Presidenza del vicepresidente Fleres
CULICCHIA, segretario f.f., dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
Congedi e missione
PRESIDENTE Comunico che gli onorevoli D'Aquino e Moschetto
hanno chiesto congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico, altresì, che è in missione per ragioni del suo
ufficio, l'onorevole Turano per i giorni 28 e 29 giugno 2005.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati inviati alle competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Norme in materia di valutazione di insindacabilità dei
deputati dell'Assemblea regionale ai sensi dell'articolo 6 dello
Statuto siciliano (n. 1017)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 28 giugno 2005
BILANCIO (II)
Disciplina degli organismi che svolgono attività di garanzia
collettiva dei fidi (1019)
di iniziativa parlamentare
PARERE III COMMISSIONE
inviato in data 29 giugno 2005
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 31 luglio 2003,
n. 10, recante Norme per la tutela e la valorizzazione della
famiglia' (n. 1018)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 28 giugno 2005
Annunzio di interrogazione
PRESIDENTE Comunico che è stata presentata la seguente
interrogazione con richiesta di risposta scritta:
N. 2297 - Interventi in favore della frazione di San Martino
delle Scale del Comune di Monreale (PA).
- Assessore Famiglia
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici
Giuseppe.
L'interrogazione, ora annunziata, sarà trasmessa al Governo.
Comunicazione relativa alla terza Assemblea nazionale degli
eletti e delle elette delle Assemblee legislative regionali e
delle Province autonome
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, comunico che il prossimo 11
luglio, presso la Camera dei Deputati, si terrà la terza
Assemblea nazionale degli eletti e delle elette delle Assemblee
legislative regionali e delle Province autonome, organizzata
dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti regionali d'intesa
con la Camera dei deputati.
Il programma dei lavori, che sarà trasmesso a ciascun deputato
per posta elettronica, prevede la presentazione del rapporto
sullo stato della legislazione 2004, nonché la trattazione di
prioritari argomenti di natura istituzionale.
All'assise sarà presente il Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi.
Poiché ai fini dell'accreditamento a Montecitorio occorre
trasmettere tempestivamente l'elenco dei deputati che intendono
partecipare all'evento, il Presidente, invita i Deputati a
comunicare alla Direzione per i rapporti istituzionali (anche con
e-mail) entro e non oltre l'1 luglio la loro adesione.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà procedersi
a votazioni mediante sistema elettronico.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE Si passa al punto secondo dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 437 Interventi per migliorare la funzionalità delle
attività di individuazione delle aree ad elevato rischio
idrogeologico e per l'adozione delle misure di salvaguardia
nell'ambito dei bacini , degli onorevoli Fleres, Catania
Giuseppe, Maurici e Baldari;
n. 438 Interventi, anche a livello centrale, a sostegno del
settore vitivinicolo , degli onorevoli Oddo, Speziale,
Capodicasa, Cracolici, Giannopolo, Crisafulli ed altri.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
CULICCHIA, segretario f.f.:
«L'Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
l'art. 2, comma 2, del decreto legge n. 180 del 1998,
convertito con modificazioni, nella legge 3 agosto 1998, n. 267,
prevede che le Regioni possano assumere, anche in deroga ai
propri ordinamenti e con procedure d'urgenza, personale tecnico
con contratti di diritto privato a tempo determinato per
l'individuazione delle aree ad elevato rischio idrogeologico e
l'adozione delle misure di salvaguardia nell'ambito dei bacini
individuati;
l'art. 15 della legge regionale 9 marzo 2005, n. 3, prevede
l'utilizzo del personale precedentemente contrattualizzato
dall'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente e dal
Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio per un
triennio, al fine di completare la redazione del Piano stralcio
di bacino per l'assetto idrogeologico;
è opportuno che l'attività di tale personale, che è già in
servizio, possa meglio svilupparsi in ciascuna delle nove
province regionali siciliane, attraverso almeno due zone (Sicilia
orientale ed occidentale) coordinate in sede centrale a Palermo,
al fine di meglio accertare le diverse situazioni, evitando di
sovraccaricare di costi di missione l'iniziativa;
un tale decentramento potrebbe avvalersi delle strutture del
Genio civile e/o della Protezione civile, con ciò massimizzando
le sinergie territoriali, assicurando, comunque, la periodica
verifica in sede centrale,
impegna il Governo della Regione
a valutare ogni ipotesi possibile per meglio utilizzare le
citate unità di personale destinate alla redazione del PAI per la
salvaguardia dei siti come in premessa indicati, prevedendo la
loro utilizzazione nelle nove province regionali attraverso
l'individuazione di due macroaree, Sicilia orientale e Sicilia
occidentale, con base rispettivamente a Catania ed a Palermo e
prevedendo, altresì, periodiche verifiche ed il coordinamento
presso la sede centrale.» (437)
FLERES - CATANIA G. -MAURICI -
BALDARI
«L'Assemblea regionale siciliana
Premesso che il decreto emanato dal Ministro per delle
Politiche agricole e forestali, onorevole Alemanno, attuativo
della legge nazionale n. 71 del 2005 che riconosce lo stato di
crisi di mercato del comparto agricolo, non prevede alcun
intervento a sostegno della vitivinicoltura della Sicilia
occidentale;
Considerato che ciò pone a rischio centinaia di milioni di euro
e lo sviluppo di un comparto di punta dell'agricoltura siciliana;
Visto che le delibere del Governo regionale del dicembre 2004 e
del febbraio 2005 non specificano lo stato di crisi del settore
vitivinicolo;
Considerate le difficoltà derivanti dalle eccezionali avversità
atmosferiche e dal ritardo degli interventi di ristoro dovuti ed
indispensabili;
Considerata la grande quantità di prodotto invenduto ed i
problemi sorti nella distillazione a seguito del sequestro dello
stabilimento Bertolino di Partinico (solo di recente parzialmente
superati),
impegna il Governo della Regione
e per esso l'Assessore per l'agricoltura e le foreste
a procedere con urgenza all'immediata integrazione delle
delibere di Giunta del novembre 2004 e del febbraio 2005,
inserendo in maniera inequivocabile l'uva da vino;
a chiedere al Ministro delle Politiche agricole e forestali la
modifica del decreto attuativo, includendo il comparto
vitivinicolo;
all'immediata attivazione di una negoziazione con l'Unione
Europea per i visti di compatibilità necessari ad attivare
concretamente gli interventi previsti dalla legge nazionale n. 71
del 2005, succitata;
ad individuare le soluzioni più idonee per attivare il
pagamento del pregresso relativamente ai danni subiti dagli
agricoltori per le eccezionali avversità atmosferiche;
a sostenere a livello nazionale ed europeo, la richiesta di
distillazione di crisi, assolutamente necessaria vista la
quantità di prodotto invenduto.» (438)
ODDO-SPEZIALE-CAPODICASA-CRACOLICI-GIANNOPOLO-
CRISAFULLI- DE BENEDICTIS-PANARELLO-VILLARI-ZAGO
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, non sorgendo osservazioni,
dispongo che la determinazione della data di discussione delle
mozioni predette venga demandata alla Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari.
Per l'inversione dell'ordine del giorno
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, poiché il Presidente della
Regione sarà presente in Aula a partire dalle ore 19.30, se non
ci sono osservazioni, proporrei - e desidero avere un cenno di
assenso in caso favorevole -, di invertire l'ordine del giorno
per incardinare i disegni di legge numero 788/A «Norme per lo
sviluppo turistico della Sicilia» e numero 771-774/A «Modifiche
ed integrazioni alla normativa regionale in materia di appalti.
Disposizioni concernenti l'attività degli Uffici del Genio Civile
e la prevenzione del rischio sismico», prevedendo poi un termine
per la presentazione dei rispettivi emendamenti, a martedì
mattina della prossima settimana, ed aggiornare l'Aula alle
19.30.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Sull'ordine dei lavori
FERRO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FERRO Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri, in
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, relativamente
al disegno di legge numero 788/A, credo si sia chiesto agli
Uffici anche un pronunciamento sulla necessità che lo stesso
provvedimento andasse, per un parere, in Commissione Bilancio,
benché non comportasse spesa. Ritengo assolutamente normale che
il disegno di legge debba comunque andare in visione alla
Commissione Bilancio, desidererei soltanto che, preliminarmente,
si chiarisse questo tipo di passaggio, squisitamente di natura
tecnica, più che politica. Successivamente, c'è invece un aspetto
di natura politica determinato dal fatto che non essendo presente
il Governo, credo dovremmo prendere atto che il Presidente della
Regione arrivi alla 19.30 e sospendere, quindi, la seduta,
avviando la discussione unificata delle mozioni, delle
interpellanze e interrogazioni sulla gestione dei rifiuti in
Sicilia alle 19.30, cioè quando è previsto l'arrivo del
Presidente della Regione.
Ho approfittato della proposta della Presidenza per ricordare
che occorreva un parere degli Uffici circa l'opportunità di
inviare il disegno di legge di riforma sul turismo in Commissione
Bilancio.
PRESIDENTE Onorevole colleghi, la proposta che la Presidenza
ha formulato, tiene conto del passaggio meramente formale che
prevede l'incardinarsi del disegno di legge.
L'osservazione che l'onorevole Ferro ha formulato, come sapete,
è stata sollevata anche nel corso della Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari, pertanto, ritengo che potremmo comunque
ascoltare la relazione, incardinare, quindi, il disegno di legge
ed inviarlo in Commissione Bilancio.
SPEZIALE Signor Presidente, il Governo non è presente.
PRESIDENTE Onorevole Speziale, è soltanto per un fatto
formale. Se non siete d'accordo, la Presidenza non insiste.
Onorevoli colleghi, a questo punto, dobbiamo decidere se
inviare il disegno di legge in Commissione Bilancio. Se non ci
sono osservazioni, resta così stabilito.
CAPODICASA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
soltanto per avere, non dico la garanzia della Presidenza perché
essa non può che comunicare quanto gli viene a sua volta
comunicato, ma poiché siamo dinanzi all'ennesimo rinvio
effettuato sulla mozione relativa al piano regionale dei rifiuti,
mi chiedo se la Presidenza è certa che il Presidente della
Regione sarà presente in Aula alle 19.30.
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, la Presidenza è sicura.
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta, avvertendo che la
stessa riprenderà alle ore 19.30.
(La seduta, sospesa alle ore 18.22, è ripresa alle ore 20.00)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Discussione unificata di mozioni, interpellanze ed
interrogazioni in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si passa al punto terzo
dell'ordine del giorno: Discussione unificata di mozioni,
interpellanze ed interrogazioni in materia di gestione dei
rifiuti in Sicilia.
Preciso che la discussione unificata verterà sui seguenti atti
di indirizzo politico, o ispettivi:
mozione n. 274 Revoca e riconsiderazione del piano di gestione
dei rifiuti , degli onorevoli Capodicasa, Speziale, Cracolici,
Crisafulli, Barbagallo, Ferro ed altri;
mozione n. 125 Iniziative in materia di raccolta dei rifiuti ,
degli onorevoli Giannopolo, Speziale, Capodicasa, Cracolici ed
altri;
mozione n. 188 Previsione di termini adeguati per la
costituzione, da parte degli Enti locali, delle società per la
gestione integrata dei rifiuti , degli onorevoli Raiti, Ferro,
Morinello, Miccichè, Orlando;
interpellanza n. 78 Chiarimenti a seguito dell'annullamento
dell'ordinanza 2983 del 1999 del Presidente del Consiglio dei
Ministri, in materia di dichiarazione dello stato di emergenza
per i rifiuti in Sicilia , degli onorevoli Ferro, Orlando,
Miccichè, Morinello, Raiti;
interpellanza n. 139 Motivi riguardanti la scelta di
installare un termoconvertitore nella zona di Casteltermini
(AG) , dell'onorevole Morinello;
interpellanza n. 193 Iniziative, anche di ordine procedurale,
relative al piano di gestione dei rifiuti , degli onorevoli
Ferro, Orlando, Miccichè, Morinello;
interrogazione n. 965 Notizie in materia di gestione integrata
dei rifiuti in Sicilia , dell'onorevole Panarello.
interrogazione n. 2291 Ritiro dell'ordinanza n. 362 del 27
aprile 2005 del Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la
tutela delle acque in Sicilia, recante 'Progetto del sistema
integrato per l'utilizzo della frazione residua dei r.s.u. al
netto della raccolta differenziata prodotta nei comuni della
Sicilia - Sistema Agrigento - Ato: AG 1 - AG 2 - AG 3 - CL 1 - CL
2 - PA 4 sud - TP 2'.' dell'onorevoole Miccichè.
Ne dò lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
con l'ordinanza di Protezione civile n. 2983 del 1999, il
Presidente della Regione è stato nominato commissario delegato
per l'emergenza rifiuti;
per effetto di ordinanze e successive proroghe lo stato di
emergenza è stato prorogato fino al 31 dicembre 2004;
ai sensi e per gli effetti delle citate ordinanze, con decreto
n. 150 del 25 luglio 2000, il Presidente della Regione -
commissario delegato - , ha approvato il Documento delle priorità
degli interventi per l'emergenza rifiuti (PIER), pubblicato nella
GURS del 4 agosto 2000;
tale Documento, in osservanza del disposto del Decreto
legislativo n. 22 del 1997, prevedeva un sistema di gestione dei
rifiuti centrato sulla raccolta differenziata 'spinta' (almeno il
50 per cento);
la previsione contenuta nel Documento-PIER contemplava
l'eventualità che ad essere avviato alla termovalorizzazione
fosse solo il combustibile derivato da rifiuti (CDR), e cioè, un
combustibile ricavato dai rifiuti il cui trattamento è
finalizzato all'eliminazione delle parti pericolose dei rifiuti
solidi urbani (RSU) ed all'aumento del potere calorico;
nel PIER l'utilizzazione del combustibile derivato da rifiuti
(CDR) - al fine di non aumentarne l'emissione in atmosfera -
veniva prevista in impianti energetici esistenti (centrali
elettriche o cementerie) o, in caso di indisponibilità, in un
unico impianto dedicato, da realizzare in un'area lontana da
qualsiasi centro abitato, dove trasportare su rotaia il CDR
prodotto da nove impianti - tanti quanti erano gli ATO previsti -
localizzati in aree industriali forniti di 'rotaia', anche al
fine di eliminare l'impatto della mobilità di grandi mezzi di
trasporto;
con l'ordinanza di Protezione civile n. 3190 del 2002, emanata
in seguito all'intesa concessa dal Presidente della Regione, sono
stati stravolti l'impianto e le previsioni del Decreto
legislativo n. 22 del 1997 e le direttive europee che tale
decreto recepisce, nonché le previsioni sulla raccolta
differenziata contenute nel Documento-PIER fino a prevedere che
ad essere avviato alla termovalorizzazione non sia il CDR, privo
di sostanze pericolose e prodotto secondo le caratteristiche
specificate dal Decreto ministeriale del 5 febbraio 1998;
conseguentemente il Presidente della Regione - commissario
delegato - in deroga al bando di gara europeo, ha emesso
l'ordinanza n. 333 del 2/5/2003 con la quale si individuavano le
procedure di selezione, di cui all'avviso pubblico per la stipula
di convenzione per l'utilizzo della frazione residua della
raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani;
l'avviso pubblico di cui sopra, pubblicato sulla Gurs n. 32 del
9 agosto 2002, nonché sulla GUCE n. S 158 del 16 agosto 2002,
delega la localizzazione degli impianti di termovalorizzazione e
il numero degli stessi in base all'offerta degli operatori
industriali aggiudicatari della gara;
gli aggiudicatari della gara gestiranno il servizio di
incenerimento dei rifiuti per 20 anni, cinque in più rispetto al
tempo di vita stimato per un termovalorizzatore e cinque/dieci in
più rispetto alle concessioni rilasciate in questi anni in
Italia;
il costo della termovalorizzazione degli RSU è stato definito
mediamente in 80 alla tonnellata, e cioè 160 delle
vecchie lire al kilogrammo, che equivale a circa il doppio della
tariffa stabilita nelle regioni in regime di commissariamento,
come la Calabria e la Campania, o come quella stabilita per il
recente impianto che si trova nella città di Brescia;
a seguito dello svolgimento della selezione di cui all'Avviso
pubblico sopra citato, il Presidente della Regione - commissario
delegato - con la medesima Ordinanza n. 333 del 2 maggio 2003
(art. 1) prende atto del numero degli impianti di
termovalorizzazione (quattro), così come della loro
localizzazione nei comuni, di Casteltermini (AG), Palermo
(Bellolampo), Augusta (SR) e Paternò (CT), così come descritto
negli allegati alla stessa Ordinanza A1, A2, A3, A4;
i succitati termovalorizzatori saranno alimentati non dal CDR,
prodotto con i requisiti di compatibilità previsti, ma dai
rifiuti indifferenziati con il conseguente aumento del rischio
ambientale e per la salute dei cittadini;
la scelta di avviare a termovalorizzazione la frazione secca
dei rifiuti, al netto della raccolta differenziata (oggi la quasi
totalità), anziché il CDR, come prevedeva il Documento-PIER,
all'epoca unico strumento di programmazione, configura una
aperta violazione normativa;
tale scelta ha comportato, comunque, non solo un alto numero di
termovalorizzatori (quattro) da realizzare in Sicilia, ma anche
un accrescimento smisurato (rispetto alle previsioni del PIER)
della quantità di rifiuti da destinare all'incenerimento, pari a
2.400.000 tonnellate, e cioè il 100 per cento dei rifiuti
prodotti in Sicilia;
alcuni dei siti prescelti dai soggetti industriali sono ubicati
in aree adiacenti a centri abitati ed in aree non idonee, in
contrasto con elementari principi di precauzione e prudenza, e
qualcuno in area di interesse archeologico ambientale o a
vocazione turistica;
il sistema di trasporto dei rifiuti, in particolare la
movimentazione di grossi mezzi e di autoarticolati dalle stazioni
di trasferenza agli impianti di termovalorizzazione,
rappresenterà un appesantimento insostenibile per un numero
considerevole di comuni, alcuni dei quali vedranno notevolmente
accresciuto il traffico interno di attraversamento dei mezzi
pesanti;
CONSIDERATO, inoltre, che:
la conseguenza immediata di tutto ciò è un aumentato costo per
i comuni del servizio di smaltimento dei rifiuti e, quindi, la
spropositata lievitazione della tariffa che le famiglie siciliane
dovranno pagare per tale servizio;
tale eventualità ha sollevato vibrate proteste da parte delle
popolazioni, dei rappresentanti politici ed istituzionali, delle
associazioni ambientaliste e sindacali;
in effetti, alla luce del sistema adottato dal Piano dei
Rifiuti e dai provvedimenti del Presidente della Regione -
commissario delegato per lo smaltimento e la termovalorizzazione
dei rifiuti - appare fondato l'allarme diffusosi tra le
popolazioni per le conseguenze a breve e lungo termine sulla
salute umana, sulla qualità della vita, sulla mobilità urbana ed
interurbana e potrebbe ripercuotersi sulla catena alimentare
delle aree direttamente interessate;
a tale proposito non appaiono rassicuranti le dichiarazioni
rilasciate dal Presidente della Regione - commissario delegato -
circa la insussistenza di rischio alcuno per la salubrità
ambientale, proprio perché scarsamente suffragata da
supporti tecnicoscientifici;
data l'importanza della posta in gioco, appare opportuno
rivedere le previsioni del piano e delle relative ordinanze che
dispongono la termovalorizzazione alle condizioni attuali di
quasi il 100 per cento dei rifiuti indifferenziati;
termovalorizzare 2,5 milioni di tonnellate equivale a
destinare, in termini di investimenti, quasi 1 miliardo di euro
per la realizzazione del sistema dei 4
termovalorizzatori, con un effetto occupazionale di
meno di 1000 unità, a fronte di un sistema tracciato nel
Documento-PIER con un costo inferiore del 50 per cento e che
avrebbe prodotto un'occupazione di 7.000 unità e fatto nascere
decine di aziende nella filiera della gestione-riciclo.
CONSIDERATO, altresì, che
con ordinanza commissariale del 18 dicembre 2002, n. 1166, il
Presidente della Regione - commissario delegato - ha adottato il
piano regionale di gestione dei rifiuti;
a norma dell'art. 19 (comma 1, lettera a) del Decreto
legislativo n. 22 del 1997, la competenza per l'approvazione del
piano regionale per la gestione dei rifiuti è della Regione e,
per essa, dell'organismo legislativo;
in caso di inadempienza l'art. 8 del citato D.lgs n. 22 del
1997 prevede l'intervento, in via sostitutiva, (attraverso
commissariamento) per la 'elaborazione' del piano regionale e non
della sua 'approvazione' che rimane di competenza dell'organo
legislativo della Regione;
TENUTO CONTO che:
al contrario, sulla base di un'illegittima previsione
dell'ordinanza ministeriale, il Presidente della Regione -
commissario delegato - ha non solo provveduto alla 'elaborazione'
del piano, ma anche alla sua 'adozione';
tale procedura si palesa illegittima ed in violazione dell'art.
22, comma 10 del D.lgs n. 22 del 1997 che disciplina gli
interventi che possono essere delegati all'eventuale
commissario, tra i quali non rientra l'adozione del piano;
in ogni caso, il piano non rispetta le indicazioni contenute
nel Decreto Ronchi, per esempio, in materia di bonifiche delle
discariche,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
a revocare in autotutela il piano di gestione dei rifiuti;
a rimetterlo all'esame dei competenti organi assembleari per
una profonda revisione, modifica e la sua conseguente adozione;
a rivedere le decisioni relative agli obiettivi della raccolta
differenziata per adeguarli alle direttive europee e al D.lgs. n.
22 del 1997, attraverso la riduzione, il riciclo, il riuso, ed
infine, il recupero energetico solo attraverso il CDR;
a rivalutare, comunque, l'ubicazione degli impianti di
termovalorizzazione;
a nominare una commissione di alto livello scientifico, la cui
composizione tenga conto anche delle indicazioni delle
associazioni ambientaliste, dei comitati civici e delle
istituzioni locali, che, oltre al parere della commissione
nazionale per la valutazione di impatto ambientale (VIA),
fornisca un documentato parere sull'impatto ambientale di tutte
le fasi, pre e post termovalorizzazione, sui possibili effetti
sulla salute dei cittadini e sull'ambiente.» (274)
CAPODICASA-SPEZIALE-CRACOLICI-CRISAFULLI-DE BENEDICTIS - ODDO -
PANARELLO-VILLARI-ZAGO-BARBAGALLO-FERRO-FORGIONE-ORTISI-GIANNOPOLO
GALLETTI- GENOVESE-GURRIERI-LIOTTA-MANZULLO-MICCICHE'-MORINELLO-
ORLANDO-RAITI-SPAMPINATO-TUMINO-VITRANO- ZANGARA-SANZERI
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- con le ordinanze del Ministro dell'Interno n. 2983 del 31
maggio 1999, n. 3048 del 31 marzo 2000, n. 3072 del 21 luglio
2000 e n. 3136 del 25 maggio 2001, il Presidente della Regione
siciliana è stato nominato commissario delegato e gli sono stati
affidati i compiti da realizzare per superare l'emergenza nel
campo dei rifiuti e della tutela dei corpi idrici;
- con l'O.P.C.M. del 14 gennaio 2002, è stato prorogato per tre
anni, fino al 31 dicembre 2004, lo stato d'emergenza per i
rifiuti e la tutela dei corpi idrici in Sicilia;
- con l'ordinanza n. 3190 del 22 marzo 2002, al commissario
delegato-Presidente della Regione sono stati conferiti nuovi
poteri e introdotte nuove e significative disposizioni;
- con ordinanza commissariale del 28 agosto 2001, pubblicata
nella Gurs n. 44 del 7 settembre 2001, è stato modificato un
precedente decreto commissariale che disciplinava l'ingresso in
Sicilia dei rifiuti speciali e pericolosi provenienti da altre
regioni, senza acquisire la prevista intesa del Ministero
dell'Ambiente;
- l'ordinanza del 28 agosto 2001 appare illegittima in quanto
viola il comma 6 dell'art. 5 dell'ordinanza del 31 maggio 1999 e
successive modifiche ed integrazioni, che prevedeva l'esplicito
divieto di 'ingresso nel territorio della Regione siciliana dei
rifiuti destinati allo smaltimento, provenienti da altre regioni
o dall'estero ..';
- tale divieto è derogabile solo per 'l'importazione nel
territorio della Regione siciliana di rifiuti destinati ad essere
riciclati o recuperati nel territorio medesimo', e queste
previsioni sono state confermate anche dall'ordinanza n. 3190 del
22 marzo 2002;
- in data 4 marzo 2002 con ordinanza del vice commissario,
pubblicata sulla Gurs del 3 maggio 2002 n. 20, la Colacem S.p.A.,
è stata autorizzata all'importazione di polveri di alluminio,
rifiuto molto pericoloso;
- con l'ordinanza del vice commissario del 7 dicembre 2001, è
stato emanato il Piano stralcio per lo stoccaggio provvisorio dei
rifiuti speciali e pericolosi, nonostante che la commissione
scientifica nominata dal Ministro dell'Ambiente avesse bocciato
all'unanimità tale piano, ritenendolo illegittimo e
ambientalmente insostenibile;
- con la stessa ordinanza del 7 dicembre 2001 il vice
commissario ha assegnato ai privati la gestione dei 'centri
stoccaggio', nonostante l'art. 4 dell'ordinanza n. 3072/2000, che
dispone la sospensione del rilascio delle autorizzazioni per i
privati per la gestione impianti da autorizzare ai sensi degli
artt. 27 e 28 del decreto legislativo n. 22 del 1997;
- insieme alla richiesta di parere trasmesso alla commissione
scientifica sui 'centri di stoccaggio', il vice commissario ha
inviato il piano per la gestione dei rifiuti speciali
relativamente all'amianto e agli inerti, su cui la commissione
diede il proprio parere favorevole nella stessa adunanza in cui
esprimeva il parere contrario per i 'centri di stoccaggio', ma
stranamente tale piano non è stato ancora emanato;
- con l'ordinanza commissariale del 23 luglio 2001, pubblicata
nella Gurs n. 39 del 3 agosto 2001, il commissario delegato ha
delegato le proprie funzioni e i propri compiti al vice
commissario, senza indicare le particolari competenze tecniche
del vice commissario nominato;
- con ordinanza commissariale del 21 giugno 2001 è stato
istituito l'Osservatorio regionale sui rifiuti;
TENUTO CONTO che con decreto del commissario del 25 luglio 2000
è stato approvato il Piano regionale degli interventi d'emergenza
per i rifiuti, il cosiddetto P.I.E.R., che ha stabilito gli
interventi da porre in essere al fine di superare in ventiquattro
mesi l'emergenza nel settore dei rifiuti;
RILEVATO che:
- con decreto commissariale n. 633 dell' 11 luglio 2001, è
stata disposta la pubblicazione in Gurs delle Linee guida per la
raccolta differenziata ed i criteri tecnoeconomici per
l'organizzazione del servizio, che diversi Comuni della Sicilia
hanno già recepito;
- ad oggi, questo decreto non è stato mai pubblicato nella
Gurs;
- l'ultima ordinanza del Ministro dell'Interno, (la n.
3190/2002), rivoluziona gli obiettivi e le modalità per
affrontare e risolvere l'emergenza nel settore dei rifiuti,
prevedendo un sistema di gestione basato sulle discariche e sugli
inceneritori;
- tale scelta oltre ad essere insostenibile dal punto di vista
ambientale, preclude la possibilità di realizzare una moderna
gestione industriale dei rifiuti, così come sta avvenendo nel
resto del Paese e dell'Europa;
- l'ordinanza n. 3190/2002 posticipa i termini entro cui
raggiungere gli obiettivi del 15% e del 25% della raccolta
differenziata, rispettivamente al 31 dicembre del 2003 e al 2005
(il cosiddetto decreto 'Ronchi' prevedeva, invece, il 15% al
marzo del 1999 e il 25% al marzo del 2001, obiettivi questi
raggiunti per la maggioranza della popolazione italiana);
- con l'ordinanza n. 3190/2002 si vuole nei fatti tentare di
superare e azzerare tutta l'attività di pianificazione finora
realizzata, che se fosse stata posta in essere dal commissario
delegato, avrebbe permesso di superare l'emergenza in 24 mesi
dall'emanazione del P.I.E.R., e cioè al luglio del 2002;
- questa ordinanza riporta la Sicilia alle condizioni in cui si
trovava prima del commissariamento del 1999, vanificando così la
possibilità di realizzare nell'Isola, nel pieno rispetto
dell'ambiente, un moderno ciclo industriale dei rifiuti con
indubbi benefici economici ed occupazionali;
- prima del commissariamento del 1999, in Sicilia si faceva un
ricorso esclusivo alla discarica quale forma di smaltimento dei
rifiuti solidi urbani, nonostante l'esistenza di un piano
regionale (quello del 1989);
- con l'attivazione del commissariamento è stata avviata la
pianificazione che si è basata su due principi, la salvaguardia
dell'ambiente e la realizzazione di una moderna struttura
industriale per la gestione integrata dei rifiuti;
- tali obiettivi dovevano essere conseguiti attraverso: la
realizzazione di 9 impianti per la produzione di CDR da
aggiudicare con un bando di gara comunitario che avrebbe dovuto
prevedere l'obbligo per i prodotti di utilizzare il CDR in
impianti industriali esistenti (cementerie, centrali termiche,
ecc ) al fine di evitare nuove emissioni in atmosfera o in
impianti dedicati che facessero uso di tecnologie a basso impatto
ambientale; la realizzazione di 35 impianti per la produzione di
Compost di qualità; la costruzione di 23 impianti per la
selezione del multimateriale e la dislocazione nel territorio
dell'Isola di 15 stazioni di trasferenza;
- questo complesso impiantistico è stato elaborato al dettaglio
secondo i criteri di efficienza, di economia e basso impatto
ambientale, sia per gli impianti che per il sistema dei
trasporti;
- tutta l'impiantistica è stata prevista nelle aree industriali
ed inserita all'interno dei rispettivi Ambiti territoriali
ottimali;
- erano inoltre state definite le modalità di gestione in
sicurezza delle discariche controllate e delle discariche
d'emergenza, ed erano state approvate le linee guida per la
raccolta differenziata;
- in base a tale sforzo di pianificazione già nell'anno 2000
tutto era pronto per avviare la realizzazione delle opere che
avrebbero permesso di uscire dall'emergenza, ma nulla è stato
fatto e nell'ultimo anno vi è stata la paralisi totale di ogni
attività (basti guardare il rendiconto finanziario della
struttura commissariale);
RITENUTO lesivo dell'autonomia degli enti locali, nonché
oneroso, quanto previsto dal comma 3 dell'art. 5 dell'ordinanza
n. 3190/2002, in quanto il commissario delegato dispone l'obbligo
del conferimento dei rifiuti da parte dei Comuni in impianti
gestiti da privati che egli stesso individua (in deroga alle
norme sugli appalti) e con la stessa convenzione che stipula con
il gestore dell'impianto, stabilisce la tariffa che dovranno
pagare i Comuni per il conferimento dei rifiuti;
ATTESO che:
- in base all'ordinanza n. 3190/2002 il commissario delegato-
Presidente della Regione può nominare, d'intesa con il Ministro
dell'Ambiente, subcommissari, senza che vengano specificati i
compiti, le funzioni e il numero, in difformità da quanto
previsto dal comma 4 dell'art. 5 della legge n. 225 del 1992;
- con l'ordinanza commissariale del 23 luglio 2001 è stato
nominato un vice commissario delegato per i rifiuti e la tutela
dei corpi idrici, nonostante che il Presidente della Regione
siciliana sia stato nominato commissario delegato dal Ministro
degli Interni (ai sensi dell'art. 5, legge n. 225 del 1992) e
che, in quanto delegato, non ha poteri di sub delega, così come
si era espresso lo stesso ufficio legale della Regione con il
parere n. 233.99.11;
- con l'ordinanza n. 3190/2002 è stato soppresso l'Osservatorio
regionale per i rifiuti, per cui la Sicilia è l'unica Regione
priva di questo importante strumento necessario per monitorare la
corretta gestione dei rifiuti;
- è stato accertato che circa 12 milioni di tonnellate di
rifiuti speciali e pericolosi sfuggono a qualsiasi controllo in
ordine alla loro destinazione finale;
CONSIDERATO che:
- sono stati conferiti al commissario delegato ampi poteri in
ordine alla possibilità di derogare alle leggi regionali e
nazionali in materia di urbanistica, di rilascio dei pareri e
nulla osta, di appalti pubblici, di competenze degli enti locali
e di organizzazione della pubblica amministrazione;
- tali poteri di deroga appaiono immotivati non solo perché
alcune di queste deroghe sembrano essere in palese contrasto
con i principi generali dell'ordinamento giuridico
(così come stabilito dalla legge n. 225/92), ma anche perché,
sembrano incongruenti rispetto alle attività da porre in essere,
(vedi le deroghe alle leggi sul condono edilizio, la tutela dei
centri storici, la 'Galasso', le norme sugli appalti, i beni
monumentali, ambientali e culturali);
- tutto ciò pone pertanto un problema di ordine giuridico e
amministrativo, nonché la necessità di codificare alcuni
comportamenti del Presidente della Regione-commissario delegato,
per garantire trasparenza e legittimità in ordine alle iniziative
che intenderà assumere con il potere derogatorio a queste
importanti leggi,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
- a farsi promotore dell'istituzione
dell'Osservatorio regionale sui rifiuti, sul modello di quello
nazionale istituito con il decreto legislativo 22/97, con
l'obiettivo di conferire allo stesso Osservatorio un ruolo
importante nella lotta alle ecomafie;
- a garantire il rispetto degli obiettivi della raccolta
differenziata previsti dal decreto legislativo n. 22/97,
attraverso un piano che preveda il metodo del porta a porta, che
potrebbe impiegare ottomila nuovi operatori (il rispetto degli
obiettivi si rende necessario anche in considerazione della
dimensione imprenditoriale che può assumere la raccolta
differenziata che è il sistema economicamente più competitivo
rispetto sia alle discariche controllate che agli inceneritori,
che a differenza, del 'porta a porta', richiedono poche decine di
operatori addetti);
- a pubblicare in Gurs le linee guida per la raccolta
differenziata;
- a modificare il Piano regionale sui centri di stoccaggio
provvisori dei rifiuti speciali e pericolosi, prevedendo un
numero proporzionato al reale fabbisogno, stabilendo la
destinazione finale di tali rifiuti da stoccare provvisoriamente
e da controllare rigorosamente con un sistema di rilevamento
delle diverse fasi di trasferimento dei rifiuti, e reintroducendo
la titolarità pubblica di tali centri;
- a dare immediata attuazione, d'intesa con i Prefetti, al
Piano di realizzazione delle discariche consortili, controllate
secondo le destinazioni funzionali previste ed approvate;
- ad istituire un tavolo di confronto permanente tra la
Regione, le Prefetture dell'Isola, i Comuni e le Aziende
municipalizzate, allo scopo di concordare le politiche tariffarie
nel caso di conferimento obbligatorio a soggetti privati,
valutarne l'utilità e verificarne la trasparenza nelle procedure
di affidamento, che comunque devono essere di evidenza pubblica;
- a modificare l'Ordinanza commissariale del 28 agosto 2001, al
fine di vietare l'ingresso in Sicilia dei rifiuti speciali e
pericolosi, con la sola eccezionale deroga per quei rifiuti
destinati al riciclaggio o al riuso in impianti appositamente
autorizzati, vietandone ogni possibile stoccaggio provvisorio;
- a chiedere al Ministro dell'Interno di ridefinire i contenuti
dell'ordinanza n. 3190 del 22 marzo 2002, in direzione della
piena attuazione del P.I.E.R.;
- a non derogare ad alcuna norma nazionale e regionale in tema
di compatibilità e di regime di autorizzazioni nel campo
ambientale e in tema di procedure di appalti, che dovranno
garantire il massimo della trasparenza, della
concorrenzialità e dell'interesse della pubblica
amministrazione;
- a definire criteri oggettivi e modalità di finanziamento e di
realizzazione per gli interventi di bonifica dei siti inquinati
finanziati dal Ministero per l'Ambiente;
- a stipulare con le Prefetture dell'Isola e con i vertici
delle forze dell'ordine protocolli di legalità e sicurezza nella
gestione dell'emergenza rifiuti in Sicilia, in considerazione del
fatto che, da più parti e da più fonti investigative, è emersa la
presenza in questo settore delle organizzazioni mafiose siciliane
ed internazionali.» (125)
GIANNOPOLO-SPEZIALE-CAPODICASA-CRACOLICI-CRISAFULLI-DE BENEDICTIS
ODDO-PANARELLO-VILLARI-ZAGO
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
- con circolare n. 3222 del 30 marzo 2001, cui hanno fatto
seguito le note del 22 maggio 2001, del 5 settembre 2002 e, da
ultimo, dell'11 novembre 2002, l'Ufficio del Commissario delegato
per l'emergenza rifiuti ha ribadito la necessità che i Comuni e
le Province pongano in essere gli adempimenti volti alla
costituzione delle società che dovranno assicurare la gestione
integrata dei rifiuti;
- nella nota dell'11 novembre 2002 sono state individuate le
scadenze temporali inerenti ai singoli adempimenti;
- particolare importanza, tra le scadenze, riveste la
deliberazione consiliare con la quale si autorizza il legale
rappresentante dell'ente o un suo delegato a sottoscrivere l'atto
costitutivo della società e ad adottare gli atti connessi;
CONSIDERATO che l'argomento è stato oggetto di un'apposita
riunione svoltasi il 28 novembre, presieduta dal Presidente della
Regione, On. Salvatore Cuffaro, cui ha partecipato anche il Vice
Commissario per l'emergenza rifiuti;
PRESO ATTO del fatto che:
- in data 3 dicembre è stata inviata, a mezzo fax,
comunicazione a tutti i Comuni interessati, per gli adempimenti
di propria competenza per la costituzione delle società per la
gestione integrata dei rifiuti;
- il fax di cui al punto precedente prevedeva di adempiere a
tutte le incombenze entro le 24 ore dalla ricezione;
- i Consigli comunali, secondo quanto indicato nel fax,
avrebbero dovuto deliberare entro cinque giorni sugli adempimenti
necessari alla costituzione delle società per la gestione dei
rifiuti;
- nel caso in cui i termini precedentemente indicati fossero
trascorsi infruttuosamente, si sarebbe provveduto alla nomina in
via sostitutiva, mediante Commissario ad acta, con oneri a carico
degli Enti inadempienti;
- successivamente alla scadenza dei termini, ben quattrocento
Commissari ad acta sono stati inviati dall'Assessore regionale
per gli enti locali presso i Comuni e le Province inadempienti,
con spese ed oneri a carico di questi ultimi;
RITENUTO che:
- i termini previsti sono troppo brevi, per cui è stato
impossibile per gli Enti provvedere a compiere tutti gli
adempimenti richiesti cosicché tutti si troveranno in una
situazione di inadempienza;
- un margine temporale adeguato è necessario affinché i
Consigli comunali e provinciali, possono studiare l'argomento ed
esprimere le proprie determinazioni,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire prevedendo termini che possano permettere agli
Enti locali di adeguarsi alla normativa che prevede la
costituzione di società per la gestione dei rifiuti, evitando che
gli stessi Enti si trovino in una situazione di inadempienza che
sicuramente non permette di realizzare quello che è lo spirito
della legge e aumenta inutilmente e ingiustificatamente gli oneri
a carico dei cittadini;
- a sottoporre al dibattito d'Aula il Piano dei rifiuti
approvato.» (188)
RAITI - FERRO - MORINELLO - MICCICHE' - ORLANDO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
- con sentenza n. 1148 del 14 febbraio 2001, il Tribunale
Amministrativo Regionale del Lazio, a seguito di un ricorso
presentato da alcune ditte private ha annullato 'nei limiti
indicati in motivazione' l'ordinanza del Presidente del Consiglio
dei Ministri 2983 del 31 maggio 1999 inerente alla dichiarazione
dello stato di emergenza per i rifiuti in Sicilia ed al
conferimento di poteri straordinari al Commissario nella persona
del Presidente della Regione;
- nella successiva ordinanza n. 1057 del 23 maggio 2001, il TAR
Catania, Sezione prima, nel pronunciarsi su un altro ricorso, ha
affermato che 'l'annullamento giurisdizionale ha effetti
caducanti e non meramente vizianti delle successive ordinanze del
31.3.2000 e del 21.7.2000 di parziale modifica ed integrazione
della prima';
- le 'successive ordinanze' cui fa riferimento il TAR Catania
sono quelle emesse dalla Presidenza del Consiglio a parziale
integrazione e modifica della prima, sempre riguardanti
l'emergenza rifiuti e l'ampliamento dei poteri del Commissario;
- ancora il 9 ottobre 2002, il Consiglio di Giustizia
Amministrativa ha emesso un'ordinanza, adottata in sede
cautelare, in cui viene espresso chiaramente il giudizio che
considera interamente annullata la prima ordinanza del Presidente
del Consiglio;
ritenuto che:
- secondo quanto espresso dal TAR Catania e dal Consiglio di
Giustizia Amministrativa, tutte le ordinanze e i provvedimenti
adottati a seguito dell'ordinanza del Presidente del Consiglio n.
2983 del 1999 sono da intendersi non 'viziati' ma nulli di fatto
e quindi illegittimi;
- tale nullità vale anche per il Piano di emergenza dei rifiuti
di recente presentato con grande clamore;
considerato che è prevista una notevole partecipazione
finanziaria da parte dell'Unione Europea per la gestione e la
soluzione dell'emergenza rifiuti in Sicilia e che qualora fosse
accertata l'illegittimità degli atti emessi la stessa Unione
potrebbe avviare una procedura di infrazione da parte dell'Italia
e quindi chiedere la restituzione delle somme erogate;
per conoscere:
- se il Presidente della Regione sia a conoscenza dei
provvedimenti degli organi di giustizia amministrativa adottati
con riferimento alle ordinanze della Presidenza del Consiglio in
materia di emergenza rifiuti;
- se alla luce di tali provvedimenti non ritenga che tutti gli
atti adottati in qualità di Commissario delegato siano da
considerarsi nulli di fatto;
- quali iniziative intenda assumere per porre rimedio alla
situazione di vacatio normativa determinata da tali
provvedimenti;
- se non ritenga di dover sospendere l'emanazione di atti e
disposizioni di qualsiasi tipo che scaturiscano direttamente ed
indirettamente dalle ordinanze del Presidente del Consiglio
2983/99, 3048/2000 e 3072/2000 che sono state dichiarate nulle
con ordinanze del TAR Lazio e del TAR Catania;
- se non ritenga di dover dare comunicazione agli Enti locali
ed ai Commissari già nominati della nullità degli atti adottati,
invitandoli ad astenersi dall'adozione di ulteriori provvedimenti
la cui validità è di fatto nulla;
quali iniziative siano state assunte o si intenda assumere per
fronteggiare l'eventuale richiesta di restituzione delle somme da
parte dell'Unione Europea.» (78)
FERRO - ORLANDO - MICCICHE' - MORINELLO - RAITI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio
e l'ambiente, premesso che:
- nella zona ASI tra Agrigento ed Aragona verrà installato un
termoconvertitore finalizzato alla lavorazione e bruciatura dei
rifiuti solidi urbani;
- il termoconvertitore servirà un'utenza di un milione e
centomila abitanti, raccogliendo i rifiuti di ben 92 comuni;
- nonostante la struttura brucerà tutti i rifiuti, oltre il 30
per cento, rappresentato da polveri e altre scorie, verrà
posizionato in un'altra discarica presso la struttura del
termovalorizzatore;
ritenuto che:
- la discarica verrà collocata nella zona industriale di
Casteltermini, in località 'Serra Palermo', pregiudicando
l'economia del comprensorio basata principalmente su aziende
produttrici di prodotti alimentari;
- la gestione affidata ai privati farà lievitare il costo per i
rifiuti sopportato dagli abitanti attraverso il pagamento della
tassa rifiuti solidi urbani;
preso atto che:
- tutti i sindaci della zona hanno manifestato a più riprese la
loro contrarietà;
- la costruzione del termoconvertitore avrà un impatto
estremamente negativo sull'economia locale, avendo diverse
aziende agricole già manifestato la volontà di abbandonare la
produzione nella zona;
- non è stato ancora fatto alcuno studio di impatto ambientale;
per conoscere:
- quali siano state le motivazioni che hanno portato alla
scelta di dislocare il termoconvertitore in zona di Casteltermini
e se siano state valutate tutte le ripercussioni sia di carattere
ambientale che economiche;
- se si possano riconsiderare le scelte operate in materia di
trattamento dei rifiuti solidi urbani e optare per una zona
alternativa ove dislocare la discarica.» (139)
MORINELLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
nel 1999, con Ordinanza della Protezione civile n. 2983, è
stato dichiarato lo stato di emergenza rifiuti e che con la
stessa si nominava il Presidente della Regione Commissario
straordinario per fronteggiare tale emergenza;
il Presidente della Regione, commissario straordinario, ha
stipulato con gli operatori industriali alcune convenzioni
ventennali che prevedono la costruzione di quattro
termovalirizzatori, di svariati centri di trasferenza, di
impianti di secco-umido e discariche a servizio dei medesimi;
considerato che l'attivazione ed il potenziamento della
raccolta differenziata permetterebbero di migliorare il piano ed
evitare la costruzione di strutture pericolose per la salute
della popolazione;
preso atto che :
uno dei quattro termovalizzatori verrà realizzato a
Casteltermini (AG) e lo stesso avrà a suo servizio una
megadiscarica ad Aragona (AG);
la megadiscarica in territorio di Aragona occuperà un'area di
circa trenta ettari e raccoglierà i rifiuti giornalieri di ben
quattro province;
sia il termovalorizzatore che la discarica nasceranno vicini ai
centri abitati;
la discarica sarà allocata su un territorio sottoposto a
vincolo idrogeologico, vicina ad una zona boschiva, inoltre tutta
la zona è classificata come zona sismica e, per ultimo, ma non in
ordine di importanza, le strade che portano alla discarica, le
statali 189, 115, 640, 118 e la provinciale 3, non sono adeguate
al traffico pesante degli autoarticolati che trasporteranno i
rifiuti ad Aragona;
ritenuto che:
la scelta di siti su cui verranno costruiti i
termovalorizzatori e le discariche è stata sbagliata ed ha
risposto unicamente alle esigenze dei privati che hanno stipulato
le convenzioni ventennali;
proseguire su questa strada causerà sicuramente azioni di
pesante protesta da parte dei cittadini, come è già avvenuto ad
Acerra e in altre regioni d'Italia;
per conoscere:
quali iniziative intenda adottare il Presidente della Regione-
Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, per rimettere
il piano di gestione dei rifiuti all'esame dei competenti organi
dell'Assemblea regionale siciliana che è stata illegittimamente
spogliata delle sue competenze in materia;
quali interventi immediati intenda prendere per salvaguardare
la salute dei siciliani ed evitare proteste clamorose.» (193)
FERRO - ORLANDO - RAITI - MICCICHE' - MORINELLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
- con ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999 e successive
modifiche ed integrazioni, emessa dal Ministro dell'interno
delegato al coordinamento della Protezione civile, sono stati
adottati 'immediati interventi per fronteggiare la situazione di
emergenza determinatasi nel settore dello smaltimento dei rifiuti
urbani nella Regione siciliana';
- ai sensi dell'articolo 21 del decreto legislativo n. 22 del
1997, ai Comuni è attribuito il potere di decidere sulla
costituzione di società miste in materia, mentre l'articolo 22
della legge n. 142 del 1990 consente ai soggetti privati di
partecipare alla costituzione delle citate società miste;
- il TAR Lazio con le sentenze nn. 1148/2001 e 1161/2001 (oltre
al TAR Catania ed al CGA), oltre a 'bloccare' il ricorso a poteri
gestionali di emergenza in mancanza di reali impedimenti
all'applicazione delle modalità ordinarie, ha annullato le
disposizioni inerenti alla costituzione di società miste extra
ordinem, che, potenzialmente, potrebbero avvantaggiare le aziende
pubbliche e le società miste a prevalente capitale pubblico, a
discapito delle imprese private;
- ciò nonostante, il Presidente della Regione siciliana, nella
qualità di Commissario delegato, ha approvato le linee guida per
la gestione integrata dei rifiuti, nonchè gli atti per la
costituzione delle società d'ambito;
- recentemente, con ordinanza commissariale del 28 novembre
2002, n. 1069, dopo mesi di silenzio, sono stati riapprovati, con
modificazioni, gli schemi di deliberazione e lo Statuto per la
costituzione della società per la gestione integrata dei rifiuti
negli ambiti territoriali ottimali, di cui all'allegato A
dell'ordinanza commissariale n. 280 del 19 aprile 2001;
- in particolare, la nuova formulazione dell'articolo 17, oltre
ad escludere la presenza di soci privati nella costituenda
società per azioni conferma, illegittimamente, la
modalità di votazione del Consiglio di amministrazione della
società, prevedendo diverse e separate votazioni per l'elezione
dell'organo;
- la disposizione statutaria, predisposta unilateralmente dal
Commissario, determina una lesione delle prerogative
dell'Assemblea, menomando l'esercizio del diritto di voto dei
singoli soci;
- ciascuna azione potrà, invece, essere utilizzata per
presentare o esprimere il voto ad un solo candidato;
- i superiori provvedimenti non sono improntati al rispetto dei
principi costituzionali in materia di libera iniziativa economica
ed impediscono di ottimizzare la gestione dei rifiuti, ritardando
lo sviluppo del tessuto industriale in un quadro coerente di
indirizzi;
per sapere:
- quali disposizioni vigenti, non annullate dal giudice
amministrativo, consentano al Commissario delegato per
l'emergenza rifiuti di ordinare agli enti locali, anche a mezzo
di commissario ad acta, di costituire società miste a livello di
ambiti territoriali cui possono partecipare solo soggetti
pubblici, prevedendo disposizioni statutarie in contrasto con il
Codice civile;
- quali motivi abbiano determinato il ritardo per l'attuazione,
ove possibile, della gestione integrata dei rifiuti nella Regione
siciliana, così da determinare il commissariamento di tutti i
comuni dell'Isola;
- quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di non
pregiudicare la partecipazione di soci privati alle costituende
società e garantire, contestualmente, il corretto esercizio delle
modalità di voto dei soci partecipanti all'Assemblea.» (965)
PANARELLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
il Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela
delle acque in Sicilia, ha firmato l'ordinanza commissariale n.
362 del 27 aprile 2005, avente per oggetto: 'Progetto del sistema
integrato per l'utilizzo della frazione residua dei r.s.u. al
netto della raccolta differenziata prodotta nei comuni della
Sicilia Sistema Agrigento - Ato: AG 1 - AG 2 - AG 3 - CL 1 - CL 2
- PA 4 sud - TP 2'; progetto che, tra l'altro, prevede l'impianto
di un cosiddetto termovalorizzatore (inceneritore) nei comuni di
Castetermini e Campofranco, nell'area ASI della provincia di
Agrigento (agglomerato industriale Casteltermini 'Valle del
Platani');
il progetto prevede la realizzazione
dell'inceneritore, collocandolo all'interno di un'area ricadente
nel letto fluviale, ad una distanza inferiore ai 150 metri dalla
sponda o piede dell'argine del fiume Platani. Per quanto sopra
detto, nella suddetta area vincolata non è possibile la
sdemanializzazione del terreno interessato. Inoltre, le opere di
urbanizzazione, propedeutiche alla sua costruzione, ultimate nel
1997, sono da considerarsi abusive in quanto eseguite, dall'ASI
di Agrigento, in assenza delle relative autorizzazioni, quindi
non aventi diritto alla sanatoria ordinaria prevista dalla legge
regionale n. 37 del 1985 e sue successive modifiche e
integrazioni;
posto che:
il progetto del sistema integrato di cui in oggetto e, in
particolare, l'impianto industriale di Casteltermini e
Campofranco per l'incenerimento dei rifiuti, presenta
contraddizioni, lacune e incongruenze nell'acquisizione
dei pareri autorizzativi per la realizzazione dell'opera e si
pone in contrasto con il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.
22;
le suddette contraddizioni del Piano regionale dei rifiuti sono
state evidenziate il 2 agosto 2004 in sede di Conferenza dei
servizi, svoltasi presso l'ufficio del Commissario delegato, alla
presenza dei sindaci di Casteltermini, Campofranco ed Aragona
nonché di un rappresentante della Provincia regionale di
Caltanissetta, i quali hanno fatto rilevare i propri pareri
contrari al Piano stesso e riportati sinteticamente nella stessa
ordinanza n. 362 (parere contrario alla istituzione di discarica
e inceneritore, ma questo non rilevato nell'ordinanza di cui
sopra, è stato espresso anche da rappresentanti dei comitati
civici presenti alla Conferenza dei servizi);
a pagina 14 dell'ordinanza n. 362 è scritto testualmente: 'dal
verbale di riunione svoltasi in data 08.02.2005 presso l'ufficio
del Vice Commissario per l'Emergenza rifiuti, al fine di chiarire
la situazione vincolistica della zona ASI dove sono previsti gli
impianti, le Soprintendenze di Agrigento e di Caltanissetta hanno
confermato che effettivamente l'attuale corso del Fiume Platani
dista oltre 150 metri (vincolo secondo D.Lgs. 42 del 2004) dal
perimetro del progetto, ma che il corso d'acqua pubblica del
Fiume è identificato come alveo abbandonato ma non
sdemanializzato. Pertanto, il vincolo imposto ex legge Galasso
resta vigente fino a che l'area d'interesse non verrà
sdemanializzata';
tale parere favorevole, sopra riportato, è stato rettificato
per autotutela della Soprintendenza di Caltanisetta, per
competenza territoriale, con nota del 23 febbraio 2005,
protocollo n. 890, trasmessa all'ufficio del Commissario delegato
per l'emergenza rifiuti;
con tale nota viene revocato a tutti gli effetti il precedente
parere favorevole, dato che gli impianti rientrano nella fascia
di 150 metri del Fiume Platani;
la suddetta nota di revoca della Soprintendenza di
Caltanissetta non è stata riportata nell'ordinanza n. 362,
nonostante essa sia stata trasmessa all'ufficio del Commissario
delegato per l'emergenza rifiuti 59 giorni prima che il
Commissario delegato firmasse la suddetta ordinanza;
il Piano paesistico redatto dalla Soprintendenza ai beni
culturali di Caltanissetta è stato trasmesso nel dicembre del
2003 all'Assessorato Beni culturali e ambientali e pubblica
istruzione per il relativo parere, e malgrado si rimanga ancora
in attesa della sua approvazione definitiva, le linee guida dello
stesso Piano, dove è indicata, tra l'altro, la zona d'ambito
della Valle del Platani, sono state approvate con decreto
assessoriale n. 6080 del 21 maggio 1999 e pubblicate nella
Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 24 dicembre 1999;
queste linee guida, anche per quanto riguarda l'area interessata,
stabiliscono i massimi livelli di tutela e protezione ambientale;
l'iter procedurale adottato dall'Ufficio del Commissario
delegato per l'emergenza rifiuti si ascrive al di fuori di ogni
regola di buona amministrazione e viola palesemente le norme che
prescrivono la tutela ambientale delle aree demaniali fluviali:
fra l'altro, l'ordinanza n. 362 assurdamente definisce il sito,
ove si vuolerealizzare l'inceneritore, quale 'alveo
abbandonato';
non è tollerabile che chi è deputato alla tutela ambientale
ignori il disposto dell'articolo 3 della legge nazionale n. 37
del 1994, che sostituisce l'articolo 946 del codice civile, il
quale testualmente recita: 'se un fiume o un torrente si forma un
nuovo letto, abbandonando l'antico, il terreno abbandonato rimane
assoggettato al regime proprio del demanio pubblico';
l'andamento fluviale è comunque assoggettato a modifiche
naturali del letto e ciò è dimostrato dai fogli di mappa
catastale n. 75 del Comune di Casteltermini e n. 11 del Comune di
Campofranco; si precisa però che, anche se c'è stato un parziale
abbandono dell'alveo del fiume, il sito interessato alla
costruzione dell'inceneritore rimane comunque al di sotto dei 150
metri dagli argini, cioè nella fascia di rispetto, e questo lo si
rileva in due documenti planimetrici dell'allegato 4 del Piano
paesistico della Provincia regionale di Caltanissetta,
Carta delle Invarianti del paesaggio del Comune di Campofranco a
cura della Soprintendenza ai beni Culturali e ambientali di
Caltanissetta, a sua volta si trova allegata una foto e una
planimetria del sito, che con estrema precisione rileva che la
fascia di rispetto dei 150 metri arriva dentro l'area industriale
dell'ASI (che, come abbiamo detto sopra, è opera realizzata in
difformità dall'ex legge Galasso), e qui è stata progettata
dall'operatore industriale l'installazione
dell'inceneritore, chiamato termovalorizzatore;
appurato che:
con nota del 24 marzo 2004, l'ufficio del Genio civile di
Caltanissetta, sulla scorta della relazione tecnica dell'ASI di
Agrigento, ha espresso parere favorevole alla sdemanializzazzione
del sito;
a pagina 18 dell'ordinanza n. 362 del Commissario delegato per
l'emergenza rifiuti si legge: 'ritenuto di poter derogare, ai
sensi del citato art. 15 dell'Ordinanza n. 2983 del 31.05.1999
(omissis) relativamente alla fascia di rispetto di 150 metri
dell'alveo storico del Fiume Platani, in quanto le opere in
progetto sono posizionate ad una distanza superiore ai 150 metri
dall'attuale alveo del fiume';
la decisione del Commissario delegato di derogare in forza del
disposto di cui all'art. 15 dell'ordinanza n. 2983, contrasta in
principio con due fattori fondamentali:
1) il potere di derogare è ammissibile soltanto quando questa
facoltà rientri nei confini della legalità costituzionale e nella
legittimità amministrativa in via sostitutiva, cioè quando un
ente rifiuti, per qualsiasi motivo, il rilascio di pareri e
autorizzazioni dovute, mentre è un'altra cosa superare il confine
della legalità, della trasparenza e della legittimità. Infatti,
con l'ordinanza 362, si è violato il disposto vincolo di tutela
paesaggistico e ambientale, in pieno contrasto con il disposto di
cui all'art. 142 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42,
detto anche 'Codice Urbani'. Pertanto, le aree demaniali dove
sono state realizzate, dall'ASI di Agrigento, le opere abusive,
non sono soggette a sdemanializzazione né a sanatorie;
2) con la nota della Soprintendenza di Caltanissetta del 23
febbraio 2005 si attesta in autotutela la reale distanza tra il
sito e l'argine del fiume Platani;
pertanto, il Commissario delegato ha firmato l'ordinanza 362
dichiarando il falso circa la distanza della fascia di rispetto;
ritenuto che altro elemento, a nostro avviso ancora più
scandaloso, riguarda l'altro aspetto del problema della mancata
tutela ambientale e, conseguentemente, di protezione civile. I
recenti disastri verificatisi ad Alba in Piemonte, a Sarno in
Campania, a Soverato in Calabria, ci insegnano che la prevenzione
e la difesa ambientale contro i rischi idrogeologici sono doveri
primari delle istituzioni;
considerato che:
il sottoscritto interrogante ha presentato un disegno di legge
(n. 521 dell'11 novembre 2002) avente per oggetto 'Norme per il
riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo', con
il quale si vuol disporre il recepimento della legge nazionale 19
maggio 1989, n. 183, relativa alla disciplina, all'attività
conoscitiva di pianificazione e attuazione della pubblica
Amministrazione, al fine di assicurare la difesa del suolo, il
risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del
patrimonio idrico;
a causa del mancato dibattito e relativa approvazione del
suddetto DDL, la Sicilia è rimasta l'unica Regione d'Italia a non
recepire questa fondamentale legge dello Stato; e che, nonostante
il mancato recepimento della legge n. 183 del 1989, l'Assessorato
regionale del territorio e dell'ambiente ha redatto il Piano
stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico (P.A.I.) ai sensi
dell'art. 1 del D.L. 180 del 1998, convertito con modificazioni
con la legge n. 267 del 1998, e successive modifiche e
integrazioni;
fra i diversi piani redatti, riguardanti i bacini dell'Isola,
c'è quello sul bacino idrografico del fiume Platani (063) con la
relativa carta della pericolosità idraulica per fenomeni di
esondazione. n. 41. Il suddetto Piano è stato pubblicato negli
albi pretori di tutti i comuni della Valle del Platani, di
conseguenza compresi Campofranco e Casteltermini, che vedono la
propria area già ritenuta 'zona a rischio di pericolosità
idraulica e a rischio di esondazione', in particolare per la
presenza della diga Fanaco che, proprio nell'ultimo periodo di
alta piovosità, ha destato preoccupazione presso la Protezione
civile e la Prefettura di Agrigento, tanto che l'ESA è stato
autorizzato al suo svuotamento fino al di sotto dei livelli di
guardia. Le acque della Fanaco si riversano nel fiume Platani,
provocando rischi di esondazione. Un esempio di ciò è fornito da
una fotografia, che il sottoscritto interrogante si riserva di
consegnare qualora il Presidente della Regione ne faccia
richiesta; in quell'occasione, le acque sono arrivate fin sotto
l'abusiva strada ASI che ha impedito il loro naturale ritorno nel
proprio alveo. Il naturale rientro delle acque è storicamente
provato nei fogli mappali dei comuni di Casteltermini e di
Campofranco;
la lettera e) dell'articolo 6 dell'ordinanza 362 così recita:
'le aree destinate agli impianti devono prevedere una barriera di
protezione ambientale, realizzata con siepi e alberatura d'alto
fusto', mentre il Genio civile di Agrigento, con nota del 15
ottobre 2003 (prot. 5772/03), specifica: 'che non vengano
effettuate piantumazioni di alberi di alto fusto nelle immediate
vicinanze del confine dell'alveo e movimenti di terra che
alterino l'assetto plano-altimetrico esistente';
osservato che:
in sostanza, il progetto di costruzione dell'inceneritore (che
è anche un potenziale pericolo per l'ambiente e per la salute
delle popolazioni dei comuni vicini) che si vuole ubicare in
un'area ove già, per responsabilità ancora da accertare, è stato
intaccato il corso naturale del fiume Platani, area che, per le
leggi dello Stato in parte recepite nei rispettivi piani
regionali (paesistici e idrogeologici), è sotto tutela pubblica
nonché non soggetta a sdemanializzazione, è inaccettabile;
i documenti sopra citati sono facilmente reperibili presso enti
locali, assessorati e uffici pubblici controllati dalla Regione,
e chiaramente 'spiegano' come non è affatto giustificabile ogni
inadempienza e ogni illegittimità commessa dai rappresentanti
delle istituzioni;
per sapere, alla luce di quanto sopra esposto, se ritenga:
di verificare quanto illustrato e valutare l'opportunità di
revocare l'ordinanza n. 362;
di porre sotto tutela la fascia di rispetto dei 150 metri
dall'argine del fiume Platani.»(2291)
MICCICHE'
Ha facoltà di parlare l'onorevole Capodicasa per illustrare
la mozione numero 274.
Ricordo all'onorevole Capodicasa che ha a disposizione 10
minuti per l'illustrazione della mozione.
CAPODICASA Signor Presidente, vorrei chiederle, considerata
la complessità dalla materia che trattiamo, se fosse possibile
avere un minimo di tolleranza sui tempi, naturalmente senza
eccedere.
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, mi è stata rivolta analoga
richiesta poc'anzi dall'onorevole Micciché. Io non ho alcuna
difficoltà ad accogliere tali richieste, però so che ci sono
diversi iscritti a parlare e so, tra l'altro, che alcuni
colleghi hanno qualche impegno, compreso il Presidente della
Regione.
Per cui, se lei è d'accordo, potremmo trovare una via di
mezzo, si potrebbe assegnare un tempo, magari più ampio, ma
limitato ad un intervento per gruppo, in modo da poter trovare un
punto di equilibrio.
CAPODICASA Per quanto riguarda il Gruppo parlamentare dei
DS, credo che interverrà, oltre me, soltanto l'onorevole
Giannopolo.
PRESIDENTE Il Regolamento prevedere10 minuti per illustrare
la mozione e 5 minuti ad intervento. Mi rendo conto che
l'argomento è piuttosto complesso e dunque merita un
approfondimento ed un'articolazione più ampia. però questa
esigenza va coniugata con il numero degli iscritti a parlare, che
comincia e continua ad essere significativo, e con le esigenze di
tempo, non solo del Presidente della Regione, ma anche di molti
colleghi che me lo hanno già sottolineato.
La proposta, dunque, che mi permetto di fare è quella di dare
più tempo per gli interventi (un quarto d'ora o venti minuti) ma
di limitare gli interventi per ogni gruppo, magari due per
gruppo, altrimenti non riusciamo a contenerli.
CAPODICASA Due per gruppo è previsto dal Regolamento.
Ribadisco che, per quanto riguarda il gruppo dei DS, interverrà
soltanto l'onorevole Giannopolo.
PRESIDENTE Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
CAPODICASA Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo
che l'occasione che ci si offre oggi - che per la verità
inseguiamo da diverso tempo - ci consente finalmente in una sede
autorevole come quella dell'Assemblea, di poter svolgere un tema
che, a mio giudizio, andrebbe depurato da ogni implicanza di
natura politico-generale.
In sostanza, ciò che auspichiamo è che il disporsi, da parte
dei singoli gruppi parlamentari e anche dei singoli deputati, non
sia legato alla posizione di rapporto che ciascuno ha con il
Governo, ma tenga conto, in modo prioritario, del contenuto
della mozione ed io direi, innanzitutto, della materia in sé che
ci accingiamo a trattare, a prescindere dalla mozione che
abbiamo voluto scrivere in modo direi quasi oggettivo.
Abbiamo fatto un lavoro di ricostruzione di carattere tecnico-
giuridico per rintracciare tutti i passaggi della gestione
commissariale, da quando ha preso le mosse, nell'anno 1999, con
ordinanza 2983, con l'istituzione del commissariamento di
protezione civile per la Sicilia in materia di rifiuti.
Credo che per quanto concerne gli aspetti tecnico-giuridici ed
anche la ricostruzione dei passaggi che hanno riguardato la
materia, debba rimettermi al testo, che non sia qui il caso di
ripercorrerla per intero, non mi basterebbero i minuti che il
Regolamento mi mette a disposizione. Intendo, invece,
concentrare la mia illustrazione su alcuni punti che mi sembra
meritino un approfondimento e che siano poi, in fondo, materia
del contendere (il piano dei rifiuti) non tanto tra i 28
deputati che hanno sottoscritto la mozione ed il resto
dell'Assemblea o il Governo o il Presidente Commissario delegato,
quanto tra le popolazioni interessate, tra gli organi
istituzionali che nel territorio governano i singoli aspetti,
vuoi comuni, vuoi province, come anche i comitati civici, che
sono sorti numerosi e che si sono messi alla guida di queste
battaglie, alle quale poi si è accompagnato anche il resto del
mondo civile, sociale, anche, in alcuni casi, religioso, come è
avvenuto in alcune parti dell'agrigentino, proponendosi
l'obiettivo del ritiro o comunque della profonda revisione del
piano regionale dei rifiuti.
Signor Presidente, nel corso di questi mesi, direi quasi anni
- visto che la mozione è stata presentata nel marzo dell'anno
passato- si è sviluppata una discussione a distanza, mai in sede
ravvicinata, se non qualche settimana addietro in un incontro
che è avvenuto alla Presidenza della Regione tra i rappresentati
della struttura commissariale, il Commissario delegato, i
Sindaci, i rappresentanti dei comitati civici della provincia di
Agrigento ed alcuni Comuni della provincia di Caltanisetta dove
credo sia stato possibile, proprio nell'occasione, chiarire
alcuni aspetti che erano rimasti in ombra nel corso di questi
anni e che hanno consentito, proprio perché mai c'è stato un
confronto ravvicinato, un rimpallo di responsabilità che, a mio
avviso, vale la pena chiarire.
Qual è la storia della vicenda? La mozione la ricostruisce.
All'inizio di questo lungo iter c'è l'ordinanza 2983 del 1999 che
è stata via via poi modificata con ulteriori ordinanze che
l'hanno integrata, l'hanno modificata, che hanno, soprattutto in
epoca più recente, profondamente stravolto i presupposto su cui
essa si era fondata, di perfetta aderenza al decreto legislativo
numero 22 del 1987, il cosiddetto decreto Ronchi'.
Il 25 luglio del 2000 è stato emanato, con decreto
commissariale, il documento di priorità per l'emergenza rifiuti.
Un documento che in modo succinto, perché altro non poteva fare,
ha previsto alcune cose in modo molto semplice. In primo luogo ha
fissato in 9 il numero degli ATO in Sicilia, coincidenti con il
numero delle province siciliane ed alcuni sub ATO che avrebbero
avuto la funzione di costituire riferimento per quanto attiene
alla gestione del ciclo dei flussi di singolo rifiuto per la
gestione del compost e per la gestione della frazione secca. In
secondo luogo puntava ad una raccolta differenziata spinta, così
si esprime il documento PIER, cioè puntava ad una raccolta
differenziata che andava oltre il 50 per cento, con l'obiettivo
di ridurre al massimo il rifiuto tal quale nella nostra Regione,
ridurlo a poco meno della metà, con una capacità di attivare la
raccolta differenziata altissima attraverso il meccanismo della
raccolta porta a porta che avrebbe fortemente incrementato le
unità occupate nel settore - veniva calcolato da parte degli
uffici che avevano lavorato a questo obiettivo, che si sarebbe
arrivati a qualcosa come 10-15 mila unità occupate in Sicilia per
la raccolta differenziata spinta -.
La rimanente frazione secco-umida , una parte la frazione
umida veniva inviata al compostaggio - erano previsti sette
impianti di compostaggio - e poi, la frazione secca,
ulteriormente lavorata attraverso gli impianti di produzione di
CDR che in Sicilia erano individuati uno per provincia in nuovi
impianti, veniva a produrre un quantitativo di combustibile
derivato dai rifiuti di poco superiore alle 500 mila tonnellate
che costituiva circa il 25 per cento del totale dei rifiuti
prodotti in Sicilia in un anno.
Questo CDR, attraverso avviso pubblico nell'anno 2000, veniva
offerto agli impianti che operano e agiscono in Sicilia nella
produzione di energia, di cementi e di laterizi per poter
sostituire il combustibile fossile che è il combustibile che,
attualmente, viene prevalentemente utilizzato in questo settore.
La frazione residua, quella che non era possibile utilizzare
come combustibile negli impianti già esistenti, poteva essere
avviata a termovalorizzazione, ma solo come combustibile
.derivato dai rifiuti.
Nel PIER non era previsto un solo chilo di rifiuto tal quale
che dovesse andare alla termo-valorizzazione.
Questo era l'impianto che il PIER aveva previsto nell'ambito di
una filosofia di intervento per lo smaltimento che era
perfettamente aderente con le previsioni del decreto legislativo
numero 22.
Con il cambiare dei Governi è cambiato anche, per più di una
volta, credo dopo il Governo Leanza è venuto il Governo Cuffaro,
per due volte è cambiato il Commissario delegato per i rifiuti e
sono intervenute diverse, a mio avviso peggiorative, filosofie di
intervento nel settore.
Con il Commissario delegato Leanza, comincia a cambiare, perchè
poi si completa successivamente il processo, il numero, l'
individuazione del numero degli ATO in Sicilia, con il decreto
numero 280 del 2001 e, poi con quella che io continuo a definire
una calamità naturale l'ordinanza ministeriale numero . 3190
del 2002, la famigerata 3190 che sconvolge totalmente il sistema
che era stato messo in piedi con il PIER, lo modifica
radicalmente e lo modifica nei punti chiave: prima cambia gli ATO
e li trasforma da nove a venticinque, successivamente decide di
non produrre più CDR per la termovalorizzazione, smantella il
sistema che era stato messo in piedi con il documento PIER e
decide, invece, di avviare alla termovalorizzazione la frazione
secca - così tecnicamente si dice, ma, in realtà, poi così non è-
la frazione secca residua a valle della raccolta differenziata.
Questo cosa significa? Significa che, nel momento in cui si
decide di non produrre più CDR per la termovalorizzazione, ma di
poter avviare la cosiddetta frazione secca , noi utilizziamo per
la termovalorizzazione il rifiuto che residura dalla raccolta
differenziata.
Come sappiamo, tra l'altro, non prevedendo più la raccolta
porta a porta, la raccolta differenziata può variare
dall'attuale 5,7 per cento - questo è il dato fornito dalla
struttura commissariale nel 2003, per il 2004 ancora non sono
disponibili i dati, ma visto il trend di crescita non si può
prevedere un aumento che vada oltre il 6-7 per cento - e tutto il
resto essendo, come dice l'ordinanza numero 31 del 1990 recepita
pienamente poi dal Piano regionale dei rifiuti approvato dal
Governo Cuffaro, la ulteriore frazione secca, ancorché non
depurata, perché gli impianti di CDR non sono previsti come
essenziali al ciclo di smaltimento, può essere avviate alla
termovalorizzazione.
La riprova di tutto ciò è data dal decreto firmato nel mese di
aprile, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Regione
siciliana il 3 giugno di quest'anno, il decreto con cui si
danno le autorizzazioni finali per gli impianti di trasferenza
per le discariche, una delle quali è quella che ha suscitato
grandi proteste da parte della popolazione del territorio di
Aragona e poi per il termovalorizzatore di Casteltermini. Nei
mesi precedenti erano già state date analgohe autorizzazioni sia
per quanto riguarda il termovalorizzatore di Bellolampo, il
termovalorizzatore di Paternò e quello di Augusta. Con il decreto
362 si completa il programma, quindi siamo già in fase operativa,
ecco perché abbiamo fortemente insistito perché l'Aula venisse a
discuterne.
Siamo cioè prossimi all'inizio dei lavori quando l'iter si
sarà completamente definito, ma le premesse sono già tutte
previste.
Cosa significa tutto questo, signor Presidente? Significa che
avremo, se il piano non dovesse essere ritirato e rivisto, dei
termovalorizzatori che bruceranno plastica, che bruceranno
metalli, che in alcuni casi, i casi sono previsti dal decreto
numero 362, potranno bruciare tal quale, cioè tutti gli elementi
termovalorizzati, come si dice in gergo, producono inquinamento
ambientale con relativi danni alla salute umana, perché come si
sa i furani, i policloruri bifenili, le diossine entrano nella
catena alimentare, come tanti studi dimostrano, onorevole
Presidente della Regione , la prego si convinca di questo, io
spero che la discussione di oggi non diventi una discussione tra
il Presidente che sostiene che non ci sono danni...
CUFFARO presidente della Regione. Ho rispetto del Presidente
della Regione Emilia Romagna, che ne ha fatti nove in Emilia
Romagna e non credo che sia un assassino, il suo collega diessino
dell'Emilia Romagna e della Toscana.
CAPODICASA .. lei ha più volte richiamato - lo dovevo dire
alla fine, Presidente, lo dico subito così ci leviamo il pensiero-
lei nell'incontro che si è tenuto a Palazzo d'Orleans ha
sostenuto ma perché Bassolino mette in Campania i
termovalorizzatori e noi in Sicilia... .
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Capodicasa, vi
do i dati ufficiali di chi ha fatto i termovalorizzatori in
Italia.
CAPODICASA Ce li ho anch'io i dati ufficiali. Le cito due
casi e poi lei magari quando replicherà, se vuole, potrà
rispondere. Io ho incontrato l'onorevole Bassolino la settimana
scorsa, direzione nazionale dei DS, ero seduto accanto a
Bassolino gli ho detto: Antonio, cosa succede in Campania? Ho
detto che l'onorevole Cuffaro ha sostenuto che alla fine c'è una
strumentalizzazione politica, perché siccome in Sicilia il
Governo è di centrodestra, sono i deputati del centrosinistra che
fanno opposizione, in Campania governando il centrosinistra sono
quelli del centrodestra che fanno opposizione . Bassolino mi ha
risposto: Ma che ci azzecca - in napoletano - Intanto in
Campania, io non sono commissario delegato del sistema dei
rifiuti, il commissario delegato è il prefetto Catenacci, quindi
nominato dal Governo nazionale, se fanno l'opposizione la fanno
al loro Governo e non a me, perché io non sono commissario...
CUFFARO presidente della Regione. Ma quando lo è diventato
Catenacci, da otto mesi, prima era Bassolino.
CAPODICASA Ma tutta l'operazione termovalorizzazione è di
Catenacci con il Governo nazionale, se vuole andiamo a discuterne
con Bassolino, sono pronto ad andare a fare il viaggio insieme a
lei onorevole Presidente Cuffaro.
Seconda cosa, dice Bassolino: in Campania io sono d'accordo
affinché si facciano i termovalorizzatori come Governo regionale,
ma che siano termovalorizzatori che brucino solo CDR'.Qui 1
chilogrmmo di inquinanti, come lei scrive nel decreto 362,
possono essere bruciati nei termovalorizzatori di
Casteltermini...... , sono le parole testuali di Bassolino, lei
può venire con me in Campania, pago io il biglietto aereo
Presidente e andiamo a verificare se le cose che lei sostiene
sono vere o meno. E quando dico pago io lei capisce,
conoscendomi, che sforzo faccia e quanto sia sicuro dei fatti
mie
CUFFARO presidente della Regione. Facciamoci il giro del
mondo
CAPODICASA Conosco questi suoi argomenti, Presidente, sto
cercando di prevenirli perché si faccia una discussione di
merito, non mi interessa rimpallare gli argomenti, perché non
sarebbe necessaria la discussione, l'abbiamo già fatta in tante
altre occasioni, vorrei evitare che diventi questa la discussione
di stasera.
Però vorrei dirle che all'Università di Palermo, facoltà di
Ingegneria, si è tenuto un convegno al quale lei era invitato,
ma, non essendo presente, è venuto l'ingegnere Raciti. Si
faccia relazionare dall'ingegnere Raciti. Le dirò sono state
presentate due relazioni, una del rappresentate della Pirelli che
gestisce alcuni impianti di termovalorizzazione del Nord e
un'altra del rappresentante della FALC che sarà l'Azienda che
verrà a termovalorizzare a Casteltermini, ad Augusta e credo
anche a Bellolampo.
Benissimo, io ho fatto due più due, non ho dovuto fare alcun
calcolo, il rappresentate della Pirelli ci ha detto gestiava
l'impianto di termovalorizzazione di Cuneo, di Alessandria e che
lì termovalorizzano solo CDR, e allora, dice il rappresentate -
se vuole le posso anche citare il nome che in questo momento non
ricordo ma è segnato nell'invito - che hanno un maggiore
bilancio energetico, con gli impianti di CDR rispetto a quelli
che bruciano frazione secca, un migliore bilancio energetico,
cioè si produce più energia rispetto a quelli che bruciano invece
frazione secca; hanno costi più bassi - lo dice il
rappresentate della Pirelli- hanno emissioni in atmosfera di CO 2
bassissime, molto più basse delle altre e lui non ha parlato,
perché non era tema della seduta, delle ricadute per la salute
umana e animale e per i danni ambientali, considerato che sono
bassissimi, quasi inesistenti bruciando solo CDR.
Loro, ad Asti aggiungono alcuni elementi per potenziare il
potere calorico ma siamo comunque dentro paradigmi che non hanno
nulla a che vedere con i termovalorizzatori che bruciano la
frazione residua secca.
Presidente, di queste cose ne dobbiamo parlare, lei mi dirà che
ci sono a Vienna, ma io voglio sapere a Vienna, a Stoccolma quale
percentuale di raccolta differenziata fanno, perché se vanno
oltre il 50, 60 per cento di fatto bruceranno CDR, quindi non ci
sarà il rischio che corriamo in Sicilia.
Il problema che noi abbiamo in Sicilia non è il fatto che ci
siano i termovalorizzatori, il problema è che cosa bruciano i
termovalorizzatori, perché con i decreti che lei ha fatto, con il
piano dei rifiuti che ha approvato e con tutto ciò che via, via
si è andato sviluppando e che hanno purtroppo già configurato
diritti in capo ad imprese, associazioni e raggruppamento di
imprese, noi rischiamo di fare correre ai nostri cittadini rischi
che, onestamente sfido chiunque ad assumere a cuor leggero, tanto
più poi che si tratta di impianti ubicati in zone sensibili - poi
ne parleranno gli altri colleghi quando interverranno - che il
termovalorizzatore di Bellolampo è realizzato sulla testa delle
più grande città della Sicilia che conta oltre 1 milione di
abitanti tra quelli che sono residenti abituali e quelli che ci
lavorano e ci vivono pur non essendo residenti abituali e quelli
che, invece, ci lavorano e ci vivono, pur non essendo residenti.
Ma io vorrei sapere, in questa conferenza che si è tenuta
all'Università, il professore Beccali, docente di economia
ambientale, ha fatto lo studio dei venti su Bellolampo, su quali
sono le direttrici dei venti nel corso dei 365 giorni.
Signor Presidente, sono rimasto inorridito In quello studio,
praticamente, si evinceva che, su 365 giorni, circa 200 giorni
l'anno (fatti i calcoli approssimativamente, a memoria, dagli
slides che scorrevano sul video), sono venti dominanti da ovest o
sud-ovest, quindi con direzione su Palermo, tutti gli inquinanti,
se inquinanti ci saranno, saranno scaricati sulla testa dei
palermitani, su una città di un milione di abitanti. Ma, vogliamo
discuterne un momento? O è una cosa che non ci fa nè caldo nè
freddo e, con una scrollata di spalle, ce ne possiamo liberare?
Allora, proponiamo una cosa nella mozione, signor Presidente, e
mi avvio alla conclusione altrimenti il Presidente mi richiama al
rispetto dei tempi: noi proponiamo che, prima che si metta una
pietra, ci sia una autorità scientifica, naturalmente con
carattere collettivo, non può essere una persona, perchè una
persona non dà garanzia a tutti i soggetti che sono interessati
alla vicenda, dai comuni alle comunità locali, anche - se
permettete - ad un consesso qual è il Parlamento regionale
siciliano. Si costituisca una commissione; mettiamo in
contraddittorio autorità scientifiche, e le assicuro che ce ne
sono tante, il prof. Polkonett è venuto dalla Saint Laurents
University di New York, ha tenuto qui delle conferenze, è andato
anche ad Aragona, e lui ci spiega, con dati alla mano, che questo
è un danno ambientale e alla salute umana gravissimo.
Ora, io posso capire che ci possono essere anche opinioni
scientifiche diverse, ma i dati epidemiologici, l'osservazione
dei dati bruti, ricavati da dieci, quindici, venti anni di studio
e di indagini sul territorio debbono pur dire qualcosa, al di là
dell'opinione. Poi, mi si potrà sostenere che siamo dentro i
parametri previsti dalla direttiva n. 76 del 2000 dell'Unione
europea, poi ne discutiamo, perchè il fatto che siano dentro i
parametri non significa che non comporti rischi per la salute.
Sono rischi più limitati, ma, di sicuro, i furani, i policloruri
bifenili, le diossine comportano, signor Presidente, rischi per
la salute umana, per ciò che possono comportare nell'organismo
umano, perchè attraverso la catena alimentare, entrano nella
nostra alimentazione quotidiana. Quindi, con rischi di cancro,
perchè sono elementi che, oltre ad essere persistenti e
cumulabili, sono anche elementi mutageni, quindi mutano il DNA
umano, signor Presidente.Io penso che la cosa ci debba fare un
poco far pensare, senza andarci a cuor leggero.
Onorevoli colleghi, l'interrogativo è questo, e concludo,
naturalmente rivolto al Presidente della Regione: siamo
interessati a chiarire se il danno e il rischio per la salute c'è
o no? Perchè, se siamo sicuri che non c'è, non si capisce sulla
base di cosa, del fatto che già esistono in altre parti del
mondo? Ma questo non vuol dire nulla, signor Presidente, perchè -
veda - noi arriviamo buon' ultimi alla termovalorizzazione, dopo
che venticinque anni fa hanno cominciato in Svezia, hanno
cominciato in Germania. Ma per una volta che l'arrivare ultimi ci
dà un vantaggio rispetto agli altri, perchè ci mette nelle
condizioni di sapere, di conoscere gli effetti che si producono
sull'ambiente da parte di questi impianti e ne possiamo fare
tesoro, ma perchè non dobbiamo farlo? Noi arriviamo ultimi in
tutto e il nostro arrivare ultimi, di solito, è una
penalizzazione che ci deriva dai nostri ritardi, dal nostro modo
di essere. In questa occasione ci dà un vantaggio, ci dà una
possibilità in più che è quella di potere studiare, di poter
avere a disposizione gli elementi scientifici per fare una scelta
a ragion veduta. L'interpellanza questo vuole.
Quindi, inviterei tutti a non evidenziare esclusivamente la
contrapposizione fra i firmatari della mozione e quelli che non
l'hanno firmata. Qui si tratta di qualcosa che ha a che vedere
con la tutela della salute, la politica c'entra sino ad un certo
punto.
Sarebbe auspicabile in questa sede un momento di riflessione
per accertare gli aspetti che coinvolgono e attengono ai rischi
per la tutela della salute e dell'ambiente e, conseguentemente,
assumere una decisione. La struttura commissariale, se riterrà di
non dovere modificare il proprio piano, persegua la sua strada
così come noi, con i cittadini e le popolazioni, perseguiremo la
nostra: vedremo, alla fine, chi la spunterà
LIOTTA Signor Presidente, che tempi sono stati previsti per
gli interventi di ciascun iscritto a parlare?
PRESIDENTE Ad inizio della discussione, l'Assemblea ha
stabilito che, in deroga a quanto previsto dal Regolamento,
considerato i contenuti dei temi di cui si discute e il numero
degli iscritti a parlare, ciascun iscritto a parlare avrà un
termine di quindici minuti per svolgere il proprio intervento.
E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi limiterò ad
un intervento appendicolare rispetto a quello dell'onorevole
Capodicasa.
Ritengo che questo piano sia illegittimo, ai sensi del decreto
legislativo n. 22 del 1997, non applica il principio di
precauzione; esclude lo strombazzato concetto di sussidiarietà
del quale tutti fanno un gran parlare e che in questa occasione
viene assolutamente eluso; mortifica il principio di
autodeterminazione dei popoli; non ascolta le popolazioni
interessate, che a me pare vadano interpretate, lette,
classificate come tutte ignoranti. Si dice, infatti, che la gente
che non vuole i termovalorizzatori è tutta ignorante E come tale
è tutta strumentalizzata.
Mi chiedo: è possibile che tutti siamo ignoranti e che una
élite o una lobby abbia la verità scientifica in tasca, in attesa
di avere altro in tasca? E' possibile che interi consigli
comunali, provinciali, associazioni, scuole, parrocchie, gente
comune, semianalfabeti e superlaureati siano tutti allarmisti?
Chiedo al Presidente della Regione un po' di modestia. Il
Comitato - del quale ho letto in questi giorni - di supervisori,
di persone scientificamente indiscutibili, dal professore
Veronese a Cardinale, cosa dovrebbe fare? Emettere certificati.
Ma emettere certificati dopo che sono stati impiantati i
termovalorizzatori
Noi non discutiamo il valore dei componenti del Comitato nè le
iniziative del Comitato stesso, discutiamo quello che precede il
Comitato: i termovalorizzatori.
Nel momento in cui le nostre paure fossero fondate, questo
Comitato avrebbe il potere di dismettere i termovalorizzatori con
il ricatto immediato occupazionale, con gli scioperi, con tutto
quello che l'azione comporta, con il ricatto di tipo economico di
chi ha inventato i termovalorizzatori? Mi chiedo a cosa serve
questo Comitato. Ritengo che sia uno dei tanti episodi di fumo
negli occhi'.
Si parla nel merito di costi. I costi per il cittadino saranno
triplicati. Si parla di occupazione: poche centinaia di persone a
fronte di migliaia di persone da occupare nei casi alternativi a
cui faremo cenno.
Questo è un tema inflazionale. Faccio un esempio per tutti per
motivi di tempo: si pensi al termovalorizzatore di Augusta che
appartiene alla mia provincia. In esso dovrebbero conferire
l'intera provincia di Siracusa, di Ragusa, di Enna e parte della
provincia di Catania.
Signor Presidente, ha mai viaggiato sulle nostre strade? La
Catania-Siracusa, la 114 - che per altro sarà interessata, da qui
a pochissimo, ad una ristrutturazione per 25 Km -, potrà mai
sopportare centinaia di autocompattatori che si muovono nella
medesima asfittica arteria?
Ma dove viviamo? Di che cosa parliamo?
E, poi, si parla di ambiente e salute e si citano altri casi.
Il caso Brescia per tutti. Guardate che il caso Brescia, come
tanti altri casi, rispetto ai nostri è assolutamente anomalo. Un
esempio: la raccolta differenziata tra Palermo e Brescia.
A Palermo nel 2006 la raccolta differenziata è stimata pari al
circa il 7%, a Brescia il 30%.
Il valore di raccolta differenziata raggiunta nel 2002 a
Palermo è pari al 4,6, a Brescia al 38,8.
Le potenzialità dell'impianto: a Palermo 2100 tonnellate al
giorno, 2,15 kg per abitante, nell'ipotesi di raggiungere il 35%
di raccolta differenziata; a Brescia 1,3 Kg di RSU per abitante.
I sistemi di controllo: a Palermo un solo sistema di
monitoraggio in continuo su tre camini; a Brescia un sistema di
monitoraggio in continuo per ogni camino. A Palermo controlli
periodici affidati alla stessa ditta che gestisce l'impianto; a
Brescia l'ARPA esegue controlli settimanali e all'Istituto Mario
Negri è stato affidato il monitoraggio dell'inquinamento da macro
e micro inquinanti. A Palermo la tariffa aumenta con il diminuire
dei rifiuti conferiti all'impianto; a Brescia non c'è nessun
legame fra tariffe e rifiuti conferiti. A Palermo l'impianto è
ubicato in zona sismica; a Brescia sicuramente no. A Palermo la
produzione di diossina con i parametri di progetto sarà pari a
37.500 nanogrammi/ora; le polveri emesse saranno pari
3750grammi/ora concentrati su una piccola area urbana. A Brescia
la produzione di diossina è mediamente pari a 590 nanogrammi/ora;
le polveri emesse sono pari a 88,5 grammi/ora. A Palermo
l'inquinamento derivante sarà circa cinquanta volte più pesante
che a Brescia. Ciò vuol dire che se a Brescia ci vorranno 200
anni per sentire gli effetti dell'inquinamento, a Palermo
basteranno pochi anni.
Voglio mettere in discussione il principio della
termovalorizzazione in quanto quello che sta accadendo a Brescia
nell'ultimo anno è disarmante, perché ci fu un fatto
ambientalista che non ha sortito effetti.
La raccolta e la produzione dei rifiuti è passata da 478.403
tonnellate del 1994 alle 670.498 tonnellate naturalmente del
2002.
Potrei leggervi molti dati e dirvi che gli esami dimostrano la
pessima qualità dell'aria di Brescia. Nel 2001, su 275 giorni di
rilevamento si sono registrati 157 giorni di superamento dei
livelli di attenzione e 66 volte i livelli di allarme. Nei primi
76 giorni del 2004 vi sono stati 41 giorni di superamento delle
soglie di attenzione per quanto riguarda l'emissione di diossine
che, misurate due volte l'anno, sarebbero già ad un livello
critico: 0,0053 e 0,0141 nanogrammi/m3 nell'aprile 2002.
Bene, dico che non solo non è possibile un paragone tra Brescia
e Palermo, ma che anche il caso di Brescia e la sua scelta sono
perdenti.
Vi dirò di più. In tutto il mondo occidentale si stanno
abbandonando queste tecniche, si stanno sostituendo con altre
tecniche.
L'abitudine al termovalorizzatore cominciò in Germania, negli
anni '80, ed anche in Francia. Negli Stati Uniti viene ora
abbandonata: ad esempio, ad Augusta, in Germania, si sono spesi
520 milioni di dollari per costruire un sofisticato inceneritore
che oggi si è rivelato un disastroso elefante bianco
incredibilmente antieconomico ed inquinante; sempre ad
Albertville, in Alta Savoia, nel 1998 ha decretato la fine di due
inceneritori nel Nord della Francia; il World Street Journal
dell'11 agosto 1993, in America metteva in guardia gli elettori
dall'investire negli inceneritori in quanto giudicati un disastro
finanziario per i governi locali.
Non è quindi un caso che negli Stati Uniti si faccia ricorso
all'incenerimento per trattare ormai solo il 16 per cento dei
rifiuti, mentre il riciclaggio in gran crescita ne smaltisce
circa il 40 per cento.
Emblematica è la situazione di New York che, nel 1960,
utilizzava undici impianti di incenerimento per trattare i suoi
rifiuti, mentre nel 1981 ne utilizzava solo tre. Ma nel 1993
anche questi tre impianti, troppo costosi per essere adattati
alle più stringenti norme antinquinamento, sono stati
definitivamente cancellati a favore del riciclaggio e del
compostaggio.
Così come New York, anche Seattle, città nota di
cinquecentomila abitanti, dieci anni fa ha deciso di fare a meno
degli inceneritori puntando sul riciclaggio spinto fino al 60 per
cento, fra l'altro obiettivo raggiunto nel 2000.
Mi si dirà, ma questi rifiuti bisogna pur smaltirli? E'
un'osservazione giusta.
Cosa succede nel mondo oggi più avanzato? Si pensa alla
biossidazione e alla biostabilizzazione. Posso dire, come dato,
che questa tecnica nel Friuli è utilizzata ormai per trattare il
37 per cento dei rifiuti solidi urbani, in Umbria il 51 per
cento. Altre interessanti caratteristiche della
biostabilizzazione, che la rendono fortemente competitiva nei
confronti della termovalorizzazione, sono i tempi di
realizzazione degli impianti, quattordici-diciotto mesi; i costi
di realizzazione, 24 milioni di euro per un impianto da
centoventimila tonnellate di rifiuti l'anno; i costi del
trattamento, da cinquanta a centonove euro a tonnellata; per
altro moltissime altre caratteristiche spingono a riflettere
sull'argomento.
Noi non crediamo di avere la verità scientifica in tasca e,
come diceva il presidente Capodicasa, in nome del principio di
precauzione e dell'ascolto dei popoli, signor Presidente, le
chiediamo una pausa di riflessione affinché da un confronto in
cui ognuno di noi porta scienziati a supporto delle proprie
posizioni, si possa avviare un circuito virtuoso di
interlocuzione all'interno dell'Aula, ma anche all'interno del
territorio che porti a smaltire rifiuti - perché è un diritto-
dovere - ma porti anche noi e i nostri figli sopratutto a stare
molto più tranquilli.
In questa occasione non si tratta di far passare una legge
piuttosto che un'altra. Si tratta - e io penso che la sua
sensibilità lo viva - di una decisione che sicuramente, nel medio-
lungo periodo, sortirà i suoi effetti e di cui non vorrei che
domani lei si portasse la responsabilità sulle sue spalle, che
ripeto, diventano sempre più fragili.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò
di essere molto sintetico anche perché gli argomenti sono divisi
in due momenti: la prima è una lettura della relazione che ho
fatto in risposta alla relazione che il Presidente ci ha fatto
pervenire ieri, di cui ho copia, e l'altra è riferita alla famosa
questione di cui abbiamo discusso la settimana scorsa presso il
suo ufficio, signor Presidente, e che riguarda il momento di
pausa che io le avevo chiesto di fare nel momento in cui
esternavo i miei appunti in quella sede.
I colleghi che mi hanno preceduto hanno centrato l'argomento ed
io non mi soffermo sulle cose già dette, ma cercherò di centrare
l'argomento che ho posto in quella sede.
Mi preme sottolineare, anche in risposta alle sue
dichiarazioni, signor Presidente della Regione, che su questo
argomento mi sono già espresso in precedenza, anche in incontri
non ufficiali avuti presso i suoi uffici, fin dal gennaio 2004,
quando le feci quella proposta dicendo che la sua ordinanza aveva
al centro la termovalorizzazione, e che attorno alla
termovalorizzazione ci stava la raccolta differenziata.
Ha invertito il ruolo.
La legge Ronchi dice che al centro c'è la raccolta
differenziata e attorno ci sono altri aspetti della legge 22:
questo per dire che l'alternativa ai termovalorizzatori rimane
sempre la raccolta differenziata.
Vado subito al dunque e rispondo alla sua relazione, signor
Presidente.
Tutte le ordinanze ministeriali cui fa riferimento la sua
relazione, sono state annullate e questo Lei nella relazione non
lo dice. Ciò mi stranizza
La prima ordinanza, la n. 2983 del '99, è stata parzialmente
annullata dal TAR Lazio, mentre l'ordinanza n. 3190 del 2003 è
stata totalmente annullata dal TAR di Palermo.
L'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 2983
del 31 maggio 1999 è stata annullata parzialmente con sentenza
del TAR n. 1148 del 14 febbraio 2001; l'ordinanza n. 3190 del 22
gennaio 2002 è stata annullata dal TAR di Palermo, con sentenza
depositata il 7 gennaio 2003. La motivazione che qui
sommariamente riporto, consiste in questo: La sentenza del TAR
Lazio con la quale annulla parzialmente l'ordinanza n. 2983 del
99, per il TAR di Palermo si intende abrogata nella sua
interezza, di conseguenza - dice il TAR di Palermo - sono nulle
tutte le successive ordinanze emanate in forza della medesima che
ne fanno riferimento, compresa l'ordinanza n. 3190 del 2000 , a
cui faceva riferimento l'onorevole Capodicasa, al cambio della
frittata che la sua ordinanza successiva ha predisposto.
In sostanza, tutti i provvedimenti emanati in forza delle
ordinanze sopra citate sono nulle.
Caduto l'illegittimo castello normativo, il Commissario per
l'emergenza rifiuti si è trovato senza i poteri straordinari che
gli erano stati conferiti con l'ordinanza emanata dal Consiglio
dei Ministri.
Alla luce della sentenza del TAR di Palermo, il Governo
nazionale viene in soccorso alla struttura commissariale,
salvando la barca che affonda, emanando il decreto n. 15 del 7
febbraio 2003, come disposto dal secondo comma dell'articolo 1
ter, convertito nella legge 8 aprile 2003, n. 62, e pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 83 il 9 aprile 2003.
Contro il secondo comma dell'articolo 1 della suddetta legge
oggi pende un ricorso al TAR di Palermo, con il quale si chiede
allo stesso TAR - che aveva annullato l'ordinanza n. 3190 del
2002 - di impugnare la predetta norma davanti alla Corte
Costituzionale in quanto questa contiene palesi violazioni delle
direttive europee (n. 91/156, recepita dalla legge n. 22 del
1997, detta legge Ronchi), in materia di trattamento dei rifiuti
che stabiliscono una rigida gerarchia per la gestione di questi
ultimi.
La tanto decantata Commissione europea, a cui inizialmente e
pomposamente Ella fa riferimento, signor Presidente, nella
relazione che oggi ci ha dato, ha ritenuto il bando di gara del
Piano dei rifiuti siciliano non conforme alle direttive
comunitarie e per queste ragioni, nel dicembre 2004, ha deferito
l'Italia alla Corte di Giustizia europea per violazione della
direttiva 9250 della CE sugli appalti pubblici nella scelta da
parte delle autorità competenti della Regione Sicilia degli
operatori incaricati di prestare il servizio di trattamento con
la trasformazione in energia elettrica dei rifiuti urbani
prodotti nell'intero territorio della Sicilia.
Quindi, la Corte di Giustizia europea si pronuncerà quanto
prima su questa palese violazione comunitaria.
Faccio presente che per questo genere di infrazione, specie in
materia di rifiuti, la Corte di Giustizia europea, il 24 giugno
u.s., ha depositato una sentenza di condanna nei confronti
dell'Italia perché non ha rispettato l'obbligo di registrazione
presso le autorità competenti delle imprese responsabili della
raccolta di smaltimento e trasporto dei rifiuti.
Nella sentenza la Corte osserva che la direttiva europea deve
essere interpretata alla luce della sua finalità e che la tutela
della salute umana e dell'ambiente è la prima cosa da
salvaguardare.
Infine, i giudici ricordano che la direttiva non prevede
deroghe fondate sulla natura o sulla quantità dei rifiuti.
Quindi, prendendo ad esempio questa condanna recentissima, non
è ammissibile che l'Italia, in totale violazione delle norme
comunitarie, come prevede l'articolo 5 dell'ordinanza numero
3190/2002, ordinanza annullata dal TAR di Palermo e resuscitata'
con decreto 62/2003, oggi impugnata davanti al TAR di Palermo,
conferisca deroghe alle procedure di gara comunitaria per
l'affidamento ventennale con operatori industriali, affidandosi
solo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione
siciliana e su due giornali, uno a diffusione regionale e l'altro
a diffusione nazionale.
Visto il gigantesco importo in milioni di Euro che girerà
attorno a questo grande business, signor Presidente, avete agito
come un paese che si pone fuori dalla Comunità europea, cioè
extracomunitario, termine dispregiativo quando spesso si intende
esternare qualcosa contro gli interessi nazional-comunitari.
CUFFARO presidente della Regione. Non per noi. Per noi sono
tutt'altro che dispregiativi. Per me gli extra-comunitari sono
meglio ancora dei comunitari.
MICCICHE' Allora usciamo dalla Comunità europea.
LIOTTA Lei è razzista, signor Presidente.
MICCICHE' Allora lo dica chiaramente che è contro l'Europa.
Noi siamo in Europa e dobbiamo fare ancora riferimento
all'Europa. Non scherzi con le cose serie.
Solo cinque giorni fa è stata depositata una condanna nei
confronti dell'Italia per una cosa minore rispetto a quelle cose
che io le sto per dire.
Vi sembra legittimo, alla luce di queste palesi contraddizioni,
negare ad un rappresentante del popolo, qual è il sottoscritto,
la visione degli atti che hanno portato il nostro Paese davanti
alla Corte di Giustizia europea?
Come è possibile che, da un lato, mi si nega l'accesso agli
atti, che devono essere legali e trasparenti, perché questi
documenti sono secretati in quanto testualmente mi si dice - con
nota del 15 maggio 2005, prot. n. 63/AGG, a firma del
responsabile del procedimento dell'ufficio del Commissario
delegato, in risposta alla mia richiesta di documenti del 16
febbraio 2005, che essendo in corso una procedura di infrazione
della Commissione europea, con implicazione relativa alle
relazioni internazionali tra lo Stato italiano e l'Unione
europea, allo stato, non può essere consentito l'accesso agli
atti e, invece, dall'altro lato, si emanano quattro ordinanze,
uno per il sistema Agrigento, uno per il sistema Palermo, uno per
il sistema ad Augusta ed uno per il sistema Paternò?
Dall'altro lato, si emanano quattro ordinanze con le quali si
autorizza l'avvio dei lavori proprio a quegli operatori
industriali, i cui bandi di gara sono stati ritenuti illegittimi
dalla Commissione europea?
Signor Presidente, le consiglio di riflettere su questi
argomenti. Non dobbiamo fare ridere perché in questo caso la
brutta figura la fa lei che sa benissimo di aver agito su questo
bando, in virtù di un'ordinanza poi annullata dal TAR e
resuscitata' dal Governo Berlusconi, la legge 62, articolo
1/ter...
CUFFARO presidente della Regione. Ora esageriamo.
MICCICHE' L'ha resuscitata, signor Presidente perché il TAR
Palermo ha annullato l'ordinanza 3190. Alla luce di tutto questo,
che vuol dire, signor Presidente?
PRESIDENTE Signor Presidente, lasciamo completare
l'onorevole Micciché.
MICCICHE' La prima ordinanza, quella dell'onorevole D'Alema
è stata annullata dal TAR del Lazio, l'ordinanza di Berlusconi è
stata annullata dal TAR di Palermo.
Signor Presidente, qui c'è stata una par conditio quindi le due
ordinanze sono illegittime, chiunque le abbia fatte, ha poca
importanza in questo caso, ma è chiaro che tra la prima ordinanza
a firma di D'Alema e la seconda ordinanza a firma di Berlusconi
ce ne corre perché la seconda ha completamente stravolto la
prima.
A prescindere da questo, poiché la prima era illegittima per
altre norme, la seconda era illegittima perché seguiva le norme
della prima, quindi a suo parere probabilmente lei non ha fatto
benissimo i conti di quello che le volevo dire e delle cose che
sono avvenute.
Ma entriamo subito in un altro argomento, signor Presidente, in
un altro punto su cui avrebbe dovuto riflettere e mi pare che non
l'abbia fatto, dato che le ho dato 48 ore di tempo per ritirare
le quattro ordinanze per quanto riguarda la questione
dell'infrazione europea e poi, in particolare, l'ordinanza che si
riferisce ad Agrigento, alla discarica di Aragona e il
termovalorizzatore di Casteltermini perché, signor Presidente,
lei mi ha detto chiaramente..., purtroppo è impegnato il
Presidente Cuffaro
PRESIDENTE Onorevole Micciché, posso impegnare a fare
parlare, non a fare ascoltare, questo dipende dalla sensibilità
di ciascuno e dagli impegni di ciascuno.
Onorevole Micciché, vada avanti.
MICCICHE' Avevo chiesto al Presidente della Regione di
riflettere dicendo che, perché probabilmente consigliato male dal
suo Ufficio, ha commesso un reato anche di carattere penale
perché ha fatto un'omissione, un abuso d'ufficio. Un Ufficio
della Regione gli dice: signor Presidente, Commissario
straordinario, ritiro il mio primo parere positivo per quanto
riguarda il nulla osta per la deroga della desmanializzazione
perché mi era stato detto che c'erano 150 metri di spazio tra
l'argine del fiume e dove venivano posizionati gli impianti ;
dopo di che c'è stata una rettifica della Sovrintendenza, secondo
cui non c'erano i 150 metri perché l'impianto era dentro il
fiume, entro i 150 metri - perché i 150 metri vengono considerati
alveo del fiume, previsto per legge -. Lei, signor Presidente,
nell'ordinanza ha detto un falso, falso materiale, falso
ideologico e, dal punto di vista penale, è un reato. Lei ha avuto
la deroga di derogare, ma non ha avuto la deroga di derogare i
reati.
C'è una grande differenza tra legiferare entro la legalità e
derogare dalla legalità. Perché lei ad un certo punto dice, ed il
falso sta qui ed evidentemente non se ne è reso conto, non
capisco come non si renda conto della gravità di quel che dico.
Prima di fare una denuncia, signor Presidente, lei è in tempo a
ritirare il decreto. Lei dice: ritenuto di poter derogare ai
sensi dell'articolo 15, (ne abbiamo già parlato di questo)
relativamente alla fascia di rispetto dei 150 metri dell'alveo
storico del fiume Platani, in quanto le opere in progetto sono
posizionate ad una distanza superiore ai 150 metri dell'attuale
alveo del fiume .
Questo è falso perché, 59 giorni prima che emettesse questa
ordinanza, le è stata recapitata una lettera della
Sovrintendenza, datata 17 marzo 2005, che ritira il parere
positivo in quanto non ci sono i 150 metri e quindi l'alveo del
fiume non si può far uscire dal demanio, non si può vendere, non
lo si può dare a nessuno perché è patrimonio, perché ci sono le
leggi che vincolano questa tutela, soprattutto alla luce del
parere della Sovrintendenza di Caltanisetta. Quest'ultima le ha
inviato anche degli allegati, addirittura le mappe catastali, le
mappe del terreno da cui si evince che il fiume è completamente
all'interno dell'impianto. Questo perché? Perché l'ASI ha fatto
una dichiarazione falsa, il Genio civile ha fatto una
dichiarazione falsa; sulla scorta del responsabile del
procedimento ha omesso, in questo caso, di dire che non ci sono
150 metri. E lei, onorevole Presidente, alla fine di tutto, dice
io lo derogo, perché la legge me lo consente .
Lei, onorevole Presidente, può derogare ciò che è legittimo e
non quello che non lo è; quando dice che li deroga, ha fatto male
i conti, non ha letto bene le leggi. Lei ha un Ufficio
Legislativo poco attento alle leggi, che non conosce le leggi
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Miccichè, ho
letto che mi ha denunciato alla Procura della Repubblica
MICCICHE' Onorevole Presidente, non ho denunciato la sua
persona, ma l'Istituzione che rappresenta; non la persona di
Cuffaro Salvatore, ma il Presidente della Regione, nonché
Commissario straordinario, quindi, l'ho denunciata nel ruolo che
rappresenta.
PRESIDENTE E' la stessa cosa
MICCICHE' Onorevole Presidente, lei si è fatto trascinare da
un Ufficio Legislativo che non conosce le leggi ed io l'avevo
avvisata; infatti, 59 giorni prima che firmasse il decreto, lei,
ha ricevuto una lettera della Sovrintendenza - che ho qui
allegata -, a firma di tutti i responsabili che dicono
espressamente: Signor Presidente, non ci sono 150 metri, quindi,
lei non può derogare .
Lei cosa ha derogato? Lei non può vendere un fiume, un lago, il
mare; non può vendere queste cose, perché dentro il fiume non si
può realizzare niente. Lei non si è reso conto di tutto questo e
siccome questo è un reato...
CUFFARO presidente della Regione. Non mi ero accorto di avere
venduto un fiume
MICCICHE' No, onorevole Presidente, lei se n'è accorto,
perché se non se ne fosse accorto, probabilmente, avrebbe emesso
questa ordinanza insieme a quella di Augusta, di Paternò e così
via. Poiché lei ed il suo Ufficio, invece, eravate a conoscenza
dell'esistenza di questa lettera, siete stati così furbi da
rinviare tutto al fine di trovare una sistemazione.
Alla fine, se ne esce con questa deroga che è un falso
materiale e, da un punto di vista penale, onorevole Presidente, è
davvero grave.
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Micciché, oltre a
fare il denunciante, lei vuole ricoprire anche il ruolo del
tribunale
MICCICHE' Onorevole Presidente, sono in possesso di
documenti che dimostrano ciò. Ma, soprattutto, onorevole
Presidente, fa scandalo un'altra cosa.
Onorevole Presidente, lei conosce questa carta topografica che
le sto mostrando?. Ebbene, proviene dal suo Ufficio, intendo
dall'Assessorato Territorio ed Ambiente. Questa carta topografica
vincola l'area del fiume Platani come area di protezione
idrogeologica. La fascia nera che si vede rappresenta il corso
d'acqua che, dalla diga Fanaco si riversa nel fiume Platani.
Questa è prevista per legge. Non so se ha sentito parlare di
Alba, Diga del Vajont, di tutti i disastri ambientali che si sono
verificati lungo i fiumi, ebbene, c'è una legge che lei ancora,
onorevole Presidente, non ha recepito, nonostante il mio disegno
di legge, nonostante tutte le mie richieste...
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Micciché, io non
recepisco leggi, lo fa il Parlamento. Non mi attribuisca un
potere che appartiene al Parlamento
MICCICHE'. Ebbene, il suo Ufficio, indipendentemente dalla sua
volontà, e concludo, ha stipulato una convenzione con alcuni
tecnici; hanno fatto un Piano che prevede, nella zona del fiume
Platani, un'evacuazione nella misura in cui ci potrà essere un
collasso della diga. Ed in questa zona devono essere rispettati i
150 metri.
Lei, onorevole Presidente ha l'obbligo di tutelare il fiume
Platani, il torrente di Comitini ad Aragona che è ad alto
rischio; ricorderete, sicuramente cosa successe qualche anno
addietro, proprio in quella zona, quando è morto il carabiniere
Bellavia, proprio nel punto di depressione maggiore del fiume.
Questo fiume è un fiume da tutelare, non è un fiume sul quale
costruire o dove creare argini che possono provocare danni
ambientali.
Tutto ciò, onorevole Presidente, deve farla riflettere sul
fatto che in questa zona non ci debba essere il Piano rifiuti,
così come non deve esserci nella zona del Simeto, di Paternò, di
Augusta, di Bellolampo, cui faceva riferimento, poc'anzi,
l'onorevole Capodicasa.
Quindi, onorevole Presidente, gli operatori industriali che
hanno elaborato questo Piano, hanno fatto un Piano che tutela gli
interessi capitalistici, e non va in difesa della natura, della
salute umana, a tutela della raccolta differenziata. Hanno fatto
gli interessi esclusivi degli industriali.
Ciò che non è ammissibile è l'avallo e la complicità delle
Istituzioni a tutti i livelli.
Le ho detto, onorevole Presidente, e glielo ribadisco: lei,
fino a qualche anno fa non conosceva neanche questo Piano, ne ha
avuto man mano la conoscenza, perché glielo hanno spiattellato a
Roma gli amici di Mattioli e tutti quelli che vi stanno dietro, a
cominciare da un certo signor Togni.
La verità è che lei ha subito un piano che neanche conosceva e
che ha firmato, come si dice a sacco d'ossa'; lei deve rendersi
conto che ciò cozza con la realtà. C'è un intera popolazione che
si sta sollevando da Comitini a Casteltermini, da Aragona a
Paternò, da Augusta a Palermo, speriamo che quest'ultima si
svegli, perché in questo caso, onorevole Presidente, lei sarà
costretto a fare marcia indietro per tutti i quattro piani.
Lei deve cominciare con quello di Agrigento, in quanto ritengo
sia un Piano illegittimo e fa parte, e concludo, proprio di
quella cosiddetta zona grigia della legalità; questo Piano si
inserisce nella zona grigia della legalità, attraverso la
cosiddetta pomposità delle carte legali, vi è un forma di
speculazione, che non fa gli interessi della collettività, ma
quelli del grande capitale, di coloro che vogliono rubare e
lucrare sui rifiuti e sui bisogni della gente. Onorevole
Presidente, le chiedo, pertanto, di ritirare il decreto, è ancora
in tempo per farlo.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne
ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, nonché signor Commissario straordinario
per i rifiuti, è chiaro che la prima contestazione, è di natura
politica rispetto ad un dato incontrovertibile ed inaccettabile
che determina una volontà di non modificare la volontà politica
di fondo rispetto a questo tema.
Il dato è il 3,7 per cento della raccolta differenziata che
avviene in Sicilia, che è al di sotto sia della media nazionale,
che è intorno al 25 per cento, per non parlare di punte che
sfiorano il 40 per cento anche in zone del nord Italia, ed è
questo il tema principale che contestiamo, perché da questo, a
cascata, derivano conseguenze nefaste.
Infatti, il restante 92,7 per cento andrà nel
termovalorizzatore, perché questo determinerà - secondo calcoli
chiaramente approssimativi -, 2.400.000 tonnellate di rifiuti
l'anno, determinerà - e non potrà essere diversamente - 800.000
tonnellate di ceneri inquinanti che, comunque, andranno in
discarica, dall'utilizzo del termovalorizzatore di questa
quantità di rifiuti; si determinerà un aggravio per le casse dei
comuni, se si considera la previsione di 80 euro per tonnellata
conferite ai termovalorizzatori che determinerà - non da
sottovalutare -, per vent'anni, un introito di 2 miliardi di euro
per coloro i quali produrranno, costruiranno i
termovalorizzatori.
E' chiaro, onorevoli colleghi, che ho cercato di seguire, in
maniera più particolare, la vicenda dell'ordinanza che riguarda
la zona geografica a me più vicina, cioè quella di Paternò, ma è
chiaro, così come mi sono reso conto dalle notizie apprese in
questi mesi, ma anche dagli interventi dei colleghi, che alcuni
temi sono comuni.
La prima contestazione, riguardante l'ordinanza, ha per oggetto
le procedure di autorizzazione. Poco fa l'onorevole Miccichè
citava il decreto legislativo Ronchi. All'articolo 27, questo
decreto prevede le procedure di autorizzazione per la
localizzazione di questi siti, dei siti per lo smaltimento dei
rifiuti pericolosi e non, e lo stesso articolo prevede, a base
dell'autorizzazione, la presentazione di un progetto definitivo e
di una documentazione tecnica in cui venga evidenziato l'impatto
rispetto alle norme in materia urbanistica, alla tutela
dell'igiene, alla tutela della salute, alla sicurezza del lavoro.
Per quanto riguarda il sito di Paternò, la Società - oggi,
Sicilpover -, in effetti ha presentato un progetto, in data 10
giugno 2003, che non può essere considerato, così come prevede la
legge, il progetto definitivo, perché su questo progetto la
stessa Conferenza di servizio, nell'agosto 2003, lo ha
dichiarato, leggo testualmente: carente e bisognevole di
integrazioni e chiarimenti'.
Questo progetto nonostante siano arrivate, successivamente,
queste integrazioni e chiarimenti, è stato trasmesso per il
parere dal Commissario al Ministero per l'Ambiente, ovvero quello
che la stessa Conferenza dei servizi dichiarava carente e
bisognevole di integrazioni e chiarimenti' è stato trasmesso al
Ministero per l'Ambiente e su questo è stato dato un parere
favorevole con prescrizioni, ovvero non tenendo conto delle
ulteriori motivazioni e chiarimenti riguardanti l'impatto
ambientale.
Credo, che questa sia una prima doglianza rispetto ad un
procedimento che cercherò di definire, comunque, illegittimo per
arrivare poi ad una conclusione.
Altri elementi di illegittimità riguardano la localizzazione
dei siti e questo, probabilmente, è il nocciolo del provvedimento
e delle contestazioni che noi oggi cerchiamo di argomentare.
Esiste una norma, approvata da questo Parlamento, la legge 71
del 1978, comma 5, che parla di Piani regolatori, e dice: una
norma deve, comunque essere tenuta in considerazione, non possono
essere destinati ad usi non agricoli, i suoli utilizzati per
colture specializzate (e lei a questo punto è competente quasi
quanto il Presidente), o dotati di infrastrutture e di impianti a
supporto dell'attività agricola, se non in via eccezionale e
quando mancano ragionevoli possibilità di localizzazioni
alternative'.
Esiste una norma specifica, ulteriormente a sostegno di questa
tesi, cioè il Decreto legislativo 36 del 2003, che disciplina la
localizzazione di questi siti, per quanto riguarda i rifiuti
pericolosi e non; prescrive, tra l'altro, che per ciascun sito di
localizzazione degli impianti devono essere esaminate le
condizioni locali di accettabilità dell'impianto, in relazione
alla collocazione in zone di produzione di prodotti agricoli ed
alimentari, definiti ad indicazione geografica od a denominazione
di origine protetta ai sensi del Regolamento CE 2081 del 1992 ed
in aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche
dell'agricoltura biologica, ai sensi del Regolamento CE 2092 del
1991, oltre alla presenza di rilevanti beni storici, artistici ed
archeologici.
Sotto tutti e tre gli aspetti, l'ordinanza non tiene conto di
questa norma.
La localizzazione di Paternò, per quanto riguarda l'aspetto
agricolo, è un'area che ospita culture specializzate e praticate
con tecniche biologiche, ove sono presenti pregiate varietà di
agrumi, di olivo e del fico d'india ed ove operano aziende
agrituristiche ed agricole specializzate in coltivazioni
biologiche nella produzione dell'olivo che è provvisto del
marchio di OP Monte Etna, che verrebbero assolutamente
pregiudicate se venisse allocato, in queste aree, il
termovalorizzatore.
Spero che ci si renda conto di cosa stiamo parlando e faccio
affidamento anche alla sensibilità dell'Assessore per
l'agricoltura e le foreste per avere, quanto meno, una replica
rispetto a questi temi.
La localizzazione riguarda siti di interessi comunitari, viene
posta su un sito di interesse comunitario, cioè la contrada
Valanghe ed è adiacente ad un altro sito di interesse
comunitario, cioè il tratto di Pietralunga del fiume Simeto.
Questo sito e la localizzazione dello stesso non tengono conto,
ancora, del Regolamento CE 9243, che prevede, senza possibilità
di deroga, di tenere in considerazione, nella localizzazione di
impianti di questa natura, sia i siti di interesse comunitario,
sia quelli delle zone protette.
La localizzazione riguarda un sito di alto pregio archeologico.
E' un sito che può risalire all'età del bronzo, dove sono già
stati fatti ritrovamenti di particolare pregio archeologico, come
per esempio, un prezioso ponte dell'età romana, un sito che è già
stato oggetto dell'attenzione della Comunità europea dal punto di
vista archeologico ed ha ottenuto, per queste finalità, anche dei
finanziamenti.
Altra censura che evidenziamo rispetto a questo provvedimento,
è quella posta dall'autorità che ha la competenza della tutela
dei vincoli paesaggistici ed archeologici. Anche qua il
sovrintendente dei beni culturali di Catania ha dato un parere
contrario rispetto la localizzazione e le distanze nei confronti
del fiume Simeto.
Onorevole Presidente, io non voglio cercare di equipararla ad
un famoso suo omonimo, che provava a vendere la fontana di Trevi
- parlo di omonimi attori cinematografici -, perché non penso che
vorrà vendere il fiume Simeto. Ma non si può pensare che
nonostante un parere contrario dei beni culturali, nonostante una
norma, la 431 del 1985, che recita testualmente: E' comunque
vietata la localizzazione degli impianti di questa natura nei 150
metri dell'alveo di un corso d'acqua, iscritto nell'elenco delle
acque pubbliche , che sia possibile superare, oltre i pareri dei
sovrintendenti anche le norme di legge.
Ed ancora, per quanto riguarda la localizzazione - io cercherò
di fare una sintesi perché capisco che i tempi sono brevi, ma le
contestazioni sono tante-, il Decreto legislativo 86 del 2003
vieta espressamente la realizzazione di impianti per i rifiuti
pericolosi in aree non sondabili, stabili e alluvionabili.
La zona di Paternò, come il recente passato ci insegna, è
un'area che ha queste caratteristiche. Probabilmente, il
presidente Cuffaro ha risolto da una parte, grazie alle
precipitazioni che sono state notevoli in questi ultimi anni, il
problema dell'acqua, però crea un altro problema, in quanto con
questa localizzazione determina un'altra condizione di
incompatibilità del territorio e non può non tenere conto delle
condizioni geologiche ed idrogeologiche, soprattutto per quanto
riguarda le fonti di approvvigionamento di acqua potabile.
Le prescrizioni poste a tutela di questi interessi dalla stessa
ordinanza sono troppo generiche e non garantiscono assolutamente
la tutela del territorio.
Non viene rispettato un principio che dovrebbe essere alla base
della costruzione di questi percorsi, che è quello della
partecipazione anche delle popolazioni interessate. Laddove per
popolazioni interessate non bisogna pensare, così come
giurisprudenza ormai costante evidenzia, soltanto ai comuni in
cui si dovrà allocare il termovalorizzatore.
La procedura non tiene conto neanche di questi pareri, anche in
riferimento ai comuni. Basti pensare che il comune di Paternò, le
associazioni civiche di Paternò hanno cercato di interloquire
evidenziando questi ed altri motivi e non hanno avuto alcuna
risposta.
Nelle conferenze di servizi bisogna coinvolgere anche gli altri
comuni che sono adiacenti e che chiaramente subiranno nocumento
dalla localizzazione del termovalorizzatore in quell'area. Penso
ai comuni di Centuripe e di Santa Maria di Licodia.
Infine, nessuna considerazione viene posta in essere rispetto
a quelle che sono le conseguenze per la salute per un impatto
eccessivamente dannoso, derivante dai fumi della combustione di
queste ceneri.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho fatto queste
considerazioni, non tanto per tenermi in forma ricordandovi la
professione di avvocato che svolgo e che ho cercato di trascurare
a vantaggio della funzione di parlamentare, ma per evidenziare
una cosa che sembrerebbe quasi logica ma che, purtroppo,
dimentichiamo: le leggi vengono fatte a tutela di alcuni
interessi, non tenere in considerazione una norma significa
violare l'interesse a tutela del quale è stata posta la norma.
Non concluderò chiedendo l'annullamento del provvedimento che
risulta essere palesemente illegittimo, perché non siamo in un
tribunale amministrativo. Qua siamo in una sede politica, quindi,
chiedo perché siano state violate le norme, perché non si siano
tutelati gli interessi che stanno alla base di queste norme.
Chiedo, ufficialmente, una sospensione del provvedimento per fare
una valutazione seria rispetto ad un tema che è essenziale per la
salute e lo sviluppo della Sicilia.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Sanzeri. Ne ha
facoltà.
SANZERI Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei gradito
svolgere il mio intervento alla presenza del Presidente della
Regione, ma purtroppo si è allontanato dall'Aula. Non voglio
sminuire il ruolo dell'Assessore Leontini che è presente al banco
del Governo, però faccio rilevare l'assenza del Presidente della
Regione che riveste anche la carica di Commissario per
l'emergenza rifiuti. Chiedo, pertanto, al Presidente
dell'Assemblea di sospendere la seduta per qualche minuto sino
all'ingresso in Aula del Presidente della Regione.
PRESIDENTE Onorevole Sanzeri, sono sicuro che il Presidente
della Regione farà ingresso in Aula nel corso del suo intervento.
SANZERI Signor Presidente, dichiaro, preliminarmente, il mio
voto favorevole alla mozione. Nel corso del mio intervento non
sprecherò del tempo ribadendo gli argomenti ampiamente affrontati
dai colleghi che mi hanno preceduto sui motivi della mozione, sul
merito della stessa che tra l'altro condivido appieno. Infatti,
mi soffermerò su qualche altra riflessione.
Qualche giorno fa, presso la Presidenza della Regione si è
svolta una riunione durante la quale il Presidente ha affermato
che le istituzioni e le responsabilità di Governo impongono a chi
ricopre il ruolo di prendere decisioni, spesso non condivise da
tutti e non comprese.
Chi vi parla è un convinto riformista, che è abituato non solo
a cercare di sollevare e denunciare problemi, ma che cerca di
dare a questi, per quanto possibile, delle soluzioni.
Credo, però, che ci sia un momento in cui la politica debba
fermarsi a riflettere sul fatto se quelle decisioni che vengono
prese vadano nel giusto verso e cioè nella direzione della
risoluzione dei problemi.
Quando la politica vede che ci sono segnali così importanti, di
grande partecipazione, quando essa osserva che paesi, comunità
intere fanno le marce, gli scioperi in maniera civilissima,
cercando di approfondire i problemi che li riguardano, in tutti
questi fenomeni, la politica dovrebbe fermarsi a riflettere,
valutando la possibilità di avere sbagliato in qualche cosa;
occorre capire se le decisioni prese vadano nel senso giusto.
Credo che, in questo momento e per i segnali che ci giungono,
le decisioni prese con l'adozione di questo Piano rifiuti siano
sbagliate. Il piano dei rifiuti è considerato errato, si dà la
centralità ai termovalorizzatori, si tiene conto di una logica
che dovrebbe essere capovolta.
Non entro nel merito di queste cose, però se dovessi guardare
anche alla scelta dei siti in cui stiamo ponendo alcune
discariche, gli inceneritori ed i termovalorizzatori, dovrei dire
che, oggettivamente, stiamo facendo delle scelte completamente
errate.
Ho assistito ad una riunione tenuta nella provincia di
Agrigento, ascoltando il Comitato dei cittadini di Aragona ed il
suo sindaco che, in modo semplice e sensato, ha sollevato
problemi elementari che si scontrano con il comune buon senso di
ciò che facciamo ogni giorno.
Mi chiedo se non sia insensato ed uno spreco di risorse
finanziarie ingenti pensare di allocare un termovalorizzatore ed
una discarica di certe dimensioni, in una zona in cui le comunità
hanno scelto che lo sviluppo deve essere mirato al turismo; in
una zona, come quella del Platani, interessata da interventi
strutturali di sviluppo legati alla legge 488, ai patti
territoriali che guardano ad insediamenti turistici lungo tutta
questa valle.
Ad esempio, in questi giorni, i sindaci dei comuni che si
affacciano sul fiume Platani hanno firmato un protocollo d'intesa
per costituire il Parco del fiume Platani e ciò cozza con
l'installazione del termovalorizzatore e con la discarica di
Aragona.
Mi appello al buon senso di un Governo che decide di fermarsi
di fronte a tante critiche, ai dubbi di studiosi ed alle
difficoltà avvertite dalle popolazioni e quindi di trovare la
migliore e condivisa possibile soluzione.
Vorrei, inoltre, aggiungere qualcosa sul problema dei rifiuti e
del termovalorizzatore: non ci sentiamo garantiti da quello che i
termovalorizzatori bruceranno perché le tabelle sono, a parer
mio, molto permissive in questo senso. Non ci sentiamo garantiti,
inoltre, perché chi gestirà il termovalorizzatore sarà un
privato, il quale giustamente ha come obiettivo il raggiungimento
del profitto.
Non abbiamo alcuna garanzia che quello che si metterà lì a
bruciare non sia veramente in grado di fare danno. Credo, per
esempio, che l'Assemblea regionale, il Governo, possono pensare
alla costituzione di una vera e propria autorithy nel momento in
cui ci sarà una politica che avrà una sua parte importante,
anche se non siamo d'accordo al termovalorizzatore, non una
commissione che ora si insedierà per fotografare il momento
biologico prima che partano i termovalorizzatori.
Ritengo che ci sarà bisogno di una autorithy che sia in grado
di vigilare, di misurare, di prendere decisione, ma che sia
formata da rappresentanti delle municipalità, non solo da
componenti nominati dall'esecutivo, ma che sia a garanzia nel
prosieguo quando queste andranno in funzione, ci sia
un'autorithy, la più celere, la più importante, la più
scientificamente valida in grado di garantirci sulla nostra
salute e su quanto i termovalorizzatori bruceranno.
Vorrei sottoporre un'altra riflessione al Presidente della
Regione: sono passati due anni e mezzo da quando si sono
costituiti gli A.T.O., se ne sono costituiti ventisette,
venticinque, ma mi chiedo cosa abbiano fatto in questi anni
questi consigli di amministrazione che si sono insediati, che
percepiscono i giusti compensi, le giuste indennità
Ci chiediamo se a due anni e mezzo è partito un ATO, se hanno
svolto, in questi anni, un minimo di lavoro preparatorio alla
nuova politica dello smaltimento della raccolta dei rifiuti o,
invece, sono stati lì a prendersi i soldi senza fare niente e a
fare pagare ai cittadini le conseguenze
Ultima questione che sottopongo e che rientra con il piano dei
rifiuti e con una politica ambientale del nostro territorio.
Onorevole Presidente, la invito a porre attenzione su quello
che si sta verificando oggi, rispetto ad un mio cruccio - e ne
faremo, credo, problema politico di domani - che è quello del
proliferare in maniera irrazionale, in maniera spregiudicata,
degli impianti eolici in Sicilia.
Onorevole Presidente, voglio dirle che oggi si sta verificando
uno scempio nel nostro bellissimo territorio, proprio perché non
ci sono controlli, proprio perché i consigli comunali sono
espropriati dei poteri di concedere o meno il nulla osta.
Possiamo essere, come sindaco, come Presidente della Regione,
giudicati dopo cinque, dieci anni per quanto facciamo o non
facciamo o per quello che sappiamo fare, poi c'è sempre una
benevolenza del tempo che, comunque, ci salva tutti, ma fra dieci
anni, quando questa Sicilia sarà piena di questi funghi a
cinquecento metri dai centri abitati, perché è stato abbassato
perfino la distanza dei centri abitati, noi saremo ricordati,
perché queste cose nessuno li muoverà dalla nostra vista, saranno
sempre lì per vent'anni, per trent'anni.
Non corre il rischio di essere ricordato, nonostante lei farà
l'ultimo anno, sicuramente, in maniera bellissima, di grande
amministrazione per questa Regione, come il Presidente che ha
permesso tutto questo
Perché saranno sempre lì visivamente, nessuno potrà dire o
potrà, con la benevolenza del tempo, dimenticare quello che
facciamo, saranno lì ed io la invito a guardare con attenzione
quello che sta succedendo, lo scempio che sta avvenendo nel
territorio siciliano.
Con queste considerazioni la invito a riflettere, a fermarsi,
se c'è bisogno di cambiare e di emendare questo piano dei rifiuti
facciamolo, certamente quei siti sono infelici.
Credo che una risposta vada data ad Aragona, a Paternò, a
Casteltermini, in maniera complessiva, con buon senso e vadano
prese quelle decisioni che sono necessarie per la Sicilia.
MANZULLO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MANZULLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, debbo subito
dire che mi aspettavo una seduta assembleare con più partecipanti
per quanto riguarda la deputazione, non perché parlare a volte
senza un adeguato uditorio numerico, non di spessore, possa più o
meno incidere sugli interventi, ma immaginavo che la mozione
avesse, come finalità, una sensibilizzazione che poteva nascere
da un dibattito sereno affinché ciascuno di noi, in quest'Aula,
potesse, o con il proprio intervento o con il proprio voto, dare
una risposta che non è una risposta politica.
E il fatto stesso che non c'è un gran numero di deputati
diventa la cartina tornasole che la deputazione non lo ritiene un
fatto politico di appartenenza.
Devo dire, e la cosa mi addolora, che sembra una problematica
quasi campanilistica in cui le presenze sono più dettate dal dire
che si era presenti, ma non perché sentito.
Perché delle province dove il problema non si evidenzia, c'è la
quasi totale assenza, le province in cui la deputazione è
presente è perché interessata.
E se per un istante il mio intervento o la mia presenza dovesse
essere solo finalizzata perché appartengo ad una provincia
interessata, svilirebbe il senso e la funzione istituzionale.
Onorevole Presidente della Regione, ho ascoltato tanti
interventi e li rispetto tutti, ma a volte stento a condividerli,
perché nella dialettica della discussione non so se a volte si va
fuori tema.
Oggi non stiamo discutendo su chi è più o meno bravo, non
stiamo discutendo un problema di destra o di sinistra, stiamo
discutendo un problema che è di tutti: la salute.
Siamo abituati a vedere la presenza di un pubblico così
numeroso quando vengono a chiedere risposte di tipo lavorativo,
di investimenti.
Eppure queste persone, venendo da una provincia martoriata, da
un territorio in cui è sicuramente forte il problema del lavoro,
dell'occupazione, dell'immigrazione, oggi, con grande
compostezza, non chiedono questo, ma un diritto previsto anche
dalla Costituzione: il diritto alla salute.
Quindi, il cercare di portare il dibattito su problematiche più
o meno tecniche, secondo me, ci porta fuori strada, non perché il
problema tecnico non sia un problema, ma dovremmo avere la
capacità di distinguere i due momenti, perché il problema tecnico
diventa un problema politico, la scelta, l'ubicazione, diventa un
problema politico, ma se crediamo a quanto stiamo dicendo, al di
là che possa essere Aragona o Casteltermini, qualsiasi comune dei
quattrocento della Sicilia, dovremmo sentire forte, tutti, il
bisogno di gridare e dire no come lo stiamo dicendo nelle zone
interessate.
Ma c'è un altro aspetto che volevo sottolineare, signor
Presidente.
Non entrerei tra chi la dice più o meno grossa, nel bene e nel
male, se la discarica o gli inceneritori portano possibilmente,
sicuramente, dei disagi alla salute, perché oggi potremmo essere
tutti nelle condizioni di portare relazioni, non voglio dire
pilotate, ma anche in buona fede, che potrebbero sostenere cose
diverse.
Lei è un medico, lo sono anch'io, e spesso, negli ultimi anni,
anche come medici, abbiamo sempre usato un qualcosa che ha fatto
un pò la storia della medicina degli ultimi anni che prevenire è
meglio di curare .
Oggi il problema non si pone sulla certezza, oggi c'è solo una
certezza: cercare di portare più differenziata
nell'inceneritore.
La richiesta che facciamo, pur condividendo tutti i passaggi
tecnici, è di soprassedere, di creare le condizioni perché si
possa accelerare o di avere la certezza che già è stato raggiunto
un traguardo di avere cioè la differenziata in termini tali, al
di là delle situazioni che possono essere condivise o non
condivise, da darci la certezza di recare meno danni possibili
per quelli che sono poi i risultati, le risulte di questi
inceneritori.
Abbiamo studi, al di là della provincia di Agrigento, ma anche
di altre regioni, in cui per questa differenziata siamo a livello
di prefissi telefonici.
Sarebbe opportuno, facendo riferimento anche ad altre nazioni
che lo hanno sperimentato, di incentivare, e sarebbe anche
un'opportunità occupazionale non indifferente, quella di fare la
raccolta differenziata domiciliare.
Nel momento in cui noi dovessimo partire su questa impostazione
e fra sei mesi, un anno, i risultati di questa raccolta fossero
tali da permetterci di raggiungere un quid, che potrebbe essere
l'unica certezza, quanto meno di circoscrivere danni eventuali,
in quel momento sarebbe opportuno, tutti assieme, consigliandoci
e confortandoci, per trovare la soluzione.
Quando lei faceva riferimento che ha trovato un programma
iniziato dal Governo Cuffaro, questo sta a significare che non
c'é la non visione concreta che la raccolta dei rifiuti è un
problema, ma è un problema che deve trovare la soluzione.
Non possiamo permetterci di dividerci per trovare le soluzioni
perché in quel momento sviliremmo anche la nostra funzione.
E' un appello che desidero fare all'Assemblea, ma che desidero
fare anche al Presidente della Regione come Commissario.
Diamo una risposta a chi è titolare della nostra Istituzione,
non siamo i padroni del consenso, siamo i portavoce del consenso.
Lei, come Presidente della Regione, è portavoce di un consenso
presidenziale che è stato, sotto l'aspetto delle percentuali,
molto elevato. Io modestamente sono espressione di un consenso di
deputato, ma non mi sono mai sentito padrone del consenso, mi
sono sentito soltanto portavoce del consenso.
Oggi, con grande umiltà, con la sua autorevolezza per il ruolo
che ricopre, come portavoce del consenso, nel momento in cui chi
lo ha legittimamente e democraticamente eletto le chiede di
soprassedere, penso e ritengo che l'unica risposta di buon senso,
non per non affrontare il problema, ma di affrontarlo in maniera
serena per dare una risposta, non dico di certezza, ma di
tranquillità sul problema della salute, sia quella di ritirare,
incentivare la raccolta differenziata, raggiungere quel quid
indispensabile che ci possa permettere di avere una maggior
serenità, al di là dei pareri degli scienziati che, a volte, più
sono i pareri e più ci si allontana dalla verità, perché la
verità è una, quando si trova non ci sono altre teorie. Quando
sento più teorie, sono preoccupato che ancora siamo lontani dalla
verità.
Se tutto questo, signor Presidente, lei lo fa suo, in questo
momento, le posso assicurare che non vincerà né la Presidenza né
l'opposizione, ma vinceranno i titolari del consenso che si
aspettano ed hanno il diritto di avere anche questa risposta.
LIOTTA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LIOTTA Onorevole Presidente, non mi unirò al coro dei miei
colleghi nel chiederle buon senso, una pausa di riflessione
rispetto alle scelte che ha già fatto come Commissario per
l'emergenza rifiuti.
Non perché non ritenga che non sia necessaria una pausa di
riflessione o perché non pensi che lei possa essere dotato del
buon senso sufficiente per riflettere opportunamente sulla
questione, ma perché credo che lei, onorevole Presidente, ha già
fatto delle scelte o come minimo ha condiviso delle scelte che
sono state fatte anche altrove e che non ci sia spazio alcuno per
una pausa di riflessione.
Il mio pessimismo muove essenzialmente dal ritardo con il quale
si fa questo dibattito.
La struttura commissariale ha rifiutato ogni confronto, in ogni
sede, ha rifiutato il confronto con gli Enti locali, con
quest'Aula.
Con quest'Aula il confronto si svolge dopo un anno che è stata
presentata la mozione sul Piano regionale per l'emergenza
rifiuti. E questo non avviene a caso.
Non è un caso che noi oggi, e solo oggi, riusciamo a discutere
con il Presidente della Regione nella qualità di Commissario del
Piano regionale dei rifiuti.
Ho il dubbio, ho come minimo il sospetto, che se siamo giunti a
questo dibattito, onorevole Presidente, è perché i rilievi
topografici in alcuni siti scelti per costruire gli impianti sono
iniziati ed è per questo che non le faccio nessun invito alla
riflessione, perché so della sufficienza con la quale seguiva,
poc'anzi, la fase iniziale del dibattito, l'ho vista un po'
discolo Presidente, di solito è molto più ordinato, ha interrotto
spesso i deputati dal podio.
CUFFARO presidente della Regione. Soltanto l'onorevole
Micciché.
LIOTTA Anche altri. Dicevo che se siamo giunti oggi fuori
tempo massimo a questo dibattito è proprio perché, ed è questo
che dobbiamo sapere, sui territori sono iniziati i rilievi
topografici, in alcuni siti si metterà mano ai lavori fra alcuni
giorni.
Se è così, mi chiedo se questo dibattito, che è doveroso e che
l'Assemblea avrebbe potuto e dovuto fare un anno fa - e allora sì
che un invito alla riflessione sarebbe stato pertinente - oggi è
stanco, è un dibattito con un'Aula semi vuota, con una grande
presenza di pubblico, sappiamo che vi sono delegazioni dei Comuni
interessati, da Aragona, da Paternò, da Augusta.
Sappiamo che in quelle comunità, onorevole Presidente, vi è un
grande disagio e una grande preoccupazione non soltanto per
l'allarme che rispetto alle questioni della salute questo piano
solleva, ma anche per l'allarme che viene sollevato rispetto alle
questioni economiche, rispetto ai danni ingenti, sotto il profilo
economico, che questo Piano dei rifiuti realizzerà in alcune
aree.
Mi chiedo con quale criterio la struttura Commissariale ha
consentito, nella scelta dei siti - struttura Commissariale che
avrebbe potuto almeno riservarsi un margine anche minimo di
programmazione sul territorio - di espropriare del potere di
programmazione anche le strutture locali, poteva almeno riservare
per sè un margine di programmazione.
Ebbene, cosa fa la struttura commissariale, lascia che la
scelta dei siti avvenga con un criterio riguardante la
disponibilità dei suoli da parte dei raggruppamenti temporanei di
imprese che debbono costruire gli impianti.
E questo è il meccanismo che vizia tutto il percorso, perché
senza questo meccanismo probabilmente non sarebbe stato possibile
individuare quei raggruppamenti temporanei di impresa.
Mi sono chiesto - e l'ho chiesto anche ad un funzionario della
sua struttura commissariale, in un convegno pubblico
all'Università di Palermo - se questa struttura ha rigettato
proposte di costruzione di questi impianti oltre i 4, i 3, sulle
quali è presente la società Falck, è il quarto, mi è stato
risposto di si.
Visto che uno di questi siti, almeno uno, è dentro un sito di
interesse comunitario, a 100 metri dal sistema fluviale più
importante della Sicilia, inserito in una reale di produzione
dell'arancia rossa, che è il gioiello dell'agricoltura
siciliana, considerato che questi elementi, quindi, non sono
bastati a rigettare il progetto di costruzione nella Valle del
Simeto dell'impianto, mi chiedo cosa contenevano quelle proposte
che la struttura commissariale ha rigettato, forse costruire
questo termovalorizzatore in piazza Politeama? Quali sono stati i
criteri che vi hanno guidato nella scelta dei siti? Come avete
potuto lasciare alle ditte la disponibilità dei suoli, la scelta
dei siti?
Non solo avete espropriato i territori, i rappresentanti
democratici dei territori della libertà di scegliere il proprio
futuro, il proprio progetto di sviluppo, ma, a quanto pare, avete
rinunciato anche, come struttura commissariale, di introdurre un
elemento programmatorio.
Vede onorevole Presidente, non siamo, almeno per quanto mi
riguarda, aprioristicamente contrari in maniera assoluta al
necessario incenerimento dei rifiuti, ma in via residuale. Non lo
siamo in via del tutto generale ed assoluta.
Ci siamo fatti quattro conti e ci siamo chiesti che se il
termovalorizzatore del sito di Paternò, a pieno regime, deve
bruciare 1.300 tonnellate di rifiuti al giorno - 1.300 tonnellate
al giorno, signor Presidente, sono all'incirca 500 mila
tonnellata l'anno - e se si moltiplicasse questo dato per
quattro - e mi dicono che quello di Bellolampo ha una capacità
molto più grande rispetto a quello di Paternò, ma moltiplichiamo
per quattro e ci fermiamo lì - si arriverà a 2 milioni di
tonnellate l'anno, la Sicilia ne produce 2 milioni e mezzo.
Questo significa che stiamo progettando, stiamo per costruire
impianti sovradimensionati capaci di bruciare l'80 per cento del
tal quale , attenzione. Invece ci si dice che bisogna
intervenire a valle della raccolta differenziale che, per quanto
misera, avrà un suo valore, oscillerà intorno al 7, l'8 per cento
con tutti gli sforzi che la struttura commissariale, ne siamo
certi, farà.
Bene, a valle della raccolta differenziata, poi, ci sarà
l'umido da eliminare, da stabilizzare, si farà la fossa grigia
con l'umido e dovremo in qualche modo mandarlo in discarica;
sappiamo bene che la fossa grigia non è utilizzabile in
agricoltura.
Altra cosa è il compost che discende dalla frazione umida, da
raccolta differenziata.
Bene, tolto l'umido, la frazione secca, ci spiegano i suoi
tecnici - lo hanno spiegato nei convegni che abbiamo puntualmente
seguito in questi anni - si dovrebbe ridurre a non più del 40 per
cento del totale.
E se è il 40 per cento i conti non tornano Dovremmo, al
massimo, arrivare ad un milione di tonnellate, e lo sto facendo
abbondante.
Noi stiamo costruendo impianti dimensionati per due milioni di
tonnellate E guardate che non c'è nessun errore, perché quando
ho fatto questa osservazione all'Università di Palermo,
l'ingegnere della Falck - non ricordo il suo nome - sosteneva
che gli impianti non funzioneranno ogni giorno, avranno bisogno
di tempi per la manutenzione ordinaria e così via.
A parte il fatto che sono convinto che questo tipo di impianti
debbano funzionare, anzi sono avidi di spazzatura , devono
funzionare a ciclo continuo, ma, a parte questo, se anche non
funzionassero ogni giorno e se i miei calcoli fossero sbagliati,
mi spiegate perché avete progettato discariche per il rifiuto per
due milioni di tonnellate all'anno e non per un milione di
tonnellate all'anno C'è qualcosa che non funziona.
Quel sospetto iniziale che è stato anche agitato in quest'Aula,
per il quale questo Piano Regionale dei Rifiuti ruota attorno
alla termovalorizzazione e non alla raccolta differenziata, è
perché si è fatta una scelta, definiamola, tra virgolette,
strategica, segue degli interessi strategici.
Sarà un caso se nel 2001 il Ministro Mattioli, appena
insediato, nomina Capo di Gabinetto il direttore per l'Italia
della Waste Management, multinazionale dello smaltimento dei
rifiuti nel mondo? Sarà un caso se la Waste Management fa parte
del raggruppamento temporaneo di imprese che si chiama Sicilpower
e che dovrà costruire e gestire il termovalorizzatore di Paternò?
E' un caso, quindi, se il signor Paolo Togni, all'indomani
della nomina a Capo di gabinetto, licenzia il 70 per cento della
Commissione di Valutazione di Impatto ambientale perché ha
bisogno di una commissione addomesticata che faccia finta di non
accorgersi che il termovalorizzatore di Paternò è costruito
dentro un SIC
Sarà un caso Sarò io che sono sospettoso, che non credo al
caso, ma come mai, se è un caso, quella Commissione di
Valutazione di Impatto Ambientale, nominata dal signor Paolo
Togni, nel momento in cui emana, appunto, la valutazione di
impatto ambientale sul sito di Paternò, si dimentica che quel
sito è dentro un SIC.
Sa, signor Presidente, sono stato io ad informare l'avvocato
Crosta del fatto che la valutazione di impatto ambientale sul
sito di Paternò diceva testualmente, lo leggo: Nessuna incidenza
è prevista sul vicino SIC , sul vicino SIC.
Effettivamente là vicino c'è un SIC, quello per la direttiva
Uccelli che riguarda, appunto, il corso del fiume nel tratto
Pietralunga di Paternò, ma ignoravano che i SIC sono due e che
gli impianti sono situati all'interno del SIC Direttiva
comunitaria habitat .
E' un caso se poi la stessa Commissione di valutazione di
impatto ambientale si accorge di ciò, ahimè, dopo che l'ho
suggerito all'avvocato Crosta, è colpa mia in realtà se se ne
sono accorti, se non se ne fossero accorti probabilmente avremmo
avuto una valutazione di impatto ambientale più illegittima di
quella che abbiamo.
Bene, cosa hanno fatto, non sono passati alla valutazione di
incidenza ambientale come richiede la legge, perché se si
costruisce dentro un SIC la valutazione di impatto ambientale non
basta, occorre una analisi più approfondita, non l'hanno fatto,
hanno mandato semplicemente un'altra nota dal Ministero per dire
che non solo non fa male al vicino SIC, ma non fa male neanche
al SIC dove è situato l'impianto.
Sarà un caso, onorevole Presidente, ma a me il sospetto rimane,
il sospetto che si stia giocando con l'economia di territori
vastissimi, perché sa quei territori sono molto preoccupati,
l'arancia rossa è uno degli elementi portanti dell'economia, non
solo di Paternò, ma anche di Biancavilla, di Adrano, di S. Maria
di Licodia, della stessa Catania, ma anche della stessa Sicilia.
La Piana di Catania è una ricchezza che non ci possiamo
permettere di disperdere, ma ci dicono che avremo una
commissione di esperti che, fatta la valutazione, prima della
costruzione degli impianti, raffrontandola successivamente con
ciò che accadrà dopo la valutazione degli impianti, ci garantirà
rispetto alla salubrità della zona e, quindi, rispetto al mancato
impatto ambientale sulle arance, sugli agrumi e così via.
Io mi fido poco di questa Commissione, a parte i luminari che
sono dentro, perché mi faccio guidare dall'esperienza, onorevole
Capodicasa.
Ad Acerra, quando vi fu lo scandalo delle diossine dentro le
mozzarelle di bufala - lo ricorderete questo scandalo - il
Ministero delle politiche agricole fece delle misure di diossina
e trovò livelli di diossina inaccettabili fuori dalla norma. Il
Ministero della salute fece le stesse misure e trovò livelli di
diossina inaccettabili fuori dalla norma.
A quel punto il Ministro Matteoli nomina una commissione della
Sogin, diretta dal generale Carlo Jan - Paolo Togni, Carlo Jan
ricorrono, sono gli stessi di Scanzano Ionico, la banda è quella,
scusate la squadra, mi è scappato, è quella di Scanzano Ionico,
probabilmente deve essere la stessa cura - dicevo, nomina il
generale Carlo Jan, il quale tranquillamente, dopo il parere del
MIPA e del Ministero della salute, arriva ad Acerra e rileva che
non c'è diossina.
Ma di chi mi devo fidare: il Ministero delle politiche agricole
e il Ministero della salute sostengono la presenza di diossina,
la Sogin, controllata fra l'altro dal Ministero territorio e
ambiente attraverso l'agenzia per il territorio e per l'ambiente,
sostiene che non c'è diossina.
Ma a me non basta che venga qualcuno a dirmi, qua dentro, che
questa sigaretta fa più male di una pipa che bruci 1300
tonnellate di spazzatura al giorno.
Vede, signor Presidente, non posso accendere questa sigaretta
in quest'Aula e non la posso accendere non soltanto perché
violerei la legge se l'accendessi, ma perché ho rispetto per la
salute dei miei colleghi, i quali convinti dal professore
Veronesi sanno, tutti, che il fumo fa male.
Pochi grammi di tabacco Virginia purissimo - il professore
Veronesi so che non fuma, ma questo è tabacco di qualità, per chi
se ne intende - portano alla morte. 1.300 tonnellate - è questo
che ci stanno per dire questi esperti - 1.300 tonnellate al
giorno di spazzatura non producono assolutamente niente Aria
alle violette
Beh, Signor Presidente, questa non me la bevo' o non me la
fumo', non la respiro'
Signor Presidente, non accendo questa sigaretta per il
rispetto che ho per quest'Aula e per il rispetto che ho per i mie
colleghi; ma è ovvio che se questa commissione, da lei nominata,
dovesse domani tornare in Sicilia a dirci: Guardate che i
termovalorizzatori producono aria purissima , beh, quel poco di
lavoro che aveva fatto con me il professore Veronesi inducendomi
a riflettere sulla necessità di smettere di fumare, andrà in
fumo, perché francamente da quel momento in poi la tentazione
sarà così forte che io non riuscirò più ad impedirmi di accendere
la sigaretta.
PRESIDENTE Onorevole Liotta, la invito, al di là della
provocazione, a spegnere la sigaretta, anche perché in quella
sigaretta oltre al tabacco Virginia c'è sicuramente tabacco
Kentucky che è addirittura di qualità superiore e potrebbe
suscitare in me analoga tentazione.
E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei
essere costretto a seguire l'esempio dell'onorevole Liotta, anche
perché ho smesso di fumare quasi quattro anni fa e ci tengo a far
in modo che i miei polmoni si liberino dei residui di tanti anni
di fumo.
Penso che questa discussione sull'emergenza rifiuti sia una
discussione che va al cuore delle politiche, delle differenze e
delle visioni di governo della nostra Regione, del modo di
governare una grande regione qual è la Sicilia, perché non c'è
dubbio che l'emergenza rifiuti, ma anche per altri aspetti
l'emergenza idrica, o meglio la gestione dell'emergenza rifiuti e
idrica rappresentano sicuramente delle metafore.
Penso che il Presidente della Regione, oggi Commissario per
l'emergenza rifiuti, non ci riuscirà mai a convincere riguardo
alla scelta dell'ordinanza ministeriale che fece, ordinanza
concordata con il Governo regionale, quell'ordinanza sposa un
sistema capovolgendo la vecchia impostazione che preesisteva a
questa ordinanza e propone alla Regione siciliana una soluzione
alla questione emergenza rifiuti.
Premetto, onorevole Presidente della Regione, che ho sempre
giudicato improprio affrontare questioni così strutturali della
politica dei rifiuti sotto l'incalzare e sotto la punta del
fucile dell'emergenza rifiuti.
L'emergenza, quando fu decretata a seguito dell'entrata in
vigore, soprattutto, del decreto Ronchi, ma le condizioni
preesistevano anche prima, fu decretata perché si voleva togliere
un sistema diffuso di discariche a cielo aperto di tutto il
territorio della Regione siciliana e si voleva operare un'azione
di bonifica e di risanamento di questi siti e avviare una nuovo
sistema di gestione dei rifiuti.
Tutto questo sarebbe dovuto essere oggetto di una
pianificazione che si sarebbe dovuta discutere con i momenti,
innanzitutto, democratici di questa Regione, del sistema
istituzionale democratico, del sistema sociale, concertativo e
cooperativo - mi riferisco anche alle forze sociali -.
Tutto questo non c'è stato. Lo ha detto poco fa, bene,
l'onorevole Liotta questo Parlamento è stato escluso da una
discussione nel merito dell'attuazione e nel merito dei contenuti
dell'ordinanza e poi dell'attuazione medesima dell'ordinanza.
Questo Parlamento, nelle sue articolazioni, è stato escluso
dalla discussione del piano attuativo, ma il sistema
istituzionale democratico della Sicilia, i comuni, sono stati
esclusi, tenuti lontani, i comuni che erano i titolari del
sistema di gestione dei rifiuti.
I Comuni sono stati esclusi, c'è stata una concentrazione dei
poteri, c'è stata una concentrazione dei poteri anche in forza e
in prospettiva di deroghe, tant'è che per l'attuazione di questo
piano si poteva e si può porre, si può andare in deroga a tutte
le normative in materia ambientale, a tutte le normative in
materia di appalti, a tutte le normative in materia di tutela del
sistema delle autonomie locali. E questo è stato fatto fino ad
ora.
Questo è un punto che io mi senti di avanzare come critica
strutturale all'atteggiamento del Governo. Il Governo ha
preferito concentrare nelle sue mani la gestione di tutta questa
vicenda, perchè questo concentramento gli consentiva anche di
essere l'unico interlocutore anche del sistema industriale, del
sistema imprenditoriale, del sistema dei poteri economici forti.
Rispetto a questo obiettivo c'è stata una trama complessiva, c'è
stato un gioco di sponda tra la Regione siciliana e il Governo
nazionale, perchè l'obiettivo era quello di creare un potere
unico che interloquisse unicamente esso con un sistema
imprenditoriale, di gruppi imprenditoriali anche di rilievo
nazionale oltre che europeo e siciliano, a cui affidare
sostanzialmente la gestione di questo sistema.
Il Presidente della Regione sbaglia, ha sbagliato in passato,
sbaglia anche sull'emergenza idrica a non sentire il bisogno di
venire a riferire periodicamente e puntualmente al Parlamento
regionale sullo stato di attuazione, sullo stato dell'emergenza,
sullo stato di attuazione degli obiettivi e degli strumenti
dell'emergenza rifiuti e dell'emergenza idrica. Non vorrei che, a
distanza di qualche anno, dovessimo trovarci a dovere riscrivere
la storia di queste emergenze, magari da punto di vista che non
sarà più quello della politica, ma possibilmente di altri punti
di vista di altri sistemi istituzionali.
Sbaglia, quindi, il Presidente della Regione a non coinvolgere
il Parlamento, soprattutto perchè si dovrebbe sentire più
garantito dal momento che è destinatario, beneficiario e titolare
di poteri assoluti in materia idrica e in materia di rifiuti.
Onorevole Presidente, lei non ci convincerà mai, non ci
convincerà mai sul piano ambientale, della bontà dei
termovalorizzatori, ma non ci potrà convincere perchè lei stesso
forse ne è consapevole che, avendo sposato questo sistema, lei ha
fatto un'operazione, voi avete fatto un'operazione ben precisa:
mentre il decreto Ronchi metteva a regime in capo al cittadino,
al produttore di rifiuto, la titolarità di avere questa
ricchezza, perchè il rifiuto era una ricchezza, era una risorsa,
e la titolarità del business, chiamiamolo così, era del cittadino
nell'impostazione del decreto Ronchi. Voi, invece, avete
sottratto questa prerogativa al cittadino, cioè, la facoltà del
cittadino di fare guadagni sui rifiuti e l'avete spostata invece
su Falck e su tutto il contorno dei comitati che girano attorno a
Falck.
Anzi, c'è di più, caro Presidente Cuffaro Il cittadino
siciliano non sarà mai titolare di questa ricchezza, anzi sarà un
debitore della ricchezza altrui, perchè il sistema che voi avete
scelto fa capo al sistema imprenditoriale dell'obiettivo e della
fissazione della tariffa. Il cittadino dovrà pagare la tariffa
all'imprenditore il quale stabilisce, sulla base del suo
investimento, quanto deve pagare il cittadino. Poiché avete
scelto il sistema della termovalorizzazione, negando la raccolta
differenziata, più immondizia si dovrà portare alla
termovalozzazione più i guadagni cresceranno; meno immondizia il
cittadino conferisce alla termovalorizzazione più aumenterà la
tariffa a carico del cittadino medesimo. Questo è il sistema che
voi avete sposato, cioè quello per cui il cittadino dovrà
foraggiare i guadagni di quattro o cinque imprenditori della
Sicilia.
C'è di più: con questo sistema voi non soltanto avete
sottratto la competenza dei comuni del sistema istituzionale di
fissare la tariffa, oggi è tassa mentre domani sarà tariffa, ma
l'articolo 21 della legge finanziaria numero 17 del 2004,
proprio perché il Presidente della Regione, oggi Commissario per
l'emergenza rifiuti, si è fatto garante del fatto che i conti ai
quattro imprenditori devono tornare avete approvato una norma
con la quale viene istituita la perequazione, a carico del
cittadino, per uno o per più dei quattro sistemi qualora la
tariffa dovesse risultare inferiore rispetto ad un altro sistema.
Tutto questo sarà posto a carico delle risorse degli enti locali.
Onorevole Presidente della Regione, voi state facendo una
operazione che grida vendetta innanzitutto sul piano sociale
perché state sottraendo risorse agli enti locali, perché la norma
prevede che, qualora le società d'ambito non versano le somme per
operare la perequazione, intanto la Regione le preleverà dal
Fondo regionale per le autonomie locali, distribuendole al
concessionario. Già questo è previsto per l'1,50 per cento di
quel fondo, successivamente se la perequazione non è
sufficientemente alimentata da parte delle Società d'ambito sarà
di imperio imposta dal Presidente della Regione con il prelievo
dal Fondo regionale delle autonomie locali.
Ritengo che avete fatto una operazione di sconquasso di natura
sociale e istituzionale. Il sistema delle autonomie locali viene
mortificato e, per di più, vi apprestate a fare uno sconquasso
del sistema ambientale della nostra Regione su cui è stato
ampiamente detto.
Onorevole Presidente della Regione, lei nella qualità di
Commissario per l'emergenza rifiuti dovrebbe rispondere anche a
tante questioni che sono state poste nel corso di questi anni da
tanti deputati sugli argomenti che qui sono stati rappresentati.
Cito anche l'interrogazione dell'onorevole Villari, che non
interverrà ma è giusto darne anche atto, sul termovalorizzatore
di Paternò, sulla stazione di trasferenza di Calatabiano, ma
anche altri deputati hanno posto questioni su singoli aspetti di
questo piano che fa acqua da tutte le parti. Non sono soltanto i
deputati del centrosinistra e non sono solo le forze del
centrosinistra sul territorio che stanno contestando questa
politica e questo piano, ma sono tutti i cittadini
indifferentemente che lo stanno contestando. Ritengo che sia
giusto dare risposte concrete.
Inoltre, mi auguro che la questione di Bellolampo e la
questione dell'Associazione temporanea di imprese che è stata
costituita per realizzare il termovalorizzatore di Bellolampo sia
stata chiarita.
Noi abbiamo assistito in questo clima di deroghe al fatto che
l'ASI di Palermo, che al pari di tutte le ASI della Sicilia è un
ente pubblico, partecipa ad una cordata di imprese private per
realizzare il termovalorizzatore di Bellolampo.
Mi auguro che ci sia stato almeno un atto di resipiscenza e si
sia invitato l'ASI di Palermo a dire: Ci siamo sbagliati, siamo
ancora un ente di diritto pubblico, non siamo diventati un ente
di diritto privato, non siamo ancora un soggetto imprenditoriale
e quindi ci ritiriamo da questa ATI .
Il Presidente della Regione ci dovrebbe spiegare come è stata
risolta la questione della titolarità dell'area, poiché al
momento dell'aggiudicazione, della presentazione delle
dichiarazioni quell'area era di proprietà del Ministero della
Difesa. Ci dovrebbe spiegare anche che carte ha fatto il Sindaco
di Palermo o chi per lui nel certificare la disponibilità di
queste aree, o chi per lui. Sarebbe utile che tutto questo ci
fosse detto.
Invito il Presidente della Regione e tutti i colleghi deputati
a non sottovalutare quello che sta accadendo in Sicilia in
materia di smaltimento e di trattamento dei rifiuti speciali e
dei rifiuti pericolosi.
Penso che la struttura dell'emergenza rifiuti dovrebbe venirci
a riferire e rassicurare questo Parlamento che non ha come quello
nazionale una Commissione speciale sui rifiuti e sul riciclaggio
di denaro sporco attorno ai rifiuti; ci dovrebbe rassicurare
circa il modo in cui vengono gestiti i centri di stoccaggio
provvisori perché qui si è fatta la scelta di affidarli ai
privati; ci dovrebbe spiegare che destinazione finale hanno i
rifiuti speciali e pericolosi conferiti negli stoccaggi
provvisori poiché non era individuato, in questo piano varato
dalla struttura emergenza rifiuti, il recapito finale; ci
dovrebbe spiegare che fine ha fatto e come si intende
fronteggiare un'altra emergenza ritenuta più pericolosa perché
più silente che è quella della presenza dell'amianto. Ammalarsi,
infettarsi, assumere fibre di amianto, oggi, non significa un
tumore fra sei mesi, fra due o tre anni ma significa un tumore
certo fra quindici anni. E poiché da questo punto di vista non
c'è una correlazione temporale possibilmente il problema è
sottovalutato, ma il problema è di una gravità enorme.
La Sicilia è una regione che non ha fatto niente in materia di
bonifica dei siti dall'amianto, in materia di attrezzamento e
potenziamento del sistema di smaltimento e di abbattimento dei
costi di smaltimento dell'amianto.
Abbiamo in Sicilia 390 Comuni dislocati su un territorio enorme
e vasto e in molti casi anche accidentato dove la viabilità è
molto precaria. Fino ad ora ho pensato che essere sorpassato o
sorpassare un camion che trasporta immondizia fosse un fatto di
emergenza transitorio; invece questo Governo ci dice che quello
sarà una condizione permanente, anzi sarà potenziato il sistema
gommato di trasporto dei rifiuti per tutta la Sicilia vita
eterna, almeno per altri vent'anni.
Onorevole Presidente, ci sono persone che sono morte. Ci sono
autisti di camion di nettezza urbana che sono morti per il
trasferimento dell'immondizia per 70-80 Km al giorno andata e
ritorno. Le strade della Sicilia sono lastricate anche da morti
che derivano dal sistema dei rifiuti da incidenti, non solo
autisti e netturbini ma anche gente che è stata travolta, basti
pensare all'ultimo incidente accaduto qualche settimana fa sulla
via della discarica di Piana degli Albanesi: due ragazzi di 28 e
24 anni sono morti.
PRESIDENTE Onorevole Giannopolo, la invito a concludere.
GIANNOPOLO Ho finito, signor Presidente, perché queste sono
le cose a cui bisogna dare risposta e credo che, avendo avuto
tanto silenzio, dedicare - non perché si deve protrarre il mio
intervento- anche un po' di tempo in più per avere spunti anche
di dibattito e di riflessione di risposta sia credo assolutamente
necessario.
Quindi l'inquinamento anche all'ambiente per via della
movimentazione su gomma ...
PRESIDENTE Onorevole Giannopolo, non penso che potrà
aggiungere molto di più rispetto a quello che ha già detto.
GIANNOPOLO Ho finito. Poiché i guadagni sono massimi nel
sistema dei rifiuti e poiché il guadagno è concentrato nelle mani
di alcuni, io dico che a regime noi avremo davvero il rischio di
un grande e grave condizionamento mafioso di questo business,
anzi se non già ci sia.
Io chiedo al Presidente della Regione, anche con atto
amministrativo, di fornire questa Regione di un osservatorio
regionale sui rifiuti affinché tante di quelle risposte che io
invocavo possano trovare concretezza se c'è chi osserva, chi
certifica e chi ha la responsabilità si assuma anche la
responsabilità di certificare cosa, come, dove e quando si
produce rifiuto normale, speciale o pericoloso, proprio per
evitare che possa crescere il business dell'ecomafia.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Giambrone. Ne
ha facoltà.
GIAMBRONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo
piena consapevolezza della gravità dell'argomento che stiamo
trattando e per quanto riguarda specificatamente la mega
discarica che sorgerà ad Aragona e al termovalorizzatore che
dovrà essere impiantato a Casteltermini, molti cittadini dei
comuni interessati e comuni limitrofi hanno civilmente protestato
contro la costruzione di detto termovalorizzatore e la
costruzione di detta discarica.
Sono preoccupati questi cittadini, siamo preoccupati, per il
pericolo che incombe e può incombere sulla salute dei cittadini
medesimi.
Questi temi così importanti ci riportano a valutare
attentamente la gestione dei rifiuti, la termovalorizzazione. Di
cosa si tratta esattamente? Perché nessuna comunità di cittadini
vuole ospitare sul proprio terreno un termovalorizzatore o una
discarica?
Un termovalorizzatore di fatto è un inceneritore di rifiuti in
grado di sfruttare il contenuto calorico dei rifiuti stessi per
generare calore, riscaldare acqua ed, infine, produrre energia
elettrica. Si distingue, quindi, da vecchi inceneritori che si
limitavano alla termodistruzzione dei rifiuti senza produrre
energia. L'impiego dei termovalorizzatori è l'unica - a mio
avviso - via di uscita del problema della discariche ormai
stracolme. Pur essendo molto meno inquinanti rispetto ai vecchi
inceneritori, i termovalorizzatori non eliminano in ogni caso
l'emissione di diossina, dei fumi di scarico dispersi
nell'atmosfera circostante.
E'infatti ineludibile il fatto su cui concordano ormai tutti,
costruttori, medici, tecnici e ricercatori: l'inquinamento da
diossina è molto pericoloso per la salute umana, le diossine
hanno comprovati effetti cancerogeni e provocano una
contaminazione del territorio destinata a durare purtroppo nel
tempo. Basti pensare che non esiste una soglia minima di
sicurezza per le diossine, possono essere nocive per l'uomo a
qualsiasi livello di assimilazione, questo è uno studio che ha
fatto una agenzia specializzata. Un motivo che di per sé è
sufficiente per comprendere lo stato d'animo dei cittadini e le
mobilitazioni sociali in questi casi
Ed allora, fin qui i principali vantaggi e svantaggi di un
termovalorizzatore. Va da sé che i rifiuti in qualche modo
debbano essere trattati e la precedente politica delle discariche
ha manifestato tutti i suoi aspetti fallimentari.
Lo stesso riciclaggio dei rifiuti in Italia non sembra aver
ricevuto nel tempo attenzione ed investimenti. La
termovalorizzazione potrebbe essere, dovrebbe essere, la strada
migliore per uscire dalla crisi dei rifiuti italiani. Nel caso
dei termovalorizzatori è fondamentale un più attento esame
dell'impatto ambientale e, soprattutto, dell'impatto sulla salute
dei cittadini.
Il sistema dei rifiuti è oltremodo complesso ed è
indispensabile un ulteriore approfondimento.
La produzione dei rifiuti solidi urbani continua ad aumentare,
una corsa sfrenata verso la distruzione di materie prime
assolutamente esauribili e che occorrerebbe riciclare ed
riutilizzare. In generale, la produzione di rifiuti, compresi
quelli tossici, sanitari ed industriali, supera in Italia i cento
milioni di tonnellate all'anno, anche per capire di cosa
parliamo.
Nell'opinione pubblica il rifiuto è ancora troppo spesso un
inevitabile risultato del vivere comune e una sua conseguenza da
contenere più per una moda di taluni che intendono apparire più
illuminati e sensibili al problema di ripulire le strade e le
campagne dai rifiuti abbandonati, che una reale esigenza del
vivere civile.
Chi ha, invece, capito che il rifiuto è oro è la criminalità
organizzata. In effetti, da uno studio degli ultimi rapporti del
Nucleo speciale dei Carabinieri per la tutela ambientale emerge
che circa un terzo del business dello smaltimento dei rifiuti
illegale è in mano alla criminalità organizzata con un giro
d'affari che supera largamente i 120 mila miliardi delle vecchie
lire.
Siamo un Paese di discariche, molte, troppe, e di queste quasi
4.000 abusive e di queste più di 700 tossiche con quasi tutto il
nostro Paese rappresentato.
Le discariche abusive inquinano moltissimo a causa dei metalli
pesanti, di microrganismi presenti nei processi di putrefazione
dei prodotti organici, di sostanze radioattive, possono dare
infiltrazioni alle falde acquifere, contaminano i terreni che
muoiono danneggiando irreparabilmente l'economia agricola di
vaste zone.
Quindi, ridurre la produzione dei rifiuti riciclando,
recuperando in modo differenziato per riutilizzare le materie
prime. Una buona raccolta differenziata, oggi ferma a poco più
del 14 per cento circa in tutta Italia - non parliamo della
Sicilia perché siamo molto più bassi del 10 per cento - può
tranquillamente superare gli obiettivi del decreto Ronchi
attestandosi su un 50 per cento. Ma i ritardi in questo senso
sono enormi con comuni che si attestano Al di sotto del 10 per
cento.
Pertanto, ritengo, sulla base delle più ampie cautele
presentate, che una discarica inquina assai di più e in modo
assai meno controllabile rispetto ad un moderno
termovalorizzatore gestito correttamente e che abbia come suo
principale obiettivo la tutela della salute del cittadino e
dell'ambiente.
Dunque, diciamo no a quei materiali inquinanti, no a far
correre rischi alla popolazione, con l'assoluto rispetto dei
parametri. Occorre, pertanto, che vengano attivati ulteriori
approfondimenti atti a rendere meno dannosi i termovalorizzatori.
In ordine poi alla megadiscarica che deve sorgere ad Aragona,
onorevole Presidente, in considerazione che il sito ricade in una
zona baricentrica - mi diceva un amministratore del comune di
Aragona - per gli investimenti programmati dallo studio di
fattibilità tra Aragona - Comitini e le miniere nella Montagna di
Aragona, nonché quella del palazzo Torre del Salto e lo studio di
fattibilità suddetto, risulta essere già stato finanziato dal
competente Ministero.
Quindi, ne deriva che il sito non solo non è idoneo perché
ricade nella licenza del Fiume Platani, ma anche perché è in
netto contrasto con la programmazione economica e sociale del
comune di Aragona che ha avviato - come già detto - un progetto
di grande sviluppo e di grande rilievo per quel territorio.
Ed allora, il sito va spostato in un luogo diverso.
Risulterebbe, anzi risulta, che altra amministrazione comunale
vicina abbia individuato altro luogo idoneo ad accogliere la
discarica in argomento e ne abbia dato l'assenso, stante che la
discarica di che trattasi in quel nuovo sito non provocherebbe
alcun danno.
Così operando concorreremo fattivamente a riportare serenità
alla popolazione di Aragona, di Casteltermini e dei comuni
vicini.
CUFFARO presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE La replica la facciamo mercoledì.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente, mi
perviene la richiesta di fare una replica più approfondita prima
del voto e ritengo giusto che un tema così importante coinvolga
il Parlamento. Devo prendere atto che stasera purtroppo non c'è
stata una grande partecipazione di parlamentari. Devo dire molto
onestamente che avrò la possibilità di fare la mia replica su
tutti i punti, non solo degli interventi, ma anche
dell'approfondita mozione che mi è stata fatta davanti a tutti i
parlamentari e che invece gli stessi non potranno...
LIOTTA Ci sono le dichiarazioni di voto.
CUFFARO presidente della Regione. Le dichiarazioni di voto
non sono l'esplicitazione delle argomentazioni, onorevole Liotta.
Ma per quel che mi riguarda mi arriva questa richiesta e non
posso che dire che sono d'accordo nel senso che farò una più
organica replica, se così possiamo definirla, mercoledì; tra
l'altro, per quanto riguarda i parlamentari, mi sono anche
preoccupato di fare avere una lunga e approfondita relazione.
Spero che i parlamentari tutti l'abbiano avuta; se così non
fosse, da qui a mercoledì, mi farò carico di farla riavere in
maniera tale che ci si possa, leggendola, rendersi conto di una
materia che non è certamente facile, che non può essere lasciata
all'improvvisazione e che, tanto meno, non può essere lasciata ad
interventi che creano preoccupazioni eccessive per quel che mi
riguarda, addirittura, spesso, fuori da ogni logica del buon
senso. Questo sento il dovere di dirlo.
Signor Presidente, nel ritenermi d'accordo, nel fare la
replica, credo sia giusto un minimo di intervento, se non altro
per puntualizzare qualche concetto e ritengo opportuno farlo; mi
limiterò quindi ad una breve illustrazione, molto contenuta, per
- se gli onorevoli parlamentari sono d'accordo - procedere
mercoledì a quella più approfondita che mi preoccuperò di farvi
avere nuovamente.
Se vi è condivisione, si potrebbe procedere così; diversamente,
altrimenti dovrò fare la replica per intero stasera.
PRESIDENTE Resta così stabilito.
CUFFARO presidente della Regione. Sono molto preoccupato,
signor Presidente, perché certamente chi ha la responsabilità del
Governo non affronta problemi a cuor leggero, soprattutto se lo
fa con la coscienza di avere una responsabilità che deve
esercitare, come credo nessuno lo abbia fatto, in nessun'altra
Regione d'Italia; anche prima di me nessuno credo che abbia a
cuor leggero affrontato un problema così difficile da gestire, se
è vero che è talmente difficile nelle sue estrinsecazioni, che lo
stesso presidente Capodicasa ha ritenuto, per la prima volta, di
chiedere la possibilità all'allora Governo nazionale di poter
adottare l'emergenza rifiuti in Sicilia e quindi di essere poi
nominato Commissario per l'emergenza. Ciò risale ad una richiesta
che ho condiviso allora in Giunta e che continuo a condividere
adesso: poter affrontare cioè questo tema con poteri speciali da
dare a chi li esercita, sempre in coscienza e tenendo conto della
responsabilità che deve avere chi governa, da esercitare per il
raggiungimento di un progetto che è certamente di bene comune, un
problema che è sempre più grave da risolvere, quello dei rifiuti,
non soltanto in Sicilia.
Il problema dei rifiuti è il problema che oggi c'è nel Mondo.
Non staremmo qui.
Noi lo stiamo affrontando in ritardo, stiamo arrivando ad
alcune soluzioni in ritardo e non so se questo sia giusto o
sbagliato.
Ho ascoltato con grande umiltà, prestando anche molta
attenzione alle cose che sono state dette ma credo, onorevole
Manzullo, che la responsabilità di chi viene eletto, di tutti
quelli che vengono eletti, siano essi della maggioranza o della
opposizione, sia tra quelli che governano e quelli che comunque
debbono contribuire a che si raggiungano i progetti di utilità
collettiva, anche dell'opposizione, debba richiamare ognuno di
noi a dovere fare delle scelte e farle non solo in maniera
convinta e non partiticamente, ma finalizzarle alla risoluzione
di un problema.
In questi anni, ho ascoltato. Non è vero che non ho partecipato
al dibattito; ho partecipato a dibattiti, a conferenze, a tanti
tavoli tecnici. Ho sempre ascoltato tutti e molti, devo dire, in
maniera convinta, assertori del fatto che i termovalorizzatori
non sono la soluzione del problema, ma non ho mai sentito dire ad
alcuno qual è l'alternativa ai termovalorizzatori. E neanche qui
questa sera, nonostante il dibattito sia stato molto riflessivo
ed approfondito.
Onorevole Micciché, lei non può pensare che la soluzione al
problema sia la raccolta differenziata. E non può pensare che le
persone siano talmente sceme da potere pensare che questa sia la
soluzione. La raccolta differenziata, nella migliore delle
ipotesi, quando saremo stati bravissimi arriverà al 35%. Ed il
restante 65%?
Onorevole Micciché, nessuno ha proposto una soluzione
alternativa a quella che può essere la termovalorizzazione. Io
sto ancora aspettando. Molto umilmente, abbiamo costituito una
Commissione - che non è il Comitato che deve monitorare - che a
partire da lunedì si incontrerà con il mio Vice Commissario per
l'emergenza rifiuti - e sull'onestà del dottore Crosta, credo che
nessuno possa avere dubbi - per portare delle proposte
alternative alla termovalorizzazione e noi saremo pronti ad
ascoltarle.
Se vi saranno delle proposte alternative che risolvono il
problema della termovalorizzazione, nessuno di noi avrà
preconcetti di principio dicendo che si fa così .
Le ascolteremo e nessuno può pensare che siamo così sbadati nel
fare delle scelte, che queste riflessioni non le abbiamo fatte a
lungo ed approfonditamente, per capire se c'era un'alternativa
alla termovalorizzazione. Lasciate perdere la polemica partitica,
allora il mondo dovrebbe essere sbadato.
Vi do soltanto i dati complessivi che riguardano l'Europa.
Concedetemi di non darvi quelli che riguardano tutto il resto:
l'Austria ha 5 termovalorizzatori, il Belgio 18, la Danimarca 32,
la Francia 112, la Germania 60, l'Italia 51 - e non ci sono
quelli della Sicilia -, la Norvegia ne ha 4, l'Olanda 11, la
Spagna 18, la Svezia 19, la civilissima Svizzera 31.
Tutto il Mondo, dunque, è sbadato?
O tutto il Mondo europeo è animato da una specie di spirito
suicida presente per la collettività?
O ritenete che soltanto chi ha parlato stasera abbia a cuore la
salute della propria famiglia, dei propri figli e tutto il resto
siano talmente suicidi animati da spirito guerriero da cominciare
a creare le condizioni per ammazzare la propria famiglia?
Onorevole Miccichè, abbia pazienza, penso che neanche lei,
nelle sue euforiche esternazioni, possa pensare che qualcuno di
noi voglia la morte fisica della propria famiglia. Questo me lo
consentirà.
MICCICHE' Di fronte al grande business.
CUFFARO presidente della Regione. Lasci perdere il problema
del business. Ha presentato una denuncia alla Procura e se c'é
business o arricchimento, la stessa provvederà. Siamo tutti
fiduciosi e rispettosi del lavoro dei magistrati.
Mi soffermo soltanto su alcune delle Regioni italiane, quelle
più importanti, per capire che cosa è lo smaltimento dei rifiuti:
la Lombardia ha 14 termovalorizzatori, l'Emilia Romagna ne ha 9 e
ne sta realizzando altri 3, la Toscana ne ha 8 e ne ha
programmati altri 2, l'Umbria e la Basilicata ne hanno 1, la
Campania, come noi, non ne ha alcuno e ha un programma di
termovalorizzazione perché non ha trovato l'alternativa,
nonostante i blocchi stradali, nonostante abbiate assistito,
davanti alla televisione, alle proteste che vi sono state in
Campania perché nessuno voleva le discariche. C'è un problema: i
rifiuti da qualche parte dobbiamo mandarli e, allora, anche la
Campania di Bassolino, mio amico ed amico dell'onorevole
Capodicasa, darà vita ai termovalorizzatori
CAPODICASA Anche noi siamo pronti a farli.
CUFFARO presidente della Regione. Il Presidente Bassolino ha
detto all'onorevole Capodicasa che farà i termovalorizzatori e
intanto cominciamo a dire che farà i termovalorizzatori, come li
hanno fatti tutti gli altri, però il Presidente Bassolino dice
che porterà in termovalorizzazione soltanto i CDR.
CAPODICASA Se vuole riapriamo la discussione.
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Capodicasa, vuole
forse convincere scientificamente i siciliani, che non sono
scemi, che c'è differenza tra CDR e frazione secca da portare in
termovalorizzazione?
CAPODICASA Le ho dimostrato ciò mille volte con le carte alla
mano.
CUFFARO presidente della Regione. Lasci perdere, onorevole
Capodicasa, non ha mai dimostrato niente.
La differenza tra i tanto proclamati CDR e la frazione secca,
che è quella che noi manderemo alla termovalorizzazione, perché
una cosa sia ben chiara e cioè che, per quel chi ci riguarda,
alla termovalorizzazione va soltanto tutto quello che sta a valle
della raccolta differenziata. Sapete qual è la differenza tra la
frazione secca e i CDR che, tra l'altro, sono un risultato di
analoghe lavorazioni?
E' che differiscono solamente per la diversa percentuale di
umidità e per il diverso potere calorico. Questa è la differenza
tra CDR e frazione secca.
Il controllo delle emissioni, che sono il nocciolo della
questione di cui tutti stiamo parlando, non è assicurato dal
potere calorico dei rifiuti - sto dando notizie scientifiche - ed
aggiungo che il controllo delle emissioni non è assicurato dal
potere calorico dei rifiuti ma dai presidi per il trattamento di
fumi.
Allora, onorevole Capodicasa, smettiamola con questa
sceneggiata tra CDR e frazione secca. La scelta che questo
Governo
CAPODICASA Presidente, a cosa fa riferimento?
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, ha avuto trenta minuti di
tempo per illustrare le sue ragioni. Vuole impedire al Presidente
della Regione di illustrare le proprie?
Replicherà, se lo vorrà, nella dichiarazione di voto.
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Capodicasa, lei
ha fatto la sua relazione ed è venuto a dirci che CRD e frazione
secca sono cose diverse; io invece le sto dicendo cose diverse
MICCICHE' Lo dice lei nella sua relazione.
PRESIDENTE Onorevole Miccichè, anche lei ha avuto trenta
minuti per illustrare le sue ragioni. Adesso, lasci che il
Presidente della Regione illustri le proprie.
CUFFARO presidente della Regione. Quando mercoledì farete la
dichiarazione di voto e dimostrerete, con decreti legislativi,
che la cosa è diversa, io, con la mia relazione, con le leggi,
vi dimostrerò il contrario.
Smettiamola allora di dire delle cose non vere e che non stiamo
facendo perché noi possiamo decidere di fare quello che vogliamo
purchè si abbia la correttezza di dire quello che vogliamo fare.
Onorevole Miccichè, la Commissione alla quale lei fa
riferimento non è quella dell'Ambiente, è un'altra Commissione, è
quella della concorrenza e adesso le spiegherò - si prevede, e
continuiamo a dirlo per quel che ci riguarda che manderemo in
termovalorizzazione soltanto parte di quello che ci sta a valle
della raccolta differenziata, perché un'altra parte, l'onorevole
Capodicasa lo sa benissimo, andrà verso la biostabilizzazione e
le altre cose ma di questo parleremo più approfonditamente.
Allora mi chiedo e lo chiedo soprattutto a chi ha interesse ad
aiutarci a risolvere questo problema con responsabilità: ma se ci
fossero alternative valide, se ci fossero alternative che anche
in Sicilia si potessero mettere in atto - e io ancora non ho
avuto il piacere di essere consigliato da nessuno - pensate che
tutta l'Europa, l'Italia - e mi fermo lì - avrebbero scelto la
termovalorizzazione? Oppure vogliamo pensare che, in Sicilia,
amiamo la nostra Terra e la nostra famiglia e che, invece in
tutte le altre parti del Mondo si vuole un suicidio collettivo?
Non ci credo. Non sono così pessimista da pensare a questa
vicenda. Di questo ne parleremo più approfonditamente.
Vede, onorevole Micciché, per darle qualche risposta e per
evitare che rimanga così precaria, la prima ordinanza -
giustamente dico io - sull'emergenza rifiuti la fece il
Presidente d'Alema - e giustamente dico io - e per la prima volta
per l'emergenza rifiuti, il Commissario in Sicilia lo nominò il
Presidente D'Alema. Giustamente dico io. Dopo di ciò, vi sono
stati alcuni ricorsi che vertevano di più, onorevole Capodicasa,
la parte amministrativa non l'ordinanza vera e propria. Quello
che alcune Regioni contestavano all'ordinanza del Presidente
D'Alema era il fatto che erano state espropriate - questo era il
tema principale ma c'erano anche altre cose - alcune prerogative
che si riteneva dovessero rimanere in capo alle Regioni. Ed il
TAR - questa ordinanza in parte fu accolta - cassò l'ordinanza di
D'Alema, ordinanza che fu riproposta dal Governo Berlusconi che,
nel frattempo, si era insediato e che, intanto, aveva nominato
altri Commissari per l'emergenza rifiuti; aveva ulteriormente
prorogato quello della Sicilia; aveva nominato quello della
Basilicata e quello della Campania, e non aveva nominato
l'attuale Commissario per l'emergenza rifiuti, il Prefetto
Catenacci. Commissario per l'emergenza rifiuti in Campania è
stato infatti, per oltre quattro anni, il Presidente Bassolino.
Quando scoppio l'inferno, un anno fa, nella grande confusione che
si fece, l'allora onorevole Bassolino fu sostituito dal Prefetto
Catenacci. Continuo dicendo che fu nominato il Commissario della
Regione Lazio, etc.
L'ordinanza del Presidente Berlusconi fu ulteriormente
impugnata. Si è stati costretti a prevedere quindi una norma che
salvò i poteri delle ordinanze ed ha dato la possibilità alle
ordinanze e quindi ai Commissari di potere continuare il proprio
operato.
Oggi non dico che è giusto o che è sbagliato, ma questa è la
storia e non quella che ha in qualche modo raccontato lei,
onorevole Micciché.
Onorevole Miccichè, non so se la Commissione Ambiente della
Comunità europea abbia esaminato il piano della Regione
siciliana. Se lo dice lei che sa sempre tutto, va bene, può
darsi. A noi risulta soltanto che la Commissione Ambiente della
Comunità europea ha preso atto del piano, nel senso che ha preso
atto positivamente e ci sta continuamente inseguendo perché noi
si attui il piano che è stato approvato dalla Commissione
europea.
Questo è un dato di fatto che neanche lei può smentire. Quello
a cui invece si rivolge lei è invece l'attivazione vera di
un'altra Commissione che non contesta il piano, onorevole
Micciché, perché non ne ha competenza ma contesta le procedure di
gara che la Regione siciliana ha adottato e non perché la Regione
siciliana non abbia fatto un banco comunitario come dice lei. Il
bando della Regione siciliana è un bando pubblicato sulla
Gazzetta comunitaria. Il bando è dunque assolutamente
comunitario.
Per quanto riguarda la disquisizione amministrativa - le ho
inviato la relazione e se serve la leggo -, se doveva essere
considerato un bando che tenesse conto del fatto che era un
appalto di servizio o che fosse invece un bando di appalto di
asta pubblica, la cosa è diversa. Su questo non c'è nessuna
sentenza della Corte dell'Aja. C'è stata una infrazione che la
Commissione della concorrenza ha commesso nella Regione siciliana
ed ancora le carte della Commissione non sono state mandate alla
Corte di Giustizia. Può darsi che le manderà ma può darsi che
riterrà invece giustificativo ciò che il Governo della Regione ed
il Governo nazionale stanno dando su questo e non le manderà
proprio. Quindi non prefiguri scenari.
C'è già una sentenza della Corte di Giustizia. Non sono
abituato a dire cose che non sono vere, d'altronde lei le può
confutare se ritiene che non sono vere. Questa è sulle
problematiche della concorrenza: la verità.
Non so se sulla scelta del sito ci siano stati organi
dell'Amministrazione regionale che abbiano fatto atti illeciti. A
me non risulta. Non risulta che abbiano fatto atti illeciti
l'area di sviluppo industriale; non mi risulta che abbia fatto
atti illeciti la Sovrintendenza ai Beni Culturali; non mi risulta
che abbia fatto un atto illecito il Corpo Forestale; non mi
risulta che abbia fatto illeciti il Genio Civile. Non mi risulta
che lo abbiano fatto coloro che hanno espresso pareri di
conformità favorevoli.
Se a lei risulta che ci sono atti illeciti, può fare due cose,
onorevole Miccichè: o adire alla Procura della Repubblica, avendo
per intero la mia approvazione - se sono atti illeciti lo vedrà
la Procura della Repubblica - oppure, se lo ritiene, può farmi
avere gli atti che ritiene illeciti e io stesso andrò alla
Procura della Repubblica.
Ad oggi c'è un solo dato, onorevole Miccichè: riconosco che lei
mi ha denunciato davanti alla Procura della Repubblica e che sta
facendo il suo dovere di querelante o di denunziante. La prego
però di non sostituirsi né al Pubblico Ministero - che dovrà fare
le indagini - né al Tribunale che ha espresso già il giudizio.
Aspetti che venga accertato se ci sono organi della Regione che
hanno fatto atti illegittimi. Se c'è un organo della Regione che
mi ha fatto firmare una carta illegittima, il primo a prendere
provvedimenti sarò io ma se non c'è, onorevole Miccichè, prima di
denunciare ad alta voce senza esserne assolutamente certo, le
chiedo di essere più riflessivo perché sta parlando di persone
che hanno la loro storia, la loro dignità, la loro cultura, il
loro senso di professionalità e lei non ha il diritto di
infangarli senza che sia stata provata alcunché della loro
illegittimità.
Questo lo dico nei riguardi dei tanti dirigenti che fanno il
loro dover. Lo dico soprattutto nei riguardi del Vice
Commissario, dottor Crosta che, le assicuro, è persona di
indubbia cultura della legalità e che non si presterebbe a fare
atti illegittimi come lei ha voluto in qualche modo ricordarci.
Onorevole Miccichè - e mi appresto alle conclusioni perché ho
detto che il tutto lo faremo dopo con più calma - su questo la
penso in modo diverso da lei: ognuno di noi è chiamato a svolgere
un compito e un ruolo in politica. Non mi faccia così scemo e non
pensi che io non abbia l'assoluta certezza che questi
provvedimenti non siano provvedimenti popolari che mi
guadagneranno consenso, lo so.
Dico ciò soprattutto per rispondere all'onorevole Manzullo che
non è presente: non mi sento né padrone del consenso, né gestore
del consenso. So che questi sono provvedimenti che vanno al di là
del consenso sono provvedimenti difficili e che la gente
difficilmente riuscirà a capire. Con assoluta certezza so che
non mi creeranno consenso, anzi, so che mi faranno perdere
consenso e so che questo dato è già un dato reale.
Vede qual è la differenza, onorevole Miccichè, che io pur
sapendo questo non sono stato eletto dai siciliani perché in
cinque anni aumenti il mio consenso ma sono stato eletto dai
siciliani perché in cinque anni risolva i problemi, anche quello
dei rifiuti.
E chi ha la cultura del governo e delle responsabilità sa che
ha il dovere di prendere provvedimenti anche se questi vanno al
di là della possibilità di fare consenso. E questo provvedimento
è uno di questi, ma devo risolvere il problema dei rifiuti e sino
a quando non avrò una alternativa vera che mi consenta di fare
questo, preferisco perdere consenso e risolvere il problema dei
rifiuti, altrimenti guadagno consenso cavalcando la tigre, come
sta facendo lei e come stanno facendo altri. Se non risolverò il
problema, non avrò la coscienza a posto nei confronti dei
siciliani che mi hanno eletto per risolvere questo problema.
Preferisco perdere qualche voto. L'onorevole Sanzeri torna su
un tema che è difficile da digerire senza rispondere. Continuo a
sostenere che i Consigli di amministrazione degli ATO sono uno
sfascio. Onorevole Sanzeri, ma quante volte ce lo dobbiamo dire
che è stato lei a eleggere il Consiglio di amministrazione degli
ATO. Finge di dimenticarlo: gli ATO non sono stati eletti dal
Commissario per l'emergenza ma da un'Assemblea che è stata votata
da lei e dagli altri sindaci.
Se questi Consigli di amministrazione sperperano denaro e
stanno facendo atti di illegalità è un problema suo che li ha
eletti, non mio. E' un problema suo, lo ripeto.
Inutile venire a dirci che il loro stipendio è più alto del
dovuto. Li sfiduci perchè ha il potere di farlo. Non venga a
recitare più questa sceneggiata e non mi venga a parlare di
scempio quando parlo di termovalorizzatori perchè non ho sentito
dire una sola parola a proposito di scempio sul territorio
quando abbiamo chiuso in due anni 246 discariche abusive.
CAPODICASA Neanche una. Lo hanno fatto i Prefetti.
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Capodicasa, lei
è persona seria, mi dispiace che stia dicendo una cosa che non è
vera. Le porterò i decreti di chiusura delle discariche.
Le discariche sono state chiuse dal Commissario per l'emergenza
rifiuti; i prefetti hanno il potere e il dovere di aprirne degli
altri. I Prefetti operavano sulla base di un mio decreto,
onorevole Capodicasa.
CAPODICASA Sono nell'ordinanza.
CUFFARO presidente della Regione. Erano nominati Commissari
allo scopo da me, quindi la finisca di dire queste cose.
Sono state chiuse 240 discariche abusive ma ce ne sono ancora
vigenti ed alcune di esse sono ai limiti della legalità. Abbiamo
il dovere di normalizzare. Nessuno si è posto il problema quando
abbiamo continuato ad inquinare il nostro terreno, le nostre
falde acquifere, buttando in giro per la Sicilia tutto e il
contrario di tutto. Quello sì che era veramente inquinante, dagli
acidi alle scorie che venivano da una serie di ospedali.
Nessuno si è posto il problema; il problema adesso è costituito
dal termovalorizzatore. Sto comunicando soltanto un dato; poi
ognuno rifletta con la propria coscienza sul fatto che il tema
sia questo o no.
La verità è un'altra: o in Sicilia maturiamo - e questo
appartiene a questo Parlamento, appartiene ai sindaci, agli ATO e
soprattutto ai cittadini - la responsabilità e la capacità di
fare una vera raccolta differenziata o saranno problemi veri.
Comprendo le proteste dei cittadini di alcuni paese agrigentini
- un po' meno quella dei preti - e comprendo quella dei cittadini
soprattutto quando vengono a protestare perchè non vogliono la
discarica, ma su questo possiamo fare un ragionamento diverso.
Mi aspetterei però che ci fosse una protesta di una classe di
cittadini a posto con la propria coscienza, che protestasse
avendo raggiunto il 40 per cento della raccolta differenziata,
venendomi a dire: ah, noi abbiamo ma non si può protestare
quando si ha lo 0 per cento di raccolta differenziata in alcuni
di questi Comuni.
I cittadini dovrebbero prima maturare la coscienza vera di uno
smaltimento dei rifiuti. Protestano tutti - sindaci e cittadini -
onorevole Giannopolo. Maturiamo una coscienza di raccolta
differenziata che è il vero snodo della soluzione di questo
problema e poi maturiamo il diritto a protestare perchè non c'è
diritto a protestare nel non voler fare una cosa.
Allora, il nocciolo vero è che dobbiamo avere la capacità di
far crescere la raccolta differenziata - e io qui mi chiamo alla
responsabilità tutti, tutti i parlamentari e tutta la Sicilia -
non possiamo farcela a portare questa Terra a una raccolta
differenziata degna di una Terra che vuole risolvere il problema
dei rifiuti.
Ma questo dobbiamo fare, non impedire che si realizzino quelle
strutture che serviranno a smaltire quello che sta a valle della
raccolta differenziata. E lo ripeterò sino alla fine.
L'onorevole Liotta pone un problema vero dicendo, giustamente,
che gli impianti sono sovradimensionati. E' vero. La potenzialità
degli impianti che abbiamo previsto in Sicilia è
sovradimensionata. Ma chi ha detto che devono funzionare a pieno
regime. Lavorano per linee come lavorano per linee tutti gli
altri impianti italiani. Gli impianti funzioneranno per quello
che noi manderemo a valle della raccolta differenziata.
Ed io mi auguro che quello che manderemo sia molto meno di
quello che è previsto possano smaltire, molto meno, ma oggi il
dato è che dipende da noi, se sono sovradimensionati non vuol
dire che dovranno essere essere utilizzati, anzi ...
MICCICHE' Ma che sta dicendo Presidente? Sta dicendo delle
bestemmie
CUFFARO presidente della Regione. Non ho la cultura della
bestemmia, se non altro perchè sono cattolico convinto, almeno
questo me lo conceda, non si sarà fatto influenzare anche lei dai
preti che sfilano. Io non lo faccio. Abbia pazienza. Le sto
dicendo che non è il sovradimensionamento che deve preoccuparci,
quello che deve preoccuparci è quello che dobbiamo portare allo
smaltimento sui termovalorizzatori e le assicuro - almeno sino a
quando dipenderà da me, come Commissario per l'emergenza rifiuti-
che noi nei termovalorizzatori non porteremo niente altro che
quello che è giusto portare al vaglio della raccolta
differenziata. Stia sicuro.
CAPODICASA Capisco che è in difficoltà, il 31 ha firmato il
decreto 362.
CUFFARO presidente della Regione Non ho alcuna difficoltà,
non è un problema di sovradimensionamento e neanche di costruirli
a Piazza Politeama, anche se nel nostro programma noi abbiamo
previsto che i termovalorizzatori sono fuori dai centri abitati,
cosa che non hanno fatto le altre città italiane, in Italia e nel
mondo i termovalorizzatori sono nel cuore delle città, nel nostro
programma abbiamo ritenuto opportuno che questo non succedesse.
Così è onorevole Capodicasa e lei lo saprà meglio di me.
Onorevole Giannopolo, non voglio convincere nessuno, tanto meno
lei, però la prego: se vogliamo essere onesti, e lei lo è onesto
intellettualmente, smettiamola di adombrare inquinamenti mafiosi
sui termovalorizzatori, perchè l'inquinamento mafioso - e lo
sanno tutti - stava nelle centinaia di discariche abusive che
erano in giro per la Sicilia. Noi casomai abbiamo avuto il merito
di chiudere quelle discariche, perchè lei sa perfettamente che mi
pare difficile che le aziende che costruiscono i
termovalorizzatori possano in qualche modo essere accusate di
stare in un sistema di eco mafia o di altre cose. Questo abbiamo
il dovere ...
MICCICHE' Ci saranno ....
CUFFARO presidente della Regione. Lei è profeta, lei sa
tutto, a lei mi affido, quando non c'è l'onorevole Forgione che
sa tutto, c'è lei, vi passate il testimone, comunque non ha
importanza.
L'ultima risposta che credo sia opportuna, meno per il
Parlamento che non ha seguito, ma soprattutto per chi ci ascolta
che credo sia qui interessatamente.
Cosa diversa è il problema della discarica: l'ho detto
nell'incontro che abbiamo fatto, non ho alcun problema a
ridiscutere la discarica, che è obiettivamente
sovradimensionata. E voglio dire con grande onestà - sto parlando
della discarica di Aragona, il tema della discordia è questo - e
con grande obiettività che mentre il programma della
termovalorizzazione che io avevo trovato prevedeva già i
termovalorizzatori , anche se ci dovevano stare solo i CDR , vero
è che nel vecchio programma del piano di smaltimento non era
prevista la discarica di Aragona.
Questa è la verità ed è giusto dirlo. Per quel che mi riguarda
ho dato la mia disponibilità, anche se in quella discarica va
soltanto il compost, a rivedere tutto, discutiamone, troviamo un
sito diverso, ci sono altri territori che si sono fatti portavoce
della disponibilità a mettere a disposizione siti su cui
realizzare ciò.
Credo sia un'esigenza giusta. un'esigenza di programmazione ,
se pur devo dire che non sono arrivate in tempo le proteste su
quella discarica, perchè se il comune interessato, invece di non
accorgersi che c'era una programmazione, ci avessero risposto
dicendo che lì non si poteva fare, noi probabilmente ci saremmo
fermati prima.
Questo non è stato fatto ne prendiamo atto, non è un problema.
Discutiamo sulla discarica, sono disponibile a rivedere il sito e
la quantità da scaricare in quella discarica, possiamo anche
spostarlo questo problema, ma una cosa è una discarica, che è
un fatto obiettivo, cosa diversa è mettere in discussione un
sistema di smaltimento quale la termovalorizzazione che oggi non
ha alternativa a meno che, e lo dico con grande lealtà, qualcuno
non mi venga a dimostrare e mi dica che c'è un'alternativa alla
termovalorizzazione che possiamo mettere in atto: Se c'è,
parliamone, se non c'è, credo che non abbiamo alternative a
questo dato.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a
mercoledì, 6 luglio 2005, alle ore 17,30 con il seguente ordine
del giorno:
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - Comunicazioni.
II - Seguito della discussione unificata delle mozioni nn.
274, 125, 188; delle interpellanze nn. 78, 139, 193; e delle
interrogazioni nn. 965 e 2291 (Gestione rifiuti in Sicilia).
III - Discussione unificata delle mozioni:
N. 291 - Valutazione dell'operato dell'Ambito
territoriale ottimale 1 Palermo
nell'affidamento del servizio idrico
integrato nell'A.T.O. 1 Palermo e
provvedimenti consequenziali.
GIANNOPOLO - CRACOLICI - SPEZIALE - ZAGO
N. 304 - Affidamento del Servizio idrico integrato
nell'Ambito territoriale ottimale 1 Palermo.
ORLANDO-CRACOLICI-FERRO-FORGIONE-GIANNOPOLO
IV - Discussione della mozione:
N. 377 - Continuità produttive delle imprese
metalmeccaniche del settore ferroviario
operanti in Sicilia.
FORMICA - IOPPOLO - SAMMARTINO -
VIRZI'
V - Discussione dei disegni di legge:
1) Norme per lo sviluppo turistico della Sicilia (n. 788/A);
2) Norme sull'esposizione al pubblico dei prezzi dei prodotti in
vendita (1023/A);
3) Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in materia
di appalti. Disposizioni concernenti l'attività degli Uffici del
Genio Civile e la prevenzione del rischio sismico (nn. 771-
774/A);
4) Istituzione di un ulteriore turno elettorale autunnale per
il rinnovo degli organi dei Comuni e delle Province della
Regione. Modifica dell'articolo 8 della legge regionale 2 agosto
2002, n. 7 (n. 977/A).
VI - Elezione delle Commissioni legislative permanenti e della
Commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
dell'Unione europea.
VII - Elezione di deputati segretari.
La seduta è tolta alle ore 23.07
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 00.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello