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Resoconto d'Aula della Seduta n. 38 di mercoledì 06 marzo 2002
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   Presidenza del vicepresidente Fleres


     CATANIA GIUSEPPE ,  segretario  f.f.,  dà lettura del processo
  verbale della  seduta  precedente che, non sorgendo osservazioni,
  si intende approvato.

         COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI
         DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE

     PRESIDENTE.  Comunico, ai sensi dell'articolo 69, comma 4, del
  Regolamento  interno,  le assenze e le sostituzioni alle riunioni
  delle commissioni legislative del 5 marzo 2002:

                       TERRITORIO E AMBIENTE (IV)

   Assenze
   Riunione del 5.3.02: ZAGO-ACIERNO-LO CURTO-RAITI-SPAMPINATO

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   Assenze
   Riunione del 5.3.02: FORMICA-LEANZA Vincenzo-MANZULLO-MORINELLO
                        ZANGARA

       Avverto,  ai   sensi   dell'articolo   127,   comma  9,  del
  Regolamento interno, che  nel corso della seduta potrà procedersi
  a votazioni mediante sistema elettronico.

         DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto  II  dell'ordine del giorno:
  Lettura,  ai  sensi  e per gli effetti degli articoli 83, lettera
  d),   e   153  del  Regolamento  interno,  della  mozione  n.  93
  "Riconoscimento   della   qualità   di    Ente    di   formazione
  all'associazione  'Libera'",  degli  onorevoli   Ferro,  Orlando,
  Morinello e Raiti. Ne do lettura:

                    "L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

      PREMESSO che:

              -  l'associazione  'Libera',  nata  il  25 marzo del
              1995,   è  un  network  di  oltre  700  associazioni
              impegnate  nella lotta alle mafie e alla criminalità
              organizzata,    con    l'obiettivo   di   aggregare,
              coinvolgere e sostenere tutti i soggetti interessati
              ad un concreto impegno di contrasto alla criminalità
              organizzata,    e   concordi   nell'idea   che   per
              sconfiggere   le   mafie  occorra  unità  e  spirito
              cooperativo;

              -  intendimento  di  tale  associazione  è quello di
              affiancare  alla  necessaria  opera  di  repressione
              un'offensiva  di prevenzione, di cultura, di impegno
              civile,   ritenendo   che   promuovere  la  legalità
              significa   prima   di   tutto   azione   educativa,
              partecipazione democratica, ricerca della giustizia,
              promozione di sicurezza e vivibilità urbana;

              - solo  in Sicilia, fino ad oggi, sono circa 100.000
              gli  studenti  coinvolti  in  progetti di educazione
              alla legalità, promossi da 'Libera', da insegnanti e
              presidi delle scuole isolane;

              -  dopo una petizione popolare promossa da 'Libera',
              il 7 marzo nel 1996 è entrata in vigore la legge 109
              sull'uso sociale dei beni confiscati ai mafiosi che,
              in poco più di 4 anni, ha permesso l'utilizzo a fini
              sociali di  865 beni immobili per un valore di oltre
              239 miliardi di lire;

              -  grazie all'iniziativa di 'Libera', ad esempio, la
              villa di  Salvatore Riina a Corleone, oggi è sede di
              un  Istituto tecnico per l'agricoltura, dove ragazzi
              e ragazze  hanno la possibilità di imparare a curare
              produttivamente  la  propria  terra;  nei terreni di
              Bernardo  Provenzano,  nella  zona di Castelvetrano,
              nasce l'olio  di  'Libera',  frutto del lavoro di un
              gruppo  di  giovani del luogo, strappati al circuito
              della   droga;  a  Palermo,  la  collaborazione  tra
              l'associazione,  enti  pubblici  e  associazionismo,
              porterà  alla realizzazione di produzioni biologiche
              di alta qualità su terreni confiscati;

              -  l'associazione,  nell'ambito di questo intervento
              complessivo,   ha   istituito  l'Università  per  la
              Legalità e lo Sviluppo,  un  centro  di  formazione,
              sensibilizzazione del  territorio,  documentazione e
              ricerca: l'Università mira a  diventare  un punto di
              riferimento sui temi della  legalità  e  della lotta
              alla criminalità organizzata;

              -  grazie  all'iniziativa  del  prefetto  di Palermo
              Renato  Profili,  i  comuni  di  Corleone, Monreale,
              Piana  degli  Albanesi,  San Cipirello, San Giuseppe
              Jato  hanno  costituito  un  consorzio a cui vengono
              conferiti   i   beni   confiscati  alla  criminalità
              organizzata; l'agenzia per lo sviluppo economico del
              mezzogiorno,   Sviluppo  Italia,  e  'Libera'  hanno
              assunto il compito di 'animare' i soggetti locali al
              fine di far nascere strutture alle quali affidare la
              gestione  dei beni; Sviluppo Italia, in particolare,
              si  occuperà  di  fornire un supporto qualificato ai
              soggetti destinatari per predisporre piani d'impresa
              necessari;  altre  due  strutture,  Sudgest e Italia
              Lavoro,  si occuperanno rispettivamente di preparare
              il  progetto  d'impresa  e  formare il personale che
              lavorerà nelle cooperative;

              -  'Libera'  organizza  campi  di  studio estivi per
              approfondire  e  aggiornare  l'analisi  del fenomeno
              mafioso,  a  cui  partecipano numerosissimi soggetti
              dell'associazionismo e del volontariato dell'Isola;

              -  dal  1996 Vivicittà, la più grande manifestazione
              podistica    italiana    organizzata   dalla   UISP,
              portatrice   di   un   forte  messaggio  sociale,  è
              diventata la  corsa  di  Libera  con  lo slogan: 'La
              città    corre   Libera';   da   qualche   anno   la
              manifestazione  entra  negli Istituti penitenziari e
              minorili  italiani  e  tocca varie capitali di paesi
              dalla  storia  difficile  e significativa: Sarajevo,
              Valona,  Tirana, Algeri, Baghdad. Per la prima volta
              quest'anno   Vivicittà   è  arrivata  in  Africa,  a
              Korogocho,  grande  baraccopoli  alla  periferia  di
              Nairobi,  dove  da  anni  il  missionario comboniano
              padre Alex Zanotelli svolge la sua opera;

              -   nel   1997   Libera   è  stata  convocata  dalla
              Commissione   per  le  libertà  pubbliche  e  affari
              interni  del  Parlamento  europeo,  per conoscere le
              finalità  e  le  iniziative  dell'associazione. Tale
              audizione  è  stata  successivamente  richiamata nel
              testo  della  Risoluzione  adottata  dal  Parlamento
              europeo  il  20  novembre  1997  inerente  il  piano
              d'azione contro la criminalità organizzata;

              - il  13 dicembre 2000, a Palermo, nell'ambito degli
              eventi previsti dalla conferenza delle Nazioni Unite
              per la  firma  di  una Convenzione contro il crimine
              organizzato  transnazionale,  Libera  e  ISPAC hanno
              organizzato  una  giornata  di  studio sul tema: 'Le
              strategie   della   prevenzione  contro  il  crimine
              organizzato    transnazionale:    il   ruolo   delle
              Organizzazioni non governative';

      PRESO ATTO  che  il   Ministro  della  Pubblica  Istruzione,
              Letizia Moratti, ha negato il riconoscimento di Ente
              di   formazione   all'associazione,  estromettendola
              dalla  possibilità  di  fruire   di   ogni  tipo  di
              convenzione, prima intrattenute con quel dicastero;

      CONSIDERATO che  medesimo  trattamento  - come da notizie di
              stampa -  non  è  stato  riservato neanche a circoli
              dell'accademia  scacchistica  che  -  al contrario -
              sono   stati  beneficiati  dall'attenzione  e  dalle
              convenzioni del ministro Moratti;

      RITENUTO che la  decisione  del  Ministro Moratti - priva di
              reali e fondate motivazioni - appare solo fortemente
              discriminatoria,   sulla   base   di   inaccettabili
              valutazioni di convenienza  politica  in  materia di
              strategie culturali e attività sociali;

      RITENUTO, altresì, che, come  già evidenziato, 'Libera', don
              Luigi Ciotti e tutti i suoi animatori rappresentano,
              in  particolare  per  la   Sicilia,   un   punto  di
              riferimento  essenziale   nella   formazione   delle
              coscienze e nei processi di crescita culturale delle
              nuove  generazioni, su temi  come  la  difesa  della
              legalità,  la  lotta  ai  poteri  criminali-mafiosi,
              l'intervento   diretto   sul   territorio   per   la
              riappropriazione  dei  diritti   negati   e  per  la
              crescita di nuova imprenditorialità,

                     IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
                             e, in particolare,
                     L'ASSESSORE PER I BENI CULTURALI ED
                     AMBIENTALI E LA PUBBLICA ISTRUZIONE

              ad  intervenire  per sollecitare il Ministro Letizia
              Moratti a rivedere le proprie decisioni, ispirandole
              a principi di equità  e  correttezza,  approntando i
              dovuti riconoscimenti  all'associazione  'Libera'  e
              riconoscendole ampia soggettività  nel settore della
              formazione,  anche  attraverso   la  statuizione  di
              apposite convenzioni di lavoro."

              (27 febbraio 2002)
                                     FERRO - ORLANDO - MORINELLO -
                                     RAITI

       Non  sorgendo osservazioni, dispongo che  la  mozione  testé
  letta venga demandata alla Conferenza dei  Presidenti  dei Gruppi
  parlamentari perché se ne determini la data di discussione.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


     SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 297-299/A
     "BILANCIO  DI PREVISIONE DELLA REGIONE SICILIANA PER L'ANNO
     FINANZIARIO  2002  E  BILANCIO  PLURIENNALE PER IL TRIENNIO -
     2002-2004"  E  DEL  DISEGNO DI LEGGE N. 298 - STRALCIO II/A
     "LEGGE FINANZIARIA 2002"

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  all'ordine del giorno:
  Discussione di disegni di legge.
       Si  procede con il seguito della  discussione  generale  del
  disegno  di  legge n.  297-299/A "Bilancio  di  previsione  della
  Regione  siciliana  per  l'anno  finanziario   2002   e  bilancio
  pluriennale per il triennio 2002-2004", e del disegno di legge n.
  298-Stralcio II/A "Legge finanziaria 2002".
       Invito   i  componenti  la  II  Commissione,  'Bilancio',  a
  prendere posto nel relativo banco.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole Capodicasa per svolgere la
  relazione di minoranza.

     CAPODICASA,   relatore   di  minoranza.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi  io  svolgerò  - spero nel  più  breve  tempo
  possibile  -  quella che impropriamente  chiamiamo  relazione  di
  minoranza, che penso di concentrare  fondamentalmente sulla legge
  finanziaria,  avendo  questa,  così  come anche  il  relatore  di
  maggioranza aveva fatto osservare, assunto un peso  ed  un  ruolo
  nell'elaborazione  del  documento  finanziario,  e  comunque  nel
  complesso della manovra, che  vanno ben al di là di quelli che in
  passato aveva assolto.  Questo in virtù delle nuove normative che
  sono state avviate con  la  legge  numero  10  del  1999,  in cui
  venivano fissate  le  principali tappe della manovra finanziaria,
  veniva istituito  il  documento  di  programmazione  economica  e
  finanziaria e quindi  ciò che la legge finanziaria deve contenere
  a norma di legge.
       Ovviamente, ho parlato di relazione  di minoranza impropria,
  perché  in  realtà il tempo a disposizione non è  stato  tale  da
  poterci consentire un approfondimento della manovra di bilancio e
  finanziaria, la stesura  di una vera e propria relazione organica
  che, partendo  dal  DPEF,  percorresse  tutto l'iter parlamentare
  degli altri documenti  ed esprimesse un giudizio che fosse il più
  compiuto possibile su  ciò  che  in  questi  mesi abbiamo via via
  discusso e che  ci  accingiamo a definire, ormai con atto finale,
  in queste sedute che ci attendono da qui a martedì prossimo.
       Come si sa, la fretta con cui si è  preteso  di procedere, i
  tempi sincopati derivano innanzitutto da  una  responsabilità del
  Governo, che la maggioranza, successivamente, ha  preteso di fare
  gravare invece sui lavori parlamentari.
       Quando  abbiamo  discusso  in quest'Aula  del  documento  di
  programmazione    economica   e   finanziaria    avevamo    avuto
  l'opportunità di sottolineare l'anomalia che nel  corso di questi
  ultimi mesi abbiamo registrato:  fatto, direi,  quasi unico nella
  storia dell'Assemblea regionale siciliana, il Governo presenta il
  DPEF alla fine di novembre e il disegno di legge finanziaria dopo
  ancora,  nel  mese  di  dicembre, e per la  prima  volta  vengono
  sforati, in maniera direi quasi scandalosa, i  tempi previsti dal
  Regolamento per la presentazione del bozzone del bilancio.
       Un Governo che ha violato le norme regolamentari, per quanto
  concerne le scadenze, in modo così plateale  non  avrebbe  avuto,
  credo, il diritto di costringere poi i  lavori  della Commissione
  Bilancio in tempi  ristretti,  ma,  meno ancora, avrebbe avuto il
  diritto  di   imporre   tempi  rapidissimi  nel  passaggio  dalla
  Commissione all'Aula.
       Si sono a malapena consentite le regolari 48 ore, come se si
  trattasse   di   un  normale  disegno  di  legge,   le   48   ore
  regolamentari, che, peraltro, non sono  state neanche rispettate,
  perché  i documenti finanziari e le tabelle  erano a disposizione
  dei  Gruppi  parlamentari  nella serata di  lunedì,  noi  abbiamo
  cominciato  l'esame  in Aula questa mattina;  ma  questo  avviene
  normalmente  per  disegni  di  legge che  hanno  una  complessità
  relativa  e  non,  invece,  per l'esame di due  testi,  la  legge
  finanziaria ed  il  bilancio, che hanno una maggiore complessità.
  Peraltro, quest'anno  per  la  prima  volta  viene introdotta una
  nuova normativa, cioé  una  riforma  del bilancio, che ha portato
  non poche  difficoltà  anche  agli  stessi tecnici, agli apparati
  amministrativi,   allo    staff    di   supporto   del   Governo,
  dell'Assessore,  oltre   che   a  quello  della  Commissione,  ad
  orientarsi  in  una  documentazione  lacunosa,  problema  che  io
  richiamo anche perché  si provveda per il futuro.
       Sono abbastanza  comprensivo  delle  difficoltà  che  questo
  repentino mutamento  dell'assetto  e  dello schema di bilancio ha
  portato ma, alla  fine,  il  risultato,  almeno  per quest'anno -
  vedremo poi l'anno prossimo  -  non è stato quello di cui parlava
  il  Presidente   della   Commissione   nella   sua  relazione  di
  maggioranza, che,  essendo  in  quella  veste  espressione  della
  maggioranza, è stato  generoso  e buono con se stesso e, appunto,
  con la maggioranza,  con  il  Governo, dichiarando che con questa
  riforma si  è  introdotto  un  ulteriore  elemento di trasparenza
  nell'elaborazione    dei   documenti   finanziari.   In   realtà,
  l'impressione che noi abbiamo  -  io posso dire che è più che una
  impressione - è  che  con  questa normativa introdotta, se non si
  apportano dei correttivi  o,  per  lo  meno,  se  non si completa
  l'elaborazione dei  documenti  finanziari  in  modo puntiglioso e
  preciso, questi  stessi  documenti  finanziari risulteranno, come
  sono  risultati   già  quest'anno,  illeggibili,  in  molti  casi
