Presidenza del presidente Lo Porto
SAVONA segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Congedo
PRESIDENTE Comunico che l'onorevole D'Aquino ha chiesto
congedo per la presente seduta.
L'Assemblea ne prende atto.
Missioni
PRESIDENTE Comunico che sono in missione, per ragioni del
loro ufficio, gli onorevoli: Fleres, dal 22 al 23 settembre;
Barbagallo, dal 23 al 25 settembre; Forgione, dal 29 settembre
al 4 ottobre 2004.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegno di disegno e di
contestuale invio alla competente Commissione legislativa
PRESIDENTE Comunico che il seguente disegno di legge è stato
presentato ed inviato alla II Commissione legislativa
Bilancio':
Misure finanziarie urgenti ed assestamento del bilancio della
Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali della
Regione siciliana per l'anno finanziario 2004' (917)
d'iniziativa governativa
presentato dal Presidente della Regione (Cuffaro) su proposta
dell'Assessore regionale per il bilancio e le finanze (Cintola)
in data 17 settembre 2004
Parere I, III, IV, V E VI Commissione
inviato il 17 settembre 2004.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato alla VI Commissione legislativa Ambiente e Territorio':
Norme per la partecipazione della regata Louis Vuitton Cup -
Act 7 of 32nd America's Cup' (915)
d'iniziativa governativa
inviato in data 15 settembre 2004
Comunicazione di trasmissione di parere alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE Comunico che i seguenti pareri sono stati
trasmessi, in data 21 settembre 2004, alle competenti Commissioni
legislative:
Affari Istituzionali (I)
IACP di Catania - Nomina Presidente e vice presidente del
Consiglio di amministrazione (n. 313/I)
pervenuto in data 20 settembre 2004
Convitto nazionale G. Falcone' di Palermo. Designazione
componenti del Consiglio di amministrazione (n. 314/I)
pervenuto in data 20 settembre 2004
Ambiente e Territorio (IV)
Comune di Carini (Pa) - Delibera della Giunta comunale n. 62
del 13.04.04 - Richiesta autorizzazione di riserva alloggi di cui
al DPR n. 1035/72, art. 10. Richiesta di parere (n. 315/IV)
pervenuto in data 20 settembre 2004
Cultura, Formazione e Lavoro (V)
Ente regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU)
di Palermo. Designazione componente del consiglio di
amministrazione: dott. Mirabile Salvatore (n. 312/V)
pervenuto in data 20 settembre 2004.
Comunicazione di parere reso
PRESIDENTE Comunico che il seguente parere è stato reso in
data 15 settembre dalla VI Commissione legislativa Ambiente e
Territorio':
Piano regionale dei trasporti e della mobilità - Piani
attuativi del trasporto stradale, ferroviario, marittimo ed
aereo'. Commissione regionale consultiva per gli autoservizi
pubblici non di linea (n. 305/IV)
reso in data 15 settembre 2004
trasmesso in data 17 settembre 2004.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono pervenute le seguenti
interrogazioni:
con richiesta di risposta orale
N. 1838 - Verifica della attendibilità delle graduatorie degli
insegnanti della provincia di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatari: Sammartino Bartolomeo; Formica Santi; Incardona
Carmelo
N. 1839 - Accertamenti sull'applicazione della l.r. n. 17 del
2001 da parte del Consorzio per le Autostrade siciliane.
- Presidente Regione
- Assessore Lavori Pubblici
Firmatario: Panarello Filippo
Le interrogazioni ora annunziate saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
- con richiesta di risposta scritta
N. 1833 - Notizie relative al bando inerente alla concessione
per la gestione del Porto di Balestrate pubblicato nella GURS n.
34 del 20.8.2004.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
- Assessore Territorio
Firmatari: Ferro Giovanni; Orlando Leoluca
N. 1834 - Notizie in merito alla mancata erogazione del buono
scuola nelle scuole statali.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatario: Tumino Carmelo
N. 1835 - Notizie sulle procedure di nomina del Direttore
generale dell'Azienda ospedaliera universitaria 'G. Martino' di
Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatari: Forgione Francesco; Liotta Santo
N. 1836 - Notizie in merito al raddoppio della linea
ferroviaria che collega Palermo ad Agrigento.
- Assessore Turismo
Firmatario: Miccichè Calogero
N. 1837 - Chiarimenti sulle modalità di elezione del collegio
dei revisori dei conti nel Comune di Paternò (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia
Firmatari: Garofalo Ottavio; Catania Franco; Villari Giovanni
N. 1840 - Misure per l'eliminazione degli scarichi fognari nel
tratto di mare antistante la spiaggia di Prataiola ad Acireale
(CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Territorio
- Assessore Turismo
- Assessore Sanità
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1841 - Interventi per accelerare la costruzione di una
scuola materna ed elementare in località Bongiardo del comune di
S. Venerina (CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Beni Culturali
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1842 - Misure per accelerare l'assegnazione dei padiglioni
della zona artigianale di Trepunti nel comune di Giarre (CT).
- Assessore Cooperazione
- Assessore Famiglia
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1843 - Misure urgenti per migliorare l'efficienza del pronto
soccorso dell'ospedale Santa Marta e Santa Venera di Acireale
(CT).
- Assessore Sanità
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1844 - Interventi per garantire la balneabilità del tratto
di mare antistante il comune di Acicastello e la frazione di
Acitrezza (CT).
- Presidente Regione
-- Assessore Famiglia
- Assessore Sanità
- Assessore Turismo
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1845 - Interventi per la riqualificazione dell'area verde di
Largo Bordighera a Catania.
- Assessore Famiglia
- Assessore Sanità
- Assessore Turismo
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1846 - Misure per garantire le condizioni minime di
transitabilità e sicurezza della via Mortara di Acireale (CT).
- Assessore Famiglia
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1847 - Interventi per la celere adozione del piano di
riordino del commercio ambulante a Giarre (CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Cooperazione
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1848 - Misure per il completamento delle opere di
urbanizzazione delle case popolari di contrada San Lorenzo a
Randazzo (CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Lavori Pubblici
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1849 - Interventi urgenti per la riqualificazione del Borgo
di Santo Pietro a Caltagirone (CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Territorio
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe.
Le interrogazioni ora annunziate sono state già inviate al
Governo.
Mozioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate, in data 21
settembre 2004, le seguenti mozioni:
numero 309 Interventi in favore del sistema economico ed
imprenditoriale della Sicilia , degli onorevoli Misuraca,
Confalone, Mercadante e Baldari.
numero 310 Misure da proporre al Consiglio dei Ministri a
salvaguardia dell'economia siciliana , degli onorevoli Formica,
Dina, Mercadante, Basile e Infurna.
Dispongo che le mozioni, testè annunziate, conformemente a
quanto stabilito dal programma dei lavori comunicato nella seduta
n. 231 del 4 agosto 2004, siano abbinate alla mozione numero 305,
iscritta al punto terzo dell' ordine del giorno della presente
seduta.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Discussione sulle tematiche costituzionali di riforma delle
autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
tutela della specialità siciliana
PRESIDENTE Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Discussione sulle tematiche costituzionali di riforma delle
autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
tutela della specialità siciliana.
Invito i componenti la Commissione speciale per la revisione
dello Statuto regionale a prendere posto nell'apposito banco.
Presidenza del presidente Lo Porto
Sull'ordine dei lavori
SPEZIALE Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri in
Commissione Statuto é stato svolto un lavoro impegnativo ma
vorrei suggerire - sempre che lei e l'Aula siate d'accordo - un
diverso percorso. Essendo un tema di rilievo straordinario che
investe le funzioni ed i poteri dello Statuto regionale,
inviterei ad una sospensione della seduta per convocare una
riunione dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, per definire,
già esiste, e in larga parte lo condivido, un testo che trovi il
maggior consenso possibile. Quindi, ritornare in Aula evitando
così che possano esserci differenti punti di vista, anche se,
credo, tutti abbiamo l'interesse di tutelare le prerogative
dell'istituto autonomistico.
MISURACA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MISURACA Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi associo
alla richiesta dell'onorevole Speziale.
Condivido, pertanto, la sospensione dei lavori d'Aula per
convocare una riunione dei Presidenti dei Gruppi parlamentari al
fine di predisporre un ordine del giorno condiviso.
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, secondo la mia
opinione é prevedibile che non sorgano contrasti.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, onorevole Misuraca, possiamo
trovare una soluzione che accontenti tutti. Si potrebbe
cominciare il dibattito e poi, per la stesura materiale del
documento rinviare alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
FLERES Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, come avevamo
concordato nella seduta della Commissione Statuto, - svoltasi
ieri alla presenza di una delegazione di parlamentari nazionali
eletti in Sicilia - questa mattina, insieme agli uffici e ai
funzionari dell'Assemblea regionale, abbiamo predisposto un
ordine del giorno che mi sono premurato di inviare, via e-mail a
tutti i deputati, perché appunto si potesse pervenire, alla
seduta di questa sera, con maggiori informazioni.
Tuttavia, credo che la richiesta dell'onorevole Speziale sia
condivisibile purchè la sospensione che egli chiede sia breve,
proprio per consentire all'Aula di potere poi sviluppare più
accuratamente i propri lavori e magari argomentare sui temi
dell'Autonomia in maniera più diffusa subito dopo che ciascun
capogruppo, ciascun deputato abbia, in maniera più approfondita,
letto l'ordine del giorno che - posso anticipare per i contatti
informali che ho avuto con i Capigruppo e della maggioranza e
dell'opposizione - appare nell'attuale formulazione largamente
condiviso sia pure ciascuno con argomentazioni diverse.
Pertanto, condivido la proposta dell'onorevole Speziale purchè
la sospensione di approfondimento sia breve.
Presidenza del presidente Lo Porto
Discussione sulle tematiche costituzionali di riforma delle
autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
tutela della specialità siciliana
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la discussione
generale sulle tematiche costituzionali di riforma delle
autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
tutela della specialità siciliana
GURRIERI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
GURRIERI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho deciso di
leggere queste mie brevi riflessioni che ho scritto per essere
quanto più essenziale e sintetico possibile ma anche per non dire
parole in libertà e con l'intento di lasciare agli atti queste
righe, soprattutto dopo avere assistito ieri all'incontro della
Commissione Statuto, con i pochissimi parlamentari nazionali
eletti in Sicilia, che non hanno disertato la riunione e di avere
assistito alla grande superficialità con cui alcuni di questi
parlamentari hanno liquidato l'intera questione.
Le istituzioni del nostro Paese stanno attraversando una
delicatissima fase storica caratterizzata da un presunto processo
riformatore, in buona sostanza determinato però dall'esigenza di
adeguare i vecchi ordinamenti alle nuove esigenze della società
ma per una certa parte funzionali a garantire i poteri forti e,
soprattutto, le aree forti di questo Paese.
Anche la nostra Regione sta facendo e ha fatto la sua parte
come dimostrato dal complesso lavoro di revisione dello Statuto
ed è proprio per l'ampiezza della discussione sviluppatasi in
Commissione Statuto, anche in rapporto al progetto di legge sul
federalismo, che oggi torna alla Camera dei Deputati per essere
esaminato nel suo articolato.
Era stato già deciso dalla Commissione Statuto di procedere ad
un incontro con tutti i parlamentari eletti in Sicilia per
esaminare il rapporto tra Autonomia regionale e riforma
costituzionale sul federalismo.
E' stato desolante, per non dire altro, dover prendere atto che
solamente otto parlamentari, sugli ottanta invitati, si sono
presentati all'incontro con la Commissione su una questione -
come quella dell'Autonomia regionale e delle sue risorse - che
sembra giunta ad un punto cruciale.
Oggi con il progetto leghista sul federalismo che, ricordiamo,
ha allarmato anche il Presidente della Repubblica Ciampi, la
posta in gioco è altissima per tutto il Mezzogiorno, per la
Sicilia e la sua Autonomia speciale in particolare.
La stima fatta dall'Assessorato regionale del bilancio - se non
vado errato - prima della nomina del nuovo Assessore, riporta
uno scarto di circa 5 miliardi di euro tra ciò che verrebbe
sottratto alle casse regionali: circa 10 miliardi di lire, per
quanto riguarda la sanità; 7 miliardi di euro per quanto riguarda
i problemi della scuola, e non consideriamo i miliardi che
verranno a gravare sulle casse della Regione per quanto riguarda
la gestione della polizia locale.
Si apre uno scenario di economia di guerra' al cui confronto
l'attuale crisi finanziaria della Regione siciliana finirebbe per
impallidire con tutte le conseguenze sul piano del conflitto
sociale e della recessione economica. Tuttavia, rischi ancora
maggiori sono presenti nelle disposizioni che attraverso lo
Stato, il Senato delle regioni e i suoi poteri sostitutivi
finirebbero per rappresentare un vero e proprio attentato
all'autonomia regionale, nonostante quanto affermano i
parlamentari del centrodestra presenti all'incontro di ieri, per
i quali l'autonomia non è a rischio.
Su questi rischi, e concludo, sono state pronunziate ieri
parole forti dal Presidente dell'Assemblea, onorevole Lo Porto,
il quale ha parlato letteralmente di rischio effettivo per
l'autonomia e le finanze della Regione, un rischio concreto che
ridurrebbe l'autonomia a brandelli, con tutte le ingerenze che
la riforma consente attraverso i cosiddetti poteri sostitutivi.
Sul Senato federale si è pronunciato oggi anche il Presidente
della Regione Cuffaro, il quale pensa di rivolgersi alla società
civile - una vera e propria dichiarazione di fallimento politico
- e questo sarebbe veramente oltre che un'offesa alla Regione
Sicilia uno sfregio nei confronti della memoria di un uomo
politico di grande levatura e di grande competenza che ha
lavorato molto su questo Statuto, mi riferisco soprattutto
all'onorevole Vincenzo Leanza che ci ha lasciati, e che fino
all'ultimo si è impegnato a garantire e ad ammodernare le
prerogative dell'autonomia regionale.
Cari colleghi, le parole forti del Presidente Lo Porto, del
Vicepresidente Fleres non esorcizzano, comunque, il rischio che
incombe sulla nostra Regione, soprattutto perché non può sfuggire
a nessuno che la maggioranza politica, che vuole varare la
riforma costituzionale, è la stessa maggioranza di centrodestra
che governa questa Regione. Desta, inoltre, grandissima
preoccupazione l'assenza di quasi tutti i parlamentari nazionali
eletti in Sicilia all'incontro di ieri, perché conferma il tacito
ricatto politico sui collegi e candidature che possono bloccare o
comunque condizionare pesantemente il dispiegarsi di un'azione
comune di tutte le forze politiche siciliane in difesa delle
autonomie locali e delle risorse delle regioni.
Non solo, a questo punto non si può più sentir ripetere ancora
in modo sempre meno convinto che l'omogeneità politica ai vari
livelli avrebbe prodotto prodigiosi effetti a vantaggio della
Sicilia, ma bisogna smetterla anche con il vezzo di una
maggioranza che se la canta e se la suona' facendo tutto da
sola, una maggioranza politica che fa anche l'opposizione a sè
stessa.
E' necessario pensare alle parole e ai fatti, e questo è un
invito forte rivolto soprattutto alla maggioranza ad avvalersi
una volta tanto delle omogeneità politiche non per fare
propaganda, ma per difendere i diritti della nostra Regione e per
sensibilizzare il Parlamento nazionale ed in particolare il
Presidente della Camera dei Deputati, l'onorevole Casini.
Spesse volte, gli esponenti di questo partito si vantano che la
Sicilia è stata sempre determinante per la realizzazione di
risultati importanti. Quindi, penso che l'Assemblea regionale
debba fare uno sforzo ulteriore di sintesi, anche costituendo una
delegazione - aggregandosi alle richieste che, proprio oggi,
sono state avanzate da una parte della maggioranza oltre che
dall'opposizione - con la scrittura di un ordine del giorno,
fatto pervenire al Presidente della Camera con la richiesta di
una sospensione, di un ulteriore momento di riflessione per non
penalizzare questa Regione che già ha, nel proprio ambito, dei
problemi quasi irreversibili.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per
consentire una breve riunione dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari al fine di pervenire all'approvazione di un
documento unico.
Avverto che la seduta riprenderà alle ore 19.00.
(La seduta, sospesa alle ore 18.20, è ripresa alle ore 19.32)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si riprende l'esame del II
punto dell'ordine del giorno: Discussione sulle tematiche
costituzionali di riforma delle autonomie regionali all'esame del
Parlamento nazionale per la tutela della specialità siciliana.
Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno numero 440
Ulteriore mandato al Presidente dell'ARS per opportuni
interventi, in raccordo con il Presidente della Regione, presso
la deputazione siciliana al Parlamento nazionale per la
salvaguardia delle prerogative autonomistiche siciliane , degli
onorevoli Fleres, Speziale, Misuraca, Formica, Gurrieri, Ortisi,
Sbona, Garofalo, Savarino e Segreto.
Ne do lettura:
L'Assemblea regionale siciliana
Considerato che:
alla Camera dei Deputati è in corso l'esame del disegno di
legge n. 4862/A, recante modificazioni alla parte II della
Costituzione, che, se approvato nell'attuale formulazione,
introdurrebbe forti limitazioni all'autonomia delle Regioni a
statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano,
così come sottolineato e stigmatizzato, con dovizia di
argomentazioni, nel documento sottoscritto a Trieste il 3 agosto
2004, dai Presidenti delle Assemblee parlamentari dei suddetti
enti;
Visto:
il proprio ordine del giorno n. 414, approvato nella seduta n.
235 del 10 agosto 2004, con il quale, nel fare proprie le ragioni
storico-politiche e socio-economiche addotte nel succitato
documento a tutela delle specialità, si dà mandato al Presidente
dell'Assemblea di promuovere, in raccordo con il Presidente della
Regione, ogni opportuna iniziativa diretta a salvaguardare la
storica specialità dell'Autonomia siciliana;
preso atto
degli elementi emersi nel corso della riunione della
Commissione speciale per la revisione dello Statuto, tenutasi il
20 settembre 2004 alla presenza dei parlamentari nazionali eletti
in Sicilia, appositamente convocata al fine di mettere a fuoco
le problematiche relative ai contenuti della riforma
costituzionale, con particolare riferimento alla tutela delle
prerogative delle Regioni speciali e delle Province autonome;
valutata
l'esigenza che la massima istituzione rappresentativa della
Sicilia, pur nella diversità dei giudizi assunta dalle varie
forze politiche sul disegno di legge di riforma costituzionale,
esprima una posizione condivisa a salvaguardia delle prerogative
autonomistiche della Regione siciliana,
approva l'operato del Presidente dell'Assemblea e gli dà
ulteriore mandato
ad intervenire, in raccordo con il Presidente della Regione,
presso la deputazione siciliana al Parlamento nazionale affinchè
la stessa, nell'interesse superiore dell'Autonomia siciliana
inquadrata nell'ambito più complessivo dell'ordinamento regionale
differenziato sancito dalla Costituzione, operi sulla base delle
seguenti linee-guida:
1) riaffermazione del principio di natura pattizia nei rapporti
tra lo Stato e le Autonomie speciali, mediante la garanzia
procedimentale che gli Statuti speciali possono essere modificati
soltanto dopo che si sia attuata una effettiva intesa fra le
due dimensioni, anche attraverso un voto d'Aula;
2) anche nel caso di realizzazione del principio della
contestualità elettiva fra Senato federale e Assemblee
regionali, rispetto della potestà decisionale esclusiva in
materia elettorale propria della Regione siciliana;
3) attuazione del federalismo fiscale in modo equo e solidale,
assicurando che il livello delle prestazioni pubbliche nelle
realtà meno favorite, come quella isolana, non solo non venga
penalizzato, ma, al contrario, venga rapportato a quello delle
zone più avvantaggiate del Paese;
4) esclusione di qualsivoglia controllo di merito sulla
legislazione delle Regioni a statuto speciale e delle Province
autonome, anche in considerazione del ruolo peculiare che nella
Regione siciliana riveste, in qualità di organo di garanzia
costituzionale, il Commissario dello Stato, come sottolineato
nell'ordine del giorno n. 22 approvato dall'ARS nella seduta n.
26 del 29 novembre 2001 e come peraltro evidenziato dalla recente
giurisprudenza della Corte Costituzionale, relativamente alla
Regione siciliana;
5) previsione di una clausola di salvaguardia, analoga a quella
di cui all'articolo 10 della legge costituzionale n. 3/2001,
secondo la quale le modifiche costituzionali in discussione
trovano applicazione per le Regioni speciali e le Province
autonome esclusivamente nel caso in cui esse stabiliscano forme
di autonomia più ampia.
FLERES - SPEZIALE - ORTISI - SEGRETO - GURRIERI - MISURACA -
FORMICA - SBONA - GAROFALO
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres. Ne ha
facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ho già
avuto modo di dire nel mio precedente, breve, intervento, il
lavoro che è stato svolto in questi giorni è stato
particolarmente proficuo ma, devo dire, ha soprattutto registrato
- sia pure nella diversità di opinione derivante
dall'appartenenza di ciascun deputato - una condivisione
relativamente all'obiettivo che si intende raggiungere con questo
ordine del giorno. L'obiettivo è quello della difesa delle
prerogative autonomistiche che ci sono proprie in virtù di uno
Statuto, quello vigente, che è parte integrante della
Costituzione ed è datato 1946 e alla cui stesura hanno
contribuito illustri uomini politici con il consenso di tutto il
popolo siciliano che ha registrato anche vittime in difesa della
autonomia; vittime che vanno onorate per il loro sacrificio da un
dibattito adeguato, sia in questa sede che nelle aule
parlamentari del Senato e della Camera.
Come ho avuto modo di dire in altre circostanze, non è
possibile cancellare con un colpo di penna anni di storia, non è
possibile cancellare con un colpo di penna o con un emendamento,
magari studiato in maniera approssimativa da chi non conosce la
storia della nostra Regione, cancellare dicevo, anni ed anni di
autonomia.
Abbiamo intercettato, mi auguro tempestivamente, l'attività che
si stava svolgendo al Senato e alla Camera e d'accordo con i
Presidenti delle Assemblee elettive delle Regioni a statuto
speciale abbiamo attivato una serie di iniziative miranti a
salvaguardare le prerogative autonomistiche vigenti nel
territorio nazionale e devo dire che l'assenso assolutamente
trasversale che abbiamo registrato nel nostro Parlamento, nel
momento stesso in cui abbiamo avviato questa discussione a
seguito della mia comunicazione in Aula nella scorsa seduta e
della Conferenza dei capigruppo che il Presidente dell'Assemblea,
molto opportunamente e altrettanto tempestivamente ha promosso,
devo dire che l'assenso trasversale che abbiamo registrato in
Sicilia lo si è registrato in tutte le Regioni a statuto speciale
nonostante la loro configurazione politica sia completamente
diversa.
Questo significa che alle autonomie speciali ci teniamo tutti.
Io non credo che ci sia un solo siciliano che non abbia a cuore
l'autonomia della Sicilia, non credo che ci sia un solo siciliano
che possa ritenere che l'autonomia nel suo insieme, sia pure con
le mille lacune legate spesso al tradimento che la Sicilia ha
ricevuto da parte dello Stato non abbia tratto dei vantaggi dalla
sua autonomia, dalle sue prerogative, dalla specialità del suo
statuto, dai poteri che gli derivano dalle competenze esclusive
che la Regione ha in alcune materie.
Allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
seduta di questa sera abbia un valore estremamente significativo
per la storia di questo Parlamento. E' una seduta nella quale il
Parlamento stesso, auspico nella totalità, mi auguro che ci sia,
che si raggiunga anche alla luce del lavoro che è stato svolto,
questo Parlamento riconferma quanto è stato detto negli anni
immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, negli
anni della lotta autonomistica e ribadisca la propria volontà e
la volontà dei siciliani di mantenere le proprie prerogative sia
pure in un quadro di riforma costituzionale e certamente sono
convinto migliorerà la fisionomia dello Stato, migliorerà il suo
funzionamento, consentirà una maggiore stabilità, permetterà un
miglior uso delle risorse di cui il Paese dispone e consentirà,
altresì, una migliore ripartizione, una più equa ripartizione
delle risorse stesse tra le diverse aree geografiche ma anche
relativamente agli investimenti sociali, alla politica, al
welfare e agli investimenti strutturali.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio dilungarmi
molto perché credo che su questo tema sia giusto intervenire, sia
giusto esprimere le proprie ragioni, ma sia anche giusto
consentire ai colleghi di esprimere le loro e in questo senso
ringrazio lei, signor Presidente, ringrazio i colleghi di tutti i
gruppi parlamentari, per l'atteggiamento che ciascuno ha mostrato
nei confronti di questo argomento perché in tutte le fasi del
dibattito, sia quando è stato sollevato il problema con il mio
intervento nella scorsa seduta e poi con quello dell'onorevole
Ortisi e dell'onorevole Capodicasa, con la sua convocazione
tempestiva della Conferenza dei capigruppo, con le riunioni di
questa mattina e anche con quest'ultima che ha messo a punto il
testo dell'ordine del giorno, credo che questo Parlamento abbia
dimostrato grande maturità e grande senso delle istituzioni oltre
che un fortissimo attaccamento a quelle che sono state le ragioni
storiche, economiche e sociali che hanno prodotto la nostra
autonomia regionale e a quelle che sono le attuali ragioni
sociali, economiche, storiche, strutturali, infrastrutturali e
politiche che determinano la richiesta di mantenimento di queste
prerogative autonomistiche.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho altro da
aggiungere, mi auguro soltanto che all'attenzione di questo
Parlamento, relativamente al tema che abbiano appena illustrato,
corrisponda un'altrettanta attenzione da parte del Parlamento
nazionale e soprattutto da parte di quei deputati e senatori
che, eletti in Sicilia, hanno, a mio avviso il preciso dovere di
rispettare, così come noi stiamo facendo, la storia e la cronaca
della Sicilia.
Le ragioni di questo Parlamento, le ragioni dei siciliani,
anche al di sopra di quelle che possono essere le posizioni
culturali e ideologiche a cui ciascuno di loro intende rifarsi e
si rifà nell'azione politica e quotidiana, questa riforma
costituzionale non è una legge qualunque, non è una legge che può
vedere divisioni di carattere intellettuale, di carattere
culturale, di carattere ideologico, ma semmai soltanto di
carattere ideale e poiché gli ideali autonomistici sono
assolutamente conclamati nella nostra Regione, credo che questa
nostra volontà che è materializzata, esplicitata nell'ordine del
giorno e nei suoi contenuti sia assolutamente accettata,
condivisa e sostenuta da chi a Montecitorio e a Palazzo Madama in
questi giorni dovrà prenderla in considerazione e trasformarla in
atti del Parlamento nazionale.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
osservare, prima di cominciare il mio breve intervento, che
nell'accordo dei Capigruppo, era previsto anche che al secondo
capoverso che comincia visto il proprio ordine del giorno ,
venisse tolta la congiunzione anche in raccordo con il
Presidente della Regione, su proposta dell'onorevole Acierno.
Probabilmente è saltato nella correzione, mi sembra esatto nei
confronti del collega che se ne tenga conto.
FLERES E' stato cassato.
ORTISI E' un refuso. Negli anni 40 del secondo secolo avanti
Cristo, Catone buttò nell'Aula del senato il frutto del fico, non
solo per aggiungere Carthago delenda est ma per un sotteso
culturale di lunga data, per dimostrare quanto vicina fosse
Cartagine di allora a Roma.
Questo deve servire sul piano che, con l'onorevole Misuraca,
chiamiamo verticale, nella giustificazione della specialità del
nostro Statuto, ad avvallare la nostra richiesta di specificità
della nostra storia e della nostra terra. Non c'é dubbio che
adesso che la storia ripassa dal
Mediterraneo, mai osservazione di 2150 anni fa fu più giusta e
azzeccata.
Onorevoli colleghi, a differenza di qualche nostro
rappresentante nazionale che ieri ci invitava al senso pratico,
pragmatico, alla prassi parlamentare, al confronto concreto sul
territorio, noi riteniamo che la dimensione fondamentale del
dibattito che si sta sviluppando, non solo in Sicilia, ma in
tutta Italia, sulla riforma della Costituzione, sia soprattutto
teorica e, in questo senso, ben si appella il presidente Cuffaro
alla società civile quando dice che dobbiamo investire
dell'argomento il territorio intero.
Presidenza del Vicepresidente Fleres
Noi ci permettiamo di aggiungere anche che il dibattito va
esteso anche alle teste pensanti , agli ambienti universitari,
in particolare e poi, agli enti locali. Apprendiamo che, su
proposta della Margherita , il Consiglio provinciale di Trapani
ha approvato oggi - è bipartisan, perché è di maggioranza di
centro-destra - su proposta del nostro partito, un ordine del
giorno sollecitativo in questo senso.
Se ognuno di noi, sul nostro territorio si facesse promotore di
interventi di questo tipo, probabilmente, in un mondo
globalizzato, in cui la periferia culturale, in particolare, non
esiste più, in cui tutto è centro, potremmo avere
sollecitazioni e suggerimenti che, magari, non ci aspettiamo
dalla pretesa di rappresentare, dall'alto del nostro titolo,
chissà quali pensieri ed elevatezze culturali che, spesso,
nell'uomo della strada ritroviamo, altrettanto se non in modo più
elevato, consistenti.
Io direi di estenderlo alle scuole, che la Regione finanzia, al
fine di rinsaldare nei giovani, frequentatori di esse, il senso
di appartenenza; non scordiamoci quanti soldi distribuiamo alle
scuole, per esempio, per insegnare il dialetto che sembra la
panacea dell'identità culturale, magari non sapendo, poi, come
insegnarlo.
Però, i soldi li diamo, quale occasione migliore di questa,
perché le scuole che ricevono finanziamenti, intervengano sul
dibattito, sulla specialità del nostro Statuto.
Diciamolo alle scuole a cui diamo i soldi che non li diamo
perché l'onorevole Ortisi è amico del dirigente scolastico, a cui
promette il finanziamento di un corso di dialettologia, tenuto
dall'imbecille di turno del suo territorio.
Coinvolgiamole, ben dice il presidente Cuffaro e noi
aggiungiamo, agli enti locali, alle scuole, a tutte quelle realtà
che usufruiscono di aiuti economici dell'amministrazione, per
affermare il senso dell'identità siciliana, tante volte
sbandierata in convegni e in competizioni elettorali.
Penso alle innumerevoli associazioni, dalla Fondazione
Federico II , alle associazioni che intrattengono rapporti con i
nostri emigranti, tanto profumatamente pagate, agli enti lirici,
alle bande musicali che girano il mondo a portare le nostre
canzoni e le musiche siciliane.
Costringiamole a esprimere opinioni sull'argomento, a tutti
quelli che viaggiano per nome, per conto, per spesa della Regione
siciliana, perché ne deriva una mobilitazione vera a difesa di un
diritto e di una prospettiva perché, colleghi, il problema in
questo momento è la confusione, che molti deputati nazionali
fanno, fra la dimensione del diritto e la dimensione del fatto.
Se ne derivava la chiarezza di questa confusione già ieri
pomeriggio durante l'interlocuzione con i nostri colleghi
deputati nazionali, i quali alla fine finivano per affermare
verità apodittiche favorevoli o contrarie alla riforma della
Costituzione, ma apodittiche, cioè non bisognevoli di
dimostrazione ma dall'alto calate a favore o contro posizioni che
hanno un senso nel panorama nazionale ma che non sono
finalizzabili ai motivi per i quali avevamo chiesto l'incontro.
La necessità, invece, oggi è che in maniera bipartisan, almeno
fra noi, si stabilisca un clima di avallo di documenti come
quello dell'ordine del giorno che abbiamo cofirmato anche in un
clima di disinteresse generale, anche fra quelli che dovrebbero
essere addetti ai lavori ed io non entrerò nel merito dei costi
finanziari della riforma perché rischierei anch'io di entrare in
questa fase del dibattito, nelle verità parziali, nelle verità di
parte.
Vorrei, brevemente, intrattenere l'uditorio sulla specialità
che non è dovuta soltanto a motivi che qualche volta sono
anacronistici ed anche retorici - motivi di altri tempi risalenti
agli anni '40 - ma al ruolo che la Sicilia si appresta a svolgere
dopo il 31 dicembre 2010 perché la Sicilia si ritroverà al centro
delle quattro sponde del Mediterraneo ed avrà bisogno di poteri
particolari per svolgere un ruolo al quale è chiamata
dall'interesse nazionale e - consentitemi - anche dall'interesse
europeo.
Dobbiamo accrescere, e lo prevediamo nella riforma del nostro
Statuto, le competenze della Regione siciliana in ordine ai
rapporti con gli altri Stati almeno fra quelli delle sponde del
Mediterraneo, altro che limitazione delle nostre specialità;
questo mi permette di entrare sul discorso dell'interesse
nazionale.
Qui non va espresso l'interesse nazionale come concetto
fondamentale, come la principale di un discorso sintatticamente
complesso, per applicare il principio di sussidiarietà bisogna
esprimere una litòte nel senso che bisogna negare il contrario.
Dobbiamo fare in modo che dai nostri deputati - se è possibile
- a livello nazionale sia affermato il concetto di sussidiarietà
facendo riferimento alla Sicilia e attribuendo alla Sicilia come
Regione a Statuto speciale tutti i poteri, i massimi poteri, che
un compromesso intelligente consente con la formulazione purché
essi non entrino in contrasto con l'interesse nazionale.
Ecco la litòte che ci permette di affermare il concetto di
sussidiarietà e di confermare la specialità del nostro Statuto.
Per caso - dicevo ieri in conferenza congiunta con i colleghi
deputati nazionali - si è verificato uno strano caso di
eterogenesi dei fini.
L'interesse nazionale, nella formulazione dei colleghi di
Alleanza Nazionale, storicamente è nato per contrastare pretese
parasecessionistiche della Lega nord. Quindi, è subentrato il
concetto di interesse nazionale perché tendeva ad equilibrare ed
a parare ma l'obiettivo - che in buona fede i colleghi deputati
di Alleanza Nazionale si proponevano oggi dal corso del
dibattito in Aula e nel territorio - è un obiettivo diventato
secondario. Esso finisce per punire la specialità degli statuti
perché la Lega si è attrezzata in altra maniera per svicolare,
rispetto a questa diga che i colleghi di Alleanza nazionale
ponevano in buona fede per contrapporsi alle mire
parasecessionistiche della Lega.
Per cui l'eterogenesi dei fini ha fatto in modo che ad essere
danneggiata non è più la parte Nord e ricca del Paese, ma la
parte Sud ed in particolare la Sicilia, con lo Statuto speciale
non raggiunge l'obiettivo per cui l'iniziativa era stata
intrapresa.
Consentitemi l'ultima osservazione, colleghi. Il Senato
federale e la contestualità della scadenza elettorale - ne
parlavamo fino a poco fa alla Conferenza dei Capigruppo - non è
un muro invalicabile. Abbiamo firmato un ordine del giorno che
poi nella formulazione del Presidente Fleres ci ha visti tutti
d'accordo, ma noi dobbiamo fare ognuno all'interno del partito di
appartenenza una grande battaglia, perché la concatenazione, la
contestualità elettorale diventi una contestualità
rappresentativa, alla maniera americana.
E' importante che i territori vengano sempre rappresentati, il
Senato federale veda la costanza della rappresentanza, che poi
questo debba avvenire per forza, perché siano eletti tutti i
membri del Senato federale alla stessa maniera e nello stesso
giorno, perché questo permette ad altri - saremmo etero diretti,
si scioglie il Parlamento nazionale - di intervenire in ordine
alla tempistica delle elezioni anche nelle regioni a Statuto
speciale, a noi non va bene, questo argomento va approfondito,
ulteriormente sviscerato e poi presentato perché la specialità
del nostro Statuto permetta non soltanto il merito, ma anche la
tempistica di tipo elettorale diversificata rispetto al resto.
Sono importanti non le persone che ci rappresentano, ma
l'organo che viene rappresentato e la funzione che svolge.
Noi accettiamo quest'ordine del giorno alla cui formulazione
abbiamo partecipato, anche se siamo convinti che potremo con
un'azione comune ottenere di più, magari approfondendo come ha
fatto meritoriamente l'onorevole Spampinato l'argomento nel
merito ed ognuno, non solo nel partito, ma anche nell'area
culturale di appartenenza vada ad approfondire, prima che finisca
la seconda lettura alla Camera. Recuperare il senso e l'indirizzo
della nostra specialità, riconfermare ancor più spinto post
dictum - diciamo che sono dispiaciuto dell'assenza del Governo -
peccato Abbiamo scritto con tanta buona volontà, abbiamo tolto
la congiunzione anche , abbiamo voluto far partecipare ai nostri
lavori il Governo ed il suo rappresentante; abbiamo tolto anche -
forse dovevamo scrivere escluso - ma diamo un buon esempio.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
ha facoltà. Comunico di aver apposto la firma alla mozione numero
309.
Onorevoli colleghi, propongo di modificare il programma dei
lavori in precedenza approvato, nel senso di fissare la prossima
seduta per mercoledì 29 settembre 2004. In tale seduta
l'Assemblea discuterà le mozioni inerenti alla manovra
finanziaria del Governo nazionale ed esaminerà il Documento di
programmazione economico-finanziaria (DPEF).
Nella successiva seduta, che resta fissata per il 5 ottobre
2004, inizierà la discussione del disegno di legge numero 917
recante Assestamento del bilancio della Regione e misure
urgenti'.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
iniziare il mio intervento ringraziando, in maniera sentita,
l'onorevole Fleres per l'iniziativa assunta, motivo per cui siamo
qui oggi presenti.
Con attenzione, onorevole Fleres, seguiamo il suo impegno
istituzionale, nella qualità di Vicepresidente vicario
dell'Assemblea regionale siciliana, nelle competenti sedi dove si
discutono le riforme istituzionali: in tal senso, la ringraziamo
per le sue continue rendicontanzioni di tali interventi
istituzionali. Il ringraziamento di oggi, in particolare, è di
vero cuore, perché si è sollevato un problema fondamentale per la
stessa nostra Autonomia.
Signor Presidente, lei riferiva i termini dell'intercettazione
dell'attività parlamentare, intercettazione che è giunta in un
momento in cui ancora si può intervenire affinché non vi sia una
lesione grave delle prerogative della nostra Autonomia.
Rivolgo un ringraziamento anche all'onorevole Ortisi per la
citazione e a tutti coloro che hanno reso possibile questo
dibattito che dà pure un senso alla nostra presenza in questa
Assemblea.
Spesso io sono molto critico perché considero sorda quest'Aula,
ma quando si tratta di temi istituzionali - non è la prima volta
- c'è la possibilità, e meno male, di poter discutere e anche di
poter far sentire le proprie ragioni, di ascoltarle e talvolta di
condividerle, non frustrando quindi la voglia di poter dare un
positivo apporto ai lavori di questa Assemblea.
Credo che, in qualche modo, tutti coloro che sono stati da lei
coinvolti - mi rivolgo a lei, onorevole Fleres, nonché
all'onorevole presidente Lo Porto - hanno svolto la loro funzione
seguendo questi princìpi.
Grave attentato alle prerogative autonomistiche: credo sia
questo il tema di cui stiamo parlando oggi. E voglio partire,
cercando di entrare un po' nel merito della nostra iniziativa,
proprio dall'articolo di chiusura di questa proposta
costituzionale, l'articolo 43, esattamente il comma quindici, che
prevede l'automatica applicazione delle norme di riforma
costituzionale anche alle regioni a statuto speciale, fin quando
non vengano approvate le relative modifiche degli statuti
medesimi.
In altri termini, se questa legge costituzionale venisse così
applicata, potremmo vederci - ora farò qualche esempio -
derubati della nostra Autonomia, sol perché, così come potrebbe
accadere, questa riforma costituzionale entra in vigore prima del
nuovo Statuto regionale.
Sapete che spesso in questa Aula, in riferimento al tema sul
controllo delle leggi regionali, mi sono espresso in maniera
chiara contro l'ipotesi di un sindacato successivo - il controllo
del Commissario dello Stato - perché reputavo e reputo che vi sia
una forma di autonomia maggiore, così come oggi prevista per le
regioni ordinarie.
Però devo dire che se non fosse esistito, e noi l'abbiamo
applicato, il famoso articolo 10, in riferimento al Titolo V
della Costituzione, che dava la possibilità alle regioni di
decidere quelle che sono le forme che considerano più estensive
della propria autonomia - le riforme previste dal Titolo V - oggi
non avremmo potuto svolgere ed esercitare la nostra autonomia.
Noi abbiamo discusso e votato un ordine del giorno dove, in
maniera motivata, si è ritenuto che vi sia una maggiore forma di
autonomia nel continuare a prevedere il controllo preventivo del
Commissario dello Stato.
Se non ci fosse uno stesso articolo, che noi richiediamo con
questo ordine del giorno, anche nel dibattuto disegno di legge di
modifica costituzionale, la nostra Autonomia non potrebbe essere
esercitata. E, per esempio, avremmo in Sicilia anche un controllo
di merito, cosa che non si è mai verificata in nessuna regione a
Statuto speciale, nemmeno nelle regioni ordinarie
sostanzialmente; ricordo, infatti, che una delle differenziazioni
principali tra regioni ordinarie e regioni speciali era proprio
che il controllo sulla legge regionale non potesse mai essere di
merito.
Ebbene, se oggi non ci fosse quest'articolo che salvaguardia
le prerogative dell'autonomia che rivendichiamo, e che
probabilmente è il fulcro delle nostre richieste, avremmo, lo
ribadisco, un controllo di merito, cosa mai successa nella
storia delle autonomie di nessuna regione speciale.
Controllo di merito che significa lesione dell'interesse
nazionale, significa opportunità di fare entrare o meno in vigore
una legge regionale, esercizio che sarà fatto dal Governo a cui
spetta l'impugnativa.
Nell'esperienza regionale, anche di quelle ordinarie, non vi è
mai stata una impugnativa per violazione dell'interesse
nazionale, mai una violazione per vizio di merito, e ciò non è
avvenuto per un motivo fondamentale: risulterebbe particolarmente
complesso, infatti, identificare ciò che può essere un vizio di
merito, essendo sin troppo lasciato alla discrezionalità di chi
dovrebbe decidere; dunque, opportunamente, non si è mai fatto
ricorso a questo tipo di impugnativa.
Ciò premesso, ecco dimostrato perché è più che utile la nostra
richiesta avanzata con questo ordine del giorno per quanto
riguarda l'introduzione delle norme di salvaguardia.
Diceva benissimo l'onorevole Ortisi, abbiamo tanto discusso
rispetto alla contestualità elettiva e abbiamo approvato un testo
in cui si fa riferimento principalmente alla nostra potestà
esclusiva. Noi abbiamo cercato di evidenziare che, a prescindere
dalle decisioni della Costituente nazionale, intendiamo ribadire
che prevarrebbe comunque la nostra autonomia nella determinazione
della durata di una legislatura. Mi riferisco al principio della
contestualità elettiva che significa non solo elezione
contestuale di Senato federale e Assemblea regionale, ma
determina altresì lo scioglimento dell'Assemblea regionale nel
caso di contestuale scioglimento del Senato federale; ciò
significa pure che se, per caso, l'Assemblea regionale si
sciogliesse quando manca ancora un anno dallo scioglimento del
Senato federale, si rinnoverebbe esclusivamente per un anno
perché, appunto, con lo scioglimento successivo del Senato
federale, ci sarebbe anche l'ulteriore contestuale elezione
dell'Assemblea regionale.
Ecco perché noi chiediamo che sia approvato questo ordine del
giorno, affinché venga ribadita l'esigenza di poter rappresentare
la Regione siciliana nel Senato federale, secondo un sistema
tipico come quello del Senato americano, organo quest'ultimo
rinnovato man mano che avviene il ricambio dei vari governatori.
Nell'avviarmi a concludere, riprendo sostanzialmente le
considerazioni iniziali, facendo però un riferimento un po'
generale rispetto a questa riforma costituzionale, non entrando
quindi nel merito dei temi su cui si sta dibattendo, anche in
maniera accesa, alla Camera dei Deputati: desidero svolgere
piuttosto una considerazione che forse potrebbe essere anche
oggetto di un ulteriore approfondimento di questa Assemblea
rispetto allo stesso significato di Senato federale.
Ci è stato spiegato, infatti, che non funzionava il sistema
attuale, il bicameralismo perfetto, e che era necessario
pervenire ad un riparto delle competenze tra Camera e Senato,
determinando un bilanciamento e una camera di rappresentanza,
anche a tutela degli interessi locali.
Ritengo che ciò abbia determinato uno sbilanciamento a favore
della Camera dei Deputati. Infatti, se andiamo a controllare, da
una parte, le competenze attribuite alla Camera e, dall'altra,
quelle attribuite al Senato federale, risultano essere
sicuramente più importanti le materie contenute nell'articolo
117, comma 2, attribuite appunto alla Camera, rispetto al novero
delle competenze del Senato federale, di cui al comma 3
dell'articolo 117.
Ma ancor di più, c'è da ricordare la possibilità di un
intervento del Governo, previsto esclusivamente per quanto
riguarda le eventuali impugnative, da parte della Camera, delle
leggi deliberate dal Senato federale. Tale istituto, invece, non
è previsto, reciprocamente, per quanto concerne le leggi
approvate dalla Camera dei Deputati.
Credo che questo abbia determinato e determini, anche con
riferimento agli organismi territoriali che devono essere
tutelati dal Senato federale, una disparità di trattamento che
dovrebbe essere corretta.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi,
preliminarmente voglio esprimere il mio apprezzamento per
l'iniziativa sia del Presidente dell'Assemblea che di quella
dell'onorevole Fleres che, forse, vede impegnata un po'
tardivamente l'Assemblea regionale su un tema di rilievo
straordinario quale quello della riforma della Costituzione del
nostro Paese.
Si tratta di una riforma che si doveva porre in essere forse
con ben altro clima, ben altro impegno, che avrebbe dovuto
interessare strati consistenti dell'opinione pubblica del nostro
Paese.
Invece, la predetta riforma, così com'è stata presentata,
sembra essere stata elaborata all'interno di riunioni di una
coalizione politica che ha tentato forzatamente di difenderne i
contenuti.
Risulta essere evidente in questi giorni, nel dibattito che si
sta svolgendo alla Camera, che i contenuti non sono facilmente
accettati sia da parte di vasti strati dell'opinione pubblica che
della stessa maggioranza.
Ritengo che una riforma istituzionale avrebbe avuto bisogno di
ben altro profilo di intervento da parte dei partiti. Spesso ci
viene contestato che anche noi abbiamo proceduto a colpi di
maggioranza a fare una riforma del Titolo V della Costituzione. A
tal proposito voglio ricordare, a quanti obiettano, che quel
testo era stato concordato in Commissione bicamerale e che
proprio su quel testo si è espresso un voto da parte del
Parlamento nazionale.
Si sta procedendo, adesso, non in maniera organica e, seppur
con qualche tentativo di introdurre correttivi rispetto al testo
presentato, c'è una sollevazione oggettiva nel Paese.
Il fatto che i presidenti delle regioni, sia di centrosinistra
che di centrodestra, hanno contestato all'origine la natura del
provvedimento, il fatto stesso che il 3 agosto i presidenti delle
regioni a statuto speciale hanno dovuto presentare un ordine del
giorno nel quale contestavano alla radice i provvedimenti che
riguardano la limitazione dei poteri delle regioni a statuto
speciale, danno il segno che si sta procedendo confusamente a
livello nazionale e che si tratta di una riforma che tende a
privilegiare nel nuovo disegno della Costituzione italiana
soltanto una parte del Paese.
La riforma della Costituzione che va sotto il titolo della
devolution comporta non solo costi aggiuntivi per le casse dello
Stato, ma potrebbe comportare, come è stato denunciato oggi su
autorevoli quotidiani insigni professori universitari, un onere
aggiuntivo a carico del bilancio della regione siciliana per 5
miliardi di euro.
Ci troviamo, quindi, di fronte ad una manovra che ha un
carattere sconsiderato che tende a limitare i poteri speciali
dell'Autonomia regionale e che, contemporaneamente, tende a
peggiorare le condizioni - già gravi - di dissesto finanziario
della nostra Regione.
In questo contesto, dobbiamo operare per trovare un terreno
fertile al fine di introdurre modifiche al testo di legge
presentato all'esame del Parlamento. L'ordine del giorno che
stiamo approvando, da lei elaborato, onorevole Presidente Fleres
- ordine del giorno sul quale c'è anche la mia firma - è un
documento che riassume positivamente una posizione dell'Assemblea
regionale siciliana: ci possono essere punti di vista diversi,
tuttavia vogliamo riaffermare, in questa sede, il nostro impegno,
quello del Parlamento regionale, a cercare di incidere
positivamente e modificare il taglio dell'orientamento del
Governo nazionale.
Onorevoli colleghi, considero un fatto positivo la riunione
svoltasi ieri, convocata dal Presidente Lo Porto in Commissione
Statuto al fine di aprire un'interlocuzione con i parlamentari
nazionali eletti in Sicilia, così come mi auguro lo sia la
riunione che si svolgerà domani a Roma con i parlamentari
nazionali. Considero anche questa un'iniziativa positiva da parte
del Presidente dell'Assemblea, tuttavia dobbiamo registrare che
la non presenza al dibattito in Commissione Statuto di numerosi
deputati evidenzia il poco peso dell'Assemblea regionale, come se
venisse trascurata la sua funzione primaria anche dagli stessi
parlamentari che dovrebbero rappresentarla al Parlamento
nazionale.
Il dibattito insomma si è svolto sotto tono ed i parlamentari
nazionali eletti in Sicilia non intendono sottrarsi al gioco
politico di appartenenza agli schieramenti, antepongono
l'appartenenza alle logiche di schieramento anziché anteporre,
come spesso è stato fatto, gli interessi della Sicilia rispetto
agli interessi degli schieramenti.
Noi stiamo facendo un tentativo sobrio e mi auguro che questo
possa in qualche modo determinare una modifica degli orientamenti
da parte degli schieramenti nazionali, in particolare dello
schieramento a cui fa capo in questo momento la modifica della
Costituzione del nostro Paese. C'è un dibattito aperto nel
Parlamento e nel Paese. Personalmente mi iscrivo tra quanti
ritengono che dopo questa prima fase sarebbe utile rinviare il
dibattito alla Costituente, arrivare al 2006 ed eleggere assieme
al Parlamento nazionale una Costituente che possa davvero,
attraverso la costituente legittimata da un voto popolare,
rimettere mano ad una revisione dell'impianto costituzionale del
nostro Paese; se dovessero ancora andare avanti in modo così
frettoloso io penso che i danni sarebbero irrimediabili.
Signor Presidente, ci troviamo ad operare in un contesto in
cui si tende a ridurre il potere autonomista della nostra
Regione. Si può discutere se l'Autonomia regionale è stata un
bene o un male per la nostra Regione e tuttavia voglio
ricordare, da convinto autonomista, ai nostri colleghi che il
Parlamento regionale e la sua autonomia determinò una capacità di
contrattazione della Regione nei confronti dello Stato
definendone il rapporto pattizzio, ed è bene un prezioso che
dobbiamo saper salvaguardare, arricchire e valorizzare anche con
i nostri comportamenti, tuttavia ritengo che ancora le autonomie
speciali, in particolare l'Autonomia regionale possa svolgere una
grande funzione dentro l'impianto costituzionale del nostro
Paese.
Non c'è quindi la difesa di un privilegio, c'è la difesa di un
interesse oggettivo; ecco perché condividiamo il fatto che
devono rimanere prerogative statutarie nei confronti della
Regione siciliana e del Parlamento regionale, ecco perché
malgrado non condividiamo la ratio contenuta nel testo del
disegno di legge presentato al Parlamento nazionale, abbiamo
condiviso, nel senso che abbiamo firmato, il secondo punto
relativo alla contestualità elettiva.
Che significa contestualità elettiva? Vuol dire che se si
dovesse sciogliere per una crisi il Parlamento nazionale e
dovesse intervenire dunque lo scioglimento del Senato, il
Parlamento regionale, eletto dopo un anno, seguirebbe la stessa
sorte del Parlamento nazionale? Che significa determinare una
condizione di assoluta instabilità? Che significa assicurare al
Presidente della Repubblica la possibilità di procedere, oltre
che allo scioglimento delle due Camere, anche al contemporaneo
scioglimento di tutti i Consigli regionali del nostro Paese,
sulla base di un potere che viene trasferito, appunto,
direttamente al Capo dello Stato? Qualcuno, ahimè, avrebbe
voluto trasferirlo anche al Capo dell'Esecutivo, modificando
profondamente la natura democratica dell'ordinamento degli enti
locali.
Queste e molte altre cose non ci convincono nell'impianto della
riforma, e credo che abbiamo il dovere di intervenire per tempo.
Signor Presidente, condivido l'ordine del giorno, in tutti gli
aspetti che abbiamo già discusso nella Conferenza dei Capigruppo,
lo condivido, soprattutto, nella parte in cui si tengono in
vita le prerogative statutarie che permettono i controlli del
Commissario dello Stato.
Ricordo che questa Assemblea regionale, è stata già
impegnata su questo dibattito all'inizio della legislatura; noi
ci siamo iscritti fra quelli che sostenevano che il Commissario
dello Stato era di maggiore garanzia nei confronti della
procedura sui controlli per le regioni a statuto ordinario che,
come tutti sanno, sono sottoposte a controllo da parte
dell'Esecutivo, per cui molte volte i controlli anziché nel
merito sono anche controlli ideologici.
Voglio citare un esempio: la Regione Toscana si è data uno
Statuto in cui ha previsto le coppie di fatto. Lo Statuto è stato
sottoposto a controllo di merito da parte dell'Esecutivo, che lo
rinvia alla Consulta aprendo uno scontro di natura ideologica e
non di merito, disconoscendo, quindi, l'autonomia di quella
regione
Ecco perché ritengo che noi dobbiamo mantenere le nostre
prerogative, e ritengo che la figura, in questo contesto, del
Commissario dello Stato, così come previsto nell'ordine del
giorno numero 22 approvato dall'Assemblea regionale il 29
novembre, preservi le prerogative dello Statuto regionale, ecco
perché lo abbiamo riproposto nell'odierno ordine del giorno.
Così come abbiamo fatto bene a richiamare l'art. 10 della
legge numero 3 di riforma costituzionale che permette si possa
intervenire soltanto quando si ampliano i poteri da parte della
regione, mentre il testo che è all'esame del Parlamento in questo
momento prevede anche la possibilità di interventi limitativi o
addirittura, in caso di inadempienze, anche sostitutivi da parte
del Governo e da parte del Parlamento nazionale.
Sono queste le ragioni che ci hanno spinto a dare un voto
unitario e che ci vedono in questa iniziativa. Domani sera - per
quanto ci riguarda, per la parte politica che noi rappresentiamo
- solleciteremo i nostri deputati affinché ognuno si assuma fino
in fondo la responsabilità che anche nella sede del Parlamento
nazionale ci sia un orientamento conforme all'ordine del giorno
che stiamo votando. Noi faremo tutti i passi dovuti nei confronti
dei deputati - purtroppo sono pochi, se fossero di più, in questo
caso, sarebbe stato meglio - diessini eletti in Sicilia affinchè
partecipino principalmente a tutte le fasi di discussione
dell'Aula e si impegnino a dare esecuzione all'orientamento
assunto dall'Assemblea regionale siciliana.
Signor Presidente, la nostra rappresentanza politica conta nel
Parlamento nazionale cinque o sei deputati, il centrodestra ne ha
una settantina. Se da parte dei colleghi del centrodestra e se da
parte dei Gruppi parlamentari presenti in quest'Aula, e se da
parte di autorevoli rappresentanti anche nell'ambito del Governo
siciliano, ci fosse lo stesso orientamento - cioè quello in cui
i Gruppi parlamentari regionali potessero incidere
sull'orientamento dei parlamentari siciliani eletti al Parlamento
nazionale - aprendo con loro una discussione e chiedendo loro di
adeguare i comportamenti all'ordine del giorno che abbiamo
approvato stasera, potremmo raggiungere un risultato
straordinario.
Ciò proprio perché il voto dei parlamentari siciliani è
decisivo ai fini di determinare un orientamento del Parlamento
nazionale.
Se si vuole fare sul serio, e noi lo vogliamo, attraverso
l'ordine del giorno che abbiamo sottoscritto, lo dimostreremo
nelle prossime ore, è possibile modificare l'orientamento che è
presente in questo momento al Parlamento nazionale.
Se invece i parlamentari della maggioranza, dopo avere
approvato a Palermo questo ordine del giorno, si piegheranno agli
interessi di schieramento, agli interessi di governo, anziché
agli interessi della Sicilia, avremo una brutta riforma
costituzionale, una riforma costituzionale che limita i poteri
dell'autonomia regionale, che limita fortemente le risorse della
nostra Regione e, soprattutto, avremmo assistito - lo dico ai
Presidenti del Gruppo parlamentare di Forza Italia e di Alleanza
nazionale - ad una discussione di farsa e non ad una discussione
vera.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne ha
facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non v'è dubbio
che il tema è assolutamente di vitale importanza, degno e
meritevole di una assoluta attenzione e consapevolezza da parte
di questo Parlamento, soprattutto da parte di un Parlamento che,
primo fra tutti, è riuscito a scrivere il senso politico e
sociale del concetto di autonomia. E non v'è dubbio che questa
autonomia, ogni qualvolta viene messa nelle mani di terzi, assume
un connotato diverso da quello che noi e i nostri padri avevano
immaginato.
Nel rispetto delle istituzioni, il Parlamento si accinge a
scrivere la modifica della nostra Costituzione, circostanza che
personalmente ritengo un atto dovuto nei confronti del popolo
italiano e, quindi, anche del popolo siciliano, perché la nostra
Carta costituente, per quanto nobile e alta, sicuramente, deve
vedere un suo ammodernamento rispetto alle mutate esigenze
della società civile italiana. Ed è quindi un dovere del
Parlamento nazionale quello di procedere ad una seria rilettura
della nostra Carta costituente, fatti salvi quei princìpi che
furono pagati anche col sangue in terra di Sicilia e che
portarono l'isola ad assumere il rango di Regione a Statuto
speciale.
Intendo tuttavia soffermarmi, molto brevemente, su due temi
che ho sostenuto in quest'Aula sin dai primi giorni di questa
legislatura, sin da quando votai contro l'ordine del giorno che
questa Assemblea deliberò a maggioranza sulla figura del
Commissario dello Stato.
Tale figura, ripresentata oggi in questo ordine del giorno,
meritevole di ogni rispetto, ma che inficia la nostra autonomia,
come ho avuto modo di rilevare in più occasioni, non ultimo
quello sulla legge elettorale, che ha riguardato non se si
trattasse di una buona o una cattiva legge: nella sua relazione
introduttiva si riferiva alle diatribe politiche avvenute in
Aula, il Commissario dello Stato non può e non deve esprimere
giudizi di ordine politico: ciò è dato alla politica. Lui doveva
esercitare il ruolo di notaio nei confronti del rispetto della
Costituzione, ma mai entrare nel merito delle nostre prerogative
L'altro tema che ritengo importante è quello della costituzione
di questo Senato federale e della strana convivenza che il
legislatore nazionale ha pensato di dare a tale istituzione con
quella dei Consigli regionali e del Parlamento siciliano, come se
la devolution, le deleghe legislative e la nostra autonomia
fossero improvvisamente venute meno.
Su questo, pur guardando con grande interesse - personalmente
ero componente della Camera dei Deputati quando si tentò con la
Bicamerale , presieduta dall'onorevole D'Alema, di riscrivere la
nostra Costituzione - presentai un emendamento che prevedeva
l'istituzione di un Senato delle Regioni per uscire fuori da
questo sistema bicamerale ormai vecchio, che spesso e volentieri,
anziché accelerare i processi, così come era previsto dai nostri
Padri costituenti, ossia una Camera più specifica per avere un
occhio in più rispetto alle leggi che si andavano a formare,
purtroppo con la decadenza dei tempi si trasformò in un ulteriore
giogo dal quale filtrare interessi di pochi rispetto agli
interessi dei molti, ma si tratta di un Senato delle regioni.
Un Senato federale invece è un'importante innovazione, ma non
dobbiamo cedere però al piattismo come se tutti fossimo la stessa
cosa.
Mi chiedevo, infatti, se il legislatore avesse previsto, in
caso di anticipato scioglimento di una legislatura nazionale, le
sorti di questo Senato federale; segue quelle dell'attuale
Senato, cioé viene sciolto anticipatamente o rimane in piedi? E
in caso di una crisi politica nazionale vengono coinvolte tutte
le Regioni?
Non immagino neanche i costi di un'operazione di questo tipo,
ma penso maggiormente con terrore alla differenza dei sistemi
elettivi.
Ogni regione ormai si può dotare di una propria legge
elettorale e anche questa sarebbe una grave sconfitta perché la
verità è che dovremmo tendere all'uniformità dei sistemi
elettorali, sarebbe paradossale fare una campagna elettorale
contestuale con un sistema proporzionale ed un sistema
maggioritario. Veramente la gente comincerebbe a non capire più
niente
Quindi, al di là di singoli temi che in qualche maniera ci
potrebbero preoccupare, credo che abbiamo il dovere, come classe
politica, di incidere rispetto a delle scelte che potrebbero
essere fatte di fretta ed alla fine essere fatte male.
E lo dico perché pochi giorni fa abbiamo dovuto approvare un
ordine del giorno che dava mandato al Presidente della Regione di
promulgare la legge elettorale epurata dalle parti contestate dal
Commissario dello Stato, il quale citava -come se noi non lo
avessimo gridato in quest'Aula -che c'erano troppi contrasti tra
la legge elettorale e l'attuale Statuto della Regione siciliana.
Tante forze politiche di destra e di sinistra ebbero a chiedere
in quest'Aula Perché la fretta di fare una legge elettorale
prima di mettere mano alla riforma dello Statuto? .
E con questo punto di domanda, signor Presidente, concludo il
mio intervento, sottolineando che sia io che l'onorevole Lo
Curto, stasera presenti in Aula, continuiamo a rappresentare il
Gruppo parlamentare Nuova Sicilia , unica forza politica oggi a
forte caratterizzazione regionale.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io mi
atterrò ai tempi che sono stati utilizzati dagli interventi dei
colleghi e anche da lei, signor Presidente, che siete intervenuti
stasera in un dibattito che rappresenta uno scoglio sul quale
prima o poi si doveva arrivare, poiché il tema delle riforme
costituzionali ormai, già da qualche anno, agita il mondo
politico e il sistema nel suo complesso.
Dobbiamo soltanto rilevare che questo Parlamento, e
complessivamente la politica siciliana, giunge con qualche
ritardo, non soltanto temporale, cronologico al dibattito
medesimo, e rischiamo di apparire - eppure è forse un rischio che
dobbiamo correre - rivendicazionisti, costretti a rincorrere un
argomento e un tema anche con qualche ritardo di carattere
culturale.
Il tema è di fondamentale importanza, è molto delicato. Si
intrecciano in esso ragioni di carattere costituzionale, di
carattere giuridico, di carattere storico, di carattere politico
e vorrei trattare proprio questi ultimi aspetti in questi minuti
del mio intervento.
Dal punto di vista giuridico e costituzionale, l'intreccio
delle norme, ed anche degli interessi, é assai fitto. Quello che
il Parlamento nazionale sta facendo, cari colleghi, non sfugge a
nessuno di voi; si tratta sostanzialmente di riformare 83
articoli su 139, quanti sono quelli della Costituzione, ossia la
parte che riguarda l'ordinamento e l'organizzazione della
Repubblica, cioè dello Stato, disegnando un nuovo sistema di
rapporti con le Regioni e con le autonomie, senza che questo tipo
di intervento sia stato argomentato, motivato, ragionato,
discusso, condiviso con le Regioni e con le autonomie.
Pertanto, perché parlavo di uno scoglio sul quale prima a poi
bisognava giungere, perché così come alcuni di noi avevano
paventato da qualche tempo, la Sicilia perde terreno e lo perde
sul piano dell'autonomia, sul piano giuridico, sul piano
costituzionale e - possiamo paventarlo - lo perderà anche sul
piano della propria configurazione di Regione a Statuto speciale.
Per carità, non dobbiamo apparire rivendicazionisti e nemmeno
come i difensori strenui di qualcosa che nel tempo non sempre ha
funzionato bene. Quante volte ci siamo sentiti dire, anche da noi
stessi, l'espressione che l'Autonomia speciale spesso per la
Sicilia é stata più una palla al piede, un freno che non,
viceversa, un impulso, uno stimolo, uno strumento da utilizzare
per conquistare nuove frontiere e nuovi obiettivi.
Lo abbiamo sentito dire e spesso lo abbiamo detto, qualche
volta lo abbiamo detto a ragione e qualche volta lo abbiamo
detto, magari, forzando e stressando l'argomento, ma devo
rilevare che anche se l'Autonomia non é stata utilizzata dalle
classe dirigenti che ci hanno preceduto - e forse anche dalla
nostra in tempi molto più recenti - come meglio si poteva fare,
perdere comunque la nostra specificità non credo sia un obiettivo
da perseguire e da raggiungere.
Ecco gli argomenti di carattere più politico che di altra
natura. Dovremmo trovare noi, nelle nostre istituzioni, nel
Parlamento e nel Governo regionale, la forza e la capacità di
colmare i vuoti che abbiamo dovuto registrare e di trovare la
voglia di andare avanti, ma per fare questo, signor Presidente e
cari colleghi - pochi in verità presenti in aula, durante questo
dibattito -, ci vuole una profonda riforma della politica, ancor
prima delle Istituzioni.
Perché come forse ho avuto modo di dire in qualche altra
occasione, nessuna Carta costituzionale, nessuna Istituzione
funziona veramente bene se alle spalle non vi é una politica che
sappia rappresentare le esigenze autentiche, genuine, vere del
popolo che rappresenta, delle comunità che quella classe
dirigente e politica é chiamata a rappresentare.
Certamente, dobbiamo registrare come deludenti questi primi
passi, questi primi lodevoli tentativi, meno lodevoli le assenze
massicce, per investire dell'argomento tutta la deputazione
nazionale, senza nessuna esclusione e senza nessuna eccezione.
Il problema non è soltanto quello di difendere ciò che esiste
sulla carta, il problema è di guardare nella prospettiva di
costruire una nuova autonomia che sia però davvero capace di
contrapporsi a politiche che spesso penalizzano il Mezzogiorno
d'Italia e la Sicilia in particolare ed inoltre che sappia
davvero disegnare nuovi destini per le regioni meridionali - e,
ripeto, la Sicilia in particolare.
Fermo restando, signor Presidente e colleghi dell'Assemblea
regionale siciliana, che la devoluzione non può essere affrontata
con disinvoltura, con leggerezza, con eccessiva celerità perché
vi sono materie di competenza statale difficilmente trasferibili
e che non si prestano neanche ad essere pensate
intellettivamente trasferite alle regioni.
Personalmente, alcune materie sono e devono rimanere di
competenza statale, di competenza nazionale. Ma come si può
pensare alla devoluzione in materia sanitaria, in materia di
sicurezza, in materia di organizzazione delle forze dell'ordine
sul territorio nazionale, in materia di istruzione scolastica ed
universitaria?
Di questo passo potremmo arrivare persino a ventuno sistemi
penali con differenze di sanzioni e persino di principi di
antigiuridicità, potrebbe non essere considerato antigiuridico in
Piemonte ciò che lo è in Sicilia o in Trentino o in Calabria.
Vi sono materie che devono, invece, essere lasciate alle
competenze della Regione ed in maniera autonoma e speciale di
talune Regioni, ecco quel terreno che, come Sicilia, rischiamo di
perdere; per esempio il settore dei beni culturali,
dell'ambiente, del paesaggio, e tutte le altre materie che
certamente si prestano ad essere governate e gestite, lo dico in
positivo, da una specificità che è la summa della nostra storia,
della nostra tradizione, della nostra cultura, della capacità di
essere popolo su un territorio.
Credo che ci sia bisogno di molto equilibrio e anche di molta
sensibilità politica e che non si possono sempre piegare queste
esigenze e necessità alle esigenze politiche.
Non posso, personalmente, che salutare assai favorevolmente
l'ordine del giorno che è stato proposto all'attenzione
dell'Assemblea regionale siciliana - che peraltro reca le firme
di tutti i presidenti dei gruppi parlamentari, di Alleanza
nazionale per quel che mi riguarda -, ma credo che quello che
lei, signor Presidente, lamentava qualche tempo fa in occasione
del mancato più diffuso dibattito in ordine alla riforma dello
Statuto siciliano ritengo che debba essere lanciato come grido
d'allarme anche in questa occasione.
Ritengo che ognuno di noi, i nostri gruppi parlamentari, i
nostri partiti di riferimento debbano sapere promuovere sul
territorio siciliano un serio e proficuo dibattito, instaurando,
se necessario, un contenzioso costruttivo con la politica
nazionale, con il Governo nazionale, con la maggioranza che lo
sostiene al fine di giungere al migliore risultato possibile e
per non vedere riformati 83 articoli della Costituzione con
questo modo di procedere e con la successiva, già annunciata,
rivisitazione non soltanto della seconda parte della
Costituzione, ma anche del titolo V di cui è già in corso d'esame
una ulteriore modifica.
Credo che questa Assemblea regionale siciliana debba giocare
pienamente il suo ruolo di Parlamento dei siciliani, che non
possa lasciar passare quasi sotto silenzio ciò che sta avvenendo,
perché credo che non faremmo, in tal caso, un buon servigio alla
gente che presumiamo di rappresentare, che è la stessa che ci ha
onorato della sua fiducia e che tanta speranza nutriva e continua
a nutrire per le sorti della Regione siciliana e delle sue
Istituzioni.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Micciché. Ne ha
facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, come Gruppo
parlamentare Sicilia 2010 - i cui componenti di questo Gruppo,
come tutti sapete, fanno parte di diversi partiti del
centrosinistra, quali Italia dei Valori, Verdi, Comunisti
Italiani, Primavera Siciliana - abbiamo deciso di non firmare
questo ordine del giorno per una serie di ragioni che sono state
già espresse in alcuni comunicati stampa, ma che vorrei
brevemente esporre affermando soprattutto che non si tratta di un
atto di scortesia, di poca educazione politica nei confronti,
qualcuno potrebbe dire, di chi ha sollecitato e ha portato
avanti, in questi due giorni, il dibattito prima in Commissione
Statuto ed ora qui in Aula.
Ripeto, non è una questione di maleducazione politica non
rispondere all'appello quando non si condividono alcune
impostazioni. L'approccio che si è dato, a nostro avviso, è un
approccio sbagliato, una critica verso un disegno di legge di
riforma costituzionale che a nostro avviso va espresso in
un'altra maniera, non in una maniera di lamento o di totale
ipocrisia, di forte ipocrisia, di grande ipocrisia politica.
Perché dico che c'è ipocrisia su questo atteggiamento? Perché è
come il cane che si morde la coda, dopo avere provocato dei danni
oggi si chiede un ripensamento a chi in campo nazionale - i
partiti a cui facciamo riferimento - ha criticato aspramente
questo disegno di legge di riforma costituzionale, ha votato
contro, sia in Commissione che al Senato, su questa bozza di
riforma che il Governo sta portando avanti.
Ho sentito delle lamentele molto discutibili; come si può
affermare una critica e poi, sotto il profilo politico, non
incidere sui propri riferimenti politici nazionali? I 61 deputati
della Casa delle Libertà siciliana dovrebbero sollevarsi in
maniera forte e decisiva contro questa bozza, ma non lo hanno
fatto.
Abbiamo visto delle posizioni, come si suol dire con un colpo
al cerchio e un colpo alla botte', da parte del Ministro per gli
affari regionali, onorevole La Loggia, ma non mi pare che abbia
brillato per la sua totale opposizione.
Proprio il Ministro La Loggia dovrebbe essere un oppositore
estremo di questa legge, anche perché metterebbe in discussione
l'articolo 38 dello Statuto, il cui estensore è stato proprio il
padre dell'attuale ministro La Loggia, l'onorevole Giuseppe La
Loggia che fu Presidente di questa Assemblea negli anni '50 e
'60.
Pensate, quindi, con quale forza avrebbe dovuto incidere il
ministro La Loggia; invece, il figlio fa registrare un totale
accodamento, segue con estrema delicatezza per evitare di
disturbare il manovratore , che, in questo caso, sono i
componenti della Lega Nord che stanno incidendo in modo negativo
sull'assetto futuro della nostra Costituzione.
La Costituzione non è un oracolo, ma certamente non è un tabù
da superare: non è nè l'uno né l'altro. Sono regole
costituzionali che si diedero i Padri costituenti subito dopo la
seconda guerra mondiale, dopo che l'Italia si era liberata dal
giogo della dittatura, e che hanno espresso la più alta forma
democratica mai conosciuta nei paesi democratici. Credo infatti
che la Costituzione italiana sia la più emancipata, la più
avanzata d'Europa. Ma, come le cose di questo mondo, le regole
scritte spesso non sono attuate.
Quanti articoli della Costituzione sanciscono principi
inviolabili, ma che poi sono disattesi quasi quotidianamente pure
dalla stessa rappresentanza istituzionale, ai vari livelli, dal
Capo dello Stato ai consiglieri comunali.
Per quanto riguarda il Capo dello Stato mi riferisco alla
guerra in Iraq, perché egli avrebbe dovuto impedire che i nostri
soldati andassero in Iraq a fare il gioco degli Stati Uniti (in
prima persona del Presidente Bush), avrebbe dovuto opporsi a
quella logica in quanto, secondo l'articolo 11 della
Costituzione, l'Italia ripudia la guerra e non può intromettersi
negli affari degli altri Paesi.
Ebbene, anche questa è una violazione che il Parlamento ha
votato in quanto c'è una maggioranza che ha voluto la guerra. Ma
il Presidente poteva rifiutare questa prerogativa voluta dal
Parlamento.
Così come un altro articolo della Costituzione afferma il
principio che l'Italia è fondata sul lavoro, ma in Italia la
disoccupazione, specialmente nel Mezzogiorno, la fa da padrona.
Così, ripeto, altri articoli della Costituzione sono violati, ma
questo non significa che ora, visto che il tabù è stato superato,
bisognerà massacrare la Costituzione; quindi, bisogna tagliare le
gambe a questo principio.
Per tornare a ciò che ci riguarda, devo precisare che non è
assolutamente ammissibile che oggi qualcuno venga qui a dire che
è necessario fermarsi e rivedere lo Statuto in considerazione di
questa riforma costituzionale che sta prendendo piede e, quindi,
la bozza dello Statuto che è iscritta al terzo punto dell'ordine
del giorno della seduta di oggi è ferma perché c'è questa
situazione che sta diventando urgente in quanto la Lega pressa
affinchè questa riforma diventi al più presto legge
costituzionale.
Quindi, prima della riforma elettorale, veniva la modifica
dello Statuto. Dovevamo fermarci un attimo, anche perché non
condividiamo la forma elettorale che si darà con questa riforma
costituzionale al Senato delle regioni, il cosiddetto Senato
federale.
Allora, per quale ragione ci permettiamo di criticare, di dare
suggerimenti per salvaguardare il principio di eleggibilità di
molti siciliani nel Parlamento delle regioni e, poi, per quanto
riguarda l'Assemblea regionale siciliana si fa una legge
elettorale regionale che è una vergogna, una truffa per il popolo
siciliano?
Perché, prima di decidere, non ci si fermava? Quante volte
l'ho detto anche qui dalla tribuna, ho chiesto più volte a tutti
i deputati, specialmente a coloro che hanno votato la legge
elettorale, di fermarsi e vedere di inquadrare tutto il contesto
generale invece di andare avanti.
Ora ci troviamo con uno Statuto che non può non prevedere le
norme elettorali di recente approvate dal momento che lo Statuto
avrebbe dovuto precedere la legge elettorale.
Questo Statuto non può andare avanti dato che ora ci sarà la
legge costituzionale che sta compiendo passi più veloci, quindi
ci troveremo in una situazione di grande confusione, una sorta di
torre di Babele non solo sotto il profilo elettorale,
completamente diverso da come è configurato lo Statuto e da come
è stato impostato inizialmente; così anche per lo Statuto nei
confronti della riforma costituzionale.
E' una situazione che, purtroppo, si è avvitata su se stessa,
da attribuirsi a responsabilità di questa maggioranza e anche -
devo dire purtroppo - di parte dell'opposizione di centrosinistra
che ha voluto seguire il Governo su questa strada.
Oggi ci troviamo avvitati - ripeto - in una situazione, secondo
me, senza via d'uscita se non si rimette tutto nelle mani dei
cittadini siciliani per dire no alla riforma elettorale, per dire
no a questa riforma che, alla fine, è stata l'apripista verso la
confusione istituzionale qui in Sicilia. E il quadro si
completerà nel momento in cui il Governo voterà la riforma
costituzionale.
Non è tanto il discorso di riaffermare il principio della
specificità e dell'autonomia siciliana che bisogna difendere.
Qualcuno ha detto giustamente che, a volte, l'autonomia è stata
una palla al piede per lo sviluppo. Ma non è l'autonomia in sè
che ha frenato lo sviluppo della Sicilia, sono stati gli uomini
che hanno gestito la Sicilia ad avere frenato lo sviluppo di
questa regione.
Infatti, se andiamo non molto lontano in Europa, ad esempio in
Spagna, la Catalogna era una regione fino a 20, 30 anni fa molto
arretrata, mentre oggi si può dire che ha uno sviluppo sociale,
economico e industriale veramente di grandi proporzioni.
E questo è avvenuto grazie al regionalismo, grazie alla
specificità ed all'autonomia di quella regione ed i frutti, sotto
il profilo economico e sociale, crescono a vista d'occhio: basta
andare a Barcellona per capire lo sviluppo che sta vivendo quel
territorio.
Abbiamo molte affinità con quella regione, il Presidente della
Catalogna ci ha detto che siamo uguali, abbiamo la storia in
comune, abbiamo fatto un percorso storico assieme con la
Sicilia, e noi ne siamo orgogliosi, come loro del resto; però,
ahimè, le condizioni economiche e sociali della Sicilia non sono
purtroppo come quelle della Catalogna.
Non è l'autonomia, quindi, che frena lo sviluppo, sono gli
uomini, la politica sbagliata, la politica che fa gli interessi
di pochi a danno di molti. Questo è il vero guaio, la vera palla
al piede della nostra autonomia.
Cambierebbe molto se la Sicilia non fosse ad autonomia
speciale, se fosse a statuto ordinario? Cosa cambierebbe? Ci
sarebbe meno burocrazia, ma lo sviluppo della regione sarebbe
tale e quale, probabilmente ci sarebbero meno impiegati, meno
dipendenti che vivrebbero di stipendio. Ma non è questo lo
sviluppo, non è quello di predicare l'assistenzialismo, neanche
questo.
Vorrei fare un ragionamento molto più politico, che si collega
con la prospettiva di un cambiamento quasi culturale del nostro
modo di agire e di fare politica.
Qui si fa politica non guardando alla Sicilia ma a chi ci
dirige. Tutti siamo espressione di una ideologia politica di
partito, però basta prestare attenzione agli organi di
informazione per accorgerci di quanta eccessiva importanza viene
data, ad esempio, alle dimissioni dell'onorevole Gianfranco
Micciché.
Il problema fondamentale non dev'essere quello dell'assetto di
potere. Non credo che importi tanto ai siciliani se l'onorevole
Micciché non sarà più il leader di Forza Italia. Non ritengo che
sia un dramma, è solo un problema di partito.
Ho voluto fare questo esempio per dimostrare che è solo un
problema di forma e non di contenuti.
Ho letto l'ordine del giorno che lei, signor Presidente, mi ha
fatto pervenire, dei consigli regionali di Friuli di Venezia
Giulia, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta e credo che
i contenuti di quell'ordine del giorno siano più condivisibili,
vanno più sul concreto e c'è meno enfasi politica. Probabilmente
i colleghi delle altre regioni a statuto speciale sono più
incisivi.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, ho scritto io entrambi gli
ordini del giorno.
MICCICHE' Onorevole Presidente, a questo punto credo che lei
abbia una doppia personalità.
Comunque ritengo che l'ordine del giorno delle altre regioni a
statuto speciale abbia contenuti più condivisibili.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevissimamente in quanto per il resto mi rifaccio al brillante
intervento dell'onorevole Ioppolo.
Voglio preliminarmente apprezzare il fatto che in maniera
condivisa quest'Aula, nei momenti opportuni, si ritrova sempre al
di là dell'appartenenza politica. Anche stavolta, infatti, ha
saputo ritrovare la necessaria compattezza per esprimere un
ordine del giorno che arriva puntuale e preciso, intervenendo nel
dibattito che si svolge a livello nazionale.
Ritengo opportuno precisare che non è la prima volta, da parte
del Governo nazionale o comunque dello Stato, che si pone in
essere in tentativo di comprimere l'autonomia ottenuta dai nostri
Padri costituenti nel 1947.
Abbiamo assistito nel corso degli anni, già nei primi anni '50,
all'abolizione di alcune prerogative che erano previste
nell'allora Carta autonomistica siciliana, mi riferisco all'Alta
Corte e di esempi ne potrei fare altri. Quindi nulla di nuovo c'è
sotto il sole se non un tentativo costante da parte dello Stato
centrale di comprimere, di eliminare parti importanti e fondanti
del nostro Statuto.
A questo riguardo devo comunque dire che quanto sta avvenendo a
livello nazionale non è un fatto che appartiene all'attuale
maggioranza, ma è una discussione che parte da lontano e che ha
visto un primo vulnus portato a termine sul finire della passata
legislatura, laddove veramente con un colpo di maggioranza e con
soli 4 voti di differenza la passata maggioranza, la maggioranza
dell'Ulivo ha fatto una riforma della Costituzione eliminando
alcuni riferimenti fondamentali dalla nostra Carta costituzionale
come l'interesse nazionale, addirittura aprendo la strada a
quella che era interpretata come un'autonomia, un federalismo
multivelox a velocità differenziata tra le regioni che portava
alla disgregazione dello Stato.
Noi riteniamo che il documento che oggi in maniera unitaria è
stato portato all'attenzione di questo Parlamento, racchiude in
sè con il necessario equilibrio le esigenze che tutte le forze
politiche presenti in questo Parlamento ritengono indispensabili
a salvaguardia della nostra autonomia, intervenendo puntualmente
nel corso del dibattito che, a livello nazionale, sta appunto
prendendo le mosse ed entrando veramente nel vivo per la riforma
della Costituzione.
Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 440.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Lo Porto
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì 29
settembre 2004, alle ore 17.30, col seguente ordine del giorno:
I - Comunicazioni.
II - Discussione unificata delle mozioni:
numero 305 -Definizione di una linea comune per
proporre al Consiglio dei Ministri necessarie ed
urgenti modifiche della manovra finanziaria a
tutela dell'economia siciliana, degli onorevoli
Speziale, Cracolici, Capodicasa, Crisafulli, De
Benedictis, Giannopolo, Oddo, Panarello, Villari
e Zago.
numero 309 -Interventi in favore del sistema economico
e imprenditoriale della Sicilia, degli
onorevoli Misuraca, Confalone, Mercadante,
Baldari e Fleres.
numero 310 -Misure da proporre al Consiglio dei
Ministri a salvaguardia dell'economia
siciliana, degli onorevoli Formica, Mercadante,
Dina, Basile e Infurna.
III - Discussione del Documento di programmazione
economico- finanziaria per gli anni 2005-2007.
IV - Discussione del disegno di legge:
- Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante Modifiche allo Statuto della Regione.'(nn. 580-472-578-
602-652/A) (Seguito).
La seduta è tolta alle ore 21.07.
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello