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Resoconto d'Aula della Seduta n. 239 di mercoledì 29 settembre 2004
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   Presidenza del vicepresidente Fleres


    SAVONA  segretario f.f., dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intende
  approvato.

                               Congedo

    PRESIDENTE   Comunico  che  l'onorevole  D'Aquino   ha  chiesto
  congedo per la presente seduta.
   L'Assemblea ne prende atto.

                              Missioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono in missione,  per  ragioni  del
  loro  ufficio,  gli onorevoli: Fleres, dal 22  al  23  settembre;
  Barbagallo,  dal 23 al 25 settembre; Forgione, dal 29   settembre
  al 4 ottobre 2004.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Annunzio di presentazione di disegno di disegno e di
  contestuale invio alla competente Commissione legislativa

    PRESIDENTE  Comunico che il seguente disegno di legge  è  stato
  presentato   ed   inviato   alla   II   Commissione   legislativa
   Bilancio':

    Misure  finanziarie urgenti ed assestamento del bilancio  della
  Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali della
  Regione siciliana per l'anno finanziario 2004' (917)
   d'iniziativa governativa
   presentato  dal  Presidente della Regione (Cuffaro) su  proposta
  dell'Assessore  regionale per il bilancio e le finanze  (Cintola)
  in data 17 settembre 2004
   Parere  I, III, IV, V E VI Commissione
   inviato il 17 settembre 2004.

     Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
                       Commissione legislativa

    PRESIDENTE  Comunico che il seguente disegno di legge  è  stato
  inviato alla  VI Commissione legislativa  Ambiente e Territorio':

      Norme per la partecipazione della regata  Louis Vuitton Cup -
  Act 7 of 32nd America's Cup' (915)
   d'iniziativa governativa
   inviato in data 15 settembre 2004

       Comunicazione di trasmissione di parere alle competenti
                       Commissioni legislative

    PRESIDENTE    Comunico  che  i  seguenti  pareri   sono   stati
  trasmessi, in data 21 settembre 2004, alle competenti Commissioni
  legislative:

   Affari Istituzionali (I)

    IACP  di  Catania  -  Nomina Presidente e vice  presidente  del
  Consiglio di  amministrazione  (n. 313/I)
   pervenuto in data 20 settembre  2004

    Convitto   nazionale   G.  Falcone'  di  Palermo.  Designazione
  componenti del Consiglio di amministrazione  (n. 314/I)
   pervenuto in data 20 settembre  2004

   Ambiente e Territorio (IV)

    Comune  di Carini (Pa) - Delibera della Giunta comunale  n.  62
  del 13.04.04 - Richiesta autorizzazione di riserva alloggi di cui
  al DPR n. 1035/72, art. 10. Richiesta di parere  (n. 315/IV)
   pervenuto in data 20 settembre  2004

   Cultura, Formazione e Lavoro (V)

    Ente  regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU)
  di    Palermo.   Designazione   componente   del   consiglio   di
  amministrazione: dott. Mirabile Salvatore  (n. 312/V)
   pervenuto in data 20 settembre  2004.

                    Comunicazione di parere reso

    PRESIDENTE   Comunico che il seguente parere è  stato  reso  in
  data  15  settembre dalla VI Commissione legislativa  Ambiente  e
  Territorio':

   Piano   regionale  dei  trasporti  e  della  mobilità  -   Piani
  attuativi  del  trasporto  stradale,  ferroviario,  marittimo  ed
  aereo'.  Commissione  regionale consultiva  per  gli  autoservizi
  pubblici non di linea  (n. 305/IV)
    reso in data 15 settembre  2004
    trasmesso in data 17 settembre 2004.

                     Annunzio di interrogazioni

    PRESIDENTE    Comunico   che   sono   pervenute   le   seguenti
  interrogazioni:

   con richiesta di risposta orale

   N.  1838 - Verifica della attendibilità delle graduatorie  degli
  insegnanti della provincia di Palermo.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali
   Firmatari:  Sammartino  Bartolomeo;  Formica  Santi;   Incardona
  Carmelo

   N.  1839 - Accertamenti sull'applicazione della l.r. n.  17  del
  2001 da parte del Consorzio per le Autostrade siciliane.
   - Presidente Regione
   - Assessore Lavori Pubblici
   Firmatario: Panarello Filippo

   Le  interrogazioni  ora annunziate saranno  iscritte  all'ordine
  del giorno per essere svolte al loro turno.

   - con richiesta di risposta scritta

   N.  1833  -  Notizie relative al bando inerente alla concessione
  per la gestione del Porto di Balestrate pubblicato nella GURS  n.
  34 del 20.8.2004.
   - Presidente Regione
   - Assessore Turismo
   - Assessore Territorio
   Firmatari: Ferro Giovanni; Orlando Leoluca

   N.  1834  - Notizie in merito alla mancata erogazione del  buono
  scuola nelle scuole statali.
   - Presidente Regione
   - Assessore Beni Culturali
   Firmatario: Tumino Carmelo

   N.  1835  -  Notizie  sulle procedure di  nomina  del  Direttore
  generale  dell'Azienda ospedaliera universitaria 'G. Martino'  di
  Messina.
   - Presidente Regione
   - Assessore Sanità
   Firmatari: Forgione Francesco; Liotta Santo

   N.   1836   -  Notizie  in  merito  al  raddoppio  della   linea
  ferroviaria che collega Palermo ad Agrigento.
   - Assessore Turismo
   Firmatario: Miccichè Calogero

   N.  1837  - Chiarimenti sulle modalità di elezione del  collegio
  dei revisori dei conti nel Comune di Paternò (CT).
   - Presidente Regione
   - Assessore Famiglia
   Firmatari: Garofalo Ottavio; Catania Franco; Villari Giovanni

   N.  1840 - Misure per l'eliminazione degli scarichi fognari  nel
  tratto  di  mare antistante la spiaggia di Prataiola ad  Acireale
  (CT).
   - Assessore Famiglia
   - Assessore Territorio
   - Assessore Turismo
   - Assessore Sanità
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1841  -  Interventi  per accelerare la  costruzione  di  una
  scuola materna ed elementare in località Bongiardo del comune  di
  S. Venerina (CT).
   - Assessore Famiglia
   - Assessore Beni Culturali
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1842  -  Misure per accelerare l'assegnazione dei padiglioni
  della zona artigianale di Trepunti nel comune di Giarre (CT).
   - Assessore Cooperazione
   - Assessore Famiglia
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1843 - Misure urgenti per migliorare l'efficienza del pronto
  soccorso  dell'ospedale Santa Marta e Santa  Venera  di  Acireale
  (CT).
   - Assessore Sanità
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1844  - Interventi per garantire la balneabilità del  tratto
  di  mare  antistante il comune di Acicastello e  la  frazione  di
  Acitrezza (CT).
   - Presidente Regione
   -- Assessore Famiglia
   - Assessore Sanità
   - Assessore Turismo
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1845 - Interventi per la riqualificazione dell'area verde di
  Largo Bordighera a Catania.
   - Assessore Famiglia
   - Assessore Sanità
   - Assessore Turismo
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.   1846  -  Misure  per  garantire  le  condizioni  minime  di
  transitabilità e sicurezza della via Mortara di Acireale (CT).
   - Assessore Famiglia
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1847  -  Interventi  per la celere  adozione  del  piano  di
  riordino del commercio ambulante a Giarre (CT).
   - Assessore Famiglia
   - Assessore Cooperazione
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.   1848   -  Misure  per  il  completamento  delle  opere   di
  urbanizzazione  delle  case popolari di contrada  San  Lorenzo  a
  Randazzo (CT).
   - Assessore Famiglia
   - Assessore Lavori Pubblici
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  1849 - Interventi urgenti per la riqualificazione del  Borgo
  di Santo Pietro a Caltagirone (CT).
   - Assessore Famiglia
   - Assessore Territorio
   Firmatari:   Fleres   Salvatore;   Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe.

   Le  interrogazioni  ora annunziate sono  state  già  inviate  al
  Governo.

                               Mozioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state presentate,  in  data  21
  settembre 2004, le seguenti mozioni:

   numero  309   Interventi  in favore  del  sistema  economico  ed
  imprenditoriale   della  Sicilia ,  degli   onorevoli   Misuraca,
  Confalone, Mercadante e Baldari.

   numero  310   Misure  da proporre al Consiglio  dei  Ministri  a
  salvaguardia  dell'economia siciliana , degli onorevoli  Formica,
  Dina, Mercadante,  Basile e Infurna.
   Dispongo  che  le  mozioni  testè  annunziate,  conformemente  a
  quanto stabilito dal programma dei lavori comunicato nella seduta
  n.  231  del 4 agosto 2004, siano abbinate alla mozione  n.  305,
  iscritta  al  punto terzo dell'ordine del giorno  della  presente
  seduta.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno  che nel corso della seduta potrà procedersi a  votazioni
  mediante sistema elettronico.

   Discussione sulle tematiche  costituzionali di riforma  delle
   autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
   tutela della specialità siciliana


   Presidenza del vicepresidente Fleres


    PRESIDENTE   Si  passa  al  punto II  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione  sulle  tematiche  costituzionali  di  riforma  delle
  autonomie  regionali all'esame del Parlamento  nazionale  per  la
  tutela della specialità siciliana.
   Invito  i  componenti la Commissione speciale per  la  revisione
  dello Statuto regionale a prendere posto nell'apposito banco.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                       Sull'ordine dei lavori

    SPEZIALE  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ieri   in
  Commissione  Statuto  é  stato svolto un lavoro  impegnativo   ma
  vorrei suggerire - sempre che  lei e l'Aula siate d'accordo -  un
  diverso  percorso. Essendo un tema di rilievo straordinario   che
  investe   le  funzioni  ed  i  poteri  dello  Statuto  regionale,
  inviterei  ad  una  sospensione della seduta  per  convocare  una
  riunione  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari, per  definire,
  già esiste, e in larga parte lo condivido,  un testo che trovi il
  maggior  consenso possibile. Quindi, ritornare in  Aula  evitando
  così  che  possano esserci differenti punti di vista,  anche  se,
  credo,  tutti  abbiamo  l'interesse di  tutelare  le  prerogative
  dell'istituto autonomistico.

    MISURACA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    MISURACA   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  mi  associo
  alla richiesta dell'onorevole Speziale.
   Condivido,  pertanto,  la  sospensione  dei  lavori  d'Aula  per
  convocare una riunione dei Presidenti dei Gruppi parlamentari  al
  fine di predisporre un ordine del giorno condiviso.

    ORTISI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, secondo  la  mia
  opinione é prevedibile che non sorgano contrasti.

    PRESIDENTE   Onorevole  Ortisi,  onorevole  Misuraca,  possiamo
  trovare   una   soluzione  che  accontenti  tutti.  Si   potrebbe
  cominciare  il  dibattito  e poi, per la  stesura  materiale  del
  documento  rinviare   alla Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari.

    FLERES  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FLERES   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  come  avevamo
  concordato  nella  seduta della Commissione Statuto,  -  svoltasi
  ieri  alla  presenza di una delegazione di parlamentari nazionali
  eletti  in  Sicilia -  questa mattina, insieme agli uffici  e  ai
  funzionari  dell'Assemblea  regionale,  abbiamo  predisposto   un
  ordine del giorno che mi sono premurato di inviare, via e-mail  a
  tutti  i  deputati,  perché appunto si  potesse  pervenire,  alla
  seduta di questa sera, con maggiori informazioni.
   Tuttavia,  credo  che la richiesta dell'onorevole  Speziale  sia
  condivisibile  purchè la sospensione che egli chiede  sia  breve,
  proprio  per  consentire all'Aula di potere  poi  sviluppare  più
  accuratamente  i  propri  lavori e magari  argomentare  sui  temi
  dell'Autonomia  in maniera più diffusa subito  dopo  che  ciascun
  capogruppo,  ciascun deputato abbia, in maniera più approfondita,
  letto  l'ordine del giorno che  - posso anticipare per i contatti
  informali  che  ho avuto con i Capigruppo e della  maggioranza  e
  dell'opposizione  -  appare nell'attuale formulazione  largamente
  condiviso sia  pure ciascuno con argomentazioni diverse.
   Pertanto,  condivido la proposta dell'onorevole Speziale  purchè
  la sospensione di approfondimento sia breve.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


     Discussione sulle tematiche costituzionali di riforma delle
    autonomie regionali all'esame del Parlamento nazionale per la
                  tutela della specialità siciliana

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la  discussione
  generale   sulle  tematiche  costituzionali  di   riforma   delle
  autonomie  regionali all'esame del Parlamento  nazionale  per  la
  tutela della specialità siciliana

    GURRIERI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    GURRIERI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  deciso  di
  leggere  queste mie brevi riflessioni che ho scritto  per  essere
  quanto più essenziale e sintetico possibile ma anche per non dire
  parole  in  libertà e con l'intento di lasciare agli atti  queste
  righe,  soprattutto dopo avere assistito ieri all'incontro  della
  Commissione  Statuto,  con  i pochissimi  parlamentari  nazionali
  eletti in Sicilia, che non hanno disertato la riunione e di avere
  assistito  alla  grande superficialità con cui alcuni  di  questi
  parlamentari hanno liquidato l'intera questione.
   Le   istituzioni  del  nostro  Paese  stanno  attraversando  una
  delicatissima fase storica caratterizzata da un presunto processo
  riformatore, in buona sostanza determinato però dall'esigenza  di
  adeguare  i vecchi ordinamenti alle nuove esigenze della  società
  ma  per una certa parte funzionali a garantire i poteri forti  e,
  soprattutto, le aree forti di questo Paese.
     Anche  la  nostra Regione sta facendo e ha fatto la sua  parte
  come  dimostrato dal complesso lavoro di revisione dello  Statuto
  ed  è  proprio  per l'ampiezza della discussione sviluppatasi  in
  Commissione Statuto, anche in rapporto al progetto di  legge  sul
  federalismo, che oggi torna alla Camera dei Deputati  per  essere
  esaminato nel suo articolato.
   Era  stato già deciso dalla Commissione Statuto di procedere  ad
  un  incontro  con  tutti  i parlamentari eletti  in  Sicilia  per
  esaminare   il  rapporto  tra  Autonomia  regionale   e   riforma
  costituzionale  sul federalismo.
   E'  stato desolante, per non dire altro, dover prendere atto che
  solamente  otto  parlamentari, sugli ottanta  invitati,  si  sono
  presentati  all'incontro con la Commissione su  una  questione  -
  come  quella dell'Autonomia regionale e delle sue risorse  -  che
  sembra giunta ad un punto cruciale.
   Oggi  con  il progetto leghista sul federalismo che, ricordiamo,
  ha  allarmato  anche  il Presidente della Repubblica  Ciampi,  la
  posta  in  gioco  è  altissima per tutto il Mezzogiorno,  per  la
  Sicilia e la sua Autonomia speciale in particolare.
   La  stima fatta dall'Assessorato regionale del bilancio - se non
  vado  errato  -  prima della nomina del nuovo Assessore,  riporta
  uno  scarto  di  circa 5 miliardi di euro tra  ciò  che  verrebbe
  sottratto  alle casse regionali: circa 10 miliardi di  lire,  per
  quanto riguarda la sanità; 7 miliardi di euro per quanto riguarda
  i  problemi  della  scuola,  e non consideriamo  i  miliardi  che
  verranno  a gravare sulle casse della Regione per quanto riguarda
  la gestione della polizia locale.
   Si  apre  uno scenario di  economia di guerra' al cui  confronto
  l'attuale crisi finanziaria della Regione siciliana finirebbe per
  impallidire  con  tutte le conseguenze sul  piano  del  conflitto
  sociale  e  della recessione economica. Tuttavia,  rischi  ancora
  maggiori  sono  presenti  nelle disposizioni  che  attraverso  lo
  Stato,  il  Senato  delle  regioni e i  suoi  poteri  sostitutivi
  finirebbero  per  rappresentare  un  vero  e  proprio   attentato
  all'autonomia   regionale,   nonostante   quanto   affermano    i
  parlamentari del centrodestra presenti all'incontro di ieri,  per
  i quali l'autonomia non è a rischio.
   Su  questi  rischi,  e  concludo,  sono state  pronunziate  ieri
  parole  forti dal Presidente dell'Assemblea, onorevole Lo  Porto,
  il  quale   ha  parlato  letteralmente di rischio  effettivo  per
  l'autonomia  e le finanze della Regione, un rischio concreto  che
  ridurrebbe  l'autonomia a brandelli, con  tutte le ingerenze  che
  la riforma consente attraverso i cosiddetti poteri sostitutivi.
   Sul  Senato  federale si è pronunciato oggi anche il  Presidente
  della  Regione Cuffaro, il quale pensa di rivolgersi alla società
  civile -  una vera e propria dichiarazione di fallimento politico
  -   e  questo sarebbe veramente oltre che un'offesa alla  Regione
  Sicilia  uno  sfregio  nei confronti della  memoria  di  un  uomo
  politico  di  grande  levatura  e di  grande  competenza  che  ha
  lavorato  molto  su  questo  Statuto,  mi  riferisco  soprattutto
  all'onorevole  Vincenzo Leanza che ci ha  lasciati,  e  che  fino
  all'ultimo  si  è  impegnato  a garantire  e  ad  ammodernare  le
  prerogative dell'autonomia regionale.
   Cari  colleghi,  le parole forti del Presidente  Lo  Porto,  del
  Vicepresidente Fleres non esorcizzano, comunque, il  rischio  che
  incombe sulla nostra Regione, soprattutto perché non può sfuggire
  a  nessuno  che  la  maggioranza politica, che  vuole  varare  la
  riforma  costituzionale, è la stessa maggioranza di  centrodestra
  che   governa   questa   Regione.  Desta,  inoltre,   grandissima
  preoccupazione l'assenza di quasi tutti i parlamentari  nazionali
  eletti in Sicilia all'incontro di ieri, perché conferma il tacito
  ricatto politico sui collegi e candidature che possono bloccare o
  comunque  condizionare pesantemente il dispiegarsi  di  un'azione
  comune  di  tutte  le forze politiche siciliane in  difesa  delle
  autonomie locali e delle risorse delle regioni.
   Non  solo, a questo punto non si può più sentir ripetere  ancora
  in  modo  sempre meno convinto che l'omogeneità politica ai  vari
  livelli  avrebbe  prodotto prodigiosi effetti a  vantaggio  della
  Sicilia,  ma  bisogna  smetterla  anche  con  il  vezzo  di   una
  maggioranza  che   se la canta e se la suona'  facendo  tutto  da
  sola,  una maggioranza politica che fa anche l'opposizione  a  sè
  stessa.
   E'  necessario  pensare alle parole e ai fatti, e  questo  è  un
  invito  forte  rivolto soprattutto alla maggioranza ad  avvalersi
  una   volta  tanto   delle  omogeneità  politiche  non  per  fare
  propaganda, ma per difendere i diritti della nostra Regione e per
  sensibilizzare  il  Parlamento nazionale  ed  in  particolare  il
  Presidente della Camera dei Deputati, l'onorevole Casini.
   Spesse volte, gli esponenti di questo partito si vantano che  la
  Sicilia  è  stata  sempre determinante per la   realizzazione  di
  risultati  importanti.  Quindi, penso che  l'Assemblea  regionale
  debba fare uno sforzo ulteriore di sintesi, anche costituendo una
  delegazione  -    aggregandosi alle richieste che, proprio  oggi,
  sono  state  avanzate da una parte della maggioranza   oltre  che
  dall'opposizione  -  con la scrittura di  un ordine  del  giorno,
  fatto  pervenire  al Presidente della Camera con la richiesta  di
  una  sospensione, di un ulteriore momento di riflessione per  non
  penalizzare  questa Regione che già ha, nel proprio  ambito,  dei
  problemi quasi irreversibili.

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  sospendo  la   seduta   per
  consentire   una  breve  riunione  dei  Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari  al  fine  di  pervenire  all'approvazione   di   un
  documento unico.
   Avverto che la seduta  riprenderà  alle ore 19.00.

   (La seduta,  sospesa alle ore 18.20, è ripresa alle ore 19.32)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi, si riprende  l'esame  del  II
  punto   dell'ordine  del  giorno:  Discussione  sulle   tematiche
  costituzionali di riforma delle autonomie regionali all'esame del
  Parlamento nazionale per la tutela della specialità siciliana.
   Comunico  che è stato presentato l'ordine del giorno numero  440
   Ulteriore   mandato   al  Presidente  dell'ARS   per   opportuni
  interventi,  in raccordo con il Presidente della Regione,  presso
  la   deputazione  siciliana  al  Parlamento  nazionale   per   la
  salvaguardia  delle prerogative autonomistiche siciliane ,  degli
  onorevoli Fleres, Speziale, Misuraca,  Formica, Gurrieri, Ortisi,
  Sbona, Garofalo, Savarino e Segreto.
   Ne do lettura:

                     L'Assemblea regionale siciliana

   Considerato che:

   alla  Camera  dei  Deputati è in corso l'esame  del  disegno  di
  legge  n.  4862/A,  recante modificazioni  alla  parte  II  della
  Costituzione,   che,  se  approvato  nell'attuale   formulazione,
  introdurrebbe  forti limitazioni all'autonomia  delle  Regioni  a
  statuto  speciale e delle Province autonome di Trento e  Bolzano,
  così   come   sottolineato  e  stigmatizzato,  con   dovizia   di
  argomentazioni, nel documento sottoscritto a Trieste il 3  agosto
  2004,  dai  Presidenti delle Assemblee parlamentari dei  suddetti
  enti;

   Visto:

   il  proprio ordine del giorno n. 414, approvato nella seduta  n.
  235 del 10 agosto 2004, con il quale, nel fare proprie le ragioni
  storico-politiche  e  socio-economiche  addotte   nel   succitato
  documento  a tutela delle specialità, si dà mandato al Presidente
  dell'Assemblea di promuovere, in raccordo con il Presidente della
  Regione,  ogni  opportuna iniziativa diretta a  salvaguardare  la
  storica specialità dell'Autonomia siciliana;

   preso atto

   degli   elementi   emersi  nel  corso   della   riunione   della
  Commissione speciale per la revisione dello Statuto, tenutasi  il
  20 settembre 2004 alla presenza dei parlamentari nazionali eletti
  in  Sicilia, appositamente convocata al fine di  mettere a  fuoco
  le    problematiche   relative   ai   contenuti   della   riforma
  costituzionale,  con particolare riferimento  alla  tutela  delle
  prerogative delle Regioni speciali e delle Province autonome;

   valutata

   l'esigenza   che  la  massima istituzione rappresentativa  della
  Sicilia,  pur  nella  diversità dei giudizi assunta  dalle  varie
  forze  politiche  sul disegno di legge di riforma costituzionale,
  esprima  una posizione condivisa a salvaguardia delle prerogative
  autonomistiche della Regione siciliana,

      approva l'operato del Presidente dell'Assemblea e gli  dà
                          ulteriore mandato

   ad  intervenire,  in raccordo con il Presidente  della  Regione,
  presso  la deputazione siciliana al Parlamento nazionale affinchè
  la  stessa,  nell'interesse  superiore  dell'Autonomia  siciliana
  inquadrata nell'ambito più complessivo dell'ordinamento regionale
  differenziato sancito dalla Costituzione, operi sulla base  delle
  seguenti linee-guida:

   1)  riaffermazione del principio di natura pattizia nei rapporti
  tra  lo  Stato  e  le  Autonomie speciali, mediante  la  garanzia
  procedimentale che gli Statuti speciali possono essere modificati
  soltanto  dopo che si sia attuata una effettiva  intesa   fra  le
  due dimensioni, anche attraverso un voto d'Aula;

   2)   anche  nel  caso  di  realizzazione  del  principio   della
   contestualità   elettiva   fra  Senato  federale   e   Assemblee
  regionali,  rispetto  della  potestà  decisionale  esclusiva   in
  materia elettorale propria della Regione siciliana;

   3)  attuazione del federalismo fiscale in modo equo e  solidale,
  assicurando  che  il  livello delle prestazioni  pubbliche  nelle
  realtà  meno  favorite, come quella isolana, non solo  non  venga
  penalizzato,  ma, al contrario, venga rapportato a  quello  delle
  zone più avvantaggiate del Paese;

   4)   esclusione  di  qualsivoglia  controllo  di   merito  sulla
  legislazione  delle Regioni a statuto speciale e  delle  Province
  autonome,  anche in considerazione del ruolo peculiare che  nella
  Regione  siciliana  riveste, in qualità  di  organo  di  garanzia
  costituzionale,  il  Commissario dello Stato,  come  sottolineato
  nell'ordine del giorno n. 22 approvato dall'ARS nella  seduta  n.
  26 del 29 novembre 2001 e come peraltro evidenziato dalla recente
  giurisprudenza  della  Corte Costituzionale,  relativamente  alla
  Regione siciliana;

   5)  previsione di una clausola di salvaguardia, analoga a quella
  di  cui  all'articolo  10 della legge costituzionale  n.  3/2001,
  secondo  la  quale  le  modifiche costituzionali  in  discussione
  trovano  applicazione  per  le Regioni  speciali  e  le  Province
  autonome  esclusivamente nel caso in cui esse stabiliscano  forme
  di autonomia più ampia.

   FLERES  -  SPEZIALE - ORTISI - SEGRETO - GURRIERI -  MISURACA  -
  FORMICA - SBONA - GAROFALO

    PRESIDENTE    E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres.  Ne  ha
  facoltà.

    FLERES   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  come  ho  già
  avuto  modo  di  dire nel mio precedente, breve,  intervento,  il
  lavoro   che   è   stato  svolto  in  questi   giorni   è   stato
  particolarmente proficuo ma, devo dire, ha soprattutto registrato
  -    sia    pure   nella   diversità   di   opinione    derivante
  dall'appartenenza  di  ciascun  deputato   -   una   condivisione
  relativamente all'obiettivo che si intende raggiungere con questo
  ordine  del  giorno.  L'obiettivo è  quello  della  difesa  delle
  prerogative  autonomistiche che ci sono proprie in virtù  di  uno
  Statuto,   quello   vigente,  che  è   parte   integrante   della
  Costituzione   ed  è  datato  1946  e  alla  cui  stesura   hanno
  contribuito illustri uomini politici con il consenso di tutto  il
  popolo siciliano che ha registrato anche vittime in difesa  della
  autonomia; vittime che vanno onorate per il loro sacrificio da un
  dibattito   adeguato,  sia  in   questa  sede  che   nelle   aule
  parlamentari del Senato e della Camera.
   Come  ho  avuto  modo  di  dire  in  altre  circostanze,  non  è
  possibile cancellare con un colpo di penna anni di storia, non  è
  possibile  cancellare con un colpo di penna o con un emendamento,
  magari  studiato in maniera approssimativa da chi non conosce  la
  storia  della nostra Regione, cancellare dicevo, anni ed anni  di
  autonomia.
   Abbiamo intercettato, mi auguro tempestivamente, l'attività  che
  si  stava  svolgendo al Senato e alla Camera e  d'accordo  con  i
  Presidenti  delle  Assemblee elettive  delle  Regioni  a  statuto
  speciale  abbiamo  attivato una serie  di  iniziative  miranti  a
  salvaguardare   le   prerogative   autonomistiche   vigenti   nel
  territorio  nazionale  e  devo dire che  l'assenso  assolutamente
  trasversale  che  abbiamo registrato nel nostro  Parlamento,  nel
  momento  stesso  in  cui  abbiamo avviato  questa  discussione  a
  seguito  della  mia comunicazione in Aula nella scorsa  seduta  e
  della Conferenza dei capigruppo che il Presidente dell'Assemblea,
  molto  opportunamente e altrettanto tempestivamente ha  promosso,
  devo  dire  che  l'assenso trasversale che abbiamo registrato  in
  Sicilia lo si è registrato in tutte le Regioni a statuto speciale
  nonostante  la  loro  configurazione politica  sia  completamente
  diversa.
   Questo  significa che alle autonomie speciali ci teniamo  tutti.
  Io  non credo che ci sia un solo siciliano che non abbia a  cuore
  l'autonomia della Sicilia, non credo che ci sia un solo siciliano
  che  possa ritenere che l'autonomia nel suo insieme, sia pure con
  le  mille  lacune legate spesso al tradimento che la  Sicilia  ha
  ricevuto da parte dello Stato non abbia tratto dei vantaggi dalla
  sua  autonomia, dalle sue prerogative, dalla specialità  del  suo
  statuto,  dai poteri che gli derivano dalle competenze  esclusive
  che la Regione ha in alcune materie.
   Allora,  signor  Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  la
  seduta  di questa sera abbia un valore estremamente significativo
  per la storia di questo Parlamento. E' una seduta nella quale  il
  Parlamento stesso, auspico nella totalità, mi auguro che ci  sia,
  che  si  raggiunga anche alla luce del lavoro che è stato svolto,
  questo  Parlamento  riconferma quanto è stato  detto  negli  anni
  immediatamente  successivi alla seconda  guerra  mondiale,  negli
  anni  della lotta autonomistica e ribadisca la propria volontà  e
  la  volontà dei siciliani di mantenere le proprie prerogative sia
  pure  in  un  quadro di riforma costituzionale e certamente  sono
  convinto migliorerà la fisionomia dello Stato, migliorerà il  suo
  funzionamento, consentirà una maggiore stabilità,  permetterà  un
  miglior  uso  delle risorse di cui il Paese dispone e consentirà,
  altresì,  una  migliore ripartizione, una più  equa  ripartizione
  delle  risorse  stesse tra le diverse aree geografiche  ma  anche
  relativamente  agli  investimenti  sociali,  alla  politica,   al
  welfare e agli investimenti strutturali.
   Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, non  voglio  dilungarmi
  molto perché credo che su questo tema sia giusto intervenire, sia
  giusto   esprimere  le  proprie  ragioni,  ma  sia  anche  giusto
  consentire  ai  colleghi di esprimere le loro e in  questo  senso
  ringrazio lei, signor Presidente, ringrazio i colleghi di tutti i
  gruppi parlamentari, per l'atteggiamento che ciascuno ha mostrato
  nei  confronti di questo argomento perché in tutte  le  fasi  del
  dibattito,  sia quando è stato sollevato il problema con  il  mio
  intervento  nella  scorsa seduta e poi con quello  dell'onorevole
  Ortisi  e  dell'onorevole  Capodicasa, con  la  sua  convocazione
  tempestiva  della Conferenza dei capigruppo, con le  riunioni  di
  questa  mattina e anche con quest'ultima che ha messo a punto  il
  testo  dell'ordine del giorno, credo che questo Parlamento  abbia
  dimostrato grande maturità e grande senso delle istituzioni oltre
  che un fortissimo attaccamento a quelle che sono state le ragioni
  storiche,  economiche  e  sociali che hanno  prodotto  la  nostra
  autonomia  regionale  e  a  quelle che sono  le  attuali  ragioni
  sociali,  economiche, storiche, strutturali,  infrastrutturali  e
  politiche che determinano la richiesta di mantenimento di  queste
  prerogative autonomistiche.
   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  ho   altro   da
  aggiungere,  mi  auguro  soltanto che  all'attenzione  di  questo
  Parlamento,  relativamente al tema che abbiano appena illustrato,
  corrisponda  un'altrettanta attenzione da  parte  del  Parlamento
  nazionale  e  soprattutto da parte di quei  deputati  e  senatori
  che, eletti in Sicilia, hanno, a mio avviso il preciso dovere  di
  rispettare, così come noi stiamo facendo, la storia e la  cronaca
  della Sicilia.
   Le  ragioni  di  questo  Parlamento, le ragioni  dei  siciliani,
  anche  al  di  sopra  di quelle che possono essere  le  posizioni
  culturali e ideologiche a cui ciascuno di loro intende rifarsi  e
  si   rifà  nell'azione  politica  e  quotidiana,  questa  riforma
  costituzionale non è una legge qualunque, non è una legge che può
  vedere   divisioni  di  carattere  intellettuale,  di   carattere
  culturale,  di  carattere  ideologico,  ma  semmai  soltanto   di
  carattere   ideale  e  poiché  gli   ideali  autonomistici   sono
  assolutamente conclamati nella nostra Regione, credo  che  questa
  nostra volontà che è materializzata, esplicitata nell'ordine  del
  giorno  e   nei  suoi  contenuti  sia   assolutamente  accettata,
  condivisa e sostenuta da chi a Montecitorio e a Palazzo Madama in
  questi giorni dovrà prenderla in considerazione e trasformarla in
  atti del Parlamento nazionale.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Ortisi.  Ne  ha
  facoltà.

    ORTISI    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   vorrei
  osservare,  prima  di  cominciare il mio  breve  intervento,  che
  nell'accordo  dei Capigruppo, era previsto anche che  al  secondo
  capoverso  che  comincia  visto il proprio  ordine  del  giorno ,
  venisse  tolta  la  congiunzione   anche   in  raccordo  con   il
  Presidente della Regione, su proposta dell'onorevole Acierno.
   Probabilmente è saltato nella correzione, mi sembra  esatto  nei
  confronti del collega che se ne tenga conto.

    FLERES  E' stato cassato.

    ORTISI  E' un refuso. Negli anni  40 del secondo secolo  avanti
  Cristo, Catone buttò nell'Aula del senato il frutto del fico, non
  solo  per  aggiungere  Carthago delenda est  ma  per  un  sotteso
  culturale  di  lunga  data, per dimostrare  quanto  vicina  fosse
  Cartagine di allora a Roma.
   Questo  deve  servire  sul piano che, con l'onorevole  Misuraca,
  chiamiamo  verticale, nella giustificazione della specialità  del
  nostro  Statuto, ad avvallare la nostra richiesta di  specificità
  della  nostra  storia e della nostra terra. Non  c'é  dubbio  che
  adesso che la storia ripassa dal
  Mediterraneo, mai osservazione di 2150 anni fa fu  più  giusta  e
  azzeccata.
   Onorevoli    colleghi,   a   differenza   di   qualche    nostro
  rappresentante  nazionale che ieri ci invitava al senso  pratico,
  pragmatico,  alla prassi parlamentare, al confronto concreto  sul
  territorio,  noi  riteniamo  che la dimensione  fondamentale  del
  dibattito  che  si sta sviluppando, non solo in  Sicilia,  ma  in
  tutta  Italia, sulla riforma della Costituzione, sia  soprattutto
  teorica  e, in questo senso, ben si appella il presidente Cuffaro
  alla   società   civile  quando  dice  che   dobbiamo   investire
  dell'argomento il territorio intero.

                Presidenza del Vicepresidente Fleres

   Noi  ci  permettiamo  di aggiungere anche che  il  dibattito  va
  esteso  anche  alle  teste pensanti , agli ambienti universitari,
  in  particolare  e  poi, agli enti locali.  Apprendiamo  che,  su
  proposta della  Margherita , il Consiglio provinciale di  Trapani
  ha  approvato  oggi  - è bipartisan, perché è di  maggioranza  di
  centro-destra  - su proposta del nostro partito,  un  ordine  del
  giorno sollecitativo in questo senso.
   Se  ognuno di noi, sul nostro territorio si facesse promotore di
  interventi   di   questo  tipo,  probabilmente,   in   un   mondo
  globalizzato, in cui la periferia culturale, in particolare,  non
  esiste   più,   in    cui   tutto  è  centro,    potremmo   avere
  sollecitazioni  e  suggerimenti che, magari,  non  ci  aspettiamo
  dalla  pretesa  di  rappresentare, dall'alto del  nostro  titolo,
  chissà  quali  pensieri  ed  elevatezze  culturali  che,  spesso,
  nell'uomo della strada ritroviamo, altrettanto se non in modo più
  elevato, consistenti.
   Io  direi di estenderlo alle scuole, che la Regione finanzia, al
  fine  di rinsaldare nei giovani, frequentatori di esse, il  senso
  di  appartenenza; non scordiamoci quanti soldi distribuiamo  alle
  scuole,  per  esempio, per insegnare il dialetto  che  sembra  la
  panacea  dell'identità culturale, magari non sapendo,  poi,  come
  insegnarlo.
   Però,  i  soldi  li diamo, quale occasione migliore  di  questa,
  perché  le  scuole  che ricevono finanziamenti, intervengano  sul
  dibattito, sulla specialità del nostro Statuto.
   Diciamolo  alle  scuole a cui diamo i soldi  che  non  li  diamo
  perché l'onorevole Ortisi è amico del dirigente scolastico, a cui
  promette  il  finanziamento di un corso di dialettologia,  tenuto
  dall'imbecille di turno del suo territorio.
   Coinvolgiamole,   ben   dice  il  presidente   Cuffaro   e   noi
  aggiungiamo, agli enti locali, alle scuole, a tutte quelle realtà
  che  usufruiscono  di  aiuti economici dell'amministrazione,  per
  affermare   il   senso  dell'identità  siciliana,   tante   volte
  sbandierata in convegni e in competizioni elettorali.
   Penso   alle   innumerevoli   associazioni,   dalla   Fondazione
   Federico II , alle associazioni che intrattengono rapporti con i
  nostri  emigranti, tanto profumatamente pagate, agli enti lirici,
  alle  bande  musicali  che girano il mondo a  portare  le  nostre
  canzoni e le musiche siciliane.
   Costringiamole  a  esprimere opinioni  sull'argomento,  a  tutti
  quelli che viaggiano per nome, per conto, per spesa della Regione
  siciliana, perché ne deriva una mobilitazione vera a difesa di un
  diritto  e  di una prospettiva perché, colleghi, il  problema  in
  questo  momento  è  la confusione, che molti  deputati  nazionali
  fanno, fra la dimensione del diritto e la dimensione del fatto.
     Se  ne  derivava  la chiarezza di questa confusione  già  ieri
  pomeriggio   durante  l'interlocuzione  con  i  nostri   colleghi
  deputati  nazionali,  i  quali alla fine finivano  per  affermare
  verità  apodittiche  favorevoli o contrarie  alla  riforma  della
  Costituzione,   ma   apodittiche,   cioè   non   bisognevoli   di
  dimostrazione ma dall'alto calate a favore o contro posizioni che
  hanno   un   senso  nel  panorama  nazionale  ma  che  non   sono
  finalizzabili ai motivi per i quali avevamo chiesto l'incontro.
   La  necessità, invece, oggi è che in maniera bipartisan,  almeno
  fra  noi,  si  stabilisca un clima di avallo  di  documenti  come
  quello dell'ordine del giorno che abbiamo cofirmato  anche in  un
  clima  di  disinteresse generale, anche fra quelli che dovrebbero
  essere  addetti ai lavori ed io non entrerò nel merito dei  costi
  finanziari della riforma perché rischierei anch'io di entrare  in
  questa fase del dibattito, nelle verità parziali, nelle verità di
  parte.
   Vorrei,  brevemente,  intrattenere l'uditorio  sulla  specialità
  che  non  è  dovuta  soltanto a motivi  che  qualche  volta  sono
  anacronistici ed anche retorici - motivi di altri tempi risalenti
  agli anni '40 - ma al ruolo che la Sicilia si appresta a svolgere
  dopo il 31 dicembre 2010 perché la Sicilia si ritroverà al centro
  delle  quattro sponde del Mediterraneo ed avrà bisogno di  poteri
  particolari   per   svolgere  un  ruolo  al  quale   è   chiamata
  dall'interesse nazionale e  - consentitemi - anche dall'interesse
  europeo.
   Dobbiamo  accrescere, e lo prevediamo nella riforma  del  nostro
  Statuto,  le  competenze  della Regione siciliana  in  ordine  ai
  rapporti  con gli altri Stati almeno fra quelli delle sponde  del
  Mediterraneo,  altro  che  limitazione delle  nostre  specialità;
  questo   mi  permette  di  entrare  sul  discorso  dell'interesse
  nazionale.
   Qui   non   va  espresso  l'interesse  nazionale  come  concetto
  fondamentale,  come la principale di un discorso  sintatticamente
  complesso,  per  applicare il principio di sussidiarietà  bisogna
  esprimere una litòte nel senso che bisogna negare il contrario.
   Dobbiamo  fare in modo che dai nostri deputati - se è  possibile
  -  a livello nazionale sia affermato il concetto di sussidiarietà
  facendo riferimento alla Sicilia e attribuendo alla Sicilia  come
  Regione a Statuto speciale tutti i poteri, i massimi poteri,  che
  un  compromesso intelligente consente con la formulazione  purché
  essi non entrino in contrasto con l'interesse nazionale.
   Ecco  la  litòte  che ci permette di affermare  il  concetto  di
  sussidiarietà e di confermare la specialità del nostro Statuto.
   Per  caso   - dicevo ieri in conferenza congiunta con i colleghi
  deputati  nazionali  -  si  è  verificato  uno  strano  caso   di
  eterogenesi dei fini.
   L'interesse  nazionale,  nella  formulazione  dei  colleghi   di
  Alleanza  Nazionale, storicamente è nato per contrastare  pretese
  parasecessionistiche  della Lega nord. Quindi,  è  subentrato  il
  concetto di interesse nazionale perché tendeva ad equilibrare  ed
  a  parare  ma l'obiettivo - che in buona fede i colleghi deputati
  di   Alleanza  Nazionale  si  proponevano   oggi  dal  corso  del
  dibattito  in  Aula  e nel territorio - è un obiettivo  diventato
  secondario.  Esso finisce per punire la specialità degli  statuti
  perché  la  Lega si è attrezzata in altra maniera per  svicolare,
  rispetto  a  questa  diga che i colleghi  di  Alleanza  nazionale
  ponevano    in   buona   fede   per   contrapporsi   alle    mire
  parasecessionistiche della Lega.
   Per  cui  l'eterogenesi dei fini ha fatto in modo che ad  essere
  danneggiata  non  è più la parte Nord e ricca del  Paese,  ma  la
  parte  Sud ed in particolare la Sicilia, con lo Statuto  speciale
  non   raggiunge   l'obiettivo  per  cui  l'iniziativa  era  stata
  intrapresa.
   Consentitemi   l'ultima  osservazione,   colleghi.   Il   Senato
  federale  e  la  contestualità della  scadenza  elettorale  -  ne
  parlavamo fino a poco fa alla Conferenza dei Capigruppo -  non  è
  un  muro  invalicabile. Abbiamo firmato un ordine del giorno  che
  poi  nella  formulazione del Presidente Fleres ci ha visti  tutti
  d'accordo, ma noi dobbiamo fare ognuno all'interno del partito di
  appartenenza  una grande battaglia, perché la concatenazione,  la
  contestualità     elettorale    diventi     una     contestualità
  rappresentativa, alla maniera americana.
   E'  importante che i territori vengano sempre rappresentati,  il
  Senato  federale veda la costanza della rappresentanza,  che  poi
  questo  debba  avvenire per forza, perché siano  eletti  tutti  i
  membri  del  Senato federale alla stessa maniera e  nello  stesso
  giorno,  perché questo permette ad altri - saremmo etero diretti,
  si  scioglie il Parlamento nazionale - di intervenire  in  ordine
  alla  tempistica  delle elezioni anche nelle  regioni  a  Statuto
  speciale,  a  noi non va bene, questo argomento va  approfondito,
  ulteriormente  sviscerato e poi presentato perché  la  specialità
  del  nostro Statuto permetta non soltanto il merito, ma anche  la
  tempistica di tipo elettorale diversificata rispetto al resto.
   Sono  importanti  non  le  persone  che  ci  rappresentano,   ma
  l'organo che viene rappresentato e la funzione che svolge.
   Noi  accettiamo  quest'ordine del giorno alla  cui  formulazione
  abbiamo  partecipato,  anche se siamo convinti  che  potremo  con
  un'azione  comune ottenere di più, magari approfondendo  come  ha
  fatto  meritoriamente  l'onorevole  Spampinato  l'argomento   nel
  merito  ed  ognuno,  non  solo nel partito,  ma  anche  nell'area
  culturale di appartenenza vada ad approfondire, prima che finisca
  la seconda lettura alla Camera. Recuperare il senso e l'indirizzo
  della  nostra  specialità, riconfermare  ancor  più  spinto  post
  dictum - diciamo che sono  dispiaciuto dell'assenza del Governo -
  peccato   Abbiamo scritto con tanta buona volontà, abbiamo  tolto
  la  congiunzione anche , abbiamo voluto far partecipare ai nostri
  lavori il Governo ed il suo rappresentante; abbiamo tolto anche -
  forse dovevamo scrivere escluso - ma diamo un buon esempio.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Spampinato.  Ne
  ha facoltà. Comunico di aver apposto la firma alla mozione numero
  309.
   Onorevoli  colleghi,  propongo di modificare  il  programma  dei
  lavori  in precedenza approvato, nel senso di fissare la prossima
  seduta   per   mercoledì  29  settembre  2004.  In  tale   seduta
  l'Assemblea   discuterà   le  mozioni   inerenti   alla   manovra
  finanziaria  del Governo nazionale ed esaminerà il  Documento  di
  programmazione economico-finanziaria (DPEF).
   Nella  successiva  seduta, che resta fissata per  il  5  ottobre
  2004,  inizierà  la discussione del disegno di legge  numero  917
  recante   Assestamento  del  bilancio  della  Regione  e   misure
  urgenti'.
   Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
    E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  desidero
  iniziare  il  mio  intervento ringraziando, in  maniera  sentita,
  l'onorevole Fleres per l'iniziativa assunta, motivo per cui siamo
  qui oggi presenti.
   Con  attenzione,  onorevole  Fleres,  seguiamo  il  suo  impegno
  istituzionale,   nella   qualità   di   Vicepresidente    vicario
  dell'Assemblea regionale siciliana, nelle competenti sedi dove si
  discutono  le riforme istituzionali: in tal senso, la ringraziamo
  per   le   sue   continue  rendicontanzioni  di  tali  interventi
  istituzionali.  Il ringraziamento di oggi, in particolare,  è  di
  vero cuore, perché si è sollevato un problema fondamentale per la
  stessa nostra Autonomia.
   Signor  Presidente,  lei riferiva i termini dell'intercettazione
  dell'attività parlamentare, intercettazione che è  giunta  in  un
  momento in cui ancora si può intervenire affinché non vi sia  una
  lesione grave delle prerogative della nostra Autonomia.
   Rivolgo  un  ringraziamento anche all'onorevole  Ortisi  per  la
  citazione  e  a  tutti  coloro che hanno  reso  possibile  questo
  dibattito  che  dà pure un senso alla nostra presenza  in  questa
  Assemblea.
   Spesso  io sono molto critico perché considero sorda quest'Aula,
  ma  quando si tratta di temi istituzionali - non è la prima volta
  -  c'è la possibilità, e meno male, di poter discutere e anche di
  poter far sentire le proprie ragioni, di ascoltarle e talvolta di
  condividerle,  non frustrando quindi la voglia di poter  dare  un
  positivo apporto ai lavori di questa Assemblea.
   Credo  che, in qualche modo, tutti coloro che sono stati da  lei
  coinvolti   -   mi  rivolgo  a  lei,  onorevole  Fleres,   nonché
  all'onorevole presidente Lo Porto - hanno svolto la loro funzione
  seguendo questi princìpi.
   Grave  attentato  alle  prerogative  autonomistiche:  credo  sia
  questo  il  tema  di cui stiamo parlando oggi. E voglio  partire,
  cercando  di  entrare un po' nel merito della nostra  iniziativa,
  proprio    dall'articolo   di   chiusura   di   questa   proposta
  costituzionale, l'articolo 43, esattamente il comma quindici, che
  prevede   l'automatica  applicazione  delle  norme   di   riforma
  costituzionale anche alle regioni a statuto speciale, fin  quando
  non   vengano  approvate  le  relative  modifiche  degli  statuti
  medesimi.
   In  altri  termini, se questa legge costituzionale venisse  così
  applicata,  potremmo  vederci  -  ora  farò  qualche  esempio   -
   derubati  della nostra Autonomia, sol perché, così come potrebbe
  accadere, questa riforma costituzionale entra in vigore prima del
  nuovo Statuto regionale.
   Sapete  che  spesso in questa Aula, in riferimento al  tema  sul
  controllo  delle  leggi regionali, mi sono  espresso  in  maniera
  chiara contro l'ipotesi di un sindacato successivo - il controllo
  del Commissario dello Stato - perché reputavo e reputo che vi sia
  una  forma di autonomia maggiore, così come oggi prevista per  le
  regioni ordinarie.
   Però  devo  dire  che  se non fosse esistito,  e  noi  l'abbiamo
  applicato,  il  famoso articolo 10, in riferimento  al  Titolo  V
  della  Costituzione,  che  dava la possibilità  alle  regioni  di
  decidere  quelle che sono le forme che considerano più  estensive
  della propria autonomia - le riforme previste dal Titolo V - oggi
  non avremmo potuto svolgere ed esercitare la nostra autonomia.
   Noi  abbiamo  discusso e votato un ordine del  giorno  dove,  in
  maniera motivata,  si è ritenuto che vi sia una maggiore forma di
  autonomia nel continuare a prevedere  il controllo preventivo del
  Commissario dello Stato.
   Se  non  ci  fosse uno stesso articolo, che noi richiediamo  con
  questo ordine del giorno, anche nel dibattuto disegno di legge di
  modifica costituzionale, la nostra Autonomia non potrebbe  essere
  esercitata. E, per esempio, avremmo in Sicilia anche un controllo
  di merito, cosa che non si è mai verificata in nessuna regione  a
  Statuto     speciale,    nemmeno    nelle    regioni    ordinarie
  sostanzialmente; ricordo, infatti, che una delle differenziazioni
  principali  tra regioni ordinarie e regioni speciali era  proprio
  che il controllo sulla legge regionale non potesse mai essere  di
  merito.
   Ebbene,  se  oggi  non ci fosse quest'articolo che  salvaguardia
  le   prerogative   dell'autonomia   che  rivendichiamo,   e   che
  probabilmente  è  il fulcro delle nostre richieste,  avremmo,  lo
  ribadisco,   un  controllo  di merito, cosa  mai  successa  nella
  storia delle autonomie di nessuna regione speciale.
   Controllo   di   merito  che  significa  lesione  dell'interesse
  nazionale, significa opportunità di fare entrare o meno in vigore
  una  legge regionale, esercizio che sarà fatto dal Governo a  cui
  spetta l'impugnativa.
   Nell'esperienza regionale, anche di quelle ordinarie, non  vi  è
  mai   stata   una   impugnativa  per  violazione   dell'interesse
  nazionale, mai una violazione per vizio di merito, e  ciò  non  è
  avvenuto per un motivo fondamentale: risulterebbe particolarmente
  complesso, infatti, identificare ciò che può essere un  vizio  di
  merito, essendo sin troppo lasciato alla discrezionalità  di  chi
  dovrebbe  decidere; dunque, opportunamente, non si  è  mai  fatto
  ricorso a questo tipo di impugnativa.
   Ciò  premesso, ecco dimostrato perché  è più che utile la nostra
  richiesta  avanzata  con  questo ordine  del  giorno  per  quanto
  riguarda l'introduzione delle norme di salvaguardia.
   Diceva  benissimo  l'onorevole Ortisi,  abbiamo  tanto  discusso
  rispetto alla contestualità elettiva e abbiamo approvato un testo
  in  cui  si  fa  riferimento principalmente alla  nostra  potestà
  esclusiva.  Noi abbiamo cercato di evidenziare che, a prescindere
  dalle  decisioni della Costituente nazionale, intendiamo ribadire
  che prevarrebbe comunque la nostra autonomia nella determinazione
  della  durata di una legislatura. Mi riferisco al principio della
  contestualità   elettiva   che  significa   non   solo   elezione
  contestuale   di  Senato  federale  e  Assemblea  regionale,   ma
  determina  altresì lo scioglimento dell'Assemblea  regionale  nel
  caso  di  contestuale  scioglimento  del  Senato  federale;   ciò
  significa  pure  che  se,  per  caso,  l'Assemblea  regionale  si
  sciogliesse  quando manca ancora un anno dallo  scioglimento  del
  Senato  federale,  si  rinnoverebbe esclusivamente  per  un  anno
  perché,  appunto,  con  lo  scioglimento  successivo  del  Senato
  federale,  ci  sarebbe  anche  l'ulteriore  contestuale  elezione
  dell'Assemblea regionale.
   Ecco  perché noi chiediamo che sia approvato questo  ordine  del
  giorno, affinché venga ribadita l'esigenza di poter rappresentare
  la  Regione  siciliana nel Senato federale,  secondo  un  sistema
  tipico  come  quello  del Senato americano,  organo  quest'ultimo
  rinnovato man mano che avviene il ricambio dei vari governatori.
   Nell'avviarmi   a   concludere,  riprendo   sostanzialmente   le
  considerazioni  iniziali,  facendo però  un  riferimento  un  po'
  generale  rispetto a questa riforma costituzionale, non  entrando
  quindi  nel merito dei temi su cui si sta dibattendo,   anche  in
  maniera  accesa,  alla  Camera  dei Deputati:  desidero  svolgere
  piuttosto  una  considerazione che forse  potrebbe  essere  anche
  oggetto  di  un  ulteriore approfondimento  di  questa  Assemblea
  rispetto allo stesso significato di Senato federale.
   Ci  è  stato  spiegato, infatti, che non funzionava  il  sistema
  attuale,   il  bicameralismo  perfetto,  e  che  era   necessario
  pervenire  ad  un riparto delle competenze tra Camera  e  Senato,
  determinando  un  bilanciamento e una camera  di  rappresentanza,
  anche a tutela degli interessi locali.
   Ritengo  che ciò abbia determinato uno sbilanciamento  a  favore
  della Camera dei Deputati. Infatti, se andiamo a controllare,  da
  una  parte,  le competenze attribuite alla Camera e,  dall'altra,
  quelle   attribuite   al   Senato  federale,   risultano   essere
  sicuramente  più  importanti le materie  contenute  nell'articolo
  117,  comma 2, attribuite appunto alla Camera, rispetto al novero
  delle  competenze  del  Senato  federale,  di  cui  al  comma   3
  dell'articolo 117.
   Ma  ancor  di  più,  c'è  da  ricordare  la  possibilità  di  un
  intervento  del  Governo,  previsto  esclusivamente  per   quanto
  riguarda  le eventuali impugnative, da parte della Camera,  delle
  leggi deliberate dal Senato federale. Tale istituto, invece,  non
  è   previsto,  reciprocamente,  per  quanto  concerne  le   leggi
  approvate dalla Camera dei Deputati.
   Credo  che  questo  abbia  determinato e  determini,  anche  con
  riferimento   agli  organismi  territoriali  che  devono   essere
  tutelati  dal  Senato federale, una disparità di trattamento  che
  dovrebbe essere corretta.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale.  Ne  ha
  facoltà.

    SPEZIALE      Signor     Presidente,    onorevoli     colleghi,
  preliminarmente   voglio  esprimere  il  mio  apprezzamento   per
  l'iniziativa  sia  del Presidente dell'Assemblea  che  di  quella
  dell'onorevole   Fleres  che,  forse,  vede  impegnata   un   po'
  tardivamente  l'Assemblea  regionale  su  un  tema   di   rilievo
  straordinario  quale quello della riforma della Costituzione  del
  nostro Paese.
   Si  tratta  di  una riforma che si doveva porre in essere  forse
  con  ben  altro  clima,  ben altro impegno,  che  avrebbe  dovuto
  interessare strati consistenti dell'opinione pubblica del  nostro
  Paese.
   Invece,  la  predetta  riforma,  così  com'è  stata  presentata,
  sembra  essere stata elaborata  all'interno di riunioni   di  una
  coalizione politica che  ha tentato forzatamente di difenderne  i
  contenuti.
   Risulta essere evidente in questi giorni, nel dibattito  che  si
  sta  svolgendo  alla Camera, che i contenuti non sono  facilmente
  accettati sia da parte di vasti strati dell'opinione pubblica che
  della stessa maggioranza.
   Ritengo  che una riforma istituzionale avrebbe avuto bisogno  di
  ben  altro profilo di intervento da parte dei partiti. Spesso  ci
  viene  contestato  che  anche noi abbiamo proceduto  a  colpi  di
  maggioranza a fare una riforma del Titolo V della Costituzione. A
  tal  proposito  voglio ricordare, a quanti  obiettano,  che  quel
  testo  era  stato  concordato  in Commissione  bicamerale  e  che
  proprio  su  quel  testo  si è espresso  un  voto  da  parte  del
  Parlamento nazionale.
   Si  sta  procedendo, adesso, non in maniera organica  e,  seppur
  con  qualche tentativo di introdurre correttivi rispetto al testo
  presentato,  c'è una sollevazione oggettiva nel Paese.
   Il  fatto  che i presidenti delle regioni, sia di centrosinistra
  che  di centrodestra, hanno contestato all'origine la natura  del
  provvedimento, il fatto stesso che il 3 agosto i presidenti delle
  regioni a statuto speciale hanno dovuto presentare un ordine  del
  giorno  nel  quale  contestavano alla radice i provvedimenti  che
  riguardano  la  limitazione dei poteri delle  regioni  a  statuto
  speciale,  danno  il segno che si sta procedendo  confusamente  a
  livello  nazionale  e che si tratta di una riforma  che  tende  a
  privilegiare  nel  nuovo  disegno  della  Costituzione   italiana
  soltanto una parte del Paese.
   La  riforma  della  Costituzione che va sotto  il  titolo  della
  devolution comporta non solo costi aggiuntivi per le casse  dello
  Stato,  ma potrebbe comportare, come è stato denunciato  oggi  su
  autorevoli quotidiani insigni professori universitari,  un  onere
  aggiuntivo  a carico del bilancio della regione siciliana  per  5
  miliardi di euro.
   Ci  troviamo,  quindi,  di fronte  ad  una  manovra  che  ha  un
  carattere  sconsiderato che tende a limitare  i  poteri  speciali
  dell'Autonomia  regionale  e  che, contemporaneamente,   tende  a
  peggiorare  le  condizioni - già gravi - di dissesto  finanziario
  della nostra Regione.
   In  questo  contesto, dobbiamo operare per  trovare  un  terreno
  fertile  al  fine  di  introdurre modifiche  al  testo  di  legge
  presentato  all'esame  del Parlamento. L'ordine  del  giorno  che
  stiamo  approvando, da lei elaborato, onorevole Presidente Fleres
  -  ordine  del giorno sul quale c'è anche la mia firma  -   è  un
  documento che riassume positivamente una posizione dell'Assemblea
  regionale  siciliana: ci possono essere punti di  vista  diversi,
  tuttavia vogliamo riaffermare, in questa sede, il nostro impegno,
  quello    del   Parlamento  regionale,  a  cercare  di   incidere
  positivamente  e  modificare  il  taglio  dell'orientamento   del
  Governo nazionale.
   Onorevoli  colleghi,  considero un fatto  positivo  la  riunione
  svoltasi  ieri, convocata dal Presidente Lo Porto in  Commissione
  Statuto  al  fine  di aprire un'interlocuzione con i parlamentari
  nazionali  eletti  in Sicilia, così come mi  auguro  lo  sia   la
  riunione  che  si  svolgerà  domani a  Roma  con  i  parlamentari
  nazionali. Considero anche questa un'iniziativa positiva da parte
  del  Presidente dell'Assemblea, tuttavia dobbiamo registrare  che
  la  non  presenza al dibattito in Commissione Statuto di numerosi
  deputati evidenzia il poco peso dell'Assemblea regionale, come se
  venisse  trascurata la sua funzione primaria anche  dagli  stessi
  parlamentari   che   dovrebbero  rappresentarla   al   Parlamento
  nazionale.
   Il  dibattito  insomma si è svolto sotto tono ed i  parlamentari
  nazionali  eletti  in Sicilia non intendono  sottrarsi  al  gioco
  politico   di   appartenenza   agli   schieramenti,   antepongono
  l'appartenenza  alle logiche di schieramento  anziché  anteporre,
  come  spesso è stato fatto, gli interessi della Sicilia  rispetto
  agli interessi degli schieramenti.
   Noi  stiamo  facendo un tentativo sobrio e mi auguro che  questo
  possa in qualche modo determinare una modifica degli orientamenti
  da  parte  degli  schieramenti nazionali, in  particolare   dello
  schieramento  a  cui fa capo in questo momento la modifica  della
  Costituzione  del  nostro  Paese. C'è  un  dibattito  aperto  nel
  Parlamento  e  nel  Paese. Personalmente mi  iscrivo  tra  quanti
  ritengono che dopo questa prima fase  sarebbe utile  rinviare  il
  dibattito alla Costituente, arrivare al 2006 ed eleggere  assieme
  al  Parlamento  nazionale  una  Costituente  che  possa  davvero,
  attraverso  la  costituente  legittimata  da  un  voto  popolare,
  rimettere mano ad una revisione dell'impianto costituzionale  del
  nostro  Paese;  se dovessero ancora andare avanti  in  modo  così
  frettoloso io penso che i danni sarebbero irrimediabili.
   Signor  Presidente,  ci troviamo ad operare in  un  contesto  in
  cui  si  tende  a  ridurre  il potere  autonomista  della  nostra
  Regione.  Si può discutere se l'Autonomia regionale  è  stata  un
  bene  o  un  male  per  la  nostra  Regione  e  tuttavia   voglio
  ricordare,  da  convinto autonomista, ai nostri colleghi  che  il
  Parlamento regionale e la sua autonomia determinò una capacità di
  contrattazione   della   Regione  nei   confronti   dello   Stato
  definendone  il  rapporto pattizzio, ed è bene  un  prezioso  che
  dobbiamo saper salvaguardare, arricchire e valorizzare anche  con
  i nostri comportamenti,  tuttavia ritengo che ancora le autonomie
  speciali, in particolare l'Autonomia regionale possa svolgere una
  grande  funzione  dentro  l'impianto  costituzionale  del  nostro
  Paese.
   Non  c'è quindi la difesa di un privilegio, c'è la difesa di  un
  interesse  oggettivo;  ecco  perché  condividiamo  il  fatto  che
  devono  rimanere  prerogative  statutarie  nei  confronti   della
  Regione  siciliana  e  del  Parlamento  regionale,  ecco   perché
  malgrado  non   condividiamo la ratio  contenuta  nel  testo  del
  disegno  di  legge  presentato al Parlamento  nazionale,  abbiamo
  condiviso,  nel  senso  che  abbiamo firmato,  il  secondo  punto
  relativo alla contestualità elettiva.
   Che  significa  contestualità elettiva?  Vuol  dire  che  se  si
  dovesse  sciogliere  per  una crisi  il  Parlamento  nazionale  e
  dovesse  intervenire  dunque  lo  scioglimento  del  Senato,   il
  Parlamento regionale, eletto dopo un anno, seguirebbe  la  stessa
  sorte  del  Parlamento nazionale? Che significa  determinare  una
  condizione  di assoluta instabilità? Che significa assicurare  al
  Presidente  della  Repubblica la possibilità di procedere,  oltre
  che  allo  scioglimento delle due Camere, anche  al contemporaneo
  scioglimento  di  tutti i Consigli regionali  del  nostro  Paese,
  sulla   base   di  un  potere  che  viene  trasferito,   appunto,
  direttamente  al  Capo  dello Stato?   Qualcuno,  ahimè,  avrebbe
  voluto  trasferirlo  anche  al  Capo dell'Esecutivo,  modificando
  profondamente la natura democratica  dell'ordinamento degli  enti
  locali.
   Queste e molte altre cose non ci convincono nell'impianto  della
  riforma,  e credo che abbiamo il dovere di intervenire per tempo.
     Signor Presidente, condivido l'ordine del giorno, in tutti gli
  aspetti che abbiamo già discusso nella Conferenza dei Capigruppo,
  lo  condivido,  soprattutto,  nella parte in cui si  tengono   in
  vita  le  prerogative statutarie che permettono i  controlli  del
  Commissario dello Stato.
       Ricordo  che  questa  Assemblea  regionale,   è  stata   già
  impegnata  su questo dibattito all'inizio della legislatura;  noi
  ci  siamo  iscritti fra quelli che sostenevano che il Commissario
  dello   Stato  era  di  maggiore  garanzia  nei  confronti  della
  procedura  sui controlli per le regioni a statuto ordinario  che,
  come   tutti  sanno,  sono  sottoposte  a  controllo   da   parte
  dell'Esecutivo,  per  cui  molte volte i  controlli  anziché  nel
  merito sono anche controlli ideologici.
   Voglio  citare  un esempio: la Regione Toscana  si  è  data  uno
  Statuto in cui ha previsto le coppie di fatto. Lo Statuto è stato
  sottoposto a controllo di merito da parte dell'Esecutivo, che  lo
  rinvia  alla Consulta aprendo uno scontro di natura ideologica  e
  non  di  merito,  disconoscendo, quindi,  l'autonomia  di  quella
  regione
   Ecco  perché   ritengo  che  noi dobbiamo  mantenere  le  nostre
  prerogative,  e  ritengo che la figura, in questo  contesto,  del
  Commissario  dello  Stato,  così come  previsto  nell'ordine  del
  giorno  numero  22  approvato  dall'Assemblea  regionale  il   29
  novembre,  preservi le prerogative dello Statuto regionale,  ecco
  perché lo abbiamo riproposto nell'odierno  ordine del giorno.
   Così  come  abbiamo  fatto  bene a richiamare  l'art.  10  della
  legge  numero 3 di riforma costituzionale che permette  si  possa
  intervenire  soltanto quando si ampliano i poteri da parte  della
  regione, mentre il testo che è all'esame del Parlamento in questo
  momento  prevede anche la possibilità di interventi limitativi  o
  addirittura, in caso di inadempienze,  anche sostitutivi da parte
  del Governo e da parte del Parlamento nazionale.
   Sono  queste  le  ragioni che ci hanno spinto  a  dare  un  voto
  unitario e che ci vedono  in questa iniziativa. Domani sera - per
  quanto  ci riguarda, per la parte politica che noi rappresentiamo
  -  solleciteremo i nostri deputati affinché ognuno si assuma fino
  in  fondo  la responsabilità che anche nella sede del  Parlamento
  nazionale  ci sia un orientamento conforme all'ordine del  giorno
  che stiamo votando. Noi faremo tutti i passi dovuti nei confronti
  dei deputati - purtroppo sono pochi, se fossero di più, in questo
  caso,  sarebbe stato meglio - diessini eletti in Sicilia affinchè
  partecipino   principalmente  a  tutte  le  fasi  di  discussione
  dell'Aula  e  si  impegnino  a  dare esecuzione  all'orientamento
  assunto dall'Assemblea regionale siciliana.
   Signor  Presidente, la nostra rappresentanza politica conta  nel
  Parlamento nazionale cinque o sei deputati, il centrodestra ne ha
  una settantina. Se da parte dei colleghi del centrodestra e se da
  parte  dei Gruppi parlamentari presenti in quest'Aula,  e  se  da
  parte  di autorevoli rappresentanti anche nell'ambito del Governo
  siciliano, ci fosse lo stesso orientamento -   cioè quello in cui
  i    Gruppi    parlamentari   regionali    potessero     incidere
  sull'orientamento dei parlamentari siciliani eletti al Parlamento
  nazionale -  aprendo con loro una discussione e chiedendo loro di
  adeguare  i  comportamenti  all'ordine  del  giorno  che  abbiamo
  approvato    stasera,   potremmo   raggiungere    un    risultato
  straordinario.
   Ciò  proprio  perché  il  voto  dei  parlamentari  siciliani   è
  decisivo  ai fini di  determinare  un orientamento del Parlamento
  nazionale.
   Se  si  vuole  fare  sul  serio, e noi lo  vogliamo,  attraverso
  l'ordine  del  giorno che abbiamo sottoscritto,  lo  dimostreremo
  nelle  prossime ore, è possibile modificare l'orientamento che  è
  presente in questo momento al Parlamento nazionale.
   Se   invece   i  parlamentari  della  maggioranza,  dopo   avere
  approvato a Palermo questo ordine del giorno, si piegheranno agli
  interessi  di  schieramento, agli interessi di  governo,  anziché
  agli   interessi   della  Sicilia,  avremo  una  brutta   riforma
  costituzionale,  una riforma costituzionale che limita  i  poteri
  dell'autonomia regionale, che limita fortemente le risorse  della
  nostra  Regione e, soprattutto, avremmo assistito -  lo  dico  ai
  Presidenti del Gruppo parlamentare  di Forza Italia e di Alleanza
  nazionale  - ad una discussione di farsa e non ad una discussione
  vera.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Acierno.  Ne  ha
  facoltà.

