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Resoconto d'Aula della Seduta n. 295 di mercoledì 25 maggio 2005
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   Presidenza del presidente Lo Porto


   PAFFUMI,  segretario,  dà  lettura del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intende
  approvato.

                               Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che hanno chiesto congedo  gli  onorevoli
  D'Aquino per la presente seduta e Manzullo per le sedute di  oggi
  e di domani.

   L'Assemblea ne prende atto.

                Comunicazione di richieste di parere

   PRESIDENTE.  Comunico le seguenti richieste di parere  pervenute
  dal Governo e assegnate alle competenti Commissioni legislative:

                     AFFARI ISTITUZIONALI (I)

      -  I.A.C.P. di Siracusa - Designazione componente del Consiglio
        di amministrazione: Avv. Fazio Carmelo.  (n. 372/I)
  -pervenuto in data 20 maggio 2005

      - I.A.C.P. di Enna - Designazione componente del Consiglio di
        amministrazione: Sig. Scrivano Giuseppe.  (373/I)
  - pervenuto in data 20 maggio 2005

      -  Consorzio A.S.I. di Messina - Designazione componenti del
        Consiglio generale e componenti del Comitato direttivo.  (374/I)
  -pervenuto in data 20 maggio 2005

      - Convitto  nazionale  Audiofonolesi di  Marsala  -  Nomina
        Commissario straordinario  (375/I)
  - pervenuto in data 20 maggio 2005

      - Opera Pia  Ospizio dei Vecchi Sciacca Baratta' di Patti (ME).
        Designazione componente in seno al Consiglio di Amministrazione:
        Sig. Caleca Antonio.  (376/I)
  -pervenuto in data 20 maggio 2005

      - Ente  Parco  minerario Floristella - Provincia  di  Enna.
        Designazione Presidente dell'Ente e componente del Consiglio di
        Amministrazione.  (378/I)
  -pervenuto in data 20 maggio 2005

      -  Istituto regionale di Ricerca Educativa (I.R.R.E)  della
        Sicilia - Designazione Presidente del Collegio dei revisori .
        (379/I)
  -pervenuto in data 20 maggio 2005

      - Opera Pia  Fondazione Barone Giuseppe Lucifero S. Nicolò' di
        Milazzo (ME). Designazione componente in seno al Consiglio di
        Amministrazione: Avv. Ruvolo Francesco  (380/I)
  -pervenuto in data 20 maggio 2005

                     AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

      - S5 - Legge regionale 4/2003 - Richiesta di parere della IV
        Commissione legislativa Ambiente e Territorio.  (377/IV)
  -pervenuto in data 20 maggio 2005

                    INVIATI IL 24 MAGGIO 2005

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.

     Sull'anniversario della I  seduta dell'Assemblea regionale
                              siciliana

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricorrendo oggi il cinquantottesimo
  anniversario   della   prima   seduta  dell'Assemblea     regionale
  siciliana, mi sembra opportuno levare un pensiero    caloroso  verso
  tale evento.
   Il  25  maggio del 1947, con la seduta inaugurale dell'Assemblea
  regionale   siciliana,  nasceva   la   prima  assise  legislativa
  dell'Italia repubblicana.
   Quel  pomeriggio di cinquantotto anni fa giungeva  a  compimento
  quel  fermento che aveva scosso la Sicilia fino alle  soglie  del
  separatismo e che si concretizzava con l'Autonomia.
   Oggi,  come  allora,  la  macchina  delle  riforme  ha  lavorato
  alacremente,  seppure  tra  tensioni e  polemiche  originate  dal
  carattere strategico delle scelte costituzionali adottate.
     Il  nuovo  Statuto  che  l'Assemblea  regionale  siciliana  ha
  approvato a larghissima maggioranza integra e rinnova  lo Statuto
  del  1946,  introducendo l'elezione diretta del Presidente  della
  Regione  e  nuove  disposizioni in linea con le  innovazioni  già
  presenti  nel  Titolo  V della Costituzione,  come  l'ampliamento
  dell'autonomia  degli  enti  locali,  il  potere   estero   della
  regione, la sussidiarietà orizzontale e le misure per la parità.
   Speriamo, grazie alle rassicurazioni del Presidente del  Senato,
  Pera,  e  del  Presidente  della  Camera,  Casini,  che  i  tempi
  dell'iter  del  disegno  di legge al Parlamento  nazionale  siano
  celeri,  in maniera che il nuovo Statuto possa entrare in  vigore
  già con l'inizio della nuova legislatura.
   Possiamo  così  dire  che,  con l'approvazione  del  Regolamento
  assembleare,   che  ha  modernizzato  e  velocizzato   i   lavori
  parlamentari,   della  nuova  legge  elettorale  confermata   dal
  referendum,  e  con  l'approvazione delle  modifiche  statutarie,
  abbiamo portato a compimento, in questa legislatura, la  stagione
  delle riforme .
   Oggi   la   nostra   regione  si  appresta,  con  l'allargamento
  dell'Unione   e   la  creazione  dell'area  di   libero   scambio
  euromediterranea,  a rivestire un ruolo ben più  consistente  che
  non   può   essere  collegato  solo  alla  sua  felice  posizione
  strategica nel bacino.
   Se  da  un  lato  occorre  evitare  che  l'allargamento  ad  Est
  dell'Europa   sacrifichi  la  sponda  mediterranea  del   vecchio
  Continente,  dall'altro non ha senso parlare  solo  di  ruolo  di
  ponte  commerciale per la Sicilia nell'era di  internet  e  della
  globalizzazione, epoca in cui gli scambi avvengono in tempi reali
  e su scala mondiale.
   La  Sicilia,  infatti,  deve cercare un proprio  ruolo  partendo
  dalla  propria collocazione in Europa;   l'Europa,  che  si  basa
  prima  ancora che sugli Stati-nazione sulle regioni,  rappresenta
  l'opportunità  da  cui deve partire la Sicilia  nel  guardare  al
  Mediterraneo. Regioni come la Catalogna, la Baviera, e la  stessa
  Sicilia,   possono   rappresentare  gli   assi   dello   sviluppo
  diversificato verso cui l'Unione europea deve tendere.
   Si  dovrà  accelerare la creazione di infrastrutture  capaci  di
  fare  da  volano ad una economia che, ormai, non è più regionale,
  né nazionale, ma euromediterranea e nella quale deve inserirsi la
  nostra Regione.
     Dobbiamo  candidarci, dunque, a regione protagonista dell'area
  di  libero scambio, candidatura che non può essere collegata solo
  alla   mera   posizione  geografica  della  nostra  regione,   ma
  presuppone  una  doppia azione: da un lato, il rafforzamento  del
  proprio   ruolo   all'interno  dell'Unione  e,   dall'altro,   lo
  svolgimento  a  pieno  titolo di tutte  quelle  attività  che  la
  riforma  del  Titolo  V della Costituzione e l'aggiornamento  del
  nostro   Statuto,   insieme   ad  un   federalismo   cooperativo,
  effettivamente  operante, attribuiscono ad una  regione  autonoma
  come la Sicilia.


   Presidenza del presidente Lo Porto


         Determinazione della data di discussione di mozione

    PRESIDENTE  Si passa al  punto secondo dell'ordine del  giorno:
  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d),  e  153  del Regolamento interno, della mozione  numero   433
   Iniziative per il comparto zootecnico della provincia di  Ragusa
  con   riguardo  alla  rimodulazione  delle  quote-latte ,   degli
  onorevoli  Zago, Gurrieri, Speziale, Barbagallo, Genovese,  Oddo,
  Panarello, Tumino.
   Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che il comparto zootecnico della provincia  di  Ragusa
  sta attraversando una fase di notevole crisi a seguito di diversi
  fattori cumulatisi nel breve periodo;

   CONSIDERATO   l'alto   indice  d'occupazione   e   gli   elevati
  investimenti  effettuati dalle aziende, strette nella  morsa  dei
  prezzi calanti e dei costi di produzione crescenti;

   OSSERVATO  che di fronte alla riduzione dei margini di guadagno,
  ormai  insufficienti perfino alla sussistenza delle famiglie  che
  lavorano  nel  comparto, il meccanismo delle  quote-latte  limita
  l'aumento della base produttiva e la possibilità di rilanciare il
  settore;

   AVUTA  NOTIZIA  sullo  stato delle quote latte  attribuite  alla
  'Siciliana  Zootecnica S.p.A.' e sui sistemi di  controllo  della
  vendita e/o affitto delle quote-latte ad altre aziende;

   CONSIDERATO  che  non  è  stata  data  risposta  alle   numerose
  interrogazioni      già      presentate sull'argomento, e  tenuto
  conto  degli impegni assunti pubblicamente dall'attuale Assessore
  regionale  per  l'agricoltura e le foreste in data  10  settembre
  2004 presso la sede della Coldiretti di Ragusa alla presenza  dei
  dirigenti  di Cia, Coldiretti, Consorzio allevatori, associazioni
  zootecniche  varie,  Lega delle cooperative,  Confcooperative,  a
  proposito dell'esigenza di rimodulare le quote-latte;

   OSSERVATO che non è stato istituito il richiesto tavolo  tecnico
  per  l'esame  della  vicenda  delle quote  latte  detenute  dalla
  'Siciliana Zootecnica' e per l'individuazione di un percorso meno
  devastante per le esauste finanze degli allevatori ragusani;

   CONSIDERATA,  altresì, la necessità di dare  impulso  ad  alcune
  iniziative  di  carattere strutturale che possano ridare  fiducia
  agli allevatori,

                  Impegna il Governo della Regione

   ad   abrogare   il   meccanismo  di  compensazione   tra   quote
  inutilizzate  ed eccessi di produzione, previsto dalla  legge  n.
  119   del   2003,  che  classifica  la  Sicilia  come   'pianura'
  equiparandola  alle cosiddette zone votate (ad  es.,  la  Pianura
  Padana)   e   promuovere   l'applicazione   dei   meccanismi   di
  compensazione previsti dalla precedente legge n. 47 del 1995, con
  la  quale le regioni obiettivo 1 e le isole entravano al  secondo
  livello di compensazione subito dopo le zone montane;

   ad  includere  la  provincia di Ragusa tra le zone  svantaggiate
  per  ammetterla  a  godere dei benefici a  livello  nazionale  ed
  europeo;

   a  promuovere,  a livello di istituzioni locali, il  Regolamento
  CE 178/02 sulla tracciabilità dei prodotti agroalimentari e della
  legge   n.   204   del   2004   sull'etichettatura   obbligatoria
  dell'origine dei prodotti agricoli, facendo emergere  la  qualità
  del  latte  ragusano  e  la promozione del  consumo  di  prodotti
  caseari con l'utilizzo di materie prime locali;

   ad  avviare una serie di iniziative di promozione sul consumo di
  latte   fresco   di  alta  qualità,  soprattutto   nelle   scuole
  (utilizzando il contributo AGEA) e nelle mense pubbliche;

   ad  applicare anche alle annate 2002-2003 il meccanismo previsto
  dalla  legge  n. 119 del 2003 della tolleranza del 20  per  cento
  dello sforamento delle quote in forza di eventi eccezionali (Blue
  Tongue) avvenuti prima del 2003;

   ad  includere l'annata 2002-2003 nel meccanismo di rateizzazione
  per  lo  sforamento  delle  quote di  produzione,  prevedendo  la
  possibilità di pagare successivamente e con modalità da definire,
  previo accordo tra le regioni con vincolo Blue Tongue e il MIPAF;

   ad   esercitare  i  poteri  istituzionali  di  vigilanza  e   di
  controllo  allo scopo di attribuire le quote latte  nel  rispetto
  rigoroso delle norme in materia, con particolare riferimento alla
  vicenda  che avrebbe visto la cessione a privati della 'Siciliana
  Zootecnica  S.p.A.' da parte dell'ESA, senza  il  rispetto  delle
  clausole previste nel bando di gara;

   ad  individuare le misure necessarie per invertire, per la parte
  che riguarda la Sicilia, il flusso dei diritti a produrre che  va
  verso  le  regioni  ad  alta vocazione produttiva  della  Pianura
  Padana.» (433)

   Dispongo  che  la mozione testé annunziata venga demandata  alla
  Conferenza  dei  Presidenti  dei Gruppi  parlamentari  perché  ne
  determini la data di discussione.

  Seguito della discussione del disegno di legge «Istituzione di un
  ulteriore turno elettorale autunnale per il rinnovo degli organi
  dei comuni e delle province della Regione. Modifica dell'articolo
       8 della legge regionale 2 agosto 2002, n. 7. » (977/A)


   Presidenza del presidente Lo Porto


     PRESIDENTE   Si  passa al punto terzo all'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede  con  il seguito della discussione  del  disegno  di
  legge «Istituzione di un ulteriore turno elettorale autunnale per
  il  rinnovo  degli  organi  dei comuni  e  delle  province  della
  Regione. Modifica dell'articolo 8 della legge regionale 2  agosto
  2002, n. 7. » (977/A),  posto al numero 1).
   Invito  i  componenti la prima Commissione a prendere  posto  al
  banco delle Commissioni.
   Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di  legge  è
  stato  interrotto  nella seduta n. 294 del 24 maggio  2005,  dopo
  l'approvazione dell'articolo 1.

    MISURACA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    MISURACA  Signor Presidente, la sospensione dei lavori di  ieri
  sera  ci  porta certamente ad una riflessione sull'andamento  dei
  lavori stessi.
   Il  disegno  di legge che stiamo esaminando era stato  preparato
  per  risolvere un annoso problema, cioè quello delle elezioni nel
  comune di Messina.
      Questo,   mi   pare,  l'accordo  tra  le   forze   politiche.
  Successivamente,  la  libera  iniziativa  dei   parlamentari   ha
  consentito che fossero aggiunti a questo disegno di legge  alcuni
  emendamenti, alcuni anche apprezzabili, ma che hanno stravolto la
  natura del disegno di legge in esame. Alcuni emendamenti sono,  a
  mio avviso, discutibili sul piano politico.
   Ieri  sera,  prima che si concludessero i lavori  della  seduta,
  nel corso della quale è stato affrontato il tema delle elezioni a
  Palermo,  riguardo alla votazione a scrutinio segreto  -  chiesta
  dai  DS  su  un  emendamento a firma dell'onorevole  Cracolici  -
  ritengo  ci sia stato un atteggiamento schizofrenico,  quasi  una
  forzatura rispetto - l'ho detto ieri sera e lo ribadisco  oggi  -
  alla  volontà manifestata dai cittadini  nel novembre 2001.  Essi
  si  apprestavano  a  votare  e  non sapevamo,  allora,  onorevole
  Speziale,  che a Palermo si dovesse vincere, convinti  di  votare
  un'amministrazione la cui scadenza naturale  non  era,  come  voi
  sostenete, nel novembre 2006 ma nella primavera 2007, come  unica
  data possibile.
   Sostenere  che  state  omologando  le  elezioni  nei  14  comuni
  indicati  nell'articolo  1 - e lì eravamo  d'accordo  ed  avevamo
  anche  noi  previsto che si potesse intervenire in  una  sessione
  autunnale  -   ma la fattispecie,  lo sostenevamo  già   ieri,  è
  esattamente diversa: nel novembre 2000 in quei 14 comuni si  votò
  sapendo  che il voto e l'amministrazione che si eleggeva  sarebbe
  durata quattro anni.
   Ricordo  ai colleghi che poi si intervenne estendendo  a  cinque
  anni la vita amministrativa di quei comuni.
   Oggi  vogliamo  creare chiarezza, per cui il   Gruppo  di  Forza
  Italia  ed  il centrodestra conferma la validità dell'articolo  1
  laddove  prevede un turno elettorale per quei comuni che votarono
  nel novembre del 2000.
   La vicenda che voi avete posto ieri sera è una vicenda ...

    SPAMPINATO  L'ha posta il Parlamento

    MISURACA   L'ha posta il Parlamento con una richiesta  di  voto
  segreto.  Sul  voto  segreto  si è  trovata,  probabilmente,  una
  votazione   trasversale,   ma  che  in   questo   non   legittima
  assolutamente  il  fatto che riteniamo di   votare  nel  novembre
  2006;  comunque, una forzatura  Credo che Palermo si era espressa
  perchè avesse una vita amministrativa fino alla primavera 2007.
    Per queste ragioni...

    ORTISI  Ma chi l'ha deciso mai?

    MISURACA    Tranne che voi non istituiate un nuovo turno  unico
  autunnale, sul quale noi non siamo assolutamente d'accordo.
   Pertanto,  considerato che si sta creando confusione  su  questo
  disegno  di  legge,  noi,  ai  sensi  dell'articolo  121  quater,
  chiediamo  che  questo  disegno di legge ritorni  in  Commissione
  perchè  in quella sede venga fatto un dovuto approfondimento  sui
  temi  posti,  interessanti,  da  approfondire  e  su  tutti   gli
  emendamenti che a questo disegno di legge  sono stati presentati.

    CRACOLICI  Chiedo di  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI    Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  non  c'è
  dubbio che la sollecitazione dell'onorevole Misuraca nel definire
  come  atteggiamento schizofrenico il fatto di aver presentato  un
  emendamento,  di averlo discusso in maniera franca e trasparente,
  di aver chiesto un sistema di votazione previsto dal Regolamento,
  cioè  il  voto segreto, e nel momento in cui il Parlamento  si  è
  espresso, considerare questo un atteggiamento schizofrenico è una
  cosa  che,  obiettivamente, non sta né in cielo né in terra.   Mi
  permetto   di   dire,   semmai,  che  è  una   concezione   assai
  schizofrenica della democrazia l'affermazione che ha appena fatto
  l'onorevole Misuraca. Io vorrei sgomberare il campo, per  evitare
  che diventi una bega di città o di paese, visto che nel 2001 si è
  votato  a Palermo, ad Agrigento, a Trapani, ad Alcamo, a Marsala,
  a  Ragusa,  cioè  si  è  votato forse in mezza  Sicilia,  quindi,
  evitiamo di ridurla ad una vicenda che riguarda Palermo, Messina;
  insomma,  facciamo anche un cattivo servizio al Parlamento  della
  Sicilia e non di Palermo, di Messina o di qualunque altra città.
   Noi  abbiamo affrontato un tema; diceva l'onorevole Misuraca  di
  ricordare che nel 2001, con legge, la sessione che dal 15  aprile
  al  30  giugno è prevista ordinariamente, per il 2001, si  spostò
  quella  sessione dal 15 ottobre al 15 dicembre. E, secondo questo
  spostamento,  l'onorevole Misuraca ha  dedotto  che  i  cittadini
  siciliani,  che hanno votato nel turno autunnale  del  2001,  nel
  momento  in cui hanno scelto un sindaco, un consigliere comunale,
  che,  assieme  a quel voto, i cittadini avessero in qualche  modo
  scelto  che  la  legislatura per questi  comuni,  caso  unico  in
  democrazia, durasse un tempo diverso rispetto a tutti  gli  altri
  comuni  siciliani, che - com' è noto - è previsto che durino  per
  cinque anni.
   Quindi, la teoria, assai schizofrenica - mi permetto di  dire  -
  del collega Misuraca è che il voto in qualche modo ha legittimato
  il  principio  che la durata per quei comuni era in  deroga  alla
  legge vigente. Io credo che questa vicenda si commenti da sola.
     Qui  stiamo ponendo un tema, signor Presidente, ed io  ritorno
  alla  questione che abbiano affrontato ieri sera, anche se voglio
  ricordare che noi non solo abbiamo votato l'emendamento ...

    MISURACA  Se lei è così certo che si voterà a novembre ...

    CRACOLICI .  Mi  faccia  finire.  Il  dibattito   sarà   lungo,
  onorevole Misuraca.
     Non  solo  abbiamo  votato l'emendamento,  signor  Presidente,
  abbiamo votato l'articolo 1 e vorrei ricordare che il disegno  di
  legge  in  discussione  ha una particolarità:  è  sostanzialmente
  composto  di un solo articolo, cioè approvato  l'articolo  1,  il
  disegno  di  legge  già esitato per l'Aula  ha  esaurito  la  sua
  funzione legislativa.
     E allora,  delle due  l'una: non si può, anche qui, costituire
  un precedente, che è assai pericoloso, secondo il quale quando il
  Parlamento, di volta in volta, decide una cosa che non  piace  ad
  un  Gruppo  parlamentare, quest'ultimo ne  chiede  il  rinvio  in
  Commissione. Secondo questo principio noi ridurremmo  la funzione
  democratica di questo Parlamento perché  a  quel punto  qualunque
  provvedimento  varato  da  questa  Aula,  se  non  condiviso  dal
  capogruppo  o dai capigruppo della maggioranza,  rientrerebbe  in
  quella  categoria  di  situazioni per le  quali  il  don  Rodrigo
  manzoniano avrebbe detto   questo matrimonio non s'ha  da  fare .
  Non vorrei che l'onorevole Misuraca fosse il novello don  Rodrigo
  della storia di questo Parlamento
   Ed    allora,   noi   abbiamo   una   procedura    assolutamente
  trasparente,  tanto  più  che l'articolo  1  è   stato  approvato
  dall'Aula,  la  maggioranza può anche  rigettare  il  disegno  di
  legge;   cioè  è  più democratico determinare un voto  contro  la
  legge,  nel  momento in cui l'esito di questa  legge  non  lo  si
  condivide, piuttosto che determinare questo procedimento  a  zig-
  zag  che, questo sì, costituisce un precedente grave per la  vita
  democratica di questo Parlamento.

     FORMICA  E' accaduto cento volte

     CRACOLICI   Stia zitto  Io non voglio più entrare  nel  merito
  di  questa vicenda che veramente è diventata anche bizzarra;  una
  cosa  sola mi permetto di sottolineare: questo disegno  di  legge
  nasce per consentire il voto di una città,  Messina,  che è stata
  resa prigioniera da una vicenda giudiziaria;  sarebbe bastato che
  il  sindaco,  dichiarato decaduto da tutti gli organi giudicanti,
  avesse compiuto un atto di buon senso politico

     FORMICA   Sarebbe bastato questo

     CRACOLICI   Stia  zitto  Dicevo,  che  i  cittadini  messinesi
  addirittura  avrebbero potuto votare in questo  turno  elettorale
  che  si  è  appena  concluso;  ma in  questo  disegno  di  legge,
  giustamente, è stato varato un comma che consente ai  comuni  che
  hanno  votato  nell'autunno del 2000 - e anche lì  a  seguito  di
  vicende  che  hanno  riguardato anche il TAR,  giudizi  e  pareri
  dell'Ufficio legislativo della Regione, etc. - giustamente stiamo
  stabilendo  che quei comuni che devono essere rinnovati  dovranno
  essere   rinnovati  alla  scadenza  dei  cinque   anni   e   cioè
  nell'autunno del 2005 poiché hanno votato nell'autunno del 2000.
   Allora,  lo  ripeto onorevoli colleghi, qui la si  sta  buttando
  sul  terreno del campanilismo.  Per quanto riguarda la  città  di
  Palermo,   vogliamo  buttare  fuori  Cammarata   E  voglio   dire
  all'onorevole  Misuraca,  da questo punto  di  vista  scelga  lui
  quando  votare  Le posso assicurare l'esito: la città di  Palermo
  si libererà con il voto democratico dei pripri elettori e, credo,
  anche di tanti elettori di Forza Italia. Ma adesso il problema  è
  stabilire una certezza democratica.
   Negli  Stati  Uniti  ogni secondo martedì di  novembre  di  ogni
  quattro  anni,  succeda quel che succeda, si vota  per  il  nuovo
  presidente degli Stati Uniti d'America. Guerre  o non guerre,  il
  secondo martedì di  novembre di ogni quattro anni è certo che gli
  americani  voteranno per il nuovo Presidente degli  Stati  Uniti.
  Noi,  in  Sicilia,  stiamo stabilendo che le  elezioni  si  fanno
  quando lo decide la maggioranza.
   Un  vecchio detto  diceva:  Finché il Presidente sta  bene,  che
  motivo  c'è  di votare? . Io non vorrei usare parole  forti,  non
  vorrei usare categorie che - spero - siano soltanto il frutto  di
  un   nervosismo  illogico,   ma  stiamo  attenti  sui  meccanismi
  elettorali,  stiamo  attenti perché a forza di  tirare  la  corda
  stiamo  stabilendo per davvero che le elezioni si  possono  anche
  non  fare  e  basta una maggioranza per decidere che si  può  non
  votare. Attenzione, non si gioca su questo
   Ecco  perché  io,  signor Presidente, le chiedo  e  chiedo  alla
  maggioranza,  di  consentire al Parlamento  di  pronunciarsi  sul
  disegno  di legge, pronunciarsi liberamente con un voto dell'Aula
  e  consentire  ai siciliani di Messina, dei 18 Comuni  che  hanno
  votato nel 2000, dei tanti Comuni che hanno votato nel 2001...

     PRESIDENTE   Onorevole Cracolici, ha  parlato  esattamente  il
  doppio del tempo consentito. La prego di concludere.

     CRACOLICI   Dicevo,  di consentire anche a quei siciliani  che
  hanno  votato nel 2001 di votare nei cinque anni, così come tutti
  gli altri, per rinnovare le proprie Amministrazioni.
   Quindi,   credo  che  la  proposta dell'onorevole  Misuraca  sia
  inaccettabile non solo sul piano politico, ma proprio  sul  piano
  del buon senso anche legislativo.

     PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi, vorrei  che  mi  aiutaste  a
  dirimere una questione parlamentare di una certa complessità. C'è
  una obiezione politicamente ineccepibile dell'onorevole Cracolici
  ed  una  rivendicazione  ineccepibile come quella  dell'onorevole
  Misuraca.
   Io   naturalmente,    tra  le  due  devo  attenermi   a   quella
  regolamentare per obbligo istituzionale. Naturalmente l'Assemblea
  è  sovrana  e  decide come vuole perché, come  tutti  sapete,   è
  previsto un voto, ma voglio avvertire l'Aula che, qualora dovesse
  prevalere la tesi del rinvio in Commissione, le osservazioni  che
  ho  ascoltato  non  sono  calzanti, né io  le  posso  utilizzare;
  pertanto  chiedo un po' di aiuto perché, in quel caso,  avrei  la
  grande  difficoltà di forzare una situazione che, viceversa,  può
  essere scorrevole.
   Il  fatto  che abbiamo votato un articolo è politicamente  molto
  rilevante. Io, però, voglio richiamare i precedenti che  sono ben
  due:   uno in occasione di una finanziaria, l'altro  in occasione
  del  disegno  di  legge  su  Nassiriya.  Qualora  l'Assemblea  si
  pronuncia  su  una parte del disegno di legge,  nel  nostro  caso
  dell'articolo  1,   e poi decida di rinviare  in  Commissione,  è
  sull'articolo  1 che scattano le prerogative di  cui  ha  parlato
  l'onorevole  Cracolici  ed  io  vi  posso  assicurare   che   non
  permetterò mai che la Commissione riveda un voto dell'Aula; è  la
  Commissione che decide...

    SPEZIALE  Non è possibile

     PRESIDENTE  Non è possibile nonostante io vi stia  assicurando
  che  non  lo permetterei? E più di questo che devo fare? Riguarda
  la  Commissione,  non riguarda l'Aula, l'Aula si può  pronunciare
  solamente sulla richiesta di rinvio.
   L'articolo 1, approvato regolarmente, non può essere oggetto  di
  una  modifica o di una nuova pronuncia da parte della Commissione
  qualora  l'Aula  decida di rinviare ad essa il  provvedimento  di
  legge.

   Pertanto,  in  analogia con altri passaggi parlamentari,  perchè
  l'articolo   121  quater che è quello  in base al  quale  si  può
  chiedere  il rinvio in Commissione  di un disegno di  legge,  non
  prevede  discussione,   ma   io  per  analogia  applico    quanto
  previsto  per le questioni pregiudiziali o  sospensive ed  allora
  possono  parlare  due  oratori a  favore  e  due  contro  e  poi,
  naturalmente,  si voterà  per alzata e seduta.

    LO   MONTE ,  assessore  per  la  cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LO  MONTE   ,   assessore  per la cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e la pesca.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,
  mi  appello  al  buon  senso  che  ella  ha  sempre  espresso  ed
  all'equilibrio  che  tutta  l'Assemblea  in  casi   difficili   e
  particolari ha dimostrato di avere.
     Voglio ricordare il discorso e le considerazioni che ieri sera
  ho rassegnato a quest'Aula.  Noi riteniamo che il problema dei 20
  comuni  -  non  il problema Messina, scordiamoci  un  attimo  del
  problema Messina - che hanno votato nell'autunno del 2000, quindi
  prima  della  legge che ha previsto l'election day, certamente  a
  questi  comuni  non  può essere consentito di superare  i  cinque
  anni.
   E'  certo  dal  punto di vista giuridico che ai  20  comuni  che
  hanno  votato prima che con legge si  istituisse  l'election  day
  non  si  può prolungare sic et simpliciter il mandato  da  cinque
  anni a cinque anni e mezzo.
   Questo  problema  resta, questo problema  va  affrontato.Capisco
  che  è  cosa diversa, completamente diversa, per quei comuni  che
  hanno  votato  nell'autunno 2001 quando già era  stato  istituito
  l'election day. Per questi si pone un problema interpretativo  ed
  io   posso   anche   condividere  il  rinvio  per   un   maggiore
  approfondimento.
   Io  vorrei  che  si  scindessero, ove fosse  possibile,  le  due
  questioni.  Intanto,  noi diamo una risposta certa ai  20  comuni
  che  sappiamo  che  devono,  per legge, per diritto  consolidato,
  andare a votare in autunno.
   Il  problema  interpretativo per i comuni  che,  invece,   hanno
  votato  dopo  l'approvazione della legge istitutiva dell'election
  day, quello lo rinviamo in Commissione.
   Io   ritengo  che  se  c'è  l'equilibrio  di  tutta  l'Assemblea
  possiamo salvare il tutto lasciando aperto, perchè aperto  resta.
  Se  rinviamo  tutto l'articolo 1 e tutta la legge in commissione,
  il  problema dei 20 comuni che dovrebbero andare a votare ora, ed
  approfitteremmo  per fare votare Messina,  resta;   invece,   noi
  questo lo risolveremmo, lasceremmo aperto l'altro problema che, a
  mio  avviso,  ha  la  necessità di essere  approfondito.  Quindi,
  rinvieremmo   in  Commissione  soltanto  quell'emendamento   che,
  sostanzialmente,    riguarda  quei  comuni   che   hanno   votato
  nell'autunno del 2001.

    SPEZIALE   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  non  voglio
  utilizzare   questo  argomento  per  una  disputa  politica   con
  l'onorevole proponente la richiesta di sospensione e di rinvio in
  Commissione  del  testo  di legge. Voglio però  farle  osservare,
  signor  Presidente,  lei  che  so  essere   persona  saggia,  che
  l'articolo  1  è  stato  già  approvato  dall'Aula,  e  come  lei
  giustamente ha fatto osservare in Commissione, non è più soggetto
  a  un giudizio della Commissione medesima in quanto c'è già stato
  un  voto  d'Aula:  conseguentemente, l'articolo 1  può  soltanto,
  eventualmente, essere bocciato dal Parlamento.
   L'articolo  2  recita:  Nei comuni con popolazione inferiore  ai
  cinquemila abitanti, il periodo di affissione dello schema di cui
  al  comma 2... , si tratta cioè di una norma tecnica che  prevede
  lo  schema  di  affissione. Ebbene, ora voglio chiederle,  signor
  Presidente, se in forza dell'articolo 121 quater del Regolamento,
  lei  non  debba  fare  una valutazione, che appartiene  alla  sua
  autorevolezza,  circa  l'insussistenza  di  motivazioni   secondo
  quanto  addotto dal capogruppo di Forza Italia: non  c'è  infatti
  nessuna   ragione   perché  l'articolo  2  sia   valutato   dalla
  Commissione...  altra cosa sono i precedenti, quando  cioè  si  è
  sviluppata  in Aula una contrapposizione di tesi,  fatto  che  ha
  visto  rimandare  in  Commissione  testi  complessi  al  fine  di
  ulteriori valutazioni nella sede della commissione.
     Ma  a  me sembra, signor Presidente, che in questa fattispecie
  non  c'entri  nulla il riferimento all'articolo 121 quater:  dico
  ciò  ai colleghi per evitare il ricorso al Regolamento con  delle
  forzature  inutili  che  costituiscono  precedenti  nella  prassi
  parlamentare, precedenti che possono essere utilizzati, di  volta
  in  volta,  anche  da chi verrà, soltanto per  piegare  l'Aula  a
  esigenze  di  una  parte, rimodulando decisioni già  assunte  dal
  Parlamento.
   Signor  Presidente, andiamo alla questione per ciò che è   E  io
  voglio  ricordare  all'onorevole Misuraca un aneddoto,  una  cosa
  capitata  a  me.  Mi  trovavo, assieme  all'onorevole  Capodicasa
  quanto  questi era presidente della Regione, in un Paese del  sud
  America, dove si parla lo spagnolo. Ebbene, non comprendevo  bene
  la  lingua,  e a un certo punto, in televisione, in un  dibattito
  tra  il  partito di maggioranza - che esprimeva il Presidente  di
  quella  regione  -  e  il partito dell'opposizione,  quest'ultima
  chiedeva  testualmente al partito di maggioranza:  ma  scusi,  ma
  quando  si vota? . Il rappresentante della maggioranza rispondeva
  nei  termini:   ma fino a quando il Presidente è in  salute,  che
  motivo  c'è  di votare? . Ora, vedete, Cammarata è in salute,  ma
  dobbiamo  votare  prima  o poi  Io con tutto  l'augurio,  ricordo
  tuttavia che dobbiamo arrivare al voto
   Siccome abbiamo già stabilito - e non si può tornare indietro  -
  che  c'è il turno autunnale, a regime, cosa c'entra il rinvio  in
  Commissione?
   Se  voi  avete il coraggio, fatelo in Aula, bocciate  una  legge
  sulla  quale già il Parlamento si era già espresso. A  me  sembra
  fra l'altro, signor Presidente, che il ritorno in Commissione non
  concluda   niente,  perché  lo  stesso  articolo  121   prescrive
  tassativamente che, trascorsi quindici giorni - e non capisco  in
  questi  quindici  giorni, ragionevolmente, cosa  possa  succedere
  all'articolo  1  -  si  ritorni in Aula:  è  per  questo  che  mi
  sembrava,  seppur  apprezzabile,  inopportuno,  in  questo  caso,
  l'intervento  dell'assessore. Sull'articolo 1 non  può  succedere
  assolutamente   niente,  tra  quindici   giorni,   come   dicevo,
  ritorneremo in Aula, e ci torneremo col testo così com'è
      Per cui, signor Presidente dell'Assemblea, le consiglierei di
  evitare  di  sottoporre l'Assemblea - lo dico anche  ai  colleghi
  della maggioranza - a una discussione del tutto inutile,  che  si
  sovraccarica  di fatti politici del tutto irrilevanti  in  questo
  momento,  visto che l'Aula si è già determinata.  Voi  avete  una
  possibilità  tecnica che è quella che stasera  si  vada  al  voto
  finale:  bocciate  quindi la legge, non avete altra  possibilità,
  ora o fra quindici giorni  Sottoporre il Parlamento a una inutile
  discussione,  una  inutile lungaggine,  mi  sembra  assolutamente
  superfluo
      Per  quanto riguarda invece il tentativo di polemica politica
  di  qualche collega della maggioranza, voglio ricordare  che  sul
  turno  elettorale di ottobre c'è una mia precisa valutazione  che
  prescinde dalle vicende recenti che riguardano Palermo o altro.
   Mi  sono  sempre  posto una domanda che voglio  porre  anche  ai
  colleghi:  l'election  day, fatto per  regolamentare  e  ridurre,
  secondo l'avviso dei proponenti, il costo delle elezioni  che  si
  svolgevano a livello amministrativo, ha insito un rischio, che  è
  quello  che se in Sicilia i Consigli comunali dovessero  adottare
  un  provvedimento  di  sfiducia nei  confronti  del  Sindaco,  ad
  esempio nel mese di aprile, andrebbero a votare dopo un anno
   Inquei comuni, pertanto avremmo così un democrazia sospesa   per
  un anno
   Ritengo  che  noi  dobbiamo dare, invece, strumenti  flessibili,
  affinché   quando  si  verifichino  nei  comuni   condizioni   di
  sospensione  della democrazia, venga ripristinata legittimamente,
  attraverso  l'utilizzo  del  voto e l'elezione  di  nuovi  organi
  amministrativi.
   E'  per questo che ho sempre ritenuto e ritengo valido il  fatto
  che,  a  regime, per le elezioni amministrative, ci possa  essere
  anche  un  turno  a  novembre, tra il mese di  ottobre  e  il  15
  dicembre.
   E  dico ciò come fatto generale. Vorrei sgombrare la polemica su
  Palermo  o  altro  e  ritornare piuttosto su un'altra  questione:
  valutare,  cioè,  se sia corretto sospendere  la  democrazia  nei
  comuni per lunghi periodi.
   Immaginate  che,  ad un certo punto, si decida  che  l'Assemblea
  possa  essere sospesa per un anno. Abbiamo previsto, giustamente,
  nello  Statuto, che in caso di sfiducia dell'Assemblea  regionale
  nei  confronti  del  Presidente, o nel  caso  di  dimissioni  del
  Presidente, l'organo assembleare venga rinnovato entro tre  mesi,
  correttamente,   non  legandolo  quindi  all'election   day,   ma
  all'esigenza di dotare la Regione di organi democratici.
   Questo  principio,  che  è  un principio  generale  e  corretto,
  andrebbe  tenuto  in considerazione anche nella  valutazione  che
  stiamo  facendo  sull'elezione per  quanto  riguarda  i  consigli
  comunali e provinciali.
   E'  per questo che io penso che ieri sera l'Aula non abbia avuto
  alcun  atteggiamento schizofrenico, bensì rispetto di un  sistema
  che è quello democratico: l'Aula ha valutato correttamente che, a
  regime,  è giusto introdurre una scadenza che, tra il 15  ottobre
  ed  il  15  dicembre, permetta di ripristinare le  condizioni  di
  democrazia ove queste siano sospese.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Ortisi.  Ne  ha
  facoltà.

    ORTISI   Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei tentare,
  in   meno  di  cinque  minuti,  nonostante  la  briga  possa  far
  spaventare,  di ricondurre la querelle all'interno del  dibattito
  teorico che, sull'argomento, si sviluppa da un pezzo in Occidente
  ed  in  Italia in particolare. Altrimenti, veramente depauperiamo
  la funzione di noi parlamentari, la facciamo diventare ciò che in
  genere è in questo Parlamento, cioè una lite, una lotta muscolare
  di livello a volte non eccezionale
   Non sono solo i costituzionalisti che vanno per la maggiore,  ma
  anche  i  saggisti  di destra e di sinistra (ricordo  gli  ultimi
  interventi, da una parte, di Marcello Veneziani e, dall'altra, di
  Luciano Canfora) che mettono accanto alle due forme di democrazia
  vigenti   negli   ultimi  150  anni,  democrazia  sostanziale   e
  democrazia  formale,  una  forma  di  democrazia  che  è  pseudo-
  democrazia, che invece si riconduce, loro dicono, non solo per la
  democrazia  tout  court,  ma  anche  per  le  altre   due   forme
  istituzionali, cioè la monarchia e l'aristocrazia, ad oligarchia.
   In  altri termini, ciò che sostengono questi due studiosi è che,
  in  fondo, giochiamo a fare i monarchici, gli aristocratici  o  i
  democratici, ma in effetti, da 2500 anni, si pratica oligarchia
   Ciò  che  sta  avvenendo in quest'Aula,  tra  ieri  e  oggi,  dà
  ragione  sia  a  Marcello Veneziani sia a Luciano  Canfora.  Noi,
  cioè, riconduciamo i fatti democratici ad una pratica oligarchica
  che  non fa onore, e non solo ai lavori parlamentari, ma che  non
  si  può  iscrivere  nel percorso delle vie democratiche  che,  da
  duemila  e  cinquecento  anni, faticosamente  si  portano  avanti
  nell'Occidente del Mondo.
   Noi  dunque,  nella fattispecie, abbiamo votato ieri  l'articolo
  1, con gli emendamenti relativi.
   Il  Presidente Lo Porto, giustamente, sostiene che l'articolo  1
  lo  si può mandare in Commissione ma  non si tocca   e se non  si
  tocca  l'articolo  1,  che reca l'emendamento,  quello  votato  a
  scrutinio segreto - per intenderci - che è una parte integrante e
  che  è l'argomento per il quale stiamo litigando, ebbene, che  ci
  torniamo a fare in Commissione?
   A  questo punto, credo, che delle due possibili ipotesi  di  cui
  parlavamo ieri sera, ne resta in campo solo una che non é  quella
  che prediligo - a differenza del collega, onorevole Speziale - ma
  che è l'unica, a questo punto, praticabile.
   Noi  possiamo salvare, infatti, il tutto ripristinando  i  turni
  autunnali. D'altra parte, onorevoli colleghi, la legge  regionale
  25,  che  noi  votammo,  ci consentì di passare,  in  nome  della
  stabilità,   da   quattro  a  cinque  anni  e,   per   tutte   le
  amministrazioni in cui si votò prima dell'entrata in vigore della
  legge  regionale  25,  si  stabilì  che  si  votasse,  in  regime
  straordinario,  dopo quattro anni e mezzo o cinque  anni  e  che,
  comunque, non si potesse votare dopo cinque anni e mezzo,  perché
  questo significava che, nella fase transitoria, si sarebbe votato
  dopo un lasso di tempo superiore di quello a regime
   Era  assurdo, ma era ovvio - e qui non metto bocca  -  che  quei
  casi  in  cui  si  votò  dopo l'entrata  in  vigore  della  legge
  regionale 25 non potessero durare meno di cinque anni. Noi, però,
  non  possiamo  consentire che chi sia stato eletto  cinque  anni,
  duri per forza cinque anni e mezzo  Questo, fra l'altro, possiamo
  consentirlo  in  maniera equilibrata, non  sapendo  chi  andrà  a
  governare   e,   quindi,  veramente  in  maniera  equilibrata   e
  bipartisan, una volta soltanto per passare a regime dell'election
  day,  per  chi  - come Messina o come Palermo l'anno  prossimo  -
  porteremo  a  votare, alla scadenza dei cinque anni, perché  poi,
  per una volta sola, duri la candidatura cinque anni e mezzo e  ci
  rimettiamo infine a regime.
   Se  questo,  per  i  motivi più vari, non é  possibile,  l'unica
  strada  praticabile - che non condivido, ma che é  oggettivamente
  l'unica  praticabile, appunto - é quella di ricondurre  tutti  al
  regime  per  il  quale si voti ogni anno, non secondo  l'election
  day, ma secondo i due turni autunnali.
   Ripeto,  come  ieri sera, tertium non dator. Non tentiamo  prove
  muscolari che, nelle regole, fanno sempre male. Ricordate come  é
  finita  per  la  legge  elettorale?  Che  poi  i  partiti   della
  maggioranza... non serve a niente e a nessuno
   Sulle regole dobbiamo trovare una maggioranza...

   PRESIDENTE. La invito a concludere, onorevole Ortisi.

   ORTISI.  Signor Presidente, cerco una proposta di  equilibrio  e
  di  condivisione dell'Aula. Il riportare in Commissione il  testo
  non ha senso, lì dove l'articolo 1 é motivo di querelle e non può
  essere  modificato. Ci può essere, infatti, solo scontro,  ma  mi
  auguro che prevalga il buon senso.

   MICCICHE'. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MICCICHE'.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  credo  che
  questo   Parlamento   stia  subendo  una   mortificazione   senza
  precedenti e capisco l'intendimento della Presidenza che si trova
  in una situazione di cul de sac, come si suol dire.
   Capisco  la  sua difficoltà, signor Presidente, relativamente  a
  come  destreggiarsi in una situazione così difficile, ove  cerchi
  l'apporto tecnico dei suoi collaboratori, al fine di  trovare  le
  strategie per uscire da questa situazione, appunto.
   Le  strategie  sono  già  state  illustrate  dai  miei  colleghi
  precedentemente  intervenuti.  C'é  una  sola  strada,  tuttavia:
  concludere il disegno di legge e votarlo; se alla maggioranza non
  piace  questa soluzione, si adegui di conseguenza,  non  vedo  il
  perché di tutti questi zig-zag, davvero così mortificanti.
   Però, in aggiunta alle considerazioni espresse dai colleghi  che
  mi   hanno  preceduto,  vorrei  fare  riferimento  ad  un   fatto
  gravissimo  successo  in  un  altro  comune,  poi  oggetto  della
  discussione  di questo disegno di legge, il comune  di  Agrigento
  che,  in questi giorni, è balzato agli onori della stampa per  un
  fatto, che io ho definito un golpe.
   Ma  cosa  è  successo? Peccato non ci sia l'Assessore  al  ramo,
  l'onorevole   Stancanelli,  che  potrebbe  in  tal   senso   dare
  delucidazioni in merito: ebbene, ad Agrigento, è successo che  si
  è dovuto procedere al rinnovo di una circoscrizione, a seguito di
  dimissioni,  per  motivi  che non  sto  qui  a  dire,  ed  allora
  giustamente  il Comune ha indetto le elezioni per il  15  maggio;
  nel  contempo, il comune di Agrigento modifica una  delibera  sui
  confini, così che, da cinque circoscrizioni, le riduce a due:  di
  conseguenza,  l'Assessore ha nominato  i  commissari  per  queste
  circoscrizioni,  ma  nel contempo c'erano le elezioni  in  corso
  Ebbene,   c'è  stato  un  via  vai  tra  comune  ed  assessorato:
  l'Assessore  al ramo ha sostenuto che, per quanto  riguardava  le
  elezioni,  fosse giusto che il popolo si esprimesse,  per  quanto
  riguardava  l'aspetto  della  decadenza  sono  stati  inviati   i
  commissari... ebbene è successo ben altro
   E'  successo  che  il  popolo ha votato  per  la  circoscrizione
  centro, circa 10 mila elettori sono stati trascinati alle urne il
  15  di  questo  mese,  sono andati a votare, hanno  espresso  una
  maggioranza - guarda caso, per la prima volta nella mia città, il
  centrosinistra ha vinto - ebbene, oggi, una sentenza del TAR  (ci
  sono  stati  alcuni presidenti che hanno fatto ricorso)  ha  dato
  ragione al Comune, ma non entrando nel merito, di conseguenza  si
  è  detto che  le votazioni del 15 maggio non sono valide.
   Io  ho portato ad esempio questa considerazione per interrogarsi
  sulla volontà popolare, l'interpretazione del popolo che va  alle
  urne,  che  vota per un consiglio provinciale, comunale,  per  un
  sindaco,  per  una  circoscrizione: a  cosa  serve,  infatti,  se
  Assemblee, come l'Assemblea regionale siciliana, votano una norma
  e  poi c'è un'altra parte che fa di tutto per vanificarla? A cosa
  serve la volontà popolare quando i cittadini vengono trascinati a
  votare  e poi il loro voto non serve, perché c'è la decisione  di
  un consiglio comunale che scioglie una circoscrizione?
   Ebbene,  qui  bisogna  chiarire se noi  dobbiamo  rispettare  la
  volontà del popolo che ci elegge oppure è un'opzione, una  nostra
  volontà facoltativa.
   A  me  pare  che  ciò  che qui si sta facendo  con  la  proposta
  avanzata dall'onorevole Misuraca è la stessa cosa, cioè la stessa
  volontà di tradire la volontà del popolo.
   Noi siamo qui per interpretare: noi le regole le facciamo non  a
  convenienza, ma per dettare  regole che siano tali  Quanto poi ai
  tipi  di  artifizi, strategie che vengono adottati, ebbene  tutto
  ciò lascia il tempo che trova
   Per   questo,  signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   state
  attenti  a  non  tirare troppo la corda, la  gente  è  stanca  di
  sentire  beghe di cortile, perché di questo si tratta, perché  la
  volontà  popolare, Palermo, Agrigento l'hanno  già  espressa  nel
  momento  in cui hanno votato  Si tratta di cinque anni  e  cinque
  devono essere portati a termine
   In  relazione all'election day che abbiamo stabilito  nel  2001,
  negli  ultimi mesi del  2001, chiaramente non avete calcolato   -
  perché  io,  su  quella legge, ho votato contro,  quindi  non  ho
  questo peso - la volontà popolare che non bisogna interpretarla a
  convenienza   La  convenienza è che i cinque anni  devono  essere
  rispettati  perché il popolo si è così espresso: noi, con  questa
  norma che  volete abrogare, sicuramente non abbiamo niente a  che
  fare

    ARDIZZONE  presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE   Ne  ha  facoltà, tuttavia,  voglio  avvertire  che
  stiamo   procedendo  in  un  modo  assolutamente  irrituale.   Ho
  ritenuto,   infatti,  di  aprire  una  discussione   di   merito,
  considerata e apprezzata l'importanza dell'argomento, ma con  una
  procedura che il Regolamento non mi consentirebbe di adottare.
   Non  è  prevista  una discussione generale su una  richiesta  di
  rinvio  in  Commissione, l'ho voluto fare per analogia con  altre
  questioni e istituti parlamentari, ma comunque, sempre nel limite
  e nell'ambito dei due oratori a favore e due contro.
   Qui  sta  verificandosi,  invece,  un'abbondante  iscrizione   a
  parlare.  A  questo  punto,  non  posso  certo  interrompere   la
  discussione,  avendo già fatto un'eccezione per chi  precede,  ma
  sarò tassativo nell'imporre i cinque minuti.
   La prego, onorevole Ardizzone, inizi pure il suo intervento.

    ARDIZZONE   presidente  della Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi, desidero anzitutto ringraziare la Presidenza
  per  l'onestà  con la quale ha evidenziato che l'articolo  1,  se
  dovesse  l'Aula  determinarsi di rinviarlo  in  Commissione,  non
  potrebbe essere assolutamente modificato.
   Quanto  ricordava l'onorevole Misuraca, però, è l'esatta verità,
  caso  mai  ce ne fosse bisogno di evidenziarla: questa  legge,  è
  inutile  nasconderci, nasce proprio per risolvere il problema  di
  Messina,  e  si  aggancia analogamente al  problema  degli  altri
  comuni;   su  tale  previsione  c'era  stata  l'intesa  generale.
  Sappiamo  quanto  è successo in questi mesi e  tutto  ci  saremmo
  aspettati  tranne che ci ritrovassimo a discutere  nuovamente  su
  questa problematica.
   Faccio  quindi un appello all'onorevole Cracolici e a  tutto  il
  centrosinistra, peraltro in tal senso l'ha già fatto il Governo e
  abbiamo anche, oserei dire, una soluzione regolamentare. Infatti,
  proprio  il  secondo comma dell'articolo 17, onorevole Cracolici,
  recita   che   sugli  emendamenti  già  approvati  che   sembrano
  inconciliabili con lo scopo dell'oggetto della deliberazione...

    CRACOLICI    Non  giustifichi  la  sensibilità   politica   con
  questioni da  azzeccagarbugli

    ARDIZZONE    presidente   della  Commissione.   No,   onorevoli
  Cracolici, faccio un appello alla sua sensibilità politica, non è
  un problema da  azzeccagarbugli
   Onorevole  Cracolici, non è così, questo è  un  modo  demagogico
  per  non  incidere sul problema. Io mi riferisco a lei, vedo  che
  non c'è la sensibilità politica e la disponibilità ad ascoltarmi.
  Onorevole  Cracolici,  nel  comma  1  si  dice  che  è   in   via
  straordinaria, e solo per il 2005: viene ribadito,  solo  per  il
  2005,  così  da  evidenziare il carattere tassativo dell'election
  day  e  per  dire che c'era un problema  Messina ,  al  quale  si
  agganciava quello dei comuni recatisi alle urne nel 2000.
   Questa è cosa diversa ed io mi sono sforzato di dirlo ieri.  Nei
  comuni  nei quali si è  votato nel 2001, per legge, e la possiamo
  leggere,  si  andava  in  automatico  a  votare  nella  primavera
  successiva, per legge, questo era stato evidenziato. Ebbene, ieri
  avevo  detto  - e qualcuno ha fatto pure il sorrisino  ironico  -
  che  vi  era  un  problema di incostituzionalità, nell'introdurre
  questa norma dell'onorevole Cracolici. E le dico il motivo.
   Mentre   l'articolo   1   fissa  risolutivamente,   in   termini
  categorici, che il turno elettorale si vada a rinnovare nel 2010,
  l'emendamento dell'onorevole Cracolici questo non lo dice, motivo
  per cui diventerebbe inconciliabile con tutta la disposizione.
   La  soluzione  proposta invece è dignitosa e, a mio  avviso,  se
  c'è  la  volontà  politica  da parte dell'Aula,  potrebbe  essere
  trovata, nel rispetto del Regolamento, sapendo che il Regolamento
  medesimo  prescrive, a tal proposito, che venga udito proprio  il
  proponente l'emendamento stesso.
   La questione, quindi, è solamente politica
   Si  ritorni, pertanto, al ragionamento e all'appello  mosso  dal
  Governo:  andiamo  avanti con queste norme, senza  scandalizzarci
  del  fatto che si tratta di una previsione per Messina  e  per  i
  comuni andati a votare nel 2000: successivamente, ci porremo  gli
  altri problemi, sapendo tuttavia che un problema esiste già e che
  va da quest'Aula risolto in tempi celeri.

    SPEZIALE  Ma l'articolo 1 è già  stato votato

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Formica.  Ne  ha
  facoltà.

    FORMICA   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  da  ieri  ci
  stiamo  aggrovigliando in un dibattito pesante su degli argomenti
  che  -  come bene ha evidenziato il Governo, ma anche l'onorevole
  Ardizzone - sono dei falsi argomenti.
   Voglio  ricordare  a  tutti i colleghi che è  stata  chiesta  al
  Presidente  del  Parlamento, in maniera pesante, l'iscrizione  in
  via  straordinaria e urgente, all'ordine del giorno di un disegno
  di  legge  che  potesse in qualche modo -  ove  ne  ricorrano  le
  condizioni    -    risolvere   il   problema   del    lunghissimo
  commissariamento della città di Messina.
   Sulla   base  di  questa  richiesta  pressante,  portata  avanti
  dall'onorevole  Ardizzone - ma in buona parte  dalla  deputazione
  messinese  - il Presidente del Parlamento, previa discussione  in
  Aula  e   dopo  averne parlato anche in sede  di  Conferenza  dei
  Capigruppo,  ha consentito  formalmente che l'Aula  si  occupasse
  della cosiddetta  leggina , per risolvere il problema di Messina,
  in via straordinaria.
   A  questa legge, una volta in Aula, si sono agganciati una serie
  di  emendamenti che nulla avevano a che vedere con il problema di
  Messina e che, invece, intervenivano su altre questioni che,  per
  avere accesso all'Aula - essendo fra l'altro materia elettorale e
  quindi,  come  si è visto dal dibattito di questi  giorni,  molto
  delicata  -  necessariamente abbisognano  dell'iter  parlamentare
  normale  e cioè del preliminare passaggio in Commissione,  con  i
  dovuti approfondimenti in questa sede.
   All'inizio  della  seduta  di ieri,  sotto  la  sua  Presidenza,
  onorevole Lo Porto, più volte, sia io che altri colleghi, abbiamo
  pregato  i proponenti tutti di ritirare gli emendamenti  estranei
  alla cosiddetta  leggina  su Messina, così da consentirne un iter
  spedito  e,  poi,  approfondire gli emendamenti  ritirati  in  un
  apposito  disegno  di  legge  dove  potevano  trovare  il  giusto
  accoglimento,  con i giusti approfondimenti nelle sedi  opportune
  e, cioè, nelle Commissioni parlamentari.
   Questo  appello, che è stato più volte lanciato - i  verbali  lo
  testimoniano  -, non si è voluto accoglierlo. Per  finire,  nella
  confusione dell'Aula di ieri (perché questo ogni tanto accade  in
  quest'Aula, e sulle richieste più disparate, perché è  ovvio  che
  ciò  accada,  che poi prevalgano gli interessi spiccioli,  magari
  dei  singoli),  sono  passate, con voto  segreto,  alcune  norme,
  alcune  non  contraddittorie, altre incostituzionali; addirittura
  si  è  statuito,  su emendamenti  volanti' che non  sono  passati
  dalle  Commissioni  per  il parere, che  le  legislature  possono
  durare  quattro anni e mezzo anziché cinque anni, col rischio  di
  coprirci  di  ridicolo  e  col  rischio  di  impugnativa   certa,
  istituendo  sì una disparità di trattamento rispetto  ai  diversi
  comuni.  Ieri,  ripeto,  si è stabilito  -  o  si  è  tentato  di
  stabilire - che in alcuni comuni la legislatura duri cinque anni,
  in altri può durare cinque anni e mezzo e in altri ancora quattro
  anni e mezzo, il che è semplicemente ridicolo.
   Voglio  anche  aggiungere che non è vero  che  la  norma,  com'è
  stato  detto  qui poco fa  - e finisco signor Presidente,  ma  il
  tema è troppo importante -  non c'è per alcuni comuni, anche  per
  i  comuni che hanno votato nel 2000, per i quali convengo con  le
  tesi  sostenute e, cioè, che erano state svolte elezioni  con  la
  durata   a   quattro  anni  e  che  sono  state  rinviate   prima
  dell'election day e, quindi, andremmo a cinque anni e mezzo.  Ma,
  attenzione  Anche per quei comuni c'è stato un pronunciamento del
  TAR,  della  Magistratura che ha dato torto  e  ha  rigettato  il
  ricorso  presentato  da coloro i quali volevano  che  si  votasse
  prima e, cioè, in questa sessione.
     Quindi,  attenzione:  anche  per  quei  comuni  il  TAR  e  la
  Magistratura hanno statuito che possono andare a votare...

    GIANNOPOLO  Il ricorso aveva altra natura

    FORMICA   ... Ma, comunque, c'è stato un pronunciamento;  anche
  se io sono d'accordo con la tesi che quei comuni devono andare  a
  votare  a novembre. Ma certamente - come ha sostenuto l'onorevole
  Ardizzone - i comuni che hanno votato nel novembre 2001,  secondo
  la   legge  già  approvata  da  questa  Assemblea,  voteranno  in
  primavera, per cui io, ancora una volta, pregherei quest'Aula  di
  rinviare il disegno di legge in Commissione al fine di trovare un
  accordo per far sì che magari vadano a votare i comuni che  hanno
  votato  nel  novembre  2001 e che, invece, venga  cassata  quella
  parte,  certamente incostituzionale, che riduce la legislatura  a
  quattro anni e mezzo. Questa norma sarebbe certamente bocciata  e
  ci esporrebbe ad una figura veramente barbina.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Beninati.

    BENINATI    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   io   mi
  riallaccio  all'iter  dell'articolo  1-  non  entro  nel   merito
  dell'articolo 1, che ormai peraltro  è stato dibattuto e ha avuto
  una  sua  sorte  -.  E  devo dire che ho condiviso   ieri  alcuni
  colleghi,  in  particolare  l'onorevole  Misuraca  che,  nel  suo
  intervento,  aveva  posto l'Aula in una  condizione  corretta,  a
  prescindere  dalla formulazione se si rimandavano in  Commissione
  gli emendamenti o l'articolo o la legge.
     Però  il problema non è stato ben considerato e devo dire  che
  ha  posto alcune difficoltà, non ultimo il rispetto dell'articolo
  111 del Regolamento.
   Noi  abbiamo fatto uno strappo al Regolamento. Abbiamo approvato
  un articolo sapendo che è stato fatto uno strappo al Regolamento.
   Signor  Presidente, l'articolo 111 del Regolamento parla chiaro:
  non possono essere presentati in Assemblea, se non dal Governo  o
  dalla  Commissione o da un presidente di un gruppo  parlamentare,
  emendamenti che non siano stati presentati e ritenuti ammissibili
  nella  competente Commissione, ovvero  strettamente connessi  con
  essi secondo l'insindacabile apprezzamento del Presidente.
   Nel   momento  in  cui  l'onorevole  Misuraca  ha  posto  questo
  problema  dei  tre  emendamenti presentati, era ammissibile  solo
  quello  dell'onorevole  Formica. Quest'ultimo   è  presidente  di
  gruppo  parlamentare, ma  Incardona non è presidente di gruppo  e
  quindi  l'emendamento  doveva andare  in  Commissione  come  pure
  l'emendamento a firma dell'onorevole Cracolici, che non è nemmeno
  lui presidente di gruppo.
   Signor   Presidente,   non  capisco  perché   oggi   ci   stiamo
  contorcendo su un argomento, sul quale devo dire che vi era stata
  attenzione  da  parte  sua;  poi  è  subentrato  alla  Presidenza
  l'onorevole  Fleres, il quale, non conoscendo  questo  passaggio,
  quasi  certamente   non  ha colto  questa parte.  Io  credo  vada
  prestata  attenzione su questo perché, se vogliamo rispettare  le
  regole,  o  si rispettano al cento per cento o non possiamo  dire
  una volta sì e una volta no.
   L'articolo 1, a mio avviso, ha un vizio a monte.

    PRESIDENTE    Onorevole  Beninati,  non   comprendo   dal   suo
  ragionamento quale sarebbe, qualora l'accogliessi, ma non  posso,
  l'effetto  della  sua  considerazione  perché  stiamo  ragionando
  sull'opportunità  di un rinvio in Commissione. Quindi  lei,  come
  argomento favorevole al rinvio in Commissione, usa questa tesi.
   Purtroppo, non è esattamente come lei ha sostenuto: io  non  ero
  presente  in quel momento ai lavori d'Aula ma non voglio prendere
  le  difese  d'ufficio del mio vicepresidente  vicario  che  si  è
  attenuto  perfettamente al Regolamento, là dove dice, all'1  bis,
  quello   che  ha  detto  lei  senza  concludere  però,   ritenuti
  ammissibili  nella  competente  Commissione  ovvero  strettamente
  connessi  con  essi  secondo  l'insindacabile  apprezzamento  del
  Presidente .
   Io  non intendo entrare nel merito dell'insindacabile parere del
  Presidente di turno, il quale si è assunta una responsabilità che
  il Regolamento gli consente; ma non è questo, mi deve consentire,
  l'argomento politico che può incidere sull'opportunità o meno  di
  rinviare in Commissione il provvedimento.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha facoltà.

    PANARELLO   Signor  Presidente, io sono tra  coloro  che  hanno
  cercato,  nel  corso  di  queste  settimane,  di  sollecitare  la
  istituzione  di un turno che consentisse alla città  di  Messina,
  qualora   il   dottore  Buzzanca  rinunciasse  al   ricorso   che
  legittimamente ha presentato in Cassazione, di potere votare

    INCARDONA  Questo lo dirà la Magistratura

    PANARELLO     sto dicendo qualora

    SAMMARTINO  Un ricorso può essere legittimo.

    PANARELLO    legittimamente ha presentato il ricorso.

    LO   MONTE ,  assessore  per  la  cooperazione,  il  commercio,
  l'artigianato e la pesca. Avete sentito male.

    PANARELLO   Non si innervosisca, presidente Incardona,   io  ho
  citato un fatto.
   Ora,  come ha ricordato correttamente il collega Ardizzone, alla
  sollecitazione della deputazione messinese, sostenuta  da  alcuni
  gruppi  parlamentari - ed in particolare dal gruppo  parlamentare
  dei  Democratici di Sinistra - si è aggiunta questa vicenda,  che
  ha  spiegato adesso l'assessore Lo Monte,  riguardante  i  comuni
  che hanno votato nel turno autunnale nel 2000.
   Credo   che,   in   ragione  di  questo  articolo   del   testo,
  l'emendamento del collega Cracolici fosse pienamente giustificato
  e  coerente. Dopodiché il Presidente ci ha spiegato che,  essendo
  stato  votato quell'emendamento, qualunque rinvio in  Commissione
  non  può  modificare la condizione già determinata  dall'Aula.  E
  allora io vorrei che i colleghi tutti, a partire dai deputati che
  come me hanno sostenuto l'opportunità di istituire la possibilità
  per Messina di andare al voto ad ottobre, fossero consapevoli del
  fatto  che  qualora si bocciasse questo articolo, i colleghi  che
  intendessero   bocciare  l'articolo  1   già   votato,   compreso
  l'emendamento,   impedirebbero   che   si   determinasse   questa
  opportunità per Messina.
   Io  non voglio assumere un atteggiamento polemico, vorrei essere
  costruttivo.
   L'onorevole  Ardizzone e l'assessore Lo Monte  hanno  ipotizzato
  che per i comuni che hanno votato nel 2001 nella legge istitutiva
  fosse già previsto che voteranno nel 2007; bene, se è così, nulla
  toglie   al  Governo  e  alla  maggioranza  che,  in  un  momento
  successivo,  visto  che  l'emendamento  già  approvato  parla  di
  autunno  del  2006, si corregga sulla base di queste motivazioni.
  Se  ci  sono  profili di incostituzionalità,  come  ha  detto  il
  collega  Ardizzone,  ci  penserà il  Commissario  dello  Stato  a
  cassare questo emendamento.
   Cosa  voglio  dire?  D'altro canto ci sono illustri  precedenti.
  Per  i comuni che hanno votato nel 2000, l'assessore Lo Monte  lo
  sa  bene,  era  previsto che votassero dopo cinque anni  e  nella
  legge  che  abbiamo  votato a marzo, quella sui  comuni,  si  era
  stabilito  con un emendamento che dovessero votare  dopo  quattro
  anni e mezzo; poi la legge è decaduta per la nota vicenda, ma era
  previsto  che votassero nel turno che abbiamo effettuato quindici
  giorni fa.
   Quindi  l'Assemblea può intervenire, qualora le ragioni  addotte
  qui   dal  Governo  e  dal  Presidente  della  Commissione  siano
  considerate  fondate;  si  può sempre  intervenire  per  spostare
  ulteriormente  il  turno elettorale per  quei  comuni  che  hanno
  votato nel 2001.
   Ma  non si prenda a pretesto, lo dico senza spirito polemico, la
  votazione  legittima  e  libera  dell'emendamento  Cracolici  per
  affossare una legge che è stata già approvata e che consentirebbe
  alla città di Messina di votare nell'autunno prossimo, sempre che
  sia  sgombrato  il  campo di cui tutt'ora è titolare  il  dottore
  Buzzanca.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                       Sull'ordine dei lavori

    MISURACA  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    MISURACA   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  considerato
  che...

    PRESIDENTE  Mi dica se parla sull'ordine dei lavori o su  altre
  cose.

    MISURACA    Sì,   ma   intanto  per  rispondere   all'onorevole
  Cracolici,  che  ha raccontato la storiella del viaggio  in  Sud-
  America.
   La  storiella  sarà  vera,  il presidente  sudamericano  esiste,
  quello che forse non...

    PRESIDENTE   Onorevole  Misuraca,  lei  non  può  ripetere   un
  intervento che ha già effettuato. E' una polemica che  non  posso
  raccogliere  in coda ad una discussione che verte  su  ben  altro
  argomento.

    MISURACA   Allora  confermiamo  la  richiesta  sull'ordine  dei
  lavori, sulla votazione a norma dell'articolo 121 quater.

    PRESIDENTE   Pongo  in  votazione  la  proposta  dell'onorevole
  Misuraca.
   Ai sensi dell'articolo 121 quater, si vota per alzata e seduta.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    ODDO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Onorevole Oddo, non è prevista, in questa  ipotesi,
  dal Regolamento.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvata)


   Presidenza del presidente Lo Porto


    Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per la
  libera circolazione degli appartenenti alle Forze dell'ordine ed
    al Corpo dei Vigili del fuoco sui mezzi di trasporto pubblico
                       locale» (964-883-903/A)

    PRESIDENTE   Si passa al seguito della discussione del  disegno
  di  legge  «Norme  per la libera circolazione degli  appartenenti
  alle Forze dell'ordine ed al Corpo dei Vigili del fuoco sui mezzi
  di trasporto pubblico locale» (964-883-903/A), iscritto al numero
  2.
   Invito  i componenti la IV Commissione, «Ambiente e territorio»,
  a prendere posto al banco delle commissioni.
   Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge  si
  è interrotto nella seduta numero 293 del 18 maggio 2005.
   Tenuto  conto che nella predetta seduta la discussione generale,
  di  fatto non si è svolta,  consento che nella presente seduta si
  svolga  una  discussione, prima del voto sul passaggio  all'esame
  degli articoli.

    GIANNOPOLO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    GIANNOPOLO  Signor Presidente, onorevoli colleghi,   intervengo
  perché vorrei capire il senso di questo disegno di legge e se  un
  argomento di questo tipo necessiti di una legge.
   Ritengo  che noi non possiamo legiferare in materia perché   non
  possiamo  intervenire  sullo  status  della  Polizia  di   Stato,
  dell'Arma dei Carabinieri, da un lato, e non possiamo intervenire
  sul  trasporto  pubblico  locale la cui  regolamentazione  spetta
  esattamente alle aziende che lo gestiscono.
   Francamente  non  capisco il senso di questo disegno  di  legge,
  posso capire quella sullo status della polizia municipale, ma per
  il  resto non capisco come si possa concepire una legge di questo
  tipo,   quindi   dichiaro  la  mia  assoluta  indisponibilità   a
  considerare  il  passaggio agli articoli per  l'esame  di  questo
  disegno di legge.

    PRESIDENTE   Invito  i  colleghi ad iscriversi  a  parlare.  Se
  credete,   vi  possiamo  indicare  qualche  precedente,   perché,
  onorevole Giannopolo, la materia è stata oggetto di decisioni dei
  consigli  regionali  come  pure  di  delibere  amministrative  di
  Giunta.
   E'  un  problema  al  quale  prego di  prestare  il  massimo  di
  attenzione.

    FLERES  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FLERES   Signor Presidente, onorevoli colleghi, il  disegno  di
  legge  punta a favorire l'esercizio delle funzioni proprie  degli
  appartenenti alle forze dell'ordine durante azioni, attività  che
  sono poste in essere all'interno dei mezzi pubblici di trasporto.
   Spessissimo   si  compiono  nei  mezzi  pubblici  di   trasporto
  attività illecite, non svelo assolutamente alcun segreto  dicendo
  che   sui  mezzi  pubblici  avvengono  attività  di  spaccio   di
  stupefacenti,  se  rivelo che a all'interno  dei  mezzi  pubblici
  avvengono attività di taccheggio, di borseggio, se svelo che  nei
  mezzi  pubblici  si  verificano fenomeni di malcostume  di  varia
  origine, ora   lasciamo perdere il tipo di crimine.
   Durante  le  attività di servizio  gli appartenenti  alle  forze
  dell'ordine,  dunque,  devono  essere  considerati  a  tutti  gli
  effetti  in servizio e, pertanto, favoriti nella loro attività.
   Relativamente   alle   osservazioni  dell'onorevole   Giannopolo
  vorrei  soltanto citare che numerose regioni hanno già legiferato
  in questo senso, l'ultima in ordine di tempo è il Piemonte, ma  a
  conferma di questo basta ricordare che i mezzi pubblici a cui  si
  fa  riferimento nel disegno di legge sono quelli locali e  dunque
  quelli  che  usufruiscono di contributi da parte della   Regione,
  contributi  che non vengono elargiti in funzione  del  numero  di
  passeggeri  trasportati,  bensì in funzione  della   quantità  di
  chilometri  percorsi  e, pertanto, questo  non  determina  nessun
  onere  aggiuntivo  a  carico  dei gestori  dei  servizi  pubblici
  locali.
     Credo sia un intervento legislativo essenziale e assolutamente
  privo  di connotazioni di natura politica e, in tal senso, signor
  Presidente,  invece, desidero fare appello alla  sua  persona  ma
  anche  ai  presentatori degli emendamenti affinché il  testo  non
  venga   gravato  di  materie  che  sono  assolutamente   estranee
  all'oggetto del disegno di legge.
   Non  vedo cosa c'entrino questioni che riguardano autorizzazioni
  commerciali,  autorizzazioni  edilizie  benché  meno  il  POR  o,
  addirittura, con tutto rispetto per l'argomento, ma non certo per
  la sua collocazione all'interno di questa legge, l'istituzione di
  fondazioni o altro.
   Quindi  mi  permetto, signor  Presidente, di fare  appello  alla
  sua  sensibilità  per  depurare il testo da emendamenti  che  non
  hanno  assolutamente niente a che vedere con la  materia  oggetto
  del disegno di legge.

    SPAMPINATO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPAMPINATO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  anche  per
  testimoniare  la veridicità di quanto diceva l'onorevole  Fleres,
  questo disegno di legge nasce da iniziativa parlamentare e da una
  volontà  unanime all'interno della Commissione. Le finalità  sono
  quelle  esposte  dall'onorevole Fleres e credo  che  sia  giusto,
  anche  vista  la materia, di non caricarlo di contenuti  che  non
  hanno assolutamente nulla a che vedere con la suddetta materia.
   E'   una   legge  che  ha  uno  specifico  scopo,  ha  una   sua
  funzionalità  che  ritengo debba essere  approvata  tenendo  fede
  strettamente   al  testo  approvato  in  Commissione,   approvato
  all'unanimità  dalla Commissione al di là dell'aspetto  politico,
  della composizione della stessa.

    SBONA   vicepresidente della Commissione e relatore. Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SBONA   vicepresidente  della Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente,   onorevoli   colleghi,   come   diceva   l'onorevole
  Spampinato,  questo  disegno di legge  è  una  sintesi  approvata
  all'unanimità in quarta Commissione di una iniziativa legislativa
  di  carattere  governativo e anche di carattere parlamentare,  di
  maggioranza  e  di  minoranza. Non capisco, quindi,  l'intervento
  dell'onorevole Giannopolo, anche se lo rispetto,  perché  proprio
  a  lui voglio dire che in carenza di una normativa nazionale  sul
  settore, diverse regioni hanno già legiferato in merito e  quindi
  ritengo  che  anche  noi, senza adeguarci,  ma  riconoscendo  che
  soprattutto  gli  appartenenti alle forze  dell'ordine,  compresi
  anche  i  vigili  urbani,  con  una differenziazione  che  fa  la
  normativa,   cioè  quella  di  consentire  a  tutti   gli   altri
  appartenenti   alle   forze  dell'ordine  di  potere   utilizzare
  gratuitamente  i  mezzi  pubblici  sia  in  ambito  locale,  cioè
  comunale, che in ambito extra-comunale, invece viene limitato  ai
  vigili del fuoco solo a livello comunale.
   Quindi,  ritengo  che  sia anche un fatto estremamente  positivo
  perché la legge vuole essere una risposta non solo  a  quella che
  è   la  necessità  logistica  da  parte  del  corpo  delle  forze
  dell'ordine,  ma  anche  un aspetto sociale  perché  permette  in
  maniera  indiretta  che l'utilizzo dei mezzi  pubblici  da  parte
  delle  forze  dell'ordine possa rappresentare con  la  loro  solo
  presenza,   nei   mezzi  pubblici,  un  deterrente   per   potere
  scoraggiare anche la microcriminalità che spesso è presente negli
  stessi  mezzi pubblici, per cui siamo particolarmente   fiduciosi
  che il Parlamento possa approvare questa legge che possa dare una
  risposta alle forze dell'ordine.

     PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Oddo.  Ne  ha
  facoltà.

     ODDO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che con  un
  minimo  di  ragionevolezza - può darsi che mi stia  sbagliando  -
  quanto   contenuto  in  questo  disegno  di  legge  possa  essere
  disciplinato  con un semplice adempimento amministrativo,  perché
  non  mi pare che non permangano tutte le condizioni per cui possa
  essere  da tutti compreso che chi, nel momento in cui espleta  un
  servizio  anche  legato  alla questione  che  citava  l'onorevole
  Fleres, per quanto concerne ciò che accade sui mezzi di trasporto
  -  spesso o meno spesso non siamo nelle condizioni di dirlo -  ha
  il  problema  della circolazione gratuita per quanto  concerne  i
  motivi di servizio.
   Può  darsi  che sia una lettura superficiale, ma che  ci  voglia
  una  norma per autorizzare la circolazione gratuita dei  pubblici
  ufficiali  in  regolare  servizio mi pare assolutamente  qualcosa
  che,  sinceramente, vanifica un po' il ruolo  e  la  funzione  di
  questo Parlamento.
   Non  vorrei  drammatizzare, però mi  pare  eccessivo  che  siamo
  chiamati ad approvare  una norma per permettere ciò.
   Quindi,    al   di   fuori   delle   argomentazioni    sostenute
  dall'onorevole  Giannopolo,  che condivido,  dobbiamo  dire   con
  molta  franchezza  che questa sera non so se  l'Aula  chiuderà  i
  lavori e potrà essere contenta di ciò che è stato deciso, non  lo
  posso  dire. Faccio una brevissima parentesi, perché  secondo  me
  una forzatura si è commessa.
   Quindi, se c'è la volontà, si approfondisca e si faccia in  modo
  di  disciplinare la materia  con un semplice atto amministrativo.
  Ma  se,  addirittura, siamo arrivati al punto di  normare  questa
  fattispecie,  con  molta sincerità devo  dire  che  sono  un  po'
  preoccupato,   sono  stupito  da  un  lato  e   molto   perplesso
  dall'altro.  Pertanto mi permetto di invitare  coloro  che  hanno
  seguito,  sicuramente meglio di me, l'iter di questo  disegno  di
  legge  ad  approfondire qualche minuto in più perché è  possibile
  trovare  la soluzione senza scomodare il voto di un Parlamento  e
  senza formulare addirittura una norma specifica al riguardo.

     PRESIDENTE    Onorevole  Beninati,  la  prego  di   rispondere
  all'obiezione che è stata mossa dai deputati Oddo e Giannopolo.

    BENINATI    presidente della Commissione.  Signor   Presidente,
  devo  dire che la Commissione ha affrontato questo tema  con  una
  coralità  assoluta. Infatti, alla fine,  anche se il  Governo  ha
  poi   presentato   un  suo  testo  la  norma  è   di   iniziativa
  parlamentare.
   C'è   stata  una  condivisione assoluta. E  lo  dico  perché  la
  quarta  Commissione,  il più delle volte, si  adopera  ricercando
  l'unanimità dei consensi nell'approvare le norme.
   Comunque,  seppure  questa  norma  ha  destato  la  ilarità   di
  qualche  collega che non aveva compreso la ratio di  ciò  che  si
  discuteva affermando che il Carabiniere insegue il ladro  tramite
  il mezzo di servizio.
   Scusate,  non  si  è capito di cosa stiamo parlando,  perché  la
  norma  non  è  prevista  affinché le  forze  dell'ordine  possano
  usufruire dei mezzi pubblici, ma perché in quei mezzi ci  sia  un
  maggiore controllo.
   Pertanto,  é un servizio che può essere certamente istituito  da
  parte delle forze dell'ordine..

    CRACOLICI    Dal   poliziotto  di   quartiere   al   poliziotto
  dell'autobus.

    BENINATI   presidente della Commissione.  Onorevole  Cracolici,
  la  prego  di  non fare delle affermazioni che non c'entrano  con
  questo testo.
   Questa  é  una  norma   scritta chiaramente,  se  poi  si  vuole
  sostenere  che  la norma non va bene lo si può dire,  ma   rimane
  scritta bene, con chiarezza;  è stata scritta da tutti, anche dai
  suoi  colleghi  che  fanno parte della Commissione,  pertanto  la
  prego di non deridere nessuno perché è offensivo.
   Personalmente  la  ritengo più che giusta, poiché  la  considero
  una  norma  di  interesse sociale,  una iniziativa nell'interesse
  del   controllo  attraverso  questo  servizio  che   può   essere
  effettuato  da  chi effettivamente lo può fare all'interno  delle
  forze dell'ordine.
   Concludo  chiedendo,  a  tutti i  colleghi,  io  per  primo,  di
  ritirare  gli  emendamenti,  altrimenti,  signor  Presidente,  lo
  faccia lei in quanto gli stessi  non hanno nessuna pertinenza con
  la  norma  che  dovremmo  applicare; a  quel  punto  sarei  io  a
  sostenere la tesi  di rinviarla in Commissione.
   Sarebbe  pure paradossale, non vi è nessun titolo.  Se,  invece,
  c'è  una  condivisione da parte di tutti i presidenti dei  gruppi
  parlamentari, va bene, ma certamente gli emendamenti che ho visto
  non  mi sembrano pertinenti al testo. Grazie.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare sulla questione pregiudiziale.

    PRESIDENTE   Onorevole  Cracolici, la  questione  pregiudiziale
  non   può essere presentata singolarmente, inoltre siamo in  sede
  di discussione generale.

    CRACOLICI  Singolarmente?

    PRESIDENTE    Onorevole  Cracolici,  il   Regolamento   recita:
   Iniziata  la  discussione, la proposta deve essere avanzata  con
  domanda sottoscritta da almeno otto deputati, dal Governo o dalla
  Commissione .
   Ma,  ripeto,  lei può presentarla, ma non in sede di discussione
  generale che sto dichiarando chiusa.

    CRACOLICI   Signor  Presidente, prima di  votare  il  passaggio
  all'esame  degli articoli, posso porre una questione  riguardante
  la legittimità della norma?

    PRESIDENTE    Questo lo può fare benissimo, ma  avrebbe  dovuto
  farlo non come pregiudiziale, perché per la pregiudiziale ci sono
  dei meccanismi regolamentari da rispettare.

    CRACOLICI  Pongo un problema.

    PRESIDENTE   Faccio una deroga alla chiusura e le  permetto  di
  parlare, ma non può presentare una pregiudiziale.

    CRACOLICI   Signor Presidente, non intendevo intervenire  nella
  discussione  generale perché non volevo svolgere un   intervento,
  voglio porre un tema riguardante  il rapporto tra la Regione e  i
  concessionari di autolinee pubbliche, un rapporto regolato da una
  norma  che prevede il rimborso chilometrico per tutte le aziende,
  sia pubbliche che private, che operano in regime di concessione.
   Nel  momento  in  cui  si   stabilisce  che  in  tutti  i  mezzi
  pubblici,  sia  quelli  cosiddetti di  proprietà  dell'azienda  a
  partecipazione regionale, sia quelli di proprietà, o  di  privati
  o  di  aziende pubbliche, ad esempio i Comuni, si  stabilisce  la
  gratuità  per l'accesso per le forze dell'ordine e non  si  fissa
  alcun rimborso da parte della Regione.

    FLERES   Le  forze  dell'ordine in servizio.  Non  è  un  fatto
  secondario.

   CRACOLICI.  Mi  permetto  di porre  un  tema  che  attiene,  tra
  l'altro, alla riforma del  Titolo V  della Costituzione, dove non
  solo  si  é  separata la funzione della Regione e  le  reciproche
  autonomie,  ma  é evidente che se un Comune, sulla  base  di  una
  norma regionale, é chiamato a dare attuazione a questa norma  con
  la gratuità del servizio.
   Delle  due l'una: o noi prevediamo, come Regione, un rimborso  -
  e  non  è  quello  chilometrico - o questo provvedimento  non  ha
  copertura finanziaria.
   Pongo  tale quesito poiché - ripeto - il rapporto tra la Regione
  e  le  autolinee in concessione è regolato da un rimborso  non  a
  passeggero,  ma è regolato sulla base del rapporto chilometrico.
   Quindi,  si  stabilisce la gratuità per alcuni ed  il  pagamento
  per altri, e nel momento in cui si stabilisce la gratuità occorre
  pertanto  prevedere una modalità di rimborso per  coloro  che  in
  qualche modo dispongono l'esercizio di questa attività.

    BENINATI   presidente della Commissione. E'  chilometrico,  non
  sul numero delle persone.

    CRACOLICI   Questa  è la sua opinione. Ho  posto  un  problema
  Operi in ragione di una legge dello Stato.

    PRESIDENTE   Questo  è un argomento che lei  può  utilizzare  a
  livello,   se   crede,  di  pregiudiziale,  quando   il   momento
  regolamentare lo permetterà.
   Pongo ai voti il passaggio agli articoli.

    CRACOLICI  Chiedo la verifica del numero legale.

    PRESIDENTE   Non si può chiedere sul passaggio all'esame  degli
  articoli,  il Regolamento prevede già il metodo di votazione.  Il
  numero  legale  si  può chiedere soltanto quando  è  previsto  lo
  scrutinio segreto.
   Pongo  ai  voti  il  passaggio agli articoli. Chi  è  favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a  martedì  31  maggio
  2005, alle ore 17,30 con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I - Comunicazioni.

       II - Discussione dei disegni di legge:
         1)   Norme per la libera circolazione degli appartenenti
         alle  Forze dell'ordine ed al Corpo dei vigili del fuoco
         sui  mezzi  di trasporto pubblico locale  (nn.  964-883-
         903/A) (Seguito);

         2)   Istituzione dell'Agenzia regionale per  i  prelievi
         ed  i  trapianti  di organi e tessuti.      Modifica  di
         assegnazioni  finanziarie  e  norme  organizzative   nel
         settore sanitario  (n. 867/A)  (Seguito).

       III - Discussione della mozione:
         N.   377   -     Continuità  produttive  delle   imprese
         metalmeccaniche  del  settore  ferroviario  operanti  in
         Sicilia. ,  a  firma degli onorevoli  Formica,  Ioppolo,
         Sammartino e Virzi'.

       IV - Discussione unificata delle mozioni:
         N.   291   -    Valutazione   dell'operato   dell'Ambito
         territoriale  ottimale  1 Palermo  nell'affidamento  del
         servizio  idrico  integrato  nell'A.T.O.  1  Palermo   e
         provvedimenti consequenziali. , a firma degli  onorevoli
         Giannopolo, Cracolici, Speziale e Zago;

         N.  304  -   Affidamento del  Servizio idrico  integrato
         nell'Ambito territoriale ottimale 1 Palermo. ,  a  firma
         degli  onorevoli Orlando, Cracolici, Ferro,  Forgione  e
         Giannopolo.

       V  -  Elezione  delle Commissioni legislative  permanenti  e
       della  Commissione  per l'esame delle questioni  concernenti
       l'attività dell'Unione Europea.

       VI - Elezione di deputati segretari.

                  La seduta è tolta alle ore 19.38

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 22.15

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello