Presidenza del presidente Lo Porto
SPAMPINATO segretario f.f., dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
Missioni
PRESIDENTE Comunico che sono in missione, per ragioni del
loro ufficio, gli onorevoli Speziale dal 31 gennaio al 4
febbraio; Panarello, Miccichè, Lo Curto, Giambrone, Garofano,
Turano, Galletti, Catania Giuseppe, Di Mauro, Oddo, Nicotra,
Infurna, l'1 febbraio 2005; Incardona dall'8 all'11 febbraio
2005; Mercadante dal 6 al 7 febbraio 2005.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge e di contestuale
invio alle competenti Commissioni legislative
PRESIDENTE Comunico che sono stati presentati ed inviati i
seguenti disegni di legge alle competenti Commissioni
legislative:
Attività produttive (III)
- Norme per la valorizzazione delle aree agricole e delle
produzioni tipiche (n. 958)
-di iniziativa parlamentare
-presentato dagli onorevoli Ioppolo, Formica, Incardona,
Infurna, Virzì in data 27 gennaio 2005
-inviato in data 28 gennaio 2005
Ambiente e territorio (IV)
- Interventi straordinari per assicurare collegamenti
marittimi veloci con le Isole minori (n. 959)
-di iniziativa parlamentare
-presentato dagli onorevoli Beninati e Maurici in data 28
gennaio 2005
-inviato in data 31 gennaio 2005
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE Comunico la seguente richiesta di parere pervenuta
dal Governo ed assegnata alla competente Commissione legislativa
VI Ambiente e Territorio':
- L.r. 3 maggio 2004, n. 8. Disciplina delle attività di guida
turistica, guida ambientale-escursionistica, accompagnatore
turistico e guida subacquea' - Norme relative all'accesso e
svolgimento esami per l'iscrizione all'Albo professionale delle
guide turistiche della Regione siciliana (n. 327 bis/IV)
-pervenuto in data 28 gennaio 2005
-trasmesso in data 31 gennaio 2005
Comunicazione di pareri resi
PRESIDENTE Comunico che sono stati resi i seguenti pareri, in
data 25 gennaio 2005, dalla competente Commissione legislativa IV
Ambiente e Territorio':
Richiesta di parere ai sensi del quarto comma, art. 6, l.r.
98/81, sostituito dall'art. 4 l.r. 14/88. Trasmissione schema
decreto di ampliamento del Parco dei Nebrodi istituito con D.A.
560/11 del 4 agosto 1992 (329/IV)
inviato in data 26 gennaio 2005
APQ Sviluppo locale sottoscritto il 31 marzo 2003. Atto
integrativo deliberazione della Giunta regionale n. 393 del 30
novembre 2004 (338/IV/V/UE/II)
inviato in data 27 gennaio 2005.
Comunicazione di trasmissione di atti della Corte dei Conti
PRESIDENTE Comunico che la Corte dei conti - Sezione di
controllo per la Regione siciliana - in data 26 gennaio 2005, con
delibera n. 1/2004/Cons. ha dichiarato inammissibile la richiesta
di parere avanzata dal Direttore generale della AUSL n. 6 di
Palermo, provenendo da ente non legittimato in quanto non
ricompreso nella elencazione tassativa di cui all'articolo 7,
comma 8, della legge 131/2003 (riguardante solamente Regioni,
Comuni, Province e Città metropolitane - enti territoriali - con
conseguente esclusione di tutti gli altri enti ed organismi
pubblici).
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale
N. 2048 - Motivi della mancata approvazione da parte
dell'Assessorato della sanità dell'atto aziendale e
dell'organigramma dell'AUSL 8.
Assessore Sanità
Firmatario : De Benedictis
N. 2049 - Interventi per la manutenzione della strada di
collegamento tra il quadrivio Spinasanta e contrada Calcarelle
nel comune di Agrigento.
Assessore Lavori Pubblici
Firmatario: Miccichè Calogero
N. 2051 - Misure urgenti per rifinanziare l'intervento a
sostegno dei cantieri di lavoro e per la loro estensione a
cantieri di servizio.
Presidente Regione
Assessore Lavoro
Firmatario: Speziale Calogero;
Le interrogazioni, ora annunziate, saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
- con richiesta di risposta scritta
N. 2045 - Interventi per l'acquisto di aree agrarie incolte
marginali alle aree forestali per assicurare la continuità
territoriale alle aree forestali.
Presidente Regione
Assessore Agricoltura
Firmatario: Gurrieri Sebastiano;
N. 2046 - Notizie in merito alla realizzazione delle opere
viarie previste nell'Accordo di programma-quadro per i trasporti
in Sicilia e su eventuali contenziosi con l'ANAS.
Presidente Regione
Assessore Presidenza
Assessore Territorio
Assessore Lavori Pubblici
Firmatario: Tumino Carmelo
N. 2047 - Iniziative per garantire le risorse ittiche e la
marineria isolana.
Presidente Regione
Assessore Cooperazione
Firmatario: Giambrone Vincenzo
N. 2050 - Notizie sul mancato riconoscimento da parte degli
enti previdenziali del beneficio della sospensione del pagamento
dei contributi previdenziali ed assistenziali previsto dal
D.P.C.M. 29/10/2002.
Presidente Regione
Firmatario: Amendolia Antonino.
Le interrogazioni, ora annunziate, saranno inviate al Governo.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
N. 334 Istituzione delle 'aree contigue' nelle aree naturali
protette , degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania Giuseppe;
Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 335 Modifica del POR Sicilia e del Complemento di
programmazione 2000/2006 al fine di incentivare i giovani
agricoltori. , degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania
Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 336 Modifica del POR Sicilia e del complemento di
programmazione 2000/2006 per la concessione di sostegni agli
investimenti di particolari aziende agricole , degli onorevoli
Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati
Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 337 Sostegno finanziario ai macellai ed agli allevatori
colpiti dal calo nelle vendite di carni bovine a causa della
BSE , degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe; Beninati Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 338 Interventi in favore dell'agrumicoltura siciliana ,
degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe; Beninati Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 339 Incentivi per i giovani agricoltori , degli onorevoli
Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati
Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 340 Introduzione della coltura del mango tra quelle
incentivitabili dal POR , degli onorevoli Catania Giuseppe;
Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
Presentata il 26/01/05
-
N. 341 Sostegno agli investimenti in agricoltura , degli
onorevoli Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe;
Beninati Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 342 Rinvio della chiusura delle discariche pubbliche dei
comuni di Ramacca, Vizzini, Castel di Judica, Raddusa, Mirabella
Imbaccari e Palagonia (CT), nelle more dell'entrata in
vigore del decreto-legge n. 22 del 1997 ('Decreto Ronchi') ,
degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Beninati
Antonino; Maurici Giuseppe
Presentata il 26/01/05
N. 343 Utilizzazione dell'uva da tavola non
commercializzabile , degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania
Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 344 Interventi a sostegno delle famiglie dei portatori di
handicap , degli onorevoli
Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati
Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 345 Iniziative per garantire i collegamenti nei comuni di
Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione e Randazzo (CT) ,
degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe; Beninati Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 346 Istituzione dell'albo professionale degli installatori
car stereo artigiani , degli onorevoli Fleres Salvatore; Catania
Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
Presentata il 26/01/05
N. 347 Realizzazione di un intervento urgente di adeguamento
dello svincolo autostradale di Bagheria (PA) , degli onorevoli
Zangara Andrea; Vitrano Gaspare; Ferro Giovanni; Acanto Giuseppe;
Savona Riccardo
Presentata il 26/01/05
N. 348 Iniziative per il rafforzamento degli investimenti
ENEL in Sicilia e per la tutela dei lavoratori e delle imprese
dell'indotto , degli onorevoli Orlando Leoluca; Ferro Giovanni;
Miccichè Calogero; Morinello Salvatore; Raiti Salvatore
Presentata il 27/01/05
N. 349 Recupero degli esoneri contributivi per interventi
in favore dell'occupazione, a seguito delle decisioni della Corte
di Giustizia europea del 7 marzo 2002 e dell'1 aprile 2004 ,
degli onorevoli Fleres Salvatore; Leanza Nicola; Villari
Giovanni; Barbagallo Giovanni; Zangara Andrea
Presentata il 27/01/05
N. 350 Revoca del decreto dell'Assessore regionale per la
cooperazione, il commercio, l'artigianato e la pesca del 13
novembre 2002 in materia di localizzazione di punti vendita di
giornali, quotidiani e periodici , degli onorevoli Fleres
Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe; Beninati Antonino
Presentata il 31/01/05.
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno
della seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
Comunicazione di mantenimento di Gruppo parlamentare
PRESIDENTE Comunico che, conformemente a quanto deliberato
dal Consiglio di Presidenza dell'ARS nella seduta n. 33 del 19
gennaio 2005, con decreto del Presidente dell'Assemblea n. 22 del
26 gennaio 2005 è stato autorizzato, ai sensi dell'articolo 23,
comma 3, del Regolamento interno, il mantenimento del Gruppo
parlamentare denominato Nuova Sicilia , composto dagli onorevoli
Domenico Rotella e Raffaele Nicotra. Tale autorizzazione è stata
accordata in via provvisoria, in attesa di una prossima modifica
delle norme del Regolamento interno dell'ARS relative alla
costituzione di gruppi in deroga.
L'Assemblea ne prende atto.
Invito, pertanto, il predetto Gruppo parlamentare a dare
comunicazione, a norma dell'articolo 25 del Regolamento interno,
delle relative cariche di Presidente e di Segretario.
Comunicazione di nomina di componente di Commissione
PRESIDENTE Comunico che, con decreto del Presidente
dell'Assemblea n. 33 dell'1 febbraio 2005, l'onorevole Giuseppa
Savarino è nominata componente della Commissione speciale per la
revisione dello Statuto regionale, in sostituzione dell'onorevole
Dina, dimissionario.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione relativa alla mozione numero 327
PRESIDENTE Comunico che gli onorevoli Raiti e Confalone hanno
chiesto di apporre la propria firma alla mozione n. 327 del 20
gennaio 2005 Indagine sulle vicende concernenti l'Azienda
autonoma delle Terme di Acireale , degli onorevoli Fleres ed
altri.
Comunico altresì che l'onorevole Beninati chiede di ritirare la
propria firma alla mozione di cui sopra.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che, nel corso della seduta, potrà procedersi a
votazioni mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE Si passa al II punto all'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 322 Iniziative volte al completamento del raddoppio
ferroviario della dorsale tirrenica ME-PA , degli onorevoli
Barbagallo, Genovese, Gurrieri, Tumino, Zangara;
n. 323 Strumenti per la conoscenza delle principali
infrastrutture territoriali di cui è dotata la Sicilia , degli
onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Baldari, Beninati ;
n. 324 Interventi a livello nazionale per sollecitare
l'approvazione del disegno di legge che disciplina lo stato
giuridico degli insegnanti di religione cattolica , degli
onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Baldari, Beninati;
n. 325 Interventi a sostegno del trasparente riordino delle
Forze Armate , degli onorevoli Fleres, Catania G., Maurici,
Baldari, Beninati;
n. 326 Interventi presso le competenti Autorità nazionali per
estendere alle aziende di autotrasporto siciliane i medesimi
benefici concessi alle aziende isolane della Sardegna in merito
alla riduzione dei tempi dei divieti di circolazione nei giorni
festivi , degli onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Baldari,
Beninati;
n. 327 Indagine sulle vicende concernenti l'Azienda autonoma
delle Terme di Acireale (CT) , degli onorevoli Fleres, Catania
G., Maurici, Raiti e Confalone;
n. 328 Interventi in favore dei lavoratori della Telecom
operanti in Sicilia , degli onorevoli Fleres, Catania G.,
Maurici, Beninati;
n. 329 Previsione di misure apposite a favore dei porti
siciliani all'interno di 'Agenda 2000' , degli onorevoli Fleres,
Catania G., Maurici, Beninati;
n. 330 Interventi per la pratica sportiva nelle strutture
carcerarie , degli onorevoli Fleres, Catania G., Maurici,
Beninati;
n. 331 Interventi per il rilancio delle attività artigianali
di ristrutturazione e restauro di edifici ed abitazioni , degli
onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Beninati;
n. 332 Interventi per l'adeguamento strutturale e del
personale delle Ferrovie dello Stato in Sicilia , degli onorevoli
Fleres, Catania G., Maurici, Beninati;
n. 333 Sospensione dell'efficacia del concorso per titoli ed
esami a 357 posti di allievo Guardia forestale , degli onorevoli
Fleres, Catania G., Maurici, Beninati.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
SPAMPINATO segretario f.f.:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
con l'accordo di Programma quadro
settennale 1994-2000, sono stati destinati
ulteriori finanziamenti per il
completamento del raddoppio ferroviario da
Messina a Patti e da Fiumetorto a
Castelbuono e non anche per la tratta di 81
Km. Patti - Castelbuono;
l'accordo di Programma quadro, sottoscritto
dalla Regione siciliana, dallo Stato e
dalla Rete Ferroviaria Italiana
nell'ottobre 2001, pur prevedendo il
completamento del raddoppio ferroviario
Messina-Palermo, non ha previsto a favore
dello stesso alcun finanziamento
aggiuntivo;
il piano regionale dei trasporti, varato
per la prima volta nell'anno 2002 dalla
Regione, non ha previsto il completamento
del richiamato raddoppio ferroviario;
dopo le numerose proteste dei Sindaci e
delle forse sociali, 39 Consigli comunali,
alla fine dell'anno 2002, hanno approvato
un circostanziato ordine del giorno con il
quale sono stati invitati il Presidente del
Consiglio dei Ministri, il Ministro delle
Infrastrutture e dei trasporti, il
Presidente della Regione siciliana e Rete
Ferroviaria Italiana a promuovere tutte le
opportune iniziative per il recupero delle
risorse finanziarie necessarie al
completamento del raddoppio ferroviario di
tutta la dorsale tirrenica;
subito dopo la sciagura ferroviaria di
Rometta Marea del 20 luglio 2002, che costò
la vita a 8 persone, il Ministro per le
Infrastrutture, on.le Pietro Lunardi, ed il
Presidente della Regione siciliana, on.le
Salvatore Cuffaro, hanno dichiarato, anche
attraverso gli organi di informazione, che,
in relazione allo stato di vetustà del
binario unico, l'ammodernamento di tutta la
rete ferroviaria, con il raddoppio della
citata dorsale, sarebbe stata la priorità
dei rispettivi governi;
il CIPE, nella seduta del 29 settembre
2002, ha previsto l'accelerazione
dell'intervento sulla linea Messina-
Palermo, nonché l'avvio del progetto di
completamento riguardante la
tratta Patti-Castelbuono;
l'opera è stata inserita tra quelle
prioritarie e tra quelle poste a
beneficiare delle procedure semplificative
di cui alla Legge obiettivo n. 443 del
2001;
con nota del 28 ottobre 2002, prot. n.
11739, il Ministero delle Infrastrutture e
dei trasporti ha comunicato al Presidente
della Regione siciliana ed al Coordinamento
dei Sindaci che la progettazione della
suddetta tratta PattiCastelbuono sarebbe
stata avviata entro l'anno 2002;
il Coordinamento dei Sindaci, per iscritto
ed anche nelle riunioni tenute con il
Presidente della Regione siciliana e con
RFI, ha ripetutamente richiesto la
rivisitazione del richiamato accordo quadro
dell'ottobre 2001, per inserire l'opera tra
quelle prioritarie, straordinarie ed
urgenti, stante il pericolo che la stessa
rappresenta per le utenze e per il
personale viaggiante;
con nota dell'11 giugno 2004, il Presidente
della Regione, on.le Cuffaro, ha comunicato
al Coordinamento dei Sindaci che RFI
completerebbe lo studio di fattibilità e
non anche la progettazione, così come aveva
promesso il Ministro, della tratta Patti-
Castelbuono entro la fine del mese di
luglio 2004;
CONSIDERATO che a tutt'oggi, gli impegni assunti
dalla nostra Regione, dal Ministro delle
Infrastrutture e dei trasporti e da RFI circa
l'urgenza di ammodernare il sistema ferroviario
della dorsale tirrenica sono stati disattesi;
CONSIDERATO, altresì, che ove la
realizzazione
dell'opera si attardasse per decenni, ciò
significherebbe un duro colpo alle speranze
di sviluppo e di modernità per tutta la
Sicilia e, in particolare, per le province
di Messina e Palermo, e verrebbero tradite
le possibilità di crescita economica,
turistica e occupazionale delle nostre
comunità, per la mancata realizzazione di
un sistema di infrastrutture viarie e
ferroviarie moderne ed efficienti,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a sollecitare il Ministro delle
Infrastrutture e dei trasporti, nonché la
'Rete Ferroviaria Italiana' al rispetto
degli impegni assunti in ordine alla
progettazione della richiamata tratta Patti-
Castelbuono;
a convocare la Conferenza di servizi, da
tempo richiesta dai sindaci, con Stato, RFI
ed enti locali, per riconsiderare l'accordo
di Programma quadro sottoscritto
nell'ottobre 2001 e prevedere nel medesimo
tempo le risorse finanziarie da destinare
alla tratta Patti-Castelbuono.» (322);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- che il Governo regionale, e segnatamente
l'Assessore alla Presidenza tramite la Direzione
per la programmazione, ha predisposto e
presentato alla commissione della Unione Europea
il programma operativo regionale (POP), per il
periodo 2000-2006;
- che la Commissione il 28 gennaio ha consegnato
un documento al Governo regionale, da questo
celato e ha consegnato al Parlamento solo dopo
un'aspra polemica di stampa;
- che fra le devastanti critiche che vengono
mosse al POP 2000-2006 vi è quella della totale
mancanza non solo di strumenti di pianificazione
ma anche di conoscenza nei settori più delicati
della realtà civile e sociale dell'Isola e fra
questi il settore delle infrastrutture primarie;
- che risulta impossibile a detta della
Commissione della Unione Europea ottenere
risorse economiche ove non si individui in
dettaglio la situazione esistente e, nell'arco
del prossimo sessennio, gli obiettivi che si
vogliono raggiungere;
- che risulta urgentissimo promuovere almeno due
grandi attività di conoscenza, una nel settore
delle infrastrutture di collettamento,
depurazione e riuso delle acque reflue e la
seconda delle reti di accumulo e distribuzione
delle acque per uso potabile, anche con
riferimento alle reti idriche interne;
- che mediante l'uso di moderne tecnologie
informatiche di personale qualificato, già in
servizio presso l'Amministrazione, è possibile
in brevissimo tempo redigere questi due progetti
conoscenza perchè diventino sia la risposta
immediata alle critiche mosse dalla Unione
Europea alla Regione siciliana, sia lo strumento
per individuare cosa proporre in termini di
finanziamento per i prossimi 6 anni,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad istituire presso l'Assessorato Territorio e
ambiente e presso l'Assessorato Lavori pubblici
due 'task-force' dotate di ampia autonomia
gestionale , collegate agilmente con gli uffici
del Genio Civile e con i Comuni, affinchè entro
6 mesi vengano redatti i progetti conoscenza
delle reti idriche e dei sistema fognari come
meglio descritti in narrativa e vengano
individuati, sulla base di detti progetti, in
maniera chiara le priorità sugli interventi da
realizzare.» (323);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
dopo un lungo e accidentato percorso, il 14
luglio 1999, la commissione Istruzione del
Senato ha approvato con largo consenso
trasversale il testo base sullo stato giuridico
degli insegnanti di religione cattolica nelle
scuole pubbliche di ogni ordine e grado (si
tratta di un nuovo testo unificato, predisposto
dal relatore sen. Mario Occhipinti per i disegni
di legge nn. 662-703-1376-1411-2965),
intervenendo su un insegnamento che assume le
finalità culturali proprie della scuola e che,
pur essendo facoltativo per il rispetto della
libertà di coscienza di ognuno, registra
altissime percentuali di adesione (nell'anno
scolastico 1998-1999 la media nazionale è del
94%);
CONSIDERATO che:
il testo approvato:
a) detta anche le norme per il reclutamento
attraverso concorso pubblico, per l'accesso ai
ruoli, ovvero l'assunzione con contratto di
lavoro a tempo indeterminato (art. 3),
consentendo agli insegnanti di religione
cattolica (circa 22.000, dei quali oltre il 75%
sono laici) di uscire finalmente da una
situazione di lavoro precario;
b) si muove nel pieno rispetto del Concordato
tra la Repubblica italiana e la Santa Sede,
poichè sarà ammesso al concorso il candidato che
risulti in possesso anche dell'idoneità
rilasciata dall'ordinario diocesano e ciò a
garanzia, per quanti a scuola scelgono
l'insegnamento della religione cattolica,
dell'autenticità di tale insegnamento (art. 3,
comma 3);
CONSIDERATO altresì che, - tuttavia, l'eventuale
revoca dell'idoneità non costituirà per gli
insegnanti di religione cattolica causa di
licenziamento ma li porrà in condizione, secondo
le vigenti norme, di essere inseriti nelle liste
di mobilità professionale e di prender parte
alle procedure di diversa utilizzazione e di
mobilità collettiva (art.
4);
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad intervenire presso i Presidenti delle due
Camere legislative nazionali al fine di
accelerare i tempi per la discussione e la
definitiva approvazione in sede parlamentare del
suddetto disegno di legge, concludendo un
dibattito che, dal punto di vista politico, è
stato fin troppo ideologizzato e che di fatto ha
visto a lungo e pesantemente discriminati gli
insegnanti di religione cattolica nella scuola
italiana; anche in considerazione del fatto che
nella premessa all'intesa conclusa tra il
Ministero della Pubblica Istruzione e la
Conferenza Episcopale Italiana nel 1985 veniva
dichiarato 'l'intento dello Stato di dare una
nuova disciplina dello stato giuridico degli
insegnanti di religione'.» (324);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- già prima dell'emanazione della sentenza
numero 277 del 1991 della Corte Costituzionale,
che ha equiparato i marescialli e brigadieri dei
carabinieri agli ispettori della Polizia di
Stato, il Consiglio centrale di rappresentanza
dei militari (COCER), in sessione congiunta,
rappresentò l'esigenza improcrastinabile di
rideterminare lo sviluppo di carriera dei ruoli
intermedi delle forze armate e di polizia ad
ordinamento militare (carabinieri e finanza), in
armonia con il sistema di avanzamento ed
anzianità ed a merito comparativo vigente nella
Polizia di Stato, più semplificato e più
garantista, nel rispetto della certezza del
diritto;
- l'articolo 3 della Legge 6 marzo 1992, numero
216, 'sul riordino delle carriere', prevedeva,
al fine del riordino dei criteri di avanzamento
dei ruoli intermedi delle forze di Polizia dello
Stato, un 'modus operandi' lineare e comune per
evitare ogni possibile ingiustizia;
- il suddetto articolo recita testualmente: 'Il
Governo della Repubblica è delegato ad emanare
entro il 31 dicembre 1992, su proposta
rispettivamente dei Ministri dell'Interno, della
Difesa, delle Finanze, di Grazia e Giustizia e
dell'Agricoltura e Foreste, di concerto con i
Ministri per la Funzione Pubblica e del Tesoro,
decreti legislativi concernenti le necessarie
modificazioni agli ordinamenti del personale,
indicato nell'articolo 2 comma 1, con esclusione
dei dirigenti e direttivi e gradi
corrispondenti, per il riordino delle carriere,
delle attribuzioni e dei trattamenti economici,
allo scopo di conseguire una disciplina
omogenea, fermi restando i rispettivi compiti
istituzionali, le norme fondamentali di Stato,
nonché le attribuzioni delle autorità di
pubblica sicurezza, previsti dalle vigenti
disposizioni di legge. Per il personale delle
forze di polizia i decreti legislativi sono
adottati sempre su proposta dei Ministri e con
la concertazione del Ministro dell'Interno';
- l'approvazione della citata legge, nel
recepire il dettato della Consulta, estese
l'equiparazione al ruolo di ispettori ai
corrispondenti gradi degli altri corpi
identificabili negli allora marescialli e
brigadieri, determinando la progressione di
carriera mediante il conseguimento di criteri
omogenei nell'ambito dì tutte le forze di
Polizia dello Stato, a mezzo di decreti
delegati, con il concerto obbligatorio del
Ministro dell'Interno, quale autorità nazionale
di pubblica sicurezza, al quale compete la
direzione ed il coordinamento di tutte le forza
di Polizia;
- il predetto dispositivo legislativo prevede
che per l'accesso a determinati ruoli, gradi e
qualifiche è stabilito il superamento di un
concorso pubblico per esami, al quale siano
ammessi candidati 'in possesso del titolo di
studio di scuola media di secondo grado';
- il Comando generale della Guardia di Finanza,
in data 28 aprile 1997, determinando le modalità
per l'avanzamento al grado di maresciallo
aiutante, ha ammesso alla selezione personale
non dei ruoli ordinari e privo del titolo di
studio di cui sopra;
- analoga attuazione rispetto a quella prevista
per la Guardia di Finanza è avvenuta con
l'emanazione del D.L. 12.5.1995, n. 108, per
l'Arma dei Carabinieri, nella parte concernente
la progressione dì carriera dei marescialli
capo;
- per quanto riguarda invece la Polizia di
Stato, essa, attuando correttamente l'articolo
14 del D.L. n. 197 del 1995, applica il disposto
integrale dell'articolo 3 della legge n. 216 del
1992, nel rispetto dell'anzianità maturata e
delle posizioni gerarchiche acquisite dagli
ispettori capo (qualifica equiparata al grado di
maresciallo capo) provenienti dai ruoli ordinari
e dai corsi di formazione semestrale
(corrispondente ai corsi di formazione biennale
per l'Arma dei Carabinieri e per la Guardia di
Finanza);
- in fase di riordino delle carriere nel settore
pubblico, le Amministrazioni sono vincolate
all'osservanza dei criteri di equità, di
giustizia e di imparzialità, giusto disposto
della pronuncia della Corte Costituzionale
numero 81 del 7 aprile 1983;
- sulla base di quanto premesso, appare
evidentissima la disparità di trattamento tra
categorie aventi stesso ruolo e qualifica, con
conseguente ed inevitabile diffuso malumore tra
gli appartenenti ai rispettivi corpi di Stato,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a dare sostegno e solidarietà agli
appartenenti ai rispettivi corpi delle Forze
dell'ordine, che in atto manifestano malumore,
in una delicata fase del riordino delle
carriere, mediante la formalizzazione di un atto
da trasmettere al Capo dello Stato, al
Presidente del Consiglio dei Ministri, ed ai
Ministri dell'Interno, della Difesa e delle
Finanze;
- a trasmettere, altresì, il documento ai
vertici dei rispettivi Corpi delle Forze Armate
ed ai responsabili nazionali e regionali del
Cocer, facendo voti perché 'l'immissione nei
ruoli avvenga nel rispetto e nella
valorizzazione ottimale del profilo
professionale posseduto, prevedendo identici
criteri per l'avanzamento'.» (325);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- con proprio decreto, n. 6766 del 4 dicembre
1998, il Ministro dei Lavori Pubblici, al fine
di garantire migliori condizioni di sicurezza
nella circolazione stradale, ha impartito
direttive per la limitazione della circolazione,
fuori dai centri abitati, nei giorni festivi ed
in altri particolari giorni dell'anno per alcune
tipologie di veicoli e di complessi di veicoli;
- i veicoli per i quali è stato disposto il
divieto di cui al precedente punto sono quelli
che trasportano cose, aventi massa complessiva
massima autorizzata superiore a 7,5 tonnellate,
quelli eccezionali ed adibiti a trasporti
eccezionali, nonché quelli che trasportano merci
pericolose ai sensi dell'articolo 168, commi 1 e
4 del Codice della Strada;
- i Prefetti di alcune Province hanno adottato
decreti nei quali sono state individuate le
modalità attuative del citato decreto
ministeriale;
- gli stessi Prefetti hanno previsto deroghe al
divieto generale di circolazione per i veicoli
provenienti dall'estero e dalla Sardegna, muniti
di idonea documentazione attestante l'origine
del viaggio, sicché per tali veicoli è stato
stabilito che l'orario di inizio del divieto è
posticipato di 4 ore;
- per i veicoli diretti all'estero ed in
Sardegna, muniti di idonea documentazione
attestante la destinazione del viaggio, l'orario
di termine del divieto è anticipato di due ore;
- per i veicoli che circolano in Sardegna,
provenienti o diretti verso la rimanente parte
del territorio nazionale, purché muniti di
idonea documentazione attestante rispettivamente
l'origine o la destinazione del viaggio,
l'orario di inizio e termine del divieto è
rispettivamente posticipato e anticipato di due
ore;
CONSIDERATO che:
- le deroghe finora attuate agevolano le imprese
isolane di autotrasporto della Sardegna;
- esse trovano ragion d'essere nell'esigenza di
consentire agli automezzi il raggiungimento dei
punti di imbarco, da e verso l'Isola, in modo
tale da consentire agli automezzi della Sardegna
di recuperare tempo e risparmiare parte dei
costi aggiuntivi derivanti dalla distanza di
quella Regione dai centri di distribuzione dei
prodotti, attraverso la navigazione durante le
ore di divieto;
RAVVISATA la necessità di estendere tale normativa
derogatoria ai mezzi delle aziende di
autotrasporto siciliane che, trovandosi nelle
stesse condizioni di svantaggio di quelle sarde,
oggi risultano penalizzate sia nei confronti di
queste ultime, che nei confronti di quelle
continentali, dovendo sopportare costi dì
esercizio gravosi causati dal permanere dei
mezzi fuori sede in attesa di poter raggiungere
i porti di imbarco;
ATTESO che il permanere di questo stato di cose
determina una palese violazione del principio di
uguaglianza di cui all'articolo 3 della
Costituzione, nonché una non scusabile
violazione del principio fondamentale di non
discriminazione, di cui all'articolo 164 del
Trattato delle Comunità Europee,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
ad intervenire presso le competenti Autorità
statali per ottenere l'estensione dei benefici
in atto applicati ai veicoli provenienti,
diretti o circolanti in Sardegna, ai mezzi
provenienti, diretti o circolanti in Sicilia.»
(326);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- l'Azienda autonoma delle Terme di Acireale da
lungo tempo versa in una situazione di crisi
finanziaria e amministrativa, nonostante negli
ultimi anni si siano succeduti diversi
commissari straordinari;
- la Regione ogni anno per far fronte alla crisi
finanziaria dell'Azienda predetta provvede con
somme, previste in bilancio, dai 10 miliardi ai
12 miliardi di lire;
- con la legge regionale n. 10 del 27.4.1999,
all'art. 23 si è stabilito, fra l'altro, che
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
della stessa legge, avvenisse la trasformazione
delle Aziende autonome delle Terme di Acireale e
di Sciacca in società per azioni;
- l'Azienda autonoma delle Terme di Acireale nel
tempo ha operato senza il rispetto minimo delle
regole che riguardano l'attività dell'ente (e
purtroppo sembra che tale stato di cose perduri
ancora), sia in materia di personale che in
materia di forniture di beni e servizi per i
quali si ricorre quasi sempre all'affidamento
diretto, senza alcuna valutazione quanti-
qualitativa, e sembra altresì che spesso si
ricorra al frazionamento degli importi di gare
per evitare di dover indire gare con il sistema
dell'asta pubblica;
- l'Azienda delle Terme di Acireale è
proprietaria di diversi immobili, fra cui due
alberghi, di cui uno di recente costruzione, per
il quale l'Azienda dovrebbe pagare un mutuo di
2,5 miliardi all'anno: entrambi dati in gestione
a società private;
- da tempo l'Azienda non provvede a pagare il
rateo di mutuo (semestrale o annuale?) con
aggravio di interessi e con rischio di
contenzioso con l'Istituto di credito che
aggraverebbe la già precaria situazione
finanziaria dell'Ente;
- ad oggi l'Azienda è priva di bilancio per
l'anno 1999 a conferma di una situazione
amministrativa e finanziaria irregolare;
- i due alberghi citati sono stati affidati con
procedure di gara a società private e sembra che
i rapporti contrattuali ed economici siano poco
chiari, sia sul piano economico che dei
contenuti e delle condizioni contrattuali (a tal
proposito emblematico è il fatto che nel nuovo
albergo le Terme continuino ad effettuare
interventi di manutenzione e che il canone di
locazione non venga percepito puntualmente,
regolarmente e interamente);
- in relazione alla vicenda della società Acque
Minerali SAM, azienda che imbottiglia l'acqua
'Pozzillo' (gestita da un commissario
liquidatore), di cui l'Azienda autonoma delle
Terme di Acireale detiene il 72% delle azioni,
l'attuale commissario delle Terme si è
completamente disinteressato della questione,
non partecipando alle assemblee dei soci per
diverse sedute e mettendo in atto strani e
incomprensibili comportamenti, chiamando in
causa anche l'Assessore regionale per il
turismo, le comunicazioni e i trasporti, con
conseguenze negative, e per l'immagine delle
Terme e per quella della Regione siciliana e per
le prospettive della società SAM, che in atto
occupa 23 lavoratori e che da anni tenta di
rilanciare la propria attività produttiva con
l'intervento della Regione che di recente ha
stanziato circa 3 miliardi di lire per salvare e
rilanciare l'Azienda SAM;
- sembra che siano stati dati incarichi di
progettazione senza alcun rispetto delle norme
che regolano la materia, con l'aggravante che i
progetti consegnati non sono mai stati eseguiti,
nonostante i progettisti siano stati liquidati
con parcelle esose;
- sembra siano stati dati incarichi a medici di
diverse specialità, per i servizi sanitari delle
Terme, senza alcun avviso pubblico e sulla base
di criteri arbitrari;
- l'attuale commissario delle Terme, a conferma
dello stato di irregolarità che esiste presso
l'Ente, pare abbia dichiarato che nell'Ente si è
perpetrata ogni forma di illegalità (acquisto di
macchinari non utilizzati, gestione clientelare
del personale, dirottamento della clientela
delle Terme verso studi privati nei quali
operano ed operavano personale sanitario e
parasanitario dell'azienda, imboscamento di
personale che attraverso compiacenti visite
medico-collegiali hanno ottenuto una
collocazione lavorativa diversa e migliore di
quella della qualifica di assunzione, pratiche
di un commissario che si concedeva il lusso di
circondarsi di tre segretarie) e ha denunciato
altresì che l'Azienda verserebbe in uno stato di
mafiosità nella quale, peraltro, opererebbero
persone che ne condizionano il funzionamento;
- il persistere dell'attuale situazione è di
impedimento all'obiettivo di privatizzare
l'Azienda che rischia la bancarotta con
conseguenze negative per i lavoratori, e per la
stessa azienda, che se correttamente gestita,
potrebbe rappresentare nel territorio dell'acese
una forte leva di sviluppo del turismo;
CONSIDERATO che, nonostante l'Assessorato Turismo,
comunicazioni e trasporti fosse da tempo a
conoscenza di quanto suddetto (se non altro
perché diversi commissari erano funzionari del
medesimo Assessorato) non è mai stata posta in
essere alcuna iniziativa volta a regolarizzare
la situazione amministrativa e finanziaria e a
rilanciare un'iniziativa sulle 'Terme',
omettendo colpevolmente di adempiere ai compiti
di vigilanza e di controllo oltre che di stimolo
e di indirizzo,
IMPEGNA IL PRESIDENTE
DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
a deferire alla competente Commissione
legislativa permanente l'avvio urgente di
un'indagine sui fatti denunziati nella presente
mozione, ed a riferire sui risultati della
medesima all'Assemblea.» (327);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- la Telecom sta operando una ristrutturazione
mirante a ridimensionare il numero delle sedi e
dei lavoratori occupati, con particolare
riferimento alla Sicilia;
- sarebbe opportuno e possibile interloquire con
la citata azienda al fine, almeno, di
riconvertire il personale in esubero, anche
attraverso la creazione di una struttura di
'Call Center' ed il potenziamento, a Catania,
dei servizi tecnici per la Sicilia orientale;
- un preciso appello è stato, tra l'altro,
rivolto dalle organizzazioni sindacali dei
lavoratori,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad intervenire presso la Telecom al fine di
impedire il taglio occupazionale previsto,
ovvero ottenere il riutilizzo del personale in
esubero attraverso la creazione di 'Call Center'
ed il potenziamento dei servizi tecnici per la
Sicilia orientale in atto operanti a Catania.»
(328);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- l'Assessorato della cooperazione, il
commercio, l'artigianato e la pesca ha
costituito un'apposita commissione per lo studio
della portualità regionale;
- detta Commissione ha elaborato un documento
molto articolato che suggerisce soluzioni
interessanti per la ristrutturazione dei siti e
la loro utilizzazione prevalente nei settori
della pesca, del commercio o del diportismo;
- sarebbe opportuno prevedere in 'Agenda 2000'
apposite misure miranti a rendere operativi i
suggerimenti della citata Commissione,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a valutare lo studio di cui in premessa ed a
prevedere apposite misure in 'Agenda 2000', al
fine di rendere operativi i suggerimenti
indicati che l'Amministrazione regionale riterrà
di fare propri.» (329);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- nelle strutture carcerarie, in linea di
massima, la pratica sportiva è affidata ad
iniziative di carattere volontaristico, quasi
sempre sganciate dalle attività federali;
- sarebbe opportuno, soprattutto nelle carceri
per minorenni, che le attività sportive
potessero avere uno sbocco ufficiale, anche in
collaborazione con il Coni e le Federazioni
sportive in genere, in modo da valorizzare le
capacità agonistiche dei detenuti e contribuire
al loro recupero;
- la Regione siciliana potrebbe agevolare tale
iniziativa con propri interventi, ma anche
operando nei confronti del Coni e delle
Federazioni sportive affinchè dispongano i
provvedimenti relativi,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad agevolare le attività sportive ed in
particolare quelle ufficiali da parte di
detenuti reclusi in Sicilia;
- ad intervenire nei confronti del Coni e delle
federazioni sportive, affinchè individuino i
provvedimenti più opportuni, capaci di
diffondere la cultura dello sport nelle carceri,
ed in particolare in quelle minorili, anche con
la presenza di tecnici specializzati nelle
diverse discipline.» (330);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- il settore dell'artigianato edilizio vive un
momento di particolare difficoltà, solo
parzialmente contenuto dai recenti provvedimenti
nazionali che prevedono detrazioni IRPEF del 41
per cento delle spese sostenute dai proprietari
di immobili relativamente ad opere di
ristrutturazione e restauro;
- tali provvedimenti, a causa della complessità
delle istruttorie, non hanno prodotto il
rilancio dell'attività in questione;
- sarebbe opportuno introdurre ulteriori
elementi incentivanti sia di natura fiscale, sia
di natura creditizia, operando sia di concerto
con il Governo Nazionale che con gli istituti
bancari, al fine di introdurre nel sistema
esistente agevolazioni
particolari per quanti provvedono
alla ristrutturazione o al restauro di immobili;
- analoghe richieste sono state formulate dalle
organizzazioni artigianali, ed in particolare
dalla Confartigianato siciliana,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad individuare e proporre all'Assemblea
regionale siciliana interventi agevolativi
miranti ad incrementare l'opera di
ristrutturazione e restauro di immobili, con
particolare riferimento agli edifici ricadenti
nei centri storici, operando di concerto con il
Governo nazionale ed i Comuni, per gli aspetti
fiscali ed impositivi e con le banche
convenzionate, per gli aspetti creditizi;
- a concertare con le associazioni di categoria
gli strumenti proposti e gli ulteriori eventuali
altri interventi che si reputi opportuno
introdurre al fine di rilanciare il settore in
questione.» (331);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- la struttura delle Ferrovie dello Stato della
Sicilia risulta essere del tutto inadeguata sia
dal punto di vista dell'organico del personale,
sottodimensionato di almeno cento unità nella
sola città di Catania, sia dal punto di vista
della rete, degli impianti e dei mezzi;
- a fronte di una tale situazione, più volte
segnalata dai rappresentanti dei lavoratori e
degli utenti, non si provvede in alcun modo,
tanto da allarmare l'opinione pubblica circa le
reali intenzioni dell'Ente, che, così stando le
cose, offende i Siciliani, obbligandoli a fruire
di servizi inadeguati, degni del meno sviluppato
Terzo mondo;
- neanche impianti importanti e funzionanti,
come l'officina grandi riparazioni di Catania,
viene utilizzata come si potrebbe,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad intervenire presso le Ferrovie dello Stato al
fine di ottenere l'adeguamento ed il
miglioramento dei mezzi, delle vetture, degli
impianti e delle strutture in genere presenti in
Sicilia, nonché per il completamento della
pianta organica del personale e la piena
utilizzazione dell'officina grandi riparazioni
di Catania.» (332);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- con decreto 13 novembre 1998, l'Assessore per
l'agricoltura e le foreste ha bandito concorso
per titoli ed esami a n. 357 posti di allievo
guardia forestale, IV fascia funzionale, quarto
livello, nel ruolo del corpo regionale delle
foreste, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Regione Siciliana, serie speciale
concorsi, n. 14 del 24.12.1998;
- il concorso indetto è riservato:
a) per il 25 per cento, ai militari in ferma di
leva prolungata, congedati senza demerito;
b) per il 15 per cento, agli appartenenti alle
categorie degli organi e delle vedove per
servizio e del lavoro, e agli aventi diritto ai
sensi della legge 13.8.1980, n. 466;
c) per una quota del 50 per cento a coloro i
quali si trovano nelle condizioni di cui
all'art. 19, comma 2, della legge regionale n.
25 del 1993;
d) a tutte e tre le quote percentuali purchè in
possesso dei requisiti prescritti e che
raggiungano il punteggio minimo complessivo
previsto per le prove di esame;
- che il bando prevede un copioso ed articolato
numero di requisiti per l'ammissione alla prova
scritta e a quella successiva del colloquio;
CONSIDERATO:
- che per l'ammissione alla prova scritta, alla
quale si può accedere solo avendo riportato un
punteggio complessivo non inferiore a 7/30, i
candidati possono presentare titoli di studio,
patenti, brevetti, attestati e altri titoli che
verrano valutati dalla Direzione Foreste;
- che la valutazione attinente ai titoli
presentabili prevede all'art. 5, punto1),
lettera e) l'attribuzione di punti 3,50 al
diploma di conservatorio relativo ad uno
strumento musicale bandistico a fiato (flauto,
clarinetto, filicorno, tromba, trombone) o a
percussione (tamburo, piatti, grancassa);
- che la valutazione attinente ai titoli
presentabili sopra elencati prevede altresì
all'art. 5, punto 3), lettere e), f), g), h),
i), l), l'attribuzione di punti per le seguenti
tipologie di patenti, brevetti e attestati:
e) patente nautica oltre le 12 miglia: punti
1,50;
f) licenza di pilota di elicottero: punti 3,50;
g) licenza di specialista di elicottero:
punti3,00;
h) patente equestre A/2 o superiore, iscrizione
nelle squadre del corpo nazionale di soccorso
alpino e speleologico: punti 1,50;
i) maestro di sci, guida alpina: punti 2,00;
l) brevetti (paracadutista, sub, altri): punti
2.00;
- che la valutazione attinente ai titoli
presentabili sopra elencati prevede altresì
all'art. 5, punto 4), lettera e), l'attribuzione
di punti per la seguente tipologia di titoli:
e) attestazioni, rilasciate dalle federazioni
sportive del CONI da cui risulti che il
candidato sia atleta di interesse nazionale,
faccia o abbia fatto parte nel biennio 1997/98
di squadre nazionali per le discipline praticate
dal Corpo forestale dello Stato: punti 5,00;
- che, inoltre, la valutazione attinente ai
titoli presentabili sopra elencati prevede
all'art. 5 punto
4), lettera a), b), c), f), l'attribuzione di
punti per le seguenti tipologie di titoli:
a) guardia parco dipendente dagli enti parco
nazionali e regionali con qualifica di guardia
giurata: punti 4;
b) guardia caccia e/o pesca: punti 3,50;
c) giornate lavorative non inferiori a 400
complessive effettuate, nel triennio 1996/98,
presso gli ispettorati forestali: punti 5,00;
f) servizio di ruolo presso il Corpo forestale
dello Stato con la qualifica di guardia
forestale: punti 5,00;
VERIFICATO che al punto 1) dell'art. 5 non è stato
previsto punteggio per i possessori del diploma
di laurea;
RITENUTO che:
- non aver previsto punteggio per gli eventuali
diplomi di laurea, produca una chiara
discriminazione;
- le tipologie dei citati requisiti e le
valutazioni dei titoli presentabili fanno
sorgere notevoli perplessità;
- molti dei titoli elencati nel bando paiono più
essere attinenti la ricerca di nuovi 'Rambo' o
'Superuomini', piuttosto che un normale bando
concorso per titoli ed esami;
- la scarsa chiarezza del bando e dei relativi
allegati hanno portato i richiedenti
l'ammissione a produrre una copiosissima
quantità di errori nella compilazione;
- non è stato applicato il comma 4 dell'art. 19
della l.r. 1.9.1993, n. 25;
- i dati prodotti fanno pensare che, nelle
aspirazioni dell'on. Assessore, vi sia quella
eugenetica della creazione di una nuova 'razza',
quella delle 'Super-guardie/forestali';
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a sospendere in autotutela, l'efficacia del
bando per correggere le incongruenze contenute
nel testo del decreto 13 novembre 1998;
- ad annullare in autotutela, il decreto del 13
novembre 1998.» (333).
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, non sorgendo osservazioni
dispongo che la determinazione della data di discussione delle
mozioni predette venga demandata alla Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari.
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione del disegno di legge «Schema di
progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto al Parlamento nazionale, recante
'Modifiche allo Statuto della Regione'» (580-472-578-602-652/A).
PRESIDENTE Si passa al III punto all'ordine del giorno:
Discussione di disegno di legge. Si procede con il seguito della
discussione del disegno di legge numeri 580-472-578-602-652/A
«Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto al Parlamento nazionale, recante
'Modifiche allo Statuto della Regione'».
Onorevoli colleghi, ricordo che nella seduta n. 206 del 4
maggio 2004 si era chiusa la discussione generale ed era stato
posto in votazione ed approvato il passaggio all'esame degli
articoli.
Successivamente, nella seduta n. 208 dell'11 maggio 2004, si
era deciso di rinviare il disegno di legge in Commissione per
valutare i numerosi emendamenti presentati. Tale decisione, di
consentire alla Commissione di valutare gli emendamenti, era
stata confermata nella seduta n. 218 del 22 giugno 2004.
Si passa all'esame dell'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1
1. Lo Statuto della Regione siciliana, approvato con regio
decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 convertito in legge
costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2 e successive modifiche e
integrazioni, è modificato e integrato dalle disposizioni della
presente legge».
Presidenza del presidente Lo Porto
Sull'ordine dei lavori
RAITI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
RAITI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rilevare
come i lavori di quest'Aula sono da parecchio tempo fermi perchè
si attende, così come previsto dalle norme regolamentari, il
rinnovo delle Commissioni legislative che doveva essere
realizzato...
PRESIDENTE Onorevole Raiti, siamo in fase di discussione
sullo schema di progetto di legge costituzionale.
RAITI Effettivamente volevo intervenire sull'ordine dei
lavori.
PRESIDENTE Onorevole Raiti non può intervenire sull'ordine
dei lavori se verte su un tema che abbiamo deciso, unanimemente,
di togliere dall'ordine del giorno.
RAITI Signor Presidente, il mio intervento verte su questo
tema, stavo facendo un piccolo preambolo.
Ricordo che il rinnovo delle Commissioni legislative era
previsto alla scadenza dei due anni e mezzo, ma questo non è
avvenuto: l'Aula è stata rinviata più volte, e ad oggi non si
riesce a trovare il bandolo della matassa per svolgere questo
compito che è previsto dal Regolamento e per consentire un
andamento dei lavori più disciplinato e regolare.
Ritengo che ciò rileva come, ancora una volta, la maggioranza è
impantanata in lotte di potere e pensa a tutt'altro che a
risolvere i problemi della Sicilia e questo si riflette, per
quanto mi riguarda, anche nella discussione del disegno di legge
che stiamo per affrontare. Sappiamo benissimo che la Commissione
Statuto non ha potuto ancora eleggere il presidente. I lavori
sono diretti dal vicepresidente, onorevole Capodicasa, che
appartiene alla minoranza - tutti noi apprezziamo l'equilibrio e
l'autorevolezza del vicepresidente Capodicasa - ma sappiamo
benissimo che il suo è un ruolo che non può dispiegarsi appieno
nell'attesa che venga nominato il presidente della Commissione
che dovrà svolgere il proprio ruolo nel pieno del proprio
mandato.
Un altro dei motivi ostativi dal punto di vista concettuale -
affinchè si possa continuare a discutere su questo disegno di
legge - sta nel fatto che gli emendamenti, presentati al testo
di legge originario e che sono stati oggetto di ampie
disquisizioni nei convegni svoltisi in questi mesi in un
confronto con tutti gli operatori del diritto e della cosiddetta
società civile in Sicilia, non sono stati poi pienamente
legittimati, così come dovrebbe essere, da una Commissione nel
pieno dei propri componenti, con un presidente e con un ufficio
di presidenza, ed affrontati per intero all'interno della
Commissione Statuto.
Stamattina ho partecipato ai lavori della Commissione, in
sostituzione dell'onorevole Orlando, abbiamo esaminato tre o
quattro articoli con i relativi emendamenti ad essi allegati, ma
certamente devono essere trattati e valutati tutti gli articoli
e tutti i relativi emendamenti in maniera da avere un quadro ed
un disegno organico del disegno di legge che andiamo ad
affrontare.
Questa è una materia fin troppo importante - non sta a me
dirlo, i colleghi e Lei, signor Presidente, hanno molta più
esperienza e capacità di me per valutare che il disegno di legge
costituzionale recante modifiche allo Statuto della Regione
siciliana è il disegno di legge principe delle leggi che andremo
ad approvare-. Credo che tutti quanti, i commissari ed i
deputati, debbano disporre di un quadro organico degli
emendamenti che sono stati valutati in maniera positiva o
negativa dalla Commissione per avere un disegno di legge organico
per meglio riflettere su cosa è necessario fare prima di
affrontare ogni singolo articolo.
Ritengo che la discussione, altrimenti, si svolgerebbe in modo
frammentario e parziale, sfuggirebbe il filo conduttore, il
disegno complessivo che si vuole dare allo Statuto. Si
rischierebbe, quindi, di fare un lavoro non idoneo alle finalità
che ci siamo prefissati.
Invito pertanto, innanzitutto lei, signor Presidente, come
garante del buon andamento e dell'autorevolezza dei lavori di
questa Aula, ma invito anche i colleghi e il vicepresidente della
Commissione, onorevole Capodicasa, ed il Governo, a riflettere
su quanto si sta facendo.
La materia è troppo importante per essere trattata in questo
modo
Si rinnovino prima le Commissioni. La Commissione Statuto
valuti in brevissimo tempo, visto che il dibattito è iniziato,
qual è lo stato delle cose, con un'approvazione o meno degli
emendamenti; dopodiché si torni in Aula per la prosecuzione
dell'iter legislativo.
PRESIDENTE. Onorevole Raiti, l'apprezzamento dell'attuale
situazione politica e assembleare non spetta a me. Lei ha il
pieno diritto di esternare le sue opinioni esattamente come altri
colleghi possono fare in senso opposto.
Il problema è regolamentare. Non c'è nessuna deminutio
nell'importanza del dibattito sulla riforma dello Statuto se si
procede nel senso disposto perchè una sola volta abbiamo sospeso
la discussione in quanto, in effetti, non eravamo ancora pronti
per affrontare l'articolato.
Adesso siamo pronti e anche se la Commissione non è nel suo
plenum, ciò non toglie nulla alla sua legittimità. Non si è
potuto procedere alla nomina del presidente sol perché la
Commissione non è completa nella sua composizione, dato che la
Commissione Statuto è stata enucleata, vorrei dire distinta,
rispetto alla composizione delle altre Commissioni legislative.
La Commissione Statuto, se fosse stata nel suo plenum, avrebbe
potuto, questa mattina, procedere all'elezione del proprio
Presidente. Non l'ha fatto per un atto di correttezza del
vicepresidente, onorevole Capodicasa che, di fronte
all'incompiutezza della Commissione stessa, ha ritenuto di
rinviare l'elezione ad altro momento.
Confermo che la Presidenza si è attivata oggi stesso per
chiedere ai tre gruppi parlamentari non ancora rappresentati in
Commissione Statuto affinchè designino i rispettivi
rappresentanti, cosa che verrà fatta fra stasera e domani; avremo
quindi il plenum della Commissione che potrà adempiere al compito
dell'elezione del presidente.
Comunque, onorevole Raiti, le ricordo che siamo già in fase di
esame dell'articolato e dobbiamo procedere, pena l'ulteriore
impasse, che abbiamo vissuto a proposito del rinnovo delle
commissioni legislative. Non ho voluto sottolineare l'importanza
del mio gesto voluto nella seduta precedente invertendo l'ordine
del giorno su una materia che solennemente la Conferenza dei
presidenti dei gruppi parlamentari aveva stabilita; ho, infatti,
invertito un punto dell'ordine del giorno per le obiettive
difficoltà di cui è noto a tutti la sostanza, perché di fronte al
mancato accordo la Presidenza si è trovata nell'impossibilità di
procedere secondo il Regolamento: avrei potuto procedere
all'ennesimo rinvio - cosa che ho rifiutato di fare sul piano
etico-politico -, e ho dovuto quindi accantonare la materia in
attesa di un accordo e ho voluto incardinare il disegno di legge
di modifica dello Statuto.
Onorevole Raiti, concludo confermando che una volta avviati i
lavori sulla riforma dello Statuto non si tornerà indietro,
almeno finché io siederò su questo podio.
CAPODICASA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Signor
Presidente, vorrei dare conto del lavoro svolto dalla Commissione
nella seduta di questa mattina riaffermando che la Commissione è
pronta ad proseguire nell'articolato, avendo cominciato l'esame
informale, così come disposto dall'Aula, degli emendamenti
presentati ai primi articoli, fatta eccezione per l'articolo 2
dove vi è contenuto il preambolo che essendo materia molto
complessa si è ritenuto chiederne l'accantonamento al fine di
approfondirlo in successiva seduta. Pertanto, se la Presidenza
lo ritiene siamo pronti a proseguire nei lavori.
FLERES Chiedo di parlare,
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, intervengo brevissimamente per
confermare ciò che diceva l'onorevole Capodicasa. Questa mattina
la Commissione ha esaminato gli emendamenti, così come gli era
stato chiesto dall'Aula nel momento in cui l'Aula stessa ha
ritenuto che prima di tornare ad affrontare il testo nel suo
insieme fosse opportuno che la Commissione ne verificasse alcuni
aspett, anche perché gran parte degli emendamenti in realtà sono
stati già discussi nella prima parte dei lavori della Commissione
medesima e ciò prima che lo schema di progetto di legge
costituzionale giungesse in Aula; su molti altri esiste
un'ampia convergenza anche perché un approfondimento lungo ed
articolato come quello che si è sviluppato in questi mesi ha
consentito di fatto di individuare alcuni passaggi che, senza
stravolgere il senso dello Statuto, danno l'opportunità di
poterlo migliorare. Pertanto, signor Presidente, mi associo a
quanto diceva poc'anzi l'onorevole Capodicasa, relativamente
all'opportunità di proseguire per le parti che la Commissione ha
già avuto modo di approfondire e per gli emendamenti che la
Commissione ha avuto già modo di apprezzare. Peraltro, signor
Presidente, la Commissione ha fissato a domani mattina un
ulteriore seduta, sia per continuare l'esame degli emendamenti
sia per procedere, la prossima settimana, all' audizione, così
come richiesto dall'Associazione degli ex parlamentari che
attraverso il suo Presidente, onorevole Fasino, ha fatto
pervenire una interessante nota - che può essere condivisa o
meno, ma sicuramente merita di essere apprezzata anche per
l'esperienza degli ex parlamentari molti dei quali presenti ed
artefici, per alcuni versi, della prima edizione dello Statuto,
quello attualmente in vigore. Avremo modo di potere ascoltare
l'Istituto Gramsci e potere ascoltare la delegazione dei
funzionari che, come Lei sa, in questi giorni ha avuto contatti
istituzionali con il Governo basco per alcune questioni che
potrebbero essere individuate come utili per un ragionamento che
appartiene alla revisione del nostro Statuto.
Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 1. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'esame dell'articolo 2 viene per il momento accantonato, in
quanto verte sul preambolo. Si passa, quindi, all'esame
dell'articolo 3. Ne do lettura.
«Articolo 3
L'articolo 1 dello Statuto della Regione è sostituito dal
seguente:
'Articolo 1
1. I Comuni, le Province regionali e la Regione costituiscono
le istituzioni territoriali autonome, rappresentative della
comunità siciliana.
2. La Regione è fornita di personalità giuridica, entro l'unità
politica dello Stato italiano, sulla base dei principi
democratici che ispirano la vita della Nazione.
3. La bandiera della Regione è formata da un drappo di forma
rettangolare che al centro riproduce lo stemma della Regione
raffigurante la Triscele color carnato con il gorgoneion e le
spighe, in campo trinciato color rosso aranciato e giallo.
4. Il territorio della Regione è composto dalla Sicilia, da
Pantelleria, da Ustica e dalle isole Eolie, Egadi e Pelagie.
5. La città di Palermo è il capoluogo della Regione'».
PRESIDENTE. Comunico che, all'articolo 3, sono stati
presentati i seguenti emendamenti:
-dall'onorevole Sammartino: 3.3, soppressivo dell'articolo; 3.2
e 3.4;
-dagli onorevoli Barbagallo e Gurrieri: 3.6; 3.7;
-dall'onorevole Pistorio: 3.12;
-dagli onorevoli Lo Monte, Basile ed altri: 3.1;
-dall'onorevole Spampinato: 3.7 bis; 3.5;
-dagli onorevoli Capodicasa, Panarello ed altri: 3.11; 3.10; 3.9
bis;
-dagli onorevoli Giannopolo, Capodicasa ed altri: 3.9;
-dall'onorevole Villari: 3.8
-dalla Commissione: 3.13 e 3.14.
Si passa all'emendamento 3.3, a firma dell'onorevole
Sammartino. Non essendo presente in Aula il firmatario
l'emendamento 3.3 decade. Si passa all'emendamento 3.7 bis, a
firma dell'onorevole Spampinato. Il parere della commissione?
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Contrario.
SPAMPINATO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO. Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, devo
dichiarare che sono un po' impreparato perché, considerato
l'andamento complessivo dei lavori, credevo che oggi vi fosse
tutt'altro argomento da trattare in Aula e non ho potuto
partecipare, anche non facendone parte, alla Commissione Statuto,
normalmente partecipo ai lavori dato che l'argomento mi
appassiona e cerco di dare il mio modestissimo contributo.
Credo che questo emendamento, non so se è stato oggetto di
discussione e tenuto in considerazione, tratta un argomento che
comunque apre un dibattito che necessariamente lo Statuto deve
attenzionare. Si è detto che a questo Statuto manchi un po' di
anima , ebbene questo emendamento è un tentativo per dare
anche un'anima allo Statuto o, comunque, tenta di introdurre un
tema che ritengo essenziale per le innovazioni che anche nel
nostro territorio si possono porre.
Sostanzialmente con questo emendamento si vuole la
costituzione di due autonomi distretti della Sicilia orientale e
della Sicilia occidentale. Io credo che bisogna, rispetto a
quello che è stato predisposto legislativamente nel 1948, fare un
passo avanti, tenendo conto anche delle realtà economiche,
sociali, imprenditoriali per potere provare ad dare un ordinato
sviluppo al nostro territorio. Son questo emendamento si cerca di
disegnare, anzi tradurre legislativamente una realtà che esiste,
che è quella, oltre dell'esistenza di un fortissimo polo
occidentale della Sicilia, di una realtà anche sud orientale
della Sicilia; esistono realtà economico sociali che riguardano
le province di Catania, di Enna, di Ragusa e in parte anche di
Caltanissetta che potrebbero congiuntamente poter procedere a
dare uno sviluppo organico all'economia della Sicilia.
E' chiaro che cinque minuti ed un singolo intervento non
possono rendere l'idea di quello che è il tentativo che si vuole
iniziare a porre, la discussione che si vuole introdurre
all'interno di quest'Aula rispetto a questo tema.
Io chiederei che venisse, e se lo è stato chiederei al
presidente Capodicasa, anche brevemente, se è possibile informare
l'Aula, sapere quali sono state le considerazioni fatte rispetto
a questo tema.
Ricordo, anche all'onorevole Fleres, che su un altro
provvedimento legislativo si era arrivati ad un'intesa per poter
idealmente introdurre questo tema all'interno del nostro
ordinamento siciliano; probabilmente questo è il modo non
corretto, probabilmente è un modo inesatto, ma è un modo per
iniziare a discutere di qualcosa realmente innovativo nel nostro
ordinamento siciliano, all'interno della nostra carta
fondamentale che è il nostro Statuto.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, la richiesta dell'onorevole
Spampinato può essere immediatamente soddisfatta, a prescindere
dal merito tecnico che è costituito dall'introduzione di una
figura territoriale ed istituzionale nuova, quali sarebbero i
distretti autonomi, che non avendo dei riferimenti normativi in
alcuna parte dello Statuto né della Costituzione italiana, dal
punto di vista istituzionale trovano una difficile definizione
di cosa sia un distretto autonomo.
In ogni caso non è questo il merito su cui la Commissione è
entrata; la Commissione ha voluto sottolineare che l'articolo 3,
nel definire gli ambiti territoriali in cui si riconosce la
Regione, ha inteso riproporre la questione che il Parlamento
nazionale ha già definito con l'articolo 114 della Costituzione
italiana come riformato, laddove nell'individuare i livelli
costituzionali che sono tra di loro equiposizionati e che
compongono tutti insieme la Repubblica: lo Stato, le regioni, le
province, le città metropolitane ed i comuni. La Commissione ha
inteso riproporre la questione ai livelli istituzionali
riconosciuti costituzionalmente e che quindi secondo le procedure
e le normative che poi verranno individuate avranno dei diritti
di natura costituzionale, per esempio il progetto di legge di
ulteriore modifica costituzionale, che è già stato esitato da
Camera e Senato in prima lettura, prevede la facoltà, per i
livelli istituzionali che sono contenuti nell'articolo 114, di
potere accedere direttamente alla Corte costituzionale in
contenziosi con alti livelli della Repubblica: per cui noi con
l'articolo 3, altro non facciamo che riproporre quei livelli;
introdurre un ulteriore livello equivale, diciamo così a
inflazionare un panorama istituzionale che non troverebbe
riscontro nell'articolo 114 della Costituzione.
A questo proposito la Commissione discutendo di città
metropolitane ha aperto una discussione, ci sono pareri
favorevoli e pareri contrari, ma a maggioranza la Commissione ha
ritenuto che forse vale la pena riproporre ciò che già
nell'articolo 114 della Costituzione è contenuto: cioè la città
metropolitana, poi noi naturalmente potremo anche espungere tale
previsione, al momento non possiamo aggiungere altro, per cui in
quest'ipotesi, onorevole Spampinato, l'emendamento da lei
proposto si è ritenuto dovere dare parere sfavorevole.
FLERES Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, farò un
intervento complessivo sugli emendamenti, tentando, anche di
chiarire in che modo la Commissione ha ragionato, così come ha
accennato precedentemente l'onorevole Capodicasa.
La commissione non si è discostata dall'impianto costituzionale
che riscrive le istituzioni che concorrono a comporre la
Repubblica, tant'è che ha ritenuto di esprimere parere favorevole
soltanto su alcuni degli emendamenti presentati all'articolo 3.
Ed in particolare, sul 3.9, che ripropone l'impianto
costituzionale relativamente alle città metropolitane; sul 3.2,
quello a firma dell'onorevole Sammartino, che sgancia la
questione della bandiera dall'articolo 3, facendone un articolo a
parte; sul 3.9 bis, proprio perché la Costituzione, ormai, parla
di Repubblica italiana e non di Stato, e ne fanno parte i
comuni, le città metropolitane, le province, le regioni e lo
Stato; e sul 3.4, invece, propone una parziale correzione per
potere distinguere il territorio della Sicilia, dal territorio
delle isole minori che fanno parte del territorio della Regione
siciliana ma che sono, ovviamente cosa diversa dall'isola
Sicilia: cioé, Pantelleria, Ustica, le Eolie, le Egadi e le
Pelagie. E lo abbiamo fatto per un motivo preciso, perché
riteniamo che, descrivendo così la composizione del territorio
della Regione siciliana, avremmo maggiori possibilità di
introdurre, per le isole minori, elementi di vantaggio che
l'Unione Europea già prevede per questa fattispecie.
La Commissione ha svolto un ampio dibattito, relativamente alla
questione sottoposta dall'onorevole Spampinato, ritenendo che,
l'introduzione di una entità istituzionale non prevista sul piano
costituzionale, avrebbe potuto determinare effetti non in linea
con l'articolo 114 e, tuttavia, ha ritenuto di percepirne
l'essenza.
Io stesso, ha fatto bene l'onorevole Spampinato poc'anzi, a
ricordarlo, in una precedente occasione, avevo espresso parere
favorevole per consentire che l'esperienza delle province della
Sicilia orientale, potesse trovare, insieme a quella delle
province della Sicilia occidentale, un momento organizzativo
specifico. In un successivo articolo, ho presentato un
emendamento che prevedeva la possibilità per le province, così
come per i comuni, di costituire consorzi.
Si tratta, ovviamente, di cosa diversa. I consorzi non sono un
ente locale, come nella fattispecie proposta.
I consorzi rappresentano, però, uno strumento che
consentirebbe alle province di aggregarsi e di costituire, così
come fanno i comuni, - ed abbiamo visto, in maniera molto
vantaggiosa e molto utile per alcune circostanze e per alcuni
aspetti - di costituire dei consorzi, con lo scopo di gestire
sinergicamente servizi, attività, comparti, provvedendo
sinergicamente a realizzare reti stradali, grosse infrastrutture
che hanno una dimensione sovra-provinciale, ma sub-regionale.
La Commissione stamattina, ha ipotizzato di anticipare, a
questa parte dell'esame dello Statuto, un emendamento,
sostanzialmente il mio stesso emendamento, che è già presentato
in altro articolo, stabilendo il principio che la Regione
favorisce la costituzione di consorzi di comuni e di province.
Con questo ulteriore elemento che, certamente, rappresenta un
fatto innovativo per il nostro Statuto, pensiamo di potere
cogliere, da una parte, l'essenza della proposta dell'onorevole
Spampinato, ed anche di altri, - che è anche la mia - e
dall'altra, di non stravolgere l'assetto costituzionale che già
individua quali sono gli enti locali che hanno una rilevanza
costituzionale, tant'è che la Costituzione li cita quali parti
costitutive della Repubblica italiana.
Dunque, è questa l'ipotesi di mediazione che la Commissione ha
individuato; se la condividiamo, risulta allora assolutamente
ininfluente introdurre, all'articolo 3 o in un successivo
articolo, la fattispecie dei consorzi provinciali e comunali:
tale aspetto possiamo, infatti, anche valutarlo in un momento
successivo. Resta il dato che io stesso, così come l'onorevole
Spampinato ed altri, riteniamo opportuno favorire i processi
aggregativi tra le province, proprio perché questo tipo di
percorso ha rappresentato un elemento costruttivo utile quando lo
abbiamo applicato ai comuni.
Dunque, signor Presidente, la proposta che mi permetto di
formulare, al di là della sua collocazione - sarà lei stesso o
tutti insieme a deciderlo - è quella di inserire il concetto dei
consorzi di comuni e di province - ripeto, all'articolo 3 o in
altra parte dell'articolato - non addivenendo all'ipotesi
dell'onorevole Spampinato nella formulazione in cui è stata
presentata, bensì, appunto, nella nuova rielaborazione della
Commissione.
TUMINO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
TUMINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido
pienamente l'emendamento del collega Spampinato e ritengo che,
nel momento in cui il Parlamento nazionale andrà ad approvare il
disegno di legge all'esame, nell'ipotesi in cui noi avremo
deliberato l'istituzione dei distretti territoriali autonomi
della Sicilia, implicitamente o esplicitamente, il Parlamento
modificherà anche l'articolo 114 della Costituzione, inserendo
appunto anche tale istituto. Non vedo in ciò un problema
formale. Ricordo anzi che l'istituto delle regioni a statuto
ordinario, previsto dalla Costituzione, si realizzò solo dopo
25-30 anni rispetto alla data di entrata in vigore della stessa
Costituzione.
Ritengo opportuno istituire questi distretti territoriali
autonomi perché sono cosa diversa dai consorzi, così come
l'onorevole Fleres ha proposto: i consorzi di comuni e di
province, infatti, hanno una dimensione di volontarietà nella
loro costituzione; i distretti, invece, avrebbero una dimensione
obbligatoria
FLERES Allora facciamo due regioni, onorevole Tumino
TUMINO Onorevole Fleres, mi permetta, questo discorso delle
due regioni potrebbe essere un pericolo, ma tuttavia un fatto
possibile.
Il problema qui è un altro. Se, infatti, istituiamo il
distretto territoriale autonomo della Sicilia orientale e della
Sicilia occidentale e prevediamo una riserva di legge,
analogamente a quanto opera la norma costituzionale nazionale,
non facciamo altro che introdurre una riserva di legge tale per
cui la definizione di distretto territoriale autonomo viene
riservata a una legge dell' Assemblea regionale che andrà a
definire i termini di questo stesso istituto: ebbene, credo che
noi, da un lato, avremmo permesso l'istituzione di tali
distretti, dall'altro, rinviato a una dimensione legislativa
successiva la definizione della stessa questione. Ovviamente, si
deve poi anche modificare il comma 4 dell'articolo 3.
Onorevoli colleghi - invito la Presidenza a valutare questa
mia considerazione - ritengo che probabilmente su tale aspetto
andrebbe svolta una ulteriore riflessione delle forze politiche e
sarebbe opportuno che si arrivi, quindi, ad una compiuta
valutazione in una seduta successiva.
SAVARINO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SAVARINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
svolgere una veloce valutazione di alcuni emendamenti tra i
quali, appunto, quello dell'onorevole Spampinato che, comunque,
ha formato oggetto in Commissione di un ampio dibattito, anche su
input dell'onorevole Fleres: in tal senso, la Commissione si è
espressa negativamente perché l'istituto del distretto autonomo
si rende di difficile individuazione giuridica.
La configurazione di un tale istituto, quindi, per quanto possa
rispondere ad esigenze politiche e sociali, giuridicamente,
sarebbe di difficile individuazione e definizione, motivo per cui
si è valutata l'opportunità o meno di promuovere forme diverse di
associazione, come per esempio i consorzi; a tal riguardo, si è
anche tanto discusso, stamattina, se inserire eventualmente nello
Statuto anche le unioni di comuni che già la Regione siciliana
promuove con legge ordinaria: in tal senso, però, l'istituto del
distretto è un riferimento del tutto nuovo che non trova una
corrispondenza in altro analogo istituto giuridico dello Stato.
Mi permetto di preannunciare che, a proposito dell'emendamento
3.9, come Gruppo parlamentare UDC, ne chiediamo l'accantonamento
avendo bisogno di un'ulteriore riflessione di quella già svolta
in Commissione rispetto alla formulazione originaria
precedentemente esitata nella bozza Leanza , testo che non
prevede l'indicazione né della città metropolitana né delle aree
o province metropolitane.
Abbiamo ritenuto, dopo una lunga discussione in Commissione,
che non fosse opportuno cristallizzare una scelta del genere
all'interno dello Statuto, appunto perché - sia in dottrina che
in politica - c'è ancora un dibattito del tutto aperto su quale
sia la scelta più opportuna, se continuare cioè con le aree o
province metropolitane - così come vuole la nostra legge
ordinaria n. 9 - o piuttosto introdurre l'istituto della città
metropolitana che, invece, richiamerebbe a capo del comune
capoluogo la gestione di tutta l'area metropolitana. Ripeto, si
tratta di un dibattito tuttora aperto che, comunque, non
riscontra un orientamento dominante.
Come Gruppo parlamentare UDC avevamo chiesto allora, e
continuiamo a farlo adesso, di evitare, appunto, d'inserire una
tale scelta all'interno dello Statuto: peraltro, si tratterebbe
di un istituto giuridico che, non ancora apprezzato in maniera
unanime dal legislatore regionale, può essere delegato, come già
lo è nelle facoltà, a una legge ordinaria della Regione
siciliana.
PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, l'emendamento 3.7 introduce
una novità che presupporrebbe, vista la semplicità con la quale
viene discussa, l'esistenza di una normativa sui distretti, cosa
che in realtà non esiste.
Con tutto il rispetto per la previsione in esame, che può
essere eccellente solamente nella misura in cui è chiaro di cosa
si tratta, questo emendamento, alla fine, è perfino inammissibile
se non si stabilisce a quale normativa si riferisce.
Se dobbiamo introdurre una grande novità in materia di
legislazione degli enti locali, allora, onorevole Spampinato, la
invito a farne oggetto di un'organica proposta di legge, perché
diversamente, in questo modo non può essere dichiarato
ammissibile. Rischiamo cioè che il suo emendamento venga
liquidato con un no necessitato dall'aspetto tecnico del
problema.
SPAMPINATO Signor Presidente, in effetti, l'organicità del
disegno che è ambizioso - e me ne rendo conto, non sono
velleitario - mirava sostanzialmente a produrre un dibattito su
questo tema, a stimolare un dibattito anche in considerazione
della complessità degli emendamenti presentati che prevedono pure
una potestà legislativa per i distretti.
Torno a ripetere, è qualcosa di velleitario che tuttavia ha
prodotto, secondo me, già un primo effetto positivo: dibattere
questo aspetto.
Approfittando dell'occasione, però, desidero sottolineare due
aspetti e cogliere anche una contraddizione.
Il primo aspetto: accetto le considerazioni mosse
dall'onorevole Capodicasa, da lei, signor Presidente,
dall'onorevole Fleres, ma permettetemi di dissentire quando la
considerazione negativa dell'impianto, complessivamente, è data
dal fatto che non esiste un riferimento normativo di carattere
statale. Credo che ciò sia proprio la negazione della nostra
autonomia, la negazione della nostra specialità. Troviamo modi e
forme per discutere, ma non facendo leva sul mancato riferimento
legislativo, anche costituzionale: credo che se non sia contrario
ai princìpi della Costituzione, anche una previsione che vada al
di là della stessa Costituzione, laddove sia nelle nostre
competenze e nella nostra specialità, non impedisce che possiamo
tracciare un tale disegno.
La contraddizione e, chiudo con questo aspetto, è quella di
fare riferimento al testo costituzionale per poi non tenere in
considerazione l'essenzialità di introdurre la città
metropolitana. Se noi non introduciamo la città metropolitana,
infatti, è come dire che non esistono i comuni o le province o le
regioni stesse La stessa cosa di non menzionare nel nostro
Statuto la città metropolitana, sarebbe, per esempio, non citare
la Regione Potremmo scrivere, e sarebbe egualmente errato
costituzionalmente, la Regione è costituita dai comuni e
nient'altro
Ecco la contraddizione. Se facciamo riferimento al testo
costituzionale, quest'ultimo cita espressamente la città
metropolitana, istituto del quale non possiamo fare a meno.
PRESIDENTE L'emendamento 3.7 bis è ritirato. L'Assemblea ne
prende atto.
Si passa all'emendamento 3.9. Preciso che, nel testo, dopo la
parola metropolitana', vanno inserite le parole e la Regione'.
C'è una richiesta di accantonamento da parte dell'onorevole
Savarino, malgrado il parere favorevole della Commissione.
SAVARINO Signor Presidente, abbiamo svolto un lungo dibattito
in Commissione sulla scelta di inserire città metropolitana
piuttosto che area metropolitana, come già il legislatore
regionale ha voluto creare con la legge n. 9.
Ma siccome, giustamente, la Costituzione definisce città
metropolitana e dal momento che c'è un dibattito aperto, sia in
dottrina che in politica, il nostro legislatore non ha ancora
individuato un'unica soluzione tra le due realtà: è questo il
motivo per cui l'UDC ha chiesto in Commissione, e lo chiede
tuttora, di evitare di cristallizzare una scelta del genere che
possa poi vincolare il legislatore regionale.
Alcuni giuristi ritengono che, in ogni caso, l'indicazione di
città metropolitana possa non vincolare il legislatore, tuttavia
non siamo di questa opinione.
Come Gruppo dell'UDC chiediamo quindi alla Commissione e
all'Aula di non inserire nessuna delle due scelte perché, in ogni
caso, la mancata inclusione non precluderebbe al legislatore
regionale di varare una normativa in materia.
Stamattina, peraltro, c'è stata una novità che ha bisogno di un
approfondimento: il nostro consulente ha riferito in Commissione
che, probabilmente, l'indicazione nello Statuto di città
metropolitana non vincola il relativo soggetto gestore che, in
futuro, può essere o il comune capoluogo o la provincia.
Su questo tema, però, abbiamo bisogno di approfondire perché,
lo ribadisco, non ne siamo del tutto convinti
FLERES Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, non credo si
possa condividere la richiesta dell'onorevole Savarino, anche
perché, come abbiamo già detto da più parti, la Commissione ha
considerato questo emendamento quasi come un emendamento tecnico,
che riallinea cioè la nostra ipotesi statutaria a quella
costituzionale di cui all'articolo 114.
Lo diventa ancora di più, se lo leggiamo in combinato disposto
con l'altro emendamento, il 3.12, che prevede l'istituzione delle
province metropolitane, un'ulteriore fattispecie originale per il
nostro Statuto e che di fatto comporterebbe, automaticamente, la
creazione di almeno altre tre province ricadenti nelle relative
aree metropolitane di Catania, Palermo e Messina.
Noi dobbiamo essere sinceri e chiari fino in fondo. La nostra
opinione è che si debba allineare questo tipo di fattispecie alla
previsione costituzionale e, comunque, mentre siamo favorevoli -
lo abbiamo detto in altra sede e per altra circostanza - alla
istituzione di nuove province, secondo il percorso legislativo
già previsto dalle nostre leggi ordinarie, non possiamo
certamente, per legge statutaria addirittura, istituire di fatto,
approvando l'emendamento 3.12, tre nuove province coincidenti con
i tre più grossi agglomerati metropolitani della nostra Regione.
E' per tali considerazioni che, signor Presidente, suggerirei
di procedere oltre, anche perché rischiamo di vanificare il
lavoro fin qui svolto, compromettendo la possibilità di una certa
speditezza nei lavori.
PRESIDENTE Onorevole Fleres, teniamo presente che il
riferimento all'articolo 114 della Costituzione, non è secondo me
calzante per quanto riguarda la norma regionale. C'è una
esigenza, c'è anzi un percorso in direzione del rispetto della
Carta costituzionale, ma non abbiamo perso, malgrado questo, il
diritto di emendare taluni aspetti se riteniamo opportuno farlo.
La dizione che abbiamo scelto per la parte concernente il
concetto di area metropolitana tout court, è un concetto che
viene tradotto ora in termini normativi, come città
metropolitane, ora come province metropolitane, esattamente
l'emendamento 3.12.
Ci sarà, magari, nel corso di tutto l'articolato, qualche
ulteriore riferimento ancora diverso: dobbiamo attenerci, secondo
me, alla legislazione regionale che si riferisce alle aree
metropolitane. Se poi vogliamo sottilizzare o, meglio ancora,
approfondire, fondando una nuova dizione relativamente a questo
concetto, possiamo farlo senz'altro, ma qui ha ragione allora chi
dice che, per approfondire, bisogna accantonare, a meno che non
si ritenga, onorevole Ioppolo, che sia sufficiente ricorrere a
quanto previsto nella legge regionale, riferendoci sempre
all'espressione aree metropolitane . Altrimenti, mi pare che
bisogna arrendersi di fronte a questa, non dico incoerenza, ma
confusione terminologica.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
la questione presenti aspetti tecnici già evidenziati, come
riferiva l'onorevole Fleres, dall'intera Commissione e cioè il
fatto che, nel nostro Statuto, recepissimo una previsione di
carattere costituzionale. Tale questione della perfetta
individuazione dei soggetti e degli enti territoriali non è di
poco conto.
Invito questo Parlamento a riflettere, per esempio, su cosa è
stata, nel corso di questi ultimi 20 anni, la vicenda delle
comunità montane in Italia e l'handicap che la Sicilia ha avuto
non essendo stata in grado di sostituire uno strumento analogo
venuto poi affermandosi nel resto d'Italia. Infatti, la Sicilia,
con la legge 9 del 1986, soppresse le comunità montane e noi, per
tanti anni, non abbiamo potuto usufruire dei finanziamenti
previsti nel fondo nazionale per la montagna e via di seguito.
La questione quindi riveste aspetti tecnici ma, in prospettiva,
presenta anche un carattere più squisitamente politico-
istituzionale perché le politiche nazionali in materia di aree o
di città metropolitane sono tali che tenderanno sicuramente ad
affermarsi e, pertanto, sarebbe bene disporre di un soggetto
istituzionale perfettamente individuato, così da poterlo inserire
nel circuito delle politiche nazionali.
Su un aspetto vorrei che prestassimo attenzione: al riguardo,
differenzio il ragionamento rispetto a quanto diceva poc'anzi la
Presidenza: la legge 9 del 1986 individua non l'istituzione
autonoma, bensì la funzione di governo, una cosa diversa da ciò
che opera la Costituzione quando si riferisce a città
metropolitana ; quest'ultima, infatti, è evidentemente il
soggetto istituzionale autonomo che concorre, al pari dei comuni,
al pari delle province, al pari delle regioni, in questo caso a
definire l'entità statuale.
In questo caso, quindi, i comuni, le province, la Regione e la
città metropolitana sono equiparati, sono tutti sullo stesso
piano; la legge 9 del 1986 individuava la funzione di governo, il
livello, la competenza di governo attribuita alla provincia.
Questo è anche un argomento che deve indurci a fare una
riflessione sul piano dell'applicazione della funzionalità della
stessa legge 9 che, su questo punto, è stata un fallimento,
bisogna pur dirlo
E dove ha fallito la legge 9 del 1986? Ha fallito sul fatto che
avere spostato questa funzione di governo metropolitano in capo
alla provincia ha sottratto funzioni e autonomia esattamente ai
comuni metropolitani, tant'è che su questo terreno, gli stessi
comuni metropolitani - Catania in testa - che hanno fatto
ricorso, hanno puntualmente affermato, anche davanti anche ai
Tribunali amministrativi, le proprie ragioni.
E' venuto dunque il momento di prendere atto che quella
impostazione è superata e ce n'è un'altra, elaborata sul piano
nazionale, quella delle città metropolitane: in questo caso, ci
troviamo un'occasione per potere risolvere, in un solo momento,
l'adeguamento a livello costituzionale, ma anche il superamento
di una impostazione che, si è visto, non ha funzionato.
Poi ci sarà il problema a livello regionale, come c'è a livello
nazionale, della norma di attuazione del funzionamento della
città metropolitana.
Io personalmente sono convinto, per esempio, che la città
metropolitana debba realizzare un di più rispetto anche ai comuni
e alle province, rispetto cioè alle competenze che normalmente
vengono attribuite loro. E su questo, ovviamente, il Parlamento
regionale, con legge ordinaria, dovrebbe fare di più. Penso, per
esempio, che in materia di edilizia residenziale, la città
metropolitana debba avere un potere quasi legislativo, cioè una
forza e una competenza che sostituisca quella della Regione. Ma
potremo discuterne meglio e ancora di più.
Penso quindi che introdurre la città metropolitana è
fondamentale al fine di risolvere una questione annosa, storica e
che comunque ci consente di allinearci al dettato costituzionale
che non è, da questo punto di vista, cosa di poco conto.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che
le argomentazioni che ho sentito, proprio per ultime del collega
Giannopolo, sono abbastanza semplici e nitide.
Voglio dire tuttavia una cosa in più, pur non volendo dilungare
il ragionamento che mi pare anche efficace sul piano del
principio: intendo distinguere il profilo istituzionale, cioè la
definizione giuridica, dalle funzioni che poi sono attribuite con
legge ordinaria alle istituzioni che andiamo a prevedere.
Considero parimenti che, in nome di un principio, che di fatto
stiamo recependo con la modifica del Titolo V (cioè di
equiparazione degli enti territoriali, comuni, province e
regione) questo stesso principio, in una regione come la nostra,
che da questo punto di vista, è stata anticipatrice sul piano
legislativo di un'innovazione, individuando - seppur in un ente
esistente - funzioni specifiche per quanto atteneva alle
competenze di province metropolitane quali Palermo, Catania e
Messina, ebbene, l'istituzione e l'individuazione della città
metropolitana costituiscono, a mio avviso, un caposaldo di quel
modello di regione a cui dovremmo in qualche modo aspirare
tutti.
Dico ciò, in quanto ritengo che una regione non sia il luogo
centralistico che sovrintende al rapporto con gli enti. La
funzione della città metropolitana che io immagino - uso una
categoria che può suscitare qualche dubbio - in una regione coma
la Sicilia è funzionale a quel modello di città-Stato, cioè con
specifiche competenze che non possono essere attribuite in
maniera a tutti i comuni della Sicilia; mi riferisco insomma a
città che hanno una dimensione come Palermo, Catania e Messina.
Facevo alcuni esempi in materia di edilizia, potrei farne in
materia tributaria, ci sono cioè una serie di attività della
città metropolitana che necessitano di una capacità autonoma di
organizzazione anche sul piano, come dire, per fino di tipo
legislativo.
Io penso che sia un elemento di profonda innovazione in
vista, poi - le funzioni li vedremo con legge ordinaria - del
ridisegno del modello Regione, cioè di spezzare quella centralità
che rischiamo di ricostruire, nel momento in cui lo Stato
decentra, pur essendo noi una Regione che, per la propria
storia, è stata una Regione-Stato, ben di più della Regione
ordinaria.
Io credo che l'innovazione che introduciamo con la figura
giuridica della città-metropolitana costituisca quel disegno di
decentramento di competenze, di funzioni tra diversi ambiti
istituzionali, ma nella città-metropolitana si individua uno
dei capi saldi attraverso cui determinare quel procedimento di
innovazione istituzionale.
Pertanto, credo che, non dobbiamo dire aree metropolitane'
lasciando loro la dimensione di area sganciata dalla dimensione
istituzionale, in quanto, con la legge numero 142 del 1990 si
individuò per la prima volta il soggetto istituzionale città-
metropolitana, il fatto che noi oggi, in qualche modo, nel
nostro Statuto ne prevediamo l'istituzione costituisce, a mio
avviso, un mettere in moto quel processo di riforma istituzionale
che poi deve vedere la sua attuazione, al di là del testo
statutario, anche nelle funzioni che vengono attribuite ai
soggetti territoriali.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi,
sull'argomento, questa mattina ed anche nelle altre riunioni
della Commissione Statuto, abbiamo avuto un buon dibattito; alla
fine del quale un po' tutti i rappresentanti, un po' tutti i
commissari siamo addivenuti ad una conclusione che è la seguente:
nel momento in cui, a livello di costituzione è individuata, in
maniera precisa, la dizione città-metropolitana' e trattandosi
di Statuto e non di legge ordinaria, il principio che dobbiamo
inserire nello Statuto non può che essere quello di conservare
quella dizione, per le ragioni che sosteneva l'onorevole
Giannopolo, e cioè, che rischieremmo di ingenerare una
confusione di interpretazione citando un nome diverso ed
individuando un ente diverso, differenziandoci, con ciò stesso,
dalla norma nazionale, da quanto è previsto a livello nazionale
e rischiando così di perdere - come è accaduto altre volte in
passato - la possibilità di agganciarsi ai possibili
finanziamenti ma anche ad altro tipo di soluzioni legislative
che venissero emanate a livello nazionale.
Proprio per le difficoltà di interpretazione, essendo la
nostra in questo caso, cioè nel caso in cui optassimo per la
dizione province-metropolitane o aree metropolitane, differente
ci si troverebbe nella difficoltà di avere un'interpretazione
certa, ma poi nel 2005 andiamo a parlare, a riformare il nuovo
Statuto e non teniamo conto di quanto è avvenuto a livello
nazionale
Peraltro le obiezioni che la collega Savarino anche questa
mattina ha sollevato possono trovare riscontro in alcune proposte
che si sono discusse stamattina e, non ricordo ora a quale
articolo, , ci sono degli emendamenti che consentono alle
province di avere una maggiore capacità di operazione, di
aggregazione, di innovazione anche negli accordi fra province.
Non si può sottacere che nel momento in cui si accedesse alla
costituzione, alla dizione province regionali', noi ci
troveremmo in una situazione per la quale le parti periferiche
del territorio provinciale sarebbero completamente prive di un
interesse da parte dell'Organo centrale che, in maniera
istituzionalizzata, sarebbe deputato ad occuparsi del centro,
per cui si verrebbero veramente ad innestare dei processi di
formazione di distacco di alcuni territori che non si vedrebbero
più neppure rappresentati, con una sovrapposizione di competenze
tra la grande città e l'ente provincia e, quindi, sarebbe
veramente un fatto da evitare.
A parte il fatto che con successiva legge si possono evitare -
anche qui mi riferisco alle buone ragioni sostenute
dall'onorevole Savarino - si possono evitare le difficoltà di
azione, di interpretazione di agire di questa città metropolitana
sui comuni che sono contigui, limitrofi alla città stessa.
Quindi si potrebbe, anzi, si deve definire successivamente,
con norma, l'ambito di azione di questa città metropolitana. Ma
è fuori discussione che noi oggi possiamo derogare dall'inserire
nello Statuto la dizione.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, a questo punto, mi sembra
difficile poter negare ad un Gruppo politico, in un campo così
importante e con l'esigenza del massimo coinvolgimento, la
proposta di accantonamento. Si tratta dello Statuto, non posso,
dunque, dire di no alla proposta di accantonamento, ma ad una
condizione, onorevole Savarino, che l'accordo lo si dovrà
trovare in Commissione Statuto, per cui la Commissione stessa
deve essere convocata al più presto.
Per cui subordino l'accantonamento alla convocazione per
domattina perchè poi, nel pomeriggio, sempre se c'è intesa ed
accordo, possiamo procedere almeno con i primi sette articoli,
per completarli almeno nelle parti accantonate.
Ripeto, si può stabilire, con il rispetto doveroso della
vostra proposta, l'accantonamento a patto che domani si
sciolga il nodo, e nel pomeriggio si votino gli articoli su cui
c'è intesa, in modo che non sia necessaria la presenza del numero
legale e si rinvii quindi alla settimana prossima, subito dopo la
festa di carnevale.
Se così il Vicepresidente mi assicura, non ho difficoltà, per
cui possiamo andare avanti. Rimane da stabilire l'orario del
pomeriggio per la seduta d'Aula, compatibilmente con i vostri
impegni per il Congresso, ma se lei, onorevole Capodicasa, ci
assicura un'ora di presenza, allora possiamo andare avanti anche
domani pomeriggio.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione.. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Signor
Presidente, a proposito dell'ordine dei lavori, potremmo anche
stabilire che, essendo la Commissione convocata già per domani
mattina, alle ore 10.30, l'Aula potrebbe benissimo riconvocarsi
a mezzogiorno perchè a quell'ora avremo già esaurito i lavori.
PRESIDENTE Accolgo la proposta. Non sorgendo osservazioni,
così resta stabilito.
Si passa all'emendamento 3.6.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Signor
Presidente, questo emendamento, mira a sopprimere la parola
regionale : Ve ne sono altri analoghi, il 3.11, per esempio, e
implicitamente lo stesso emendamento che abbiamo adesso
accantonato, laddove dice i comuni, le province, le città
metropolitane e la Regione , già quando dice le province
implicitamente modifica la dizione che parla di province
regionali. Qual è la ragione di questo emendamento?
FLERES Se accantoniamo fin qui, sono tutti temi connessi.
Facciamo gli ultimi tre.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. C'è la proposta
dell'onorevole Fleres di accantonare gli emendamenti fino al
3.5, perchè hanno più o meno tutti lo stesso contenuto, poi
spiegheremo domani qual è ....
PRESIDENTE Si passa all'emendamento 3.2 dell'onorevole
Sammartino, che è assente.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Signor
Presidente, la Commissione lo fa proprio, la differenza è che in
sostanza mira a creare un articolo autonomo, inserito nell'ambito
dell'articolo 3, così come hanno fatto altre regioni.
Quindi più che come emendamento la Commissione ritiene debba
essere un articolo a parte, come se fosse un 3 bis.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto.
Con le precisazioni fornite dall'onorevole Capodicasa, pongo in
votazione l'emendamento 3.2. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3.9 bis. Il parere della Commissione?
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3.4. Preciso che l'emendamento 3.14
della Commissione sostituisce l'emendamento 3.4.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Signor
Presidente, in quest'emendamento aggiungiamo che, oltre alla
Sicilia, il territorio della Regione è composto dalle isole di
Pantelleria, Ustica, eccetera, perchè questo ci aiuta nei
rapporti con l'Unione europea a proposito del riconoscimento
dell'insularità.
Pongo in votazione l'emendamento 3.14. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pertanto, l'emendamento 3.4 è superato.
L'articolo 3, nel testo risultante, resta accantonato.
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura.
«Articolo 4
1. All'articolo 2 dello Statuto della Regione sostituire le
parole 'l'Assemblea, la Giunta e il Presidente della Regione' con
le parole 'l'Assemblea regionale, il Presidente della Regione e
la Giunta regionale'».
Lo pongo in votazione, chi è favorevole resti seduto, chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura
«Articolo 5
1. All'articolo 3 dello Statuto della Regione sono apportate le
seguenti modificazioni:
- al comma 1 dopo le parole 'dal presente Statuto;' aggiungere
le parole: 'la stessa legge, al fine di assicurare al governo
un'adeguata maggioranza, può prevedere meccanismi che comportino
un aumento del suddetto numero dei deputati'.
- dopo il comma 2 aggiungere il seguente comma: '2 bis. Finché
non sia riunita la nuova Assemblea regionale sono prorogati i
poteri della precedente';
- al comma 3 sostituire le parole 'di cui al comma precedente'
con le parole 'di cui al comma 2';
-al comma 7 dopo la parola 'Camere' aggiungere le parole 'del
Governo nazionale'; dopo la parola 'europeo.' aggiungere il
seguente periodo 'Ulteriori incompatibilità sono regolate con la
legge regionale di cui al comma 1'».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dall'onorevole Spampinato: 5.5, soppressivo dell'articolo; 5.6;
-dall'onorevole Ortisi: 5.2; 5.4; 5.3;
-dagli onorevoli Moschetto e Confalone: 5.1;
-dagli onorevoli Capodicasa, Panarello ed altri: 5.7.
Si passa all'emendamento 5.5 dell'onorevole Spampinato. Il
parere della Commissione?
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 5.2 dell'onorevole Ortisi. Non essendo
presente il firmatario, lo dichiaro decaduto.
Si passa all'emendamento 5.7 .
Il parere della Commissione?
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione, chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 5.3 dell'onorevole Ortisi
SPAMPINATO Lo faccio mio.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Il parere della
Commissione?
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 5.6 dell'onorevole Spampinato. Il
parere della Commissione?
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Contrario.
SPAMPINATO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, da quando ho presentato gli
emendamenti sono passati circa tre mesi. Ricordo di avere
presentato un emendamento...
PRESIDENTE Ad un altro testo
SPAMPINATO Sì, ad un altro testo.
PRESIDENTE Bene, allora, si intende ritirato, in quanto
inserito in un emendamento successivo, all'articolo 8.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 5.4 a firma dell'onorevole Ortisi.
Essendo l'onorevole firmatario assente, si intende ...
SPAMPINATO Dichiaro di farlo mio.
FLERES Signor Presidente, avendo approvato l'emendamento
5.7, l'emendamento dell'onorevole Ortisi decade automaticamente,
perché abbiamo tolto tutto il prima alinea del comma 1, dove è
contenuto l'emendamento a cui fa riferimento l'onorevole Ortisi.
PRESIDENTE Naturalmente, dunque l'emendamento 5.4 è
precluso.
Si passa all'emendamento 5.1, a firma degli onorevoli Moschetto
e Confalone. Non essendo presenti i firmatari dell'emendamento lo
stesso si intende decaduto.
SPAMPINATO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, grazie al riferimento ed ai
successivi emendamenti presentati, ho ricostruito mentalmente
quello che era stato il mio percorso. Nell'articolo 5 o
nell'articolo 8, sostanzialmente, ed in questo caso nell'articolo
5, ritengo superfluo, se modificato così come da me proposto,
chiedere l'abrogazione, perché il riferimento al vincolo di
mandato per il deputato regionale era contenuto nell'articolo 8.
Vedere, quindi, di non fare un duplicato di una stessa norma,
però, che sia completa.
PRESIDENTE Onorevole Spampinato, del resto se non ci fosse
stato, avremmo pregato la Commissione di ovviare secondo le sue
indicazioni.
Pongo in votazione l'articolo 5 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
«Articolo 6
1. L'articolo 4 dello Statuto della Regione è sostituito dal
seguente:
'Articolo 4
1. L'Assemblea regionale siciliana elegge nel suo seno il
Presidente, due Vicepresidenti, tre Questori, ed i Segretari
dell'Assemblea, nonchè i componenti le Commissioni secondo le
disposizioni del suo Regolamento.
2. L'Assemblea regionale adotta, con il voto favorevole della
maggioranza assoluta dei suoi componenti, il proprio Regolamento
che contiene le disposizioni relative alla sua organizzazione ed
all'esercizio di tutte le sue funzioni.
3. Il Regolamento disciplina la composizione e le funzioni
delle commissioni, nonché la costituzione dei gruppi.
4. Un Comitato per la legislazione, disciplinato dal
Regolamento dell'Assemblea, assicura la qualità della
legislazione regionale.
5. Il Regolamento dell'Assemblea regionale assicura procedure
atte a garantire condizioni e tempi di attuazione del programma
di governo e ne prevede, al contempo, altre idonee ad assicurare
che un'adeguata quota dei lavori parlamentari sia riservata
all'esame dei disegni di legge di iniziativa dei gruppi di
opposizione'».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dalla Commissione: 6.16 e subemendamento 6.15.1;
-dall'onorevole Ortisi: 6.5; 6.6; 6.7; 6.8;
-dagli onorevoli Forgione e Liotta: 6.4; 6.1;
-dall'onorevole Spampinato: 6.8; 6.10;
-dagli onorevoli Capodicasa, Speziale ed altri: 6.14; 6.13;
-dagli onorevoli Moschetto e Confalone: 6.2;
-dall'onorevole Sammartino: 6.3;
-dagli onorevoli Raiti, Ferro e Morinello: 6.9;
-dagli onorevoli Capodicasa, Panarello ed altri: 6.11; 6.12;
-dagli onorevoli Pistorio, Savarino ed altri: 6.15.
Si passa all'emendamento 6.5, a firma dell'onorevole Ortisi.
Non essendo presente l'onorevole firmatario, l'emendamento
viene fatto proprio dall'onorevole Spampinato. Lo pongo in
votazione. Il parere della Commissione?
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa agli emendamenti 6.4; 6.7; 6.8 e 6.14, a firma degli
onorevoli Forgione ed altri; Ortisi, Spampinato, Capodicasa ed
altri, di identico contenuto.
CRACOLICI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, chiedo scusa anche per me, dopo
mesi, riprendere è un po' difficile. Mi sembra, non so in quale
norma poi si affronti la questione, però, qui si intende assumere
un principio. Da un lato quello della rappresentanza che sarà
disciplinato con norma apposita, presumo con altro articolo.
Altra cosa sono gli organi dell'Assemblea, che in qualche modo,
in quanto soggetti istituzionali auto regolamentati dal
Parlamento e che hanno previsione statutaria, io credo, onorevole
Presidente, che il principio della democrazia paritaria, in
quanto principio non è, come dire, di per sé un elemento
ostativo al fine di dare poi l'esercizio di libertà di voto da
parte del Parlamento, nel senso che potrebbe non essere
rispettato nel momento in cui il Parlamento elegge i suoi organi
istituzionali come organo sovrano, però credo che se noi vogliamo
introdurre elementi che guardano anche ad un valore democratico
di fondo, che è in qualche modo il principio della democrazia
paritaria, assumerlo anche rispetto agli organi di autogoverno
dell'Assemblea, a mio avviso, costituisce anche lì un punto di
innovazione. Pertanto, ritengo che possa essere valutata
dall'Aula l'approvazione di questi quattro emendamenti che sono
unificati.
FORGIONE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, questa discussione, come vede,
ripropone uno dei temi che io più volte ho posto nella
discussione sulla legge elettorale, perché quando si comincia
dalla coda invece che dalla testa poi si fanno questi pasticci,
perché un' obiezione che si può porre a questo emendamento è che
se noi affermiamo il principio della democrazia paritaria negli
organi di autogoverno della Assemblea, e donne non arrivano come
deputate nell'Assemblea, il principio rimane vuoto: Certo, perché
avremmo dovuto fare prima lo Statuto che avrebbe dovuto prevedere
una quota della rappresentanza di genere e poi adeguarvi la legge
elettorale e dato che noi, invece, abbiamo fatto, prima un
orribile pasticcio sulla legge elettorale e ora stiamo facendo lo
Statuto, apparentemente c'è una contraddizione oggettiva che ci
può porre nell' impossibilità di rendere efficace questa norma.
In effetti, questa norma la dobbiamo fare, intanto, perché
chi come me si sta battendo per il referendum si augura che la
prossima legge elettorale sia compatibile con il principio che
viene previsto con questo emendamento, ma perché noi abbiamo
bisogno di affermarlo questo principio in tutta la stesura dello
Statuto, quindi, anche in rapporto agli organi di autogoverno
dell'Assemblea, alla composizione delle presidenze delle
commissioni, affermare questo principio è un fatto importante,
poi è chiaro che per renderlo effettivo ed efficace c'è bisogno
di una legge elettorale che ne garantisca l'effettiva
affermazione, però, intanto, visto che stiamo discutendo di
principi, io difendo l'idea che noi lo affermiamo in tutte le
parti dello Statuto dove bisogna dare effettiva rappresentanza ai
diversi generi presenti nella rappresentanza istituzionale e
parlamentare.
SAVARINO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SAVARINO Signor Presidente, io volevo fare una battuta, se
mi permette, all'onorevole Forgione che, annebbiato dallo
sbarramento del cinque per cento, vede tutto grigio a proposito
di legge elettorale, e, probabilmente - ma io sono disponibile
a smussarlo, toglierlo totalmente no, perché risponde a una ratio
che condivido - però probabilmente a moderare, un po' in
termini assoluti, la percentuale sono d'accordo, era questa già
la mia opinione e l'ho anche pubblicamente esposta. Toglierlo no,
comunque non voglio andare fuori tema. Volevo solo sottolineare
all'attenzione dell'onorevole Forgione e dei colleghi che questa
legge elettorale prevede norme di democrazia paritaria che sono
assolutamente innovative.
In questo c'è venuto in aiuto anche il Commissario del Governo
affinché la legislazione regionale rispondesse a norma di
rispetto dello Statuto e della Costituzione. Di fatto la nostra
legge elettorale, che è in procinto, ci auguriamo, di entrare in
vigore, prevede a proposito della democrazia paritaria due grandi
innovazioni.
La prima, che fa tremare i suoi colleghi di tutti i colori, a
livello nazionale, è un precedente pericolosissimo, per cui noi
abbiamo recepito per l'elezione della lista regionale, la lista
bloccata che viene eletta insieme al Presidente per assicurare la
maggioranza al Presidente eletto, un principio di alternanza uomo-
donna che assolutamente potrebbe creare un precedente non solo
per le altre regioni in Italia, ma direi anche per la legge
elettorale nazionale per la quota parte proporzionale, come lei
mi insegna, che è pure bloccata. Quindi è un principio che
potrebbe fare scuola e che preoccupa non pochi deputati.
La seconda normativa riguarda le liste provinciali. Abbiamo
recepito quella famosa norma dell'onorevole Prestigiacomo
contenuta per le elezioni europee, che non più dei due terzi
possono essere dello stesso sesso.
E' assolutamente innovativa. Noi ne andiamo orgogliosi. Abbiamo
fatto una battaglia in Commissione e in Aula e quindi ritengo che
la prossima volta le condizioni di parità di accesso alle liste
alle donne della Regione siciliana verranno assicurate.
Mi auguro che ci saranno tante donne che verranno sdoganate da
casa, che prima di tutto vogliano essere sdoganate da casa, per
prestare le loro intelligenze e le loro capacità non solo al
volontariato, alla famiglia, al lavoro, ma anche alla politica.
Mi scusi signor Presidente se ho divagato leggermente ma
l'assist mi è arrivato dall'onorevole Forgione.
Io, ovviamente, sono favorevole all'emendamento dell'onorevole
Forgione, anzi chiedo di apporvi la mia firma, e sono favorevole
perché intanto è una normativa di principio che non vincola in
termini assoluti, in quanto non è sanzionata, e che permette
però, qualora appunto ci siano i numeri, le presenze - perché
quello è il dato vincolante, ovviamente devono esserci delle
donne elette- di assicurare loro la possibilità di presenza in
maniera paritaria anche nel Consiglio di Presidenza che, come
sappiamo, è organo di grande prestigio, motore di questa
istituzione così prestigiosa come il Parlamento siciliano.
Non essendo sanzionata non lega le mani in maniera assoluta per
cui, comunque, non crea quelle situazioni di privilegio che danno
tanto fastidio prima di tutto a noi donne, ma darebbe un segnale
rilevante che è quello della possibilità, appunto, di accesso ad
un organo così importante anche alle donne elette.
PRESIDENTE Ritengo che il parere contrario a maggioranza
della Commissione, che può pure essere mutato in Aula, poggi su
dati reali. Non perché sconosca o contrasti con il principio
della democrazia paritaria, ma perché bisogna porsi il problema
di cosa accadrebbe qualora approvassimo questo emendamento, in
termini di Regolamento interno. E' una riforma del Regolamento
che noi introduciamo.
A questo punto, noi andiamo ad introdurre una novità che
riforma il Regolamento
Una novità che introduce il principio della parità, non più
nell'ambito della sovranità popolare espressa attraverso
l'elezione di un Parlamento ma il vantaggio di un principio di
parità, anche a livello esecutivo, perché lo stesso dovrà valere
per il Governo esattamente come vale per l'Assemblea. Si
introduce, cioè, un principio che non è presente in nessuna
legislazione in questo momento della politica e della Istituzione
italiana.
Voi non potete affrontare un tema così delicato con
l'improvvisazione che qui oggi si sta evidenziando. Stiamo
trattando un argomento che potrebbe sovvertire l'ordine
esistente, in primo luogo del Regolamento interno, e poi anche
della legge elettorale che, per quanto riguarda l'espressione
della sovranità popolare, anch'io condivido, dovrebbe essere
legata al principio di parità. Ma, se tutto questo viene
introdotto nei canali dell'esecuzione delle leggi - e quindi
anche nell'ambito assembleare e governativo -, si entra in un
ambito eccessivamente rivoluzionario; pertanto vi prego di
riflettere su questo aspetto in quanto si potrebbero introdurre
elementi di grande fibrillazione politica.
FLERES Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, proprio per le
ragioni che lei ha brillantemente espresso, credo che la
questione meriti un approfondimento e dunque chiedo
l'accantonamento degli emendamenti 6.4, 6.7, 6.8 e 6.14.
FORGIONE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
ricordare che su questo argomento c'è stata un'ampia discussione
in Commissione. Io ritengo che dovremmo cassare da questo disegno
di legge tutte le parti che riguardano i regolamenti assembleari,
perché qui si è deciso di intervenire anche sulla gestione
interna dell'Assemblea.
Capisco, laddove c'è un problema di mediazione, così come per
l'articolo precedente, di procedere all'accantonamento, ma se
l'accantonamento ha solo una ragione politica, allora cominceremo
a chiedere la verifica del numero legale, la discussione sullo
Statuto cambierà tenore e la maggioranza dovrà essere presente in
Aula. Il problema di fondo è che c'è una maggioranza trasversale,
visto che in Commissione Statuto la discussione è stata libera e,
come potete notare, l'onorevole Savarino ha assunto una posizione
diversa da quella dell'onorevole Dina; insomma è una discussione
assolutamente trasversale.
PRESIDENTE Onorevole Forgione, le volevo ricordare un dato di
fatto
FORGIONE Signor Presidente, il dato di fatto è il suo
intervento - che io rispetto assolutamente -, ma che ha un peso
politico notevole in questa discussione, ed io mi sto misurando
proprio con il peso politico del suo intervento.
Ovviamente lei, dall'alto del suo scranno, è in grado di vedere
il tipo di maggioranza che può esserci in questo momento, ma
allora dobbiamo stabilire che tutta la materia riguardante il
Regolamento dell'Assemblea non deve essere introdotta nel nuovo
Statuto: ritorniamo in Commissione ed eliminiamo dallo Statuto il
fatto che devono esserci tre segretari, piuttosto che due, tre
vicepresidenti, piuttosto che uno, e rimandiamo tutto al
Regolamento dell'Assemblea.
Ma delle due, l'una Perché nel corso di questa discussione
ritorneremo ancora sul funzionamento dell'Assemblea nello
Statuto, sui rapporti tra la maggioranza e opposizione, tutti
argomenti che, a mio avviso, non dovrebbero essere citati
all'interno di una Carta costituzionale, e questo io lo avevo
suggerito fin dall'inizio.
Allora - ripeto -delle due, l'una Signor Presidente, con
l'indicazione che lei oggi ci ha dato con il peso del suo
intervento, allora ritorniamo in Commissione ed eliminiamo dallo
Statuto tutta la materia che riguarda il funzionamento interno
all'Assemblea. Però questo nodo va sciolto ora, non dopo, perché
se vale per la rappresentanza di genere, allora deve valere per
tutto il resto della normativa che riguarda il funzionamento
dell'Assemblea all'interno dello Statuto.
PRESIDENTE Sono d'accordo con lei, onorevole Forgiane.
Personalmente sono convinto che lo Statuto non dovrebbe occuparsi
di Regolamento, però chiunque è libero di pensarla diversamente.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, credo che lei abbia usato toni
eccessivamente preoccupati e preoccupanti dell'effetto che
avrebbe l'approvazione di questa norma; ha usato espressioni
rivoluzionarie che, al di là della battuta, mi erano care quando
ero ragazzino.
Innanzitutto vorrei proporre un subemendamento, in quanto, a
mio avviso, la frase nel rispetto del principio della democrazia
paritaria piuttosto che essere inserita alla fine del comma 1,
così come previsto dagli emendamenti in discussione, dovrebbe
essere inserita nel primo rigo, dopo le parole nel suo seno .
Signor Presidente, io considero questo principio un punto
qualificante. Detto ciò, poiché comunque in questo caso,
nell'elezione dell'organo dell'Ufficio di Presidenza, procediamo
con voti separati, per il Presidente con voto limitato a uno, per
i vicepresidenti con voto limitato a uno, e poiché le modalità di
attuazione del principio di democrazia paritaria si possono
determinare laddove il voto è plurimo - ma laddove il voto si
esercita col voto limitato a uno è evidente che questo principio
non ha una immediata conseguenza regolamentare -, per questo mi
sono permesso di fare la battuta sulla sua eccessiva
preoccupazione.
PRESIDENTE Ho colto l'essenza del suo ragionamento, onorevole
Cracolici, ma le dirò che non mi appare del tutto chiaro.
Pertanto, non sorgendo osservazioni, dispongo l'accantonamento
degli emendamenti 6.4, 6.7, 6.8, e 6.14, di identico contenuto.
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dall'onorevole Ortisi:
emendamento 6.6:
«Al comma 2 dell'articolo 4 sostituire le parole della
maggioranza assoluta con le parole due terzi »;
-dagli onorevoli Capodicasa, Speziale, Cracolici, Panarello,
Crisafulli, De Benedictis, Giannopolo, Oddo, Villari e Zago:
emendamento 6.13:
(testo identico all'emendamento 6.6).
CAPODICASA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, onorevoli colleghi, su questi
emendamenti c'è stata un'ampia discussione in Commissione, perché
da parte di tutti i colleghi che sono intervenuti se ne è
ravvisata l'opportunità.
In sostanza gli emendamenti tendono ad alzare il quorum per
l'approvazione del Regolamento poiché, trattandosi di norma che
fissa le regole per la partecipazione al processo legislativo, si
è ritenuto che - essendo stato introdotto nell'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana il principio maggioritario con
premio di maggioranza, - le minoranze non siano più tutelate a
questo proposito.
Pertanto, potrebbe accadere che, ad ogni inizio di legislatura,
la nuova maggioranza si fa il suo Regolamento di parte. Da un
lato, quindi, si è ravvisata questa opportunità, dall'altro i 2/3
apparivano un po' eccessivi tanto che qualcuno ha proposto i 3/5,
ed alla fine, in Commissione, si è deciso di rimettersi alla
decisione dell'Aula.
GIANNOPOLO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che
ci voglia un atto di resipiscenza un po' da parte di tutti nel
modificare questa parte dell'articolo 6, perché il ragionamento
di fondo è quello dell'onorevole Capodicasa, e cioè che un
Parlamento eletto con principio maggioritario non rappresenta la
maggioranza assoluta semplice, perchè il principio maggioritario,
almeno in Sicilia - vuoi con il Tatarellum, ma anche con la legge
elettorale oggetto di probabile referendum -, va comunque oltre
il numero di 46 componenti.
Allora, un Regolamento che determina le condizioni di
funzionamento di un'istituzione, che determina una modifica del
profilo istituzionale, non può non essere soggetto ad una
maggioranza qualificata,che in genere è dei 2/3. Quindi, se noi
davvero approvassimo un principio di questo tipo, avendo derogato
al principio della democrazia paritaria, introducendo il
principio della modifica a maggioranza quasi semplice dei
componenti, anche se assoluta - parliamo di soli 46 deputati -
credo che approveremmo un principio che non è assolutamente
conveniente per nessuno.
La verità è che c'è il vizio di tutte le maggioranze, che si
ritengono essere eterne, e c'è anche un altro vizio - che nelle
maggioranze è ancora più sviluppato, ma in verità non solo nelle
maggioranze - secondo il quale le istituzioni coincidono con sé
stesse. Non è così Le istituzioni sono un fatto oggettivo,
prescindono da chi le rappresenta in quel preciso momento e
prescindono anche dalle maggioranze che si determinano al loro
interno. Stiamo parlando di istituzioni rappresentative e quindi
di organi collegiali, di Parlamenti eletti con suffragio
universale e diretto.
Signor Presidente, penso che lei stesso dovrebbe invitare il
Parlamento ad accettare la clausola dei 2/3 o, comunque, a
togliere dalla previsione dell'articolo 6 la possibilità di
inserire nello Statuto la previsione della modifica del
Regolamento, demandando ad altra legge ordinaria il tipo di
procedura da adottare per la modifica regolamentare. Ad ogni modo
ritengo che tale modifica non possa essere introdotta in questi
termini, soprattutto all'interno di uno Statuto che, per essere
modificato, necessita di legge costituzionale.
FLERES Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
tentare una mediazione.
Le osservazioni che sono state formulate hanno un fondamento,
nel senso che lo Statuto vigente guardava ad una dinamica
parlamentare fondata su un sistema tendenzialmente maggioritario
puro; ma oggi esiste sostanzialmente una correzione di questo
sistema e, le disposizioni attraverso le quali si perviene
all'elezione del Parlamento, rendono sicuramente opportuna la
modifica del quorum richiesto.
Mentre con lo Statuto vigente la maggioranza assoluta era tale
perché l'Aula si articolava in maniera diversa, oggi la
maggioranza assoluta ,di fatto, non è più quella numericamente
individuata nella metà più uno perché il modo attraverso cui si
viene eletti attesta la medesima maggioranza non a 46 ma a 54
deputati, il che equivale a 3/5 del Parlamento. Dunque la
proposta di mediazione che mi sento di proporre, ed a tal
proposito è stato formalizzato insieme all'onorevole Formica un
subemendamento, è quella di mantenere il concetto di maggioranza
assoluta tenendo conto che la stessa non è più 46 nei fatti ma è
54, e pertanto né 2/3, né maggioranza assoluta nella vecchia
ipotesi, ma 3/5, che rappresentano poi la nuova configurazione
della maggioranza in virtù della modificata legge di elezione del
Presidente.
FORGIONE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo non
sia il caso di offendere la nostra intelligenza. Ritengo che
l'onorevole Fleres sia un politico sufficientemente abile e
navigato per pensare che tra i suoi interlocutori non ci sono poi
dei fessacchiotti.
La proporzione che lui ha fatto, modificando i 2/3 in 3/5, è
esattamente la composizione del Parlamento secondo la nuova legge
elettorale, il numero che tocca alla maggioranza nel rapporto tra
60 e 40. E' un modo per dire che si fa con la maggioranza
assoluta, quindi la maggioranza eletta cambia la legge elettorale
a prescindere - direbbe Totò - dalla composizione del Parlamento
e dalle opposizioni.
E noi dovremmo addirittura inserire questa procedura
all'interno dello Statuto, dovremmo stabilire con legge
costituzionale che la maggioranza parlamentare eletta con la
nuova legge elettorale - cioè 60 e 40, perché questo abbiamo
stabilito per legge - può cambiare il Regolamento senza nemmeno
cercare un voto in più nelle opposizioni. Allora meglio non
scriverlo, signor Presidente.
Ed anche per questo motivo la nuova legge elettorale risulta
essere una legge bloccata, bloccata nelle proporzioni tra
maggioranza e opposizione.
Signor Presidente, a garanzia di tutte le opposizioni - oggi è
Rifondazione Comunista, domani può essere Alleanza Nazionale -, a
garanzia del Parlamento intero non delle opposizioni, ritengo che
i Regolamenti, poiché riguardano le regole del gioco, dovrebbero
sempre prevedere un consenso più largo.
Vorrei ricordare a tutti che, in questo Parlamento, è stata
approvata una legge elettorale con 49 deputati su 90.
La maggioranza assoluta andava bene in un sistema
proporzionale, dove per raggruppare il 51 per cento c'era bisogno
del consenso più largo, trasversale agli schieramenti, ma in un
sistema elettorale maggioritario e di fronte ad un Parlamento che
viene eletto con legge maggioritaria, almeno il Regolamento
dovrebbe essere di garanzia. E poiché questo si vuole introdurre
addirittura nello Statuto, per modificarlo vuol dire
eventualmente fare una ulteriore modifica costituzionale, con
tutto quello che questa comporta.
Come vede, signor Presidente, stiamo intervenendo nuovamente
sulla materia dei Regolamenti dell'Assemblea, e, purtroppo, si ci
ritornerà ancora in altre parti dello Statuto.
E' vero che il precedente Statuto interveniva anche in materia
di modifica del Regolamento, così come vi interviene anche la
Costituzione, ma lo faceva stabilendo un sistema di garanzie
rispetto a quell'impianto che di indicazione proporzionale. Ma,
avendo modificato la legge elettorale prima di modificare lo
Statuto, raccogliendo invece una indicazione di tipo
maggioritario, allora dobbiamo stabilire delle garanzie. Il
sistema maggioritario - lo dicono tutti i costituzionalisti e
tutti i giuristi - presuppone un sistema di contrappesi nel
rapporto tra il Governo ed il Parlamento, a maggior ragione in
materia di funzionamento del Parlamento.
E' questa è la riflessione che io vi propongo di fare
invitandovi ad accogliere favorevolmente gli emendamenti in
discussione; a mio avviso, quella dell'onorevole Fleres non è una
mediazione, anzi è la presa in giro peggiore: è l'elemento più
grave perché fotografa i rapporti di forza previsti dalla legge
elettorale e dice che con quei rapporti di forza si modifica il
Regolamento, non chiedendo neanche il consenso alle opposizioni,
il che è ancora peggio del lasciare lo status quo.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, ribadisco che, a mio avviso, i
Regolamenti dovrebbero stare fuori dalla materia statutaria e,
nel caso specifico, il Regolamento interno dell'Assemblea è una
materia a parte, disciplinata da norme rigorose, perché tengano
conto della delicatezza del documento che deve essere sottoposto
al voto dell'Assemblea, cosa che per altro abbiamo fatto di
recente quando abbiamo riformato il nostro Regolamento.
Io voglio richiamarvi ad un dato di fatto: cosa accadrà in
questa Assemblea quando situazioni di immobilità, di
impossibilità di procedere lungo la via della produzione
legislativa, ispettiva, ecc., comporterà il ricorso ad una
modifica del Regolamento, se questa modifica dovesse essere
dettata da una norma costituzionale e statutaria? Sarebbe il
blocco dell'Assemblea, questo vale oggi, come può valere domani,
questo vale per una maggioranza, come varrà per un'altra
maggioranza.
Ritengo che una camicia eccessivamente forte imposta ai cambi
regolamentari possa essere dannosa per l'Assemblea, può esserlo
per una maggioranza così come per una minoranza, questo conta
poco, perché la cosa più importante è quella di salvaguardare il
principio di libertà dell'Assemblea di cambiare le regole quando
queste non sono più adeguate. Con questo forte limite che voi
volete importare nella legislazione si rischia molto, in una
Assemblea che ancora oggi, con la maggioranza semplicemente
assoluta, presenta in termini di proroghe, di deroghe, di rinvii
scenari tristi, e questo perché non trova nel suo seno nessuna
capacità di coagulo sulle norme regolamentari, figuriamoci con i
3/5 o peggio ancora con i 2/3.
Io sto richiamando l'attenzione su questo aspetto, che fin qui
nessuno aveva sollevato, magari abusando del mio ruolo
istituzionale, ma, essendo in discussione la riforma del nostro
Statuto, credo che anch'io abbia il diritto di esprimere la mia
opinione da semplice deputato e non da Presidente di questa
Assemblea.
FORMICA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, accolgo con
molto favore le sue parole perché colgono nel segno e mettono in
evidenza un aspetto che è stato effettivamente poco considerato.
Quando stamattina, in Commissione Statuto, abbiamo affrontato
la questione del quorum necessario per approvare modifiche al
Regolamento o atti di questo tipo, abbiamo intanto fatto una
considerazione, che voglio qui ribadire ai colleghi: è vero che
in altri ordinamenti, come quello dello Stato, sono previste
maggioranze più ampie, ma è pur vero che ci sono regolamenti...
PRESIDENTE E' solo un progetto quello di elevare il livello
di maggioranza assoluta. La Costituzione prevede la maggioranza
assoluta, anche se si sta discutendo una eventuale modifica su
questo punto, e probabilmente la faranno, ma ancora non è legge.
Qui si tratta dei 3/5.
FORMICA Dicevo, si parla regolamenti d'Aula, che comunque
sono stati modificati nel corso degli anni, che danno certezza
dei tempi delle discussioni in Aula, certezza regolamentare e
certezza dell'approvazione delle leggi.
Tutti i colleghi qui sanno che per nessuna legge, neanche per
la legge elettorale, che è stata forse la più dibattuta, si è
raggiunta la maggioranza, che è di 62 deputati.
FORGIONE Onorevole Formica, ma questa si chiama riforma della
politica, non riforma dello Statuto.
FORMICA Intanto sono d'accordo con voi che alcuni aspetti
regolamentari, come questo, non dovrebbero entrare affatto nello
Statuto. Ma, se ci devono entrare, vediamo di non combinare un
guaio veramente poi irrisolvibile, che porterebbe ad una impasse.
Perché, nel momento in cui, con l'ipotesi di mediazione, abbiamo
è proposto di portare il quorum a 54, già, secondo me, quel
limite - lungi dalla similitudine con la maggioranza eletta - non
sarà mai raggiunto e quanto è avvenuto in questa legislatura, ma
anche nelle precedenti sono lì a testimoniarlo. Non sarà mai
raggiunto neanche quel limite, quindi vediamo di non introdurre
elementi che potrebbero veramente portare ad una impasse totale
dei lavori d'Aula e che non servono alla maggioranza ma neppure
all'opposizione.
ODDO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ODDO Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho capito
perché ci si stupisce del fatto che si vuole inserire nello
Statuto una norma che, a mio parere, ha una notevole rilevanza.
Stiamo parlando di approvare il Regolamento dell'Assemblea;
quindi in questo caso, secondo me, l'inclusione nello Statuto è
un fatto importante.
Penso che l'approvazione del Regolamento da parte
dell'Assemblea sia un fatto molto delicato, anche rispetto al
numero che si stabilisce per quanto concerne la maggioranza
qualificata, che va inserito nello Statuto e va reso quindi anche
come taglio costituzionale.
Ora, mi stupisce, invece, la preoccupazione dei colleghi
rispetto al discorso dei 2/3, perché è ovvio che andare verso
questo quorum significa stimolare i processi e i momenti di
confronto politico che possono consentire di avere un Regolamento
che sia garanzia per tutti.
FORMICA Può impedire sine die che si approvi.
ODDO No, onorevole Formica, io non voglio convincere
nessuno, sto semplicemente esprimendo la mia considerazione; però
- ripeto - si sta parlando del Regolamento.
Volevo sottolineare un aspetto, e lo volevo dire soprattutto
all'onorevole Formica: stiamo parlando del Regolamento
dell'Assemblea.
Non trovo assolutamente ragionevole la creazione di un blocco,
per come un Regolamento, che disciplina la vita interna
dell'Assemblea regionale siciliana, venga concepito anche nella
maturità politica più bassa. Mi sembra una forzatura. Un
regolamento va pensato, va concordato e non può essere solo
ispirazione di una maggioranza, frutto di un risultato
elettorale, ma va concordato con quanti compongono
quell'Assemblea e per tali ragioni deve avere la maggioranza
qualificata.
Anche rispetto agli approfondimenti possibili, non riteniamo
che i nuovi meccanismi, Tatarellum da un lato e legge elettorale
dall'altro - qualora si andrà alla pubblicazione, al di fuori
della questione del referendum che tutti sappiamo -, di per sè
introducono, senza alcuna forzatura, quanto stiamo discutendo. E'
necessario il quorum di due terzi, non è un qualcosa che stiamo
discutendo e per la quale convincerci, è necessario introdurre la
logica dei due terzi perché è ovvio che così facendo contribuiamo
a stilare il Regolamento e quindi la vita interna dell'organo
parlamentare.
Personalmente supererei - e mi riferisco ai colleghi tanto
preoccupati - il timore di arrivare in aule parlamentari dove le
opposizioni sono sorde, cieche, irragionevoli e così via, per
sostenere invece, senza scardinare assolutamente l'argomento
della riforma della politica, che è attinente, ma fino ad un
certo punto, la necessità di introdurre nei sistemi elettorali,
con i così detti effetti-trascinamento e, quindi, con i premi di
maggioranza, la maggioranza qualificata.
Credo che, sotto questo punto di vista - non vorrei ora
scomodare altri esempi - le maggioranze qualificate vengono
introdotte appunto per evitare che la maggioranza stessa, eletta
con indicazioni popolari, con il voto espresso dai cittadini,
possa rappresentare l'asso pigliatutto rispetto ai regolamenti,
nel nostro caso il Regolamento interno dell'Assemblea.
Non ho capito qual è la preoccupazione dei colleghi e vorrei
invece, da questo punto di vista, stimolare una maggiore
linearità ed una maggiore determinatezza su un fatto preciso.
Punto primo: va inserito nello Statuto; punto secondo: non
capisco su cosa ci stiamo preoccupando quando è necessaria la
maggioranza qualificata per approvare il Regolamento di
un'assemblea parlamentare.
CAPODICASA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, vi è un'ipotesi di emendamento
da parte della Commissione - nella veste in cui mi ritrovo non
ho la possibilità di difendere i miei emendamenti - e chiedo
pertanto un pronunciamento rapido ai colleghi.
L'emendamento riguarda la fissazione dei due terzi come prima
votazione, così come normalmente si fa per l'elezione del
Presidente dell'Assemblea il quale, come figura di garanzia, si
presuppone debba essere eletto da una maggioranza più vasta.
Però, qualora questo quorum non venga raggiunto alla prima
votazione, si prevede la maggioranza dei tre quinti in seconda
votazione.
Anche l'onorevole Fleres concorda con questa disposizione che
diventerebbe un subemendamento all'emendamento da lui
presentato.
FORGIONE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, capisco il
tentativo di mediazione della Commissione, ma la ritengo falsa,
anche un poco ipocrita, non me ne voglia il presidente
Capodicasa, è come sostenere che si vota con i tre quinti.
Non stiamo eleggendo il Presidente della Regione o gli
assessori col vecchio sistema. E' come dire: se nella prima
votazione non si raggiunge la maggioranza, ma nella seconda è
presente la maggioranza viene approvato il Regolamento. Vuol dire
che non c'è nemmeno l'incentivo a cercare un consenso più largo
Mi chiedo cosa voglia dire i due terzi in prima votazione e i
tre quinti in seconda votazione. Vuol dire che la maggioranza è
autosufficiente. Diverso è poi il problema dell'assenza in Aula
della maggioranza, così come ha già detto lei, signor
Presidente, e non a caso dicevo che quello è un tema che ha a
che fare non con la riforma dello Statuto, ma con la riforma
della politica; perché se la maggioranza ed i partiti non sono in
grado di assicurare se stessi nella presenza dei lavori in Aula,
possiamo fare tutti i regolamenti che vogliamo, quella non può
garantircela alcuno.
Come nessuno può assicurarci che se uno viene eletto con
Rifondazione comunista, a metà della legislatura va con Alleanza
nazionale, quello ha a che fare con la riforma della politica
Stiamo qui discutendo di regolamenti Che senso ha sostenere
due terzi in prima votazione e tre quinti in seconda votazione.
Vuol dire che nessuno si preoccuperà di ottenere i tre quinti,
anzi, addirittura, è un'arma spuntata anche per le opposizioni,
tanto la maggioranza è autosufficiente
Stiamo facendo un obbrobrio, rispetto al quale personalmente
voterò contro, perché se quelle ragioni valgono dobbiamo fare una
norma trasparente. I regolamenti non possono essere fatti solo
dalla maggioranza, c'è bisogno di un consenso più largo
Poi vi è il problema riguardante il numero dei presenti.
Signor Presidente, vorrei farla riflettere su un dato: se è
necessario il consenso anche dei partiti dell'opposizione, i
numeri in Assemblea si superano e si raggiungono, perché rispetto
ad un regolamento condiviso, probabilmente, la base di partenza,
di sostegno a quel regolamento, sarà di 70 o di 80 deputati,
rispetto ai quali, poi, potranno essercene 60.
Se però questo vincolo non è previsto, anche la base di
sostegno ad un regolamento sarà inferiore, pure rispetto ai
problemi che lei pone, la ricerca del consenso con i partiti
dell'opposizione, ma non chiamiamo i partiti dell'opposizione,
con una maggioranza più larga della maggioranza parlamentare
stessa, sostiene la possibilità di avere una maggioranza d'Aula.
Se questo non c'è, sarà più debole anche la ricerca di un
consenso più largo e di una presenza in Aula, ma non mi fate la
foglia di fico che si prevede prima i due terzi e poi i tre
quinti, perché vuol dire partire con quest'ultimo quorum Almeno,
evitiamoci l'imbroglio tra di noi
Per queste ragioni, voterò contro tale proposta di mediazione.
FLERES Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, il dibattito è estremamente
interessante per una serie di aspetti che affronta e che, man
mano che gli interventi si susseguono, diventano sempre più
interessanti e significativi.
Certo, mettere nello Statuto anche questo tipo di aspetti, non
è il massimo per una Regione come la nostra. Sarebbe stato
sufficiente, tutt'al più prevedere una maggioranza qualificata,
affidando, poi, al Regolamento, l'individuazione esatta delle
modalità di votazione e quant'altro.
Per questo aspetto, e per altri sollevati dall'onorevole
Forgione, al quale desidero, soltanto, offrire una ipotesi...
FORGIONE FORGIONEF Quant'è in genere una maggioranza
qualificata?
FLERES La maggioranza qualificata può essere anche la metà
più uno, non è questo il problema, onorevole Forgione. E'
imbarazzante votare uno Statuto dove viene previsto due terzi,
tre terzi o tre quinti, in prima o seconda votazione.
Questo tema non fa parte di una proposta della Commissione, fa
parte di un emendamento che reca le firme dell'opposizione, si
tratta di un tema non posto da noi.
Siccome, nel corso del dibattito questo ragionamento ha assunto
una dignità, una valenza anche straordinaria per le questioni che
pone all'attenzione l'Aula medesima, le chiedo, signor
Presidente, di accantonarlo e di aggiornare la seduta, perché su
questo e sugli altri aspetti che sono stati posti all'attenzione
dell'Aula e che meritano certamente un approfondimento è
opportuno che la Commissione domani mattina possa pronunziarsi.
Pertanto, le chiedo di aggiornare l'Aula a domani.
PRESIDENTE Accolgo la proposta poiché la ritengo necessaria.
SPAMPINATO Chiedo di apporre la propria firma
all'interrogazione numero 2050.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 2
febbraio 2005, alle ore 12.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
N. 334 - Istituzione delle 'aree contigue' nelle aree
naturali protette, degli onorevoli Fleres,
Catania G, Maurici e Beninati;
N. 335 - Modifica del POR Sicilia e del Complemento di
programmazione 2000/2006 al fine di incentivare
i giovani agricoltori, degli onorevoli Fleres,
Catania G, Maurici e Beninati;
N. 336 - Modifica del POR Sicilia e del complemento
di programmazione 2000/2006, per la concessione
di sostegni agli investimenti di particolari
aziende agricole, degli onorevoli Fleres,
Catania G, Maurici e Beninati;
N. 337 - Sostegno finanziario ai macellai ed agli
allevatori colpiti dal calo delle vendite di
carni bovine a causa della BSE, degli onorevoli
Fleres, Catania G, Maurici e Beninati;
N. 338 - Interventi in favore dell'agrumicoltura
siciliana, degli onorevoli Fleres, Catania G,
Maurici e Beninati;
N. 339 - Incentivi per i giovani agricoltori, degli
onorevoli Fleres, Catania G, Maurici e Beninati;
N. 340 - Introduzione della coltura del mango tra
quelle incentivabili dal POR, degli onorevoli
Fleres, Catania G, Maurici e Beninati;
N. 341 - Sostegno agli investimenti in agricoltura,
degli onorevoli Fleres, Catania G, Maurici e
Beninati;
N. 342 - Rinvio della chiusura delle discariche
pubbliche dei comuni di Ramacca, Vizzini, Castel
di Judica, Raddusa, Mirabella Imbaccari e
Palagonia (CT), nelle more dell'entrata in
vigore del decreto legge n. 22 del 1997
('Decreto Ronchi'), degli onorevoli Fleres,
Catania G, Maurici e Beninati;
N. 343 - Utilizzazione dell'uva da tavola non
commercializzabile, degli onorevoli Fleres,
Catania G, Maurici e Beninati;
N. 344 - Interventi a sostegno delle famiglie dei
portatori di handicap, degli onorevoli Fleres,
Catania G, Maurici e Beninati;
N. 345 - Iniziative per garantire i collegamenti nei
comuni di Piedimonte Etneo, Linguaglossa,
Castiglione e Randazzo, degli onorevoli Fleres,
Catania G, Maurici e Beninati;
N. 346 - Istituzione dell'albo professionale degli
installatori car stereo artigiani, degli
onorevoli Fleres, Catania G, Maurici e Beninati;
N. 347 - Realizzazione di un intervento urgente di
adeguamento dello svincolo autostradale di
Bagheria (PA), degli onorevoli Zangara, Vitrano,
Ferro, Acanto e Savona;
N. 348 - Iniziative per il rafforzamento degli
investimenti ENEL in Sicilia e per la tutela dei
lavoratori e delle imprese dell'indotto, degli
onorevoli Orlando, Ferro, Miccichè, Morinello e
Raiti;
N. 349 - Recupero degli esoneri contributivi per
interventi in favore dell'occupazione, a seguito
delle decisioni della Corte di Giustizia europea
del 7 marzo 2002 e dell'1 aprile 2004, degli
onorevoli Fleres, Leanza Nicola, Villari,
Barbagallo e Zangara;
N. 350 - Revoca del decreto dell'Assessore regionale
per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca, del 13 novembre 2002
in materia di localizzazione di punti vendita di
giornali, quotidiani e periodici, degli
onorevoli Fleres, Catania G., Maurici e
Beninati.
III - Discussione del disegno di legge:
Schema di progetto di legge costituzionale da
proporre, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto al
Parlamento nazionale, recante 'Modifiche allo Statuto
della Regione' (nn. 580-472-578-602-652/A) (Seguito)
IV - Elezione delle Commissioni legislative permanenti e
della Commissione per l'esame delle questioni concernenti
l'attività dell'Unione Europea.
V - Elezione di deputati segretari.
La seduta è tolta alle ore 20.12.
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 22.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
ALLEGATO:
EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE NN. 580-472-578-602-652/A: ''SCHEMA DI PROGETTO
DI LEGGE COSTITUZIONALE DA PROPORRE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 18
DELLO STATUTO, AL PARLAMENTO NAZIONALE RECANTE 'MODIFICHE ALLO
STATUTO DELLA REGIONE'''
-All'articolo 3:
Emendamento 3.2:
Dopo l'articolo 3 è aggiunto il seguente articolo:
Art. 3 bis. 1. La bandiera della Regione è formata da un
drappo di forma rettangolare che al centro riproduce lo stemma
della Regione raffigurante la Triscele color carnato con il
gorgoneion e le spighe, in campo trinciato color rosso
aranciato e giallo. .
Emendamento 3.9 bis:
Al comma 2 sostituire le parole dello Stato italiano con le
parole della Repubblica italiana .
Emendamento 3.14:
Sostituire il comma 4 con il seguente:
Il territorio della Regione è composto dalla Sicilia e dalle
isole di Pantelleria, di Ustica, Eolie, Egadi e Pelagie.'.
-All'articolo 5:
Emendamento 5.7:
Al comma 1 sopprimere la prima alinea.
Emendamento 5.3:
Al primo capoverso cassare le parole da la stessa legge fino
a suddetto .