   ACIERNO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non v'è  dubbio
  che  il  tema  è  assolutamente di  vitale  importanza,  degno  e
  meritevole di una assoluta attenzione e consapevolezza  da  parte
  di  questo Parlamento, soprattutto da parte di un Parlamento che,
  primo  fra  tutti,  è  riuscito a scrivere il  senso  politico  e
  sociale  del concetto di autonomia. E non v'è dubbio  che  questa
  autonomia, ogni qualvolta viene messa nelle mani di terzi, assume
  un  connotato diverso da quello che noi e i nostri padri  avevano
  immaginato.
   Nel  rispetto  delle  istituzioni, il Parlamento  si  accinge  a
  scrivere  la modifica della nostra Costituzione, circostanza  che
  personalmente  ritengo un atto dovuto nei  confronti  del  popolo
  italiano e, quindi, anche del popolo siciliano, perché la  nostra
  Carta  costituente, per quanto nobile e alta,  sicuramente,  deve
  vedere  un  suo   ammodernamento  rispetto alle  mutate  esigenze
  della  società  civile  italiana.  Ed  è  quindi  un  dovere  del
  Parlamento  nazionale quello di procedere ad una seria  rilettura
  della  nostra  Carta costituente, fatti salvi quei  princìpi  che
  furono  pagati  anche  col  sangue in  terra  di  Sicilia  e  che
  portarono  l'isola  ad  assumere il rango di  Regione  a  Statuto
  speciale.
     Intendo  tuttavia soffermarmi, molto brevemente, su  due  temi
  che  ho  sostenuto in quest'Aula sin dai primi giorni  di  questa
  legislatura, sin da quando votai contro l'ordine del  giorno  che
  questa   Assemblea  deliberò  a  maggioranza  sulla  figura   del
  Commissario dello Stato.
   Tale  figura,  ripresentata oggi in questo  ordine  del  giorno,
  meritevole  di ogni rispetto, ma che inficia la nostra autonomia,
  come  ho  avuto  modo  di rilevare in più occasioni,  non  ultimo
  quello  sulla  legge  elettorale, che ha riguardato  non   se  si
  trattasse  di una buona o una cattiva legge: nella sua  relazione
  introduttiva  si  riferiva alle diatribe  politiche  avvenute  in
  Aula,  il  Commissario dello Stato non può e non  deve  esprimere
  giudizi di ordine politico: ciò è dato alla politica. Lui  doveva
  esercitare  il  ruolo di notaio nei confronti del rispetto  della
  Costituzione, ma mai entrare nel merito delle nostre prerogative
   L'altro  tema che ritengo importante è quello della costituzione
  di  questo  Senato  federale e della  strana  convivenza  che  il
  legislatore  nazionale ha pensato di dare a tale istituzione  con
  quella dei Consigli regionali e del Parlamento siciliano, come se
  la  devolution,  le  deleghe legislative e  la  nostra  autonomia
  fossero improvvisamente venute meno.
   Su  questo,  pur guardando con grande interesse -  personalmente
  ero  componente della Camera dei Deputati quando si tentò con  la
   Bicamerale , presieduta dall'onorevole D'Alema, di riscrivere la
  nostra  Costituzione  -  presentai un emendamento  che  prevedeva
  l'istituzione  di  un Senato delle Regioni per  uscire  fuori  da
  questo sistema bicamerale ormai vecchio, che spesso e volentieri,
  anziché accelerare i processi, così come era previsto dai  nostri
  Padri  costituenti, ossia una Camera più specifica per  avere  un
  occhio  in  più  rispetto alle leggi che si andavano  a  formare,
  purtroppo con la decadenza dei tempi si trasformò in un ulteriore
  giogo  dal  quale  filtrare  interessi  di  pochi  rispetto  agli
  interessi dei molti, ma si tratta di un Senato delle regioni.
   Un  Senato federale invece è un'importante innovazione,  ma  non
  dobbiamo cedere però al piattismo come se tutti fossimo la stessa
  cosa.
     Mi  chiedevo, infatti, se il legislatore avesse  previsto,  in
  caso di anticipato scioglimento di una legislatura nazionale,  le
  sorti  di  questo  Senato  federale;  segue  quelle  dell'attuale
  Senato,  cioé viene sciolto anticipatamente o rimane in piedi?  E
  in  caso di una crisi politica nazionale vengono coinvolte  tutte
  le Regioni?
     Non  immagino neanche i costi di un'operazione di questo tipo,
  ma  penso  maggiormente con terrore alla differenza  dei  sistemi
  elettivi.
   Ogni   regione  ormai  si  può  dotare  di  una  propria   legge
  elettorale e anche questa sarebbe una grave sconfitta  perché  la
  verità   è  che  dovremmo  tendere  all'uniformità  dei   sistemi
  elettorali,  sarebbe  paradossale fare  una  campagna  elettorale
  contestuale   con  un  sistema  proporzionale   ed   un   sistema
  maggioritario. Veramente la gente comincerebbe a non  capire  più
  niente
   Quindi,  al  di  là  di singoli temi che in qualche  maniera  ci
  potrebbero preoccupare, credo che abbiamo il dovere, come  classe
  politica,  di  incidere  rispetto a delle scelte  che  potrebbero
  essere fatte di fretta ed alla fine essere fatte male.
     E  lo dico perché pochi giorni fa abbiamo dovuto approvare  un
  ordine del giorno che dava mandato al Presidente della Regione di
  promulgare la legge elettorale epurata dalle parti contestate dal
  Commissario  dello Stato, il quale citava -come  se  noi  non  lo
  avessimo gridato in quest'Aula -che c'erano troppi contrasti  tra
  la legge elettorale e l'attuale Statuto della Regione siciliana.
   Tante  forze politiche di destra e di sinistra ebbero a chiedere
  in  quest'Aula   Perché la fretta di fare  una  legge  elettorale
  prima di mettere mano alla riforma dello Statuto? .
   E  con  questo punto di domanda, signor Presidente, concludo  il
  mio  intervento,  sottolineando che sia  io  che  l'onorevole  Lo
  Curto,  stasera presenti in Aula, continuiamo a rappresentare  il
  Gruppo parlamentare  Nuova Sicilia , unica forza politica oggi  a
  forte caratterizzazione regionale.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo.  Ne  ha
  facoltà.

    IOPPOLO   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  anch'io  mi
  atterrò  ai tempi che sono stati utilizzati dagli interventi  dei
  colleghi e anche da lei, signor Presidente, che siete intervenuti
  stasera  in  un dibattito che rappresenta uno scoglio  sul  quale
  prima  o  poi  si doveva arrivare, poiché il tema  delle  riforme
  costituzionali  ormai,  già  da  qualche  anno,  agita  il  mondo
  politico e il sistema nel suo complesso.
   Dobbiamo   soltanto   rilevare   che   questo   Parlamento,    e
  complessivamente  la  politica  siciliana,  giunge  con   qualche
  ritardo,   non  soltanto  temporale,  cronologico  al   dibattito
  medesimo, e rischiamo di apparire - eppure è forse un rischio che
  dobbiamo  correre - rivendicazionisti, costretti a rincorrere  un
  argomento  e  un  tema  anche con qualche  ritardo  di  carattere
  culturale.
   Il  tema  è  di  fondamentale importanza, è molto  delicato.  Si
  intrecciano  in  esso  ragioni  di carattere  costituzionale,  di
  carattere giuridico, di carattere storico, di carattere  politico
  e  vorrei trattare proprio questi ultimi aspetti in questi minuti
  del mio intervento.
   Dal  punto  di  vista  giuridico e  costituzionale,  l'intreccio
  delle norme, ed anche degli interessi, é assai fitto. Quello  che
  il Parlamento nazionale sta facendo, cari colleghi, non sfugge  a
  nessuno  di  voi;  si  tratta  sostanzialmente  di  riformare  83
  articoli su 139, quanti sono quelli della Costituzione, ossia  la
  parte   che  riguarda  l'ordinamento  e  l'organizzazione   della
  Repubblica,  cioè  dello Stato, disegnando un  nuovo  sistema  di
  rapporti con le Regioni e con le autonomie, senza che questo tipo
  di   intervento  sia  stato  argomentato,  motivato,   ragionato,
  discusso, condiviso con le Regioni e con le autonomie.
   Pertanto,  perché parlavo di uno scoglio sul quale prima  a  poi
  bisognava  giungere,  perché  così come  alcuni  di  noi  avevano
  paventato da qualche tempo, la Sicilia perde terreno e  lo  perde
  sul   piano  dell'autonomia,  sul  piano  giuridico,  sul   piano
  costituzionale  e  - possiamo paventarlo - lo perderà  anche  sul
  piano della propria configurazione di Regione a Statuto speciale.
   Per  carità, non dobbiamo apparire rivendicazionisti  e  nemmeno
  come i difensori strenui di qualcosa che nel tempo non sempre  ha
  funzionato bene. Quante volte ci siamo sentiti dire, anche da noi
  stessi,  l'espressione  che l'Autonomia speciale  spesso  per  la
  Sicilia  é  stata  più  una palla al piede,  un  freno  che  non,
  viceversa,  un impulso, uno stimolo, uno strumento da  utilizzare
  per conquistare nuove frontiere e nuovi obiettivi.
   Lo  abbiamo  sentito  dire e spesso lo  abbiamo  detto,  qualche
  volta  lo  abbiamo  detto a ragione e qualche  volta  lo  abbiamo
  detto,  magari,  forzando  e  stressando  l'argomento,  ma   devo
  rilevare  che  anche se l'Autonomia non é stata utilizzata  dalle
  classe  dirigenti  che ci hanno preceduto - e forse  anche  dalla
  nostra  in tempi molto più recenti - come meglio si poteva  fare,
  perdere comunque la nostra specificità non credo sia un obiettivo
  da perseguire e da raggiungere.
   Ecco  gli  argomenti  di carattere più politico  che  di   altra
  natura.  Dovremmo  trovare  noi, nelle  nostre  istituzioni,  nel
  Parlamento  e  nel Governo regionale, la forza e la  capacità  di
  colmare  i  vuoti che abbiamo dovuto registrare e di  trovare  la
  voglia di andare avanti, ma per fare questo, signor Presidente  e
  cari  colleghi - pochi in verità presenti in aula, durante questo
  dibattito -, ci vuole una profonda riforma della politica,  ancor
  prima delle Istituzioni.
   Perché  come  forse  ho  avuto modo di  dire  in  qualche  altra
  occasione,  nessuna  Carta  costituzionale,  nessuna  Istituzione
  funziona veramente bene se alle spalle non vi é una politica  che
  sappia  rappresentare le esigenze autentiche, genuine,  vere  del
  popolo   che  rappresenta,  delle  comunità  che  quella   classe
  dirigente e politica é chiamata a rappresentare.
   Certamente,  dobbiamo  registrare come  deludenti  questi  primi
  passi,  questi primi lodevoli tentativi, meno lodevoli le assenze
  massicce,  per  investire  dell'argomento  tutta  la  deputazione
  nazionale, senza nessuna esclusione e senza nessuna eccezione.
   Il  problema non è soltanto quello di difendere ciò  che  esiste
  sulla  carta,  il  problema è di guardare  nella  prospettiva  di
  costruire  una  nuova autonomia che sia però  davvero  capace  di
  contrapporsi  a  politiche che spesso penalizzano il  Mezzogiorno
  d'Italia  e  la  Sicilia  in particolare ed  inoltre  che  sappia
  davvero disegnare nuovi destini per le regioni meridionali  -  e,
  ripeto,  la Sicilia in particolare.
   Fermo  restando,  signor  Presidente e  colleghi  dell'Assemblea
  regionale siciliana, che la devoluzione non può essere affrontata
  con  disinvoltura, con leggerezza, con eccessiva celerità  perché
  vi  sono materie di competenza statale difficilmente trasferibili
  e    che    non   si   prestano   neanche   ad   essere   pensate
   intellettivamente  trasferite alle regioni.
   Personalmente,  alcune  materie  sono  e  devono   rimanere   di
  competenza  statale,  di competenza nazionale.  Ma  come  si  può
  pensare  alla  devoluzione in materia sanitaria,  in  materia  di
  sicurezza,  in materia di organizzazione delle forze  dell'ordine
  sul territorio nazionale, in materia di istruzione scolastica  ed
  universitaria?
       Di  questo passo potremmo arrivare persino a ventuno sistemi
  penali  con  differenze  di sanzioni e  persino  di  principi  di
  antigiuridicità, potrebbe non essere considerato antigiuridico in
  Piemonte ciò che lo è in Sicilia o in Trentino o in Calabria.
     Vi  sono  materie  che  devono, invece, essere  lasciate  alle
  competenze  della Regione ed in maniera autonoma  e  speciale  di
  talune Regioni, ecco quel terreno che, come Sicilia, rischiamo di
  perdere;   per   esempio   il   settore   dei   beni   culturali,
  dell'ambiente,  del  paesaggio, e  tutte  le  altre  materie  che
  certamente si prestano ad essere governate e gestite, lo dico  in
  positivo, da una specificità che è la summa della nostra  storia,
  della nostra tradizione, della nostra cultura, della capacità  di
  essere popolo su un territorio.
   Credo  che ci sia bisogno di molto equilibrio e anche  di  molta
  sensibilità  politica e che non si possono sempre piegare  queste
  esigenze e necessità alle esigenze politiche.
   Non  posso,  personalmente,  che salutare  assai  favorevolmente
  l'ordine   del   giorno  che  è  stato  proposto   all'attenzione
  dell'Assemblea regionale siciliana -  che peraltro reca le  firme
  di  tutti  i  presidenti  dei  gruppi parlamentari,  di  Alleanza
  nazionale  per  quel che mi riguarda -, ma credo che  quello  che
  lei,  signor Presidente, lamentava qualche tempo fa in  occasione
  del  mancato  più diffuso dibattito in ordine alla riforma  dello
  Statuto  siciliano ritengo che debba essere lanciato  come  grido
  d'allarme anche in questa occasione.
   Ritengo  che  ognuno  di  noi, i nostri gruppi  parlamentari,  i
  nostri  partiti  di  riferimento debbano  sapere  promuovere  sul
  territorio siciliano un serio e proficuo dibattito,  instaurando,
  se   necessario,  un  contenzioso  costruttivo  con  la  politica
  nazionale,  con il Governo nazionale, con la maggioranza  che  lo
  sostiene  al  fine di giungere al migliore risultato possibile  e
  per  non  vedere  riformati 83 articoli  della  Costituzione  con
  questo  modo  di  procedere e con la successiva, già  annunciata,
  rivisitazione   non   soltanto   della   seconda   parte    della
  Costituzione, ma anche del titolo V di cui è già in corso d'esame
  una ulteriore modifica.
   Credo  che  questa Assemblea regionale siciliana  debba  giocare
  pienamente  il  suo  ruolo di Parlamento dei siciliani,  che  non
  possa lasciar passare quasi sotto silenzio ciò che sta avvenendo,
  perché credo che non faremmo, in tal caso, un buon servigio  alla
  gente che presumiamo di rappresentare,  che è la stessa che ci ha
  onorato della sua fiducia e che tanta speranza nutriva e continua
  a  nutrire  per  le  sorti della Regione siciliana  e  delle  sue
  Istituzioni.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Micciché.  Ne  ha
  facoltà.

    MICCICHE'   Signor Presidente, onorevoli colleghi, come  Gruppo
  parlamentare  Sicilia 2010 - i cui componenti di  questo  Gruppo,
  come   tutti   sapete,  fanno  parte  di  diversi  partiti    del
  centrosinistra,   quali  Italia  dei  Valori,  Verdi,   Comunisti
  Italiani,  Primavera Siciliana - abbiamo deciso  di  non  firmare
  questo ordine del giorno per una serie di ragioni che sono  state
  già   espresse  in  alcuni  comunicati  stampa,  ma  che   vorrei
  brevemente esporre affermando soprattutto che non si tratta di un
  atto  di  scortesia, di poca educazione politica  nei  confronti,
  qualcuno  potrebbe  dire,  di chi ha  sollecitato  e  ha  portato
  avanti,  in  questi due giorni, il dibattito prima in Commissione
  Statuto ed ora qui in Aula.
   Ripeto,  non  è  una  questione di  maleducazione  politica  non
  rispondere   all'appello  quando  non   si   condividono   alcune
  impostazioni. L'approccio che si è dato, a nostro  avviso,  è  un
  approccio  sbagliato, una critica verso un disegno  di  legge  di
  riforma  costituzionale  che  a  nostro  avviso  va  espresso  in
  un'altra  maniera,  non in una maniera di  lamento  o  di  totale
  ipocrisia, di forte ipocrisia, di grande ipocrisia politica.
   Perché dico che c'è ipocrisia su questo atteggiamento? Perché  è
  come il cane che si morde la coda, dopo avere provocato dei danni
  oggi  si  chiede  un ripensamento a chi in campo  nazionale  -  i
  partiti  a  cui  facciamo riferimento - ha  criticato  aspramente
  questo  disegno  di  legge di riforma costituzionale,  ha  votato
  contro,  sia  in  Commissione che al Senato, su questa  bozza  di
  riforma che il Governo sta portando avanti.
   Ho  sentito  delle  lamentele molto  discutibili;  come  si  può
  affermare  una  critica  e poi, sotto il  profilo  politico,  non
  incidere sui propri riferimenti politici nazionali? I 61 deputati
  della  Casa  delle  Libertà  siciliana dovrebbero  sollevarsi  in
  maniera  forte e decisiva contro questa bozza, ma  non  lo  hanno
  fatto.
   Abbiamo  visto delle posizioni, come si suol dire  con un  colpo
  al  cerchio e un colpo alla botte', da parte del Ministro per gli
  affari  regionali, onorevole La Loggia, ma non mi pare che  abbia
  brillato per la sua totale opposizione.
   Proprio  il  Ministro  La Loggia dovrebbe essere  un  oppositore
  estremo  di  questa legge, anche perché metterebbe in discussione
  l'articolo 38 dello Statuto, il cui estensore è stato proprio  il
  padre  dell'attuale ministro La Loggia, l'onorevole  Giuseppe  La
  Loggia  che  fu Presidente di questa Assemblea negli anni  '50  e
  '60.
   Pensate,  quindi,  con quale forza avrebbe  dovuto  incidere  il
  ministro  La  Loggia; invece, il figlio fa registrare  un  totale
  accodamento,  segue  con  estrema  delicatezza  per  evitare   di
   disturbare  il  manovratore ,  che,  in  questo  caso,   sono  i
  componenti della Lega Nord che stanno incidendo in modo  negativo
  sull'assetto futuro della nostra Costituzione.
   La  Costituzione non è un oracolo, ma certamente non è  un  tabù
  da   superare:   non   è  nè  l'uno  né  l'altro.   Sono   regole
  costituzionali che si diedero i Padri costituenti subito dopo  la
  seconda  guerra mondiale, dopo che l'Italia si era  liberata  dal
  giogo  della  dittatura, e che hanno espresso la più  alta  forma
  democratica  mai conosciuta nei paesi democratici. Credo  infatti
  che  la  Costituzione  italiana sia la  più  emancipata,  la  più
  avanzata  d'Europa. Ma, come le cose di questo mondo,  le  regole
  scritte spesso non sono attuate.
   Quanti   articoli   della   Costituzione   sanciscono   principi
  inviolabili, ma che poi sono disattesi quasi quotidianamente pure
  dalla  stessa rappresentanza istituzionale, ai vari livelli,  dal
  Capo dello Stato ai consiglieri comunali.
   Per  quanto  riguarda  il  Capo dello Stato  mi  riferisco  alla
  guerra  in Iraq, perché egli avrebbe dovuto impedire che i nostri
  soldati  andassero in Iraq a fare il gioco degli Stati Uniti  (in
  prima  persona  del Presidente Bush), avrebbe  dovuto  opporsi  a
  quella   logica   in   quanto,  secondo   l'articolo   11   della
  Costituzione,  l'Italia ripudia la guerra e non può intromettersi
  negli affari degli altri Paesi.
   Ebbene,  anche  questa  è una violazione che  il  Parlamento  ha
  votato in quanto c'è una maggioranza che ha voluto la guerra.  Ma
  il  Presidente  poteva  rifiutare questa prerogativa  voluta  dal
  Parlamento.
   Così  come  un  altro  articolo della  Costituzione  afferma  il
  principio  che  l'Italia è fondata sul lavoro, ma  in  Italia  la
  disoccupazione, specialmente nel Mezzogiorno, la fa  da  padrona.
  Così, ripeto, altri articoli della Costituzione sono violati,  ma
  questo non significa che ora, visto che il tabù è stato superato,
  bisognerà massacrare la Costituzione; quindi, bisogna tagliare le
  gambe a questo principio.
   Per  tornare  a ciò che ci riguarda, devo precisare  che  non  è
  assolutamente ammissibile che oggi qualcuno venga qui a dire  che
  è  necessario fermarsi e rivedere lo Statuto in considerazione di
  questa  riforma costituzionale che sta prendendo piede e, quindi,
  la bozza dello Statuto che è  iscritta al terzo punto dell'ordine
  del  giorno  della  seduta  di oggi è  ferma  perché  c'è  questa
  situazione  che sta diventando urgente in quanto la  Lega  pressa
  affinchè   questa   riforma   diventi   al   più   presto   legge
  costituzionale.
   Quindi,  prima  della  riforma elettorale,  veniva  la  modifica
  dello  Statuto.  Dovevamo fermarci un attimo,  anche  perché  non
  condividiamo  la forma elettorale che si darà con questa  riforma
  costituzionale  al  Senato delle regioni,  il  cosiddetto  Senato
  federale.
   Allora,  per quale ragione ci permettiamo di criticare, di  dare
  suggerimenti  per salvaguardare il principio di  eleggibilità  di
  molti  siciliani nel Parlamento delle regioni e, poi, per  quanto
  riguarda   l'Assemblea  regionale  siciliana  si  fa  una   legge
  elettorale regionale che è una vergogna, una truffa per il popolo
  siciliano?  Perchè  prima di  decidere non ci si fermava?  Quante
  volte l'ho detto  qui dalla tribuna, ho chiesto più volte a tutti
  i  deputati,  specialmente a coloro che  hanno  votato  la  legge
  elettorale, di fermarsi e vedere di inquadrare tutto il  contesto
  generale invece di andare avanti.
   Ora  ci  troviamo con uno Statuto che non può non  prevedere  le
  norme  elettorali di recente approvate dal momento che lo Statuto
  avrebbe dovuto precedere la legge elettorale.
   Questo  Statuto non può andare avanti dato che ora  ci  sarà  la
  legge  costituzionale che sta compiendo passi più veloci,  quindi
  ci troveremo in una situazione di grande confusione, una sorta di
  torre   di   Babele   non  solo  sotto  il  profilo   elettorale,
  completamente diverso da come è configurato lo Statuto e da  come
  è  stato  impostato inizialmente; così anche per lo  Statuto  nei
  confronti della riforma costituzionale.
   E'  una  situazione che, purtroppo, si è avvitata su se  stessa,
  da  attribuirsi a responsabilità di questa maggioranza e anche  -
  devo dire purtroppo - di parte dell'opposizione di centrosinistra
  che ha voluto seguire il Governo su questa strada.
   Oggi  ci troviamo avvitati - ripeto - in una situazione, secondo
  me,  senza  via d'uscita se non si rimette tutto nelle  mani  dei
  cittadini siciliani per dire no alla riforma elettorale, per dire
  no  a questa riforma che, alla fine, è stata l'apripista verso la
  confusione  istituzionale  qui  in  Sicilia.  E  il   quadro   si
  completerà  nel  momento  in  cui il Governo  voterà  la  riforma
  costituzionale.
   Non  è  tanto  il  discorso di riaffermare  il  principio  della
  specificità  e  dell'autonomia siciliana che  bisogna  difendere.
  Qualcuno ha detto giustamente che, a volte, l'autonomia  è  stata
  una  palla al piede per lo sviluppo. Ma non è l'autonomia  in  sè
  che  ha  frenato lo sviluppo della Sicilia, sono stati gli uomini
  che  hanno  gestito la Sicilia ad avere frenato  lo  sviluppo  di
  questa regione.
   Infatti,  se andiamo non molto lontano in Europa, ad esempio  in
  Spagna, la Catalogna era una regione fino a 20, 30 anni fa  molto
  arretrata,  mentre oggi si può dire che ha uno sviluppo  sociale,
  economico e industriale veramente di grandi proporzioni.
   E   questo  è  avvenuto  grazie  al  regionalismo,  grazie  alla
  specificità ed all'autonomia di quella regione ed i frutti, sotto
  il  profilo economico e sociale, crescono a vista d'occhio: basta
  andare  a Barcellona per capire lo sviluppo che sta vivendo  quel
  territorio.
   Abbiamo  molte affinità con quella regione, il Presidente  della
  Catalogna  ci  ha detto che siamo uguali, abbiamo  la  storia  in
  comune,  abbiamo  fatto  un  percorso   storico  assieme  con  la
  Sicilia,  e  noi ne siamo orgogliosi, come loro del resto;  però,
  ahimè, le condizioni economiche e sociali della Sicilia non  sono
  purtroppo come quelle della Catalogna.
   Non  è  l'autonomia,  quindi, che frena lo  sviluppo,  sono  gli
  uomini,  la politica sbagliata, la politica che fa gli  interessi
  di  pochi a danno di molti. Questo è il vero guaio, la vera palla
  al piede della nostra autonomia.
   Cambierebbe   molto  se  la  Sicilia  non  fosse  ad   autonomia
  speciale,  se  fosse  a statuto ordinario? Cosa  cambierebbe?  Ci
  sarebbe  meno  burocrazia, ma lo sviluppo della  regione  sarebbe
  tale  e  quale,  probabilmente ci sarebbero meno impiegati,  meno
  dipendenti  che  vivrebbero di stipendio.  Ma  non  è  questo  lo
  sviluppo,  non è quello di predicare l'assistenzialismo,  neanche
  questo.
   Vorrei  fare un ragionamento molto più politico, che si  collega
  con  la prospettiva di un cambiamento quasi culturale  del nostro
  modo di agire e di fare politica.
   Qui  si  fa  politica non guardando alla Sicilia  ma  a  chi  ci
  dirige.  Tutti  siamo  espressione di una ideologia  politica  di
  partito,   però   basta  prestare  attenzione  agli   organi   di
  informazione per accorgerci di quanta eccessiva  importanza viene
  data,  ad  esempio,  alle  dimissioni  dell'onorevole  Gianfranco
  Micciché.
   Il  problema fondamentale non dev'essere quello dell'assetto  di
  potere.  Non  credo che importi tanto ai siciliani se l'onorevole
  Micciché non sarà più il leader di Forza Italia. Non ritengo  che
  sia un dramma, è solo un problema di partito.
   Ho  voluto  fare questo esempio per dimostrare  che  è  solo  un
  problema di forma e non di contenuti.
   Ho  letto l'ordine del giorno che lei, signor Presidente, mi  ha
  fatto  pervenire,  dei consigli regionali di  Friuli  di  Venezia
  Giulia, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta e credo che
  i  contenuti  di quell'ordine del giorno siano più condivisibili,
  vanno  più sul concreto e c'è meno enfasi politica. Probabilmente
  i  colleghi  delle  altre  regioni a statuto  speciale  sono  più
  incisivi.

    PRESIDENTE    Onorevoli colleghi, ho scritto  io  entrambi  gli
  ordini del giorno.

    MICCICHE'  Onorevole Presidente, a questo punto credo  che  lei
  abbia una doppia personalità.
   Comunque  ritengo che l'ordine del giorno delle altre regioni  a
  statuto speciale abbia contenuti più condivisibili.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Formica.  Ne  ha
  facoltà.

    FORMICA   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  brevissimamente in quanto per il resto mi rifaccio  al  brillante
  intervento dell'onorevole Ioppolo.
   Voglio  preliminarmente  apprezzare  il  fatto  che  in  maniera
  condivisa quest'Aula, nei momenti opportuni, si ritrova sempre al
  di  là  dell'appartenenza politica. Anche stavolta,  infatti,  ha
  saputo  ritrovare  la  necessaria compattezza  per  esprimere  un
  ordine del giorno che arriva puntuale e preciso, intervenendo nel
  dibattito che si svolge a livello nazionale.
   Ritengo  opportuno precisare che non è la prima volta, da  parte
  del  Governo  nazionale o comunque dello Stato, che  si  pone  in
  essere in tentativo di comprimere l'autonomia ottenuta dai nostri
  Padri costituenti nel 1947.
   Abbiamo assistito nel corso degli anni, già nei primi anni  '50,
  all'abolizione   di   alcune  prerogative  che   erano   previste
  nell'allora Carta autonomistica siciliana, mi riferisco  all'Alta
  Corte e di esempi ne potrei fare altri. Quindi nulla di nuovo c'è
  sotto  il sole se non un tentativo costante da parte dello  Stato
  centrale  di comprimere, di eliminare parti importanti e fondanti
  del nostro Statuto.
   A  questo riguardo devo comunque dire che quanto sta avvenendo a
  livello  nazionale  non  è  un fatto che  appartiene  all'attuale
  maggioranza, ma è una discussione che parte da lontano e  che  ha
  visto  un primo vulnus portato a termine sul finire della passata
  legislatura, laddove veramente con un colpo di maggioranza e  con
  soli  4 voti di differenza la passata maggioranza, la maggioranza
  dell'Ulivo  ha  fatto  una riforma della Costituzione  eliminando
  alcuni riferimenti fondamentali dalla nostra Carta costituzionale
  come  l'interesse  nazionale, addirittura  aprendo  la  strada  a
  quella  che  era  interpretata come un'autonomia, un  federalismo
  multivelox  a velocità differenziata tra le regioni  che  portava
  alla disgregazione dello Stato.
   Noi  riteniamo che il documento che oggi in maniera  unitaria  è
  stato  portato all'attenzione di questo Parlamento, racchiude  in
  sè  con  il necessario equilibrio le esigenze che tutte le  forze
  politiche  presenti in questo Parlamento ritengono indispensabili
  a salvaguardia della nostra autonomia,  intervenendo puntualmente
  nel  corso  del dibattito che, a livello nazionale,  sta  appunto
  prendendo le mosse ed entrando veramente nel vivo per la  riforma
  della Costituzione.

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'ordine del giorno numero  440.
  Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi,  la  seduta  è  rinviata  a  mercoledì   29
  settembre 2004, alle ore 17.30, col seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       I   - Comunicazioni.

       II  - Lettura, ai sensi e per gli effetti dell'art. 83,
       lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:
       n. 311 - Iniziative per il riconoscimento dello stato  di
        crisi del settore mangimistico isolano ed interventi per
        la filiera zootecnica, degli onorevoli Fleres, Catania G.,
        Maurici, Baldari e Turano.


       III  - Discussione unificata delle mozioni:
         numero 305   -Definizione  di  una  linea   comune   per
                 proporre al Consiglio dei Ministri necessarie ed
                 urgenti  modifiche della manovra  finanziaria  a
                 tutela dell'economia siciliana,  degli onorevoli
                 Speziale, Cracolici, Capodicasa, Crisafulli,  De
                 Benedictis, Giannopolo, Oddo, Panarello, Villari
                 e Zago.

         numero 309  -Interventi in favore del sistema  economico
                 e    imprenditoriale   della   Sicilia,    degli
                 onorevoli   Misuraca,   Confalone,   Mercadante,
                 Baldari e Fleres.

         numero 310   -Misure   da  proporre  al  Consiglio   dei
                 Ministri     a     salvaguardia    dell'economia
                 siciliana,  degli onorevoli Formica, Mercadante,
                 Dina, Basile e Infurna.

         IV   - Discussione dei disegni di legge:

         - Misure finanziarie urgenti. Assestamento del bilancio
         della Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste
         demaniali della Regione siciliana per l'anno finanziario
         2004. (580-472-578-602-652/A);

         - Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
         sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
         recante  Modifiche allo Statuto della Regione.'(580-472-578-
         602-652/A) (Seguito).

         V      - Elezione delle commissioni legislative permanenti
         e della Commissione per l'esame delle questioni concernenti
         l'attività dell'Unione Europea.


                  La seduta è tolta alle ore 20.30.



                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello


   Presidenza del vicepresidente Fleres


   BASILE,  segretario,  dà  lettura  del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intende
  approvato.

                               Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico  che  l'onorevole  D'Aquino   ha   chiesto
  congedo per la presente seduta.
   L'Assemblea ne prende atto.

                              Missioni

   PRESIDENTE.  Comunico che per ragioni del loro ufficio  sono  in
  missione  gli onorevoli Zangara e Galletti, dal 24 al 2  ottobre;
  l'onorevole Speziale dall'8 al 20 ottobre 2004.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Annunzio di presentazione di disegni di legge e relativo invio
                     alle competenti Commissioni

   PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono  stati
  presentati e inviati alle competenti Commissioni:

                      AFFARI ISTITUZIONALI (I)

    Disciplina   per  l'assunzione  del  personale   delle   S.p.A.
  derivanti dalla trasformazione delle aziende speciali ex legge 15
  maggio 1997, n. 127' (n. 920)
   d'iniziativa parlamentare
   presentato dagli onorevoli Ferro e Orlando in data 24  settembre
  2004
   inviato il 28 settembre 2004

                    ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

    Norme  di divieto di partecipazione a battute di caccia  per  i
  minorenni' (n. 919)
   d'iniziativa parlamentare
   presentato  dagli  onorevoli Villari, Speziale,  De  Benedictis,
  Cracolici, Panarello, Oddo in data 24 settembre 2004
   inviato il 28 settembre 2004

                   SERVIZI SANITARI E SOCIALI (VI)

    Azioni  di sostegno e valorizzazione della funzione sociale  ed
  educativa svolta dalle parrocchie mediante gli oratori' (n. 918)
   d'iniziativa parlamentare
   presentato dagli onorevoli Catania G., Fleres, Maurici  in  data
  21 settembre 2004
   Parere I Commissione
   inviato il 27 settembre 2004

         COMMISSIONE SPECIALE PER LA REVISIONE DELLO STATUTO
                      AFFARI ISTITUZIONALI (I)

    Norme  per  la  designazione  dei  candidati  alla  carica   di
  Presidente  della  Regione, di presidente della  provincia  e  di
  sindaco mediante elezioni provinciali' (916)
   d'iniziativa parlamentare
   presentato dagli onorevoli Ioppolo e Virzì in data 15  settembre
  2004
   inviato il 21 settembre 2004.

                Comunicazione di richieste di parere

   PRESIDENTE.  Comunico  che  la  seguente  richiesta  di   parere
  pervenuta   dal   Governo  è  stata  assegnata  alla   competente
  Commissione legislativa (VI) Servzi sociali e sanitari:
    Delibera   Giunta  regionale  n.  135/2003   -   Modifiche   ed
  integrazioni - IRCCS Oasi Maria SS. di Troina  (n. 316/VI)
   pervenuta in data 24 settembre  2004
   inviata il 28 settembre 2004.

                    Comunicazione di pareri resi

   PRESIDENTE Comunico che i seguenti pareri sono stati resi  dalla
  competente  Commissione  legislativa (V)  Cultura,  formazione  e
  lavoro, in data 22 settembre 2004:

    Parere  art.  3,  comma  3, L.r. 3 ottobre  2002,  n.  14'  (n.
  310/V);

    Ente  regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU)
  di    Palermo.   Designazione   componente   del   consiglio   di
  amministrazione: dott. Mirabile Salvatore'. (n. 312/V).

                   (Inviati il 23 settembre 2004)

                     Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito il deputato segretario a dare lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   SAVONA, segretario f.f.:

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   alle  ripetute prese di posizione da parte nostra e di  numerosi
  esponenti politici sulla pericolosità rappresentata dalle  cosche
  mafiose del trapanese si è aggiunta l'esternazione del Presidente
  della   Commissione  nazionale  Antimafia,  che  di  recente   ha
  raffigurato  la  provincia di Trapani come lo  zoccolo  duro  del
  potere di Cosa Nostra in Sicilia;

   magistrati  ed  investigatori hanno ribadito che  il  territorio
  trapanese continua ad essere una solida e strategica area per gli
  affari illeciti delle cosche mafiose;

   la    risposta   all'attacco   mafioso   continua   ad    essere
  prevalentemente  legata  all'azione della  Magistratura  e  delle
  Forze  dell'Ordine, impegnate con grande dedizione e  solerzia  a
  fronteggiare il dilagare del fenomeno mafioso;

   da  parte della Magistratura e delle Forze dell'Ordine è  stato,
  ripetutamente,   sollecitato  un  adeguamento   della   dotazione
  organica,  nonché  il potenziamento di mezzi  ed  apparecchiature
  informatiche  per  meglio rispondere alla  pericolosità  ed  alla
  capacità di penetrazione di Cosa Nostra nel territorio trapanese;

   le  istituzioni  pubbliche ai vari livelli  e,  di  recente,  il
  Consiglio  provinciale  di Trapani hanno ribadito  con  specifici
  ordini  del  giorno  la impellente necessità  di  un  complessivo
  rafforzamento  degli  apparati  investigativi,   i   quali,   pur
  sottodimensionati,    hanno   ottenuto    importanti    risultati
  nell'azione di contrasto a Cosa Nostra;

   alle  operazioni antimafia 'Peronospera' (Marsala -  Mazara  del
  Vallo),  sia nella prima che nella seconda fase, ed agli  arresti
  effettuati  nel territorio di Alcamo-Castellammare del  Golfo  ha
  fatto  seguito  una serie di attentati ancora da accertare  nella
  loro  autentica ispirazione, ma comunque simili per tecnica  alle
  logiche mafiose, come l'incendio all'ufficio anagrafe del  Comune
  di  Castellammare  del  Golfo, l'attentato  all'Ufficio  Sviluppo
  Economico  del Comune di Alcamo, atti intimidatori nei  confronti
  del   Presidente  del  Consiglio  comunale  di  Paceco,   di   un
  consigliere  comunale di Campobello di Mazara e, di recente,  del
  Sindaco di Alcamo;

   per   sapere   se   non   ritenga  doveroso  ed   indispensabile
  intraprendere  nei  confronti del Governo  nazionale  ogni  utile
  iniziativa   per  rispondere  positivamente  alle  richieste   di
  maggiore  adeguatezza  e  presenza  sul  territorio  delle  Forze
  dell'Ordine  e  della  Magistratura,  per  sempre  più  garantire
  sicurezza  ai  cittadini trapanesi e la piena affermazione  della
  legalità.» (1851)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                          ODDO

   «Al   Presidente   della  Regione,  Commissario   delegato   per
  l'emergenza  rifiuti  e  la  tutela  delle  acque  in  Sicilia  e
  all'Assessore  per il territorio e l'ambiente,  premesso  che  il
  commissario  delegato per l'emergenza rifiuti e la  tutela  delle
  acque  in  Sicilia, come previsto dall'articolo  27  del  decreto
  legislativo  n. 22 del 1997, ha convocato in data 6  luglio  2004
  una  Conferenza per provvedere, previa acquisizione di  pareri  e
  nulla-osta,  all'approvazione di un progetto per la realizzazione
  di  una  stazione  di trasferenza di rifiuti nel  territorio  del
  comune   di   Calatabiano   (CT)  in  variante   allo   strumento
  urbanistico;

   constatato che:

   in  data  7  luglio 2004 l'azienda Sicil Power ha  trasmesso  al
  comune  di  Calatabiano (come prescritto dal comma  1  del  sopra
  citato  articolo  27)  il  progetto  in  questione  al  fine   di
  consentire allo stesso di formare le valutazioni di competenza;

   altresì  in  data  29  luglio 2004 a  Palermo  si  è  svolta  la
  conferenza  di  cui sopra, nel corso della quale il  sindaco  del
  comune di Calatabiano ha espresso la volontà dell'amministrazione
  sulla  materia,  muovendo osservazioni e rilievi  sia  di  natura
  tecnica che di rilevanza ambientale, in merito all'individuazione
  del sito per la realizzazione dell'impianto in questione;

   considerato che, secondo le motivazioni di cui sopra:

   a) la scelta dell'area di ubicazione dell'impianto, collocato  a
  valle   del   raccordo   autostradale,  non   tiene   in   debita
  considerazione  l'attuale sistema viario, con la conseguenza  che
  verrebbero  a  determinarsi pesanti riflessi  sulla  circolazione
  nelle reti viarie di accesso sia dal versante della provincia  di
  Messina,  dal  quale  confluirebbero tutti  i  mezzi  pesanti  al
  servizio  dei quattro ATO (che rappresentano i comuni dell'intera
  Provincia)   che   dal  versante  della  provincia   di   Catania
  relativamente a tre ATO;

   b)   il   sito  individuato,  inoltre,  non  tiene  conto  della
  previsione  urbanistica  di una vicina  area  destinata  a  verde
  attrezzato  e allo sport; la localizzazione di detto impianto  di
  trasferenza,  infatti, non verifica la distanza  minima  prevista
  dall'art.  22 l.r. n. 71/1978, che, per gli impianti industriali,
  all'interno degli strumenti urbanistici vigenti è prevista a  non
  meno di duecento metri da attrezzature pubbliche;

   c)  in  prossimità di tale zona sono previsti degli insediamenti
  di  turismo rurale e di agriturismo che verrebbero penalizzati da
  un  insediamento  di  trasferenza come quello  proposto  sia  per
  l'impatto ambientale che per quello paesaggistico;

   d)  il  sito prescelto, ricadendo in area sottoposta  a  vincolo
  idrogeologico,  necessita,  per l'approvazione  del  progetto  in
  questione,    dell'acquisizione   del   parere   dell'Ispettorato
  dipartimentale delle foreste demaniali, organo non convocato alla
  conferenza;  assenza  che  pertanto  fa  sorgere  un   vizio   di
  procedura;

   preso  atto  che  in  ogni  caso l'amministrazione  comunale  di
  Calatabiano,  per  il  tramite dei propri  uffici  e  dei  propri
  consulenti legali, sta procedendo ad individuare ulteriori  cause
  ostative  alla  realizzazione dell'impianto per le  ripercussioni
  negative che questo può avere sull'economia del territorio;

   considerato  infine  che  un  impianto  di  questo  genere,  per
  l'evidente  impatto ambientale e paesaggistico che  può  causare,
  dovrebbe  essere  localizzato lontano  da  nuclei  abitati  e  da
  insediamenti  turistici e dovrebbe essere  servito  da  idoneo  e
  valido sistema viario;

   per sapere:

   se  non  ritengano  opportuno  adottare  provvedimenti  tesi   a
  rivedere  la  decisione  assunta  in  merito  alla  stazione   di
  trasferenza  di rifiuti nel territorio del comune di  Calatabiano
  (CT),  sia perché si è evidenziato un palese difetto di procedura
  nella    mancata   acquisizione   del   parere   dell'Ispettorato
  dipartimentale   delle   foreste   demaniali,   sia   perché   la
  localizzazione  inizialmente decisa ha un forte impatto  negativo
  sull'ambiente e sul paesaggio del territorio interessato.» (1852)

       (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                                   VILLARI-SPEZIALE-ZAGO-DE
                                BENEDICTIS

   «Al Presidente della Regione, all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e le autonomie locali, premesso che in data  13
  settembre  2004 il Presidente del Consiglio comunale di  Floridia
  (SR),   con  grande  stupore,  ha  verificato  che  l'apparecchio
  telefonico del proprio ufficio, all'interno del palazzo  comunale
  di  Floridia, era stato disattivato, così da non consentirgli  di
  comunicare   con   l'esterno   se  non   attraverso   centralino,
  funzionante  solo  nelle ore antimeridiane  e  il  martedì  e  il
  giovedì fino alle ore 18.00;

   ritenuto      che   tale   atto  arbitrario  ed  inqualificabile
  dell'amministrazione comunale ha impedito e continua ad  impedire
  il  regolare esercizio delle funzioni istituzionali da parte  del
  Presidente, le quali, notoriamente, si esplicano durante l'intero
  arco della giornata;

   considerato   che,   nonostante  la   formale   protesta   (nota
  protocollo  n. 17 del 13 settembre 2004) da parte del  Presidente
  del   Consiglio  comunale,  l'amministrazione  comunale  non   ha
  ritenuto  di  ripristinare  il servizio,  indispensabile  per  il
  normale   svolgimento   dell'attività  che   giornalmente   viene
  espletata in relazione all'incarico ricevuto;

   per  sapere se non ritengano di intervenire per fare cessare  le
  arbitrarie      interferenze     e/o     limitazioni      imposte
  dall'amministrazione  comunale, tutelando  così  il  diritto  del
  Presidente del Consiglio comunale, garantito dall'art. 15,  comma
  1 della l. r. 30/2000, di potere svolgere con serenità il mandato
  ricevuto  con  regolare  e democratica  votazione  da  parte  del
  Consiglio comunale.» (1854)

                                                         ORTISI

   PRESIDENTE. Le interrogazioni testè annunziate saranno  iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito   il   deputato   segretario   a   dare   lettura   delle
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.

   BASILE, segretario:

   «All'Assessore  per  la  famiglia, le  politiche  sociali  e  le
  autonomie locali, premesso che:
   in  via Libertà, a Riposto (CT), non è stata realizzata la  rete
  fognaria, circostanza che provoca non pochi disagi agli  abitanti
  della  suddetta  via  sia in termini di concreti  rischi  per  la
  salute pubblica (derivanti dalle esalazioni maleodoranti e  dagli
  altri   inconvenienti  facilmente  intuibili)  che   in   termini
  economici per i continui ed inevitabili interventi di svuotamento
  delle fosse settiche;

   i  lavori  per  la  realizzazione della  rete  fognaria  in  via
  Libertà erano stati predisposti dall'amministrazione comunale, ma
  non  sono  mai  stati portati a termine sembra per il  fallimento
  della   ditta   appaltatrice  o  per  il  mancato  utilizzo   del
  finanziamento nei termini previsti;

   per  sapere quali motivi abbiano impedito la realizzazione della
  rete  fognaria in via Libertà e quali interventi urgenti  intenda
  porre  in  essere affinché possa essere prontamente  realizzata.»
  (1850)

          (Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)

                                         FLERES  - CATANIA  G.  -
                                      MAURICI

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore  per  la  sanità,
  premesso che:

   lo  scorso  mese  di luglio si é concluso il primo  ciclo  della
  scuola  di  specializzazione in fisica sanitaria,  istituito  nel
  2000   presso   il   dipartimento   di   fisica   ed   astronomia
  dell'Università  di  Catania, con l'attribuzione  del  titolo  ai
  primi tre studenti del corso;

   la  scuola  di  specializzazione in  fisica  sanitaria  è  stata
  istituita  con  decreto del Rettore n. 812 del 23  febbraio  2000
  presso l'Università di Catania, indirizzo fisica medica;

   in  Sicilia  sono  presenti  30 fisici  sui  135  necessari  nel
  territorio regionale;

   la  scuola,  di  durata quadriennale, prevede  per  legge  anche
  attività  di tirocinio da svolgere presso Aziende sanitarie,  con
  le   stesse   modalità  di  obbligo  di  frequenza   dei   medici
  specializzandi;

   considerato  che  la fisica sanitaria è un settore  fondamentale
  per   ciò   che   concerne  i  controlli  sulla   qualità   delle
  apparecchiature, ma anche per i piani di trattamento come la  Tac
  e le risonanze magnetiche;

   ritenuto che:

   i  tre  specializzati dovrebbero essere inseriti  nelle  Aziende
  ospedaliere  tramite concorsi o con contratto, poiché  la  figura
  professionale  di fisico sanitario, pur essendo indispensabile  e
  già  presente  in altre regioni d'Italia, causa  un  vuoto  nella
  pianta organica delle Aziende sanitarie;

   la   figura  professionale  del  fisico  medico  garantisce   la
  funzionalità   e  la  qualità  di  prestazioni  di   un   sistema
  diagnostico o terapeutico;

   per sapere:

   quali  iniziative urgenti intendano assumere al fine di  rendere
  operativo   il   tirocinio  dei  fisici  sanitari   specializzati
  nell'ambito delle Aziende sanitarie pubbliche;

   se  non  ritengano di dover prevedere, alla luce della richiesta
  di   finanziamento  inoltrata  dai  vertici   della   scuola   di
  specializzazione, il finanziamento di tre borse di studio per  la
  scuola  di  specializzazione  di Catania  per  il  prossimo  anno
  accademico.» (1853)

                                                         BASILE

   «All'Assessore  per  la  famiglia, le  politiche  sociali  e  le
  autonomie locali, premesso che:

   la  totale  assenza  della segnaletica verticale  e  orizzontale
  rende  poco  sicuro  il transito dei veicoli  in  via  Cairoli  a
  Catania;

   lo  stato  di oggettivo pericolo è aggravato dalla presenza,  in
  via Cairoli, della scuola De Santis in prossimità della quale non
  è  stata  tracciata alcuna striscia pedonale, con tutti i  rischi
  facilmente intuibili per gli studenti;

   in   via  Cairoli  è  presente,  ormai  da  svariati  anni,  una
  discarica  abusiva  a cielo aperto, che rappresenta  un  serio  e
  concreto  rischio  per la pubblica salute ed in  particolare  dei
  bambini che finiscono per giocare nei pressi della stessa;

   per sapere:

   quale  ente  o autorità avrebbe dovuto provvedere a ripristinare
  le  condizioni  minime  di  sicurezza  e  transitabilità  in  via
  Cairoli,   con  particolare  riferimento  all'apposizione   della
  segnaletica  verticale e orizzontale e delle strisce pedonali  in
  prossimità  della scuola De Santis e quali provvedimenti  urgenti
  risolutivi della problematica ritenga di dover prendere;

   quale ente o autorità avrebbe dovuto provvedere a bonificare  la
  discarica  abusiva  di  via  Cairoli e quali  interventi  urgenti
  intenda  porre  in essere per giungere ad una rapida  bonifica  e
  valorizzazione dell'area in questione.» (1855)

          (Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)

                                            FLERES - CATANIA G. -
                                      MAURICI

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il turismo,  le
  comunicazioni e i trasporti, premesso che:

   le  ditte  SAIS  Trasporti (azienda Capogruppo), T.U.A.,  GALLO,
  GIANPORCARO,  SARP  Trasporti  (aziende  controllate),  esercenti
  attività  di  trasporto pubblico locale in regime di concessione,
  in  numerose province della Regione godono dei benefici economici
  di cui alla l.r. n. 68 del 1983;

   le  suddette  aziende  non  osserverebbero  le  disposizioni  in
  materia  di  diritto  del lavoro e del regime  concessionale  con
  particolare riferimento alle norme sul lavoro straordinario;

   le  violazioni  riguarderebbero l'art. 5  della  legge  473  del
  1925,  'avendo  l'azienda  fatto  eseguire  lavoro  straordinario
  eccedente le 12 ore settimanali' e gli articoli 2,3,8 della legge
  138  del  1958  'per aver fatto svolgere al personale  viaggiante
  lavoro  eccedente le 10 ore giornaliere e per non  aver  dato  il
  prescritto riposo settimanale';

   dal  1996  è  divenuta una prassi il ritardo con cui si  erogano
  gli  emolumenti  al  personale dipendente ma  anche  le  anomalie
  relative  alla  trattenuta sulle somme versate ai  dipendenti,  a
  titolo   di  cessione  del  quinto  dello  stipendio,  di   quota
  associativa   ed   eventuali  quote  per  prestiti   C.A.M.A.   e
  dell'esigua  somma,  qual  è la ritenuta  sindacale,  la  mancata
  erogazione  della  seconda  tranche  dell'una  tantum,   prevista
  dall'A.N.  20 dicembre 2003, e l'adeguamento contrattuale  per  i
  mesi  di  gennaio/febbraio 2004, il mancato pagamento di numerosi
  TFR;

   vi  è  un  ricorso  ai  contratti  di  lavoro  temporaneo  senza
  rispettare le percentuali imposte della legge 196 del 1997  oltre
  ai  costanti  disservizi  causati da una continua  modifica  (non
  autorizzata) del programma di esercizio;

   i  mezzi ormai obsoleti e privi della dovuta assistenza tecnica,
  nonostante  vengano  effettuate  le  revisioni,  sono  causa   di
  numerosi  disservizi  che  penalizzano pesantemente  la  mobilità
  degli utenti;

   rilevato che:

   le  questioni  fin  qui  esposte sono state  oggetto  di  alcune
  denunce trasmesse al Dipartimento regionale dei trasporti ma  non
  hanno  prodotto  alcun  risultato positivo,  anzi  sembrano  aver
  rafforzato  la posizione dell'Azienda consentendole di continuare
  a  non pagare gli stipendi e ridurre illegittimamente i programmi
  di esercizio;

   le   organizzazioni   sindacali  hanno   altresì   proceduto   a
  depositare  le  denunce  presso le Procure  della  Repubblica  di
  Palermo, Caltanissetta ed Agrigento;

   la   disciplina  degli  autoservizi  di  linea  in   regime   di
  concessione, prevista dalla legge 1822 del 1939, prevede  all'art
  1,  comma  2 che 'tali concessioni vengono accordate a  ditte  di
  comprovata   idoneità  morale,  finanziaria  ed   organizzativa',
  requisiti essenziali richiesti anche dalla l.r. n. 68 del 1983;

   l'art.  34,  lett.  a)  della legge 1822  del  1939  dispone  la
  decadenza delle concessioni allorché 'il concessionario  venga  a
  perdere i requisiti di idoneità di cui all'art. 1';

   l'assegnazione   dei  contributi  regionali   per   le   imprese
  esercenti  attività di autotrasporto è subordinata,  ex  art.  13
  l.r.  n.  68  del  1983, al rispetto delle norme  e  prescrizioni
  concessionali,   delle  norme  in  materia   di   lavoro   e   di
  assicurazioni  sociali ed alla integrale applicazione,  da  parte
  delle aziende, al personale dipendente adibito all'esercizio, del
  trattamento  economico  e normativo definito  dal  CCNL  e  dagli
  Accordi Integrativi;

   ritenuto che:

   le  ditte  SAIS  Trasporti,  T.U.A.,  GALLO,  GIANPORCARO,  SARP
  Trasporti,  alla  luce  degli elementi  fin  qui  descritti,  non
  possederebbero   adeguati   requisiti   morali,   finanziari   ed
  organizzativi per il mantenimento delle concessioni ottenute;

   i  lavoratori di Caltanissetta e di Vittoria (RG) hanno  indetto
  numerose   manifestazioni  di  protesta  continuando  a  svolgere
  regolarmente  i  servizi  loro assegnati,  nonostante  ciò  possa
  costituire un serio pericolo per la sicurezza e la regolarità dei
  servizi  afferenti i bacini di traffico concessi alle aziende  in
  indirizzo;

   per sapere:

   se  non ritengano opportuno, alla luce dei fatti sin qui esposti
  e   verificatane  la  fondatezza,  provvedere  alla   sospensione
  dell'anticipazione dei contributi di esercizio di cui alla  legge
  68 del 1983 (conto competenze 2004) alle ditte in oggetto;

   se   non   ritengano   opportuno,   contestualmente   al   punto
  precedente, procedere ad un'indagine amministrativa per esaminare
  tutta  la documentazione trasmessa dalle ditte in oggetto,  dalle
  OO.SS.   e  dagli  uffici,  allo  scopo  di  accertare  eventuali
  omissioni  da parte di funzionari regionali preposti al controllo
  ed  alla  erogazione dei contributi e benefici economici  di  cui
  alla l.r. 68 del 1983.» (1856)

                                           FORGIONE - LIOTTA

   PRESIDENTE.  Le interrogazioni testè annunziate sono  state  già
  inviate al Governo.

                      Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Invito il deputato segretario a dare lettura  delle
  interpellanze presentate.

   BASILE, segretario:

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   la  legge  regionale n. 10 del 1999 prevedeva che  entro  il  31
  dicembre   del  2003  l'Azienda  siciliana  trasporti  (AST)   si
  trasformasse in società per azioni;

   il  mancato adempimento a tale obbligo comporta il protrarsi del
  regime  commissariale,  ormai  in vigore  da  diversi  anni,  con
  parecchie  anomalie  gestionali,  che  richiedono  un  intervento
  urgente  da  parte della Regione, ente finanziatore e controllore
  sull'operato dell'Azienda;

   in  particolare,  la gestione del personale ha  suscitato  negli
  anni   parecchie  perplessità  per  l'adozione,  da   parte   del
  Commissario, di provvedimenti criticabili sia dal punto di  vista
  formale che del contenuto:

   la  definizione del nuovo organigramma con la nomina di  diversi
  dirigenti ed un numero spropositato di promozioni;

   il  ricorso  ad un numero spropositato di assunzioni interinali,
  formalmente dovute al blocco delle assunzioni, ma che casualmente
  ha riguardato e riguarda da anni sempre gli stessi lavoratori tra
  i  quali  figurano  parecchi parenti  diretti  di  personale  già
  dipendente della stessa Azienda;

   la   dispensa   dalla  regolare  timbratura  del  cartellino   e
  l'annullamento dei limiti dello straordinario per alcune unità di
  personale;

   l'Azienda  ha  dato  vita negli ultimi anni  a  diverse  società
  collegate; tra queste l''AST-Sistemi' e l''AST-Aeroservizi';  non
  è  dato  sapere  quali  attività tali società  svolgano  in  modo
  produttivo per le casse dell'AST e su quali valutazioni  di  tipo
  economico-gestionale si sia basata la decisione di  avviare  tali
  attività imprenditoriali collaterali;

   per conoscere se corrisponda a verità che:

   le   aziende   collegate   'AST-Sistemi'  e   'AST-Aeroservizi',
  nonostante  il  ridottissimo o inesistente  volume  di  attività,
  abbiano  proceduto a centinaia di assunzioni temporanee  ripetute
  nel  tempo  e  che tra i beneficiari di tali assunzioni  figurino
  parecchi  parenti  diretti  di  parlamentari,  di  dipendenti  ed
  amministratori dell'AST e di sindacalisti della stessa Azienda;

   alcuni  dipendenti dell'AST, in particolare quelli con incarichi
  che  consentono un rapporto più continuo con la dirigenza,  siano
  riusciti a lavorare per mesi all'incredibile ritmo di 11  ore  di
  lavoro  giornaliere, accumulando uno straordinario pari anche  al
  40 per cento dell'intera busta paga;

   presso  l'AST sia invalsa l'abitudine di vendere i  mezzi  usati
  ancora  in  perfette condizioni a propri dipendenti che avrebbero
  costituito delle società con le quali, utilizzando i mezzi ex-AST
  acquistati a prezzi ridotti, offrono servizi di trasporto privati
  in concorrenza con l'AST;

   per  i  dirigenti  dell'Azienda non sia  stato  stabilito  alcun
  carico di lavoro;

   per conoscere, ancora, se corrisponda a verità che:

   per   il   concorso  per  la  nomina  del  Direttore   generale,
  pubblicato  nella Gazzetta ufficiale della Regione  siciliana  lo
  scorso 30 aprile, sia stata seguita una procedura di nomina della
  Commissione  che non ha rispettato il dettato della legge  n.  12
  del  1991  e  che  della stessa Commissione siano stati  nominati
  membri alcuni pubblici amministratori incompatibili;

   nei  giorni  scorsi ignoti abbiano affisso all'Albo dell'Azienda
  una  fantomatica graduatoria del concorso che, seppure ovviamente
  fasulla,  avrebbe  dimostrato  la  possibilità  di  aver  accesso
  all'elenco  dei  candidati e quindi alla violazione  tanto  delle
  norme sui concorsi quanto di quelle sulla privacy;

   se,  alla  luce  di quanto sopra, non ritenga di dover  disporre
  un'urgentissima  ispezione sull'azione  amministrativa  posta  in
  essere presso l'Azienda siciliana trasporti al fine di accertarne
  la  regolarità,  eliminando le eventuali cause e  rimuovendo  gli
  eventuali responsabili;

   quali  motivi  politici  e/o formali impediscano  l'assolvimento
  degli obblighi di cui alla legge regionale n. 10 del 1999 per  la
  trasformazione dell'AST in società per azioni.

       (Gli interpellanti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                            ORLANDO  -  FERRO  - RAITI  -MICCICHE'-
                           MORINELLO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   il  Commissario per l'emergenza rifiuti e la tutela delle  acque
  in Sicilia ha disposto l'avvio operativo delle società di ambito,
  disponendo  in  data  20  aprile  2004  (prot.  7990),   che   le
  amministrazioni comunali e provinciali dovranno porre  in  essere
  gli   atti  necessari  per  dar  luogo  al  'trasferimento  delle
  disponibilità  finanziarie, delle attrezzature,  dei  mezzi,  del
  personale  e  di quant'altro connesso alla gestione  dei  rifiuti
  alla Società di ambito della quale ciascun 'Ente locale è socio';

   il  Comune di Palermo è socio (al 89 per cento) insieme  con  il
  Comune di Ustica (1 per cento) e l'Amministrazione provinciale di
  Palermo (10 per cento) della SpA 'Palermo Ambiente' e la gestione
  dei  rifiuti (con disponibilità finanziarie, attrezzature, mezzi,
  personale) è interamente inserita nella AMIA;

   la  Giunta  comunale di Palermo con delibera del mese di  agosto
  del  2004, ha preteso di far seguito alla delibera n. 447 del  27
  dicembre 2002 del Commissario ad acta, con i poteri del Consiglio
  comunale;

   la  predetta delibera n. 447 del 2001 non è mai stata sottoposta
  al   Consiglio   comunale   dopo  la   cessazione   dell'attività
  commissariale;

   il  richiamo  alla predetta delibera n. 447 è del tutto  erroneo
  e,   parimenti,  del  tutto  incompetente  a  provvedere   è   di
  conseguenza la Giunta municipale in assenza di manifestazione  di
  volontà da parte del Consiglio;

   la  delibera  n.  447 si limitava ad avviare il  processo  della
  cosiddetta  'privatizzazione'  dell'AMIA  e  tale  processo   non
  avrebbe  dovuto portare alla distruzione dell'Azienda stessa,  né
  allo  smembramento  delle  attività da essa  svolte  fra  diverse
  società;

   la  successiva costituzione della società 'Palermo Ambiente', in
  uno  con le prescrizioni del Commissario per l'emergenza rifiuti,
  determina  la  necessità  di  trasferire  alla  stessa  tutte  le
  funzioni e le risorse dell'AMIA ove non si intenda riflettere  la
  specificità gestionale dell'AMIA, come pure sarebbe auspicabile;

   la  Giunta  comunale, con delibera del mese di agosto  2004,  ha
  illegittimamente modificato le indicazioni di cui  alla  delibera
  n.  447  e  le  prescrizioni  del  Commissario  per  l'emergenza,
  trasferendo soltanto alcuni contratti di servizio vigenti tra  il
  Comune  e  l'AMIA alla 'Palermo Ambiente', nonché  prevedendo  la
  costituzione  di  altra società per azioni per l'espletamento  di
  servizi  di  igiene  ambientale e parimenti tenendo  in  vita,  a
  questo punto come mera scatola vuota, l'AMIA;

   in  particolare  la  delibera di Giunta pretende  di  trasferire
  alla  'Palermo  Ambiente'  i contratti dell'AMIA,  'limitatamente
  agli  articoli  relativi  alla gestione  integrata  del  servizio
  rifiuti,    segnatamente   escludendo:    manutenzione    strade,
  monitoraggio    ambientale,   servizi   di   derattizzazione    e
  disinfestazione  locali  comunali,  servizio  di   pulizia   aule
  giudiziarie';

   per  effetto di tali decisioni, si procede ad un illegittimo  ed
  irrazionale   spezzettamento  delle  funzioni   che   già   erano
  dell'AMIA,  con  il  conseguente spreco delle  professionalità  e
  delle  conoscenze  acquisite, l'aumento dei costi  e  la  mancata
  garanzia dei livelli occupazionali;

   per  di  più, la delibera adottata mostra un'assoluta  ignoranza
  del concetto della gestione integrata dei servizi ambientali, che
  vengono visti come limitati alla sola raccolta dei rifiuti e  non
  quindi  come un insieme di attività volte a garantire,  nel  loro
  complesso, una migliore qualità della vita e dell'ambiente;

   la   delibera  di  Giunta  adottata  ad  agosto,  ha  tutte   le
  caratteristiche  del 'colpo di mano estivo'  tanto  nei  riguardi
  delle competenze del Consiglio comunale quanto nei riguardi delle
  organizzazioni sindacali;

   le  organizzazioni  sindacali dei lavoratori così,  come  quelle
  dei dirigenti, hanno denunciato tanto il merito quanto il metodo,
  lamentando altresì la mancata consultazione;

   siamo  ancora  una  volta in presenza di un'iniziativa  volta  a
  moltiplicare  i  posti  di consigliere di amministrazione  e  far
  proliferare  strutture inadeguate, in danno degli  interessi  dei
  cittadini  (che vedranno aumentare in maniera abnorme le  tariffe
  in  conseguenza  dell'aumento dei  costi  e  ne  avranno  servizi
  peggiori) e dei lavoratori (che si vedranno costretti a  perorare
  la   conservazione  del  posto  di  lavoro  secondo  pratiche  di
  subalternità mortificanti);

   per conoscere:

   quali   iniziative  si  intendano  adottare  per  impedire   una
  situazione   destinata   ad   essere   emblematica   di   logiche
  accaparratorie,  clientelari  e  mortificatici  dei  diritti  dei
  lavoratori e dei cittadini;

   se  non  ritenga  di dover trasmettere tutti gli  atti  relativi
  alla  vicenda  alla  Procura della Corte dei  conti  al  fine  di
  accertare responsabilità.» (191)

       (Gli interpellanti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                                                      ORLANDO-FERRO

   «Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, all' Assessore per la famiglia, le politiche  sociali
  e  le  autonomie  locali e all'Assessore per l'agricoltura  e  le
  foreste,  premesso  che, con la l.r. n. 9 del  1986,  la  Regione
  siciliana  ha soppresso le proprie Comunità montane, istituite  e
  definite  dalla l.r. n. 34 del 1972 e dalla l.r. n. 46 del  1973,
  delegando alle Province regionali la funzione di programmare  gli
  interventi a favore della montagna;

   preso  atto  che le Province praticamente non si sono  ritrovate
  nelle  condizioni  di sviluppare alcun progetto differenziato  in
  relazione  alla specificità dei problemi dei Comuni  montani,  se
  non   in   rapporto  alle  questioni  della  viabilità  inter   e
  sovracomunale  e  che, di fatto, l'unico sbocco  istituzionale  e
  finanziario  delle popolazioni siciliane di montagna  (oltre  180
  Comuni) è stata la politica della forestazione che ha portato, ad
  oggi, la Sicilia a circa 300.000 ettari di superficie boscata;

   valutato  che in prima linea, nella gestione dei problemi  della
  montagna  in Sicilia, è rimasta la sola Amministrazione forestale
  che,  con  tutte  le  sue difficoltà e tutto il  suo  precariato,
  continua  ad essere l'unica fonte di reddito da lavoro dipendente
  per le zone montuose;

   tenuto  conto che l'istituzione dei quattro Parchi  siciliani  e
  di  un'ottantina di riserve naturali ha posto in essere una forma
  diversa di tutela ed amministrazione per circa 230.000 ettari sui
  940.000   della  montagna  siciliana  (fra  l'altro  non   sempre
  coincidenti)  rendendo di difficile concezione  e  di  ancor  più
  ardua  attuazione  l'idea  di una pura e semplice  'resurrezione'
  delle Comunità montane in Sicilia;

   considerato  pur  tuttavia, che il problema di  un  recupero  di
  un'organica politica per la montagna si ripropone con  drammatica
  urgenza  ad  ogni livello, vuoi per il visibilissimo spopolamento
  di   vaste  aree  interne  della  Sicilia  in  fase  di  evidente
  emigrazione  verso i grandi aggregati cittadini e  metropolitani,
  vuoi   per  gli  evidenti  benefici  e  le  opportunità  che   la
  legislazione nazionale, di converso, ha manifestato di offrire ai
  Comuni  montani  del  Continente in sintonia  con  l'orientamento
  espresso dalla Comunità Europea;

   atteso che appare opportuno e necessario coordinare nuove  forme
  di  intervento programmato per impedire lo stratificarsi di gravi
  squilibri   sociali  all'interno  del  territorio  siciliano   ed
  arrestare  il  progressivo  degrado dei  territori  di  montagna,
  favorendo il recupero, anche culturale, del patrimonio di  decine
  e  decine di Comuni molto spesso ricchi di storia e di pregevoli,
  ancorché  poco valorizzate, testimonianze dei secoli  passati  ed
  incentivando l'aggregazione di energie volte alla messa  in  moto
  di  specifiche  attività  produttive  locali  (gestione  di  aree
  attrezzate,     attivazione      di      circuiti      turistici,
  commercializzazione  di  prodotti tipici,  promozione  culturale,
  forestazione   produttiva,  etc.),  anche  riattivando   proficue
  collaborazioni intercomunali;

   per  conoscere  se  il Governo della Regione,  anche  attraverso
  l'istituzione di una conferenza di servizi interassessoriale, non
  ritenga  di  dover  comunque ripristinare  una  propria  organica
  politica per la montagna, dando vita ad un tavolo di lavoro  che,
  formalmente e sostanzialmente, sia in grado di delineare non solo
  la  cabina  di  regia  unica  per gli  interventi  relativi  alla
  montagna,  ma  anche  un  progetto complessivo  di  rilancio,  in
  sinergia  con  tutte  le realtà politico-amministrative  (Comuni,
  Province, Enti-Parco, Amministrazione forestale) ad oggi operanti
  nel settore.» (192)

                                                            VIRZI'

   PRESIDENTE.  Trascorsi  tre giorni dall'odierno  annunzio  senza
  che il Governo abbia dichiarato di respingere le interpellanze  o
  abbia  fatto  conoscere  il giorno in cui intende  trattarle,  le
  interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                         Annunzio di mozione

   PRESIDENTE.  Invito il deputato segretario a dare lettura  della
  mozione presentata.

   BASILE, segretario:

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   Premesso che:

   il  settore  della  filiera zootecnica ha risentito  in  maniera
  fortemente  negativa degli scandali che hanno riguardato  colossi
  come la Cirio e la Parmalat;

   la  preoccupante diffusione del fenomeno della BSE,  della  Blue
  tongue,  dell'afta epizootica e di altre malattie, ha determinato
  gravi  conseguenze nel settore zootecnico e del connesso comparto
  mangimistico siciliano;

   la   macellazione  e  lo  smaltimento  delle  parti  a   rischio
  (cervello,  milza,  midollo  spinale,  ecc)  che  a  seguito  dei
  provvedimenti delle competenti autorità sanitarie debbono  essere
  incenerite,  ha  ulteriormente aumentato i  costi  di  produzione
  degli operatori di settore;

   si  è  registrato un crescente disorientamento  tra  gli  utenti
  privati  delle  mense pubbliche, delle scuole e  degli  ospedali,
  compresi  quelle in cui si garantisce l'uso di carne  certificata
  per qualità e provenienza;

   il  parco  zootecnico isolano si è ridotto, rispetto  agli  anni
  novanta, di una percentuale pari al settanta per cento;

   la  situazione che si è venuta a creare ha inciso sul fallimento
  di  marchi  storici  della mangimistica, con  effetti  disastrosi
  sull'occupazione,

   Considerato che:

   si  è  registrato  un  sostanziale  crollo  dei  consumi  e  dei
  fatturati  ed anche la situazione finanziaria delle  imprese  del
  settore presenta caratteri di notevole preoccupazione;

   nella  zootecnia in genere, e nella sua filiera che  include  la
  produzione di mangimi, il divario Nord-Sud si allarga sempre più;

   in  Sicilia si riscontrano le più marcate penalizzazioni,  anche
  a  fronte  di  una  situazione complessiva che vede  presenti  ed
  operanti nel territorio siciliano, al 22 ottobre 2000, un  numero
  di  aziende di allevamento di bestiame pari ad appena  il  5  per
  cento del totale nazionale;

   i  consumi siciliani di carne vengono soddisfatti per  circa  il
  60 per cento da importazioni;

   la  tendenza  evidenzia un progressivo abbandono  della  pratica
  zootecnica da parte di un gran numero di aziende;

   non   è   più  rinviabile  un  maggior  impegno  economico   per
  sviluppare  il  modello zootecnico della Regione e favorire  così
  l'incremento  delle  produzioni di mangimi ottenuti  da  prodotti
  locali,

                 impegna il Presidente della Regione

   a  definire  un  piano  di misure per sostenere  gli  allevatori
  siciliani e gli operatori del comparto mangimifico;

   ad  adoperarsi perché venga dichiarato ufficialmente  lo  'stato
  di crisi' del settore;

   a  predisporre le risorse finanziarie necessarie al ristoro  del
  settore, con la previsione in particolare di agevolazioni fiscali
  e  linee di credito agevolate (al tasso dell'1,5 per cento,  come
  in   Francia)  per  tutte  le  fasi  della  filiera  (allevatori,
  industrie   di   macellazione,   eccetera)   di   durata   almeno
  quinquennale;

   a   prevedere   con   immediatezza  una   campagna   informativa
  istituzionale  chiara e con esponenti scientifici  credibili  nei
  mezzi di comunicazione e nelle scuole;

   ad    adottare    ogni   provvedimento   necessario    per    la
  riqualificazione del settore zootecnico da carne;

   a  stimolare  il  Governo nazionale perché vengano  disposte  le
  necessarie  agevolazioni  fiscali  (sospensione  dei  termini  di
  pagamento   per   IRPEF,  IRPEG,  IRAP,  IVA)   e   previdenziali
  (versamenti  INPS  ed INAIL) per tutte le singole  componenti  la
  filiera,  tenendo anche in considerazione le perdite  subite  dai
  macellai;

   a  richiedere  al Governo nazionale la riduzione delle  aliquote
  IVA  dal  10 per cento al 4 per cento sui bovini vivi e  relative
  carni, come negli altri Paesi della Comunità.» (311)

                              FLERES  -  CATANIA  G.  -  MAURICI  -
                            BALDARI - TURANO

   PRESIDENTE.  Avverto  che  la  mozione  testé  annunziata   sarà
  iscritta all'ordine del giorno della seduta successiva perché  se
  ne determini la data di discussione.

        Comunicazione di nomina di componente di Commissione

    PRESIDENTE.   Comunico  che,  con  decreto   del   Presidente
  dell'Assemblea  n. 391 del 23 settembre 2004 e su  designazione
  del  Gruppo  parlamentare di Forza Italia, l'onorevole  Catania
  Giuseppe  è  stato  nominato componente  della  II  Commissione
  legislativa     permanente     Bilancio ,    in    sostituzione
  dell'onorevole Leontini, nominato Assessore regionale.
    Ne do lettura:

  «Considerato  che,  a  seguito  della  sua  nomina  ad  assessore
  regionale,   l'onorevole  Innocenzo  Leontini  è  automaticamente
  decaduto,  ai  sensi  del  comma  2  dell'articolo  37  bis   del
  regolamento  interno,  dalla carica   di  componente   della   II
  Commissione legislativa permanente "Bilancio";

  considerato che occorre procedere alla relativa sostituzione;

  vista la designazione del gruppo parlamentare  Forza Italia , al
  quale l'onorevole Innocenzo Leontini   appartiene;

  visto il Regolamento interno dell'Assemblea,

                            D E C R E T A

  L'onorevole  Giuseppe  CATANIA  è nominato  componente  della  II
  Commissione  legislativa permanente  Bilancio ,  in  sostituzione
  dell'onorevole Innocenzo Leontini, nominato Assessore\ regionale.

  Il presente decreto sarà comunicato all'Assemblea.»

    Avverto,   ai   sensi  dell'articolo  127,   comma   9,   del
  Regolamento interno che nel corso della seduta potrà procedersi
  a votazioni mediante sistema elettronico.

    Sospendo la seduta.

    (La seduta, sospesa alle ore 17.54, è ripresa alle ore 18.03)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                       Sull'ordine dei lavori

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, vorrei sottoporre  all'Aula  la
  possibilità di prelevare il punto III dell'ordine del  giorno  ed
  iniziare subito la trattazione del DPEF.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  concordo  con
  la  sua  richiesta  di  prelievo, tuttavia  volevo  ricordare  al
  Governo,  ma  anche  a  lei  che è componente  della  Commissione
  Bilancio,  che  nel  corso della discussione in  Commissione  del
  documento  di  programmazione  economica  e  finanziaria  abbiamo
  chiesto  al Governo - ed il Governo si era impegnato di  fornirli
  prima  dell'inizio della discussione sul DPEF in Aula  -  i  dati
  dell'incidenza  della preannunciata manovra che  passa  sotto  il
  cosiddetto  taglio  delle  tasse  del  Governo  nazionale   sulle
  previsioni  di  entrata  della Regione e  la  ricaduta  che  tale
  manovra  comporta complessivamente sulle condizioni economiche  e
  finanziarie  della  nostra Regione. Questo  avrebbe  permesso  di
  intraprendere una discussione del DPEF non fondata su teorie,  ma
  fondata  appunto sulla ricaduta oggettiva di tali mancate entrate
  nell'economia regionale.
   Pertanto,  chiedo  al Governo se è nelle condizioni  di  fornire
  questi  dati  all'Aula che possano permettere lo sviluppo  di  un
  dibattito  nel merito del documento di programmazione  economico-
  finanziaria.

   PRESIDENTE.  Non  sorgendo  osservazioni,  resta  stabilito   il
  prelievo del punto terzo dell'ordine del giorno.

  Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
  per gli anni 2005-2007

   Presidenza del vicepresidente Fleres


  Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
                       per gli anni 2005-2007

   PRESIDENTE.  Si  passa  quindi  al  III  punto  dell'ordine  del
  giorno:  «Discussione del Documento di programmazione  economico-
  finanziaria per gli anni 2005-2007».
   Assessore  Cintola, l'onorevole Speziale ha posto come questione
  il possesso dei dati necessari per ben comprendere quali siano, o
  quali  possano  essere  gli effetti di natura  finanziaria  della
  manovra  nazionale riguardante l'eventuale riduzione  del  carico
  fisicale.
   Tale  richiesta  risale ad una decisione assunta in  Commissione
  Bilancio e, secondo l'onorevole Speziale, sarebbe propedeutica ad
  un   esame   più   concreto  e  più  diretto  del  documento   di
  programmazione economico-finanziaria.
   Ha  facoltà  di  parlare l'assessore per il bilancio,  onorevole
  Cintola.

   CINTOLA,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, il Governo  si  è  impegnato  a
  fornire  i  dati  richiesti  prima  dell'inizio  dell'esame   del
  bilancio  e  della  finanziaria. Pertanto,  ben  sapendo  che  la
  richiesta  è  stata  reiterata anche  ieri  sera  in  Commissione
  Bilancio  dall'onorevole  Speziale,  tenuto  conto  che   abbiamo
  concluso  i  lavori  stanotte poco prima  delle  due,  ed  avendo
  stamattina ugualmente lavorato sui documenti economici, ci  siamo
  riservati di fornire questi dati prima di arrivare all'esame  del
  bilancio  e  della  finanziaria. Spero di poterli  fornire  anche
  stasera  stessa,  nel  corso  della  riunione  della  Commissione
  Bilancio  già convocata a conclusione dei lavori d'Aula  ed  alla
  quale   sono  stati  invitati  anche  i  Presidenti  dei   Gruppi
  parlamentari  al  fine  di  delineare i  punti  fondamentali  dei
  documenti  economici prima che gli stessi siano  approvati  dalla
  Giunta regionale.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  reitero  la
  richiesta  formulata poc'anzi in quanto ritengo che  la  risposta
  fornita  dall'Assessore sia alquanto grave, a meno che il Governo
  non  intende  dare  al  documento  di  programmazione  economico-
  finanziaria un valore prettamente cartaceo.
   Ma  se  dal  documento  di programmazione  economico-finanziaria
  l'Aula  deve trarre gli indirizzi che guideranno poi  la  manovra
  finanziaria e quella di bilancio non può mancare alla  conoscenza
  dell'Aula  un  dato così rilevante, un dato che, a regime,  viene
  calcolato  in  maggiori entrate per la Sicilia  per  circa  2.500
  miliardi  di vecchie lire se la previsione del Governo  nazionale
  dovesse  mantenersi  attorno  ai  due  scaglioni,  e  che   nelle
  previsioni  modificate  avanzate  dal  Presidente  del  Consiglio
  Berlusconi  potrebbe addirittura oscillare da minori entrate  per
  1.000 miliardi di vecchie lire fino a 2.500 miliardi.
   Un'incidenza  così  alta  nella  manovra  finanziaria,  che   in
  qualche  modo determina un orientamento nelle scelte di bilancio,
  non può essere nascosta o, comunque, non tenuta in considerazione
  nella   fase  di  discussione  del  documento  di  programmazione
  economico-finanziaria.
   Ritengo che avremmo dovuto lasciarci alle spalle la fase in  cui
  i   documenti   di  programmazione  economico-finanziaria   erano
  soltanto  elementi cartacei attorno a cui aprire una  discussione
  senza  significato  e  senza costrutto. Nel  triennio  precedente
  questo Governo è stata già affrontato la discussione su documenti
  di  programmazione economico-finanziaria privi di fondamento,  di
  orientamento  e di riferimento agli indicatori veri dell'economia
  siciliana, tanto è vero che poi si sono rilevati tutti  e  tre  i
  documenti assolutamente fallaci nelle previsioni. Un esempio  per
  tutti:  il  tasso di crescita previsto in tutti e tre i documenti
  di  programmazione  economico-finanziaria  è  lo  stesso  che   è
  contenuto nel documento in esame e prevede una crescita media tra
  il  2005 e il 2007 addirittura attorno al 3,6, che è in contrasto
  con  tutti  gli indicatori economici, con le previsioni  che  gli
  indicatori economici fanno per la nostra Regione. Pertanto, se si
  ritiene di dover affrontare ancora una volta la discussione su un
  documento   di   programmazione  economico-finanziaria   soltanto
  cartaceo,  privo di riferimenti certi e di capacità di  indirizzo
  per  la  manovra finanziaria e di bilancio, lo si può fare  anche
  senza  avere una conoscenza completa dei dati economici;  quindi,
  in  mancanza di tali dati di riferimento economici, possiamo fare
  una discussione di qualsiasi natura, pure sul sesso degli angeli.
   Se  invece,  come mi auguravo, il Governo avesse voluto  mettere
  l'Aula  in  condizione di affrontare una discussone  approfondita
  sul  documento di programmazione economico-finanziaria, a cui poi
  ancorare le linee-guida di orientamento della legge finanziaria e
  di  bilancio, avrebbe dovuto preoccuparsi di fornire  all'Aula  i
  dati che ho richiesto.

   PRESIDENTE.  Onorevole Speziale, non voglio interferire  né  nel
  suo  rapporto con l'Assessore nè in quello che intercorre  tra  i
  deputati,  tuttavia  sia  il  DPEF  che  la  manovra  finanziaria
  nazionale sono strumenti ancora non del tutto definiti.

   SPEZIALE. Il DPEF nazionale è già definito, signor Presidente.

   PRESIDENTE.  Il  DPEF  nazionale  sì,  ma  le  disposizioni  che
  riguardano i tagli non sono state ancora ben determinate, non  si
  sa quante saranno le fasce e quale sarà l'incidenza.
   Credo  che  in questo momento si debba affrontare la  situazione
  per quella che è e, tuttavia, sono convinto che l'assessore - nei
  termini che ha indicato poc'anzi - non appena ne sarà in possesso
  ci farà avere la documentazione richiesta.

   CINTOLA,  assessore  per il bilancio e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, sembrerebbe quasi che  ieri  sera
  l'onorevole  Speziale  non  sia  stato  presente  in  Commissione
  Bilancio. Infatti, già ieri sera, ho dichiarato, presenti anche i
  funzionari dell'assessorato, che sono in grado di fornire i  dati
  richiesti  e  ne  stiamo anche tenendo conto  nella  stesura  dei
  documenti finanziari.
   E,    aggiungendo    a   quanto   anticipato   dal    Presidente
  dell'Assemblea, e cioè che non possiamo contare su dati certi  in
  quanto riguardanti momenti ancora da venire, dico anche che  ieri
  sera  abbiamo concordato che ci saremmo incontrati domani mattina
  con   i   capigruppo,  e  certamente  non  è   un   incontro   da
  sottovalutare, non si tratta di una conventicola.
   Quando  abbiamo anticipato - proprio per evitare che  la  stampa
  lamenti  che gli incontri con la minoranza non si svolgano  nelle
  sedi  istituzionali  -  che  ci  saremmo  riuniti  proprio  nella
  Commissione Bilancio questa sera alla fine della discussione  sul
  DPEF,  non  abbiamo inteso nè turlupinare nè presentare documenti
  esclusivamente cartacei o fare cose prive di validità,  nè  tanto
  meno  accettare  che si parli ancora una volta di  un  preventivo
  negativo.  Questo  perché abbiamo la certezza che  il  consuntivo
  consumato fino al 2002 dà ragione ai DPEF prodotti dai precedenti
  Governi, i quali hanno confermato che la Sicilia, con il  PIL  al
  2,3  per  cento  per gli anni 2000, 2001, 2002,  è  risultata  la
  migliore regione d'Italia.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare  il  vicepresidente  della
  Commissione  Bilancio per illustrare la relazione di  maggioranza
  sul DPEF.

   SAVONA, vicepresidente della Commissione bilancio e relatore  di
  maggioranza.  Onorevoli colleghi, la legge di  contabilità  e  la
  disciplina regolamentare collocano il Documento di programmazione
  economico-finanziaria nella fase iniziale  di  costruzione  delle
  strategie  finanziarie e dei conti di previsione;  un  calendario
  che, quest'anno, è stato nel complesso rispettato, confermando un
  andamento  virtuoso inaugurato l'anno scorso con  la  conclusione
  della  sessione  di bilancio entro l'anno, che ha interrotto  una
  tradizione  che  vedeva  da molti anni il  ricorso  all'esercizio
  provvisorio  e  l'approvazione  del  bilancio  di  previsione  ad
  esercizio finanziario abbondantemente iniziato.
   La  Commissione  Bilancio,  con  la  lunga  seduta  notturna  di
  martedì, ha concluso l'esame del DPEF ed ha licenziato per l'Aula
  una  corposa manovra finanziaria per il 2004, nel pieno  rispetto
  del  calendario fissato dalla Conferenza dei capigruppo e,  ancor
  più importante, creando tutte le condizioni per un avvio regolare
  della sessione di bilancio che potrà portare, come l'anno scorso,
  ad approvare i documenti finanziari entro l'anno; il Governo, del
  resto,  come  ha  ribadito l'assessore Cintola in Commissione,  è
  impegnato   a   presentare  nei  termini  previsti   bilancio   e
  finanziaria.  Anche tornando al pieno rispetto dei  tempi  e  dei
  metodi di approvazione dei documenti finanziari si dà un parziale
  ma  significativo  contributo a mettere ordine  nei  conti  della
  Regione;  e  questo, accanto al potenziamento delle politiche  di
  sviluppo, è il filo conduttore del Documento di programmazione.
   Merita  ricordare  che, come evidenziato nelle  relazioni  degli
  anni   precedenti,  il  Documento  di  programmazione  economico-
  finanziaria ha, tra i suoi fini precipui, quello di consentire al
  Parlamento  di operare una valutazione di coerenza programmatica,
  rispetto agli obiettivi in esso indicati, sia delle previsioni di
  bilancio  che  dei contenuti della legge finanziaria,  così  come
  dovranno  essere predisposti dal Governo sulla base  delle  linee
  individuate dal Documento.
   Per  quanto  riguarda i contenuti, il DPEF  reca  una  serie  di
  parametri   relativi   al  collegamento   tra   variabili   reali
  dell'economia  e variabili finanziarie, sia con riferimento  alle
  loro  linee di tendenza che in rapporto agli obiettivi perseguiti
  con le manovre di finanza pubblica indicate e dunque ai contenuti
  delle  politiche  correttive  che  si  intendono  approntare;  la
  definizione degli indirizzi cui deve ispirarsi la legislazione di
  spesa  della  Regione e le altre linee di politica economica  che
  rendano coerenti gli obiettivi dichiarati; la ricostruzione di un
  quadro integrato della finanza della Regione e di tutti gli  enti
  del  settore  pubblico regionale e dunque delle sue evoluzioni  e
  dei fabbisogni complessivi.
   Sul   versante   macroeconomico,  il  trend   delle   principali
  variabili  appare, nel periodo di riferimento del  Documento,  in
  lieve  miglioramento rispetto ai risultati conseguiti nel biennio
  2002-2003.  Il  PIL  regionale, infatti,  dovrebbe  crescere,  in
  termini reali, ad un saggio medio programmatico dell'1% nel 2004,
  del 2,5% nel 2005, del 3,3% nel 2006 e del 3,6% nel 2007.
   L'economia  siciliana sembra risentire del momento  critico  del
  ciclo  economico  nazionale  ed internazionale  nei  settori  più
  esposti al mercato globale; gli effetti di eventi climatici e  di
  prezzi  favorevoli per l'agricoltura e la messa  in  cantiere  di
  importanti infrastrutture legate alla programmazione nazionale  e
  comunitaria  rappresentano  tuttavia  fattori  di  sviluppo   che
  renderanno possibile la ripresa nei prossimi anni.
   Le  politiche di crescita restano collegate in larga misura agli
  sviluppi   della  programmazione  negoziata  ed  in   particolare
  all'avanzamento  degli accordi di programma  quadro  stipulati  e
  delle  diverse  misure  del POR Sicilia 2000-2006.  Al  riguardo,
  appare  significativo  lo sforzo portato avanti  dal  Governo  di
  creare  sinergie  tra  gli  APQ ed  il  POR  riprogrammato  e  di
  riposizionare  gradualmente gli interventi locali  dalle  attuali
  forme  della contrattazione, che privilegiano i regimi  di  aiuto
  alle  imprese,  a  forme  più attuali  nelle  quali  l'attenzione
  risulti spostata verso gli aspetti infrastrutturali.
   In  tale  contesto  il  Governo intende  proseguire  nell'azione
  volta alla promozione di fondi chiusi ed al sostegno dei consorzi
  fidi,  considerato  il  ruolo strategico della  loro  azione  nel
  settore creditizio per lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
  Occorre  poi  perseguire  con vigore il processo  di  risanamento
  contabile  già  intrapreso con le precedenti  leggi  finanziarie,
  attraverso un recupero di efficienza nella gestione delle entrate
  ed  il  rigoroso  rispetto  dei limiti di  spesa  assegnati  alle
  diverse amministrazioni ed enti.
   Sarà   quindi  necessario  aggredire  i  nodi  strutturali   che
  determinano lo squilibrio delle finanze regionali, riformando  le
  politiche  e  le  linee  di azione settoriali,  intervenendo  con
  particolare  decisione  sul  sistema  sanitario,  allo  scopo  di
  razionalizzare  la spesa e liberare risorse per  il  riequilibrio
  territoriale.
   Lo  scostamento  tra  le risorse programmate  per  la  sanità  e
  quelle  effettivamente spese dà infatti luogo alla formazione  di
  disavanzi  che  vengono  coperti,  a  consuntivo  negli  esercizi
  successivi,  con  un drenaggio costante di risorse  del  bilancio
  regionale  che  risulta  incompatibile con  il  perseguimento  di
  qualsiasi  azione di efficace risanamento e che rende ineludibile
  la  realizzazione di forti misure correttive dei trend finanziari
  del  settore,  tendenti a raggiungere entro il 2006  l'equilibrio
  economico delle aziende sanitarie ed ospedaliere. Al riguardo  va
  segnalata la norma importantissima varata con la manovra che sarà
  in   Aula   la   prossima  settimana,  che   fissa   in   termini
  circostanziati   i   tempi  del  raggiungimento   dell'equilibrio
  finanziario  della sanità, dando a tale politica di  contenimento
  anche strumenti normativi per potere operare nel senso del rigore
  e del contenimento.
   Riguardo   agli  indirizzi  per  la  politica  di  bilancio,   è
  confermato,  quale  obiettivo fondamentale dell'azione  pubblica,
  l'azzeramento  del  ricorso  al mercato  finanziario.  Il  quadro
  tendenziale di competenza, dunque la descrizione dei conti  quali
  sarebbero  in  assenza delle politiche correttive, quantifica  un
  ricorso  al mercato pari a 1.414 milioni di euro per il  2005,  a
  1.304 milioni per il 2006 e a 629 milioni per il 2007.
   Nel  2005,  infatti,  le entrate correnti dovrebbero  attestarsi
  sui  12.528  milioni di euro, in calo del 2,2% rispetto  all'anno
  precedente.  Le  spese  correnti  dovrebbero  restare  pressocchè
  invariate  sui  12.881  milioni di  euro.  Le  entrate  in  conto
  capitale  dovrebbero scendere a 1.662 milioni di euro (-20,8%  su
  base  annua) e le spese in conto capitale a 2.321 milioni di euro
  (-18,3%): una flessione dovuta alla non ripetibilità per il  2005
  di talune entrate appartenenti a tale categoria.
   La  manovra correttiva preannunciata dal governo nel DPEF,  pari
  a  circa  1.414 milioni di euro per il 2005, si compone di  1.004
  milioni di misure strutturali, 210 milioni di misure una tantum e
  200   milioni   di   operazioni   finanziarie   finalizzate    ad
  investimenti.
   Gli  interventi  che dovranno consentire di azzerare  nel  corso
  del  prossimo  esercizio il ricorso al mercato  finanziario  sono
  riassumibili nei termini seguenti:
   continuare  le  politiche  dirette alla razionalizzazione  delle
  risorse  acquisibili, con particolare riferimento  a  manovre  di
  politica  finanziaria  e fiscale volte ad incrementare  anche  le
  entrate degli enti locali;
     stabilire  misure  di rigore e razionalizzazione  tendenti  al
  risparmio negli enti finanziati dalla Regione;
   incrementare  le  entrate  relative  al  patrimonio   regionale,
  promuovendone la valorizzazione e la dismissione;
   -recuperare   risorse   non   utilizzate   nei   vari    settori
  dell'economia   regionale,  per  destinarle  al  sostegno   dello
  sviluppo delle strutture produttive;
  -proseguire nella politica di riduzione delle spese correnti
  della Regione e degli enti da questa vigilati.
  -Se questo è il quadro strategico delineato dal DPEF, mi pare
  altrettanto importante sottolinearne un ulteriore profilo, che lo
  rende un documento prezioso per il dibattito e dunque anche un
  momento significativo del confronto di Aula: esso offre alla
  nostra riflessione un quadro completo ed un inventario di tutte
  le politiche  in corso  nella Regione; dallo stato di attuazione
  del POR e degli altri programmi di iniziativa comunitaria alla
  realizzazione degli APQ, dalle politiche sociali alla finanza
  locale, alla programmazione negoziata, alla politica dei servizi.
  Ecco perché  il confronto sul DPEF è un momento importante che ci
  consente di valutare le linee di prospettiva, ma anche di fare il
  punto sullo stato dell'arte nei diversi campi dell'intervento del
  Governo. Nell' esprimere la valutazione positiva per il Documento
  presentato, ribadiamo il pieno impegno della Commissione a dare
  il suo contributo politico e di proposta nel percorso politico
  impegnativo delineato dal Governo.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà di parlare l'onorevole  Capodicasa  per
  svolgere la relazione di minoranza.

   CAPODICASA, relatore di minoranza. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  capisco  la  fretta del  relatore  di  maggioranza  di
  concludere   il   suo   intervento,   considerato   che   proprio
  sull'argomento   del   Documento  di  programmazione   Economico-
  finanziaria quest'anno sembra ci sia ben poco da dire.  Gli  anni
  passati  abbiamo  svolto una critica all'impostazione  di  questi
  documenti  che  ci apparivano pregni di enfasi e  di  propaganda,
  volti  a  riproporre più impegni programmatici che il  Presidente
  della  Regione  aveva presentato agli elettori  nel  corso  della
  campagna  elettorale,  che  non  a  misurare  effettivamente   la
  corrispondenza  tra le intenzioni e le scelte del  Governo  e  la
  concreta realtà dei conti e dell'economia siciliana.
   Quest'anno il documento appare più misurato, sembrerebbe che  si
  sia  esaurita  una  spinta,  una  fase  di  illusione,  c'è  meno
  propaganda, meno impegni altisonanti, ma non abbiamo,  ahimè   un
  documento  sobrio. Per sobrietà intendiamo un documento  asciutto
  che  contempli  però  e preveda tutto ciò  che  un  documento  di
  programmazione economica e finanziaria debba prevedere.
   Sembra  più un documento che registra una sorta di rassegnazione
  sullo  stato  di crisi della Regione, dei suoi conti,  della  sua
  economia  e sembra che manchi una volontà, una voglia di risalire
  la china mettendo in campo strumenti, mezzi e politiche idonee  a
  questo scopo.
   Del  resto non poteva essere diversamente, perchè dopo tre  anni
  di   pessimi   risultati  sarebbe  stato  veramente   paradossale
  continuare    con   l'impostazione   originaria,    sempre    più
  illusionistica  che  avrebbe  finito  per  stridere  con  i  dati
  concreti della realtà.
   Del  resto,  il rimpasto avuto il mese scorso all'interno  della
  Giunta di Governo, la sua ampiezza e anche la sua radicalità, per
  alcuni  versi,  e  la  rotazione di  tutti  gli  assessori  nelle
  rispettive  deleghe, anche di quelli che sono  stati  riproposti,
  dimostra  che sono presenti i sintomi, ormai abbastanza evidenti,
  del fallimento di questa maggioranza e di questa politica.
   Non  si  è trattato, come il Presidente della Regione ha  voluto
  prospettare,  di  una semplice messa a punto  della  macchina  in
  vista  della  volata finale di questo scorcio di  legislatura;  è
  sembrata  piuttosto una presa d'atto della crisi che,  del  resto
  poco prima del rimpasto, si era manifestata in modo clamoroso con
  la  bocciatura,  di  fatto, della manovra  finanziaria,  con  una
  ripetizione  di voti segreti su alcune parti importanti  di  quel
  documento che ne ha comportato l'affossamento.
   Purtroppo,  lo  diciamo nella qualità di  siciliani  -  infatti,
  come  uomini  di  parte  potremmo  perfino  accogliere  ciò   con
  soddisfazione  - che tale trend negativo non si è  concluso,  non
  solo  perchè  non si vedono i segni di un corale  cambiamento  di
  strategia  politica, cosa che ovviamente non può essere  affidata
  ad  un  assessore  singolo  o a qualcuno  degli  assessori  della
  Giunta,  ma deve essere affidato alla guida del Governo  ed  alla
  compagine  di maggioranza. Non si vedono neanche i segni  di  una
  ritrovata   compattezza,  ce  lo  dicono  ancora  le   polemiche,
  esplicite o implicite che siano, che emergono sulla stampa  e  le
  prese  di  posizione, come quella dell'assessore Pagano  che  dal
  Bilancio  va alla Pubblica istruzione e lancia un pesante  siluro
  contro  il  suo  predecessore accusandolo di avere  sfasciato  la
  scuola pubblica a vantaggio di quella privata.
   E  ancora  l'assessore  Cintola che  va  ad  occupare  il  posto
  dell'onorevole Pagano e dichiara alla stampa che a sua memoria la
  migliore  legge finanziaria finora approvata da questo Parlamento
  è  quella del Governo Capodicasa, che aveva come assessore per il
  bilancio  l'onorevole  Piro. L'onorevole  Cintola  può  benissimo
  richiamarsi a quel momento nel quale egli faceva parte di  quella
  maggioranza;  ma tale considerazione non può, ovviamente,  essere
  ritenuta  un  complimento per l'assessore  Pagano.  Personalmente
  ritengo  che  ha  ragione l'onorevole Cintola, e non  l'assessore
  Pagano,  il  quale in questi tre anni ha ritenuto di avere  fatto
  mirabilie,  ma  i  risultati  della sua  politica  dimostrano  il
  contrario.
   Abbiamo  visto  - cito come esempio quello riscontrato  ieri  in
  Commissione Finanze - che l'Assessore per il lavoro ha presentato
  una   norma   in   materia   di  formazione   professionale   che
  nell'approvare  la graduatoria del bando del 2002,  nello  stesso
  tempo,   propone  il  blocco  in  quell'anno  degli  enti   della
  formazione  professionale, sottolineando implicitamente  che  dal
  2002 in avanti - cioè dal momento dell'ultima fase della gestione
  dell'assessore   Stancanelli  -  hanno  trovato  ingresso   nella
  formazione siciliana una serie di enti che gestiscono i corsi che
  l'attuale  Assessore  vuole  che  rimangano  fuori  dalla  porta,
  sostenendo   implicitamente  che  quelle  scelte   hanno   natura
  clientelare  e  che hanno comunque comportato un  aggravio  della
  spesa.
   Si  tratta di sintomi che, ad appena un mese dal rimpasto di cui
  hanno  parlato ampiamente i giornali, dimostrano che  i  problemi
  sono  ben lungi dall'essere superati. Il DPEF, a nostro giudizio,
  nella  sua  stringatezza  e laconicità, registra  una  caduta  di
  traguardi e paradossalmente ciò avviene quando sarebbe necessario
  invece  un  colpo d'ala per fare concludere discretamente,  senza
  squilli  di  trombe ma con un minimo di dignità, questa  infausta
  legislatura.
   Queste  performance  del Governo e della  maggioranza  siciliana
  fanno  il  paio  con  ciò  che è successo  a  livello  nazionale,
  considerato che anche il Governo Berlusconi ha dovuto, nel  corso
  dei  mesi,  adottare misure correttive dal punto di  vista  della
  gestione  dei conti - la più importante è stata quella  di  avere
  licenziato il ministro Tremonti. La finanza creativa di  Tremonti
  quindi,  che rasentava la pirotecnica, in alcuni casi, lascia  il
  posto  ad  un  più modesto e misurato progetto di contenimento  e
  gestione  della  crisi finanziaria, da parte del  nuovo  ministro
  Siniscalco.
   Degli   impegni  altisonanti  del  Governo  nazionale   che   si
  proponeva programmi ambiziosi - e a volte pretenziosi -  soltanto
  poche cose continuano ad essere portate avanti dal Presidente del
  Consiglio, come il taglio delle tasse, contro l'opinione di  gran
  parte  del suo Governo e, vista la tiepidezza con cui il ministro
  Siniscalco  riprende  questi messaggi,  si  suppone  anche  dello
  stesso ministro dell'Economia.
   Entrando, quindi, un po' di più nel merito del DPEF all'esame  -
  sarò  molto più breve delle volte scorse, proprio per  la  natura
  del documento che ci viene proposto - credo che il primo blocco -
  siamo  agevolati  nell'esame perché mi  pare  che  quest'anno  il
  documento  si  componga  di  parti abbastanza  nette  -  riguardi
  l'analisi   della   congiuntura  economica   e   delle   tendenze
  dell'economia  internazionale e nazionale; poi  vi  è  una  parte
  relativa all'analisi dell'economia siciliana e della politica  di
  bilancio; la parte finale, invece, è quella che dovrebbe proporci
  il quadro tendenziale per le scelte finanziarie e di bilancio che
  il Governo dovrà compiere attraverso la prossima finanziaria.
   Riscontriamo però, come del resto altre volte è avvenuto pur  se
  in  misura  inferiore, una divaricazione tra i dati che  appaiono
   onesti'  -  anche perché se i dati sono oggettivi, verificabili,
  quantificabili,  sono  di  per  sé  onesti,  quindi  è  difficile
  manipolarli; più facilmente manipolabili sono i dati  fondati  su
  previsione e lì si può giocare in modo fantasioso. Ma i dati sono
  quelli che sono.
   Il  quadro  macroeconomico, le tendenze  dell'economia  mondiale
  confermano  che  abbiamo  avuto,  nell'arco  del  2003,  con   un
  precedente  già  nel  2002, una tendenza alla crescita  economica
  negli Stati Uniti d'America. Nel primo trimestre del 2004,  vi  è
  stata  una  crescita del 5 per cento negli Stati Uniti d'America,
  rispetto  ad  un più 3,1 nel 2003 e ad un più 2,2 nel  2002.  Gli
  Stati  Uniti  d'America, che sono stati da sempre considerati  la
  locomotiva  dell'economia  mondiale,  sono  cresciuti   in   modo
  uniforme  nell'arco di due anni e questo fenomeno si è verificato
  anche  nel  primo trimestre dell'anno in corso. Vi  è  stata  una
  crescita economica della Cina, che ormai da oltre un decennio  ha
  tassi  di incremento del PIL che superano il 7 per cento. Si  sta
  ponendo  addirittura il problema di rallentare  la  crescita  per
  evitare  che si accentuino squilibri territoriali e anche sociali
  all'interno di quel Paese. Cresce l'economia del Giappone, con un
  più 2,7 per cento. L'Europa è in una posizione di lieve crescita:
  nel  2002, è stato registrato un più 0,9 per cento; nel 2003,  un
  più  0,5  per  cento e si è registrato un incremento,  nel  primo
  trimestre del 2004, dell'1,3 per cento.
   Al  cospetto, quindi, di un'economia internazionale che  cresce,
  l'economia  europea segna il passo e dentro questo  dato  europeo
  c'è  un  modesto  -  modestissimo, siamo quasi  in  una  fase  di
  stagnazione - 0,3 per cento, nel 2003, dell'Italia.
   Questi dati dimostrano che la retorica, o meglio l'alibi,  delle
  Twin Towers, dell'attacco terroristico al cuore dell'America, del
  terrorismo imperante, della guerra in Iraq e in Afghanistan,  che
  era diventato l'alibi dei Governi a più bassa crescita, non hanno
  inciso nel Paese maggiormente colpito dal terrorismo - gli  stati
  Uniti d'America - e non hanno colpito l'economia del Paese che ha
  ispirato,  deciso  e  attuato una guerra nei  riguardi  di  altri
  Paesi, come l'Afghanistan e l'Iraq.
   Si  dimostra,  quindi,  che  il peso,  il  raffreddamento  delle
  economie, a seguito dell'attacco terroristico del settembre  2001
  ha  avuto  breve durata, pochi mesi e poi l'economia è ripartita,
  grazie  anche  ad  interventi  d'incentivazione  e  di  politiche
  espansive  che sono state attuate dall'Amministrazione americana,
  anche  a costo di un ampliamento del deficit, fatti che si  vedrà
  adesso  che  incidenza  avranno nelle  politiche  americane,  con
  l'elezione del Presidente degli Stati Uniti d'America, da qui  ad
  un mese.
   Volendo  esaminare per un istante le previsioni  che  riguardano
  il  sistema Paese, si prevede per il 2004 un più 1,2% ed  un  più
  2,1% per il 2005, cioè si prevede una crescita lenta, anche se il
  DPEF  nazionale,  a  proposito di questa  crescita,  mette  mille
  condizionali: prevede che il Governo nazionale adotterà misure ed
  incentivazioni, farà tutti gli sforzi che deve fare ma perché  si
  raggiungano certi obiettivi è necessario che alcune condizioni si
  manifestino e perdurino. Poi vi è anche del paradossale quando si
  fa  rilevare  che la politica economica, vero è che  la  fanno  i
  Governi, ma la fanno molto di più 60 milioni di soggetti che  con
  le  loro scelte quotidiane determinano le linee di sviluppo delle
  economie.  E'  il  massimo  del liberismo,  lo  stato  minimo  ma
  talmente minimo da non avere nessun progetto di sviluppo in testa
  affidandosi poi allo spontaneo incremento dovuto alle scelte  dei
  singoli cittadini.
   La  verità è però che dietro queste affermazioni c'è un vuoto di
  strategia politica ed economica, cosa che si evince dalla lettura
  dello stesso documento, dove si può benissimo registrare -  è  un
  dato assai preoccupante - un calo delle erogazioni previste dalla
  legge  488  per  il Mezzogiorno che ha riguardato anche  in  modo
  massiccio la Sicilia e che per noi, più che per le altre  Regioni
  del  Mezzogiorno,  ha  significato minori  trasferimenti,  minori
  importi  del  45,2  per  cento dell'ultimo  anno:  abbiamo  quasi
  dimezzato  i  trasferimenti, ex lege 488 del 1992 per  la  nostra
  Regione.
   Si  registra una caduta degli investimenti, onorevole Assessore.
  Si tratta di cose che lei stesso - o forse il suo predecessore  -
  ha firmato sotto il DPEF; si tratta comunque del suo Governo.
   Gli  incrementi  che  si misurano sono relegati  all'agricoltura
  con una massiccia crescita - un più 28% - ed è singolare il fatto
  che  lo  stesso  DPEF riferisca questa crescita  alle  condizioni
  climatiche favorevoli che hanno interessato la Sicilia,  maggiori
  piogge   ma   anche  gelate  che  hanno  colpito   l'agricoltura,
  soprattutto  del  nord e del nord-est che hanno  fatto  alzare  i
  prezzi a vantaggio dell'agricoltura siciliana.
   Per  quanto  riguarda invece l'industria, è stato registrato  un
  -3,2%;  nel commercio un -1,2%;  abbiamo un lievissimo incremento
  nel  turismo con + 0,3% che segue però un anno disastroso, quello
  precedente,  quando  era stato registrato  un  crollo  abbastanza
  considerevole;  quindi  non  recuperiamo  le  perdite   dell'anno
  precedente,  abbiamo  cioè una situazione che  non  fa  presagire
  nulla di buono per il futuro.
   Lo  stesso DPEF nazionale, parlando del Mezzogiorno, fa rilevare
  che la crescita prevista per il Mezzogiorno e per gli anni futuri
  è  più  bassa rispetto alla media europea e una crescita rispetto
  alla  media  europea è prevista dalla seconda metà del  decennio,
  cioè  ben oltre il 2005. I tempi previsti sono troppo lunghi  per
  l'economia siciliana.
   Del  resto  non  si può che ricavare questo giudizio  dando  uno
  sguardo  alle  misure  che  il  DPEF  nazionale  prevede  per  il
  Mezzogiorno e che sono in parte riportate nel DPEF della Regione,
  anche  se commentati in modo alquanto altalenante, quando  invece
  andrebbero  commentati con una certa preoccupazione e  forse  con
  allarme,  perché  il  DPEF  nazionale,  a  questo  proposito,  fa
  rilevare che si propone - e lo riporta quasi come se si trattasse
  di  una  misura di accelerazione degli investimenti -una  riforma
  della  legge  488  del  1992, ma non nella  direzione  che  tutti
  auspichiamo,  cioè di un incremento di fondi, di una  maggiore  e
  più   efficace   incidenza   degli   investimenti   dell'economia
  siciliana, volti cioè ad istituire il cosiddetto fondo  rotativo,
  un  fondo  di  rotazione,  che  deve  servire  a  finanziare  gli
  investimenti  e  le  iniziative  industriali  semplicemente   con
  capitale  creditizio,  non più fondo perduto  per  le  iniziative
  della legge 488.
   Appare  evidente, onorevole Assessore, che una scelta di  questo
  genere  significa chiudere con la legge 488, considerato che  nel
  Mezzogiorno  vi  sono  imprese  sottocapitalizzate.  Il   credito
  bancario  non  aiuta  gli investimenti  perchè,  anche  se  si  è
  riscontrato un incremento degli impieghi, rimane tuttavia  ancora
  una   quota  limitata  dei  depositi,  degli  impieghi  che  sono
  realizzati in Sicilia.
   Andiamo   verso  la  sterilizzazione  definitiva   della   legge
  488/1992.  Abbiamo,  come si evince poi dal DPEF  nazionale,  una
  serie  di  misure che altro non sono che la riconferma di  quanto
  finora abbiamo avuto.
   Non  vorrei tediarvi con la lettura di questa parte del DPEF  ma
  vorrei leggervi tre righe soltanto:  Per il periodo 2005-2008  le
  previsioni tendenziali, fermo restando la spesa comunitaria -  ma
  quello  ci  mancherebbe altro che fosse messa  in  discussione  -
  prevedono  uno scenario che limita quella in conto capitale.  Per
  le  risorse  aggiuntive nazionali del fondo  per  le  aree  sotto
  utilizzate - i fondi CIPE - si ipotizza la sola attuazione  degli
  stanziamenti   già   deliberati.   Per   le   risorse   ordinarie
  l'attuazione  dei  provvedimenti esistenti.  Non  si  assumono  -
  chissà  non lo avessimo capito - ulteriori interventi   idonei  a
  raggiungere l'impegno assunto con l'Unione Europea di destinare a
  Sud il 30 per cento della spesa in conto capitale totale .
   Onorevole  Assessore, ciò significa che per il prossimo  anno  e
  per  gli anni a venire, almeno fino a quando sarà in piedi questo
  Governo  che  ha  a  che fare con una crisi finanziaria  da  esso
  provocata,   nel  Mezzogiorno  dobbiamo  mettere  in  conto   una
  stagnazione dei trasferimenti.
   Se   a   questo  aggiungiamo  che  vi  sono,  com'è  dimostrato,
  contrazioni finanziarie dovute a varie cause, legate  anche  alle
  difficoltà di bilancio, vorremmo capire come fa il DPEF regionale
  -  ma  anche  quello nazionale - a prevedere una crescita  per  i
  prossimi  anni  che ci possa portare addirittura  alla  fine  del
  triennio  previsto ad un + 5 per cento di PIL nominale, cioè  una
  crescita riferita al prodotto interno lordo reale che ha qualcosa
  di  stratosferico, considerato che il DPEF che questo Governo  ci
  presenta non ha in serbo altre misure.
   Nei  precedenti DPEF il Governo regionale ci voleva stupire  con
  gli  effetti  speciali, ci parlava di riforme, di attivazione  di
  misure,    di   economia   che   si   sviluppava,   di   crescita
  dell'occupazione,  di tante altre cose, ma oggi  riscontriamo  un
  aggrapparsi quasi disperato al POR, ai fondi strutturali  europei
  ed  agli  accordi di programma quadro, quasi che si trattasse  di
  cose nuove, inventate quest'anno, che quindi porteranno un  trend
  favorevole all'economia regionale.
   In  realtà,  purtroppo, non è così perché la  situazione  è  ben
  diversa:  il  POR  è già in fase di sviluppo da circa  tre  anni,
  quattro se calcoliamo lo start up del 2000.
   Il  relatore di maggioranza ha affermato che nel DPEF  si  parla
  di  sinergia  positiva  tra  il POR e gli  accordi  di  programma
  quadro,  quasi  che  si  trattasse di una  bella  invenzione  del
  Governo Cuffaro che ci farà compiere un salto di qualità.  Questa
  sinergia  è dovuta a norma dell'intesa istituzionale di programma
  siglata  a Roma tra la Regione siciliana ed il Governo nazionale,
  nel  settembre  del 1999, dalla quale discendono gli  accordi  di
  programma quadro. Non c'è nulla di nuovo, anzi abbiamo avuto  dei
  regressi  perché nella competizione - o, per meglio  dire,  nella
  dialettica  con  il Governo nazionale - il Governo  regionale  ha
  finito  per cedere ad una impostazione di tipo ministeriale  che,
  ovviamente,  chi  è stato chiamato a  dirigere il  settore  della
  programmazione  ha  sposato  in  pieno,  vista  la   sua   stessa
  provenienza ministeriale.
   Leggendo  i  dati  forniti  dal DPEF,  si  comprende  subito  il
  quadro:  si  evince che la spesa totale per gli APQ, ormai  quasi
  tutti  siglati,  sino a quello della sicurezza e della  legalità,
  ammontano a 13.000 milioni di euro in totale; si rileva però  che
  6.000  milioni di euro costituiscono altre risorse - non sono  né
  risorse   provenienti   dallo  Stato  né   dall'Unione   Europea,
  ovviamente  calcolate e non se ne comprende la  provenienza  -  e
  2.800  milioni di euro costituiscono risorse ancora da  reperire,
  cioè  nel momento in cui è in fase di sviluppo l'attuazione degli
  APQ,  dobbiamo ancora reperire 2.800 milioni di euro per il  loro
  finanziamento e la difficoltà in cui si dibatte è dimostrata  dal
  fatto che ci si aggrappa perfino alle briciole dei PIC - Piani di
  Iniziativa Comunitaria. Lì vi è una lunga disamina della  sezione
  A,  della  sezione  B  e della sezione C di   interreg  3,  ma  a
  chiunque prenderà visione delle cifre, apparirà evidente  che  si
  tratta  di iniziative che ammontano a 10 miliardi di lire, quindi
  a   5  milioni  di euro. Parliamo di cosucce. Ho preso  in  esame
  l'importo in lire perchè mi oriento meglio con le lire e  poi  lo
  tradurrò  in euro. Ribadisco che siamo di fronte ad  un   effetto
  illusionistico.
     Si vuole prospettare chissà quale grande iniziativa legata  ai
  PIC,  quando  i  PIC di interreg 3 dell'economia  siciliana,  per
  diverse   ragioni  che  qui  non  sto  a  sottolineare,   portano
  pochissime  risorse, irrisorie, perfino assolutamente ininfluenti
  per quanto riguarda la nostra economia.
   Il  tutto  -  anche questo giudizio - ovviamente va riferito  al
  fatto che l'attuazione del POR, siamo nel 2004, è già al giro  di
  boa,  superato la metà del periodo che avremmo dovuto programmare
  e  la disamina che nel DPEF viene fatta sullo stato di attuazione
  del  POR,  a  mio  giudizio, altro non  fa  che  raccontarci  per
  l'ennesima  volta degli effetti mirabolanti.
   Credo  che  Agenda  2000 abbia costituito,  e  in  parte  ancora
  costituisce,  una grandissima  risorsa per la nostra  Regione,  a
  condizione  che la spesa sia stata effettuata con  rigore  e  con
  obiettivi  di qualità. Se questi obiettivi di qualità ci  fossero
  stati  a  metà  del percorso, avremmo già dovuto vedere  i  primi
  effetti. Avremmo dovuto vedere i risultati che il Piano Operativo
  Regionale,   nel  suo  documento  preparatorio,  prevedeva   come
  risultati  di medio periodo, nel senso che, se questa  spesa  c'è
  stata  e  se  è  stata  effettuata secondo  criteri  di  qualità,
  avremmo dovuto registrare già un salto occupazionale, gli effetti
  sull'economia  di questa spesa, ma i dati che lo stesso  DPEF  ci
  mostra  non evidenziano una crescita.  Lo 0,3 per cento  del  PIL
  dimostra  che 4 anni di spesa o 3 anni di spesa di  Agenda  2000'
  non  sono  serviti a farci invertire la tendenza  per  dare  quel
  colpo  di  reni  all'economia siciliana  che  tutti,  da   Agenda
  2000', ci aspettavamo.
   Del  resto  -  mi  pare  che siano gli  stessi  dati  offerti  a
  rendiconto  che  lo  dimostrano - vi sono  quei  pochi  dati  che
  abbiamo  perché  Agenda  2000 in Sicilia risulta  sequestrata.  A
  causa del sequestro, non si conosce una carta che non riguardi  i
  dati  finali  con  le  laconiche comunicazioni  fornite.  Non  si
  conoscono i percorsi della spesa.
   Tempo  fa  un  giornale siciliano pubblicò  un  elenco,  non  so
  quanto completo, degli investimenti che sono stati effettuati con
  Agenda  2000  in  Sicilia  e devo dire che  proprio  quell'elenco
  dimostra  il  perché  non ci sia stata l'incidenza  nell'economia
  siciliana  di  Agenda 2000. Questa, infatti, per  determinare  lo
  scatto in avanti, doveva essere utilizzata come spesa aggiuntiva.
   Il  criterio  dell'addizionalità  è un criterio  di  base  nella
  programmazione dei fondi strutturali. E l'addizionalità  non  c'è
  stata  se  è  vero  che  abbiamo  utilizzato  questi  fondi   per
  finanziare la costruzione dell'autostrada Palermo-Messina, che  è
  riportata  nel DPEF come un grandissimo risultato, quando  invece
  tali fondi sono stati reperiti da quelli per le aree depresse  e,
  solo  per  portare a quietanza alcune di queste opere ed  evitare
  così   il  disimpegno automatico delle somme,   il Governo  della
  Regione  ha  utilizzato le opere che lì erano  previste.  Quindi,
  avendo utilizzato Agenda 2000 come spesa sostitutiva della  spesa
  ordinaria  o, comunque, della spesa per trasferimenti ordinari  è
  chiaro che l'incremento nell'economia non si è manifestato.
   Se  tutto  ciò, però, avesse interessato solo Agenda 2000,  oggi
  saremmo  qui  a  parlare del fallimento di quel  settore;  ma  in
  realtà  basta andare a pagina 36 del DPEF per notare  che  questo
  elemento  è  riferibile anche alla programmazione  negoziata,  ai
  patti  territoriali  dove,  dai dati,  emerge  un  abbandono  del
  Governo, la gestione è stata affidata ad una mano burocratica che
  ha  finito  per  esporre al  rischio - lo  dice  il  DPEF  -  del
  definanziamento, così come prevede la delibera CIPE numero 26 del
  2003.
   Abbiamo  dati sconcertanti in materia di patti territoriali,  in
  materia  di contratti d'area dove  l'avanzamento delle erogazioni
  è all'80 per cento a titolo di anticipazione, quindi soldi di cui
  non  si  è sicuri che sia intervenuta la spesa, e solo al 20  per
  cento  a titolo di avanzamento dei lavori, contro un 65 per cento
  e 35 per cento nel Mezzogiorno, 65 a titolo di anticipazione e 35
  a  titolo  di avanzamento dei lavori. Il che sta a dire  che  nel
  Mezzogiorno  si  attuano i patti territoriali in una  percentuale
  molto  più  alta  che in Sicilia, e - pensate -  nel  Centro-nord
  siamo  all'8 per cento a titolo di anticipazione ed   al  72  per
  cento  a  titolo di avanzamento dei lavori. Un dato  lapalissiano
  che  è  chiarissimo nella sua evidenza: dice che lì  i  fondi  si
  stanno  spendendo,  da  noi  siamo ancora  alle  anticipazioni  e
  naturalmente il rischio del definanziamento è  incombente.
   Anche  questa è un'altra occasione per una gestione  dissennata,
  che  ho  visto  attraverso una serie di delibere  di  Giunta.  Il
  Governo  regionale,  nonostante la  regionalizzazione  dei  patti
  territoriali,  continua  ad affidarle  in  service  ai  Ministeri
  dell'Economia   e   delle  Infrastrutture,    attua   la   scelta
  sciagurata di far gestire a Roma ciò che possiamo gestire  meglio
  noi,  utilmente,  col risultato che alla fine, come  si  vede,  i
  patti territoriali non vanno avanti.
   Poi  -  non voglio soffermarmi a lungo sull'articolo  38  -  nel
  DPEF  è scritto che l'articolo 38 ed i suoi fondi serviranno  per
  creare  occupazione con gli investimenti. Abbiamo  avuto  diversi
  esempi,  l'ultimo ieri sera in Commissione Bilancio  quando,  nel
  riprogrammare  la spesa della prima parte dei fondi dell'articolo
  38  per  il  2004,   abbiamo trovato la  voce    spesa  corrente
  anzichè  spesa per opere pubbliche , così come prevede l'articolo
  38.
   Anche  qui,  quindi,  continuiamo  a  finanziare  l'acquisto  di
  attrezzature, di mobili, finanziamo consorzi, fidi  che  sappiamo
  essere  molto  utilizzati per spese di gestione.  Stanno  venendo
  meno  i  capisaldi o, meglio, le leve che normalmente utilizziamo
  per  creare  sviluppo ed occupazione, tutti strumenti  utilizzati
  per  fini  diversi,  per  coprire il deficit  di  bilancio  della
  Regione. Si pensa ad altro, ovviamente, e non a queste cose.
      Riguardo  la  finanza  pubblica  bisogna  dire  che  il  DPEF
  quest'anno  non può che prendere atto di ciò che é  successo.  Si
  ammette un fallimento, non lo si chiama così,  ma di fatto lo  è.
  Si dice che sono venute meno le entrate che con le finanziarie  e
  le variazioni di bilancio degli ultimi anni erano state previste:
  la  tassa sul tubo che, come sappiamo, è stata tutta la   finanza
  creativa dell'assessore Pagano, che é stata falcidiata da diverse
  sentenze e siamo stati obbligati a restituire la prima quota  che
  la SNAM aveva già versato nelle casse della Regione; i ticket che
  non  hanno  dato alcun risultato, né di contenimento della  spesa
  farmaceutica e delle prestazioni diagnostiche, né tanto  meno  in
  termini  di  massa  finanziaria  volta  a  raffreddare  la  spesa
  sanitaria;  le  dismissioni  immobiliari,  fatta  eccezione   per
  qualcosa  di importante che é intervenuta con gli enti  economici
  regionali,   ma  grazie al fatto che c'é un  Commissario  che  va
  avanti  per  i  fatti suoi, perché, se avesse dovuto  seguire  le
  linee del Governo,  non saremmo arrivati a questo punto.
   Tranne  quelle dismissioni, mi pare che ce ne saranno a  giorni,
  ho  letto  che  si apriranno le buste anche per Italkali,  quindi
  sono  rimaste,  dopo  Sicilvetro, Bacini,  Insicem,  Vini  Corvo,
  ormai l'ultima delle grosse, la Sarcis, la Siciliana Gas; ma sono
  di  dimensioni  finanziarie quantitativamente piccole,  non  sono
  grandi cose,  nel senso che la nostra partecipazione, per esempio
  per  la Siciliana Gas, non é notevole, ma ad ogni modo, il grosso
  della dismissione é intervenuto.
   Non sono intervenute le dismissioni immobiliari, cosa di cui  si
  é tante volte discusso con norme inserite nelle finanziarie volte
  ad  agevolare,  ed  ogni volta era sempre  una  norma  nuova  che
  bisognava  inserire,  dopodichè  i  risultati  sono  quelli   che
  conosciamo. Oppure la fantastica previsione di entrate a  seguito
  della  privatizzazione dell'EAS,  fatta nella  prima  finanziaria
  del  Governo Cuffaro,  quando invece si é dimostrato che, proprio
  nel  disegno  di  legge,  nella manovra finanziaria  che  abbiamo
  esaminato   ieri  in  Commissione  Bilancio,  la  privatizzazione
  dell'EAS ha un costo e non  produrrà tante risorse per la Regione
  siciliana.
   Abbiamo,  quindi,  avuto  delle  misure  volte  a  contenere  il
  deficit e la spesa che, però, non sono state efficaci; più che un
  piano  organico ci sono tali misure che, come più  volte  abbiamo
  sottolineato,   sono apparse come uno scomposto  annaspare,   non
  indicano  una strategia, non coinvolgono e convincono  l'opinione
  pubblica,  non  coinvolgono e convincono i soggetti  economici  e
  tanto  meno gli stesse rappresentanti del Governo che  più  volte
  mostrano di non capire neanche l'entità del problema.
   Cosa  dire, quindi, di un documento così spoglio   Non  ci  sono
  più neanche le premesse, onorevole Cintola, l'unico che é rimasto
  ad  assumere impegni é lei, visto che l'entusiasmo del neofita la
  porta   a   dire  sui  giornali  che   si  faranno   le   riforme
  strutturali,... .
     Se  lei  legge  il DPEF, non si parla più di trasferimento  di
  poteri  agli  enti  locali ed il Presidente della  Regione,  dopo
  avere   istituito  tre  anni  fa  un  ufficio  speciale  per   il
  decentramento di potere e l'attuazione della legge 10  del  2000,
  titolo   IV,  con  un  responsabile  di  tale  ufficio  speciale,
  profumatamente pagato,  non riesce a tirare fuori un decreto  per
  attuare  questa  norma. E' chiaro che sarebbe ridicolo  inserirlo
  come obiettivo ancora oggi
     Lei  parla  di riforma strutturale nel settore dei  trasporti.
  Magari   Solo che, assessore, è troppo facile affermare  che  lei
  sostiene  quest'ipotesi ancora con lo spirito  del  parlamentare;
  lei deve rendersi conto che avrà a che fare con una struttura  di
  potere consolidata che è la base elettorale di questo Governo ed,
  in  particolare,  di una grande parte del suo partito che reagirà
  a  misure  che  siano  tendenti  a razionalizzare  la  spesa  con
   qualche  morto e qualche ferito  che inevitabilmente, in  questi
  casi,  ci  va  di mezzo. Razionalizzare la spesa significa  anche
  tagliare  sprechi, significa colpire quella parte di parassitismo
  che  alligna  in  vari  settori della  pubblica  Amministrazione.
  L'ultimo  esempio  è  quello  di  ieri  sugli  Enti  fiera,   sul
  contributo,  sulle fidejussioni previste a carico  della  Regione
  per  far  contrarre  un mutuo: quella è una  delle  ipotesi,  una
  fattispecie che rientra perfettamente dentro questo quadro.
     Voglio  vedere  quando lei comincerà a  toccare  le  cose  che
  contano,  se lo vorrà fare e se glielo lasceranno fare  Non  sarà
  possibile, perché un partito o una maggioranza che si identifica,
  si  sovrappone,   in modo direi quasi plastico, con  la  pubblica
  Amministrazione,  che se ne avvale per la sua  forza  elettorale,
  per la sua mobilitazione -  ieri le dicevo che vengono a riempire
  i cinema quando fate le manifestazioni,  che si mobilitano per le
  campagne  elettorali -  non può poi colpire  là.  Non  sarete  in
  grado  di  farlo, perché vi dovete tagliare un braccio e  diciamo
  che  tagliarsi un braccio fa male a tutti e si cerca di  evitarlo
  sino a quando il braccio non è purulento.
     Ma  purtroppo il braccio purulento è della Regione  e  non  di
  questo partito, quindi...
   Concludo  con  qualche  brevissima  considerazione  sul   quadro
  tendenziale, con questa situazione  quelle previsioni,  che  vedo
  più misurate rispetto al passato ma che,  ancorchè  più misurate,
  non sono assolutamente corrispondenti.
     Non  avremo  alcun  aiuto dallo Stato,  come  scrive  il  DPEF
  nazionale, non ci sarà alcun incremento. Non avremo da aspettarci
  molto  dal POR. E' inutile fare poesia su questo, perché se fosse
  stato  in grado di produrre lo scarto necessario, nel 2004,  dopo
  tre  anni, avrebbero dovuto già vedersi i primi effetti. In  ogni
  caso  mi pare difficile che ciò succeda nel 2005 e nel 2006.  Non
  avremo  fondi aggiuntivi, l'economia italiana non è  prevista  in
  grande  crescita  né  quella europea nei prossimi  anni.  Non  ci
  arriverà  da  lì  alcun  aiuto, perché  i  Paesi  più  importanti
  dell'Unione  Europea, come la Francia e la  Germania,  sono  alle
  prese  con politiche di contenimento e quindi l'economia europea,
  per un certo periodo, fatta eccezione per la Spagna,  che da sola
  viaggia  al 2,4 per cento - 2,5 per cento di PIL,  ma  non  è  in
  grado  di  influenzare il totale dell'economia  europea,  non  ci
  arriverà nulla.
   Il  bilancio  della Regione è in profondissima  crisi  e  da  lì
  possono  arrivare solo esigenze di contenimento.  Le  società  di
  valutazione hanno abbassato il nostro rating. Il quadro economico
  è  veramente  sconfortante, se aggiungiamo a questo -  credo  che
  l'onorevole Speziale si riferisse esattamente a tali dati  -  che
  entrerà in vigore la devolution.
   Sappiamo  che cosa dicono questi dati: vi sono ottomila miliardi
  di  lire, ben quattro milioni di euro, che costerebbe la  scuola,
  se  saranno  trasferite le competenze, come la devolution  le  ha
  trasferite.
   Abbiamo  i  dati che sono stati forniti dai giornali  di  cinque
  milioni di euro per cinque miliardi di euro il costo totale della
  devolution,  perchè  solo  quattro miliardi  di  euro  costa   la
  scuola;  non  parliamo  poi della sanità, perchè  per  la  sanità
  dovremmo  coprire la restante parte; fortunatamente non si  parla
  più,  nella  legge nazionale, di polizia locale,  ma  di  polizia
  amministrativa  locale, il che non ci mette nelle  condizioni  di
  dovere pensare ad una nostra struttura di polizia. Ma tutto  ciò,
  se   lo   leghiamo  all'esigenza,  che  indubbiamente  c'è,    di
  ammodernare il nostro apparato, ci porta a cifre che  sono  molto
  più  alte  dei  cinque miliardi di euro di  cui   hanno  detto  i
  giornali.
   Quindi,  sono dati che provengono dall'assessorato, ma  comunque
  è  facile  fare dei calcoli, poi miliardo più miliardo  meno,  il
  problema  non  è  questo,  è  che  siamo  nell'ordine  di   cifre
  spaventose. Aggiungiamo a questo - e nel quadro tendenziale non è
  contenuto alcun accenno al fatto che il DPEF dello Stato  prevede
  che  nel  2005 ed il Presidente del Consiglio non perde occasione
  per  farne  oggetto di propaganda - la riduzione  delle  aliquote
  dell'IRPEF  con  un  abbattimento  considerevole  delle  aliquote
  IRPEF.  Tutto  ciò  si  traduce in  minori  entrate,  una   serie
  infinita di ripercussioni che si avrà sui nostri conti   Mi dica,
  assessore,  se  è pensabile che questi obiettivi che  ci  vengono
  proposti possono essere  minimamente  credibili
   Del  resto  abbiamo sempre sostenuto che, per come  è  messa  la
  situazione,  occorrerebbe una seria politica di riforme  che  non
  guardi  in  faccia ad alcuno,  che tagli dove bisogna tagliare  e
  con  la  quale in un primo momento si avranno i contraccolpi,  ma
  poi, alla lunga,  il processo economico è destinato a ripartire e
  noi non troviamo nel vostro DPEF alcun segnale in questo senso.
   Vero  è che il DPEF che lei ha firmato termina così,  assessore:
   Gli obiettivi finanziari per il triennio vengono ricollocati  in
  questo contesto tenendo conto delle descritte ipotesi di crescita
  economica, resta confermato il principio che,  senza una rigorosa
  politica  di risanamento del bilancio finalizzata a contenere  la
  dinamica  della  spesa  pubblica  corrente,  non  sarà  possibile
  assicurare  risorse  per  sostenere lo sviluppo  delle  strutture
  produttive  ed  ampliare  la  base produttiva  dell'occupazione .
  Verrebbe   voglia  di  dire,  senza  una  rigorosa  politica   di
  risanamento del bilancio.
   Poichè  una  rigorosa politica di risanamento del  bilancio  non
  c'è,  poichè non scorgiamo i segni di un mutamento di  indirizzo,
  poichè  i dati di contesto ci dicono esattamente il contrario  di
  quanto  affermate, noi temiamo che tutto questo si traduca ancora
  una  volta  in  una  legge finanziaria ed in un  bilancio  i  cui
  presupposti  finanziari  sono falsi ed alla  fine  di  tutto  ciò
  riscopriremo,  come  dice  il  DPEF  quest'anno,  che  tutte   le
  previsioni  di  entrata,  le maggiori,  devono  essere  corrette,
  perchè  non  fondate  e pensiamo che anche questa  volta  non  lo
  saranno.

   PRESIDENTE.    Dichiaro   aperta   la   discussione    generale,
  utilizzando il combinato disposto dell'articolo 73 bis  1,  terzo
  comma,  e  dell'articolo  154  bis del  Regolamento  interno  che
  riguarda  la  discussione delle mozioni, avvertendo  che  ciascun
  intervento non potrà superare i dieci minuti.

   MISURACA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.      Onorevoli     colleghi,     per      consentire
  un'organizzazione  dei  lavori,  a  conclusione   dell'intervento
  dell'onorevole  Misuraca si concluderanno anche le  iscrizioni  a
  parlare. Ha facoltà di parlare l'onorevole Misuraca.

   MISURACA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  mi  atterrò
  scrupolosamente   al   tempo   assegnato,   però   il   dibattito
  parlamentare   sul   Documento   di   programmazione   economico-
  finanziaria offre l'occasione per alcune considerazioni politiche
  ed  economiche  e consente anche alcune risposte agli  interventi
  fin qui svolti da alcuni esponenti dell'opposizione.
   Nel    Documento    di    programmazione   economico-finanziaria
  presentato dal Governo è contenuta un'analisi puntuale che, a mio
  avviso,  consente  alcuni spunti con una certa valenza  politica.
  Guardando,  infatti, agli ultimi anni è facile osservare  che  la
  politica degli aiuti alle imprese siciliane ha dato buoni frutti,
  e  qui rispondo alle osservazioni dell'onorevole Capodicasa sulla
  legge  488; com'è accaduto nel 2003, il flusso degli aiuti  della
  legge  488  è  diminuito sì, onorevole Capodicasa,  ma  anche  la
  macchina  produttiva siciliana ha dato segni   di  rallentamento,
  confermando  così  che  la  Sicilia  non  ha  ancora  un'economia
  propulsiva  e  che non è ancora in condizioni di camminare  sulle
  proprie  gambe; tuttavia lo sviluppo è -  e resta   -  la  stella
  polare della Sicilia, non abbiamo alternative.
   Sulle    perplessità   dell'onorevole   Capodicasa    circa    i
  finanziamenti  della  legge  488,  vorrei  dire  che  lo   stesso
  governatore   della  Banca  d'Italia,  Fazio,   in   un   recente
  intervento,  non  ha glissato sul tema degli interventi  previsti
  sulla  finanziaria nazionale per il Mezzogiorno:  è  un  afflusso
  che,  secondo  le  più  recenti prese di posizioni  ufficiali  al
  Ministero  dell'Economia, non subirà sostanziali decurtazioni  ma
  piuttosto  una progressiva trasformazione - questa sì, lo  diceva
  l'onorevole  Capodicasa  -, da contributo  in  conto  capitale  a
  finanziamento a mutuo, ma al momento si sta delineando,  appunto,
  ed  è  soltanto  un'ipotesi  di  lavoro.  Per  il  2005  dovrebbe
  permettere  ai  beneficiari degli incentivi della  legge  488  di
  ricevere  e  a monte delle risorse: una parte, il 75  per  cento,
  destinata   a   contributo,  mentre   l'altra   è   destinata   a
  finanziamento.  D'altra  parte ormai da tempo  si  manifesta,  ma
  questa   è   una  scelta  di  politica  economica,  un  interesse
  decrescente  per  gli  incentivi, anche da parte  delle  imprese.
  Infatti, è questo il dato che non deve preoccupare: nel  2003,  a
  fronte  di  risorse  prenotabili per 350 milioni  di  euro,  sono
  arrivate  richieste inferiori a 100 milioni  di  euro.  Ma,  come
  recentemente  ha scritto un autorevole senatore dei  DS  parlando
  della  politica economica in Sicilia, soprattutto in Sicilia,  se
  continuerà la politica della ridistribuzione delle risorse fine a
  se   stessa  e  senza  sviluppo,  finiremo   in  Italia  con   il
  distribuire soltanto povertà.
   La   seconda  considerazione  riguarda  le  infrastrutture.  Gli
  importi dei lavori pubblici messi a gara in Sicilia continuano  a
  mostrare un andamento record: dopo un più 35 per cento del  2002,
  l'anno scorso si è conseguito un ulteriore più 192 per cento.  Al
  di là delle occasioni di lavoro generate dagli appalti, valga una
  considerazione di maggiore importanza strategica: la capacità  di
  accumulazione  di capitale della Sicilia si sta orientando  verso
  un  maggiore  contenuto di infrastrutture. E'  questa  la  strada
  maestra  per  ridurre  il  gap della Sicilia,  per  renderla  più
  attrattiva nei riguardi dell'investitore esterno e per conseguire
  lo sviluppo.
   Come  tenterò  di  argomentare nel  corso  del  mio  intervento,
  questi   due  temi  macroeconomici:  sviluppo  autopropulsivo   e
  politica  delle  infrastrutture presentano  non  pochi  punti  di
  contatto  con  l'iniziativa  che  quest'Aula  potrà  decidere  di
  avviare in materia di politica economica.
   Prima  di  entrare  nel merito del Documento  di  programmazione
  economica  regionale è utile un breve cenno all'analogo documento
  nazionale, oggetto in questi giorni di un ampio confronto tra  il
  Governo,  le  organizzazioni  di  categoria,  i  sindacati  e  la
  Commissione europea..
   In  sintonia con l'azione di governo le linee di intervento  del
  DPF   nazionale  per  il  2005  si  basano  su  un   presupposto:
  riequilibrare  i conti pubblici, e questa è una linea  di  rigore
  finanziario  che s'accompagna, tuttavia, a un serio programma  di
  sviluppo del Paese e che pone al centro il contesto meridionale.
   Si  tratta,  infatti, per la nostra Regione di un'indicazione  e
  di   un'opportunità,   l'indicazione  è  ovviamente   quella   di
  impegnarsi  sulla strada del rigore, una strada senza alternative
  per  la  Sicilia, l'opportunità è quella di prepararsi a cogliere
  tutte  le chance offerte dalla prossima manovra nazionale per  il
  Sud, mi riferisco alle linee del Governo nazionale che perseguono
  per  il  Sud  un'azione coordinata tra l'Europa, lo  Stato  e  le
  Regioni  e che puntano a progetti di infrastruttura nei  comparti
  dove  permangono  ritardi e carenze, acqua,  rifiuti,  trasporti,
  società dell'informazione.
   Non   a  caso,  quindi,  voglio  sottolineare  la  straordinaria
  opportunità  che  ci  viene dagli APQ, gli accordi  di  programma
  quadro,  già sottoscritti tra lo Stato e la Sicilia e  che  hanno
  una dotazione finanziaria spendibile di quasi 13 miliardi di euro
  nell'arco  temporale  compreso tra il  2003  e  il  2008,  per  i
  nostalgici della vecchia lira si tratta di quasi 25.000  miliardi
  di  lire.  Proprio  con  riguardo agli  APQ  gli  effetti  che  è
  possibile ottenere sono almeno tre: la riduzione concreta del gap
  infrastrutturale della Sicilia; la creazione di  lavoro  reale  e
  non fittizio e l'occasione di portare avanti una manovra rigorosa
  delle spese correnti della Regione senza penalizzare l'economia e
  la  domanda  di  consumo, grazie al sostegno di  investimenti  in
  conto capitale.
   Il  primo  punto: il gap infrastrutturale fra Nord  e  Sud.  Per
  essere  più  esplicito, è noto che i vari  APQ  già  sottoscritti
  riguardano  segmenti  strategici  per  la  Sicilia  e   fin   qui
  caratterizzati  da  gravi insufficienze. Ho  parlato  di  strade,
  ferrovie, trasporto marittimo e stradale, si è parlato di  tutela
  delle  acque.  Concentrare in maniera efficace questi  importanti
  flussi  di  spesa  in  tali opere non può che produrre  risultati
  importanti e duraturi.
   Il  secondo punto: la spesa in opere pubbliche, oltre  a  dotare
  il  territorio di infrastrutture importanti e irrinunciabili,  ha
  il grande vantaggio di creare lavoro reale.
   In  base  a  valutazioni  di  fonte  confindustriale,  onorevole
  Assessore,  ogni  milione di euro di spesa pubblica  generata  in
  Sicilia direttamente e indirettamente, genera almeno 25 posti  di
  lavoro  nell'edilizia e nei servizi connessi, come  dire  che  la
  spesa  delle risorse assegnate alla Sicilia con i richiamati  APQ
  consentirà  di creare almeno 50.000 posti di lavoro per  ciascuno
  degli anni dal 2003 al 2008.
   La  spesa in conto capitale, invece, quale è appunto negli  APQ,
  potrebbe  ben  compensare  il rigore finanziario  di  cui  questa
  Regione  ha  bisogno e che lei, Assessore, con questa manovra  ha
  avviato,  imposto appunto  dalla gravità dei conti della Regione.
  E'  noto, infatti, che in un territorio come il nostro fortemente
  dipendente  dal bilancio regionale, il contenimento  delle  spese
  correnti  può  mortificare l'economia e  ridurre  le  domande  di
  consumo.  A  tale pericolo, però, è bene che si contrapponga  una
  decisa  accelerazione  della spesa pubblica  in  conto  capitale.
  Quanto  alle  preoccupazioni di qualcuno espresse  da  autorevoli
  esponenti  del  centrosinistra che gli APQ siano finanziariamente
  congelati,  posso assicurare che prossimamente  il  CIPE  renderà
  disponibili le risorse finanziarie assegnate alla Sicilia,  forse
  già nei prossimi giorni, forse credo che il CIPE ha definito oggi
  stesso il suo programma per la Sicilia.
     Nell'alveo poi delle opere pubbliche si collocano  le  risorse
  dell'articolo  38,  come puntualmente annota  il  DPF  presentato
  dall'Assessore. La legge 289 del 2002 ha scritto la parola fine a
  un   lungo  contenzioso  con  lo  Stato  e  va  dato  merito   ai
  rappresentanti  della Sicilia e della compagine governativa  che,
  attraverso  un'idonea manovra finanziaria, hanno reso disponibili
  per  quest'anno e per il prossimo anno 2005, 440 milioni di  euro
  per  interventi  che  si  prevede  di  effettuare  nella  settore
  dell'informatica, nella banda larga, nelle risorse  idriche,  nei
  trasporti,  nelle aree degradate, nelle viabilità e nell'edilizia
  scolastica.
   Ne   parlavamo  ieri  in  Commissione  Bilancio.  In   sostanza,
  mettendo   insieme  i  fondi  provenienti  dagli  APQ  e   quelli
  dell'articolo  38,  ci  troviamo a disposizione  risorse  davvero
  importanti.  Qui si pone tuttavia una delicata questione politica
  che investe tutte le forze senza distinzione di schieramento e di
  colore.
     Come sempre accade in Sicilia, il principale problema non  sta
  nelle  risorse  ma  nella  possibilità  di  impiegarle  in  tempi
  ragionevoli. Intendo dire che la prima urgenza politica -  ripeto
  senza  distinzione di schieramento pur nel rispetto  dei  diversi
  ruoli  -  è  quella  di operare congiuntamente  per  rimuovere  o
  comunque allentare i cosiddetti  lacci e lacciuoli' attraverso la
  convinta  e solidale adesione delle forze politiche tutte,  delle
  strutture   burocratiche,  delle  forze  sociali,  dei  tribunali
  amministrativi e di quelli ordinari.
   Sono  consapevole che è un auspicio anche se condiviso, tuttavia
  pur  rappresenta soltanto un auspicio. Desidero quindi formulare,
  onorevole  Assessore,  a  nome del  Gruppo  parlamentare  che  ho
  l'onore  di  rappresentare, una iniziativa  che  sottopongo  alle
  forze  della   Casa  della libertà', ma anche  alle  altre  forze
  dell'Aula.
   La  mia richiesta verte su due punti: realizzare e approvare  in
  tempi  ragionevoli  i  testi unici che  disciplinino  le  singole
  materie e l'attività del singolo dipartimento. I testi unici  che
  presuppongono l'approvazione dell'Aula potrebbero, a mio  avviso,
  essere   preceduti  da  testi  coordinati  il  cui  varo  compete
  direttamente gli Assessori.
   Sarebbero  evidenti  i  benefici ed i  vantaggi  per  i  singoli
  cittadini   e   per  le  imprese,  come  dimostra   tra   l'altro
  l'attenzione con la quale la Confindustria - e lei lo  sa  meglio
  di  me  Assessore,  lo  diceva in questa riunione  con  le  forze
  politiche  oggi in Presidenza, lei sta incontrando rappresentanti
  di  Confindustria,  come  Confindustria segue  e  stigmatizza  la
  persistente  farraginosità delle procedure  spesso  applicate  in
  Sicilia.
   Vorrei   porre   ulteriormente  l'attenzione  sul   tema   delle
  infrastrutture e delle opportune misure per velocizzarle.
   Non  deve  passare  in  seconda linea lo  sviluppo  economico  e
  l'apporto che gli imprenditori privati sono chiamati a dare.  Non
  è  realistico pensare che il futuro e la nostra economia  possano
  restare  esclusivamente affidati solo alla  spesa  pubblica.  Non
  compete  a  me indicare sentieri di sviluppo, ma ritengo  che  il
  turismo,   la   coerente   gestione  del  patrimonio   culturale,
  l'industria  manifatturiera e il sistema  commerciale  debbano  e
  possano fare da volano al territorio isolano.
   Sul  tema  dello sviluppo economico sono fiducioso che  gli  APQ
  già  sottoscritti  possono  dare in  tempi  ragionevoli  risposte
  esaurienti  in  termini di infrastrutture,  ma  restano  tuttavia
  numerose   le   problematiche  che   continuano   a   penalizzare
  l'esercizio  e l'attività economica in Sicilia fino al  punto  di
  fare  scrivere a qualche commentatore che la Regione siciliana  è
  culturalmente ostile all'impresa.
   Per  rimuovere  questo  consolidato  convincimento,  le  imprese
  chiedono  alla  politica, attraverso i loro organi di  categoria,
  una  decisa  sterzata;  per  esempio  in  materia  di  formazione
  professionale,  di  credito, di concertazione delle  risorse,  di
  ricerca,  di  internazionalizzazione,  di  liberalizzazione   dei
  mercati.  Si  tratta di temi caldi e urgenti che  richiederebbero
  una particolare sessione assembleare ma che possono costituire il
  programma  di  questo Governo nei due anni che rimangono  da  qui
  alla fine della legislatura.
   Intanto  credo  che  una  risposta significativa  da  dare  alle
  imprese  possa  venire dal grande programma di infrastrutture  in
  corso  e  dalle  iniziative  commesse  alla  cosiddetta   società
  dell'informazione',  tema  affrontato  nel  DPEF  presentato  dal
  Governo.
   Va  invece collegato tra le questioni di prossima trattazione il
  tema  del  credito,  anche  questo da lei  affrontato  Assessore,
  all'interno  del  DPEF  e segnatamente alle  strutture  pubbliche
  addette  a  questo settore, come IRFIS, CRIAS e IRCAC.  Tema  che
  abbiamo  affrontato  nel  corso  della  riunione  con  le   forze
  politiche  sulla  prossima  finanziaria,  appunto  istituti   che
  necessitano e tema che necessita un ripensamento sostanziale  sul
  ruolo  e  la funzione di questi istituti. Il tema non può  essere
  visto  disgiuntamente alla ricerca di un dialogo fattivo  con  le
  banche presenti nell'Isola, tema anche questo affrontato.
   Non  è  più  tempo  di seguire operazioni di facciata  a  scarso
  effetto, né di perpetrare anacronistici bracci di ferro.
   A  questo  non facile impegno, anche sulla scia di una ritrovata
  sintonia  a  livello  nazionale  tra  gli  esponenti  delle   due
  categorie  sono  chiamate  in Sicilia  banche,  imprese  e  forze
  politiche.
     Nel  contesto delle misure per favorire lo sviluppo  economico
  si colloca di diritto la rivisitazione delle norme sul commercio,
  resa   più   che   mai  urgente  dal  recente  richiamo   formale
  dell'antitrust.
   Questo  tema  può  essere  affrontato con  gli  strumenti  della
  vecchia   politica,   mantenendo   artificiose   ed   inesistenti
  contrapposizioni  tra  la  piccola  e  la  grande   distribuzione
  lavorando invece per la più felice coesistenza dei grandi  e  dei
  piccoli.
   Niente  impedisce  ad  esempio che gli  spazi  che  si  dovranno
  necessariamente  aprire  per  la  distribuzione  organizzata  non
  possano   essere   occupati  anche  dai  piccoli   opportunamente
  consorziati.  Niente  impedisce a questo Parlamento  di  favorire
  aiuti   ed   incentivi  per  una  modernizzazione  del  commercio
  siciliano, aiutandolo magari a creare centri unici di acquisto, a
  specializzarne sempre di più per nicchie produttive, a scoprire e
  valorizzare produzioni locali, ad utilizzare le nuove tecnologie,
  infine ad aumentare la sicurezza degli addetti e dei consumatori.
   Sia  chiaro  però  che fino a quando ci saranno alcuni  paladini
  interessati  che  useranno in maniera strumentale  il  commercio,
  fino a quando prevarranno gli schieramenti di convenienza, fino a
  quando ci si nasconderà nel più comodo status quo non faremo  gli
  interessi  dei siciliani né degli stessi commercianti  piccoli  o
  grandi  che  siano. Da ultimo, ma non ultimo, va  considerata  la
  situazione del bilancio regionale.
   Prima   di  entrare  nel  merito  dello  strumento  finanziario,
  desidero  richiamare  in  quest'Aula  la  pronta  reazione  della
  maggioranza  ai temi del federalismo fiscale e comunque  a  tutte
  quelle  iniziative  prodotte dallo Stato, che assicurando  da  un
  lato  sgravi  e  riduzioni  fiscali  colpiscono  la  Sicilia  che
  notoriamente è titolare del gettito di imposta nell'Isola.  Oltre
  che  in sede di confronto parlamentare opportunamente sollecitato
  e  voluto  dal Presidente dell'ARS e dal Vicepresidente che  oggi
  presiede  la seduta, onorevole Fleres, che per primo ha sollevato
  e  motivato l'assenso delle forze politiche locali, oltre  che  a
  livello  nazionale  è  maturata l'intesa  politica  che  pone  il
  problema  già  all'attenzione delle forze di maggioranza  di  non
  penalizzare la Sicilia nell'ipotesi che sembra più credibile.
   Ne  parlava anche il collega Capodicasa: uno sgravio  a  livello
  nazionale  di  cinquemila miliardi di euro sulla ex  Ire,  IRPEF,
  sull'IVA  e di un miliardo sull'IRAP. In proporzione la riduzione
  delle   tasse  potrebbe  sottrarre  al  bilancio  della   Regione
  siciliana circa 250 milioni di euro.
   Senza  perdere di vista il problema si deve rimarcare  la  forte
  spinta  ai  consumi ed allo sviluppo economico  locale  che  tale
  misura apporterà comunque alla Sicilia; ovviamente salvaguardando
  comunque il bilancio della Regione siciliana.
   Nel  merito  dello strumento di bilancio sappiamo  bene  che  la
  madre  di  tutti i problemi è la spesa sanitaria ed attorno  alla
  razionalizzazione di essa ruota l'intero sistema dei conti  della
  Sicilia. Ora se può tornare utile all'Assessore per il bilancio e
  le  finanze  ricercare ogni possibile entrata  aggiuntiva,  resta
  tuttavia  il  problema  di  arrestare  la  crescita  della  spesa
  sanitaria  e  di porre sotto stretto controllo le spese  correnti
  degli altri dipartimenti.
   Si  può  ragionevolmente  ritenere che le  misure  introdotte  -
  indicatori  di  redditi, contenimento del  consumo  dei  farmaci,
  miglioramenti dell'offerta ospedaliera per ridurre  i  cosiddetti
  viaggi  della  speranza  -  possano  dare  buoni  risultati.   Mi
  sembrerebbe quanto mai utile il monitoraggio in tempo reale delle
  prescrizioni sanitarie, non ovviamente con intenti fiscali  verso
  i  medici  di  base, ma con il doveroso intento di  tenere  sotto
  controllo  la  spesa  in tempo reale e non dovere, come  si  suol
  dire  Chiudere la porta della stalla dopo la fuga dei buoi .
   Signor Presidente, concludo annunciando la presentazione  di  un
  ordine del giorno di approvazione del DPEF a firma dei capigruppo
  della maggioranza sul quale il gruppo di Forza Italia darà parere
  favorevole.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè.  Ne  ha
  facoltà.

   MICCICHE'.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  non  sarò
  puntuale e preciso com'è stato l'onorevole Capodicasa in  qualità
  di  relatore di minoranza della Commissione, però alcuni punti  è
  giusto  riprenderli. Mi pare opportuno precisare che il Documento
  di  programmazione economico-finanziaria al nostro esame  sia  un
  documento completamente sfasato rispetto alla reale condizione in
  cui  si  trova la Sicilia, la quale peraltro  pare   sia  avviata
  verso  una  situazione di totale povertà economica.  Una  povertà
  economica  che  si  aggraverà  -   ciò  è  stato  ribadito  anche
  dall'onorevole  Capodicasa  - con  la  volontà  anche  di  questo
  Governo   di  portare  avanti   la  riforma  della  Costituzione,
  attraverso  appunto la devolution, che ancora di più  determinerà
  una  situazione di povertà della nostra Regione per una serie  di
  ragioni   che   sono  state  spiegate  nelle  precedenti   sedute
  allorquando si è parlato appunto di devolution.
   Ma   evidentemente  questo  costo  non  è  stato   assolutamente
  previsto  in  questo DPEF. E  temo che  questo programma  sia  un
  programma  fatto  tanto per rispettare la forma  della  procedura
  dell'attività  finanziaria di questa Regione, in  quanto  essa  è
  obbligata  a  fare la programmazione se si vuole   approvare  una
  finanziaria  ed un bilancio. Tutto ciò evidentemente  porterà  un
  carico  di  impegni di tipo clientelare, siamo  già  quasi   alla
  dirittura  di  arrivo della prossima finanziaria, in preparazione
  sicuramente di una stretta finale per raschiare il barile, e  nel
  momento in cui appunto la devolution andrà a regime la situazione
  economica  sarà  molto più complicata, le realtà  economica  sarà
  certamente più grave, le risorse infatti saranno più limitate  in
  considerazione  del  fatto  che  i  costi  della  devolution,  mi
  riferisco in particolare ai costi del servizio sanitario  e della
  spesa scolastica che saranno a totale carico della Regione.
     Altro  che  5.000 miliardi di abbuono fiscale di  cui  parlava
  l'onorevole  Misuraca  lo Stato ci consentirà  quando  in  cambio
  dovremo  uscire  per tre-quattro volte tale cifra per  rispettare
  gli impegni del costo del personale
   Pertanto,   questo   documento  di   programmazione   economico-
  finanziaria  praticamente  è  un documento  non  veritiero;  esso
  prospetta  un  programma  di  qui  ai  prossimi  tre  anni  senza
  considerare  la  devolution che appunto  provocherà  un  disastro
  sociale,  economico e finanziario per la nostra Regione.  Non  mi
  pare  quindi  il  caso di prenderlo sul serio  questo  programma.
  Bisognerebbe  piuttosto dire che fa parte  dell'iter  procedurale
  per  l'approvazione dello strumento finanziario per l'anno  2005.
  D'altronde non ci costa molto mettere assieme delle parole  tanto
  per riempire le 50 pagine che compongono questo documento.
   Ci  sono  molte  cose  di  cui evito  di  parlare  perchè  molto
  complesse, però, come diceva l'onorevole Capodicasa, a pagina  42
  del  DPEF  si  dice  che non sono previste nuove  possibilità  di
  rifinanziamento  del  POR  perché  era  già  previsto  nel    POR
  2000/2006.  Quindi nell'arco  di questi anni non abbiamo   alcuna
  possibilità di incremento perché vi è questo limite.
     Ma questo con chiara evidenza  fa a pugni con il programma del
  governo  Cuffaro  che  non  solo  ha  rispettato   i  tempi   per
  l'approvazione  di  una  serie di  progetti,  di  rifinanziamenti
  previsti dal POR e di altri strumenti  quadro, quali l'Accordo di
  programma, i PIT  e tanti altri strumenti che dovrebbero  servire
  per  il rilancio della nostra Regione da un punto di vista  dello
  sviluppo.  Uno sviluppo che si dice sostenibile in considerazione
  del  fatto  che  noi  dovremmo pensare a incrementare  la  nostra
  economia attraverso appunto queste forme di finanziamento tramite
  la  Comunità europea. Ma non a caso in questi ultimi mesi  quando
  in occasione  delle elezioni europee abbiamo detto che l'ingresso
  di   altri   dieci   paesi  nella  Comunità  avrebbe   comportato
  sicuramente per il futuro della nostra Regione una diminuzione di
  risorse   per  il  programma  di  sviluppo  sociale,   economico,
  finanziario ed industriale della nostra Regione.
   Di  questo evidentemente saranno poi i futuri governi a  farsene
  carico. D'altronde, forse si pensa che visto che siamo alla  fine
  di  un  percorso  economico  in cui molto  probabilmente  non  si
  riuscirà a trovare uno spiraglio positivo, in considerazione  che
  la Comunità europea verrà maggiormente in soccorso a questi dieci
  Paesi  che hanno più necessità rispetto ai Paesi che ne  facevano
  parte.  Ma anche la Grecia, la Spagna, il Portogallo hanno  avuto
  più  possibilità  di noi di sfruttare le  maggiori   risorse  che
  hanno ottenuto dalla Comunità europea.
   Vorrei  adesso  sottolineare  due  aspetti.  Nel  DPEF  è  stato
  rimarcata  la questione del contenimento della spesa -  e  guarda
  caso si concentra tutto sulla spesa farmaceutica quasi come se il
  maggior  costo  del ticket che è stato introdotto  nel  corso  di
  questa finanziaria e probabilmente anche nella prossima  la  dice
  lunga  su  come si intende porre  rimedio  al contenimento  della
  spesa  sanitaria:  facendo  pagare appunto  tutto  ai  cittadini
  Pertanto,  i  siciliani  sono avvisati: la  finanziaria   che  ci
  aspetta  sarà una finanziaria  nel segno del rigore ma  -  guarda
  caso - solo a danno del cittadino
   Ci  sarà  un'ulteriore  spesa per le spese  inutili.  Faccio  un
  esempio molto lampante e chiaro: è proprio di oggi la notizia che
  il  Governo ha aumentato il numero degli esperti, dei consulenti.
  E  ciò sicuramente costituisce un aggravio della spesa. Però, per
  questo pare non ci sia contenimento della spesa. Invece, morale e
  responsabilità politica vorrebbe che proprio da questo si inizi a
  tagliare,  proprio  dalle spese inutili,  per  evitare  di  dover
  tagliare quelle invece più utili
   Due  sono le cose: o si tagliano le spese inutili e, quindi,  si
  indichi  chiaramente il progetto,  oppure non si dicano bugie,  e
  si  lascia che poi paghino comunque i cittadini. Perché di questo
  si tratta.
   Di  un'ultima  cosa che mi sta particolarmente  a  cuore  vorrei
  parlare, visto che almeno da due finanziarie presento emendamenti
  in  questo senso, mi rifersco a Internet libero. Nel DPEF  si  fa
  riferimento ad un capitolo  Società dell'informazione  in cui  si
  dice  che  il  Piano d'azione europea del 2005 vede  percorsi  di
  innovazione dell'informazione attraverso, appunto, la banda larga
  delle  infrastrutture informatiche. Come mai allora non  è  stato
  prevista  la  possibilità di utilizzare Internet  utilizzando  un
  software  libero, totalmente gratuito che consenta la libertà  di
  informazione ma soprattutto di risparmiare centinaia  di  milioni
  alla  nostra  Regione  e  ad  altri enti  locali?   Probabilmente
  potremmo  arrivare ad ipotizzare anche un risparmio superiore  ai
  3,   4  miliardi  di  vecchie  lire  solo  per  l'anno  in  corso
  introducendo  appunto  un software libero da  far  utilizzare  in
  tutte  le  pubbliche amministrazioni. Tra l'altro tutto questo  è
  previsto  da  una legge nazionale che, purtroppo, in Sicilia  non
  abbiamo  ancora recepito. Pertanto, sarebbe il caso di introdurre
  tale  soluzione  anche in questa finanziaria e visto  che  questo
  DPEF  non  ne  fa  menzione, dichiaro sin d'ora che  in  sede  di
  discussione  della  finanziaria  presenterò  alcuni   emendamenti
  volti proprio a questo scopo.
   Vorrei  dire un'ultima cosa sulla destinazione dell'articolo  38
  dello  Statuto.  Qui  torno  al ragionamento  di  prima.  Con  la
  devolution,  l'articolo  38  dello Statuto  avrà  sicuramente  un
  arresto. Io capisco che l'onorevole Fleres abbia cantato vittoria
  sotto  il  profilo  del  risultato  politico  perchè  l'Assemblea
  regionale siciliana manterrà la denominazione  Assemblea . Ma  ci
  rimarrà soltanto la forma, perché la sostanza verrà ulteriormente
  penalizzata, nel senso che la Regione siciliana avrà un ulteriore
  aggravio  di  spessa  ancorché versa in una condizione  economica
  svantaggiata.
     Del  resto  anche gli stessi dati forniti in questo documento,
  le stesse tabelle indicano che la Regione siciliana ha un deficit
  fortissimo rispetto ad altre regioni italiane, quindi ci troviamo
  penalizzati  sotto  tutti i punti di vista sia occupazionale  che
  produttivo, sia sociale che economico.
   Per   concludere  dico  quindi  che  questo  documento  non   ci
  soddisfa,  non  ci  dà  sufficienti garanzie  per  una  possibile
  inversione  di tendenza nella nostra Regione. Di conseguenza,  in
  considerazione  di ciò non posso che votare contro  l'ordine  del
  giorno che è stato presentato dalla maggioranza sul DPEF.
   Quando  poi  esamineremo i Documenti finanziari  veri  e  propri
  avremo dunque modo di entrare nel merito delle questioni in  modo
  più  approfondito  e  non nel modo generico in  cui  si  affronta
  adesso.
   In  ultimo,  mi piace sottolineare una cosa  che certamente  nel
  DPEF  non  è contenuta in quanto non si possono indicare  singole
  voci,  essa  attiene  alla  solidarietà,  alla  restituzione   di
  carattere  patrimoniale, di risarcimento  patrimoniale  per  quei
  siciliani che da anni aspettano un ristoro.
     Ricordo che in un precedente DPEF si parlava di un ristoro per
  quanto  riguarda la città di Messina, addirittura dopo un  attesa
  di cento anni, visto che si trattava del terremoto del 1908
   Vi  sono  molte realtà siciliane che hanno problemi  analoghi  a
  quello  di Messina. Vorrei che in questo documento fosse  citato,
  seppure in modo generico, anche quest'aspetto. Certamente, se  da
  un  lato il DPEF parla di contenimento della spesa, di tagli  dei
  ticket  e  di  possibili  tagli  finanziari,  di  limitazioni  di
  risorse, figuriamoci se si dovesse parlare di ristoro per  quanto
  riguarda i diritti patrimoniali persi per responsabilità  sociali
  ed  economiche  anche per via di una sconsiderata   politica  dei
  governi passati. E giustamente dovrebbero essere risarciti  tutti
  coloro  che in passato hanno subito un danno patrimoniale.  E  mi
  riferisco  alla  città di Agrigento e a tanti  eventi  calamitosi
  della  nostra  Regione di cui si parla solamente nei  momenti  di
  grande disastro per poi lasciar cadere tutto nel dimenticatoio.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  prima  di  dare   la   parola
  all'onorevole Assessore, comunico che è stato presentato l'ordine
  del  giorno  n. 441, a firma degli onorevoli Misuraca,  Savarino,
  Formica e Acierno, di cui do lettura:

                  «L'Assemblea regionale siciliana
    Visto il Documento di programmazione economico-finanziaria  per
  gli  anni  2005-2007; Considerata  l'illustrazione in Aula  dello
  stesso,

                            lo approva.»

   E'  iscritto  a  parlare l'assessore per il  bilancio  onorevole
  Cintola. Ne ha facoltà.

   CINTOLA,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.   Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, farò una breve replica.  Siccome
  non  sono convinto che debba abbandonare l'idealità e la coerenza
  con  le quali mi sono espresso in questi anni in quest'Aula,  non
  intendo  non sottolineare che, ancora una volta, il nuovo Governo
  mi  lascia solo a guardare un'Aula nella quale non c'è  il plenum
  auspicabile  per un documento di questo tipo e di questo  genere,
  affezionata a seguire e a dibattere sull'argomento.
   Voglio  tranquillizzare innanzi tutto l'onorevole  Speziale  che
  mi  ha  chiesto un adempimento su cui ieri sera mi ero impegnato.
  L'adempimento è qui con me ed è appena arrivato dall'ufficio;  lo
  consegnerò  questa sera in Commissione Bilancio e ne  farò  copia
  per tutti i deputati.
   Voglio  nello  stesso tempo dire che - nessuno  però  me  ne  ha
  dato  merito - ho fatto un assestamento di bilancio il  primo  di
  settembre,  nel momento in cui mi sono insediato ed  oggi  ne  ho
  inviato copia a novanta deputati con le indicazioni a tergo, cosa
  che non era  mai stata fatta prima.
     Non è un fatto né innovativo, né tanto meno stratosferico,  ma
  ho  inteso  voler  dare la possibilità reale  ad  ogni  deputato,
  ancorché  non in Commissione Bilancio, di avere un documento  sul
  quale  pensare  e  dare  il  proprio  apporto,  dare  la  propria
  valutazione,   senza aspettare le lungaggini di un raffronto  tra
  le  norme scritte e i riferimenti all'articolo ed ai commi e dare
  la  possibilità  di  avere una maggiore  visibilità  concreta  ed
  immediata.
   Voglio    aggiungere   che   a   DPEF   fatto,   in   continuità
  amministrativa con l'Assessore che mi ha preceduto per  il  quale
  non  so  - ho dato dei giudizi alla stampa e li voglio confermare
  anche  adesso,  ho detto  che era stato un ottimo assessore,  che
  aveva  lavorato bene, altro che in contrasto, ho detto che  è  un
  po'  litigioso come lo sono anch'io - e viene sottolineata questa
  frase  in relazione ad una continuità amministrativa che  do  per
  scontato  essere  motivo  di seria interpretazione  logistica  di
  posizione e di continuità politica, ideologica ed amministrativa.
      Mentre,   per  avere  detto,  con  grande  onestà  ideale   e
  concettuale, che il bilancio presentato dall'allora assessore per
  il  bilancio, onorevole Piro - lo ribadisco ancora - è  stato  un
  bilancio  rigoroso  ed il mio, quello che presenterò  con  questo
  Governo, sarà ancora più rigoroso di quello  fatto dall'onorevole
  Piro  in quell'occasione, tant'è che ho già annunziato, e  non  a
  titolo  personale ma a nome del Governo, che la  Finanziaria  non
  avrà un solo euro di spesa e su questo non c'è bisogno di fare né
  barricate né altro: c'è l'impegno del Governo che rappresento,  e
  non  a  titolo  personale, ma come collegiale  valutazione  della
  Giunta stessa.
     Credevo che anche questo fosse un elemento di forte novità nel
  rigore, un rigore quello che si sostanzia nei fatti.
   L'avere  incontrato  in  questo brevissimo  lasso  di  tempo  le
  categorie  sociali, le organizzazioni di categoria,  i  sindacati
  regionali;  l'avere  incontrato  i  deputati  della  maggioranza;
  l'avere  rivolto  l'invito ai colleghi  dell'opposizione  che  ho
  trovato  solerti  ed  attenti alla mia richiesta  -  parlo  degli
  onorevoli Ortisi, Barbagallo, Speziale e Ferro - che avevano dato
  disponibilità  immediata,  e non con   se   e  con   ma ,  ad  un
  incontro  che  domani  mattina  si sarebbe  dovuto  svolgere  tra
  l'Assessore per il bilancio e i capigruppo della minoranza  prima
  che  la  manovra  finanziaria che discende dal  DPEF  andassi  in
  Giunta  -   che ritengo un fatto lodevole - è stato bloccato  dal
  giornale  di  questa  mattina  in  cui  si  legge  che  la   sede
  dell'Assessorato   per  il  Bilancio   non   è   più   una   sede
  istituzionale:  la sede del Governo non è sede  istituzionale   E
  tuttavia,  per  ovviare anche a questo ed essere  convinto  della
  bontà  che  l'incontro deve essere fatto ho chiesto al Presidente
  della  Commissione Bilancio di convocare, alla fine della seduta,
  la  Commissione allargata a quei Capigruppo della  minoranza  che
  vogliano  e debbano, a mio avviso, presenziare perché ci  sia  un
  confronto  che  avvenga prima che Bilancio e Finanziaria  vengano
  approvate dal Governo.
   Onorevole Capodicasa, conosco la sua onestà intellettuale  e  la
  stimo   indipendentemente  dal  suo  colore  politico.   Non   ho
  difficoltà  a dire che spesso la ascolto e so che posso  imparare
  quando lei parla,  perché è una persona onesta dal punto di vista
  intellettuale.   Devo   dirle  però  che  oggi   l'ho   ascoltato
  attentamente  e ho sentito distruggere l'intera impostazione  del
  DPEF.  Mi  auguro che questa sera in Commissione Bilancio,  oltre
  che  distruggere,  sappia  - come sa  fare  -  costruire;  perché
  dobbiamo  fare  delle  proposte,  dobbiamo  dire  al  Governo  se
  qualcosa va male cosa proponiamo per farla andare bene e  meglio
  Non siamo venuti qui  per incontrarci e scontrarci sull'ideologia
  politica e sul fatto che io sia di centro e l'altro è di  destra,
  l'altro  ancora di sinistra  Siamo qui per offrire un servizio  a
  chi   amministriamo,  a  chi  ha  voluto  che   fossimo   qui   a
  rappresentare   istanze,   necessità,   emarginazione,   povertà,
  possibilità di crescita. E dobbiamo farlo insieme
     Sentirsi distruggere tutto, com'è avvenuto tutte le volte  che
  ci  siamo trovati qui, in quest'Assemblea, il dover dire che  non
  avremmo raggiunto certi risultati e il poter dire oggi, però, che
  il  2000, il 2001, il 2002 hanno dato come media il 2,3 per cento
  del  Prodotto  Interno Lordo, il 2,7 per cento, e ancora  di  più
  della  stessa occupazione, come fatto che già è stato definito  -
  ed  è  vero, incontrovertibile ed irreversibile, non  è  più  una
  stima  - ,  sta a significare che in questi tre anni non tutto  è
  da distruggere, da annullare e da buttare nel dimenticatoio.

   CAPODICASA. Lei, però, ha firmato un'altra cosa

   CINTOLA,  assessore per il bilancio e le finanze. Non solo  l'ho
  firmata, ma l'ho anche emendata, se lei vuole
     Dicevo,  che questo sta a significare che non sempre tutte  le
  cose che pensiamo nella contrapposizione ideologica servono, poi,
  a  che la macchina amministrativa che viene fuori dal disegno  di
  legge non possa e non debba produrre risultati attivi.
   E'  vero, abbiamo difficoltà sul piano delle risorse, le abbiamo
  dilapidate  troppo e non le ha dilapidate questo o quel  governo,
  le  ha  dilapidato spesso l'Assemblea con gli emendamenti, quelli
  forti,  quelli  che  arrivano alle 6.00 del mattino,  quelli  che
  arrivano nella confusione generale, quelli in cui tutti ci  si  è
  calati: chi più e chi meno
   Oggi  vorrei  il conforto dell'intera Assemblea, di un'Assemblea
  attiva  e  presente, ma mi accorgo che ci sono pochi deputati  in
  Aula, forse perchè quelli più attivamente presenti  o sono andati
  al  Governo  o  hanno  pensato   è la  stessa  routine,  lasciamo
  correre  .
   Questo  può  opprimermi,  può darmi  qualche  preoccupazione  di
  tenuta.  Quando  siamo costretti a dire al mondo del  lavoro,  ai
  sindacati,  alle organizzazioni di categoria perchè  non  abbiamo
  fatto la legge sulla formazione o la legge sui trasporti, sarebbe
  un danno solo per il Governo qualora non li avesse presentati, ma
  il disegno di legge sui trasporti è in Commissione, il disegno di
  legge  sulla  formazione,  non  da  molto  tempo,  ma  è  già  in
  Commissione. E allora perchè l'Aula, perchè l'Assemblea, che  non
  è il Governo, che non è solo la maggioranza, non pone in essere i
  rimedi  necessari  affinché queste riforme di settore  vadano  in
  porto?  Perché  sui  forestali  non  c'è  la  possibilità  di  un
  coordinamento  forte  per dare cifre certe da  appostare,  lavoro
  certo da effettuare, utilizzazione, laddove è possibile, anche di
  risorse che non siano solo del bilancio e della Regione e che  si
  possano attingere anche in Agenda 2000?
   Non  voglio  né allungare né tediare, né tanto meno  amplificare
  posizioni  personalistiche, non è da me, non sarò mai quello  che
  attribuisce  al suo predecessore errori, come se fossi  il  primo
  della  classe.  Io  mi sento di essere un umile  servitore  della
  Sicilia  che ha votato e che vota, non di quella che si  astiene,
  di  quella che riesce col proprio voto e col proprio consenso  ad
  eleggere i deputati per fare il proprio dovere fino in fondo,  in
  Aula  e  nelle commissioni, sottolineando, quindi, una  necessità
  vera ed obiettiva, che abbiamo un compito che non è soltanto  del
  Governo  e della maggioranza. Certo la maggioranza ed il  Governo
  hanno maggiori responsabilità, alle quali non ci sottraiamo.
   Se,   però,  abbiamo  annunziato  la  possibilità  di  diventare
  effettivamente  legislatori  -  e  l'abbiamo  annunciato  con  lo
  spirito  di  una  leale  visione, non di   inciuci'  che  non  ci
  appartengono -   allora, abbiamo voluto tentare di  dire  che  il
  processo di sviluppo e di rigore dobbiamo governarlo insieme, che
  dobbiamo,  ognuno per la propria parte, fare il  proprio  compito
  fino  in  fondo,  che non possiamo sottrarci alla  responsabilità
  delle  valutazioni  e  delle priorità;  è facile  dire   facciamo
  tutto  nello stesso momento , quando sappiamo che in passato  non
  abbiamo fatto tutto con priorità e con attenzione perchè le  cose
  andassero meglio.
   C'è  un  momento - e a questo momento ancora mi riferisco  -  in
  cui  vogliamo  lavorare insieme e tentare che  nel  lavoro  fatto
  insieme si possa produrre un risultato migliore e diverso.
   Le  cose  dette poc'anzi dall'onorevole Misuraca, capogruppo  di
  Forza  Italia, non solo convincono  ma danno anche la  percezione
  esatta  del modo forte con il quale vogliamo continuare a reggere
  modificandoci  anche,   perchè no,  tentando  di  migliorarci,  e
  giusto  e legittimo, tentando di porre condizioni differenti.  Le
  condizioni  differenti, però, innanzi tutto sono quelle  di  fare
  diventare  questo Parlamento un'Assemblea elettiva  che  legifera
  davvero,  che  legifera prima ancora che il  Governo  appronti  e
  definisca gli strumenti di legge.
     Quando,  oggi,  ci  siamo  incontrati  con  i  deputati  della
  maggioranza, quelli che sono venuti a chiedere contributi  e  una
  attiva  impostazione sul piano culturale, personale e di  gruppi,
  abbiamo  fatto  appena  il nostro dovere, però  abbiamo  dato  il
  segnale  che  vogliamo operare insieme, che non possiamo  operare
  disgiuntamente nè con emendamenti che debbono inseguire i disegni
  di  legge. Gli emendamenti possono essere inseriti fin da  subito
  nel   disegno  di  legge  così  da  agevolarne  l'iter   sia   in
  Commissione  sia in Aula, senza con questo fare  vaga  e  assurda
  demagogia e senza tentare di scardinare niente ma dando ad ognuno
  il proprio onore ma anche il proprio onere di lavoro.
     Quando ci siamo incontrati con i sindacati e le organizzazioni
  di categoria e da loro sono stati proposti alcuni emendamenti che
  abbiamo   già  inserito  nel  progetto  del  bilancio   e   della
  finanziaria,  sappiamo  di avere fatto il  nostro  dovere  perchè
  stiamo dando voce a chi spesso dice che quella voce non ha  avuto
  nel  passato. Riteniamo legittimo e giusto che accanto alle forze
  politiche  che rappresentano gli interessi globali, gli interessi
  di  categoria,  di  settore possano vivere un momento  nel  quale
  anche  loro  le  cose  che  hanno da  dire  non  le  debbano  più
  strombazzare  in  piazza,  ma  debbano  diventare  legge   se   è
  possibile;  ciò, però, sempre nel rigore e nella filosofia che il
  Governo si è dato con il programma che ha esposto ai cittadini  e
  per  i  quali ha avuto il consenso e la maggioranza e il diritto-
  dovere di governare.
   Così  come  intendo fortemente sottolineare l'importanza  ed  il
  ruolo  dell'intera Assemblea,  perchè solo da questo noi possiamo
  trovare  un  raccordo effettivo e capire che il voto segreto  non
  serve  per  impallinare qualcuno, che il voto  segreto  non  deve
  essere più richiesto da chi, in un momento di impulsività, decide
  di  agire  in contrasto con chi si pone umilmente al  servizio  e
  accanto al ruolo effettivo e serio dell'Assemblea.
   Onorevole  Capodicasa,   non  mi  sento  affatto  il  giapponese
  nell'Isola che sta facendo ancora la guerra contro qualcuno. Come
  rappresentante del Governo nella sua interezza - non potrei farne
  a meno dato che sono l'unico rappresentante del Governo presente,
  non  mi  sento isolato ma non mi sento felice di essere  il  solo
  rappresentante del Governo mentre parliamo di problemi di  questa
  importanza e di questa gravità - intendo rappresentare fortemente
  che non sono in guerra, so che non c'è guerra, che non c'è guerra
  nella  maggioranza nè ne vogliamo con l'opposizione, con la quale
  vogliamo  colloquiare  seriamente  alla  luce  del  sole,   senza
  inciuci, senza possibilità assurde, insignificanti. Lo diciamo  a
  voce  alta, lo abbiamo detto sui giornali, lo ribadisco in  Aula:
  l'incontro serve per confrontarci perchè se ci sono soluzioni che
  voi  proponete  e  che  sono migliori delle  nostre  sarebbe  una
  idiozia una follia non prenderle e non trasferirle nel disegno di
  legge  che deve servire non alla maggioranza per governare  o  al
  Governo  per  continuare  a  governare,  ma  deve  servire   agli
  interessi della comunità che vogliamo amministrare, sarebbe  pura
  follia
   Sono  felice che ad oggi non ho nominato alcun consulente,  sono
  felice  di  poter  dire che questa manovra viene  fatta  con  gli
  uffici,  con  il  direttore,  con i  funzionari  che  in  maniera
  intelligente,  seria, costante, sono stati fino  a  mezzanotte  a
  lavorare  lì  con  me, come sono stato con loro  ieri  sera  fino
  all'una  e  mezza e stamattina alle otto e mezza, senza l'apporto
  esterno che pure avrò e di cui pure avrò bisogno subito dopo.
   Non  ho  difficoltà a dire che con il Banco di  Sicilia  abbiamo
  parlato  da pari a pari e se le prime cose che ha detto oggi,  le
  ha  posizionate in termini differenti, ci fa pensare a più di 100
  milioni  di euro per sanare un'ingiustizia palese, per  la  quale
  abbiamo  dovuto  ricorrere al Tribunale amministrativo  regionale
  vincendo la causa con il mio predecessore, l'assessore che mi  ha
  preceduto,  ed essendo ancora in causa in Consiglio di  Giustizia
  amministrativa  per continuare a lavorare e  a  lottare  per  gli
  interessi  della Sicilia, sappiamo che oggi andremo oltre  i  100
  milioni  di  euro per i quattro anni e che la rinegoziazione  del
  mutuo   porterà  ulteriore  e  seria  attenzione  a  una  diversa
  impostazione  perché  scenderanno  le  aliquote  che  la  Regione
  pagherà,  e  che pure 90.000 persone che hanno avuto  accesso  al
  mutuo  di  allora  pagheranno in termini inferiori,  noi  abbiamo
  fatto  il  nostro dovere, non l'abbiamo strombazzato né  vogliamo
  strombazzarlo ancora.
   Se  con la Serit abbiamo aperto un tavolo di trattativa oggi con
  una  commissione che abbiamo istituito con il generale, anche con
  la  presenza della Guardia di Finanza alla quale abbiamo  chiesto
  una  presenza attiva anche in questa commissione per attenzionare
  meglio  il problema, per costruire assieme alla Serit un modo  di
  riscuotere   di   più  e  meglio  in  Sicilia,  non   lo   stiamo
  strombazzando, non lo stiamo gridando ai quattro venti. Però,  ci
  stiamo  lavorando seriamente, nell'intenzione seria e  forte  che
  non  ci  siano  evasori di comodo e non ci sia chi  pagando  deve
  sopperire  a  chi non paga o evade o chi avendo non una  certezza
  forte  da parte del soggetto che deve riscuotere le entrate possa
  avere  pensato che magari se arriva alle cifre alle quali  arriva
  ora come incasso non deve tentare di rischiare né in computer  né
  in  personale  per  cercare  di allargare  di  più  e  meglio  la
  possibilità che le entrate alla Regione siciliana possano  essere
  date.
   Se  nei  confronti  dello Stato sono state  fatte  battaglie  in
  continuità  anche  di  altri governi e di altre  maggioranze  che
  hanno  portato l'articolo 38 a non essere più una chimera, perché
  siamo  ritornati ad essere titolari di un diritto che lo  Statuto
  ci  ha  dato, se sull'articolo 37 ancora siamo in guerra  con  lo
  Stato  nella  speranza che anche questa finanziaria  dello  Stato
  possa  dare  un  ulteriore  momento  di  ulteriori  risorse  alla
  Sicilia,  noi non stiamo parlando di libro dei sogni (perché  non
  abbiamo  parlato di sogno), però diciamo ai siciliani di guardare
  con  ottimismo e di non essere preoccupati del fatto che, pur  in
  ristrettezze economiche e pur sapendo che agiremo con  un  rigore
  che è vero rigore fino in fondo, diciamo con tranquillità  non vi
  preoccupate che stiamo andando avanti, stiamo facendo  i  passi ,
  perché  dalla programmazione si passa alla realizzazione di  quel
  2,3  per  cento  in condizioni difficilissime, perché  l'episodio
  delle  Torri gemelle non ha riguardato solo l'America e l'Europa,
  ma anche l'Italia ne ha subito conseguenze forti, fortissime.
   Noi  stiamo continuando a dire di aver fiducia e di guardare  ad
  una  Regione  che  ha già le carte in regole e  vuole  proseguire
  ancora  meglio per dire al capitale del nord di venire in Sicilia
  con  la  tranquillità e la certezza che qui trova condizioni  che
  non  sono  quelle del disastro che non c'è o della preoccupazione
  costante  di  dover dire che qui si esporta mafia, delinquenza  e
  assassini.
   Qui  si  sta  esportando anche in questo momento un modo  nuovo,
  diligente,  serio e concreto di tentare di operare nell'interesse
  specifico di una Sicilia, che come abbiamo amato senza essere  al
  Governo non possiamo non continuare ad amare adesso che siamo  al
  Governo.
   Certamente  parlerò di meno per quella che  può  essere  la  mia
  posizione che non è mai stata personale, ma è stata una posizione
  di rappresentatività di un gruppo fino ad oggi.
   Sarò  costretto  a parlare di meno e ad  agire di  più,   perchè
  adesso non servono più le parole, servono azioni concrete,  anche
  lo scontro, onorevole Papania, quando è necessario, anche se dopo
  lo  scontro, come è avvenuto in Commissione Bilancio  ieri  sera,
  oggi  posso dirle che il suo emendamento aveva ragion d'essere  e
  che   il   Governo  lo  presenterà  dopo  averne   discusso   con
  l'Assessorato, dato che ritengo che il fatto di averlo licenziato
  ieri sera aveva la sua ragion d'essere.
   Così  come  dico all'onorevole Mancuso, il quale  ieri  sera  ha
  presentato  alcuni emendamenti di un certo tipo per  i  quali  ho
  chiesto  - e continuo a chiedere - all'Assessorato del territorio
  di  darmi la giusta impostazione, che sto aspettando una risposta
  perché,  anche  in  quel caso, vorrei essere  portatore,  non  di
  interessi, ma di una concettualità che ha concreta attuazione  in
  una  collegialità  di  governo, per cui  non  serve  andare  allo
  scontro.  Non servirebbe a nessuno, non lo farò e sono  convinto,
  signor Presidente, onorevoli colleghi, che la cosa più importante
  alla  fine sarà guardarsi allo specchio e dire se si è fatto fino
  in fondo il proprio dovere.
   Il  mio  dovere  nei confronti di quest'Aula, che innanzi  tutto
  rappresenta  l'intero popolo siciliano, voglio farlo  e  lo  farò
  fino  in  fondo,  e nel momento stesso in cui non dovessi  essere
  all'altezza  - come non lo è sicuramente chi mi sta interrompendo
  in questo momento - saprò rassegnare non una continuità di azione
  che non potrò svolgere, ma porterò avanti il disegno più concreto
  e  più serio, quello di tenere in considerazione il fatto che  se
  uno  non  ci riesce lascia, ma non si fa nè intruppare  né  tanto
  meno  massacrare per salvaguardare una poltrona  alla  quale  non
  sono stato abituato nel passato nè lo sono per il presente.
   So  con  certezza  che  lavorerò, che  lavoreremo  come  Governo
  nell'interesse  della  Sicilia  e  dei  siciliani  che   vogliamo
  rispettare senza carezze, senza clientele  ma cercando di dare un
  futuro che sia un futuro di correttezza, di onestà e di sviluppo.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 441.   Chi
  è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dobbiamo decidere se  continuare
  con le mozioni o rinviarle alla seduta di martedì 5 ottobre 2004,
  alle  ore 17.30. Mi sembra di capire che l'orientamento è per  il
  rinvio.
    Sulla sospensione del contributo ordinario al Gruppo di Nuova
                               Sicilia


   Presidenza del vicepresidente Fleres


   ACIERNO.  Chiedo  di  parlare  ai  sensi  dell'articolo  83  del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ACIERNO.  Signor Presidente, pur sempre con il massimo  rispetto
  nei  confronti  della  Presidenza, vorrei ricordarle  che  alcune
  settimane fa c'è stato un dibattito in Aula con la Presidenza  in
  merito  ad  alcune  comunicazioni tronche. Le definisco  così  in
  quanto  non  hanno avuto nel verbale e nel resoconto stenografico
  della  seduta  la  formula finale  l'Assemblea ne  prende  atto',
  quindi  le  considero  ancora oggi delle  comunicazioni  tronche,
  relative a presunti passaggi di deputati da un gruppo, quello del
  Nuovo PSI, a quello di Nuova Sicilia che io rappresento in Aula.
   A  fronte  di  queste  comunicazioni  tronche  effettuate  nella
  seduta   numero  236  del  14  settembre  scorso,  il  Presidente
  dell'Assemblea,  onorevole Lo Porto, su questa vicenda  ha  fatto
  inserire  nel verbale - che è stato già approvato - che tutta  la
  materia è rinviata alla Commissione per il Regolamento.
   Poiché  il verbale è stato approvato, rappresenta atto ufficiale
  di   quest'Aula,   ma  della lettura di tutta  questa  materia  i
  l'Assemblea non ha preso atto, si evince quindi che la fotografia
  dei gruppi parlamentari rimane quella che è e che del problema  è
  stata  investita  la Commissione per il Regolamento,  che  ancora
  deve  essere  convocata  tant'è che  io,   componente  di  quella
  Commissione, non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione  in  tal
  senso.
   Oggi  invece  sono  venuto a conoscenza da  parte  degli  uffici
  amministrativi che si è ritenuto, prevaricando il verbale d'Aula,
  e  quindi  con una violenza veramente inaudita, di sospendere  il
  contributo  del  Gruppo  Nuova  Sicilia  in  attesa  di  presunti
  chiarimenti  che  intanto non sono previsti  dal  nostro  verbale
  regolarmente  approvato.  Semmai dovessero  esservi  chiarimenti,
  saranno quelli che la Commissione per il Regolamento, che è stata
  investita dal Presidente dell'Assemblea del compito di affrontare
  la  tematica di queste anomale comunicazioni tronche, fornirà per
  risolvere la questione. Ma, fino ad allora, nessuno può arrogarsi
  il  diritto di modificare quanto è scritto nei verbali  approvati
  dall'Aula,  e  sarebbe un precedente di una gravità  assoluta  il
  fatto  che  noi approviamo un verbale e  poi qualcuno  ne  faccia
  derivare effetti diversi da quelli sanciti dallo stesso verbale.
   Io  ho  immediatamente interessato della questione la Presidenza
  che  ringrazio  per  essersi attivata comunicandomi  che  domani,
  intanto,  quanto è dovuto  a fotografia attuale' e prima  che  la
  Commissione  Regolamento  dirima la  vicenda,  sarà  regolarmente
  erogato  ai  gruppi  anche  perchè,  signor  Presidente,  lei  sa
  perfettamente che fermare il contributo ordinario  di  un  gruppo
  significa dire ai dipendenti del gruppo che per il corrente  mese
  non c'è stipendio.
   Noi  avremmo  avuto il dovere, se ne avevamo la  responsabilità,
  di  provvedere al licenziamento, ma siccome in nessun verbale  di
  questa  Assemblea  è  stato dichiarato sciolto  il  Gruppo  Nuova
  Sicilia,  ringrazio il Presidente Fleres e lo invito a riflettere
  ed  a  verificare gli atti amministrativi prodotti che  mi  hanno
  costretto  a  prendere  la  parola  stasera  e  ad  attivare   la
  Presidenza  per  i  provvedimenti che  devono  essere  presi  nei
  confronti di chi ha violato quanto scritto nei verbali di  questa
  Assemblea.

   PRESIDENTE.  Onorevole Acierno, come lei ha ricordato  poc'anzi,
  dopo   la   nostra  conversazione  ho  interessato   gli   uffici
  dell'Assemblea per  approfondire la situazione.
     Non  c'è  alcuna volontà precostituita da parte di  nessuno  a
  voler  danneggiare o, comunque, determinare un qualche  nocumento
  nei  confronti né di deputati né di gruppi parlamentari. Tuttavia
  gli  uffici dell'Assemblea hanno fatto rilevare l'esigenza di  un
  chiarimento sulla posizione non solo del gruppo di Nuova  Sicilia
  ma anche di altri gruppi parlamentari.
     In  questo senso stasera ho ricevuto una nota e domani mattina
  predisporrò gli atti relativi alla definizione della vicenda.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a  martedì  5  ottobre
  2004, alle ore 17,30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       I   - Comunicazioni.

       II   - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
         lettera d) e 153 del regolamento interno, della mozione:
         N. 311 «Iniziative per il riconoscimento dello stato  di
                 crisi   del  settore  mangimistico  isolano   ed
                 interventi  per  la  filiera zootecnica»,  degli
                 onorevoli Fleres, Catania G., Maurici,  Baldari,
                 Turano;

       III   -  Discussione unificata delle mozioni:

         N. 305 «Definizione di una linea comune per proporre  al
                 Consiglio  dei  Ministri necessarie  ed  urgenti
                 modifiche  della  manovra finanziaria  a  tutela
                 dell'economia   siciliana»,   degli    onorevoli
                 Speziale, Cracolici, Capodicasa, Crisafulli,  De
                 Benedictis,    Giannopolo,   Oddo,    Panarello,
                 Villari,  Zago;

         N. 309 «Interventi  in  favore del sistema  economico  e
                 imprenditoriale della Sicilia», degli  onorevoli
                 Misuraca,   Confalone,   Mercadante,    Baldari,
                 Fleres;

         N. 310 «Misure  da proporre al Consiglio dei Ministri  a
                 salvaguardia         dell'economia   siciliana»,
                 degli   onorevoli  Formica,  Mercadante,   Dina,
                 Basile, Infurna.

       IV   - Discussione dei disegni di legge:

         1) «Misure finanziarie urgenti. Assestamento del bilancio della
             Regione e del bilancio dell'Azienda delle foreste demaniali della
             Regione siciliana per l'anno finanziario 2004.» (n. 917/A)
  2)  «Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
  sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
  recante  Modifiche allo Statuto della Regione.'» (nn. 580-472-578-
  602-652/A) (Seguito)

       V   - Elezione delle commissioni legislative permanenti e della
         commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attivita'
         dell'Unione Europea.

                  La seduta è tolta alle ore 20.30

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello