Presidenza del vicepresidente Fleres
SAVONA segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Congedo
PRESIDENTE Comunico che l'onorevole D'Aquino ha chiesto
congedo per la presente seduta.
L'Assemblea ne prende atto.
Missioni
PRESIDENTE Comunico che sono in missione, per ragioni del
loro ufficio, gli onorevoli: Fleres, dal 22 al 23 settembre;
Barbagallo, dal 23 al 25 settembre; Forgione, dal 29 settembre
al 4 ottobre 2004.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegno di disegno e di
contestuale invio alla competente Commissione legislativa
PRESIDENTE Comunico che il seguente disegno di legge è stato
presentato ed inviato alla II Commissione legislativa
Bilancio':
Misure finanziarie urgenti ed assestamento del bilancio della
Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali della
Regione siciliana per l'anno finanziario 2004' (917)
d'iniziativa governativa
presentato dal Presidente della Regione (Cuffaro) su proposta
dell'Assessore regionale per il bilancio e le finanze (Cintola)
in data 17 settembre 2004
Parere I, III, IV, V E VI Commissione
inviato il 17 settembre 2004.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato alla VI Commissione legislativa Ambiente e Territorio':
Norme per la partecipazione della regata Louis Vuitton Cup -
Act 7 of 32nd America's Cup' (915)
d'iniziativa governativa
inviato in data 15 settembre 2004
Comunicazione di trasmissione di parere alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE Comunico che i seguenti pareri sono stati
trasmessi, in data 21 settembre 2004, alle competenti Commissioni
legislative:
Affari Istituzionali (I)
IACP di Catania - Nomina Presidente e vice presidente del
Consiglio di amministrazione (n. 313/I)
pervenuto in data 20 settembre 2004
Convitto nazionale G. Falcone' di Palermo. Designazione
componenti del Consiglio di amministrazione (n. 314/I)
pervenuto in data 20 settembre 2004
Ambiente e Territorio (IV)
Comune di Carini (Pa) - Delibera della Giunta comunale n. 62
del 13.04.04 - Richiesta autorizzazione di riserva alloggi di cui
al DPR n. 1035/72, art. 10. Richiesta di parere (n. 315/IV)
pervenuto in data 20 settembre 2004
Cultura, Formazione e Lavoro (V)
Ente regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU)
di Palermo. Designazione componente del consiglio di
amministrazione: dott. Mirabile Salvatore (n. 312/V)
pervenuto in data 20 settembre 2004.
Comunicazione di parere reso
PRESIDENTE Comunico che il seguente parere è stato reso in
data 15 settembre dalla VI Commissione legislativa Ambiente e
Territorio':
Piano regionale dei trasporti e della mobilità - Piani
attuativi del trasporto stradale, ferroviario, marittimo ed
aereo'. Commissione regionale consultiva per gli autoservizi
pubblici non di linea (n. 305/IV)
reso in data 15 settembre 2004
trasmesso in data 17 settembre 2004.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono pervenute le seguenti
interrogazioni:
con richiesta di risposta orale
N. 1838 - Verifica della attendibilità delle graduatorie degli
insegnanti della provincia di Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatari: Sammartino Bartolomeo; Formica Santi; Incardona
Carmelo
N. 1839 - Accertamenti sull'applicazione della l.r. n. 17 del
2001 da parte del Consorzio per le Autostrade siciliane.
- Presidente Regione
- Assessore Lavori Pubblici
Firmatario: Panarello Filippo
Le interrogazioni ora annunziate saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
- con richiesta di risposta scritta
N. 1833 - Notizie relative al bando inerente alla concessione
per la gestione del Porto di Balestrate pubblicato nella GURS n.
34 del 20.8.2004.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
- Assessore Territorio
Firmatari: Ferro Giovanni; Orlando Leoluca
N. 1834 - Notizie in merito alla mancata erogazione del buono
scuola nelle scuole statali.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatario: Tumino Carmelo
N. 1835 - Notizie sulle procedure di nomina del Direttore
generale dell'Azienda ospedaliera universitaria 'G. Martino' di
Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatari: Forgione Francesco; Liotta Santo
N. 1836 - Notizie in merito al raddoppio della linea
ferroviaria che collega Palermo ad Agrigento.
- Assessore Turismo
Firmatario: Miccichè Calogero
N. 1837 - Chiarimenti sulle modalità di elezione del collegio
dei revisori dei conti nel Comune di Paternò (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia
Firmatari: Garofalo Ottavio; Catania Franco; Villari Giovanni
N. 1840 - Misure per l'eliminazione degli scarichi fognari nel
tratto di mare antistante la spiaggia di Prataiola ad Acireale
(CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Territorio
- Assessore Turismo
- Assessore Sanità
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1841 - Interventi per accelerare la costruzione di una
scuola materna ed elementare in località Bongiardo del comune di
S. Venerina (CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Beni Culturali
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1842 - Misure per accelerare l'assegnazione dei padiglioni
della zona artigianale di Trepunti nel comune di Giarre (CT).
- Assessore Cooperazione
- Assessore Famiglia
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1843 - Misure urgenti per migliorare l'efficienza del pronto
soccorso dell'ospedale Santa Marta e Santa Venera di Acireale
(CT).
- Assessore Sanità
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1844 - Interventi per garantire la balneabilità del tratto
di mare antistante il comune di Acicastello e la frazione di
Acitrezza (CT).
- Presidente Regione
-- Assessore Famiglia
- Assessore Sanità
- Assessore Turismo
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1845 - Interventi per la riqualificazione dell'area verde di
Largo Bordighera a Catania.
- Assessore Famiglia
- Assessore Sanità
- Assessore Turismo
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1846 - Misure per garantire le condizioni minime di
transitabilità e sicurezza della via Mortara di Acireale (CT).
- Assessore Famiglia
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1847 - Interventi per la celere adozione del piano di
riordino del commercio ambulante a Giarre (CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Cooperazione
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1848 - Misure per il completamento delle opere di
urbanizzazione delle case popolari di contrada San Lorenzo a
Randazzo (CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Lavori Pubblici
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 1849 - Interventi urgenti per la riqualificazione del Borgo
di Santo Pietro a Caltagirone (CT).
- Assessore Famiglia
- Assessore Territorio
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe.
Le interrogazioni ora annunziate sono state già inviate al
Governo.
Mozioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate, in data 21
settembre 2004, le seguenti mozioni:
numero 309 Interventi in favore del sistema economico ed
imprenditoriale della Sicilia , degli onorevoli Misuraca,
Confalone, Mercadante e Baldari.
numero 310 Misure da proporre al Consiglio dei Ministri a
salvaguardia dell'economia siciliana , degli onorevoli Formica,
Dina, Mercadante, Basile e Infurna.
Dispongo che le mozioni testè annunziate, conformemente a
quanto stabilito dal programma dei lavori comunicato nella seduta
n. 231 del 4 agosto 2004, siano abbinate alla mozione n. 305,
iscritta al punto terzo dell'ordine del giorno della presente
seduta.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Discussione sulle tematiche costituzionali di riforma delle
autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
tutela della specialità siciliana
Presidenza del vicepresidente Fleres
PRESIDENTE Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Discussione sulle tematiche costituzionali di riforma delle
autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
tutela della specialità siciliana.
Invito i componenti la Commissione speciale per la revisione
dello Statuto regionale a prendere posto nell'apposito banco.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Sull'ordine dei lavori
SPEZIALE Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri in
Commissione Statuto é stato svolto un lavoro impegnativo ma
vorrei suggerire - sempre che lei e l'Aula siate d'accordo - un
diverso percorso. Essendo un tema di rilievo straordinario che
investe le funzioni ed i poteri dello Statuto regionale,
inviterei ad una sospensione della seduta per convocare una
riunione dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, per definire,
già esiste, e in larga parte lo condivido, un testo che trovi il
maggior consenso possibile. Quindi, ritornare in Aula evitando
così che possano esserci differenti punti di vista, anche se,
credo, tutti abbiamo l'interesse di tutelare le prerogative
dell'istituto autonomistico.
MISURACA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MISURACA Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi associo
alla richiesta dell'onorevole Speziale.
Condivido, pertanto, la sospensione dei lavori d'Aula per
convocare una riunione dei Presidenti dei Gruppi parlamentari al
fine di predisporre un ordine del giorno condiviso.
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, secondo la mia
opinione é prevedibile che non sorgano contrasti.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, onorevole Misuraca, possiamo
trovare una soluzione che accontenti tutti. Si potrebbe
cominciare il dibattito e poi, per la stesura materiale del
documento rinviare alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
FLERES Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, come avevamo
concordato nella seduta della Commissione Statuto, - svoltasi
ieri alla presenza di una delegazione di parlamentari nazionali
eletti in Sicilia - questa mattina, insieme agli uffici e ai
funzionari dell'Assemblea regionale, abbiamo predisposto un
ordine del giorno che mi sono premurato di inviare, via e-mail a
tutti i deputati, perché appunto si potesse pervenire, alla
seduta di questa sera, con maggiori informazioni.
Tuttavia, credo che la richiesta dell'onorevole Speziale sia
condivisibile purchè la sospensione che egli chiede sia breve,
proprio per consentire all'Aula di potere poi sviluppare più
accuratamente i propri lavori e magari argomentare sui temi
dell'Autonomia in maniera più diffusa subito dopo che ciascun
capogruppo, ciascun deputato abbia, in maniera più approfondita,
letto l'ordine del giorno che - posso anticipare per i contatti
informali che ho avuto con i Capigruppo e della maggioranza e
dell'opposizione - appare nell'attuale formulazione largamente
condiviso sia pure ciascuno con argomentazioni diverse.
Pertanto, condivido la proposta dell'onorevole Speziale purchè
la sospensione di approfondimento sia breve.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Discussione sulle tematiche costituzionali di riforma delle
autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
tutela della specialità siciliana
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la discussione
generale sulle tematiche costituzionali di riforma delle
autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
tutela della specialità siciliana
GURRIERI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
GURRIERI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho deciso di
leggere queste mie brevi riflessioni che ho scritto per essere
quanto più essenziale e sintetico possibile ma anche per non dire
parole in libertà e con l'intento di lasciare agli atti queste
righe, soprattutto dopo avere assistito ieri all'incontro della
Commissione Statuto, con i pochissimi parlamentari nazionali
eletti in Sicilia, che non hanno disertato la riunione e di avere
assistito alla grande superficialità con cui alcuni di questi
parlamentari hanno liquidato l'intera questione.
Le istituzioni del nostro Paese stanno attraversando una
delicatissima fase storica caratterizzata da un presunto processo
riformatore, in buona sostanza determinato però dall'esigenza di
adeguare i vecchi ordinamenti alle nuove esigenze della società
ma per una certa parte funzionali a garantire i poteri forti e,
soprattutto, le aree forti di questo Paese.
Anche la nostra Regione sta facendo e ha fatto la sua parte
come dimostrato dal complesso lavoro di revisione dello Statuto
ed è proprio per l'ampiezza della discussione sviluppatasi in
Commissione Statuto, anche in rapporto al progetto di legge sul
federalismo, che oggi torna alla Camera dei Deputati per essere
esaminato nel suo articolato.
Era stato già deciso dalla Commissione Statuto di procedere ad
un incontro con tutti i parlamentari eletti in Sicilia per
esaminare il rapporto tra Autonomia regionale e riforma
costituzionale sul federalismo.
E' stato desolante, per non dire altro, dover prendere atto che
solamente otto parlamentari, sugli ottanta invitati, si sono
presentati all'incontro con la Commissione su una questione -
come quella dell'Autonomia regionale e delle sue risorse - che
sembra giunta ad un punto cruciale.
Oggi con il progetto leghista sul federalismo che, ricordiamo,
ha allarmato anche il Presidente della Repubblica Ciampi, la
posta in gioco è altissima per tutto il Mezzogiorno, per la
Sicilia e la sua Autonomia speciale in particolare.
La stima fatta dall'Assessorato regionale del bilancio - se non
vado errato - prima della nomina del nuovo Assessore, riporta
uno scarto di circa 5 miliardi di euro tra ciò che verrebbe
sottratto alle casse regionali: circa 10 miliardi di lire, per
quanto riguarda la sanità; 7 miliardi di euro per quanto riguarda
i problemi della scuola, e non consideriamo i miliardi che
verranno a gravare sulle casse della Regione per quanto riguarda
la gestione della polizia locale.
Si apre uno scenario di economia di guerra' al cui confronto
l'attuale crisi finanziaria della Regione siciliana finirebbe per
impallidire con tutte le conseguenze sul piano del conflitto
sociale e della recessione economica. Tuttavia, rischi ancora
maggiori sono presenti nelle disposizioni che attraverso lo
Stato, il Senato delle regioni e i suoi poteri sostitutivi
finirebbero per rappresentare un vero e proprio attentato
all'autonomia regionale, nonostante quanto affermano i
parlamentari del centrodestra presenti all'incontro di ieri, per
i quali l'autonomia non è a rischio.
Su questi rischi, e concludo, sono state pronunziate ieri
parole forti dal Presidente dell'Assemblea, onorevole Lo Porto,
il quale ha parlato letteralmente di rischio effettivo per
l'autonomia e le finanze della Regione, un rischio concreto che
ridurrebbe l'autonomia a brandelli, con tutte le ingerenze che
la riforma consente attraverso i cosiddetti poteri sostitutivi.
Sul Senato federale si è pronunciato oggi anche il Presidente
della Regione Cuffaro, il quale pensa di rivolgersi alla società
civile - una vera e propria dichiarazione di fallimento politico
- e questo sarebbe veramente oltre che un'offesa alla Regione
Sicilia uno sfregio nei confronti della memoria di un uomo
politico di grande levatura e di grande competenza che ha
lavorato molto su questo Statuto, mi riferisco soprattutto
all'onorevole Vincenzo Leanza che ci ha lasciati, e che fino
all'ultimo si è impegnato a garantire e ad ammodernare le
prerogative dell'autonomia regionale.
Cari colleghi, le parole forti del Presidente Lo Porto, del
Vicepresidente Fleres non esorcizzano, comunque, il rischio che
incombe sulla nostra Regione, soprattutto perché non può sfuggire
a nessuno che la maggioranza politica, che vuole varare la
riforma costituzionale, è la stessa maggioranza di centrodestra
che governa questa Regione. Desta, inoltre, grandissima
preoccupazione l'assenza di quasi tutti i parlamentari nazionali
eletti in Sicilia all'incontro di ieri, perché conferma il tacito
ricatto politico sui collegi e candidature che possono bloccare o
comunque condizionare pesantemente il dispiegarsi di un'azione
comune di tutte le forze politiche siciliane in difesa delle
autonomie locali e delle risorse delle regioni.
Non solo, a questo punto non si può più sentir ripetere ancora
in modo sempre meno convinto che l'omogeneità politica ai vari
livelli avrebbe prodotto prodigiosi effetti a vantaggio della
Sicilia, ma bisogna smetterla anche con il vezzo di una
maggioranza che se la canta e se la suona' facendo tutto da
sola, una maggioranza politica che fa anche l'opposizione a sè
stessa.
E' necessario pensare alle parole e ai fatti, e questo è un
invito forte rivolto soprattutto alla maggioranza ad avvalersi
una volta tanto delle omogeneità politiche non per fare
propaganda, ma per difendere i diritti della nostra Regione e per
sensibilizzare il Parlamento nazionale ed in particolare il
Presidente della Camera dei Deputati, l'onorevole Casini.
Spesse volte, gli esponenti di questo partito si vantano che la
Sicilia è stata sempre determinante per la realizzazione di
risultati importanti. Quindi, penso che l'Assemblea regionale
debba fare uno sforzo ulteriore di sintesi, anche costituendo una
delegazione - aggregandosi alle richieste che, proprio oggi,
sono state avanzate da una parte della maggioranza oltre che
dall'opposizione - con la scrittura di un ordine del giorno,
fatto pervenire al Presidente della Camera con la richiesta di
una sospensione, di un ulteriore momento di riflessione per non
penalizzare questa Regione che già ha, nel proprio ambito, dei
problemi quasi irreversibili.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per
consentire una breve riunione dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari al fine di pervenire all'approvazione di un
documento unico.
Avverto che la seduta riprenderà alle ore 19.00.
(La seduta, sospesa alle ore 18.20, è ripresa alle ore 19.32)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Fleres
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si riprende l'esame del II
punto dell'ordine del giorno: Discussione sulle tematiche
costituzionali di riforma delle autonomie regionali all'esame del
Parlamento nazionale per la tutela della specialità siciliana.
Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno numero 440
Ulteriore mandato al Presidente dell'ARS per opportuni
interventi, in raccordo con il Presidente della Regione, presso
la deputazione siciliana al Parlamento nazionale per la
salvaguardia delle prerogative autonomistiche siciliane , degli
onorevoli Fleres, Speziale, Misuraca, Formica, Gurrieri, Ortisi,
Sbona, Garofalo, Savarino e Segreto.
Ne do lettura:
L'Assemblea regionale siciliana
Considerato che:
alla Camera dei Deputati è in corso l'esame del disegno di
legge n. 4862/A, recante modificazioni alla parte II della
Costituzione, che, se approvato nell'attuale formulazione,
introdurrebbe forti limitazioni all'autonomia delle Regioni a
statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano,
così come sottolineato e stigmatizzato, con dovizia di
argomentazioni, nel documento sottoscritto a Trieste il 3 agosto
2004, dai Presidenti delle Assemblee parlamentari dei suddetti
enti;
Visto:
il proprio ordine del giorno n. 414, approvato nella seduta n.
235 del 10 agosto 2004, con il quale, nel fare proprie le ragioni
storico-politiche e socio-economiche addotte nel succitato
documento a tutela delle specialità, si dà mandato al Presidente
dell'Assemblea di promuovere, in raccordo con il Presidente della
Regione, ogni opportuna iniziativa diretta a salvaguardare la
storica specialità dell'Autonomia siciliana;
preso atto
degli elementi emersi nel corso della riunione della
Commissione speciale per la revisione dello Statuto, tenutasi il
20 settembre 2004 alla presenza dei parlamentari nazionali eletti
in Sicilia, appositamente convocata al fine di mettere a fuoco
le problematiche relative ai contenuti della riforma
costituzionale, con particolare riferimento alla tutela delle
prerogative delle Regioni speciali e delle Province autonome;
valutata
l'esigenza che la massima istituzione rappresentativa della
Sicilia, pur nella diversità dei giudizi assunta dalle varie
forze politiche sul disegno di legge di riforma costituzionale,
esprima una posizione condivisa a salvaguardia delle prerogative
autonomistiche della Regione siciliana,
approva l'operato del Presidente dell'Assemblea e gli dà
ulteriore mandato
ad intervenire, in raccordo con il Presidente della Regione,
presso la deputazione siciliana al Parlamento nazionale affinchè
la stessa, nell'interesse superiore dell'Autonomia siciliana
inquadrata nell'ambito più complessivo dell'ordinamento regionale
differenziato sancito dalla Costituzione, operi sulla base delle
seguenti linee-guida:
1) riaffermazione del principio di natura pattizia nei rapporti
tra lo Stato e le Autonomie speciali, mediante la garanzia
procedimentale che gli Statuti speciali possono essere modificati
soltanto dopo che si sia attuata una effettiva intesa fra le
due dimensioni, anche attraverso un voto d'Aula;
2) anche nel caso di realizzazione del principio della
contestualità elettiva fra Senato federale e Assemblee
regionali, rispetto della potestà decisionale esclusiva in
materia elettorale propria della Regione siciliana;
3) attuazione del federalismo fiscale in modo equo e solidale,
assicurando che il livello delle prestazioni pubbliche nelle
realtà meno favorite, come quella isolana, non solo non venga
penalizzato, ma, al contrario, venga rapportato a quello delle
zone più avvantaggiate del Paese;
4) esclusione di qualsivoglia controllo di merito sulla
legislazione delle Regioni a statuto speciale e delle Province
autonome, anche in considerazione del ruolo peculiare che nella
Regione siciliana riveste, in qualità di organo di garanzia
costituzionale, il Commissario dello Stato, come sottolineato
nell'ordine del giorno n. 22 approvato dall'ARS nella seduta n.
26 del 29 novembre 2001 e come peraltro evidenziato dalla recente
giurisprudenza della Corte Costituzionale, relativamente alla
Regione siciliana;
5) previsione di una clausola di salvaguardia, analoga a quella
di cui all'articolo 10 della legge costituzionale n. 3/2001,
secondo la quale le modifiche costituzionali in discussione
trovano applicazione per le Regioni speciali e le Province
autonome esclusivamente nel caso in cui esse stabiliscano forme
di autonomia più ampia.
FLERES - SPEZIALE - ORTISI - SEGRETO - GURRIERI - MISURACA -
FORMICA - SBONA - GAROFALO
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres. Ne ha
facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ho già
avuto modo di dire nel mio precedente, breve, intervento, il
lavoro che è stato svolto in questi giorni è stato
particolarmente proficuo ma, devo dire, ha soprattutto registrato
- sia pure nella diversità di opinione derivante
dall'appartenenza di ciascun deputato - una condivisione
relativamente all'obiettivo che si intende raggiungere con questo
ordine del giorno. L'obiettivo è quello della difesa delle
prerogative autonomistiche che ci sono proprie in virtù di uno
Statuto, quello vigente, che è parte integrante della
Costituzione ed è datato 1946 e alla cui stesura hanno
contribuito illustri uomini politici con il consenso di tutto il
popolo siciliano che ha registrato anche vittime in difesa della
autonomia; vittime che vanno onorate per il loro sacrificio da un
dibattito adeguato, sia in questa sede che nelle aule
parlamentari del Senato e della Camera.
Come ho avuto modo di dire in altre circostanze, non è
possibile cancellare con un colpo di penna anni di storia, non è
possibile cancellare con un colpo di penna o con un emendamento,
magari studiato in maniera approssimativa da chi non conosce la
storia della nostra Regione, cancellare dicevo, anni ed anni di
autonomia.
Abbiamo intercettato, mi auguro tempestivamente, l'attività che
si stava svolgendo al Senato e alla Camera e d'accordo con i
Presidenti delle Assemblee elettive delle Regioni a statuto
speciale abbiamo attivato una serie di iniziative miranti a
salvaguardare le prerogative autonomistiche vigenti nel
territorio nazionale e devo dire che l'assenso assolutamente
trasversale che abbiamo registrato nel nostro Parlamento, nel
momento stesso in cui abbiamo avviato questa discussione a
seguito della mia comunicazione in Aula nella scorsa seduta e
della Conferenza dei capigruppo che il Presidente dell'Assemblea,
molto opportunamente e altrettanto tempestivamente ha promosso,
devo dire che l'assenso trasversale che abbiamo registrato in
Sicilia lo si è registrato in tutte le Regioni a statuto speciale
nonostante la loro configurazione politica sia completamente
diversa.
Questo significa che alle autonomie speciali ci teniamo tutti.
Io non credo che ci sia un solo siciliano che non abbia a cuore
l'autonomia della Sicilia, non credo che ci sia un solo siciliano
che possa ritenere che l'autonomia nel suo insieme, sia pure con
le mille lacune legate spesso al tradimento che la Sicilia ha
ricevuto da parte dello Stato non abbia tratto dei vantaggi dalla
sua autonomia, dalle sue prerogative, dalla specialità del suo
statuto, dai poteri che gli derivano dalle competenze esclusive
che la Regione ha in alcune materie.
Allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
seduta di questa sera abbia un valore estremamente significativo
per la storia di questo Parlamento. E' una seduta nella quale il
Parlamento stesso, auspico nella totalità, mi auguro che ci sia,
che si raggiunga anche alla luce del lavoro che è stato svolto,
questo Parlamento riconferma quanto è stato detto negli anni
immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, negli
anni della lotta autonomistica e ribadisca la propria volontà e
la volontà dei siciliani di mantenere le proprie prerogative sia
pure in un quadro di riforma costituzionale e certamente sono
convinto migliorerà la fisionomia dello Stato, migliorerà il suo
funzionamento, consentirà una maggiore stabilità, permetterà un
miglior uso delle risorse di cui il Paese dispone e consentirà,
altresì, una migliore ripartizione, una più equa ripartizione
delle risorse stesse tra le diverse aree geografiche ma anche
relativamente agli investimenti sociali, alla politica, al
welfare e agli investimenti strutturali.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio dilungarmi
molto perché credo che su questo tema sia giusto intervenire, sia
giusto esprimere le proprie ragioni, ma sia anche giusto
consentire ai colleghi di esprimere le loro e in questo senso
ringrazio lei, signor Presidente, ringrazio i colleghi di tutti i
gruppi parlamentari, per l'atteggiamento che ciascuno ha mostrato
nei confronti di questo argomento perché in tutte le fasi del
dibattito, sia quando è stato sollevato il problema con il mio
intervento nella scorsa seduta e poi con quello dell'onorevole
Ortisi e dell'onorevole Capodicasa, con la sua convocazione
tempestiva della Conferenza dei capigruppo, con le riunioni di
questa mattina e anche con quest'ultima che ha messo a punto il
testo dell'ordine del giorno, credo che questo Parlamento abbia
dimostrato grande maturità e grande senso delle istituzioni oltre
che un fortissimo attaccamento a quelle che sono state le ragioni
storiche, economiche e sociali che hanno prodotto la nostra
autonomia regionale e a quelle che sono le attuali ragioni
sociali, economiche, storiche, strutturali, infrastrutturali e
politiche che determinano la richiesta di mantenimento di queste
prerogative autonomistiche.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho altro da
aggiungere, mi auguro soltanto che all'attenzione di questo
Parlamento, relativamente al tema che abbiano appena illustrato,
corrisponda un'altrettanta attenzione da parte del Parlamento
nazionale e soprattutto da parte di quei deputati e senatori
che, eletti in Sicilia, hanno, a mio avviso il preciso dovere di
rispettare, così come noi stiamo facendo, la storia e la cronaca
della Sicilia.
Le ragioni di questo Parlamento, le ragioni dei siciliani,
anche al di sopra di quelle che possono essere le posizioni
culturali e ideologiche a cui ciascuno di loro intende rifarsi e
si rifà nell'azione politica e quotidiana, questa riforma
costituzionale non è una legge qualunque, non è una legge che può
vedere divisioni di carattere intellettuale, di carattere
culturale, di carattere ideologico, ma semmai soltanto di
carattere ideale e poiché gli ideali autonomistici sono
assolutamente conclamati nella nostra Regione, credo che questa
nostra volontà che è materializzata, esplicitata nell'ordine del
giorno e nei suoi contenuti sia assolutamente accettata,
condivisa e sostenuta da chi a Montecitorio e a Palazzo Madama in
questi giorni dovrà prenderla in considerazione e trasformarla in
atti del Parlamento nazionale.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
osservare, prima di cominciare il mio breve intervento, che
nell'accordo dei Capigruppo, era previsto anche che al secondo
capoverso che comincia visto il proprio ordine del giorno ,
venisse tolta la congiunzione anche in raccordo con il
Presidente della Regione, su proposta dell'onorevole Acierno.
Probabilmente è saltato nella correzione, mi sembra esatto nei
confronti del collega che se ne tenga conto.
FLERES E' stato cassato.
ORTISI E' un refuso. Negli anni 40 del secondo secolo avanti
Cristo, Catone buttò nell'Aula del senato il frutto del fico, non
solo per aggiungere Carthago delenda est ma per un sotteso
culturale di lunga data, per dimostrare quanto vicina fosse
Cartagine di allora a Roma.
Questo deve servire sul piano che, con l'onorevole Misuraca,
chiamiamo verticale, nella giustificazione della specialità del
nostro Statuto, ad avvallare la nostra richiesta di specificità
della nostra storia e della nostra terra. Non c'é dubbio che
adesso che la storia ripassa dal
Mediterraneo, mai osservazione di 2150 anni fa fu più giusta e
azzeccata.
Onorevoli colleghi, a differenza di qualche nostro
rappresentante nazionale che ieri ci invitava al senso pratico,
pragmatico, alla prassi parlamentare, al confronto concreto sul
territorio, noi riteniamo che la dimensione fondamentale del
dibattito che si sta sviluppando, non solo in Sicilia, ma in
tutta Italia, sulla riforma della Costituzione, sia soprattutto
teorica e, in questo senso, ben si appella il presidente Cuffaro
alla società civile quando dice che dobbiamo investire
dell'argomento il territorio intero.
Presidenza del Vicepresidente Fleres
Noi ci permettiamo di aggiungere anche che il dibattito va
esteso anche alle teste pensanti , agli ambienti universitari,
in particolare e poi, agli enti locali. Apprendiamo che, su
proposta della Margherita , il Consiglio provinciale di Trapani
ha approvato oggi - è bipartisan, perché è di maggioranza di
centro-destra - su proposta del nostro partito, un ordine del
giorno sollecitativo in questo senso.
Se ognuno di noi, sul nostro territorio si facesse promotore di
interventi di questo tipo, probabilmente, in un mondo
globalizzato, in cui la periferia culturale, in particolare, non
esiste più, in cui tutto è centro, potremmo avere
sollecitazioni e suggerimenti che, magari, non ci aspettiamo
dalla pretesa di rappresentare, dall'alto del nostro titolo,
chissà quali pensieri ed elevatezze culturali che, spesso,
nell'uomo della strada ritroviamo, altrettanto se non in modo più
elevato, consistenti.
Io direi di estenderlo alle scuole, che la Regione finanzia, al
fine di rinsaldare nei giovani, frequentatori di esse, il senso
di appartenenza; non scordiamoci quanti soldi distribuiamo alle
scuole, per esempio, per insegnare il dialetto che sembra la
panacea dell'identità culturale, magari non sapendo, poi, come
insegnarlo.
Però, i soldi li diamo, quale occasione migliore di questa,
perché le scuole che ricevono finanziamenti, intervengano sul
dibattito, sulla specialità del nostro Statuto.
Diciamolo alle scuole a cui diamo i soldi che non li diamo
perché l'onorevole Ortisi è amico del dirigente scolastico, a cui
promette il finanziamento di un corso di dialettologia, tenuto
dall'imbecille di turno del suo territorio.
Coinvolgiamole, ben dice il presidente Cuffaro e noi
aggiungiamo, agli enti locali, alle scuole, a tutte quelle realtà
che usufruiscono di aiuti economici dell'amministrazione, per
affermare il senso dell'identità siciliana, tante volte
sbandierata in convegni e in competizioni elettorali.
Penso alle innumerevoli associazioni, dalla Fondazione
Federico II , alle associazioni che intrattengono rapporti con i
nostri emigranti, tanto profumatamente pagate, agli enti lirici,
alle bande musicali che girano il mondo a portare le nostre
canzoni e le musiche siciliane.
Costringiamole a esprimere opinioni sull'argomento, a tutti
quelli che viaggiano per nome, per conto, per spesa della Regione
siciliana, perché ne deriva una mobilitazione vera a difesa di un
diritto e di una prospettiva perché, colleghi, il problema in
questo momento è la confusione, che molti deputati nazionali
fanno, fra la dimensione del diritto e la dimensione del fatto.
Se ne derivava la chiarezza di questa confusione già ieri
pomeriggio durante l'interlocuzione con i nostri colleghi
deputati nazionali, i quali alla fine finivano per affermare
verità apodittiche favorevoli o contrarie alla riforma della
Costituzione, ma apodittiche, cioè non bisognevoli di
dimostrazione ma dall'alto calate a favore o contro posizioni che
hanno un senso nel panorama nazionale ma che non sono
finalizzabili ai motivi per i quali avevamo chiesto l'incontro.
La necessità, invece, oggi è che in maniera bipartisan, almeno
fra noi, si stabilisca un clima di avallo di documenti come
quello dell'ordine del giorno che abbiamo cofirmato anche in un
clima di disinteresse generale, anche fra quelli che dovrebbero
essere addetti ai lavori ed io non entrerò nel merito dei costi
finanziari della riforma perché rischierei anch'io di entrare in
questa fase del dibattito, nelle verità parziali, nelle verità di
parte.
Vorrei, brevemente, intrattenere l'uditorio sulla specialità
che non è dovuta soltanto a motivi che qualche volta sono
anacronistici ed anche retorici - motivi di altri tempi risalenti
agli anni '40 - ma al ruolo che la Sicilia si appresta a svolgere
dopo il 31 dicembre 2010 perché la Sicilia si ritroverà al centro
delle quattro sponde del Mediterraneo ed avrà bisogno di poteri
particolari per svolgere un ruolo al quale è chiamata
dall'interesse nazionale e - consentitemi - anche dall'interesse
europeo.
Dobbiamo accrescere, e lo prevediamo nella riforma del nostro
Statuto, le competenze della Regione siciliana in ordine ai
rapporti con gli altri Stati almeno fra quelli delle sponde del
Mediterraneo, altro che limitazione delle nostre specialità;
questo mi permette di entrare sul discorso dell'interesse
nazionale.
Qui non va espresso l'interesse nazionale come concetto
fondamentale, come la principale di un discorso sintatticamente
complesso, per applicare il principio di sussidiarietà bisogna
esprimere una litòte nel senso che bisogna negare il contrario.
Dobbiamo fare in modo che dai nostri deputati - se è possibile
- a livello nazionale sia affermato il concetto di sussidiarietà
facendo riferimento alla Sicilia e attribuendo alla Sicilia come
Regione a Statuto speciale tutti i poteri, i massimi poteri, che
un compromesso intelligente consente con la formulazione purché
essi non entrino in contrasto con l'interesse nazionale.
Ecco la litòte che ci permette di affermare il concetto di
sussidiarietà e di confermare la specialità del nostro Statuto.
Per caso - dicevo ieri in conferenza congiunta con i colleghi
deputati nazionali - si è verificato uno strano caso di
eterogenesi dei fini.
L'interesse nazionale, nella formulazione dei colleghi di
Alleanza Nazionale, storicamente è nato per contrastare pretese
parasecessionistiche della Lega nord. Quindi, è subentrato il
concetto di interesse nazionale perché tendeva ad equilibrare ed
a parare ma l'obiettivo - che in buona fede i colleghi deputati
di Alleanza Nazionale si proponevano oggi dal corso del
dibattito in Aula e nel territorio - è un obiettivo diventato
secondario. Esso finisce per punire la specialità degli statuti
perché la Lega si è attrezzata in altra maniera per svicolare,
rispetto a questa diga che i colleghi di Alleanza nazionale
ponevano in buona fede per contrapporsi alle mire
parasecessionistiche della Lega.
Per cui l'eterogenesi dei fini ha fatto in modo che ad essere
danneggiata non è più la parte Nord e ricca del Paese, ma la
parte Sud ed in particolare la Sicilia, con lo Statuto speciale
non raggiunge l'obiettivo per cui l'iniziativa era stata
intrapresa.
Consentitemi l'ultima osservazione, colleghi. Il Senato
federale e la contestualità della scadenza elettorale - ne
parlavamo fino a poco fa alla Conferenza dei Capigruppo - non è
un muro invalicabile. Abbiamo firmato un ordine del giorno che
poi nella formulazione del Presidente Fleres ci ha visti tutti
d'accordo, ma noi dobbiamo fare ognuno all'interno del partito di
appartenenza una grande battaglia, perché la concatenazione, la
contestualità elettorale diventi una contestualità
rappresentativa, alla maniera americana.
E' importante che i territori vengano sempre rappresentati, il
Senato federale veda la costanza della rappresentanza, che poi
questo debba avvenire per forza, perché siano eletti tutti i
membri del Senato federale alla stessa maniera e nello stesso
giorno, perché questo permette ad altri - saremmo etero diretti,
si scioglie il Parlamento nazionale - di intervenire in ordine
alla tempistica delle elezioni anche nelle regioni a Statuto
speciale, a noi non va bene, questo argomento va approfondito,
ulteriormente sviscerato e poi presentato perché la specialità
del nostro Statuto permetta non soltanto il merito, ma anche la
tempistica di tipo elettorale diversificata rispetto al resto.
Sono importanti non le persone che ci rappresentano, ma
l'organo che viene rappresentato e la funzione che svolge.
Noi accettiamo quest'ordine del giorno alla cui formulazione
abbiamo partecipato, anche se siamo convinti che potremo con
un'azione comune ottenere di più, magari approfondendo come ha
fatto meritoriamente l'onorevole Spampinato l'argomento nel
merito ed ognuno, non solo nel partito, ma anche nell'area
culturale di appartenenza vada ad approfondire, prima che finisca
la seconda lettura alla Camera. Recuperare il senso e l'indirizzo
della nostra specialità, riconfermare ancor più spinto post
dictum - diciamo che sono dispiaciuto dell'assenza del Governo -
peccato Abbiamo scritto con tanta buona volontà, abbiamo tolto
la congiunzione anche , abbiamo voluto far partecipare ai nostri
lavori il Governo ed il suo rappresentante; abbiamo tolto anche -
forse dovevamo scrivere escluso - ma diamo un buon esempio.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
ha facoltà. Comunico di aver apposto la firma alla mozione numero
309.
Onorevoli colleghi, propongo di modificare il programma dei
lavori in precedenza approvato, nel senso di fissare la prossima
seduta per mercoledì 29 settembre 2004. In tale seduta
l'Assemblea discuterà le mozioni inerenti alla manovra
finanziaria del Governo nazionale ed esaminerà il Documento di
programmazione economico-finanziaria (DPEF).
Nella successiva seduta, che resta fissata per il 5 ottobre
2004, inizierà la discussione del disegno di legge numero 917
recante Assestamento del bilancio della Regione e misure
urgenti'.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
iniziare il mio intervento ringraziando, in maniera sentita,
l'onorevole Fleres per l'iniziativa assunta, motivo per cui siamo
qui oggi presenti.
Con attenzione, onorevole Fleres, seguiamo il suo impegno
istituzionale, nella qualità di Vicepresidente vicario
dell'Assemblea regionale siciliana, nelle competenti sedi dove si
discutono le riforme istituzionali: in tal senso, la ringraziamo
per le sue continue rendicontanzioni di tali interventi
istituzionali. Il ringraziamento di oggi, in particolare, è di
vero cuore, perché si è sollevato un problema fondamentale per la
stessa nostra Autonomia.
Signor Presidente, lei riferiva i termini dell'intercettazione
dell'attività parlamentare, intercettazione che è giunta in un
momento in cui ancora si può intervenire affinché non vi sia una
lesione grave delle prerogative della nostra Autonomia.
Rivolgo un ringraziamento anche all'onorevole Ortisi per la
citazione e a tutti coloro che hanno reso possibile questo
dibattito che dà pure un senso alla nostra presenza in questa
Assemblea.
Spesso io sono molto critico perché considero sorda quest'Aula,
ma quando si tratta di temi istituzionali - non è la prima volta
- c'è la possibilità, e meno male, di poter discutere e anche di
poter far sentire le proprie ragioni, di ascoltarle e talvolta di
condividerle, non frustrando quindi la voglia di poter dare un
positivo apporto ai lavori di questa Assemblea.
Credo che, in qualche modo, tutti coloro che sono stati da lei
coinvolti - mi rivolgo a lei, onorevole Fleres, nonché
all'onorevole presidente Lo Porto - hanno svolto la loro funzione
seguendo questi princìpi.
Grave attentato alle prerogative autonomistiche: credo sia
questo il tema di cui stiamo parlando oggi. E voglio partire,
cercando di entrare un po' nel merito della nostra iniziativa,
proprio dall'articolo di chiusura di questa proposta
costituzionale, l'articolo 43, esattamente il comma quindici, che
prevede l'automatica applicazione delle norme di riforma
costituzionale anche alle regioni a statuto speciale, fin quando
non vengano approvate le relative modifiche degli statuti
medesimi.
In altri termini, se questa legge costituzionale venisse così
applicata, potremmo vederci - ora farò qualche esempio -
derubati della nostra Autonomia, sol perché, così come potrebbe
accadere, questa riforma costituzionale entra in vigore prima del
nuovo Statuto regionale.
Sapete che spesso in questa Aula, in riferimento al tema sul
controllo delle leggi regionali, mi sono espresso in maniera
chiara contro l'ipotesi di un sindacato successivo - il controllo
del Commissario dello Stato - perché reputavo e reputo che vi sia
una forma di autonomia maggiore, così come oggi prevista per le
regioni ordinarie.
Però devo dire che se non fosse esistito, e noi l'abbiamo
applicato, il famoso articolo 10, in riferimento al Titolo V
della Costituzione, che dava la possibilità alle regioni di
decidere quelle che sono le forme che considerano più estensive
della propria autonomia - le riforme previste dal Titolo V - oggi
non avremmo potuto svolgere ed esercitare la nostra autonomia.
Noi abbiamo discusso e votato un ordine del giorno dove, in
maniera motivata, si è ritenuto che vi sia una maggiore forma di
autonomia nel continuare a prevedere il controllo preventivo del
Commissario dello Stato.
Se non ci fosse uno stesso articolo, che noi richiediamo con
questo ordine del giorno, anche nel dibattuto disegno di legge di
modifica costituzionale, la nostra Autonomia non potrebbe essere
esercitata. E, per esempio, avremmo in Sicilia anche un controllo
di merito, cosa che non si è mai verificata in nessuna regione a
Statuto speciale, nemmeno nelle regioni ordinarie
sostanzialmente; ricordo, infatti, che una delle differenziazioni
principali tra regioni ordinarie e regioni speciali era proprio
che il controllo sulla legge regionale non potesse mai essere di
merito.
Ebbene, se oggi non ci fosse quest'articolo che salvaguardia
le prerogative dell'autonomia che rivendichiamo, e che
probabilmente è il fulcro delle nostre richieste, avremmo, lo
ribadisco, un controllo di merito, cosa mai successa nella
storia delle autonomie di nessuna regione speciale.
Controllo di merito che significa lesione dell'interesse
nazionale, significa opportunità di fare entrare o meno in vigore
una legge regionale, esercizio che sarà fatto dal Governo a cui
spetta l'impugnativa.
Nell'esperienza regionale, anche di quelle ordinarie, non vi è
mai stata una impugnativa per violazione dell'interesse
nazionale, mai una violazione per vizio di merito, e ciò non è
avvenuto per un motivo fondamentale: risulterebbe particolarmente
complesso, infatti, identificare ciò che può essere un vizio di
merito, essendo sin troppo lasciato alla discrezionalità di chi
dovrebbe decidere; dunque, opportunamente, non si è mai fatto
ricorso a questo tipo di impugnativa.
Ciò premesso, ecco dimostrato perché è più che utile la nostra
richiesta avanzata con questo ordine del giorno per quanto
riguarda l'introduzione delle norme di salvaguardia.
Diceva benissimo l'onorevole Ortisi, abbiamo tanto discusso
rispetto alla contestualità elettiva e abbiamo approvato un testo
in cui si fa riferimento principalmente alla nostra potestà
esclusiva. Noi abbiamo cercato di evidenziare che, a prescindere
dalle decisioni della Costituente nazionale, intendiamo ribadire
che prevarrebbe comunque la nostra autonomia nella determinazione
della durata di una legislatura. Mi riferisco al principio della
contestualità elettiva che significa non solo elezione
contestuale di Senato federale e Assemblea regionale, ma
determina altresì lo scioglimento dell'Assemblea regionale nel
caso di contestuale scioglimento del Senato federale; ciò
significa pure che se, per caso, l'Assemblea regionale si
sciogliesse quando manca ancora un anno dallo scioglimento del
Senato federale, si rinnoverebbe esclusivamente per un anno
perché, appunto, con lo scioglimento successivo del Senato
federale, ci sarebbe anche l'ulteriore contestuale elezione
dell'Assemblea regionale.
Ecco perché noi chiediamo che sia approvato questo ordine del
giorno, affinché venga ribadita l'esigenza di poter rappresentare
la Regione siciliana nel Senato federale, secondo un sistema
tipico come quello del Senato americano, organo quest'ultimo
rinnovato man mano che avviene il ricambio dei vari governatori.
Nell'avviarmi a concludere, riprendo sostanzialmente le
considerazioni iniziali, facendo però un riferimento un po'
generale rispetto a questa riforma costituzionale, non entrando
quindi nel merito dei temi su cui si sta dibattendo, anche in
maniera accesa, alla Camera dei Deputati: desidero svolgere
piuttosto una considerazione che forse potrebbe essere anche
oggetto di un ulteriore approfondimento di questa Assemblea
rispetto allo stesso significato di Senato federale.
Ci è stato spiegato, infatti, che non funzionava il sistema
attuale, il bicameralismo perfetto, e che era necessario
pervenire ad un riparto delle competenze tra Camera e Senato,
determinando un bilanciamento e una camera di rappresentanza,
anche a tutela degli interessi locali.
Ritengo che ciò abbia determinato uno sbilanciamento a favore
della Camera dei Deputati. Infatti, se andiamo a controllare, da
una parte, le competenze attribuite alla Camera e, dall'altra,
quelle attribuite al Senato federale, risultano essere
sicuramente più importanti le materie contenute nell'articolo
117, comma 2, attribuite appunto alla Camera, rispetto al novero
delle competenze del Senato federale, di cui al comma 3
dell'articolo 117.
Ma ancor di più, c'è da ricordare la possibilità di un
intervento del Governo, previsto esclusivamente per quanto
riguarda le eventuali impugnative, da parte della Camera, delle
leggi deliberate dal Senato federale. Tale istituto, invece, non
è previsto, reciprocamente, per quanto concerne le leggi
approvate dalla Camera dei Deputati.
Credo che questo abbia determinato e determini, anche con
riferimento agli organismi territoriali che devono essere
tutelati dal Senato federale, una disparità di trattamento che
dovrebbe essere corretta.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi,
preliminarmente voglio esprimere il mio apprezzamento per
l'iniziativa sia del Presidente dell'Assemblea che di quella
dell'onorevole Fleres che, forse, vede impegnata un po'
tardivamente l'Assemblea regionale su un tema di rilievo
straordinario quale quello della riforma della Costituzione del
nostro Paese.
Si tratta di una riforma che si doveva porre in essere forse
con ben altro clima, ben altro impegno, che avrebbe dovuto
interessare strati consistenti dell'opinione pubblica del nostro
Paese.
Invece, la predetta riforma, così com'è stata presentata,
sembra essere stata elaborata all'interno di riunioni di una
coalizione politica che ha tentato forzatamente di difenderne i
contenuti.
Risulta essere evidente in questi giorni, nel dibattito che si
sta svolgendo alla Camera, che i contenuti non sono facilmente
accettati sia da parte di vasti strati dell'opinione pubblica che
della stessa maggioranza.
Ritengo che una riforma istituzionale avrebbe avuto bisogno di
ben altro profilo di intervento da parte dei partiti. Spesso ci
viene contestato che anche noi abbiamo proceduto a colpi di
maggioranza a fare una riforma del Titolo V della Costituzione. A
tal proposito voglio ricordare, a quanti obiettano, che quel
testo era stato concordato in Commissione bicamerale e che
proprio su quel testo si è espresso un voto da parte del
Parlamento nazionale.
Si sta procedendo, adesso, non in maniera organica e, seppur
con qualche tentativo di introdurre correttivi rispetto al testo
presentato, c'è una sollevazione oggettiva nel Paese.
Il fatto che i presidenti delle regioni, sia di centrosinistra
che di centrodestra, hanno contestato all'origine la natura del
provvedimento, il fatto stesso che il 3 agosto i presidenti delle
regioni a statuto speciale hanno dovuto presentare un ordine del
giorno nel quale contestavano alla radice i provvedimenti che
riguardano la limitazione dei poteri delle regioni a statuto
speciale, danno il segno che si sta procedendo confusamente a
livello nazionale e che si tratta di una riforma che tende a
privilegiare nel nuovo disegno della Costituzione italiana
soltanto una parte del Paese.
La riforma della Costituzione che va sotto il titolo della
devolution comporta non solo costi aggiuntivi per le casse dello
Stato, ma potrebbe comportare, come è stato denunciato oggi su
autorevoli quotidiani insigni professori universitari, un onere
aggiuntivo a carico del bilancio della regione siciliana per 5
miliardi di euro.
Ci troviamo, quindi, di fronte ad una manovra che ha un
carattere sconsiderato che tende a limitare i poteri speciali
dell'Autonomia regionale e che, contemporaneamente, tende a
peggiorare le condizioni - già gravi - di dissesto finanziario
della nostra Regione.
In questo contesto, dobbiamo operare per trovare un terreno
fertile al fine di introdurre modifiche al testo di legge
presentato all'esame del Parlamento. L'ordine del giorno che
stiamo approvando, da lei elaborato, onorevole Presidente Fleres
- ordine del giorno sul quale c'è anche la mia firma - è un
documento che riassume positivamente una posizione dell'Assemblea
regionale siciliana: ci possono essere punti di vista diversi,
tuttavia vogliamo riaffermare, in questa sede, il nostro impegno,
quello del Parlamento regionale, a cercare di incidere
positivamente e modificare il taglio dell'orientamento del
Governo nazionale.
Onorevoli colleghi, considero un fatto positivo la riunione
svoltasi ieri, convocata dal Presidente Lo Porto in Commissione
Statuto al fine di aprire un'interlocuzione con i parlamentari
nazionali eletti in Sicilia, così come mi auguro lo sia la
riunione che si svolgerà domani a Roma con i parlamentari
nazionali. Considero anche questa un'iniziativa positiva da parte
del Presidente dell'Assemblea, tuttavia dobbiamo registrare che
la non presenza al dibattito in Commissione Statuto di numerosi
deputati evidenzia il poco peso dell'Assemblea regionale, come se
venisse trascurata la sua funzione primaria anche dagli stessi
parlamentari che dovrebbero rappresentarla al Parlamento
nazionale.
Il dibattito insomma si è svolto sotto tono ed i parlamentari
nazionali eletti in Sicilia non intendono sottrarsi al gioco
politico di appartenenza agli schieramenti, antepongono
l'appartenenza alle logiche di schieramento anziché anteporre,
come spesso è stato fatto, gli interessi della Sicilia rispetto
agli interessi degli schieramenti.
Noi stiamo facendo un tentativo sobrio e mi auguro che questo
possa in qualche modo determinare una modifica degli orientamenti
da parte degli schieramenti nazionali, in particolare dello
schieramento a cui fa capo in questo momento la modifica della
Costituzione del nostro Paese. C'è un dibattito aperto nel
Parlamento e nel Paese. Personalmente mi iscrivo tra quanti
ritengono che dopo questa prima fase sarebbe utile rinviare il
dibattito alla Costituente, arrivare al 2006 ed eleggere assieme
al Parlamento nazionale una Costituente che possa davvero,
attraverso la costituente legittimata da un voto popolare,
rimettere mano ad una revisione dell'impianto costituzionale del
nostro Paese; se dovessero ancora andare avanti in modo così
frettoloso io penso che i danni sarebbero irrimediabili.
Signor Presidente, ci troviamo ad operare in un contesto in
cui si tende a ridurre il potere autonomista della nostra
Regione. Si può discutere se l'Autonomia regionale è stata un
bene o un male per la nostra Regione e tuttavia voglio
ricordare, da convinto autonomista, ai nostri colleghi che il
Parlamento regionale e la sua autonomia determinò una capacità di
contrattazione della Regione nei confronti dello Stato
definendone il rapporto pattizzio, ed è bene un prezioso che
dobbiamo saper salvaguardare, arricchire e valorizzare anche con
i nostri comportamenti, tuttavia ritengo che ancora le autonomie
speciali, in particolare l'Autonomia regionale possa svolgere una
grande funzione dentro l'impianto costituzionale del nostro
Paese.
Non c'è quindi la difesa di un privilegio, c'è la difesa di un
interesse oggettivo; ecco perché condividiamo il fatto che
devono rimanere prerogative statutarie nei confronti della
Regione siciliana e del Parlamento regionale, ecco perché
malgrado non condividiamo la ratio contenuta nel testo del
disegno di legge presentato al Parlamento nazionale, abbiamo
condiviso, nel senso che abbiamo firmato, il secondo punto
relativo alla contestualità elettiva.
Che significa contestualità elettiva? Vuol dire che se si
dovesse sciogliere per una crisi il Parlamento nazionale e
dovesse intervenire dunque lo scioglimento del Senato, il
Parlamento regionale, eletto dopo un anno, seguirebbe la stessa
sorte del Parlamento nazionale? Che significa determinare una
condizione di assoluta instabilità? Che significa assicurare al
Presidente della Repubblica la possibilità di procedere, oltre
che allo scioglimento delle due Camere, anche al contemporaneo
scioglimento di tutti i Consigli regionali del nostro Paese,
sulla base di un potere che viene trasferito, appunto,
direttamente al Capo dello Stato? Qualcuno, ahimè, avrebbe
voluto trasferirlo anche al Capo dell'Esecutivo, modificando
profondamente la natura democratica dell'ordinamento degli enti
locali.
Queste e molte altre cose non ci convincono nell'impianto della
riforma, e credo che abbiamo il dovere di intervenire per tempo.
Signor Presidente, condivido l'ordine del giorno, in tutti gli
aspetti che abbiamo già discusso nella Conferenza dei Capigruppo,
lo condivido, soprattutto, nella parte in cui si tengono in
vita le prerogative statutarie che permettono i controlli del
Commissario dello Stato.
Ricordo che questa Assemblea regionale, è stata già
impegnata su questo dibattito all'inizio della legislatura; noi
ci siamo iscritti fra quelli che sostenevano che il Commissario
dello Stato era di maggiore garanzia nei confronti della
procedura sui controlli per le regioni a statuto ordinario che,
come tutti sanno, sono sottoposte a controllo da parte
dell'Esecutivo, per cui molte volte i controlli anziché nel
merito sono anche controlli ideologici.
Voglio citare un esempio: la Regione Toscana si è data uno
Statuto in cui ha previsto le coppie di fatto. Lo Statuto è stato
sottoposto a controllo di merito da parte dell'Esecutivo, che lo
rinvia alla Consulta aprendo uno scontro di natura ideologica e
non di merito, disconoscendo, quindi, l'autonomia di quella
regione
Ecco perché ritengo che noi dobbiamo mantenere le nostre
prerogative, e ritengo che la figura, in questo contesto, del
Commissario dello Stato, così come previsto nell'ordine del
giorno numero 22 approvato dall'Assemblea regionale il 29
novembre, preservi le prerogative dello Statuto regionale, ecco
perché lo abbiamo riproposto nell'odierno ordine del giorno.
Così come abbiamo fatto bene a richiamare l'art. 10 della
legge numero 3 di riforma costituzionale che permette si possa
intervenire soltanto quando si ampliano i poteri da parte della
regione, mentre il testo che è all'esame del Parlamento in questo
momento prevede anche la possibilità di interventi limitativi o
addirittura, in caso di inadempienze, anche sostitutivi da parte
del Governo e da parte del Parlamento nazionale.
Sono queste le ragioni che ci hanno spinto a dare un voto
unitario e che ci vedono in questa iniziativa. Domani sera - per
quanto ci riguarda, per la parte politica che noi rappresentiamo
- solleciteremo i nostri deputati affinché ognuno si assuma fino
in fondo la responsabilità che anche nella sede del Parlamento
nazionale ci sia un orientamento conforme all'ordine del giorno
che stiamo votando. Noi faremo tutti i passi dovuti nei confronti
dei deputati - purtroppo sono pochi, se fossero di più, in questo
caso, sarebbe stato meglio - diessini eletti in Sicilia affinchè
partecipino principalmente a tutte le fasi di discussione
dell'Aula e si impegnino a dare esecuzione all'orientamento
assunto dall'Assemblea regionale siciliana.
Signor Presidente, la nostra rappresentanza politica conta nel
Parlamento nazionale cinque o sei deputati, il centrodestra ne ha
una settantina. Se da parte dei colleghi del centrodestra e se da
parte dei Gruppi parlamentari presenti in quest'Aula, e se da
parte di autorevoli rappresentanti anche nell'ambito del Governo
siciliano, ci fosse lo stesso orientamento - cioè quello in cui
i Gruppi parlamentari regionali potessero incidere
sull'orientamento dei parlamentari siciliani eletti al Parlamento
nazionale - aprendo con loro una discussione e chiedendo loro di
adeguare i comportamenti all'ordine del giorno che abbiamo
approvato stasera, potremmo raggiungere un risultato
straordinario.
Ciò proprio perché il voto dei parlamentari siciliani è
decisivo ai fini di determinare un orientamento del Parlamento
nazionale.
Se si vuole fare sul serio, e noi lo vogliamo, attraverso
l'ordine del giorno che abbiamo sottoscritto, lo dimostreremo
nelle prossime ore, è possibile modificare l'orientamento che è
presente in questo momento al Parlamento nazionale.
Se invece i parlamentari della maggioranza, dopo avere
approvato a Palermo questo ordine del giorno, si piegheranno agli
interessi di schieramento, agli interessi di governo, anziché
agli interessi della Sicilia, avremo una brutta riforma
costituzionale, una riforma costituzionale che limita i poteri
dell'autonomia regionale, che limita fortemente le risorse della
nostra Regione e, soprattutto, avremmo assistito - lo dico ai
Presidenti del Gruppo parlamentare di Forza Italia e di Alleanza
nazionale - ad una discussione di farsa e non ad una discussione
vera.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne ha
facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non v'è dubbio
che il tema è assolutamente di vitale importanza, degno e
meritevole di una assoluta attenzione e consapevolezza da parte
di questo Parlamento, soprattutto da parte di un Parlamento che,
primo fra tutti, è riuscito a scrivere il senso politico e
sociale del concetto di autonomia. E non v'è dubbio che questa
autonomia, ogni qualvolta viene messa nelle mani di terzi, assume
un connotato diverso da quello che noi e i nostri padri avevano
immaginato.
Nel rispetto delle istituzioni, il Parlamento si accinge a
scrivere la modifica della nostra Costituzione, circostanza che
personalmente ritengo un atto dovuto nei confronti del popolo
italiano e, quindi, anche del popolo siciliano, perché la nostra
Carta costituente, per quanto nobile e alta, sicuramente, deve
vedere un suo ammodernamento rispetto alle mutate esigenze
della società civile italiana. Ed è quindi un dovere del
Parlamento nazionale quello di procedere ad una seria rilettura
della nostra Carta costituente, fatti salvi quei princìpi che
furono pagati anche col sangue in terra di Sicilia e che
portarono l'isola ad assumere il rango di Regione a Statuto
speciale.
Intendo tuttavia soffermarmi, molto brevemente, su due temi
che ho sostenuto in quest'Aula sin dai primi giorni di questa
legislatura, sin da quando votai contro l'ordine del giorno che
questa Assemblea deliberò a maggioranza sulla figura del
Commissario dello Stato.
Tale figura, ripresentata oggi in questo ordine del giorno,
meritevole di ogni rispetto, ma che inficia la nostra autonomia,
come ho avuto modo di rilevare in più occasioni, non ultimo
quello sulla legge elettorale, che ha riguardato non se si
trattasse di una buona o una cattiva legge: nella sua relazione
introduttiva si riferiva alle diatribe politiche avvenute in
Aula, il Commissario dello Stato non può e non deve esprimere
giudizi di ordine politico: ciò è dato alla politica. Lui doveva
esercitare il ruolo di notaio nei confronti del rispetto della
Costituzione, ma mai entrare nel merito delle nostre prerogative
L'altro tema che ritengo importante è quello della costituzione
di questo Senato federale e della strana convivenza che il
legislatore nazionale ha pensato di dare a tale istituzione con
quella dei Consigli regionali e del Parlamento siciliano, come se
la devolution, le deleghe legislative e la nostra autonomia
fossero improvvisamente venute meno.
Su questo, pur guardando con grande interesse - personalmente
ero componente della Camera dei Deputati quando si tentò con la
Bicamerale , presieduta dall'onorevole D'Alema, di riscrivere la
nostra Costituzione - presentai un emendamento che prevedeva
l'istituzione di un Senato delle Regioni per uscire fuori da
questo sistema bicamerale ormai vecchio, che spesso e volentieri,
anziché accelerare i processi, così come era previsto dai nostri
Padri costituenti, ossia una Camera più specifica per avere un
occhio in più rispetto alle leggi che si andavano a formare,
purtroppo con la decadenza dei tempi si trasformò in un ulteriore
giogo dal quale filtrare interessi di pochi rispetto agli
interessi dei molti, ma si tratta di un Senato delle regioni.
Un Senato federale invece è un'importante innovazione, ma non
dobbiamo cedere però al piattismo come se tutti fossimo la stessa
cosa.
Mi chiedevo, infatti, se il legislatore avesse previsto, in
caso di anticipato scioglimento di una legislatura nazionale, le
sorti di questo Senato federale; segue quelle dell'attuale
Senato, cioé viene sciolto anticipatamente o rimane in piedi? E
in caso di una crisi politica nazionale vengono coinvolte tutte
le Regioni?
Non immagino neanche i costi di un'operazione di questo tipo,
ma penso maggiormente con terrore alla differenza dei sistemi
elettivi.
Ogni regione ormai si può dotare di una propria legge
elettorale e anche questa sarebbe una grave sconfitta perché la
verità è che dovremmo tendere all'uniformità dei sistemi
elettorali, sarebbe paradossale fare una campagna elettorale
contestuale con un sistema proporzionale ed un sistema
maggioritario. Veramente la gente comincerebbe a non capire più
niente
Quindi, al di là di singoli temi che in qualche maniera ci
potrebbero preoccupare, credo che abbiamo il dovere, come classe
politica, di incidere rispetto a delle scelte che potrebbero
essere fatte di fretta ed alla fine essere fatte male.
E lo dico perché pochi giorni fa abbiamo dovuto approvare un
ordine del giorno che dava mandato al Presidente della Regione di
promulgare la legge elettorale epurata dalle parti contestate dal
Commissario dello Stato, il quale citava -come se noi non lo
avessimo gridato in quest'Aula -che c'erano troppi contrasti tra
la legge elettorale e l'attuale Statuto della Regione siciliana.
Tante forze politiche di destra e di sinistra ebbero a chiedere
in quest'Aula Perché la fretta di fare una legge elettorale
prima di mettere mano alla riforma dello Statuto? .
E con questo punto di domanda, signor Presidente, concludo il
mio intervento, sottolineando che sia io che l'onorevole Lo
Curto, stasera presenti in Aula, continuiamo a rappresentare il
Gruppo parlamentare Nuova Sicilia , unica forza politica oggi a
forte caratterizzazione regionale.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io mi
atterrò ai tempi che sono stati utilizzati dagli interventi dei
colleghi e anche da lei, signor Presidente, che siete intervenuti
stasera in un dibattito che rappresenta uno scoglio sul quale
prima o poi si doveva arrivare, poiché il tema delle riforme
costituzionali ormai, già da qualche anno, agita il mondo
politico e il sistema nel suo complesso.
Dobbiamo soltanto rilevare che questo Parlamento, e
complessivamente la politica siciliana, giunge con qualche
ritardo, non soltanto temporale, cronologico al dibattito
medesimo, e rischiamo di apparire - eppure è forse un rischio che
dobbiamo correre - rivendicazionisti, costretti a rincorrere un
argomento e un tema anche con qualche ritardo di carattere
culturale.
Il tema è di fondamentale importanza, è molto delicato. Si
intrecciano in esso ragioni di carattere costituzionale, di
carattere giuridico, di carattere storico, di carattere politico
e vorrei trattare proprio questi ultimi aspetti in questi minuti
del mio intervento.
Dal punto di vista giuridico e costituzionale, l'intreccio
delle norme, ed anche degli interessi, é assai fitto. Quello che
il Parlamento nazionale sta facendo, cari colleghi, non sfugge a
nessuno di voi; si tratta sostanzialmente di riformare 83
articoli su 139, quanti sono quelli della Costituzione, ossia la
parte che riguarda l'ordinamento e l'organizzazione della
Repubblica, cioè dello Stato, disegnando un nuovo sistema di
rapporti con le Regioni e con le autonomie, senza che questo tipo
di intervento sia stato argomentato, motivato, ragionato,
discusso, condiviso con le Regioni e con le autonomie.
Pertanto, perché parlavo di uno scoglio sul quale prima a poi
bisognava giungere, perché così come alcuni di noi avevano
paventato da qualche tempo, la Sicilia perde terreno e lo perde
sul piano dell'autonomia, sul piano giuridico, sul piano
costituzionale e - possiamo paventarlo - lo perderà anche sul
piano della propria configurazione di Regione a Statuto speciale.
Per carità, non dobbiamo apparire rivendicazionisti e nemmeno
come i difensori strenui di qualcosa che nel tempo non sempre ha
funzionato bene. Quante volte ci siamo sentiti dire, anche da noi
stessi, l'espressione che l'Autonomia speciale spesso per la
Sicilia é stata più una palla al piede, un freno che non,
viceversa, un impulso, uno stimolo, uno strumento da utilizzare
per conquistare nuove frontiere e nuovi obiettivi.
Lo abbiamo sentito dire e spesso lo abbiamo detto, qualche
volta lo abbiamo detto a ragione e qualche volta lo abbiamo
detto, magari, forzando e stressando l'argomento, ma devo
rilevare che anche se l'Autonomia non é stata utilizzata dalle
classe dirigenti che ci hanno preceduto - e forse anche dalla
nostra in tempi molto più recenti - come meglio si poteva fare,
perdere comunque la nostra specificità non credo sia un obiettivo
da perseguire e da raggiungere.
Ecco gli argomenti di carattere più politico che di altra
natura. Dovremmo trovare noi, nelle nostre istituzioni, nel
Parlamento e nel Governo regionale, la forza e la capacità di
colmare i vuoti che abbiamo dovuto registrare e di trovare la
voglia di andare avanti, ma per fare questo, signor Presidente e
cari colleghi - pochi in verità presenti in aula, durante questo
dibattito -, ci vuole una profonda riforma della politica, ancor
prima delle Istituzioni.
Perché come forse ho avuto modo di dire in qualche altra
occasione, nessuna Carta costituzionale, nessuna Istituzione
funziona veramente bene se alle spalle non vi é una politica che
sappia rappresentare le esigenze autentiche, genuine, vere del
popolo che rappresenta, delle comunità che quella classe
dirigente e politica é chiamata a rappresentare.
Certamente, dobbiamo registrare come deludenti questi primi
passi, questi primi lodevoli tentativi, meno lodevoli le assenze
massicce, per investire dell'argomento tutta la deputazione
nazionale, senza nessuna esclusione e senza nessuna eccezione.
Il problema non è soltanto quello di difendere ciò che esiste
sulla carta, il problema è di guardare nella prospettiva di
costruire una nuova autonomia che sia però davvero capace di
contrapporsi a politiche che spesso penalizzano il Mezzogiorno
d'Italia e la Sicilia in particolare ed inoltre che sappia
davvero disegnare nuovi destini per le regioni meridionali - e,
ripeto, la Sicilia in particolare.
Fermo restando, signor Presidente e colleghi dell'Assemblea
regionale siciliana, che la devoluzione non può essere affrontata
con disinvoltura, con leggerezza, con eccessiva celerità perché
vi sono materie di competenza statale difficilmente trasferibili
e che non si prestano neanche ad essere pensate
intellettivamente trasferite alle regioni.
Personalmente, alcune materie sono e devono rimanere di
competenza statale, di competenza nazionale. Ma come si può
pensare alla devoluzione in materia sanitaria, in materia di
sicurezza, in materia di organizzazione delle forze dell'ordine
sul territorio nazionale, in materia di istruzione scolastica ed
universitaria?
Di questo passo potremmo arrivare persino a ventuno sistemi
penali con differenze di sanzioni e persino di principi di
antigiuridicità, potrebbe non essere considerato antigiuridico in
Piemonte ciò che lo è in Sicilia o in Trentino o in Calabria.
Vi sono materie che devono, invece, essere lasciate alle
competenze della Regione ed in maniera autonoma e speciale di
talune Regioni, ecco quel terreno che, come Sicilia, rischiamo di
perdere; per esempio il settore dei beni culturali,
dell'ambiente, del paesaggio, e tutte le altre materie che
certamente si prestano ad essere governate e gestite, lo dico in
positivo, da una specificità che è la summa della nostra storia,
della nostra tradizione, della nostra cultura, della capacità di
essere popolo su un territorio.
Credo che ci sia bisogno di molto equilibrio e anche di molta
sensibilità politica e che non si possono sempre piegare queste
esigenze e necessità alle esigenze politiche.
Non posso, personalmente, che salutare assai favorevolmente
l'ordine del giorno che è stato proposto all'attenzione
dell'Assemblea regionale siciliana - che peraltro reca le firme
di tutti i presidenti dei gruppi parlamentari, di Alleanza
nazionale per quel che mi riguarda -, ma credo che quello che
lei, signor Presidente, lamentava qualche tempo fa in occasione
del mancato più diffuso dibattito in ordine alla riforma dello
Statuto siciliano ritengo che debba essere lanciato come grido
d'allarme anche in questa occasione.
Ritengo che ognuno di noi, i nostri gruppi parlamentari, i
nostri partiti di riferimento debbano sapere promuovere sul
territorio siciliano un serio e proficuo dibattito, instaurando,
se necessario, un contenzioso costruttivo con la politica
nazionale, con il Governo nazionale, con la maggioranza che lo
sostiene al fine di giungere al migliore risultato possibile e
per non vedere riformati 83 articoli della Costituzione con
questo modo di procedere e con la successiva, già annunciata,
rivisitazione non soltanto della seconda parte della
Costituzione, ma anche del titolo V di cui è già in corso d'esame
una ulteriore modifica.
Credo che questa Assemblea regionale siciliana debba giocare
pienamente il suo ruolo di Parlamento dei siciliani, che non
possa lasciar passare quasi sotto silenzio ciò che sta avvenendo,
perché credo che non faremmo, in tal caso, un buon servigio alla
gente che presumiamo di rappresentare, che è la stessa che ci ha
onorato della sua fiducia e che tanta speranza nutriva e continua
a nutrire per le sorti della Regione siciliana e delle sue
Istituzioni.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Micciché. Ne ha
facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, come Gruppo
parlamentare Sicilia 2010 - i cui componenti di questo Gruppo,
come tutti sapete, fanno parte di diversi partiti del
centrosinistra, quali Italia dei Valori, Verdi, Comunisti
Italiani, Primavera Siciliana - abbiamo deciso di non firmare
questo ordine del giorno per una serie di ragioni che sono state
già espresse in alcuni comunicati stampa, ma che vorrei
brevemente esporre affermando soprattutto che non si tratta di un
atto di scortesia, di poca educazione politica nei confronti,
qualcuno potrebbe dire, di chi ha sollecitato e ha portato
avanti, in questi due giorni, il dibattito prima in Commissione
Statuto ed ora qui in Aula.
Ripeto, non è una questione di maleducazione politica non
rispondere all'appello quando non si condividono alcune
impostazioni. L'approccio che si è dato, a nostro avviso, è un
approccio sbagliato, una critica verso un disegno di legge di
riforma costituzionale che a nostro avviso va espresso in
un'altra maniera, non in una maniera di lamento o di totale
ipocrisia, di forte ipocrisia, di grande ipocrisia politica.
Perché dico che c'è ipocrisia su questo atteggiamento? Perché è
come il cane che si morde la coda, dopo avere provocato dei danni
oggi si chiede un ripensamento a chi in campo nazionale - i
partiti a cui facciamo riferimento - ha criticato aspramente
questo disegno di legge di riforma costituzionale, ha votato
contro, sia in Commissione che al Senato, su questa bozza di
riforma che il Governo sta portando avanti.
Ho sentito delle lamentele molto discutibili; come si può
affermare una critica e poi, sotto il profilo politico, non
incidere sui propri riferimenti politici nazionali? I 61 deputati
della Casa delle Libertà siciliana dovrebbero sollevarsi in
maniera forte e decisiva contro questa bozza, ma non lo hanno
fatto.
Abbiamo visto delle posizioni, come si suol dire con un colpo
al cerchio e un colpo alla botte', da parte del Ministro per gli
affari regionali, onorevole La Loggia, ma non mi pare che abbia
brillato per la sua totale opposizione.
Proprio il Ministro La Loggia dovrebbe essere un oppositore
estremo di questa legge, anche perché metterebbe in discussione
l'articolo 38 dello Statuto, il cui estensore è stato proprio il
padre dell'attuale ministro La Loggia, l'onorevole Giuseppe La
Loggia che fu Presidente di questa Assemblea negli anni '50 e
'60.
Pensate, quindi, con quale forza avrebbe dovuto incidere il
ministro La Loggia; invece, il figlio fa registrare un totale
accodamento, segue con estrema delicatezza per evitare di
disturbare il manovratore , che, in questo caso, sono i
componenti della Lega Nord che stanno incidendo in modo negativo
sull'assetto futuro della nostra Costituzione.
La Costituzione non è un oracolo, ma certamente non è un tabù
da superare: non è nè l'uno né l'altro. Sono regole
costituzionali che si diedero i Padri costituenti subito dopo la
seconda guerra mondiale, dopo che l'Italia si era liberata dal
giogo della dittatura, e che hanno espresso la più alta forma
democratica mai conosciuta nei paesi democratici. Credo infatti
che la Costituzione italiana sia la più emancipata, la più
avanzata d'Europa. Ma, come le cose di questo mondo, le regole
scritte spesso non sono attuate.
Quanti articoli della Costituzione sanciscono principi
inviolabili, ma che poi sono disattesi quasi quotidianamente pure
dalla stessa rappresentanza istituzionale, ai vari livelli, dal
Capo dello Stato ai consiglieri comunali.
Per quanto riguarda il Capo dello Stato mi riferisco alla
guerra in Iraq, perché egli avrebbe dovuto impedire che i nostri
soldati andassero in Iraq a fare il gioco degli Stati Uniti (in
prima persona del Presidente Bush), avrebbe dovuto opporsi a
quella logica in quanto, secondo l'articolo 11 della
Costituzione, l'Italia ripudia la guerra e non può intromettersi
negli affari degli altri Paesi.
Ebbene, anche questa è una violazione che il Parlamento ha
votato in quanto c'è una maggioranza che ha voluto la guerra. Ma
il Presidente poteva rifiutare questa prerogativa voluta dal
Parlamento.
Così come un altro articolo della Costituzione afferma il
principio che l'Italia è fondata sul lavoro, ma in Italia la
disoccupazione, specialmente nel Mezzogiorno, la fa da padrona.
Così, ripeto, altri articoli della Costituzione sono violati, ma
questo non significa che ora, visto che il tabù è stato superato,
bisognerà massacrare la Costituzione; quindi, bisogna tagliare le
gambe a questo principio.
Per tornare a ciò che ci riguarda, devo precisare che non è
assolutamente ammissibile che oggi qualcuno venga qui a dire che
è necessario fermarsi e rivedere lo Statuto in considerazione di
questa riforma costituzionale che sta prendendo piede e, quindi,
la bozza dello Statuto che è iscritta al terzo punto dell'ordine
del giorno della seduta di oggi è ferma perché c'è questa
situazione che sta diventando urgente in quanto la Lega pressa
affinchè questa riforma diventi al più presto legge
costituzionale.
Quindi, prima della riforma elettorale, veniva la modifica
dello Statuto. Dovevamo fermarci un attimo, anche perché non
condividiamo la forma elettorale che si darà con questa riforma
costituzionale al Senato delle regioni, il cosiddetto Senato
federale.
Allora, per quale ragione ci permettiamo di criticare, di dare
suggerimenti per salvaguardare il principio di eleggibilità di
molti siciliani nel Parlamento delle regioni e, poi, per quanto
riguarda l'Assemblea regionale siciliana si fa una legge
elettorale regionale che è una vergogna, una truffa per il popolo
siciliano? Perchè prima di decidere non ci si fermava? Quante
volte l'ho detto qui dalla tribuna, ho chiesto più volte a tutti
i deputati, specialmente a coloro che hanno votato la legge
elettorale, di fermarsi e vedere di inquadrare tutto il contesto
generale invece di andare avanti.
Ora ci troviamo con uno Statuto che non può non prevedere le
norme elettorali di recente approvate dal momento che lo Statuto
avrebbe dovuto precedere la legge elettorale.
Questo Statuto non può andare avanti dato che ora ci sarà la
legge costituzionale che sta compiendo passi più veloci, quindi
ci troveremo in una situazione di grande confusione, una sorta di
torre di Babele non solo sotto il profilo elettorale,
completamente diverso da come è configurato lo Statuto e da come
è stato impostato inizialmente; così anche per lo Statuto nei
confronti della riforma costituzionale.
E' una situazione che, purtroppo, si è avvitata su se stessa,
da attribuirsi a responsabilità di questa maggioranza e anche -
devo dire purtroppo - di parte dell'opposizione di centrosinistra
che ha voluto seguire il Governo su questa strada.
Oggi ci troviamo avvitati - ripeto - in una situazione, secondo
me, senza via d'uscita se non si rimette tutto nelle mani dei
cittadini siciliani per dire no alla riforma elettorale, per dire
no a questa riforma che, alla fine, è stata l'apripista verso la
confusione istituzionale qui in Sicilia. E il quadro si
completerà nel momento in cui il Governo voterà la riforma
costituzionale.
Non è tanto il discorso di riaffermare il principio della
specificità e dell'autonomia siciliana che bisogna difendere.
Qualcuno ha detto giustamente che, a volte, l'autonomia è stata
una palla al piede per lo sviluppo. Ma non è l'autonomia in sè
che ha frenato lo sviluppo della Sicilia, sono stati gli uomini
che hanno gestito la Sicilia ad avere frenato lo sviluppo di
questa regione.
Infatti, se andiamo non molto lontano in Europa, ad esempio in
Spagna, la Catalogna era una regione fino a 20, 30 anni fa molto
arretrata, mentre oggi si può dire che ha uno sviluppo sociale,
economico e industriale veramente di grandi proporzioni.
E questo è avvenuto grazie al regionalismo, grazie alla
specificità ed all'autonomia di quella regione ed i frutti, sotto
il profilo economico e sociale, crescono a vista d'occhio: basta
andare a Barcellona per capire lo sviluppo che sta vivendo quel
territorio.
Abbiamo molte affinità con quella regione, il Presidente della
Catalogna ci ha detto che siamo uguali, abbiamo la storia in
comune, abbiamo fatto un percorso storico assieme con la
Sicilia, e noi ne siamo orgogliosi, come loro del resto; però,
ahimè, le condizioni economiche e sociali della Sicilia non sono
purtroppo come quelle della Catalogna.
Non è l'autonomia, quindi, che frena lo sviluppo, sono gli
uomini, la politica sbagliata, la politica che fa gli interessi
di pochi a danno di molti. Questo è il vero guaio, la vera palla
al piede della nostra autonomia.
Cambierebbe molto se la Sicilia non fosse ad autonomia
speciale, se fosse a statuto ordinario? Cosa cambierebbe? Ci
sarebbe meno burocrazia, ma lo sviluppo della regione sarebbe
tale e quale, probabilmente ci sarebbero meno impiegati, meno
dipendenti che vivrebbero di stipendio. Ma non è questo lo
sviluppo, non è quello di predicare l'assistenzialismo, neanche
questo.
Vorrei fare un ragionamento molto più politico, che si collega
con la prospettiva di un cambiamento quasi culturale del nostro
modo di agire e di fare politica.
Qui si fa politica non guardando alla Sicilia ma a chi ci
dirige. Tutti siamo espressione di una ideologia politica di
partito, però basta prestare attenzione agli organi di
informazione per accorgerci di quanta eccessiva importanza viene
data, ad esempio, alle dimissioni dell'onorevole Gianfranco
Micciché.
Il problema fondamentale non dev'essere quello dell'assetto di
potere. Non credo che importi tanto ai siciliani se l'onorevole
Micciché non sarà più il leader di Forza Italia. Non ritengo che
sia un dramma, è solo un problema di partito.
Ho voluto fare questo esempio per dimostrare che è solo un
problema di forma e non di contenuti.
Ho letto l'ordine del giorno che lei, signor Presidente, mi ha
fatto pervenire, dei consigli regionali di Friuli di Venezia
Giulia, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta e credo che
i contenuti di quell'ordine del giorno siano più condivisibili,
vanno più sul concreto e c'è meno enfasi politica. Probabilmente
i colleghi delle altre regioni a statuto speciale sono più
incisivi.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, ho scritto io entrambi gli
ordini del giorno.
MICCICHE' Onorevole Presidente, a questo punto credo che lei
abbia una doppia personalità.
Comunque ritengo che l'ordine del giorno delle altre regioni a
statuto speciale abbia contenuti più condivisibili.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevissimamente in quanto per il resto mi rifaccio al brillante
intervento dell'onorevole Ioppolo.
Voglio preliminarmente apprezzare il fatto che in maniera
condivisa quest'Aula, nei momenti opportuni, si ritrova sempre al
di là dell'appartenenza politica. Anche stavolta, infatti, ha
saputo ritrovare la necessaria compattezza per esprimere un
ordine del giorno che arriva puntuale e preciso, intervenendo nel
dibattito che si svolge a livello nazionale.
Ritengo opportuno precisare che non è la prima volta, da parte
del Governo nazionale o comunque dello Stato, che si pone in
essere in tentativo di comprimere l'autonomia ottenuta dai nostri
Padri costituenti nel 1947.
Abbiamo assistito nel corso degli anni, già nei primi anni '50,
all'abolizione di alcune prerogative che erano previste
nell'allora Carta autonomistica siciliana, mi riferisco all'Alta
Corte e di esempi ne potrei fare altri. Quindi nulla di nuovo c'è
sotto il sole se non un tentativo costante da parte dello Stato
centrale di comprimere, di eliminare parti importanti e fondanti
del nostro Statuto.
A questo riguardo devo comunque dire che quanto sta avvenendo a
livello nazionale non è un fatto che appartiene all'attuale
maggioranza, ma è una discussione che parte da lontano e che ha
visto un primo vulnus portato a termine sul finire della passata
legislatura, laddove veramente con un colpo di maggioranza e con
soli 4 voti di differenza la passata maggioranza, la maggioranza
dell'Ulivo ha fatto una riforma della Costituzione eliminando
alcuni riferimenti fondamentali dalla nostra Carta costituzionale
come l'interesse nazionale, addirittura aprendo la strada a
quella che era interpretata come un'autonomia, un federalismo
multivelox a velocità differenziata tra le regioni che portava
alla disgregazione dello Stato.
Noi riteniamo che il documento che oggi in maniera unitaria è
stato portato all'attenzione di questo Parlamento, racchiude in
sè con il necessario equilibrio le esigenze che tutte le forze
politiche presenti in questo Parlamento ritengono indispensabili
a salvaguardia della nostra autonomia, intervenendo puntualmente
nel corso del dibattito che, a livello nazionale, sta appunto
prendendo le mosse ed entrando veramente nel vivo per la riforma
della Costituzione.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 440.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì 29
settembre 2004, alle ore 17.30, col seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti dell'art. 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:
n. 311 - Iniziative per il riconoscimento dello stato di
crisi del settore mangimistico isolano ed interventi per
la filiera zootecnica, degli onorevoli Fleres, Catania G.,
Maurici, Baldari e Turano.
III - Discussione unificata delle mozioni:
numero 305 -Definizione di una linea comune per
proporre al Consiglio dei Ministri necessarie ed
urgenti modifiche della manovra finanziaria a
tutela dell'economia siciliana, degli onorevoli
Speziale, Cracolici, Capodicasa, Crisafulli, De
Benedictis, Giannopolo, Oddo, Panarello, Villari
e Zago.
numero 309 -Interventi in favore del sistema economico
e imprenditoriale della Sicilia, degli
onorevoli Misuraca, Confalone, Mercadante,
Baldari e Fleres.
numero 310 -Misure da proporre al Consiglio dei
Ministri a salvaguardia dell'economia
siciliana, degli onorevoli Formica, Mercadante,
Dina, Basile e Infurna.
IV - Discussione dei disegni di legge:
- Misure finanziarie urgenti. Assestamento del bilancio
della Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste
demaniali della Regione siciliana per l'anno finanziario
2004. (580-472-578-602-652/A);
- Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante Modifiche allo Statuto della Regione.'(580-472-578-
602-652/A) (Seguito).
V - Elezione delle commissioni legislative permanenti
e della Commissione per l'esame delle questioni concernenti
l'attività dell'Unione Europea.
La seduta è tolta alle ore 20.30.
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
Presidenza del vicepresidente Fleres
BASILE, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole D'Aquino ha chiesto
congedo per la presente seduta.
L'Assemblea ne prende atto.
Missioni
PRESIDENTE. Comunico che per ragioni del loro ufficio sono in
missione gli onorevoli Zangara e Galletti, dal 24 al 2 ottobre;
l'onorevole Speziale dall'8 al 20 ottobre 2004.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge e relativo invio
alle competenti Commissioni
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
presentati e inviati alle competenti Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Disciplina per l'assunzione del personale delle S.p.A.
derivanti dalla trasformazione delle aziende speciali ex legge 15
maggio 1997, n. 127' (n. 920)
d'iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Ferro e Orlando in data 24 settembre
2004
inviato il 28 settembre 2004
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
Norme di divieto di partecipazione a battute di caccia per i
minorenni' (n. 919)
d'iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Villari, Speziale, De Benedictis,
Cracolici, Panarello, Oddo in data 24 settembre 2004
inviato il 28 settembre 2004
SERVIZI SANITARI E SOCIALI (VI)
Azioni di sostegno e valorizzazione della funzione sociale ed
educativa svolta dalle parrocchie mediante gli oratori' (n. 918)
d'iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Catania G., Fleres, Maurici in data
21 settembre 2004
Parere I Commissione
inviato il 27 settembre 2004
COMMISSIONE SPECIALE PER LA REVISIONE DELLO STATUTO
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Norme per la designazione dei candidati alla carica di
Presidente della Regione, di presidente della provincia e di
sindaco mediante elezioni provinciali' (916)
d'iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Ioppolo e Virzì in data 15 settembre
2004
inviato il 21 settembre 2004.
Comunicazione di richieste di parere
PRESIDENTE. Comunico che la seguente richiesta di parere
pervenuta dal Governo è stata assegnata alla competente
Commissione legislativa (VI) Servzi sociali e sanitari:
Delibera Giunta regionale n. 135/2003 - Modifiche ed
integrazioni - IRCCS Oasi Maria SS. di Troina (n. 316/VI)
pervenuta in data 24 settembre 2004
inviata il 28 settembre 2004.
Comunicazione di pareri resi
PRESIDENTE Comunico che i seguenti pareri sono stati resi dalla
competente Commissione legislativa (V) Cultura, formazione e
lavoro, in data 22 settembre 2004:
Parere art. 3, comma 3, L.r. 3 ottobre 2002, n. 14' (n.
310/V);
Ente regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU)
di Palermo. Designazione componente del consiglio di
amministrazione: dott. Mirabile Salvatore'. (n. 312/V).
(Inviati il 23 settembre 2004)
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
SAVONA, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione, premesso che:
alle ripetute prese di posizione da parte nostra e di numerosi
esponenti politici sulla pericolosità rappresentata dalle cosche
mafiose del trapanese si è aggiunta l'esternazione del Presidente
della Commissione nazionale Antimafia, che di recente ha
raffigurato la provincia di Trapani come lo zoccolo duro del
potere di Cosa Nostra in Sicilia;
magistrati ed investigatori hanno ribadito che il territorio
trapanese continua ad essere una solida e strategica area per gli
affari illeciti delle cosche mafiose;
la risposta all'attacco mafioso continua ad essere
prevalentemente legata all'azione della Magistratura e delle
Forze dell'Ordine, impegnate con grande dedizione e solerzia a
fronteggiare il dilagare del fenomeno mafioso;
da parte della Magistratura e delle Forze dell'Ordine è stato,
ripetutamente, sollecitato un adeguamento della dotazione
organica, nonché il potenziamento di mezzi ed apparecchiature
informatiche per meglio rispondere alla pericolosità ed alla
capacità di penetrazione di Cosa Nostra nel territorio trapanese;
le istituzioni pubbliche ai vari livelli e, di recente, il
Consiglio provinciale di Trapani hanno ribadito con specifici
ordini del giorno la impellente necessità di un complessivo
rafforzamento degli apparati investigativi, i quali, pur
sottodimensionati, hanno ottenuto importanti risultati
nell'azione di contrasto a Cosa Nostra;
alle operazioni antimafia 'Peronospera' (Marsala - Mazara del
Vallo), sia nella prima che nella seconda fase, ed agli arresti
effettuati nel territorio di Alcamo-Castellammare del Golfo ha
fatto seguito una serie di attentati ancora da accertare nella
loro autentica ispirazione, ma comunque simili per tecnica alle
logiche mafiose, come l'incendio all'ufficio anagrafe del Comune
di Castellammare del Golfo, l'attentato all'Ufficio Sviluppo
Economico del Comune di Alcamo, atti intimidatori nei confronti
del Presidente del Consiglio comunale di Paceco, di un
consigliere comunale di Campobello di Mazara e, di recente, del
Sindaco di Alcamo;
per sapere se non ritenga doveroso ed indispensabile
intraprendere nei confronti del Governo nazionale ogni utile
iniziativa per rispondere positivamente alle richieste di
maggiore adeguatezza e presenza sul territorio delle Forze
dell'Ordine e della Magistratura, per sempre più garantire
sicurezza ai cittadini trapanesi e la piena affermazione della
legalità.» (1851)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ODDO
«Al Presidente della Regione, Commissario delegato per
l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia e
all'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che il
commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle
acque in Sicilia, come previsto dall'articolo 27 del decreto
legislativo n. 22 del 1997, ha convocato in data 6 luglio 2004
una Conferenza per provvedere, previa acquisizione di pareri e
nulla-osta, all'approvazione di un progetto per la realizzazione
di una stazione di trasferenza di rifiuti nel territorio del
comune di Calatabiano (CT) in variante allo strumento
urbanistico;
constatato che:
in data 7 luglio 2004 l'azienda Sicil Power ha trasmesso al
comune di Calatabiano (come prescritto dal comma 1 del sopra
citato articolo 27) il progetto in questione al fine di
consentire allo stesso di formare le valutazioni di competenza;
altresì in data 29 luglio 2004 a Palermo si è svolta la
conferenza di cui sopra, nel corso della quale il sindaco del
comune di Calatabiano ha espresso la volontà dell'amministrazione
sulla materia, muovendo osservazioni e rilievi sia di natura
tecnica che di rilevanza ambientale, in merito all'individuazione
del sito per la realizzazione dell'impianto in questione;
considerato che, secondo le motivazioni di cui sopra:
a) la scelta dell'area di ubicazione dell'impianto, collocato a
valle del raccordo autostradale, non tiene in debita
considerazione l'attuale sistema viario, con la conseguenza che
verrebbero a determinarsi pesanti riflessi sulla circolazione
nelle reti viarie di accesso sia dal versante della provincia di
Messina, dal quale confluirebbero tutti i mezzi pesanti al
servizio dei quattro ATO (che rappresentano i comuni dell'intera
Provincia) che dal versante della provincia di Catania
relativamente a tre ATO;
b) il sito individuato, inoltre, non tiene conto della
previsione urbanistica di una vicina area destinata a verde
attrezzato e allo sport; la localizzazione di detto impianto di
trasferenza, infatti, non verifica la distanza minima prevista
dall'art. 22 l.r. n. 71/1978, che, per gli impianti industriali,
all'interno degli strumenti urbanistici vigenti è prevista a non
meno di duecento metri da attrezzature pubbliche;
c) in prossimità di tale zona sono previsti degli insediamenti
di turismo rurale e di agriturismo che verrebbero penalizzati da
un insediamento di trasferenza come quello proposto sia per
l'impatto ambientale che per quello paesaggistico;
d) il sito prescelto, ricadendo in area sottoposta a vincolo
idrogeologico, necessita, per l'approvazione del progetto in
questione, dell'acquisizione del parere dell'Ispettorato
dipartimentale delle foreste demaniali, organo non convocato alla
conferenza; assenza che pertanto fa sorgere un vizio di
procedura;
preso atto che in ogni caso l'amministrazione comunale di
Calatabiano, per il tramite dei propri uffici e dei propri
consulenti legali, sta procedendo ad individuare ulteriori cause
ostative alla realizzazione dell'impianto per le ripercussioni
negative che questo può avere sull'economia del territorio;
considerato infine che un impianto di questo genere, per
l'evidente impatto ambientale e paesaggistico che può causare,
dovrebbe essere localizzato lontano da nuclei abitati e da
insediamenti turistici e dovrebbe essere servito da idoneo e
valido sistema viario;
per sapere:
se non ritengano opportuno adottare provvedimenti tesi a
rivedere la decisione assunta in merito alla stazione di
trasferenza di rifiuti nel territorio del comune di Calatabiano
(CT), sia perché si è evidenziato un palese difetto di procedura
nella mancata acquisizione del parere dell'Ispettorato
dipartimentale delle foreste demaniali, sia perché la
localizzazione inizialmente decisa ha un forte impatto negativo
sull'ambiente e sul paesaggio del territorio interessato.» (1852)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
VILLARI-SPEZIALE-ZAGO-DE
BENEDICTIS
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che in data 13
settembre 2004 il Presidente del Consiglio comunale di Floridia
(SR), con grande stupore, ha verificato che l'apparecchio
telefonico del proprio ufficio, all'interno del palazzo comunale
di Floridia, era stato disattivato, così da non consentirgli di
comunicare con l'esterno se non attraverso centralino,
funzionante solo nelle ore antimeridiane e il martedì e il
giovedì fino alle ore 18.00;
ritenuto che tale atto arbitrario ed inqualificabile
dell'amministrazione comunale ha impedito e continua ad impedire
il regolare esercizio delle funzioni istituzionali da parte del
Presidente, le quali, notoriamente, si esplicano durante l'intero
arco della giornata;
considerato che, nonostante la formale protesta (nota
protocollo n. 17 del 13 settembre 2004) da parte del Presidente
del Consiglio comunale, l'amministrazione comunale non ha
ritenuto di ripristinare il servizio, indispensabile per il
normale svolgimento dell'attività che giornalmente viene
espletata in relazione all'incarico ricevuto;
per sapere se non ritengano di intervenire per fare cessare le
arbitrarie interferenze e/o limitazioni imposte
dall'amministrazione comunale, tutelando così il diritto del
Presidente del Consiglio comunale, garantito dall'art. 15, comma
1 della l. r. 30/2000, di potere svolgere con serenità il mandato
ricevuto con regolare e democratica votazione da parte del
Consiglio comunale.» (1854)
ORTISI
PRESIDENTE. Le interrogazioni testè annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.
BASILE, segretario:
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali, premesso che:
in via Libertà, a Riposto (CT), non è stata realizzata la rete
fognaria, circostanza che provoca non pochi disagi agli abitanti
della suddetta via sia in termini di concreti rischi per la
salute pubblica (derivanti dalle esalazioni maleodoranti e dagli
altri inconvenienti facilmente intuibili) che in termini
economici per i continui ed inevitabili interventi di svuotamento
delle fosse settiche;
i lavori per la realizzazione della rete fognaria in via
Libertà erano stati predisposti dall'amministrazione comunale, ma
non sono mai stati portati a termine sembra per il fallimento
della ditta appaltatrice o per il mancato utilizzo del
finanziamento nei termini previsti;
per sapere quali motivi abbiano impedito la realizzazione della
rete fognaria in via Libertà e quali interventi urgenti intenda
porre in essere affinché possa essere prontamente realizzata.»
(1850)
(Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)
FLERES - CATANIA G. -
MAURICI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
lo scorso mese di luglio si é concluso il primo ciclo della
scuola di specializzazione in fisica sanitaria, istituito nel
2000 presso il dipartimento di fisica ed astronomia
dell'Università di Catania, con l'attribuzione del titolo ai
primi tre studenti del corso;
la scuola di specializzazione in fisica sanitaria è stata
istituita con decreto del Rettore n. 812 del 23 febbraio 2000
presso l'Università di Catania, indirizzo fisica medica;
in Sicilia sono presenti 30 fisici sui 135 necessari nel
territorio regionale;
la scuola, di durata quadriennale, prevede per legge anche
attività di tirocinio da svolgere presso Aziende sanitarie, con
le stesse modalità di obbligo di frequenza dei medici
specializzandi;
considerato che la fisica sanitaria è un settore fondamentale
per ciò che concerne i controlli sulla qualità delle
apparecchiature, ma anche per i piani di trattamento come la Tac
e le risonanze magnetiche;
ritenuto che:
i tre specializzati dovrebbero essere inseriti nelle Aziende
ospedaliere tramite concorsi o con contratto, poiché la figura
professionale di fisico sanitario, pur essendo indispensabile e
già presente in altre regioni d'Italia, causa un vuoto nella
pianta organica delle Aziende sanitarie;
la figura professionale del fisico medico garantisce la
funzionalità e la qualità di prestazioni di un sistema
diagnostico o terapeutico;
per sapere:
quali iniziative urgenti intendano assumere al fine di rendere
operativo il tirocinio dei fisici sanitari specializzati
nell'ambito delle Aziende sanitarie pubbliche;
se non ritengano di dover prevedere, alla luce della richiesta
di finanziamento inoltrata dai vertici della scuola di
specializzazione, il finanziamento di tre borse di studio per la
scuola di specializzazione di Catania per il prossimo anno
accademico.» (1853)
BASILE
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali, premesso che:
la totale assenza della segnaletica verticale e orizzontale
rende poco sicuro il transito dei veicoli in via Cairoli a
Catania;
lo stato di oggettivo pericolo è aggravato dalla presenza, in
via Cairoli, della scuola De Santis in prossimità della quale non
è stata tracciata alcuna striscia pedonale, con tutti i rischi
facilmente intuibili per gli studenti;
in via Cairoli è presente, ormai da svariati anni, una
discarica abusiva a cielo aperto, che rappresenta un serio e
concreto rischio per la pubblica salute ed in particolare dei
bambini che finiscono per giocare nei pressi della stessa;
per sapere:
quale ente o autorità avrebbe dovuto provvedere a ripristinare
le condizioni minime di sicurezza e transitabilità in via
Cairoli, con particolare riferimento all'apposizione della
segnaletica verticale e orizzontale e delle strisce pedonali in
prossimità della scuola De Santis e quali provvedimenti urgenti
risolutivi della problematica ritenga di dover prendere;
quale ente o autorità avrebbe dovuto provvedere a bonificare la
discarica abusiva di via Cairoli e quali interventi urgenti
intenda porre in essere per giungere ad una rapida bonifica e
valorizzazione dell'area in questione.» (1855)
(Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)
FLERES - CATANIA G. -
MAURICI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il turismo, le
comunicazioni e i trasporti, premesso che:
le ditte SAIS Trasporti (azienda Capogruppo), T.U.A., GALLO,
GIANPORCARO, SARP Trasporti (aziende controllate), esercenti
attività di trasporto pubblico locale in regime di concessione,
in numerose province della Regione godono dei benefici economici
di cui alla l.r. n. 68 del 1983;
le suddette aziende non osserverebbero le disposizioni in
materia di diritto del lavoro e del regime concessionale con
particolare riferimento alle norme sul lavoro straordinario;
le violazioni riguarderebbero l'art. 5 della legge 473 del
1925, 'avendo l'azienda fatto eseguire lavoro straordinario
eccedente le 12 ore settimanali' e gli articoli 2,3,8 della legge
138 del 1958 'per aver fatto svolgere al personale viaggiante
lavoro eccedente le 10 ore giornaliere e per non aver dato il
prescritto riposo settimanale';
dal 1996 è divenuta una prassi il ritardo con cui si erogano
gli emolumenti al personale dipendente ma anche le anomalie
relative alla trattenuta sulle somme versate ai dipendenti, a
titolo di cessione del quinto dello stipendio, di quota
associativa ed eventuali quote per prestiti C.A.M.A. e
dell'esigua somma, qual è la ritenuta sindacale, la mancata
erogazione della seconda tranche dell'una tantum, prevista
dall'A.N. 20 dicembre 2003, e l'adeguamento contrattuale per i
mesi di gennaio/febbraio 2004, il mancato pagamento di numerosi
TFR;
vi è un ricorso ai contratti di lavoro temporaneo senza
rispettare le percentuali imposte della legge 196 del 1997 oltre
ai costanti disservizi causati da una continua modifica (non
autorizzata) del programma di esercizio;
i mezzi ormai obsoleti e privi della dovuta assistenza tecnica,
nonostante vengano effettuate le revisioni, sono causa di
numerosi disservizi che penalizzano pesantemente la mobilità
degli utenti;
rilevato che:
le questioni fin qui esposte sono state oggetto di alcune
denunce trasmesse al Dipartimento regionale dei trasporti ma non
hanno prodotto alcun risultato positivo, anzi sembrano aver
rafforzato la posizione dell'Azienda consentendole di continuare
a non pagare gli stipendi e ridurre illegittimamente i programmi
di esercizio;
le organizzazioni sindacali hanno altresì proceduto a
depositare le denunce presso le Procure della Repubblica di
Palermo, Caltanissetta ed Agrigento;
la disciplina degli autoservizi di linea in regime di
concessione, prevista dalla legge 1822 del 1939, prevede all'art
1, comma 2 che 'tali concessioni vengono accordate a ditte di
comprovata idoneità morale, finanziaria ed organizzativa',
requisiti essenziali richiesti anche dalla l.r. n. 68 del 1983;
l'art. 34, lett. a) della legge 1822 del 1939 dispone la
decadenza delle concessioni allorché 'il concessionario venga a
perdere i requisiti di idoneità di cui all'art. 1';
l'assegnazione dei contributi regionali per le imprese
esercenti attività di autotrasporto è subordinata, ex art. 13
l.r. n. 68 del 1983, al rispetto delle norme e prescrizioni
concessionali, delle norme in materia di lavoro e di
assicurazioni sociali ed alla integrale applicazione, da parte
delle aziende, al personale dipendente adibito all'esercizio, del
trattamento economico e normativo definito dal CCNL e dagli
Accordi Integrativi;
ritenuto che:
le ditte SAIS Trasporti, T.U.A., GALLO, GIANPORCARO, SARP
Trasporti, alla luce degli elementi fin qui descritti, non
possederebbero adeguati requisiti morali, finanziari ed
organizzativi per il mantenimento delle concessioni ottenute;
i lavoratori di Caltanissetta e di Vittoria (RG) hanno indetto
numerose manifestazioni di protesta continuando a svolgere
regolarmente i servizi loro assegnati, nonostante ciò possa
costituire un serio pericolo per la sicurezza e la regolarità dei
servizi afferenti i bacini di traffico concessi alle aziende in
indirizzo;
per sapere:
se non ritengano opportuno, alla luce dei fatti sin qui esposti
e verificatane la fondatezza, provvedere alla sospensione
dell'anticipazione dei contributi di esercizio di cui alla legge
68 del 1983 (conto competenze 2004) alle ditte in oggetto;
se non ritengano opportuno, contestualmente al punto
precedente, procedere ad un'indagine amministrativa per esaminare
tutta la documentazione trasmessa dalle ditte in oggetto, dalle
OO.SS. e dagli uffici, allo scopo di accertare eventuali
omissioni da parte di funzionari regionali preposti al controllo
ed alla erogazione dei contributi e benefici economici di cui
alla l.r. 68 del 1983.» (1856)
FORGIONE - LIOTTA
PRESIDENTE. Le interrogazioni testè annunziate sono state già
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interpellanze presentate.
BASILE, segretario:
«Al Presidente della Regione, premesso che:
la legge regionale n. 10 del 1999 prevedeva che entro il 31
dicembre del 2003 l'Azienda siciliana trasporti (AST) si
trasformasse in società per azioni;
il mancato adempimento a tale obbligo comporta il protrarsi del
regime commissariale, ormai in vigore da diversi anni, con
parecchie anomalie gestionali, che richiedono un intervento
urgente da parte della Regione, ente finanziatore e controllore
sull'operato dell'Azienda;
in particolare, la gestione del personale ha suscitato negli
anni parecchie perplessità per l'adozione, da parte del
Commissario, di provvedimenti criticabili sia dal punto di vista
formale che del contenuto:
la definizione del nuovo organigramma con la nomina di diversi
dirigenti ed un numero spropositato di promozioni;
il ricorso ad un numero spropositato di assunzioni interinali,
formalmente dovute al blocco delle assunzioni, ma che casualmente
ha riguardato e riguarda da anni sempre gli stessi lavoratori tra
i quali figurano parecchi parenti diretti di personale già
dipendente della stessa Azienda;
la dispensa dalla regolare timbratura del cartellino e
l'annullamento dei limiti dello straordinario per alcune unità di
personale;
l'Azienda ha dato vita negli ultimi anni a diverse società
collegate; tra queste l''AST-Sistemi' e l''AST-Aeroservizi'; non
è dato sapere quali attività tali società svolgano in modo
produttivo per le casse dell'AST e su quali valutazioni di tipo
economico-gestionale si sia basata la decisione di avviare tali
attività imprenditoriali collaterali;
per conoscere se corrisponda a verità che:
le aziende collegate 'AST-Sistemi' e 'AST-Aeroservizi',
nonostante il ridottissimo o inesistente volume di attività,
abbiano proceduto a centinaia di assunzioni temporanee ripetute
nel tempo e che tra i beneficiari di tali assunzioni figurino
parecchi parenti diretti di parlamentari, di dipendenti ed
amministratori dell'AST e di sindacalisti della stessa Azienda;
alcuni dipendenti dell'AST, in particolare quelli con incarichi
che consentono un rapporto più continuo con la dirigenza, siano
riusciti a lavorare per mesi all'incredibile ritmo di 11 ore di
lavoro giornaliere, accumulando uno straordinario pari anche al
40 per cento dell'intera busta paga;
presso l'AST sia invalsa l'abitudine di vendere i mezzi usati
ancora in perfette condizioni a propri dipendenti che avrebbero
costituito delle società con le quali, utilizzando i mezzi ex-AST
acquistati a prezzi ridotti, offrono servizi di trasporto privati
in concorrenza con l'AST;
per i dirigenti dell'Azienda non sia stato stabilito alcun
carico di lavoro;
per conoscere, ancora, se corrisponda a verità che:
per il concorso per la nomina del Direttore generale,
pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana lo
scorso 30 aprile, sia stata seguita una procedura di nomina della
Commissione che non ha rispettato il dettato della legge n. 12
del 1991 e che della stessa Commissione siano stati nominati
membri alcuni pubblici amministratori incompatibili;
nei giorni scorsi ignoti abbiano affisso all'Albo dell'Azienda
una fantomatica graduatoria del concorso che, seppure ovviamente
fasulla, avrebbe dimostrato la possibilità di aver accesso
all'elenco dei candidati e quindi alla violazione tanto delle
norme sui concorsi quanto di quelle sulla privacy;
se, alla luce di quanto sopra, non ritenga di dover disporre
un'urgentissima ispezione sull'azione amministrativa posta in
essere presso l'Azienda siciliana trasporti al fine di accertarne
la regolarità, eliminando le eventuali cause e rimuovendo gli
eventuali responsabili;
quali motivi politici e/o formali impediscano l'assolvimento
degli obblighi di cui alla legge regionale n. 10 del 1999 per la
trasformazione dell'AST in società per azioni.
(Gli interpellanti chiedono lo svolgimento con urgenza)
ORLANDO - FERRO - RAITI -MICCICHE'-
MORINELLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
il Commissario per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque
in Sicilia ha disposto l'avvio operativo delle società di ambito,
disponendo in data 20 aprile 2004 (prot. 7990), che le
amministrazioni comunali e provinciali dovranno porre in essere
gli atti necessari per dar luogo al 'trasferimento delle
disponibilità finanziarie, delle attrezzature, dei mezzi, del
personale e di quant'altro connesso alla gestione dei rifiuti
alla Società di ambito della quale ciascun 'Ente locale è socio';
il Comune di Palermo è socio (al 89 per cento) insieme con il
Comune di Ustica (1 per cento) e l'Amministrazione provinciale di
Palermo (10 per cento) della SpA 'Palermo Ambiente' e la gestione
dei rifiuti (con disponibilità finanziarie, attrezzature, mezzi,
personale) è interamente inserita nella AMIA;
la Giunta comunale di Palermo con delibera del mese di agosto
del 2004, ha preteso di far seguito alla delibera n. 447 del 27
dicembre 2002 del Commissario ad acta, con i poteri del Consiglio
comunale;
la predetta delibera n. 447 del 2001 non è mai stata sottoposta
al Consiglio comunale dopo la cessazione dell'attività
commissariale;
il richiamo alla predetta delibera n. 447 è del tutto erroneo
e, parimenti, del tutto incompetente a provvedere è di
conseguenza la Giunta municipale in assenza di manifestazione di
volontà da parte del Consiglio;
la delibera n. 447 si limitava ad avviare il processo della
cosiddetta 'privatizzazione' dell'AMIA e tale processo non
avrebbe dovuto portare alla distruzione dell'Azienda stessa, né
allo smembramento delle attività da essa svolte fra diverse
società;
la successiva costituzione della società 'Palermo Ambiente', in
uno con le prescrizioni del Commissario per l'emergenza rifiuti,
determina la necessità di trasferire alla stessa tutte le
funzioni e le risorse dell'AMIA ove non si intenda riflettere la
specificità gestionale dell'AMIA, come pure sarebbe auspicabile;
la Giunta comunale, con delibera del mese di agosto 2004, ha
illegittimamente modificato le indicazioni di cui alla delibera
n. 447 e le prescrizioni del Commissario per l'emergenza,
trasferendo soltanto alcuni contratti di servizio vigenti tra il
Comune e l'AMIA alla 'Palermo Ambiente', nonché prevedendo la
costituzione di altra società per azioni per l'espletamento di
servizi di igiene ambientale e parimenti tenendo in vita, a
questo punto come mera scatola vuota, l'AMIA;
in particolare la delibera di Giunta pretende di trasferire
alla 'Palermo Ambiente' i contratti dell'AMIA, 'limitatamente
agli articoli relativi alla gestione integrata del servizio
rifiuti, segnatamente escludendo: manutenzione strade,
monitoraggio ambientale, servizi di derattizzazione e
disinfestazione locali comunali, servizio di pulizia aule
giudiziarie';
per effetto di tali decisioni, si procede ad un illegittimo ed
irrazionale spezzettamento delle funzioni che già erano
dell'AMIA, con il conseguente spreco delle professionalità e
delle conoscenze acquisite, l'aumento dei costi e la mancata
garanzia dei livelli occupazionali;
per di più, la delibera adottata mostra un'assoluta ignoranza
del concetto della gestione integrata dei servizi ambientali, che
vengono visti come limitati alla sola raccolta dei rifiuti e non
quindi come un insieme di attività volte a garantire, nel loro
complesso, una migliore qualità della vita e dell'ambiente;
la delibera di Giunta adottata ad agosto, ha tutte le
caratteristiche del 'colpo di mano estivo' tanto nei riguardi
delle competenze del Consiglio comunale quanto nei riguardi delle
organizzazioni sindacali;
le organizzazioni sindacali dei lavoratori così, come quelle
dei dirigenti, hanno denunciato tanto il merito quanto il metodo,
lamentando altresì la mancata consultazione;
siamo ancora una volta in presenza di un'iniziativa volta a
moltiplicare i posti di consigliere di amministrazione e far
proliferare strutture inadeguate, in danno degli interessi dei
cittadini (che vedranno aumentare in maniera abnorme le tariffe
in conseguenza dell'aumento dei costi e ne avranno servizi
peggiori) e dei lavoratori (che si vedranno costretti a perorare
la conservazione del posto di lavoro secondo pratiche di
subalternità mortificanti);
per conoscere:
quali iniziative si intendano adottare per impedire una
situazione destinata ad essere emblematica di logiche
accaparratorie, clientelari e mortificatici dei diritti dei
lavoratori e dei cittadini;
se non ritenga di dover trasmettere tutti gli atti relativi
alla vicenda alla Procura della Corte dei conti al fine di
accertare responsabilità.» (191)
(Gli interpellanti chiedono lo svolgimento con urgenza)
ORLANDO-FERRO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, all' Assessore per la famiglia, le politiche sociali
e le autonomie locali e all'Assessore per l'agricoltura e le
foreste, premesso che, con la l.r. n. 9 del 1986, la Regione
siciliana ha soppresso le proprie Comunità montane, istituite e
definite dalla l.r. n. 34 del 1972 e dalla l.r. n. 46 del 1973,
delegando alle Province regionali la funzione di programmare gli
interventi a favore della montagna;
preso atto che le Province praticamente non si sono ritrovate
nelle condizioni di sviluppare alcun progetto differenziato in
relazione alla specificità dei problemi dei Comuni montani, se
non in rapporto alle questioni della viabilità inter e
sovracomunale e che, di fatto, l'unico sbocco istituzionale e
finanziario delle popolazioni siciliane di montagna (oltre 180
Comuni) è stata la politica della forestazione che ha portato, ad
oggi, la Sicilia a circa 300.000 ettari di superficie boscata;
valutato che in prima linea, nella gestione dei problemi della
montagna in Sicilia, è rimasta la sola Amministrazione forestale
che, con tutte le sue difficoltà e tutto il suo precariato,
continua ad essere l'unica fonte di reddito da lavoro dipendente
per le zone montuose;
tenuto conto che l'istituzione dei quattro Parchi siciliani e
di un'ottantina di riserve naturali ha posto in essere una forma
diversa di tutela ed amministrazione per circa 230.000 ettari sui
940.000 della montagna siciliana (fra l'altro non sempre
coincidenti) rendendo di difficile concezione e di ancor più
ardua attuazione l'idea di una pura e semplice 'resurrezione'
delle Comunità montane in Sicilia;
considerato pur tuttavia, che il problema di un recupero di
un'organica politica per la montagna si ripropone con drammatica
urgenza ad ogni livello, vuoi per il visibilissimo spopolamento
di vaste aree interne della Sicilia in fase di evidente
emigrazione verso i grandi aggregati cittadini e metropolitani,
vuoi per gli evidenti benefici e le opportunità che la
legislazione nazionale, di converso, ha manifestato di offrire ai
Comuni montani del Continente in sintonia con l'orientamento
espresso dalla Comunità Europea;
atteso che appare opportuno e necessario coordinare nuove forme
di intervento programmato per impedire lo stratificarsi di gravi
squilibri sociali all'interno del territorio siciliano ed
arrestare il progressivo degrado dei territori di montagna,
favorendo il recupero, anche culturale, del patrimonio di decine
e decine di Comuni molto spesso ricchi di storia e di pregevoli,
ancorché poco valorizzate, testimonianze dei secoli passati ed
incentivando l'aggregazione di energie volte alla messa in moto
di specifiche attività produttive locali (gestione di aree
attrezzate, attivazione di circuiti turistici,
commercializzazione di prodotti tipici, promozione culturale,
forestazione produttiva, etc.), anche riattivando proficue
collaborazioni intercomunali;
per conoscere se il Governo della Regione, anche attraverso
l'istituzione di una conferenza di servizi interassessoriale, non
ritenga di dover comunque ripristinare una propria organica
politica per la montagna, dando vita ad un tavolo di lavoro che,
formalmente e sostanzialmente, sia in grado di delineare non solo
la cabina di regia unica per gli interventi relativi alla
montagna, ma anche un progetto complessivo di rilancio, in
sinergia con tutte le realtà politico-amministrative (Comuni,
Province, Enti-Parco, Amministrazione forestale) ad oggi operanti
nel settore.» (192)
VIRZI'
PRESIDENTE. Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza
che il Governo abbia dichiarato di respingere le interpellanze o
abbia fatto conoscere il giorno in cui intende trattarle, le
interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura della
mozione presentata.
BASILE, segretario:
«L'Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
il settore della filiera zootecnica ha risentito in maniera
fortemente negativa degli scandali che hanno riguardato colossi
come la Cirio e la Parmalat;
la preoccupante diffusione del fenomeno della BSE, della Blue
tongue, dell'afta epizootica e di altre malattie, ha determinato
gravi conseguenze nel settore zootecnico e del connesso comparto
mangimistico siciliano;
la macellazione e lo smaltimento delle parti a rischio
(cervello, milza, midollo spinale, ecc) che a seguito dei
provvedimenti delle competenti autorità sanitarie debbono essere
incenerite, ha ulteriormente aumentato i costi di produzione
degli operatori di settore;
si è registrato un crescente disorientamento tra gli utenti
privati delle mense pubbliche, delle scuole e degli ospedali,
compresi quelle in cui si garantisce l'uso di carne certificata
per qualità e provenienza;
il parco zootecnico isolano si è ridotto, rispetto agli anni
novanta, di una percentuale pari al settanta per cento;
la situazione che si è venuta a creare ha inciso sul fallimento
di marchi storici della mangimistica, con effetti disastrosi
sull'occupazione,
Considerato che:
si è registrato un sostanziale crollo dei consumi e dei
fatturati ed anche la situazione finanziaria delle imprese del
settore presenta caratteri di notevole preoccupazione;
nella zootecnia in genere, e nella sua filiera che include la
produzione di mangimi, il divario Nord-Sud si allarga sempre più;
in Sicilia si riscontrano le più marcate penalizzazioni, anche
a fronte di una situazione complessiva che vede presenti ed
operanti nel territorio siciliano, al 22 ottobre 2000, un numero
di aziende di allevamento di bestiame pari ad appena il 5 per
cento del totale nazionale;
i consumi siciliani di carne vengono soddisfatti per circa il
60 per cento da importazioni;
la tendenza evidenzia un progressivo abbandono della pratica
zootecnica da parte di un gran numero di aziende;
non è più rinviabile un maggior impegno economico per
sviluppare il modello zootecnico della Regione e favorire così
l'incremento delle produzioni di mangimi ottenuti da prodotti
locali,
impegna il Presidente della Regione
a definire un piano di misure per sostenere gli allevatori
siciliani e gli operatori del comparto mangimifico;
ad adoperarsi perché venga dichiarato ufficialmente lo 'stato
di crisi' del settore;
a predisporre le risorse finanziarie necessarie al ristoro del
settore, con la previsione in particolare di agevolazioni fiscali
e linee di credito agevolate (al tasso dell'1,5 per cento, come
in Francia) per tutte le fasi della filiera (allevatori,
industrie di macellazione, eccetera) di durata almeno
quinquennale;
a prevedere con immediatezza una campagna informativa
istituzionale chiara e con esponenti scientifici credibili nei
mezzi di comunicazione e nelle scuole;
ad adottare ogni provvedimento necessario per la
riqualificazione del settore zootecnico da carne;
a stimolare il Governo nazionale perché vengano disposte le
necessarie agevolazioni fiscali (sospensione dei termini di
pagamento per IRPEF, IRPEG, IRAP, IVA) e previdenziali
(versamenti INPS ed INAIL) per tutte le singole componenti la
filiera, tenendo anche in considerazione le perdite subite dai
macellai;
a richiedere al Governo nazionale la riduzione delle aliquote
IVA dal 10 per cento al 4 per cento sui bovini vivi e relative
carni, come negli altri Paesi della Comunità.» (311)
FLERES - CATANIA G. - MAURICI -
BALDARI - TURANO
PRESIDENTE. Avverto che la mozione testé annunziata sarà
iscritta all'ordine del giorno della seduta successiva perché se
ne determini la data di discussione.
Comunicazione di nomina di componente di Commissione
PRESIDENTE. Comunico che, con decreto del Presidente
dell'Assemblea n. 391 del 23 settembre 2004 e su designazione
del Gruppo parlamentare di Forza Italia, l'onorevole Catania
Giuseppe è stato nominato componente della II Commissione
legislativa permanente Bilancio , in sostituzione
dell'onorevole Leontini, nominato Assessore regionale.
Ne do lettura:
«Considerato che, a seguito della sua nomina ad assessore
regionale, l'onorevole Innocenzo Leontini è automaticamente
decaduto, ai sensi del comma 2 dell'articolo 37 bis del
regolamento interno, dalla carica di componente della II
Commissione legislativa permanente "Bilancio";
considerato che occorre procedere alla relativa sostituzione;
vista la designazione del gruppo parlamentare Forza Italia , al
quale l'onorevole Innocenzo Leontini appartiene;
visto il Regolamento interno dell'Assemblea,
D E C R E T A
L'onorevole Giuseppe CATANIA è nominato componente della II
Commissione legislativa permanente Bilancio , in sostituzione
dell'onorevole Innocenzo Leontini, nominato Assessore\ regionale.
Il presente decreto sarà comunicato all'Assemblea.»
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
Regolamento interno che nel corso della seduta potrà procedersi
a votazioni mediante sistema elettronico.
Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 17.54, è ripresa alle ore 18.03)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei sottoporre all'Aula la
possibilità di prelevare il punto III dell'ordine del giorno ed
iniziare subito la trattazione del DPEF.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, concordo con
la sua richiesta di prelievo, tuttavia volevo ricordare al
Governo, ma anche a lei che è componente della Commissione
Bilancio, che nel corso della discussione in Commissione del
documento di programmazione economica e finanziaria abbiamo
chiesto al Governo - ed il Governo si era impegnato di fornirli
prima dell'inizio della discussione sul DPEF in Aula - i dati
dell'incidenza della preannunciata manovra che passa sotto il
cosiddetto taglio delle tasse del Governo nazionale sulle
previsioni di entrata della Regione e la ricaduta che tale
manovra comporta complessivamente sulle condizioni economiche e
finanziarie della nostra Regione. Questo avrebbe permesso di
intraprendere una discussione del DPEF non fondata su teorie, ma
fondata appunto sulla ricaduta oggettiva di tali mancate entrate
nell'economia regionale.
Pertanto, chiedo al Governo se è nelle condizioni di fornire
questi dati all'Aula che possano permettere lo sviluppo di un
dibattito nel merito del documento di programmazione economico-
finanziaria.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta stabilito il
prelievo del punto terzo dell'ordine del giorno.
Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
per gli anni 2005-2007
Presidenza del vicepresidente Fleres
Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
per gli anni 2005-2007
PRESIDENTE. Si passa quindi al III punto dell'ordine del
giorno: «Discussione del Documento di programmazione economico-
finanziaria per gli anni 2005-2007».
Assessore Cintola, l'onorevole Speziale ha posto come questione
il possesso dei dati necessari per ben comprendere quali siano, o
quali possano essere gli effetti di natura finanziaria della
manovra nazionale riguardante l'eventuale riduzione del carico
fisicale.
Tale richiesta risale ad una decisione assunta in Commissione
Bilancio e, secondo l'onorevole Speziale, sarebbe propedeutica ad
un esame più concreto e più diretto del documento di
programmazione economico-finanziaria.
Ha facoltà di parlare l'assessore per il bilancio, onorevole
Cintola.
CINTOLA, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, il Governo si è impegnato a
fornire i dati richiesti prima dell'inizio dell'esame del
bilancio e della finanziaria. Pertanto, ben sapendo che la
richiesta è stata reiterata anche ieri sera in Commissione
Bilancio dall'onorevole Speziale, tenuto conto che abbiamo
concluso i lavori stanotte poco prima delle due, ed avendo
stamattina ugualmente lavorato sui documenti economici, ci siamo
riservati di fornire questi dati prima di arrivare all'esame del
bilancio e della finanziaria. Spero di poterli fornire anche
stasera stessa, nel corso della riunione della Commissione
Bilancio già convocata a conclusione dei lavori d'Aula ed alla
quale sono stati invitati anche i Presidenti dei Gruppi
parlamentari al fine di delineare i punti fondamentali dei
documenti economici prima che gli stessi siano approvati dalla
Giunta regionale.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, reitero la
richiesta formulata poc'anzi in quanto ritengo che la risposta
fornita dall'Assessore sia alquanto grave, a meno che il Governo
non intende dare al documento di programmazione economico-
finanziaria un valore prettamente cartaceo.
Ma se dal documento di programmazione economico-finanziaria
l'Aula deve trarre gli indirizzi che guideranno poi la manovra
finanziaria e quella di bilancio non può mancare alla conoscenza
dell'Aula un dato così rilevante, un dato che, a regime, viene
calcolato in maggiori entrate per la Sicilia per circa 2.500
miliardi di vecchie lire se la previsione del Governo nazionale
dovesse mantenersi attorno ai due scaglioni, e che nelle
previsioni modificate avanzate dal Presidente del Consiglio
Berlusconi potrebbe addirittura oscillare da minori entrate per
1.000 miliardi di vecchie lire fino a 2.500 miliardi.
Un'incidenza così alta nella manovra finanziaria, che in
qualche modo determina un orientamento nelle scelte di bilancio,
non può essere nascosta o, comunque, non tenuta in considerazione
nella fase di discussione del documento di programmazione
economico-finanziaria.
Ritengo che avremmo dovuto lasciarci alle spalle la fase in cui
i documenti di programmazione economico-finanziaria erano
soltanto elementi cartacei attorno a cui aprire una discussione
senza significato e senza costrutto. Nel triennio precedente
questo Governo è stata già affrontato la discussione su documenti
di programmazione economico-finanziaria privi di fondamento, di
orientamento e di riferimento agli indicatori veri dell'economia
siciliana, tanto è vero che poi si sono rilevati tutti e tre i
documenti assolutamente fallaci nelle previsioni. Un esempio per
tutti: il tasso di crescita previsto in tutti e tre i documenti
di programmazione economico-finanziaria è lo stesso che è
contenuto nel documento in esame e prevede una crescita media tra
il 2005 e il 2007 addirittura attorno al 3,6, che è in contrasto
con tutti gli indicatori economici, con le previsioni che gli
indicatori economici fanno per la nostra Regione. Pertanto, se si
ritiene di dover affrontare ancora una volta la discussione su un
documento di programmazione economico-finanziaria soltanto
cartaceo, privo di riferimenti certi e di capacità di indirizzo
per la manovra finanziaria e di bilancio, lo si può fare anche
senza avere una conoscenza completa dei dati economici; quindi,
in mancanza di tali dati di riferimento economici, possiamo fare
una discussione di qualsiasi natura, pure sul sesso degli angeli.
Se invece, come mi auguravo, il Governo avesse voluto mettere
l'Aula in condizione di affrontare una discussone approfondita
sul documento di programmazione economico-finanziaria, a cui poi
ancorare le linee-guida di orientamento della legge finanziaria e
di bilancio, avrebbe dovuto preoccuparsi di fornire all'Aula i
dati che ho richiesto.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, non voglio interferire né nel
suo rapporto con l'Assessore nè in quello che intercorre tra i
deputati, tuttavia sia il DPEF che la manovra finanziaria
nazionale sono strumenti ancora non del tutto definiti.
SPEZIALE. Il DPEF nazionale è già definito, signor Presidente.
PRESIDENTE. Il DPEF nazionale sì, ma le disposizioni che
riguardano i tagli non sono state ancora ben determinate, non si
sa quante saranno le fasce e quale sarà l'incidenza.
Credo che in questo momento si debba affrontare la situazione
per quella che è e, tuttavia, sono convinto che l'assessore - nei
termini che ha indicato poc'anzi - non appena ne sarà in possesso
ci farà avere la documentazione richiesta.
CINTOLA, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, sembrerebbe quasi che ieri sera
l'onorevole Speziale non sia stato presente in Commissione
Bilancio. Infatti, già ieri sera, ho dichiarato, presenti anche i
funzionari dell'assessorato, che sono in grado di fornire i dati
richiesti e ne stiamo anche tenendo conto nella stesura dei
documenti finanziari.
E, aggiungendo a quanto anticipato dal Presidente
dell'Assemblea, e cioè che non possiamo contare su dati certi in
quanto riguardanti momenti ancora da venire, dico anche che ieri
sera abbiamo concordato che ci saremmo incontrati domani mattina
con i capigruppo, e certamente non è un incontro da
sottovalutare, non si tratta di una conventicola.
Quando abbiamo anticipato - proprio per evitare che la stampa
lamenti che gli incontri con la minoranza non si svolgano nelle
sedi istituzionali - che ci saremmo riuniti proprio nella
Commissione Bilancio questa sera alla fine della discussione sul
DPEF, non abbiamo inteso nè turlupinare nè presentare documenti
esclusivamente cartacei o fare cose prive di validità, nè tanto
meno accettare che si parli ancora una volta di un preventivo
negativo. Questo perché abbiamo la certezza che il consuntivo
consumato fino al 2002 dà ragione ai DPEF prodotti dai precedenti
Governi, i quali hanno confermato che la Sicilia, con il PIL al
2,3 per cento per gli anni 2000, 2001, 2002, è risultata la
migliore regione d'Italia.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il vicepresidente della
Commissione Bilancio per illustrare la relazione di maggioranza
sul DPEF.
SAVONA, vicepresidente della Commissione bilancio e relatore di
maggioranza. Onorevoli colleghi, la legge di contabilità e la
disciplina regolamentare collocano il Documento di programmazione
economico-finanziaria nella fase iniziale di costruzione delle
strategie finanziarie e dei conti di previsione; un calendario
che, quest'anno, è stato nel complesso rispettato, confermando un
andamento virtuoso inaugurato l'anno scorso con la conclusione
della sessione di bilancio entro l'anno, che ha interrotto una
tradizione che vedeva da molti anni il ricorso all'esercizio
provvisorio e l'approvazione del bilancio di previsione ad
esercizio finanziario abbondantemente iniziato.
La Commissione Bilancio, con la lunga seduta notturna di
martedì, ha concluso l'esame del DPEF ed ha licenziato per l'Aula
una corposa manovra finanziaria per il 2004, nel pieno rispetto
del calendario fissato dalla Conferenza dei capigruppo e, ancor
più importante, creando tutte le condizioni per un avvio regolare
della sessione di bilancio che potrà portare, come l'anno scorso,
ad approvare i documenti finanziari entro l'anno; il Governo, del
resto, come ha ribadito l'assessore Cintola in Commissione, è
impegnato a presentare nei termini previsti bilancio e
finanziaria. Anche tornando al pieno rispetto dei tempi e dei
metodi di approvazione dei documenti finanziari si dà un parziale
ma significativo contributo a mettere ordine nei conti della
Regione; e questo, accanto al potenziamento delle politiche di
sviluppo, è il filo conduttore del Documento di programmazione.
Merita ricordare che, come evidenziato nelle relazioni degli
anni precedenti, il Documento di programmazione economico-
finanziaria ha, tra i suoi fini precipui, quello di consentire al
Parlamento di operare una valutazione di coerenza programmatica,
rispetto agli obiettivi in esso indicati, sia delle previsioni di
bilancio che dei contenuti della legge finanziaria, così come
dovranno essere predisposti dal Governo sulla base delle linee
individuate dal Documento.
Per quanto riguarda i contenuti, il DPEF reca una serie di
parametri relativi al collegamento tra variabili reali
dell'economia e variabili finanziarie, sia con riferimento alle
loro linee di tendenza che in rapporto agli obiettivi perseguiti
con le manovre di finanza pubblica indicate e dunque ai contenuti
delle politiche correttive che si intendono approntare; la
definizione degli indirizzi cui deve ispirarsi la legislazione di
spesa della Regione e le altre linee di politica economica che
rendano coerenti gli obiettivi dichiarati; la ricostruzione di un
quadro integrato della finanza della Regione e di tutti gli enti
del settore pubblico regionale e dunque delle sue evoluzioni e
dei fabbisogni complessivi.
Sul versante macroeconomico, il trend delle principali
variabili appare, nel periodo di riferimento del Documento, in
lieve miglioramento rispetto ai risultati conseguiti nel biennio
2002-2003. Il PIL regionale, infatti, dovrebbe crescere, in
termini reali, ad un saggio medio programmatico dell'1% nel 2004,
del 2,5% nel 2005, del 3,3% nel 2006 e del 3,6% nel 2007.
L'economia siciliana sembra risentire del momento critico del
ciclo economico nazionale ed internazionale nei settori più
esposti al mercato globale; gli effetti di eventi climatici e di
prezzi favorevoli per l'agricoltura e la messa in cantiere di
importanti infrastrutture legate alla programmazione nazionale e
comunitaria rappresentano tuttavia fattori di sviluppo che
renderanno possibile la ripresa nei prossimi anni.
Le politiche di crescita restano collegate in larga misura agli
sviluppi della programmazione negoziata ed in particolare
all'avanzamento degli accordi di programma quadro stipulati e
delle diverse misure del POR Sicilia 2000-2006. Al riguardo,
appare significativo lo sforzo portato avanti dal Governo di
creare sinergie tra gli APQ ed il POR riprogrammato e di
riposizionare gradualmente gli interventi locali dalle attuali
forme della contrattazione, che privilegiano i regimi di aiuto
alle imprese, a forme più attuali nelle quali l'attenzione
risulti spostata verso gli aspetti infrastrutturali.
In tale contesto il Governo intende proseguire nell'azione
volta alla promozione di fondi chiusi ed al sostegno dei consorzi
fidi, considerato il ruolo strategico della loro azione nel
settore creditizio per lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
Occorre poi perseguire con vigore il processo di risanamento
contabile già intrapreso con le precedenti leggi finanziarie,
attraverso un recupero di efficienza nella gestione delle entrate
ed il rigoroso rispetto dei limiti di spesa assegnati alle
diverse amministrazioni ed enti.
Sarà quindi necessario aggredire i nodi strutturali che
determinano lo squilibrio delle finanze regionali, riformando le
politiche e le linee di azione settoriali, intervenendo con
particolare decisione sul sistema sanitario, allo scopo di
razionalizzare la spesa e liberare risorse per il riequilibrio
territoriale.
Lo scostamento tra le risorse programmate per la sanità e
quelle effettivamente spese dà infatti luogo alla formazione di
disavanzi che vengono coperti, a consuntivo negli esercizi
successivi, con un drenaggio costante di risorse del bilancio
regionale che risulta incompatibile con il perseguimento di
qualsiasi azione di efficace risanamento e che rende ineludibile
la realizzazione di forti misure correttive dei trend finanziari
del settore, tendenti a raggiungere entro il 2006 l'equilibrio
economico delle aziende sanitarie ed ospedaliere. Al riguardo va
segnalata la norma importantissima varata con la manovra che sarà
in Aula la prossima settimana, che fissa in termini
circostanziati i tempi del raggiungimento dell'equilibrio
finanziario della sanità, dando a tale politica di contenimento
anche strumenti normativi per potere operare nel senso del rigore
e del contenimento.
Riguardo agli indirizzi per la politica di bilancio, è
confermato, quale obiettivo fondamentale dell'azione pubblica,
l'azzeramento del ricorso al mercato finanziario. Il quadro
tendenziale di competenza, dunque la descrizione dei conti quali
sarebbero in assenza delle politiche correttive, quantifica un
ricorso al mercato pari a 1.414 milioni di euro per il 2005, a
1.304 milioni per il 2006 e a 629 milioni per il 2007.
Nel 2005, infatti, le entrate correnti dovrebbero attestarsi
sui 12.528 milioni di euro, in calo del 2,2% rispetto all'anno
precedente. Le spese correnti dovrebbero restare pressocchè
invariate sui 12.881 milioni di euro. Le entrate in conto
capitale dovrebbero scendere a 1.662 milioni di euro (-20,8% su
base annua) e le spese in conto capitale a 2.321 milioni di euro
(-18,3%): una flessione dovuta alla non ripetibilità per il 2005
di talune entrate appartenenti a tale categoria.
La manovra correttiva preannunciata dal governo nel DPEF, pari
a circa 1.414 milioni di euro per il 2005, si compone di 1.004
milioni di misure strutturali, 210 milioni di misure una tantum e
200 milioni di operazioni finanziarie finalizzate ad
investimenti.
Gli interventi che dovranno consentire di azzerare nel corso
del prossimo esercizio il ricorso al mercato finanziario sono
riassumibili nei termini seguenti:
continuare le politiche dirette alla razionalizzazione delle
risorse acquisibili, con particolare riferimento a manovre di
politica finanziaria e fiscale volte ad incrementare anche le
entrate degli enti locali;
stabilire misure di rigore e razionalizzazione tendenti al
risparmio negli enti finanziati dalla Regione;
incrementare le entrate relative al patrimonio regionale,
promuovendone la valorizzazione e la dismissione;
-recuperare risorse non utilizzate nei vari settori
dell'economia regionale, per destinarle al sostegno dello
sviluppo delle strutture produttive;
-proseguire nella politica di riduzione delle spese correnti
della Regione e degli enti da questa vigilati.
-Se questo è il quadro strategico delineato dal DPEF, mi pare
altrettanto importante sottolinearne un ulteriore profilo, che lo
rende un documento prezioso per il dibattito e dunque anche un
momento significativo del confronto di Aula: esso offre alla
nostra riflessione un quadro completo ed un inventario di tutte
le politiche in corso nella Regione; dallo stato di attuazione
del POR e degli altri programmi di iniziativa comunitaria alla
realizzazione degli APQ, dalle politiche sociali alla finanza
locale, alla programmazione negoziata, alla politica dei servizi.
Ecco perché il confronto sul DPEF è un momento importante che ci
consente di valutare le linee di prospettiva, ma anche di fare il
punto sullo stato dell'arte nei diversi campi dell'intervento del
Governo. Nell' esprimere la valutazione positiva per il Documento
presentato, ribadiamo il pieno impegno della Commissione a dare
il suo contributo politico e di proposta nel percorso politico
impegnativo delineato dal Governo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Capodicasa per
svolgere la relazione di minoranza.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, capisco la fretta del relatore di maggioranza di
concludere il suo intervento, considerato che proprio
sull'argomento del Documento di programmazione Economico-
finanziaria quest'anno sembra ci sia ben poco da dire. Gli anni
passati abbiamo svolto una critica all'impostazione di questi
documenti che ci apparivano pregni di enfasi e di propaganda,
volti a riproporre più impegni programmatici che il Presidente
della Regione aveva presentato agli elettori nel corso della
campagna elettorale, che non a misurare effettivamente la
corrispondenza tra le intenzioni e le scelte del Governo e la
concreta realtà dei conti e dell'economia siciliana.
Quest'anno il documento appare più misurato, sembrerebbe che si
sia esaurita una spinta, una fase di illusione, c'è meno
propaganda, meno impegni altisonanti, ma non abbiamo, ahimè un
documento sobrio. Per sobrietà intendiamo un documento asciutto
che contempli però e preveda tutto ciò che un documento di
programmazione economica e finanziaria debba prevedere.
Sembra più un documento che registra una sorta di rassegnazione
sullo stato di crisi della Regione, dei suoi conti, della sua
economia e sembra che manchi una volontà, una voglia di risalire
la china mettendo in campo strumenti, mezzi e politiche idonee a
questo scopo.
Del resto non poteva essere diversamente, perchè dopo tre anni
di pessimi risultati sarebbe stato veramente paradossale
continuare con l'impostazione originaria, sempre più
illusionistica che avrebbe finito per stridere con i dati
concreti della realtà.
Del resto, il rimpasto avuto il mese scorso all'interno della
Giunta di Governo, la sua ampiezza e anche la sua radicalità, per
alcuni versi, e la rotazione di tutti gli assessori nelle
rispettive deleghe, anche di quelli che sono stati riproposti,
dimostra che sono presenti i sintomi, ormai abbastanza evidenti,
del fallimento di questa maggioranza e di questa politica.
Non si è trattato, come il Presidente della Regione ha voluto
prospettare, di una semplice messa a punto della macchina in
vista della volata finale di questo scorcio di legislatura; è
sembrata piuttosto una presa d'atto della crisi che, del resto
poco prima del rimpasto, si era manifestata in modo clamoroso con
la bocciatura, di fatto, della manovra finanziaria, con una
ripetizione di voti segreti su alcune parti importanti di quel
documento che ne ha comportato l'affossamento.
Purtroppo, lo diciamo nella qualità di siciliani - infatti,
come uomini di parte potremmo perfino accogliere ciò con
soddisfazione - che tale trend negativo non si è concluso, non
solo perchè non si vedono i segni di un corale cambiamento di
strategia politica, cosa che ovviamente non può essere affidata
ad un assessore singolo o a qualcuno degli assessori della
Giunta, ma deve essere affidato alla guida del Governo ed alla
compagine di maggioranza. Non si vedono neanche i segni di una
ritrovata compattezza, ce lo dicono ancora le polemiche,
esplicite o implicite che siano, che emergono sulla stampa e le
prese di posizione, come quella dell'assessore Pagano che dal
Bilancio va alla Pubblica istruzione e lancia un pesante siluro
contro il suo predecessore accusandolo di avere sfasciato la
scuola pubblica a vantaggio di quella privata.
E ancora l'assessore Cintola che va ad occupare il posto
dell'onorevole Pagano e dichiara alla stampa che a sua memoria la
migliore legge finanziaria finora approvata da questo Parlamento
è quella del Governo Capodicasa, che aveva come assessore per il
bilancio l'onorevole Piro. L'onorevole Cintola può benissimo
richiamarsi a quel momento nel quale egli faceva parte di quella
maggioranza; ma tale considerazione non può, ovviamente, essere
ritenuta un complimento per l'assessore Pagano. Personalmente
ritengo che ha ragione l'onorevole Cintola, e non l'assessore
Pagano, il quale in questi tre anni ha ritenuto di avere fatto
mirabilie, ma i risultati della sua politica dimostrano il
contrario.
Abbiamo visto - cito come esempio quello riscontrato ieri in
Commissione Finanze - che l'Assessore per il lavoro ha presentato
una norma in materia di formazione professionale che
nell'approvare la graduatoria del bando del 2002, nello stesso
tempo, propone il blocco in quell'anno degli enti della
formazione professionale, sottolineando implicitamente che dal
2002 in avanti - cioè dal momento dell'ultima fase della gestione
dell'assessore Stancanelli - hanno trovato ingresso nella
formazione siciliana una serie di enti che gestiscono i corsi che
l'attuale Assessore vuole che rimangano fuori dalla porta,
sostenendo implicitamente che quelle scelte hanno natura
clientelare e che hanno comunque comportato un aggravio della
spesa.
Si tratta di sintomi che, ad appena un mese dal rimpasto di cui
hanno parlato ampiamente i giornali, dimostrano che i problemi
sono ben lungi dall'essere superati. Il DPEF, a nostro giudizio,
nella sua stringatezza e laconicità, registra una caduta di
traguardi e paradossalmente ciò avviene quando sarebbe necessario
invece un colpo d'ala per fare concludere discretamente, senza
squilli di trombe ma con un minimo di dignità, questa infausta
legislatura.
Queste performance del Governo e della maggioranza siciliana
fanno il paio con ciò che è successo a livello nazionale,
considerato che anche il Governo Berlusconi ha dovuto, nel corso
dei mesi, adottare misure correttive dal punto di vista della
gestione dei conti - la più importante è stata quella di avere
licenziato il ministro Tremonti. La finanza creativa di Tremonti
quindi, che rasentava la pirotecnica, in alcuni casi, lascia il
posto ad un più modesto e misurato progetto di contenimento e
gestione della crisi finanziaria, da parte del nuovo ministro
Siniscalco.
Degli impegni altisonanti del Governo nazionale che si
proponeva programmi ambiziosi - e a volte pretenziosi - soltanto
poche cose continuano ad essere portate avanti dal Presidente del
Consiglio, come il taglio delle tasse, contro l'opinione di gran
parte del suo Governo e, vista la tiepidezza con cui il ministro
Siniscalco riprende questi messaggi, si suppone anche dello
stesso ministro dell'Economia.
Entrando, quindi, un po' di più nel merito del DPEF all'esame -
sarò molto più breve delle volte scorse, proprio per la natura
del documento che ci viene proposto - credo che il primo blocco -
siamo agevolati nell'esame perché mi pare che quest'anno il
documento si componga di parti abbastanza nette - riguardi
l'analisi della congiuntura economica e delle tendenze
dell'economia internazionale e nazionale; poi vi è una parte
relativa all'analisi dell'economia siciliana e della politica di
bilancio; la parte finale, invece, è quella che dovrebbe proporci
il quadro tendenziale per le scelte finanziarie e di bilancio che
il Governo dovrà compiere attraverso la prossima finanziaria.
Riscontriamo però, come del resto altre volte è avvenuto pur se
in misura inferiore, una divaricazione tra i dati che appaiono
onesti' - anche perché se i dati sono oggettivi, verificabili,
quantificabili, sono di per sé onesti, quindi è difficile
manipolarli; più facilmente manipolabili sono i dati fondati su
previsione e lì si può giocare in modo fantasioso. Ma i dati sono
quelli che sono.
Il quadro macroeconomico, le tendenze dell'economia mondiale
confermano che abbiamo avuto, nell'arco del 2003, con un
precedente già nel 2002, una tendenza alla crescita economica
negli Stati Uniti d'America. Nel primo trimestre del 2004, vi è
stata una crescita del 5 per cento negli Stati Uniti d'America,
rispetto ad un più 3,1 nel 2003 e ad un più 2,2 nel 2002. Gli
Stati Uniti d'America, che sono stati da sempre considerati la
locomotiva dell'economia mondiale, sono cresciuti in modo
uniforme nell'arco di due anni e questo fenomeno si è verificato
anche nel primo trimestre dell'anno in corso. Vi è stata una
crescita economica della Cina, che ormai da oltre un decennio ha
tassi di incremento del PIL che superano il 7 per cento. Si sta
ponendo addirittura il problema di rallentare la crescita per
evitare che si accentuino squilibri territoriali e anche sociali
all'interno di quel Paese. Cresce l'economia del Giappone, con un
più 2,7 per cento. L'Europa è in una posizione di lieve crescita:
nel 2002, è stato registrato un più 0,9 per cento; nel 2003, un
più 0,5 per cento e si è registrato un incremento, nel primo
trimestre del 2004, dell'1,3 per cento.
Al cospetto, quindi, di un'economia internazionale che cresce,
l'economia europea segna il passo e dentro questo dato europeo
c'è un modesto - modestissimo, siamo quasi in una fase di
stagnazione - 0,3 per cento, nel 2003, dell'Italia.
Questi dati dimostrano che la retorica, o meglio l'alibi, delle
Twin Towers, dell'attacco terroristico al cuore dell'America, del
terrorismo imperante, della guerra in Iraq e in Afghanistan, che
era diventato l'alibi dei Governi a più bassa crescita, non hanno
inciso nel Paese maggiormente colpito dal terrorismo - gli stati
Uniti d'America - e non hanno colpito l'economia del Paese che ha
ispirato, deciso e attuato una guerra nei riguardi di altri
Paesi, come l'Afghanistan e l'Iraq.
Si dimostra, quindi, che il peso, il raffreddamento delle
economie, a seguito dell'attacco terroristico del settembre 2001
ha avuto breve durata, pochi mesi e poi l'economia è ripartita,
grazie anche ad interventi d'incentivazione e di politiche
espansive che sono state attuate dall'Amministrazione americana,
anche a costo di un ampliamento del deficit, fatti che si vedrà
adesso che incidenza avranno nelle politiche americane, con
l'elezione del Presidente degli Stati Uniti d'America, da qui ad
un mese.
Volendo esaminare per un istante le previsioni che riguardano
il sistema Paese, si prevede per il 2004 un più 1,2% ed un più
2,1% per il 2005, cioè si prevede una crescita lenta, anche se il
DPEF nazionale, a proposito di questa crescita, mette mille
condizionali: prevede che il Governo nazionale adotterà misure ed
incentivazioni, farà tutti gli sforzi che deve fare ma perché si
raggiungano certi obiettivi è necessario che alcune condizioni si
manifestino e perdurino. Poi vi è anche del paradossale quando si
fa rilevare che la politica economica, vero è che la fanno i
Governi, ma la fanno molto di più 60 milioni di soggetti che con
le loro scelte quotidiane determinano le linee di sviluppo delle
economie. E' il massimo del liberismo, lo stato minimo ma
talmente minimo da non avere nessun progetto di sviluppo in testa
affidandosi poi allo spontaneo incremento dovuto alle scelte dei
singoli cittadini.
La verità è però che dietro queste affermazioni c'è un vuoto di
strategia politica ed economica, cosa che si evince dalla lettura
dello stesso documento, dove si può benissimo registrare - è un
dato assai preoccupante - un calo delle erogazioni previste dalla
legge 488 per il Mezzogiorno che ha riguardato anche in modo
massiccio la Sicilia e che per noi, più che per le altre Regioni
del Mezzogiorno, ha significato minori trasferimenti, minori
importi del 45,2 per cento dell'ultimo anno: abbiamo quasi
dimezzato i trasferimenti, ex lege 488 del 1992 per la nostra
Regione.
Si registra una caduta degli investimenti, onorevole Assessore.
Si tratta di cose che lei stesso - o forse il suo predecessore -
ha firmato sotto il DPEF; si tratta comunque del suo Governo.
Gli incrementi che si misurano sono relegati all'agricoltura
con una massiccia crescita - un più 28% - ed è singolare il fatto
che lo stesso DPEF riferisca questa crescita alle condizioni
climatiche favorevoli che hanno interessato la Sicilia, maggiori
piogge ma anche gelate che hanno colpito l'agricoltura,
soprattutto del nord e del nord-est che hanno fatto alzare i
prezzi a vantaggio dell'agricoltura siciliana.
Per quanto riguarda invece l'industria, è stato registrato un
-3,2%; nel commercio un -1,2%; abbiamo un lievissimo incremento
nel turismo con + 0,3% che segue però un anno disastroso, quello
precedente, quando era stato registrato un crollo abbastanza
considerevole; quindi non recuperiamo le perdite dell'anno
precedente, abbiamo cioè una situazione che non fa presagire
nulla di buono per il futuro.
Lo stesso DPEF nazionale, parlando del Mezzogiorno, fa rilevare
che la crescita prevista per il Mezzogiorno e per gli anni futuri
è più bassa rispetto alla media europea e una crescita rispetto
alla media europea è prevista dalla seconda metà del decennio,
cioè ben oltre il 2005. I tempi previsti sono troppo lunghi per
l'economia siciliana.
Del resto non si può che ricavare questo giudizio dando uno
sguardo alle misure che il DPEF nazionale prevede per il
Mezzogiorno e che sono in parte riportate nel DPEF della Regione,
anche se commentati in modo alquanto altalenante, quando invece
andrebbero commentati con una certa preoccupazione e forse con
allarme, perché il DPEF nazionale, a questo proposito, fa
rilevare che si propone - e lo riporta quasi come se si trattasse
di una misura di accelerazione degli investimenti -una riforma
della legge 488 del 1992, ma non nella direzione che tutti
auspichiamo, cioè di un incremento di fondi, di una maggiore e
più efficace incidenza degli investimenti dell'economia
siciliana, volti cioè ad istituire il cosiddetto fondo rotativo,
un fondo di rotazione, che deve servire a finanziare gli
investimenti e le iniziative industriali semplicemente con
capitale creditizio, non più fondo perduto per le iniziative
della legge 488.
Appare evidente, onorevole Assessore, che una scelta di questo
genere significa chiudere con la legge 488, considerato che nel
Mezzogiorno vi sono imprese sottocapitalizzate. Il credito
bancario non aiuta gli investimenti perchè, anche se si è
riscontrato un incremento degli impieghi, rimane tuttavia ancora
una quota limitata dei depositi, degli impieghi che sono
realizzati in Sicilia.
Andiamo verso la sterilizzazione definitiva della legge
488/1992. Abbiamo, come si evince poi dal DPEF nazionale, una
serie di misure che altro non sono che la riconferma di quanto
finora abbiamo avuto.
Non vorrei tediarvi con la lettura di questa parte del DPEF ma
vorrei leggervi tre righe soltanto: Per il periodo 2005-2008 le
previsioni tendenziali, fermo restando la spesa comunitaria - ma
quello ci mancherebbe altro che fosse messa in discussione -
prevedono uno scenario che limita quella in conto capitale. Per
le risorse aggiuntive nazionali del fondo per le aree sotto
utilizzate - i fondi CIPE - si ipotizza la sola attuazione degli
stanziamenti già deliberati. Per le risorse ordinarie
l'attuazione dei provvedimenti esistenti. Non si assumono -
chissà non lo avessimo capito - ulteriori interventi idonei a
raggiungere l'impegno assunto con l'Unione Europea di destinare a
Sud il 30 per cento della spesa in conto capitale totale .
Onorevole Assessore, ciò significa che per il prossimo anno e
per gli anni a venire, almeno fino a quando sarà in piedi questo
Governo che ha a che fare con una crisi finanziaria da esso
provocata, nel Mezzogiorno dobbiamo mettere in conto una
stagnazione dei trasferimenti.
Se a questo aggiungiamo che vi sono, com'è dimostrato,
contrazioni finanziarie dovute a varie cause, legate anche alle
difficoltà di bilancio, vorremmo capire come fa il DPEF regionale
- ma anche quello nazionale - a prevedere una crescita per i
prossimi anni che ci possa portare addirittura alla fine del
triennio previsto ad un + 5 per cento di PIL nominale, cioè una
crescita riferita al prodotto interno lordo reale che ha qualcosa
di stratosferico, considerato che il DPEF che questo Governo ci
presenta non ha in serbo altre misure.
Nei precedenti DPEF il Governo regionale ci voleva stupire con
gli effetti speciali, ci parlava di riforme, di attivazione di
misure, di economia che si sviluppava, di crescita
dell'occupazione, di tante altre cose, ma oggi riscontriamo un
aggrapparsi quasi disperato al POR, ai fondi strutturali europei
ed agli accordi di programma quadro, quasi che si trattasse di
cose nuove, inventate quest'anno, che quindi porteranno un trend
favorevole all'economia regionale.
In realtà, purtroppo, non è così perché la situazione è ben
diversa: il POR è già in fase di sviluppo da circa tre anni,
quattro se calcoliamo lo start up del 2000.
Il relatore di maggioranza ha affermato che nel DPEF si parla
di sinergia positiva tra il POR e gli accordi di programma
quadro, quasi che si trattasse di una bella invenzione del
Governo Cuffaro che ci farà compiere un salto di qualità. Questa
sinergia è dovuta a norma dell'intesa istituzionale di programma
siglata a Roma tra la Regione siciliana ed il Governo nazionale,
nel settembre del 1999, dalla quale discendono gli accordi di
programma quadro. Non c'è nulla di nuovo, anzi abbiamo avuto dei
regressi perché nella competizione - o, per meglio dire, nella
dialettica con il Governo nazionale - il Governo regionale ha
finito per cedere ad una impostazione di tipo ministeriale che,
ovviamente, chi è stato chiamato a dirigere il settore della
programmazione ha sposato in pieno, vista la sua stessa
provenienza ministeriale.
Leggendo i dati forniti dal DPEF, si comprende subito il
quadro: si evince che la spesa totale per gli APQ, ormai quasi
tutti siglati, sino a quello della sicurezza e della legalità,
ammontano a 13.000 milioni di euro in totale; si rileva però che
6.000 milioni di euro costituiscono altre risorse - non sono né
risorse provenienti dallo Stato né dall'Unione Europea,
ovviamente calcolate e non se ne comprende la provenienza - e
2.800 milioni di euro costituiscono risorse ancora da reperire,
cioè nel momento in cui è in fase di sviluppo l'attuazione degli
APQ, dobbiamo ancora reperire 2.800 milioni di euro per il loro
finanziamento e la difficoltà in cui si dibatte è dimostrata dal
fatto che ci si aggrappa perfino alle briciole dei PIC - Piani di
Iniziativa Comunitaria. Lì vi è una lunga disamina della sezione
A, della sezione B e della sezione C di interreg 3, ma a
chiunque prenderà visione delle cifre, apparirà evidente che si
tratta di iniziative che ammontano a 10 miliardi di lire, quindi
a 5 milioni di euro. Parliamo di cosucce. Ho preso in esame
l'importo in lire perchè mi oriento meglio con le lire e poi lo
tradurrò in euro. Ribadisco che siamo di fronte ad un effetto
illusionistico.
Si vuole prospettare chissà quale grande iniziativa legata ai
PIC, quando i PIC di interreg 3 dell'economia siciliana, per
diverse ragioni che qui non sto a sottolineare, portano
pochissime risorse, irrisorie, perfino assolutamente ininfluenti
per quanto riguarda la nostra economia.
Il tutto - anche questo giudizio - ovviamente va riferito al
fatto che l'attuazione del POR, siamo nel 2004, è già al giro di
boa, superato la metà del periodo che avremmo dovuto programmare
e la disamina che nel DPEF viene fatta sullo stato di attuazione
del POR, a mio giudizio, altro non fa che raccontarci per
l'ennesima volta degli effetti mirabolanti.
Credo che Agenda 2000 abbia costituito, e in parte ancora
costituisce, una grandissima risorsa per la nostra Regione, a
condizione che la spesa sia stata effettuata con rigore e con
obiettivi di qualità. Se questi obiettivi di qualità ci fossero
stati a metà del percorso, avremmo già dovuto vedere i primi
effetti. Avremmo dovuto vedere i risultati che il Piano Operativo
Regionale, nel suo documento preparatorio, prevedeva come
risultati di medio periodo, nel senso che, se questa spesa c'è
stata e se è stata effettuata secondo criteri di qualità,
avremmo dovuto registrare già un salto occupazionale, gli effetti
sull'economia di questa spesa, ma i dati che lo stesso DPEF ci
mostra non evidenziano una crescita. Lo 0,3 per cento del PIL
dimostra che 4 anni di spesa o 3 anni di spesa di Agenda 2000'
non sono serviti a farci invertire la tendenza per dare quel
colpo di reni all'economia siciliana che tutti, da Agenda
2000', ci aspettavamo.
Del resto - mi pare che siano gli stessi dati offerti a
rendiconto che lo dimostrano - vi sono quei pochi dati che
abbiamo perché Agenda 2000 in Sicilia risulta sequestrata. A
causa del sequestro, non si conosce una carta che non riguardi i
dati finali con le laconiche comunicazioni fornite. Non si
conoscono i percorsi della spesa.
Tempo fa un giornale siciliano pubblicò un elenco, non so
quanto completo, degli investimenti che sono stati effettuati con
Agenda 2000 in Sicilia e devo dire che proprio quell'elenco
dimostra il perché non ci sia stata l'incidenza nell'economia
siciliana di Agenda 2000. Questa, infatti, per determinare lo
scatto in avanti, doveva essere utilizzata come spesa aggiuntiva.
Il criterio dell'addizionalità è un criterio di base nella
programmazione dei fondi strutturali. E l'addizionalità non c'è
stata se è vero che abbiamo utilizzato questi fondi per
finanziare la costruzione dell'autostrada Palermo-Messina, che è
riportata nel DPEF come un grandissimo risultato, quando invece
tali fondi sono stati reperiti da quelli per le aree depresse e,
solo per portare a quietanza alcune di queste opere ed evitare
così il disimpegno automatico delle somme, il Governo della
Regione ha utilizzato le opere che lì erano previste. Quindi,
avendo utilizzato Agenda 2000 come spesa sostitutiva della spesa
ordinaria o, comunque, della spesa per trasferimenti ordinari è
chiaro che l'incremento nell'economia non si è manifestato.
Se tutto ciò, però, avesse interessato solo Agenda 2000, oggi
saremmo qui a parlare del fallimento di quel settore; ma in
realtà basta andare a pagina 36 del DPEF per notare che questo
elemento è riferibile anche alla programmazione negoziata, ai
patti territoriali dove, dai dati, emerge un abbandono del
Governo, la gestione è stata affidata ad una mano burocratica che
ha finito per esporre al rischio - lo dice il DPEF - del
definanziamento, così come prevede la delibera CIPE numero 26 del
2003.
Abbiamo dati sconcertanti in materia di patti territoriali, in
materia di contratti d'area dove l'avanzamento delle erogazioni
è all'80 per cento a titolo di anticipazione, quindi soldi di cui
non si è sicuri che sia intervenuta la spesa, e solo al 20 per
cento a titolo di avanzamento dei lavori, contro un 65 per cento
e 35 per cento nel Mezzogiorno, 65 a titolo di anticipazione e 35
a titolo di avanzamento dei lavori. Il che sta a dire che nel
Mezzogiorno si attuano i patti territoriali in una percentuale
molto più alta che in Sicilia, e - pensate - nel Centro-nord
siamo all'8 per cento a titolo di anticipazione ed al 72 per
cento a titolo di avanzamento dei lavori. Un dato lapalissiano
che è chiarissimo nella sua evidenza: dice che lì i fondi si
stanno spendendo, da noi siamo ancora alle anticipazioni e
naturalmente il rischio del definanziamento è incombente.
Anche questa è un'altra occasione per una gestione dissennata,
che ho visto attraverso una serie di delibere di Giunta. Il
Governo regionale, nonostante la regionalizzazione dei patti
territoriali, continua ad affidarle in service ai Ministeri
dell'Economia e delle Infrastrutture, attua la scelta
sciagurata di far gestire a Roma ciò che possiamo gestire meglio
noi, utilmente, col risultato che alla fine, come si vede, i
patti territoriali non vanno avanti.
Poi - non voglio soffermarmi a lungo sull'articolo 38 - nel
DPEF è scritto che l'articolo 38 ed i suoi fondi serviranno per
creare occupazione con gli investimenti. Abbiamo avuto diversi
esempi, l'ultimo ieri sera in Commissione Bilancio quando, nel
riprogrammare la spesa della prima parte dei fondi dell'articolo
38 per il 2004, abbiamo trovato la voce spesa corrente
anzichè spesa per opere pubbliche , così come prevede l'articolo
38.
Anche qui, quindi, continuiamo a finanziare l'acquisto di
attrezzature, di mobili, finanziamo consorzi, fidi che sappiamo
essere molto utilizzati per spese di gestione. Stanno venendo
meno i capisaldi o, meglio, le leve che normalmente utilizziamo
per creare sviluppo ed occupazione, tutti strumenti utilizzati
per fini diversi, per coprire il deficit di bilancio della
Regione. Si pensa ad altro, ovviamente, e non a queste cose.
Riguardo la finanza pubblica bisogna dire che il DPEF
quest'anno non può che prendere atto di ciò che é successo. Si
ammette un fallimento, non lo si chiama così, ma di fatto lo è.
Si dice che sono venute meno le entrate che con le finanziarie e
le variazioni di bilancio degli ultimi anni erano state previste:
la tassa sul tubo che, come sappiamo, è stata tutta la finanza
creativa dell'assessore Pagano, che é stata falcidiata da diverse
sentenze e siamo stati obbligati a restituire la prima quota che
la SNAM aveva già versato nelle casse della Regione; i ticket che
non hanno dato alcun risultato, né di contenimento della spesa
farmaceutica e delle prestazioni diagnostiche, né tanto meno in
termini di massa finanziaria volta a raffreddare la spesa
sanitaria; le dismissioni immobiliari, fatta eccezione per
qualcosa di importante che é intervenuta con gli enti economici
regionali, ma grazie al fatto che c'é un Commissario che va
avanti per i fatti suoi, perché, se avesse dovuto seguire le
linee del Governo, non saremmo arrivati a questo punto.
Tranne quelle dismissioni, mi pare che ce ne saranno a giorni,
ho letto che si apriranno le buste anche per Italkali, quindi
sono rimaste, dopo Sicilvetro, Bacini, Insicem, Vini Corvo,
ormai l'ultima delle grosse, la Sarcis, la Siciliana Gas; ma sono
di dimensioni finanziarie quantitativamente piccole, non sono
grandi cose, nel senso che la nostra partecipazione, per esempio
per la Siciliana Gas, non é notevole, ma ad ogni modo, il grosso
della dismissione é intervenuto.
Non sono intervenute le dismissioni immobiliari, cosa di cui si
é tante volte discusso con norme inserite nelle finanziarie volte
ad agevolare, ed ogni volta era sempre una norma nuova che
bisognava inserire, dopodichè i risultati sono quelli che
conosciamo. Oppure la fantastica previsione di entrate a seguito
della privatizzazione dell'EAS, fatta nella prima finanziaria
del Governo Cuffaro, quando invece si é dimostrato che, proprio
nel disegno di legge, nella manovra finanziaria che abbiamo
esaminato ieri in Commissione Bilancio, la privatizzazione
dell'EAS ha un costo e non produrrà tante risorse per la Regione
siciliana.
Abbiamo, quindi, avuto delle misure volte a contenere il
deficit e la spesa che, però, non sono state efficaci; più che un
piano organico ci sono tali misure che, come più volte abbiamo
sottolineato, sono apparse come uno scomposto annaspare, non
indicano una strategia, non coinvolgono e convincono l'opinione
pubblica, non coinvolgono e convincono i soggetti economici e
tanto meno gli stesse rappresentanti del Governo che più volte
mostrano di non capire neanche l'entità del problema.
Cosa dire, quindi, di un documento così spoglio Non ci sono
più neanche le premesse, onorevole Cintola, l'unico che é rimasto
ad assumere impegni é lei, visto che l'entusiasmo del neofita la
porta a dire sui giornali che si faranno le riforme
strutturali,... .
Se lei legge il DPEF, non si parla più di trasferimento di
poteri agli enti locali ed il Presidente della Regione, dopo
avere istituito tre anni fa un ufficio speciale per il
decentramento di potere e l'attuazione della legge 10 del 2000,
titolo IV, con un responsabile di tale ufficio speciale,
profumatamente pagato, non riesce a tirare fuori un decreto per
attuare questa norma. E' chiaro che sarebbe ridicolo inserirlo
come obiettivo ancora oggi
Lei parla di riforma strutturale nel settore dei trasporti.
Magari Solo che, assessore, è troppo facile affermare che lei
sostiene quest'ipotesi ancora con lo spirito del parlamentare;
lei deve rendersi conto che avrà a che fare con una struttura di
potere consolidata che è la base elettorale di questo Governo ed,
in particolare, di una grande parte del suo partito che reagirà
a misure che siano tendenti a razionalizzare la spesa con
qualche morto e qualche ferito che inevitabilmente, in questi
casi, ci va di mezzo. Razionalizzare la spesa significa anche
tagliare sprechi, significa colpire quella parte di parassitismo
che alligna in vari settori della pubblica Amministrazione.
L'ultimo esempio è quello di ieri sugli Enti fiera, sul
contributo, sulle fidejussioni previste a carico della Regione
per far contrarre un mutuo: quella è una delle ipotesi, una
fattispecie che rientra perfettamente dentro questo quadro.
Voglio vedere quando lei comincerà a toccare le cose che
contano, se lo vorrà fare e se glielo lasceranno fare Non sarà
possibile, perché un partito o una maggioranza che si identifica,
si sovrappone, in modo direi quasi plastico, con la pubblica
Amministrazione, che se ne avvale per la sua forza elettorale,
per la sua mobilitazione - ieri le dicevo che vengono a riempire
i cinema quando fate le manifestazioni, che si mobilitano per le
campagne elettorali - non può poi colpire là. Non sarete in
grado di farlo, perché vi dovete tagliare un braccio e diciamo
che tagliarsi un braccio fa male a tutti e si cerca di evitarlo
sino a quando il braccio non è purulento.
Ma purtroppo il braccio purulento è della Regione e non di
questo partito, quindi...
Concludo con qualche brevissima considerazione sul quadro
tendenziale, con questa situazione quelle previsioni, che vedo
più misurate rispetto al passato ma che, ancorchè più misurate,
non sono assolutamente corrispondenti.
Non avremo alcun aiuto dallo Stato, come scrive il DPEF
nazionale, non ci sarà alcun incremento. Non avremo da aspettarci
molto dal POR. E' inutile fare poesia su questo, perché se fosse
stato in grado di produrre lo scarto necessario, nel 2004, dopo
tre anni, avrebbero dovuto già vedersi i primi effetti. In ogni
caso mi pare difficile che ciò succeda nel 2005 e nel 2006. Non
avremo fondi aggiuntivi, l'economia italiana non è prevista in
grande crescita né quella europea nei prossimi anni. Non ci
arriverà da lì alcun aiuto, perché i Paesi più importanti
dell'Unione Europea, come la Francia e la Germania, sono alle
prese con politiche di contenimento e quindi l'economia europea,
per un certo periodo, fatta eccezione per la Spagna, che da sola
viaggia al 2,4 per cento - 2,5 per cento di PIL, ma non è in
grado di influenzare il totale dell'economia europea, non ci
arriverà nulla.
Il bilancio della Regione è in profondissima crisi e da lì
possono arrivare solo esigenze di contenimento. Le società di
valutazione hanno abbassato il nostro rating. Il quadro economico
è veramente sconfortante, se aggiungiamo a questo - credo che
l'onorevole Speziale si riferisse esattamente a tali dati - che
entrerà in vigore la devolution.
Sappiamo che cosa dicono questi dati: vi sono ottomila miliardi
di lire, ben quattro milioni di euro, che costerebbe la scuola,
se saranno trasferite le competenze, come la devolution le ha
trasferite.
Abbiamo i dati che sono stati forniti dai giornali di cinque
milioni di euro per cinque miliardi di euro il costo totale della
devolution, perchè solo quattro miliardi di euro costa la
scuola; non parliamo poi della sanità, perchè per la sanità
dovremmo coprire la restante parte; fortunatamente non si parla
più, nella legge nazionale, di polizia locale, ma di polizia
amministrativa locale, il che non ci mette nelle condizioni di
dovere pensare ad una nostra struttura di polizia. Ma tutto ciò,
se lo leghiamo all'esigenza, che indubbiamente c'è, di
ammodernare il nostro apparato, ci porta a cifre che sono molto
più alte dei cinque miliardi di euro di cui hanno detto i
giornali.
Quindi, sono dati che provengono dall'assessorato, ma comunque
è facile fare dei calcoli, poi miliardo più miliardo meno, il
problema non è questo, è che siamo nell'ordine di cifre
spaventose. Aggiungiamo a questo - e nel quadro tendenziale non è
contenuto alcun accenno al fatto che il DPEF dello Stato prevede
che nel 2005 ed il Presidente del Consiglio non perde occasione
per farne oggetto di propaganda - la riduzione delle aliquote
dell'IRPEF con un abbattimento considerevole delle aliquote
IRPEF. Tutto ciò si traduce in minori entrate, una serie
infinita di ripercussioni che si avrà sui nostri conti Mi dica,
assessore, se è pensabile che questi obiettivi che ci vengono
proposti possono essere minimamente credibili
Del resto abbiamo sempre sostenuto che, per come è messa la
situazione, occorrerebbe una seria politica di riforme che non
guardi in faccia ad alcuno, che tagli dove bisogna tagliare e
con la quale in un primo momento si avranno i contraccolpi, ma
poi, alla lunga, il processo economico è destinato a ripartire e
noi non troviamo nel vostro DPEF alcun segnale in questo senso.
Vero è che il DPEF che lei ha firmato termina così, assessore:
Gli obiettivi finanziari per il triennio vengono ricollocati in
questo contesto tenendo conto delle descritte ipotesi di crescita
economica, resta confermato il principio che, senza una rigorosa
politica di risanamento del bilancio finalizzata a contenere la
dinamica della spesa pubblica corrente, non sarà possibile
assicurare risorse per sostenere lo sviluppo delle strutture
produttive ed ampliare la base produttiva dell'occupazione .
Verrebbe voglia di dire, senza una rigorosa politica di
risanamento del bilancio.
Poichè una rigorosa politica di risanamento del bilancio non
c'è, poichè non scorgiamo i segni di un mutamento di indirizzo,
poichè i dati di contesto ci dicono esattamente il contrario di
quanto affermate, noi temiamo che tutto questo si traduca ancora
una volta in una legge finanziaria ed in un bilancio i cui
presupposti finanziari sono falsi ed alla fine di tutto ciò
riscopriremo, come dice il DPEF quest'anno, che tutte le
previsioni di entrata, le maggiori, devono essere corrette,
perchè non fondate e pensiamo che anche questa volta non lo
saranno.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale,
utilizzando il combinato disposto dell'articolo 73 bis 1, terzo
comma, e dell'articolo 154 bis del Regolamento interno che
riguarda la discussione delle mozioni, avvertendo che ciascun
intervento non potrà superare i dieci minuti.
MISURACA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per consentire
un'organizzazione dei lavori, a conclusione dell'intervento
dell'onorevole Misuraca si concluderanno anche le iscrizioni a
parlare. Ha facoltà di parlare l'onorevole Misuraca.
MISURACA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi atterrò
scrupolosamente al tempo assegnato, però il dibattito
parlamentare sul Documento di programmazione economico-
finanziaria offre l'occasione per alcune considerazioni politiche
ed economiche e consente anche alcune risposte agli interventi
fin qui svolti da alcuni esponenti dell'opposizione.
Nel Documento di programmazione economico-finanziaria
presentato dal Governo è contenuta un'analisi puntuale che, a mio
avviso, consente alcuni spunti con una certa valenza politica.
Guardando, infatti, agli ultimi anni è facile osservare che la
politica degli aiuti alle imprese siciliane ha dato buoni frutti,
e qui rispondo alle osservazioni dell'onorevole Capodicasa sulla
legge 488; com'è accaduto nel 2003, il flusso degli aiuti della
legge 488 è diminuito sì, onorevole Capodicasa, ma anche la
macchina produttiva siciliana ha dato segni di rallentamento,
confermando così che la Sicilia non ha ancora un'economia
propulsiva e che non è ancora in condizioni di camminare sulle
proprie gambe; tuttavia lo sviluppo è - e resta - la stella
polare della Sicilia, non abbiamo alternative.
Sulle perplessità dell'onorevole Capodicasa circa i
finanziamenti della legge 488, vorrei dire che lo stesso
governatore della Banca d'Italia, Fazio, in un recente
intervento, non ha glissato sul tema degli interventi previsti
sulla finanziaria nazionale per il Mezzogiorno: è un afflusso
che, secondo le più recenti prese di posizioni ufficiali al
Ministero dell'Economia, non subirà sostanziali decurtazioni ma
piuttosto una progressiva trasformazione - questa sì, lo diceva
l'onorevole Capodicasa -, da contributo in conto capitale a
finanziamento a mutuo, ma al momento si sta delineando, appunto,
ed è soltanto un'ipotesi di lavoro. Per il 2005 dovrebbe
permettere ai beneficiari degli incentivi della legge 488 di
ricevere e a monte delle risorse: una parte, il 75 per cento,
destinata a contributo, mentre l'altra è destinata a
finanziamento. D'altra parte ormai da tempo si manifesta, ma
questa è una scelta di politica economica, un interesse
decrescente per gli incentivi, anche da parte delle imprese.
Infatti, è questo il dato che non deve preoccupare: nel 2003, a
fronte di risorse prenotabili per 350 milioni di euro, sono
arrivate richieste inferiori a 100 milioni di euro. Ma, come
recentemente ha scritto un autorevole senatore dei DS parlando
della politica economica in Sicilia, soprattutto in Sicilia, se
continuerà la politica della ridistribuzione delle risorse fine a
se stessa e senza sviluppo, finiremo in Italia con il
distribuire soltanto povertà.
La seconda considerazione riguarda le infrastrutture. Gli
importi dei lavori pubblici messi a gara in Sicilia continuano a
mostrare un andamento record: dopo un più 35 per cento del 2002,
l'anno scorso si è conseguito un ulteriore più 192 per cento. Al
di là delle occasioni di lavoro generate dagli appalti, valga una
considerazione di maggiore importanza strategica: la capacità di
accumulazione di capitale della Sicilia si sta orientando verso
un maggiore contenuto di infrastrutture. E' questa la strada
maestra per ridurre il gap della Sicilia, per renderla più
attrattiva nei riguardi dell'investitore esterno e per conseguire
lo sviluppo.
Come tenterò di argomentare nel corso del mio intervento,
questi due temi macroeconomici: sviluppo autopropulsivo e
politica delle infrastrutture presentano non pochi punti di
contatto con l'iniziativa che quest'Aula potrà decidere di
avviare in materia di politica economica.
Prima di entrare nel merito del Documento di programmazione
economica regionale è utile un breve cenno all'analogo documento
nazionale, oggetto in questi giorni di un ampio confronto tra il
Governo, le organizzazioni di categoria, i sindacati e la
Commissione europea..
In sintonia con l'azione di governo le linee di intervento del
DPF nazionale per il 2005 si basano su un presupposto:
riequilibrare i conti pubblici, e questa è una linea di rigore
finanziario che s'accompagna, tuttavia, a un serio programma di
sviluppo del Paese e che pone al centro il contesto meridionale.
Si tratta, infatti, per la nostra Regione di un'indicazione e
di un'opportunità, l'indicazione è ovviamente quella di
impegnarsi sulla strada del rigore, una strada senza alternative
per la Sicilia, l'opportunità è quella di prepararsi a cogliere
tutte le chance offerte dalla prossima manovra nazionale per il
Sud, mi riferisco alle linee del Governo nazionale che perseguono
per il Sud un'azione coordinata tra l'Europa, lo Stato e le
Regioni e che puntano a progetti di infrastruttura nei comparti
dove permangono ritardi e carenze, acqua, rifiuti, trasporti,
società dell'informazione.
Non a caso, quindi, voglio sottolineare la straordinaria
opportunità che ci viene dagli APQ, gli accordi di programma
quadro, già sottoscritti tra lo Stato e la Sicilia e che hanno
una dotazione finanziaria spendibile di quasi 13 miliardi di euro
nell'arco temporale compreso tra il 2003 e il 2008, per i
nostalgici della vecchia lira si tratta di quasi 25.000 miliardi
di lire. Proprio con riguardo agli APQ gli effetti che è
possibile ottenere sono almeno tre: la riduzione concreta del gap
infrastrutturale della Sicilia; la creazione di lavoro reale e
non fittizio e l'occasione di portare avanti una manovra rigorosa
delle spese correnti della Regione senza penalizzare l'economia e
la domanda di consumo, grazie al sostegno di investimenti in
conto capitale.
Il primo punto: il gap infrastrutturale fra Nord e Sud. Per
essere più esplicito, è noto che i vari APQ già sottoscritti
riguardano segmenti strategici per la Sicilia e fin qui
caratterizzati da gravi insufficienze. Ho parlato di strade,
ferrovie, trasporto marittimo e stradale, si è parlato di tutela
delle acque. Concentrare in maniera efficace questi importanti
flussi di spesa in tali opere non può che produrre risultati
importanti e duraturi.
Il secondo punto: la spesa in opere pubbliche, oltre a dotare
il territorio di infrastrutture importanti e irrinunciabili, ha
il grande vantaggio di creare lavoro reale.
In base a valutazioni di fonte confindustriale, onorevole
Assessore, ogni milione di euro di spesa pubblica generata in
Sicilia direttamente e indirettamente, genera almeno 25 posti di
lavoro nell'edilizia e nei servizi connessi, come dire che la
spesa delle risorse assegnate alla Sicilia con i richiamati APQ
consentirà di creare almeno 50.000 posti di lavoro per ciascuno
degli anni dal 2003 al 2008.
La spesa in conto capitale, invece, quale è appunto negli APQ,
potrebbe ben compensare il rigore finanziario di cui questa
Regione ha bisogno e che lei, Assessore, con questa manovra ha
avviato, imposto appunto dalla gravità dei conti della Regione.
E' noto, infatti, che in un territorio come il nostro fortemente
dipendente dal bilancio regionale, il contenimento delle spese
correnti può mortificare l'economia e ridurre le domande di
consumo. A tale pericolo, però, è bene che si contrapponga una
decisa accelerazione della spesa pubblica in conto capitale.
Quanto alle preoccupazioni di qualcuno espresse da autorevoli
esponenti del centrosinistra che gli APQ siano finanziariamente
congelati, posso assicurare che prossimamente il CIPE renderà
disponibili le risorse finanziarie assegnate alla Sicilia, forse
già nei prossimi giorni, forse credo che il CIPE ha definito oggi
stesso il suo programma per la Sicilia.
Nell'alveo poi delle opere pubbliche si collocano le risorse
dell'articolo 38, come puntualmente annota il DPF presentato
dall'Assessore. La legge 289 del 2002 ha scritto la parola fine a
un lungo contenzioso con lo Stato e va dato merito ai
rappresentanti della Sicilia e della compagine governativa che,
attraverso un'idonea manovra finanziaria, hanno reso disponibili
per quest'anno e per il prossimo anno 2005, 440 milioni di euro
per interventi che si prevede di effettuare nella settore
dell'informatica, nella banda larga, nelle risorse idriche, nei
trasporti, nelle aree degradate, nelle viabilità e nell'edilizia
scolastica.
Ne parlavamo ieri in Commissione Bilancio. In sostanza,
mettendo insieme i fondi provenienti dagli APQ e quelli
dell'articolo 38, ci troviamo a disposizione risorse davvero
importanti. Qui si pone tuttavia una delicata questione politica
che investe tutte le forze senza distinzione di schieramento e di
colore.
Come sempre accade in Sicilia, il principale problema non sta
nelle risorse ma nella possibilità di impiegarle in tempi
ragionevoli. Intendo dire che la prima urgenza politica - ripeto
senza distinzione di schieramento pur nel rispetto dei diversi
ruoli - è quella di operare congiuntamente per rimuovere o
comunque allentare i cosiddetti lacci e lacciuoli' attraverso la
convinta e solidale adesione delle forze politiche tutte, delle
strutture burocratiche, delle forze sociali, dei tribunali
amministrativi e di quelli ordinari.
Sono consapevole che è un auspicio anche se condiviso, tuttavia
pur rappresenta soltanto un auspicio. Desidero quindi formulare,
onorevole Assessore, a nome del Gruppo parlamentare che ho
l'onore di rappresentare, una iniziativa che sottopongo alle
forze della Casa della libertà', ma anche alle altre forze
dell'Aula.
La mia richiesta verte su due punti: realizzare e approvare in
tempi ragionevoli i testi unici che disciplinino le singole
materie e l'attività del singolo dipartimento. I testi unici che
presuppongono l'approvazione dell'Aula potrebbero, a mio avviso,
essere preceduti da testi coordinati il cui varo compete
direttamente gli Assessori.
Sarebbero evidenti i benefici ed i vantaggi per i singoli
cittadini e per le imprese, come dimostra tra l'altro
l'attenzione con la quale la Confindustria - e lei lo sa meglio
di me Assessore, lo diceva in questa riunione con le forze
politiche oggi in Presidenza, lei sta incontrando rappresentanti
di Confindustria, come Confindustria segue e stigmatizza la
persistente farraginosità delle procedure spesso applicate in
Sicilia.
Vorrei porre ulteriormente l'attenzione sul tema delle
infrastrutture e delle opportune misure per velocizzarle.
Non deve passare in seconda linea lo sviluppo economico e
l'apporto che gli imprenditori privati sono chiamati a dare. Non
è realistico pensare che il futuro e la nostra economia possano
restare esclusivamente affidati solo alla spesa pubblica. Non
compete a me indicare sentieri di sviluppo, ma ritengo che il
turismo, la coerente gestione del patrimonio culturale,
l'industria manifatturiera e il sistema commerciale debbano e
possano fare da volano al territorio isolano.
Sul tema dello sviluppo economico sono fiducioso che gli APQ
già sottoscritti possono dare in tempi ragionevoli risposte
esaurienti in termini di infrastrutture, ma restano tuttavia
numerose le problematiche che continuano a penalizzare
l'esercizio e l'attività economica in Sicilia fino al punto di
fare scrivere a qualche commentatore che la Regione siciliana è
culturalmente ostile all'impresa.
Per rimuovere questo consolidato convincimento, le imprese
chiedono alla politica, attraverso i loro organi di categoria,
una decisa sterzata; per esempio in materia di formazione
professionale, di credito, di concertazione delle risorse, di
ricerca, di internazionalizzazione, di liberalizzazione dei
mercati. Si tratta di temi caldi e urgenti che richiederebbero
una particolare sessione assembleare ma che possono costituire il
programma di questo Governo nei due anni che rimangono da qui
alla fine della legislatura.
Intanto credo che una risposta significativa da dare alle
imprese possa venire dal grande programma di infrastrutture in
corso e dalle iniziative commesse alla cosiddetta società
dell'informazione', tema affrontato nel DPEF presentato dal
Governo.
Va invece collegato tra le questioni di prossima trattazione il
tema del credito, anche questo da lei affrontato Assessore,
all'interno del DPEF e segnatamente alle strutture pubbliche
addette a questo settore, come IRFIS, CRIAS e IRCAC. Tema che
abbiamo affrontato nel corso della riunione con le forze
politiche sulla prossima finanziaria, appunto istituti che
necessitano e tema che necessita un ripensamento sostanziale sul
ruolo e la funzione di questi istituti. Il tema non può essere
visto disgiuntamente alla ricerca di un dialogo fattivo con le
banche presenti nell'Isola, tema anche questo affrontato.
Non è più tempo di seguire operazioni di facciata a scarso
effetto, né di perpetrare anacronistici bracci di ferro.
A questo non facile impegno, anche sulla scia di una ritrovata
sintonia a livello nazionale tra gli esponenti delle due
categorie sono chiamate in Sicilia banche, imprese e forze
politiche.
Nel contesto delle misure per favorire lo sviluppo economico
si colloca di diritto la rivisitazione delle norme sul commercio,
resa più che mai urgente dal recente richiamo formale
dell'antitrust.
Questo tema può essere affrontato con gli strumenti della
vecchia politica, mantenendo artificiose ed inesistenti
contrapposizioni tra la piccola e la grande distribuzione
lavorando invece per la più felice coesistenza dei grandi e dei
piccoli.
Niente impedisce ad esempio che gli spazi che si dovranno
necessariamente aprire per la distribuzione organizzata non
possano essere occupati anche dai piccoli opportunamente
consorziati. Niente impedisce a questo Parlamento di favorire
aiuti ed incentivi per una modernizzazione del commercio
siciliano, aiutandolo magari a creare centri unici di acquisto, a
specializzarne sempre di più per nicchie produttive, a scoprire e
valorizzare produzioni locali, ad utilizzare le nuove tecnologie,
infine ad aumentare la sicurezza degli addetti e dei consumatori.
Sia chiaro però che fino a quando ci saranno alcuni paladini
interessati che useranno in maniera strumentale il commercio,
fino a quando prevarranno gli schieramenti di convenienza, fino a
quando ci si nasconderà nel più comodo status quo non faremo gli
interessi dei siciliani né degli stessi commercianti piccoli o
grandi che siano. Da ultimo, ma non ultimo, va considerata la
situazione del bilancio regionale.
Prima di entrare nel merito dello strumento finanziario,
desidero richiamare in quest'Aula la pronta reazione della
maggioranza ai temi del federalismo fiscale e comunque a tutte
quelle iniziative prodotte dallo Stato, che assicurando da un
lato sgravi e riduzioni fiscali colpiscono la Sicilia che
notoriamente è titolare del gettito di imposta nell'Isola. Oltre
che in sede di confronto parlamentare opportunamente sollecitato
e voluto dal Presidente dell'ARS e dal Vicepresidente che oggi
presiede la seduta, onorevole Fleres, che per primo ha sollevato
e motivato l'assenso delle forze politiche locali, oltre che a
livello nazionale è maturata l'intesa politica che pone il
problema già all'attenzione delle forze di maggioranza di non
penalizzare la Sicilia nell'ipotesi che sembra più credibile.
Ne parlava anche il collega Capodicasa: uno sgravio a livello
nazionale di cinquemila miliardi di euro sulla ex Ire, IRPEF,
sull'IVA e di un miliardo sull'IRAP. In proporzione la riduzione
delle tasse potrebbe sottrarre al bilancio della Regione
siciliana circa 250 milioni di euro.
Senza perdere di vista il problema si deve rimarcare la forte
spinta ai consumi ed allo sviluppo economico locale che tale
misura apporterà comunque alla Sicilia; ovviamente salvaguardando
comunque il bilancio della Regione siciliana.
Nel merito dello strumento di bilancio sappiamo bene che la
madre di tutti i problemi è la spesa sanitaria ed attorno alla
razionalizzazione di essa ruota l'intero sistema dei conti della
Sicilia. Ora se può tornare utile all'Assessore per il bilancio e
le finanze ricercare ogni possibile entrata aggiuntiva, resta
tuttavia il problema di arrestare la crescita della spesa
sanitaria e di porre sotto stretto controllo le spese correnti
degli altri dipartimenti.
Si può ragionevolmente ritenere che le misure introdotte -
indicatori di redditi, contenimento del consumo dei farmaci,
miglioramenti dell'offerta ospedaliera per ridurre i cosiddetti
viaggi della speranza - possano dare buoni risultati. Mi
sembrerebbe quanto mai utile il monitoraggio in tempo reale delle
prescrizioni sanitarie, non ovviamente con intenti fiscali verso
i medici di base, ma con il doveroso intento di tenere sotto
controllo la spesa in tempo reale e non dovere, come si suol
dire Chiudere la porta della stalla dopo la fuga dei buoi .
Signor Presidente, concludo annunciando la presentazione di un
ordine del giorno di approvazione del DPEF a firma dei capigruppo
della maggioranza sul quale il gruppo di Forza Italia darà parere
favorevole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non sarò
puntuale e preciso com'è stato l'onorevole Capodicasa in qualità
di relatore di minoranza della Commissione, però alcuni punti è
giusto riprenderli. Mi pare opportuno precisare che il Documento
di programmazione economico-finanziaria al nostro esame sia un
documento completamente sfasato rispetto alla reale condizione in
cui si trova la Sicilia, la quale peraltro pare sia avviata
verso una situazione di totale povertà economica. Una povertà
economica che si aggraverà - ciò è stato ribadito anche
dall'onorevole Capodicasa - con la volontà anche di questo
Governo di portare avanti la riforma della Costituzione,
attraverso appunto la devolution, che ancora di più determinerà
una situazione di povertà della nostra Regione per una serie di
ragioni che sono state spiegate nelle precedenti sedute
allorquando si è parlato appunto di devolution.
Ma evidentemente questo costo non è stato assolutamente
previsto in questo DPEF. E temo che questo programma sia un
programma fatto tanto per rispettare la forma della procedura
dell'attività finanziaria di questa Regione, in quanto essa è
obbligata a fare la programmazione se si vuole approvare una
finanziaria ed un bilancio. Tutto ciò evidentemente porterà un
carico di impegni di tipo clientelare, siamo già quasi alla
dirittura di arrivo della prossima finanziaria, in preparazione
sicuramente di una stretta finale per raschiare il barile, e nel
momento in cui appunto la devolution andrà a regime la situazione
economica sarà molto più complicata, le realtà economica sarà
certamente più grave, le risorse infatti saranno più limitate in
considerazione del fatto che i costi della devolution, mi
riferisco in particolare ai costi del servizio sanitario e della
spesa scolastica che saranno a totale carico della Regione.
Altro che 5.000 miliardi di abbuono fiscale di cui parlava
l'onorevole Misuraca lo Stato ci consentirà quando in cambio
dovremo uscire per tre-quattro volte tale cifra per rispettare
gli impegni del costo del personale
Pertanto, questo documento di programmazione economico-
finanziaria praticamente è un documento non veritiero; esso
prospetta un programma di qui ai prossimi tre anni senza
considerare la devolution che appunto provocherà un disastro
sociale, economico e finanziario per la nostra Regione. Non mi
pare quindi il caso di prenderlo sul serio questo programma.
Bisognerebbe piuttosto dire che fa parte dell'iter procedurale
per l'approvazione dello strumento finanziario per l'anno 2005.
D'altronde non ci costa molto mettere assieme delle parole tanto
per riempire le 50 pagine che compongono questo documento.
Ci sono molte cose di cui evito di parlare perchè molto
complesse, però, come diceva l'onorevole Capodicasa, a pagina 42
del DPEF si dice che non sono previste nuove possibilità di
rifinanziamento del POR perché era già previsto nel POR
2000/2006. Quindi nell'arco di questi anni non abbiamo alcuna
possibilità di incremento perché vi è questo limite.
Ma questo con chiara evidenza fa a pugni con il programma del
governo Cuffaro che non solo ha rispettato i tempi per
l'approvazione di una serie di progetti, di rifinanziamenti
previsti dal POR e di altri strumenti quadro, quali l'Accordo di
programma, i PIT e tanti altri strumenti che dovrebbero servire
per il rilancio della nostra Regione da un punto di vista dello
sviluppo. Uno sviluppo che si dice sostenibile in considerazione
del fatto che noi dovremmo pensare a incrementare la nostra
economia attraverso appunto queste forme di finanziamento tramite
la Comunità europea. Ma non a caso in questi ultimi mesi quando
in occasione delle elezioni europee abbiamo detto che l'ingresso
di altri dieci paesi nella Comunità avrebbe comportato
sicuramente per il futuro della nostra Regione una diminuzione di
risorse per il programma di sviluppo sociale, economico,
finanziario ed industriale della nostra Regione.
Di questo evidentemente saranno poi i futuri governi a farsene
carico. D'altronde, forse si pensa che visto che siamo alla fine
di un percorso economico in cui molto probabilmente non si
riuscirà a trovare uno spiraglio positivo, in considerazione che
la Comunità europea verrà maggiormente in soccorso a questi dieci
Paesi che hanno più necessità rispetto ai Paesi che ne facevano
parte. Ma anche la Grecia, la Spagna, il Portogallo hanno avuto
più possibilità di noi di sfruttare le maggiori risorse che
hanno ottenuto dalla Comunità europea.
Vorrei adesso sottolineare due aspetti. Nel DPEF è stato
rimarcata la questione del contenimento della spesa - e guarda
caso si concentra tutto sulla spesa farmaceutica quasi come se il
maggior costo del ticket che è stato introdotto nel corso di
questa finanziaria e probabilmente anche nella prossima la dice
lunga su come si intende porre rimedio al contenimento della
spesa sanitaria: facendo pagare appunto tutto ai cittadini
Pertanto, i siciliani sono avvisati: la finanziaria che ci
aspetta sarà una finanziaria nel segno del rigore ma - guarda
caso - solo a danno del cittadino
Ci sarà un'ulteriore spesa per le spese inutili. Faccio un
esempio molto lampante e chiaro: è proprio di oggi la notizia che
il Governo ha aumentato il numero degli esperti, dei consulenti.
E ciò sicuramente costituisce un aggravio della spesa. Però, per
questo pare non ci sia contenimento della spesa. Invece, morale e
responsabilità politica vorrebbe che proprio da questo si inizi a
tagliare, proprio dalle spese inutili, per evitare di dover
tagliare quelle invece più utili
Due sono le cose: o si tagliano le spese inutili e, quindi, si
indichi chiaramente il progetto, oppure non si dicano bugie, e
si lascia che poi paghino comunque i cittadini. Perché di questo
si tratta.
Di un'ultima cosa che mi sta particolarmente a cuore vorrei
parlare, visto che almeno da due finanziarie presento emendamenti
in questo senso, mi rifersco a Internet libero. Nel DPEF si fa
riferimento ad un capitolo Società dell'informazione in cui si
dice che il Piano d'azione europea del 2005 vede percorsi di
innovazione dell'informazione attraverso, appunto, la banda larga
delle infrastrutture informatiche. Come mai allora non è stato
prevista la possibilità di utilizzare Internet utilizzando un
software libero, totalmente gratuito che consenta la libertà di
informazione ma soprattutto di risparmiare centinaia di milioni
alla nostra Regione e ad altri enti locali? Probabilmente
potremmo arrivare ad ipotizzare anche un risparmio superiore ai
3, 4 miliardi di vecchie lire solo per l'anno in corso
introducendo appunto un software libero da far utilizzare in
tutte le pubbliche amministrazioni. Tra l'altro tutto questo è
previsto da una legge nazionale che, purtroppo, in Sicilia non
abbiamo ancora recepito. Pertanto, sarebbe il caso di introdurre
tale soluzione anche in questa finanziaria e visto che questo
DPEF non ne fa menzione, dichiaro sin d'ora che in sede di
discussione della finanziaria presenterò alcuni emendamenti
volti proprio a questo scopo.
Vorrei dire un'ultima cosa sulla destinazione dell'articolo 38
dello Statuto. Qui torno al ragionamento di prima. Con la
devolution, l'articolo 38 dello Statuto avrà sicuramente un
arresto. Io capisco che l'onorevole Fleres abbia cantato vittoria
sotto il profilo del risultato politico perchè l'Assemblea
regionale siciliana manterrà la denominazione Assemblea . Ma ci
rimarrà soltanto la forma, perché la sostanza verrà ulteriormente
penalizzata, nel senso che la Regione siciliana avrà un ulteriore
aggravio di spessa ancorché versa in una condizione economica
svantaggiata.
Del resto anche gli stessi dati forniti in questo documento,
le stesse tabelle indicano che la Regione siciliana ha un deficit
fortissimo rispetto ad altre regioni italiane, quindi ci troviamo
penalizzati sotto tutti i punti di vista sia occupazionale che
produttivo, sia sociale che economico.
Per concludere dico quindi che questo documento non ci
soddisfa, non ci dà sufficienti garanzie per una possibile
inversione di tendenza nella nostra Regione. Di conseguenza, in
considerazione di ciò non posso che votare contro l'ordine del
giorno che è stato presentato dalla maggioranza sul DPEF.
Quando poi esamineremo i Documenti finanziari veri e propri
avremo dunque modo di entrare nel merito delle questioni in modo
più approfondito e non nel modo generico in cui si affronta
adesso.
In ultimo, mi piace sottolineare una cosa che certamente nel
DPEF non è contenuta in quanto non si possono indicare singole
voci, essa attiene alla solidarietà, alla restituzione di
carattere patrimoniale, di risarcimento patrimoniale per quei
siciliani che da anni aspettano un ristoro.
Ricordo che in un precedente DPEF si parlava di un ristoro per
quanto riguarda la città di Messina, addirittura dopo un attesa
di cento anni, visto che si trattava del terremoto del 1908
Vi sono molte realtà siciliane che hanno problemi analoghi a
quello di Messina. Vorrei che in questo documento fosse citato,
seppure in modo generico, anche quest'aspetto. Certamente, se da
un lato il DPEF parla di contenimento della spesa, di tagli dei
ticket e di possibili tagli finanziari, di limitazioni di
risorse, figuriamoci se si dovesse parlare di ristoro per quanto
riguarda i diritti patrimoniali persi per responsabilità sociali
ed economiche anche per via di una sconsiderata politica dei
governi passati. E giustamente dovrebbero essere risarciti tutti
coloro che in passato hanno subito un danno patrimoniale. E mi
riferisco alla città di Agrigento e a tanti eventi calamitosi
della nostra Regione di cui si parla solamente nei momenti di
grande disastro per poi lasciar cadere tutto nel dimenticatoio.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di dare la parola
all'onorevole Assessore, comunico che è stato presentato l'ordine
del giorno n. 441, a firma degli onorevoli Misuraca, Savarino,
Formica e Acierno, di cui do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
Visto il Documento di programmazione economico-finanziaria per
gli anni 2005-2007; Considerata l'illustrazione in Aula dello
stesso,
lo approva.»
E' iscritto a parlare l'assessore per il bilancio onorevole
Cintola. Ne ha facoltà.
CINTOLA, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, farò una breve replica. Siccome
non sono convinto che debba abbandonare l'idealità e la coerenza
con le quali mi sono espresso in questi anni in quest'Aula, non
intendo non sottolineare che, ancora una volta, il nuovo Governo
mi lascia solo a guardare un'Aula nella quale non c'è il plenum
auspicabile per un documento di questo tipo e di questo genere,
affezionata a seguire e a dibattere sull'argomento.
Voglio tranquillizzare innanzi tutto l'onorevole Speziale che
mi ha chiesto un adempimento su cui ieri sera mi ero impegnato.
L'adempimento è qui con me ed è appena arrivato dall'ufficio; lo
consegnerò questa sera in Commissione Bilancio e ne farò copia
per tutti i deputati.
Voglio nello stesso tempo dire che - nessuno però me ne ha
dato merito - ho fatto un assestamento di bilancio il primo di
settembre, nel momento in cui mi sono insediato ed oggi ne ho
inviato copia a novanta deputati con le indicazioni a tergo, cosa
che non era mai stata fatta prima.
Non è un fatto né innovativo, né tanto meno stratosferico, ma
ho inteso voler dare la possibilità reale ad ogni deputato,
ancorché non in Commissione Bilancio, di avere un documento sul
quale pensare e dare il proprio apporto, dare la propria
valutazione, senza aspettare le lungaggini di un raffronto tra
le norme scritte e i riferimenti all'articolo ed ai commi e dare
la possibilità di avere una maggiore visibilità concreta ed
immediata.
Voglio aggiungere che a DPEF fatto, in continuità
amministrativa con l'Assessore che mi ha preceduto per il quale
non so - ho dato dei giudizi alla stampa e li voglio confermare
anche adesso, ho detto che era stato un ottimo assessore, che
aveva lavorato bene, altro che in contrasto, ho detto che è un
po' litigioso come lo sono anch'io - e viene sottolineata questa
frase in relazione ad una continuità amministrativa che do per
scontato essere motivo di seria interpretazione logistica di
posizione e di continuità politica, ideologica ed amministrativa.
Mentre, per avere detto, con grande onestà ideale e
concettuale, che il bilancio presentato dall'allora assessore per
il bilancio, onorevole Piro - lo ribadisco ancora - è stato un
bilancio rigoroso ed il mio, quello che presenterò con questo
Governo, sarà ancora più rigoroso di quello fatto dall'onorevole
Piro in quell'occasione, tant'è che ho già annunziato, e non a
titolo personale ma a nome del Governo, che la Finanziaria non
avrà un solo euro di spesa e su questo non c'è bisogno di fare né
barricate né altro: c'è l'impegno del Governo che rappresento, e
non a titolo personale, ma come collegiale valutazione della
Giunta stessa.
Credevo che anche questo fosse un elemento di forte novità nel
rigore, un rigore quello che si sostanzia nei fatti.
L'avere incontrato in questo brevissimo lasso di tempo le
categorie sociali, le organizzazioni di categoria, i sindacati
regionali; l'avere incontrato i deputati della maggioranza;
l'avere rivolto l'invito ai colleghi dell'opposizione che ho
trovato solerti ed attenti alla mia richiesta - parlo degli
onorevoli Ortisi, Barbagallo, Speziale e Ferro - che avevano dato
disponibilità immediata, e non con se e con ma , ad un
incontro che domani mattina si sarebbe dovuto svolgere tra
l'Assessore per il bilancio e i capigruppo della minoranza prima
che la manovra finanziaria che discende dal DPEF andassi in
Giunta - che ritengo un fatto lodevole - è stato bloccato dal
giornale di questa mattina in cui si legge che la sede
dell'Assessorato per il Bilancio non è più una sede
istituzionale: la sede del Governo non è sede istituzionale E
tuttavia, per ovviare anche a questo ed essere convinto della
bontà che l'incontro deve essere fatto ho chiesto al Presidente
della Commissione Bilancio di convocare, alla fine della seduta,
la Commissione allargata a quei Capigruppo della minoranza che
vogliano e debbano, a mio avviso, presenziare perché ci sia un
confronto che avvenga prima che Bilancio e Finanziaria vengano
approvate dal Governo.
Onorevole Capodicasa, conosco la sua onestà intellettuale e la
stimo indipendentemente dal suo colore politico. Non ho
difficoltà a dire che spesso la ascolto e so che posso imparare
quando lei parla, perché è una persona onesta dal punto di vista
intellettuale. Devo dirle però che oggi l'ho ascoltato
attentamente e ho sentito distruggere l'intera impostazione del
DPEF. Mi auguro che questa sera in Commissione Bilancio, oltre
che distruggere, sappia - come sa fare - costruire; perché
dobbiamo fare delle proposte, dobbiamo dire al Governo se
qualcosa va male cosa proponiamo per farla andare bene e meglio
Non siamo venuti qui per incontrarci e scontrarci sull'ideologia
politica e sul fatto che io sia di centro e l'altro è di destra,
l'altro ancora di sinistra Siamo qui per offrire un servizio a
chi amministriamo, a chi ha voluto che fossimo qui a
rappresentare istanze, necessità, emarginazione, povertà,
possibilità di crescita. E dobbiamo farlo insieme
Sentirsi distruggere tutto, com'è avvenuto tutte le volte che
ci siamo trovati qui, in quest'Assemblea, il dover dire che non
avremmo raggiunto certi risultati e il poter dire oggi, però, che
il 2000, il 2001, il 2002 hanno dato come media il 2,3 per cento
del Prodotto Interno Lordo, il 2,7 per cento, e ancora di più
della stessa occupazione, come fatto che già è stato definito -
ed è vero, incontrovertibile ed irreversibile, non è più una
stima - , sta a significare che in questi tre anni non tutto è
da distruggere, da annullare e da buttare nel dimenticatoio.
CAPODICASA. Lei, però, ha firmato un'altra cosa
CINTOLA, assessore per il bilancio e le finanze. Non solo l'ho
firmata, ma l'ho anche emendata, se lei vuole
Dicevo, che questo sta a significare che non sempre tutte le
cose che pensiamo nella contrapposizione ideologica servono, poi,
a che la macchina amministrativa che viene fuori dal disegno di
legge non possa e non debba produrre risultati attivi.
E' vero, abbiamo difficoltà sul piano delle risorse, le abbiamo
dilapidate troppo e non le ha dilapidate questo o quel governo,
le ha dilapidato spesso l'Assemblea con gli emendamenti, quelli
forti, quelli che arrivano alle 6.00 del mattino, quelli che
arrivano nella confusione generale, quelli in cui tutti ci si è
calati: chi più e chi meno
Oggi vorrei il conforto dell'intera Assemblea, di un'Assemblea
attiva e presente, ma mi accorgo che ci sono pochi deputati in
Aula, forse perchè quelli più attivamente presenti o sono andati
al Governo o hanno pensato è la stessa routine, lasciamo
correre .
Questo può opprimermi, può darmi qualche preoccupazione di
tenuta. Quando siamo costretti a dire al mondo del lavoro, ai
sindacati, alle organizzazioni di categoria perchè non abbiamo
fatto la legge sulla formazione o la legge sui trasporti, sarebbe
un danno solo per il Governo qualora non li avesse presentati, ma
il disegno di legge sui trasporti è in Commissione, il disegno di
legge sulla formazione, non da molto tempo, ma è già in
Commissione. E allora perchè l'Aula, perchè l'Assemblea, che non
è il Governo, che non è solo la maggioranza, non pone in essere i
rimedi necessari affinché queste riforme di settore vadano in
porto? Perché sui forestali non c'è la possibilità di un
coordinamento forte per dare cifre certe da appostare, lavoro
certo da effettuare, utilizzazione, laddove è possibile, anche di
risorse che non siano solo del bilancio e della Regione e che si
possano attingere anche in Agenda 2000?
Non voglio né allungare né tediare, né tanto meno amplificare
posizioni personalistiche, non è da me, non sarò mai quello che
attribuisce al suo predecessore errori, come se fossi il primo
della classe. Io mi sento di essere un umile servitore della
Sicilia che ha votato e che vota, non di quella che si astiene,
di quella che riesce col proprio voto e col proprio consenso ad
eleggere i deputati per fare il proprio dovere fino in fondo, in
Aula e nelle commissioni, sottolineando, quindi, una necessità
vera ed obiettiva, che abbiamo un compito che non è soltanto del
Governo e della maggioranza. Certo la maggioranza ed il Governo
hanno maggiori responsabilità, alle quali non ci sottraiamo.
Se, però, abbiamo annunziato la possibilità di diventare
effettivamente legislatori - e l'abbiamo annunciato con lo
spirito di una leale visione, non di inciuci' che non ci
appartengono - allora, abbiamo voluto tentare di dire che il
processo di sviluppo e di rigore dobbiamo governarlo insieme, che
dobbiamo, ognuno per la propria parte, fare il proprio compito
fino in fondo, che non possiamo sottrarci alla responsabilità
delle valutazioni e delle priorità; è facile dire facciamo
tutto nello stesso momento , quando sappiamo che in passato non
abbiamo fatto tutto con priorità e con attenzione perchè le cose
andassero meglio.
C'è un momento - e a questo momento ancora mi riferisco - in
cui vogliamo lavorare insieme e tentare che nel lavoro fatto
insieme si possa produrre un risultato migliore e diverso.
Le cose dette poc'anzi dall'onorevole Misuraca, capogruppo di
Forza Italia, non solo convincono ma danno anche la percezione
esatta del modo forte con il quale vogliamo continuare a reggere
modificandoci anche, perchè no, tentando di migliorarci, e
giusto e legittimo, tentando di porre condizioni differenti. Le
condizioni differenti, però, innanzi tutto sono quelle di fare
diventare questo Parlamento un'Assemblea elettiva che legifera
davvero, che legifera prima ancora che il Governo appronti e
definisca gli strumenti di legge.
Quando, oggi, ci siamo incontrati con i deputati della
maggioranza, quelli che sono venuti a chiedere contributi e una
attiva impostazione sul piano culturale, personale e di gruppi,
abbiamo fatto appena il nostro dovere, però abbiamo dato il
segnale che vogliamo operare insieme, che non possiamo operare
disgiuntamente nè con emendamenti che debbono inseguire i disegni
di legge. Gli emendamenti possono essere inseriti fin da subito
nel disegno di legge così da agevolarne l'iter sia in
Commissione sia in Aula, senza con questo fare vaga e assurda
demagogia e senza tentare di scardinare niente ma dando ad ognuno
il proprio onore ma anche il proprio onere di lavoro.
Quando ci siamo incontrati con i sindacati e le organizzazioni
di categoria e da loro sono stati proposti alcuni emendamenti che
abbiamo già inserito nel progetto del bilancio e della
finanziaria, sappiamo di avere fatto il nostro dovere perchè
stiamo dando voce a chi spesso dice che quella voce non ha avuto
nel passato. Riteniamo legittimo e giusto che accanto alle forze
politiche che rappresentano gli interessi globali, gli interessi
di categoria, di settore possano vivere un momento nel quale
anche loro le cose che hanno da dire non le debbano più
strombazzare in piazza, ma debbano diventare legge se è
possibile; ciò, però, sempre nel rigore e nella filosofia che il
Governo si è dato con il programma che ha esposto ai cittadini e
per i quali ha avuto il consenso e la maggioranza e il diritto-
dovere di governare.
Così come intendo fortemente sottolineare l'importanza ed il
ruolo dell'intera Assemblea, perchè solo da questo noi possiamo
trovare un raccordo effettivo e capire che il voto segreto non
serve per impallinare qualcuno, che il voto segreto non deve
essere più richiesto da chi, in un momento di impulsività, decide
di agire in contrasto con chi si pone umilmente al servizio e
accanto al ruolo effettivo e serio dell'Assemblea.
Onorevole Capodicasa, non mi sento affatto il giapponese
nell'Isola che sta facendo ancora la guerra contro qualcuno. Come
rappresentante del Governo nella sua interezza - non potrei farne
a meno dato che sono l'unico rappresentante del Governo presente,
non mi sento isolato ma non mi sento felice di essere il solo
rappresentante del Governo mentre parliamo di problemi di questa
importanza e di questa gravità - intendo rappresentare fortemente
che non sono in guerra, so che non c'è guerra, che non c'è guerra
nella maggioranza nè ne vogliamo con l'opposizione, con la quale
vogliamo colloquiare seriamente alla luce del sole, senza
inciuci, senza possibilità assurde, insignificanti. Lo diciamo a
voce alta, lo abbiamo detto sui giornali, lo ribadisco in Aula:
l'incontro serve per confrontarci perchè se ci sono soluzioni che
voi proponete e che sono migliori delle nostre sarebbe una
idiozia una follia non prenderle e non trasferirle nel disegno di
legge che deve servire non alla maggioranza per governare o al
Governo per continuare a governare, ma deve servire agli
interessi della comunità che vogliamo amministrare, sarebbe pura
follia
Sono felice che ad oggi non ho nominato alcun consulente, sono
felice di poter dire che questa manovra viene fatta con gli
uffici, con il direttore, con i funzionari che in maniera
intelligente, seria, costante, sono stati fino a mezzanotte a
lavorare lì con me, come sono stato con loro ieri sera fino
all'una e mezza e stamattina alle otto e mezza, senza l'apporto
esterno che pure avrò e di cui pure avrò bisogno subito dopo.
Non ho difficoltà a dire che con il Banco di Sicilia abbiamo
parlato da pari a pari e se le prime cose che ha detto oggi, le
ha posizionate in termini differenti, ci fa pensare a più di 100
milioni di euro per sanare un'ingiustizia palese, per la quale
abbiamo dovuto ricorrere al Tribunale amministrativo regionale
vincendo la causa con il mio predecessore, l'assessore che mi ha
preceduto, ed essendo ancora in causa in Consiglio di Giustizia
amministrativa per continuare a lavorare e a lottare per gli
interessi della Sicilia, sappiamo che oggi andremo oltre i 100
milioni di euro per i quattro anni e che la rinegoziazione del
mutuo porterà ulteriore e seria attenzione a una diversa
impostazione perché scenderanno le aliquote che la Regione
pagherà, e che pure 90.000 persone che hanno avuto accesso al
mutuo di allora pagheranno in termini inferiori, noi abbiamo
fatto il nostro dovere, non l'abbiamo strombazzato né vogliamo
strombazzarlo ancora.
Se con la Serit abbiamo aperto un tavolo di trattativa oggi con
una commissione che abbiamo istituito con il generale, anche con
la presenza della Guardia di Finanza alla quale abbiamo chiesto
una presenza attiva anche in questa commissione per attenzionare
meglio il problema, per costruire assieme alla Serit un modo di
riscuotere di più e meglio in Sicilia, non lo stiamo
strombazzando, non lo stiamo gridando ai quattro venti. Però, ci
stiamo lavorando seriamente, nell'intenzione seria e forte che
non ci siano evasori di comodo e non ci sia chi pagando deve
sopperire a chi non paga o evade o chi avendo non una certezza
forte da parte del soggetto che deve riscuotere le entrate possa
avere pensato che magari se arriva alle cifre alle quali arriva
ora come incasso non deve tentare di rischiare né in computer né
in personale per cercare di allargare di più e meglio la
possibilità che le entrate alla Regione siciliana possano essere
date.
Se nei confronti dello Stato sono state fatte battaglie in
continuità anche di altri governi e di altre maggioranze che
hanno portato l'articolo 38 a non essere più una chimera, perché
siamo ritornati ad essere titolari di un diritto che lo Statuto
ci ha dato, se sull'articolo 37 ancora siamo in guerra con lo
Stato nella speranza che anche questa finanziaria dello Stato
possa dare un ulteriore momento di ulteriori risorse alla
Sicilia, noi non stiamo parlando di libro dei sogni (perché non
abbiamo parlato di sogno), però diciamo ai siciliani di guardare
con ottimismo e di non essere preoccupati del fatto che, pur in
ristrettezze economiche e pur sapendo che agiremo con un rigore
che è vero rigore fino in fondo, diciamo con tranquillità non vi
preoccupate che stiamo andando avanti, stiamo facendo i passi ,
perché dalla programmazione si passa alla realizzazione di quel
2,3 per cento in condizioni difficilissime, perché l'episodio
delle Torri gemelle non ha riguardato solo l'America e l'Europa,
ma anche l'Italia ne ha subito conseguenze forti, fortissime.
Noi stiamo continuando a dire di aver fiducia e di guardare ad
una Regione che ha già le carte in regole e vuole proseguire
ancora meglio per dire al capitale del nord di venire in Sicilia
con la tranquillità e la certezza che qui trova condizioni che
non sono quelle del disastro che non c'è o della preoccupazione
costante di dover dire che qui si esporta mafia, delinquenza e
assassini.
Qui si sta esportando anche in questo momento un modo nuovo,
diligente, serio e concreto di tentare di operare nell'interesse
specifico di una Sicilia, che come abbiamo amato senza essere al
Governo non possiamo non continuare ad amare adesso che siamo al
Governo.
Certamente parlerò di meno per quella che può essere la mia
posizione che non è mai stata personale, ma è stata una posizione
di rappresentatività di un gruppo fino ad oggi.
Sarò costretto a parlare di meno e ad agire di più, perchè
adesso non servono più le parole, servono azioni concrete, anche
lo scontro, onorevole Papania, quando è necessario, anche se dopo
lo scontro, come è avvenuto in Commissione Bilancio ieri sera,
oggi posso dirle che il suo emendamento aveva ragion d'essere e
che il Governo lo presenterà dopo averne discusso con
l'Assessorato, dato che ritengo che il fatto di averlo licenziato
ieri sera aveva la sua ragion d'essere.
Così come dico all'onorevole Mancuso, il quale ieri sera ha
presentato alcuni emendamenti di un certo tipo per i quali ho
chiesto - e continuo a chiedere - all'Assessorato del territorio
di darmi la giusta impostazione, che sto aspettando una risposta
perché, anche in quel caso, vorrei essere portatore, non di
interessi, ma di una concettualità che ha concreta attuazione in
una collegialità di governo, per cui non serve andare allo
scontro. Non servirebbe a nessuno, non lo farò e sono convinto,
signor Presidente, onorevoli colleghi, che la cosa più importante
alla fine sarà guardarsi allo specchio e dire se si è fatto fino
in fondo il proprio dovere.
Il mio dovere nei confronti di quest'Aula, che innanzi tutto
rappresenta l'intero popolo siciliano, voglio farlo e lo farò
fino in fondo, e nel momento stesso in cui non dovessi essere
all'altezza - come non lo è sicuramente chi mi sta interrompendo
in questo momento - saprò rassegnare non una continuità di azione
che non potrò svolgere, ma porterò avanti il disegno più concreto
e più serio, quello di tenere in considerazione il fatto che se
uno non ci riesce lascia, ma non si fa nè intruppare né tanto
meno massacrare per salvaguardare una poltrona alla quale non
sono stato abituato nel passato nè lo sono per il presente.
So con certezza che lavorerò, che lavoreremo come Governo
nell'interesse della Sicilia e dei siciliani che vogliamo
rispettare senza carezze, senza clientele ma cercando di dare un
futuro che sia un futuro di correttezza, di onestà e di sviluppo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 441. Chi
è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dobbiamo decidere se continuare
con le mozioni o rinviarle alla seduta di martedì 5 ottobre 2004,
alle ore 17.30. Mi sembra di capire che l'orientamento è per il
rinvio.
Sulla sospensione del contributo ordinario al Gruppo di Nuova
Sicilia
Presidenza del vicepresidente Fleres
ACIERNO. Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83 del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, pur sempre con il massimo rispetto
nei confronti della Presidenza, vorrei ricordarle che alcune
settimane fa c'è stato un dibattito in Aula con la Presidenza in
merito ad alcune comunicazioni tronche. Le definisco così in
quanto non hanno avuto nel verbale e nel resoconto stenografico
della seduta la formula finale l'Assemblea ne prende atto',
quindi le considero ancora oggi delle comunicazioni tronche,
relative a presunti passaggi di deputati da un gruppo, quello del
Nuovo PSI, a quello di Nuova Sicilia che io rappresento in Aula.
A fronte di queste comunicazioni tronche effettuate nella
seduta numero 236 del 14 settembre scorso, il Presidente
dell'Assemblea, onorevole Lo Porto, su questa vicenda ha fatto
inserire nel verbale - che è stato già approvato - che tutta la
materia è rinviata alla Commissione per il Regolamento.
Poiché il verbale è stato approvato, rappresenta atto ufficiale
di quest'Aula, ma della lettura di tutta questa materia i
l'Assemblea non ha preso atto, si evince quindi che la fotografia
dei gruppi parlamentari rimane quella che è e che del problema è
stata investita la Commissione per il Regolamento, che ancora
deve essere convocata tant'è che io, componente di quella
Commissione, non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione in tal
senso.
Oggi invece sono venuto a conoscenza da parte degli uffici
amministrativi che si è ritenuto, prevaricando il verbale d'Aula,
e quindi con una violenza veramente inaudita, di sospendere il
contributo del Gruppo Nuova Sicilia in attesa di presunti
chiarimenti che intanto non sono previsti dal nostro verbale
regolarmente approvato. Semmai dovessero esservi chiarimenti,
saranno quelli che la Commissione per il Regolamento, che è stata
investita dal Presidente dell'Assemblea del compito di affrontare
la tematica di queste anomale comunicazioni tronche, fornirà per
risolvere la questione. Ma, fino ad allora, nessuno può arrogarsi
il diritto di modificare quanto è scritto nei verbali approvati
dall'Aula, e sarebbe un precedente di una gravità assoluta il
fatto che noi approviamo un verbale e poi qualcuno ne faccia
derivare effetti diversi da quelli sanciti dallo stesso verbale.
Io ho immediatamente interessato della questione la Presidenza
che ringrazio per essersi attivata comunicandomi che domani,
intanto, quanto è dovuto a fotografia attuale' e prima che la
Commissione Regolamento dirima la vicenda, sarà regolarmente
erogato ai gruppi anche perchè, signor Presidente, lei sa
perfettamente che fermare il contributo ordinario di un gruppo
significa dire ai dipendenti del gruppo che per il corrente mese
non c'è stipendio.
Noi avremmo avuto il dovere, se ne avevamo la responsabilità,
di provvedere al licenziamento, ma siccome in nessun verbale di
questa Assemblea è stato dichiarato sciolto il Gruppo Nuova
Sicilia, ringrazio il Presidente Fleres e lo invito a riflettere
ed a verificare gli atti amministrativi prodotti che mi hanno
costretto a prendere la parola stasera e ad attivare la
Presidenza per i provvedimenti che devono essere presi nei
confronti di chi ha violato quanto scritto nei verbali di questa
Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, come lei ha ricordato poc'anzi,
dopo la nostra conversazione ho interessato gli uffici
dell'Assemblea per approfondire la situazione.
Non c'è alcuna volontà precostituita da parte di nessuno a
voler danneggiare o, comunque, determinare un qualche nocumento
nei confronti né di deputati né di gruppi parlamentari. Tuttavia
gli uffici dell'Assemblea hanno fatto rilevare l'esigenza di un
chiarimento sulla posizione non solo del gruppo di Nuova Sicilia
ma anche di altri gruppi parlamentari.
In questo senso stasera ho ricevuto una nota e domani mattina
predisporrò gli atti relativi alla definizione della vicenda.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 5 ottobre
2004, alle ore 17,30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del regolamento interno, della mozione:
N. 311 «Iniziative per il riconoscimento dello stato di
crisi del settore mangimistico isolano ed
interventi per la filiera zootecnica», degli
onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Baldari,
Turano;
III - Discussione unificata delle mozioni:
N. 305 «Definizione di una linea comune per proporre al
Consiglio dei Ministri necessarie ed urgenti
modifiche della manovra finanziaria a tutela
dell'economia siciliana», degli onorevoli
Speziale, Cracolici, Capodicasa, Crisafulli, De
Benedictis, Giannopolo, Oddo, Panarello,
Villari, Zago;
N. 309 «Interventi in favore del sistema economico e
imprenditoriale della Sicilia», degli onorevoli
Misuraca, Confalone, Mercadante, Baldari,
Fleres;
N. 310 «Misure da proporre al Consiglio dei Ministri a
salvaguardia dell'economia siciliana»,
degli onorevoli Formica, Mercadante, Dina,
Basile, Infurna.
IV - Discussione dei disegni di legge:
1) «Misure finanziarie urgenti. Assestamento del bilancio della
Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali della
Regione siciliana per l'anno finanziario 2004.» (n. 917/A)
2) «Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante Modifiche allo Statuto della Regione.'» (nn. 580-472-578-
602-652/A) (Seguito)
V - Elezione delle commissioni legislative permanenti e della
commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attivita'
dell'Unione Europea.
La seduta è tolta alle ore 20.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello