Presidenza del presidente Lo Porto
BASILE, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE Comunico che sono stati presentati i seguenti
disegni di legge:
Istituzione e valorizzazione dei distretti rurali e dei
distretti agroalimentari di qualità (n. 985)
di iniziativa parlamentare
presentato dall'onorevole Zago, Oddo, Panarello, Speziale,
Capodicasa, Crisafulli, Cracolici, De Benedictis, Giannopolo,
Villari, in data 29 marzo 2005
Norme per l'istituzione del polo turistico Nord Ovest
dell'Etna (n. 986)
di iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Nicola Leanza, Fleres in data 30
marzo 2005.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato, in data 29 marzo 2005, alla competente Commissione
legislativa IV Ambiente e Territorio':
Norme per il progetto di ripristino di parte dell'antico
tracciato della linea ferroviaria Ragusa-Vizzini (n. 984)
di iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Gurrieri, Confalone, Sbona,
Barbagallo, Papania, Spampinato, Ortisi, Raiti, Zangara, Orlando
in data 25 marzo 2005.
Comunicazione di richieste di parere
PRESIDENTE Comunico che le seguenti richieste di parere sono
pervenute dal Governo ed assegnate alle competenti Commissioni
legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Legge regionale 3 novembre 1993, n. 30 - art. 55 - comma 5.
Direttori generali Aziende unità sanitarie locali e aziende
ospedaliere della Sicilia . (n. 362/I)
pervenuto in data 25 marzo
inviato in data 25 marzo 2005
IACP di Messina - Designazione componente del consiglio di
amministrazione: architetto Falsone Vincenzo . (n. 363/I)
pervenuto in data 29 marzo 2005
inviato in data 30 marzo 2005
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Regolamento di organizzazione dell'Agenzia regionale per la
protezione dell'ambiente (ARPA-Sicilia) . (n.360/IV)
pervenuto in data 23 marzo 2005
inviato in data 24 marzo 2005
COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITA' DELL'UNIONE EUROPEA
Interreg III A - Programma di cooperazione transfrontaliera
Italia-Malta 2004/2006. Complemento di programmazione . (n.
361/Ue)
pervenuto in data 23 marzo 2005
inviato in data 24 marzo 2005.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
con richiesta di risposta orale
N. 2152 - Interventi per il riconoscimento in Sicilia della
qualifica di 'operatore socio-sanitario' istituita con il decreto
del Ministro della sanità del 18 febbraio 2000.
Assessore Sanità
Firmatario: De Benedictis Roberto
N. 2153 - Interventi urgenti per il pagamento degli stipendi
agli operatori della formazione professionale e per la riforma
organica del settore.
Assessore Lavoro
Firmatario: De Benedictis Roberto
N. 2155 - Interventi urgenti per l'immediata revoca del bando
del Presidente della Provincia regionale di Palermo, pubblicato
nella GUCE in data 1 marzo 2005, con il quale viene indetta
un'asta pubblica per l'affidamento del servizio idrico integrato
(S.I.I.) dell'ATO 1 di Palermo e avvio di un'indagine ispettiva
sulla gestione dello stesso.
Presidente Regione
Assessore Lavori Pubblici
Firmatario: Giannopolo Domenico
N. 2160 - Interventi in materia di trasporto scolastico.
Assessore Beni Culturali
Firmatario: Villari Giovanni
N. 2161 - Abrogazione del comma 82 dell'art. 127 della legge
regionale n. 17 del 2004 in materia di commercializzazione al
dettaglio ed impiego di prodotti fitosanitari, coadiuvanti e
concimi.
Presidente Regione
Assessore Agricoltura
Firmatario: Villari Giovanni
Le interrogazioni, ora annunziate, saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
con richiesta di risposta scritta
N. 2154 - Interventi urgenti per tutelare l'inviolabile diritto
alla salute delle comunità che insistono nelle zone interessate
dall'inquinamento ambientale provocato dall'ex inceneritore di S.
Ranieri e dall'inceneritore di R.S.U. ubicato in località Pace
(ME).
Presidente Regione
Firmatario: Genovese Francantonio
N. 2156 - Interventi urgenti per migliorare la viabilità del
Viale Mario Rapisardi a Catania.
Assessore Famiglia
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 2157 - Notizie circa l'accoglimento di tutte le richieste di
iscrizione presso il Liceo scientifico Galileo Galilei di
Catania.
Assessore Beni Culturali
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 2159 - Iniziative urgenti per riformare il settore della
formazione professionale e per assicurare ai lavoratori
della stessa regolarità nella corresponsione degli emolumenti.
Presidente Regione
Assessore Lavoro
Assessore Bilancio
Firmatario: Scalici Antonino
Le interrogazioni, ora annunziate, saranno inviate al Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
N. 239 - Notizie in ordine ad un opuscolo diffuso dal Comune di
Catania nelle scuole cittadine, contenente presunti elementi di
comunicazione politica attinenti al rinnovo dell'Amministrazione
municipale.
- Presidente Regione
Firmatari: Raiti Salvatore; Spampinato Giuseppe
N. 240 - Creazione di una riserva nell'assegnazione delle aree
zone artigiane.
Presidente Regione
Assessore Cooperazione
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe
N. 241 - Nomina di un commissario presso il Comune di
Riesi(CL).
Presidente Regione
Assessore Famiglia
Firmatario: Speziale Calogero
Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che il
Governo abbia dichiarato di respingere le interpellanze o abbia
fatto conoscere il giorno in cui intende trattarle, le
interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
N. 414 Ritiro del disegno di legge, di iniziativa
governativa, n. 475 del 2002 in materia di riforma del trasporto
pubblico locale in Sicilia ed iniziative conseguenti , degli
onorevoli Orlando Leoluca; Zangara Andrea; Vitrano Gaspare;
Gurrieri Sebastiano; Barbagallo Giovanni
Presentata il 23/03/05
N. 415 Iniziative per il potenziamento e la stabilizzazione
del canale satellitare RAI MED e del servizio radiotelevisivo
pubblico in Sicilia , degli onorevoli Barbagallo Giovanni;
Genovese Francantonio; Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo;
Zangara Andrea
Presentata il 24/03/05
N. 416 Adozione di tutti gli atti necessari per la
stabilizzazione occupazionale dei lavoratori comunemente
denominati 'ex articolisti' , degli onorevoli Spampanato
Giuseppe; Villari Giovanni; Gurrieri Sebastiano; Ortisi
Egidio; Raiti Salvatore; Barbagallo Giovanni; Cracolici Antonino;
De Benedictis Roberto; Oddo Camillo.
Presentata il 24/03/05
Informo che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno
della seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
Comunicazione di modifica di denominazione di Gruppo
parlamentare
PRESIDENTE Informo che, con nota del 30 marzo 2005,
l'onorevole Sebastiano Sbona ha comunicato che a far data da oggi
il Gruppo parlamentare Sicilia Democratica muta la propria
denominazione in Centro Democratico . Tale mutamento di
denominazione è stato stabilito dai deputati aderenti al gruppo
medesimo.
L'Assemblea ne prende atto.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE Si passa al punto secondo dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 412 Rideterminazione dell'utilizzo di una struttura in
territorio di Caltagirone, attualmente destinata a mercato
ortofrutticolo , degli onorevoli Ioppolo, Formica, Virzì,
Infurna, Incardona;
n. 413 Adozione del regolamento per gli incarichi
professionali previsto dalla legge regionale 2 agosto 2002, n. 7
degli onorevoli Ioppolo, Formica, Virzì, Infurna, Incardona.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
con i fondi della legge 1 marzo 1986, n. 64, veniva realizzato
in contrada Molona, in agro di Caltagirone, una struttura da
destinare a mercato all'ingrosso per il settore ortofrutticolo;
la struttura, di proprietà della Regione siciliana, consta di
una area coperta di circa 6.200 mq. e di una superficie di circa
25.250 mq., destinata a parcheggi e versa, oramai da decenni, in
uno stato di totale abbandono e degrado atteso che i pochi
tentativi tesi ad individuare un soggetto gestore sono risultati
finora del tutto vani;
la difficoltà di individuazione di un idoneo soggetto gestore
della struttura, coerente con la destinazione d'uso all'origine
del finanziamento, discende da molteplici fattori strutturali
quali:
1) la scarsa vocazione del tessuto produttivo agricolo
comprensoriale nei confronti del settore ortofrutticolo;
2) la tendenza alla concentrazione e all'aumento dimensionale
dei poli commerciali di intermediazione agricola ubicati,
nell'ambito della Sicilia sud-orientale, a Catania, Gela,
Vittoria e, ancor più vicino, Mazzarrone, di fatto hanno assai
ridotto qualsiasi potenziale spazio alla eventuale struttura
ortofrutticola di Caltagirone;
3) la non adeguata rete dei trasporti;
osservato che:
per quanto rassegnato in premessa, appare indispensabile
individuare forme alternative di utilizzazione della struttura e,
conseguentemente, rideterminarne la destinazione d'uso, al fine
di evitare che le ingenti risorse impiegate si traducano solo in
uno spreco di denaro pubblico e, ciò che rileva ancora di più, al
fine di consegnare alla città di Caltagirone e a quelle del
circondario un'opera capace di creare reddito ed occupazione;
ritenuto che:
l'affidamento della struttura, ridefinita per quanto riguarda
il suo utilizzo, ad un soggetto gestore permetterebbe di non
gravare di ulteriori oneri la Regione siciliana;
la ridefinizione produttiva della struttura, dovrà tenere conto
delle peculiarità economiche del territorio, condizione
indispensabile perché il soggetto gestore possa essere
successivamente individuato con facilità; a tal proposito, le
categorie produttive locali manifestano interesse per la
costituzione di un polo artigianale delle produzioni tipiche
locali e dell'agroalimentare di qualità,
impegna il Governo della Regione
a rideterminare la destinazione d'uso della struttura situata
in contrada Molona nel territorio di Caltagirone, in atto
destinata ad ospitare un mercato ortofrutticolo all'ingrosso,
tenendo conto delle potenzialità e delle peculiarità produttive
del territorio e, conseguentemente, a porre in essere tutti gli
atti necessari perché la struttura venga utilizzata a fini
produttivi, coinvolgendo investimenti privati attraverso il
ricorso agli strumenti previsti dalla normativa vigente, quali
affidamento in gestione, vendita all'asta, 'project financing' e
così via.» (412);
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la legge regionale 2 agosto 2002, n. 7, recependo la legge 11
febbraio 1994, n. 109 (c.d. legge 'Merloni'), recante 'legge
quadro in materia di lavori pubblici, ha previsto l'adozione di
apposito regolamento per la disciplina dell'affidamento degli
incarichi professionali di importo inferiore o pari a 200.000
euro;
dopo circa un anno, esattamente nel luglio del 2003,
avvalendosi anche dell'apporto competente dei rappresentanti
della categoria dei liberi professionisti, il regolamento veniva
predisposto dall'Assessore regionale per i lavori pubblici;
nell'agosto del 2004, a seguito del parere espresso dal
Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana
l'Assessore regionale per i lavori pubblici apponeva la firma al
regolamento;
da organi di stampa ('Il Sole 24 Ore' del 5 gennaio 2005) si
apprende che l'Assessore regionale per i lavori pubblici,
smentendo una sua precedente dichiarazione (riportata da 'Il Sole
24 Ore' dell'1 dicembre 2004), avrebbe manifestato l'intenzione
di modificare in alcune parti il regolamento, già firmato ma non
ancora emanato;
in particolare, la modifica riguarderebbe l'articolo 7 del
regolamento che disciplina le procedure di gara: la norma,
secondo la stesura attuale, frutto della concertazione con la
categoria dei liberi professionisti, prevede l'incarico
fiduciario per importi fino a 100.000 euro e la gara d'appalto
per importi superiori a tale soglia, circoscrivendo, in questo
caso, il ricorso alla licitazione privata ad una determinata,
limitata ed eccezionale casistica, allorquando, cioè, la
progettazione richieda l'intervento di un professionista in
possesso di specifiche competenze. L'Assessore regionale per i
lavori pubblici ha dichiarato di volere disciplinare diversamente
gli incarichi professionali nel caso di importi compresi nella
fascia tra 100.000 e 200.000 euro, ritenendo, in questo caso, di
non dover adottare il metodo del pubblico incanto come regola
generale e di ammettere anche la possibilità di ricorrere ad
altre modalità di affidamento, quale la licitazione privata;
osservato che:
il ricorso alla licitazione privata per l'affidamento di
incarichi professionali, oltre che a sollevare dubbi in termini
di imparzialità e trasparenza della pubblica Amministrazione,
come l'esperienza dimostra, in quanto rende possibili gli accordi
fra concorrenti e lascia ampi margini di discrezionalità alle
commissioni di gara, comporta l'adozione di procedure molto più
lunghe e costose ed è, oltretutto, escluso dalla normativa
vigente (articolo 1, comma 4, della legge regionale n. 7 del
2002); pertanto, il ricorso alla licitazione privata trova
comprensibile e condivisibile giustificazione solo nella
fattispecie prevista dall'articolo 7 del regolamento nella sua
attuale stesura;
l'apporto di eventuali modifiche al regolamento provocherebbe
ulteriori, dannosi ritardi, atteso che si renderebbe necessario
acquisire un ulteriore parere da parte del Consiglio di giustizia
amministrativa per la Regione siciliana;
ritenuto non condivisibile, per quanto argomentato in premessa,
modificare il citato regolamento già firmato dall'Assessore
regionale per i lavori pubblici, frutto di una lunga e proficua
concertazione con la categoria dei liberi professionisti,
impegna il Governo della Regione
ad emanare, nel più breve tempo possibile e senza modifiche, il
regolamento per l'affidamento di incarichi professionali previsto
dalla legge regionale 2 agosto 2002, n. 7, già firmato
dall'Assessore regionale per i lavori pubblici.» (413).
Non sorgendo osservazioni, dispongo che la determinazione della
data di discussione delle predette mozioni venga demandata alla
Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari.
Presidenza del presidente Lo Porto
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Disegno di legge-voto da sottoporre al Parlamento nazionale, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante
'Modifiche all'articolo 116 della Costituzione'» (n. 968/A)
PRESIDENTE Si passa al quarto punto dell'ordine del giorno:
Votazione finale di disegni di legge.
Si procede con la votazione finale del disegno di legge numero
968/A«Disegno di legge-voto da sottoporre al Parlamento
nazionale, ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante
'Modifiche all'articolo 116 della Costituzione'».
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 57
Maggioranza 29
Favorevoli 49
Astenuti 8
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi, faccio rilevare che, su richiesta degli
interessati, i seguenti deputati hanno dichiarato la loro
intenzione di votare a favore, anche se la loro presenza non è
stata rilevata dal sistema elettronico: Stancanelli, D'Aquino,
Cimino, Cintola, Cascio, Pagano, Gurrieri, Misuraca e Virzì.
Presidenza del presidente Lo Porto
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale, recante
'Modifiche allo Statuto della Regione'» (nn. 580-472-578-602-
652/A)
PRESIDENTE Si passa alla votazione finale del disegno di
legge «Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,
recante 'Modifiche allo Statuto della Regione'» (nn. 580-472-578-
602-652/A).
Presidenza del presidente Lo Porto
Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati dalla
Commissione, ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno,
i seguenti emendamenti al testo del disegno di legge Schema di
progetto di legge costituzionale da proporre ai sensi
dell'articolo 18 dello Statuto al Parlamento recante Modifiche
allo Statuto della Regione' (nn. 580-472-578-602-652/A): 117.2,
117.1, 117.3, 117.4, 117.5, 117.6, 117.7, 117.8, 117.9, 117.10,
117.11, 117.13, 117.15, 117.12 e 117.14.
Non sorgendo osservazioni, pongo in votazione, congiuntamente,
i predetti emendamenti.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(Sono approvati)
Presidenza del presidente Lo Porto
Onorevoli colleghi, preciso che l'ordine del giorno n. 518,
recante Elezione di componenti dell'Alta Corte per la Regione
siciliana , degli onorevoli Rotella e Nicotra, comunicato nella
seduta n. 264 del 9 febbraio 20005, deve intendersi superato.
Presidenza del presidente Lo Porto
RAITI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
esprimere, nella qualità di esponente di Italia dei Valori, un
apprezzamento, al Presidente Lo Porto, per l'impegno assunto da
questa Presidenza dell'Assemblea per giungere a questo momento
importante, oserei dire, storico per il Parlamento regionale.
Lo stesso apprezzamento rivolgo anche al Presidente pro-tempore
della Commissione Statuto, onorevole Capodicasa, che nel corso
degli ultimi mesi prendendo il posto dell'onorevole Leanza ha
portato avanti l'attività del defunto collega con il solito
equilibrio, con la solita incisività e con l'impegno che lo hanno
caratterizzato e contraddistinto.
La vostra azione, insieme a quella di alcuni dei deputati della
Commissione Statuto e di alcuni deputati dei gruppi parlamentari,
ci porta oggi a votare questa rivisitazione dello Statuto
regionale con uno spirito quasi completamente bipartisan . Di
questo bisogna darne atto. E in questo alveo si inserisce il mio
intervento che va nella direzione, non solo dell'apprezzamento
per l'impegno avuto dai presidenti e dagli onorevoli colleghi che
si sono impegnati in prima persona - non dimentico gli onorevoli
Fleres, Savarino, Ortisi - ma anche per il contenuto di questo
Statuto.
Lo spirito bipartisan che ha prevalso nei lavori di
Commissione e nei lavori d'Aula, a cui è stato dato un
contrappunto da una certa disattenzione da parte di molti
colleghi, non può comunque fare esprimere un giudizio positivo
nei lavori di questi mesi da parte mia, ma, nello stesso tempo,
permettetemi una nota di critica, avremmo voluto che tale spirito
bipartisan ci fosse stato anche nel corso della discussione
della legge elettorale regionale che oggi è sottoposta all'azione
referendaria.
Ritengo che, se da parte di tutti i Gruppi politici e da parte
dei rappresentati più autorevoli di questo Governo e
dell'Assemblea, vi fosse stata maggiore attenzione, un percorso
analogo a quello che oggi noi stiamo facendo e concludendo per lo
Statuto, avrebbe dovuto farsi anche per la legge elettorale
siciliana. Certamente avremmo fatto qualche passo avanti;
certamente avremmo avuto una legge condivisa; certamente avremmo
scritto una pagina importante perché le regole sono di tutti e,
così come stiamo facendo per lo Statuto, si sarebbe dovuto fare
per la legge elettorale siciliana.
Tra l'altro, come ho più volte sostenuto, sarebbe stato
opportuno votare lo Statuto qualche mese addietro e subito dopo
passare alla votazione della legge elettorale siciliana, sarebbe
stato corretto dal punto di vista delle fonti normative.
Sulla base delle norme scelte e date in questo Statuto sarebbe
stato più semplice fare una legge elettorale regionale, avremmo
avuto più tempo, avremmo dato più tempo al Parlamento nazionale
per effettuare le due votazioni costituzionali per fare in modo
che questo Statuto entrasse .
Ecco, quello è stato un errore che rischiamo di pagare a caro
prezzo. Noi ci auguriamo che il tempo a disposizione del
Parlamento nazionale sia utilizzato nel migliore modo possibile.
Per questo facciamo appello a tutti i Gruppi parlamentari
nazionali e a tutti i deputati nazionali siciliani affinché si
adoperino per fare in modo che il lavoro che è stato impiegato
qui in quest'Aula in questi mesi non vada speso invano.
L'altro punto su cui vorrei porre l'attenzione è dato dal fatto
che dobbiamo prendere atto che nella legge elettorale regionale
già votata vi è un altro vulnus, vi è una discordanza tra quello
che oggi noi stiamo votando nello Statuto regionale, ciò che
approviamo oggi e quello che è contenuto nella legge elettorale
siciliana che, se fosse stata approvata dopo, certamente avrebbe
potuto tenere conto di quanto stiamo approvando adesso.
Ecco, a seguito di un dibattito all'interno della Commissione
dello Statuto ed a seguito di un impegno preso anche dal
Presidente della Regione in una Conferenza dei Capigruppo,
abbiamo inserito nello Statuto regionale - si ricorda signor
Presidente - la possibilità che il vice presidente della Regione,
nominato dal Presidente, in caso di impedimento temporaneo di
quest'ultimo o, comunque, per alcune motivazioni già inserite
nell'articolo 30 dello Statuto, possa reggere le sorti del
Governo della Regione nel caso in cui passi attraverso il voto
dell'Assemblea regionale siciliana la quale, entro 30 giorni, può
esprimere la fiducia al vice presidente della Regione e così far
continuare la legislatura fino alla scadenza naturale.
Questo è uno degli elementi che noi, come forza politica,
abbiamo più volte sottoposto con forza nell'ambito della
discussione della legge elettorale regionale. Ma tutto ciò non è
stato recepito.
Oggi, invece, apprezziamo lo spirito costruttivo e l'equilibrio
con cui tale principio sono stati inseriti nello Statuto. Ciò
consente, in ogni caso, la tutela delle prerogative del
Parlamento e la possibilità di potere continuare la legislatura
nel caso in cui dovessero accadere degli eventi eccezionali.
Questo è un elemento fondamentale che valorizza il ruolo
dell'Assemblea regionale siciliana ed è un elemento fondamentale
che va a caratterizzare in maniera positiva lo Statuto che stiamo
per votare.
Se la legge elettorale regionale fosse stata votata subito dopo
lo Statuto, di questo principio si sarebbe dovuto tenere conto e
non ci sarebbero state le discordanze che oggi sono sotto gli
occhi di tutti.
Entrando nel merito delle norme contenute nello Statuto, non
possiamo non registrare che questo Statuto contiene al proprio
interno un giusto equilibrio tra la conservazione delle conquiste
autonomistiche fatte dai nostri padri costituenti negli anni '40
e sfociate nello Statuto approvato nel '47 e quello spirito di
innovazione che è una caratteristica fondamentale di una carta
costituzionale che guarda alle proprie radici, ma soprattutto
guarda al proprio futuro che ci vedrà impegnati da qui al 2010
nella costruzione dell'area del libero scambio del Mediterraneo;
un futuro che ci dovrà vedere protagonisti in quel ruolo di
cerniera tra popolazioni, etnie, culture religiose diverse del
Mediterraneo che non sono collegate con l'Europa, ma che si
inseriscono in un mondo fatto di globalizzazione.
Lo sforzo di sintesi nell'elaborazione del testo va in questa
direzione. E di questo va dato atto e merito a coloro i quali si
sono adoperati nel corso di questi mesi per la sua approvazione.
Questo è uno dei motivi per cui intendo dare il mio voto
favorevole allo Statuto.
In questo contesto va inquadrato quello che è stato richiesto
dal presidente Cuffaro, l'inserimento delle radici cristiane
all'interno del preambolo. Oggi ne apprezziamo la nuova stesura,
mentre prima, nella elaborazione precedente, poteva apparire una
sorta di richiamo quasi clericale.
Oggi, invece, nel contesto del preambolo assume la
connotazione che noi vorremmo e che avremmo voluto assumesse:
cioè un riferimento ad un principio in virtù del quale vengono
esaltate le radici del popolo siciliano. Così come Roma aprì il
Pantheon agli dèi di ogni razza ivi compresi colui che salì al
trono di Roma, un re dalla pelle nera. Così come Sant'Agostino
che proveniva dall'Africa, oggi, quel segnale significa
l'apertura all'integrazione di etnie diverse, di culture diverse,
di religioni diverse che hanno un ruolo fondamentale nel contesto
politico in cui ci muoveremo nei prossimi anni.
Oggi avere inserito nel preambolo le radici cristiane,
significa voler porre la Sicilia al centro del Mediterraneo per
costruire un mare di pace, di collaborazione, di solidarietà, che
possa consentire uno sviluppo vero e proficuo nei prossimi anni.
Altra nota positiva è, a mio avviso, lo specifico richiamo
dell'articolo 2 al fatto che la Sicilia ripudia la mafia: Esso è
un richiamo simile a quello contenuto nella Costituzione italiana
che stabilisce il ripudio della guerra. Ci fa particolarmente
piacere il fatto che esso non venga visto solo come elemento
criminale tout court, piuttosto venga visto come un ripudio a
quella impostazione culturale che non è tipica della mafia
siciliana ma è tipica di tutte la mafie presenti nel mondo. Tutto
ciò è un elemento assolutamente positivo.
Vi sono ancora numerosi elementi positivi, quali ad esempio: il
principio della sussidarietà e del decentramento che non sono
forse sufficienti, in questo senso avremmo auspicato qualche
cosa in più. Infatti, affinché la nostra regione possa essere più
moderna ed efficiente nella prospettiva delle sfide della
globalizzazione, avremmo auspicato che il decentramento fosse
stato più forte verso le comunità locali in maniera tale che la
nostra Regione possa essere un po' più sburocratizzata e meno
palermocentrica. Qualcosa in più si sarebbe dovuto fare, ma
certamente i passi che sono stati fatti sono positivi.
Altra cosa assolutamente importante e che condividiamo è il
principio delle pari opportunità che vede non solo l'opportunità
di avere quattro donne al Governo di questa Regione, questo lo
consideriamo un elemento di grande modernità, anche se possa
sembrare uno strappo alle regole di una società liberale cui
molti si richiamano, ma che io in qualche modo condivido. Tutti,
infatti, hanno la pari opportunità, la pari possibilità di
partecipare alla vita politica. Non è escluso che vi sia la
possibilità di avere dieci donne al Governo della regione o che
tutti e dodici i componenti del Governo della regione siano
donne. Ma se questo è giusto in linea di principio, sappiamo che
nel contesto storico come quello in cui viviamo sia importante
dare un segnale positivo in un momento in cui viene considerato
un peso o un handicap la partecipazione delle donne alla vita
politica della regione. La norma appena inserita deve essere
vista quindi come un primo passo, un segnale che magari
successivamente, quando le pari opportunità anche in politica
saranno realizzate, potrà essere tolta. Oggi tuttavia essa
rappresenta un fatto positivo che dà un segnale di forte
innovazione e che pone la Sicilia all'avanguardia in Italia ed in
Europa.
Altra cosa assolutamente positiva è quella che riguarda le
risorse finanziarie, cioè la possibilità della nostra regione di
partecipare ai rapporti internazionali con l'Unione europea e con
i Paesi del Mediterraneo, insieme con il ruolo dei comuni e delle
province, nella prospettiva di costituire consorzi e accorpamento
dei comuni.
E infine, l'istituzione nello Statuto del difensore civico,
figura assolutamente importante per il quale noi avevamo
presentato un apposito disegno di legge. Taluni emendamenti
andavano in questa direzione e l'avere inserito tale possibilità
all'articolo 35 mi pare che sia una norma di assoluta innovazione
che possa segnare veramente un percorso positivo tale che la
regione si dimostri più vicina alle esigenze dei cittadini.
Per tutto quanto dichiarato e per le tante cose che avrei
potuto dire e non ho detto, dichiaro il mio voto favorevole nella
speranza che lo spirito bipartisan di oggi possa continuare
quando si tratterà di votare quelle regole che fanno parte del
gioco istituzionale. Gli strappi non servono a nessuno e
producono solo danni. E la dimostrazione del voto che daremo
questa sera sarà una dimostrazione concreta che va nella
direzione giusta e che auspichiamo possa essere ripercorsa altre
volte.
SPAMPINATO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo sia
doveroso iniziare con un ricordo affettuoso e commosso nei
confronti del presidente Vincenzo Leanza, il quale ha avuto il
compito di guidare questa macchina nel suo percorso forse più
difficile, quello dell'avvio, ruolo svolto con grande dignità,
con grande competenza dal nostro compianto collega. Ritengo
giusto che i primi secondi del mio intervento siano dedicati a
lui.
Vorrei ringraziare lei, signor Presidente, per la caparbietà
con cui ha voluto si portasse a termine questo importante momento
della legislatura che sicuramente qualificherà questa
legislatura; una legislatura costituente. E noi auspichiamo che
anche il Parlamento italiano sia celere in modo che il nostro
Statuto possa vedere concretamente la luce.
Signor Presidente, in questo dibattito mi sono ritagliato il
ruolo dell'avvocato del diavolo , di controparte al quale ruolo
è stato dato dignità, e per questo ringrazio la Commissione
Statuto. Perché se avessi deciso di essere interlocutore unico
senza che qualcun altro svolgesse il ruolo di contrasto alle tesi
che esprimevo, non avrebbe avuto il senso e il ruolo che io
stesso mi sono disegnato: Per questo, onorevole Capodicasa,
ringrazio lei e la commissione per la sensibilità istituzionale
dimostrata. Ricordo il suo ultimo intervento quando lei dichiarò:
sono contrario alla tesi esposta; non ricordo di che cosa si
parlava, ma è degna di avere una giustificazione, la nostra
posizione diversa.. Credo siano state tante le volte in cui la
Commissione non è stata d'accordo con le tesi da me avanzate,
qualche volta sono state accolte ma, comunque, ritengo che questo
ha determinato comunque un avanzamento del dibattito.
Fatta questa premessa, è chiaro che su alcuni punti io continuo
a non essere d'accordo e, dopo due mesi di dibattito in Aula, mi
permetterete di ricordarli, anche se in maniera breve.
Non ho condiviso, innanzitutto, due impostazioni: la prima
quella di aver mantenuto il canovaccio del vecchio Statuto come
metro di riferimento, poi spiegherò il perchè; la seconda,
invece, quella di aver mantenuto all'interno dello Statuto degli
istituti che, anche qui in altre occasioni, ho definito reperti
di archeologia giuridica : signor Presidente, mi riferisco
all'Alta Corte. Abbiamo una visione diversa rispetto a questo
tema; esso non è soltanto un organo di garanzia dell'autonomia,
ma è un organo per cui noi prevediamo competenze che sono della
Corte Costituzionale, sono competenze che non possono, così come
diceva lo stesso presidente Capodicasa, modificare quello che è
un principio della unicità del giudizio rispetto alla
legittimità costituzionale delle leggi nazionali aventi vigore
anche in Sicilia.
L'altro aspetto riguarda il mantenimento del potere in capo al
Presidente della Regione del mantenimento dell'ordine pubblico.
Anche qui la storia ha superato questo articolo, le competenze di
altri organi hanno superato il senso stesso di questo articolo.
Sono, appunto, istituti che hanno avuto brevissima vita, che non
sono attuati e che difficilmente saranno attuati in futuro.
Ritengo che lo stesso si possa dire anche per quanto riguarda
il potere, riconosciuto ancora una volta, ma ancora una volta mai
applicato, del Presidente della Regione di potere esercitare un
voto deliberativo nelle sedute del Consiglio dei Ministri dove si
discute di affari riguardanti la Regione.
Ribadisco il motivo brevissimamente: si tratterebbe di
individuare un componente di un organismo svincolato da una
responsabilità politica, a differenza di tutti gli altri
componenti.
Si tratta di testimonianze di un'autonomia che, probabilmente,
non vedranno mai luce;. quando, invece, si è trattato di
difendere in qualche modo l'autonomia che dovevamo anche
rincorrere nei confronti delle regioni ordinarie, abbiamo alzato
bandiera bianca .
Onorevole presidente Cuffaro, la penso come lei. Mi è
dispiaciuto che non si sia dibattuto un attimo rispetto al
sistema di controllo sulla legge regionale, probabilmente anche
per colpa mia, non ci si è soffermati solo un attimo rispetto
alla possibilità di coniugare le due forme di autonomia che
avrebbero potuto garantire un migliore sistema, da una parte la
riconferma del Commissario dello Stato, con le sue prerogative,
ma introdurre anche un sistema di controllo successivo, quindi
controllo successivo da parte del Commissario dello Stato.
Noi abbiamo fatto, invece, ancora una volta, una scelta di un
controllo preventivo, unica regione nel panorama nazionale. Una
ulteriore forma di arretramento di autonomia è anche, sempre
secondo il mio modestissimo parere, l'avere riconfermato il
sistema della enumerazione delle materie di competenza
legislativa su cui c'è la competenza legislativa della nostra
Regione. La motivazione, anche qui la ribadisco brevemente, è che
qualsiasi enumerazione non può essere completa, qualsiasi
enumerazione, secondo me, limita, non dà la possibilità di
espandersi come, invece, sarebbe stato possibile se si fosse
seguito, anche nelle Regioni ordinarie, il sistema di individuare
le competenze statali e tutto ciò che è residuale resta di
competenza della Regione.
In premessa, dicevo che, probabilmente, non ho condiviso la
prima impostazione di fondo riguardante l'avere scelto lo Statuto
del 1946 come punto di partenza per due motivi e uno di questi è
perché non ho accettato le motivazioni ovvero impedire che il
Parlamento nazionale, ultimo interlocutore rispetto al
procedimento di approvazione, potesse intervenire su più parti.
Credo che questo denunci una forma di difesa e non di confronto a
tutto campo con il livello nazionale e che ha prodotto, secondo
me, anche da un punto di vista estetico, degli inconvenienti; ne
cito uno, sempre riferendomi alla potestà legislativa. Di potestà
legislativa, lo Statuto, così com'è stato modificato, ne parla
all'articolo 14 e all'articolo 14 bis; agli articoli 15 e 16 si
parla di Enti locali territoriali; all'articolo 16 bis si parla
del Consiglio dell'autonomia; all'articolo 16 ter si parla del
Consiglio dell'economia e del lavoro per poi tornare a parlare di
potestà legislativa ovvero di potestà legislativa concorrente
all'articolo 17. Secondo me, avrebbe avuto più senso che tutto il
potere legislativo della Regione fosse stato incorporato in un
unico capo.
Ho voluto iniziare dalle cose su cui non ho concordato, ma
tanti sono gli aspetti positivi di questo Statuto. E ne cito
qualcuno per giustificare il mio voto favorevole non solo per
quanto di positivo contengono, ma anche per l'aspettativa - di
cui parlerò alla fine - su questo tipo di procedimento.
E' stata introdotta una potestà legislativa che noi non
avevamo: la potestà attuativa - forse si è trattato di una
dimenticanza -, ma sicuramente un istituto necessario per potere
dare attuazione alla legislazione nazionale. La potestà attuativa
è stata introdotta con il lavoro di questo Parlamento; è stato
introdotto il difensore civico ma non solo la figura del
difensore civico. Fondamentale è stato l'aver introdotto il
principio per cui il difensore civico non può essere espressione
di una maggioranza ma deve essere una persona che abbia la
possibilità di avere un voto qualificato per poter essere eletto,
allora è meglio non averlo.
Credo che questo sia un punto qualificante che dovrebbe essere
esteso anche ai Comuni perché, purtroppo, nei Comuni il difensore
civico non è nient'altro che un posto di sottogoverno e di tutti
i governi che stanno alla guida delle comunità locali.
Sono tante altre le cose positive come, particolarmente
positiva, è l'istituzione della Consulta statutaria
autorevolmente composta e dotata di poteri importanti, come
quello di verifica dell'ammissibilità del referendum.
Ritengo sia stato fatto un passo avanti, anche se qui ci voleva
forse un po' più di coraggio - lo diceva anche l'onorevole Raiti
- rispetto all'ordinamento degli enti locali. Era possibile
forse fare qualcosa di più dotando di poteri e di finanza i
nostri enti locali, ma è chiaro che è un passo avanti rispetto
al sistema eccessivamente centralistico esistito fino ad ora.
Sicuramente positiva è la riconferma delle norme finanziarie e
delle norme che riguardano la rappresentanza estera della nostra
Regione. Dopo avere riconosciuto i diritti delle persone
diversamente abili, avere riconosciuto come principio all'interno
dello Statuto quello dell'attività sportiva, probabilmente avendo
dimenticato tante altre cose positive che, credo di poter dire,
sono state introdotte anche con il contributo dei deputati della
Margherita, bisogna fare in conclusione una riflessione. Anche
questo giustifica il mio voto positivo, per cercare di dare forza
al testo che stiamo per deliberare, ma anche per dare forza ad
iniziative che, probabilmente, dovremo intraprendere.
Dobbiamo riflettere sul fatto che oggi, però, non abbiamo una
vera e propria autonomia statutaria. La riforma del Titolo V ha
attribuito alle regioni ordinarie questo potere, la possibilità
che ogni regione si dia, anche se con un meccanismo più
complesso, con maggioranze particolari, autonomamente un proprio
statuto.
Noi ancora non abbiamo questa possibilità. Credo che sia
questo il prossimo passo verso nuove forme di autonomia; ecco
perché, sia per le cose positive introdotte nel nostro
ordinamento statutario sia perché ritengo necessario
unitariamente proporre un ulteriore balzo di autonomia del nostro
ordinamento, voterò favorevolmente questo testo.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres. Ne ha
facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, il voto che
l'Assemblea regionale siciliana esprimerà questa sera vale una
intera legislatura perché rappresenta un momento storico, dopo
quasi sessant'anni, un momento nel quale il Parlamento, alla luce
dell'esperienza sin qui maturata, alla luce delle riforme
costituzionali, alla luce delle attenzioni rivolte verso la
diversa organizzazione che lo Stato si è data, esprime la propria
opinione e approva la propria proposta di modifica statutaria che
affida al Parlamento nazionale affinché la rispetti.
Desidero parlare soprattutto di questo aspetto.
Non credo che sia necessario in questo momento ricordare i
punti qualificanti di questo Statuto. Non credo sia importante
sottolineare come alcune sue parti siano state il frutto di un
unanime consenso tra le diverse forze politiche, tra i diversi ed
opposti schieramenti. Quello che venne definito, quando la
Commissione Statuto completò la sua prima fase dei lavori, uno
Statuto senza anima', ci siamo accorti che un'anima ce l'ha
perché l'abbiamo costruita, e l'abbiamo costruita, signor
Presidente, onorevoli colleghi, nella più assoluta solitudine,
assumendoci talvolta responsabilità che andavano ben oltre il
nostro compito, se il nostro compito era quello di predisporre un
testo che tenesse conto della volontà dei siciliani.
L'abbiamo approvato assumendoci la responsabilità di
interpretare i suggerimenti che non abbiamo avuto, di
interpretare le volontà che non abbiamo ascoltato, di comprendere
i motivi che storicamente condussero all'approvazione dello
Statuto vigente. Ci siamo riusciti, me lo auguro, ma adesso il
tema non è quello di sottolineare gli aspetti positivi che
certamente sono presenti nello Statuto, non è il momento di dire
che l'anima di questo Statuto è rappresentata dalle competenze
esclusive che esso attribuisce alla Regione siciliana o dalle
nuove competenze legate alla nascita dell'Unione europea, che
certamente nel 1946 non c'era.
Oggi il tema che dobbiamo porci è quello del rispetto delle
scelte che abbiamo assunto, sia pure nel contesto che ho
descritto da parte del Parlamento nazionale.
Onorevoli colleghi, oggi non conta che noi, per la prima volta
in così cospicuo numero, voteremo questo documento, è un atto
scontato, è un atto che conclude un iter parlamentare che ha le
sue regole, che ha i suoi meccanismi e le sue dinamiche.
Oggi è un altro l'aspetto che conta: è quello legato al valore
politico, che le forze politiche presenti in questo Parlamento
attribuiscono allo Statuto e trasferiscono alle forze politiche
nazionali perché esse lo rispettino. Oggi noi dobbiamo
preoccuparci di fare in modo che il segnale politico che parte da
Palazzo dei Normanni, che parte da Sala d'Ercole sia univoco di
un Parlamento che attorno a questo documento ha ritrovato la sua
unità, ha saputo mettere da parte gli schematismi della politica,
ha saputo mettere da parte gli interessi ancorché nobili di
ciascuna parte, per costruire un percorso che serva a dettare le
regole per tutti.
Se questa sera l'Assemblea regionale siciliana farà comprendere
il messaggio forte di unità e di rinnovamento che è contenuto
nello Statuto, allora il percorso che ci aspetta e che aspetta il
Parlamento nazionale sarà relativamente semplice e rispettoso
delle volontà del Parlamento siciliano, diversamente noi subiremo
il secondo tradimento a distanza di quasi 60 anni, quello che
subimmo quando fu approvato uno Statuto in gran parte disatteso e
quello che ci vedrebbe a dover prendere atto della non adeguata
considerazione di cui noi godiamo nel Parlamento nazionale da
parte delle forze politiche alle quali aderiamo.
Allora, oggi comincia il percorso più difficile: non è vero che
quello che abbiamo fatto fino ad ora è stato difficile, faticoso
o complesso; fino ad oggi ci siamo confrontati al nostro interno
parlando la stessa lingua, avendo ben chiari tutti gli obiettivi
univoci che intendevamo raggiungere.
Da questo momento in poi i nostri interlocutori parleranno
un'altra lingua rispetto alla nostra, faranno appello ad altri
valori rispetto ai nostri, si riferiranno ad esperienze
prevalentemente acquisite non dalle regioni autonome come la
nostra, ma dalle regioni ordinarie.
Valuteranno le scelte che noi abbiamo compiuto non sulla base
di quasi sessant'anni di autonomia, ma sulla base di quasi
vent'anni di regionalismo ordinario in Italia.
Mentre fino a questo momento il confronto che si è sviluppato
in questo Parlamento, comunque aveva un dato comune tra di noi,
il mantenimento dell'autonomia, il mantenimento delle forti
prerogative che il nostro Statuto attribuisce e nessuno ha mai
avuto alcun dubbio rispetto al mantenimento di quella impalcatura
statutaria che ci fu consegnata dai La Loggia, dagli Alessi,
dagli Aldisio, da questo momento in poi noi dobbiamo imparare a
comprendere un altro linguaggio e dobbiamo prepararci a far
comprendere il nostro linguaggio a chi non è abituato ai valori
ai quali ci siamo ispirati e ai quali si è ispirato lo Statuto
del 1946.
Onorevoli colleghi, noi siamo soltanto all'inizio di un
percorso importante che vale una legislatura, che suscita in
ciascuno di noi l'orgoglio di esserci stato, di avere apposto la
propria firma in questo documento; ma è l'inizio, dobbiamo
esserne consapevoli, dobbiamo essere consapevoli del fatto che
abbiamo realizzato il miglior testo possibile nella condizione
difficile nella quale ci siamo trovati.
Dobbiamo essere consapevoli che nulla ci sarà regalato.
Allora prepariamoci, prepariamoci a realizzare in maniera forte
un momento di sintesi della nostra volontà con un voto che io mi
auguro sia unanime, ma che so già che non lo sarà, anche nelle
sfumature si può essere convergenti rispetto ad un obiettivo,
anche sulle sfumature si può individuare quel punto in comune che
noi stasera dobbiamo realizzare se vogliamo avere una possibilità
per essere compresi dagli altri.
Credo che alcune questioni - lo abbiamo detto all'inizio di
questo dibattito, lo ripetiamo adesso - quali le competenze
esclusive, i diritti di cittadinanza, le pari opportunità, le
competenze concorrenti, le competenze in materia finanziaria, i
rapporti con l'Unione europea e tutte le altre questioni che sono
contenute nello Statuto devono comunque essere fatte salve nelle
valutazioni politiche che compiremo nel momento in cui voteremo
il documento nel suo insieme.
So che le differenziazioni presenti non riguardano la
cosiddetta anima dello Statuto, ma riguardano altri aspetti sui
quali esiste una differenza di valutazione che si è manifestata
in più occasioni tra maggioranza e opposizione all'interno della
maggioranza, all'interno dell'opposizione, ma oggi abbiamo
bisogno di far salve le competenze, di far salve le innovazioni,
di far salva quell'anima fortemente autonomista che lo Statuto ha
inteso consolidare e innovare.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro voto sarà un
voto favorevole che racchiude in sé non soltanto un giudizio
complessivamente positivo rispetto al contenuto della proposta di
Statuto, ma racchiude in sé anche una esplicita volontà di
continuare il percorso attraverso i canali della politica,
attraverso la sensibilizzazione degli esponenti politici
nazionali di riferimento del nostro partito.
Con questo auspicio e con questa dichiarazione espressa di
volontà, signor Presidente, credo che possano essere fatti salvi
rispetto ad una serie di obiettivi che possono non essere stati
raggiunti in pieno ma che certamente non inficiano il valore
complessivo dello Statuto.
Noi lo voteremo e facciamo appello ai diversi esponenti
politici, alle diverse forze politiche perché le eventuali
differenziazioni, che pure è lecito che ci siano, che pure è
ovvio che ci siano, facciano salve quelle condizioni che
riguardano, non i rapporti interni alla Regione, non le
competenze interne del Parlamento, non i rapporti tra le forze
politiche in sede locale, ma più complessivamente il rapporto
tra l'Assemblea regionale siciliana ed il nostro interlocutore
nazionale, perché solo così riusciremo a tutelare le volontà che
abbiamo espresso, solo così riusciremo a portare in Parlamento
un'opinione decisa, ferma, assolutamente inequivocabile sulla
volontà dei siciliani di essere cittadini moderni, rispettosi di
quelle che sono le tradizioni alle quali facciamo riferimento ed
alla cui cultura ci siamo formati.
Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE Comunico che è stato presentato dagli onorevoli
Savarino, Fleres, Capodicasa e Raiti l'ordine del giorno n. 536
Massima diffusione possibile della bozza di Statuto regionale
approvata dall'Assemblea regionale siciliana .
E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo di
Rifondazione Comunista ha contribuito al percorso, al dibattito,
all'elaborazione del nuovo Statuto siciliano con un proprio punto
di vista, un punto di vista autonomo, critico, espresso prima in
un disegno di legge, poi in una relazione di minoranza al momento
dell'arrivo del disegno di legge dalla commissione all'Aula.
Riconfermiamo un punto di dissenso in nome di una visione
radicale della democrazia e della partecipazione che non ci
sentiamo di abbandonare. Lo facciamo con spirito propositivo,
come abbiamo lavorato in questi mesi, sia nella commissione che
nel lavoro dell'Aula, e non lo facciamo per un'ansia di
differenziazione, per riaffermare una nostra diversità, ma perché
ci sono dei principi contenuti in uno Statuto che per noi è una
carta costituzionale, la nostra carta costituzionale, rispetto ai
quali non si può rinunciare e non si può mediare.
Non è il momento di ripercorrere l'analisi dettagliata dei vari
articoli dello Statuto, forse se il Presidente della commissione,
ma è il momento di svolgere un ragionamento politico.
Ecco, signor Presidente, noi crediamo che sia sbagliata la
centralità assegnata, anche da questo Statuto, al ruolo ed alla
funzione del governo rispetto alla centralità del Parlamento; c'è
uno spostamento di poteri, di centralità, di ruolo sugli
Esecutivi a scapito della funzione rappresentativa e della
volontà popolare.
Questo per noi è un elemento discriminante in quanto, da
sempre, abbiamo considerato gli effetti ademocratici e le
vocazioni autoritarie contenute nell'elezione diretta del
Presidente della Regione.
La nostra posizione viene da lontano. Nella passata legislatura
fu solo il gruppo di Rifondazione Comunista a votare contro la
forma di governo presidenzialista in quest'Aula e noi da tempo,
in questi anni, ci siamo interrogati sulle forme della democrazia
e sulle forme della partecipazione, cioè su come modificare,
estendendo dall'alto verso il basso, il rapporto tra i
rappresentanti e i rappresentati.
Abbiamo sempre lavorato per dare centralità all'Assemblea e
anche con i nostri emendamenti abbiamo operato per temperare gli
effetti devastanti della forma presidenzialista.
Abbiamo proposto che almeno il programma del Governo eletto,
indicato dal Presidente della Regione, fosse votato
dall'Assemblea regionale siciliana; qualcuno ci dirà: ma quel
programma, al momento del voto del Presidente, è stato scelto
dagli elettori . E' vero, ma gli elettori hanno scelto anche
l'Assemblea regionale e hanno il dovere di pronunciarsi pure
sulla coerenza tra quel programma e la sua attuazione.
Abbiamo proposto con nostri emendamenti che il Governo, scelto
direttamente dal Presidente della Regione, fosse, però, votato
dall'Assemblea regionale; questo per consegnare al Parlamento la
possibilità di pronunciarsi anche sull'operato dei singoli
assessori, di sfiduciare un singolo componente del Governo, cioè
il tentativo di ridare un ruolo centrale al Parlamento per
temperare gli effetti dell'elezione diretta del Presidente della
Regione.
In un incontro il presidente Cuffaro ha detto: Così facendo si
ritorna ai veti dei partiti .
Non fateci ridere La paralisi attuale che sta vivendo la
maggioranza è dovuta ai veti dei partiti, alla centralità, al
ruolo di questo Parlamento o piuttosto alla crisi interna ai
partiti?
Quindi, nessun meccanismo istituzionale potrà dare risposta
alla crisi della politica che esiste e che investe il ruolo dei
partiti. O i partiti si autoriformano e diventano essi stessi
motori di una riforma più generale della politica o le
istituzioni saranno paralizzate per effetto della loro crisi, non
per un meccanismo istituzionale che privilegia la centralità del
ruolo dei partiti e del Parlamento rispetto alle scelte autonome
del Parlamento stesso contenute nell'elezione diretta del
Presidente della Regione e nella forma di governo
extraparlamentare, perché di questo parliamo quando ci si
riferisce alla scelta presidenzialista. Si parla di governi
extraparlamentari sui quali abbiamo chiesto e proposto
all'Assemblea regionale, in Commissione Statuto, che almeno il
Governo ne temperasse gli effetti.
Siamo indignati, lo dico per la mia parte politica, per le
modalità e per il merito della riforma costituzionale ma vorrei
dirlo anche agli amici del centrosinistra. Non ci si può
indignare a Roma ed essere silenti, poi, in Sicilia.
Cos'è questo potere straordinario del Premier, che viene
affermato nella riforma costituzionale nazionale, se non lo
stesso potere che noi consegniamo, anche con la legittimazione di
questo Statuto dopo la legge-voto della passata legislatura, al
Presidente della Regione? Un Presidente della Regione che è
inamovibile perchè il potere delle dimissioni concentrato e
contenuto nelle sue mani è l'elemento vero di ricatto sul
Parlamento.
Nessun Parlamento è disponibile ad operare una sfiducia nei
confronti di un Presidente della Regione poichè questo comporta
automaticamente la decadenza del Parlamento e, quindi, il
Presidente della Regione è il centro di tutto l'impianto e
l'assetto istituzionale.
Per queste ragioni sulla nostra impostazione parlamentarista e,
conseguentemente proporzionalista, e sulle Istituzioni che per
noi devono essere lo specchio reale della rappresentanza sociale
e delle identità politiche e culturali che si esprimono nella
società non c'è possibilità di mediazione.
Questo è il primo punto discriminante, per quanto ci riguarda.
Il secondo punto - vorrei dirlo, ma non per rompere il clima
unanimistico, da evento storico -, inviterei tutti, come ho già
fatto in altre occasioni, a non caricarci dei valori di
scrittori della storia' che ognuno tende ad assegnare a se
stesso. Possiamo scrivere un po' di cronaca, da questo punto di
vista siamo davvero dei nani sulle spalle di giganti e lo sono
assolutamente quelli che hanno riscritto la Costituzione
nazionale del nostro Paese come lo siamo anche noi, senza per
questo togliere valore all'azione che abbiamo portato avanti con
la riscrittura di questo Statuto.
Del resto, lo diceva prima l'onorevole Fleres, abbiamo operato
spesso in Commissione, in Commissione, nel dibattito politico
parlamentare in questi mesi in solitudine. Non c'è stato un vero
dibattito culturale se non il coinvolgimento delle Università, se
non una volontà che è partita da dentro l'Assemblea regionale per
coinvolgere i soggetti esterni, piuttosto che un fermento
culturale dall'esterno che ha travolto poi il dibattito interno
all'Assemblea regionale.
Del resto, le Costituzioni si scrivono o dopo grandi eventi
storici, dopo guerre, dopo rivoluzioni; qui siamo partiti
dall'esigenza di fotografare le novità e le trasformazioni
intervenute nel panorama nazionale ed europeo per adeguare uno
strumento e una carta costituzionale, ma non siamo riusciti ad
andare oltre l'adeguamento.
Qui c'è il secondo limite: non siamo riusciti a fare di questo
Statuto lo strumento di trasformazioni future e la possibile
individuazione di filoni di trasformazione sociale rispetto ai
quali prevedere anche le modifiche degli assetti istituzionali. E
qui colloco i limiti, secondo me, del rifiuto della democrazia
paritaria e di genere, e quindi l'affondamento dell'impianto
dello Statuto. Avere acquisito la democrazia di genere come
chiave di lettura della revisione, dell'assetto e dell'impianto
istituzionale dello Statuto, ci avrebbe messo in sintonia con uno
dei filoni fondamentali delle trasformazioni epocali in questo
momento, non solo in questa parte del mondo, ma in gran parte del
Pianeta.
Affermando il principio della democrazia paritaria e di genere,
avremmo dato un altro segno, guardando sì all'evoluzione dei
rapporti tra rappresentanti e rappresentati - noi stiamo
scrivendo uno Statuto che non deve avere valore né per due, né
per dieci anni, ma avrebbe dovuto avere e dovrebbe avere
l'ambizione di una validità almeno cinquantennale, com'è stato il
nostro Statuto che oggi stiamo modificando, lo Statuto del 1947 -
, avremmo dovuto prevedere le trasformazioni profonde che, dal
punto di vista sociale, stanno già investendo le strutture della
società e delle istituzioni. E, sul punto del ruolo delle donne e
della democrazia paritaria, non si tratta di tollerare la
presenza delle donne nelle istituzioni o di promuoverla per quote
o per piccoli passi, per amor di Dio importanti, e, comunque,
conquiste, visti i livelli dell'arretratezza del dibattito
politico e culturale su questi temi in questa Assemblea
regionale, ma di fare proprio un altro punto di vista, un punto
di vista di genere, una cultura critica di un modello sociale
costruito sul potere maschile, un rapporto diverso tra la società
e le Istituzioni per affermare una democrazia includente e non
escludente.
Voi capite che non si tratta di parlare della Commissione per
le pari opportunità o del Consiglio di genere. Ma si tratta,
appunto, di affermare un altro punto di vista, un'altra chiave di
lettura del rapporto tra Istituzioni e società.
Del resto, ogni assetto istituzionale democratico o è un
assetto includente, o non lo è e noi viviamo una fase nella
quale, invece, la politica è escludente per le donne, è
escludente per la rappresentanza delle donne nelle istituzioni.
Certo, anche qui c'è un problema di autoriforma dei partiti, di
rapporto tra i partiti e la società, una società nella quale la
presenza femminile è più della metà. Invece ci siamo fermati al
30 per cento delle donne nella Giunta di Governo.
Il terzo punto discriminante, signor Presidente, onorevoli
colleghi, riguarda una parola che questa ventata di pensiero
unico liberista ha provato a cancellare dal vocabolario politico
- mi riferisco alla parola pubblico'. Nello Statuto, avremmo
voluto norme chiare sulla difesa del patrimonio pubblico ed
avremmo, altresì, voluto dare centralità al tema della
riconquista e della ricostruzione degli spazi pubblici. A questo
deve guardare la politica: al territorio, all'ambiente, al mare,
alle coste, ai beni culturali ed architettonici, all'acqua.
Parliamo di scelte politiche che riguardano la vita materiale
di cinque milioni di persone in Sicilia. Parliamo di servizi
essenziali: la sanità, la scuola, l'assistenza.
Dare centralità al pubblico nella scelta costituzionale dello
Statuto avrebbe sicuramente creato una contraddizione con un
liberismo che, nella forma selvaggia o nella forma moderata, in
questi anni purtroppo ha imprigionato la destra ed ha costituito
anche una gabbia per le politiche di centrosinistra da inserire
nello Statuto, politiche chiare sulla ricostruzione di spazi
pubblici, sulla difesa del patrimonio pubblico che avrebbero
sicuramente costituito una contraddizione alle politiche di
privatizzazione selvaggia e di svendita che il Governo di
centrodestra, sta operando in questo momento ma che avrebbe
rappresentato una contraddizione da autocritica ed una
ridiscussione anche sulle scelte operate in questi anni dalle
politiche liberiste e di liberismo temperato del centrosinistra.
Quando diciamo ciò, non parliamo però di politiche contingenti
ma di patrimonio della Regione, dell'aria, del mare, delle
risorse del sottosuolo, cioè parliamo della ricchezza che rende
tale e da identità ad una comunità, da identità alle risorse
economiche e alle ricchezze, identità e senso ad uno sviluppo che
ha la presunzione, anche attraverso l'uso dello strumento dello
Statuto, di autodeterminarsi e di autogovernarsi.
C'è infine un'assenza che rileviamo: abbiamo dibattuto molto,
anche in quest'Aula, sul ruolo da dare, nello Statuto, ai
siciliani all'estero, ai nostri emigrati, ma non emergono parole
chiare, forti sul tema che riguarda l'attuale fase della storia
del mondo che, ogni giorno, drammaticamente, ormai ci vede
assuefatti alle notizie di cronaca che trattano il tema degli
emigranti. Si tratta di un tema da annoverare tra quelli centrali
dello Statuto siciliano, in previsione di politiche non solo di
accoglienza e di integrazione - parola orribile perché
l'integrazione presuppone sempre un corpo al quale un altro debba
assoggettarsi - ma alle politiche di dialogo, di valorizzazione
delle diversità sociali, culturali, religiose in questa terra che
oggi, più che in passato, è stata ed è il centro del
Mediterraneo, di un Mediterraneo però che vive oggi il dramma
epocale degli emigranti, vive il dramma epocale delle guerre di
una parte del pianeta. Se la Sicilia deve guardare all'Europa la
Sicilia deve guardare all'altra parte del Mediterraneo perché la
Sicilia non è una Regione europea ma euromediterranea.
Nonostante la riaffermazione di questi nostri punti di vista
radicali, non ci siamo arroccati - raccolgo l'invito che veniva
fatto nell'intervento precedente - ed abbiamo contribuito ad
elaborare un testo che contiene anche aspetti che riteniamo
positivi e che vanno valorizzati - certo vi sono delle partii
ridondanti, addirittura fino alla costituzionalizzazione del
Regolamento dell'Assemblea regionale, al proliferare di Comitati
su Comitati, di Consigli su Consigli, di Consulte su Consulte la
cui utilità è tutta da provare e sicuramente in partenza è
discutibile.
Vi sono certamente elementi positivi: il decentramento e le
scelte di decentramento verso il basso con un ruolo centrale agli
enti locali, l'ufficio del difensore civico, la riaffermazione
della natura pattizia del rapporto con lo Stato, così come
positivo - ne abbiamo discusso anche in quest'Aula - è il
riferimento nello Statuto al rifiuto della mafia, con un articolo
autonomo che da valore e che dovrebbe ispirare non solo le
politiche pubbliche di questa Regione ma anche la selezione delle
classi dirigenti.
Basta leggere quotidianamente i giornali per capire quanto non
basta l'unanimismo su un articolo per tradurre poi in scelte
visibili per la società e la collettività l'operato coerente tra
il dire e il fare, tra le nostre scelte e quello che vogliamo e
dobbiamo essere nel rapporto tra le istituzioni e la società.
Avremmo evitato anche nel preambolo il riferimento alle fedi e
alle confessioni religiose, avremmo preferito uno Statuto che,
proprio perché si riferisce alle istituzioni di questa Regione,
si mantenesse sul piano della laicità; eppure, è stato positivo,
con il concorso di più parti - centrodestra e centrosinistra -
avere evitato la vocazione integralista e fondamentalista
suggerita da alcuni emendamenti portati in Aula dal Gabinetto del
Presidente della Regione.
Abbiamo mantenuto per la Sicilia non solo un ruolo di dialogo
ma di promozione del dialogo tra le diversi fedi religiose,
perché, in questa Terra, l'identità culturale é nata ed é data
storicamente dall'incontro tra le grandi culture e le grandi
religioni monoteiste nate proprio nel Mediterraneo, senza alcuna
vocazione di civiltà e di prevalenza di una religione sull'altra,
il richiamo il cristianesimo e un richiamo al patrimonio delle
nostre comunità che è indiscutibile e lo dice una persona che
non è credente e che vuole difendere la propria scelta culturale
e di vita. La Sicilia, quindi, rimane un punto di incontro tra
culture e identità religioni.
Per questi motivi, non possiamo esprimere un voto positivo.
Vorrei dire però qualcosa in più. Signor Presidente, arriviamo in
ritardo con questo Statuto e ciò è frutto di una scelta politica
trasversale a questo Parlamento. Rispetto a questa scelta
politica, non bisogna versare lacrime di coccodrillo. Non so se
il Parlamento nazionale riuscirà, secondo le procedure
costituzionali, ad approvare lo Statuto siciliano. Dico ciò
perchè è forte, nell'attuale Parlamento, una vocazione
antimeridionalista ed antisiciliana ed una sorta di odio verso
ogni cosa che ha a che fare con il Mezzogiorno. Vi è però una
responsabilità da parte di quest'Aula, una vostra responsabilità.
PRESIDENTE Onorevole Forgione, il suo intervento ha superato
i venti minuti.
FORGIONE Sto concludendo, signor Presidente. Rappresento
l'unico Gruppo che esprime un voto contrario; mi faccia esprimere
quindi le mie dichiarazioni.
Onorevoli colleghi, vi è una vostra responsabilità e dovete
essere onesti ammettendo che avete privilegiato, stravolgendo
ogni logica istituzionale, la legge elettorale allo Statuto,
quando una legge elettorale proprio perchè interviene sugli
assetti istituzionali, avrebbe dovuto essere conseguente alla
struttura e all'assetto istituzionale che si sceglieva con la
modifica dello Statuto; avete impiegato un anno per approvare una
legge elettorale perchè - diciamoci la verità - le riforme ad
personam per tutelare un ceto politico sono più importanti della
riforma generale e ciò, in quest'Aula, ha riguardato il
centrodestra come il centrosinistra. Se avessimo operato prima
sulla riforma delle riforme - lo Statuto - come lei ci aveva
indicato, signor Presidente, forse oggi non faremmo la corsa
contro il tempo e non avremmo l'appello da fare alla deputazione
nazionale perché oggi avremmo uno Statuto rispetto al quale
rendere omogenea una legge elettorale.
Si è scelta l'altra strada e oggi crediamo che l'atto di
espressione di massima democrazia che potevamo e possiamo fare é
stata ed è la scelta del referendum per riparare, sul terreno
democratico, ad una forzatura culturale, politica ed
istituzionale che è stata quella di anteporre una brutta legge
elettorale allo Statuto, che avrebbe dovuto essere la cornice di
quel sistema e di quella legge elettorale. Per questo motivo,
anche con il referendum, conduciamo una battaglia che non si
differenzia da quella esposta prima, rivendicando una ispirazione
di radicalità democratica a fondamento del nostro voto contrario
a questo Statuto ed è l'idea che centrale è il Parlamento, la
partecipazione e la reale rappresentanza delle istanze sociali
nelle istituzioni; ogni restringimento del rapporto tra
rappresentanti e rappresentati è una menomazione della
democrazia; ogni restringimento delle forme di partecipazione
democratica è una menomazione della democrazia.
Non possiamo pensare ad una democrazia escludente se vogliamo
ricostruire un rapporto con la società che è oggi ancora
fortemente incrinato ed è tutto da ricostruire e da
riqualificare.
Per queste ragioni, signor Presidente, onorevoli colleghi, il
Gruppo di Rifondazione comunista esprimerà un voto contrario.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Rotella. Ne ha
facoltà.
Onorevoli colleghi, devo purtroppo richiamarvi al rispetto dei
tempi.
ROTELLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, spero di
rimediare al lungo intervento dell'onorevole Forgione con un
intervento breve che sia apprezzato, per lo meno, per la sua
sinteticità, però non volevo privarmi del piacere di
preannunciare il voto favorevole di Nuova Sicilia ad una
conquista di civiltà politica che è avvenuta in Commissione e per
questo ringrazio, lo voglio fare pubblicamente in questa sede, il
Presidente della Commissione, l'onorevole Vincenzo Leanza al
quale, oltre che una amicizia personale, mi legava e mi lega una
grande amicizia politica e verso l'uomo ed un ringraziamento,
naturalmente, al Presidente Capodicasa ed a tutta la Commissione
per lo straordinario lavoro svolto in questi mesi, consegnando
uno Statuto più moderno, più competitivo, più forte, che fosse
comunque la salvaguardia e la testimonianza della nostra
autonomia e della nostra specificità.
Signor Presidente, questa è certamente una occasione importante
e, come diceva bene l'onorevole Fleres, oggi è un giorno
straordinario che forse vale tutta l'intera legislatura; mi sia
anche consentito però di esprimere anche un mio giudizio politico
sull'argomento: a lei, Signor Presidente, che oggi ha dichiarato
su tutti i giornali l'importanza e la portata dell'avvenimento,
ricordo e chiedo ai colleghi tutti di ricordare che noi,
comunque, dobbiamo essere sentinelle di questa specificità perchè
non avvenga mai che questa specificità venga defraudata o venga
rubata da un Governo o da vari Governi che troppo spesso,
purtroppo, dimenticano qual è il valore di questa specificità e
qual è il valore del Mezzogiorno e della Sicilia.
A tal proposito, prendo in considerazione la testimonianza di
oggi: la larga maggioranza di questo consenso intorno allo
Statuto è certamente il segnale più forte e più marcato del fatto
che questa autonomia non sia soltanto una parola ma sia qualche
cosa di più, sia la storia, la forza del nostro popolo, la voglia
comunque di riconoscerci e di riconoscere nella storia, nel
presente, ma anche e soprattutto nel futuro, come l'autonomia sia
un valore e attorno a questo valore vogliamo costruirci, vogliamo
costruire politica.
Vorrei fare soltanto un cenno, invece, ad un pericolo vero che
secondo me va con forza combattuto: il tentativo da parte di
qualcuno che intorno al federalismo e all'autonomia fiscale non
si possono giocare, invece, vicende che potrebbero penalizzare la
nostra Regione. Credo che tutti noi dobbiamo tenere gli occhi
aperti perchè sia salvaguardato un principio, cioè la nostra
unità nazionale.
Siamo autonomisti, siamo federalisti ma lo siamo nell'ambito
di una unità nazionale che vogliamo qui rivendicare e per la
quale ci siamo spesi, ci siamo impegnati e continuiamo ogni
giorno a lottare. Tentiamo di tenere la Sicilia ancorata al
nostro Paese, ancorata all'Europa.
Credo che tutto ciò che si poteva fare in questo Statuto, o si
poteva dire, sia stato fatto o sia stato detto. Ogni statuto
certamente è perfettibile, fa i conti con la storia, fa i conti
con i processi di ammodernamento, con le novità, con una civiltà
che cresce e che cambia. Certamente, tra qualche anno o fra molti
anni, ci accorgeremo che sarà utile o necessario apportare altre
modifiche. Nulla ce lo vieta perché ciò fa parte di un processo
evolutivo della storia della politica.
In ogni caso, qui mi sia consentito soltanto ribadire la
soddisfazione che, a nome del Gruppo di Nuova Sicilia, intendo
sottoscrivere in quest'Aula di fronte al Presidente
dell'Assemblea regionale siciliana che é il nostro garante ma che
i anche il nostro vertice e per questo la ringrazio, signor
Presidente.
Abbiamo sicuramente conquistato credibilità e abbiamo fatto un
buon servizio alla Sicilia e al popolo siciliano.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, sicuramente
sarò molto più rispettoso dei tempi, anche perché non devo
assolutamente convincere i colleghi ad esprimere un voto a favore
o contro; il bello della democrazia é infatti votare liberamente,
senza condizionamenti politici.
Devo quindi rappresentare soltanto, in quest'Assemblea, il mio
voto contrario alla modifica dello Statuto.
Dico ciò non perché sono contrario a modificare nel senso
positivo perchè in verità il mio voto contrario non nasce per la
quantità delle cose negative rispetto alle cose positive; devo
dire, anzi, che c'é più l'apprezzamento per la quantità ma non
per la qualità rispetto alle cose che non condivido. E di cose
che non condivido ce ne sono anche se sono una minima parte e,
sostanzialmente, superano la quantità delle cose positive che
sono state introdotte. La ragione é semplice. Ho dovuto
insistere, essere quasi noioso; ricordo che all'articolo 3 era
stato presentato un emendamento e mi ero accorto, non so come mai
fosse sfuggito, che si era addirittura tolta la parola
autonoma', riferita a Regione. Questo mi ha profondamente
impressionato perché avevo già una impressione negativa sullo
Statuto, figuriamoci quando ho visto e riscontrato che mancava
questa parola e non si tratta di una questione formale, di
neologismo, ma é sostanziale perché, a mio avviso, le modifiche
che sono state apportate costituiscono un aggiustamento di tipo
ordinario.
E con questo aggiustamento di tipo ordinario ci allineiamo in
modo assoluto alle Regioni a Statuto ordinario e, quindi, la
specificità e la specialità autonomistica della nostra Regione è
stata, come più volte ho detto, annacquata rispetto al bisogno e
alla necessità di essere più autonomisti in una situazione
generale che vede la modifica al Titolo V della Costituzione -
proprio in questi giorni se ne é più volte accennato - la
modifica alla Costituzione, la devolution che ha penalizzato e
penalizzerà di più la nostra Regione. Ciò é stato ricordato da
alcuni interventi.
Voglio partire quindi da questa considerazione, questa
divaricazione e diversità per sostenere che essere autonomisti e
nello stesso tempo essere antipresidenzialisti non è
assolutamente una contraddizione proprio perché essere
autonomisti in una Regione come la nostra, la Sicilia, è inteso
come un'autonomia del ceto politico - di solito il ceto politico
dominante, anche con qualche accomodamento di tipo consociativo,
nel corso di questi ultimi anni - e rafforzare l'autonomia vera
significa dare ai siciliani quello che in tutti questi anni,
anzi, negli ultimi secoli é stato tolto alla Sicilia. Questo è il
concetto.
Come è stato detto, di solito, i grandi stravolgimenti mondiali
vengono provocati da fatti eccezionali, rivoluzioni, colpi di
Stato, guerre e quant'altro. Bene, abbiamo fatto un aggiustamento
che non nasce da queste esigenze epocali ma nasce da esigenze
prettamente ordinarie. Quello che è stato introdotto e che io
considero positivo potrebbe essere inserito nella nostra
legislatura, nella nostra capacità di legiferare, in modo
ordinario cioè non è necessario.Ho qualche dubbio che il
Parlamento nazionale possa recepire alcune norme.
Ho fatto delle provocazioni in merito ad alcune norme che sono
state inserite nello Statuto ma questo non vuol dire
assolutamente che reputo negativi alcuni aspetti che sono stati
introdotti e che sono condivisibili. L'aspetto più prevalente è
quello negativo perchè annulla, annacqua, diluisce.
E' chiaro il concetto che la nostra autonomia ha perso
assolutamente significato e questo non può essere spacciato per
un fatto innovativo perchè abbiamo dato maggiore potere
all'Esecutivo. Per questo motivo, facciamo riferimento ad alcuni
Paesi d'Europa: la Spagna e la Catalogna. Ebbene, lì il
regionalismo si è rafforzato: c'è il Presidente eletto però il
concetto è completamente diverso.
Andiamo a vedere cosa sono stati capaci di fare gli spagnoli,
in particolare i Catalani in Spagna, che cosa hanno creato
nell'arco di pochissimi anni in quella Regione facendola
diventare la possibile Svizzera del Mediterraneo latino.
Abbiamo il riferimento alla Catalogna, abbiamo avuto
possibilità di invitare anche rappresentanti di quella Regione
che si può dire sia uno Stato. Ebbene, che differenza c'è tra la
Catalogna e la Sicilia? Non c'è nessuna differenza. Abbiamo
avuto la stessa storia ma lì sono riusciti grazie alla loro
capacità ad essere uniti e ad avere un Parlamento catalano. Noi
invece abbiamo un Parlamento siciliano che è espressione
esclusivamente del ceto politico. Questo è quello che
percepiscono i siciliani.
Non si tratta quindi di una novità di tipo epocale che può
considerare questa modifica dello Statuto come qualcosa che è dei
siciliani; non lo sentono, tranne i mezzi di informazione che in
questo ultimo periodo hanno fatto una grancassa.
Una cosa voglio sottolineare e ringrazio il Presidente
dell'Assemblea, onorevole Lo Porto e il Presidente Capodicasa che
sono stati sensibili quando ho insistito, con la cocciutaggine
che mi caratterizza, per fare reinserire con l'articolo 117 la
formulazione Regione autonoma' perchè questo non è un fatto
semplicemente nominalistico ma un punto di riferimento come
parlamentari, quello di garantire ai siciliani una diversità
nella specificità della Costituzione italiana. La Regione
siciliana deve rimanere regione autonoma, senza assolutamente
annacquamento con qualsiasi tipo di emendamento che si può avere
anche all'interno dell'approvazione da parte del Parlamento
nazionale.
L'onorevole Fleres faceva riferimento - ci invitava forse
all'unità, ho inteso questo - probabilmente ad un ritorno
indietro di questo Statuto; forse potrebbe anche succedere e
questa preoccupazione l'ho riscontrata quando stavamo per
approvare l'articolo 38 dello Statuto che si riferiva alla
contribuzione della solidarietà, questo contributo, questa
elemosina che lo Stato italiano ci eroga come ricompensa per quel
disastro che abbiamo subito nell'ultimo secolo.
Vi è la preoccupazione che addirittura possa essere cancellato
questo contributo come fosse una elemosina ma noi questo diritto
dobbiamo rivendicarlo perchè la Sicilia rivendica un risarcimento
per essere stata abbandonata, depredata dai Governi precedenti.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Gurrieri. Ne ha
facoltà.
GURRIERI Signor Presidente, onorevoli colleghi,
l'approvazione del nuovo Statuto pur se con tutte le difficoltà
che si sono potute registrare - è un'osservazione ricorrente
negli interventi che mi hanno preceduto - ha rappresentato un
atto di rilevanza politica straordinaria, sia in rapporto ai
dinamismi interni alla Regione siciliana che spesso hanno creato
l'impressione di una corresponsabilità a ribasso fra tutti,
maggioranza e opposizione, una nebbia in cui tutti i gatti
sembrano grigi, sia in relazione ai fatti avvenuti al Parlamento
nazionale, dove una riforma della legge fondamentale dello Stato,
analoga quasi allo Statuto che stiamo approvando, è stata
approvata a colpi di maggioranza con una maggioranza blindata.
I lavori di revisione dello Statuto non hanno seguito gli
stravolgimenti di prassi procedurali a cui abbiamo dovuto
assistere a livello nazionale e si può ben dire che, nonostante i
ritardi nella modernizzazione, le difficoltà gestionali e
l'obesità burocratica, la Sicilia è riuscita a dare ancora una
volta una grande lezione, distinguendosi per quella maturità
istituzionale di cui è stata anticipatrice nella storia e che non
ha consentito quella spregiudicatezza nell'affrontare gli
argomenti costituzionali che, a livello nazionale, ha fatto
passare il principio secondo cui una maggioranza è legittimata a
fare la sua Costituzione, anche se il nuovo Statuto potrà
presentare qua e là qualche imperfezione; non c'è dubbio alcuno
che il senso di responsabilità di tutti ha permesso di realizzare
la sintesi di quello che era possibile fare.
Certo tutto questo lavoro si è trovato inserito in un contesto
di attenzioni e produttività legislative piuttosto ridotte, un
contesto, come è stato detto stamattina in conferenza stampa
dall'onorevole Fleres, molto distratto.
A tal proposito, devo dire onestamente che non si può accettare
uno sbrigativo giudizio di corresponsabilità che vede coinvolti
tutti allo stesso modo; quando l'opposizione viene chiamata, il
suo ruolo lo svolge e lo svolge bene, fino in fondo, come
dimostra l'ottimo lavoro portato avanti dall'onorevole
Capodicasa, dall'onorevole Ortisi e da atri colleghi.
L'impegno dell'onorevole Capodicasa, al di là dei pregi della
persona, è infatti una sintesi significativa della serietà con la
quale la minoranza ha sempre inteso e svolto il ruolo
istituzionale.
Signor Presidente, non è giusto generalizzare e fare di tutta
l'erba un fascio , quando spesso si afferma che l'Assemblea non
lavora, che è improduttiva. Le responsabilità sono in proporzione
al potere esercitato e riguardano, soprattutto, una maggioranza
che, per varie ragioni, non è riuscita a trasformare una larga
maggioranza in prodotto politico. Ciò fa parte, ormai, della
storia di questa legislatura e nessuno di voi potrà cancellarla,
perché è una verità storica.
Pur con questi limiti, e vado a concludere signor Presidente,
debbo riconoscere, come membro della Commissione, che è stato
eseguito un buon lavoro, riuscendo, come è stato sottolineato da
più parti, ad adeguare lo Statuto alle nuove esigenze
istituzionali ed europee, senza perdere alcuno dei suoi principi
ispiratori fondamentali, usando nella intelaiatura e nei punti
più importanti un metodo condiviso.
Per questa sintesi, mi sento in dovere di riconoscere un grande
merito ad una persona che oggi non c'è più, mi riferisco al
Presidente Leanza, il quale è riuscito con la sua competenza, ma
soprattutto con la sua semplicità, ad annullare la
contrapposizione delle diverse appartenenze politiche.
A questo buon risultato, ritengo che, in questo scorcio di
legislatura, bisognerebbe accompagnare uno scatto di orgoglio,
uno sforzo collettivo per riuscire ad individuare, prima
dell'estate, tre o quattro punti su cui fare convergere le nostre
energie, facendo tesoro dell'esperienza di oggi, pur nella
distinzione dei ruoli.
Voglio citare un solo tema come esempio di metodo: i rapporti
con lo Stato.
Signor Presidente, certamente ricorderà la scarsa
considerazione in cui ci hanno tenuto anche i nostri parlamentari
nazionali - forse perché memori e, forse al contrario, perché
insuperbiti del famoso 61 a 0 delle politiche del 2001 -, quando
li invitò alcuni mesi addietro; ebbene, su 70 deputati se ne
presentarono 9.
Lo stesso ruolo svolto dal Parlamento nazionale di fronte
all'attacco nei confronti del Sud è stato indubbiamente affetto
da una forma di anemia istituzionale.
Questo tema dei rapporti con lo Stato va affrontato
ripristinando un rapporto di grande dignità.
Mi auguro che occasioni come questa di oggi possano favorire un
atteggiamento nuovo, un metodo che ci permetta di affrontare con
forza, pur nella distinzione delle responsabilità di maggioranza
ed opposizione, alcune delle questioni ancora aperte in questa
Regione, il tutto nell'interesse dei Siciliani.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Sammartino. Ne
ha facoltà.
SAMMARTINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
convinto che, oggi, con il voto che l'Assemblea regionale
siciliana si accinge ad esprimere, in merito all'approvazione
definitiva della riforma dello Statuto, si stia celebrando un
passaggio storico della portata sicuramente qualificante
l'attività dell'Assemblea regionale siciliana. Un passaggio
storico che ha il grande merito - ho la mia personale opinione al
riguardo - di avere lasciato inalterato l'impianto statutario del
vigente, del precedente Statuto, di avere lasciati immutati gli
istituti, gli organi, le norme principali che in qualche modo
qualificavano, che avevano fatto dello Statuto vigente, dello
Statuto del 1946, una Carta di portata innovativa, senza
precedenti, nel panorama giuridico istituzionale nazionale,
tant'è che è stato approvato ancor prima della Costituzione.
Sotto questo profilo, vorrei entrare nel merito di ciò che
ritengo qualificante questa riforma, ancorché legata ad una
conservazione di questi istituti e di queste norme, a partire
dall'Alta Corte. Devo dire che sotto questo profilo, anche la
Commissione - che tanto ha lavorato sulla riforma per arrivare
all'approvazione che, oggi, definiremo -, in un primo momento,
non aveva maturato certe opinioni che invece, non appena la
stessa proposta è stata trattata in Aula, ha in qualche modo
maturato e metabolizzato. La prima proposta della Commissione non
prevedeva il mantenimento dell'Alta Corte; non prevedeva
inalterate le competenze e le prerogative del Commissario dello
Stato; non prevedeva il mantenimento del potere di ordine
pubblico e di pubblica sicurezza in capo al Presidente della
Regione; non prevedeva, quindi, il mantenimento di quelle norme
che qualificavano ed hanno qualificato realmente lo Statuto del
1946.
Sotto questo profilo c'è da dare grande atto alla Presidenza
della Commissione, a tutti i componenti della Commissione, per
avere, in qualche modo, sposato questo nuovo corso nei lavori di
riforma dello Statuto attraverso il confronto che, ancorché
distratto, sotto il profilo pubblico, sotto il profilo della
partecipazione dell'opinione pubblica, è comunque qualcosa che si
può recuperare.
Mi permetto di esprimere, anche qui, un parere condiviso dai
colleghi di Alleanza nazionale che hanno cercato di far
prevalere, in questo tipo di attenzione riformatrice, in
quest'attività di riforma, l'impatto culturale, l'attenzione
culturale, la sensibilità culturale e non quella ideologica, così
come sembra prevalere in altri Gruppi ed in altri esponenti di
questa Assemblea regionale.
Una sensibilità culturale che ci ha portato, in qualche modo, a
sostenere quest'attività di riforma e che, oggi, ci porta ad
invitare lei, signor Presidente, che ha tanti meriti, tra i quali
anche l'aver condotto questi lavori insieme all'Assemblea tutta,
ma soprattutto insieme ad altre riforme come quella del
Regolamento e della legge elettorale, a trasmettere questo
dibattito - attraverso l'impegno dell'Assessorato per la pubblica
istruzione -, nelle scuole.
Il coinvolgimento dell'opinione pubblica, a partire dalle
giovani generazioni, è qualcosa che si può ancora realizzare. Se
il dibattito, in qualche modo, è stato latente e latitante,
rispetto alla partecipazione civile alla riforma dello Statuto, è
anche vero che questo non pregiudica e non preclude la
possibilità di lanciare una campagna di informazione, di
coinvolgimento, di partecipazione dell'opinione pubblica a
questo lavoro encomiabile di riforma che l'Assemblea può
ascrivere a proprio vanto. Certamente questo voto vale una
legislatura
FORMICA Anche per la legge elettorale
SAMAMRTINO Ha detto bene, onorevole Formica, anche per la
riforma elettorale.
Credo che, successivamente, interverrà l'onorevole Ioppolo per
dire anche qualcosa di qualificante in merito, visto e
considerato che anche la legge elettorale può essere ascritta tra
le riforme che qualificano l'attività di questa Assemblea.
Allora, dicevo che proprio su questo penso che sia possibile
recuperare quest'attenzione e sia doveroso da parte nostra
attivare tutti quei canali amministrativi, pubblici ed
istituzionali per riuscire a determinare questa partecipazione
civile.
Questi istituti che abbiamo voluto confermare, queste norme
qualificanti che abbiamo voluto conservare, non possono avere
soltanto il carattere di un'operazione di retorica giuridica. Non
abbiamo, immagino, ribadito l'essenza e la permanenza dell'Alta
Corte soltanto perché era un istituto dal grande rilievo storico,
dalla grande importanza politica, culturale e nulla di più;
assolutamente no. Sarebbe stato vano consumare un'operazione del
genere soltanto per una certa nostalgia di ordine storico-
politico.
Credo che questa scelta determinata e consapevole da parte
della Commissione e dell'Assemblea debba determinare una sfida,
un'azione coraggiosa da portare a livello nazionale, coinvolgendo
la rappresentanza parlamentare siciliana al Parlamento nazionale,
nel tentativo di riempire nuovamente di contenuto ciò che, in
qualche modo, ne era stato privato da una politica nazionale che
ha pregiudicato l'esistenza di questi organi ed istituzioni.
Signor Presidente, si tratta di una sfida di coraggio, di
dignità, da parte della classe dirigente siciliana.
L'Alta Corte deve ritornare in vita non perché vogliamo attuare
un'operazione politica di basso cabotaggio, ma perché crediamo
nella possibilità che l'Alta Corte svolga un ruolo dirimente nei
conflitti di attribuzione tra Stato e Regione, che possa
rappresentare un organo tutore delle competenze e delle
prerogative.
Sotto questo profilo il mantenimento delle competenze del
Commissario dello Stato, come organo di garanzia, è altrettanto
importante. Anzi, l'adeguamento che abbiamo voluto apportare nel
sottoscrivere l'emendamento che ha consentito la previsione della
nomina del Commissario dello Stato, di intesa tra il Governo
regionale e il Governo nazionale, è un elemento che aggiunge
valore alla riforma e all'adeguamento che abbiamo portato avanti
nella bozza di riforma dello Statuto.
Signor Presidente, è stato dato molto tempo a Gruppi
parlamentari che si sono espressi anche contro lo Statuto per
motivi ideologici e lì credo che si consumi la debolezza, per
certi versi, della classe dirigente siciliana che per 50 anni ha
fatto prevalere il legame ideologico su quello comunitario e
culturale alla terra e alla comunità di cui siamo espressione; mi
sia dato il tempo per argomentare il perché ritengo questa
riforma qualificante dell'attività dell'Assemblea regionale.
Tra i dati qualificanti di questa riforma c'è anche
l'inserimento della figura del Difensore Civico. Si tratta di
emendamenti presentati anche dal Gruppo parlamentare di Alleanza
Nazionale e che hanno trovato l'accordo di buona parte degli
esponenti dell'Assemblea. Anche qui, in qualche modo, si celebra
l'attenzione dell'Assemblea regionale siciliana nei confronti del
cittadino che ha un potere di interlocuzione con le istituzioni,
con gli organi che tutelano i loro legittimi interessi.
Sicuramente, avremmo voluto un riferimento nel preambolo ai
padri dello Statuto, a tutti quei siciliani che dentro e fuori le
istituzioni hanno consentito, sessanta anni fa, di raggiungere il
risultato di uno Statuto speciale che ci permette di essere
chiamati deputati, che permette a questa Assemblea di essere
definita Parlamento e non Consiglio regionale e ad avere tante
altre qualificanti norme che rendono la Regione siciliana ed il
suo Statuto come un unicum nel panorama giuridico istituzionale
nazionale. Avremmo voluto, anche, un riferimento ancora più
solenne ai siciliani nel mondo.
Siamo comunque soddisfatti del fatto che si sia dedicato un
articolo specifico a questa realtà per la quale, se soltanto
riuscissimo a mettere in rete rispetto alle esigenze di sviluppo
e di crescita della Sicilia, potrebbe garantire straordinari
risultati in termini economici, culturali, politici e generali,
cosa che, sicuramente, sarà oggetto di grande attenzione di
questa classe dirigente, se si vuole realmente ribaltare il corso
della storia più recente che non è esaltante per i risultati
politici ed economici che la Sicilia ha potuto vantare in questi
ultimi anni.
Ritorno al coraggio di questa scelta, ritorno al passaggio
storico, al momento storico che consumiamo oggi ed all'esigenza
di sottolineare il merito di un'Assemblea che si è ritrovata al
di là degli steccati ideologici, al di là delle appartenenze
ideologiche, al di là del Gruppo di Rifondazione comunista, ma
questa è la virtù di questa Assemblea.
Siamo riusciti a ragionare in termini costruttivi sugli
interessi della Sicilia e dei siciliani e a non menomare la
nostra attività di riforma attraverso il riferimento alle
consorterie o alle fazioni di riferimento.
Questo è un merito che ha consentito la riforma dello Statuto e
che, invece, mancando il quale, a livello nazionale non
permetterebbe la riforma della Costituzione nella sua prima
parte.
Questo è un appunto che mi permetto di fare quando penso che
non è possibile riformare la prima parte di questa Costituzione
in quanto l'assunto ideologico che sta alla sua base non consente
alcuna riforma, per cui ci troviamo di fronte ad una finzione
storico-giuridica e culturale che è quella di una Repubblica
definita fondata sul lavoro , ma che sul lavoro, sicuramente,
non è fondata per tante ragioni quali quelle storiche, culturali,
spirituali e via di seguito.
Questo è il merito più importante che ritengo da ascrivere
all'Assemblea regionale e, su questo, invito il Presidente
dell'Assemblea, l'Assessore alla Pubblica Istruzione, l'Assessore
ai Beni Culturali, a rendersi protagonisti di un dibattito nelle
scuole che dia il senso di questa attività di riforma che
permette il coinvolgimento dei giovani su questa attività e,
soprattutto, sul tentativo di una classe dirigente di far
prevalere il dato culturale, dato sia pure legato all'autonomia,
ma principalmente legato alla comunità di cui siamo espressione,
rispetto al dato ideologico.
Su questo credo che la Regione siciliana e l'Assemblea possano
portare avanti una sfida che renda giustizia delle esigenze di
riscatto del popolo siciliano.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche per
consentire ai colleghi di restare e votare, eviterò i
ringraziamenti per i quali mi rifaccio a quanto già dichiarato da
alcuni colleghi.
Dopo l'intervento dei colleghi Spampinato e Gurrieri, da loro
pari, avrei potuto anche non parlare se non fossi stato spinto da
loro stessi a chiosare alcune parti dei loro interventi, ma anche
ad esprimere l'indirizzo generale del nostro Partito.
Faccio cenno, per sinteticità, a quanto abbiamo dichiarato
durante la discussione generale e cioè, da una parte alle
perplessità su alcuni passaggi della bozza di revisione dello
Statuto e dall'altra alla conclusione anticipata di voto
favorevole - per l'unica considerazione per la quale invito i
colleghi che si sono dichiarati contrari a recedere dal loro
porsi in questi termini - che è la forza contrattuale che deriva
da uno Statuto votato all'unanimità o a larghissima maggioranza,
nei confronti dell'interlocutore esterno, considerato che
interlocutori interni hanno fatto sì che si sviluppasse un ottimo
dibattito.
Userò aggettivi per essere sintetico e citerò inizialmente
quanto non ci convince.
Il preambolo non è una copertina, infatti, non c'è alcuna
corrispondenza con i titoli e l'articolato. Rischia di essere un
assemblaggio di suggestioni che attengono al privato e di spinte
nominalistiche che non sono principi assimilabili a
corrispondenti articoli della Costituzione.
La riproposizione dell'Alta Corte, a nostro avviso, è
velleitaria.
Per quanto concerne la questione del Commissario dello Stato,
pari opportunità: e i siciliani nel mondo, siamo stati
rinunciatari, soprattutto per le pari opportunità, per le quali
avremmo dovuto incidere con più coraggio o da una parte
evitandole, o dall'altra consentendo la metà della
rappresentanza, oggi dedicata alle donne, domani - state attenti,
non è una battuta -, dedicata non solo agli uomini, ma ad altro
sesso.
Siccome lo Statuto durerà 50 anni, probabilmente, un terzo è
stato riservato al futuro; non sto facendo una battuta.
Naturalmente, per i siciliani nel mondo sono d'accordo con il
collega Sammartino, infatti, l'inserimento nel cosiddetto
preambolo avrebbe dato più forza a questa proposizione per la
quale credo, come un sindaco di una cittadina non è il sindaco di
Roccalumera o di Floridia ma dei Floridiani, il governatore non è
della Sicilia ma dei siciliani.
Lo Statuto è timido, per quanto attiene al concetto di
sussidiarietà, perché nel proporre il rapporto della Regione con
gli enti locali siamo stati un poco incerti e qualche volta
contraddittori, così come lo siamo stati nella proposizione della
forma di governo; occorreva spingersi molto più in là.
Una volta d'accordo sulla forma presidenzialista di governo
nella nostra Regione, avremmo dovuto votare sul ticket, perché
nei casi malaugurati di impedimento permanente, rimozione o morte
un vicepresidente che avesse avuto l'investimento dalla base,
sarebbe stato molto più autorizzato che da un'Assemblea, la quale
può determinare anche altre maggioranze in Aula e soprattutto
ricordiamoci che viviamo un'epoca nella quale il senso di
appartenenza non esiste più e gli ancoraggi forti ai valori
ideologici, di destra o di sinistra che siano, non esistono,
pertanto, è molto pericoloso prevedere un vicepresidente che
passi soltanto dal vaglio dell'Aula.
Questo Statuto è innovativo per quanto attiene alle capacità di
favorire consorzi, unioni e fusioni. Con questo atteggiamento
attualizziamo non solo le motivazioni per le quali chiediamo la
specialità dello Statuto; non basta il recupero storico, bisogna
vedere anche il futuro e poiché, dopo il 31 dicembre 2010,
diventeremo area di libero scambio, questo è uno dei motivi
fondamentali per i quali, oggi, dobbiamo chiedere l'autonomia e
la specialità del nostro Statuto. Ciò, non solo per difendere
l'autonomia, ma soprattutto per fare un favore allo Stato al
quale apparteniamo, in quanto saremo punta di diamante e saremo
al centro di quest' area che ci destina, non solo per storia ma
anche per ciò che stiamo esprimendo nel nostro Statuto, ad
essere punto di riferimento per l'Europa della quale siamo il
sud e dell'Africa, della quale dobbiamo essere il nord.
Basterebbe rileggere sempre il nostro Fabio Brodel, basterebbe
solo questo fondamentale testo per capire che noi apparteniamo,
contemporaneamente, all'Europa e all'Africa e siccome il futuro
del mondo, anche dal punto di vista dell'apertura dei mercati,
sarà il sud del mondo, noi dobbiamo essere la propaggine
dell'Europa ma anche la propaggine settentrionale dell'Africa per
svolgere un grande ruolo e per questo dobbiamo pretendere, nella
contrattazione con lo Stato, un'autonomia speciale.
Dobbiamo aggiungere, però, un'altra giustificazione a questo
aspetto: se qui non ci si organizza in ambiti territoriali
ottimali forti, con consorzi, unioni e soprattutto fusioni, non
reggeremo l'incontro con le altre realtà economiche che verranno
a gestire l'area di libero scambio del Mediterraneo.
Questo è l'articolo sul quale tutti ci siamo impegnati
propinando, poi, proprio questo aspetto che è un fatto
fondamentale secondo la nostra opinione.
Siamo innovativi per il difensore civico, siamo innovativi
anche per l'interlocuzione che proponiamo con regioni di altri
Stati, per i rapporti con l'Unione europea e per la richiesta che
facciamo allo Stato ed al Parlamento nazionale, chiamiamola di
concorrenza decisionale, per quanto gli argomenti attengano non
solo ai rapporti interni ma anche a quelli esterni appunto con
l'Unione europea.
Siamo innovativi per il Cral (Consiglio regionale delle
autonomie locali) e per il Crel (Consiglio regionale di economia
e lavoro), per il rapporto nuovo con il mondo della cooperazione.
Siamo rivendicativi in misura giusta negli ex articoli 36, 37 e
38, di natura finanziaria e nell'elencazione delle competenze
esclusive.
La riforma dello Statuto che prevediamo è avveduta per quanto
attiene la Consulta statutaria e la previsione dei due terzi per
cambiare qualsiasi gaglio', fondamentale per quanto attiene i
lavori parlamentari, ma anche il rapporto con il territorio; in
un sistema maggioritario, lo abbiamo detto più volte, è
necessario che ci siano i due terzi previsti per cambiare regole,
altrimenti il rischio è che ogni maggioranza può cambiare le
regole.
Questa riforma dello Statuto è sensibile, attenta al mondo dei
disabili, alla salvaguardia dell'ambiente, ai valori ed alla
cultura dello sport, alle minoranze etniche, linguistiche,
religiose, eccetera.
Soprattutto e concludo, consentitemi di affermare che questa
revisione dello Statuto è umile perché sia la Commissione che
l'Aula hanno ascoltato il mondo delle professioni, delle
categorie, la dimensione parasociale, i singoli che nei vari
convegni a perpendicolare hanno preso parola ed hanno espresso la
loro opinione. Concordo con l'onorevole Sammartino sulla proposta
di recarsi nelle scuole, soprattutto in quelle scuole che fanno
richiesta di finanziamenti per gestire il senso della cultura,
della sicilianità; ebbene, a queste scuole dobbiamo dire che
diffondano; ognuno di noi può andare in giro ovunque e spiegare,
tanto lo spirito bipartisan che ci ha caratterizzato ci mette al
riparo sicuramente da ogni lettura eccessivamente o semplicemente
partigiana.
Noi, adesso, diamo un voto positivo, convinto a questa
revisione dello Statuto e ci auguriamo che i tempi previsti per
la doppia lettura siano influenzati dalla stessa passione, che
noi abbiamo messo nella stesura di questa revisione, da parte dei
colleghi deputati e senatori nazionali che provengono dalla
Sicilia affinché chiedano una corsia preferenziale - l'ho detto
nella parte centrale del mio intervento -, non fosse altro perché
questa revisione dello Statuto permetta alla Sicilia di fare gli
interessi non tanto dei siciliani, quanto degli italiani, alla
cui categoria tutti noi apparteniamo.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Dina. Ne ha
facoltà.
DINA Signor Presidente, onorevoli colleghi, rivolgo un
ringraziamento, innanzitutto, per l'impegno corale della
Commissione speciale per la revisione dello Statuto, cominciato
con lo scomparso amico presidente Leanza e continuato con il
presidente Capodicasa, a testimonianza che maggioranza e
opposizione, in Sicilia, riescono a collaborare nei momenti più
importanti per la vita della Regione.
Un ringraziamento anche al Presidente dell'Assemblea per il suo
costante incitamento.
Abbiamo vissuto quasi sessant'anni di esperienza autonomista.
Ieri la guerra, la monarchia, la caduta del fascismo, una Sicilia
povera, analfabeta e contadina; oggi la pace, la democrazia, il
progresso economico, sociale e civile, l'alfabetizzazione
diffusa.
La Sicilia, terra di immigrazione, un tenore di reddito
inferiore a quello medio europeo, ma comunque non troppo lontano
da esso; lo Statuto del 1946 era una pretesa storica per la
Sicilia che ha sempre avuto nella sua storia proprie leggi, o
almeno una propria amministrazione, ma non per questo fu una
conquista facile e di esso dobbiamo, ancora oggi, rendere grazie
a chi, con equilibrio, ha costruito questa Regione e l'ha
mantenuta in una linea di reale collaborazione con lo Stato. Cito
uno per tutti, il grande presidente, Giuseppe Alessi, a cui va,
oggi, il mio affettuoso e riverente omaggio.
Questa Regione è talvolta criticata, non sempre giustamente e
generosamente, per i suoi limiti, ma di essa dobbiamo anche
riconoscere la grande tenuta democratica ed il ruolo di
modernizzazione della Sicilia che ha svolto.
La nostra concreta esperienza statutaria ha, infatti,
dimostrato una realtà molto importante e cioè che si possono
avere ampi poteri ed essere buoni regionalisti senza mettere in
pericolo l'unità dello Stato o minacciare l'ordine pubblico e
questo è tanto più importante oggi in cui stiamo riscrivendo le
regole costituzionali dell'Italia. La nostra Carta è servita a
rafforzare i legami con lo Stato e non ad eroderli.
Dopo sessan'anni dalla sua prima scrittura lo Statuto, dopo la
caduta dei regimi comunisti che ha liberato grandi forze
politiche ed economiche in Europa, con l'Europa a 25, e presto a
27 Paesi, con un Mediterranei in grande fermento, con un Medio
Oriente in cui per la prima volta si svolgono elezioni vere e
dove si cominciano ad applicare principi democratici, in un
momento, dunque, di grandi e felici svolte la Sicilia è chiamata
a riscrivere le sue regole interne e i suoi rapporti con lo
Stato, un'occasione preziosa che dobbiamo saper utilizzare per
continuare a garantire la crescita civile ed economica
nell'ordine e nella giustizia.
Il preambolo, pur se da qualcuno criticato, a me sembra quella
tavola di valori condivisi in cui tutta la comunità regionale è
chiamata a riconoscersi e in cui si riconosce. Nella sua sobrietà
scolpisce quelle realtà attuali che voglio anche segnare la
strada del nostro domani.
Fra tutti voglio sottolineare due punti. Primo, il riferimento
alla religioni cristiana, perchè la sua eredità è assunta come
patrimonio storico culturale della nostra comunità; si riconosce
cioè nel cristianesimo non un elemento aggiuntivo, ma costitutivo
del nostro oggi e lo fa diventare strumento di dialogo con le
altre culture; una fede, quindi, che non divide ma unisce. Il
secondo è il riconoscimento del principio di sussidiarietà, un
principio formulato dalla Chiesa 800 anni fa e oggi fatto proprio
da molte Carte costituzionali, compresa quella europea, un
principio di decisiva importanza nell'interpretazione dei
rapporti fra enti e fra pubblico e privato.
Certo, il preambolo non è norma cogente ma è sicuramente
principio direttivo e sarà criterio interpretativo. Come prima
attuazione, però, ritroviamo in questo schema di Statuto che ci
apprestiamo a votare già due importanti disposizioni. La prima è
quella relativa al ruolo degli enti locali nella nostra regione.
Come seguaci dell'insegnamento di Don Luigi Sturzo non possiamo
non plaudire a questo significativo riconoscimento del ruolo
primario dell'ente locale, della supremazia del sociale e del
comunitario: Come corollario si prefigge, poi, opportunamente di
favorire consorzi, unioni e fusioni di comuni, principio già
presente nella nostra legislazione, che ha già cominciato a dare
buoni frutti: l'introduzione del Consiglio regionale delle
autonomie locali, che dovrà aiutarci a costruire una regione
meno centralista e più vicina ai cittadini.
La seconda attuazione riguarda l'attenzione posta sulle
attività e sul ruolo principale e non vicario dei cittadini
singoli o associati e sul ruolo delle famiglie, delle
associazioni, delle entità intermedie. In questo senso - a mio
avviso - la legge è un'altra grande innovazione della nostra
Carta che prevede la riserva di un terzo degli assessori
regionali in favore delle donne, principio che fa certamente
storcere il naso ai liberali puri ma che, a mio avviso,
rappresenta in questa fase di passaggio un importante
riconoscimento del ruolo femminile non solo nella vita civile e
sociale ma anche in quella politica e per la cui introduzione,
giustamente, molto si sono battute le mie colleghe di Gruppo, a
cominciare dall'amica, onorevole Giusy Savarino, componente della
Commissione Statuto.
Sempre nello stesso senso di difesa dei cittadini è da
collegare la costituzionalizzazione delle norme già esistenti
nell'ordinamento generale di contrasto e prevenzione del crimine
e della mafia in particolare, e di sostegno alle sue vittime;
vittime che qui voglio ricordare e onorare a partire da quelle di
Portella della Ginestra fino ai nostri giorni: siciliani di ogni
colore politico, ceto, mestiere, impiego, martiri laici della
giustizia.
In ultimo ancora, nel senso del riconoscimento dell'importanza
dell'attività dei privati, un piccolo ma grande principio di cui
voglio sottolineare con piacere il valore simbolico è
l'introduzione di una norma in favore della cooperazione a
carattere mutualistico.
Passando, poi, a questioni più istituzionali, mi sembra che la
grande scelta strategica sia stata la conferma dell'elezione
diretta e, quindi, del regime presidenziale che abbiamo
cominciato a sperimentare in questi anni e che rappresenta una
significativa svolta nella prassi, forse necessaria ma non certo
positiva, di eleggere un presidente e quindi una giunta all'anno
come nel passato.
Il regime presidenziale non è certo l'obiettivo ma sicuramente
é lo strumento che può non solo dare certezza del quadro politico
e amministrativo, ma privilegiare le scelte strategiche,
garantire un equilibrato rapporto fra politica e amministrazione,
mettere meglio la Regione e i suoi organi a servizio delle
richieste e delle esigenze dei cittadini.
Altri punti che mi sembrano di grande rilevanza è la
disposizione, espressa con poche parole ma importante e ben
formulata per la quale esprimo il mio apprezzamento al suo
estensore, per cui la Regione ha competenza esclusiva nelle
materie non espressamente assegnate allo Stato, principio
potenzialmente molto importante. Con grande capacità espansiva
esso assegna alla Regione, come ente originario, le materie
residue; esso fa il paio, in qualche modo, con l'articolo 66 per
cui la potestà di proporre modifiche allo Statuto sarà, per il
futuro, riservata all'Assemblea regionale siciliana con una
precisa assunzione di responsabilità diveniamo padroni del nostro
destino.
Restando ancora in ambito tecnico-procedurale mi sembra
doveroso sottolineare la previsione delle Commissioni in sede
redigente utile sia per accelerare l'iter legislativo sia per
l'approvazione di testi unici e, comunque, norma molto importante
specie quando si tratta di normative tecniche o specialistiche e
l'introduzione dei decreti legislativi per quanto concerne
l'attuazione del diritto comunitario.
Parimenti importante mi sembra l'innovativa introduzione del
principio per cui nel caso di eventi che colpiscono il Presidente
della Regione rendendogli impossibile continuare nel suo ufficio
subentri il Vicepresidente e, quindi, l'Assemblea non si é
sciolta per motivi diversi da cause politiche.
Infine, una citazione, merita l'attenzione che lo Statuto
dedica alla costituzionalizzazione della barriera e al
riconoscimento delle minoranze linguistiche.
Per concludere, onorevoli colleghi, oggi stiamo scrivendo una
pagina importante per il futuro della Sicilia e per il futuro dei
nostri figli; di questo dobbiamo essere fieri e orgogliosi
intanto che ne avvertiamo tutta la responsabilità. Una pagina
che stiamo scrivendo nell'unità di intenti al di là di ogni
divisione politica o partitica e anche di questo dobbiamo essere
fieri e consapevoli. Questo è anche un impegno importante per
quelle riforme che quest'Assemblea sarà chiamata ad approvare
nella prossima legislatura in esecuzione dei principi che oggi
affermiamo, ma anche un pegno per l'appoggio che nessuno deve
fare mancare affinché quella che oggi è ancora una proposta
diventi domani legge costituzionale della Repubblica e Carta
fondamentale dei siciliani.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
facoltà.
LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sforerò i
tempi e per evitare di essere prolissa e a volte anche
dispersivi- perchè quando si parla a braccio lo si può essere -
ho preferito appuntare le mie riflessioni per poterle consegnare
in modo più organico e, anche dal punto di vista dell'economia
dei tempi, abbastanza agevole.
Nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo Siciliani Unici
ad eccezione dell'onorevole Acierno che ha motivato la sua non
partecipazione al voto, desidero fare alcune puntualizzazione che
esplicitano i motivi del nostro consenso, ma anche alcuni punti
di criticità relativa all'importante legge di riforma dello
Statuto siciliano che ci accingiamo ad approvare.
Innanzitutto, nel dare merito a lei, signor Presidente, e alla
Commissione per avere voluto portare, con grande impegno, a
compimento la proposta di legge che oggi approda in quest'Aula
per il voto finale, non posso non manifestare anche una palese
perplessità per il modo in cui si è svolto il dibattito su quella
che certamente rappresenta la Carta costituzionale del popolo
siciliano. Un dibattito che ha trovato - e qua mi trovo in
disaccordo con l'onorevole Ortisi - la scarsa partecipazione e il
residuale coinvolgimento delle forze politiche, dei partiti che
anche in quest'Aula sono stati assai poco presenti.
Al dibattito, infatti, la maggior parte di quest'Assemblea é
rimasta estranea così come larga parte della società civile; e
questo é un tratto, a mio giudizio, inquietante sopratutto se si
guarda al contesto nel quale tutto questo è avvenuto.
Mi riferisco alla riforma federale dello Stato e al processo di
devoluzione che ha fatto da sfondo alla riforma dello Statuto. Mi
viene da pensare che tale estraneità della società civile deriva
dal fatto che i siciliani non hanno nel tempo percepito più il
valore e il significato dell'autonomia quale valore strategico
per la nostra Regione. Valore e significato che nel tempo si è
sempre più affievolito, annacquato e sbiadito fino a quasi
scomparire dalla coscienza comune e collettiva tanto da
giustificare questa diffusa indifferenza all'attuale dibattito.
Se così è, signor Presidente, ritengo che ci siano state
storiche responsabilità che nel tempo hanno vanificato lo sforzo
di quanti nel 1946 determinarono le scelte autonomistiche pur
nella unità dello Stato italiano e impediscono oggi di cogliere
punti di forza e punti di debolezza che la devoluzione
determinerà nel nostro Paese e nella nostra Regione.
Tra l'altro, penso che alcune norme introdotte nella riforma
dello Statuto potrebbero essere stravolte dal Parlamento
nazionale e per questo, nonostante questa Assemblea rappresenti
il popolo siciliano, per dare maggiore incisività allo Statuto,
se il tempo ce lo avesse concesso, non sarebbe stata peregrina
l'idea di sottoporre la legge a referendum confermativo, sarebbe
stato un modo per obbligare, tra virgolette, al dibattito
conoscitivo per rinnovare l'attenzione di tutti i siciliani alle
ragioni attualissime delle prerogative della Sicilia nel contesto
dello Stato federale e dell'Unione europea, sostanziando e
rafforzando le ragioni dell'autonomia così come sono state
ribadite nel nuovo Statuto rispetto al Parlamento nazionale che
diventa oggi il nuovo e ultimo interlocutore e che, nel tempo e
nella storia, ha dimostrato di disconoscere il valore
dell'autonomia della nostra Regione.
Il clima di collaborazione, signor Presidente, che comunque ha
caratterizzato l'iter di questa legge, speriamo possa trovare un
coerente riscontro nelle forze politiche del Parlamento nazionale
che si dovranno confrontare su questa per noi importantissima
riforma.
Una precisazione va pure fatta per la norma che, relativamente
alla forma di governo, introduce la figura del vicepresidente.
Al riguardo è opportuno puntualizzare come il passaggio d'Aula
previsto per questa figura rischia di fare rivivere memorie non
gloriose che hanno preceduto il vigente modello presidenziale.
Tra l'altro, la figura del vicepresidente non è prevista nella
tanto contestata legge di riforma elettorale. Si disse in quella
circostanza che non poteva essere introdotta questa figura perchè
non era prevista dallo Statuto. Tutto ciò conferma come la legge
elettorale avrebbe dovuto non precedere ma procedere dallo
Statuto. Ma la fretta, per non dire la frettolosità, con la quale
si è voluto approvare la riforma elettorale, ha determinato
queste palesi incongruenze e motivano oggi ulteriormente il
referendum e - speriamo - l'abrogazione di quel pastrocchio
legislativo contro il quale Siciliani Uniti si è mobilitata.
Sulla presenza delle donne nel Governo devo precisare che,
politicamente, non mi sento di esultare, perchè avere introdotto
semplicemente una quota non soddisfa il principio della
democrazia di genere che avrebbe dovuto sostanziarsi attraverso
altre norme o paradossalmente - come qualcuno ha anche
correttamente sostenuto - non avrebbe dovuto essere normato
perchè non esiste vera democrazia senza la democrazia di genere.
E quanto ciò sia vero lo dimostra il fatto che chi vi parla,
eletta nel proporzionale, non ha avuto bisogno di quote per
ricoprire, caso unico nello storia dell'Assemblea regionale
siciliana, il ruolo di presidente di un Gruppo parlamentare,
segno evidente che Siciliani Uniti ha superato steccate, barriere
e pregiudizi.
Pur tuttavia, devo convenire che in questo Parlamento,
composto da 86 deputati e soltanto quattro deputate, non si
sarebbe potuto ottenere di più e che il processo di riequilibrio
della rappresentanza va sostenuto, incoraggiato e promosso
attivando la politica dei piccoli passi. E questo è l'inizio del
percorso, è l'inizio del processo, permettetemi di aggiungere
che questo non è un problema solo e unicamente siciliano e non è
neanche un problema di appartenenza politica; è, invece, un
problema generale e culturale proprio dei meccanismi di
riproduzione del potere e ciò è ampiamente dimostrato dal fatto
che anche dopo la crisi dei partiti dovuta all'effetto
tangentopoli il rinnovamento della politica, e se mi consentite
anche la moralizzazione della politica, non è passata attraverso
la fisiologica, quella che avrebbe dovuto essere la fisiologica
valorizzazione e riconoscimento del ruolo delle donne rimaste,
comunque, ancora una volta ai margini della politica perchè
culturalmente estranee ai modi e ai metodi di conservazione e
autoriproduzione del potere pensati dagli uomini e per gli
uomini.
Ma ritorno a dire: meglio introdurre una quota che niente,
perchè la storia dimostra che senza un'azione forzosa, così come
per esempio è avvenuto in Francia, in Italia, in Sicilia in
particolare, non riusciremo mai a promuovere una vera
rivoluzione culturale e, quindi, una vera, autentica e compiuta
democrazia.
Infine, un riferimento al preambolo dove - a mio giudizio - manca
quella doverosa esaltazione dei valori ideali e morali che i
siciliani nel mondo, oggi come ieri, continuano a testimoniare.
Opportuno il ripudio della mafia e corretto ed equilibrato il
riferimento ad una cultura dell'integrazione rispetto alle
diversità anche religiose che costituiscono un modo certamente
nuovo di guardare alla Sicilia nel contesto dei rapporti
internazionali soprattutto per il ruolo che la Sicilia è chiamata
a svolgere nel Mediterraneo non solo dal punto di vista
economico, ma anche dal punto di vista della costruzione di un
modello di pace quale valore assoluto da difendere.
Signor Presidente, non mi soffermerà oltre su quelle che sono
le ragioni che nello specifico ci motivano a dire sì a questa
riforma dello Statuto siciliano; voglio anch'io aggiungere a
nome del mio Gruppo un pensiero affettuoso, un pensiero dovuto
oltre che d'obbligo al Presidente di questa commissione deceduto,
l'onorevole Vincenzino Leanza che è stato certamente l'iniziatore
di questo processo e di questo percorso che oggi trova compimento
in questa Aula e che trova, naturalmente come già detto e come
annunciato, il voto favorevole dei Siciliani Uniti.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
facoltà.
IOPPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato
rimarcato da numerosi colleghi che sono intervenuti stasera lungo
il corso di questo interessante dibattito che la data se non è
storica poco ci manca, è una data molto rilevante, molto
importante per il Parlamento siciliano e per la Sicilia tutta.
Credo che chi lo ha sostenuto, con maggiore o con minore enfasi
poco importa, ha ragione; ha ragione perchè il voto di stasera
smentisce la diffidenza strisciante che ha preceduto,
accompagnato le fasi di elaborazione del nuovo Statuto siciliano.
Pochi fuori da quest'Aula, e credo qualcuno anche dentro
quest'Aula, pensavano che a questo approdo non si sarebbe giunti,
che questa Sicilia, che questa politica che per la verità perde
smalto ogni giorno che passa, che questo Parlamento diciamoci la
verità, non sarebbe stato in grado di mettere mano ad una riforma
e ad una riforma così sostanziale, è stato detto, così importante
così rilevante.
Non voglio ripetere, tenterò di non ripetere, nei pochi minuti
del mio intervento, molte delle cose che sono state dette, che
sono tutte quante importanti.
Potremmo parlare delle nuove conquiste, dei nuovi istituti,
della istituzione del riconoscimento del Difensore civico,
finalmente, non soltanto più come facoltà ma come obbligo degli
enti locali e come obbligo da osservare anche da parte della
Regione.
Potremmo parlare del richiamo alle radici cristiane della
nostra comunità.
Il Cristianesimo, piaccia o non piaccia all'onorevole Forgione,
al di là del credo e della fede politica, rappresenta la nostra
identità culturale e, comunque, contrassegna e connota un lungo
tratto della storia siciliana, della storia europea, della storia
del Mediterraneo e delle civiltà che su di esso si affacciavano:
quella romana, latina e quella greca.
Potremmo parlare dell'ispirazione di fondo che questo Statuto
ha voluto tenere presente.
Credo che questi siano gli argomenti più importanti da
affrontare e da sottolineare in questo scorcio di dibattito che,
ormai, penso si avvii verso la conclusione ed il voto finale:
non rinunciare alla specificità dello Statuto siciliano; non
rinunciare ad un'oncia della nostra autonomia, di quella
autonomia che fu voluta dai nostri padri costituenti che
redassero nel 1945-1946 lo Statuto autonomistico siciliano e,
tuttavia, non rinunciare ad aggiornarlo, a porlo al passo con i
tempi, ad individuare in una stagione di grandi riforme.
Onorevoli colleghi, vorrei non si dimenticasse che pochi mesi
fa, e comunque in questa fase dell'attualità politica, è stata
varata la Costituzione dell'Unione europea. E' di pochi giorni
fa, una significativa, rilevante modifica costituzionale che è
stata approvata dal Parlamento nazionale.
Ecco, la Sicilia, ancora una volta, è al passo con i tempi e,
per taluni aspetti, addirittura, li precorre. Certo, l'iter non è
stato né veloce né agevole. La Commissione ha lavorato per anni.
La Commissione venne istituita presieduta dal compianto onorevole
Presidente Leanza, al quale sono stati rivolti sentimenti di
gratitudine da parte di chi mi ha preceduto, ed ai quali anch'io
ed il mio gruppo vogliamo unirci.
Il cammino, il percorso non è stato agevole. La Commissione è
stata accusata più volte, a più riprese, di avere sottovalutato
l'esigenza di dare un'anima a questo Statuto. E' vero, onorevole
Ortisi? Più volte ce lo siamo sentiti ripetere in tanti
dibattiti, tavole rotonde alle quali abbiamo avuto modo e la
ventura di partecipare tante volte insieme con gli onorevoli
Capodicasa, Pistorio ed a tanti altri.
Ebbene, credo che il dibattito in Commissione e il dibattito in
Aula, che avrebbe potuto essere magari un po' più frequentato,
soprattutto durante le fasi cruciali. questo dibattito- e
risulterà, tuttavia, dai resoconti stenografi - ha contribuito
alla fine a dargliela un'anima, a dare contezza di quei valori e
di quei principi ai quali lo Statuto ha voluto uniformarsi.
Credo che l'obiettivo politico, istituzionale, l'obiettivo di
questo Parlamento alla fine sia stato raggiunto: conservare
l'autonomia in un momento nel quale poteva anche esser facile
scivolare su una specie di appiattimento che avrebbe messo la
Sicilia - ed è questo il rischio che si correva e che, tuttavia,
corriamo - alla pari, allo stesso livello delle regioni a Statuto
ordinario, in questa stagione di riforma degli statuti regionali,
e aggiornarlo, metterlo al passo con i tempi ed indicare,
individuare, anche su questo non voglio far polemica ma non sono
d'accordo con quanti hanno voluto ravvisare una mancanza di
respiro lungo allo Statuto nella mancanza dello Statuto, mancanza
presunta, non dimostrata da argomenti e con argomenti rispetto al
nuovo che ci attende.
Allora, le valutazioni politiche non possono che essere
positive. Anch'io, però, voglio alla fine di questo intervento
richiamare tutti noi, richiamare la politica, richiamare il
Parlamento nazionale, al quale io credo lei, signor Presidente
dell'Assemblea regionale siciliana, sotto la cui guida è stato
possibile varare questa revisione del nostro Statuto, ma anche il
Presidente della Regione che mi ascolta e l'intero Governo e la
politica complessivamente deve ancora fare la sua parte per
convincerci e per convincere tutti che non siamo in ritardo e che
il Parlamento nazionale può, ed io aggiungerei, seppur
sommessamente, deve dar conto alla Sicilia di questo anelito, del
messaggio che dalla nostra Regione promana e del quale questo
Parlamento si è reso, si rende e si renderà interprete con il
voto che da qui a qualche tempo, stasera, esprimerà.
Come non richiamare, come non approfondire, seppur assai
sinteticamente, il tema che l'onorevole Sammartino ha annunciato
ed enunciato.
Vedete, io credo di poter rilevare come gli obiettivi che
questa Assemblea nella tredicesima legislatura, è vero qualcuno
ha detto tanto vituperata, ma deve alla fine fare i conti con la
realtà; e la realtà è che molte leggi di riforma sono state
varate, che quest'Assemblea è stata in grado ed in condizione di
varare la riforma elettorale, la riforma del Regolamento, adesso
la revisione dello Statuto e che io non vorrei che vi fossero,
qui dentro e fuori di qui dentro, delle spinte a negare che tutto
questo è stato possibile da un Parlamento particolarmente
volitivo, in grado di potere affrontare questi grandi temi.
Insomma, signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
della Regione, onorevoli colleghi, la riforma elettorale varata
qualche mese addietro, va difesa con grande impegno e va difesa
non soltanto perché espressione del libero Parlamento dei
siciliani, ma perché essa contiene, seppur ha preceduto il varo
dello Statuto e non ha seguito il varo dello Statuto, istituti e
riforme che possono dare un contributo notevole all'avanzamento
politico, istituzionale, sociale, civile della nostra Regione.
Ed allora, io che pur posso comprendere ma non giustificare le
perplessità o le titubanze dei cosiddetti minori, che minori non
sono perché non hanno minori idee o idee da considerare minori,
ma i Gruppi che temono di non poter giungere a quel famoso cinque
per cento e che dovranno trovare le ragioni per stare insieme ad
altri Gruppi e superare quella soglia del cinque per cento, bene
quella riforma va difesa e vanno costituiti da subito i Comitati
del sì' da contrapporre ai Comitati del no'.
Il nostro popolo deve essere informato fin da subito del fatto
che deve recarsi a votare per confermare, con l'istituto
referendario, la scelta legislativa di questo Parlamento, un
Parlamento che non guarda indietro, che non vuole assolutamente
difendere Gruppi maggiori o precostituiti. Questo Parlamento, al
contrario, vuole semplificare il quadro politico ed istituzionale
della nostra Regione mettendosi al passo con le grandi
democrazie, che non sono quelle che guardano a istituti
impossibili e ad equilibri instabili, ma che guardano, invece, ai
governi stabili che siano sorretti da quella buona politica -
alla quale più volte ho fatto riferimento intervenendo in questo
dibattito - che deve sempre precedere e mai seguire le scelte
istituzionali e persino quelle parlamentari.
Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione, colleghi
deputati è con questo spirito - lo ha già anticipato l'onorevole
Sammartino - che il voto del Gruppo parlamentare di Alleanza
Nazionale è assolutamente favorevole e contribuisce a determinare
il coronamento di un lavoro serio, certamente perfettibile, ma
qualsiasi legge nasce come perfettibile, non esiste una legge
perfetta in termini assoluti, in termini assiomatici. Ogni legge
è il risultato di un incontro di più tesi, di qualche antitesi ed
è certamente una sintesi, forse quella migliore, quella più
accettabile alla quale questo Parlamento poteva, alla fine del
percorso legislativo, giungere.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha
facoltà.
SAVARINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci
accingiamo a votare uno dei documenti più importanti che questa
Assemblea poteva produrre in questa legislatura.
Certamente il momento è di cruciale importanza, di importanza
storica, come giustamente detto dai colleghi che mi hanno
preceduto. Proprio per questo motivo sento il dovere di
ringraziare i componenti di questa Commissione per il lavoro
svolto, innanzitutto la memoria del Presidente Lenza, che non è
più tra noi ma il cui lavoro certamente è testimoniato
all'interno della bozza che oggi approviamo.
Intendo ringraziare quanti erano componenti della Commissione
Statuto ed oggi fanno parte del Governo - l'onorevole Leontini e
l'onorevole Pistorio, che ha presieduto tra l'altro la
Commissione per un breve periodo -; anche i loro sforzi fanno
parte cogente del testo che oggi approviamo.
Ringrazio tutti i componenti della Commissione che con grande
sacrificio, anche personale, si sono impegnati in un lavoro
attento e di grande responsabilità, perché le scelte che si
facevano erano scelte che avrebbero impegnato la Regione
siciliana per i prossimi anni.
Per questo motivo devo dire, senza tema di smentita, che, al di
la del risultato prodotto, al di la del valore politico
rilevante, l'esperienza vissuta all'interno della Commissione
Statuto è stata per me una grandissima esperienza umana, e
ringrazio il capogruppo Cintola prima e il capogruppo Dina adesso
di avermi dato anche carta bianca nelle istanze che riportavo in
Commissione da parte del partito che rappresento. Il contatto
costante con la cultura, la professionalità e la competenza di
alcuni colleghi come l'onorevole Ortisi, l'onorevole Fleres e
ultimo ma non per ultimo l'onorevole Capodicasa, hanno arricchito
il mio bagaglio culturale ed umano e per tale motivo sento il
dovere di ringraziarli.
Il risultato prodotto, tra l'altro, premia il nostro impegno.
Così come è stato rilevato da diversi costituzionalisti che ci
hanno seguito nel corso dei lavori, direttamente o
indirettamente, la bozza oggi in esame in Assemblea è certamente
un ottimo lavoro,frutto di oltre cento riunioni di Commissione
nel corso delle quali abbiamo audito chiunque ne ha fatto
richiesta e, certamente, le istanze raccolte non sono finite nel
dimenticatoio, ma sono state oggetto di attenta dissertazione e,
in molti casi, fanno parte oggi del testo in esame.
Questo coinvolgimento della società civile, delle associazioni
di categoria, dei rappresentanti a tutti i livelli, non può
fermarsi con l'approvazione della bozza; per tale motivo rivolgo
un appello al Presidente Lo Porto affinché, una volta approvato
lo Statuto, possa essere promossa una diffusione che coinvolga
ancora una volta e ancora di più gli enti, le associazioni di
categoria e la società civile, perché questo risultato non può e
non deve essere un risultato chiuso nelle dorate stanze di questo
palazzo Reale, ma deve, appunto, coinvolgere la Sicilia ed i
siciliani.
Abbiamo raggiunto risultati importanti: lo ha già detto il mio
capogruppo, onorevole Dina, ma mi piace sottolineare il fatto che
nel Preambolo, così come nel testo, hanno trovato luogo la
valorizzazione e la tutela della famiglia. Questo risultato, per
noi cattolici moderati, significa volere sottolineare la visione
della famiglia come nucleo essenziale e primo della società e,
quindi, attraverso la promozione della famiglia, la
valorizzazione della società siciliana stessa secondo le
tradizioni della dottrina cattolica.
Abbiamo voluto fare riferimento alle radici cristiane, ma non
in maniera sic et simpliciter, ma richiamando il dialogo
interreligioso che, anche storicamente, fa parte della cultura,
della tradizione della Sicilia, quello della promozione di un
dialogo tra diverse religioni, tra diverse culture, tra diverse
etnie frutto, come vediamo costantemente, di quella che oggi è la
società siciliana.
Siamo riusciti a dare un assetto più dinamico, più attuale, più
moderno alla Regione siciliana, sia come Assemblea regionale, sia
nei rapporti tra le Istituzioni e la Regione stessa, quindi la
Giunta e l'Assemblea che nei rapporti con gli Enti locali
recependo il famoso principio di sussidiarietà che
responsabilizza gli Enti locali annullando alcune forme di
controllo che, anche a seguito della riforma del Titolo V della
Costituzione, non erano più attuali.
Avremmo voluto, in linea con questi principi, abrogare la
figura del Commissario dello Stato, ma il risultato raggiunto di
una grande intesa che vede approvare quasi all'unanimità questo
Statuto, ha portato ognuno di noi a dover fare delle rinunce. E
non c'è rammarico in queste mie parole, perché approvare lo
Statuto con una larghissima intesa toglie qualsiasi amaro in
bocca , anche se questo è costato ad ognuno alcune rinunce delle
istanze che abbiamo rappresentato in Commissione.
Voglio sottolineare che, certamente, l'atteggiamento avuto in
Commissione non era quello arrogante di volere imporre ognuno la
propria posizione, ma quello dell'ansia di volere convincere
l'altro della giustezza dei propri ragionamenti. Questo ci ha
portato alla ricerca di un'intesa, che non è un compromesso ma un
punto di incontro meditato, ragionato e voluto che si è riusciti
a raggiungere con grande soddisfazione della Commissione e mi
auguro anche dell'Aula.
E' obbligatorio per me esprimere soddisfazione anche per il
raggiungimento di un ulteriore obiettivo, quello delle politiche
sulla democrazia paritaria. Se tre anni fa, appena eletta, mi
avessero detto di scommettere su quali risultati potevano essere
raggiunti sul tema della democrazia paritaria in questa
legislatura, certamente non avrei scommesso su quello che oggi
abbiamo raggiunto; non avrei scommesso sul principio di
alternanza nella legge elettorale - che è all'avanguardia in
ambito nazionale, non semplicemente regionale -; non avrei
scommesso sull'istituzione di una Commissione per le pari
opportunità che vigilerà e sarà anche Organo di consulenza di
questa Assemblea per eliminare qualsiasi forma di discriminazione
nel territorio regionale siciliano; non avrei mai scommesso sul
raggiungimento della equilibrata presenza nella Giunta regionale.
Oggi viene consegnato alle donne uno Statuto certamente più
moderno, in linea con gli Stati europei sulle battaglie di
democrazia paritaria. Questo è un risultato che nessuno di noi
deve assegnare al proprio lavoro, ma che è il frutto del
coinvolgimento da parte di questa Assemblea, da parte di questa
Commissione, di tutte le donne di Sicilia, coinvolgimento che ha
passato attraverso più convocazioni nel tavolo delle donne di cui
fanno parte i rappresentanti dei partiti da Alleanza Nazionale a
Rifondazione Comunista, di cui fanno parte associazioni di
categoria come l'Arcidonna, la Fidapa ed altre. Questa
collaborazione ha fatto sì che la battaglia non fosse la
battaglia di Giusi Savarino, piuttosto che dell'onorevole Lo
Curto o delle altre colleghe deputate, ma che fosse appunto la
battaglia delle donne di Sicilia, che i nostri colleghi hanno
avuto la sensibilità di raccogliere e che oggi possiamo dire
tutti insieme vinto.
Faccio un appello al Presidente Lo Porto affinché faccia in
modo che il testo che oggi siamo chiamati ad approvare possa
avere una giusta attenzione nella sedi romane, sensibilizzando i
deputati nazionali, attraverso ogni iniziativa utile per
raggiungere questo importante risultato: definire, entro questa
legislatura, l'approvazione del nuovo Statuto siciliano.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
avremmo fatto bene a partecipare più attivamente al dibattito
sullo Statuto nel corso della sua formazione ed un po' meno a
supplire con le lunghissime dichiarazioni di voto a cui ho
assistito stasera, seppur apprezzabilissime.
Signor Presidente mi permetto di fare alcune osservazioni. La
prima osservazione è legata alla domanda di fondo alla quale la
Commissione, ma anche l'Assemblea, dovrà rispondere: lo Statuto
coglie oggi i profondi cambiamenti che sono intervenuti nella
società siciliana?
Lo Statuto del 1947 favoriva una forma di governo, favoriva una
modalità di selezione della classe dirigente, che accompagnava
una legge elettorale nata subito dopo il fascismo, subito dopo un
lungo periodo di oscurità che aveva ovattato l'esercizio
democratico, che aveva impedito il dispiegarsi delle funzioni
democratiche. Quello Statuto, giustamente, al suo interno poneva
come questione centrale la modalità della classe dirigente
attraverso un sistema proporzionale, attraverso l'elezione
dell'Assemblea regionale siciliana, stabilendo che il ruolo perno
della democrazia si esercita negli organi collegiali; il ruolo
perno di quello Statuto era l'Assemblea regionale siciliana, la
quale procedeva ad eleggere il Presidente della Regione e gli
assessore. Quella forma ha resistito per tanti anni, perché
corrispondeva ad un bisogno di partecipazione democratica.
Tuttavia, nel corso degli anni, quella formula cominciò a
incrinarsi determinando una instabilità permanente dei Governi -
considerato che l'Assemblea regionale siciliana produceva un
numero di governi, uno all'anno, che fiaccavano il prestigio
stesso dell'Assemblea - ed è questa la ragione principale per cui
si è proceduto a modificare la norma statutaria prevedendo
l'elezione diretta del Presidente della Regione. Ciò ha
modificato il rapporto tra l'Assemblea e l'esecutivo, rispondendo
al bisogno di stabilità del Governo e, tuttavia, pone una
questione, cioè quella che un esecutivo eletto dal popolo rischia
di avere una sovrapposizione rispetto ad un parlamento eletto dal
popolo.
La prima domanda, quindi, dopo l'elezione diretta del
Presidente della Regione, alla quale la Commissione Statuto e
l'Assemblea dovevano rispondere, è se c'era la possibilità di un
riequilibrio dei pesi tra la funzione dell'Assemblea e la
funzione dell'esecutivo. Ritengo che nel testo del disegno di
legge, così come si appresta ad essere approvato dall'Aula,
questo tema è stato egregiamente affrontato, perché vengono
aumentati i poteri di controllo e di indirizzo dell'Assemblea
regionale siciliana e, soprattutto, viene riaffidata
all'Assemblea la possibilità di eleggere autonomamente il
Vicepresidente in caso di impedimento del Presidente.
Quindi, una prima risposta forte è stata data, quella di un
riequilibrio dei poteri e delle funzioni, di un accresciuto
potenziamento dell'Assemblea regionale siciliana.
La seconda questione che bisognava affrontare, legata alla
legge numero 7 del 1992, che ha dato nuove funzioni ai sindaci e
ai consigli comunali, era il nuovo protagonismo degli Enti
locali, i più esposti al rapporto con i cittadini. La democrazia
si esercita attraverso la funzione del Parlamento della Regione,
ma in Sicilia vive ogni giorno e si rivitalizza attraverso la
funzione che hanno i sindaci, i consigli comunali, i tanti
cittadini che partecipano, negli organi elettivi e negli
esecutivi, a dare risposte concrete.
La domanda fondamentale alla quale lo Statuto dovrà rispondere,
anche in ragione delle modifiche intervenute con il Titolo V
della Costituzione, è se i sindaci possano avere un ruolo di
equiposizionamento rispetto agli altri poteri. Nello Statuto
questo è compreso e l'elemento nuovo è che si affronta una
questione centrale, fino ad oggi irrisolta, che non poteva non
essere affrontata da una cornice istituzionale, cioè quale deve
essere il ruolo, quali poteri devono essere attribuiti agli enti
locali. Il nuovo protagonismo, oggi, attraverso lo Statuto che
sta per essere approvato, si riempie di una possibilità, la
Consulta delle autonomie, assurta come un ruolo centrale del
rapporto della vivacità e del tessuto democratico della nostra
Regione. Oggi il protagonismo delle amministrazioni locali trova
un ruolo, una veste di carattere istituzionale.
Il terzo elemento al quale secondo me bisognava rispondere, che
investe la democrazia non solo in Sicilia ma in tutto il Paese,
dove c'è un deficit culturale straordinario, è lo scarto tra il
Paese reale e il Paese istituzionale. Questo scarto è legato -
come hanno detto le colleghe - al fatto che abbiamo una presenza
di appena quattro donne e ottantasei uomini, perché i meccanismi
di selezione della classe dirigente, nel modo in cui viene
dispiegata, hanno ridotto la partecipazione delle donne alla vita
democratica del nostro Paese.
CUFFARO presidente della Regione. Questo perché voi di
sinistra non le eleggete, infatti le colleghe appartengono tutte
al centrodestra.
SPEZIALE Non è vero, questa volta è capitato così. E'
l'eccezione che conferma la regola, onorevole Presidente della
Regione, perché in tutta Italia normalmente sono elette decine e
decine di donne nel centrosinistra.
Tuttavia c'è uno scarto tra il ruolo delle donne nella società
- ruolo, che nel corso di questi ultimi cinque anni, è fortemente
cresciuto -, le quali hanno acquisito posizioni, contribuiscono
alla crescita della nostra regione, e la loro rappresentanza
democratica, un tema tralasciato spesso con molta superficialità
e che non tiene conto che metà del corpo elettorale, di fatto, è
escluso dai livelli decisionali.
Lo Statuto ha affrontato questo argomento, io ho fatto
pressioni in una riunione informale, il Presidente dell'Assemblea
sa il modo con il quale ho dovuto pressare su questo argomento,
che non è quello di far piacere alle donne, ma di irrobustire
l'istituto democratico, tanto è vero che ho preannunciato che il
Gruppo dei Democratici di Sinistra presenterà una proposta di
legge affinché quello che è sancito dallo Statuto in questa
occasione sia esteso in tutti gli enti periferici, nelle
province e nei comuni: un terzo di ogni genere deve par parte
delle giunte.
Abbiamo quindi affrontato una grande questione di democrazia,
abbiamo parlato alla Sicilia moderna, che è cambiata nel corso di
questi 50 anni, ma vogliamo parlare al resto del Paese lanciando
una sfida simile a quella che abbiamo lanciato da quest'Aula nel
1992, quando abbiamo approvato l'elezione diretta dei sindaci.
La Sicilia che parla al resto del Paese e che nel proprio
Statuto indica che un terzo della Giunta deve essere composta da
donne rappresenta un segnale di modernità. Nelle altre regioni
soltanto nel Lazio si fa un accenno in questa direzione; tutte le
altre regioni non la prevedono, malgrado la Costituzione
spingesse in tal senso. Noi l'abbiamo affrontata, qualcuno dice
forse parzialmente , l'abbiamo affrontata comunque in continuità
con un'altra previsione, quella della legge elettorale in cui
voglio ricordare che questa Assemblea aveva votato nel listino
l'alternanza uomo-donna e, quindi, è un segno di una modernità
della nostra Assemblea che parla al resto del Paese.
Sono i tre elementi fondamentali, secondo me, sui quali siamo
riusciti a dare una risposta di modernità, ai quali lo Statuto
risponde come un bisogno di modernità: ampliamento dei poteri
dell'Assemblea, funzione dei poteri degli enti locali, ruolo di
partecipazione alla vita democratica delle donne, che vengono
affrontati.
Tutto questo dentro una cornice, come è stato riferito anche da
altri colleghi, che affronta altre questioni, una delle quali noi
abbiamo voluto fortemente che venisse inserita: il ripudio nei
confronti della mafia per la sua capacità pervasiva di
condizionamento della vita sociale, della libertà degli individui
e dell'impresa, ed è giusto che noi affrontiamo questo argomento
anche all'interno dello Statuto.
Molte obiezioni, molte perplessità su questo argomento sono
state sollevate da parte di colleghi di altri schieramenti
politici e, tuttavia, il raccordo, il dialogo, il confronto ha
permesso di arrivare ad un testo unitario di alto profilo e di
alto livello.
Io non mi auguro, signor Presidente, come qualche altro
collega, la celerità con la quale abbiamo approvato la legge,
perché stasera ho sentito che abbiamo fatto bene e celermente:
abbiamo fatto bene ma un po' tardivamente, dato che abbiamo
impiegato quattro anni per la revisione dello Statuto, avremmo
dovuto fare prima.
Possiamo chiedere al Parlamento di essere più veloce? Qualcuno
ha detto di chiedere al Parlamento nazionale di essere veloci
quanto lo siamo stati noi, ma questo significherebbe avere lo
Statuto forse fra cinque anni. Noi dobbiamo chiedere invece al
Parlamento che facciano prima, che lo approvino in tempi
ragionevoli, possibilmente prima dello scioglimento del
Parlamento nazionale, in modo tale che la Sicilia possa
finalmente dispiegare una questione che è stata ed è ancora
oggetto di una profonda contrapposizione tra i partiti politici,
e cioè la selezione della classe dirigente attraverso la legge
elettorale.
Il Parlamento ha sancito che il numero dei parlamentari deve
essere novanta, così come era nel vecchio Statuto. Non ci può
essere nessuna legge, né ordinaria, né di carattere
costituzionale, che possa derogare a questo principio. Insomma,
con questa norma, abbiamo dato una risposta chiara, e non penso
che nessuno, al Parlamento nazionale, voglia modificare la
volontà del legislatore regionale.
Abbiamo fatto, quindi, un buon lavoro e consentitemi di dire
che c'é stata un'accelerata. Non voglio tirare in ballo i legami
che ho con molti amici che fanno parte della Commissione, però
c'é stata una testardaggine da parte dell'onorevole Capodicasa a
insistere su questo argomento; e quando ciascuno di noi faceva
delle obiezioni, l'onorevole Capodicasa sosteneva una tesi che
oggi si rivela giusta: noi non possiamo presentarci ad un
appuntamento con il Parlamento nazionale, in una fase di modifica
dell'assetto costituzionale, che vedrà forse il corpo elettorale
del Paese chiamato ad un referendum confermativo, visto il modo
come il centro-destra ha forzato sulle modifiche costituzionali,
senza che la Sicilia abbia espresso il proprio punto di vista su
un argomento così delicato.
Devo riconoscere che l'onorevole Capodicasa ha avuto ragione,
che il suo impegno e il suo lavoro questa sera vengano premiati
anche con il voto del Parlamento regionale siciliano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Misuraca. Ne ha
facoltà.
MISURACA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la conclusione
dei lavori parlamentari sulla legge di riforma dello Statuto
impone alcune riflessioni prima ancora che di merito, certamente
sul merito adottato. Possiamo infatti sostenere che il disegno di
legge che quest'Assemblea si accinge a votare é il frutto di un
approfondito lavoro di analisi, di riflessione, di dibattiti e
talvolta anche di scontri politici e dottrinali dentro le mura di
questo Palazzo, comunque, sempre coordinati con autorevolezza e
impegno dal Presidente dell'Assemblea; impegno e autorevolezza
per i quali noi, signor Presidente, anche stasera, la
ringraziamo.
Affrontata, infatti, la discussione generale sul disegno di
legge si é aperta una lunga stagione di incontri ai quali hanno
preso parte associazioni, istituzioni, enti locali,
rappresentanti della cultura giuridica ed economica, semplici
cittadini, e non poteva essere diversamente, tale era
l'importanza del tema trattato. Ci accingevamo, infatti, a
riscrivere, sessant'anni dopo, il nuovo Statuto della Regione
siciliana.
E' qui il primo momento di confronto: parziale modifica o
riscrittura dello Statuto? La soluzione adottata è stata di
aggiornamento dello Statuto storico al nuovo ordinamento
costituzionale, e di adeguamento ai nuovi scenari economici e
sociali nel contempo intervenuti. Abbiamo, comunque, cercato di
mantenere fede all'insegnamento dei padri fondatori
dell'autonomia siciliana ed al significativo contenuto pattizio
dello Statuto. Ma l'aggiornamento dello Statuto non poteva non
tenere conto del vincolo che questa maggioranza politica si era
data, e cioè di riscrivere le norme guardando allo Statuto come
il luogo dei valori e delle regole condivise da tutti, nella
convinzione che lo Statuto é di tutta la Regione, dei siciliani,
di ogni singolo cittadino.
Abbiamo, pertanto, tutti insieme condiviso - sebbene dopo
accesi confronti e anche travagliate dispute - tale impostazione,
volendo quindi definire l'unità dei valori del popolo siciliano
nel preambolo dello Statuto, nel preambolo originariamente
formulato - lo ricordo ai colleghi dell'onorevole Leontini a quel
tempo componente della Commissione Statuto, viene riaffermata
infatti l'autonomia della Regione siciliana collocandola nel
quadro dell'unità politica dello Stato italiano e viene
specificato che la Sicilia si riconosce nei valori di pace, di
libertà, di democrazia, di laicità, di crescita culturale ed
umana e di promozione sociale ed economica contenuti sì nella
Costituzione italiana, ma fondanti anche l'Unione europea e
sanciti nella dichiarazione universale del diritti dell'uomo.
Abbiamo voluto con chiarezza ribadire l'originaria natura
pattizia, riconoscendo nel quadro dell'unita politica dello Stato
italiano, l'identità storica, geografica, culturale e politica
della Regione siciliana. Abbiamo anche sancito il principio
dell'autonomia intesa come potere di auto-organizzazione degli
organismi istituzionali e di autogoverno per la soluzione dei
problemi sociali e per la valorizzazione delle risorse umane,
economiche, ambientali e culturali.
Abbiamo sì recepito il principio di sussidiarietà verticale ed
orizzontale chiedendo che la Regione partecipi come soggetto
primario alla programmazione nazionale e garantisca eguali
diritti e pari opportunità a tutti i cittadini sia sul piano
politico ed istituzionale che su quello culturale, sociale,
economico ed occupazionale.
Sul tema della sussidiarietà siamo orgogliosi di avere
allineato lo Statuto siciliano alla più moderna carta
occidentale, la Costituzione europea.
Abbiamo affermato con chiarezza che i valori della religione
cristiana sono patrimonio storico, culturale e di ispirazione
della propria comunità, ma abbiamo altresì affermato che la
Regione siciliana favorisce il dialogo e la coesistenza tra la
stessa religione cristiana e le altre religioni liberamente
professate. Abbiamo inserito il principio che la Regione
siciliana attua le politiche regionali dell'Unione europea,
coopera la costituzione di un'area mediterranea di sviluppo, di
pace, di solidarietà e di collaborazione con i popoli dei paesi
mediterranei.
Abbiamo, nei successivi articoli del disegno di legge,
introdotto alcune significative novelle. Affermato il valore
della cooperazione a carattere di mutualità prevedendo che la
regione ne promuova e favorisca lo sviluppo con appositi
interventi normativi e fiscali.
Abbiamo affrontato il tema delle materie da attribuire alla
potestà legislativa esclusiva regionale, anche in raffronto con
quanto disposto per le regioni ordinarie dall'articolo 117 della
Costituzione.
Abbiamo integrato l'articolo 14 dello Statuto con alcune
materie nuove, alcune riprese appunto all'articolo 117 della
Costituzione, altre introdotte ex novo, altre ancora
semplicemente definite con formulazioni più vicine al dettato
costituzionale introdotto negli ultimi anni.
Sono state ridefinite le materie di legislazione concorrente
delle quali alla regione spetta la potestà legislativa tranne che
per la determinazione dei principi fondamentali riservata alla
legislazione dello Stato, mentre è stata mantenuta la competenza
residuale della Regione.
Abbiamo con determinazione indicato che l'attività
amministrativa regionale deve essere improntata ai principi del
buon andamento e dell'imparzialità, della semplificazione, della
partecipazione degli interessati alle fasi istruttorie e decisive
del procedimento. Abbiamo infatti immaginato una macchina
amministrativa al servizio del cittadino. Abbiamo rafforzato
l'autonomia normativa, amministrativa e finanziaria degli enti
locali. Sulla forma di governo siamo intervenuti attenuando il
principio del Simus stabunt simul cadent' che collega la sorte
del Presidente della regione eletto dal popolo con quello
dell'Assemblea regionale.
Abbiamo tratto insegnamento dalle travagliate vicende del
rapporto della Sicilia con lo Stato, delle troppe parti inattuate
dello statuto del 1946, delle troppe norme di attuazione mai
scritte.
Abbiamo, in tal senso, mantenuto le norme sull'Alta corte
proprio in forza della scelta di mantenere l'impianto originario
del vecchio statuto che aveva disegnato con caratteri peculiari
l'autonomia speciale della nostra Regione.
Abbiamo previsto una speciale sezione intitolata rapporti
internazionali e con l'Unione europea', una parte assolutamente
nuova relativa al potere estero della regione e alle sue
competenze in materia nazionale e comunitaria.
Abbiamo con approfondita riflessione, questo sì, affrontato il
delicato tema del fabbisogno finanziario della Regione valutando
se e come modificare gli articoli 36, 37 e 38 del vecchio
Statuto.
Abbiamo ritenuto infine opportuno prevedere norme aggiuntive
agli articoli 36, 37 e 38 senza rischiare di perdere quanto già
acquisito, abbiamo soprattutto, con assoluta convinzione e
coerenza, introdotto la norma che tenendo conto dell'assistenza
di una equilibrata presenza di entrambi i sessi assicura alle
donne una presenza di almeno 1/3 degli assessori nella Giunta del
Governo regionale. Ho utilizzato il termine coerenza a ragion
veduta avendo infatti Forza Italia sostenuto l'esigenza di una
equilibrata presenza di entrambi i sessi già nella redazione
della legge elettorale approvata recentemente da questa
Assemblea, nella parte dove è prevista un'alternanza uomo-donna,
nella lista regionale ed altresì una presenza di donne non
inferiore ad 1/3 nelle liste provinciali e ciò in perfetta
adesione ai principi del novellato articolo 53 della Costituzione
repubblicana. Ma credo che Forza Italia voglia giustamente
considerare l'introduzione del nuovo Statuto regionale del
principio che la Sicilia ripudia la mafia quale fenomeno di
violenza contro la libertà della persona e delle imprese.
Si tratta di una forte affermazione di principio che individua
nella lotta alla mafia l'elemento qualificante e irrinunciabile
dell'attività politica di tutte le forze politiche. Abbiamo
assistito al dibattito che si è sviluppato sull'opportunità di
inserire tale principio nel nuovo Statuto siciliano; abbiamo
anche compreso le ragioni di chi non voleva cristallizzare nello
Statuto siciliano il fenomeno mafioso quasi consegnandolo
all'eternità ma non abbiamo condiviso queste argomentazioni
perchè crediamo che ogni norma sia figlia del suo tempo.
Non possiamo infatti, ancora oggi, non riconoscere che la mafia
costituisce un costante pericolo alla crescita culturale, sociale
ed economica della nostra Regione; non affermare pertanto il
principio che i siciliani ripudiano la mafia nelle tavole che
regoleranno la convivenza civile della nostra Regione, più che un
errore politico sarebbe stata una omissione. Toccherà certamente
ai nostri figli, ai quali speriamo di consegnare anche con il
nostro fattivo contributo, una Terra libera dalla morsa del
fenomeno mafioso, considerare superato il richiamo che oggi tutte
le forze politiche hanno invece voluto scolpire nel nuovo Statuto
siciliano, ma in una giornata come questa un ricordo commosso va
all'uomo, all'amico, al politico di Forza Italia, al Presidente
della Commissione per la revisione dello Statuto onorevole
Vincenzo Leanza che questo nuovo Statuto volle fortemente fin dai
primi giorni di questa legislatura e sembra un segno del destino
che l'approvazione da parte di questa Assemblea cada a pochi
giorni dal primo anniversario della sua morte.
Credo comunque di non sbagliare nel ritenere questa giornata
come il momento più alto e significativo dell'attività di questo
Parlamento nell'attuale legislatura; riscrivere oggi lo Statuto
della Regione siciliana, vuol dire affermare quei valori ai quali
dovranno ispirarsi le future generazioni.
Non abbiamo tradito lo spirito autonomistico dei nostri padri
fondatori ma adeguato a quelle pulsioni del nuovo ordinamento
costituzionale, alla Carta europea, ai nuovi scenari culturali,
sociali ed economici modificati dallo scorrere di questo mezzo
secolo ma definire le nuove regole della convivenza civile nei
valori di pace, di libertà di democrazia, di laicità dei quali
credo sia permeato il nostro nuovo Statuto.
Non ci esime da un'ultima riflessione: abbiamo delineato un
corpo di norme al quale dobbiamo certamente dare un'anima, le
nostre azioni, la nostra attività amministrativa ne costituiranno
l'anima, abbiamo definito infatti i limiti entro cui sviluppare
la nostra azione politica ma dovremo essere capaci di
comportamenti adeguati.
Soltanto così riusciremo a dare forza alla nostra azione
politica, questo è il nostro imperativo categorico, questo
l'impegno di Forza Italia per le future generazioni.
Saranno i nostri comportamenti, nei prossimi anni ad essere
valutati per comprendere se saremo stati capaci di trasformare in
azioni quell'insieme di valori su cui abbiamo immaginato di
costruire la Sicilia di domani.
PRESIDENTE Ha facoltà di parlare l'onorevole Capodicasa,
vicepresidente della Commissione.
CAPODICASA vicepresidente della Commissione. Signor
Presidente, non c'era bisogno della raccomandazione. Siamo
abbastanza adusi ai dibattiti di quest'Aula per renderci conto
dei limiti di resistenza dell'Assemblea e siccome dobbiamo fare
in modo che al voto finale venga garantita la più alta
partecipazione possibile di colleghi, allora è d'uopo essere
sintetici tanto più che questa lunghissima fase di discussione
dello Statuto, dalla Commissione all'Aula ci ha dato
l'opportunità di potere intervenire più volte e di esprimere il
nostro pensiero in più occasioni.
Lunga ma abbastanza ricca di spunti di interesse, così come
alcuni colleghi hanno già detto, avere fatto parte di questa
Commissione è stata una occasione di arricchimento e di
apprendimento per tutti gli spunti che sono venuti, a volte delle
vere e proprie lezioni di diritto costituzionale, di diritto
pubblico regionale che sono venute da parte dei docenti che
abbiamo audito e con i quali abbiamo intessuto una fittissima
trama di relazioni e di scambio.
Dicevo, una lunga fase; una massima latina recita: festina
lente - affrettati lentamente e credo che questo ossimoro
contenuto in questa massima, in qualche misura, racchiuda il
senso del lavoro e del modo di procedere della Commissione.
Abbiamo cercato di accelerare ma senza tralasciare, ovviamente,
il merito delle questioni, senza sorvolare, senza fare in modo
che la fretta nuocesse al contenuto.
Alla fine, il risultato, signor Presidente, per giudizio quasi
unanime, non solo dentro quest'Aula ma anche per i giudizi che
abbiamo ascoltato, sentito informalmente da parte di coloro i
quali hanno avuto l'opportunità, docenti universitari o semplici
appassionati della materia del testo che è stato già esitato
nell'articolato, ci incoraggia perché sono giudizi positivi, a
volte vengono espressi giudizi positivi in modo stupito, quasi
che questa Assemblea non avesse avuto la forza o anche
l'applicazione necessaria per tirare fuori un buon testo.
Signor Presidente, io ho sempre contestato quei giudizi
liquidatori della capacità dell'Assemblea, e non solo
dell'Assemblea ma anche delle modalità di svolgimento del nostro
lavoro perché a mio giudizio di è indugiato troppo, anche in
queste dichiarazioni di voto ho ascoltato un ritorno che a me
sembra un po' vezzoso, e se devo dire un mio giudizio spassionato
persino eccessivo nell'autoflagellazione.
Non mi pare che ci siano le condizioni per indulgere ad
atteggiamenti di questo tipo. Il prodotto di questo lavoro è un
buon prodotto, un punto di equilibrio tra innovazione e
continuità dei contenuti del vecchio Statuto, a mio giudizio,
abbiamo trovato una felice sintesi che ci consente oggi di poter
dire che su molti punti possiamo considerarci all'avanguardia
nella legislazione statutaria delle regioni e rispetto allo
stesso vecchio Statuto, io considero che abbiamo compiuto enormi
passi avanti.
Io non voglio fare carico, vedete c'è un'importanza del
documento esitato nel 1946, per i tempi in cui esso venne
conquistato ha fatto crescere a mio avviso un po' il mito
attorno a quello Statuto che è un ottimo Statuto, sia chiaro, non
voglio assolutamente sminuire il valore di quello Statuto, però a
mio giudizio, è ridondante il volere riportare paragoni, fare
analogie tra momenti storici che sono molto diversi.
Se dovessimo oggi giudicare nel merito lo Statuto del 1946, non
potremmo che dichiararci insoddisfatti se quello strumento
dovesse essere lo strumento con cui affrontare i tempi moderni;
non c'è l'Europa e giustamente si dice non poteva esserci
l'Europa perché all'epoca l'Europa non esisteva neanche come
prospettiva di breve periodo; ma non c'è neanche il Mediterraneo,
il ruolo della Sicilia nel Mediterraneo; non c'è il cittadino in
quello Statuto, non c'è; non ci sono gli strumenti di democrazia
diretta; non c'è una strumentazione che oramai alla luce dei
principi su cui riposa la governance a livello europeo, quello di
sussidiarietà, quello di buon andamento della pubblica
amministrazione, quello relativo a tutti gli strumenti di
partecipazione e di programmazione. Ma non potevano, ovviamente,
non possono essere questi strumenti gli strumenti che fossero già
nel 1946 contenuti in un documento che non poteva che essere la
fotografia dei rapporti istituzionali del tempo e che all'epoca
ad altro non miravano che a stabilire un rapporto tra Stato e
Regione fondato su un'autonomia di quest'entità geografica e di
questa comunità che sulla base di ragioni storiche, culturali ed
anche geopolitiche rivendicava la sua specialità.
Oggi parliamo di un'altra cosa, parliamo cioè di qualcosa che a
mio avviso non può che puntare ad un arricchimento della
democrazia, agli strumenti di democrazia ed io ritengo che con
questo strumento noi siamo riusciti a darcelo, potremmo fare qui
ciascuno dal suo punto di vista, ha sottolineato gli aspetti
salienti di questa strumentazione, si è parlato della democrazia
paritaria che certo, si deve tener presente, io ho detto
stamattina, lei era presente alla conferenza stampa, che parlando
di regole e di regole fondamentali, quali sono quelle contenute
in uno Statuto che è un po' impropriamente si definisce la carta
costituzionale di una regione, non si può pretendere e sarebbe un
grave errore, cosa che io considero tale, per esempio a proposito
della riforma della Costituzione che si operi a colpi di
maggioranza: Le costituzioni sono lo strumento dentro cui una
società si rispecchia e si riconosce, certo non tutti si possono
riconoscere pienamente, ma perché necessariamente devono essere
valori condivisi e quindi in quanto tali alcune questioni devono
essere anche mediate.
Noi abbiamo fatto questo lavoro e a mio giudizio oggi possiamo
dire che questo strumento è uno strumento che può benissimo
interpretare la società di oggi in Sicilia, lo stato dei suoi
rapporti di oggi e per il futuro con lo Stato, con il
Mediterraneo, con l'Europa, con gli altri poteri esterni alla
Regione e poi all'interno della Regione fra la Regione e gli
altri livelli istituzionali che ormai a norma dell'articolo 114
della Costituzione sono equiposizionati nel costituire la
Repubblica come i Comuni, gli Enti locali e tutte le altre
istanze democratiche.
Credo che se si possa dare un giudizio in senso generale,
finalmente: lo Statuto irrompe la presenza del cittadino nelle
sue varie forme organizzate attraverso il principio di
sussidiarietà, attraverso la sua partecipazione al processo
legislativo, il referendum e altri modi che sono codificati in
vari punti. E l'Assemblea regionale finalmente non è più una
mònade chiusa, ma è un luogo aperto a tutti gli influssi e a
tutte le spinte che provengono dalla società.
Spetta poi alla classe dirigente essere in grado di fare una
sintesi di queste spinte, di trovare il giusto punto di
equilibrio e di esprimersi attraverso la propria proposta
legislativa.
Si può, proprio per il metodo che abbiamo seguito, discutere
dei singoli punti; se avessi dovuto scrivere l'articolo sulle
pari opportunità o quello sugli enti locali o anche quello stesso
sulla mafia o il preambolo o tutte le altre parti importanti di
cui si compone il nostro Statuto, probabilmente, l'avrei scritto
in modo diverso da come sono stati scritti, perchè ho una diversa
sensibilità rispetto ad altre sensibilità rappresentate in questo
Parlamento Anche gli altri colleghi avrebbero potuto fare lo
stesso, ma sarebbe stato un errore perchè avremmo scritto uno
Statuto rispondente solo a volontà, a punti di vista che sono
parziali nella società siciliana. Ciò che invece conta è che
tutti questi punti di vista, in un rapporto di scambio anche
culturale oltre che di conoscenze e normative, formano un
prodotto di sintesi che oggi fa onore a questa Assemblea.
Si può discutere se il coinvolgimento della società siciliana
poteva essere più ampio e certamente lo poteva essere, non c'è
mai un limite all'ampiezza del coinvolgimento.
Vogliamo fare un riferimento a ciò che succede in Italia a
proposito della riforma della Costituzione o meglio di una sua
revisione che è ben più profonda e stravolgente di quanto non sia
la riforma del nostro Statuto?
Eppure anche su questa materia non solo il Senato se ne è
occupato in 48 ore, ma tutta la fase di elaborazione è stata
povera di dibattito e di scambi culturali.
C'è stata una logica sia nella precedente legislatura sia
nell'attuale, sia col centrosinistra che col centrodestra, che
non si è avuto in questo momento la sensibilità di fare della
revisione costituzionale un momento alto del dibattito politico e
culturale nel Paese.
Noi abbiamo fatto il possibile. I colleghi hanno detto: la
Commissione è stata convocata formalmente per oltre 80 sedute
altrettante sedute ha tenuto la sottocommissione che ha lavorato
in modo perfino più duro della Commissione in quanto doveva
integrare i testi e produrre un testo base.
Abbiamo avuto audizioni di tutte le espressioni degli interessi
diffusi presenti in Sicilia e tutti coloro i quali hanno chiesto,
a volte anche chi non l'ha chiesto, è stato sollecitato a farlo.
Abbiamo avuto l'apporto di competenze scientifiche, accademiche
di vario livello che sono state preziosissime. C'è stato un
lavoro corale.
Quando si danno dei giudizi sul coinvolgimento forse vero è che
non riscuotevano nella stragrande maggioranza dei casi una larga
audience , una partecipazione vasta, ma è pur vero che questo
tentativo c'è stato, è stato organizzato da centri-studi e
sindacati, dall'Istituto Gramsci per ben due volte, dai gruppi
parlamentari - quello dell'UDC a Catania, quello di Rifondazione
Comunista, quelli promossi dall'ANCI, dall'URPS, dai centri
culturali, quelli dell'Università due o tre volte, dall'Assemblea
regionale stessa.
Ci sono state svariate occasioni, naturalmente poi la
partecipazione non la si può indurre, in modo forzoso o forzato,
la partecipazione è frutto anche del livello di sensibilità di
quel momento. Del resto, signor Presidente, io l'ho già detto
stamattina, sono andato un po' a guardare cosa è successo nella
fase preparatoria dello Statuto nel 1946.
La Consulta ha tenuto, in seduta plenaria, 25 sedute per
esitare il testo. Noi nella Commissione ne abbiamo tenuto in
tutto oltre 150.
La seduta plenaria della Consulta ha esitato il testo in meno
di otto giorni, in sette giorni di lavoro. Noi siamo qui
impegnati da mesi. Certo, magari andando lentamente. Tuttavia,
non credo che volendo fare un paragone noi sfiguriamo; nel
paragone ognuno fa delle cose che, al tempo in cui vive, può fare
e noi abbiamo fatto questo; lo abbiamo fatto nell'ambito anche,
se volete, di una temperie culturale, di un clima politico
abbastanza particolare, direi, anche quasi di fine legislatura,
il che non ci ha aiutati: Però, credo che non dobbiamo svalutare
il lavoro che è stato svolto perché, vi assicuro, anche a
giudizio dei tanti che abbiamo consultato in questi giorni,
possiamo dire di avere fatto un buon lavoro.
Naturalmente noi possiamo dare un giudizio per quello che oggi
vediamo. Possiamo dare questo giudizio, poi, magari,
nell'applicazione concreta delle norme si potrà indurre a
qualche ripensamento, ma oggi noi possiamo fare queste
affermazioni.
Io, signor Presidente, non sono molto preoccupato delle
critiche che sono venute, perché sono critiche, tutto sommato,
marginali anche da parte dei colleghi che hanno dichiarato il
voto contrario.
Rifondazione Comunista, nell'intervento molto misurato
dell'onorevole Forgione, mi pare abbia affermato che c'è un punto
dello Statuto che tale forza politica non può condividere perché
attiene un po' alla idea di Regione e di assetto istituzionale
che essa ha e che la induce a votare contro. Ma per il resto, nel
suo complesso, è un lavoro al quale anche Rifondazione Comunista
ha partecipato. Così anche sulle critiche mosse da altri colleghi
credo non ci sia niente da dire perché ognuno di noi potrebbe
esprimerle. Non voglio tornare ovviamente su questo perché
sarebbe troppo lungo ed appesantiremmo ulteriormente il
dibattito. Essendo l'ottimo sempre nemico del buono', in questo
caso, noi dobbiamo prendere atto che ciò che era possibile fare
per la particolare fase politica e storica che noi viviamo, noi
siamo riusciti a farlo.
Mi auguro, signor Presidente, che il lavoro prosegua, essendo
questa, come sappiamo, la prima tappa di questo percorso, direi
quasi la più importante, dal punto di vista dell'Assemblea
regionale, ma dal punto di vista della Sicilia tutta, la parte
più importante è la fase di approvazione del Parlamento
nazionale. Oserei dire, signor Presidente, che qui comincia
l'avventura , nel senso che non dobbiamo considerare concluso il
nostro ruolo. In questo senso faccio un appello al Presidente
dell'Assemblea che di questi appelli non ha bisogno, perché è
stato, lo possiamo dire ad alta voce, il Presidente che ha voluto
lo Statuto. Senza il Presidente Lo Porto, seduto a quel banco, io
non so se avremmo concluso questo lavoro.
Pertanto a lei, signor Presidente, va, da un lato il nostro
ringraziamento, ma, dall'altro, va anche la responsabilità della
sua alta funzione di rappresentanza di questo Parlamento.
Infatti, occorre premere sugli organi istituzionali di
Camera e Senato.
Lei, signor Presidente, non deve stancarsi di andare e venire
da Roma, di sollecitare, cosa che è ammesso fare anche perché in
passato è stato fatto nella prima parte della riforma, in una
costante azione, incontri con il Presidente della Camera e con il
Presidente del Senato - io personalmente, più volte, sono andato
a fare questa opera di sollecitazione -, non si muove nulla lì o
meglio si muove secondo i tempi. Lei, signor Presidente, è stato
a lungo membro di quel Parlamento e sa quali sono i tempi; quindi
c'è ancora un lavoro ed un ruolo da svolgere.
Credo che lei, signor Presidente, debba garantire il suo
ulteriore impegno fino alla conclusione positiva di questo
lavoro.
Naturalmente mi deve consentire di rivolgere ringraziamenti che
sono non formali o d'obbligo, sono sentiti perché rivolti a chi
ha seguito, in modo assiduo e costante, i lavori della
Commissione - l'onorevole Fleres, l'onorevole Ortisi, l'onorevole
Savarino ed altri colleghi che non cito tutti - ed anche quei
colleghi che hanno interrotto la loro frequentazione per
sopraggiunti incarichi, come l'onorevole Leontini e l'onorevole
Pistorio, che ha ricoperto la carica di presidente per una breve
fase, anche lui ha svolto fino a quel momento un egregio lavoro
in Commissione; tutti ci siamo resi conto di quanto prezioso sia
stato l'apporto dei nostri uffici, dei nostri funzionari.
Signor Presidente, possiamo vantarci di avere collaboratori,
non posso giudicare tutti ma solo quelli che hanno collaborato,
all'altezza della situazione: hanno la giusta ampiezza di vedute,
conoscono le normative estere, la normativa comunitaria, sono
nelle loro materie tra i più preparati, quelli che hanno svolto
il lavoro diretto, quelli che abbiamo audito in Commissione, ed
anche i collaboratori diretti della Commissione, il dottor
Pecoraro e la dottoressa Salamone che hanno avuto un ruolo
importante nell'aiutarci a formulare il testo.
Il professore Pitruzzella è stato una sorta di componente
aggiunto della Commissione e ci ha dato il punto di vista tecnico-
costituzionale, ma anche i collaboratori esterni, quelli che non
hanno avuto il merito o meglio l'ufficialità della
collaborazione.
Non nascondo che il professore Silvestri, ex rettore
dell'Università di Messina e docente, è stato uno dei docenti
che, assieme al professore Ruggeri, abbiamo sentito informalmente
quasi quotidianamente; vi sono stati altri docenti universitari,
per la parte relativa al potere estero e ai rapporti con l'Europa
quasi di strettissima pertinenza del professore Sapienza, docente
di diritto internazionale dell'Università di Catania, e per la
parte relativa agli articoli finanziari il professore Pignatone,
il professore Parlato, il professore Sammartino, il professore
Dominici che hanno collaborato strettamente; i funzionari
dell'Assessorato Finanze che hanno avuto un grande ruolo e che
sono molto competenti in materia di rapporti finanziari Stato-
Regione.
Signor Presidente, qui c'è il lavoro di tutti, di quanti hanno
competenze alte ed anche di quanti attraverso un modesto
intervento, in una audizione, hanno segnalato un problema e la
Commissione non ha mai avuto remore ad accoglierlo qualora la
proposta fosse stata condivisa, filtrata e poi debitamente
incastonata. Si può dire che il testo è a molte mani nel corso di
diverso tempo, di molti anni (due anni e mezzo circa), e io mi
auguro che questo risultato finale torni a vantaggio dei
siciliani che poi sono il vero obiettivo dei nostri sforzi e
delle nostre fatiche.
PRESIDENTE Ha chiesto di parlare il Presidente della Regione.
Ne ha facoltà.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente, con il
voto odierno il Parlamento siciliano compie un atto di
straordinaria importanza che idealmente, credo, si pone in
continuità con le ragioni politiche, sociali e storiche poste a
fondamento del nostro istituto autonomistico regionale.
Certo, non è questa la sede più appropriata per ripercorrere
compiutamente l'insieme delle vicende che al termine di un
articolato quanto esaltante percorso seppero consegnare ai
siciliani un testo statutario frutto di una elevata sensibilità
istituzionale e di un'indomita passione civile che fu messa in
campo da diversi attori della politica siciliana di quegli anni
che qui meriterebbero di essere ricordati uno per uno, ma nel
corso dei vari interventi molti di questi sono stati ricordati.
Pur nella diversità delle collocazioni politiche, essi seppero
anteporre l'idea di un bene comune a visioni di parte, ponendo le
basi giuridiche e costituzionali di un regionalismo autonomistico
che già ancor prima della Carta costituzionale era giunto a
tracciare un modello di relazione con lo Stato centrale che, a
quasi sessant'anni dalla sua approvazione, rivela ancora adesso
tutta la sua sorprendente attualità.
E' proprio la forza di una così autorevole tradizione a
renderci particolarmente consapevoli del valore e del significato
del passo che stiamo per compiere con la votazione che fra poco
faremo.
La tredicesima legislatura della Regione si era per la verità
già aperta con una rilevantissima novità: l'elezione diretta
della Presidenza della Regione.
Con tale scelta, introdotta dalla legge costituzionale n. 2 del
2001, sono state poste le basi di un rinnovato rapporto con i
cittadini che sono ad un tempo elettori del Presidente e del
Parlamento.
Era doveroso immaginare, pertanto, che una tanto innovativa
configurazione istituzionale dovesse sfociare in una
rivisitazione del testo statutario che, nello spirito originario,
lo restituisse a connotati di maggiore attualità ancor più
necessari alla luce dell'evoluzione federalista in atto nel
nostro Paese.
A questo compito l'Assemblea e il Governo, ciascuno per la
propria parte, non si sono sottratti, tra le diverse soluzioni
tecnicamente percorribili non si è optato per una integrale
riscrittura dello Statuto, ma piuttosto per una rilettura in
chiave dinamica del suo originario disegno, realizzata mediante
un'ampia rivisitazione di molti degli istituti già presenti
insieme a novità di grande rilievo.
Non mancheranno di certo le occasioni per approfondire sia in
chiave tecnico-giuridico sia politica il nuovo assetto
dell'articolato insieme alle rilevanti ricadute che ne
deriveranno sull'attività amministrativa e programmatoria della
Regione e delle autonomie locali.
In questa sede credo doveroso però esprimere un convinto
apprezzamento per alcuni punti che più di altri credo valgano a
caratterizzare il quadro statutario che ci apprestiamo a
licenziare.
Una prima doverosa sottolineatura va riservata al contenuto del
preambolo e, in particolare, al riferimento in esso presente ai
valori cristiani come patrimonio ed ispirazione della comunità
siciliana.
Siamo sempre stati convinti che la consapevolezza della propria
identità non è impedimento, bensì presupposto e condizione
necessaria per un dialogo autentico e per una effettiva capacità
di integrazione pacifica, della quale nei secoli passati la
Sicilia ha offerto una grande testimonianza.
E' per questo che il Governo ha tenuto particolarmente a che
tale dimensione fondativa della collettiva siciliana non
rimanesse priva di un esplicito sbocco statutario.
Medesime argomentazioni sono da spendere a proposito del
percorso ideale, persone-famiglia- società, che sempre nel
preambolo trova esplicito riscontro nel riferimento ai diritti
fondamentali delle persona, alla famiglia come soggetto
essenziale dell'articolazione sociale e al principio di
sussidiarietà nella sua eccezione orizzontale.
Fortemente voluto dall'Assemblea e dal Governo è stato,
inoltre, il ripudio della mafia come fenomeno criminale
condizionante la libertà della persona e dell'impresa.
Va detto con forza che all'esercizio pieno di tale libertà la
Sicilia non può e non deve rinunciare, contrapponendosi con
energia ad ogni tentativo di condizionamento mafioso e non. E' un
dovere morale, politico e sociale cui dobbiamo corrispondere
senza se' e senza ma', per il futuro forte che vogliamo dello
sviluppo della nostra Terra.
Un'ultima notazione, ma non certo in ordine d'importanza, credo
debba essere resa in favore del tema delle pari opportunità' che
nel nuovo Statuto trovano esplicito e concreto riferimento nelle
nuove regole di composizione della giunta regionale.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, a conclusione di questo
breve intervento credo di dovere un particolare ringraziamento a
tutte le forze politiche, ai gruppi parlamentari e ad ogni
singolo deputato, soggetti tutti che hanno reso un dialettico, ma
concorde e costruttivo, contributo alla elaborazione di un testo
tanto equilibrato, ma credo anche tanto innovativo.
Un apprezzamento al lavoro del presidente Capodicasa che,
raccogliendo l'eredità del compianto presidente Vincenzo Leanza,
che insieme a voi voglio qui ricordare, ha impresso il giusto
passo ai lavori della Commissione per la revisione dello Statuto.
A lei, onorevole Presidente dell'Assemblea, credo di dovere
infine un ringraziamento del tutto particolare per l'impulso, la
voglia e la guida autorevole e costante con la quale ha saputo
accompagnare tutti i passi, a volte anche difficili, con i quali
l'Assemblea si è progressivamente approssimata all'odierno
obiettivo.
A conclusione, un impegno che come Presidente della Regione
voglio assumere solennemente di fronte all'Assemblea e a tutti i
siciliani: intraprendere ogni iniziativa politica presso
l'istituzione parlamentare nazionale affinché, entro la
conclusione della legislatura in corso, il nostro Statuto possa
divenire legge costituzionale dello Stato.
Grazie, onorevole Presidente, e grazie al Parlamento che credo
stasera abbia dimostrato e dimostrerà con il voto che si può
lavorare insieme per raggiungere obiettivi importanti
nell'interesse di questa terra e di questa nostra Sicilia.
PRESIDENTE Ringrazio l'onorevole Presidente della Regione,
onorevole Cuffaro, per il suo intervento.
Onorevole colleghi, consentite anche a me di togliervi un
minuto del vostro prezioso tempo per rivolgere all'Aula un
discorso conclusivo, in questo momento altamente significativo
per la storia della Sicilia.
Nel consegnare al Parlamento nazionale il testo della riforma
dello Statuto, realizzata da questa Assemblea, il pensiero va
all'intero popolo siciliano per l'antico retaggio di cultura e di
storia e per l'attuale attesa di una migliore prospettiva
economica e sociale.
Tutto è stato oggetto di attenzione, di analisi e di scelte ad
opera di un Parlamento che ha egregiamente interpretato le ansie
e i bisogni della Sicilia.
E' un grande momento anche per la partecipazione di tutte le
categorie, le professioni, l'associazionismo, le accademie e le
istituzioni culturali; è un grande momento per il grado di
coesione e di coinvolgimento di tutte le forze politiche in
seno all'Assemblea regionale siciliana, dove si è rifuggito
dalla logica di maggioranza per giungere ad una azione condivisa
in direzione della costruzione di regole per tutti.
E', infine, un momento di raccoglimento intorno alla memoria
del presidente Vincenzo Leanza che ha reso un contributo notevole
a questo risultato, lasciandoci dopo avere a noi consegnato il
frutto di un paziente lavoro e di un tacito viatico, secondo il
suo costume di vita.
Consentite che io rivolga, a conclusione di questa bella
seduta, un vivo ringraziamento a tutti voi, all'Assemblea
regionale siciliana e fra tutti al Presidente facente funzioni
della Commissione per la verifica dello Statuto, onorevole
Capodicasa, ed ai componenti tutti della Commissione.
A tutti voi, colleghi deputati, rivolgo il mio più sentito
ringraziamento e l'augurio che il vostro e il nostro lavoro possa
contribuire alla fortuna della nostra Sicilia.
(Vivi e prolungati applausi)
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 536 «Massima
diffusione possibile della bozza di Statuto regionale approvata
dall'Assemblea regionale siciliana'. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione la delega alla Presidenza per il
coordinamento formale del disegno di legge Schema di progetto di
legge costituzionale da proporre ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto al Parlamento recante Modifiche allo Statuto della
Regione' (nn. 580 - 472 -578 - 602 - 652 /A).
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del presidente Lo Porto
Si passa alla votazione finale del disegno di legge «Schema di
progetto costituzionale da proporre ai sensi dell'articolo 18
dello Statuto al Parlamento nazionale recante Modifiche allo
Statuto della Regione'
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 71
Maggioranza 36
Favorevoli 67
Contrari 4
(L'Assemblea approva)
(Applausi)
Faccio rilevare che l'onorevole Leanza Edoardo ha dichiarato il
proprio voto favorevole, non rilevato dal sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Comunico che è convocata per domani, giovedì 31 marzo, alle ore
10.30, la Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari
presso la Sala Rossa per definire il programma dei lavori
parlamentari.
Onorevoli colleghi, la seduta è tolta ed è rinviata a domani,
giovedì 31 marzo, alle ore 17.30, con il seguente ordine del
giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:
N. 414 - Ritiro del disegno di legge di iniziativa
governativa, n.475 del 2002, in materia di
riforma del trasporto pubblico locale in Sicilia
ed iniziative conseguenti.
ORLANDO - ZANGARA - VITRANO - GURRIERI
- BARBAGALLO
N. 415 - Iniziative per il potenziamento e la
stabilizzazione del canale satellitare Rai - Med
e del servizio radiotelevisivo pubblico in
Sicilia.
BARBAGALLO - GENOVESE - GURRIERI -
TUMINO ZANGARA .
N. 416 - Adozione di tutti gli atti necessari per la
stabilizzazione occupazionale dei lavoratori
comunemente denominati ex articolisti .
SPAMPINATO - VILLARI - GURRIERI -
ORTISI - RAITI - BARBAGALO - CRACOLICI
- DE BENEDICTIS - ODDO.
III - DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:
N. 377 - Continuità produttive delle imprese
metalmeccaniche del settore ferroviario
operanti in Sicilia .
FORMICA-IOPPOLO-SAMMARTINO-VIRZI'
IV - DISCUSSIONE UNIFICATA DELLE MOZIONI:
N. 291 - Valutazione dell'operato dell'Ambito
territoriale ottimale 1 Palermo
nell'affidamento del servizio idrico integrato
nell'A.T.O. 1 Palermo e provvedimenti
consequenziali.
GIANNOPOLO-CRACOLICI-SPEZIALE-ZAGO
N. 304 - Affidamento del Servizio idrico integrato
nell'Ambito territoriale ottimale 1 Palermo.
ORLANDO-CRACOLICI-FERRO-FORGIONE-
GIANNOPOLO
V - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- Istituzione dell'Agenzia regionale per i prelievi ed i
trapianti di organi e tessuti. Modifica di assegnazioni
finanziarie e norme organizzative nel settore sanitario (n.
867/A) (Seguito).
VI - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E DELLA
COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI L'ATTIVITA'
DELL'UNIONE EUROPEA
VII - ELEZIONE DI DEPUTATI SEGRETARI
La seduta è tolta alle ore 22.48.
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 24.00
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
XIII LEGISLATURA
SEDUTA N. 281 DEL 30 MARZO 2005
ALLEGATO:
EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE NN. 580-472-578-602-652/A ''SCHEMA DI PROGETTO
DI LEGGE COSTITUZIONALE DA PROPORRE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 18
DELLO STATUTO, AL PARLAMENTO NAZIONALE, RECANTE 'MODIFICHE ALLO
STATUTO DELLA REGIONE'''
Emendamenti ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno
-All'articolo 41:
Emendamento 117.2:
Cassare l'articolo 41.
Al comma 2 dell'articolo 4 bis aggiungere le parole
Contribuisce all'elaborazione della legislazione riguardante
le pari opportunità e svolge indagini conoscitive .
-All'articolo 10:
Emendamento 117.1:
Al comma 4 dopo le parole si procede aggiungere le parole
con le modalità di cui ai commi 3 e 4 dell'articolo 8 dello
Statuto .
-All'articolo 23:
Emendamento 117.3:
Al comma 3 sostituire la parola espressamente con le parole
di norma .
-All'articolo 26:
Emendamento 117.4:
Dopo la parola dipendenti aggiungere le parole o comunque
sottoposti a vigilanza e controllo .
-All'articolo 31:
Emendamento 117.5:
Ai commi 4 e 5 cassare le parole consorzi od unioni di comuni
e consorzi od unioni di province .
-All'articolo 17:
Emendamento 117.6:
Alla lettera m) dopo la parola porti aggiungere le parole di
interesse nazionale ;
alla lettera r) cassare le parole del credito e .
-All'articolo 35:
Emendamento 117.7:
Al comma 5 dopo la parola stabilite aggiungere la parola
rispettivamente e dopo la parola siciliana aggiungere le
parole e con decreto del Presidente della Regione .
-All'articolo 43:
Emendamento 117.8:
Al comma 2 sostituire la parola condannando con le parole
sanzionando nei modi previsti dalla legge .
-All'articolo 45:
Emendamento 117.9:
Sostituire le parole di Sicilia con le parole residenti .
-All'articolo 46:
Emendamento 117.10:
Al comma 1 cassare la parola garanzia ;
Al comma 2 sostituire la parola status con la parola
funzioni .
-All'articolo 49:
Emendamento 117.11:
Al comma 5 dell'articolo 19 bis cassare le parole non
comportanti impegni .
-All'articolo 56:
Emendamento 117.13:
Cassare il comma 3 ter.
-All'articolo 61:
Emendamento 117.15:
Sostituire la parola esercizio con la parola ambito e la
parola ed con le parole e prevede .
-All'articolo 66:
Emendamento 117.12:
Al comma 4 dopo la parola parlamentari aggiungere le parole
e alle motivazioni del rigetto .
-Diversa articolazione e numerazione dei titoli dello Statuto:
Emendamento 117.14:
Il Titolo I Organi della Regione' è rinumerato in Titolo II'.
E' introdotto il seguente Titolo I: Principi'.
Il Titolo II Funzioni degli organi regionali' è rinumerato in
Titolo III'.
Il Titolo III Organi giurisdizionali' è rinumerato in Titolo
IV'.
E' introdotto il seguente Titolo IV' Organi ausiliari'.
Il Titolo IV Polizia' è rinumerato in Titolo V'.
Il Titolo V Patrimonio e finanze' è rinumerato in Titolo VI'.
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