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Resoconto d'Aula della Seduta n. 262 di martedì 01 febbraio 2005
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   Presidenza del presidente Lo Porto


    SPAMPINATO   segretario f.f., dà lettura del  processo  verbale
  della  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

                              Missioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono in missione,  per  ragioni  del
  loro  ufficio,  gli  onorevoli  Speziale  dal  31  gennaio  al  4
  febbraio;  Panarello,  Miccichè, Lo Curto,  Giambrone,  Garofano,
  Turano,  Galletti,  Catania Giuseppe, Di  Mauro,  Oddo,  Nicotra,
  Infurna,  l'1  febbraio  2005; Incardona dall'8  all'11  febbraio
  2005; Mercadante dal 6 al 7 febbraio 2005.

    L'Assemblea ne prende atto.

   Annunzio di presentazione di disegni di legge e di contestuale
  invio alle competenti Commissioni legislative

    PRESIDENTE   Comunico che sono stati presentati  ed  inviati  i
  seguenti   disegni   di   legge   alle   competenti   Commissioni
  legislative:

                      Attività produttive (III)

    - Norme  per  la valorizzazione delle aree agricole  e  delle
       produzioni tipiche  (n. 958)
  -di iniziativa parlamentare
  -presentato dagli onorevoli Ioppolo, Formica, Incardona,
  Infurna, Virzì in data 27 gennaio 2005
  -inviato in data 28 gennaio 2005

                     Ambiente e territorio (IV)

    - Interventi straordinari per assicurare  collegamenti
       marittimi  veloci con le   Isole minori (n. 959)
  -di iniziativa parlamentare
  -presentato dagli onorevoli Beninati e Maurici  in data 28
  gennaio 2005
  -inviato in data 31 gennaio  2005

                Comunicazione di richiesta di parere

    PRESIDENTE  Comunico la seguente richiesta di parere  pervenuta
  dal  Governo ed assegnata alla competente Commissione legislativa
  VI  Ambiente e Territorio':

      - L.r. 3 maggio 2004, n. 8.  Disciplina delle attività di guida
        turistica, guida ambientale-escursionistica, accompagnatore
        turistico e guida subacquea' - Norme relative all'accesso e
        svolgimento esami per l'iscrizione all'Albo professionale delle
        guide turistiche della Regione siciliana  (n. 327 bis/IV)
  -pervenuto in data 28 gennaio 2005
  -trasmesso  in data 31 gennaio 2005

                    Comunicazione di pareri resi

    PRESIDENTE  Comunico che sono stati resi i seguenti pareri,  in
  data 25 gennaio 2005, dalla competente Commissione legislativa IV
   Ambiente e Territorio':

    Richiesta  di parere ai sensi del quarto comma,  art.  6,  l.r.
  98/81,  sostituito  dall'art. 4 l.r. 14/88.  Trasmissione  schema
  decreto  di ampliamento del Parco dei Nebrodi istituito con  D.A.
  560/11 del 4 agosto 1992  (329/IV)
   inviato in data 26 gennaio 2005

    APQ  Sviluppo  locale  sottoscritto  il  31  marzo  2003.  Atto
  integrativo deliberazione della Giunta regionale n.  393  del  30
  novembre 2004  (338/IV/V/UE/II)
   inviato in data  27 gennaio 2005.

     Comunicazione di trasmissione di atti della Corte dei Conti

    PRESIDENTE   Comunico  che la Corte  dei  conti  -  Sezione  di
  controllo per la Regione siciliana - in data 26 gennaio 2005, con
  delibera n. 1/2004/Cons. ha dichiarato inammissibile la richiesta
  di  parere  avanzata dal Direttore generale della AUSL  n.  6  di
  Palermo,  provenendo  da  ente  non  legittimato  in  quanto  non
  ricompreso  nella  elencazione tassativa di cui  all'articolo  7,
  comma  8,  della  legge 131/2003 (riguardante solamente  Regioni,
  Comuni, Province e Città metropolitane - enti territoriali -  con
  conseguente  esclusione  di tutti gli  altri  enti  ed  organismi
  pubblici).

                     Annunzio di interrogazioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni:

   - con richiesta di risposta orale

   N.   2048   -  Motivi  della  mancata  approvazione   da   parte
  dell'Assessorato   della    sanità    dell'atto    aziendale    e
  dell'organigramma dell'AUSL 8.
   Assessore Sanità
   Firmatario : De Benedictis

   N.  2049  -  Interventi  per  la manutenzione  della  strada  di
  collegamento tra il quadrivio  Spinasanta  e  contrada Calcarelle
  nel comune di Agrigento.
   Assessore Lavori Pubblici
   Firmatario: Miccichè Calogero

   N.  2051  -  Misure  urgenti  per  rifinanziare  l'intervento  a
  sostegno  dei  cantieri  di lavoro e per  la  loro  estensione  a
  cantieri di servizio.
   Presidente Regione
   Assessore Lavoro
   Firmatario: Speziale Calogero;

   Le  interrogazioni, ora annunziate, saranno iscritte  all'ordine
  del giorno per essere svolte al loro turno.

   - con richiesta di risposta scritta

   N.  2045  -  Interventi per l'acquisto di aree  agrarie  incolte
  marginali  alle  aree  forestali  per  assicurare  la  continuità
  territoriale alle aree forestali.
   Presidente Regione
   Assessore Agricoltura
   Firmatario: Gurrieri Sebastiano;

   N.  2046  -  Notizie  in merito alla realizzazione  delle  opere
  viarie  previste nell'Accordo di programma-quadro per i trasporti
  in Sicilia e su eventuali contenziosi con l'ANAS.
   Presidente Regione
   Assessore Presidenza
   Assessore Territorio
   Assessore Lavori Pubblici
   Firmatario: Tumino Carmelo

   N.  2047  -  Iniziative per garantire le risorse  ittiche  e  la
  marineria isolana.
   Presidente Regione
   Assessore Cooperazione
   Firmatario: Giambrone Vincenzo

   N.  2050  -  Notizie sul mancato riconoscimento da  parte  degli
  enti  previdenziali del beneficio della sospensione del pagamento
  dei   contributi  previdenziali  ed  assistenziali  previsto  dal
  D.P.C.M. 29/10/2002.
   Presidente Regione
   Firmatario: Amendolia Antonino.

   Le interrogazioni, ora annunziate, saranno inviate al Governo.

                         Annunzio di mozioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  mozioni:

   N.  334   Istituzione delle 'aree contigue' nelle aree  naturali
  protette ,  degli  onorevoli Fleres Salvatore; Catania  Giuseppe;
  Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.   335   Modifica  del  POR  Sicilia  e  del  Complemento   di
  programmazione  2000/2006  al  fine  di  incentivare  i   giovani
  agricoltori. ,   degli   onorevoli  Fleres   Salvatore;   Catania
  Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.   336   Modifica  del  POR  Sicilia  e  del  complemento   di
  programmazione  2000/2006  per la concessione  di  sostegni  agli
  investimenti  di  particolari aziende agricole , degli  onorevoli
  Fleres  Salvatore;  Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe;  Beninati
  Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.  337   Sostegno  finanziario ai macellai ed  agli  allevatori
  colpiti  dal  calo nelle vendite di carni bovine  a  causa  della
  BSE , degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
  Giuseppe; Beninati Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.  338    Interventi in  favore  dell'agrumicoltura siciliana ,
  degli  onorevoli  Fleres  Salvatore;  Catania  Giuseppe;  Maurici
  Giuseppe; Beninati Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.  339   Incentivi per i giovani agricoltori , degli  onorevoli
  Fleres  Salvatore;  Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe;  Beninati
  Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.   340   Introduzione  della  coltura  del  mango  tra  quelle
  incentivitabili  dal  POR ,  degli  onorevoli  Catania  Giuseppe;
  Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
   Presentata il 26/01/05
   -
   N.  341   Sostegno  agli  investimenti  in  agricoltura ,  degli
  onorevoli  Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici  Giuseppe;
  Beninati Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.  342   Rinvio della chiusura delle discariche  pubbliche  dei
  comuni  di Ramacca, Vizzini, Castel di Judica, Raddusa, Mirabella
  Imbaccari   e   Palagonia   (CT),  nelle   more  dell'entrata  in
  vigore  del  decreto-legge  n. 22 del 1997  ('Decreto  Ronchi') ,
  degli  onorevoli  Fleres  Salvatore; Catania  Giuseppe;  Beninati
  Antonino; Maurici Giuseppe
   Presentata il 26/01/05

   N.     343     Utilizzazione    dell'uva    da    tavola     non
  commercializzabile ,  degli onorevoli Fleres  Salvatore;  Catania
  Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.  344   Interventi a sostegno delle famiglie dei portatori  di
  handicap , degli onorevoli
   Fleres  Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe;  Beninati
  Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.  345   Iniziative per garantire i collegamenti nei comuni  di
  Piedimonte  Etneo,  Linguaglossa, Castiglione e  Randazzo  (CT) ,
  degli  onorevoli  Fleres  Salvatore;  Catania  Giuseppe;  Maurici
  Giuseppe; Beninati Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.  346   Istituzione dell'albo professionale degli installatori
  car  stereo artigiani , degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania
  Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
   Presentata il 26/01/05

   N.  347   Realizzazione di un intervento urgente di  adeguamento
  dello  svincolo  autostradale di Bagheria (PA) , degli  onorevoli
  Zangara Andrea; Vitrano Gaspare; Ferro Giovanni; Acanto Giuseppe;
  Savona Riccardo
   Presentata il 26/01/05

   N.  348   Iniziative  per  il  rafforzamento  degli investimenti
  ENEL  in  Sicilia e per la tutela dei lavoratori e delle  imprese
  dell'indotto ,  degli onorevoli Orlando Leoluca; Ferro  Giovanni;
  Miccichè Calogero; Morinello Salvatore; Raiti Salvatore
   Presentata il 27/01/05

   N.  349   Recupero  degli  esoneri  contributivi  per interventi
  in favore dell'occupazione, a seguito delle decisioni della Corte
  di  Giustizia  europea del 7 marzo 2002 e dell'1   aprile  2004 ,
  degli  onorevoli  Fleres   Salvatore;  Leanza   Nicola;   Villari
  Giovanni; Barbagallo Giovanni; Zangara Andrea
   Presentata il 27/01/05

   N.  350   Revoca  del decreto dell'Assessore  regionale  per  la
  cooperazione,  il  commercio, l'artigianato e  la  pesca  del  13
  novembre  2002 in materia di localizzazione di punti  vendita  di
  giornali,   quotidiani  e  periodici ,  degli  onorevoli   Fleres
  Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
   Presentata il 31/01/05.

   Avverto  che  le stesse saranno iscritte all'ordine  del  giorno
  della  seduta  successiva  perchè se  ne  determini  la  data  di
  discussione.

        Comunicazione di mantenimento di Gruppo parlamentare

    PRESIDENTE   Comunico che, conformemente  a  quanto  deliberato
  dal  Consiglio di Presidenza dell'ARS nella seduta n. 33  del  19
  gennaio 2005, con decreto del Presidente dell'Assemblea n. 22 del
  26  gennaio 2005 è stato autorizzato, ai sensi dell'articolo  23,
  comma  3,  del  Regolamento interno, il mantenimento  del  Gruppo
  parlamentare denominato  Nuova Sicilia , composto dagli onorevoli
  Domenico Rotella e Raffaele Nicotra. Tale autorizzazione è  stata
  accordata in via provvisoria, in attesa di una prossima  modifica
  delle  norme  del  Regolamento  interno  dell'ARS  relative  alla
  costituzione di gruppi in deroga.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Invito,  pertanto,  il  predetto  Gruppo  parlamentare  a   dare
  comunicazione, a norma dell'articolo 25 del Regolamento  interno,
  delle relative cariche di Presidente e di Segretario.

        Comunicazione di nomina di componente di Commissione

    PRESIDENTE    Comunico   che,  con   decreto   del   Presidente
  dell'Assemblea  n. 33 dell'1 febbraio 2005, l'onorevole  Giuseppa
  Savarino è nominata componente della Commissione speciale per  la
  revisione dello Statuto regionale, in sostituzione dell'onorevole
  Dina, dimissionario.

   L'Assemblea ne prende atto.

           Comunicazione relativa alla mozione numero 327

    PRESIDENTE  Comunico che gli onorevoli Raiti e Confalone  hanno
  chiesto  di apporre la propria firma alla mozione n. 327  del  20
  gennaio   2005   Indagine  sulle  vicende  concernenti  l'Azienda
  autonoma  delle  Terme di Acireale , degli  onorevoli  Fleres  ed
  altri.
   Comunico altresì che l'onorevole Beninati chiede di ritirare  la
  propria firma alla mozione di cui sopra.
   Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.

     Avverto,  ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  che,  nel  corso  della  seduta,  potrà  procedersi   a
  votazioni mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


         Determinazione della data di discussione di mozioni

    PRESIDENTE   Si  passa  al  II  punto  all'ordine  del  giorno:
  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   n.   322    Iniziative  volte  al  completamento  del  raddoppio
  ferroviario  della  dorsale  tirrenica  ME-PA ,  degli  onorevoli
  Barbagallo, Genovese, Gurrieri,  Tumino, Zangara;

   n.   323    Strumenti   per  la  conoscenza   delle   principali
  infrastrutture  territoriali di cui è dotata la  Sicilia ,  degli
  onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Baldari, Beninati ;

   n.   324    Interventi  a  livello  nazionale  per   sollecitare
  l'approvazione  del  disegno di legge  che  disciplina  lo  stato
  giuridico   degli  insegnanti  di  religione  cattolica ,   degli
  onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Baldari, Beninati;

   n.  325   Interventi a sostegno del trasparente  riordino  delle
  Forze  Armate ,  degli  onorevoli Fleres,  Catania  G.,  Maurici,
  Baldari, Beninati;

   n.  326  Interventi presso le competenti Autorità nazionali  per
  estendere  alle  aziende di autotrasporto  siciliane  i  medesimi
  benefici  concessi alle aziende isolane della Sardegna in  merito
  alla  riduzione dei tempi dei divieti di circolazione nei  giorni
  festivi ,  degli onorevoli Fleres, Catania G., Maurici,  Baldari,
  Beninati;

   n.  327   Indagine sulle vicende concernenti l'Azienda  autonoma
  delle  Terme  di Acireale (CT) , degli onorevoli Fleres,  Catania
  G., Maurici, Raiti e Confalone;

   n.  328     Interventi  in favore dei lavoratori  della  Telecom
  operanti  in  Sicilia ,  degli  onorevoli  Fleres,  Catania   G.,
  Maurici, Beninati;

   n.  329   Previsione  di  misure apposite  a  favore  dei  porti
  siciliani all'interno di 'Agenda 2000' , degli onorevoli  Fleres,
  Catania G., Maurici, Beninati;

   n.  330   Interventi  per  la pratica sportiva  nelle  strutture
  carcerarie ,   degli  onorevoli  Fleres,  Catania  G.,   Maurici,
  Beninati;

   n.  331   Interventi per il rilancio delle attività  artigianali
  di  ristrutturazione e restauro di edifici ed abitazioni ,  degli
  onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Beninati;

   n.   332   Interventi  per  l'adeguamento  strutturale   e   del
  personale delle Ferrovie dello Stato in Sicilia , degli onorevoli
  Fleres, Catania G., Maurici, Beninati;

   n.  333   Sospensione dell'efficacia del concorso per titoli  ed
  esami  a 357 posti di allievo Guardia forestale , degli onorevoli
  Fleres, Catania G., Maurici, Beninati.

   Invito il deputato segretario a darne lettura.

    SPAMPINATO  segretario f.f.:

                         «L'Assemblea regionale siciliana

          PREMESSO che:

                 con    l'accordo    di   Programma    quadro
                 settennale  1994-2000, sono stati  destinati
                 ulteriori     finanziamenti      per      il
                 completamento  del raddoppio ferroviario  da
                 Messina   a   Patti   e  da   Fiumetorto   a
                 Castelbuono e non anche per la tratta di  81
                 Km. Patti - Castelbuono;

                 l'accordo  di Programma quadro, sottoscritto
                 dalla  Regione  siciliana,  dallo  Stato   e
                 dalla      Rete     Ferroviaria     Italiana
                 nell'ottobre   2001,   pur   prevedendo   il
                 completamento   del  raddoppio   ferroviario
                 Messina-Palermo,  non ha previsto  a  favore
                 dello     stesso     alcun     finanziamento
                 aggiuntivo;

                 il  piano  regionale dei  trasporti,  varato
                 per  la  prima  volta nell'anno  2002  dalla
                 Regione,  non  ha previsto il  completamento
                 del richiamato raddoppio ferroviario;

                 dopo  le  numerose proteste  dei  Sindaci  e
                 delle  forse sociali, 39 Consigli  comunali,
                 alla  fine  dell'anno 2002, hanno  approvato
                 un  circostanziato ordine del giorno con  il
                 quale sono stati invitati il Presidente  del
                 Consiglio  dei  Ministri, il Ministro  delle
                 Infrastrutture   e   dei    trasporti,    il
                 Presidente  della Regione siciliana  e  Rete
                 Ferroviaria Italiana a promuovere  tutte  le
                 opportune  iniziative per il recupero  delle
                 risorse     finanziarie    necessarie     al
                 completamento  del raddoppio ferroviario  di
                 tutta la dorsale tirrenica;

                 subito  dopo  la  sciagura  ferroviaria   di
                 Rometta Marea del 20 luglio 2002, che  costò
                 la  vita  a  8 persone, il Ministro  per  le
                 Infrastrutture, on.le Pietro Lunardi, ed  il
                 Presidente  della  Regione siciliana,  on.le
                 Salvatore  Cuffaro, hanno dichiarato,  anche
                 attraverso gli organi di informazione,  che,
                 in  relazione  allo  stato  di  vetustà  del
                 binario unico, l'ammodernamento di tutta  la
                 rete  ferroviaria,  con il  raddoppio  della
                 citata  dorsale, sarebbe stata  la  priorità
                 dei rispettivi governi;

                 il  CIPE,  nella  seduta  del  29  settembre
                 2002,     ha     previsto    l'accelerazione
                 dell'intervento   sulla    linea    Messina-
                 Palermo,  nonché  l'avvio  del  progetto  di
                 completamento         riguardante         la
                 tratta Patti-Castelbuono;

                 l'opera   è   stata  inserita   tra   quelle
                 prioritarie   e   tra   quelle    poste    a
                 beneficiare  delle procedure  semplificative
                 di  cui  alla  Legge obiettivo  n.  443  del
                 2001;

                 con  nota  del  28 ottobre  2002,  prot.  n.
                 11739,  il Ministero delle Infrastrutture  e
                 dei  trasporti  ha comunicato al  Presidente
                 della  Regione siciliana ed al Coordinamento
                 dei   Sindaci  che  la  progettazione  della
                 suddetta  tratta  PattiCastelbuono   sarebbe
                 stata avviata entro l'anno 2002;

                 il  Coordinamento dei Sindaci, per  iscritto
                 ed   anche  nelle  riunioni  tenute  con  il
                 Presidente  della Regione  siciliana  e  con
                 RFI,    ha   ripetutamente   richiesto    la
                 rivisitazione del richiamato accordo  quadro
                 dell'ottobre 2001, per inserire l'opera  tra
                 quelle    prioritarie,   straordinarie    ed
                 urgenti,  stante il pericolo che  la  stessa
                 rappresenta   per  le  utenze   e   per   il
                 personale viaggiante;

                 con  nota dell'11 giugno 2004, il Presidente
                 della  Regione, on.le Cuffaro, ha comunicato
                 al   Coordinamento  dei  Sindaci   che   RFI
                 completerebbe  lo  studio di  fattibilità  e
                 non  anche la progettazione, così come aveva
                 promesso  il  Ministro, della tratta  Patti-
                 Castelbuono  entro  la  fine  del  mese   di
                 luglio 2004;

         CONSIDERATO  che  a tutt'oggi, gli  impegni  assunti
         dalla    nostra   Regione,   dal   Ministro    delle
         Infrastrutture  e  dei  trasporti  e  da  RFI  circa
         l'urgenza  di  ammodernare  il  sistema  ferroviario
         della dorsale tirrenica sono stati disattesi;

         CONSIDERATO,     altresì,       che      ove      la
         realizzazione
                 dell'opera  si attardasse per  decenni,  ciò
                 significherebbe un duro colpo alle  speranze
                 di  sviluppo  e di modernità  per  tutta  la
                 Sicilia  e, in particolare, per le  province
                 di  Messina e Palermo, e verrebbero  tradite
                 le   possibilità   di  crescita   economica,
                 turistica   e  occupazionale  delle   nostre
                 comunità,  per  la mancata realizzazione  di
                 un   sistema  di  infrastrutture  viarie   e
                 ferroviarie moderne ed efficienti,

                        IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

                 a     sollecitare    il    Ministro    delle
                 Infrastrutture  e dei trasporti,  nonché  la
                 'Rete   Ferroviaria  Italiana'  al  rispetto
                 degli   impegni  assunti  in   ordine   alla
                 progettazione della richiamata tratta Patti-
                 Castelbuono;

                 a  convocare  la Conferenza di  servizi,  da
                 tempo richiesta dai sindaci, con Stato,  RFI
                 ed  enti locali, per riconsiderare l'accordo
                 di     Programma     quadro     sottoscritto
                 nell'ottobre  2001 e prevedere nel  medesimo
                 tempo  le  risorse finanziarie da  destinare
                 alla tratta Patti-Castelbuono.» (322);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -   che  il  Governo  regionale,  e  segnatamente
            l'Assessore alla Presidenza tramite la  Direzione
            per   la   programmazione,   ha   predisposto   e
            presentato alla commissione della Unione  Europea
            il  programma operativo regionale (POP),  per  il
            periodo 2000-2006;

            -  che la Commissione il 28 gennaio ha consegnato
            un  documento  al  Governo regionale,  da  questo
            celato  e  ha consegnato al Parlamento solo  dopo
            un'aspra polemica di stampa;

            -  che  fra  le devastanti critiche  che  vengono
            mosse  al POP 2000-2006 vi è quella della  totale
            mancanza  non solo di strumenti di pianificazione
            ma  anche  di conoscenza nei settori più delicati
            della  realtà civile e sociale dell'Isola  e  fra
            questi il settore delle infrastrutture primarie;

            -   che   risulta  impossibile  a   detta   della
            Commissione   della   Unione   Europea   ottenere
            risorse  economiche  ove  non  si  individui   in
            dettaglio  la  situazione esistente e,  nell'arco
            del  prossimo  sessennio, gli  obiettivi  che  si
            vogliono raggiungere;

            -  che risulta urgentissimo promuovere almeno due
            grandi  attività di conoscenza, una  nel  settore
            delle     infrastrutture    di     collettamento,
            depurazione  e  riuso delle  acque  reflue  e  la
            seconda  delle  reti di accumulo e  distribuzione
            delle   acque   per  uso  potabile,   anche   con
            riferimento alle reti idriche interne;

            -  che  mediante  l'uso   di  moderne  tecnologie
            informatiche  di  personale qualificato,  già  in
            servizio  presso l'Amministrazione,  è  possibile
            in  brevissimo tempo redigere questi due progetti
            conoscenza  perchè  diventino  sia  la   risposta
            immediata   alle  critiche  mosse  dalla   Unione
            Europea  alla Regione siciliana, sia lo strumento
            per  individuare  cosa  proporre  in  termini  di
            finanziamento per i prossimi 6 anni,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            ad  istituire  presso l'Assessorato Territorio  e
            ambiente  e presso l'Assessorato Lavori  pubblici
            due   'task-force'  dotate  di  ampia   autonomia
            gestionale  , collegate agilmente con gli  uffici
            del  Genio Civile e con i Comuni, affinchè  entro
            6  mesi  vengano  redatti i  progetti  conoscenza
            delle  reti  idriche e dei sistema  fognari  come
            meglio   descritti   in   narrativa   e   vengano
            individuati,  sulla  base di detti  progetti,  in
            maniera  chiara le priorità sugli  interventi  da
            realizzare.» (323);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            dopo  un  lungo  e  accidentato percorso,  il  14
            luglio   1999,  la  commissione  Istruzione   del
            Senato    ha   approvato   con   largo   consenso
            trasversale  il testo base sullo stato  giuridico
            degli  insegnanti  di religione  cattolica  nelle
            scuole  pubbliche  di ogni  ordine  e  grado  (si
            tratta  di  un nuovo testo unificato, predisposto
            dal  relatore sen. Mario Occhipinti per i disegni
            di     legge     nn.     662-703-1376-1411-2965),
            intervenendo  su un insegnamento  che  assume  le
            finalità  culturali proprie della scuola  e  che,
            pur  essendo  facoltativo per il  rispetto  della
            libertà   di   coscienza  di   ognuno,   registra
            altissime   percentuali  di  adesione  (nell'anno
            scolastico  1998-1999 la media  nazionale  è  del
            94%);

      CONSIDERATO che:

            il testo approvato:

            a)  detta  anche  le  norme per  il  reclutamento
            attraverso  concorso pubblico, per  l'accesso  ai
            ruoli,  ovvero  l'assunzione  con  contratto   di
            lavoro   a   tempo   indeterminato   (art.    3),
            consentendo   agli   insegnanti   di    religione
            cattolica (circa 22.000, dei quali oltre  il  75%
            sono   laici)   di  uscire  finalmente   da   una
            situazione di lavoro precario;

            b)  si  muove  nel pieno rispetto del  Concordato
            tra  la  Repubblica italiana  e  la  Santa  Sede,
            poichè sarà ammesso al concorso il candidato  che
            risulti  in possesso      anche     dell'idoneità
            rilasciata  dall'ordinario  diocesano  e  ciò   a
            garanzia,   per   quanti   a   scuola    scelgono
            l'insegnamento    della   religione    cattolica,
            dell'autenticità  di tale insegnamento  (art.  3,
            comma 3);

      CONSIDERATO   altresì  che,  -  tuttavia,   l'eventuale
            revoca  dell'idoneità  non  costituirà  per   gli
            insegnanti  di  religione  cattolica   causa   di
            licenziamento ma li porrà in condizione,  secondo
            le  vigenti norme, di essere inseriti nelle liste
            di  mobilità  professionale e  di  prender  parte
            alle  procedure  di  diversa utilizzazione  e  di
            mobilità collettiva (art.
            4);

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            ad  intervenire  presso i  Presidenti  delle  due
            Camere   legislative   nazionali   al   fine   di
            accelerare  i  tempi  per  la  discussione  e  la
            definitiva approvazione in sede parlamentare  del
            suddetto   disegno  di  legge,   concludendo   un
            dibattito  che,  dal punto di vista  politico,  è
            stato fin troppo ideologizzato e che di fatto  ha
            visto  a  lungo  e pesantemente discriminati  gli
            insegnanti  di religione cattolica  nella  scuola
            italiana;  anche in considerazione del fatto  che
            nella   premessa  all'intesa  conclusa   tra   il
            Ministero   della   Pubblica  Istruzione   e   la
            Conferenza  Episcopale Italiana nel  1985  veniva
            dichiarato  'l'intento dello Stato  di  dare  una
            nuova  disciplina  dello  stato  giuridico  degli
            insegnanti di religione'.» (324);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -   già   prima  dell'emanazione  della  sentenza
            numero  277  del 1991 della Corte Costituzionale,
            che  ha equiparato i marescialli e brigadieri dei
            carabinieri  agli  ispettori  della  Polizia   di
            Stato,  il  Consiglio centrale di  rappresentanza
            dei  militari  (COCER),  in  sessione  congiunta,
            rappresentò   l'esigenza   improcrastinabile   di
            rideterminare lo sviluppo di carriera  dei  ruoli
            intermedi  delle  forze armate e  di  polizia  ad
            ordinamento militare (carabinieri e finanza),  in
            armonia   con   il  sistema  di  avanzamento   ed
            anzianità  ed a merito comparativo vigente  nella
            Polizia   di  Stato,  più  semplificato   e   più
            garantista,  nel  rispetto  della  certezza   del
            diritto;

            -  l'articolo 3 della Legge 6 marzo 1992,  numero
            216,  'sul  riordino delle carriere',  prevedeva,
            al  fine  del riordino dei criteri di avanzamento
            dei  ruoli intermedi delle forze di Polizia dello
            Stato,  un 'modus operandi' lineare e comune  per
            evitare ogni possibile ingiustizia;

            -  il suddetto articolo recita testualmente:  'Il
            Governo  della Repubblica è delegato  ad  emanare
            entro   il   31   dicembre  1992,   su   proposta
            rispettivamente dei Ministri dell'Interno,  della
            Difesa,  delle Finanze, di Grazia e  Giustizia  e
            dell'Agricoltura  e Foreste, di  concerto  con  i
            Ministri  per la Funzione Pubblica e del  Tesoro,
            decreti  legislativi  concernenti  le  necessarie
            modificazioni  agli  ordinamenti  del  personale,
            indicato  nell'articolo 2 comma 1, con esclusione
            dei     dirigenti    e    direttivi    e    gradi
            corrispondenti,  per il riordino delle  carriere,
            delle  attribuzioni e dei trattamenti  economici,
            allo   scopo   di   conseguire   una   disciplina
            omogenea,  fermi  restando i  rispettivi  compiti
            istituzionali,  le norme fondamentali  di  Stato,
            nonché   le   attribuzioni  delle   autorità   di
            pubblica   sicurezza,  previsti   dalle   vigenti
            disposizioni  di  legge. Per il  personale  delle
            forze  di  polizia  i  decreti  legislativi  sono
            adottati  sempre su proposta dei Ministri  e  con
            la concertazione del Ministro dell'Interno';

            -   l'approvazione   della  citata   legge,   nel
            recepire   il  dettato  della  Consulta,   estese
            l'equiparazione   al  ruolo   di   ispettori   ai
            corrispondenti    gradi   degli    altri    corpi
            identificabili   negli   allora   marescialli   e
            brigadieri,   determinando  la  progressione   di
            carriera  mediante  il conseguimento  di  criteri
            omogenei   nell'ambito  dì  tutte  le  forze   di
            Polizia   dello   Stato,  a  mezzo   di   decreti
            delegati,   con  il  concerto  obbligatorio   del
            Ministro  dell'Interno, quale autorità  nazionale
            di   pubblica  sicurezza,  al  quale  compete  la
            direzione ed il coordinamento di tutte  le  forza
            di Polizia;

            -  il  predetto  dispositivo legislativo  prevede
            che  per  l'accesso a determinati ruoli, gradi  e
            qualifiche  è  stabilito  il  superamento  di  un
            concorso  pubblico  per  esami,  al  quale  siano
            ammessi  candidati  'in possesso  del  titolo  di
            studio di scuola media di secondo grado';

            -  il  Comando generale della Guardia di Finanza,
            in  data 28 aprile 1997, determinando le modalità
            per   l'avanzamento  al  grado   di   maresciallo
            aiutante,  ha  ammesso alla  selezione  personale
            non  dei  ruoli  ordinari e privo del  titolo  di
            studio di cui sopra;

            -  analoga attuazione rispetto a quella  prevista
            per   la  Guardia  di  Finanza  è  avvenuta   con
            l'emanazione  del  D.L. 12.5.1995,  n.  108,  per
            l'Arma  dei  Carabinieri, nella parte concernente
            la   progressione  dì  carriera  dei  marescialli
            capo;

            -  per  quanto  riguarda  invece  la  Polizia  di
            Stato,  essa,  attuando correttamente  l'articolo
            14  del D.L. n. 197 del 1995, applica il disposto
            integrale dell'articolo 3 della legge n. 216  del
            1992,  nel  rispetto  dell'anzianità  maturata  e
            delle   posizioni  gerarchiche  acquisite   dagli
            ispettori capo (qualifica equiparata al grado  di
            maresciallo capo) provenienti dai ruoli  ordinari
            e    dai    corsi   di   formazione    semestrale
            (corrispondente  ai corsi di formazione  biennale
            per  l'Arma  dei Carabinieri e per la Guardia  di
            Finanza);

            -  in fase di riordino delle carriere nel settore
            pubblico,   le  Amministrazioni  sono   vincolate
            all'osservanza   dei  criteri   di   equità,   di
            giustizia  e  di  imparzialità,  giusto  disposto
            della   pronuncia   della  Corte   Costituzionale
            numero 81 del 7 aprile 1983;

            -   sulla   base   di  quanto  premesso,   appare
            evidentissima  la  disparità di  trattamento  tra
            categorie  aventi stesso ruolo e  qualifica,  con
            conseguente  ed inevitabile diffuso malumore  tra
            gli appartenenti ai rispettivi corpi di Stato,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            -    a   dare   sostegno   e   solidarietà   agli
            appartenenti  ai  rispettivi  corpi  delle  Forze
            dell'ordine,  che  in atto manifestano  malumore,
            in   una   delicata  fase  del   riordino   delle
            carriere, mediante la formalizzazione di un  atto
            da   trasmettere   al  Capo   dello   Stato,   al
            Presidente  del  Consiglio dei  Ministri,  ed  ai
            Ministri  dell'Interno,  della  Difesa  e   delle
            Finanze;

            -   a  trasmettere,  altresì,  il  documento   ai
            vertici  dei rispettivi Corpi delle Forze  Armate
            ed  ai  responsabili nazionali  e  regionali  del
            Cocer,  facendo  voti  perché  'l'immissione  nei
            ruoli    avvenga    nel    rispetto    e    nella
            valorizzazione     ottimale      del      profilo
            professionale   posseduto,  prevedendo   identici
            criteri per l'avanzamento'.» (325);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -  con  proprio decreto, n. 6766 del  4  dicembre
            1998,  il Ministro dei Lavori Pubblici,  al  fine
            di  garantire  migliori condizioni  di  sicurezza
            nella   circolazione   stradale,   ha   impartito
            direttive  per la limitazione della circolazione,
            fuori  dai centri abitati, nei giorni festivi  ed
            in  altri particolari giorni dell'anno per alcune
            tipologie di veicoli e di complessi di veicoli;

            -  i  veicoli  per  i quali è stato  disposto  il
            divieto  di  cui al precedente punto sono  quelli
            che  trasportano  cose, aventi massa  complessiva
            massima  autorizzata superiore a 7,5  tonnellate,
            quelli   eccezionali  ed  adibiti   a   trasporti
            eccezionali, nonché quelli che trasportano  merci
            pericolose ai sensi dell'articolo 168, commi 1  e
            4 del Codice della Strada;

            -  i  Prefetti di alcune Province hanno  adottato
            decreti  nei  quali  sono  state  individuate  le
            modalità    attuative    del    citato    decreto
            ministeriale;

            -  gli stessi Prefetti hanno previsto deroghe  al
            divieto  generale di circolazione per  i  veicoli
            provenienti dall'estero e dalla Sardegna,  muniti
            di  idonea  documentazione  attestante  l'origine
            del  viaggio,  sicché per tali  veicoli  è  stato
            stabilito  che l'orario di inizio del  divieto  è
            posticipato di 4 ore;

            -   per  i  veicoli  diretti  all'estero  ed   in
            Sardegna,   muniti   di   idonea   documentazione
            attestante la destinazione del viaggio,  l'orario
            di termine del divieto è anticipato di due ore;

            -  per  i  veicoli  che  circolano  in  Sardegna,
            provenienti  o  diretti verso la rimanente  parte
            del   territorio  nazionale,  purché  muniti   di
            idonea  documentazione attestante rispettivamente
            l'origine   o   la  destinazione   del   viaggio,
            l'orario  di  inizio  e  termine  del  divieto  è
            rispettivamente posticipato e anticipato  di  due
            ore;

      CONSIDERATO che:

            -  le deroghe finora attuate agevolano le imprese
            isolane di autotrasporto della Sardegna;

            -  esse trovano ragion d'essere nell'esigenza  di
            consentire  agli automezzi il raggiungimento  dei
            punti  di  imbarco, da e verso l'Isola,  in  modo
            tale  da consentire agli automezzi della Sardegna
            di  recuperare  tempo  e  risparmiare  parte  dei
            costi  aggiuntivi  derivanti  dalla  distanza  di
            quella  Regione  dai centri di distribuzione  dei
            prodotti,  attraverso la navigazione  durante  le
            ore di divieto;

      RAVVISATA  la  necessità  di estendere  tale  normativa
            derogatoria   ai   mezzi   delle    aziende    di
            autotrasporto  siciliane  che,  trovandosi  nelle
            stesse  condizioni di svantaggio di quelle sarde,
            oggi  risultano penalizzate sia nei confronti  di
            queste   ultime,  che  nei  confronti  di  quelle
            continentali,   dovendo   sopportare   costi   dì
            esercizio  gravosi  causati  dal  permanere   dei
            mezzi  fuori  sede in attesa di poter raggiungere
            i porti di imbarco;

      ATTESO  che  il  permanere  di  questo  stato  di  cose
            determina una palese violazione del principio  di
            uguaglianza   di   cui   all'articolo   3   della
            Costituzione,    nonché   una    non    scusabile
            violazione  del  principio  fondamentale  di  non
            discriminazione,  di  cui  all'articolo  164  del
            Trattato delle Comunità Europee,

                   IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

            ad  intervenire  presso  le  competenti  Autorità
            statali  per  ottenere l'estensione dei  benefici
            in   atto   applicati  ai  veicoli   provenienti,
            diretti  o  circolanti  in  Sardegna,  ai   mezzi
            provenienti,  diretti o circolanti  in  Sicilia.»
            (326);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -  l'Azienda autonoma delle Terme di Acireale  da
            lungo  tempo  versa  in una situazione  di  crisi
            finanziaria  e  amministrativa, nonostante  negli
            ultimi    anni   si   siano   succeduti   diversi
            commissari straordinari;

            -  la Regione ogni anno per far fronte alla crisi
            finanziaria  dell'Azienda predetta  provvede  con
            somme,  previste in bilancio, dai 10 miliardi  ai
            12 miliardi di lire;

            -  con  la  legge regionale n. 10 del  27.4.1999,
            all'art.  23  si  è stabilito, fra  l'altro,  che
            entro  sei  mesi dalla data di entrata in  vigore
            della  stessa  legge, avvenisse la trasformazione
            delle Aziende autonome delle Terme di Acireale  e
            di Sciacca in società per azioni;

            -  l'Azienda autonoma delle Terme di Acireale nel
            tempo  ha operato senza il rispetto minimo  delle
            regole  che  riguardano l'attività  dell'ente  (e
            purtroppo  sembra che tale stato di cose  perduri
            ancora),  sia  in  materia di  personale  che  in
            materia  di  forniture di beni e  servizi  per  i
            quali  si  ricorre  quasi sempre  all'affidamento
            diretto,   senza   alcuna   valutazione   quanti-
            qualitativa,  e  sembra  altresì  che  spesso  si
            ricorra  al frazionamento degli importi  di  gare
            per  evitare di dover indire gare con il  sistema
            dell'asta pubblica;

            -   l'Azienda   delle   Terme   di   Acireale   è
            proprietaria  di diversi immobili,  fra  cui  due
            alberghi, di cui uno di recente costruzione,  per
            il  quale  l'Azienda dovrebbe pagare un mutuo  di
            2,5  miliardi all'anno: entrambi dati in gestione
            a società private;

            -  da  tempo l'Azienda non provvede a  pagare  il
            rateo  di  mutuo  (semestrale  o  annuale?)   con
            aggravio   di   interessi  e   con   rischio   di
            contenzioso   con  l'Istituto  di   credito   che
            aggraverebbe    la   già   precaria    situazione
            finanziaria dell'Ente;

            -  ad  oggi  l'Azienda è priva  di  bilancio  per
            l'anno   1999   a  conferma  di  una   situazione
            amministrativa e finanziaria irregolare;

            -  i  due alberghi citati sono stati affidati con
            procedure di gara a società private e sembra  che
            i  rapporti contrattuali ed economici siano  poco
            chiari,   sia   sul  piano  economico   che   dei
            contenuti e delle condizioni contrattuali (a  tal
            proposito  emblematico è il fatto che  nel  nuovo
            albergo   le   Terme  continuino  ad   effettuare
            interventi  di manutenzione e che  il  canone  di
            locazione   non   venga  percepito  puntualmente,
            regolarmente e interamente);

            -  in  relazione alla vicenda della società Acque
            Minerali  SAM,  azienda che  imbottiglia  l'acqua
            'Pozzillo'    (gestita    da    un    commissario
            liquidatore),  di  cui l'Azienda  autonoma  delle
            Terme  di  Acireale detiene il 72% delle  azioni,
            l'attuale   commissario   delle   Terme   si    è
            completamente  disinteressato  della   questione,
            non  partecipando  alle assemblee  dei  soci  per
            diverse  sedute  e  mettendo  in  atto  strani  e
            incomprensibili   comportamenti,   chiamando   in
            causa   anche   l'Assessore  regionale   per   il
            turismo,  le  comunicazioni e  i  trasporti,  con
            conseguenze  negative,  e  per  l'immagine  delle
            Terme e per quella della Regione siciliana e  per
            le  prospettive della società SAM,  che  in  atto
            occupa  23  lavoratori e che  da  anni  tenta  di
            rilanciare  la  propria attività  produttiva  con
            l'intervento  della Regione  che  di  recente  ha
            stanziato circa 3 miliardi di lire per salvare  e
            rilanciare l'Azienda SAM;

            -  sembra  che  siano  stati  dati  incarichi  di
            progettazione  senza alcun rispetto  delle  norme
            che  regolano la materia, con l'aggravante che  i
            progetti  consegnati non sono mai stati eseguiti,
            nonostante  i  progettisti siano stati  liquidati
            con parcelle esose;

            -  sembra siano stati dati incarichi a medici  di
            diverse specialità, per i servizi sanitari  delle
            Terme,  senza alcun avviso pubblico e sulla  base
            di criteri arbitrari;

            -  l'attuale commissario delle Terme, a  conferma
            dello  stato  di irregolarità che  esiste  presso
            l'Ente, pare abbia dichiarato che nell'Ente si  è
            perpetrata ogni forma di illegalità (acquisto  di
            macchinari  non utilizzati, gestione  clientelare
            del   personale,  dirottamento  della   clientela
            delle   Terme  verso  studi  privati  nei   quali
            operano   ed  operavano  personale  sanitario   e
            parasanitario   dell'azienda,   imboscamento   di
            personale   che  attraverso  compiacenti   visite
            medico-collegiali     hanno     ottenuto      una
            collocazione  lavorativa diversa  e  migliore  di
            quella  della  qualifica di assunzione,  pratiche
            di  un  commissario che si concedeva il lusso  di
            circondarsi  di tre segretarie) e  ha  denunciato
            altresì che l'Azienda verserebbe in uno stato  di
            mafiosità  nella  quale,  peraltro,  opererebbero
            persone che ne condizionano il funzionamento;

            -  il  persistere  dell'attuale situazione  è  di
            impedimento    all'obiettivo   di    privatizzare
            l'Azienda   che   rischia   la   bancarotta   con
            conseguenze negative per i lavoratori, e  per  la
            stessa  azienda,  che  se correttamente  gestita,
            potrebbe  rappresentare nel territorio dell'acese
            una forte leva di sviluppo del turismo;

      CONSIDERATO   che,  nonostante  l'Assessorato  Turismo,
            comunicazioni  e  trasporti  fosse  da  tempo   a
            conoscenza  di  quanto  suddetto  (se  non  altro
            perché  diversi  commissari erano funzionari  del
            medesimo  Assessorato) non è mai stata  posta  in
            essere  alcuna  iniziativa volta a  regolarizzare
            la  situazione amministrativa e finanziaria  e  a
            rilanciare    un'iniziativa    sulle     'Terme',
            omettendo  colpevolmente di adempiere ai  compiti
            di  vigilanza e di controllo oltre che di stimolo
            e di indirizzo,

                         IMPEGNA IL PRESIDENTE
                    DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

            a    deferire    alla   competente    Commissione
            legislativa   permanente   l'avvio   urgente   di
            un'indagine  sui fatti denunziati nella  presente
            mozione,  ed  a  riferire  sui  risultati   della
            medesima all'Assemblea.» (327);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -  la  Telecom  sta operando una ristrutturazione
            mirante a ridimensionare il numero delle  sedi  e
            dei    lavoratori   occupati,   con   particolare
            riferimento alla Sicilia;

            -  sarebbe opportuno e possibile interloquire con
            la   citata   azienda   al   fine,   almeno,   di
            riconvertire  il  personale  in  esubero,   anche
            attraverso  la  creazione  di  una  struttura  di
            'Call  Center'  ed il potenziamento,  a  Catania,
            dei servizi tecnici per la Sicilia orientale;

            -  un  preciso  appello  è  stato,  tra  l'altro,
            rivolto   dalle   organizzazioni  sindacali   dei
            lavoratori,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            ad  intervenire  presso la  Telecom  al  fine  di
            impedire   il   taglio  occupazionale   previsto,
            ovvero  ottenere il riutilizzo del  personale  in
            esubero  attraverso la creazione di 'Call Center'
            ed  il  potenziamento dei servizi tecnici per  la
            Sicilia  orientale in atto operanti  a  Catania.»
            (328);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -    l'Assessorato    della   cooperazione,    il
            commercio,   l'artigianato   e   la   pesca    ha
            costituito un'apposita commissione per lo  studio
            della portualità regionale;

            -  detta  Commissione ha elaborato  un  documento
            molto   articolato   che   suggerisce   soluzioni
            interessanti per la ristrutturazione dei  siti  e
            la  loro  utilizzazione  prevalente  nei  settori
            della pesca, del commercio o del diportismo;

            -  sarebbe  opportuno prevedere in 'Agenda  2000'
            apposite  misure  miranti a rendere  operativi  i
            suggerimenti della citata Commissione,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            a  valutare  lo  studio di cui in premessa  ed  a
            prevedere  apposite misure in 'Agenda  2000',  al
            fine   di   rendere  operativi   i   suggerimenti
            indicati che l'Amministrazione regionale  riterrà
            di fare propri.» (329);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -   nelle  strutture  carcerarie,  in  linea   di
            massima,  la  pratica  sportiva  è  affidata   ad
            iniziative  di  carattere  volontaristico,  quasi
            sempre sganciate dalle attività federali;

            -  sarebbe  opportuno, soprattutto nelle  carceri
            per   minorenni,   che   le   attività   sportive
            potessero  avere uno sbocco ufficiale,  anche  in
            collaborazione  con  il  Coni  e  le  Federazioni
            sportive  in  genere, in modo da  valorizzare  le
            capacità  agonistiche dei detenuti e  contribuire
            al loro recupero;

            -  la  Regione siciliana potrebbe agevolare  tale
            iniziativa  con  propri  interventi,   ma   anche
            operando   nei   confronti  del  Coni   e   delle
            Federazioni   sportive  affinchè   dispongano   i
            provvedimenti relativi,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            -   ad  agevolare  le  attività  sportive  ed  in
            particolare   quelle  ufficiali   da   parte   di
            detenuti reclusi in Sicilia;

            -  ad  intervenire nei confronti del Coni e delle
            federazioni  sportive,  affinchè  individuino   i
            provvedimenti    più   opportuni,    capaci    di
            diffondere la cultura dello sport nelle  carceri,
            ed  in particolare in quelle minorili, anche  con
            la   presenza  di  tecnici  specializzati   nelle
            diverse discipline.» (330);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -  il  settore dell'artigianato edilizio vive  un
            momento    di   particolare   difficoltà,    solo
            parzialmente  contenuto dai recenti provvedimenti
            nazionali che prevedono detrazioni IRPEF  del  41
            per  cento  delle spese sostenute dai proprietari
            di    immobili   relativamente   ad   opere    di
            ristrutturazione e restauro;

            -  tali  provvedimenti, a causa della complessità
            delle   istruttorie,  non   hanno   prodotto   il
            rilancio dell'attività in questione;

            -    sarebbe   opportuno   introdurre   ulteriori
            elementi incentivanti sia di natura fiscale,  sia
            di  natura  creditizia, operando sia di  concerto
            con  il  Governo Nazionale che con  gli  istituti
            bancari,  al  fine  di  introdurre  nel   sistema
            esistente agevolazioni
            particolari       per      quanti      provvedono
            alla ristrutturazione o al restauro di immobili;

            -  analoghe richieste sono state formulate  dalle
            organizzazioni  artigianali,  ed  in  particolare
            dalla Confartigianato siciliana,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            -   ad   individuare  e  proporre   all'Assemblea
            regionale    siciliana   interventi   agevolativi
            miranti     ad     incrementare    l'opera     di
            ristrutturazione  e  restauro  di  immobili,  con
            particolare  riferimento agli  edifici  ricadenti
            nei  centri storici, operando di concerto con  il
            Governo  nazionale ed i Comuni, per  gli  aspetti
            fiscali   ed   impositivi   e   con   le   banche
            convenzionate, per gli aspetti creditizi;

            -  a  concertare con le associazioni di categoria
            gli  strumenti proposti e gli ulteriori eventuali
            altri   interventi   che  si   reputi   opportuno
            introdurre  al fine di rilanciare il  settore  in
            questione.» (331);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -  la  struttura delle Ferrovie dello Stato della
            Sicilia  risulta essere del tutto inadeguata  sia
            dal  punto  di vista dell'organico del personale,
            sottodimensionato  di almeno  cento  unità  nella
            sola  città  di Catania, sia dal punto  di  vista
            della rete, degli impianti e dei mezzi;

            -  a  fronte  di una tale situazione,  più  volte
            segnalata  dai  rappresentanti dei  lavoratori  e
            degli  utenti,  non si provvede  in  alcun  modo,
            tanto  da allarmare l'opinione pubblica circa  le
            reali  intenzioni dell'Ente, che, così stando  le
            cose,  offende i Siciliani, obbligandoli a fruire
            di  servizi inadeguati, degni del meno sviluppato
            Terzo mondo;

            -  neanche  impianti  importanti  e  funzionanti,
            come  l'officina grandi riparazioni  di  Catania,
            viene utilizzata come si potrebbe,

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            ad  intervenire presso le Ferrovie dello Stato al
            fine    di   ottenere   l'adeguamento    ed    il
            miglioramento  dei  mezzi, delle  vetture,  degli
            impianti e delle strutture in genere presenti  in
            Sicilia,   nonché  per  il  completamento   della
            pianta   organica  del  personale  e   la   piena
            utilizzazione  dell'officina  grandi  riparazioni
            di Catania.» (332);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

      PREMESSO che:

            -  con decreto 13 novembre 1998, l'Assessore  per
            l'agricoltura  e  le foreste ha bandito  concorso
            per  titoli  ed esami a n. 357 posti  di  allievo
            guardia  forestale, IV fascia funzionale,  quarto
            livello,  nel  ruolo  del corpo  regionale  delle
            foreste,   pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale
            della    Regione   Siciliana,   serie    speciale
            concorsi, n. 14 del 24.12.1998;

            - il concorso indetto è riservato:

            a)  per il 25 per cento, ai militari in ferma  di
            leva prolungata, congedati senza demerito;
            b)  per  il 15 per cento, agli appartenenti  alle
            categorie   degli  organi  e  delle  vedove   per
            servizio  e del lavoro, e agli aventi diritto  ai
            sensi della legge 13.8.1980, n. 466;
            c)  per  una  quota del 50 per cento a  coloro  i
            quali   si  trovano  nelle  condizioni   di   cui
            all'art.  19, comma 2,  della legge regionale  n.
            25 del 1993;
            d)  a tutte e tre le quote percentuali purchè  in
            possesso   dei   requisiti   prescritti   e   che
            raggiungano   il  punteggio  minimo   complessivo
            previsto per le prove di esame;

            -  che  il bando prevede un copioso ed articolato
            numero  di requisiti per l'ammissione alla  prova
            scritta e a quella successiva del colloquio;

      CONSIDERATO:

            -  che per l'ammissione alla prova scritta,  alla
            quale  si  può accedere solo avendo riportato  un
            punteggio  complessivo non inferiore  a  7/30,  i
            candidati  possono presentare titoli  di  studio,
            patenti,  brevetti, attestati e altri titoli  che
            verrano valutati dalla Direzione Foreste;

            -   che   la  valutazione  attinente  ai   titoli
            presentabili   prevede   all'art.   5,   punto1),
            lettera  e)  l'attribuzione  di  punti  3,50   al
            diploma   di   conservatorio  relativo   ad   uno
            strumento  musicale bandistico a  fiato  (flauto,
            clarinetto,  filicorno,  tromba,  trombone)  o  a
            percussione (tamburo, piatti, grancassa);

            -   che   la  valutazione  attinente  ai   titoli
            presentabili   sopra  elencati  prevede   altresì
            all'art.  5,  punto 3), lettere e), f),  g),  h),
            i),  l),  l'attribuzione di punti per le seguenti
            tipologie di patenti, brevetti e attestati:

            e)  patente  nautica oltre le  12  miglia:  punti
            1,50;
            f) licenza di pilota di elicottero: punti 3,50;
            g)   licenza   di   specialista  di   elicottero:
            punti3,00;
            h)  patente  equestre A/2 o superiore, iscrizione
            nelle  squadre  del corpo nazionale  di  soccorso
            alpino e speleologico: punti 1,50;
            i) maestro di sci, guida alpina: punti 2,00;
            l)  brevetti  (paracadutista, sub, altri):  punti
            2.00;

            -   che   la  valutazione  attinente  ai   titoli
            presentabili   sopra  elencati  prevede   altresì
            all'art.  5, punto 4), lettera e), l'attribuzione
            di punti per la seguente tipologia di titoli:
            e)  attestazioni,  rilasciate  dalle  federazioni
            sportive   del  CONI  da  cui  risulti   che   il
            candidato  sia  atleta  di  interesse  nazionale,
            faccia  o  abbia fatto parte nel biennio  1997/98
            di  squadre nazionali per le discipline praticate
            dal Corpo forestale dello Stato: punti 5,00;

            -  che,  inoltre,  la  valutazione  attinente  ai
            titoli   presentabili  sopra   elencati   prevede
            all'art. 5 punto
            4),  lettera  a),  b), c), f), l'attribuzione  di
            punti per le seguenti tipologie di titoli:

            a)  guardia  parco  dipendente dagli  enti  parco
            nazionali  e regionali con qualifica  di  guardia
            giurata: punti 4;
            b) guardia caccia e/o pesca: punti 3,50;
            c)   giornate  lavorative  non  inferiori  a  400
            complessive  effettuate,  nel  triennio  1996/98,
            presso gli ispettorati forestali: punti 5,00;
            f)  servizio  di ruolo presso il Corpo  forestale
            dello   Stato   con  la  qualifica   di   guardia
            forestale: punti 5,00;

      VERIFICATO  che  al  punto 1) dell'art. 5 non  è  stato
            previsto  punteggio per i possessori del  diploma
            di laurea;

      RITENUTO che:

            -  non  aver previsto punteggio per gli eventuali
            diplomi    di   laurea,   produca   una    chiara
            discriminazione;

            -   le  tipologie  dei  citati  requisiti  e   le
            valutazioni   dei   titoli   presentabili   fanno
            sorgere notevoli perplessità;

            -  molti dei titoli elencati nel bando paiono più
            essere  attinenti la ricerca di nuovi  'Rambo'  o
            'Superuomini',  piuttosto che  un  normale  bando
            concorso per titoli ed esami;

            -  la  scarsa chiarezza del bando e dei  relativi
            allegati     hanno    portato    i    richiedenti
            l'ammissione    a   produrre   una   copiosissima
            quantità di errori nella compilazione;

            -  non è stato applicato il comma 4 dell'art.  19
            della l.r. 1.9.1993, n. 25;

            -  i  dati  prodotti  fanno  pensare  che,  nelle
            aspirazioni  dell'on. Assessore,  vi  sia  quella
            eugenetica della creazione di una nuova  'razza',
            quella delle 'Super-guardie/forestali';

                   IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            -  a  sospendere  in autotutela, l'efficacia  del
            bando  per  correggere le incongruenze  contenute
            nel testo del decreto 13 novembre 1998;

            -  ad annullare in autotutela, il decreto del  13
            novembre 1998.» (333).

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  non  sorgendo  osservazioni
  dispongo  che  la determinazione della data di discussione  delle
  mozioni  predette venga demandata alla Conferenza dei  Presidenti
  dei Gruppi parlamentari.


   Presidenza del presidente Lo Porto


   Seguito  della  discussione  del disegno  di  legge  «Schema  di
  progetto   di   legge  costituzionale  da  proporre,   ai   sensi
  dell'articolo  18 dello Statuto al Parlamento nazionale,  recante
  'Modifiche allo Statuto della Regione'» (580-472-578-602-652/A).

    PRESIDENTE   Si  passa  al  III punto  all'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegno di legge. Si procede con il seguito  della
  discussione  del  disegno di legge  numeri  580-472-578-602-652/A
  «Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
  dell'articolo  18 dello Statuto al Parlamento nazionale,  recante
  'Modifiche allo Statuto della Regione'».
   Onorevoli  colleghi,  ricordo che nella  seduta  n.  206  del  4
  maggio  2004 si era chiusa la discussione generale ed  era  stato
  posto  in  votazione  ed approvato il passaggio  all'esame  degli
  articoli.
     Successivamente, nella seduta n. 208 dell'11 maggio  2004,  si
  era  deciso  di  rinviare il disegno di legge in Commissione  per
  valutare  i  numerosi emendamenti presentati. Tale decisione,  di
  consentire  alla  Commissione di valutare  gli  emendamenti,  era
  stata confermata nella seduta n. 218 del 22 giugno 2004.
   Si passa all'esame dell'articolo 1. Ne do lettura:

                             «Articolo 1

   1.  Lo  Statuto  della  Regione siciliana, approvato  con  regio
  decreto  legislativo 15 maggio 1946, n. 455 convertito  in  legge
  costituzionale  26 febbraio 1948, n. 2 e successive  modifiche  e
  integrazioni,  è modificato e integrato dalle disposizioni  della
  presente legge».


   Presidenza del presidente Lo Porto


                       Sull'ordine dei lavori

    RAITI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    RAITI   Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  rilevare
  come  i lavori di quest'Aula sono da parecchio tempo fermi perchè
  si  attende,  così  come previsto dalle norme  regolamentari,  il
  rinnovo   delle   Commissioni  legislative  che   doveva   essere
  realizzato...

    PRESIDENTE   Onorevole  Raiti, siamo  in  fase  di  discussione
  sullo schema di progetto di legge  costituzionale.

    RAITI    Effettivamente  volevo  intervenire  sull'ordine   dei
  lavori.

    PRESIDENTE   Onorevole  Raiti non può  intervenire  sull'ordine
  dei  lavori se verte su un tema che abbiamo deciso, unanimemente,
  di togliere dall'ordine del giorno.

    RAITI   Signor  Presidente, il mio intervento verte  su  questo
  tema, stavo facendo un piccolo preambolo.
   Ricordo  che  il  rinnovo  delle  Commissioni  legislative   era
  previsto  alla scadenza dei due anni e mezzo,  ma  questo  non  è
  avvenuto:  l'Aula è stata rinviata più volte, e ad  oggi  non  si
  riesce  a  trovare il bandolo della matassa per  svolgere  questo
  compito  che  è  previsto dal Regolamento  e  per  consentire  un
  andamento dei lavori più disciplinato e regolare.
   Ritengo che ciò rileva come, ancora una volta, la maggioranza  è
  impantanata  in  lotte  di  potere e pensa  a  tutt'altro  che  a
  risolvere  i  problemi della Sicilia e questo  si  riflette,  per
  quanto mi riguarda, anche nella discussione del disegno di  legge
  che  stiamo per affrontare. Sappiamo benissimo che la Commissione
  Statuto  non ha potuto ancora eleggere il presidente.   I  lavori
  sono  diretti  dal  vicepresidente,  onorevole   Capodicasa,  che
  appartiene alla minoranza - tutti noi apprezziamo l'equilibrio  e
  l'autorevolezza  del  vicepresidente  Capodicasa  -  ma  sappiamo
  benissimo  che il suo è un ruolo che non può dispiegarsi  appieno
  nell'attesa  che  venga nominato il presidente della  Commissione
  che  dovrà   svolgere  il  proprio ruolo nel  pieno  del  proprio
  mandato.
   Un  altro  dei motivi ostativi dal punto di vista concettuale  -
  affinchè  si  possa continuare a discutere su questo  disegno  di
  legge  -  sta nel  fatto che gli emendamenti, presentati al testo
  di   legge   originario  e  che  sono  stati  oggetto  di   ampie
  disquisizioni  nei  convegni  svoltisi   in  questi  mesi  in  un
  confronto  con tutti gli operatori del diritto e della cosiddetta
   società  civile   in  Sicilia, non  sono  stati  poi  pienamente
  legittimati,  così come dovrebbe essere, da una  Commissione  nel
  pieno  dei propri componenti, con un presidente e con un  ufficio
  di   presidenza,  ed  affrontati  per  intero  all'interno  della
  Commissione Statuto.
   Stamattina  ho  partecipato  ai  lavori  della  Commissione,  in
  sostituzione  dell'onorevole Orlando,  abbiamo  esaminato  tre  o
  quattro articoli con i relativi emendamenti ad essi allegati,  ma
  certamente devono essere trattati e valutati  tutti gli  articoli
  e  tutti i relativi emendamenti in maniera da avere un quadro  ed
  un   disegno  organico  del  disegno  di  legge  che  andiamo  ad
  affrontare.
   Questa  è  una  materia fin troppo importante -  non  sta  a  me
  dirlo,  i  colleghi  e Lei, signor Presidente,  hanno  molta  più
  esperienza e capacità di me per valutare che il disegno di  legge
  costituzionale  recante  modifiche  allo  Statuto  della  Regione
  siciliana è il disegno di legge principe delle leggi che  andremo
  ad  approvare-.  Credo  che  tutti  quanti,  i  commissari  ed  i
  deputati,   debbano   disporre  di  un  quadro   organico   degli
  emendamenti  che  sono  stati  valutati  in  maniera  positiva  o
  negativa dalla Commissione per avere un disegno di legge organico
  per   meglio   riflettere  su  cosa è necessario  fare  prima  di
  affrontare ogni singolo articolo.
     Ritengo che la discussione, altrimenti, si svolgerebbe in modo
  frammentario  e  parziale, sfuggirebbe  il  filo  conduttore,  il
  disegno   complessivo  che  si  vuole  dare  allo   Statuto.   Si
  rischierebbe, quindi, di fare un lavoro non idoneo alle  finalità
  che ci siamo prefissati.
     Invito  pertanto,  innanzitutto lei, signor  Presidente,  come
  garante  del  buon andamento e dell'autorevolezza dei  lavori  di
  questa Aula, ma invito anche i colleghi e il vicepresidente della
  Commissione, onorevole  Capodicasa, ed il Governo,  a  riflettere
  su quanto si sta facendo.
     La  materia è troppo importante per essere trattata in  questo
  modo
   Si  rinnovino  prima  le  Commissioni.  La  Commissione  Statuto
  valuti  in  brevissimo tempo, visto che il dibattito è  iniziato,
  qual  è  lo  stato delle cose, con un'approvazione o  meno  degli
  emendamenti;  dopodiché  si torni in  Aula  per  la  prosecuzione
  dell'iter legislativo.

   PRESIDENTE.   Onorevole   Raiti,  l'apprezzamento   dell'attuale
  situazione  politica e assembleare non spetta a  me.  Lei  ha  il
  pieno diritto di esternare le sue opinioni esattamente come altri
  colleghi possono fare in senso opposto.
   Il   problema   è  regolamentare.  Non  c'è  nessuna   deminutio
  nell'importanza del dibattito sulla riforma dello Statuto  se  si
  procede  nel senso disposto perchè una sola volta abbiamo sospeso
  la  discussione in quanto, in effetti, non eravamo ancora  pronti
  per affrontare l'articolato.
   Adesso  siamo  pronti e anche se la Commissione non  è  nel  suo
  plenum,  ciò  non  toglie nulla alla sua legittimità.  Non  si  è
  potuto  procedere  alla  nomina  del  presidente  sol  perché  la
  Commissione  non è completa nella sua composizione, dato  che  la
  Commissione  Statuto  è  stata enucleata, vorrei  dire  distinta,
  rispetto alla composizione delle altre Commissioni legislative.
   La  Commissione Statuto, se fosse stata nel suo plenum,  avrebbe
  potuto,   questa  mattina,  procedere  all'elezione  del  proprio
  Presidente.  Non  l'ha  fatto  per un  atto  di  correttezza  del
  vicepresidente,    onorevole   Capodicasa    che,    di    fronte
  all'incompiutezza  della  Commissione  stessa,  ha  ritenuto   di
  rinviare l'elezione ad altro momento.
   Confermo  che  la  Presidenza  si è  attivata  oggi  stesso  per
  chiedere  ai tre gruppi parlamentari non ancora rappresentati  in
  Commissione    Statuto    affinchè   designino    i    rispettivi
  rappresentanti, cosa che verrà fatta fra stasera e domani; avremo
  quindi il plenum della Commissione che potrà adempiere al compito
  dell'elezione del presidente.
   Comunque, onorevole Raiti, le ricordo che siamo già in  fase  di
  esame  dell'articolato  e dobbiamo procedere,   pena  l'ulteriore
  impasse,   che  abbiamo  vissuto a proposito  del  rinnovo  delle
  commissioni legislative.  Non ho voluto sottolineare l'importanza
  del  mio gesto voluto nella seduta precedente invertendo l'ordine
  del  giorno  su  una materia che solennemente la  Conferenza  dei
  presidenti dei gruppi parlamentari aveva stabilita; ho,  infatti,
  invertito  un  punto  dell'ordine del  giorno  per  le  obiettive
  difficoltà di cui è noto a tutti la sostanza, perché di fronte al
  mancato accordo la Presidenza si è trovata nell'impossibilità  di
  procedere   secondo  il   Regolamento:  avrei  potuto   procedere
  all'ennesimo  rinvio - cosa che ho rifiutato di  fare  sul  piano
  etico-politico -, e ho dovuto quindi accantonare  la  materia  in
  attesa di un accordo e ho voluto incardinare il disegno di  legge
  di modifica dello  Statuto.
   Onorevole  Raiti, concludo confermando che una volta  avviati  i
  lavori  sulla   riforma dello Statuto non si  tornerà   indietro,
  almeno finché io siederò su questo podio.

    CAPODICASA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA     vicepresidente   della    Commissione.    Signor
  Presidente, vorrei dare conto del lavoro svolto dalla Commissione
  nella seduta di questa mattina riaffermando che la Commissione  è
  pronta  ad proseguire nell'articolato, avendo cominciato  l'esame
  informale,  così  come  disposto  dall'Aula,   degli  emendamenti
  presentati  ai primi articoli, fatta eccezione per  l'articolo  2
  dove  vi  è  contenuto  il preambolo che  essendo  materia  molto
  complessa  si è  ritenuto chiederne l'accantonamento al  fine  di
  approfondirlo  in successiva seduta. Pertanto, se  la  Presidenza
  lo ritiene  siamo pronti a proseguire nei lavori.

    FLERES  Chiedo di parlare,

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FLERES   Signor  Presidente,  intervengo  brevissimamente   per
  confermare ciò che diceva l'onorevole Capodicasa. Questa  mattina
  la  Commissione ha esaminato gli emendamenti, così come  gli  era
  stato  chiesto  dall'Aula nel momento in  cui  l'Aula  stessa  ha
  ritenuto  che  prima di tornare ad affrontare il  testo  nel  suo
  insieme fosse opportuno che la Commissione ne verificasse  alcuni
  aspett, anche perché gran parte degli emendamenti in realtà  sono
  stati già discussi nella prima parte dei lavori della Commissione
  medesima  e  ciò   prima  che  lo schema  di  progetto  di  legge
  costituzionale   giungesse  in  Aula;   su  molti  altri   esiste
  un'ampia  convergenza  anche perché un approfondimento  lungo  ed
  articolato  come  quello che si è sviluppato in  questi  mesi  ha
  consentito  di  fatto di individuare alcuni passaggi  che,  senza
  stravolgere  il  senso  dello Statuto,   danno  l'opportunità  di
  poterlo  migliorare. Pertanto, signor Presidente,  mi  associo  a
  quanto  diceva  poc'anzi  l'onorevole  Capodicasa,  relativamente
  all'opportunità di proseguire  per le parti che la Commissione ha
  già  avuto  modo  di  approfondire e per gli emendamenti  che  la
  Commissione  ha  avuto già modo di apprezzare.  Peraltro,  signor
  Presidente,  la  Commissione  ha fissato   a  domani  mattina  un
  ulteriore  seduta,  sia per continuare l'esame degli  emendamenti
  sia  per procedere,  la prossima settimana, all' audizione,  così
  come  richiesto  dall'Associazione  degli  ex  parlamentari   che
  attraverso  il  suo  Presidente,  onorevole  Fasino,   ha   fatto
  pervenire  una  interessante nota -  che può essere  condivisa  o
  meno,   ma  sicuramente  merita di essere  apprezzata  anche  per
  l'esperienza  degli ex parlamentari molti dei quali  presenti  ed
  artefici,  per alcuni versi, della prima edizione dello  Statuto,
  quello  attualmente in vigore. Avremo modo di   potere  ascoltare
  l'Istituto   Gramsci  e  potere  ascoltare  la  delegazione   dei
  funzionari  che, come Lei sa, in questi giorni ha avuto  contatti
  istituzionali  con  il  Governo basco per  alcune  questioni  che
  potrebbero essere individuate come utili per un ragionamento  che
  appartiene alla revisione del nostro Statuto.


   Presidenza del presidente Lo Porto


   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'articolo 1. Chi  è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.
                           (E' approvato)

   L'esame  dell'articolo 2 viene per il momento  accantonato,   in
  quanto   verte   sul  preambolo.  Si  passa,  quindi,   all'esame
  dell'articolo 3. Ne do lettura.

                             «Articolo 3

   L'articolo  1  dello  Statuto della  Regione  è  sostituito  dal
  seguente:

                             'Articolo 1

   1.  I  Comuni,  le Province regionali e la Regione costituiscono
  le   istituzioni  territoriali  autonome,  rappresentative  della
  comunità siciliana.

   2.  La Regione è fornita di personalità giuridica, entro l'unità
  politica   dello   Stato  italiano,  sulla  base   dei   principi
  democratici che ispirano la vita della Nazione.

   3.  La  bandiera della Regione è formata da un drappo  di  forma
  rettangolare  che  al  centro riproduce lo stemma  della  Regione
  raffigurante  la  Triscele color carnato con il gorgoneion  e  le
  spighe, in campo trinciato color rosso aranciato e giallo.

   4.  Il  territorio  della Regione è composto dalla  Sicilia,  da
  Pantelleria, da Ustica e dalle isole Eolie, Egadi e Pelagie.

   5. La città di Palermo è il capoluogo della Regione'».

   PRESIDENTE.   Comunico   che,  all'articolo   3,    sono   stati
  presentati i seguenti emendamenti:

  -dall'onorevole Sammartino: 3.3, soppressivo dell'articolo; 3.2
   e 3.4;
  -dagli onorevoli Barbagallo e Gurrieri: 3.6; 3.7;
  -dall'onorevole Pistorio: 3.12;
  -dagli onorevoli Lo Monte, Basile ed altri: 3.1;
  -dall'onorevole Spampinato: 3.7 bis; 3.5;
  -dagli onorevoli Capodicasa, Panarello ed altri: 3.11; 3.10; 3.9
  bis;
  -dagli onorevoli Giannopolo, Capodicasa ed altri: 3.9;
  -dall'onorevole Villari: 3.8
  -dalla Commissione: 3.13 e 3.14.

      Si   passa   all'emendamento  3.3,   a  firma  dell'onorevole
  Sammartino.   Non   essendo  presente  in  Aula   il   firmatario
  l'emendamento  3.3 decade. Si passa all'emendamento  3.7  bis,  a
  firma dell'onorevole Spampinato. Il parere della commissione?

    CAPODICASA  vicepresidente  della Commissione. Contrario.

    SPAMPINATO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

   SPAMPINATO.  Onorevole  Presidente e  onorevoli  colleghi,  devo
  dichiarare  che  sono  un  po'  impreparato  perché,  considerato
  l'andamento complessivo dei lavori,  credevo che oggi   vi  fosse
  tutt'altro  argomento  da  trattare  in  Aula  e  non  ho  potuto
  partecipare, anche non facendone parte, alla Commissione Statuto,
  normalmente   partecipo  ai  lavori   dato  che  l'argomento   mi
  appassiona e cerco di dare il mio modestissimo contributo.
   Credo  che  questo  emendamento, non so se è  stato  oggetto  di
  discussione e tenuto in considerazione, tratta  un argomento  che
  comunque  apre un dibattito che necessariamente lo  Statuto  deve
  attenzionare. Si è detto che a questo Statuto manchi  un  po'  di
   anima ,   ebbene  questo emendamento è  un  tentativo  per  dare
  anche un'anima allo Statuto o, comunque,  tenta di  introdurre un
  tema  che  ritengo essenziale per le innovazioni  che  anche  nel
  nostro territorio si possono porre.
   Sostanzialmente   con   questo   emendamento   si    vuole    la
  costituzione di due autonomi distretti della Sicilia orientale  e
  della  Sicilia  occidentale. Io credo  che  bisogna,  rispetto  a
  quello che è stato predisposto legislativamente nel 1948, fare un
  passo  avanti,  tenendo   conto anche  delle  realtà  economiche,
  sociali,  imprenditoriali per potere provare ad dare un  ordinato
  sviluppo al nostro territorio. Son questo emendamento si cerca di
  disegnare, anzi tradurre legislativamente una realtà che  esiste,
  che   è  quella,  oltre  dell'esistenza  di  un  fortissimo  polo
  occidentale  della  Sicilia, di una realtà  anche  sud  orientale
  della  Sicilia; esistono realtà economico sociali che  riguardano
  le  province di Catania, di Enna, di Ragusa e in parte  anche  di
  Caltanissetta  che  potrebbero congiuntamente poter  procedere  a
  dare uno sviluppo organico all'economia della Sicilia.
   E'  chiaro  che  cinque  minuti ed  un  singolo  intervento  non
  possono rendere l'idea di quello che è il tentativo che si  vuole
  iniziare  a  porre,  la   discussione  che  si  vuole  introdurre
  all'interno di quest'Aula rispetto a questo tema.
   Io  chiederei  che  venisse,   e se  lo  è  stato  chiederei  al
  presidente Capodicasa, anche brevemente, se è possibile informare
  l'Aula,  sapere quali sono state le considerazioni fatte rispetto
  a questo tema.
   Ricordo,   anche   all'onorevole  Fleres,  che   su   un   altro
  provvedimento legislativo si era arrivati ad un'intesa per  poter
  idealmente   introdurre  questo  tema  all'interno   del   nostro
  ordinamento  siciliano;  probabilmente  questo  è  il  modo   non
  corretto,  probabilmente è un modo inesatto, ma  è  un  modo  per
  iniziare a  discutere di qualcosa realmente innovativo nel nostro
  ordinamento    siciliano,   all'interno   della   nostra    carta
  fondamentale che è il nostro Statuto.

    CAPODICASA    vicepresidente  della  Commissione.   Chiedo   di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA     vicepresidente   della    Commissione.    Signor
  Presidente,   onorevoli  colleghi,  la  richiesta  dell'onorevole
  Spampinato  può essere immediatamente soddisfatta, a  prescindere
  dal  merito  tecnico  che è costituito dall'introduzione  di  una
  figura  territoriale ed istituzionale nuova,  quali  sarebbero  i
  distretti autonomi,  che non avendo dei riferimenti normativi  in
  alcuna  parte  dello Statuto né della Costituzione italiana,  dal
  punto  di  vista istituzionale trovano una difficile  definizione
  di cosa sia un distretto autonomo.
   In  ogni  caso  non è questo il merito su cui la  Commissione  è
  entrata; la Commissione ha voluto sottolineare che l'articolo  3,
  nel  definire  gli  ambiti territoriali in cui  si  riconosce  la
  Regione,  ha  inteso riproporre la questione  che  il  Parlamento
  nazionale  ha  già definito con l'articolo 114 della Costituzione
  italiana   come  riformato,  laddove nell'individuare  i  livelli
  costituzionali  che  sono  tra  di  loro  equiposizionati  e  che
  compongono tutti insieme la Repubblica: lo Stato, le regioni,  le
  province, le città metropolitane ed i comuni.  La Commissione  ha
  inteso   riproporre   la  questione  ai   livelli   istituzionali
  riconosciuti costituzionalmente e che quindi secondo le procedure
  e  le  normative che poi verranno individuate avranno dei diritti
  di  natura  costituzionale, per esempio il progetto di  legge  di
  ulteriore  modifica costituzionale, che è già  stato  esitato  da
  Camera  e  Senato  in prima lettura, prevede la  facoltà,  per  i
  livelli  istituzionali che sono contenuti nell'articolo  114,  di
  potere   accedere  direttamente  alla  Corte  costituzionale   in
  contenziosi  con alti livelli della Repubblica: per cui  noi  con
  l'articolo  3,  altro non facciamo che riproporre  quei  livelli;
  introdurre  un  ulteriore  livello  equivale,  diciamo   così   a
  inflazionare   un  panorama  istituzionale  che  non   troverebbe
  riscontro nell'articolo 114 della Costituzione.
   A   questo   proposito  la  Commissione  discutendo   di   città
  metropolitane   ha  aperto  una  discussione,  ci   sono   pareri
  favorevoli e pareri contrari, ma a maggioranza la Commissione  ha
  ritenuto  che  forse  vale  la  pena  riproporre  ciò   che   già
  nell'articolo 114 della Costituzione è contenuto:  cioè la  città
  metropolitana, poi noi naturalmente potremo anche espungere  tale
  previsione, al momento non possiamo aggiungere altro, per cui  in
  quest'ipotesi,   onorevole  Spampinato,  l'emendamento   da   lei
  proposto si è ritenuto  dovere dare parere sfavorevole.

    FLERES  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FLERES    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   farò   un
  intervento  complessivo  sugli emendamenti,  tentando,  anche  di
  chiarire in che modo la Commissione ha ragionato,  così  come  ha
  accennato precedentemente l'onorevole Capodicasa.
   La  commissione non si è discostata dall'impianto costituzionale
  che  riscrive  le  istituzioni  che  concorrono  a  comporre   la
  Repubblica, tant'è che ha ritenuto di esprimere parere favorevole
  soltanto su alcuni degli emendamenti presentati all'articolo 3.
      Ed   in   particolare,  sul  3.9,  che  ripropone  l'impianto
  costituzionale relativamente alle città metropolitane;  sul  3.2,
  quello   a  firma  dell'onorevole  Sammartino,  che  sgancia   la
  questione della bandiera dall'articolo 3, facendone un articolo a
  parte; sul 3.9 bis, proprio perché la Costituzione, ormai,  parla
  di  Repubblica  italiana e non di Stato,   e  ne  fanno  parte  i
  comuni,  le  città metropolitane, le province, le  regioni  e  lo
  Stato;  e  sul  3.4, invece, propone una parziale correzione  per
  potere  distinguere il territorio della Sicilia,  dal  territorio
  delle  isole minori che fanno parte del territorio della  Regione
  siciliana   ma  che  sono,  ovviamente  cosa  diversa  dall'isola
  Sicilia:  cioé,  Pantelleria, Ustica, le Eolie,  le  Egadi  e  le
  Pelagie.   E  lo  abbiamo  fatto per un  motivo  preciso,  perché
  riteniamo  che,  descrivendo così la composizione del  territorio
  della   Regione   siciliana,  avremmo  maggiori  possibilità   di
  introdurre,  per  le  isole  minori, elementi  di  vantaggio  che
  l'Unione Europea già prevede per questa  fattispecie.
   La  Commissione ha svolto un ampio dibattito, relativamente alla
  questione  sottoposta dall'onorevole Spampinato,  ritenendo  che,
  l'introduzione di una entità istituzionale non prevista sul piano
  costituzionale, avrebbe potuto determinare effetti non  in  linea
  con  l'articolo  114  e,  tuttavia,  ha  ritenuto  di  percepirne
  l'essenza.
     Io  stesso,  ha fatto bene l'onorevole Spampinato poc'anzi,  a
  ricordarlo,  in  una precedente occasione, avevo espresso  parere
  favorevole per  consentire che l'esperienza delle province  della
  Sicilia  orientale,  potesse  trovare,  insieme  a  quella  delle
  province  della   Sicilia occidentale, un  momento  organizzativo
  specifico.   In   un  successivo  articolo,  ho   presentato   un
  emendamento  che prevedeva la possibilità per le  province,  così
  come per i comuni, di costituire consorzi.
   Si  tratta, ovviamente, di cosa diversa. I consorzi non sono  un
  ente locale,  come nella fattispecie proposta.
      I   consorzi   rappresentano,   però,   uno   strumento   che
  consentirebbe  alle province di aggregarsi e di costituire,  così
  come  fanno  i  comuni,  -  ed abbiamo visto,  in  maniera  molto
  vantaggiosa  e molto utile per alcune circostanze  e  per  alcuni
  aspetti  -   di costituire dei consorzi, con lo scopo di  gestire
  sinergicamente   servizi,   attività,   comparti,     provvedendo
  sinergicamente  a realizzare reti stradali, grosse infrastrutture
  che hanno una dimensione sovra-provinciale, ma sub-regionale.
   La  Commissione   stamattina,  ha ipotizzato  di  anticipare,  a
  questa   parte   dell'esame   dello  Statuto,   un   emendamento,
  sostanzialmente il mio stesso emendamento, che è  già  presentato
  in   altro  articolo,  stabilendo il  principio  che  la  Regione
  favorisce la costituzione di consorzi di comuni e di province.
   Con  questo  ulteriore elemento che, certamente, rappresenta  un
  fatto  innovativo  per  il  nostro Statuto,  pensiamo  di  potere
  cogliere,  da  una parte, l'essenza della proposta dell'onorevole
  Spampinato,  ed  anche  di altri, - che  è  anche  la  mia  -   e
  dall'altra, di non stravolgere l'assetto costituzionale  che  già
  individua  quali  sono gli enti locali che  hanno  una  rilevanza
  costituzionale,  tant'è che la Costituzione li cita  quali  parti
  costitutive della Repubblica italiana.
   Dunque,  è questa l'ipotesi di mediazione che la Commissione  ha
  individuato;  se  la  condividiamo, risulta allora  assolutamente
  ininfluente  introdurre,  all'articolo  3  o  in  un   successivo
  articolo,  la  fattispecie dei consorzi provinciali  e  comunali:
  tale  aspetto  possiamo, infatti, anche valutarlo in  un  momento
  successivo.   Resta il dato che io stesso, così come  l'onorevole
  Spampinato  ed  altri, riteniamo opportuno  favorire  i  processi
  aggregativi  tra  le  province, proprio  perché  questo  tipo  di
  percorso ha rappresentato un elemento costruttivo utile quando lo
  abbiamo applicato ai comuni.
   Dunque,  signor  Presidente,  la proposta  che  mi  permetto  di
  formulare,  al di là della sua collocazione - sarà lei  stesso  o
  tutti insieme a deciderlo - è quella di inserire il concetto  dei
  consorzi di comuni e di province - ripeto, all'articolo  3  o  in
  altra   parte   dell'articolato  -  non  addivenendo  all'ipotesi
  dell'onorevole  Spampinato  nella formulazione  in  cui  è  stata
  presentata,  bensì,  appunto, nella  nuova  rielaborazione  della
  Commissione.

    TUMINO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    TUMINO    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  condivido
  pienamente  l'emendamento del collega Spampinato e  ritengo  che,
  nel momento in cui il Parlamento nazionale andrà ad approvare  il
  disegno  di  legge  all'esame, nell'ipotesi  in  cui  noi  avremo
  deliberato  l'istituzione  dei  distretti  territoriali  autonomi
  della  Sicilia, implicitamente o esplicitamente,   il  Parlamento
  modificherà  anche  l'articolo 114 della Costituzione,  inserendo
  appunto  anche  tale  istituto. Non  vedo  in   ciò  un  problema
  formale.  Ricordo  anzi che l'istituto delle  regioni  a  statuto
  ordinario, previsto dalla   Costituzione, si realizzò  solo  dopo
  25-30  anni rispetto alla data di entrata in vigore della  stessa
  Costituzione.
   Ritengo   opportuno  istituire  questi  distretti   territoriali
  autonomi  perché  sono  cosa  diversa  dai  consorzi,  così  come
  l'onorevole  Fleres  ha  proposto: i  consorzi  di  comuni  e  di
  province,  infatti,  hanno una dimensione di  volontarietà  nella
  loro  costituzione; i distretti, invece, avrebbero una dimensione
  obbligatoria

    FLERES  Allora facciamo due regioni, onorevole Tumino

    TUMINO   Onorevole Fleres, mi permetta, questo discorso  delle
  due  regioni  potrebbe essere un pericolo, ma tuttavia  un  fatto
  possibile.
   Il   problema  qui  è  un  altro.  Se,  infatti,  istituiamo  il
  distretto territoriale autonomo della Sicilia orientale  e  della
  Sicilia   occidentale  e  prevediamo  una   riserva   di   legge,
  analogamente  a  quanto opera la norma costituzionale  nazionale,
  non  facciamo altro che introdurre una riserva di legge tale  per
  cui  la  definizione  di  distretto territoriale  autonomo  viene
  riservata  a  una  legge dell' Assemblea regionale  che  andrà  a
  definire  i termini di questo stesso istituto: ebbene, credo  che
  noi,   da  un  lato,  avremmo  permesso  l'istituzione  di   tali
  distretti,  dall'altro,  rinviato a  una  dimensione  legislativa
  successiva la definizione della stessa questione. Ovviamente,  si
  deve poi anche modificare il comma 4 dell'articolo 3.
   Onorevoli  colleghi - invito la  Presidenza  a  valutare  questa
  mia  considerazione - ritengo che probabilmente su  tale  aspetto
  andrebbe svolta una ulteriore riflessione delle forze politiche e
  sarebbe   opportuno  che  si  arrivi,  quindi,  ad  una  compiuta
  valutazione in una seduta successiva.

    SAVARINO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SAVARINO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  desidero
  svolgere  una  veloce  valutazione di alcuni  emendamenti  tra  i
  quali,  appunto, quello dell'onorevole Spampinato che,  comunque,
  ha formato oggetto in Commissione di un ampio dibattito, anche su
  input  dell'onorevole Fleres: in tal senso, la Commissione  si  è
  espressa  negativamente perché l'istituto del  distretto autonomo
  si rende di difficile individuazione giuridica.
   La  configurazione di un tale istituto, quindi, per quanto possa
  rispondere  ad  esigenze  politiche  e  sociali,  giuridicamente,
  sarebbe di difficile individuazione e definizione, motivo per cui
  si è valutata l'opportunità o meno di promuovere forme diverse di
  associazione, come per esempio i consorzi; a tal riguardo,  si  è
  anche tanto discusso, stamattina, se inserire eventualmente nello
  Statuto  anche  le unioni di comuni che già la Regione  siciliana
  promuove con legge ordinaria: in tal senso, però, l'istituto  del
  distretto  è  un riferimento del tutto nuovo che  non  trova  una
  corrispondenza in altro analogo istituto giuridico dello Stato.
   Mi  permetto  di preannunciare che, a proposito dell'emendamento
  3.9, come Gruppo parlamentare UDC,  ne chiediamo l'accantonamento
  avendo  bisogno di un'ulteriore riflessione di quella già  svolta
  in    Commissione    rispetto   alla   formulazione    originaria
  precedentemente  esitata  nella  bozza  Leanza ,  testo  che  non
  prevede l'indicazione né della città metropolitana né delle  aree
  o province metropolitane.
   Abbiamo  ritenuto,  dopo una lunga discussione  in  Commissione,
  che  non  fosse  opportuno cristallizzare una scelta  del  genere
  all'interno  dello Statuto, appunto perché - sia in dottrina  che
  in politica -  c'è ancora un dibattito del tutto aperto  su quale
  sia  la  scelta più opportuna, se continuare cioè  con le aree  o
  province  metropolitane  -  così  come  vuole  la  nostra   legge
  ordinaria  n. 9 -  o piuttosto introdurre l'istituto della  città
  metropolitana  che,  invece,  richiamerebbe  a  capo  del  comune
  capoluogo  la gestione di tutta l'area metropolitana. Ripeto,  si
  tratta  di  un  dibattito  tuttora  aperto  che,  comunque,   non
  riscontra un orientamento dominante.
   Come   Gruppo  parlamentare  UDC  avevamo  chiesto   allora,   e
  continuiamo  a farlo adesso, di evitare, appunto, d'inserire  una
  tale  scelta  all'interno dello Statuto: peraltro, si tratterebbe
  di  un  istituto giuridico che, non ancora apprezzato in  maniera
  unanime dal legislatore regionale, può essere delegato, come  già
  lo   è  nelle  facoltà,  a  una  legge  ordinaria  della  Regione
  siciliana.

    PRESIDENTE .  Onorevoli colleghi, l'emendamento  3.7  introduce
  una  novità che presupporrebbe, vista la semplicità con la  quale
  viene discussa, l'esistenza di una normativa sui distretti,  cosa
  che in realtà  non esiste.
   Con  tutto  il  rispetto per la previsione  in  esame,  che  può
  essere eccellente solamente nella misura in cui è chiaro di  cosa
  si tratta, questo emendamento, alla fine, è perfino inammissibile
  se non si stabilisce a quale normativa si riferisce.
   Se   dobbiamo  introdurre  una  grande  novità  in  materia   di
  legislazione degli enti locali, allora, onorevole Spampinato,  la
  invito  a farne oggetto di un'organica proposta di legge,  perché
  diversamente,   in   questo  modo  non  può   essere   dichiarato
  ammissibile.   Rischiamo  cioè  che  il  suo  emendamento   venga
  liquidato   con  un  no  necessitato  dall'aspetto  tecnico   del
  problema.

    SPAMPINATO  Signor  Presidente, in  effetti,  l'organicità  del
  disegno  che  è  ambizioso  -  e me  ne  rendo  conto,  non  sono
  velleitario -  mirava sostanzialmente a produrre un dibattito  su
  questo  tema,  a  stimolare un dibattito anche in  considerazione
  della complessità degli emendamenti presentati che prevedono pure
  una potestà legislativa per i distretti.
   Torno  a  ripetere,  è qualcosa di velleitario che  tuttavia  ha
  prodotto,  secondo  me, già un primo effetto positivo:  dibattere
  questo aspetto.
   Approfittando  dell'occasione, però, desidero  sottolineare  due
  aspetti e cogliere anche una contraddizione.
   Il    primo    aspetto:   accetto   le   considerazioni    mosse
  dall'onorevole    Capodicasa,   da   lei,   signor    Presidente,
  dall'onorevole  Fleres, ma permettetemi di dissentire  quando  la
  considerazione negativa dell'impianto, complessivamente,  è  data
  dal  fatto  che non esiste un riferimento normativo di  carattere
  statale.  Credo  che  ciò sia proprio la negazione  della  nostra
  autonomia, la negazione della nostra specialità. Troviamo modi  e
  forme  per discutere, ma non facendo leva sul mancato riferimento
  legislativo, anche costituzionale: credo che se non sia contrario
  ai  princìpi della Costituzione, anche una previsione che vada al
  di  là  della  stessa  Costituzione,  laddove  sia  nelle  nostre
  competenze e nella nostra specialità, non impedisce che  possiamo
  tracciare un tale disegno.
   La  contraddizione  e, chiudo con questo aspetto,  è  quella  di
  fare  riferimento al testo costituzionale per poi non  tenere  in
  considerazione    l'essenzialità   di   introdurre    la    città
  metropolitana.  Se  noi non introduciamo la città  metropolitana,
  infatti, è come dire che non esistono i comuni o le province o le
  regioni  stesse   La  stessa cosa di non  menzionare  nel  nostro
  Statuto la città metropolitana, sarebbe, per esempio, non  citare
  la  Regione   Potremmo  scrivere,  e  sarebbe  egualmente  errato
  costituzionalmente,  la  Regione  è  costituita  dai   comuni   e
  nient'altro
   Ecco   la  contraddizione.  Se  facciamo  riferimento  al  testo
  costituzionale,   quest'ultimo  cita   espressamente   la   città
  metropolitana, istituto del quale non possiamo fare a meno.

    PRESIDENTE   L'emendamento 3.7 bis è ritirato.  L'Assemblea  ne
  prende atto.
   Si  passa all'emendamento 3.9. Preciso che, nel testo,  dopo  la
  parola  metropolitana', vanno inserite le parole  e la Regione'.
   C'è  una  richiesta  di  accantonamento da parte  dell'onorevole
  Savarino, malgrado il parere favorevole della Commissione.

    SAVARINO  Signor Presidente, abbiamo svolto un lungo  dibattito
  in  Commissione  sulla  scelta  di inserire  città  metropolitana
  piuttosto   che  area  metropolitana,  come  già  il  legislatore
  regionale ha voluto creare con la legge n. 9.
   Ma   siccome,  giustamente,  la  Costituzione  definisce   città
  metropolitana e dal momento che c'è un dibattito aperto,  sia  in
  dottrina  che  in politica, il nostro legislatore non  ha  ancora
  individuato  un'unica soluzione tra le due realtà:  è  questo  il
  motivo  per  cui  l'UDC ha chiesto in Commissione,  e  lo  chiede
  tuttora,  di evitare di cristallizzare una scelta del genere  che
  possa poi vincolare il legislatore regionale.
   Alcuni  giuristi  ritengono che, in ogni caso, l'indicazione  di
  città  metropolitana possa non vincolare il legislatore, tuttavia
  non siamo di questa opinione.
   Come  Gruppo  dell'UDC  chiediamo  quindi  alla  Commissione   e
  all'Aula di non inserire nessuna delle due scelte perché, in ogni
  caso,  la  mancata  inclusione non precluderebbe  al  legislatore
  regionale di varare una normativa in materia.
   Stamattina, peraltro, c'è stata una novità che ha bisogno di  un
  approfondimento: il nostro consulente ha riferito in  Commissione
  che,   probabilmente,  l'indicazione  nello  Statuto  di    città
  metropolitana  non vincola il relativo soggetto gestore  che,  in
  futuro, può essere o il comune capoluogo o la provincia.
   Su  questo  tema, però, abbiamo bisogno di approfondire  perché,
  lo ribadisco, non ne siamo del tutto convinti

    FLERES  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FLERES   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non  credo  si
  possa  condividere  la richiesta dell'onorevole  Savarino,  anche
  perché,  come  abbiamo già detto da più parti, la Commissione  ha
  considerato questo emendamento quasi come un emendamento tecnico,
  che   riallinea  cioè  la  nostra  ipotesi  statutaria  a  quella
  costituzionale di cui all'articolo 114.
   Lo  diventa ancora di più, se lo leggiamo in combinato  disposto
  con l'altro emendamento, il 3.12, che prevede l'istituzione delle
  province metropolitane, un'ulteriore fattispecie originale per il
  nostro Statuto e che di fatto comporterebbe, automaticamente,  la
  creazione  di almeno altre tre province ricadenti nelle  relative
  aree metropolitane di Catania, Palermo e Messina.
   Noi  dobbiamo essere sinceri e chiari fino in fondo.  La  nostra
  opinione è che si debba allineare questo tipo di fattispecie alla
  previsione costituzionale e, comunque, mentre siamo favorevoli  -
  lo  abbiamo  detto in altra sede e per altra circostanza  -  alla
  istituzione  di  nuove province, secondo il percorso  legislativo
  già   previsto   dalle  nostre  leggi  ordinarie,  non   possiamo
  certamente, per legge statutaria addirittura, istituire di fatto,
  approvando l'emendamento 3.12, tre nuove province coincidenti con
  i tre più grossi agglomerati metropolitani della nostra Regione.
   E'  per  tali considerazioni che, signor Presidente,  suggerirei
  di  procedere  oltre,  anche perché rischiamo  di  vanificare  il
  lavoro fin qui svolto, compromettendo la possibilità di una certa
  speditezza nei lavori.

    PRESIDENTE    Onorevole  Fleres,  teniamo   presente   che   il
  riferimento all'articolo 114 della Costituzione, non è secondo me
  calzante  per  quanto  riguarda  la  norma  regionale.  C'è   una
  esigenza,  c'è  anzi un percorso in direzione del rispetto  della
  Carta  costituzionale, ma non abbiamo perso, malgrado questo,  il
  diritto di emendare taluni aspetti se riteniamo opportuno farlo.
   La  dizione  che  abbiamo  scelto per la  parte  concernente  il
  concetto  di  area metropolitana tout court, è  un  concetto  che
  viene   tradotto   ora   in   termini   normativi,   come   città
  metropolitane,  ora  come  province  metropolitane,   esattamente
  l'emendamento 3.12.
   Ci  sarà,  magari,  nel  corso  di tutto  l'articolato,  qualche
  ulteriore riferimento ancora diverso: dobbiamo attenerci, secondo
  me,  alla  legislazione  regionale che  si  riferisce  alle  aree
  metropolitane.  Se  poi vogliamo sottilizzare o,  meglio  ancora,
  approfondire, fondando una nuova dizione relativamente  a  questo
  concetto, possiamo farlo senz'altro, ma qui ha ragione allora chi
  dice  che, per approfondire, bisogna accantonare, a meno che  non
  si  ritenga,  onorevole Ioppolo, che sia sufficiente ricorrere  a
  quanto   previsto  nella  legge  regionale,  riferendoci   sempre
  all'espressione  aree metropolitane . Altrimenti,   mi  pare  che
  bisogna  arrendersi di fronte a questa, non dico  incoerenza,  ma
  confusione terminologica.

   GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

   GIANNOPOLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo  che
  la  questione  presenti  aspetti tecnici  già  evidenziati,  come
  riferiva  l'onorevole Fleres, dall'intera Commissione e  cioè  il
  fatto  che,  nel  nostro Statuto, recepissimo una  previsione  di
  carattere   costituzionale.   Tale   questione   della   perfetta
  individuazione dei soggetti e degli enti territoriali  non  è  di
  poco conto.
     Invito questo Parlamento a riflettere, per esempio, su cosa  è
  stata,  nel  corso  di questi ultimi 20 anni,  la  vicenda  delle
  comunità  montane in Italia e l'handicap che la Sicilia ha  avuto
  non  essendo  stata in grado di sostituire uno strumento  analogo
  venuto  poi affermandosi nel resto d'Italia. Infatti, la Sicilia,
  con la legge 9 del 1986, soppresse le comunità montane e noi, per
  tanti  anni,  non  abbiamo  potuto  usufruire  dei  finanziamenti
  previsti nel fondo nazionale per la montagna e via di seguito.
   La  questione quindi riveste aspetti tecnici ma, in prospettiva,
  presenta   anche   un   carattere  più  squisitamente   politico-
  istituzionale perché le politiche nazionali  in materia di aree o
  di  città  metropolitane sono tali che tenderanno sicuramente  ad
  affermarsi  e,  pertanto, sarebbe bene disporre  di  un  soggetto
  istituzionale perfettamente individuato, così da poterlo inserire
  nel circuito delle politiche nazionali.
   Su  un  aspetto vorrei che prestassimo attenzione: al  riguardo,
  differenzio il ragionamento rispetto a quanto diceva poc'anzi  la
  Presidenza:  la  legge  9  del 1986 individua  non  l'istituzione
  autonoma, bensì la funzione di governo, una cosa diversa  da  ciò
  che   opera  la  Costituzione  quando  si  riferisce   a    città
  metropolitana ;   quest'ultima,  infatti,  è   evidentemente   il
  soggetto istituzionale autonomo che concorre, al pari dei comuni,
  al  pari delle province, al pari delle regioni, in questo caso  a
  definire l'entità statuale.
   In  questo caso, quindi, i comuni, le province, la Regione  e la
  città  metropolitana  sono equiparati, sono  tutti  sullo  stesso
  piano; la legge 9 del 1986 individuava la funzione di governo, il
  livello,  la  competenza  di governo attribuita  alla  provincia.
  Questo  è  anche  un  argomento  che  deve  indurci  a  fare  una
  riflessione sul piano dell'applicazione della funzionalità  della
  stessa  legge  9  che,  su questo punto, è stata  un  fallimento,
  bisogna pur dirlo
   E  dove ha fallito la legge 9 del 1986? Ha fallito sul fatto che
  avere  spostato questa funzione di governo metropolitano in  capo
  alla  provincia ha sottratto funzioni e autonomia esattamente  ai
  comuni  metropolitani, tant'è che su questo terreno,  gli  stessi
  comuni  metropolitani  -  Catania in testa  -   che  hanno  fatto
  ricorso,  hanno  puntualmente affermato, anche davanti  anche  ai
  Tribunali amministrativi, le proprie ragioni.
   E'  venuto  dunque  il  momento  di  prendere  atto  che  quella
  impostazione  è superata e ce n'è un'altra, elaborata  sul  piano
  nazionale, quella delle città metropolitane: in questo  caso,  ci
  troviamo  un'occasione per potere risolvere, in un solo  momento,
  l'adeguamento  a livello costituzionale, ma anche il  superamento
  di una impostazione che, si è visto, non ha funzionato.
   Poi  ci sarà il problema a livello regionale, come c'è a livello
  nazionale,  della  norma  di attuazione del  funzionamento  della
  città metropolitana.
   Io  personalmente  sono  convinto, per  esempio,  che  la  città
  metropolitana debba realizzare un di più rispetto anche ai comuni
  e  alle  province, rispetto cioè alle competenze che  normalmente
  vengono  attribuite loro. E su questo, ovviamente, il  Parlamento
  regionale, con legge ordinaria, dovrebbe fare di più. Penso,  per
  esempio,  che  in  materia  di edilizia  residenziale,  la  città
  metropolitana debba avere un potere quasi legislativo,  cioè  una
  forza  e una competenza che sostituisca quella della Regione.  Ma
  potremo discuterne meglio e ancora di più.
   Penso   quindi   che   introdurre  la  città   metropolitana   è
  fondamentale al fine di risolvere una questione annosa, storica e
  che  comunque ci consente di allinearci al dettato costituzionale
  che non è, da questo punto di vista, cosa di poco conto.

   CRACOLICI.  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire  che
  le  argomentazioni che ho sentito, proprio per ultime del collega
  Giannopolo, sono abbastanza semplici e nitide.
   Voglio  dire tuttavia una cosa in più, pur non volendo dilungare
  il  ragionamento  che  mi  pare  anche  efficace  sul  piano  del
  principio: intendo distinguere il profilo istituzionale, cioè  la
  definizione giuridica, dalle funzioni che poi sono attribuite con
  legge ordinaria alle istituzioni che andiamo a prevedere.
   Considero parimenti che, in nome di un principio, che  di  fatto
  stiamo   recependo  con  la  modifica  del  Titolo  V  (cioè   di
  equiparazione  degli  enti  territoriali,  comuni,   province   e
  regione) questo stesso principio, in una regione come la  nostra,
  che  da  questo punto di vista, è stata anticipatrice  sul  piano
  legislativo di un'innovazione, individuando - seppur in  un  ente
  esistente   -  funzioni  specifiche  per  quanto  atteneva   alle
  competenze  di  province metropolitane quali Palermo,  Catania  e
  Messina,  ebbene,  l'istituzione e l'individuazione  della  città
  metropolitana costituiscono, a mio avviso, un caposaldo  di  quel
  modello  di  regione  a  cui  dovremmo in qualche  modo  aspirare
  tutti.
     Dico  ciò, in quanto ritengo che una regione non sia il  luogo
  centralistico  che  sovrintende al  rapporto  con  gli  enti.  La
  funzione  della  città metropolitana che io immagino  -  uso  una
  categoria che può suscitare qualche dubbio - in una regione  coma
  la  Sicilia è funzionale a quel modello di città-Stato, cioè  con
  specifiche  competenze  che  non  possono  essere  attribuite  in
  maniera  a  tutti i comuni della Sicilia; mi riferisco insomma  a
  città che hanno una dimensione come Palermo, Catania e Messina.
   Facevo  alcuni esempi in materia di edilizia, potrei  farne   in
  materia  tributaria, ci sono cioè  una serie  di  attività  della
  città metropolitana  che necessitano di una capacità autonoma  di
  organizzazione  anche  sul piano, come dire,  per  fino  di  tipo
  legislativo.
     Io  penso  che   sia  un elemento di profonda  innovazione  in
  vista, poi -  le funzioni li vedremo con legge ordinaria  -   del
  ridisegno del modello Regione, cioè di spezzare quella centralità
  che  rischiamo  di  ricostruire, nel  momento  in  cui  lo  Stato
  decentra,  pur  essendo  noi una Regione  che,   per  la  propria
  storia,   è  stata  una Regione-Stato, ben di più  della  Regione
  ordinaria.
   Io  credo  che  l'innovazione  che introduciamo  con  la  figura
  giuridica della città-metropolitana  costituisca quel disegno  di
  decentramento  di  competenze,  di funzioni  tra  diversi  ambiti
  istituzionali,   ma nella città-metropolitana  si  individua  uno
  dei  capi  saldi attraverso cui determinare quel procedimento  di
  innovazione istituzionale.
   Pertanto,  credo  che,  non dobbiamo  dire  aree  metropolitane'
  lasciando  loro la dimensione di area sganciata dalla  dimensione
  istituzionale, in quanto,   con la legge  numero  142 del 1990 si
  individuò  per  la  prima volta il soggetto istituzionale  città-
  metropolitana,  il  fatto che noi oggi,  in  qualche  modo,   nel
  nostro  Statuto ne prevediamo l'istituzione costituisce,   a  mio
  avviso, un mettere in moto quel processo di riforma istituzionale
  che   poi  deve  vedere la sua attuazione,  al di  là  del  testo
  statutario,  anche  nelle  funzioni  che  vengono  attribuite  ai
  soggetti territoriali.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne  ha
  facoltà.

    FORMICA      Signor    Presidente,     onorevoli     colleghi,
  sull'argomento,   questa mattina ed anche  nelle  altre  riunioni
  della Commissione Statuto,  abbiamo avuto un buon dibattito; alla
  fine  del quale   un po' tutti i rappresentanti, un po'  tutti  i
  commissari siamo addivenuti ad una conclusione che è la seguente:
  nel momento in cui, a livello di costituzione è individuata,   in
  maniera precisa,  la dizione  città-metropolitana'  e trattandosi
  di  Statuto  e non di legge ordinaria, il principio che  dobbiamo
  inserire  nello Statuto non può che essere quello  di  conservare
  quella   dizione,  per  le  ragioni  che  sosteneva   l'onorevole
  Giannopolo,    e  cioè,   che  rischieremmo  di  ingenerare   una
  confusione   di  interpretazione  citando  un  nome  diverso   ed
  individuando un ente diverso, differenziandoci,  con ciò  stesso,
  dalla  norma nazionale,  da quanto è previsto a livello nazionale
  e  rischiando  così di perdere - come è accaduto altre  volte  in
  passato   -    la   possibilità  di  agganciarsi   ai   possibili
  finanziamenti  ma  anche ad  altro tipo di soluzioni  legislative
  che venissero emanate a livello nazionale.
     Proprio  per  le  difficoltà di interpretazione,   essendo  la
  nostra  in  questo  caso, cioè nel caso in cui optassimo  per  la
  dizione  province-metropolitane o aree metropolitane,  differente
  ci  si  troverebbe  nella difficoltà di avere  un'interpretazione
  certa,  ma poi nel 2005 andiamo a parlare, a riformare  il  nuovo
  Statuto  e  non  teniamo conto di quanto  è  avvenuto  a  livello
  nazionale
   Peraltro  le  obiezioni  che la collega  Savarino  anche  questa
  mattina ha sollevato possono trovare riscontro in alcune proposte
  che  si  sono  discusse stamattina e, non  ricordo  ora  a  quale
  articolo,  ,   ci  sono  degli emendamenti  che  consentono  alle
  province  di  avere  una  maggiore  capacità  di  operazione,  di
  aggregazione, di innovazione anche negli accordi fra province.
   Non  si  può sottacere che nel momento in cui si accedesse  alla
  costituzione,   alla  dizione   province  regionali',    noi   ci
  troveremmo  in  una situazione per la quale le parti  periferiche
  del  territorio provinciale sarebbero completamente prive  di  un
  interesse   da  parte  dell'Organo  centrale  che,   in   maniera
  istituzionalizzata,   sarebbe deputato ad occuparsi  del  centro,
  per  cui  si  verrebbero veramente ad innestare dei  processi  di
  formazione  di distacco di alcuni territori che non si vedrebbero
  più  neppure rappresentati, con una sovrapposizione di competenze
  tra  la  grande  città  e  l'ente provincia  e,  quindi,  sarebbe
  veramente un fatto da evitare.
   A  parte il fatto che con successiva legge si possono evitare  -
  anche   qui   mi   riferisco   alle   buone   ragioni   sostenute
  dall'onorevole  Savarino -  si possono evitare le  difficoltà  di
  azione, di interpretazione di agire di questa città metropolitana
  sui comuni che sono contigui, limitrofi alla città stessa.
   Quindi  si  potrebbe,  anzi,  si deve definire  successivamente,
  con norma,  l'ambito di azione di questa città metropolitana.  Ma
  è  fuori discussione che noi oggi possiamo derogare dall'inserire
  nello Statuto la dizione.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi, a questo  punto,   mi  sembra
  difficile poter negare ad un   Gruppo politico,  in un campo così
  importante  e  con  l'esigenza  del  massimo  coinvolgimento,  la
  proposta di accantonamento. Si tratta dello Statuto,  non  posso,
  dunque,  dire di no alla proposta di accantonamento,  ma  ad  una
  condizione,  onorevole  Savarino,  che  l'accordo   lo  si  dovrà
  trovare  in  Commissione Statuto, per cui la  Commissione  stessa
  deve essere convocata al più presto.
   Per   cui  subordino  l'accantonamento  alla  convocazione   per
  domattina  perchè poi, nel pomeriggio, sempre se  c'è  intesa  ed
  accordo,  possiamo procedere almeno con i  primi sette  articoli,
  per completarli almeno nelle parti accantonate.
     Ripeto,  si  può  stabilire, con il  rispetto  doveroso  della
  vostra  proposta,   l'accantonamento   a  patto  che   domani  si
  sciolga il nodo, e nel pomeriggio si votino gli articoli  su  cui
  c'è intesa, in modo che non sia necessaria la presenza del numero
  legale e si rinvii quindi alla settimana prossima, subito dopo la
  festa di carnevale.
   Se  così  il Vicepresidente mi assicura, non ho difficoltà,  per
  cui  possiamo  andare  avanti. Rimane da stabilire  l'orario  del
  pomeriggio  per la seduta d'Aula, compatibilmente  con  i  vostri
  impegni  per il Congresso,  ma se lei, onorevole Capodicasa,   ci
  assicura un'ora di presenza,  allora possiamo andare avanti anche
  domani pomeriggio.

    CAPODICASA   vicepresidente  della  Commissione..   Chiedo   di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA     vicepresidente   della    Commissione.    Signor
  Presidente,  a proposito dell'ordine dei lavori,  potremmo  anche
  stabilire  che, essendo la Commissione convocata già  per  domani
  mattina,  alle ore 10.30,  l'Aula potrebbe benissimo riconvocarsi
  a mezzogiorno perchè a quell'ora  avremo già esaurito i lavori.

    PRESIDENTE   Accolgo  la proposta. Non  sorgendo  osservazioni,
  così resta stabilito.
    Si passa all'emendamento 3.6.

    CAPODICASA    vicepresidente  della  Commissione.   Chiedo   di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA     vicepresidente   della    Commissione.    Signor
  Presidente,  questo  emendamento, mira  a  sopprimere  la  parola
   regionale : Ve ne sono altri  analoghi, il 3.11, per esempio,  e
  implicitamente   lo   stesso  emendamento  che   abbiamo   adesso
  accantonato,  laddove  dice   i comuni,  le  province,  le  città
  metropolitane  e  la  Regione , già  quando  dice   le  province
  implicitamente  modifica  la  dizione  che  parla   di   province
  regionali. Qual è la ragione di questo emendamento?

    FLERES   Se   accantoniamo fin qui, sono tutti  temi  connessi.
  Facciamo gli ultimi tre.

    CAPODICASA  vicepresidente della Commissione. C'è  la  proposta
  dell'onorevole  Fleres  di accantonare gli  emendamenti  fino  al
  3.5,  perchè  hanno  più  o meno tutti lo stesso  contenuto,  poi
  spiegheremo domani qual è ....

         PRESIDENTE   Si  passa all'emendamento 3.2  dell'onorevole
  Sammartino, che è assente.

    CAPODICASA     vicepresidente   della    Commissione.    Signor
  Presidente, la Commissione lo fa proprio, la differenza è che  in
  sostanza mira a creare un articolo autonomo, inserito nell'ambito
  dell'articolo 3,  così come hanno fatto altre regioni.
   Quindi  più  che come emendamento la Commissione  ritiene  debba
  essere un articolo a parte,  come se fosse un 3 bis.

    PRESIDENTE   L'Assemblea ne prende atto.
   Con le precisazioni fornite dall'onorevole Capodicasa, pongo  in
  votazione l'emendamento 3.2. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 3.9 bis. Il parere della Commissione?

    CAPODICASA  vicepresidente della Commissione. Favorevole.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 3.4. Preciso che l'emendamento 3.14
  della Commissione sostituisce l'emendamento 3.4.

    CAPODICASA     vicepresidente   della    Commissione.    Signor
  Presidente,  in quest'emendamento  aggiungiamo che,   oltre  alla
  Sicilia,   il territorio della Regione è composto dalle isole  di
  Pantelleria,  Ustica,   eccetera,  perchè  questo  ci  aiuta  nei
  rapporti  con  l'Unione  europea a proposito  del  riconoscimento
  dell'insularità.
   Pongo  in votazione  l'emendamento 3.14. Chi è favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Pertanto, l'emendamento 3.4 è superato.
   L'articolo 3, nel testo risultante, resta accantonato.
   Si passa all'articolo 4. Ne do lettura.

                             «Articolo 4

   1. All'articolo  2  dello  Statuto della Regione  sostituire  le
       parole 'l'Assemblea, la Giunta e il Presidente della Regione' con
       le parole 'l'Assemblea regionale, il Presidente della Regione e
       la Giunta regionale'».

   Lo  pongo  in  votazione, chi è favorevole resti seduto,  chi  è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 5. Ne do lettura
                             «Articolo 5

   1.  All'articolo 3 dello Statuto della Regione sono apportate le
  seguenti modificazioni:

   -  al  comma 1 dopo le parole 'dal presente Statuto;' aggiungere
  le  parole:  'la stessa legge, al fine di assicurare  al  governo
  un'adeguata maggioranza, può prevedere meccanismi che  comportino
  un aumento del suddetto numero dei deputati'.

   -  dopo  il comma 2 aggiungere il seguente comma: '2 bis. Finché
  non  sia  riunita la nuova Assemblea regionale sono  prorogati  i
  poteri della precedente';

   -  al  comma 3 sostituire le parole 'di cui al comma precedente'
  con le parole 'di cui al comma 2';

   -al  comma  7 dopo la parola 'Camere' aggiungere le parole  'del
      Governo  nazionale'; dopo la parola 'europeo.' aggiungere  il
      seguente periodo 'Ulteriori incompatibilità sono regolate con la
      legge regionale di cui al comma 1'».

  Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

      -dall'onorevole Spampinato: 5.5, soppressivo dell'articolo; 5.6;
  -dall'onorevole Ortisi: 5.2; 5.4; 5.3;
  -dagli onorevoli Moschetto e Confalone: 5.1;
  -dagli onorevoli Capodicasa, Panarello ed altri: 5.7.

   Si  passa  all'emendamento  5.5  dell'onorevole  Spampinato.  Il
  parere della Commissione?

    CAPODICASA  vicepresidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE  Chi è favorevole si alzi;  chi è contrario resti
  seduto.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 5.2 dell'onorevole Ortisi. Non essendo
  presente il firmatario,  lo dichiaro  decaduto.
   Si passa all'emendamento 5.7 .
   Il parere della Commissione?

    CAPODICASA  vicepresidente della Commissione. Favorevole.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione, chi  è  favorevole  resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 5.3 dell'onorevole Ortisi

    SPAMPINATO  Lo faccio mio.

    PRESIDENTE  Lo pongo in votazione. Il parere della
  Commissione?

    CAPODICASA  vicepresidente della Commissione. Favorevole.

    PRESIDENTE   chi è favorevole resti seduto, chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 5.6 dell'onorevole Spampinato. Il
  parere della Commissione?

    CAPODICASA  vicepresidente della Commissione. Contrario.

    SPAMPINATO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO   Signor Presidente, da quando  ho  presentato  gli
  emendamenti  sono  passati  circa  tre  mesi.  Ricordo  di  avere
  presentato un emendamento...

    PRESIDENTE  Ad un altro testo

    SPAMPINATO  Sì, ad un altro testo.

    PRESIDENTE    Bene,  allora, si intende  ritirato,  in  quanto
  inserito in un emendamento successivo,  all'articolo 8.
    L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento  5.4 a firma  dell'onorevole  Ortisi.
  Essendo l'onorevole firmatario assente, si intende ...

    SPAMPINATO  Dichiaro di farlo mio.

    FLERES   Signor  Presidente,  avendo  approvato  l'emendamento
  5.7,  l'emendamento dell'onorevole Ortisi decade automaticamente,
  perché  abbiamo tolto tutto il prima alinea del comma 1,  dove  è
  contenuto l'emendamento a cui fa riferimento l'onorevole Ortisi.

    PRESIDENTE     Naturalmente,  dunque   l'emendamento   5.4    è
  precluso.
   Si  passa all'emendamento 5.1, a firma degli onorevoli Moschetto
  e Confalone. Non essendo presenti i firmatari dell'emendamento lo
  stesso si intende decaduto.

    SPAMPINATO   Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO   Signor Presidente, grazie al  riferimento  ed  ai
  successivi  emendamenti  presentati, ho  ricostruito  mentalmente
  quello  che  era  stato  il  mio  percorso.  Nell'articolo  5   o
  nell'articolo 8, sostanzialmente, ed in questo caso nell'articolo
  5,  ritengo  superfluo, se modificato così come da  me  proposto,
  chiedere  l'abrogazione,   perché il riferimento  al  vincolo  di
  mandato per il deputato regionale era contenuto nell'articolo  8.
  Vedere,  quindi,  di non fare un duplicato di una  stessa  norma,
  però, che sia completa.

    PRESIDENTE  Onorevole Spampinato, del resto se  non  ci  fosse
  stato, avremmo  pregato  la Commissione di ovviare secondo le sue
  indicazioni.
   Pongo  in  votazione l'articolo 5 nel testo risultante.   Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
                             «Articolo 6

   1.  L'articolo  4 dello Statuto della Regione è  sostituito  dal
  seguente:

                             'Articolo 4

   1.  L'Assemblea  regionale siciliana  elegge  nel  suo  seno  il
  Presidente,  due  Vicepresidenti, tre Questori,  ed  i  Segretari
  dell'Assemblea,  nonchè  i componenti le Commissioni  secondo  le
  disposizioni del suo Regolamento.

   2.  L'Assemblea  regionale adotta, con il voto favorevole  della
  maggioranza  assoluta dei suoi componenti, il proprio Regolamento
  che contiene le disposizioni relative alla sua organizzazione  ed
  all'esercizio di tutte le sue funzioni.

   3.  Il  Regolamento  disciplina la composizione  e  le  funzioni
  delle commissioni, nonché la costituzione dei gruppi.

   4.   Un   Comitato   per  la  legislazione,   disciplinato   dal
  Regolamento    dell'Assemblea,   assicura   la   qualità    della
  legislazione regionale.

   5.  Il  Regolamento dell'Assemblea regionale assicura  procedure
  atte  a  garantire condizioni e tempi di attuazione del programma
  di  governo e ne prevede, al contempo, altre idonee ad assicurare
  che  un'adeguata  quota  dei  lavori parlamentari  sia  riservata
  all'esame  dei  disegni  di  legge di iniziativa  dei  gruppi  di
  opposizione'».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

  -dalla Commissione: 6.16 e subemendamento 6.15.1;
  -dall'onorevole Ortisi: 6.5; 6.6; 6.7; 6.8;
  -dagli onorevoli Forgione e Liotta: 6.4; 6.1;
  -dall'onorevole Spampinato: 6.8; 6.10;
  -dagli onorevoli Capodicasa, Speziale ed altri: 6.14; 6.13;
  -dagli onorevoli Moschetto e Confalone: 6.2;
  -dall'onorevole Sammartino: 6.3;
  -dagli onorevoli Raiti, Ferro e Morinello: 6.9;
  -dagli onorevoli Capodicasa, Panarello ed altri: 6.11; 6.12;
  -dagli onorevoli Pistorio, Savarino ed altri: 6.15.

   Si passa all'emendamento 6.5, a firma dell'onorevole Ortisi.
     Non  essendo  presente  l'onorevole firmatario,  l'emendamento
  viene  fatto  proprio  dall'onorevole  Spampinato.  Lo  pongo  in
  votazione. Il parere della Commissione?

    CAPODICASA  vicepresidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi è favorevole si alzi; chi è  contrario  resti
  seduto.

                          (Non è approvato)

   Si  passa  agli emendamenti 6.4; 6.7; 6.8 e 6.14, a firma  degli
  onorevoli  Forgione ed altri; Ortisi, Spampinato,  Capodicasa  ed
  altri, di identico contenuto.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare per dichiarazione  di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente, chiedo scusa anche per  me,  dopo
  mesi,   riprendere è un po' difficile. Mi sembra, non so in quale
  norma poi si affronti la questione, però, qui si intende assumere
  un  principio.  Da un lato quello della rappresentanza  che  sarà
  disciplinato  con  norma apposita, presumo  con  altro  articolo.
  Altra  cosa sono gli organi dell'Assemblea, che in qualche  modo,
  in   quanto   soggetti  istituzionali  auto   regolamentati   dal
  Parlamento e che hanno previsione statutaria, io credo, onorevole
  Presidente,  che  il  principio della democrazia  paritaria,   in
  quanto  principio  non  è, come dire,  di   per  sé  un  elemento
  ostativo  al fine di dare poi l'esercizio di libertà di  voto  da
  parte   del   Parlamento,  nel  senso  che  potrebbe  non  essere
  rispettato nel momento in cui il Parlamento elegge i suoi  organi
  istituzionali come organo sovrano, però credo che se noi vogliamo
  introdurre  elementi che guardano anche ad un valore  democratico
  di  fondo,   che è in qualche modo il principio della  democrazia
  paritaria,  assumerlo anche rispetto agli organi  di  autogoverno
  dell'Assemblea, a mio avviso,  costituisce anche lì un  punto  di
  innovazione.   Pertanto,  ritengo  che  possa   essere   valutata
  dall'Aula l'approvazione di questi quattro emendamenti  che  sono
  unificati.

    FORGIONE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE    Signor Presidente, questa discussione,  come  vede,
  ripropone  uno  dei  temi  che  io  più  volte  ho  posto   nella
  discussione  sulla  legge elettorale, perché quando  si  comincia
  dalla  coda invece che dalla testa poi si fanno questi  pasticci,
  perché un' obiezione che si può porre a questo emendamento è  che
  se  noi affermiamo il principio della democrazia paritaria  negli
  organi di autogoverno della Assemblea, e donne non arrivano  come
  deputate nell'Assemblea, il principio rimane vuoto: Certo, perché
  avremmo dovuto fare prima lo Statuto che avrebbe dovuto prevedere
  una quota della rappresentanza di genere e poi adeguarvi la legge
  elettorale  e  dato  che  noi, invece, abbiamo  fatto,  prima  un
  orribile pasticcio sulla legge elettorale e ora stiamo facendo lo
  Statuto, apparentemente c'è una contraddizione oggettiva  che  ci
  può porre nell' impossibilità di rendere efficace questa norma.
     In  effetti,   questa norma la dobbiamo fare, intanto,  perché
  chi  come me si sta battendo per il referendum si augura  che  la
  prossima  legge elettorale sia compatibile con il  principio  che
  viene  previsto   con questo emendamento, ma perché  noi  abbiamo
  bisogno di affermarlo questo principio in tutta la stesura  dello
  Statuto,  quindi,  anche in rapporto agli organi  di  autogoverno
  dell'Assemblea,   alla   composizione  delle   presidenze   delle
  commissioni,  affermare  questo principio è un fatto  importante,
  poi  è  chiaro che per renderlo effettivo ed efficace c'è bisogno
  di   una   legge   elettorale  che  ne   garantisca   l'effettiva
  affermazione,  però,   intanto, visto che  stiamo  discutendo  di
  principi,  io difendo l'idea che noi lo affermiamo  in  tutte  le
  parti dello Statuto dove bisogna dare effettiva rappresentanza ai
  diversi  generi  presenti  nella rappresentanza  istituzionale  e
  parlamentare.

    SAVARINO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SAVARINO   Signor Presidente, io volevo fare una  battuta,  se
  mi   permette,  all'onorevole  Forgione  che,  annebbiato   dallo
  sbarramento  del cinque per cento, vede tutto grigio a  proposito
  di legge elettorale,  e,  probabilmente -  ma io sono disponibile
  a smussarlo, toglierlo totalmente no, perché risponde a una ratio
  che  condivido  -   però probabilmente a  moderare,   un  po'  in
  termini assoluti,  la percentuale sono d'accordo, era questa  già
  la mia opinione e l'ho anche pubblicamente esposta. Toglierlo no,
  comunque  non  voglio andare fuori tema. Volevo solo sottolineare
  all'attenzione dell'onorevole Forgione e dei colleghi che  questa
  legge elettorale   prevede norme di democrazia paritaria che sono
  assolutamente innovative.
     In questo c'è venuto in aiuto anche il Commissario del Governo
  affinché  la  legislazione  regionale  rispondesse  a  norma   di
  rispetto  dello Statuto e della Costituzione. Di fatto la  nostra
  legge elettorale, che è in procinto, ci auguriamo, di entrare  in
  vigore, prevede a proposito della democrazia paritaria due grandi
  innovazioni.
   La  prima,  che fa tremare i suoi colleghi di tutti i colori,  a
  livello nazionale, è un precedente pericolosissimo,  per cui  noi
  abbiamo  recepito per l'elezione della lista regionale, la  lista
  bloccata che viene eletta insieme al Presidente per assicurare la
  maggioranza al Presidente eletto, un principio di alternanza uomo-
  donna  che assolutamente potrebbe creare un precedente  non  solo
  per  le  altre  regioni in Italia, ma direi anche  per  la  legge
  elettorale nazionale per la quota parte proporzionale,  come  lei
  mi  insegna,  che  è  pure bloccata. Quindi è  un  principio  che
  potrebbe fare scuola e che preoccupa non pochi deputati.
   La  seconda  normativa  riguarda le liste  provinciali.  Abbiamo
  recepito   quella   famosa  norma  dell'onorevole   Prestigiacomo
  contenuta  per  le elezioni europee, che non più  dei  due  terzi
  possono essere dello stesso sesso.
   E'  assolutamente innovativa. Noi ne andiamo orgogliosi. Abbiamo
  fatto una battaglia in Commissione e in Aula e quindi ritengo che
  la  prossima volta le condizioni di parità di accesso alle  liste
  alle donne della Regione siciliana verranno assicurate.
   Mi  auguro che ci saranno tante donne che verranno sdoganate  da
  casa,  che prima di tutto vogliano essere sdoganate da casa,  per
  prestare  le  loro intelligenze e le loro capacità  non  solo  al
  volontariato, alla famiglia, al lavoro, ma anche alla politica.
   Mi  scusi  signor  Presidente  se  ho  divagato  leggermente  ma
  l'assist mi è arrivato dall'onorevole Forgione.
   Io,  ovviamente, sono favorevole all'emendamento  dell'onorevole
  Forgione,  anzi chiedo di apporvi la mia firma, e sono favorevole
  perché  intanto è una normativa di principio che non  vincola  in
  termini  assoluti,  in quanto non è sanzionata,  e  che  permette
  però,  qualora appunto ci siano i numeri, le presenze  -   perché
  quello  è  il  dato vincolante, ovviamente devono  esserci  delle
  donne  elette- di assicurare  loro la possibilità di presenza  in
  maniera  paritaria  anche nel Consiglio di Presidenza  che,  come
  sappiamo,  è  organo  di  grande  prestigio,  motore  di   questa
  istituzione così prestigiosa come il Parlamento siciliano.
   Non  essendo sanzionata non lega le mani in maniera assoluta per
  cui, comunque, non crea quelle situazioni di privilegio che danno
  tanto  fastidio prima di tutto a noi donne, ma darebbe un segnale
  rilevante che è quello della possibilità, appunto, di accesso  ad
  un organo così importante anche alle donne elette.

    PRESIDENTE   Ritengo  che il parere  contrario   a  maggioranza
  della Commissione, che può pure essere mutato in Aula,  poggi  su
  dati  reali.  Non  perché sconosca o contrasti con  il  principio
  della  democrazia paritaria,  ma perché bisogna porsi il problema
  di  cosa accadrebbe qualora approvassimo questo emendamento,   in
  termini  di  Regolamento interno. E' una riforma del  Regolamento
  che noi introduciamo.
   A  questo  punto,   noi  andiamo ad introdurre  una  novità  che
  riforma il Regolamento
     Una  novità che introduce il principio della parità,  non  più
  nell'ambito   della   sovranità  popolare   espressa   attraverso
  l'elezione  di un Parlamento ma il vantaggio di un  principio  di
  parità,  anche a livello esecutivo, perché lo stesso dovrà valere
  per  il  Governo  esattamente  come  vale  per  l'Assemblea.   Si
  introduce,  cioè,  un  principio che non è  presente  in  nessuna
  legislazione in questo momento della politica e della Istituzione
  italiana.
   Voi   non   potete   affrontare  un  tema  così   delicato   con
  l'improvvisazione  che  qui  oggi  si  sta  evidenziando.  Stiamo
  trattando   un   argomento  che  potrebbe   sovvertire   l'ordine
  esistente,  in primo luogo del Regolamento interno, e  poi  anche
  della  legge  elettorale  che, per quanto riguarda  l'espressione
  della  sovranità  popolare,  anch'io condivido,  dovrebbe  essere
  legata  al  principio  di  parità.  Ma,  se  tutto  questo  viene
  introdotto  nei  canali dell'esecuzione delle leggi  -  e  quindi
  anche  nell'ambito assembleare e governativo -, si  entra  in  un
  ambito  eccessivamente  rivoluzionario;  pertanto  vi  prego   di
  riflettere  su questo aspetto in quanto si potrebbero  introdurre
  elementi di grande fibrillazione politica.

    FLERES  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FLERES  Signor Presidente, onorevoli colleghi, proprio  per  le
  ragioni  che  lei  ha  brillantemente  espresso,  credo  che   la
  questione    meriti   un   approfondimento   e   dunque    chiedo
  l'accantonamento degli emendamenti 6.4, 6.7, 6.8 e 6.14.

    FORGIONE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE    Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   vorrei
  ricordare  che su questo argomento c'è stata un'ampia discussione
  in Commissione. Io ritengo che dovremmo cassare da questo disegno
  di legge tutte le parti che riguardano i regolamenti assembleari,
  perché  qui  si  è  deciso di intervenire  anche  sulla  gestione
  interna dell'Assemblea.
   Capisco,  laddove c'è un problema di mediazione, così  come  per
  l'articolo  precedente,  di procedere all'accantonamento,  ma  se
  l'accantonamento ha solo una ragione politica, allora cominceremo
  a  chiedere  la verifica del numero legale, la discussione  sullo
  Statuto cambierà tenore e la maggioranza dovrà essere presente in
  Aula. Il problema di fondo è che c'è una maggioranza trasversale,
  visto che in Commissione Statuto la discussione è stata libera e,
  come potete notare, l'onorevole Savarino ha assunto una posizione
  diversa  da quella dell'onorevole Dina; insomma è una discussione
  assolutamente trasversale.

    PRESIDENTE  Onorevole Forgione, le volevo ricordare un dato  di
  fatto

    FORGIONE   Signor  Presidente,  il  dato  di  fatto  è  il  suo
  intervento - che io rispetto assolutamente -, ma che ha  un  peso
  politico  notevole in questa discussione, ed io mi sto  misurando
  proprio con il peso politico del suo intervento.
   Ovviamente lei, dall'alto del suo scranno, è in grado di  vedere
  il  tipo  di  maggioranza che può esserci in questo  momento,  ma
  allora  dobbiamo  stabilire che tutta la materia  riguardante  il
  Regolamento dell'Assemblea non deve essere introdotta  nel  nuovo
  Statuto: ritorniamo in Commissione ed eliminiamo dallo Statuto il
  fatto  che devono esserci tre segretari, piuttosto che  due,  tre
  vicepresidenti,  piuttosto  che  uno,  e  rimandiamo   tutto   al
  Regolamento dell'Assemblea.
   Ma  delle  due,  l'una  Perché nel corso di  questa  discussione
  ritorneremo   ancora   sul  funzionamento  dell'Assemblea   nello
  Statuto,  sui  rapporti tra la maggioranza e  opposizione,  tutti
  argomenti  che,  a  mio  avviso,  non  dovrebbero  essere  citati
  all'interno  di una Carta costituzionale, e questo  io  lo  avevo
  suggerito fin dall'inizio.
   Allora  -  ripeto  -delle  due, l'una   Signor  Presidente,  con
  l'indicazione  che  lei  oggi ci ha dato  con  il  peso  del  suo
  intervento, allora ritorniamo in Commissione ed eliminiamo  dallo
  Statuto  tutta  la materia che riguarda il funzionamento  interno
  all'Assemblea. Però questo nodo va sciolto ora, non dopo,  perché
  se  vale per la rappresentanza di genere, allora deve valere  per
  tutto  il  resto  della normativa che riguarda  il  funzionamento
  dell'Assemblea all'interno dello Statuto.

    PRESIDENTE    Sono  d'accordo  con  lei,  onorevole   Forgiane.
  Personalmente sono convinto che lo Statuto non dovrebbe occuparsi
  di Regolamento, però chiunque è libero di pensarla diversamente.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor Presidente, credo che lei abbia  usato  toni
  eccessivamente   preoccupati  e  preoccupanti  dell'effetto   che
  avrebbe  l'approvazione  di questa norma;  ha  usato  espressioni
  rivoluzionarie che, al di là della battuta, mi erano care  quando
  ero ragazzino.
   Innanzitutto  vorrei proporre un subemendamento,  in  quanto,  a
  mio avviso, la frase  nel rispetto del principio della democrazia
  paritaria  piuttosto che essere inserita alla fine del  comma  1,
  così  come  previsto  dagli emendamenti in discussione,  dovrebbe
  essere inserita nel primo rigo, dopo le parole  nel suo seno .
   Signor  Presidente,  io  considero  questo  principio  un  punto
  qualificante.  Detto  ciò,  poiché  comunque  in   questo   caso,
  nell'elezione dell'organo dell'Ufficio di Presidenza,  procediamo
  con voti separati, per il Presidente con voto limitato a uno, per
  i vicepresidenti con voto limitato a uno, e poiché le modalità di
  attuazione  del  principio  di democrazia  paritaria  si  possono
  determinare  laddove il voto è plurimo - ma laddove  il  voto  si
  esercita  col voto limitato a uno è evidente che questo principio
  non  ha una immediata conseguenza regolamentare -, per questo  mi
  sono   permesso   di   fare  la  battuta  sulla   sua   eccessiva
  preoccupazione.

    PRESIDENTE  Ho colto l'essenza del suo ragionamento,  onorevole
  Cracolici, ma le dirò che non mi appare del tutto chiaro.
   Pertanto,  non  sorgendo osservazioni, dispongo l'accantonamento
  degli emendamenti 6.4, 6.7, 6.8, e 6.14, di identico contenuto.
   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -dall'onorevole Ortisi:

   emendamento 6.6:

   «Al   comma  2  dell'articolo  4  sostituire  le  parole   della
  maggioranza assoluta  con le parole  due terzi »;

   -dagli  onorevoli  Capodicasa, Speziale,  Cracolici,  Panarello,
      Crisafulli, De Benedictis, Giannopolo, Oddo, Villari e Zago:

   emendamento 6.13:
   (testo identico all'emendamento 6.6).

    CAPODICASA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  su  questi
  emendamenti c'è stata un'ampia discussione in Commissione, perché
  da  parte  di  tutti  i  colleghi che sono intervenuti  se  ne  è
  ravvisata l'opportunità.
   In  sostanza  gli emendamenti tendono ad alzare  il  quorum  per
  l'approvazione del Regolamento poiché, trattandosi di  norma  che
  fissa le regole per la partecipazione al processo legislativo, si
  è   ritenuto   che  -  essendo  stato  introdotto   nell'elezione
  dell'Assemblea regionale siciliana il principio maggioritario con
  premio  di  maggioranza, - le minoranze non siano più tutelate  a
  questo proposito.
   Pertanto,  potrebbe accadere che, ad ogni inizio di legislatura,
  la  nuova  maggioranza si fa il suo Regolamento di parte.  Da  un
  lato, quindi, si è ravvisata questa opportunità, dall'altro i 2/3
  apparivano un po' eccessivi tanto che qualcuno ha proposto i 3/5,
  ed  alla  fine,  in Commissione, si è deciso di  rimettersi  alla
  decisione dell'Aula.

    GIANNOPOLO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    GIANNOPOLO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  penso  che
  ci  voglia  un atto di resipiscenza un po' da parte di tutti  nel
  modificare  questa parte dell'articolo 6, perché il  ragionamento
  di  fondo  è  quello dell'onorevole Capodicasa,  e  cioè  che  un
  Parlamento eletto con principio maggioritario non rappresenta  la
  maggioranza assoluta semplice, perchè il principio maggioritario,
  almeno in Sicilia - vuoi con il Tatarellum, ma anche con la legge
  elettorale  oggetto di probabile referendum -, va comunque  oltre
  il numero di 46 componenti.
   Allora,   un   Regolamento  che  determina  le   condizioni   di
  funzionamento di un'istituzione, che determina una  modifica  del
  profilo  istituzionale,  non  può  non  essere  soggetto  ad  una
  maggioranza qualificata,che in genere è dei 2/3. Quindi,  se  noi
  davvero approvassimo un principio di questo tipo, avendo derogato
  al   principio   della  democrazia  paritaria,  introducendo   il
  principio  della  modifica  a  maggioranza  quasi  semplice   dei
  componenti,  anche se assoluta - parliamo di soli 46  deputati  -
  credo  che  approveremmo  un principio che  non  è  assolutamente
  conveniente per nessuno.
   La  verità  è che c'è il vizio di tutte le maggioranze,  che  si
  ritengono  essere eterne, e c'è anche un altro vizio - che  nelle
  maggioranze è ancora più sviluppato, ma in verità non solo  nelle
  maggioranze - secondo il quale le istituzioni coincidono  con  sé
  stesse.  Non  è  così   Le istituzioni sono un  fatto  oggettivo,
  prescindono  da  chi  le rappresenta in quel  preciso  momento  e
  prescindono  anche dalle maggioranze che si determinano  al  loro
  interno. Stiamo parlando di istituzioni rappresentative e  quindi
  di   organi   collegiali,  di  Parlamenti  eletti  con  suffragio
  universale e diretto.
   Signor  Presidente,  penso che lei stesso dovrebbe  invitare  il
  Parlamento  ad  accettare la clausola  dei  2/3  o,  comunque,  a
  togliere  dalla  previsione dell'articolo  6  la  possibilità  di
  inserire   nello  Statuto  la  previsione  della   modifica   del
  Regolamento,  demandando  ad altra legge  ordinaria  il  tipo  di
  procedura da adottare per la modifica regolamentare. Ad ogni modo
  ritengo  che tale modifica non possa essere introdotta in  questi
  termini,  soprattutto all'interno di uno Statuto che, per  essere
  modificato, necessita di legge costituzionale.

    FLERES  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FLERES   Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per
  tentare una mediazione.
   Le  osservazioni che sono state formulate hanno  un  fondamento,
  nel  senso  che  lo  Statuto  vigente guardava  ad  una  dinamica
  parlamentare  fondata su un sistema tendenzialmente maggioritario
  puro;  ma  oggi esiste sostanzialmente una correzione  di  questo
  sistema  e,  le  disposizioni attraverso  le  quali  si  perviene
  all'elezione  del  Parlamento, rendono sicuramente  opportuna  la
  modifica del quorum richiesto.
   Mentre  con lo Statuto vigente la maggioranza assoluta era  tale
  perché   l'Aula  si  articolava  in  maniera  diversa,  oggi   la
  maggioranza  assoluta  ,di fatto, non è più quella  numericamente
  individuata nella metà più uno perché il modo attraverso  cui  si
  viene  eletti attesta la medesima maggioranza non a 46  ma  a  54
  deputati,  il  che  equivale  a 3/5  del  Parlamento.  Dunque  la
  proposta  di  mediazione  che mi sento  di  proporre,  ed  a  tal
  proposito  è stato formalizzato insieme all'onorevole Formica  un
  subemendamento, è quella di mantenere il concetto di  maggioranza
  assoluta tenendo conto che la stessa non è più 46 nei fatti ma  è
  54,  e  pertanto  né 2/3, né maggioranza assoluta  nella  vecchia
  ipotesi,  ma  3/5, che rappresentano poi la nuova  configurazione
  della maggioranza in virtù della modificata legge di elezione del
  Presidente.

    FORGIONE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ritengo  non
  sia  il  caso  di offendere la nostra intelligenza.  Ritengo  che
  l'onorevole  Fleres  sia  un politico  sufficientemente  abile  e
  navigato per pensare che tra i suoi interlocutori non ci sono poi
  dei fessacchiotti.
   La  proporzione che lui ha fatto, modificando i 2/3  in  3/5,  è
  esattamente la composizione del Parlamento secondo la nuova legge
  elettorale, il numero che tocca alla maggioranza nel rapporto tra
  60  e  40.  E'  un  modo per dire che si fa  con  la  maggioranza
  assoluta, quindi la maggioranza eletta cambia la legge elettorale
  a  prescindere - direbbe Totò - dalla composizione del Parlamento
  e dalle opposizioni.
   E   noi   dovremmo   addirittura   inserire   questa   procedura
  all'interno   dello   Statuto,  dovremmo  stabilire   con   legge
  costituzionale  che  la maggioranza parlamentare  eletta  con  la
  nuova  legge  elettorale - cioè 60 e 40,  perché  questo  abbiamo
  stabilito  per legge - può cambiare il Regolamento senza  nemmeno
  cercare  un  voto  in più nelle opposizioni.  Allora  meglio  non
  scriverlo, signor Presidente.
   Ed  anche  per  questo motivo la nuova legge elettorale  risulta
  essere  una  legge  bloccata,  bloccata  nelle  proporzioni   tra
  maggioranza e opposizione.
   Signor  Presidente, a garanzia di tutte le opposizioni - oggi  è
  Rifondazione Comunista, domani può essere Alleanza Nazionale -, a
  garanzia del Parlamento intero non delle opposizioni, ritengo che
  i  Regolamenti, poiché riguardano le regole del gioco, dovrebbero
  sempre prevedere un consenso più largo.
   Vorrei  ricordare  a  tutti che, in questo Parlamento,  è  stata
  approvata una legge elettorale con 49 deputati su 90.
   La    maggioranza   assoluta   andava   bene   in   un   sistema
  proporzionale, dove per raggruppare il 51 per cento c'era bisogno
  del  consenso più largo, trasversale agli schieramenti, ma in  un
  sistema elettorale maggioritario e di fronte ad un Parlamento che
  viene  eletto  con  legge maggioritaria,  almeno  il  Regolamento
  dovrebbe  essere di garanzia. E poiché questo si vuole introdurre
  addirittura   nello   Statuto,   per   modificarlo   vuol    dire
  eventualmente  fare  una ulteriore modifica  costituzionale,  con
  tutto quello che questa comporta.
   Come  vede,  signor  Presidente, stiamo intervenendo  nuovamente
  sulla materia dei Regolamenti dell'Assemblea, e, purtroppo, si ci
  ritornerà ancora in altre parti dello Statuto.
   E'  vero  che il precedente Statuto interveniva anche in materia
  di  modifica  del Regolamento, così come vi interviene  anche  la
  Costituzione,  ma  lo  faceva stabilendo un sistema  di  garanzie
  rispetto  a quell'impianto che di indicazione proporzionale.  Ma,
  avendo  modificato  la legge elettorale prima  di  modificare  lo
  Statuto,   raccogliendo   invece   una   indicazione   di    tipo
  maggioritario,  allora  dobbiamo  stabilire  delle  garanzie.  Il
  sistema  maggioritario  - lo dicono tutti i  costituzionalisti  e
  tutti  i  giuristi  -  presuppone un sistema di  contrappesi  nel
  rapporto  tra il Governo ed il Parlamento, a maggior  ragione  in
  materia di funzionamento del Parlamento.
   E'   questa  è  la  riflessione  che  io  vi  propongo  di  fare
  invitandovi  ad  accogliere  favorevolmente  gli  emendamenti  in
  discussione; a mio avviso, quella dell'onorevole Fleres non è una
  mediazione,  anzi è la presa in giro peggiore: è  l'elemento  più
  grave  perché fotografa i rapporti di forza previsti dalla  legge
  elettorale  e dice che con quei rapporti di forza si modifica  il
  Regolamento,  non chiedendo neanche il consenso alle opposizioni,
  il che è ancora peggio del lasciare lo status quo.

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, ribadisco che, a mio avviso,  i
  Regolamenti  dovrebbero stare fuori dalla materia  statutaria  e,
  nel  caso specifico, il Regolamento interno dell'Assemblea è  una
  materia  a parte, disciplinata da norme rigorose, perché  tengano
  conto  della delicatezza del documento che deve essere sottoposto
  al  voto  dell'Assemblea, cosa che per  altro  abbiamo  fatto  di
  recente quando abbiamo riformato il nostro Regolamento.
   Io  voglio  richiamarvi  ad un dato di fatto:  cosa  accadrà  in
  questa   Assemblea   quando   situazioni   di   immobilità,    di
  impossibilità   di  procedere  lungo  la  via  della   produzione
  legislativa,  ispettiva,  ecc.,  comporterà  il  ricorso  ad  una
  modifica  del  Regolamento,  se questa  modifica  dovesse  essere
  dettata  da  una  norma costituzionale e statutaria?  Sarebbe  il
  blocco  dell'Assemblea, questo vale oggi, come può valere domani,
  questo   vale  per  una  maggioranza,  come  varrà  per  un'altra
  maggioranza.
   Ritengo  che una camicia eccessivamente forte imposta  ai  cambi
  regolamentari possa essere dannosa per l'Assemblea,  può  esserlo
  per  una  maggioranza così come per una minoranza,  questo  conta
  poco, perché la cosa più importante è quella di salvaguardare  il
  principio di libertà dell'Assemblea di cambiare le regole  quando
  queste  non  sono più adeguate. Con questo forte limite  che  voi
  volete  importare  nella legislazione si rischia  molto,  in  una
  Assemblea  che  ancora  oggi,  con la  maggioranza  semplicemente
  assoluta, presenta in termini di proroghe, di deroghe, di  rinvii
  scenari  tristi, e questo perché non trova nel suo  seno  nessuna
  capacità di coagulo sulle norme regolamentari, figuriamoci con  i
  3/5 o peggio ancora con i 2/3.
   Io  sto richiamando l'attenzione su questo aspetto, che fin  qui
  nessuno   aveva   sollevato,  magari  abusando  del   mio   ruolo
  istituzionale, ma, essendo in discussione la riforma  del  nostro
  Statuto, credo che anch'io abbia il diritto di esprimere  la  mia
  opinione  da  semplice  deputato e non da  Presidente  di  questa
  Assemblea.

    FORMICA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    FORMICA   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  accolgo  con
  molto favore le sue parole perché colgono nel segno e mettono  in
  evidenza un aspetto che è stato effettivamente poco considerato.
   Quando  stamattina,  in Commissione Statuto, abbiamo  affrontato
  la  questione  del quorum necessario per approvare  modifiche  al
  Regolamento  o  atti di questo tipo, abbiamo  intanto  fatto  una
  considerazione, che voglio qui ribadire ai colleghi: è  vero  che
  in  altri  ordinamenti, come quello dello  Stato,  sono  previste
  maggioranze più ampie, ma è pur vero che ci sono regolamenti...

    PRESIDENTE   E' solo un progetto quello di elevare  il  livello
  di  maggioranza assoluta. La Costituzione prevede la  maggioranza
  assoluta,  anche se si sta discutendo una eventuale  modifica  su
  questo  punto, e probabilmente la faranno, ma ancora non è legge.
  Qui si tratta dei 3/5.

    FORMICA   Dicevo,  si  parla regolamenti d'Aula,  che  comunque
  sono  stati  modificati nel corso degli anni, che danno  certezza
  dei  tempi  delle  discussioni in Aula, certezza regolamentare  e
  certezza dell'approvazione delle leggi.
   Tutti  i  colleghi qui sanno che per nessuna legge, neanche  per
  la  legge  elettorale, che è stata forse la più dibattuta,  si  è
  raggiunta la maggioranza, che è di 62 deputati.

    FORGIONE  Onorevole Formica, ma questa si chiama riforma  della
  politica, non riforma dello Statuto.

    FORMICA   Intanto  sono d'accordo con voi  che  alcuni  aspetti
  regolamentari, come questo, non dovrebbero entrare affatto  nello
  Statuto.  Ma,  se ci devono entrare, vediamo di non combinare  un
  guaio veramente poi irrisolvibile, che porterebbe ad una impasse.
  Perché,  nel momento in cui, con l'ipotesi di mediazione, abbiamo
  è  proposto  di  portare il quorum a 54, già,  secondo  me,  quel
  limite - lungi dalla similitudine con la maggioranza eletta - non
  sarà mai raggiunto e quanto è avvenuto in questa legislatura,  ma
  anche  nelle  precedenti sono lì a testimoniarlo.  Non  sarà  mai
  raggiunto  neanche quel limite, quindi vediamo di non  introdurre
  elementi  che potrebbero veramente portare ad una impasse  totale
  dei  lavori d'Aula e che non servono alla maggioranza ma  neppure
  all'opposizione.

    ODDO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ODDO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  non  ho  capito
  perché  ci  si  stupisce del fatto che si  vuole  inserire  nello
  Statuto  una norma che, a mio parere, ha una notevole  rilevanza.
  Stiamo  parlando  di  approvare  il  Regolamento  dell'Assemblea;
  quindi  in questo caso, secondo me, l'inclusione nello Statuto  è
  un fatto importante.
   Penso    che   l'approvazione   del   Regolamento    da    parte
  dell'Assemblea  sia un fatto molto delicato,  anche  rispetto  al
  numero  che  si  stabilisce per quanto  concerne  la  maggioranza
  qualificata, che va inserito nello Statuto e va reso quindi anche
  come taglio costituzionale.
   Ora,   mi  stupisce,  invece,  la  preoccupazione  dei  colleghi
  rispetto  al  discorso dei 2/3, perché è ovvio che  andare  verso
  questo  quorum  significa stimolare i processi  e  i  momenti  di
  confronto politico che possono consentire di avere un Regolamento
  che sia garanzia per tutti.

    FORMICA  Può impedire sine die che si approvi.

    ODDO    No,  onorevole  Formica,  io  non  voglio   convincere
  nessuno, sto semplicemente esprimendo la mia considerazione; però
  - ripeto - si sta parlando del Regolamento.
   Volevo  sottolineare  un aspetto, e lo volevo  dire  soprattutto
  all'onorevole   Formica:    stiamo   parlando   del   Regolamento
  dell'Assemblea.
   Non  trovo assolutamente ragionevole la creazione di un  blocco,
  per   come  un  Regolamento,  che  disciplina  la  vita   interna
  dell'Assemblea regionale siciliana, venga concepito  anche  nella
  maturità  politica  più  bassa.  Mi  sembra  una  forzatura.   Un
  regolamento  va  pensato, va concordato e  non  può  essere  solo
  ispirazione   di   una  maggioranza,  frutto  di   un   risultato
  elettorale,    ma    va   concordato   con   quanti    compongono
  quell'Assemblea  e  per tali ragioni deve  avere  la  maggioranza
  qualificata.
   Anche  rispetto  agli approfondimenti possibili,  non  riteniamo
  che i nuovi meccanismi,  Tatarellum da un lato e legge elettorale
  dall'altro  - qualora si andrà alla pubblicazione,  al  di  fuori
  della  questione del referendum che tutti sappiamo -, di  per  sè
  introducono, senza alcuna forzatura, quanto stiamo discutendo. E'
  necessario  il quorum di due terzi, non è un qualcosa che  stiamo
  discutendo e per la quale convincerci, è necessario introdurre la
  logica dei due terzi perché è ovvio che così facendo contribuiamo
  a  stilare  il Regolamento e quindi  la vita interna  dell'organo
  parlamentare.
   Personalmente  supererei  -  e mi riferisco  ai  colleghi  tanto
  preoccupati - il timore di arrivare in aule parlamentari dove  le
  opposizioni  sono sorde, cieche, irragionevoli e  così  via,  per
  sostenere  invece,  senza  scardinare  assolutamente  l'argomento
  della  riforma  della politica, che è attinente, ma  fino  ad  un
  certo  punto, la necessità di introdurre nei sistemi  elettorali,
  con i così detti effetti-trascinamento e, quindi, con i premi  di
  maggioranza, la maggioranza qualificata.
   Credo  che,  sotto  questo  punto di  vista  -  non  vorrei  ora
  scomodare  altri  esempi  -  le maggioranze  qualificate  vengono
  introdotte appunto per evitare che la maggioranza stessa,  eletta
  con  indicazioni  popolari, con il voto espresso  dai  cittadini,
  possa  rappresentare l'asso pigliatutto rispetto ai  regolamenti,
  nel nostro caso il Regolamento interno dell'Assemblea.
   Non  ho  capito qual è la preoccupazione dei colleghi  e  vorrei
  invece,   da  questo  punto  di  vista,  stimolare  una  maggiore
  linearità ed una maggiore determinatezza su un fatto preciso.
   Punto  primo:  va  inserito nello Statuto;  punto  secondo:  non
  capisco  su  cosa ci stiamo preoccupando quando è  necessaria  la
  maggioranza   qualificata  per  approvare   il   Regolamento   di
  un'assemblea parlamentare.

    CAPODICASA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA   Signor Presidente, vi è un'ipotesi di  emendamento
  da  parte della Commissione  - nella veste in cui mi ritrovo  non
  ho  la  possibilità di difendere i miei emendamenti  -  e  chiedo
  pertanto  un pronunciamento rapido ai colleghi.
   L'emendamento  riguarda la fissazione dei due terzi  come  prima
  votazione,  così  come  normalmente  si  fa  per  l'elezione  del
  Presidente  dell'Assemblea il quale, come figura di garanzia,  si
  presuppone debba essere eletto da una maggioranza più vasta.
   Però,  qualora  questo  quorum non venga  raggiunto  alla  prima
  votazione,  si prevede la maggioranza dei tre quinti  in  seconda
  votazione.
   Anche  l'onorevole Fleres concorda con questa  disposizione  che
  diventerebbe   un    subemendamento   all'emendamento   da    lui
  presentato.

    FORGIONE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORGIONE   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  capisco  il
  tentativo  di mediazione della Commissione, ma la ritengo  falsa,
  anche   un   poco  ipocrita,  non  me  ne  voglia  il  presidente
  Capodicasa, è come sostenere che si vota con i tre quinti.
   Non   stiamo  eleggendo  il  Presidente  della  Regione  o   gli
  assessori  col  vecchio sistema. E' come  dire:  se  nella  prima
  votazione  non  si raggiunge la maggioranza, ma nella  seconda  è
  presente la maggioranza viene approvato il Regolamento. Vuol dire
  che non c'è nemmeno l'incentivo a cercare un consenso più largo
   Mi  chiedo cosa voglia dire i due terzi in prima votazione  e  i
  tre quinti in seconda votazione. Vuol dire che la  maggioranza  è
  autosufficiente. Diverso è poi il problema dell'assenza  in  Aula
  della   maggioranza,  così  come   ha  già  detto   lei,   signor
  Presidente,  e non a caso dicevo che quello è  un tema che  ha  a
  che  fare  non  con la riforma dello Statuto, ma con  la  riforma
  della politica; perché se la maggioranza ed i partiti non sono in
  grado  di assicurare se stessi nella presenza dei lavori in Aula,
  possiamo  fare tutti i regolamenti che vogliamo, quella  non  può
  garantircela alcuno.
   Come  nessuno  può  assicurarci che  se  uno  viene  eletto  con
  Rifondazione comunista, a metà della legislatura va con  Alleanza
  nazionale, quello ha a che fare con la riforma della politica
   Stiamo  qui  discutendo di regolamenti  Che senso  ha  sostenere
  due terzi  in prima votazione e  tre quinti in seconda votazione.
  Vuol  dire  che nessuno si preoccuperà di ottenere i tre  quinti,
  anzi,  addirittura, è un'arma spuntata anche per le  opposizioni,
  tanto la maggioranza è autosufficiente
   Stiamo  facendo  un  obbrobrio, rispetto al quale  personalmente
  voterò contro, perché se quelle ragioni valgono dobbiamo fare una
  norma  trasparente. I regolamenti non possono essere  fatti  solo
  dalla maggioranza, c'è bisogno di un consenso più largo
   Poi vi è  il problema riguardante il numero dei presenti.
   Signor  Presidente, vorrei farla riflettere su  un  dato:  se  è
  necessario  il  consenso  anche dei partiti  dell'opposizione,  i
  numeri in Assemblea si superano e si raggiungono, perché rispetto
  ad  un regolamento condiviso, probabilmente, la base di partenza,
  di  sostegno  a  quel regolamento, sarà di 70 o di  80  deputati,
  rispetto ai quali, poi, potranno essercene 60.
   Se  però  questo  vincolo  non  è previsto,  anche  la  base  di
  sostegno  ad  un  regolamento sarà inferiore,  pure  rispetto  ai
  problemi  che  lei pone, la ricerca del consenso  con  i  partiti
  dell'opposizione,  ma  non chiamiamo i partiti  dell'opposizione,
  con  una  maggioranza  più  larga della maggioranza  parlamentare
  stessa, sostiene la possibilità di avere una maggioranza d'Aula.
   Se  questo  non  c'è, sarà più debole anche  la  ricerca  di  un
  consenso più largo e di una presenza in Aula, ma non mi  fate  la
   foglia  di fico  che si prevede prima i due terzi e  poi  i  tre
  quinti, perché vuol dire partire con quest'ultimo quorum  Almeno,
  evitiamoci l'imbroglio tra di noi
   Per queste ragioni, voterò contro tale proposta di mediazione.

    FLERES  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FLERES    Signor  Presidente,  il  dibattito   è   estremamente
  interessante  per una serie di aspetti che affronta  e  che,  man
  mano  che  gli  interventi si susseguono,  diventano  sempre  più
  interessanti e significativi.
   Certo,  mettere nello Statuto anche questo tipo di aspetti,  non
  è  il  massimo  per  una  Regione come la nostra.  Sarebbe  stato
  sufficiente,  tutt'al più prevedere una maggioranza  qualificata,
  affidando,  poi,  al Regolamento, l'individuazione  esatta  delle
  modalità di votazione e quant'altro.
   Per   questo  aspetto,  e  per  altri  sollevati  dall'onorevole
  Forgione, al quale desidero, soltanto, offrire una ipotesi...

    FORGIONE     FORGIONEF  Quant'è  in  genere   una   maggioranza
  qualificata?

    FLERES   La  maggioranza qualificata può essere anche  la  metà
  più  uno,  non  è  questo  il problema,  onorevole  Forgione.  E'
  imbarazzante  votare uno Statuto dove viene previsto  due  terzi,
  tre terzi o tre quinti,  in prima o seconda votazione.
   Questo  tema non fa parte di una proposta della Commissione,  fa
  parte  di  un emendamento che reca le firme dell'opposizione,  si
  tratta di un  tema non posto da noi.
   Siccome, nel corso del dibattito questo ragionamento ha  assunto
  una dignità, una valenza anche straordinaria per le questioni che
  pone   all'attenzione   l'Aula  medesima,   le   chiedo,   signor
  Presidente, di accantonarlo e di aggiornare la seduta, perché  su
  questo  e sugli altri aspetti che sono stati posti all'attenzione
  dell'Aula   e  che  meritano  certamente  un  approfondimento   è
  opportuno  che  la Commissione domani mattina possa pronunziarsi.
  Pertanto, le chiedo di aggiornare l'Aula a domani.

    PRESIDENTE  Accolgo la proposta poiché  la ritengo necessaria.

    SPAMPINATO     Chiedo    di   apporre    la    propria    firma
  all'interrogazione numero 2050.

    PRESIDENTE  L'Assemblea ne prende atto.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì  2
  febbraio 2005, alle ore 12.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto

   I   - Comunicazioni.

   II   - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
   lettera d) e 153 del  Regolamento  interno, delle mozioni:
         N. 334  -   Istituzione delle 'aree contigue' nelle aree
                 naturali   protette,  degli  onorevoli   Fleres,
                 Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 335 -  Modifica del POR Sicilia e del Complemento  di
                 programmazione 2000/2006 al fine di  incentivare
                 i  giovani agricoltori, degli onorevoli  Fleres,
                 Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 336  -  Modifica  del  POR Sicilia e del  complemento
                 di  programmazione 2000/2006, per la concessione
                 di  sostegni  agli investimenti  di  particolari
                 aziende   agricole,   degli  onorevoli   Fleres,
                 Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 337  -  Sostegno  finanziario  ai  macellai  ed  agli
                 allevatori  colpiti dal calo  delle  vendite  di
                 carni  bovine a causa della BSE, degli onorevoli
                 Fleres, Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 338  -    Interventi   in  favore  dell'agrumicoltura
                 siciliana,  degli onorevoli Fleres,  Catania  G,
                 Maurici e Beninati;

         N. 339 -  Incentivi  per  i  giovani agricoltori,  degli
                 onorevoli Fleres, Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 340 -   Introduzione  della  coltura  del  mango  tra
                 quelle  incentivabili dal POR,  degli  onorevoli
                 Fleres, Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 341  -   Sostegno  agli investimenti in  agricoltura,
                 degli  onorevoli Fleres, Catania  G,  Maurici  e
                 Beninati;

         N. 342  -    Rinvio   della  chiusura  delle  discariche
                 pubbliche dei comuni di Ramacca, Vizzini, Castel
                 di   Judica,  Raddusa,  Mirabella  Imbaccari   e
                 Palagonia  (CT),  nelle  more  dell'entrata   in
                 vigore   del  decreto  legge  n.  22  del   1997
                 ('Decreto  Ronchi'),  degli  onorevoli   Fleres,
                 Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 343 -   Utilizzazione   dell'uva   da    tavola   non
                 commercializzabile,  degli   onorevoli   Fleres,
                 Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 344 -   Interventi  a  sostegno  delle  famiglie  dei
                 portatori  di handicap, degli onorevoli  Fleres,
                 Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 345 -   Iniziative  per garantire i collegamenti  nei
                 comuni   di   Piedimonte  Etneo,   Linguaglossa,
                 Castiglione e Randazzo, degli onorevoli  Fleres,
                 Catania G, Maurici e Beninati;

         N. 346  -   Istituzione  dell'albo  professionale  degli
                 installatori   car   stereo   artigiani,   degli
                 onorevoli Fleres, Catania G, Maurici e Beninati;

          N. 347 -  Realizzazione  di  un intervento  urgente  di
                 adeguamento   dello  svincolo  autostradale   di
                 Bagheria (PA), degli onorevoli Zangara, Vitrano,
                 Ferro, Acanto e Savona;

         N. 348 -     Iniziative   per  il  rafforzamento   degli
                 investimenti ENEL in Sicilia e per la tutela dei
                 lavoratori  e delle imprese dell'indotto,  degli
                 onorevoli Orlando, Ferro, Miccichè, Morinello  e
                 Raiti;

         N. 349    -  Recupero  degli  esoneri  contributivi  per
                 interventi in favore dell'occupazione, a seguito
                 delle decisioni della Corte di Giustizia europea
                 del  7  marzo  2002 e dell'1 aprile 2004,  degli
                 onorevoli   Fleres,  Leanza   Nicola,   Villari,
                 Barbagallo e Zangara;

         N. 350 -  Revoca  del  decreto dell'Assessore  regionale
                 per     la    cooperazione,    il     commercio,
                 l'artigianato  e la pesca, del 13 novembre  2002
                 in materia di localizzazione di punti vendita di
                 giornali,   quotidiani   e   periodici,    degli
                 onorevoli   Fleres,  Catania   G.,   Maurici   e
                 Beninati.

       III   -  Discussione del disegno di legge:
          Schema   di   progetto  di  legge   costituzionale   da
         proporre,  ai  sensi dell'articolo 18 dello  Statuto  al
         Parlamento  nazionale, recante 'Modifiche  allo  Statuto
         della Regione'  (nn. 580-472-578-602-652/A) (Seguito)

       IV   - Elezione delle Commissioni legislative permanenti e
         della Commissione per l'esame delle questioni concernenti
         l'attività dell'Unione Europea.

       V   - Elezione di deputati segretari.

                  La seduta è tolta alle ore 20.12.

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 22.30

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello

                              ALLEGATO:
            EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
  DISEGNO  DI LEGGE NN. 580-472-578-602-652/A: ''SCHEMA DI PROGETTO
  DI  LEGGE  COSTITUZIONALE DA PROPORRE, AI SENSI DELL'ARTICOLO  18
  DELLO  STATUTO,  AL PARLAMENTO NAZIONALE RECANTE 'MODIFICHE  ALLO
  STATUTO DELLA REGIONE'''

    -All'articolo 3:

   Emendamento 3.2:

  Dopo l'articolo 3 è aggiunto il seguente articolo:

   Art.  3  bis.  1. La bandiera della Regione è  formata  da  un
  drappo  di forma rettangolare che al centro riproduce lo stemma
  della  Regione  raffigurante la Triscele color carnato  con  il
  gorgoneion  e  le  spighe,  in  campo  trinciato  color   rosso
  aranciato e giallo. .

   Emendamento 3.9 bis:

  Al  comma 2 sostituire le parole   dello Stato italiano  con le
  parole   della Repubblica italiana .

   Emendamento 3.14:

  Sostituire il comma 4 con il seguente:

   Il  territorio della Regione è composto dalla Sicilia e  dalle
  isole di Pantelleria, di Ustica, Eolie, Egadi e Pelagie.'.

    -All'articolo 5:

   Emendamento 5.7:

  Al comma 1 sopprimere la prima alinea.

   Emendamento 5.3:

  Al primo capoverso cassare le parole da   la stessa legge  fino
  a   suddetto .