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Resoconto d'Aula della Seduta n. 303 di mercoledì 29 giugno 2005
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   Presidenza del vicepresidente Fleres


   CULICCHIA,  segretario  f.f., dà lettura  del  processo  verbale
  della  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

                         Congedi e missione

    PRESIDENTE   Comunico che  gli onorevoli D'Aquino  e  Moschetto
  hanno chiesto congedo per la seduta odierna.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunico,  altresì,  che  è  in missione  per  ragioni  del  suo
  ufficio, l'onorevole Turano per i giorni 28 e 29 giugno 2005.
   L'Assemblea ne prende atto.

     Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                       Commissioni legislative

    PRESIDENTE   Comunico  che i seguenti  disegni  di  legge  sono
  stati inviati alle competenti Commissioni legislative:

   AFFARI ISTITUZIONALI (I)

    Norme   in  materia  di  valutazione  di  insindacabilità   dei
  deputati dell'Assemblea regionale ai sensi dell'articolo 6  dello
  Statuto siciliano  (n. 1017)
   di iniziativa parlamentare
    inviato in data 28 giugno 2005

   BILANCIO (II)

    Disciplina  degli organismi che svolgono attività  di  garanzia
  collettiva dei fidi  (1019)
   di iniziativa parlamentare

   PARERE III COMMISSIONE

   inviato in data 29 giugno 2005

   SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

    Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 31 luglio  2003,
  n.  10,   recante  Norme per la tutela e la valorizzazione  della
  famiglia'  (n. 1018)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 28 giugno 2005

                     Annunzio di interrogazione

    PRESIDENTE   Comunico  che  è  stata  presentata  la   seguente
  interrogazione con richiesta di risposta scritta:

   N.  2297  -  Interventi in favore della frazione di San  Martino
  delle Scale del Comune di Monreale (PA).
   - Assessore Famiglia
   Firmatari:   Fleres   Salvatore;   Catania   Giuseppe;   Maurici
  Giuseppe.

   L'interrogazione, ora annunziata, sarà trasmessa al Governo.

     Comunicazione relativa alla terza Assemblea nazionale degli
    eletti e delle elette delle Assemblee legislative regionali e
                       delle Province autonome

    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi, comunico che  il  prossimo  11
  luglio,  presso  la  Camera  dei  Deputati,  si  terrà  la  terza
  Assemblea  nazionale degli eletti e delle elette delle  Assemblee
  legislative  regionali  e  delle Province  autonome,  organizzata
  dalla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti regionali d'intesa
  con la Camera dei deputati.
   Il  programma dei lavori, che sarà trasmesso a ciascun  deputato
  per  posta  elettronica,  prevede la presentazione  del  rapporto
  sullo  stato  della legislazione 2004, nonché la  trattazione  di
  prioritari argomenti di natura istituzionale.
   All'assise  sarà  presente il Presidente della Repubblica  Carlo
  Azeglio Ciampi.
   Poiché   ai  fini  dell'accreditamento  a  Montecitorio  occorre
  trasmettere  tempestivamente l'elenco dei deputati che  intendono
  partecipare  all'evento,  il  Presidente,  invita  i  Deputati  a
  comunicare alla Direzione per i rapporti istituzionali (anche con
  e-mail) entro e non oltre l'1 luglio la loro adesione.

        Avverto,   ai  sensi  dell'articolo  127,  comma   9,   del
  Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà  procedersi
  a votazioni mediante sistema elettronico.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


         Determinazione della data di discussione di mozioni

    PRESIDENTE  Si passa al punto secondo dell'ordine  del  giorno:
  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   n.   437   Interventi  per  migliorare  la  funzionalità   delle
  attività   di  individuazione  delle  aree  ad  elevato   rischio
  idrogeologico  e  per  l'adozione delle  misure  di  salvaguardia
  nell'ambito   dei  bacini ,  degli  onorevoli   Fleres,   Catania
  Giuseppe, Maurici e Baldari;

   n.  438   Interventi, anche a livello centrale, a  sostegno  del
  settore    vitivinicolo ,   degli   onorevoli   Oddo,   Speziale,
  Capodicasa, Cracolici, Giannopolo, Crisafulli ed altri.
   Invito il deputato segretario a darne lettura.

   CULICCHIA, segretario f.f.:

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   Premesso che:

   l'art.  2,  comma  2,  del  decreto  legge  n.  180  del   1998,
  convertito con modificazioni, nella legge 3 agosto 1998, n.  267,
  prevede  che  le  Regioni possano assumere, anche  in  deroga  ai
  propri  ordinamenti e con procedure d'urgenza, personale  tecnico
  con   contratti  di  diritto  privato  a  tempo  determinato  per
  l'individuazione  delle aree ad elevato rischio  idrogeologico  e
  l'adozione  delle misure di salvaguardia nell'ambito  dei  bacini
  individuati;

   l'art.  15  della legge regionale 9 marzo 2005,  n.  3,  prevede
  l'utilizzo   del   personale  precedentemente   contrattualizzato
  dall'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente  e  dal
  Ministero  dell'Ambiente e della tutela  del  territorio  per  un
  triennio,  al fine di completare la redazione del Piano  stralcio
  di bacino per l'assetto idrogeologico;

   è  opportuno  che l'attività di tale personale,  che  è  già  in
  servizio,  possa  meglio  svilupparsi  in  ciascuna  delle   nove
  province regionali siciliane, attraverso almeno due zone (Sicilia
  orientale ed occidentale) coordinate in sede centrale a  Palermo,
  al  fine  di meglio accertare le diverse situazioni, evitando  di
  sovraccaricare di costi di missione l'iniziativa;

   un  tale  decentramento potrebbe avvalersi delle  strutture  del
  Genio  civile  e/o della Protezione civile, con ciò massimizzando
  le  sinergie  territoriali, assicurando, comunque,  la  periodica
  verifica in sede centrale,

                  impegna il Governo della Regione

   a  valutare  ogni  ipotesi possibile per  meglio  utilizzare  le
  citate unità di personale destinate alla redazione del PAI per la
  salvaguardia  dei siti come in premessa indicati,  prevedendo  la
  loro  utilizzazione  nelle  nove  province  regionali  attraverso
  l'individuazione  di due macroaree, Sicilia orientale  e  Sicilia
  occidentale, con base rispettivamente a Catania ed  a  Palermo  e
  prevedendo,  altresì, periodiche verifiche  ed  il  coordinamento
  presso la sede centrale.» (437)

                            FLERES  -  CATANIA G. -MAURICI  -
                            BALDARI

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   Premesso   che  il  decreto  emanato  dal  Ministro  per   delle
  Politiche  agricole  e forestali, onorevole  Alemanno,  attuativo
  della  legge nazionale n. 71 del 2005 che riconosce lo  stato  di
  crisi  di  mercato  del  comparto  agricolo,  non  prevede  alcun
  intervento   a  sostegno  della  vitivinicoltura  della   Sicilia
  occidentale;

   Considerato che ciò pone a rischio centinaia di milioni di  euro
  e lo sviluppo di un comparto di punta dell'agricoltura siciliana;

   Visto che le delibere del Governo regionale del dicembre 2004  e
  del  febbraio 2005 non specificano lo stato di crisi del  settore
  vitivinicolo;

   Considerate le difficoltà derivanti dalle eccezionali  avversità
  atmosferiche e dal ritardo degli interventi di ristoro dovuti  ed
  indispensabili;

   Considerata  la  grande  quantità di  prodotto  invenduto  ed  i
  problemi sorti nella distillazione a seguito del sequestro  dello
  stabilimento Bertolino di Partinico (solo di recente parzialmente
  superati),

                  impegna il Governo della Regione
        e per esso l'Assessore per l'agricoltura e le foreste

   a   procedere  con  urgenza  all'immediata  integrazione   delle
  delibere  di  Giunta  del  novembre 2004  e  del  febbraio  2005,
  inserendo in maniera inequivocabile l'uva da vino;

   a  chiedere al Ministro delle Politiche agricole e forestali  la
  modifica   del   decreto   attuativo,  includendo   il   comparto
  vitivinicolo;

   all'immediata  attivazione  di  una  negoziazione  con  l'Unione
  Europea  per  i  visti  di compatibilità  necessari  ad  attivare
  concretamente gli interventi previsti dalla legge nazionale n. 71
  del 2005, succitata;

   ad  individuare  le  soluzioni  più  idonee  per  attivare  il
  pagamento  del  pregresso relativamente ai danni  subiti  dagli
  agricoltori per le eccezionali avversità atmosferiche;

   a  sostenere  a livello nazionale ed europeo, la richiesta  di
  distillazione  di  crisi,  assolutamente  necessaria  vista  la
  quantità di prodotto invenduto.» (438)

                  ODDO-SPEZIALE-CAPODICASA-CRACOLICI-GIANNOPOLO-
                  CRISAFULLI- DE BENEDICTIS-PANARELLO-VILLARI-ZAGO

     PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi, non  sorgendo  osservazioni,
  dispongo  che  la determinazione della data di discussione  delle
  mozioni  predette venga demandata alla Conferenza dei  Presidenti
  dei Gruppi parlamentari.

               Per l'inversione dell'ordine del giorno

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi, poiché  il  Presidente  della
  Regione sarà presente in Aula a partire dalle ore 19.30,  se  non
  ci  sono  osservazioni, proporrei - e desidero avere un cenno  di
  assenso  in  caso favorevole -, di invertire l'ordine del  giorno
  per  incardinare i disegni di legge numero 788/A  «Norme  per  lo
  sviluppo  turistico della Sicilia» e numero 771-774/A  «Modifiche
  ed  integrazioni alla normativa regionale in materia di  appalti.
  Disposizioni concernenti l'attività degli Uffici del Genio Civile
  e  la prevenzione del rischio sismico», prevedendo poi un termine
  per  la  presentazione  dei  rispettivi  emendamenti,  a  martedì
  mattina  della  prossima  settimana, ed  aggiornare  l'Aula  alle
  19.30.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                       Sull'ordine dei lavori

    FERRO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FERRO    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   ieri,   in
  Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, relativamente
  al  disegno  di  legge numero 788/A, credo si  sia  chiesto  agli
  Uffici  anche  un pronunciamento sulla necessità  che  lo  stesso
  provvedimento  andasse, per un parere, in  Commissione  Bilancio,
  benché  non comportasse spesa. Ritengo assolutamente normale  che
  il  disegno  di  legge  debba comunque  andare  in  visione  alla
  Commissione Bilancio, desidererei soltanto  che, preliminarmente,
  si  chiarisse questo tipo di passaggio, squisitamente  di  natura
  tecnica, più che politica. Successivamente, c'è invece un aspetto
  di natura politica determinato dal fatto che non essendo presente
  il  Governo, credo dovremmo prendere atto che il Presidente della
  Regione  arrivi  alla  19.30  e sospendere,  quindi,  la  seduta,
  avviando   la   discussione  unificata   delle   mozioni,   delle
  interpellanze  e  interrogazioni sulla gestione  dei  rifiuti  in
  Sicilia   alle  19.30,  cioè  quando  è  previsto  l'arrivo   del
  Presidente della Regione.
     Ho  approfittato della proposta della Presidenza per ricordare
  che  occorreva  un  parere degli Uffici  circa  l'opportunità  di
  inviare il disegno di legge di riforma sul turismo in Commissione
  Bilancio.

    PRESIDENTE   Onorevole colleghi, la proposta che la  Presidenza
  ha  formulato,  tiene conto del passaggio meramente  formale  che
  prevede l'incardinarsi del disegno di legge.
   L'osservazione che l'onorevole Ferro ha formulato, come  sapete,
  è stata sollevata anche nel corso della Conferenza dei Presidenti
  dei  Gruppi parlamentari, pertanto, ritengo che potremmo comunque
  ascoltare la relazione, incardinare, quindi, il disegno di  legge
  ed inviarlo in Commissione Bilancio.

     SPEZIALE  Signor Presidente, il Governo non è presente.

     PRESIDENTE   Onorevole  Speziale,  è  soltanto  per  un  fatto
  formale. Se non siete d'accordo, la Presidenza non insiste.
   Onorevoli  colleghi,  a  questo  punto,  dobbiamo  decidere   se
  inviare  il disegno di legge in Commissione Bilancio. Se  non  ci
  sono osservazioni,  resta così stabilito.

     CAPODICASA  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPODICASA  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo
  soltanto per avere, non dico la garanzia della Presidenza  perché
  essa  non  può  che  comunicare quanto  gli  viene  a  sua  volta
  comunicato,   ma   poiché  siamo  dinanzi   all'ennesimo   rinvio
  effettuato sulla mozione relativa al piano regionale dei rifiuti,
  mi  chiedo  se  la  Presidenza è certa che  il  Presidente  della
  Regione sarà presente in Aula alle 19.30.

    PRESIDENTE  Onorevole Capodicasa, la Presidenza è sicura.
   Onorevoli  colleghi,  sospendo  la  seduta,  avvertendo  che  la
  stessa riprenderà alle ore 19.30.

    (La seduta, sospesa alle ore 18.22, è ripresa alle ore 20.00)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


         Discussione unificata di mozioni, interpellanze ed
    interrogazioni in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  si  passa  al  punto   terzo
  dell'ordine   del  giorno:  Discussione  unificata  di   mozioni,
  interpellanze  ed  interrogazioni  in  materia  di  gestione  dei
  rifiuti in Sicilia.
   Preciso  che la discussione unificata verterà sui seguenti  atti
  di indirizzo politico, o ispettivi:

   mozione  n. 274  Revoca e riconsiderazione del piano di gestione
  dei  rifiuti ,  degli onorevoli Capodicasa, Speziale,  Cracolici,
  Crisafulli, Barbagallo, Ferro ed altri;
   mozione  n. 125  Iniziative in materia di raccolta dei rifiuti ,
  degli  onorevoli Giannopolo, Speziale, Capodicasa, Cracolici   ed
  altri;
   mozione   n.  188   Previsione  di  termini  adeguati   per   la
  costituzione,  da parte degli Enti locali, delle società  per  la
  gestione  integrata dei rifiuti , degli onorevoli  Raiti,  Ferro,
  Morinello, Miccichè, Orlando;
   interpellanza  n.  78   Chiarimenti a seguito  dell'annullamento
  dell'ordinanza  2983 del 1999 del Presidente  del  Consiglio  dei
  Ministri,  in  materia di dichiarazione dello stato di  emergenza
  per  i  rifiuti  in  Sicilia , degli  onorevoli  Ferro,  Orlando,
  Miccichè, Morinello, Raiti;
   interpellanza   n.  139   Motivi  riguardanti   la   scelta   di
  installare  un  termoconvertitore  nella  zona  di  Casteltermini
  (AG) , dell'onorevole Morinello;
   interpellanza n. 193   Iniziative, anche di ordine  procedurale,
  relative  al  piano  di  gestione dei rifiuti ,  degli  onorevoli
  Ferro, Orlando, Miccichè, Morinello;
   interrogazione n. 965  Notizie in materia di gestione  integrata
  dei rifiuti in Sicilia , dell'onorevole Panarello.
   interrogazione  n. 2291  Ritiro dell'ordinanza  n.  362  del  27
  aprile 2005 del Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la
  tutela  delle  acque  in Sicilia, recante 'Progetto  del  sistema
  integrato  per  l'utilizzo della frazione residua dei  r.s.u.  al
  netto  della  raccolta differenziata prodotta  nei  comuni  della
  Sicilia - Sistema Agrigento - Ato: AG 1 - AG 2 - AG 3 - CL 1 - CL
  2 - PA 4 sud - TP 2'.' dell'onorevoole Miccichè.

   Ne dò lettura:

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   con  l'ordinanza  di  Protezione civile n.  2983  del  1999,  il
  Presidente  della  Regione è stato nominato commissario  delegato
  per l'emergenza rifiuti;

   per  effetto  di  ordinanze e successive proroghe  lo  stato  di
  emergenza è stato prorogato fino al 31 dicembre 2004;

   ai  sensi e per gli effetti delle citate ordinanze, con  decreto
  n.  150  del  25  luglio  2000,  il Presidente  della  Regione  -
  commissario delegato - , ha approvato il Documento delle priorità
  degli interventi per l'emergenza rifiuti (PIER), pubblicato nella
  GURS del 4 agosto 2000;

   tale   Documento,  in  osservanza  del  disposto   del   Decreto
  legislativo n. 22 del 1997, prevedeva un sistema di gestione  dei
  rifiuti centrato sulla raccolta differenziata 'spinta' (almeno il
  50 per cento);

   la   previsione   contenuta   nel   Documento-PIER   contemplava
  l'eventualità  che  ad  essere avviato  alla  termovalorizzazione
  fosse solo il combustibile derivato da rifiuti (CDR), e cioè,  un
  combustibile   ricavato  dai  rifiuti  il   cui   trattamento   è
  finalizzato  all'eliminazione delle parti pericolose dei  rifiuti
  solidi urbani (RSU) ed all'aumento del potere calorico;

   nel  PIER  l'utilizzazione del combustibile derivato da  rifiuti
  (CDR)  -  al  fine di non aumentarne l'emissione in  atmosfera  -
  veniva   prevista  in  impianti  energetici  esistenti  (centrali
  elettriche  o  cementerie) o, in caso di indisponibilità,  in  un
  unico  impianto  dedicato, da realizzare in  un'area  lontana  da
  qualsiasi  centro  abitato, dove trasportare  su  rotaia  il  CDR
  prodotto da nove impianti - tanti quanti erano gli ATO previsti -
  localizzati  in  aree industriali forniti di 'rotaia',  anche  al
  fine  di  eliminare l'impatto della mobilità di grandi  mezzi  di
  trasporto;

   con  l'ordinanza di Protezione civile n. 3190 del 2002,  emanata
  in seguito all'intesa concessa dal Presidente della Regione, sono
  stati   stravolti   l'impianto  e  le  previsioni   del   Decreto
  legislativo  n.  22  del  1997 e le direttive  europee  che  tale
  decreto   recepisce,   nonché   le  previsioni   sulla   raccolta
  differenziata  contenute nel Documento-PIER fino a prevedere  che
  ad  essere avviato alla termovalorizzazione non sia il CDR, privo
  di  sostanze  pericolose  e prodotto secondo  le  caratteristiche
  specificate dal Decreto ministeriale del 5 febbraio 1998;

   conseguentemente  il  Presidente  della  Regione  -  commissario
  delegato  -  in  deroga  al  bando di  gara  europeo,  ha  emesso
  l'ordinanza n. 333 del 2/5/2003 con la quale si individuavano  le
  procedure di selezione, di cui all'avviso pubblico per la stipula
  di  convenzione  per  l'utilizzo  della  frazione  residua  della
  raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani;

   l'avviso pubblico di cui sopra, pubblicato sulla Gurs n. 32  del
  9  agosto  2002, nonché sulla GUCE n. S 158 del 16  agosto  2002,
  delega la localizzazione degli impianti di termovalorizzazione  e
  il  numero  degli  stessi  in  base all'offerta  degli  operatori
  industriali aggiudicatari della gara;

   gli   aggiudicatari  della  gara  gestiranno  il   servizio   di
  incenerimento dei rifiuti per 20 anni, cinque in più rispetto  al
  tempo di vita stimato per un termovalorizzatore e cinque/dieci in
  più  rispetto  alle  concessioni rilasciate  in  questi  anni  in
  Italia;

   il  costo della termovalorizzazione degli RSU è stato   definito
  mediamente   in   80        alla tonnellata,  e  cioè  160  delle
  vecchie lire al kilogrammo, che equivale a circa il doppio  della
  tariffa  stabilita  nelle regioni in regime di  commissariamento,
  come  la Calabria e la Campania, o come quella stabilita  per  il
  recente impianto che si trova nella città di Brescia;

   a  seguito  dello svolgimento della selezione di cui  all'Avviso
  pubblico  sopra citato, il Presidente della Regione - commissario
  delegato  -  con la medesima Ordinanza n. 333 del 2  maggio  2003
  (art.   1)   prende   atto   del   numero   degli   impianti   di
  termovalorizzazione    (quattro),   così    come    della    loro
  localizzazione  nei  comuni,  di  Casteltermini   (AG),   Palermo
  (Bellolampo),  Augusta (SR) e Paternò (CT), così  come  descritto
  negli allegati alla stessa Ordinanza A1, A2, A3, A4;

   i  succitati termovalorizzatori saranno alimentati non dal  CDR,
  prodotto  con  i  requisiti  di compatibilità  previsti,  ma  dai
  rifiuti  indifferenziati con il conseguente aumento  del  rischio
  ambientale e per la salute dei cittadini;

   la  scelta  di  avviare a termovalorizzazione la frazione  secca
  dei rifiuti, al netto della raccolta differenziata (oggi la quasi
  totalità),  anziché  il  CDR, come prevedeva  il  Documento-PIER,
  all'epoca  unico  strumento di programmazione,  configura     una
  aperta violazione normativa;

   tale scelta ha comportato, comunque, non solo un alto numero  di
  termovalorizzatori (quattro) da realizzare in Sicilia,  ma  anche
  un  accrescimento smisurato (rispetto alle previsioni  del  PIER)
  della quantità di rifiuti da destinare all'incenerimento, pari  a
  2.400.000  tonnellate,  e  cioè il  100  per  cento  dei  rifiuti
  prodotti in Sicilia;

   alcuni  dei siti prescelti dai soggetti industriali sono ubicati
  in  aree  adiacenti a centri abitati ed in aree  non  idonee,  in
  contrasto  con elementari principi di precauzione e  prudenza,  e
  qualcuno  in  area  di  interesse  archeologico  ambientale  o  a
  vocazione turistica;

   il   sistema  di  trasporto  dei  rifiuti,  in  particolare   la
  movimentazione di grossi mezzi e di autoarticolati dalle stazioni
  di   trasferenza     agli    impianti   di   termovalorizzazione,
  rappresenterà      un appesantimento insostenibile per un  numero
  considerevole  di comuni, alcuni dei quali vedranno  notevolmente
  accresciuto  il  traffico  interno di attraversamento  dei  mezzi
  pesanti;

   CONSIDERATO, inoltre, che:

   la  conseguenza immediata di tutto ciò è un aumentato costo  per
  i  comuni  del servizio di smaltimento dei rifiuti e, quindi,  la
  spropositata lievitazione della tariffa che le famiglie siciliane
  dovranno pagare per tale servizio;

   tale  eventualità ha sollevato vibrate proteste da  parte  delle
  popolazioni, dei rappresentanti politici ed istituzionali,  delle
  associazioni ambientaliste e sindacali;

   in  effetti,  alla  luce  del sistema  adottato  dal  Piano  dei
  Rifiuti  e  dai  provvedimenti del  Presidente  della  Regione  -
  commissario  delegato per lo smaltimento e la termovalorizzazione
  dei   rifiuti  -  appare  fondato  l'allarme  diffusosi  tra   le
  popolazioni  per  le  conseguenze a breve e lungo  termine  sulla
  salute umana, sulla qualità della vita, sulla mobilità urbana  ed
  interurbana  e  potrebbe  ripercuotersi sulla  catena  alimentare
  delle aree direttamente interessate;

   a  tale  proposito  non appaiono rassicuranti  le  dichiarazioni
  rilasciate dal Presidente della Regione - commissario delegato  -
  circa  la  insussistenza  di  rischio  alcuno  per  la  salubrità
  ambientale,     proprio      perché  scarsamente  suffragata   da
  supporti tecnicoscientifici;

   data   l'importanza  della  posta  in  gioco,  appare  opportuno
  rivedere  le previsioni del piano e delle relative ordinanze  che
  dispongono  la  termovalorizzazione alle  condizioni  attuali  di
  quasi il 100 per cento dei rifiuti indifferenziati;

   termovalorizzare   2,5   milioni  di   tonnellate   equivale   a
  destinare, in termini di investimenti, quasi 1 miliardo  di  euro
  per   la   realizzazione      del       sistema       dei       4
  termovalorizzatori,     con     un      effetto occupazionale  di
  meno  di  1000  unità,  a  fronte di  un  sistema  tracciato  nel
  Documento-PIER  con un costo inferiore del 50  per  cento  e  che
  avrebbe  prodotto un'occupazione di 7.000 unità e  fatto  nascere
  decine di aziende nella filiera della gestione-riciclo.

   CONSIDERATO, altresì, che

   con  ordinanza commissariale del 18 dicembre 2002, n.  1166,  il
  Presidente della Regione - commissario delegato - ha adottato  il
  piano regionale di gestione dei rifiuti;

   a   norma   dell'art.  19  (comma  1,  lettera  a)  del  Decreto
  legislativo n. 22 del 1997, la competenza per l'approvazione  del
  piano  regionale per la gestione dei rifiuti è della  Regione  e,
  per essa, dell'organismo legislativo;

   in  caso  di inadempienza l'art. 8 del citato D.lgs  n.  22  del
  1997   prevede  l'intervento,  in  via  sostitutiva,  (attraverso
  commissariamento) per la 'elaborazione' del piano regionale e non
  della  sua  'approvazione' che rimane di  competenza  dell'organo
  legislativo della Regione;

   TENUTO CONTO che:

   al   contrario,   sulla   base   di  un'illegittima   previsione
  dell'ordinanza  ministeriale,  il  Presidente  della  Regione   -
  commissario delegato - ha non solo provveduto alla 'elaborazione'
  del piano, ma anche alla sua 'adozione';

   tale  procedura si palesa illegittima ed in violazione dell'art.
  22,  comma  10  del  D.lgs  n. 22 del  1997  che  disciplina  gli
  interventi   che   possono   essere   delegati      all'eventuale
  commissario, tra i quali non rientra l'adozione del piano;

   in  ogni  caso,  il piano non rispetta le indicazioni  contenute
  nel  Decreto  Ronchi, per esempio, in materia di bonifiche  delle
  discariche,

                 IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

   a revocare in autotutela il piano di gestione dei rifiuti;

   a  rimetterlo  all'esame dei competenti organi  assembleari  per
  una profonda revisione, modifica e la sua conseguente adozione;

   a  rivedere le decisioni relative agli obiettivi della  raccolta
  differenziata per adeguarli alle direttive europee e al D.lgs. n.
  22  del  1997, attraverso la riduzione, il riciclo, il riuso,  ed
  infine, il recupero energetico solo attraverso il CDR;

   a   rivalutare,   comunque,  l'ubicazione  degli   impianti   di
  termovalorizzazione;

   a  nominare una commissione di alto livello scientifico, la  cui
  composizione   tenga   conto  anche   delle   indicazioni   delle
  associazioni   ambientaliste,  dei  comitati   civici   e   delle
  istituzioni  locali,  che,  oltre  al  parere  della  commissione
  nazionale  per  la  valutazione  di  impatto  ambientale   (VIA),
  fornisca  un documentato parere sull'impatto ambientale di  tutte
  le  fasi,  pre e post termovalorizzazione, sui possibili  effetti
  sulla salute dei cittadini e sull'ambiente.» (274)

  CAPODICASA-SPEZIALE-CRACOLICI-CRISAFULLI-DE BENEDICTIS - ODDO -
  PANARELLO-VILLARI-ZAGO-BARBAGALLO-FERRO-FORGIONE-ORTISI-GIANNOPOLO
  GALLETTI-  GENOVESE-GURRIERI-LIOTTA-MANZULLO-MICCICHE'-MORINELLO-
  ORLANDO-RAITI-SPAMPINATO-TUMINO-VITRANO- ZANGARA-SANZERI

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   -  con  le  ordinanze del Ministro dell'Interno n. 2983  del  31
  maggio  1999,  n. 3048 del 31 marzo 2000, n. 3072 del  21  luglio
  2000  e  n. 3136 del 25 maggio 2001, il Presidente della  Regione
  siciliana è stato nominato commissario delegato e gli sono  stati
  affidati  i  compiti da realizzare per superare  l'emergenza  nel
  campo dei rifiuti e della tutela dei corpi idrici;

   -  con l'O.P.C.M. del 14 gennaio 2002, è stato prorogato per tre
  anni,  fino  al  31  dicembre 2004, lo stato  d'emergenza  per  i
  rifiuti e la tutela dei corpi idrici in Sicilia;

   -  con  l'ordinanza  n. 3190 del 22 marzo 2002,  al  commissario
  delegato-Presidente  della  Regione sono  stati  conferiti  nuovi
  poteri e introdotte nuove e significative disposizioni;

   -  con  ordinanza  commissariale del 28 agosto 2001,  pubblicata
  nella  Gurs  n.  44 del 7 settembre 2001, è stato  modificato  un
  precedente  decreto commissariale che disciplinava l'ingresso  in
  Sicilia  dei rifiuti speciali e pericolosi provenienti  da  altre
  regioni,   senza  acquisire  la  prevista  intesa  del  Ministero
  dell'Ambiente;

   -  l'ordinanza del 28 agosto 2001 appare illegittima  in  quanto
  viola il comma 6 dell'art. 5 dell'ordinanza del 31 maggio 1999  e
  successive  modifiche ed integrazioni, che prevedeva  l'esplicito
  divieto  di 'ingresso nel territorio della Regione siciliana  dei
  rifiuti  destinati allo smaltimento, provenienti da altre regioni
  o dall'estero ..';

   -  tale  divieto  è  derogabile  solo  per  'l'importazione  nel
  territorio della Regione siciliana di rifiuti destinati ad essere
  riciclati  o  recuperati  nel  territorio  medesimo',  e   queste
  previsioni sono state confermate anche dall'ordinanza n. 3190 del
  22 marzo 2002;

   -  in  data  4  marzo  2002 con ordinanza del vice  commissario,
  pubblicata sulla Gurs del 3 maggio 2002 n. 20, la Colacem S.p.A.,
  è  stata  autorizzata all'importazione di polveri  di  alluminio,
  rifiuto molto pericoloso;

   -  con  l'ordinanza del vice commissario del 7 dicembre 2001,  è
  stato emanato il Piano stralcio per lo stoccaggio provvisorio dei
  rifiuti  speciali  e  pericolosi, nonostante che  la  commissione
  scientifica  nominata dal Ministro dell'Ambiente avesse  bocciato
  all'unanimità    tale    piano,   ritenendolo    illegittimo    e
  ambientalmente insostenibile;

   -   con  la  stessa  ordinanza  del  7  dicembre  2001  il  vice
  commissario  ha  assegnato ai privati  la  gestione  dei  'centri
  stoccaggio', nonostante l'art. 4 dell'ordinanza n. 3072/2000, che
  dispone  la sospensione del rilascio delle autorizzazioni  per  i
  privati  per  la gestione impianti da autorizzare ai sensi  degli
  artt. 27 e 28 del decreto legislativo n. 22 del 1997;

   -  insieme  alla richiesta di parere trasmesso alla  commissione
  scientifica  sui 'centri di stoccaggio', il vice  commissario  ha
  inviato   il   piano   per  la  gestione  dei  rifiuti   speciali
  relativamente  all'amianto e agli inerti, su cui  la  commissione
  diede  il proprio parere favorevole nella stessa adunanza in  cui
  esprimeva  il  parere contrario per i 'centri di stoccaggio',  ma
  stranamente tale piano non è stato ancora emanato;

   -  con  l'ordinanza commissariale del 23 luglio 2001, pubblicata
  nella  Gurs  n. 39 del 3 agosto 2001, il commissario delegato  ha
  delegato  le  proprie  funzioni  e  i  propri  compiti  al   vice
  commissario,  senza  indicare le particolari competenze  tecniche
  del vice commissario nominato;

   -  con  ordinanza  commissariale del  21  giugno  2001  è  stato
  istituito l'Osservatorio regionale sui rifiuti;

   TENUTO CONTO che con decreto del commissario del 25 luglio  2000
  è stato approvato il Piano regionale degli interventi d'emergenza
  per  i  rifiuti,  il cosiddetto P.I.E.R., che  ha  stabilito  gli
  interventi da porre in essere al fine di superare in ventiquattro
  mesi l'emergenza nel settore dei rifiuti;

   RILEVATO che:

   -  con  decreto  commissariale n. 633 dell' 11  luglio  2001,  è
  stata disposta la pubblicazione in Gurs delle Linee guida per  la
  raccolta   differenziata   ed   i  criteri   tecnoeconomici   per
  l'organizzazione del servizio, che diversi Comuni  della  Sicilia
  hanno già recepito;

   -  ad  oggi,  questo  decreto non è stato mai  pubblicato  nella
  Gurs;

   -   l'ultima  ordinanza  del  Ministro  dell'Interno,   (la   n.
  3190/2002),   rivoluziona  gli  obiettivi  e  le   modalità   per
  affrontare  e  risolvere  l'emergenza nel  settore  dei  rifiuti,
  prevedendo un sistema di gestione basato sulle discariche e sugli
  inceneritori;

   -  tale scelta oltre ad essere insostenibile dal punto di  vista
  ambientale,  preclude  la possibilità di realizzare  una  moderna
  gestione  industriale dei rifiuti, così come  sta  avvenendo  nel
  resto del Paese e dell'Europa;

   -  l'ordinanza  n.  3190/2002  posticipa  i  termini  entro  cui
  raggiungere  gli  obiettivi del 15%  e  del  25%  della  raccolta
  differenziata, rispettivamente al 31 dicembre del 2003 e al  2005
  (il  cosiddetto  decreto 'Ronchi' prevedeva, invece,  il  15%  al
  marzo  del  1999  e  il 25% al marzo del 2001,  obiettivi  questi
  raggiunti per la maggioranza della popolazione italiana);

   -  con  l'ordinanza n. 3190/2002 si vuole nei fatti  tentare  di
  superare  e  azzerare  tutta l'attività di pianificazione  finora
  realizzata,  che  se fosse stata posta in essere dal  commissario
  delegato,  avrebbe permesso di superare l'emergenza  in  24  mesi
  dall'emanazione del P.I.E.R., e cioè al luglio del 2002;

   -  questa ordinanza riporta la Sicilia alle condizioni in cui si
  trovava prima del commissariamento del 1999, vanificando così  la
  possibilità   di   realizzare  nell'Isola,  nel  pieno   rispetto
  dell'ambiente,  un  moderno  ciclo industriale  dei  rifiuti  con
  indubbi benefici economici ed occupazionali;

   -  prima del commissariamento del 1999, in Sicilia si faceva  un
  ricorso  esclusivo alla discarica quale forma di smaltimento  dei
  rifiuti  solidi  urbani,  nonostante  l'esistenza  di  un   piano
  regionale (quello del 1989);

   -  con  l'attivazione del commissariamento è  stata  avviata  la
  pianificazione  che si è basata su due principi, la  salvaguardia
  dell'ambiente  e  la  realizzazione  di  una  moderna   struttura
  industriale per la gestione integrata dei rifiuti;

   -  tali  obiettivi  dovevano  essere conseguiti  attraverso:  la
  realizzazione  di  9  impianti  per  la  produzione  di  CDR   da
  aggiudicare  con un bando di gara comunitario che avrebbe  dovuto
  prevedere  l'obbligo  per  i prodotti di  utilizzare  il  CDR  in
  impianti  industriali esistenti (cementerie,  centrali  termiche,
  ecc  )  al  fine  di evitare nuove emissioni in  atmosfera  o  in
  impianti dedicati che facessero uso di tecnologie a basso impatto
  ambientale; la realizzazione di 35 impianti per la produzione  di
  Compost  di  qualità;  la  costruzione  di  23  impianti  per  la
  selezione  del  multimateriale e la dislocazione  nel  territorio
  dell'Isola di 15 stazioni di trasferenza;

   -  questo complesso impiantistico è stato elaborato al dettaglio
  secondo  i  criteri di efficienza, di economia  e  basso  impatto
  ambientale,  sia  per  gli  impianti  che  per  il  sistema   dei
  trasporti;

   -  tutta l'impiantistica è stata prevista nelle aree industriali
  ed   inserita  all'interno  dei  rispettivi  Ambiti  territoriali
  ottimali;

   -  erano  inoltre  state  definite le modalità  di  gestione  in
  sicurezza   delle  discariche  controllate  e  delle   discariche
  d'emergenza,  ed  erano state approvate le  linee  guida  per  la
  raccolta differenziata;

   -  in  base  a tale sforzo di pianificazione già nell'anno  2000
  tutto  era  pronto per avviare la realizzazione delle  opere  che
  avrebbero  permesso di uscire dall'emergenza, ma  nulla  è  stato
  fatto  e  nell'ultimo anno vi è stata la paralisi totale di  ogni
  attività   (basti   guardare  il  rendiconto  finanziario   della
  struttura commissariale);

   RITENUTO   lesivo  dell'autonomia  degli  enti  locali,   nonché
  oneroso,  quanto previsto dal comma 3 dell'art. 5  dell'ordinanza
  n. 3190/2002, in quanto il commissario delegato dispone l'obbligo
  del  conferimento  dei rifiuti da parte dei  Comuni  in  impianti
  gestiti  da  privati che egli stesso individua  (in  deroga  alle
  norme sugli appalti) e con la stessa convenzione che stipula  con
  il  gestore  dell'impianto, stabilisce la  tariffa  che  dovranno
  pagare i Comuni per il conferimento dei rifiuti;

   ATTESO che:

   -  in  base  all'ordinanza n. 3190/2002 il commissario delegato-
  Presidente  della Regione può nominare, d'intesa con il  Ministro
  dell'Ambiente,  subcommissari, senza che  vengano  specificati  i
  compiti,  le  funzioni  e  il numero,  in  difformità  da  quanto
  previsto dal comma 4 dell'art. 5 della legge n. 225 del 1992;

   -  con  l'ordinanza  commissariale del 23 luglio  2001  è  stato
  nominato  un vice commissario delegato per i rifiuti e la  tutela
  dei  corpi  idrici,  nonostante che il Presidente  della  Regione
  siciliana  sia stato nominato commissario delegato  dal  Ministro
  degli  Interni (ai sensi dell'art. 5, legge n. 225  del  1992)  e
  che,  in quanto delegato, non ha poteri di sub delega, così  come
  si  era  espresso lo stesso ufficio legale della Regione  con  il
  parere n. 233.99.11;

   -  con l'ordinanza n. 3190/2002 è stato soppresso l'Osservatorio
  regionale  per  i  rifiuti, per cui la Sicilia è l'unica  Regione
  priva di questo importante strumento necessario per monitorare la
  corretta gestione dei rifiuti;

   -  è  stato  accertato  che circa 12 milioni  di  tonnellate  di
  rifiuti  speciali e pericolosi sfuggono a qualsiasi controllo  in
  ordine alla loro destinazione finale;

   CONSIDERATO che:

   -  sono  stati conferiti al commissario delegato ampi poteri  in
  ordine  alla  possibilità  di derogare  alle  leggi  regionali  e
  nazionali  in  materia di urbanistica, di rilascio dei  pareri  e
  nulla  osta, di appalti pubblici, di competenze degli enti locali
  e di organizzazione della pubblica amministrazione;

   -  tali  poteri  di deroga appaiono immotivati non  solo  perché
  alcune  di  queste deroghe sembrano essere in palese    contrasto
  con     i     principi      generali  dell'ordinamento  giuridico
  (così  come  stabilito dalla legge n. 225/92), ma  anche  perché,
  sembrano incongruenti rispetto alle attività da porre in  essere,
  (vedi  le deroghe alle leggi sul condono edilizio, la tutela  dei
  centri  storici,  la 'Galasso', le norme sugli  appalti,  i  beni
  monumentali, ambientali e culturali);

   -  tutto  ciò  pone pertanto un problema di ordine  giuridico  e
  amministrativo,   nonché  la  necessità  di   codificare   alcuni
  comportamenti del Presidente della Regione-commissario  delegato,
  per garantire trasparenza e legittimità in ordine alle iniziative
  che  intenderà  assumere  con  il  potere  derogatorio  a  queste
  importanti leggi,

                 IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

   -          a       farsi        promotore       dell'istituzione
  dell'Osservatorio  regionale sui rifiuti, sul modello  di  quello
  nazionale  istituito  con  il  decreto  legislativo  22/97,   con
  l'obiettivo  di  conferire  allo  stesso  Osservatorio  un  ruolo
  importante nella lotta alle ecomafie;

   -  a  garantire  il  rispetto  degli  obiettivi  della  raccolta
  differenziata   previsti  dal  decreto  legislativo   n.   22/97,
  attraverso un piano che preveda il metodo del porta a porta,  che
  potrebbe  impiegare ottomila nuovi operatori (il  rispetto  degli
  obiettivi  si  rende  necessario anche  in  considerazione  della
  dimensione   imprenditoriale  che  può   assumere   la   raccolta
  differenziata  che  è il sistema economicamente  più  competitivo
  rispetto  sia  alle discariche controllate che agli inceneritori,
  che a differenza, del 'porta a porta', richiedono poche decine di
  operatori addetti);

   -   a  pubblicare  in  Gurs  le  linee  guida  per  la  raccolta
  differenziata;

   -  a  modificare  il  Piano regionale sui centri  di  stoccaggio
  provvisori  dei  rifiuti  speciali e  pericolosi,  prevedendo  un
  numero   proporzionato   al  reale  fabbisogno,   stabilendo   la
  destinazione  finale di tali rifiuti da stoccare provvisoriamente
  e  da  controllare  rigorosamente con un sistema  di  rilevamento
  delle diverse fasi di trasferimento dei rifiuti, e reintroducendo
  la titolarità pubblica di tali centri;

   -  a  dare  immediata attuazione, d'intesa con  i  Prefetti,  al
  Piano  di  realizzazione delle discariche consortili, controllate
  secondo le destinazioni funzionali previste ed approvate;

   -  ad  istituire  un  tavolo  di  confronto  permanente  tra  la
  Regione,  le  Prefetture  dell'Isola,  i  Comuni  e  le   Aziende
  municipalizzate, allo scopo di concordare le politiche tariffarie
  nel   caso  di  conferimento  obbligatorio  a  soggetti  privati,
  valutarne  l'utilità e verificarne la trasparenza nelle procedure
  di affidamento, che comunque devono essere di evidenza pubblica;

   -  a modificare l'Ordinanza commissariale del 28 agosto 2001, al
  fine  di  vietare  l'ingresso in Sicilia dei rifiuti  speciali  e
  pericolosi,  con  la  sola eccezionale deroga  per  quei  rifiuti
  destinati  al  riciclaggio o al riuso in  impianti  appositamente
  autorizzati, vietandone ogni possibile stoccaggio provvisorio;

   -  a chiedere al Ministro dell'Interno di ridefinire i contenuti
  dell'ordinanza  n.  3190 del 22 marzo 2002,  in  direzione  della
  piena attuazione del P.I.E.R.;

   -  a  non derogare ad alcuna norma nazionale e regionale in tema
  di   compatibilità  e  di  regime  di  autorizzazioni  nel  campo
  ambientale  e  in  tema  di procedure di  appalti,  che  dovranno
  garantire    il    massimo   della       trasparenza,       della
  concorrenzialità      e     dell'interesse     della     pubblica
  amministrazione;

   -  a definire criteri oggettivi e modalità di finanziamento e di
  realizzazione  per gli interventi di bonifica dei siti  inquinati
  finanziati dal Ministero per l'Ambiente;

   -  a  stipulare  con le Prefetture dell'Isola e  con  i  vertici
  delle  forze dell'ordine protocolli di legalità e sicurezza nella
  gestione dell'emergenza rifiuti in Sicilia, in considerazione del
  fatto che, da più parti e da più fonti investigative, è emersa la
  presenza in questo settore delle organizzazioni mafiose siciliane
  ed internazionali.» (125)

   GIANNOPOLO-SPEZIALE-CAPODICASA-CRACOLICI-CRISAFULLI-DE BENEDICTIS
   ODDO-PANARELLO-VILLARI-ZAGO

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   -  con  circolare  n. 3222 del 30 marzo 2001,  cui  hanno  fatto
  seguito  le note del 22 maggio 2001, del 5 settembre 2002  e,  da
  ultimo, dell'11 novembre 2002, l'Ufficio del Commissario delegato
  per  l'emergenza rifiuti ha ribadito la necessità che i Comuni  e
  le   Province  pongano  in  essere  gli  adempimenti  volti  alla
  costituzione  delle società che dovranno assicurare  la  gestione
  integrata dei rifiuti;

   -  nella  nota  dell'11 novembre 2002 sono state individuate  le
  scadenze temporali inerenti ai singoli adempimenti;

   -   particolare   importanza,  tra  le  scadenze,   riveste   la
  deliberazione  consiliare con la quale  si  autorizza  il  legale
  rappresentante dell'ente o un suo delegato a sottoscrivere l'atto
  costitutivo della società e ad adottare gli atti connessi;

   CONSIDERATO  che  l'argomento  è stato  oggetto  di  un'apposita
  riunione svoltasi il 28 novembre, presieduta dal Presidente della
  Regione, On. Salvatore Cuffaro, cui ha partecipato anche il  Vice
  Commissario per l'emergenza rifiuti;

   PRESO ATTO del fatto che:

   -   in   data   3  dicembre  è  stata  inviata,  a  mezzo   fax,
  comunicazione  a tutti i Comuni interessati, per gli  adempimenti
  di  propria competenza per la costituzione delle società  per  la
  gestione integrata dei rifiuti;

   -  il  fax  di cui al punto precedente prevedeva di adempiere  a
  tutte le incombenze entro le 24 ore dalla ricezione;

   -   i  Consigli  comunali,  secondo  quanto  indicato  nel  fax,
  avrebbero dovuto deliberare entro cinque giorni sugli adempimenti
  necessari  alla  costituzione delle società per la  gestione  dei
  rifiuti;

   -  nel  caso  in cui i termini precedentemente indicati  fossero
  trascorsi infruttuosamente, si sarebbe provveduto alla nomina  in
  via sostitutiva, mediante Commissario ad acta, con oneri a carico
  degli Enti inadempienti;

   -  successivamente alla scadenza dei termini,  ben  quattrocento
  Commissari  ad  acta sono stati inviati dall'Assessore  regionale
  per  gli  enti locali presso i Comuni e le Province inadempienti,
  con spese ed oneri a carico di questi ultimi;

   RITENUTO che:

   -  i  termini  previsti  sono troppo  brevi,  per  cui  è  stato
  impossibile  per  gli  Enti  provvedere  a  compiere  tutti   gli
  adempimenti  richiesti  cosicché  tutti  si  troveranno  in   una
  situazione di inadempienza;

   -   un  margine  temporale  adeguato  è  necessario  affinché  i
  Consigli comunali e provinciali, possono studiare l'argomento  ed
  esprimere le proprie determinazioni,

                  IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

   -  ad intervenire prevedendo termini che possano permettere agli
  Enti   locali  di  adeguarsi  alla  normativa  che   prevede   la
  costituzione di società per la gestione dei rifiuti, evitando che
  gli  stessi Enti si trovino in una situazione di inadempienza che
  sicuramente  non permette di realizzare quello che è  lo  spirito
  della legge e aumenta inutilmente e ingiustificatamente gli oneri
  a carico dei cittadini;

   -  a  sottoporre  al  dibattito  d'Aula  il  Piano  dei  rifiuti
  approvato.» (188)

   RAITI - FERRO - MORINELLO - MICCICHE' - ORLANDO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   -  con  sentenza  n.  1148 del 14 febbraio  2001,  il  Tribunale
  Amministrativo  Regionale del Lazio,  a  seguito  di  un  ricorso
  presentato  da  alcune  ditte private ha  annullato  'nei  limiti
  indicati in motivazione' l'ordinanza del Presidente del Consiglio
  dei  Ministri 2983 del 31 maggio 1999 inerente alla dichiarazione
  dello  stato  di  emergenza  per  i  rifiuti  in  Sicilia  ed  al
  conferimento di poteri straordinari al Commissario nella  persona
  del Presidente della Regione;

   -  nella successiva ordinanza n. 1057 del 23 maggio 2001, il TAR
  Catania, Sezione prima, nel pronunciarsi su un altro ricorso,  ha
  affermato   che   'l'annullamento  giurisdizionale   ha   effetti
  caducanti e non meramente vizianti delle successive ordinanze del
  31.3.2000  e  del 21.7.2000 di parziale modifica ed  integrazione
  della prima';

   -  le  'successive ordinanze' cui fa riferimento il TAR  Catania
  sono  quelle  emesse  dalla Presidenza del Consiglio  a  parziale
  integrazione   e   modifica  della  prima,   sempre   riguardanti
  l'emergenza rifiuti e l'ampliamento dei poteri del Commissario;

   -   ancora   il  9  ottobre  2002,  il  Consiglio  di  Giustizia
  Amministrativa   ha  emesso  un'ordinanza,   adottata   in   sede
  cautelare,  in  cui viene espresso chiaramente  il  giudizio  che
  considera interamente annullata la prima ordinanza del Presidente
  del Consiglio;

   ritenuto che:

   -  secondo  quanto espresso dal TAR Catania e dal  Consiglio  di
  Giustizia  Amministrativa, tutte le ordinanze e  i  provvedimenti
  adottati a seguito dell'ordinanza del Presidente del Consiglio n.
  2983  del 1999 sono da intendersi non 'viziati' ma nulli di fatto
  e quindi illegittimi;

   -  tale nullità vale anche per il Piano di emergenza dei rifiuti
  di recente presentato con grande clamore;

   considerato   che   è   prevista  una  notevole   partecipazione
  finanziaria  da parte dell'Unione Europea per la  gestione  e  la
  soluzione  dell'emergenza rifiuti in Sicilia e che qualora  fosse
  accertata  l'illegittimità degli atti  emessi  la  stessa  Unione
  potrebbe avviare una procedura di infrazione da parte dell'Italia
  e quindi chiedere la restituzione delle somme erogate;

   per conoscere:

   -   se  il  Presidente  della  Regione  sia  a  conoscenza   dei
  provvedimenti  degli organi di giustizia amministrativa  adottati
  con riferimento alle ordinanze della Presidenza del Consiglio  in
  materia di emergenza rifiuti;

   -  se alla luce di tali provvedimenti non ritenga che tutti  gli
  atti  adottati  in  qualità  di  Commissario  delegato  siano  da
  considerarsi nulli di fatto;

   -  quali  iniziative  intenda assumere per  porre  rimedio  alla
  situazione   di   vacatio   normativa   determinata    da    tali
  provvedimenti;

   -  se  non  ritenga di dover sospendere l'emanazione di  atti  e
  disposizioni  di qualsiasi tipo che scaturiscano direttamente  ed
  indirettamente  dalle  ordinanze  del  Presidente  del  Consiglio
  2983/99,  3048/2000 e 3072/2000 che sono state  dichiarate  nulle
  con ordinanze del TAR Lazio e del TAR Catania;

   -  se  non ritenga di dover dare comunicazione agli Enti  locali
  ed  ai Commissari già nominati della nullità degli atti adottati,
  invitandoli ad astenersi dall'adozione di ulteriori provvedimenti
  la cui validità è di fatto nulla;

   quali  iniziative siano state assunte o si intenda assumere  per
  fronteggiare l'eventuale richiesta di restituzione delle somme da
  parte dell'Unione Europea.» (78)

                    FERRO - ORLANDO - MICCICHE' - MORINELLO - RAITI

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il  territorio
  e l'ambiente, premesso che:

   -  nella  zona ASI tra Agrigento ed Aragona verrà installato  un
  termoconvertitore finalizzato alla lavorazione e  bruciatura  dei
  rifiuti solidi urbani;

   -  il  termoconvertitore  servirà  un'utenza  di  un  milione  e
  centomila abitanti, raccogliendo i rifiuti di ben 92 comuni;

   -  nonostante la struttura brucerà tutti i rifiuti, oltre il  30
  per  cento,  rappresentato  da  polveri  e  altre  scorie,  verrà
  posizionato  in  un'altra  discarica  presso  la  struttura   del
  termovalorizzatore;

   ritenuto che:

   -  la  discarica  verrà  collocata  nella  zona  industriale  di
  Casteltermini,   in   località  'Serra  Palermo',   pregiudicando
  l'economia  del  comprensorio basata  principalmente  su  aziende
  produttrici di prodotti alimentari;

   -  la gestione affidata ai privati farà lievitare il costo per i
  rifiuti  sopportato dagli abitanti attraverso il pagamento  della
  tassa rifiuti solidi urbani;

   preso atto che:

   -  tutti i sindaci della zona hanno manifestato a più riprese la
  loro contrarietà;

   -   la   costruzione  del  termoconvertitore  avrà  un   impatto
  estremamente   negativo  sull'economia  locale,  avendo   diverse
  aziende  agricole  già manifestato la volontà di  abbandonare  la
  produzione nella zona;

   - non è stato ancora fatto alcuno studio di impatto ambientale;

   per conoscere:

   -  quali  siano  state  le motivazioni che  hanno  portato  alla
  scelta di dislocare il termoconvertitore in zona di Casteltermini
  e se siano state valutate tutte le ripercussioni sia di carattere
  ambientale che economiche;

   -  se  si possano riconsiderare le scelte operate in materia  di
  trattamento  dei  rifiuti solidi urbani e  optare  per  una  zona
  alternativa ove dislocare la discarica.» (139)

                                      MORINELLO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   nel  1999,  con  Ordinanza della Protezione civile  n.  2983,  è
  stato  dichiarato  lo stato di emergenza rifiuti  e  che  con  la
  stessa  si  nominava  il Presidente  della  Regione   Commissario
  straordinario per fronteggiare tale emergenza;

   il  Presidente  della  Regione,  commissario  straordinario,  ha
  stipulato   con  gli  operatori  industriali  alcune  convenzioni
  ventennali che prevedono     la    costruzione     di     quattro
  termovalirizzatori,  di  svariati  centri  di   trasferenza,   di
  impianti di secco-umido e discariche a servizio dei medesimi;

   considerato   che   l'attivazione  ed  il  potenziamento   della
  raccolta differenziata permetterebbero di migliorare il piano  ed
  evitare  la  costruzione di strutture pericolose  per  la  salute
  della popolazione;

   preso atto che :

   uno   dei   quattro   termovalizzatori   verrà   realizzato    a
  Casteltermini  (AG)  e  lo  stesso  avrà  a  suo   servizio   una
  megadiscarica ad Aragona (AG);

   la  megadiscarica in territorio di Aragona occuperà  un'area  di
  circa  trenta ettari e raccoglierà i rifiuti giornalieri  di  ben
  quattro province;

   sia il termovalorizzatore che la discarica nasceranno vicini  ai
  centri abitati;

      la  discarica  sarà  allocata su un territorio  sottoposto  a
  vincolo idrogeologico, vicina ad una zona boschiva, inoltre tutta
  la zona è classificata come zona sismica e, per ultimo, ma non in
  ordine  di  importanza, le strade che portano alla discarica,  le
  statali  189, 115, 640, 118 e la provinciale 3, non sono adeguate
  al  traffico  pesante degli autoarticolati che  trasporteranno  i
  rifiuti ad Aragona;

   ritenuto che:

   la    scelta    di   siti   su   cui   verranno   costruiti    i
  termovalorizzatori  e  le  discariche è  stata  sbagliata  ed  ha
  risposto unicamente alle esigenze dei privati che hanno stipulato
  le convenzioni ventennali;

   proseguire  su  questa  strada  causerà  sicuramente  azioni  di
  pesante  protesta da parte dei cittadini, come è già avvenuto  ad
  Acerra e in altre regioni d'Italia;

   per conoscere:

   quali  iniziative intenda adottare il Presidente della  Regione-
  Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, per  rimettere
  il  piano di gestione dei rifiuti all'esame dei competenti organi
  dell'Assemblea  regionale siciliana che è stata  illegittimamente
  spogliata delle sue competenze in materia;

   quali  interventi  immediati intenda prendere per  salvaguardare
  la salute dei siciliani ed evitare proteste clamorose.» (193)

                    FERRO - ORLANDO - RAITI - MICCICHE' - MORINELLO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   -  con  ordinanza  n.  2983  del 31  maggio  1999  e  successive
  modifiche  ed  integrazioni,  emessa  dal  Ministro  dell'interno
  delegato  al  coordinamento della Protezione civile,  sono  stati
  adottati 'immediati interventi per fronteggiare la situazione  di
  emergenza determinatasi nel settore dello smaltimento dei rifiuti
  urbani nella Regione siciliana';

   -  ai  sensi dell'articolo 21 del decreto legislativo n. 22  del
  1997,  ai  Comuni  è  attribuito  il  potere  di  decidere  sulla
  costituzione  di società miste in materia, mentre  l'articolo  22
  della  legge  n.  142  del 1990 consente ai soggetti  privati  di
  partecipare alla costituzione delle citate società miste;

   -  il TAR Lazio con le sentenze nn. 1148/2001 e 1161/2001 (oltre
  al TAR Catania ed al CGA), oltre a 'bloccare' il ricorso a poteri
  gestionali   di  emergenza  in  mancanza  di  reali   impedimenti
  all'applicazione  delle  modalità  ordinarie,  ha  annullato   le
  disposizioni  inerenti alla costituzione di società  miste  extra
  ordinem, che, potenzialmente, potrebbero avvantaggiare le aziende
  pubbliche  e  le società miste a prevalente capitale pubblico,  a
  discapito delle imprese private;

   -  ciò  nonostante, il Presidente della Regione siciliana, nella
  qualità di Commissario delegato, ha approvato le linee guida  per
  la  gestione  integrata  dei rifiuti,  nonchè  gli  atti  per  la
  costituzione delle società d'ambito;

   -  recentemente,  con ordinanza commissariale  del  28  novembre
  2002, n. 1069, dopo mesi di silenzio, sono stati riapprovati, con
  modificazioni,  gli schemi di deliberazione e lo Statuto  per  la
  costituzione della società per la gestione integrata dei  rifiuti
  negli  ambiti  territoriali  ottimali,  di  cui  all'allegato   A
  dell'ordinanza commissariale n. 280 del 19 aprile 2001;

   -  in particolare, la nuova formulazione dell'articolo 17, oltre
  ad  escludere  la  presenza  di soci  privati  nella  costituenda
  società      per      azioni     conferma,  illegittimamente,  la
  modalità  di  votazione  del Consiglio di  amministrazione  della
  società,  prevedendo diverse e separate votazioni per  l'elezione
  dell'organo;

   -  la  disposizione statutaria, predisposta unilateralmente  dal
  Commissario,    determina   una   lesione    delle    prerogative
  dell'Assemblea,  menomando l'esercizio del diritto  di  voto  dei
  singoli soci;

   -   ciascuna   azione  potrà,  invece,  essere  utilizzata   per
  presentare o esprimere il voto ad un solo candidato;

   -  i superiori provvedimenti non sono improntati al rispetto dei
  principi costituzionali in materia di libera iniziativa economica
  ed impediscono di ottimizzare la gestione dei rifiuti, ritardando
  lo  sviluppo  del  tessuto industriale in un quadro  coerente  di
  indirizzi;

   per sapere:

   -   quali   disposizioni  vigenti,  non  annullate  dal  giudice
  amministrativo,   consentano   al   Commissario   delegato    per
  l'emergenza rifiuti di ordinare agli enti locali, anche  a  mezzo
  di  commissario ad acta, di costituire società miste a livello di
  ambiti   territoriali  cui  possono  partecipare  solo   soggetti
  pubblici, prevedendo disposizioni statutarie in contrasto con  il
  Codice civile;

   -  quali motivi abbiano determinato il ritardo per l'attuazione,
  ove possibile, della gestione integrata dei rifiuti nella Regione
  siciliana,  così da determinare il commissariamento  di  tutti  i
  comuni dell'Isola;

   -  quali  urgenti iniziative intenda adottare  al  fine  di  non
  pregiudicare  la partecipazione di soci privati alle  costituende
  società e garantire, contestualmente, il corretto esercizio delle
  modalità di voto dei soci partecipanti all'Assemblea.» (965)

                                                    PANARELLO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   il  Commissario  delegato per l'emergenza rifiuti  e  la  tutela
  delle  acque in Sicilia, ha firmato l'ordinanza commissariale  n.
  362 del 27 aprile 2005, avente per oggetto: 'Progetto del sistema
  integrato  per  l'utilizzo della frazione residua dei  r.s.u.  al
  netto  della  raccolta differenziata prodotta  nei  comuni  della
  Sicilia Sistema Agrigento - Ato: AG 1 - AG 2 - AG 3 - CL 1 - CL 2
  - PA 4 sud - TP 2'; progetto che, tra l'altro, prevede l'impianto
  di  un cosiddetto termovalorizzatore (inceneritore) nei comuni di
  Castetermini  e  Campofranco, nell'area ASI  della  provincia  di
  Agrigento  (agglomerato  industriale  Casteltermini  'Valle   del
  Platani');

   il        progetto        prevede       la         realizzazione
  dell'inceneritore, collocandolo all'interno di un'area  ricadente
  nel  letto fluviale, ad una distanza inferiore ai 150 metri dalla
  sponda  o  piede dell'argine del fiume Platani. Per quanto  sopra
  detto,   nella  suddetta  area  vincolata  non  è  possibile   la
  sdemanializzazione del terreno interessato. Inoltre, le opere  di
  urbanizzazione, propedeutiche alla sua costruzione, ultimate  nel
  1997,  sono da considerarsi abusive in quanto eseguite,  dall'ASI
  di  Agrigento,  in assenza delle relative autorizzazioni,  quindi
  non  aventi diritto alla sanatoria ordinaria prevista dalla legge
  regionale   n.  37  del  1985  e  sue  successive   modifiche   e
  integrazioni;

   posto che:

   il  progetto  del  sistema integrato di cui  in  oggetto  e,  in
  particolare,   l'impianto   industriale   di   Casteltermini    e
  Campofranco    per   l'incenerimento   dei   rifiuti,    presenta
  contraddizioni,   lacune   e  incongruenze      nell'acquisizione
  dei     pareri autorizzativi per la realizzazione dell'opera e si
  pone in contrasto con il decreto legislativo 5 febbraio 1997,  n.
  22;

   le  suddette contraddizioni del Piano regionale dei rifiuti sono
  state  evidenziate  il 2 agosto 2004 in sede  di  Conferenza  dei
  servizi, svoltasi presso l'ufficio del Commissario delegato, alla
  presenza  dei  sindaci di Casteltermini, Campofranco  ed  Aragona
  nonché   di  un  rappresentante  della  Provincia  regionale   di
  Caltanissetta,  i  quali  hanno fatto rilevare  i  propri  pareri
  contrari al Piano stesso e riportati sinteticamente nella  stessa
  ordinanza  n. 362 (parere contrario alla istituzione di discarica
  e  inceneritore,  ma  questo non rilevato nell'ordinanza  di  cui
  sopra,  è  stato  espresso anche da rappresentanti  dei  comitati
  civici presenti alla Conferenza dei servizi);

   a  pagina 14 dell'ordinanza n. 362 è scritto testualmente:  'dal
  verbale  di riunione svoltasi in data 08.02.2005 presso l'ufficio
  del Vice Commissario per l'Emergenza rifiuti, al fine di chiarire
  la  situazione vincolistica della zona ASI dove sono previsti gli
  impianti, le Soprintendenze di Agrigento e di Caltanissetta hanno
  confermato  che effettivamente l'attuale corso del Fiume  Platani
  dista  oltre 150 metri (vincolo secondo D.Lgs. 42 del  2004)  dal
  perimetro  del  progetto, ma che il corso  d'acqua  pubblica  del
  Fiume   è   identificato   come   alveo   abbandonato   ma    non
  sdemanializzato.  Pertanto, il vincolo imposto ex  legge  Galasso
  resta   vigente   fino  a  che  l'area  d'interesse   non   verrà
  sdemanializzata';

   tale  parere  favorevole, sopra riportato, è  stato  rettificato
  per   autotutela   della  Soprintendenza  di  Caltanisetta,   per
  competenza   territoriale,  con  nota  del  23   febbraio   2005,
  protocollo n. 890, trasmessa all'ufficio del Commissario delegato
  per l'emergenza rifiuti;

   con  tale  nota viene revocato a tutti gli effetti il precedente
  parere  favorevole, dato che gli impianti rientrano nella  fascia
  di 150 metri del Fiume Platani;

   la   suddetta   nota   di   revoca   della   Soprintendenza   di
  Caltanissetta  non  è  stata  riportata  nell'ordinanza  n.  362,
  nonostante  essa sia stata trasmessa all'ufficio del  Commissario
  delegato  per  l'emergenza  rifiuti  59  giorni  prima   che   il
  Commissario delegato firmasse la suddetta ordinanza;

   il   Piano  paesistico  redatto  dalla  Soprintendenza  ai  beni
  culturali  di  Caltanissetta è stato trasmesso nel  dicembre  del
  2003  all'Assessorato  Beni culturali  e  ambientali  e  pubblica
  istruzione  per il relativo parere, e malgrado si rimanga  ancora
  in attesa della sua approvazione definitiva, le linee guida dello
  stesso  Piano,  dove è indicata, tra l'altro,  la  zona  d'ambito
  della  Valle  del  Platani,  sono  state  approvate  con  decreto
  assessoriale  n.  6080  del 21 maggio  1999  e  pubblicate  nella
  Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 24 dicembre  1999;
  queste linee guida, anche per quanto riguarda l'area interessata,
  stabiliscono i massimi livelli di tutela e protezione ambientale;

   l'iter   procedurale  adottato  dall'Ufficio   del   Commissario
  delegato per l'emergenza rifiuti si ascrive al di fuori  di  ogni
  regola di buona amministrazione e viola palesemente le norme  che
  prescrivono  la tutela ambientale delle aree demaniali  fluviali:
  fra  l'altro, l'ordinanza n. 362 assurdamente definisce il  sito,
  ove    si    vuolerealizzare    l'inceneritore,   quale    'alveo
  abbandonato';

   non  è  tollerabile  che chi è deputato alla  tutela  ambientale
  ignori  il disposto dell'articolo 3 della legge nazionale  n.  37
  del  1994,  che sostituisce l'articolo 946 del codice civile,  il
  quale testualmente recita: 'se un fiume o un torrente si forma un
  nuovo letto, abbandonando l'antico, il terreno abbandonato rimane
  assoggettato al regime proprio del demanio pubblico';

   l'andamento   fluviale  è  comunque  assoggettato  a   modifiche
  naturali  del  letto  e  ciò  è dimostrato  dai  fogli  di  mappa
  catastale n. 75 del Comune di Casteltermini e n. 11 del Comune di
  Campofranco; si precisa però che, anche se c'è stato un  parziale
  abbandono   dell'alveo  del  fiume,  il  sito  interessato   alla
  costruzione dell'inceneritore rimane comunque al di sotto dei 150
  metri dagli argini, cioè nella fascia di rispetto, e questo lo si
  rileva  in  due documenti planimetrici dell'allegato 4 del  Piano
  paesistico     della     Provincia  regionale  di  Caltanissetta,
  Carta delle Invarianti del paesaggio del Comune di Campofranco  a
  cura  della  Soprintendenza  ai beni Culturali  e  ambientali  di
  Caltanissetta,  a  sua volta si trova allegata  una  foto  e  una
  planimetria  del sito, che con estrema precisione rileva  che  la
  fascia di rispetto dei 150 metri arriva dentro l'area industriale
  dell'ASI  (che, come abbiamo detto sopra, è opera  realizzata  in
  difformità  dall'ex  legge Galasso), e  qui  è  stata  progettata
  dall'operatore             industriale            l'installazione
  dell'inceneritore,   chiamato termovalorizzatore;

   appurato che:

   con  nota  del  24  marzo 2004, l'ufficio del  Genio  civile  di
  Caltanissetta, sulla scorta della relazione tecnica  dell'ASI  di
  Agrigento, ha espresso parere favorevole alla sdemanializzazzione
  del sito;

   a  pagina 18 dell'ordinanza n. 362 del Commissario delegato  per
  l'emergenza  rifiuti si legge: 'ritenuto di  poter  derogare,  ai
  sensi  del  citato art. 15 dell'Ordinanza n. 2983 del  31.05.1999
  (omissis)  relativamente alla fascia di  rispetto  di  150  metri
  dell'alveo  storico  del Fiume Platani, in  quanto  le  opere  in
  progetto sono posizionate ad una distanza superiore ai 150  metri
  dall'attuale alveo del fiume';

   la  decisione del Commissario delegato di derogare in forza  del
  disposto di cui all'art. 15 dell'ordinanza n. 2983, contrasta  in
  principio con due fattori fondamentali:

   1)  il  potere di derogare è ammissibile soltanto quando  questa
  facoltà rientri nei confini della legalità costituzionale e nella
  legittimità  amministrativa in via sostitutiva,  cioè  quando  un
  ente  rifiuti,  per  qualsiasi motivo, il rilascio  di  pareri  e
  autorizzazioni dovute, mentre è un'altra cosa superare il confine
  della  legalità, della trasparenza e della legittimità.  Infatti,
  con  l'ordinanza 362, si è violato il disposto vincolo di  tutela
  paesaggistico e ambientale, in pieno contrasto con il disposto di
  cui  all'art. 142 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42,
  detto  anche  'Codice Urbani'. Pertanto, le aree  demaniali  dove
  sono  state realizzate, dall'ASI di Agrigento, le opere  abusive,
  non sono soggette a sdemanializzazione né a sanatorie;

   2)  con  la  nota della Soprintendenza di Caltanissetta  del  23
  febbraio 2005 si attesta in autotutela la reale distanza  tra  il
  sito e l'argine del fiume Platani;

   pertanto,  il  Commissario delegato ha firmato  l'ordinanza  362
  dichiarando il falso circa la distanza della fascia di rispetto;

   ritenuto  che  altro  elemento,  a  nostro  avviso  ancora   più
  scandaloso,  riguarda l'altro aspetto del problema della  mancata
  tutela  ambientale e, conseguentemente, di protezione  civile.  I
  recenti  disastri verificatisi ad Alba in Piemonte,  a  Sarno  in
  Campania, a Soverato in Calabria, ci insegnano che la prevenzione
  e  la difesa ambientale contro i rischi idrogeologici sono doveri
  primari delle istituzioni;

   considerato che:

   il  sottoscritto interrogante ha presentato un disegno di  legge
  (n.  521 dell'11 novembre 2002) avente per oggetto 'Norme per  il
  riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo', con
  il quale si vuol disporre il recepimento della legge nazionale 19
  maggio  1989,  n.  183,  relativa alla  disciplina,  all'attività
  conoscitiva   di  pianificazione  e  attuazione  della   pubblica
  Amministrazione, al fine di assicurare la difesa  del  suolo,  il
  risanamento   delle  acque,  la  fruizione  e  la  gestione   del
  patrimonio idrico;

   a  causa  del  mancato  dibattito e  relativa  approvazione  del
  suddetto DDL, la Sicilia è rimasta l'unica Regione d'Italia a non
  recepire questa fondamentale legge dello Stato; e che, nonostante
  il mancato recepimento della legge n. 183 del 1989, l'Assessorato
  regionale  del  territorio e dell'ambiente ha  redatto  il  Piano
  stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico (P.A.I.) ai  sensi
  dell'art.  1  del D.L. 180 del 1998, convertito con modificazioni
  con  la  legge  n.  267  del  1998,  e  successive  modifiche   e
  integrazioni;

   fra  i  diversi piani redatti, riguardanti i bacini  dell'Isola,
  c'è quello sul bacino idrografico del fiume Platani (063) con  la
  relativa  carta  della  pericolosità idraulica  per  fenomeni  di
  esondazione.  n.  41. Il suddetto Piano è stato pubblicato  negli
  albi  pretori  di  tutti  i comuni della Valle  del  Platani,  di
  conseguenza compresi Campofranco e Casteltermini, che  vedono  la
  propria  area  già  ritenuta  'zona  a  rischio  di  pericolosità
  idraulica  e  a  rischio di esondazione', in particolare  per  la
  presenza  della diga Fanaco che, proprio nell'ultimo  periodo  di
  alta  piovosità, ha destato preoccupazione presso  la  Protezione
  civile  e  la  Prefettura di Agrigento, tanto che l'ESA  è  stato
  autorizzato  al suo svuotamento fino al di sotto dei  livelli  di
  guardia.  Le  acque della Fanaco si riversano nel fiume  Platani,
  provocando rischi di esondazione. Un esempio di ciò è fornito  da
  una  fotografia, che il sottoscritto interrogante si  riserva  di
  consegnare  qualora  il  Presidente  della  Regione   ne   faccia
  richiesta; in quell'occasione, le acque sono arrivate  fin  sotto
  l'abusiva strada ASI che ha impedito il loro naturale ritorno nel
  proprio  alveo.  Il naturale rientro delle acque  è  storicamente
  provato  nei  fogli  mappali dei comuni  di  Casteltermini  e  di
  Campofranco;

   la  lettera  e) dell'articolo 6 dell'ordinanza 362 così  recita:
  'le aree destinate agli impianti devono prevedere una barriera di
  protezione  ambientale, realizzata con siepi e alberatura  d'alto
  fusto',  mentre  il Genio civile di Agrigento, con  nota  del  15
  ottobre   2003  (prot.  5772/03),  specifica:  'che  non  vengano
  effettuate piantumazioni di alberi di alto fusto nelle  immediate
  vicinanze  del  confine  dell'alveo  e  movimenti  di  terra  che
  alterino l'assetto plano-altimetrico esistente';

   osservato che:

   in  sostanza, il progetto di costruzione dell'inceneritore  (che
  è  anche  un potenziale pericolo per l'ambiente e per  la  salute
  delle  popolazioni  dei comuni vicini) che si  vuole  ubicare  in
  un'area ove già, per responsabilità ancora da accertare, è  stato
  intaccato il corso naturale del fiume Platani, area che,  per  le
  leggi   dello  Stato  in  parte  recepite  nei  rispettivi  piani
  regionali  (paesistici e idrogeologici), è sotto tutela  pubblica
  nonché non soggetta a sdemanializzazione, è inaccettabile;

   i  documenti sopra citati sono facilmente reperibili presso enti
  locali,  assessorati e uffici pubblici controllati dalla Regione,
  e  chiaramente 'spiegano' come non è affatto giustificabile  ogni
  inadempienza  e  ogni illegittimità commessa  dai  rappresentanti
  delle istituzioni;

   per sapere, alla luce di quanto sopra esposto, se ritenga:

   di  verificare  quanto  illustrato e valutare  l'opportunità  di
  revocare l'ordinanza n. 362;

   di  porre  sotto  tutela  la fascia di rispetto  dei  150  metri
  dall'argine del fiume Platani.»(2291)

                                                          MICCICHE'

   Ha facoltà  di  parlare l'onorevole Capodicasa per  illustrare
      la mozione numero 274.
   Ricordo  all'onorevole  Capodicasa  che  ha  a  disposizione  10
  minuti per l'illustrazione della mozione.

    CAPODICASA   Signor Presidente, vorrei chiederle,  considerata
  la  complessità  dalla materia che trattiamo, se fosse  possibile
  avere  un  minimo  di  tolleranza sui tempi,  naturalmente  senza
  eccedere.

    PRESIDENTE   Onorevole Capodicasa, mi è stata rivolta  analoga
  richiesta  poc'anzi dall'onorevole Micciché.  Io  non  ho  alcuna
  difficoltà  ad  accogliere tali richieste, però so  che  ci  sono
  diversi  iscritti  a  parlare e so,   tra  l'altro,  che   alcuni
  colleghi  hanno  qualche impegno, compreso  il  Presidente  della
  Regione.
   Per  cui,   se  lei è d'accordo, potremmo  trovare  una  via  di
  mezzo,  si  potrebbe  assegnare un tempo, magari  più  ampio,  ma
  limitato ad un intervento per gruppo, in modo da poter trovare un
  punto di equilibrio.

    CAPODICASA   Per quanto  riguarda il Gruppo  parlamentare   dei
  DS,   credo  che  interverrà,  oltre  me,  soltanto   l'onorevole
  Giannopolo.

    PRESIDENTE   Il Regolamento  prevedere10 minuti per  illustrare
  la  mozione  e  5  minuti  ad  intervento.  Mi  rendo  conto  che
  l'argomento   è   piuttosto  complesso   e   dunque   merita   un
  approfondimento  ed  un'articolazione  più  ampia.   però  questa
  esigenza va coniugata con il numero degli iscritti a parlare, che
  comincia e continua ad essere significativo, e con le esigenze di
  tempo, non solo del Presidente della Regione,  ma anche di  molti
  colleghi che me lo hanno già sottolineato.
   La  proposta, dunque,  che mi permetto di fare è quella di  dare
  più tempo per gli interventi (un quarto d'ora o venti minuti)  ma
  di  limitare  gli  interventi per ogni  gruppo,  magari  due  per
  gruppo, altrimenti non riusciamo a contenerli.

    CAPODICASA    Due  per  gruppo  è  previsto  dal   Regolamento.
  Ribadisco  che, per quanto riguarda il gruppo dei DS,  interverrà
  soltanto l'onorevole Giannopolo.

    PRESIDENTE  Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.

    CAPODICASA   Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  io  credo
  che  l'occasione  che  ci si offre oggi  -   che  per  la  verità
  inseguiamo da diverso tempo - ci consente finalmente in una  sede
  autorevole come quella dell'Assemblea, di poter svolgere un  tema
  che,   a  mio giudizio,  andrebbe depurato da ogni implicanza  di
  natura politico-generale.
   In  sostanza, ciò che auspichiamo è che il disporsi,   da  parte
  dei singoli gruppi parlamentari e anche dei singoli deputati, non
  sia  legato alla posizione  di rapporto che ciascuno  ha  con  il
  Governo,  ma  tenga conto,   in modo prioritario,  del  contenuto
  della mozione ed io direi, innanzitutto, della materia in sé  che
  ci  accingiamo   a  trattare,  a prescindere  dalla  mozione  che
  abbiamo voluto scrivere in modo direi quasi oggettivo.
     Abbiamo fatto un lavoro di ricostruzione di carattere tecnico-
  giuridico  per  rintracciare  tutti  i  passaggi  della  gestione
  commissariale, da quando ha preso le mosse,  nell'anno 1999,  con
  ordinanza  2983,   con  l'istituzione  del   commissariamento  di
  protezione civile per la Sicilia in materia di rifiuti.
     Credo che per quanto concerne gli aspetti tecnico-giuridici ed
  anche  la  ricostruzione  dei passaggi che  hanno  riguardato  la
  materia, debba rimettermi al testo, che non sia  qui il  caso  di
  ripercorrerla  per intero, non mi basterebbero i  minuti  che  il
  Regolamento   mi   mette   a   disposizione.   Intendo,   invece,
  concentrare la mia illustrazione su alcuni punti che   mi  sembra
  meritino  un  approfondimento e che siano poi, in fondo,  materia
  del  contendere  (il  piano dei rifiuti)  non  tanto  tra  i   28
  deputati   che  hanno  sottoscritto  la  mozione  ed   il   resto
  dell'Assemblea o il Governo o il Presidente Commissario delegato,
  quanto   tra   le  popolazioni  interessate,   tra   gli   organi
  istituzionali  che  nel territorio governano i  singoli  aspetti,
  vuoi  comuni, vuoi province, come anche i comitati  civici,   che
  sono  sorti  numerosi e che si sono messi alla  guida  di  queste
  battaglie,  alle quale poi si è accompagnato anche il  resto  del
  mondo civile, sociale, anche, in alcuni casi, religioso,  come  è
  avvenuto   in   alcune   parti  dell'agrigentino,    proponendosi
  l'obiettivo  del ritiro o comunque della profonda  revisione  del
  piano regionale dei rifiuti.
     Signor Presidente, nel corso di questi mesi, direi quasi  anni
  -   visto  che la mozione è stata presentata nel marzo  dell'anno
  passato-  si è sviluppata una discussione a distanza, mai in sede
  ravvicinata,   se non qualche settimana addietro in  un  incontro
  che  è avvenuto alla Presidenza della Regione tra i rappresentati
  della   struttura  commissariale,  il  Commissario  delegato,   i
  Sindaci, i rappresentanti dei comitati civici della provincia  di
  Agrigento  ed alcuni Comuni della provincia di Caltanisetta  dove
  credo  sia  stato  possibile,  proprio  nell'occasione,  chiarire
  alcuni  aspetti  che erano rimasti in ombra nel corso  di  questi
  anni  e  che  hanno consentito, proprio perché mai c'è  stato  un
  confronto ravvicinato, un rimpallo di responsabilità che,  a  mio
  avviso,  vale la pena chiarire.
   Qual  è  la  storia  della vicenda? La mozione la  ricostruisce.
  All'inizio di questo lungo iter c'è l'ordinanza 2983 del 1999 che
  è  stata  via  via  poi  modificata con ulteriori  ordinanze  che
  l'hanno integrata, l'hanno modificata, che hanno,  soprattutto in
  epoca più recente,  profondamente stravolto i presupposto su  cui
  essa  si era fondata, di perfetta aderenza al decreto legislativo
  numero 22 del 1987, il cosiddetto  decreto Ronchi'.
      Il   25   luglio  del  2000  è  stato  emanato,  con  decreto
  commissariale, il documento di priorità per l'emergenza  rifiuti.
  Un  documento che in modo succinto, perché altro non poteva fare,
  ha previsto alcune cose in modo molto semplice. In primo luogo ha
  fissato in  9 il numero degli ATO in Sicilia,  coincidenti con il
  numero  delle  province siciliane ed alcuni sub ATO che avrebbero
  avuto  la  funzione di costituire riferimento per quanto  attiene
  alla  gestione  del ciclo dei flussi di singolo  rifiuto  per  la
  gestione  del compost e per la gestione della frazione secca.  In
  secondo luogo puntava ad una raccolta differenziata spinta,  così
  si  esprime  il  documento PIER,  cioè puntava  ad  una  raccolta
  differenziata che andava oltre il 50 per cento,  con  l'obiettivo
  di  ridurre al massimo il rifiuto tal quale nella nostra Regione,
  ridurlo a poco meno della metà,  con una capacità di attivare  la
  raccolta  differenziata altissima attraverso il meccanismo  della
  raccolta  porta  a porta che avrebbe fortemente  incrementato  le
  unità  occupate  nel settore - veniva calcolato  da  parte  degli
  uffici  che  avevano lavorato a questo obiettivo, che si  sarebbe
  arrivati a qualcosa come 10-15 mila unità occupate in Sicilia per
  la  raccolta differenziata spinta -.
   La  rimanente  frazione   secco-umida , una  parte  la  frazione
  umida  veniva  inviata al  compostaggio  - erano  previsti  sette
  impianti   di   compostaggio  -  e  poi,   la   frazione   secca,
  ulteriormente lavorata  attraverso gli impianti di produzione  di
  CDR  che in Sicilia erano individuati uno per provincia in  nuovi
  impianti,  veniva  a  produrre  un quantitativo  di  combustibile
  derivato  dai rifiuti di poco superiore alle 500 mila  tonnellate
  che  costituiva   circa il 25 per cento del  totale  dei  rifiuti
  prodotti in Sicilia in un anno.
   Questo  CDR,  attraverso avviso pubblico nell'anno 2000,  veniva
  offerto  agli  impianti che operano e agiscono in  Sicilia  nella
  produzione  di  energia,  di cementi  e  di  laterizi  per  poter
  sostituire  il  combustibile fossile che è il  combustibile  che,
  attualmente, viene prevalentemente utilizzato in questo settore.
   La  frazione  residua,  quella che non era possibile  utilizzare
  come  combustibile  negli impianti già esistenti,  poteva  essere
  avviata   a   termovalorizzazione,  ma  solo  come   combustibile
  .derivato dai rifiuti.
   Nel  PIER non era previsto un solo chilo di rifiuto  tal  quale
  che dovesse andare alla termo-valorizzazione.
   Questo era l'impianto che il PIER aveva previsto nell'ambito  di
  una   filosofia  di  intervento  per  lo    smaltimento  che  era
  perfettamente aderente con le previsioni del decreto  legislativo
  numero 22.
   Con  il  cambiare dei Governi è cambiato anche, per più  di  una
  volta,  credo dopo il Governo Leanza è venuto il Governo Cuffaro,
  per due volte è cambiato il Commissario delegato per i rifiuti  e
  sono intervenute diverse, a mio avviso peggiorative, filosofie di
  intervento nel settore.
   Con  il Commissario delegato Leanza, comincia a cambiare, perchè
  poi  si  completa  successivamente il  processo,  il  numero,  l'
  individuazione  del numero degli ATO in Sicilia, con  il  decreto
  numero  280 del 2001 e, poi con quella che io continuo a definire
  una   calamità naturale  l'ordinanza ministeriale numero  .  3190
  del  2002, la famigerata 3190 che sconvolge totalmente il sistema
  che  era  stato  messo  in  piedi  con  il   PIER,  lo   modifica
  radicalmente e lo modifica nei punti chiave: prima cambia gli ATO
  e  li trasforma da nove a venticinque, successivamente decide  di
  non  produrre  più CDR per la termovalorizzazione,  smantella  il
  sistema  che  era  stato messo in piedi con il documento  PIER  e
  decide,  invece, di avviare alla termovalorizzazione la  frazione
  secca - così tecnicamente si dice, ma, in realtà, poi così non è-
  la frazione secca residua a valle della raccolta differenziata.
   Questo  cosa  significa? Significa che, nel momento  in  cui  si
  decide di non produrre più CDR per la termovalorizzazione, ma  di
  poter avviare la cosiddetta  frazione secca , noi utilizziamo per
  la  termovalorizzazione  il rifiuto che residura  dalla  raccolta
  differenziata.
   Come   sappiamo,  tra l'altro, non prevedendo più   la  raccolta
  porta   a   porta,   la  raccolta  differenziata    può   variare
  dall'attuale  5,7  per  cento - questo è il  dato  fornito  dalla
  struttura  commissariale nel 2003, per il 2004  ancora  non  sono
  disponibili  i  dati, ma visto il trend di crescita  non  si  può
  prevedere un aumento che vada oltre il 6-7 per cento - e tutto il
  resto  essendo, come dice l'ordinanza numero 31 del 1990 recepita
  pienamente  poi  dal  Piano regionale dei rifiuti  approvato  dal
  Governo  Cuffaro,  la  ulteriore frazione secca,    ancorché  non
  depurata,   perché  gli impianti di CDR non  sono  previsti  come
  essenziali  al  ciclo  di smaltimento, può  essere  avviate  alla
  termovalorizzazione.
     La riprova di tutto ciò è data dal decreto firmato nel mese di
  aprile,   pubblicato  nella  Gazzetta  ufficiale  della   Regione
  siciliana   il  3 giugno di quest'anno,  il decreto  con  cui  si
  danno  le  autorizzazioni finali per gli impianti di  trasferenza
  per  le  discariche, una delle quali è  quella che  ha  suscitato
  grandi  proteste  da parte della popolazione  del  territorio  di
  Aragona  e  poi  per il termovalorizzatore di Casteltermini.  Nei
  mesi precedenti erano già state date analgohe autorizzazioni  sia
  per  quanto  riguarda  il termovalorizzatore  di  Bellolampo,  il
  termovalorizzatore di Paternò e quello di Augusta. Con il decreto
  362 si completa il programma, quindi siamo già in fase operativa,
  ecco perché abbiamo fortemente insistito perché l'Aula venisse  a
  discuterne.
     Siamo  cioè prossimi  all'inizio dei lavori quando  l'iter  si
  sarà  completamente  definito, ma  le  premesse  sono  già  tutte
  previste.
   Cosa  significa tutto questo, signor  Presidente? Significa  che
  avremo,  se  il piano non dovesse essere ritirato e rivisto,  dei
  termovalorizzatori  che  bruceranno  plastica,   che   bruceranno
  metalli,  che  in alcuni casi, i casi sono previsti  dal  decreto
  numero  362, potranno bruciare tal quale, cioè tutti gli elementi
  termovalorizzati,  come si dice in gergo, producono  inquinamento
  ambientale con relativi danni alla salute umana, perché  come  si
  sa  i  furani, i policloruri bifenili, le diossine entrano  nella
  catena  alimentare,   come  tanti  studi  dimostrano,   onorevole
  Presidente  della Regione , la prego si convinca  di  questo,  io
  spero che la discussione di oggi non diventi una discussione  tra
  il Presidente che sostiene che non ci sono danni...

     CUFFARO   presidente della Regione. Ho rispetto del Presidente
  della  Regione  Emilia Romagna, che ne ha fatti  nove  in  Emilia
  Romagna e non credo che sia un assassino, il suo collega diessino
  dell'Emilia Romagna e della Toscana.

     CAPODICASA .. lei ha più volte richiamato -   lo  dovevo  dire
  alla fine, Presidente, lo dico subito così ci leviamo il pensiero-
  lei  nell'incontro  che  si  è tenuto  a  Palazzo  d'Orleans   ha
  sostenuto    ma   perché   Bassolino   mette   in   Campania    i
  termovalorizzatori e noi in Sicilia... .

     CUFFARO   presidente della Regione. Onorevole  Capodicasa,  vi
  do  i  dati  ufficiali  di chi ha fatto i  termovalorizzatori  in
  Italia.

     CAPODICASA   Ce li ho anch'io i dati ufficiali.  Le  cito  due
  casi  e  poi  lei  magari quando replicherà,   se  vuole,   potrà
  rispondere.  Io ho incontrato l'onorevole Bassolino la  settimana
  scorsa,  direzione  nazionale  dei  DS,  ero  seduto  accanto   a
  Bassolino  gli ho detto:  Antonio, cosa succede in  Campania?  Ho
  detto che l'onorevole Cuffaro ha sostenuto che alla fine c'è  una
  strumentalizzazione  politica,  perché  siccome  in  Sicilia   il
  Governo è di centrodestra, sono i deputati del centrosinistra che
  fanno opposizione, in Campania governando il centrosinistra  sono
  quelli del centrodestra che fanno opposizione . Bassolino  mi  ha
  risposto:   Ma  che ci azzecca  - in napoletano  -   Intanto   in
  Campania,  io  non  sono  commissario delegato  del  sistema  dei
  rifiuti, il commissario delegato è il prefetto Catenacci,  quindi
  nominato  dal Governo nazionale, se fanno l'opposizione la  fanno
  al loro Governo e non a me, perché io non sono commissario...

     CUFFARO   presidente della Regione. Ma quando lo  è  diventato
  Catenacci, da otto mesi, prima era Bassolino.

    CAPODICASA   Ma  tutta  l'operazione termovalorizzazione  è  di
  Catenacci con il Governo nazionale, se vuole andiamo a discuterne
  con Bassolino, sono pronto ad andare a fare il viaggio insieme  a
  lei onorevole Presidente Cuffaro.
   Seconda  cosa,  dice Bassolino:  in Campania io  sono  d'accordo
  affinché si facciano i termovalorizzatori come Governo regionale,
  ma  che  siano  termovalorizzatori che brucino  solo  CDR'.Qui  1
  chilogrmmo  di  inquinanti,  come lei  scrive  nel  decreto  362,
  possono    essere    bruciati    nei    termovalorizzatori     di
  Casteltermini...... , sono le parole testuali di  Bassolino,  lei
  può  venire  con  me  in  Campania, pago io  il  biglietto  aereo
  Presidente  e  andiamo a verificare se le cose che  lei  sostiene
  sono   vere   o  meno.  E  quando  dico  pago  io  lei   capisce,
  conoscendomi,   che sforzo faccia e quanto sia sicuro  dei  fatti
  mie

     CUFFARO   presidente  della Regione. Facciamoci  il  giro  del
  mondo

    CAPODICASA   Conosco  questi suoi  argomenti,  Presidente,  sto
  cercando  di  prevenirli  perché  si faccia  una  discussione  di
  merito,  non  mi interessa rimpallare gli argomenti,  perché  non
  sarebbe  necessaria la discussione, l'abbiamo già fatta in  tante
  altre occasioni, vorrei evitare che diventi questa la discussione
  di stasera.
   Però  vorrei  dirle  che all'Università di Palermo,  facoltà  di
  Ingegneria,  si è tenuto un convegno al quale lei  era  invitato,
  ma,   non  essendo  presente,  è venuto l'ingegnere   Raciti.  Si
  faccia  relazionare  dall'ingegnere Raciti. Le  dirò  sono  state
  presentate due relazioni, una del rappresentate della Pirelli che
  gestisce  alcuni  impianti  di  termovalorizzazione  del  Nord  e
  un'altra  del   rappresentante della FALC che sarà l'Azienda  che
  verrà  a  termovalorizzare a Casteltermini, ad  Augusta  e  credo
  anche a Bellolampo.
   Benissimo,  io  ho fatto due più due, non ho dovuto  fare  alcun
  calcolo,  il  rappresentate della Pirelli ci  ha  detto  gestiava
  l'impianto di termovalorizzazione di Cuneo, di Alessandria e  che
  lì  termovalorizzano solo CDR, e allora, dice il rappresentate  -
  se  vuole le posso anche citare il nome che in questo momento non
  ricordo  ma  è  segnato   nell'invito  - che  hanno  un  maggiore
  bilancio  energetico, con gli impianti di CDR rispetto  a  quelli
  che  bruciano  frazione secca, un migliore  bilancio  energetico,
  cioè si produce più energia rispetto a quelli che bruciano invece
  frazione   secca;  hanno   costi  più  bassi  -    lo   dice   il
  rappresentate della Pirelli- hanno emissioni in atmosfera di CO 2
  bassissime,  molto più basse delle altre e lui  non  ha  parlato,
  perché  non era tema della seduta, delle ricadute per  la  salute
  umana  e animale e per i danni ambientali,  considerato che  sono
  bassissimi, quasi inesistenti bruciando solo CDR.
   Loro,  ad  Asti  aggiungono alcuni elementi  per  potenziare  il
  potere calorico ma siamo comunque dentro paradigmi che non  hanno
  nulla  a  che  vedere con i termovalorizzatori  che  bruciano  la
  frazione residua secca.
   Presidente, di queste cose ne dobbiamo parlare, lei mi dirà  che
  ci sono a Vienna, ma io voglio sapere a Vienna, a Stoccolma quale
  percentuale  di  raccolta differenziata fanno,  perché  se  vanno
  oltre il 50, 60 per cento di fatto bruceranno CDR, quindi non  ci
  sarà il rischio che corriamo in Sicilia.
   Il  problema  che noi abbiamo in Sicilia non è il fatto  che  ci
  siano  i  termovalorizzatori, il problema  è che cosa bruciano  i
  termovalorizzatori, perché con i decreti che lei ha fatto, con il
  piano  dei rifiuti che ha approvato e con tutto ciò che via,  via
  si  è  andato  sviluppando e che hanno purtroppo già  configurato
  diritti  in  capo  ad imprese, associazioni e  raggruppamento  di
  imprese, noi rischiamo di fare correre ai nostri cittadini rischi
  che, onestamente sfido chiunque ad assumere a cuor leggero, tanto
  più poi che si tratta di impianti ubicati in zone sensibili - poi
  ne  parleranno gli altri colleghi  quando interverranno - che  il
  termovalorizzatore di Bellolampo è realizzato sulla  testa  delle
  più  grande  città  della Sicilia che conta oltre  1  milione  di
  abitanti tra quelli che sono residenti abituali e quelli  che  ci
  lavorano e ci vivono pur non essendo residenti abituali e  quelli
  che,  invece, ci lavorano e ci vivono, pur non essendo residenti.
  Ma  io  vorrei  sapere,  in questa conferenza  che  si  è  tenuta
  all'Università,  il  professore  Beccali,  docente  di   economia
  ambientale, ha fatto lo studio dei venti su Bellolampo, su  quali
  sono le direttrici dei venti nel corso dei 365 giorni.
   Signor  Presidente, sono rimasto inorridito  In  quello  studio,
  praticamente,  si evinceva che, su 365 giorni, circa  200  giorni
  l'anno  (fatti  i calcoli approssimativamente, a  memoria,  dagli
  slides che scorrevano sul video), sono venti dominanti da ovest o
  sud-ovest, quindi con direzione su Palermo, tutti gli inquinanti,
  se  inquinanti  ci  saranno, saranno scaricati  sulla  testa  dei
  palermitani, su una città di un milione di abitanti. Ma, vogliamo
  discuterne  un momento? O è una cosa che non ci fa  nè  caldo  nè
  freddo e, con una scrollata di spalle, ce ne possiamo liberare?
   Allora, proponiamo una cosa nella mozione, signor Presidente,  e
  mi avvio alla conclusione altrimenti il Presidente mi richiama al
  rispetto  dei tempi: noi proponiamo che, prima che si  metta  una
  pietra,  ci  sia  una  autorità  scientifica,  naturalmente   con
  carattere  collettivo,  non può essere una  persona,  perchè  una
  persona  non  dà garanzia a tutti i soggetti che sono interessati
  alla  vicenda,  dai  comuni  alle comunità  locali,  anche  -  se
  permettete  -  ad  un  consesso qual è  il  Parlamento  regionale
  siciliano.   Si   costituisca  una   commissione;   mettiamo   in
  contraddittorio autorità scientifiche, e le assicuro  che  ce  ne
  sono  tante,  il  prof. Polkonett è venuto dalla  Saint  Laurents
  University di New York, ha tenuto qui delle conferenze, è  andato
  anche ad Aragona, e lui ci spiega, con dati alla mano, che questo
  è un danno ambientale e alla salute umana gravissimo.
   Ora,  io  posso  capire  che ci possono  essere  anche  opinioni
  scientifiche  diverse,  ma i dati epidemiologici,  l'osservazione
  dei dati bruti, ricavati da dieci, quindici, venti anni di studio
  e  di indagini sul territorio debbono pur dire qualcosa, al di là
  dell'opinione.  Poi, mi si potrà sostenere  che  siamo  dentro  i
  parametri  previsti  dalla direttiva n. 76 del  2000  dell'Unione
  europea,  poi ne discutiamo, perchè il fatto che siano  dentro  i
  parametri  non significa che non comporti rischi per  la  salute.
  Sono  rischi più limitati, ma, di sicuro, i furani, i policloruri
  bifenili,  le diossine comportano, signor Presidente, rischi  per
  la  salute  umana, per ciò che possono comportare  nell'organismo
  umano,  perchè  attraverso  la catena alimentare,  entrano  nella
  nostra  alimentazione quotidiana. Quindi, con rischi  di  cancro,
  perchè   sono  elementi  che,  oltre  ad  essere  persistenti   e
  cumulabili,  sono anche elementi mutageni, quindi mutano  il  DNA
  umano,  signor Presidente.Io penso che la cosa ci debba  fare  un
  poco far pensare, senza andarci a cuor leggero.
   Onorevoli  colleghi,   l'interrogativo  è  questo,  e  concludo,
  naturalmente   rivolto   al  Presidente  della   Regione:   siamo
  interessati a chiarire se il danno e il rischio per la salute c'è
  o  no?  Perchè, se siamo sicuri che non c'è, non si capisce sulla
  base  di  cosa,  del fatto che già esistono in  altre  parti  del
  mondo? Ma questo non vuol dire nulla, signor Presidente, perchè -
  veda  - noi arriviamo buon' ultimi alla termovalorizzazione, dopo
  che  venticinque  anni  fa  hanno  cominciato  in  Svezia,  hanno
  cominciato in Germania. Ma per una volta che l'arrivare ultimi ci
  dà  un  vantaggio  rispetto agli altri,  perchè  ci  mette  nelle
  condizioni di sapere, di  conoscere gli effetti che si  producono
  sull'ambiente  da  parte di questi impianti e  ne  possiamo  fare
  tesoro,  ma  perchè non dobbiamo farlo? Noi arriviamo  ultimi  in
  tutto   e   il   nostro  arrivare  ultimi,  di  solito,   è   una
  penalizzazione che ci deriva dai nostri ritardi, dal nostro  modo
  di  essere.  In questa occasione ci dà un vantaggio,  ci  dà  una
  possibilità  in  più  che è quella di potere studiare,  di  poter
  avere a disposizione gli elementi scientifici per fare una scelta
  a ragion veduta. L'interpellanza questo vuole.
   Quindi,  inviterei  tutti  a non evidenziare  esclusivamente  la
  contrapposizione fra i firmatari della mozione e quelli  che  non
  l'hanno  firmata. Qui si tratta di qualcosa che ha a  che  vedere
  con  la tutela della salute, la politica c'entra sino ad un certo
  punto.
   Sarebbe  auspicabile  in questa sede un momento  di  riflessione
  per  accertare gli aspetti che coinvolgono e attengono ai  rischi
  per  la  tutela della salute e dell'ambiente e, conseguentemente,
  assumere una decisione. La struttura commissariale, se riterrà di
  non  dovere  modificare il proprio piano, persegua la sua  strada
  così come noi, con i cittadini e le popolazioni, perseguiremo  la
  nostra: vedremo, alla fine, chi la spunterà

     LIOTTA   Signor Presidente, che tempi sono stati previsti  per
  gli interventi di ciascun iscritto a parlare?

     PRESIDENTE   Ad  inizio  della  discussione,  l'Assemblea   ha
  stabilito  che,  in  deroga  a quanto previsto  dal  Regolamento,
  considerato  i contenuti dei temi di cui si discute e  il  numero
  degli  iscritti  a parlare, ciascun iscritto a  parlare  avrà  un
  termine di quindici minuti per svolgere il proprio intervento.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha facoltà.

     ORTISI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi limiterò  ad
  un  intervento  appendicolare rispetto  a  quello  dell'onorevole
  Capodicasa.
   Ritengo  che questo piano sia illegittimo, ai sensi del  decreto
  legislativo  n.  22  del  1997,  non  applica  il  principio   di
  precauzione;  esclude lo strombazzato concetto  di  sussidiarietà
  del  quale  tutti fanno un gran parlare e che in questa occasione
  viene   assolutamente   eluso;   mortifica   il   principio    di
  autodeterminazione  dei  popoli;  non  ascolta   le   popolazioni
  interessate,   che   a   me  pare  vadano  interpretate,   lette,
  classificate come tutte ignoranti. Si dice, infatti, che la gente
  che non vuole i termovalorizzatori è tutta ignorante  E come tale
  è tutta strumentalizzata.
   Mi  chiedo:  è  possibile che tutti siamo ignoranti  e  che  una
  élite o una lobby abbia la verità scientifica in tasca, in attesa
  di  avere  altro  in  tasca?  E' possibile  che  interi  consigli
  comunali,  provinciali, associazioni, scuole,  parrocchie,  gente
  comune, semianalfabeti e superlaureati siano tutti allarmisti?
   Chiedo  al  Presidente  della Regione un  po'  di  modestia.  Il
  Comitato  - del quale ho letto in questi giorni - di supervisori,
  di   persone   scientificamente  indiscutibili,  dal   professore
  Veronese  a  Cardinale, cosa dovrebbe fare? Emettere certificati.
  Ma  emettere  certificati  dopo  che  sono  stati  impiantati   i
  termovalorizzatori
   Noi  non discutiamo il valore dei componenti del Comitato nè  le
  iniziative del Comitato stesso, discutiamo quello che precede  il
  Comitato: i termovalorizzatori.
   Nel  momento  in  cui  le nostre paure fossero  fondate,  questo
  Comitato avrebbe il potere di dismettere i termovalorizzatori con
  il  ricatto immediato occupazionale, con gli scioperi, con  tutto
  quello che l'azione comporta, con il ricatto di tipo economico di
  chi  ha  inventato i termovalorizzatori? Mi chiedo a  cosa  serve
  questo  Comitato. Ritengo che sia uno dei tanti episodi di   fumo
  negli occhi'.
   Si  parla nel merito di costi. I costi per il cittadino  saranno
  triplicati. Si parla di occupazione: poche centinaia di persone a
  fronte di migliaia di persone da occupare nei casi alternativi  a
  cui faremo cenno.
   Questo  è un tema inflazionale. Faccio un esempio per tutti  per
  motivi  di  tempo: si pensi al termovalorizzatore di Augusta  che
  appartiene  alla  mia  provincia. In  esso  dovrebbero  conferire
  l'intera provincia di Siracusa, di Ragusa, di Enna e parte  della
  provincia di Catania.
   Signor  Presidente,  ha mai viaggiato sulle  nostre  strade?  La
  Catania-Siracusa, la 114 - che per altro sarà interessata, da qui
  a  pochissimo,  ad una ristrutturazione per 25 Km  -,  potrà  mai
  sopportare  centinaia di autocompattatori che  si  muovono  nella
  medesima asfittica arteria?
    Ma dove viviamo? Di che cosa parliamo?
     E,  poi, si parla di ambiente e salute e si citano altri casi.
  Il  caso  Brescia per tutti. Guardate che il caso  Brescia,  come
  tanti altri casi, rispetto ai nostri è assolutamente anomalo.  Un
  esempio: la raccolta differenziata tra Palermo e Brescia.
   A  Palermo nel 2006 la raccolta differenziata è stimata pari  al
  circa il 7%, a Brescia il 30%.
   Il  valore  di  raccolta  differenziata  raggiunta  nel  2002  a
  Palermo è pari al 4,6, a Brescia al 38,8.
   Le  potenzialità  dell'impianto: a Palermo  2100  tonnellate  al
  giorno, 2,15 kg per abitante, nell'ipotesi di raggiungere il  35%
  di raccolta differenziata; a Brescia 1,3 Kg di RSU per abitante.
   I   sistemi   di  controllo:  a  Palermo  un  solo  sistema   di
  monitoraggio in continuo su tre camini; a Brescia un  sistema  di
  monitoraggio  in  continuo per ogni camino. A  Palermo  controlli
  periodici  affidati alla stessa ditta che gestisce l'impianto;  a
  Brescia l'ARPA esegue controlli settimanali e all'Istituto  Mario
  Negri è stato affidato il monitoraggio dell'inquinamento da macro
  e micro inquinanti. A Palermo la tariffa aumenta con il diminuire
  dei  rifiuti  conferiti all'impianto; a Brescia  non  c'è  nessun
  legame  fra  tariffe e rifiuti conferiti. A Palermo l'impianto  è
  ubicato  in zona sismica; a Brescia sicuramente no. A Palermo  la
  produzione  di diossina con i parametri di progetto sarà  pari  a
  37.500   nanogrammi/ora;   le   polveri   emesse   saranno   pari
  3750grammi/ora concentrati su una piccola area urbana. A  Brescia
  la produzione di diossina è mediamente pari a 590 nanogrammi/ora;
  le  polveri  emesse  sono  pari  a  88,5  grammi/ora.  A  Palermo
  l'inquinamento derivante sarà circa cinquanta volte  più  pesante
  che  a  Brescia. Ciò vuol dire che se a Brescia ci  vorranno  200
  anni   per  sentire  gli  effetti  dell'inquinamento,  a  Palermo
  basteranno pochi anni.
   Voglio    mettere    in   discussione   il    principio    della
  termovalorizzazione in quanto quello che sta accadendo a  Brescia
  nell'ultimo   anno  è  disarmante,  perché   ci   fu   un   fatto
  ambientalista che non ha sortito effetti.
   La  raccolta  e la produzione dei rifiuti è passata  da  478.403
  tonnellate  del  1994  alle 670.498 tonnellate  naturalmente  del
  2002.
   Potrei  leggervi molti dati e dirvi che gli esami dimostrano  la
  pessima qualità dell'aria di Brescia. Nel 2001, su 275 giorni  di
  rilevamento  si  sono registrati 157 giorni  di  superamento  dei
  livelli di attenzione e 66 volte i livelli di allarme. Nei  primi
  76  giorni del 2004 vi sono stati 41 giorni di superamento  delle
  soglie  di attenzione per quanto riguarda l'emissione di diossine
  che,   misurate  due volte l'anno, sarebbero già  ad  un  livello
  critico: 0,0053 e 0,0141 nanogrammi/m3 nell'aprile 2002.
   Bene,  dico che non solo non è possibile un paragone tra Brescia
  e  Palermo, ma che anche il caso di Brescia e la sua scelta  sono
  perdenti.
   Vi  dirò  di  più.  In  tutto  il mondo  occidentale  si  stanno
  abbandonando  queste  tecniche, si stanno sostituendo  con  altre
  tecniche.
   L'abitudine  al  termovalorizzatore cominciò in Germania,  negli
  anni  '80,  ed  anche  in Francia. Negli Stati  Uniti  viene  ora
  abbandonata: ad esempio, ad Augusta, in  Germania, si sono  spesi
  520  milioni di dollari per costruire un sofisticato inceneritore
  che   oggi   si   è   rivelato  un  disastroso  elefante   bianco
  incredibilmente   antieconomico   ed   inquinante;   sempre    ad
  Albertville, in Alta Savoia, nel 1998 ha decretato la fine di due
  inceneritori  nel Nord della Francia; il  World  Street  Journal
  dell'11  agosto 1993, in America metteva in guardia gli  elettori
  dall'investire negli inceneritori in quanto giudicati un disastro
  finanziario per i governi locali.
   Non  è  quindi  un caso che negli Stati Uniti si faccia  ricorso
  all'incenerimento per trattare ormai solo il  16  per  cento  dei
  rifiuti,  mentre  il  riciclaggio in gran crescita  ne  smaltisce
  circa il 40 per cento.
   Emblematica  è  la  situazione  di  New  York  che,  nel   1960,
  utilizzava undici impianti di incenerimento per trattare  i  suoi
  rifiuti,  mentre  nel 1981 ne utilizzava solo tre.  Ma  nel  1993
  anche  questi  tre impianti, troppo costosi per  essere  adattati
  alle   più   stringenti   norme   antinquinamento,   sono   stati
  definitivamente  cancellati  a  favore  del  riciclaggio  e   del
  compostaggio.
   Così   come   New   York,   anche   Seattle,   città   nota   di
  cinquecentomila abitanti, dieci anni fa ha deciso di fare a  meno
  degli inceneritori puntando sul riciclaggio spinto fino al 60 per
  cento, fra l'altro obiettivo raggiunto nel 2000.
   Mi  si  dirà,  ma  questi  rifiuti  bisogna  pur  smaltirli?  E'
  un'osservazione giusta.
   Cosa  succede  nel  mondo  oggi  più  avanzato?  Si  pensa  alla
  biossidazione e alla biostabilizzazione. Posso dire,  come  dato,
  che questa tecnica nel Friuli è utilizzata ormai per trattare  il
  37  per  cento  dei rifiuti solidi urbani, in Umbria  il  51  per
  cento.      Altre     interessanti     caratteristiche      della
  biostabilizzazione,  che  la rendono fortemente  competitiva  nei
  confronti   della   termovalorizzazione,   sono   i   tempi    di
  realizzazione degli impianti, quattordici-diciotto mesi; i  costi
  di   realizzazione,  24  milioni  di  euro  per  un  impianto  da
  centoventimila  tonnellate  di  rifiuti  l'anno;  i   costi   del
  trattamento,  da  cinquanta a centonove euro  a  tonnellata;  per
  altro  moltissime  altre caratteristiche  spingono  a  riflettere
  sull'argomento.
   Noi  non  crediamo di avere la verità scientifica  in  tasca  e,
  come  diceva  il presidente Capodicasa, in nome del principio  di
  precauzione  e  dell'ascolto dei popoli,  signor  Presidente,  le
  chiediamo  una pausa di riflessione affinché da un  confronto  in
  cui  ognuno  di  noi  porta scienziati a supporto  delle  proprie
  posizioni,   si   possa   avviare   un   circuito   virtuoso   di
  interlocuzione  all'interno dell'Aula, ma anche  all'interno  del
  territorio  che porti a  smaltire rifiuti - perché è un  diritto-
  dovere  - ma porti anche noi e i nostri figli sopratutto a  stare
  molto più tranquilli.
   In  questa  occasione  non si tratta di far  passare  una  legge
  piuttosto  che  un'altra. Si tratta -  e  io  penso  che  la  sua
  sensibilità lo viva - di una decisione che sicuramente, nel medio-
  lungo  periodo, sortirà i suoi effetti e di  cui non  vorrei  che
  domani  lei  si portasse la responsabilità sulle sue spalle,  che
  ripeto, diventano sempre più fragili.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè.  Ne  ha
  facoltà.

     MICCICHE'    Signor Presidente, onorevoli colleghi,   cercherò
  di  essere molto sintetico anche perché gli argomenti sono divisi
  in  due  momenti: la prima è una lettura della relazione  che  ho
  fatto  in  risposta alla relazione che il Presidente ci ha  fatto
  pervenire ieri, di cui ho copia, e l'altra è riferita alla famosa
  questione  di cui abbiamo discusso la settimana scorsa presso  il
  suo  ufficio,  signor Presidente, e che riguarda il   momento  di
  pausa   che  io  le  avevo chiesto di fare  nel  momento  in  cui
  esternavo i miei appunti in quella sede.
   I  colleghi che mi hanno preceduto hanno centrato l'argomento ed
  io  non mi soffermo sulle cose già dette, ma cercherò di centrare
  l'argomento che ho posto in quella sede.
   Mi    preme   sottolineare,   anche   in   risposta   alle   sue
  dichiarazioni,  signor Presidente della Regione,  che  su  questo
  argomento  mi sono già espresso in precedenza, anche in  incontri
  non  ufficiali avuti presso i suoi uffici, fin dal gennaio  2004,
  quando le feci quella proposta dicendo che la sua ordinanza aveva
  al   centro   la   termovalorizzazione,  e   che   attorno   alla
  termovalorizzazione ci stava la raccolta differenziata.
   Ha invertito il ruolo.
   La   legge   Ronchi   dice  che  al  centro  c'è   la   raccolta
  differenziata  e  attorno ci sono altri aspetti della  legge  22:
  questo  per  dire che l'alternativa ai termovalorizzatori  rimane
  sempre la raccolta differenziata.
   Vado  subito  al  dunque e rispondo alla sua  relazione,  signor
  Presidente.
   Tutte  le  ordinanze  ministeriali cui  fa  riferimento  la  sua
  relazione, sono state annullate e questo Lei nella relazione  non
  lo dice. Ciò mi stranizza
   La  prima  ordinanza, la n. 2983 del '99, è  stata  parzialmente
  annullata  dal TAR Lazio, mentre l'ordinanza n. 3190 del  2003  è
  stata totalmente annullata dal TAR di Palermo.
   L'ordinanza  del Presidente del Consiglio dei Ministri  n.  2983
  del  31  maggio 1999 è stata annullata parzialmente con  sentenza
  del TAR n. 1148 del 14 febbraio 2001; l'ordinanza n. 3190 del  22
  gennaio  2002 è stata annullata dal TAR di Palermo, con  sentenza
  depositata   il   7   gennaio  2003.  La  motivazione   che   qui
  sommariamente riporto, consiste in questo:  La sentenza  del  TAR
  Lazio  con la quale annulla parzialmente l'ordinanza n. 2983  del
  99,  per  il  TAR  di  Palermo  si  intende  abrogata  nella  sua
  interezza,  di conseguenza - dice il TAR di Palermo - sono  nulle
  tutte le successive ordinanze emanate in forza della medesima che
  ne  fanno riferimento, compresa l'ordinanza n. 3190 del 2000 ,  a
  cui  faceva  riferimento l'onorevole Capodicasa, al cambio  della
  frittata che la sua ordinanza successiva ha predisposto.
     In  sostanza,  tutti i provvedimenti emanati  in  forza  delle
  ordinanze sopra citate sono nulle.
     Caduto  l'illegittimo castello normativo, il  Commissario  per
  l'emergenza rifiuti si è trovato senza i poteri straordinari  che
  gli  erano  stati conferiti con l'ordinanza emanata dal Consiglio
  dei Ministri.
     Alla  luce  della  sentenza del TAR  di  Palermo,  il  Governo
  nazionale   viene  in  soccorso  alla  struttura   commissariale,
  salvando  la barca che affonda, emanando il decreto n. 15  del  7
  febbraio  2003,  come disposto dal secondo comma dell'articolo  1
  ter,  convertito nella legge 8 aprile 2003, n. 62,  e  pubblicato
  nella Gazzetta Ufficiale n. 83 il 9 aprile 2003.
   Contro  il  secondo comma dell'articolo 1 della  suddetta  legge
  oggi  pende un ricorso al TAR di Palermo, con il quale si  chiede
  allo  stesso TAR  - che aveva annullato l'ordinanza n.  3190  del
  2002  -  di  impugnare  la  predetta  norma  davanti  alla  Corte
  Costituzionale in quanto questa contiene palesi violazioni  delle
  direttive  europee (n. 91/156, recepita dalla legge  n.  22   del
  1997,  detta legge Ronchi), in materia di trattamento dei rifiuti
  che  stabiliscono una rigida gerarchia per la gestione  di questi
  ultimi.
   La  tanto  decantata Commissione europea, a cui  inizialmente  e
  pomposamente  Ella  fa  riferimento,  signor  Presidente,   nella
  relazione che oggi ci ha dato, ha ritenuto il bando di  gara  del
  Piano   dei   rifiuti  siciliano  non  conforme  alle   direttive
  comunitarie e per queste ragioni, nel dicembre 2004, ha  deferito
  l'Italia  alla  Corte di Giustizia europea per  violazione  della
  direttiva  9250 della CE sugli appalti pubblici nella  scelta  da
  parte  delle  autorità  competenti della  Regione  Sicilia  degli
  operatori  incaricati di prestare il servizio di trattamento  con
  la   trasformazione  in  energia  elettrica  dei  rifiuti  urbani
  prodotti nell'intero territorio della Sicilia.
   Quindi,  la  Corte  di  Giustizia europea si  pronuncerà  quanto
  prima su questa palese violazione comunitaria.
   Faccio  presente che per questo genere di infrazione, specie  in
  materia  di rifiuti, la Corte di Giustizia europea, il 24  giugno
  u.s.,  ha  depositato  una  sentenza di  condanna  nei  confronti
  dell'Italia  perché non ha rispettato l'obbligo di  registrazione
  presso  le  autorità competenti delle imprese responsabili  della
  raccolta di smaltimento e trasporto dei rifiuti.
   Nella  sentenza la Corte osserva che la direttiva  europea  deve
  essere  interpretata alla luce della sua finalità e che la tutela
  della   salute  umana  e  dell'ambiente  è  la  prima   cosa   da
  salvaguardare.
   Infine,  i  giudici  ricordano  che  la  direttiva  non  prevede
  deroghe fondate sulla natura o sulla quantità dei rifiuti.
   Quindi,  prendendo ad esempio questa condanna recentissima,  non
  è  ammissibile  che  l'Italia, in totale violazione  delle  norme
  comunitarie,  come  prevede l'articolo  5  dell'ordinanza  numero
  3190/2002, ordinanza annullata dal TAR di Palermo e  resuscitata'
  con  decreto  62/2003, oggi impugnata davanti al TAR di  Palermo,
  conferisca  deroghe  alle  procedure  di  gara  comunitaria   per
  l'affidamento  ventennale con operatori industriali,  affidandosi
  solo  alla  pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della  Regione
  siciliana e su due giornali, uno a diffusione regionale e l'altro
  a diffusione nazionale.
   Visto  il  gigantesco  importo in milioni  di  Euro  che  girerà
  attorno a questo grande business, signor Presidente, avete  agito
  come  un  paese  che si pone fuori dalla Comunità  europea,  cioè
  extracomunitario, termine dispregiativo quando spesso si  intende
  esternare qualcosa contro gli interessi nazional-comunitari.

    CUFFARO   presidente della Regione. Non per noi. Per  noi  sono
  tutt'altro  che  dispregiativi. Per me gli extra-comunitari  sono
  meglio ancora dei comunitari.

    MICCICHE'  Allora usciamo dalla Comunità europea.

    LIOTTA  Lei è razzista, signor Presidente.

    MICCICHE'   Allora lo dica chiaramente che  è contro  l'Europa.
  Noi   siamo   in  Europa  e  dobbiamo  fare  ancora   riferimento
  all'Europa. Non scherzi con le cose serie.
   Solo  cinque  giorni  fa  è stata depositata  una  condanna  nei
  confronti dell'Italia per una cosa minore rispetto a quelle  cose
  che io le sto per dire.
   Vi  sembra legittimo, alla luce di queste palesi contraddizioni,
  negare  ad  un rappresentante del popolo, qual è il sottoscritto,
  la  visione degli atti che hanno portato il nostro Paese  davanti
  alla Corte di Giustizia europea?
   Come  è  possibile  che, da un lato, mi si nega  l'accesso  agli
  atti,  che  devono  essere  legali e trasparenti,  perché  questi
  documenti sono secretati in quanto testualmente mi si dice -  con
  nota   del  15  maggio  2005,  prot.  n.  63/AGG,  a  firma   del
  responsabile   del  procedimento  dell'ufficio  del   Commissario
  delegato,  in  risposta alla mia richiesta di  documenti  del  16
  febbraio  2005, che essendo in corso una procedura di  infrazione
  della   Commissione  europea,  con  implicazione  relativa   alle
  relazioni  internazionali  tra  lo  Stato  italiano  e   l'Unione
  europea,  allo  stato, non può essere consentito  l'accesso  agli
  atti  e,  invece, dall'altro lato, si emanano quattro  ordinanze,
  uno per il sistema Agrigento, uno per il sistema Palermo, uno per
  il sistema ad Augusta ed uno per il sistema Paternò?
   Dall'altro  lato, si emanano quattro ordinanze con le  quali  si
  autorizza   l'avvio  dei  lavori  proprio  a   quegli   operatori
  industriali, i cui bandi di gara sono stati ritenuti  illegittimi
  dalla Commissione europea?
   Signor   Presidente,  le  consiglio  di  riflettere  su   questi
  argomenti.  Non  dobbiamo fare ridere perché in  questo  caso  la
  brutta  figura la fa lei che sa benissimo di aver agito su questo
  bando,  in  virtù  di  un'ordinanza  poi  annullata  dal  TAR   e
   resuscitata'  dal  Governo Berlusconi,  la  legge  62,  articolo
  1/ter...

    CUFFARO  presidente della Regione. Ora esageriamo.

    MICCICHE'  L'ha resuscitata, signor Presidente  perché  il  TAR
  Palermo ha annullato l'ordinanza 3190. Alla luce di tutto questo,
  che vuol dire, signor Presidente?

    PRESIDENTE     Signor    Presidente,    lasciamo    completare
  l'onorevole Micciché.

    MICCICHE'   La  prima ordinanza, quella dell'onorevole  D'Alema
  è  stata annullata dal TAR del Lazio, l'ordinanza di Berlusconi è
  stata annullata dal TAR di Palermo.
   Signor Presidente, qui c'è stata una par conditio quindi le  due
  ordinanze  sono  illegittime, chiunque le abbia  fatte,  ha  poca
  importanza in questo caso, ma è chiaro che tra la prima ordinanza
  a  firma  di D'Alema e la seconda ordinanza a firma di Berlusconi
  ce  ne  corre  perché  la seconda ha completamente  stravolto  la
  prima.
   A  prescindere  da questo, poiché la prima era  illegittima  per
  altre  norme, la seconda era illegittima perché seguiva le  norme
  della  prima, quindi a suo parere probabilmente lei non ha  fatto
  benissimo i conti di quello che le volevo dire e delle  cose  che
  sono avvenute.
   Ma  entriamo subito in un altro argomento, signor Presidente, in
  un altro punto su cui avrebbe dovuto riflettere e mi pare che non
  l'abbia  fatto, dato che le ho dato 48 ore di tempo per  ritirare
  le   quattro   ordinanze   per  quanto  riguarda   la   questione
  dell'infrazione europea e poi, in particolare, l'ordinanza che si
  riferisce   ad  Agrigento,  alla  discarica  di  Aragona   e   il
  termovalorizzatore  di Casteltermini perché,  signor  Presidente,
  lei  mi  ha  detto  chiaramente...,  purtroppo  è  impegnato   il
  Presidente Cuffaro

    PRESIDENTE    Onorevole  Micciché,  posso  impegnare   a   fare
  parlare,  non a fare ascoltare, questo dipende dalla  sensibilità
  di ciascuno e dagli impegni di ciascuno.
   Onorevole Micciché, vada avanti.

    MICCICHE'   Avevo  chiesto  al  Presidente  della  Regione   di
  riflettere dicendo che, perché probabilmente consigliato male dal
  suo  Ufficio,  ha  commesso un reato anche  di  carattere  penale
  perché  ha  fatto  un'omissione, un abuso d'ufficio.  Un  Ufficio
  della   Regione   gli   dice:   signor  Presidente,   Commissario
  straordinario,  ritiro il mio primo parere  positivo  per  quanto
  riguarda  il  nulla  osta per la deroga della  desmanializzazione
  perché  mi  era stato detto che c'erano 150 metri di  spazio  tra
  l'argine  del  fiume e dove venivano posizionati  gli  impianti ;
  dopo di che c'è stata una rettifica della Sovrintendenza, secondo
  cui  non  c'erano  i 150 metri perché l'impianto  era  dentro  il
  fiume, entro i 150 metri - perché i 150 metri vengono considerati
  alveo  del  fiume, previsto per legge -. Lei, signor  Presidente,
  nell'ordinanza   ha  detto  un  falso,  falso  materiale,   falso
  ideologico e, dal punto di vista penale, è un reato. Lei ha avuto
  la  deroga  di derogare, ma non ha avuto la deroga di derogare  i
  reati.
   C'è  una  grande differenza tra legiferare entro la  legalità  e
  derogare dalla legalità. Perché lei ad un certo punto dice, ed il
  falso  sta  qui  ed  evidentemente non se ne è  reso  conto,  non
  capisco  come non si renda conto della gravità di quel che  dico.
  Prima  di fare una denuncia, signor Presidente, lei è in tempo  a
  ritirare  il  decreto. Lei dice:  ritenuto di poter  derogare  ai
  sensi  dell'articolo  15,  (ne abbiamo  già  parlato  di  questo)
  relativamente  alla fascia di rispetto dei 150  metri  dell'alveo
  storico  del  fiume Platani, in quanto le opere in progetto  sono
  posizionate  ad una distanza superiore ai 150 metri  dell'attuale
  alveo del fiume .
   Questo  è  falso  perché, 59 giorni prima che  emettesse  questa
  ordinanza,   le   è   stata   recapitata   una   lettera    della
  Sovrintendenza,  datata  17  marzo 2005,  che  ritira  il  parere
  positivo  in quanto non ci sono i 150 metri e quindi l'alveo  del
  fiume non si può far uscire dal demanio, non si può vendere,  non
  lo  si può dare a nessuno perché è patrimonio, perché ci sono  le
  leggi  che  vincolano questa tutela, soprattutto  alla  luce  del
  parere della Sovrintendenza di Caltanisetta. Quest'ultima  le  ha
  inviato anche degli allegati, addirittura le mappe catastali,  le
  mappe  del  terreno da cui si evince che il fiume è completamente
  all'interno dell'impianto. Questo perché? Perché l'ASI  ha  fatto
  una   dichiarazione  falsa,  il  Genio  civile   ha   fatto   una
  dichiarazione   falsa;   sulla  scorta   del   responsabile   del
  procedimento ha omesso, in questo caso, di dire che non  ci  sono
  150  metri. E lei, onorevole Presidente, alla fine di tutto, dice
   io lo derogo, perché la legge me lo consente  .
   Lei,  onorevole Presidente, può derogare ciò che è  legittimo  e
  non quello che non lo è; quando dice che li deroga, ha fatto male
  i  conti,  non  ha  letto  bene  le  leggi.  Lei  ha  un  Ufficio
  Legislativo poco attento alle leggi, che non conosce le leggi

    CUFFARO   presidente  della  Regione.  Onorevole  Miccichè,  ho
  letto che mi ha denunciato alla Procura della Repubblica

    MICCICHE'  Onorevole  Presidente,  non  ho  denunciato  la  sua
  persona,  ma  l'Istituzione che rappresenta; non  la  persona  di
  Cuffaro  Salvatore,  ma  il  Presidente  della  Regione,   nonché
  Commissario straordinario, quindi, l'ho denunciata nel ruolo  che
  rappresenta.

    PRESIDENTE  E' la stessa cosa

    MICCICHE'   Onorevole Presidente, lei si è fatto trascinare  da
  un  Ufficio  Legislativo che non conosce le leggi ed  io  l'avevo
  avvisata; infatti, 59 giorni prima che firmasse il decreto,  lei,
  ha  ricevuto  una  lettera  della Sovrintendenza  -  che  ho  qui
  allegata   -,  a  firma  di  tutti  i  responsabili  che   dicono
  espressamente:  Signor Presidente, non ci sono 150 metri, quindi,
  lei non può derogare .
   Lei cosa ha derogato? Lei non può vendere un fiume, un lago,  il
  mare; non può vendere queste cose, perché dentro il fiume non  si
  può realizzare niente. Lei non si è reso conto di tutto questo  e
  siccome questo è un reato...

    CUFFARO  presidente della Regione. Non mi ero accorto di  avere
  venduto un fiume

    MICCICHE'   No,  onorevole  Presidente,  lei  se  n'è  accorto,
  perché  se non se ne fosse accorto, probabilmente, avrebbe emesso
  questa  ordinanza insieme a quella di Augusta, di Paternò e  così
  via.  Poiché lei ed il suo Ufficio, invece, eravate a  conoscenza
  dell'esistenza  di  questa lettera, siete  stati  così  furbi  da
  rinviare tutto al fine di trovare una sistemazione.
   Alla  fine,  se  ne  esce  con questa  deroga  che  è  un  falso
  materiale e, da un punto di vista penale, onorevole Presidente, è
  davvero grave.

    CUFFARO  presidente della Regione. Onorevole Micciché, oltre  a
  fare  il  denunciante, lei vuole ricoprire  anche  il  ruolo  del
  tribunale

    MICCICHE'     Onorevole  Presidente,  sono   in   possesso   di
  documenti   che   dimostrano  ciò.  Ma,  soprattutto,   onorevole
  Presidente, fa scandalo un'altra cosa.
   Onorevole  Presidente, lei conosce questa carta topografica  che
  le  sto  mostrando?.  Ebbene, proviene dal suo  Ufficio,  intendo
  dall'Assessorato Territorio ed Ambiente. Questa carta topografica
  vincola   l'area  del  fiume  Platani  come  area  di  protezione
  idrogeologica.  La fascia nera che si vede rappresenta  il  corso
  d'acqua che, dalla diga Fanaco si riversa nel fiume Platani.
   Questa  è  prevista per legge. Non so se ha sentito  parlare  di
  Alba, Diga del Vajont, di tutti i disastri ambientali che si sono
  verificati  lungo i fiumi, ebbene, c'è una legge che lei  ancora,
  onorevole Presidente, non ha recepito, nonostante il mio  disegno
  di legge, nonostante tutte le mie richieste...

    CUFFARO  presidente della Regione. Onorevole Micciché,  io  non
  recepisco  leggi,  lo  fa il Parlamento. Non  mi  attribuisca  un
  potere che appartiene al Parlamento

   MICCICHE'. Ebbene, il suo Ufficio, indipendentemente  dalla  sua
  volontà,  e  concludo,  ha stipulato una convenzione  con  alcuni
  tecnici;  hanno fatto un Piano che prevede, nella zona del  fiume
  Platani,  un'evacuazione nella misura in cui ci potrà  essere  un
  collasso della diga. Ed in questa zona devono essere rispettati i
  150 metri.
   Lei,  onorevole  Presidente ha l'obbligo di  tutelare  il  fiume
  Platani,  il  torrente  di Comitini ad  Aragona  che  è  ad  alto
  rischio;  ricorderete,  sicuramente cosa  successe  qualche  anno
  addietro,  proprio in quella zona, quando è morto il  carabiniere
  Bellavia, proprio nel punto di depressione maggiore del fiume.
   Questo  fiume è un fiume da tutelare, non è un fiume  sul  quale
  costruire  o  dove  creare  argini che  possono  provocare  danni
  ambientali.
   Tutto  ciò,  onorevole  Presidente, deve  farla  riflettere  sul
  fatto  che  in questa zona non ci debba essere il Piano  rifiuti,
  così come non deve esserci nella zona del Simeto, di Paternò,  di
  Augusta,   di  Bellolampo,  cui  faceva  riferimento,   poc'anzi,
  l'onorevole Capodicasa.
   Quindi,  onorevole  Presidente, gli  operatori  industriali  che
  hanno elaborato questo Piano, hanno fatto un Piano che tutela gli
  interessi  capitalistici, e non va in difesa della natura,  della
  salute umana, a tutela della raccolta differenziata. Hanno  fatto
  gli interessi esclusivi degli industriali.
   Ciò  che  non  è  ammissibile è l'avallo e la  complicità  delle
  Istituzioni a tutti i livelli.
   Le  ho  detto,  onorevole Presidente, e glielo  ribadisco:  lei,
  fino a qualche anno fa non conosceva neanche questo Piano, ne  ha
  avuto man mano la conoscenza, perché glielo hanno spiattellato  a
  Roma gli amici di Mattioli e tutti quelli che vi stanno dietro, a
  cominciare da un certo signor Togni.
   La  verità è che lei ha subito un piano che neanche conosceva  e
  che  ha firmato, come si dice  a sacco d'ossa'; lei deve rendersi
  conto che ciò cozza con la realtà. C'è un intera popolazione  che
  si  sta  sollevando  da Comitini a Casteltermini,  da  Aragona  a
  Paternò,  da  Augusta  a Palermo, speriamo  che  quest'ultima  si
  svegli,  perché  in questo caso, onorevole Presidente,  lei  sarà
  costretto a fare marcia indietro per tutti i quattro piani.
   Lei  deve cominciare con quello di Agrigento, in quanto  ritengo
  sia  un  Piano  illegittimo e fa parte, e  concludo,  proprio  di
  quella  cosiddetta zona grigia della legalità;  questo  Piano  si
  inserisce  nella  zona  grigia  della  legalità,  attraverso   la
  cosiddetta  pomposità  delle carte  legali,  vi  è  un  forma  di
  speculazione,  che  non fa gli interessi della  collettività,  ma
  quelli  del  grande  capitale, di coloro che  vogliono  rubare  e
  lucrare   sui  rifiuti  e  sui  bisogni  della  gente.  Onorevole
  Presidente, le chiedo, pertanto, di ritirare il decreto, è ancora
  in tempo per farlo.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Spampinato.  Ne
  ha facoltà.

    SPAMPINATO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  onorevole
  Presidente della Regione, nonché signor Commissario straordinario
  per  i  rifiuti, è chiaro che la prima contestazione, è di natura
  politica  rispetto ad un dato incontrovertibile ed  inaccettabile
  che  determina una volontà di non modificare la volontà  politica
  di fondo rispetto a questo tema.
   Il  dato  è  il  3,7 per cento della raccolta differenziata  che
  avviene  in Sicilia, che è al di sotto sia della media nazionale,
  che  è  intorno  al 25 per cento, per non parlare  di  punte  che
  sfiorano  il  40 per cento anche in zone del nord  Italia,  ed  è
  questo  il  tema principale che contestiamo, perché da questo,  a
  cascata, derivano conseguenze nefaste.
   Infatti,    il    restante   92,7   per    cento    andrà    nel
  termovalorizzatore, perché questo determinerà -  secondo  calcoli
  chiaramente  approssimativi -, 2.400.000  tonnellate  di  rifiuti
  l'anno,  determinerà - e non potrà essere diversamente -  800.000
  tonnellate  di  ceneri  inquinanti  che,  comunque,  andranno  in
  discarica,   dall'utilizzo  del  termovalorizzatore   di   questa
  quantità di rifiuti; si determinerà un aggravio per le casse  dei
  comuni,  se  si considera la previsione di 80 euro per tonnellata
  conferite  ai  termovalorizzatori  che  determinerà  -   non   da
  sottovalutare -, per vent'anni, un introito di 2 miliardi di euro
  per    coloro    i    quali    produrranno,    costruiranno     i
  termovalorizzatori.
   E'  chiaro,  onorevoli colleghi, che ho cercato di  seguire,  in
  maniera  più particolare, la vicenda dell'ordinanza che  riguarda
  la zona geografica a me più vicina, cioè quella di Paternò, ma  è
  chiaro,  così  come mi sono reso conto dalle notizie  apprese  in
  questi  mesi, ma anche dagli interventi dei colleghi, che  alcuni
  temi sono comuni.
   La  prima contestazione, riguardante l'ordinanza, ha per oggetto
  le  procedure  di  autorizzazione. Poco fa  l'onorevole  Miccichè
  citava  il  decreto legislativo Ronchi. All'articolo  27,  questo
  decreto   prevede   le   procedure  di  autorizzazione   per   la
  localizzazione  di questi siti, dei siti per lo  smaltimento  dei
  rifiuti  pericolosi e non, e lo stesso articolo prevede,  a  base
  dell'autorizzazione, la presentazione di un progetto definitivo e
  di  una documentazione tecnica in cui venga evidenziato l'impatto
  rispetto   alle  norme  in  materia  urbanistica,   alla   tutela
  dell'igiene, alla tutela della salute, alla sicurezza del lavoro.
   Per  quanto  riguarda il sito di Paternò,  la  Società  -  oggi,
  Sicilpover  -, in effetti ha presentato un progetto, in  data  10
  giugno 2003, che non può essere considerato, così come prevede la
  legge,  il  progetto  definitivo, perché su  questo  progetto  la
  stessa   Conferenza  di  servizio,  nell'agosto   2003,   lo   ha
  dichiarato,   leggo  testualmente:   carente  e  bisognevole   di
  integrazioni e chiarimenti'.
   Questo  progetto  nonostante  siano  arrivate,  successivamente,
  queste  integrazioni  e  chiarimenti, è stato  trasmesso  per  il
  parere dal Commissario al Ministero per l'Ambiente, ovvero quello
  che  la  stessa  Conferenza  dei servizi  dichiarava   carente  e
  bisognevole  di integrazioni e chiarimenti' è stato trasmesso  al
  Ministero  per  l'Ambiente e su questo è  stato  dato  un  parere
  favorevole  con  prescrizioni, ovvero  non  tenendo  conto  delle
  ulteriori   motivazioni   e  chiarimenti  riguardanti   l'impatto
  ambientale.
   Credo,  che  questa  sia  una prima  doglianza  rispetto  ad  un
  procedimento che cercherò di definire, comunque, illegittimo  per
  arrivare poi ad una conclusione.
   Altri  elementi   di illegittimità riguardano la  localizzazione
  dei siti e questo, probabilmente, è il nocciolo del provvedimento
  e delle contestazioni che noi oggi cerchiamo di argomentare.
   Esiste  una norma, approvata da questo Parlamento, la  legge  71
  del  1978,  comma 5, che parla di Piani regolatori, e dice:   una
  norma deve, comunque essere tenuta in considerazione, non possono
  essere  destinati  ad  usi non agricoli, i suoli  utilizzati  per
  colture  specializzate (e lei a questo punto è  competente  quasi
  quanto il Presidente), o dotati di infrastrutture e di impianti a
  supporto  dell'attività agricola, se non  in  via  eccezionale  e
  quando   mancano   ragionevoli  possibilità   di   localizzazioni
  alternative'.
   Esiste  una norma specifica, ulteriormente a sostegno di  questa
  tesi, cioè il Decreto legislativo 36 del 2003, che disciplina  la
  localizzazione  di  questi siti, per quanto  riguarda  i  rifiuti
  pericolosi e non; prescrive, tra l'altro, che per ciascun sito di
  localizzazione   degli  impianti  devono  essere   esaminate   le
  condizioni  locali di accettabilità dell'impianto,  in  relazione
  alla  collocazione in zone di produzione di prodotti agricoli  ed
  alimentari, definiti ad indicazione geografica od a denominazione
  di origine protetta ai sensi del Regolamento CE  2081 del 1992 ed
  in  aree  agricole  in  cui si ottengono  prodotti  con  tecniche
  dell'agricoltura biologica, ai sensi del Regolamento CE 2092  del
  1991, oltre alla presenza di rilevanti beni storici, artistici ed
  archeologici.
   Sotto  tutti e tre gli aspetti, l'ordinanza non tiene  conto  di
  questa norma.
   La  localizzazione  di  Paternò, per quanto  riguarda  l'aspetto
  agricolo,  è un'area che ospita culture specializzate e praticate
  con  tecniche biologiche, ove sono presenti pregiate  varietà  di
  agrumi,  di  olivo  e  del fico d'india ed  ove  operano  aziende
  agrituristiche   ed   agricole  specializzate   in   coltivazioni
  biologiche  nella  produzione  dell'olivo  che  è  provvisto  del
  marchio   di   OP   Monte  Etna,  che  verrebbero   assolutamente
  pregiudicate   se   venisse  allocato,   in   queste   aree,   il
  termovalorizzatore.
   Spero  che  ci si renda conto di cosa stiamo parlando  e  faccio
  affidamento    anche   alla   sensibilità   dell'Assessore    per
  l'agricoltura  e le foreste per avere, quanto meno,  una  replica
  rispetto a questi temi.
   La  localizzazione riguarda siti di interessi comunitari,  viene
  posta  su  un  sito  di interesse comunitario, cioè  la  contrada
  Valanghe   ed   è  adiacente  ad  un  altro  sito  di   interesse
  comunitario, cioè il tratto di Pietralunga del fiume Simeto.
   Questo  sito e la localizzazione dello stesso non tengono conto,
  ancora,  del  Regolamento CE 9243, che prevede, senza possibilità
  di  deroga, di tenere in considerazione, nella localizzazione  di
  impianti  di  questa natura, sia i siti di interesse comunitario,
  sia quelli delle zone protette.
   La  localizzazione riguarda un sito di alto pregio archeologico.
  E'  un  sito che può risalire all'età del bronzo, dove  sono  già
  stati fatti ritrovamenti di particolare pregio archeologico, come
  per esempio, un prezioso ponte dell'età romana, un sito che è già
  stato oggetto dell'attenzione della Comunità europea dal punto di
  vista archeologico ed ha ottenuto, per queste finalità, anche dei
  finanziamenti.
   Altra  censura  che evidenziamo rispetto a questo provvedimento,
  è  quella  posta dall'autorità che ha la competenza della  tutela
  dei   vincoli  paesaggistici  ed  archeologici.  Anche   qua   il
  sovrintendente  dei beni culturali di Catania ha dato  un  parere
  contrario  rispetto la localizzazione e le distanze nei confronti
  del fiume Simeto.
   Onorevole  Presidente, io non voglio cercare di  equipararla  ad
  un  famoso suo omonimo, che provava a vendere la fontana di Trevi
  - parlo di omonimi attori cinematografici -, perché non penso che
  vorrà  vendere  il  fiume  Simeto. Ma  non  si  può  pensare  che
  nonostante un parere contrario dei beni culturali, nonostante una
  norma,  la  431 del 1985, che recita testualmente:   E'  comunque
  vietata la localizzazione degli impianti di questa natura nei 150
  metri  dell'alveo di un corso d'acqua, iscritto nell'elenco delle
  acque pubbliche , che sia possibile superare, oltre i pareri  dei
  sovrintendenti anche le norme di legge.
   Ed  ancora, per quanto riguarda la localizzazione - io  cercherò
  di  fare una sintesi perché capisco che i tempi sono brevi, ma le
  contestazioni  sono tante-, il Decreto legislativo  86  del  2003
  vieta  espressamente la realizzazione di impianti per  i  rifiuti
  pericolosi in aree non sondabili, stabili e alluvionabili.
   La  zona  di  Paternò,  come il recente passato  ci  insegna,  è
  un'area   che   ha  queste  caratteristiche.  Probabilmente,   il
  presidente   Cuffaro  ha  risolto  da  una  parte,  grazie   alle
  precipitazioni che sono state notevoli in questi ultimi anni,  il
  problema  dell'acqua, però crea un altro problema, in quanto  con
  questa   localizzazione   determina   un'altra   condizione    di
  incompatibilità del territorio e non può non tenere  conto  delle
  condizioni  geologiche ed idrogeologiche, soprattutto per  quanto
  riguarda le fonti di approvvigionamento di acqua potabile.
   Le  prescrizioni poste a tutela di questi interessi dalla stessa
  ordinanza  sono troppo generiche e non garantiscono assolutamente
  la tutela del territorio.
   Non  viene rispettato un principio che dovrebbe essere alla base
  della   costruzione  di  questi  percorsi,  che  è  quello  della
  partecipazione anche delle popolazioni interessate.  Laddove  per
  popolazioni   interessate   non  bisogna   pensare,   così   come
  giurisprudenza ormai costante evidenzia, soltanto  ai  comuni  in
  cui si dovrà allocare il termovalorizzatore.
   La  procedura non tiene conto neanche di questi pareri, anche in
  riferimento ai comuni. Basti pensare che il comune di Paternò, le
  associazioni  civiche  di Paternò hanno cercato  di  interloquire
  evidenziando  questi  ed altri motivi e non  hanno  avuto  alcuna
  risposta.
   Nelle  conferenze di servizi bisogna coinvolgere anche gli altri
  comuni  che sono adiacenti e che chiaramente subiranno  nocumento
  dalla  localizzazione del termovalorizzatore in quell'area. Penso
  ai comuni di Centuripe e  di Santa Maria di Licodia.
   Infine,  nessuna considerazione viene posta in essere   rispetto
  a  quelle  che sono le conseguenze per la salute per  un  impatto
  eccessivamente  dannoso, derivante dai fumi della combustione  di
  queste ceneri.
   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   ho   fatto   queste
  considerazioni,  non tanto per tenermi in forma  ricordandovi  la
  professione di avvocato che svolgo e che ho cercato di trascurare
  a  vantaggio  della funzione di parlamentare, ma per  evidenziare
  una   cosa  che  sembrerebbe  quasi  logica  ma  che,  purtroppo,
  dimentichiamo:  le  leggi  vengono  fatte  a  tutela  di   alcuni
  interessi,  non  tenere  in considerazione  una  norma  significa
  violare l'interesse a tutela del quale è stata posta la norma.
   Non  concluderò  chiedendo l'annullamento del provvedimento  che
  risulta  essere palesemente illegittimo, perché non siamo  in  un
  tribunale amministrativo. Qua siamo in una sede politica, quindi,
  chiedo  perché siano state violate le norme, perché non si  siano
  tutelati  gli  interessi che stanno alla base  di  queste  norme.
  Chiedo, ufficialmente, una sospensione del provvedimento per fare
  una valutazione seria rispetto ad un tema che è essenziale per la
  salute e lo sviluppo della Sicilia.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Sanzeri.  Ne  ha
  facoltà.

    SANZERI   Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei  gradito
  svolgere  il  mio  intervento alla presenza del Presidente  della
  Regione,  ma  purtroppo  si è allontanato dall'Aula.  Non  voglio
  sminuire il ruolo dell'Assessore Leontini che è presente al banco
  del  Governo, però faccio rilevare l'assenza del Presidente della
  Regione   che   riveste  anche  la  carica  di  Commissario   per
  l'emergenza    rifiuti.   Chiedo,   pertanto,    al    Presidente
  dell'Assemblea  di sospendere la seduta per qualche  minuto  sino
  all'ingresso in Aula del Presidente della Regione.

    PRESIDENTE   Onorevole Sanzeri, sono sicuro che  il  Presidente
  della Regione farà ingresso in Aula nel corso del suo intervento.

    SANZERI  Signor Presidente, dichiaro, preliminarmente,  il  mio
  voto  favorevole alla mozione. Nel corso del mio  intervento  non
  sprecherò del tempo ribadendo gli argomenti ampiamente affrontati
  dai colleghi che mi hanno preceduto sui motivi della mozione, sul
  merito  della stessa che tra l'altro condivido appieno.  Infatti,
  mi soffermerò su qualche altra riflessione.
   Qualche  giorno  fa,  presso la Presidenza della  Regione  si  è
  svolta  una riunione durante la quale il Presidente ha  affermato
  che le istituzioni e le responsabilità di Governo impongono a chi
  ricopre il ruolo di prendere  decisioni, spesso non condivise  da
  tutti e non comprese.
   Chi  vi parla è un convinto riformista, che è abituato non  solo
  a  cercare di sollevare e denunciare problemi, ma  che  cerca  di
  dare  a questi, per quanto possibile, delle soluzioni.
   Credo,  però,  che ci sia  un momento in cui la  politica  debba
  fermarsi  a riflettere sul fatto se quelle decisioni che  vengono
  prese  vadano  nel  giusto  verso e cioè  nella  direzione  della
  risoluzione dei problemi.
   Quando la politica vede che ci sono segnali così importanti,  di
  grande  partecipazione, quando essa osserva che  paesi,  comunità
  intere  fanno  le  marce,  gli scioperi in  maniera  civilissima,
  cercando  di approfondire i problemi che li riguardano, in  tutti
  questi  fenomeni,  la  politica dovrebbe fermarsi  a  riflettere,
  valutando  la  possibilità di avere sbagliato  in  qualche  cosa;
  occorre capire se le decisioni prese vadano nel senso giusto.
   Credo  che,  in questo momento e per i segnali che ci  giungono,
  le  decisioni prese con l'adozione di questo Piano rifiuti  siano
  sbagliate. Il piano dei rifiuti è considerato errato,  si  dà  la
  centralità  ai termovalorizzatori, si tiene conto di  una  logica
  che dovrebbe essere capovolta.
   Non  entro  nel merito di queste cose, però se dovessi  guardare
  anche   alla  scelta  dei  siti  in  cui  stiamo  ponendo  alcune
  discariche, gli inceneritori ed i termovalorizzatori, dovrei dire
  che,  oggettivamente,  stiamo facendo delle scelte  completamente
  errate.
   Ho   assistito  ad  una  riunione  tenuta  nella  provincia   di
  Agrigento, ascoltando il Comitato dei cittadini di Aragona ed  il
  suo  sindaco  che,  in  modo semplice  e  sensato,  ha  sollevato
  problemi elementari che si scontrano con il comune buon senso  di
  ciò che facciamo ogni giorno.
   Mi  chiedo  se  non  sia  insensato ed  uno  spreco  di  risorse
  finanziarie ingenti pensare di allocare un termovalorizzatore  ed
  una discarica di certe dimensioni, in una zona in cui le comunità
  hanno  scelto che lo sviluppo deve essere mirato al  turismo;  in
  una  zona,  come  quella del Platani, interessata  da  interventi
  strutturali  di  sviluppo  legati  alla  legge  488,   ai   patti
  territoriali che guardano ad insediamenti turistici  lungo  tutta
  questa valle.
   Ad  esempio,  in  questi giorni, i sindaci  dei  comuni  che  si
  affacciano sul fiume Platani hanno firmato un protocollo d'intesa
  per  costituire  il  Parco  del fiume Platani  e  ciò  cozza  con
  l'installazione  del  termovalorizzatore e con  la  discarica  di
  Aragona.
   Mi  appello  al buon senso di un Governo che decide di  fermarsi
  di  fronte  a  tante  critiche, ai  dubbi  di  studiosi  ed  alle
  difficoltà  avvertite dalle popolazioni e quindi  di  trovare  la
  migliore e condivisa possibile soluzione.
   Vorrei, inoltre, aggiungere qualcosa sul problema dei rifiuti  e
  del termovalorizzatore: non ci sentiamo garantiti da quello che i
  termovalorizzatori  bruceranno perché le tabelle  sono,  a  parer
  mio, molto permissive in questo senso. Non ci sentiamo garantiti,
  inoltre,  perché  chi  gestirà  il  termovalorizzatore  sarà   un
  privato, il quale giustamente ha come obiettivo il raggiungimento
  del profitto.
   Non  abbiamo  alcuna garanzia che quello che  si  metterà  lì  a
  bruciare  non  sia veramente in grado di fare danno.  Credo,  per
  esempio,  che l'Assemblea regionale, il Governo, possono  pensare
  alla costituzione di una vera e propria autorithy nel momento  in
  cui  ci  sarà  una  politica che avrà una sua  parte  importante,
  anche  se  non  siamo  d'accordo al termovalorizzatore,  non  una
  commissione  che  ora  si  insedierà per fotografare  il  momento
  biologico prima che partano i termovalorizzatori.
   Ritengo  che ci sarà bisogno di una autorithy  che sia in  grado
  di  vigilare,  di  misurare, di prendere decisione,  ma  che  sia
  formata  da  rappresentanti  delle  municipalità,  non  solo   da
  componenti  nominati dall'esecutivo, ma che sia  a  garanzia  nel
  prosieguo   quando   queste  andranno   in   funzione,   ci   sia
  un'autorithy,   la  più  celere,  la  più  importante,   la   più
  scientificamente  valida  in  grado di  garantirci  sulla  nostra
  salute e su quanto i  termovalorizzatori bruceranno.
   Vorrei  sottoporre  un'altra  riflessione  al  Presidente  della
  Regione:  sono  passati  due  anni e  mezzo  da  quando  si  sono
  costituiti   gli  A.T.O.,  se  ne  sono  costituiti   ventisette,
  venticinque,  ma  mi  chiedo cosa abbiano fatto  in  questi  anni
  questi  consigli  di amministrazione che si sono  insediati,  che
  percepiscono i giusti compensi, le giuste indennità
   Ci  chiediamo se a due anni e mezzo è partito un ATO,  se  hanno
  svolto,  in  questi  anni, un minimo di lavoro preparatorio  alla
  nuova  politica dello smaltimento della raccolta dei  rifiuti  o,
  invece, sono stati lì a prendersi i soldi senza fare niente  e  a
  fare pagare ai cittadini le conseguenze
   Ultima  questione che sottopongo e che rientra con il piano  dei
  rifiuti e con una politica ambientale del nostro territorio.
   Onorevole  Presidente, la invito a porre  attenzione  su  quello
  che  si sta verificando oggi, rispetto ad un mio cruccio -  e  ne
  faremo,  credo, problema politico di domani - che  è  quello  del
  proliferare  in  maniera  irrazionale, in maniera  spregiudicata,
  degli impianti eolici in Sicilia.
   Onorevole  Presidente, voglio dirle che oggi si sta  verificando
  uno  scempio nel nostro bellissimo territorio, proprio perché non
  ci  sono  controlli,  proprio perché  i  consigli  comunali  sono
  espropriati dei poteri di concedere o meno il nulla osta.
   Possiamo  essere, come sindaco, come Presidente  della  Regione,
  giudicati  dopo  cinque, dieci anni per  quanto  facciamo  o  non
  facciamo  o  per  quello che sappiamo fare, poi  c'è  sempre  una
  benevolenza del tempo che, comunque, ci salva tutti, ma fra dieci
  anni,  quando  questa  Sicilia sarà  piena  di  questi  funghi  a
  cinquecento  metri dai centri abitati, perché è  stato  abbassato
  perfino  la  distanza dei centri abitati, noi  saremo  ricordati,
  perché queste cose nessuno li muoverà dalla nostra vista, saranno
  sempre lì per vent'anni, per trent'anni.
   Non  corre il rischio di essere ricordato, nonostante  lei  farà
  l'ultimo  anno,  sicuramente, in maniera  bellissima,  di  grande
  amministrazione  per questa Regione,  come il Presidente  che  ha
  permesso tutto questo
   Perché  saranno  sempre lì visivamente,  nessuno  potrà  dire  o
  potrà,  con  la  benevolenza del tempo,  dimenticare  quello  che
  facciamo,  saranno lì ed io la invito a guardare  con  attenzione
  quello  che  sta  succedendo, lo scempio che  sta  avvenendo  nel
  territorio siciliano.
   Con  queste  considerazioni la invito a riflettere, a  fermarsi,
  se c'è bisogno di cambiare e di emendare questo piano dei rifiuti
  facciamolo, certamente quei siti sono infelici.
   Credo  che  una  risposta vada data ad  Aragona,  a  Paternò,  a
  Casteltermini,  in maniera complessiva, con buon senso  e  vadano
  prese quelle decisioni che sono necessarie per la Sicilia.

    MANZULLO   Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    MANZULLO  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  debbo  subito
  dire che mi aspettavo una seduta assembleare con più partecipanti
  per  quanto riguarda la deputazione, non perché parlare  a  volte
  senza un adeguato uditorio numerico, non di spessore, possa più o
  meno  incidere  sugli interventi, ma immaginavo  che  la  mozione
  avesse,  come finalità, una sensibilizzazione che poteva  nascere
  da  un  dibattito sereno affinché ciascuno di noi, in quest'Aula,
  potesse, o con il proprio intervento o con il proprio voto,  dare
  una risposta che non è una risposta politica.
   E  il  fatto  stesso  che  non c'è un gran  numero  di  deputati
  diventa la cartina tornasole che la deputazione non lo ritiene un
  fatto politico di appartenenza.
   Devo  dire,  e  la cosa mi addolora, che sembra una problematica
  quasi campanilistica in cui le presenze sono più dettate dal dire
  che si era presenti, ma non perché sentito.
   Perché delle province dove il problema non si evidenzia, c'è  la
  quasi  totale  assenza,  le province  in  cui  la  deputazione  è
  presente è perché interessata.
   E  se per un istante il mio intervento o la mia presenza dovesse
  essere  solo  finalizzata  perché  appartengo  ad  una  provincia
  interessata, svilirebbe il senso e la funzione istituzionale.
   Onorevole   Presidente  della  Regione,   ho   ascoltato   tanti
  interventi e li rispetto tutti, ma a volte stento a condividerli,
  perché nella dialettica della discussione non so se a volte si va
  fuori tema.
   Oggi  non  stiamo  discutendo su chi è più  o  meno  bravo,  non
  stiamo  discutendo  un problema di destra o di  sinistra,  stiamo
  discutendo un problema che è di tutti: la salute.
   Siamo  abituati  a  vedere  la presenza  di  un   pubblico  così
  numeroso  quando vengono a chiedere risposte di tipo  lavorativo,
  di investimenti.
   Eppure  queste persone, venendo da una provincia martoriata,  da
  un  territorio in cui è sicuramente forte il problema del lavoro,
  dell'occupazione,    dell'immigrazione,    oggi,    con    grande
  compostezza,  non chiedono questo, ma un diritto  previsto  anche
  dalla Costituzione: il diritto alla salute.
   Quindi, il cercare di portare il dibattito su problematiche  più
  o meno tecniche, secondo me, ci porta fuori strada, non perché il
  problema  tecnico  non  sia un problema, ma  dovremmo   avere  la
  capacità di distinguere i due momenti, perché il problema tecnico
  diventa un problema politico, la scelta, l'ubicazione, diventa un
  problema politico, ma se crediamo a quanto stiamo dicendo, al  di
  là che possa essere Aragona o Casteltermini, qualsiasi comune dei
  quattrocento  della Sicilia, dovremmo sentire  forte,  tutti,  il
  bisogno  di  gridare e dire no come lo stiamo dicendo nelle  zone
  interessate.
   Ma   c'è  un  altro  aspetto  che  volevo  sottolineare,  signor
  Presidente.
   Non  entrerei tra chi la dice più o meno grossa, nel bene e  nel
  male,  se  la discarica o gli inceneritori portano possibilmente,
  sicuramente, dei disagi alla salute, perché oggi potremmo  essere
  tutti  nelle  condizioni di portare relazioni,  non  voglio  dire
  pilotate, ma anche in buona  fede, che potrebbero sostenere  cose
  diverse.
   Lei  è un medico, lo sono anch'io, e  spesso, negli ultimi anni,
  anche  come medici, abbiamo sempre usato un qualcosa che ha fatto
  un pò la storia della medicina degli ultimi anni che  prevenire è
  meglio di curare .
   Oggi il problema non si pone sulla certezza, oggi  c'è solo  una
  certezza:     cercare     di     portare    più     differenziata
  nell'inceneritore.
   La  richiesta  che facciamo, pur condividendo tutti  i  passaggi
  tecnici,  è  di soprassedere, di creare le condizioni  perché  si
  possa accelerare o di avere la certezza che già è stato raggiunto
  un  traguardo di avere cioè la differenziata in termini tali,  al
  di  là  delle  situazioni  che possono  essere  condivise  o  non
  condivise,  da  darci la certezza di recare meno danni  possibili
  per  quelli  che  sono  poi i risultati,  le  risulte  di  questi
  inceneritori.
   Abbiamo  studi, al di là della provincia di Agrigento, ma  anche
  di altre regioni, in cui per questa differenziata siamo a livello
  di prefissi telefonici.
   Sarebbe  opportuno, facendo riferimento anche ad  altre  nazioni
  che  lo  hanno  sperimentato,  di incentivare,  e  sarebbe  anche
  un'opportunità occupazionale non indifferente, quella di fare  la
  raccolta differenziata domiciliare.
   Nel  momento in cui noi dovessimo partire su questa impostazione
  e  fra  sei mesi, un anno, i risultati di questa raccolta fossero
  tali  da permetterci di raggiungere un quid, che potrebbe  essere
  l'unica  certezza, quanto meno di circoscrivere danni  eventuali,
  in  quel momento sarebbe opportuno, tutti assieme, consigliandoci
  e confortandoci, per trovare la soluzione.
   Quando  lei  faceva  riferimento che  ha  trovato  un  programma
  iniziato  dal Governo Cuffaro, questo sta a significare  che  non
  c'é  la  non  visione concreta che la raccolta dei rifiuti  è  un
  problema, ma è un problema che deve trovare la soluzione.
   Non  possiamo permetterci di dividerci per trovare le  soluzioni
  perché in quel momento sviliremmo anche la nostra funzione.
   E'  un  appello che desidero fare all'Assemblea, ma che desidero
  fare anche al Presidente della Regione come Commissario.
   Diamo  una  risposta a chi è titolare della nostra  Istituzione,
  non siamo i padroni del consenso, siamo i portavoce del consenso.
   Lei,  come Presidente della Regione, è portavoce di un  consenso
  presidenziale  che  è stato, sotto l'aspetto  delle  percentuali,
  molto elevato. Io modestamente sono espressione di un consenso di
  deputato,  ma  non mi sono mai sentito padrone del  consenso,  mi
  sono sentito soltanto portavoce del consenso.
   Oggi,  con grande umiltà, con la sua autorevolezza per il  ruolo
  che  ricopre, come portavoce del consenso, nel momento in cui chi
  lo  ha  legittimamente e democraticamente  eletto  le  chiede  di
  soprassedere, penso e ritengo che l'unica risposta di buon senso,
  non  per non affrontare il problema, ma di affrontarlo in maniera
  serena  per  dare  una  risposta, non dico  di  certezza,  ma  di
  tranquillità  sul problema della salute, sia quella di  ritirare,
  incentivare  la  raccolta differenziata,  raggiungere  quel  quid
  indispensabile  che  ci possa permettere  di  avere  una  maggior
  serenità, al di là dei pareri degli scienziati che, a volte,  più
  sono  i  pareri  e  più ci si allontana dalla verità,  perché  la
  verità  è  una, quando si trova non ci sono altre teorie.  Quando
  sento più teorie, sono preoccupato che ancora siamo lontani dalla
  verità.
   Se  tutto  questo, signor Presidente, lei lo fa suo,  in  questo
  momento, le posso assicurare che non vincerà né la Presidenza  né
  l'opposizione,  ma  vinceranno i titolari  del  consenso  che  si
  aspettano ed hanno il diritto di avere anche questa risposta.

    LIOTTA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LIOTTA   Onorevole Presidente,  non mi unirò al coro  dei  miei
  colleghi  nel  chiederle  buon senso, una  pausa  di  riflessione
  rispetto  alle  scelte  che  ha già fatto  come  Commissario  per
  l'emergenza rifiuti.
   Non  perché  non  ritenga che non sia necessaria  una  pausa  di
  riflessione  o perché non pensi che lei possa essere  dotato  del
  buon   senso  sufficiente  per  riflettere  opportunamente  sulla
  questione, ma perché credo che lei, onorevole Presidente, ha  già
  fatto  delle scelte o come minimo ha condiviso delle  scelte  che
  sono state fatte anche altrove e che non ci sia spazio alcuno per
  una pausa di riflessione.
   Il  mio pessimismo muove essenzialmente dal ritardo con il quale
  si fa questo dibattito.
   La  struttura commissariale ha rifiutato ogni confronto, in ogni
  sede,  ha  rifiutato  il  confronto  con  gli  Enti  locali,  con
  quest'Aula.
   Con  quest'Aula il confronto si svolge dopo un anno che è  stata
  presentata   la  mozione  sul  Piano  regionale  per  l'emergenza
  rifiuti. E questo non avviene a caso.
   Non  è  un caso che noi oggi, e solo oggi, riusciamo a discutere
  con  il Presidente della Regione nella qualità di Commissario del
  Piano regionale dei rifiuti.
   Ho il dubbio, ho come minimo il sospetto, che se siamo giunti  a
  questo  dibattito,  onorevole  Presidente,  è  perché  i  rilievi
  topografici in alcuni siti scelti per costruire gli impianti sono
  iniziati  ed  è per questo che non le faccio nessun  invito  alla
  riflessione,  perché so della sufficienza con la  quale  seguiva,
  poc'anzi,  la  fase  iniziale del dibattito, l'ho  vista  un  po'
  discolo Presidente, di solito è molto più ordinato, ha interrotto
  spesso i deputati dal podio.

    CUFFARO    presidente   della  Regione.  Soltanto   l'onorevole
  Micciché.

    LIOTTA   Anche  altri. Dicevo che se siamo  giunti  oggi  fuori
  tempo  massimo a questo dibattito  è proprio perché, ed è  questo
  che  dobbiamo  sapere,  sui territori  sono  iniziati  i  rilievi
  topografici, in alcuni siti si metterà mano ai lavori fra  alcuni
  giorni.
   Se  è così, mi chiedo se questo dibattito, che è doveroso e  che
  l'Assemblea avrebbe potuto e dovuto fare un anno fa - e allora sì
  che un invito alla riflessione sarebbe stato pertinente - oggi  è
  stanco,  è  un dibattito con un'Aula semi vuota, con  una  grande
  presenza di pubblico, sappiamo che vi sono delegazioni dei Comuni
  interessati, da Aragona, da Paternò, da Augusta.
   Sappiamo che in quelle comunità, onorevole Presidente, vi  è  un
  grande  disagio  e  una grande preoccupazione  non  soltanto  per
  l'allarme  che rispetto alle questioni della salute questo  piano
  solleva, ma anche per l'allarme che viene sollevato rispetto alle
  questioni economiche, rispetto ai danni ingenti, sotto il profilo
  economico,  che  questo Piano dei rifiuti  realizzerà  in  alcune
  aree.
   Mi  chiedo  con  quale  criterio la struttura  Commissariale  ha
  consentito,  nella scelta dei siti - struttura Commissariale  che
  avrebbe  potuto  almeno  riservarsi un margine  anche  minimo  di
  programmazione  sul  territorio - di espropriare  del  potere  di
  programmazione anche le strutture locali, poteva almeno riservare
  per sè un margine di programmazione.
   Ebbene,  cosa  fa  la  struttura commissariale,  lascia  che  la
  scelta   dei   siti  avvenga  con  un  criterio  riguardante   la
  disponibilità dei suoli da parte dei raggruppamenti temporanei di
  imprese che debbono costruire gli impianti.
   E  questo  è  il meccanismo che vizia tutto il percorso,  perché
  senza questo meccanismo probabilmente non sarebbe stato possibile
  individuare quei raggruppamenti temporanei di impresa.
   Mi  sono chiesto - e l'ho chiesto anche ad un funzionario  della
  sua    struttura   commissariale,   in   un   convegno   pubblico
  all'Università  di  Palermo - se questa  struttura  ha  rigettato
  proposte di costruzione di questi impianti oltre i 4, i 3,  sulle
  quali  è  presente  la società Falck, è il  quarto,  mi  è  stato
  risposto di si.
     Visto che uno di questi siti, almeno uno, è dentro un sito  di
  interesse  comunitario,  a  100 metri dal  sistema  fluviale  più
  importante  della  Sicilia, inserito in una reale  di  produzione
  dell'arancia   rossa,   che  è  il   gioiello    dell'agricoltura
  siciliana,  considerato  che questi elementi,  quindi,  non  sono
  bastati  a  rigettare il progetto di costruzione nella Valle  del
  Simeto  dell'impianto, mi chiedo cosa contenevano quelle proposte
  che  la  struttura  commissariale ha rigettato,  forse  costruire
  questo termovalorizzatore in piazza Politeama? Quali sono stati i
  criteri  che vi hanno guidato nella scelta dei siti?  Come  avete
  potuto  lasciare alle ditte la disponibilità dei suoli, la scelta
  dei siti?
   Non   solo  avete  espropriato  i  territori,  i  rappresentanti
  democratici dei territori della libertà di scegliere  il  proprio
  futuro, il proprio progetto di sviluppo, ma, a quanto pare, avete
  rinunciato anche, come struttura commissariale, di introdurre  un
  elemento  programmatorio.
   Vede  onorevole  Presidente, non siamo,  almeno  per  quanto  mi
  riguarda,  aprioristicamente contrari  in  maniera  assoluta   al
  necessario incenerimento dei rifiuti, ma in via residuale. Non lo
  siamo in via del tutto generale ed assoluta.
   Ci  siamo  fatti  quattro conti e ci siamo  chiesti  che  se  il
  termovalorizzatore  del sito di Paternò,  a  pieno  regime,  deve
  bruciare 1.300 tonnellate di rifiuti al giorno - 1.300 tonnellate
  al   giorno,  signor  Presidente,  sono  all'incirca   500   mila
  tonnellata  l'anno   -  e  se si moltiplicasse  questo  dato  per
  quattro  - e mi dicono  che quello di Bellolampo ha una  capacità
  molto  più grande rispetto a quello di Paternò, ma moltiplichiamo
  per  quattro  e  ci  fermiamo lì - si arriverà  a  2  milioni  di
  tonnellate l'anno, la Sicilia ne produce 2 milioni e mezzo.
   Questo  significa che stiamo progettando, stiamo  per  costruire
  impianti sovradimensionati  capaci di bruciare l'80 per cento del
   tal   quale ,  attenzione.  Invece  ci  si  dice   che   bisogna
  intervenire a valle della raccolta differenziale che, per  quanto
  misera, avrà un suo valore, oscillerà intorno al 7, l'8 per cento
  con  tutti  gli sforzi che la struttura commissariale,  ne  siamo
  certi, farà.
   Bene,  a  valle  della  raccolta  differenziata,  poi,  ci  sarà
  l'umido  da eliminare, da stabilizzare, si farà la  fossa grigia
  con  l'umido  e  dovremo in qualche modo mandarlo  in  discarica;
  sappiamo  bene  che  la  fossa  grigia  non  è  utilizzabile   in
  agricoltura.
   Altra cosa è il  compost  che discende dalla frazione umida,  da
  raccolta differenziata.
   Bene,  tolto  l'umido, la frazione secca,  ci  spiegano  i  suoi
  tecnici - lo hanno spiegato nei convegni che abbiamo puntualmente
  seguito in questi anni - si dovrebbe ridurre a non più del 40 per
  cento del totale.
   E  se  è  il  40  per  cento i conti non tornano   Dovremmo,  al
  massimo,  arrivare ad un milione di tonnellate, e lo sto  facendo
  abbondante.
   Noi  stiamo costruendo impianti dimensionati per due milioni  di
  tonnellate   E guardate che non c'è nessun errore, perché  quando
  ho   fatto   questa  osservazione  all'Università   di   Palermo,
  l'ingegnere  della Falck -  non ricordo il suo nome  -  sosteneva
  che   gli impianti non funzioneranno ogni giorno, avranno bisogno
  di tempi per la manutenzione ordinaria e così via.
   A  parte  il fatto che sono convinto che questo tipo di impianti
  debbano  funzionare,  anzi  sono  avidi  di  spazzatura ,  devono
  funzionare  a  ciclo continuo, ma, a parte questo, se  anche  non
  funzionassero ogni giorno e se i miei calcoli fossero  sbagliati,
  mi spiegate perché avete progettato discariche per il rifiuto per
  due  milioni  di  tonnellate all'anno e non  per  un  milione  di
  tonnellate all'anno  C'è qualcosa che non funziona.
   Quel  sospetto iniziale che è stato anche agitato in quest'Aula,
  per  il  quale  questo Piano Regionale dei Rifiuti ruota  attorno
  alla  termovalorizzazione  e non alla raccolta  differenziata,  è
  perché  si  è  fatta  una  scelta, definiamola,  tra  virgolette,
  strategica, segue degli interessi strategici.
   Sarà   un  caso  se  nel  2001  il  Ministro  Mattioli,   appena
  insediato,  nomina  Capo di Gabinetto il direttore  per  l'Italia
  della  Waste  Management, multinazionale  dello  smaltimento  dei
  rifiuti  nel mondo? Sarà un caso se la Waste Management fa  parte
  del raggruppamento temporaneo di imprese che si chiama Sicilpower
  e che dovrà costruire e gestire il termovalorizzatore di Paternò?
   E'  un  caso,  quindi,  se il signor Paolo  Togni,  all'indomani
  della  nomina a Capo di gabinetto, licenzia il 70 per cento della
  Commissione  di  Valutazione  di  Impatto  ambientale  perché  ha
  bisogno di una commissione addomesticata che faccia finta di  non
  accorgersi  che  il  termovalorizzatore di  Paternò  è  costruito
  dentro un SIC
   Sarà  un  caso  Sarò io che sono sospettoso, che  non  credo  al
  caso,  ma  come  mai,  se  è  un  caso,  quella  Commissione   di
  Valutazione  di  Impatto Ambientale, nominata  dal  signor  Paolo
  Togni,  nel  momento  in cui emana, appunto,  la  valutazione  di
  impatto  ambientale  sul sito di Paternò, si dimentica  che  quel
  sito è dentro un SIC.
   Sa,  signor  Presidente, sono stato io ad  informare  l'avvocato
  Crosta  del  fatto che la valutazione di impatto  ambientale  sul
  sito di Paternò diceva testualmente, lo leggo:  Nessuna incidenza
  è prevista sul vicino SIC , sul vicino SIC.
   Effettivamente  là vicino c'è un SIC, quello  per  la  direttiva
  Uccelli  che  riguarda, appunto, il corso del  fiume  nel  tratto
  Pietralunga di Paternò, ma ignoravano che i SIC sono  due  e  che
  gli   impianti  sono   situati  all'interno  del  SIC   Direttiva
  comunitaria habitat .
   E'  un  caso  se  poi  la stessa Commissione di  valutazione  di
  impatto  ambientale  si  accorge di ciò,  ahimè,  dopo  che  l'ho
  suggerito  all'avvocato Crosta, è colpa mia in realtà  se  se  ne
  sono  accorti, se non se ne fossero accorti probabilmente avremmo
  avuto  una  valutazione di impatto ambientale più illegittima  di
  quella che abbiamo.
   Bene,  cosa  hanno fatto, non sono passati alla  valutazione  di
  incidenza  ambientale  come  richiede  la  legge,  perché  se  si
  costruisce dentro un SIC la valutazione di impatto ambientale non
  basta,  occorre una analisi più approfondita, non l'hanno  fatto,
  hanno mandato semplicemente un'altra nota dal Ministero per  dire
  che  non  solo non fa male al  vicino SIC, ma non fa male neanche
  al SIC dove è situato l'impianto.
   Sarà  un caso, onorevole Presidente, ma a me il sospetto rimane,
  il  sospetto  che  si stia giocando con l'economia  di  territori
  vastissimi,  perché  sa  quei territori sono  molto  preoccupati,
  l'arancia rossa è uno degli elementi portanti dell'economia,  non
  solo  di Paternò, ma anche di Biancavilla, di Adrano, di S. Maria
  di Licodia, della stessa Catania, ma anche della stessa Sicilia.
   La  Piana  di  Catania  è  una ricchezza  che  non  ci  possiamo
  permettere   di  disperdere,  ma  ci  dicono   che   avremo   una
  commissione  di  esperti che, fatta la valutazione,  prima  della
  costruzione  degli  impianti, raffrontandola successivamente  con
  ciò  che accadrà dopo la valutazione degli impianti, ci garantirà
  rispetto alla salubrità della zona e, quindi, rispetto al mancato
  impatto ambientale sulle arance, sugli agrumi e così via.
   Io  mi  fido poco di questa Commissione, a parte i luminari  che
  sono dentro,  perché mi faccio guidare dall'esperienza, onorevole
  Capodicasa.
   Ad  Acerra,  quando vi fu lo scandalo delle diossine  dentro  le
  mozzarelle  di  bufala  - lo ricorderete questo  scandalo   -  il
  Ministero delle politiche agricole fece delle misure di  diossina
  e  trovò livelli di diossina inaccettabili fuori dalla norma.  Il
  Ministero  della salute fece le stesse misure e trovò livelli  di
  diossina inaccettabili fuori dalla norma.
   A  quel punto il Ministro Matteoli nomina una  commissione della
  Sogin,  diretta dal generale Carlo Jan - Paolo Togni,  Carlo  Jan
  ricorrono, sono gli stessi di Scanzano Ionico, la banda è quella,
  scusate  la squadra, mi è scappato, è quella di Scanzano  Ionico,
  probabilmente  deve  essere la stessa cura -  dicevo,  nomina  il
  generale Carlo Jan, il quale tranquillamente, dopo il parere  del
  MIPA e del Ministero della salute, arriva ad Acerra e rileva  che
  non c'è diossina.
   Ma  di chi mi devo fidare: il Ministero delle politiche agricole
  e  il  Ministero della salute sostengono la presenza di diossina,
  la  Sogin,  controllata  fra l'altro dal Ministero  territorio  e
  ambiente attraverso l'agenzia per il territorio e per l'ambiente,
  sostiene  che non c'è diossina.
   Ma   a me non basta che venga qualcuno a dirmi, qua dentro,  che
  questa  sigaretta  fa  più  male  di  una  pipa  che  bruci  1300
  tonnellate di spazzatura al giorno.
   Vede,  signor  Presidente, non posso accendere questa  sigaretta
  in  quest'Aula  e  non  la posso accendere  non  soltanto  perché
  violerei la legge se l'accendessi, ma perché ho rispetto  per  la
  salute  dei  miei  colleghi,  i  quali  convinti  dal  professore
  Veronesi sanno, tutti, che il fumo fa male.
   Pochi  grammi  di  tabacco Virginia purissimo  -  il  professore
  Veronesi so che non fuma, ma questo è tabacco di qualità, per chi
  se  ne  intende - portano alla morte. 1.300 tonnellate - è questo
  che  ci  stanno  per  dire questi esperti - 1.300  tonnellate  al
  giorno  di  spazzatura non producono assolutamente  niente   Aria
  alle violette
   Beh,  Signor  Presidente, questa non me la  bevo' o  non  me  la
   fumo', non la  respiro'
      Signor  Presidente,  non  accendo  questa  sigaretta  per  il
  rispetto che ho per quest'Aula e per il rispetto che ho per i mie
  colleghi;  ma è ovvio che se questa commissione, da lei nominata,
  dovesse  domani  tornare  in Sicilia a  dirci:   Guardate  che  i
  termovalorizzatori producono aria  purissima , beh, quel poco  di
  lavoro  che aveva fatto con me il professore Veronesi inducendomi
  a  riflettere  sulla necessità di smettere di  fumare,  andrà  in
  fumo,  perché  francamente da quel momento  in poi la  tentazione
  sarà così forte che io non riuscirò più ad impedirmi di accendere
  la sigaretta.

    PRESIDENTE   Onorevole  Liotta,  la  invito,  al  di  là  della
  provocazione,  a  spegnere la sigaretta, anche perché  in  quella
  sigaretta  oltre  al  tabacco Virginia  c'è  sicuramente  tabacco
  Kentucky   che  è  addirittura di qualità  superiore  e  potrebbe
  suscitare in me analoga tentazione.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha facoltà.

    GIANNOPOLO  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  non  vorrei
  essere costretto a seguire l'esempio dell'onorevole Liotta, anche
  perché ho smesso di fumare quasi quattro anni fa e ci tengo a far
  in  modo che i miei polmoni si liberino dei residui di tanti anni
  di fumo.
   Penso  che  questa discussione sull'emergenza  rifiuti  sia  una
  discussione  che va al cuore delle politiche, delle differenze  e
  delle  visioni  di  governo della nostra  Regione,  del  modo  di
  governare  una grande regione qual è la Sicilia, perché  non  c'è
  dubbio  che  l'emergenza  rifiuti, ma  anche  per  altri  aspetti
  l'emergenza idrica, o meglio la gestione dell'emergenza rifiuti e
  idrica rappresentano sicuramente delle metafore.
   Penso  che  il  Presidente della Regione, oggi  Commissario  per
  l'emergenza  rifiuti, non ci riuscirà mai a convincere   riguardo
  alla  scelta  dell'ordinanza  ministeriale  che  fece,  ordinanza
  concordata  con  il Governo regionale, quell'ordinanza  sposa  un
  sistema  capovolgendo la vecchia impostazione che  preesisteva  a
  questa  ordinanza e propone alla Regione siciliana una  soluzione
  alla questione emergenza rifiuti.
   Premetto,  onorevole  Presidente della Regione,  che  ho  sempre
  giudicato  improprio affrontare questioni così strutturali  della
  politica  dei  rifiuti sotto l'incalzare e  sotto  la  punta  del
  fucile dell'emergenza rifiuti.
   L'emergenza,  quando  fu  decretata a  seguito  dell'entrata  in
  vigore,   soprattutto,  del  decreto  Ronchi,  ma  le  condizioni
  preesistevano anche prima, fu decretata perché si voleva togliere
  un  sistema  diffuso  di discariche a cielo aperto  di  tutto  il
  territorio della Regione siciliana e si voleva operare  un'azione
  di  bonifica e di risanamento di questi siti e avviare una  nuovo
  sistema di gestione dei rifiuti.
   Tutto   questo   sarebbe   dovuto   essere   oggetto   di    una
  pianificazione  che si sarebbe dovuta discutere  con  i  momenti,
  innanzitutto,   democratici  di  questa  Regione,   del   sistema
  istituzionale  democratico, del sistema sociale,  concertativo  e
  cooperativo - mi riferisco anche alle forze sociali -.
   Tutto  questo  non  c'è  stato.  Lo  ha  detto  poco  fa,  bene,
  l'onorevole  Liotta  questo Parlamento è  stato  escluso  da  una
  discussione nel merito dell'attuazione e nel merito dei contenuti
  dell'ordinanza e poi dell'attuazione medesima dell'ordinanza.
   Questo  Parlamento,  nelle sue articolazioni,  è  stato  escluso
  dalla   discussione   del   piano  attuativo,   ma   il   sistema
  istituzionale  democratico della Sicilia, i  comuni,  sono  stati
  esclusi,  tenuti  lontani,  i comuni che  erano  i  titolari  del
  sistema di gestione dei rifiuti.
   I  Comuni  sono stati esclusi, c'è stata una concentrazione  dei
  poteri, c'è stata una concentrazione dei poteri anche in forza  e
  in  prospettiva di deroghe, tant'è che per l'attuazione di questo
  piano  si poteva e si può porre, si può andare in deroga a  tutte
  le  normative  in  materia ambientale, a tutte  le  normative  in
  materia di appalti, a tutte le normative in materia di tutela del
  sistema  delle autonomie locali. E questo è stato fatto  fino  ad
  ora.
   Questo  è  un  punto  che io mi senti di avanzare  come  critica
  strutturale   all'atteggiamento  del  Governo.  Il   Governo   ha
  preferito concentrare nelle sue mani la gestione di tutta  questa
  vicenda,  perchè  questo concentramento gli consentiva  anche  di
  essere  l'unico interlocutore anche del sistema industriale,  del
  sistema imprenditoriale, del sistema dei poteri economici  forti.
  Rispetto a questo obiettivo c'è stata una trama complessiva,  c'è
  stato  un  gioco di sponda tra la Regione siciliana e il  Governo
  nazionale,  perchè  l'obiettivo era quello di  creare  un  potere
  unico   che   interloquisse  unicamente  esso  con   un   sistema
  imprenditoriale,  di  gruppi  imprenditoriali  anche  di  rilievo
  nazionale   oltre  che  europeo  e  siciliano,  a  cui   affidare
  sostanzialmente la gestione di questo sistema.
   Il  Presidente della Regione sbaglia, ha sbagliato  in  passato,
  sbaglia  anche sull'emergenza idrica a non sentire il bisogno  di
  venire  a  riferire periodicamente e puntualmente  al  Parlamento
  regionale  sullo stato di attuazione, sullo stato dell'emergenza,
  sullo  stato  di  attuazione degli obiettivi  e  degli  strumenti
  dell'emergenza rifiuti e dell'emergenza idrica. Non vorrei che, a
  distanza  di qualche anno, dovessimo trovarci a dovere riscrivere
  la  storia di queste emergenze, magari da punto di vista che  non
  sarà  più quello della politica, ma possibilmente di altri  punti
  di vista di altri sistemi istituzionali.
   Sbaglia,  quindi, il Presidente della Regione a non  coinvolgere
  il   Parlamento,  soprattutto  perchè  si  dovrebbe  sentire  più
  garantito dal momento che è destinatario, beneficiario e titolare
  di poteri assoluti in materia idrica e in materia di rifiuti.
   Onorevole  Presidente,  lei  non  ci  convincerà  mai,  non   ci
  convincerà   mai   sul   piano  ambientale,   della   bontà   dei
  termovalorizzatori, ma non ci potrà convincere perchè lei  stesso
  forse ne è consapevole che, avendo sposato questo sistema, lei ha
  fatto  un'operazione, voi avete fatto un'operazione ben  precisa:
  mentre  il  decreto Ronchi metteva a regime in capo al cittadino,
  al   produttore  di  rifiuto,  la  titolarità  di  avere   questa
  ricchezza, perchè il rifiuto era una ricchezza, era una  risorsa,
  e la titolarità del business, chiamiamolo così, era del cittadino
  nell'impostazione   del  decreto  Ronchi.  Voi,   invece,   avete
  sottratto  questa prerogativa al cittadino, cioè, la facoltà  del
  cittadino di fare guadagni sui rifiuti e l'avete spostata  invece
  su Falck e su tutto il contorno dei comitati che girano attorno a
  Falck.
   Anzi,   c'è  di  più,  caro  Presidente  Cuffaro   Il  cittadino
  siciliano non sarà mai titolare di questa ricchezza, anzi sarà un
  debitore della ricchezza altrui, perchè il sistema che voi  avete
  scelto fa capo al sistema imprenditoriale dell'obiettivo e  della
  fissazione  della tariffa. Il cittadino dovrà pagare  la  tariffa
  all'imprenditore  il  quale  stabilisce,  sulla  base   del   suo
  investimento,  quanto  deve  pagare il  cittadino.  Poiché  avete
  scelto  il sistema della termovalorizzazione, negando la raccolta
  differenziata,   più   immondizia   si   dovrà    portare    alla
  termovalozzazione più i guadagni cresceranno; meno immondizia  il
  cittadino  conferisce alla termovalorizzazione più  aumenterà  la
  tariffa a carico del cittadino medesimo. Questo è il sistema  che
  voi  avete  sposato,  cioè  quello per  cui  il  cittadino  dovrà
  foraggiare  i  guadagni  di quattro o cinque  imprenditori  della
  Sicilia.
    C'è   di  più:  con  questo  sistema  voi  non  soltanto  avete
  sottratto  la competenza dei comuni del sistema istituzionale  di
  fissare  la tariffa, oggi è tassa mentre domani sarà tariffa,  ma
  l'articolo  21  della  legge  finanziaria  numero  17  del  2004,
  proprio perché il Presidente della Regione, oggi Commissario  per
  l'emergenza rifiuti, si è fatto garante del fatto che i conti  ai
  quattro  imprenditori devono tornare avete approvato   una  norma
  con  la  quale  viene  istituita la perequazione,  a  carico  del
  cittadino,  per  uno  o per più dei quattro  sistemi  qualora  la
  tariffa dovesse risultare inferiore rispetto ad un altro sistema.
  Tutto questo sarà posto a carico delle risorse degli enti locali.
   Onorevole  Presidente  della  Regione,  voi  state  facendo  una
  operazione  che  grida vendetta innanzitutto  sul  piano  sociale
  perché state sottraendo risorse agli enti locali, perché la norma
  prevede che, qualora le società d'ambito non versano le somme per
  operare  la  perequazione, intanto la Regione  le  preleverà  dal
  Fondo  regionale  per  le  autonomie  locali,  distribuendole  al
  concessionario.  Già questo è previsto per l'1,50  per  cento  di
  quel   fondo,   successivamente  se   la   perequazione   non   è
  sufficientemente alimentata da parte delle Società d'ambito  sarà
  di  imperio imposta dal Presidente della Regione con il  prelievo
  dal Fondo regionale delle autonomie locali.
   Ritengo  che avete fatto una operazione di sconquasso di  natura
  sociale e istituzionale. Il sistema delle autonomie locali  viene
  mortificato  e,  per di più, vi apprestate a fare uno  sconquasso
  del  sistema  ambientale  della nostra Regione  su  cui  è  stato
  ampiamente detto.
   Onorevole  Presidente  della  Regione,  lei  nella  qualità   di
  Commissario per l'emergenza rifiuti dovrebbe rispondere  anche  a
  tante questioni che sono state poste nel corso di questi anni  da
  tanti  deputati sugli argomenti che qui sono stati rappresentati.
  Cito  anche  l'interrogazione  dell'onorevole  Villari,  che  non
  interverrà  ma  è giusto darne anche atto, sul termovalorizzatore
  di  Paternò,  sulla stazione di trasferenza di  Calatabiano,   ma
  anche altri deputati hanno posto questioni su singoli aspetti  di
  questo piano che fa acqua da tutte le parti. Non sono soltanto  i
  deputati  del  centrosinistra  e  non  sono  solo  le  forze  del
  centrosinistra  sul  territorio  che  stanno  contestando  questa
  politica   e   questo   piano,  ma   sono   tutti   i   cittadini
  indifferentemente  che  lo stanno contestando.  Ritengo  che  sia
  giusto dare risposte concrete.
   Inoltre,  mi  auguro  che  la  questione  di  Bellolampo  e   la
  questione  dell'Associazione temporanea di imprese  che  è  stata
  costituita per realizzare il termovalorizzatore di Bellolampo sia
  stata chiarita.
     Noi abbiamo assistito in questo clima di deroghe al fatto  che
  l'ASI di Palermo, che al pari di tutte le ASI della Sicilia è  un
  ente  pubblico, partecipa ad una cordata di imprese  private  per
  realizzare il termovalorizzatore di Bellolampo.
   Mi  auguro che ci sia stato almeno un atto di resipiscenza e  si
  sia  invitato l'ASI di Palermo a dire:  Ci siamo sbagliati, siamo
  ancora  un ente di diritto pubblico, non siamo diventati un  ente
  di  diritto privato, non siamo ancora un soggetto imprenditoriale
  e quindi ci ritiriamo da questa ATI .
   Il  Presidente della Regione ci dovrebbe spiegare come  è  stata
  risolta  la  questione  della  titolarità  dell'area,  poiché  al
  momento    dell'aggiudicazione,   della    presentazione    delle
  dichiarazioni  quell'area era di proprietà  del  Ministero  della
  Difesa.  Ci dovrebbe spiegare anche che carte ha fatto il Sindaco
  di  Palermo  o  chi  per lui nel certificare la disponibilità  di
  queste  aree, o chi per lui.  Sarebbe utile che tutto  questo  ci
  fosse detto.
   Invito  il Presidente della Regione e tutti i colleghi  deputati
  a  non  sottovalutare  quello che sta  accadendo  in  Sicilia  in
  materia  di  smaltimento e di trattamento dei rifiuti speciali  e
  dei rifiuti pericolosi.
   Penso  che la struttura dell'emergenza rifiuti dovrebbe  venirci
  a riferire e rassicurare questo Parlamento che non ha come quello
  nazionale  una Commissione speciale sui rifiuti e sul riciclaggio
  di  denaro  sporco  attorno ai rifiuti; ci  dovrebbe  rassicurare
  circa  il  modo  in  cui vengono gestiti i centri  di  stoccaggio
  provvisori  perché  qui  si è fatta la  scelta  di  affidarli  ai
  privati;  ci  dovrebbe spiegare che destinazione finale  hanno  i
  rifiuti   speciali   e  pericolosi  conferiti   negli   stoccaggi
  provvisori  poiché  non era individuato, in questo  piano  varato
  dalla  struttura  emergenza  rifiuti,  il  recapito  finale;   ci
  dovrebbe   spiegare  che  fine  ha  fatto  e  come   si   intende
  fronteggiare  un'altra emergenza ritenuta più  pericolosa  perché
  più  silente che è quella della presenza dell'amianto. Ammalarsi,
  infettarsi,  assumere fibre di amianto, oggi,  non  significa  un
  tumore  fra sei mesi, fra due o tre anni ma significa  un  tumore
  certo  fra  quindici anni. E poiché da questo punto di vista  non
  c'è  una  correlazione  temporale  possibilmente  il  problema  è
  sottovalutato, ma il problema è di una gravità enorme.
     La Sicilia è una regione che non ha fatto niente in materia di
  bonifica  dei  siti dall'amianto, in materia di  attrezzamento  e
  potenziamento  del sistema di smaltimento e di  abbattimento  dei
  costi di smaltimento dell'amianto.
   Abbiamo in Sicilia 390 Comuni dislocati su un territorio  enorme
  e  vasto  e  in molti casi anche accidentato dove la viabilità  è
  molto  precaria. Fino ad ora ho pensato che essere  sorpassato  o
  sorpassare un camion che trasporta immondizia fosse un  fatto  di
  emergenza  transitorio; invece questo Governo ci dice che  quello
  sarà  una condizione permanente, anzi sarà potenziato il  sistema
  gommato  di  trasporto  dei rifiuti per  tutta  la  Sicilia  vita
  eterna, almeno per altri vent'anni.
   Onorevole  Presidente, ci sono persone che sono morte.  Ci  sono
  autisti  di  camion  di nettezza urbana che  sono  morti  per  il
  trasferimento  dell'immondizia per 70-80 Km al  giorno  andata  e
  ritorno.  Le strade della Sicilia sono lastricate anche da  morti
  che  derivano  dal  sistema dei rifiuti da  incidenti,  non  solo
  autisti  e netturbini ma anche gente che è stata travolta,  basti
  pensare all'ultimo incidente accaduto qualche settimana fa  sulla
  via della discarica di Piana degli Albanesi: due ragazzi  di 28 e
  24 anni sono morti.

    PRESIDENTE  Onorevole Giannopolo, la invito a concludere.

    GIANNOPOLO  Ho finito,  signor Presidente, perché  queste  sono
  le  cose  a  cui bisogna dare risposta e credo che, avendo  avuto
  tanto  silenzio, dedicare - non perché si deve protrarre  il  mio
  intervento- anche un po' di tempo in più per avere  spunti  anche
  di dibattito e di riflessione di risposta sia credo assolutamente
  necessario.
   Quindi   l'inquinamento  anche  all'ambiente   per   via   della
  movimentazione su gomma ...

    PRESIDENTE    Onorevole  Giannopolo,  non   penso   che   potrà
  aggiungere molto di più rispetto a quello che ha già detto.

    GIANNOPOLO   Ho   finito.  Poiché i guadagni sono  massimi  nel
  sistema dei rifiuti e poiché il guadagno è concentrato nelle mani
  di alcuni,  io dico che a regime noi avremo davvero il rischio di
  un  grande  e  grave condizionamento mafioso di questo  business,
  anzi se  non già ci sia.
   Io   chiedo  al  Presidente  della  Regione,  anche   con   atto
  amministrativo,  di  fornire questa Regione  di  un  osservatorio
  regionale  sui rifiuti affinché tante di quelle risposte  che  io
  invocavo  possano  trovare concretezza se c'è  chi  osserva,  chi
  certifica  e  chi  ha  la  responsabilità  si  assuma  anche   la
  responsabilità  di  certificare cosa,  come,  dove  e  quando  si
  produce  rifiuto  normale,  speciale o  pericoloso,  proprio  per
  evitare che possa crescere il business dell'ecomafia.

    PRESIDENTE   E' iscritto  a parlare l'onorevole  Giambrone.  Ne
  ha facoltà.

    GIAMBRONE   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  abbiamo
  piena  consapevolezza  della gravità  dell'argomento  che  stiamo
  trattando  e  per  quanto  riguarda  specificatamente   la   mega
  discarica  che  sorgerà  ad Aragona e al  termovalorizzatore  che
  dovrà  essere  impiantato a Casteltermini,  molti  cittadini  dei
  comuni interessati e comuni limitrofi hanno civilmente protestato
  contro   la   costruzione  di  detto  termovalorizzatore   e   la
  costruzione di detta discarica.
   Sono  preoccupati  questi cittadini, siamo preoccupati,  per  il
  pericolo  che incombe e può incombere sulla salute dei  cittadini
  medesimi.
      Questi   temi  così  importanti  ci  riportano   a   valutare
  attentamente la gestione dei rifiuti, la termovalorizzazione.  Di
  cosa  si tratta esattamente? Perché nessuna comunità di cittadini
  vuole  ospitare sul proprio terreno un termovalorizzatore  o  una
  discarica?
   Un  termovalorizzatore di fatto è un inceneritore di rifiuti  in
  grado  di sfruttare il contenuto calorico dei rifiuti stessi  per
  generare  calore,  riscaldare acqua ed, infine, produrre  energia
  elettrica.  Si distingue, quindi, da vecchi inceneritori  che  si
  limitavano  alla  termodistruzzione dei  rifiuti  senza  produrre
  energia.  L'impiego dei termovalorizzatori  è  l'unica  -  a  mio
  avviso  -   via  di  uscita del problema della  discariche  ormai
  stracolme. Pur essendo molto meno inquinanti rispetto  ai  vecchi
  inceneritori,  i termovalorizzatori non eliminano  in  ogni  caso
  l'emissione   di   diossina,  dei  fumi   di   scarico   dispersi
  nell'atmosfera circostante.
     E'infatti ineludibile il fatto su cui concordano ormai  tutti,
  costruttori,  medici,  tecnici e ricercatori:  l'inquinamento  da
  diossina  è  molto  pericoloso per la salute umana,  le  diossine
  hanno   comprovati   effetti   cancerogeni   e   provocano    una
  contaminazione  del territorio destinata a durare  purtroppo  nel
  tempo.  Basti  pensare  che  non  esiste  una  soglia  minima  di
  sicurezza  per le diossine, possono essere nocive  per  l'uomo  a
  qualsiasi  livello di assimilazione, questo è uno studio  che  ha
  fatto  una  agenzia specializzata. Un motivo  che  di  per  sé  è
  sufficiente per comprendere lo stato d'animo dei cittadini  e  le
  mobilitazioni sociali in questi casi
     Ed  allora,  fin qui i principali vantaggi e svantaggi  di  un
  termovalorizzatore.  Va  da  sé che i  rifiuti  in  qualche  modo
  debbano essere trattati e la precedente politica delle discariche
  ha manifestato tutti i suoi aspetti fallimentari.
     Lo  stesso  riciclaggio dei rifiuti in Italia non sembra  aver
  ricevuto    nel    tempo   attenzione   ed    investimenti.    La
  termovalorizzazione potrebbe essere, dovrebbe essere,  la  strada
  migliore  per uscire dalla crisi dei rifiuti italiani.  Nel  caso
  dei  termovalorizzatori  è  fondamentale  un  più  attento  esame
  dell'impatto ambientale e, soprattutto, dell'impatto sulla salute
  dei cittadini.
   Il   sistema   dei   rifiuti   è  oltremodo   complesso   ed   è
  indispensabile un ulteriore approfondimento.
   La  produzione dei rifiuti solidi urbani continua ad  aumentare,
  una   corsa  sfrenata  verso  la  distruzione  di  materie  prime
  assolutamente   esauribili  e  che  occorrerebbe   riciclare   ed
  riutilizzare.  In  generale, la produzione di  rifiuti,  compresi
  quelli tossici, sanitari ed industriali, supera in Italia i cento
  milioni  di  tonnellate  all'anno,  anche  per  capire  di   cosa
  parliamo.
   Nell'opinione  pubblica  il rifiuto è ancora  troppo  spesso  un
  inevitabile risultato del vivere comune e una sua conseguenza  da
  contenere  più per una moda di taluni che intendono apparire  più
  illuminati  e sensibili al problema di ripulire le  strade  e  le
  campagne  dai  rifiuti abbandonati, che una  reale  esigenza  del
  vivere civile.
   Chi  ha,  invece, capito che il rifiuto è oro è  la  criminalità
  organizzata. In effetti, da uno studio degli ultimi rapporti  del
  Nucleo  speciale dei Carabinieri per la tutela ambientale  emerge
  che  circa  un terzo del business  dello smaltimento dei  rifiuti
  illegale  è  in  mano alla criminalità organizzata  con  un  giro
  d'affari che supera largamente i 120 mila miliardi delle  vecchie
  lire.
   Siamo  un Paese di discariche, molte, troppe, e di queste  quasi
  4.000 abusive e di queste più di 700 tossiche con quasi tutto  il
  nostro Paese rappresentato.
   Le  discariche abusive inquinano moltissimo a causa dei  metalli
  pesanti,  di  microrganismi presenti nei processi di putrefazione
  dei  prodotti  organici,  di sostanze radioattive,  possono  dare
  infiltrazioni  alle falde acquifere, contaminano  i  terreni  che
  muoiono  danneggiando  irreparabilmente  l'economia  agricola  di
  vaste zone.
   Quindi,   ridurre   la   produzione  dei   rifiuti   riciclando,
  recuperando  in  modo differenziato per riutilizzare  le  materie
  prime.  Una buona raccolta differenziata,  oggi ferma a poco  più
  del  14  per  cento  circa in tutta Italia - non  parliamo  della
  Sicilia  perché  siamo molto più bassi del 10  per  cento  -  può
  tranquillamente  superare  gli  obiettivi  del   decreto   Ronchi
  attestandosi  su  un 50 per cento. Ma i ritardi in  questo  senso
  sono  enormi con comuni che si attestano Al di sotto del  10  per
  cento.
      Pertanto,   ritengo,  sulla  base  delle  più  ampie  cautele
  presentate,  che una discarica inquina assai di  più  e  in  modo
  assai    meno    controllabile    rispetto    ad    un    moderno
  termovalorizzatore  gestito correttamente e che  abbia  come  suo
  principale  obiettivo  la tutela della  salute  del  cittadino  e
  dell'ambiente.
   Dunque,  diciamo  no  a  quei materiali  inquinanti,  no  a  far
  correre  rischi  alla  popolazione, con l'assoluto  rispetto  dei
  parametri.  Occorre,  pertanto, che  vengano  attivati  ulteriori
  approfondimenti atti a rendere meno dannosi i termovalorizzatori.
   In  ordine  poi alla megadiscarica che deve sorgere ad  Aragona,
  onorevole Presidente, in considerazione che il sito ricade in una
  zona  baricentrica - mi diceva un amministratore  del  comune  di
  Aragona  -  per  gli  investimenti programmati  dallo  studio  di
  fattibilità tra Aragona - Comitini e le miniere nella Montagna di
  Aragona, nonché quella del palazzo Torre del Salto e lo studio di
  fattibilità  suddetto, risulta essere già  stato  finanziato  dal
  competente Ministero.
   Quindi,  ne  deriva  che il sito non solo non  è  idoneo  perché
  ricade  nella  licenza del Fiume Platani, ma anche  perché  è  in
  netto  contrasto  con la programmazione economica e  sociale  del
  comune  di Aragona che ha avviato - come già detto - un  progetto
  di grande sviluppo e di grande rilievo per quel territorio.
   Ed   allora,   il   sito  va  spostato  in  un  luogo   diverso.
  Risulterebbe,  anzi  risulta, che altra amministrazione  comunale
  vicina  abbia  individuato altro luogo idoneo  ad  accogliere  la
  discarica in argomento e ne abbia dato l'assenso, stante  che  la
  discarica  di  che trattasi in quel nuovo sito non  provocherebbe
  alcun danno.
   Così  operando  concorreremo fattivamente a  riportare  serenità
  alla  popolazione  di  Aragona, di  Casteltermini  e  dei  comuni
  vicini.

     CUFFARO  presidente della Regione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE  La replica la facciamo mercoledì.

     CUFFARO   presidente  della  Regione.  Signor  Presidente,  mi
  perviene la richiesta di fare una replica più approfondita  prima
  del  voto  e ritengo giusto che un tema così importante coinvolga
  il  Parlamento. Devo prendere atto che stasera purtroppo non  c'è
  stata  una grande partecipazione di parlamentari. Devo dire molto
  onestamente  che avrò la possibilità di fare la  mia  replica  su
  tutti   i   punti,   non   solo  degli   interventi,   ma   anche
  dell'approfondita mozione che mi è stata fatta davanti  a tutti i
  parlamentari e che invece gli stessi non potranno...

    LIOTTA  Ci sono le dichiarazioni di voto.

     CUFFARO   presidente della Regione. Le dichiarazioni  di  voto
  non sono l'esplicitazione delle argomentazioni, onorevole Liotta.
  Ma  per  quel  che mi riguarda mi arriva questa richiesta  e  non
  posso  che  dire che sono d'accordo nel senso che  farò  una  più
  organica  replica,  se  così possiamo definirla,  mercoledì;  tra
  l'altro,  per  quanto  riguarda i  parlamentari,  mi  sono  anche
  preoccupato  di  fare  avere una lunga e approfondita  relazione.
  Spero  che  i  parlamentari tutti l'abbiano avuta;  se  così  non
  fosse,  da  qui a mercoledì, mi farò carico di farla  riavere  in
  maniera tale che ci si possa, leggendola, rendersi conto  di  una
  materia  che non è certamente facile, che non può essere lasciata
  all'improvvisazione e che, tanto meno, non può essere lasciata ad
  interventi  che creano preoccupazioni eccessive per quel  che  mi
  riguarda,  addirittura, spesso, fuori da  ogni  logica  del  buon
  senso. Questo sento il dovere di dirlo.
   Signor   Presidente,  nel  ritenermi  d'accordo,  nel  fare   la
  replica,  credo sia giusto un minimo di intervento, se non  altro
  per puntualizzare qualche concetto e ritengo opportuno farlo;  mi
  limiterò quindi ad una breve illustrazione, molto contenuta,  per
  -  se  gli  onorevoli  parlamentari sono  d'accordo  -  procedere
  mercoledì a quella più approfondita che mi preoccuperò  di  farvi
  avere nuovamente.
   Se  vi è condivisione, si potrebbe procedere così; diversamente,
  altrimenti dovrò fare la replica per intero stasera.

    PRESIDENTE  Resta così stabilito.

     CUFFARO   presidente  della Regione. Sono  molto  preoccupato,
  signor Presidente, perché certamente chi ha la responsabilità del
  Governo non affronta problemi a cuor leggero, soprattutto  se  lo
  fa  con  la  coscienza  di  avere  una  responsabilità  che  deve
  esercitare,  come credo nessuno lo abbia fatto,  in  nessun'altra
  Regione  d'Italia; anche prima di me nessuno credo  che  abbia  a
  cuor leggero affrontato un problema così difficile da gestire, se
  è vero che è talmente difficile nelle sue estrinsecazioni, che lo
  stesso presidente Capodicasa  ha ritenuto, per la prima volta, di
  chiedere  la  possibilità all'allora Governo nazionale  di  poter
  adottare  l'emergenza rifiuti in Sicilia e quindi di  essere  poi
  nominato Commissario per l'emergenza. Ciò risale ad una richiesta
  che  ho  condiviso allora in Giunta e che continuo a  condividere
  adesso: poter affrontare cioè questo tema con poteri speciali  da
  dare a chi li esercita, sempre in coscienza e tenendo conto della
  responsabilità che deve avere chi governa, da esercitare  per  il
  raggiungimento di un progetto che è certamente di bene comune, un
  problema che è sempre più grave da risolvere, quello dei rifiuti,
  non soltanto in Sicilia.
   Il  problema dei rifiuti è il problema che oggi c'è  nel  Mondo.
  Non staremmo qui.
   Noi  lo  stiamo  affrontando  in ritardo,  stiamo  arrivando  ad
  alcune  soluzioni  in  ritardo e non so se questo  sia  giusto  o
  sbagliato.
   Ho   ascoltato   con  grande  umiltà,  prestando   anche   molta
  attenzione  alle  cose che sono state dette ma  credo,  onorevole
  Manzullo,  che  la responsabilità di chi viene eletto,  di  tutti
  quelli  che vengono eletti, siano essi della maggioranza o  della
  opposizione,  sia tra quelli che governano e quelli che  comunque
  debbono  contribuire a che si raggiungano i progetti  di  utilità
  collettiva,  anche dell'opposizione, debba richiamare  ognuno  di
  noi  a  dovere  fare  delle scelte e farle non  solo  in  maniera
  convinta  e  non partiticamente, ma finalizzarle alla risoluzione
  di un problema.
   In  questi anni, ho ascoltato. Non è vero che non ho partecipato
  al  dibattito;  ho partecipato a dibattiti, a conferenze, a tanti
  tavoli tecnici. Ho sempre ascoltato tutti e molti, devo dire,  in
  maniera  convinta,   assertori del fatto che i termovalorizzatori
  non sono la soluzione del problema, ma non ho mai sentito dire ad
  alcuno qual è l'alternativa ai termovalorizzatori. E neanche  qui
  questa  sera, nonostante il dibattito sia stato molto  riflessivo
  ed approfondito.
   Onorevole  Micciché,  lei non può pensare che  la  soluzione  al
  problema sia la raccolta differenziata. E non può pensare che  le
  persone siano talmente sceme da potere pensare che questa sia  la
  soluzione.  La  raccolta  differenziata,  nella  migliore   delle
  ipotesi,  quando saremo stati bravissimi arriverà al 35%.  Ed  il
  restante 65%?
   Onorevole   Micciché,   nessuno  ha   proposto   una   soluzione
  alternativa  a  quella che può essere la termovalorizzazione.  Io
  sto  ancora  aspettando. Molto umilmente, abbiamo costituito  una
  Commissione - che non è il Comitato che deve monitorare -  che  a
  partire  da lunedì si incontrerà con il mio Vice Commissario  per
  l'emergenza rifiuti - e sull'onestà del dottore Crosta, credo che
  nessuno   possa   avere  dubbi  -  per  portare  delle   proposte
  alternative  alla  termovalorizzazione e  noi  saremo  pronti  ad
  ascoltarle.
   Se  vi  saranno  delle  proposte alternative  che  risolvono  il
  problema   della  termovalorizzazione,  nessuno   di   noi   avrà
  preconcetti di principio dicendo che  si fa così .
   Le  ascolteremo e nessuno può pensare che siamo così sbadati nel
  fare delle scelte, che queste riflessioni non le abbiamo fatte  a
  lungo  ed  approfonditamente, per capire se c'era  un'alternativa
  alla termovalorizzazione. Lasciate perdere la polemica partitica,
  allora il mondo dovrebbe essere sbadato.
   Vi  do  soltanto  i  dati complessivi che  riguardano  l'Europa.
  Concedetemi  di non darvi quelli che riguardano tutto  il  resto:
  l'Austria ha 5 termovalorizzatori, il Belgio 18, la Danimarca 32,
  la  Francia  112, la Germania 60, l'Italia 51 -  e  non  ci  sono
  quelli  della  Sicilia -, la Norvegia ne ha 4, l'Olanda   11,  la
  Spagna 18, la Svezia 19, la civilissima Svizzera 31.
   Tutto il Mondo, dunque, è sbadato?
   O  tutto  il  Mondo europeo è animato da una specie  di  spirito
  suicida presente per la collettività?
   O  ritenete che soltanto chi ha parlato stasera abbia a cuore la
  salute della propria famiglia, dei propri figli e tutto il  resto
  siano talmente suicidi animati da spirito guerriero da cominciare
  a creare le condizioni per ammazzare la  propria famiglia?
   Onorevole  Miccichè,  abbia pazienza,  penso  che  neanche  lei,
  nelle  sue euforiche esternazioni, possa pensare che qualcuno  di
  noi  voglia la morte fisica della propria famiglia. Questo me  lo
  consentirà.

    MICCICHE'  Di fronte al grande business.

    CUFFARO   presidente della Regione. Lasci perdere  il  problema
  del  business. Ha presentato una denuncia alla Procura e  se  c'é
  business  o  arricchimento,  la stessa  provvederà.  Siamo  tutti
  fiduciosi e rispettosi del lavoro dei magistrati.
   Mi  soffermo  soltanto su alcune delle Regioni italiane,  quelle
  più importanti, per capire che cosa è lo smaltimento dei rifiuti:
  la Lombardia ha 14 termovalorizzatori, l'Emilia Romagna ne ha 9 e
  ne  sta  realizzando  altri 3,  la  Toscana  ne  ha  8  e  ne  ha
  programmati  altri 2, l'Umbria e la Basilicata  ne  hanno  1,  la
  Campania,  come  noi,  non ne ha alcuno  e  ha  un  programma  di
  termovalorizzazione   perché  non   ha   trovato   l'alternativa,
  nonostante  i  blocchi  stradali, nonostante  abbiate  assistito,
  davanti  alla  televisione, alle proteste che vi  sono  state  in
  Campania perché nessuno voleva le discariche. C'è un problema:  i
  rifiuti  da qualche parte dobbiamo mandarli e, allora,  anche  la
  Campania   di   Bassolino,  mio  amico  ed  amico  dell'onorevole
  Capodicasa, darà vita ai  termovalorizzatori

    CAPODICASA  Anche noi siamo pronti a farli.

    CUFFARO   presidente della Regione. Il Presidente Bassolino  ha
  detto  all'onorevole  Capodicasa che farà i termovalorizzatori  e
  intanto cominciamo a dire che farà i termovalorizzatori, come  li
  hanno  fatti  tutti gli altri, però il Presidente Bassolino  dice
  che porterà in termovalorizzazione soltanto i CDR.

    CAPODICASA  Se vuole riapriamo la discussione.

    CUFFARO  presidente della Regione. Onorevole Capodicasa,  vuole
  forse  convincere  scientificamente i  siciliani,  che  non  sono
  scemi, che c'è differenza tra CDR e frazione secca da portare  in
  termovalorizzazione?

    CAPODICASA  Le ho dimostrato ciò mille volte con le carte  alla
  mano.

    CUFFARO   presidente  della Regione. Lasci  perdere,  onorevole
  Capodicasa, non ha mai dimostrato niente.
   La  differenza  tra i tanto proclamati CDR e la frazione  secca,
  che  è  quella che noi manderemo alla termovalorizzazione, perché
  una  cosa  sia  ben chiara e cioè che, per quel chi ci  riguarda,
  alla termovalorizzazione va soltanto tutto quello che sta a valle
  della raccolta differenziata. Sapete qual è la differenza tra  la
  frazione  secca  e i CDR che, tra l'altro, sono un  risultato  di
  analoghe lavorazioni?
   E'  che  differiscono  solamente per la diversa  percentuale  di
  umidità  e per il diverso potere calorico. Questa è la differenza
  tra CDR e frazione secca.
   Il  controllo  delle  emissioni,  che  sono  il  nocciolo  della
  questione  di  cui  tutti stiamo parlando, non è  assicurato  dal
  potere calorico dei rifiuti - sto dando notizie scientifiche - ed
  aggiungo  che  il controllo delle emissioni non è assicurato  dal
  potere calorico dei rifiuti ma dai presidi per il trattamento  di
  fumi.
   Allora,    onorevole   Capodicasa,   smettiamola   con    questa
  sceneggiata  tra  CDR  e frazione secca.  La  scelta  che  questo
  Governo

    CAPODICASA  Presidente, a cosa fa riferimento?

    PRESIDENTE   Onorevole Capodicasa, ha avuto  trenta  minuti  di
  tempo per illustrare le sue ragioni. Vuole impedire al Presidente
  della Regione di illustrare le proprie?
   Replicherà, se lo vorrà, nella dichiarazione di voto.

    CUFFARO   presidente della Regione. Onorevole  Capodicasa,  lei
  ha  fatto la sua relazione ed è venuto a dirci che CRD e frazione
  secca sono cose diverse; io invece le sto dicendo cose diverse

    MICCICHE'  Lo dice lei nella sua relazione.

    PRESIDENTE   Onorevole  Miccichè, anche  lei  ha  avuto  trenta
  minuti  per  illustrare  le sue ragioni.  Adesso,  lasci  che  il
  Presidente della Regione illustri le proprie.

    CUFFARO   presidente della Regione. Quando mercoledì farete  la
  dichiarazione  di  voto e dimostrerete, con decreti  legislativi,
  che  la  cosa è diversa, io, con  la mia relazione, con le leggi,
  vi dimostrerò il contrario.
   Smettiamola allora di dire delle cose non vere e che non  stiamo
  facendo  perché noi possiamo decidere di fare quello che vogliamo
  purchè si abbia la correttezza di dire quello che vogliamo fare.
   Onorevole   Miccichè,  la  Commissione   alla   quale   lei   fa
  riferimento non è quella dell'Ambiente, è un'altra Commissione, è
  quella  della concorrenza e adesso le spiegherò  - si prevede,  e
  continuiamo  a  dirlo per quel che ci riguarda che  manderemo  in
  termovalorizzazione soltanto parte di quello che ci sta  a  valle
  della  raccolta differenziata, perché un'altra parte, l'onorevole
  Capodicasa  lo sa benissimo, andrà verso la biostabilizzazione  e
  le altre cose ma di questo parleremo  più approfonditamente.
   Allora  mi chiedo e lo chiedo soprattutto a chi ha interesse  ad
  aiutarci a risolvere questo problema con responsabilità: ma se ci
  fossero  alternative valide, se ci fossero alternative che  anche
  in  Sicilia  si  potessero mettere in atto - e io ancora  non  ho
  avuto  il piacere di essere consigliato da nessuno - pensate  che
  tutta  l'Europa, l'Italia - e mi fermo lì - avrebbero  scelto  la
  termovalorizzazione?  Oppure vogliamo pensare  che,  in  Sicilia,
  amiamo  la  nostra Terra e la nostra famiglia e  che,  invece  in
  tutte le altre parti del Mondo si vuole un suicidio collettivo?
   Non  ci  credo.  Non sono così pessimista da  pensare  a  questa
  vicenda. Di questo ne parleremo più approfonditamente.
   Vede,  onorevole  Micciché, per darle  qualche  risposta  e  per
  evitare   che  rimanga  così  precaria,  la  prima  ordinanza   -
  giustamente  dico  io  -  sull'emergenza  rifiuti  la   fece   il
  Presidente d'Alema - e giustamente dico io - e per la prima volta
  per  l'emergenza rifiuti, il Commissario in Sicilia lo nominò  il
  Presidente  D'Alema. Giustamente dico io. Dopo di  ciò,  vi  sono
  stati  alcuni ricorsi che vertevano di più, onorevole Capodicasa,
  la  parte  amministrativa non l'ordinanza vera e propria.  Quello
  che  alcune  Regioni  contestavano all'ordinanza  del  Presidente
  D'Alema era il fatto che erano state espropriate - questo era  il
  tema  principale ma c'erano anche altre cose - alcune prerogative
  che  si riteneva dovessero rimanere in capo alle Regioni.  Ed  il
  TAR - questa ordinanza in parte fu accolta - cassò l'ordinanza di
  D'Alema, ordinanza che fu riproposta dal Governo Berlusconi  che,
  nel  frattempo,  si era insediato e che, intanto, aveva  nominato
  altri  Commissari  per l'emergenza rifiuti;  aveva  ulteriormente
  prorogato  quello  della  Sicilia; aveva  nominato  quello  della
  Basilicata  e  quello  della  Campania,  e  non  aveva   nominato
  l'attuale  Commissario  per  l'emergenza  rifiuti,  il   Prefetto
  Catenacci.  Commissario per l'emergenza  rifiuti  in  Campania  è
  stato  infatti, per oltre quattro anni, il Presidente  Bassolino.
  Quando scoppio l'inferno, un anno fa, nella grande confusione che
  si  fece, l'allora onorevole Bassolino fu sostituito dal Prefetto
  Catenacci. Continuo dicendo che fu nominato il Commissario  della
  Regione Lazio, etc.
   L'ordinanza   del   Presidente   Berlusconi   fu   ulteriormente
  impugnata. Si è stati costretti a prevedere quindi una norma  che
  salvò  i  poteri  delle ordinanze ed ha dato la possibilità  alle
  ordinanze e quindi ai Commissari di potere continuare il  proprio
  operato.
   Oggi  non  dico che è giusto o che è sbagliato, ma questa  è  la
  storia  e  non  quella  che ha in qualche  modo  raccontato  lei,
  onorevole Micciché.
   Onorevole  Miccichè,  non  so se la Commissione  Ambiente  della
  Comunità   europea  abbia  esaminato  il  piano   della   Regione
  siciliana.  Se  lo  dice lei che sa sempre tutto,  va  bene,  può
  darsi.  A noi risulta soltanto che la Commissione Ambiente  della
  Comunità europea ha preso atto del piano, nel senso che ha  preso
  atto  positivamente e ci sta continuamente inseguendo perché  noi
  si  attui  il  piano  che  è  stato approvato  dalla  Commissione
  europea.
   Questo  è un dato di fatto che neanche lei può smentire.  Quello
  a  cui  invece  si  rivolge lei è invece  l'attivazione  vera  di
  un'altra   Commissione  che  non  contesta  il  piano,  onorevole
  Micciché, perché non ne ha competenza ma contesta le procedure di
  gara che la Regione siciliana ha adottato e non perché la Regione
  siciliana non abbia fatto un banco comunitario come dice lei.  Il
  bando  della  Regione  siciliana  è  un  bando  pubblicato  sulla
  Gazzetta   comunitaria.   Il   bando   è   dunque   assolutamente
  comunitario.
   Per  quanto  riguarda la disquisizione amministrativa  -  le  ho
  inviato  la  relazione e se serve la leggo -,  se  doveva  essere
  considerato  un  bando che tenesse conto del  fatto  che  era  un
  appalto  di  servizio o che fosse invece un bando di  appalto  di
  asta  pubblica,  la  cosa è diversa. Su questo  non  c'è  nessuna
  sentenza  della Corte dell'Aja. C'è stata una infrazione  che  la
  Commissione della concorrenza ha commesso nella Regione siciliana
  ed  ancora le carte della Commissione non sono state mandate alla
  Corte  di  Giustizia. Può darsi che le manderà ma può  darsi  che
  riterrà invece giustificativo ciò che il Governo della Regione ed
  il  Governo  nazionale stanno dando su questo e  non  le  manderà
  proprio. Quindi non prefiguri scenari.
   C'è  già  una  sentenza  della  Corte  di  Giustizia.  Non  sono
  abituato  a  dire cose che non sono vere, d'altronde lei  le  può
  confutare  se  ritiene  che  non  sono  vere.  Questa   è   sulle
  problematiche della concorrenza: la verità.
   Non   so  se  sulla  scelta  del  sito  ci  siano  stati  organi
  dell'Amministrazione regionale che abbiano fatto atti illeciti. A
  me  non  risulta.  Non  risulta che abbiano fatto  atti  illeciti
  l'area  di  sviluppo industriale; non mi risulta che abbia  fatto
  atti illeciti la Sovrintendenza ai Beni Culturali; non mi risulta
  che  abbia  fatto  un atto illecito il Corpo  Forestale;  non  mi
  risulta  che abbia fatto illeciti il Genio Civile. Non mi risulta
  che  lo  abbiano  fatto  coloro  che  hanno  espresso  pareri  di
  conformità favorevoli.
   Se  a  lei risulta che ci sono atti illeciti, può fare due cose,
  onorevole Miccichè: o adire alla Procura della Repubblica, avendo
  per  intero la mia approvazione - se sono atti illeciti lo  vedrà
  la  Procura della Repubblica - oppure, se lo ritiene,  può  farmi
  avere  gli  atti  che  ritiene illeciti e io  stesso  andrò  alla
  Procura della Repubblica.
   Ad  oggi c'è un solo dato, onorevole Miccichè: riconosco che lei
  mi  ha denunciato davanti alla Procura della Repubblica e che sta
  facendo  il suo dovere di querelante o di denunziante.  La  prego
  però di non sostituirsi né al Pubblico Ministero - che dovrà fare
  le indagini - né al Tribunale che ha espresso già il giudizio.
   Aspetti che venga accertato se ci sono organi della Regione  che
  hanno fatto atti illegittimi. Se c'è un organo della Regione  che
  mi  ha  fatto firmare una carta illegittima, il primo a  prendere
  provvedimenti sarò io ma se non c'è, onorevole Miccichè, prima di
  denunciare  ad  alta voce senza esserne assolutamente  certo,  le
  chiedo  di  essere più riflessivo perché sta parlando di  persone
  che  hanno  la loro storia, la loro dignità, la loro cultura,  il
  loro  senso  di  professionalità e  lei  non  ha  il  diritto  di
  infangarli  senza  che  sia  stata provata  alcunché  della  loro
  illegittimità.
   Questo  lo  dico nei riguardi dei tanti dirigenti che  fanno  il
  loro   dover.   Lo  dico  soprattutto  nei  riguardi   del   Vice
  Commissario,  dottor  Crosta  che,  le  assicuro,  è  persona  di
  indubbia cultura della legalità e che non si presterebbe  a  fare
  atti illegittimi come lei ha voluto in qualche modo ricordarci.
   Onorevole  Miccichè - e mi appresto alle conclusioni  perché  ho
  detto  che  il tutto lo faremo dopo con più calma - su questo  la
  penso in modo diverso da lei: ognuno di noi è chiamato a svolgere
  un compito e un ruolo in politica. Non mi faccia così scemo e non
  pensi   che   io  non  abbia  l'assoluta  certezza   che   questi
  provvedimenti   non   siano   provvedimenti   popolari   che   mi
  guadagneranno consenso, lo so.
   Dico  ciò soprattutto per rispondere all'onorevole Manzullo  che
  non  è presente: non mi sento né padrone del consenso, né gestore
  del consenso. So che questi sono provvedimenti che vanno al di là
  del   consenso  sono  provvedimenti  difficili  e  che  la  gente
  difficilmente  riuscirà a capire. Con  assoluta certezza  so  che
  non  mi  creeranno  consenso, anzi, so  che  mi  faranno  perdere
  consenso e so che questo dato è già un dato reale.
   Vede  qual  è  la  differenza, onorevole Miccichè,  che  io  pur
  sapendo  questo  non  sono stato eletto dai siciliani  perché  in
  cinque  anni  aumenti il mio consenso ma sono  stato  eletto  dai
  siciliani perché in cinque anni risolva i problemi, anche  quello
  dei rifiuti.
   E  chi  ha la cultura del governo e delle responsabilità sa  che
  ha  il dovere di prendere provvedimenti anche se questi vanno  al
  di  là della possibilità di fare consenso. E questo provvedimento
  è uno di questi, ma devo risolvere il problema dei rifiuti e sino
  a  quando non avrò una alternativa vera che mi consenta  di  fare
  questo,  preferisco perdere consenso e risolvere il problema  dei
  rifiuti,  altrimenti guadagno consenso cavalcando la tigre,  come
  sta facendo lei e come stanno facendo altri. Se non risolverò  il
  problema,  non  avrò  la  coscienza a  posto  nei  confronti  dei
  siciliani che mi hanno eletto per risolvere questo problema.
   Preferisco  perdere qualche voto. L'onorevole Sanzeri  torna  su
  un tema che è difficile da digerire senza rispondere.  Continuo a
  sostenere che i Consigli di amministrazione degli ATO   sono  uno
  sfascio.  Onorevole Sanzeri, ma quante volte ce lo dobbiamo  dire
  che  è stato lei a eleggere il Consiglio di amministrazione degli
  ATO.  Finge  di dimenticarlo: gli ATO non sono stati  eletti  dal
  Commissario per l'emergenza ma da un'Assemblea che è stata votata
  da lei e dagli altri sindaci.
   Se  questi  Consigli  di  amministrazione  sperperano  denaro  e
  stanno  facendo atti di illegalità è un problema suo  che  li  ha
  eletti, non mio. E' un problema suo, lo ripeto.
   Inutile  venire  a dirci che il loro stipendio è  più  alto  del
  dovuto.  Li  sfiduci perchè ha il potere di farlo.  Non  venga  a
  recitare  più  questa sceneggiata e non mi  venga  a  parlare  di
  scempio  quando parlo di termovalorizzatori perchè non ho sentito
  dire  una  sola  parola  a  proposito di scempio  sul  territorio
  quando abbiamo chiuso in due anni 246 discariche abusive.

    CAPODICASA  Neanche una. Lo hanno fatto i Prefetti.

    CUFFARO   presidente della Regione. Onorevole Capodicasa,  lei
  è  persona seria, mi dispiace che stia dicendo una cosa che non è
  vera. Le porterò i decreti di chiusura delle discariche.
   Le  discariche sono state chiuse dal Commissario per l'emergenza
  rifiuti;  i prefetti hanno il potere e il dovere di aprirne degli
  altri.  I  Prefetti  operavano sulla  base  di  un  mio  decreto,
  onorevole Capodicasa.

    CAPODICASA  Sono nell'ordinanza.

    CUFFARO   presidente della Regione. Erano nominati  Commissari
  allo scopo da me, quindi la finisca di dire queste cose.
   Sono  state  chiuse 240 discariche abusive ma ce ne sono  ancora
  vigenti  ed alcune di esse sono ai limiti della legalità. Abbiamo
  il  dovere di normalizzare. Nessuno si è posto il problema quando
  abbiamo  continuato  ad inquinare il nostro  terreno,  le  nostre
  falde  acquifere,  buttando in giro per la Sicilia   tutto  e  il
  contrario di tutto. Quello sì che era veramente inquinante, dagli
  acidi alle scorie che venivano da una serie di ospedali.
   Nessuno  si è posto il problema; il problema adesso è costituito
  dal  termovalorizzatore. Sto comunicando soltanto  un  dato;  poi
  ognuno  rifletta con la propria coscienza sul fatto che  il  tema
  sia questo o no.
   La  verità  è  un'altra:  o  in Sicilia  maturiamo  -  e  questo
  appartiene a questo Parlamento, appartiene ai sindaci, agli ATO e
  soprattutto  ai  cittadini - la responsabilità e la  capacità  di
  fare una vera raccolta differenziata  o saranno problemi veri.
   Comprendo  le proteste dei cittadini di alcuni paese agrigentini
  - un po' meno quella dei preti - e comprendo quella dei cittadini
  soprattutto  quando vengono a protestare perchè non  vogliono  la
  discarica, ma su questo possiamo fare un ragionamento diverso.
   Mi  aspetterei però che ci fosse una protesta di una  classe  di
  cittadini  a  posto  con  la propria coscienza,  che  protestasse
  avendo  raggiunto  il 40 per cento della raccolta  differenziata,
  venendomi  a  dire:   ah, noi abbiamo  ma non si  può  protestare
  quando  si ha lo 0 per cento di raccolta differenziata in  alcuni
  di questi Comuni.
   I  cittadini dovrebbero prima maturare la coscienza vera di  uno
  smaltimento dei rifiuti. Protestano tutti - sindaci e cittadini -
  onorevole   Giannopolo.  Maturiamo  una  coscienza  di   raccolta
  differenziata  che  è  il vero snodo della  soluzione  di  questo
  problema e poi maturiamo il diritto a protestare perchè  non  c'è
  diritto a protestare nel non voler fare una cosa.
   Allora,  il  nocciolo vero è che dobbiamo avere la  capacità  di
  far  crescere la raccolta differenziata - e io qui mi chiamo alla
  responsabilità tutti, tutti i parlamentari e tutta la  Sicilia  -
  non  possiamo  farcela  a portare questa  Terra  a  una  raccolta
  differenziata degna di una Terra che vuole risolvere il  problema
  dei rifiuti.
   Ma  questo dobbiamo fare, non impedire che si realizzino  quelle
  strutture che serviranno a smaltire quello che sta a valle  della
  raccolta differenziata. E lo ripeterò sino alla fine.
   L'onorevole  Liotta pone un problema vero dicendo,  giustamente,
  che gli impianti sono sovradimensionati. E' vero. La potenzialità
  degli    impianti   che   abbiamo   previsto   in    Sicilia    è
  sovradimensionata. Ma chi ha detto che devono funzionare a  pieno
  regime.  Lavorano  per linee come lavorano per  linee  tutti  gli
  altri  impianti italiani. Gli impianti funzioneranno  per  quello
  che noi  manderemo a valle della raccolta differenziata.
   Ed  io  mi  auguro che quello che manderemo sia  molto  meno  di
  quello  che è previsto possano smaltire, molto meno, ma  oggi  il
  dato  è  che dipende da noi, se sono sovradimensionati  non  vuol
  dire che dovranno essere essere utilizzati, anzi ...

    MICCICHE'   Ma  che sta dicendo Presidente? Sta  dicendo  delle
  bestemmie

     CUFFARO   presidente della Regione. Non ho  la  cultura  della
  bestemmia,  se  non altro perchè sono cattolico convinto,  almeno
  questo me lo conceda, non si sarà fatto influenzare anche lei dai
  preti  che  sfilano.  Io non lo faccio. Abbia  pazienza.  Le  sto
  dicendo  che non è il sovradimensionamento che deve preoccuparci,
  quello  che deve preoccuparci è quello che dobbiamo portare  allo
  smaltimento sui termovalorizzatori e le assicuro - almeno sino  a
  quando dipenderà da me, come Commissario per l'emergenza rifiuti-
  che  noi  nei termovalorizzatori non porteremo niente  altro  che
  quello   che   è   giusto  portare  al  vaglio   della   raccolta
  differenziata. Stia sicuro.

     CAPODICASA  Capisco che è in difficoltà, il 31 ha  firmato  il
  decreto 362.

     CUFFARO   presidente della Regione Non ho  alcuna  difficoltà,
  non è un problema di sovradimensionamento e neanche di costruirli
  a  Piazza  Politeama, anche se nel nostro programma  noi  abbiamo
  previsto  che i termovalorizzatori sono fuori dai centri abitati,
  cosa che non hanno fatto le altre città italiane, in Italia e nel
  mondo i termovalorizzatori sono nel cuore delle città, nel nostro
  programma  abbiamo  ritenuto opportuno che questo non succedesse.
  Così è onorevole Capodicasa e lei lo saprà meglio di me.
   Onorevole Giannopolo, non voglio convincere nessuno, tanto  meno
  lei,  però la prego: se vogliamo essere onesti, e lei lo è onesto
  intellettualmente, smettiamola di adombrare inquinamenti  mafiosi
  sui  termovalorizzatori, perchè l'inquinamento  mafioso  -  e  lo
  sanno  tutti  - stava nelle centinaia di discariche  abusive  che
  erano in giro per la Sicilia. Noi casomai abbiamo avuto il merito
  di chiudere quelle discariche, perchè lei sa perfettamente che mi
  pare    difficile    che   le   aziende   che   costruiscono    i
  termovalorizzatori  possano in qualche modo essere   accusate  di
  stare  in un sistema di eco mafia o di altre cose. Questo abbiamo
  il dovere ...

    MICCICHE'  Ci saranno ....

    CUFFARO   presidente   della Regione. Lei  è  profeta,  lei  sa
  tutto, a lei mi affido, quando non c'è l'onorevole Forgione   che
  sa  tutto,   c'è  lei, vi passate il testimone, comunque  non  ha
  importanza.
   L'ultima  risposta  che  credo  sia  opportuna,  meno   per   il
  Parlamento che non ha seguito, ma soprattutto per chi ci  ascolta
  che credo sia qui interessatamente.
   Cosa   diversa  è  il  problema  della  discarica:  l'ho   detto
  nell'incontro  che  abbiamo  fatto,  non  ho  alcun  problema   a
  ridiscutere     la     discarica,     che    è     obiettivamente
  sovradimensionata. E voglio dire con grande onestà - sto parlando
  della discarica di Aragona, il tema della discordia è questo -  e
  con   grande   obiettività   che  mentre   il   programma   della
  termovalorizzazione  che  io  avevo  trovato  prevedeva   già   i
  termovalorizzatori , anche se ci dovevano stare solo i CDR , vero
  è  che  nel  vecchio programma del piano di smaltimento  non  era
  prevista la discarica di Aragona.
   Questa  è  la verità ed è giusto dirlo. Per quel che mi riguarda
  ho  dato  la  mia disponibilità, anche se in quella discarica  va
  soltanto il compost, a rivedere tutto, discutiamone,  troviamo un
  sito diverso, ci sono altri territori che si sono fatti portavoce
  della  disponibilità  a   mettere  a  disposizione  siti  su  cui
  realizzare ciò.
      Credo sia un'esigenza giusta. un'esigenza di programmazione ,
  se  pur  devo dire che non sono arrivate in tempo le proteste  su
  quella discarica, perchè se il comune interessato,  invece di non
  accorgersi  che  c'era una programmazione, ci  avessero  risposto
  dicendo  che lì non si poteva fare,  noi probabilmente ci saremmo
  fermati prima.
   Questo  non è stato fatto ne prendiamo atto, non è un  problema.
  Discutiamo sulla discarica, sono disponibile a rivedere il sito e
  la  quantità  da  scaricare in quella discarica,  possiamo  anche
  spostarlo  questo problema,  ma una cosa è una discarica,  che  è
  un  fatto  obiettivo, cosa diversa è mettere  in  discussione  un
  sistema di smaltimento quale la termovalorizzazione che oggi  non
  ha  alternativa a meno che, e lo dico con grande lealtà, qualcuno
  non  mi venga a dimostrare e mi dica che c'è un'alternativa  alla
  termovalorizzazione  che  possiamo  mettere  in  atto:  Se   c'è,
  parliamone,  se  non  c'è,  credo che non abbiamo  alternative  a
  questo dato.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  la  seduta  è   rinviata   a
  mercoledì,  6 luglio 2005, alle ore 17,30 con il seguente  ordine
  del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       I   - Comunicazioni.

       II   - Seguito della discussione unificata delle mozioni nn.
         274, 125, 188; delle interpellanze nn. 78, 139, 193; e delle
         interrogazioni nn. 965 e 2291 (Gestione rifiuti in Sicilia).

       III   -  Discussione unificata delle mozioni:
         N. 291 -        Valutazione   dell'operato   dell'Ambito
                   territoriale      ottimale      1      Palermo
                   nell'affidamento    del    servizio     idrico
                   integrato    nell'A.T.O.    1    Palermo     e
                   provvedimenti consequenziali.

                    GIANNOPOLO - CRACOLICI - SPEZIALE - ZAGO

         N. 304  -     Affidamento del  Servizio idrico integrato
                   nell'Ambito territoriale ottimale 1 Palermo.

                   ORLANDO-CRACOLICI-FERRO-FORGIONE-GIANNOPOLO

       IV   - Discussione della mozione:

         N. 377 -   Continuità    produttive    delle     imprese
                   metalmeccaniche   del   settore    ferroviario
                   operanti in Sicilia.

                                 FORMICA - IOPPOLO - SAMMARTINO -
                                                           VIRZI'

       V   - Discussione dei disegni di legge:

  1)  Norme per lo sviluppo turistico della Sicilia  (n. 788/A);
  2)  Norme sull'esposizione al pubblico dei prezzi dei prodotti in
  vendita  (1023/A);
  3)  Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in materia
  di appalti. Disposizioni concernenti l'attività degli Uffici del
  Genio Civile e la prevenzione del rischio sismico  (nn.  771-
  774/A);
  4)   Istituzione di un ulteriore turno elettorale autunnale per
  il rinnovo degli organi dei Comuni e delle Province della
  Regione. Modifica dell'articolo 8 della legge regionale 2 agosto
  2002, n. 7  (n. 977/A).

   VI   - Elezione delle Commissioni legislative permanenti e della
         Commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
         dell'Unione europea.
  VII   - Elezione di deputati segretari.

                  La seduta è tolta alle ore 23.07

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 00.30

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                      Dott. Giovanni Tomasello