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Resoconto d'Aula della Seduta n. 281 di mercoledì 30 marzo 2005
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   Presidenza del presidente Lo Porto


   BASILE,  segretario,  dà  lettura  del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intende
  approvato.

            Annunzio di presentazione di disegni di legge

    PRESIDENTE   Comunico  che sono stati   presentati  i  seguenti
  disegni di legge:

    Istituzione  e  valorizzazione  dei  distretti  rurali  e   dei
  distretti agroalimentari di qualità  (n. 985)
   di iniziativa parlamentare
   presentato  dall'onorevole  Zago,  Oddo,  Panarello,   Speziale,
  Capodicasa,  Crisafulli,  Cracolici, De  Benedictis,  Giannopolo,
  Villari, in data 29 marzo 2005

   Norme   per   l'istituzione  del  polo  turistico   Nord   Ovest
  dell'Etna  (n. 986)
   di iniziativa parlamentare
   presentato  dagli onorevoli Nicola Leanza, Fleres   in  data  30
  marzo 2005.

     Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
                       Commissione legislativa

    PRESIDENTE  Comunico che il seguente disegno di legge  è  stato
  inviato,  in  data  29  marzo 2005, alla  competente  Commissione
  legislativa IV  Ambiente e Territorio':

    Norme  per  il  progetto  di ripristino  di  parte  dell'antico
  tracciato della linea ferroviaria  Ragusa-Vizzini  (n. 984)
   di iniziativa parlamentare
   presentato   dagli   onorevoli   Gurrieri,   Confalone,   Sbona,
  Barbagallo, Papania, Spampinato, Ortisi, Raiti, Zangara,  Orlando
  in data 25 marzo 2005.

                Comunicazione di richieste di parere

    PRESIDENTE  Comunico che le seguenti richieste di  parere  sono
  pervenute  dal  Governo ed assegnate alle competenti  Commissioni
  legislative:

   AFFARI ISTITUZIONALI (I)

    Legge  regionale 3 novembre 1993, n. 30 - art. 55  -  comma  5.
  Direttori  generali  Aziende  unità sanitarie  locali  e  aziende
  ospedaliere della Sicilia . (n. 362/I)
   pervenuto in data 25 marzo
   inviato in data 25 marzo 2005

    IACP  di  Messina  - Designazione componente del  consiglio  di
  amministrazione: architetto Falsone Vincenzo . (n. 363/I)
   pervenuto in data 29 marzo  2005
   inviato in data 30 marzo 2005

   AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

    Regolamento  di  organizzazione dell'Agenzia regionale  per  la
  protezione dell'ambiente (ARPA-Sicilia) . (n.360/IV)
   pervenuto in data 23 marzo 2005
   inviato in data 24 marzo 2005

   COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE  QUESTIONI CONCERNENTI
  L'ATTIVITA' DELL'UNIONE EUROPEA

    Interreg  III  A  - Programma di cooperazione  transfrontaliera
  Italia-Malta  2004/2006.  Complemento  di  programmazione .   (n.
  361/Ue)
   pervenuto in data 23 marzo 2005
   inviato in data 24 marzo 2005.

                     Annunzio di interrogazioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni:

   con richiesta di risposta orale

   N.  2152  -  Interventi per il riconoscimento in  Sicilia  della
  qualifica di 'operatore socio-sanitario' istituita con il decreto
  del Ministro della sanità del 18 febbraio 2000.
   Assessore Sanità
   Firmatario: De Benedictis Roberto

   N.  2153  -  Interventi urgenti per il pagamento degli  stipendi
  agli  operatori della formazione professionale e per  la  riforma
  organica del settore.
   Assessore Lavoro
   Firmatario: De Benedictis Roberto

   N.  2155  - Interventi urgenti per l'immediata revoca del  bando
  del  Presidente della Provincia regionale di Palermo,  pubblicato
  nella  GUCE  in  data  1 marzo 2005, con il quale  viene  indetta
  un'asta  pubblica per l'affidamento del servizio idrico integrato
  (S.I.I.)  dell'ATO 1 di Palermo e avvio di un'indagine  ispettiva
  sulla gestione dello stesso.
   Presidente Regione
   Assessore Lavori Pubblici
   Firmatario: Giannopolo Domenico

   N. 2160 - Interventi in materia di trasporto scolastico.
   Assessore Beni Culturali
   Firmatario: Villari Giovanni

   N.  2161  -  Abrogazione del comma 82 dell'art. 127 della  legge
  regionale  n.  17  del 2004 in materia di commercializzazione  al
  dettaglio  ed  impiego  di prodotti fitosanitari,  coadiuvanti  e
  concimi.
   Presidente Regione
   Assessore Agricoltura
   Firmatario: Villari Giovanni

   Le  interrogazioni, ora annunziate, saranno iscritte  all'ordine
  del giorno per essere svolte al loro turno.

   con richiesta di risposta scritta

   N.  2154 - Interventi urgenti per tutelare l'inviolabile diritto
  alla  salute  delle comunità che insistono nelle zone interessate
  dall'inquinamento ambientale provocato dall'ex inceneritore di S.
  Ranieri  e  dall'inceneritore di R.S.U. ubicato in località  Pace
  (ME).
   Presidente Regione
   Firmatario: Genovese Francantonio

   N.  2156  -  Interventi urgenti per migliorare la viabilità  del
  Viale Mario Rapisardi a Catania.
   Assessore Famiglia
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  2157 - Notizie circa l'accoglimento di tutte le richieste di
  iscrizione  presso  il  Liceo  scientifico  Galileo  Galilei   di
  Catania.
   Assessore Beni Culturali
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.  2159  -  Iniziative urgenti per riformare il  settore  della
  formazione   professionale   e  per   assicurare   ai  lavoratori
  della stessa regolarità nella corresponsione degli emolumenti.
   Presidente Regione
   Assessore Lavoro
   Assessore Bilancio
   Firmatario: Scalici Antonino

   Le interrogazioni, ora annunziate, saranno inviate al Governo.

                      Annunzio di interpellanze

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  interpellanze:

   N.  239 - Notizie in ordine ad un opuscolo diffuso dal Comune di
  Catania  nelle scuole cittadine, contenente presunti elementi  di
  comunicazione  politica attinenti al rinnovo dell'Amministrazione
  municipale.
   - Presidente Regione
   Firmatari: Raiti Salvatore; Spampinato Giuseppe

   N.  240 - Creazione di una riserva nell'assegnazione delle  aree
  zone artigiane.
   Presidente Regione
   Assessore Cooperazione
   Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe

   N.   241  -  Nomina  di  un  commissario  presso  il  Comune  di
  Riesi(CL).
   Presidente Regione
   Assessore Famiglia
   Firmatario: Speziale Calogero

    Trascorsi  tre  giorni  dall'odierno  annunzio  senza  che   il
  Governo  abbia dichiarato di respingere le interpellanze o  abbia
  fatto   conoscere  il  giorno  in  cui  intende   trattarle,   le
  interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                         Annunzio di mozioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  mozioni:

   N.   414       Ritiro  del  disegno  di  legge,  di   iniziativa
  governativa, n. 475 del 2002 in materia di riforma del  trasporto
  pubblico  locale  in  Sicilia  ed  iniziative conseguenti , degli
  onorevoli  Orlando  Leoluca;  Zangara  Andrea;  Vitrano  Gaspare;
  Gurrieri Sebastiano; Barbagallo Giovanni
   Presentata il 23/03/05

   N.  415     Iniziative per il potenziamento e la stabilizzazione
  del  canale  satellitare  RAI MED e del servizio  radiotelevisivo
  pubblico   in  Sicilia ,  degli  onorevoli  Barbagallo  Giovanni;
  Genovese   Francantonio;  Gurrieri  Sebastiano;  Tumino  Carmelo;
  Zangara Andrea
   Presentata il 24/03/05

   N.   416    Adozione  di  tutti  gli  atti  necessari   per   la
  stabilizzazione   occupazionale   dei   lavoratori    comunemente
  denominati   'ex   articolisti' ,  degli   onorevoli   Spampanato
  Giuseppe;    Villari   Giovanni;   Gurrieri  Sebastiano;   Ortisi
  Egidio; Raiti Salvatore; Barbagallo Giovanni; Cracolici Antonino;
  De Benedictis Roberto; Oddo Camillo.
   Presentata il 24/03/05

   Informo  che  le stesse saranno iscritte all'ordine  del  giorno
  della  seduta  successiva  perchè se  ne  determini  la  data  di
  discussione.

        Comunicazione di modifica di denominazione di Gruppo
                            parlamentare

    PRESIDENTE    Informo  che,  con  nota  del  30   marzo   2005,
  l'onorevole Sebastiano Sbona ha comunicato che a far data da oggi
  il  Gruppo  parlamentare  Sicilia Democratica   muta  la  propria
  denominazione   in   Centro  Democratico .  Tale   mutamento   di
  denominazione è stato stabilito dai deputati aderenti  al  gruppo
  medesimo.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


         Determinazione della data di discussione di mozioni

    PRESIDENTE  Si passa al punto secondo dell'ordine  del  giorno:
  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   n.  412   Rideterminazione dell'utilizzo  di  una  struttura  in
  territorio  di  Caltagirone,  attualmente  destinata  a   mercato
  ortofrutticolo ,   degli  onorevoli  Ioppolo,   Formica,   Virzì,
  Infurna, Incardona;

   n.   413    Adozione   del   regolamento   per   gli   incarichi
  professionali previsto dalla legge regionale 2 agosto 2002, n. 7
  degli onorevoli  Ioppolo, Formica, Virzì, Infurna, Incardona.

  Ne do lettura:

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   con  i  fondi della legge 1 marzo 1986, n. 64, veniva realizzato
  in  contrada  Molona, in agro di Caltagirone,  una  struttura  da
  destinare a mercato all'ingrosso per il settore ortofrutticolo;

   la  struttura, di proprietà della Regione siciliana,  consta  di
  una  area coperta di circa 6.200 mq. e di una superficie di circa
  25.250 mq., destinata a parcheggi e versa, oramai da decenni,  in
  uno  stato  di  totale abbandono e degrado  atteso  che  i  pochi
  tentativi  tesi ad individuare un soggetto gestore sono risultati
  finora del tutto vani;

   la  difficoltà  di individuazione di un idoneo soggetto  gestore
  della  struttura, coerente con la destinazione d'uso  all'origine
  del  finanziamento,  discende da molteplici  fattori  strutturali
  quali:

   1)   la   scarsa  vocazione  del  tessuto  produttivo   agricolo
  comprensoriale nei confronti del settore ortofrutticolo;

   2)  la  tendenza alla concentrazione e all'aumento  dimensionale
  dei   poli   commerciali  di  intermediazione  agricola  ubicati,
  nell'ambito   della  Sicilia  sud-orientale,  a  Catania,   Gela,
  Vittoria  e,  ancor più vicino, Mazzarrone, di fatto hanno  assai
  ridotto  qualsiasi  potenziale spazio  alla  eventuale  struttura
  ortofrutticola di Caltagirone;

   3) la non adeguata rete dei trasporti;

   osservato che:

   per   quanto   rassegnato  in  premessa,  appare  indispensabile
  individuare forme alternative di utilizzazione della struttura e,
  conseguentemente, rideterminarne la destinazione d'uso,  al  fine
  di  evitare che le ingenti risorse impiegate si traducano solo in
  uno spreco di denaro pubblico e, ciò che rileva ancora di più, al
  fine  di  consegnare alla città di Caltagirone  e  a  quelle  del
  circondario un'opera capace di creare reddito ed occupazione;

   ritenuto che:

   l'affidamento  della struttura, ridefinita per  quanto  riguarda
  il  suo  utilizzo,  ad un soggetto gestore permetterebbe  di  non
  gravare di ulteriori oneri la Regione siciliana;

   la  ridefinizione produttiva della struttura, dovrà tenere conto
  delle   peculiarità   economiche   del   territorio,   condizione
  indispensabile   perché   il  soggetto   gestore   possa   essere
  successivamente  individuato con facilità; a  tal  proposito,  le
  categorie   produttive  locali  manifestano  interesse   per   la
  costituzione  di  un  polo artigianale delle  produzioni  tipiche
  locali e dell'agroalimentare di qualità,

                  impegna il Governo della Regione

   a  rideterminare  la destinazione d'uso della struttura  situata
  in  contrada  Molona  nel  territorio  di  Caltagirone,  in  atto
  destinata  ad  ospitare  un mercato ortofrutticolo  all'ingrosso,
  tenendo  conto delle potenzialità e delle peculiarità  produttive
  del  territorio e, conseguentemente, a porre in essere tutti  gli
  atti  necessari  perché  la struttura  venga  utilizzata  a  fini
  produttivi,  coinvolgendo  investimenti  privati  attraverso   il
  ricorso  agli  strumenti previsti dalla normativa vigente,  quali
  affidamento in gestione, vendita all'asta, 'project financing'  e
  così via.» (412);

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  legge  regionale 2 agosto 2002, n. 7, recependo la legge  11
  febbraio  1994,  n.  109 (c.d. legge 'Merloni'),  recante  'legge
  quadro  in materia di lavori pubblici, ha previsto l'adozione  di
  apposito  regolamento  per la disciplina  dell'affidamento  degli
  incarichi  professionali di importo inferiore o  pari  a  200.000
  euro;

   dopo   circa   un  anno,  esattamente  nel  luglio   del   2003,
  avvalendosi  anche dell'apporto     competente dei rappresentanti
  della  categoria dei liberi professionisti, il regolamento veniva
  predisposto dall'Assessore regionale per i lavori pubblici;

   nell'agosto  del  2004,  a  seguito  del  parere  espresso   dal
  Consiglio  di  giustizia amministrativa per la Regione  siciliana
  l'Assessore regionale per i lavori pubblici apponeva la firma  al
  regolamento;

   da  organi  di stampa ('Il Sole 24 Ore' del 5 gennaio  2005)  si
  apprende   che  l'Assessore  regionale  per  i  lavori  pubblici,
  smentendo una sua precedente dichiarazione (riportata da 'Il Sole
  24  Ore' dell'1  dicembre 2004), avrebbe manifestato l'intenzione
  di  modificare in alcune parti il regolamento, già firmato ma non
  ancora emanato;

   in  particolare,  la  modifica riguarderebbe  l'articolo  7  del
  regolamento  che  disciplina  le procedure  di  gara:  la  norma,
  secondo  la  stesura attuale, frutto della concertazione  con  la
  categoria   dei   liberi   professionisti,   prevede   l'incarico
  fiduciario  per  importi fino a 100.000 euro e la gara  d'appalto
  per  importi superiori a tale soglia, circoscrivendo,  in  questo
  caso,  il  ricorso  alla licitazione privata ad una  determinata,
  limitata   ed  eccezionale  casistica,  allorquando,   cioè,   la
  progettazione  richieda  l'intervento  di  un  professionista  in
  possesso  di specifiche competenze. L'Assessore regionale  per  i
  lavori pubblici ha dichiarato di volere disciplinare diversamente
  gli  incarichi  professionali nel caso di importi compresi  nella
  fascia tra 100.000 e 200.000 euro, ritenendo, in questo caso,  di
  non  dover  adottare il metodo del pubblico incanto  come  regola
  generale  e  di  ammettere anche la possibilità di  ricorrere  ad
  altre modalità di affidamento, quale la licitazione privata;

   osservato che:

   il   ricorso  alla  licitazione  privata  per  l'affidamento  di
  incarichi  professionali, oltre che a sollevare dubbi in  termini
  di  imparzialità  e  trasparenza della pubblica  Amministrazione,
  come l'esperienza dimostra, in quanto rende possibili gli accordi
  fra  concorrenti  e  lascia ampi margini di discrezionalità  alle
  commissioni di gara, comporta l'adozione di procedure  molto  più
  lunghe  e  costose  ed  è,  oltretutto, escluso  dalla  normativa
  vigente  (articolo  1, comma 4, della legge regionale  n.  7  del
  2002);  pertanto,  il  ricorso  alla  licitazione  privata  trova
  comprensibile   e   condivisibile  giustificazione   solo   nella
  fattispecie  prevista dall'articolo 7 del regolamento  nella  sua
  attuale stesura;

   l'apporto  di  eventuali modifiche al regolamento  provocherebbe
  ulteriori,  dannosi ritardi, atteso che si renderebbe  necessario
  acquisire un ulteriore parere da parte del Consiglio di giustizia
  amministrativa per la Regione siciliana;

   ritenuto  non condivisibile, per quanto argomentato in premessa,
  modificare  il  citato  regolamento  già  firmato  dall'Assessore
  regionale  per i lavori pubblici, frutto di una lunga e  proficua
  concertazione con la categoria dei liberi professionisti,

                  impegna il Governo della Regione

   ad  emanare, nel più breve tempo possibile e senza modifiche, il
  regolamento per l'affidamento di incarichi professionali previsto
  dalla   legge  regionale  2  agosto  2002,  n.  7,  già   firmato
  dall'Assessore regionale per i lavori pubblici.» (413).

   Non  sorgendo osservazioni, dispongo che la determinazione della
  data  di discussione delle predette mozioni venga demandata  alla
  Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
  «Disegno di legge-voto da sottoporre al Parlamento nazionale, ai
            sensi dell'articolo 18 dello Statuto, recante
     'Modifiche all'articolo 116 della Costituzione'» (n. 968/A)

    PRESIDENTE   Si passa al quarto punto dell'ordine  del  giorno:
  Votazione finale di disegni di legge.

   Si  procede con la votazione finale del disegno di legge  numero
  968/A«Disegno   di   legge-voto  da  sottoporre   al   Parlamento
  nazionale,  ai  sensi  dell'articolo 18  dello  Statuto,  recante
  'Modifiche all'articolo 116 della Costituzione'».

   Indìco la votazione per scrutinio nominale.

   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  57
   Maggioranza         29
   Favorevoli          49
   Astenuti              8

                        (L'Assemblea approva)

   Onorevoli  colleghi,  faccio rilevare che,  su  richiesta  degli
  interessati,  i  seguenti  deputati  hanno  dichiarato  la   loro
  intenzione  di votare a favore, anche se la loro presenza  non  è
  stata  rilevata  dal sistema elettronico: Stancanelli,  D'Aquino,
  Cimino, Cintola, Cascio, Pagano, Gurrieri, Misuraca e Virzì.


   Presidenza del presidente Lo Porto


  Votazione  finale  per scrutinio nominale del  disegno  di  legge
  «Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai sensi
  dell'articolo 18 dello Statuto, al Parlamento nazionale,  recante
  'Modifiche  allo  Statuto della Regione'»  (nn.  580-472-578-602-
  652/A)

    PRESIDENTE   Si  passa  alla votazione finale  del  disegno  di
  legge «Schema di progetto di legge costituzionale da proporre, ai
  sensi  dell'articolo  18 dello Statuto, al Parlamento  nazionale,
  recante 'Modifiche allo Statuto della Regione'» (nn. 580-472-578-
  602-652/A).


   Presidenza del presidente Lo Porto


   Onorevoli  colleghi,  comunico che sono stati  presentati  dalla
  Commissione, ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento  interno,
  i  seguenti emendamenti al testo del disegno di legge  Schema  di
  progetto   di   legge   costituzionale  da  proporre   ai   sensi
  dell'articolo  18 dello Statuto al Parlamento recante   Modifiche
  allo  Statuto della Regione'  (nn. 580-472-578-602-652/A): 117.2,
  117.1,  117.3, 117.4, 117.5, 117.6, 117.7, 117.8, 117.9,  117.10,
  117.11, 117.13, 117.15, 117.12 e 117.14.
   Non  sorgendo  osservazioni, pongo in votazione, congiuntamente,
  i predetti emendamenti.
   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                          (Sono approvati)


   Presidenza del presidente Lo Porto


     Onorevoli  colleghi, preciso che l'ordine del giorno  n.  518,
  recante   Elezione di componenti dell'Alta Corte per  la  Regione
  siciliana ,  degli onorevoli Rotella e Nicotra, comunicato  nella
  seduta n. 264 del 9 febbraio 20005, deve intendersi superato.


   Presidenza del presidente Lo Porto


   RAITI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAITI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  esprimere,  nella qualità di esponente di Italia dei  Valori,  un
  apprezzamento, al Presidente Lo Porto, per l'impegno assunto   da
  questa  Presidenza dell'Assemblea per giungere a  questo  momento
  importante, oserei dire, storico per il Parlamento regionale.
   Lo  stesso apprezzamento rivolgo anche al Presidente pro-tempore
  della  Commissione Statuto, onorevole Capodicasa, che  nel  corso
  degli  ultimi  mesi prendendo  il posto dell'onorevole Leanza  ha
  portato  avanti  l'attività del defunto  collega  con  il  solito
  equilibrio, con la solita incisività e con l'impegno che lo hanno
  caratterizzato e contraddistinto.
   La  vostra azione, insieme a quella di alcuni dei deputati della
  Commissione Statuto e di alcuni deputati dei gruppi parlamentari,
  ci  porta  oggi  a  votare  questa  rivisitazione  dello  Statuto
  regionale  con  uno spirito quasi completamente  bipartisan .  Di
  questo bisogna darne atto. E in questo alveo si inserisce il  mio
  intervento  che  va  nella direzione, non solo dell'apprezzamento
  per l'impegno avuto dai presidenti e dagli onorevoli colleghi che
  si  sono impegnati in prima persona - non dimentico gli onorevoli
  Fleres,   Savarino, Ortisi - ma anche per il contenuto di  questo
  Statuto.
   Lo   spirito   bipartisan   che  ha  prevalso  nei   lavori   di
  Commissione  e  nei  lavori  d'Aula,  a  cui  è  stato  dato   un
  contrappunto  da  una  certa  disattenzione  da  parte  di  molti
  colleghi,  non  può comunque fare esprimere un giudizio  positivo
  nei  lavori di questi mesi da parte mia, ma, nello stesso  tempo,
  permettetemi una nota di critica, avremmo voluto che tale spirito
   bipartisan   ci  fosse stato anche nel corso  della  discussione
  della legge elettorale regionale che oggi è sottoposta all'azione
  referendaria.
   Ritengo  che, se da parte di tutti i Gruppi politici e da  parte
  dei   rappresentati   più  autorevoli   di   questo   Governo   e
  dell'Assemblea, vi fosse stata maggiore attenzione,  un  percorso
  analogo a quello che oggi noi stiamo facendo e concludendo per lo
  Statuto,  avrebbe  dovuto  farsi anche per  la  legge  elettorale
  siciliana.   Certamente  avremmo  fatto  qualche  passo   avanti;
  certamente avremmo avuto una legge condivisa; certamente  avremmo
  scritto  una pagina importante perché le regole sono di tutti  e,
  così  come stiamo facendo per lo Statuto, si sarebbe dovuto  fare
  per la legge elettorale siciliana.
   Tra   l'altro,  come  ho  più  volte  sostenuto,  sarebbe  stato
  opportuno  votare lo Statuto qualche mese addietro e subito  dopo
  passare  alla votazione della legge elettorale siciliana, sarebbe
  stato corretto dal punto di vista delle fonti normative.
   Sulla  base delle norme scelte e date in questo Statuto  sarebbe
  stato  più semplice fare una legge elettorale regionale,  avremmo
  avuto  più  tempo, avremmo dato più tempo al Parlamento nazionale
  per  effettuare le due votazioni costituzionali per fare in  modo
  che questo Statuto  entrasse .
   Ecco,  quello è stato un errore che rischiamo di pagare  a  caro
  prezzo.  Noi  ci  auguriamo  che  il  tempo  a  disposizione  del
  Parlamento  nazionale sia utilizzato nel migliore modo possibile.
  Per  questo  facciamo  appello  a  tutti  i  Gruppi  parlamentari
  nazionali  e  a tutti i deputati nazionali siciliani affinché  si
  adoperino  per  fare in modo che il lavoro che è stato  impiegato
  qui in quest'Aula in questi mesi non vada speso invano.
   L'altro punto su cui vorrei porre l'attenzione è dato dal  fatto
  che  dobbiamo prendere atto che nella legge elettorale  regionale
  già  votata vi è un altro vulnus, vi è una discordanza tra quello
  che  oggi  noi  stiamo votando nello Statuto regionale,  ciò  che
  approviamo  oggi e quello che è contenuto nella legge  elettorale
  siciliana che, se fosse stata approvata dopo, certamente  avrebbe
  potuto tenere conto di quanto stiamo approvando adesso.
   Ecco,  a  seguito di un dibattito all'interno della  Commissione
  dello  Statuto  ed  a  seguito  di un  impegno  preso  anche  dal
  Presidente  della  Regione  in  una  Conferenza  dei  Capigruppo,
  abbiamo  inserito  nello Statuto regionale -  si  ricorda  signor
  Presidente - la possibilità che il vice presidente della Regione,
  nominato  dal  Presidente, in caso di impedimento  temporaneo  di
  quest'ultimo  o,  comunque, per alcune motivazioni  già  inserite
  nell'articolo  30  dello  Statuto, possa  reggere  le  sorti  del
  Governo  della Regione nel caso in cui passi attraverso  il  voto
  dell'Assemblea regionale siciliana la quale, entro 30 giorni, può
  esprimere la fiducia al vice presidente della Regione e così  far
  continuare la legislatura fino alla scadenza naturale.
   Questo  è  uno  degli  elementi che noi,  come  forza  politica,
  abbiamo   più  volte  sottoposto  con  forza  nell'ambito   della
  discussione della legge elettorale regionale. Ma tutto ciò non  è
  stato recepito.
   Oggi,  invece, apprezziamo lo spirito costruttivo e l'equilibrio
  con  cui  tale  principio sono stati inseriti nello Statuto.  Ciò
  consente,   in  ogni  caso,  la  tutela  delle  prerogative   del
  Parlamento  e la possibilità di potere continuare la  legislatura
  nel caso in cui dovessero accadere degli eventi eccezionali.
   Questo  è  un  elemento  fondamentale  che  valorizza  il  ruolo
  dell'Assemblea regionale siciliana ed è un elemento  fondamentale
  che va a caratterizzare in maniera positiva lo Statuto che stiamo
  per votare.
   Se  la legge elettorale regionale fosse stata votata subito dopo
  lo Statuto, di questo principio si sarebbe dovuto tenere conto  e
  non  ci  sarebbero state le discordanze che oggi sono  sotto  gli
  occhi di tutti.
   Entrando  nel  merito delle norme contenute nello  Statuto,  non
  possiamo  non registrare che questo Statuto contiene  al  proprio
  interno un giusto equilibrio tra la conservazione delle conquiste
  autonomistiche fatte dai nostri padri costituenti negli anni  '40
  e  sfociate  nello Statuto approvato nel '47 e quello spirito  di
  innovazione  che è una caratteristica fondamentale di  una  carta
  costituzionale  che  guarda alle proprie radici,  ma  soprattutto
  guarda  al proprio futuro che ci vedrà impegnati da qui  al  2010
  nella  costruzione dell'area del libero scambio del Mediterraneo;
  un  futuro  che  ci dovrà vedere protagonisti in  quel  ruolo  di
  cerniera  tra popolazioni, etnie, culture religiose  diverse  del
  Mediterraneo  che  non sono collegate con  l'Europa,  ma  che  si
  inseriscono in un mondo fatto di globalizzazione.
     Lo  sforzo di sintesi nell'elaborazione del testo va in questa
  direzione. E di questo va dato atto e merito a coloro i quali  si
  sono  adoperati nel corso di questi mesi per la sua approvazione.
  Questo  è  uno  dei  motivi  per cui intendo  dare  il  mio  voto
  favorevole allo Statuto.
     In  questo contesto va inquadrato quello che è stato richiesto
  dal  presidente  Cuffaro,  l'inserimento delle  radici  cristiane
  all'interno del preambolo. Oggi ne apprezziamo la nuova  stesura,
  mentre prima, nella elaborazione precedente, poteva apparire  una
  sorta di richiamo quasi clericale.
      Oggi,   invece,   nel  contesto  del  preambolo   assume   la
  connotazione  che  noi vorremmo e che avremmo  voluto  assumesse:
  cioè  un  riferimento ad un principio in virtù del quale  vengono
  esaltate le radici del popolo siciliano. Così come Roma  aprì  il
  Pantheon agli  dèi di ogni razza ivi compresi colui che  salì  al
  trono  di  Roma, un re dalla pelle nera. Così come  Sant'Agostino
  che   proveniva   dall'Africa,  oggi,  quel   segnale   significa
  l'apertura all'integrazione di etnie diverse, di culture diverse,
  di religioni diverse che hanno un ruolo fondamentale nel contesto
  politico in cui ci muoveremo nei prossimi anni.
   Oggi   avere   inserito  nel  preambolo  le  radici   cristiane,
  significa  voler porre la Sicilia al centro del Mediterraneo  per
  costruire un mare di pace, di collaborazione, di solidarietà, che
  possa consentire uno sviluppo vero e proficuo nei prossimi anni.
   Altra  nota  positiva  è, a mio avviso,  lo  specifico  richiamo
  dell'articolo 2 al fatto che la Sicilia ripudia la mafia: Esso  è
  un richiamo simile a quello contenuto nella Costituzione italiana
  che  stabilisce  il  ripudio della guerra. Ci fa  particolarmente
  piacere  il  fatto  che esso non venga visto solo  come  elemento
  criminale  tout court, piuttosto venga visto come  un  ripudio  a
  quella  impostazione  culturale che  non  è  tipica  della  mafia
  siciliana ma è tipica di tutte la mafie presenti nel mondo. Tutto
  ciò è un elemento assolutamente positivo.
   Vi  sono ancora numerosi elementi positivi, quali ad esempio: il
  principio  della sussidarietà e del decentramento  che  non  sono
  forse  sufficienti,  in questo senso avremmo   auspicato  qualche
  cosa in più. Infatti, affinché la nostra regione possa essere più
  moderna   ed  efficiente  nella  prospettiva  delle  sfide  della
  globalizzazione,  avremmo auspicato che  il  decentramento  fosse
  stato  più forte verso le comunità locali in maniera tale che  la
  nostra  Regione possa essere un po' più sburocratizzata   e  meno
  palermocentrica.  Qualcosa  in più si  sarebbe  dovuto  fare,  ma
  certamente i passi che sono stati fatti sono positivi.
     Altra  cosa assolutamente importante e che condividiamo  è  il
  principio  delle pari opportunità che vede non solo l'opportunità
  di  avere  quattro donne al Governo di questa Regione, questo  lo
  consideriamo  un  elemento di grande modernità,  anche  se  possa
  sembrare  uno  strappo  alle regole di una società  liberale  cui
  molti  si richiamano, ma che io in qualche modo condivido. Tutti,
  infatti,  hanno  la  pari  opportunità, la  pari  possibilità  di
  partecipare  alla  vita politica. Non è escluso  che  vi  sia  la
  possibilità di avere dieci donne al Governo della regione  o  che
  tutti  e  dodici  i  componenti del Governo della  regione  siano
  donne. Ma se questo è giusto in linea di principio, sappiamo  che
  nel  contesto storico come quello in cui viviamo sia   importante
  dare  un  segnale positivo in un momento in cui viene considerato
  un  peso  o  un handicap la partecipazione delle donne alla  vita
  politica  della  regione. La norma appena  inserita  deve  essere
  vista   quindi  come  un  primo  passo,  un  segnale  che  magari
  successivamente,  quando le pari opportunità  anche  in  politica
  saranno  realizzate,  potrà   essere tolta.  Oggi  tuttavia  essa
  rappresenta  un  fatto  positivo  che  dà  un  segnale  di  forte
  innovazione e che pone la Sicilia all'avanguardia in Italia ed in
  Europa.
   Altra  cosa  assolutamente positiva è quella   che  riguarda  le
  risorse finanziarie, cioè la possibilità della nostra regione  di
  partecipare ai rapporti internazionali con l'Unione europea e con
  i Paesi del Mediterraneo, insieme con il ruolo dei comuni e delle
  province, nella prospettiva di costituire consorzi e accorpamento
  dei comuni.
   E  infine,  l'istituzione nello Statuto  del  difensore  civico,
  figura   assolutamente  importante  per  il  quale  noi   avevamo
  presentato  un  apposito  disegno di  legge.  Taluni  emendamenti
  andavano  in questa direzione e l'avere inserito tale possibilità
  all'articolo 35 mi pare che sia una norma di assoluta innovazione
  che  possa  segnare veramente un percorso positivo tale  che   la
  regione si dimostri più vicina alle esigenze dei cittadini.
     Per  tutto  quanto dichiarato e per le tante  cose  che  avrei
  potuto dire e non ho detto, dichiaro il mio voto favorevole nella
  speranza  che  lo  spirito bipartisan di  oggi  possa  continuare
  quando  si  tratterà di votare quelle regole che fanno parte  del
  gioco  istituzionale.  Gli  strappi  non  servono  a  nessuno   e
  producono  solo  danni. E la dimostrazione del  voto  che  daremo
  questa  sera  sarà  una  dimostrazione  concreta  che  va   nella
  direzione giusta e che auspichiamo possa essere ripercorsa  altre
  volte.

    SPAMPINATO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  sia
  doveroso  iniziare  con  un  ricordo affettuoso  e  commosso  nei
  confronti  del presidente Vincenzo Leanza, il quale ha  avuto  il
  compito  di guidare questa macchina nel suo percorso  forse   più
  difficile,  quello dell'avvio, ruolo svolto  con grande  dignità,
  con  grande  competenza  dal  nostro compianto  collega.  Ritengo
  giusto  che  i primi secondi del mio intervento siano dedicati  a
  lui.
   Vorrei  ringraziare lei, signor Presidente,  per  la  caparbietà
  con cui ha voluto si portasse a termine questo importante momento
  della    legislatura   che   sicuramente   qualificherà    questa
  legislatura;  una legislatura costituente. E noi auspichiamo  che
  anche  il  Parlamento italiano sia celere in modo che  il  nostro
  Statuto possa vedere concretamente la luce.
   Signor  Presidente,  in questo dibattito mi sono  ritagliato  il
  ruolo   dell'avvocato del diavolo , di controparte al quale ruolo
  è  stato  dato  dignità,  e per questo ringrazio  la  Commissione
  Statuto.  Perché  se avessi deciso di essere interlocutore  unico
  senza che qualcun altro svolgesse il ruolo di contrasto alle tesi
  che  esprimevo,  non avrebbe avuto il senso e  il  ruolo  che  io
  stesso  mi  sono  disegnato:  Per questo,  onorevole  Capodicasa,
  ringrazio  lei  e la commissione per la sensibilità istituzionale
  dimostrata. Ricordo il suo ultimo intervento quando lei dichiarò:
  sono  contrario  alla tesi esposta; non ricordo di  che  cosa  si
  parlava,  ma  è  degna  di avere una giustificazione,  la  nostra
  posizione  diversa.. Credo siano state tante le volte in  cui  la
  Commissione  non  è stata d'accordo con le tesi da  me  avanzate,
  qualche volta sono state accolte ma, comunque, ritengo che questo
  ha determinato comunque un avanzamento del dibattito.
   Fatta  questa premessa, è chiaro che su alcuni punti io continuo
  a  non essere d'accordo e, dopo due mesi di dibattito in Aula, mi
  permetterete di ricordarli, anche se in maniera breve.
   Non  ho  condiviso,  innanzitutto, due  impostazioni:  la  prima
  quella  di aver mantenuto il canovaccio del vecchio Statuto  come
  metro  di  riferimento,  poi spiegherò  il  perchè;  la  seconda,
  invece, quella di aver mantenuto all'interno dello Statuto  degli
  istituti  che, anche qui in altre occasioni, ho definito  reperti
  di   archeologia  giuridica :  signor  Presidente,  mi  riferisco
  all'Alta  Corte.  Abbiamo una visione diversa rispetto  a  questo
  tema;  esso  non è soltanto un organo di garanzia dell'autonomia,
  ma  è  un organo per cui noi prevediamo competenze che sono della
  Corte Costituzionale, sono competenze che non possono, così  come
  diceva lo stesso presidente Capodicasa, modificare quello  che  è
  un   principio   della  unicità  del  giudizio    rispetto   alla
  legittimità  costituzionale delle leggi nazionali  aventi  vigore
  anche in Sicilia.
   L'altro  aspetto riguarda il mantenimento del potere in capo  al
  Presidente  della Regione del mantenimento dell'ordine  pubblico.
  Anche qui la storia ha superato questo articolo, le competenze di
  altri  organi hanno superato il senso stesso di questo  articolo.
  Sono, appunto, istituti che hanno avuto brevissima vita, che  non
  sono attuati e che difficilmente saranno attuati in futuro.
   Ritengo  che  lo stesso si possa dire anche per quanto  riguarda
  il potere, riconosciuto ancora una volta, ma ancora una volta mai
  applicato,  del Presidente della Regione di potere esercitare  un
  voto deliberativo nelle sedute del Consiglio dei Ministri dove si
  discute di affari riguardanti la Regione.
   Ribadisco   il   motivo  brevissimamente:  si   tratterebbe   di
  individuare  un  componente  di un organismo  svincolato  da  una
  responsabilità  politica,  a  differenza  di  tutti   gli   altri
  componenti.
   Si  tratta  di testimonianze di un'autonomia che, probabilmente,
  non  vedranno  mai  luce;.  quando,  invece,  si  è  trattato  di
  difendere   in  qualche  modo  l'autonomia  che  dovevamo   anche
  rincorrere nei confronti delle regioni ordinarie, abbiamo  alzato
   bandiera bianca .
   Onorevole  presidente  Cuffaro,   la  penso  come  lei.   Mi   è
  dispiaciuto  che  non  si sia dibattuto  un  attimo  rispetto  al
  sistema  di controllo sulla legge regionale, probabilmente  anche
  per  colpa  mia,  non ci si è soffermati solo un attimo  rispetto
  alla  possibilità  di  coniugare le due forme  di  autonomia  che
  avrebbero potuto garantire un migliore sistema, da una  parte  la
  riconferma  del Commissario dello Stato, con le sue  prerogative,
  ma  introdurre  anche un sistema di controllo successivo,  quindi
  controllo successivo da parte del Commissario dello Stato.
   Noi  abbiamo fatto, invece, ancora una volta, una scelta  di  un
  controllo  preventivo, unica regione nel panorama nazionale.  Una
  ulteriore  forma  di arretramento di autonomia  è  anche,  sempre
  secondo  il  mio  modestissimo parere,  l'avere  riconfermato  il
  sistema   della   enumerazione  delle   materie   di   competenza
  legislativa  su  cui c'è la competenza legislativa  della  nostra
  Regione. La motivazione, anche qui la ribadisco brevemente, è che
  qualsiasi   enumerazione  non  può  essere  completa,   qualsiasi
  enumerazione,  secondo  me, limita,  non  dà  la  possibilità  di
  espandersi  come,  invece, sarebbe stato possibile  se  si  fosse
  seguito, anche nelle Regioni ordinarie, il sistema di individuare
  le  competenze  statali  e tutto ciò che  è  residuale  resta  di
  competenza della Regione.
     In  premessa, dicevo che, probabilmente, non ho  condiviso  la
  prima impostazione di fondo riguardante l'avere scelto lo Statuto
  del 1946 come punto di partenza per due motivi e uno di questi  è
  perché  non  ho accettato le motivazioni ovvero impedire  che  il
  Parlamento   nazionale,   ultimo   interlocutore   rispetto    al
  procedimento di approvazione, potesse intervenire su  più  parti.
  Credo che questo denunci una forma di difesa e non di confronto a
  tutto  campo con il livello nazionale e che ha prodotto,  secondo
  me, anche da un punto di vista estetico, degli inconvenienti;  ne
  cito uno, sempre riferendomi alla potestà legislativa. Di potestà
  legislativa,  lo Statuto, così com'è stato modificato,  ne  parla
  all'articolo 14 e all'articolo 14 bis; agli articoli 15 e  16  si
  parla  di Enti locali territoriali; all'articolo 16 bis si  parla
  del  Consiglio dell'autonomia; all'articolo 16 ter si  parla  del
  Consiglio dell'economia e del lavoro per poi tornare a parlare di
  potestà  legislativa  ovvero di potestà  legislativa  concorrente
  all'articolo 17. Secondo me, avrebbe avuto più senso che tutto il
  potere  legislativo della Regione fosse stato incorporato  in  un
  unico capo.
   Ho  voluto  iniziare  dalle cose su cui non  ho  concordato,  ma
  tanti  sono  gli aspetti positivi di questo Statuto.  E  ne  cito
  qualcuno  per  giustificare il mio voto favorevole non  solo  per
  quanto  di positivo contengono, ma anche per l'aspettativa  -  di
  cui parlerò alla fine - su questo tipo di procedimento.
   E'   stata  introdotta  una  potestà  legislativa  che  noi  non
  avevamo:  la  potestà  attuativa - forse si  è  trattato  di  una
  dimenticanza -, ma sicuramente un istituto necessario per  potere
  dare attuazione alla legislazione nazionale. La potestà attuativa
  è  stata  introdotta con il lavoro di questo Parlamento; è  stato
  introdotto  il  difensore  civico  ma  non  solo  la  figura  del
  difensore  civico.  Fondamentale è  stato  l'aver  introdotto  il
  principio  per cui il difensore civico non può essere espressione
  di  una  maggioranza  ma deve essere una  persona  che  abbia  la
  possibilità di avere un voto qualificato per poter essere eletto,
  allora è meglio non averlo.
     Credo che questo sia un punto qualificante che dovrebbe essere
  esteso anche ai Comuni perché, purtroppo, nei Comuni il difensore
  civico non è nient'altro che un posto di sottogoverno e di  tutti
  i governi che stanno alla guida delle comunità locali.
   Sono   tante   altre  le  cose  positive  come,  particolarmente
  positiva,    è    l'istituzione   della    Consulta    statutaria
  autorevolmente  composta  e  dotata di  poteri  importanti,  come
  quello di verifica dell'ammissibilità del referendum.
   Ritengo sia stato fatto un passo avanti, anche se qui ci  voleva
  forse  un po' più di coraggio - lo diceva anche l'onorevole Raiti
  -   rispetto  all'ordinamento degli enti  locali.  Era  possibile
  forse  fare  qualcosa di più dotando di poteri  e  di  finanza  i
  nostri  enti locali, ma è chiaro che è  un passo avanti  rispetto
  al sistema eccessivamente centralistico esistito fino ad ora.
   Sicuramente  positiva è la riconferma delle norme finanziarie  e
  delle  norme che riguardano la rappresentanza estera della nostra
  Regione.   Dopo  avere  riconosciuto  i  diritti  delle   persone
  diversamente abili, avere riconosciuto come principio all'interno
  dello Statuto quello dell'attività sportiva, probabilmente avendo
  dimenticato  tante altre cose positive che, credo di poter  dire,
  sono  state introdotte anche con il contributo dei deputati della
  Margherita,  bisogna fare in conclusione una  riflessione.  Anche
  questo giustifica il mio voto positivo, per cercare di dare forza
  al  testo  che stiamo per deliberare, ma anche per dare forza  ad
  iniziative che, probabilmente, dovremo intraprendere.
     Dobbiamo riflettere sul fatto che oggi, però, non abbiamo  una
  vera e propria autonomia statutaria.  La riforma del Titolo V  ha
  attribuito  alle regioni ordinarie questo potere, la  possibilità
  che  ogni  regione  si  dia,  anche  se  con  un  meccanismo  più
  complesso, con maggioranze particolari, autonomamente un  proprio
  statuto.
     Noi  ancora  non  abbiamo questa possibilità.  Credo  che  sia
  questo  il  prossimo passo verso nuove forme di  autonomia;  ecco
  perché,   sia  per  le  cose  positive  introdotte   nel   nostro
  ordinamento    statutario   sia   perché    ritengo    necessario
  unitariamente proporre un ulteriore balzo di autonomia del nostro
  ordinamento, voterò favorevolmente questo testo.

    PRESIDENTE    E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres.  Ne  ha
  facoltà.

    FLERES    Signor Presidente, onorevoli colleghi,  il  voto  che
  l'Assemblea  regionale siciliana esprimerà questa sera  vale  una
  intera  legislatura  perché rappresenta un momento storico,  dopo
  quasi sessant'anni, un momento nel quale il Parlamento, alla luce
  dell'esperienza  sin  qui  maturata,  alla  luce  delle   riforme
  costituzionali,  alla  luce  delle attenzioni  rivolte  verso  la
  diversa organizzazione che lo Stato si è data, esprime la propria
  opinione e approva la propria proposta di modifica statutaria che
  affida al Parlamento nazionale affinché la rispetti.
   Desidero parlare soprattutto di questo aspetto.
   Non  credo  che  sia  necessario in questo momento  ricordare  i
  punti  qualificanti di questo Statuto. Non credo  sia  importante
  sottolineare  come alcune sue parti siano state il frutto  di  un
  unanime consenso tra le diverse forze politiche, tra i diversi ed
  opposti  schieramenti.  Quello  che  venne  definito,  quando  la
  Commissione  Statuto completò la sua prima fase dei lavori,   uno
  Statuto  senza  anima', ci siamo accorti  che  un'anima  ce  l'ha
  perché   l'abbiamo  costruita,  e  l'abbiamo  costruita,   signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, nella più  assoluta  solitudine,
  assumendoci  talvolta responsabilità che andavano  ben  oltre  il
  nostro compito, se il nostro compito era quello di predisporre un
  testo che tenesse conto della volontà dei siciliani.
   L'abbiamo    approvato   assumendoci   la   responsabilità    di
  interpretare   i   suggerimenti  che  non   abbiamo   avuto,   di
  interpretare le volontà che non abbiamo ascoltato, di comprendere
  i  motivi  che  storicamente  condussero  all'approvazione  dello
  Statuto  vigente. Ci siamo riusciti, me lo auguro, ma  adesso  il
  tema  non  è  quello  di  sottolineare gli aspetti  positivi  che
  certamente sono presenti nello Statuto, non è il momento di  dire
  che  l'anima  di questo Statuto è rappresentata dalle  competenze
  esclusive  che  esso attribuisce alla Regione siciliana  o  dalle
  nuove  competenze  legate alla nascita dell'Unione  europea,  che
  certamente nel 1946 non c'era.
   Oggi  il  tema  che dobbiamo porci è quello del  rispetto  delle
  scelte  che   abbiamo  assunto, sia  pure  nel  contesto  che  ho
  descritto da parte del Parlamento nazionale.
   Onorevoli  colleghi, oggi non conta che noi, per la prima  volta
  in  così  cospicuo numero, voteremo questo documento, è  un  atto
  scontato, è un atto che conclude un iter parlamentare che  ha  le
  sue regole, che ha i suoi meccanismi e le sue dinamiche.
   Oggi  è  un altro l'aspetto che conta: è quello legato al valore
  politico,  che  le forze politiche presenti in questo  Parlamento
  attribuiscono  allo Statuto e trasferiscono alle forze  politiche
  nazionali   perché   esse  lo  rispettino.  Oggi   noi   dobbiamo
  preoccuparci di fare in modo che il segnale politico che parte da
  Palazzo  dei Normanni, che parte da Sala d'Ercole sia univoco  di
  un  Parlamento che attorno a questo documento ha ritrovato la sua
  unità, ha saputo mettere da parte gli schematismi della politica,
  ha  saputo  mettere  da parte gli interessi  ancorché  nobili  di
  ciascuna parte, per costruire un percorso che serva a dettare  le
  regole per tutti.
   Se  questa sera l'Assemblea regionale siciliana farà comprendere
  il  messaggio  forte di unità e di rinnovamento che  è  contenuto
  nello Statuto, allora il percorso che ci aspetta e che aspetta il
  Parlamento  nazionale  sarà relativamente semplice  e  rispettoso
  delle volontà del Parlamento siciliano, diversamente noi subiremo
  il  secondo  tradimento a distanza di quasi 60 anni,  quello  che
  subimmo quando fu approvato uno Statuto in gran parte disatteso e
  quello  che ci vedrebbe a dover prendere atto della non  adeguata
  considerazione  di  cui noi godiamo nel Parlamento  nazionale  da
  parte  delle forze politiche alle quali aderiamo.
   Allora, oggi comincia il percorso più difficile: non è vero  che
  quello  che abbiamo fatto fino ad ora è stato difficile, faticoso
  o  complesso; fino ad oggi ci siamo confrontati al nostro interno
  parlando  la stessa lingua, avendo ben chiari tutti gli obiettivi
  univoci che intendevamo raggiungere.
   Da  questo  momento  in  poi  i nostri interlocutori  parleranno
  un'altra  lingua rispetto alla nostra, faranno appello  ad  altri
  valori   rispetto  ai  nostri,  si  riferiranno   ad   esperienze
  prevalentemente  acquisite non dalle  regioni  autonome  come  la
  nostra, ma dalle regioni ordinarie.
   Valuteranno  le scelte che noi abbiamo compiuto non  sulla  base
  di  quasi  sessant'anni  di autonomia, ma  sulla  base  di  quasi
  vent'anni di regionalismo ordinario in Italia.
   Mentre  fino  a questo momento il confronto che si è  sviluppato
  in  questo Parlamento, comunque aveva un dato comune tra di  noi,
  il  mantenimento  dell'autonomia,  il  mantenimento  delle  forti
  prerogative  che il nostro Statuto attribuisce e nessuno  ha  mai
  avuto alcun dubbio rispetto al mantenimento di quella impalcatura
  statutaria  che  ci  fu consegnata dai La Loggia,  dagli  Alessi,
  dagli  Aldisio, da questo momento in poi noi dobbiamo imparare  a
  comprendere  un  altro  linguaggio e dobbiamo  prepararci  a  far
  comprendere il nostro linguaggio a chi non è abituato  ai  valori
  ai  quali  ci siamo ispirati e ai quali si è ispirato lo  Statuto
  del 1946.
   Onorevoli  colleghi,  noi  siamo  soltanto  all'inizio   di   un
  percorso  importante  che vale una legislatura,  che  suscita  in
  ciascuno di noi l'orgoglio di esserci stato, di avere apposto  la
  propria  firma  in  questo  documento; ma  è  l'inizio,  dobbiamo
  esserne  consapevoli, dobbiamo essere consapevoli del  fatto  che
  abbiamo  realizzato il miglior testo possibile  nella  condizione
  difficile nella quale ci siamo trovati.
   Dobbiamo essere consapevoli che nulla ci sarà regalato.
   Allora prepariamoci, prepariamoci a realizzare in maniera  forte
  un  momento di sintesi della nostra volontà con un voto che io mi
  auguro  sia  unanime, ma che so già che non lo sarà, anche  nelle
  sfumature  si  può essere convergenti rispetto ad  un  obiettivo,
  anche sulle sfumature si può individuare quel punto in comune che
  noi stasera dobbiamo realizzare se vogliamo avere una possibilità
  per essere compresi dagli altri.
   Credo  che  alcune  questioni - lo abbiamo detto  all'inizio  di
  questo  dibattito,  lo  ripetiamo adesso -  quali  le  competenze
  esclusive,  i  diritti di cittadinanza, le pari  opportunità,  le
  competenze  concorrenti, le competenze in materia finanziaria,  i
  rapporti con l'Unione europea e tutte le altre questioni che sono
  contenute nello Statuto devono comunque essere fatte salve  nelle
  valutazioni  politiche che compiremo nel momento in cui  voteremo
  il documento nel suo insieme.
   So   che   le   differenziazioni  presenti  non  riguardano   la
  cosiddetta  anima dello Statuto, ma riguardano altri aspetti  sui
  quali  esiste una differenza di valutazione che si è  manifestata
  in  più occasioni tra maggioranza e opposizione all'interno della
  maggioranza,   all'interno  dell'opposizione,  ma  oggi   abbiamo
  bisogno  di far salve le competenze, di far salve le innovazioni,
  di far salva quell'anima fortemente autonomista che lo Statuto ha
  inteso consolidare e innovare.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, il nostro voto  sarà  un
  voto  favorevole  che  racchiude in sé non soltanto  un  giudizio
  complessivamente positivo rispetto al contenuto della proposta di
  Statuto,  ma  racchiude  in  sé anche una  esplicita  volontà  di
  continuare  il  percorso  attraverso  i  canali  della  politica,
  attraverso   la   sensibilizzazione  degli   esponenti   politici
  nazionali di riferimento del nostro partito.
   Con  questo  auspicio  e  con questa dichiarazione  espressa  di
  volontà, signor Presidente, credo che possano essere fatti  salvi
  rispetto  ad una serie di obiettivi che possono non essere  stati
  raggiunti   in  pieno ma che certamente non inficiano  il  valore
  complessivo dello Statuto.
   Noi   lo  voteremo  e  facciamo  appello  ai  diversi  esponenti
  politici,  alle  diverse  forze  politiche  perché  le  eventuali
  differenziazioni,  che pure è lecito che ci  siano,  che  pure  è
  ovvio  che  ci  siano,  facciano  salve  quelle  condizioni   che
  riguardano,  non  i  rapporti  interni  alla  Regione,   non   le
  competenze  interne del Parlamento, non i rapporti tra  le  forze
  politiche  in  sede locale, ma più complessivamente  il  rapporto
  tra  l'Assemblea  regionale siciliana ed il nostro  interlocutore
  nazionale, perché solo così riusciremo a tutelare le volontà  che
  abbiamo  espresso, solo così riusciremo a portare  in  Parlamento
  un'opinione  decisa,  ferma, assolutamente  inequivocabile  sulla
  volontà dei siciliani di essere cittadini moderni, rispettosi  di
  quelle che sono le tradizioni alle quali facciamo riferimento  ed
  alla cui cultura ci siamo formati.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    PRESIDENTE   Comunico  che è stato presentato  dagli  onorevoli
  Savarino, Fleres,  Capodicasa e Raiti l'ordine del giorno n.  536
   Massima  diffusione possibile della bozza di  Statuto  regionale
  approvata dall'Assemblea regionale siciliana .

   E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha facoltà.

    FORGIONE  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il  gruppo  di
  Rifondazione Comunista ha contribuito al percorso, al  dibattito,
  all'elaborazione del nuovo Statuto siciliano con un proprio punto
  di  vista, un punto di vista autonomo, critico, espresso prima in
  un disegno di legge, poi in una relazione di minoranza al momento
  dell'arrivo del disegno di legge dalla commissione all'Aula.
   Riconfermiamo  un  punto  di dissenso in  nome  di  una  visione
  radicale  della  democrazia  e della partecipazione  che  non  ci
  sentiamo  di  abbandonare. Lo facciamo con  spirito  propositivo,
  come  abbiamo lavorato in questi mesi, sia nella commissione  che
  nel  lavoro  dell'Aula,  e  non  lo  facciamo  per  un'ansia   di
  differenziazione, per riaffermare una nostra diversità, ma perché
  ci  sono dei principi contenuti in uno Statuto che per noi è  una
  carta costituzionale, la nostra carta costituzionale, rispetto ai
  quali non si può rinunciare e non si può mediare.
   Non  è il momento di ripercorrere l'analisi dettagliata dei vari
  articoli dello Statuto, forse se il Presidente della commissione,
  ma è il momento di svolgere un ragionamento politico.
   Ecco,  signor  Presidente, noi  crediamo che  sia  sbagliata  la
  centralità assegnata, anche da questo Statuto, al ruolo  ed  alla
  funzione del governo rispetto alla centralità del Parlamento; c'è
  uno   spostamento  di  poteri,  di  centralità,  di  ruolo  sugli
  Esecutivi  a  scapito  della  funzione  rappresentativa  e  della
  volontà popolare.
   Questo  per  noi  è  un  elemento discriminante  in  quanto,  da
  sempre,  abbiamo  considerato  gli  effetti  ademocratici  e   le
  vocazioni   autoritarie  contenute  nell'elezione   diretta   del
  Presidente della Regione.
   La  nostra posizione viene da lontano. Nella passata legislatura
  fu  solo  il gruppo di Rifondazione Comunista a votare contro  la
  forma  di governo presidenzialista in quest'Aula  e noi da tempo,
  in questi anni, ci siamo interrogati sulle forme della democrazia
  e  sulle  forme  della partecipazione, cioè su  come  modificare,
  estendendo   dall'alto  verso  il  basso,  il  rapporto   tra   i
  rappresentanti e i rappresentati.
   Abbiamo  sempre  lavorato  per dare centralità  all'Assemblea  e
  anche con i nostri emendamenti abbiamo operato per temperare  gli
  effetti devastanti della forma presidenzialista.
   Abbiamo  proposto  che almeno il programma del  Governo  eletto,
  indicato    dal   Presidente   della   Regione,   fosse    votato
  dall'Assemblea  regionale siciliana; qualcuno ci dirà:   ma  quel
  programma,  al  momento del voto del Presidente, è  stato  scelto
  dagli  elettori .  E' vero, ma gli elettori  hanno  scelto  anche
  l'Assemblea  regionale  e hanno il dovere  di  pronunciarsi  pure
  sulla coerenza tra quel programma e la sua attuazione.
   Abbiamo  proposto con nostri emendamenti che il Governo,  scelto
  direttamente  dal Presidente della Regione, fosse,  però,  votato
  dall'Assemblea regionale; questo per consegnare al Parlamento  la
  possibilità  di  pronunciarsi  anche  sull'operato  dei   singoli
  assessori, di sfiduciare un singolo componente del Governo,  cioè
  il  tentativo  di  ridare  un ruolo centrale  al  Parlamento  per
  temperare gli effetti dell'elezione diretta del Presidente  della
  Regione.
   In  un incontro il presidente Cuffaro ha detto:  Così facendo si
  ritorna ai veti dei partiti .
   Non  fateci  ridere   La paralisi attuale  che  sta  vivendo  la
  maggioranza  è  dovuta ai veti dei partiti, alla  centralità,  al
  ruolo  di  questo  Parlamento o piuttosto alla crisi  interna  ai
  partiti?
   Quindi,  nessun  meccanismo istituzionale  potrà  dare  risposta
  alla  crisi della politica che esiste e che investe il ruolo  dei
  partiti.  O  i partiti si autoriformano e diventano  essi  stessi
  motori  di  una  riforma  più  generale  della  politica   o   le
  istituzioni saranno paralizzate per effetto della loro crisi, non
  per  un meccanismo istituzionale che privilegia la centralità del
  ruolo  dei partiti e del Parlamento rispetto alle scelte autonome
  del   Parlamento  stesso  contenute  nell'elezione  diretta   del
  Presidente    della   Regione   e   nella   forma   di    governo
  extraparlamentare,  perché  di  questo  parliamo  quando  ci   si
  riferisce  alla  scelta presidenzialista.  Si  parla  di  governi
  extraparlamentari   sui   quali  abbiamo   chiesto   e   proposto
  all'Assemblea  regionale, in Commissione Statuto, che  almeno  il
  Governo ne temperasse gli effetti.
   Siamo  indignati,  lo  dico per la mia parte  politica,  per  le
  modalità  e per il merito della riforma costituzionale ma  vorrei
  dirlo  anche  agli  amici  del  centrosinistra.  Non  ci  si  può
  indignare a Roma ed essere silenti, poi, in Sicilia.
   Cos'è   questo  potere  straordinario  del  Premier,  che  viene
  affermato  nella  riforma costituzionale  nazionale,  se  non  lo
  stesso potere che noi consegniamo, anche con la legittimazione di
  questo  Statuto dopo la legge-voto della passata legislatura,  al
  Presidente  della  Regione? Un Presidente  della  Regione  che  è
  inamovibile  perchè  il  potere delle  dimissioni  concentrato  e
  contenuto  nelle  sue  mani  è l'elemento  vero  di  ricatto  sul
  Parlamento.
     Nessun  Parlamento è disponibile ad operare una  sfiducia  nei
  confronti  di un Presidente della Regione poichè questo  comporta
  automaticamente  la  decadenza  del  Parlamento  e,  quindi,   il
  Presidente  della  Regione  è il centro  di  tutto  l'impianto  e
  l'assetto istituzionale.
   Per queste ragioni sulla nostra impostazione parlamentarista  e,
  conseguentemente  proporzionalista, e sulle Istituzioni  che  per
  noi  devono essere lo specchio reale della rappresentanza sociale
  e  delle  identità politiche e culturali che si  esprimono  nella
  società non c'è possibilità di mediazione.
   Questo è il primo punto discriminante, per quanto ci riguarda.
   Il  secondo  punto - vorrei dirlo, ma non per rompere  il  clima
  unanimistico, da evento storico -, inviterei tutti, come  ho  già
  fatto  in  altre  occasioni,  a  non  caricarci  dei  valori   di
   scrittori  della  storia' che ognuno tende  ad  assegnare  a  se
  stesso.  Possiamo scrivere un po' di cronaca, da questo punto  di
  vista  siamo davvero dei nani sulle spalle di giganti e  lo  sono
  assolutamente   quelli  che  hanno  riscritto   la   Costituzione
  nazionale  del  nostro Paese come lo siamo anche noi,  senza  per
  questo togliere valore all'azione che abbiamo portato avanti  con
  la riscrittura di questo Statuto.
   Del  resto, lo diceva prima l'onorevole Fleres, abbiamo  operato
  spesso  in  Commissione, in Commissione, nel  dibattito  politico
  parlamentare in questi mesi in solitudine. Non c'è stato un  vero
  dibattito culturale se non il coinvolgimento delle Università, se
  non una volontà che è partita da dentro l'Assemblea regionale per
  coinvolgere  i  soggetti  esterni,  piuttosto  che  un   fermento
  culturale  dall'esterno che ha travolto poi il dibattito  interno
  all'Assemblea regionale.
   Del  resto,  le  Costituzioni si scrivono o dopo  grandi  eventi
  storici,  dopo  guerre,  dopo  rivoluzioni;  qui  siamo   partiti
  dall'esigenza  di   fotografare  le novità  e  le  trasformazioni
  intervenute  nel panorama nazionale ed europeo per  adeguare  uno
  strumento  e  una carta costituzionale, ma non siamo riusciti  ad
  andare oltre l'adeguamento.
   Qui  c'è il secondo limite: non siamo riusciti a fare di  questo
  Statuto  lo  strumento di trasformazioni future  e  la  possibile
  individuazione  di filoni di trasformazione sociale  rispetto  ai
  quali prevedere anche le modifiche degli assetti istituzionali. E
  qui  colloco  i limiti, secondo me, del rifiuto della  democrazia
  paritaria  e  di  genere,  e quindi l'affondamento  dell'impianto
  dello  Statuto.  Avere  acquisito la democrazia  di  genere  come
  chiave  di  lettura della revisione, dell'assetto e dell'impianto
  istituzionale dello Statuto, ci avrebbe messo in sintonia con uno
  dei  filoni fondamentali delle trasformazioni epocali  in  questo
  momento, non solo in questa parte del mondo, ma in gran parte del
  Pianeta.
   Affermando il principio della democrazia paritaria e di  genere,
  avremmo  dato  un  altro segno, guardando sì  all'evoluzione  dei
  rapporti   tra  rappresentanti  e  rappresentati  -  noi   stiamo
  scrivendo  uno Statuto che non deve avere valore né per  due,  né
  per  dieci  anni,  ma  avrebbe  dovuto  avere  e  dovrebbe  avere
  l'ambizione di una validità almeno cinquantennale, com'è stato il
  nostro Statuto che oggi stiamo modificando, lo Statuto del 1947 -
  ,  avremmo dovuto prevedere le trasformazioni profonde  che,  dal
  punto  di vista sociale, stanno già investendo le strutture della
  società e delle istituzioni. E, sul punto del ruolo delle donne e
  della  democrazia  paritaria, non si  tratta  di   tollerare   la
  presenza delle donne nelle istituzioni o di promuoverla per quote
  o  per  piccoli passi, per amor di Dio importanti,  e,  comunque,
  conquiste,  visti  i  livelli  dell'arretratezza  del   dibattito
  politico   e  culturale  su  questi  temi  in  questa   Assemblea
  regionale, ma di fare proprio un altro punto di vista,  un  punto
  di  vista  di  genere, una cultura critica di un modello  sociale
  costruito sul potere maschile, un rapporto diverso tra la società
  e  le  Istituzioni per affermare una democrazia includente e  non
  escludente.
   Voi  capite  che non si tratta di parlare della Commissione  per
  le  pari  opportunità o del Consiglio di genere.  Ma  si  tratta,
  appunto, di affermare un altro punto di vista, un'altra chiave di
  lettura del rapporto tra Istituzioni e società.
   Del  resto,  ogni  assetto  istituzionale  democratico  o  è  un
  assetto  includente,  o  non lo è e noi viviamo  una  fase  nella
  quale,  invece,  la  politica  è  escludente  per  le  donne,   è
  escludente per la rappresentanza delle donne nelle istituzioni.
   Certo, anche qui c'è un problema di autoriforma dei partiti,  di
  rapporto  tra i partiti e la società, una società nella quale  la
  presenza  femminile è più della metà. Invece ci siamo fermati  al
  30 per cento delle donne nella Giunta di Governo.
   Il  terzo  punto  discriminante,  signor  Presidente,  onorevoli
  colleghi,  riguarda  una parola che questa  ventata  di  pensiero
  unico  liberista ha provato a cancellare dal vocabolario politico
  -  mi  riferisco  alla parola  pubblico'. Nello Statuto,  avremmo
  voluto  norme  chiare  sulla difesa del  patrimonio  pubblico  ed
  avremmo,   altresì,  voluto  dare  centralità   al   tema   della
  riconquista e della ricostruzione degli spazi pubblici. A  questo
  deve  guardare la politica: al territorio, all'ambiente, al mare,
  alle coste, ai beni culturali ed architettonici, all'acqua.
   Parliamo  di  scelte politiche che riguardano la vita  materiale
  di  cinque  milioni  di persone in Sicilia. Parliamo  di  servizi
  essenziali: la sanità, la scuola, l'assistenza.
   Dare  centralità  al pubblico nella scelta costituzionale  dello
  Statuto  avrebbe  sicuramente creato una  contraddizione  con  un
  liberismo  che, nella forma selvaggia o nella forma moderata,  in
  questi  anni purtroppo ha imprigionato la destra ed ha costituito
  anche  una gabbia per le politiche di centrosinistra da  inserire
  nello  Statuto,  politiche chiare sulla  ricostruzione  di  spazi
  pubblici,  sulla  difesa  del patrimonio pubblico  che  avrebbero
  sicuramente  costituito  una  contraddizione  alle  politiche  di
  privatizzazione  selvaggia   e di  svendita  che  il  Governo  di
  centrodestra,  sta  operando in questo  momento  ma  che  avrebbe
  rappresentato   una   contraddizione  da   autocritica   ed   una
  ridiscussione  anche sulle scelte operate in  questi  anni  dalle
  politiche liberiste e di liberismo temperato del centrosinistra.
   Quando  diciamo ciò, non parliamo però di politiche  contingenti
  ma  di  patrimonio  della Regione, dell'aria,   del  mare,  delle
  risorse  del sottosuolo, cioè parliamo della ricchezza che  rende
  tale  e  da  identità ad una comunità, da identità  alle  risorse
  economiche e alle ricchezze, identità e senso ad uno sviluppo che
  ha  la  presunzione, anche attraverso l'uso dello strumento dello
  Statuto, di autodeterminarsi e di autogovernarsi.
   C'è  infine  un'assenza che rileviamo: abbiamo dibattuto  molto,
  anche  in  quest'Aula,  sul  ruolo da  dare,  nello  Statuto,  ai
  siciliani all'estero, ai nostri emigrati, ma non emergono  parole
  chiare,  forti sul tema che riguarda l'attuale fase della  storia
  del  mondo  che,  ogni  giorno, drammaticamente,  ormai  ci  vede
  assuefatti  alle notizie di cronaca che trattano  il  tema  degli
  emigranti. Si tratta di un tema da annoverare tra quelli centrali
  dello  Statuto siciliano, in previsione di politiche non solo  di
  accoglienza   e   di  integrazione  -  parola   orribile   perché
  l'integrazione presuppone sempre un corpo al quale un altro debba
  assoggettarsi  - ma alle politiche di dialogo, di  valorizzazione
  delle diversità sociali, culturali, religiose in questa terra che
  oggi,   più  che  in  passato,  è  stata  ed  è  il  centro   del
  Mediterraneo,  di un Mediterraneo però che vive  oggi  il  dramma
  epocale  degli emigranti, vive il dramma epocale delle guerre  di
  una parte del pianeta. Se la Sicilia deve guardare all'Europa  la
  Sicilia deve guardare  all'altra parte del Mediterraneo perché la
  Sicilia non è una Regione europea ma euromediterranea.
   Nonostante  la  riaffermazione di questi nostri punti  di  vista
  radicali,  non ci siamo arroccati - raccolgo l'invito che  veniva
  fatto  nell'intervento  precedente - ed  abbiamo  contribuito  ad
  elaborare  un  testo  che contiene anche  aspetti  che  riteniamo
  positivi  e  che vanno valorizzati - certo vi sono  delle  partii
  ridondanti,  addirittura  fino  alla  costituzionalizzazione  del
  Regolamento dell'Assemblea regionale, al proliferare di  Comitati
  su  Comitati, di Consigli su Consigli, di Consulte su Consulte la
  cui  utilità  è  tutta  da provare e sicuramente  in  partenza  è
  discutibile.
   Vi  sono  certamente elementi  positivi: il decentramento  e  le
  scelte di decentramento verso il basso con un ruolo centrale agli
  enti  locali,  l'ufficio del difensore civico, la  riaffermazione
  della  natura  pattizia  del rapporto con  lo  Stato,  così  come
  positivo  -  ne  abbiamo discusso anche  in  quest'Aula  -  è  il
  riferimento nello Statuto al rifiuto della mafia, con un articolo
  autonomo  che  da  valore e che dovrebbe  ispirare  non  solo  le
  politiche pubbliche di questa Regione ma anche la selezione delle
  classi dirigenti.
   Basta  leggere quotidianamente i giornali per capire quanto  non
  basta  l'unanimismo  su un articolo per tradurre  poi  in  scelte
  visibili per la società e la collettività l'operato coerente  tra
  il  dire e il fare, tra le nostre scelte e quello che vogliamo  e
  dobbiamo  essere nel rapporto tra le istituzioni  e  la  società.
  Avremmo  evitato anche nel preambolo il riferimento alle  fedi  e
  alle  confessioni religiose, avremmo preferito uno  Statuto  che,
  proprio  perché si riferisce alle istituzioni di questa  Regione,
  si  mantenesse sul piano della laicità; eppure, è stato positivo,
  con  il  concorso di più parti - centrodestra e centrosinistra  -
  avere   evitato   la  vocazione  integralista  e  fondamentalista
  suggerita da alcuni emendamenti portati in Aula dal Gabinetto del
  Presidente della Regione.
   Abbiamo  mantenuto per la  Sicilia non solo un ruolo di  dialogo
  ma  di  promozione  del  dialogo tra le diversi  fedi  religiose,
  perché,  in questa Terra, l'identità culturale é nata ed  é  data
  storicamente  dall'incontro tra le grandi  culture  e  le  grandi
  religioni monoteiste nate proprio nel Mediterraneo, senza  alcuna
  vocazione di civiltà e di prevalenza di una religione sull'altra,
  il  richiamo  il cristianesimo e un richiamo al patrimonio  delle
  nostre  comunità che  è indiscutibile e lo dice una  persona  che
  non  è credente e che vuole difendere la propria scelta culturale
  e  di  vita. La Sicilia, quindi, rimane un punto di incontro  tra
  culture e identità religioni.
   Per  questi  motivi, non possiamo esprimere  un  voto  positivo.
  Vorrei dire però qualcosa in più. Signor Presidente, arriviamo in
  ritardo  con questo Statuto e ciò è frutto di una scelta politica
  trasversale  a  questo  Parlamento.  Rispetto  a  questa   scelta
  politica, non bisogna versare lacrime di coccodrillo. Non  so  se
  il   Parlamento   nazionale  riuscirà,   secondo   le   procedure
  costituzionali,  ad  approvare lo  Statuto  siciliano.  Dico  ciò
  perchè   è   forte,   nell'attuale  Parlamento,   una   vocazione
  antimeridionalista ed antisiciliana ed una sorta  di  odio  verso
  ogni  cosa  che ha a che fare con il Mezzogiorno. Vi è  però  una
  responsabilità da parte di quest'Aula, una vostra responsabilità.

    PRESIDENTE  Onorevole Forgione, il suo intervento  ha  superato
  i venti minuti.

    FORGIONE    Sto  concludendo,  signor  Presidente.  Rappresento
  l'unico Gruppo che esprime un voto contrario; mi faccia esprimere
  quindi le mie dichiarazioni.
   Onorevoli  colleghi,  vi  è una vostra responsabilità  e  dovete
  essere  onesti  ammettendo  che avete privilegiato,  stravolgendo
  ogni  logica  istituzionale, la legge  elettorale  allo  Statuto,
  quando  una  legge  elettorale proprio  perchè  interviene  sugli
  assetti  istituzionali,  avrebbe dovuto essere  conseguente  alla
  struttura  e  all'assetto istituzionale che si sceglieva  con  la
  modifica dello Statuto; avete impiegato un anno per approvare una
  legge  elettorale perchè - diciamoci la verità -  le  riforme  ad
  personam per tutelare un ceto politico sono più importanti  della
  riforma   generale  e  ciò,  in  quest'Aula,  ha  riguardato   il
  centrodestra  come il centrosinistra. Se avessimo  operato  prima
  sulla  riforma  delle riforme - lo Statuto - come  lei  ci  aveva
  indicato,  signor  Presidente, forse oggi non  faremmo  la  corsa
  contro  il tempo e non avremmo l'appello da fare alla deputazione
  nazionale  perché  oggi  avremmo uno Statuto  rispetto  al  quale
  rendere omogenea una legge elettorale.
   Si  è  scelta  l'altra  strada e oggi  crediamo  che  l'atto  di
  espressione di massima democrazia che potevamo e possiamo fare  é
  stata  ed  è  la scelta del referendum per riparare, sul  terreno
  democratico,   ad   una   forzatura   culturale,   politica    ed
  istituzionale  che è stata quella di anteporre una  brutta  legge
  elettorale allo Statuto, che avrebbe dovuto  essere la cornice di
  quel  sistema  e  di quella legge elettorale. Per questo  motivo,
  anche  con  il referendum, conduciamo una battaglia  che  non  si
  differenzia da quella esposta prima, rivendicando una ispirazione
  di  radicalità democratica a fondamento del nostro voto contrario
  a  questo  Statuto ed è l'idea che centrale è il  Parlamento,  la
  partecipazione  e la reale rappresentanza delle  istanze  sociali
  nelle   istituzioni;  ogni  restringimento   del   rapporto   tra
  rappresentanti   e   rappresentati  è   una   menomazione   della
  democrazia;  ogni  restringimento delle forme  di  partecipazione
  democratica è una menomazione della democrazia.
   Non  possiamo pensare ad una democrazia escludente  se  vogliamo
  ricostruire  un  rapporto  con  la  società  che  è  oggi  ancora
  fortemente   incrinato   ed  è  tutto   da   ricostruire   e   da
  riqualificare.
   Per  queste  ragioni, signor Presidente, onorevoli colleghi,  il
  Gruppo di Rifondazione comunista esprimerà un voto contrario.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Rotella.  Ne  ha
  facoltà.
   Onorevoli  colleghi, devo purtroppo richiamarvi al rispetto  dei
  tempi.

    ROTELLA   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  spero   di
  rimediare  al  lungo intervento dell'onorevole  Forgione  con  un
  intervento  breve  che sia apprezzato, per lo meno,  per  la  sua
  sinteticità,   però   non   volevo  privarmi   del   piacere   di
  preannunciare  il   voto  favorevole  di  Nuova  Sicilia  ad  una
  conquista di civiltà politica che è avvenuta in Commissione e per
  questo ringrazio, lo voglio fare pubblicamente in questa sede, il
  Presidente  della  Commissione, l'onorevole  Vincenzo  Leanza  al
  quale, oltre che una amicizia personale, mi legava e mi lega  una
  grande  amicizia  politica e verso l'uomo ed  un  ringraziamento,
  naturalmente, al Presidente Capodicasa ed a tutta la  Commissione
  per  lo  straordinario lavoro svolto in questi mesi,  consegnando
  uno  Statuto più moderno, più competitivo, più forte,  che  fosse
  comunque   la  salvaguardia  e  la  testimonianza  della   nostra
  autonomia e della nostra specificità.
   Signor  Presidente, questa è certamente una occasione importante
  e,  come  diceva  bene  l'onorevole  Fleres,  oggi  è  un  giorno
  straordinario che forse vale tutta l'intera legislatura;  mi  sia
  anche consentito però di esprimere anche un mio giudizio politico
  sull'argomento: a lei, Signor Presidente, che oggi ha  dichiarato
  su  tutti  i giornali l'importanza e la portata dell'avvenimento,
  ricordo  e  chiedo  ai  colleghi  tutti  di  ricordare  che  noi,
  comunque, dobbiamo essere sentinelle di questa specificità perchè
  non  avvenga mai che questa specificità venga defraudata o  venga
  rubata  da  un  Governo  o  da vari Governi  che  troppo  spesso,
  purtroppo,  dimenticano qual è il valore di questa specificità  e
  qual è il valore del Mezzogiorno e della Sicilia.
   A  tal  proposito, prendo in considerazione la testimonianza  di
  oggi:  la  larga  maggioranza  di questo  consenso  intorno  allo
  Statuto è certamente il segnale più forte e più marcato del fatto
  che  questa autonomia non sia soltanto una parola ma sia  qualche
  cosa di più, sia la storia, la forza del nostro popolo, la voglia
  comunque  di  riconoscerci  e di riconoscere  nella  storia,  nel
  presente, ma anche e soprattutto nel futuro, come l'autonomia sia
  un valore e attorno a questo valore vogliamo costruirci, vogliamo
  costruire politica.
   Vorrei  fare soltanto un cenno, invece, ad un pericolo vero  che
  secondo  me  va con forza combattuto: il tentativo  da  parte  di
  qualcuno  che intorno al federalismo e all'autonomia fiscale  non
  si possono giocare, invece, vicende che potrebbero penalizzare la
  nostra  Regione.  Credo che tutti noi dobbiamo tenere  gli  occhi
  aperti  perchè  sia salvaguardato un principio,  cioè  la  nostra
  unità nazionale.
     Siamo  autonomisti, siamo federalisti ma lo siamo  nell'ambito
  di  una  unità nazionale che vogliamo qui rivendicare  e  per  la
  quale  ci  siamo  spesi, ci siamo impegnati  e  continuiamo  ogni
  giorno  a  lottare.  Tentiamo di tenere la  Sicilia  ancorata  al
  nostro Paese, ancorata all'Europa.
   Credo che tutto ciò che si poteva fare in questo Statuto,  o  si
  poteva  dire,  sia  stato fatto o sia stato detto.  Ogni  statuto
  certamente è perfettibile, fa i conti con la storia, fa  i  conti
  con  i processi di ammodernamento, con le novità, con una civiltà
  che cresce e che cambia. Certamente, tra qualche anno o fra molti
  anni, ci accorgeremo che sarà utile o  necessario apportare altre
  modifiche.  Nulla ce lo vieta perché ciò fa parte di un  processo
  evolutivo della storia della politica.
   In  ogni  caso,  qui  mi  sia consentito  soltanto  ribadire  la
  soddisfazione  che, a nome del Gruppo di Nuova  Sicilia,  intendo
  sottoscrivere    in   quest'Aula   di   fronte   al    Presidente
  dell'Assemblea regionale siciliana che é il nostro garante ma che
  i  anche  il  nostro  vertice e per questo la  ringrazio,  signor
  Presidente.
   Abbiamo  sicuramente conquistato credibilità e abbiamo fatto  un
  buon servizio alla Sicilia e  al popolo siciliano.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè.  Ne  ha
  facoltà.

    MICCICHE'   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  sicuramente
  sarò  molto  più  rispettoso dei tempi,  anche  perché  non  devo
  assolutamente convincere i colleghi ad esprimere un voto a favore
  o contro; il bello della democrazia é infatti votare liberamente,
  senza condizionamenti politici.
   Devo  quindi rappresentare soltanto, in quest'Assemblea, il  mio
  voto contrario alla modifica dello Statuto.
   Dico  ciò  non  perché  sono contrario a  modificare  nel  senso
  positivo perchè in verità il mio voto contrario non nasce per  la
  quantità  delle  cose negative rispetto alle cose positive;  devo
  dire,  anzi, che c'é più l'apprezzamento per la quantità  ma  non
  per  la  qualità rispetto alle cose che non condivido. E di  cose
  che  non  condivido ce ne sono anche se sono una minima parte  e,
  sostanzialmente,  superano la quantità delle  cose  positive  che
  sono   state  introdotte.  La  ragione  é  semplice.  Ho   dovuto
  insistere,  essere quasi noioso; ricordo che all'articolo  3  era
  stato presentato un emendamento e mi ero accorto, non so come mai
  fosse   sfuggito,  che  si  era  addirittura  tolta   la   parola
   autonoma',  riferita  a  Regione.  Questo  mi  ha  profondamente
  impressionato  perché  avevo già una impressione  negativa  sullo
  Statuto,  figuriamoci quando ho visto e riscontrato  che  mancava
  questa  parola  e  non  si tratta di una  questione  formale,  di
  neologismo,  ma é sostanziale perché, a mio avviso, le  modifiche
  che sono state  apportate costituiscono  un aggiustamento di tipo
  ordinario.
   E  con  questo aggiustamento di tipo ordinario ci allineiamo  in
  modo  assoluto  alle Regioni a Statuto ordinario  e,  quindi,  la
  specificità e la specialità autonomistica della nostra Regione  è
  stata, come più volte ho detto, annacquata rispetto al bisogno  e
  alla  necessità  di  essere  più autonomisti  in  una  situazione
  generale  che  vede la modifica al Titolo V della Costituzione  -
  proprio  in  questi  giorni  se ne é più  volte  accennato  -  la
  modifica  alla  Costituzione, la devolution che ha penalizzato  e
  penalizzerà  di più la nostra Regione. Ciò é stato  ricordato  da
  alcuni interventi.
   Voglio   partire   quindi   da  questa  considerazione,   questa
  divaricazione e diversità per sostenere che essere autonomisti  e
  nello   stesso   tempo   essere   antipresidenzialisti   non    è
  assolutamente   una   contraddizione   proprio   perché    essere
  autonomisti in una Regione come la nostra,  la Sicilia, è  inteso
  come  un'autonomia del ceto politico - di solito il ceto politico
  dominante,  anche con qualche accomodamento di tipo consociativo,
  nel  corso di questi ultimi anni  - e rafforzare l'autonomia vera
  significa  dare  ai  siciliani quello che in tutti  questi  anni,
  anzi, negli ultimi secoli é stato tolto alla Sicilia. Questo è il
  concetto.
   Come  è stato detto, di solito, i grandi stravolgimenti mondiali
  vengono  provocati  da fatti eccezionali, rivoluzioni,  colpi  di
  Stato, guerre e quant'altro. Bene, abbiamo fatto un aggiustamento
  che  non  nasce da queste esigenze epocali ma nasce  da  esigenze
  prettamente  ordinarie. Quello che è stato introdotto  e  che  io
  considero   positivo  potrebbe  essere  inserito   nella   nostra
  legislatura,  nella  nostra  capacità  di  legiferare,  in   modo
  ordinario  cioè  non  è  necessario.Ho  qualche  dubbio  che   il
  Parlamento nazionale possa recepire alcune norme.
   Ho  fatto delle provocazioni in merito ad alcune norme che  sono
  state   inserite   nello  Statuto  ma  questo   non   vuol   dire
  assolutamente che reputo negativi alcuni aspetti che  sono  stati
  introdotti e che sono condivisibili.  L'aspetto più prevalente  è
  quello negativo perchè annulla, annacqua, diluisce.
   E'   chiaro  il  concetto  che  la  nostra  autonomia  ha  perso
  assolutamente  significato e questo non può essere spacciato  per
  un   fatto   innovativo  perchè  abbiamo  dato  maggiore   potere
  all'Esecutivo.  Per questo motivo, facciamo riferimento ad alcuni
  Paesi  d'Europa:  la  Spagna  e  la  Catalogna.   Ebbene,  lì  il
  regionalismo  si è rafforzato: c'è il Presidente eletto  però  il
  concetto è completamente diverso.
   Andiamo  a  vedere cosa sono stati capaci di fare gli  spagnoli,
  in  particolare  i  Catalani in Spagna,  che  cosa  hanno  creato
  nell'arco   di  pochissimi  anni  in  quella  Regione   facendola
  diventare la possibile Svizzera del Mediterraneo latino.
   Abbiamo   il   riferimento   alla   Catalogna,   abbiamo   avuto
  possibilità  di  invitare anche rappresentanti di quella  Regione
  che si può dire sia uno Stato.  Ebbene, che differenza c'è tra la
  Catalogna  e  la  Sicilia? Non c'è nessuna  differenza.   Abbiamo
  avuto  la  stessa  storia ma lì sono riusciti  grazie  alla  loro
  capacità ad essere uniti e ad avere un Parlamento catalano.   Noi
  invece   abbiamo  un  Parlamento  siciliano  che  è   espressione
  esclusivamente   del   ceto  politico.  Questo   è   quello   che
  percepiscono i siciliani.
   Non  si  tratta  quindi di una novità di tipo  epocale  che  può
  considerare questa modifica dello Statuto come qualcosa che è dei
  siciliani; non lo sentono, tranne i mezzi di informazione che  in
  questo ultimo periodo hanno fatto una grancassa.
      Una  cosa  voglio  sottolineare  e  ringrazio  il  Presidente
  dell'Assemblea, onorevole Lo Porto e il Presidente Capodicasa che
  sono  stati  sensibili quando ho insistito, con la  cocciutaggine
  che  mi  caratterizza, per fare reinserire con l'articolo 117  la
  formulazione   Regione autonoma' perchè questo  non  è  un  fatto
  semplicemente  nominalistico  ma un  punto  di  riferimento  come
  parlamentari,  quello  di  garantire ai siciliani  una  diversità
  nella   specificità  della  Costituzione  italiana.  La   Regione
  siciliana  deve  rimanere regione autonoma,  senza  assolutamente
  annacquamento con qualsiasi tipo di emendamento che si può  avere
  anche  all'interno  dell'approvazione  da  parte  del  Parlamento
  nazionale.
   L'onorevole  Fleres  faceva  riferimento  -  ci  invitava  forse
  all'unità,  ho  inteso  questo  -  probabilmente  ad  un  ritorno
  indietro  di  questo Statuto; forse potrebbe  anche  succedere  e
  questa   preoccupazione  l'ho  riscontrata  quando  stavamo   per
  approvare  l'articolo  38  dello Statuto  che  si  riferiva  alla
  contribuzione   della  solidarietà,  questo  contributo,   questa
  elemosina che lo Stato italiano ci eroga come ricompensa per quel
  disastro che abbiamo subito nell'ultimo secolo.
   Vi  è  la preoccupazione che addirittura possa essere cancellato
  questo  contributo come fosse una elemosina ma noi questo diritto
  dobbiamo rivendicarlo perchè la Sicilia rivendica un risarcimento
  per essere stata abbandonata, depredata dai Governi precedenti.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Gurrieri. Ne  ha
  facoltà.

    GURRIERI       Signor    Presidente,    onorevoli     colleghi,
  l'approvazione del nuovo Statuto pur se con tutte  le  difficoltà
  che  si  sono  potute  registrare - è un'osservazione  ricorrente
  negli  interventi  che mi hanno preceduto - ha  rappresentato  un
  atto  di  rilevanza politica straordinaria, sia  in  rapporto  ai
  dinamismi interni alla Regione siciliana che spesso hanno  creato
  l'impressione  di  una  corresponsabilità a  ribasso  fra  tutti,
  maggioranza  e  opposizione, una nebbia  in  cui  tutti  i  gatti
  sembrano  grigi, sia in relazione ai fatti avvenuti al Parlamento
  nazionale, dove una riforma della legge fondamentale dello Stato,
  analoga  quasi  allo  Statuto  che  stiamo  approvando,  è  stata
  approvata a colpi di maggioranza con una maggioranza blindata.
   I  lavori  di  revisione  dello Statuto non  hanno  seguito  gli
  stravolgimenti  di  prassi  procedurali  a  cui  abbiamo   dovuto
  assistere a livello nazionale e si può ben dire che, nonostante i
  ritardi   nella  modernizzazione,  le  difficoltà  gestionali   e
  l'obesità  burocratica, la Sicilia è riuscita a dare  ancora  una
  volta  una  grande  lezione, distinguendosi per  quella  maturità
  istituzionale di cui è stata anticipatrice nella storia e che non
  ha   consentito   quella  spregiudicatezza  nell'affrontare   gli
  argomenti  costituzionali  che, a  livello  nazionale,  ha  fatto
  passare il principio secondo cui una maggioranza è legittimata  a
  fare  la  sua  Costituzione,  anche se  il  nuovo  Statuto  potrà
  presentare  qua e là qualche imperfezione; non c'è dubbio  alcuno
  che il senso di responsabilità di tutti ha permesso di realizzare
  la sintesi di quello che era possibile fare.
   Certo  tutto questo lavoro si è trovato inserito in un  contesto
  di  attenzioni e produttività legislative piuttosto  ridotte,  un
  contesto,  come  è  stato detto stamattina in  conferenza  stampa
  dall'onorevole Fleres, molto distratto.
   A  tal proposito, devo dire onestamente che non si può accettare
  uno  sbrigativo giudizio di corresponsabilità che vede  coinvolti
  tutti  allo stesso modo; quando l'opposizione viene chiamata,  il
  suo  ruolo  lo  svolge  e lo svolge bene,  fino  in  fondo,  come
  dimostra    l'ottimo   lavoro   portato   avanti   dall'onorevole
  Capodicasa, dall'onorevole Ortisi e da atri colleghi.
   L'impegno  dell'onorevole Capodicasa, al di là dei  pregi  della
  persona, è infatti una sintesi significativa della serietà con la
  quale   la   minoranza  ha  sempre  inteso  e  svolto  il   ruolo
  istituzionale.
     Signor Presidente, non è giusto generalizzare e  fare di tutta
  l'erba  un fascio , quando spesso si afferma che l'Assemblea  non
  lavora, che è improduttiva. Le responsabilità sono in proporzione
  al  potere  esercitato e riguardano, soprattutto, una maggioranza
  che,  per  varie ragioni, non è riuscita a trasformare una  larga
  maggioranza  in  prodotto politico. Ciò fa  parte,  ormai,  della
  storia  di questa legislatura e nessuno di voi potrà cancellarla,
  perché è una verità storica.
   Pur  con  questi limiti, e vado a concludere signor  Presidente,
  debbo  riconoscere, come membro della Commissione,  che  è  stato
  eseguito un buon lavoro, riuscendo, come è stato sottolineato  da
  più   parti,   ad   adeguare  lo  Statuto  alle  nuove   esigenze
  istituzionali ed europee, senza perdere alcuno dei suoi  principi
  ispiratori  fondamentali, usando nella intelaiatura e  nei  punti
  più importanti un metodo condiviso.
   Per  questa sintesi, mi sento in dovere di riconoscere un grande
  merito  ad  una  persona che oggi non c'è più,  mi  riferisco  al
  Presidente Leanza, il quale è riuscito con la sua competenza,  ma
  soprattutto   con   la   sua   semplicità,   ad   annullare    la
  contrapposizione delle diverse appartenenze politiche.
   A  questo  buon  risultato, ritengo che, in  questo  scorcio  di
  legislatura,  bisognerebbe accompagnare uno scatto  di  orgoglio,
  uno   sforzo  collettivo   per  riuscire  ad  individuare,  prima
  dell'estate, tre o quattro punti su cui fare convergere le nostre
  energie,  facendo  tesoro  dell'esperienza  di  oggi,  pur  nella
  distinzione dei ruoli.
   Voglio  citare un solo tema come esempio di metodo:  i  rapporti
  con lo Stato.
   Signor    Presidente,    certamente    ricorderà    la    scarsa
  considerazione in cui ci hanno tenuto anche i nostri parlamentari
  nazionali  -  forse perché memori  e, forse al contrario,  perché
  insuperbiti del famoso 61 a 0 delle politiche del 2001 -,  quando
  li  invitò  alcuni mesi addietro; ebbene, su 70  deputati  se  ne
  presentarono 9.
   Lo  stesso  ruolo  svolto  dal Parlamento  nazionale  di  fronte
  all'attacco  nei confronti del Sud è stato indubbiamente  affetto
  da una forma di anemia istituzionale.
   Questo   tema   dei   rapporti  con  lo  Stato   va   affrontato
  ripristinando un rapporto di grande dignità.
   Mi  auguro che occasioni come questa di oggi possano favorire un
  atteggiamento nuovo, un metodo che ci permetta di affrontare  con
  forza,  pur nella distinzione delle responsabilità di maggioranza
  ed  opposizione, alcune delle questioni ancora aperte  in  questa
  Regione, il tutto nell'interesse dei Siciliani.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Sammartino.  Ne
  ha facoltà.

    SAMMARTINO    Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   sono
  convinto  che,  oggi,  con  il  voto  che  l'Assemblea  regionale
  siciliana  si  accinge  ad esprimere, in merito  all'approvazione
  definitiva  della  riforma dello Statuto, si stia  celebrando  un
  passaggio   storico   della   portata  sicuramente   qualificante
  l'attività  dell'Assemblea  regionale  siciliana.  Un   passaggio
  storico che ha il grande merito - ho la mia personale opinione al
  riguardo - di avere lasciato inalterato l'impianto statutario del
  vigente,  del precedente Statuto, di avere lasciati immutati  gli
  istituti,  gli  organi, le norme principali che in  qualche  modo
  qualificavano,  che  avevano fatto dello Statuto  vigente,  dello
  Statuto  del  1946,  una  Carta  di  portata  innovativa,   senza
  precedenti,  nel  panorama  giuridico  istituzionale   nazionale,
  tant'è che è stato approvato ancor prima della Costituzione.
   Sotto  questo  profilo, vorrei entrare nel  merito  di  ciò  che
  ritengo  qualificante  questa riforma,  ancorché  legata  ad  una
  conservazione  di  questi istituti e di queste norme,  a  partire
  dall'Alta  Corte.  Devo dire che sotto questo profilo,  anche  la
  Commissione  - che tanto ha lavorato sulla riforma  per  arrivare
  all'approvazione che, oggi, definiremo -,  in un  primo  momento,
  non  aveva  maturato  certe opinioni che invece,  non  appena  la
  stessa  proposta  è stata trattata in Aula, ha  in  qualche  modo
  maturato e metabolizzato. La prima proposta della Commissione non
  prevedeva   il   mantenimento  dell'Alta  Corte;  non   prevedeva
  inalterate  le competenze e le prerogative del Commissario  dello
  Stato;  non  prevedeva  il  mantenimento  del  potere  di  ordine
  pubblico  e  di  pubblica sicurezza in capo al  Presidente  della
  Regione; non prevedeva,  quindi, il mantenimento di quelle  norme
  che  qualificavano ed hanno qualificato realmente lo Statuto  del
  1946.
   Sotto  questo  profilo c'è da dare grande atto  alla  Presidenza
  della  Commissione, a tutti i componenti della  Commissione,  per
  avere, in qualche modo, sposato questo nuovo corso nei lavori  di
  riforma  dello  Statuto  attraverso il  confronto  che,  ancorché
  distratto,  sotto  il profilo pubblico, sotto  il  profilo  della
  partecipazione dell'opinione pubblica, è comunque qualcosa che si
  può recuperare.
   Mi  permetto  di esprimere, anche qui, un parere  condiviso  dai
  colleghi  di  Alleanza  nazionale  che  hanno  cercato   di   far
  prevalere,   in  questo  tipo  di  attenzione  riformatrice,   in
  quest'attività  di  riforma,  l'impatto  culturale,  l'attenzione
  culturale, la sensibilità culturale e non quella ideologica, così
  come  sembra  prevalere in altri Gruppi ed in altri esponenti  di
  questa Assemblea regionale.
   Una sensibilità culturale che ci ha portato, in qualche modo,  a
  sostenere  quest'attività di riforma e che,  oggi,  ci  porta  ad
  invitare lei, signor Presidente, che ha tanti meriti, tra i quali
  anche  l'aver condotto questi lavori insieme all'Assemblea tutta,
  ma   soprattutto  insieme  ad  altre  riforme  come  quella   del
  Regolamento  e  della  legge  elettorale,  a  trasmettere  questo
  dibattito - attraverso l'impegno dell'Assessorato per la pubblica
  istruzione -, nelle scuole.
   Il   coinvolgimento  dell'opinione  pubblica,  a  partire  dalle
  giovani generazioni, è qualcosa che si può ancora realizzare.  Se
  il  dibattito,  in  qualche modo, è stato  latente  e  latitante,
  rispetto alla partecipazione civile alla riforma dello Statuto, è
  anche   vero  che  questo  non  pregiudica  e  non  preclude   la
  possibilità   di  lanciare  una  campagna  di  informazione,   di
  coinvolgimento,  di  partecipazione   dell'opinione  pubblica   a
  questo   lavoro  encomiabile  di  riforma  che  l'Assemblea   può
  ascrivere  a  proprio  vanto. Certamente  questo  voto  vale  una
  legislatura

    FORMICA  Anche per la legge elettorale

    SAMAMRTINO   Ha  detto bene, onorevole Formica,  anche  per  la
  riforma elettorale.
   Credo  che, successivamente, interverrà l'onorevole Ioppolo  per
  dire   anche  qualcosa  di  qualificante  in  merito,   visto   e
  considerato che anche la legge elettorale può essere ascritta tra
  le riforme che qualificano l'attività di questa Assemblea.
   Allora,  dicevo  che proprio su questo penso che  sia  possibile
  recuperare  quest'attenzione  e sia   doveroso  da  parte  nostra
  attivare   tutti   quei   canali  amministrativi,   pubblici   ed
  istituzionali  per  riuscire a determinare questa  partecipazione
  civile.
   Questi  istituti  che  abbiamo voluto confermare,  queste  norme
  qualificanti  che  abbiamo voluto conservare, non  possono  avere
  soltanto il carattere di un'operazione di retorica giuridica. Non
  abbiamo,  immagino, ribadito l'essenza e la permanenza  dell'Alta
  Corte soltanto perché era un istituto dal grande rilievo storico,
  dalla  grande  importanza politica, culturale  e  nulla  di  più;
  assolutamente no. Sarebbe stato vano consumare un'operazione  del
  genere  soltanto  per  una certa nostalgia  di   ordine  storico-
  politico.
   Credo  che  questa  scelta determinata e  consapevole  da  parte
  della  Commissione e dell'Assemblea debba determinare una  sfida,
  un'azione coraggiosa da portare a livello nazionale, coinvolgendo
  la rappresentanza parlamentare siciliana al Parlamento nazionale,
  nel  tentativo di riempire nuovamente di contenuto  ciò  che,  in
  qualche modo, ne era stato privato da una politica nazionale  che
  ha pregiudicato l'esistenza di questi organi ed istituzioni.
   Signor  Presidente,  si  tratta di una  sfida  di  coraggio,  di
  dignità, da parte della classe dirigente siciliana.
   L'Alta  Corte deve ritornare in vita non perché vogliamo attuare
  un'operazione  politica di basso cabotaggio, ma  perché  crediamo
  nella possibilità che l'Alta Corte svolga un ruolo dirimente  nei
  conflitti  di  attribuzione  tra  Stato  e  Regione,  che   possa
  rappresentare   un  organo  tutore  delle  competenze   e   delle
  prerogative.
   Sotto  questo  profilo  il  mantenimento  delle  competenze  del
  Commissario  dello Stato, come organo di garanzia, è  altrettanto
  importante. Anzi, l'adeguamento che abbiamo voluto apportare  nel
  sottoscrivere l'emendamento che ha consentito la previsione della
  nomina  del  Commissario dello Stato, di intesa  tra  il  Governo
  regionale  e  il  Governo nazionale, è un elemento  che  aggiunge
  valore  alla riforma e all'adeguamento che abbiamo portato avanti
  nella bozza di riforma dello Statuto.
   Signor   Presidente,  è  stato  dato  molto   tempo   a   Gruppi
  parlamentari  che si sono espressi anche contro  lo  Statuto  per
  motivi  ideologici  e lì credo che si consumi la  debolezza,  per
  certi versi, della classe dirigente siciliana che per 50 anni  ha
  fatto  prevalere  il  legame ideologico su quello  comunitario  e
  culturale alla terra e alla comunità di cui siamo espressione; mi
  sia  dato  il  tempo  per  argomentare il perché  ritengo  questa
  riforma qualificante dell'attività dell'Assemblea regionale.
   Tra   i   dati   qualificanti  di  questa  riforma   c'è   anche
  l'inserimento  della figura del Difensore Civico.  Si  tratta  di
  emendamenti presentati anche dal Gruppo parlamentare di  Alleanza
  Nazionale   e  che hanno trovato l'accordo di buona  parte  degli
  esponenti dell'Assemblea. Anche qui, in qualche modo, si  celebra
  l'attenzione dell'Assemblea regionale siciliana nei confronti del
  cittadino  che ha un potere di interlocuzione con le istituzioni,
  con gli organi che tutelano i loro legittimi interessi.
   Sicuramente,  avremmo  voluto un riferimento  nel  preambolo  ai
  padri dello Statuto, a tutti quei siciliani che dentro e fuori le
  istituzioni hanno consentito, sessanta anni fa, di raggiungere il
  risultato  di  uno  Statuto speciale che ci  permette  di  essere
  chiamati  deputati,  che permette a questa  Assemblea  di  essere
  definita  Parlamento e non Consiglio regionale e ad  avere  tante
  altre  qualificanti norme che rendono la Regione siciliana ed  il
  suo  Statuto  come un unicum nel panorama giuridico istituzionale
  nazionale.  Avremmo  voluto, anche,  un  riferimento  ancora  più
  solenne ai siciliani nel mondo.
   Siamo  comunque  soddisfatti del fatto che si  sia  dedicato  un
  articolo  specifico  a questa realtà per la  quale,  se  soltanto
  riuscissimo a mettere in rete rispetto alle esigenze di  sviluppo
  e  di  crescita  della  Sicilia, potrebbe garantire  straordinari
  risultati  in termini economici, culturali, politici e  generali,
  cosa  che,  sicuramente,  sarà oggetto di  grande  attenzione  di
  questa classe dirigente, se si vuole realmente ribaltare il corso
  della  storia  più recente che non è esaltante  per  i  risultati
  politici ed economici che la Sicilia ha potuto vantare in  questi
  ultimi anni.
   Ritorno  al  coraggio  di questa scelta,  ritorno  al  passaggio
  storico,  al  momento storico che consumiamo oggi ed all'esigenza
  di  sottolineare il merito di un'Assemblea che si è ritrovata  al
  di  là  degli  steccati ideologici, al di là  delle  appartenenze
  ideologiche,  al di là del Gruppo di Rifondazione  comunista,  ma
  questa è la virtù di questa Assemblea.
   Siamo   riusciti  a  ragionare  in  termini  costruttivi   sugli
  interessi  della  Sicilia e dei siciliani e  a  non  menomare  la
  nostra  attività  di  riforma  attraverso  il  riferimento   alle
  consorterie o alle fazioni di riferimento.
   Questo è un merito che ha consentito la riforma dello Statuto  e
  che,   invece,  mancando  il  quale,  a  livello  nazionale   non
  permetterebbe  la  riforma  della Costituzione  nella  sua  prima
  parte.
   Questo  è  un appunto che mi permetto di fare quando  penso  che
  non  è  possibile riformare la prima parte di questa Costituzione
  in quanto l'assunto ideologico che sta alla sua base non consente
  alcuna  riforma,  per cui ci troviamo di fronte ad  una  finzione
  storico-giuridica  e  culturale che è quella  di  una  Repubblica
  definita   fondata  sul lavoro , ma che sul lavoro,  sicuramente,
  non è fondata per tante ragioni quali quelle storiche, culturali,
  spirituali e via di seguito.
   Questo  è  il  merito  più importante che ritengo  da  ascrivere
  all'Assemblea  regionale  e,  su  questo,  invito  il  Presidente
  dell'Assemblea, l'Assessore alla Pubblica Istruzione, l'Assessore
  ai  Beni Culturali, a rendersi protagonisti di un dibattito nelle
  scuole  che  dia  il  senso  di questa attività  di  riforma  che
  permette  il  coinvolgimento dei giovani su  questa  attività  e,
  soprattutto,  sul  tentativo  di  una  classe  dirigente  di  far
  prevalere  il dato culturale, dato sia pure legato all'autonomia,
  ma  principalmente legato alla comunità di cui siamo espressione,
  rispetto al dato ideologico.
   Su  questo credo che la Regione siciliana e l'Assemblea  possano
  portare  avanti una sfida che renda giustizia  delle esigenze  di
  riscatto del popolo siciliano.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Ortisi.  Ne  ha
  facoltà.

    ORTISI     Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  anche  per
  consentire    ai  colleghi  di  restare  e  votare,   eviterò   i
  ringraziamenti per i quali mi rifaccio a quanto già dichiarato da
  alcuni colleghi.
   Dopo  l'intervento dei colleghi Spampinato e Gurrieri,  da  loro
  pari, avrei potuto anche non parlare se non fossi stato spinto da
  loro stessi a chiosare alcune parti dei loro interventi, ma anche
  ad esprimere l'indirizzo generale del nostro Partito.
   Faccio  cenno,  per  sinteticità, a  quanto  abbiamo  dichiarato
  durante  la  discussione  generale e  cioè,  da  una  parte  alle
  perplessità  su  alcuni passaggi della bozza di  revisione  dello
  Statuto   e  dall'altra  alla  conclusione  anticipata  di   voto
  favorevole  -  per l'unica considerazione per la quale  invito  i
  colleghi  che  si  sono dichiarati contrari a recedere  dal  loro
  porsi  in questi termini - che è la forza contrattuale che deriva
  da  uno Statuto votato all'unanimità o a larghissima maggioranza,
  nei   confronti   dell'interlocutore  esterno,  considerato   che
  interlocutori interni hanno fatto sì che si sviluppasse un ottimo
  dibattito.
   Userò  aggettivi  per  essere sintetico  e  citerò  inizialmente
  quanto non ci convince.
   Il  preambolo  non  è  una copertina, infatti,  non  c'è  alcuna
  corrispondenza con i titoli e l'articolato. Rischia di essere  un
  assemblaggio di suggestioni che attengono al privato e di  spinte
  nominalistiche    che   non   sono   principi   assimilabili    a
  corrispondenti articoli della Costituzione.
   La   riproposizione  dell'Alta  Corte,  a   nostro   avviso,   è
  velleitaria.
   Per  quanto  concerne la questione del Commissario dello  Stato,
  pari   opportunità:  e  i  siciliani  nel  mondo,   siamo   stati
  rinunciatari, soprattutto per le pari opportunità, per  le  quali
  avremmo  dovuto  incidere  con  più  coraggio  o  da  una   parte
  evitandole,    o   dall'altra   consentendo   la    metà    della
  rappresentanza, oggi dedicata alle donne, domani - state attenti,
  non  è  una battuta -, dedicata non solo agli uomini, ma ad altro
  sesso.
   Siccome  lo  Statuto durerà 50 anni, probabilmente, un  terzo  è
  stato   riservato  al  futuro;  non  sto  facendo  una   battuta.
  Naturalmente,  per i siciliani nel mondo sono  d'accordo  con  il
  collega   Sammartino,  infatti,  l'inserimento   nel   cosiddetto
  preambolo  avrebbe  dato più forza a questa proposizione  per  la
  quale credo, come un sindaco di una cittadina non è il sindaco di
  Roccalumera o di Floridia ma dei Floridiani, il governatore non è
  della Sicilia ma dei siciliani.
   Lo   Statuto  è  timido,  per  quanto  attiene  al  concetto  di
  sussidiarietà, perché nel proporre il rapporto della Regione  con
  gli  enti  locali  siamo stati un poco incerti  e  qualche  volta
  contraddittori, così come lo siamo stati nella proposizione della
  forma di governo; occorreva spingersi molto più in là.
   Una  volta  d'accordo  sulla forma presidenzialista  di  governo
  nella  nostra  Regione, avremmo dovuto votare sul ticket,  perché
  nei casi malaugurati di impedimento permanente, rimozione o morte
  un  vicepresidente  che avesse avuto l'investimento  dalla  base,
  sarebbe stato molto più autorizzato che da un'Assemblea, la quale
  può  determinare  anche altre maggioranze in Aula  e  soprattutto
  ricordiamoci  che  viviamo  un'epoca  nella  quale  il  senso  di
  appartenenza  non  esiste  più e gli ancoraggi  forti  ai  valori
  ideologici,  di  destra o di sinistra che  siano,  non  esistono,
  pertanto,  è  molto  pericoloso prevedere un  vicepresidente  che
  passi soltanto dal vaglio dell'Aula.
   Questo Statuto è innovativo per quanto attiene alle capacità  di
  favorire  consorzi,  unioni e fusioni. Con  questo  atteggiamento
  attualizziamo non solo le motivazioni per le quali  chiediamo  la
  specialità dello Statuto; non basta il recupero storico,  bisogna
  vedere  anche  il  futuro e poiché, dopo  il  31  dicembre  2010,
  diventeremo  area  di libero scambio, questo  è  uno  dei  motivi
  fondamentali  per i quali, oggi, dobbiamo chiedere l'autonomia  e
  la  specialità  del nostro Statuto. Ciò, non solo  per  difendere
  l'autonomia,  ma  soprattutto per fare un favore  allo  Stato  al
  quale  apparteniamo, in quanto  saremo punta di diamante e saremo
  al  centro di quest' area che ci destina, non solo per storia  ma
  anche  per  ciò  che  stiamo esprimendo nel nostro  Statuto,   ad
  essere  punto di riferimento per l'Europa  della quale  siamo  il
  sud e dell'Africa, della quale dobbiamo essere il nord.
   Basterebbe  rileggere sempre il nostro Fabio Brodel,  basterebbe
  solo  questo  fondamentale testo per capire che noi apparteniamo,
  contemporaneamente, all'Europa e all'Africa e siccome  il  futuro
  del  mondo,  anche dal punto di vista dell'apertura dei  mercati,
  sarà  il  sud  del  mondo,  noi  dobbiamo  essere  la  propaggine
  dell'Europa ma anche la propaggine settentrionale dell'Africa per
  svolgere un grande ruolo e per questo dobbiamo pretendere,  nella
  contrattazione con lo Stato, un'autonomia speciale.
   Dobbiamo  aggiungere,  però, un'altra giustificazione  a  questo
  aspetto:  se  qui  non  ci  si organizza in  ambiti  territoriali
  ottimali  forti, con consorzi, unioni e soprattutto fusioni,  non
  reggeremo l'incontro con le altre realtà economiche che  verranno
  a gestire l'area di libero scambio del Mediterraneo.
   Questo   è  l'articolo   sul  quale  tutti  ci  siamo  impegnati
  propinando,  poi,  proprio  questo  aspetto  che   è   un   fatto
  fondamentale secondo la nostra opinione.
   Siamo  innovativi  per  il  difensore civico,  siamo  innovativi
  anche  per l'interlocuzione che proponiamo con regioni  di  altri
  Stati, per i rapporti con l'Unione europea e per la richiesta che
  facciamo  allo  Stato ed al Parlamento nazionale, chiamiamola  di
  concorrenza  decisionale, per quanto gli argomenti attengano  non
  solo  ai  rapporti interni ma anche a quelli esterni appunto  con
  l'Unione europea.
   Siamo   innovativi  per  il  Cral  (Consiglio  regionale   delle
  autonomie locali) e per il Crel (Consiglio regionale di  economia
  e lavoro), per il rapporto nuovo con il mondo della cooperazione.
   Siamo rivendicativi in misura giusta negli ex articoli 36, 37  e
  38,  di  natura  finanziaria e nell'elencazione delle  competenze
  esclusive.
   La  riforma  dello Statuto che prevediamo è avveduta per  quanto
  attiene la Consulta statutaria e la previsione dei due terzi  per
  cambiare  qualsiasi  gaglio', fondamentale per quanto  attiene  i
  lavori  parlamentari, ma anche il rapporto con il territorio;  in
  un   sistema  maggioritario,  lo  abbiamo  detto  più  volte,   è
  necessario che ci siano i due terzi previsti per cambiare regole,
  altrimenti  il  rischio è che ogni maggioranza  può  cambiare  le
  regole.
   Questa  riforma dello Statuto è sensibile, attenta al mondo  dei
  disabili,  alla  salvaguardia dell'ambiente, ai valori  ed   alla
  cultura   dello  sport,  alle  minoranze  etniche,  linguistiche,
  religiose, eccetera.
   Soprattutto  e  concludo, consentitemi di affermare  che  questa
  revisione  dello  Statuto è umile perché sia la  Commissione  che
  l'Aula   hanno  ascoltato  il  mondo  delle  professioni,   delle
  categorie,  la  dimensione parasociale, i singoli  che  nei  vari
  convegni a perpendicolare hanno preso parola ed hanno espresso la
  loro opinione. Concordo con l'onorevole Sammartino sulla proposta
  di  recarsi nelle scuole, soprattutto in quelle scuole che  fanno
  richiesta  di  finanziamenti per gestire il senso della  cultura,
  della  sicilianità;  ebbene, a queste scuole  dobbiamo  dire  che
  diffondano; ognuno di noi può andare in giro ovunque e  spiegare,
  tanto lo spirito bipartisan che ci ha caratterizzato ci mette  al
  riparo sicuramente da ogni lettura eccessivamente o semplicemente
  partigiana.
   Noi,   adesso,  diamo  un  voto  positivo,  convinto  a   questa
  revisione  dello Statuto e ci auguriamo che i tempi previsti  per
  la  doppia  lettura siano influenzati dalla stessa passione,  che
  noi abbiamo messo nella stesura di questa revisione, da parte dei
  colleghi  deputati  e  senatori nazionali  che  provengono  dalla
  Sicilia  affinché chiedano una corsia preferenziale - l'ho  detto
  nella parte centrale del mio intervento -, non fosse altro perché
  questa revisione dello Statuto permetta alla Sicilia di fare  gli
  interessi  non  tanto dei siciliani, quanto degli italiani,  alla
  cui categoria tutti noi apparteniamo.

    PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Dina.   Ne  ha
  facoltà.

    DINA    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  rivolgo   un
  ringraziamento,   innanzitutto,  per   l'impegno   corale   della
  Commissione  speciale per la revisione dello Statuto,  cominciato
  con  lo  scomparso  amico presidente Leanza e continuato  con  il
  presidente   Capodicasa,  a  testimonianza  che   maggioranza   e
  opposizione, in Sicilia, riescono a collaborare nei  momenti  più
  importanti per la vita della Regione.
   Un  ringraziamento anche al Presidente dell'Assemblea per il suo
  costante incitamento.
   Abbiamo  vissuto  quasi sessant'anni di esperienza  autonomista.
  Ieri la guerra, la monarchia, la caduta del fascismo, una Sicilia
  povera,  analfabeta e contadina; oggi la pace, la democrazia,  il
  progresso   economico,   sociale  e  civile,   l'alfabetizzazione
  diffusa.
   La   Sicilia,  terra  di  immigrazione,  un  tenore  di  reddito
  inferiore a quello medio europeo, ma comunque non troppo  lontano
  da  esso;  lo  Statuto del 1946 era una pretesa  storica  per  la
  Sicilia  che  ha sempre avuto nella sua storia proprie  leggi,  o
  almeno  una  propria amministrazione, ma non per  questo  fu  una
  conquista facile e di esso dobbiamo, ancora oggi, rendere  grazie
  a  chi,  con  equilibrio,  ha costruito  questa  Regione  e  l'ha
  mantenuta in una linea di reale collaborazione con lo Stato. Cito
  uno  per tutti, il grande presidente, Giuseppe Alessi, a cui  va,
  oggi, il mio affettuoso e riverente omaggio.
   Questa  Regione è talvolta criticata, non sempre  giustamente  e
  generosamente,  per  i  suoi limiti, ma di  essa  dobbiamo  anche
  riconoscere  la  grande  tenuta  democratica  ed  il   ruolo   di
  modernizzazione della Sicilia che ha svolto.
   La   nostra   concreta   esperienza  statutaria   ha,   infatti,
  dimostrato  una  realtà molto importante e cioè  che  si  possono
  avere  ampi poteri ed essere buoni regionalisti senza mettere  in
  pericolo  l'unità  dello Stato o minacciare l'ordine  pubblico  e
  questo  è tanto più importante oggi in cui stiamo riscrivendo  le
  regole  costituzionali dell'Italia. La nostra Carta è  servita  a
  rafforzare i legami con lo Stato e  non ad eroderli.
   Dopo  sessan'anni dalla sua prima scrittura lo Statuto, dopo  la
  caduta  dei  regimi  comunisti  che  ha  liberato  grandi   forze
  politiche ed economiche in Europa, con l'Europa a 25, e presto  a
  27  Paesi, con un Mediterranei in grande fermento, con  un  Medio
  Oriente  in  cui per la prima volta si svolgono elezioni  vere  e
  dove  si  cominciano  ad applicare principi  democratici,  in  un
  momento,  dunque, di grandi e felici svolte la Sicilia è chiamata
  a  riscrivere  le  sue regole interne e i suoi  rapporti  con  lo
  Stato,  un'occasione preziosa che dobbiamo saper  utilizzare  per
  continuare   a   garantire  la  crescita  civile   ed   economica
  nell'ordine e nella giustizia.
   Il  preambolo, pur se da qualcuno criticato, a me sembra  quella
  tavola  di valori condivisi in cui tutta la comunità regionale  è
  chiamata a riconoscersi e in cui si riconosce. Nella sua sobrietà
  scolpisce  quelle  realtà  attuali che voglio  anche  segnare  la
  strada del nostro domani.
     Fra tutti voglio sottolineare due punti. Primo, il riferimento
  alla  religioni cristiana, perchè la sua eredità è  assunta  come
  patrimonio storico culturale della nostra comunità; si  riconosce
  cioè nel cristianesimo non un elemento aggiuntivo, ma costitutivo
  del  nostro  oggi e lo fa diventare strumento di dialogo  con  le
  altre  culture;  una fede, quindi, che non divide ma  unisce.  Il
  secondo  è  il riconoscimento del principio di sussidiarietà,  un
  principio formulato dalla Chiesa 800 anni fa e oggi fatto proprio
  da  molte  Carte  costituzionali,  compresa  quella  europea,  un
  principio   di   decisiva  importanza  nell'interpretazione   dei
  rapporti fra enti e fra pubblico e privato.
   Certo,  il  preambolo  non  è norma  cogente  ma  è  sicuramente
  principio  direttivo  e sarà criterio interpretativo. Come  prima
  attuazione, però, ritroviamo in questo schema di Statuto  che  ci
  apprestiamo a votare già due importanti disposizioni. La prima  è
  quella  relativa al ruolo degli enti locali nella nostra regione.
  Come  seguaci dell'insegnamento di Don Luigi Sturzo non  possiamo
  non  plaudire  a  questo significativo riconoscimento  del  ruolo
  primario  dell'ente locale, della supremazia del  sociale  e  del
  comunitario: Come corollario si prefigge, poi, opportunamente  di
  favorire  consorzi,  unioni e fusioni di  comuni,  principio  già
  presente nella nostra legislazione, che ha già cominciato a  dare
  buoni   frutti:  l'introduzione  del  Consiglio  regionale  delle
  autonomie  locali,  che dovrà aiutarci  a costruire  una  regione
  meno centralista e più vicina ai cittadini.
   La   seconda   attuazione  riguarda  l'attenzione  posta   sulle
  attività  e  sul  ruolo  principale e non vicario  dei  cittadini
  singoli   o   associati  e  sul  ruolo  delle   famiglie,   delle
  associazioni, delle entità intermedie. In questo senso  -  a  mio
  avviso  -  la  legge è un'altra grande innovazione  della  nostra
  Carta  che  prevede  la  riserva  di  un  terzo  degli  assessori
  regionali  in  favore delle donne, principio  che  fa  certamente
  storcere  il  naso  ai  liberali  puri  ma  che,  a  mio  avviso,
  rappresenta   in   questa   fase  di  passaggio   un   importante
  riconoscimento del  ruolo femminile non solo nella vita civile  e
  sociale  ma  anche in quella politica e per la cui  introduzione,
  giustamente, molto si sono battute le mie colleghe di  Gruppo,  a
  cominciare dall'amica, onorevole Giusy Savarino, componente della
  Commissione Statuto.
   Sempre  nello  stesso  senso  di  difesa  dei  cittadini  è   da
  collegare  la  costituzionalizzazione delle norme  già  esistenti
  nell'ordinamento generale di contrasto e prevenzione del  crimine
  e  della  mafia in particolare, e di sostegno alle  sue  vittime;
  vittime che qui voglio ricordare e onorare a partire da quelle di
  Portella della Ginestra fino ai nostri giorni: siciliani di  ogni
  colore  politico,  ceto, mestiere, impiego, martiri  laici  della
  giustizia.
   In  ultimo  ancora, nel senso del riconoscimento dell'importanza
  dell'attività dei privati, un piccolo ma grande principio di  cui
  voglio   sottolineare   con  piacere  il   valore   simbolico   è
  l'introduzione  di  una  norma  in favore  della  cooperazione  a
  carattere mutualistico.
   Passando, poi, a questioni più istituzionali, mi sembra  che  la
  grande  scelta  strategica  sia stata la  conferma  dell'elezione
  diretta   e,   quindi,  del  regime  presidenziale  che   abbiamo
  cominciato  a  sperimentare in questi anni e che rappresenta  una
  significativa svolta nella prassi, forse necessaria ma non  certo
  positiva, di eleggere un presidente e quindi una giunta  all'anno
  come nel passato.
   Il  regime presidenziale non è certo l'obiettivo  ma sicuramente
  é lo strumento che può non solo dare certezza del quadro politico
  e   amministrativo,   ma  privilegiare  le  scelte   strategiche,
  garantire un equilibrato rapporto fra politica e amministrazione,
  mettere  meglio  la  Regione e i suoi  organi  a  servizio  delle
  richieste e delle esigenze dei cittadini.
   Altri   punti  che  mi  sembrano  di  grande  rilevanza   è   la
  disposizione,  espressa  con poche parole  ma  importante  e  ben
  formulata  per  la  quale  esprimo il mio  apprezzamento  al  suo
  estensore,  per  cui  la  Regione ha competenza  esclusiva  nelle
  materie   non  espressamente  assegnate  allo  Stato,   principio
  potenzialmente  molto importante. Con grande  capacità  espansiva
  esso  assegna  alla  Regione, come ente  originario,  le  materie
  residue; esso fa il paio, in qualche modo, con l'articolo 66  per
  cui  la  potestà di proporre modifiche allo Statuto sarà, per  il
  futuro,  riservata  all'Assemblea  regionale  siciliana  con  una
  precisa assunzione di responsabilità diveniamo padroni del nostro
  destino.
      Restando  ancora  in  ambito  tecnico-procedurale  mi  sembra
  doveroso  sottolineare la previsione delle  Commissioni  in  sede
  redigente  utile  sia per accelerare l'iter legislativo  sia  per
  l'approvazione di testi unici e, comunque, norma molto importante
  specie quando si tratta di normative tecniche o specialistiche  e
  l'introduzione  dei  decreti  legislativi  per  quanto   concerne
  l'attuazione del diritto comunitario.
   Parimenti  importante  mi sembra l'innovativa  introduzione  del
  principio per cui nel caso di eventi che colpiscono il Presidente
  della  Regione rendendogli impossibile continuare nel suo ufficio
  subentri  il  Vicepresidente  e, quindi,  l'Assemblea  non  si  é
  sciolta per motivi diversi da cause politiche.
     Infine,  una  citazione, merita l'attenzione  che  lo  Statuto
  dedica   alla   costituzionalizzazione  della   barriera   e   al
  riconoscimento delle minoranze linguistiche.
   Per  concludere, onorevoli colleghi, oggi stiamo  scrivendo  una
  pagina importante per il futuro della Sicilia e per il futuro dei
  nostri  figli;  di  questo  dobbiamo essere  fieri  e  orgogliosi
  intanto  che ne  avvertiamo tutta la responsabilità.  Una  pagina
  che  stiamo  scrivendo nell'unità di intenti al  di  là  di  ogni
  divisione politica o partitica e anche di questo dobbiamo  essere
  fieri  e  consapevoli. Questo è anche un impegno  importante  per
  quelle  riforme  che quest'Assemblea sarà chiamata  ad  approvare
  nella  prossima legislatura in esecuzione dei principi  che  oggi
  affermiamo,  ma  anche un pegno per l'appoggio che  nessuno  deve
  fare  mancare  affinché  quella che oggi è  ancora  una  proposta
  diventi  domani  legge costituzionale della  Repubblica  e  Carta
  fondamentale dei siciliani.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Curto.  Ne  ha
  facoltà.

    LO CURTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sforerò  i
  tempi  e   per  evitare  di  essere prolissa   e  a  volte  anche
  dispersivi-  perchè quando si parla a braccio lo si può essere  -
  ho  preferito appuntare le mie riflessioni per poterle consegnare
  in  modo  più  organico e, anche dal punto di vista dell'economia
  dei tempi, abbastanza agevole.
   Nell'annunciare  il voto favorevole del Gruppo  Siciliani  Unici
  ad  eccezione dell'onorevole Acierno che ha motivato la  sua  non
  partecipazione al voto, desidero fare alcune puntualizzazione che
  esplicitano  i motivi del nostro consenso, ma anche alcuni  punti
  di  criticità  relativa  all'importante legge  di  riforma  dello
  Statuto siciliano che ci accingiamo ad approvare.
     Innanzitutto, nel dare merito a lei, signor Presidente, e alla
  Commissione  per  avere  voluto portare, con  grande  impegno,  a
  compimento  la  proposta di legge che oggi approda in  quest'Aula
  per  il  voto finale, non posso non manifestare anche una  palese
  perplessità per il modo in cui si è svolto il dibattito su quella
  che  certamente  rappresenta la Carta costituzionale  del  popolo
  siciliano.  Un  dibattito che ha trovato -  e  qua  mi  trovo  in
  disaccordo con l'onorevole Ortisi - la scarsa partecipazione e il
  residuale  coinvolgimento delle forze politiche, dei partiti  che
  anche in quest'Aula sono stati assai poco presenti.
     Al  dibattito, infatti, la maggior parte di quest'Assemblea  é
  rimasta  estranea così come larga parte della società civile;   e
  questo é un tratto, a mio giudizio, inquietante sopratutto se  si
  guarda al contesto nel quale tutto questo è avvenuto.
   Mi  riferisco alla riforma federale dello Stato e al processo di
  devoluzione che ha fatto da sfondo alla riforma dello Statuto. Mi
  viene  da pensare che tale estraneità della società civile deriva
  dal  fatto che i siciliani non hanno nel tempo percepito  più  il
  valore  e  il significato dell'autonomia quale valore  strategico
  per  la nostra Regione.  Valore e significato che nel tempo si  è
  sempre  più  affievolito,  annacquato e  sbiadito  fino  a  quasi
  scomparire   dalla  coscienza  comune  e  collettiva   tanto   da
  giustificare questa diffusa indifferenza all'attuale dibattito.
   Se  così  è,  signor  Presidente, ritengo  che  ci  siano  state
  storiche responsabilità che nel tempo hanno vanificato lo  sforzo
  di  quanti  nel  1946 determinarono le scelte autonomistiche  pur
  nella  unità dello Stato italiano e impediscono oggi di  cogliere
  punti   di   forza  e  punti  di  debolezza  che  la  devoluzione
  determinerà nel nostro Paese e nella nostra Regione.
   Tra  l'altro,  penso che alcune norme introdotte  nella  riforma
  dello   Statuto   potrebbero  essere  stravolte  dal   Parlamento
  nazionale  e  per questo, nonostante questa Assemblea rappresenti
  il  popolo siciliano, per dare maggiore incisività allo  Statuto,
  se  il  tempo ce lo avesse concesso, non sarebbe stata  peregrina
  l'idea  di sottoporre la legge a referendum confermativo, sarebbe
  stato  un  modo  per  obbligare,  tra  virgolette,  al  dibattito
  conoscitivo per rinnovare l'attenzione di tutti i siciliani  alle
  ragioni attualissime delle prerogative della Sicilia nel contesto
  dello  Stato  federale  e  dell'Unione  europea,  sostanziando  e
  rafforzando  le  ragioni  dell'autonomia  così  come  sono  state
  ribadite  nel nuovo Statuto rispetto al Parlamento nazionale  che
  diventa  oggi il nuovo e ultimo interlocutore e che, nel tempo  e
  nella   storia,   ha   dimostrato  di  disconoscere   il   valore
  dell'autonomia della nostra Regione.
   Il  clima di collaborazione, signor Presidente, che comunque  ha
  caratterizzato l'iter di questa legge, speriamo possa trovare  un
  coerente riscontro nelle forze politiche del Parlamento nazionale
  che  si  dovranno  confrontare su questa per noi  importantissima
  riforma.
   Una  precisazione va pure fatta per la norma che,  relativamente
  alla  forma  di  governo, introduce la figura del vicepresidente.
  Al  riguardo  è opportuno puntualizzare come il passaggio  d'Aula
  previsto  per questa figura rischia di fare rivivere memorie  non
  gloriose  che  hanno preceduto il vigente modello  presidenziale.
  Tra  l'altro,  la figura del vicepresidente non è prevista  nella
  tanto contestata legge di riforma elettorale.  Si disse in quella
  circostanza che non poteva essere introdotta questa figura perchè
  non  era prevista dallo Statuto. Tutto ciò conferma come la legge
  elettorale  avrebbe  dovuto  non  precedere  ma  procedere  dallo
  Statuto. Ma la fretta, per non dire la frettolosità, con la quale
  si  è  voluto  approvare  la riforma elettorale,  ha  determinato
  queste  palesi  incongruenze  e motivano  oggi  ulteriormente  il
  referendum  e  -  speriamo - l'abrogazione  di  quel  pastrocchio
  legislativo contro il quale Siciliani Uniti si è mobilitata.
   Sulla  presenza  delle  donne nel Governo  devo  precisare  che,
  politicamente, non mi sento di esultare, perchè avere  introdotto
  semplicemente   una  quota  non  soddisfa  il   principio   della
  democrazia  di genere che avrebbe dovuto sostanziarsi  attraverso
  altre   norme  o  paradossalmente  -  come  qualcuno   ha   anche
  correttamente  sostenuto  -  non avrebbe  dovuto  essere  normato
  perchè  non esiste vera democrazia senza la democrazia di genere.
  E  quanto  ciò  sia vero lo dimostra il fatto che chi  vi  parla,
  eletta  nel  proporzionale, non ha avuto  bisogno  di  quote  per
  ricoprire,  caso  unico  nello  storia  dell'Assemblea  regionale
  siciliana,  il  ruolo  di presidente di un  Gruppo  parlamentare,
  segno evidente che Siciliani Uniti ha superato steccate, barriere
  e pregiudizi.
      Pur  tuttavia,  devo  convenire  che  in  questo  Parlamento,
  composto  da  86  deputati e soltanto quattro  deputate,  non  si
  sarebbe  potuto ottenere di più e che il processo di riequilibrio
  della   rappresentanza  va  sostenuto,  incoraggiato  e  promosso
  attivando la politica dei piccoli passi. E questo è l'inizio  del
  percorso,   è  l'inizio del processo, permettetemi di  aggiungere
  che questo non è un problema solo e unicamente siciliano e non  è
  neanche  un  problema di appartenenza politica;   è,  invece,  un
  problema   generale  e  culturale  proprio  dei   meccanismi   di
  riproduzione del potere e ciò è ampiamente dimostrato  dal  fatto
  che   anche   dopo  la  crisi   dei  partiti  dovuta  all'effetto
  tangentopoli  il rinnovamento della politica, e se mi  consentite
  anche  la moralizzazione della politica, non è passata attraverso
  la  fisiologica, quella che avrebbe dovuto essere la  fisiologica
  valorizzazione  e riconoscimento del ruolo delle  donne  rimaste,
  comunque,  ancora  una  volta ai margini  della  politica  perchè
  culturalmente  estranee ai modi e ai metodi  di  conservazione  e
  autoriproduzione  del  potere pensati  dagli  uomini  e  per  gli
  uomini.
     Ma  ritorno  a dire: meglio introdurre una quota  che  niente,
  perchè la storia dimostra che senza un'azione forzosa, così  come
  per  esempio  è  avvenuto in Francia, in Italia,  in  Sicilia  in
  particolare,    non   riusciremo  mai  a  promuovere   una   vera
  rivoluzione culturale e, quindi, una vera, autentica  e  compiuta
  democrazia.
  Infine, un riferimento al preambolo dove - a mio giudizio - manca
  quella  doverosa esaltazione dei valori ideali  e  morali  che  i
  siciliani  nel  mondo, oggi come ieri, continuano a testimoniare.
  Opportuno  il  ripudio della mafia e corretto ed  equilibrato  il
  riferimento  ad  una  cultura  dell'integrazione  rispetto   alle
  diversità  anche  religiose che costituiscono un modo  certamente
  nuovo   di  guardare  alla  Sicilia  nel  contesto  dei  rapporti
  internazionali soprattutto per il ruolo che la Sicilia è chiamata
  a   svolgere  nel  Mediterraneo  non  solo  dal  punto  di  vista
  economico,  ma anche dal punto di vista della costruzione  di  un
  modello di pace quale valore assoluto da difendere.
     Signor Presidente, non mi soffermerà oltre su quelle che  sono
  le  ragioni  che nello specifico ci motivano a dire sì  a  questa
  riforma  dello  Statuto siciliano;  voglio anch'io  aggiungere  a
  nome  del  mio Gruppo un pensiero affettuoso, un pensiero  dovuto
  oltre che d'obbligo al Presidente di questa commissione deceduto,
  l'onorevole Vincenzino Leanza che è stato certamente l'iniziatore
  di questo processo e di questo percorso che oggi trova compimento
  in  questa Aula e che trova, naturalmente come già detto  e  come
  annunciato, il voto favorevole dei Siciliani Uniti.

       PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Ioppolo. Ne ha
  facoltà.

      IOPPOLO    Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  è  stato
  rimarcato da numerosi colleghi che sono intervenuti stasera lungo
  il  corso di questo interessante dibattito che la data se  non  è
  storica  poco  ci  manca,  è  una  data  molto  rilevante,  molto
  importante  per  il Parlamento siciliano e per la Sicilia  tutta.
  Credo  che chi lo ha sostenuto, con maggiore o con minore  enfasi
  poco  importa, ha ragione; ha ragione perchè il voto  di  stasera
  smentisce   la   diffidenza   strisciante   che   ha   preceduto,
  accompagnato le fasi di elaborazione del nuovo Statuto siciliano.
   Pochi  fuori  da  quest'Aula,  e  credo  qualcuno  anche  dentro
  quest'Aula, pensavano che a questo approdo non si sarebbe giunti,
  che  questa Sicilia, che questa politica che per la verità  perde
  smalto ogni giorno che passa, che questo Parlamento diciamoci  la
  verità, non sarebbe stato in grado di mettere mano ad una riforma
  e ad una riforma così sostanziale, è stato detto, così importante
  così rilevante.
   Non  voglio ripetere, tenterò di non ripetere, nei pochi  minuti
  del  mio  intervento, molte delle cose che sono state dette,  che
  sono tutte quante importanti.
   Potremmo  parlare  delle nuove conquiste,  dei  nuovi  istituti,
  della   istituzione  del  riconoscimento  del  Difensore  civico,
  finalmente,  non soltanto più come facoltà ma come obbligo  degli
  enti  locali  e  come obbligo da osservare anche da  parte  della
  Regione.
   Potremmo  parlare  del  richiamo  alle  radici  cristiane  della
  nostra comunità.
   Il  Cristianesimo, piaccia o non piaccia all'onorevole Forgione,
  al  di  là del credo e della fede politica, rappresenta la nostra
  identità  culturale e, comunque, contrassegna e connota un  lungo
  tratto della storia siciliana, della storia europea, della storia
  del  Mediterraneo e delle civiltà che su di esso si affacciavano:
  quella romana, latina e quella greca.
   Potremmo  parlare dell'ispirazione di fondo che  questo  Statuto
  ha voluto tenere presente.
   Credo   che  questi  siano  gli  argomenti  più  importanti   da
  affrontare e da sottolineare in questo scorcio di dibattito  che,
  ormai,  penso  si avvii verso  la conclusione ed il voto  finale:
  non  rinunciare  alla  specificità dello Statuto  siciliano;  non
  rinunciare  ad  un'oncia  della  nostra  autonomia,   di   quella
  autonomia  che  fu  voluta  dai  nostri  padri  costituenti   che
  redassero  nel  1945-1946 lo Statuto autonomistico  siciliano  e,
  tuttavia, non rinunciare ad aggiornarlo, a porlo al passo  con  i
  tempi, ad individuare in una stagione di grandi riforme.
   Onorevoli  colleghi, vorrei non si dimenticasse che  pochi  mesi
  fa,  e  comunque in questa fase dell'attualità  politica, è stata
  varata  la  Costituzione dell'Unione europea. E' di pochi  giorni
  fa,  una significativa, rilevante modifica costituzionale  che  è
  stata approvata dal Parlamento nazionale.
   Ecco,  la  Sicilia, ancora una volta, è al passo con i tempi  e,
  per taluni aspetti, addirittura, li precorre. Certo, l'iter non è
  stato  né veloce né agevole. La Commissione ha lavorato per anni.
  La Commissione venne istituita presieduta dal compianto onorevole
  Presidente  Leanza,  al  quale sono stati rivolti  sentimenti  di
  gratitudine da parte di chi mi ha preceduto, ed ai quali  anch'io
  ed il mio gruppo vogliamo unirci.
   Il  cammino,  il percorso non è stato agevole. La Commissione  è
  stata  accusata più volte, a più riprese,  di avere sottovalutato
  l'esigenza di dare un'anima a questo Statuto. E' vero,  onorevole
  Ortisi?  Più  volte  ce  lo  siamo  sentiti  ripetere  in   tanti
  dibattiti,  tavole rotonde alle quali abbiamo  avuto  modo  e  la
  ventura  di  partecipare tante volte insieme  con  gli  onorevoli
  Capodicasa, Pistorio ed a tanti altri.
   Ebbene, credo che il dibattito in Commissione e il dibattito  in
  Aula,  che  avrebbe potuto essere magari un po' più  frequentato,
  soprattutto  durante  le  fasi cruciali.   questo  dibattito-   e
  risulterà,  tuttavia, dai resoconti stenografi -  ha  contribuito
  alla fine a dargliela un'anima, a dare contezza di quei valori  e
  di quei principi ai quali lo Statuto ha voluto uniformarsi.
   Credo  che  l'obiettivo politico, istituzionale, l'obiettivo  di
  questo  Parlamento  alla  fine  sia stato  raggiunto:  conservare
  l'autonomia  in  un momento nel quale poteva anche  esser  facile
  scivolare   su una specie di appiattimento che avrebbe  messo  la
  Sicilia  - ed è questo il rischio che si correva e che, tuttavia,
  corriamo - alla pari, allo stesso livello delle regioni a Statuto
  ordinario, in questa stagione di riforma degli statuti regionali,
  e  aggiornarlo,  metterlo  al passo  con  i  tempi  ed  indicare,
  individuare,  anche su questo non voglio far polemica ma non sono
  d'accordo  con  quanti  hanno voluto ravvisare  una  mancanza  di
  respiro lungo allo Statuto nella mancanza dello Statuto, mancanza
  presunta, non dimostrata da argomenti e con argomenti rispetto al
  nuovo che ci attende.
   Allora,   le  valutazioni  politiche  non  possono  che   essere
  positive.  Anch'io, però,  voglio alla fine di questo  intervento
  richiamare  tutti  noi,  richiamare la  politica,  richiamare  il
  Parlamento  nazionale, al quale io credo lei,  signor  Presidente
  dell'Assemblea regionale siciliana, sotto la cui  guida  è  stato
  possibile varare questa revisione del nostro Statuto, ma anche il
  Presidente della Regione che mi ascolta e l'intero Governo  e  la
  politica  complessivamente deve ancora  fare  la  sua  parte  per
  convincerci e per convincere tutti che non siamo in ritardo e che
  il   Parlamento   nazionale  può,   ed  io  aggiungerei,   seppur
  sommessamente, deve dar conto alla Sicilia di questo anelito, del
  messaggio  che  dalla nostra Regione promana e del  quale  questo
  Parlamento  si è reso,  si rende e si renderà interprete  con  il
  voto che da qui a qualche tempo, stasera, esprimerà.
   Come   non  richiamare,  come  non  approfondire,  seppur  assai
  sinteticamente, il tema che l'onorevole Sammartino ha  annunciato
  ed enunciato.
     Vedete,  io  credo  di poter rilevare come gli  obiettivi  che
  questa  Assemblea nella tredicesima legislatura, è vero  qualcuno
  ha  detto tanto vituperata, ma deve alla fine fare i conti con la
  realtà;   e  la  realtà è che molte leggi di riforma  sono  state
  varate, che quest'Assemblea è stata in grado ed in condizione  di
  varare  la riforma elettorale, la riforma del Regolamento, adesso
  la  revisione dello Statuto e che io non vorrei che  vi  fossero,
  qui dentro e fuori di qui dentro, delle spinte a negare che tutto
  questo   è  stato  possibile  da  un  Parlamento  particolarmente
  volitivo, in grado di potere affrontare questi grandi temi.
   Insomma,  signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
  della  Regione, onorevoli colleghi, la riforma elettorale  varata
  qualche  mese addietro, va difesa con grande impegno e va  difesa
  non   soltanto  perché  espressione  del  libero  Parlamento  dei
  siciliani, ma perché essa contiene, seppur ha preceduto  il  varo
  dello Statuto e non ha seguito il varo dello Statuto,  istituti e
  riforme  che  possono dare un contributo notevole all'avanzamento
  politico, istituzionale, sociale, civile della nostra Regione.
   Ed  allora, io che pur posso comprendere ma non giustificare  le
  perplessità o le titubanze dei cosiddetti minori, che minori  non
  sono  perché non hanno minori idee o idee da considerare  minori,
  ma i Gruppi che temono di non poter giungere a quel famoso cinque
  per cento e che dovranno trovare le ragioni per stare insieme  ad
  altri Gruppi e superare quella soglia del cinque per cento,  bene
  quella riforma va difesa e vanno costituiti da subito i  Comitati
  del sì' da contrapporre ai  Comitati del no'.
   Il  nostro popolo deve essere informato fin da subito del  fatto
  che   deve  recarsi  a  votare  per  confermare,  con  l'istituto
  referendario,  la  scelta legislativa di  questo  Parlamento,  un
  Parlamento  che non guarda indietro, che non vuole  assolutamente
  difendere Gruppi maggiori o precostituiti. Questo Parlamento,  al
  contrario, vuole semplificare il quadro politico ed istituzionale
  della   nostra  Regione  mettendosi  al  passo  con   le   grandi
  democrazie,  che  non  sono  quelle  che  guardano   a   istituti
  impossibili e ad equilibri instabili, ma che guardano, invece, ai
  governi  stabili  che siano sorretti da quella buona  politica  -
  alla  quale più volte ho fatto riferimento intervenendo in questo
  dibattito  -  che deve sempre precedere e mai seguire  le  scelte
  istituzionali e persino quelle parlamentari.
   Signor  Presidente, onorevole Presidente della Regione, colleghi
  deputati  è con questo spirito - lo ha già anticipato l'onorevole
  Sammartino  -  che  il voto del Gruppo parlamentare  di  Alleanza
  Nazionale è assolutamente favorevole e contribuisce a determinare
  il  coronamento  di un lavoro serio, certamente perfettibile,  ma
  qualsiasi  legge  nasce come perfettibile, non esiste  una  legge
  perfetta in termini assoluti, in termini assiomatici. Ogni  legge
  è il risultato di un incontro di più tesi, di qualche antitesi ed
  è  certamente  una  sintesi, forse quella  migliore,  quella  più
  accettabile  alla quale questo Parlamento poteva, alla  fine  del
  percorso legislativo, giungere.

   PRESIDENTE.  E' iscritta a parlare l'onorevole Savarino.  Ne  ha
  facoltà.

   SAVARINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   oggi   ci
  accingiamo  a votare uno dei documenti più importanti che  questa
  Assemblea poteva produrre in questa legislatura.
   Certamente  il  momento è di cruciale importanza, di  importanza
  storica,  come  giustamente  detto  dai  colleghi  che  mi  hanno
  preceduto.  Proprio  per  questo  motivo  sento  il   dovere   di
  ringraziare  i  componenti di questa Commissione  per  il  lavoro
  svolto, innanzitutto la memoria del Presidente Lenza, che  non  è
  più   tra   noi  ma  il  cui  lavoro  certamente  è  testimoniato
  all'interno della bozza che oggi approviamo.
   Intendo  ringraziare quanti erano componenti  della  Commissione
  Statuto ed oggi fanno parte del Governo - l'onorevole Leontini  e
  l'onorevole   Pistorio,  che  ha  presieduto   tra   l'altro   la
  Commissione  per  un breve periodo -; anche i loro  sforzi  fanno
  parte cogente del testo che oggi approviamo.
   Ringrazio  tutti i componenti della Commissione che  con  grande
  sacrificio,  anche  personale, si sono  impegnati  in  un  lavoro
  attento  e  di  grande responsabilità, perché le  scelte  che  si
  facevano   erano  scelte  che  avrebbero  impegnato  la   Regione
  siciliana per i prossimi anni.
   Per questo motivo devo dire, senza tema di smentita, che, al  di
  la   del  risultato  prodotto,  al  di  la  del  valore  politico
  rilevante,  l'esperienza  vissuta all'interno  della  Commissione
  Statuto  è  stata  per  me una grandissima  esperienza  umana,  e
  ringrazio il capogruppo Cintola prima e il capogruppo Dina adesso
  di  avermi dato anche carta bianca nelle istanze che riportavo in
  Commissione  da  parte del partito che rappresento.  Il  contatto
  costante  con  la cultura, la professionalità e la competenza  di
  alcuni  colleghi  come l'onorevole Ortisi, l'onorevole  Fleres  e
  ultimo ma non per ultimo l'onorevole Capodicasa, hanno arricchito
  il  mio  bagaglio culturale ed umano e per tale motivo  sento  il
  dovere di ringraziarli.
   Il  risultato  prodotto, tra l'altro, premia il nostro  impegno.
  Così  come è stato rilevato da diversi costituzionalisti  che  ci
  hanno   seguito   nel   corso   dei   lavori,   direttamente    o
  indirettamente, la bozza oggi in esame in Assemblea è  certamente
  un  ottimo  lavoro,frutto di oltre cento riunioni di  Commissione
  nel  corso  delle  quali  abbiamo audito  chiunque  ne  ha  fatto
  richiesta e, certamente, le istanze raccolte non sono finite  nel
  dimenticatoio, ma sono state oggetto di attenta dissertazione  e,
  in molti casi, fanno parte oggi del testo in esame.
   Questo  coinvolgimento della società civile, delle  associazioni
  di  categoria,  dei  rappresentanti a tutti i  livelli,  non  può
  fermarsi con l'approvazione della bozza; per tale motivo  rivolgo
  un  appello al Presidente Lo Porto affinché, una volta  approvato
  lo  Statuto,  possa essere promossa una diffusione che  coinvolga
  ancora  una  volta e ancora di più gli enti, le  associazioni  di
  categoria e la società civile, perché questo risultato non può  e
  non deve essere un risultato chiuso nelle dorate stanze di questo
  palazzo  Reale,  ma deve, appunto, coinvolgere la  Sicilia  ed  i
  siciliani.
   Abbiamo raggiunto risultati importanti: lo ha già detto  il  mio
  capogruppo, onorevole Dina, ma mi piace sottolineare il fatto che
  nel  Preambolo,  così  come nel testo,  hanno  trovato  luogo  la
  valorizzazione e la tutela della famiglia. Questo risultato,  per
  noi  cattolici moderati, significa volere sottolineare la visione
  della  famiglia come nucleo essenziale e primo della  società  e,
  quindi,    attraverso   la   promozione   della   famiglia,    la
  valorizzazione   della  società  siciliana  stessa   secondo   le
  tradizioni della dottrina cattolica.
   Abbiamo  voluto fare riferimento alle radici cristiane,  ma  non
  in   maniera  sic  et  simpliciter,  ma  richiamando  il  dialogo
  interreligioso  che, anche storicamente, fa parte della  cultura,
  della  tradizione  della Sicilia, quello della promozione  di  un
  dialogo  tra diverse religioni, tra diverse culture, tra  diverse
  etnie frutto, come vediamo costantemente, di quella che oggi è la
  società siciliana.
   Siamo riusciti a dare un assetto più dinamico, più attuale,  più
  moderno alla Regione siciliana, sia come Assemblea regionale, sia
  nei  rapporti tra le Istituzioni e la Regione stessa,  quindi  la
  Giunta  e  l'Assemblea  che  nei rapporti  con  gli  Enti  locali
  recependo    il    famoso   principio   di   sussidiarietà    che
  responsabilizza  gli  Enti  locali  annullando  alcune  forme  di
  controllo che, anche a seguito della riforma del Titolo  V  della
  Costituzione, non erano più attuali.
   Avremmo  voluto,  in  linea  con questi  principi,  abrogare  la
  figura del Commissario dello Stato, ma il risultato raggiunto  di
  una  grande intesa che vede approvare quasi all'unanimità  questo
  Statuto,  ha portato ognuno di noi a dover fare delle rinunce.  E
  non  c'è  rammarico  in queste mie parole,  perché  approvare  lo
  Statuto  con  una larghissima intesa toglie qualsiasi   amaro  in
  bocca , anche se questo è costato ad ognuno alcune rinunce  delle
  istanze che abbiamo rappresentato in Commissione.
   Voglio  sottolineare che, certamente, l'atteggiamento  avuto  in
  Commissione non era quello arrogante di volere imporre ognuno  la
  propria  posizione,  ma quello dell'ansia  di  volere  convincere
  l'altro  della giustezza dei propri ragionamenti.  Questo  ci  ha
  portato alla ricerca di un'intesa, che non è un compromesso ma un
  punto  di incontro meditato, ragionato e voluto che si è riusciti
  a  raggiungere  con grande soddisfazione della Commissione  e  mi
  auguro anche dell'Aula.
   E'  obbligatorio  per me esprimere soddisfazione  anche  per  il
  raggiungimento di un ulteriore obiettivo, quello delle  politiche
  sulla  democrazia  paritaria. Se tre anni fa, appena  eletta,  mi
  avessero detto di scommettere su quali risultati potevano  essere
  raggiunti   sul  tema  della  democrazia  paritaria   in   questa
  legislatura,  certamente non avrei scommesso su quello  che  oggi
  abbiamo   raggiunto;  non  avrei  scommesso  sul   principio   di
  alternanza  nella  legge elettorale - che  è  all'avanguardia  in
  ambito  nazionale,  non  semplicemente  regionale  -;  non  avrei
  scommesso  sull'istituzione  di  una  Commissione  per  le   pari
  opportunità  che  vigilerà e sarà anche Organo di  consulenza  di
  questa Assemblea per eliminare qualsiasi forma di discriminazione
  nel  territorio regionale siciliano; non avrei mai scommesso  sul
  raggiungimento della equilibrata presenza nella Giunta regionale.
  Oggi  viene  consegnato  alle donne uno  Statuto  certamente  più
  moderno,  in  linea  con  gli Stati europei  sulle  battaglie  di
  democrazia  paritaria. Questo è un risultato che nessuno  di  noi
  deve  assegnare  al  proprio lavoro,  ma  che  è  il  frutto  del
  coinvolgimento da parte di questa Assemblea, da parte  di  questa
  Commissione, di tutte le donne di Sicilia, coinvolgimento che  ha
  passato attraverso più convocazioni nel tavolo delle donne di cui
  fanno parte i rappresentanti dei partiti da Alleanza Nazionale  a
  Rifondazione  Comunista,  di  cui  fanno  parte  associazioni  di
  categoria   come   l'Arcidonna,  la  Fidapa  ed   altre.   Questa
  collaborazione  ha  fatto  sì  che  la  battaglia  non  fosse  la
  battaglia  di  Giusi  Savarino, piuttosto che  dell'onorevole  Lo
  Curto  o  delle altre colleghe deputate, ma che fosse appunto  la
  battaglia  delle  donne di Sicilia, che i nostri  colleghi  hanno
  avuto  la  sensibilità di raccogliere e che  oggi  possiamo  dire
  tutti insieme vinto.
   Faccio  un  appello  al Presidente Lo Porto affinché  faccia  in
  modo  che  il  testo che oggi siamo chiamati ad  approvare  possa
  avere una giusta attenzione nella sedi romane, sensibilizzando  i
  deputati   nazionali,  attraverso  ogni  iniziativa   utile   per
  raggiungere  questo importante risultato: definire, entro  questa
  legislatura, l'approvazione del nuovo Statuto siciliano.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale.  Ne  ha
  facoltà.

    SPEZIALE   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ritengo  che
  avremmo  fatto  bene a partecipare più attivamente  al  dibattito
  sullo  Statuto nel corso della sua formazione ed un  po'  meno  a
  supplire  con  le  lunghissime dichiarazioni di  voto  a  cui  ho
  assistito stasera, seppur  apprezzabilissime.
   Signor  Presidente mi permetto di fare alcune  osservazioni.  La
  prima  osservazione è legata alla domanda di fondo alla quale  la
  Commissione, ma anche l'Assemblea, dovrà rispondere:  lo  Statuto
  coglie  oggi  i  profondi cambiamenti che sono intervenuti  nella
  società siciliana?
   Lo  Statuto del 1947 favoriva una forma di governo, favoriva una
  modalità  di  selezione della classe dirigente, che  accompagnava
  una legge elettorale nata subito dopo il fascismo, subito dopo un
  lungo   periodo  di  oscurità  che  aveva  ovattato   l'esercizio
  democratico,  che  aveva impedito il dispiegarsi  delle  funzioni
  democratiche. Quello Statuto, giustamente, al suo interno  poneva
  come  questione  centrale  la  modalità  della  classe  dirigente
  attraverso   un  sistema  proporzionale,  attraverso   l'elezione
  dell'Assemblea regionale siciliana, stabilendo che il ruolo perno
  della  democrazia si esercita negli organi collegiali;  il  ruolo
  perno  di quello Statuto era l'Assemblea regionale siciliana,  la
  quale  procedeva ad eleggere il Presidente della  Regione  e  gli
  assessore.  Quella  forma ha resistito  per  tanti  anni,  perché
  corrispondeva ad un bisogno di partecipazione democratica.
   Tuttavia,  nel  corso  degli  anni, quella  formula  cominciò  a
  incrinarsi determinando una instabilità permanente dei Governi  -
  considerato  che  l'Assemblea regionale  siciliana  produceva  un
  numero  di  governi,  uno all'anno, che fiaccavano  il  prestigio
  stesso dell'Assemblea - ed è questa la ragione principale per cui
  si  è  proceduto  a  modificare  la norma  statutaria  prevedendo
  l'elezione   diretta  del  Presidente  della  Regione.   Ciò   ha
  modificato il rapporto tra l'Assemblea e l'esecutivo, rispondendo
  al  bisogno  di  stabilità  del Governo  e,  tuttavia,  pone  una
  questione, cioè quella che un esecutivo eletto dal popolo rischia
  di avere una sovrapposizione rispetto ad un parlamento eletto dal
  popolo.
   La   prima   domanda,  quindi,  dopo  l'elezione   diretta   del
  Presidente  della  Regione, alla quale la Commissione  Statuto  e
  l'Assemblea dovevano rispondere, è se c'era la possibilità di  un
  riequilibrio  dei  pesi  tra  la  funzione  dell'Assemblea  e  la
  funzione  dell'esecutivo. Ritengo che nel testo  del  disegno  di
  legge,  così  come  si  appresta ad essere  approvato  dall'Aula,
  questo  tema  è  stato  egregiamente affrontato,  perché  vengono
  aumentati  i  poteri  di controllo e di indirizzo  dell'Assemblea
  regionale    siciliana   e,   soprattutto,    viene    riaffidata
  all'Assemblea   la  possibilità  di  eleggere  autonomamente   il
  Vicepresidente in caso di impedimento del Presidente.
   Quindi,  una  prima risposta forte è stata data,  quella  di  un
  riequilibrio  dei  poteri  e delle funzioni,  di  un  accresciuto
  potenziamento dell'Assemblea regionale siciliana.
   La  seconda  questione  che bisognava  affrontare,  legata  alla
  legge numero 7 del 1992, che ha dato nuove funzioni ai sindaci  e
  ai  consigli  comunali,  era  il nuovo  protagonismo  degli  Enti
  locali,  i più esposti al rapporto con i cittadini. La democrazia
  si  esercita attraverso la funzione del Parlamento della Regione,
  ma  in  Sicilia  vive ogni giorno e si rivitalizza attraverso  la
  funzione  che  hanno  i  sindaci, i consigli  comunali,  i  tanti
  cittadini  che  partecipano,  negli  organi  elettivi   e   negli
  esecutivi, a dare risposte concrete.
   La  domanda fondamentale alla quale lo Statuto dovrà rispondere,
  anche  in  ragione delle modifiche intervenute con  il  Titolo  V
  della  Costituzione, è se i sindaci possano  avere  un  ruolo  di
  equiposizionamento  rispetto  agli altri  poteri.  Nello  Statuto
  questo  è  compreso  e  l'elemento nuovo è che  si  affronta  una
  questione  centrale, fino ad oggi irrisolta, che non  poteva  non
  essere  affrontata da una cornice istituzionale, cioè quale  deve
  essere il ruolo, quali poteri devono essere attribuiti agli  enti
  locali.  Il  nuovo protagonismo, oggi, attraverso lo Statuto  che
  sta  per  essere  approvato, si riempie di  una  possibilità,  la
  Consulta  delle  autonomie, assurta come un  ruolo  centrale  del
  rapporto  della vivacità e del tessuto democratico  della  nostra
  Regione. Oggi il protagonismo delle amministrazioni locali  trova
  un ruolo, una veste di carattere istituzionale.
   Il  terzo elemento al quale secondo me bisognava rispondere, che
  investe  la democrazia non solo in Sicilia ma in tutto il  Paese,
  dove  c'è un deficit culturale straordinario, è lo scarto tra  il
  Paese  reale e il Paese istituzionale. Questo scarto è  legato  -
  come  hanno detto le colleghe - al fatto che abbiamo una presenza
  di  appena quattro donne e ottantasei uomini, perché i meccanismi
  di  selezione  della  classe dirigente, nel  modo  in  cui  viene
  dispiegata, hanno ridotto la partecipazione delle donne alla vita
  democratica del nostro Paese.

    CUFFARO   presidente  della  Regione.  Questo  perché  voi   di
  sinistra non le eleggete, infatti le colleghe appartengono  tutte
  al centrodestra.

    SPEZIALE   Non  è  vero,  questa  volta  è  capitato  così.  E'
  l'eccezione  che  conferma la regola, onorevole Presidente  della
  Regione, perché in tutta Italia normalmente sono elette decine  e
  decine di donne nel centrosinistra.
   Tuttavia  c'è uno scarto tra il ruolo delle donne nella  società
  - ruolo, che nel corso di questi ultimi cinque anni, è fortemente
  cresciuto  -,  le quali hanno acquisito posizioni, contribuiscono
  alla  crescita  della  nostra regione, e la  loro  rappresentanza
  democratica,  un tema tralasciato spesso con molta superficialità
  e  che non tiene conto che metà del corpo elettorale, di fatto, è
  escluso dai livelli decisionali.
   Lo   Statuto  ha  affrontato  questo  argomento,  io  ho   fatto
  pressioni in una riunione informale, il Presidente dell'Assemblea
  sa  il  modo con il quale ho dovuto pressare su questo argomento,
  che  non  è  quello di far piacere alle donne, ma di  irrobustire
  l'istituto democratico, tanto è vero che ho preannunciato che  il
  Gruppo  dei  Democratici di Sinistra presenterà una  proposta  di
  legge  affinché  quello  che è sancito dallo  Statuto  in  questa
  occasione  sia  esteso  in  tutti  gli  enti   periferici,  nelle
  province  e  nei comuni: un terzo di ogni genere deve  par  parte
  delle giunte.
   Abbiamo  quindi  affrontato una grande questione di  democrazia,
  abbiamo parlato alla Sicilia moderna, che è cambiata nel corso di
  questi  50 anni, ma vogliamo parlare al resto del Paese lanciando
  una  sfida simile a quella che abbiamo lanciato da quest'Aula nel
  1992, quando abbiamo approvato l'elezione diretta dei sindaci.
   La  Sicilia  che  parla al resto del Paese  e  che  nel  proprio
  Statuto indica che un terzo della Giunta deve essere composta  da
  donne  rappresenta un segnale di modernità. Nelle  altre  regioni
  soltanto nel Lazio si fa un accenno in questa direzione; tutte le
  altre   regioni  non  la  prevedono,  malgrado  la   Costituzione
  spingesse  in tal senso. Noi l'abbiamo affrontata, qualcuno  dice
   forse parzialmente , l'abbiamo affrontata comunque in continuità
  con  un'altra  previsione, quella della legge elettorale  in  cui
  voglio  ricordare che questa Assemblea aveva votato  nel  listino
  l'alternanza  uomo-donna e, quindi, è un segno di  una  modernità
  della nostra Assemblea che parla al resto del Paese.
   Sono  i  tre elementi fondamentali, secondo me, sui quali  siamo
  riusciti  a  dare una risposta di modernità, ai quali lo  Statuto
  risponde  come  un bisogno di modernità: ampliamento  dei  poteri
  dell'Assemblea, funzione dei poteri degli enti locali,  ruolo  di
  partecipazione  alla vita democratica delle  donne,  che  vengono
  affrontati.
   Tutto questo dentro una cornice, come è stato riferito anche  da
  altri colleghi, che affronta altre questioni, una delle quali noi
  abbiamo  voluto fortemente che venisse inserita: il  ripudio  nei
  confronti   della  mafia  per  la  sua  capacità   pervasiva   di
  condizionamento della vita sociale, della libertà degli individui
  e  dell'impresa, ed è giusto che noi affrontiamo questo argomento
  anche all'interno dello Statuto.
   Molte  obiezioni,  molte perplessità su  questo  argomento  sono
  state  sollevate  da  parte  di colleghi  di  altri  schieramenti
  politici  e,  tuttavia, il raccordo, il dialogo, il confronto  ha
  permesso  di arrivare ad un testo unitario di alto profilo  e  di
  alto livello.
   Io   non  mi  auguro,  signor  Presidente,  come  qualche  altro
  collega,  la  celerità con la quale abbiamo approvato  la  legge,
  perché  stasera ho sentito che abbiamo fatto bene  e  celermente:
  abbiamo  fatto  bene  ma un po' tardivamente,  dato  che  abbiamo
  impiegato  quattro anni per la revisione dello  Statuto,  avremmo
  dovuto fare prima.
   Possiamo  chiedere al Parlamento di essere più veloce?  Qualcuno
  ha  detto  di  chiedere al Parlamento nazionale di essere  veloci
  quanto  lo  siamo stati noi, ma questo significherebbe  avere  lo
  Statuto  forse fra cinque anni. Noi dobbiamo chiedere  invece  al
  Parlamento  che  facciano  prima,  che  lo  approvino  in   tempi
  ragionevoli,   possibilmente   prima   dello   scioglimento   del
  Parlamento   nazionale,  in  modo  tale  che  la  Sicilia   possa
  finalmente  dispiegare una questione che  è  stata  ed  è  ancora
  oggetto  di una profonda contrapposizione tra i partiti politici,
  e  cioè  la selezione della classe dirigente attraverso la  legge
  elettorale.
   Il  Parlamento  ha  sancito che il numero dei parlamentari  deve
  essere  novanta, così come era nel vecchio Statuto.  Non  ci  può
  essere   nessuna   legge,   né   ordinaria,   né   di   carattere
  costituzionale,  che possa derogare a questo principio.  Insomma,
  con  questa norma, abbiamo dato una risposta chiara, e non  penso
  che  nessuno,  al  Parlamento  nazionale,  voglia  modificare  la
  volontà del legislatore regionale.
   Abbiamo  fatto,  quindi, un buon lavoro e consentitemi  di  dire
  che  c'é stata un'accelerata. Non voglio tirare in ballo i legami
  che  ho  con molti amici che fanno parte della Commissione,  però
  c'é stata una testardaggine da parte dell'onorevole Capodicasa  a
  insistere  su questo argomento; e quando ciascuno di  noi  faceva
  delle  obiezioni, l'onorevole Capodicasa sosteneva una  tesi  che
  oggi  si  rivela  giusta:  noi  non possiamo  presentarci  ad  un
  appuntamento con il Parlamento nazionale, in una fase di modifica
  dell'assetto costituzionale, che vedrà forse il corpo  elettorale
  del  Paese chiamato ad un referendum confermativo, visto il  modo
  come  il centro-destra ha forzato sulle modifiche costituzionali,
  senza che la Sicilia abbia espresso il proprio punto di vista  su
  un argomento così delicato.
   Devo  riconoscere che l'onorevole Capodicasa ha  avuto  ragione,
  che  il  suo impegno e il suo lavoro questa sera vengano premiati
  anche con il voto del Parlamento regionale siciliano.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Misuraca.  Ne  ha
  facoltà.

   MISURACA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la conclusione
  dei  lavori  parlamentari sulla legge di  riforma  dello  Statuto
  impone  alcune riflessioni prima ancora che di merito, certamente
  sul merito adottato. Possiamo infatti sostenere che il disegno di
  legge  che quest'Assemblea si accinge a votare é il frutto di  un
  approfondito  lavoro di analisi, di riflessione, di  dibattiti  e
  talvolta anche di scontri politici e dottrinali dentro le mura di
  questo  Palazzo, comunque, sempre coordinati con autorevolezza  e
  impegno  dal  Presidente dell'Assemblea; impegno e  autorevolezza
  per   i   quali   noi,  signor  Presidente,  anche  stasera,   la
  ringraziamo.
   Affrontata,  infatti,  la discussione generale  sul  disegno  di
  legge  si é aperta una lunga stagione di incontri ai quali  hanno
  preso    parte    associazioni,   istituzioni,    enti    locali,
  rappresentanti  della  cultura giuridica ed  economica,  semplici
  cittadini,   e   non   poteva  essere  diversamente,   tale   era
  l'importanza  del  tema  trattato.  Ci  accingevamo,  infatti,  a
  riscrivere,  sessant'anni dopo, il nuovo  Statuto  della  Regione
  siciliana.
   E'  qui  il  primo  momento di confronto:  parziale  modifica  o
  riscrittura  dello  Statuto? La soluzione  adottata  è  stata  di
  aggiornamento   dello  Statuto  storico  al   nuovo   ordinamento
  costituzionale,  e  di adeguamento ai nuovi scenari  economici  e
  sociali  nel contempo intervenuti. Abbiamo, comunque, cercato  di
  mantenere    fede    all'insegnamento   dei    padri    fondatori
  dell'autonomia  siciliana ed al significativo contenuto  pattizio
  dello  Statuto. Ma l'aggiornamento dello Statuto non  poteva  non
  tenere  conto del vincolo che questa maggioranza politica si  era
  data,  e cioè di riscrivere le norme guardando allo Statuto  come
  il  luogo  dei  valori e delle regole condivise da  tutti,  nella
  convinzione che lo Statuto é di tutta la Regione, dei  siciliani,
  di ogni singolo cittadino.
     Abbiamo,  pertanto,  tutti insieme condiviso  -  sebbene  dopo
  accesi confronti e anche travagliate dispute - tale impostazione,
  volendo  quindi definire l'unità dei valori del popolo  siciliano
  nel   preambolo  dello  Statuto,  nel  preambolo  originariamente
  formulato - lo ricordo ai colleghi dell'onorevole Leontini a quel
  tempo  componente  della Commissione Statuto,  viene  riaffermata
  infatti  l'autonomia  della  Regione siciliana  collocandola  nel
  quadro   dell'unità  politica  dello  Stato  italiano   e   viene
  specificato  che la Sicilia si riconosce nei valori di  pace,  di
  libertà,  di  democrazia, di laicità, di  crescita  culturale  ed
  umana  e  di promozione sociale ed economica contenuti  sì  nella
  Costituzione  italiana,  ma fondanti  anche  l'Unione  europea  e
  sanciti nella dichiarazione universale del diritti dell'uomo.
   Abbiamo  voluto  con  chiarezza  ribadire  l'originaria   natura
  pattizia, riconoscendo nel quadro dell'unita politica dello Stato
  italiano,  l'identità storica, geografica, culturale  e  politica
  della  Regione  siciliana.  Abbiamo anche  sancito  il  principio
  dell'autonomia  intesa  come potere di auto-organizzazione  degli
  organismi  istituzionali e di autogoverno per  la  soluzione  dei
  problemi  sociali  e per la valorizzazione delle  risorse  umane,
  economiche, ambientali e culturali.
     Abbiamo sì recepito il principio di sussidiarietà verticale ed
  orizzontale  chiedendo  che la Regione  partecipi  come  soggetto
  primario  alla  programmazione  nazionale  e  garantisca   eguali
  diritti  e  pari opportunità a tutti i cittadini  sia  sul  piano
  politico  ed  istituzionale  che su  quello  culturale,  sociale,
  economico ed occupazionale.
   Sul   tema   della  sussidiarietà  siamo  orgogliosi  di   avere
  allineato   lo   Statuto  siciliano  alla   più   moderna   carta
  occidentale, la Costituzione europea.
     Abbiamo  affermato con chiarezza che i valori della  religione
  cristiana  sono  patrimonio storico, culturale e  di  ispirazione
  della  propria  comunità,  ma abbiamo altresì  affermato  che  la
  Regione  siciliana favorisce il dialogo e la coesistenza  tra  la
  stessa  religione  cristiana  e le  altre  religioni  liberamente
  professate.   Abbiamo  inserito  il  principio  che  la   Regione
  siciliana  attua  le  politiche  regionali  dell'Unione  europea,
  coopera  la costituzione di un'area mediterranea di sviluppo,  di
  pace,  di solidarietà e di collaborazione con i popoli dei  paesi
  mediterranei.
   Abbiamo,   nei  successivi  articoli  del  disegno   di   legge,
  introdotto  alcune  significative novelle.  Affermato  il  valore
  della  cooperazione a carattere di mutualità  prevedendo  che  la
  regione   ne  promuova  e  favorisca  lo  sviluppo  con  appositi
  interventi normativi e fiscali.
   Abbiamo  affrontato  il tema delle materie  da  attribuire  alla
  potestà  legislativa esclusiva regionale, anche in raffronto  con
  quanto disposto per le regioni ordinarie dall'articolo 117  della
  Costituzione.
   Abbiamo  integrato  l'articolo  14  dello  Statuto  con   alcune
  materie  nuove,  alcune  riprese appunto all'articolo  117  della
  Costituzione,   altre   introdotte   ex   novo,   altre    ancora
  semplicemente  definite con formulazioni più  vicine  al  dettato
  costituzionale introdotto negli ultimi anni.
   Sono  state  ridefinite  le materie di legislazione  concorrente
  delle quali alla regione spetta la potestà legislativa tranne che
  per  la  determinazione dei principi fondamentali riservata  alla
  legislazione dello Stato, mentre è stata mantenuta la  competenza
  residuale della Regione.
   Abbiamo    con    determinazione   indicato    che    l'attività
  amministrativa regionale deve essere improntata ai  principi  del
  buon  andamento e dell'imparzialità, della semplificazione, della
  partecipazione degli interessati alle fasi istruttorie e decisive
  del   procedimento.  Abbiamo  infatti  immaginato  una   macchina
  amministrativa  al  servizio del cittadino.   Abbiamo  rafforzato
  l'autonomia  normativa, amministrativa e finanziaria  degli  enti
  locali.   Sulla forma di governo siamo intervenuti attenuando  il
  principio del  Simus stabunt simul cadent' che collega  la  sorte
  del  Presidente  della  regione  eletto  dal  popolo  con  quello
  dell'Assemblea regionale.
   Abbiamo  tratto  insegnamento  dalle  travagliate  vicende   del
  rapporto della Sicilia con lo Stato, delle troppe parti inattuate
  dello  statuto  del  1946, delle troppe norme di  attuazione  mai
  scritte.
   Abbiamo,  in  tal  senso,  mantenuto le  norme  sull'Alta  corte
  proprio  in forza della scelta di mantenere l'impianto originario
  del  vecchio statuto che aveva disegnato con caratteri  peculiari
  l'autonomia speciale della nostra Regione.
   Abbiamo  previsto  una  speciale  sezione  intitolata   rapporti
  internazionali  e con l'Unione europea', una parte  assolutamente
  nuova  relativa  al  potere  estero  della  regione  e  alle  sue
  competenze in materia nazionale e comunitaria.
   Abbiamo  con approfondita riflessione, questo sì, affrontato  il
  delicato  tema del fabbisogno finanziario della Regione valutando
  se  e  come  modificare gli articoli 36, 37   e  38  del  vecchio
  Statuto.
   Abbiamo  ritenuto  infine opportuno prevedere  norme  aggiuntive
  agli  articoli 36, 37 e 38 senza rischiare di perdere quanto  già
  acquisito,  abbiamo  soprattutto,  con  assoluta  convinzione   e
  coerenza,  introdotto la norma che tenendo conto  dell'assistenza
  di  una  equilibrata presenza di entrambi i sessi  assicura  alle
  donne una presenza di almeno 1/3 degli assessori nella Giunta del
  Governo  regionale. Ho utilizzato il termine  coerenza  a  ragion
  veduta  avendo infatti Forza Italia sostenuto l'esigenza  di  una
  equilibrata  presenza  di entrambi i sessi  già  nella  redazione
  della   legge   elettorale  approvata  recentemente   da   questa
  Assemblea,  nella parte dove è prevista un'alternanza uomo-donna,
  nella  lista  regionale  ed altresì una  presenza  di  donne  non
  inferiore  ad  1/3  nelle liste provinciali  e  ciò  in  perfetta
  adesione ai principi del novellato articolo 53 della Costituzione
  repubblicana.  Ma  credo  che  Forza  Italia  voglia  giustamente
  considerare  l'introduzione  del  nuovo  Statuto  regionale   del
  principio  che  la  Sicilia ripudia la mafia  quale  fenomeno  di
  violenza contro la libertà della persona e delle imprese.
   Si  tratta  di una forte affermazione di principio che individua
  nella  lotta  alla mafia l'elemento qualificante e irrinunciabile
  dell'attività  politica  di  tutte le  forze  politiche.  Abbiamo
  assistito  al  dibattito che si è sviluppato sull'opportunità  di
  inserire  tale  principio  nel nuovo Statuto  siciliano;  abbiamo
  anche  compreso le ragioni di chi non voleva cristallizzare nello
  Statuto   siciliano  il  fenomeno  mafioso  quasi   consegnandolo
  all'eternità  ma  non  abbiamo  condiviso  queste  argomentazioni
  perchè crediamo che ogni norma sia figlia del suo tempo.
   Non  possiamo infatti, ancora oggi, non riconoscere che la mafia
  costituisce un costante pericolo alla crescita culturale, sociale
  ed  economica  della nostra  Regione; non affermare  pertanto  il
  principio  che  i siciliani ripudiano la mafia nelle  tavole  che
  regoleranno la convivenza civile della nostra Regione, più che un
  errore  politico sarebbe stata una omissione. Toccherà certamente
  ai  nostri  figli, ai quali speriamo di consegnare anche  con  il
  nostro  fattivo  contributo, una Terra  libera  dalla  morsa  del
  fenomeno mafioso, considerare superato il richiamo che oggi tutte
  le forze politiche hanno invece voluto scolpire nel nuovo Statuto
  siciliano, ma in una giornata come questa un ricordo commosso  va
  all'uomo,  all'amico, al politico di Forza Italia, al  Presidente
  della  Commissione  per  la  revisione  dello  Statuto  onorevole
  Vincenzo Leanza che questo nuovo Statuto volle fortemente fin dai
  primi  giorni di questa legislatura e sembra un segno del destino
  che  l'approvazione  da parte di questa Assemblea  cada  a  pochi
  giorni dal primo anniversario della sua morte.
   Credo  comunque  di non sbagliare nel ritenere  questa  giornata
  come  il momento più alto e significativo dell'attività di questo
  Parlamento  nell'attuale legislatura; riscrivere oggi lo  Statuto
  della Regione siciliana, vuol dire affermare quei valori ai quali
  dovranno ispirarsi le future generazioni.
     Non  abbiamo tradito lo spirito autonomistico dei nostri padri
  fondatori  ma  adeguato a quelle pulsioni del  nuovo  ordinamento
  costituzionale,  alla Carta europea, ai nuovi scenari  culturali,
  sociali  ed  economici modificati dallo scorrere di questo  mezzo
  secolo  ma  definire le nuove regole della convivenza civile  nei
  valori  di  pace, di libertà di democrazia, di laicità dei  quali
  credo sia permeato il nostro nuovo Statuto.
   Non  ci  esime  da un'ultima riflessione: abbiamo  delineato  un
  corpo  di  norme al quale dobbiamo certamente dare  un'anima,  le
  nostre azioni, la nostra attività amministrativa ne costituiranno
  l'anima,  abbiamo definito infatti i limiti entro cui  sviluppare
  la   nostra   azione  politica  ma  dovremo  essere   capaci   di
  comportamenti adeguati.
   Soltanto  così  riusciremo  a  dare  forza  alla  nostra  azione
  politica,  questo  è  il  nostro  imperativo  categorico,  questo
  l'impegno di Forza Italia per le future generazioni.
   Saranno  i  nostri comportamenti, nei prossimi  anni  ad  essere
  valutati per comprendere se saremo stati capaci di trasformare in
  azioni  quell'insieme  di  valori su cui  abbiamo  immaginato  di
  costruire la Sicilia di domani.

    PRESIDENTE   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Capodicasa,
  vicepresidente della Commissione.

    CAPODICASA     vicepresidente   della    Commissione.    Signor
  Presidente,  non  c'era  bisogno  della  raccomandazione.   Siamo
  abbastanza  adusi ai dibattiti di quest'Aula per  renderci  conto
  dei  limiti di resistenza dell'Assemblea e siccome dobbiamo  fare
  in   modo  che  al  voto  finale  venga  garantita  la  più  alta
  partecipazione  possibile di colleghi,  allora  è  d'uopo  essere
  sintetici  tanto più che questa lunghissima fase  di  discussione
  dello   Statuto,   dalla  Commissione   all'Aula   ci   ha   dato
  l'opportunità di potere intervenire più volte e di  esprimere  il
  nostro pensiero in più occasioni.
   Lunga  ma  abbastanza  ricca di spunti di interesse,  così  come
  alcuni  colleghi  hanno già detto, avere fatto  parte  di  questa
  Commissione  è  stata  una  occasione  di  arricchimento   e   di
  apprendimento per tutti gli spunti che sono venuti, a volte delle
  vere  e  proprie lezioni  di diritto costituzionale,  di  diritto
  pubblico  regionale  che sono venute da  parte  dei  docenti  che
  abbiamo  audito  e con i quali abbiamo intessuto  una  fittissima
  trama di relazioni e di scambio.
   Dicevo,  una  lunga  fase; una massima  latina  recita:  festina
  lente  -  affrettati  lentamente  e  credo  che  questo  ossimoro
  contenuto  in  questa  massima, in qualche misura,  racchiuda  il
  senso  del  lavoro  e  del modo di procedere  della  Commissione.
  Abbiamo  cercato di accelerare ma senza tralasciare,  ovviamente,
  il  merito delle questioni, senza sorvolare, senza fare  in  modo
  che la fretta nuocesse al contenuto.
   Alla  fine, il risultato, signor Presidente, per giudizio  quasi
  unanime,  non solo dentro quest'Aula ma anche per i  giudizi  che
  abbiamo  ascoltato, sentito informalmente da parte  di  coloro  i
  quali  hanno avuto l'opportunità, docenti universitari o semplici
  appassionati  della  materia del testo che è  stato  già  esitato
  nell'articolato,  ci incoraggia perché sono giudizi  positivi,  a
  volte  vengono  espressi giudizi positivi in modo stupito,  quasi
  che   questa  Assemblea  non  avesse  avuto  la  forza  o   anche
  l'applicazione necessaria per tirare fuori un buon testo.
   Signor   Presidente,  io  ho  sempre  contestato  quei   giudizi
  liquidatori   della   capacità   dell'Assemblea,   e   non   solo
  dell'Assemblea ma anche delle modalità di svolgimento del  nostro
  lavoro  perché  a  mio giudizio di è indugiato troppo,  anche  in
  queste  dichiarazioni di voto ho ascoltato un ritorno  che  a  me
  sembra un po' vezzoso, e se devo dire un mio giudizio spassionato
  persino eccessivo nell'autoflagellazione.
   Non  mi  pare  che  ci  siano  le condizioni  per  indulgere  ad
  atteggiamenti di questo tipo. Il prodotto di questo lavoro  è  un
  buon   prodotto,  un  punto  di  equilibrio  tra  innovazione   e
  continuità  dei contenuti  del vecchio Statuto, a  mio  giudizio,
  abbiamo trovato una felice sintesi che ci consente oggi di  poter
  dire  che  su  molti  punti possiamo considerarci all'avanguardia
  nella  legislazione  statutaria delle  regioni  e  rispetto  allo
  stesso  vecchio Statuto, io considero che abbiamo compiuto enormi
  passi avanti.
   Io   non  voglio  fare  carico,  vedete  c'è  un'importanza  del
  documento  esitato  nel  1946, per i  tempi  in  cui  esso  venne
  conquistato   ha  fatto  crescere a mio avviso  un  po'  il  mito
  attorno a quello Statuto che è un ottimo Statuto, sia chiaro, non
  voglio assolutamente sminuire il valore di quello Statuto, però a
  mio  giudizio,  è ridondante il volere riportare  paragoni,  fare
  analogie tra momenti storici che sono molto diversi.
   Se  dovessimo oggi giudicare nel merito lo Statuto del 1946, non
  potremmo   che  dichiararci  insoddisfatti  se  quello  strumento
  dovesse  essere lo strumento con cui affrontare i tempi  moderni;
  non  c'è  l'Europa  e  giustamente si  dice  non  poteva  esserci
  l'Europa  perché  all'epoca l'Europa non  esisteva  neanche  come
  prospettiva di breve periodo; ma non c'è neanche il Mediterraneo,
  il  ruolo della Sicilia nel Mediterraneo; non c'è il cittadino in
  quello  Statuto, non c'è; non ci sono gli strumenti di democrazia
  diretta;  non  c'è una strumentazione che oramai  alla  luce  dei
  principi su cui riposa la governance a livello europeo, quello di
  sussidiarietà,   quello   di   buon  andamento   della   pubblica
  amministrazione,  quello  relativo  a  tutti  gli  strumenti   di
  partecipazione e di programmazione. Ma non potevano,  ovviamente,
  non possono essere questi strumenti gli strumenti che fossero già
  nel  1946 contenuti in un documento che non poteva che essere  la
  fotografia  dei rapporti istituzionali del tempo e che  all'epoca
  ad  altro  non miravano che a stabilire un rapporto tra  Stato  e
  Regione fondato su un'autonomia di quest'entità geografica  e  di
  questa comunità che sulla base di ragioni storiche, culturali  ed
  anche geopolitiche rivendicava la sua specialità.
   Oggi parliamo di un'altra cosa, parliamo cioè di qualcosa che  a
  mio  avviso  non  può  che  puntare  ad  un  arricchimento  della
  democrazia,  agli strumenti di democrazia ed io ritengo  che  con
  questo strumento noi siamo riusciti a darcelo, potremmo fare  qui
  ciascuno  dal  suo  punto di vista, ha sottolineato  gli  aspetti
  salienti  di questa strumentazione, si è parlato della democrazia
  paritaria  che  certo,  si  deve  tener  presente,  io  ho  detto
  stamattina, lei era presente alla conferenza stampa, che parlando
  di  regole  e di regole fondamentali, quali sono quelle contenute
  in  uno Statuto che è un po' impropriamente si definisce la carta
  costituzionale di una regione, non si può pretendere e sarebbe un
  grave errore, cosa che io considero tale, per esempio a proposito
  della  riforma  della  Costituzione  che  si  operi  a  colpi  di
  maggioranza:  Le costituzioni sono lo strumento  dentro  cui  una
  società  si rispecchia e si riconosce, certo non tutti si possono
  riconoscere  pienamente, ma perché necessariamente devono  essere
  valori  condivisi e quindi in quanto tali alcune questioni devono
  essere anche mediate.
   Noi  abbiamo fatto questo lavoro e a mio giudizio oggi  possiamo
  dire  che  questo  strumento è uno strumento  che  può  benissimo
  interpretare  la società di oggi in Sicilia, lo  stato  dei  suoi
  rapporti  di  oggi  e  per  il  futuro  con  lo  Stato,  con   il
  Mediterraneo,  con  l'Europa, con gli altri poteri  esterni  alla
  Regione   e poi all'interno della Regione fra la Regione   e  gli
  altri  livelli istituzionali che ormai a norma dell'articolo  114
  della   Costituzione  sono  equiposizionati  nel  costituire   la
  Repubblica  come  i  Comuni, gli Enti locali  e  tutte  le  altre
  istanze democratiche.
   Credo  che  se  si  possa dare un giudizio  in  senso  generale,
  finalmente:  lo  Statuto irrompe la presenza del cittadino  nelle
  sue   varie   forme  organizzate  attraverso  il   principio   di
  sussidiarietà,  attraverso  la  sua  partecipazione  al  processo
  legislativo,  il referendum e altri modi che sono  codificati  in
  vari  punti.  E l'Assemblea regionale finalmente non  è  più  una
  mònade  chiusa,  ma è un luogo aperto a tutti gli  influssi  e  a
  tutte le spinte che provengono dalla società.
   Spetta  poi  alla classe dirigente essere in grado di  fare  una
  sintesi  di  queste  spinte,  di  trovare  il  giusto  punto   di
  equilibrio  e  di  esprimersi  attraverso  la  propria   proposta
  legislativa.
   Si  può,  proprio  per il metodo che abbiamo seguito,  discutere
  dei  singoli  punti; se avessi dovuto scrivere  l'articolo  sulle
  pari opportunità o quello sugli enti locali o anche quello stesso
  sulla mafia  o il preambolo o tutte le altre parti importanti  di
  cui  si compone il nostro Statuto, probabilmente, l'avrei scritto
  in modo diverso da come sono stati scritti, perchè ho una diversa
  sensibilità rispetto ad altre sensibilità rappresentate in questo
  Parlamento   Anche gli altri colleghi avrebbero  potuto  fare  lo
  stesso,  ma  sarebbe stato un errore perchè avremmo  scritto  uno
  Statuto  rispondente solo a volontà, a punti di  vista  che  sono
  parziali  nella  società siciliana. Ciò che invece  conta  è  che
  tutti  questi  punti di vista, in un rapporto  di  scambio  anche
  culturale  oltre  che  di  conoscenze  e  normative,  formano  un
  prodotto di sintesi che oggi fa onore a questa Assemblea.
   Si  può  discutere se il coinvolgimento della società  siciliana
  poteva  essere più ampio e certamente lo poteva essere,  non  c'è
  mai un limite all'ampiezza del coinvolgimento.
   Vogliamo  fare  un  riferimento a ciò che succede  in  Italia  a
  proposito  della riforma della Costituzione o meglio di  una  sua
  revisione che è ben più profonda e stravolgente di quanto non sia
  la riforma del nostro Statuto?
   Eppure  anche  su  questa materia non solo il  Senato  se  ne  è
  occupato  in  48  ore, ma tutta la fase di elaborazione  è  stata
  povera di dibattito e di scambi culturali.
   C'è  stata  una  logica  sia  nella precedente  legislatura  sia
  nell'attuale,  sia  col centrosinistra che col centrodestra,  che
  non  si  è  avuto in questo momento la sensibilità di fare  della
  revisione costituzionale un momento alto del dibattito politico e
  culturale nel Paese.
   Noi  abbiamo  fatto il possibile. I colleghi  hanno  detto:   la
  Commissione  è stata convocata formalmente per oltre  80  sedute
  altrettante sedute ha tenuto la sottocommissione che ha  lavorato
  in  modo  perfino  più duro della Commissione  in  quanto  doveva
  integrare i testi e produrre un testo base.
   Abbiamo  avuto audizioni di tutte le espressioni degli interessi
  diffusi presenti in Sicilia e tutti coloro i quali hanno chiesto,
  a  volte anche chi non l'ha chiesto, è stato sollecitato a farlo.
  Abbiamo  avuto l'apporto di competenze scientifiche,  accademiche
  di  vario  livello  che sono state preziosissime.  C'è  stato  un
  lavoro corale.
   Quando si danno dei giudizi sul coinvolgimento forse vero è  che
  non riscuotevano nella stragrande maggioranza dei casi  una larga
   audience ,  una partecipazione vasta, ma è pur vero  che  questo
  tentativo  c'è  stato,  è  stato organizzato  da  centri-studi  e
  sindacati,  dall'Istituto Gramsci per ben due volte,  dai  gruppi
  parlamentari  - quello dell'UDC a Catania, quello di Rifondazione
  Comunista,  quelli  promossi  dall'ANCI,  dall'URPS,  dai  centri
  culturali, quelli dell'Università due o tre volte, dall'Assemblea
  regionale stessa.
   Ci   sono   state  svariate  occasioni,  naturalmente   poi   la
  partecipazione non la si può indurre, in modo forzoso o  forzato,
  la  partecipazione è frutto anche del livello di  sensibilità  di
  quel  momento.  Del resto, signor Presidente, io l'ho  già  detto
  stamattina, sono andato un po' a guardare cosa è successo   nella
  fase preparatoria dello Statuto nel 1946.
   La  Consulta  ha  tenuto,  in seduta  plenaria,  25  sedute  per
  esitare  il  testo.  Noi nella Commissione ne abbiamo  tenuto  in
  tutto oltre 150.
   La  seduta plenaria della Consulta ha esitato il testo  in  meno
  di  otto  giorni,  in  sette  giorni di  lavoro.  Noi  siamo  qui
  impegnati  da  mesi. Certo, magari andando lentamente.  Tuttavia,
  non  credo  che  volendo  fare un paragone  noi  sfiguriamo;  nel
  paragone ognuno fa delle cose che, al tempo in cui vive, può fare
  e  noi  abbiamo fatto questo; lo abbiamo fatto nell'ambito anche,
  se  volete,  di  una  temperie culturale, di  un  clima  politico
  abbastanza  particolare, direi, anche quasi di fine  legislatura,
  il  che non ci ha aiutati: Però, credo che non dobbiamo svalutare
  il  lavoro  che  è  stato svolto perché,  vi  assicuro,  anche  a
  giudizio  dei  tanti che  abbiamo consultato  in  questi  giorni,
  possiamo dire di avere fatto un buon lavoro.
   Naturalmente noi possiamo dare un giudizio per quello  che  oggi
  vediamo.   Possiamo   dare   questo   giudizio,   poi,    magari,
  nell'applicazione  concreta  delle  norme  si  potrà   indurre  a
  qualche   ripensamento,  ma  oggi  noi  possiamo    fare   queste
  affermazioni.
   Io,   signor  Presidente,  non  sono  molto  preoccupato   delle
  critiche  che  sono venute, perché sono critiche, tutto  sommato,
  marginali  anche  da parte dei colleghi che hanno  dichiarato  il
  voto contrario.
   Rifondazione    Comunista,   nell'intervento   molto    misurato
  dell'onorevole Forgione, mi pare abbia affermato che c'è un punto
  dello  Statuto che tale forza politica non può condividere perché
  attiene  un  po' alla idea di Regione e di assetto  istituzionale
  che essa ha e che la induce a votare contro. Ma per il resto, nel
  suo  complesso, è un lavoro al quale anche Rifondazione Comunista
  ha partecipato. Così anche sulle critiche mosse da altri colleghi
  credo  non  ci  sia niente da dire perché ognuno di noi  potrebbe
  esprimerle.  Non  voglio  tornare  ovviamente  su  questo  perché
  sarebbe   troppo   lungo  ed  appesantiremmo   ulteriormente   il
  dibattito.  Essendo l'ottimo sempre nemico del buono',  in questo
  caso,  noi dobbiamo prendere atto che ciò che era possibile  fare
  per  la particolare fase politica e storica che noi viviamo,  noi
  siamo riusciti a farlo.
   Mi  auguro,  signor Presidente, che il lavoro prosegua,  essendo
  questa,  come sappiamo, la prima tappa di questo percorso,  direi
  quasi  la  più  importante,  dal punto  di  vista  dell'Assemblea
  regionale,  ma dal punto di vista della Sicilia tutta,  la  parte
  più   importante  è  la  fase  di  approvazione  del   Parlamento
  nazionale.  Oserei  dire, signor Presidente,  che   qui  comincia
  l'avventura , nel senso che non dobbiamo considerare concluso  il
  nostro  ruolo.  In questo senso  faccio un appello al  Presidente
  dell'Assemblea  che di questi appelli non ha  bisogno,  perché  è
  stato, lo possiamo dire ad alta voce, il Presidente che ha voluto
  lo Statuto. Senza il Presidente Lo Porto, seduto a quel banco, io
  non so se avremmo concluso questo lavoro.
   Pertanto  a  lei, signor Presidente, va, da un  lato  il  nostro
  ringraziamento, ma, dall'altro, va anche la responsabilità  della
  sua alta funzione di rappresentanza di questo Parlamento.
      Infatti,   occorre  premere  sugli  organi  istituzionali  di
  Camera e Senato.
   Lei,  signor Presidente, non deve stancarsi di andare  e  venire
  da  Roma, di sollecitare, cosa che è ammesso fare anche perché in
  passato  è  stato fatto nella prima parte della riforma,  in  una
  costante azione, incontri con il Presidente della Camera e con il
  Presidente del Senato - io personalmente, più volte, sono  andato
  a fare questa opera di sollecitazione -,  non si muove nulla lì o
  meglio si muove secondo i tempi.  Lei, signor Presidente, è stato
  a lungo membro di quel Parlamento e sa quali sono i tempi; quindi
  c'è ancora un lavoro ed un ruolo da svolgere.
   Credo  che  lei,  signor  Presidente,  debba  garantire  il  suo
  ulteriore  impegno  fino  alla  conclusione  positiva  di  questo
  lavoro.
   Naturalmente mi deve consentire di rivolgere ringraziamenti  che
  sono  non formali o d'obbligo, sono sentiti perché rivolti a  chi
  ha   seguito,  in  modo  assiduo  e  costante,  i  lavori   della
  Commissione - l'onorevole Fleres, l'onorevole Ortisi, l'onorevole
  Savarino  ed  altri colleghi che non cito tutti - ed  anche  quei
  colleghi   che  hanno  interrotto  la  loro  frequentazione   per
  sopraggiunti  incarichi, come l'onorevole Leontini e  l'onorevole
  Pistorio, che ha ricoperto la carica di presidente per una  breve
  fase,  anche lui ha svolto fino a quel momento un egregio  lavoro
  in  Commissione; tutti ci siamo resi conto di quanto prezioso sia
  stato l'apporto dei nostri uffici, dei nostri funzionari.
   Signor  Presidente,  possiamo vantarci di  avere  collaboratori,
  non  posso  giudicare tutti ma solo quelli che hanno collaborato,
  all'altezza della situazione: hanno la giusta ampiezza di vedute,
  conoscono  le  normative estere, la normativa  comunitaria,  sono
  nelle  loro materie tra i più preparati, quelli che hanno  svolto
  il  lavoro diretto, quelli che abbiamo audito in Commissione,  ed
  anche  i  collaboratori  diretti  della  Commissione,  il  dottor
  Pecoraro  e  la  dottoressa Salamone che  hanno  avuto  un  ruolo
  importante nell'aiutarci a formulare il testo.
   Il  professore  Pitruzzella  è stato  una  sorta  di  componente
  aggiunto della Commissione e ci ha dato il punto di vista tecnico-
  costituzionale, ma anche i collaboratori esterni, quelli che  non
  hanno    avuto   il   merito   o   meglio   l'ufficialità   della
  collaborazione.
   Non   nascondo   che   il  professore  Silvestri,   ex   rettore
  dell'Università  di Messina e docente, è stato  uno  dei  docenti
  che, assieme al professore Ruggeri, abbiamo sentito informalmente
  quasi  quotidianamente; vi sono stati altri docenti universitari,
  per la parte relativa al potere estero e ai rapporti con l'Europa
  quasi di strettissima pertinenza del professore Sapienza, docente
  di  diritto internazionale dell'Università di Catania, e  per  la
  parte  relativa agli articoli finanziari il professore Pignatone,
  il  professore  Parlato, il professore Sammartino, il  professore
  Dominici   che  hanno  collaborato  strettamente;  i   funzionari
  dell'Assessorato Finanze che hanno avuto un grande  ruolo  e  che
  sono  molto  competenti in materia di rapporti finanziari  Stato-
  Regione.
   Signor  Presidente, qui c'è il lavoro di tutti, di quanti  hanno
  competenze  alte  ed  anche  di  quanti  attraverso  un   modesto
  intervento,  in una audizione, hanno segnalato un problema  e  la
  Commissione  non  ha mai avuto remore ad accoglierlo  qualora  la
  proposta  fosse  stata  condivisa,  filtrata  e  poi  debitamente
  incastonata. Si può dire che il testo è a molte mani nel corso di
  diverso tempo, di molti anni (due anni e mezzo circa),  e  io  mi
  auguro  che  questo  risultato  finale  torni  a  vantaggio   dei
  siciliani  che  poi sono il vero obiettivo dei  nostri  sforzi  e
  delle nostre fatiche.

    PRESIDENTE  Ha chiesto di parlare il Presidente della  Regione.
  Ne ha facoltà.

    CUFFARO   presidente della Regione. Signor Presidente,  con  il
  voto   odierno  il  Parlamento  siciliano  compie  un   atto   di
  straordinaria  importanza  che  idealmente,  credo,  si  pone  in
  continuità con le ragioni politiche, sociali e storiche  poste  a
  fondamento del nostro istituto autonomistico regionale.
   Certo,  non  è  questa la sede più appropriata per  ripercorrere
  compiutamente  l'insieme  delle vicende  che  al  termine  di  un
  articolato  quanto  esaltante  percorso  seppero  consegnare   ai
  siciliani  un testo statutario frutto di una elevata  sensibilità
  istituzionale e di un'indomita passione civile che  fu  messa  in
  campo  da diversi attori della politica siciliana di quegli  anni
  che  qui  meriterebbero di essere ricordati uno per uno,  ma  nel
  corso dei vari interventi molti di questi sono stati ricordati.
   Pur  nella diversità delle collocazioni politiche, essi  seppero
  anteporre l'idea di un bene comune a visioni di parte, ponendo le
  basi giuridiche e costituzionali di un regionalismo autonomistico
  che  già  ancor  prima della Carta costituzionale  era  giunto  a
  tracciare  un modello di relazione con lo Stato centrale  che,  a
  quasi  sessant'anni dalla sua approvazione, rivela ancora  adesso
  tutta la sua sorprendente attualità.
   E'  proprio  la  forza  di  una  così  autorevole  tradizione  a
  renderci particolarmente consapevoli del valore e del significato
  del  passo che stiamo per compiere con la votazione che fra  poco
  faremo.
   La  tredicesima legislatura della Regione si era per  la  verità
  già  aperta  con  una  rilevantissima novità: l'elezione  diretta
  della Presidenza della Regione.
   Con  tale scelta, introdotta dalla legge costituzionale n. 2 del
  2001,  sono  state poste le basi di un rinnovato rapporto  con  i
  cittadini  che  sono ad un tempo elettori del  Presidente  e  del
  Parlamento.
   Era  doveroso  immaginare, pertanto, che  una  tanto  innovativa
  configurazione    istituzionale   dovesse   sfociare    in    una
  rivisitazione del testo statutario che, nello spirito originario,
  lo  restituisse  a  connotati  di maggiore  attualità  ancor  più
  necessari  alla  luce  dell'evoluzione federalista  in  atto  nel
  nostro Paese.
   A  questo  compito  l'Assemblea e il Governo,  ciascuno  per  la
  propria  parte,  non si sono sottratti, tra le diverse  soluzioni
  tecnicamente  percorribili  non si è  optato  per  una  integrale
  riscrittura  dello  Statuto, ma piuttosto per  una  rilettura  in
  chiave  dinamica del suo originario disegno, realizzata  mediante
  un'ampia  rivisitazione  di  molti degli  istituti  già  presenti
  insieme a novità di grande rilievo.
   Non  mancheranno di certo le occasioni per approfondire  sia  in
  chiave   tecnico-giuridico   sia  politica   il   nuovo   assetto
  dell'articolato   insieme   alle  rilevanti   ricadute   che   ne
  deriveranno  sull'attività amministrativa e programmatoria  della
  Regione e delle autonomie locali.
   In  questa  sede  credo  doveroso  però  esprimere  un  convinto
  apprezzamento per alcuni punti che più di altri credo  valgano  a
  caratterizzare  il  quadro  statutario  che  ci   apprestiamo   a
  licenziare.
   Una  prima doverosa sottolineatura va riservata al contenuto del
  preambolo  e, in particolare, al riferimento in esso presente  ai
  valori  cristiani come patrimonio ed ispirazione  della  comunità
  siciliana.
   Siamo  sempre stati convinti che la consapevolezza della propria
  identità  non  è  impedimento,  bensì  presupposto  e  condizione
  necessaria per un dialogo autentico e per una effettiva  capacità
  di  integrazione  pacifica, della quale  nei  secoli  passati  la
  Sicilia ha offerto una grande testimonianza.
   E'  per  questo che il Governo ha tenuto particolarmente  a  che
  tale   dimensione  fondativa  della  collettiva   siciliana   non
  rimanesse priva di un esplicito sbocco statutario.
   Medesime  argomentazioni  sono  da  spendere  a  proposito   del
  percorso  ideale,  persone-famiglia-  società,  che  sempre   nel
  preambolo  trova esplicito riscontro nel riferimento  ai  diritti
  fondamentali   delle   persona,  alla  famiglia   come   soggetto
  essenziale    dell'articolazione  sociale  e  al   principio   di
  sussidiarietà nella sua eccezione orizzontale.
   Fortemente  voluto  dall'Assemblea  e  dal  Governo   è   stato,
  inoltre,   il   ripudio  della  mafia  come  fenomeno   criminale
  condizionante la libertà della persona e dell'impresa.
   Va  detto  con forza che all'esercizio pieno di tale libertà  la
  Sicilia  non  può  e  non deve rinunciare,  contrapponendosi  con
  energia ad ogni tentativo di condizionamento mafioso e non. E' un
  dovere  morale,  politico  e sociale cui  dobbiamo  corrispondere
  senza   se' e senza  ma', per il futuro forte che vogliamo  dello
  sviluppo della nostra Terra.
   Un'ultima notazione, ma non certo in ordine d'importanza,  credo
  debba essere resa in favore del tema delle  pari opportunità' che
  nel  nuovo Statuto trovano esplicito e concreto riferimento nelle
  nuove regole di composizione della giunta regionale.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, a conclusione di  questo
  breve intervento credo di dovere un particolare ringraziamento  a
  tutte  le  forze  politiche, ai gruppi  parlamentari  e  ad  ogni
  singolo deputato, soggetti tutti che hanno reso un dialettico, ma
  concorde e costruttivo, contributo alla elaborazione di un  testo
  tanto equilibrato, ma credo anche tanto innovativo.
   Un  apprezzamento  al  lavoro  del  presidente  Capodicasa  che,
  raccogliendo l'eredità del compianto presidente Vincenzo  Leanza,
  che  insieme  a voi voglio qui ricordare, ha impresso  il  giusto
  passo ai lavori della Commissione per la revisione dello Statuto.
   A  lei,  onorevole Presidente dell'Assemblea,  credo  di  dovere
  infine un ringraziamento del tutto particolare per l'impulso,  la
  voglia  e  la guida autorevole e costante con la quale ha  saputo
  accompagnare tutti i passi, a volte anche difficili, con i  quali
  l'Assemblea   si  è  progressivamente  approssimata   all'odierno
  obiettivo.
   A  conclusione,  un  impegno che come Presidente  della  Regione
  voglio assumere solennemente di fronte all'Assemblea e a tutti  i
  siciliani:   intraprendere   ogni  iniziativa   politica   presso
  l'istituzione   parlamentare   nazionale   affinché,   entro   la
  conclusione  della legislatura in corso, il nostro Statuto  possa
  divenire legge costituzionale dello Stato.
   Grazie,  onorevole Presidente, e grazie al Parlamento che  credo
  stasera  abbia  dimostrato e dimostrerà con il voto  che  si  può
  lavorare    insieme   per   raggiungere   obiettivi    importanti
  nell'interesse di questa terra e di questa nostra Sicilia.

    PRESIDENTE   Ringrazio  l'onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevole Cuffaro, per il suo intervento.
   Onorevole  colleghi,  consentite anche  a  me  di  togliervi  un
  minuto  del  vostro  prezioso tempo  per  rivolgere  all'Aula  un
  discorso  conclusivo,  in questo momento altamente  significativo
  per la storia della Sicilia.
   Nel  consegnare al Parlamento nazionale il testo  della  riforma
  dello  Statuto,  realizzata da questa Assemblea, il  pensiero  va
  all'intero popolo siciliano per l'antico retaggio di cultura e di
  storia  e  per  l'attuale  attesa  di  una  migliore  prospettiva
  economica e sociale.
   Tutto  è stato oggetto di attenzione, di analisi e di scelte  ad
  opera  di un Parlamento che ha egregiamente interpretato le ansie
  e i bisogni della Sicilia.
   E'  un  grande momento anche per la partecipazione di  tutte  le
  categorie, le professioni, l'associazionismo, le accademie  e  le
  istituzioni  culturali;  è un grande  momento  per  il  grado  di
  coesione    e  di coinvolgimento di tutte le forze  politiche  in
  seno  all'Assemblea  regionale siciliana,  dove  si  è  rifuggito
  dalla  logica di maggioranza per giungere ad una azione condivisa
  in direzione della costruzione di regole per tutti.
   E',  infine,  un momento di raccoglimento intorno  alla  memoria
  del presidente Vincenzo Leanza che ha reso un contributo notevole
  a  questo  risultato, lasciandoci dopo avere a noi consegnato  il
  frutto  di un paziente lavoro e di un tacito viatico, secondo  il
  suo costume di vita.
   Consentite  che  io  rivolga,  a  conclusione  di  questa  bella
  seduta,   un  vivo  ringraziamento  a  tutti  voi,  all'Assemblea
  regionale  siciliana e fra tutti al Presidente  facente  funzioni
  della  Commissione  per  la  verifica  dello  Statuto,  onorevole
  Capodicasa, ed ai componenti tutti della Commissione.
   A  tutti  voi,  colleghi deputati, rivolgo il  mio  più  sentito
  ringraziamento e l'augurio che il vostro e il nostro lavoro possa
  contribuire alla fortuna della nostra Sicilia.

                    (Vivi e prolungati applausi)

   Pongo  in  votazione  l'ordine del giorno  numero  536  «Massima
  diffusione  possibile della bozza di Statuto regionale  approvata
  dall'Assemblea  regionale  siciliana'.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo   in   votazione  la  delega  alla   Presidenza   per   il
  coordinamento formale del disegno di legge  Schema di progetto di
  legge  costituzionale da proporre ai sensi dell'articolo 18 dello
  Statuto  al  Parlamento  recante  Modifiche  allo  Statuto  della
  Regione'  (nn. 580 - 472 -578 - 602 - 652 /A).
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvata)


   Presidenza del presidente Lo Porto


   Si  passa alla votazione finale del disegno di legge «Schema  di
  progetto  costituzionale da proporre ai  sensi  dell'articolo  18
  dello  Statuto  al Parlamento nazionale recante   Modifiche  allo
  Statuto della Regione'
   Indìco la votazione per scrutinio nominale.

   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.

   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  nominale:

   Presenti e votanti  71
   Maggioranza         36
   Favorevoli          67
   Contrari              4

                        (L'Assemblea approva)

                             (Applausi)

   Faccio rilevare che l'onorevole Leanza Edoardo ha dichiarato  il
  proprio voto favorevole, non rilevato dal sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


   Comunico che è convocata per domani, giovedì 31 marzo, alle  ore
  10.30,  la  Conferenza  dei Presidenti  dei  gruppi  parlamentari
  presso  la  Sala  Rossa  per definire  il  programma  dei  lavori
  parlamentari.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è tolta ed è rinviata  a  domani,
  giovedì  31  marzo,  alle ore 17.30, con il seguente  ordine  del
  giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I   - COMUNICAZIONI

  II   - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
  LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:

         N. 414 -  Ritiro  del  disegno  di legge  di  iniziativa
                 governativa,  n.475  del  2002,  in  materia  di
                 riforma del trasporto pubblico locale in Sicilia
                 ed iniziative conseguenti.

                           ORLANDO - ZANGARA - VITRANO - GURRIERI
                                                     - BARBAGALLO

         N. 415  -   Iniziative   per  il  potenziamento   e   la
                 stabilizzazione del canale satellitare Rai - Med
                 e   del  servizio  radiotelevisivo  pubblico  in
                 Sicilia.

                               BARBAGALLO - GENOVESE - GURRIERI -
                                                TUMINO  ZANGARA .

         N. 416 -  Adozione  di tutti gli atti necessari  per  la
                 stabilizzazione  occupazionale  dei   lavoratori
                 comunemente denominati  ex articolisti .

                                SPAMPINATO - VILLARI - GURRIERI -
                           ORTISI - RAITI - BARBAGALO - CRACOLICI
                                          - DE BENEDICTIS - ODDO.

       III   -  DISCUSSIONE DELLA MOZIONE:

         N. 377 -   Continuità    produttive    delle     imprese
                   metalmeccaniche   del   settore    ferroviario
                   operanti in Sicilia .

                                FORMICA-IOPPOLO-SAMMARTINO-VIRZI'

       IV   - DISCUSSIONE UNIFICATA DELLE MOZIONI:

         N. 291 - Valutazione       dell'operato      dell'Ambito
                  territoriale      ottimale      1       Palermo
                  nell'affidamento del servizio idrico  integrato
                  nell'A.T.O.    1    Palermo   e   provvedimenti
                  consequenziali.

                               GIANNOPOLO-CRACOLICI-SPEZIALE-ZAGO

         N. 304  -    Affidamento del  Servizio idrico  integrato
                 nell'Ambito territoriale ottimale 1 Palermo.

                                ORLANDO-CRACOLICI-FERRO-FORGIONE-
                                                       GIANNOPOLO

       V   - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

         -   Istituzione dell'Agenzia regionale per i prelievi ed i
             trapianti di organi e tessuti.  Modifica di assegnazioni
             finanziarie e norme organizzative nel settore sanitario  (n.
             867/A)  (Seguito).

       VI   - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E DELLA
         COMMISSIONE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI L'ATTIVITA'
         DELL'UNIONE EUROPEA

       VII   -  ELEZIONE DI DEPUTATI SEGRETARI

                  La seduta è tolta alle ore 22.48.

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 24.00

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello

                    ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
                          XIII LEGISLATURA

                   SEDUTA N. 281 DEL 30 MARZO 2005

                              ALLEGATO:

            EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA

  DISEGNO  DI LEGGE NN. 580-472-578-602-652/A ''SCHEMA DI PROGETTO
  DI  LEGGE COSTITUZIONALE DA PROPORRE, AI SENSI DELL'ARTICOLO  18
  DELLO STATUTO, AL PARLAMENTO NAZIONALE, RECANTE 'MODIFICHE  ALLO
  STATUTO DELLA REGIONE'''

   Emendamenti ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno

    -All'articolo 41:

   Emendamento 117.2:

  Cassare l'articolo 41.

  Al   comma   2  dell'articolo  4  bis  aggiungere   le   parole
   Contribuisce  all'elaborazione della legislazione  riguardante
  le pari opportunità e svolge indagini conoscitive .

    -All'articolo 10:

    Emendamento 117.1:

  Al  comma  4 dopo le parole  si procede  aggiungere  le  parole
   con  le  modalità di cui ai commi 3 e 4 dell'articolo 8  dello
  Statuto .

    -All'articolo 23:

   Emendamento 117.3:

  Al  comma 3 sostituire la parola  espressamente  con le  parole
   di norma .

    -All'articolo 26:

   Emendamento 117.4:

  Dopo  la  parola  dipendenti  aggiungere le parole  o  comunque
  sottoposti a vigilanza e controllo .

    -All'articolo 31:

   Emendamento 117.5:

  Ai  commi 4 e 5 cassare le parole  consorzi od unioni di comuni
  e consorzi od unioni di province .

    -All'articolo 17:

   Emendamento 117.6:

  Alla lettera m) dopo la parola  porti  aggiungere le parole  di
  interesse nazionale ;

  alla lettera r) cassare le parole  del credito e .

    -All'articolo 35:

   Emendamento 117.7:

  Al  comma  5  dopo la parola  stabilite  aggiungere  la  parola
   rispettivamente   e dopo la parola  siciliana   aggiungere  le
  parole  e con decreto del Presidente della Regione .

    -All'articolo 43:

   Emendamento 117.8:

  Al  comma  2 sostituire la parola  condannando  con  le  parole
   sanzionando nei modi previsti dalla legge .

    -All'articolo 45:

   Emendamento 117.9:

  Sostituire  le parole  di Sicilia  con le parole  residenti .

    -All'articolo 46:

   Emendamento 117.10:

  Al comma 1 cassare la parola  garanzia ;

  Al  comma  2  sostituire  la  parola   status   con  la  parola
   funzioni .

    -All'articolo 49:

   Emendamento 117.11:

  Al  comma  5  dell'articolo  19  bis  cassare  le  parole   non
  comportanti impegni .

    -All'articolo 56:

   Emendamento 117.13:

  Cassare il comma 3 ter.

    -All'articolo 61:

   Emendamento 117.15:

  Sostituire  la parola  esercizio  con la parola  ambito   e  la
  parola  ed  con le parole  e prevede .

    -All'articolo 66:

   Emendamento 117.12:

  Al  comma 4 dopo la parola  parlamentari  aggiungere le  parole
   e alle motivazioni del rigetto .

    -Diversa articolazione e numerazione dei titoli dello Statuto:

   Emendamento 117.14:

  Il Titolo I  Organi della Regione' è rinumerato in  Titolo II'.

  E' introdotto il seguente Titolo I:  Principi'.

  Il  Titolo II  Funzioni degli organi regionali' è rinumerato in
   Titolo III'.

  Il  Titolo III  Organi giurisdizionali' è rinumerato in  Titolo
  IV'.

  E' introdotto il seguente  Titolo IV'  Organi ausiliari'.

  Il Titolo IV  Polizia' è rinumerato in  Titolo V'.

  Il Titolo V  Patrimonio e finanze' è rinumerato in  Titolo VI'.

                                 --