Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
(All'ingresso dell'onorevole Presidente, i deputati,
tutti in piedi, applaudono)
PAFFUMI, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Culicchia e Genovese
hanno chiesto congedo per la presente seduta.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che è in missione, per ragioni del suo ufficio,
l'onorevole Crisafulli dal 5 al 13 luglio 2005. Comunico,
altresì, che saranno in missione, per ragioni del loro ufficio,
gli onorevoli Sanzeri, Burgaretta Aparo e Antinoro dall'11 al 12
luglio 2005; e l'onorevole Miccichè l'11 luglio 2005.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte
da parte dell'Assessore per il lavoro alle seguenti
interrogazioni:
N. 1371 - Iniziative per impedire l'approvazione della
norma tendente a ridurre i benefici previdenziali per i
lavoratori che sono stati esposti all'amianto.
Firmatario: Panarello Filippo
N. 1426 - Iniziative per superare la situazione di
difficoltà in cui versa il servizio di resocontazione
presso i tribunali a seguito dell'emanazione della
circolare del Ministero della giustizia del 3 febbraio
2003.
Firmatario: Villari Giovanni
N. 1472 - Notizie in ordine al finanziamento di un
progetto nell'ambito della misura 3.10 al comune di Longi
(ME).
Firmatario: Panarello Filippo
N. 1528 - Interventi urgenti ai fini della corresponsione
delle spettanze dovute ai lavoratori della formazione
professionale.
Firmatario: De Benedictis Roberto
N. 1536 - Motivi del mancato rinnovo del contratto nei
confronti di 65 lavoratori del call center di
Caltanissetta.
Firmatari:Villari Giovanni; Speziale Calogero; Giannopolo
Domenico
N. 1608 - Interventi urgenti presso l'Amministrazione
comunale di Capaci (PA) affinché venga data soluzione al
problema della stabilizzazione dei lavoratori LSU.
Firmatario: Miccichè Calogero
N. 1609 - Notizie in ordine alla più volte annunciata
riforma del settore della formazione professionale.
Firmatario: Zago Salvatore
N. 1669 - Notizie sul progetto finanziato
dall'Assessorato regionale del lavoro per la formazione
professionale di giovani siciliani da inserire come
tirocinanti in imprese del nord-est.
Firmatari: Speziale Calogero; Cracolici Antonino;
Capodicasa Angelo; Crisafulli Vladimiro; De
Benedictis Roberto; Giannopolo Domenico; Oddo Camillo;
Panarello Filippo; Villari Giovanni; Zago Salvatore
N. 1729 - Notizie circa i criteri di formazione delle
graduatorie relative alle assunzioni di personale
ausiliario specializzato e di OTA introdotti con il
decreto assessoriale n. 46 del 2004, con particolare
riferimento all'AUSL n. 7 di Ragusa.
Firmatario: Zago Salvatore
N. 1745 - Notizie in merito alla mancata attivazione del
Sistema informatico del lavoro (SIL) per la gestione
delle offerte e delle domande di lavoro.
Firmatario: Raiti Salvatore
N. 1860 - Piano dell'offerta formativa per l'anno 2004.
Firmatario: Turano Girolamo
N. 1879 - Richiesta di intervento ai fini
della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della
Regione siciliana delle graduatorie provvisorie
dei progetti valutati ed ammissibili a finanziamento a
valere su alcune misure del POR 2000 - 2006.
Firmatario: Oddo Camillo
N. 1909 - Individuazione della città di Catania quale
sito per l'insediamento di nuovi call-center della
Telecontact S.p.A. del gruppo Telecom.
Firmatario: Villari Giovanni
N. 2051 - Misure urgenti per rifinanziare l'intervento a
sostegno dei cantieri di lavoro e per la loro estensione
a cantieri di servizio.
Firmatario: Speziale Calogero
N. 2109 - Attivazione di un apposito tavolo regionale per
definire livelli fondamentali sul terreno dei diritti
contrattuali e sindacali e delle garanzie occupazionali
per i lavoratori operanti nel settore dei call-center.
Firmatario: Villari Giovanni
N. 2145 - Interventi urgenti per l'erogazione degli
arretrati contrattuali e per il puntuale pagamento degli
stipendi ai lavoratori della formazione professionale ed
iniziative volte a pervenire in tempi rapidi alla riforma
del sistema della formazione professionale.
Firmatario: Oddo Camillo
N. 2153 - Interventi urgenti per il pagamento degli
stipendi agli operatori della formazione professionale e
per la riforma organica del settore.
Firmatario: De Benedictis Roberto
N. 2167 - Interventi tempestivi per la stabilizzazione
dei lavoratori socialmente utili presso il Comune di
Monreale (PA).
Firmatario: Giannopolo Domenico
N. 2221 - Interventi al fine di verificare la regolare
gestione della Fondazione Centro Assistenza Sociale (CAS)
con sede in Bagheria (PA).
Firmatari: Giannopolo Domenico; Villari Giovanni
N. 2237 - Notizie sui motivi del ritardo
nell'assegnazione di personale LSU alla Soprintendenza di
Palermo.
Firmatario: Giannopolo Domenico
N. 2238 - Interventi volti a verificare se da parte degli
enti istituzionali preposti siano state intraprese azioni
volte ad impegnare la Fincantieri di Palermo al rispetto
delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e se siano
stati rispettati gli accordi stipulati tra la Regione e
il gruppo cantieristico triestino.
Firmatario: Cracolici Antonino.
Avverto che le stesse sono pubblicate in allegato al presente
resoconto stenografico.
Annunzio di presentazione di disegno di legge e contestuale
comunicazione di invio alla competente Commissione
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
presentato ed inviato alla competente Commissione legislativa IV
Ambiente e Territorio':
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Interventi per la disinstallazione dei compressori dei
condizionatori dai prospetti dei palazzi nei centri
storici siciliani (n. 1024)
di iniziativa parlamentare
presentato dagli onorevoli Zago, De Benedictis, Speziale,
Capodicasa in data 29 giugno 2005
inviato il 5 luglio 2005
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati inviati in data 29 giugno 2005 alle competenti Commissioni
legislative:
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Disposizioni urgenti per consentire l'espletamento delle
gare di appalto di lavori pubblici (n. 1020)
-di iniziativa parlamentare
- Disposizioni urgenti in materia di urbanistica (n. 1021)
-di iniziativa parlamentare
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Disposizioni in favore della pesca del tonno (n. 1022)
-di iniziativa parlamentare.
-
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta orale
N. 2298 - Notizie sulle motivazioni del ritardo della
messa in esercizio dell'intera autostrada ME-PA,
preannunciata per marzo 2005 nel corso della cerimonia di
inaugurazione del tratto Castelbuono-Furiano.
- Presidente Regione
- Assessore Lavori Pubblici
Firmatario: Panarello Filippo
N. 2299 - Notizie su presunte irregolarità nella gestione
del comune di Tremestieri Etneo (CT).
- Assessore Famiglia
Firmatari: Villari Giovanni; Panarello Filippo; Speziale
Calogero; Cracolici Antonino
N. 2300 - Notizie sugli interventi di ricostruzione e
ripristino degli immobili danneggiati dagli eventi
sismici dell'ottobre 2002.
- Presidente Regione
Firmatari: Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Orlando
Leoluca; Miccichè Calogero; Morinello Salvatore;
Spampinato Giuseppe; Liotta Santo; Barbagallo Giovanni;
Garofalo Ottavio; Fleres Salvatore; Villari Giovanni
N. 2303 - Interventi al fine di bloccare l'immotivato
trasferimento di un dipendente del Consorzio di Bonifica
3 di Agrigento dall'area tecnica di Ribera all'area
agraria di Villafranca Sicula (AG).
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
Firmatario: Manzullo Giovanni
N. 2304 - Interventi per l'annullamento del parere
favorevole espresso dall'Ufficio tecnico del Comune di
Campofelice di Roccella (PA) a proposito del progetto di
restauro del Borgo Roccella, sito di notevole interesse
etno-antropologico gravato da vincoli paesaggistici.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
- Assessore Territorio
- Assessore Famiglia
Firmatario: Giannopolo Domenico
Le interrogazioni testè annunziate saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni
con richiesta di risposta scritta :
N. 2301 - Notizie sui ritardi nell'approvazione del Piano
regolatore generale del Comune di Trecastagni (CT) e
sulla mancata attivazione del potere sostitutivo
da parte dell'Assessorato del territorio e l'ambiente.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
Firmatario: Barbagallo Giovanni
N. 2302 - Interventi urgenti per sopperire alle gravi
carenze gestionali e organizzative dell'ARPA Sicilia.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
Firmatario: Genovese Francantonio.
Le interrogazioni testè annunziate sono state già inviate al
Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interpellanza:
N. 266 - Iniziative per accelerare l'assegnazione dei
fondi stanziati a favore dei comuni del Belice
danneggiati dagli eventi sismici del gennaio 1968.
- Presidente Regione
Firmatari: Culicchia Vincenzino; Turano Girolamo;
Barbagallo Giovanni; Capodicasa Angelo; Maurici Giuseppe;
Manzullo Giovanni; Oddo Camillo; Sanzeri Salvatore.
PRESIDENTE Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza
che il Governo abbia dichiarato di respingere l'interpellanza o
abbia fatto conoscere il giorno in cui intende trattarla,
l'interpellanza stessa sarà iscritta all'ordine del giorno per
essere svolta al proprio turno.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che in data 30 giugno 2005 è stata
presentata la seguente mozione:
N. 439 Iniziative presso il Governo nazionale per
l'estensione a tutta la provincia di Catania dei benefici
previsti in favore dei comuni danneggiati dall'eruzione
dell'Etna del 2002 , degli onorevoli Barbagallo Giovanni;
Liotta Santo; Raiti Salvatore; Spampinato Giuseppe;
Villari Giovanni.
Informo che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno
della seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Seguito della discussione unificata di mozioni,
interpellanze ed interrogazioni in materia di gestione dei
rifiuti in Sicilia.
PRESIDENTE. Si passa al punto secondo dell'ordine del giorno:
Seguito della discussione unificata di mozioni, interpellanze ed
interrogazioni in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia.
Ricordo che la discussione si è interrotta nella precedente
seduta, la n. 303 del 29 giugno 2005, e preciso che sono
discussi congiuntamente i seguenti atti di indirizzo politico, o
ispettivi:
mozione n. 274 Revoca e riconsiderazione del piano di
gestione dei rifiuti , degli onorevoli Capodicasa,
Speziale, Cracolici, Crisafulli, Barbagallo, Ferro ed
altri;
mozione n. 125 Iniziative in materia di raccolta dei
rifiuti , degli onorevoli Giannopolo, Speziale,
Capodicasa, Cracolici ed altri;
mozione n. 188 Previsione di termini adeguati per la
costituzione, da parte degli Enti locali, delle società
per la gestione integrata ei rifiuti , degli onorevoli
Raiti, Ferro, Morinello, Miccichè, Orlando;
interpellanza n. 78 Chiarimenti a seguito
dell'annullamento dell'ordinanza 2983 del 1999 del
Presidente del Consiglio dei Ministri, in materia di
dichiarazione dello stato di emergenza per i rifiuti in
Sicilia , degli onorevoli Ferro, Orlando, Miccichè,
Morinello, Raiti;
interpellanza n. 139 Motivi riguardanti la scelta di
installare un termoconvertitore nella zona di
Casteltermini (AG) , dell'onorevole Morinello;
interpellanza n. 193 Iniziative, anche di ordine
procedurale, relative al piano di gestione dei rifiuti ,
degli onorevoli Ferro, Orlando, Miccichè, Morinello;
interrogazione n. 965 Notizie in materia di gestione
integrata dei rifiuti in Sicilia , dell'onorevole
Panarello.
interrogazione n. 2291 Ritiro dell'ordinanza n. 362 del
27 aprile 2005 del Commissario delegato per l'emergenza
rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, recante
'Progetto del sistema integrato per l'utilizzo della
frazione residua dei rifiuti solidi urbani al netto della
raccolta differenziata prodotta nei comuni della Sicilia
- Sistema Agrigento - Ato: AG 1 - AG 2 - AG 3 - CL 1 - CL
2 - PA 4 sud - TP 2' dell'onorevole Miccichè.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
PAFFUMI, segretario:
«L'Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
con l'ordinanza di Protezione civile n. 2983 del 1999, il
Presidente della Regione è stato nominato commissario delegato
per l'emergenza rifiuti;
per effetto di ordinanze e successive proroghe lo stato di
emergenza è stato prorogato fino al 31 dicembre 2004;
ai sensi e per gli effetti delle citate ordinanze, con decreto
n. 150 del 25 luglio 2000, il Presidente della Regione -
commissario delegato - , ha approvato il Documento delle
priorità degli interventi per l'emergenza rifiuti (PIER),
pubblicato nella GURS del 4 agosto 2000;
tale Documento, in osservanza del disposto del Decreto
legislativo n. 22 del 1997, prevedeva un sistema di gestione dei
rifiuti centrato sulla raccolta differenziata 'spinta' (almeno
il 50 per cento);
la previsione contenuta nel Documento-PIER contemplava
l'eventualità che ad essere avviato alla termovalorizzazione
fosse solo il combustibile derivato da rifiuti (CDR), e cioè, un
combustibile ricavato dai rifiuti il cui trattamento è
finalizzato all'eliminazione delle parti pericolose dei rifiuti
solidi urbani (RSU) ed all'aumento del potere calorico;
nel PIER l'utilizzazione del combustibile derivato da rifiuti
(CDR) - al fine di non aumentarne l'emissione in atmosfera -
veniva prevista in impianti energetici esistenti (centrali
elettriche o cementerie) o, in caso di indisponibilità, in un
unico impianto dedicato, da realizzare in un'area lontana da
qualsiasi centro abitato, dove trasportare su rotaia il CDR
prodotto da nove impianti - tanti quanti erano gli ATO previsti
- localizzati in aree industriali forniti di 'rotaia', anche al
fine di eliminare l'impatto della mobilità di grandi mezzi di
trasporto;
con l'ordinanza di Protezione civile n. 3190 del 2002, emanata
in seguito all'intesa concessa dal Presidente della Regione,
sono stati stravolti l'impianto e le previsioni del Decreto
legislativo n. 22 del 1997 e le direttive europee che tale
decreto recepisce, nonché le previsioni sulla raccolta
differenziata contenute nel Documento-PIER fino a prevedere che
ad essere avviato alla termovalorizzazione non sia il CDR, privo
di sostanze pericolose e prodotto secondo le caratteristiche
specificate dal Decreto ministeriale del 5 febbraio 1998;
conseguentemente il Presidente della Regione - commissario
delegato - in deroga al bando di gara europeo, ha emesso
l'ordinanza n. 333 del 2/5/2003 con la quale si individuavano le
procedure di selezione, di cui all'avviso pubblico per la
stipula di convenzione per l'utilizzo della frazione residua
della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani;
l'avviso pubblico di cui sopra, pubblicato sulla Gurs n. 32
del 9 agosto 2002, nonché sulla GUCE n. S 158 del 16 agosto
2002, delega la localizzazione degli impianti di
termovalorizzazione e il numero degli stessi in base all'offerta
degli operatori industriali aggiudicatari della gara;
gli aggiudicatari della gara gestiranno il servizio di
incenerimento dei rifiuti per 20 anni, cinque in più rispetto al
tempo di vita stimato per un termovalorizzatore e cinque/dieci
in più rispetto alle concessioni rilasciate in questi anni in
Italia;
il costo della termovalorizzazione degli RSU è stato
definito mediamente in 80 alla tonnellata, e cioè 160 delle
vecchie lire al kilogrammo, che equivale a circa il doppio della
tariffa stabilita nelle regioni in regime di commissariamento,
come la Calabria e la Campania, o come quella stabilita per il
recente impianto che si trova nella città di Brescia;
a seguito dello svolgimento della selezione di cui all'Avviso
pubblico sopra citato, il Presidente della Regione - commissario
delegato - con la medesima Ordinanza n. 333 del 2 maggio 2003
(art. 1) prende atto del numero degli impianti di
termovalorizzazione (quattro), così come della loro
localizzazione nei comuni, di Casteltermini (AG), Palermo
(Bellolampo), Augusta (SR) e Paternò (CT), così come descritto
negli allegati alla stessa Ordinanza A1, A2, A3, A4;
i succitati termovalorizzatori saranno alimentati non dal CDR,
prodotto con i requisiti di compatibilità previsti, ma dai
rifiuti indifferenziati con il conseguente aumento del rischio
ambientale e per la salute dei cittadini;
la scelta di avviare a termovalorizzazione la frazione secca
dei rifiuti, al netto della raccolta differenziata (oggi la
quasi totalità), anziché il CDR, come prevedeva il Documento-
PIER, all'epoca unico strumento di programmazione, configura
una aperta violazione normativa;
tale scelta ha comportato, comunque, non solo un alto numero
di termovalorizzatori (quattro) da realizzare in Sicilia, ma
anche un accrescimento smisurato (rispetto alle previsioni del
PIER) della quantità di rifiuti da destinare all'incenerimento,
pari a 2.400.000 tonnellate, e cioè il 100 per cento dei rifiuti
prodotti in Sicilia;
alcuni dei siti prescelti dai soggetti industriali sono
ubicati in aree adiacenti a centri abitati ed in aree non
idonee, in contrasto con elementari principi di precauzione e
prudenza, e qualcuno in area di interesse archeologico
ambientale o a vocazione turistica;
il sistema di trasporto dei rifiuti, in particolare la
movimentazione di grossi mezzi e di autoarticolati dalle
stazioni di trasferenza agli impianti di termovalorizzazione,
rappresenterà un appesantimento insostenibile per un numero
considerevole di comuni, alcuni dei quali vedranno notevolmente
accresciuto il traffico interno di attraversamento dei mezzi
pesanti;
Considerato, inoltre, che:
la conseguenza immediata di tutto ciò è un aumentato costo per
i comuni del servizio di smaltimento dei rifiuti e, quindi, la
spropositata lievitazione della tariffa che le famiglie
siciliane dovranno pagare per tale servizio;
tale eventualità ha sollevato vibrate proteste da parte delle
popolazioni, dei rappresentanti politici ed istituzionali, delle
associazioni ambientaliste e sindacali;
in effetti, alla luce del sistema adottato dal Piano dei
Rifiuti e dai provvedimenti del Presidente della Regione -
commissario delegato per lo smaltimento e la termovalorizzazione
dei rifiuti - appare fondato l'allarme diffusosi tra le
popolazioni per le conseguenze a breve e lungo termine sulla
salute umana, sulla qualità della vita, sulla mobilità urbana ed
interurbana e potrebbe ripercuotersi sulla catena alimentare
delle aree direttamente interessate;
a tale proposito non appaiono rassicuranti le dichiarazioni
rilasciate dal Presidente della Regione - commissario delegato -
circa la insussistenza di rischio alcuno per la salubrità
ambientale, proprio perché scarsamente suffragata da
supporti tecnicoscientifici;
data l'importanza della posta in gioco, appare opportuno
rivedere le previsioni del piano e delle relative ordinanze che
dispongono la termovalorizzazione alle condizioni attuali di
quasi il 100 per cento dei rifiuti indifferenziati;
termovalorizzare 2,5 milioni di tonnellate equivale a
destinare, in termini di investimenti, quasi 1 miliardo di euro
per la realizzazione del sistema dei 4
termovalorizzatori, con un effetto occupazionale di meno
di 1000 unità, a fronte di un sistema tracciato nel Documento-
PIER con un costo inferiore del 50 per cento e che avrebbe
prodotto un'occupazione di 7.000 unità e fatto nascere decine di
aziende nella filiera della gestione-riciclo.
Considerato, altresì, che
con ordinanza commissariale del 18 dicembre 2002, n. 1166, il
Presidente della Regione - commissario delegato - ha adottato il
piano regionale di gestione dei rifiuti;
a norma dell'art. 19 (comma 1, lettera a) del Decreto
legislativo n. 22 del 1997, la competenza per l'approvazione del
piano regionale per la gestione dei rifiuti è della Regione e,
per essa, dell'organismo legislativo;
in caso di inadempienza l'art. 8 del citato D.lgs n. 22 del
1997 prevede l'intervento, in via sostitutiva, (attraverso
commissariamento) per la 'elaborazione' del piano regionale e
non della sua 'approvazione' che rimane di competenza
dell'organo legislativo della Regione;
Tenuto conto che:
al contrario, sulla base di un'illegittima previsione
dell'ordinanza ministeriale, il Presidente della Regione -
commissario delegato - ha non solo provveduto alla
'elaborazione' del piano, ma anche alla sua 'adozione';
tale procedura si palesa illegittima ed in violazione
dell'art. 22, comma 10 del D.lgs n. 22 del 1997 che disciplina
gli interventi che possono essere delegati all'eventuale
commissario, tra i quali non rientra l'adozione del piano;
in ogni caso, il piano non rispetta le indicazioni contenute
nel Decreto Ronchi, per esempio, in materia di bonifiche delle
discariche,
impegna il Presidente della Regione
a revocare in autotutela il piano di gestione dei rifiuti;
a rimetterlo all'esame dei competenti organi assembleari per
una profonda revisione, modifica e la sua conseguente adozione;
a rivedere le decisioni relative agli obiettivi della raccolta
differenziata per adeguarli alle direttive europee e al D.lgs.
n. 22 del 1997, attraverso la riduzione, il riciclo, il riuso,
ed infine, il recupero energetico solo attraverso il CDR;
a rivalutare, comunque, l'ubicazione degli impianti di
termovalorizzazione;
a nominare una commissione di alto livello scientifico, la cui
composizione tenga conto anche delle indicazioni delle
associazioni ambientaliste, dei comitati civici e delle
istituzioni locali, che, oltre al parere della commissione
nazionale per la valutazione di impatto ambientale (VIA),
fornisca un documentato parere sull'impatto ambientale di tutte
le fasi, pre e post termovalorizzazione, sui possibili effetti
sulla salute dei cittadini e sull'ambiente.» (274)
CAPODICASA-SPEZIALE-CRACOLICI-CRISAFULLI-DE BENEDICTIS -
GIANNOPOLO - ODDO-
PANARELLO-VILLARI-ZAGO-BARBAGALLO-FERRO-FORGIONE-ORTISI-
GALLETTI- GENOVESE-GURRIERI-LIOTTA-MANZULLO-MICCICHE'-MORINELLO-
ORLANDO-RAITI-SPAMPINATO-TUMINO-VITRANO- ZANGARA-SANZERI
«L'Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
- con le ordinanze del Ministro dell'Interno n. 2983 del 31
maggio 1999, n. 3048 del 31 marzo 2000, n. 3072 del 21 luglio
2000 e n. 3136 del 25 maggio 2001, il Presidente della Regione
siciliana è stato nominato commissario delegato e gli sono stati
affidati i compiti da realizzare per superare l'emergenza nel
campo dei rifiuti e della tutela dei corpi idrici;
- con l'O.P.C.M. del 14 gennaio 2002, è stato prorogato per
tre anni, fino al 31 dicembre 2004, lo stato d'emergenza per i
rifiuti e la tutela dei corpi idrici in Sicilia;
- con l'ordinanza n. 3190 del 22 marzo 2002, al commissario
delegato-Presidente della Regione sono stati conferiti nuovi
poteri e introdotte nuove e significative disposizioni;
- con ordinanza commissariale del 28 agosto 2001, pubblicata
nella Gurs n. 44 del 7 settembre 2001, è stato modificato un
precedente decreto commissariale che disciplinava l'ingresso in
Sicilia dei rifiuti speciali e pericolosi provenienti da altre
regioni, senza acquisire la prevista intesa del Ministero
dell'Ambiente;
- l'ordinanza del 28 agosto 2001 appare illegittima in quanto
viola il comma 6 dell'art. 5 dell'ordinanza del 31 maggio 1999 e
successive modifiche ed integrazioni, che prevedeva l'esplicito
divieto di 'ingresso nel territorio della Regione siciliana dei
rifiuti destinati allo smaltimento, provenienti da altre regioni
o dall'estero ..';
- tale divieto è derogabile solo per 'l'importazione nel
territorio della Regione siciliana di rifiuti destinati ad
essere riciclati o recuperati nel territorio medesimo', e queste
previsioni sono state confermate anche dall'ordinanza n. 3190
del 22 marzo 2002;
- in data 4 marzo 2002 con ordinanza del vice commissario,
pubblicata sulla Gurs del 3 maggio 2002 n. 20, la Colacem
S.p.A., è stata autorizzata all'importazione di polveri di
alluminio, rifiuto molto pericoloso;
- con l'ordinanza del vice commissario del 7 dicembre 2001, è
stato emanato il Piano stralcio per lo stoccaggio provvisorio
dei rifiuti speciali e pericolosi, nonostante che la commissione
scientifica nominata dal Ministro dell'Ambiente avesse bocciato
all'unanimità tale piano, ritenendolo illegittimo e
ambientalmente insostenibile;
- con la stessa ordinanza del 7 dicembre 2001 il vice
commissario ha assegnato ai privati la gestione dei 'centri
stoccaggio', nonostante l'art. 4 dell'ordinanza n. 3072/2000,
che dispone la sospensione del rilascio delle autorizzazioni per
i privati per la gestione impianti da autorizzare ai sensi degli
artt. 27 e 28 del decreto legislativo n. 22 del 1997;
- insieme alla richiesta di parere trasmesso alla commissione
scientifica sui 'centri di stoccaggio', il vice commissario ha
inviato il piano per la gestione dei rifiuti speciali
relativamente all'amianto e agli inerti, su cui la commissione
diede il proprio parere favorevole nella stessa adunanza in cui
esprimeva il parere contrario per i 'centri di stoccaggio', ma
stranamente tale piano non è stato ancora emanato;
- con l'ordinanza commissariale del 23 luglio 2001, pubblicata
nella Gurs n. 39 del 3 agosto 2001, il commissario delegato ha
delegato le proprie funzioni e i propri compiti al vice
commissario, senza indicare le particolari competenze tecniche
del vice commissario nominato;
- con ordinanza commissariale del 21 giugno 2001 è stato
istituito l'Osservatorio regionale sui rifiuti;
Tenuto conto che con decreto del commissario del 25 luglio
2000 è stato approvato il Piano regionale degli interventi
d'emergenza per i rifiuti, il cosiddetto P.I.E.R., che ha
stabilito gli interventi da porre in essere al fine di superare
in ventiquattro mesi l'emergenza nel settore dei rifiuti;
Rilevato che:
- con decreto commissariale n. 633 dell' 11 luglio 2001, è
stata disposta la pubblicazione in Gurs delle Linee guida per la
raccolta differenziata ed i criteri tecnoeconomici per
l'organizzazione del servizio, che diversi Comuni della Sicilia
hanno già recepito;
- ad oggi, questo decreto non è stato mai pubblicato nella
Gurs;
- l'ultima ordinanza del Ministro dell'Interno, (la n.
3190/2002), rivoluziona gli obiettivi e le modalità per
affrontare e risolvere l'emergenza nel settore dei rifiuti,
prevedendo un sistema di gestione basato sulle discariche e
sugli inceneritori;
- tale scelta oltre ad essere insostenibile dal punto di vista
ambientale, preclude la possibilità di realizzare una moderna
gestione industriale dei rifiuti, così come sta avvenendo nel
resto del Paese e dell'Europa;
- l'ordinanza n. 3190/2002 posticipa i termini entro cui
raggiungere gli obiettivi del 15% e del 25% della raccolta
differenziata, rispettivamente al 31 dicembre del 2003 e al 2005
(il cosiddetto decreto 'Ronchi' prevedeva, invece, il 15% al
marzo del 1999 e il 25% al marzo del 2001, obiettivi questi
raggiunti per la maggioranza della popolazione italiana);
- con l'ordinanza n. 3190/2002 si vuole nei fatti tentare di
superare e azzerare tutta l'attività di pianificazione finora
realizzata, che se fosse stata posta in essere dal commissario
delegato, avrebbe permesso di superare l'emergenza in 24 mesi
dall'emanazione del P.I.E.R., e cioè al luglio del 2002;
- questa ordinanza riporta la Sicilia alle condizioni in cui
si trovava prima del commissariamento del 1999, vanificando così
la possibilità di realizzare nell'Isola, nel pieno rispetto
dell'ambiente, un moderno ciclo industriale dei rifiuti con
indubbi benefici economici ed occupazionali;
- prima del commissariamento del 1999, in Sicilia si faceva un
ricorso esclusivo alla discarica quale forma di smaltimento dei
rifiuti solidi urbani, nonostante l'esistenza di un piano
regionale (quello del 1989);
- con l'attivazione del commissariamento è stata avviata la
pianificazione che si è basata su due principi, la salvaguardia
dell'ambiente e la realizzazione di una moderna struttura
industriale per la gestione integrata dei rifiuti;
- tali obiettivi dovevano essere conseguiti attraverso: la
realizzazione di 9 impianti per la produzione di CDR da
aggiudicare con un bando di gara comunitario che avrebbe dovuto
prevedere l'obbligo per i prodotti di utilizzare il CDR in
impianti industriali esistenti (cementerie, centrali termiche,
ecc ) al fine di evitare nuove emissioni in atmosfera o in
impianti dedicati che facessero uso di tecnologie a basso
impatto ambientale; la realizzazione di 35 impianti per la
produzione di Compost di qualità; la costruzione di 23 impianti
per la selezione del multimateriale e la dislocazione nel
territorio dell'Isola di 15 stazioni di trasferenza;
- questo complesso impiantistico è stato elaborato al
dettaglio secondo i criteri di efficienza, di economia e basso
impatto ambientale, sia per gli impianti che per il sistema dei
trasporti;
- tutta l'impiantistica è stata prevista nelle aree
industriali ed inserita all'interno dei rispettivi Ambiti
territoriali ottimali;
- erano inoltre state definite le modalità di gestione in
sicurezza delle discariche controllate e delle discariche
d'emergenza, ed erano state approvate le linee guida per la
raccolta differenziata;
- in base a tale sforzo di pianificazione già nell'anno 2000
tutto era pronto per avviare la realizzazione delle opere che
avrebbero permesso di uscire dall'emergenza, ma nulla è stato
fatto e nell'ultimo anno vi è stata la paralisi totale di ogni
attività (basti guardare il rendiconto finanziario della
struttura commissariale);
Ritenuto lesivo dell'autonomia degli enti locali, nonché
oneroso, quanto previsto dal comma 3 dell'art. 5 dell'ordinanza
n. 3190/2002, in quanto il commissario delegato dispone
l'obbligo del conferimento dei rifiuti da parte dei Comuni in
impianti gestiti da privati che egli stesso individua (in deroga
alle norme sugli appalti) e con la stessa convenzione che
stipula con il gestore dell'impianto, stabilisce la tariffa che
dovranno pagare i Comuni per il conferimento dei rifiuti;
Atteso che:
- in base all'ordinanza n. 3190/2002 il commissario delegato-
Presidente della Regione può nominare, d'intesa con il Ministro
dell'Ambiente, subcommissari, senza che vengano specificati i
compiti, le funzioni e il numero, in difformità da quanto
previsto dal comma 4 dell'art. 5 della legge n. 225 del 1992;
- con l'ordinanza commissariale del 23 luglio 2001 è stato
nominato un vice commissario delegato per i rifiuti e la tutela
dei corpi idrici, nonostante che il Presidente della Regione
siciliana sia stato nominato commissario delegato dal Ministro
degli Interni (ai sensi dell'art. 5, legge n. 225 del 1992) e
che, in quanto delegato, non ha poteri di sub delega, così come
si era espresso lo stesso ufficio legale della Regione con il
parere n. 233.99.11;
- con l'ordinanza n. 3190/2002 è stato soppresso
l'Osservatorio regionale per i rifiuti, per cui la Sicilia è
l'unica Regione priva di questo importante strumento necessario
per monitorare la corretta gestione dei rifiuti;
- è stato accertato che circa 12 milioni di tonnellate di
rifiuti speciali e pericolosi sfuggono a qualsiasi controllo in
ordine alla loro destinazione finale;
Considerato che:
- sono stati conferiti al commissario delegato ampi poteri in
ordine alla possibilità di derogare alle leggi regionali e
nazionali in materia di urbanistica, di rilascio dei pareri e
nulla osta, di appalti pubblici, di competenze degli enti locali
e di organizzazione della pubblica amministrazione;
- tali poteri di deroga appaiono immotivati non solo perché
alcune di queste deroghe sembrano essere in palese contrasto
con i principi generali dell'ordinamento giuridico
(così come stabilito dalla legge n. 225/92), ma anche perché,
sembrano incongruenti rispetto alle attività da porre in essere,
(vedi le deroghe alle leggi sul condono edilizio, la tutela dei
centri storici, la 'Galasso', le norme sugli appalti, i beni
monumentali, ambientali e culturali);
- tutto ciò pone pertanto un problema di ordine giuridico e
amministrativo, nonché la necessità di codificare alcuni
comportamenti del Presidente della Regione-commissario delegato,
per garantire trasparenza e legittimità in ordine alle
iniziative che intenderà assumere con il potere derogatorio a
queste importanti leggi,
impegna il Presidente della Regione
- a farsi promotore dell'istituzione dell'Osservatorio
regionale sui rifiuti, sul modello di quello nazionale istituito
con il decreto legislativo 22/97, con l'obiettivo di conferire
allo stesso Osservatorio un ruolo importante nella lotta alle
ecomafie;
- a garantire il rispetto degli obiettivi della raccolta
differenziata previsti dal decreto legislativo n. 22/97,
attraverso un piano che preveda il metodo del porta a porta, che
potrebbe impiegare ottomila nuovi operatori (il rispetto degli
obiettivi si rende necessario anche in considerazione della
dimensione imprenditoriale che può assumere la raccolta
differenziata che è il sistema economicamente più competitivo
rispetto sia alle discariche controllate che agli inceneritori,
che a differenza, del 'porta a porta', richiedono poche decine
di operatori addetti);
- a pubblicare in Gurs le linee guida per la raccolta
differenziata;
- a modificare il Piano regionale sui centri di stoccaggio
provvisori dei rifiuti speciali e pericolosi, prevedendo un
numero proporzionato al reale fabbisogno, stabilendo la
destinazione finale di tali rifiuti da stoccare provvisoriamente
e da controllare rigorosamente con un sistema di rilevamento
delle diverse fasi di trasferimento dei rifiuti, e
reintroducendo la titolarità pubblica di tali centri;
- a dare immediata attuazione, d'intesa con i Prefetti, al
Piano di realizzazione delle discariche consortili, controllate
secondo le destinazioni funzionali previste ed approvate;
- ad istituire un tavolo di confronto permanente tra la
Regione, le Prefetture dell'Isola, i Comuni e le Aziende
municipalizzate, allo scopo di concordare le politiche
tariffarie nel caso di conferimento obbligatorio a soggetti
privati, valutarne l'utilità e verificarne la trasparenza nelle
procedure di affidamento, che comunque devono essere di evidenza
pubblica;
- a modificare l'Ordinanza commissariale del 28 agosto 2001,
al fine di vietare l'ingresso in Sicilia dei rifiuti speciali e
pericolosi, con la sola eccezionale deroga per quei rifiuti
destinati al riciclaggio o al riuso in impianti appositamente
autorizzati, vietandone ogni possibile stoccaggio provvisorio;
- a chiedere al Ministro dell'Interno di ridefinire i
contenuti dell'ordinanza n. 3190 del 22 marzo 2002, in direzione
della piena attuazione del P.I.E.R.;
- a non derogare ad alcuna norma nazionale e regionale in tema
di compatibilità e di regime di autorizzazioni nel campo
ambientale e in tema di procedure di appalti, che dovranno
garantire il massimo della trasparenza, della
concorrenzialità e dell'interesse della pubblica
amministrazione;
- a definire criteri oggettivi e modalità di finanziamento e
di realizzazione per gli interventi di bonifica dei siti
inquinati finanziati dal Ministero per l'Ambiente;
- a stipulare con le Prefetture dell'Isola e con i vertici
delle forze dell'ordine protocolli di legalità e sicurezza nella
gestione dell'emergenza rifiuti in Sicilia, in considerazione
del fatto che, da più parti e da più fonti investigative, è
emersa la presenza in questo settore delle organizzazioni
mafiose siciliane ed internazionali.» (125)
GIANNOPOLO - SPEZIALE-CAPODICASA - CRACOLICI -CRISAFULLI - DE
BENEDICTIS-ODDO - PANARELLO-VILLARI - ZAGO
«L'Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
- con circolare n. 3222 del 30 marzo 2001, cui hanno fatto
seguito le note del 22 maggio 2001, del 5 settembre 2002 e, da
ultimo, dell'11 novembre 2002, l'Ufficio del Commissario
delegato per l'emergenza rifiuti ha ribadito la necessità che i
Comuni e le Province pongano in essere gli adempimenti volti
alla costituzione delle società che dovranno assicurare la
gestione integrata dei rifiuti;
- nella nota dell'11 novembre 2002 sono state individuate le
scadenze temporali inerenti ai singoli adempimenti;
- particolare importanza, tra le scadenze, riveste la
deliberazione consiliare con la quale si autorizza il legale
rappresentante dell'ente o un suo delegato a sottoscrivere
l'atto costitutivo della società e ad adottare gli atti
connessi;
Considerato che l'argomento è stato oggetto di un'apposita
riunione svoltasi il 28 novembre, presieduta dal presidente
della regione, on. salvatore cuffaro, cui ha partecipato anche
il vice commissario per l'emergenza rifiuti;
Preso atto del fatto che:
- in data 3 dicembre è stata inviata, a mezzo fax,
comunicazione a tutti i Comuni interessati, per gli adempimenti
di propria competenza per la costituzione delle società per la
gestione integrata dei rifiuti;
- il fax di cui al punto precedente prevedeva di adempiere a
tutte le incombenze entro le 24 ore dalla ricezione;
- i Consigli comunali, secondo quanto indicato nel fax,
avrebbero dovuto deliberare entro cinque giorni sugli
adempimenti necessari alla costituzione delle società per la
gestione dei rifiuti;
- nel caso in cui i termini precedentemente indicati fossero
trascorsi infruttuosamente, si sarebbe provveduto alla nomina in
via sostitutiva, mediante Commissario ad acta, con oneri a
carico degli Enti inadempienti;
- successivamente alla scadenza dei termini, ben quattrocento
Commissari ad acta sono stati inviati dall'Assessore regionale
per gli enti locali presso i Comuni e le Province inadempienti,
con spese ed oneri a carico di questi ultimi;
Ritenuto che:
- i termini previsti sono troppo brevi, per cui è stato
impossibile per gli Enti provvedere a compiere tutti gli
adempimenti richiesti cosicché tutti si troveranno in una
situazione di inadempienza;
- un margine temporale adeguato è necessario affinché i
Consigli comunali e provinciali, possono studiare l'argomento ed
esprimere le proprie determinazioni,
impegna il Governo della Regione
- ad intervenire prevedendo termini che possano permettere
agli Enti locali di adeguarsi alla normativa che prevede la
costituzione di società per la gestione dei rifiuti, evitando
che gli stessi Enti si trovino in una situazione di inadempienza
che sicuramente non permette di realizzare quello che è lo
spirito della legge e aumenta inutilmente e ingiustificatamente
gli oneri a carico dei cittadini;
- a sottoporre al dibattito d'Aula il Piano dei rifiuti
approvato.» (188)
RAITI - FERRO - MORINELLO - MICCICHE' - ORLANDO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
- con sentenza n. 1148 del 14 febbraio 2001, il Tribunale
Amministrativo Regionale del Lazio, a seguito di un ricorso
presentato da alcune ditte private ha annullato 'nei limiti
indicati in motivazione' l'ordinanza del Presidente del
Consiglio dei Ministri 2983 del 31 maggio 1999 inerente alla
dichiarazione dello stato di emergenza per i rifiuti in Sicilia
ed al conferimento di poteri straordinari al Commissario nella
persona del Presidente della Regione;
- nella successiva ordinanza n. 1057 del 23 maggio 2001, il
TAR Catania, Sezione prima, nel pronunciarsi su un altro
ricorso, ha affermato che 'l'annullamento giurisdizionale ha
effetti caducanti e non meramente vizianti delle successive
ordinanze del 31.3.2000 e del 21.7.2000 di parziale modifica ed
integrazione della prima';
- le 'successive ordinanze' cui fa riferimento il TAR Catania
sono quelle emesse dalla Presidenza del Consiglio a parziale
integrazione e modifica della prima, sempre riguardanti
l'emergenza rifiuti e l'ampliamento dei poteri del Commissario;
- ancora il 9 ottobre 2002, il Consiglio di Giustizia
Amministrativa ha emesso un'ordinanza, adottata in sede
cautelare, in cui viene espresso chiaramente il giudizio che
considera interamente annullata la prima ordinanza del
Presidente del Consiglio;
ritenuto che:
- secondo quanto espresso dal TAR Catania e dal Consiglio di
Giustizia Amministrativa, tutte le ordinanze e i provvedimenti
adottati a seguito dell'ordinanza del Presidente del Consiglio
n. 2983 del 1999 sono da intendersi non 'viziati' ma nulli di
fatto e quindi illegittimi;
- tale nullità vale anche per il Piano di emergenza dei
rifiuti di recente presentato con grande clamore;
considerato che è prevista una notevole partecipazione
finanziaria da parte dell'Unione Europea per la gestione e la
soluzione dell'emergenza rifiuti in Sicilia e che qualora fosse
accertata l'illegittimità degli atti emessi la stessa Unione
potrebbe avviare una procedura di infrazione da parte
dell'Italia e quindi chiedere la restituzione delle somme
erogate;
per conoscere:
- se il Presidente della Regione sia a conoscenza dei
provvedimenti degli organi di giustizia amministrativa adottati
con riferimento alle ordinanze della Presidenza del Consiglio in
materia di emergenza rifiuti;
- se alla luce di tali provvedimenti non ritenga che tutti gli
atti adottati in qualità di Commissario delegato siano da
considerarsi nulli di fatto;
- quali iniziative intenda assumere per porre rimedio alla
situazione di vacatio normativa determinata da tali
provvedimenti;
- se non ritenga di dover sospendere l'emanazione di atti e
disposizioni di qualsiasi tipo che scaturiscano direttamente ed
indirettamente dalle ordinanze del Presidente del Consiglio
2983/99, 3048/2000 e 3072/2000 che sono state dichiarate nulle
con ordinanze del TAR Lazio e del TAR Catania;
- se non ritenga di dover dare comunicazione agli Enti locali
ed ai Commissari già nominati della nullità degli atti adottati,
invitandoli ad astenersi dall'adozione di ulteriori
provvedimenti la cui validità è di fatto nulla;
quali iniziative siano state assunte o si intenda assumere per
fronteggiare l'eventuale richiesta di restituzione delle somme
da parte dell'Unione Europea.» (78)
FERRO - ORLANDO - MICCICHE' - MORINELLO - RAITI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio
e l'ambiente, premesso che:
- nella zona ASI tra Agrigento ed Aragona verrà installato un
termoconvertitore finalizzato alla lavorazione e bruciatura dei
rifiuti solidi urbani;
- il termoconvertitore servirà un'utenza di un milione e
centomila abitanti, raccogliendo i rifiuti di ben 92 comuni;
- nonostante la struttura brucerà tutti i rifiuti, oltre il 30
per cento, rappresentato da polveri e altre scorie, verrà
posizionato in un'altra discarica presso la struttura del
termovalorizzatore;
ritenuto che:
- la discarica verrà collocata nella zona industriale di
Casteltermini, in località 'Serra Palermo', pregiudicando
l'economia del comprensorio basata principalmente su aziende
produttrici di prodotti alimentari;
- la gestione affidata ai privati farà lievitare il costo per
i rifiuti sopportato dagli abitanti attraverso il pagamento
della tassa rifiuti solidi urbani;
preso atto che:
- tutti i sindaci della zona hanno manifestato a più riprese
la loro contrarietà;
- la costruzione del termoconvertitore avrà un impatto
estremamente negativo sull'economia locale, avendo diverse
aziende agricole già manifestato la volontà di abbandonare la
produzione nella zona;
- non è stato ancora fatto alcuno studio di impatto
ambientale;
per conoscere:
- quali siano state le motivazioni che hanno portato alla
scelta di dislocare il termoconvertitore in zona di
Casteltermini e se siano state valutate tutte le ripercussioni
sia di carattere ambientale che economiche;
- se si possano riconsiderare le scelte operate in materia di
trattamento dei rifiuti solidi urbani e optare per una zona
alternativa ove dislocare la discarica.» (139)
MORINELLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
nel 1999, con Ordinanza della Protezione civile n. 2983, è
stato dichiarato lo stato di emergenza rifiuti e che con la
stessa si nominava il Presidente della Regione Commissario
straordinario per fronteggiare tale emergenza;
il Presidente della Regione, commissario straordinario, ha
stipulato con gli operatori industriali alcune convenzioni
ventennali che prevedono la costruzione di
quattro termovalirizzatori, di svariati centri di trasferenza,
di impianti di secco-umido e discariche a servizio dei medesimi;
considerato che l'attivazione ed il potenziamento della
raccolta differenziata permetterebbero di migliorare il piano ed
evitare la costruzione di strutture pericolose per la salute
della popolazione;
preso atto che :
uno dei quattro termovalizzatori verrà realizzato a
Casteltermini (AG) e lo stesso avrà a suo servizio una
megadiscarica ad Aragona (AG);
la megadiscarica in territorio di Aragona occuperà un'area di
circa trenta ettari e raccoglierà i rifiuti giornalieri di ben
quattro province;
sia il termovalorizzatore che la discarica nasceranno vicini
ai centri abitati;
la discarica sarà allocata su un territorio sottoposto a
vincolo idrogeologico, vicina ad una zona boschiva, inoltre
tutta la zona è classificata come zona sismica e, per ultimo, ma
non in ordine di importanza, le strade che portano alla
discarica, le statali 189, 115, 640, 118 e la provinciale 3, non
sono adeguate al traffico pesante degli autoarticolati che
trasporteranno i rifiuti ad Aragona;
ritenuto che:
la scelta di siti su cui verranno costruiti i
termovalorizzatori e le discariche è stata sbagliata ed ha
risposto unicamente alle esigenze dei privati che hanno
stipulato le convenzioni ventennali;
proseguire su questa strada causerà sicuramente azioni di
pesante protesta da parte dei cittadini, come è già avvenuto ad
Acerra e in altre regioni d'Italia;
per conoscere:
quali iniziative intenda adottare il Presidente della Regione-
Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, per rimettere
il piano di gestione dei rifiuti all'esame dei competenti organi
dell'Assemblea regionale siciliana che è stata illegittimamente
spogliata delle sue competenze in materia;
quali interventi immediati intenda prendere per salvaguardare
la salute dei siciliani ed evitare proteste clamorose.» (193)
FERRO - ORLANDO - RAITI - MICCICHE' - MORINELLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
- con ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999 e successive
modifiche ed integrazioni, emessa dal Ministro dell'interno
delegato al coordinamento della Protezione civile, sono stati
adottati 'immediati interventi per fronteggiare la situazione di
emergenza determinatasi nel settore dello smaltimento dei
rifiuti urbani nella Regione siciliana';
- ai sensi dell'articolo 21 del decreto legislativo n. 22 del
1997, ai Comuni è attribuito il potere di decidere sulla
costituzione di società miste in materia, mentre l'articolo 22
della legge n. 142 del 1990 consente ai soggetti privati di
partecipare alla costituzione delle citate società miste;
- il TAR Lazio con le sentenze nn. 1148/2001 e 1161/2001
(oltre al TAR Catania ed al CGA), oltre a 'bloccare' il ricorso
a poteri gestionali di emergenza in mancanza di reali
impedimenti all'applicazione delle modalità ordinarie, ha
annullato le disposizioni inerenti alla costituzione di società
miste extra ordinem, che, potenzialmente, potrebbero
avvantaggiare le aziende pubbliche e le società miste a
prevalente capitale pubblico, a discapito delle imprese private;
- ciò nonostante, il Presidente della Regione siciliana, nella
qualità di Commissario delegato, ha approvato le linee guida per
la gestione integrata dei rifiuti, nonchè gli atti per la
costituzione delle società d'ambito;
- recentemente, con ordinanza commissariale del 28 novembre
2002, n. 1069, dopo mesi di silenzio, sono stati riapprovati,
con modificazioni, gli schemi di deliberazione e lo Statuto per
la costituzione della società per la gestione integrata dei
rifiuti negli ambiti territoriali ottimali, di cui all'allegato
A dell'ordinanza commissariale n. 280 del 19 aprile 2001;
- in particolare, la nuova formulazione dell'articolo 17,
oltre ad escludere la presenza di soci privati nella costituenda
società per azioni conferma, illegittimamente, la modalità di
votazione del Consiglio di amministrazione della società,
prevedendo diverse e separate votazioni per l'elezione
dell'organo;
- la disposizione statutaria, predisposta unilateralmente dal
Commissario, determina una lesione delle prerogative
dell'Assemblea, menomando l'esercizio del diritto di voto dei
singoli soci;
- ciascuna azione potrà, invece, essere utilizzata per
presentare o esprimere il voto ad un solo candidato;
- i superiori provvedimenti non sono improntati al rispetto
dei principi costituzionali in materia di libera iniziativa
economica ed impediscono di ottimizzare la gestione dei rifiuti,
ritardando lo sviluppo del tessuto industriale in un quadro
coerente di indirizzi;
per sapere:
- quali disposizioni vigenti, non annullate dal giudice
amministrativo, consentano al Commissario delegato per
l'emergenza rifiuti di ordinare agli enti locali, anche a mezzo
di commissario ad acta, di costituire società miste a livello di
ambiti territoriali cui possono partecipare solo soggetti
pubblici, prevedendo disposizioni statutarie in contrasto con il
Codice civile;
- quali motivi abbiano determinato il ritardo per
l'attuazione, ove possibile, della gestione integrata dei
rifiuti nella Regione siciliana, così da determinare il
commissariamento di tutti i comuni dell'Isola;
- quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di non
pregiudicare la partecipazione di soci privati alle costituende
società e garantire, contestualmente, il corretto esercizio
delle modalità di voto dei soci partecipanti all'Assemblea.»
(965)
PANARELLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
il Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela
delle acque in Sicilia, ha firmato l'ordinanza commissariale n.
362 del 27 aprile 2005, avente per oggetto: 'Progetto del
sistema integrato per l'utilizzo della frazione residua dei
r.s.u. al netto della raccolta differenziata prodotta nei comuni
della Sicilia Sistema Agrigento - Ato: AG 1 - AG 2 - AG 3 - CL 1
- CL 2 - PA 4 sud - TP 2'; progetto che, tra l'altro, prevede
l'impianto di un cosiddetto termovalorizzatore (inceneritore)
nei comuni di Castetermini e Campofranco, nell'area ASI della
provincia di Agrigento (agglomerato industriale Casteltermini
'Valle del Platani');
il progetto prevede la realizzazione
dell'inceneritore, collocandolo all'interno di un'area ricadente
nel letto fluviale, ad una distanza inferiore ai 150 metri dalla
sponda o piede dell'argine del fiume Platani. Per quanto sopra
detto, nella suddetta area vincolata non è possibile la
sdemanializzazione del terreno interessato. Inoltre, le opere di
urbanizzazione, propedeutiche alla sua costruzione, ultimate nel
1997, sono da considerarsi abusive in quanto eseguite, dall'ASI
di Agrigento, in assenza delle relative autorizzazioni, quindi
non aventi diritto alla sanatoria ordinaria prevista dalla legge
regionale n. 37 del 1985 e sue successive modifiche e
integrazioni;
posto che:
il progetto del sistema integrato di cui in oggetto e, in
particolare, l'impianto industriale di Casteltermini e
Campofranco per l'incenerimento dei rifiuti, presenta
contraddizioni, lacune e incongruenze nell'acquisizione
dei pareri autorizzativi per la realizzazione dell'opera e
si pone in contrasto con il decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22;
le suddette contraddizioni del Piano regionale dei rifiuti
sono state evidenziate il 2 agosto 2004 in sede di Conferenza
dei servizi, svoltasi presso l'ufficio del Commissario delegato,
alla presenza dei sindaci di Casteltermini, Campofranco ed
Aragona nonché di un rappresentante della Provincia regionale di
Caltanissetta, i quali hanno fatto rilevare i propri pareri
contrari al Piano stesso e riportati sinteticamente nella stessa
ordinanza n. 362 (parere contrario alla istituzione di discarica
e inceneritore, ma questo non rilevato nell'ordinanza di cui
sopra, è stato espresso anche da rappresentanti dei comitati
civici presenti alla Conferenza dei servizi);
a pagina 14 dell'ordinanza n. 362 è scritto testualmente: 'dal
verbale di riunione svoltasi in data 08.02.2005 presso l'ufficio
del Vice Commissario per l'Emergenza rifiuti, al fine di
chiarire la situazione vincolistica della zona ASI dove sono
previsti gli impianti, le Soprintendenze di Agrigento e di
Caltanissetta hanno confermato che effettivamente l'attuale
corso del Fiume Platani dista oltre 150 metri (vincolo secondo
D.Lgs. 42 del 2004) dal perimetro del progetto, ma che il corso
d'acqua pubblica del Fiume è identificato come alveo abbandonato
ma non sdemanializzato. Pertanto, il vincolo imposto ex legge
Galasso resta vigente fino a che l'area d'interesse non verrà
sdemanializzata';
tale parere favorevole, sopra riportato, è stato rettificato
per autotutela della Soprintendenza di Caltanisetta, per
competenza territoriale, con nota del 23 febbraio 2005,
protocollo n. 890, trasmessa all'ufficio del Commissario
delegato per l'emergenza rifiuti;
con tale nota viene revocato a tutti gli effetti il precedente
parere favorevole, dato che gli impianti rientrano nella fascia
di 150 metri del Fiume Platani;
la suddetta nota di revoca della Soprintendenza di
Caltanissetta non è stata riportata nell'ordinanza n. 362,
nonostante essa sia stata trasmessa all'ufficio del Commissario
delegato per l'emergenza rifiuti 59 giorni prima che il
Commissario delegato firmasse la suddetta ordinanza;
il Piano paesistico redatto dalla Soprintendenza ai beni
culturali di Caltanissetta è stato trasmesso nel dicembre del
2003 all'Assessorato Beni culturali e ambientali e pubblica
istruzione per il relativo parere, e malgrado si rimanga ancora
in attesa della sua approvazione definitiva, le linee guida
dello stesso Piano, dove è indicata, tra l'altro, la zona
d'ambito della Valle del Platani, sono state approvate con
decreto assessoriale n. 6080 del 21 maggio 1999 e pubblicate
nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 24 dicembre
1999; queste linee guida, anche per quanto riguarda l'area
interessata, stabiliscono i massimi livelli di tutela e
protezione ambientale;
l'iter procedurale adottato dall'Ufficio del Commissario
delegato per l'emergenza rifiuti si ascrive al di fuori di ogni
regola di buona amministrazione e viola palesemente le norme che
prescrivono la tutela ambientale delle aree demaniali fluviali:
fra l'altro, l'ordinanza n. 362 assurdamente definisce il sito,
ove si vuolerealizzare l'inceneritore, quale 'alveo
abbandonato';
non è tollerabile che chi è deputato alla tutela ambientale
ignori il disposto dell'articolo 3 della legge nazionale n. 37
del 1994, che sostituisce l'articolo 946 del codice civile, il
quale testualmente recita: 'se un fiume o un torrente si forma
un nuovo letto, abbandonando l'antico, il terreno abbandonato
rimane assoggettato al regime proprio del demanio pubblico';
l'andamento fluviale è comunque assoggettato a modifiche
naturali del letto e ciò è dimostrato dai fogli di mappa
catastale n. 75 del Comune di Casteltermini e n. 11 del Comune
di Campofranco; si precisa però che, anche se c'è stato un
parziale abbandono dell'alveo del fiume, il sito interessato
alla costruzione dell'inceneritore rimane comunque al di sotto
dei 150 metri dagli argini, cioè nella fascia di rispetto, e
questo lo si rileva in due documenti planimetrici dell'allegato
4 del Piano paesistico della Provincia regionale di
Caltanissetta, Carta delle Invarianti del paesaggio del Comune
di Campofranco a cura della Soprintendenza ai beni Culturali e
ambientali di Caltanissetta, a sua volta si trova allegata una
foto e una planimetria del sito, che con estrema precisione
rileva che la fascia di rispetto dei 150 metri arriva dentro
l'area industriale dell'ASI (che, come abbiamo detto sopra, è
opera realizzata in difformità dall'ex legge Galasso), e qui è
stata progettata dall'operatore industriale l'installazione
dell'inceneritore, chiamato termovalorizzatore;
appurato che:
con nota del 24 marzo 2004, l'ufficio del Genio civile di
Caltanissetta, sulla scorta della relazione tecnica dell'ASI di
Agrigento, ha espresso parere favorevole alla
sdemanializzazzione del sito;
a pagina 18 dell'ordinanza n. 362 del Commissario delegato per
l'emergenza rifiuti si legge: 'ritenuto di poter derogare, ai
sensi del citato art. 15 dell'Ordinanza n. 2983 del 31.05.1999
(omissis) relativamente alla fascia di rispetto di 150 metri
dell'alveo storico del Fiume Platani, in quanto le opere in
progetto sono posizionate ad una distanza superiore ai 150 metri
dall'attuale alveo del fiume';
la decisione del Commissario delegato di derogare in forza del
disposto di cui all'art. 15 dell'ordinanza n. 2983, contrasta in
principio con due fattori fondamentali:
1) il potere di derogare è ammissibile soltanto quando questa
facoltà rientri nei confini della legalità costituzionale e
nella legittimità amministrativa in via sostitutiva, cioè quando
un ente rifiuti, per qualsiasi motivo, il rilascio di pareri e
autorizzazioni dovute, mentre è un'altra cosa superare il
confine della legalità, della trasparenza e della legittimità.
Infatti, con l'ordinanza 362, si è violato il disposto vincolo
di tutela paesaggistico e ambientale, in pieno contrasto con il
disposto di cui all'art. 142 del decreto legislativo 22 gennaio
2004, n. 42, detto anche 'Codice Urbani'. Pertanto, le aree
demaniali dove sono state realizzate, dall'ASI di Agrigento, le
opere abusive, non sono soggette a sdemanializzazione né a
sanatorie;
2) con la nota della Soprintendenza di Caltanissetta del 23
febbraio 2005 si attesta in autotutela la reale distanza tra il
sito e l'argine del fiume Platani;
pertanto, il Commissario delegato ha firmato l'ordinanza 362
dichiarando il falso circa la distanza della fascia di rispetto;
ritenuto che altro elemento, a nostro avviso ancora più
scandaloso, riguarda l'altro aspetto del problema della mancata
tutela ambientale e, conseguentemente, di protezione civile. I
recenti disastri verificatisi ad Alba in Piemonte, a Sarno in
Campania, a Soverato in Calabria, ci insegnano che la
prevenzione e la difesa ambientale contro i rischi idrogeologici
sono doveri primari delle istituzioni;
considerato che:
il sottoscritto interrogante ha presentato un disegno di legge
(n. 521 dell'11 novembre 2002) avente per oggetto 'Norme per il
riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo',
con il quale si vuol disporre il recepimento della legge
nazionale 19 maggio 1989, n. 183, relativa alla disciplina,
all'attività conoscitiva di pianificazione e attuazione della
pubblica Amministrazione, al fine di assicurare la difesa del
suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione
del patrimonio idrico;
a causa del mancato dibattito e relativa approvazione del
suddetto DDL, la Sicilia è rimasta l'unica Regione d'Italia a
non recepire questa fondamentale legge dello Stato; e che,
nonostante il mancato recepimento della legge n. 183 del 1989,
l'Assessorato regionale del territorio e dell'ambiente ha
redatto il Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico
(P.A.I.) ai sensi dell'art. 1 del D.L. 180 del 1998, convertito
con modificazioni con la legge n. 267 del 1998, e successive
modifiche e integrazioni;
fra i diversi piani redatti, riguardanti i bacini dell'Isola,
c'è quello sul bacino idrografico del fiume Platani (063) con la
relativa carta della pericolosità idraulica per fenomeni di
esondazione. n. 41. Il suddetto Piano è stato pubblicato negli
albi pretori di tutti i comuni della Valle del Platani, di
conseguenza compresi Campofranco e Casteltermini, che vedono la
propria area già ritenuta 'zona a rischio di pericolosità
idraulica e a rischio di esondazione', in particolare per la
presenza della diga Fanaco che, proprio nell'ultimo periodo di
alta piovosità, ha destato preoccupazione presso la Protezione
civile e la Prefettura di Agrigento, tanto che l'ESA è stato
autorizzato al suo svuotamento fino al di sotto dei livelli di
guardia. Le acque della Fanaco si riversano nel fiume Platani,
provocando rischi di esondazione. Un esempio di ciò è fornito da
una fotografia, che il sottoscritto interrogante si riserva di
consegnare qualora il Presidente della Regione ne faccia
richiesta; in quell'occasione, le acque sono arrivate fin sotto
l'abusiva strada ASI che ha impedito il loro naturale ritorno
nel proprio alveo. Il naturale rientro delle acque è
storicamente provato nei fogli mappali dei comuni di
Casteltermini e di Campofranco;
la lettera e) dell'articolo 6 dell'ordinanza 362 così recita:
'le aree destinate agli impianti devono prevedere una barriera
di protezione ambientale, realizzata con siepi e alberatura
d'alto fusto', mentre il Genio civile di Agrigento, con nota del
15 ottobre 2003 (prot. 5772/03), specifica: 'che non vengano
effettuate piantumazioni di alberi di alto fusto nelle immediate
vicinanze del confine dell'alveo e movimenti di terra che
alterino l'assetto plano-altimetrico esistente';
osservato che:
in sostanza, il progetto di costruzione dell'inceneritore (che
è anche un potenziale pericolo per l'ambiente e per la salute
delle popolazioni dei comuni vicini) che si vuole ubicare in
un'area ove già, per responsabilità ancora da accertare, è stato
intaccato il corso naturale del fiume Platani, area che, per le
leggi dello Stato in parte recepite nei rispettivi piani
regionali (paesistici e idrogeologici), è sotto tutela pubblica
nonché non soggetta a sdemanializzazione, è inaccettabile;
i documenti sopra citati sono facilmente reperibili presso
enti locali, assessorati e uffici pubblici controllati dalla
Regione, e chiaramente 'spiegano' come non è affatto
giustificabile ogni inadempienza e ogni illegittimità commessa
dai rappresentanti delle istituzioni;
per sapere, alla luce di quanto sopra esposto, se ritenga:
di verificare quanto illustrato e valutare l'opportunità di
revocare l'ordinanza n. 362;
di porre sotto tutela la fascia di rispetto dei 150 metri
dall'argine del fiume Platani.»(2291)
MICCICHE'
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, essendo presente il Governo
nella persona dell'onorevole Cintola, si può dare corso alle
dichiarazioni di voto.
Sull'ordine dei lavori
SPAMPINATO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, noi vorremmo fare le
dichiarazioni di voto dopo avere ascoltato la replica del
Presidente della Regione.
PRESIDENTE Onorevole Assessore, è in grado di assicurarci la
presenza del Presidente?
CINTOLA assessore per il bilancio e le finanze. Sì, il
Presidente della Regione sta per arrivare.
PRESIDENTE Onorevole Assessore, se lei non è stato delegato
a rispondere o a replicare sull'argomento in questione, mi
vedrò costretto a sospendere la seduta in attesa dell'arrivo del
Presidente della Regione.
CINTOLA assessore regionale per il bilancio e le finanze.
Signor Presidente, considerato che la discussione sulla
questione della gestione dei rifiuti è già iniziata nella
precedente seduta alla presenza del Presidente della Regione
che sta per arrivare, potremmo iniziare con le dichiarazioni di
voto.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, poiché è stato assicurato che
il Presidente della Regione sta per arrivare, sospendo la seduta
avvertendo che riprenderà alle 18.45.
(La seduta, sospesa alle ore 18.36, è ripresa alle
ore19.45)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE La seduta è ripresa.
Adesso sorge un problema procedurale. Nell'ultima seduta si è
rinviato ad oggi per il prosieguo della replica del Presidente
della Regione e delle dichiarazioni di voto, come risulta dagli
atti.
Ora dovremmo decidere se procedere con le dichiarazioni di
voto e successivamente dare al Presidente la facoltà di
completare la replica o direttamente con la replica.
Il Presidente della Regione, nella precedente seduta, nel
sottolineare che gli perveniva richiesta di una più organica
replica e che era d'accordo a svolgerla nella seduta di oggi,
mercoledì 6 luglio, ha detto testualmente: «Signor Presidente,
nel ritenermi d'accordo a fare la replica, credo sia giusto
un minimo di intervento, se non altro per puntualizzare qualche
concetto...»
Naturalmente l'onorevole Cuffaro può rinunziare alla replica
promessa, ma io devo tenere conto delle sue dichiarazioni.
Onorevole Cuffaro, preferisce ascoltare le dichiarazioni di voto
e poi replicare, o intende fare viceversa?
CUFFARO presidente della Regione. Svolgerò la mia replica.
PRESIDENTE Ha facoltà di parlare.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente,
purtroppo mi dilungherò un pò, ma la mozione presentata lo
merita, nel senso che è molto dettagliata e quindi le risposte
non possono che essere dettagliate. Per la verità, mi sono
anche preoccupato di distribuire a tutti i deputati il testo
della mia replica. Se tutti i deputati l'hanno ricevuta e ne
hanno preso visione, posso anche evitare di leggerla per
intero e fermarmi sui tre quattro punti più importanti, però
questo presuppone che i deputati l'abbiano letta.
SPEZIALE Ma è la risposta pervenuta prima del dibattito
d'Aula?
CUFFARO presidente della Regione. Ho capito, è meglio che
la legga.
La mozione oggi in discussione chiede al Presidente della
Regione la revoca in autotutela del piano di gestione dei
rifiuti adottato il 18 dicembre 2002 perché in contrasto con le
direttive europee in materia. E' necessario evidenziare
immediatamente che la Commissione europea, nel maggio del 2003,
ha ritenuto il piano conforme alle esigenze delle rilevanti
direttive europee, in particolare le direttive 75442, 91689 e
9462, invitando il Presidente della Regione siciliana ad
impiegare tutti i mezzi necessari per una messa in opera
efficace di detto piano.
Ciò chiarito, per definire una risposta puntuale, può essere
utile seguire pedissequamente il ragionamento sviluppato nella
stessa mozione presentata.
Con riferimento ai punti C) D) F) G) della mozione, è
appena il caso di rilevare che non è vero che nel documento
delle priorità degli interventi per l'emergenza dei rifiuti,
approvato il 25 luglio 2000 veniva prevista l'utilizzazione del
CDR in impianti energetici esistenti, centrali elettriche e
cementerie o, in caso di indisponibilità, in un unico impianto
dedicato.
In realtà quel documento per la valorizzazione energetica del
CDR conclude «non essendo stato possibile a tutt'oggi effettuare
le necessarie verifiche con gli operatori industriali
potenzialmente interessati, non è evidentemente definibile
alcuna scelta in merito». Queste sono parole chiare scritte
anche dall'allora Presidente. In particolare diviene prematuro
l'individuazione del numero e della localizzazione degli
eventuali impianti di combustione dedicati, anche se le quantità
in gioco suggeriscono un orientamento verso un numero non
superiore a tre.
In definitiva lo scenario che si sarebbe prefigurato era
simile a quello che in questi anni si è determinato in Campania,
impianti che producono CDR in gran quantità che deve essere
ammassato per l'assenza di impianti dedicati o deve essere
trasferito in altre regioni o all'estero, con costi enormi e
improduttivi, se non per la Germania o per le regioni Lombardia
ed Emilia, dove è allocata la gran parte degli impianti di
termovalorizzazione esistenti in Italia.
Non ha senso affermare che il piano di gestione dei rifiuti in
Sicilia, adottato con ordinanza n. 1166 del 18 dicembre 2002,
non è in linea con le previsioni del documento delle priorità
degli interventi per l'emergenza rifiuti pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del 4 agosto 2000,
dal momento che il piano doveva essere uno strumento di
pianificazione di respiro più vasto che, partendo dalla
situazione di emergenza, fosse proiettato al suo superamento.
Pertanto, non ha alcun senso chiedersi se fosse in linea con il
PIER perchè ne rappresenta un superamento.
Il piano doveva contenere e contiene una programmazione che,
tenendo conto dell'esistente, consente di percorrere una strada
che porta al superamento dell'emergenza, mentre il PIER era solo
un documento contenente interventi nati per fronteggiare
l'emergenza e che non si sono rivelati adatti a tale compito.
Tant'è che nel 2002, anno in cui è stato predisposto ed
adottato il piano, la situazione era la seguente: la
percentuale di raccolta differenziata era solo del 3 per cento,
nessuno degli impianti previsti nel PIER era stato realizzato,
nessuna delle previsioni, seppur di massima, presenti nel
PIER era stata realizzata.
Non è esatto dire che la previsione di raccolta differenziata
è variata passando dal 50 per cento PIER ad altra percentuale,
cioè quella del piano. Il piano di gestione dei rifiuti invece
pone al centro della sua programmazione la raccolta
differenziata tanto che dedica all' organizzazione della
raccolta differenziata, in funzione della più complessiva
gestione integrata dei rifiuti, tutto il capitolo VII di ben
124 pagine.
Il piano correttamente non fissa però limite massimo alle
possibili percentuali di raccolta differenziata, ma indica le
linee operative secondo le quali si propone di raggiungere
almeno il 35 per cento e lascia la più ampia possibilità alle
società di ambito di perseguire percentuali superiori. Occorre
precisare che gli obiettivi, definiti in ambito regionale con
l'ordinanza n. 3190 del 2002, si discostano dalla previsione di
carattere nazionale, fissando con l'articolo 4, comma 1,
entro il 31 dicembre 2003, l'obiettivo del 15 per cento di
raccolta differenziata ed il 25 per cento al 31 dicembre 2005.
Pertanto gli obiettivi intermedi di intercettazione cui
riferirsi per la raccolta delle frazioni dei rifiuti urbani
devono tener conto del diverso contesto normativo, fermo
restando che dopo il 31 dicembre 2005 l'obiettivo torna ad
essere quello del decreto legislativo 2297, cioè il 35 per cento
di raccolta differenziata e che i comuni e le loro aggregazioni
possono nei propri piani di ambito stabilire obiettivi ben più
ambiziosi, cosa che tutti auspichiamo possa avvenire.
In particolare viene indicata come strada maestra per
raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata la raccolta
monomateriale o multimateriale leggera, che e quella in grado
di garantire la maggiore purezza del materiale e quindi un
miglior recupero, indica le forme gestionali prioritarie ai fini
della raccolta, mettendo in primo piano la raccolta
domiciliare, prevedendo anche sistemi innovativi per la
pesatura ed il riconoscimento ai cittadini di premialità.
Dice testualmente: «per il raggiungimento degli obiettivi di
recupero previsto dall'ordinanza n. 2983 del 99' e sue modifiche
ed integrazioni il sistema di raccolta dovrà evolvere verso un
sistema combinato costituito da una pluralità di raccolta
differenziata.»La raccolta differenziata tradizionale effettuata
con le campane per la carta e per il vetro dovranno cedere il
posto a sistemi di raccolta differenziata integrata basata sulla
raccolta domiciliare o comunque ravvicinata all'utenza sia delle
frazioni secche e degli imballaggi e delle frazioni organiche.
In ogni caso i sistemi di raccolta dovranno prevedere,
preferibilmente, attrezzature con sistemi di pesatura al fine di
potere quantificare i conferimenti dei singoli e/o di gruppi di
cittadini.
Sarà in tal modo possibile avere a disposizione tutti i dati
necessari per il passaggio da tassa a tariffa e gestire la
stessa tariffa, potere premiare i comportamenti più sensibili
alla raccolta differenziata, legando però l'eventuale premio a
dati quantitativi.
In prospettiva sarà inoltre utile prevedere dei sistemi di
localizzazione dei mezzi collegati a sistemi informativi
territoriali che consentano di posizionare sulla cartografia del
territorio sia i mezzi durante il loro utilizzo, sia i
cassonetti che dovranno a tal fine essere dotati di apposito
trasponder, permettendo così una continua ottimizzazione dei
percorsi e delle frequenze di svuotamento.
E' inoltre opportuno rilevare che il piano di gestione dei
rifiuti in Sicilia mette al primo posto, come obiettivi della
politica di gestione rifiuti, le quattro R: riduzione e riuso,
recupero e riciclaggio, inserendoli in un disegno strategico
coerente che pone alla base gli indirizzi comunitari, i relativi
recepimenti con norme nazionali e le ordinanze di Protezione
civile.
A tal fine, per raggiungere i suddetti obiettivi il piano
prevede, al punto 774, che è opportuno sottolineare che i
sistemi di raccolta domiciliare sono certamente più adatti al
passaggio da tassa a tariffa in quanto, potendo identificare il
rifiuto realmente prodotto dalle singole utenze, si consente
un'applicazione tariffaria in grado di attribuire la quota
variabile in modo puntuale; nel caso invece di raccolta a
contenitori stradali pluriutenza l'attribuzione deve avvenire
utilizzando indici di produttività medi per classe di utenza non
consentendo quindi una politica tariffaria che sia veramente
premiante per chi riduce la produzione di rifiuti e li indirizza
verso il recupero.
L'attività di sensibilizzazione svolta fino ad oggi da parte
dell'ufficio del commissario delegato ha riguardato le quattro
azioni principali previste dal piano: la riduzione, il
riutilizzo, il recupero di materie raccolte differenziate
ultimamente e cioè la termovalorizzazione e quindi il
riciclaggio, attraverso il coinvolgimento delle comunità
scolastiche con le loro refluenze all'interno delle famiglie
nonché delle comunità locali nei comuni con meno di 10 mila
abitanti. Ad oggi sono stati finanziati n. 69 progetti di
comunicazione ai comuni con meno di 10 mila abitanti per un
importo pari a circa un milione e mezzo di euro, in merito
ORTISI In Piemonte
CUFFARO presidente della Regione. In Sicilia onorevole
Ortisi io non sto raccontando frasi dell'Odissea e neanche
dell'Iliade, riporto dati ufficiali. Ripeto per l'onorevole
Ortisi che era distratto: ad oggi sono stati finanziati n. 69
progetti di comunicazione ai comuni con meno di 10 mila abitanti
per un importo pari a circa un milione e mezzo di euro non da
finanziare, già finanziati; in merito alle attività rivolte alle
comunità scolastiche sono state finanziate, per gli anni
scolastici che vanno dal 2001 al 2004, progetti di
sensibilizzazione che hanno coinvolto 13.957 alunni di 396
istituti scolastici per un importo di 1.585,00 euro (se vuole
abbiamo i nomi dei 396 istituti scolastici). Nel corso del mese
di maggio 2004 è stata effettuata la prima campagna
pubblicitaria a livello regionale per la promozione della
raccolta differenziata che è stata effettuata attraverso i
quotidiani a diffusione regionale, la radio e le televisioni
locali. Anche le società d'ambito, in coerenza con quanto
previsto dal piano regionale di gestione dei rifiuti, dovevano
ed hanno previsto un'attività di comunicazione all'interno dei
propri piani d'ambito, le richieste di finanziamento delle
attività di comunicazione presentate alle società d'ambito sono
state esaminate ed esitate nel corso dei mesi di ottobre,
novembre e dicembre 2004 con l'emissione di n. 27 ordinanze di
finanziamento a copertura di tutto il territorio siciliano, 27
ambiti territoriali, per un importo di 15 milioni e 500 mila
Euro circa.
Vorrei ricordare che le società d'ambito, che sono scelte per
gestire gli ambiti, non vengono nominate dal Governo della
Regione, ma dai Sindaci delle Amministrazioni che ne fanno parte
e molti di essi sono Sindaci (e Amministrazioni) del
centrosinistra.
Non è vero che gli impianti localizzati sulla base della
previsione del PIER erano 9 impianti, tanti quanti erano gli ATO
previsti localizzati in aree industriali fornite in rotaia,
infatti il PIER indicava una preferenza per il trasporto su
rotaia e per la localizzazione in aree industriali, tant'è che
gli impianti localizzati nel corso del 2001, sulla scorta delle
indicazioni provenienti dalle aree industriali dei comuni, non
in tutti i casi erano previsti in aree industriali; ad esempio,
per Trapani e in pochissimi casi, ad esempio per Catania,
potevano essere serviti da rotaie senza dover realizzare
infrastrutture particolarmente pesanti, infrastrutture che
sarebbe possibile realizzare anche in alcuni degli attuali siti
individuati per gli ambiti di trattamento.
Anche molti degli impianti a servizio del sistema di
trattamento finalizzato alla termovalorizzazione sono stati
previsti in zone ASI o in aree industriali; ad esempio
Casteltermini, Augusta, Catania, Favara, Modica ed Enna.
In merito, poi, alla definizione degli ambiti territoriali
ottimali previsti dal PIER bisogna rilevare quanto segue.
Il PIER predisposto sulla base della documentazione preparata
dalla Commissione scientifica dell'allora presidente Aurelio
Angelini, ed adottato con decreto commissariale numero 150 del
25 luglio 2000 dell'allora Presidente della Regione, commissario
per l'emergenza, onorevole Capodicasa, individua 9 ambiti e 24
subambiti.
Quel decreto predisposto dal Comitato tecnico-scientifico
presieduto da Aurelio Angelini ed il susseguente decreto firmato
dall'onorevole Capodicasa, commissario per l'emergenza rifiuti,
individua 9 ambiti e 24 subambiti a servizio degli ambiti di
produzione del CDR, cioè del combustibile derivato dai rifiuti.
Con ordinanza commissariale, poi, numero 280 del 19 aprile
2001, Presidente della Regione, commissario, stavolta,
l'onorevole Leanza, sempre sulla base della documentazione
preparata dalla Commissione scientifica - il Presidente
continuava ad essere sempre il professore Aurelio Angelini -
sono stati individuati 25 ambiti a servizio degli impianti per
la selezione ed il trattamento della frazione secca da raccolta
differenziata e 35 subambiti per la frazione umida.
Lo rileggo per chi è stato distratto: l'ordinanza fatta dal
Presidente della Regione, su proposta dell'allora presidente
della Commissione scientifica, professore Aurelio Angelini, noto
presidente anche di altre cose, nonché presidente sempre dello
stesso Comitato scientifico quando c'era il Presidente della
Regione Capodicasa e da lui nominato presidente della
Commissione tecnico-scientifica sono stati istituiti, questi
sono dati poi me li smentirà...
CAPODICASA No, l'ha nominata il Ministero...
CUFFARO presidente della Regione. Su proposta sua,
presidente Capodicasa. Qui nessuno è disposto a credere che il
professore Aurelio Angelini è stato nominato da un Governo di
centrodestra. Su questa cosa non convince nessuno.
CAPODICASA Io le preciso chi aveva la competenza...
CUFFARO presidente della Regione. Perfetto, sono d'accordo.
Il professore Aurelio Angelini, che è stato nominato
dall'allora Governo di centrosinistra - il Ministro
dell'ambiente di allora del Governo di centrosinistra era Edo
Ronchi - fece una proposta all'allora Commissario, di fare 25
ambiti a servizio degli impianti per la selezione ed il
trattamento della frazione secca da raccolta differenziata;
quindi introduciamo la frazione secca da raccolta differenziata.
Prima dell'emanazione dell'ordinanza numero 28 del 2001 sono
stati effettuati incontri presso le sedi delle Province, ai
quali sono stati invitati tutti i comuni interessati.
Nel corso dei suddetti incontri, che si sono conclusi tra
gennaio e febbraio 2001, sono stati presentati gli ATO per le
raccolte differenziate e si è acquisito il parere degli enti
coinvolti acquisendo l'assenso degli stessi e provvedendo, ove
possibile, alla modifica della pianificazione sulla base delle
indicazioni emerse dagli stessi incontri, senza però
acconsentire all'aumento del numero degli ATO così come
chiedevano alcune province, vedi, ad esempio, quello di
Siracusa.
Il sistema risultante dal PIER e dall'ordinanza numero 280 del
2001 consisteva in 34 ATO, 9 per il CDR, 25 per la selezione
alla frazione secca e 59 sub ATO, 24 come ulteriore suddivisione
dei 9 ATO per il CDR e 35 come ulteriore suddivisione dei 25 ATO
per la selezione alla frazione secca.
Quindi, come vede, sto dicendo le cose come stanno.
CAPODICASA Poi dobbiamo spiegare cosa significa...
CUFFARO presidente della Regione. Certo, ma lo sto spiegando.
Credo sia talmente chiaro...
Dal momento che i 25 ATO per la frazione secca non potevano
essere considerati come suddivisione dei 9 ATO per il CDR, basti
pensare che i 9 ATO non corrispondevano ai confini delle
province siciliane mentre 25 ATO erano un'ulteriore suddivisione
dei confini territoriali delle province, il sistema dei 34 ATO
(9 + 25) era incompatibile con un sistema destinato alla
gestione integrata dei rifiuti.
CAPODICASA Secondo il vostro parere...
CUFFARO presidente della Regione. Infatti, non si riusciva a
far coincidere per tutta la Sicilia l'ambito territoriale in cui
è effettuata la raccolta rifiuti indifferenziati destinato a
diventare CDR e quello in cui effettuare la raccolta
differenziata destinata ad essere trattata nei 25 impianti di
selezione del secco e nei 35 impianti trattamento e l'umido.
Si doveva razionalizzare il sistema prevedendo un unico ambito
in cui effettuare la raccolta sia del rifiuto differenziato che
del rifiuto differenziato e dei subambiti che ne fossero
un'ulteriore suddivisione, per ottimizzare le singole raccolte
soprattutto dal punto di vista territoriale.
L'intervento dell'OPCM 3190 del 2002 elimina l'esigenza di
individuare gli impianti di trattamento del CDR dal momento che
chiede al commissario delegato di individuare, tramite procedura
ad evidenza pubblica, operatori industriali che si impegnino a
trattare la frazione residua a valle della raccolta
differenziata in appositi impianti ai fini del recupero
energetico.
La razionalizzazione del sistema viene fatta con le linee guida
per la raccolta differenziata, che viene approvata con ordinanza
commissariale numero 488 dell'11 giugno 2002 e pubblicata sulla
G.U.R.S. del 28 giugno 2002, le quali si basano sulla scelta di
privilegiare le aggregazioni per la raccolta differenziata,
anche sulla base delle considerazioni che le stesse erano state
portate a conoscenza e condivise dagli enti territoriali ed
operano uno snellimento delle aggregazioni territoriali fino ad
allora individuate, facendo diventare ambiti territoriali
ottimali la gestione integrata dei rifiuti e le aggregazioni
territoriali delle raccolte differenziate, cioè estendendo anche
alla gestione della frazione residuale a valle della raccolta
differenziata, portando così da 34 a 25 il possibile numero di
aggregazioni in ambiti territoriali ottimali per la gestione
integrata.
L'avviso pubblico, redatto in attuazione delle disposizioni
dell'ordinanza 3190 del 2002, obbliga gli operatori industriali
che vogliono proporre il sistema per il trattamento dei rifiuti
ai fini della termovalorizzazione ad utilizzare i 25 ambiti
territoriali ottimali per la gestione integrata, così come
definito dalle linee guida della raccolta differenziata come
elementi per costituire il proprio sistema.
Il piano di gestione dei rifiuti in Sicilia ha fatto la propria
suddetta divisione ed ha stabilito termini temporali precisi per
la creazione delle aggregazioni per la gestione integrata.
Al capitolo 8.2 è riportato, infatti, il crono-programma per
l'avvio della gestione integrata dei rifiuti, nonché la
tempistica prevista per la realizzazione di tutta la società
d'ambito entro il 31 dicembre 2002.
La procedura ha previsto il coinvolgimento di tutti i comuni e
di tutte le province della Sicilia, che hanno regolarmente
partecipato alla costituzione della società d'ambito. Tutti i
comuni, nessuno escluso, hanno regolarmente partecipato alla
costituzione delle società d'ambito, questo per chiarezza o per
chi non lo ricordasse.
Al fine di costituire le società d'ambito entro il mese di
dicembre 2002 è stato addirittura necessario attivare procedure
di sostituzione e di commissariamento. Il piano non impedisce
l'ulteriore aggregazione di ambiti territoriali ottimali, ove i
comprensori lo scelgano e lo richiedano.
Pertanto, in futuro sarà possibile che gli ambiti territoriali
ottimali, a seguito di fusioni volontarie possano ridursi fino
ad un limite di nove, coincidenti con le province regionali
esistenti.
Salterei la politica sui piani d'ambito ma lascio, se serve, la
relazione. Consentitemi però di fare un passaggio almeno su
alcune di queste parti, sulla raccolta differenziata.
Consentitemi almeno di affrontare il problema della riduzione
delle discariche.
E' appena il caso di fare rilevare che alla data di
dichiarazione dello stato di emergenza, quando fu dichiarato nel
2000, l'unico sistema di smaltimento di rifiuti solidi urbani
nella Regione siciliana era rappresentato dalle discariche.
Alla fine del 1999, le discariche attive nel territorio
dell'Isola erano 325 di cui 11 autorizzate, ex articolo 27 e 28
del Decreto legislativo numero 22 del 1997. Cioè, in media poco
meno di una discarica per ogni Comune, quasi. Di queste solo 11
risultavano autorizzate, ex articolo 27 e 28, mentre tutte le
altre risultavano autorizzate, ex articolo 13 dello stesso
Decreto legislativo.
Nel corso dell'attività di attuazione dell'ordinanza di
protezione civile, l'ufficio del Commissario delegato, con la
collaborazione dei Prefetti, cui l'ordinanza 2983 assegna la
competenza in materia di discariche, ha provveduto a chiudere
alla data del 30 giugno del 2002, ben 211 delle citate 325
discariche. Quindi, il 65 per cento delle stesse discariche,
alcune perché esaurite ed altre perché le cattive condizioni
tecnico-ambientali, lasciando attive 114 discariche, di cui 11
autorizzate, ex articolo 27 e 28.
Successivamente, ha provveduto a chiudere ulteriori discariche
tanto che al 31 dicembre 2004 risultavano in esercizio solo 56
discariche.
Ad oggi, le discariche attive sono 52, mentre a regime, non
appena si attiverà il sistema di trattamento rifiuti finalizzato
alla termovalorizzazione, si giungerà ad una situazione che
prevede solo discariche presso avvalli, cioè rifiuto non
pericoloso che residua dai processi di trattamento per un totale
complessivo di 11 discariche.
Al fine di ridurre il numero di discariche autorizzate dall'ex
articolo 13, l'ufficio del Commissario delegato, in coerenza con
la pianificazione regionale, ha finanziato la realizzazione o
l'ampliamento esclusivamente di discariche autorizzate ai sensi
dell'articolo 27 e 28. In particolare, sono state finanziate 13
discariche di rifiuti solidi urbani e 7 discariche di rifiuti
inerti per un importo complessivo di 57 milioni di euro.
La raccolta differenziata in questi anni, a partire dall'anno
del commissariamento, secondo gli ultimi dati, è passata dal
2,0% del 1999 al 5,7% del 2003. Per l'anno 2004 il dato non è
completo in quanto molti Comuni non hanno ancora compilato ed
inviato la scheda di rilevazione.
Nel corso del 2005 si attiveranno le nuove gestioni che
dovranno avere come parametro le linee guida del contratto al
risultato, consentendo in tal modo di ottenere livelli di
raccolta differenziata più certi. Sarà fondamentale il controllo
e la verifica affinché questo processo venga correttamente
portato a termine.
In data 17 dicembre 2003, in data 20 maggio 2004 e in data 24
novembre 2004 sono state emesse le circolari che stabiliscono
criteri, modalità e tempi per la presentazione dei progetti da
parte della società d'ambito per i finanziamenti a valere sulla
misura 1.14 del POR 2000-2006 per la gestione integrata dei
rifiuti.
Entro il 26 agosto 2004, le società d'ambito hanno presentato
progetti per i piani di comunicazione, gli impianti, le
attrezzature per l'avvio della gestione integrata dei rifiuti.
Entro il dicembre 2004, le società d'ambito hanno presentato le
integrazioni ai progetti già presentati ed i nuovi progetti per
l'avvio della gestione integrata dei rifiuti.
Al 31 dicembre 2004 si sono concluse le procedure
amministrative istruttorie necessarie per la concessione dei
finanziamenti e dei relativi interventi che hanno consentito di
finanziare gli interventi finalizzati all'attuazione della
gestione integrata per circa 245 milioni di euro, che si
aggiungono agli interventi per circa 60 milioni di euro,
precedentemente finanziati, e in corso di realizzazione -
questo per quanto riguarda le società d'ambito, naturalmente.
Uno dei presupposti per incrementare la raccolta differenziata
è costituito dalla realizzazione e messa in esercizio dei
necessari presidi quali centri comunali di raccolta e le
cosiddette isole ecologiche'.
Per quanto riguarda l'impiantistica di base, isole ecologiche e
centri comunali di raccolta, alla data odierna la situazione è
la seguente: sono state finanziate 266 isole ecologiche - ai
vari comuni chiaramente - per un importo di circa 25.700.000
euro. Di queste 266 isole ecologiche, 246 sono già ultimate i
comuni le hanno già ultimate; sono stati finanziati 129 CCR
(Centro comunale di raccolta) per un importo di circa
104.000.000 di euro, di questi 129 CCR, 50 sono già ultimati.
Questi sono dati che mi vengono forniti dagli uffici, non li sto
inventando.
Impianti per la valorizzazione e la frazione secca e umida: nei
piani d'ambito è stato prevista la realizzazione di impianti
di compostaggio e impianti per la selezione della frazione secca
- che è uno dei noccioli della nostra questione. Prima delle
circolari era stato finanziato un impianto di compostaggio per
un importo di circa 3.000.000 di euro previsto dal PIT 14 di
Enna.
I progetti per i quali sono stati erogati i finanziamenti, al
31 dicembre 2004, sono: progetti di impianto per selezione e
valorizzazione del secco, per un totale di sette progetti e
l'importo di circa 23 milioni e mezzo di euro; progetti di
impianti di compostaggio per un totale di 12 progetti e due
completamenti di impianti per l'importo di circa 52.000.000 di
euro; attrezzature per la raccolta differenziata, per un totale
di 19 richieste per l'importo di circa 63.000.000 di euro;
attività di comunicazione, per un totale di 27 richieste a
fronte di altrettanti piani di comunicazione per un importo di
15 milioni e mezzo di euro.
E' chiaro che tutti questi sono stati finanziati a tutti i
comuni che ne hanno fatto richiesta. E ribadisco che tutti i
comuni che hanno fatto richiesta hanno avuto finanziato tutto
ciò che hanno chiesto.
SPAMPINATO Il 5 per cento, per dimostrare che stiamo
attenti...
CUFFARO presidente della Regione. Il dato è il 5,7 per cento.
Abbiamo il 6 per cento della raccolta differenziata.
MICCICHE' In questo dato c'è la plastica delle serre
CUFFARO presidente della Regione. In risposta ai punti H e I
- sempre in riferimento alla stessa mozione - va sottolineato
che il Commissario delegato non ha effettuato alcuna deroga alle
procedure di gara europee, questo interessava soprattutto
l'onorevole Miccichè, ma ha emesso una avviso pubblico per
individuare operatori industriali ai quali affidare in
concessione il servizio pubblico di trattamento del rifiuto ai
fini del recupero di energia così come prevedeva l'OPCM 3190 del
2002. L'Unione europea, in tal caso, non richiede l'osservanza
delle procedure di gara sancite dal decreto legislativo 157/1995
ma dei principi generali di trasparenza, proporzionalità,
partecipazione e pubblicità - principi che sono stati tutti
rispettati, onorevole Miccichè, poi la Procura farà le sue
scelte.
MICCICHE' Ma la Procura non c'entra niente, ci sarà la Corte
di giustizia...
CUFFARO presidente della Regione. Ma lo farà. Come è noto su
questo punto è stato avviato un contenzioso da parte della
Commissione europea.
La Commissione è la Dg-Mercato, che non c'entra niente con il
resto, ritenendo la stessa che quell'avviso configurava,
piuttosto che una concessione di servizi un appalto di servizi
e, pertanto, allo stesso non sarebbe stata data la pubblicità
richiesta dalle direttive comunitarie sugli appalti.
Allo stato è ancora in corso la interlocuzione per i servizi
della Commissione a ciò autorizzata dal Collegio dei Commissari
e dal Governo italiano che ha provveduto ad inviare ulteriori
elementi di valutazione dopo un incontro tra le parti svoltosi a
Bruxelles il 30 maggio scorso.
Le procedure di selezione vengono individuate con l'avviso
pubblico approvato con ordinanza commissariale numero 670 dell'8
agosto del 2002 pubblicata nella Gazzetta regionale numero 32
del 9 agosto, nella Gazzetta europea del 16 agosto e in una
serie di giornali a tiratura nazionale tra cui il Sole 24 Ore e
uno a tiratura regionale che è il Giornale di Sicilia. Quindi, è
stato pubblicato sulla Gazzetta regionale ed europea, come
prevede la norma.
Il suddetto avviso conteneva l'invito a voler sottoporre
proposte documentate che rispondono alle sovraindicate finalità,
secondo le linee guida allegate, al fine di procedere ad una
selezione tra quanti erano disposti ad impegnarsi ad utilizzare
rifiuti residuali in funzione delle migliori condizioni
economiche e di protezione ambientale; questo era il bando.
La localizzazione degli impianti è stata effettuata dagli
operatori industriali sulla base di linee guida allegate
all'avviso pubblico. Le linee guida definiscono, in particolare,
le caratteristiche tecniche che devono avere i progetti da
presentare e specificano che i progetti devono essere sviluppati
secondo i seguenti assi portanti: riduzione e riuso, recupero e
riciclaggio dei materiali. Tutto questo era previsto nel bando.
Lavorazione della frazione residuale nelle due componenti secco
e umido...
ORTISI Il 95 per cento...
CUFFARO presidente della Regione. No, onorevole Ortisi,
abbiamo detto che dobbiamo portare la raccolta differenziata,
anche con l'impegno dei tanti sindaci che, giustamente come
tutti noi, hanno a cuore la salute dei cittadini, dobbiamo
portarla al 35, noi speriamo al 45 per cento o al 50 per cento,
però non meno del 35 per cento. Onorevole Ortisi, non sia così
diffidente, vedrà che i cittadini siciliani e i sindaci
riusciranno a fare la raccolta differenziata, ma lei è
pessimista per natura.
Veda, onorevole Ortisi, se noi siamo così sensibili nel porre
all'attenzione di questo Parlamento un dibattito così importante
che abbiamo il piacere tutti insieme di fare, se siamo così
sensibili nel territorio a protestare, a marcare il desiderio di
salute ambientale, ad essere tutti pronti a richiedere che ci
sia sempre più controllo perché l'ambiente venga rispettato, se
questa Sicilia è in grado di produrre questo, io sono
straordinariamente certo che sarà anche in grado di fare la
raccolta differenziata.
Sarebbe un'anomalia incredibile pensare che i siciliani hanno
molto a cuore la salute ambientale e il rispetto del territorio
quando pensano a chi deve scegliere e come fare e, poi, quando
dipende da loro, quando la responsabilità è loro, quando devono
essere loro a fare il primo passo della filiera, dovrebbero
invece dimostrare che non è così Onorevole Ortisi, non sia così
pessimista, vedrà che i siciliani faranno la raccolta
differenziata
Lavorazione della frazione residuale delle due componenti,
secco ed umido, termovalorizzazione della sola frazione secca...
MICCICHE' Allora a cosa servono i termovalorizzatori?
CUFFARO presidente della Regione. E' scritto nel bando,
onorevole Miccichè, se non si ottempera al bando si commettere
reato e a questo punto interviene la Procura della Repubblica.
Stabilizzazione della frazione umida e utilizzazione
preferenziale della stessa per recuperi ambientali. E, su questo
siamo tutti d'accordo. Smaltimento in discarica dei residui
finali innocuizzati, rifiuti ultimi non utilizzabili. E, per
ognuno dei suddetti punti esplicita le condizioni che debbono
essere soddisfatte. Quindi il bando, sotto questo punto, è
assolutamente preciso. Chiunque ha vinto la gara sa che deve
fare questo e noi nel bando ci siamo impegnati a fare questo; e
se non si fa questo si fa una cosa che non è quella scritta nel
bando ed è chiaro che lì bisognerà intervenire, se così non
dovesse essere.
Le procedure si sono concluse nel gennaio 2003, sono state date
ad una commissione appositamente nominata e ritenute ammissibili
le proposte formulate da quattro associazioni di impresa sulle
sette proposte che erano pervenute.
L'ordinanza 333 del 2003 non individua la procedura di
selezione, ma individua gli impianti dei quattro sistemi
finalizzati al recupero di energia, così come risultanti dalla
procedura di selezione.
Io vi risparmierei tutto il resto di cui avevo parlato anche
l'altra volta. Ci sono allegate qui le tabelle, dove si dimostra
che tutto il mondo ha i termovalorizzatori, dico tutto il mondo
e adesso leggo soltanto qualche dato. In Austria ne abbiamo 2,
in Belgio 18, in Danimarca 32, in Francia 112, in Germania, 80,
in Italia, in atto, ce ne sono 51, in Olanda 11, in Norvegia 4,
in Portogallo 2, in Spagna 8, in Svezia 19, in Svizzera 31, in
Ungheria 1, per un totale di 354.
Se vi interessa sapere dove sono situati in Italia, ve lo posso
dire; ce ne sono 14 in Lombardia, 3 nel Veneto, 3 in Friuli
Venezia Giulia, 9 in Emilia Romagna, 8 in Toscana, 1 in Umbria,
1 nelle Marche, 0 in Campania e in Sicilia, questo lo sapevano,
ma che la Campania e la Sicilia si stanno attrezzando lo
sappiamo pure.
Punto J della mozione. Ancora ci si lamenta che la dote di
servizio sia di venti anni, senza tenere conto del fatto che
minore è la durata del periodo di ammortamento, maggiori sono i
costi e che la durata deve essere commisurata alla tecnologia
degli impianti e strettamente connessa con l'entità degli
investimenti.
Al punto K , si provvede a comparare il costo del servizio con
i costi fissati per la Calabria e la Campania, senza tenere
conto del fatto che la normativa sopravvenuta imposta maggiori
investimenti per una migliore tutela della salute e
dell'ambiente e che i servizi sono diversi, in quanto sono
previsti il trasporto e la stazione trasferenza e gli impianti
per l'inietizzazione a sovvalli. Vi risparmio tutto il resto
perché so che non è questo il punto che ci interessa di più.
I punti L , M e N . Occorre evidenziare che la mozione
afferma che i termovalorizzatori saranno alimentati dai rifiuti
indifferenziati, invece che dal CDR, questo è il tema più caro
al presidente Capodicasa. E perché? Perché questo Parlamento, ma
lo sa già e i siciliani lo devono sapere che l'idea di fare i
termovalorizzatori in Sicilia, idea giusta, è prevista dal piano
che fece il presidente Capodicasa. Qual è la differenza tra quel
piano che fece il presidente Capodicasa e quello che abbiamo
fatto noi e che poi lo stesso Angelini fece prima e dopo? Ma
lasciamo perdere Angelini che condivise sempre tutto.
Il presidente Capodicasa dice: facciamo i termovalorizzatori,
ma li mettiamo per bruciare soltanto il CDR e invece il piano
che abbiamo fatto noi dice: facciamo i termovalorizzatori, come
era previsto in quel piano di prima, però invece di bruciare
CDR, bruciamo frazione secca .
MICCICHE' ...bruciamo la plastica
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Micciché, mi
dispiace dirlo, ma lei dimostra di essere ignorante e non si
offenda, nel CDR c'è pure la plastica, stia buono, non continui
a dire cose... Se lei è proprio ignorante, cosa ci posso fare
MICCICHE' ...Io glielo posso dimostrare che c'è la plastica.
CUFFARO presidente della Regione. Ma cosa deve dimostrare,
onorevole Micciché, ma stia buono, si vada a leggere di cosa è
fatto il CDR e poi lo capirà. Se nel CDR ci mettiamo le
bottiglie di plastica, c'è la plastica, o no?
MICCICHE' Non c'é.
CUFFARO presidente della Regione. Questo è quello che dice
lei. Qual è l'unica differenza, lo dico e poi lo leggo meglio,
tra i termovalorizzatori di prima e quelli di oggi? Quelli di
prima dovevano bruciare il CDR e quelli di oggi bruciano la
frazione secca.
MICCICHE' Dove c'è la plastica...
CUFFARO presidente della Regione. Non è come dice lei. Dove
sta il problema nel bruciare il CDR e nel bruciare la frazione
secca? Io stringo per evitare di annoiare i parlamentari.
In pratica, il tema della questione è l'emissione, o meglio
la differenza tra l'emissione dei fumi con utilizzo del CDR e
l'emissione dei fumi con l'utilizzo di frazione secca. L'unica
differenza è soltanto l'emissione di SO2, onorevole Capodicasa,
perché nell'utilizzo della frazione secca l'emissione di SO2 è
quasi il doppio a quella che c'è nell'emissione del CDR. E'
questa la differenza scientifica sostanziale, ed invito chiunque
a dimostrare il contrario; ma sarebbe grave se noi
autorizzassimo il termovalorizzatore con l'emissione di un SO2,
che è quella che viene emessa con la bruciatura della frazione
secca, a quel dato che è il doppio del CDR.
Il problema è stato risolto da un'ordinanza successiva alla
quale i termovalorizzatori di tutto il mondo si devono attenere
- anche quelli italiani -, che impone alla termovalorizzazione,
anche quando brucia frazione secca, di non superare la soglia
dell'emissione di SO2 del 50 per cento, che è esattamente quella
che produce il CDR. Consiste in questo la differenza tecnica e
scientifica, che non conoscevo ma che mi sono fatto spiegare,
chiaramente, non essendo uno scienziato.
Occorre evidenziare che la mozione afferma che i
termovalorizzatori saranno alimentati da rifiuti indifferenziati
invece che dal CDR, senza l'eliminazione delle parti pericolose
dei rifiuti, mentre subito dopo afferma che i termovalorizzatori
tratteranno la frazione secca, tacendo sul fatto che CDR e
frazione secca sono il risultato di analoghe lavorazioni e che
differiscono solamente per la diversa percentuale di umidità e
il diverso potere calorico e tacendo sul fatto che il controllo
dell'emissione non è assicurato dal potere calorico dei rifiuti
ma dai presidii per il trattamento dei fumi, che costituiscono
la parte più importante degli impianti di termovalorizzazione,
sia del CDR che della frazione secca.
A tal proposito si evidenzia che gli impianti devono
rispettare tutta la normativa in materia, in particolare per
quanto concerne i fumi degli impianti, gli stessi saranno
dotati di un sistema di trattamento che consente l'abbattimento
di tutti gli inquinanti gassosi prodotti dalla combustione e
dalle ceneri volanti, nel rispetto della direttiva CEE 2000 del
1976.
Leggo per opportuna conoscenza dell'onorevole Miccichè, perché
sono convinto che gli altri lo sanno, da che cosa vengono il CDR
e la frazione secca; la fonte è il decreto ministeriale del 5
febbraio 1998 emesso da Ronchi e penso che nessuno lo possa
mettere in discussione.
«Caratteristiche del CDR.
Si ottiene dai rifiuti solidi urbani ed è assimilabile dopo
separazione delle frazioni destinate al recupero di materia
attuata mediante raccolta differenziata.
Nella produzione di combustibile derivato dai rifiuti (CDR) è
ammesso, per una percentuale massima del 50 per cento in peso,
l'impiego di rifiuti dichiarati assimilabili agli effetti di
tale recupero.
La produzione di combustibile derivata dai rifiuti (CDR) è
ottenuta attraverso cicli di lavorazione che ne garantiscono un
adeguato potere calorifico, riducono la presenza di materiale
metallico, vetri, inerti, materiale putrescibile, a contenuto di
umidità e di sostanze pericolose in particolare ai fini della
combustione attraverso fasi di separazione, trattamento,
triturazione ..»
CAPODICASA Lei sta leggendo il contrario di quello che
sostiene lei.
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Capodicasa, mi
faccia leggere per intero il decreto Ronchi.
«Rifiuto ammesso alla produzione di CDR:
- plastiche non clorurate;
- poliaccoppiati;
- gomme sintetiche;
- resine e fibre artificiali sintetiche con contenuti di cloro
in massa;
-pneumatici fuori uso.»
-
Chiedo ai commessi di fotocopiare il decreto e distribuirlo a
tutti i parlamentari, così si chiarisce cosa è il CDR.
(Durante l'intervento dell'onorevole Cuffaro assume la
Presidenza il Vicepresidente Fleres)
CUFFARO presidente della Regione. Questa è la differenza tra
i fumi - che sono la vera questione - prodotti per bruciatura in
termovalorizzatore del CDR o per bruciatura, sempre in
termovalorizzatore, dalla frazione secca, che è la questione di
cui stiamo dibattendo.
Vi è anche la circolare comunitaria che fissa i limiti
dell'emissione di fumi. La leggo: «polveri: sono dieci
milligrammi quelle emesse dal CDR e dieci milligrammi della
frazione secca; quella della SO2 sono cento nella frazione secca
e cinquanta nel CDR - ed è la differenza che vi avevo accennato
-; quella dell'NO sono duecento nella frazione secca e duecento
nel CDR; quello dei metalli pesanti sono 0,5 nella frazione
secca e 0,5 nei CDR; quella delle famose diossine sono 0,1 nella
CDR e 0,1 nella frazione secca.
Questi sono i dati del decreto Ronchi, non vorrei che qualcuno
pensasse che me li sono inventati; accanto alla tabella, che ora
vi distribuiranno, c'è la direttiva comunitaria che dice quali
sono i limiti che non devono essere superati.
Sia nel CDR che nella frazione secca siamo dentro i limiti,
tranne che per la S02, dove per la frazione secca c'era una
produzione superiore che viene da un'ulteriore direttiva
dell'Unione Europea in cui impone alla termovalorizzazione di
contenere il valore entro il cinquanta per cento.
Per quanto riguarda il punto O', dal momento che la mozione
contesta la potenzialità degli impianti, facendo una arbitraria
equivalenza tra potenzialità degli impianti e rifiuti trattati,
si fa presente che la quantità dei rifiuti destinati agli
impianti sarà determinata dalla capacità dei comuni delle
società d'ambito per realizzare la raccolta differenziata, sia
delle frazioni secche che dell'umido. Tutto il rifiuto a valle
della raccolta differenziata andrà nell'impianto di trattamento
e il sistema è finalizzato alla termovalorizzazione. E' stata
responsabilità specifica dell'operatore industriale dimensionare
gli impianti per i quali non potrà chiedere alcuna modifica
automatica tariffaria, in caso di mancato utilizzo degli stessi,
purché tutti i rifiuti previsti come tipologia dalla convenzione
vengano consegnati agli impianti.
I dati forniti all'operatore come base per la progettazione
degli impianti erano allegati all'Avviso pubblico, in
particolare alle linee guida e provenivano dal PIER. Rientrava
nella responsabilità dell'operatore aggiornarli e utilizzarli
così come forniti.
La percentuale di raccolta differenziata aumenta con eccessiva
lentezza, ma dobbiamo tener conto del fatto che la media è
dovuta a comuni che raggiungono l'8 o il 10 per cento a fronti
di comuni con percentuali dell'1 o del 2 per cento. Ma questo
sarà responsabilità nostra.
In merito al punto P, in cui ancora viene lamentato che alcuni
siti proposti dai soggetti industriali siano in aree non idonee,
si fa presente che resta fermo che nessuno impianto può essere
realizzato senza le previste autorizzazioni, nel rispetto della
normativa vigente, ma deve essere evidenziato che le proteste
hanno riguardato anche gli impianti a servizio della raccolta
differenziata dalle isole ecologiche agli impianti di
compostaggio, mentre scarse sono state le mobilitazioni per la
chiusura delle discariche prive di presidi per le bonifiche dei
siti inquinati.
Nel corso della precedente seduta è stato sollevato un
problema riguardante il termovalorizzatore previsto nell'area di
sviluppo industriale di Casteltermini, con particolare
riferimento al vincolo paesaggistico. In proposito va
sottolineato che l'attuale corso d'acqua del fiume Platani dista
dal perimetro del progetto oltre cento cinquanta metri previsti
dal famoso vincolo Galasso, tuttavia si fa presente che entro i
150 metri ricade ancora l'alveo storico del fiume Platani,
attualmente identificato come alveo abbandonato ma non
sdemanializzato. Pertanto il regime vincolistico imposto ex lege
Galasso è attualmente ancora vigente.
L'Ordinanza di autorizzazione si è avvalsa del potere di
deroga ai sensi dell'articolo 15 dell'ordinanza 2983 del 31
maggio 1995, alla legge 8 agosto 1985 n. 41 articolo 1 bis, 1
ter, 1 quater, 1 quinques, 1 sexies, relativamente alla fascia
di rispetto dei 150 metri dell'alveo storico del fiume Platani,
in quanto le opere in progetto sono posizionate ad una distanza
superiore ai 150 metri dell'attuale alveo del fiume.
MICCICHE' Questa é una reiterazione di reato.
CUFFARO presidente della Regione. Il reato lo sancirà poi la
Procura. Si scelga un ruolo, onorevole Miccichè, lei può essere
inquisitore, giudice, può essere tutto, ma scelga un ruolo. Non
faccia l'accusatore, quello che fa le indagini e quello che
emette la sentenza.
Lei ha fatto una denuncia legittima; la Procura farà le sue
indagini ed un giudice emetterà la relativa sentenza.
PRESIDENTE Onorevole Miccichè lei ha avuto 30 minuti per
esporre le sue opposizioni.
CUFFARO presidente della Regione. Rileggo più lentamente
perchè si possa capire meglio.
Relativamente alla fascia di rispetto dei 150 metri dell'alveo
storico del fiume Platani, in quanto le opere in progetto sono
posizionate ad una distanza superiore ai 150 dell'attuale alveo
del fiume.
Per quanto riguarda la sdemanializzazione, l'Ufficio del Genio
Civile di Caltanissetta, con nota n. 4 del 3 febbraio 2004 ha
espresso parere favorevole alla sdemanializzazione e con nota
protocollo 15537 del 2004 dell'11 ottobre del 2004 ha dato
parere idraulico favorevole con prescrizione n. 283.
In sede di Conferenza del 2 agosto 2004, il rappresentante
dell'ASI di Agrigento esprime parere favorevole. Con nota
protocollo 2623 dell'8 novembre 2004 il Consorzio ASI comunica
il nulla osta all'assegnazione all'ulteriore superficie
destinata a parcheggio fermo restando che si potrà procedere
all'assegnazione definitiva dei lotti non appena sarà definita
la procedura relativa alla sdemanializzazione delle aree ex
alveo del fiume Platani per la quale l'Agenzia del demanio -
sede di Palermo - con nota protocollo 2004/40327 del 4 novembre
del 2004 esprime parere favorevole.
In sede di Conferenza del 2 agosto 2004, il rappresentante
dell'Ufficio del Genio civile di Agrigento esprime parere
favorevole ai sensi dell'art. 3 della legge regionale n. 64/74.
Con nota prot. n. 5772 del 2003, del 15/10/2003 ha espresso
parere favorevole con prescrizione ai fini idraulici ai sensi
dell'articolo 5 per la sdemanializzazione. Con nota prot.
n.15537 dell'11/10/2004 ha espresso parere idraulico favorevole
ai sensi degli articoli 93 e 97 del T.U. sulle opere idrauliche
con le prescrizioni che sono state fatte.
Per quanto riguarda i punti T, U, V e W, si deve premettere
che il sistema dei termovalorizzatori prevede di trattare come
già detto, solo i rifiuti a valle della raccolta differenziata e
di questo rifiuto solo una parte, corrispondente a circa il 50%
verrà termovalorizzata per il recupero di energia, mentre il
rimanente viene in parte biostabilizzato (FOS) ed in parte
destinata alla discarica come sovvalli, non è esatto affermare
che la previsione di occupazione dovuta all'incremento delle
percentuali di raccolta differenziata non ci sarà, saranno
infatti le Società di ambito cui è demandata l'attuazione della
raccolta differenziata a dover provvedere nei propri piani
d'ambito così come hanno già fatto, l'effettivo occupazione di
personale sia di quello esistente che la nuova occupazione.
Se pertanto con il PIER si pensava di potere occupare un certo
numero di personale, a maggior ragione lo stesso succederà anche
con il Piano, dal momento che è la percentuale di raccolta
differenziata e le modalità di raccolta a stabilire quanto nuovo
personale si potrà impiegare. In tal senso si ricorda che il
Piano prevede con forma prioritaria il porta a porta che è
proprio la modalità di raccolta che comporta la massima
occupazione.
In merito all'allarme della popolazione, che non si ritiene
assolutamente fondato, si è voluto insediare un Comitato
scientifico di garanzia il cui compito principale sarà quello di
vigilare sulla salute dei cittadini siciliani e sul fatto che
l'attuazione del Piano di gestione dei rifiuti minimizzi
comunque i rischi legati all'igiene pubblica e alla salute dei
cittadini, presieduto dal professore Veronesi dove ci sono i
presidi di alcune facoltà siciliane oltre che a illustri
scienziati.
Infine, relativamente ai punti X, Y e Z, si deve fare rilevare
che l'affermazione che il Piano di gestione rifiuti deve essere
approvato dall'organo legislativo è priva di qualsiasi
fondamento, ben sapendo i sottoscrittori della mozione che in
Sicilia l'Assemblea regionale ha esclusivamente competenze
legislative e che ogni riferimento generico alla Regione deve
essere inteso in capo al ramo di amministrazione competente in
quella materia.
Privo di alcun pregio è altresì il richiamo al comma 10
dell'art. 22 del decreto legislativo 22/97 che consente
l'intervento sostitutivo del Ministro nei confronti della
Regione soltanto per la mancata realizzazione degli interventi
previsti dal piano regionale.
La richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza,
avanzata dall'allora presidente della Regione, onorevole
Capodicasa, per la mancata attuazione di quanto previsto dal
decreto legislativo n. 22/97 e il conseguente accoglimento della
richiesta da parte del Consiglio dei Ministri e le ordinanze
emanate per disciplinare le attività individuando necessarie
procedure accellerate e derogatorie da parte del Commissario
delegato individuato nella persona del Presidente della Regione
protempore, hanno completato il quadro complessivo di cui
abbiamo parlato.
Da ultimo non posso non parlare dell'ordinanza emessa qualche
giorno fa dal TAR di Catania, il quale ci ha abituati a sentire
di stranezze fatte dal dottore Zingales.
Il dottore Zingales non ha fatto una sospensiva, bensì una
cosa un po' diversa. Ha convocato le parti per il
contraddittorio, e durante il contraddittorio ha ordinato
l'integrazione del contraddittorio tra le parti, rinviando alla
Camera del Consiglio del 27 settembre 2005 la decisione sulla
domanda di sospensione avanzata dai ricorrenti.
Contemporaneamente, però ordina la sospensione dei provvedimenti
impugnati.
SPAMPINATO Questa cosa strana è l'applicazione del Codice di
procedura civile
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Spampinato, io
facevo il medico, però, obiettivamente, se fossi un avvocato
come lei e mi presentassi a difendere un mio assistito in un
contraddittorio convocato dal Magistrato ed il Magistrato
dicesse agli avvocati di entrambe le parti di fare le
integrazioni sul contraddittorio per decidere successivamente
un'eventuale sospensione, aspetterei di fare le integrazioni e
successivamente il giorno della eventuale sospensione.
Tutto potrei aspettarmi, se fossi un avvocato, che il giorno
dopo la richiesta di integrazione sul contraddittorio il
Magistrato fa la sospensione, stabilendo però di sospendere il
27 settembre.
Però, se lei che è avvocato mi dice che questo è il Codice di
procedura civile, poichè io non lo conosco ho la buona
educazione di non contraddirla; però, quanto meno, mi pare
strano.
ORTISI Saranno ignoranti anche Zingales e l'onorevole
Spampinato.
CUFFARO presidente della Regione. No questo l'ha detto lei
onorevole Ortisi.
PRESIDENTE Onorevole Presidente, io ho invitato più volte i
colleghi a tenere un comportamento sereno però, se lei risponde
alle provocazioni, diventa difficile.
CUFFARO presidente della Regione. No, io non rispondo alle
provocazioni, però nessuno può farmi dire cose che non ho detto.
FORGIONE La finisca, signor Presidente Cuffaro.
CUFFARO presidente della Regione. Onorevole Forgione, se
parla lei che sa sempre tutto di tutti, io sto zitto.
Lei non intimidisce più nessuno, tanto meno me.
FORGIONE Nemmeno lei, Presidente, intimidisce più nessuno
con queste battute.
CUFFARO presidente della Regione. Vede, onorevole Forgione,
la democrazia, in questo Paese, l'abbiamo garantita noi, quelli
del partito del quale facevo parte e continuo a fare parte,
quindi non mi faccia lezioni di democrazia.
FORGIONE Presidente, non si renda ridicolo
CUFFARO presidente della Regione. Una cosa è certa, lei non
mi impedirà mai di parlare, io dirò sempre tutto quello che
penso.
Non è mia abitudine commentare le decisioni dei giudici, siano
essi amministrativi o ordinari. Saranno altri giudici del
tribunale di secondo grado ad esaminare e a valutare le
motivazioni e le determinazioni assunte dai giudici del
tribunale di primo grado di Catania.
Per tutte le considerazioni con le quali si sono contestate
puntualmente le premesse della mozione in oggetto, il Governo
non può che essere contrario alla richiesta di revocare il Piano
di gestione dei rifiuti , adottato il 18 dicembre 2002, che la
Commissione europea, nel maggio del 2003, ha ritenuto conforme
alle esigenze delle rilevanti direttive europee, invitando il
Presidente della Regione, cioè me, ad impiegare tutti i mezzi
necessari per una messa in opera efficace.
PRESIDENTE Prima di dare la parola per dichiarazione di voto,
desidero ricordare che è possibile effettuare una sola
dichiarazione di voto per Gruppo, salvo che nel medesimo Gruppo
non ci siano posizioni divergenti tra loro.
Ogni dichiarazione di voto non può superare la durata di cinque
minuti.
E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.
LIOTTA Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, in una replica ad un dibattito parlamentare
di solito ci si aspetta che ci si attenga ai contenuti delle
questioni sollevate nello stesso dibattito.
Abbiamo avuto, invece, l'impressione che si sia trattato di una
replica fatta da un sordo. Un Governo, quindi, che non ha
affatto ascoltato il dibattito parlamentare e non ha ritenuto di
dover rispondere puntualmente alle osservazioni ed alle
questioni sollevate nel dibattito.
Vorrei partire dall'ultima questione che il Presidente Cuffaro
ha sollevato, perché gli sta crollando di fatto il castello di
carte su cui è fondato tutto il sistema di smaltimento dei
rifiuti ed il Piano regionale dei rifiuti.
Le ordinanze esecutive del TAR di Catania, che sospende tutti
gli atti - e quindi l'inizio lavori sia per il sito di Paternò
che per quello di Augusta -, dimostrano, di fatto, che tutto
l'impianto messo in piedi dalla struttura commissariale è
fondato sul nulla. E non è vero che la motivazione
dell'ordinanza del TAR è una motivazione cervellotica,
singolare, basata su un rinvio del rinvio.
Perché se si leggesse puntualmente la parte motivante
l'ordinanza del TAR, si scoprirebbe che il giudice, fra le altre
cose, dice alla fine, peraltro in presenza di consistenti
aspetti di fondatezza del ricorso .
E quindi il giudice non sta soltanto indicando al ricorrente
la notifica a tutte le controparti, ma sta dicendo che, ad un
primo sommario esame, vi è - così mi dicono gli avvocati, io non
lo sono - fumus boni iuris che indica che il ricorso è degno
di attenzione, che non è infondato, anzi ad un primo esame,
appare appunto con consistenti aspetti di fondatezza.
Mi sembra che la situazione è perfettamente diversa, molto
diversa da quella che ha descritto lei, onorevole Presidente.
Ma tornando alla sua replica, mi pare il caso di evidenziare
che non ha risposto ad alcune delle questioni fondamentali.
Mentre l'ascoltavo, mentre stava terminando la sua replica, mi
sono fatto mandare il testo della sua replica, laddove in una
parte si riferisce che molti degli impianti a servizio del
sistema di trattamento finalizzato alla termovalorizzazione sono
stati previsti in zona ASI.
Si tratta, evidentemente, o delle stazioni di trasferenza o
delle stazioni di stoccaggio, di compostaggio, qualcosa del
genere; certamente, non si tratta degli impianti, che quelli sì,
andavano comunque previsti in zone ASI.
Sulla questione dei siti, sulla scelta dei siti, onorevole
Presidente, lei una parola di risposta - nella sua replica - non
l'ha fornita.
Le è stato contestato, in innumerevoli interventi in
quest'Aula, mercoledì scorso, che avete scelto come sito per
localizzare un impianto di questa natura un sito di interesse
comunitario, afferente alla direttiva Habitat della Comunità
europea.
Tutto quello che state facendo si fonda sulla violazione della
normativa europea: non una risposta sulla questione dei siti,
non una risposta che - in qualche modo - ci chiarisse come mai
la struttura commissariale ha lasciato che i siti fossero
scelti, non dalla pubblica amministrazione in una sua podestà
programmatoria, ma dagli stessi industriali che devono costruire
e gestire questi impianti.
Non c'è stato spiegato come mai vengano scelti letti di
torrenti per le stazioni di trasferenza, vengano impiantati
impianti industriali di questa natura a 100 metri dal Simeto -
dal sistema fluviale più importante della Sicilia - non ci viene
ancora spiegato come mai si scelga Bellolampo, a picco su
Palermo, ma, soprattutto, ci fa sorridere, onorevole Presidente,
la descrizione che lei fa di questo impianto.
Nella sua replica ci è sembrato di capire che questo impianto
contravvenga a qualsiasi legge, anche della natura, perché ci
dice che, da una parte, entra il combustibile - chiamiamolo
frazione secca o CDR, lei ci ha convinti o voleva convincerci
nella sua replica, che si tratta della stessa cosa - dall'altra
parte, da questa macchina magica, non esce nulla Questo
onorevole Presidente, lo dia a bere a qualcun altro Ad una
persona che abbia brillantemente superato, non dico esami di
maturità, ma la terza media, non si può spiegare che esistano
macchine che da una parte ricevono il combustibile e dall'altra
non fanno fuoriuscire nulla. Non è così, onorevole Presidente
Fatto cento ciò che entra in un termovalorizzatore o in un
inceneritore, 30 sono ceneri, ma il 70% sono fumi e anche se
questi ultimi subissero un procedimento di abbattimento, in ogni
caso, un'altissima percentuale va a finire nell'atmosfera.
Macchine che non ne emettono, non ne esistono in natura Provi
lei, onorevole Dina, per esempio, a tappare il tubo di
scappamento della sua macchina e voglio vedere se riesce a farla
camminare Non esistono macchine termodinamiche che non abbiano
emissioni
PRESIDENTE Onorevole Liotta, devo invitarla a concludere.
LIOTTA Signor Presidente, non mi ero reso conto che il tempo
fosse trascorso così velocemente. Mi conceda di poter svolgere
l'argomentazione finale che mi fa concludere l'intervento in
maniera organica, in qualche modo.
CAPODICASA Signor Presidente, su una materia così importante,
deve essere più elastico...
LIOTTA Una delle ultime questioni sulle quali, onorevole
Presidente, non ha dato alcuna risposta, e che anzi sembrava
avere apprezzato nella mini-replica che ha svolto mercoledì
scorso, riguarda il sovradimensionamento.
In quest'Aula, infatti, si è dimostrato che l'intero sistema è
capace di bruciare ogni anno due milioni di tonnellate di
spazzatura, di frazione secca la chiami come vuole: in realtà, a
seguire le indicazioni che vengono dalla struttura
commissariale, basterebbe bruciarne un milione di tonnellate.
Avete dimensionato per il doppio, lei stesso ha ammesso, nella
sua mini-replica, mercoledì scorso, che è vero, che è così, ma
non ci spiega, avendone preso atto, perché tutta questa
struttura è sovradimensionata.
Onorevole Presidente della Regione, se ammette questo aspetto,
perché non ritira questo piano e anziché fare quattro
termovalorizzatori ne fa due, visto che per un milione di
tonnellate ne bastano appunto due e non ne servono quattro?
Probabilmente, perché sono quattro i raggruppamenti temporanei
di imprese che dovevano aggiudicarsi questa gara.
Congedi e missioni
PRESIDENTE Comunico che il Presidente del Gruppo
parlamentare di Forza Italia chiede di considerare in congedo
gli onorevoli Leanza Edoardo, Leontini, Pagano e Vicari per la
seduta odierna.
Comunico, altresì, che gli onorevoli Mercadante e Baldari
sono in missione per ragioni del loro ufficio.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Sull'ordine dei lavori
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, intervengo perché la materia
trattata è molto interessante e desidero sottoporre alla
Presidenza una questione. Il Regolamento prevede per
dichiarazione di voto cinque minuti, avendo però questa mozione
carattere straordinario...
PRESIDENTE Onorevole Speziale, le ricordo che nella scorsa
seduta la Presidenza ha accolto l'invito proveniente da più
Gruppi parlamentari, ed in particolare dall'onorevole
Capodicasa, e ha derogato ampiamente ai termini previsti per
l'illustrazione e per la discussione sulla mozione, proprio per
consentire un'articolazione più ampia possibile del dibattito
parlamentare.
Stasera si faranno dichiarazioni di voto della durata di cinque
minuti.
SPEZIALE Non si trinceri dietro...
PRESIDENTE No, non mi trincero, onorevole Speziale, electa
una via, non datur recursus ad altera , dico bene onorevole
Ortisi?
SPEZIALE Mi consenta, se il Presidente della Regione è
d'accordo, considerando che dobbiamo esprimere un orientamento
su una questione delicatissima, che ha visto una doppia replica
da parte dello stesso Presidente della Regione, mercoledì
scorso di un'ora, oggi di un'ora e mezza...
PRESIDENTE Così era stato concordato la volta scorsa.
SPEZIALE Mi faccia concludere, signor Presidente. Lei, però,
dovrà tenere conto che essendo una questione di carattere
eccezionale, il limite di cinque minuti è assolutamente
insufficiente per potere dispiegare completamente la propria
posizione in termini di dichiarazione di voto.
Dovendo quindi mettere l'Aula, ed anche la Sicilia, nelle
condizioni di potere comprendere fino in fondo una vicenda così
delicata, le chiederei pertanto di derogare ai cinque minuti e
di utilizzare piuttosto la previsione regolamentare che
prescrive che la discussione si possa svolgere come sulla
mozione di sfiducia, cioè con tempi più lunghi per le
dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE Non posso assecondare la sua richiesta...
CAPODICASA Ciò non toglie però che siano state introdotte
argomentazioni nuove...
PRESIDENTE Onorevole Speziale, già nella precedente seduta
sono state concordate le modalità del dibattito, perché
quest'ultimo non è stato compresso.
C'è stata un'intera seduta durante la quale gli interventi
hanno avuto una durata del doppio o del triplo - come nel caso
dell'onorevole Capodicasa - del tempo previsto.
CAPODICASA Ma io ero relatore Per discutere serenamente, se
si largheggia un minuto in più, non succede nulla
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, in quel caso sono dieci i
minuti e lei ne ha avuti trenta, e nessuno ha detto nulla, anzi
si è condivisa la scelta di non comprimere il dibattito.
Questa sera si svolgeranno le dichiarazioni di voto della
durata di cinque minuti.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Riprende il seguito della discussione unificata di
mozioni, interpellanze ed interrogazioni in materia di
gestione dei rifiuti in Sicilia.
ORTISI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
premettere due osservazioni. La prima: la replica che il
Presidente ha letto, l'ho avuta prima che si aprisse il
dibattito, prima che tutti i colleghi intervenissimo, il che
significa che la sua replica, onorevole Presidente, non tiene
alcun conto degli interventi in Aula.
La seconda osservazione è che mentre discutiamo, apprendiamo
dai giornali che il percorso dei termovalorizzatori procede a
prescindere dal nostro dibattito, il che é sicuramente un'offesa
e uno sfregio alla dignità di tutto il Parlamento che noi tutti
definiamo il più antico del mondo.
Credo che i colleghi tutti, a prescindere dai colori, dovremmo
indignarci per questo aspetto. La pretesa di un dibattito
scientifico in Aula, signor Presidente, con le sue osservazioni
al collega, onorevole Miccichè, e con i suoi insulti al
medesimo, sono degni dei grilli parlanti : perché a noi
appartiene la decisione politica, possibilmente di buon senso,
questa sera, certo suffragata dalle relazioni di scienziati
della materia.
Ma di scienziati della materia, in quest'Aula, non c'è nessuno
E nessuno é colto e nessuno è ignorante, anzi Il buon Socrate
insegnava che, probabilmente, le persone che si dichiarano
ignoranti lo sono molto meno di chi ha, invece, questa pretesa
di non esserlo
La differenza è che qualcuno ha scritto, da parte di altri,
tutta una relazione di dati e di definizioni e altri non l'hanno
scritta, perché ognuno di noi si può far dare qualcosa da
leggere. Noi le chiediamo, invece, onorevole Presidente, che il
buon senso prevalga. Lo abbiamo detto nel nostro intervento la
settimana scorsa. Non chiediamo che si faccia un dibattito
scientifico Il buon senso dice palle ferme per un attimo, da
una parte ci sono i fans della termovalorizzazione, dall'altra
quelli della biossidazione, biostabilizzazione... ma su questo,
tutti noi ignoranti in materia - chi più, chi meno, io di più di
tutti - ascoltiamo e andiamo a scuola e poi prendiamo una
decisione politica.
E, invece, qui, succede esattamente il contrario, e cioè che si
presenta un dibattito di tipo scientifico da parte nostra - che
mi fa ridere - e la decisione politica non si prende in
quest'Aula, si prende altrove Questo mi indigna Mi indigna E
mi fa chiedere se i buoni soldi che guadagno, alla fine del
mese, me li merito.
Nel merito, lei parlava, onorevole Presidente, di 124 pagine
del piano per spiegare l'obiettivo del 35 per cento della
raccolta differenziata e parlava anche della quatto erre famose,
recupero, riuso, riutilizzo, riciclo, tanto a dirle è gratis, mi
fanno ridere Come mi fanno ridere i 79 progetti di
comunicazione per Comuni con meno di 10 mila abitanti.
Credetemi, per i Comuni con meno di 10 mila abitanti, non c'è
bisogno di finanziare miliardi, non so chi, per comunicare Ci
sono altri strumenti per comunicare, ma quello che io mi chiedo,
questi e i progetti per 396 Istituti scolastici, finalizzati
alla promozione della raccolta differenziata, quale risultato
hanno prodotto?
Mi dica, onorevole Presidente della Regione, del risultato, non
dei soldi spesi, quelli sappiamo che li regalate Mi dica del
raggiungimento dell'obiettivo. Lei riferisce che, nel 1999, la
raccolta differenziata toccava il 2 per cento e, adesso, nel
2003 - l'ultimo dato - è del 5 per cento.
Lei si é insediato nella seconda metà del 2001 Com'é che è
riuscito, finanziando nel 2002 e nel 2003, a raggiungere questa
performance, se così possiamo definirla? Lei non può parlare di
questo, perché la sensibilizzazione e le modifiche
comportamentali, gliel'ho detto la settimana scorsa, non sono
figlie dell'immediato, quindi su questo lei non c'entra
assolutamente niente.
Onorevole Presidente, lei sa meglio di me, che i quattro
termovalorizzatori, a regime, hanno bisogno di 2 milioni e
quattrocentomila tonnellate di rifiuti per funzionare, pena la
elevazione della tassa di contenimento: quindi, ab origine, i
soldi spesi per la sensibilizzazione, sono soldi che vanno in
senso opposto rispetto alla pratica di fondo, cioè sono soldi
sprecati, a meno che i 2 milioni e quattrocentomila tonnellate
previsti non siano tutta frazione secca, come lei forse potrebbe
sostenere.
La sua replica é praticamente elusiva per la parte che riguarda
l'occupazione, non affronta l'aspetto logistico, io le ho posto
un problema di buon senso, onorevole presidente. Ho fatto
l'esempio di Augusta, dove conferiranno dall'intera provincia di
Siracusa, dall'intera provincia di Ragusa, dall'intera provincia
di Enna e da metà dei comuni della provincia di Catania Ma dove
vivete?
A meno che non facciate i soliti trucchi tra dati e dati, di
cui parlammo in altre occasioni
Onorevole Presidente, in definitiva, l'impostazione della sua
replica tenta di dare colpe ad altri, ma sempre di colpe si
parla Lei, continuamente, ha fatto riferimento al Governo
Capodicasa, incolpandolo, ma sempre di colpe si parla e ciò
presuppone il riconoscimento di un errore e se errore é, perché
lei si ostina a difenderlo, pure attribuendolo ad altri? Perché
Presidente?
E poi mi consenta altri venti secondi, signor Presidente. Su
Odissea, su Agamennone, onorevole Presidente della Regione, lei
mi ha detto varie volte che ha studiato dai salesiani e avrà
letto sicuramente quella bellissima lettera di Machiavelli al
Vettori, quando gli ricordava che alla fine della giornata di
lavoro, si ritirava nel suo studiolo e leggeva Seneca, Tacito,
Omero, Catullo e tutti i grandi del passato, e colloquiava con
loro, e si trovava bene Presidente, perché alla fine della
giornata di lavoro, colloquiare con i grandi, apprendere anche
citazioni che sintetizzano in un minuto quello che altrimenti
noi...
PRESIDENTE ... I grandi non replicavano, onorevole Ortisi
CUFFARO presidente della Regione. Io lo dico
positivamente...
ORTISI .. fatemi finire. Era una cosa bella, Machiavelli lo
diceva, era una frequenza nella quale lui si ritemprava e
l'indomani tornava a lavorare. Era bellissimo colloquiare con i
grandi del passato. Io continuo a colloquiarci, lei ha cambiato
frequenza, onorevole Presidente.
CUFFARO presidente della Regione. Il problema é che ormai
c'é il digitale, lei é rimasto ancora alle frequenze
CAPODICASA Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio
la Presidenza, ma penso che ci sia un interesse non solo di
quanti sono presenti in Aula, ma anche di quanti domani vorranno
leggere sui resoconti stenografici il tenore della discussione.
Quindi, affinché ne rimanga traccia, vorrei evidenziare che
sulle cose dette dal Presidente della Regione, avrei necessità
di buone tre ore per confutarle quasi tutte, perché dalle cose
che lui ha affermato, si deduce che il Presidente ha capito la
difficoltà in cui si trova.
Penso di conoscere il presidente Cuffaro, secondo me ha
intuito che si trova in una gravissima difficoltà, non so se poi
l'abbia scelto consapevolmente o meno, ma a un certo punto di
questo percorso, quando sono stati compiuti atti ormai
irreversibili, il Presidente si rende conto che si é trovato di
fronte a una gravissima questione che, da buon cattolico e buon
padre di famiglia, come lui tiene a spiegare, lo mette in crisi
con la propria coscienza.
E allora, deve trovare una spiegazione e ne dà alcune che
vorrei confutare rapidamente.
Non so se cominciare dalla replica di oggi o della seduta
precedente, mi consentirete di fare un po' dell'una e un po'
dell'altra, il più rapidamente possibile, perché non voglio
abusare.
Cominciamo con la prima. Il presidente Cuffaro sostiene che
tutti criticano il piano, ma nessuno, in realtà, offre
un'alternativa. Per cui, se alternative non ce ne sono, vuol
dire che questa è l'unica possibile, praticabile, quindi si va
avanti su questa strada.
Io vorrei obiettare, onorevole Presidente, che un'alternativa
c'è, e non è l'alternativa nata nel sottoscala o dietro le
quinte. E' nata nella stanza in cui doveva nascere, quella,
cioè, del Commissario per l'emergenza rifiuti.
Il documento PIER, che era un documento di linee
programmatiche, di priorità, che doveva non essere superato dal
piano, ma doveva informare le direttrici del piano, è un
documento formale, approvato dal Ministero dell'ambiente: lì è
l'alternativa al piano che lei ha approvato nel 2002, perché
dice tutt'altra cosa.
Cosa dice questo documento PIER? Veda, onorevole Presidente,
quel documento è fortunatamente stringatissimo, non consta delle
820 pagine del piano generale che è difficile da leggere,
chiunque può andare ad esaminarlo. Il documento recita che si fa
il 50 per cento minimo della raccolta differenziata, quindi la
metà dei rifiuti devono andare con la differenziata, e
suggerisce i rimedi adeguati per arrivarci: non dice voi ATO,
voi comuni, adesso fatevi la raccolta differenziata oppure vi
faccio un piano di comunicazione nelle scuole e poi, se la
differenziata si fa, bene, altrimenti no. Dice, piuttosto di
predisporre un piano attraverso la raccolta porta a porta,
utilizzando 10, 15 mila persone. Gli obiettivi saranno raggiunti
con questo sistema, se a questo sistema accoppiamo poi le
sanzioni e anche i premi, perché chi fa bene deve essere
premiato.
Fatta la raccolta differenziata, cosa c'è da fare ancora?
C'è da trattare la frazione residua, che è mista, è la
frazione secca e la frazione umida, e - dice il PIER - quella
frazione residua viene avviata agli impianti di selezione, si
divide la frazione secca dalla frazione umida: l'umida va a
compost, quella secca viene portata negli impianti di CDR.
A quel punto, entrano in campo gli impianti di CDR, ne prevede
nove, uno per provincia, per cui gli impianti di CDR lavorano:
io ho letto nella riunione che abbiamo fatto a Palazzo
d'Orléans il testo del PIER che, a questo proposito, prevede
due vagliature di questo per eliminare le frazioni pericolose ,
è scritto così, pericolose e indesiderate .
Quindi, ecco che viene fuori il CDR, onorevole Presidente.
Lei ci ha portato, lo ha sostenuto l'avvocato Crosta e lei lo
ha riportato per iscritto, che il CDR equivale esattamente alla
frazione residua secca. Se lei mi dice a quale articolo del
decreto legislativo corrisponde questo schema che ci ha fornito
e che ci ha allegramente detto essere parte del decreto
legislativo numero 22, io mi inchino, a parte il fatto che ho
qualcosa ancora in merito da dire, ma intanto, dal punto di
vista formale, questa cosa qui non è scritta da nessuna parte,
onorevole Presidente.
Le dico subito, voi scrivete: Caratteristiche del CDR (fonte
decreto ministeriale 5.2.98) ... E' la fonte, non è l'articolo,
io le cito l'articolo, glielo leggo...
CUFFARO presidente della Regione. E' la circolare attuativa
del decreto Ronchi, onorevole Capodicasa, lei lo sa bene
CAPODICASA No, signor Presidente, lei scrive d.m.
5.2.98 ; io le dico cosa prescrive tale decreto, che poi è il
decreto legislativo numero 22. Il decreto legislativo Ronchi non
tratta, in nessuna parte dei suoi 70 articoli, la frazione
residua secca, non la cita mai.
Allora il decreto Ronchi definisce, si sofferma...
CUFFARO presidente della Regione. Ma se lei appena qualche
istante fa mi ha detto che questo non è il decreto Ronchi...
CAPODICASA E, infatti, è la circolare. Lei ha sostenuto che
è il decreto legislativo, e non solo lo ha sostenuto, ma lo ha
scritto nella relazione.
Il decreto legislativo dice così all'articolo 6, quando
definisce tutte le tipologie di rifiuto: ad un certo punto, al
punto p): combustibile da rifiuto: il combustibile ricavato da
rifiuti urbani mediante trattamento finalizzato all'eliminazione
delle sostanze pericolose per la combustione e a garantire un
adeguato potere calorico e che possiede caratteristiche
specificate... E' chiaro, no? Il CDR non può contenere sostanze
pericolose per la combustione. Arriviamo subito. Il Presidente,
quando ricava questo aspetto, fa due finche, una sarebbe il CDR
e l'altra le caratteristiche della frazione secca.
Quella del CDR la ricava dalla circolare e dice delle cose che
sono giuste, perché la pericolosità della plastica, non è data
dal fatto che si chiama plastica, ma è provocata qualora sia
trattata con il cloro, i policloruri bifenili, questi sono
pericolosi nell'emissione. Ecco perché qui si dice che la
produzione di combustibile eccetera, devono essere esclusi i
cloruri; le gomme sintetiche non clorurate possono essere
ammesse, le plastiche non clorurate...
Io le farò dono, onorevole Presidente, di un dischetto dove è
contenuta la relazione del professore Paul Connett. Le dirò
Presidente, non lo derida, è uno dei migliori scienziati, e
siccome lei è medico, è scritto in inglese... io ho studiato
francese a scuola, però, grazie all'Assemblea Regionale che ha
istituito un corso accelerato di inglese, ho imparato quelle
quattro cose che mi consentono di capire cosa c'è scritto. Lì è
scritto come si costituisce la diossina, come si costituiscono i
furani, come il cadmio... è tutto scritto scientificamente.
Onorevole Presidente, le posso assicurare che le
caratteristiche della frazione residua secca, questo se l'è
inventato il suo Commissariato, perché non c'è scritta nemmeno
la fonte da cui proviene.
E qui, infatti, nel modo in cui è scritto, non sono esclusi i
clorurati e le plastiche trattate con il cloruro, è messa, alla
fine, una cosa generica che contrasta radicalmente con il CDR.
Onorevole Presidente, siamo interessati a capire se fa male o
no? Questo è il punto. Perché se avete preso una posizione per
cui non si discute, non è il caso di discutere, votiamo e ognuno
prenda le sue posizioni. Ma se siamo interessati a discutere nel
merito, dobbiamo farlo, perché veda signor Presidente della
Regione, lei si è fatto giustamente scudo del fatto che
esistono tanti termovalorizzatori in giro per il mondo. A
prescindere dal fatto che ormai nel mondo - il professore Conrad
ci ha detto che sono scesi a 58 i termovalorizzatori - li hanno
chiusi, li vanno chiudendo, perché nel frattempo sono successe
delle cose... in venti anni, sono stati in grado di fare
l'indagine epidemiologica... io non ne capisco niente, leggo e
quindi cerco di approfondire.
Ma, in ogni caso, onorevole Presidente della Regione, se fanno
male, dobbiamo per forza metterli, anche se li installano in
Inghilterra, in Austria o in America? Allora, io le dico una
cosa, leggo due punti per essere molto rapido.
CUFFARO presidente della Regione. A me convincono che
vogliono fare lo stesso anche in Emilia Romagna e in Toscana
CAPODICASA Ma io voglio sapere che cosa bruciano lì, e anche
se bruciasse, non nell'Emilia Romagna, ma a Mosca, io le dico
che se fanno male, non vanno assolutamente impiantati in
Sicilia
C'è il parere delle emissioni derivanti dal sistema di
smaltimento dei rifiuti attraverso trattamento termico della
Commissione provinciale per la tutela territorio e ambiente
della provincia di Agrigento. Ci sono tre pagine sconvolgenti
Si tratta di una Commissione alla quale lei ha dovuto chiedere
il parere...
Se lei leggesse quello che c'è scritto, sulle ricadute che ha
l'emissione di diossina, di furani, di policloruri bifenili
nella nostra catena alimentare, penso che ci rifletterebbe.
PRESIDENTE Non siamo in grado di competere sul piano della
scienza e delle analisi cliniche. Dobbiamo invece esprimerci sul
fatto politico
CAPODICASA Sul fatto politico lo capisco benissimo signor
Presidente; però il Presidente della Regione ci ha portato sul
terreno della accettabilità di rischio
PRESIDENTE La invito a concludere.
CAPODICASA Io devo superare tantissime delle cose sono state
dette.
Onorevole Presidente, lei sostiene che sarà avviata a
termovalorizzazione solo la parte residua a valle della raccolta
differenziata. Nella riunione che abbiamo avuto le ho fatto
vedere che non è così perché lei ammette perfino il tal quale,
sia pure transitoriamente; e il tal quale è compreso di tutte
le sostanze inquinanti che non centra niente con il CDR e con la
frazione residua secca. Se è un errore allora lo corregga, se
non è un errore lei non può fare le affermazione che qui ha
fatto.
Vado avanti per quanto riguarda le questioni che riguardano
gli ATO, la composizione degli ATO. Lei, onorevole Presidente,
andando avanti era convinto di aver colto in castagna, era
trionfante: Angelini ha fatto . Angelici ha fatto e non poteva
non fare - lo dico con sincerità -, anche se Angelini o il
Governo Capodicasa o il commissario Capodicasa avessero voluto
fare cose diverse non lo avrebbero potuto fare, perchè
approvato il PR, il PR disponeva che gli ambiti erano 9 e 29 i
sub ATO. Ma i sub ATO non hanno presidenti, non hanno
vicepresidenti, non hanno consigli di amministrazione, telefono,
auto blu, è un fatto organizzativo interno, perchè noi avevamo
legato gli ATO e lei lo ha detto - o forse non rendendosi conto
di come stesse dando ragione a noi - che quella era la funzione
legata al flusso dei rifiuti della frazione secca che doveva
andare al trattamento del CDR degli impianti di CDR. Tant'è vero
che lei ha detto il PR dice 9 , poi con l'ordinanza 288 del
Governo Leanza, quindi con centra più il governo Capodicasa
perchè io dopo tre giorni avrei firmato il PR, mi sono dimesso
perchè è venuto un altro governo, quindi non potevo attuarlo,
cambia. Ma poi, giustamente, dopo quella fatidica e famigerata
ordinanza 3690 voi a quel punto dite ma siccome noi il CDR lo
abbiamo eliminato dal piano non c'è ragione che si vincoli in
modo secco l'esistenza dei sub ATO con gli impianti di CDR,
perchè il CDR non lo abbiamo più , quindi i sub ATO diventano
ATO si tira il coniglio dal cilindro e gli ATO diventano 25 e
poi 27.
Signor presidente, voglio aggiungere un'ultima cosa sul
Comitato di garanzia.
Onorevole Presidente, dobbiamo credere a lei o dobbiamo
all'avvocato Crosta? L'avvocato Crosta ci ha detto che quella
commissione che è stata nominata di cui a capo è stato messo
il professore Veronesi, è la commissione ex ante, cioè e la
commissione che prima che avvia un processo va a fissare quali
sono i dati di inquinamento ma non garantisce nulla. Questo è un
lavoro che può fare chiunque, basta misurare i dati di
inquinamento ambientale e fare il paragone, quindi non c'è
alcuna garanzia, non chiamiamo a testimone gente come Veronesi
che con questa cosa non centra nulla
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne
ha facoltà.
MICCICHE' Signor Presidente, onorevoli colleghi,
preannuncio che a fine seduta chiederò di parlare per fatto
personale, non perchè mi sono sentito offeso del termine
ignorante, perchè capisco il senso del ragionamento, però dietro
questo termine ci sta anche un ragionamento; poichè questo
ragionamento è pretestuoso e preventivo nei miei confronti, io
le chiederò, signor Presidente, a fine seduta di parlare per
fatto personale.
PRESIDENTE Sì, onorevole Miccichè alla fine della seduta
potrà intervenire.
MICCICHE' Voglio subito sgombrare l'equivoco sulla
questione del CDR. Tanto per cominciare, onorevole Presidente,
io non sono innamorato dei CDR, né tanto meno dei
termovalorizzatori, nè se bruciano CDR, nè se bruciano i tal
quale, assolutamente. Io ho voluto replicare poco fa e
interromperla per dirle la differenza che c'è e poiché il
foglietto che lei mi ha fatto pervenire parla di un
commissionamento fatto da Federambiente che è quella società che
commissiona e che tutela gli interessi dei fabbricanti di
termovalorizzatori quindi non è una fonte molto attendibile.
Voglio entrare, invece, nella questione di cui lei prima ha
parlato; una specie di replica che ha fatto sulla questione
relativa alla sdemanializzazione.
Vede, onorevole Presidente, io ho detto che la Regione si sta
comportando come colui il quale mette la testa sotto la sabbia
di fronte ai fatti chiari e incontrovertibili.
La sdemanializzazione è una sorta di svendita del patrimonio
naturalistico della nostra Regione; i fiumi non si possono
vendere, poiché lei ha dato alcuni dati, perché non ho visto
nel foglio che mi ha fatto pervenire pochi minuti fa, quando lei
leggeva le cose che avevo già sentito e l'ho letto nella sua
ordinanza finale, il decreto 362, ha sostanzialmente letto le
cose che c'erano scritte, cioè che lei ha avuto il parere
favorevole del Genio civile, il parere favorevole dell'Ufficio
del Demanio. Onorevole Presidente, come è possibile che non
conosce questa nota protocollo n. 890 del 23 febbraio 2005
indirizzata alla S.V? Lei continua ad omettere questa nota che
contiene il parere negativo alla sdemanializzazione perché dice
che non ci sono i 150 metri. Io ho detto che questo, onorevole
Presidente, è un reato perché è una omissione di ufficio; il suo
ufficio non l'usciere dell'Assessorato o del suo ufficio
dell'emergenza rifiuti. Lei, onorevole Presidente, il suo
ufficio, i suoi rappresentanti, i suoi cosiddetti stretti
collaboratori conoscono questa nota in cui è scritto che non ci
sono i 150 metri. Quindi, la deroga che lei ha utilizzato per
sdemanializzare è una deroga falsa; e ciò, onorevole
Presidente, gliel'ho detto alcune settimane fa ma lei continua
a chiudere gli occhi, si tappa le orecchie, si tura il naso e
anche la bocca su questo argomento e non capisco per quale
ragione.
Io probabilmente le ragioni le conosco già e lei sa benissimo
quali sono. Sono questioni politiche, non entro nel merito;
qui ci sono i suoi collaboratori, i suoi assessori, l'assessore
Cascio il quale, grazie al suo ufficio, ci ha prodotto il
documento che vi sto mostrando in cui ci dice, faccio un esempio
della zona del termovalorizzatori di Casteltermini che è quello
a cui io mi sto in questo momento riferendo, che se
malauguratamente la diga Fanaco collassa, come è possibile, è
chiaro che il rischio di inondazioni è al 100 per cento sicuro
il che significa che questi impianti verranno coperti da queste
acque.
Onorevole Presidente, lei ha messo in conto questo fatto che,
peraltro, dice il suo ufficio, il suo assessorato oppure il suo
assessorato non conta rispetto ad esigenze politiche che lei
vuole portare avanti?
Questa è la verità E non è solo questo c'è anche l'aspetto
del carattere ambientale. I suoi colleghi di Giunta, il suo
assessore per l'agricoltura cosa dicono rispetto al pericolo del
danno ambientale che possono avere le nostre culture, in primo
luogo le nostre specialità di agrumi, delle pesche, dell'uva che
hanno assolutamente bisogno di un terreno salubre per potere
essere competitivi nel mercato europeo e nazionale?
Questo, onorevole Presidente, non lo valuta come fatto
negativo? Perché questi termorvalorizzatori, in fondo, essendo
sovradimensionati, il problema del CDR o del tal quale o della
cosiddetta frazione secca è sostanziale. Io non sono innamorato
del CDR, sono anche contro il CDR, ma non si può mettere di
fronte ad un programma che il CDR alla fine poteva essere come
parte residuale di una raccolta differenziata spinta. Invece,
voi avete messo al centro il termovalorizzatore e attorno al
termovalorizzatore gira la cosiddetta organizzazione della
raccolta differenziata che è destinata a restare nana, a non
crescere, perché il termovalorizzatore diventa un mostro che ha
bisogno di spazzatura E, quindi, nel momento in cui cresce la
raccolta differenziata, questi impianti non hanno ragione di
esistere.
E allora, perché questo sovradimensionamento? Perché questi 4
termovalorizzatori che sono stati creati per termovalorizzare
2.500.000 tonnellate all'anno di spazzatura, quando noi sappiamo
benissimo che allora non raggiungendo il famoso 35 per cento
nell'arco di 20 anni questi signori avranno la possibilità di
racimolare il recupero dei soldi che hanno speso e che hanno
investito?
E allora è un discorso di business; allora lì veramente c'è un
discorso che va fuori dal discorso dei rifiuti, della tutela
ambientale, della economia del nostro Paese, della nostra
popolazione che sarà destinata a pagare 3, 4, 5, 6, 10 volte la
tassa dei rifiuti - chiamiamola sempre tassa e non tariffa - che
verrà, poi, a loro accollata quando sarà a regime il sistema.
Perché questo è il problema, e il grande business che ci sta
dietro questo impianto di termovalorizzazione, questi 4 impianti
di termovalorizzazione è un business mostruoso.
PRESIDENTE Onorevole Micciché, la devo invitare a
concludere.
MICCICHE' La verità è politica, onorevole Presidente. Lei
non ha dato una risposta politica. Il Presidente Cuffaro ha
cercato di dare una impronta politica di coloro che dicono che
non danno alternativa al termovalorizzatore. Noi la diamo ed è
la raccolta differenziata.
La verità è, onorevole Presidente, che lei non è convinto, lei
è convinto di un'altra cosa e me lo lasci dire, io aspetto che
lei ascolti quello che le sto dicendo...
CUFFARO presidente della Regione. La ascolto.
MICCICHE' No, lei non può sentire con un orecchio una
persona e con l'altro orecchio l'altra persona
PRESIDENTE La devo invitare a concludere, lei ha parlato 10
minuti, onorevole Micciché, il doppio del tempo previsto.
MICCICHE' Onorevole Presidente, questo gliel'ho detto e
lei sa che l'ho detto in giro, lei questo piano fino a qualche
anno fa non lo conosceva; lei è andato a Roma, accompagnato da
qualcuno ed è andato in una determinata stanza, di un
determinato ufficio, di una determinata istituzione di questo
Paese e gli hanno confezionato questo piano, gli ha detto: qua
c'è il piano, portalo avanti .
Lei non sapeva niente, tant'è che un anno e mezzo fa, nel suo
ufficio, quando io ho parlato di CDR e di frazione secca, lei
non sapeva assolutamente la differenza che c'era tra l'una e
l'altra.
Oggi lei si è informato e ha dato le risposte, ma allora lo
sapeva perché lei si è preso il vestito confezionato fuori da
questa Regione, lei non ha programmato assolutamente un bel
niente, gli è stato confezionato da fuori.
Oggi, che la situazione è arrivata al punto di non ritorno;
lei non può dire no a chi glielo ha dato, perché su questo lei
si gioca anche la possibile ricandidatura a Presidente della
Regione e le posso assicurare che è così.
PRESIDENTE Onorevole Miccichè, lei ha parlato il doppio del
tempo consentito; lei sa che la Presidenza è stata molto
elastica sia nei suoi confronti che nei confronti degli altri,
ma adesso sono costretto a toglierle la parola.
(Proteste dal settore riservato al pubblico)
PRESIDENTE Invito gli assistenti parlamentari ad accompagnare
fuori dall'Aula il pubblico Siamo in Aula parlamentare, non in
un teatro
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 21.46, è ripresa alle ore 21.50)
La seduta è ripresa.
E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo.
Ne ha facoltà.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non
aggiungo altre questioni tecniche perchè condivido le
valutazioni espresse dai colleghi del centrosinistra ed, in
particolare, dagli amici de La Margherita , con i quali abbiamo
concordato una posizione nettamente contraria rispetto ad una
scelta che io considero singolare anche sul piano
SPEZIALE Signor Presidente, possiamo fare rientrare il
pubblico?
PRESIDENTE Onorevole Speziale, assolutamente no, perché la
scena a cui noi abbiamo assistito questa sera, non si è mai
vista in un Parlamento come il nostro E poiché le cose non
accadono per caso, la Presidenza non ammetterà alcuno sino alla
fine del dibattito
BARBAGALLO Stavo dicendo che questa situazione appare
singolare. Ho dichiarato in questi giorni che il dibattito
d'Aula a questo punto, sempre rilevante, addirittura superfluo,
poiché sono stati firmati i contratti addirittura in alcuni casi
sono iniziati i lavori.
Certo, il dubbio che questa realizzazione dei
termovalorizzatori deve andare avanti a qualsiasi costo viene
spontaneo.
Ci sono stati dei pronunciamenti dei consigli comunali, ci sono
stati delle manifestazioni dei cittadini. Nessuno ha mai potuto
avere l'occasione di dire riflettiamo sulle possibili
alternative, sulle modifiche di alcuni siti ritenuti inidonei .
A proposito di siti ritenuti inidonei, vorrei leggere una
nota del Ministero dell'Ambiente. Il Ministero dell'Ambiente, in
data 21 novembre 2003, in riscontro ad una nota della Lega
dell'Ambiente diceva, tra l'altro: Non è da sottovalutare il
probabile rischio di infiltrazioni di sostanze nocive nelle acque
e nelle falde del fiume Simeto derivanti dalla instabilità
geologica del suolo e dalle probabili piene fluviali che
potrebbero interessare o lambire l'area dell'impianto di
termovalorizzazione.
Il territorio in esame è caratterizzato dalla presenza dei
siti di importanza comunitaria, contrada valanghe tratto di
Pietrolunga del fiume Simeto. Quest'ultimo sito si distingue per
l'estremo interesse naturalistico dovuto alla presenza di estesi
boschi ed una ricca, stanziale e migratoria fauna inserita
nell'allegato della direttiva della CEE per la quale sono
previste misure speciali di conservazioni dell'habitat per
conservare la sopravvivenza, la riproduzione di dette specie
nelle loro aree di distribuzioni.
Dopo questa nota del Ministero, a distanza di un mese, lo
stesso Ministero cambia opinione.
Allora, io sono preoccupato del fatto che, probabilmente, i
funzionari dello stesso Ministero non la pensano allo stesso
modo ed è anche probabile che ci siano state delle indicazioni
nei confronti del secondo funzionario.
Noi abbiamo una grande occasione, onorevole Presidente. il TAR
di Catania - voglio formulare una proposta al Presidente Cuffaro
V e il magistrato che ha emesso l'ordinanza che riguarda sia
Augusta che Paternò è un magistrato - mi dicono - ampiamente
stimato. Mi è sembrato fuori luogo ironizzare anche
sull'ordinanza del TAR. Questa ordinanza potrebbe consentire una
pausa di riflessione seria, Presidente.
Io le chiedo, nell'ambito della sua responsabilità
istituzionale, di non fare ricorso al CGA perché l'ordinanza è
immediatamente esecutiva; il TAR ci ha indicato una pausa di
riflessione seria ammettendo che ci sono delle motivazioni
giuridicamente valide.
In attesa del merito non faccia ricorso al CGA e approfittiamo
della situazione per rivedere l'intera questione. In ogni caso
certamente siamo favorevoli alla mozione e contrari alla
realizzazione dei termovalorizzatori.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Leanza Nicola.
Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
tentato di non procedere al documento che in qualche modo
avevamo elaborato con gli amici del Gruppo e di affrontare
questa materia in modo assolutamente diverso, soprattutto da un
punto di vista politico.
Quello che è successo stasera, Presidente Cuffaro, è certamente
un fatto spiacevole ed in qualche caso anche condizionato da
qualcuno.
E' ovvio che quello che è successo stasera qui in modo
indecoroso, in tante parti della Sicilia sta succedendo in
maniera decorosa e civile. Ci sono zone dove c'è protesta
civile, dove non ci sono uomini di destra, di centro o di
sinistra che sposano una causa, dove certamente l'interesse
primario è l'interesse della tutela della salute della gente.
Mi rendo conto del compito ingrato che ha il delegato
dell'emergenza rifiuti, il Commissario Cuffaro.
Mi rendo conto del lavoro immane svolto, del lavoro
straordinario insieme agli uffici per elaborare un piano
integrato di rifiuti serio che, in qualche modo, ha preso
esempio, ha preso le direttive dal decreto legislativo n. 22 del
1997.
In Sicilia sta succedendo qualcosa di strano. Non si deve
correre il rischio, onorevole Presidente della Regione, abbiamo
l'esigenza di capire cosa sta succedendo.
La mia preoccupazione non è quella che i termovalorizzatori
vadano più o meno realizzati, penso che alla fine vadano fatti.
La cosa che preoccupa più la gente è l'ubicazione scelta per
questi impianti.
Quello che si chiede la gente è perchè in qualche momento non
ci siamo presi qualche pausa di riflessione. Quello che preoccupa
la gente è come mai si vada nei SIC tipo Paternò oppure si va a
pensare ad una stazione di trasparenza a Taormina o meglio
spostata a Calatabiano Fiumefreddo. Quello che non si riesce a
capire è per quale motivo, nel momento in cui si svolge un
dibattito, dobbiamo accelerare e andare avanti ad ogni costo.
Questo non lo capisco.
Io voterò contro la mozione, per la stima che ho per il
Presidente Cuffaro e per il lavoro da lui svolto. Non entro
nelle questioni tecniche, su cui mi ero preparato, ma dal punto
di vista politico rivolgo alcune raccomandazioni al Presidente
Cuffaro.
Abbiamo questa sospensiva, che si può accettare o meno, ma è la
sospensiva. Il Presidente ha detto che lui non commenta - e fa
bene a non commentare le decisioni dei tribunali, gli fa onore-.
Penso che noi dovremmo utilizzare questo mese per vedere in che
modo questo Parlamento, anche in termini paritetici con una
commissione paritetica, si sieda ed affronta ed aiuti il
Presidente a non decidere tutto da solo. Aiutare il Presidente a
fare un percorso importante affinchè questo grande tema, che è
il grande tema del futuro e non lo possiamo nascondere, i
rifiuti solidi urbani ed il loro smaltimento costituiscono un
grande problema della nostra comunità, del nostro mondo.
Non possiamo scappare, non possiamo neanche rinviare. Pensate
che di termovalorizzatori si parlava nel 1996, mi ricordo che in
quel periodo l'onorevole Pellegrino - allora assessore alla
provincia - obbligò le città metropolitane a presentare
progetti in relazione al POR. La questione quindi si pone già da
tempo.
Vista la sensibilità che il Presidente della Regione ha
dimostrato in tantissime occasioni, visto che c'è stato un
dibattito per certi momenti anche importante, per certi momenti
importante in relazione alle risposte determinate e aperte da
parte del Presidente della Regione, per quale motivo non
affrontiamo questo problema un po' a bocce ferme, sapendo che
stiamo discutendo di una delle emergenze più importanti della
Sicilia? Per quale motivo, signor Presidente, non possiamo
pensare di fare una raccomandazione affinchè il Presidente della
Regione non sospenda in autotutela, non faccia nulla di tutto
questo, ma semplicemente ci dedichiamo qualche altra ora in più,
qualche altra giornata in più ad un tema importante che sta
dividendo le nostre comunità e che rischia di fare diventare
impopolare forse la persona che si è assunta più responsabilità
e che, certamente, non merita il giudizio negativo di tanta
gente così come purtroppo non stasera ma in qualche altra
occasione è avvenuto?
E, allora, signor Presidente della Regione, a nome del
Movimento per l'autonomia, raccomando questo: voto contro la
mozione di sfiducia, ma formulo una raccomandazione seria
affinché un dibattito come quello di stasera non vada
assolutamente perso, ma vadano colte le parti più importanti, le
parti che possono far affrontare questo problema in maniera
seria, corretta senza demagogia, senza preconcetti, senza
riserve mentali, ma con l'unico obiettivo di fare dello
smaltimento dei rifiuti della Sicilia un fatto importante, anche
di sviluppo, ma certamente un grande fatto di civiltà.
PRESIDENTE Comunico che l'onorevole Capodicasa - e invito gli
Uffici a provvedere di conseguenza - depositerà, ai fini
dell'inserimento nel resoconto stenografico della seduta
odierna, l'intervento che non ha potuto svolgere dal podio.
BENINATI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
BENINATI Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento
che mi accingo a fare sarà molto rapido perchè, avendo ascoltato
gli interventi di altri colleghi sull'argomento, effettivamente
mi trovo più che in imbarazzo, in una certa difficoltà
nell'ascoltare interventi, anche da parte di colleghi che la
passata legislatura erano presenti in quest'Assemblea e,
sinceramente, oggi nel 2004 ritornare a discutere su di un
percorso...
SPAMPINATO Siamo nel 2005.
BENINATI Sì, ma il 2004 fu il momento in cui, forse, si
potevano anche anticipare alcuni argomenti. Guarda caso, si è
atteso il momento della sospensiva. E allora, devo dire che
nella passata legislatura, e mi rivolgo ai colleghi oggi
dell'opposizione, presentai un ordine del giorno in cui si
chiedeva di rivedere un percorso politico che fu voluto e
scelto certamente da un Governo che oggi non governa più la
Regione siciliana. Il Presidente dell'epoca, onorevole
Capodicasa, ricorda bene che il Ministero non commissariò la
Sicilia, ma fu la sua richiesta di commissariamento che spogliò
la Regione siciliana dall'intervenire sui territori e valutare
tutto quello che oggi si discute qui.
CAPODICASA. Non è così, perchè il Presidente della Regione é il
Commissario.
BENINATI. Onorevole Capodicasa, sull'argomento le citerò la
mozione numero 443, presentata dal sottoscritto, dall'onorevole
Fleres, dal compianto onorevole Croce, e dagli onorevoli Accardo
e Basile, la quale poneva il tema oggi in discussione. Dunque,
già allora si poneva principalmente il tema di una immotivata
scelta che portò la nostra Regione ad essere commissariata.
Oggi, ed é questo che mi lascia perplesso proprio da parte di
coloro che hanno voluto tale percorso, si ritorna indietro e si
critica quel percorso che il presidente della Regione attuale ha
continuato, perché sarebbe stato ancora più dannoso ritornare
indietro, visto che per due anni e mezzo si era avviato un
percorso, non certamente voluto dal Ministero, ma richiesto al
Ministero; ebbene, oggi quasi risulta che questo Presidente é
colpevole di avere fatto il commissario che, alla fine, ha preso
come eredità.
E allora, già questo é un motivo, a prescindere dai motivi
tecnici, perché vedete, é una materia talmente complessa che me
ne scuso, ho sentito oggi delle argomentazioni tecniche di
tutti. Io non ci entro neanche perché é una materia talmente
complessa e ricordo che il sottoscritto insieme con l'allora
onorevole Pellegrino, nel 2000, abbiamo richiesto in commissione
l'audizione del professor Angelini per spiegarci cosa stava
facendo, visto che nessuno sapeva cosa si stava cominciando a
fare su questa iniziativa sui territori. Quindi, già da allora
non si sapeva cosa si faceva, non é che non si sa adesso. E' il
meccanismo del commissariamento che ha prodotto questo.
Detto questo, io personalmente, sul fatto della scelta che fu
antecedente, quella dei termovalorizzatori, non é che si sia
scelto ora, già nel 1999/2000, nel piano che si stava formando,
si sceglievano i siti e si valutava di inserire i
termovalorizzatori. Non é qualcosa che si sta facendo adesso.
Ora si é entrati nel merito e si é deciso qualcosa che si era
iniziato prima. Anche qui, sui siti, é vero, signor presidente,
forse se l'Assemblea fosse stata tenuta più in considerazione -
non da parte sua, ma dal meccanismo che si é innescato nel 1999 -
per legge, quindi anche con il passaggio nella Commissione che
ho l'onore di presiedere, come sempre avremmo cercato di trovare
delle soluzioni. Ma questo é stato precluso nel 1999. E' stata
una scelta politica che oggi il Presidente della Regione attuale
ha continuato. Non si può iniziare il tracciato di una strada e
poi, quando qualcosa cambia, questo tracciato si deve
interrompere.
Ci sono tante motivazioni, devo dire che l'onorevole Lino
Leanza ha voluto proporre un momento di riflessione, ma solo
dove é possibile, perché esistono degli impegni, esistono dei
contratti. Esiste una situazione che mette in difficoltà non il
Presidente della Regione nella sua qualità o come commissario,
ma perché si é avviata ormai una procedura.
Volere oggi rimettere in discussione tutto, é un problema che
non capisco come si possa sostenere.
Altra cosa é, invece, vedere se é possibile risolvere alcune
questioni, come il problema della mia provincia, che potrebbe
comunque essere anche quello delle altre.
In alcuni casi, obiettivamente, non sui termovalorizzatori, che
per me sono una scelta assodata, oggi avviata su cui è
effettivamente difficile ritornare indietro, ma su qualcosa che
sul territorio potrebbe essere meglio sistemato. Parlo delle
trasferenze, degli impianti di stabilizzazione di questi
prodotti per i quali, il più delle volte, in questo periodo, si
potrebbero trovare delle soluzioni che migliorino, provincia per
provincia, alcune situazioni locali; questo forse sì. E allora,
un attimo non di riflessione, ma di condivisione, oggi forse più
che col Presidente della Regione e commissario, con l'attuale
realtà dei concessionari. Questo sì, un invito al Presidente a
rendere più agevole questo percorso, ma per il resto sarebbe
mortificante riaprire qualcosa che il Governo, in un certo
periodo, ha voluto porre in essere nella nostra Regione.
Io concludo, a nome del Gruppo di Forza Italia, affermando di
essere assolutamente contrario a questa mozione, ma devo
rivolgere un invito al Presidente della Regione, nella qualità
di Commissario, di vedere di trovare insieme, e la Commissione
in questo potrebbe rendersi parte attiva del percorso, onde
evitare delle noie a qualche sindaco che si lamenta ovvero che
vuole invece il trattamento dei rifiuti. Vediamo se è possibile
trovare un'intesa in questo senso.
DINA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DINA Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispetto a
questa mozione ci si sarebbe sicuramente aspettati un
atteggiamento un po' sganciato dall'appartenenza, sganciato
dalle identità, dalle scelte ideologiche. Ed io vorrei tentare
di riportare il dibattito con argomentazioni sulla logica
stringente del piano integrato dei rifiuti per poi evidenziarne
anche i motivi delle scelte politiche e capirne il supporto
tecnico-scientifico che non è marginale, non è secondario.
Ho letto attentamente il resoconto stenografico della seduta
precedente ed ho visto molti interventi dei colleghi del
centrosinistra incentrati su relazioni, su valutazioni tecnico-
scientifiche portate a supporto di una posizione, che cercavano
di supportare molta parte di questa mozione con argomenti
specifici, riferimenti bibliografici, riferimenti a fatti
normativi che dovrebbero sicuramente avere a supporto una
valutazione tecnico-scientifica.
L'emergenza rifiuti. Il piano integrato dei rifiuti, da dove
nasce?
Nasce da un'emergenza. Tutti voi, tutti noi abbiamo vissuto il
periodo dell'emanazione del decreto Ronchi con i camion
dell'immondizia portati nelle province, con l'impossibilità di
aprire nuove discariche ex articolo 13 da parte dei sindaci, con
una scelta che il decreto Ronchi si è posto determinando una
rivoluzione copernicana per quanto riguarda la gestione dei
rifiuti.
Il rifiuto non più smaltito in discarica, ma viene considerato
una risorsa ed avviato ad un ciclo integrato. E qual è la logica
di questo ciclo? Essa passa attraverso la raccolta
differenziata, arriva alle stazioni di trasferenza, c'è il
passaggio del centro di selezione umido-secco, poi la scelta CDR
o frazione secca da avviare al termovalorizzatore.
Da questo schema è difficile uscire ed è per questo che invito
anche i colleghi della maggioranza, che prendono le distanze, a
fare una scelta consapevole, una scelta politica che è anche
supportata da dati scientifici che volevo ribadire. Da questo
schema non si esce: punto forte era ed è fondamentale la
raccolta differenziata. In discarica andrà solo un residuo
trattato dopo che verrà fatta la raccolta differenziata.
Una raccolta differenziata che stenta a decollare non può
essere solo oggetto di una critica così leggera, di una
liquidazione immediata ed istantanea. E' un percorso lungo, un
percorso culturale a cui sarà sottoposta tutta la nostra gente
ed è impossibile pensare di avere risultati nel giro di uno, due
anni, sono risultati che si acquisiscono nel tempo.
E' una sfida, quella di incrementare la raccolta differenziata
e portarla al massimo di previsione del decreto Ronchi del 35
per cento, ma anche oltre. Più aumenta questa quantità, più
diminuisce la parte da avviare al termovalorizzatore. Allora, su
questa sfida siamo tutti d'accordo, ma anche la parte successiva
è ineludibile.
Non c'è via d'uscita del rifiuto se non passa attraverso
l'ulteriore fase, la trasferenza e la selezione del secco e
dell'umido e poi la scelta CDR, ci diceva l'onorevole
Capodicasa, frazione secca è la scelta che ha fatto il Governo,
che ha fatto il Commissario ed alla base di questo c'è una
valutazione scientifica certa, una valutazione scientifica
difendibile, che ha dati che derivano da una norma che è a
supporto delle indagini scientifiche.
Allora, qual è la valutazione scientifica? Al di là della
differenza di composizione fra CDR e frazione secca, quello che
conta è l'emissione. L'emissione fra il CDR e la frazione secca
non presenta molte differenze. Lo evidenziava il decreto
ministeriale, il decreto attuativo del decreto legislativo
Ronchi, c'è solo l'anidride solforosa doppia ma con il vincolo
di dimezzarla.
Allora, se questa è una scelta obbligata, quali alternative ci
sono? C'è l'alternativa delle bombe ecologiche' delle
discariche che sono state ridotte, che continueranno a ridursi,
discariche che saranno create e pensate ai sensi dell'articolo
27 del decreto Ronchi, quindi con una procedura autorizzativa
che mette al riparo l'ambiente e il territorio circostante. Le
discariche non potranno più essere fatte. Il termovalorizzatore
è una scelta, una scelta obbligata e una scelta politica
responsabile, perché altre alternative in questa sede non ne ho
viste; ho visto semplicemente paventare scenari strani che
sicuramente non trovano una soluzione al problema.
La scelta politica che è una scelta coraggiosa, ci pone anche a
confronto con la popolazione e non possiamo permetterci,
sicuramente, di arrivare allo scontro con la gente, perché
nessuno vuole i rifiuti, si pensa di doverli fare smaltire nel
comune accanto; una scelta di programmazione e un piano svolto
in maniera attenta, sulla scorta di valutazioni anche
scientifiche, che ci deve mettere al riparo.
Ritengo che la scelta politica della maggioranza sia quella di
questo piano integrato dei rifiuti, che seppur con qualche
limite, risolve sicuramente il grave problema dei rifiuti ed
evita che si possa ritornare ad un'emergenza di cui siamo stati
testimoni.
FORGIONE Chiedo di parlare per esprimere una dichiarazione di
voto in dissenso al mio Gruppo.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, non
parteciperò al voto perché credo che il dibattito questa sera
abbia dimostrato ampiamente la solitudine e il conseguente
nervosismo politico del presidente della Regione, una divisione
e un dibattito interno alla maggioranza che è stato fin troppo
chiaro, come dimostrano l'assenza di interi gruppi parlamentari
da quest'Aula, le contraddizioni manifestate da un assessore che
partecipa alle manifestazioni contro il termovalorizzatore in
piazza, di popolo e poi per ragioni e per vincolo di maggioranza
è costretto a sedere ai banchi del governo, le posizioni
espresse dal capogruppo del Movimento per l'autonomia che pure
hanno chiesto una riflessione, hanno esposto - parlo
dell'onorevole Leanza - una serie di perplessità, di dubbi, di
critiche e di opposizioni identiche alla nostra mozione,
addirittura ha chiesto il ritorno in Commissione, cioè
un'ulteriore riflessione di questo Parlamento sui siti, sulle
scelte, e poi ha detto, concludendo, voto perché stimo il
Presidente della Regione, ma vota con quelle premesse.
Allora, io annuncio che non parteciperò al voto di questa
mozione ed invito i colleghi firmatari della mozione a non
partecipare al voto per mettere a nudo anche le divisioni di
questa maggioranza per mettere a nudo le contraddizioni interne
a questa maggioranza che sono visibili e palpabili. E non
parteciperò al voto - se mi consente, onorevole Presidente
dell'Assemblea - anche perchè non ritengo che abbiamo dato un
bello spettacolo non facendo rientrare il pubblico, quei
cittadini che sono stati allontanati da quest'Aula che non erano
qui per dare consenso e sostegno a nessun deputato e
parlamentare. E nessuno degli intervenuti da questa tribuna ha
parlato per conquistare qualche voto ma ha interpretato in modo
profondo le contraddizioni che attorno a questa vicenda ci
stanno, gli intrecci non chiari che sono evidenti, la messa a
nudo della difficoltà della maggioranza che è palpabile nei
vostri volti, nelle vostre assenze e nelle cose che voi stessi
avete detto da questa tribuna.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, chiarisco che le mozioni
vengono votate secondo l'ordine di presentazione: prima la n.
125, poi la n. 188 ed infine la n. 274.
SPEZIALE Chiedo che la votazione della mozione numero 125
avvenga per scrutinio nominale.
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
Votazione per scrutinio nominale della mozione numero 125
(Ai fini del sistema elettronico, la richiesta risulta
appoggiata dagli onorevoli Capodicasa, Ferro, Gurrieri,
Oddo, Panarello, Sanzeri e Zago)
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale della
mozione numero 125 degli onorevoli Giannopolo ed altri.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 34
Votanti . 27
Maggioranza 14
Favorevoli .. 0
Contrari 27
(L'Assemblea non è in numero legale)
è in numero legale)
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, giova ricordare che
l'attività dell'Assemblea non potrà svolgersi se non prima di
aver votato la mozione, come prevede peraltro il nostro
Regolamento. Pertanto, dovendo programmare i lavori
dell'Assemblea e decidere se aggiornare di un'ora o rinviare ad
altra data, sospendo la seduta per 5 minuti e invito i
Capigruppo, dopo avere dato la parola al Presidente della
Regione, a conferire con il sottoscritto.
CUFFARO presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, credo che questo Parlamento abbia lavorato
per due sedute, c'è stato un dibattito lungo, ognuno di noi ha
avuto modo di riflettere, forse c'è stato anche qualche
nervosismo, però, credo che quando si discute una mozione e chi
presenta la mozione è stato in Aula ad illustrarla, a cercare di
convincerci delle ragioni politiche e scientifiche della sua
presentazione, dopo il lungo lavoro che ha svolto questo
Parlamento, credo che alla luce di tutto ciò, non sia decoroso
per chi ha presentato questa mozione rimanere in Aula e non
votare la mozione così come è stato fatto.
Signor Presidente, questo Governo ha ancora da lavorare; è
stato presente e lo ha fatto con puntualità e soprattutto con
convinzione ritenendo il Parlamento un'istituzione seria che va
rispettata. Purtroppo, credo che oggi chi non ha votato questa
mozione, dopo averla presentata, non abbia contribuito a far
crescere, ad alimentare e a difendere la serietà di questo
Parlamento.
Onorevole Fleres, le annuncio che non parteciperò come
Presidente della Regione a nessun'altra votazione su questa
mozione perché ritengo che l'avere costretto il Governo a stare
in Aula a parlare di cose serie e poi a non procedere alla
votazione sol perché si riteneva di essere in minoranza, non la
ritengo una cosa seria.
Signor Presidente, su quanto è accaduto credo che ciascuno di
noi debba fare una riflessione, altrimenti le regole della
democrazia finisce che non vengono più rispettate e questo non è
certamente una cosa giusta.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, sospendo la seduta e convoco
immediatamente una riunione della Conferenza dei Presidenti dei
gruppi parlamentari presso la Sala rossa.
(La seduta, sospesa alle ore 22.30, è ripresa alle ore 22.45)
Per lamentare la contestualità delle riunioni delle
Commissioni con gli orari di convocazione delle sedute
d'Aula
SPAMPINATO Chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 83,
comma 2, del Regolamento interno.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPAMPINATO Signor Presidente, onorevoli colleghi. intervengo
per chiedere alla Presidenza dell'Assemblea, eventualmente
previa convocazione della Commissione per il Regolamento, che si
esprima rispetto alla possibilità delle Commissioni di lavorare
in pendenza di apertura dei lavori d'Aula.
Mi spiego meglio, occorrerebbe specificare se, una volta
fissato l'orario di apertura dei lavori d'Aula, le Commissioni a
quell'ora devono cessare di lavorare per dare - questo lo ritengo
opportuno - la possibilità al deputato di esercitare il proprio
diritto di partecipare ai lavori di Commissione ed anche di
rispettare il dovere di essere puntuale all'orario fissato per
l'apertura dei lavori assembleari.
PRESIDENTE Onorevole Spampinato in verità si è sempre fatto
così, le uniche deroghe che qualche volta si sono concesse hanno
avuto una genesi particolare ed un accordo complessivo perchè si
presentava l'esigenza di consentire alle Commissioni di lavorare
anche se l'Aula era in corso, ma si trattava di sedute d'Aula
normalmente dedicate ad attività ispettiva.
SPAMPINATO Vorrei precisare. Il caso, cui mi riferisco, è
quello dell'Aula non ancora iniziata. Chiedo quindi di concedere
la possibilità al parlamentare di essere comunque puntualmente
presente all'orario previsto dall'ordine del giorno.
PRESIDENTE L'unico problema che normalmente è nato riguarda
la concomitanza; infatti da questo punto di vista ci si
riferisce all'articolo 32 bis del Regolamento che così recita:
Le Commissioni non possono riunirsi nelle stesse ore nelle
quali vi è seduta l' Assemblea salvo casi eccezionali dopo
espressa autorizzazione del Presidente dell'Assemblea . Di
solito è ciò che è accaduto. Non conosco la fattispecie alla
quale specificamente si riferisce, quindi ho delle difficoltà a
seguirla da questo punto di vista.
SPAMPINATO Se, ad esempio, alle 17.30 è fissata l'Aula, a
quella stessa ora qualsiasi Commissione deve cessare di
lavorare, salvo che ci sia un accordo ed una deroga ben
precisa.
PRESIDENTE Certamente.
BENINATI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facotà.
BENINATI Signor Presidente, sarò invece molto chiaro
sull'argomento. Le Commissioni hanno sempre lavorato fino a
quando i lavori dell'Aula non sono iniziati.
Sull'argomento, quindi, le valutazioni della Presidenza vanno
fatte, però non vorrei che si possa, in questa sede, fissare un
principio su cose che fino ad ora non sono mai state fatte.
Pertanto io, come Presidente di Commissione, oggi ho
convocato alle 17.30 e mi è stato posto questo problema perchè
concomitante c'era l'Aula, ma quest'ultima non era iniziata;
quindi nessun lavoro ha impedito ai colleghi di partecipare ai
lavori d'Aula.
L'onorevole Spampinato ha posto un problema differente: a
prescindere se l'Aula inizi o meno, nel momento in cui l'orario
è fissato, ad esempio, alle 17.30, anche se i lavori non
fossero cominciati, bisogna, in ogni caso, sospendere i lavori
della Commissione.
Questo è il tema. Fino ad ora le Commissioni hanno lavorato a
prescindere dall'inizio dell'Aula e hanno sospeso appena l'Aula
ha iniziato a lavorare. Pertanto se l'Aula inizia alle 18.00,
anche se è stata convocata alle 17.30, si è sempre lavorato.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a
mercoledì, 13 luglio 2005, alle ore 10.30, con il seguente
ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, della mozione:
N. 439 - Iniziative presso il Governo nazionale per
l'estensione a tutta la provincia di Catania
dei benefici previsti in favore dei comuni
danneggiati dall'eruzione dell'Etna del 2002.
BARBAGALLO - LIOTTA - RAITI -
SPAMPINATO VILLARI
III - Seguito della discussione unificata delle mozioni nn.
274, 125, 188, delle interpellanze nn. 78, 139, 193 e delle
interrogazioni nn. 965 e 2291 (Gestione dei rifiuti in Sicilia)
.
IV - Discussione unificata delle mozioni:
N. 291 - Valutazione dell'operato dell'Ambito
territoriale ottimale 1 Palermo
nell'affidamento del servizio idrico
integrato nell'A.T.O. 1 Palermo e
provvedimenti consequenziali.
GIANNOPOLO - CRACOLICI - SPEZIALE -
ZAGO
N. 304 - Affidamento del Servizio idrico integrato
nell'Ambito territoriale ottimale 1
Palermo.
ORLANDO - CRACOLICI - FERRO -
FORGIONE GIANNOPOLO
V - Discussione della mozione:
N. 377 - Continuità produttive delle imprese
metalmeccaniche del settore ferroviario
operanti in Sicilia.
FORMICA - IOPPOLO - SAMMARTINO -
VIRZI'
VI - Discussione dei disegni di legge:
1) Norme per lo sviluppo turistico della Sicilia (n. 788/A)
2) Norme sull'esposizione al pubblico dei prezzi dei prodotti
in vendita (1023/A)
3) Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in
materia di appalti. Disposizioni concernenti l'attività degli
Uffici del Genio Civile e la prevenzione del rischio sismico
(nn. 771-774/A)
4) Istituzione di un ulteriore turno elettorale autunnale per
il rinnovo degli organi dei Comuni e delle Province della
Regione. Modifica dell'articolo 8 della legge regionale 2 agosto
2002, n. 7 (n. 977/A)
VII - Elezione delle Commissioni legislative permanenti e
della Commissione per l'esame delle questioni concernenti
l'attività dell'Unione europea.
VIII - Elezione di deputati segretari.
La seduta è tolta alle ore 22.50
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 00.40
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Giovanni Tomasello
ALLEGATO
Risposte scritte ad interrogazioni
PANARELLO. -«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che il Governo nazionale ha introdotto
nell'art. 47 del D.L. n. 269 del 2003, attualmente in
discussione al Parlamento nazionale, modifiche tendenti a
ridurre i benefici previdenziali per i lavoratori esposti
all'amianto;
considerato che:
la normativa vigente, acquisita dopo anni di verifiche,
confronti ed iniziative sindacali, riconosce un giusto
risarcimento in termini previdenziali ai lavoratori che, con
grave danno per la loro salute, sono stati esposti all'amianto;
i casi accertati di malattie derivanti dall'esposizione
all'amianto sono numerosi e riguardano settori produttivi molto
presenti in Sicilia (cantieristica, impiantistica, raffinerie,
centrali ENEL, ecc...);
la proposta del Governo, presentata senza alcun confronto con
le parti sociali, mette in discussione diritti già acquisiti e
penalizza molti lavoratori siciliani (circa 2000 nella sola
provincia di Messina) che, in possesso dei requisiti e
dell'attestazione INAIL, avevano già presentato domanda di
pensionamento o stavano per farlo;
la predetta proposta appare inaccettabile, oltre che
socialmente iniqua, in quanto pensata a 'fare cassa' sulla pelle
di chi ha subito danni alla salute ed ha diritto ad un giusto
risarcimento;
la stessa Commissione Lavoro del Senato ha chiesto la modifica
dell'art. 47 sottolineando la necessità di salvaguardare i
diritti acquisiti e di mantenere lo stesso trattamento per i
lavoratori attualmente esclusi;
le Confederazioni sindacali hanno chiesto lo stralcio dell'art.
47 ritenendo sbagliato nel metodo e nel merito l'atteggiamento
del Governo;
è in corso in tutta la Sicilia un'ampia mobilitazione dei
lavoratori interessati che rivendicano legittimamente il
rispetto dei diritti acquisiti ed un equo risarcimento per i
danni alla salute procurati dall'esposizione all'amianto;
per sapere:
se non ritengano necessario intervenire urgentemente presso il
Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro del Lavoro ed
i Presidenti delle Camere per sollecitare lo stralcio dell'art.
47;
se non valutino opportuno sollecitare i deputati ed i senatori
siciliani ad assumere tutte le iniziative necessarie per
impedire l'approvazione di un provvedimento iniquo che avrebbe
effetti negativi tra i lavoratori siciliani vittime
dell'esposizione all'amianto.» (1371)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1371, si
rappresenta che la stessa fa riferimento all'articolo 47 del
decreto legge n. 269 del 30 settembre 2003, finalizzato alla
regolamentazione dei benefici previdenziali ai lavoratori
esposti all'amianto.
Il decreto legge in parola, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 229 del 2 ottobre 2003 è stato convertito con modifiche con
la legge 24 novembre 2003, n. 326, già pubblicata sulla GURI n.
247 del 23 novembre 2003.
Le considerazioni di cui sopra evidenziano quindi che la
problematica affrontata con l'interrogazione di cui all'oggetto
risulta ormai superata per le sopravvenute disposizioni
normative su citate.
Occorre, comunque, precisare che le perplessità rappresentate
dall'onorevole interrogante sono state prese in considerazione
dal legislatore in fase di conversione, dal momento che, con
l'inserimento del comma 6 bis, non presente nel testo originario
del decreto legge, sono state fatte salve le previgenti
disposizioni per i lavoratori che abbiano già maturato, alla
data di entrata in vigore del presente decreto, il diritto di
trattamento pensionistico anche in base ai benefici
previdenziali di cui all'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo
1992, n. 257... .»
L'Assessore STANCANELLI
VILLARI.- «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che in data 3 febbraio 2003 il Ministero
della giustizia ha emanato una circolare a tutti i Presidenti di
Corte d'Appello in cui in sostanza si invitano i tribunali a
disporre l'effettuazione dell'attività di registrazione e
successiva trascrizione esclusivamente da parte del personale
dipendente dall'amministrazione, ricorrendo ad aziende esterne
soltanto in via eccezionale e per temporanea carenza di
personale interno ovvero per esigenze particolarmente complesse;
considerato che tale disposizione, se attuata, comporterebbe
conseguenze estremamente negative soprattutto per il regolare e
spedito funzionamento dell'attività giudiziaria, ma anche e non
secondariamente sotto il profilo occupazionale;
considerato ancora che tale disposizione è stata
fondamentalmente emanata in conseguenza di uno stato di
difficoltà finanziaria del Ministero della giustizia e che
comunque ha già ripercussioni negative sull'erogazione dei fondi
per coprire i servizi già prestati;
constatato il grave stato di sofferenza che le società del
settore stanno attraversando, con licenziamenti di personale e
con, addirittura, cessazioni di attività, nonché con evidenti
situazioni di disagio del personale dipendente interessato,
per sapere se non ritengano opportuno ed urgente assumere
iniziative adeguate presso le istituzioni pubbliche competenti
affinché sia superata positivamente l'attuale situazione di
difficoltà del servizio di resocontazione espletato da aziende
esterne al Ministero della giustizia.» (1426)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1426, si
rappresenta che questa Amministrazione non è competente in
materia di problematiche lavorative dei soggetti che prestano
servizi presso il Ministero di grazia e giustizia, unico Ente
competente in quanto utilizzatore degli stessi per sopperire a
carenze di personale interno.
Si rappresenta comunque che, in un'ottica di fattiva
collaborazione, sensibilizzato, fra l'altro, dalle reali
difficoltà manifestate dai lavoratori addetti all'attività di
registrazione e successiva trascrizione, questo Assessorato ha
provveduto a richiedere notizie al Ministero di Grazia e
Giustizia in merito ai reali termini della problematica
rappresentata.
Tenuto conto che il Ministero di Grazia e Giustizia non ha
fornito alcuna risposta, sarà cura dell'onorevole interrogante
sollecitare un riscontro, anche tramite questa Amministrazione,
nell'ipotesi in cui la problematica prospettata risulti ancora
irrisolta e richieda, quindi, un eventuale intervento da parte
delle autorità competenti.»
L'Assessore STANCANELLI
PANARELLO.- «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che:
il comune di Longi (ME) con delibera di Giunta del 5 ottobre
2001 n. 126 aderiva ad un progetto di formazione intercomunale
per operatori dei servizi informativi e informatizzati del
settore pubblico (per l'accreditamento delle competenze
professionali e delle esigenze operative del personale LSU dei
comuni interessati e per disoccupati);
con decreto del Presidente della Regione del 4 luglio 2002
veniva ammesso a finanziamento, nell'ambito della Misura 3.10
Diffusione di competenze funzionali allo sviluppo del settore
pubblico dell'Asse III Risorse umane', il progetto nel quale era
inserito il comune di Longi;
considerato che:
mentre il progetto prevedeva adeguate forme di pubblicità
(punto 3.18), l'amministrazione di Longi si limitava a
pubblicare il bando esclusivamente presso la casa comunale;
ciò nonostante, pervenivano domande di adesione in numero
superiore ai posti previsti nel progetto;
veniva, pertanto, costituita una commissione esaminatrice per
selezionare i partecipanti (punto 3.19) attraverso questionari
con domande di cultura generale, test psico-attitudinali e
colloqui atti a definire il grado culturale e la preparazione di
base per l'accesso alle attività formative previste';
in difformità a quanto previsto dal bando, non è stata
effettuata alcuna selezione e, per quanto riguarda il comune di
Longi, sono stati inseriti tra i partecipanti al corso n.8 LSU
scelti direttamente dall'amministrazione;
questa singolare procedura ha creato una situazione di disagio
tra gli esclusi e preoccupazione nella comunità interessata
oltre che ispirare una dettagliata denuncia da parte dei
consiglieri della minoranza Rinascita Longese' rivolta
all'Assessorato del Lavoro;
per sapere:
se siano stati promossi gli opportuni accertamenti sulle
irregolarità denunciate nella selezione per l'accesso al corso
previsto dal predetto progetto;
se non valutino opportuno, in presenza di comportamenti
illegittimi, la revoca del finanziamento e l'annullamento del
predetto corso di formazione.» (1472)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1472, si
rappresentano le seguenti considerazioni.
Il progetto di formazione intercomunale cui ha aderito il
Comune di Longi è stato posto in essere nell'ambito della misura
3.10 - Diffusione di competenze funzionali allo sviluppo del
settore pubbblico dell'Asse III risorse umane e, diversamente da
quanto affermato dall'onorevole interrogante, è stato ammesso a
finanziamento con decreto dirigenziale, tenuto conto delle
disposizioni assessoriali impartite in sede di predisposizione
del piano formativo.
Giova precisare che il progetto in parola, in quanto
rientrante nell'ambito della misura 3.10 è riservato
esclusivamente alla formazione di dipendenti pubblici e, come
tale, la pubblicazione del bando avvenuta soltanto presso la
Casa comunale sembrerebbe conforme alla procedura.
Con riferimento, inoltre, alla lamentata partecipazione al
corso di n. 8 lavoratori socialmente utili, si precisa che
l'adesione al corso da parte degli stessi poteva considerarsi
ammissibile solo nelle ipotesi in cui fossero stati stabilizzati
secondo le procedure previste per legge, diversamente si
concorda con l'inopportunità della partecipazione degli stessi.
Questa Amministrazione, sollecitata dai soggetti interessati,
è comunque disponibile ad effettuare dei controlli a campione in
merito alla regolarità gestionale e procedurale relativamente ai
corsi in parola, precisando che, una verifica finale sarà posta
in essere in sede di rendicontazione. Ulteriori interventi
potranno effettuarsi tramite il competente Ufficio periferico,
al fine di porre in essere idonei accertamenti presso il Comune
di Longi nell'ipotesi in cui vengano segnalate eventuali
irregolarità.»
L'Assessore STANCANELLI
DE BENEDICTIS.- «Al Presidente della Regione e all'Assessore
per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione
professionale e l'emigrazione, premesso che gli oltre 600
lavoratori della formazione professionale in Sicilia permangono
in una condizione di assoluta precarietà;
considerato che:
tale stato costringe i lavoratori della formazione
professionale ad innumerevoli difficoltà, delle quali la
peggiore e non più sostenibile è sicuramente quella determinata
dalla non regolare corresponsione delle spettanze dovute;
nell'anno appena trascorso quei lavoratori hanno percepito le
retribuzioni mensili mediamente ogni quattro mesi (alcuni di
essi e non pochi con ritardi sensibilmente più lunghi, altri
ancora, addirittura, non percepiscono lo stipendio da più di un
anno), e che, ad oggi, non è stato loro corrisposto, nel
migliore dei casi, lo stipendio relativo al mese di gennaio
c.a.;
un siffatto buon inizio fa temere, non senza ragione, il
riproporsi per il 2004 della stessa incresciosa situazione
vissuta nel corso dell'anno appena concluso;
'sic stantibus rebus', l'adeguamento contrattuale recentemente
deliberato appare svuotato di significato reale; oltretutto,
molti dei lavoratori collocati in mobilità non hanno ancora
percepito le indennità loro dovute per le quali è pur stato
appositamente istituito il c.d. fondo di garanzia';
peraltro, i predetti lavoratori non hanno ancora riscosso -
né, a tutt'oggi, è dato loro sapere quando ciò accadrà - gli
arretrati ad essi dovuti in conseguenza del rinnovo del CCNL,
già da tempo verificatosi;
le spettanze suddette hanno tutte carattere retributivo e che
perciò è indubbia la loro 'natura alimentare';
conseguentemente, ogni ulteriore ritardo nella soddisfazione
di tali crediti costituisce gravissimo pregiudizio per i
lavoratori legittimamente titolari degli stessi;
com'è del tutto evidente e dalle SS.LL. in più occasioni
confermato, la causa principale dello stato di precarietà dei
lavoratori della formazione professionale siciliana, con le
gravi conseguenze prima accennate, è la mancanza di un'organica
riforma del settore da anni annunciata e mai realizzata;
anche al fine di evitare che lo stato di pesante malessere dei
lavoratori possa esondare nell'esasperazione;
per sapere:
se non ritengano, nelle rispettive competenze, di dovere
adottare provvedimenti urgenti al fine di consentire che ai
lavoratori della formazione professionale siciliana:
a) venga garantita la regolare corresponsione delle
retribuzioni mensili;
b) vengano, con immediatezza, pagate le retribuzioni non
ancora corrisposte;
c) vengano con prontezza corrisposte le indennità di mobilità
dovute;
d) vengano con estrema sollecitudine corrisposti gli arretrati
contrattuali.» (1528)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1528,
tenuto conto delle notizie fornite dal Dipartimento Formazione
Professionale, si rassegna quanto di seguito.
Premesso che l'Amministrazione regionale è estranea ai
rapporti di lavoro dipendente intercorrenti tra gli Enti di
formazione e i propri dipendenti, ne consegue che la predetta
Amministrazione potrebbe corrispondere soltanto la quota parte
di arretrati, relativi agli anni 1997/2003, afferenti i servizi
che gli Enti di formazione hanno prestato all'Amministrazione
regionale medesima, con esclusione della quota percentuale di
arretrati per lavoro prestato dai dipendenti per altre attività
svolte dagli Enti stessi ed aventi natura commerciale (corsi
autofinanziati, corsi svolti per conto di imprese, etc.).
Al riguardo si evidenzia che la Commissione Europea, con
decisione n. C(2005)429 def. del 02 marzo 2005, ha ritenuto
illegittimo il pagamento di oneri pregressi per il personale
dipendente di enti di formazione da parte della Regione
Piemonte, configurandolo aiuto di stato. Pertanto, prima di
procedere al pagamento di ulteriori tranches di arretrati (il
41% del totale già è stato pagato), occorre verificare, e le
relative procedure sono state poste in essere, quale sia il
volume di attività commerciale dei vari Enti negli anni in
questione per rapportarlo al volume delle attività
effettivamente svolte per conto dell'Amministrazione regionale.
Detta procedura si rende necessaria al fine di determinare la
percentuale degli arretrati contrattuali legittimamente
erogabili dall'Amministrazione regionale a favore degli Enti,
senza peraltro incorrere in censure da parte della Commissione
Europea con conseguenti obblighi di recupero delle somme
indebitamente erogate.
Si precisa, inoltre, che il Piano Regionale dell'Offerta
Formativa (PROF) 2004 è stato approvato con D.A. n. 03 del 4
febbraio 2004 e, successivamente, il suddetto PROF, per gli
interventi a carico del bilancio regionale, è stato rimodulato
con D.A. n.1389 del 20 luglio 2004. Infine, in merito
all'indennità di mobilità, si puntualizza che con l.r. 28
dicembre 2004, n. 17 art. 39 le disponibilità del fondo di
garanzia di cui all'art. 132 della l.r. n. 4/2003 sono state
estese anche per le istanze di accesso al medesimo fondo per gli
anni pregressi e che per tale finalità il capitolo di pertinenza
del bilancio regionale del corrente esercizio finanziario è
stato impinguato con 1.000 migliaia di euro.»
L'Assessore SCOMA
VILLARI - SPEZIALE - GIANNOPOLO.- «All'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale,la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che nel cambio di gestione dalla società
Atesia S.p.A. alla Telecontact non è stato rinnovato il
contratto, senza un plausibile motivo, a circa 65 lavoratori del
call center di Caltanissetta;
preso atto che i suddetti lavoratori per oltre due anni hanno
prestato la loro opera con continuità presso il call center
Atesia, con contratto di collaborazione coordinata e
continuativa, gestendo il servizio clienti 119 di Tim,
frequentando contemporaneamente (perdendo quindi preziose' ore
di lavoro) i corsi di formazione necessari per il servizio 191
(gestione clienti business di Telecom Italia) per conto della
subentrante Telecontact;
considerato che:
tutti i lavoratori utilizzati, durante i due anni e mezzo di
incarico, dalla Società Atesia sono stati sottoposti
periodicamente al monitoraggio del lavoro prestato, con
conseguente rinnovo del contratto esclusivamente per coloro i
quali ottenessero giudizio positivo;
tale circostanza dimostra quindi l'inesistenza della causale
di cattivo rendimento per le recenti 65 esclusioni, sostituite
in parte da nuove assunzioni di personale senza alcuna
formazione specifica;
visto che nel settembre 2003 la Società Telecontact ha
presentato all'Assessorato regionale del lavoro un progetto per
l'assunzione di 580 unità presso il call center di
Caltanissetta, facendo riferimento alle agevolazioni previste
dai contratti di formazione - lavoro, e che detto piano è stato
approvato dalla competente commissione bilaterale con accordo
siglato dalle parti sociali (Confindustria, Cgil, Cisl, Uil);
ritenuto che l'assunzione delle 580 unità presso il call
center di Caltanissetta fosse il risultato del piano industriale
concordato da Telecom Italia con le OO.SS. al fine di superare
il precariato esistente nel Gruppo e garantire i livelli
occupazionali.
accertato che tali obiettivi sono stati evidentemente
disattesi in quanto i lavoratori precari riconfermati sono
soltanto 425 a fronte delle 580 unità previste;
per sapere:
quali iniziative e quali interventi urgenti intenda adottare
per garantire il rispetto degli accordi sindacali sul piano
industriale di Telecom Italia e per indurre la Società
Telecontact a tener fede al progetto presentato presso
l'Assessorato regionale del lavoro ed approvato dall'apposita
commissione bilaterale;
se non ritenga opportuno adoperarsi con urgenza al fine di
garantire che le 580 assunzioni preventivate siano
effettivamente realizzate, scongiurando una inaccettabile
discriminazione nonché una violazione dei diritti a danno dei 65
lavoratori che hanno svolto egregiamente per oltre due anni la
loro opera presso il call center Atesia e che in questo modo
sono diventate vittime di spregiudicate strategie aziendali.»
(1536)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1536,
tenuto conto delle notizie fornite dall'Agenzia regionale per
l'Impiego e la Formazione Professionale e dall'Ufficio
Provinciale del Lavoro di Caltanissetta, si rassegna quanto di
seguito.
La società ATESIA s.p.a. ha gestito in Caltanissetta il
servizio 119 TIM con lavoratori Co.Co.Co., che al 31 gennaio di
quest'anno risultavano pari a 515 unità.
La società TELECONTACT CENTER s.p.a. con sede legale in
Napoli, gestisce dal mese di Febbraio di quest'anno un cali
center in Caltanissetta, le cui risorse umane operanti
attualmente sono pari a 466 unità di cui 82 interinali e 364
dipendenti con contratto di formazione lavoro (CFL).
Il lavoro dei suddetti consiste nel rispondere alle chiamate
degli utenti riguardanti: informazioni, reclami, variazioni,
stipula e rescissioni contratti attinenti il servizio TELECOM
191.
Precedentemente, la società TELECONTACT CENTER s.p.a. aveva
presentato un progetto di C.F.L., ritenuto conforme dalla
Commissione Bilaterale (Confindustria Sicilia-Sindacati
Confederali) in data 17.09.2003, ove prevedeva di assumere n.
580 unità lavorative nell'ambito del settore delle
telecomunicazioni (call center).
In seguito al cambio di gestione dalla società ATESIA alla
società TELECONTACT CENTER, il predetto personale ha partecipato
alle selezioni d'idoneità per svolgere il servizio TELECOM 191,
dato che detto servizio richiede maggiore professionalità e
parametri tecnici differenti rispetto al precedente servizio 119
TIM espletato presso la società ATESIA.
Nel cambio di gestione, pertanto, non ha avuto luogo un
mancato rinnovo di contratto, ma appare evidente che i
lavoratori della società ATESIA erano inferiori di 65 unità
rispetto a quelli previsti dal succitato progetto della società
TELECONTACT CENTER .
Si precisa, infine, che a nessun collaboratore coordinato e
continuativo è stato proposto di frequentare corsi di formazione
a pagamento, anzi i suddetti Co.Co.Co. ricevevano un indennizzo
forfettario per la partecipazione al sopracitato corso di
formazione.»
L'Assessore SCOMA
MICCICHE'.- «Al Presidente della Regione, all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione e all'Assessore per la famiglia, le politiche
sociali e le autonomie locali, premesso che:
il diritto ad un lavoro dignitoso è uno dei cardini della
Costituzione del nostro Paese;
lo status di lavoratore precario' ha mortificato negli anni
tutte quelle intelligenze siciliane che hanno fornito, in
innumerevoli enti pubblici, servizi e prestazioni lavorative più
che professionali;
dato che l'Assemblea regionale siciliana ha recentemente
legiferato in favore della stabilizzazione dei lavoratori LSU;
per sapere:
se siano a conoscenza delle numerose e giuste manifestazioni
di protesta dei lavoratori LSU che da settimane caratterizzano
il Comune di Capaci (PA) in relazione alla loro mancata
stabilizzazione nei ruoli organici dell'Amministrazione
comunale;
se non ritengano opportuno intervenire prontamente presso
l'Amministrazione comunale, per porre in essere ogni iniziativa
mirata alla soluzione del problema, che garantisca tranquillità
e diritti ai lavoratori e il regolare svolgimento dei servizi
pubblici per i cittadini, considerata la scarsa sensibilità
politica del Sindaco che, pur avendo supporti legislativi in
materia occupazionale, non avrebbe proposto alcun progetto
mirato a risolvere la questione.» (1608)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1608, si
rappresenta che questa Amministrazione, competente in materia di
regolamentazione delle misure di fuoriuscita per i lavoratori
impegnati in attività socialmente utili, con circolare n. 39/AG
del 19 febbraio 2004 ha fornito le direttive utili per
l'applicazione della previsione di cui all'art. 25 della l.r.
29.12.2003, n. 21, che estende il contributo di cui al comma 1
dell'art. 2 della l.r. 26 novembre 2000, n. 24 a tutte le misure
di fuoriuscita previste dalla legislazione vigente e a tutti i
soggetti destinatari del regime transitorio dei lavori
socialmente utili finanziati con oneri a carico del bilancio
regionale.
L'Amministrazione si è pertanto impegnata ad erogare un
contributo pari a euro 30.987,41, per ogni lavoratore
destinatario del regime transitorio dei lavori socialmente utili
finanziati con oneri a carico del bilancio regionale a cui viene
assicurata l'occupazione attraverso le misure di fuoriuscita
previste dalla legislazione vigente, con un compenso mensile non
inferiore a euro 671,39.
Gli Enti a cui può essere concesso il contributo in parola
sono le aziende ed enti pubblici dipendenti dall'Amministrazione
regionale o, comunque, da essa vigilati, gli enti locali
territoriali o istituzionali, nonchè gli enti ed aziende da
questi dipendenti o comunque sottoposti a vigilanza; inoltre,
possono beneficiarne l'Università degli studi della Sicilia ed
il Centro Paolo Borsellino di Palermo.
Nella stessa circolare sono state stabilite le modalità di
presentazione delle istanze di accesso al finanziamento da parte
degli Enti interessati, il cui accoglimento, previa istruttoria
per l'accertamento dei prescritti requisiti, è previsto secondo
ordine cronologico di presentazione, fino a concorrenza delle
risorse disponibili.
Tenuto conto delle suddette precisazioni, risulta palese
l'impossibilità per questa Amministrazione di attivarsi in
azioni di intervento presso gli Enti possibili fruitori dei
finanziamenti in parola, trattandosi di iniziative attuate su
esclusivo impulso degli stessi e sulla base di apposito
programma di fuoriuscita corredato di preliminare atto
deliberativo.
Con riferimento, quindi, al problema della stabilizzazione dei
lavoratori precari operanti presso il Comune di Capaci, questa
Amministrazione, pur sensibile verso le esigenze rappresentate
dagli stessi lavoratori, non può assolutamente intervenire con
azioni dirette in termini di misure di fuoriuscita la cui
esclusiva adozione, come si è già detto, grava esclusivamente
sull'Ente interessato all'accesso al beneficio previsto per
legge.
Si precisa, comunque, che presso questo Ufficio e in
Prefettura, sono stati effettuati degli incontri operativi con
l'Amministrazione comunale di Capaci giusto per informarla e
sensibilizzarla verso l'adozione di un idoneo piano di
fuoriuscita, nel rispetto delle previsioni di cui al citato art.
25 della I. r. n. 21/2003 e secondo le direttive di cui alla
citata circolare.
L'Assessore STANCANELLI
ZAGO.- «All'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la
formazione professionale e l'emigrazione, premesso che gli
operatori della formazione professionale della provincia di
Ragusa ancora una volta lamentano il ritardato pagamento delle
retribuzioni, la mancata corresponsione degli arretrati (dal 1
gennaio 1998), nonchè la mancata attuazione del contratto, già
scaduto nel 2003;
visto che è invalsa ormai la consuetudine di corrispondere gli
emolumenti ogni tre o quattro mesi;
rilevato che riguardo agli arretrati relativi al contratto
1998/2003 si discute ancora di come, quando e se concederli,
che, anzi, si propone una cifra 'forfettaria', come se non si
trattasse di diritti acquisiti;
osservato come la mancata riforma tenga la Sicilia legata a
una legge regionale del 1976 (la n. 24) dimostratasi ormai
inefficace e inadatta a regolare il settore;
per sapere:
quando finalmente sarà possibile portare alla discussione
parlamentare la proposta di riforma del settore della formazione
professionale in Sicilia più volte annunciata dall'Assessore per
il lavoro, in qualche caso anche con molta enfasi;
quali misure intenda adottare per rimuovere gli ostacoli che
hanno causato i disagi lamentati e per assicurare così un
rapporto 'normale' con i lavoratori della formazione
professionale.» (1609)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1609, si
rappresenta che questa Amministrazione ha predisposto un disegno
di legge finalizzato ad una organica riforma del settore della
formazione professionale elaborato sulla base di proposte frutto
di incontri tenuti nel corso del semestre precedente con le
parti interessate.
Lo stesso, non appena definito in raccordo con i soggetti in
parola e nel rispetto delle innovazioni legislative introdotte
in materia di lavoro, è stato presentato ed esitato dalla
Commissione lavoro all'ARS e, da ultimo, è stato approvato dalla
Giunta regionale per il successivo passaggio in Aula.
Sarà cura, pertanto, di codesto Assessorato sollecitare uno
spedito esame in Aula, tenuto conto delle immediate esigenze di
riforma del settore, ben note anche all'onorevole interrogante,
manifestando, al contempo, l'impegno a fornire risposte puntuali
ad eventuali perplessità od osservazioni che lo stesso intenderà
formulare in relazione al testo legislativo definitivamente
approvato.»
L'Assessore STANCANELLI
SPEZIALE - CRACOLICI - CAPODICASA - CRISAFULLI - DE BENEDICTIS
- GIANNOPOLO - ODDO - PANARELLO - VILLARI - ZAGO.- «Al
Presidente della Regione e all'Assessore per il lavoro, la
previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione,
premesso che la situazione economica della Sicilia, segnata
dalla crisi dei poli industriali, dalle difficoltà
dell'artigianato e del commercio e da un pesante deficit delle
finanze regionali, non offre prospettive di nuova occupazione e
pone in serio pericolo quella esistente;
ritenuto che una tale situazione dovrebbe indurre a scelte
politiche rigorose tese a non disperdere né il capitale
finanziario né il capitale umano e le risorse intellettuali
presenti nella nostra regione;
considerata l'urgenza di un piano straordinario per il lavoro
che si incentri in un sostegno a quanti lo ricercano attivamente
e si propongono non solo con l'esperienza maturata ma anche con
la piena disponibilità ad adeguare ulteriormente le proprie
conoscenze;
visto il progetto finanziato dall'Assessorato regionale del
lavoro, a seguito del protocollo d'intesa firmato nel febbraio
scorso tra la Regione siciliana, la Regione Veneto e le
associazioni degli imprenditori, per formare giovani siciliani e
dare loro un lavoro nelle aziende del nord-est;
osservato che:
tale programma costerà un milione di euro per cento ragazzi
che andranno a fare tirocinio in aziende del Veneto con la
prospettiva di ottenere lavoro in quella regione;
altresì, il piano dei corsi di formazione è stato affidato al
CIAPI di Priolo senza il passaggio intermedio di un bando
pubblico;
per sapere:
se non considerino quel progetto contrario agli interessi
della Regione, teso ad alimentare la fuga di risorse umane e
l'uso improprio di risorse finanziarie della Regione a sostegno
di piani di formazione professionale d'interesse della
imprenditoria del nord-est;
se non valutino urgente sospendere il progetto appena avviato
e, recuperate le somme, destinarle per piani d'inserimento che
formino la manodopera in relazione ai bisogni dell'impresa
siciliana e con la prospettiva di un inserimento lavorativo
nella regione;
se non ritengano, per motivi di trasparenza e correttezza
amministrativa, comunque, di procedere all'assegnazione
dell'incarico di progettazione del percorso formativo attraverso
una gara pubblica rivolta a tutti gli enti formativi di
comprovata esperienza.» (1669)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1669, si
rassegna quanto di seguito.
I progetti interregionali rivestono una particolare priorità
nell'ambito del POR 2000-2006 e sono finanziabili con le risorse
del FSE.
Detti progetti rappresentano lo strumento idoneo a favorire il
necessario coordinamento delle azioni che le pubbliche
amministrazioni, previa intesa, intraprendono nel proprio
territorio per il sostegno dei lavoratori e delle imprese nei
processi di mobilità geografica.
Al fine di migliorare e sostenere l'occupazione e promuovere
la mobilità professionale, la Regione siciliana e la Regione
Veneto, in data 12 gennaio 2004, hanno sottoscritto un
protocollo d'intesa per l'attuazione del progetto interregionale
Sicilia-Veneto: Politiche di sviluppo economico .
Il progetto in questione è un progetto formativo di
integrazione scuola/lavoro rivolto ai giovani che frequentano
l'ultimo anno degli istituti di istruzione professionale, la cui
azione formativa serve ad imprimere loro una cultura
d'impresa . Detta azione formativa si prefigge pertanto di
creare un duplice risultato, da una parte legami con le imprese
operanti nel settore e contestualmente nuova occupazione e,
dall'altra, sviluppo delle medesime imprese.
In ultimo, si precisa che il su citato progetto è stato
affidato in house al CIAPI di Priolo alla luce del parere reso
in data 13 maggio 2002 dalla Presidenza del Consiglio -
Dipartimento per le politiche comunitarie alla Presidenza della
Regione - Dipartimento della Programmazione.»
L'Assessore SCOMA
ZAGO.- «All'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la
formazione professionale e l'emigrazione, premesso che con
decreto assessoriale del 25 marzo 2004 n. 46/04 dell'Assessorato
Lavoro si stabilisce che la selezione per il personale
ausiliario delle Aziende unità sanitarie locali dovrà basarsi
esclusivamente su criteri e punteggi connessi alla posizione
reddituale ed al carico familiare;
osservato che in precedenza le assunzioni periodiche di
personale ausiliario specializzato e di O.T.A. sono avvenute
tenendo conto della professionalità acquisita nello svolgimento
delle relative funzioni;
visto che tali criteri sono stati adottati anche dalla AUSL n.
7 di Ragusa fino a quando non ha deciso di adeguarsi al decreto
assessoriale del 25 marzo 2004 n. 46/04, modificando i criteri
di formazione delle graduatorie concorsuali;
rilevato che i nuovi criteri devono comunque trovare riscontro
in un'apposita normativa regionale e devono essere finalizzati
ad un più efficace svolgimento del servizio;
preso atto che il criterio della professionalità è stato
escluso dai criteri di valutazione;
per sapere:
quali siano i fondamenti normativi dei criteri introdotti con
il decreto assessoriale del 25 marzo 2004, n. 46/04;
se non ritenga di modificare ed integrare i criteri di
formazione delle graduatorie per le assunzioni in oggetto;
come intende garantire il personale che ha svolto le attività
di ausiliario socio-sanitario specializzato e di OTA presso
l'AUSL n. 7 di Ragusa.» (1729)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1729,
tenuto conto delle notizie fornite dal Dipartimento Lavoro-
Servizio Ufficio Provinciale del Lavoro di Ragusa, si rassegna
quanto di seguito.
Il D.A. n. 46/04, entrato in vigore dall'1 aprile 2004, non ha
modificato la previgente disciplina generale delle assunzioni a
tempo determinato ed a tempo indeterminato, ex art. 16 della
legge 56/87, presso la pubblica amministrazione, per le quali è
previsto il titolo di studio fino alla licenza di scuola media
inferiore.
Detto decreto, con riguardo ai criteri della redazione delle
graduatorie di merito in conseguenza dell'abolizione delle liste
dei disoccupati, ha solamente soppresso, nella fase di
avviamento, la priorità per i soggetti iscritti nelle
graduatorie ex art. 16 della legge 56/87, in conseguenza della
soppressione delle liste di collocamento (D.Lgs n. 297/02).
Permane invece, come previsto dalla normativa precedente, il
possesso dei requisiti professionali previsti dal bando di
avviamento a selezione da parte dei soggetti partecipanti.
La normativa richiamata dall'onorevole interrogante per gli
avviamenti non ha mai previsto alcuna priorità e/o corsia
preferenziale per i soggetti che hanno già istaurato rapporti di
lavoro con l'AUSL richiedente.
In particolare, non risulta che, a tutt'oggi, l'AUSL n. 7 di
Ragusa abbia richiesto, nella medesima provincia, personale
anche a tempo indeterminato in possesso della qualifica OTA
(Operatore Tecnico addetto all'Assistenza).
Risulta, invece, che l'AUSL n. 7 di Ragusa ha maggiormente
richiesto personale in possesso del requisito professionale di
ausiliario specializzato e/o Operatore Socio Assistenziale (OSA)
e che la verifica dei requisiti professionali richiesti dal
bando di avviamento a selezione dei soggetti partecipanti è
stata sempre effettuata dalle SS.CC.I.C.A. della stessa
provincia, sia in vigenza della precedente normativa che dopo
l'entrata in vigore del succitato D.A. n. 46/04.
In ultimo, si ritiene doveroso rammentare all'onorevole
interrogante che la legislazione vigente non concede alcuna
facoltà alle AA.UU.SS.LL. di stabilire i criteri per la
redazione delle graduatorie di merito per gli avviamenti a
selezione ex art. 16 della legge 56/87.»
L'Assessore SCOMA
RAITI.- «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che:
con la riforma del mercato del lavoro varata più di un anno fa
dalla Regione siciliana i disoccupati siciliani, dopo aver
compilato la dichiarazione di disponibilità (sostitutiva del
tesserino rosa), avrebbero dovuto essere inseriti in un sistema
informatico che avrebbe facilitato la ricerca del lavoro;
il Sil (sistema informatico del lavoro) era la novità
introdotta dalla riforma della Regione, ma dal 29 luglio 2003,
data della presentazione delle richieste di disponibilità al
lavoro, nessun documento è stato ancora inserito in nessun
database informatico in nessun ufficio della Sicilia;
la situazione diventa ancora più grave nelle ex sezioni
circoscrizionali per l'impiego in Sicilia dei centri minori;
da notizie apprese risultano particolarmente penalizzati i
disoccupati dei comuni di Grammichele, Caltagirone e Mineo
(Catania) dove le ex Scica non svolgono un servizio giornaliero
e gli impiegati hanno addirittura difficoltà ad avere un fax di
riferimento in Assessorato per inviare i documenti, considerata
la inesistenza del database informatico nel quale inserire i
dati;
rilevato che la riforma è stata varata dalla Regione siciliana
per snellire tutti i procedimenti burocratici e per consentire
un più agile ed opportuno metodo di impostazione per la gestione
delle offerte e soprattutto delle domande di lavoro;
per sapere:
quali siano i motivi che non hanno consentito l'attivazione di
un database informatico per la gestione dei dati relativi alle
domande ed alle offerte di lavoro;
quali provvedimenti intendano adottare in breve tempo al fine
di evitare ulteriori penalizzazioni a carico dei disoccupati e
per una corretta gestione del mercato del lavoro in Sicilia;
se non intendano avviare le opportune indagini conoscitive al
fine della soluzione delle gravi problematiche a carico dei
piccoli centri della Sicilia, che si trovano completamente
scollegati dal competente Assessorato con un servizio che non
funziona neanche a tempo pieno.» (1745)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1745,
tenuto conto delle notizie fornite dal Dipartimento Lavoro, si
rassegna quanto di seguito.
Il Sistema Informativo del Lavoro (SIL) è un sistema
informatico destinato a facilitare l'incontro tra domanda ed
offerta di lavoro a tutela dell'omogeneità dei servizi da
garantire a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale.
Il SIL, in parole povere, è un'enorme banca dati centralizzata
nella quale saranno progressivamente archiviati i profili dei
lavoratori, conseguentemente ogni Centro per l'impiego dovrà
essere collegato con gli altri Centri tramite una rete
telematica che implica il requisito tecnico della connettività
"any to any" (chiunque verso chiunque) del sistema informatico,
consentendo in tal modo ai Centri stessi di interoperare.
Anche se gli ultimi studi del Ministero del Lavoro sulla reale
possibilità di sviluppare il sistema in questione hanno prodotto
risultati incoraggianti, il SIL presenta, a tutt'oggi, dopo
diversi anni dai primi approcci progettuali, un difficile
sviluppo pratico a causa della complessa interazione fra le
disomogenee banche dati delle regioni italiane in cui il sistema
dovrebbe essere applicato.
Altrove, comunque, la situazione non è del tutto diversa di
quella della nostra Regione, ove, per i motivi in precedenza
evidenziati, il progetto in questione appare di difficile
applicazione immediata.
L'Amministrazione del Lavoro, com'è noto all'onorevole
interrogante, nel proprio sito internet, dispone di un insieme
di servizi: "Offerte e Annunci di Lavoro, Formazione,
Orientamento, Apprendistato" denominati B heca Lavoro. Detti
servizi risiedono su server dedicati, ove gli utenti, dopo
essersi registrati telematicamente, possono gestire direttamente
l'inserimento degli annunci "cerco/offro" e conseguentemente
consultare tale banca dati.
In ultimo, si precisa che il contenuto delle inserzioni sulla
B heca Lavoro viene verificato da questa amministrazione che
comunque rimane estranea sia al contenuto degli stessi sia ai
rapporti di lavoro che si potrebbero avviare e/o instaurare tra
gli utenti.»
L'Assessore SCOMA
TURANO.- «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che:
è stata definita, da quanto si è potuto apprendere per via
informale, la valutazione del piano dell'offerta formativa per
l'anno 2004;
in detto piano non sono state assegnate circa 23 mila ore di
formazione per la sede provinciale di Trapani dell'Ente di
Formazione IAL-CISL;
per sapere le motivazioni che hanno determinato tali
valutazioni e come intendano garantire la continuità del lavoro
al personale dipendente dell'Ente di formazione citato.» (1860)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 1860,
tenuto conto delle notizie fornite dal Dipartimento Formazione
Professionale, si rassegna quanto di seguito.
Il Piano Regionale dell'Offerta Formativa (PROF) in esame alla
data dell'interrogazione in oggetto era quello relativo all'anno
2005.
In sede di valutazione dei progetti formativi presentati dai
vari enti di formazione, il Nucleo di Valutazione, su specifica
direttiva dello scrivente, è stato invitato, tra l'altro, ad
attenzionare gli aspetti e le refluenze di carattere socio-
occupazionale dei progetti formativi medesimi.
In particolare, all'ente di formazione IAL-CISL su sei
progetti presentati per un totale complessivo di 213.151 ore, il
Nucleo di Valutazione ha ritenuto ammissibili 206.059 ore,
decurtandone soltanto 7.092 ore, percentualmente pari al 3,32 %
del monte ore totale.
Pertanto, il Piano regionale dell'Offerta Formativa in
questione, approvato con decreto n. 563 dell'11 marzo 2005, non
presenta la decurtazione delle ore sostenuta dall'onorevole
interrogante.»
L'Assessore SCOMA
ODDO.- «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che:
nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del 1
ottobre 2004 sono stati pubblicati i decreti datati 23 settembre
2004 dell'Assessorato del lavoro, della previdenza sociale,
della formazione professionale e dell'emigrazione riguardanti
le Graduatorie provvisorie dei progetti valutati ed
ammissibili a finanziamenti a valere sulle misure 3.02, 3.03,
3.10, 3.12' del POR 2000-2006;
non sono state pubblicate le relative graduatorie specificando
con un nota-bene che le stesse sono visionabili sul sito
www.regione.sicilia.it/lavoro e sul sito www.euroinfosicilia.it;
non tutti hanno la facoltà o l'opportunità di accedere ai
servizi telematici, i quali, tra l'altro, possono non garantire
l'esatta trascrizione dei testi degli atti di che trattasi;
per sapere se non ritengano indispensabile ed opportuno
disporre la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Regione
degli allegati concernenti le graduatorie provvisorie e
successivamente di quelle definitive al fine di evitare disagi
agli utenti o eventuali e possibili inesattezze degli atti in
questione.» (1879)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1879,
tenuto conto delle notizie fornite dal Dipartimento formazione
professionale, si rassegna quanto di seguito.
I decreti di approvazione dei progetti valutati e ritenuti
ammissibili a finanziamento a valere sulle misure FSE del POR
Sicilia 2000-2006 e le relative graduatorie provvisorie vengono
di norma pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Regione
Siciliana. Gli stessi vengono altresì pubblicati, per
un'immediata e più ampia diffusione, sui siti internet
dell'Assessorato lavoro e di euroinfosicilia.
E' del tutto evidente che non può prescindersi dalla
pubblicazione sulla GURS, dato che dalla data di pubblicazione
medesima decorrono i termini per la presentazione di eventuali
ricorsi ed osservazioni.»
L'Assessore SCOMA
VILLARI.- «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
lavoro, la formazione professionale e l'emigrazione, premesso
che la Telecontact S.p.A. del gruppo Telecom, nell'ambito del
suo piano industriale ha investito nel settore delle
telecomunicazioni, specie in direzione di call center, in
particolare nella città di Caltanissetta con una espansione di
centinaia di posti di lavoro e l'immissione di tecnologie
avanzate;
rilevato che sembrerebbe essere in atto un progetto di
ulteriore sviluppo di Telecontact S.p.A. che prevede
l'allargamento delle attività, con la conseguente creazione di
centinaia di posti di lavoro qualificati;
considerato che la Telecontact sarebbe già orientata a
decidere le nuove ubicazioni degli stabilimenti o dei centri
nell'ambito delle province siciliane, oltre a quello di
Caltanissetta (dove esistono già circa 600 addetti), nel
rispetto del piano industriale a suo tempo annunciato, in
raccordo con le organizzazioni sindacali di categoria e
utilizzando gli incentivi previsti dalle leggi nazionali e
regionali in favore delle imprese;
considerata l'esistenza a Catania di strutture e servizi di
telecomunicazione caratterizzati da un'alta percentuale di
contenuti tecnologici;
per sapere se non ritengano utile intervenire su Telecontact
S.p.A. del gruppo Telecom affinché Catania sia individuata come
sito per il futuro insediamento di nuovi call-center, anche in
considerazione dell'alta percentuale di giovani disoccupati
altamente scolarizzati esistente nel territorio della provincia
catanese.» (1909)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 1909, si
rassegna quanto di seguito.
Le società: Telecom Italia S.p.A., Atesia S.p.A., Telecontact
Center S.p.A. e le organizzazioni sindacali confederali CGIL-
CISL-UIL, rappresentate dalle rispettive segreterie nazionali di
settore : SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, il 27 maggio 2002,
in Roma, hanno sottoscritto un accordo con riferimento al Piano
industriale 2002-2004, mediante il quale le predette società del
gruppo Telecom si proponevano di consolidare gli apparati
industriali e di conseguire gli obiettivi strategici anche
attraverso la valorizzazione e riqualificazione delle risorse
umane, la ridefinizione dell'organizzazione e la
razionalizzazione dei costi.
Le parti suddette, il 10 giugno 2003, in Roma, sempre sulla
base del predetto Piano industriale, hanno raggiunto un'intesa
dove, fra l'altro, si prevedeva il potenziamento di Telecontact
Center S.p.A. con assunzione di nuovo personale nelle unità
produttive di Caltanissetta dal 1 gennaio 2004, dando priorità,
attraverso specifiche selezioni, alle risorse di Atesia S.p.A.
operante in tale sede. Tale intesa è stata ulteriormente
ratificata dalle Parti in questione il 24 maggio 2004, per un
adeguamento alla luce delle innovazioni introdotte dal decreto
legislativo 276/2003.
Pertanto, l'individuazione della città di Caltanissetta
discende dagli accordi ratificati tra le Parti sulla base di
strategie aziendali afferenti il Piano industriale in
questione.»
L'Assessore SCOMA
SPEZIALE. «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che all'art. 24 della legge regionale 31
maggio 2004, n. 9, al comma 4 è indicata la cifra di 3.000
migliaia di euro per il finanziamento per l'istituzione e la
gestione diretta di cantieri di lavoro in favore dei comuni
destinatari della sperimentazione del reddito minimo
d'inserimento (D.lgs. 18 giugno 1998, n. 237) il cui
finanziamento terminava nel corso dell'esercizio finanziario del
2004;
ricordato che il D.lgs. 18 giugno 1998, n. 237 fu espressione
di una decisione del centrosinistra che, con il reddito minimo
d'inserimento (R.M.I.) mirava al contenimento della
disoccupazione giovanile ed al sostegno delle amministrazioni
comunali dotate di programmi di promozione del lavoro;
rilevato che tale intervento è stato progressivamente svuotato
e vanificato dai governi di centrodestra e che nei comuni della
provincia nissena (Gela, Caltanissetta, Riesi) le conseguenze di
tale decurtazione si sono fatte sentire in modo progressivamente
più drammatico;
visto che in un incontro tra le organizzazioni sindacali ed il
Presidente della Regione, tenutosi l'11 gennaio c.a., l'on.
Cuffaro si era impegnato ad implementare lo stanziamento
previsto dalla legge regionale n. 9 del 2004, aumentandolo fino
a 10.000 migliaia di euro, e a ristrutturare il provvedimento
attraverso la trasformazione dei cantieri di lavoro in 'cantieri
di servizi', tali cioè da poter offrire ai comuni la possibilità
di utilizzare la disponibilità con maggiore duttilità per
servizi alla comunità;
osservato che nessuna delle misure promesse è stata attivata e
che nei comuni interessati comincia a farsi sentire un forte
disagio sociale, a cui le amministrazioni, già afflitte da
notevoli riduzioni nelle disponibilità dei bilanci, non riescono
a fare fronte;
per sapere se non valutino necessario ed urgente adottare le
misure utili per rifinanziare l'intervento previsto a sostegno
dei cantieri di lavoro e per la loro estensione a cantieri di
servizi, al fine di rassicurare la platea di lavoratori inseriti
nelle graduatorie per il reddito minimo d'inserimento.» (2051)
Risposta. «Con riferimento alla interrogazione numero 2051, si
rassegna quanto di seguito.
L'articolo 1 della l.r. 19 maggio 2005, n. 5, ha istituito i
cantieri di servizi in favore dei soggetti disoccupati o
inoccupati già fruitori del reddito minimo d'inserimento
residenti nei comuni siciliani destinatari della sperimentazione
del reddito minimo d'inserimento individuati dal decreto
legislativo n. 237/98 e successive modifiche ed integrazioni.
Con tale norma è stato specificato, altresì, quali sono le
finalità del cantiere di servizio ed è stata autorizzata la
spesa di 10.000 migliaia di euro per l'esercizio finanziario
corrente.
Infine, si riferisce all'onorevole interrogante che lo
scrivente ha già emesso il decreto di attuazione afferente la
norma su citata e posto in essere tutte le iniziative necessarie
affinchè in tempi brevi venga promulgato.»
L'Assessore SCOMA
VILLARI. «All'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale,
la formazione professionale e l'emigrazione, premesso che:
il Gruppo Cos., operante nel settore dei call center,
rappresenta una grande realtà italiana che conta circa 12 mila
lavoratori, per la stragrande maggioranza giovani con
significativi livelli di scolarità;
lo stesso gruppo è presente in Sicilia con alcune migliaia di
lavoratori operanti in diverse sedi, articolate in varie
aziende, quali la Cos.Med, presente a Palermo e a Misterbianco
(CT); I'Atesia a Caltanissetta, la Sicos; l'Alicos;
considerato che:
da più parti negli ultimi tempi, ed in modo particolare nella
realtà di Misterbianco (Cos.Med), si sono sviluppate delle
azioni sindacali, quali scioperi e dichiarazioni di stato di
agitazione a causa delle condizioni salariali e, più in
generale, per la non piena corresponsione dei diritti
contrattuali;
tutto ciò avviene in un quadro di precarietà del rapporto di
lavoro, causato anche dal tipo di strumenti previsti dalla
legislazione vigente quali, per esempio, i contratti a tempo
determinato, a progetto, interinale, etc.;
visto che, come nel caso della Cos.Med di Misterbianco, dopo
una fase di quasi incomunicabilità tra azienda e sindacati
sembra essersi aperto un qualche dialogo, finalizzato ad una
ripresa dei rapporti sindacali attorno alle materie oggetto
delle azioni sindacali (salari, rappresentanza sindacale,
aspetti normativi, etc.;
assunto che tutto ciò si articola comunque in un quadro di
utilizzo di strumenti di flessibilità che oggettivamente
rischiano di indebolire i rapporti di lavoro, già abbastanza
precari, legati anche alla specificità delle attività previste
nel settore;
ritenuto che andrebbero invece tutelati i lavoratori che vi
operano, individuando una griglia di diritti fondamentali
(salariali, normativi, sindacali, più in generale contrattuali)
che garantiscano le lavoratrici ed i lavoratori impegnati in
questa attività, seppur in un contesto di strumenti flessibili';
per sapere se non ritenga opportuno valutare l'attivazione di
un apposito tavolo regionale con le parti imprenditoriali e
sindacali interessate, con l'obiettivo di offrire un contributo
attivo come Regione, realizzando una sorta di protocollo di
intesa, del quale la Regione si faccia garante allo scopo di
definire livelli fondamentali sul terreno dei diritti
contrattuali e sindacali, ma anche delle garanzie occupazionali,
attraverso l'utilizzo di strumenti che la Regione può mettere a
disposizione sia dell'azienda che delle maestranze, lavoratrici
e lavoratori che vi operano, a cominciare dalla predisposizione
di piani e strumenti di formazione finalizzati, naturalmente nel
rispetto dell'autonomia delle parti sociali interessate.» (2109)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 2109, si
rassegna quanto di seguito.
Il Gruppo COS è una delle imprese leader nel settore dei call
center, con un organico di oltre 10.000 addetti, i quali, con il
predetto Gruppo, hanno un rapporto di lavoro coerente con gli
accordi sindacali e le norme di legge in vigore.
Tale affermazione è supportata dal recente accordo, siglato
nel mese gennaio 2005, tra l'Azienda e le strutture territoriali
delle organizzazioni sindacali confederali di settore: SLC-CGIL,
FISTEL-CISL, UILCOM-UIL. Obiettivo dell'accordo, che prevede una
fase sperimentale in vigore fino al 30 giugno 2006, è quello di
aumentare le garanzie per i lavoratori a progetto (LAP), pur
mantenendo la necessaria flessibilità operativa. I lavoratori a
progetto (LAP), infatti, vedono estese le proprie tutele in caso
di malattia, infortunio, maternità e le tutele sindacali
(possibilità di iscrizione al sindacato, spazi disponibili,
etc.). In sede di accordo, inoltre, il Gruppo Cos, al fine di
soddisfare le esigenze dei lavoratori, connesse alle condizioni
di carattere sanitario, previdenziale ed assistenziale, si è
impegnato ad avviare una forma di finanziamento nel quale far
confluire il 5% dell'importo lordo da corrispondere al
lavoratore.
Si sottolinea, inoltre, che le Parti, nella medesima sede,
hanno riconosciuto l'importanza di un confronto trasparente
finalizzato a creare un sistema di relazioni alla cui base ci
sia la condivisione e la visibilità delle dinamiche economiche
ed organizzative aziendali, al fine di evitare l'insorgenza di
conflittualità.
In merito ai piani formativi, la COS.MED risulta destinataria,
con DDG n.270/FP/2004, di un finanziamento per un intervento
formativo a valere sulla Misura 3.09 del POR Scilla 2000-2006,
il cui obbiettivo è quello di realizzare interventi di
formazione degli occupati all'interno sia di progetti di
sviluppo locale e settoriale sia di piani formativi aziendali e
territoriali, con particolare attenzione agli interventi
formativi per i neo assunti, ai quali viene data grande priorità
alla luce del fatto che la nostra Regione offre alle imprese
opportunità tali da stimolare la creazione di sedi in Sicilia
nonché la creazione di nuova occupazione.
In ultimo, si rassicura l'onorevole interrogante la piena
disponibilità dello scrivente ad attivarsi, nei limiti di quanto
di competenza, per supportare ogni valida iniziativa in merito
alla materia in questione.»
L'Assessore SCOMA
ODDO.- «All'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la
formazione professionale e l'emigrazione, premesso che:
il sistema siciliano della formazione professionale vive in
uno stato di incertezza sempre più preoccupante, con gravi
ripercussioni sugli utenti dello stesso e sul personale
dipendente;
le preoccupazioni riguardano soprattutto il personale
dipendente in relazione alle retribuzioni periodiche che
difficilmente rispettano i tempi di un ordinario contratto di
lavoro, nonché alla erogazione degli arretrati contrattuali,
peraltro rispetto ad un CCNL di fatto già scaduto (per il quale
non è ancora stata approvata la contrattazione decentrata), ma
anche alla 'vita' ordinaria degli enti, quotidianamente in
difficoltà per la irregolare erogazione dei finanziamenti;
esistono pesanti ritardi per un regolare avvio del Piano
regionale dell'offerta formativa (PROF) 2005, nonché incredibili
ritardi nel definire il finanziamento del PROF 2004 rispetto al
quale non risulta ancora definita la parte 'Formazione continua
e permanente' per corsi già attuati;
in questa situazione, la riforma del settore è diventata una
necessità ineludibile per frenare un degrado che sta sempre più
investendo la formazione professionale in Sicilia;
per sapere:
se non ritenga necessario ed urgente adottare ogni iniziativa
affinché sia immediatamente sbloccata l'erogazione degli
arretrati contrattuali dovuti al personale del settore, per i
quali è stato disatteso l'accordo a suo tempo stipulato;
se non ritenga corretto dare disposizioni agli uffici
competenti affinchè siano immediatamente erogati i finanziamenti
destinati alle retribuzioni del personale dipendente degli enti
di formazione professionale;
se non ritenga, in ogni caso, opportuno mettere in atto
iniziative urgenti per arrivare ad una rapida approvazione della
legge di riforma della formazione professionale in Sicilia.»
(2145)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 2145, si
rassegna quanto di seguito.
Premesso che il personale addetto alle attività formative,
seppur iscritto ad apposito albo tenuto dall'Amministrazione
regionale, è dipendente degli Enti gestori dei centri di
formazione che ne disciplinano "il trattamento economico e
normativo nel rispetto delle norme stabile nei contratti
collettivi di lavoro".
L'Amministrazione regionale, pertanto, è del tutto estranea ai
rapporti di lavoro di cui trattasi, ma ha la facoltà di
stabilire i criteri cui si atterrà nell'ammettere a
rendicontazione le spese per il personale in questione, stante
che finanzia i corsi di formazione.
In merito agli arretrati contrattuali, si evidenzia che la
Commissione Europea, con decisione n. C(2005) 429 def. del 2
marzo 2005, ha ritenuto illegittimo il pagamento di oneri
pregressi per il personale dipendente di Enti di formazione da
parte della Regione Piemonte, configurandolo aiuto di stato.
Conseguentemente, prima di,procedere al pagamento di ulteriori
tranches di arretrati (il 41% del totale già è stato pagato),
occorre verificare, e le relative procedure sono state poste in
essere, quale sia il volume di attività commerciale dei vari
Enti negli anni 1997/2003 per rapportarlo al volume delle
attività effettivamente svolte per conto dell'Amministrazione
regionale.
Detta procedura si rende necessaria, al fine di determinare la
percentuale degli arretrati contrattuali legittimamente
erogabili dall'Amministrazione regionale a favore degli Enti,
senza peraltro incorrere in censure da parte della Commissione
Europea con conseguenti obblighi di recupero delle somme
indebitamente erogate.
In merito all'intervento formativo del corrente anno, si
comunica che il PROF (Piano regionale dell'Offerta Formativa) è
stato approvato con D.A.n.563 del 11 marzo 2005 e con successivi
decreti attuativi sono state impegnate le somme afferenti gli
interventi formativi previsti e risultano emessi i mandati di
pagamento relativi alla voce personale nella misura di 5/12,
cioè sino a totale copertura della mensilità di maggio del
corrente anno.
Per quanto riguarda l'obiettivo "Formazione continua e
permanente" del Piano regionale dell'Offerta Formativa (PROF)
2004, approvato con D.A. n. 3 del 4 febbraio 2004 e,
successivamente, per gli interventi a carico del bilancio
regionale, rimodulato con D.A. n.1389 del 20 luglio 2004, si
precisa che, con decreto n. 447/Serv.Gest./FP del 16 dicembre
2004, è stato assunto l'impegno sul capitolo 717910 del bilancio
regionale della totale copertura del predetto obiettivo e che
tali somme, a rendicontazione ultimata, saranno prossimamente
disponibili.
Infine, sulla riforma del settore della formazione
professionale, è noto all'onorevole interrogante che la proposta
di legge d'iniziativa governativa n.906 del 03 agosto 2004 "
Disciplina del sistema dell'offerta formativa della Regione
siciliana" è attualmente in itinere alla V Commissione
legislativa. La predetta Commissione, nell'ultima seduta del 6
aprile u.s. ha proseguito la discussione generale del disegno di
legge in questione alla presenza dei rappresentanti di questo
Assessorato e nella seduta precedente del 22 febbraio c.a. aveva
effettuato le audizioni delle Organizzazioni sindacali del
settore della formazione e della Confindustria Sicilia.»
L'Assessore SCOMA
DE BENEDICTIS.- «All'Assessore per il lavoro, la previdenza
sociale, la formazione professionale e l'emigrazione, premesso
che il Piano regionale dell'offerta formativa (PROF) del 2005
non ha avuto a tutt'oggi completa copertura finanziaria;
considerato che:
tale ritardo sull'avvio dell'intera attività formativa, oltre
che alimentare il disagio dell'utenza, produce effetti negativi
sulle erogazioni agli enti gestori, con un effetto a cascata
sulle retribuzioni degli operatori, ai quali, pur in costanza di
servizio, non viene assicurata la remunerazione;
a causa di ciò, è gravissimo lo stato di difficoltà e di
esasperazione in cui si trovano migliaia di operatori della
formazione professionale, che non possono più permanere in
questo stato di incertezza e di privazione dello stipendio;
occorre prioritariamente ed urgentemente corrispondere gli
stipendi maturati, e ciò anche nelle more del finanziamento
dell'intero PROF e dell'attivazione delle normali relative
procedure di erogazione;
per sapere:
quali iniziative stia assumendo per attivare la corresponsione
di quanto dovuto agli operatori del settore mediante l'impiego
delle somme disponibili degli enti gestori;
se non ritenga opportuno ed urgente attivarsi per pervenire
alla immediata copertura finanziaria del 'Piano regionale
dell'offerta formativa del 2005';
se non reputi opportuno pervenire in tempi ormai non più
procrastinabili alla riforma organica del settore della
formazione professionale, da anni inutilmente annunciata, al
fine di assicurare al settore regole e certezze, anche in
relazione allo stato dei lavoratori.» (2153)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 2153,
tenuto conto delle notizie fornite dal Dipartimento Formazione
Professionale, si rassegna quanto di seguito.
Premesso che l'Amministrazione regionale è estranea ai
rapporti di lavoro dipendente intercorrenti tra gli Enti di
formazione e i propri dipendenti, ne consegue che la predetta
Amministrazione potrebbe corrispondere soltanto la quota parte
di arretrati, relativi agli anni 1997/2003, afferenti i servizi
che gli Enti di formazione hanno prestato all'Amministrazione
regionale medesima, con esclusione della quota percentuale di
arretrati per lavoro prestato dai dipendenti per altre attività
svolte dagli Enti stessi ed aventi natura commerciale (corsi
autofinanziati, corsi svolti per conto di imprese, etc.).
Al riguardo si evidenzia che la Commissione Europea, con
decisione n. C(2005)429 def. del 2 marzo 2005, ha ritenuto
illegittimo il pagamento di oneri pregressi per il personale
dipendente di enti di formazione da parte della Regione
Piemonte, configurandolo aiuto di stato. Pertanto, prima di
procedere al pagamento di ulteriori tranches di arretrati (il
41% del totale già è stato pagato), occorre verificare, e le
relative procedure sono state poste in essere, quale sia il
volume di attività commerciale dei vari Enti negli anni in
questione per rapportarlo al volume delle attività
effettivamente svolte per conto dell'Amministrazione regionale.
Detta procedura si rende necessaria al fine di determinare la
percentuale degli arretrati contrattuali legittimamente
erogabili dall'Amministrazione regionale a favore degli Enti,
senza peraltro incorrere in censure da parte della Commissione
Europea con conseguenti obblighi di recupero delle somme
indebitamente erogate.
Si precisa, inoltre, che il Piano regionale dell'Offerta
Formativa (PROF) 2004 è stato approvato con D.A. n. 3 del 4
febbraio 2004 e, successivamente, il suddetto PROF, per gli
interventi a carico del bilancio regionale, è stato rimodulato
con D.A. n.1389 del 20 luglio 2004.
Infine, in merito all'indennità di mobilità, si puntualizza
che con l.r. 28 dicembre 2004, n. 17 art. 39 le disponibilità
del fondo di garanzia di cui all'art. 132 della l.r. n.4/2003
sono state estese anche per le istanze di accesso al medesimo
fondo per gli anni pregressi e che per tale finalità il capitolo
di pertinenza del bilancio regionale del corrente esercizio
finanziario è stato impinguato con 1.000 migliaia di euro.»
L'Assessore SCOMA
GIANNOPOLO.- «All'Assessore per il lavoro, la previdenza
sociale, la formazione professionale e l'emigrazione, premesso
che:
con delibere di G.M. nn. 71 del 10 marzo 2004 e 178 del 23
aprile 2004 il Comune di Monreale procedeva alla definizione del
programma di fuoriuscita di 41 lavoratori ASU attraverso
l'assunzione part-time a tempo indeterminato;
con successiva delibera di G.M. n. 143 del 22 dicembre 2004 il
Comune dì Monreale procedeva, valutando l'esigenza primaria di
contenere la spesa anche in ragione del rispetto del patto di
stabilità e del risanamento finanziario dell'ente, conseguente a
una precedente scellerata gestione finanziaria dello stesso,
alla modifica del predetto piano di stabilizzazione attraverso
la trasformazione del contratto a tempo indeterminato in
contratto di diritto privato di durata quinquennale ai sensi e
per gli effetti dell'art.25 della legge regionale n. 21 del
2003;
con nota del 22 dicembre 2004 n. 33744 il Comune richiedeva,
per i motivi sopra esposti, all'Assessorato regionale del lavoro
di modificare la precedente determinazione DDG n. 1547 del 19
luglio 2004 con la quale si approvava il piano di fuoriuscita e
si stanziava la somma di 1.270.096 euro per il finanziamento
quinquennale dei 41 contratti di diritto privato;
con nota n. 138 del 13 gennaio 2005 l'Assessorato regionale
del lavoro assicurava di avere proposto l'inserimento all'o.d.g.
della CRI la modifica del piano di fuoriuscita dei lavoratori
ASU del Comune di Monreale, cosi come richiesto dallo stesso
Comune;
considerato che:
alla data odierna non risulta pervenuta al Comune di Monreale
alcuna decisione in merito alla richiesta formulata con nota del
22 dicembre 2004;
ogni ulteriore indugio da parte della Regione può
compromettere i diritti dei lavoratori in questione e la stessa
funzionalità dei servizi del Comune di Monreale;
per sapere:
per quale motivo non sia stata esitata da parte della CRI e
dello stesso Assessorato regionale del lavoro la richiesta di
rimodulazione, prevista e consentita dalla legge, del piano di
fuoriuscita dei lavoratori ASU del Comune di Monreale con le
modalità e i contenuti richiesti dallo stesso Comune;
se non ritenga opportuno intervenire tempestivamente allo
scopo di far approvare la suddetta rimodulazione e di mettere il
Comune di Monreale nelle condizioni di procedere alla
stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, cosi come
richiesto e come previsto dalle leggi che questa Regione
opportunamente si è data.» (2167)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 2167,
tenuto conto delle notizie fornite dal Dipartimento Agenzia
regionale per l'impiego, si rassegna quanto di seguito.
Il comune di Monreale, con nota del 17 marzo 2004, aveva
presentato la richiesta di finanziamento per la stabilizzazione
di n. 41 soggetti utilizzati in attività socialmente utili,
finanziati con oneri a carico del bilancio regionale mediante
assunzione ai sensi dell'art. 78, comma 6, della legge n.
388/2000 e successive modifiche ed integrazioni.
La predetta richiesta, pervenuta entro il 30 marzo 2004, è
stata inserita nel primo piano di finanziamento delle misure di
fuoriuscita dal bacino dei lavoratori socialmente utili
approvato dalla Commissione Regionale per l'Impiego (CRI) nella
seduta del 27 maggio 2004, e reso esecutivo con D.A. n. 872 del
9 giugno 2004.
Successivamente, con decreto n. 1547 del 9 luglio 2004, il
Dirigente Generale dell'Agenzia regionale per l'impiego ha
emesso, a favore del comune di Monreale, il ruolo della spesa
fissa di 1.270.483,97, ripartito in quote uguali per cinque
annualità dal 2004 al 2009.
In data 22 dicembre 2004, il comune di Monreale ha trasmesso
la deliberazione della Giunta Municipale n. 143/I.E./2004, con
la quale il predetto Organo esecutivo aveva approvato la
modifica al piano di fuoriuscita prevedendo la stabilizzazione
dei 41 lavoratori socialmente utili mediante contratti
quinquennali di diritto privato in luogo dell'assunzione ai
sensi del succitato art. 78, comma 6, della legge n. 388/2000 e
successive modifiche ed integrazioni, motivando tale variazione
con la testuale affermazione: al fine di evitare l'insorgenza
degli oneri economici certamente ingenti cui andrebbe incontro
l'Ente, decorso il primo quinquennio .
In merito alla mancata rimodulazione richiesta dal comune di
Monreale, è noto all'onorevole interrogante che, in data 31
gennaio 2005, quasi tutti i lavoratori ( n. 40) utilizzati in
ASU presso il comune in questione hanno avanzato ricorso al
T.A.R. per l'annullamento della deliberazione della Giunta
Municipale n. 143/I.E./2004 del 22 dicembre 2004.
Pertanto, in pendenza di ricorso giurisdizionale, la
Commissione regionale per l'Impiego (CRI), nella seduta del 24
febbraio 2005, ha ritenuto rinviare le proprie determinazioni in
merito alla rimodulazione di che trattasi, richiedendo la
predisposizione di apposito parere all'Avvocatura dello Stato.
Detto parere, in ordine alla percorribilità dell'approvazione da
parte della CRI della variazione in parola, è stato richiesto
all'Avvocatura dello Stato con nota n. 1818 dell'11 aprile 2005,
ma, ad oggi, nessun riscontro è pervenuto.
In ultimo, si assicura l'onorevole interrogante che lo
scrivente ha già posto in essere tutte le iniziative necessarie
affinché si possa giungere ad una celere soluzione della
problematica in argomento.»
L'Assessore SCOMA
GIANNOPOLO - VILLARI.- «All'Assessore per il lavoro, la
previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione,
premesso che:
il Centro Assistenza Sociale (CAS) è una fondazione con sede
in Bagheria (PA) che gestisce corsi di formazione professionale
e sportelli multifunzionali ai sensi della l.r. n. 24/1976;
il CAS nel 1999 ha assunto circa trenta persone determinando
un aumento dei costi eccedente il finanziamento decretato dalla
Regione; ciò ha provocato un esubero del personale al quale il
Centro cercava di fare fronte attraverso la diminuzione dei
costi di gestione e richiedendo, da un lato, di stornare i fondi
per pagare il personale e, dall'altro, ponendo in mobilità a
'zero ore' senza alcuna retribuzione parte dello stesso
personale;
il Centro Assistenza Sociale nel porre in mobilità i
lavoratori - esattamente in numero di trentacinque - ha
individuato le unità da assoggettare alle misure restrittive
secondo valutazioni arbitrarie finalizzate ad escludere quei
soggetti che avevano osato in passato contestare la gestione e
la programmazione del Centro nonché la pretesa della direzione
dell'Ente di far sottoscrivere un accordo che prevedeva la
rinunzia a pretendere la retribuzione in caso di mancato
finanziamento da parte dell'Amministrazione regionale;
rilevato che i soggetti posti in mobilità, a seguito di
ricorso al giudice del lavoro, hanno avuto riconosciuto con ben
cinque ordinanze favorevoli il diritto alla reintegrazione nel
posto di lavoro ed il riconoscimento della condotta
antisindacale dell'Ente;
rilevata, altresì, la reiterata condotta antisindacale del
legale rappresentante dell'Ente consistente:
nel mancato riconoscimento delle ritenute sindacali e relativo
accreditamento alle organizzazioni di riferimento;
nel tentativo di violazione delle norme che regolano
l'elezione delle rappresentanze sindacali aziendali;
in presunte e non dimostrate azioni diffamatorie da parte di
lavoratori nei suoi confronti finalizzate a precostituire
artificiosamente e falsamente motivi per procedere al
licenziamento degli stessi lavoratori 'riottosi' e addirittura
alla richiesta di risarcimenti in denaro;
nella mancata trasmissione dei prospetti del calcolo degli
arretrati contrattuali alla Amministrazione regionale nonostante
i ripetuti inviti a provvedere da parte di quest'ultima, con la
conseguenza di impedire ai lavoratori di percepire le proprie
spettanze;
atteso che i lavoratori del CAS vantano diversi crediti nei
confronti dell'Ente per periodi lavorati e non retribuiti che
sono sfociati anche in contenziosi tuttora aperti e che le
stesse Organizzazioni Sindacali hanno presentato diversi esposti
alla Procura della Corte dei Conti e della Repubblica;
rilevato inoltre che la CRI ha più volte espresso
l'orientamento (ad esempio, nella seduta del 4 marzo 2004) di
invitare l'Amministrazione regionale a revocare i finanziamenti
al CAS, altre volte di escludere il CAS dal Piano dell'Offerta
Formativa o di affidare all'UPL di Palermo una sorta di
amministrazione controllata del Centro;
tenuto conto che la CRI, nella seduta del 22 marzo 2005, pur
avendo proposto di reintegrare il CAS nel Piano Formativo ha,
tuttavia, prospettato la revoca dell'accreditamento suggerita
dall'Avvocatura dello Stato;
appreso, altresì, dell'ulteriore vessazione della direzione
del Centro sui lavoratori, chiamati a rientrare da prestiti
concessi a titolo di contributo su stipendi arretrati dovuti ma
non erogati;
tutto ciò premesso ed evidenziata anche una sorta di inerzia
dell'Amministrazione regionale tale da indurre in legittimi
sospetti di complicità nei confronti di una struttura formativa
chiaramente inaffidabile;
per sapere:
se non ritenga opportuno disporre un'ispezione presso il CAS
al fine di verificare la regolarità della gestione dell'Ente e,
se del caso, al fine di segnalare alle autorità competenti le
eventuali e prevedibili anomalie;
se non ritenga opportuno proporre una gestione straordinaria
del CAS operando gli accantonamenti e le devoluzioni finanziarie
ai lavoratori creditori, da un lato, e consentendo, dall'altro,
agli stessi l'accesso al fondo di garanzia previsto dalla legge
regionale n. 4/2003;
se non ritenga opportuno revocare l'accreditamento del CAS e
diffidare il legale rappresentante dell'Ente dall'inviare
lettere intimidatorie, quali quella del 19 aprile 2005 prot. n.
298 con la quale si avanzano contestazioni disciplinari a
dipendenti solo perché hanno esposto le proprie legittime
ragioni alla ricerca di una tutela dei propri diritti definiti
dal legale rappresentante del CAS, tale avvocato Menallo,
'insane richieste'.» (2221)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 2221, si
rassegna quanto di seguito.
Preliminarmente occorre evidenziare che questa Amministrazione
ha già iniziato il procedimento di revoca dell'accreditamento
dell' Ente in questione. Tale revoca è stata intrapresa sulla
base di atti e procedure ispettive effettuate presso l'Ente in
parola dal competente Ispettorato del Lavoro, il quale ha
accertato delle irregolarità amministrative, ma, ad oggi, non ha
rilevato fatti penalmente rilevanti.
In merito alla gestione straordinaria del CAS, alla luce di
censure avanzate dalla Corte dei Conti su tale metodica e su
conforme parere della Commissione regionale per l'Impiego (CRI),
si è ritenuto non proseguire nella pratica relativa
all'accreditamento dei fondi per il tramite l'Ispettorato
provinciale del Lavoro di Palermo.
Per quanto riguarda l'accesso al Fondo di garanzia, previsto
dalla l.r. n. 4/2003, è noto all'onorevole interrogante
l'accordo, sottoscritto in data 19 ottobre 2004, presso
l'Ufficio Provinciale del Lavoro di Palermo, tra il Direttore
dell'Ufficio medesimo, le Organizzazioni sindacali CGIL - CISL-
UIL e la Fondazione CAS onlus, con il quale è stato prevista
l'accettazione della mobilità da parte dei lavoratori della sede
di Palermo e la loro utilizzazione a decorrere dal 20 ottobre
2004 presso il Centro per l'Impiego di Palermo, destinandoli a
quelle attività previste dalle vigenti disposizioni sugli
Sportelli Multifunzionali; mentre per i lavoratori di Alcamo è
stata, invece, confermata la loro utilizzazione presso lo
Sportello Multifunzionale dello IAL-CISL a decorrere dal 1
gennaio 2004.
Per l'anno 2004, tale accordo, ha consentito ad entrambi i
gruppi di lavoratori di essere posti a carico del Fondo di
garanzia, stante che l'espletamento delle procedure di mobilità
rappresenta il presupposto indispensabile per l'accesso al Fondo
predetto.
Per l'anno 2005, ai fini della salvaguardia dei livelli
occupazionali, su conforme delibera della Commissione regionale
per l'Impiego (CRI), la Fondazione CAS, con D.A. 867 del 12
aprile 2005, è stata inclusa nel Piano Regionale dell'Offerta
Formativa (PROF) 2005.
In ultimo, si assicura l'onorevole interrogante che lo
scrivente ha già posto in essere tutte le iniziative necessarie
affinché, nelle more della definizione del procedimento di
revoca dell'accreditamento delle Ente in parola, l Agenzia
regionale per l'impiego, su conforme delibera della Commissione
Regionale per l'Impiego (CRI) del 26 maggio u.s., possa
individuare ed attuare idonee soluzioni finalizzate alla
salvaguardia dei livelli occupazionali ed all'utilizzo dei
lavoratori in questione nell'ambito delle attività di
ristrutturazione degli Sportelli Multifunzionali attualmente in
corso.»
L'Assessore SCOMA
GIANNOPOLO.- «All'Assessore per i beni culturali ed ambientali
e per la pubblica istruzione e all'Assessore per il lavoro, la
previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione,
premesso che:
i compiti di tutela del paesaggio e dei beni monumentali,
architettonici e culturali nel corso degli ultimi anni, in
attuazione delle leggi nazionali e regionali e dei provvedimenti
amministrativi di salvaguardia, sono notevolmente aumentati;
alla tutela dei beni culturali provvedono essenzialmente e
prevalentemente le Soprintendenze alle quali sono state
attribuite nuove e più estese competenze;
la dotazione organica effettiva delle Soprintendenze è
assolutamente insufficiente a fronteggiare l'enorme carico di
lavoro al quale devono fare fronte, tenuto conto anche della
limitatezza dei tempi per la definizione dei provvedimenti
previsti dall'art. 46 della legge regionale n. 17/2004;
considerato che anche allo scopo di consentire l'accelerazione
delle procedure per l'esame delle pratiche di sanatoria edilizia
è stato previsto al comma 7 dell'art. 17 della legge regionale
n. 4 del 2003 di assegnare alle Soprintendenze che ne facciano
richiesta personale LSU in possesso di adeguato titolo di
studio;
rilevato che la Soprintendenza di Palermo, dotata di un
organico insufficiente, ha avanzato richiesta di assegnazione di
personale LSU in possesso di adeguato titolo di studio per fare
fronte all'istruttoria delle pratiche di sanatoria edilizia e
per le altre incombenze ordinarie;
atteso che a distanza di quasi due anni il personale LSU non è
stato ancora assegnato alla Soprintendenza di Palermo,
nonostante si abbia notizia della disponibilità manifestata in
tal senso da parte di lavoratori del bacino LSU;
per sapere:
quali motivi abbiano ritardato od ostacolato l'assegnazione di
personale LSU alla Soprintendenza di Palermo;
se non ritengano opportuno disporre con urgenza l'assegnazione
di detto personale o di altre unità provenienti dal bacino LSU
che hanno stipulato contratto di diritto privato con
l'Amministrazione regionale o con gli enti sottoposti a
controllo e vigilanza della Regione;
se non ritengano opportuno assegnare altro personale tecnico
di ruolo o con contratto a tempo determinato proveniente dai
rami dell'Amministrazione regionale alla Soprintendenza di
Palermo per l'espletamento dei compiti istituzionali di tutela.»
(2237)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 2237,
tenuto conto delle notizie fornite dal Dipartimento Agenzia
regionale per l'impiego e per quanto di competenza, si rassegna
quanto di seguito.
Con circolare assessoriale n.31/2003/AG del 2 ottobre 2003,
sono state precisate, tra l'altro, le modalità di mobilità dei
lavoratori LSU nell'ambito dell'Amministrazione regionale.
In seguito, e precisamente con nota n. 6402 del 18 aprile
2005, l'Assessorato Beni culturali ed Ambientali e P.I. ha
avanzato richiesta di personale LSU da utilizzare presso i
propri uffici centrali e periferici.
Questa Amministrazione, sulla base della predetta richiesta,
ha diramato gli atti d'interpello, ed in particolare, con nota
n.2122/V/AG del 4 maggio 2005, quello relativo al Dipartimento
BB.CC.AA. sede centrale, alla Soprintendenza di Palermo per la
sede centrale e per i comuni ricadenti nel relativo ambito
territoriale.
Sulla base dell'atto d'interpello in questione, i lavoratori
interessati, in possesso dei requisiti prescritti, dovevano far
pervenire apposita richiesta entro e non oltre il 30 maggio
2005.
Ad oggi, risulta pervenuta una sola richiesta e il lavoratore
in questione è stato già assegnato alla Soprintendenza di
Palermo con decorrenza dal 14 giugno u.s..
In ultimo, si assicura l'onorevole interrogante che lo
scrivente ha già posto in essere tutte le iniziative necessarie,
affinché si provveda ad una ricognizione degli esuberi di
personale LSU presso gli uffici centrali e periferici
dell'Amministrazione regionale, al fine di soddisfare le
esigenze dell'Assessorato Beni culturali.»
L'Assessore SCOMA
CRACOLICI.- «All'Assessore per la sanità, all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione e all'Assessore per l'industria, premesso che sono
ormai ripetuti gli incidenti che si verificano all'interno dello
stabilimento della Fincantieri di Palermo con gravi conseguenze
sulle maestranze che operano all'interno delle navi;
ritenuto che sia innanzitutto l'assenza di coordinamento la
causa principale degli incidenti, ciò a causa di una sciatta
concezione della produttività aziendale a scapito della
sicurezza per la vita delle persone;
considerato che l'abbattimento dei costi gestionali sta
riducendo in maniera preoccupante la quantità di addetti alla
sicurezza;
visto che non esiste un reale piano sulla sicurezza se non
sulla carta ma disatteso ripetutamente da una caotica e spesso
improvvisata organizzazione del lavoro, per cui succede spesso
che, mentre è in corso un intervento di pitturazione, con l'uso
di pericolosi agenti infiammabili, operino nella stessa area in
contemporanea i saldatori, con conseguenze facili da immaginare;
valutato che vi sia un pericoloso depauperamento delle
infrastrutture esistenti dentro il cantiere; ad esempio, gli
stessi bacini galleggianti per i quali, malgrado ingenti risorse
impegnate dalla Regione negli anni 90, non vi è stato alcun
intervento di riparazione se non piccoli interventi di ordinaria
manutenzione;
ritenuto che anche la scellerata riduzione degli addetti sia
la causa della mancanza di sicurezza nel lavoro; infatti, presso
il cantiere di Palermo operano circa 600 addetti rispetto agli
oltre 1500 di cui era stato promesso il mantenimento;
rilevato che nonostante una sollecita iniziativa sindacale e
numerosi incontri e richieste d'intervento delle istituzioni
regionali la Direzione aziendale e la sede triestina continuano
a disattendere gli accordi (del 1998) che prevedevano
l'articolazione produttiva dello stabilimento nei comparti delle
riparazioni, delle trasformazioni e delle costruzioni;
ricordato che nel 2002 la Regione ha ceduto alla Fincantieri
la propria quota della società Bacini di Palermo a condizione
del mantenimento dei livelli occupazionali e nell'ambito delle
tre linee di produzione sopra ricordate;
preso atto delle difficoltà dichiarate dall'Azienda a
mantenersi sul mercato, nonostante il contenimento dei costi
ottenuto grazie agli sforzi delle imprese dell'indotto e
nonostante che in altri porti (come a Genova) si assista alla
costruzione di ulteriori bacini di carenaggio di notevoli
dimensioni e a un rilancio dell'attività di riparazione che nel
2004 ha riguardato numerose navi;
rilevata la distrazione dell'ente pubblico circa l'uso e la
destinazione dei fondi e la congruità dei progetti al
potenziamento del porto industriale e la non governata
conflittualità tra porto industriale e settore diportistico;
considerato che tutto ciò rende impossibile stabilizzare il
ruolo del cantiere di Palermo nel mercato delle riparazioni
navali;
per sapere:
quali azioni siano state intraprese dagli enti istituzionali
(ASL, Ispettorato del lavoro, etc.), addetti alla vigilanza
sulle condizioni di sicurezza nel lavoro e se siano state
assunte iniziative atte ad impegnare Fincantieri al rispetto
delle norme esistenti in materia di sicurezza;
se non ritengano opportuno disporre un accertamento sull'uso
delle risorse che la Regione ha impegnato sul cantiere di
Palermo e se siano stati rispettati i punti dell'accordo tra
Regione siciliana e Fincantieri che giustificarono la cessione
della quota regionale nella società Bacini di Palermo.» (2238)
Risposta. «Con riferimento all'interrogazione numero 2238, per
quanto di competenza, si rassegna quanto di seguito.
Premesso che questa Amministrazione interviene in materia di
sicurezza sul lavoro, in fase di prevenzione, attraverso gli
Ispettorati del Lavoro, i quali provvedono a contrastare il
fenomeno in questione sulla base di controlli periodici
programmati, controlli cui è stato ed è sottoposto anche lo
stabilimento Fincantieri di Palermo.
Il problema sollevato dall'onorevole interrogante ha
rappresentato e rappresenta uno degli impegni primari
dell'azione di governo dello scrivente; infatti, appena una
decina di giorni dopo l'insediamento (1 settembre 2004), è stata
effettuata una riunione operativa con i responsabili degli
Ispettorati del Lavoro al fine di individuare i percorsi per
razionalizzare le funzioni ispettive e potenziarne la dotazione
organica.
I suddetti percorsi, su iniziativa legislativa dello
scrivente, si sono concretizzati con l'art. 40 della legge
regionale 5 novembre 2004 n. 15 riguardante funzioni ispettive
in materia di lavoro, che ha consentito di razionalizzare e di
uniformare l'attività dei soggetti deputati alla vigilanza in
materia di lavoro, con particolare riguardo alle strategie
finalizzate alla prevenzione e sicurezza sul lavoro.
Ulteriore provvedimento è stato il Protocollo d'intesa per la
formazione e l'aggiornamento del contingente dei carabinieri e
dei dipendenti della regione siciliana per i servizi ispettivi
del lavoro della Sicilia , sottoscritto il 22 dicembre 2004 con
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l'INAIL.
Sulla base di tale accordo è stato predisposto e sta per esse
esitato un progetto di formazione ed aggiornamento che
consentirà di potenziare gli Ispettorati del Lavoro dell'Isola
con personale qualificato, ben 600 nuovi ispettori, compresi
quelli appartenenti al Nucleo dei Carabinieri che operano presso
i suddetti Uffici.
Inoltre, l'accordo, in relazione ai molteplici compiti
istituzionali cui i predetti Ispettorati sono preposti, non
soltanto consentirà di accrescerne gli organici con personale
qualificato, ma consentirà di accrescere i poteri d'intervento
per rendere maggiormente incisiva soprattutto l'azione di
prevenzione.
In ultimo, si assicura che l'azione di governo sulle
problematiche sollevate dall'Onorevole interrogante continuerà
secondo il percorso che lo scrivente ha già avviato, avendo cura
di verificare l'applicazione della citata norma al fine di
potere prevenire e scongiurare violazioni alle norme in materia
di sicurezza sui luoghi di lavoro, spesso causa di infortuni
anche mortali.»
L'Assessore SCOMA