Presidenza del presidente Lo Porto
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende
approvato.
MISSIONI
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Incardona, Maurici e
Catania Giuseppe sono in missione per ragioni del loro ufficio
dal 26 al 28 febbraio 2002.
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNO DI LEGGE
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente
disegno di legge:
- "Norme in materia di appalti di lavori, forniture e
servizi" (n. 339)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Giannopolo, Oddo, Speziale,
Zago, De Benedictis, Capodicasa, Cracolici, Crisafulli,
Panarello, Villari in data 26 febbraio 2002.
COMUNICAZIONE DI INVIO DI DISEGNI DI LEGGE ALLE COMPETENTI
COMMISSIONI LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati inviati, in data 26 febbraio 2002, alle competenti
Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- "Modifiche della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9,
recante disposizioni per la costituzione delle province nel
territorio della Regione siciliana" (n. 332)
- iniziativa parlamentare
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- "Interventi in materia agricola per l'orientamento e la
modernizzazione del settore" (n. 334)
- iniziativa parlamentare
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- "Norme per l'istituzione di una casa da gioco nei comuni
ad alta densità turistica" (n. 337)
- iniziativa parlamentare
- PARERE V Commissione
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- "Interventi per l'Istituto superiore di giornalismo" (n.
333)
- iniziativa parlamentare
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- "Norme per la realizzazione di cimiteri per animali
d'affezione" (n. 335)
- iniziativa parlamentare
- "Interventi per tutelare e promuovere il parto a
domicilio" (n. 336)
- iniziativa parlamentare.
COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE
COMMISSIONI LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico le assenze e le sostituzioni alle
riunioni delle Commissioni legislative del 26 febbraio 2002.
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
ASSENZE
Riunione del 26.2.02: ORTISI
BILANCIO (II)
SOSTITUZIONI
Riunione del 26.2.02: LIOTTA sostituito da MICCICHE'
MANCUSO " " PISTORIO
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
ASSENZE
Riunione del 26.2.02: FORMICA-DINA-BASILE-CRACOLICI-CRISTAUDO-
LEANZA Vincenzo-MORINELLO-MOSCHETTO-PISTORIO
ZANGARA
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta scritta:
N. 465 - Annullamento del recente bando di concorso del
Teatro Massimo 'V. Bellini' di Catania, per l'assunzione di
personale tecnico. - Presidente Regione - Assessore Beni
Culturali Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 466 - Motivi della mancata emanazione dei decreti
attuativi previsti dalla legge regionale n. 6 del 2001. -
Presidente Regione - Assessore Bilancio - Assessore Sanità -
Assessore Cooperazione - Assessore Territorio - Assessore Enti
Locali Firmatari: Barbagallo Giovanni; Genovese Francantonio;
Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Zangara Andrea; Raiti
Salvatore.
ANNUNZIO DI MOZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
N. 90 - Interventi in materia di riscossione dei tributi.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Beninati
Antonino; Baldari Nicola Renato; Garofalo Ottavio; Presentata
il 26/02/02
N. 91 - Revoca della nomina dell'Assessore per il
Territorio e l'Ambiente, Bartolo Pellegrino.
Firmatari: Forgione Francesco; Miccichè Calogero; Liotta
Santo; Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Presentata il 26/02/02
N. 92 - Salvaguardia del patrimonio agrumicolo e dei
livelli occupazionali dell'azienda 'Costantina' di Catania.
Firmatari: Liotta Santo; Pistorio Giovanni; Mancuso Fabio
Maria; Basile Giuseppe; Moschetto Angelo; Villari Giovanni;
Barbagallo Giovanni; Capodicasa Angelo; Cintola Salvatore;
Fleres Salvatore; Ioppolo Giovanni; Presentata il 26/02/02.
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno
della seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
COMUNICAZIONE DI APPOSIZIONE DI FIRMA SU MOZIONE
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 26 febbraio 2002,
l'onorevole Orlando ha chiesto di apporre la propria firma alla
mozione n. 91 "Revoca della nomina dell'Assessore per il
territorio e l'ambiente, Bartolo Pellegrino".
L'Assemblea ne prende atto.
COMUNICAZIONE DI RITIRO DI INTERROGAZIONE
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 25 febbraio 2002
pervenuta al Servizio di Segreteria il 27 febbraio successivo,
l'on. Villari ha chiesto il ritiro dell'interrogazione n. 445 a
sua firma.
L'Assemblea ne prende atto.
Informo, ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SUL BANCO DI SICILIA
E RELATIVO DIBATTITO
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Presidente della Regione sul Banco di Sicilia e
relativo dibattito.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Regione.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente, avverto
che ho disposto la distribuzione ai parlamentari di tre
fascicoli. Il primo contiene le considerazioni del Governo sulla
fusione Banco di Sicilia e Banca di Roma - che leggerò di seguito
-, un altro contiene una nota tecnica in merito alla procedura di
individuazione del possibile rapporto di concambio tra azioni
Banco di Sicilia e azioni Banca di Roma e spiega come il
consulente e gli advisors, durante il loro rapporto con i
relativi consulenti e advisors del Banco di Roma, sono arrivati
al valore del concambio; è tecnicamente spiegato il meccanismo
usato per individuare il valore del concambio. L'altro
fascicolo, che è stato formulato sotto forma di articolato di
disegno di legge, sarà trasformato dai capigruppo, che stanno
provvedendo in tal senso, in ordine del giorno. Esso contiene le
condizioni della partecipazione azionaria nel Banco di Sicilia.
Su questo il Presidente della Regione chiede un voto condizionato
a potere andare avanti nella trattativa e nella firma per
chiudere l'operazione Banco di Roma - Banco di Sicilia.
Questo in ossequio, onorevole Presidente, agli impegni che
il Presidente della Regione ha preso in Commissione Bilancio
nell'ultima audizione che c'è stata concordata con gli autorevoli
componenti della stessa.
Chiedo alla Presidenza di voler allegare questi ultimi due
fascicoli al resoconto stenografico della presente seduta.
Onorevole Presidente, il sistema bancario dell'ultimo
decennio è stato caratterizzato da due importanti direttrici
strategiche di sviluppo: la privatizzazione e la concentrazione
di istituti di credito con la finalità di dare vita ad entità
societarie nazionali di maggiore consistenza, volte sia garantire
un incremento di efficienza, di redditività e di qualità dei
servizi, associati a minori rischi di instabilità del sistema,
che a conseguire quelle masse critiche necessarie per assicurare
una migliore competitività delle stesse a livello internazionale.
L'ipotesi di fondere il Banco di Sicilia con la Banca di
Roma si inquadra nel contesto sopra descritto e prevede la
costituzione di un "Gruppo Creditizio" nato dalla fusione per
incorporazione del Banco di Sicilia in Banca di Roma attraverso
la logica del concambio azionario.
Successivamente è prevista la riallocazione degli asset
nella costituenda unità operativa denominata "Nuovo Banco di
Sicilia".
Il Gruppo creditizio in questione non sarà solo
un'aggregazione di aziende diverse correlate da relazioni
finanziarie di partecipazione azionaria, ma sarà, nell'intenzione
della banca proponente, un gruppo economico assoggettato ad una
visione imprenditoriale strategica unitaria.
Con tale organizzazione Banca di Roma perseguirà:
un disegno industriale unitario e sinergico tra le aziende del
Gruppo;
una conduzione delle strategie accentrata alla quale
parteciperanno tutti gli azionisti, la cosiddetta stabilità del
patto;
la centralizzazione e l'attività di finanza e, quindi, del
controllo.
Tutto quanto sopra con evidenti impatti in termini di
maggiore controllo e di assicurazione circa le sinergie
ottenibili tra tutte le aziende del Gruppo.
Riteniamo opportuno richiamare i princìpi fondamentali che
hanno ispirato l'intero negoziato di questo Governo nei confronti
e con Banca di Roma.
I princìpi fondamentali sono: l'osservanza delle indicazioni
che quest'Assemblea regionale ha voluto dare con un ordine del
giorno che è stato approvato dalla stessa; la tutela del ruolo
istituzionale della Regione siciliana e, quindi, dei valori
socio-economici riferiti al territorio; la tutela
dell'investimento della Regione siciliana in quote di minoranza
della holding costituenda.
In riferimento al primo punto, tutti gli impegni individuati
da quest'Assemblea nell'ordine del giorno approvato sono stati
recepiti e, quindi, osservati. Ricordo, in particolare, i più
importanti:
- il Ministero dell'Economia non si è espresso preventivamente
sulla proposta di fusione, ma attende la proposizione
definitiva e congiunta da parte dei soci, quindi anche quella
nostra;
- le linee guida di piano industriale, condivise da questa
Amministrazione, prevedono esplicitamente la piena tutela degli
attuali livelli occupazionali;
- la proposta di concambio condivisa dai nostri advisor, pari
al 3,15 per cento azioni BdR per 1 azione del Banco di Sicilia
e che qualora fosse confermato dal consiglio di amministrazione
del Banco di Sicilia farebbe acquisire alla Regione siciliana
il 4,86 per cento della holding, mentre la Fondazione
otterrebbe il 4,67 per cento (e tutto questo complessivamente
ammonta al 9,53 per cento, che sarebbero le percentuali di
azioni che insieme Banco di Sicilia e Fondazione porterebbero
nella nuova holding), è oggi alla nostra valutazione
complessiva;
- la Fondazione è stata, quindi, coinvolta pienamente nel
negoziato sul concambio e ne ha condiviso i risultati.
Gli elementi salienti relativamente al secondo punto si
riferivano in particolare a:
- mantenimento della valenza strategica nel territorio;
- tutela dei posti di lavoro dei dipendenti del Banco di
Sicilia;
- mantenimento dell'attuale rete di vendita e degli sportelli
del Banco di Sicilia, sia a livello regionale che a livello
nazionale, (abbiamo ottenuto che tutti gli sportelli, sia
quelli siciliani che quelli nel territorio nazionale - che sono
novantotto - rimangano attivi);
- mantenimento degli impegni assunti dal Banco di Sicilia
relativi all'erogazione delle pensioni;
- mantenimento del Brand "Banco di Sicilia".
Gli elementi salienti relativamente al terzo punto si
riferivano a:
- Governance della costituenda holding: ruolo della Regione e
possibilità di incidere sullo sviluppo e sull'esecuzione delle
strategie della holding, con particolare riguardo per quelle
rivolte alla Regione siciliana attraverso il Banco di Sicilia;
- mantenimento dell'intero patrimonio del Banco di Sicilia,
(elemento che si riflette anche sulle garanzie relativamente
all'erogazione delle pensioni di cui sopra ed alla possibilità
di svolgimento del ruolo di Banco di Sicilia, mantenendo i
ratio attuali).
A tutte le condizioni di cui sopra, si é voluto poi,
aggiungerne una ulteriore di salvaguardia dell'investimento della
Regione nella ipotesi in cui la holding dovesse decidere di
cedere in futuro l'intero pacchetto azionario del Banco di
Sicilia o quote significative di esso a terzi, ovvero, nel caso
in cui il mercato o la conduzione della Holding riducessero il
valore dell'investimento della Regione Siciliana. Si é voluto
perciò inserire una clausola di "put option" da esercitarsi da
parte della Regione Siciliana stessa verso Banca di Roma, al
verificarsi di uno degli elementi di cui sopra.
Tutte le condizioni appena citate costituivano obiettivi
precisi che riteniamo completamente raggiunti e compiutamente
espressi dagli accordi già sottoscritti dalla Regione e dalla
Banca di Roma. Tali accordi rappresentano di per sé un valore
estremamente significativo la cui quantizzazione é certamente
difficile ipotizzare, ma che consentono di fatto una
significativa differenziazione in positivo rispetto alla
situazione precedente. Oggi, infatti, grazie a tali accordi, la
Regione può esprimere un ruolo di guida e spinta nelle politiche
della Holding sul territorio, ruolo reso sinora inefficace da una
condizione di minoranza azionaria non regolamentata (assenza di
patti parasociali) e non negoziata.
La Regione nella qualità di azionista della Holding avrà
diritto a:
- rappresentanza negli organi sociali: nomina nel Consiglio di
amministrazione della Holding di un componente designato dal
Presidente della Regione Siciliana.
- Sinergie con il territorio: sarà istituito nell'ambito della
Holding un Comitato con la partecipazione di esponenti della
Regione, nel quale la Regione esprima le proprie esigenze
finanziarie e di investimento e la Holding le linee strategiche
in merito agli investimenti e alle attività del Gruppo in
Sicilia (Banco di Sicilia, sportelli Banca di Roma, Irfis). In
detto Comitato i rappresentanti della Regione e della Holding
valuteranno insieme le esigenze ed i programmi prospettati ed
insieme elaboreranno le proposte di intervento.
La Regione e la Banca di Roma inoltre intendono operare
fattivamente per il rilancio dell'IRFIS in un'ottica di sviluppo
dell'attività anche a sostegno del territorio e di conseguimento
di sinergie di Gruppo; a tal fine si impegnano a stipulare
specifici patti parasociali. Tali patti conterranno previsioni
analoghe a quelle aventi riferimento il Banco, per quanto attiene
la governance dell'Irfis - eventualmente ricondotta la
partecipazione del Banco nell'Irfis direttamente in capo al
Mediocredito Centrale - e la tutela dell'investimento della
stessa Regione Siciliana. Le parti si impegnano a costituire un
tavolo tecnico per la individuazione in tempi brevi, e comunque
entro il 30 giugno 2002, delle soluzioni più appropriate per il
raggiungimento degli obiettivi di cui sopra.
Da quanto sopra emergono alcune considerazioni.
La Regione siciliana delineerà la sua partecipazione nella
costituenda Holding, in qualità di socio di minoranza, in due
modi distinti e complementari:
- come "Investitore convenzionale", attento alla tutela ed
all'incremento del valore del proprio investimento. In tale
contesto rivestono particolare importanza anche gli elementi
riferiti alle modalità di gestione del patrimonio, cioé
dell'azienda della quale la Regione é socio di minoranza;
- come "Investitore istituzionale", attento sia alle ricadute
sul territorio del proprio investimento, quindi attento
all'operato del Banco di Sicilia per promuovere e facilitare le
iniziative imprenditoriali siciliane, che alla tutela dei
lavoratori del Banco di Sicilia.
Relativamente al primo punto occorre osservare che:
- esiste soddisfazione per il valore conseguito nel tempo dal
Banco di Sicilia e quindi relativamente alle modalità
gestionali che hanno consentito, nel tempo, incrementi
interessanti.
Relativamente a Banca di Roma, occorre invece osservare che
il suo posizionamento nel panorama bancario italiano rilevante,
non risulta essere dei migliori, come dimostrato da indicatori di
redditività e di efficienza tipici più bassi rispetto alla media
del settore, ma esistono, in questi ultimi tempi, significativi
margini di ripresa e di riposizionamento.
Per quanto riguarda il secondo punto, quello relativo al
ruolo di "Investire istituzionale" della Regione siciliana:
- lo sviluppo del piano industriale della "holding che
incorporerà il Banco di Sicilia ed il gruppo Banca Roma" e, di
conseguenza, quella del "Banco di Sicilia" con particolare
attenzione agli aspetti relativi all'impiego delle risorse
umane e delle competenze, oltre a quelli relativi alle attese
circa le ricadute sul territorio.
Altra considerazione che riteniamo opportuno portare alla
vostra attenzione é quella relativa al mercato, che ha mostrato
di recepire in modo estremamente positivo l'operazione di
"ristrutturazione" del Gruppo Banca di Roma nella costituenda
Holding. A riprova di ciò, il valore azionario di Banca di Roma
dall'inizio dell'anno ad oggi é aumentato di circa il 20 per
cento, ne consegue che tutte le considerazioni economiche che
abbiamo fatto a dicembre 2001 sono oggi da rivedere in un' ottica
ancora più positiva a favore dell'operazione stessa e dei valori
in gioco. E' altresì ipotizzabile che il verificarsi di ulteriori
operazioni di allargamento della Holding potranno avere reazioni
altrettanto significative e positive da parte del mercato con un
incremento del valore dell'investimento della Regione siciliana
nella Holding.
Il fascicolo riguardante la relazione testè esposta contiene
inoltre la spiegazione di come si è arrivati al concambio. Al
riguardo, signor Presidente, chiedo che tale spiegazione sia
allegata al resoconto stenografico della presente seduta al fine
di consentirne la lettura personale agli onorevoli parlamentari.
Dico soltanto che la presenza della Regione siciliana,
dell'istituzione Regione siciliana, del Governo e quindi della
Fondazione, oggi contabilizzata 9,53 per cento, credo che sia
obiettivamente - al di la del fatto che è merito anche di questo
Governo aver condotto le trattative - un dato assolutamente
insperabile sino a qualche mese fa.
Questi i dati, signor Presidente, credo più significativi
che ho voluto dare.
Vorrei altresì dire agli onorevoli parlamentari, che ho qui
con me la documentazione, che per comodità e per difficoltà non
abbiamo distribuito, dell'intero iter di quello che abbiamo fatto
in questi quattro mesi.
Ho voluto consegnare, però, allegate alla relazione, quelle
che sono le disposizioni che i parlamentari troveranno alla fine
della relazione. Per quanto riguarda la parte di cui dispongo una
sola copia, invece, coloro che sono interessati possono
richiedere tutte le copie necessarie.
C'è un ulteriore elemento politico che desidero rassegnare
al Parlamento così come ho voluto fare con la Commissione di
merito, la Commissione Finanze.
Nonostante sino ad oggi il Governo abbia fatto, ritengo, un
lavoro in sintonia soprattutto, lo dico con grande lealtà, con le
organizzazioni sindacali presenti dentro il Banco, che assieme a
noi hanno seguito - e vorrei dire puntigliosamente - il processo
che vede oggi Banco di Sicilia e Banca di Roma vicini alla
fusione che li vedrà incorporati nella Holding, questo Governo
ritiene, nella parte finale più determinante e quindi nell'atto
risolutivo, di chiedere a questo Parlamento un voto che sia anche
un voto condizionato, nel senso che ho chiesto, l'ho già detto in
Commissione Finanze, lo ripeto, un ordine del giorno - un ordine
del giorno oggi, ma chiederò che lo stesso poi venga inserito
dentro la finanziaria e quindi diventi legge di questo Parlamento
- per cui il Presidente della Regione possa ulteriormente andare
avanti in questo processo e portare alla firma gli atti
conseguenziali, sapendo di avere delle condizioni prestabilite da
questo Parlamento che, ad oggi, Banca di Roma dichiara di volere
totalmente onorare. Però il voto del Parlamento sia nell'ordine
del giorno che nella legge ritiene questo Governo di volerlo
mettere in una posizione più rassicurante nei confronti dello
stesso Parlamento, dei cittadini siciliani e quindi di garanzia
del Banco di Sicilia, rafforzandone non soltanto nel prosieguo
l'azione ma codificando anche con una legge il fatto che se così
non dovesse essere, se non dovessero essere rispettate per intero
tutte le condizioni che oggi abbiamo trattato con Banca di Roma e
che dicono di voler rispettare ed onorare, se soltanto una di
queste non dovesse essere rispettata la Regione si riserva in
qualsiasi momento di attivare il diritto di recesso e, quindi,
uscire dalla holding Banca di Roma.
Il Governo ritiene di dovere chiedere ai presidenti dei
gruppi parlamentari di apporre la loro firma a questo ordine del
giorno affinchè tale azione possa essere rafforzata e faccia sì
che esso possa diventare un articolo della finanziaria,
chiaramente riveduto, perchè rafforzi l'azione di Governo in una
materia così difficile ma in cui il Governo ha voluto essere di
una chiarezza assolutamente al di sopra di ogni sospetto e che,
quindi, possa mettere il Governo nelle condizioni di poter andare
avanti d'accordo con il Parlamento e nell'interesse della Sicilia
e dei siciliani.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi pare
che il Presidente della Regione ci abbia dato sostanziali novità
rispetto all'audizione che si è avuta in Commissione 'Bilancio';
mi pare, infatti, che le informazioni che in quella sede sono
state date, alla presenza anche delle organizzazioni sindacali,
sullo stato della trattativa con Banca di Roma siano state adesso
confermate.
Non abbiamo delle novità rilevanti, perchè credo che nel
frattempo non sia intercorsa nessun'altra fase di trattativa.
L'unica novità è che è stato fissato il valore del concambio, nel
senso che nella riunione della Commissione 'Bilancio' era
individuato il range entro il quale si sarebbe poi collocato il
valore finale, oggi sappiamo - afferma il Presidente - che questo
valore è stato già definito con una percentuale del 4,36...
CUFFARO, Presidente della Regione. 4,86 per la Regione e 4,67
per la Fondazione.
CAPODICASA. Per un totale di 9,53 tra Fondazione e Banco di
Sicilia e con un intervallo di rapporti di concambio di 3,15
azioni di Banca di Roma ogni azione del Banco di Sicilia.
Pertanto, signor Presidente, onorevoli colleghi, non avendo
avuto ulteriori acquisizioni di informazioni, di notizie da parte
del Presidente dobbiamo necessariamente rifarci a quanto da egli
comunicato in questa sede e prima ancora nella riunione della
Commissione 'Bilancio'.
Ci sono stati forniti adesso in Aula alcuni documenti; una
documentazione interessante in quanto ci consente di valutare,
nel merito, le procedure che sono state adottate: la nota tecnica
con la quale ci viene illustrata la procedura per
l'individuazione del rapporto di concambio tra Banco di Sicilia e
Banca di Roma; la relazione in parte letta dal Presidente. Credo
sia opportuno da parte nostra mantenere una riserva fin tanto che
non avremo approfondito detti documenti, cosa che, ovviamente non
possiamo fare direttamente in Aula.
Ma il punto che credo sia interessante per il dibattito e
che credo sia molto atteso è quello relativo all'atto finale con
il quale noi concluderemo questo dibattito. Il Presidente ha
detto che voteremo un ordine del giorno con cui si dà mandato al
Governo della Regione di proseguire nella trattativa. Credo che
siamo ormai tutti convinti che occorra procedere con
provvedimento legislativo che colleghi la legge n. 39 del 1991
con l'evoluzione che sta avendo la nostra partecipazione nel
Banco di Sicilia con la nuova holding che si va a costituire.
Poichè ritengo che sia questa la proposta che dovrebbe essere
contenuta nell'ordine del giorno poi trasformato in articolato -
o, meglio, è già in forma di articolato - e inserito
possibilmente nel primo disegno di legge che l'Aula esaminerà (in
questo caso sarà la legge finanziaria che esamineremo la prossima
settimana), noi ci riserviamo da qui alla prossima seduta d'Aula
di fare un approfondimento di quanto proposto dal Governo.
Spiego perchè, onorevole Presidente. In sede di Commissione
'Bilancio' il nostro Gruppo ha avanzato qualche riserva circa le
garanzie future che ha la Regione siciliana di vedere osservati,
rispettati, gli accordi che saranno inseriti nei patti
parasociali dopo che la holding sarà costituita e la nostra
partecipazione, per effetto della fusione per incorporazione, si
vedrà percentualmente ridotta.
Noi abbiamo un problema che consiste nel come fare da oggi
in avanti, perchè fino ad oggi sapevamo come fare in quanto tra
noi e la Fondazione del Banco di Sicilia si deteneva una
percentuale del pacchetto azionario che era in grado di fare
rispettare alcuni presupposti che giustificano la presenza della
Regione siciliana dentro il pacchetto azionario di una grande
banca.
Ed, allora, il punto è capire da oggi in avanti che cosa
succederà. Il fatto che si definiscano dei patti parasociali tra
le due posizioni, la nostra e Banca di Roma che ha il pacchetto
di maggioranza, è uno strumento importante. Bisogna, dentro
questo strumento, individuare quelle clausole che garantiscano la
Regione sotto il profilo della finalità sociale, ragione per la
quale stiamo dentro il Banco di Sicilia. Cioè, noi siamo dentro
il Banco di Sicilia perchè volevamo che il Banco conservasse una
funzione di leva per lo sviluppo della nostra Regione, che si
garantisse la sua operatività nel territorio siciliano, il suo
radicamento; siamo dentro perchè volevamo che il Banco rimanesse
e fosse uno strumento dello sviluppo economico della nostra
Regione. Da domani in poi bisogna che noi mettiamo in atto
quella strumentazione necessaria che garantisca il mantenimento
di tale funzione o lo garantisca nelle nuove condizioni, nelle
condizioni date.
Nel momento in cui il Banco di Sicilia entra in una holding
bisogna fare in modo che non si diluisca la sua funzionalità sul
territorio e il proprio radicamento e dobbiamo farlo nei modi
opportuni, perchè da oggi in avanti la Regione - diciamoci le
cose come stanno - riduce il suo potere contrattuale, in quanto
non è più dentro un sistema di cui dispone di una grossa
porzione, i soggetti che intervengono nelle decisioni sono altri,
c'è una valutazione in Borsa, ci sono elementi che, fino a questo
momento, non abbiamo avuto.
E non vale, mi consenta il Presidente della Regione, anche
se è una cosa importante che non sottovalutiamo, ma ai fini di
questo obiettivo che noi consideriamo prioritario non è così
decisivo avere il componente dentro il Consiglio di
Amministrazione; nel senso che trattare sulla "corporate
governance" è importante perchè dobbiamo in qualche modo far
valere la specialità di questo azionista di minoranza che è la
Regione siciliana e che - a mio avviso - comunque è un valore per
la holding il fatto che la Regione siciliana sia dentro, perchè
stabilisce un rapporto tra una grande istituzione che, senza
nulla togliere ad altre istituzioni, movimenta ogni anno qualcosa
come 28 mila miliardi di bilancio, che gestisce flussi finanziari
notevoli anche di carattere extraregionale: è una funzione
istituzionale di primo livello.
Quindi, io ritengo che, pur essendo una anomalia la
presenza - come spesso si è detto - di una istituzione, di un
ente pubblico dentro una banca che ormai agisce con
caratteristiche privatistiche, rimane, tuttavia, un grande
fattore di arricchimento, personalmente lo considero tale.
Ragion per cui, onorevole Presidente, credo che la tutela
della missione del Banco di Sicilia, vista dal lato della Regione
siciliana, esuli dalla "corporate governance", va oltre, e
ritengo, pertanto, che vada tutelata sul terreno dei patti
parasociali, cioè delle condizioni.
Aggiungo, inoltre, onorevole Presidente (ribadisco ciò che
ho detto in sede di Commissione), che anche nel proporre le
clausole per quanto concerne la definizione dei patti parasociali
occorre il sostegno delle organizzazioni sindacali che hanno
collaborato nella stesura (in fondo, questa proposta di ordine
del giorno è stata sostanzialmente elaborata da loro), ma anche
dei consulenti della Presidenza, di tutti coloro i quali sono in
grado di dirci quali possono essere quelle clausole che ci
garantiscano per il futuro, perché noi dobbiamo fare una
operazione che, nel tempo, continui a conservare immutate le
prerogative del Banco, così come le abbiamo definite e, quindi,
anche le proprie finalità.
Su questo avevo posto una domanda al Presidente della
Regione in sede di audizione in Commissione: quali sono le
condizioni per cui questi obiettivi che noi ci poniamo possono
essere garantiti, che, cioè, vengano rispettati dal pacchetto di
maggioranza della nuova holding che sarà in una prima fase la
Banca di Roma.
Il Presidente ci ha detto che, fino a questo momento, dal
nostro contraente vengono dichiarazioni di disponibilità, sono
disposti a sottoscrivere i patti parasociali così come vengono
proposti. Però nessuno, neanche il Presidente della Regione,
ovviamente, è in grado di dire in futuro che cosa succederà, se
verranno rispettati o no.
La formulazione dell'autorizzazione condizionata che ci è
stata distribuita, su cui hanno lavorato le organizzazioni
sindacali, ad una rapida occhiata dà qualche garanzia. Ma noi ci
riserviamo da qui al momento in cui approveremo con provvedimento
legislativo un ulteriore approfondimento ed anche la possibilità,
ove lo ritenessimo necessario, proponendolo poi alla maggioranza
ed al Governo, di apportare qualche ritocco.
Quindi, per quanto concerne questo aspetto, credo che oggi
possiamo procedere alla votazione di questo ordine del giorno,
anche se poi attualmente viene proposto sotto forma di
articolato.
Io, però, vorrei sollevare un altro problema. Nel leggere
velocemente (non ho avuto molto tempo a disposizione in quanto ci
è stata consegnata qualche minuto prima che iniziasse la
discussione) la nota tecnica in merito alla procedura di
individuazione del possibile rapporto di concambio, ad un certo
punto, quando si definisce l'intervallo dei rapporti di concambio
cui si è pervenuto, si fanno delle affermazioni che sono quelle
che poi il Presidente ha tradotto in numeri. Nella nota tecnica
è scritto che il range è tra 2,8 e 3,3 azioni Banca di Roma per
ogni azione Banco di Sicilia e il Presidente nella sua relazione
ci informa che ci siamo posizionati a 3,15 azioni per ogni azione
del Banco di Sicilia.
Onorevole Presidente, ai fini del ragionamento che sto
facendo, ha un'importanza relativa la percentuale del pacchetto
azionario che verrà a detenere la Regione siciliana, perchè si
tratta non soltanto di andare a verificare la percentuale che ne
deriverà, ma si tratta di andare a verificare il valore attuale
che viene attribuito al nostro pacchetto azionario. E fatti
calcoli rapidi, onorevole Presidente, risulta che a noi
spetterebbero 73.746.225 azioni Banca di Roma, in base a questo
rapporto 3,15 su ogni azione del Banco di Sicilia, e tenuto conto
che il valore delle azioni di Banca di Roma ad oggi è di euro
2,6, il totale della valutazione che ne deriverebbe per la nostra
quota del pacchetto azionario è di 371 miliardi e 260 milioni.
Se fosse questo il risultato sarebbe disastroso, perchè la
Regione siciliana, tra Sicilcassa e Banco di Sicilia con
l'intervento che ha fatto all'epoca con la legge n. 39 del 1991,
ha sborsato una somma che si aggira intorno a 1.100 miliardi.
Dopodichè nel bilancio della Regione abbiamo valutato questo
patrimonio intorno a 600 miliardi.
Adesso però noi ci accordiamo, sulla base di un calcolo che
viene descritto dalle società, dagli advisor che abbiamo
incaricato, a 371 miliardi di lire circa.
Allora, dobbiamo intenderci: da 1.100 miliardi scendiamo a
600 nella valutazione, e questa valutazione è stata fatta quando
il Banco di Sicilia si trovava in enormi difficoltà, non oggi che
invece produce utili per centinaia di miliardi, se non ricordo
male, e viene fatta nel momento in cui Banca di Roma, proprio per
effetto dell'annuncio della fusione per incorporazione del Banco
di Sicilia, guadagna, così come il Presidente ha detto nella sua
relazione, sui mercati finanziari, in Borsa, è passata da 2 euro
di valore di ogni azione Banca di Roma alla fine dell'anno
passato, nel dicembre dell'anno passato, a 2,6 euro.
Quindi, se noi volessimo ulteriormente calcolare il valore
del nostro pacchetto azionario, calcolando con i 2 euro di valore
dell'azione Banca di Roma nel mese di dicembre scorso, questi 371
miliardi scendono ancora.
Questo è il tema sollevato dal Presidente della Commissione
'Bilancio', onorevole Croce.
Onorevole Croce, lei ha sollevato con un'interpellanza un
grande problema che è il valore del concambio. Stavo parlando di
questo e mi riferivo proprio ai temi prospettati nella sua
interpellanza, dove afferma che c'è una distonia - chiamiamola
distonia - nella scelta dei parametri di riferimento per fare la
valutazione.
Dice l'onorevole Croce - che è un autorevole rappresentante
della maggioranza, nonché Presidente della Commissione
'Bilancio'-: "per quale motivo si sceglie l'esercizio
finanziario, il bilancio dell'anno 2000 e non l'anno 2001?"
L'anno 2000 è un anno più favorevole.
CUFFARO, presidente della Regione. Non facciamo confusione tra
il valore di Borsa ed il valore patrimoniale.
Nel bilancio mettiamo il valore patrimoniale che continua ad
essere stimato 700 miliardi. Quello di cui sta parlando è il
valore di Borsa, che è altra cosa
CAPODICASA. Sto parlando del bilancio di Banca di Roma. Sono
due cose differenti, non sto mischiando le cose.
Al valore di oggi di 2,6 euro, il risultato è di 371
miliardi e 270 milioni. Dico che se l'avessimo valutato nel mese
di dicembre, con il valore dell'azione Banca di Roma a 2 euro, le
cose sarebbero state diverse. Ad ogni modo, valutiamo ad oggi.
Ad oggi, però, rimane sempre il problema di una sottostima
del valore della nostra quota del Banco di Sicilia. Vogliamo
discuterne? Il Presidente della Regione è in grado, oggi, di
darci una risposta? Oppure, se volete, date anche a noi il tempo
di approfondire la relazione tecnica che ci è stata fornita
poc'anzi.
Però i numeri, fatto un rapido calcolo, sono questi e noi
fra otto giorni dovremo andare a modificare la voce del nostro
bilancio ...
CUFFARO, presidente della Regione. No, perché noi lo facciamo
sul valore patrimoniale, non su quello di Borsa.
CAPODICASA. Poi risponderà.
Per cui noi, onorevole Presidente, su questo punto, su cui
ovviamente, come ho già detto e ripeto, ci riserviamo di fare un
ulteriore intervento al momento dell'approvazione in Aula, diamo
il nostro assenso, con questa riserva, al documento che ci è
stato presentato, che continua sulla strada intrapresa con
l'approvazione all'unanimità da parte dell'Assemblea regionale
siciliana del primo ordine del giorno che diede mandato al
Presidente di avviare le trattative. Siamo nella fase finale,
devono essere chiari tutti gli elementi di questa trattativa e
del suo esito finale perché, alla fine, si possa approvare la
legge. Quindi, dando anche per scontate alcune cose che abbiamo
detto nella riunione della Commissione 'Bilancio', che qui non è
il caso di riprendere, relativamente al percorso ed alle tappe
che dal momento in cui è scomparsa la Sicilcassa ad oggi si sono
verificate, noi pensiamo di potere votare con questa riserva
l'ordine del giorno che ci verrà proposto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, desidero ricordare che, per
analogia con le discussioni generali, il tempo concesso per gli
interventi è di venti minuti.
E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, mi corre l'obbligo di evidenziare
(intervengo anche per illustrare un ordine del giorno che è stato
presentato poc'anzi da me e da altri colleghi nel quale
evidenziamo con forza le lacune e le imprecisioni della relazione
sulla fusione che è stata illustrata prima dal Governo) che a
differenza di ciò che lei ha sostenuto nella relazione, non è
vero che c'è stato un rispetto delle indicazioni che questo
Parlamento aveva dato. Non è assolutamente vero e glielo dirò con
precisione.
Questa Assemblea regionale ha votato, nella seduta numero 23
del 20 novembre 2001, un ordine del giorno e lo ha votato alla
unanimità. Tutti i Gruppi parlamentari, della sinistra, del
centro e della destra si sono espressi impegnando il Governo in
questa procedura ed in questa trattativa col Banco di Sicilia a
rispettare alcune indicazioni precise. Ne elenco soltanto alcune
per evidenziare che il dettato di questa Assemblea non è stato
rispettato.
L'ordine del giorno diceva, tra le altre cose, e leggo
testualmente al fine di evitare anche problemi di
interpretazione: "... Impegna il Governo della Regione ad
intervenire urgentemente sul Ministro del Tesoro per impedire che
lo stesso, a norma di quanto previsto ai paragrafi 7.2
dell'articolo 7 del contratto di vendita del Gruppo Mediocredito
Centrale alla Banca di Roma, conceda preventivo e necessario
assenso a stravolgimento di piani industriali difformi dalle
linee guida a suo tempo presentate al Tesoro da Banca di Roma in
sede di offerta definitiva". Non mi pare che quanto è stato
fatto corrisponda all'indicazione dell'Assemblea.
CUFFARO, presidente della Regione. Richiederemo il parere al
Ministero. Non lo ha dato il parere il Ministero...
RAITI. Ora le spiego per quale motivo non intervenne, anzi
anticipo immediatamente.
Per quanto riguarda l'azione preventiva del Ministero del
Tesoro le posso illustrare, e credo che lei dovrebbe saperlo, che
il Governo si è già espresso in materia, in quanto nella seduta
della Camera dei Deputati del 19 dicembre 2001, nella discussione
dell'ordine del giorno n. 1984/98 il Governo della Repubblica
ha detto, per voce del sottosegretario Giuseppe Vergas, che sulla
questione non esprime alcun parere perchè si tratta di questione
tra banche private. Vi è stato, quindi, un intervento di questo
tipo alla Camera dei Deputati; il che la dice lunga su quale sarà
il comportamento del Governo della destra, il Governo Berlusconi,
circa tale iniziativa.
Non solo, l'ordine del giorno che abbiamo votato
all'unanimità impegnava il Governo della Regione a non accettare
offerte di concambio, di partecipazione azionaria tra quote BdS e
quote Regione IRFIS e tra quote Regione BdS e quote Holding Banca
di Roma.
Inoltre, l'ordine del giorno impegnava il Governo ad
esercitare in tutte le sedi, legali e non, qualsiasi azione
legittima di contrasto al tentativo di depauperamento del valore
del Banco, portato avanti dal capogruppo, non escludendo il
ricorso all'esercizio del recesso unilaterale dalla
partecipazione azionaria, determinata dal venir meno
dell'affectio societatis, causata dalla dilatazione dell'oggetto
sociale da Spa in Holding Spa, previa adozione presso le
competenti autorità di iniziative atte a sospendere ogni
pregiudiziale determinazione.
Mi pare, invece, che la relazione adesso illustrata da lei,
onorevole Presidente, tutte queste cose non le tenga
assolutamente in conto. Anzi, va ben oltre, nel senso che non ha
tenuto conto del deliberato di questa Assemblea che, come spesso,
purtroppo, abbiamo potuto evidenziare nel corso di questi pochi
mesi, viene considerata, da parte di questo Governo, come un
Organo che produce tutti i giorni acqua fresca. Se questo non
bastasse però è opportuno evidenziare che, tra l'altro, lei si
contraddice più volte. E' stato dichiarato...
CUFFARO, presidente della Regione. Non so di che parla...
RAITI. Glielo spiego subito, onorevole Presidente. E' stato
più volte, da lei, dichiarato e rapportato nella rassegna stampa:
"Cuffaro, a noi il 5 per cento o si rompe. Impegno del
governatore nell'audizione dei sindacati all'ARS". Mi pare che
l'azione di concambio così come evidenziata in ogni caso non
rispetti nemmeno quest'altra indicazione che lei più volte ha
dato per rassicurare la Regione.
Come se non bastasse occorre evidenziare che nell'accordo
sottoscritto il 10 gennaio del 2002, ora sottoposto al nostro
vaglio, viene stravolta la garanzia contenuta nel contratto di
vendita circa l'immodificabilità dell'assetto di partecipazione
del Banco di Sicilia.
Non viene definita quale sia l'effettiva dimensione
dell'azienda Banco di Sicilia scorporata; le tutele dei livelli
occupazionali sono genericamente affermate e rinviate nel loro
contenuto a trattative non meglio definite in sedi istituzionali
proprie e senza inibizione alcuna dei processi di outsourcing
evidenti nella linea quinta del piano industriale oggi noto.
Non sono poi esattamente individuati i presìdi
economicamente e storicamente rilevanti per il Banco di Sicilia
sulla rete peninsulare, a fronte di un generico impegno alla
tutela, alla conservazione degli stessi su tutto il territorio
nazionale.
Non vi è chiarezza nemmeno sulla conferma della nuova
denominazione Banco di Sicilia, viene artatamente superato lo
spirito stesso della partecipazione della Regione nel capitale
del Banco di Sicilia così come è valutato dalla legge regionale
n. 39/91.
Viene impedita alla Regione piena disponibilità delle azioni
ottenute in concambio, se non previa autorizzazione da parte
della Holding.
Tutte queste cose fanno evidenziare che, nella sostanza, noi
stiamo affrontando una problematica che evidenzia ed ha a monte
due presupposti assolutamente indispensabili, uno dei quali è
quello forse più importante che dovrebbe farci porre
un'attenzione particolare nel momento in cui andiamo a valutare
quello che di cui si sta ragionando e quello che si vuole fare
col Banco di Roma e vedere i dati essenziali di base che stanno a
monte di quest'operazione.
Di fatto, la realtà è che il Banco di Roma persegue
l'obiettivo di incorporare gli assets principali del Banco di
Sicilia, primi fra tutti: il patrimonio e le attività
finanziarie, oltre che ad incamerare le cospicue plusvalenze del
Banco di Sicilia.
Quali sono? A titolo meramente esemplificativo: ci sono nel
Banco di Sicilia in questo momento oltre 500 miliardi del
patrimonio dell'IRFIS, di cui solo 175 miliardi sono titoli di
Stato; ci sono 300 miliardi di plusvalenze emergenti dalle
partecipazioni del Banco; ci sono le plusvalenze rinvenienti
dalle operazioni di acquisizione della Sicilcassa che hanno dato
luogo al contributo pubblico della legge Sindona.
Capite, onorevoli colleghi, di cosa stiamo parlando? Con lo
scopo evidente non di aumentare l'efficienza del gruppo, ma
l'operazione sta per essere fatta e viene portata avanti solo per
tamponare una profonda crisi di Banca di Roma che, a tal fine,
sta depauperando ancora una volta, con il consenso tentato - io
spero che quest'Assemblea non lo darà - di depauperare la Regione
siciliana. E questo noi non possiamo permetterlo e, credo, non lo
permetteremo.
Con l'attuazione della fusione ed incorporazione verrebbero
meno definitivamente le finalità che portarono la Regione
siciliana ad accertare la scomparsa della ex Sicilcassa e la sua
incorporazione nel Banco di Sicilia.
Ricordo a tutti noi che quest'operazione la Regione
l'accettò dopo aver ricapitalizzato i due istituti con oltre
millecento miliardi e, stando a quello che dicono gli esperti da
me consultati, oggi con il concambio noi non recupereremmo
nemmeno quei 1100 miliardi che sono stati spesi, ma oltre tutto
si vanificherebbero gli obiettivi che anche lo Stato centrale
perseguiva a suo tempo - non certamente questo Stato centrale -
che erano quelli di portare (con l'intervento che vi è stato
dello Stato centrale di 4.000 miliardi - tra conferimenti ed
erogazioni della legge Sindona - nell'operazione) la Sicilcassa
ed il Banco di Sicilia, nonchè il Banco di Sicilia e l'IRFIS nel
gruppo Mediocredito centrale, successivamente acquisito da Banca
di Roma.
Vedete, qui c'è un'operazione che a monte vuol avere ed ha
obiettivi che sono realmente diversi da quelli di cui oggi stiamo
discutendo. Un'operazione che porta ad un netto defraudamento di
risorse e di patrimonio della Regione per saldare situazioni
finanziarie e debitorie di Banca di Roma che così si rimetterebbe
in sesto. Credo che noi non lo possiamo permettere. A parte
questo, che ritengo di avere già evidenziato, anche se in maniera
non analitica perchè il tempo a mia disposizione non lo consente,
invito a riflettere sulle modalità del procedimento che oggi il
Governo della Regione, il Presidente della Regione, onorevole
Cuffaro, sta cercando di portare avanti.
Premesso che io chiedo che l'Assemblea approvi l'ordine del
giorno, che tra l'altro riflette quello già approvato nella
seduta citata prima, qualsiasi operazione che stabilisca un
concambio o comunque una disposizione patrimoniale della Regione
- perchè di questo si tratta in ogni caso - certamente non può
essere ragionata, certamente non può essere discussa, certamente
non può essere approvata con un ordine del giorno ma questo deve
essere fatto assolutamente con una norma legislativa.
E' questo Parlamento che deve autorizzare qualsiasi attività
di disposizione del patrimonio della Regione siciliana, se ancora
questo Parlamento ha un senso per lei, onorevole Presidente, e
per voi membri del Governo
Mi sembra infatti, da quello che sta accadendo in questi
mesi e da quello che oggi possiamo evidenziare nella discussione
in corso e nel modo di portare avanti le operazioni del Banco di
Sicilia, che questo ruolo il Parlamento non debba nemmeno averlo.
Ci ridurremo solo ad essere dei passacarte per approvare delle
cose che, tra l'altro, sono decise in altre stanze, senza alcun
confronto democratico, che in qualunque caso sono state votate
dal popolo siciliano, tutte incluse, nessuna esclusa.
TRICOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente
della Regione nella premessa a questa sua relazione ha
sottolineato che l'attuale dibattito, ma soprattutto la sorte del
Banco di Sicilia, si svolge in un frangente particolarissimo in
cui il sistema economico e, in particolare, il sistema delle
imprese che svolgono attività bancaria, subisce un processo di
privatizzazione, di fusione a livello nazionale.
In realtà, questo processo di privatizzazione e fusione non
é un fenomeno nazionale, é un fenomeno planetario che abbiamo
visto accadere in Europa, in tutti i continenti e che é figlio di
quella globalizzazione di cui spesso parliamo, ma tante volte non
cogliamo gli aspetti pratici di un simile fenomeno.
Parlare, oggi, del Banco di Sicilia, così come se ne parlava
dieci anni fa, quando c'era in discussione la famosa legge,
citata anche dall'onorevole Raiti, sulla ricapitalizzazione del
Banco e della Sicilcassa, è assolutamente inopportuno, é un
errore sotto il profilo economico.
Noi, naturalmente, possiamo discutere per giorni interi su
alcuni criteri, soprattutto di rispetto delle leggi formali,
pubblicate sulle Gazzette Ufficiali, ma ciò non toglie che il
nostro dibattito su tali argomenti é anacronistico sotto il
profilo dei processi economici che si svolgono in queste ore e in
questi momenti in tutto il pianeta.
Possiamo parlare delle leggi emanate per la
ricapitalizzazione di Banco e Sicilcassa, degli accordi fatti
quando avvenne la liquidazione della Sicilcassa, possiamo parlare
di tantissime cose. Ma ricordiamoci che mentre parliamo e mentre
discutiamo accadono tanti e tali di quei processi da rendere,
addirittura, superato, superfluo, anacronistico il dibattito che
facciamo in questo momento.
I processi economici sono talmente veloci, talmente rapidi
che quando si viene qui, armati di qualche Gazzetta Ufficiale non
ci si rende conto che stiamo parlando di un'altra realtà,
superata ormai, stratificata storicamente.
Dobbiamo parlare di quello che accade ora. Siamo in una
situazione in cui non ci siamo venuti a trovare per l'attività
svolta da questo Governo regionale. Il paragone non regge;
parlare di ciò che avviene all'interno del Governo regionale e di
ciò che avviene all'interno del Banco di Sicilia non si può fare
perché sono due pianeti completamente diversi.
Noi veniamo da una situazione in cui il Banco di Sicilia era
una cassa della Regione con cui venivano finanziati i grandi
gruppi imprenditoriali, con cui veniva finanziata la Regione
siciliana, con cui venivano finanziati gli Istituti autonomi case
popolari, con centinaia e centinaia di miliardi di debiti fatti a
qualunque titolo, da tanti soggetti che, direttamente o
indirettamente, erano collegati con la Regione siciliana e,
comunque, con il sistema pubblico.
Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione bancaria in
cui, ormai, non c'é più la piccola banca, il piccolo banchiere
che svolge un'attività di grande penetrazione sul territorio.
Ormai, ci troviamo di fronte a grandi colossi che manovrano
migliaia di miliardi di lire, oggi milioni e milioni di Euro, da
un continente all'altro, attraverso lo strumento bancario.
Di questo dobbiamo parlare e, cioè, della necessità che il
Governo regionale prenda una decisione che sia in linea con i
tempi, ma soprattutto di una decisione che, ovviamente, é
scontata - perché l'economia va in quella direzione - deve
cercare di tutelare e salvaguardare ciò che la politica deve
tutelare e salvaguardare: il mantenimento del livello
occupazionale, i rapporti con le organizzazioni sindacali, il
livello delle pensioni che il Banco di Sicilia mensilmente deve
garantire. Deve svolgere soprattutto un ruolo di garanzia,
all'interno della Holding, della Regione siciliana e del tessuto
economico siciliano.
Allora, io credo che a tutti questi interrogativi, a tutte
queste problematiche delle quali si deve occupare la politica, il
Governo con la sua relazione dà delle risposte, perché -
parliamoci chiaro - il documento presentato dal Presidente della
Regione è frutto di mesi di trattative, di dibattito, di
incontri, di scontri, di azioni legali che sono state esercitate,
di attività extragiudiziali, di un braccio di ferro fortissimo
non con qualche banchetta.
Il Governatore della Banca d'Italia, Fazio, non si capisce a
dire la verità a quale titolo, è venuto a Palermo, in una
occasione in cui era assolutamente inopportuno fare questi
riferimenti, a ribadire che il Banco di Sicilia non poteva che
essere ceduto alla Banca di Roma, relazione fatta davanti al
Presidente di Banca di Roma, anche lui inopportunamente venuto a
Palermo in quella occasione.
E' dunque tutto un sistema che voi conoscete bene e sapete
bene di cosa parlo, che si è attivato per far sì che il Banco di
Sicilia finisse all'interno di un gruppo che è, ve lo ricordo, un
gruppo bancario che è la concentrazione e fusione a sua volta di
altri tre gruppi bancari che esistevano fino a qualche anno fa.
Quindi, un colosso assolutamente di primo livello, che è vero
prende il patrimonio attivo del Banco di Sicilia, prende ciò che
fa parte del Banco di Sicilia, ma si assume, ovviamente, anche
gli oneri, non soltanto quelli economici, ma anche quelli di
traino dell'economia isolana e pertanto assume un impegno nei
confronti di un'intera realtà economica.
Credo, quindi, che il documento del Presidente della Regione
sia estremamente puntuale e devo dire con molta franchezza, in
riferimento agli interventi che hanno preceduto il mio - beh,
sull'ordine del giorno mi sembra ci sia stata una contraddizione
in termini - credo che l'ordine del giorno che abbiamo approvato
sia perfettamente in sintonia con la relazione del Governo e con
l'ordine del giorno che andremo ad approvare.
Il Ministero dell'Economia non ha dato nessun assenso
all'operazione perché attende proprio la posizione della Regione,
è questa la cosa più importante. Tutti gli altri obblighi che
erano stati posti a carico del Governo nelle trattative sono
stati assolti nell'accordo bilaterale tra Governo e Banca di Roma
e sono stati quindi garantiti da parte di Banca di Roma.
C'è sicuramente l'obiezione dell'onorevole Capodicasa sul
valore del concambio, sulla valutazione del Banco, non c'è dubbio
che possiamo stare qui a dibattere per giorni e giorni su questo
argomento. Ma l'onorevole Capodicasa sa benissimo - e d'altronde
non ne ha fatto mistero neppure lui, l'ha detto con grande onestà
intellettuale e con grande onestà intellettuale credo anche io lo
debba dire - che sul concambio, sulla valutazione del Banco di
Sicilia possiamo stare a discutere ore e ore, basti pensare che
quando nel 1991 fu fatta la valutazione del Banco di Sicilia,
furono fatte anzi le valutazioni del Banco di Sicilia per
stabilire qual era il valore patrimoniale del Banco, su tre
valutazioni ci sono stati tre differenti risultati da parte delle
società, dagli advisor incaricati di fare tale valutazione, e
stiamo parlando di una differenza tra la valutazione più bassa e
la valutazione più alta di circa mille miliardi.
Allora, cari amici, capite bene che valutare il patrimonio
del Banco di Sicilia, ma anche valutare il patrimonio di
qualunque azienda è cosa difficilissima, è cosa direi per certi
versi impossibile, è una verità scientifica che in realtà non è
mai scientifica, ma soprattutto su quell' argomento che si era
sollevato della differenza tra lo stato patrimoniale e il valore
di quotazione in Borsa e, addirittura, fare un confronto tra due
valori assolutamente disomogenei.
D'altronde, basti pensare a ciò che avviene in Borsa dove
società collegate alla new economy, ipervalutate, vedono il loro
prezzo crollare, proprio perchè non hanno in realtà un patrimonio
materiale adeguato per sostenere quello che poi è il prezzo che
viene stabilito appunto nella libera contrattazione del mercato
di Borsa, da operatori che fiutano il momento, che stabiliscono
il prezzo di vendita o di acquisto in base a quella che è la
possibilità di penetrazione del mercato di quell'azienda.
E allora io credo che addentrarci in una discussione se quel
3,15 con cui valutiamo l'azione di Banca di Roma, cioè una azione
del Banco di Sicilia è 3,15, quella di Banca di Roma è certamente
un'operazione sulla quale possiamo stabilire e dibattere a lungo,
ma è anche una discussione che non vedrà mai una fine.
Concludo, pertanto, annunciando il voto favorevole del
Gruppo di Alleanza Nazionale sulla relazione del Presidente della
Regione, sperando naturalmente che il ruolo che la Regione avrà
all'interno del Banco di Sicilia possa essere veramente incisivo
soprattutto se - me lo consenta il Presidente della Regione - si
riuscirà - come io credo sia possibile - a stabilire un ruolo
importante per l'Irfis che è una azienda estremamente valida,
solida, dinamica e che potrebbe essere appunto uno strumento
utile peril futuro dell'economia isolana.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non so se
lei e molti colleghi abbiate letto il libro "Il socio" o visto
il film che ne è stato tratto; è un libro che descrive scenari
di fantaeconomia, di fantagiustizia, di fantapolitica ai quali
però dobbiamo cominciare ad abituarci se vogliamo capire
esattamente qual è il terreno sul quale ci stiamo muovendo, un
terreno complesso con interessi smisuratamente elevati, con
intelligenze che si muovono, che certamente non possono essere
valutate sulla base di un dibattito parlamentare talvolta
improvvisato, talvolta affidato ad elementi incerti,
approssimativi, sicuramente non chiari nè definiti, se è vero
- come è vero - che anche gli esperti che dovrebbero compiere le
valutazioni che noi affidiamo loro hanno difficoltà nel prendere
coscienza, nel conoscere gli elementi necessari a compiere le
valutazioni che devono compiere.
Cosa intendo dire? Onorevole Presidente, intendo dire che
nel contesto di economia globalizzata, a cui giustamente faceva
riferimento l'onorevole Tricoli, noi non dobbiamo pensare ad un
percorso che vede il Banco di Sicilia in una fase terminale della
sua evoluzione, nè Banca di Roma in una fase terminale della sua
evoluzione.
Se pensassimo a questo, probabilmente non avremmo compreso
che il percorso globalizzante del sistema creditizio nazionale ed
internazionale è soltanto all'inizio; nel nostro Paese
resteranno in piedi tre, forse quattro grossi istituti di credito
secondo un percorso di incorporazioni successive che, in questo
momento, stiamo soltanto valutando per i primi passi, per le
prime mosse che si stanno venendo a sviluppare.
In questo contesto, onorevoli colleghi, probabilmente è
opportuno che il Governo della Regione e, soprattutto, il
Parlamento siciliano, che poi dovrà approvare una legge su questo
tema, tentino di avere le idee chiare, e per avere le idee chiare
devono essere messi nelle condizioni di conoscere i diversi
aspetti di questa vicenda.
E chi è che dovrebbe mettere il Parlamento, il Governo nelle
condizioni di conoscere i diversi aspetti di questa vicenda?
Ma sicuramente gli advisor ai quali la Regione siciliana si
è rivolta per compiere le valutazioni necessarie a comprendere se
questa operazione di incorporazione è vantaggiosa, è svantaggiosa
o è indifferente.
Allora, io sono convinto che indifferente non lo è di certo,
soprattutto se pensiamo alla storia del Banco di Sicilia e a
quello che ha significato nell' economia della Regione e nel
processo di sviluppo delle imprese siciliane, anche nel processo
di decadenza delle imprese siciliane, in taluni casi.
E, allora, onorevoli colleghi, io non credo che in questo
momento noi dobbiamo limitare il ragionamento alla questione
fotografata alla data odierna. Alla data odierna noi ci troviamo
con una situazione che prevede la presenza di 23.411.500 azioni
del Banco di Sicilia che, convertite in azioni di Banca di Roma
al coefficiente del 3,15, producono 73.746.225 azioni, appunto,
di Banca di Roma, azioni che oggi valgono 2,6 euro, una
valutazione che sicuramente è tra le più alte, forse la più alta
degli ultimi sei mesi di vita di Banca di Roma. Ma è sufficiente
questa valutazione per stabilire il percorso da compiere?
Io dico sicuramente di no. E dico di no nel bene e nel male.
Perchè, se dovessimo prendere in considerazione soltanto
questi aspetti, dovremmo dire che l'operazione che stiamo
compiendo produrrebbe per le casse della Regione una perdita
secca di 229 miliardi, che sono la differenza tra il valore delle
azioni secondo il calcolo che ho poc'anzi descritto e il valore
della ricapitalizzazione che la Regione siciliana ha fatto sul
Banco di Sicilia, pari a circa 600 miliardi; 229 miliardi di
perdita secca che si iscrivono nel bilancio della Regione e che
determinano un' apparente non vantaggiosità dell'operazione che
si va a determinare.
Ma non è soltanto questo l'elemento che dobbiamo prendere in
considerazione. Non dobbiamo partire solo dal valore ad oggi
delle azioni del Banco di Sicilia e dal valore ad oggi delle
azioni di Banca di Roma.
C'è anche un problema di valutazione patrimoniale del Banco
di Sicilia e di valutazione patrimoniale di Banca di Roma. C'è
un problema di calcolo dei dubbi esiti del Banco di Sicilia e del
calcolo dei dubbi esiti di Banca di Roma.
C'è un problema di valutazione di mercato di Banca di Roma e
c'è un problema di valutazione, ai fini della incorporazione,
della medesima Banca di Roma.
Allora, tutti questi aspetti, onorevole Presidente, devono
portarci ad essere estremamente cauti nel mandato che il
Parlamento deve rassegnarle per proseguire la trattativa e il
negoziato con Banca di Roma e, soprattutto, per invitare la Banca
d'Italia, garante, comunque, di una iniziativa di questo genere,
in quanto garante dei risparmiatori dei soci e di Banca di Roma e
del Banco di Sicilia, garante di un'operazione che sarebbe grave
se, alla fine della stessa, non dovesse produrre il risanamento
di Banca di Roma dal dissesto annunziato, che è frutto di questa
diversa valutazione del patrimonio, dei dubbi esiti, del valore
azionario della stessa Banca di Roma.
Un percorso questo che deve portarci, quanto meno, onorevole
Presidente, ad evitare che accada un fenomeno: quello della
ipovalutazione del Banco di Sicilia e di una ipervalutazione di
Banca di Roma.
Se questo accadesse, la partecipazione finale alla holding,
così come lei stesso l'ha annunziata poc'anzi, del 4 e dispari
per cento per la Regione e del 4 e dispari per cento per la
Fondazione, in realtà, non sarebbe tale; infatti, se calcolata
sulla base di parametri omogenei, significherebbe una
partecipazione della Regione siciliana e della Fondazione Banco
di Sicilia che andrebbe ben oltre le percentuali indicate nella
sua relazione, che andrebbe a circa sei punti nell'uno caso e
nell'altro, quindi, comunque con un guadagno rispetto all'attuale
esito finale del calcolo della valutazione.
Ma neanche questo è sufficiente, onorevole Presidente.
Infatti, cosa accadrebbe se Banca di Roma, in virtù di questa
operazione di incorporazione, non dovesse risanare il proprio
dissesto e non dovesse, quindi, riuscire a salvaguardare la
propria autonomia? Significherebbe che noi avremmo acquistato
azioni che, in realtà, non valgono assolutamente nulla, perché
verrebbero poi, a loro volta, incorporate in una operazione molto
più grande all'interno della quale il peso del nostro 9 per cento
scarso, conquistato nei modi che sono stati enunciati nella sua
relazione, in realtà scenderebbe ulteriormente fino a perdere di
significato, fino a non garantire più non soltanto - e sarebbe
forse il meno - il bilancio della Regione, ma neanche il
patrimonio e i depositi del Banco di Sicilia.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il percorso è avviato
e su questo non ci sono dubbi, però ciò non significa che noi
dobbiamo prendere per buoni gli elementi che ci vengono forniti
o, anzi, non riuscire a prendere in considerazione né in bene né
in male gli elementi che non ci vengono forniti, appunto perché
non ci vengono forniti.
Con l'incorporazione nella Banca di Roma il Banco di Sicilia
verrebbe coinvolto, se i dati che sono stati paventati
dall'onorevole Capodicasa e da altri fossero veri, in una crisi
non sua, non propria ed il sistema creditizio siciliano verrebbe
travolto e perderebbe ogni ruolo.
Dunque, onorevole Presidente, io sono convinto che nella
ulteriore linea che questo Parlamento deve indicarle per le
successive fasi che devono essere portate a compimento nella
trattativa, si debbano aggiungere elementi che portino alla
conoscenza reale della situazione patrimoniale, debitoria,
creditoria, della situazione delle esposizioni, dei dubbi esiti e
quant'altro di Banca di Roma, alla omogeneizzazione del calcolo
di questi con il calcolo dei medesimi presso il Banco di Sicilia
per una equiparazione che sia affidata ad una unità di misura
uguale. Diversamente saremmo nelle condizioni di dovere
sostanzialmente vendere sottocosto il nostro prodotto ed
acquistare sovrapprezzo il prodotto ed acquistare sovrapprezzo il
prodotto di altri. Questa sicuramente non sarebbe un'operazione
vantaggiosa; come non lo è in questo momento, se noi limitassimo
il rapporto di conversione al 3,15 con una perdita conclamata
aritmetica di circa 230 miliardi.
Allora, onorevole Presidente, non le pare il caso - io sono
convinto di sì- che la linea che il Parlamento deve darle debba
essere la più garantista possibile rispetto a questo punto? Io
non so se già nell'ordine del giorno che si sta preparando o
negli ordini del giorno che si stanno preparando queste
osservazioni sono contenute; non so, per esempio, se sono
contenuti elementi di garanzia rispetto al comportamento ed agli
elementi che ci vengono forniti nelle valutazioni degli advisor
di pertinenza della Regione siciliana e poi nel rapporto tra la
Regione siciliana e Banca d'Italia, frutto degli elementi e dei
dati certi, a quel punto, che noi dovremmo avere la capacità di
acquisire.
Onorevole Presidente, io sono convinto che lei fino a questo
momento abbia condotto un'abile trattativa, ma un'abile
trattativa forse non sufficientemente supportata dalla veridicità
degli atti e dei dati che sono stati forniti.
Forse, un momento di attenzione e di verifica, anche con
un'interlocuzione diretta, con gli advisor nelle sedi
parlamentari sarebbe auspicabile, proprio per fare in modo che
gli elementi che noi chiediamo, che i calcoli delle valutazioni e
delle comparazioni che riteniamo si debbano compiere avvengano
nella misura e nella maniera più trasparente possibile;
diversamente ci sarà sempre il dubbio, la preoccupazione che noi
si stia sostanzialmente assecondando un disegno che non produrrà
alcun effetto benefico nè nei confronti di Banca di Roma, cosa
che mi importerebbe relativamente, nè, soprattutto, nei confronti
del Banco di Sicilia, cosa che mi importerebbe anche
relativamente, se presso il Banco di Sicilia non fossero
depositati i risparmi di migliaia e migliaia di siciliani e se il
Banco di Sicilia non fosse il responsabile di moltissime
operazioni che si intestano alla Regione siciliana in via diretta
o anche attraverso l'IRFIS.
Dunque, signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
questa seduta non possa concludersi con una considerazione
approssimativa, affrettata e superficiale rispetto
all'indicazione che deve essere data al Governo della Regione,
perchè questo non ci consentirebbe di essere chiari e precisi e
sicuramente non consentirebbe a lei, onorevole Presidente della
Regione, di essere sufficientemente coperto sul piano politico
rispetto alle decisioni che dovrà assumere, che sono decisioni
sicuramente importanti.
Forse, una più accurata riflessione rispetto al mandato che
lei deve ricevere da questo Parlamento sarebbe opportuno che ci
fosse.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Croce. Ne ha
facoltà.
CROCE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non é stato
facile e non é facile trovare una soluzione alla questione che
stiamo dibattendo.
Purtroppo, ho difficoltà a parlare, perchè più continua
l'esame della finanziaria e del bilancio e più si abbassa la mia
voce.
Ho preparato un breve intervento che ho già fatto in parte
allorquando abbiamo affrontato il Documento di programmazione
economico-finanziaria, del Banco di Sicilia ci siamo occupati
ampiamente. L'argomento, lo ricordo a me stesso e a tutti, é
molto delicato, non soltanto perché riguarda il Banco di
Sicilia, un pezzo importantissimo della storia della nostra
Isola, ma anche per le implicazioni che esso comporta in ordine
al nostro futuro, al futuro delle generazioni siciliane.
Più volte in quest'Aula, parlando del Banco di Sicilia,
abbiamo sentito paventare i pericoli per una possibile perdita di
posti di lavoro. Si teme che il Banco di Sicilia, una volta
incorporato nella Banca di Roma, possa non avere più bisogno di
una buona parte dei dipendenti che oggi vi prestano servizio.
Sono preoccupazioni che condividiamo e bene ha fatto il
Presidente della Regione, onorevole Cuffaro, a chiedere precise
garanzie ai vertici della Banca di Roma in ordine al mantenimento
degli attuali livelli occupazionali.
Tuttavia, in questa sede vorrei esternare un'altra
preoccupazione, signor Presidente, una preoccupazione che, del
resto, insieme con altre preoccupazioni mi ha spinto, nella
qualità di Presidente della Commissione 'Bilancio e finanze' di
questo Parlamento, a presentare un'interpellanza al Governo.
La mia preoccupazione penso sia la preoccupazione di tanti
altri colleghi e di tanti altri siciliani e riguarda la futura
gestione della holding nella quale entreranno a far parte Banca
di Roma, Banco di Sicilia ed altri possibili soggetti.
In questi giorni di difficile trattativa portata avanti dal
Governo regionale mi sono sempre chiesto che garanzie avremo noi
siciliani in ordine alle strategie della nuova holding bancaria.
Per arrivare al dunque, la mia preoccupazione può essere
sintetizzata nella seguente domanda: come verranno impiegati i
soldi risparmiati dai siciliani e raccolti dalla nuova holding
bancaria in via di costituzione? A questa domanda, che a me
sembra centrale, una risposta penso di averla già.
Onorevoli colleghi, a noi non può sfuggire che dietro questa
operazione bancaria, oggi giunta alla conclusione con
l'incorporazione del Banco di Sicilia nella Banca di Roma e con
la creazione della nuova holding, ci sia sempre stata la discreta
condiscendenza, se non la regìa, della grande banca centrale, la
Banca d'Italia.
Ciò mi conforta e credo che debba confortare tutti perché la
Banca d'Italia non può che fare gli interessi di tutto il Paese
e, quindi, anche quelli della Sicilia e dei Siciliani. Sotto
questo profilo, in quanto deputato di questa Assemblea, mi sento
ampiamente garantito.
Vorrei ricordare che le vicissitudini del sistema bancario
siciliano hanno radici molto lontane.
Ricordo, avendo prestato servizio per tanti anni presso gli
uffici della gloriosa Sicilcassa, che già nella metà degli anni
'80 in Sicilia si parlava di un sistema bancario claudicante.
Nella nostra Regione il denaro costava più che nel resto
d'Italia. Si disse che con l'arrivo nell'Isola delle grandi
banche del centro-nord d'Italia il costo del denaro si sarebbe
abbassato. Le grandi banche del nord arrivarono, fu quella la
"calata" in Sicilia dei grandi istituti di credito del
centro-nord d'Italia, i problemi, però, rimasero tali e quali, se
è vero che, nonostante l'arrivo di questi nuovi soggetti, il
costo del denaro in Sicilia rimase più alto rispetto ad altre
aree del Paese. Vorrei ricordare a quest'Aula la crisi del Banco
di Sicilia del 1993 con le dimissioni dell'intero consiglio di
amministrazione dell'epoca, quindi le indagini giudiziarie sul
Banco di Sicilia, un'inchiesta che fece scalpore e che si è
conclusa proprio in questi giorni con la richiesta di
archiviazione per tutti gli ex amministratori del Banco.
Ricordo, altresì, la crisi della Sicilcassa, altra storia
non bella: una vicenda che si concluse con la liquidazione
amministrativa coatta di quella banca, eravamo nel settembre del
1997, e la sua successiva scomparsa.
E ancora il passaggio del Banco di Sicilia e dell'ex
Sicilcassa in Mediocredito, parlo del Mediocredito centrale, e
poi il passaggio dello stesso Mediocredito in Banca di Roma.
Siamo così arrivati ai giorni nostri. In tutti questi
passaggi assai sofferti c'è sempre stata l'attenta vigilanza
della Banca d'Italia, una vigilanza che arriva fino ad oggi. Io,
quale presidente della Commissione Bilancio e finanze, lo ricordo
per la seconda volta, ho presentato un'interpellanza ma non l'ho
fatto per mettere in difficoltà l'attuale Governo regionale o il
Governatore, al contrario: ho presentato l'interpellanza proprio
per dare forza al Governo regionale fino a qualche giorno fa
impegnato in una difficilissima trattativa per la definizione del
concambio delle azioni tra Banca di Roma e Banco di Sicilia.
Oggi la stima del valore delle azioni si è conclusa. Non
tocca certo a me formulare un giudizio sul lavoro svolto e sui
livelli di concambio raggiunti. In un certo senso devo anche dare
ragione all'onorevole Tricoli quando rappresenta il caso molto
difficile e, quindi, le valutazioni sono sempre sofferte.
Nelle scorse settimane ho sostenuto la tesi secondo la quale
la Regione siciliana da sola avrebbe potuto chiedere una
percentuale superiore a circa il sei per cento. Questa cifra,
credetemi, non è campata in aria, veniva e viene fuori da un
ragionamento sui valori del concambio in relazione anche al
calcolo del patrimonio netto delle due banche. Sto parlando di
cose vere, non sto rinnegando nulla di quello che ho scritto e
che continuo a condividere.
Oggi, al di là della veridicità di certe affermazioni, al di
là dei dubbi in ordine ad una possibile sopravvalutazione del
patrimonio netto di Banca di Roma, devo dare atto, dobbiamo dare
atto al Presidente Cuffaro, al capo del Governo regionale di
avere fatto il possibile, e forse anche l'impossibile, e di avere
raggiunto un risultato tutt'altro che disprezzabile. E credo,
insieme con tanti altri colleghi di avere dato un minimo di
contributo.
Per onestà dei fatti devo ricordare che l'attuale Governo,
in ordine alla vicenda Banco di Sicilia, ha ereditato una
situazione pesante e, in buona parte, già compromessa. Il
presidente Cuffaro ed i suoi collaboratori, questo dobbiamo dirlo
e ribadirlo con grande franchezza e con grande onestà
intellettuale, non avevano ampi margini di manovra nella
trattativa che hanno condotto, sono partiti da una situazione
difficilissima ed in buona parte hanno recuperato spazi ed
agibilità.
Il personale dell'attuale struttura del Banco di Sicilia
verrà tutelato, su questo fronte c'è l'impegno dei vertici del
Banco di Roma e noi non possiamo mettere in dubbio la parola e
gli impegni assunti da Banca di Roma.
Lo ricordo ancora una volta a me stesso e a quest'Aula: in
questa vicenda molto sofferta si intravede la sapiente azione
della Banca d'Italia, e ciò è per me la vera garanzia che rende
l'operazione trasparente anche se non priva di elementi
problematici in ordine a un futuro che non possiamo, certo,
prevedere. Poichè in questa vicenda c'è l'impegno della Banca
d'Italia, noi non possiamo tirarci indietro; dobbiamo mettere da
parte le nostre eventuali riserve, che sono riserve mentali, e
dare il nostro contributo anche in quest'ultimo passaggio d'Aula.
Il resto, signor Presidente, è tutto da scrivere, vedremo
Condivido l'ordine del giorno anche se esso può sempre essere
rimodulato, si possono sempre trovare momenti di intesa con le
parti politiche che magari non condividono in questo momento
questa impresa e condivido altresì l'opera svolta dal Presidente
della Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Antoni. Ne ha
facoltà.
D'ANTONI . Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
rispetto alla discussione che abbiamo avuto in quest'Aula quando
approvammo, unitariamente, un ordine del giorno forte rispetto
agli interessi della Sicilia che difendevamo in quella
circostanza sia avvenuto qualcosa di diverso che questa sera il
Presidente della Regione ha esposto nel presentarci, lo stato
delle trattative e il fatto che si possa arrivare ad una
conclusione positiva se vengono rispettati alcuni elementi
essenziali. E' inutile qui fare tutta la ricostruzione e della
vicenda del Banco di Sicilia e della vicenda in generale che ci
ha portato a questo dibattito; la gran parte di noi la conosce
bene avendo svolto attività o in quest'Aula o altrove e sa
perfettamente che uno dei fattori di crisi della Sicilia è stato
ed è proprio quello di non avere proprie forti strutture
finanziarie in grado di competere nel nuovo quadro che si è
determinato e, quindi, di essere ai margini del mercato
finanziario e delle sue evoluzioni.
Per questa ragione, le crisi che si sono succedute e lo
sbocco che ebbe la vicenda del Banco di Sicilia negli anni scorsi
determinarono questa situazione e l'arrivo, per certi versi, (non
c'è scandalo) di altri istituti finanziari in Sicilia come terra
in cui è possibile investire, raccogliere risparmi non può che
essere da noi salutato positivamente. Penso infatti che un falso
sicilianismo, un mediocre sicilianismo, che difendesse per
principio tutto quello che è siciliano anche quando non funziona,
non determinerebbe, come spesso è successo, condizioni positive.
Quindi, a me pare che l'avvio in Sicilia di una concorrenza
bancaria tra istituti diversi sia l'elemento di un interesse che
la Sicilia oggi desta a livello dei mercati finanziari e spero
che prosegua sempre di più, perchè ciò significherà non soltanto
raccogliere risparmio ma, soprattutto, (e questo è il vincolo
politico perchè di altro non possiamo parlare) che le quote
investite in Sicilia siano sempre superiori al risparmio
raccolto. Ho qui ascoltato - ci tornerò tra pochissimo - una
discussione importantissima sui concambi che è una cosa sempre
fondamentale. Per me le tre questioni fondamentali di qualunque
accordo bancario, con chiunque fatte sono queste. La prima per
l'interesse della Sicilia: chi viene qui si impegni ad investire
più di quello che raccoglie. La seconda: che i livelli
occupazionali siano consolidati e sviluppati. La terza: che il
ruolo della Sicilia, in questo caso della Regione, sia tenuto
sempre in grande considerazione.
Noi eravamo partiti sulla vicenda del Banco, del rapporto
con Banca di Roma esattamente da una condizione in cui queste tre
operazioni, che per me sono le questioni fondamentali per dare un
giudizio rispetto a qualunque operazione di questo tipo, non
c'erano completamente, nel senso che Banca di Roma è venuta con
un atteggiamento arrogante tale da determinare una reazione
nostra, dei lavoratori interessati, ma io penso dell'intera
Sicilia che qui abbiamo registrato.
Quella reazione ha determinato un cambiamento nelle
posizioni della Banca di Roma, nelle posizioni del Parlamento
nazionale, nelle posizioni del Governo nazionale tale da portare
ad una trattativa che oggi noi siamo qui chiamati a giudicare
e che allora non c'era. Perchè Banca di Roma si era presentata
come quella che, avendo la maggioranza del Banco di Sicilia, non
lasciava a quest'ultimo che una scelta: accettare quello che gli
veniva proposto oppure recedere vendendo la sua quota. Invece,
come abbiamo assistito, si è aperta una trattativa, si può
giudicare oggi se la trattativa sia soddisfacente o meno, ma la
questione è che noi, tutti in questo caso il Parlamento, le forze
sociali, tutti quelli che si sono mobilitati, i parlamentari
nazionali abbiamo ottenuto una fase diversa, una trattativa che è
entrata nel merito che oggi noi siamo chiamati a giudicare.
E correttamente aggiungo che il Presidente della Regione
stasera dice che, prima di continuare la trattativa ed
eventualmente concluderla, vuole da questo Parlamento un mandato
vincolato.
Io penso che qui sia sfuggito questo che è un passaggio che
giudico importantissimo perchè dà l'idea di un Governo che
capisce l'importanza del fatto di avere dietro di sè un consenso
forte nella trattativa; diversamente, partendo dal presupposto
che ho una maggioranza già precostituita, posso concludere e poi
ratificare. Invece, qui è stato detto di volere un mandato, ma un
mandato vincolato perchè Banca di Roma e tutti gli interlocutori
sappiano che dietro quella posizione non c'è una carica, un
Presidente, un Governo ma c'è l'intera Assemblea; si potrebbe
dire con un termine retorico l'intero popolo siciliano.
Allora, in questo senso io penso che il nostro sforzo debba
essere questo. Quali vincoli ci vogliono in questo mandato per
gli interessi della Sicilia? Per me restano quei tre vincoli che
ho detto prima. E cioé che ci sia un impegno per cui il risparmio
raccolto sia inferiore agli investimenti da fare - una cosa
delicatissima di cui si parla pochissimo ma che è il punto
decisivo se vogliamo strumenti finanziari che servano allo
sviluppo della Sicilia; che i livelli occupazionali siano non
solo garantiti, consolidati ma sviluppati; che la Regione
siciliana abbia un ruolo decisivo nel nuovo assetto.
La questione del concambio non è importante a mio giudizio
per la questione della lira in più o in meno, è importante perchè
determina la quantità di presenza. Ed io penso che un obiettivo
attorno al 10 per cento tra le Regione e la fondazione di un
grande gruppo, quale quello che si sta costituendo attorno al
Banco di Roma, sia una cosa importante.
Siccome ho sentito una discussione significativa sul
concambio, noi abbiamo un'occasione che a novembre non avevamo.
Banca di Roma ha aperto un'acquisizione su una Banca del Nord, in
questo caso la Popolare di Brescia che sta avendo gli stessi
problemi e al contrario, del Banco di Sicilia e, pur essendo in
una realtà che tutti ben sappiamo, molto più solida, più forte,
economicamente e finanziariamente tra le più forti del mondo e,
tuttavia, ha bisogno di integrarsi e Banca di Roma ha fatto una
proposta appunto di integrazione che pone lo stesso problema del
concambio.
Non c'é bisogno di inventarsi cose incredibili, perché
leggeremo sui giornali del concambio di Banca di Roma con la
Popolare di Brescia e del concambio della Banca di Roma con il
Banco di Sicilia; quindi, basterà fare un rapporto corretto. La
Banca di Roma sul suo valore non può barare perché
contemporaneamente ha il problema di Brescia. Si può barare sul
valore del Banco di Sicilia: lì bisogna stare attenti, per una
ragione che reputo lineare ed elementare ed avere la condizione
che se i bresciani si faranno rispettare, anche i siciliani si
faranno rispettare.
Anziché fare processi alle intenzioni, a mio giudizio, sono
convinto che dobbiamo ora votare un ordine del giorno, insieme
possibilmente, perché la forza del 20 di novembre fu questa. Non
per "inciuciare", non c'entra nulla, si tratta di una questione
diversa; se poi logiche di maggioranza o di minoranza possano
portare a divisioni, non é che non le capisca, dico che nella
vicenda attuale, siccome gli obiettivi sono comuni e sono questi
tre, siccome la volta precedente, nell'ordine del giorno di
questa Assemblea, facemmo propri, sostanzialmente, gli ordini del
giorno o la posizione che le organizzazioni sindacali avevano
portato nell'audizione in questa Assemblea, la Commissione
Bilancio, e siccome in queste giornate sono state espresse
posizioni molto puntuali da parte delle organizzazioni sindacali,
ritengo corretto, in maniera implicita ed esplicita, che si
abbiano queste tre condizioni. Ci si raccordi in sintonia con le
organizzazioni sindacali e si prosegua e concluda la trattativa
sulla base di tutto questo.
Non si tratta di fare operazioni di furbizia o di altro, si
tratta, in sostanza, di presentare della Sicilia un'immagine
forte; l'immagine che presentammo a novembre che ha cambiato la
posizione di Banca di Roma e, se la presenteremo ancora, potremo
ottenere il massimo dei risultati su quei tre punti cui ho fatto
riferimento.
Se ci dividiamo, se cominciamo ad accusarci, si presenterà
di noi sempre quell'immagine, che conosciamo perfettamente, di
una Sicilia allo sbando, che non é grado di sostenere i propri
interessi e che si presenta dovunque col cappello in mano; il
risultato é garantito per tutti: alla fine é una sconfitta della
Sicilia, non del Governo o della maggioranza o dell'opposizione,
perché, alla fine, é una sconfitta di tutta la Regione - e io
non penso che la Sicilia, su questo argomento, come sul resto,
meriti una sconfitta.
Ecco perché penso, concludendo, che sia importante lavorare
- nell'ordine del giorno che abbiamo firmato, queste cose sono
dette in maniera chiara - perché si possa trovare il massimo di
unità e si possa dare questo mandato al Governo ed al Presidente
della Regione e così chiudere, a breve, la trattativa, portando
queste tre condizioni che, ritengo, siano decisive per il futuro
del Banco e della Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pistorio. Ne ha
facoltà.
PISTORIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa
discussione, ovviamente, non parte stasera e neanche il 20
dicembre quando é stata definita una posizione dell'Assemblea,
relativamente all'esito di questa procedura connessa alla
partecipazione del Banco di Sicilia nel nuovo gruppo creditizio
che si andrà a formare attorno alla Banca di Roma.
Tuttavia, come ha spiegato bene l'onorevole D'Antoni,
fermarsi su una questione rilevante certamente, qual è quella del
rapporto di concambio, suscettibile di apprezzamenti diversi,
perché ovviamente va ponderata secondo sistemi che gli advisor
hanno definito, è una questione rilevante ma non essenziale. Però
su questo argomento occorre non improvvisare le censure, occorre
non utilizzare strumentalmente una insufficienza di dati per
presumerne l'erroneità o addirittura la malafede, perché
obiettivamente noi non abbiamo alcun elemento, allo stato
attuale, se non una cautela forse eccessiva nel considerare
negativamente il rapporto di concambio.
Potrebbe darsi che, con elementi obiettivi, sarà dimostrato
che questo rapporto è inadeguato, ma certamente allo stato delle
cose dobbiamo presumere la competenza e la buona fede dei
soggetti ai quali la Regione ha affidato la rappresentanza di
questi interessi che sono connessi alla nostra partecipazione. E
dall'altro mi pare invece di poter dire che gli impegni ai quali
avevamo vincolato il Governo quando abbiamo affidato il compito
della trattativa, non si tratta di un generico apprezzamento,
di un riconoscimento per ragioni di appartenenza, ma sulla base
dei dati che ci vengono offerti stasera, mi pare che il Governo
abbia rispettato gli impegni assunti con quest'Assemblea, perché
la condizione dalla quale ci muoviamo e che è stata
precedentemente descritta in modo corretto da coloro i quali mi
hanno anticipato non offre grandi margini di movimento.
Abbiamo ritenuto, tutti riteniamo, presidente Croce, che i
processi di globalizzazione o comunque di forte concentrazione
non soltanto sul terreno bancario o assicurativo, ma di tutte le
grandi linee imprenditoriali, sia industriali che finanziarie,
abbiamo ritenuto precedentemente non consentissero la
sopravvivenza di una banca come il Banco di Sicilia in difficoltà
finanziaria e dal punto di vista anche della sua efficienza
economica. Su questo vi era una condivisione, un giudizio
diffuso ed è un giudizio che proviene da una esperienza ormai
decennale, perché - come è stato ricordato - il processo di
riassetto attorno al sistema bancario siciliano è un processo
antico.
Ci era stata offerta una possibilità quando questa
prospettiva dell'incorporazione è stata annunciata dalla Banca di
Roma, che era quella della fuoriuscita dalla Banca di Roma che
detiene un pacchetto azionario fortemente maggioritario per
utilizzare in modo diverso questa partecipazione.
Io provocatoriamente - il Presidente Cuffaro mi guardò con
un minimo di sorpresa quando lo accennai e poi fui malamente
interpretato da qualche amico dell'opposizione - avevo immaginato
che se le garanzie rispetto alla nostra partecipazione dalla
Banca di Roma non fossero state rispettate, avremmo potuto
immaginare, onorevole Presidente, provocatoriamente anche la
vendita del nostro pacchetto azionario per utilizzare quelle
risorse recuperate strategicamente sul piano di investimenti
strategici nei settori più avanzati dal punto di vista economico.
Non avendo scelto quel percorso, ma avendo definito un
percorso diverso che era quello di contrattare la nostra presenza
nel gruppo creditizio, io rilevo che le condizioni che ci vengono
offerte questa sera e sulla base delle quali il Presidente della
Regione chiede un mandato vincolante a quest'Assemblea, siano
certamente di grande rispetto: viene garantita la posizione
patrimoniale, vengono garantiti gli accantonamenti anche per
quanto riguarda i fondi pensionistici, vengono garantiti i
livelli occupazionali e la salvaguardia delle professionalità,
vengono garantiti il rapporto col territorio, viene garantito un
impegno strategico del gruppo creditizio nell'area siciliana e le
peculiarità del Banco di Sicilia, viene garantito anche uno
strumento: quello del comitato di partecipazione per la
definizione delle sinergie e delle linee strategiche.
Io penso che all'interno di un processo che in qualche modo
guarda con serenità, con cautela, con misura alla presenza in
questo grande gruppo creditizio, non possa la Regione se non
pretendere rigorosamente il rispetto di queste condizioni a meno
che abbiamo da ripensare a questa scelta, abbiamo da far valere
opinioni diverse anche da punto di vista strategico, il che non
mi pare perchè non ho sentito emergere prospettive diverse,
valutazioni diverse, immaginare un disimpegno da questa
procedura.
Mi pare intanto che un apprezzamento all'opera del Governo
che ha imposto una trattativa, ha imposto il rispetto delle
specificità, delle pecualiarità e costruisce un sistema
attraverso una convenzione che garantisce gli interessi -
ovviamente poi andremo a misurarle nel concreto, andremo a
valutare se queste condizioni saranno rispettate, prima accettate
e poi rispettate, ma questo può essere sicuramente manifestato al
Governo e impegnato lo stesso ad ottenere dalla Banca di Roma
queste condizioni.
Soffermarci, onorevole Fleres, sul concambio ponendo dei
dubbi e quindi immaginando un depauperamento anche patrimoniale
di questa partecipazione è una questione che va suffragata anche
tecnicamente non soltanto problematicamente, come io ho ascoltato
l'opinione dell'onorevole Capodicasa.
Lì va fatta una valutazione se ovviamente il trend economico
di questo gruppo sarà crescente, ricordo a me stesso e a tutti,
per valutare con attenzione come patrimonializzare sulla base di
quello che il mercato azionario nella fase contingente è sempre
complicato perchè ci sono condizioni di instabilità molto
elevate.
Il Presidente della Regione ha ricordato così, fuori
registrazione, ma lo farà nel suo intervento, che la
patrimonializzazione è di 700 miliardi perchè non effettuata
sulla base di quella che è oggi la quotazione di borsa, ma sulla
base ovviamente di quello che è il patrimonio e quindi l'opinione
di Capodicasa per quanto rispettabile è legata ad una condizione
contingente che non può definirsi in modo vincolante.
Presidente, la condizione alla quale questa Assemblea la
chiama e la impegna è esigente, è quello di garantire una
presenza strategica di un grande gruppo creditizio sul nostro
territorio per avviare quel rapporto di partnership che ad oggi
non vi è stato, perchè anche questo va ricordato, colleghi.
Noi stiamo difendendo il Banco di Sicilia e la sua
specificità, ma ricordiamo che da molti anni il Banco di Sicilia
non ha assolto concretamente se non in termini etimologici,
nominalistici, una funzione di garanzia del nostro sistema
economico nel nostro territorio.
Non abbiamo costruito in questi anni e ricevuto una
partnership economica ed istituzionale e in qualche modo stiamo
evocando sentimenti, condizioni che non esistono da tempo sul
nostro territorio.
Se la Regione riuscirà in questa fase, sulla base di questi
elementi ad acquisire una presenza strategica attraverso anche la
qualità della nostra presenza nella holding, di un grande gruppo
creditizio che diventa quasi parte istituzionale nel nostro
territorio,non potremo che essere soddisfatti di tutta quanta la
questione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sto
intervenendo perchè mi ha impressionato l'intervento
dell'onorevole Fleres. Se non ci fosse stato quell'intervento
probabilmente non avrei avuto cognizione per valutare questa
partita che sta per chiudersi.
L'onorevole Fleres ha detto che con il concambio andremmo a
perdere circa 229 miliardi e questo la dice tutta sul fatto che
nella relazione, che il presidente Cuffaro ci ha letto qualche
ora fa, non emerge con chiarezza questa valutazione negativa che,
naturalmente, mette in fibrillazione molti deputati, perchè a
volte - sapete - il dono della chiarezza del linguaggio non
l'abbiamo tutti, compreso il sottoscritto. Ma, visto che il
Presidente ha letto una relazione, poteva anche dare spazio alla
considerazione che l'onorevole Fleres ha fatto poc'anzi: cioè,
la perdita del concambio di 229 miliardi.
Ho sentito con le mie orecchie quello che ha detto.
CUFFARO, presidente della Regione. Non è così Comunque,
l'onorevole Fleres non è il verbo ma semplicemente un
parlamentare che esprime il suo parere.
MICCICHE'. A me pare che l'onorevole Fleres sia componente di
questa maggioranza e autorevole vicepresidente di questa
Assemblea; è un deputato che non credo si possa tacciare di
essere estremista sfegatato contro la maggioranza. Non mi pare,
signor presidente Cuffaro. Non lo considero tale. Quindi, lo
debbo prendere per buono.
CUFFARO, presidente della Regione. Questo significa, allora,
che gli estremisti dicono cose false?
MICCICHE'. No, onorevole Presidente, non mi fraintenda. Non è
così. L'onorevole Fleres ha detto che noi andremo a perdere e non
ho motivo per dubitare di questa sua posizione. Ma questo la
dice tutta.
E un'altra osservazione, onorevole Presidente, è quando, a
pagina 4, lei dice: 'Le linee guida del piano industriale
condivise da questa Amministrazione prevedono esplicitamente la
piena tutela degli attuali livelli occupazionali '.
Lei sa benissimo che io più volte sono intervenuto con
interrogazioni, di cui aspetto risposta, riguardanti il piano
industriale tra Banca di Roma e Banco di Sicilia.
Questo piano industriale non prevedeva, per esempio,
l'esternalizzazione dei servizi. L'esternalizzazione dei servizi
che noi abbiamo più volte denunciato e che riguarda i servizi di
cassa, i servizi di tesoreria, i servizi di trasporto, i servizi
di cambio. Ciò, molto probabilmente, provocherà licenziamenti,
perchè, conoscendo la politica dei sistemi finanziari, da un
punto di vista della storia degli ultimi anni, sappiamo benissimo
che comporterà licenziamenti o almeno una riduzione di personale.
Perchè l'esternalizzazione dei servizi significa far
guadagnare il grande capitale finanziario a discapito
dell'occupazione. E questa non è una novità, non sto dicendo una
cosa nuova. I sindacati continuano a denunciarlo. E' la
preoccupazione maggiore dei sindacati che, prima ancora che
l'incorporazione diventi ufficiale, prima ancora che il Banco di
Sicilia scelga di che morte morire, già si avvia questo processo.
E non mi pare che questo piano, questo elemento sia difeso con
estrema forza da parte del Governo.
Per questo chiedo, Signor Presidente, che questa sia la cosa
più forte, più sentita da fare da parte di questo Governo, perché
la difesa di livelli occupazionali è un imperativo, a meno che
non si debba perdere non solo col concambio, ma anche in termini
di posti di lavoro, perché di questo si tratta. Perché sappiamo
bene che la esternalizzazione dei servizi significa lavoro
precario, lavoro a basso costo e, quindi, lavoratori senza
tutela.
Poi c'è un'altra considerazione di carattere prettamente
politico: vero è che il sistema capitalistico finanziario è
famelico: il pesce grosso mangia il pesce piccolo. Noi rischiamo
di essere divorati da questo pesce grosso che è il grande
capitale finanziario che sta incorporando una piccola banca,
Ma se facciamo un riferimento alla piccola banca, non penso
che il Banco di Roma abbia brillato per la sua trasparenza.
Certo, il Banco di Sicilia ha avuto le sue storie negative
nel corso di questi anni perché gestito da un sistema politico
che conosciamo, negativo al cento per cento.
Oggi, però, il Banco di Sicilia, dopo una cura fatta anche
con coraggio in relazione agli eventi dell'ultimo decennio, ha
risalito la china ed oggi pare destinato ad essere divorato da un
grosso pesce che sta facendo fare una brutta fine a quella che è
considerata la nostra "bandiera" appunto il Banco di Sicilia;
che qualcuno ha considerato una sorta di Fiat siciliana, dove
sono centinaia di posti di lavoro. Questa Banca viene concepita
come qualcosa che serve per produrre, per aumentare
l'occupazione, per sviluppare questa nostra Sicilia arretrata
sotto il profilo economico e sociale.
Io temo che questa incorporazione non possa portare buoni
frutti. Capisco gli sforzi che lei, signor Presidente, ha fatto,
però, a volte mi sembra siano stati puramente propagandistici. Lo
dico perché lei, qui nelle ultime due pagine della sua
relazione, fa riferimento a tutta una serie di lettere intercorse
con Geronzi; ai pareri contrastanti che sono emersi.
Io vorrei visionare queste relazioni e non le rassegne
stampa, perché queste ultime le ho lette, come le ha lette lei.
Le lettere vere, reali intercorse tra il Banco di Sicilia ed il
Banco di Roma, quali sono le effettive richieste avanzate da lei,
qual è stato il punto di forza, l'elemento che ha fatto leva per
potere, poi, alla fine, raggiungere il migliore risultato, il
migliore obiettivo.
Credo che, alla fine, la conclusione sia stata, purtroppo,
poco produttiva, se il rapporto è di 229 miliardi. Non ho
elementi tecnico-finanziari tali da potere dire che bisognava
agire diversamente, perché non conosco bene la materia
finanziaria, non so come si calcola il concambio, ma
politicamente posso dire che è un danno, non so se questo danno
ne provocherà uno anche alla nostra economia, al nostro bilancio.
Io questo voglio saperlo dal Presidente: è vero quello che ha
detto l'onorevole Fleres?
A fine anno ero a Roma, in via del Corso ho visto la sede
della Banca di Roma e quella del Banco di Sicilia ed ho visto una
grande differenza: il Banco di Sicilia si trova in un palazzo
splendido, forse di sua proprietà, accanto c'era la Banca di
Roma, un piccolo edificio anonimo, quello del Banco di Sicilia
era maestoso ed ho fatto questa riflessione: "Si dice che il
pesce grande mangia il pesce piccolo", è un esempio che sto
facendo perchè è un fatto puramente strutturale....
CUFFARO, presidente della Regione. Le ricordo, onorevole
Miccichè, che il 62 per cento di quel Banco di Sicilia che ha
visto è di proprietà della Banca di Roma.
MICCICHE'. Però che fine sta facendo il Banco di Sicilia?
Spero che non dobbiamo solo salvaguardare l'insegna, onorevole
Presidente, con la scritta "Banco di Sicilia". Sarebbe però
grave che la Banca di Roma, in un momento di interesse
particolare possa buttare a mare anche la nostra sigla con la
scritta Sicilia, sarebbe una sconfitta per la Sicilia e per i
siciliani, ma non tanto da un punto di vista simbolico, ma
materiale.
Gli sportelli sono posti di lavoro, come sono posti di
lavoro i servizi che il Banco di Sicilia gestisce e che con
l'ultimo piano industriale sono stati per la maggior parte
esternalizzati. Questa è la preoccupazione, onorevole Presidente,
faccio mia la preoccupazione del sindacato e di tanti lavoratori
del Banco di Sicilia che sono scesi in sciopero negli ultimi mesi
per difendere il posto di lavoro, dobbiamo avere presente questo.
Onorevole Presidente, sto chiedendo di fare quanto è giusto
fare, più di quello che si è fatto, difendere più la Sicilia
lasciando da parte gli interessi romani, non farsi influenzare
dalle sirene della Banca d'Italia. Fazio non fa gli interessi del
Banco di Sicilia, è più propenso a fare gli interessi della Banca
di Roma, per motivi politici che in questo momento è normale
pensare, cioè gli interessi della parte politica che in questo
momento determina. Onorevole Presidente, Lei è il Presidente
della Regione siciliana, dopo è rappresentante della maggioranza
che governa Roma.
Le dico questo perchè prima deve difendere la Sicilia, poi,
se rimane spazio, può anche difendere la sua parte politica, ma
prima vengono gli interessi della Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne ha
facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, l'ordine dei lavori di oggi in
realtà prevedeva le comunicazioni del Presidente della Regione in
merito a dun ordine del giorno votato in questa Assemblea il 20
dicembre.
Io credo che le notizie che ci sono state fornite dal
Presidente della Regione sono da considerarsi estremamente
esaustive rispetto all'oggetto del nostro dibattito.
Esprimo alcune perplessità rispetto ad alcuni interventi nei
quali ho sentito valutazioni di pacchetti azionari come se queste
valutazioni potessero essere frutto di un ragionamento e non di
un'analisi.
Credo che i tecnici che sono stati investiti dal Presidente
della Regione a svolgere questo lavoro siano sicuramente
qualificati, ma comunque sono sicuro che hanno avuto accesso alla
documentazione necessaria per esprimere la valutazione finale.
Devo dire che mi ha convinto il ragionamento espresso
dall'onorevole D'Antoni nel quale ragionamento giustamente
evidenziava la possibilità di un ulteriore confronto della
valutazione rappresentata dal Presidente della Regione rispetto
ad un'analoga vicenda che vede interessata sempre la Banca di
Roma.
Il 20 dicembre ho avuto modo di esprimere alcune
perplessità, non rispetto alle vicende in essere, perché il
diritto societario è un diritto già scritto e il Banco di Roma è
proprietario del 61 per cento del Banco di Sicilia, ed entrava in
gioco la politica ed ebbi a dire da questo scranno, allora, che
al di là della volontà del Parlamento siciliano, al di là del
potere del Presidente della Regione siciliana era necessario che
la politica nazionale si attivasse rispetto a questa vicenda che,
come i miei colleghi hanno già detto, non nasce adesso.
Non è il Governo Cuffaro che partorisce la vicenda Banco di
Sicilia, ma è una vicenda che arriva da lontano e probabilmente,
anzi sicuramente, gestita malissimo dai governi di centrodestra
ed ancor peggio dai governi di centrosinistra.
Adesso diamo al dunque. E il dunque io credo che sia
assolutamente rappresentato nell'ordine del giorno che io ho
firmato insieme ad altri colleghi della maggioranza nel quale
ordine del giorno non si regala niente a nessuno, anzi
Sono stati indicati una serie di paletti talmente incisivi e
talmente determinati che io mi auguro che il Presidente della
Regione abbia la forza di acquisire questo ulteriore risultato.
Mi rendo conto che in quest'Aula si esprime la sicilianità
di ognuno di noi e in quest'Aula emerge l'autonomia che
contraddistingue la Regione Sicilia in Italia, però dobbiamo
anche essere realisti.
Già credo che una grande vittoria è acquisita nel momento in
cui un azionista di maggioranza, che può tranquillamente
esercitare un diritto che gli deriva dalle norme vigenti in
materia di diritto societario, sia comunque seduto ad un tavolo
di discussione.
Questo è un eccellente risultato acquisito, perchè lo
scenario che si era prefigurato era drammatico. C'era la
possibilità da parte del cosiddetto 'straniero' di venire a fare
i suoi comodi in terra di Sicilia.
Devo dare atto al Presidente della Regione di avere - e qui
ribadisco - non coadiuvato dalle forze politiche nazionali del
centrodestra, ma solo con il sostegno di tutta l'Assemblea
regionale, di tutta, dall'estrema sinistra all'estrema destra, di
avere avuto la forza di fare sedere gli attori attorno ad un
tavolo.
Adesso arriverà il momento difficile.
C'è un ordine del giorno ben preciso. Mi auguro che il
Presidente della Regione lo accolga e che quest'Aula lo ratifichi
a maggioranza perché è coincidente con quanto espresso dai
colleghi dell'opposizione, onorevole Fleres compreso.
Mi auguro che l'onorevole Fleres avendo ascoltato il suo
intervento non voglia oggi diventare leader di un nuovo movimento
senza leader, come stanno per ora nascendo in Italia. Sono
convinto che ognuno di noi avrebbe voluto un Banco di Sicilia
diverso; sono ancor più certo che ognuno di noi avrebbe voluto
avere la Cassa di Risparmio, ma questa ormai è storia, questo è
passato ed è inutile continuare a piangerci addosso rispetto a
delle gravissime inadempienze che la politica siciliana ha avuto
durante la gestione delle vicende del Credito in Sicilia.
Mi permetto, onorevole Presidente, di darle un ulteriore
suggerimento: potrebbe darsi che nella trattativa finale della
vicenda Banco di Sicilia - holding - Banca di Roma, potrebbe
succedere che rimanga patrimonio nostro della Regione l'Irfis,
che è una struttura di Mediocredito con un suo know-how, con le
persone che già sanno lavorare nel settore del Mediocredito e
potrebbe questo diventare per la Sicilia l'istituto di
Mediocredito per la gestione di tutti i fondi di contribuzione
per l'impresa siciliana. Questo è l'auspicio che io le faccio
durante il difficilissimo lavoro che dovrà svolgere da oggi in
poi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
sia quasi inutile partire e fare la storia perché oggi siamo qui,
da dove veniamo, quali sono le scelte che hanno determinato
l'esito a cui stiamo arrivando.
Atteniamoci all'oggi e non possono non rilevare uno sforzo,
in una situazione difficile, complessa, che ha riguardato anche
una contrapposizione forte e devo dire con molta onestà, signor
Presidente della Regione, anche un atteggiamento falsamente
neutrale da parte del Ministero del tesoro che aveva gli
strumenti, aveva la possibilità di sostenere in qualche modo le
ragioni che hanno portato a quell'accordo sottoscritto nel
momento in cui Mediocredito passava alla proprietà del Banco di
Roma ma, ripeto, atteniamoci all'oggi.
L'oggi è un tentativo di provare a difendere ciò che è
possibile difendere nella situazione data, in un sistema
creditizio che è destinato a cambiare e che, forse, obbliga anche
noi, signor Presidente, a ragionare su come sostenere lo sviluppo
di questa Isola uscendo dalle categorie conosciute e classiche
del sistema creditizio. Altri strumenti bisognerà individuare,
incentivare, sostenere la nostra economia e la nostra impresa
attraverso, ad esempio, la realizzazione di fondi chiusi che
siano finalizzati ad un sistema di sviluppo della piccola e media
impresa della nostra terra.
Voglio porre un tema, un tema che è già stato posto, ho
sentito delle risposte che non mi convincono e dico ancora che la
modalità che ha indicato il Presidente nel dire che oggi in
qualche modo affermiamo un indirizzo e che, da qui
all'approvazione della legge finanziaria, potremo con una norma
inserire ciò che oggi in qualche modo prevediamo che possa
determinarsi e succedere lo considero uno strumento utile. Però
dobbiamo fare chiarezza su alcune questioni.
La questione del concambio e la questione del valore
monetario delle nostre azioni non può essere liquidata come una
differenza nominale tra il valore dell'azione, nel momento in cui
è quotata in borsa, e quindi del valore nominale, al valore
patrimoniale di ciò che oggi è il rapporto tra la Regione e il
Banco di Sicilia.
Infatti, se il nostro valore patrimoniale, nella proprietà
del Banco di Sicilia, si attesta, così come è iscritto nel
bilancio della Regione, al valore economico di 600 miliardi, io
considero che il valore del concambio, la giustificazione per la
quale di fatto il valore nominale delle nostre azioni nella
futura holding siano ad oggi circa 370 miliardi di lire (ovvero
190 milioni di euro), sia qualcosa che ci deve fare riflettere,
signor Presidente.
Io ho letto le carte che lei ha prodotto in quest'Aula e in
particolare la relazione riservata che l'advisor ha prodotto per
il Presidente della regione.
In quella relazione si fa riferimento che la valutazione del
concambio, i fattori che determinano il concambio non sono
soltanto - rispetto ai parametri fissi - legati ai patrimoni
delle due banche che dovranno in qualche modo fondersi; ma il
valore del concambio è anche determinato da fattori qualitativi.
Non c'è dubbio che uno dei fattori qualitativi di oggi è che
il Banco di Sicilia si è risanato, produce utili; il Banca di
Roma non produce utili.
C'è una sofferenza strutturale del sistema creditizio Banca
di Roma che non può essere altro nella valutazione di qualità che
determina i fattori del concambio.
Ecco perchè considero assai liquidatoria la battuta con la
quale lei ha risposto all'onorevole Capodicasa.
Credo che sia giusto e opportuno che queste giornate che ci
separano dalla eventuale norma che dovremo approntare sul testo
della finanziaria sia occasione di reale approfondimento perchè
qui stiamo determinando a tavolino un fatto: accertare in
un'operazione tecnico contabile o che il valore patrimoniale da
noi posseduto al Banco di Sicilia è stato un valore virtuale, o
stiamo facendo un'operazione a perdere al di là di tutti gli
altri fattori che necessitano un'azione di trattativa che
consenta la difesa dei posti di lavoro, la difesa del marchio,
della finalità dell'istituto creditizio siciliano.
Penso che questo sia uno dei problemi rispetto ai quali
credo che sia necessario che il Governo della regione abbia tutti
gli strumenti per consentire a quest'Aula di fare una valutazione
al momento in cui andiamo a legiferare, vera; vera su ciò di cui
parliamo, sugli effetti finanziari e gli effetti economici che
noi determiniamo con questa operazione.
Altrimenti non c'è dubbio che se il valore patrimoniale che
oggi noi possediamo dentro il Banco di Sicilia è reale, allora
sicuramente verrebbe naturale la richiesta, innanzitutto per una
ragione finanziaria, di uscire da questa operazione, recuperare
il patrimonio nominale e sostanziale che noi possediamo dentro il
Banco di Sicilia, perchè quanto meno questa operazione ci farebbe
recuperare i 600 miliardi.
Allora, delle due l'una. Attenzione a come portiamo avanti
questa operazione perché - ripeto - ho letto troppe ambiguità
nelle espressioni tecniche degli advisor, perchè quando si fa
riferimento ad una valutazione di qualità essa deve essere
misurata, non può essere solo un principio.
Credo che non ci sia in questo momento l'esatta misura di
questa valutazione di qualità che fissa poi il coefficiente del
concambio. Ed è per questo, onorevole Presidente, che la invito
a disporre un ulteriore approfondimento ed un'ulteriore verifica
sulle condizioni finanziarie di quest'operazione.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha
facoltà di parlare il Presidente della Regione per la replica.
CUFFARO, Presidente della Regione. Signor Presidente, più che
una replica vorrei chiarire alcune cose.
Credo che la discussione di stasera, il dibattito sia stato
utile a tutti, soprattutto al Governo, all'Aula, anche per la
possibilità che può e deve avere di costruire un ordine del
giorno, sia esso in assoluto quello più utile per il Banco di
Sicilia. Ma credo che questa discussione debba partire da alcuni
dati, perchè se noi non tenessimo fermi alcuni punti
probabilmente rischieremmo di dare una valutazione non esatta
delle cose che stiamo dicendo.
Ho sentito più volte negli interventi, dalle cose più
materiali ma anche alle più importanti, parlare del Banco di
Sicilia come se fosse una struttura della Regione siciliana.
Onorevole Miccichè, io poco fa come battuta le dicevo "mi fa
piacere che lei abbia visto la sede del Banco di Sicilia a Roma
più bella rispetto a quella di fronte della Banca di Roma", ma ho
il dovere di ricordarle che quella sede del Banco di Sicilia, per
il 62 per cento è di quella Banca di Roma che lei ha visto di
fronte.
Allora, il tema qual è? Se non ci si rende conto che noi
stiamo parlando di una quota che della Regione è del 19 per cento
circa, ma complessivamente, se possiamo consentirci, e non sempre
ce lo possiamo consentire di parlare anche della quota della
fondazione, noi abbiamo il 38 per cento.
Questo è il tema, onorevole Cracolici, che vorrei
ricordarle, perchè il suo intervento ha un senso - lo capisco -
ma bisogna partire da questo dato, che noi dentro questo Banco di
Sicilia, che abbiamo il dovere di difendere, che stiamo
difendendo abbiamo soltanto il 38 per cento.
Questo vuol dire che nel suo discorso, che io capisco e
comprendo, deve ritenere che dentro quel Banco di Sicilia c'è
sempre il 62 per cento di Banca di Roma che potrebbe non avere
nessun interesse a declassare il Banco di Sicilia, anzi
certamente non ha nessun interesse perchè di quel Banco di
Sicilia, di cui si fa capire che la Banca di Roma vorrebbe in
qualche modo tentare di declassarlo, il Banco di Roma ne ha
sempre il 62 per cento.
Il dato vero di cui bisogna tener conto è questo, altrimenti
rischiamo di parlare di un argomento che non ci appartiene in
pieno.
Credo, però, il dibattito di questa sera sia stato utile,
utile per quel che mi riguarda perchè se c'è possibilità, se ci
fosse di qui a più tardi, a domani, a dopodomani ulteriore
possibilità migliorativa dell'ordine del giorno che ci stiamo
sforzando di costruire, da poter inserire non solo questo Governo
è disponibile a farlo, ma si auspica che ci possano essere qui
dentro ulteriori condizioni che ci diano la possibilità di meglio
difendere quel poco che abbiamo, diciamolo con grande franchezza.
Io capisco che oggi la valutazione a qualcuno potrebbe
sembrare poco consona, ma dico che non è così, perchè il 9,53 per
centro nella futura holding e, comunque, una valutazione del 4,67
per cento della Regione e del 4,86 per cento della Fondazione le
assicuro, onorevole Raiti, che non è poco. Ma non perchè lo dico
io, che non sono un tecnico, perchè lo dicono i tecnici e non ho
avuto nessun problema a distribuire una relazione seppur
riservata, proprio nell'estrema chiarezza e nell'estrema
limpidezza con cui abbiamo portato avanti questa trattativa fatta
giorno per giorno consultando le parti interessate, perché qui
l'interesse non può essere di una maggioranza o di una
opposizione, ma della politica e, quando parlo di politica, parlo
di tutti coloro a cui sta a cuore l'interesse di un pezzo di
economia della Regione siciliana che é il Banco di Sicilia.
Io mi rifiuto di parlare di interessi partitici che non ci
sono. Dovremmo fare un discorso che non vogliamo e che non
abbiamo interesse a fare, per capire quali sono stati gli
interessi dei partiti.
Chiedo, invece, a questa Assemblea di sapere quali sono gli
interessi della politica, di tutta la politica, perché a me
interessa quella. E se c'é una possibilità, da parte di
qualcuno dei deputati, migliorativa delle condizioni che abbiamo
già inserito nell'ordine del giorno perché rafforzino le tesi del
Governo e di tutta l'Assemblea, io non solo sono disponibile ad
accettarle, ma mi auguro che ci siano - non capisco il discorso
dell'onorevole Fleres, o forse sì - non é un problema di
valutazioni che possono essere legate - l'onorevole Cracolici ha
ragione -, soltanto alle quotazioni attuali della borsa o dei
titoli, va fatta una valutazione complessiva, ma il frutto del
risultato che abbiamo portato a casa tiene conto di quella
valutazione complessiva; perché se l'avessimo dovuta soltanto
ancorare alle valutazioni di borsa, certamente, non avremmo avuto
complessivamente il 9,50 per cento.
Questo é il dato e diremmo cose non vere se pensassimo di
poter ottenere una valutazione dei titoli e, quindi, del
concambio con cui lo si sta facendo, immaginando di non tenere
conto di questo - onorevole Cracolici -, perché così é.
Se perdiamo ancora tempo, se immaginiamo di allungare i
tempi é probabile che domani mattina, con altre operazioni che
la Banca di Roma può fare o che sta tentando di fare, questa
nostra quota sarebbe ancora più bassa, perché se entrano altri
possibili grandi bancari che ci sono in Italia, é chiaro che si
abbasserebbe ulteriormente.
Proprio perché eravamo convinti di ciò, abbiamo introdotto
nel nostro rapporto che abbiamo stipulato con Geronzi, una
clausola che era l'unica che poteva salvaguardarci. Il diritto di
recesso che abbiamo inserito non può essere un diritto di recesso
che valuta, quando decidessimo di farlo, le quotazioni della
Borsa. Abbiamo preteso ed ottenuto che, qualora scegliessimo di
uscire fuori dal Banco di Sicilia, il nostro concambio per uscire
verrebbe valutato sul patrimonio. Era l'unica cosa che potevamo
fare.
Quello che abbiamo messo in bilancio, per fugare i dubbi di
un'Assemblea che si preoccupa del Bilancio, come é giusto che
sia, non é la valutazione del Banco di Sicilia e non può essere
una valutazione del Banco di Sicilia affidato alla Borsa ed ai
titoli. Guai se fosse così, altrimenti dovremmo cambiare
posizioni di bilancio, se non ogni giorno, a giorni alterni.
E' una valutazione fatta sul patrimonio del Banco di Sicilia
che in questo momento, probabilmente, vale più dei 600 miliardi
che stiamo dichiarando nel Bilancio.
Vorrei rassicurare l'Assemblea: qualora scegliessimo di
andarcene, non solo non ci perderemmo, ma ci porteremmo più di
quello che ci ha versato la Regione siciliana, perché la nostra
scelta di andare via - ammesso che ci sia - é vincolata al fatto
che ci pagherebbero secondo la valutazione patrimoniale e non di
Borsa.
Noi, però, non abbiamo scelto di andare via, perché in una
discussione affidata alla politica e non ai partiti, abbiamo
scelto di rimanere perché la Regione aveva scelto di entrare
dentro il Banco di Sicilia per difendere alcuni interessi.
Se serve, sono disponibile a ricordarli: l'interesse di un
sistema creditizio al servizio della Sicilia; rimaniamo per
servire e per difendere anche un pezzo di occupazione vera,
perché dentro il Banco di Sicilia ci sono oggi
8.500 dipendenti - onorevole Raiti - allora, per questo scegliamo
di rimanere, per questo scegliamo di starci tentando di portare a
casa più cose possibili. Io sono disponibile a leggerle, ma
nell'ordine del giorno c'é scritto tutto quello che Banca di Roma
si é impegnata a darci.
Qualcuno potrebbe chiedermi: "ma siamo sicuri che Banca di
Roma, le cose che ha cofirmato é disponibile a rispettarle?"
Questo non lo so, nessuno può saperlo, proprio per questo ho
chiesto al Parlamento di darmi un mandato vincolato proprio
perché questo rafforza ulteriormente l'azione del Governo e
rafforza soprattutto la difesa degli interessi che la Regione
siciliana ha dentro il Banco di Sicilia. Ma nessuno è in
condizione di dire se questo nel futuro potrà succedere, certo
che se non dovesse succedere una cosa è stare dentro i consigli
d'amministrazione per potersi difendere come abbiamo fatto ora,
altra cosa è stare fuori, perché se si sta fuori non ci si può
difendere.
Se noi siamo arrivati a queste trattative, lo abbiamo fatto
perché l'Assemblea era compatta nel difendere questo, al di là
dei partiti, proprio per la politica e perché dal dentro abbiamo
messo in atto tutta una serie di procedure, onorevole Raiti,
compresa quella della diffida che abbiamo fatto al consiglio di
amministrazione perché è stata quella diffida che ha fatto
preoccupare il consiglio di amministrazione e lo ha costretto a
trattare, compreso il Presidente Geronzi.
La scelta che abbiamo compiuto è questa e nello scegliere
questo, cioè nello scegliere di rimanere per difendere tutti gli
interessi, compreso e soprattutto quello di chi lavora dentro il
Banco di Sicilia, abbiamo chiesto alcune garanzie che oggi ci
vengono date.
Io non so perché lei sostiene che non ci danno le garanzie
sulla rete degli sportelli, perché hanno cofirmato che non solo
non chiudono nessuno sportello in Sicilia, ma che non ne chiudono
neanche fuori dalla Sicilia avendoli nominalmente indicati. Se
poi lei sa che questo non lo faranno, io non lo so, non ho
purtroppo il dono di capire cosa può succedere.
A me oggi hanno detto che non lo faranno e lo hanno
cofirmato. Oggi hanno detto che non ci sarà una diminuzione dei
livelli occupazionali, oggi sappiamo con certezza, perché prima
non c'era, che il patrimonio tornerà totalmente in capo al Banco
di Sicilia, che continuerà a chiamarsi Banco di Sicilia, certo
non potrà forse chiamarsi Banco, troveremo il modo più vicino per
chiamarlo, ma certamente abbiamo persino ottenuto che la nuova
holding non si chiami Banca di Roma a voler significare che c'è
una cosa nuova ed abbiamo ottenuto anche questo, che non si
chiamerà Banca di Roma; e tutta un'altra serie di cose che non
sto qui ad indicare, ma che troverete nell'ordine del giorno.
Allora, per non farla lunga, io credo, onorevoli
parlamentari, che qui è necessario che ci sia ancora una volta
una compattezza sull'interesse Sicilia del quale parlava - e
lo ringrazio - l'onorevole D'Antoni, perché questo ci rende più
forti in un momento delicato dove il lavoro che abbiamo svolto ha
bisogno di ulteriore visibilità ed ulteriore concretezza e forza.
Io spero, mi auguro, chiedo con forza a questo Parlamento
che possa esserci un voto unitario su un documento che questo
Governo è disponibile a rivedere, mettendo dentro anche ulteriori
posizioni migliorative, se ci sono, perché non c'è l'interesse a
non chiedere di più e meglio, c'è questo interesse.
Se ci sono altre possibilità di aggiunta dentro l'ordine del
giorno saranno ben gradite da questo Governo, anzi questo Governo
chiede che possano esserci, perché l'interesse di tutti credo sia
proprio quello di difendere questo pezzo di economia che abbiamo
in Sicilia.
Certamente, io chiederò che venga aggiunto in questo
documento, perché è una delle proposte fatte dall'onorevole
D'Antoni, che l'investimento sia superiore a quella che è stata
la raccolta; è venuta un'ulteriore possibilità che non solo
accolgo, ma che faccio mia, spero che possano essercene delle
altre.
Chiedo al Parlamento che in uno sforzo congiunto, cambiando
gli ordini del giorno, aggiustandoli, modificandoli,
rafforzandoli, facendo diventare sempre più forte il vincolo con
cui ci accostiamo ad una firma che probabilmente non avremmo mai
voluto mettere, ma che non dipenderà da noi fermare, perché se
noi scegliessimo di non farlo, comunque il Banco di Roma andrà
avanti, questo per essere chiaro, perché torno a dire il Banco di
Roma ha sempre il 62 per cento dentro il Banco di Sicilia, può
prendere delle decisioni contro di noi, se lo vuole lo può fare,
poi noi potremmo uscire, questo è fuori discussione; ma è scelta
di questo Governo e di questo Parlamento uscire, avevamo detto
no, per questo abbiamo costruito le occasioni migliori per potere
rimanere.
Pertanto, rivolgo un ulteriore appello al Parlamento,
capendo anche quali sono le titubanze e il rischio a cui andiamo
incontro, onorevole Fleres, apprezzo l'intervento nella fase
propositiva, nel senso in cui mi si chiede stia il Governo, se
c'è qualche altra cosa che possiamo fare, facciamola, se possiamo
chiedere altre cose, facciamolo, ma non possiamo immaginare di
fermarci perchè quello che c'è non ci convince senza sapere
cos'altro possiamo fare, perchè questa convinzione ci sia Se
quest'altro non c'è; se non vi sono possibilità nuove, allora io
chiedo: rafforziamo questo ordine del giorno, trasformiamolo in
legge nella prossima finanziaria Io questo lo avevo già detto;
ma perchè sia ancora più forte la volontà di questo Parlamento,
io chiedo qui, stasera, di giungere all'approvazione di un ordine
del giorno congiunto affinchè questo Governo possa essere
ulteriormente legittimato ad andare avanti nel realizzare quello
che dovrà fare.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, convengo sull'utilità del
dibattito e anche sul fatto che dobbiamo ricercare un terreno di
confronto quanto più unitario sia possibile, in modo da dare
forza ed autorevolezza alla contrattazione operata con Banca di
Roma.
Qui potrebbero confrontarsi due filosofie.
La prima che dice "usciamo attraverso il recesso"
introducendo e rimettendo sul libero mercato finanziario la
competizione senza che questo assicuri al Parlamento regionale di
frapporre vincoli di qualsiasi natura; la seconda, che il
Parlamento abbia voluto intendere già precedentemente la volta
scorsa, ed è quella invece di perseguire una strada che tenti di
condizionare il più possibile la contrattazione con Banca di
Roma, di preservare e salvaguardare gli interessi complessivi
della Sicilia a partire dal mantenimento del livello
occupazionale, della rete bancaria, in Sicilia e all'estero.
Signor Presidente, sulla base di tale spirito unitario,
riteniamo che rimanga ancora irrisolta la questione relativa al
concambio. E sarebbe utile che le cose da lei affermate qui
stasera venissero ribadite, per esempio, in un testo dell'accordo
per sgombrare eventuali dubbi che ancora permangono soprattutto
in alcuni settori della maggioranza, ma sollevati poc'anzi anche
dall'onorevole Capodicasa e da altri esponenti dell'opposizione.
Pertanto la invito formalmente a fornire qui in Aula il
testo dell'accordo in modo tale che noi si possa avere la fonte
diretta su cui fare le nostre valutazioni. In ogni caso,
riteniamo che stasera il Parlamento possa approvare un ordine del
giorno unitario e per tale ragione ci permettiamo di sollevare
due questioni: una è già stata affrontata dal Presidente della
Regione, il dibattito è stato utile, c'è stata la proposta
avvanzata qui dall'onorevole D'Antoni. Penso che quella proposta
debba essere inserita nell'ordine del giorno, debba essere
inserita nella normativa e posta come una delle condizioni nei
patti parasociali che andremo a fare con Banca di Roma: e cioè
che il livello degli investimenti del territorio siciliano, a
sostegno in particolare delle attività produttive, non debba
essere inferiore alla raccolta che viene effettuata in Sicilia.
La seconda questione, onorevole Presidente, per il rispetto
che tutti dobbiamo avere verso il Parlamento regionale, è che
qualsiasi attività che investa la responsabilità dell'Esecutivo e
che riguardi comportamenti fondamentali, deve avere la preventiva
autorizzazione da parte dell'Assemblea. In questo senso va letto
il punto VI dell'ordine del giorno che sarà sottoposto all'esame
del Parlamento in cui si dice che "...le azioni rivenienti dal
concambio possono essere ... dal Presidente della Regione previa
delibera della Giunta regionale". Ciò ovviamente contraddice le
cose che lei ha detto, e cioè che vuole un rapporto positivo col
Parlamento. Ma il rapporto positivo con il Parlamento presuppone
un atto del Parlamento che sia un'autorizzazione, che sia una
delibera, che sia un ordine del giorno, che sia una mozione,
insomma, un atto che io definirei 'autorizzazione dell'Assemblea
regionale siciliana', in modo tale che permanga il controllo del
Parlamento regionale.
Se questi due punti, così come io mi auguro, saranno accolti
nell'ambito dell'ordine del giorno, a nome mio e dei colleghi
parlamentari dell'Ulivo, dichiaro il voto favorevole all'ordine
del giorno.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, accolgo di buon grado l'invito dell'onorevole
Speziale. Intanto perchè la prima parte l'avevo proposta io;
avevo già ringraziato l'onorevole D'Antoni, e credo che la sua
proposta sia nell'interesse di tutti. Ma accetto di buon grado
anche la seconda parte, anzi, signor Presidente, mi dolgo di non
averlo, in qualche modo, fatto prima, nel senso che credo sia non
solo giusto, ma anche opportuno che, nel momento in cui l'Aula
decidesse di andare avanti nella fusione, è giustissimo che
scelga.
Pertanto, accolgo di buon grado la proposta avanzata
dall'onorevole Speziale e quella fatta dall'onorevole D'Antoni
poichè le ritengo non solo giuste, ma - ripeto - opportune e tese
a rafforzare l'impegno del Governo.
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Cracolici, ma non le posso dare
la parola, perchè non ho concluso le mie comunicazioni.
Onorevoli colleghi, in questo momento, la Presidenza si
trova con un ordine del giorno di un gruppo appartenente
all'opposizione, che è nella sostanza distante rispetto sia alle
comunicazioni del Presidente della Regione sia rispetto
all'ordine del giorno che ho qui davanti agli occhi della
maggioranza. E poichè ancora al momento in cui vi parlo non è
pervenuto a questa Presidenza l'ordine del giorno della
maggioranza, chiedo - se la maggioranza lo propone come credo
stia per fare l'onorevole Cracolici, ma non dal versante della
maggioranza, ma dal versante ovviamente della minoranza - una
sospensione che permetta di migliorare il testo presentato e - se
credete - di integrarlo. Altrimenti, sarò costretto a fare
votare, al momento, solamente l'ordine del giorno inizialmente
presentato dall'opposizione.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, chiedo la sospensione di un quarto
d'ora, visto che sia la maggioranza sia l'opposizione hanno
manifestato la disponibilità ad accogliere l'invito del
Presidente della Regione a presentare un ordine del giorno
unitario.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, rimane assorbita la sua
opinione da quella dell'onorevole Formica?
CRACOLICI. Ne prendiamo atto. E' la prima volta e credo anche
l'ultima.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 21.40, è ripresa alle ore 23.48)
Presidenza del vicepresidente Fleres
PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE FLERES
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini del
giorno:
N. 32 - Non accettazione dell'ipotesi di fusione del Banco di
Sicilia in Banca di Roma
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO CHE l'Assemblea regionale siciliana, nel corso della
seduta n. 23 del 20.11.2001 con gli ordini del giorno
nn. 8 e 9 approvati all'unanimità, aveva impegnato il
Governo della Regione, tra l'altro:
a) ad intervenire urgentemente sul Ministro del tesoro per impedire
che lo stesso, a norma di quanto previsto ai paragrafi 7.2
dell'articolo 7 del contratto di vendita del gruppo
Mediocredito centrale alla Banca di Roma, conceda
preventivo e necessario assenso a stravolgimenti di piano
industriale difformi dalle linee guida a suo tempo
presentate al Tesoro da Banca di Roma in sede di offerta
definitiva ;
b) a non accettare offerte di concambio di partecipazione azionaria
tra quota Regione - BDS e quota Regione - IRFIS e tra quota
Regione - BDS e Holding Banca di Roma;
c) ad esercitare in tutte le sedi, legali e non, qualsiasi azione
legittima di contrasto al tentativo di depauperamento del
valore del Banco, portato avanti dalla capogruppo, non
escludendo il ricorso all'esercizio del recesso unilaterale
dalla partecipazione azionaria (determinata dal venire meno
'dall'affectio societatis' causata dalla dilatazione
dell'oggetto sociale da S.p.A. in Holding S.p.A.), previa
adozione - presso le competenti autorità - di iniziative
atte a sospendere ogni pregiudizievole determinazione.
CONSIDERATO CHE il Governo della Regione ha avviato una trattativa
con i vertici della Banca di Roma sfociata in un
accordo siglato il 10 gennaio 2002 con il quale accetta
la prospettiva della incorporazione del Banco di
Sicilia nella Banca di Roma e conseguente scambio di
azioni;
- l'accordo sottoscritto non è accettabile, dal momento che viene
stravolta la garanzia contenuta nel contratto di vendita
circa l'immodificabilità dell'assetto della partecipazione
nel Banco di Sicilia;
- non viene definito quale sarà l'effettiva dimensione dell'azienda
BDS scorporata;
- le tutele dei livelli occupazionali sono genericamente affermate
e rinviate nel loro contenuto, a trattative, a non meglio
definite 'sedi istituzionali proprie' e senza inibizione
alcuna dei processi di outsourcing evidenti nelle linee
guida del piano industriale oggi noto;
- non sono esattamente individuati i presidi economicamente e
storicamente rilevanti per il BDS sulla rete peninsulare a
fronte di un generico impegno alla tutela ed alla
conservazione degli stessi su tutto il territorio
nazionale;
- non vi è chiarezza neanche sulla conferma della uova
denominazione 'Banco di Sicilia';
- viene artatamente superato lo spirito steso della partecipazione
della Regione nel capitale del BDS così come valutato dalla
legge regionale n. 39 del 1991;
- viene impedita alla Regione piena disponibilità delle azioni
ottenute in concambio se non previa autorizzazione da parte
della Holding;
- il Governo nazionale, pronunciando il proprio parere contrario
all'o.d.g. 9/1984/98, presentato alla Camera dei deputati
durante la discussione della legge finanziaria che
impegnava il Governo a non fornire il proprio gradimento
alla incorporazione del Banco di Sicilia in Banca di Roma,
ha dichiarato attraverso il sottosegretario Vegas di non
voler intervenire su un soggetto privato, qual è una banca.
RITENUTO CHE l'intesa raggiunta con Banca di Roma non garantisce
gli azionisti di minoranza nè tutela le valenze
strategiche ed il futuro del Banco di Sicilia;
- l'ipotesi di concambio previsto dall'accordo genera una
disposizione del patrimonio regionale che può effettuarsi
esclusivamente con provvedimento legislativo,
IMPEGNA
IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a non accettare, nella qualità di azionista di minoranza,
l'ipotesi di incorporazione per fusione del Banco di
Sicilia nel Banco di Roma così come maturata;
- ad adottare le opportune iniziative in tutte le sedi per tutelare
il patrimonio regionale e salvaguardare il Banco di
Sicilia;
- a non procedere, comunque, a qualsiasi operazione di disposizione
del patrimonio del BDS senza preventiva autorizzazione
legislativa dell'Assemblea regionale siciliana.
N. 34 - Approvazione della proposta di fusione del Banco di Sicilia
in Banca di Roma
ORDINE DEL GIORNO
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
ASCOLTATE le comunicazioni rese dal Presidente della Regione in
merito alla partecipazione azionaria della Regione
siciliana nel Banco di Sicilia connessa al processo di
riassetto societario del gruppo creditizio Banco di
Roma, preso atto delle valutazioni positive espresse
dalle OO.SS. sul processo in corso, le approva con il
seguente ordine del giorno;
IN ARMONIA con il processo di ristrutturazione societaria e di
riassetto del gruppo bancario Bancoroma, viene prevista
l'assunzione della partecipazione azionario della
Regione siciliana nella costituenda holding Banca di
Roma in sostituzione della partecipazione azionaria nel
Banco di Sicilia S.p.A., contemplata dalla legge
19.6.1991, n. 39, e l'approvazione, con le
specificazioni di cui al successivo comma 3, della
Convenzione del 21 gennaio 2002 tra Regione Siciliana e
Banca di Roma S.p.a con la quale le parti hanno fissato
i reciproci impegni relativamente alle modalità di
esecuzione dell'operazione di fusione per
incorporazione del Banco di Sicilia nella Banca di Roma
spa e della contestuale costituzione di una nuova
società nella quale conferire l'azienda bancaria Banco
di Sicilia.
2. Più specificatamente, nella predetta Convenzione l'assunzione
della predetta partecipazione azionaria resta
condizionata al rispetto delle seguenti condizioni,
quali previste dalla Convenzione di cui sopra:
a) conferimento e mantenimento nel tempo in capo all'azienda
bancaria Banco di Sicilia di un livello patrimoniale
non inferiore a quello attuale ed in linea con gli
sviluppi attesi per gli impieghi e con i relativi
ratios di vigilanza;
b) conferimento degli accantonamenti a fronte degli impegni
previdenziali. ferme restando le garanzie attuali;
c) mantenimento per il Banco di Sicilia di una denominazione
confermativa di quella attuale, dell'ubicazione a
Palermo della sede sociale e della direzione centrale,
con le autonomie gestionali necessarie e opportune per
il miglior sviluppo e la valorizzazione delle attività
del Banco di Sicilia;
d) tutela dei livelli occupazionali, salvaguardia e valorizzazione
delle professionalità esistenti all'interno del Banco
di Sicilia S.p.A. e partecipate - ivi comprese quelle
del contro elettronico le cui risorse continueranno ad
operare a Palermo - anche nel caso di trasferimenti
infragruppo; valorizzazione delle specifiche aree che
mantengono relazioni simbiotiche con il territorio in
cui il Banco di Sicilia è inserito;
e) mantenimento del collegamento tra il Banco di Sicilia e il
territorio, con la nomina di almeno due membri (dei
quali uno assumerà la carica di Vicepresidente) del
Consiglio di Amministrazione del Banco di Sicilia su
designazione della Regione, e con la nomina di almeno
un membro effettivo del collegio sindacale del Banco di
Sicilia su designazione della Regione;
f) mantenimento della quota di mercato detenuta attualmente dal
Banco di Sicilia e conservazione sull'intero territorio
nazionale dei presidi economicamente e storicamente
rilevanti per il medesimo Banco di Sicilia;
g) individuazione per la Holding di una denominazione non
caratterizzata dall'attuale brand Banca di Roma;
h) nomina nel consiglio di amministrazione della Holding di un
componente designato della Regione;
i) istituzione nell'ambito della Holding di un Comitato con la
partecipazione di esponenti della Regione, nel quale la
Regione esprima le proprie esigenze finanziarie e di
investimento e la Holding le linee strategiche in
merito agli investimenti e alle attività del Gruppo in
Sicilia (Banco di Sicilia, sportelli Banca di Roma,
Irfis). In detto Comitato i rappresentanti della
Regione e della Holding valuteranno insieme le esigenze
e i programmi prospettati e insieme elaboreranno le
proposte d'intervento.
3. Nella gestione ed amministrazione della propria partecipazione
azionaria nella holding Banca di Roma l'attività della
Regione Siciliana - nel rispetto dei principi che hanno
ispirato le disposizioni normative che hanno
autorizzato la Regione alla partecipazione nel Banco di
Sicilia e al fine di conseguire gli obiettivi di
sviluppo economico della comunità regionale che per
statuto competono alla Regione deve garantire tempo per
tempo, in attuazione della richiamata Convenzione, il
perseguimento dei seguenti imprescindibili obiettivi:
a) sottoporre alla preventiva e vincolante approvazione del tavolo
paritetico Regione-Banca di Roma ogni e qualsiasi
modifica riguardante l'oggetto della richiamata
Convenzione e delle correlate garanzie;
b) rispetto degli impegni assunti da Banca di Roma e delle
garanzie previste in sede di acquisizione del controllo
del Gruppo Mediocredito Centrale;
c) mantenimento in capo al Banco di Sicilia, all'esito delle
risultanze dell'operazione di fusione per
incorporazione dell'azienda bancaria Banco di Sicilia e
del successivo scorporo dell'attuale configurazione
aziendale, delle sue strutture direzionale, di supporto
informatico e di rete insulare e peninsulare, nonchè la
tutela delle partecipazioni detenute dallo stesso;
d) mantenimento degli attuali livelli occupazionali interni del
Banco di Sicilia, nonchè delle attuali aree di
attività, escludendo processi di esternalizzazione e di
vendita di attività e di strutture;
e) mantenimento dell'attuale configurazione di presidio
territoriale del Banco di Sicilia S.p.A.
f) stipula specifici patti parasociali relativi all'IRFIS al fine
di assicurarne un ruolo propulsivo per l'economia
siciliana e di definirne una governance finalizzata a
tale scopo;
g) salvaguardia e valorizzazione della partecipazione azionaria
detenuta.
4. Nell'ipotesi in cui vengano disattesi gli impegni assunti con la
Convenzione di cui al comma 1 e a fronte di iniziative
dell'azionista di maggioranza non in linea con le
finalità e gli obiettivi di cui al precedente comma 3,
la Regione potrà unilateralmente procedere alla
dismissione della propria partecipazione azionaria.
5. Il Presidente della Regione è autorizzato a concambiare le
azioni detenute nel Banco di Sicilia con quelle della
costituenda Holding del gruppo Banca di Roma.
6. Le azioni rinvenienti dal concambio possono essere alienate dal
Presidente della Regione previa delibera della Giunta
Regionale.
7. I diritti dell'azionista sono esercitati dal Presidente della
Regione.
N. 35 - Partecipazione azionaria nel Banco di Sicilia.
ORDINE DEL GIORNO
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
1. In armonia con il processo di ristrutturazione societaria e di
riassetto del gruppo bancario Bancaroma, viene prevista
l'assunzione della partecipazione azionaria della
Regione Siciliana nella costituenda holding Banca di
Roma in sostituzione della partecipazione azionaria nel
Banco di Sicilia s.p.a., contemplata dalla L. 19.6.1991
n. 39, e l'approvazione, con le specificazioni di cui
al successivo comma 3, della Convenzione del 21 gennaio
2002 tra Regione Siciliana e Banca di Roma s.p.a con la
quale le parti hanno fissato i reciproci impegni
relativamente alle modalità di esecuzione
dell'operazione di fusione per incorporazione del Banco
di Sicilia nella Banca di Roma spa e della contestuale
costituzione di una nuova società nella quale conferire
l'azienda bancaria Banco di Sicilia.
2. Più specificatamente, nella predetta Convenzione l'assunzione
della predetta partecipazione azionaria resta
condizionata al rispetto delle seguenti condizioni,
quali previste dalla Convenzione di cui sopra:
a) conferimento e mantenimento nel tempo in capo all'azienda
bancaria Banco di Sicilia di un livello patrimoniale
non inferiore a quello attuale ed in linea con gli
sviluppi attesi per gli impieghi e con i relativi
ratios di vigilanza;
b) conferimento degli accantonamenti a fronte degli impegni
previdenziali, ferme restando le garanzie attuali;
c) mantenimento per il Banco di Sicilia di una denominazione
confermativa di quella attuale, dell'ubicazione a
Palermo della sede sociale e della direzione centrale,
con le autonomie gestionali necessarie e opportune per
il miglior sviluppo e la valorizzazione delle attività
del Banco di Sicilia;
d) tutela dei livelli occupazionali, salvaguardia e valorizzazione
delle professionalità esistenti all'interno del Banco
di Sicilia S.p.A. e partecipate - ivi comprese quelle
del contro elettronico le cui risorse continueranno ad
operare a Palermo - anche nel caso di trasferimenti
infragruppo; valorizzazione delle specifiche aree che
mantengono relazioni simbiotiche con il territorio in
cui il Banco di Sicilia è inserito;
e) mantenimento del collegamento tra il Banco di Sicilia e il
territorio, con la nomina di almeno due membri (dei
quali uno assumerà la carica di Vicepresidente) del
Consiglio di Amministrazione del Banco di Sicilia su
designazione della Regione, e con la nomina di almeno
un membro effettivo del collegio sindacale del Banco di
Sicilia su designazione della Regione;
f) mantenimento della quota di mercato detenuta attualmente dal
Banco di Sicilia e conservazione sull'intero territorio
nazionale dei presidi economicamente e storicamente
rilevanti per il medesimo Banco di Sicilia;
g) individuazione per la Holding di una denominazione non
caratterizzata dall'attuale brand Banca di Roma;
h) nomina nel consiglio di amministrazione della Holding di un
componente designato dal Presidente della Regione;
i) istituzione nell'ambito della Holding di un Comitato con la
partecipazione di esponenti della Regione, nel quale la
Regione esprima le proprie esigenze finanziarie e di
investimento e la Holding le linee strategiche in
merito agli investimenti e alle attività del Gruppo in
Sicilia (Banco di Sicilia, sportelli Banca di Roma,
Irfis). In detto Comitato i rappresentanti della
Regione e della Holding valuteranno insieme le esigenze
e i programmi prospettati e insieme elaboreranno le
proposte d'intervento.
3. Nella gestione ed amministrazione della propria partecipazione
azionaria nella holding Banca di Roma l'attività della
Regione Siciliana - nel rispetto dei principi che hanno
ispirato le disposizioni normative che hanno
autorizzato la Regione alla partecipazione nel Banco di
Sicilia e al fine di conseguire gli obiettivi di
sviluppo economico della comunità regionale che per
statuto competono alla Regione - deve garantire tempo
per tempo, in attuazione della richiamata Convenzione,
il perseguimento dei seguenti imprescindibili
obiettivi:
a) sottoporre alla preventiva e vincolante approvazione del tavolo
paritetico Regione-Banca di Roma ogni e qualsiasi
modifica riguardante l'oggetto della richiamata
Convenzione e delle correlate garanzie;
b) rispetto degli impegni assunti da Banca di Roma e delle
garanzie previste in sede di acquisizione del controllo
del Gruppo Mediocredito Centrale;
c) mantenimento in capo al Banco di Sicilia, all'esito delle
risultanze dell'operazione di fusione per
incorporazione dell'azienda bancaria Banco di Sicilia e
del successivo scorporo dell'attuale configurazione
aziendale, dell'attuale assetto patrimoniale, delle sue
strutture direzionale, di supporto informatico e di
rete insulare e peninsulare, nonchè la tutela delle
partecipazioni detenute dallo stesso;
d) mantenimento degli attuali livelli occupazionali interni del
Banco di Sicilia, nonchè delle attuali aree di
attività, escludendo processi di esternalizzazione e/o
di vendita di attività e di strutture;
e) mantenimento di un trend positivo degli impieghi del Banco di
Sicilia nel territorio della Regione;
f) stipula di specifici patti parasociali relativi all'IRFIS al
fine di assicurarne un ruolo propulsivo per l'economia
siciliana e di definirne una governance finalizzata a
tale scopo;
g) salvaguardia e valorizzazione della partecipazione azionaria
detenuta.
h) acquisizione di idonea manleva da parte di Banca di Roma
relativamente al periodo antecedente la costituzione
della holding.
4. Nell'ipotesi in cui vengano disattesi gli impegni assunti con la
Convenzione di cui al comma 1 e a fronte di iniziative
dell'azionista di maggioranza non in linea con le
finalità e gli obiettivi di cui al precedente comma 3,
la Regione potrà unilateralmente procedere alla
dismissione della propria partecipazione azionaria.
5. Il Presidente della Regione è autorizzato a concambiare le
azioni detenute nel Banco di Sicilia con quelle della
costituenda Holding del gruppo Banca di Roma.
6. Le azioni rinvenienti dal concambio possono essere alienate dal
Presidente della Regione previa autorizzazione
dell'Assemblea Regionale Siciliana.
7. I diritti dell'azionista sono esercitati dal Presidente della
Regione.
8. Si procederà all'abrogazione della legge regionale 19 giugno
1991 n. 39.
La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 23.52, è ripresa alle ore 23.57)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, comunico che gli ordini del giorno n. 32 e
n. 34 sono ritirati.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'ordine del giono n. 35.
RAITI. Chiedo di parlare per dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò brevissimo
nell'esprimere il mio voto contrario all'ordine del giorno che è
stato predisposto dall'Aula.
Ritengo che l'operazione che oggi stiamo conducendo in porto
sia un'operazione che molto presto pagheremo a caro prezzo - e
Dio non voglia che abbia ragione
Infatti, questa è un'operazione scandalosa che è maturata
nel corso degli ultimi anni, non solo da parte di questo Governo
- è onesto da parte mia dargliene atto - ma è un'operazione
scandalosa che sta servendo per svendere il patrimonio del Banco
di Sicilia ad una banca, la Banca di Roma, che è sull'orlo del
fallimento, così come ha evidenziato una relazione della Società
internazionale Ernst-Young, fornitami dai tecnici.
Noi stiamo rimettendo il nostro patrimonio, che ammonta a
migliaia di miliardi, soltanto per sanare dei debiti ad una
società, per costituire una holding della quale non abbiamo la
certezza che da qui a qualche anno noi non si debba
ricapitalizzare per evitarne il fallimento.
E' una responsabilità che questa Aula e le forze politiche
del passato hanno assunto. Io come deputato della Sicilia e come
esponente di un movimento politico non mi sento di avallare
questo tipo di azione.
I patti che sono stati inseriti nell'ordine del giorno che
sta per essere votato, che per un verso legittimano un certo tipo
di ragionamento contrattuale, hanno un senso nei confronti di un
partner che ha una solidità, nei confronti di un partner che
voglia rispettarli.
Ma io vi metto di fronte ad un dato ben specifico: il
contratto di vendita sottoscritto da questa Regione nel 2000
prevedeva che il piano di investimenti dovesse rimanere
inalterato per tre anni nella tutela del Banco di Sicilia.
Adesso noi stiamo alterando quel sinallagma contrattuale che
a suo tempo era stato fatto ben prima dei tre anni.
Allora io chiedo se c'era questo impegno, questa norma
contrattuale che stabiliva questo, perché non rimandare tutto al
31 dicembre 2002? Perchè adesso noi stiamo modificando delle
norme contrattuali per le quali i due contraenti avevano
stipulato, e quindi il contratto a norma di legge fra le parti,
adesso non lo stanno rispettando? E noi ci stiamo andando dietro
ancora una volta a queste cose.
E ci stiamo andando dietro con un ordine del giorno che
viene portato in Aula, ai Gruppi parlamentari e ai deputati così
come è accaduto per l'accordo di programma quadro, così come
accade per tante cose importati all'ultimo giorno, all'ultimo
minuto senza la possibilità di ragionarci, di sentire i propri
esperti, di riflettere e di decidere insieme qual è la soluzione
migliore per la Sicilia. Per questi metodi, per queste mie
preoccupazioni che, ripeto, Dio voglia che mai si
verificheranno, io oggi dichiaro di votare contro.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione l'ordine
del giorno n. 35. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 5 marzo
2002, alle ore 17.30 con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:
N. 90 - Interventi in materia di riscossione di tributi.
(26 febbraio 2002)
Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Beninati
Antonino; Baldari Nicola; Garofalo Ottavio
N. 91 - Revoca della nomina dell'Assessore per il territorio e
l'ambiente, Bartolo Pellegrino
(26 febbraio 2002)
Forgione Francesco; Miccichè Calogero;
Liotta Santo; Raiti Salvatore; Ferro Giovanni
N. 92 - Salvaguardia del patrimonio agrumicolo e dei livelli
occupazionali dell'azienda "Costantina" di Catania
(26 febbraio 2002)
Liotta Santo; Pistorio Giovanni; Mancuso
Fabio; Basile Giuseppe; Moschetto Angelo;
Capodicasa Angelo; Villari Giovanni;
Barbagallo Giovanni; Cintola Salvatore; Fleres
Salvatore; Ioppolo Giovanni
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2002 e bilancio pluriennale per il triennio
2002-2004, e relativa nota di variazioni" (NN. 297-299).
2) "Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2002"
(N. 298).
La seduta è tolta alle ore 0.05 di giovedì 28 febbraio 2002.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 1.30)