo mai nascosto, lo abbiamo sempre detto, che per
noi era importante che la legge arrivasse in Aula e che si
potesse discutere. Avete quindi utilizzato, come strumentalmente
viene fatto, la circostanza che il disegno di legge fosse stato
firmato dall'onorevole Crisafulli, come chissà quale ragione: il
semplice motivo era piuttosto quello di emendare e migliorare
il testo esitato dalla Commissione. Voi, invece, lo avete
emendato e peggiorato
E' questo che ci spinge a dare un voto contrario alla legge e a
muovere un'altra osservazione: non è indolore l'approvazione di
questo testo perché ciò la dice lunga sullo stato dei rapporti
tra la maggioranza e l'opposizione. Fin da bambino, mio padre mi
diceva che quando gli altri tendono ad alzare la voce ed avere
atteggiamenti di intimidazione, in qualche modo, lì si nasconde
la debolezza. La vostra crisi - lo dico ai colleghi del
centrodestra - è una crisi profonda, di rappresentanza, è una
incapacità a cogliere i processi dinamici presenti nella nostra
società. La vostra secca sconfitta elettorale in Sicilia -
dall'UDC che passa dal 18 al 14 per cento, a Forza Italia che
passa dal 36 al 21 per cento, compresa Nuova Sicilia che ha dato
un contributo elettorale a Forza Italia - non si può
surrettiziamente superare attraverso meccanismi elettorali, ma
piuttosto con la politica e voi non siete più in grado di fornire
alla Sicilia un progetto credibile.
Pensate di superare la vostra crisi così profonda attraverso
strumenti surrettizi? Attraverso, cioè, l'utilizzo di una legge
elettorale che dovrebbe riproporre, secondo voi, gli attuali
rapporti di forza?
No, la situazione è un'altra, è profondamente cambiata, e se
voi pensate che attraverso il meccanismo elettorale possiate
coprire la vostra crisi politica e di rappresentanza, commettete
un gravissimo errore
Alla crisi della politica si risponde con la politica, non con
strumenti surrettizi
Lo voglio dire qui all'onorevole Miccichè - so che ha avuto
contatti con altri parlamentari - affinché non pensi che il punto
più importante di un disegno politico sia quello di esercitare,
in modo oligarchico, il controllo su un gruppo di parlamentari
eletti nel listino; listino che, peraltro, è posto in
discussione, ormai in tutti i consigli regionali.
In tutti i consigli regionali, infatti, si sta mettendo in
discussione il listino perché si ritiene che una scelta che
appartenga esclusivamente alle oligarchie dei partiti vìola
principi democratici.
Se l'onorevole Miccichè ritiene di aver lavorato perché si
ripristinasse un listino, nel modo come è stato fatto o, peggio,
perché si riproducesse il listino previsto dalla normativa
nazionale del Tatarellum (attraverso il quale esercitare un
controllo diretto con la nomina dei parlamentari, un controllo
diretto nei confronti del Parlamento) e sarebbe questo il modo di
come rispondere alla crisi politica del partito di Forza Italia
in Sicilia, ebbene, commette un miope errore: errore che
l'onorevole Miccichè non potrebbe commettere, se è un uomo
attento, dovendo piuttosto dare risposte politiche alla crisi in
cui attualmente versa Forza Italia nella nostra regione.
Signor Presidente, sono qui contenute tutte le nostre ragioni
di una contrarietà netta; cogliamo anche il fatto che da questa
legge il clima non è come quello che ci poteva essere prima, mi
riferisco al clima dei rapporti tra le forze politiche. E mi
dispiace chiamarla in causa, signor Presidente. Lei, infatti, nel
corso di questa legge, ha permesso una palese violazione
regolamentare.
Mi riferisco, in particolare, al fatto che ha reso ammissibile
l'emendamento del Governo, numero 3 bis, perché quell'emendamento
medesimo, sulla base di quanto previsto dal comma 6 dell'articolo
112, poteva essere solo un emendamento di riscrittura; per il
fatto altresì che ieri ha evitato che un parlamentare facesse
proprio un emendamento presentato da altro collega, seppur nella
sua funzione di Presidente della Commissione, violando così il
comma 1 dell'articolo 114 del Regolamento che prescrive, come
norma generale, che qualsiasi deputato possa far proprio un
emendamento ritirato da un altro parlamentare.
E' tutto cambiato, cioè, nel corso dell'approvazione di questa
legge: è cambiato lo stato dei rapporti interni all'Aula, è
cambiato lo stato dei rapporti interno alla coalizione, il
rapporto tra il Parlamento e la Presidenza dell'Assemblea, è
cambiato altresì il rapporto ed il modo di come il Governo sia
entrato dentro la legge elettorale, fatto unico in Italia
Tutte queste considerazioni ci spingono a dare un voto
contrario, fortemente contrario, signor Presidente.
E noi ci auguriamo, così come abbiamo cercato di dimostrare -
non per ragioni di parte, bensì volte alla riaffermazione della
priorità del diritto - che il Commissario dello Stato tenga conto
del dibattito che si è sviluppato ed eviti così che norme
palesemente incostituzionali ed approvate in palese violazione
del Regolamento, possano entrare in vigore, senza subire,
giustamente, l'auspicata attenzione in termini di controllo.
In definitiva, signor Presidente, ci troviamo di fronte ad una
brutta legge che è stata fortemente peggiorata dall'atteggiamento
del Governo e della maggioranza.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro. Ne ha
facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, arriviamo a
conclusione di questo dibattito sulla riforma della legge
elettorale, un dibattito, per la verità, che è stato quasi
monocorde, nel senso che abbiamo assistito, in queste settimane
di lavori, ad un non confronto.
Basterebbe prendere in esame gli interventi susseguitisi da
questo scranno, per la maggior parte di parlamentari del
centrosinistra, senza che nel merito di ragionamenti articolati
ci fosse, da parte di questa maggioranza, una risposta anche di
non condivisione, ma comunque nel merito dell'articolato in
questione.
E questo la dice lunga, io credo, su un vulnus istituzionale
che, con questa legge, viene a crearsi nei rapporti futuri, tra
maggioranza e minoranza, di questo Parlamento.
Quella che vi accingete ad approvare è infatti una legge che è
fortemente segnata da profili incostituzionali.
Una legge volgarmente autoreferenziale, specchio di un
Parlamento composto, per la maggior parte, da un ceto politico
che tende a riprodursi attraverso meccanismi elettorali ma che
risulta, come ormai sa la gran parte del popolo siciliano,
inadeguato a risolvere i problemi di questa Regione.
Una legge volgare che mortifica l'accesso in politica delle
donne, che si inventa - caso più unico che raro - questa figura
singolare che, se non fosse un tema serio, diverrebbe quasi una
farsa, la figura cioè del deputato precario . Del deputato che,
in altri termini, soggiace ai voleri dell'assessore e che è
impedito a svolgere la sua funzione perché, laddove disturbi
l'assessore medesimo, ovviamente, può essere facilmente
ricattato.
Deputato precario che l'onorevole Forgione ha chiamato anche
il deputato portaborse , espressione che copre di ridicolo
questo Parlamento e la sua maggioranza.
Una legge volgere, dicevo, ma anche una legge truffa, a danno
degli elettori. Si è voluto infatti ostinatamente mantenere la
scheda unica, nonostante molti ragionamenti ed interventi, se
fosse prevalso il buon senso, avrebbero ovviamente fatto
propendere per l'idea della doppia scheda, come strumento di
chiarezza nei confronti degli elettori.
Si è detto pure più volte in quest'Aula che bisognava fare una
legge in cui si rendesse chiara la possibilità di assicurare un
voto il più segreto possibile. Su questo tema, un assordante
silenzio della maggioranza: e il tema della segretezza del voto
non era un punto di cui ci eravamo innamorati leggendo qualche
fumetto giallo... E' piuttosto la constatazione di quanto avviene
in questa Regione, in ogni occasione elettorale.
E la segretezza del voto è ciò che rende meno inquinante il
sistema politico dalle infiltrazioni mafiose, altro che gli
sbarramenti Eppure, lo ribadisco, anche su questo tema, nessuno,
né in un senso, né in un altro, ha voluto dire le ragioni per cui
era contrario alla sezione unica di spoglio, così come era stata
prevista da un emendamento anche da me presentato.
Una legge volgare ed incostituzionale che riduce drasticamente
gli spazi di partecipazione dei cittadini alla politica,
attraverso l'inserimento di una soglia di sbarramento che non ha
precedenti e non è prevista in nessuna parte d'Europa.
Una legge insomma che, come dice l'onorevole Orlando, è una non-
legge
Una legge che non so quante effettive modifiche abbia subìto
rispetto al testo licenziato dalla Commissione e al dibattito in
Aula.
Ma una legge che non è legge, è tale che non si può votare,
nel senso che almeno la può votare soltanto quella maggioranza,
quei Gruppi parlamentari che hanno scritto questo stesso testo,
assolutamente inscrivibile e ai limiti della decenza
E, allora, per queste ragioni, credo, anche rispetto alle
considerazioni che faceva l'onorevole Speziale annunciando il
voto contrario del suo Gruppo, che sarebbe più sensato - mi
permetto di dire ragionevole e coerente - immaginare non il
fatto che si voti contro una legge, ma se è una non-legge , come
io credo, a maggior ragione incostituzionale, allora, l'unica
strada è quella di non partecipare al voto. Si dia così la
possibilità ad una maggioranza, che mi auguro rapidamente
diventi minoranza nel Paese, di rendersi responsabile di questa
legge che farà ridere l'Italia, come già qualche giornale ha
anticipato nei giorni scorsi.
Ecco perché, a nome anche del Gruppo parlamentare Sicilia 2010,
abbiamo scelto di non partecipare al voto e di attivarci
rapidamente, con le altre forze politiche che lo vorranno, al
fine di percorrere l'unica strada possibile, essendo ormai
impedito qualsiasi proficuo, positivo confronto: ossia,
ricorrere al referendum, misurandosi con l'opinione dei cittadini
penalizzati da questa legge, ma soprattutto penalizzati per il
quadro politico che, nei prossimi anni, si profila attraverso
questa legge.
Certo, il Commissario dello Stato potrà riparare a qualche
danno, ma, personalmente, non tifo e non ho mai tifato perché sia
il Commissario dello Stato, ogni qualvolta si produce una legge
in questo Parlamento, a sanare le tante scelleratezze che qui
sono compiute.
Infine, un'ultima considerazione - ed è una considerazione che
rivolgo con pacatezza, con serenità - è ovvio che in questo
percorso legislativo c'è, a mio avviso, la necessità, nelle
prossime settimane, di rivedere i rapporti tra le forze
politiche, anche all'interno del centrosinistra; è ovvio,
infatti, che il vulnus istituzionale nel rapporto
maggioranza-minoranza non ci esime dal riflettere sui
comportamenti e su quanto complessivamente è accaduto, nel
tortuoso percorso di questa legge, appunto, all'interno del
centrosinistra, al di là delle firme apposte al disegno di legge,
dei comportamenti in Aula e delle decine di riunioni che abbiamo
fatto.
Ritengo che quanto ci consegna questa legge, in qualche modo,
sia la necessità che nel centrosinistra si rifletta davvero e con
lealtà su come costruire il futuro dello stesso in questa
Regione, che attraverso questa legge è profondamente incrinato e
compromesso.
E' compromesso perché si è scelto, attraverso una
superficialità anche di ragionamenti e di comportamenti, di
acconsentire ad una serie di norme che certamente non aiutano e
non spianano la strada per un confronto leale, tra maggioranza e
minoranza, tra centrodestra e centrosinistra.
Vorrei che di questo, con grande serenità, nei prossimi giorni
se ne tenga conto: sarebbe facile qui argomentare, con una serie
di fatti, quanto è successo, non voglio farlo, perché non voglio
portare in quest'Aula, in questo momento, elementi aggiuntivi
di confronto che sono pur necessari, ma che ritengo più utile
fare nelle prossime settimane.
Pertanto, confermo la non partecipazione al voto, nel rispetto
della decisione che gli altri Gruppi parlamentari vorranno fare.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dichiaro chiuse le iscrizioni.
E'iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, molto si è
detto nelle due ultime settimane di lavori d'Aula, su questa
legge elettorale. Molto si è detto in quest'Aula sul rapporto tra
le forze politiche e molto si è pure detto sulla stampa.
E chi, come me, è stato impegnato in una battaglia politica di
opposizione a questa legge, in alcuni passaggi, ha dovuto
sviluppare anche una battaglia ostruzionistica.
Non ci sono molte parole da spendere ancora per dare un
giudizio definitivo e svolgere la dichiarazione di voto finale.
Credo, però, che sia dovere di ognuno di noi riportare a
sintesi le valutazioni sviluppate nella battaglia parlamentare e
dare così un giudizio complessivo, ora che siamo giunti al voto
finale, su quello che ritengo sia un vero e proprio strappo, una
rapina della democrazia e della rappresentanza in Sicilia.
Uno strappo della democrazia ed una rapina della rappresentanza
perché stiamo per approvare una legge elettorale che non
rappresenta l'insieme delle regole per ricostruire una dialettica
tra le istituzioni e la società siciliana, bensì una legge che
rappresenta lo strumento per la rigenerazione di un sistema di
potere.
Un sistema di potere certo avvolgente che, di volta in volta,
può cooptare anche pezzi dell'opposizione dentro la rigenerazione
delle vecchie logiche consociative, tristemente note in vari
passaggi ed in varie fasi della storia della nostra Terra, ma pur
sempre un sistema di potere.
E ci accingiamo ad esitare una legge elettorale, signor
Presidente e onorevoli colleghi, che espelle le forze critiche,
quelle non assimilabili e non cooptabili dentro questo sistema di
potere e dentro le pratiche e le logiche consociative.
Presidenza del Vicepresidente Fleres (ore 13.27)
Avremmo avuto bisogno di un'altra dimensione politica e
culturale del confronto tra di noi, in una discussione che
riguarda il rapporto tra i rappresentanti ed i rappresentati, che
riguarda, altresì, le forme di rigenerazione della democrazia e,
se volete, anche le opportunità per la riforma della politica in
Sicilia.
E la riforma della politica in Sicilia ha a che fare con il
degrado delle istituzioni, con il crescente abbandono di larghi
settori di massa dall'impegno sociale e dall'impegno civile; con
la distanza dei giovani dalla politica; con tutte quelle forme di
penetrazione del sistema politico che riguardano il rapporto tra
la politica e la mafia.
Ed il rapporto tra la politica e la mafia in Sicilia è a sua
volta costitutivo di un modo d'essere delle istituzioni e di un
modo d'essere della politica.
E quando parliamo del rapporto tra rappresentanti e
rappresentati parliamo anche della possibilità della politica di
rendersi impermeabile alla penetrazione mafiosa.
E noi sappiamo quanto è colpita, in questo momento, non in un
contesto generale, l'istituzione, la politica, colpita da questo
rapporto con la mafia, al punto di avere un'ombra sulle massime
istituzioni di questa Regione.
Avremmo avuto bisogno di discutere, signor Presidente, fuori
dalla propaganda, fuori dall'esibizione di muscoletti , perché
non sono neanche muscoli, perché quando i muscoli sono così
dissociati dal cervello e quando l'esercizio della forza è così
dissociato dall'esercizio della ragione, l'esibizione è di
muscoletti, di nervetti e non di muscoli Avremmo avuto bisogno,
dicevo, di un altro livello del confronto nell'intreccio tra il
sistema elettorale, il rapporto tra rappresentanti e
rappresentati e la riforma dello Statuto, cioè la riscrittura
della nostra Costituzione
In Sicilia, ce lo avete negato, poiché l'esercizio della
ragione vi è ostico, vi è difficile, è troppo faticoso ed abbiamo
discusso del sistema elettorale scindendolo dalla riforma del
sistema istituzionale in Sicilia come se le cose fossero così
facilmente separabili ed oggi stiamo producendo un mostro.
La responsabilità è vostra; è vostra perché vostra è la scelta
di questa legge elettorale; perché vostro è il segno che avete
impresso a questo disegno di legge; è vostro perché noi non
parteciperemo all'atto finale e vorremmo che fosse esplicito agli
occhi della Sicilia e del Paese che questa responsabilità è tutta
vostra.
Davvero continuo a non capire perché non si abbandoni
quest'Aula a voi, visto che avete usato quest'Aula come una
palestra e come un ring da pugilato, non come il luogo
dell'esercizio del confronto e della dialettica parlamentare.
Noi che siamo la forza politica più estrema a sinistra in
questo Parlamento, noi che siamo la forza politica che con
maggiore radicalità ha contrastato la vostra visione della
democrazia, la vostra visione del potere perché non c'è nessuna
visione della democrazia in quello che voi avete espresso e
continuate ad esprimere non solo con questo disegno di legge, ma
anche con i comportamenti con i quali vi siete esercitati in
quest'Aula parlamentare; noi che pure vi abbiamo invitato al
dialogo, oggi prendiamo atto che con la vostra pratica politica,
con la vostra cultura politica, con i vostri comportamenti non
c'è alcuna possibilità di dialogo.
Questa, guardate, è l'affermazione più grave che si possa fare.
Perché non c'è Parlamento al mondo nel quale si scrivono le
regole elettorali e si fanno le riforme istituzionali a colpi di
maggioranza, senza sviluppare un confronto tra le diverse parti
politiche. Voi avete fatto questo e lo avete fatto senza
imbarazzo, perché esercitate un vostro diritto, certo, quello di
essere maggioranza finalizzandolo solo ai vostri fini di potere
politico e di potere personale.
Insisto: qui l'Unione democratica di centro, l'UDC, può
esercitare una politica di forza perché oscilla tra il 14 ed il
18 per cento dei voti; laddove in Italia l'UDC oscilla tra il 3
ed il 5 per cento dei voti deposita in queste ore un disegno di
legge di riforma elettorale con lo sbarramento al 2,5 per cento.
Questo siete voi. Siete il peggio, la macchietta' dell'eredità
democristiana, quell'eredità politica e culturale che si misurava
con le grandi culture democratiche; quell'eredità politica e
culturale che da Sturzo a Dossetti dava centralità al Parlamento
e non ai governi ed all'esercizio separato del governo rispetto
alla democrazia parlamentare. Siete la macchietta di quella
tradizione politica e culturale.
Ed io, che vengo da un'altra tradizione politica e culturale,
quella dei comunisti e del Partito comunista italiano, non posso
non segnare con amarezza l'assenza di un confronto, la fine delle
grandi tradizioni politiche e culturali democratiche in questo
Paese, quelle che sono state fondative di una Costituzione che,
non a caso, state demolendo a colpi di riforme, sì, di quelle
riforme che hanno un legittimo rappresentante, perché non poteva
essere diversamente in questo momento come legittimo
rappresentante, quella figura un po' goffa, un po' buffa per
qualunque italiano e non dico per qualunque siciliano - e ne
avremmo qualche ragione in più - che è il ministro per le
riforme, l'onorevole Calderoli.
Ripeto: voi siete la macchietta di quella tradizione culturale.
Per questo vi potete permettere, in barba ad ogni coerenza
politica, di fare un disegno di legge di riforma elettorale in
Italia con lo sbarramento al 2,5 per cento, poichè sapete che
quella è la vostra salvaguardia, ed in Sicilia al 2,5%.
Onorevole Sammartino, il disegno a firma d'Onofrio, depositato
in queste ore in Parlamento, è al 2,5% perché quella è la soglia
di salvaguardia almeno in 15 delle 22 regioni italiane per l'UDC
di Follini, di Buttiglione, di Cuffaro e di Lombardo, visto che
sono i cosiddetti soci di maggioranza di quel partito e
dell'assetto dirigente di quel partito.
In Sicilia, forti del vostro 15 per cento sulla base di una
visione della democrazia elastica, fatta su misura per la
rigenerazione di un ceto politico e di un proprio apparato di
potere, segnate uno sbarramento per cancellare intere forze
politiche dalla dialettica democratica. Ma non solo, questo non
vi basta, non vi basta fate un altro sbarramento. E qui forse
qualcuno sarà soddisfatto, perché alla fine da questa mostruosa
legge ne ricaverà l'unico punto vero per il quale è stato
accelerato l'iter e il percorso legislativo di questo mostro ,
cioè i collegi su base provinciale.
State facendo una legge con i collegi su base provinciale che
rappresentano già uno sbarramento per le forze medio-piccole,
perché sapete che in almeno 6 delle 9 province siciliane è
precluso l'accesso a forze politiche che raccolgono un consenso
del 4-5 per cento. Ma non solo Nella vostra schizofrenia, nella
vostra arroganza, fate l'attribuzione dei seggi su base
provinciale.
Noi eravamo anche pronti a raccogliere questa sfida. Bene
Andiamo su base provinciale, ma questo non vi basta. Dite a
quelle forze politiche che possono avere accesso ai seggi su base
provinciale: però vi imbrogliamo, facciamo un'ulteriore truffa
perché vi mettiamo lo sbarramento su base regionale.
Questo è un mostro politico, è un mostro istituzionale. Si può
realizzare solo qui, dove un ceto politico punta alla
rigenerazione di se stesso, non alla ricostruzione della
dialettica democratica.
Volete i collegi su base provinciale? Bene Noi di Rifondazione
comunista vi avremmo detto: facciamolo pur avendo fatto la
battaglia assieme a tutti i partiti minori, ed è il motivo,
onorevole Speziale, per cui non abbiamo dato l'ok alla legge in
Commissione, perché ritenevamo che in un sistema proporzionale
con lo sbarramento di coalizione per favorire le aggregazioni,
comunque il collegio unico regionale era la garanzia, da un lato,
per assicurare la rappresentanza e, dall'altro, attraverso un
premio di maggioranza, per assicurare la stabilità di governo.
E voi, per anni, ci avete detto che il problema di questo Paese
era la rappresentanza e la stabilità.
Avevamo già l'equilibrio tra la rappresentanza e la stabilità,
ed era il vecchio sistema elettorale.
Così stabilite un doppio maggioritario, il maggioritario che
preclude l'accesso ai collegi provinciali, a gran parte dei
collegi provinciali per l'insieme delle forze medio-piccole; poi
fate uno sbarramento ulteriore a livello regionale, avendo scelto
invece come sistema quello provinciale. E non solo, date anche
alla coalizione che vince un premio di maggioranza che sfonda
l'equilibrio tra maggioranza ed opposizione nella distribuzione
dei seggi.
Onorevoli colleghi, credo che una mostruosità simile poteva
essere pensata soltanto nella perversione e nella degenerazione
politica dei partiti siciliani. Di tutti i partiti siciliani.
E coloro che pure erano interessati ad avere il sistema
dell'attribuzione dei collegi provinciali, noi che non siamo così
sciocchi da non capire gli equilibri politici che si determinano
nel corso del confronto parlamentare abbiamo detto: Bene,
prendiamo atto di una sconfitta. Abbiamo fatto la battaglia in
nome di tutti i piccoli partiti a difesa del collegio unico
regionale, prendiamo atto della sconfitta e facciamo una politica
di riduzione del danno. Andiamo ai collegi provinciali ma
ritroviamo un equilibrio tra la rappresentanza e la stabilità per
assicurare la più ampia rappresentanza parlamentare e la più
ampia dialettica in questo parlamento .
Siamo stati assolutamente inascoltati. Ed anche quelle forze
politiche, penso ai Democratici di sinistra, alla Margherita, che
hanno avuto l'ansia e la fretta di licenziare questo disegno di
legge, perché comunque legittimamente credevano e valutavano che
una legge elettorale dovesse essere fatta e se ne dovesse dotare
questo Parlamento, sono stati sconfitti anche su questo.
Prendete atto, amici e colleghi della Margherita e dei DS che
il vostro potere contrattuale in questo confronto parlamentare è
stato quasi nullo; che l'unico risultato ottenuto è stato il
collegio provinciale e che con questa destra qui, in Sicilia, non
c'è possibilità di dialogo e dovreste smetterla una volta per
tutte a provare a dialogarci.
La destra ha detto che c'era il problema delle liste fai da
te' in Sicilia. Sì, c'è un problema delle liste fai da te' in
Sicilia, è il problema dei cambi di casacca permanenti.
Nella passata seduta dell'Assemblea regionale siciliana il
presidente Lo Porto ci ha comunicato un ulteriore cambio di
quattro, cinque deputati da un Gruppo all'altro. E' un problema
antico; è il vecchio trasformismo delle classi dirigenti
siciliane; è un problema antico che non si risolve con le leggi
elettorali. E se io penso che uno degli ultras nel dibattito di
questa legge per lo sbarramento al 5 per cento, per porre fine
all'esperienza delle liste fai da te' è stato quell'onorevole
Acierno che negli ultimi cinque anni, e sono gli unici della sua
esperienza e della sua carriera politica, ha cambiato sei
partiti, li voglio citare: è stato eletto in un collegio unico
con i voti di tutta la Casa delle Libertà, perché da solo non
aveva alcunché da rappresentare; poi al momento della prima crisi
di governo della Casa delle Libertà è passato con l'UDR di
Cossiga e di Mastella, una giravolta che dalla destra lo ha
portato nel centrosinistra; dal centrosinistra con una giravolta
un po' eccessiva è passato alla Fiamma tricolore, era l'unico
deputato alla Camera della Fiamma tricolore del neofascista Pino
Rauti; poi, come rappresentante della Fiamma tricolore, non
rappresentando l'uno e non potendo superare alcuno sbarramento in
Sicilia come Fiamma Tricolore, si è fatto eleggere nel listino
della Casa delle Libertà; appena è stato eletto nel listino della
Casa delle Libertà è passato nel Gruppo di Nuova Sicilia
dell'onorevole Bartolo Pellegrino contrattandosi direttamente il
posto di capogruppo. E questo signore dovrebbe dare lezione a me
su come si combattono le liste fai da te' in Sicilia, su come si
combatte il trasformismo politico qui in Sicilia? E questo
signore è stato uno dei punti di massima durezza nel confronto
politico qui in Aula.
Questa si chiama immoralità, perché questi signori con questa
legge elettorale troveranno il modo, la formula, la trattativa e
il prezzo utile per mettersi sul mercato della politica per
ritornare di nuovo in quest'Aula; partiti politici strutturati
con un corpo militante, un sistema di valori, un progetto
politico ed un programma sono invece espunti da questo
Parlamento.
E' questa la legge che si sta facendo. Come se questo non vi
bastasse, estendete questa norma alle province ed ai comuni. Che
cosa è un'assemblea elettiva in una provincia, in un comune
laddove l'organizzazione della rappresentanza, non come il
parlamento regionale o il parlamento nazionale, ma laddove
l'organizzazione della rappresentanza ha a che fare con
l'espressione diretta dei bisogni e la capacità dei bisogni
sociali di irrompere nella politica, lì dove ci sarebbe bisogno,
non di uno sbarramento, ma di un sistema di rappresentanza capace
di stimolare l'auto-organizzazione della società civile, non solo
in partiti, ma in auto-organizzazione di bisogni, di comitati, di
esperienze di lotta, di esperienze di comunità da portare e da
fare irrompere nelle istituzioni per rigenerarle laddove le
istituzioni in Sicilia, onorevoli colleghi, sono spesso il luogo
dello scambio politico e il luogo dello scambio tra la politica e
la mafia. Laddove nel piccolo comune si esercita il notabile
clientelare che con i suoi pacchetti di voti, spesso contrattati
anche con l'altro capo di tal'altra famiglia non della politica,
ma della mafia, mette una cappa sulle istituzioni e sui governi
locali, là, proprio là, voi stabilite uno sbarramento al 5 per
cento. Lì, dove quel notabile il 5 per cento lo supera, ma un
partito che vive soltanto della sua capacità di costruire
opinione attorno a sè può esservi cancellato e non può avervi
accesso.
Non esiste assemblea elettiva in Italia, comune o provincia
che sia, dove c'è uno sbarramento al 5% Altro che Sicilia
laboratorio, laboratorio di cosa? Laboratorio della rigenerazione
di un ceto politico e della rigenerazione di un sistema
notabilare di costruzione del consenso.
Questa è la legge che voi state facendo. E davvero fa rabbia,
onorevoli colleghi, sentire i tanti appelli al Commissario dello
Stato. Io lo so che quando arriveremo in quest'Aula, se mai ci
arriveremo, con il progetto di riforma del nostro Statuto
autonomista una destra coerente deve fare un'unica cosa: proporre
un emendamento per l'abolizione del Commissario dello Stato.
Non abbiamo dubbi. Così potrete consumare tutte le vergogne che
volete, che sono l'unica vera possibilità di tenervi assieme
senza neanche il problema di avere un controllo.
E quante volte dall'immoralità di questa politica ci ha salvato
quel Commissario dello Stato che noi sappiamo pure essere spesso
condizionato e condizionabile?
Noi, che abbiamo a cuore l'autonomia speciale, la rigenerazione
di questa autonomia, sappiamo che essa è stata legata nella sua
ispirazione vera, quella di essere strumento dell'autogoverno
sociale, dall'eversione e dal sovversivismo delle classi
dirigenti che per cinquant'anni hanno governato questa regione in
un patto contrattato con le classi dirigenti nazionali che qui
avevano uno dei principali bacini del loro consenso.
Questo è stato il sistema di potere della Democrazia cristiana
per cinquant'anni in Sicilia. Uno degli strumenti di questo
sistema di potere e di questo scambio è stata anche la figura del
Commissario dello Stato, ma almeno esso aveva una parvenza di
ruolo e di controllo e ce l'ha ancora, e noi facciamo appello
perché sappiamo che questa norma, per molti suoi aspetti, è
incostituzionale.
Cosa farete colleghi della maggioranza - e lo dico anche ai
colleghi del centrosinistra - a settembre, è qui presente,
l'onorevole Ardizzone, presidente della Commissione Affari
istituzionali', la vera depositaria di questo provvedimento.
Onorevole Ardizzone, hanno anche provato ad espropriarla del suo
ruolo in questo dibattito per affermare che a nome della
Commissione doveva parlare il Presidente vicario della
Commissione Statuto No, quella Commissione solo temporaneamente
e limitatamente doveva concorrere a questo disegno di legge, ma è
lei invece il Presidente della Commissione titolata a questo
disegno di legge.
Cosa faremo quando discuteremo dell'ordinamento degli enti
locali? Rimetteremo in discussione questo 5 per cento? Ma questo
5 per cento nei comuni e nelle province ha a che fare con la
riforma degli enti locali. Invece, con una forzatura, in questa
ubriacatura di nervetti, non di muscoli, da mostrare, che avete
avuto in queste settimane, avete inserito una norma inaccettabile
ed inapplicabile fuori dalle regole del nostro Statuto. Questa
sarà, infatti, materia dell'ordinamento degli enti locali, come
tutta la parte che riguarda gli assessori, e le incompatibilità
degli assessori e dei sindaci, laddove dovremo mettere mano alla
legge elettorale per gli enti locali.
Tuttavia, so bene che tutto questo miscuglio di norme inserite
in questa legge tiene assieme una maggioranza che altrimenti non
si sarebbe tenuta.
Ed allora, vedete, avete fatto una legge su misura dei vostri
interessi e delle vostre logiche di potere; avete avuto la
capacità, onorevoli colleghi della destra, di ridurre anche la
questione del riequilibrio di genere della rappresentanza ad un
problema di polizia municipale: ad una multa. E voi pensate che
l'alternanza uomo/donna possa essere costruita in Sicilia usando
come minaccia e come deterrente una multa? Non vi interessa
neanche il problema della rappresentanza, della qualità della
rappresentanza, della riorganizzazione della rappresentanza e
dell'accesso alla rappresentanza delle donne a livello
istituzionale, parlamentare, nei comuni e nelle province.
Avete detto: sì, c'è una pressione dell'opinione pubblica,
facciamocene carico. Ma mentre ve ne fate carico l'avete
depotenziata di ogni effetto; l'avete ridotta ad una multa e,
così, quella che doveva essere la legge di un laboratorio
parlamentare capace di parlare a tutto il Paese è diventata la
beffa di se stessa, la farsa e, addirittura, in questa farsa
abbiamo dovuto ascoltare espressioni da Medio Evo, rispetto alle
donne, uscite dalla bocca dei deputati del centrodestra, come se
in questa Assemblea le donne fossero incolte, impreparate ed
incapaci all'attività politica, e come se qui, invece, avessimo
una massa di legislatori, di fini costituzionalisti, di abili e
colti politici, che occupano i banchi di questo Parlamento, tale
da rendere visibile lo squilibrio tra una rappresentanza di
genere maschile, capace, pronta, l'unica deputata per dovere
divino o per diritto feudale, alla politica ed alla
rappresentanza politica, e una massa di incolte donne pronte lì,
attraverso una legge forzata e violenta, ad usurpare il posto di
costoro che invece ce l'hanno per lascito divino o per diritto
feudale
E' una vergogna il livello del dibattito politico al quale
siamo stati costretti in quest'Aula sul punto della
rappresentanza di genere Ma questo non ci indigna, ci fa
soltanto prendere atto del vostro oscurantismo, della vostra
grettezza politica e culturale che, non a caso, è stata in grado
di produrre solo questa legge. Sì, questa legge parla al Paese
per l'oscurantismo che esprime e per la vocazione autoritaria che
la caratterizza, per la grettezza degli interessi che tutela.
Poiché ormai gli argini sono rotti e non c'è più neanche quella
vecchia Democrazia cristiana che nessuno di noi rimpiange, ma
ormai questa Destra è un impasto di affarismo e di interessi
privati, fate le cose come neanche la Democrazia cristiana
faceva, che guardava alla rigenerazione di un suo sistema di
potere tenendo sempre insieme un livello di mediazione sociale in
grado di parlare agli interessi generali del Paese.
Questo per voi non esiste. Per voi esiste l'esercizio del
potere non solo da tutelare ma da esibire senza vergogna. Per voi
sta diventando normale questo miscuglio di interesse e di
affarismo privato da sostituire all'interesse generale; del resto
il leader della coalizione nazionale di centrodestra, l'onorevole
Berlusconi, è questo - e da un po' di tempo prendo atto che anche
l'onorevole Cuffaro è questo.
Solo in questa logica si motiva l'assenza di pudore rispetto
alla dei deputati supplenti; solo in questa logica, non c'è altra
motivazione.
I deputati supplenti sono l'amplificazione di un sistema di
potere, la moltiplicazione e l'estensione, l'allargamento delle
maglie di un sistema di potere. E chi non è eletto per volontà
popolare, come ha spiegato una volta l'onorevole Gianfranco
Micciché, ma ha speso tanti soldi per farsi la campagna
elettorale, una gratificazione la deve pure avere. E poiché non
ci sono tante fiere di Palermo, tanti consorzi di bonifica, tanti
IACP, tanti posti di sottogoverno, bisogna trovarne altri
Quel deputato supplente sarà solo il portaborse del deputato
eletto, vive in sua funzione, lo bisogna fare deputato supplente
E così, bisogna fare il portaborse del deputato, deve servire,
non dovrà mai presentare un'interrogazione parlamentare contro
quell'Assessore perché, qualora quell'Assessore venisse incrinato
nella sua legittimità e il Presidente della Regione fosse
costretto a sottrargli la delega, quel deputato supplente
smetterebbe di esistere.
Voi avete prodotto un mostro, onorevoli rappresentanti del
centrodestra, ma ne siete molto orgogliosi, vedo. Avete prodotto
un mostro rispetto al quale addirittura si è impegnato il
Governo. Infatti, non abbiamo visto per due settimane il
Presidente della Regione in Aula, ma è venuto solo ieri per
rafforzare con la sua presenza l'ordine di scuderia della
maggioranza che ha imposto all'onorevole Pistorio il ritiro del
suo emendamento.
Badate bene, un emendamento ridicolo che ha affascinato anche
il nostro amico e collega, onorevole Speziale, al punto da
provare a farlo proprio. Perché, se il deputato supplente è
immorale e, come lo ha definito l'onorevole Speziale, una
vergogna dal punto di vista istituzionale non si capisce perché è
immorale oggi, ma dilazionato tra una legislatura invece recupera
moralità
Capisco che un gruppo parlamentare grande come quello dei
Democratici di sinistra si eserciti anche in una tattica
parlamentare tale da incrinare i rapporti interni alla
maggioranza, ma guardate che con le moralità non si fa tattica;
sulla questione morale, e quella dei deputati supplenti, che per
me è una questione morale della politica siciliana, non si fa la
tattica.
Per troppo tempo queste tattiche parlamentari erano l'altra
faccia del consociativismo politico che ha legittimato il peggio
del sistema di potere in Sicilia. Non è più questa la fase e non
si fa tattica su questo, cari colleghi. E per dirla ai miei
colleghi diessini, anzi, cari compagni, non è questa la fase
della tattica sull'immoralità di questa maggioranza.
Allora, in questa legge c'è di tutto e di più: c'è il peggio
che la politica potesse produrre non solo in un'Aula parlamentare
ma anche nel rapporto con la società.
E qui non posso non prendere atto di un errore grave che è
stato commesso in considerazione delle valutazioni che ho fatto,
ma anche per le valutazioni esposte dall'onorevole Speziale e per
quelle offerteci dal professore Silvestri, sempre per mezzo delle
parole dell'onorevole Speziale.
L'errore tragico è stato quello di avere capito che con questa
destra a metà percorso non c'era nulla da fare, nulla da
migliorare. Come lei ha detto, questa non è la legge uscita dalla
Commissione, perché dalla Commissione era uscita una legge sulla
quale c'e stato una sorta di patto implicito che poi si sarebbe
dovuto migliorare in Aula. Quando avete capito che questo era
impossibile è diventato incomprensibile continuare a favorire il
percorso e l'iter di questa legge. Se non l'avete capito è ancora
più grave, perché vuol dire che abbiamo una direzione politica in
questa Aula che non riesce a reggere il livello del confronto con
l'arroganza di questa Destra.
C'è stato un punto, lei lo ha citato a proposito dello
sbarramento del 3 per cento, io dico anche prima, nel quale era
ormai chiaro che questa Destra, proprio perché forte di una sorta
di lasciapassare che gli era stato dato in Commissione Statuto,
ormai voleva prendersi tutto. E si è presa tutto, onorevole
Speziale, non ha concesso neanche la dilazione dei deputati
supplenti.
Quando hanno capito che potevano prendersi tutto, si sono presi
tutto e si sono fatti forza non solo della necessità che una
parte del centrosinistra abbia voluto favorire questo percorso
pur di ottenere una legge. Ma a questo punto devo dire pur di
avere una legge qualunque, non una legge che recuperasse i
collegi provinciali, quella che voi legittimamente, diversamente
dal nostro punto di vista, ma legittimamente, consideravate una
priorità Ma una legge qualunque che cancella oggettivamente una
coalizione e la gran parte dei partiti che ne fanno parte.
Nel mio intervento di ieri sera ho parlato dell'intervento del
segretario di un partito, l'onorevole Diliberto, sui partiti
della destra. Non l'ho reso noto io, onorevole Morinello, è stato
comunicato in un luogo pubblico, in Conferenza dei capigruppo, da
ben tre capigruppo di partiti del centrosinistra e del
centrodestra, io ho preso atto che, addirittura, ci sono stati
interventi nazionali che hanno indicato di tenere la soglia del
cinque per cento. E questo perché? Solo per eliminare quelle
forze politiche che possono essere cancellate da una legge
elettorale? Ne dubito, perché quando una forza, un movimento,
un'idea vive nella società, si può essere cancellati da una
istituzione ma non dalla società stessa.
Trovo legittimo che da più parti si cerchi il confronto con
altri partiti. Quando il capogruppo di Forza Italia mi ha
manifestato la necessità di un livello politico che andasse oltre
l'ambito di decisione dei Gruppi, io ho sentito tutti i
capigruppo del centrodestra, il segretario di Forza Italia, e
questo perché ritengo che in materia di riforma istituzione è
bene tenere il confronto fra tutti.
Del resto onorevole Fleres, la legge di cui tanto abbiamo
parlato, il Tatarellum, portava la firma dell'allora capogruppo
del Movimento Sociale Italiano, non di Alleanza Nazionale, e la
seconda firma su quella legge era del capogruppo di Rifondazione
Comunista, onorevole Lucio Magri. E in quell'occasione il
confronto si sviluppò. Credo che le altre due erano quelle
dell'onorevole Mattarella, allora capogruppo del PPI, e
dell'onorevole D'Alema, allora capogruppo del PDS.
Questo a dimostrazione di quanto è stato grande e ampio il
consenso che si è ricercato per costruire quella legge e di come
una legge elettorale - poiché riguarda le regole del gioco, e
quindi regole condivise da tutti, perché tutti debbano giocare
quella partita - fu costruita con questa clima, che è esattamente
l'opposto del clima di quest'Aula.
Io non ho chiamato alcun dirigente di partito affinché
intervenisse per mantenere lo sbarramento, così da cancellare
questo o quel partito. Questa è stata la nostra ispirazione. Del
resto, se avessimo voluto cancellare i partiti più piccoli del
nostro avremmo dato il voto - l'onorevole Liotta avrebbe dato il
voto favorevole nella commissione Affari istituzionali - ad una
soglia di sbarramento del tre per cento. Così non è stato perché
nella nostra idea della democrazia, il partito di Rifondazione
comunista valeva quanto Primavera siciliana, valeva quanto il
partito di Di Pietro, valeva quanto il partito dei Comunisti
italiani.
Davvero noi non abbiamo più alcuna doppiezza, ci siamo liberati
di ogni retaggio della vecchia storia del partito comunista e
della vecchia storia del comunismo novecentesco; questo è stato
il comportamento che non ha avuto pari in quello che, secondo
quanto hanno detto il capogruppo dei DS, di Alleanza Nazionale e
dell'UDC, è stato invece il comportamento dell'onorevole
Diliberto.
Ma purtroppo il centrosinistra, che pure ha favorito il
percorso del confronto politico in quest'Aula, non ha ottenuto
nulla.
Questa legge è diventata - attraverso gli emendamento
presentati dall'assessore D'Aquino e attraverso il comportamento
assunto ieri del Presidente della Regione - la legge del Governo
Cuffaro e della sua maggioranza. Ed è bene che sia così, perché
si esplicita, anche attraverso questa legge, qual'è la natura di
questa maggioranza e di questo Governo.
E' questa la legge di una maggioranza oscurantista, di una
maggioranza che non ha più un consenso reale nella società
siciliana, e che sta tentando di rigenerare il suo ceto politico
e il suo equilibrio di potere. E' una legge che ho definito
liberticida, perché cancella l'espressione reale della
democrazia.
Il centrosinistra, i DS, la Margherita, che hanno cercato un
dialogo non hanno ottenuto nulla. Prendetene atto onorevoli
colleghi dei Democratici di sinistra e della Margherita.. A parte
la modifica circa il collegio provinciale vi hanno detto no su
tutto. E ritengo che c'è stato davvero un limite tattico e
politico in quei partiti e in quei gruppi parlamentari del
centrosinistra che hanno anche solo pensato che un confronto con
la maggioranza avrebbe portato a migliorare una legge il cui
percorso già rendeva esplicito ormai lo sbocco finale.
E' stato un fallimento tattico dei partiti maggiori del
centrosinistra, è stata anche una disfatta politica, perché la
destra sul terreno deteriore dell'assetto di potere, sulla
vergogna dei portaborse, sull'equilibrio raggiunto con lo
sbarramento, ha ricompattato la sua maggioranza, mentre il
centrosinistra ha aperto una crisi politica nella sua
coalizione, perché di questo si tratta.
La coalizione di centrosinistra, così come l'abbiamo conosciuta
fino ad oggi, in Sicilia non esiste più, perché era fatta di
piccoli partiti, che rappresentavano però identità consolidate
nei territori. Oggi vengono cancellati dalla competizione e sono
fuori dalla competizione. Questi partiti non hanno alcun
interesse a regalare i propri voti a sindaci, presidenti della
provincia e presidenti della Regione che utilizzano i voti di
quei partiti ma i cui voti non hanno alcun peso per dare
rappresentanza al loro corpo elettorale.
C'è una grave responsabilità da parte di chi ha diretto il
centrosinistra in queste settimane in Sicilia. Ma io spero
ancora, e insisto affinché si apra un dibattito politico con la
Margherita e con i Democratici di Sinistra.
Perché, un collegio provinciale vale una coalizione? Un
collegio provinciale vale la capacità di costruire un'alternativa
a questo centrodestra e alla sua natura eversiva? E' questa la
domanda che pongo.
So perfettamente che Rifondazione Comunista è una forza
anomala, anche in quest'Aula, perché è alleata del
centrosinistra, ma non è assorbibile nel centrosinistra.
Consentitemi di ricordare che un anno fa fu l'unico gruppo
parlamentare a presentare una mozione di sfiducia al Presidente
Cuffaro, quando il centrodestra lo difese e il centrosinistra
abbandonò l'Aula per non votare quella mozione.
Questo dimostra anche una capacità di autonomia politica e
culturale; quella stessa autonomia politica e culturale che,
attraverso un sistema elettorale, si vuole cancellare dal
Parlamento regionale, dalle province, dai comuni.
Ritengo opportuno, a questo punto, un dibattito che non sia
separato, ma che abbia i contenuti e la ricchezza della
democrazia, così da portare avanti la riforma della politica in
Sicilia.
Questo dibattito, onorevoli colleghi, noi lo faremo vivere
nella campagna referendaria che sosterremo per abolire questa
legge. Lì faremo un dibattito di massa, lì romperemo le mura di
questo Palazzo che è stato impermeabile a tutte le ragioni della
società civile, lì, nel referendum, continueremo a discutere con
le donne che sono state espropriate di qualunque possibilità di
rappresentanza, lì chiederemo agli amici ed ai compagni della
Margherita e dei Democratici di sinistra, per le valutazioni che
hanno fatto su questa legge, di non essere schizofrenici. Se le
valutazioni di questa legge sono quelle che qui ha esposto
l'onorevole Speziale - ed io non le sto facendo più gravi di
quelle dell'onorevole Speziale - non c'è alternativa, il centro
sinistra deve lasciare tra qualche ora quest'Aula per rendere
esplicito che è il centro destra - la sua natura, la sua cultura
democratica, il suo accordo di potere interno - ad approvare
questa legge e che noi non ci stiamo. Vorrei ricordare che per
molto meno i rappresentanti dei Democratici di sinistra e
dell'Ulivo alla Camera dei deputati ed al Senato hanno
abbandonato l'Aula per non votare riforme immorali volute dal
centro destra.
Invito pertanto i colleghi del centro sinistra ad avallare la
mia iniziativa di abbandonare l'Aula al momento della votazione
finale del disegno di legge e ad impegnarsi, subito dopo, assieme
a noi per il referendum. E questo perché non si può essere
schizofrenici, non si può dire quello che è stato detto da questo
podio - come giustamente è stato detto dall'onorevole Speziale -
e poi legittimare con la presenza in Aula questa vergogna e
questo strappo democratico ed istituzionale che si sta consumando
e, ripeto, non ci si può non impegnare un minuto dopo in una
battaglia referendaria che al di là dei suoi esiti produrrà un
effetto comunque importante, e cioè un grande dibattito di massa
sulla politica e la natura della democrazia in Sicilia.
Già se faremo un grande dibattito di massa durante la campagna
referendaria, avremo prosciugato molti degli stagni e del fango
nel quale guazza il pesce di questa destra che si alimenta di uno
scambio corrotto con la società siciliana. Noi questo lo possiamo
fare
Questa legge elettorale avrebbe dovuto far discutere il nostro
Parlamento del rapporto tra i rappresentanti e i rappresentati,
avrebbe dovuto far discutere della democrazia, delle forme della
partecipazione democratica, dell'apertura delle istituzioni alla
società civile. Si è risolta invece nel suo contrario anche con
l'oggettivo assenso di quanti non hanno saputo vedere e capire,
oppure hanno capito e hanno visto ma non hanno saputo contrastare
lo sbocco che la destra stava imprimendo alla legge. Ci sarà
tempo per recuperare un dialogo ed un confronto con il centro
sinistra, che oggi oggettivamente se lo trova e lo vede
interrotto, c'è tempo per recuperare un dialogo con la società
siciliana che oggi, con questa legge, rischia di essere svilito
ed impoverito nel suo rapporto con la rappresentanza all'interno
delle istituzioni.
Per queste ragioni, signor Presidente, il Gruppo di
Rifondazione Comunista abbandonerà l'Aula e non parteciperà alla
votazione di questa legge.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha
facoltà.
ORLANDO Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo ormai
alle dichiarazioni di voto sul disegno di legge di riforma
elettorale, a conclusione di un lungo dibattito che ha
interessato quest'Aula.
Vorrei subito precisare che ho qualche difficoltà a pronunziare
dichiarazioni di voto su una legge che è una non legge, in quanto
non corrisponde a quelle che sono le caratteristiche che dovrebbe
avere una legge in materia elettorale che com'è noto, essendo una
legge di sistema, dovrebbe essere ispirata ai criteri di
ragionevolezza, ispirata a logiche di generalità.
Questa legge non è una legge di sistema, ma una somma - fra
l'altro confusa, senza sintesi, senza armonia - tra diversi
sottosistemi sommati fra di loro; ribadisco non presenta le
caratteristiche della ragionevolezza, le caratteristiche della
generalità.
E questi non sono principi politici, non sono argomenti che si
usano in un dibattito politico, sono argomenti che si trattano
nelle aule universitarie quando si spiega ai ragazzi in cosa
consistono i principi costituzionali in materia di legge
elettorale.
Questa mattina abbiamo avuto una lezione con la lettura del
parere reso dal prof. Silvestri, il quale non ha espresso
valutazioni politiche, ma un principio fondamentale: una legge
elettorale deve essere una legge di sistema, deve essere una
legge generale, deve essere una legge abbia la caratteristica
della ragionevolezza.
Tutto questo non è accaduto, e non è accaduto perchè la
proposta varata dalla Commissione - carica di lacune e di limiti
- è stata peggiorata e massacrata da questo dibattito. Nessuna
delle proposte che sono state presentate per emendarla e
migliorarla è stata accolta, ed è stato poi presentato un
maxiemendamento che costituisce un'ennesima occasione di
mortificazione del dibattito parlamentare.
Non voglio fare valutazioni soltanto di carattere generale, ma
intendo scendere nello specifico, perché è chiaro che il
resoconto stenografico sarà trasmesso al Commissario dello Stato,
il quale - sono certo - esaminerà attentamente le obiezioni che
qui vengono formulate.
In primo luogo desidero evidenziare che c'è un contrasto tra
ciò che si dice in alcuni articoli e ciò che si afferma in altri.
Un legislatore è libero di decidere ciò che vuole all'interno
dei principi costituzionali, ma non può fare un'affermazione
all'articolo 1 e contraddirla poi all'articolo 2. Questo è ciò
che è accaduto.
Siamo di fronte ad una contraddizione che, se fosse in un atto
amministrativo, produrrebbe l'annullamento dello stesso per
illegittimità, per contraddizione di motivazione. C'è un
contrasto tra una parte e l'altra di questa legge.
Si afferma in questo disegno di legge che il voto per
l'elezione del Presidente è un voto diretto, libero e segreto.
Questo disegno di legge poteva benissimo dire che il voto del
Presidente non è un voto diretto; poteva benissimo dire che è un
voto vincolato - che è un voto segreto, doveva dirlo per forza,
sarebbe stato troppo grave -, era libero di scegliere il voto
diretto o il voto non diretto del Presidente della Regione,
essendo, com'é noto, per molti anni questo un Paese che ha avuto
forme di governo non scelte direttamente dai cittadini.
Dopo avere affermato che il voto è diretto, si afferma, invece,
che sostanzialmente il voto diretto non c'è perché c'è la scheda
unica e, di fronte alla proposta di correzione attraverso il voto
confermativo, la maggioranza ha mortificato questa parte.
Secondo aspetto: il voto libero. Il non voto non è libero.
Libertà è di fare o di non fare qualcosa, o anche di non far
nulla. L'elettore siciliano non è in condizione di evitare di
scegliere, comunque, un candidato presidente, e quand'anche i
due, o i tre, o i quattro candidati presidenti non fossero di suo
gradimento, comunque, uno lo sceglie non fosse altro perché,
scegliendo un deputato di una delle liste, è costretto a
scegliere anche il presidente ad essa collegato. Aggiungo ancora
- come se non bastasse - che tutte queste argomentazioni
risultano ancor più gravi se si pensa che si è tentato di
garantire la segretezza del voto.
Viviamo in un Paese nel quale, spesso, c'è il condizionamento
del voto.
Tutti noi dovremmo avere interesse alla segretezza del voto.
La proposta formulata di prevedere uno scrutinio centralizzato,
a livello di quartiere, a livello di plesso scolastico, era un
modo per evitare che si potesse, con nome e cognome, sapere chi
ha votato per chi ed in quale sezione. Pure questa proposta è
stata rifiutata.
Siamo di fronte, quindi, ad una proposta di legge, oggi
destinata a diventare legge, nella quale si introducono alcuni
aspetti che considero assolutamente non condivisibili sul piano
giuridico e politico.
Si elimina l'elezione diretta del Presidente della Regione.
Infatti, questo disegno di legge non prevede l'elezione diretta
del Presidente della Regione.
Si mortifica la democrazia rappresentativa per ben due volte:
una volta si mortificano le donne, una volta si mortificano le
minoranze.
Si mortificano le donne non accettando la nostra proposta sulla
preferenza di genere, che avrebbe portato le donne che hanno
consenso a misurarsi col consenso, anziché restare ad elemosinare
un posto in un listino improprio scelto dai partiti.
E' mancanza di rispetto, per la capacità di una donna di
ottenere consenso, quella di impedire che ci possa essere la
preferenza di genere, potendo e dovendo le donne misurarsi col
consenso, com'è giusto che sia.
Ma si è mortificata anche la minoranza se è vero, com'è vero,
che lo sbarramento del 5 per cento, non soltanto è stato
proposto, ma la gestione delle possibili modifiche di questo
sbarramento è stata una mortificazione.
Si mortificano le donne nel loro diritto-dovere di un impegno
politico, si mortificano le forze politiche cosiddette minori con
un dibattito sullo sbarramento che ha, in qualche momento, fatto
apparire coloro che sostenevano questa tesi quasi che
elemosinassero uno spazio di presenza.
Credo che questo sia inadeguato per un Parlamento che voglia
ritenersi tale.
Il secondo aspetto riguarda il deputato supplente.
La norma relativa al deputato supplente, certamente, sarà
travolta dal Commissario dello Stato perché non è pensabile
immaginare che ci possa essere un deputato a libertà di respiro
condizionata, che ci possa essere un deputato che non viene
garantito nella sua libertà di mandato.
Dice la Costituzione e lo ripete lo Statuto che il deputato
non può essere sottoposto a vincolo di mandato . Più vincolo di
mandato della simpatia dell'assessore che ha ceduto il posto,
credo non ci possa essere. Siamo di fronte non al vincolo di
mandato legato ad una scelta politica - come si faceva nelle
prime esperienze costituzionali liberali - ma condizionato dalla
simpatia dell'assessore che ha ceduto il posto una volta eletto
assessore.
Siamo di fronte alla piena violazione certamente di un
principio fondamentale che stabilisce la libertà di mandato dei
deputati.
Siamo di fronte ancora ad un altro esempio, certamente grave:
si è introdotta come modifica all'ordinamento degli enti locali
la norma che prevede l'ineleggibilità dei sindaci di comuni con
un numero di abitanti superiore a cinquemila. Ma perché
cinquemila e non quattromila o seimila? Così si viola
l'equilibrio, il mondo vitale dell'ordinamento degli enti locali
in Sicilia. La discriminante è tra sotto diecimila e sopra
diecimila.
Io sono contrario a questa ineleggibilità, ma se deve essere
stabilito un criterio questo deve essere un criterio di
ragionevolezza, che si deve ancorare a quell'ordinamento degli
enti locali che si va a modificare. Se siamo in una realtà nella
quale si prevedono i diecimila, si stabilisce diecimila, mentre
invece nel resto d'Italia, com'è noto, rimane cinquemila, perché
è sotto i cinquemila che c'è il maggioritario e sopra che c'è il
proporzionale. Se al Parlamento nazionale avessero fatto una
norma come questa non avrebbero incontrato questa mia seconda
censura di merito.
Sono convinto che il Commissario dello Stato considererà questa
norma come una norma che stravolge l'ordinamento degli enti
locali. Avremo l'esigenza di fare la verifica del numero degli
abitanti, commissionando uno studio all'ISTAT non appena
conosceremo il nome dei candidati alla carica di sindaco, perché
l'accertamento regolare del numero degli abitanti, comune per
comune, viene fatto d'ufficio soltanto per quei comuni tra sotto
e sopra diecimila abitanti, essendo ininfluente che un comune ne
abbia cinque, sei o sette mila. Abbiamo introdotto un altro
elemento assolutamente discrezionale che, sono certo, verrà
travolto dal Commissario dello Stato.
Abbiamo poi previsto il premio di maggioranza per la
maggioranza, il quale - lo ricordava l'onorevole Speziale nel suo
intervento - è una contraddizione in termini; perché il premio di
maggioranza si giustifica per garantire la governabilità, mentre
il premio di maggioranza alla maggioranza si giustifica per
distruggere l'opposizione.
E c'è una bella differenza tra un premio di maggioranza che
garantisce la governabilità ed un premio di maggioranza a chi ha
già la maggioranza, perché nel secondo caso siamo di fronte ad un
premio di maggioranza alla maggioranza che finisce con il
condizionare le posizioni dell'opposizione.
Ma la cosa più grave di questo emendamento è la sua
collocazione, perché si stabilisce che questa è una norma
transitoria. Signor Presidente, lei mi insegnerebbe, così come io
le insegnerei - o lei mi insegna come io le insegno - che uan
norma transitoria serve a garantire la gradualità di una riforma,
nel senso che la norma transitoria serve a dire a regime faremo
una cosa più forte, la norma transitoria serva a farne una più
debole che prepara quella più forte . Questo è esattamente il
contrario. Qui abbiamo stabilito come norma principale la norma
debole e come norma transitoria la norma forte per abituare il
sistema a subire prima lo shock e poi ad acquietarsi a una
normativa più debole.
Tutto ciò è in contrasto con lo spirito di norma transitoria e
va ad inficiare, come vanno inficiate, tutte le norme transitorie
contenute in questa legge. Tutte le norme transitorie sono una
forma impropria per eludere il principio di ragionevolezza di una
legge elettorale, perché attraverso il sistema della norma
transitoria è evidente che sono state introdotte - e questo è un
esempio eclatante - modifiche sostanziali. La vera riforma è la
norma transitoria, la norma a regime invece è sostanzialmente la
norma che non troverà mai applicazione.
Questa è la ragione per la quale io credo che sia importante
dire con forza che siamo di fronte ad una brutta legge, di più,
siamo di fronte ad una legge che non ha le caratteristiche per
essere una legge elettorale. Abbiamo manifestato e manifestiamo
in tanti la contrarietà a questa legge, l'ha manifestata per
intero il centro sinistra, e credo che lo manifesterà anche nella
espressione del voto, ma il dissenso nei confronti di questa
legge va oltre il centro sinistra perché è presente dentro teste
pensanti del centro destra, categoria che io mi ostino a pensare
sia tanto ricca e presente quanto nel centro sinistra.
Le teste pensanti nel centrodestra non possono accettare questa
che è una non legge elettorale. Ed è per questo che, per quanto
mi riguarda, quali che siano i comportamenti di ciascuno, chiedo
che si registri che non parteciperò alle operazioni di voto. Non
intendo partecipare alle operazioni di voto perché non intendo in
nessun modo riconoscere che siamo di fronte ad una proposta di
legge elettorale.
Ho partecipato, abbiamo partecipato al dibattito, siamo
intervenuti, abbiamo dato il nostro contributo; a questo punto,
in coerenza con le cose dette, il comportamento non può che
essere quello di non partecipare al voto, così come mi auguro che
anche altri lo faranno, avendo comunque grande rispetto per
coloro i quali decideranno, invece, di esprimere voto contrario a
questa legge, sapendo che non è su queste cose che ci si possa
dividere, sapendo però che - così come annuncio adesso la mia non
partecipazione al voto - annuncio che fin da adesso mi iscrivo a
quella lista che spero sia di almeno 50.000 cittadini che
chiederanno il referendum su questa legge.
Per iscriversi alla categoria dei cittadini che chiedono il
referendum basta essere cittadino o cittadina. Siccome voglio
restare almeno cittadino di questa Regione, preannuncio fin da
adesso che sono d'accordo per una proposta di referendum che
riguardi questa legge, convinto come sono che se non sarà
quest'Aula, sarà il Commissario dello Stato, e se non sarà il
Commissario dello Stato, saranno i cittadini a liberarci da
questa che viene presentata dalla stampa nazionale come una
vergogna per la Sicilia. Credo che di tutto abbiamo bisogno
traanne che di un'ennesima vergogna. Soprattutto, c'è bisogno che
almeno si sappia che questa vergogna, se passa, non passa col
consenso di tutti e che molti nel centrodestra, che non sono
presenti, probabilmente la pensano come noi ma non possono dirlo.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti. Ne ha
facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'esprimere
la mia dichiarazione di voto su questa legge elettorale, una
legge elettorale di maggioranza, anzi di una minoranza della
maggioranza e del Governo, non posso non richiamare quanto detto
nei miei interventi precedenti, perché, di fatto, questa è una
presa d'atto di un film che avevo immaginato che così si
sarebbe svolto. E questo perchè ho avuto modo, nel corso di
questi anni, di conoscere la protervia, l'arroganza, la voglia di
andare avanti e di mostrare i muscoli di una maggioranza che, in
un contesto storico particolare della Sicilia, ha avuto un
consenso al di sopra di ogni aspettativa.
Quella sbornia elettorale per molti non è passata, continua e
si manifesta nella maniera più eclatante in questa legge
elettorale. Una legge elettorale che, come insegnano i padri
della nostra Repubblica, o i padri del diritto - perché ho
studiato diritto, ho studiato diritto costituzionale - le cui
norme elettorali, come ho avuto modo di ribadire, devono essere
fatte con spirito bipartisan perché le regole sono di tutti.
Le norme elettorali sono create per durare decenni. Non si
fanno norme elettorali di minoranza e di maggioranza, non si
fanno norme elettorali di governo. L'hanno insegnato i padri
della storia e lo stesso Spadolini, di cui ieri è ricorso
l'anniversario della morte, il quale è stato uno degli esempi di
questo modo di procedere; lo hanno insegnato i padri del diritto
costituzionale.
Ma questo Governo, questa minoranza della maggioranza, sorda e
cieca com'è - pensando di essere benedetta da Dio e dal popolo e
di poter andare avanti sempre e comunque mostrando i muscoli e
calpestando tutto quello che nel corso dei millenni, nella storia
del diritto è stato costruito con fatica - non hanno raccolto
tali insegnamenti; quindi questo era un film già visto.
Mi dispiace però che sia arrivati a questo epilogo grazie anche
ad un errore tattico e strategico di una parte del
centrosinistra, perché non saremmo arrivati a questo punto se una
parte del centrosinistra non avesse confidato nella possibilità
di ragionare e di confrontarsi costruttivamente con questa
maggioranza.
Agli amici del centrosinistra che hanno commesso questo errore
tattico, che purtroppo pagheremo caro, immagino - e lo stiamo
pagando caro oggi - dico: ci voleva tanto a capire
l'inaffidabilità dell'interlocutore di fronte cui ci trovavamo?
Ci voleva tanto a capire che è impossibile ragionare con chi,
nel corso di questi anni, ha dimostrato di non voler rispettare
nemmeno le regole del bon ton? Purtroppo, quell'errore adesso lo
stiamo pagando caro e lo pagheremo ancora di più nel futuro.
Questa legge, purtroppo, va in porto con lo schema di base che
era il fulcro della legge elettorale a firma dell'onorevole
Infurna e dell'onorevole Crisafulli: L'impalcatura istituzionale
è quella, non dobbiamo dimenticarlo, e non soltanto è quella, ma
è stata peggiorata poi dal Governo, dalla minoranza e dalla
maggioranza con alcuni maxiemendamenti e con alcuni emendamenti
ad hoc che, di fatto, la rendono assolutamente indigeribile.
Questa è la legge che andrete a votare. Io, come coloro i quali
mi hanno preceduto, pur avendo partecipato e avendo registrato
che questa legge cancella le minoranze, violando, di fatto,
l'articolo 122 della Costituzione e l'articolo 4 delle norme di
attuazione che così recita: Le Regioni disciplinano con legge il
sistema di elezione del Presidente della Giunta regionale, dei
consiglieri regionali, nei limiti dei seguenti principi
fondamentali: a) individuazione di un sistema elettorale che
agevoli la formazione di stabili maggioranze nel Consiglio
regionale e assicuri la rappresentanza delle minoranze' - come
sappiamo, questa legge assicura l'attuazione della prima parte
del principio, ed affermo anche in maniera abnorme, ma non ne
rispetta la seconda parte -, pur avendo l'affermazione di questo
principio, registrato nel corso di questi lavori, siamo stati
presenti per adempiere al nostro dovere nei confronti delle
istituzioni, perché in queste crediamo, nonostante oggi siano
governate da soggetti politici che, per quanto mi riguarda, da
questo punto di vista, non meritano di stare nelle istituzioni o
comunque non rappresentano quelle culture democratiche di cui è
figlio questo Parlamento e la democrazia nella nostra Italia.
Neppure avendo partecipato - dicevo - a questi lavori, potrò
partecipare al voto, ma faccio un appello affinché il
centrosinistra, su questo tema, almeno ritrovi l'unità. Non
possiamo, per quanto mi riguarda, dare adito ad una maggioranza
di centrodestra, pur nel rispetto delle posizioni di ciascuno di
noi, non dimostrare compattezza di lettura di questa norma
elettorale.
Faccio appello alle altre forze del centrosinistra presenti in
Aula, affinché ragionino e prendano tutti una posizione comune,
per dire con forza che questa legge non merita di essere votata.
Mi sono sforzato, comunque, nel corso del dibattito d'Aula e
anche dopo, di trovare elementi positivi in questa norma. L'unico
elemento positivo che ho trovato è quello che questa norma
mantiene i parlamentari nel numero di 90, mentre in altri
Consigli regionali questo numero è spesso superato, le poltrone
sono aumentate.
In Sicilia questo non è accaduto, quindi, ritengo sia un
elemento di ragionevolezza del legislatore siciliano, almeno
questo. Però, se ricordiamo bene qual è il nostro assetto
costituzionale, ci rendiamo conto che, probabilmente, il numero
dei 90 deputati è stato mantenuto perché non si poteva fare
altrimenti, infatti, sappiamo benissimo che questo è un elemento
contenuto nello Statuto regionale e quindi la legge elettorale
non può modificarlo.
Se avessimo fatto lo Statuto regionale prima, così come era
logico, dal punto di vista istituzionale e costituzionale, fare,
certamente questo elemento positivo non lo avremmo ritrovato, ma
questo elemento positivo viene subito dopo stravolto, nel
significato, con la norma del deputato supplente, del deputato
precario o del deputato portaborse, così come è stato definito
nel corso di questo dibattito.
Viene stravolto perché si viola lo Statuto, perché lo Statuto,
così come avevo appena accennato, dice che non vi possono essere
più di 90 deputati in questa Assemblea regionale siciliana. Ma si
violano anche i principi costituzionali che sono stati menzionati
dall'onorevole Speziale, dall'onorevole Orlando e da molti altri.
L'articolo 67 della Costituzione dice che non vi può essere
vincolo di mandato e quant'altro.
Anche questi palesi inadempimenti e illegittimità
costituzionali vengono calpestati da una maggioranza arrogane,
sorda e cieca, che pensa di potere utilizzare tutti gli strumenti
legislativi a proprio uso e consumo, ritenendo di trovarsi a casa
propria e non nelle istituzioni.
Mi hanno insegnato che le istituzioni appartengono a tutti,
bianchi, neri, maschi, femmine. Tutti coloro i quali hanno
diritto di cittadinanza, hanno diritto di avere appartenenza
nelle istituzioni. A voi questo forse non l'hanno insegnato, o
comunque se lo hanno fatto, lo avete dimenticato.
E che dire poi della mancanza del voto di genere che viene
sanzionato come una contravvenzione per un divieto di sosta; che
dire poi del voto segreto che non c'è. Avevamo presentato degli
emendamenti che andavano nella direzione di assicurare una
segretezza del voto, considerato un elemento fondamentale, per
quello che ci riguarda, della qualità della democrazia in Sicilia
e non solo. La possibilità di riunire le schede elettorali nel
plesso scolastico, nel quartiere, per non dare ai ras' di
quartiere l'occasione di leggere il voto.
Avevamo dato molti suggerimenti con lo spirito di contribuire
all'impalcatura di una legge che non condividevamo, ma che
volevamo contribuire a migliorare. Tutte queste norme sono state,
con arroganza e protervia, respinte al mittente, anche da quelle
forze politiche che avevano confidato di potere instaurare una
dialettica istituzionale, in questa materia, tra maggioranza e
minoranza.
Tutte queste cose che abbiamo potuto registrare ci inducono a
dire che non possiamo partecipare al voto. L'ultimo elemento che
tengo a sottolineare, in questa mia dichiarazione di voto, è
quello che deve fare riflettere soprattutto quei partiti che si
sono presentati in Sicilia con una forte connotazione
autonomistica e mi riferisco al Patto per la Sicilia e a Nuova
Sicilia.
Se è vero, come spero sia vero, che questi partiti hanno una
connotazione vera di autonomia, nella tutela e nel rispetto delle
prerogative di questo Parlamento siciliano che, come ho avuto più
volte modo di ricordare, ha conquistato l'autonomia con una
battaglia, con il versamento del sangue di coloro i quali nel
periodo antecedente al '47 hanno creduto che in Sicilia poteva
aversi un ruolo di autonomia forte, soggetti che hanno
conquistato una forte autonomia caratterizzata dalle prerogative
e dalle competenze di questo Parlamento siciliano, ebbene, se
quelle forze politiche, così come dicono, nel corso dei dibattiti
politici e negli Statuti da loro creati, vogliono perseguire
quell'obiettivo, certamente non potranno votare questa legge. Non
potranno votarla perché questa legge, di fatto, sterilizza il
ruolo di questo Parlamento.
Facendo una legge non solo maggioritaria, ma un super
maggioritario, così come è stato detto, perché il listino scatta
comunque e quindi non viene rispettata la soglia del 60% e del
40%, la maggioranza potrà avere ben oltre il 60%. Ma quello che
più importa, dal punto di vista autonomistico, è che questa
legge, con l'elezione di un Presidente monarca, che in via
assoluta può fare e disfare, vincolando il Parlamento alle
proprie volontà, anche con lo scioglimento, di fatto, depotenzia
e sterilizza le conquiste autonomistiche del '47.
Quei partiti, se tengono a questa loro caratteristica, a questo
loro target, non possono votare questa legge, perché, di fatto,
il ruolo di questo Parlamento viene sminuito fino a diventare un
ruolo simile a quello del Consiglio comunale, che viene ancora di
più aggravato con la previsione del deputato supplente.
Voi immaginate un Presidente della Regione eletto non con la
doppia scheda - cioè con un suffragio universale autonomo
rispetto a quello del Parlamento siciliano - con la norma del
deputato supplente, di fatto, può farsi un altro partito,
vincolando e svincolando la propria volontà da quella degli
elettori e ponendo questa Assemblea in una condizione di
sudditanza assoluta.
Un Presidente della Regione che, una volta eletto, ha la
garanzia di poter governare per cinque anni potrebbe, di fatto,
con la norma del deputato supplente, scegliere dodici Assessori
dicendo ai dodici deputati che subentreranno come supplenti o
precari che potranno fare i deputati, qualora si iscriveranno al
suo partito, vincolando non soltanto il mandato ma l'azione
politica del deputato al partito.
Un Presidente, con questa norma, potrà avere non soltanto il
suo partito di appartenenza, ma quel partito di appartenenza per
una accentuazione anomala ed a volte paradossale - anche se in
questa Aula ho imparato a capire che di paradossale c'è ben poco
-, potrebbe essere potenziato di altri dodici deputati supplenti
che sono vincolati alla propria decisione, venendosi così a
creare un partito del Presidente che potrà quasi diventare
maggioranza assoluta.
La creazione di un Presidente di questo genere, un Presidente
monarca, che sterilizza il Parlamento, la funzione e depaupera
tutto quello che della democrazia e della qualità della
democrazia si è costruito in questi anni, è una violazione delle
norme statutarie, è una violazione dei principi autonomistici.
Per questo faccio appello ai partiti che si richiamano a questi
principi di non votare questa legge e qualora la voteranno, come
spero non facciano, non vadano più in giro a dire che loro sono i
detentori o comunque coloro i quali sosterranno sempre le
battaglie autonomistiche in questa Regione siciliana, perché di
autonomia in questa Regione siciliana, così facendo, ne è rimasta
ben poca.
Leggevo un discorso del Presidente Spadolini, il quale
insegnava ai suoi studenti e a coloro i quali si avvicinavano
alle istituzioni - l'onorevole Fleres è uno che viene da quella
scuola -, che la democrazia è l'esercizio dell'inclusione.
Oggi, invece, registriamo che, per questa maggioranza, la
democrazia è l'esercizio, soprattutto e comunque, dell'esclusione
perché con questa norma si sancisce l'esclusione di ampie fasce
sociali di questa Terra, di ampie fasce di persone che tengono ad
alcuni principi fondamentali, come quelli della legalità, della
questione morale, o comunque alcuni filoni dei pensieri della
democrazia che si sono svolti nel corso del 900 ed anche prima;
sancite l'esclusione per sempre da quest'Aula di coloro i quali
rappresentano queste istanze nel territorio.
Questa non è una buona qualità della democrazia, è tutt'altra
cosa. Questo è il frutto avvelenato di una maggioranza che ancora
pensa di essere in sbornia elettorale e che ha dimenticato che
cosa vogliono dire le istituzioni e che cosa vuol dire ragionare,
confrontarsi, dialogare e includere nella democrazia, perché solo
includendo la crescita sociale può essere di tutti e non soltanto
di coloro i quali, momentaneamente, sono chiamati ad esercitare
il potere.
Per tutte queste ragioni, non posso non iscrivermi, anch'io non
esclusivamente come deputato ma come cittadino di questa Regione
- posso affermare ciò con tranquillità, visto che abbiamo chiuso
la possibilità di presentare emendamenti, perché sarebbe stato
strano che qualcuno avesse presentato anche un emendamento che
avrebbe potuto togliere la cittadinanza a qualche altro se
iscritto ad un partito inferiore al 4,3 o al 4,2 per cento -, tra
coloro i quali, se questa legge passerà, come immagino passerà,
proporranno un referendum per dire a voi amici cari che le
istituzioni e la Sicilia non sono cosa vostra, ma le istituzioni
e la Sicilia sono dei siciliani e di coloro i quali credono,
insieme agli altri, di contribuire per dare un futuro migliore a
questa Terra, con il confronto, con l'inclusione e con la
ragionevolezza. Con la forza e con l'inganno la strada che voi
avete davanti ci porta diritti al precipizio.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole D'Antoni. Ne ha
facoltà.
D'ANTONI . Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò molto
breve per motivare il mio voto contrario a questa legge. Lo farò
per tre ragioni che ritengo importanti ed essenziali per come
concepisco la democrazia ed il funzionamento della
rappresentanza.
La prima questione è quella che è ricorsa fin dall'inizio in
questo dibattito ed è il fatto che la logica, l'opportunità
politica, l'impostazione seria avrebbe voluto prima
l'approvazione dello Statuto e poi una legge elettorale
conseguente all'approvazione dello Statuto stesso.
L'aver voluto, pervicacemente, fare il contrario, cioè prima
una legge elettorale e poi, speriamo, uno Statuto, creerà una
serie di contraddizioni enormi. Dico speriamo, perché il rischio
che corriamo è che, avendo fatto la legge elettorale, lo Statuto
vada ad un binario morto, cioè sia sostanzialmente abbandonato,
visto che ormai l'urgenza di averlo non c'è più.
Tutte le regioni d'Italia, in questo momento, stanno approvando
lo Statuto, cercano di rispettare la scadenza del 2005 e dopo
passeranno alla trattazione della legge elettorale. La Sicilia è
l'unica regione che fa eccezione, infatti noi abbiamo la
prerogativa in Italia di fare le eccezioni negative cioè di
contraddistinguerci per la negatività.
Se questa fosse una positività andrebbe accolta, sicuramente,
come un segnale di autonomia, ma è esattamente una negatività
perché è chiaro che a secondo dello Statuto che si fa, del tipo
di Governo che ci si attribuisce, se si inserisce l'elezione
diretta o non la inserisci nello Statuto, se si fa il
bilanciamento tra l'elezione diretta ed un Parlamento che deve
controllare quella elezione diretta, allora, si ha una legge
elettorale corrispondente e nel caso di uno Statuto diverso si
deve avere un'altra legge elettorale.
E' la logica delle cose, ma come si sa la logica non è una
delle caratteristiche principali di questa Assemblea. Questa
Assemblea è portata a legiferare sulla spinta di emozioni, non
sulla spinta di ragionamenti e quindi avremo uno Statuto che può
ribaltare i principi di questa legge oppure non avremo affatto
uno Statuto.
Considerati i tempi ed il percorso costituzionale che deve
avere lo Statuto, avremo una situazione veramente paradossale: un
Presidente della Regione eletto direttamente che avrà poteri
immensi senza controllo a cui, come se non bastasse, abbiamo
aggiunto anche il potere di nominare altri dodici deputati
regionali.
In verità, il Governo, questa maggioranza, voleva sedici altri
nuovi deputati, perché in questo modo avrebbe completato, ancora
di più, la possibilità di mettere in moto un reale processo
antidemocratico, nominando a quel punto non assessori scelti
sulla base della qualità, esterni come si è detto per molto
tempo, ma nominando assessori che, aprendo la strada ad altri che
entreranno in questa Assemblea, saranno scelti sulla base di
questa qualità. Questa sarà la loro qualità principale, quella di
garantire l'ingresso di altri.
Ritengo che già questo sia stato un errore: consentire al
Presidente della Regione la nomina degli Assessori senza
controllo di questo Parlamento.
Insisto sull'esempio che ho fatto da questa tribuna, infatti, a
mio avviso, il sistema presidenziale più forte e perfetto che
esiste al mondo è quello presente negli Stati Uniti. In quel
sistema il Presidente degli Stati Uniti, l'uomo più potente del
mondo, può nominare dei Ministri, ma questi Ministri devono
essere sottoposti al controllo del Parlamento del Paese.
La Regione siciliana sarà l'unica regione al mondo in cui il
Presidente potrà nominare assessori che non saranno controllati
da alcuno, ma che saranno scelti, tra l'altro, per far posto ad
altri che devono entrare in questo consesso. Ciò è il massimo
della inefficienza che attribuiamo a questa governabilità che
vogliamo stabile, certa e duratura, ma che è assolutamente
inefficiente. Questo è il risultato che consegniamo, che
consegnerà alla Sicilia chi voterà questa legge.
Questa è la prima contraddizione, quella politicamente più
forte, che personalmente mi impedirebbe, comunque, di votare
questo testo.
La seconda contraddizione è una contraddizione che spererei,
prima o poi, ma non mi faccio grandi illusioni. Anche il
Presidente mi ha ricordato che non bisogna illudersi, che le
teste prima o dopo ragionano, quindi quando si percorre una
strada non bisogna illudersi che essa verrà cambiata, quindi, non
mi illudo.
La seconda ragione è la seguente: non si può fare una legge
proporzionale e poi perfezionarla con tre meccanismi di
correzione. Non esiste, potete studiarvi tutti i sistemi
elettorali del mondo e vi accorgerete che ogni sistema
proporzionale - e noi abbiamo avuto per lunghi anni, in Italia,
un sistema proporzionale puro, senza correzioni, e tutt'ora vige
un sistema proporzionale puro, senza correzioni, con il quale si
sono svolte le elezioni del Parlamento europeo -, garantisce di
più la rappresentanza, però comporta dei rischi, quali la
frantumazione e qualche volta non garantisce la stabilità dei
governi. Quindi, occorre inserire dei correttivi.
A quel punto bisogna scegliere il correttivo che si vuole
inserire. Questa Assemblea, con questa legge, ha scelto di dare
tre correttivi, non uno, a questo sistema proporzionale,
rendendolo, nella sostanza, non più proporzionale, ma
maggioritario-proporzionale, in quanto non si capisce più in che
cosa consisterà questa proporzionalità.
Si inseriscono tre correttivi e se ne può scegliere uno, per
esempio si può scegliere il premio di coalizione, che è un
correttivo al sistema proporzionale per favorire le aggregazioni
e a quel punto si attribuisce un premio a chi si aggrega,
legandolo, in questo caso, all'elezione diretta; al Presidente
che viene eletto si attribuisce il premio, così come fa il
Tatarellum.
Ma si ferma lì, perché quello è l'unico premio che deve
attribuire, non può avere altri premi; quello è il criterio, il
resto lo deve lasciare alla rappresentanza, viceversa, viene meno
il sistema proporzionale.
Non contenti di questo, successivamente inseriamo un secondo
premio: lo sbarramento.
Vi invito a leggere tutti i sistemi in cui esiste lo
sbarramento, ebbene, in tali sistemi non vi sono altri premi
perché lo sbarramento è il premio. Quindi, si stabilisce il
cinque per cento ed è finita lì, perché quello è il premio,
perché costringi a stare insieme per superare quella soglia.
Ma se si aggiunge al premio di coalizione il cinque per cento,
come è stato fatto in questa legge elettorale, e a questo cinque
per cento si aggiunge, l'unica cosa giusta che bisognava fare, la
distribuzione dei seggi a livello provinciale, viene stabilito
un terzo premio.
In una stessa legge non si possono stabilire tre premi, perché
così facendo si annulla il proporzionale.
La Spagna ha un sistema proporzionale puro, senza premi. Ha
trovato un sistema per avere due soli partiti, e poi piccoli
partiti territoriali di regioni, il partito popolare e il
partito socialista, nella sostanza.
Ha ottenuto questo perché ha istituito collegi piccoli e
distribuisce in questi i seggi. Quando si distribuiscono i seggi
nei collegi piccoli si costituisce automaticamente uno
sbarramento, non c'è bisogno di altro, e comunque si è favorita
l'aggregazione.
Allora, si poteva stabilire, come si era fatto qui, la
distribuzione dei seggi a livello provinciale, in quanto, così
facendo si sarebbe inserito implicitamente lo sbarramento.
Ma non contenti avete voluto questo, poi lo sbarramento e
successivamente anche il premio di maggioranza e siccome siete
ingordi avete attribuito il premio di maggioranza alla
maggioranza, perché il listino si assegna anche se si ha oltre la
maggioranza. Il massimo della vita
Ma questo non ha nulla a che vedere con la rappresentanza, con
la democrazia, con i rapporti corretti, con il proporzionale.
Non è questione di essere contrari o a favore, centrodestra o
centrosinistra, non c'entra nulla. E' un problema del rapporto
tra cittadino e istituzioni. E' un problema di rappresentanza,
non c'entra proprio niente. Ma come fate a non convincervi di
questo?
Cosa c'entra questa battaglia, tra il centrodestra e il
centrosinistra, sulle normative fondamentali della convivenza
comune. Resto trasecolato, di fronte al fatto che mi si debba
costringere, addirittura, a tre sbarramenti, non ad uno.
Guardate, questo è veramente il massimo, se ottengo un
quoziente pieno in un collegio provinciale, ma non ho il 5 per
cento regionale, resto a casa. E questa voi la chiamate
democrazia? Se ho una rappresentanza territoriale forte in una
provincia e ottengo il 20 per cento in quella provincia e vengo
eletto. Ma dite sul serio?
Guardate, in Germania c'è il 5 per cento di sbarramento, ma chi
vince nel collegio direttamente viene eletto al di là del 5 per
cento, perché ha preso direttamente quel collegio, perché quella
è la rappresentanza popolare.
Non c'entrano nulla le liste fai da te, non c'entra niente
questo meccanismo che vi siete inventati. Niente E' un problema
di rappresentanza di consenso, di popolo.
Il popolo esprime quella volontà in una determinata provincia e
se si raggiunge un certo numero bisogna garantirlo. Non si può
dire a quel soggetto di non essere stato eletto perché non faceva
parte di uno dei partiti che avevano il 5 per cento e che
conseguentemente il popolo, la rappresentanza che lo aveva votato
non esiste. In questo modo non sarebbe esistita, nel nostro
paese, la Lega. Vi rendete conto?
Il centrodestra governa questo paese per la Lega. Se si fosse
applicata questa norma assurda, a livello nazionale, il
centrodestra non avrebbe mai vinto le elezioni nazionali. Non
capite quale errore state facendo? Se la Lega avesse dovuto avere
il 5 per cento nazionale non sarebbe potuta entrare in
Parlamento, non sarebbe mai potuta entrare se non avesse avuto i
collegi con cui è entrata anche quando non ha preso il 4 per
cento.
E c'era pure lì il 4 per cento, ma almeno chi piglia i collegi
viene eletto, non ha il vincolo. Se io vinco in un posto col mio
collegio, anche se ho preso lo 0,2 per cento, ho vinto in quel
collegio, sono entrato in un sistema maggioritario. Qui, in un
sistema proporzionale, viene impedito l'ingresso, abbiamo
addirittura tre sbarramenti.
Penso che ormai non siate più in tempo per riflettere sui
motivi per cui voterete questa legge. Il problema non è tanto
quello di dare un segnale diverso, ormai la voterete, siete come
in una sfida, fra maggioranza e minoranza, fra forze maggiori e
forze minori, che nulla aveva a che vedere con questa legge.
Una legge elettorale è la rappresentanza della possibilità di
selezionare una classe dirigente in grado di far valere gli
interessi della Sicilia, fuori e dentro la Regione.
Ahimè, tutto questo non ci sarà Avremo un ulteriore
scassamento' di questa condizione, un Presidente eletto in uno
Statuto che forse non ci sarà, una legge elettorale con tre
sbarramenti che, ahimè, allontaneranno le persone dalla
politica, una situazione veramente incredibile dal punto di vista
della distribuzione dei poteri.
Sulla questione, poi, della rappresentanza femminile si è
discusso molto. Penso che l'errore clamoroso sia quello di non
capire che se si vuole allargare la rappresentanza femminile
bisogna fare delle forzature. Qui si è scelta la strada ulteriore
di dare un segnale e poi cancellarlo subito, attraverso una
sanzione che quanto di meramente poco significativo si possa
mettere in moto.
Penso che, nelle condizioni attuali, la considerazione finale,
per quel che mi riguarda, è una sola: una legge elettorale come
lo Statuto, come i grandi disegni riformatori di una regione, di
un paese, hanno bisogno del consenso trasversale.
Se foste una maggioranza autentica, vera, vi dovreste fermare,
ora.
Una legge elettorale che va al referendum con metà della
società siciliana, anche se non corrisponde in termini
elettorali, ma metà politicamente che la oppone è un errore in
quanto tale, è proprio quanto di più assurdo; perfino Calderoli,
che non è il massimo dell'apertura, ha detto ieri che sulle
riforme istituzionali, bisogna cercare il senso delle
opposizioni; e questa Regione che è andata fiera del fatto che
almeno avremo fatto tanti disastri, ma una cultura l'abbiamo
avuta, era la cultura del tenere insieme sulle cose essenziali
questo popolo, del vivere insieme le regole di questo popolo, del
cercare insieme di uscire dai grandi temi economici e sociali che
abbiamo: la lotta alla mafia, tutte le cose che sappiamo.
Ma come possiamo pensare che sull'atto fondamentale che regola
questo Parlamento, la Sicilia si spacca in maniera così clamorosa
e, con un colpo di maggioranza, porta a casa una legge sbagliata
che non servirà neanche a voi.
Poi, ognuno spera di essere maggioranza per tutta la vita, ma
neanche se siete maggioranza vi servirà perché è proprio
sbagliata per il triplice sbarramento che contiene, perché è
sbagliata per i rapporti democratici che ha al suo interno.
Vi dovreste fermare, perché di fronte a questo ci vuole per
forza il raggiungimento di un accordo, di una possibilità, tenere
insieme le linee di questo popolo siciliano, le loro prospettive,
la possibilità autentica di fare in modo che la Sicilia abbia la
sua rappresentatività. Lo dico ai democristiani di questa
Assemblea: la democrazia cristiana, guardate, diceva poco fa
l'onorevole Forgione, sbagliando enormemente, che lui non ha
nessuna nostalgia e non vuole averla mai, beh, io non ho
nostalgia, ma, ahimè, la grande lezione di quel partito è che
giammai avrebbe fatto una legge elettorale in una condizione di
questo tipo.
Io mi meraviglio tanto di chi professa questi ideali e questo
richiamo mentre poi va avanti nella convinzione che di tutto
questo si può fare assolutamente a meno, tanto quello che conta è
portare a casa il risultato.
Quale risultato? Una legge elettorale sbagliata che farà danni
e che non rappresenterà questo popolo e se poi non sarà
accompagnata dall'approvazione dello Statuto, noi avremo problemi
enormi con un dislivello di poteri tra l'elezione del Presidente
della Regione ed un'Assemblea così eletta di cui la Sicilia,
chiunque la governerà, non avrà nulla di cui andare fiera, perché
i problemi aumenteranno, come stiamo vedendo sulle questioni
finanziarie e come ci occuperemo in agosto delle questioni
finanziarie e avremmo bisogno tanto di creare un clima di
solidarietà tra di noi mentre, invece, creiamo un clima di sfida
per un deputato in più o in meno.
Se questa è la lezione di questa legge tenetevela, io voterò
contro con le ragioni che vi ho esplicitato.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo
arrivati all'ultimo atto di questa rappresentazione che è andata
in scena, in queste settimane, nell'Assemblea regionale
siciliana. Il mio sarà un intervento abbastanza breve perché,
essendo intervenuto nelle varie fasi di questa, purtroppo, triste
rappresentazione, è inutile ripetersi.
L'iter di questa legge non ha avuto lo svolgimento che sarebbe
stato necessario, uno svolgimento che si sarebbe dovuto
caratterizzare sulla base del confronto e della condivisione,
perché ricordo che stiamo parlando di legge elettorale.
Ricordo che la legge elettorale è uno degli atti fondamentali
di questa nuova Assemblea perché disegna, traccia le linee
basilari di quello che è uno dei momenti più importanti della
vita istituzionale della Regione, ovvero la determinazione della
forma di governo.
Attraverso questa legge, creiamo la cornice a quella che sarà
la nuova forma di governo della Regione siciliana, anche in virtù
dei nuovi poteri che ci sono stati concessi dalla riforma
costituzionale che, per questo aspetto, ha decostituzionalizzato
lo Statuto, per cui l'Assemblea regionale, senza aspettare le
determinazioni del Parlamento italiano, potrà procedere anche a
modifiche statutarie, approvando la legge con una maggioranza
assoluta.
E la legge elettorale incide fortemente sulla forma di governo
regionale e, quindi, avremmo auspicato che vi fosse, appunto,
dialogo, confronto e condivisione.
Tutto questo purtroppo non è accaduto. Anche se da noi più
volte ricercato, più volte richiesto, il confronto ci è stato
negato.
Non è stata accolta alcuna delle nostre richieste. Abbiamo
avanzato, motivatamente, censure, rispetto alle scelte
legislative, nessuno ci ha dato il piacere di risponderci.
Ed è stata instaurata una prassi atipica per l'attività
legislativa. E' stata introdotta la cosiddetta legislazione
creativa . Abbiamo visto che l'immaginazione dei Siciliani,
anche dei deputati siciliani, dei deputati di maggioranza di
questo Parlamento, non ha confini ed abbiamo introdotto questa
nuova prassi, questa della legislazione creativa, che ha trovato
varie forme di esplicitazione in questa settimana.
Abbiamo visto che è stata introdotta la prassi del voto su
voto.
Una volta che abbiamo approvato una norma, ci abbiamo ripensato
cinque minuti dopo ed abbiamo approvato una norma che,
sostanzialmente, è in contrasto con quella già approvata dal
Parlamento.
E per legittimare questa nuova prassi, introdotta in questo
frangente di attività legislativa del Parlamento siciliano, è
stata introdotta un'ulteriore forma di legislazione creativa,
ovvero abbiamo introdotto il sistema della legge a futura
memoria .
Ieri l'onorevole Ortisi parlava di legge pomata , di legge
in prima applicazione , ovvero abbiamo approvato una norma per
poi dire che questa norma non si applica ma se ne applica
sostanzialmente un'altra, pur rimanendo in vita la norma che
abbiamo votato e approvato. Eventualmente, entrerà in vigore con
le successive legislature.
Questo Parlamento, onorevoli colleghi, è scaduto al rango di
supermercato, perché così - cito sempre l'onorevole Ortisi - noi
stiamo approvando con un unico voto due leggi, due al prezzo di
una. Una che entrerà in vigore subito, una a futura memoria,
sempre grazie a questa nuova prassi della legislazione creativa
che abbiamo istituito.
Un Parlamento che scende a livello di supermercato: approviamo
due leggi al prezzo di una'. E la fantasia, non si è ancora
fermata, non ci siamo limitati a questi due aspetti.
Abbiamo introdotto anche la figura del deputato supplente.
Nei precedenti interventi più volte ho avuto modo di
evidenziare tutti i miei dubbi di legittimità costituzionale di
questa norma che, in maniera sicuramente più approfondita e
dotta, oggi sono stati, attraverso le parole dell'onorevole
Speziale, riportati leggendo un parere reso da un illustre
docente di diritto costituzionale.
Credo che non era necessario scomodare tali illustri e
autorevoli opinionisti costituzionali per rendersi conto che, in
questa maniera, il deputato non è più libero di esercitare il
proprio mandato, non lo eserciterà più liberamente. Guardate,
quando sono stati introdotti i primi commenti all'articolo 67
della Costituzione che commentavano, appunto, il divieto di
mandato imperativo, evitavano il vincolo di mandato, si ponevano
anche il dubbio che l'appartenenza ad un partito politico potesse
condizionare l'attività parlamentare di un componente del
Parlamento.
Queste considerazioni chiaramente sono state superate dalla
dottrina, partendo dalla considerazione della democraticità
all'interno del sistema dei partiti, tenendo in considerazione la
possibilità, la libertà del parlamentare anche di iscriversi ad
un gruppo parlamentare diverso, se condizionato dalle indicazioni
politiche derivanti da quel gruppo politico.
Oggi non ci poniamo il dubbio, quanto meno il dubbio, che un
deputato che diventa deputato soltanto perché colui che lo
precede nella graduatoria della propria lista provinciale diventa
assessore e la sua vita di deputato dipenderà, non sia
condizionata solamente dalla sorte del ruolo di assessore di
colui il quale era stato già eletto? Credo sia veramente
irriguardoso rispetto al diritto non tenere in considerazione e
non fare questo tipo di considerazioni.
Quindi, abbiamo il deputato supplente che già è stato
ribattezzato come il deputato portaborse o ancor meglio, da un
nostro collega il deputato precario . Quindi, lavoro per
l'onorevole Stancanelli che, probabilmente, avrà da dover
risolvere il problema di stabilizzare i precari che ulteriormente
creiamo con questa legge, il deputato precario .
Abbiamo più volte evidenziato come siano state umiliate le
giuste aspettative non soltanto delle donne, ma di tutti coloro
che credono in un sistema più democratico composto da organi
rappresentativi con le donne. Queste attese sono state umiliate
perché tutte le norme che avrebbero dovuto garantire l'attuazione
del principio ormai costituzionale della democrazia diretta, sono
state sostanzialmente o tolte o, comunque, rese inattuabili.
Mi fa ridere che continua ad esistere, per esempio, una norma
che prevede nella formazione della lista regionale, cosiddetta
listino , l'alternanza tra uomo e donna. Considerato che tutti
coloro che sono all'interno del listino e della lista regionale
collegata con il presidente eletto, diventeranno deputati.
Considerato che non esiste più una sanzione reale, concreta
rispetto al non ottemperamento di questa norma, noi sappiamo
benissimo che questa è una norma ipocrita, che non verrà
rispettata e, quindi, è inutile sostanzialmente prevedere
l'alternanza tra uomo e donna.
Avremo la possibilità di confrontarci e di confermare il
giudizio di ipocrita per coloro i quali la utilizzeranno per non
rispettarla.
Abbiamo più volte parlato dello sbarramento. A partiti come il
mio - la Margherita - uno sbarramento del 5 per cento potrebbe
anche essere utile. Rivendichiamo con fermezza il nostro
atteggiamento parlamentare e politico rispetto a questa norma.
Siamo stati il primo partito che politicamente ha detto no allo
sbarramento del 5%. I deputati della Margherita all'interno di
questo Parlamento si sono battuti in maniera totale affinché ciò
venisse meno. Ed è vero, onorevole Speziale, probabilmente in
questo passo dell'iter di formazione della legge si è determinata
la più grande spaccatura tra maggioranza e minoranza.
Quando avevamo proposto di ridurre questo sbarramento al 3 per
cento attraverso nostri emendamenti, non ci è stata data la
possibilità di confrontarci serenamente con la maggioranza. Ci è
stato detto che bisognava andare subito al voto e questa norma è
stata approvata con soltanto 39 voti favorevoli, quindi nemmeno
la maggioranza di questo Parlamento è stata d'accordo su questa
norma dello sbarramento del 5 per cento.
Credo che questo rappresenta un'evidente voglia anche del
Parlamento siciliano di non determinare questo strappo al sistema
democratico, a non scippare della rappresentanza istituzionale,
fatta anche di partiti cosiddetti minori, ma che in tanti
momenti, e parlo della mia esperienza parlamentare, ma sono
sicuro che l'esperienza di deputati più anziani la possano
evidenziare ancor meglio, hanno dato un loro apporto fondamentale
per la vita del Parlamento siciliano.
Quindi, abbiamo cercato di evitarlo e anche da questo punto di
vista non siamo riusciti ad ottenere il nostro risultato. Se da
una parte si è istituita una nuova prassi, quella che con tre
esempi ho definito la legislazione creativa', dall'altra
purtroppo si è consolidata un'altra prassi più volte anche questa
contestata, quella che porta a svilire il lavoro delle
Commissioni, quello che rende inutile l'esistenza delle stesse
Commissioni. E ancor prima di fare considerazioni nel merito e mi
riferisco alle norme che riguardano l'ordinamento degli enti
locali, credo che bisogna ancora una volta fare delle
considerazioni nel metodo.
Onorevole Edoardo Leanza, che oggi rappresenta la Commissione,
perché la Commissione non ha rivendicato il proprio ruolo e ha
chiesto che queste norme che incidono profondamente sul sistema
degli enti locali, che avrebbero meritato e avrebbero sicuramente
ottenuto, se si fosse proceduto, così come vuole il nostro
Statuto, così come vogliono i nostri regolamenti, attraverso un
dibattito nelle Commissioni, attraverso audizioni delle
associazioni di categorie, dell'ANCI, dell'URPS, perché non si è
rivendicata questa prerogativa e questo rispetto dello stesso
Statuto?
Invece, si è proceduti, attraverso un subemendamento, a
determinare una forte e profonda modifica del sistema delle
autonomie locali attraverso un subemendamento. L'onorevole
D'Aquino lo ha fatto proprio, non ricordo, forse ero assente, ce
lo avrà anche illustrato, però non lo ricordo.
Nel merito, credo sia stata una grande fortuna che, non so
attraverso quale meccanismo, sia venuta meno quella norma
orribile per il naturale sviluppo delle autonomie locali, che
prevedeva l'obbligo del Sindaco che voleva revocare un proprio
Assessore, di chiedere il voto favorevole al Consiglio Comunale,
andando al di là di qualsiasi logica di rapporto fiduciario che,
necessariamente, deve legare il Sindaco che lo propone con
l'Assessore che viene nominato e che non può essere condizionato
da un voto del Consiglio Comunale.
Nonostante questo, ci sono altre norme che incidono in maniera
negativa, secondo me, ma non c'è stata la possibilità di
determinare il giusto, l'adeguato dibattito su queste norme che
estendono lo sbarramento del 5 per cento anche per il rinnovo dei
consigli comunali e provinciali.
E' tutt'altra la logica dello sbarramento che noi, comunque,
abbiamo contestato - che è stato oggetto anche di lungo e diffuso
dibattito all'interno della commissione - che riguarda il
rinnovo dell'Assemblea con lo sbarramento del 5 per cento per
quanto riguarda i comuni sopra i 10.000 abitanti e le province
regionali siciliane.
Questo dibattito, purtroppo, non c'è stato perché, a parte i
laconici voti parere contrario da parte del Governo, ma anche
da parte della Commissione, noi non abbiamo avuto modo di
ascoltare le ragioni del perché di queste norme; se fossimo
andati in commissione sicuramente lo avremmo svolto questo lavoro
e lo stesso vale per quanto riguarda la norma che,
sostanzialmente, reintroduce la compatibilità tra consigliere
comunale e assessore comunale.
Questo insieme di norme credo ci faccia tornare indietro di 15
anni Noi, Sicilia, che eravamo stati all'avanguardia della
riforma delle autonomie locali, che per primi avevamo introdotto
l'elezione diretta del sindaco, che per primi avevamo disegnato
un rapporto tra giunta e consiglio che garantisse stabilità agli
esecutivi, che facesse venir meno quella costante, continua
tensione determinata dalla possibilità che ogni singolo
consigliere potesse diventare, allora sindaco, prima del 1991, e
oggi di nuovo assessore, tutto questo viene introdotto facendo un
balzo all'indietro di 15 anni con queste norme. E le
considerazioni rispetto alla strozzatura del dibattito valgono
anche adesso e sono le stesse fatte per quanto riguarda lo
sbarramento del 5 per cento.
Un capitolo a parte merita l'ultimo atto di questa
rappresentazione, ultimo atto che è stato celebrato nei giorni
scorsi attraverso la presentazione dell'ultimo emendamento prima
del voto finale. Devo dire onestamente che non sono stato
totalmente scontento del fatto che la Presidenza dell'Assemblea
abbia dichiarato inammissibile la richiesta formulata dal
capogruppo dei Democratici di Sinistra di far proprio questo
emendamento, perché anche questo emendamento, anche se, così come
diceva l'onorevole Cracolici, avrebbe sterilizzato delle norme
che abbiamo contestato, violava il principio che vale ancor più
della norma, che noi abbiamo totalmente contestato, ovvero
tornare con un voto dell'Assemblea su qualcosa che era stato già
votato.
Credo che ognuno di noi debba prendersi le proprie
responsabilità, deve essere chiaro evitando stratagemmi delle
prime applicazioni della cosiddetta legge pomata di arrivare a
questi risultati in tal modo. Noi arriveremo a bocciare questa
legge in modo sostanzialmente diverso ed è stato quasi divertente
leggere sui giornali che, in maniera informale, attraverso le
diplomazie politiche, si chiedeva al centrosinistra, in cambio
del voto favorevole a questo emendamento, il voto favorevole
sull'intera legge, lasciando intendere quasi che ci fosse stato
un accordo su questo emendamento tra maggioranza e minoranze.
Io vorrei chiedere a coloro i quali formulavano, o a colui il
quale ha formulato questa proposta, sulla base di quale
considerazione era immaginabile un voto favorevole del
centrosinistra, dopo che per tutto l'iter che ha caratterizzato
questo disegno di legge, nessuna delle nostre richieste era stata
accettata.
In conclusione, è chiaro che noi consideriamo questa una brutta
legge, brutta per il contenuto. Una legge che era uscita in un
determinato modo dalla Commissione, criticabile, ma sicuramente
migliorabile, è stata peggiorata.
E' brutta per il procedimento adottato nelle varie fasi: la
legislazione creativa, l'atteggiamento di totale chiusura della
maggioranza nei confronti delle proposte di minoranza, il
permettere, e credo che questa sia la cosa più grave di tutte
quelle che ho enunciato, le intromissioni - anche se autorevoli -
di persone esterne a questo Parlamento, su cose già deliberate.
Ribadisco, quindi, il mio voto contrario alla legge, e
ribadisco la richiesta, fatta anche dall'onorevole Ortisi, agli
organi del nostro partito, di valutare le possibilità di
procedere attraverso il referendum.
Noi non abbiamo dubbi che questa sia una brutta legge, quindi,
i dubbi che nascono dall'eventualità e dalla possibilità di
richiedere il referendum, sono duplici: innanzittutto per
rispetto delle norme democratiche che stanno alla base anche del
partito che io rappresento, per cui è vero che il gruppo
parlamentare essendo stato protagonista di questa legge, ha un
autorevole voce in capitolo sulla richiesta o meno del
referendum, ma è un confronto che deve riguardare politicamente
l'intero partito.
L'altro dubbio non è nel merito della legge che, torno a
ripetere, è una pessima legge, ma vorremmo capire quali siano le
conseguenze dell'eventuale approvazione del referendum in
considerazione, purtroppo, che, anche approvando il referendum,
tante delle cose che abbiamo richiesto non entreranno a far parte
della legislazione regionale.
FORMICA . Ci sarà il peggio
SPAMPINATO Onorevole Formica, valuteremo nelle opportune
sedi.
Voglio concludere ricordando che il sonno della ragione genera
mostri, ed io ho la sensazione, onorevoli colleghi, che la
maggioranza di questo Parlamento, fra poco, appisolata o
sonnambula, voterà a favore di questa legge.
MORINELLO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MORINELLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, annuncio la
mia non partecipazione al voto per significare il giudizio
profondamente negativo sulla legge che l'Assemblea regionale sta
per varare. E' una legge sbagliata: la Commissione l'ha esitata,
è pervenuta in Aula e l'Aula l'ha peggiorata.
E' una legge che renderà la politica siciliana sempre più
oligarchica. I contenuti del disegno di legge Infurna-
Crisafulli sono profondamente antidemocratici, perché
restringono gli spazi di democrazia nella nostra Regione. E'
questo il motivo per il quale, all'interno del centrosinistra,
sono nati e sono da chiarire numerosi problemi sulla logica che
tiene questa coalizione che vuole governare l'Italia e la Sicilia
E' un disegno di legge, quello pervenuto in Aula, imperniato
fondamentalmente sul recupero dei resti su scala provinciale,
sullo sbarramento del 5 per cento e sulla scheda unica per
l'elezione del Presidente della Regione e dei deputati
all'Assemblea regionale.
Abbiamo espresso subito un giudizio negativo perché non c'era
assolutamente bisogno di questa legge. Non abbiamo sofferto in
questa legislatura, che è stata eletta con il sistema elettorale
chiamato Tatarellum, di una non stabilità.
La stabilità e la governabilità erano assicurate dall'elezione
diretta del Presidente della Regione, dal fatto che questo
Governo durerà cinque anni, tranne che non si verifichino
imprevisti di varia natura. La rappresentanza pluralista,
articolata, della società siciliana assicura, assicurava e
potrebbe assicurare meglio la vitalità di questa Regione che
vuole, appunto, rappresentarsi nelle istituzioni in modo aperto.
Pertanto noi riteniamo questo disegno di legge profondamente
sbagliato perché inficia quel valore che noi Comunisti
italiani' assumiamo come tale: il valore della stabilità, il
valore della governabilità. Le esperienze passate ci hanno
consegnato un'esperienza profondamente negativa secondo la quale,
nelle diverse legislature in cui erano presenti i grandi partiti
di massa che assicuravano comunque una sintesi politica e
informavano l'attività delle istituzioni, abbiamo assistito a
fenomeni degenerativi, e non positivi, che permettevano il
disfacimento di governi di mese in mese, di anno in anno.
Nella scorsa legislatura - dobbiamo ricordarlo - ci sono
stati cinque governi in cinque anni per cui il valore della
stabilità e della governabilità tutti noi dobbiamo considerarlo,
e lo hanno considerato anche coloro che si sono battuti contro il
recupero dei resti su scala provinciale perché solo così, solo
con il recupero dei resti su base regionale si poteva, appunto,
rappresentare questa ricchezza, questa pluralità della società
siciliana.
Invece si è deciso diversamente, e lo si è deciso sulla base di
un connubio, di una concertazione, di un accordo esplicito che è
avvenuto in quest'Aula, nonostante i dissensi che una parte del
centrosinistra ha manifestato su aspetti scandalosi della legge,
la figura del deputato supplente, che, purtroppo, è stata
istituita anche dallo Statuto della Regione Toscana.
Si tratta di una pagina nera della storia dell'Assemblea
regionale, che deve essere sottoposta, insieme alle altre norme,
alla valutazione dei cittadini siciliani.
Annuncio pertanto la mia sottoscrizione, in qualità di deputato
e di cittadino siciliano, alla richiesta di indizione del
referendum perché i siciliani, che sono stati i grandi assenti di
questo dibattito, dello scontro avvenuto in quest'Aula, possano
approfondire e valutare i risvolti che ci sono dietro ad un
sistema elettorale.
Badate, storicamente i sistemi elettorali non sono stati mai
luoghi neutri o norme asettiche, svincolate da visioni di
società. Sulle modalità della rappresentanza di accesso alle
istituzioni si sono consumate, nel corso dei secoli,
rivoluzioni, scontri cruenti che hanno permesso, nel secolo
passato, di arrivare a forme di democrazia che consentivano a
uomini e donne, senza distinzione di censo, di essere soggetti
attivi della democrazia.
Ricordiamo che solo dal 1946, con l'instaurazione della
Repubblica, della democrazia nata dalla lotta antifascista, gli
uomini e le donne di questo Paese hanno avuto la possibilità di
votare. Prima del 1946 le donne italiane avevano negato il
diritto al voto. L'istituzione nel 1913 del suffragio universale
maschile ai maggiorenni che avevano compiuto il trentesimo anno
impediva alle donne di votare.
Nell'Ottocento abbiamo avuto un sistema elettorale basato sul
censo, sulla ricchezza, sulla proprietà, sulle rendite.
Ebbene, quei sistemi elettorali, quelle norme erano frutto di
una visione che le classi dirigenti dominanti avevano dato alla
società italiana, una società proprietaria, censitaria,
oligarchica, fondata sull'esclusione delle grandi masse popolari.
Nel corso di questi decenni abbiamo raggiunto forme di democrazia
rappresentativa che, attraverso il suffragio universale e il
sistema proporzionale, hanno consentito l'articolarsi di una
dialettica istituzionale che ha sempre tenuto conto dei rapporti
con la società civile, con le lotte dei lavoratori, con le
espressioni più variegate della società italiana.
Cosa stiamo facendo con questo nuovo sistema elettorale? Vorrei
che noi tutti riflettessimo su questo. Stiamo rispondendo
all'esigenza di autoconservazione di un ceto politico
parlamentare che, nel recupero dei resti su base provinciale,
sicuramente restringerà gli spazi di democrazia ed impedirà non
la presentazione delle liste fai da te', che potevano e possono
essere evitate con adeguate norme tecniche, come per esempio
l'elevazione del numero di firme da sottoscrivere per la
presentazione, ma di forze politiche rappresentate in Parlamento
nazionale, di movimenti che hanno il diritto legittimo di
rappresentarsi nei futuri parlamenti.
Il collegio provinciale impedisce alle forze minori di sommare
i consensi che ricevono le diverse province, quindi è uno
sbarramento grande. Ricordo che nel 1996, sono deputato di
seconda legislatura, la mia lista di allora, Rifondazione
Comunista, ha potuto esprimere il seggio in una piccola
provincia, come quella di Caltanissetta, superando lo
sbarramento del 12 per cento. Non sono Palermo e Catania - che
rappresentano grandi collegi, grandi articolazioni territoriali
che possono consentire ad un singolo partito piccolo di far
eleggere i propri rappresentanti con un pugno di voti -, a patire
l'istituzione del recupero dei resti su scala provinciale. Sono
soprattutto le province piccole e medie che non solo devono
superare questo sbarramento artificiale, ma che oggi si trovano
di fronte ad una legge elettorale che prevede lo sbarramento del
5 per cento
E' un assurdo logico, un assurdo politico. Però, dietro a
questo abbaglio, a questa scelta deliberata che la maggioranza
sta per compiere, c'è la visione oligarchica di una società che
assegna alle consorterie, ai partiti, così rinsecchiti dalla
loro capacità di instaurare un rapporto con la società, il
compito di rappresentarsi attraverso questo modo asfittico di
essere. Forze che oggi non riescono ad interloquire con la
società siciliana di oggi e di domani che vuole articolarsi e
progredire sulla base di un rapporto tra istituzione e società
più libero e più aperto di quanto noi non stiamo consegnando
con questa legge.
Per tale ragione i Comunisti Italiani sono stati sempre
contrari allo sbarramento, sia del 5 sia del 4 o del 3 per
cento, a qualsiasi forma di sbarramento, perché lo sbarramento su
base provinciale già era penalizzante per le forze minori.
Abbiamo ascoltato qui rappresentanti del centrosinistra che
significavano la possibilità che da quest'Aula, da questi
schieramenti, da questo confronto uscisse una mediazione, che
consisteva nell'abbassare la soglia di sbarramento dal cinque al
tre per cento.
Noi non siamo stati mai d'accordo e abbiamo sempre voluto
significare a tutti i livelli, dal livello nazionale a quello
regionale, la nostra ferma contrarietà a questo principio
informatore di una legge che riteniamo antidemocratica.
Avremmo preferito la legge elettorale, il Tatarellum, con le
opportune correzioni tali da non penalizzare le piccole province:
la provincia di Enna, la rappresentanza della provincia di Enna o
quella di Caltanissetta, che sembra essere stata la
preoccupazione principale da parte di alcuni - che hanno,
attraverso il collegio provinciale, il recupero - sottrarsi
all'alea di una distribuzione di seggi che avrebbe potuto
penalizzare questo o quel partito medio-grande.
Per questo siamo contro questa legge e faremo di tutto perché
il dibattito e il confronto sui suoi principi ispiratori si
trasferiscano ai cittadini siciliani, che con il referendum
devono essere chiamati ad una votazione su questa legge.
Noi pensiamo - è una riflessione critica - che questa legge
nasca e sia varata perchè vi è stata, da parte di alcuni settori
del centrosinistra (mi riferisco al Gruppo dei Democratici di
sinistra e al Gruppo della Margherita), una concertazione, un
accordo. Per cui, ci è sembrato - è una valutazione che voglio
qui fare ad alta voce - anche per il peggioramento che questo
disegno di legge ha avuto, per la riduzione, per l'annullamento
delle condizioni di agevolazione per l'accesso alla
rappresentanza parlamentare per le donne, per l'introduzione del
cinque per cento negli enti locali, per l'istituzione di quella
figura assolutamente ridicola e vergognosa del deputato
supplente o precario o portaborse, comunque lo si voglia
chiamare, che questi Gruppi del centrosinistra abbiano fatto la
parte dei comprimari che si sono accontentati del recupero dei
resti su base provinciale consentendo a questa maggioranza,
completamente impedita al suo interno di articolare una proposta
di mediazione, di compattarsi, di avere una logica di coalizione
che ha tenuto. Logica di coalizione che, purtroppo, non ha avuto
il centrosinistra e che ha permesso a questa maggioranza di
peggiorare i contenuti di quel disegno di legge sbagliato e
negativo di cui ho parlato prima.
Per questo non parteciperò al voto. Non lo farò perchè la
fretta e lo sbaglio consistono anche nel non aver saputo valutare
le conseguenze di questa legge elettorale che avrebbe dovuto,
secondo logica istituzionale, parlamentare e politica, essere
preceduta dal varo dello Statuto della Regione siciliana.
Non solo non parteciperò al voto ma - come ho detto - firmerò,
in qualità di deputato, la sottoscrizione del referendum.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà.
PANARELLO Signor Presidente onorevoli colleghi, credo che il
Parlamento siciliano stia scrivendo in questi giorni una pagina
bruttissima perché, in contrasto con il buon senso, il suo stesso
interesse e il suo rapporto con la società, si è affrontato un
tema delicatissimo, come la legge elettorale, non ricercando,
attraverso il confronto e pur nella dialettica comprensibile
tra maggioranza e opposizione, di promuovere comunque uno
strumento che qualificasse la partecipazione e la democrazia
nella nostra Regione. Al contrario, si è scelta la strada della
contrapposizione, dello scontro che ha prodotto una legge che,
come è stato ricordato più volte, è una legge mostruosa, che
contraddice l'ispirazione per la quale è stata fatta.
Penso ai ragionamenti che, nella stessa Commissione, nella
stessa relazione della Commissione, avevano immaginato una legge
che, in coerenza con l'evoluzione complessiva del sistema
politico e con le più moderne interpretazioni della Costituzione
repubblicana, favorisse l'accesso delle donne nelle istituzioni.
Invece, ci ritroviamo con una legge che per questo aspetto
risulta assolutamente chiusa. Una legge che contraddice
clamorosamente l'idea di una democrazia paritaria che è sostenuta
con sempre maggiore vigore, con argomenti condivisibili da una
parte sempre più grande della società italiana e della società
siciliana.
Un' ispirazione, peraltro, che già permea gran parte delle
norme istituzionali ed elettorali dei Paesi europei.
L'altro elemento, drammaticamente negativo, che emerge dal
dibattito è quello dello sbarramento al 5 per cento che si
aggiunge all'attribuzione dei seggi su base provinciale, che
contraddice, anche qui, l'idea, che pure sembrava potesse
essere condivisa, di una legge elettorale che scoraggiasse le
liste fai da te' e, nello stesso tempo, gli elementi di
frammentazione del sistema politico che esistono in Italia e in
Sicilia.
Contraddicendo tale ispirazione stiamo partorendo un doppio
sbarramento mostruoso che rischia di pregiudicare uno degli
elementi fondamentali che dovrebbero presiedere ad una buona
legge elettorale: la possibilità di allargare la partecipazione
dei cittadini al momento elettorale che - come è noto - è un
momento fondamentale della democrazia.
Questa logica di contrapposizione a tutti i costi ha
determinato poi tutti gli altri elementi qui ricordati che
hanno fatto dire ad importanti commentatori nazionali,
ancora una volta, che la Sicilia è una Terra che riesce a
partorire, attraverso la sua classe dirigente, norme che ci
espongono al ridicolo, come nel caso della norma sui deputati
supplenti, consiglieri comunali supplenti, consiglieri
provinciali supplenti.
Ma vorrei ricordare, segnalando e sottolineando anche in questa
circostanza il ruolo improprio e negativo che ha assunto il
Governo nel famoso maxiemendamento, proposto dai Capigruppo della
maggioranza e fatto proprio dall'assessore D'Aquino a nome del
Governo, che ci sono degli elementi ancora più incomprensibili,
se non in una logica di concorso straordinariamente forte a
produrre incursioni negative sull'ordinamento degli enti locali e
a soddisfare qualche esigenza particolare.
Mi riferisco alla norma confusa, ma purtroppo ad personam che
si è votata sull'incompatibilità tra sindaco e deputato
regionale; mi riferisco a quella norma che cassa con un colpo di
penna e anticipa di un anno le elezioni per i comuni che hanno
votato nell'autunno del 2000, i quali con questo colpo di penna,
attraverso un emendamento, invece di votare nel 2006, saranno
obbligati a votare nel 2005.
Non so se questa norma sia giusta dal punto di vista della
costruzione legislativa, se non si esponga anch'essa
all'impugnativa del Commissario dello Stato. Certo è che, in
maniera emblematica, si tratta di un modo di procedere, nella
costruzione legislativa, che, abbandonando il confronto limpido
e trasparente, anche tra opzioni diverse, finisce per alimentare
il ricorso alla soddisfazione di questa o quella esigenza
particolare.
Quindi è questo il dato che emerge dal confronto e il fatto che
tutto ciò sia avvenuto a proposito della legge elettorale, che
regola il momento fondamentale della democrazia nella Regione,
qualifica in maniera straordinariamente negativa l'azione del
Parlamento siciliano, il modo in cui la maggioranza di
centrodestra ed il Governo della Regione siciliana hanno pensato
di utilizzare questa circostanza, ma rischia anche di
squalificare l'intera Istituzione regionale.
Proprio per queste considerazioni, nel sottolineare la mia
netta contrarietà alla legge, proprio perchè considero questo
modo di procedere ed il prodotto che ne è scaturito un'offesa al
Parlamento siciliano, io non parteciperò al voto.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Sammartino. Ne
ha facoltà.
SAMMARTINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio
intervento sarà abbastanza breve ed in qualche modo cercherà di
rispondere alle volgari accuse che sono state rivolte a questa
maggioranza, agli insulti, alle contestazioni infondate, in uno
stile che, per gran parte degli interventi che mi hanno
preceduto, non ho assolutamente condiviso, anzi, che rifiuto,
proprio perchè non credo che offendendo quest'Aula o chi la
compone e la rappresenta - che sia appartenente alla minoranza o
alla maggioranza - possa in qualche modo garantirsi il diritto
ad avere una maggioranza che riesca a governare con i numeri e
non con quelle risicate appartenenze di maggioranza che, molto
spesso, sono alla base di un parlamentarismo consociativo che ha
operato in contrasto con le esigenze di sviluppo della nostra
terra.
Per affrontare, come dire, un altro tema all'interno di questo
dibattito - e per non accettare, per non subire ancora
passivamente le volgarità e gli insulti qui formulati da una
parte della maggioranza - vorrei ricordare che, anche riguardo
all'istituto della partecipazione e dell'accesso delle donne alle
liste ed alla rappresentanza parlamentare, sfido chiunque di voi
ad enunciare quale sia il principio che sta alla base
dell'inserimento di un uomo o di una donna, comunque di un
soggetto, di un cittadino, in seno al listino, in seno cioè a
quella lista regionale che costituisce il premio di maggioranza.
Non c'è un principio di diritto Signor Presidente della
Commissione Affari istituzionali, non c'è un principio di diritto
che sancisce un discrimine, che sancisce una norma in base alla
quale si può essere inseriti o meno nel listino. C'è, viceversa,
un principio politico, quello che richiama il rapporto fiduciario
con il segretario del partito, che richiama le logiche di
appartenenza e di coalizione, che richiama le strategie di
aggregazione dei singoli partiti, ma non c'è - lo ribadisco -un
principio di diritto
Mancando il principio di diritto, di conseguenza, ed esistendo
invece un principio politico che permette l'inserimento in questo
listino, ci piaccia o meno, in che cosa questo principio politico
impedirebbe alle donne di essere candidate, di essere inserite
nel listino? E ciò vale altrettanto per l'inserimento nelle liste
proporzionali.
Si parla e ci si riempie la bocca di tanti temi che diventano
strumentali al gioco politico, ma poco hanno a che fare con una
costruttiva dialettica parlamentare
Si sta facendo una legge elettorale, siamo ormai al voto
finale, e credo che, da questo punto di vista, lezioni non ne
debbano venire da nessuno C'è chi come Rifondazione comunista
cita alcuni parlamentari del centrodestra a proposito di
trasformismo politico; altrettanto, però, potremmo fare noi per
tanti altri deputati che si trovano dalla vostra parte politica
Ripeto il mio appello, al di là del rispetto nei confronti di
chi ha deciso di farsi promotore del referendum abrogativo nei
confronti di questa legge - che comunque consentirà un ampio
dibattito e quindi il coinvolgimento dell'opinione pubblica - e
quindi concordo con lei, onorevole Spampinato, e con chi sostiene
questa stessa tesi: ribadisco il fatto che, da questo punto di
vista, l'unica possibilità di dare alla Sicilia una classe
dirigente matura e capace di interpretare le istanze di sviluppo,
di autogoverno, di autodeterminazione nel campo politico e
sociale, può venire dalla cultura.
Ne sono assolutamente convinto e, per questo, ritengo
fondamentalmente inadeguate le contestazioni, inadeguate sotto il
profilo culturale, perché strumentali, e sotto il profilo
politico, rivolte alla maggioranza, ed a chi si è fatto promotore
di questa legge, da parte dell'onorevole Orlando. Perché
l'onorevole Orlando dimentica come, dalla sua parte, i DS e la
stessa Margherita, in un primo momento - e così anche nel corso
della trattativa che ha portato alla conclusione dei lavori sulla
legge elettorale - hanno, in qualche modo, per gran parte
condiviso questo stesso percorso ed anche il desiderio di
arrivare a questa legge elettorale.
Non vengano a fare lezioni a nessuno Anche come maggioranza,
abbiamo l'obbligo di replicare a questo tipo di insulti, di
rifiutarne lo stile, di rifiutarne anche la dialettica.
Ne sono assolutamente convinto. Il mio intervento operava in
funzione del recupero di questo tipo di convinzione.
Un'ultima riflessione, più o meno condivisibile: ma qual è il
concetto di democrazia di cui si riempiono la bocca gli onorevoli
D'Antoni, Orlando, Forgione, onorevole Spampinato? Qual è il
concetto di democrazia che hanno in testa?
Democrazia può voler significare tutto ed anche il contrario di
tutto. Può anche significare nulla. Si chiamavano democrazie le
democrazie comuniste, quelle popolari. Si chiamavano democrazie
nazionali i regimi totalitari del Cile o di altri Paesi che, in
qualche modo, potevano essere ricondotti ad un'ideologia
fascista. Si chiamano democrazie liberali quelle in cui il potere
del più forte determina le aggregazioni e determina pure il
potere decisionale, anche e soprattutto in campo economico ed
amministrativo.
Democrazia vuol dir tutto e vuol dire nulla. E, comunque, una
cosa è certa: il rapporto con gli interessi e le forze in campo.
Questa maggioranza crede di fare gli interessi della collettività
e del popolo siciliano e, con questa legge, che non vuole
connotare in nessun senso sotto il profilo etico e morale, come
non potrebbe farlo nemmeno la minoranza, se fosse stata al
Governo, si propone di operare in funzione di questi interessi.
ROTELLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ROTELLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, come è nelle
caratteristiche di Nuova Sicilia, proverò a dare un contributo
che sia sintetico, ma efficace, per rendere anche giustizia alle
dichiarazioni apparse sui quotidiani in ordine alla posizione di
Nuova Sicilia, dall'inizio della formalizzazione della nostra
linea rispetto ala legge elettorale. E lo fa un partito che si
mette fortemente in discussione perché la soglia del 5 per
cento...
CRISAFULLI Non esageri onorevole Rotella
ROTELLA ... non è soltanto una presunzione, è una necessità.
E' una necessità che ha la politica per evitare che accada ancora
ciò che è accaduto, cioè il proliferare di liste che si inventano
solo per eleggere singoli soggetti ma che non sono espressioni di
forze politiche, quanto piuttosto soltanto di vicende personali.
E questo riguarda tanto il Parlamento siciliano che gli enti
locali.
Mi auguro che questo possa essere affermato anche nelle riforme
in cantiere di cui si occupa il Parlamento nazionale e che,
ancora una volta, la Sicilia diventi pioniera di un processo che
finalmente dia stabilità, semplifichi il quadro politico e
conduca un ragionamento al contrario rispetto a quello al quale
la politica ci ha abituato.
Da una politica di disgregazione si passa ad una politica di
aggregazione. E abbiamo anche lanciato appelli che vanno in
questa direzione ricevendo risposte che oggi leggo sul giornale
di grande interesse.
Nuova Sicilia ha voluto dare un forte contributo per realizzare
un percorso virtuoso che potesse consentire all'Assemblea
Regionale Siciliana, a questo Parlamento prestigioso, di avere
una legge elettorale moderna, snella, capace di assicurare la
governabilità, rispettosa soprattutto del volere degli elettori,
che mettesse alcuni paletti e che, soprattutto, realizzasse
alcuni obiettivi.
Per quanto mi riguarda, a nome del mio Gruppo, mi dichiaro
orgoglioso di questa legge che oggi ci accingiamo a votare,
ovviamente, in questi casi, la soddisfazione è rivolta anche al
lavoro importante svolto dalla Commissione competente. E, ancora,
ritengo costruttivo il dibattito che si è sviluppato in
quest'Aula perché, pur nella diversità e nel dissenso, si sono
costruite le condizioni sulle quali è stato possibile
congegnare una legge di questa portata che ha la dimensione
richiesta per leggi come questa che devono regolamentare i lavori
ed il futuro di questa Assemblea. Voglio aggiungere un'altra
questione che mi pare importante: il mio rammarico per gli amici
dell'opposizione, e lo dico soprattutto agli amici che hanno
protestato. Non è conservandosi che si produce politica, ma
elevando la qualità della proposta.
Crediamo ad una politica al rialzo, piuttosto che ad una
politica al ribasso. Riteniamo che non è conservando piccole
tradizioni che si assicurano processi futuri, ma certamente
sfidandoci, mettendoci in discussione.
Per Nuova Sicilia, signor Presidente, onorevoli colleghi,
questa sarà una bella sfida e, per quanto mi riguarda, sono
fiducioso che attraverso questa legge elettorale dimostreremo a
quest'Aula, e al popolo siciliano, che la proposta di Nuova
Sicilia è tale che merita ancora di più, rispetto a quello che ha
prodotto fino ad oggi. E sono convinto che i parlamentari di
Nuova Sicilia siederanno ancora su questi banchi per difendere
l'autonomia di questa nostra Regione e, soprattutto, le ragioni e
l'orgoglio di un popolo che, attraverso un partito autonomista,
attraverso una politica che si avvia sempre di più verso un
federalismo compiuto e solidale - pur non trovandoci sempre
d'accordo su ciò che viene dichiarato dalla politica nazionale
degli amici della Lega - che certamente ci vede protagonisti,
attraverso questa stessa legge elettorale testimonieremo che
anche la Sicilia è matura per avere una classe dirigente che, per
mezzo dell'Autonomia, riesce anche a spiegare alla politica
nazionale che il ruolo dei siciliani deve essere assicurato e può
essere sviluppato.
Signor Presidente, la ringrazio per la possibilità che mi ha
dato di rappresentare la nostra posizione e le ragioni che ci
porteranno a votare favorevolmente al disegno di legge per
l'elezione del nuovo Parlamento regionale.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, le mie
dichiarazioni di voto saranno brevissime e mi auguro possano
consentire di non arrivare a votare una legge muro contro muro.
Non c'è questa necessità, né questa volontà.
Il dibattito è stato lungo, acceso, ci sono stati scontri e
anche incomprensioni e le opinioni diverse non possono che
essere sottolineate, ma è una legge che ha avuto un lungo,
lunghissimo dibattito in Commissione e che ora è giunta al voto
finale con la precisa responsabilità di ogni deputato, della
maggioranza e dell'opposizione, di considerare che è una legge
che va votata con il plenum dell'Assemblea, con non meno di 46
voti.
Ognuno di noi si assume la responsabilità non solo di dire
quello che già ha detto, di fare quello che già ha fatto, ma di
essere presente - da qui a pochi minuti visto che siamo arrivati
agli ultimi due interventi che non supereranno i dieci minuti -
per valutare, ora in sede di voto finale, la legge nel suo
complesso.
Intanto, aldilà di qualsivoglia infingimento, questa Assemblea
sarà rinnovata proprio con questa legge, che è esitata da questo
stesso Parlamento siciliano, ad onore del quale, con tutti gli
errori, con tutte le incomprensioni, con alcune cose che potranno
anche nel tempo essere aggiustate, ebbene, ad onore del quale si
ha la consapevolezza che il rinnovo, questa volta, avverrà non
con una legge imposta dal Governo nazionale, come è stato il
Tatarellum, ma con una legge che è il risultato della libera
volontà di quest'Aula: legge sulla quale nessuno ha messo le
mani, anche le segreterie regionali dei partiti, della
maggioranza e dell'opposizione, hanno potuto e dovuto,
giustamente, dare delle indicazioni, ma il tutto all'interno di
una dialettica parlamentare nella quale non sono intervenuti
diktat, bensì una valutazione seria e completa di quanto
all'esame.
Io sono tra quelli che avevano presentato un emendamento a cui
credevo molto, che ho difeso, avevo avuto anche su di esso il
consenso dei colleghi capigruppo, ma per il quale non ho
drammatizzato quando si è deciso di trasferirlo ad altra legge
specifica sugli enti locali. Infatti, - ripeto e sono ancora
convinto - sindaci e presidenti di provincia siano diventati dei
califfati e, meno male, che abbiamo quanto meno previsto la
possibilità della compatibilità a ricoprire la carica di
consiglieri comunali e assessori e consiglieri provinciali e
assessori, perché, intanto, anche questo riesce a mitigare un po'
quelle che sono le prerogative, ormai quasi autoritarie, di
sindaci, siano essi appartenenti a piccoli, medi e grandi comuni,
così come dei presidenti delle province.
Ma questo non è servito a farmi bloccare il disegno di legge o
a non assecondarne il percorso.
Altra discussione ho avuto con l'amico Pistorio, il quale ha
diligentemente e fortemente, non solo voluto, ma lottato perché
alcuni princìpi potessero essere posti all'attenzione.
L'ha fatto con l'irruenza e la capacità di essere presente nei
problemi, non ha trovato alcuna difficoltà a privilegiare taluni
aspetti, ed io assieme a lui ho condiviso tutto l'iter e tutte le
responsabilità, che sono sue come anche mie e dell'intero Gruppo
( che è il Gruppo più unito e che maggiormente ha voluto questa
legge per la quale ha sacrificato princìpi ed essenzialità forti,
compresa la collega Savarino, con le sue precise intuizioni e,
così pure, la collega Brandara).
Nel nostro Gruppo ci sono due donne, siamo gli antesignani del
rapporto tra uomo e donna in politica.
Riteniamo, quindi, di aver dato un contributo attivo anche in
quelle che possono essere considerate alcune marce indietro del
Gruppo dell'UDC.
Non per niente sappiamo di essere il Gruppo di centro moderato
che, all'essere primi della classe, sacrifica e, a volte
giustamente, la compattezza e la coesione dell'intera
maggioranza e dell'intera Casa delle Libertà.
Riteniamo di dovere fare anche una sottolineatura forte per i
piccoli partiti che, assieme a noi, hanno condotto questa
battaglia, sapendo di avere anche difficoltà maggiori - e parlo
del Patto per la Sicilia, di Nuova Sicilia e degli amici
Socialisti - partiti i quali hanno, anche loro, fortemente
voluto e lavorato - ben consapevoli che possono rischiare
qualcosa con il 5 per cento di sbarramento - dando comunque il
loro assenso e dimostrando la volontà di esserci.
Io ringrazio anche le opposizioni, quelle più forti e quelle
dell'ultimo momento, colleghi cioè che questa legge l'avevano
indicata quando erano in maggioranza, per poi contestarla perché,
oggi, all'opposizione.
Voglio dire, con serenità e tranquillità, che questa legge non
serve per una maggioranza, questa legge ha i presupposti seri
perché non ci siano più le liste fai da te , perché non ci sia
più il qualunquismo bieco e netto che non sempre ci dà la
possibilità di lavorare serenamente.
Se io dovessi andare a prendere i lunghi interventi che ci sono
stati un Aula, di certi personaggi che ci sono e non ci sono (che
sembra che ci sono e invece non ci sono) li toglierei e direi
quanto bene alla Sicilia sarebbe venuto piuttosto da interventi
che potevano essere ridotti a cinque, a dieci, a quindici minuti
e che, invece, hanno avuto la bontà di essere largamente e
lungamente interminabili, parlando molto e concludendo poco
Non abbiamo fatto la migliore delle leggi, ce ne scusiamo con
chi ancora ritiene che possa esserci un minimo di difficoltà e un
minimo di perfezione superiore
Questo siamo riusciti a fare, e va a nostro onore, gloria e
vanto, con tutto quel che può significare anche se qualcosa
l'abbiamo perduta per strada, la legge che serve a questo
Parlamento, che è un libero Parlamento, il libero Parlamento
siciliano, ai autoregolamentarsi, una legge difficile, forte da
attuare, ma che darà tuttavia certezza di una maggiore attenzione
ai problemi della Sicilia. Consentirà una minore polverizzazione
di interventi personalistici e senza illusioni, né ottiche, né
straottiche di cose nazionali o internazionali, quando vediamo
che spesso e volentieri gli interventi più lunghi sono quelli che
nascondono piccole e bieche misure di ordine personale
Io ritengo di non dovere aggiungere altro e sono convinto e
certo che, chi su questa legge ha lavorato - direi anche i DS
hanno lavorato bene, anche Crisafulli che ha avuto il coraggio e
la forza di apporre la firma ad un disegno di legge forte e
avveniristico per la Sicilia e per la democrazia, per la libertà
in questo Paese - lo ha fatto bene e ha contribuito, come la
Margherita, in tutti e due gli aspetti: non ha fatto
ostruzionismo, tentando di fare valere le proprie posizioni e
dando un contributo serio e costruttivo.
Mi auguro che ora l'Assemblea, nella libertà del voto che si
appresta a dare da qui a pochissimi minuti ormai, possa
liberamente consegnare la legge elettorale alla Sicilia.
Non gli abbiamo tolto pane e lavoro, però gli abbiamo dato
un'indicazione. Vogliamo lavorare diversamente, con una maggiore
attenzione, con una maggiore volontà di essere al servizio della
Sicilia e dei siciliani tutti.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato
con molta attenzione i rilievi fatti a questa legge da parte dei
colleghi dell'opposizione e, a questo proposito, non mi posso
esimere dal fare alcune brevissime considerazioni, non fosse
altro che per riportare chiarezza al dibattito, per ridare
dignità alla verità, per rimettere le cose a posto.
Vedete, si può dire che una zolletta di zucchero è dolce se
si ha percezione, cognizione e conoscenza di che cosa sia il
concetto di amaro, e questo vale anche per l'amaro e per il
salato. Si può dire che il sale è salato , che è il contrario
del dolce, se si ha cognizione del dolce medesimo Quindi, non ci
possiamo esimere dal comparare ciò che c'era in campo prima con
ciò che con l'approvazione della nuova legge elettorale questo
Parlamento, tra i primi in Italia - siamo forse secondi soltanto
alla Toscana - sta mettendo in campo.
Per fare questo, dicevo, dobbiamo chiarire i punti salienti di
queste norme. Intanto, è una legge che sancisce l'elezione
diretta del Presidente della Regione. Ciò vuol dire che è una
legge che persegue l'obiettivo della stabilizzazione della guida
dei governi, che mette al riparo dalle voglie dei partiti che
spesso, in passato, in Parlamento facevano e disfacevano governi,
a tutto discapito della governabilità e causando innumerevoli
guasti alla Sicilia stessa, perché mai, come adesso, la Sicilia
era riuscita, appunto, grazie alla stabilità del Governo, a
sfruttare, per esempio, i fondi di Agenda 2000, e quindi a
mettere in campo una valida programmazione.
E' una legge che restituisce ai cittadini la certezza del voto
perché, voglio ricordare che con la legge con cui abbiamo votato
l'ultima volta, un cittadino votava a Catania - piuttosto che a
Trapani, piuttosto che a Caltanissetta, piuttosto che a Messina o
in qualsiasi altra provincia - per un candidato ed un partito e
magari, poi, lo sforzo del cittadino veniva vanificato perché
l'attribuzione dei resti avveniva su base regionale ed era
esattamente un terno al lotto che non teneva affatto conto né
della rappresentanza delle province, quindi della rappresentanza
del territorio, né della volontà dei cittadini.
E' una legge che, rispetto a quella precedente, ridimensiona il
listino regionale, perché voglio ricordare che siamo andati a
votare con una norma, il Tatarellum, che prevedeva un listino a
18, cioè che sottraeva alla volontà dell'elettore la possibilità
di scegliere 18 deputati su 90.
Oggi, questa possibilità è stata ridotta ad otto candidati
eletti nel listino: quindi, si privilegia il territorio, il
cittadino, si dà un notevole ridimensionamento alle pur giuste
aspirazioni di quanti sostengono la necessità di un listino per
la conduzione delle alleanze e dei partiti.
Relativamente allo sbarramento, da decenni, in Italia, da
destra e da sinistra, ci si straccia le vesti per denunciare alla
pubblica opinione la vergogna di un proporzionale puro che non
serve a dare rappresentanza ai cittadini, bensì a dilapidare le
risorse dei cittadini stessi, perché spesso i partiti che non
vogliono lo sbarramento, non lo vogliono per avere, in
Parlamento, la possibilità di costituire Gruppi - a volte di uno
o due deputati - soltanto allo scopo di prendere i contributi
all'uopo previsti.
A proposito delle pari opportunità, pochi hanno sottolineato
l'immensa novità introdotta da questa norma. Non c'è alcuna legge
in Italia, né regionale né tanto meno a livello nazionale, che
abbia stabilito con norma che nel listino ci sia il principio
delle pari opportunità, rispettato con il 50 per cento di genere
e con l'alternanza tra i sessi.
Questo Parlamento, con questa legge, l'ha fatto. Poi vedremo
ciò che accadrà, nel resto d'Italia, l'anno prossimo con le
elezioni regionali che si svolgeranno e se l'orientamento della
Corte Costituzionale sarà per una lettura stringente della norma
costituzionale, avremo tutto il tempo, perché l'abbiamo scritto
nella norma, di applicarlo.
Altri non lo hanno ancora fatto, finiamola con l'ipocrisia,
portata avanti qui strumentalmente dalle opposizioni, al solo
fine di aggredire uno dei princìpi che hanno caratterizzato
questa norma, che l'hanno resa moderna, all'avanguardia.
Questo Parlamento l'ha fatto, ed è un merito ed un vanto che va
ad onore di questo stesso Parlamento, unico per ora in Italia.
Presidenza del Presidente LO PORTO (ore 16.27)
I parlamenti progressisti nelle regioni liberal, avanzate, come
l'Emilia Romagna, l'Umbria, la Toscana, non hanno lontanamente
pensato di inserire questo principio. Questo Parlamento,
becero', a detta di alcuni, arretrato', a detta di altri, e
segnatamente delle opposizioni, l'ha fatto ed è all'avanguardia
e questo è un punto incontestabile.
Del rispetto del territorio ho detto all'inizio. Questa legge,
finalmente, riporta la scelta dell'elezione dei deputati sul
territorio, riconsegnando lo scettro ai cittadini.
Sulla questione dei deputati supplenti, a proposito di questa
norma fortemente innovativa, voglio fare alcune precisazioni. E'
stata Alleanza nazionale, e segnatamente io, che in una riunione
di maggioranza ho proposto l'introduzione di questa grande
innovazione.
In quella sede, ad onore dell'onorevole Pistorio e
dell'onorevole Cintola, per onestà e verità, devo dire che
avevano, sin d'allora, manifestato perplessità per l'introduzione
di questa stessa norma. Quindi, sgombriamo il campo da facili
attacchi, da facili speculazioni, perché l'onorevole Pistorio,
con la presentazione di quell'emendamento, non ha fatto altro che
obbedire a quanto, onestamente ed alla luce del sole, aveva
manifestato in sede di riunione dei Capigruppo di maggioranza.
Rispetto a questa norma voglio ricordare a coloro che con delle
affermazioni colorate, per non dire altro, hanno voluto porla
all'indice, che questa norma non fa altro che mettersi nel segno
di quanto questo Parlamento, nel 1992, ha deliberato per primo in
Italia, quando ha ha deliberato per primo in Italia, quando ha
decretato, a proposito dell'elezione dei sindaci e dei Presidenti
delle province, la separazione delle funzioni, in quel caso tra
consigliere e giunta, che è una norma che è stata invocata a
destra come a sinistra, noi non abbiamo fatto altro che
proseguire in questo solco di riforma. E, peraltro, addolcendo
laddove la si estende a sindaci e a presidenti di provincia lo
strapotere di quella norma che di fatto, essa sì, ha alcuni
aspetti di incostituzionalità, laddove obbliga il consigliere
comunale o provinciale , che viene chiamato a fare l'assessore,
ma che è consigliere in quanto eletto, a dimettersi, così
divenendo ostaggio del sindaco o del Presidente della provincia
in quanto, dopo le dimissioni non può ritornare a fare né il
consigliere comunale né il consigliere provinciale e addirittura
si configura un tradimento anche del mandato conferitogli dagli
elettori.
E rispetto ai costi, voglio ricordare a quanti fanno finta di
non saperlo, la norma in vigore, cioè il Tatarellum, li
aumentava enormemente. Si fa finta di dimenticare che col
Tatarellum c'è la possibilità che si arrivi fino a 120 deputati,
mentre questa norma stabilisce a 90 il numero massimo di
deputati.
E rispetto ai deputati eventualmente supplenti, voglio dire che
a legislazione vigente nulla vieta al governatore di nominare 12
assessori esterni. E siccome gli assessori esterni percepiscono,
giustamente e correttamente, la stessa indennità dei deputati,
questa norma non aumenta neppure di un centesimo di euro il
costo. Quindi bugie, bugie e ancora bugie
Per finire, il referendum.
Io ho colto positivamente l'intervento dell'onorevole
Spampinato ma anche di altri che si sono posti un interrogativo
rispetto all'utilità del referendum per raggiungere i fini che la
stessa opposizione si propone di raggiungere.
Perché anche quando, nell'ipotesi assurda che il referendum
passasse, noi ritornassimo al Tatarellum che non prevede la
presenza delle donne, che prevede un Parlamento fino a 120
deputati, che prevede la negazione dei diritti del territorio,
che prevede la negazione dei diritti dell'elettore, esso ci
farebbe fare un grande salto indietro.
Quindi il mio invito è di votare compattamente questa grande
norma che porta molte, ma molte innovazioni e che sono certo
anziché avere delle critiche sarà presa come modello da
tantissime altre regioni.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne
ha facoltà.
LEONTINI Signor Presidente onorevoli colleghi, sarò
brevissimo, anche perchè preceduto brillantemente dai miei
colleghi capigruppo di maggioranza che hanno già sintetizzato il
senso della nostra posizione.
Il Parlamento ha fatto il suo dovere. Incombeva su questo
Parlamento un obbligo, quello di dotarsi di una legge elettorale,
e il Parlamento ha lavorato in modo serio a questa norma.
E' una norma che proprio perchè doveva adeguarsi a delle
indicazioni costituzionali nel frattempo sopravvenute e a un
obbligo che discendeva da un precedente disegno di legge, ha
risposto a quelle che erano le prescrizioni delle modifiche
costituzionali.
Come è noto all'articolo 48, i principi fissati dalla
Costituzione in materia elettorale sono i seguenti: all'articolo
48 il diritto di voto e le modalità del suo esercizio; voto
personale ed eguale, libero e segreto.
All'articolo 51, l'accesso alle cariche elettive in condizioni
di eguaglianza, disposizione che poi è stata recentemente
integrata con legge costituzionale del 30 maggio 2003, la n. 1
attraverso l'indicazione dell'obiettivo di promuovere pari
opportunità tra donne e uomini, agli articoli 56, 58 e 122 della
Costituzione sempre l'elezione a suffragio universale e diretto
che dopo la legge costituzionale del 22 novembre 1999, n. 1 si
applica di norma anche all'elezione del Presidente della Regione.
Infine, agli articoli 56 e 57 il riparto dei seggi fra le
circoscrizioni in proporzione alla popolazione legale residente.
Noi abbiamo adeguato la nostra normativa alle prescrizioni
costituzionali e abbiamo fissato dei principi fondamentali. Il
primo è quello di agevolare la formazione di stabili maggioranze
nel l'Assemblea regionale; il secondo è quello di assicurare un
sistema elettorale capace di garantire la rappresentanza delle
minoranze. Abbiamo risposto a tutte queste esigenze, prescrizioni
e indicazioni.
Lo abbiamo fatto sulla base della previsione di quattro punti
cardine: l'applicazione di un sistema misto proporzionale e
maggioritario con la riduzione del listino a nove, ma con
l'elezione immediata ed integrale; un calcolo dei resti su base
provinciale e non più regionale; uno sbarramento al 5 per cento
ed una promozione delle pari opportunità.
Sullo sbarramento del 5 per cento si è parlato a dismisura.
Si sono invocati i massimi sistemi ma non si è fatto
riferimento al fatto che questo meccanismo è già in vigore e
brillantemente in altri paesi nei quali tale clausola di
sbarramento ha efficacemente garantito non soltanto maggioranze
stabili, ma nello stesso tempo, ha impedito la formazione di
liste estemporanee prive di identità e fondate su interessi
particolari.
I piccoli partiti possono partecipare a questa democrazia
dell'alternanza, a questa accentuazione più chiara della
fisionomia bipolare dello schema democratico che questa legge
vuole prefigurare e disegnare attraverso una associazione di
liste, di forze, di programmi, di posizioni politiche che possono
consentire ai piccoli partiti di raggiungere e superare la soglia
prevista.
Ma la clausola dello sbarramento risponde ad una esigenza di
governabilità, di semplificazione e di accentuazione della chiara
fisionomia dell'alternanza e dello schema bipolare.
Abbiamo anche introdotto ed aggiunto altre norme, come quella
del deputato supplente, che intende rispondere alla medesima
esigenza, cioè quella di garantire la governabilità e la
presenza in Aula della maggioranza che non deve essere afflitta
dalle incombenze di governo che possono impedire ai deputati
assessori di essere presenti con la medesima assiduità con la
quale lo sono i deputati non gravati da impegni di governo.
Inoltre, la previsione della obbligatoria presenza nella lista e
nel listino tende a non rendere l'elezione dei candidati nel
listino una elezione privilegiata bensì una elezione rispondente
alla raccolta del consenso, cioè alla indicazione del corpo
elettorale.
Questo criterio ha inteso modificare uno dei principi che
costituivano la fisionomia del listino precedente.. Oggi il
listino è composto sulla base di presenze che essendo
obbligatoriamente presenti anche nelle liste provinciali
consentono una elezione attraverso il consenso.
Quindi, la rappresentanza popolare è valorizzata e rispettata
e da questa discende, continua a discendere totalmente l'accesso
in Assemblea regionale siciliana.
L'obbligatoria opzione per il listino in caso di doppia
elezione poi consente alle liste provinciali di valorizzare le
candidature e quindi di intensificare il lavoro elettorale e la
rispondenza alla volontà popolare.
Questi principi cardine sono stati rispettati nell'articolato,
che è stato prima in commissione e poi in Aula, formulato
concordemente sulla base di esperienze e posizioni
originariamente diverse, ma unificate già in Commissione dopo un
confronto.
E' un disegno di legge che porta la firma di due rappresentanti
dei due opposti schieramenti proprio per sancire e suggellare
questa soluzione concordata.
In Aula è stato ritoccato ed integrato di alcuni aspetti che
accentuano proprio il principio della maggioranza che deve poter
esercitare il proprio ruolo rispetto al Governo della cosa
pubblica e delle scelte di Governo, ma anche rispetto ai rapporti
come ad una minoranza che deve essere garantita e tutelata nelle
sue prerogative.
Questa legge risponde a questi principi cardine, è una legge
che innova, è una legge che questo Parlamento doveva approvare,
lo ha fatto in modo rispondente a quelle indicazioni che aveva
prefigurato e aveva anticipato, è stata abbondantemente
anticipata da un dibattito nella commissione competente. I
principi che avevamo segnato sono stati rispettati, e quindi
tutte le strumentali argomentazioni ed opposizioni che in
quest'Aula sono state addotte, tardivamente e a modifica di
posizioni precedentemente assunte, hanno sicuramente inscenato un
balletto dei ruoli che è poco rispondente alle posizioni
veramente sentite e che sono quelle consegnate all'articolato ed
alla sua formulazione prima in Commissione e poi in Aula .
Quindi, io ritengo che questa legge debba essere approvata,
perchè è la legge che i siciliani hanno cercato, che l'Assemblea
regionale siciliana ha cercato di dare, sta cercando di dare ai
siciliani, proprio per dotarsi di un sistema elettorale
aggiornato, completo e rispondente sia alle indicazioni della
nuova Costituzione, delle modifiche costituzionali, sia alle
necessità che il sistema istituzionale regionale aveva dopo il
disegno di legge voto della scorsa legislatura, poi approvato in
sede nazionale, che aveva imposto a questa Assemblea di dotarsi
al più presto, in questa legislatura, di una nuova legge
elettorale che consentisse alla Sicilia di essere al passo con le
altre regioni del Paese.
Con questa legge ci siamo adeguati, con questa legge ci siamo
dotati di un sistema di norme e di indicazioni che consentiranno
al corpo elettorale di esprimere delle opzioni più certe, più
chiare e più lineari. E soprattutto daremo modo alle coalizioni
di confrontarsi in modo più chiaro e netto senza quelle
ambiguità, quelle intermedie posizioni che prima in campagna
elettorale e poi nel Parlamento e poi nel governo della cosa
pubblica ancora oggi non consentono a volte di esprimere la forma
di Governo e la capacità di attuare il programma nel più completo
e più chiaro dei modi.
Quindi, noi votiamo positivamente questa legge, votiamo
favorevolmente questa legge perchè riteniamo che sia una legge
valida.
PRESIDENTE Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno:
- dal Governo:
emendamento 117.2, riferito al subemendamento SUB 3 bis 2;
emendamento 117.8, riferito all'emendamento 3 R, comma 5,
lettere a) e b);
emendamento 117.6, riferito al subemendamento 3 B 19.1;
emendamento 117.7, riferito al subemendamento 3 B 19.2;
emendamento 117.3, riferito all'articolo 9, lettera b)
emendamento 117.4, riferito all'articolo 17, comma 13,
lettera d);
emendamento 117.5, riferito all'articolo 23, comma 2,
lettera e), e comma 4, lettera e);
- dalla Commissione:
emendamento 117.1, riferito all'emendamento 3 R, comma 1.
Si passa all'emendamento 117.2.
ARDIZZONE presidente della prima Commissione. Lo ritiro.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto.
Gli emendamenti 117.6 e 117.7 sono dichiarati improponibili.
Sull'ordine dei lavori
MOSCHETTO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MOSCEHTTO Per ciò che attiene il 117.1, chiedo una
sospensione perchè c'è una riscrittura che porta alla
soppressione di un articolo e non si riesce a capire esattamente
se la finalità è quella della soppressione dell'articolo o è
scritto male.
PRESIDENTE L' alinea è esattamente un segno grafico.
CRISAFULLI Così è.
PRESIDENTE Intanto, onorevole Moschetto, il punto 2 è
ritirato.
MOSCHETTO Io parlo dell'emendamento 117.1.
PRESIDENTE Onorevole Moschetto, ma il riferimento è al punto
2, quindi, decadono entrambi. Praticamente, si tratta di un
errore letterale, materiale, che va corretto soltanto dal punto
di vista della forma. Allora, se non ci sono obiezioni...
SPEZIALE Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, soltanto per chiederle, perché
si sta introducendo una pessima abitudine nel Parlamento
regionale, quella di utilizzare l'articolo 117, che dovrebbe
essere utilizzato in via del tutto eccezionale, e non mi pare che
possa essere utilizzato dalla commissione, fra l'altro, solo per
correggere parte della legge con evidenti incongruenze. Si sta
utilizzando, invece, l'articolo 117 per modificare parti di
leggi.
Ora, siccome, sono stati presentati diversi emendamenti, non so
se sono 8, 9 o 10, signor Presidente, non sono nelle condizioni
di poterli apprezzare immediatamente. E non sono nelle condizioni
di sapere se sono elementi che tendono a correggere manifeste
incongruenze della legge o se invece sono emendamenti di merito.
Per cui, non sono in condizione di apprezzarli.
Pertanto, signor Presidente, siccome nessuno vuole ritardare i
lavori d'Aula, avrei bisogno un tempo congruo, stabilisca lei,
per potere valutare gli emendamenti che sono stati presentati in
questo momento ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento.
PRESIDENTE Onorevole Speziale, lei ne ha il pieno diritto,
però desidero precisare che sono d'accordo con lei sull'utilizzo
del 117, che non si dovrà mai tradurre nell'estremo tentativo di
correggere il merito dei provvedimenti approvati. L'ho già
dimostrato, come lei ricorderà in altre occasioni per altri
provvedimenti di legge. Lo confermo stasera. Infatti, ben tre di
questi emendamenti sono stati o ritirati o dichiarati da me
inammissibili.
Gli emendamenti presentati in Aula trattano di quelle modifiche
che nel corso del dibattito generale abbiamo ritenuto di
apportare sulla entrata in vigore dei provvedimenti, perché se
non si precisano queste cose che sono state unanimemente
condivise sul rinvio alla prossima occasione elettorale delle
norme che stiamo per approvare, rischieremmo di rendere
immediatamente applicabili le norme sin da domani mattina, il che
sarebbe veramente un disastro.
Se invece il 117 riguarda materia di merito, naturalmente,
accetto il suo invito a stare attento. Pur non di meno, se avete
bisogno di qualche momento di riflessione, ma si tratta di
pochissimi minuti per prenderne una visione più profonda, non ho
difficoltà, ma si tratta di questo, si tratta solamente di
questo.
ARDIZZONE presidente della prima Commissione. Chiedo di
parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ARDIZZONE presidente della prima Commissione. Signor
Presidente, così sgombriamo il campo da equivoci. Questo
emendamento è frutto del dibattito che c'è stato ieri in seguito
all'intervento dell'onorevole Fleres.
La norma, come ha chiarito in questo momento lei stesso, serve
a chiarire che vale dal primo rinnovo sia per quanto riguarda
l'Assemblea regionale, in relazione a quanto contenuto nel primo
comma, sia per quello che riguarda i consigli comunali.
Quando gli Uffici hanno scritto l'alinea è soppressa ,
facevano riferimento - questo lo dico perché rimanga agli atti e
se ne prenda atto - all'ordinamento regionale degli enti locali
che è aggiunto al seguente articolo. Questa era la ragione della
soppressione.
CRISAFULLI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISAFULLI Signor Presidente, con tutto il rispetto per lo
sforzo che si sta facendo, siccome noi votiamo e votiamo atti,
non votiamo opinioni, perché la norma una volta votata non
appartiene né all'onorevole Ardizzone, né a me, né a nessuno di
noi qui dentro, appartiene al diritto generale. Così come è
scritto l'emendamento 117.1 nei fatti sopprime all'articolo 3 il
comma 1 e al comma 8 sopprime il periodo 1.
PRESIDENTE. Sopprime solo l'alinea. Per alinea si intende
questo periodo che è del tutto superfluo.
CRISAFULLI Signor Presidente, con tutto il rispetto.
PRESIDENTE Ho rispetto, mi deve convincere però.
CRISAFULLI Anch'io mi devo convincere, perché una volta che
votiamo gli Uffici devono capire cosa abbiamo votato. Se lo
scriviamo bene quello che vogliamo votare, evitiamo il problema.
Sappiamo tutti che abbiamo votato una cosa che è chiara a tutti.
Se eliminiamo il termine l'alinea è soppressa , risolviamo il
problema e il testo che votiamo risulterà più chiaro a tutti.
FORMICA Signor Presidente, siamo d'accordo.
PRESIDENTE. Giustamente quello che è stato deciso sul piano
tecnico riguarda l'alinea, non il capoverso. Se fosse un
capoverso comprenderei il ragionamento. L'alinea è soltanto la
premessa al contenuto di un articolo. Questa premessa è superflua
perché fa riferimento ad una legge che non ha nessuna attinenza
con il merito dell'emendamento.
Ma, ripeto, se volete sopprimere il riferimento all'alinea
nulla quaestio, lo voglio precisare per un minimo di rispetto per
gli Uffici che hanno lavorato enormemente su questi testi, ai
quali, anzi, rivolgo un vivo ringraziamento anche a nome di
tutti voi.
Se così è stabilito, anche il 117.1 è inammissibile, mi
riferisco alla parte relativa all'alinea.
CRACOLICI Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, rinnovo la richiesta fatta dal
mio capogruppo relativa al fatto di una breve sospensione per
consentirci di leggere con attenzione gli emendamenti.
In particolare, faccio non un'obiezione, ma una richiesta di
chiarimento, signor Presidente, visto che sono stati gli Uffici a
proporre le eventuali modifiche.
Nel 117.3, che è quello che cassa il secondo periodo della
lettera b), si chiede di cassare il secondo capoverso in quanto
pleonastico rispetto alla norma.
Devo dire che ho la sensazione che così pleonastico non sia,
nel senso che il secondo capoverso fa riferimento alla
possibilità che il candidato a presidente della Regione sa di
avere o un simbolo proprio rispetto alla coalizione, o un simbolo
che contiene i simboli della stessa coalizione. Se cancelliamo
questa norma non si fa più riferimento in nessun'altra parte
dell'articolo 9 alle modalità con le quali ci si può candidare a
Presidente, cioè sotto quale simbolo, che invece è esclusivamente
un simbolo legato ai partiti della coalizione. Ho l'impressione
quindi che non sia così pleonastico il secondo capoverso della
lettera B. Suggerirei pertanto un attimo di attenzione.
SPEZIALE Se è pleonastico lo possiamo lasciare.
PRESIDENTE No, non è pleonastico. Dall'Assessorato degli enti
locali, che poi è quello che deve materialmente e concretamente
applicare la legge, c'è stata sollevata la questione che
un'espressione del genere legata soprattutto al termine insieme
grafico può ingenerare confusione presso gli uffici. Tutto qui.
Ma ripeto, se voi credete che sia necessario mantenere questo
testo non ho nessuna difficoltà, ma l'appunto ci deriva
dall'Assessorato.
SPEZIALE Invito il Governo a ritirarlo.
PRESIDENTE Lo posso dichiarare inammissibile io stesso. E'
ritirato. E' ritirato automaticamente anche il 117.5 perché ad
esso collegato. Onorevole Cracolici, mi consenta, su questo ho
raccolto anche istanze dalla minoranza perché mi è stato
obiettato che si trattava - e secondo me è così - di un
emendamento di merito. Se comunque su questo argomento c'è
l'unanimità dell'Aula sono pronto a metterlo in votazione, ma
solo se c'è l'unanimità, perchè si tratta di un emendamento
forzato rispetto alla logica dell'articolo 117 del Regolamento.
ARDIZZONE presidente della prima Commissione. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ARDIZZONE presidente della prima Commissione. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, dichiaro di ritirare
l'emendamento 117.2, che riguarda la possibilità di sfiduciare
per appello nominale i sindaci e i presidenti della provincia con
una percentuale del 65 per cento dei consiglieri assegnati, in
quanto risulta essere ultroneo dopo una considerazione fatta con
gli uffici; infatti la norma vale per il futuro e, quindi, dal
primo rinnovo dei consigli comunali e provinciali.
PRESIDENTE Era già stato detto, onorevole Ardizzone.
Pongo in votazione l'emendamento 117.1 come modificato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.5. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.8. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, prima di procedere alla votazione finale
del disegno di legge elettorale la Presidenza reputa opportuno
richiamare brevemente alcune disposizioni statutarie introdotte
dalla legge costituzionale 31 gennaio 2001, numero 2.
In primo luogo ricordo che, ai sensi dell'articolo 9, terzo
comma, dello Statuto la presente legge deve essere approvata
dall'Assemblea regionale a maggioranza assoluta dei suoi
componenti, cioè con almeno 46 voti favorevoli. I deputati in
congedo non rilevano, ai fini del prescritto quorum di almeno 46
voti favorevoli.
L'articolo 17 bis dello Statuto stabilisce poi delle
conseguenze diverse in relazione alla circostanza che la legge in
oggetto sia approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti
dell'Assemblea, cioè con 60 voti favorevoli, oppure sia approvata
da una maggioranza sempre qualificata ma inferiore a due terzi.
Se la maggioranza di due terzi non si raggiunge il referendum
confermativo, previsto dall'articolo 17 bis dello Statuto, può
essere chiesto dal corpo elettorale quando la richiesta sia
sottoscritta da un cinquantesimo degli elettori della regione
oppure può essere chiesto da un quinto dei componenti
dell'Assemblea regionale, cioè da 18 deputati. Se, invece, la
legge viene approvata con la maggioranza di due terzi, il
referendum confermativo può essere richiesto soltanto dal corpo
elettorale quando al richiesta sia sottoscritta da un trentesimo
degli elettori della regione.
Pongo in votazione la delega alla Presidenza per il
coordinamento formale del disegno di legge.
(E' approvata)
Presidenza del presidente Lo Porto
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
modificazioni nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A
PRESIDENTE Si passa alla votazione finale per scrutinio
nominale del disegno di legge «Norme per l'elezione del
Presidente della Regione siciliana a suffragio universale
diretto. Nuove norme per l'elezione dell'Assemblea regionale
siciliana. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 20
marzo 1951, n. 29 e successive modificazioni (nn. 850-265-338-
409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 67
Maggioranza 46
Favorevoli 49
Contrari 18
(L'Assemblea approva)
PRESIDENTE La seduta è rinviata a lunedì, 9 agosto 2004, alle
ore 17,30 con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - Giuramento del deputato Antonino Garozzo.
II - Comunicazioni.
III - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:
numero 308 «Misure per la concessione dello stato di
calamità naturale per i territori del calatino
colpiti dal nubifragio del 28 luglio 2004.»
FLERES - CATANIA G. - MAURICI - SCOMA.
IV - Discussione dei disegni di legge:
1) Approvazione del rendiconto generale dell'Amministrazione
della Regione e dell'Azienda delle foreste demaniali, per
l'esercizio finanziario 2003 (n. 897/A);
2) Variazioni al bilancio della Regione ed al bilancio
dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana
per l'anno finanziario 2004 - Assestamento (n. 898);
3) Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante Modifiche allo Statuto della Regione'. (nn. 580-472-578-
602-652/A) (Seguito).
La seduta è tolta alle ore 17.05
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 19.45
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
ALLEGATO:
EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
NORME PER L'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA A
SUFFRAGIO UNIVERSALE DIRETTO. NUOVE NORME PER L'ELEZIONE
DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA. MODIFICHE ED INTEGRAZIONI
ALLA LEGGE REGIONALE 20 MARZO 1951, N. 29 E SUCCESSIVE
MODIFICAZIONI. (NN. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
779/A)
Emendamenti approvati ai sensi dell'art. 117 del Regolamento
-All'emendamento 3 R:
Emendamento 117.1:
1. Al comma 1 sono apportate le seguenti modificazioni:
Al primo capoverso le parole In via di prima applicazione
sono sostituite dalle seguenti: A partire dal primo rinnovo
dell'Assemblea regionale siciliana successivo all'entrata in
vigore della presente legge ;
Al comma 8 sono apportate le seguenti modificazioni:
Al primo capoverso, all'inizio, anteporre le parole A partire
dal primo rinnovo dei consigli comunali e provinciali
successivo all'entrata in vigore della presente legge .
-All'articolo 23:
Emendamento 117.5:
Al comma 2 sostituire la lettera e) con la seguente:
e) se le liste abbiano il prescritto numero di candidati di
cui al comma 7 dell'articolo 1 bis ;
Al comma 4 cassare la lettera e) .
-All'emendamento 3 R, comma 5:
Emendamento 117.8:
Al comma 1 dell'articolo 14:
Alla lettera a) sopprimere il secondo periodo;
Alla lettera b) sopprimere le parole e inferiore ad un
quarto .