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Resoconto d'Aula della Seduta n. 327 di martedì 08 novembre 2005
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   Presidenza del presidente Lo Porto


  (Il Presidente Lo Porto fa accomodare l'onorevole Giuseppe Alessi
   al banco della  presidenza  dell'Assemblea come posto d'onore)

    PRESIDENTE     L'ordine  del  giorno  reca:  Celebrazione   del
  centesimo  compleanno dell'onorevole Giuseppe Alessi,  presidente
  del primo Governo della Regione siciliana.

   Diamo  seguito  a  tale solenne seduta per la  celebrazione  del
  centenario di Giuseppe Alessi, non prima di avere comunicato  che
  sono pervenuti messaggi di auguri e di solidarietà dal Presidente
  della  Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini, dal  ministro
  della   Difesa,  Antonio  Martino,  dal  ministro  degli   Affari
  regionali,  senatore  Enrico La Loggia, dall'onorevole  senatore,
  Presidente  emerito  della Repubblica, Francesco  Cossiga  e  dal
  senatore  Giulio Andreotti.
   Onorevole   Presidente   della   Regione,   Presidente   Alessi,
  onorevoli  colleghi,  rivolgo un saluto a  tutte  le  autorità  e
  personalità nazionali, locali, civili, religiose e militari e  ai
  familiari  tutti.  La  Presidenza  dell'Assemblea,  interpretando
  l'unanime volontà dei parlamentari regionali, ha inteso  dedicare
  questa   seduta  alla  celebrazione  di  un  anniversario   molto
  particolare,  i  cento  anni di Giuseppe Alessi,  il  personaggio
  ancora  vivente più illustre della vicenda storica dell'autonomia
  siciliana.
   Non  è  senza  emozione che abbiamo il privilegio  di  rivedere,
  ancora  oggi,  tra i banchi di questo Parlamento,  il  Presidente
  Alessi,  a  distanza di quarant'anni dal suo passaggio al  Senato
  della  Repubblica,  avvenuto  dopo sedici  anni  di  appassionata
  partecipazione alla vita istituzionale e politica  della  Regione
  siciliana.
   Egli  è  stato, in primo luogo, tra i protagonisti della nascita
  e  dell'avvio dell'esperienza della Regione siciliana, insieme ad
  un  ristretto nucleo di politici ed intellettuali raccolti  nella
  Consulta   dell'Alto  Commissariato  per  la  Sicilia  retto   da
  Salvatore  Aldisio, all'indomani della crisi istituzionale  dello
  Stato  apertasi  con  lo  sbarco  degli  alleati  Anglo-Americani
  nell'Isola.
   Nel  corso della sua lunga vita, Giuseppe Alessi ha testimoniato
  soprattutto  cosa rappresenti per un uomo tenere fede  ai  propri
  ideali,  e lo ha fatto con quella rara limpidezza di propositi  e
  di   comportamenti  nell'agire  quotidiano  che  solo  le  grandi
  personalità,  che  resistono  al  giudizio  della  Storia,  sanno
  dimostrare.
   Tutti  noi  sappiamo  quanto brillantemente egli  abbia  svolto,
  prima  di  dedicarsi  alla  vita  politica,  la  professione   di
  avvocato.
   L'onorevole  Alessi è stato  il  primo Presidente della  Regione
  siciliana, ed era pertanto in corso il confronto sulle competenze
  regionali   rispetto   allo  Stato  e  sull'apprestamento   dell'
  organizzazione amministrativa della Regione.
   Egli   è   stato,  quindi,  unanimemente  eletto  quale   quarto
  Presidente  dell'Assemblea regionale siciliana, ed  ha  svolto  i
  mandati  di  deputato  e  di  senatore al  Parlamento  nazionale.
  Infine,   a  coronamento di tanto illustre carriera politica,  ha
  rivestito per ben vent'anni il prestigioso incarico di presidente
  dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
   Dopo   lo   sbarco  alleato,  quale  attivista   del   Movimento
  cattolico,   ha   saputo   immediatamente   manifestare   spirito
  d'iniziativa  e  capacità organizzativa nell'anticipare,  con  la
  celebrazione del primo convegno regionale nel dicembre del  1943,
  la   nascita  della  Democrazia  Cristiana,  forza  politica  che
  soltanto  cinque  anni dopo avrebbe assunto  posizione  di  piena
  centralità nello schieramento politico italiano.
   Forte  di  una  formazione  politica influenzata  dal  magistero
  della   dottrina  sociale  della  Chiesa  e  dagli   insegnamenti
  sturziani,  non  esitò, insieme all'ancora sparuto  drappello  di
  compagni  di partito (Aldisio, B. Mattarella,  Restivo, Cortese),
  a  riorganizzare il nuovo soggetto politico cattolico in Sicilia,
  propugnando  l'idea  di  regione in chiave unitaria,  consapevole
  della necessità di arginare la ventata separatista impersonata da
  Finocchiaro Aprile e dal suo Movimento per l'Indipendenza per  la
  Sicilia,  in  una prima fase sostenuti dalle forze angloamericane
  di occupazione.
   Una  delle  più  importanti intuizioni politiche del  Presidente
  Alessi,  è  stata la convinzione, poi provatasi vincente  per  la
  vicenda  regionale,  che la rapidità con cui lo  Statuto  sarebbe
  stato  emanato,  prima dell'elezione dell'Assemblea  costituente,
  avrebbe   garantito   il  risultato  di   lasciare   intatta   la
  formulazione   dello   Statuto,   quale   era   scaturita   dalla
  rielaborazione  della  bozza Salemi da  parte  della  V  Consulta
  regionale, nella quale erano riuniti i rappresentanti di tutti  i
  partiti dell'epoca.
   Una  volta  ottenuta, mercé l'opera di Aldisio e la  sensibilità
  del  Presidente  del  Consiglio De  Gasperi,  l'emanazione  dello
  Statuto dal Re Umberto II con Regio Decreto Legislativo 15 maggio
  1946,  n.  415,   Alessi  si batté strenuamente  per  l'immediata
  elezione dell'Assemblea Regionale, prima della conversione  dello
  Statuto   in   legge   costituzionale  da  parte   dell'Assemblea
  costituente.
   Si  ebbero  in tal modo il 20 aprile del 1947 le prime  elezioni
  per l'Assemblea Regionale Siciliana e quindi l'elezione del primo
  Governo regionale, presieduto dall'onorevole Alessi.
   L'Assemblea  costituente  procedette  al  coordinamento    dello
  Statuto siciliano con la Costituzione in una sola seduta,  quella
  tenuta  in occasione dell'approvazione della legge costituzionale
  di conversione n. 2 del 1948.
     Come  ha  ricordato  egli stesso nel corso  del  Convegno  sui
  trent'anni  dello  Statuto, l'Assemblea  costituente  accolse  in
  quell'occasione  il famoso emendamento Persico-Dominedò (ispirato
  da Luigi Einaudi), che implicava la possibilità del coordinamento
  dello  Statuto con la Costituzione da parte dello Stato nell'arco
  di  un  biennio con semplice legge ordinaria, sia pure  udita  la
  Regione ma non anche d'intesa con la Regione, come invece avrebbe
  voluto il Governo regionale. Tuttavia, la partita l'ebbe vinta la
  Regione. Infatti, l'Alta Corte,  giudice delle leggi  dello Stato
  e  della Regione sino all'avvento della Corte costituzionale  nel
  1956, con una delle sue prime sentenze (la numero 4 del 19 luglio
  1948) dichiarò incostituzionale tale disposizione tempestivamente
  impugnata dal Governo Alessi.
   I   primi  anni  di  vita  della  Regione  coincisero   con   la
  ricostruzione  economica  di  un'isola  la  cui  popolazione  era
  fortemente impoverita dalla guerra.
   Furono  gli  anni  del  piano Marshall, della  riforma  agraria,
  della  legislazione sull'amministrazione regionale e  sugli  enti
  locali,  delle opere pubbliche regionali, della speranza  riposta
  nei  giacimenti  di idrocarburi, degli studi sulla programmazione
  economica.
   A  tali vicende l'onorevole Alessi partecipò da protagonista, da
  presidente  della Regione, da assessore per gli enti  locali,  da
  presidente di quest'Assemblea.
   Dopo  gli anni trascorsi tra Montecitorio e Palazzo Madama (1963
  -  1972),  in  cui funse da punto di riferimento  per  l'attività
  parlamentare  dei leader del partito di maggioranza relativa,  il
  Presidente Alessi si allontanò dalla vita politica, e  si  dedicò
  quale  presidente, con intelligenza e competenza, al rinnovamento
  dell'Istituto  dell'Enciclopedia Italiana,  fondato  da  Giovanni
  Treccani, pur nella tradizione dell'attività editoriale. Mantenne
  tale incarico sino al 1992.
   A  questo  punto della sua vicenda personale, sempre vissuta  in
  primo  piano, uno iato tuttavia dovette verificarsi tra l'intensa
  attività  politica  di  Alessi ed il buon  ritiro  presso  ruoli,
  autorevoli  ma meramente amministrativi: non uno strappo  con  il
  mondo  culturale  e  politico,  ma  una  presa  di  distanza   da
  avvenimenti  e  personaggi che dovettero pesargli  molto,  se  un
  temperamento  come  il  suo,  tutto tempra  e  passione,  preferì
  l'isolamento nel grigiore dell'amministrazione.
   Del  resto, non è degli uomini di alto profilo la rincorsa verso
  traguardi  più o meno a portata di mano, cui concorrono arrivisti
  e parvenu.
   Il   Presidente  Alessi  ha  dovuto  assaporare  l'amarezza  dei
  trapassi   e   probabilmente   dovette   bere   l'amaro    calice
  dell'isolamento  per  l'avvento di  una  stagione  politica  poco
  adeguata al suo rango.
   Una  su  tutte,  come  esempio, la vicenda  Milazzo.  Alessi  ha
  vissuto  in  filo  diretto tale vicenda nella duplice  veste  del
  democristiano  rattristato  dall'evento  scissionistico   e   del
  siciliano   speranzoso   che  i  diritti   dell'Isola   venissero
  maggiormente difesi da un movimento ad alto tasso autonomista.
   Se   oggi   tutto  il  Paese  vede  nella  riforma  dell'assetto
  istituzionale  della  Repubblica una questione  cruciale  e  vede
  nello   Statuto  siciliano  del  1946  un  punto  di  riferimento
  imprescindibile, al di là delle divergenze politiche  sull'entità
  dell'estensione dei poteri delle Regioni, delle  Province  e  dei
  Comuni  rispetto  allo  Stato, ciò significa  che  il  Presidente
  Alessi  e  quella sparuta minoranza di intellettuali  di  diversa
  estrazione  politica  che  diedero vita allo  Statuto  siciliano,
  avevano  saputo  intuire  il  valore strategico  di  tale  scelta
  costituzionale.
   E  ciò soprattutto con riferimento all'esigenza di coniugare  il
  massimo   di  autonomia  politica,  organizzativa,  normativa   e
  finanziaria  di  ciascuno  degli enti territoriali  che  in  base
  all'art.  114  della  Costituzione compongono  paritariamente  la
  Repubblica italiana, con un'indispensabile  unità nazionale , che
  non  può  fare a meno di istituzioni centrali forti,  autorevoli,
  stabili e democraticamente sostenute.
   Nel  marzo scorso l'Assemblea Regionale ha approvato,  con  voto
  pressoché unanime, il disegno di legge costituzionale che mira  a
  revisionare lo Statuto del 1946.
   Le  modifiche che sono state introdotte, e che sono  attualmente
  in attesa di esame da parte del Senato, attengono al rapporto tra
  la  Regione  e gli Enti locali, al ruolo della Regione all'estero
  ed  in ambito euromediterraneo, alla promozione di interventi  in
  grado  di apportare maggiore dinamismo all'economia siciliana  in
  un  mondo  globalizzato, alle innovazioni inserite nel  Titolo  V
  della   Costituzione,  che  vengono  fatte  proprie   in   ambito
  regionale.
   Non   si   tratta   di   stravolgimenti,   ma   volutamente   di
  aggiustamenti,   modifiche   ed   integrazioni    che    lasciano
  sostanzialmente  inalterate, persino nella  numerazione  e  nelle
  partizioni formali, le disposizioni statutarie elaborate nel 1945
  in  seno  alla  Consulta,  di cui fece  autorevolmente  parte  il
  Presidente Alessi.
   E  ciò  -  lo  affermiamo con orgoglio -  è  la  riprova  che  i
  deputati  dell'Assemblea di questa XIII legislatura  guardano  al
  passato  con  grande rispetto e consapevolezza del  valore  delle
  conquiste  già  ottenute da una classe dirigente assai  degna  di
  rappresentare i Siciliani.
   Quando  volgiamo  lo sguardo all'origine della nostra  autonomia
  regionale,  a  ciò  che ci rende orgogliosi di  un'eredità  e  di
  un'esperienza  istituzionale  durata  oltre  mezzo  secolo,   non
  possiamo  non  tributare un grande ringraziamento a  uomini  come
  Giuseppe  Alessi,  sicuramente  all'altezza  delle  difficoltà  e
  dell'importanza  storica  degli eventi che  condussero  all'avvio
  della vicenda autonomistica.
   La  consapevolezza che l'Istituto regionale aveva  rappresentato
  una  vera  e propria conquista per la Sicilia, che aveva aspirato
  all'autonomia  lungo  tutti gli anni della storia  post-unitaria,
  non  impediva ad Alessi di rintracciare nel  partitismo  e  nella
  tendenza  verso l'accentramento amministrativo nel capoluogo  due
  dei  mali  che  avrebbero influito pesantemente su  alcune  delle
  disfunzioni più critiche della vita della Regione siciliana.
   Come  già  abbiamo rilevato l'anno passato, in  occasione  della
  presentazione degli scritti e discorsi dell'onorevole Alessi,  il
  pensiero di questo protagonista della storia autonomistica  della
  Regione si rivela schietto, lineare, con parole prive di retorica
  poiché  mai  fini a se stesse, ma ispirate da una fede  autentica
  nella    concezione   cristiana,   nella   bontà    dell'istituto
  autonomistico,  nell'espansione della libertà e della  democrazia
  quali strumenti per elevare il progresso della comunità siciliana
  all'interno della Patria italiana.
   Sta  a  questa  classe  dirigente, che ha oggi  la  fiducia  dei
  Siciliani,  interpretare  altrettanto  degnamente  il  ruolo   di
  innovatori  che hanno ricoperto uomini come Giuseppe  Alessi,  di
  cui  questa  Regione  e questa Nazione, hanno  e  avranno  sempre
  bisogno.
   A  nome del Parlamento siciliano le giungano, Presidente Alessi,
  i  più  fervidi auguri di felice centenario e di un'ancora  lunga
  vita.

                    (Vivi e prolungati applausi)

    PRESIDENTE  Ha facoltà di parlare il Presidente della  Regione,
  onorevole Cuffaro.

    CUFFARO  presidente della Regione. Signor Presidente,  colleghi
  deputati,  Presidente Alessi, come iniziare questo ringraziamento
  alla  persona  e  all'opera  del Primo Presidente  della  Regione
  Siciliana,  Giuseppe  Alessi,  di cui  festeggiamo  il  centesimo
  compleanno,  senza comunicarvi, innanzitutto, la  commozione  con
  cui  mi  accingo  a  parlare e che mi ha accompagnato  in  questi
  ultimi giorni, in cui ho cercato di trovare le parole  più giuste
  per  esprimere  la gratitudine e il riconoscimento  che  tutti  i
  siciliani gli devono?
   Cento  anni sono un traguardo lusinghiero per tutti,  ogni  uomo
  che  lo  raggiunge porta un bagaglio di esperienze e  di  ricordi
  sempre   meritevole   di   essere  consegnato   alle   successive
  generazioni.
   A  maggior  ragione, ciò vale per un politico come il Presidente
  Alessi  che,  soprattutto dal dopoguerra in avanti,  ha  dato  il
  meglio  di  sé  nel servire questa terra e la  sua  gente  in  un
  momento   certamente  decisivo  (e  di  ciò  siamo   ancora   più
  consapevoli  oggi)  per le sorti della Sicilia,  ed  anche  della
  stessa Italia.
   Per  celebrare  degnamente  questo  anniversario  ho  scelto  di
  affrontare alcuni temi dell'autonomismo siciliano che, proprio in
  occasione    delle   celebrazioni   per   il   quarantacinquesimo
  anniversario   della   prima   seduta  dell'Assemblea   regionale
  siciliana, il 25 maggio del 1992, il Presidente Alessi ha  voluto
  ricordare in quest'Aula a tutti noi parlamentari presenti, con la
  comunicazione  -  come lui stesso disse - di   qualche  personale
  ricordo ,  ma  che  personalmente mi è apparsa  come  una  grande
  lezione politica e morale.
   Il  Governo Alessi non può essere ricordato solo come  il  primo
  della  Regione  siciliana  appena  nata,  ma  come  quello   che,
  certamente  più  di altri, ha avuto a cuore l'affermazione  e  la
  difesa  del giovanissimo Statuto autonomistico che, già prima  di
  vedere  la  luce, dovette essere difeso da innumerevoli attacchi.
  Essi  gli  provenivano,  soprattutto, da ambienti  e  personalità
  nazionali, poco inclini a comprendere le vere ragioni  della  sua
  nascita e più propensi a considerarlo, come lei Presidente Alessi
  disse  quel giorno in quest'Aula,  la conquista ricattatoria  del
  separatismo,  nei  confronti di uno Stato imbelle  e  incapace  a
  resistergli, perché mal ridotto dalla guerra e dalla disfatta .
   Ben  sappiamo  che  le  cose non stavano così.  Ma  mentre  oggi
  sessant'anni  di autonomismo e di studi storici ci confortano  in
  questo  giudizio,  nel 1947 le sue prese di posizioni  assumevano
  ben altro spessore e richiedevano ben altro impegno al quale, lei
  Presidente  Alessi, non si è mai sottratto, con la dignità  e  la
  fierezza di sapere, non solo di essere nel giusto, ma soprattutto
  di servire una giusta causa, quella del Popolo siciliano.
   Mi  ha  sempre  colpito  il modo in cui  è  nato  il  suo  primo
  Governo. La Democrazia cristiana, di cui lei, Presidente, è stato
  fondatore  a Caltanissetta, non aveva la maggioranza ed  ella  fu
  dunque   costretta  a varare un Governo monocolore che certamente
  avrebbe avuto bisogno di maggiore forza e autorevolezza, vista la
  delicatezza  di quel particolare momento. Con grande  saggezza  e
  realismo, lei ha ricordato - proprio nel 1992 - che il motivo  di
  quel  riconoscimento  non le veniva dato in relazione  ai  valori
  particolari  sul piano della cultura o della sua  esperienza,  ma
  dal  fatto che lei, e la Democrazia cristiana, eravate  stati  in
  prima fila per l'istituzione e la vitalità della Regione.
   A  sessant'anni  di  distanza, queste  argomentazioni  sono  più
  attuali  che  mai,  in  un momento in cui  i  valori  del  nostro
  autonomismo tornano ad assumere carattere di assoluta  attualità,
  nel  contesto del dibattito nazionale sul federalismo e nel corso
  del processo di revisione costituzionale che attraversa tutto  il
  Paese.
   Ieri  come  oggi,  occorre  sapere  far  seguire  le  scelte  ai
  ragionamenti, le decisioni ai fatti, al fine di non ridurre tutto
  ad  un accademico dibattito che rischia di distrarre l'attenzione
  da scelte che, invece, vanno esattamente nella direzione opposta.
   Il  confronto con il Governo nazionale in quegli anni fu duro  e
  crudo,   incentrandosi  su  decisioni  che   avrebbero   prodotto
  conseguenze  diverse  e  deleterie  per  il  processo  che,  così
  faticosamente,  la  classe politica siciliana aveva  avviato.  Il
  Presidente  Alessi seppe mettersi alla testa di   quel  processo,
  sempre  aperto al confronto, ma mai incline a cedere,   pronto  a
  dimettersi, come accadde in occasione della ormai famosa  vicenda
  dell'emendamento Persico-Dominedò, che aiutò tutti a  comprendere
  il  valore  che il nostro Statuto aveva, non solo per  la  nostra
  Regione, ma per tutto il Paese.
   Ricordando  il confronto con il Ministro del Bilancio  (che  era
  Einaudi), lei, Presidente Alessi, ha più volte ricordato come  in
  quel periodo si fosse creato un clima di conflitto permanente con
  lo Stato che si protrasse per molti anni.
   E'  vero,  questo  clima per molti versi dura ancora,  ma  tanti
  anni  di governo autonomistico stanno convincendo, anche  i  meno
  disponibili,  a  riconoscere  al nostro  Statuto  e  alla  nostra
  esperienza  una valenza nazionale, che ben travalica i  ristretti
  limiti  regionali in cui si è tentato di costringerla  in  questi
  anni. Temi solo apparentemente localistici, quali ad esempio,  la
  sua  estrema  difesa  per l'Alta Corte, oggi  tornano  di  grande
  attualità,  a  dimostrazione che i nostri padri  videro  bene  e,
  soprattutto,  lontano, in una fase storica che aveva  bisogno  di
  mobilitare  le  coscienze e gli intelletti,  ben  oltre  la  dura
  contingenza del momento.
   Fu  proprio il contrasto sull'Alta Corte che la indusse alle sue
  seconde  ed  irrinunciabili dimissioni, che lei volle  mantenere,
  anche  dopo  il doveroso chiarimento del Governo nazionale,   per
  motivi  di  doverosa serietà politica , come  lei  stesso  ci  ha
  ricordato in quella seduta del 25 maggio del 1992. Ecco, a questa
  doverosità  politica  bisognerebbe fare più spesso  appello,  per
  evitare che le  regole della politica , come spesso le chiamiamo,
  finiscano  con lo snaturare il valore della nostra  azione  e  lo
  spessore morale del nostro agire da politici.
   A  lei  si  deve una concezione dell'autonomismo,  fatta  sì  di
  giuste  rivendicazioni,  ma  anche di grande  concretezza,  della
  logica  del  passo  dopo passo, che produce più  risultati  della
  pretesa  del tutto e subito. Nei decenni successivi, ha  prevalso
  invece  una  logica  più rivendicazionistica,  talvolta  definita
   piagnona ,  che molto credito ci ha fatto perdere nei  confronti
  di  tutti gli interlocutori nazionali, fino a far sostenere anche
  ad  autorevoli  esponenti  siciliani che,  forse,  sarebbe  stato
  meglio non avere l'autonomia.
   Questi  tempi  sono  passati ed il nostro Statuto,  recentemente
  riformato da questo Parlamento, sulla scorta delle nuove esigenze
  emerse negli ultimi anni, torna ad essere uno strumento vitale  e
  propositivo,  a  servizio di tutta la Nazione.  Segno  di  questo
  mutato  clima, cui l'attuale classe politica siciliana  ha  molto
  contribuito,  è  certamente il riconoscimento avuto  sulla  piena
  attuazione  dell'articolo 37. Certamente, il contesto  di  questi
  anni è stato decisivo per la risoluzione di una problematica che,
  in anni precedenti, nessun governo era riuscito a dirimere.
   Numerose  e  significative sono state le novità  introdotte  nel
  nostro nuovo Statuto, soprattutto attraverso il preambolo, ma una
  è   certamente   più   significativa  delle  altre:   l'esplicito
  riferimento  alla lotta alla mafia, che in questi  anni  è  stato
  impegno costante del mio Governo e delle Istituzioni regionali.
   Nel   ricordo  di  quegli  anni  lei,  Presidente   Alessi,   fa
  riferimento  ad  un altro padre della politica  siciliana,  a  me
  particolarmente caro, Don Luigi Sturzo. Fu certamente un punto di
  riferimento  ed  un  amico  col quale condivise  tanti  difficili
  momenti, pur nella lontananza fisica che lo teneva a Roma  e  dal
  quale  assunse  il  principio  cardine  del  nostro  autonomismo:
  l'assoluta  lealtà  nazionale e condivisione  delle  sorti  della
  Nazione, unite al netto rifiuto di ogni impostazione statalista.
   Tra  le  innumerevoli attività legislative e amministrative  del
  suo  Governo,  si  deve annoverare l'istituzione dell'Assessorato
  per  gli  Enti locali. Sturzo fu entusiasta di questa scelta  con
  cui  si  dava  prova di coraggio e di sensibilità  nei  confronti
  delle  autonomie  locali, in quell'occasione le  scrisse  che  si
  trattava  di  un  compito  nuovo, importante e capitale .  Questa
  lezione  politica assume ancora oggi tutti i caratteri della  sua
  efficacia  ed  è  anche da essa che abbiamo tratto  giudizio  per
  riformulare  compiti  e funzione con la nascita  dell'Assessorato
  per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali.
   Ma,  più  di ogni altro riferimento, mi ha colpito ciò che  lei,
  Presidente Alessi, scrisse a Sturzo nel gennaio del 1949,  quando
  cedette il testimone della Presidenza della Regione all'onorevole
  Restivo. Nell'occasione lei volle fare un rapido bilancio  di  un
  cristiano  impegnato in politica. Dopo aver espresso a Sturzo  la
  sua  personale  riconoscenza e un sentimento di filiale  affetto,
  lei  ha scritto:  La mia è stata un'avventura nel senso cristiano
  della  parola: affrontai il compito operosissimo e delicatissimo,
  senza  altra  arma, senza altra cognizione o strumento  materiale
  che  la  fede  di  Dio,  la buona volontà e l'amicizia,  anzi  la
  protezione della sua persona . Né meno intensa fu la risposta  di
  Sturzo che, replicando, scriveva  che la lettera rivelava  il tuo
  animo,  la tua rettitudine, la fede negli ideali, l'amore per  la
  Sicilia e anche la confidenza verso di me, che mi ha commosso .
   Un  valente  storico  del  movimento  cattolico,  nel  riportare
  questo carteggio, afferma che le due lettere volano ambedue molto
  alto,  al  di  là del frastuono della politica, dei  compromessi,
  delle  incomprensioni  tra le due capitali,  del  sottobosco  che
  stava comunque lentamente proliferando intorno alla limpida  idea
  di autonomia.
   Desidero   dirle,   Presidente   Alessi,   che   trovo    questa
  testimonianza  valida  ed attuale, nonché  utile  per  la  nostra
  azione  di  governo:  essa fa riferimento a  comuni  ideali  che,
  talvolta,  la  crudezza  della politica vuole  farci  mettere  da
  parte. Ma lei, come anche la sua generazione di politici convinti
  e   devoti  servitori  di  questo  popolo,  ci  ha  lasciato  una
  testimonianza che non possiamo e che non dobbiamo dimenticare.
   Cari  colleghi,  consentitemi, infine,   un  ultimo  riferimento
  alla  circostanza  cui ho fatto cenno all'inizio.  Il  Presidente
  Alessi  in  quell'occasione ha voluto concludere,  sul  filo  dei
  ricordi,  nominando,  uno  ad uno, i  deputati  di  quella  prima
  legislatura,  definendoli  impressi nella incancellabile  memoria
  della  mia  mente  e  del mio cuore . Per ciascuno  ha  avuto  un
  riferimento, un giudizio, un ricordo.
   Credo  che  anche  noi, che non li abbiamo  conosciuti  tutti  e
  direttamente,  dobbiamo  a  questi  primi  novanta  deputati   un
  doveroso  ringraziamento  per quello  che  fecero  in  condizioni
  certamente  sfavorevoli e in un contesto politico certamente  non
  facile;  unirli al Presidente Giuseppe Alessi, in questo  momento
  di  festa  e di ringraziamento, mi pare giusto ed opportuno.  Dal
  loro  impegno e dal loro amore per la Sicilia e per i  Siciliani,
  tutti noi dobbiamo imparare.
   Tantissimo certamente dal Presidente Giuseppe Alessi,  al  quale
  rinnovo  i  miei  personali auguri e quelli di tutto  il  Governo
  della  Regione,  per la testimonianza che ha dato  e  continua  a
  dare,  e nella speranza che noi tutti sappiamo portarla avanti  e
  giungere  a  quel compimento, la piena attuazione dello  Statuto,
  per cui ci stiamo continuando ad adoperare.
   Voglia   in   questo   giorno,  presidente  Alessi,   accogliere
  l'omaggio  che tutto il Popolo siciliano, mio tramite, le  porge,
  riconoscendo in lei la guida autorevole che ha indicato un sicuro
  cammino e il testimone prestigioso di un'epoca esaltante, di  cui
  noi tutti cogliamo oggi gli altrettanto esaltanti risultati.
   Grazie, Presidente Alessi, ed auguri.

                     (Vivi e prolungati applausi)

    PRESIDENTE    Ha  facoltà  di  parlare  il  senatore   Emanuele
  Macaluso.

    MACALUSO   Signor  Presidente, innanzitutto  la  ringrazio  per
  avermi  dato  la  possibilità  di salutare  l'onorevole  Giuseppe
  Alessi, in questa occasione straordinaria, mentre varca la soglia
  dei cento anni.
   A  tutti i colleghi dico subito che provo una grande emozione  a
  parlare  da questa tribuna dopo tanti anni, credo quarantacinque
  Tutti  gli  anni  '50  e  i primi anni '60  li  ho  trascorsi  in
  quest'Aula.
   Quanto  detto  dal  Presidente dell'Assemblea e  dal  Presidente
  della  Regione, sul ruolo che ha avuto l'onorevole  Alessi  nella
  vita  della  Sicilia  e  dell'Autonomia,  lo  condivido.  Vorrei,
  quindi,  toccare  molto brevemente solo alcuni punti,  alcuni  mi
  riguardano anche e sono i momenti in cui la mia attività e la mia
  vita  si sono intrecciate con quella di Giuseppe Alessi;   faccio
  ciò  perché  è  un intreccio che riguarda generazioni,  non  solo
  persone.
   Negli  anni del Fascismo, per la mia generazione, Alessi è stato
  un  punto  di riferimento a Caltanissetta che è la mia  città   e
  anche la sua città.
   Alessi,  popolare, cattolico, antifascista, e Pompeo  Colajanni,
  comunista,  antifascista  e avvocato  come  Alessi,  per  la  mia
  generazione sono stati un riferimento essenziale per capire  cosa
  significasse la riconquista della libertà e della democrazia.
   Non  solo  io, quindi, ma la mia generazione è grata a  Giuseppe
  Alessi per quello che in quegli anni ha fatto per tutti noi e per
  la Sicilia.
   Il   secondo   momento   è  stato  qui  ricordato   e   riguarda
  l'affermazione dell'autonomia, non solo nel momento  in  cui,  in
  quest'Aula, Alessi fu eletto Presidente della Regione,  ma  negli
  anni  precedenti, nel Dopoguerra, quando fu necessario affrontare
  il   separatismo , quando fu necessario affrontare una condizione
  della Sicilia, a dir poco drammatica.
   Alessi,  ancora  una  volta, è stato punto  di  riferimento  nel
  richiamo  ad  una  battaglia che aveva  due  momenti  essenziali:
  l'autonomia  e  l'unità nazionale; e la conquista della  Regione,
  nei  termini e nelle condizioni che qui sono stati ricordati  dal
  Presidente  dell'Assemblea  e dal Presidente  della  Regione,  ne
  testimoniano  altresì l'attività nel momento  in  cui  fu  eletto
  Presidente della Regione.
   Io  ricordo  ancora  quel giorno, non ero  ancora  stato  eletto
  deputato  regionale,  non  avevo l'età,  ma  ero  già  segretario
  regionale  della CGIL ed assistetti, da quei banchi, all'elezione
  di Giuseppe Alessi
   E'  stato  qui  giustamente ricordato il  ruolo  del  presidente
  Alessi nell'impianto dell'autonomia e della Regione: dal nulla  è
  stato    realizzato   un  edificio,  quello   della   Regione   e
  dell'autonomia.
   Quindi,  Alessi,  è  un  punto di riferimento  come  costruttore
  della Regione e dell'Autonomismo siciliano.
   E  vorrei ricordare un altro momento, la sua seconda elezione  a
  Presidente  della  Regione nel 1955 - in  quella  occasione,  ero
  seduto  in  quei  banchi  -.   Nel 1955  succedeva  ad  un  altro
  Presidente che ha avuto anch'egli un ruolo importante nella  vita
  della   Regione,  seppure  personalmente  ebbi   dissensi   molto
  radicali con quel Governo (parlo di Franco Restivo), ma che ebbe,
  ripeto,  un  ruolo  straordinario anche lui.  Ebbene,  dopo  quel
  Governo, quando la situazione politica si aprì ad una nuova fase,
  segnata  dalla  elezione di Giovanni Gronchi a  Presidente  della
  Repubblica, Alessi ebbe l'intelligenza politica di convocare  una
  grande  assemblea  al  teatro  Massimo,  con  il  concorso  delle
  organizzazioni  sindacali, della Sicindustria e  dei  produttori,
  per  porre  un problema rimasto centrale, poi, nella  vita  della
  Regione.
   Dopo  la riforma agraria, nel transito di una Sicilia che doveva
  andare  verso  un sistema sociale più avanzato e moderno,  Alessi
  pose con forza il problema dello sviluppo industriale.
   Ricordo  quella  grande  assemblea  al  teatro  Massimo  e  come
  l'iniziativa di Alessi scosse le coscienze e promosse  anche  una
  mobilitazione  che  successivamente  ebbe un  certo  sviluppo  in
  tutta la Sicilia.
   Sappiamo come sono andate le cose dopo quella fase.
   Il  tentativo di transito dalla Sicilia feudale e agricola  alla
  Sicilia  dello  sviluppo industriale, della modernizzazione,  del
  nuovo che avanzava è stato in tutta Italia periglioso, difficile,
  contrastato  e  oggi,  io penso, si possa fare  un  bilancio  non
  pienamente positivo.
   E'  stato  ricordato - e finisco - il ruolo che Alessi ha  avuto
  anche nel momento in cui fu eletto il Governo Milazzo nel 1958. A
  quel  tempo, Alessi era Presidente dell'Assemblea regionale e  ha
  governato  quella vicenda politica - che era molto  difficile  ed
  aspra - con saggezza e con indipendenza; con grande indipendenza
  Ha guidato l'Assemblea regionale pur in contrasti molto duri, nei
  quali  -  come  è stato ricordato- ha sempre intrecciato  la  sua
  passione  e  la  sua  militanza di democristiano  con  quella  di
  siciliano,  di  autonomista,  di un  uomo  che  guardava  a  quei
  processi politici con distacco, ma anche con interesse.
      Ecco  perché il Presidente Alessi riveste un posto  rilevante
  nella vita della nostra Regione.
   Successivamente  ho  rincontrato  il  Presidente   Alessi  nelle
  vesti  di  parlamentare nazionale - alla Camera prima e al Senato
  dopo - e anche in quelle sedi il Presidente Alessi ha manifestato
  una  grande  fiducia nell'autonomismo e nelle  virtù  del  Popolo
  siciliano, con un ottimismo che non è il mio, debbo dire, ma  con
  un  ottimismo  talmente  convincente e  convinto,  da  continuare
  battaglie che sembravano perse.
   Pertanto, conservo un ricordo affettuoso, non solo politico,  di
  questi  sessantacinque anni, nei quali la  mia  vita  politica  e
  anche  i  miei rapporti personali si sono intrecciati con  quelli
  del  Presidente Alessi, mio compagno di lotta durante il fascismo
  e  mio  avversario  leale  negli anni  dopo  il  fascismo,  nella
  Repubblica italiana.
   Questo  ricordo  lo trasmetto alle nuove generazioni,  perché  i
  rapporti politici possano essere tali per cui sia possibile -  da
  una parte e dall'altra - essere disponibili a trovare i momenti e
  le  condizioni  in  cui  lottare  insieme  per  la  libertà,  per
  l'autonomia, per la Sicilia.

                    (Vivi e prolungati applausi)

    PRESIDENTE   La  seduta  prevede  la  lettura,  da  parte   del
  Presidente Alessi, di un breve messaggio all'Assemblea  regionale
  siciliana.
   Ritengo  più  opportuno  e preferibile  per  tutti  allegare  il
  messaggio  dell'onorevole Alessi al resoconto di   questa  seduta
  solenne   e  pregare  il Presidente Alessi,  se  lo  ritiene,  di
  formulare un saluto all'intera Assemblea.

   Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.

    ALESSI   Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  onorevoli colleghi e tutti voi che in questo momento vi ricordate
  di   me   e   dell'opera   da   me  svolta   nell'attuazione   di
  quell'ordinamento  che è ancora vivo e vitale,  ebbene,  desidero
  dire  che  è  proprio  a questa vitalità ed  efficienza  che  non
  possiamo non fare riferimento ogni volta che pensiamo a  come  lo
  Statuto  della Regione si sia immedesimato nel terzo momento;   e
  questa è una disfunzione molto antipatica.
   Mi  auguro  però  che qui tutti i colleghi vogliano  fare   buon
  tempo  a  cattivo  gioco  e, perciò, avanzare  nel  tempo  quella
  misura  che,  invece,  nella  mia idea  doveva  precedere  e  non
  seguire.
   Ad ogni modo, ogni cosa non viene per nuocere.

             (Vivi e prolungati applausi da tutta l'Aula)

   PRESIDENTE.  I festeggiamenti proseguono nella Sala dei  Viceré,
  dove tutti i presenti sono invitati per un brindisi in onore  del
  Presidente Giuseppe Alessi.

   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani mercoledì 9
  novembre 2005, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


       I   - Comunicazioni.
      II   - Discussione dei disegni di legge:

         1)  -  Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in
             materia di appalti. Disposizioni concernenti l'attività degli
             uffici del Genio civile e la prevenzione del rischio sismico
             (nn. 771-774/A) (Seguito);

  2)  -   Norme sull'esposizione al pubblico dei prezzi dei
  prodotti in vendita                 (n. 1023/A) (Seguito);
  3)  -   Istituzione di un ulteriore turno elettorale autunnale
  per il rinnovo degli organi dei Comuni e delle Province della
  Regione. Modifica dell'articolo 8 della legge regionale 2 agosto
  2002, n. 7  (n. 977/A) (Seguito);
  4)  -  Istituzione di poli turistici all'interno dei parchi
  dell'Etna, dei Nebrodi e delle Madonie  (nn. 986-987/A);
  5)  -   Disposizioni finanziarie urgenti e per la
  razionalizzazione dell'attività amministrativa  (n. 151 - Norme
  stralciate II/A);
  6)  -  Rendiconto generale della Regione siciliana e dell'Azienda
  delle foreste demaniali per l'esercizio finanziario 2004  (n.
  1064/A);
  7)  -   Variazioni al bilancio della Regione ed al bilancio
  dell'Azienda delle foreste demaniali per l'esercizio finanziario
  2005 - Assestamento  (n. 1063/A).

  III -  Discussione del Documento di programmazione economico-
         finanziaria per gli anni 2006 - 2008 (Seguito)

  IV   - Votazione finale dei disegni di legge:

         1) -  Disposizioni sul rilascio delle concessioni di beni
             demaniali e sull'esercizio diretto delle funzioni amministrative
             in materia di demanio marittimo  (n. 988/A);

         2) -  Interventi in materia di cooperative agricole e norme in
             materia di camere di commercio (nn. 392-402-763-Stralcio I/A).

   V   - Elezione delle Commissioni legislative permanenti e della
         Commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
         dell'Unione europea.
  VI   - Elezione di deputati segretari.

                  La seduta è tolta alle ore 18.35

        Licenziato dal Servizio Lavori d'Aula alle ore 21.30

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                     Dott.ssa  Iolanda Caroselli

  ALLEGATO

              Messaggio dell'onorevole Giuseppe Alessi

   Sig.   Presidente,  Sigg.ri  Onorevoli  Colleghi  dell'Assemblea
  regionale siciliana,
   se  qualche anno fa, lontano, mi avessero raccontato  che,  alla
  giovanile  età  di cento anni, avrei partecipato ad  una  solenne
  convocazione nella quale affettuosamente sarei stato festeggiato,
  proprio  qui nella Sala d'Ercole, avrei risposto con  un  cortese
  sorriso.
   Perché  cento anni è un secolo e avrei chiesto perché proprio  a
  me, sarebbe toccato questo altro onere ed onore al contempo.
   E ancora oggi non so darmi una risposta.
   Ma  mi  inchino  davanti  ai disegni della  Provvidenza,  perché
  durante  il percorso della nostra esistenza, secondo il  pensiero
  cristiano, ogni giorno che si vive è un giorno in meno e  non  un
  giorno in più: figuriamoci a cento anni.
   Ma  vi  confiderò  che  i ricordi della  mia  povera  ma  felice
  infanzia li rivivo intensamente e forse melanconicamente.
   E  poi  mi  consolo ripetendomi alcune delle pagine meravigliose
  delle  letture dei testi del Mignosi, di Padre Semeria, di  Padre
  Gioacchino  Ventura,  di  Pier Luigi  Frassati;  pagine,  la  cui
  lettura consiglio a tutti ancora oggi.
     E  poi  l'incontro che segnò la mia vita politica, quello  con
  Don   Luigi  Sturzo,  sacerdote  severo  ed  irriducibile,  guida
  rocciosa  che ebbe uno sconfinato amore per la Sicilia e  per  la
  comune civiltà cristiana.
   E  se  appena  volgo lo sguardo indietro, rivedo  l'immagine  di
  tanti   amici  protagonisti  della  irripetibile  avventura   per
  costruire   l'Autonomia  Siciliana:  Aldisio,  Scelba,   Restivo,
  Mattarella,  Cortese,  Varvaro, La Loggia, Colajanni,  Milazzo  e
  tanti altri ancora.
   Vorrei   che   le  testimonianze  operose  di  personaggi   così
  determinanti  per  la nostra Sicilia, non fossero  archiviate  ma
  rivitalizzate  quale  patrimonio  culturale  per  le  generazioni
  future  e  per  coloro che vogliono realisticamente  spendersi  e
  attivarsi per il bene comune della società siciliana.
   Mi  rendo  conto che viviamo in un periodo di grande transizione
  che  interessa  globalmente  ogni  attività  dell'uomo  ed  anche
  particolarmente  nel  nostro Paese le organizzazioni  partitiche,
  che  in  larga  parte  sono  state  sostituite  da  organici   ed
  efficienti apparati.
   E'  auspicabile  un  ritorno  alla  memoria  quando  chi  voleva
  testimoniare  con le opere nella vita politica lo faceva  con  il
  cuore  e con l'anima: bisogna umanizzare questa stagione politica
  post-moderna;   una   stagione  dove  spesso   il   disordine   e
  l'incertezza   vincono  sulla  ragione   e   sulla   speranza   e
  l'indifferenza sulla fede.
   Per  ridare  senso al tempo che viviamo dobbiamo ricominciare  a
  narrare  quale sia stato lo sconfinato amore per il nostro  Paese
  di  coloro  che  scrissero la Costituzione e per la  Sicilia,  in
  particolare,  di coloro che scrissero lo Statuto per  l'Autonomia
  siciliana:  il  vento del Nord ed il vento del Sud,  come  quello
  dell'Est  e  dell'Ovest  soffiarono per spingere  le  vele  della
  nostra  Patria  verso  porti sicuri e  fu  il  rispetto  profondo
  reciproco delle convinzioni altrui che rese possibile e fattibile
  unire ciò che era disunito e rinsaldare ciò che si era disperso.
   Oggi si parla tanto di libertà, a volte impropriamente.
   La  libertà  non  può essere un dono di altri,  ma  deve  essere
  conquista  del popolo giorno per giorno, è così che si  rivendica
  il diritto alla nostra Italia e perciò anche della nostra Sicilia
  al loro avvenire.
   La  nostra  Costituzione  è garanzia, appunto,  di  libertà,  di
  progresso e di pace anche perché fu scritta con animo cristallino
  ed a sostegno dei propri ed altrui ideali: ecco gli ideali su cui
  tanti sorridono e che tantissimi irridono.
   Eppure  quella  che tanti, tanti anni fa ci diede  l'invincibile
  profonda  convinzione  che  la  forza  redentrice  dell'Autonomia
  regionale  fosse  un  vero  messaggio di  speranza  della  rinata
  democrazia  alle future generazioni isolane fu la  spinta  di  un
  nuovo  Risorgimento: "Autonomisti perché Unitari, Unitari  perché
  Autonomisti", questa fu la nostra bandiera.
   Allora  proclamammo che di nazione ce n'era una sola:  l'Italia,
  ma,   nel  contempo,  affermammo  come  punto  indeclinabile   ed
  essenziale   l'Autonomia  regionale  siciliana,  come  orgoglioso
  riscatto e dovuta riparazione.
   Onorevoli  Colleghi,  battetevi con forza perché  sull'Autonomia
  regionale siciliana sorga sempre nitido il sole.
   Scrive  in  una lettera San Paolo: "siate lieti nella  speranza,
  forti   nelle  tribolazioni,  solleciti  per  le  necessità   dei
  fratelli, cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini.
  Se  possibile,  per  quanto dipende da voi, vivete  in  pace  con
  tutti".
   Permettetevi,  però,  il  mio  fraterno,  sentito,  sincero   ed
  affettuoso  abbraccio  al  Presidente  dell'Assemblea   regionale
  siciliana, onorevole Guido Lo Porto, che con consumato equilibrio
  e saggia determinazione presiede questa Assemblea.
   Grazie  a  voi  tutti  per  il calore  delle  vostre  parole  di
  amicizia e di stima che ricambio toto corde.
   Un  augurio  fervido  di  lunga vita: credo  che  voi  tutti  lo
  meritiate.

                                                    Giuseppe Alessi