Presidenza del presidente Lo Porto
PAFFUMI, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli
D'Aquino per la presente seduta e Manzullo per le sedute di oggi
e di domani.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di richieste di parere
PRESIDENTE. Comunico le seguenti richieste di parere pervenute
dal Governo e assegnate alle competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- I.A.C.P. di Siracusa - Designazione componente del Consiglio
di amministrazione: Avv. Fazio Carmelo. (n. 372/I)
-pervenuto in data 20 maggio 2005
- I.A.C.P. di Enna - Designazione componente del Consiglio di
amministrazione: Sig. Scrivano Giuseppe. (373/I)
- pervenuto in data 20 maggio 2005
- Consorzio A.S.I. di Messina - Designazione componenti del
Consiglio generale e componenti del Comitato direttivo. (374/I)
-pervenuto in data 20 maggio 2005
- Convitto nazionale Audiofonolesi di Marsala - Nomina
Commissario straordinario (375/I)
- pervenuto in data 20 maggio 2005
- Opera Pia Ospizio dei Vecchi Sciacca Baratta' di Patti (ME).
Designazione componente in seno al Consiglio di Amministrazione:
Sig. Caleca Antonio. (376/I)
-pervenuto in data 20 maggio 2005
- Ente Parco minerario Floristella - Provincia di Enna.
Designazione Presidente dell'Ente e componente del Consiglio di
Amministrazione. (378/I)
-pervenuto in data 20 maggio 2005
- Istituto regionale di Ricerca Educativa (I.R.R.E) della
Sicilia - Designazione Presidente del Collegio dei revisori .
(379/I)
-pervenuto in data 20 maggio 2005
- Opera Pia Fondazione Barone Giuseppe Lucifero S. Nicolò' di
Milazzo (ME). Designazione componente in seno al Consiglio di
Amministrazione: Avv. Ruvolo Francesco (380/I)
-pervenuto in data 20 maggio 2005
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- S5 - Legge regionale 4/2003 - Richiesta di parere della IV
Commissione legislativa Ambiente e Territorio. (377/IV)
-pervenuto in data 20 maggio 2005
INVIATI IL 24 MAGGIO 2005
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Sull'anniversario della I seduta dell'Assemblea regionale
siciliana
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricorrendo oggi il cinquantottesimo
anniversario della prima seduta dell'Assemblea regionale
siciliana, mi sembra opportuno levare un pensiero caloroso verso
tale evento.
Il 25 maggio del 1947, con la seduta inaugurale dell'Assemblea
regionale siciliana, nasceva la prima assise legislativa
dell'Italia repubblicana.
Quel pomeriggio di cinquantotto anni fa giungeva a compimento
quel fermento che aveva scosso la Sicilia fino alle soglie del
separatismo e che si concretizzava con l'Autonomia.
Oggi, come allora, la macchina delle riforme ha lavorato
alacremente, seppure tra tensioni e polemiche originate dal
carattere strategico delle scelte costituzionali adottate.
Il nuovo Statuto che l'Assemblea regionale siciliana ha
approvato a larghissima maggioranza integra e rinnova lo Statuto
del 1946, introducendo l'elezione diretta del Presidente della
Regione e nuove disposizioni in linea con le innovazioni già
presenti nel Titolo V della Costituzione, come l'ampliamento
dell'autonomia degli enti locali, il potere estero della
regione, la sussidiarietà orizzontale e le misure per la parità.
Speriamo, grazie alle rassicurazioni del Presidente del Senato,
Pera, e del Presidente della Camera, Casini, che i tempi
dell'iter del disegno di legge al Parlamento nazionale siano
celeri, in maniera che il nuovo Statuto possa entrare in vigore
già con l'inizio della nuova legislatura.
Possiamo così dire che, con l'approvazione del Regolamento
assembleare, che ha modernizzato e velocizzato i lavori
parlamentari, della nuova legge elettorale confermata dal
referendum, e con l'approvazione delle modifiche statutarie,
abbiamo portato a compimento, in questa legislatura, la stagione
delle riforme .
Oggi la nostra regione si appresta, con l'allargamento
dell'Unione e la creazione dell'area di libero scambio
euromediterranea, a rivestire un ruolo ben più consistente che
non può essere collegato solo alla sua felice posizione
strategica nel bacino.
Se da un lato occorre evitare che l'allargamento ad Est
dell'Europa sacrifichi la sponda mediterranea del vecchio
Continente, dall'altro non ha senso parlare solo di ruolo di
ponte commerciale per la Sicilia nell'era di internet e della
globalizzazione, epoca in cui gli scambi avvengono in tempi reali
e su scala mondiale.
La Sicilia, infatti, deve cercare un proprio ruolo partendo
dalla propria collocazione in Europa; l'Europa, che si basa
prima ancora che sugli Stati-nazione sulle regioni, rappresenta
l'opportunità da cui deve partire la Sicilia nel guardare al
Mediterraneo. Regioni come la Catalogna, la Baviera, e la stessa
Sicilia, possono rappresentare gli assi dello sviluppo
diversificato verso cui l'Unione europea deve tendere.
Si dovrà accelerare la creazione di infrastrutture capaci di
fare da volano ad una economia che, ormai, non è più regionale,
né nazionale, ma euromediterranea e nella quale deve inserirsi la
nostra Regione.
Dobbiamo candidarci, dunque, a regione protagonista dell'area
di libero scambio, candidatura che non può essere collegata solo
alla mera posizione geografica della nostra regione, ma
presuppone una doppia azione: da un lato, il rafforzamento del
proprio ruolo all'interno dell'Unione e, dall'altro, lo
svolgimento a pieno titolo di tutte quelle attività che la
riforma del Titolo V della Costituzione e l'aggiornamento del
nostro Statuto, insieme ad un federalismo cooperativo,
effettivamente operante, attribuiscono ad una regione autonoma
come la Sicilia.
Presidenza del presidente Lo Porto
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE Si passa al punto secondo dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, della mozione numero 433
Iniziative per il comparto zootecnico della provincia di Ragusa
con riguardo alla rimodulazione delle quote-latte , degli
onorevoli Zago, Gurrieri, Speziale, Barbagallo, Genovese, Oddo,
Panarello, Tumino.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che il comparto zootecnico della provincia di Ragusa
sta attraversando una fase di notevole crisi a seguito di diversi
fattori cumulatisi nel breve periodo;
CONSIDERATO l'alto indice d'occupazione e gli elevati
investimenti effettuati dalle aziende, strette nella morsa dei
prezzi calanti e dei costi di produzione crescenti;
OSSERVATO che di fronte alla riduzione dei margini di guadagno,
ormai insufficienti perfino alla sussistenza delle famiglie che
lavorano nel comparto, il meccanismo delle quote-latte limita
l'aumento della base produttiva e la possibilità di rilanciare il
settore;
AVUTA NOTIZIA sullo stato delle quote latte attribuite alla
'Siciliana Zootecnica S.p.A.' e sui sistemi di controllo della
vendita e/o affitto delle quote-latte ad altre aziende;
CONSIDERATO che non è stata data risposta alle numerose
interrogazioni già presentate sull'argomento, e tenuto
conto degli impegni assunti pubblicamente dall'attuale Assessore
regionale per l'agricoltura e le foreste in data 10 settembre
2004 presso la sede della Coldiretti di Ragusa alla presenza dei
dirigenti di Cia, Coldiretti, Consorzio allevatori, associazioni
zootecniche varie, Lega delle cooperative, Confcooperative, a
proposito dell'esigenza di rimodulare le quote-latte;
OSSERVATO che non è stato istituito il richiesto tavolo tecnico
per l'esame della vicenda delle quote latte detenute dalla
'Siciliana Zootecnica' e per l'individuazione di un percorso meno
devastante per le esauste finanze degli allevatori ragusani;
CONSIDERATA, altresì, la necessità di dare impulso ad alcune
iniziative di carattere strutturale che possano ridare fiducia
agli allevatori,
Impegna il Governo della Regione
ad abrogare il meccanismo di compensazione tra quote
inutilizzate ed eccessi di produzione, previsto dalla legge n.
119 del 2003, che classifica la Sicilia come 'pianura'
equiparandola alle cosiddette zone votate (ad es., la Pianura
Padana) e promuovere l'applicazione dei meccanismi di
compensazione previsti dalla precedente legge n. 47 del 1995, con
la quale le regioni obiettivo 1 e le isole entravano al secondo
livello di compensazione subito dopo le zone montane;
ad includere la provincia di Ragusa tra le zone svantaggiate
per ammetterla a godere dei benefici a livello nazionale ed
europeo;
a promuovere, a livello di istituzioni locali, il Regolamento
CE 178/02 sulla tracciabilità dei prodotti agroalimentari e della
legge n. 204 del 2004 sull'etichettatura obbligatoria
dell'origine dei prodotti agricoli, facendo emergere la qualità
del latte ragusano e la promozione del consumo di prodotti
caseari con l'utilizzo di materie prime locali;
ad avviare una serie di iniziative di promozione sul consumo di
latte fresco di alta qualità, soprattutto nelle scuole
(utilizzando il contributo AGEA) e nelle mense pubbliche;
ad applicare anche alle annate 2002-2003 il meccanismo previsto
dalla legge n. 119 del 2003 della tolleranza del 20 per cento
dello sforamento delle quote in forza di eventi eccezionali (Blue
Tongue) avvenuti prima del 2003;
ad includere l'annata 2002-2003 nel meccanismo di rateizzazione
per lo sforamento delle quote di produzione, prevedendo la
possibilità di pagare successivamente e con modalità da definire,
previo accordo tra le regioni con vincolo Blue Tongue e il MIPAF;
ad esercitare i poteri istituzionali di vigilanza e di
controllo allo scopo di attribuire le quote latte nel rispetto
rigoroso delle norme in materia, con particolare riferimento alla
vicenda che avrebbe visto la cessione a privati della 'Siciliana
Zootecnica S.p.A.' da parte dell'ESA, senza il rispetto delle
clausole previste nel bando di gara;
ad individuare le misure necessarie per invertire, per la parte
che riguarda la Sicilia, il flusso dei diritti a produrre che va
verso le regioni ad alta vocazione produttiva della Pianura
Padana.» (433)
Dispongo che la mozione testé annunziata venga demandata alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perché ne
determini la data di discussione.
Seguito della discussione del disegno di legge «Istituzione di un
ulteriore turno elettorale autunnale per il rinnovo degli organi
dei comuni e delle province della Regione. Modifica dell'articolo
8 della legge regionale 2 agosto 2002, n. 7. » (977/A)
Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE Si passa al punto terzo all'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di
legge «Istituzione di un ulteriore turno elettorale autunnale per
il rinnovo degli organi dei comuni e delle province della
Regione. Modifica dell'articolo 8 della legge regionale 2 agosto
2002, n. 7. » (977/A), posto al numero 1).
Invito i componenti la prima Commissione a prendere posto al
banco delle Commissioni.
Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge è
stato interrotto nella seduta n. 294 del 24 maggio 2005, dopo
l'approvazione dell'articolo 1.
MISURACA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MISURACA Signor Presidente, la sospensione dei lavori di ieri
sera ci porta certamente ad una riflessione sull'andamento dei
lavori stessi.
Il disegno di legge che stiamo esaminando era stato preparato
per risolvere un annoso problema, cioè quello delle elezioni nel
comune di Messina.
Questo, mi pare, l'accordo tra le forze politiche.
Successivamente, la libera iniziativa dei parlamentari ha
consentito che fossero aggiunti a questo disegno di legge alcuni
emendamenti, alcuni anche apprezzabili, ma che hanno stravolto la
natura del disegno di legge in esame. Alcuni emendamenti sono, a
mio avviso, discutibili sul piano politico.
Ieri sera, prima che si concludessero i lavori della seduta,
nel corso della quale è stato affrontato il tema delle elezioni a
Palermo, riguardo alla votazione a scrutinio segreto - chiesta
dai DS su un emendamento a firma dell'onorevole Cracolici -
ritengo ci sia stato un atteggiamento schizofrenico, quasi una
forzatura rispetto - l'ho detto ieri sera e lo ribadisco oggi -
alla volontà manifestata dai cittadini nel novembre 2001. Essi
si apprestavano a votare e non sapevamo, allora, onorevole
Speziale, che a Palermo si dovesse vincere, convinti di votare
un'amministrazione la cui scadenza naturale non era, come voi
sostenete, nel novembre 2006 ma nella primavera 2007, come unica
data possibile.
Sostenere che state omologando le elezioni nei 14 comuni
indicati nell'articolo 1 - e lì eravamo d'accordo ed avevamo
anche noi previsto che si potesse intervenire in una sessione
autunnale - ma la fattispecie, lo sostenevamo già ieri, è
esattamente diversa: nel novembre 2000 in quei 14 comuni si votò
sapendo che il voto e l'amministrazione che si eleggeva sarebbe
durata quattro anni.
Ricordo ai colleghi che poi si intervenne estendendo a cinque
anni la vita amministrativa di quei comuni.
Oggi vogliamo creare chiarezza, per cui il Gruppo di Forza
Italia ed il centrodestra conferma la validità dell'articolo 1
laddove prevede un turno elettorale per quei comuni che votarono
nel novembre del 2000.
La vicenda che voi avete posto ieri sera è una vicenda ...
SPAMPINATO L'ha posta il Parlamento
MISURACA L'ha posta il Parlamento con una richiesta di voto
segreto. Sul voto segreto si è trovata, probabilmente, una
votazione trasversale, ma che in questo non legittima
assolutamente il fatto che riteniamo di votare nel novembre
2006; comunque, una forzatura Credo che Palermo si era espressa
perchè avesse una vita amministrativa fino alla primavera 2007.
Per queste ragioni...
ORTISI Ma chi l'ha deciso mai?
MISURACA Tranne che voi non istituiate un nuovo turno unico
autunnale, sul quale noi non siamo assolutamente d'accordo.
Pertanto, considerato che si sta creando confusione su questo
disegno di legge, noi, ai sensi dell'articolo 121 quater,
chiediamo che questo disegno di legge ritorni in Commissione
perchè in quella sede venga fatto un dovuto approfondimento sui
temi posti, interessanti, da approfondire e su tutti gli
emendamenti che a questo disegno di legge sono stati presentati.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, non c'è
dubbio che la sollecitazione dell'onorevole Misuraca nel definire
come atteggiamento schizofrenico il fatto di aver presentato un
emendamento, di averlo discusso in maniera franca e trasparente,
di aver chiesto un sistema di votazione previsto dal Regolamento,
cioè il voto segreto, e nel momento in cui il Parlamento si è
espresso, considerare questo un atteggiamento schizofrenico è una
cosa che, obiettivamente, non sta né in cielo né in terra. Mi
permetto di dire, semmai, che è una concezione assai
schizofrenica della democrazia l'affermazione che ha appena fatto
l'onorevole Misuraca. Io vorrei sgomberare il campo, per evitare
che diventi una bega di città o di paese, visto che nel 2001 si è
votato a Palermo, ad Agrigento, a Trapani, ad Alcamo, a Marsala,
a Ragusa, cioè si è votato forse in mezza Sicilia, quindi,
evitiamo di ridurla ad una vicenda che riguarda Palermo, Messina;
insomma, facciamo anche un cattivo servizio al Parlamento della
Sicilia e non di Palermo, di Messina o di qualunque altra città.
Noi abbiamo affrontato un tema; diceva l'onorevole Misuraca di
ricordare che nel 2001, con legge, la sessione che dal 15 aprile
al 30 giugno è prevista ordinariamente, per il 2001, si spostò
quella sessione dal 15 ottobre al 15 dicembre. E, secondo questo
spostamento, l'onorevole Misuraca ha dedotto che i cittadini
siciliani, che hanno votato nel turno autunnale del 2001, nel
momento in cui hanno scelto un sindaco, un consigliere comunale,
che, assieme a quel voto, i cittadini avessero in qualche modo
scelto che la legislatura per questi comuni, caso unico in
democrazia, durasse un tempo diverso rispetto a tutti gli altri
comuni siciliani, che - com' è noto - è previsto che durino per
cinque anni.
Quindi, la teoria, assai schizofrenica - mi permetto di dire -
del collega Misuraca è che il voto in qualche modo ha legittimato
il principio che la durata per quei comuni era in deroga alla
legge vigente. Io credo che questa vicenda si commenti da sola.
Qui stiamo ponendo un tema, signor Presidente, ed io ritorno
alla questione che abbiano affrontato ieri sera, anche se voglio
ricordare che noi non solo abbiamo votato l'emendamento ...
MISURACA Se lei è così certo che si voterà a novembre ...
CRACOLICI . Mi faccia finire. Il dibattito sarà lungo,
onorevole Misuraca.
Non solo abbiamo votato l'emendamento, signor Presidente,
abbiamo votato l'articolo 1 e vorrei ricordare che il disegno di
legge in discussione ha una particolarità: è sostanzialmente
composto di un solo articolo, cioè approvato l'articolo 1, il
disegno di legge già esitato per l'Aula ha esaurito la sua
funzione legislativa.
E allora, delle due l'una: non si può, anche qui, costituire
un precedente, che è assai pericoloso, secondo il quale quando il
Parlamento, di volta in volta, decide una cosa che non piace ad
un Gruppo parlamentare, quest'ultimo ne chiede il rinvio in
Commissione. Secondo questo principio noi ridurremmo la funzione
democratica di questo Parlamento perché a quel punto qualunque
provvedimento varato da questa Aula, se non condiviso dal
capogruppo o dai capigruppo della maggioranza, rientrerebbe in
quella categoria di situazioni per le quali il don Rodrigo
manzoniano avrebbe detto questo matrimonio non s'ha da fare .
Non vorrei che l'onorevole Misuraca fosse il novello don Rodrigo
della storia di questo Parlamento
Ed allora, noi abbiamo una procedura assolutamente
trasparente, tanto più che l'articolo 1 è stato approvato
dall'Aula, la maggioranza può anche rigettare il disegno di
legge; cioè è più democratico determinare un voto contro la
legge, nel momento in cui l'esito di questa legge non lo si
condivide, piuttosto che determinare questo procedimento a zig-
zag che, questo sì, costituisce un precedente grave per la vita
democratica di questo Parlamento.
FORMICA E' accaduto cento volte
CRACOLICI Stia zitto Io non voglio più entrare nel merito
di questa vicenda che veramente è diventata anche bizzarra; una
cosa sola mi permetto di sottolineare: questo disegno di legge
nasce per consentire il voto di una città, Messina, che è stata
resa prigioniera da una vicenda giudiziaria; sarebbe bastato che
il sindaco, dichiarato decaduto da tutti gli organi giudicanti,
avesse compiuto un atto di buon senso politico
FORMICA Sarebbe bastato questo
CRACOLICI Stia zitto Dicevo, che i cittadini messinesi
addirittura avrebbero potuto votare in questo turno elettorale
che si è appena concluso; ma in questo disegno di legge,
giustamente, è stato varato un comma che consente ai comuni che
hanno votato nell'autunno del 2000 - e anche lì a seguito di
vicende che hanno riguardato anche il TAR, giudizi e pareri
dell'Ufficio legislativo della Regione, etc. - giustamente stiamo
stabilendo che quei comuni che devono essere rinnovati dovranno
essere rinnovati alla scadenza dei cinque anni e cioè
nell'autunno del 2005 poiché hanno votato nell'autunno del 2000.
Allora, lo ripeto onorevoli colleghi, qui la si sta buttando
sul terreno del campanilismo. Per quanto riguarda la città di
Palermo, vogliamo buttare fuori Cammarata E voglio dire
all'onorevole Misuraca, da questo punto di vista scelga lui
quando votare Le posso assicurare l'esito: la città di Palermo
si libererà con il voto democratico dei pripri elettori e, credo,
anche di tanti elettori di Forza Italia. Ma adesso il problema è
stabilire una certezza democratica.
Negli Stati Uniti ogni secondo martedì di novembre di ogni
quattro anni, succeda quel che succeda, si vota per il nuovo
presidente degli Stati Uniti d'America. Guerre o non guerre, il
secondo martedì di novembre di ogni quattro anni è certo che gli
americani voteranno per il nuovo Presidente degli Stati Uniti.
Noi, in Sicilia, stiamo stabilendo che le elezioni si fanno
quando lo decide la maggioranza.
Un vecchio detto diceva: Finché il Presidente sta bene, che
motivo c'è di votare? . Io non vorrei usare parole forti, non
vorrei usare categorie che - spero - siano soltanto il frutto di
un nervosismo illogico, ma stiamo attenti sui meccanismi
elettorali, stiamo attenti perché a forza di tirare la corda
stiamo stabilendo per davvero che le elezioni si possono anche
non fare e basta una maggioranza per decidere che si può non
votare. Attenzione, non si gioca su questo
Ecco perché io, signor Presidente, le chiedo e chiedo alla
maggioranza, di consentire al Parlamento di pronunciarsi sul
disegno di legge, pronunciarsi liberamente con un voto dell'Aula
e consentire ai siciliani di Messina, dei 18 Comuni che hanno
votato nel 2000, dei tanti Comuni che hanno votato nel 2001...
PRESIDENTE Onorevole Cracolici, ha parlato esattamente il
doppio del tempo consentito. La prego di concludere.
CRACOLICI Dicevo, di consentire anche a quei siciliani che
hanno votato nel 2001 di votare nei cinque anni, così come tutti
gli altri, per rinnovare le proprie Amministrazioni.
Quindi, credo che la proposta dell'onorevole Misuraca sia
inaccettabile non solo sul piano politico, ma proprio sul piano
del buon senso anche legislativo.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, vorrei che mi aiutaste a
dirimere una questione parlamentare di una certa complessità. C'è
una obiezione politicamente ineccepibile dell'onorevole Cracolici
ed una rivendicazione ineccepibile come quella dell'onorevole
Misuraca.
Io naturalmente, tra le due devo attenermi a quella
regolamentare per obbligo istituzionale. Naturalmente l'Assemblea
è sovrana e decide come vuole perché, come tutti sapete, è
previsto un voto, ma voglio avvertire l'Aula che, qualora dovesse
prevalere la tesi del rinvio in Commissione, le osservazioni che
ho ascoltato non sono calzanti, né io le posso utilizzare;
pertanto chiedo un po' di aiuto perché, in quel caso, avrei la
grande difficoltà di forzare una situazione che, viceversa, può
essere scorrevole.
Il fatto che abbiamo votato un articolo è politicamente molto
rilevante. Io, però, voglio richiamare i precedenti che sono ben
due: uno in occasione di una finanziaria, l'altro in occasione
del disegno di legge su Nassiriya. Qualora l'Assemblea si
pronuncia su una parte del disegno di legge, nel nostro caso
dell'articolo 1, e poi decida di rinviare in Commissione, è
sull'articolo 1 che scattano le prerogative di cui ha parlato
l'onorevole Cracolici ed io vi posso assicurare che non
permetterò mai che la Commissione riveda un voto dell'Aula; è la
Commissione che decide...
SPEZIALE Non è possibile
PRESIDENTE Non è possibile nonostante io vi stia assicurando
che non lo permetterei? E più di questo che devo fare? Riguarda
la Commissione, non riguarda l'Aula, l'Aula si può pronunciare
solamente sulla richiesta di rinvio.
L'articolo 1, approvato regolarmente, non può essere oggetto di
una modifica o di una nuova pronuncia da parte della Commissione
qualora l'Aula decida di rinviare ad essa il provvedimento di
legge.
Pertanto, in analogia con altri passaggi parlamentari, perchè
l'articolo 121 quater che è quello in base al quale si può
chiedere il rinvio in Commissione di un disegno di legge, non
prevede discussione, ma io per analogia applico quanto
previsto per le questioni pregiudiziali o sospensive ed allora
possono parlare due oratori a favore e due contro e poi,
naturalmente, si voterà per alzata e seduta.
LO MONTE , assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LO MONTE , assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
mi appello al buon senso che ella ha sempre espresso ed
all'equilibrio che tutta l'Assemblea in casi difficili e
particolari ha dimostrato di avere.
Voglio ricordare il discorso e le considerazioni che ieri sera
ho rassegnato a quest'Aula. Noi riteniamo che il problema dei 20
comuni - non il problema Messina, scordiamoci un attimo del
problema Messina - che hanno votato nell'autunno del 2000, quindi
prima della legge che ha previsto l'election day, certamente a
questi comuni non può essere consentito di superare i cinque
anni.
E' certo dal punto di vista giuridico che ai 20 comuni che
hanno votato prima che con legge si istituisse l'election day
non si può prolungare sic et simpliciter il mandato da cinque
anni a cinque anni e mezzo.
Questo problema resta, questo problema va affrontato.Capisco
che è cosa diversa, completamente diversa, per quei comuni che
hanno votato nell'autunno 2001 quando già era stato istituito
l'election day. Per questi si pone un problema interpretativo ed
io posso anche condividere il rinvio per un maggiore
approfondimento.
Io vorrei che si scindessero, ove fosse possibile, le due
questioni. Intanto, noi diamo una risposta certa ai 20 comuni
che sappiamo che devono, per legge, per diritto consolidato,
andare a votare in autunno.
Il problema interpretativo per i comuni che, invece, hanno
votato dopo l'approvazione della legge istitutiva dell'election
day, quello lo rinviamo in Commissione.
Io ritengo che se c'è l'equilibrio di tutta l'Assemblea
possiamo salvare il tutto lasciando aperto, perchè aperto resta.
Se rinviamo tutto l'articolo 1 e tutta la legge in commissione,
il problema dei 20 comuni che dovrebbero andare a votare ora, ed
approfitteremmo per fare votare Messina, resta; invece, noi
questo lo risolveremmo, lasceremmo aperto l'altro problema che, a
mio avviso, ha la necessità di essere approfondito. Quindi,
rinvieremmo in Commissione soltanto quell'emendamento che,
sostanzialmente, riguarda quei comuni che hanno votato
nell'autunno del 2001.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio
utilizzare questo argomento per una disputa politica con
l'onorevole proponente la richiesta di sospensione e di rinvio in
Commissione del testo di legge. Voglio però farle osservare,
signor Presidente, lei che so essere persona saggia, che
l'articolo 1 è stato già approvato dall'Aula, e come lei
giustamente ha fatto osservare in Commissione, non è più soggetto
a un giudizio della Commissione medesima in quanto c'è già stato
un voto d'Aula: conseguentemente, l'articolo 1 può soltanto,
eventualmente, essere bocciato dal Parlamento.
L'articolo 2 recita: Nei comuni con popolazione inferiore ai
cinquemila abitanti, il periodo di affissione dello schema di cui
al comma 2... , si tratta cioè di una norma tecnica che prevede
lo schema di affissione. Ebbene, ora voglio chiederle, signor
Presidente, se in forza dell'articolo 121 quater del Regolamento,
lei non debba fare una valutazione, che appartiene alla sua
autorevolezza, circa l'insussistenza di motivazioni secondo
quanto addotto dal capogruppo di Forza Italia: non c'è infatti
nessuna ragione perché l'articolo 2 sia valutato dalla
Commissione... altra cosa sono i precedenti, quando cioè si è
sviluppata in Aula una contrapposizione di tesi, fatto che ha
visto rimandare in Commissione testi complessi al fine di
ulteriori valutazioni nella sede della commissione.
Ma a me sembra, signor Presidente, che in questa fattispecie
non c'entri nulla il riferimento all'articolo 121 quater: dico
ciò ai colleghi per evitare il ricorso al Regolamento con delle
forzature inutili che costituiscono precedenti nella prassi
parlamentare, precedenti che possono essere utilizzati, di volta
in volta, anche da chi verrà, soltanto per piegare l'Aula a
esigenze di una parte, rimodulando decisioni già assunte dal
Parlamento.
Signor Presidente, andiamo alla questione per ciò che è E io
voglio ricordare all'onorevole Misuraca un aneddoto, una cosa
capitata a me. Mi trovavo, assieme all'onorevole Capodicasa
quanto questi era presidente della Regione, in un Paese del sud
America, dove si parla lo spagnolo. Ebbene, non comprendevo bene
la lingua, e a un certo punto, in televisione, in un dibattito
tra il partito di maggioranza - che esprimeva il Presidente di
quella regione - e il partito dell'opposizione, quest'ultima
chiedeva testualmente al partito di maggioranza: ma scusi, ma
quando si vota? . Il rappresentante della maggioranza rispondeva
nei termini: ma fino a quando il Presidente è in salute, che
motivo c'è di votare? . Ora, vedete, Cammarata è in salute, ma
dobbiamo votare prima o poi Io con tutto l'augurio, ricordo
tuttavia che dobbiamo arrivare al voto
Siccome abbiamo già stabilito - e non si può tornare indietro -
che c'è il turno autunnale, a regime, cosa c'entra il rinvio in
Commissione?
Se voi avete il coraggio, fatelo in Aula, bocciate una legge
sulla quale già il Parlamento si era già espresso. A me sembra
fra l'altro, signor Presidente, che il ritorno in Commissione non
concluda niente, perché lo stesso articolo 121 prescrive
tassativamente che, trascorsi quindici giorni - e non capisco in
questi quindici giorni, ragionevolmente, cosa possa succedere
all'articolo 1 - si ritorni in Aula: è per questo che mi
sembrava, seppur apprezzabile, inopportuno, in questo caso,
l'intervento dell'assessore. Sull'articolo 1 non può succedere
assolutamente niente, tra quindici giorni, come dicevo,
ritorneremo in Aula, e ci torneremo col testo così com'è
Per cui, signor Presidente dell'Assemblea, le consiglierei di
evitare di sottoporre l'Assemblea - lo dico anche ai colleghi
della maggioranza - a una discussione del tutto inutile, che si
sovraccarica di fatti politici del tutto irrilevanti in questo
momento, visto che l'Aula si è già determinata. Voi avete una
possibilità tecnica che è quella che stasera si vada al voto
finale: bocciate quindi la legge, non avete altra possibilità,
ora o fra quindici giorni Sottoporre il Parlamento a una inutile
discussione, una inutile lungaggine, mi sembra assolutamente
superfluo
Per quanto riguarda invece il tentativo di polemica politica
di qualche collega della maggioranza, voglio ricordare che sul
turno elettorale di ottobre c'è una mia precisa valutazione che
prescinde dalle vicende recenti che riguardano Palermo o altro.
Mi sono sempre posto una domanda che voglio porre anche ai
colleghi: l'election day, fatto per regolamentare e ridurre,
secondo l'avviso dei proponenti, il costo delle elezioni che si
svolgevano a livello amministrativo, ha insito un rischio, che è
quello che se in Sicilia i Consigli comunali dovessero adottare
un provvedimento di sfiducia nei confronti del Sindaco, ad
esempio nel mese di aprile, andrebbero a votare dopo un anno
Inquei comuni, pertanto avremmo così un democrazia sospesa per
un anno
Ritengo che noi dobbiamo dare, invece, strumenti flessibili,
affinché quando si verifichino nei comuni condizioni di
sospensione della democrazia, venga ripristinata legittimamente,
attraverso l'utilizzo del voto e l'elezione di nuovi organi
amministrativi.
E' per questo che ho sempre ritenuto e ritengo valido il fatto
che, a regime, per le elezioni amministrative, ci possa essere
anche un turno a novembre, tra il mese di ottobre e il 15
dicembre.
E dico ciò come fatto generale. Vorrei sgombrare la polemica su
Palermo o altro e ritornare piuttosto su un'altra questione:
valutare, cioè, se sia corretto sospendere la democrazia nei
comuni per lunghi periodi.
Immaginate che, ad un certo punto, si decida che l'Assemblea
possa essere sospesa per un anno. Abbiamo previsto, giustamente,
nello Statuto, che in caso di sfiducia dell'Assemblea regionale
nei confronti del Presidente, o nel caso di dimissioni del
Presidente, l'organo assembleare venga rinnovato entro tre mesi,
correttamente, non legandolo quindi all'election day, ma
all'esigenza di dotare la Regione di organi democratici.
Questo principio, che è un principio generale e corretto,
andrebbe tenuto in considerazione anche nella valutazione che
stiamo facendo sull'elezione per quanto riguarda i consigli
comunali e provinciali.
E' per questo che io penso che ieri sera l'Aula non abbia avuto
alcun atteggiamento schizofrenico, bensì rispetto di un sistema
che è quello democratico: l'Aula ha valutato correttamente che, a
regime, è giusto introdurre una scadenza che, tra il 15 ottobre
ed il 15 dicembre, permetta di ripristinare le condizioni di
democrazia ove queste siano sospese.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei tentare,
in meno di cinque minuti, nonostante la briga possa far
spaventare, di ricondurre la querelle all'interno del dibattito
teorico che, sull'argomento, si sviluppa da un pezzo in Occidente
ed in Italia in particolare. Altrimenti, veramente depauperiamo
la funzione di noi parlamentari, la facciamo diventare ciò che in
genere è in questo Parlamento, cioè una lite, una lotta muscolare
di livello a volte non eccezionale
Non sono solo i costituzionalisti che vanno per la maggiore, ma
anche i saggisti di destra e di sinistra (ricordo gli ultimi
interventi, da una parte, di Marcello Veneziani e, dall'altra, di
Luciano Canfora) che mettono accanto alle due forme di democrazia
vigenti negli ultimi 150 anni, democrazia sostanziale e
democrazia formale, una forma di democrazia che è pseudo-
democrazia, che invece si riconduce, loro dicono, non solo per la
democrazia tout court, ma anche per le altre due forme
istituzionali, cioè la monarchia e l'aristocrazia, ad oligarchia.
In altri termini, ciò che sostengono questi due studiosi è che,
in fondo, giochiamo a fare i monarchici, gli aristocratici o i
democratici, ma in effetti, da 2500 anni, si pratica oligarchia
Ciò che sta avvenendo in quest'Aula, tra ieri e oggi, dà
ragione sia a Marcello Veneziani sia a Luciano Canfora. Noi,
cioè, riconduciamo i fatti democratici ad una pratica oligarchica
che non fa onore, e non solo ai lavori parlamentari, ma che non
si può iscrivere nel percorso delle vie democratiche che, da
duemila e cinquecento anni, faticosamente si portano avanti
nell'Occidente del Mondo.
Noi dunque, nella fattispecie, abbiamo votato ieri l'articolo
1, con gli emendamenti relativi.
Il Presidente Lo Porto, giustamente, sostiene che l'articolo 1
lo si può mandare in Commissione ma non si tocca e se non si
tocca l'articolo 1, che reca l'emendamento, quello votato a
scrutinio segreto - per intenderci - che è una parte integrante e
che è l'argomento per il quale stiamo litigando, ebbene, che ci
torniamo a fare in Commissione?
A questo punto, credo, che delle due possibili ipotesi di cui
parlavamo ieri sera, ne resta in campo solo una che non é quella
che prediligo - a differenza del collega, onorevole Speziale - ma
che è l'unica, a questo punto, praticabile.
Noi possiamo salvare, infatti, il tutto ripristinando i turni
autunnali. D'altra parte, onorevoli colleghi, la legge regionale
25, che noi votammo, ci consentì di passare, in nome della
stabilità, da quattro a cinque anni e, per tutte le
amministrazioni in cui si votò prima dell'entrata in vigore della
legge regionale 25, si stabilì che si votasse, in regime
straordinario, dopo quattro anni e mezzo o cinque anni e che,
comunque, non si potesse votare dopo cinque anni e mezzo, perché
questo significava che, nella fase transitoria, si sarebbe votato
dopo un lasso di tempo superiore di quello a regime
Era assurdo, ma era ovvio - e qui non metto bocca - che quei
casi in cui si votò dopo l'entrata in vigore della legge
regionale 25 non potessero durare meno di cinque anni. Noi, però,
non possiamo consentire che chi sia stato eletto cinque anni,
duri per forza cinque anni e mezzo Questo, fra l'altro, possiamo
consentirlo in maniera equilibrata, non sapendo chi andrà a
governare e, quindi, veramente in maniera equilibrata e
bipartisan, una volta soltanto per passare a regime dell'election
day, per chi - come Messina o come Palermo l'anno prossimo -
porteremo a votare, alla scadenza dei cinque anni, perché poi,
per una volta sola, duri la candidatura cinque anni e mezzo e ci
rimettiamo infine a regime.
Se questo, per i motivi più vari, non é possibile, l'unica
strada praticabile - che non condivido, ma che é oggettivamente
l'unica praticabile, appunto - é quella di ricondurre tutti al
regime per il quale si voti ogni anno, non secondo l'election
day, ma secondo i due turni autunnali.
Ripeto, come ieri sera, tertium non dator. Non tentiamo prove
muscolari che, nelle regole, fanno sempre male. Ricordate come é
finita per la legge elettorale? Che poi i partiti della
maggioranza... non serve a niente e a nessuno
Sulle regole dobbiamo trovare una maggioranza...
PRESIDENTE. La invito a concludere, onorevole Ortisi.
ORTISI. Signor Presidente, cerco una proposta di equilibrio e
di condivisione dell'Aula. Il riportare in Commissione il testo
non ha senso, lì dove l'articolo 1 é motivo di querelle e non può
essere modificato. Ci può essere, infatti, solo scontro, ma mi
auguro che prevalga il buon senso.
MICCICHE'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
questo Parlamento stia subendo una mortificazione senza
precedenti e capisco l'intendimento della Presidenza che si trova
in una situazione di cul de sac, come si suol dire.
Capisco la sua difficoltà, signor Presidente, relativamente a
come destreggiarsi in una situazione così difficile, ove cerchi
l'apporto tecnico dei suoi collaboratori, al fine di trovare le
strategie per uscire da questa situazione, appunto.
Le strategie sono già state illustrate dai miei colleghi
precedentemente intervenuti. C'é una sola strada, tuttavia:
concludere il disegno di legge e votarlo; se alla maggioranza non
piace questa soluzione, si adegui di conseguenza, non vedo il
perché di tutti questi zig-zag, davvero così mortificanti.
Però, in aggiunta alle considerazioni espresse dai colleghi che
mi hanno preceduto, vorrei fare riferimento ad un fatto
gravissimo successo in un altro comune, poi oggetto della
discussione di questo disegno di legge, il comune di Agrigento
che, in questi giorni, è balzato agli onori della stampa per un
fatto, che io ho definito un golpe.
Ma cosa è successo? Peccato non ci sia l'Assessore al ramo,
l'onorevole Stancanelli, che potrebbe in tal senso dare
delucidazioni in merito: ebbene, ad Agrigento, è successo che si
è dovuto procedere al rinnovo di una circoscrizione, a seguito di
dimissioni, per motivi che non sto qui a dire, ed allora
giustamente il Comune ha indetto le elezioni per il 15 maggio;
nel contempo, il comune di Agrigento modifica una delibera sui
confini, così che, da cinque circoscrizioni, le riduce a due: di
conseguenza, l'Assessore ha nominato i commissari per queste
circoscrizioni, ma nel contempo c'erano le elezioni in corso
Ebbene, c'è stato un via vai tra comune ed assessorato:
l'Assessore al ramo ha sostenuto che, per quanto riguardava le
elezioni, fosse giusto che il popolo si esprimesse, per quanto
riguardava l'aspetto della decadenza sono stati inviati i
commissari... ebbene è successo ben altro
E' successo che il popolo ha votato per la circoscrizione
centro, circa 10 mila elettori sono stati trascinati alle urne il
15 di questo mese, sono andati a votare, hanno espresso una
maggioranza - guarda caso, per la prima volta nella mia città, il
centrosinistra ha vinto - ebbene, oggi, una sentenza del TAR (ci
sono stati alcuni presidenti che hanno fatto ricorso) ha dato
ragione al Comune, ma non entrando nel merito, di conseguenza si
è detto che le votazioni del 15 maggio non sono valide.
Io ho portato ad esempio questa considerazione per interrogarsi
sulla volontà popolare, l'interpretazione del popolo che va alle
urne, che vota per un consiglio provinciale, comunale, per un
sindaco, per una circoscrizione: a cosa serve, infatti, se
Assemblee, come l'Assemblea regionale siciliana, votano una norma
e poi c'è un'altra parte che fa di tutto per vanificarla? A cosa
serve la volontà popolare quando i cittadini vengono trascinati a
votare e poi il loro voto non serve, perché c'è la decisione di
un consiglio comunale che scioglie una circoscrizione?
Ebbene, qui bisogna chiarire se noi dobbiamo rispettare la
volontà del popolo che ci elegge oppure è un'opzione, una nostra
volontà facoltativa.
A me pare che ciò che qui si sta facendo con la proposta
avanzata dall'onorevole Misuraca è la stessa cosa, cioè la stessa
volontà di tradire la volontà del popolo.
Noi siamo qui per interpretare: noi le regole le facciamo non a
convenienza, ma per dettare regole che siano tali Quanto poi ai
tipi di artifizi, strategie che vengono adottati, ebbene tutto
ciò lascia il tempo che trova
Per questo, signor Presidente, onorevoli colleghi, state
attenti a non tirare troppo la corda, la gente è stanca di
sentire beghe di cortile, perché di questo si tratta, perché la
volontà popolare, Palermo, Agrigento l'hanno già espressa nel
momento in cui hanno votato Si tratta di cinque anni e cinque
devono essere portati a termine
In relazione all'election day che abbiamo stabilito nel 2001,
negli ultimi mesi del 2001, chiaramente non avete calcolato -
perché io, su quella legge, ho votato contro, quindi non ho
questo peso - la volontà popolare che non bisogna interpretarla a
convenienza La convenienza è che i cinque anni devono essere
rispettati perché il popolo si è così espresso: noi, con questa
norma che volete abrogare, sicuramente non abbiamo niente a che
fare
ARDIZZONE presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà, tuttavia, voglio avvertire che
stiamo procedendo in un modo assolutamente irrituale. Ho
ritenuto, infatti, di aprire una discussione di merito,
considerata e apprezzata l'importanza dell'argomento, ma con una
procedura che il Regolamento non mi consentirebbe di adottare.
Non è prevista una discussione generale su una richiesta di
rinvio in Commissione, l'ho voluto fare per analogia con altre
questioni e istituti parlamentari, ma comunque, sempre nel limite
e nell'ambito dei due oratori a favore e due contro.
Qui sta verificandosi, invece, un'abbondante iscrizione a
parlare. A questo punto, non posso certo interrompere la
discussione, avendo già fatto un'eccezione per chi precede, ma
sarò tassativo nell'imporre i cinque minuti.
La prego, onorevole Ardizzone, inizi pure il suo intervento.
ARDIZZONE presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, desidero anzitutto ringraziare la Presidenza
per l'onestà con la quale ha evidenziato che l'articolo 1, se
dovesse l'Aula determinarsi di rinviarlo in Commissione, non
potrebbe essere assolutamente modificato.
Quanto ricordava l'onorevole Misuraca, però, è l'esatta verità,
caso mai ce ne fosse bisogno di evidenziarla: questa legge, è
inutile nasconderci, nasce proprio per risolvere il problema di
Messina, e si aggancia analogamente al problema degli altri
comuni; su tale previsione c'era stata l'intesa generale.
Sappiamo quanto è successo in questi mesi e tutto ci saremmo
aspettati tranne che ci ritrovassimo a discutere nuovamente su
questa problematica.
Faccio quindi un appello all'onorevole Cracolici e a tutto il
centrosinistra, peraltro in tal senso l'ha già fatto il Governo e
abbiamo anche, oserei dire, una soluzione regolamentare. Infatti,
proprio il secondo comma dell'articolo 17, onorevole Cracolici,
recita che sugli emendamenti già approvati che sembrano
inconciliabili con lo scopo dell'oggetto della deliberazione...
CRACOLICI Non giustifichi la sensibilità politica con
questioni da azzeccagarbugli
ARDIZZONE presidente della Commissione. No, onorevoli
Cracolici, faccio un appello alla sua sensibilità politica, non è
un problema da azzeccagarbugli
Onorevole Cracolici, non è così, questo è un modo demagogico
per non incidere sul problema. Io mi riferisco a lei, vedo che
non c'è la sensibilità politica e la disponibilità ad ascoltarmi.
Onorevole Cracolici, nel comma 1 si dice che è in via
straordinaria, e solo per il 2005: viene ribadito, solo per il
2005, così da evidenziare il carattere tassativo dell'election
day e per dire che c'era un problema Messina , al quale si
agganciava quello dei comuni recatisi alle urne nel 2000.
Questa è cosa diversa ed io mi sono sforzato di dirlo ieri. Nei
comuni nei quali si è votato nel 2001, per legge, e la possiamo
leggere, si andava in automatico a votare nella primavera
successiva, per legge, questo era stato evidenziato. Ebbene, ieri
avevo detto - e qualcuno ha fatto pure il sorrisino ironico -
che vi era un problema di incostituzionalità, nell'introdurre
questa norma dell'onorevole Cracolici. E le dico il motivo.
Mentre l'articolo 1 fissa risolutivamente, in termini
categorici, che il turno elettorale si vada a rinnovare nel 2010,
l'emendamento dell'onorevole Cracolici questo non lo dice, motivo
per cui diventerebbe inconciliabile con tutta la disposizione.
La soluzione proposta invece è dignitosa e, a mio avviso, se
c'è la volontà politica da parte dell'Aula, potrebbe essere
trovata, nel rispetto del Regolamento, sapendo che il Regolamento
medesimo prescrive, a tal proposito, che venga udito proprio il
proponente l'emendamento stesso.
La questione, quindi, è solamente politica
Si ritorni, pertanto, al ragionamento e all'appello mosso dal
Governo: andiamo avanti con queste norme, senza scandalizzarci
del fatto che si tratta di una previsione per Messina e per i
comuni andati a votare nel 2000: successivamente, ci porremo gli
altri problemi, sapendo tuttavia che un problema esiste già e che
va da quest'Aula risolto in tempi celeri.
SPEZIALE Ma l'articolo 1 è già stato votato
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, da ieri ci
stiamo aggrovigliando in un dibattito pesante su degli argomenti
che - come bene ha evidenziato il Governo, ma anche l'onorevole
Ardizzone - sono dei falsi argomenti.
Voglio ricordare a tutti i colleghi che è stata chiesta al
Presidente del Parlamento, in maniera pesante, l'iscrizione in
via straordinaria e urgente, all'ordine del giorno di un disegno
di legge che potesse in qualche modo - ove ne ricorrano le
condizioni - risolvere il problema del lunghissimo
commissariamento della città di Messina.
Sulla base di questa richiesta pressante, portata avanti
dall'onorevole Ardizzone - ma in buona parte dalla deputazione
messinese - il Presidente del Parlamento, previa discussione in
Aula e dopo averne parlato anche in sede di Conferenza dei
Capigruppo, ha consentito formalmente che l'Aula si occupasse
della cosiddetta leggina , per risolvere il problema di Messina,
in via straordinaria.
A questa legge, una volta in Aula, si sono agganciati una serie
di emendamenti che nulla avevano a che vedere con il problema di
Messina e che, invece, intervenivano su altre questioni che, per
avere accesso all'Aula - essendo fra l'altro materia elettorale e
quindi, come si è visto dal dibattito di questi giorni, molto
delicata - necessariamente abbisognano dell'iter parlamentare
normale e cioè del preliminare passaggio in Commissione, con i
dovuti approfondimenti in questa sede.
All'inizio della seduta di ieri, sotto la sua Presidenza,
onorevole Lo Porto, più volte, sia io che altri colleghi, abbiamo
pregato i proponenti tutti di ritirare gli emendamenti estranei
alla cosiddetta leggina su Messina, così da consentirne un iter
spedito e, poi, approfondire gli emendamenti ritirati in un
apposito disegno di legge dove potevano trovare il giusto
accoglimento, con i giusti approfondimenti nelle sedi opportune
e, cioè, nelle Commissioni parlamentari.
Questo appello, che è stato più volte lanciato - i verbali lo
testimoniano -, non si è voluto accoglierlo. Per finire, nella
confusione dell'Aula di ieri (perché questo ogni tanto accade in
quest'Aula, e sulle richieste più disparate, perché è ovvio che
ciò accada, che poi prevalgano gli interessi spiccioli, magari
dei singoli), sono passate, con voto segreto, alcune norme,
alcune non contraddittorie, altre incostituzionali; addirittura
si è statuito, su emendamenti volanti' che non sono passati
dalle Commissioni per il parere, che le legislature possono
durare quattro anni e mezzo anziché cinque anni, col rischio di
coprirci di ridicolo e col rischio di impugnativa certa,
istituendo sì una disparità di trattamento rispetto ai diversi
comuni. Ieri, ripeto, si è stabilito - o si è tentato di
stabilire - che in alcuni comuni la legislatura duri cinque anni,
in altri può durare cinque anni e mezzo e in altri ancora quattro
anni e mezzo, il che è semplicemente ridicolo.
Voglio anche aggiungere che non è vero che la norma, com'è
stato detto qui poco fa - e finisco signor Presidente, ma il
tema è troppo importante - non c'è per alcuni comuni, anche per
i comuni che hanno votato nel 2000, per i quali convengo con le
tesi sostenute e, cioè, che erano state svolte elezioni con la
durata a quattro anni e che sono state rinviate prima
dell'election day e, quindi, andremmo a cinque anni e mezzo. Ma,
attenzione Anche per quei comuni c'è stato un pronunciamento del
TAR, della Magistratura che ha dato torto e ha rigettato il
ricorso presentato da coloro i quali volevano che si votasse
prima e, cioè, in questa sessione.
Quindi, attenzione: anche per quei comuni il TAR e la
Magistratura hanno statuito che possono andare a votare...
GIANNOPOLO Il ricorso aveva altra natura
FORMICA ... Ma, comunque, c'è stato un pronunciamento; anche
se io sono d'accordo con la tesi che quei comuni devono andare a
votare a novembre. Ma certamente - come ha sostenuto l'onorevole
Ardizzone - i comuni che hanno votato nel novembre 2001, secondo
la legge già approvata da questa Assemblea, voteranno in
primavera, per cui io, ancora una volta, pregherei quest'Aula di
rinviare il disegno di legge in Commissione al fine di trovare un
accordo per far sì che magari vadano a votare i comuni che hanno
votato nel novembre 2001 e che, invece, venga cassata quella
parte, certamente incostituzionale, che riduce la legislatura a
quattro anni e mezzo. Questa norma sarebbe certamente bocciata e
ci esporrebbe ad una figura veramente barbina.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Beninati.
BENINATI Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi
riallaccio all'iter dell'articolo 1- non entro nel merito
dell'articolo 1, che ormai peraltro è stato dibattuto e ha avuto
una sua sorte -. E devo dire che ho condiviso ieri alcuni
colleghi, in particolare l'onorevole Misuraca che, nel suo
intervento, aveva posto l'Aula in una condizione corretta, a
prescindere dalla formulazione se si rimandavano in Commissione
gli emendamenti o l'articolo o la legge.
Però il problema non è stato ben considerato e devo dire che
ha posto alcune difficoltà, non ultimo il rispetto dell'articolo
111 del Regolamento.
Noi abbiamo fatto uno strappo al Regolamento. Abbiamo approvato
un articolo sapendo che è stato fatto uno strappo al Regolamento.
Signor Presidente, l'articolo 111 del Regolamento parla chiaro:
non possono essere presentati in Assemblea, se non dal Governo o
dalla Commissione o da un presidente di un gruppo parlamentare,
emendamenti che non siano stati presentati e ritenuti ammissibili
nella competente Commissione, ovvero strettamente connessi con
essi secondo l'insindacabile apprezzamento del Presidente.
Nel momento in cui l'onorevole Misuraca ha posto questo
problema dei tre emendamenti presentati, era ammissibile solo
quello dell'onorevole Formica. Quest'ultimo è presidente di
gruppo parlamentare, ma Incardona non è presidente di gruppo e
quindi l'emendamento doveva andare in Commissione come pure
l'emendamento a firma dell'onorevole Cracolici, che non è nemmeno
lui presidente di gruppo.
Signor Presidente, non capisco perché oggi ci stiamo
contorcendo su un argomento, sul quale devo dire che vi era stata
attenzione da parte sua; poi è subentrato alla Presidenza
l'onorevole Fleres, il quale, non conoscendo questo passaggio,
quasi certamente non ha colto questa parte. Io credo vada
prestata attenzione su questo perché, se vogliamo rispettare le
regole, o si rispettano al cento per cento o non possiamo dire
una volta sì e una volta no.
L'articolo 1, a mio avviso, ha un vizio a monte.
PRESIDENTE Onorevole Beninati, non comprendo dal suo
ragionamento quale sarebbe, qualora l'accogliessi, ma non posso,
l'effetto della sua considerazione perché stiamo ragionando
sull'opportunità di un rinvio in Commissione. Quindi lei, come
argomento favorevole al rinvio in Commissione, usa questa tesi.
Purtroppo, non è esattamente come lei ha sostenuto: io non ero
presente in quel momento ai lavori d'Aula ma non voglio prendere
le difese d'ufficio del mio vicepresidente vicario che si è
attenuto perfettamente al Regolamento, là dove dice, all'1 bis,
quello che ha detto lei senza concludere però, ritenuti
ammissibili nella competente Commissione ovvero strettamente
connessi con essi secondo l'insindacabile apprezzamento del
Presidente .
Io non intendo entrare nel merito dell'insindacabile parere del
Presidente di turno, il quale si è assunta una responsabilità che
il Regolamento gli consente; ma non è questo, mi deve consentire,
l'argomento politico che può incidere sull'opportunità o meno di
rinviare in Commissione il provvedimento.
E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha facoltà.
PANARELLO Signor Presidente, io sono tra coloro che hanno
cercato, nel corso di queste settimane, di sollecitare la
istituzione di un turno che consentisse alla città di Messina,
qualora il dottore Buzzanca rinunciasse al ricorso che
legittimamente ha presentato in Cassazione, di potere votare
INCARDONA Questo lo dirà la Magistratura
PANARELLO sto dicendo qualora
SAMMARTINO Un ricorso può essere legittimo.
PANARELLO legittimamente ha presentato il ricorso.
LO MONTE , assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Avete sentito male.
PANARELLO Non si innervosisca, presidente Incardona, io ho
citato un fatto.
Ora, come ha ricordato correttamente il collega Ardizzone, alla
sollecitazione della deputazione messinese, sostenuta da alcuni
gruppi parlamentari - ed in particolare dal gruppo parlamentare
dei Democratici di Sinistra - si è aggiunta questa vicenda, che
ha spiegato adesso l'assessore Lo Monte, riguardante i comuni
che hanno votato nel turno autunnale nel 2000.
Credo che, in ragione di questo articolo del testo,
l'emendamento del collega Cracolici fosse pienamente giustificato
e coerente. Dopodiché il Presidente ci ha spiegato che, essendo
stato votato quell'emendamento, qualunque rinvio in Commissione
non può modificare la condizione già determinata dall'Aula. E
allora io vorrei che i colleghi tutti, a partire dai deputati che
come me hanno sostenuto l'opportunità di istituire la possibilità
per Messina di andare al voto ad ottobre, fossero consapevoli del
fatto che qualora si bocciasse questo articolo, i colleghi che
intendessero bocciare l'articolo 1 già votato, compreso
l'emendamento, impedirebbero che si determinasse questa
opportunità per Messina.
Io non voglio assumere un atteggiamento polemico, vorrei essere
costruttivo.
L'onorevole Ardizzone e l'assessore Lo Monte hanno ipotizzato
che per i comuni che hanno votato nel 2001 nella legge istitutiva
fosse già previsto che voteranno nel 2007; bene, se è così, nulla
toglie al Governo e alla maggioranza che, in un momento
successivo, visto che l'emendamento già approvato parla di
autunno del 2006, si corregga sulla base di queste motivazioni.
Se ci sono profili di incostituzionalità, come ha detto il
collega Ardizzone, ci penserà il Commissario dello Stato a
cassare questo emendamento.
Cosa voglio dire? D'altro canto ci sono illustri precedenti.
Per i comuni che hanno votato nel 2000, l'assessore Lo Monte lo
sa bene, era previsto che votassero dopo cinque anni e nella
legge che abbiamo votato a marzo, quella sui comuni, si era
stabilito con un emendamento che dovessero votare dopo quattro
anni e mezzo; poi la legge è decaduta per la nota vicenda, ma era
previsto che votassero nel turno che abbiamo effettuato quindici
giorni fa.
Quindi l'Assemblea può intervenire, qualora le ragioni addotte
qui dal Governo e dal Presidente della Commissione siano
considerate fondate; si può sempre intervenire per spostare
ulteriormente il turno elettorale per quei comuni che hanno
votato nel 2001.
Ma non si prenda a pretesto, lo dico senza spirito polemico, la
votazione legittima e libera dell'emendamento Cracolici per
affossare una legge che è stata già approvata e che consentirebbe
alla città di Messina di votare nell'autunno prossimo, sempre che
sia sgombrato il campo di cui tutt'ora è titolare il dottore
Buzzanca.
Presidenza del presidente Lo Porto
Sull'ordine dei lavori
MISURACA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MISURACA Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerato
che...
PRESIDENTE Mi dica se parla sull'ordine dei lavori o su altre
cose.
MISURACA Sì, ma intanto per rispondere all'onorevole
Cracolici, che ha raccontato la storiella del viaggio in Sud-
America.
La storiella sarà vera, il presidente sudamericano esiste,
quello che forse non...
PRESIDENTE Onorevole Misuraca, lei non può ripetere un
intervento che ha già effettuato. E' una polemica che non posso
raccogliere in coda ad una discussione che verte su ben altro
argomento.
MISURACA Allora confermiamo la richiesta sull'ordine dei
lavori, sulla votazione a norma dell'articolo 121 quater.
PRESIDENTE Pongo in votazione la proposta dell'onorevole
Misuraca.
Ai sensi dell'articolo 121 quater, si vota per alzata e seduta.
Presidenza del presidente Lo Porto
ODDO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Onorevole Oddo, non è prevista, in questa ipotesi,
dal Regolamento.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del presidente Lo Porto
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per la
libera circolazione degli appartenenti alle Forze dell'ordine ed
al Corpo dei Vigili del fuoco sui mezzi di trasporto pubblico
locale» (964-883-903/A)
PRESIDENTE Si passa al seguito della discussione del disegno
di legge «Norme per la libera circolazione degli appartenenti
alle Forze dell'ordine ed al Corpo dei Vigili del fuoco sui mezzi
di trasporto pubblico locale» (964-883-903/A), iscritto al numero
2.
Invito i componenti la IV Commissione, «Ambiente e territorio»,
a prendere posto al banco delle commissioni.
Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge si
è interrotto nella seduta numero 293 del 18 maggio 2005.
Tenuto conto che nella predetta seduta la discussione generale,
di fatto non si è svolta, consento che nella presente seduta si
svolga una discussione, prima del voto sul passaggio all'esame
degli articoli.
GIANNOPOLO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
perché vorrei capire il senso di questo disegno di legge e se un
argomento di questo tipo necessiti di una legge.
Ritengo che noi non possiamo legiferare in materia perché non
possiamo intervenire sullo status della Polizia di Stato,
dell'Arma dei Carabinieri, da un lato, e non possiamo intervenire
sul trasporto pubblico locale la cui regolamentazione spetta
esattamente alle aziende che lo gestiscono.
Francamente non capisco il senso di questo disegno di legge,
posso capire quella sullo status della polizia municipale, ma per
il resto non capisco come si possa concepire una legge di questo
tipo, quindi dichiaro la mia assoluta indisponibilità a
considerare il passaggio agli articoli per l'esame di questo
disegno di legge.
PRESIDENTE Invito i colleghi ad iscriversi a parlare. Se
credete, vi possiamo indicare qualche precedente, perché,
onorevole Giannopolo, la materia è stata oggetto di decisioni dei
consigli regionali come pure di delibere amministrative di
Giunta.
E' un problema al quale prego di prestare il massimo di
attenzione.
FLERES Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FLERES Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di
legge punta a favorire l'esercizio delle funzioni proprie degli
appartenenti alle forze dell'ordine durante azioni, attività che
sono poste in essere all'interno dei mezzi pubblici di trasporto.
Spessissimo si compiono nei mezzi pubblici di trasporto
attività illecite, non svelo assolutamente alcun segreto dicendo
che sui mezzi pubblici avvengono attività di spaccio di
stupefacenti, se rivelo che a all'interno dei mezzi pubblici
avvengono attività di taccheggio, di borseggio, se svelo che nei
mezzi pubblici si verificano fenomeni di malcostume di varia
origine, ora lasciamo perdere il tipo di crimine.
Durante le attività di servizio gli appartenenti alle forze
dell'ordine, dunque, devono essere considerati a tutti gli
effetti in servizio e, pertanto, favoriti nella loro attività.
Relativamente alle osservazioni dell'onorevole Giannopolo
vorrei soltanto citare che numerose regioni hanno già legiferato
in questo senso, l'ultima in ordine di tempo è il Piemonte, ma a
conferma di questo basta ricordare che i mezzi pubblici a cui si
fa riferimento nel disegno di legge sono quelli locali e dunque
quelli che usufruiscono di contributi da parte della Regione,
contributi che non vengono elargiti in funzione del numero di
passeggeri trasportati, bensì in funzione della quantità di
chilometri percorsi e, pertanto, questo non determina nessun
onere aggiuntivo a carico dei gestori dei servizi pubblici
locali.
Credo sia un intervento legislativo essenziale e assolutamente
privo di connotazioni di natura politica e, in tal senso, signor
Presidente, invece, desidero fare appello alla sua persona ma
anche ai presentatori degli emendamenti affinché il testo non
venga gravato di materie che sono assolutamente estranee
all'oggetto del disegno di legge.
Non vedo cosa c'entrino questioni che riguardano autorizzazioni
commerciali, autorizzazioni edilizie benché meno il POR o,
addirittura, con tutto rispetto per l'argomento, ma non certo per
la sua collocazione all'interno di questa legge, l'istituzione di
fondazioni o altro.
Quindi mi permetto, signor Presidente, di fare appello alla
sua sensibilità per depurare il testo da emendamenti che non
hanno assolutamente niente a che vedere con la materia oggetto
del disegno di legge.
SPAMPINATO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche per
testimoniare la veridicità di quanto diceva l'onorevole Fleres,
questo disegno di legge nasce da iniziativa parlamentare e da una
volontà unanime all'interno della Commissione. Le finalità sono
quelle esposte dall'onorevole Fleres e credo che sia giusto,
anche vista la materia, di non caricarlo di contenuti che non
hanno assolutamente nulla a che vedere con la suddetta materia.
E' una legge che ha uno specifico scopo, ha una sua
funzionalità che ritengo debba essere approvata tenendo fede
strettamente al testo approvato in Commissione, approvato
all'unanimità dalla Commissione al di là dell'aspetto politico,
della composizione della stessa.
SBONA vicepresidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SBONA vicepresidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, come diceva l'onorevole
Spampinato, questo disegno di legge è una sintesi approvata
all'unanimità in quarta Commissione di una iniziativa legislativa
di carattere governativo e anche di carattere parlamentare, di
maggioranza e di minoranza. Non capisco, quindi, l'intervento
dell'onorevole Giannopolo, anche se lo rispetto, perché proprio
a lui voglio dire che in carenza di una normativa nazionale sul
settore, diverse regioni hanno già legiferato in merito e quindi
ritengo che anche noi, senza adeguarci, ma riconoscendo che
soprattutto gli appartenenti alle forze dell'ordine, compresi
anche i vigili urbani, con una differenziazione che fa la
normativa, cioè quella di consentire a tutti gli altri
appartenenti alle forze dell'ordine di potere utilizzare
gratuitamente i mezzi pubblici sia in ambito locale, cioè
comunale, che in ambito extra-comunale, invece viene limitato ai
vigili del fuoco solo a livello comunale.
Quindi, ritengo che sia anche un fatto estremamente positivo
perché la legge vuole essere una risposta non solo a quella che
è la necessità logistica da parte del corpo delle forze
dell'ordine, ma anche un aspetto sociale perché permette in
maniera indiretta che l'utilizzo dei mezzi pubblici da parte
delle forze dell'ordine possa rappresentare con la loro solo
presenza, nei mezzi pubblici, un deterrente per potere
scoraggiare anche la microcriminalità che spesso è presente negli
stessi mezzi pubblici, per cui siamo particolarmente fiduciosi
che il Parlamento possa approvare questa legge che possa dare una
risposta alle forze dell'ordine.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha
facoltà.
ODDO Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che con un
minimo di ragionevolezza - può darsi che mi stia sbagliando -
quanto contenuto in questo disegno di legge possa essere
disciplinato con un semplice adempimento amministrativo, perché
non mi pare che non permangano tutte le condizioni per cui possa
essere da tutti compreso che chi, nel momento in cui espleta un
servizio anche legato alla questione che citava l'onorevole
Fleres, per quanto concerne ciò che accade sui mezzi di trasporto
- spesso o meno spesso non siamo nelle condizioni di dirlo - ha
il problema della circolazione gratuita per quanto concerne i
motivi di servizio.
Può darsi che sia una lettura superficiale, ma che ci voglia
una norma per autorizzare la circolazione gratuita dei pubblici
ufficiali in regolare servizio mi pare assolutamente qualcosa
che, sinceramente, vanifica un po' il ruolo e la funzione di
questo Parlamento.
Non vorrei drammatizzare, però mi pare eccessivo che siamo
chiamati ad approvare una norma per permettere ciò.
Quindi, al di fuori delle argomentazioni sostenute
dall'onorevole Giannopolo, che condivido, dobbiamo dire con
molta franchezza che questa sera non so se l'Aula chiuderà i
lavori e potrà essere contenta di ciò che è stato deciso, non lo
posso dire. Faccio una brevissima parentesi, perché secondo me
una forzatura si è commessa.
Quindi, se c'è la volontà, si approfondisca e si faccia in modo
di disciplinare la materia con un semplice atto amministrativo.
Ma se, addirittura, siamo arrivati al punto di normare questa
fattispecie, con molta sincerità devo dire che sono un po'
preoccupato, sono stupito da un lato e molto perplesso
dall'altro. Pertanto mi permetto di invitare coloro che hanno
seguito, sicuramente meglio di me, l'iter di questo disegno di
legge ad approfondire qualche minuto in più perché è possibile
trovare la soluzione senza scomodare il voto di un Parlamento e
senza formulare addirittura una norma specifica al riguardo.
PRESIDENTE Onorevole Beninati, la prego di rispondere
all'obiezione che è stata mossa dai deputati Oddo e Giannopolo.
BENINATI presidente della Commissione. Signor Presidente,
devo dire che la Commissione ha affrontato questo tema con una
coralità assoluta. Infatti, alla fine, anche se il Governo ha
poi presentato un suo testo la norma è di iniziativa
parlamentare.
C'è stata una condivisione assoluta. E lo dico perché la
quarta Commissione, il più delle volte, si adopera ricercando
l'unanimità dei consensi nell'approvare le norme.
Comunque, seppure questa norma ha destato la ilarità di
qualche collega che non aveva compreso la ratio di ciò che si
discuteva affermando che il Carabiniere insegue il ladro tramite
il mezzo di servizio.
Scusate, non si è capito di cosa stiamo parlando, perché la
norma non è prevista affinché le forze dell'ordine possano
usufruire dei mezzi pubblici, ma perché in quei mezzi ci sia un
maggiore controllo.
Pertanto, é un servizio che può essere certamente istituito da
parte delle forze dell'ordine..
CRACOLICI Dal poliziotto di quartiere al poliziotto
dell'autobus.
BENINATI presidente della Commissione. Onorevole Cracolici,
la prego di non fare delle affermazioni che non c'entrano con
questo testo.
Questa é una norma scritta chiaramente, se poi si vuole
sostenere che la norma non va bene lo si può dire, ma rimane
scritta bene, con chiarezza; è stata scritta da tutti, anche dai
suoi colleghi che fanno parte della Commissione, pertanto la
prego di non deridere nessuno perché è offensivo.
Personalmente la ritengo più che giusta, poiché la considero
una norma di interesse sociale, una iniziativa nell'interesse
del controllo attraverso questo servizio che può essere
effettuato da chi effettivamente lo può fare all'interno delle
forze dell'ordine.
Concludo chiedendo, a tutti i colleghi, io per primo, di
ritirare gli emendamenti, altrimenti, signor Presidente, lo
faccia lei in quanto gli stessi non hanno nessuna pertinenza con
la norma che dovremmo applicare; a quel punto sarei io a
sostenere la tesi di rinviarla in Commissione.
Sarebbe pure paradossale, non vi è nessun titolo. Se, invece,
c'è una condivisione da parte di tutti i presidenti dei gruppi
parlamentari, va bene, ma certamente gli emendamenti che ho visto
non mi sembrano pertinenti al testo. Grazie.
CRACOLICI Chiedo di parlare sulla questione pregiudiziale.
PRESIDENTE Onorevole Cracolici, la questione pregiudiziale
non può essere presentata singolarmente, inoltre siamo in sede
di discussione generale.
CRACOLICI Singolarmente?
PRESIDENTE Onorevole Cracolici, il Regolamento recita:
Iniziata la discussione, la proposta deve essere avanzata con
domanda sottoscritta da almeno otto deputati, dal Governo o dalla
Commissione .
Ma, ripeto, lei può presentarla, ma non in sede di discussione
generale che sto dichiarando chiusa.
CRACOLICI Signor Presidente, prima di votare il passaggio
all'esame degli articoli, posso porre una questione riguardante
la legittimità della norma?
PRESIDENTE Questo lo può fare benissimo, ma avrebbe dovuto
farlo non come pregiudiziale, perché per la pregiudiziale ci sono
dei meccanismi regolamentari da rispettare.
CRACOLICI Pongo un problema.
PRESIDENTE Faccio una deroga alla chiusura e le permetto di
parlare, ma non può presentare una pregiudiziale.
CRACOLICI Signor Presidente, non intendevo intervenire nella
discussione generale perché non volevo svolgere un intervento,
voglio porre un tema riguardante il rapporto tra la Regione e i
concessionari di autolinee pubbliche, un rapporto regolato da una
norma che prevede il rimborso chilometrico per tutte le aziende,
sia pubbliche che private, che operano in regime di concessione.
Nel momento in cui si stabilisce che in tutti i mezzi
pubblici, sia quelli cosiddetti di proprietà dell'azienda a
partecipazione regionale, sia quelli di proprietà, o di privati
o di aziende pubbliche, ad esempio i Comuni, si stabilisce la
gratuità per l'accesso per le forze dell'ordine e non si fissa
alcun rimborso da parte della Regione.
FLERES Le forze dell'ordine in servizio. Non è un fatto
secondario.
CRACOLICI. Mi permetto di porre un tema che attiene, tra
l'altro, alla riforma del Titolo V della Costituzione, dove non
solo si é separata la funzione della Regione e le reciproche
autonomie, ma é evidente che se un Comune, sulla base di una
norma regionale, é chiamato a dare attuazione a questa norma con
la gratuità del servizio.
Delle due l'una: o noi prevediamo, come Regione, un rimborso -
e non è quello chilometrico - o questo provvedimento non ha
copertura finanziaria.
Pongo tale quesito poiché - ripeto - il rapporto tra la Regione
e le autolinee in concessione è regolato da un rimborso non a
passeggero, ma è regolato sulla base del rapporto chilometrico.
Quindi, si stabilisce la gratuità per alcuni ed il pagamento
per altri, e nel momento in cui si stabilisce la gratuità occorre
pertanto prevedere una modalità di rimborso per coloro che in
qualche modo dispongono l'esercizio di questa attività.
BENINATI presidente della Commissione. E' chilometrico, non
sul numero delle persone.
CRACOLICI Questa è la sua opinione. Ho posto un problema
Operi in ragione di una legge dello Stato.
PRESIDENTE Questo è un argomento che lei può utilizzare a
livello, se crede, di pregiudiziale, quando il momento
regolamentare lo permetterà.
Pongo ai voti il passaggio agli articoli.
CRACOLICI Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE Non si può chiedere sul passaggio all'esame degli
articoli, il Regolamento prevede già il metodo di votazione. Il
numero legale si può chiedere soltanto quando è previsto lo
scrutinio segreto.
Pongo ai voti il passaggio agli articoli. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 31 maggio
2005, alle ore 17,30 con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - Comunicazioni.
II - Discussione dei disegni di legge:
1) Norme per la libera circolazione degli appartenenti
alle Forze dell'ordine ed al Corpo dei vigili del fuoco
sui mezzi di trasporto pubblico locale (nn. 964-883-
903/A) (Seguito);
2) Istituzione dell'Agenzia regionale per i prelievi
ed i trapianti di organi e tessuti. Modifica di
assegnazioni finanziarie e norme organizzative nel
settore sanitario (n. 867/A) (Seguito).
III - Discussione della mozione:
N. 377 - Continuità produttive delle imprese
metalmeccaniche del settore ferroviario operanti in
Sicilia. , a firma degli onorevoli Formica, Ioppolo,
Sammartino e Virzi'.
IV - Discussione unificata delle mozioni:
N. 291 - Valutazione dell'operato dell'Ambito
territoriale ottimale 1 Palermo nell'affidamento del
servizio idrico integrato nell'A.T.O. 1 Palermo e
provvedimenti consequenziali. , a firma degli onorevoli
Giannopolo, Cracolici, Speziale e Zago;
N. 304 - Affidamento del Servizio idrico integrato
nell'Ambito territoriale ottimale 1 Palermo. , a firma
degli onorevoli Orlando, Cracolici, Ferro, Forgione e
Giannopolo.
V - Elezione delle Commissioni legislative permanenti e
della Commissione per l'esame delle questioni concernenti
l'attività dell'Unione Europea.
VI - Elezione di deputati segretari.
La seduta è tolta alle ore 19.38
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 22.15
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello