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Resoconto d'Aula della Seduta n. 233 di giovedì 05 agosto 2004
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   Presidenza del presidente Lo Porto


    BURGARETTA  APARO, segretario, dà lettura dei processi  verbali
  delle sedute numero 231 e numero 232, del 4 agosto 2004 che,  non
  sorgendo osservazioni, si intendono approvati.

                              Missione

   PRESIDENTE  Comunico che l'onorevole Scoma  è in missione, per
  ragioni del suo ufficio, dal 7 all'8 agosto 2004.

            Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE  Comunico che sono stati presentati i seguenti
  disegni di legge:

    Disposizioni in materia di risparmio energetico e  contenimento
  dell'inquinamento luminoso  (n. 907)
   d'iniziativa parlamentare
   presentato  dagli  onorevoli  Fleres,  Catania  G,   Maurici  in
  data 4 agosto 2004

    Disciplina     della     raccolta,    commercializzazione     e
  valorizzazione dei funghi epigei spontanei freschi e  conservati
  (n. 908)
   d'iniziativa parlamentare
   presentato  dagli  onorevoli  Fleres,  Catania  G,   Maurici  in
  data 4 agosto 2004.

                     Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE  Comunico che sono state presentate le seguenti
  interrogazioni:

   con richiesta di risposta orale

   n.  1813 «Notizie in ordine alla mancata attuazione della  legge
  regionale  n. 17 del 2001  e verifica sullo stato dei  lavori  di
  completamento dell'autostrada A20 Pa-Me».
   Presidente Regione
   Assessore Lavori Pubblici
   Firmatario Panarello Filippo;

   Le  interrogazioni testè annunziate saranno iscritte  all'ordine
  del giorno per essere svolte al loro turno.

   con richiesta di risposta scritta

   n.  1812 «Nomina di un commissario ispettore per la verifica dei
  gravi  e reiterati comportamenti, lesivi delle prerogative e  del
  corretto espletamento del mandato elettorale, posti in essere nei
  confronti dei consiglieri comunali di Castelmola (ME)».
   Presidente Regione
   Assessore Famiglia
   Firmatario: Ioppolo Giovanni.

   n.  1814  «Interventi ai fini della dichiarazione, da parte  del
  Governo  nazionale,  dello  stato  di  calamità  naturale  per  i
  territori  del  calatino  colpiti dal nubifragio  del  28  luglio
  2004».
   Presidente Regione
   Assessore Famiglia
   Assessore Agricoltura
   Firmatari:   Fleres   Salvatore;   Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe.

   Le  interrogazioni testè annunziate sono state  già  inviate  al
  Governo.

                         Annunzio di mozione

    PRESIDENTE  Comunico che è stata presentata, in data  4  agosto
  2004, la mozione n. 308 «Misure per la concessione dello stato di
  calamità  naturale  per  i  territori del  calatino  colpiti  dal
  nubifragio  del 28 luglio 2004», degli onorevoli Fleres,  Catania
  Giuseppe, Maurici e Scoma.
     Informo  che  la  stessa sarà iscritta all'ordine  del  giorno
  della  seduta  successiva  perché se  ne  determini  la  data  di
  discussione.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno  che nel corso della seduta potrà procedersi a  votazioni
  mediante sistema elettronico.

        Attribuzione  del seggio resosi vacante a  seguito  delle
      dimissioni dell'onorevole Giuseppe Castiglione dalla carica
      di deputato regionale

   all'onorevole Garozzo

   Presidenza del presidente Lo Porto


    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi, si  passa  al  punto  secondo
  dell'ordine del giorno: Attribuzione del seggio resosi vacante  a
  seguito  delle  dimissioni  dell'onorevole  Giuseppe  Castiglione
  dalla carica di deputato regionale.

   Comunico  che,  ai  fini  dell'attribuzione  del  seggio  resosi
  vacante  a  seguito  delle dimissioni dalla  carica  di  deputato
  regionale  dell'on. Giuseppe Castiglione, proclamato  eletto  nel
  collegio  circoscrizionale  di Catania per  la  lista  avente  il
  contrassegno  'Forza Italia', la Commissione per la verifica  dei
  poteri,  nella  riunione tenutasi  il 5 agosto  2004,  dopo  aver
  proceduto  ai necessari accertamenti ha deliberato all'unanimità,
  ai  sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge costituzionale 31
  gennaio  2001,  n. 2, e del combinato  disposto dell'articolo  16
  della  legge  17 febbraio 1968, n. 108 e successive modifiche  ed
  integrazioni, e dell'articolo 60 della legge regionale  20  marzo
  1951,  n.  29  e  successive  modifiche  ed  integrazioni  (legge
  elettorale siciliana), di attribuire  il seggio lasciato  vacante
  dall'onorevole    Giuseppe  Castiglione   al  candidato   Garozzo
  Antonino, primo dei non eletti della medesima lista provinciale e
  nel   medesimo   collegio  circoscrizionale,  il    quale   segue
  immediatamente,  con  voti  7.567,    l'ultimo   dei   proclamati
  eletti,  onorevole Ottavio Garofalo, per il collegio  provinciale
  di  Catania,  a seguito di opzione dell'onorevole Fleres  per  il
  collegio regionale.

   Non   sorgendo  osservazioni,  l'Assemblea   prende  atto  delle
  conclusioni della Commissione per la verifica dei poteri.
   Proclamo,   quindi,  eletto  deputato  dell'Assemblea  regionale
  siciliana il candidato Antonino Garozzo, salva la sussistenza  di
  motivi di ineleggibilità o di incompatibilità preesistenti e  non
  conosciuti fino a questo momento.

   Avverto  che  da  oggi decorre il termine di 20  giorni  per  la
  presentazione   di  eventuali  proteste  o  reclami,   ai   sensi
  dell'articolo 61, comma 3, della legge regionale 20  marzo  1951,
  n. 29.

   Poiché  l'onorevole  Garozzo  non  è  presente  in  Aula,   sarà
  invitato  a prestare il giuramento di rito previsto dall'articolo
  5 dello Statuto nella prossima seduta.


   Presidenza del presidente Lo Porto


   Votazione finale del disegno di legge «Norme per l'elezione  del
  Presidente   della  Regione  siciliana  a  suffragio   universale
  diretto.   Nuove  norme  per l'elezione dell'Assemblea  regionale
  siciliana.  Modifiche  ed integrazioni alla  legge  regionale  20
  marzo  1951,  n. 29 e successive modificazioni» (nn. 850-265-338-
  409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).

    PRESIDENTE   Si  passa  al  III punto  all'ordine  del  giorno:
  Votazione finale del disegno di legge: «Norme per l'elezione  del
  Presidente   della  Regione  siciliana  a  suffragio   universale
  diretto.   Nuove  norme  per l'elezione dell'Assemblea  regionale
  siciliana.  Modifiche  ed integrazioni alla  legge  regionale  20
  marzo  1951,  n. 29 e successive modificazioni» (nn. 850-265-338-
  409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).


   Presidenza del presidente Lo Porto


     E'  iscritto a parlare, per dichiarazione di voto, l'onorevole
  Speziale. Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  intervengo
  per  dichiarazione di voto a nome del Gruppo parlamentare dei  DS
  e,   se  i  colleghi me lo  consentiranno,  intenderei articolare
  il mio intervento in due parti: la  prima  per dare lettura di un
  parere   reso   da  un  noto  costituzionalista   che   conferma,
  sostanzialmente,  alcune osservazioni da noi fatte   alla  legge,
  relativamente  ai  profili  di  incostituzionalità  nella  stessa
  contenuti; la seconda parte per dare una valutazione politica sul
  complesso della legge.

    TURANO  Faccia soltanto valutazioni personali.

    SPEZIALE  Lo faccio perché rimanga agli atti del Parlamento  il
  parere  che  abbiamo  richiesto al professor  Silvestri,  noto  e
  autorevole costituzionalista,  su due norme della legge. La prima
  norma  riguarda il profilo di incostituzionalità della legge  del
  deputato  supplente.  La seconda riguarda invece  il  profilo  di
  incostituzionalità e di violazione regolamentare dell'emendamento
  3  bis,  presentato dal Governo, in particolare del punto 9,  del
  comma 9,  di quell'emendamento che riguarda la deroga in fase  di
  prima  applicazione  dell'attribuzione  del  60  per  cento   dei
  parlamentari e del restante 40 per cento,   cioè 54 e 36. Per cui
  mi  permetteranno i deputati, tendo a tediarli in  qualche  modo,
  però  mi permetteranno, anche se  noioso,  di  leggere il  citato
  parere:  Osservazione su alcuni profili della legge elettorale in
  corso di esame davanti all'ARS .

    TURANO  Rimanga agli atti...

    FORGIONE  Turano non parli mai. Facci sentire qualcuno che  ne
  capisce   Ti  hanno  zittito  per  7  anni.  Facci  ascoltare  il
  professor Silvestri.

    SPEZIALE   "L'articolo  3,  comma 1,   del  disegno  di  legge
  numero  850/A, come recentemente emendato, prevede che i deputati
  regionali  chiamati ad esercitare le funzioni di assessore   sono
  temporaneamente sospesi dalle funzioni di deputato alla  data  di
  nomina  e  per  tutta la durata dell'incarico di  componenti  del
  Governo'.  Lo  stesso  emendamento dispone inoltre:   L'Assemblea
  regionale  procede,  quindi, nella prima seduta  successiva  alla
  notificazione dell'assunzione della carica di assessore regionale
  e comunque non oltre 30 giorni dalla predetta notificazione, alla
  temporanea sostituzione del deputato temporaneamente sospeso  per
  tutta  la  durata dell'incarico di membro della Giunta regionale,
  affidando la supplenza per l'esercizio delle funzioni di deputato
  al  candidato  primo  dei  non  eletti  della  medesima  lista  e
  circoscrizione  elettorale,  il  quale  assume  le  funzioni   di
  deputato supplente'. Questo recita la norma.
   Il  punto  3  del  medesimo emendamento  dispone  ancora:   Alla
  cessazione dell'incarico di governo, il deputato che ricopriva la
  carica  di  assessore  torna ad esercitare  il  mandato  in  seno
  all'Assemblea  regionale  siciliana,  con  contestuale  decadenza
  dalle funzioni del deputato supplente'.
     Tale  normativa appare in contrasto con principi e norme della
  Costituzione   della   Repubblica  e  dello   Statuto   regionale
  siciliano.
     In  primo  luogo, si deve rilevare che la figura del  deputato
  supplente',  così  come  configurata  dal  disegno  di  legge  in
  questione,  non  possiede  quelle caratteristiche  di  libertà  e
  assenza  di condizionamenti richieste dall'articolo 3,  comma  6,
  dello  Statuto,   che  riflette l'articolo 67 della  Costituzione
  repubblicana.  La  norma  che si vorrebbe  introdurre  limita  il
  rapporto rappresentativo del deputato con  l'intera Regione' e lo
  degrada    a    funzione   vicaria   del   deputato     titolare'
  temporaneamente  chiamato  alla carica di  assessore.  L'istituto
  della   supplenza   è  infatti  indissolubilmente   legato   alla
  accessorietà delle funzioni del supplente rispetto a  quelle  del
  titolare.   La   conseguenza  nel  caso  de   quo   sarebbe   una
  inammissibile  subordinazione del deputato supplente  rispetto  a
  quello  temporaneamente sospeso, il quale potrebbe  in  qualsiasi
  momento,   mediante  volontarie  dimissioni   dalla   carica   di
  assessore, provocare la decadenza del deputato supplente  stesso,
  nell'ipotesi,  ad  esempio,  che  questi  adotti   una   condotta
  parlamentare  non gradita al  titolare' o al gruppo politico  cui
  egli   appartiene.   Si  introdurrebbe,  in  altre   parole,   un
  surrettizio   vincolo di mandato' del tutto in contrasto  con  il
  principio  generale della Costituzione della Repubblica  (divieto
  di  mandato  imperativo) cui la legge elettorale  siciliana  deve
  conformarsi  secondo l'esplicito precetto contenuto nell'articolo
  3, comma 1,  dello Statuto.
   Un  altro non meno grave profilo di incostituzionalità si coglie
  se  si  prende  in considerazione l'articolo 9, comma  2,   dello
  Statuto  della  Regione siciliana che attribuisce  al  Presidente
  della  Regione il potere di nominare e revocare discrezionalmente
  gli   assessori.   La   nomina  e  la  revoca   degli   assessori
  rappresentano  tipici atti politici compiuti  dal  Presidente  in
  piena  libertà senza che possano essere vantati da alcuno diritti
  o interessi giuridicamente protetti alla nomina o alla permanenza
  in  carica.  Ne consegue che il Presidente con la revoca   di  un
  assessore  in  carica,  che  sia anche deputato   temporaneamente
  sospeso', può determinare la decadenza del deputato supplente, il
  quale  verrebbe così a subire un doppio condizionamento  da parte
  del   titolare   e   da  parte  del  Presidente  della   Regione.
  Quest'ultima   possibilità  appare  in  palese   violazione   del
  principio della separazione dei poteri -  che sta alla base della
  Costituzione  della  Repubblica  e  dello  Statuto  regionale   -
  gravemente  leso  dalla possibilità attribuita  all'Esecutivo  di
   manipolare'  la  rappresentanza  parlamentare  (   si   potrebbe
  arrivare  all'estremo  limite di nomine e  revoche  calibrate  in
  relazione a sedute o sessioni specifiche dell'ARS).
   B)  Il  comma 9 dell'emendamento citato prevede che in  sede  di
  primo  rinnovo dell'ARS, successivo all'entrata in  vigore  della
  legge,  si  può  superare  il numero di  54  deputati,  oltre  il
  Presidente eletto, che costituisce il limite massimo (pari al  60
  per cento) di seggi attribuibili alla coalizione vincente.
     La  norma appare costituzionalmente viziata per violazione del
  principio  di  ragionevolezza assunto dalla Corte  costituzionale
  come   criterio   generale  di  valutazione   della   legittimità
  costituzionale  delle leggi. Com'è noto, tale  principio  impone,
  tra  l'altro,  la non contraddittorietà intrinseca  delle  leggi.
  L'aggiunta  della  previsione  di  cui  sopra  rende   la   legge
  intimamente  contraddittoria sia sotto  il  profilo  formale  che
  sotto  quello  sostanziale.  Sotto  il  profilo  formale  si  può
  osservare  che  è  stato violato l'articolo 111,  comma  2,   del
  Regolamento interno all'ARS, a norma del quale non possono essere
  proposti  articoli  aggiuntivi  o emendamenti  in  contrasto  con
  precedente  deliberazione  adottata dall'Assemblea  sullo  stesso
  argomento. Sotto il profilo sostanziale si deve osservare che con
  il  suddetto emendamento viene introdotto un principio opposto  e
  incompatibile  con  quello contenuto in  un  precedente  articolo
  della   stessa  legge.  Abolire  il  limite  massimo   di   seggi
  attribuibili   alla   coalizione  vincente  significa,   infatti,
  trasformare il sistema elettorale da proporzionale con correttivo
  maggioritario   (premio  di  maggioranza)  a  supermaggioritario.
  L'Assenza   del   tetto  massimo  può,  infatti,   produrre   una
  distorsione    nella   rappresentanza   parlamentare    ed    una
  sottorappresentanza    delle    minoranze    non     giustificate
  dall'esigenza di assicurare stabilità all'Esecutivo.
   Tutti  i  correttivi artificiali dei sistemi  elettorali  devono
  obbedire  all'esigenza  di  tutelare   valori  costituzionalmente
  protetti,  tra i quali si può annoverare senz'altro la continuità
  e  l'efficienza  dell'azione di Governo. In mancanza   di  questo
  bilanciamento dei valori,  il premio di maggioranza  diventa  una
  pura  e  semplice  distorsione della volontà degli  elettori  non
  legittimata    dalla   necessità  di  garantire   la   cosiddetta
   governabilità'.
   Quanto  detto  sopra, esclude che l'emendamento in  esame  possa
  essere  considerato una  norma transitoria', giacché, come  tutti
  sanno,   il  diritto intertemporale alla funzione di disciplinare
  situazioni  esistenti   o  in fieri al  momento  dell'entrata  in
  vigore  di  una  legge,   allo scopo  di  evitare  il  sacrificio
  irragionevole di interessi meritevoli di tutela,  che  potrebbero
  essere  ingiustamente compromessi da un troppo brusco cambiamento
  di regime giuridico.
   Nulla   di   tutto   ciò  ricorre  nella  previsione   contenuta
  nell'emendamento   in  questione,  che  stabilisce   invece   una
  immotivata  ed  immotivabile  disparità  di  trattamento  tra  la
  prossima  consultazione  elettorale  e  tutte  le  altre  future.
  L'assurdità  della situazione risulta ancora  più  chiara  se  si
  pensa  che nella prima consultazione si verificherebbe il massimo
  allontanamento   dal  sistema  elettorale   oggi   vigente,   per
  ritornare,  in quelle future,  ad un sistema ad esso più  vicino.
  Esattamente  il  contrario della logica del diritto  transitorio.
  Non  emergono eventuali  situazioni  eccezionali',   che  possono
  giustificare una disparità di normativa così rilevante.
   Si  contravviene peraltro ad un elementare principio  che  regge
  le legislazioni  elettorali di tutti i Paesi democratici,  vale a
  dire   l'assoluto divieto di normative ad hoc,  create  cioè  per
  singole  consultazioni elettorali e non destinate  a  durare  nel
  tempo  sino  ad abrogazione e modifica. E' facile immaginare  che
  una  maggioranza  parlamentare  potrebbe,   di  volta  in  volta,
  adottare una diversa legge elettorale a seconda delle circostanze
  e delle convenienze".
   Questo  è  il  parere  che viene  espresso, che  abbiamo  voluto
  leggere   perchè  rimanga   agli  atti,  in  quanto,    oltre   a
  configurare  il  carattere  palese di  incostituzionalità   della
  norma  legata all'emendamento presentato dal Governo e di  quella
  che  abbiamo definito  la norma scandalo' del deputato supplente,
  dà l'idea esatta di come è nata e di come  sia stata l'evoluzione
  del dibattito parlamentare.
   Noi  abbiamo sostenuto, onorevole Presidente della Regione,  fin
  dall'inizio,   che   in  forza  dell'approvazione   della   legge
  sull'elezione  diretta del Presidente della Regione,  l'Assemblea
  regionale  siciliana doveva dotarsi di una legge elettorale,  che
  tale prerogativa appartiene al Parlamento regionale e non abbiamo
  condiviso  la posizione di chi riteneva che l'Assemblea regionale
  non  dovesse  affrontare una materia così delicata,  spogliandosi
  delle  proprie  prerogative per favorire una scelta  che  sarebbe
  avvenuta in altra sede, per esempio nel Parlamento nazionale,  in
  occasione   della   discussione   della   devolution,   con    la
  presentazione dell'emendamento da parte dell'onorevole Schifani.
   Abbiamo  sostenuto la tesi, dal nostro punto di vista  corretta,
  che  il Parlamento regionale dovesse dotarsi di una propria legge
  elettorale, non rinunciando quindi alle proprie prerogative.
   Tale  legge elettorale doveva essere equilibrata, doveva  tenere
  conto  delle  ragioni dell'opposizione e della  maggioranza;  non
  poteva  essere  utilizzata come una clava  da  contrapporre  alle
  altre forze politiche presenti in Parlamento.
   la  legge  elettorale  esitata dalla Commissione  conteneva  una
  serie  di  obiettivi  che  noi abbiamo definito,  sin  dal  primo
  momento,  apprezzabili. Mi riferisco in particolare al  contenuto
  dell'articolo  2  relativamente all'introduzione,  per  la  prima
  volta  nella normativa, della  possibilità che in modo  alternato
  siano  presenti  uomini  e donne nel listino,  dando,  cioè,   un
  messaggio  all'intero  Paese  di un  carattere  innovativo  nella
  scelta,   che  permetta, così come prevede la  Costituzione,   di
  promuovere la presenza,  negli organi collegiali e nel Parlamento
  regionale,  di donne.
   Abbiamo  quindi  apprezzato la parte della legge che  prevedeva,
  al  comma  12  dell'articolo 2,  la possibilità  di   alternanza;
  così come abbiamo apprezzato il fatto che la legge trasferisse  e
  ristabilisse il principio,  costituzionalmente garantito,   della
  territorialità  della rappresentanza e cioè  che  i  parlamentari
  venivano attribuiti nell'ambito delle province.
     Così come condividevamo un principio di carattere generale che
  riguardava -  ho già letto il parere -   l'attribuzione dei seggi
  con  il premio di maggioranza,  purché questo non superasse i 54,
  sulla  base  di  una logica  catalana , cioè  che  il  premio  di
  maggioranza  serve  a  raggiungere una  quota  per  garantire  la
  governabilità,  non  già  ad attribuire un  premio,  comunque,  a
  prescindere da quanti parlamentari ottenga la maggioranza -  ciò,
  infatti,   viola  i  principi  costituzionali  -  stabilendo   il
  principio   54  -  34   e  con il fatto che  venivano  eletti  il
  presidente   eletto  e  il  presidente  risultato  non   vincente
  dell'altra coalizione.
   Così  come  abbiamo  discusso ampiamente  sulla  soglia  che  ha
  riguardato   lo   sbarramento   evidenziando   che   una   soglia
  eccessivamente  elevata avrebbe penalizzato - e  su  ciò  abbiamo
  condotto  una battaglia decisiva - forze politiche che hanno  una
  consistenza  ed un robusto radicamento nel Paese che superano  di
  gran  lunga  forze che in Sicilia hanno funzioni di  governo:  in
  modo   particolare  ci  riferiamo  al  fatto  che  poteva  essere
  cancellata  in  Sicilia la presenza organizzata  di  Rifondazione
  Comunista.
   Però, il testo esitato per l'Aula era ben diverso da quello  che
  noi  ci  apprestiamo  a  votare  e  ciò  perché  la  maggioranza,
  rispondendo al principio della convenienza e degli accordi tra  i
  potenti, ha stravolto l'impianto normativo.
   Lo  ha stravolto, introducendo la previsione secondo cui si paga
  solo  una  pena pecuniaria se non c'è più nel listino la presenza
  di  donne  e  uomini  permettendo,  quindi,  che  nella  fase  di
  formazione del listino e delle liste, pochi partiti rispetteranno
  l'assunto costituzionale della pari rappresentanza e,  di  fatto,
  cancellando così il tema della democrazia paritaria,  sulla  base
  di una scelta fatta dalla stessa maggioranza.
   La  maggioranza,  al  riguardo, non solo  ha  dunque  cancellato
  questa norma, ma ha cancellato, altresì, la possibilità del  voto
  di  genere, come da noi sostenuto, e ha pure cancellato il nostro
  emendamento   sulla   inammissibilità   delle   liste   che   non
  contenessero almeno un terzo di donne.
   Inoltre,  vengono cancellate ed allargate norme  scandalo,  come
  quella  riguardante il deputato supplente, derogando al principio
  di  attribuzione  dei  seggi - 54 e 36  -  capovolgendo  così  la
  procedura, con una singolare interpretazione del Regolamento  che
  prevede  piuttosto, all' articolo 112, sesto comma,  che  possano
  essere  presentati  emendamenti dal Governo e dalla  Commissione,
  solo  se  di  riscrittura  di  emendamenti  già  presentati,   di
  aggiustamento   tecnico:  viene  presentato   invece   un   nuovo
  emendamento  che,  di  fatto,  cancella  l'articolo  2  approvato
  dall'Aula,  in  violazione, lo ribadisco, dell'articolo  112  del
  Regolamento  e,  così pure, dell'articolo 111 che stabilisce,  al
  secondo comma, che su materia già trattata dall'Aula non si possa
  ritornare. Ed è stato permesso tutto questo.
     Insomma,  c'è  un  groviglio di violazioni  regolamentari,  di
  violazioni costituzionali sulla base del fatto che la maggioranza
  voleva a tutti i costi affermare la propria legge.
   Si  è  impedito, in qualsiasi modo, la possibilità di un dialogo
  ed  il  punto  di rottura - mi faceva osservare ieri  l'onorevole
  Panarello   -  è  quando  noi  abbiamo  presentato  l'emendamento
  relativo al 3 per cento che poteva, invece, essere un momento  di
  ricucitura.
   E,  ciò  nonostante, quando su tale emendamento  il sottoscritto
  ha  chiesto  in  Aula  la  sospensione dei  lavori,  al  fine  di
  permettere  una ripresa del dialogo e fare in modo che  la  legge
  potesse  andare  avanti su binari accordati da  parte  di  tutti,
  arrivando   ad  un  voto  che  potesse  essere  condiviso   dalla
  stragrande  maggioranza del Parlamento, ebbene, in quel  momento,
  si  è  prodotta  una  rottura  perché,  proprio  da  parte  della
  maggioranza,  si  è negata perfino la richiesta  sospensione.  Da
  quell'istante, si è voluta utilizzare, piuttosto, la  logica  dei
  muscoli  per  contrapporli alle giuste osservazioni che  venivano
  mosse da parlamentari delle opposizioni, nonché avanzate da parte
  di ampi settori del Parlamento regionale.
   Insomma,  una  legge  che  è un'altra  cosa  rispetto  a  quella
  originariamente   esitata  per  l'Aula  ed   oggi   completamente
  stravolta, rispondente soltanto ai principi e alle esigenze della
  maggioranza.  L'ho spiegato più volte: le leggi  elettorali  sono
  quelle  che  devono  valere  per un  lungo  tempo.  Questa  legge
  elettorale,  invece,  è una legge ad hoc, fatta  solamente  sulla
  base  di  convenienze e, come quando si va a giocare a calcio,  è
  come se la squadra di casa possa stabilire le regole con le quali
  disputare l'incontro.
   Ma  le regole si stabiliscono tutti assieme  In questo caso,  la
  squadra padrona di casa, è la maggioranza che ha deciso di   fare
  una legge che deve rispondere al principio di convenienza e non a
  quello  di interesse astratto e generale, a cui devono rispondere
  tutte le leggi.
   Alla  fine,  ciò  che  è successo ieri è ancora  più  grave:  il
  Presidente della Regione, che si era tenuto lontano dal dibattito
  parlamentare,  di  fronte  ad  un  elemento  che  riguardava  una
  frizione  interna  alla  coalizione  (perché  un  deputato  della
  maggioranza,   vicepresidente   della   Commissione,    onorevole
  Pistorio,  presenta  un  emendamento  che  dilata  al   2011   la
  possibilità che, a regime, entri la norma sul deputato supplente)
  crea il catafascio della maggioranza.
   Forza  Italia chiede, infatti, la verifica del numero legale  ed
  abbandona  l'Aula;  ci sono ripetuti incontri  all'interno  della
  maggioranza, alla fine dei quali si decide - caso unico in Italia
  -  che il Presidente della Regione chieda all'onorevole Pistorio,
  con   un   comunicato   stampa   reso   pubblico,   di   ritirare
  l'emendamento,  perché  ciò è quanto  vuole  la  coalizione,  non
  perché  sia  giusto o sbagliato, ma perché viene richiesta  dalla
  coalizione  tale esigenza, affermando così il principio  che   la
  legge  elettorale  è una legge di coalizione  e  non  dell'intero
  Parlamento.
   L'onorevole  Pistorio ha assecondato la richiesta dell'onorevole
  Cuffaro e, secondo me, attraverso una forzatura regolamentare, si
  è   pure   impedito   che  noi  facessimo  nostro   l'emendamento
  dell'onorevole   Pistorio:  si  è  resa   evidente   un'ulteriore
  violazione  regolamentare che ha reso ancora più grave  il  clima
  interno al Parlamento.
   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  sta  qui  il  nostro
  giudizio  negativo nei confronti della legge che vi apprestate  a
  votare.  Sta  in  queste ragioni, sta   nel  modo  in  cui  si  è
  comportata la maggioranza nel corso del dibattito d'Aula che  non
  ha  affatto nascosto atteggiamenti di arroganza, di supponenza  e
  che  ha  palesemente  violato  ogni  regola,  anche  civile,   di
  comportamento  e  rapporti  democratici  e  che  poi   tenta   di
  nascondere il tutto attraverso il fatto che il disegno  di  legge
  sarebbe stato firmato dall'onorevole Crisafulli.
   Noi  non abbiamo mai nascosto, lo abbiamo sempre detto, che  per
  noi  era  importante che la legge arrivasse  in  Aula  e  che  si
  potesse  discutere. Avete quindi utilizzato, come strumentalmente
  viene  fatto, la circostanza che il disegno di legge fosse  stato
  firmato dall'onorevole Crisafulli, come chissà quale ragione:  il
  semplice  motivo era piuttosto quello di emendare  e   migliorare
  il  testo  esitato  dalla  Commissione.  Voi,  invece,  lo  avete
  emendato e peggiorato
   E' questo che ci spinge a dare un voto contrario alla legge e  a
  muovere  un'altra osservazione: non è indolore l'approvazione  di
  questo  testo  perché ciò la dice lunga sullo stato dei  rapporti
  tra la maggioranza e l'opposizione. Fin da bambino, mio padre  mi
  diceva  che quando gli altri tendono ad alzare la voce ed   avere
  atteggiamenti di intimidazione, in qualche modo, lì  si  nasconde
  la  debolezza.  La  vostra  crisi  -  lo  dico  ai  colleghi  del
  centrodestra  -  è una crisi profonda, di rappresentanza,  è  una
  incapacità  a cogliere i processi dinamici presenti nella  nostra
  società.  La  vostra  secca sconfitta  elettorale  in  Sicilia  -
  dall'UDC  che  passa dal 18 al 14 per cento, a Forza  Italia  che
  passa dal 36 al 21 per cento, compresa Nuova Sicilia che ha  dato
  un   contributo  elettorale  a  Forza  Italia  -   non   si   può
  surrettiziamente  superare attraverso meccanismi  elettorali,  ma
  piuttosto con la politica e voi non siete più in grado di fornire
  alla Sicilia un progetto credibile.
   Pensate  di  superare  la vostra crisi così profonda  attraverso
  strumenti surrettizi? Attraverso, cioè,  l'utilizzo di una  legge
  elettorale  che  dovrebbe riproporre, secondo  voi,  gli  attuali
  rapporti di forza?
   No,  la  situazione è un'altra, è profondamente cambiata,  e  se
  voi  pensate  che  attraverso il meccanismo  elettorale  possiate
  coprire  la vostra crisi politica e di rappresentanza, commettete
  un gravissimo errore
   Alla  crisi della politica si risponde con la politica, non  con
  strumenti surrettizi
     Lo  voglio dire qui all'onorevole Miccichè - so che  ha  avuto
  contatti con altri parlamentari - affinché non pensi che il punto
  più  importante di un disegno politico sia quello di  esercitare,
  in  modo  oligarchico, il controllo su un gruppo di  parlamentari
  eletti   nel   listino;  listino  che,  peraltro,  è   posto   in
  discussione, ormai in tutti i consigli regionali.
   In  tutti  i  consigli regionali, infatti, si  sta  mettendo  in
  discussione  il  listino perché si ritiene  che  una  scelta  che
  appartenga  esclusivamente  alle  oligarchie  dei  partiti  vìola
  principi democratici.
   Se  l'onorevole  Miccichè  ritiene di aver  lavorato  perché  si
  ripristinasse un listino, nel modo come è stato fatto o,  peggio,
  perché  si  riproducesse  il  listino  previsto  dalla  normativa
  nazionale  del  Tatarellum (attraverso  il  quale  esercitare  un
  controllo  diretto con la nomina dei parlamentari,  un  controllo
  diretto nei confronti del Parlamento) e sarebbe questo il modo di
  come  rispondere alla crisi politica  del partito di Forza Italia
  in   Sicilia,  ebbene,  commette  un  miope  errore:  errore  che
  l'onorevole  Miccichè  non  potrebbe commettere,  se  è  un  uomo
  attento, dovendo piuttosto dare risposte politiche alla crisi  in
  cui attualmente versa Forza Italia nella nostra regione.
   Signor  Presidente, sono qui contenute tutte le  nostre  ragioni
  di  una  contrarietà netta; cogliamo anche il fatto che da questa
  legge  il clima non è come quello che ci poteva essere prima,  mi
  riferisco  al  clima dei rapporti tra le forze  politiche.  E  mi
  dispiace chiamarla in causa, signor Presidente. Lei, infatti, nel
  corso   di  questa  legge,  ha  permesso  una  palese  violazione
  regolamentare.
   Mi  riferisco, in particolare, al fatto che ha reso  ammissibile
  l'emendamento del Governo, numero 3 bis, perché quell'emendamento
  medesimo, sulla base di quanto previsto dal comma 6 dell'articolo
  112,  poteva  essere solo un emendamento di riscrittura;  per  il
  fatto  altresì  che  ieri ha evitato che un parlamentare  facesse
  proprio un emendamento presentato da altro collega, seppur  nella
  sua  funzione di Presidente della Commissione, violando  così  il
  comma  1  dell'articolo 114 del Regolamento che  prescrive,  come
  norma  generale,  che  qualsiasi deputato possa  far  proprio  un
  emendamento ritirato da un altro parlamentare.
   E'  tutto cambiato, cioè, nel corso dell'approvazione di  questa
  legge:  è  cambiato  lo stato dei rapporti  interni  all'Aula,  è
  cambiato  lo  stato  dei  rapporti interno  alla  coalizione,  il
  rapporto  tra  il  Parlamento e la Presidenza  dell'Assemblea,  è
  cambiato  altresì il rapporto ed il modo di come il  Governo  sia
  entrato dentro la legge elettorale, fatto unico in Italia
      Tutte  queste  considerazioni ci  spingono  a  dare  un  voto
  contrario, fortemente contrario, signor Presidente.
   E  noi  ci auguriamo, così come abbiamo cercato di dimostrare  -
  non  per ragioni di parte, bensì volte alla riaffermazione  della
  priorità del diritto - che il Commissario dello Stato tenga conto
  del  dibattito  che  si  è sviluppato ed  eviti  così  che  norme
  palesemente  incostituzionali ed approvate in  palese  violazione
  del   Regolamento,  possano  entrare  in  vigore,  senza  subire,
  giustamente, l'auspicata attenzione in termini di controllo.
   In  definitiva, signor Presidente, ci troviamo di fronte ad  una
  brutta legge che è stata fortemente peggiorata dall'atteggiamento
  del Governo e della maggioranza.

     PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Ferro.  Ne  ha
  facoltà.

     FERRO   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  arriviamo  a
  conclusione  di  questo  dibattito  sulla  riforma  della   legge
  elettorale,  un  dibattito,  per la verità,  che  è  stato  quasi
  monocorde,  nel senso che abbiamo assistito, in queste  settimane
  di lavori, ad un non confronto.
   Basterebbe   prendere in esame  gli interventi  susseguitisi  da
  questo  scranno,  per  la  maggior  parte  di  parlamentari   del
  centrosinistra,  senza che nel merito di ragionamenti  articolati
  ci  fosse, da parte di questa maggioranza, una risposta anche  di
  non  condivisione,  ma  comunque nel  merito  dell'articolato  in
  questione.
   E  questo  la  dice lunga, io credo, su un vulnus  istituzionale
  che,  con questa legge, viene a crearsi nei rapporti futuri,  tra
  maggioranza e minoranza, di questo Parlamento.
   Quella che vi accingete ad approvare è infatti una legge  che  è
  fortemente segnata da profili  incostituzionali.
   Una   legge   volgarmente  autoreferenziale,  specchio   di   un
  Parlamento  composto, per la maggior parte, da un  ceto  politico
  che   tende a riprodursi attraverso meccanismi elettorali ma  che
  risulta,  come  ormai  sa  la gran parte  del  popolo  siciliano,
  inadeguato  a risolvere i problemi di questa Regione.
   Una  legge  volgare  che mortifica l'accesso in  politica  delle
  donne,   che si inventa - caso più unico che raro - questa figura
  singolare  che, se non fosse un tema serio, diverrebbe quasi  una
  farsa, la figura cioè del  deputato precario . Del deputato  che,
  in  altri  termini, soggiace ai voleri dell'assessore  e  che   è
  impedito  a   svolgere la sua funzione perché,  laddove  disturbi
  l'assessore   medesimo,   ovviamente,   può   essere   facilmente
  ricattato.
    Deputato  precario  che l'onorevole Forgione ha chiamato  anche
  il   deputato  portaborse , espressione  che  copre  di  ridicolo
  questo Parlamento e la sua maggioranza.
   Una  legge volgere, dicevo, ma anche una legge truffa,  a  danno
  degli  elettori. Si è voluto infatti ostinatamente  mantenere  la
  scheda  unica,   nonostante molti ragionamenti ed interventi,  se
  fosse   prevalso  il  buon  senso,  avrebbero  ovviamente   fatto
  propendere  per  l'idea della doppia scheda,  come  strumento  di
  chiarezza nei confronti degli elettori.
   Si  è detto pure più volte in quest'Aula che bisognava fare  una
  legge  in cui si rendesse chiara la possibilità di assicurare  un
  voto  il  più  segreto possibile. Su questo tema,  un  assordante
  silenzio  della maggioranza: e il tema della segretezza del  voto
  non  era  un punto di cui ci eravamo innamorati leggendo  qualche
  fumetto giallo... E' piuttosto la constatazione di quanto avviene
  in questa Regione, in ogni occasione elettorale.
   E  la  segretezza  del voto è ciò che rende meno  inquinante  il
  sistema  politico  dalle  infiltrazioni mafiose,  altro  che  gli
  sbarramenti  Eppure, lo ribadisco, anche su questo tema, nessuno,
  né in un senso, né in un altro, ha voluto dire le ragioni per cui
  era contrario alla sezione unica di spoglio, così  come era stata
  prevista da un emendamento anche da me presentato.
   Una  legge  volgare ed incostituzionale che riduce drasticamente
  gli   spazi   di  partecipazione  dei  cittadini  alla  politica,
  attraverso l'inserimento di una soglia di sbarramento che non  ha
  precedenti e non è prevista  in nessuna parte d'Europa.
   Una legge insomma che, come dice l'onorevole Orlando, è una non-
  legge
   Una  legge  che non so quante effettive modifiche  abbia  subìto
  rispetto al testo licenziato dalla Commissione e al dibattito  in
  Aula.
   Ma  una  legge che non è legge,  è tale che non si  può  votare,
  nel  senso  che almeno la può votare soltanto quella maggioranza,
  quei  Gruppi parlamentari che hanno scritto  questo stesso testo,
  assolutamente inscrivibile e ai limiti della decenza
   E,  allora,  per  queste ragioni, credo,   anche  rispetto  alle
  considerazioni  che  faceva l'onorevole Speziale  annunciando  il
  voto  contrario  del suo Gruppo, che  sarebbe più  sensato  -  mi
  permetto  di  dire  ragionevole e coerente - immaginare  non   il
  fatto che si voti contro una legge, ma se è una  non-legge , come
  io  credo,  a  maggior ragione incostituzionale, allora,  l'unica
  strada  è  quella  di non partecipare al voto.  Si  dia  così  la
  possibilità   ad  una  maggioranza,  che  mi  auguro  rapidamente
  diventi  minoranza nel Paese, di rendersi responsabile di  questa
  legge  che  farà  ridere l'Italia, come già qualche  giornale  ha
  anticipato nei giorni scorsi.
   Ecco  perché, a nome anche del Gruppo parlamentare Sicilia 2010,
  abbiamo  scelto  di  non  partecipare  al  voto  e  di  attivarci
  rapidamente,  con le altre forze politiche che  lo  vorranno,  al
  fine  di  percorrere   l'unica strada  possibile,  essendo  ormai
  impedito   qualsiasi   proficuo,   positivo   confronto:   ossia,
  ricorrere al referendum, misurandosi con l'opinione dei cittadini
  penalizzati  da questa legge, ma soprattutto penalizzati  per  il
  quadro  politico  che, nei prossimi anni, si  profila  attraverso
  questa legge.
   Certo,  il  Commissario  dello Stato potrà  riparare  a  qualche
  danno, ma, personalmente, non tifo e non ho mai tifato perché sia
  il  Commissario dello Stato, ogni qualvolta si produce una  legge
  in  questo  Parlamento, a sanare le tante scelleratezze  che  qui
  sono compiute.
   Infine, un'ultima considerazione - ed  è una considerazione  che
  rivolgo  con  pacatezza, con serenità - è  ovvio  che  in  questo
  percorso  legislativo  c'è,  a mio avviso,  la  necessità,  nelle
  prossime   settimane,  di  rivedere  i  rapporti  tra  le   forze
  politiche,  anche  all'interno  del  centrosinistra;   è   ovvio,
  infatti,    che    il   vulnus   istituzionale    nel    rapporto
  maggioranza-minoranza   non   ci   esime   dal   riflettere   sui
  comportamenti  e  su  quanto  complessivamente  è  accaduto,  nel
  tortuoso  percorso  di  questa legge,  appunto,  all'interno  del
  centrosinistra, al di là delle firme apposte al disegno di legge,
  dei  comportamenti in Aula e delle decine di riunioni che abbiamo
  fatto.
   Ritengo  che  quanto ci consegna questa legge, in qualche  modo,
  sia la necessità che nel centrosinistra si rifletta davvero e con
  lealtà  su  come  costruire  il futuro  dello  stesso  in  questa
  Regione, che attraverso questa legge è profondamente incrinato  e
  compromesso.
   E'    compromesso   perché   si   è   scelto,   attraverso   una
  superficialità  anche  di ragionamenti  e  di  comportamenti,  di
  acconsentire ad una serie di norme che certamente non  aiutano  e
  non spianano la strada per un confronto leale, tra maggioranza  e
  minoranza, tra centrodestra e centrosinistra.
   Vorrei  che di questo, con grande serenità, nei prossimi  giorni
  se  ne tenga conto: sarebbe facile qui argomentare, con una serie
  di  fatti, quanto è successo, non voglio farlo, perché non voglio
  portare   in  quest'Aula, in questo momento,  elementi aggiuntivi
  di  confronto  che sono pur necessari, ma che ritengo  più  utile
  fare nelle prossime settimane.
   Pertanto,  confermo la non partecipazione al voto, nel  rispetto
  della decisione che gli altri Gruppi parlamentari vorranno fare.

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, dichiaro chiuse le iscrizioni.
   E'iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha facoltà.

    FORGIONE   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  molto  si  è
  detto  nelle  due  ultime settimane di lavori d'Aula,  su  questa
  legge elettorale. Molto si è detto in quest'Aula sul rapporto tra
  le forze politiche e molto si è pure detto sulla stampa.
   E  chi, come me, è stato impegnato in una battaglia politica  di
  opposizione  a  questa  legge,  in  alcuni  passaggi,  ha  dovuto
  sviluppare anche una battaglia ostruzionistica.
   Non  ci  sono  molte  parole  da spendere  ancora  per  dare  un
  giudizio definitivo e svolgere la dichiarazione di voto finale.
   Credo,  però,  che  sia  dovere di ognuno  di  noi  riportare  a
  sintesi le valutazioni sviluppate nella battaglia parlamentare  e
  dare  così un giudizio complessivo, ora che siamo giunti al  voto
  finale, su quello che ritengo sia un vero e proprio strappo,  una
  rapina della democrazia e della rappresentanza in Sicilia.
   Uno  strappo della democrazia ed una rapina della rappresentanza
  perché  stiamo  per  approvare  una  legge  elettorale  che   non
  rappresenta l'insieme delle regole per ricostruire una dialettica
  tra  le  istituzioni e la società siciliana, bensì una legge  che
  rappresenta  lo strumento per la rigenerazione di un  sistema  di
  potere.
   Un  sistema di potere certo avvolgente che, di volta  in  volta,
  può cooptare anche pezzi dell'opposizione dentro la rigenerazione
  delle  vecchie  logiche consociative, tristemente  note  in  vari
  passaggi ed in varie fasi della storia della nostra Terra, ma pur
  sempre un sistema di potere.
   E   ci  accingiamo  ad  esitare  una  legge  elettorale,  signor
  Presidente  e onorevoli colleghi, che espelle le forze  critiche,
  quelle non assimilabili e non cooptabili dentro questo sistema di
  potere e dentro le pratiche e le logiche consociative.

          Presidenza del Vicepresidente  Fleres (ore 13.27)

   Avremmo   avuto  bisogno  di  un'altra  dimensione  politica   e
  culturale  del  confronto  tra di noi,  in  una  discussione  che
  riguarda il rapporto tra i rappresentanti ed i rappresentati, che
  riguarda, altresì, le forme di rigenerazione della democrazia  e,
  se  volete, anche le opportunità per la riforma della politica in
  Sicilia.
   E  la  riforma della politica in Sicilia ha a che  fare  con  il
  degrado  delle istituzioni, con il crescente abbandono di  larghi
  settori di massa dall'impegno sociale e dall'impegno civile;  con
  la distanza dei giovani dalla politica; con tutte quelle forme di
  penetrazione del sistema politico che riguardano il rapporto  tra
  la politica e la mafia.
   Ed  il  rapporto tra la politica e la mafia in Sicilia è  a  sua
  volta  costitutivo di un modo d'essere delle istituzioni e di  un
  modo d'essere della politica.
      E   quando   parliamo  del  rapporto  tra  rappresentanti   e
  rappresentati parliamo anche della possibilità della politica  di
  rendersi impermeabile alla penetrazione mafiosa.
   E   noi sappiamo quanto è colpita, in questo momento, non in  un
  contesto generale, l'istituzione, la politica, colpita da  questo
  rapporto  con la mafia, al punto di avere un'ombra sulle  massime
  istituzioni di questa Regione.
   Avremmo  avuto  bisogno di discutere, signor  Presidente,  fuori
  dalla  propaganda, fuori dall'esibizione di  muscoletti ,  perché
  non  sono  neanche  muscoli, perché quando i  muscoli  sono  così
  dissociati dal cervello e quando l'esercizio della forza  è  così
  dissociato  dall'esercizio  della  ragione,  l'esibizione  è   di
  muscoletti, di nervetti e non di muscoli  Avremmo avuto  bisogno,
  dicevo, di un altro livello del confronto nell'intreccio  tra  il
  sistema   elettorale,   il   rapporto   tra   rappresentanti    e
  rappresentati  e  la riforma dello Statuto, cioè  la  riscrittura
  della nostra Costituzione
   In  Sicilia,  ce  lo  avete  negato,  poiché  l'esercizio  della
  ragione vi è ostico, vi è difficile, è troppo faticoso ed abbiamo
  discusso  del  sistema elettorale scindendolo dalla  riforma  del
  sistema  istituzionale in Sicilia come se le  cose  fossero  così
  facilmente separabili ed  oggi stiamo producendo un mostro.
   La  responsabilità è vostra; è vostra perché vostra è la  scelta
  di  questa  legge elettorale; perché vostro è il segno che  avete
  impresso  a  questo  disegno di legge; è vostro  perché  noi  non
  parteciperemo all'atto finale e vorremmo che fosse esplicito agli
  occhi della Sicilia e del Paese che questa responsabilità è tutta
  vostra.
   Davvero   continuo  a  non  capire  perché  non   si   abbandoni
  quest'Aula  a  voi,  visto che avete usato  quest'Aula  come  una
  palestra  e  come  un  ring  da  pugilato,  non  come  il   luogo
  dell'esercizio del confronto e della dialettica parlamentare.
   Noi  che  siamo  la  forza politica più estrema  a  sinistra  in
  questo  Parlamento,  noi  che siamo la  forza  politica  che  con
  maggiore  radicalità  ha  contrastato  la  vostra  visione  della
  democrazia,  la vostra visione del potere perché non c'è  nessuna
  visione  della  democrazia in quello che  voi  avete  espresso  e
  continuate ad esprimere non solo con questo disegno di legge,  ma
  anche  con  i  comportamenti con i quali vi siete  esercitati  in
  quest'Aula  parlamentare; noi che pure  vi  abbiamo  invitato  al
  dialogo,  oggi prendiamo atto che con la vostra pratica politica,
  con  la  vostra cultura politica, con i vostri comportamenti  non
  c'è alcuna possibilità di dialogo.
   Questa, guardate, è l'affermazione più grave che si possa  fare.
  Perché  non  c'è  Parlamento al mondo nel quale  si  scrivono  le
  regole elettorali  e si fanno le riforme istituzionali a colpi di
  maggioranza,  senza sviluppare un confronto tra le diverse  parti
  politiche.  Voi  avete  fatto  questo  e  lo  avete  fatto  senza
  imbarazzo, perché esercitate un vostro diritto, certo, quello  di
  essere  maggioranza finalizzandolo solo ai vostri fini di  potere
  politico e di potere personale.
   Insisto:   qui  l'Unione  democratica  di  centro,  l'UDC,   può
  esercitare una politica di forza perché oscilla tra il 14  ed  il
  18  per cento dei voti; laddove in Italia l'UDC oscilla tra il  3
  ed  il 5 per cento dei voti deposita in queste ore un disegno  di
  legge di riforma elettorale con lo sbarramento al 2,5 per cento.
   Questo  siete voi. Siete il peggio, la  macchietta' dell'eredità
  democristiana, quell'eredità politica e culturale che si misurava
  con  le  grandi  culture democratiche; quell'eredità  politica  e
  culturale  che da Sturzo a Dossetti dava centralità al Parlamento
  e  non  ai governi ed all'esercizio separato del governo rispetto
  alla  democrazia  parlamentare. Siete  la  macchietta  di  quella
  tradizione politica e culturale.
     Ed  io, che vengo da un'altra tradizione politica e culturale,
  quella dei comunisti e del Partito comunista italiano, non  posso
  non segnare con amarezza l'assenza di un confronto, la fine delle
  grandi  tradizioni politiche e culturali democratiche  in  questo
  Paese,  quelle che sono state fondative di una Costituzione  che,
  non  a  caso, state demolendo a colpi di riforme, sì,  di  quelle
  riforme che hanno un legittimo rappresentante, perché non  poteva
  essere    diversamente   in   questo   momento   come   legittimo
  rappresentante,  quella figura un po' goffa,  un  po'  buffa  per
  qualunque  italiano e non dico per qualunque  siciliano  -  e  ne
  avremmo  qualche  ragione  in più - che  è  il  ministro  per  le
  riforme, l'onorevole Calderoli.
   Ripeto:  voi siete la macchietta di quella tradizione culturale.
  Per  questo  vi  potete  permettere, in barba  ad  ogni  coerenza
  politica,  di  fare un disegno di legge di riforma elettorale  in
  Italia  con  lo sbarramento al 2,5 per cento, poichè  sapete  che
  quella è la vostra salvaguardia, ed in Sicilia al 2,5%.
   Onorevole  Sammartino, il disegno a firma d'Onofrio,  depositato
  in  queste ore in Parlamento, è al 2,5% perché quella è la soglia
  di  salvaguardia almeno in 15 delle 22 regioni italiane per l'UDC
  di  Follini, di Buttiglione, di Cuffaro e di Lombardo, visto  che
  sono  i  cosiddetti  soci  di  maggioranza  di  quel  partito   e
  dell'assetto dirigente di quel partito.
   In  Sicilia,   forti del vostro 15 per cento sulla base  di  una
  visione  della  democrazia  elastica,  fatta  su  misura  per  la
  rigenerazione  di  un ceto politico e di un proprio  apparato  di
  potere,  segnate  uno  sbarramento per  cancellare  intere  forze
  politiche  dalla dialettica democratica. Ma non solo, questo  non
  vi  basta,  non vi basta fate un altro sbarramento. E  qui  forse
  qualcuno  sarà soddisfatto, perché alla fine da questa  mostruosa
  legge  ne  ricaverà  l'unico punto vero  per  il  quale  è  stato
  accelerato  l'iter e il percorso legislativo di questo   mostro ,
  cioè i collegi su base provinciale.
     State facendo una legge con i collegi su base provinciale  che
  rappresentano  già  uno sbarramento per le  forze  medio-piccole,
  perché  sapete  che  in  almeno 6 delle 9  province  siciliane  è
  precluso  l'accesso a forze politiche che raccolgono un  consenso
  del  4-5 per cento. Ma non solo  Nella vostra schizofrenia, nella
  vostra   arroganza,  fate  l'attribuzione  dei  seggi   su   base
  provinciale.
     Noi  eravamo  anche pronti a raccogliere questa  sfida.  Bene
  Andiamo  su  base  provinciale, ma questo non vi  basta.  Dite  a
  quelle forze politiche che possono avere accesso ai seggi su base
  provinciale:  però  vi imbrogliamo, facciamo un'ulteriore  truffa
  perché vi mettiamo lo sbarramento su base regionale.
   Questo  è un mostro politico, è un mostro istituzionale. Si  può
  realizzare   solo   qui,  dove  un  ceto  politico   punta   alla
  rigenerazione   di  se  stesso,  non  alla  ricostruzione   della
  dialettica democratica.
   Volete  i collegi su base provinciale? Bene  Noi di Rifondazione
  comunista  vi  avremmo detto: facciamolo   pur  avendo  fatto  la
  battaglia  assieme  a tutti i partiti minori,  ed  è  il  motivo,
  onorevole Speziale, per cui non abbiamo dato l'ok alla  legge  in
  Commissione,  perché  ritenevamo che in un sistema  proporzionale
  con  lo  sbarramento di coalizione per favorire le  aggregazioni,
  comunque il collegio unico regionale era la garanzia, da un lato,
  per  assicurare  la rappresentanza e, dall'altro,  attraverso  un
  premio di maggioranza, per assicurare la stabilità di governo.
   E  voi, per anni, ci avete detto che il problema di questo Paese
  era la rappresentanza e la stabilità.
   Avevamo  già l'equilibrio tra la rappresentanza e la  stabilità,
  ed era il vecchio sistema elettorale.
   Così  stabilite  un  doppio maggioritario, il maggioritario  che
  preclude  l'accesso  ai collegi provinciali,  a  gran  parte  dei
  collegi provinciali per l'insieme delle forze medio-piccole;  poi
  fate uno sbarramento ulteriore a livello regionale, avendo scelto
  invece  come sistema quello provinciale. E non solo,  date  anche
  alla  coalizione  che vince un premio di maggioranza  che  sfonda
  l'equilibrio  tra maggioranza ed opposizione nella  distribuzione
  dei seggi.
   Onorevoli  colleghi,  credo  che una mostruosità  simile  poteva
  essere  pensata soltanto nella perversione e nella  degenerazione
  politica dei partiti siciliani. Di tutti i partiti siciliani.
     E  coloro  che  pure  erano interessati ad  avere  il  sistema
  dell'attribuzione dei collegi provinciali, noi che non siamo così
  sciocchi  da non capire gli equilibri politici che si determinano
  nel  corso  del  confronto  parlamentare  abbiamo  detto:   Bene,
  prendiamo  atto di una sconfitta. Abbiamo fatto la  battaglia  in
  nome  di  tutti  i  piccoli partiti a difesa del  collegio  unico
  regionale, prendiamo atto della sconfitta e facciamo una politica
  di  riduzione  del  danno.  Andiamo  ai  collegi  provinciali  ma
  ritroviamo un equilibrio tra la rappresentanza e la stabilità per
  assicurare  la  più ampia rappresentanza parlamentare  e  la  più
  ampia dialettica in questo parlamento .
   Siamo  stati  assolutamente inascoltati. Ed anche  quelle  forze
  politiche, penso ai Democratici di sinistra, alla Margherita, che
  hanno  avuto l'ansia e la fretta di licenziare questo disegno  di
  legge, perché comunque legittimamente credevano e valutavano  che
  una  legge elettorale dovesse essere fatta e se ne dovesse dotare
  questo Parlamento, sono stati sconfitti anche su questo.
   Prendete  atto, amici e colleghi della Margherita e dei  DS  che
  il vostro potere contrattuale in questo confronto parlamentare  è
  stato  quasi  nullo; che l'unico risultato ottenuto  è  stato  il
  collegio provinciale e che con questa destra qui, in Sicilia, non
  c'è  possibilità di dialogo e dovreste smetterla  una  volta  per
  tutte a provare a dialogarci.
   La  destra  ha detto che c'era il problema delle liste   fai  da
  te'  in  Sicilia. Sì, c'è un problema delle liste fai da  te'  in
  Sicilia, è il problema dei cambi di casacca permanenti.
   Nella  passata  seduta  dell'Assemblea  regionale  siciliana  il
  presidente  Lo  Porto  ci ha comunicato un  ulteriore  cambio  di
  quattro,  cinque deputati da un Gruppo all'altro. E' un  problema
  antico;   è   il  vecchio  trasformismo  delle  classi  dirigenti
  siciliane; è un problema antico che non si risolve con  le  leggi
  elettorali.  E se io penso che uno degli ultras nel dibattito  di
  questa  legge per lo sbarramento al 5 per cento, per  porre  fine
  all'esperienza  delle  liste  fai da te' è stato  quell'onorevole
  Acierno che negli ultimi cinque anni, e sono gli unici della  sua
  esperienza  e  della  sua  carriera  politica,  ha  cambiato  sei
  partiti,  li  voglio citare: è stato eletto in un collegio  unico
  con  i  voti di tutta la Casa delle Libertà, perché da  solo  non
  aveva alcunché da rappresentare; poi al momento della prima crisi
  di  governo  della  Casa delle Libertà è  passato  con  l'UDR  di
  Cossiga  e  di  Mastella, una giravolta che dalla  destra  lo  ha
  portato  nel centrosinistra; dal centrosinistra con una giravolta
  un  po'  eccessiva è passato alla Fiamma tricolore,  era  l'unico
  deputato alla Camera della Fiamma tricolore del neofascista  Pino
  Rauti;  poi,  come  rappresentante della  Fiamma  tricolore,  non
  rappresentando l'uno e non potendo superare alcuno sbarramento in
  Sicilia  come Fiamma Tricolore, si è fatto eleggere  nel  listino
  della Casa delle Libertà; appena è stato eletto nel listino della
  Casa  delle  Libertà  è  passato  nel  Gruppo  di  Nuova  Sicilia
  dell'onorevole Bartolo Pellegrino contrattandosi direttamente  il
  posto di capogruppo. E questo signore dovrebbe dare lezione a  me
  su come si combattono le liste  fai da te' in Sicilia, su come si
  combatte   il  trasformismo politico qui  in  Sicilia?  E  questo
  signore  è  stato uno dei punti di massima durezza nel  confronto
  politico qui in Aula.
   Questa  si  chiama immoralità, perché questi signori con  questa
  legge elettorale troveranno il modo, la formula, la trattativa  e
  il  prezzo  utile  per mettersi sul mercato  della  politica  per
  ritornare  di  nuovo in quest'Aula; partiti politici  strutturati
  con  un  corpo  militante,  un sistema  di  valori,  un  progetto
  politico   ed  un  programma  sono  invece  espunti   da   questo
  Parlamento.
   E'  questa  la legge che si sta facendo. Come se questo  non  vi
  bastasse, estendete questa norma alle province ed ai comuni.  Che
  cosa  è  un'assemblea  elettiva in una provincia,  in  un  comune
  laddove  l'organizzazione  della  rappresentanza,  non  come   il
  parlamento  regionale  o  il  parlamento  nazionale,  ma  laddove
  l'organizzazione  della  rappresentanza  ha  a   che   fare   con
  l'espressione  diretta  dei bisogni e  la  capacità  dei  bisogni
  sociali  di irrompere nella politica, lì dove ci sarebbe bisogno,
  non di uno sbarramento, ma di un sistema di rappresentanza capace
  di stimolare l'auto-organizzazione della società civile, non solo
  in partiti, ma in auto-organizzazione di bisogni, di comitati, di
  esperienze  di lotta, di esperienze di comunità da portare  e  da
  fare  irrompere  nelle  istituzioni per  rigenerarle  laddove  le
  istituzioni in Sicilia, onorevoli colleghi, sono spesso il  luogo
  dello scambio politico e il luogo dello scambio tra la politica e
  la  mafia.  Laddove  nel piccolo comune si esercita  il  notabile
  clientelare  che con i suoi pacchetti di voti, spesso contrattati
  anche  con l'altro capo di tal'altra famiglia non della politica,
  ma  della mafia, mette una cappa sulle istituzioni e sui  governi
  locali,  là, proprio là, voi stabilite uno sbarramento al  5  per
  cento.  Lì,  dove quel notabile il 5 per cento lo supera,  ma  un
  partito  che  vive  soltanto  della  sua  capacità  di  costruire
  opinione  attorno a sè può esservi cancellato e  non  può  avervi
  accesso.
     Non  esiste  assemblea elettiva in Italia, comune o  provincia
  che  sia,  dove  c'è  uno sbarramento al 5%   Altro  che  Sicilia
  laboratorio, laboratorio di cosa? Laboratorio della rigenerazione
  di   un  ceto  politico  e  della  rigenerazione  di  un  sistema
  notabilare di costruzione  del consenso.
   Questa  è  la legge che voi state facendo. E davvero fa  rabbia,
  onorevoli colleghi, sentire i tanti appelli al Commissario  dello
  Stato.  Io lo so che quando arriveremo in quest'Aula, se  mai  ci
  arriveremo,  con  il  progetto  di  riforma  del  nostro  Statuto
  autonomista una destra coerente deve fare un'unica cosa: proporre
  un emendamento per l'abolizione del Commissario dello Stato.
   Non  abbiamo dubbi. Così potrete consumare tutte le vergogne che
  volete,  che  sono  l'unica vera possibilità di  tenervi  assieme
  senza neanche il problema di avere un controllo.
   E  quante volte dall'immoralità di questa politica ci ha salvato
  quel  Commissario dello Stato che noi sappiamo pure essere spesso
  condizionato e condizionabile?
   Noi,  che abbiamo a cuore l'autonomia speciale, la rigenerazione
  di  questa autonomia, sappiamo che essa è stata legata nella  sua
  ispirazione  vera,  quella  di essere strumento  dell'autogoverno
  sociale,   dall'eversione  e  dal  sovversivismo   delle   classi
  dirigenti che per cinquant'anni hanno governato questa regione in
  un  patto contrattato con le classi dirigenti nazionali che   qui
  avevano uno dei principali bacini del loro consenso.
   Questo  è  stato il sistema di potere della Democrazia cristiana
  per  cinquant'anni  in  Sicilia. Uno degli  strumenti  di  questo
  sistema di potere e di questo scambio è stata anche la figura del
  Commissario  dello Stato, ma almeno esso aveva  una  parvenza  di
  ruolo  e  di  controllo e ce l'ha ancora, e noi facciamo  appello
  perché  sappiamo  che  questa norma, per molti  suoi  aspetti,  è
  incostituzionale.
   Cosa  farete  colleghi della maggioranza - e lo  dico  anche  ai
  colleghi  del  centrosinistra  - a  settembre,  è  qui  presente,
  l'onorevole  Ardizzone,  presidente  della  Commissione    Affari
  istituzionali',  la  vera  depositaria di  questo  provvedimento.
  Onorevole Ardizzone, hanno anche provato ad espropriarla del  suo
  ruolo  in  questo  dibattito  per  affermare  che  a  nome  della
  Commissione   doveva   parlare  il   Presidente   vicario   della
  Commissione  Statuto  No, quella Commissione solo temporaneamente
  e limitatamente doveva concorrere a questo disegno di legge, ma è
  lei  invece  il  Presidente della Commissione titolata  a  questo
  disegno di legge.
   Cosa  faremo  quando  discuteremo  dell'ordinamento  degli  enti
  locali? Rimetteremo in discussione questo 5 per cento? Ma  questo
  5  per  cento  nei comuni e nelle province ha a che fare  con  la
  riforma  degli enti locali. Invece, con una forzatura, in  questa
  ubriacatura di nervetti, non di muscoli, da mostrare,  che  avete
  avuto in queste settimane, avete inserito una norma inaccettabile
  ed  inapplicabile fuori dalle regole del nostro  Statuto.  Questa
  sarà,  infatti, materia dell'ordinamento degli enti locali,  come
  tutta  la  parte che riguarda gli assessori, e le incompatibilità
  degli assessori e dei sindaci, laddove dovremo mettere mano  alla
  legge elettorale per gli enti locali.
   Tuttavia,  so bene che tutto questo miscuglio di norme  inserite
  in  questa legge tiene assieme una maggioranza che altrimenti non
  si sarebbe tenuta.
   Ed  allora,  vedete, avete fatto una legge su misura dei  vostri
  interessi  e  delle  vostre logiche di  potere;  avete  avuto  la
  capacità,  onorevoli colleghi della destra, di ridurre  anche  la
  questione del riequilibrio di genere della rappresentanza  ad  un
  problema di polizia municipale: ad una multa.  E voi pensate  che
  l'alternanza uomo/donna possa essere costruita in Sicilia  usando
  come  minaccia  e  come deterrente una multa?  Non  vi  interessa
  neanche  il  problema della rappresentanza, della  qualità  della
  rappresentanza,  della  riorganizzazione della  rappresentanza  e
  dell'accesso   alla   rappresentanza  delle   donne   a   livello
  istituzionale, parlamentare, nei comuni e nelle province.
   Avete  detto:  sì,  c'è  una pressione  dell'opinione  pubblica,
  facciamocene  carico.  Ma  mentre  ve  ne  fate  carico   l'avete
  depotenziata  di ogni effetto; l'avete ridotta ad  una  multa  e,
  così,  quella  che  doveva  essere la  legge  di  un  laboratorio
  parlamentare  capace di parlare a tutto il Paese è  diventata  la
  beffa  di  se  stessa, la farsa e, addirittura, in  questa  farsa
  abbiamo dovuto ascoltare espressioni da Medio Evo, rispetto  alle
  donne, uscite dalla bocca dei deputati del centrodestra, come  se
  in  questa  Assemblea  le donne fossero incolte,  impreparate  ed
  incapaci  all'attività politica, e come se qui, invece,  avessimo
  una  massa di legislatori, di fini costituzionalisti, di abili  e
  colti politici, che occupano i banchi di questo Parlamento,  tale
  da  rendere  visibile  lo squilibrio tra  una  rappresentanza  di
  genere  maschile,  capace, pronta, l'unica  deputata  per  dovere
  divino   o   per   diritto  feudale,  alla   politica   ed   alla
  rappresentanza politica, e una massa di incolte donne pronte  lì,
  attraverso una legge forzata e violenta, ad usurpare il posto  di
  costoro  che  invece ce l'hanno per lascito divino o per  diritto
  feudale
   E'  una  vergogna  il livello del dibattito  politico  al  quale
  siamo   stati   costretti   in   quest'Aula   sul   punto   della
  rappresentanza  di  genere   Ma questo  non  ci  indigna,  ci  fa
  soltanto  prendere  atto  del vostro oscurantismo,  della  vostra
  grettezza politica e culturale che, non a caso, è stata in  grado
  di  produrre solo questa legge. Sì, questa legge parla  al  Paese
  per l'oscurantismo che esprime e per la vocazione autoritaria che
  la caratterizza, per la grettezza degli interessi che tutela.
   Poiché  ormai gli argini sono rotti e non c'è più neanche quella
  vecchia  Democrazia cristiana che nessuno di  noi  rimpiange,  ma
  ormai  questa  Destra è un impasto di affarismo  e  di  interessi
  privati,  fate  le  cose  come neanche  la  Democrazia  cristiana
  faceva,  che  guardava alla rigenerazione di un  suo  sistema  di
  potere tenendo sempre insieme un livello di mediazione sociale in
  grado di parlare agli interessi generali del Paese.
   Questo  per  voi  non  esiste. Per voi  esiste  l'esercizio  del
  potere non solo da tutelare ma da esibire senza vergogna. Per voi
  sta  diventando  normale  questo  miscuglio  di  interesse  e  di
  affarismo privato da sostituire all'interesse generale; del resto
  il leader della coalizione nazionale di centrodestra, l'onorevole
  Berlusconi, è questo - e da un po' di tempo prendo atto che anche
  l'onorevole Cuffaro è questo.
     Solo  in  questa logica si motiva l'assenza di pudore rispetto
  alla dei deputati supplenti; solo in questa logica, non c'è altra
  motivazione.
   I  deputati  supplenti sono l'amplificazione di  un  sistema  di
  potere,  la moltiplicazione e l'estensione, l'allargamento  delle
  maglie  di  un sistema di potere. E chi non è eletto per  volontà
  popolare,  come  ha  spiegato  una volta  l'onorevole  Gianfranco
  Micciché,  ma  ha  speso  tanti  soldi  per  farsi  la   campagna
  elettorale, una gratificazione la deve pure avere. E  poiché  non
  ci sono tante fiere di Palermo, tanti consorzi di bonifica, tanti
  IACP, tanti posti di sottogoverno, bisogna trovarne altri
     Quel  deputato supplente sarà solo il portaborse del  deputato
  eletto, vive in sua funzione, lo bisogna fare deputato supplente
  E  così,  bisogna fare il portaborse del deputato, deve  servire,
  non  dovrà  mai presentare un'interrogazione parlamentare  contro
  quell'Assessore perché, qualora quell'Assessore venisse incrinato
  nella  sua  legittimità   e  il Presidente  della  Regione  fosse
  costretto  a  sottrargli  la  delega,   quel  deputato  supplente
  smetterebbe di esistere.
     Voi  avete  prodotto un mostro, onorevoli  rappresentanti  del
  centrodestra, ma ne siete molto orgogliosi, vedo. Avete  prodotto
  un  mostro  rispetto  al  quale addirittura  si  è  impegnato  il
  Governo.  Infatti,  non  abbiamo  visto  per  due  settimane   il
  Presidente  della  Regione in Aula, ma è  venuto  solo  ieri  per
  rafforzare  con  la  sua  presenza  l'ordine  di  scuderia  della
  maggioranza che ha imposto all'onorevole Pistorio il  ritiro  del
  suo emendamento.
     Badate bene, un emendamento ridicolo che ha affascinato  anche
  il  nostro  amico  e  collega, onorevole Speziale,  al  punto  da
  provare  a  farlo  proprio. Perché, se il  deputato  supplente  è
  immorale  e,  come  lo  ha  definito  l'onorevole  Speziale,  una
  vergogna dal punto di vista istituzionale non si capisce perché è
  immorale oggi, ma dilazionato tra una legislatura invece recupera
  moralità
     Capisco  che  un  gruppo parlamentare grande come  quello  dei
  Democratici  di  sinistra  si  eserciti  anche  in  una   tattica
  parlamentare   tale   da  incrinare  i  rapporti   interni   alla
  maggioranza, ma guardate che con le moralità non si  fa  tattica;
  sulla questione morale, e quella dei deputati supplenti, che  per
  me  è una questione morale della politica siciliana, non si fa la
  tattica.
   Per  troppo  tempo  queste tattiche parlamentari  erano  l'altra
  faccia  del consociativismo politico che ha legittimato il peggio
  del  sistema di potere in Sicilia. Non è più questa la fase e non
  si  fa  tattica  su questo, cari colleghi. E per  dirla  ai  miei
  colleghi  diessini, anzi, cari compagni, non  è  questa  la  fase
  della tattica sull'immoralità di questa maggioranza.
   Allora,  in  questa legge c'è di tutto e di più: c'è  il  peggio
  che la politica potesse produrre non solo in un'Aula parlamentare
  ma anche nel rapporto con la società.
   E  qui  non  posso non prendere atto di un errore  grave  che  è
  stato  commesso in considerazione delle valutazioni che ho fatto,
  ma anche per le valutazioni esposte dall'onorevole Speziale e per
  quelle offerteci dal professore Silvestri, sempre per mezzo delle
  parole dell'onorevole Speziale.
     L'errore tragico è stato quello di avere capito che con questa
  destra  a  metà  percorso  non c'era  nulla  da  fare,  nulla  da
  migliorare. Come lei ha detto, questa non è la legge uscita dalla
  Commissione, perché dalla Commissione era uscita una legge  sulla
  quale  c'e stato una sorta di patto implicito che poi si  sarebbe
  dovuto  migliorare in Aula. Quando avete capito  che  questo  era
  impossibile è diventato incomprensibile continuare a favorire  il
  percorso e l'iter di questa legge. Se non l'avete capito è ancora
  più grave, perché vuol dire che abbiamo una direzione politica in
  questa Aula che non riesce a reggere il livello del confronto con
  l'arroganza di questa Destra.
     C'è  stato  un  punto,  lei  lo ha citato  a  proposito  dello
  sbarramento del 3 per cento, io dico anche prima, nel  quale  era
  ormai chiaro che questa Destra, proprio perché forte di una sorta
  di  lasciapassare che gli era stato dato in Commissione  Statuto,
  ormai  voleva  prendersi  tutto. E si è  presa  tutto,  onorevole
  Speziale,  non  ha  concesso neanche la  dilazione  dei  deputati
  supplenti.
   Quando hanno capito che potevano prendersi tutto, si sono  presi
  tutto  e  si  sono fatti forza non solo della necessità  che  una
  parte  del  centrosinistra abbia voluto favorire questo  percorso
  pur  di  ottenere una legge. Ma a questo punto devo dire  pur  di
  avere  una  legge  qualunque, non una legge  che   recuperasse  i
  collegi  provinciali, quella che voi legittimamente, diversamente
  dal  nostro punto di vista, ma legittimamente, consideravate  una
  priorità  Ma una legge qualunque che cancella oggettivamente  una
  coalizione e la gran parte dei partiti che ne fanno parte.
   Nel  mio intervento di ieri sera ho parlato dell'intervento  del
  segretario  di  un  partito, l'onorevole Diliberto,  sui  partiti
  della destra. Non l'ho reso noto io, onorevole Morinello, è stato
  comunicato in un luogo pubblico, in Conferenza dei capigruppo, da
  ben   tre  capigruppo  di  partiti  del  centrosinistra   e   del
  centrodestra,  io ho preso atto che, addirittura, ci  sono  stati
  interventi  nazionali che hanno indicato di tenere la soglia  del
  cinque  per  cento.  E questo perché? Solo per  eliminare  quelle
  forze  politiche  che  possono essere  cancellate  da  una  legge
  elettorale?  Ne dubito, perché quando una forza,   un  movimento,
  un'idea  vive  nella  società, si può essere  cancellati  da  una
  istituzione ma non dalla società stessa.
   Trovo  legittimo  che da più parti si cerchi  il  confronto  con
  altri  partiti.  Quando  il capogruppo  di  Forza  Italia  mi  ha
  manifestato la necessità di un livello politico che andasse oltre
  l'ambito  di  decisione  dei  Gruppi,  io  ho  sentito  tutti   i
  capigruppo  del  centrodestra, il segretario di Forza  Italia,  e
  questo  perché  ritengo che in materia di riforma  istituzione  è
  bene tenere il confronto fra tutti.
   Del  resto  onorevole  Fleres, la legge  di  cui  tanto  abbiamo
  parlato,  il Tatarellum, portava la firma dell'allora  capogruppo
  del  Movimento Sociale Italiano, non di Alleanza Nazionale, e  la
  seconda  firma su quella legge era del capogruppo di Rifondazione
  Comunista,  onorevole  Lucio  Magri.  E  in  quell'occasione   il
  confronto  si  sviluppò.  Credo che le  altre  due  erano  quelle
  dell'onorevole   Mattarella,  allora  capogruppo   del   PPI,   e
  dell'onorevole D'Alema, allora capogruppo del PDS.
   Questo  a  dimostrazione di quanto è stato  grande  e  ampio  il
  consenso che si è ricercato per costruire quella legge e di  come
  una  legge  elettorale - poiché riguarda le regole del  gioco,  e
  quindi  regole  condivise da tutti, perché tutti debbano  giocare
  quella partita - fu costruita con questa clima, che è esattamente
  l'opposto del clima di quest'Aula.
   Io   non   ho  chiamato  alcun  dirigente  di  partito  affinché
  intervenisse  per  mantenere lo sbarramento, così  da  cancellare
  questo o quel partito. Questa è stata la nostra ispirazione.  Del
  resto,  se  avessimo voluto cancellare i partiti più piccoli  del
  nostro avremmo dato il voto - l'onorevole Liotta avrebbe dato  il
  voto  favorevole nella commissione Affari istituzionali - ad  una
  soglia  di sbarramento del tre per cento. Così non è stato perché
  nella  nostra  idea della democrazia, il partito di  Rifondazione
  comunista  valeva  quanto Primavera siciliana, valeva  quanto  il
  partito  di  Di  Pietro, valeva quanto il partito  dei  Comunisti
  italiani.
   Davvero  noi non abbiamo più alcuna doppiezza, ci siamo liberati
  di  ogni  retaggio della vecchia storia del partito  comunista  e
  della  vecchia storia del comunismo novecentesco; questo è  stato
  il  comportamento  che non ha avuto pari in quello  che,  secondo
  quanto hanno detto il capogruppo dei DS, di Alleanza Nazionale  e
  dell'UDC,   è   stato  invece  il  comportamento   dell'onorevole
  Diliberto.
   Ma   purtroppo  il  centrosinistra,  che  pure  ha  favorito  il
  percorso  del confronto politico in quest'Aula, non  ha  ottenuto
  nulla.
   Questa   legge   è   diventata  -  attraverso  gli   emendamento
  presentati  dall'assessore D'Aquino e attraverso il comportamento
  assunto  ieri del Presidente della Regione - la legge del Governo
  Cuffaro  e della sua maggioranza. Ed è bene che sia così,  perché
  si  esplicita, anche attraverso questa legge, qual'è la natura di
  questa maggioranza e di questo Governo.
   E'  questa  la  legge  di una maggioranza oscurantista,  di  una
  maggioranza  che  non  ha  più un consenso  reale  nella  società
  siciliana, e che sta tentando di rigenerare il suo ceto  politico
  e  il  suo  equilibrio di potere. E' una legge  che  ho  definito
  liberticida,   perché   cancella   l'espressione   reale    della
  democrazia.
   Il  centrosinistra, i DS, la Margherita, che  hanno  cercato  un
  dialogo  non  hanno  ottenuto nulla.  Prendetene  atto  onorevoli
  colleghi dei Democratici di sinistra e della Margherita.. A parte
  la  modifica circa il collegio provinciale vi hanno detto  no  su
  tutto.  E  ritengo   che c'è stato davvero un  limite  tattico  e
  politico  in  quei  partiti  e in quei  gruppi  parlamentari  del
  centrosinistra che hanno anche solo pensato che un confronto  con
  la  maggioranza avrebbe portato a migliorare una  legge   il  cui
  percorso già rendeva esplicito ormai lo sbocco finale.
   E'   stato  un  fallimento  tattico  dei  partiti  maggiori  del
  centrosinistra,  è stata anche una disfatta politica,  perché  la
  destra  sul  terreno  deteriore  dell'assetto  di  potere,  sulla
  vergogna  dei  portaborse,  sull'equilibrio  raggiunto   con   lo
  sbarramento,  ha  ricompattato  la  sua  maggioranza,  mentre  il
  centrosinistra    ha   aperto  una  crisi  politica   nella   sua
  coalizione, perché di questo si tratta.
   La  coalizione di centrosinistra, così come l'abbiamo conosciuta
  fino  ad  oggi, in Sicilia non esiste più, perché  era  fatta  di
  piccoli  partiti,  che rappresentavano però identità  consolidate
  nei  territori. Oggi vengono cancellati dalla competizione e sono
  fuori   dalla  competizione.  Questi  partiti  non  hanno   alcun
  interesse  a  regalare i propri voti a sindaci, presidenti  della
  provincia  e presidenti della Regione che utilizzano  i  voti  di
  quei  partiti   ma  i  cui voti non hanno alcun  peso   per  dare
  rappresentanza al loro corpo elettorale.
   C'è  una  grave   responsabilità da parte di chi ha  diretto  il
  centrosinistra  in  queste settimane  in  Sicilia.  Ma  io  spero
  ancora, e insisto affinché si apra un dibattito politico  con  la
  Margherita e con i  Democratici di Sinistra.
   Perché,   un  collegio  provinciale  vale  una  coalizione?   Un
  collegio provinciale vale la capacità di costruire un'alternativa
  a  questo  centrodestra e alla sua natura eversiva? E' questa  la
  domanda che pongo.
   So   perfettamente  che  Rifondazione  Comunista  è  una   forza
  anomala,   anche   in   quest'Aula,   perché   è   alleata    del
  centrosinistra,   ma   non  è  assorbibile  nel   centrosinistra.
  Consentitemi  di  ricordare  che un anno  fa  fu  l'unico  gruppo
  parlamentare  a presentare una mozione di sfiducia al  Presidente
  Cuffaro,  quando  il centrodestra lo difese e  il  centrosinistra
  abbandonò l'Aula per non votare quella mozione.
   Questo  dimostra  anche  una capacità di  autonomia  politica  e
  culturale;  quella  stessa autonomia politica  e  culturale  che,
  attraverso  un  sistema  elettorale,  si  vuole  cancellare   dal
  Parlamento regionale, dalle province, dai comuni.
   Ritengo  opportuno,  a questo punto, un dibattito  che  non  sia
  separato,  ma  che  abbia  i  contenuti  e  la  ricchezza   della
  democrazia,  così da portare avanti la riforma della politica  in
  Sicilia.
   Questo  dibattito,  onorevoli colleghi,  noi  lo  faremo  vivere
  nella  campagna  referendaria che sosterremo per  abolire  questa
  legge.  Lì faremo un dibattito di massa, lì romperemo le mura  di
  questo Palazzo che è stato impermeabile a tutte le ragioni  della
  società civile, lì, nel referendum, continueremo a discutere  con
  le  donne che sono state espropriate di qualunque possibilità  di
  rappresentanza,  lì chiederemo agli amici ed  ai  compagni  della
  Margherita e dei Democratici di sinistra, per le valutazioni  che
  hanno  fatto su questa legge, di non essere schizofrenici. Se  le
  valutazioni  di  questa  legge sono quelle  che  qui  ha  esposto
  l'onorevole  Speziale  - ed io non le sto facendo  più  gravi  di
  quelle  dell'onorevole Speziale - non c'è alternativa, il  centro
  sinistra  deve  lasciare tra qualche ora quest'Aula  per  rendere
  esplicito che è il centro destra - la sua natura, la sua  cultura
  democratica,  il  suo accordo di potere interno  -  ad  approvare
  questa  legge e che noi non ci stiamo. Vorrei ricordare  che  per
  molto  meno  i  rappresentanti  dei  Democratici  di  sinistra  e
  dell'Ulivo   alla  Camera  dei  deputati  ed  al   Senato   hanno
  abbandonato  l'Aula  per non votare riforme immorali  volute  dal
  centro destra.
   Invito  pertanto i colleghi del centro sinistra ad  avallare  la
  mia  iniziativa di abbandonare l'Aula al momento della  votazione
  finale del disegno di legge e ad impegnarsi, subito dopo, assieme
  a  noi  per  il  referendum. E questo perché non  si  può  essere
  schizofrenici, non si può dire quello che è stato detto da questo
  podio - come giustamente è stato detto dall'onorevole Speziale  -
  e  poi  legittimare  con la presenza in Aula  questa  vergogna  e
  questo strappo democratico ed istituzionale che si sta consumando
  e,  ripeto,  non ci si può non impegnare un minuto  dopo  in  una
  battaglia  referendaria che al di là dei suoi esiti  produrrà  un
  effetto comunque importante, e cioè un grande dibattito di  massa
  sulla politica e la natura della democrazia in Sicilia.
   Già  se  faremo un grande dibattito di massa durante la campagna
  referendaria, avremo prosciugato molti degli stagni e  del  fango
  nel quale guazza il pesce di questa destra che si alimenta di uno
  scambio corrotto con la società siciliana. Noi questo lo possiamo
  fare
   Questa  legge elettorale avrebbe dovuto far discutere il  nostro
  Parlamento  del  rapporto tra i rappresentanti e i rappresentati,
  avrebbe dovuto far discutere della democrazia, delle forme  della
  partecipazione democratica, dell'apertura delle istituzioni  alla
  società  civile. Si è risolta invece nel suo contrario anche  con
  l'oggettivo assenso di quanti non hanno saputo vedere  e  capire,
  oppure hanno capito e hanno visto ma non hanno saputo contrastare
  lo  sbocco  che  la destra stava imprimendo alla legge.  Ci  sarà
  tempo  per  recuperare un dialogo ed un confronto con  il  centro
  sinistra,  che  oggi  oggettivamente  se  lo  trova  e  lo   vede
  interrotto,  c'è tempo per recuperare un dialogo con  la  società
  siciliana  che oggi, con questa legge, rischia di essere  svilito
  ed  impoverito nel suo rapporto con la rappresentanza all'interno
  delle istituzioni.
   Per   queste   ragioni,   signor  Presidente,   il   Gruppo   di
  Rifondazione Comunista abbandonerà l'Aula e non parteciperà  alla
  votazione di questa legge.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando.  Ne  ha
  facoltà.

    ORLANDO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  siamo  ormai
  alle  dichiarazioni  di  voto sul disegno  di  legge  di  riforma
  elettorale,   a  conclusione  di  un  lungo  dibattito   che   ha
  interessato quest'Aula.
   Vorrei  subito precisare che ho qualche difficoltà a pronunziare
  dichiarazioni di voto su una legge che è una non legge, in quanto
  non corrisponde a quelle che sono le caratteristiche che dovrebbe
  avere una legge in materia elettorale che com'è noto, essendo una
  legge  di  sistema,  dovrebbe  essere  ispirata  ai  criteri   di
  ragionevolezza, ispirata a logiche di generalità.
   Questa  legge  non è una legge di sistema, ma una  somma  -  fra
  l'altro  confusa,  senza sintesi, senza  armonia  -  tra  diversi
  sottosistemi  sommati  fra  di loro; ribadisco  non  presenta  le
  caratteristiche  della  ragionevolezza, le caratteristiche  della
  generalità.
   E  questi non sono principi politici, non sono argomenti che  si
  usano  in  un dibattito politico, sono argomenti che si  trattano
  nelle  aule  universitarie quando si spiega ai  ragazzi  in  cosa
  consistono  i  principi  costituzionali  in  materia   di   legge
  elettorale.
   Questa  mattina  abbiamo avuto una lezione con  la  lettura  del
  parere  reso  dal  prof.  Silvestri, il  quale  non  ha  espresso
  valutazioni  politiche, ma un principio fondamentale:  una  legge
  elettorale  deve  essere una legge di sistema,  deve  essere  una
  legge  generale,  deve essere una legge abbia  la  caratteristica
  della ragionevolezza.
   Tutto  questo  non  è  accaduto, e  non  è  accaduto  perchè  la
  proposta varata dalla Commissione - carica di lacune e di  limiti
  -  è  stata peggiorata e massacrata da questo dibattito.  Nessuna
  delle  proposte  che  sono  state  presentate  per  emendarla   e
  migliorarla  è  stata  accolta, ed  è  stato  poi  presentato  un
  maxiemendamento   che   costituisce  un'ennesima   occasione   di
  mortificazione del dibattito parlamentare.
   Non  voglio fare valutazioni soltanto di carattere generale,  ma
  intendo  scendere  nello  specifico,  perché  è  chiaro  che   il
  resoconto stenografico sarà trasmesso al Commissario dello Stato,
  il  quale - sono certo - esaminerà attentamente le obiezioni  che
  qui vengono formulate.
   In  primo  luogo desidero evidenziare che c'è un  contrasto  tra
  ciò che si dice in alcuni articoli e ciò che si afferma in altri.
   Un  legislatore  è libero di decidere ciò che vuole  all'interno
  dei  principi  costituzionali, ma non  può  fare  un'affermazione
  all'articolo  1 e contraddirla poi all'articolo 2. Questo  è  ciò
  che è accaduto.
   Siamo  di fronte ad una contraddizione che, se fosse in un  atto
  amministrativo,  produrrebbe  l'annullamento  dello  stesso   per
  illegittimità,   per  contraddizione  di  motivazione.   C'è   un
  contrasto tra una parte e l'altra di questa legge.
   Si   afferma  in  questo  disegno  di  legge  che  il  voto  per
  l'elezione  del Presidente è un voto diretto, libero  e  segreto.
  Questo  disegno di legge poteva benissimo dire che  il  voto  del
  Presidente non è un voto diretto; poteva benissimo dire che è  un
  voto  vincolato - che è un voto segreto, doveva dirlo per  forza,
  sarebbe  stato  troppo grave -, era libero di scegliere  il  voto
  diretto  o  il  voto  non diretto del Presidente  della  Regione,
  essendo, com'é noto, per molti anni questo un Paese che ha  avuto
  forme di governo non scelte direttamente dai cittadini.
   Dopo  avere affermato che il voto è diretto, si afferma, invece,
  che  sostanzialmente il voto diretto non c'è perché c'è la scheda
  unica e, di fronte alla proposta di correzione attraverso il voto
  confermativo, la maggioranza ha mortificato questa parte.
   Secondo aspetto: il voto libero. Il non voto non è libero.
   Libertà  è  di fare o di non fare qualcosa, o anche di  non  far
  nulla.  L'elettore siciliano non è in condizione  di  evitare  di
  scegliere,  comunque, un candidato presidente,  e  quand'anche  i
  due, o i tre, o i quattro candidati presidenti non fossero di suo
  gradimento,  comunque,  uno lo sceglie non  fosse  altro  perché,
  scegliendo  un  deputato  di  una  delle  liste,  è  costretto  a
  scegliere anche il presidente ad essa collegato. Aggiungo  ancora
  -  come  se  non  bastasse  -  che  tutte  queste  argomentazioni
  risultano  ancor  più  gravi se si pensa  che  si  è  tentato  di
  garantire la segretezza del voto.
   Viviamo  in  un  Paese nel quale, spesso, c'è il condizionamento
  del voto.
   Tutti noi dovremmo avere interesse alla segretezza del voto.
   La  proposta formulata di prevedere uno scrutinio centralizzato,
  a  livello di quartiere, a livello di plesso scolastico,  era  un
  modo  per evitare che si potesse, con nome e cognome, sapere  chi
  ha  votato  per chi ed in quale sezione. Pure questa  proposta  è
  stata rifiutata.
   Siamo  di  fronte,  quindi,  ad  una  proposta  di  legge,  oggi
  destinata  a  diventare legge, nella quale si introducono  alcuni
  aspetti  che considero assolutamente non condivisibili sul  piano
  giuridico e politico.
   Si  elimina  l'elezione  diretta del Presidente  della  Regione.
  Infatti,  questo disegno di legge non prevede l'elezione  diretta
  del Presidente della Regione.
   Si  mortifica la democrazia rappresentativa per ben  due  volte:
  una  volta  si mortificano le donne, una volta si mortificano  le
  minoranze.
   Si  mortificano le donne non accettando la nostra proposta sulla
  preferenza  di  genere, che avrebbe portato le  donne  che  hanno
  consenso a misurarsi col consenso, anziché restare ad elemosinare
  un posto in un listino improprio scelto dai partiti.
   E'  mancanza  di  rispetto,  per la capacità  di  una  donna  di
  ottenere  consenso,  quella di impedire che ci  possa  essere  la
  preferenza  di  genere, potendo e dovendo le donne misurarsi  col
  consenso, com'è giusto che sia.
   Ma  si  è mortificata anche la minoranza se è vero, com'è  vero,
  che  lo  sbarramento  del  5  per cento,  non  soltanto  è  stato
  proposto,  ma  la  gestione delle possibili modifiche  di  questo
  sbarramento è stata una mortificazione.
   Si  mortificano le donne nel loro diritto-dovere di  un  impegno
  politico, si mortificano le forze politiche cosiddette minori con
  un  dibattito sullo sbarramento che ha, in qualche momento, fatto
  apparire   coloro   che  sostenevano  questa   tesi   quasi   che
  elemosinassero uno spazio di presenza.
   Credo  che  questo sia inadeguato per un Parlamento  che  voglia
  ritenersi tale.
   Il secondo aspetto riguarda il deputato supplente.
   La  norma  relativa  al  deputato  supplente,  certamente,  sarà
  travolta  dal  Commissario dello Stato  perché  non  è  pensabile
  immaginare  che ci possa essere un deputato a libertà di  respiro
  condizionata,  che  ci  possa essere un deputato  che  non  viene
  garantito nella sua libertà di mandato.
   Dice  la  Costituzione e lo ripete lo Statuto che  il   deputato
  non  può essere sottoposto a vincolo di mandato . Più vincolo  di
  mandato  della  simpatia dell'assessore che ha ceduto  il  posto,
  credo  non  ci  possa essere. Siamo di fronte non al  vincolo  di
  mandato  legato  ad una scelta politica - come  si  faceva  nelle
  prime  esperienze costituzionali liberali - ma condizionato dalla
  simpatia  dell'assessore che ha ceduto il posto una volta  eletto
  assessore.
   Siamo   di  fronte  alla  piena  violazione  certamente  di   un
  principio  fondamentale che stabilisce la libertà di mandato  dei
  deputati.
   Siamo  di  fronte ancora ad un altro esempio, certamente  grave:
  si  è  introdotta come modifica all'ordinamento degli enti locali
  la  norma che prevede l'ineleggibilità dei sindaci di comuni  con
  un   numero  di  abitanti  superiore  a  cinquemila.  Ma   perché
  cinquemila   e   non  quattromila  o  seimila?  Così   si   viola
  l'equilibrio, il mondo vitale dell'ordinamento degli enti  locali
  in  Sicilia.  La  discriminante è tra  sotto  diecimila  e  sopra
  diecimila.
   Io  sono  contrario a questa ineleggibilità, ma se  deve  essere
  stabilito   un  criterio  questo  deve  essere  un  criterio   di
  ragionevolezza,  che  si deve ancorare a quell'ordinamento  degli
  enti  locali che si va a modificare. Se siamo in una realtà nella
  quale  si prevedono i diecimila, si stabilisce diecimila,  mentre
  invece  nel resto d'Italia, com'è noto, rimane cinquemila, perché
  è  sotto i cinquemila che c'è il maggioritario e sopra che c'è il
  proporzionale.  Se  al Parlamento nazionale  avessero  fatto  una
  norma  come  questa non avrebbero incontrato questa  mia  seconda
  censura di merito.
   Sono  convinto che il Commissario dello Stato considererà questa
  norma  come  una  norma  che stravolge l'ordinamento  degli  enti
  locali.  Avremo l'esigenza di fare la verifica del  numero  degli
  abitanti,   commissionando  uno  studio  all'ISTAT   non   appena
  conosceremo il nome dei candidati alla carica di sindaco,  perché
  l'accertamento  regolare del numero degli  abitanti,  comune  per
  comune, viene fatto d'ufficio soltanto per quei comuni tra  sotto
  e  sopra diecimila abitanti, essendo ininfluente che un comune ne
  abbia  cinque,  sei  o  sette mila. Abbiamo introdotto  un  altro
  elemento  assolutamente  discrezionale  che,  sono  certo,  verrà
  travolto dal Commissario dello Stato.
   Abbiamo   poi   previsto  il  premio  di  maggioranza   per   la
  maggioranza, il quale - lo ricordava l'onorevole Speziale nel suo
  intervento - è una contraddizione in termini; perché il premio di
  maggioranza si giustifica per garantire la governabilità,  mentre
  il  premio  di  maggioranza alla maggioranza  si  giustifica  per
  distruggere l'opposizione.
   E  c'è  una  bella  differenza tra un premio di maggioranza  che
  garantisce la governabilità ed un premio di maggioranza a chi  ha
  già la maggioranza, perché nel secondo caso siamo di fronte ad un
  premio  di  maggioranza  alla  maggioranza  che  finisce  con  il
  condizionare le posizioni dell'opposizione.
   Ma   la   cosa  più  grave  di  questo  emendamento  è  la   sua
  collocazione,  perché  si  stabilisce  che  questa  è  una  norma
  transitoria. Signor Presidente, lei mi insegnerebbe, così come io
  le  insegnerei - o lei mi insegna come io le insegno  -  che  uan
  norma transitoria serve a garantire la gradualità di una riforma,
  nel senso che la norma transitoria serve a dire   a regime faremo
  una  cosa più forte, la norma transitoria serva a farne  una  più
  debole  che  prepara quella più forte . Questo è  esattamente  il
  contrario. Qui abbiamo stabilito come norma principale  la  norma
  debole  e  come norma transitoria la norma forte per abituare  il
  sistema  a  subire  prima lo shock e poi  ad  acquietarsi  a  una
  normativa più debole.
   Tutto  ciò è in contrasto con lo spirito di norma transitoria  e
  va ad inficiare, come vanno inficiate, tutte le norme transitorie
  contenute  in questa legge. Tutte le norme transitorie  sono  una
  forma impropria per eludere il principio di ragionevolezza di una
  legge  elettorale,  perché  attraverso  il  sistema  della  norma
  transitoria è evidente che sono state introdotte - e questo è  un
  esempio eclatante - modifiche sostanziali. La vera riforma  è  la
  norma transitoria, la norma a regime invece è sostanzialmente  la
  norma che non troverà mai applicazione.
   Questa  è  la  ragione per la quale io credo che sia  importante
  dire  con forza che siamo di fronte ad una brutta legge, di  più,
  siamo  di  fronte ad una legge che non ha le caratteristiche  per
  essere  una  legge elettorale. Abbiamo manifestato e manifestiamo
  in  tanti  la  contrarietà a questa legge, l'ha  manifestata  per
  intero il centro sinistra, e credo che lo manifesterà anche nella
  espressione  del  voto, ma il dissenso nei  confronti  di  questa
  legge  va oltre il centro sinistra perché è presente dentro teste
  pensanti del centro destra, categoria che io mi ostino a  pensare
  sia tanto ricca e presente quanto nel centro sinistra.
   Le  teste pensanti nel centrodestra non possono accettare questa
  che è una  non legge  elettorale. Ed è per questo che, per quanto
  mi  riguarda, quali che siano i comportamenti di ciascuno, chiedo
  che  si registri che non parteciperò alle operazioni di voto. Non
  intendo partecipare alle operazioni di voto perché non intendo in
  nessun  modo  riconoscere che siamo di fronte ad una proposta  di
  legge elettorale.
   Ho   partecipato,   abbiamo  partecipato  al  dibattito,   siamo
  intervenuti,  abbiamo dato il nostro contributo; a questo  punto,
  in  coerenza  con  le cose dette, il comportamento  non  può  che
  essere quello di non partecipare al voto, così come mi auguro che
  anche  altri  lo  faranno, avendo comunque  grande  rispetto  per
  coloro i quali decideranno, invece, di esprimere voto contrario a
  questa  legge, sapendo che non è su queste cose che ci  si  possa
  dividere, sapendo però che - così come annuncio adesso la mia non
  partecipazione al voto - annuncio che fin da adesso mi iscrivo  a
  quella  lista  che  spero  sia  di almeno  50.000  cittadini  che
  chiederanno il referendum su questa legge.
   Per  iscriversi  alla categoria dei cittadini  che  chiedono  il
  referendum  basta  essere cittadino o cittadina.  Siccome  voglio
  restare  almeno cittadino di questa Regione, preannuncio  fin  da
  adesso  che  sono  d'accordo per una proposta di  referendum  che
  riguardi  questa  legge,  convinto come  sono  che  se  non  sarà
  quest'Aula,  sarà il Commissario dello Stato, e se  non  sarà  il
  Commissario  dello  Stato,  saranno i cittadini  a  liberarci  da
  questa  che  viene  presentata dalla stampa  nazionale  come  una
  vergogna  per  la  Sicilia. Credo che di  tutto  abbiamo  bisogno
  traanne che di un'ennesima vergogna. Soprattutto, c'è bisogno che
  almeno  si  sappia che questa vergogna, se passa, non  passa  col
  consenso  di  tutti e che molti nel centrodestra,  che  non  sono
  presenti, probabilmente la pensano come noi ma non possono dirlo.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Raiti.  Ne  ha
  facoltà.

    RAITI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  nell'esprimere
  la  mia  dichiarazione  di voto su questa legge  elettorale,  una
  legge  elettorale  di  maggioranza, anzi di una  minoranza  della
  maggioranza e del Governo, non posso non richiamare quanto  detto
  nei  miei interventi precedenti, perché, di fatto, questa  è  una
  presa  d'atto  di  un   film  che avevo immaginato  che  così  si
  sarebbe  svolto.  E  questo perchè ho avuto modo,  nel  corso  di
  questi anni, di conoscere la protervia, l'arroganza, la voglia di
  andare avanti e di mostrare i muscoli di una maggioranza che,  in
  un  contesto  storico  particolare della  Sicilia,  ha  avuto  un
  consenso al di sopra di ogni aspettativa.
   Quella  sbornia elettorale per molti non è passata,  continua  e
  si   manifesta  nella  maniera  più  eclatante  in  questa  legge
  elettorale.  Una  legge elettorale che, come  insegnano  i  padri
  della  nostra  Repubblica, o i padri  del  diritto  -  perché  ho
  studiato  diritto, ho studiato diritto costituzionale  -  le  cui
  norme  elettorali, come ho avuto modo di ribadire, devono  essere
  fatte con spirito bipartisan perché le regole sono di tutti.
   Le  norme  elettorali  sono create per durare  decenni.  Non  si
  fanno  norme  elettorali di minoranza e di  maggioranza,  non  si
  fanno  norme  elettorali di governo. L'hanno  insegnato  i  padri
  della  storia  e  lo  stesso Spadolini, di  cui  ieri  è  ricorso
  l'anniversario della morte, il quale è stato uno degli esempi  di
  questo  modo di procedere; lo hanno insegnato i padri del diritto
  costituzionale.
   Ma  questo Governo, questa minoranza della maggioranza, sorda  e
  cieca com'è - pensando di essere benedetta da Dio e dal popolo  e
  di  poter  andare avanti sempre e comunque mostrando i muscoli  e
  calpestando tutto quello che nel corso dei millenni, nella storia
  del  diritto  è  stato costruito con fatica - non hanno  raccolto
  tali insegnamenti; quindi questo era un film già visto.
   Mi  dispiace però che sia arrivati a questo epilogo grazie anche
  ad   un   errore   tattico  e  strategico  di   una   parte   del
  centrosinistra, perché non saremmo arrivati a questo punto se una
  parte  del  centrosinistra non avesse confidato nella possibilità
  di  ragionare  e  di  confrontarsi  costruttivamente  con  questa
  maggioranza.
   Agli  amici del centrosinistra che hanno commesso questo  errore
  tattico,  che purtroppo pagheremo caro, immagino -  e  lo  stiamo
  pagando   caro   oggi  -  dico:   ci  voleva   tanto   a   capire
  l'inaffidabilità dell'interlocutore di fronte  cui ci trovavamo?
   Ci  voleva tanto a capire che è impossibile ragionare  con  chi,
  nel  corso  di questi anni, ha dimostrato di non voler rispettare
  nemmeno le regole del bon ton? Purtroppo, quell'errore adesso  lo
  stiamo pagando caro e lo   pagheremo ancora  di più nel futuro.
   Questa  legge, purtroppo, va in porto con lo schema di base  che
  era  il  fulcro  della  legge elettorale a  firma  dell'onorevole
  Infurna  e dell'onorevole Crisafulli: L'impalcatura istituzionale
  è  quella, non dobbiamo dimenticarlo, e non soltanto è quella, ma
  è  stata  peggiorata  poi dal Governo, dalla  minoranza  e  dalla
  maggioranza  con alcuni maxiemendamenti e con alcuni  emendamenti
  ad hoc che, di fatto, la rendono assolutamente indigeribile.
   Questa è la legge che andrete a votare. Io, come coloro i  quali
  mi  hanno  preceduto, pur avendo partecipato e avendo  registrato
  che  questa  legge  cancella le minoranze,  violando,  di  fatto,
  l'articolo 122 della Costituzione e l'articolo 4 delle  norme  di
  attuazione che così recita:  Le Regioni disciplinano con legge il
  sistema  di  elezione del Presidente della Giunta regionale,  dei
  consiglieri   regionali,  nei  limiti   dei   seguenti   principi
  fondamentali:  a)  individuazione di un  sistema  elettorale  che
  agevoli  la  formazione  di  stabili  maggioranze  nel  Consiglio
  regionale  e assicuri la rappresentanza delle minoranze'  -  come
  sappiamo,  questa legge assicura l'attuazione della  prima  parte
  del  principio, ed affermo anche in maniera abnorme,  ma  non  ne
  rispetta la seconda parte -, pur avendo l'affermazione di  questo
  principio,  registrato nel corso di questi  lavori,  siamo  stati
  presenti  per  adempiere  al nostro dovere  nei  confronti  delle
  istituzioni,  perché  in queste crediamo, nonostante  oggi  siano
  governate  da  soggetti politici che, per quanto mi riguarda,  da
  questo punto di vista, non meritano di stare nelle istituzioni  o
  comunque non rappresentano quelle culture democratiche di  cui  è
  figlio questo Parlamento e la democrazia nella nostra Italia.
   Neppure  avendo  partecipato - dicevo - a questi  lavori,  potrò
  partecipare   al   voto,  ma  faccio  un  appello   affinché   il
  centrosinistra,  su  questo  tema, almeno  ritrovi  l'unità.  Non
  possiamo,  per quanto mi riguarda, dare adito ad una  maggioranza
  di  centrodestra, pur nel rispetto delle posizioni di ciascuno di
  noi,  non  dimostrare  compattezza di  lettura  di  questa  norma
  elettorale.
   Faccio  appello alle altre forze del centrosinistra presenti  in
  Aula,  affinché ragionino e prendano tutti una posizione  comune,
  per dire con forza che questa legge non merita di essere votata.
   Mi  sono  sforzato, comunque, nel corso del dibattito  d'Aula  e
  anche dopo, di trovare elementi positivi in questa norma. L'unico
  elemento  positivo  che  ho trovato è  quello  che  questa  norma
  mantiene  i  parlamentari  nel numero  di  90,  mentre  in  altri
  Consigli  regionali questo numero è spesso superato, le  poltrone
  sono aumentate.
   In  Sicilia  questo  non  è accaduto,  quindi,  ritengo  sia  un
  elemento  di  ragionevolezza  del legislatore  siciliano,  almeno
  questo.  Però,  se  ricordiamo bene  qual  è  il  nostro  assetto
  costituzionale, ci rendiamo conto che, probabilmente,  il  numero
  dei  90  deputati  è stato mantenuto perché non  si  poteva  fare
  altrimenti, infatti, sappiamo benissimo che questo è un  elemento
  contenuto  nello  Statuto regionale e quindi la legge  elettorale
  non può modificarlo.
   Se  avessimo  fatto lo Statuto regionale prima,  così  come  era
  logico, dal punto di vista istituzionale e costituzionale,  fare,
  certamente questo elemento positivo non lo avremmo ritrovato,  ma
  questo  elemento  positivo  viene  subito  dopo  stravolto,   nel
  significato,  con la norma del deputato supplente,  del  deputato
  precario  o  del deputato portaborse, così come è stato  definito
  nel corso di questo dibattito.
   Viene  stravolto perché si viola lo Statuto, perché lo  Statuto,
  così  come avevo appena accennato, dice che non vi possono essere
  più di 90 deputati in questa Assemblea regionale siciliana. Ma si
  violano anche i principi costituzionali che sono stati menzionati
  dall'onorevole Speziale, dall'onorevole Orlando e da molti altri.
  L'articolo  67  della Costituzione dice che  non  vi  può  essere
  vincolo di mandato e quant'altro.
   Anche    questi    palesi    inadempimenti    e    illegittimità
  costituzionali  vengono calpestati da una  maggioranza  arrogane,
  sorda e cieca, che pensa di potere utilizzare tutti gli strumenti
  legislativi a proprio uso e consumo, ritenendo di trovarsi a casa
  propria e non nelle istituzioni.
   Mi  hanno  insegnato  che le istituzioni appartengono  a  tutti,
  bianchi,  neri,  maschi,  femmine. Tutti  coloro  i  quali  hanno
  diritto  di  cittadinanza, hanno diritto  di  avere  appartenenza
  nelle  istituzioni.  A voi questo forse non l'hanno insegnato,  o
  comunque se lo hanno fatto, lo avete dimenticato.
   E  che  dire  poi  della mancanza del voto di genere  che  viene
  sanzionato come una contravvenzione per un divieto di sosta;  che
  dire  poi del voto segreto che non c'è. Avevamo presentato  degli
  emendamenti  che  andavano  nella  direzione  di  assicurare  una
  segretezza  del  voto, considerato un elemento fondamentale,  per
  quello che ci riguarda, della qualità della democrazia in Sicilia
  e  non  solo. La possibilità di riunire le schede elettorali  nel
  plesso  scolastico,  nel quartiere, per non  dare  ai    ras'  di
  quartiere l'occasione di leggere il voto.
   Avevamo  dato  molti suggerimenti con lo spirito di  contribuire
  all'impalcatura  di  una  legge che  non  condividevamo,  ma  che
  volevamo contribuire a migliorare. Tutte queste norme sono state,
  con  arroganza e protervia, respinte al mittente, anche da quelle
  forze  politiche che avevano confidato di potere  instaurare  una
  dialettica  istituzionale, in questa materia, tra  maggioranza  e
  minoranza.
   Tutte  queste cose che abbiamo potuto registrare ci  inducono  a
  dire che non possiamo partecipare al voto. L'ultimo elemento  che
  tengo  a  sottolineare, in questa mia dichiarazione  di  voto,  è
  quello  che deve fare riflettere soprattutto quei partiti che  si
  sono   presentati   in   Sicilia  con  una   forte   connotazione
  autonomistica e mi riferisco al Patto per la Sicilia  e  a  Nuova
  Sicilia.
   Se  è  vero, come spero sia vero, che questi partiti  hanno  una
  connotazione vera di autonomia, nella tutela e nel rispetto delle
  prerogative di questo Parlamento siciliano che, come ho avuto più
  volte  modo  di  ricordare, ha conquistato  l'autonomia  con  una
  battaglia,  con il versamento del sangue di coloro  i  quali  nel
  periodo  antecedente al '47 hanno creduto che in  Sicilia  poteva
  aversi   un   ruolo  di  autonomia  forte,  soggetti  che   hanno
  conquistato  una forte autonomia caratterizzata dalle prerogative
  e  dalle  competenze di questo Parlamento siciliano,  ebbene,  se
  quelle forze politiche, così come dicono, nel corso dei dibattiti
  politici  e  negli  Statuti da loro creati,  vogliono  perseguire
  quell'obiettivo, certamente non potranno votare questa legge. Non
  potranno  votarla  perché questa legge, di fatto,  sterilizza  il
  ruolo di questo Parlamento.
   Facendo   una  legge  non  solo  maggioritaria,  ma   un   super
  maggioritario, così come è stato detto, perché il listino  scatta
  comunque  e quindi non viene rispettata la soglia del 60%  e  del
  40%, la maggioranza  potrà avere ben oltre il 60%. Ma quello  che
  più  importa,  dal  punto di vista autonomistico,  è  che  questa
  legge,  con  l'elezione  di un Presidente  monarca,  che  in  via
  assoluta  può  fare  e  disfare, vincolando  il  Parlamento  alle
  proprie  volontà, anche con lo scioglimento, di fatto, depotenzia
  e sterilizza le conquiste autonomistiche del '47.
   Quei  partiti, se tengono a questa loro caratteristica, a questo
  loro  target, non possono votare questa legge, perché, di  fatto,
  il  ruolo di questo Parlamento viene sminuito fino a diventare un
  ruolo simile a quello del Consiglio comunale, che viene ancora di
  più aggravato con la previsione del deputato supplente.
   Voi  immaginate un Presidente della Regione eletto  non  con  la
  doppia  scheda  -  cioè  con  un  suffragio  universale  autonomo
  rispetto  a  quello del Parlamento siciliano - con la  norma  del
  deputato  supplente,  di  fatto,  può  farsi  un  altro  partito,
  vincolando  e  svincolando la propria  volontà  da  quella  degli
  elettori  e  ponendo  questa  Assemblea  in  una  condizione   di
  sudditanza assoluta.
   Un  Presidente  della  Regione che,  una  volta  eletto,  ha  la
  garanzia  di poter governare per cinque anni potrebbe, di  fatto,
  con  la  norma del deputato supplente, scegliere dodici Assessori
  dicendo  ai  dodici deputati che subentreranno come  supplenti  o
  precari che potranno fare i deputati, qualora si iscriveranno  al
  suo  partito,  vincolando non soltanto  il  mandato  ma  l'azione
  politica del deputato al partito.
   Un  Presidente,  con questa norma, potrà avere non  soltanto  il
  suo  partito di appartenenza, ma quel partito di appartenenza per
  una  accentuazione anomala ed a volte paradossale - anche  se  in
  questa Aula ho imparato a capire che di paradossale c'è ben  poco
  -,  potrebbe essere potenziato di altri dodici deputati supplenti
  che  sono  vincolati  alla propria decisione,  venendosi  così  a
  creare  un  partito  del  Presidente che  potrà  quasi  diventare
  maggioranza assoluta.
   La  creazione  di un Presidente di questo genere, un  Presidente
  monarca,  che sterilizza il Parlamento, la funzione  e  depaupera
  tutto   quello  che  della  democrazia  e  della  qualità   della
  democrazia si è costruito in questi anni, è una violazione  delle
  norme statutarie, è una violazione dei principi autonomistici.
   Per  questo faccio appello ai partiti che si richiamano a questi
  principi di non votare questa legge e qualora la voteranno,  come
  spero non facciano, non vadano più in giro a dire che loro sono i
  detentori  o  comunque  coloro  i  quali  sosterranno  sempre  le
  battaglie autonomistiche in questa  Regione siciliana, perché  di
  autonomia in questa Regione siciliana, così facendo, ne è rimasta
  ben poca.
   Leggevo   un  discorso  del  Presidente  Spadolini,   il   quale
  insegnava  ai  suoi studenti e a coloro i quali  si  avvicinavano
  alle  istituzioni  - l'onorevole Fleres è uno che viene da quella
  scuola -, che la democrazia è l'esercizio dell'inclusione.
   Oggi,  invece,  registriamo  che,  per  questa  maggioranza,  la
  democrazia è l'esercizio, soprattutto e comunque, dell'esclusione
  perché  con questa norma si sancisce l'esclusione di ampie  fasce
  sociali di questa Terra, di ampie fasce di persone che tengono ad
  alcuni  principi fondamentali, come quelli della legalità,  della
  questione  morale,  o comunque alcuni filoni dei  pensieri  della
  democrazia che si sono svolti nel corso del  900 ed anche  prima;
  sancite  l'esclusione per sempre da quest'Aula di coloro i  quali
  rappresentano queste istanze nel territorio.
   Questa  non  è una buona qualità della democrazia, è  tutt'altra
  cosa. Questo è il frutto avvelenato di una maggioranza che ancora
  pensa  di  essere in sbornia elettorale e che ha dimenticato  che
  cosa vogliono dire le istituzioni e che cosa vuol dire ragionare,
  confrontarsi, dialogare e includere nella democrazia, perché solo
  includendo la crescita sociale può essere di tutti e non soltanto
  di  coloro  i quali, momentaneamente, sono chiamati ad esercitare
  il potere.
   Per  tutte queste ragioni, non posso non iscrivermi, anch'io non
  esclusivamente come  deputato ma come cittadino di questa Regione
  -  posso affermare ciò con tranquillità, visto che abbiamo chiuso
  la  possibilità di presentare emendamenti, perché  sarebbe  stato
  strano  che  qualcuno avesse presentato anche un emendamento  che
  avrebbe  potuto  togliere  la cittadinanza  a  qualche  altro  se
  iscritto ad un partito inferiore al 4,3 o al 4,2 per cento -, tra
  coloro  i  quali, se questa legge passerà, come immagino passerà,
  proporranno  un  referendum per dire a  voi  amici  cari  che  le
  istituzioni  e la Sicilia non sono cosa vostra, ma le istituzioni
  e  la  Sicilia  sono dei siciliani e di coloro i  quali  credono,
  insieme agli altri, di contribuire per dare un futuro migliore  a
  questa  Terra,  con  il  confronto, con  l'inclusione  e  con  la
  ragionevolezza. Con la forza e con l'inganno la  strada  che  voi
  avete davanti ci porta diritti al precipizio.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole D'Antoni.  Ne  ha
  facoltà.

    D'ANTONI .  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  sarò  molto
  breve per motivare il mio voto contrario a questa legge. Lo  farò
  per  tre  ragioni che ritengo importanti ed essenziali  per  come
  concepisco    la    democrazia   ed   il   funzionamento    della
  rappresentanza.
   La  prima  questione è quella che è ricorsa fin  dall'inizio  in
  questo  dibattito  ed  è  il fatto che la  logica,  l'opportunità
  politica,    l'impostazione   seria    avrebbe    voluto    prima
  l'approvazione   dello  Statuto  e  poi  una   legge   elettorale
  conseguente all'approvazione dello Statuto stesso.
   L'aver  voluto, pervicacemente, fare il contrario,  cioè   prima
  una  legge  elettorale e poi, speriamo, uno Statuto,  creerà  una
  serie  di contraddizioni enormi. Dico speriamo, perché il rischio
  che corriamo è che, avendo fatto la legge elettorale,  lo Statuto
  vada  ad  un binario morto, cioè sia sostanzialmente abbandonato,
  visto che ormai l'urgenza di averlo non c'è più.
   Tutte  le regioni d'Italia, in questo momento, stanno approvando
  lo  Statuto,  cercano di rispettare la scadenza del 2005  e  dopo
  passeranno alla trattazione della legge elettorale. La Sicilia  è
  l'unica  regione  che  fa  eccezione,  infatti  noi  abbiamo   la
  prerogativa  in  Italia  di fare le eccezioni  negative  cioè  di
  contraddistinguerci per la negatività.
   Se  questa  fosse una positività andrebbe accolta,  sicuramente,
  come  un  segnale di autonomia, ma è esattamente  una  negatività
  perché  è chiaro che a secondo dello Statuto che si fa, del  tipo
  di  Governo  che  ci  si attribuisce, se si inserisce  l'elezione
  diretta  o  non  la  inserisci  nello  Statuto,  se  si   fa   il
  bilanciamento  tra l'elezione diretta ed un Parlamento  che  deve
  controllare  quella elezione diretta, allora,  si  ha  una  legge
  elettorale  corrispondente e nel caso di uno Statuto  diverso  si
  deve avere un'altra legge elettorale.
   E'  la  logica  delle cose, ma come si sa la logica  non  è  una
  delle  caratteristiche  principali di  questa  Assemblea.  Questa
  Assemblea  è  portata a legiferare sulla spinta di emozioni,  non
  sulla spinta di ragionamenti e quindi avremo uno Statuto che  può
  ribaltare  i  principi di questa legge oppure non avremo  affatto
  uno Statuto.
   Considerati  i  tempi  ed  il percorso costituzionale  che  deve
  avere lo Statuto, avremo una situazione veramente paradossale: un
  Presidente  della  Regione eletto direttamente  che  avrà  poteri
  immensi  senza  controllo a cui, come se  non  bastasse,  abbiamo
  aggiunto  anche  il  potere  di nominare  altri  dodici  deputati
  regionali.
   In  verità, il Governo, questa maggioranza, voleva sedici  altri
  nuovi  deputati, perché in questo modo avrebbe completato, ancora
  di  più,  la  possibilità di mettere in moto  un  reale  processo
  antidemocratico,  nominando  a quel punto  non  assessori  scelti
  sulla  base  della  qualità, esterni come si è  detto  per  molto
  tempo, ma nominando assessori che, aprendo la strada ad altri che
  entreranno  in  questa Assemblea, saranno scelti  sulla  base  di
  questa qualità. Questa sarà la loro qualità principale, quella di
  garantire l'ingresso di altri.
   Ritengo  che  già  questo  sia stato un  errore:  consentire  al
  Presidente   della  Regione  la  nomina  degli  Assessori   senza
  controllo di questo Parlamento.
   Insisto sull'esempio che ho fatto da questa tribuna, infatti,  a
  mio  avviso,  il sistema presidenziale più forte e  perfetto  che
  esiste  al  mondo è quello presente negli Stati  Uniti.  In  quel
  sistema  il Presidente degli Stati Uniti, l'uomo più potente  del
  mondo,  può  nominare  dei Ministri, ma  questi  Ministri  devono
  essere sottoposti al controllo del Parlamento del Paese.
   La  Regione siciliana sarà l'unica regione al mondo  in  cui  il
  Presidente  potrà nominare assessori che non saranno  controllati
  da  alcuno, ma che saranno scelti, tra l'altro, per far posto  ad
  altri  che  devono entrare in questo consesso. Ciò è  il  massimo
  della  inefficienza  che attribuiamo a questa  governabilità  che
  vogliamo  stabile,  certa  e duratura,  ma  che  è  assolutamente
  inefficiente.   Questo  è  il  risultato  che  consegniamo,   che
  consegnerà alla Sicilia chi voterà questa legge.
   Questa  è  la  prima  contraddizione, quella  politicamente  più
  forte,  che  personalmente mi impedirebbe,  comunque,  di  votare
  questo testo.
   La  seconda  contraddizione è una contraddizione  che  spererei,
  prima  o  poi,  ma  non  mi  faccio grandi  illusioni.  Anche  il
  Presidente  mi  ha  ricordato che non bisogna illudersi,  che  le
  teste  prima  o  dopo ragionano, quindi quando  si  percorre  una
  strada non bisogna illudersi che essa verrà cambiata, quindi, non
  mi illudo.
   La  seconda  ragione è la seguente: non si può  fare  una  legge
  proporzionale   e  poi  perfezionarla  con  tre   meccanismi   di
  correzione.  Non  esiste,  potete  studiarvi  tutti   i   sistemi
  elettorali   del  mondo  e  vi  accorgerete  che   ogni   sistema
  proporzionale - e noi abbiamo avuto per lunghi anni,  in  Italia,
  un  sistema proporzionale puro, senza correzioni, e tutt'ora vige
  un  sistema proporzionale puro, senza correzioni, con il quale si
  sono svolte le elezioni del Parlamento europeo -,  garantisce  di
  più  la  rappresentanza,  però  comporta  dei  rischi,  quali  la
  frantumazione  e  qualche volta non garantisce la  stabilità  dei
  governi. Quindi, occorre inserire dei correttivi.
   A  quel  punto  bisogna  scegliere il correttivo  che  si  vuole
  inserire. Questa Assemblea, con questa legge, ha scelto  di  dare
  tre   correttivi,  non  uno,   a  questo  sistema  proporzionale,
  rendendolo,   nella   sostanza,   non   più   proporzionale,   ma
  maggioritario-proporzionale, in quanto non si capisce più in  che
  cosa consisterà questa proporzionalità.
   Si  inseriscono  tre correttivi e se ne può scegliere  uno,  per
  esempio  si  può  scegliere il premio di  coalizione,  che  è  un
  correttivo  al sistema proporzionale per favorire le aggregazioni
  e  a  quel  punto  si  attribuisce un premio a  chi  si  aggrega,
  legandolo,  in  questo caso, all'elezione diretta; al  Presidente
  che  viene  eletto  si attribuisce il premio,  così  come  fa  il
  Tatarellum.
   Ma  si  ferma  lì,  perché  quello è  l'unico  premio  che  deve
  attribuire,  non può avere altri premi; quello è il criterio,  il
  resto lo deve lasciare alla rappresentanza, viceversa, viene meno
  il sistema  proporzionale.
   Non  contenti  di questo, successivamente inseriamo  un  secondo
  premio: lo sbarramento.
   Vi   invito  a  leggere  tutti  i  sistemi  in  cui  esiste   lo
  sbarramento,  ebbene, in tali sistemi non  vi  sono  altri  premi
  perché  lo  sbarramento è il premio. Quindi,  si  stabilisce   il
  cinque  per  cento ed è  finita lì, perché quello  è  il  premio,
  perché costringi a stare insieme per superare quella soglia.
   Ma  se  si aggiunge al premio di coalizione il cinque per cento,
  come  è stato fatto in questa legge elettorale, e a questo cinque
  per cento si aggiunge, l'unica cosa giusta che bisognava fare, la
  distribuzione  dei seggi a livello provinciale,  viene  stabilito
  un terzo premio.
   In  una  stessa legge non si possono stabilire tre premi, perché
  così facendo si annulla il proporzionale.
     La  Spagna ha un sistema proporzionale puro, senza  premi.  Ha
  trovato  un  sistema per avere due soli partiti,  e  poi  piccoli
  partiti  territoriali  di regioni,  il  partito  popolare   e  il
  partito socialista, nella sostanza.
   Ha  ottenuto  questo  perché  ha  istituito  collegi  piccoli  e
  distribuisce in questi i seggi. Quando  si distribuiscono i seggi
  nei   collegi   piccoli   si  costituisce   automaticamente   uno
  sbarramento, non c'è bisogno di altro, e comunque si è   favorita
  l'aggregazione.
   Allora,  si  poteva  stabilire,  come  si  era  fatto  qui,   la
  distribuzione  dei seggi a livello provinciale, in  quanto,  così
  facendo si sarebbe inserito implicitamente lo sbarramento.
   Ma  non   contenti  avete voluto questo, poi  lo  sbarramento  e
  successivamente  anche il premio di maggioranza e  siccome  siete
  ingordi   avete   attribuito  il  premio  di   maggioranza   alla
  maggioranza, perché il listino si assegna anche se si ha oltre la
  maggioranza. Il massimo della vita
   Ma  questo non ha nulla a che vedere con la rappresentanza,  con
  la democrazia, con i rapporti corretti, con il proporzionale.
   Non  è  questione di essere contrari o a favore, centrodestra  o
  centrosinistra,  non c'entra nulla. E' un problema  del  rapporto
  tra  cittadino  e  istituzioni. E' un problema di rappresentanza,
  non  c'entra  proprio niente. Ma come fate a non  convincervi  di
  questo?
   Cosa  c'entra  questa  battaglia,  tra  il  centrodestra  e   il
  centrosinistra,  sulle  normative fondamentali  della  convivenza
  comune.  Resto trasecolato, di fronte al fatto che  mi  si  debba
  costringere, addirittura, a tre sbarramenti, non ad uno.
   Guardate,   questo  è  veramente  il  massimo,  se  ottengo   un
  quoziente pieno in un collegio provinciale, ma non ho  il  5  per
  cento   regionale,  resto  a  casa.  E  questa  voi  la  chiamate
  democrazia?  Se ho una rappresentanza territoriale forte  in  una
  provincia e ottengo il 20 per cento in quella provincia  e  vengo
  eletto. Ma dite sul serio?
   Guardate, in Germania c'è il 5 per cento di sbarramento, ma  chi
  vince  nel collegio direttamente viene eletto al di là del 5  per
  cento, perché ha preso direttamente quel collegio,  perché quella
  è la rappresentanza popolare.
   Non  c'entrano  nulla  le liste fai da te,  non  c'entra  niente
  questo  meccanismo che vi siete inventati. Niente  E' un problema
  di rappresentanza di consenso, di popolo.
   Il popolo esprime quella volontà in una determinata provincia  e
  se  si  raggiunge un certo numero bisogna garantirlo. Non si  può
  dire a quel soggetto di non essere stato eletto perché non faceva
  parte  di  uno  dei  partiti che avevano il 5  per  cento  e  che
  conseguentemente il popolo, la rappresentanza che lo aveva votato
  non  esiste.  In  questo modo non sarebbe  esistita,  nel  nostro
  paese, la Lega.  Vi rendete conto?
   Il  centrodestra governa questo paese per la Lega. Se  si  fosse
  applicata   questa  norma  assurda,  a  livello   nazionale,   il
  centrodestra  non  avrebbe mai vinto le elezioni  nazionali.  Non
  capite quale errore state facendo? Se la Lega avesse dovuto avere
  il  5  per  cento  nazionale   non  sarebbe  potuta   entrare  in
  Parlamento, non sarebbe mai potuta entrare se non avesse avuto  i
  collegi  con cui è entrata anche quando non ha preso   il  4  per
  cento.
   E  c'era  pure lì il 4 per cento, ma almeno chi piglia i collegi
  viene eletto, non ha il vincolo. Se io vinco in un posto col  mio
  collegio,  anche se ho preso lo 0,2 per cento, ho vinto  in  quel
  collegio,  sono entrato in un sistema maggioritario. Qui,  in  un
  sistema   proporzionale,  viene  impedito   l'ingresso,   abbiamo
  addirittura tre sbarramenti.
   Penso  che  ormai  non  siate più in tempo  per  riflettere  sui
  motivi  per  cui voterete questa legge. Il problema non  è  tanto
  quello di dare un segnale  diverso, ormai la voterete, siete come
  in  una sfida, fra maggioranza e minoranza, fra forze maggiori  e
  forze minori, che nulla aveva a che vedere con questa legge.
     Una legge elettorale è la rappresentanza della possibilità  di
  selezionare  una  classe dirigente  in grado di  far  valere  gli
  interessi della Sicilia,  fuori e dentro la Regione.
   Ahimè,   tutto   questo  non  ci  sarà   Avremo   un   ulteriore
   scassamento' di questa condizione, un Presidente eletto  in  uno
  Statuto  che   forse non ci sarà, una legge elettorale   con  tre
  sbarramenti   che,    ahimè,  allontaneranno  le  persone   dalla
  politica, una situazione veramente incredibile dal punto di vista
  della distribuzione dei poteri.
   Sulla  questione,  poi,  della rappresentanza  femminile   si  è
  discusso molto. Penso che  l'errore clamoroso sia quello  di  non
  capire  che  se  si  vuole allargare la rappresentanza  femminile
  bisogna fare delle forzature. Qui si è scelta la strada ulteriore
  di  dare  un  segnale  e poi cancellarlo subito,  attraverso  una
  sanzione  che  quanto  di meramente poco significativo  si  possa
  mettere in moto.
   Penso  che, nelle condizioni attuali, la considerazione  finale,
  per  quel che mi riguarda, è una sola: una legge elettorale  come
  lo  Statuto, come i grandi disegni riformatori di una regione, di
  un paese, hanno bisogno del consenso trasversale.
   Se  foste  una maggioranza autentica, vera, vi dovreste fermare,
  ora.
   Una  legge  elettorale  che  va al  referendum  con  metà  della
  società   siciliana,   anche  se  non  corrisponde   in   termini
  elettorali,  ma metà politicamente che la oppone è un  errore  in
  quanto tale, è proprio quanto di più assurdo;  perfino Calderoli,
  che  non  è  il massimo dell'apertura,  ha detto ieri  che  sulle
  riforme   istituzionali,   bisogna   cercare   il   senso   delle
  opposizioni;  e questa Regione che è andata fiera del  fatto  che
  almeno  avremo  fatto  tanti disastri, ma una  cultura  l'abbiamo
  avuta,  era  la cultura del tenere insieme sulle cose  essenziali
  questo popolo, del vivere insieme le regole di questo popolo, del
  cercare insieme di uscire dai grandi temi economici e sociali che
  abbiamo: la lotta alla mafia, tutte le cose che sappiamo.
   Ma  come possiamo pensare che sull'atto fondamentale che  regola
  questo Parlamento, la Sicilia si spacca in maniera così clamorosa
  e,  con un colpo di maggioranza, porta a casa una legge sbagliata
  che non servirà neanche a voi.
   Poi,  ognuno spera di essere maggioranza per tutta la  vita,  ma
  neanche   se  siete  maggioranza  vi  servirà  perché  è  proprio
  sbagliata  per  il  triplice sbarramento che contiene,  perché  è
  sbagliata per i rapporti democratici che ha al suo interno.
   Vi  dovreste  fermare, perché di fronte a questo  ci  vuole  per
  forza il raggiungimento di un accordo, di una possibilità, tenere
  insieme le linee di questo popolo siciliano, le loro prospettive,
  la  possibilità autentica di fare in modo che la Sicilia abbia la
  sua   rappresentatività.  Lo  dico  ai  democristiani  di  questa
  Assemblea:  la  democrazia cristiana, guardate,  diceva  poco  fa
  l'onorevole  Forgione, sbagliando enormemente,  che  lui  non  ha
  nessuna  nostalgia  e  non  vuole averla  mai,  beh,  io  non  ho
  nostalgia,  ma, ahimè, la grande lezione di quel  partito  è  che
  giammai  avrebbe fatto una legge elettorale in una condizione  di
  questo tipo.
   Io  mi  meraviglio tanto di chi professa questi ideali e  questo
  richiamo  mentre  poi va avanti nella convinzione  che  di  tutto
  questo si può fare assolutamente a meno, tanto quello che conta è
  portare a casa il risultato.
   Quale  risultato? Una legge elettorale sbagliata che farà  danni
  e  che  non  rappresenterà  questo  popolo  e  se  poi  non  sarà
  accompagnata dall'approvazione dello Statuto, noi avremo problemi
  enormi  con un dislivello di poteri tra l'elezione del Presidente
  della  Regione  ed un'Assemblea così eletta di  cui  la  Sicilia,
  chiunque la governerà, non avrà nulla di cui andare fiera, perché
  i  problemi  aumenteranno, come stiamo  vedendo  sulle  questioni
  finanziarie  e  come  ci  occuperemo in  agosto  delle  questioni
  finanziarie  e  avremmo  bisogno tanto  di  creare  un  clima  di
  solidarietà tra di noi mentre, invece, creiamo un clima di  sfida
  per un deputato in più o in meno.
   Se  questa  è la lezione di questa legge tenetevela,  io  voterò
  contro con le ragioni che vi ho esplicitato.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Spampinato.  Ne
  ha facoltà.

    SPAMPINATO    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   siamo
  arrivati all'ultimo atto di questa rappresentazione che è  andata
  in   scena,   in   queste  settimane,  nell'Assemblea   regionale
  siciliana.  Il  mio sarà un intervento abbastanza  breve  perché,
  essendo intervenuto nelle varie fasi di questa, purtroppo, triste
  rappresentazione, è inutile ripetersi.
   L'iter  di questa legge non ha avuto lo svolgimento che  sarebbe
  stato   necessario,  uno  svolgimento  che  si   sarebbe   dovuto
  caratterizzare  sulla  base del confronto e  della  condivisione,
  perché ricordo che stiamo parlando di legge elettorale.
   Ricordo  che  la legge elettorale è uno degli atti  fondamentali
  di  questa  nuova  Assemblea  perché disegna,  traccia  le  linee
  basilari  di  quello che è uno dei momenti più  importanti  della
  vita  istituzionale della Regione, ovvero la determinazione della
  forma di governo.
   Attraverso  questa legge, creiamo la cornice a quella  che  sarà
  la nuova forma di governo della Regione siciliana, anche in virtù
  dei  nuovi  poteri  che  ci  sono stati  concessi  dalla  riforma
  costituzionale  che, per questo aspetto, ha decostituzionalizzato
  lo  Statuto,  per cui l'Assemblea regionale, senza  aspettare  le
  determinazioni del Parlamento italiano, potrà procedere  anche  a
  modifiche  statutarie, approvando la legge  con  una  maggioranza
  assoluta.
   E  la  legge elettorale incide fortemente sulla forma di governo
  regionale  e,  quindi, avremmo auspicato che vi  fosse,  appunto,
  dialogo, confronto e condivisione.
   Tutto  questo  purtroppo non è accaduto. Anche  se  da  noi  più
  volte  ricercato, più volte richiesto, il confronto  ci  è  stato
  negato.
   Non  è  stata  accolta  alcuna delle nostre  richieste.  Abbiamo
  avanzato,   motivatamente,   censure,   rispetto   alle    scelte
  legislative, nessuno ci ha dato il piacere di risponderci.
   Ed   è  stata  instaurata  una  prassi  atipica  per  l'attività
  legislativa.  E'  stata  introdotta  la  cosiddetta  legislazione
   creativa .  Abbiamo  visto  che l'immaginazione  dei  Siciliani,
  anche  dei  deputati siciliani, dei deputati  di  maggioranza  di
  questo  Parlamento, non ha confini ed  abbiamo introdotto  questa
  nuova  prassi, questa della legislazione creativa, che ha trovato
  varie forme di esplicitazione  in questa settimana.
   Abbiamo  visto  che  è stata introdotta la prassi  del  voto  su
  voto.
   Una  volta che abbiamo approvato una norma, ci abbiamo ripensato
  cinque   minuti  dopo  ed  abbiamo  approvato  una   norma   che,
  sostanzialmente,  è  in contrasto con quella  già  approvata  dal
  Parlamento.
   E  per  legittimare  questa nuova prassi, introdotta  in  questo
  frangente  di  attività legislativa del Parlamento  siciliano,  è
  stata  introdotta  un'ulteriore forma di  legislazione  creativa,
  ovvero  abbiamo  introdotto  il sistema  della  legge   a  futura
  memoria .
   Ieri   l'onorevole  Ortisi parlava di legge  pomata ,  di  legge
   in  prima applicazione , ovvero abbiamo approvato una norma  per
  poi  dire  che  questa  norma non si applica  ma  se  ne  applica
  sostanzialmente  un'altra, pur rimanendo in  vita  la  norma  che
  abbiamo votato e approvato. Eventualmente, entrerà in vigore  con
  le successive legislature.
   Questo  Parlamento, onorevoli colleghi, è scaduto  al  rango  di
  supermercato, perché così - cito sempre l'onorevole Ortisi -  noi
  stiamo  approvando con un unico voto due leggi, due al prezzo  di
  una.   Una  che  entrerà in vigore subito, una a futura  memoria,
  sempre  grazie a questa nuova prassi della legislazione  creativa
  che abbiamo istituito.
   Un  Parlamento che scende a livello di supermercato:  approviamo
   due  leggi  al prezzo di una'.  E la fantasia, non si  è  ancora
  fermata, non ci siamo limitati a questi due aspetti.
   Abbiamo introdotto anche la figura del deputato supplente.
   Nei   precedenti  interventi  più  volte  ho   avuto   modo   di
  evidenziare  tutti i miei dubbi di legittimità costituzionale  di
  questa  norma  che,  in maniera sicuramente  più  approfondita  e
  dotta,  oggi  sono  stati,  attraverso le  parole  dell'onorevole
  Speziale,  riportati  leggendo un  parere  reso  da  un  illustre
  docente di diritto costituzionale.
   Credo   che  non  era  necessario  scomodare  tali  illustri   e
  autorevoli opinionisti costituzionali per rendersi conto che,  in
  questa  maniera,  il deputato non è più libero di  esercitare  il
  proprio  mandato,  non  lo eserciterà più liberamente.  Guardate,
  quando  sono  stati introdotti i primi commenti  all'articolo  67
  della  Costituzione  che  commentavano, appunto,  il  divieto  di
  mandato  imperativo, evitavano il vincolo di mandato, si ponevano
  anche il dubbio che l'appartenenza ad un partito politico potesse
  condizionare   l'attività  parlamentare  di  un  componente   del
  Parlamento.
     Queste  considerazioni chiaramente sono state  superate  dalla
  dottrina,   partendo  dalla  considerazione  della  democraticità
  all'interno del sistema dei partiti, tenendo in considerazione la
  possibilità,  la libertà del parlamentare anche di iscriversi  ad
  un gruppo parlamentare diverso, se condizionato dalle indicazioni
  politiche derivanti da quel gruppo politico.
   Oggi  non  ci poniamo il dubbio, quanto meno il dubbio,  che  un
  deputato  che  diventa  deputato soltanto  perché  colui  che  lo
  precede nella graduatoria della propria lista provinciale diventa
  assessore  e  la  sua  vita  di  deputato  dipenderà,   non   sia
  condizionata   solamente dalla sorte del ruolo  di  assessore  di
  colui  il  quale  era  stato  già  eletto?  Credo  sia  veramente
  irriguardoso  rispetto al diritto non tenere in considerazione  e
  non fare questo tipo di considerazioni.
   Quindi,   abbiamo  il  deputato  supplente  che  già   è   stato
  ribattezzato come il deputato  portaborse  o ancor meglio, da  un
  nostro  collega  il   deputato  precario .  Quindi,  lavoro   per
  l'onorevole  Stancanelli   che,  probabilmente,  avrà  da   dover
  risolvere il problema di stabilizzare i precari che ulteriormente
  creiamo con questa legge,  il  deputato precario .
   Abbiamo  più  volte  evidenziato come siano  state  umiliate  le
  giuste  aspettative non soltanto delle donne, ma di tutti  coloro
  che  credono  in  un sistema più democratico composto  da  organi
  rappresentativi con le donne. Queste attese sono  state  umiliate
  perché tutte le norme che avrebbero dovuto garantire l'attuazione
  del principio ormai costituzionale della democrazia diretta, sono
  state sostanzialmente o tolte o, comunque, rese inattuabili.
   Mi  fa  ridere che continua ad esistere, per esempio, una  norma
  che  prevede  nella formazione della lista regionale,  cosiddetta
   listino , l'alternanza tra uomo e donna. Considerato  che  tutti
  coloro  che sono all'interno del listino e della lista  regionale
  collegata   con  il  presidente  eletto,  diventeranno  deputati.
  Considerato  che  non  esiste più una  sanzione  reale,  concreta
  rispetto  al  non  ottemperamento di questa norma,  noi  sappiamo
  benissimo  che  questa  è  una  norma  ipocrita,  che  non  verrà
  rispettata   e,  quindi,  è  inutile  sostanzialmente   prevedere
  l'alternanza tra uomo e donna.
   Avremo  la  possibilità  di  confrontarci  e  di  confermare  il
  giudizio di ipocrita per coloro i quali la utilizzeranno per  non
  rispettarla.
   Abbiamo  più volte parlato dello sbarramento. A partiti come  il
  mio  -   la Margherita - uno sbarramento del 5 per cento potrebbe
  anche   essere  utile.  Rivendichiamo  con  fermezza  il   nostro
  atteggiamento  parlamentare e politico rispetto a  questa  norma.
  Siamo  stati il primo partito che politicamente ha detto no  allo
  sbarramento  del 5%. I deputati della Margherita  all'interno  di
  questo Parlamento si sono battuti in maniera totale affinché  ciò
  venisse  meno.  Ed  è vero, onorevole Speziale, probabilmente  in
  questo passo dell'iter di formazione della legge si è determinata
  la più grande spaccatura tra maggioranza e minoranza.
     Quando avevamo proposto di ridurre questo sbarramento al 3 per
  cento  attraverso  nostri emendamenti, non ci  è  stata  data  la
  possibilità di confrontarci serenamente con la maggioranza. Ci  è
  stato detto che bisognava andare subito al voto e questa norma  è
  stata  approvata con soltanto 39 voti favorevoli, quindi  nemmeno
  la  maggioranza di questo Parlamento è stata d'accordo su  questa
  norma dello sbarramento del 5 per cento.
   Credo  che  questo  rappresenta  un'evidente  voglia  anche  del
  Parlamento siciliano di non determinare questo strappo al sistema
  democratico,  a  non scippare della rappresentanza istituzionale,
  fatta  anche  di  partiti  cosiddetti minori,  ma  che  in  tanti
  momenti,  e  parlo  della mia esperienza  parlamentare,  ma  sono
  sicuro  che  l'esperienza  di deputati  più  anziani  la  possano
  evidenziare ancor meglio, hanno dato un loro apporto fondamentale
  per la vita del Parlamento siciliano.
   Quindi,  abbiamo cercato di evitarlo e anche da questo punto  di
  vista  non siamo riusciti ad ottenere il nostro risultato. Se  da
  una  parte  si è istituita una nuova prassi, quella che  con  tre
  esempi   ho   definito  la   legislazione  creativa',  dall'altra
  purtroppo si è consolidata un'altra prassi più volte anche questa
  contestata,   quella  che  porta  a  svilire  il   lavoro   delle
  Commissioni,  quello che rende inutile l'esistenza  delle  stesse
  Commissioni. E ancor prima di fare considerazioni nel merito e mi
  riferisco  alle  norme  che riguardano l'ordinamento  degli  enti
  locali,   credo   che  bisogna  ancora  una  volta   fare   delle
  considerazioni nel metodo.
   Onorevole  Edoardo Leanza, che oggi rappresenta la  Commissione,
  perché  la Commissione non ha rivendicato il proprio ruolo  e  ha
  chiesto  che queste norme che incidono profondamente sul  sistema
  degli enti locali, che avrebbero meritato e avrebbero sicuramente
  ottenuto,  se  si  fosse proceduto, così  come  vuole  il  nostro
  Statuto,  così come vogliono i nostri regolamenti, attraverso  un
  dibattito   nelle   Commissioni,   attraverso   audizioni   delle
  associazioni di categorie, dell'ANCI, dell'URPS, perché non si  è
  rivendicata  questa  prerogativa e questo rispetto  dello  stesso
  Statuto?
   Invece,   si  è  proceduti,  attraverso  un  subemendamento,   a
  determinare  una  forte  e profonda modifica  del  sistema  delle
  autonomie   locali  attraverso  un  subemendamento.   L'onorevole
  D'Aquino lo ha fatto proprio, non ricordo, forse ero assente,  ce
  lo avrà anche illustrato, però non lo ricordo.
   Nel  merito,  credo  sia stata una grande fortuna  che,  non  so
  attraverso  quale  meccanismo,  sia  venuta  meno  quella   norma
  orribile  per  il naturale sviluppo delle autonomie  locali,  che
  prevedeva  l'obbligo del Sindaco che voleva revocare  un  proprio
  Assessore, di chiedere il voto favorevole al Consiglio  Comunale,
  andando al di là di qualsiasi logica di rapporto fiduciario  che,
  necessariamente,  deve  legare il  Sindaco  che  lo  propone  con
  l'Assessore  che viene nominato e che non può essere condizionato
  da un voto del Consiglio Comunale.
   Nonostante  questo, ci sono altre norme che incidono in  maniera
  negativa,  secondo  me,  ma  non  c'è  stata  la  possibilità  di
  determinare il giusto, l'adeguato dibattito su queste  norme  che
  estendono lo sbarramento del 5 per cento anche per il rinnovo dei
  consigli comunali e provinciali.
   E'  tutt'altra  la logica dello sbarramento che  noi,  comunque,
  abbiamo contestato - che è stato oggetto anche di lungo e diffuso
  dibattito   all'interno  della  commissione  -  che  riguarda  il
  rinnovo  dell'Assemblea con lo sbarramento del 5  per  cento  per
  quanto  riguarda i comuni sopra i 10.000 abitanti e  le  province
  regionali siciliane.
   Questo  dibattito, purtroppo, non c'è stato perché,  a  parte  i
  laconici  voti  parere contrario  da parte del Governo, ma  anche
  da  parte  della  Commissione, noi  non  abbiamo  avuto  modo  di
  ascoltare  le  ragioni  del perché di queste  norme;  se  fossimo
  andati in commissione sicuramente lo avremmo svolto questo lavoro
  e   lo   stesso   vale  per  quanto  riguarda   la   norma   che,
  sostanzialmente,  reintroduce  la compatibilità  tra  consigliere
  comunale e assessore comunale.
   Questo insieme di norme credo ci faccia tornare  indietro di  15
  anni   Noi,  Sicilia,  che  eravamo stati  all'avanguardia  della
  riforma  delle autonomie locali, che per primi avevamo introdotto
  l'elezione  diretta del sindaco, che per primi avevamo  disegnato
  un  rapporto tra giunta e consiglio che garantisse stabilità agli
  esecutivi,  che  facesse  venir meno  quella  costante,  continua
  tensione   determinata  dalla  possibilità   che   ogni   singolo
  consigliere potesse diventare, allora sindaco, prima del 1991,  e
  oggi di nuovo assessore, tutto questo viene introdotto facendo un
  balzo   all'indietro  di  15  anni  con  queste   norme.   E   le
  considerazioni  rispetto alla strozzatura del  dibattito  valgono
  anche  adesso  e  sono  le stesse fatte per  quanto  riguarda  lo
  sbarramento del 5 per cento.
   Un   capitolo   a   parte  merita  l'ultimo   atto   di   questa
  rappresentazione,  ultimo atto che è stato celebrato  nei  giorni
  scorsi attraverso la presentazione dell'ultimo emendamento  prima
  del  voto  finale.  Devo  dire onestamente  che  non  sono  stato
  totalmente  scontento del fatto che la Presidenza  dell'Assemblea
  abbia   dichiarato  inammissibile  la  richiesta  formulata   dal
  capogruppo  dei  Democratici di Sinistra di  far  proprio  questo
  emendamento, perché anche questo emendamento, anche se, così come
  diceva  l'onorevole Cracolici, avrebbe sterilizzato  delle  norme
  che  abbiamo contestato, violava il principio che vale ancor  più
  della  norma,  che  noi  abbiamo  totalmente  contestato,  ovvero
  tornare con un voto dell'Assemblea su qualcosa che era stato  già
  votato.
   Credo   che   ognuno   di   noi  debba  prendersi   le   proprie
  responsabilità,  deve  essere chiaro evitando  stratagemmi  delle
  prime applicazioni della cosiddetta legge  pomata  di arrivare  a
  questi  risultati in tal modo. Noi  arriveremo a bocciare  questa
  legge in modo sostanzialmente diverso ed è stato quasi divertente
  leggere  sui  giornali che, in maniera informale,  attraverso  le
  diplomazie  politiche, si chiedeva al centrosinistra,  in  cambio
  del  voto  favorevole a questo emendamento,  il  voto  favorevole
  sull'intera  legge, lasciando intendere quasi che ci fosse  stato
  un accordo su questo emendamento tra maggioranza e minoranze.
   Io  vorrei chiedere a coloro i quali formulavano, o a  colui  il
  quale   ha  formulato  questa  proposta,  sulla  base  di   quale
  considerazione   era   immaginabile  un   voto   favorevole   del
  centrosinistra,  dopo che per tutto l'iter che ha  caratterizzato
  questo disegno di legge, nessuna delle nostre richieste era stata
  accettata.
   In  conclusione, è chiaro che noi consideriamo questa una brutta
  legge,  brutta per il contenuto. Una legge che era uscita  in  un
  determinato  modo dalla Commissione, criticabile, ma  sicuramente
  migliorabile, è stata peggiorata.
   E'  brutta  per  il procedimento adottato nelle varie  fasi:  la
  legislazione  creativa, l'atteggiamento di totale chiusura  della
  maggioranza  nei  confronti  delle  proposte  di  minoranza,   il
  permettere,  e  credo che questa sia la cosa più grave  di  tutte
  quelle che ho enunciato, le intromissioni - anche se autorevoli -
  di persone esterne a questo Parlamento, su cose già deliberate.
   Ribadisco,  quindi,  il  mio  voto  contrario  alla   legge,   e
  ribadisco  la richiesta, fatta anche dall'onorevole Ortisi,  agli
  organi  del  nostro  partito,  di  valutare  le  possibilità   di
  procedere attraverso il referendum.
   Noi  non  abbiamo dubbi che questa sia una brutta legge, quindi,
  i  dubbi  che  nascono  dall'eventualità e dalla  possibilità  di
  richiedere   il  referendum,  sono  duplici:  innanzittutto   per
  rispetto delle norme democratiche che stanno alla base anche  del
  partito  che  io  rappresento, per  cui  è  vero  che  il  gruppo
  parlamentare essendo stato protagonista di questa legge,   ha  un
  autorevole   voce  in  capitolo  sulla  richiesta  o   meno   del
  referendum,  ma è un confronto che deve riguardare  politicamente
  l'intero partito.
   L'altro  dubbio  non  è  nel merito della  legge  che,  torno  a
  ripetere, è una pessima legge, ma vorremmo capire quali siano  le
  conseguenze   dell'eventuale  approvazione  del   referendum   in
  considerazione, purtroppo, che, anche approvando  il  referendum,
  tante delle cose che abbiamo richiesto non entreranno a far parte
  della legislazione regionale.

    FORMICA . Ci sarà il peggio

    SPAMPINATO   Onorevole  Formica,  valuteremo  nelle   opportune
  sedi.
   Voglio  concludere ricordando che il sonno della ragione  genera
  mostri,  ed  io  ho  la sensazione, onorevoli  colleghi,  che  la
  maggioranza   di  questo  Parlamento,  fra  poco,  appisolata   o
  sonnambula, voterà a favore di questa legge.

    MORINELLO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    MORINELLO  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  annuncio  la
  mia  non  partecipazione  al  voto per  significare  il  giudizio
  profondamente negativo sulla legge che l'Assemblea regionale  sta
  per  varare. E' una legge sbagliata: la Commissione l'ha esitata,
  è pervenuta in Aula e l'Aula l'ha peggiorata.
   E'  una  legge  che  renderà la politica  siciliana  sempre  più
  oligarchica.   I   contenuti  del  disegno  di  legge    Infurna-
  Crisafulli     sono    profondamente   antidemocratici,    perché
  restringono  gli  spazi di democrazia nella  nostra  Regione.  E'
  questo  il  motivo per il quale, all'interno del  centrosinistra,
  sono  nati e sono da chiarire numerosi problemi sulla logica  che
  tiene questa coalizione che vuole governare l'Italia e la Sicilia
   E'  un  disegno  di legge, quello pervenuto in Aula,  imperniato
  fondamentalmente  sul  recupero dei resti su  scala  provinciale,
  sullo  sbarramento  del  5 per cento e  sulla  scheda  unica  per
  l'elezione   del   Presidente  della  Regione  e   dei   deputati
  all'Assemblea regionale.
   Abbiamo  espresso subito un giudizio negativo perché  non  c'era
  assolutamente bisogno di questa legge.  Non abbiamo  sofferto  in
  questa  legislatura, che è stata eletta con il sistema elettorale
  chiamato Tatarellum, di una non stabilità.
   La  stabilità  e la governabilità erano assicurate dall'elezione
  diretta  del  Presidente  della Regione,  dal  fatto  che  questo
  Governo  durerà  cinque  anni,  tranne  che  non  si  verifichino
  imprevisti   di  varia  natura.  La  rappresentanza   pluralista,
  articolata,  della  società  siciliana  assicura,  assicurava   e
  potrebbe  assicurare  meglio la vitalità di  questa  Regione  che
  vuole, appunto, rappresentarsi nelle istituzioni in modo aperto.
   Pertanto  noi  riteniamo questo disegno di legge   profondamente
  sbagliato    perché   inficia  quel  valore  che  noi   Comunisti
  italiani'  assumiamo  come tale: il valore  della  stabilità,  il
  valore  della  governabilità.  Le  esperienze  passate  ci  hanno
  consegnato un'esperienza profondamente negativa secondo la quale,
  nelle  diverse legislature in cui erano presenti i grandi partiti
  di  massa  che  assicuravano  comunque  una  sintesi  politica  e
  informavano  l'attività delle istituzioni,  abbiamo  assistito  a
  fenomeni  degenerativi,  e  non  positivi,  che  permettevano  il
  disfacimento di governi di mese in mese, di anno in anno.
   Nella  scorsa  legislatura -  dobbiamo  ricordarlo  -   ci  sono
  stati  cinque  governi in cinque anni per  cui  il  valore  della
  stabilità e della governabilità  tutti noi dobbiamo considerarlo,
  e lo hanno considerato anche coloro che si sono battuti contro il
  recupero  dei resti su scala provinciale perché solo  così,  solo
  con  il  recupero dei resti su base regionale si poteva, appunto,
  rappresentare  questa ricchezza, questa pluralità  della  società
  siciliana.
   Invece si è deciso diversamente, e lo si è deciso sulla base  di
  un connubio, di una concertazione, di un accordo esplicito che  è
  avvenuto  in quest'Aula, nonostante i dissensi che una parte  del
  centrosinistra ha manifestato su aspetti scandalosi della  legge,
  la  figura  del  deputato  supplente,  che,  purtroppo,  è  stata
  istituita  anche dallo Statuto della Regione Toscana.
   Si  tratta  di  una  pagina  nera  della  storia  dell'Assemblea
  regionale, che deve essere sottoposta, insieme alle altre  norme,
  alla valutazione dei cittadini siciliani.
   Annuncio  pertanto la mia sottoscrizione, in qualità di deputato
  e  di  cittadino  siciliano,  alla  richiesta  di  indizione  del
  referendum perché i siciliani, che sono stati i grandi assenti di
  questo  dibattito, dello scontro avvenuto in quest'Aula,  possano
  approfondire  e  valutare i risvolti che ci  sono  dietro  ad  un
  sistema  elettorale.
   Badate,  storicamente i sistemi elettorali non  sono  stati  mai
  luoghi  neutri  o  norme  asettiche,  svincolate  da  visioni  di
  società.  Sulle  modalità della rappresentanza  di  accesso  alle
  istituzioni   si   sono  consumate,   nel   corso   dei   secoli,
  rivoluzioni,  scontri  cruenti che hanno  permesso,  nel   secolo
  passato,  di  arrivare a forme di democrazia che  consentivano  a
  uomini  e  donne, senza distinzione di censo, di essere  soggetti
  attivi della democrazia.
   Ricordiamo   che  solo  dal  1946,  con  l'instaurazione   della
  Repubblica,  della democrazia nata dalla lotta antifascista,  gli
  uomini  e le donne di questo Paese hanno avuto la possibilità  di
  votare.  Prima  del  1946  le donne italiane  avevano  negato  il
  diritto  al voto. L'istituzione nel 1913 del suffragio universale
  maschile  ai maggiorenni che avevano compiuto il trentesimo  anno
  impediva alle donne di votare.
   Nell'Ottocento  abbiamo avuto un sistema elettorale  basato  sul
  censo, sulla ricchezza, sulla proprietà, sulle rendite.
     Ebbene, quei sistemi elettorali, quelle norme erano frutto  di
  una  visione che le classi dirigenti dominanti avevano dato  alla
  società   italiana,   una   società   proprietaria,   censitaria,
  oligarchica, fondata sull'esclusione delle grandi masse popolari.
  Nel corso di questi decenni abbiamo raggiunto forme di democrazia
  rappresentativa  che,  attraverso il suffragio  universale  e  il
  sistema  proporzionale,  hanno consentito  l'articolarsi  di  una
  dialettica istituzionale che ha sempre tenuto conto dei  rapporti
  con  la  società  civile,  con le lotte dei  lavoratori,  con  le
  espressioni più variegate della società italiana.
   Cosa  stiamo facendo con questo nuovo sistema elettorale? Vorrei
  che   noi  tutti  riflettessimo  su  questo.  Stiamo  rispondendo
  all'esigenza   di   autoconservazione   di   un   ceto   politico
  parlamentare  che,  nel recupero dei resti su  base  provinciale,
  sicuramente  restringerà gli spazi di democrazia ed impedirà  non
  la  presentazione delle liste  fai da te', che potevano e possono
  essere  evitate  con adeguate norme tecniche,  come  per  esempio
  l'elevazione  del  numero  di  firme  da  sottoscrivere  per   la
  presentazione, ma di forze politiche rappresentate in  Parlamento
  nazionale,  di  movimenti  che  hanno  il  diritto  legittimo  di
  rappresentarsi  nei futuri parlamenti.
     Il collegio provinciale impedisce alle forze minori di sommare
  i  consensi  che  ricevono  le diverse  province,  quindi  è  uno
  sbarramento  grande.  Ricordo che  nel  1996,  sono  deputato  di
  seconda   legislatura,  la  mia  lista  di  allora,  Rifondazione
  Comunista,   ha  potuto  esprimere  il  seggio  in  una   piccola
  provincia,   come   quella   di  Caltanissetta,    superando   lo
  sbarramento del 12 per cento.  Non sono Palermo e Catania  -  che
  rappresentano  grandi collegi, grandi articolazioni  territoriali
  che  possono  consentire  ad un singolo partito  piccolo  di  far
  eleggere i propri rappresentanti con un pugno di voti -, a patire
  l'istituzione  del recupero dei resti su scala provinciale.  Sono
  soprattutto  le  province piccole e medie  che  non  solo  devono
  superare  questo sbarramento artificiale, ma che oggi si  trovano
  di  fronte ad una legge elettorale che prevede lo sbarramento del
  5 per cento
     E'  un  assurdo logico, un assurdo politico. Però,   dietro  a
  questo  abbaglio, a questa scelta deliberata che  la  maggioranza
  sta  per compiere,  c'è la visione oligarchica di una società che
  assegna  alle  consorterie, ai partiti,  così  rinsecchiti  dalla
  loro  capacità  di  instaurare un rapporto  con  la  società,  il
  compito   di  rappresentarsi attraverso questo modo asfittico  di
  essere.   Forze  che  oggi non riescono ad  interloquire  con  la
  società  siciliana  di oggi e di domani che vuole  articolarsi  e
  progredire  sulla base di un rapporto tra istituzione  e  società
  più  libero  e più aperto di quanto  noi  non stiamo  consegnando
  con questa legge.
     Per  tale  ragione  i  Comunisti Italiani  sono  stati  sempre
  contrari  allo sbarramento, sia del 5   sia del 4  o  del  3  per
  cento, a qualsiasi forma di sbarramento, perché lo sbarramento su
  base provinciale già era penalizzante  per le forze minori.
   Abbiamo  ascoltato  qui  rappresentanti del  centrosinistra  che
  significavano  la  possibilità  che  da  quest'Aula,  da   questi
  schieramenti,  da  questo confronto uscisse una  mediazione,  che
  consisteva nell'abbassare la soglia di sbarramento dal cinque  al
  tre per cento.
   Noi  non  siamo  stati  mai d'accordo e  abbiamo  sempre  voluto
  significare  a tutti i livelli, dal livello nazionale   a  quello
  regionale,  la  nostra  ferma  contrarietà  a  questo   principio
  informatore di una legge che riteniamo antidemocratica.
   Avremmo  preferito  la legge elettorale, il Tatarellum,  con  le
  opportune correzioni tali da non penalizzare le piccole province:
  la provincia di Enna, la rappresentanza della provincia di Enna o
  quella   di   Caltanissetta,   che   sembra   essere   stata   la
  preoccupazione  principale  da parte  di  alcuni   -  che  hanno,
  attraverso  il  collegio  provinciale, il  recupero  -  sottrarsi
  all'alea  di  una  distribuzione  di  seggi  che  avrebbe  potuto
  penalizzare  questo o quel  partito medio-grande.
   Per  questo  siamo contro questa legge e faremo di tutto  perché
  il  dibattito  e  il  confronto sui suoi principi  ispiratori  si
  trasferiscano  ai  cittadini siciliani,  che  con  il  referendum
  devono essere chiamati ad una votazione su questa legge.
   Noi  pensiamo -   è una riflessione critica -  che questa  legge
  nasca  e sia varata perchè vi è stata, da parte di alcuni settori
  del  centrosinistra  (mi riferisco al Gruppo dei  Democratici  di
  sinistra  e  al  Gruppo della Margherita), una concertazione,  un
  accordo.  Per cui, ci è sembrato -  è una valutazione che  voglio
  qui  fare ad alta voce - anche  per  il peggioramento che  questo
  disegno  di  legge ha avuto, per la riduzione, per l'annullamento
  delle    condizioni   di   agevolazione   per   l'accesso    alla
  rappresentanza parlamentare per le donne, per l'introduzione  del
  cinque  per cento negli enti locali, per l'istituzione di  quella
  figura    assolutamente  ridicola  e  vergognosa   del   deputato
  supplente  o  precario  o  portaborse,  comunque  lo  si   voglia
  chiamare, che questi Gruppi  del centrosinistra abbiano fatto  la
  parte  dei  comprimari che si sono accontentati del recupero  dei
  resti   su  base  provinciale consentendo a  questa  maggioranza,
  completamente impedita al suo interno di articolare una  proposta
  di  mediazione, di compattarsi, di avere una logica di coalizione
  che  ha tenuto. Logica di coalizione che, purtroppo, non ha avuto
  il  centrosinistra  e  che ha permesso a  questa  maggioranza  di
  peggiorare  i  contenuti di quel disegno di  legge   sbagliato  e
  negativo di cui ho parlato prima.
   Per  questo  non  parteciperò al voto. Non  lo  farò  perchè  la
  fretta e lo sbaglio consistono anche nel non aver saputo valutare
  le  conseguenze  di questa legge elettorale che  avrebbe  dovuto,
  secondo  logica  istituzionale, parlamentare e  politica,  essere
  preceduta dal varo dello Statuto della Regione siciliana.
   Non  solo non parteciperò al voto ma - come ho detto -  firmerò,
  in qualità di deputato, la sottoscrizione del referendum.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne  ha
  facoltà.

    PANARELLO   Signor Presidente onorevoli colleghi, credo che  il
  Parlamento  siciliano stia scrivendo in questi giorni una  pagina
  bruttissima perché, in contrasto con il buon senso, il suo stesso
  interesse e il suo rapporto con la società,  si è affrontato   un
  tema  delicatissimo,  come la legge elettorale,  non  ricercando,
  attraverso  il  confronto  e  pur nella dialettica  comprensibile
  tra   maggioranza  e  opposizione,  di promuovere  comunque   uno
  strumento  che   qualificasse la partecipazione e  la  democrazia
  nella  nostra Regione. Al contrario, si è scelta la strada  della
  contrapposizione, dello scontro che ha prodotto  una  legge  che,
  come  è  stato  ricordato più volte, è una legge  mostruosa,  che
  contraddice  l'ispirazione per la quale è stata fatta.
     Penso  ai  ragionamenti che, nella stessa  Commissione,  nella
  stessa relazione della Commissione,  avevano immaginato una legge
  che,   in  coerenza  con   l'evoluzione complessiva  del  sistema
  politico  e con le più moderne interpretazioni della Costituzione
  repubblicana,  favorisse l'accesso delle donne nelle istituzioni.
  Invece,  ci  ritroviamo  con una legge  che  per  questo  aspetto
  risulta    assolutamente  chiusa.  Una  legge   che   contraddice
  clamorosamente l'idea di una democrazia paritaria che è sostenuta
  con  sempre maggiore vigore, con argomenti  condivisibili da  una
  parte  sempre  più grande della società italiana e della  società
  siciliana.
   Un'  ispirazione,  peraltro, che già  permea  gran  parte  delle
  norme istituzionali  ed elettorali dei Paesi  europei.
   L'altro  elemento,  drammaticamente  negativo,  che  emerge  dal
  dibattito  è  quello  dello sbarramento al 5  per  cento  che  si
  aggiunge   all'attribuzione dei seggi su base  provinciale,   che
  contraddice,   anche  qui,  l'idea,  che pure  sembrava   potesse
  essere  condivisa,  di una  legge elettorale che scoraggiasse  le
  liste   fai  da  te'  e,  nello stesso  tempo,  gli  elementi  di
  frammentazione del sistema politico che esistono in Italia  e  in
  Sicilia.
   Contraddicendo  tale  ispirazione stiamo  partorendo  un  doppio
  sbarramento   mostruoso  che rischia di  pregiudicare  uno  degli
  elementi  fondamentali che dovrebbero  presiedere  ad  una  buona
  legge  elettorale: la possibilità di allargare la  partecipazione
  dei  cittadini al momento elettorale  che - come è noto -   è  un
  momento  fondamentale della democrazia.
   Questa   logica  di   contrapposizione  a  tutti  i   costi   ha
  determinato  poi   tutti gli altri elementi   qui  ricordati  che
  hanno   fatto  dire   ad  importanti  commentatori     nazionali,
  ancora  una  volta,   che la Sicilia è una  Terra  che  riesce  a
  partorire,  attraverso la sua classe dirigente,   norme  che   ci
  espongono  al  ridicolo, come nel caso della norma  sui  deputati
  supplenti,    consiglieri    comunali   supplenti,    consiglieri
  provinciali supplenti.
   Ma  vorrei ricordare, segnalando e sottolineando anche in questa
  circostanza  il  ruolo improprio e negativo  che  ha  assunto  il
  Governo nel famoso maxiemendamento, proposto dai Capigruppo della
  maggioranza e fatto proprio dall'assessore D'Aquino  a  nome  del
  Governo,  che  ci sono degli elementi ancora più incomprensibili,
  se  non  in  una  logica di concorso straordinariamente  forte  a
  produrre incursioni negative sull'ordinamento degli enti locali e
  a soddisfare qualche esigenza particolare.
   Mi  riferisco  alla norma confusa, ma purtroppo ad personam  che
  si   è   votata  sull'incompatibilità  tra  sindaco  e   deputato
  regionale; mi riferisco a quella norma che cassa con un colpo  di
  penna  e anticipa di un anno le elezioni per  i comuni che  hanno
  votato  nell'autunno del 2000, i quali con questo colpo di penna,
  attraverso  un  emendamento, invece di votare nel  2006,  saranno
  obbligati a votare nel 2005.
   Non  so  se  questa norma sia giusta dal punto  di  vista  della
  costruzione   legislativa,   se   non   si   esponga    anch'essa
  all'impugnativa  del Commissario dello Stato.  Certo  è  che,  in
  maniera  emblematica, si tratta di un modo  di  procedere,  nella
  costruzione legislativa, che,  abbandonando il confronto  limpido
  e  trasparente, anche tra opzioni diverse, finisce per alimentare
  il  ricorso  alla  soddisfazione  di  questa  o  quella  esigenza
  particolare.
   Quindi è questo il dato che emerge dal confronto e il fatto  che
  tutto  ciò  sia avvenuto a proposito della legge elettorale,  che
  regola  il  momento fondamentale della democrazia nella  Regione,
  qualifica  in  maniera straordinariamente negativa  l'azione  del
  Parlamento   siciliano,  il  modo  in  cui  la   maggioranza   di
  centrodestra ed il Governo della Regione siciliana hanno  pensato
  di   utilizzare   questa  circostanza,  ma   rischia   anche   di
  squalificare l'intera Istituzione regionale.
   Proprio  per  queste  considerazioni, nel  sottolineare  la  mia
  netta  contrarietà alla legge,  proprio perchè  considero  questo
  modo di procedere ed il prodotto che ne è scaturito un'offesa  al
  Parlamento siciliano, io non parteciperò al voto.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Sammartino.  Ne
  ha facoltà.

    SAMMARTINO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  mio
  intervento  sarà abbastanza breve ed in qualche modo cercherà  di
  rispondere  alle volgari accuse che sono state rivolte  a  questa
  maggioranza, agli insulti, alle contestazioni infondate,  in  uno
  stile  che,   per  gran  parte  degli  interventi  che  mi  hanno
  preceduto,  non  ho assolutamente condiviso, anzi,  che  rifiuto,
  proprio  perchè  non  credo che offendendo quest'Aula  o  chi  la
  compone e la rappresenta - che sia appartenente alla minoranza  o
  alla  maggioranza -  possa in qualche modo garantirsi il  diritto
  ad  avere  una maggioranza che riesca a governare con i numeri  e
  non  con  quelle risicate appartenenze di maggioranza che,  molto
  spesso, sono alla base di un parlamentarismo consociativo che  ha
  operato  in  contrasto con le esigenze di sviluppo  della  nostra
  terra.
   Per  affrontare, come dire, un altro tema all'interno di  questo
  dibattito   -  e  per  non  accettare,  per  non  subire   ancora
  passivamente  le  volgarità e gli insulti qui  formulati  da  una
  parte  della maggioranza -  vorrei ricordare che, anche  riguardo
  all'istituto della partecipazione e dell'accesso delle donne alle
  liste ed alla rappresentanza parlamentare, sfido chiunque di  voi
  ad   enunciare  quale  sia  il  principio  che  sta   alla   base
  dell'inserimento  di  un  uomo o di una  donna,  comunque  di  un
  soggetto,  di un cittadino, in seno al listino, in  seno  cioè  a
  quella lista regionale che costituisce il premio di maggioranza.
   Non  c'è  un  principio  di  diritto   Signor  Presidente  della
  Commissione Affari istituzionali, non c'è un principio di diritto
  che  sancisce un discrimine, che sancisce una norma in base  alla
  quale  si può essere inseriti o meno nel listino. C'è, viceversa,
  un principio politico, quello che richiama il rapporto fiduciario
  con  il  segretario  del  partito, che  richiama  le  logiche  di
  appartenenza  e  di  coalizione, che  richiama  le  strategie  di
  aggregazione  dei singoli partiti, ma non c'è - lo ribadisco  -un
  principio di diritto
     Mancando il principio di diritto, di conseguenza, ed esistendo
  invece un principio politico che permette l'inserimento in questo
  listino, ci piaccia o meno, in che cosa questo principio politico
  impedirebbe  alle donne di essere candidate, di  essere  inserite
  nel listino? E ciò vale altrettanto per l'inserimento nelle liste
  proporzionali.
   Si  parla  e ci si riempie la bocca di tanti temi che  diventano
  strumentali al gioco politico, ma poco hanno a che fare  con  una
  costruttiva dialettica parlamentare
   Si  sta  facendo  una  legge elettorale,  siamo  ormai  al  voto
  finale,  e  credo che, da questo punto di vista, lezioni  non  ne
  debbano  venire  da nessuno  C'è chi come Rifondazione  comunista
  cita   alcuni  parlamentari  del  centrodestra  a  proposito   di
  trasformismo politico; altrettanto, però, potremmo fare  noi  per
  tanti altri deputati che si trovano dalla vostra parte politica
   Ripeto  il  mio appello, al di là del rispetto nei confronti  di
  chi  ha  deciso di farsi promotore del referendum abrogativo  nei
  confronti  di  questa  legge - che comunque consentirà  un  ampio
  dibattito e quindi il coinvolgimento dell'opinione pubblica  -  e
  quindi concordo con lei, onorevole Spampinato, e con chi sostiene
  questa  stessa tesi: ribadisco il fatto che, da questo  punto  di
  vista,  l'unica  possibilità  di dare  alla  Sicilia  una  classe
  dirigente matura e capace di interpretare le istanze di sviluppo,
  di  autogoverno,  di  autodeterminazione  nel  campo  politico  e
  sociale, può venire dalla cultura.
   Ne   sono   assolutamente  convinto  e,  per   questo,   ritengo
  fondamentalmente inadeguate le contestazioni, inadeguate sotto il
  profilo   culturale,  perché  strumentali,  e  sotto  il  profilo
  politico, rivolte alla maggioranza, ed a chi si è fatto promotore
  di   questa  legge,  da  parte  dell'onorevole  Orlando.   Perché
  l'onorevole Orlando dimentica come, dalla sua parte, i  DS  e  la
  stessa  Margherita, in un primo momento - e così anche nel  corso
  della trattativa che ha portato alla conclusione dei lavori sulla
  legge  elettorale  -  hanno,  in qualche  modo,  per  gran  parte
  condiviso  questo  stesso  percorso  ed  anche  il  desiderio  di
  arrivare a questa legge elettorale.
   Non  vengano  a fare lezioni a nessuno  Anche come  maggioranza,
  abbiamo  l'obbligo  di replicare a questo  tipo  di  insulti,  di
  rifiutarne lo stile, di rifiutarne anche la dialettica.
   Ne  sono  assolutamente convinto. Il mio intervento  operava  in
  funzione del recupero di questo tipo di convinzione.
   Un'ultima  riflessione, più o meno condivisibile: ma qual  è  il
  concetto di democrazia di cui si riempiono la bocca gli onorevoli
  D'Antoni,  Orlando,  Forgione, onorevole Spampinato?  Qual  è  il
  concetto di democrazia che hanno in testa?
   Democrazia può voler significare tutto ed anche il contrario  di
  tutto.  Può anche significare nulla. Si chiamavano democrazie  le
  democrazie  comuniste, quelle popolari. Si chiamavano  democrazie
  nazionali i regimi totalitari del Cile o di altri Paesi  che,  in
  qualche   modo,   potevano  essere  ricondotti  ad   un'ideologia
  fascista. Si chiamano democrazie liberali quelle in cui il potere
  del  più  forte  determina le aggregazioni e  determina  pure  il
  potere  decisionale, anche e soprattutto in  campo  economico  ed
  amministrativo.
   Democrazia  vuol dir tutto e vuol dire nulla. E, comunque,   una
  cosa  è certa: il rapporto con gli interessi e le forze in campo.
  Questa maggioranza crede di fare gli interessi della collettività
  e  del  popolo  siciliano  e, con questa  legge,  che  non  vuole
  connotare  in nessun senso sotto il profilo etico e morale,  come
  non  potrebbe  farlo  nemmeno la minoranza,  se  fosse  stata  al
  Governo, si propone di operare in funzione di questi interessi.

    ROTELLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ROTELLA   Signor Presidente, onorevoli colleghi, come  è  nelle
  caratteristiche  di Nuova Sicilia, proverò a dare  un  contributo
  che  sia sintetico, ma efficace, per rendere anche giustizia alle
  dichiarazioni apparse sui quotidiani in ordine alla posizione  di
  Nuova  Sicilia,  dall'inizio della formalizzazione  della  nostra
  linea  rispetto ala legge elettorale. E lo fa un partito  che  si
  mette  fortemente  in  discussione perché la  soglia  del  5  per
  cento...

    CRISAFULLI  Non esageri onorevole Rotella

    ROTELLA   ... non è soltanto una presunzione, è una  necessità.
  E' una necessità che ha la politica per evitare che accada ancora
  ciò che è accaduto, cioè il proliferare di liste che si inventano
  solo per eleggere singoli soggetti ma che non sono espressioni di
  forze politiche, quanto piuttosto soltanto di vicende personali.
   E  questo  riguarda tanto il Parlamento siciliano che  gli  enti
  locali.
   Mi  auguro che questo possa essere affermato anche nelle riforme
  in  cantiere  di  cui si occupa il Parlamento  nazionale  e  che,
  ancora una volta, la Sicilia diventi pioniera di un processo  che
  finalmente  dia  stabilità,  semplifichi  il  quadro  politico  e
  conduca  un ragionamento al contrario rispetto a quello al  quale
  la politica ci ha abituato.
   Da  una  politica di disgregazione si passa ad una  politica  di
  aggregazione.  E  abbiamo anche lanciato  appelli  che  vanno  in
  questa  direzione ricevendo risposte che oggi leggo sul  giornale
  di grande interesse.
   Nuova  Sicilia ha voluto dare un forte contributo per realizzare
  un   percorso   virtuoso  che  potesse  consentire  all'Assemblea
  Regionale  Siciliana, a questo Parlamento prestigioso,  di  avere
  una  legge  elettorale moderna, snella, capace di  assicurare  la
  governabilità, rispettosa soprattutto del volere degli  elettori,
  che  mettesse  alcuni  paletti  e che,  soprattutto,  realizzasse
  alcuni obiettivi.
   Per  quanto  mi  riguarda, a nome del mio  Gruppo,  mi  dichiaro
  orgoglioso  di  questa  legge che oggi ci  accingiamo  a  votare,
  ovviamente, in questi casi, la soddisfazione è rivolta  anche  al
  lavoro importante svolto dalla Commissione competente. E, ancora,
  ritengo   costruttivo  il  dibattito  che  si  è  sviluppato   in
  quest'Aula  perché, pur nella diversità e nel dissenso,  si  sono
  costruite   le   condizioni  sulle  quali   è  stato    possibile
  congegnare  una  legge  di questa portata che  ha  la  dimensione
  richiesta per leggi come questa che devono regolamentare i lavori
  ed  il  futuro  di  questa Assemblea. Voglio aggiungere  un'altra
  questione che mi pare importante: il mio rammarico per gli  amici
  dell'opposizione,  e  lo dico soprattutto agli  amici  che  hanno
  protestato.  Non  è  conservandosi  che si produce  politica,  ma
  elevando la qualità della proposta.
   Crediamo  ad  una  politica  al rialzo,  piuttosto  che  ad  una
  politica  al  ribasso.  Riteniamo che non è  conservando  piccole
  tradizioni  che  si  assicurano processi  futuri,  ma  certamente
  sfidandoci, mettendoci in discussione.
   Per   Nuova  Sicilia,  signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,
  questa  sarà  una  bella sfida e, per quanto  mi  riguarda,  sono
  fiducioso  che attraverso questa legge elettorale dimostreremo  a
  quest'Aula,  e  al  popolo siciliano, che la  proposta  di  Nuova
  Sicilia è tale che merita ancora di più, rispetto a quello che ha
  prodotto   fino  ad oggi. E sono convinto che i  parlamentari  di
  Nuova  Sicilia  siederanno ancora su questi banchi per  difendere
  l'autonomia di questa nostra Regione e, soprattutto, le ragioni e
  l'orgoglio  di un popolo che, attraverso un partito  autonomista,
  attraverso  una  politica che si avvia sempre  di  più  verso  un
  federalismo  compiuto  e  solidale - pur  non  trovandoci  sempre
  d'accordo  su  ciò che viene dichiarato dalla politica  nazionale
  degli  amici  della Lega -  che certamente ci vede  protagonisti,
  attraverso  questa  stessa  legge elettorale  testimonieremo  che
  anche la Sicilia è matura per avere una classe dirigente che, per
  mezzo  dell'Autonomia,  riesce anche  a  spiegare  alla  politica
  nazionale che il ruolo dei siciliani deve essere assicurato e può
  essere sviluppato.
   Signor  Presidente, la ringrazio per la possibilità  che  mi  ha
  dato  di  rappresentare la nostra posizione e le ragioni  che  ci
  porteranno  a  votare  favorevolmente al  disegno  di  legge  per
  l'elezione del nuovo Parlamento regionale.

     PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola.  Ne  ha
  facoltà.

     CINTOLA   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   le   mie
  dichiarazioni  di  voto saranno brevissime e  mi  auguro  possano
  consentire  di non arrivare a votare una legge muro contro  muro.
  Non c'è questa necessità, né questa volontà.
   Il  dibattito  è stato lungo, acceso, ci sono stati   scontri  e
  anche   incomprensioni  e  le opinioni diverse  non  possono  che
  essere  sottolineate,  ma è una legge  che  ha  avuto  un  lungo,
  lunghissimo dibattito in Commissione e che ora è giunta  al  voto
  finale  con  la  precisa responsabilità di ogni  deputato,  della
  maggioranza  e dell'opposizione, di considerare che è  una  legge
  che  va votata con il plenum dell'Assemblea, con non meno  di  46
  voti.
   Ognuno  di  noi  si assume la responsabilità non  solo  di  dire
  quello che già ha detto, di fare quello che già ha fatto,  ma  di
  essere  presente - da qui a pochi minuti visto che siamo arrivati
  agli ultimi due interventi  che non supereranno i dieci minuti  -
  per  valutare,  ora  in sede di voto finale,  la  legge  nel  suo
  complesso.
   Intanto,  aldilà di qualsivoglia infingimento, questa  Assemblea
  sarà rinnovata proprio  con questa legge, che è esitata da questo
  stesso  Parlamento siciliano, ad onore del quale, con  tutti  gli
  errori, con tutte le incomprensioni, con alcune cose che potranno
  anche nel tempo essere aggiustate, ebbene, ad onore del quale  si
  ha  la  consapevolezza che il rinnovo, questa volta, avverrà  non
  con  una  legge imposta dal Governo nazionale, come  è  stato  il
  Tatarellum,  ma  con  una legge che è il risultato  della  libera
  volontà  di  quest'Aula: legge sulla quale nessuno  ha  messo  le
  mani,   anche   le   segreterie  regionali  dei  partiti,   della
  maggioranza   e   dell'opposizione,  hanno   potuto   e   dovuto,
  giustamente,  dare delle indicazioni, ma il tutto all'interno  di
  una  dialettica  parlamentare nella quale  non  sono  intervenuti
  diktat,  bensì  una  valutazione  seria  e  completa  di   quanto
  all'esame.
   Io  sono tra quelli che avevano presentato un emendamento a  cui
  credevo  molto, che ho difeso, avevo avuto anche su  di  esso  il
  consenso  dei  colleghi  capigruppo, ma  per  il  quale  non   ho
  drammatizzato  quando si è deciso di trasferirlo ad  altra  legge
  specifica  sugli  enti locali. Infatti, - ripeto  e  sono  ancora
  convinto - sindaci e presidenti di provincia siano diventati  dei
   califfati   e,  meno male, che abbiamo quanto meno  previsto  la
  possibilità  della  compatibilità  a  ricoprire  la   carica   di
  consiglieri  comunali  e  assessori e consiglieri  provinciali  e
  assessori, perché, intanto, anche questo riesce a mitigare un po'
  quelle  che  sono  le  prerogative, ormai quasi  autoritarie,  di
  sindaci, siano essi appartenenti a piccoli, medi e grandi comuni,
  così come dei presidenti delle province.
   Ma  questo non è servito a farmi bloccare il disegno di legge  o
  a non assecondarne il percorso.
   Altra  discussione ho avuto con l'amico Pistorio,  il  quale  ha
  diligentemente  e fortemente, non solo voluto, ma lottato  perché
  alcuni princìpi potessero essere posti all'attenzione.
   L'ha  fatto con l'irruenza e la capacità di essere presente  nei
  problemi, non ha trovato alcuna difficoltà a privilegiare  taluni
  aspetti, ed io assieme a lui ho condiviso tutto l'iter e tutte le
  responsabilità, che sono sue come  anche mie e dell'intero Gruppo
  (  che  è il Gruppo più unito e che maggiormente ha voluto questa
  legge per la quale ha sacrificato princìpi ed essenzialità forti,
  compresa  la  collega Savarino, con le sue precise intuizioni  e,
  così pure, la collega Brandara).
   Nel  nostro Gruppo ci sono due donne, siamo gli antesignani  del
  rapporto tra uomo e donna in politica.
   Riteniamo,  quindi, di aver dato un contributo attivo  anche  in
  quelle che possono essere considerate alcune  marce indietro  del
  Gruppo dell'UDC.
   Non  per  niente sappiamo di essere il Gruppo di centro moderato
  che,   all'essere  primi  della  classe,  sacrifica  e,  a  volte
  giustamente,   la   compattezza  e   la   coesione    dell'intera
  maggioranza e dell'intera Casa delle Libertà.
   Riteniamo  di dovere fare anche una sottolineatura forte  per  i
  piccoli  partiti  che,  assieme  a  noi,  hanno  condotto  questa
  battaglia, sapendo di avere anche difficoltà maggiori -  e  parlo
  del  Patto  per  la  Sicilia, di Nuova  Sicilia   e  degli  amici
  Socialisti  -  partiti  i  quali hanno, anche  loro,   fortemente
  voluto  e  lavorato  -  ben  consapevoli  che  possono  rischiare
  qualcosa  con il 5 per cento di sbarramento -  dando comunque  il
  loro assenso e dimostrando la volontà di esserci.
   Io  ringrazio  anche le opposizioni, quelle più forti  e  quelle
  dell'ultimo  momento,  colleghi cioè che questa  legge  l'avevano
  indicata quando erano in maggioranza, per poi contestarla perché,
  oggi,  all'opposizione.
   Voglio dire, con serenità e tranquillità, che  questa legge  non
  serve  per  una  maggioranza, questa legge ha i presupposti  seri
  perché  non ci siano più le  liste fai da te , perché non ci  sia
  più  il  qualunquismo  bieco e netto che  non  sempre  ci  dà  la
  possibilità di lavorare serenamente.
   Se  io dovessi andare a prendere i lunghi interventi che ci sono
  stati un Aula, di certi personaggi che ci sono e non ci sono (che
  sembra  che  ci sono e invece non ci sono) li toglierei  e  direi
  quanto  bene alla Sicilia sarebbe venuto piuttosto da  interventi
  che  potevano essere ridotti a cinque, a dieci, a quindici minuti
  e  che,  invece,  hanno  avuto la bontà di  essere  largamente  e
  lungamente interminabili, parlando molto e concludendo poco
   Non  abbiamo  fatto la migliore delle leggi, ce ne scusiamo  con
  chi ancora ritiene che possa esserci un minimo di difficoltà e un
  minimo di perfezione superiore
   Questo  siamo  riusciti a fare, e va a nostro  onore,  gloria  e
  vanto,  con  tutto  quel che  può significare anche  se  qualcosa
  l'abbiamo  perduta  per  strada,  la legge  che  serve  a  questo
  Parlamento,  che  è  un libero Parlamento, il  libero  Parlamento
  siciliano, ai autoregolamentarsi,  una legge difficile, forte  da
  attuare, ma che darà tuttavia certezza di una maggiore attenzione
  ai  problemi della Sicilia. Consentirà una minore polverizzazione
  di  interventi personalistici e senza illusioni, né  ottiche,  né
  straottiche  di  cose nazionali o internazionali, quando  vediamo
  che spesso e volentieri gli interventi più lunghi sono quelli che
  nascondono piccole e bieche misure di ordine personale
   Io  ritengo  di  non dovere aggiungere altro e sono  convinto  e
  certo  che,  chi su questa legge ha lavorato - direi anche  i  DS
  hanno lavorato bene,  anche Crisafulli che ha avuto il coraggio e
  la  forza  di  apporre la firma ad un disegno di  legge  forte  e
  avveniristico per la Sicilia e per la democrazia, per  la libertà
  in  questo  Paese  - lo ha fatto bene e ha contribuito,  come  la
  Margherita,   in  tutti  e  due  gli  aspetti:   non   ha   fatto
  ostruzionismo,  tentando di fare valere le  proprie  posizioni  e
  dando un contributo serio e costruttivo.
   Mi  auguro  che ora l'Assemblea, nella libertà del voto  che  si
  appresta  a  dare  da  qui  a  pochissimi  minuti  ormai,   possa
  liberamente consegnare la legge elettorale alla Sicilia.
   Non  gli  abbiamo  tolto pane e lavoro, però  gli  abbiamo  dato
  un'indicazione. Vogliamo lavorare diversamente, con una  maggiore
  attenzione, con una maggiore volontà di essere al servizio  della
  Sicilia e dei siciliani tutti.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Formica.  Ne  ha
  facoltà.

    FORMICA   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ho  ascoltato
  con  molta attenzione i rilievi fatti a questa legge da parte dei
  colleghi  dell'opposizione e, a questo proposito,  non  mi  posso
  esimere  dal  fare  alcune brevissime considerazioni,  non  fosse
  altro  che  per  riportare  chiarezza al  dibattito,  per  ridare
  dignità alla verità, per rimettere le cose a posto.
   Vedete,  si può dire che  una zolletta di zucchero è  dolce   se
  si  ha  percezione, cognizione e conoscenza di che  cosa  sia  il
  concetto  di  amaro, e questo vale anche per  l'amaro  e  per  il
  salato.  Si  può dire che  il sale è salato , che è il  contrario
  del dolce, se si ha cognizione del dolce medesimo  Quindi, non ci
  possiamo  esimere dal comparare ciò che c'era in campo prima  con
  ciò  che  con l'approvazione della nuova legge elettorale  questo
  Parlamento, tra i primi in Italia - siamo forse secondi  soltanto
  alla Toscana - sta mettendo in campo.
   Per  fare questo, dicevo, dobbiamo chiarire i punti salienti  di
  queste  norme.  Intanto,  è  una legge  che  sancisce  l'elezione
  diretta  del Presidente della Regione. Ciò vuol dire  che  è  una
  legge  che persegue l'obiettivo della stabilizzazione della guida
  dei  governi,  che mette al riparo dalle voglie dei  partiti  che
  spesso, in passato, in Parlamento facevano e disfacevano governi,
  a  tutto  discapito  della governabilità e causando  innumerevoli
  guasti  alla Sicilia stessa, perché mai, come adesso, la  Sicilia
  era  riuscita,  appunto,  grazie alla stabilità  del  Governo,  a
  sfruttare,  per  esempio,  i fondi di Agenda  2000,  e  quindi  a
  mettere in campo una valida programmazione.
   E'  una legge che restituisce ai cittadini la certezza del  voto
  perché, voglio ricordare che con la legge con cui abbiamo  votato
  l'ultima volta, un cittadino votava a Catania - piuttosto  che  a
  Trapani, piuttosto che a Caltanissetta, piuttosto che a Messina o
  in  qualsiasi altra provincia - per un candidato ed un partito  e
  magari,  poi,  lo  sforzo del cittadino veniva vanificato  perché
  l'attribuzione  dei  resti  avveniva su  base  regionale  ed  era
  esattamente  un  terno al lotto che non teneva affatto  conto  né
  della  rappresentanza delle province, quindi della rappresentanza
  del territorio, né della volontà dei cittadini.
   E'  una legge che, rispetto a quella precedente, ridimensiona il
  listino  regionale, perché voglio ricordare che  siamo  andati  a
  votare con una norma, il  Tatarellum, che prevedeva un listino  a
  18,  cioè che sottraeva alla volontà dell'elettore la possibilità
  di scegliere 18 deputati su 90.
   Oggi,  questa  possibilità  è stata ridotta  ad  otto  candidati
  eletti  nel  listino:  quindi, si privilegia  il  territorio,  il
  cittadino,  si dà un notevole ridimensionamento alle  pur  giuste
  aspirazioni  di quanti sostengono la necessità di un listino  per
  la conduzione delle alleanze e dei partiti.
   Relativamente  allo  sbarramento,  da  decenni,  in  Italia,  da
  destra e da sinistra, ci si straccia le vesti per denunciare alla
  pubblica  opinione la vergogna di un proporzionale puro  che  non
  serve  a dare rappresentanza ai cittadini, bensì a dilapidare  le
  risorse  dei  cittadini stessi, perché spesso i partiti  che  non
  vogliono   lo  sbarramento,  non  lo  vogliono  per   avere,   in
  Parlamento, la possibilità di costituire Gruppi - a volte di  uno
  o  due  deputati - soltanto allo scopo di prendere  i  contributi
  all'uopo previsti.
   A  proposito  delle  pari opportunità, pochi hanno  sottolineato
  l'immensa novità introdotta da questa norma. Non c'è alcuna legge
  in  Italia, né  regionale né tanto meno a livello nazionale,  che
  abbia  stabilito  con norma che nel listino ci sia  il  principio
  delle  pari opportunità, rispettato con il 50 per cento di genere
  e con l'alternanza tra i sessi.
   Questo  Parlamento,  con questa legge, l'ha fatto.  Poi  vedremo
  ciò  che  accadrà,  nel resto d'Italia, l'anno  prossimo  con  le
  elezioni  regionali che si svolgeranno e se l'orientamento  della
  Corte  Costituzionale sarà per una lettura stringente della norma
  costituzionale,  avremo tutto il tempo, perché l'abbiamo  scritto
  nella norma, di applicarlo.
   Altri  non  lo  hanno ancora fatto, finiamola  con  l'ipocrisia,
  portata  avanti  qui strumentalmente dalle opposizioni,  al  solo
  fine  di  aggredire  uno  dei princìpi che  hanno  caratterizzato
  questa norma, che l'hanno resa moderna, all'avanguardia.
   Questo Parlamento l'ha fatto, ed è un merito ed un vanto che  va
  ad onore di questo stesso Parlamento, unico per ora in Italia.

           Presidenza del Presidente LO PORTO (ore 16.27)

   I  parlamenti progressisti nelle regioni liberal, avanzate, come
  l'Emilia  Romagna,  l'Umbria, la Toscana, non hanno  lontanamente
  pensato   di   inserire  questo  principio.  Questo   Parlamento,
   becero',  a  detta di alcuni,  arretrato', a detta di  altri,  e
  segnatamente  delle opposizioni,  l'ha fatto ed è all'avanguardia
  e questo è un punto incontestabile.
   Del  rispetto del territorio ho detto all'inizio. Questa  legge,
  finalmente,  riporta  la scelta dell'elezione  dei  deputati  sul
  territorio, riconsegnando lo scettro ai cittadini.
   Sulla  questione dei deputati supplenti, a proposito  di  questa
  norma fortemente innovativa, voglio fare alcune precisazioni.  E'
  stata  Alleanza nazionale, e segnatamente io, che in una riunione
  di  maggioranza  ho  proposto  l'introduzione  di  questa  grande
  innovazione.
   In   quella   sede,   ad   onore   dell'onorevole   Pistorio   e
  dell'onorevole  Cintola,  per onestà  e  verità,  devo  dire  che
  avevano, sin d'allora, manifestato perplessità per l'introduzione
  di  questa  stessa norma. Quindi, sgombriamo il campo  da  facili
  attacchi,  da  facili speculazioni, perché l'onorevole  Pistorio,
  con la presentazione di quell'emendamento, non ha fatto altro che
  obbedire  a  quanto,  onestamente ed alla luce  del  sole,  aveva
  manifestato in sede di riunione dei Capigruppo di maggioranza.
   Rispetto a questa norma voglio ricordare a coloro che con  delle
  affermazioni  colorate, per non dire altro,  hanno  voluto  porla
  all'indice, che questa norma non fa altro che mettersi nel  segno
  di quanto questo Parlamento, nel 1992, ha deliberato per primo in
  Italia,  quando ha ha deliberato per primo in Italia,  quando  ha
  decretato, a proposito dell'elezione dei sindaci e dei Presidenti
  delle  province, la separazione delle funzioni, in quel caso  tra
  consigliere  e  giunta, che è una norma che è  stata  invocata  a
  destra  come  a  sinistra,  noi  non  abbiamo  fatto  altro   che
  proseguire  in  questo solco di riforma. E, peraltro,  addolcendo
  laddove  la  si estende a sindaci e a presidenti di provincia  lo
  strapotere  di  quella norma che di fatto,  essa  sì,  ha  alcuni
  aspetti  di  incostituzionalità, laddove obbliga  il  consigliere
  comunale  o  provinciale , che viene chiamato a fare l'assessore,
  ma  che  è  consigliere in quanto  eletto,   a  dimettersi,  così
  divenendo  ostaggio del sindaco o del Presidente della  provincia
  in  quanto,  dopo le dimissioni non può ritornare a  fare  né  il
  consigliere  comunale né il consigliere provinciale e addirittura
  si  configura un tradimento anche del mandato conferitogli  dagli
  elettori.
   E  rispetto ai costi, voglio ricordare a quanti fanno  finta  di
  non  saperlo,   la  norma  in  vigore,  cioè  il  Tatarellum,  li
  aumentava  enormemente.  Si  fa  finta  di  dimenticare  che  col
  Tatarellum c'è la possibilità che si arrivi fino a 120  deputati,
  mentre  questa  norma  stabilisce  a  90  il  numero  massimo  di
  deputati.
   E  rispetto ai deputati eventualmente supplenti, voglio dire che
  a  legislazione vigente nulla vieta al governatore di nominare 12
  assessori  esterni. E siccome gli assessori esterni percepiscono,
  giustamente  e  correttamente, la stessa indennità dei  deputati,
  questa  norma  non  aumenta neppure di un centesimo  di  euro  il
  costo. Quindi bugie, bugie e ancora bugie
     Per finire, il referendum.
   Io    ho   colto   positivamente   l'intervento   dell'onorevole
  Spampinato  ma  anche di altri che si sono posti un interrogativo
  rispetto all'utilità del referendum per raggiungere i fini che la
  stessa opposizione si propone di raggiungere.
   Perché  anche  quando, nell'ipotesi assurda  che  il  referendum
  passasse,  noi  ritornassimo al Tatarellum  che  non  prevede  la
  presenza  delle  donne,  che prevede un  Parlamento  fino  a  120
  deputati,  che  prevede la negazione dei diritti del  territorio,
  che  prevede  la  negazione dei diritti  dell'elettore,  esso  ci
  farebbe fare un grande salto indietro.
   Quindi  il  mio  invito è di votare compattamente questa  grande
  norma  che  porta molte, ma molte innovazioni e  che  sono  certo
  anziché   avere  delle  critiche  sarà  presa  come  modello   da
  tantissime altre regioni.

     PRESIDENTE    E' iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.  Ne
  ha facoltà.

    LEONTINI    Signor   Presidente   onorevoli   colleghi,    sarò
  brevissimo,  anche  perchè  preceduto  brillantemente  dai   miei
  colleghi capigruppo di maggioranza che hanno già sintetizzato  il
  senso della nostra posizione.
   Il  Parlamento  ha  fatto  il suo dovere.  Incombeva  su  questo
  Parlamento un obbligo, quello di dotarsi di una legge elettorale,
  e il Parlamento ha lavorato in modo serio a questa norma.
   E'  una  norma  che  proprio  perchè doveva  adeguarsi  a  delle
  indicazioni  costituzionali nel frattempo  sopravvenute  e  a  un
  obbligo  che  discendeva da un precedente disegno  di  legge,  ha
  risposto  a  quelle  che  erano le prescrizioni  delle  modifiche
  costituzionali.
   Come   è   noto  all'articolo  48,  i  principi  fissati   dalla
  Costituzione  in materia elettorale sono i seguenti: all'articolo
  48  il  diritto  di  voto e le modalità del suo  esercizio;  voto
  personale ed eguale, libero e segreto.
   All'articolo  51, l'accesso alle cariche elettive in  condizioni
  di   eguaglianza,  disposizione  che  poi  è  stata  recentemente
  integrata con legge costituzionale del 30 maggio 2003,  la  n.  1
  attraverso   l'indicazione  dell'obiettivo  di  promuovere   pari
  opportunità tra donne e uomini, agli articoli 56, 58 e 122  della
  Costituzione sempre l'elezione a suffragio universale  e  diretto
  che  dopo la legge costituzionale del 22 novembre 1999, n.  1  si
  applica di norma anche all'elezione del Presidente della Regione.
   Infine,  agli  articoli  56 e 57 il riparto  dei  seggi  fra  le
  circoscrizioni in proporzione alla popolazione legale residente.
   Noi  abbiamo  adeguato  la  nostra normativa  alle  prescrizioni
  costituzionali  e abbiamo fissato dei  principi fondamentali.  Il
  primo  è quello di agevolare la formazione di stabili maggioranze
  nel l'Assemblea regionale; il secondo è quello di  assicurare  un
  sistema   elettorale capace di garantire la rappresentanza  delle
  minoranze. Abbiamo risposto a tutte queste esigenze, prescrizioni
  e indicazioni.
   Lo  abbiamo  fatto sulla base della previsione di quattro  punti
  cardine:  l'applicazione   di un sistema  misto  proporzionale  e
  maggioritario  con  la riduzione del listino   a  nove,  ma   con
  l'elezione immediata ed integrale; un calcolo dei resti  su  base
  provinciale e non più  regionale; uno sbarramento  al 5 per cento
  ed una  promozione delle pari opportunità.
   Sullo sbarramento  del 5 per cento si è parlato a dismisura.
   Si   sono  invocati  i  massimi  sistemi  ma  non  si  è   fatto
  riferimento  al  fatto che questo meccanismo è già  in  vigore  e
  brillantemente   in  altri  paesi  nei  quali  tale  clausola  di
  sbarramento  ha efficacemente garantito non soltanto  maggioranze
  stabili,  ma  nello stesso tempo, ha impedito  la  formazione  di
  liste  estemporanee  prive di identità  e  fondate  su  interessi
  particolari.
   I  piccoli  partiti   possono partecipare  a  questa  democrazia
  dell'alternanza,  a  questa  accentuazione   più  chiara    della
  fisionomia  bipolare  dello schema democratico che  questa  legge
  vuole  prefigurare e disegnare  attraverso una   associazione  di
  liste, di forze, di programmi, di posizioni politiche che possono
  consentire ai piccoli partiti di raggiungere e superare la soglia
  prevista.
   Ma  la  clausola dello sbarramento risponde ad una  esigenza  di
  governabilità, di semplificazione e di accentuazione della chiara
  fisionomia dell'alternanza e dello schema bipolare.
   Abbiamo  anche introdotto ed aggiunto altre norme,  come  quella
  del  deputato supplente, che  intende  rispondere  alla  medesima
  esigenza,  cioè   quella  di  garantire  la  governabilità  e  la
  presenza  in Aula della maggioranza che non deve essere  afflitta
  dalle  incombenze  di  governo che possono impedire  ai  deputati
  assessori  di essere presenti con la medesima  assiduità  con  la
  quale  lo  sono  i  deputati non gravati da impegni  di  governo.
  Inoltre,  la previsione della obbligatoria presenza nella lista e
  nel  listino   tende a non rendere l'elezione  dei candidati  nel
  listino  una elezione privilegiata bensì una elezione rispondente
  alla   raccolta  del  consenso, cioè alla indicazione  del  corpo
  elettorale.
   Questo  criterio  ha  inteso modificare uno  dei   principi  che
  costituivano  la  fisionomia  del listino  precedente..  Oggi  il
  listino    è   composto  sulla  base  di  presenze  che   essendo
  obbligatoriamente   presenti  anche   nelle   liste   provinciali
  consentono una elezione attraverso il consenso.
   Quindi,   la  rappresentanza popolare è valorizzata e rispettata
  e da questa discende, continua a discendere totalmente  l'accesso
  in Assemblea regionale siciliana.
   L'obbligatoria  opzione  per  il  listino  in  caso  di   doppia
  elezione   poi consente alle liste provinciali di valorizzare  le
  candidature e quindi di intensificare il lavoro elettorale  e  la
  rispondenza alla volontà popolare.
   Questi  principi  cardine sono stati rispettati nell'articolato,
  che  è  stato  prima  in  commissione e poi  in  Aula,  formulato
  concordemente    sulla   base   di   esperienze    e    posizioni
  originariamente diverse, ma unificate già in Commissione dopo  un
  confronto.
   E'  un disegno di legge che porta la firma di due rappresentanti
  dei  due  opposti schieramenti proprio per sancire  e  suggellare
  questa soluzione concordata.
   In  Aula  è  stato ritoccato ed integrato di alcuni aspetti  che
  accentuano proprio il principio della maggioranza che deve  poter
  esercitare  il  proprio  ruolo rispetto  al  Governo  della  cosa
  pubblica e delle scelte di Governo, ma anche rispetto ai rapporti
  come  ad una minoranza che deve essere garantita e tutelata nelle
  sue prerogative.
   Questa  legge risponde a questi principi cardine,  è  una  legge
  che  innova, è una legge che questo Parlamento doveva  approvare,
  lo  ha  fatto in modo rispondente a quelle indicazioni che  aveva
  prefigurato   e   aveva   anticipato,  è  stata   abbondantemente
  anticipata  da  un  dibattito  nella  commissione  competente.  I
  principi  che  avevamo  segnato sono stati rispettati,  e  quindi
  tutte  le  strumentali  argomentazioni  ed  opposizioni  che   in
  quest'Aula  sono  state addotte, tardivamente  e  a  modifica  di
  posizioni precedentemente assunte, hanno sicuramente inscenato un
  balletto   dei  ruoli  che  è  poco  rispondente  alle  posizioni
  veramente sentite e che sono quelle consegnate all'articolato  ed
  alla sua formulazione prima in Commissione e poi in Aula .
   Quindi,  io  ritengo  che questa legge debba  essere  approvata,
  perchè  è la legge che i siciliani hanno cercato, che l'Assemblea
  regionale siciliana ha cercato di dare, sta cercando di  dare  ai
  siciliani,   proprio   per  dotarsi  di  un  sistema   elettorale
  aggiornato,  completo  e rispondente sia alle  indicazioni  della
  nuova  Costituzione,  delle modifiche  costituzionali,  sia  alle
  necessità  che il sistema istituzionale regionale aveva  dopo  il
  disegno di legge voto della scorsa legislatura, poi approvato  in
  sede  nazionale, che aveva imposto a questa Assemblea di  dotarsi
  al  più  presto,  in  questa  legislatura,  di  una  nuova  legge
  elettorale che consentisse alla Sicilia di essere al passo con le
  altre regioni del Paese.
   Con  questa legge ci siamo adeguati, con questa legge  ci  siamo
  dotati  di un sistema di norme e di indicazioni che consentiranno
  al  corpo  elettorale di esprimere delle opzioni più  certe,  più
  chiare  e  più lineari. E soprattutto daremo modo alle coalizioni
  di   confrontarsi  in  modo  più  chiaro  e  netto  senza  quelle
  ambiguità,  quelle  intermedie posizioni che  prima  in  campagna
  elettorale  e  poi  nel Parlamento e poi nel governo  della  cosa
  pubblica ancora oggi non consentono a volte di esprimere la forma
  di Governo e la capacità di attuare il programma nel più completo
  e più chiaro dei modi.
   Quindi,   noi   votiamo  positivamente  questa  legge,   votiamo
  favorevolmente questa legge perchè riteniamo che  sia  una  legge
  valida.

    PRESIDENTE   Comunico  che  sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno:

     - dal Governo:
     emendamento 117.2, riferito al subemendamento SUB 3 bis 2;
     emendamento  117.8, riferito all'emendamento 3 R,  comma  5,
     lettere a) e b);
     emendamento 117.6, riferito al subemendamento 3 B 19.1;
     emendamento 117.7, riferito al subemendamento 3 B 19.2;
     emendamento 117.3, riferito all'articolo 9, lettera b)
     emendamento  117.4,  riferito  all'articolo  17,  comma  13,
     lettera d);
     emendamento  117.5,  riferito  all'articolo  23,  comma   2,
     lettera e), e comma 4, lettera e);

     - dalla Commissione:
     emendamento 117.1, riferito all'emendamento 3 R, comma 1.

     Si passa all'emendamento 117.2.

     ARDIZZONE  presidente della prima Commissione. Lo ritiro.

      PRESIDENTE  L'Assemblea ne prende atto.
   Gli emendamenti 117.6 e 117.7 sono dichiarati improponibili.

                       Sull'ordine dei lavori

    MOSCHETTO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    MOSCEHTTO    Per   ciò  che  attiene  il  117.1,   chiedo   una
  sospensione   perchè   c'è  una  riscrittura   che   porta   alla
  soppressione di un articolo e non si riesce a capire  esattamente
  se  la  finalità è quella della soppressione dell'articolo   o  è
  scritto male.

    PRESIDENTE  L' alinea è esattamente un segno grafico.

    CRISAFULLI  Così è.

     PRESIDENTE   Intanto,  onorevole  Moschetto,  il  punto  2   è
  ritirato.

     MOSCHETTO  Io parlo dell'emendamento 117.1.

      PRESIDENTE  Onorevole Moschetto, ma il riferimento è al punto
  2,  quindi,  decadono entrambi. Praticamente,  si  tratta  di  un
  errore  letterale, materiale, che va corretto soltanto dal  punto
  di vista della forma. Allora, se non ci sono obiezioni...

     SPEZIALE  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     SPEZIALE   Signor Presidente, soltanto per  chiederle,  perché
  si   sta   introducendo  una  pessima  abitudine  nel  Parlamento
  regionale,  quella  di utilizzare l'articolo  117,  che  dovrebbe
  essere utilizzato in via del tutto eccezionale, e non mi pare che
  possa essere utilizzato dalla commissione, fra l'altro, solo  per
  correggere  parte della legge con evidenti incongruenze.  Si  sta
  utilizzando,  invece,  l'articolo 117  per  modificare  parti  di
  leggi.
   Ora, siccome, sono stati presentati diversi emendamenti, non  so
  se  sono  8, 9 o 10, signor Presidente, non sono nelle condizioni
  di poterli apprezzare immediatamente. E non sono nelle condizioni
  di  sapere  se  sono elementi che tendono a correggere  manifeste
  incongruenze della legge o se invece sono emendamenti di  merito.
  Per cui, non sono in condizione di apprezzarli.
   Pertanto,  signor Presidente, siccome nessuno vuole ritardare  i
  lavori  d'Aula,  avrei bisogno un tempo congruo, stabilisca  lei,
  per potere valutare gli emendamenti che sono stati presentati  in
  questo momento ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento.

    PRESIDENTE   Onorevole Speziale, lei ne ha  il  pieno  diritto,
  però  desidero precisare che sono d'accordo con lei sull'utilizzo
  del 117, che non si dovrà mai tradurre nell'estremo tentativo  di
  correggere  il  merito  dei  provvedimenti  approvati.  L'ho  già
  dimostrato,  come  lei  ricorderà in altre  occasioni  per  altri
  provvedimenti di legge. Lo confermo stasera. Infatti, ben tre  di
  questi  emendamenti  sono stati o ritirati  o  dichiarati  da  me
  inammissibili.
   Gli  emendamenti presentati in Aula trattano di quelle modifiche
  che  nel  corso  del  dibattito  generale  abbiamo  ritenuto   di
  apportare  sulla entrata in vigore dei provvedimenti,  perché  se
  non   si  precisano  queste  cose  che  sono  state  unanimemente
  condivise  sul  rinvio alla prossima occasione  elettorale  delle
  norme   che   stiamo  per  approvare,  rischieremmo  di   rendere
  immediatamente applicabili le norme sin da domani mattina, il che
  sarebbe veramente un disastro.
   Se  invece  il  117  riguarda materia di  merito,  naturalmente,
  accetto il suo invito a stare attento. Pur non di meno, se  avete
  bisogno  di  qualche  momento di riflessione,  ma  si  tratta  di
  pochissimi minuti per prenderne una visione più profonda, non  ho
  difficoltà,  ma  si  tratta di questo,  si  tratta  solamente  di
  questo.

     ARDIZZONE   presidente  della prima   Commissione.  Chiedo  di
  parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     ARDIZZONE    presidente   della  prima   Commissione.   Signor
  Presidente,  così   sgombriamo  il  campo  da  equivoci.   Questo
  emendamento è frutto del dibattito che c'è stato ieri in  seguito
  all'intervento dell'onorevole Fleres.
     La norma, come ha chiarito in questo momento lei stesso, serve
  a  chiarire  che  vale dal primo rinnovo sia per quanto  riguarda
  l'Assemblea regionale, in relazione a quanto contenuto nel  primo
  comma, sia per quello che riguarda i consigli comunali.
   Quando   gli   Uffici  hanno  scritto   l'alinea  è  soppressa ,
  facevano riferimento  - questo lo dico perché rimanga agli atti e
  se  ne  prenda atto - all'ordinamento regionale degli enti locali
  che  è aggiunto al seguente articolo. Questa era la ragione della
  soppressione.

    CRISAFULLI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRISAFULLI   Signor Presidente, con tutto il  rispetto  per  lo
  sforzo  che  si sta facendo, siccome noi votiamo e votiamo  atti,
  non  votiamo  opinioni,  perché la norma  una  volta  votata  non
  appartiene  né all'onorevole Ardizzone, né a me, né a nessuno  di
  noi  qui  dentro,  appartiene al diritto generale.  Così  come  è
  scritto l'emendamento 117.1 nei fatti sopprime all'articolo 3  il
  comma 1 e al comma 8 sopprime il periodo 1.

   PRESIDENTE.  Sopprime  solo  l'alinea.  Per  alinea  si  intende
  questo periodo che è del tutto superfluo.

    CRISAFULLI  Signor Presidente, con tutto il rispetto.

    PRESIDENTE  Ho rispetto, mi deve convincere però.

    CRISAFULLI   Anch'io mi devo convincere, perché una  volta  che
  votiamo  gli  Uffici  devono capire cosa abbiamo  votato.  Se  lo
  scriviamo  bene quello che vogliamo votare, evitiamo il problema.
  Sappiamo tutti che abbiamo votato una cosa che è chiara a tutti.
   Se  eliminiamo il termine  l'alinea è soppressa , risolviamo  il
  problema e il testo che votiamo risulterà più chiaro a tutti.

    FORMICA  Signor Presidente, siamo d'accordo.

   PRESIDENTE.  Giustamente quello che è  stato  deciso  sul  piano
  tecnico  riguarda  l'alinea,  non  il  capoverso.  Se  fosse   un
  capoverso  comprenderei il ragionamento. L'alinea è  soltanto  la
  premessa al contenuto di un articolo. Questa premessa è superflua
  perché  fa  riferimento ad una legge che non ha nessuna attinenza
  con il merito dell'emendamento.
   Ma,  ripeto,  se  volete  sopprimere il  riferimento  all'alinea
  nulla quaestio, lo voglio precisare per un minimo di rispetto per
  gli  Uffici che hanno lavorato enormemente su questi  testi,   ai
  quali,  anzi,   rivolgo un vivo ringraziamento anche  a  nome  di
  tutti voi.
   Se  così  è  stabilito,  anche  il  117.1  è  inammissibile,  mi
  riferisco alla parte relativa all'alinea.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor Presidente, rinnovo la richiesta  fatta  dal
  mio  capogruppo  relativa al fatto di una breve  sospensione  per
  consentirci di  leggere con attenzione gli emendamenti.
   In  particolare,  faccio non un'obiezione, ma una  richiesta  di
  chiarimento, signor Presidente, visto che sono stati gli Uffici a
  proporre le eventuali modifiche.
   Nel  117.3,  che  è  quello che cassa il secondo  periodo  della
  lettera  b), si chiede di cassare il secondo capoverso in  quanto
  pleonastico rispetto alla norma.
     Devo  dire che ho la sensazione che così pleonastico non  sia,
  nel   senso   che  il  secondo  capoverso  fa  riferimento   alla
  possibilità  che il candidato a presidente della  Regione  sa  di
  avere o un simbolo proprio rispetto alla coalizione, o un simbolo
  che  contiene  i simboli della stessa coalizione. Se  cancelliamo
  questa  norma  non  si fa più riferimento in  nessun'altra  parte
  dell'articolo 9 alle modalità con le quali ci si può candidare  a
  Presidente, cioè sotto quale simbolo, che invece è esclusivamente
  un  simbolo  legato ai partiti della coalizione. Ho l'impressione
  quindi  che  non sia così pleonastico il secondo capoverso  della
  lettera B. Suggerirei pertanto un attimo di attenzione.

    SPEZIALE  Se è pleonastico lo possiamo lasciare.

    PRESIDENTE  No, non è pleonastico. Dall'Assessorato degli  enti
  locali,  che  poi è quello che deve materialmente e concretamente
  applicare  la  legge,  c'è  stata  sollevata  la  questione   che
  un'espressione del genere legata soprattutto al termine   insieme
  grafico  può ingenerare confusione presso gli uffici. Tutto  qui.
  Ma  ripeto,  se  voi credete che sia necessario mantenere  questo
  testo   non  ho  nessuna  difficoltà,  ma  l'appunto  ci   deriva
  dall'Assessorato.

    SPEZIALE  Invito il Governo a ritirarlo.

    PRESIDENTE   Lo posso dichiarare inammissibile  io  stesso.  E'
  ritirato.  E' ritirato automaticamente anche il 117.5  perché  ad
  esso  collegato. Onorevole Cracolici, mi consenta, su  questo  ho
  raccolto  anche  istanze  dalla  minoranza  perché  mi  è   stato
  obiettato  che  si  trattava - e secondo  me  è  così   -  di  un
  emendamento  di  merito.  Se comunque  su  questo  argomento  c'è
  l'unanimità  dell'Aula sono pronto a metterlo  in  votazione,  ma
  solo  se  c'è  l'unanimità, perchè si tratta  di  un  emendamento
   forzato  rispetto alla logica dell'articolo 117 del Regolamento.

    ARDIZZONE   presidente  della  prima   Commissione.  Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ARDIZZONE    presidente   della   prima   Commissione.   Signor
  Presidente,    onorevoli   colleghi,   dichiaro    di    ritirare
  l'emendamento  117.2, che riguarda la possibilità  di  sfiduciare
  per appello nominale i sindaci e i presidenti della provincia con
  una  percentuale del 65 per cento dei consiglieri  assegnati,  in
  quanto risulta essere ultroneo dopo una considerazione fatta  con
  gli  uffici;  infatti la norma vale per il futuro e, quindi,  dal
  primo rinnovo dei consigli comunali e provinciali.

    PRESIDENTE  Era già stato detto, onorevole Ardizzone.
   Pongo  in votazione l'emendamento 117.1 come modificato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo  in votazione l'emendamento 117.5. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo  in votazione l'emendamento 117.8. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi,  prima di procedere alla  votazione  finale
  del  disegno  di legge elettorale la Presidenza reputa  opportuno
  richiamare  brevemente alcune disposizioni statutarie  introdotte
  dalla legge costituzionale 31 gennaio 2001, numero 2.
   In  primo  luogo  ricordo che, ai sensi dell'articolo  9,  terzo
  comma,  dello  Statuto  la presente legge deve  essere  approvata
  dall'Assemblea   regionale  a  maggioranza  assoluta   dei   suoi
  componenti,  cioè con almeno 46 voti favorevoli.  I  deputati  in
  congedo non rilevano, ai fini del prescritto quorum di almeno  46
  voti favorevoli.
   L'articolo   17   bis   dello  Statuto  stabilisce   poi   delle
  conseguenze diverse in relazione alla circostanza che la legge in
  oggetto  sia approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti
  dell'Assemblea, cioè con 60 voti favorevoli, oppure sia approvata
  da  una  maggioranza sempre qualificata ma inferiore a due terzi.
  Se  la  maggioranza di due terzi non si raggiunge  il  referendum
  confermativo,  previsto dall'articolo 17 bis dello  Statuto,  può
  essere  chiesto  dal  corpo elettorale quando  la  richiesta  sia
  sottoscritta  da  un cinquantesimo degli elettori  della  regione
  oppure   può   essere  chiesto  da  un  quinto   dei   componenti
  dell'Assemblea  regionale, cioè da 18 deputati.  Se,  invece,  la
  legge  viene  approvata  con  la maggioranza  di  due  terzi,  il
  referendum confermativo può essere richiesto soltanto  dal  corpo
  elettorale  quando al richiesta sia sottoscritta da un trentesimo
  degli elettori della regione.

   Pongo   in   votazione  la  delega  alla   Presidenza   per   il
  coordinamento formale del disegno di legge.

                           (E' approvata)


   Presidenza del presidente Lo Porto


   Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
    Norme per l'elezione del Presidente della Regione siciliana a
    suffragio universale diretto. Nuove norme per l'elezione
    dell'Assemblea regionale siciliana. Modifiche ed integrazioni
    alla legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e successive
  modificazioni nn. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-779/A

    PRESIDENTE   Si  passa  alla  votazione  finale  per  scrutinio
  nominale   del  disegno  di  legge  «Norme  per  l'elezione   del
  Presidente   della  Regione  siciliana  a  suffragio   universale
  diretto.  Nuove  norme  per  l'elezione dell'Assemblea  regionale
  siciliana.  Modifiche  ed integrazioni alla  legge  regionale  20
  marzo  1951,  n. 29 e successive modificazioni  (nn. 850-265-338-
  409-480-498-641-642-660-669-775-779/A).
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della votazione  per  scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  67
   Maggioranza         46
   Favorevoli          49
   Contrari            18

                        (L'Assemblea approva)

    PRESIDENTE  La seduta è rinviata a lunedì, 9 agosto 2004,  alle
  ore 17,30 con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I   - Giuramento del deputato Antonino Garozzo.

       II   - Comunicazioni.

       III   -  Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
         lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:

          numero 308  «Misure per la concessione dello  stato  di
                 calamità  naturale per i territori del  calatino
                 colpiti dal nubifragio del 28 luglio 2004.»

                           FLERES - CATANIA G. - MAURICI - SCOMA.

       IV   - Discussione dei disegni di legge:

         1)  Approvazione del rendiconto generale dell'Amministrazione
             della Regione e dell'Azienda  delle  foreste demaniali, per
             l'esercizio finanziario  2003   (n. 897/A);

         2)   Variazioni al bilancio della Regione ed al bilancio
              dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana
              per l'anno finanziario 2004 - Assestamento  (n. 898);

         3)  Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
             sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
             recante  Modifiche allo Statuto della Regione'.  (nn. 580-472-578-
             602-652/A) (Seguito).

                  La seduta è tolta alle ore 17.05

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 19.45

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello

                              ALLEGATO:

            EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA

   NORME  PER  L'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA  A
  SUFFRAGIO   UNIVERSALE  DIRETTO.  NUOVE  NORME   PER   L'ELEZIONE
  DELL'ASSEMBLEA  REGIONALE  SICILIANA. MODIFICHE  ED  INTEGRAZIONI
  ALLA   LEGGE   REGIONALE  20  MARZO  1951,  N.  29  E  SUCCESSIVE
  MODIFICAZIONI.  (NN. 850-265-338-409-480-498-641-642-660-669-775-
  779/A)

    Emendamenti approvati ai sensi dell'art. 117 del Regolamento

    -All'emendamento 3 R:

   Emendamento 117.1:

   1. Al comma 1 sono apportate le seguenti modificazioni:

  Al  primo  capoverso le parole   In via di prima  applicazione
  sono  sostituite  dalle  seguenti:  A partire dal primo rinnovo
  dell'Assemblea  regionale siciliana successivo  all'entrata  in
  vigore della presente legge ;

  Al comma 8 sono apportate le seguenti modificazioni:

  Al primo capoverso, all'inizio, anteporre le parole   A partire
  dal   primo   rinnovo  dei  consigli  comunali  e   provinciali
  successivo all'entrata in vigore della presente legge .

    -All'articolo 23:

   Emendamento 117.5:

   Al comma 2 sostituire la lettera   e)   con la seguente:

   e)  se  le liste abbiano il prescritto numero di candidati  di
  cui al comma 7 dell'articolo 1 bis ;

   Al comma 4 cassare la lettera   e) .

    -All'emendamento 3 R, comma 5:

   Emendamento 117.8:

  Al comma 1 dell'articolo 14:

  Alla lettera  a)  sopprimere il secondo periodo;

  Alla  lettera   b)   sopprimere le parole   e inferiore  ad  un
  quarto .