Presidenza del presidente Lo Porto
(Il Presidente Lo Porto fa accomodare l'onorevole Giuseppe Alessi
al banco della presidenza dell'Assemblea come posto d'onore)
PRESIDENTE L'ordine del giorno reca: Celebrazione del
centesimo compleanno dell'onorevole Giuseppe Alessi, presidente
del primo Governo della Regione siciliana.
Diamo seguito a tale solenne seduta per la celebrazione del
centenario di Giuseppe Alessi, non prima di avere comunicato che
sono pervenuti messaggi di auguri e di solidarietà dal Presidente
della Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini, dal ministro
della Difesa, Antonio Martino, dal ministro degli Affari
regionali, senatore Enrico La Loggia, dall'onorevole senatore,
Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga e dal
senatore Giulio Andreotti.
Onorevole Presidente della Regione, Presidente Alessi,
onorevoli colleghi, rivolgo un saluto a tutte le autorità e
personalità nazionali, locali, civili, religiose e militari e ai
familiari tutti. La Presidenza dell'Assemblea, interpretando
l'unanime volontà dei parlamentari regionali, ha inteso dedicare
questa seduta alla celebrazione di un anniversario molto
particolare, i cento anni di Giuseppe Alessi, il personaggio
ancora vivente più illustre della vicenda storica dell'autonomia
siciliana.
Non è senza emozione che abbiamo il privilegio di rivedere,
ancora oggi, tra i banchi di questo Parlamento, il Presidente
Alessi, a distanza di quarant'anni dal suo passaggio al Senato
della Repubblica, avvenuto dopo sedici anni di appassionata
partecipazione alla vita istituzionale e politica della Regione
siciliana.
Egli è stato, in primo luogo, tra i protagonisti della nascita
e dell'avvio dell'esperienza della Regione siciliana, insieme ad
un ristretto nucleo di politici ed intellettuali raccolti nella
Consulta dell'Alto Commissariato per la Sicilia retto da
Salvatore Aldisio, all'indomani della crisi istituzionale dello
Stato apertasi con lo sbarco degli alleati Anglo-Americani
nell'Isola.
Nel corso della sua lunga vita, Giuseppe Alessi ha testimoniato
soprattutto cosa rappresenti per un uomo tenere fede ai propri
ideali, e lo ha fatto con quella rara limpidezza di propositi e
di comportamenti nell'agire quotidiano che solo le grandi
personalità, che resistono al giudizio della Storia, sanno
dimostrare.
Tutti noi sappiamo quanto brillantemente egli abbia svolto,
prima di dedicarsi alla vita politica, la professione di
avvocato.
L'onorevole Alessi è stato il primo Presidente della Regione
siciliana, ed era pertanto in corso il confronto sulle competenze
regionali rispetto allo Stato e sull'apprestamento dell'
organizzazione amministrativa della Regione.
Egli è stato, quindi, unanimemente eletto quale quarto
Presidente dell'Assemblea regionale siciliana, ed ha svolto i
mandati di deputato e di senatore al Parlamento nazionale.
Infine, a coronamento di tanto illustre carriera politica, ha
rivestito per ben vent'anni il prestigioso incarico di presidente
dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Dopo lo sbarco alleato, quale attivista del Movimento
cattolico, ha saputo immediatamente manifestare spirito
d'iniziativa e capacità organizzativa nell'anticipare, con la
celebrazione del primo convegno regionale nel dicembre del 1943,
la nascita della Democrazia Cristiana, forza politica che
soltanto cinque anni dopo avrebbe assunto posizione di piena
centralità nello schieramento politico italiano.
Forte di una formazione politica influenzata dal magistero
della dottrina sociale della Chiesa e dagli insegnamenti
sturziani, non esitò, insieme all'ancora sparuto drappello di
compagni di partito (Aldisio, B. Mattarella, Restivo, Cortese),
a riorganizzare il nuovo soggetto politico cattolico in Sicilia,
propugnando l'idea di regione in chiave unitaria, consapevole
della necessità di arginare la ventata separatista impersonata da
Finocchiaro Aprile e dal suo Movimento per l'Indipendenza per la
Sicilia, in una prima fase sostenuti dalle forze angloamericane
di occupazione.
Una delle più importanti intuizioni politiche del Presidente
Alessi, è stata la convinzione, poi provatasi vincente per la
vicenda regionale, che la rapidità con cui lo Statuto sarebbe
stato emanato, prima dell'elezione dell'Assemblea costituente,
avrebbe garantito il risultato di lasciare intatta la
formulazione dello Statuto, quale era scaturita dalla
rielaborazione della bozza Salemi da parte della V Consulta
regionale, nella quale erano riuniti i rappresentanti di tutti i
partiti dell'epoca.
Una volta ottenuta, mercé l'opera di Aldisio e la sensibilità
del Presidente del Consiglio De Gasperi, l'emanazione dello
Statuto dal Re Umberto II con Regio Decreto Legislativo 15 maggio
1946, n. 415, Alessi si batté strenuamente per l'immediata
elezione dell'Assemblea Regionale, prima della conversione dello
Statuto in legge costituzionale da parte dell'Assemblea
costituente.
Si ebbero in tal modo il 20 aprile del 1947 le prime elezioni
per l'Assemblea Regionale Siciliana e quindi l'elezione del primo
Governo regionale, presieduto dall'onorevole Alessi.
L'Assemblea costituente procedette al coordinamento dello
Statuto siciliano con la Costituzione in una sola seduta, quella
tenuta in occasione dell'approvazione della legge costituzionale
di conversione n. 2 del 1948.
Come ha ricordato egli stesso nel corso del Convegno sui
trent'anni dello Statuto, l'Assemblea costituente accolse in
quell'occasione il famoso emendamento Persico-Dominedò (ispirato
da Luigi Einaudi), che implicava la possibilità del coordinamento
dello Statuto con la Costituzione da parte dello Stato nell'arco
di un biennio con semplice legge ordinaria, sia pure udita la
Regione ma non anche d'intesa con la Regione, come invece avrebbe
voluto il Governo regionale. Tuttavia, la partita l'ebbe vinta la
Regione. Infatti, l'Alta Corte, giudice delle leggi dello Stato
e della Regione sino all'avvento della Corte costituzionale nel
1956, con una delle sue prime sentenze (la numero 4 del 19 luglio
1948) dichiarò incostituzionale tale disposizione tempestivamente
impugnata dal Governo Alessi.
I primi anni di vita della Regione coincisero con la
ricostruzione economica di un'isola la cui popolazione era
fortemente impoverita dalla guerra.
Furono gli anni del piano Marshall, della riforma agraria,
della legislazione sull'amministrazione regionale e sugli enti
locali, delle opere pubbliche regionali, della speranza riposta
nei giacimenti di idrocarburi, degli studi sulla programmazione
economica.
A tali vicende l'onorevole Alessi partecipò da protagonista, da
presidente della Regione, da assessore per gli enti locali, da
presidente di quest'Assemblea.
Dopo gli anni trascorsi tra Montecitorio e Palazzo Madama (1963
- 1972), in cui funse da punto di riferimento per l'attività
parlamentare dei leader del partito di maggioranza relativa, il
Presidente Alessi si allontanò dalla vita politica, e si dedicò
quale presidente, con intelligenza e competenza, al rinnovamento
dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondato da Giovanni
Treccani, pur nella tradizione dell'attività editoriale. Mantenne
tale incarico sino al 1992.
A questo punto della sua vicenda personale, sempre vissuta in
primo piano, uno iato tuttavia dovette verificarsi tra l'intensa
attività politica di Alessi ed il buon ritiro presso ruoli,
autorevoli ma meramente amministrativi: non uno strappo con il
mondo culturale e politico, ma una presa di distanza da
avvenimenti e personaggi che dovettero pesargli molto, se un
temperamento come il suo, tutto tempra e passione, preferì
l'isolamento nel grigiore dell'amministrazione.
Del resto, non è degli uomini di alto profilo la rincorsa verso
traguardi più o meno a portata di mano, cui concorrono arrivisti
e parvenu.
Il Presidente Alessi ha dovuto assaporare l'amarezza dei
trapassi e probabilmente dovette bere l'amaro calice
dell'isolamento per l'avvento di una stagione politica poco
adeguata al suo rango.
Una su tutte, come esempio, la vicenda Milazzo. Alessi ha
vissuto in filo diretto tale vicenda nella duplice veste del
democristiano rattristato dall'evento scissionistico e del
siciliano speranzoso che i diritti dell'Isola venissero
maggiormente difesi da un movimento ad alto tasso autonomista.
Se oggi tutto il Paese vede nella riforma dell'assetto
istituzionale della Repubblica una questione cruciale e vede
nello Statuto siciliano del 1946 un punto di riferimento
imprescindibile, al di là delle divergenze politiche sull'entità
dell'estensione dei poteri delle Regioni, delle Province e dei
Comuni rispetto allo Stato, ciò significa che il Presidente
Alessi e quella sparuta minoranza di intellettuali di diversa
estrazione politica che diedero vita allo Statuto siciliano,
avevano saputo intuire il valore strategico di tale scelta
costituzionale.
E ciò soprattutto con riferimento all'esigenza di coniugare il
massimo di autonomia politica, organizzativa, normativa e
finanziaria di ciascuno degli enti territoriali che in base
all'art. 114 della Costituzione compongono paritariamente la
Repubblica italiana, con un'indispensabile unità nazionale , che
non può fare a meno di istituzioni centrali forti, autorevoli,
stabili e democraticamente sostenute.
Nel marzo scorso l'Assemblea Regionale ha approvato, con voto
pressoché unanime, il disegno di legge costituzionale che mira a
revisionare lo Statuto del 1946.
Le modifiche che sono state introdotte, e che sono attualmente
in attesa di esame da parte del Senato, attengono al rapporto tra
la Regione e gli Enti locali, al ruolo della Regione all'estero
ed in ambito euromediterraneo, alla promozione di interventi in
grado di apportare maggiore dinamismo all'economia siciliana in
un mondo globalizzato, alle innovazioni inserite nel Titolo V
della Costituzione, che vengono fatte proprie in ambito
regionale.
Non si tratta di stravolgimenti, ma volutamente di
aggiustamenti, modifiche ed integrazioni che lasciano
sostanzialmente inalterate, persino nella numerazione e nelle
partizioni formali, le disposizioni statutarie elaborate nel 1945
in seno alla Consulta, di cui fece autorevolmente parte il
Presidente Alessi.
E ciò - lo affermiamo con orgoglio - è la riprova che i
deputati dell'Assemblea di questa XIII legislatura guardano al
passato con grande rispetto e consapevolezza del valore delle
conquiste già ottenute da una classe dirigente assai degna di
rappresentare i Siciliani.
Quando volgiamo lo sguardo all'origine della nostra autonomia
regionale, a ciò che ci rende orgogliosi di un'eredità e di
un'esperienza istituzionale durata oltre mezzo secolo, non
possiamo non tributare un grande ringraziamento a uomini come
Giuseppe Alessi, sicuramente all'altezza delle difficoltà e
dell'importanza storica degli eventi che condussero all'avvio
della vicenda autonomistica.
La consapevolezza che l'Istituto regionale aveva rappresentato
una vera e propria conquista per la Sicilia, che aveva aspirato
all'autonomia lungo tutti gli anni della storia post-unitaria,
non impediva ad Alessi di rintracciare nel partitismo e nella
tendenza verso l'accentramento amministrativo nel capoluogo due
dei mali che avrebbero influito pesantemente su alcune delle
disfunzioni più critiche della vita della Regione siciliana.
Come già abbiamo rilevato l'anno passato, in occasione della
presentazione degli scritti e discorsi dell'onorevole Alessi, il
pensiero di questo protagonista della storia autonomistica della
Regione si rivela schietto, lineare, con parole prive di retorica
poiché mai fini a se stesse, ma ispirate da una fede autentica
nella concezione cristiana, nella bontà dell'istituto
autonomistico, nell'espansione della libertà e della democrazia
quali strumenti per elevare il progresso della comunità siciliana
all'interno della Patria italiana.
Sta a questa classe dirigente, che ha oggi la fiducia dei
Siciliani, interpretare altrettanto degnamente il ruolo di
innovatori che hanno ricoperto uomini come Giuseppe Alessi, di
cui questa Regione e questa Nazione, hanno e avranno sempre
bisogno.
A nome del Parlamento siciliano le giungano, Presidente Alessi,
i più fervidi auguri di felice centenario e di un'ancora lunga
vita.
(Vivi e prolungati applausi)
PRESIDENTE Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione,
onorevole Cuffaro.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente, colleghi
deputati, Presidente Alessi, come iniziare questo ringraziamento
alla persona e all'opera del Primo Presidente della Regione
Siciliana, Giuseppe Alessi, di cui festeggiamo il centesimo
compleanno, senza comunicarvi, innanzitutto, la commozione con
cui mi accingo a parlare e che mi ha accompagnato in questi
ultimi giorni, in cui ho cercato di trovare le parole più giuste
per esprimere la gratitudine e il riconoscimento che tutti i
siciliani gli devono?
Cento anni sono un traguardo lusinghiero per tutti, ogni uomo
che lo raggiunge porta un bagaglio di esperienze e di ricordi
sempre meritevole di essere consegnato alle successive
generazioni.
A maggior ragione, ciò vale per un politico come il Presidente
Alessi che, soprattutto dal dopoguerra in avanti, ha dato il
meglio di sé nel servire questa terra e la sua gente in un
momento certamente decisivo (e di ciò siamo ancora più
consapevoli oggi) per le sorti della Sicilia, ed anche della
stessa Italia.
Per celebrare degnamente questo anniversario ho scelto di
affrontare alcuni temi dell'autonomismo siciliano che, proprio in
occasione delle celebrazioni per il quarantacinquesimo
anniversario della prima seduta dell'Assemblea regionale
siciliana, il 25 maggio del 1992, il Presidente Alessi ha voluto
ricordare in quest'Aula a tutti noi parlamentari presenti, con la
comunicazione - come lui stesso disse - di qualche personale
ricordo , ma che personalmente mi è apparsa come una grande
lezione politica e morale.
Il Governo Alessi non può essere ricordato solo come il primo
della Regione siciliana appena nata, ma come quello che,
certamente più di altri, ha avuto a cuore l'affermazione e la
difesa del giovanissimo Statuto autonomistico che, già prima di
vedere la luce, dovette essere difeso da innumerevoli attacchi.
Essi gli provenivano, soprattutto, da ambienti e personalità
nazionali, poco inclini a comprendere le vere ragioni della sua
nascita e più propensi a considerarlo, come lei Presidente Alessi
disse quel giorno in quest'Aula, la conquista ricattatoria del
separatismo, nei confronti di uno Stato imbelle e incapace a
resistergli, perché mal ridotto dalla guerra e dalla disfatta .
Ben sappiamo che le cose non stavano così. Ma mentre oggi
sessant'anni di autonomismo e di studi storici ci confortano in
questo giudizio, nel 1947 le sue prese di posizioni assumevano
ben altro spessore e richiedevano ben altro impegno al quale, lei
Presidente Alessi, non si è mai sottratto, con la dignità e la
fierezza di sapere, non solo di essere nel giusto, ma soprattutto
di servire una giusta causa, quella del Popolo siciliano.
Mi ha sempre colpito il modo in cui è nato il suo primo
Governo. La Democrazia cristiana, di cui lei, Presidente, è stato
fondatore a Caltanissetta, non aveva la maggioranza ed ella fu
dunque costretta a varare un Governo monocolore che certamente
avrebbe avuto bisogno di maggiore forza e autorevolezza, vista la
delicatezza di quel particolare momento. Con grande saggezza e
realismo, lei ha ricordato - proprio nel 1992 - che il motivo di
quel riconoscimento non le veniva dato in relazione ai valori
particolari sul piano della cultura o della sua esperienza, ma
dal fatto che lei, e la Democrazia cristiana, eravate stati in
prima fila per l'istituzione e la vitalità della Regione.
A sessant'anni di distanza, queste argomentazioni sono più
attuali che mai, in un momento in cui i valori del nostro
autonomismo tornano ad assumere carattere di assoluta attualità,
nel contesto del dibattito nazionale sul federalismo e nel corso
del processo di revisione costituzionale che attraversa tutto il
Paese.
Ieri come oggi, occorre sapere far seguire le scelte ai
ragionamenti, le decisioni ai fatti, al fine di non ridurre tutto
ad un accademico dibattito che rischia di distrarre l'attenzione
da scelte che, invece, vanno esattamente nella direzione opposta.
Il confronto con il Governo nazionale in quegli anni fu duro e
crudo, incentrandosi su decisioni che avrebbero prodotto
conseguenze diverse e deleterie per il processo che, così
faticosamente, la classe politica siciliana aveva avviato. Il
Presidente Alessi seppe mettersi alla testa di quel processo,
sempre aperto al confronto, ma mai incline a cedere, pronto a
dimettersi, come accadde in occasione della ormai famosa vicenda
dell'emendamento Persico-Dominedò, che aiutò tutti a comprendere
il valore che il nostro Statuto aveva, non solo per la nostra
Regione, ma per tutto il Paese.
Ricordando il confronto con il Ministro del Bilancio (che era
Einaudi), lei, Presidente Alessi, ha più volte ricordato come in
quel periodo si fosse creato un clima di conflitto permanente con
lo Stato che si protrasse per molti anni.
E' vero, questo clima per molti versi dura ancora, ma tanti
anni di governo autonomistico stanno convincendo, anche i meno
disponibili, a riconoscere al nostro Statuto e alla nostra
esperienza una valenza nazionale, che ben travalica i ristretti
limiti regionali in cui si è tentato di costringerla in questi
anni. Temi solo apparentemente localistici, quali ad esempio, la
sua estrema difesa per l'Alta Corte, oggi tornano di grande
attualità, a dimostrazione che i nostri padri videro bene e,
soprattutto, lontano, in una fase storica che aveva bisogno di
mobilitare le coscienze e gli intelletti, ben oltre la dura
contingenza del momento.
Fu proprio il contrasto sull'Alta Corte che la indusse alle sue
seconde ed irrinunciabili dimissioni, che lei volle mantenere,
anche dopo il doveroso chiarimento del Governo nazionale, per
motivi di doverosa serietà politica , come lei stesso ci ha
ricordato in quella seduta del 25 maggio del 1992. Ecco, a questa
doverosità politica bisognerebbe fare più spesso appello, per
evitare che le regole della politica , come spesso le chiamiamo,
finiscano con lo snaturare il valore della nostra azione e lo
spessore morale del nostro agire da politici.
A lei si deve una concezione dell'autonomismo, fatta sì di
giuste rivendicazioni, ma anche di grande concretezza, della
logica del passo dopo passo, che produce più risultati della
pretesa del tutto e subito. Nei decenni successivi, ha prevalso
invece una logica più rivendicazionistica, talvolta definita
piagnona , che molto credito ci ha fatto perdere nei confronti
di tutti gli interlocutori nazionali, fino a far sostenere anche
ad autorevoli esponenti siciliani che, forse, sarebbe stato
meglio non avere l'autonomia.
Questi tempi sono passati ed il nostro Statuto, recentemente
riformato da questo Parlamento, sulla scorta delle nuove esigenze
emerse negli ultimi anni, torna ad essere uno strumento vitale e
propositivo, a servizio di tutta la Nazione. Segno di questo
mutato clima, cui l'attuale classe politica siciliana ha molto
contribuito, è certamente il riconoscimento avuto sulla piena
attuazione dell'articolo 37. Certamente, il contesto di questi
anni è stato decisivo per la risoluzione di una problematica che,
in anni precedenti, nessun governo era riuscito a dirimere.
Numerose e significative sono state le novità introdotte nel
nostro nuovo Statuto, soprattutto attraverso il preambolo, ma una
è certamente più significativa delle altre: l'esplicito
riferimento alla lotta alla mafia, che in questi anni è stato
impegno costante del mio Governo e delle Istituzioni regionali.
Nel ricordo di quegli anni lei, Presidente Alessi, fa
riferimento ad un altro padre della politica siciliana, a me
particolarmente caro, Don Luigi Sturzo. Fu certamente un punto di
riferimento ed un amico col quale condivise tanti difficili
momenti, pur nella lontananza fisica che lo teneva a Roma e dal
quale assunse il principio cardine del nostro autonomismo:
l'assoluta lealtà nazionale e condivisione delle sorti della
Nazione, unite al netto rifiuto di ogni impostazione statalista.
Tra le innumerevoli attività legislative e amministrative del
suo Governo, si deve annoverare l'istituzione dell'Assessorato
per gli Enti locali. Sturzo fu entusiasta di questa scelta con
cui si dava prova di coraggio e di sensibilità nei confronti
delle autonomie locali, in quell'occasione le scrisse che si
trattava di un compito nuovo, importante e capitale . Questa
lezione politica assume ancora oggi tutti i caratteri della sua
efficacia ed è anche da essa che abbiamo tratto giudizio per
riformulare compiti e funzione con la nascita dell'Assessorato
per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali.
Ma, più di ogni altro riferimento, mi ha colpito ciò che lei,
Presidente Alessi, scrisse a Sturzo nel gennaio del 1949, quando
cedette il testimone della Presidenza della Regione all'onorevole
Restivo. Nell'occasione lei volle fare un rapido bilancio di un
cristiano impegnato in politica. Dopo aver espresso a Sturzo la
sua personale riconoscenza e un sentimento di filiale affetto,
lei ha scritto: La mia è stata un'avventura nel senso cristiano
della parola: affrontai il compito operosissimo e delicatissimo,
senza altra arma, senza altra cognizione o strumento materiale
che la fede di Dio, la buona volontà e l'amicizia, anzi la
protezione della sua persona . Né meno intensa fu la risposta di
Sturzo che, replicando, scriveva che la lettera rivelava il tuo
animo, la tua rettitudine, la fede negli ideali, l'amore per la
Sicilia e anche la confidenza verso di me, che mi ha commosso .
Un valente storico del movimento cattolico, nel riportare
questo carteggio, afferma che le due lettere volano ambedue molto
alto, al di là del frastuono della politica, dei compromessi,
delle incomprensioni tra le due capitali, del sottobosco che
stava comunque lentamente proliferando intorno alla limpida idea
di autonomia.
Desidero dirle, Presidente Alessi, che trovo questa
testimonianza valida ed attuale, nonché utile per la nostra
azione di governo: essa fa riferimento a comuni ideali che,
talvolta, la crudezza della politica vuole farci mettere da
parte. Ma lei, come anche la sua generazione di politici convinti
e devoti servitori di questo popolo, ci ha lasciato una
testimonianza che non possiamo e che non dobbiamo dimenticare.
Cari colleghi, consentitemi, infine, un ultimo riferimento
alla circostanza cui ho fatto cenno all'inizio. Il Presidente
Alessi in quell'occasione ha voluto concludere, sul filo dei
ricordi, nominando, uno ad uno, i deputati di quella prima
legislatura, definendoli impressi nella incancellabile memoria
della mia mente e del mio cuore . Per ciascuno ha avuto un
riferimento, un giudizio, un ricordo.
Credo che anche noi, che non li abbiamo conosciuti tutti e
direttamente, dobbiamo a questi primi novanta deputati un
doveroso ringraziamento per quello che fecero in condizioni
certamente sfavorevoli e in un contesto politico certamente non
facile; unirli al Presidente Giuseppe Alessi, in questo momento
di festa e di ringraziamento, mi pare giusto ed opportuno. Dal
loro impegno e dal loro amore per la Sicilia e per i Siciliani,
tutti noi dobbiamo imparare.
Tantissimo certamente dal Presidente Giuseppe Alessi, al quale
rinnovo i miei personali auguri e quelli di tutto il Governo
della Regione, per la testimonianza che ha dato e continua a
dare, e nella speranza che noi tutti sappiamo portarla avanti e
giungere a quel compimento, la piena attuazione dello Statuto,
per cui ci stiamo continuando ad adoperare.
Voglia in questo giorno, presidente Alessi, accogliere
l'omaggio che tutto il Popolo siciliano, mio tramite, le porge,
riconoscendo in lei la guida autorevole che ha indicato un sicuro
cammino e il testimone prestigioso di un'epoca esaltante, di cui
noi tutti cogliamo oggi gli altrettanto esaltanti risultati.
Grazie, Presidente Alessi, ed auguri.
(Vivi e prolungati applausi)
PRESIDENTE Ha facoltà di parlare il senatore Emanuele
Macaluso.
MACALUSO Signor Presidente, innanzitutto la ringrazio per
avermi dato la possibilità di salutare l'onorevole Giuseppe
Alessi, in questa occasione straordinaria, mentre varca la soglia
dei cento anni.
A tutti i colleghi dico subito che provo una grande emozione a
parlare da questa tribuna dopo tanti anni, credo quarantacinque
Tutti gli anni '50 e i primi anni '60 li ho trascorsi in
quest'Aula.
Quanto detto dal Presidente dell'Assemblea e dal Presidente
della Regione, sul ruolo che ha avuto l'onorevole Alessi nella
vita della Sicilia e dell'Autonomia, lo condivido. Vorrei,
quindi, toccare molto brevemente solo alcuni punti, alcuni mi
riguardano anche e sono i momenti in cui la mia attività e la mia
vita si sono intrecciate con quella di Giuseppe Alessi; faccio
ciò perché è un intreccio che riguarda generazioni, non solo
persone.
Negli anni del Fascismo, per la mia generazione, Alessi è stato
un punto di riferimento a Caltanissetta che è la mia città e
anche la sua città.
Alessi, popolare, cattolico, antifascista, e Pompeo Colajanni,
comunista, antifascista e avvocato come Alessi, per la mia
generazione sono stati un riferimento essenziale per capire cosa
significasse la riconquista della libertà e della democrazia.
Non solo io, quindi, ma la mia generazione è grata a Giuseppe
Alessi per quello che in quegli anni ha fatto per tutti noi e per
la Sicilia.
Il secondo momento è stato qui ricordato e riguarda
l'affermazione dell'autonomia, non solo nel momento in cui, in
quest'Aula, Alessi fu eletto Presidente della Regione, ma negli
anni precedenti, nel Dopoguerra, quando fu necessario affrontare
il separatismo , quando fu necessario affrontare una condizione
della Sicilia, a dir poco drammatica.
Alessi, ancora una volta, è stato punto di riferimento nel
richiamo ad una battaglia che aveva due momenti essenziali:
l'autonomia e l'unità nazionale; e la conquista della Regione,
nei termini e nelle condizioni che qui sono stati ricordati dal
Presidente dell'Assemblea e dal Presidente della Regione, ne
testimoniano altresì l'attività nel momento in cui fu eletto
Presidente della Regione.
Io ricordo ancora quel giorno, non ero ancora stato eletto
deputato regionale, non avevo l'età, ma ero già segretario
regionale della CGIL ed assistetti, da quei banchi, all'elezione
di Giuseppe Alessi
E' stato qui giustamente ricordato il ruolo del presidente
Alessi nell'impianto dell'autonomia e della Regione: dal nulla è
stato realizzato un edificio, quello della Regione e
dell'autonomia.
Quindi, Alessi, è un punto di riferimento come costruttore
della Regione e dell'Autonomismo siciliano.
E vorrei ricordare un altro momento, la sua seconda elezione a
Presidente della Regione nel 1955 - in quella occasione, ero
seduto in quei banchi -. Nel 1955 succedeva ad un altro
Presidente che ha avuto anch'egli un ruolo importante nella vita
della Regione, seppure personalmente ebbi dissensi molto
radicali con quel Governo (parlo di Franco Restivo), ma che ebbe,
ripeto, un ruolo straordinario anche lui. Ebbene, dopo quel
Governo, quando la situazione politica si aprì ad una nuova fase,
segnata dalla elezione di Giovanni Gronchi a Presidente della
Repubblica, Alessi ebbe l'intelligenza politica di convocare una
grande assemblea al teatro Massimo, con il concorso delle
organizzazioni sindacali, della Sicindustria e dei produttori,
per porre un problema rimasto centrale, poi, nella vita della
Regione.
Dopo la riforma agraria, nel transito di una Sicilia che doveva
andare verso un sistema sociale più avanzato e moderno, Alessi
pose con forza il problema dello sviluppo industriale.
Ricordo quella grande assemblea al teatro Massimo e come
l'iniziativa di Alessi scosse le coscienze e promosse anche una
mobilitazione che successivamente ebbe un certo sviluppo in
tutta la Sicilia.
Sappiamo come sono andate le cose dopo quella fase.
Il tentativo di transito dalla Sicilia feudale e agricola alla
Sicilia dello sviluppo industriale, della modernizzazione, del
nuovo che avanzava è stato in tutta Italia periglioso, difficile,
contrastato e oggi, io penso, si possa fare un bilancio non
pienamente positivo.
E' stato ricordato - e finisco - il ruolo che Alessi ha avuto
anche nel momento in cui fu eletto il Governo Milazzo nel 1958. A
quel tempo, Alessi era Presidente dell'Assemblea regionale e ha
governato quella vicenda politica - che era molto difficile ed
aspra - con saggezza e con indipendenza; con grande indipendenza
Ha guidato l'Assemblea regionale pur in contrasti molto duri, nei
quali - come è stato ricordato- ha sempre intrecciato la sua
passione e la sua militanza di democristiano con quella di
siciliano, di autonomista, di un uomo che guardava a quei
processi politici con distacco, ma anche con interesse.
Ecco perché il Presidente Alessi riveste un posto rilevante
nella vita della nostra Regione.
Successivamente ho rincontrato il Presidente Alessi nelle
vesti di parlamentare nazionale - alla Camera prima e al Senato
dopo - e anche in quelle sedi il Presidente Alessi ha manifestato
una grande fiducia nell'autonomismo e nelle virtù del Popolo
siciliano, con un ottimismo che non è il mio, debbo dire, ma con
un ottimismo talmente convincente e convinto, da continuare
battaglie che sembravano perse.
Pertanto, conservo un ricordo affettuoso, non solo politico, di
questi sessantacinque anni, nei quali la mia vita politica e
anche i miei rapporti personali si sono intrecciati con quelli
del Presidente Alessi, mio compagno di lotta durante il fascismo
e mio avversario leale negli anni dopo il fascismo, nella
Repubblica italiana.
Questo ricordo lo trasmetto alle nuove generazioni, perché i
rapporti politici possano essere tali per cui sia possibile - da
una parte e dall'altra - essere disponibili a trovare i momenti e
le condizioni in cui lottare insieme per la libertà, per
l'autonomia, per la Sicilia.
(Vivi e prolungati applausi)
PRESIDENTE La seduta prevede la lettura, da parte del
Presidente Alessi, di un breve messaggio all'Assemblea regionale
siciliana.
Ritengo più opportuno e preferibile per tutti allegare il
messaggio dell'onorevole Alessi al resoconto di questa seduta
solenne e pregare il Presidente Alessi, se lo ritiene, di
formulare un saluto all'intera Assemblea.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
ALESSI Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi e tutti voi che in questo momento vi ricordate
di me e dell'opera da me svolta nell'attuazione di
quell'ordinamento che è ancora vivo e vitale, ebbene, desidero
dire che è proprio a questa vitalità ed efficienza che non
possiamo non fare riferimento ogni volta che pensiamo a come lo
Statuto della Regione si sia immedesimato nel terzo momento; e
questa è una disfunzione molto antipatica.
Mi auguro però che qui tutti i colleghi vogliano fare buon
tempo a cattivo gioco e, perciò, avanzare nel tempo quella
misura che, invece, nella mia idea doveva precedere e non
seguire.
Ad ogni modo, ogni cosa non viene per nuocere.
(Vivi e prolungati applausi da tutta l'Aula)
PRESIDENTE. I festeggiamenti proseguono nella Sala dei Viceré,
dove tutti i presenti sono invitati per un brindisi in onore del
Presidente Giuseppe Alessi.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani mercoledì 9
novembre 2005, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - Comunicazioni.
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in
materia di appalti. Disposizioni concernenti l'attività degli
uffici del Genio civile e la prevenzione del rischio sismico
(nn. 771-774/A) (Seguito);
2) - Norme sull'esposizione al pubblico dei prezzi dei
prodotti in vendita (n. 1023/A) (Seguito);
3) - Istituzione di un ulteriore turno elettorale autunnale
per il rinnovo degli organi dei Comuni e delle Province della
Regione. Modifica dell'articolo 8 della legge regionale 2 agosto
2002, n. 7 (n. 977/A) (Seguito);
4) - Istituzione di poli turistici all'interno dei parchi
dell'Etna, dei Nebrodi e delle Madonie (nn. 986-987/A);
5) - Disposizioni finanziarie urgenti e per la
razionalizzazione dell'attività amministrativa (n. 151 - Norme
stralciate II/A);
6) - Rendiconto generale della Regione siciliana e dell'Azienda
delle foreste demaniali per l'esercizio finanziario 2004 (n.
1064/A);
7) - Variazioni al bilancio della Regione ed al bilancio
dell'Azienda delle foreste demaniali per l'esercizio finanziario
2005 - Assestamento (n. 1063/A).
III - Discussione del Documento di programmazione economico-
finanziaria per gli anni 2006 - 2008 (Seguito)
IV - Votazione finale dei disegni di legge:
1) - Disposizioni sul rilascio delle concessioni di beni
demaniali e sull'esercizio diretto delle funzioni amministrative
in materia di demanio marittimo (n. 988/A);
2) - Interventi in materia di cooperative agricole e norme in
materia di camere di commercio (nn. 392-402-763-Stralcio I/A).
V - Elezione delle Commissioni legislative permanenti e della
Commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
dell'Unione europea.
VI - Elezione di deputati segretari.
La seduta è tolta alle ore 18.35
Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 21.30
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO
Messaggio dell'onorevole Giuseppe Alessi
Sig. Presidente, Sigg.ri Onorevoli Colleghi dell'Assemblea
regionale siciliana,
se qualche anno fa, lontano, mi avessero raccontato che, alla
giovanile età di cento anni, avrei partecipato ad una solenne
convocazione nella quale affettuosamente sarei stato festeggiato,
proprio qui nella Sala d'Ercole, avrei risposto con un cortese
sorriso.
Perché cento anni è un secolo e avrei chiesto perché proprio a
me, sarebbe toccato questo altro onere ed onore al contempo.
E ancora oggi non so darmi una risposta.
Ma mi inchino davanti ai disegni della Provvidenza, perché
durante il percorso della nostra esistenza, secondo il pensiero
cristiano, ogni giorno che si vive è un giorno in meno e non un
giorno in più: figuriamoci a cento anni.
Ma vi confiderò che i ricordi della mia povera ma felice
infanzia li rivivo intensamente e forse melanconicamente.
E poi mi consolo ripetendomi alcune delle pagine meravigliose
delle letture dei testi del Mignosi, di Padre Semeria, di Padre
Gioacchino Ventura, di Pier Luigi Frassati; pagine, la cui
lettura consiglio a tutti ancora oggi.
E poi l'incontro che segnò la mia vita politica, quello con
Don Luigi Sturzo, sacerdote severo ed irriducibile, guida
rocciosa che ebbe uno sconfinato amore per la Sicilia e per la
comune civiltà cristiana.
E se appena volgo lo sguardo indietro, rivedo l'immagine di
tanti amici protagonisti della irripetibile avventura per
costruire l'Autonomia Siciliana: Aldisio, Scelba, Restivo,
Mattarella, Cortese, Varvaro, La Loggia, Colajanni, Milazzo e
tanti altri ancora.
Vorrei che le testimonianze operose di personaggi così
determinanti per la nostra Sicilia, non fossero archiviate ma
rivitalizzate quale patrimonio culturale per le generazioni
future e per coloro che vogliono realisticamente spendersi e
attivarsi per il bene comune della società siciliana.
Mi rendo conto che viviamo in un periodo di grande transizione
che interessa globalmente ogni attività dell'uomo ed anche
particolarmente nel nostro Paese le organizzazioni partitiche,
che in larga parte sono state sostituite da organici ed
efficienti apparati.
E' auspicabile un ritorno alla memoria quando chi voleva
testimoniare con le opere nella vita politica lo faceva con il
cuore e con l'anima: bisogna umanizzare questa stagione politica
post-moderna; una stagione dove spesso il disordine e
l'incertezza vincono sulla ragione e sulla speranza e
l'indifferenza sulla fede.
Per ridare senso al tempo che viviamo dobbiamo ricominciare a
narrare quale sia stato lo sconfinato amore per il nostro Paese
di coloro che scrissero la Costituzione e per la Sicilia, in
particolare, di coloro che scrissero lo Statuto per l'Autonomia
siciliana: il vento del Nord ed il vento del Sud, come quello
dell'Est e dell'Ovest soffiarono per spingere le vele della
nostra Patria verso porti sicuri e fu il rispetto profondo
reciproco delle convinzioni altrui che rese possibile e fattibile
unire ciò che era disunito e rinsaldare ciò che si era disperso.
Oggi si parla tanto di libertà, a volte impropriamente.
La libertà non può essere un dono di altri, ma deve essere
conquista del popolo giorno per giorno, è così che si rivendica
il diritto alla nostra Italia e perciò anche della nostra Sicilia
al loro avvenire.
La nostra Costituzione è garanzia, appunto, di libertà, di
progresso e di pace anche perché fu scritta con animo cristallino
ed a sostegno dei propri ed altrui ideali: ecco gli ideali su cui
tanti sorridono e che tantissimi irridono.
Eppure quella che tanti, tanti anni fa ci diede l'invincibile
profonda convinzione che la forza redentrice dell'Autonomia
regionale fosse un vero messaggio di speranza della rinata
democrazia alle future generazioni isolane fu la spinta di un
nuovo Risorgimento: "Autonomisti perché Unitari, Unitari perché
Autonomisti", questa fu la nostra bandiera.
Allora proclamammo che di nazione ce n'era una sola: l'Italia,
ma, nel contempo, affermammo come punto indeclinabile ed
essenziale l'Autonomia regionale siciliana, come orgoglioso
riscatto e dovuta riparazione.
Onorevoli Colleghi, battetevi con forza perché sull'Autonomia
regionale siciliana sorga sempre nitido il sole.
Scrive in una lettera San Paolo: "siate lieti nella speranza,
forti nelle tribolazioni, solleciti per le necessità dei
fratelli, cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini.
Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con
tutti".
Permettetevi, però, il mio fraterno, sentito, sincero ed
affettuoso abbraccio al Presidente dell'Assemblea regionale
siciliana, onorevole Guido Lo Porto, che con consumato equilibrio
e saggia determinazione presiede questa Assemblea.
Grazie a voi tutti per il calore delle vostre parole di
amicizia e di stima che ricambio toto corde.
Un augurio fervido di lunga vita: credo che voi tutti lo
meritiate.
Giuseppe Alessi