Presidenza del vicepresidente Fleres
BASILE segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Congedi e missione
PRESIDENTE Comunico che gli onorevoli Granata e Neri hanno
chiesto congedo per la seduta odierna.
Comunico, altresì, che è in missione, per ragioni del suo
ufficio, l'onorevole Infurna dal 9 al 13 dicembre 2004.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE Comunico che è stato presentato il seguente
disegno di legge:
Norme organiche a sostegno della cultura (n. 945)
di iniziativa parlamentare
presentato dall'onorevole Barbagallo in data 7 dicembre 2004.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati trasmessi, in data 7 dicembre 2004, alle competenti
commissioni legislative:
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Disposizioni in materia di elezione e designazione degli
organi degli enti parco della Sicilia' (n. 943)
d'iniziativa parlamentare
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
Riforma del sistema sanitario' (n. 944)
d'iniziativa parlamentare.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
con richiesta di risposta orale
N. 1971 - Interventi urgenti per l'assegnazione agli
Ispettorati ripartimentali delle foreste dei fondi
occorrenti per il pagamento delle giornate lavorative di
competenza della Regione agli addetti al Servizio
antincendio boschivo.
- Assessore Agricoltura
Firmatario: Oddo Camillo
N. 1972 - Interventi per l'attivazione di un serio controllo
sulle dinamiche dei prezzi, delle tariffe e degli affitti.
- Presidente Regione
- Assessore Lavori Pubblici
Firmatario: Villari Giovanni
N. 1973 - Iniziative per scongiurare il taglio
dell'indennità di disoccupazione agricola previsto dall'art. 21
bis della finanziaria nazionale del 2005.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
Firmatario: Villari Giovanni
N. 1974 - Iniziative per il sostegno delle spese di affitto
degli studenti universitari fuori sede e interventi presso
il Governo nazionale per il potenziamento dell'edilizia
universitaria, con riferimento agli alloggi per gli studenti.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatario: Villari Giovanni
Le interrogazioni testè annunziate saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
- con richiesta di risposta scritta
N. 1967 - Interventi per scongiurare la chiusura
dell'Unità operativa n. 120 SOAT di Niscemi (CL).
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
Firmatario: Galletti Giuseppe
N. 1968 - Sollecito di interventi urgenti a seguito
dell'aggravamento dell'inquinamento ambientale nella zona
denominata 'Arsenale' di Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Industria
- Assessore Territorio
Firmatario: Genovese Francantonio
N. 1969 - Indagine amministrativa sui comportamenti ostativi
adottati nei confronti di un consigliere comunale del Comune di
S. Pier Niceto (ME).
- Presidente Regione
- Assessore Famiglia
Firmatario: Genovese Francantonio
N. 1970 - Notizie in ordine alla realizzazione del Centro di
documentazione arti contemporanee all'interno della Real
Cittadella di Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
- Assessore Beni Culturali
- Assessore Famiglia
Firmatario: Genovese Francantonio.
Le interrogazioni testè annunziate sono state già inviate al
Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
N. 213 - Verifica della gestione delle Aziende termali di
Sciacca e di Acireale ed eventuali interventi integrativi per
consentire il pareggio dei relativi bilanci.
Assessore Turismo
Firmatari: Segreto Giuseppe; Amendolia Antonino
N. 214 - Iniziative per la verifica degli atti
amministrativi posti in essere da parte dell'Amministrazione e
del Consiglio comunale di Cerda (PA).
Presidente Regione
Firmatario: Orlando Leoluca
N. 215 - Revisione dei Decreti dell'Assessore per la sanità che
hanno ridotto a tre mesi il periodo massimo di prescrizione della
terapia del deficit di ormone della crescita.
Presidente Regione
Firmatario: Orlando Leoluca
N. 216 - Indagine conoscitiva sulla situazione creditizia e di
riscossione della Montepaschi-Serit.
Presidente Regione
Assessore Bilancio
Firmatario: Raiti Salvatore.
Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che il Governo
abbia dichiarato di respingere le interpellanze o abbia fatto
conoscere il giorno in cui intende trattarle, le interpellanze
stesse saranno iscritte all'ordine del giorno per essere svolte
al loro turno.
Comunicazione relativa all'ordine del giorno numero 470
PRESIDENTE Comunico che, in riferimento all'ordine del giorno
n. 470 Riproposizione di norme concernenti le elezioni dei
consigli comunali e provinciali , approvato dall'Assemblea nella
seduta n. 245 del 21-22 ottobre 2004, che impegna il Presidente
della Regione a presentare apposito disegno di legge che
riproponga le disposizioni di legge del titolo II della delibera
legislativa approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 5
agosto 2004, il Presidente della Regione, con nota prot. n.
13863 del 22 novembre 2004, pervenuta a questa Presidenza il 24
novembre successivo (assunta con prot. n. 18747/Aula del 26
novembre 2004), ha fatto sapere di avere trasmesso copia dello
stesso ordine del giorno all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, in ragione della
competenza istituzionale ascritta a detto ramo d'Amministrazione,
per necessaria cognizione in relazione alle iniziative connesse
alla osservanza del medesimo atto di indirizzo politico.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE Si passa al punto secondo dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 313 «Iniziative per l'inserimento dell'allevamento dello
struzzo nelle misure previste dal Complemento di programmazione»,
degli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe, Maurici, Baldari;
n. 314 «Interventi nel settore agricolo e zootecnico», degli
onorevoli Fleres, Catania Giuseppe, Maurici, Baldari;
n. 315 «Idonei interventi per garantire lo sviluppo economico e
produttivo del litorale Mondello-Valdesi in conformità al
rispetto dell'ambiente ed alla libera fruizione del bene
naturalistico», degli onorevoli Ferro, Miccichè, Morinello,
Orlando, Raiti;
n. 317 «Interventi per consentire il pagamento agli artigiani
delle somme di cui agli articoli 43 e 47 della legge regionale n.
3 del 1986», degli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe, Maurici,
Baldari, Beninati.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'art. 109 della legge regionale 23 dicembre 2000, n. 32,
espressamente prevede delle misure di aiuto in favore di
strutture che si occupano dell'allevamento degli struzzi;
altri articoli prevedono comunque aiuti per l'incremento degli
allevamenti di carni alternative;
sembrerebbe che le misure previste dal citato articolo non
abbiano ancora trovato specifico inserimento all'interno del
complemento di programmazione;
l'unica misura individuata, pur non avendo ancora trovato piena
attuazione poiché non risulta siano stati erogati gli aiuti, pare
non preveda nulla in favore degli allevamenti di struzzi, che
tuttavia rappresentano una realtà già notevole del settore
zootecnico,
impegna il Governo della Regione
e per esso
l'assessore per l'agricoltura e le foreste
a provvedere all'inserimento, all'interno del complemento di
programmazione, di specifiche misure in favore degli allevamenti
di struzzi, al fine di soddisfare le numerose richieste degli
operatori del settore.» (313)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'agricoltura e la zootecnia rappresentano l'asse portante
dell'economia della Sicilia per il ruolo multifunzionale svolto,
unitamente a quello intersettoriale di approvvigionamento della
filiera agroalimentare regionale e nazionale e di committenza per
numerose attività dell'indotto che ruotano attorno alle aziende
ed alle produzioni agricole, e costituiscono attività di grande
interesse a valenza sociale che si esplica attraverso il
presidio, la difesa, la salvaguardia e la valorizzazione
dell'ambiente, del territorio e delle aree rurali ed interne
dell'Isola;
i principali comparti agricoli e quello zootecnico della
Sicilia vivono una situazione di pesantissima e preoccupante
difficoltà, le cui cause non sono da ricercare in uno stato di
crisi congiunturale, ma bensì in quell'insieme di ritardi nelle
dotazioni infrastrutturali, nelle scelte di politica agraria e
negli investimenti interni ed esterni alla Regione ed alla stessa
Unione Europea, che fanno emergere chiaramente come la causa
della riduzione di competitività dell'agricoltura siciliana nei
mercati interni ed internazionali sia prevalentemente e
pericolosamente strutturale;
la globalizazione dei mercati, l'allargamento dell'UE, il
sostanziale avvio dei processi di apertura dell'area di libero
scambio del bacino del Mediterraneo, gli indirizzi politici
affermati con la riforma della politica agricola comune (PAC) e
la modifica della dinamica dei consumi, i processi produttivi di
delocalizzazione non sono stati governati da idonee politiche di
accompagnamento e di supporto, necessarie per fronteggiare le
nuove sfide che l'insieme di questi nuovi eventi impongono alle
aziende agricole dell'Isola;
per salvaguardare il ruolo, la funzione e la prospettiva stessa
dell'agricoltura siciliana si rende indispensabile e non più
rinviabile l'attuazione di interventi capaci di determinare
condizioni di pari opportunità e di concorrenza e competitività
con le altre agricolture europee, (del bacino del Mediterraneo,
dei Paesi del Sud America e del continente asiatico), attraverso
il superamento dei problemi legati alla sua insularità e la
definizione di regole e competenze chiare per l'attivazione di
misure che tutelino le produzioni regionali e garantiscano i
consumatori, circa la sicurezza alimentare, attraverso controlli
relativi alle norme di qualità, ai residui di fitofarmaci e alla
destinazione finale sui prodotti ortofrutticoli,
semilavorati alimentari, succhi di agrumi, olii d'oliva, mosti e
vini provenienti dai paesi terzi;
lo stato di crisi, che ha già colpito il comparto serricolo
dell'uva da tavola e da mosto, sta interessando altri importanti
e vitali comparti agricoli dell'Isola e lo stato di agitazione
coinvolge ora anche i produttori di uva da tavola e di uva da
mosto,
impegna il Governo della Regione
ad istituire un tavolo di confronto con il Governo regionale e
nazionale ove discutere come superare l'attuale crisi ed
individuare soluzioni urgenti, tra le quali, la dichiarazione
dello stato di crisi del settore agricolo siciliano e quant'altro
possa essere ritenuto utile per la ripresa della produzione e
della vendita.» (314)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il Comune di Palermo, nel settembre del 1989, aveva richiesto
alla Capitaneria di Porto e all'Assessorato regionale Territorio
e ambiente la concessione demaniale marittima del litorale
Mondello-Valdesi per destinarlo all'uso collettivo e per la
salvaguardia dei valori panoramici ed ambientali;
con nota assessoriale del 30 novembre 1989, l'istanza
dell'Amministrazione comunale era stata giudicata 'irrituale'
anche se il 16 dello stesso mese era stata rilasciata, rinnovando
la precedente, concessione provvisoria demaniale alla società
Italo-Belga;
la Capitaneria di Porto il 16 novembre 1989, riscontrando
l'istanza dell'Amministrazione comunale, ha rappresentato il
rilascio alla società della concessione demaniale provvisoria e
l'avviato iter per il rinnovo della stessa con atto pluriennale;
preso atto di quanto esposto in premessa, in data 23 gennaio
del 1990, il Comune di Palermo, in persona del Sindaco pro
tempore, presentava ricorso al Tribunale amministrativo regionale
per la Sicilia per l'annullamento, previa sospensione dei
provvedimenti di concessione alla Società Mondello Immobiliare
ItaloBelga del litorale di Mondello-Valdesi, della nota n. 60240
del 30 novembre 1989 dell'Assessorato regionale Territorio ed
ambiente, deducendone l'illegittimità;
rilevato che:
il TAR, con sentenza n. 1125 del 2004 ha dichiarato fondato il
motivo di ricorso e lo ha accolto;
la concessione della spiaggia di Mondello alla società Italo
Belga' risulta illegittima e che la Capitaneria di Porto di
Palermo avrebbe dovuto valutare e ponderare nell'apposita sede
procedimentale il rilascio di concessione demaniale marittima al
fine di evitare la violazione della norma che le attribuisce i
poteri;
considerato che:
la sentenza del TAR costituisce il riconoscimento di un diritto
negato con insistenza ai cittadini;
il provvedimento dell'autorità giudiziaria dà la possibilità di
restituire la vista del mare dello splendido Golfo di Mondello e
la libera balneazione ai cittadini;
risulta indispensabile e doveroso valorizzare opportunamente
l'esito finale della controversia per impedire che questa storica
decisione possa restare inapplicata;
la Regione ha la titolarità del demanio e non può tenere conto
della dichiarazione d'interesse pubblico del litorale,
impegna il Governo della Regione
ad utilizzare tutti gli strumenti idonei ed opportuni al fine
di assicurare il rispetto della decisione del TAR Sicilia,
avviando un lavoro che, in sinergia con il Comune di Palermo e la
Capitaneria di Porto, garantisca che lo sviluppo economico e
produttivo del litorale Mondello-Valdesi dovrà conformarsi al
rispetto dell'ambiente ed alla libera fruizione del bene
naturalistico.» (315)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la Regione, in armonia con gli indirizzi dello Stato, della
Comunità europea e della programmazione, tutela e favorisce lo
sviluppo dell'artigianato, valorizzando le produzioni nelle loro
diverse espressioni territoriali, artistiche e tradizionali;
incentivando il miglioramento qualitativo della produzione;
agevolando l'accesso al credito da parte delle imprese artigiane;
incoraggiando l'incremento dell'occupazione nel settore;
gli articoli 43 e 47 della l. r. n. 3 del 1986, al fine di
promuovere ed agevolare l'ammodernamento tecnologico e
l'incremento della produttività, nonchè il sorgere di nuove
iniziative nel settore dell'artigianato, prevedono la concessione
di contributi in conto capitale e finanziamenti per le spese di
primo impianto dei laboratori artigiani;
considerato che:
le imprese artigiane aventi diritto ai contributi, ai sensi dei
predetti articoli, per gli anni 1998, 1999, 2000, ancora oggi
attendono l'erogazione dei finanziamenti;
il notevole ritardo nell'emanazione dei pagamenti pone in una
situazione di grave difficoltà economica e di estremo disagio le
imprese che, avendo ottenuto esito positivo alle istanze di
contributo presentate ai sensi dei citati articoli, non hanno
ottenuto il sostegno pubblico a fronte dei relativi investimenti,
impegna il Governo della Regione
ad accelerare le procedure di accertamento dell'ammontare dei
contributi richiesti dalle imprese artigiane ai sensi degli
articoli 43 e 47 della l. r. n. 3 del 1986, ponendo in essere
tutte le attività e le modifiche necessarie per consentire il
pagamento delle somme per gli anni pregressi, verificando la
praticabilità dell'impiego di parte delle risorse finanziarie del
POR e del Complemento di programmazione.» (317)
Onorevoli colleghi, dispongo che le predette mozioni vengano
demandate alla Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari,
perché se ne determini la data di discussione.
Svolgimento di interrogazioni ed interpellanze della rubrica
Bilancio e finanze
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si passa al punto terzo
dell'ordine del giorno: Svolgimento di interrogazioni ed
interpellanze della rubrica Bilancio e finanze .
Non essendo presenti in Aula gli interroganti, l'interrogazione
n. 1643 Interventi volti al recupero delle risorse assegnate
dall'articolo 137 della legge n. 388 del 2000 ed al
rifinanziamento del Pacchetto Sicilia , degli onorevoli Speziale,
De Benedictis e Panarello, si intende trasformata in
interrogazione con richiesta di risposta scritta.
Non essendo presente in Aula l'interrogante, l'interrogazione
n. 1651, Richiesta di approfondimento delle questioni attinenti
all'applicazione delle disposizioni in materia di tasse sulle
concessioni governative regionali e richiesta di proroga del
termine fissato dall'articolo 3 della legge regionale n. 21 del
2003 , dell'onorevole Oddo, si intende trasformata in
interrogazione con richiesta di risposta scritta.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Discussione congiunta dei disegni di legge Bilancio di
previsione della Regione siciliana per l'anno finanziario 2005 e
bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007 (n. 923/A) e
Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2005 (n.
924/A)
PRESIDENTE Si passa al punto quarto dell'ordine del giorno:
Discussione congiunta dei disegni di legge Bilancio di
previsione della Regione siciliana per l'anno finanziario 2005 e
bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007 (n. 923/A) e
Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2005 (n.
924/A).
Ha facoltà di parlare l'onorevole Savona, vicepresidente della
Commissione e relatore di maggioranza.
SAVONA vicepresidente della Commissione e relatore di
maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rimetto al
testo scritto della relazione.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la discussione
generale.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Sull'ordine dei lavori
MICCICHE' Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che
si stia procedendo in maniera molto inusuale: non credo che
questo sia un Parlamento democratico che fa parte di una
Repubblica democratica.
Credo si sia scambiata quest'Aula per un condominio privato, di
alcuni amici, colleghi, deputati di questo Parlamento. Mi pare,
però, che di questo non si tratti
Non sto entrando nel merito della questione perché non faccio
parte assolutamente della Commissione Bilancio', quindi non
posso in questo caso sostituirmi al relatore di minoranza,
onorevole Capodicasa.
Signor Presidente, il mio intervento, tuttavia, lo svolgo
prettamente in ordine specifico, lo ribadisco, non credo pertanto
di entrare nel merito. Rivolgendomi alla Presidenza, mi pare
opportuno sospendere la seduta almeno per alcuni minuti.
Non è questo il modo di proseguire i lavori, anche perché si
sta violando il Regolamento dell'Assemblea, pure in ordine a
tutta una serie di procedure, come per esempio la richiesta di
presentazione degli emendamenti e quant'altro statuito nel
momento in cui si va a trattare un argomento di grande importanza
come quello all'esame.
Signor Presidente, chiedo quindi che venga accertato il numero
legale; in questo momento mi pare che si stia facendo un colpo di
mano dittatoriale e non credo che siamo in un tale regime. Almeno
non mi pare, signor Presidente.
Credo si stia prevaricando ogni regola e ogni norma di rapporto
civile tra gli stessi colleghi della maggioranza e
dell'opposizione. Non mi pare che questo sia un modo di
procedere. La prego di rifletterci perché ciò che si sta facendo
non inorgoglisce la vostra figura politica.
In questo momento la Presidenza non sta guidando un condominio
di amici...
PRESIDENTE Onorevole Miccichè, lei può esprimere liberamente
le sue opinioni ma non offendere né la Presidenza né altri.
MICCICHE' No, non sto offendendo...
PRESIDENTE Lei rifletta sulle parole che pronuncia...
MICCICHE' Signor Presidente, a parte che le sue osservazioni
non mi provocano...
PRESIDENTE Onorevole Miccichè, non le consento di offendere
né la Presidenza né l'Aula...
MICCIHE' Ho visto il suo modo di iniziare e tutto mi potevo
aspettare venendo qui, tranne che la Presidenza passasse subito
all'esame del bilancio in modo così singolare.
Non mi pare che questo faccia onore né a lei né alla storia di
questo Parlamento, perché credo che lei altre volte ha veramente
presieduto con dignità e autorevolezza i lavori di quest'Aula. Ma
come sta iniziando adesso, non ritengo vada nella direzione delle
altre volte: ho ammirato e ho dato un ampio consenso alla sua
capacità di dirigere i lavori.
Tuttavia non mi sembra che questo sia un buon modo di
procedere. Signor Presidente, pertanto, credo sia necessario un
momento di riflessione anche per capire come si sta procedendo.
Ritengo opportuno che si apra un dibattito su tutto ciò
PRESIDENTE Onorevole Miccichè, per capire quello che accade
basta ascoltare gli interventi e le indicazioni della Presidenza.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, pensavo che a
presiedere la seduta odierna giungesse in Aula l'onorevole Lo
Porto, non perché viene meno la sua funzione ma per le questioni
che dobbiamo porre all'attenzione dell'Aula e all'attenzione di
quella Presidenza, dato che lei è, in qualche modo, parte in
causa nella vicenda che ha interessato i lavori della
Commissione Bilancio. Ripeto, sarebbe stato più utile per il
Parlamento che a presiedere i lavori odierni fosse intervenuto il
Presidente Lo Porto.
Abbiamo più volte tentato di trovare una soluzione rispetto ad
un atteggiamento che riteniamo non solo di violazione
regolamentare ma di tracotanza assunta dalla maggioranza in
Commissione Bilancio.
Intendo riassumere la vicenda svoltasi in Commissione Bilancio:
la II Commissione ha deliberato in assenza del numero legale,
ed io ne sono testimone diretto in quanto ho partecipato a quei
lavori; infatti la Commissione bilancio ha approvato i primi 19
articoli soltanto in presenza del Presidente della Commissione,
onorevole Savona, dell'onorevole Dina e dell'onorevole Formica. E
quando, nella sala delle riunioni, quattro parlamentari del
centro-sinistra furono presenti, la maggioranza chiese la
sospensione dei lavori e la verifica del numero legale.
Presidente, dica all'onorevole Assessore per il Bilancio di
parlare soltanto quando ne ha facoltà, perché qui dentro ha la
stessa dignità degli altri parlamentari e non deve interrompere
dai banchi del Governo. Signor Presidente, successivamente la
Commissione proseguì approvando non solo i 28 articoli proposti
dal Governo ma addirittura, fatto che ha il sapore dello
scandalo, 81 articoli tra cui l'articolo 78 che si compone di
ben 61 ulteriori articoli. Siamo in presenza di una legge
finanziaria che viene all'esame del Parlamento regionale, esitata
dalla Commissione Bilancio in violazione del Regolamento interno,
in quanto approvata in mancanza del numero legale. La stessa
Commissione ha introdotto, nell'ambito dei lavori, qualcosa come
altri 130 articoli.
Oltre che rimanere scandalizzati abbiamo cercato di trovare una
soluzione ragionevole, e non è quella di cui oggi siamo
accusati, perché si afferma che avremmo tenuto simile
comportamento solo per evitare l'approvazione della legge
finanziaria. Tutt'altro. Nel merito della legge finanziaria, lo
abbiamo già detto, è una legge finanziaria che ha false entrate,
che copre capitoli di bilancio soltanto per una parte dell'anno,
completamente falsa. Su questo discuteremo, intanto il problema
resta quello delle procedure. Proprio sulle procedure abbiamo
tenuto una lunga riunione martedì con il Presidente Lo Porto,
durante la quale abbiamo avanzato la proposta di rinviare l'esame
della legge contabile in Commissione, .assumendoci l'impegno di
esitare il testo originario del disegno di legge della
finanziaria così come esitato dalla Giunta di Governo in una
giornata; avremmo riconvocato nella giornata di oggi l'Aula e
questa sera avremmo discusso della finanziaria sanando in qualche
modo le violazioni regolamentari prodotte dalla Commissione
Bilancio. C'è stata, però, un'opposizione intransigente da parte
dell'UDC, infatti, l'onorevole Dina si é assunto la
responsabilità di rompere una convergenza che si stava
determinando.
L'onorevole Dina é il Presidente del Gruppo parlamentare
dell'UDC anche se capisco che é un partito che in questo momento
ha problemi di travaglio interni che purtroppo riversa sul
Parlamento. I travagli interni hanno dato un'accelerazione dei
lavori che, però, vanno condotti in modo più misurato e più
equilibrato. Per cui, signor Presidente, formalmente le chiedo
di procedere al rinvio del disegno di legge contabile in
Commissione bilancio e di sospendere, pertanto, la trattazione
dell'ordine del giorno convocando conseguentemente la II
Commissione.
Noi ribadiamo, come centro sinistra, la piena disponibilità ad
esitare, in tempi ragionevoli, purché si sani il vulnus
determinatosi nell'ambito dei lavori della Commissione e si
giunga ad un voto in Commissione. La maggioranza ha i numeri per
approvare il disegno di legge ed eventualmente, se lo ritengono
necessario possono introdurre altri articoli al testo.
Altrimenti, signor Presidente, ci troveremo davanti ad un fatto
difficilmente sanabile, perché si é stabilito, in un organo
parlamentare, che le Commissioni possano deliberare anche in
assenza del numero legale, cioè in presenza di due parlamentari
su quindici.
Più volte gli uffici hanno fatto riferimento alla questione
richiamando le modifiche regolamentari, ma secondo noi il
combinato degli articoli 32 e 69 non necessita di alcuna
interpretazione.
Signor Presidente, ci siamo rivolti al Senato per conoscere la
procedura che viene adottata in quella sede - dato che noi
siamo in linea regolamentare con quanto si fa da loro - e ci é
stato confermato che per iniziare i lavori la Commissione
necessita la presenza di almeno un terzo dei senatori e che per
tutte le deliberazioni, come fra l'altro ci sembra del tutto
ovvio, é necessaria la maggioranza e il numero legale, così come
in qualsiasi organo collegiale. Qui, invece, si tenta di
coprire difficoltà di ordine politico violando il Regolamento.
Signor Presidente, lei capirà che essendo materia molto
delicata, che riguarda le procedure relative l'iter di
formazione di una legge e le garanzie democratiche che devono
essere assicurate a tutti i parlamentari, e non solo il tema
della finanziaria. Per cui, ripetiamo la proposta di sospendere i
lavori d'Aula, e di rinviare l'articolato del disegno di legge
contabile in II Commissione, impegnando l'Aula con un voto
formale, se ritiene opportuno , affinché la II Commissione
esamini il testo in tempi rapidi e ragionevoli, in modo tale da
ritornare in Aula con il testo esitato sanando il vulnus che si
é determinato.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, la Presidenza dell'Assemblea,
in tempi non sospetti, oltre un anno fa, ha dato
un'interpretazione assolutamente diversa rispetto a quella che
lei ha enunciato poco fa, secondo la quale la verifica del numero
legale e quindi il numero legale é richiesto esclusivamente per
la deliberazione del voto finale.
Questa é un'argomentazione che conosce bene, perché ha avuto
modo di poterla discutere con il Presidente dell'Assemblea e
pertanto, relativamente a ciò , la Presidenza non accoglie la
proposta appena formulata proprio perché, ben oltre un anno fa,
é stata assunta questa decisione interpretativa della nostra
norma regolamentare e in questo senso l'Aula e le commissioni, da
quel momento, si sono adoperate adeguandosi all'orientamento
della Presidenza dell'Assemblea.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Per un richiamo al Regolamento
CAPODICASA Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
preparato un'altra lettera, su incarico dei colleghi che avevano
firmato la prima, indirizzandola al Presidente dell'Assemblea, di
risposta a quella che il Presidente ha avuto la bontà farci
pervenire.
Nella lettera del Presidente dell'Assemblea oltre ad un certo
argomentare nel merito degli articoli 32 e 69, viene richiamata
la nota n. 1188 del mese di novembre 2003, alla quale Lei faceva
riferimento poc'anzi, con la quale il Presidente dell'Assemblea
ritenne volere comunicare una sua interpretazione sull'argomento,
attraverso una, devo dire, claudicante argomentazione di natura
tecnica.
Quando dico claudicante non lo dico perché non conosco se
esistano o no funzionari eccellenti che sappiano entrare nel
merito del Regolamento, ma evidentemente, quando le cose hanno
una palese realtà diversa da quella che si vuole sostenere, ogni
argomentazione, anche alle persone più preparate ed intelligenti,
risulta difficile.
Allora, in primo luogo, quella nota, onorevole Presidente, come
Lei non potrà non convenire con me, non costituisce
un'interpretazione regolamentare, considerato che l'organo
deputato all'interpretazione del Regolamento, così come lo stesso
Regolamento recita, è la Commissione per il Regolamento e non il
Presidente dell'Assemblea: quest'ultimo ne è il custode ed il
tutore del Regolamento ma non l'interprete. Nel Regolamento
interno dell'Assemblea non è scritto che il Presidente
dell'Assemblea possa interpretare una norma.
Del resto in questo caso, non vi è nulla da interpretare,
essendo l'articolo 32, secondo comma, e l'articolo 69, secondo
comma, di una chiarezza tale da non richiedere alcuna
interpretazione, nemmeno della Commissione per il Regolamento,
perché tale commissione interpreta quando la norma non è chiara,
quando può dare luogo a fraintendimenti.
L'articolo 32, secondo comma, riporta - dopo aver stabilito
che il numero legale in commissione è presunto e che ne possono
richiedere la verifica due parlamentari in prossimità di una
votazione - che, allorquando la commissione debba procedere a
deliberazioni deve essere presente la maggioranza dei componenti
la commissione. Quindi è del tutto chiaro il comma secondo
dell'articolo 32.
All'articolo 69, comma secondo, si ribadiscono le fattispecie
previste dall'articolo 32: il numero legale è presunto, possono
richiedere la verifica due componenti quando si deve procedere a
votazione, e poi ripete nuovamente ciò che è detto al secondo
comma dell'articolo 32 e cioè che quando le commissioni debbano
procedere a deliberazioni si richiede la maggioranza dei
componenti la commissione. In più rispetto al secondo comma
dell'articolo 32 dove si tratta di deliberazioni, il secondo
comma dell'articolo 69 aggiunge deliberazioni sui testi dei
disegni di legge.
Mi chiedo come si possa desumere dall'interpretazione
contestuale, quindi dal combinato disposto di questi due articoli
che s'intenda per deliberazioni solo quelle del testo finale del
disegno di legge e non di ciò che ognuno può intendere quando si
parla di deliberazione. Si ha, infatti, deliberazione ogni
qualvolta c'è l'espressione di un voto. Attraverso il voto si
delibera.
Quindi, si delibera, onorevoli colleghi, anche sul singolo
emendamento, su un articolo, e quando si delibera sul testo
finale del disegno di legge. Se il Regolamento avesse voluto
affermare che trattavasi del voto finale ai disegni di legge, lo
avrebbe specificato così come in tutte le altre parti del
Regolamento lo specifica quando si tratta di voto finale dei
disegni di legge.
So perfettamente il motivo che ha indotto il Presidente
dell'Assemblea, nel novembre 2003, cioè poco più di un mese dopo
la votazione in Aula del nuovo testo del Regolamento interno ad
emettere quella nota che, ovviamente noi non intendiamo come
interpretazione regolamentare, perché il Presidente non ne ha i
poteri. Ma è nata, come si evince anche dall'esame del
dibattito in Aula svoltosi sul Regolamento interno
dall'intenzione con cui la maggioranza è entrata in quest'Aula
quando ha voluto modificare il Regolamento, dandola come
scontata interpretazione regolamentare.
Forse il diavolo ogni tanto ci mette la coda ed è successo
che nel dibattito in Aula, che ho potuto riesaminare è sorto il
caso dell'onorevole Raiti e dell'onorevole Spampinato che,
intervenendo avevano voluto dichiarare il loro voto contrario,
come l'onorevole Liotta fece però in un altro contesto,
ribadendo di non essere d'accordo con l'interpretazione che si
voleva dare, cioè che nelle commissioni si potesse votare,
senza il numero legale i disegni di legge.
Il Presidente dell'Assemblea, nella persona dell'onorevole Lo
Porto, quindi lo stesso Presidente che firma la nota appena un
mese dopo, polemizzando e interrompendo l'oratore che, da questo
palco, ,esprimeva il proprio voto contrario, l'onorevole Liotta
che, nella seduta numero 182 e nella seduta 183, aveva espresso
lo stesso avviso, disse: «sono tutte sciocchezze, la smetta di
dire queste cose, perchè all'esterno di quest'Assemblea, facciamo
passare messaggi sbagliati, secondo cui due deputati possono
approvare un testo di legge». Disse l'onorevole Spampinato:
Presidente lei afferma così, quindi è così e quindi non è il
caso di andare avanti .
A quale Presidente dobbiamo prestare fede, onorevole Presidente
di turno, a quello che in Aula dice quelle cose o a quello che
dopo un mese scrive una nota, ma non volendo comunque ...
FORMICA. Deve applicarsi la norma.
CAPODICASA Onorevole Formica, lei è duro di comprendonio.
Abbiamo detto che il Presidente non ha nessun compito di
interpretare il Regolamento, non ha nessuna facoltà.
PRESIENTE .Onorevole Formica lasci completare l'intervento
dell' onorevole Capodicasa.
CAPODICASA. Siccome quelle norme non hanno bisogno di alcuna
interpretazione ma vanno soltanto lette. Perché scritte in modo
chiaro.
Del resto sono andato anche a vedere la norma regolamentare
del Senato che, essendo ovviamente più articolata della nostra,
poiché si è di fronte a commissioni in sede redigente, in sede
deliberante ed in sede legislativa, regola la materia in modo
del tutto diverso dalla nostra, in modo più articolato secondo le
varie sedi a cui ci si riferisce, ed in quella circostanza, nella
circostanza che può essere avvicinata a quella dell'Assemblea
regionale siciliana, si richiede che vi sia la maggioranza dei
componenti la Commissione.
Diversa è la regolamentazione alla Camera dei deputati, però
signor Presidente, i riferimenti alla Camera, al Senato e ad
altri organi esterni all'Assemblea possono essere richiamati
solamente come termine istituzionale di paragone, perché
l'Assemblea ha un proprio Regolamento che differisce da quello
degli altri perché è calato nella realtà assembleare.
La nostra realtà assembleare è quella di un Parlamento
composto da novanta deputati; le Commissioni composte da dodici
parlamentari, con un numero molto circoscritto di parlamentari
che effettivamente partecipano ai lavori di Commissione.
Pertanto, la situazione che si verrebbe a determinare è quella
paventata dall'onorevole Spampinato e da altri: cioè che due
parlamentari possano approvare o meglio esitare per l'Aula un
disegno di legge. Ed è esattamente ciò che l'onorevole Speziale
richiamava poc'anzi ed è quanto è avvenuto in Commissione:
quando noi arrivammo in Commissione trovammo soltanto tre
deputati di maggioranza che stavano votando gli articoli, ed un
solo deputato dell'opposizione.
Arrivati noi tre deputati dell'opposizione, l'onorevole
Speziale, l'onorevole Liotta ed io, diventammo maggioranza: la
precedente maggioranza, diventata minoranza, chiese la verifica
del numero legale perché ha voluto far mancare il numero legale
sospendendo i lavori della Commissione.
Che gioco è questo?
Si è voluto innovare il Regolamento perché si voleva
sanzionare l'assenteismo dei parlamentari, questa era la
motivazione: sanzioniamo quei parlamentari che non frequentano
le commissioni, non frequentano l'Aula. Addirittura si era
ipotizzata la sanzione pecuniaria che doveva essere inflitta ad
ogni parlamentare che non fosse presente alle sedute.
Alla fine, il paradosso: se fosse giusta l'interpretazione che
viene a noi data finiremmo per incentivare e per premiare
l'assenteismo. Perché se due deputati, o tre deputati possono
deliberare su un disegno di legge, gli altri possono
tranquillamente starsene a casa.
Allora, signor Presidente, siccome non si tratta di un piccolo
particolare, cioè non si parla dell'ammissibilità o meno di un
emendamento, non si tratta di aspetti marginali ma bensì del
procedimento legislativo, le garanzie e le tutele debbono essere
garantite ai parlamentari sono a vantaggio dell'intero Parlamento
e per traslazione a vantaggio dei cittadini siciliani che qui ci
mandano.
Non si può accettare che i disegni di legge vengano approvati
con sotterfugi, senza la necessaria trasparenza. Perché
l'analogia con l'Aula è un'analogia del tutto impropria, non solo
perché si tratta di due livelli istituzionali totalmente
differenti con logiche differenti, e con diverse
regolamentazioni, come da sempre è avvenuto in ogni Parlamento,
ma anche perché nell'Aula si lavora in presenza del pubblico,
con la pubblicazione di un resoconto stenografico, addirittura
con la trasmissione televisiva, quindi sedute che possono aver
un controllo.
In Commissione non è così, tutto quello che può avvenire non
è registrato pedissequamente. Ho cercato di capire cosa sia
successo in II Commissione ma mi è stato molto difficile, a me
che sono parlamentare; capire cosa sia avvenuto in quel balletto
di emendamenti che hanno finito per produrre questo sconcio che
conta circa 150 articoli.
Vorremmo capire dove è la tutela della materia regolamentare,
da parte della Presidenza. Noi vorremmo sapere se il testo
esitato dalla II Commissione sia stato passato al vaglio
dell'articolo 74 ter o 74 quater che mette in capo al Presidente
dell'Assemblea la facoltà di valutare preventivamente i testi che
giungono in Aula per verificarne la compatibilità regolamentare
e di legge. Tutto questo non si fa più, e da tempo. Poi ci si
lamenta che il Commissario dello Stato impugna in modo così
massiccio i testi approvati, finendo a volte per debordare dai
suoi poteri, esprimendo anche giudizi pesanti sul nostro modo di
legiferare.
Pertanto, signor Presidente, le comunico che questo è un
passaggio che non può essere liquidato tranquillamente, l'ho già
detto, lo ribadisco, se non si sana questo vulnus, per quanto mi
riguarda, ovviamente rinuncio al ruolo di relatore di minoranza,
perché non intendo avallare con la mia relazione una procedura
che è del tutto fuori dal Regolamento interno.
Mi riservo, insieme agli altri o da solo, questo si vedrà,
come comportarci nelle sedute successive. E' del tutto evidente
che questo passaggio non può avvenire senza che venga
sottolineato e sanzionato da una forte protesta, perché non
discutiamo dell'oggi, discutiamo del futuro, perché qui si vuole
affermare un principio del teppismo regolamentare e
legislativo' che mi pare adeguata perché la maggioranza sta
sfasciando tutto, anche le leggi.
Volevo aggiungere , signor Presidente, quanto inutile sia
cercare l'interesse immediato dell'oggi, del momento, tenuto
conto che le maggioranze cambiano e che agli stessi parlamentari
della maggioranza interessa che si perseguano procedure
corrette, perché avendo la maggioranza in grado di tutelare la
propria impostazione politica, non ha bisogno di sotterfugi
regolamentari per proseguire. E' necessario che, a garanzia di
tutti, le regole vengano rispettate. Mi rivolgo tanto più, ai
colleghi dell'opposizione, che anche se non ha i numeri per
tutelarsi lo può fare solo attraverso la garanzia che la
procedura sia corretta e che sia il più possibile trasparente.
Signor Presidente, ho l'impressione che sia stata già presa
una decisione, lo so bene, ma badate che questo torto non lo fate
ai parlamentari dell'opposizione, ma all'intero Parlamento.
Io vi esorto a riflettere. Siamo talmente consapevoli della
pesantezza del passaggio che avevamo perfino proposto di fare
riapprovare la legge in mezza giornata, di ritornare in Aula e
approvarla così come era, in mezza giornata, senza presentare
alcun emendamento purché fosse sanato il vulnus.
Dico di più: io sarei perfino propenso a procedere con l'esame
del disegno di legge purché oggi stesso si precisi che sino ad
oggi il Regolamento è stato interpretato in tal senso, ma che da
oggi in avanti l'interpretazione sarà diversa.
Andiamo quindi avanti con i lavori, considerando questo un caso
che non costituisce precedente. Ma - ribadisco - se attraverso
questo passaggio volete affermare che l'interpretazione sarà la
stessa anche per il futuro, sappiate che io darò battaglia in
Commissione ad ogni passaggio legislativo. L'opposizione si
attrezzerà però di conseguenza, così penso che questo fine
legislatura sarà molto più divertente di quanto finora non sia
stato.
Ovviamente io lancio la mia proposta, ma non so se in Aula ci
sono orecchie attente perchè venga recepita; diversamente, poi,
ognuno tirerà le proprie conclusioni.
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, la Presidenza ha ascoltato
con attenzione sia le osservazioni dell'onorevole Speziale che le
sue. Tuttavia non possiamo non ricordare che il senso della
modifica regolamentare approvata l'anno scorso era proprio quello
di consentire alle Commissioni di deliberare celermente, e di
consentire di conseguenza all'Aula di esaminare disegni di legge
che avessero avuto il parere delle Commissioni legislative senza
eccessive azioni dilatorie all'interno delle stesse, non
necessariamente attribuibili all'azione dell'opposizione ma
talvolta anche all'azione della maggioranza; e questo all'interno
della dialettica politica che noi tutti conosciamo.
Tuttavia, onorevole Capodicasa, non posso che attestarmi a
quanto disposto dagli articoli 7, comma 2, e 39 del Regolamento,
con i quali si conferisce al Presidente il potere di imporre
l'osservanza del Regolamento; poichè il Presidente
dell'Assemblea, relativamente all'argomento in questione, non ha
ritenuto di dover convocare la Commissione per il Regolamento per
eventualmente modificare la determinazione scritta, la Presidenza
pro tempore dell'Assemblea non può che attenersi a quella
indicazione, anche perché non ha alcuno strumento per modificare
una decisione che opera in direzione opposta a quelle che sono le
osservazione che lei ha formulato.
Ciò non toglie, onorevole Capodicasa, che il problema da lei
posto sia serio; il fatto cioè che le regole non possono che
essere accettate e condivise da tutti. Ciò non toglie, peraltro,
che il Presidente dell'Assemblea, questa sera o nei prossimi
giorni, faccia ricorso alla sua prerogativa di convocare la
Commissione per il Regolamento ed in quella sede sottoporre alla
medesima tale questione.
CAPODICASA Signor Presidente, la Commissione per il
Regolamento voterebbe a maggioranza e quella votazione, seppure a
maggioranza, sarebbe in violazione al Regolamento.
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, ribadisco, ciò non toglie
che il Presidente dell'Assemblea non possa ritenere nei prossimi
giorni di convocare la Commissione per il Regolamento.
CAPODICASA Signor Presidente, ho capito, allora andrò a fare
altre cose fuori che sono più interessanti.
PRESIDENTE Padronissimo di farlo, onorevole Capodicasa. Le
ripeto: ciò non toglie che il Presidente dell'Assemblea,
approfondendo ulteriormente la questione, non ritenga di
convocare la Commissione per il Regolamento e rivedere la propria
posizione.
Relativamente alla questione relativa al quorum richiesto per
le votazioni in Commissione - maggioranza o minoranza che sia -,
lei mi insegna che il terzo comma dell'articolo 39 comunque
rinvia al voto dell'Aula per quanto riguarda le deliberazioni
della Commissione per il Regolamento. Lei mi dirà che in Aula c'è
la medesima maggioranza; ma questo fa parte complessivamente
della dinamica parlamentare.
CAPODICASA Signor Presidente, il Regolamento non è
modificabile.
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, come lei sa, le opinioni al
riguardo sono diverse, non sono convergenti. Ci sono opinioni che
sostengono la sua tesi ed opinioni che sostengono che la tesi non
h sufficientemente supportata.
CAPODICASA Signor Presidente, chiamiamo un professore
d'italiano
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, io non amo coinvolgere
strutture diverse da quelle parlamentari nell'attività del
Parlamento; però posso garantirle che esiste un conforme
orientamento rispetto alle decisioni assunte da parte del
Presidente dell'Assemblea.
LIOTTA Conforme, da parte di chi?
PRESIDENTE Onorevole Liotta, le sfugge ciò che io dico. Ho
detto che non amo chiamare in causa soggetti esterni al
Parlamento medesimo nel momento in cui le decisioni attengono al
Parlamento e non ad altri. Eppure posso dirle che rispetto
all'interpretazione data a questo passaggio regolamentare esiste
una conforme opinione diffusa da parte di soggetti interni alla
struttura.
LIOTTA Da parte di chi, signor Presidente?
PRESIDENTE Le sto rispondendo, onorevole Liotta, Da parte di
soggetti e strutture interne al Parlamento ed esterne al
Parlamento medesimo. Questo non significa nulla o può non
significare nulla. Questa è l'opinione della Presidenza.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Sull'ordine dei lavori
CINTOLA assessore per il bilancio e le finanze.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, a me pare che l'intervento
dell'onorevole Capodicasa sia meritevole di attenzione ma non per
modificare l'esito di una partita già iniziata. Cioè a me pare
che lei abbia voluto aprire, onorevole Capodicasa, uno spiraglio
per tentare di modificare per l'avvenire. E questo non lo dico,
onorevole Capodicasa, per buttare ponti sotterranei, perché non è
nella mia natura. Voglio ricordare che ho chiesto un incontro con
le minoranze prima di procedere all'esame della legge
finanziaria, e l'ho chiesto nella convinzione che anche in quella
fase potessero dare il loro apporto. Purtroppo, però, poi sono
dovuto rientrare nei ranghi in quanto sia la maggioranza che
l'opposizione mi hanno negato il diritto di andare avanti.
Per tale motivo non mi sento assolutamente responsabile di aver
voluto procedere in Commissione Bilancio senza la partecipazione
dell'opposizione. Però vorrei dirle, onorevole Capodicasa, per il
rispetto che dovremmo avere del ruolo che ognuno di noi ricopre
in questo Parlamento, che quella lettera è stata inviata nel
novembre del 2003 .
CAPODICASA Quella lettera non ha nessun valore, onorevole
Cintola. E' solo un'opinione del Presidente.
CINTOLA assessore per il bilancio e le finanze. Quella
lettera ha fatto portare avanti nelle Commissioni alcuni
indirizzi.
Il solo fatto che lei chieda un impegno per modificare
l'interpretazione del Regolamento, e che non vuole attestarsi
sulla pratica dell'ostruzionismo, sta a significare che può
comunque esserci un'apertura a che il lavoro svolto fino a questo
momento possa essere portato ugualmente in Aula per un ulteriore
approfondimento dell'intera legge.
Quando lei dice questo, io ritengo che sia sintomo di buon
senso, e non lo dico per creare ponti di cui nessuno ha bisogno,
né voi, né il Governo, né la maggioranza. Lo dico perché ritengo
che tale argomento possa essere ripreso successivamente col
Presidente dell'Assemblea, in Commissione ed anche in Aula,
affinchè, per l'avvenire, possa essere chiaro quel punto che lei
ha perfettamente illustrato.
Però, dato che abbiamo creduto tutti di lavorare in perfetta
sintonia col Regolamento - noi che ritenevamo che quella lettera
fosse testo per tutti e voi che la state contestando, anche se
con ritardo rispetto al momento in cui fu inviata -, rimandiamo
il problema ad un altro momento, per poter meglio codificare il
Regolamento e, se è il caso, modificarlo. Se ci pensate, però,
quest'Aula può anche votare un articolo di un disegno di legge, o
anche tutti gli articoli, con soli tre deputati, e perchè una
Commissione non potrebbe, anche senza numero legale, dare
soltanto un parere su un disegno di legge che poi, alla fine,
sarà sempre sottoposto al parere dell'Aula?
Non voglio aggiungere altro, onorevole Capodicasa, onorevoli
colleghi, voglio dire soltanto che come Assessore presente in
Commissione Bilancio non ho inteso nè voluto mandare avanti una
legge senza l'opposizione, tant'è che al primo giorno in cui ci
siamo fermati - e chiedo conferma di questo all'unico deputato
dell'opposizione presente, l'onorevole Papania - abbiamo ritenuto
di dover dare un parere soltanto a quegli articoli che non
presentavano emendamenti. Nel pomeriggio, quando abbiamo ripreso
i lavori, ritenevamo di essere in regola per andare avanti con la
presenza dell'opposizione.
Credo non ci sia un vulnus, un attacco, una differenziazione
che ponga termini di invivibilità tra minoranza e opposizione,
così come ritengo di non avere mai agito in difformità al
Regolamento. Mi rendo conto delle proposizioni che lei ha
espresso,onorevole Capodicasa, ed io colgo nella sua proposta di
andare avanti dando assicurazioni che per l'avvenire le cose
possano e debbano mutare, un elemento serio di quel Capodicasa
che io conosco, non quello delle manette ma quello che in questa
Aula ha fatto il Presidente dell'Assemblea e ha fatto anche il
deputato.
Per cui sono convinto che ci sia sufficiente volontà perchè
anche in Aula si possano approfondire, ed eventualmente
modificare, la legge finanziaria. E sono d'accordo anche con
l'onorevole Barbagallo, condivido la sua lettera inviata al
Presidente, ed invito la Presidenza a valutare l'ammissibilità o
meno di eventuali emendamenti o degli articoli stessi, però
manteniamoci su una legge che abbia i connotati di una legge
finanziaria.
Si può ben vedere che le riduzioni di spesa ed il rigore ci
sono, al di là di qualche informazione sbagliata data dalla
stampa, e ci si deve rendere conto che noi tutti abbiamo un
diritto-dovere, che è quello di dare un bilancio alla Regione
siciliana che sia frutto del lavoro - e non del compromesso - di
questo Parlamento.
BARBAGALLO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, qualcuno
probabilmente pensa, in maniera errata, che le opposizioni non
vogliono fare approvare la legge finanziaria entro i termini
previsti dalla normativa.
Il percorso che abbiamo suggerito, e che è condiviso da tutte
le opposizioni, serviva proprio ad accelerare i lavori e non a
ritardarli, proprio perchè tutti pensiamo che il bilancio serva
in primo luogo ai siciliani e non a questa o a quella
maggioranza.
Il rinvio del disegno di legge in Commissione Bilancio, oltre
che dalla posizione espressa sul piano regolamentare, è
determinato anche da altri fatti; ne cito qualcuno per fare un
esempio e anche per richiamare i comportamenti che in altre
occasioni questa Presidenza ha tenuto.
L'originario disegno di legge finanziaria era composto da 28
articoli e prima dell'esame la Presidenza ha ritenuto che due
articoli non erano attinenti alla norma contabile; non so se tra
gli 81 articoli giunti in Aula questi due articoli siano stati
reinseriti, probabilmente scritti in maniera diversa, ma è
probabile che tra tutti questi articoli ci siano argomenti
estranei alla materia finanziaria, e quindi non in sintonia con
il nostro Regolamento.
E' singolare che questo esame venga fatto dopo la presentazione
degli emendamenti; potrebbe accadere che si faccia un dibattito
su articoli che non sono in regola con il Regolamento
dell'Assemblea. Allora, se il Presidente dell'Assemblea ci
consegna un testo stralciato dagli articoli che ritiene
inammissibili semplifichiamo il lavoro, perchè presentare gli
emendamenti .
CAPODICASA Il Regolamento prevede che tale esame debba essere
preventivo.
BARBAGALLO E' stato sempre preventivo, sui 28 articoli
l'esame è stato infatti preventivo; l'Assessore Cintola chiedeva
questo sulla base di una nostra nota con la quale chiedevamo di
farlo in maniera preventiva e autonoma.
Se il Presidente lo fa prima e noi approntiamo il dibattito
sulla base di una norma più stringata, che contiene solo
argomenti attinenti la materia della legge, certamente
semplifichiamo i lavori.
Se ci impegniamo, entro lunedì, con una seduta di Commissione,
ad esaminare nuovamente il testo stralciato da quegli articoli
che la Presidenza ritiene inammissibili, probabilmente martedì
potremo procedere in Aula in maniera più spedita. Se la
maggioranza, invece, ritiene di andare avanti in quanto,
attraverso la prova di un rapporto di forza determinato
esclusivamente dai numeri, non si vuole consentire
all'opposizione di dare il proprio contributo, io penso che sta
sbagliando sul piano del metodo ed anche sul piano dei risultati
politici.
Quindi la mia proposta è quella di non avviare la discussione
generale, ma di ritornare in Commissione, con una decisione che
rappresenterebbe una prova di saggezza da parte di una
maggioranza che vuole arrivare in porto.
SPEZIALE Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, le
osservazioni dell'onorevole Barbagallo mi sembrano ovvie; un
esame preventivo del testo esitato dalla Commissione Bilancio è
indispensabile prima di iniziare la discussione in Aula.
Tuttavia, signor Presidente, voglio ritornare sulla questione
iniziale - se davvero c'è un atteggiamento positivo da parte del
Governo - prendendo per buona una certa disponibilità dichiarata
dall'onorevole Cintola, il quale ha poc'anzi dichiarato di essere
preoccupato, dopo avere sentito le dichiarazioni dell'onorevole
Capodicasa, che si possa costituire un precedente relativo alle
modalità con cui si approva in Commissione un testo. L'onorevole
Cintola ha manifestato la sua disponibilità affinchè si convochi
la Commissione per il Regolamento - così mi è sembrato di capire
-, riportando la discussione in Aula, in modo tale che si possa
definire, una volta per tutte, che non è possibile che le
Commissioni possano approvare articoli in assenza del numero
legale.
Siccome noi non vogliamo assolutamente impantanarci, signor
Presidente, e vogliamo permettere che la legge finanziaria vada
avanti, pur mantenendo sulla stessa tutte le riserve del caso -
infatti riteniamo che questa legge finanziaria sia stata fatta da
chi pensa di giocare con le tre carte', una specie di Arnaldo
nel mio Paese', insomma un imbroglione di piazza-, vogliamo
prendere in considerazione le osservazioni fatte dall'onorevole
Cintola per nome del Governo, e ci sforziamo di formulare un paio
di proposte, signor Presidente. Una è quella che avanzata
poc'anzi dall'onorevole Barbagallo, cioè che si riporti il
disegno di legge all'esame della Commissione Bilancio e, nel giro
di una giornata, esaminare il testo e ritornare in Aula; ma dopo
la posizione assunta dall'onorevole Cintola, riteniamo anche
inutile convocare la Commissione per il Regolamento, ma chiediamo
una semplice rassicurazione, di cui il Parlamento prenderebbe
atto, che da questo momento in poi, nelle Commissioni, si procede
interpretando il Regolamento alla lettera, e cioè che le
deliberazioni per i singoli articoli di un testo nella procedura
formativa di un disegno di legge devono essere approvate soltanto
quando c'è il numero legale.
Il problema non è quindi ritardare l'esame del disegno di legge
finanziaria. Se c'è questo punto di osservazione che lei ha
sollevato, sul quale possiamo concordare, e c'è una presa di
posizione formale in cui al Parlamento viene comunicato che da
oggi in poi si procederà in questo senso, riteniamo che questo
elemento possa sanare anche il precedente. Noi la battaglia non
la facciamo sulla finanziaria, ma sul rispetto del Regolamento e
delle prerogative del Parlamento.
Non vorrei che si tenda a mischiare le due cose, sono due cose
diverse.
Rimane invariato il nostro giudizio sulla finanziaria.
Tuttavia, essendo stata approvata in Commissione con una
procedura che riteniamo illegittima, pensiamo che sia sufficiente
una presa d'atto ed un impegno d'Aula per cui non si andrà
avanti, in nessuna Commissione, nelle deliberazioni quando non
c'è il numero legale. Questo per noi è sufficiente per poter
andare avanti con i lavori, anche stasera se volete, non abbiamo
difficoltà, per dimostrarvi che da parte nostra non c'era un
secondo fine, quello di utilizzare il Regolamento per bloccare la
finanziaria. Sulla finanziaria ci confronteremo, abbiamo opzioni
del tutto diverse rispetto alla finanziaria e le esporremo nel
corso del dibattito, se ci sarà offerta la possibilità di fornire
le nostre osservazioni e le nostre critiche.
Pertanto, signor Presidente, siccome penso che questo impegno
può essere assunto da lei, se vuole, può sospendere la seduta e
convocare subito una riunione della Conferenza dei Capigruppo,
non abbiamo nessuna difficoltà, dopo le sue dichiarazioni e la
presa d'atto dell'Aula, a procedere nella discussione sulla legge
finanziaria ed il bilancio.
DINA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DINA Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema
sollevato questa sera non ha una genesi immediata, ha una genesi
antica, l'abbiamo vissuta in Conferenza dei Capigruppo, l'abbiamo
vissuta in Commissione. E' un problema serio, importante, che non
può essere superato a colpi di maggioranza, che sul Regolamento
sono impensabili, anche se poi le norme vanno approvate, vanno
decise e anche lì valgono i numeri; però sarebbe sempre
auspicabile che su temi regolamentari che devono garantire i
diritti della rappresentanza, i diritti di maggioranza e
minoranza, ci sia condivisione, ci sia coinvolgimento, ci sia
convergenza.
Ed è per questo che l'approfondimento che viene richiesto a
quest'Aula è un approfondimento serio, attento, che non può
essere superato così superficialmente. Ed è vero, poi, che quando
si pongono le regole lo si fa oggi per il domani, ma bisogna
anche pensare a ciò che è successo ieri, in quanto solo in questo
modo riusciamo a capire se siamo di fronte ad un momento
interpretativo forte, vero, che aderisce a quella volontà di
chiarezza, o se siamo di fronte ad una situazione, ad una
inclinazione direi strumentale - non strumentale in mala fede, ma
che sicuramente pone determinati interrogativi -. Perché porsi il
problema ora e non averlo fatto ieri? Ieri si è operato in questo
modo. Si è operato con la presunzione del numero legale, in Aula
come in Commissione, e fino ad ieri...
SPEZIALE Mai, in Commissione Bilancio, mai Non partire da un
presupposto sbagliato. Per la prima volta è accaduto in
Commissione Bilancio
DINA Parto da un presupposto certo, perché nessuno ha mai
sollevato il problema. Onorevole Speziale, avete partecipato ai
lavori della Commissione e, laddove avreste potuto chiedere il
numero legale per evidenziarne l'inesistenza, avete chiesto di
votare. Questo vi ha posto determinati interrogativi perché
potevate chiedere il numero legale, in quella seduta dove non
c'era, ma essendo in maggioranza avete chiesto di votare.
CAPODICASA. L'avete chiesto voi il numero legale.
DINA. Si, l'abbiamo chiesto noi, rifacendoci ad un Regolamento
che intendiamo vigente e valido. Sul dopo possiamo discutere. Io
penso che bisogna porre un spartiacque serio e netto, tra il
prima e il dopo.
Si sta ponendo questo problema, qui stasera, ma non credo che
possa essere inficiato il pregresso. Il pregresso é quello che é.
Anche in Conferenza dei Capigruppo informale che é stata fatta,
si é voluto affrontare il problema, si é cercato di farvi
rientrare nel merito di una discussione che poteva essere svolta
in Commissione, ma sugli emendamenti, avrebbe interessato
l'intero testo.
Questo non si é voluto fare, e non so per quale motivo. Le
difese di principio non servono a nessuno. Parliamo del prima e
del dopo. Sul dopo possiamo interrogarci, riflettere, trovare
soluzioni condivise. Sull'attuale dobbiamo andare avanti sul
testo che c'é.
Il Presidente potrà espungere dalla finanziaria tutto quello
che non é ammissibile - nessuno può negargli tale competenza,
tale prerogativa -, ma abbiamo un testo, su questo dobbiamo
confrontarci e sono sicuro che dal dibattito, eventualmente anche
in un ritorno in Commissione, ma su tutto il testo con gli
emendamenti che andremo a fare dopo la discussione generale.
Su quello potremo impegnarci a discutere, ma su altri momenti
interpretativi che hanno un sapore quasi strumentale, sicuramente
non c'é disponibilità.
ACIERNO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i temi
evidenziati stasera in questo dibattito dai colleghi del
centrosinistra, vertono su almeno tre punti che nulla hanno di
politico. Quindi, non capisco perché poi si apre l'argomento e lo
si vuole ribaltare contro le posizioni politiche dell'attuale
maggioranza.
Ho sentito parlare di violazione del Regolamento da parte della
Presidenza, nel momento in cui prima dichiara inammissibili
alcuni articoli e poi gli stessi li dichiara ammissibili.
Argomenti sicuramente interessanti e degni di attenzione, ma in
tutta questa scena, cosa c'entra la politica, cosa c'entra la
maggioranza, cosa c'entra il Governo e, soprattutto, cosa c'entra
la legge finanziaria, la legge di bilancio? Questo non mi é
ancora chiaro.
Allora, vorrei fare una breve storia delle vicende degli ultimi
giorni, perché alla base del dibattito odierno c'é un fatto
storicamente importante e cioè che il Governo nazionale, rispetto
alle previsioni di tutti, ha deciso finalmente di iniziare la
grande riforma sulla pressione fiscale in Italia.
E dico questo perché il centrosinistra, giustamente, perché
questa sì era politica, in Commissione Bilancio, allorquando fu
annunciato l'emendamento che il Governo Berlusconi avrebbe
presentato al Senato, con la riduzione delle aliquote fiscali, il
centrosinistra, ripeto nella Commissione Bilancio dell'Assemblea
regionale, cominciò a gridare che era venuta meno la copertura
per il bilancio della Regione e che quindi, secondo il suo punto
di vista, il Governo e il Parlamento siciliano non avrebbero più
potuto esaminare quella legge finanziaria e quella legge di
bilancio.
Questo é il tema politico che il centrosinistra ha sollevato
nei giorni scorsi in Commissione Bilancio; ma purtroppo, sotto il
profilo normativo e regolamentare, il centrosinistra è stato
smentito politicamente dal centrodestra in quanto, io e alcuni
colleghi componenti della Commissione Bilancio, abbiamo risposto
ai nostri colleghi su una loro preoccupazione, che era anche una
nostra possibile preoccupazione, nella misura in cui avessimo
avuto certezza che, entrata in vigore la legge finanziaria dello
Stato, sarebbero stati prodotti dalla diminuzione delle aliquote
IRPEF dei tagli alle entrate dello Stato verso la Regione.
I colleghi del centrosinistra risposero che la nostra legge
sottoposta all'esame della Commissione era una legge che,
ovviamente, come tutte le leggi sottoposte alla Commissione
competente, devono basarsi su quello che c'è e non su quello che
ci sarà e ancor di più, nella fattispecie, perché il noto
emendamento che il Governo Berlusconi annunciò di presentare al
Senato sarebbe stato calato nella seconda lettura della legge
finanziaria dello Stato, che doveva inevitabilmente tornare alla
Camera dei Deputati prima dell'approvazione, quindi prima che
quella norma diventasse legge dello Stato, prima che la stessa
potesse incidere sulle entrate del bilancio della Regione.
Ritengo che questa maggioranza e questo Governo siano
competenti e seri, quindi abbiamo il dovere di verificare, di
legiferare e, semmai dovesse succedere che l'1 gennaio del
2005, dalla finanziaria dello Stato, dovesse venire fuori una
norma che riduce le entrate nel bilancio della Regione, questo
Governo e questa maggioranza si faranno immediatamente carico di
tornare in Aula per modificare il bilancio della Regione
siciliana, in forza di quelle presunte, secondo il
centrosinistra, minori entrate.
Questa è intanto la prima verità.
Cosa succede poi, improvvisamente? Improvvisamente, succede
che, venendo meno l'argomento riduzione delle tasse, il
centrosinistra ha scelto e, anche in quel caso, ho sempre avuto
grande rispetto dell'autonomia del singolo deputato e
dell'autonomia della scelta della politica.
In verità, il centrosinistra non ha voluto poi partecipare ai
lavori della Commissione. Entro nel merito della questione, ormai
più volte sollevata, in maniera denigratoria, nei confronti
dell'Assemblea, perché, quando si crea il sospetto che sia stata
violata una norma in violazione del Regolamento, non si attacca
né Forza Italia, né l'UDC, né i Siciliani Uniti ma si attaccano i
funzionari dell'Assemblea, preposti, durante i lavori della
Commissione, a certificare che gli stessi abbiano regolare
svolgimento; si attacca la Presidenza dell'Assemblea, che non è
parte politica; la Presidenza, come istituzione, per essere stata
connivente con la violazione delle regole.
Ricordo che l'onorevole Acierno, è un componente della
Commissione Bilancio e che, al momento in cui si è deliberato
l'invio in Aula di questa legge, era presente in Commissione e vi
era il numero legale per deliberare in tal senso e mai, durante
qualunque votazione precedente, la deliberazione su quella legge
è stata invocata, secondo il Regolamento da almeno due deputati,
la verifica del numero legale.
Il centrosinistra, che sostiene che la Commissione Bilancio ha
deliberato in assenza di numero legale, ha rinunziato ad
esercitare il diritto, attraverso le norme regolamentari, di
chiedere la verifica del numero legale.
E' troppo semplice andare sui giornali a dire: mentre eravate
assenti , come state facendo; è un atto di gravissima
presunzione, perché o c'eravate e avete rinunziato, in base al
Regolamento, a chiedere la verifica del numero legale oppure non
c'eravate e, quello che state raccontando è falso, è grave,
perché, quando si denigra questa Istituzione, non pensate che a
pagarne le conseguenze siano l'onorevole Acierno o l'assessore
Cintola ma ne pagate le conseguenze anche voi.
A proposito delle proposte che vengono oggi formulate, come
quella riguardante la presa d'atto sul Regolamento, come
componente della Commissione per il Regolamento, dico subito al
Presidente che auspico che il Presidente di turno non accetti mai
la possibilità di scavalcare i poteri della Commissione per il
Regolamento.
Se c'è una questione da affrontare sul Regolamento, si convochi
la Commissione per il Regolamento.
Signor Presidente, so già quale sarà l'esito perchè ricordo
bene, quando abbiamo modificato il Regolamento in quest'Aula,
che, proprio sul numero legale in Commissione, passò una proposta
che il Presidente Lo Porto definì mediazione Fleres tra la
maggioranza e l'opposizione', una norma alla quale io dissi che
non ero d'accordo e che sosteneva che due deputati in Commissione
potevano chiedere la verifica del numero legale, quindi dovevano
essere presenti ma, ai fini del numero legale, non sarebbero
stati computati.
Il centrosinistra, davanti a queste cose, allora, non si è
espresso.
Oggi, cosa chiede?
Il centrosinistra chiede di modificare il Regolamento, per cui
il numero legale nelle Commissioni non è presunto ma deve essere
continuamente verificato all'atto di ogni votazione.
Signor Presidente, le rivolgo un appello perchè ritengo che
difendere questa Istituzione sia un dovere di tutti. Il fatto di
continuare a leggere sulla stampa quotidiana le dichiarazioni che
provengono da alcune forze politiche di questa Assemblea a
proposito del fatto che, in quest'Aula, c'è una legge che non è
stata regolarmente approvata da una Commissione è un fatto
gravissimo, privo di ogni fondamento e sostenuto - ripeto - o da
chi non c'era e chi non è presente non può dire che è successa
una cosa; peggio ancora, se era presente, non ha voluto
utilizzare il Regolamento che prevede la possibilità,
continuamente, di verificare il numero legale in Commissione.
Signor Presidente, concludendo, mi auguro quindi, a differenza
dell'onorevole Speziale, che non si convochi nessuna Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari; mi piacerebbe capire il
comportamento del centrosinistra, che oggi sicuramente si trova
spiazzato politicamente, visto che, in questo Paese, la
riduzione delle tasse ci sarà, checché se ne dica. E dal gennaio
2005, tutti i lavoratori dipendenti si troveranno improvvisamente
un aumento di stipendio nella busta paga.
Il centrosinistra avrà grandi difficoltà - già lo capisco - a
spiegare agli italiani che si troveranno un aumento di stipendio
in busta paga, perchè, da quel giorno e non da oggi - oggi la
gente è ancora confusa dai vostri messaggi falsi - ritiene che a
fronte della diminuzione delle tasse si chiuderanno le scuole, si
chiuderanno gli ospedali. Non succederà niente di tutto questo.
Una sola cosa succederà: dal gennaio 2005, tutti i lavoratori
dipendenti, che sono quelli che ogni mese si vedono prelevate le
tasse dalla busta paga, si troveranno un aumento di stipendio.
Non so se ciò andrà a favore del centrodestra piuttosto che del
centro sinistra. Questo lo vedremo. Lo vedremo alle prossime
regionali, alle prossime politiche, lo vedremo con tutti i test
elettorali che ci saranno dalla diminuzione delle tasse in poi.
Una cosa però è certa, signor Presidente: non possiamo continuare
a tenere in piedi, in questa sede, un dibattito su un tema che il
Presidente Lo Porto ha già risolto rispondendo su carta al
quesito posto dai leaders del centrosinistra regionale sul tema
della violazione del Regolamento.
Chiedo alla Presidenza, col massimo rispetto, considerato che
questo dibattito va avanti da più di due ore e verte sempre sullo
stesso tema e che vi è già una risposta scritta del Presidente Lo
Porto, di tornare all'ordine del giorno ed evitare soprattutto,
questo sì in violazione del Regolamento, che lo stesso oratore
intervenga più volte per parlare sempre della stessa cosa.
LIOTTA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LIOTTA Signor Presidente, onorevoli colleghi, premetto, per
tranquillizzare l'onorevole Acierno, che il mio intervento non
vuole essere né un attacco ai funzionari che erano presenti ai
lavori della Commissione, né un attacco alla Presidenza, ma
intende esprimere con grande modestia un'opinione supportata da
alcune considerazioni logiche.
L'articolo 32 del Regolamento dell'Assemblea prevede che, nelle
sedute della Commissione, il numero legale è presunto, così come
è presunto il numero legale in Aula. E' vero che, in Aula, si può
procedere alla discussione ed al voto sui singoli articoli prima
di arrivare al voto finale, ritenendo presunto il numero legale.
E' vero anche che, in Aula, si vota per alzata e seduta. E' vero
che le modalità di voto all'interno delle Commissioni non sono
per alzata e per seduta, non c'è una ritualità per alzata e per
seduta in nessuna Commissione.
Il secondo comma è ancora più chiaro nella formulazione: Per
la validità delle deliberazioni . Faccio notare a quest'Aula che,
quando abbiamo modificato il Regolamento, nello spirito che
sosteneva poc'anzi il Presidente, non abbiamo ritenuto necessario
aggiungere un semplice aggettivo finale , non perché lo abbiamo
dimenticato, non l'abbiamo ritenuto necessario perché,
evidentemente, nella nostra ignoranza della lingua italiana,
pensavamo che deliberazioni individuasse implicitamente il voto
finale che si attribuisce in un organismo collegiale al testo del
disegno di legge.
Invito i singoli deputati in quest'Aula a munirsi di un
semplice vocabolario della lingua italiana per verificare che
deliberare significa statuire, scegliere e che un organismo
collegiale può statuire, può scegliere, può deliberare soltanto
attraverso l'espressione di un voto, un voto che, in maniera
evidente, senza bisogno di una richiesta esplicita da parte di
due componenti della Commissione avrebbe evidenziato la mancanza
del numero legale.
La conclusione che traggo da queste semplici considerazioni
logiche è che voto sui singoli articoli in Commissione non può
esserci stato, altrimenti si sarebbe evinto che non c'era il
numero legale.
Altra cosa è considerare che, comunque, a prescindere dal
numero dei presenti in Commissione, la votazione era da ritenere
valida. In quel caso, le osservazioni che abbiamo fatto quando
abbiamo approvato la modifica del Regolamento erano pertinenti:
in quell'occasione, abbiamo rilevato che con un numero inferiore
al numero legale in Commissione, si può votare tutto l'articolato
di un disegno di legge.
Il Presidente ebbe a sostenere - il resoconto d'Aula lo può
testimoniare - che questa fattispecie non si poteva verificare
con questa modifica regolamentare.
Dico ciò intendendo che lo spirito con il quale stavamo
approvando la modifica regolamentare non portava alla conclusione
che si potesse approvare, all'interno di una Commissione, un
disegno di legge senza il numero legale.
L'articolo 69 intende poi precisare: Le deliberazioni sui
testi - anche questa volta non si dice finale', attenzione - dei
disegni di legge da sottoporre all'Assemblea devono essere
adottate con la presenza della maggioranza dei componenti
assegnati alla commissione.
Ogni qualvolta un organismo collegiale esprime una scelta,
statuisce una scelta, lo fa attraverso un voto; non può farlo
altrimenti. Si può ritenere esplicitamente che non sia necessario
che ci sia il numero legale, nel qual caso occorreva scriverlo
esplicitamente - non si comprende bene perché ciò non sia stato
fatto, forse, per lasciare il Regolamento nell'ambiguità, perché
ciascuno potesse intendere di questo Regolamento ciò che nel caso
particolare poteva convenire ad una parte o all'altra.
Il pasticcio al quale si addivenendo l'altro giorno, con un
tentativo, secondo me, maldestro di risolvere questa controversia
regolamentare, era foriero di ulteriori disastri.
Signor Presidente, sono convinto che quest'Aula e che la
Presidenza - non vuole essere un attacco, ma una valutazione -
stia sottovalutando la portata di questa controversia, perché non
si tratta di una controversia politica che, nella normale
dinamica di questo Parlamento, viene sostenuta da una parte o
dall'altra per giungere, alla fine di un più o meno lungo
dibattito, ad un voto, non rischiando di sottovalutare oltremodo
il rischio che d'ora in poi si proceda per atti, che una parte di
questo Parlamento - a torto o a ragione, dico io, signor
Presidente - che interpreta - e la lettera del Regolamento lo
consente - il Regolamento in un modo e c'è un'altra parte dello
stesso o la Presidenza o altri pezzi fuori da questa Assemblea,
come lei stesso diceva, che si uniformano al giudizio della
Presidenza, che intende la lettera di questo Regolamento in modo
affatto diverso. Queste due posizioni, dunque, sono talmente
diverse tra loro, così inconciliabili, che non può esservi atto
politico di conciliazione, a mio avviso. E' soltanto la chiarezza
regolamentare che può risolvere una volta per tutte questa
controversia e non tanto una questione politica; non si può
ricercare la composizione politica sulla chiarezza di un atto
regolamentare.
Credo che, se la Presidenza addiviene alla consapevolezza del
rischio che si corre per il futuro, ha l'obbligo, prima ancora di
proseguire nei lavori di quest'Aula, non la facoltà, di riunire
la Commissione per il Regolamento.
Mi rendo conto che questa è una proposta debole. Me ne rendo
conto perché la parte che sostiene l'interpretazione che anch'io
sostengo è la parte minoritaria di questo Parlamento ma, d'altra
parte, non esiste altra via perché la composizione politica,
anche quella proposta in qualche modo dall'onorevole Barbagallo,
mi convince poco. E mi convince poco perché se questa stessa
fattispecie si verificherà nella Commissione attività produttive
fra tre giorni, cosa faremo? Cercheremo anche in quell'occasione
una composizione politica in quest'Aula. E' necessario, a tutti i
costi, che il Presidente convochi la Commissione per il
Regolamento e in un modo o nell'altro faccia chiarezza in una
materia che, per quanto mi riguarda, è già chiara - e aggiungerei
evidente - signor Presidente. Non solo chiara, evidente. La
caratteristica dell'evidenza è quella che non ha bisogno di
essere chiarita ulteriormente.
Secondo me, il Regolamento non ha bisogno di essere chiarito
ulteriormente e tuttavia, una volta che si è innescata questa
controversia in questa Assemblea, proprio per evitare che questa
controversia rechi altre conseguenze per il futuro, l'unica
alternativa è che si riunisca la Commissione per il Regolamento.
Lo ripeto, sono consapevole del fatto che all'interno della
Commissione Regolamento può prevalere - dico può perché ancora la
speranza nell'intelligenza umana è l'ultima a morire -
l'interpretazione che non sostengo e tuttavia, in quel caso,
avremmo un Regolamento che si esprime in maniera evidente, in
maniera difforme rispetto all'interpretazione che sta dando la
minoranza. In quel caso, la materia del contendere non
esisterebbe più.
Finché questo atto non viene compiuto, la materia del
contendere è ancora viva in quest'Aula, signor Presidente.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, informo di essermi consultato
con il Presidente dell'Assemblea, onorevole Lo Porto, e,
pertanto, comunico che sarà convocata una riunione della
Commissione per il Regolamento, per approfondire la questione
dibattuta.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Per richiamo al Regolamento
CAPODICASA Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, la comunicazione che testé lei
ha fatto all'Aula, avendo un carattere dirimente ai fini del
dibattito che qui si è sviluppato sul Regolamento e sulla
interpretazione da dare a questa parte dello stesso, è evidente
che ha una propedeuticità rispetto al resto e, al più presto, si
riunirà la Commissione per il Regolamento.
Sono contrario a riunire la Commissione per il Regolamento
sulla materia perchè il regolamento è chiaro che non ha bisogno
di interpretazione. Se vogliamo proprio avere un'interpretazione,
poiché si tratta di interpretare l'italiano, non di interpretare
un articolo, chiediamo ad un professore universitario di italiano
che ci dica cosa recita l'italiano, come è da intendersi in
questo caso.
Il Presidente può convocare la Commissione per il Regolamento
per una discussione in merito e ciò mi sta bene; tra l'altro,
facendo parte della predetta Commissione, avrò l'occasione di
discutere in quella sede.
Signor Presidente, lo ribadisco, se questa decisione, questo
orientamento della Presidenza serve solo a superare lo scoglio
momentaneo, visto che non siamo ragazzini che ci accontentiamo
delle parole, va da sé ...
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, non può chiedermi però di
leggere nella intenzione del Presidente, al di la delle cose che
ho comunicato. Siccome so cosa mi sta per chiedere, la anticipo,
se lei mi permette. Non faccia domande alle quali non posso
rispondere perché non le risponderò.
CAPODICASA Basta, signor Presidente, non intendo metterla in
imbarazzo, né chiedere a lei risposte che non può darmi. Volevo
fare subito una precisazione: se permane questo orientamento, per
me, è gravissimo, checché ne pensa l'onorevole Acierno il quale è
sempre più realista del re e so anche perchè. Non intendo, per
quanto mi riguarda, continuare nei lavori d'Aula avallando questa
decisione. Mi sospendo dai lavori dall'attività d'Aula fino a
quando non ci sarà una decisione, avverrà fra due giorni, fra tre
giorni, fra una settimana. Per quanto mi riguarda, intanto se si
decide di andare avanti con le relazioni, non svolgo la relazione
di minoranza; se poi non interverrà da qui a martedì la riunione
della Commissione per il Regolamento che dia una risposta a
questo quesito non continuerò a partecipare ai lavori da martedì
in poi.
Potete dire che é tanto di guadagnato per speditezza dei
lavori, e forse anche per il resto, però io non intendo venire
meno ad un problema di coscienza, che rimanga qui sancito e
scritto che per quanto mi riguarda non avallo scelte di questo
tenore. Quando interverrà la decisione, se riterrò che sia stata
soddisfatta una esigenza generale e non mia, ma di tutti, allora
proseguirò nell'attività che mi compete in quanto parlamentare.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Sull'ordine dei lavori
SPEZIALE Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, da tre giorni cerco di trovare
una soluzione mediata e vedo che voi vi intestardite su posizioni
di principio che poi finiscono per creare un inutile braccio di
ferro in Aula. Il Presidente dell'Assemblea, mi pare lei ha
comunicato, che ha dato la sua disponibilità a convocare la
Commissione per il Regolamento.
La posizione del Presidente viene interpretata come un
espediente tattico per dire che intanto si va avanti con i lavori
d'Aula e poi vediamo.
Per risolvere la questione, signor Presidente, visto che mi è
sembrato di cogliere che è orientamento della maggioranza quello
di andare avanti a partire da lunedì, così si era concordato
grosso modo, nel senso che l'esame del disegno di legge dovrebbe
iniziare lunedì, le chiedo , se può, di sospendere
momentaneamente la seduta, per richiamare il Presidente
dell'Assemblea e concordare che la Commissione per il Regolamento
si convochi domani e, in quella sede, sosterremo la posizione che
è di questa natura.
L'importante è che quello che è avvenuto in Commissione
Bilancio non costituisca un precedente. Si venga in Aula lunedì,
si dia una informativa all'Aula, della quale la stessa prenderà
atto e si vada avanti con la legge finanziaria.
Nessuno quindi interpreti, rispondo anche indirettamente alla
filippica politica da parte di Acierno che si è messo a difendere
Berlusconi, ma il giudizio sulla finanziaria lo daremo al momento
opportuno, quando discuteremo la finanziaria.
Signor Presidente, abbiamo la giornata di domani e la mattinata
di lunedì per potere affrontare la questione. Le chiedo di
sospendere momentaneamente la seduta, risentire il Presidente
dell'Assemblea, convocare nella giornata di domani, o al massimo
lunedì mattina, la Commissione per il Regolamento in modo da
stemperare il clima d'Aula e dare la possibilità di dire che noi
vogliamo fare sul serio. Se invece, da parte della Presidenza, ci
dovesse essere l'orientamento di convocare la Commissione dopo
che è stata esitata la legge finanziaria, ovviamente, ci
troveremmo di fronte ad un espediente tattico che lascerebbe poi
comprensibili anche le reazioni di singoli parlamentari o di
gruppi parlamentari.
MICCICHE' Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
Ricordo che, a conclusione dell'intervento dell'onorevole
Miccichè sull'ordine dei lavori, saranno chiuse le iscrizioni a
parlare sulla discussione generale dei disegni di legge numeri
923 e 924.
MICCICHE' Signor Presidente, il mio intervento è teso a
sollecitare una sua maggiore riflessione su come si stavano
avviando i lavori di questa seduta. Mi pare che lei abbia colto
in maniera un po' nervosa la mia osservazione, in quanto con il
mio intervento non volevo perdere tempo, bensì far capire dove si
voleva arrivare, cioè chiudere in maniera sbrigativa,
approfittando anche di questa situazione di giusta osservazione
relativa alla violazione del Regolamento interno.
Pertanto, signor Presidente, credo sarebbe opportuno capire la
sua intenzione e mi pare che, in questo momento, lei non abbia
proceduto, anzi non stia procedendo, in maniera chiara, infatti,
non è mai successo che i lavori della finanziaria si svolgessero
in questa maniera.
Capisco la fretta che avete, in quanto ordini superiori hanno
dettato la vostra decisione politica di andare avanti come un
carro armato, forti della vostra maggioranza, del vostro numero
- questa è una regola della democrazia -, però, dovete anche
rispettare un modo, un bon ton della politica, dei rapporti con
l'opposizione, cosa che in questo momento non state assolutamente
rispettando, considerato che avete l'intenzione di procedere a
colpi di maggioranza, come avete fatto con la legge elettorale, e
vorreste fare anche a livello nazionale, in sostanza un colpo di
mano, un colpo di stato istituzionale e parlamentare.
Credo che così, signor Presidente, non si vada da nessuna
parte; probabilmente, volete uno scontro anche di carattere
istituzionale. Dovete capire una cosa che forse avete
dimenticato: ricordo il periodo in cui c'era una parte politica
che governava il Paese, la cosiddetta Prima Repubblica, in cui si
facevano leggi che sembrava dovessero normare per l'eternità. Poi
il mondo ha girato le spalle a questo regime, a questa politica
di allora e voi pensate di avere sicuramente nel vostro avvenire
non so quanto tempo per fare le cose che state facendo in maniera
antidemocratica, perché di questo si tratta; si tratta di andare
verso un regime, lo state praticando, lo avete dimostrato con la
finanziaria e continuate a dimostrarlo, giorno per giorno, in
questa Aula.
Signor Presidente, ho voluto intervenire per invitarla ad un
ulteriore momento di riflessione. Lei, in questo momento,
rappresenta non i componenti della maggioranza ma quelli
dell'intero Parlamento siciliano costituito, fino a prova
contraria, dalla maggioranza e dall'opposizione.
L'opposizione ha un ruolo, se per lei, signor Presidente, non
ha alcun rilievo...
PRESIDENTE Onorevole Micciché, devo invitarla a concludere.
MICCICHE' ...ne prendiamo atto, lo stiamo vedendo sotto ogni
profilo, per cui il mio intervento serve anche a far capire a
lei, signor Presidente, che il mondo è fatto a scale, c'è chi le
scende e chi le sale. Probabilmente, avremo modo di vedere
scendere da queste scale, da questo podio, la Signoria Vostra con
questa arroganza di tipo dittatoriale.
PRESIDENTE Grazie onorevole Miccichè.
MICCIHE' Signor Presidente, devo continuare a parlare, non ho
finito.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Riprende la discussione congiunta dei disegni di legge numeri
923/A e 924/A
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
MICCICHE'. Chiedo di iscrivermi a parlare.
PRESIDENTE Onorevole Micciché, quando arriverà il suo turno,
le concederò la facoltà di parlare.
SPEZIALE Signor Presidente, inizio col dire che per me non fa
molta differenza essere componenti di schieramenti diversi, ho
rispetto per tutti, anche perché si è persone prima di essere
parlamentari.
Pertanto, signor Presidente, lei deve avere - mi scusi se mi
permetto di farle un richiamo - rispetto innanzitutto per le
persone, poi per il fatto che siamo parlamentari, quindi
atteggiamenti vessatori nei confronti dei singoli deputati,
ritengo siano errati e le chiedo scusa se forse la mia
precisazione è stata inopportuna.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo nell'ambito
della discussione generale sulla finanziaria e sul bilancio. Lo
faccio perché è l'unico modo che abbiamo per poterci difendere
da un atteggiamento tracotante che ha riguardato la maggioranza.
Se si fosse seguita una strada più lineare come quella che
abbiamo suggerito, cioè quella di convocare la Commissione
Regolamento', avremmo tenuto fede agli impegni assunti nella
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, allorquando,
insieme alla maggioranza, abbiamo concordato di finire i lavori
della finanziaria entro il giorno 18 di dicembre.
Sono sorte questioni, note a tutti, ne ha parlato la stampa, e
tuttavia stasera abbiamo tentato ripetutamente di potere trovare
una strada mediata, cioè quella di pervenire ad una soluzione
concordata tra maggioranza ed opposizione che non determinasse un
precedente pericoloso relativamente al vulnus che secondo noi si
è creato, per la interpretazione del Regolamento da parte del
Presidente della Commissione Bilancio'. Purtroppo, notiamo come
da parte della Presidenza e della maggioranza si insista su una
posizione che riteniamo sbagliata e che ovviamente peserà
nell'ambito delle relazioni parlamentari, peserà in questo
Parlamento e peserà, ovviamente, nel prosieguo della legge
finanziaria. Signor Presidente, stiamo adottando una tattica
che...
LO MONTE , assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Uno che ha esercitato il diritto di
opzione e l'Assemblea non ne prende atto
PRESIDENTE Onorevole Lo Monte, questa mattina si è tenuta la
Commissione verifica poteri poi avremo modo di precisare questi
aspetti. Lasci completare l'onorevole Speziale.
SPEZIALE Siccome vedo particolarmente agitato l'onorevole Lo
Monte, sono disposto a cedergli la parola, qualora volesse
sollevare questioni regolamentari. Detto questo, signor
Presidente, ci troviamo, per la prima volta in quest'Aula, dopo
tentativi che abbiamo denunciato negli anni passati, con un
bilancio della Regione e con una legge finanziaria che prevede
entrate false.
Signor Presidente, non è possibile continuare a parlare in
queste condizioni.
PRESIDENTE Onorevole Lo Monte non so se può servire a
rasserenare gli animi, capisco che ci sono questioni che possono
alterare la serenità dell'Aula, ma la notifica dei termini
relativi all'opzione da parte dell'onorevole D'Antoni è stata già
notificata oggi e, tenuto conto del fatto che da oggi alla
scadenza dei termini - il 14 decorrono i termini -, ci sono anche
il sabato e la domenica, siamo in piena sessione per potere
procedere.
LO MONTE , assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Forse a Carnevale quest'Assemblea avrà
il plenum
PRESIDENTE Evidentemente, non è stato sufficiente ciò che le
ho comunicato. Prego, onorevole Speziale.
SPEZIALE Mi rendo conto che si sta affrontando una materia
estranea alla legge finanziaria in questo dibattito che ha visto
surriscaldato l'onorevole Lo Monte. Ci troviamo di fronte ad una
legge finanziaria che si fonda su dati falsi.
Il primo dato falso è la previsione di entrate per 190 milioni
di lire relativa alla dismissione degli enti economici regionali.
Voglio ricordare ai colleghi parlamentari della maggioranza,
visto che il Governo è assente, che il Parlamento siciliano ha
votato una norma con la quale ha previsto che le risorse che
entrano dalla dismissione degli Enti economici regionali previste
dalla legge 5 del '99 vengano ridistribuite nel territorio.
In occasione della legge sulle variazioni di bilancio c'è stata
una discussione, in seno al Parlamento, che ha investito più
parlamentari e sulla quale il Parlamento ha determinato che 50
milioni di euro venivano date alla provincia di Ragusa in seguito
alle dismissioni che erano già intervenute in quella provincia,
l'AZASI, l'INSICEM ed altri. Non abbiamo capito se la proposta
del Governo esclude ed annulla quella previsione normativa.
La seconda entrata falsa è quella prevista per la dismissione
delle Aziende ospedaliere per 150 milioni di euro. E' una
previsione sballata, lo abbiamo detto in Commissione Bilancio, in
Commissione Sanità; è una previsione che non tiene conto del
fatto che quelle entrate vanno iscritte nel bilancio delle
Aziende ospedaliere e che non è possibile trasferirle come
entrate nel bilancio della Regione.
Il terzo elemento che è sopraggiunto e che adesso voglio
spiegare è legato alla vicenda della cosiddetta riduzione delle
tasse da parte del Governo Berlusconi. Come sapete - l'Assessore
per il Bilancio lo saprà certamente, lo sanno gli uffici della
Regione -, in forza di un principio statutario, la Regione
siciliana introita tutte le trattenute IRPEF che vengono pagate
in Sicilia. Lo Stato non é altro che un ente di riscossione che
poi ridistribuisce queste risorse alla Regione siciliana. La
previsione del Governo nazionale, di una manovra di cosiddetta
riduzione delle tasse di sei miliardi e mezzo, ha determinato una
polemica politica sulla quantità di risorse che verrebbero in
meno, trasferite al bilancio della Regione.
Il Presidente della Commissione Bilancio, l'onorevole Savona,
su un articolo di stampa ha dichiarato che trattasi di qualcosa
come 500 milioni di euro, mille miliardi di lire. Questa cifra
non viene condivisa dall'Assessore per il bilancio. Le previsioni
che abbiamo fatto, sulla base del fatto che non abbiamo a
disposizione gli uffici della Regione e quindi, non abbiamo a
disposizione i tecnici, sono tra i trecentocinquanta milioni e i
cinquecentomilioni di euro, cioè tra settecento miliardi e mille
miliardi di lire.
Abbiamo, a questo punto, posto una questione che é stata
ripresa stasera, correttamente, da parte dell'onorevole Acierno e
cioè di fronte ad un bilancio che prevede entrate per l'IFPEF
pari a quattro miliardi e trecento milioni di vecchie lire e che
noi ridistribuiamo nel bilancio.
Il fatto che, sappiamo con certezza, che é stato presentato un
maxi-emendamento da parte del Governo Berlusconi, che prevede una
riduzione di trasferimenti, quantizzabili dal Governo, nella
misura di duecentocinquanta milioni di euro, ha posto noi nella
condizione di fare una domanda in Commissione Bilancio e che
vogliamo riproporre anche qui.
In Commissione Bilancio, questa domanda é stata oggetto di
un'aspra discussione che ha determinato il clima attuale: se il
trasferimento dello Stato, anziché essere di quattro miliardi e
trecento milioni di IRPEF, sarà soltanto di quattro miliardi,
essendo l'IRPEF un'entrata certa, per sostenere le spese certe
della Regione, venendo meno, sulla base di quella previsione,
seicento miliardi di vecchie lire, non sarebbe stato più utile
attrezzarsi perché ci fosse una compensazione a livello
nazionale. Abbiamo chiesto al Presidente dell'Assemblea,
onorevole Lo Porto, che si attivasse nei confronti del Governo
nazionale, perché nel maxi-emendamento venisse contenuta una
compensazione, vista la riduzione dei trasferimenti alla Sicilia.
Ci é stato assicurato, da parte dell'onorevole Cintola, in
Commissione Bilancio, che l'onorevole Cuffaro e l'onorevole
Miccichè erano a Roma e che, sicuramente, la manovra nazionale di
Berlusconi, avrebbe previsto una compensazione.
Abbiamo attivato, come avviene in politica, anche i nostri
parlamentari. Abbiamo visto che Micciché e Cuffaro a Roma non
contano niente, perché non solo é prevista una riduzione, ma vi é
di più, vi é un drastico taglio fatto nei confronti del
Mezzogiorno, attraverso il fatto che viene rivisto tutto il
sistema degli incentivi e mi fa specie che stamattina il Giornale
di Sicilia abbia dato spazio in un articolo a Micciché, nel quale
veniva affermato il principio che viene negato il sistema
incentivante per le imprese siciliane, perché tutto ciò viene
fatto attraverso un'altra possibilità che é quella del credito,
come se l'accesso al credito non fosse una delle difficoltà che
hanno le imprese siciliane che, invece, andrebbero incentivate.
Tuttavia, quella fu una prima questione. Abbiamo poi detto, in
quegli incontri che, nel caso il maxi-emendamento fosse risultato
blindato da parte del Governo, così come purtroppo avevamo
previsto, avremmo confidato nel fatto che quei 61 deputati del
centro destra eletti in Sicilia avrebbero, in qualche modo, fatto
una proposta di compensazione - come tutti sappiamo fanno i leoni
in Sicilia e le pecore a Roma, davanti al Governo Berlusconi -;
sta di fatto che stiamo esaminando una manovra finanziaria che
prevede entrate IRPEF sulla base di dati dell'anno scorso per
ottomilaseicento miliardi delle vecchie lire, alle quali però
mancano seicento miliardi di lire.
Alla luce di questa considerazione ovvia, abbiamo chiesto al
Governo regionale di rivedere l'impianto della legge finanziaria
e del bilancio; il Governo ci ha risposto nel modo in cui stasera
ha detto l'onorevole Acierno, cioè che sarebbe stato meglio
esaminare la legge finanziaria così com'è, e poiché il primo
gennaio 2005 la legge finanziaria nazionale diventerà legge dello
Stato, quando saranno quantificate con certezza le minori
entrate, noi ritorneremo a legiferare.
Signor Presidente, ora pongo una prima questione: già il
Commissario dello Stato ha richiamato quest'Assemblea più volte
ad avere maggiore rigore nelle modalità di legiferare, già il
prestigio dell'Assemblea regionale siciliana - purtroppo per
responsabilità non sempre della stessa Assemblea, ma per un modo
abbastanza pasticciato con il quale il Governo si presenta in
Aula che determina confusione -, è abbastanza ridotto agli occhi
dei siciliani; ma un Parlamento che legifera il 30 dicembre una
cosa, per ritornare a legiferare il 2 gennaio un'altra cosa è un
Parlamento che viene minato nel suo prestigio e nella sua
autorevolezza.
Questo è il punto che va al di là dei confini della politica,
che non investe soltanto la responsabilità politica, quindi noi
legiferiamo coperture fino al 30 dicembre in un certo modo,
dopodiché il 2 gennaio torniamo in Aula e stabiliamo che le
coperture del 30 dicembre non ci sono più.
Abbiamo chiesto al Governo di fermarsi un attimo, di valutare
sulla base della manovra finanziaria nazionale le ricadute che si
avrebbero sulla manovra finanziaria regionale, ovviamente, si va
avanti sulla base di quelle ricadute che sappiamo con certezza
esserci.
Onorevole Dina, lei ha affermato che ammontano a 250 milioni di
euro le minori entrate, lo avete affermato voi, quindi sappiamo
tutti che noi avremo minori entrate e che la previsione riportata
nell'UPB 1 di entrate per l'Irpef è falsa.
Possiamo andare avanti con un bilancio in cui si afferma il
falso? Il fatto che formalmente si dica che non sia legge e
quando diventa legge noi torniamo a legiferare il giorno dopo, mi
chiedo quale sia il nostro prestigio. Questo è il punto di
debolezza del ragionamento che fa il Governo che lega il tutto ad
una scadenza; è stato affermato che dobbiamo fare la legge e
successivamente faremo un'altra legge, eventualmente in
variazione.
Noi, signor Presidente, non siamo d'accordo neanche per il
fatto che qui ci avete presentato un testo del disegno di legge
che non affronta i nodi fondamentali della legge di bilancio di
cui la Sicilia ha bisogno.
Qual è il quadro economico della nostra Regione? In Sicilia
abbiamo una verticale caduta degli investimenti.
PRESIDENTE Onorevole Speziale la invito a concludere.
SPEZIALE Qual è il quadro della Sicilia in questo momento?
Il quadro della Sicilia è questo: la Sicilia degli ultimi tre
anni ha perso centoventitremila giovani che sono emigrati dalla
Sicilia, si tratta di giovani laureati e diplomati; abbiamo un
numero di imprese che si scrivono che è la metà del numero di
imprese che si cancellano.
Abbiamo una crisi nei settori vitali della Sicilia, nel settore
industriale, nel settore artigianale, nel settore ortofrutticolo,
crisi che non ha precedenti. Intere aree della nostra Regione
rischiano di essere cancellate come aree produttive.
Si è determinato un clima, un'insicurezza, un'incertezza che fa
pensare che nessuna prospettiva sia possibile. La stessa
Associazione degli industriali, che come tutti sanno, non è molto
amica del centro sinistra, si è allarmata. Il POR doveva essere
uno dei volani attraverso il quale doveva aumentare il Prodotto
Interno Lordo, ebbene, la spesa è ferma al 18 per cento.
La Sicilia, quindi, è in una condizione recessiva, perde
occupati, perde impresa. La Sicilia si impoverisce sempre di più.
Stipendi, salari e pensioni perdono il potere d'acquisto. Di
fronte ad una condizione così drammatica della Sicilia, voi avete
affrontato una legge finanziaria senza tenere conto di come la
mano pubblica debba intervenire strategicamente per invertire un
processo d'impoverimento, sapendo bene quali sono i settori
d'intervento che vanno privilegiati ed avvantaggiati; voi non
avete una politica, una strategia, con questo provvedimento state
accompagnando la Sicilia al declino, ad un irreversibile declino.
Ecco perché noi non condividiamo la manovra finanziaria, non
soltanto per ragioni contabili di equilibrio di bilancio, ma
soprattutto per ragioni strategiche. Noi non possiamo permettere
che attraverso le sciagurate scelte che avete fatto in questi tre
anni e che continuate a fare con la legge finanziaria,
accompagniate la Sicilia ad un processo d'impoverimento.
Noi avremmo voluto confrontarci su questi temi in Commissione
Bilancio e avremmo voluto chiedere all'Assessore per il bilancio
se per caso avesse sentito gli industriali, se per caso avesse
sentito gli agricoltori, se per caso avesse sentito i sindacati,
l'associazione delle piccole e medie imprese, l'associazione
degli artigiani. Insomma, se per caso, prima di fare la legge
finanziaria, e di proporre un impianto normativo, avesse sentito
il mondo produttivo, il mondo che lavora e produce, quel mondo
che concorre a creare in Sicilia il 95 per cento del Prodotto
Interno Lordo.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale è scaduto il termine
regolamentare.
SPEZIALE Mi permetta qualche altro minuto, signor Presidente,
per completare il mio ragionamento.
Tutto questo non è stato fatto. E' arrivato l'Assessore per il
bilancio chiamato a dirigere l'Assessorato in seguito ai
contrasti interni che sono sorti in seno all'UDC, adesso
manifesti, perché sembrerebbe che ci sia stato un colpo di mano
all'interno del partito, sul quale neanche voglio entrare. Sono
vicende interne al partito tra Cuffaro e Lombardo. Non ci si è
posti alcuno di questi temi. Non se li è posti Cintola, ma non se
li pone neanche Cuffaro.
Noi in Commissione Bilancio avevamo proposto emendamenti che
puntavano a razionalizzare la spesa, che puntavano a ridurre la
spesa improduttiva e avevamo proposto emendamenti che cercavano
di orientare la spesa verso i settori produttivi.
Cosa può succedere - lo dico qui visto che c'è l'Assessore
Leontini - senza l'intervento pubblico di sostegno fattivo nelle
aree serricole della nostra Regione, nelle aree ad alto tasso di
sviluppo agricolo della nostra Regione, se non c'è un intervento
pubblico che orienti in qualche modo la fase di crisi del
settore?
Non solo si parla del conflitto sociale, ma del piano della
tenuta produttiva in quelle aree e non ci vuole una risposta
momentanea, assistenziale, bensì occorre una risposta strategica,
d'innovazione, di modernizzazione di quelle zone, di quelle
culture. Ci vuole una risposta che punti alla ripresa ed, invece,
nella legge finanziaria non c'è una sola parola.
Cosa succede nel settore dell'artigianato? Gli artigiani
siciliani sono in enormi difficoltà. Qual è l'intervento che può
fare la mano pubblica nei confronti del mondo degli artigiani? E'
quello di vedere in che modo si innova, si crea un nuovo know
how, si specializza l'artigianato regionale.
Non c'è una parola di tutto questo
La crisi del mondo produttivo non è contemplata nella legge
finanziaria e, sotto diversi modi, si pone di nuovo il problema
della dilatazione della spesa sanitaria; si ripropongono
argomenti bocciati per ben due volte dall'Aula e riproposti con
la legge finanziaria.
Insomma si fa una legge finanziaria che tende a dilatare la
spesa e a creare una condizione di scambio con quei settori
parassitari della nostra Regione che stanno bruciando risorse per
i nostri figli.
Questa è una grave responsabilità Non c'è solo una
responsabilità dell'assessore Cintola per l'impianto della legge
finanziaria, ma c'è anche una responsabilità della maggioranza e
del Governo, inadeguati a reggere lo stato di crisi in cui versa
la nostra Regione.
Ho visto che stamattina c'è stato un appunto della Margherita;
avremmo voluto confrontarci sulla base di proposte alternative,
perché abbiamo un'idea dello sviluppo di un'altra Sicilia. Come è
possibile invece attivare il lavoro, la ripresa, le imprese,
sostenere le piccole e medie aziende, gli artigiani, gli
agricoltori, il mondo agricolo in generale.
Il compagno Zago ha presentato puntuali emendamenti, invece - e
concludo - la maggioranza con un colpo di mano ha impedito che
ciò avvenisse.
Con un colpo di mano si è sottratta al confronto parlamentare.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Zago. Ne ha
facoltà.
ZAGO Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la
parola e mi sono permesso di chiederla solo per fare qualche
sottolineatura, giacché non sarebbe utile tornare su argomenti
trattati dal Presidente del gruppo parlamentare che rappresento.
Qualche sottolineatura - dicevo - in ordine alla filosofia, al
merito di questa finanziaria per evidenziare come, ancora una
volta, questa legge non sia adeguata all'evoluzione della
situazione nazionale ed almeno europea di questi ultimi anni,
una finanziaria che non tiene conto delle novità intervenute, di
quelle in itinere e di quelle in prospettiva.
Intendo riferirmi, per uscire dal vago, dal generico, alle
novità strutturali, quali ad esempio l'allargamento dell'Unione
europea, che è un fatto già avvenuto; ad esempio il discorso
sulla globalizzazione che investe tutti gli interventi dei
momenti di confronto, di dibattiti, di convegni, ma che non
trova, secondo me, nel testo che ha presentato il Governo dei
riferimenti, delle misure, delle scelte che permettano di fare
andare avanti la nostra Regione, tenendo conto di questa svolta
epocale.
Inoltre, non c'è un riferimento nella finanziaria a quella che
è l'altra novità salutata pregiudizialmente da tutti con favore
quale l'area di libero scambio del 2010, ma verso la quale non si
adotta nessuna misura, facendo probabilmente già pagare delle
conseguenze alla nostra economia.
Mi chiedo, infatti, se uno dei motivi della crisi
dell'agricoltura siciliana e meridionale non derivi proprio da
questo processo di globalizzazione dei mercati di fronte al quale
le aziende agricole, i produttori sono stati lasciati soli, non
sono stati aiutati o indirizzati a capire quanto sta avvenendo
attualmente nel mercato.
Forse come classe dirigente adesso, a prescindere dalle
distinzioni fra chi il è al Governo e chi è all'opposizione,
abbiamo commesso o continuiamo a commettere l'errore di pensare
che l'area di libero scambio del 2010 sia qualcosa di meccanico,
di definito, qualcosa che entra in vigore il primo gennaio del
2010 o del 2011, non capendo probabilmente che invece tale
processo probabilmente è già in corso e che quindi la scadenza
del 2010 comporterà delle formalizzazioni per quanto riguarda i
rapporti commerciali fra i paesi che ne faranno parte, che la
costituiranno.
Ma intanto questo processo di integrazione, di scambi
commerciali, oltre che culturali, turistici, è già in atto e di
fronte a tutto questo non c'è un solo atto, una sola misura, una
sola riflessione del Governo e, quindi, di questo disegno di
legge della finanziaria che dovrebbe riflettere tutto questo.
Come, ad esempio, non ci chiediamo cosa ne sarà delle piccole e
medie imprese siciliane alla luce non solo di questi processi, ma
anche di quelli che sono gli orientamenti emersi, ad esempio, con
Basilea 2; anche in questo caso, come per le aziende agricole,
per le piccole e medie imprese non continuerà ad essere tutto
come è stato finora.
Va bene che magari, malgrado la buona volontà degli assessori
che si succedono, non si onorano gli impegni che la Regione ha
assunto nei confronti degli artigiani siciliani per quanto
riguarda i contributi dal 1999 ad oggi; va bene che non si danno
risposte in tal senso, ma non si interviene in quelle che sono,
secondo me, ancor più importanti, le misure di indirizzo, di
accompagnamento per le piccole e medie imprese e per adeguare il
loro modo di stare sul mercato a queste evoluzioni che sono in
corso da qualche anno.
Ritengo questa, signor Presidente, una finanziaria del 2005 che
probabilmente potrebbe anche essere del 1995; una finanziaria
che ripercorre i soliti luoghi comuni, le solite furbizie, che
continua ad essere la solita legge omnibus, la solita legge
calderone sulla quale tutti facciamo i puritani, addirittura il
nuovo Presidente del Gruppo parlamentare di Forza Italia ci
ammoniva sulla stampa che lui non avrebbe permesso, per la
finanziaria, una legge calderone, una legge omnibus e invece il
risultato è che una finanziaria partita con circa trenta articoli
è diventata di 150 e successivamente, per motivi di pudore, è
stata ridotta ulteriormente solo perché, all'interno di un
articolo, sono stati inseriti circa 69-70 commi che sono
altrettanti articoli di tante leggi.
Quindi, si predica bene, ma si razzola male, si razzola come
sempre. E la stessa querelle, la stessa diatriba che si è
sviluppata in Aula questa sera e in questi giorni in sede di
Commissione Bilancio, con i comunicati sui giornali, con il
dibattito che ne è seguito tra le forze politiche e parlamentari
che cosa sta a testimoniare se non la mancanza di un colpo d'ala,
di uno scatto d'orgoglio da parte di questa Assemblea regionale
siciliana che è chiamata a programmare la nostra Isola, tenendo
conto di quello che è emerso a cui ho già fatto riferimento
all'inizio di questo mio intervento.
Come è possibile che in un'Aula parlamentare, che all'Assemblea
regionale siciliana non ci sia la politica che al momento risulta
essere assente? Come è possibile che si arrivi ad uno scontro sul
Regolamento, come quello in corso, in un'Aula dove invece la
politica avrebbe dovuto produrre una mediazione capace di dare
serenità e certezza a tutto il Parlamento siciliano? Quindi,
anche da questo punto di vista, credo che ci siano dei risultati
negativi da registrare.
Signor Presidente, mi permetto, prima di concludere, di porre
due questioni specifiche. La prima riguarda l'ammissibilità o
meno dell'articolo 9 che le sottopongo in quanto mi chiedo se
sia possibile tornare a legiferare su una materia che è stata
trattata nella stessa sessione di bilancio, non sei mesi fa, ma
solo pochi giorni addietro.
La seconda questione che mi permetto di sollecitare è un invito
al Governo, e naturalmente all'assessore per l'agricoltura,
onorevole Leontini, come anticipato dall'onorevole Speziale: come
parte politica abbiamo presentato una serie di emendamenti sulla
grave crisi che travaglia la Sicilia e il meridione, su questa
crisi dell'agricoltura che, come abbiamo più volte detto, non è
una crisi convincente, non è una crisi che scaturisce dalle
solite gelate, dai venti sciroccali o dagli eventi calamitosi ai
quali siamo abituati e che purtroppo continuano ad esserci. Si
tratta di una crisi che mette in discussione lo stesso modello
produttivo dell'agricoltura siciliana.
Non possiamo non tenere conto di quello che si è sviluppato in
positivo o in negativo in questi due mesi di mobilitazione quasi
permanente dei produttori delle organizzazioni professionali,
delle istituzioni e dei sindaci.
Le chiedo, onorevole assessore, alla fine della discussione
generale o all'inizio della discussione sull'articolato, proprio
per capire verso cosa dobbiamo andare, di intervenire per
informare il Parlamento sull'evoluzione dei provvedimenti
legislativi e non, del Governo nazionale e del Governo regionale
che sono maturati o che sono in itinere, per capire su quali
emendamenti richiedere non lo scontro, non il voto d'Aula tanto
per adempiere ad un dovere, ma l'approvazione di quelle misure
che possano dare risposte agli agricoltori mobilitati in lotta da
tanti mesi.
Pertanto, le chiedo un intervento utile e costruttivo che tenga
conto, se vuole onorevole assessore, di un esame degli
emendamenti presentati che potrà fare personalmente con gli
uffici; le chiedo un atteggiamento costruttivo che ci permetta di
dare risposte verso un comparto su cui la Sicilia non può pensare
di potere derogare, perché la Sicilia deve puntare il suo
sviluppo sul turismo, sull'industria, sulle infrastrutture, ma
non può certo prescindere dallo sviluppo dell'agricoltura che è
stata, continua ad esserlo e dovrà essere uno dei comparti
principali dell'economia siciliana.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
sottolineare alcuni aspetti di questa finanziaria
diversificandoli su tre categorie.
Sul piano regolamentare questa finanziaria andava riportata in
Commissione perché occorreva che non passasse quel principio,
già discusso precedentemente, circa la necessità che ci fosse il
numero legale durante le sedute della Commissione. E' stato uno
strappo, un vulnus che credo porterà un danno a quest'Assemblea,
così come già sottolineato.
Sempre sul piano regolamentare sarebbe stato importante che ci
fosse stata una valutazione delle presenze parlamentari in
Commissione.
Sul piano del merito questa finanziaria presenta delle
caratteristiche strane. Il bilancio della legislazione vigente
presenta un risparmio pubblico di 70 milioni di euro ed un saldo
netto da impiegare, quindi non da finanziare, di 300 milioni di
euro e tutto questo nonostante un deficit tendenziale di 1.300
milioni di euro, cioè un miliardo e 300 mila euro, che si presume
di colmare attraverso una manovra di bilancio che prevede 200
milioni di euro di recupero attraverso una rinegoziazione dei
mutui e una ristrutturazione del debito. Una somma incredibile da
recuperare semplicemente da una ristrutturazione del debito
Si prevede di recuperare 50 milioni di euro attraverso gli
interventi del POR sostitutivi di spese regionale. E questa è una
contraddizione in termini, perché il POR non è mai sostitutivo di
spese regionali. Qui c'è ovviamente un falso.
Si prevede di coprire questi 1.300 milioni di euro di disavanzo
con una decurtazione dei fondi di riserva e dei fondi per la
regolazione contabile di ben 942 milioni di euro, una cifra
talmente alta che la stessa relazione cerca di spiegare come
trovare questi soldi, mostrando ed evidenziando una
contraddizione palese in quanto ritiene che la manovra della
legge finanziaria contabilizza maggiori risorse per 890 milioni
di euro nel 2500, che sono già inferiori alla decurtazione
prevista, ma poi precisa che queste somme vengono destinate
principalmente all'accantonamento di risorse dei fondi globali e
solo successivamente servono a ripristinare gli stanziamenti dei
fondi di riserva.
In buona sostanza, in questa esplicitazione della manovra
finanziaria ci sono delle contraddizioni sul piano tecnico e sul
piano dei contenuti e, personalmente, chiederei all'Assessore al
bilancio di volerne parlare perché la considero una
contraddizione lampante.
Inoltre, in questa finanziaria, sempre sul piano tecnico, ci
sono decine di articoli che non sono attinenti e rispetto ai
quali mi auguro che il Presidente dell'Assemblea faccia la
necessaria attenzione e quindi da filtro.
Ci sono delle norme che sono state riproposte almeno due o tre
volte in questi ultimi mesi, respinte poi dall'Aula e che
sistematicamente tornano in questa finanziaria.
Ritengo che sul piano tecnico questa finanziaria sia anche
discutibile nella sua esplicitazione formale e giuridica, perché
non è consentito che si faccia un articolo 78 con tutti questi
subemendamenti, circa una ottantina di emendamenti.
Infine, c'è una valutazione politica di questa finanziaria.
Essa non intacca i meccanismi contorti, negativi che ci sono in
questo momento nella società siciliana, lo ha esposto l'onorevole
Speziale, ma in modo particolare ritengo che non dia nessuna
prospettiva neanche a volere fare una considerazione di tipo
liberistico.
Non c'è né una concezione interventista della Regione siciliana
nei meccanismi di sviluppo, né una concezione liberale che
preveda un'autonomia di tutto il sistema sociale; c'è, semmai, un
misto di assenteismo, di assistenzialismo, di presenza lontana e
vicina a problematiche grandi. Mi riferisco all'intenzione di
voler fare un'azione di recupero di somme attraverso
l'eliminazione di organi collegiali che sono all'interno di
alcune amministrazioni e poi si nasconde il problema grande del
costo della politica, nessun accenno alla pletora infinita di
consulenti, di assistenti, di esperti che sono presenti in ogni
assessorato; nessun accenno alla eliminazione di enti inutili;
nessun accenno al tentativo di rivedere la macchina della
burocrazia regionale che si mantiene inefficace nel tempo.
Questa finanziaria non intacca i problemi dell'organizzazione
della Regione e per certi aspetti fa bene in quanto tali
problemi devono essere affrontati con le leggi di settore.
Questa finanziaria implicitamente fa notare che il Governo non
è in condizione di approvare leggi di settore e lo evidenzia
inserendo norme tipicamente di settore in questa finanziaria. Si
vogliono mettere delle pezze in quanto si è consapevoli di non
essere in grado di intervenire in modo organico su problematiche
di grande rilievo quali la normativa sul turismo, la normativa
sulla formazione, sull'organizzazione degli uffici e quindi si
mettono le pezze.
Questa finanziaria, infine, non dà speranze a nessuno poiché si
limita ad un ragionamento corto che non prevede un intervento
della Regione che possa modificare gli assetti economici, quanto
meno nel senso di favorire i processi di sviluppo, non interviene
nell'agricoltura e in nessuno dei campi fondamentali della vita
politica ed economica della nostra Regione.
Pertanto, credo che la valutazione non possa che essere
negativa come fatto di principio e non possa che essere una
valutazione che si deve articolare anche durante il dibattito sui
singoli articoli perché la finanziaria, così come è,
oggettivamente dev'essere ostacolata. E non si tratta di fare in
modo che essa venga approvata entro l'anno, perché ciò è un bene
di per sè.
E' vero, se la finanziaria viene approvata entro l'anno sarà un
grande risultato, ma non questa finanziaria; se la finanziaria
in esame uscirà qualche giorno dopo rispetto a quella nazionale
credo che i siciliani avranno motivo di mandarci tutti a gambe
all'aria.
Ecco perché ritengo che sia necessario per il centrosinistra
far emergere queste contraddizioni e fare emergere il fatto che
questa finanziaria è assolutamente incompatibile con quanto
verremo a conoscere l'indomani dell'approvazione della
finanziaria nazionale.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis.
Non essendo presente in Aula, lo dichiaro decaduto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, si potrebbe
benissimo dire che la discussione su questa legge finanziaria,
almeno il punto di vista dell'opposizione dei Democratici di
sinistra, è persino scontata dal momento che assistiamo alla
riproposizione dell'ennesima legge finzione, più che di una legge
finanziaria; una legge finzione sui conti della Regione e sulla
finalizzazione della spesa regionale.
L'impressione che si ha è che questo Governo abbia in mano non
solo strumenti spuntati di politica finanziaria, di politica
economica, ma che non abbia - nella migliore delle ipotesi -
alcuno strumento per fronteggiare l'emergenza sociale ed
economica che vive la nostra Regione, o come accade,
personalmente ritengo, nella peggiore delle ipotesi - e accade
spesso - abbia persino strumenti che sono contro la Sicilia,
adopera strumenti che sono contro lo sviluppo della nostra
Regione.
Quindi una Sicilia che va da una parte ed un Governo che va
dall'altra parte. La sensazione di estraneità della politica
predominante fatta da questo Governo che determina un senso di
estraneità delle condizioni della Sicilia, dal novero anche delle
grandi questioni che riguardano il nostro Paese, è assolutamente
evidente ed è qualche cosa che condanna la Sicilia ad un futuro
molto difficile e molto duro.
Penso invece che nella nostra Regione, come anche nel
Mezzogiorno e a livello nazionale, stiano maturando
consapevolezze e coscienze che cercheranno e cercano di imporre
un terreno diverso, di discussione, di sfida, di confronto per
affrontare i nodi strutturali e i nodi emergenziali della nostra
economia, dell'economia meridionale, soprattutto di quella
siciliana, della condizione sociale, pessima, in cui vive la
nostra Regione.
Stiamo assistendo e, forse in questi giorni ne avremo la
prova, ad una grave contrazione della domanda. Tutto questo già
sta determinando la contrazione dei consumi, sta avendo dei
risultati abbastanza evidenti, in termini negativi, sulla
occupazione, sulla vitalità delle imprese, è aumentata la
mortalità delle imprese, è tornato ad esserci un saldo
tendenzialmente negativo nella nostra Regione a differenza anche
delle altre aree dello stesso Mezzogiorno.
Abbiamo una crisi dell'agricoltura dai contorni e dagli aspetti
assolutamente inediti: non c'è settore dell'agricoltura, non c'è
tipo di produzione, non c'è coltivazione che non stia conoscendo
momenti di vera e propria recessione, momenti persino di vero e
proprio abbandono.
Abbiamo un processo altrettanto inesorabile di
deindustrializzazione e all'orizzonte non si intravede nessuna
politica industriale degna di questo nome che pure la Regione in
momenti anche particolari, ma sicuramente eccezionali, ha pure
avuto; ma è da anni che non registriamo alcuna politica
industriale da parte di questa Regione, da parte di questo
Governo regionale segnatamente.
Non c'è all'orizzonte appunto nessun tipo di sviluppo
produttivo. Gli incentivi al Sud, al Mezzogiorno sono quasi in
via di estinzione.
Ciò a cui assistiamo è l'aumento della soglia di povertà delle
famiglie siciliane. E' stato calcolato, è un dato statistico
impressionante, che nella nostra Regione un milione di persone
vivono sotto la soglia della povertà, circa duecentomila
famiglie, alle quali questo Governo, non solo con la legge
finanziaria, ma anche e soprattutto con le politiche che ha
svolto in questi mesi, non riesce a dire una parola.
Invito il Governo, e segnatamente l'Assessore per il bilancio e
l'Assessore per la pubblica istruzione, ad incrociare questi dati
della povertà, per esempio, con la richiesta di assegni una
tantum per le famiglie i cui figli frequentano le scuole statali.
C'è una sovrapposizione incredibile, c'è una sovrapposizione
verosimile, veritiera. E cosa e come risponde l'Assessorato della
pubblica istruzione ed il Governo di questa Regione davanti a
tutto ciò? Imbrogliando le carte, facendo finta di niente,
prendendo in giro le famiglie della Sicilia che hanno avanzato
richiesta di assegno una tantum per i propri figli, per la tutela
del diritto allo studio dei propri figli; al contrario, la
Regione si dimostra poi particolarmente solerte ad erogare il
buono scuola per le famiglie che, possibilmente, vivono in
condizioni più agiate.
Dicevo, assistiamo a questa dicotomia, a questa divaricazione
tra ciò che sta maturando, ciò che accade nelle nostre famiglie,
ciò che accade nei posti di lavoro, nella società siciliana e ciò
che invece prospetta e opera questo Governo.
Ma questa non è l'unica condizione a cui noi, purtuttavia,
siamo costretti o comunque siamo tenuti ad assistere.
C'è infatti un'altra Sicilia che si sta cercando di muovere,
c'è un altro Mezzogiorno che è in movimento. Ed è quell'altra
Sicilia, quell'altro Mezzogiorno che ha avuto la capacità di
definire il progetto per il Mezzogiorno stesso in una grande
alleanza che vede insieme tutte le organizzazioni sindacali,
tutte le organizzazioni padronali, della Confindustria, tutte le
organizzazioni professionali: dagli artigiani ai commercianti,
agli agricoltori, alla cooperazione. Queste forze della società
civile hanno avuto la capacità ed il coraggio di intendersi, di
incontrarsi su un progetto per il Mezzogiorno che, fino ad ora,
ha trovato la totale estraneità, reiezione, da parte del Governo
nazionale ed anche da parte di questo Governo regionale.
Inviterei pertanto il Governo a svolgere un'analisi più seria
di come stanno le cose nella nostra Regione, ripartendo dalla
necessità di ricostruire una propria politica industriale, una
propria politica economica, proprio dal progetto di sviluppo per
il Mezzogiorno, rispetto a cui abbiamo davvero motivo di
scandalizzarci quando assistiamo alla comunicazione dei dati
relativi alla capacità di spesa dei fondi di Agenda 2000'. Fino
a qualche mese fa, infatti, il Governo vantava una capacità di
spesa, in termini di mobilitazione delle risorse, agitando gli
avalli della Comunità europea, agitando le cosiddette premialità.
Oggi, a distanza di 4 anni, scopriamo invece che abbiamo avuto
la capacità di spendere solo il 21% della spesa complessiva del
piano operativo regionale.
Ma il Governo regionale perde la sua sfida non solo sul piano
della quantità - che oggi apprendiamo - ma sono convinto, e già
tutti i parametri lo dicono, che ha perso un'altra sfida, quella
soprattutto sul piano della qualità della spesa regionale e della
qualità di quella legata ai fondi di Agenda 2000.
Non c'è, infatti, il benché minimo progetto di
infrastrutturazione sostenibile del nostro territorio che sia
andato avanti; e, ancora, non c'è il benché minimo valore
occupazionale che possa essere considerato in modo apprezzabile
in tutti i settori dell'economia siciliana che hanno potuto
beneficiare anche di questa quota parte dei fondi di Agenda
2000', che possa appunto essere valutato, esplicitato e
rappresentato. Siamo in presenza, quindi, di una Regione che non
solo spende i soldi di Agenda 2000 senza creare prodotto interno
lordo aggiuntivo, senza creare posti di lavoro, senza creare
infrastrutturazione del territorio, ma, come non bastasse, siamo
in presenza di un Governo che, addirittura, come ci si dice in
questa legge finanziaria - lo citava bene l'onorevole Tumino
poc'anzi - utilizza i fondi di Agenda 2000' per simulare e per
sostituire la spesa corrente che è a carico del bilancio della
Regione.
Questo è il grande falso ed è questo il grande fallimento di
questo Governo regionale che bisognerebbe davvero raccontare alle
forze sane e produttive della nostra Regione.
Ci sono alcune operazioni furbesche che vengono fatte in questa
finanziaria. Una é, per esempio, la questione relativa al fatto
che viene attribuito al Presidente della Regione - che é anche,
allo stato attuale, commissario per l'emergenza rifiuti -
l'obbligo di stabilire la tariffa regionale di conferimento dei
rifiuti.
E' una cosa che io valuto assolutamente incostituzionale,
perché il regime tariffario dei rifiuti, che deriva anche
dall'applicazione del decreto legislativo 22 del 1997, il famoso
decreto Ronchi , a cui ci si appella anche nel testo della legge
finanziaria, lega il regime tariffario al regime della produzione
dei rifiuti.
E, del resto, non può non essere così, perché la tariffa deve,
appunto, penalizzare quella produzione di rifiuti indiscriminata,
premiando, invece, la raccolta differenziata; ma siccome in
Sicilia é stata fatta l'operazione dei termovalorizzatori e
bisogna garantire, comunque, la sostenibilità di questi
investimenti, ecco allora che c'é l'esigenza di centralizzare
tutto: e siccome non bastava che fossero i concessionari dei
termovalorizzatori a stabilire la tariffa, ci si mette adesso
questo Governo a prevedere che la tariffa deve essere stabilita a
livello regionale, magari dopo una media ponderata A mio avviso,
tutto questo è un fallimento, oltre che incostituzionale
Si tratta, infatti, di servizi a domanda individuale - non sono
più tributi, non sono più tasse, quelle legate al sistema dei
rifiuti - che vanno determinati in ragione della sostenibilità
dei costi e anche della qualità degli stessi servizi. E su questo
daremo battaglia, fino in fondo
L'altra questione riguarda sempre le politiche furbesche, ma,
come tutte le cose furbe, ha poca vita: mi riferisco agli
incentivi per i condoni per determinare l'esaurimento delle
pratiche; anche qui, si cerca di scaricare, di fare l'operazione,
così come si fa col precariato - poi dirò più compiutamente -
ebbene, si cerca qui di costruire le basi e le condizioni perché,
alla lunga, ma non soltanto alla lunga (penso che infatti sarà un
destino molto ravvicinato) si cercherà di legare l'erogazione del
fondo degli enti locali esattamente a questo tipo di entrate e,
quindi, agendo non per determinare risorse aggiuntive agli enti
locali, per fare magari investimenti, legando gli oneri di
urbanizzazione e i costi di concessione agli investimenti e non
invece al pagamento della spesa corrente. Viene stabilito infatti
che gli oneri per il personale, per svolgere l'istruttoria, possa
caricarsi su quei fondi, e invece no
Noi abbiamo bisogno di più manutenzione e di maggiori
investimenti, abbiamo bisogno di politiche di recupero
urbanistico e, quindi, quei soldi devono servire a queste
politiche e non a pagare stipendi
Voi state preparando la grande operazione di rimodulazione del
fondo degli enti locali, di aggressione del fondo per il sostegno
alle autonomie locali Così come si sta facendo - e del resto
viene detto sia per i condoni che per il fondo unico per il
precariato - che più precari assume il comune, più lo si premia.
No Questa è una politica che tende a separare il destino di
questo mondo del precariato, a lasciarlo per sempre: invito il
Governo a riferirci sullo stato di attuazione dell'articolo 25
della legge 21 del 2003, cioè sull'applicazione delle singole
misure di fuoriuscita, e a riferire altresì come funziona detta
previsione, se non é il caso di ritornarci, non solo e non tanto,
con gli aspetti nel testo inseriti, ma anche attraverso misure di
sostegno più reale e non con le politiche del bastone e della
carota: tra istituzioni non si parla così Tra istituzioni non
c'é il bastone e la carota C'é la concertazione, c'é l'intesa.
Non c'é il bastone e la carota, lo ribadisco.
Ma, evidentemente, è questa la politica del centrodestra in
Sicilia.
Le altre cose che voglio brevemente dire sono queste.
Signor Presidente, c'é un uso abnorme del mega-articolo sulle
abrogazioni e sulle modifiche.
Se lei va a vedere, da un po' di anni a questa parte,
l'articolo relativo alle abrogazioni e modifiche va elencando
sempre più commi, sino a diventare l'occasione di una riscrittura
totale di decenni di legislazione; non che questo non si possa
fare, per carità, ma è tecnicamente, e sul piano politico ed
istituzionale, una prassi invereconda, è una prassi che non va
avallata.
E' possibile modificare le norme e sistemarle, ma non in questo
modo, a spizzichi e bocconi, perché tutto questo non può non
significare che piegare la legislazione presente, passata e
futura non al volere del Parlamento, ma all'imposizione del
Governo in termini di misure temporanee, quando invece una legge
deve spiegare i suoi effetti anche in termini più strutturali. Se
si deve intervenire, lo si faccia, ma con provvedimenti organici
di rivisitazione di tutta la legislazione.
Dove sono finite le norme di riordino delle aziende di
soggiorno e turismo? Perché non si fa una politica di ampliamento
della base imponibile, una politica tributaria autonoma da parte
di questa Regione e non imponendo questi balzelli?
E' ridicolo quanto previsto adesso, che un cittadino, per avere
il parere negativo sul proprio progetto da parte della
Soprintendenza, deve persino pagare la struttura per avere una
bocciatura E' una cosa ridicola
Per non dire poi dello scandalo, mi permetto di dirlo - forse
tanti non hanno voglia di farlo - relativo al pagamento dei
superdirettori, dei superfunzionari: invito il Governo a
desistere da questa strada. Dove sono finite le norme di
riqualificazione della spesa sanitaria e, dico all'assessore
Cintola, dove sono finite le norme di riordino di settore: la
formazione professionale, lo stesso precariato e la forestale?
C'è tempo per essere contrari, motivatamente, a questa legge
finanziaria che non serve alla Sicilia.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, finalmente
entro nel merito della discussione di una finanziaria che oso
definire inadeguata, e questo temine è un eufemismo, perché, in
verità, è una finanziaria che va contro gli interessi dei
siciliani per tutta una serie di ragioni che spiegherò.
Mi sembra che le premesse fatte precedentemente dai colleghi,
nelle varie Commissioni che hanno affrontato quella striminzita
bozza di finanziaria presentata all'esame, fossero di meraviglia
per la quantità ridotta di articoli: solo 27-28 articoli.
Eravamo tutti meravigliati perché temevamo un arrembaggio
dell'ultima ora, però, questa volta, non si è fatto aspettare
fino alla fine, è arrivato prima
Ormai, quindi, questa maggioranza va spedita, direttamente
verso una campagna elettorale infinita, una campagna elettorale
fatta di promesse agli amici degli amici e, a tal proposito,
basta guardare attentamente tra le righe degli articoli che fanno
riferimento a tutta una serie di regalie agli amici degli amici,
amici vecchi ed amici ritrovati lungo la strada, amici acquisiti
nell'ultimo periodo: in sostanza, regalie che dimostrano che si
va verso una campagna elettorale infinita, con la speranza che
tutto questo possa tornare indietro sotto forma di voti.
Ditemi se questo non è voto di scambio Per me lo è.
Quando si foraggiano associazioni di tutti i tipi che vengono
inserite come se la Sicilia avesse bisogno di riconoscerle,
addirittura, l'associazione del carciofo di Niscemi, del carciofo
di Mistretta e quant'altro, si va verso uno sperpero del denaro
pubblico, alla faccia dell'austerità e del risparmio
Questo sta a significare che si va, appunto - e non smetto di
dirlo - verso una lunga campagna elettorale attraverso queste
regalie, attraverso questa finanziaria
Ciò che hanno detto i miei colleghi dell'opposizione ha
veramente fondamento: il fatto, cioè, che non volete aspettare la
finanziaria nazionale, è proprio per evitare che le minori somme
che lo Stato dovrebbe dare alla Regione siciliana mancheranno
realmente e inventate allora una serie di articoli, come quello
secondo cui si devono recuperare contenziosi fermi da
quarant'anni.
Quando ho letto questa notizia sui giornali mi sono
meravigliato: è stata data con enfasi, come se stessero per
arrivare camion di denaro fresco dalle tasche dei siciliani che
se li sono tenuti ben stretti e non li hanno dati alla Regione
Cosa che non è così
Andiamo a vedere questi contenziosi, infatti Vorrei capire chi
è questo scienziato, questo luminare della scienza amministrativa
e ragionieristica che fa i conti senza l'oste La dimostrazione
l'abbiamo avuta con gli ultimi condoni che, proprio qui, a
livello regionale, avete portato avanti: quanti soldi sono
entrati, quanti fondi freschi sono stati introitati per
impinguare le casse della Regione? Zero, pochissimi
Ciò sta a significare che coloro che hanno costruito
abusivamente, la stragrande maggioranza, è gente che non si può
permettere di costruire le grandi ville; costruiscono piuttosto i
catoi, uno sopra l'altro, in una maniera vergognosa, che possiamo
definire approssimativa, rendendo la Sicilia brutta,
esteticamente e socialmente.
Voi, attraverso questo, ne volete creare anche profitto: e mi
pare che l'onorevole Gianfranco Miccichè - da non confondere
con il sottoscritto - abbia dato proprio questo messaggio.
L'onorevole Miccichè - ricordo - ha detto che bisogna eliminare
la Soprintendenza perché non autorizzerebbe il bello: ebbene, se
la Soprintendenza che dobbiamo eliminare è quella cui lui si
riferisce, è proprio quella che concede le grandi strutture
obbrobriose che questa Regione ha approvato con la norma sulle
Eolie. Oppure, ciò che vuole creare è il parco mistico a Segesta,
un parco commerciale vicino a qualche monumento antico...
Credo che sia questo ciò che intende l'onorevole Miccichè.
E' un incitamento all'abusivismo, e lo dimostra anche a livello
nazionale.
Voi volete quindi buttare fumo negli occhi dei siciliani ed in
parte ci riuscite quando la gente deve costruire, perché si sente
libera di costruire abusivamente, senza regole e senza alcuna
norma edilizia.
Voi state diffondendo un concetto molto particolare dello
Stato, state diffondendo la concezione che si possono violare le
leggi Lo fa il Presidente del Consiglio, figuriamoci se non lo
può fare un qualsiasi cittadino E' proprio questo che state
inculcando nella popolazione.
Entrando nel merito della finanziaria, se andiamo a vedere le
regalie, c'è da mettersi le mani ai capelli. Ma con qualche
coraggio, con quale criterio cercate di estromettere associazioni
che da decenni portano avanti il nome della Sicilia, come le
organizzazioni che perseguono scopi davvero culturali, senza
finalità di lucro? E, invece, avete contribuito a creare dei
carrozzoni degli amici degli amici, associazioni che hanno
soltanto l'obiettivo di rimpinguarvi di voti e di consensi.
Però, signor Presidente, onorevoli colleghi, l'assenza del
Presidente della Regione, è significativa.
Volevo fare un ragionamento molto più dettagliato sugli
emendamenti che sto per presentare. Sono decine e decine di
emendamenti, ricalcano quasi integralmente gli emendamenti delle
finanziarie precedenti ed insisto particolarmente su tre di
questi che voglio illustrare - sicuramente verranno bocciati come
lo sono stati in Commissione Bilancio -: si tratta di previsioni
che riguardano la mia città di Agrigento, la mia disgraziata
città di Agrigento, una città vilipesa dalla politica e dal
potere costituito, in tutte le sue espressioni.
Questo posso assicurare che è così, perché è una città che ha
subìto un trauma, come quello del '66, la frana, cioè, che ha
messo in ginocchio e non ha fatto più crescere la città: siamo
inchiodati a 60.000 abitanti da trent'anni, signor Presidente,
una città che non è cresciuta assolutamente, in termini di
popolazione, ciò sta a significare che si è impoverita Si è
impoverita, in primo luogo, per l'abusivismo edilizio, per avere
incrementato e foraggiato l'abusivismo edilizio, proprio in una
città che ha una storia impareggiabile per la Sicilia, che rende
lustro alla sua millenaria vocazione culturale. Basta vedere i
natali di questa città.
L'onorevole Presidente della Regione viene spesso ad Agrigento
per insignire di qualche bacio qualche amico o amici di cordata
politica, ma si dimentica che, proprio lo scorso anno, nel mese
di novembre, ha ricevuto una delegazione di cittadini
agrigentini, tra cui molti anziani e loro eredi, perché taluni
anziani frattanto deceduti: ebbene, la frana di Agrigento si è
verificata nel lontano luglio '66 e, ancora, ci sono centinaia di
famiglie agrigentine che aspettano il risarcimento dei danni
subiti dalla frana, il risarcimento delle indennità di esproprio.
Non si tratta di un contributo al sinistrato, ma è il pagamento
legittimo, costituzionale, dell'indennità di esproprio a chi
viene, appunto, espropriato di un terreno per pubblica utilità,
come per costruire un parco, in cambio della zona che doveva
essere soggetta a risanamento di tipo ambientale.
Ebbene, l'auspicato riconoscimento non è stato dato perché le
leggi sono cambiate, la Cassa per il Mezzogiorno non esiste più,
e tutto questo è stato demandato alle Regioni, tutte cose che
sappiamo...
Signor Presidente, uno dei miei primi atti, da quando sono
deputato di questa Assemblea, è stato un disegno di legge che
ricalca interamente altri analoghi disegni di legge che altri
miei colleghi, deputati nazionali, hanno presentato e che non
hanno tuttavia avuto corso, proprio perché non ha più competenza
lo Stato per il risarcimento dell'indennità di esproprio,
quest'ultima di competenza esclusiva della Regione.
Ebbene, signor Presidente, l'onorevole presidente Cuffaro ha
ricevuto e baciato tutte le persone che ho accompagnato al suo
cospetto e, nella sua intervista, ha assicurato che nella
finanziaria 2003, avrebbe portato a termine questa vicenda.
E' passata la finanziaria 2004, è venuto in quest'Aula,
chiedendomi personalmente di ritirare l'emendamento perché veniva
approvato un ordine del giorno. E l'ordine del giorno è stato
approvato, con il consenso del Presidente della Regione, che mi
ha chiesto personalmente, assicurandomi che alla prossima
finanziaria questo problema sarebbe stato risolto.
E' passata la finanziaria 2003, è passata la finanziaria 2004,
e nella finanziaria 2005, per Agrigento, il Presidente della
Regione, agrigentino doc, non ha avuto nessun riguardo, nessun
riconoscimento
Questa è la dimostrazione delle bugie del Presidente della
Regione che continua a promettere.
E nonostante io abbia presentato questo emendamento in I
Commissione, e l'emendamento stesso sia stato approvato con la
firma dell'assessore al ramo, onorevole Michele Cimino, che si è
dichiarato favorevole, considerandolo giusto e saggio, ebbene, la
Commissione Bilancio, come se nulla fosse, non ha minimamente
considerato la firma del rappresentante del Governo; pertanto
dico all'onorevole Cimino di dimettersi, considerato che la sua
firma e il suo consenso a quell'emendamento sono stati bocciati
Ciò sta a significare che ci sono giochi delle parti e questo
non è tollerabile, onorevoli colleghi.
E vi dico pure che questo emendamento recava la copertura
finanziaria che è stata trovata con un altro emendamento che
faceva risparmiare, quanto meno per l'anno 2005, un qualcosa come
due miliardi di vecchie lire
La Regione, attraverso questo emendamento del software libero,
potrebbe risparmiare nell'acquisto di quei strumenti informatici
che servono per mantenere in piedi questa baracca regionale. E'
chiaro che si vuole, a tutti i costi, dire no ai provvedimenti
saggi, anche con il consenso tacito, senza esporsi tanto.
Devo ringraziare l'onorevole Cimino che si è esposto, però,
onorevole Cimino, considerato che ha apposto la firma a
quell'emendamento, dovrebbe sostenerlo: so che non è presente in
Aula, ma lo dico ugualmente, perché i cittadini sappiano chi fa i
loro interessi e chi fa gli interessi solo della politica con la
p minuscola, perché di questo si tratta.
L'emendamento del software libero non è infatti una trovata
propagandistica.
E devo dire, signor Presidente dell'Assemblea, che lei è
sicuramente d'accordo con questa proposta, ma per il fatto che
sia stata presentata dall'opposizione, la stessa non deve essere
pregiudizialmente accettata. Questo è vergognoso, non è degno di
un Paese civile, di un Paese democratico e parlamentare, è degno
soltanto di un Paese dittatoriale che non accetta nessun
confronto, nessuna concertazione con l'opposizione
Dicevo, non è un elemento tanto per fare soltanto propaganda
spicciola.
Signor Presidente, lei che spesso cita il Senato come struttura
di riferimento, anche per il contributo di indennità di
parlamentare, sappia che il Presidente, senatore Pera, ha
accettato di inserire all'interno del Senato il software libero,
risparmiando, nell'arco di un anno, qualcosa come cinquecento
milioni di vecchie lire, solo per la struttura parlamentare del
Senato
Con questo cosa voglio dire? Voi negate l'evidenza, non volete
risparmiare, viceversa mi dovete dire le ragioni per le quali non
viene accettato un emendamento che mira al risparmio. Non vi
importa di risparmiare, a voi interessa soltanto fare gli
interessi elettorali, perché le campagne elettorali sono alle
porte
Pensate a tutti quei giovani che qui, a due passi da qui - ho
partecipato sabato scorso ad una assemblea promossa da Linux -
sono venuti e non sono stati pagati, persone che hanno saputo e
conosciuto il deputato che ha presentato un disegno di legge per
far risparmiare questo Parlamento e che, a sua volta, potrebbe
far risparmiare tutta la Regione, con un risparmio di enormi
quantità di denaro.
Signor Presidente, ho continuato a fare la battaglia in piazza,
davanti a Palazzo d'Orléans due giorni fa, mandando in onda ciò
che diceva Cuffaro relativamente a questo argomento della frana.
Presidente Cuffaro, se esiste, se è vivo, se c'è, dia un colpo
e risponda a queste cose, non si vergogni, perché può anche
succedere...
PRESIDENTE Onorevole Micciche', la invito a concludere.
MICCICHE' Signor Presidente, vorrei approfittare dell'arrivo
dell'Assessore alla Presidenza, onorevole Cimino, per invitarlo a
smentire o a confermare la firma sugli emendamenti relativi
alla frana di Agrigento e al software libero.
PRESIDENTE Onorevole Miccichè, la invito, per l'ennesima
volta, a concludere il suo intervento. Avrà modo, in via del
tutto privata, di dialogare con l'Assessore alla Presidenza.
MICCICHE' Signor Presidente, chiedo di parlare per fatto
personale.
PRESIDENTE Onorevole Miccichè, potrà farlo alla fine della
seduta. Comunque, concluda il suo intervento.
MICCICHE' Assessore Cimino, la invito a dichiarare la sua
posizione relativamente agli emendamenti sulla frana di Agrigento
e al software libero. Si era una scelta fatta con coscienza o
tanto per scherzare? Lo dica chiaramente di fronte al Parlamento
e di fronte ai siciliani che hanno creduto alla sua firma sul mio
emendamento.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, non essendovi altri deputati
iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale e
pongo in votazione il passaggio agli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Avverto che da questo momento decorre il termine previsto
dall'articolo 112, comma 5, del regolamento interno. Preciso che
il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti resta
fissato nella giornata di domani, 10 dicembre 2004.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a lunedì 13 dicembre
2004, alle ore 17,30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - Comunicazioni.
II - Seguito della discussione dei disegni di legge:
1) «Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005-
2007» (n. 923/A);
2) «Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2005»
(n. 924/A).
La sedutà è tolta alle ore 21,00.
ALLEGATO
RELAZIONE DEL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE BILANCIO E
RELATORE DI MAGGIORANZA: ONOREVOLE SAVONA.
Onorevoli colleghi,
per il secondo anno consecutivo l'Aula viene posta
nelle condizioni di approvare i documenti finanziari
entro l'anno, evitando così l'esercizio provvisorio e
la conseguente incertezza operativa per tutta
l'Amministrazione. Si conferma un trend virtuoso sui
tempi di approvazione del bilancio che, come abbiamo
avuto modo di sottolineare in più occasioni, ha un
valore politico, contabile ed amministrativo di per
sé. La Commissione Bilancio ne ha concluso l'esame
secondo il calendario varato dalla Conferenza dei
Presidenti dei gruppi e nel pieno rispetto formale e
sostanziale del Regolamento.
Le Commissioni di merito hanno svolto sui testi un
lavoro approfondito, come testimoniato dai pareri
trasmessi, anche in questo caso nel pieno rispetto dei
tempi e delle procedure, il che ha consentito alla
Commissione bilancio di avviare l'esame sui documenti
avendo a disposizione tutti i pareri e gli emendamenti
di iniziativa del governo e dei parlamentari.
Il solo rammarico, in ordine allo svolgimento dei
lavori in Commissione, che io posso rappresentare
relazionando all'Aula, riguarda la decisione assunta
dalle opposizioni, in una certa fase della
discussione, di interrompere la partecipazione ai
lavori della Commissione. Una decisione eminentemente
politica (atteso che sui profili di correttezza
procedurale non sembra che, allo stato delle
disposizioni, degli orientamenti e della prassi
applicativa delle riforme del Regolamento, si possa
fondatamente obiettare) e sulla quale non esprimo
giudizi, in sede di relazione ai documenti finanziari.
Mi permetto però di rinnovare un sincero invito alle
opposizioni affinché si impegnino nel lavoro di Aula
per fare valere il loro punto di vista su tutti i
problemi di merito e di metodo che ritengono di dovere
contestare. Il confronto è non solo il sale della
democrazia, ma una garanzia che il lavoro venga svolto
al meglio. Posso testimoniare e dare volentieri atto
alle opposizioni, in tante occasioni nei lavori della
Commissione bilancio, di avere dato contributi
importanti e costruttivi nella risoluzione dei
problemi.
Spero si possa recuperare questo spirito e questo
clima nei lavori di Aula sul bilancio perché il
Parlamento è la sede deputata per il confronto.
Confronto che deve riguardare tutti i temi,
naturalmente a cominciare dalla valutazione degli
effetti sulla finanza regionale delle prospettate
manovre nazionali sulle aliquote fiscali. Del resto,
sul problema fin dall'inizio non vi è stata alcuna
sottovalutazione e reticenza; io stesso avevo
segnalato il problema ed avevo indicato la necessità
di approfondirlo nei suoi contenuti contabili e nelle
sue implicazioni politiche; indicazione fatta propria
dal governo regionale e dalle forze politiche; quindi
un invito a discutere ed approfondire i temi, non a
sospendere la discussione in attesa non si sa bene di
che cosa.
Soluzioni e punti di vista vanno confrontati nella
discussione e non sospendendo la stessa. Oggi abbiamo
un testo della manovra fiscale nazionale, peraltro
ancora in itinere, sul quale possiamo fare delle
valutazioni più puntuali in ordine al potenziale
impatto sulla finanza regionale; disponiamo di dati
tecnici elaborati sul testo e non sulle ipotesi che ci
consentono di stimare effetti sulla finanza regionale
molto più contenuti rispetto alle ipotesi iniziali e,
soprattutto, abbiamo avuto rappresentate da parte del
governo regionale, che potrà ribadirle in sede di
discussione di Aula, le iniziative politiche e le
soluzioni contabili che intende mettere in campo per
affrontare tali problematiche nei tempi e nelle
modalità concrete con cui si manifestano.
Per passare al contenuto dei documenti all'esame,
viene consegnato alla discussione dell'Aula un testo
di bilancio che nella sostanza e nei numeri accoglie
interamente la manovra impostata dal governo senza che
vi siano stati scostamenti significativi dovuti alla
fase parlamentare dell'esame; questa scelta ha
comportato purtroppo di non aver potuto accogliere
alcune indicazioni anche importanti provenienti
anzitutto dalle Commissioni di merito, rispetto ai
quali tuttavia vi è l'impegno a ritornare sugli stessi
con provvedimenti di settore nel corso dell'esercizio
finanziario, allorché il quadro delle disponibilità
delle risorse potrà esser meglio assestato e meglio
definito il quadro delle priorità e delle
compatibilità.
Per quanto riguarda la finanziaria, arriva in Aula un
testo molto articolato ed impegnativo, ma di certo un
testo il cui contenuto è aderente alla natura della
legge finanziaria; una manovra articolata e complessa
sulle entrate e sulle tariffe regionali; importanti
misure di sostegno allo sviluppo e norme di
razionalizzazione ed ammodernamento delle procedure
amministrative che sono in grado di configurare una
più efficiente azione della pubblica amministrazione e
strumenti di controllo e monitoraggio finanziario più
efficaci.
Vediamo nel dettaglio qual'è il contenuto della
manovra. Cominciamo dal bilancio a legislazione
vigente. Il bilancio annuale di previsione dell'anno
2005, secondo la normativa di contabilità regionale, è
articolato, per l'entrata e per la spesa, in unità
previsionali di base (UPB) individuate in modo che
ciascuna di esse non interessi più di un centro di
responsabilità amministrativa e riguardi aree omogenee
di attività.
Le UPB sono ripartite, con decreto dell'Assessore
regionale per il bilancio e le finanze, in capitoli
ai fini della gestione e della rendicontazione'.
Quindi l'unità elementare del bilancio di previsione
sottoposto all'approvazione dell'Assemblea regionale è
la UPB. Ai fini del bilancio di previsione i centri di
responsabilità sono i dipartimenti regionali o altri
uffici equiparati, inseriti ciascuno
nell'Amministrazione di appartenenza; gli aggregati
economici sono quelli elencati dall'articolo 1.
Le previsioni del bilancio annuale sono formulate in
termini di competenza per UPB ed in termini di cassa
per centri di responsabilità. Il bilancio di
competenza per l'anno 2005 redatto a legislazione
vigente presenta un totale delle entrate e delle spese
pari a 21.371.980 migliaia di euro.
Tra le entrate si distinguono entrate correnti per
12.906.555 migliaia di euro ed entrate in conto
capitale per 1.719.841 migliaia di euro. L'avanzo
finanziario presunto derivante dalla gestione
dell'esercizio 2004 è pari a 6.745.584 migliaia di
euro, di cui 4.950.000 migliaia relativo ai fondi
corrispondenti ai trasferimenti dello Stato e della Ue
e agli altri fondi a destinazione vincolata.
Le spese correnti, al netto del fondo accantonamento
avanzo, sono pari a 12.835.934 migliaia di euro,
mentre le spese in conto capitale ammontano a
6.433.562 migliaia di euro. Il rimborso di prestiti
incide per 306.900 migliaia di euro.
Il bilancio a legislazione vigente presenta un
risparmio pubblico (entrate correnti meno spese
correnti) di 70.621 migliaia di euro e un saldo netto
da impiegare (differenza tra entrate finali e spese
finali, al netto rispettivamente delle entrate per
l'accensione di prestiti e delle uscite per il
rimborso di quelli contratti in precedente) di 306.900
migliaia di euro. Non è previsto ricorso al mercato
finanziario.
Le manovre attuate negli scorsi esercizi hanno dunque
prodotto effetti positivi sul bilancio 2005-2007.
Infatti tutti i risultati differenziali del bilancio a
legislazione vigente sono migliorati rispetto agli
anni precedenti, attestandosi sempre nel periodo su
valori positivi. Tali risultati sono da attribuire
prevalentemente all'incremento delle entrate correnti
e ad una riduzione delle spese correnti, con
esclusione del settore della sanità.
Nel triennio 2005-2007 il bilancio registra un totale
generale delle entrate e della spesa di 49.621.361
migliaia di euro (di cui 34.707.739 di fondi liberi e
14.913.622 di fondi vincolati). Le previsioni di spesa
dell'anno 2005 con riferimento agli stanziamenti non
predeterminati per legge (i cosiddetti capitoli
liberi) sono stati quantificati sulla scorta di un
budget assegnato ad ogni singolo ramo di
amministrazione, ripartito tra le varie UPB.
Rispetto agli andamenti finanziari tendenziali, la
manovra di correzione relativa al triennio 2005-2007
si articola tra bilancio e finanziaria, avendo la
necessità di reperire risorse per fare fronte ad un
deficit tendenziale di 1.300 milioni di euro circa.
Il quadro può essere così riassunto:
Bilancio di previsione esercizio 2005:
disavanzo da coprire .. -
1.324
Manovra con legge di bilancio:
rinegoziazione mutui e ristrutturazione debito
200
dismissioni enti economici ..
31
investimenti ex articolo 38 sostitutivi di
interventi regionali .. 101
interventi POR sostitutivi di spese regionali
.. 50
decurtazione fondi di riserva e fondi per la
regolazione contabile . 942
E' previsto, con la manovra contenuta nella legge
finanziaria, il successivo ripristino dei fondi di
riserva e dei fondi per la regolazione contabile,
compressi nel quadro della manovra di aggiustamento
contabile di cui sopra, secondo gli importi ed i
meccanismi che vedremo analizzando il prospetto della
finanziaria.
La manovra della legge finanziaria contabilizza
maggiori risorse per circa 890 milioni di euro nel
2005 (di cui maggiori entrate per 615 milioni di euro
e minori spese per 275 milioni di euro) che vengono
destinate principalmente all'accantonamento di risorse
nei fondi globali al fine di finanziare i nuovi
interventi legislativi, nonchè al ripristino degli
stanziamenti dei fondi di riserva e dei fondi per la
regolazione contabile, secondo lo schema di cui si è
detto in precedenza.
Uno schema di estremo rigore che accuratamente ha
escluso ogni ipotesi di spesa non rientrante nelle
fattispecie della finanziaria, mentre sul versante
delle entrate punta prioritariamente alla possibilità
di valorizzazione e dismissione delle partecipazioni
regionali, del patrimonio della Regione, degli enti
sottoposti a vigilanza e delle aziende sanitarie.
Quella che finora poteva dunque considerarsi una
scommessa politica (le dismissioni del patrimonio)
diventa oggi un presupposto giuridico ed operativo sul
quale si fonda una parte significativa della manovra
di bilancio e dunque della solidità dei conti:
bisognerà che il governo si doti di strumenti adeguati
e di una determinazione politica molto ferma per
realizzare tali obiettivi nel corso dell'esercizio
finanziario, pena una ricaduta grave sui conti della
regione. Bisogna comunque riconoscere che nella
manovra, con il ricorso al meccanismo
dell'accantonamento quali fondi negativi di alcuni di
questi cespiti di entrata, il governo accede ad una
impostazione prudenziale che avevamo raccomandato in
Commissione di adottare.
Ma la finanziaria si segnala per una serie di
disposizioni rilevanti sia sotto il profilo degli
effetti positivi sulla finanza regionale che sul
versante del sostegno allo sviluppo.
Il titolo I del disegno di legge introduce importanti
discipline in materia di entrate; entrate relative
all'attuazione dell'articolo 37 dello Statuto,
all'adeguamento delle concessioni regionali, ai
servizi resi dall'amministrazione, alle dismissioni.
Viene poi introdotta una efficace ed innovativa
disciplina per consentire la riscossone agevolata dei
crediti della Regione in materia di beni demaniali e
patrimoniali, prevedendosi una procedura conciliatoria
che dovrebbe consentire in tempi ragionevoli di
risolvere i relativi contenziosi con effetti
finanziari rilevanti.
Con riferimento agli enti locali, si prosegue nella
prospettiva di garantire anche per il periodo 2005-
2007 l'assegnazione triennale delle risorse,
garantendo loro un quadro di maggiori certezze; viene
razionalizzata la disciplina per garantire le risorse
e la funzionalità dell'apposito fondo per la
progettazione degli enti locali, distinto dal fondo
per le progettazioni dell'amministrazione regionale.
Vengono varate importanti misure agevolative di
riduzione dell'IRAP per le cooperative e le società di
vigilanza.
Con riferimento al sostegno agli investimenti si
introduce una disciplina molto innovativa che prevede
la costituzione di un fondo unico per gli investimenti
che consentirà la gestione unificata di tutta una
serie di misure di sostegno alle imprese, facendo
confluire competenze e disponibilità, oggi
parcellizzate, in capo ad una unica struttura con
modalità operative omogenee e con una massa
finanziaria tale da consentire una maggiore
flessibilità di gestione delle singole misure.
Ad una logica analoga, ovvero di rendere più
flessibile la gestione delle disponibilità finanziarie
rispetto alle diverse finalità ad esse riconducibili,
risponde anche la costituzione del fondo unico per il
finanziamento delle attività socialmente utili e delle
relative misure di fuoriuscita.
Molte le novità proposte che riguardano lo
snellimento dell'attività amministrativa nella Regione
e negli enti locali e gli strumenti approntati per
consentire una azione di coordinamento e monitoraggio
finanziario di tutti gli enti operanti nella Regione.
Insomma scorrere l'articolato della finanziaria
significa riscontrare un pacchetto di interventi in
grado di innovare significativamente e positivamente
in molti campi della normativa regionale. Auspichiamo
che su tutti i temi possa svolgersi un confronto
approfondito, aspro se occorre, ma che nei termini che
ci siamo dati l'Assemblea possa chiudere i suoi
lavori, approvando bilancio e finanziaria e garantendo
alla Regione gli strumenti essenziali per il suo
funzionamento e per il suo sviluppo.