  inintelligibili   e   poco   trasparenti,   quindi,   Presidente,
  tutt'altra cosa rispetto  all'obiettivo  che con la riforma ci si
  era proposti.
       Qualcuno può chiedere:  in che senso?  Nel  bozzone non sono
  contemplate le previsioni dell'anno precedente - cosa che avviene
  normalmente in tutti i documenti finanziari -, non sono contenuti
  i riferimenti  normativi,  non  abbiamo  avuto a disposizione una
  guida dettagliata su  come orientarci in questa montagna di carte
  e di documenti, che in pochissimo tempo abbiamo dovuto esaminare;
  quindi le 48 ore, che normalmente vengono riservate ai disegni di
  legge ordinari,  sono risultati largamente, ma proprio largamente
  insufficienti.  Ora, credo che, siccome noi trattiamo i documenti
  fondamentali su  cui  poi  si  orienterà,  si svilupperà l'intera
  azione amministrativa e  di  governo per i prossimi mesi, non sia
  questo un limite di poco conto.
       Non sottovaluto e  non  ignoro gli elementi di modernità che
  il nuovo sistema ha introdotto:  Presidente della Commissione, la
  sua relazione parlava  di  un nuovo meccanismo che porterà ad una
  nuova  cultura   del   bilancio,   ad  introdurre  nel  dibattito
  assembleare  elementi  di  programmazione, l'individuazione degli
  obiettivi,  cosa  che  noi  non  sottovalutiamo.  In  passato  in
  quest'Aula  si è  molto  discusso  intorno  ad  una  riforma  del
  bilancio che  contenesse  al minimo le spinte particolaristiche e
  le microfinalità  che  sono  introdotte nei capitoli di bilancio;
  però è anche  vero  che  il  sistema  che  abbiamo  introdotto va
  sottoposto  a  verifica,  nel  tempo,  per  cercare  di  renderlo
  compatibile con le  esigenze  che un organo assembleare ha, nelle
  sue varie fasi  di  elaborazione, di entrare dentro i meccanismi,
  senza restarne in superficie.
       Credo che non  sia  questa  una  esigenza  che  possa essere
  ignorata.  Del  resto,  i  nuovi  assetti  istituzionali  che con
  l'elezione  diretta   del   Presidente   della  Regione  si  sono
  affermati, che  tendono  sempre  di più a spostare sull'esecutivo
  poteri e funzioni,  credo  che  debbano  fare  riflettere  su  un
  meccanismo  che  invece  tende  ad  attribuire  all'Assemblea  la
  funzione di individuare  i grandi obiettivi di spesa, e quindi la
  possibilità di lavorare sulle unità previsionali di base che sono
  dei macroaggregati,  ed  al Governo una libertà, direi largamente
  discrezionale, di  intervenire  nella  gestione all'interno delle
  unità previsionali  di  base  quasi senza alcun vincolo.  Perché,
  così come abbiamo  potuto  discutere nel corso di questi mesi, di
  queste settimane,  degli  ultimi  giorni,  anche  in Commissione,
  l'allegato tecnico che  fa  da  riferimento  è  un  puro allegato
  tecnico, quindi  non  costituisce  vincolo  per  l'esecutivo, per
  l'Assessore.
       Ora, bisogna trovare il modo di  compensare. L'Assemblea con
  i nuovi assetti istituzionali tende a perdere  poteri,  a  cedere
  dei  poteri,  ma  nello  stesso tempo deve  mantenere  poteri  di
  indirizzo che sono, ovviamente, finalizzati ai grandi obbiettivi,
  ma considerando dentro ai grandi obbiettivi anche gli elementi di
  indirizzo per la  spesa  particolare.  Qui ovviamente c'è da fare
  una riflessione, da  svolgere  un  lavoro  a  cui, forse, si deve
  accingere  anche   lo   stesso   Governo   senza  ricadere  nella
  dispersività del passato, nella frantumazione del passato: che si
  riservino  all'Assemblea  regionale  non  solo  i  controlli  sui
  consuntivi - mi  pare che il Presidente, relatore di maggioranza,
  in questo  caso  ha  sottolineato, addirittura enfatizzato questo
  aspetto, cioè  la funzione di controllo successiva sui consuntivi
  da parte dell'Assemblea -  ma anche - e credo che costituisca una
  prerogativa essenziale  dell'Assemblea  - quella di esercitare un
  controllo preventivo sulla finalità.
       Il bilancio, del resto, così come è  stato  organizzato, per
  il  giudizio che si può dare, anche se al  momento  è  ancora  un
  giudizio superficiale, non è organizzato per  obiettivi, semmai è
  organizzato  per  amministrazioni;  cioè  si   è   capovolto   il
  procedimento  e,  anziché  rendere  flessibile   la   manovra  di
  bilancio,   finalizzandola   all'individuazione    di   obiettivi
  macroeconomici  da  parte  del  Governo,  si   è   prodotta   una
  distribuzione  quasi  di  budget  sulla base  degli  assetti  che
  l'Amministrazione  nel  corso di questi ultimi mesi  si  è  data,
  anche a seguito della riforma che è stata introdotta.
       E  allora   dobbiamo  sapere  che  questo  non  soddisfa  le
  esigenze che più volte sono state poste a proposito del passaggio
  da  un  bilancio,  così  come era, "a  implementazione"  come  si
  chiamava una volta, al bilancio per obiettivi, perché il bilancio
  per  obiettivi  prevede  che  vi   sia   l'individuazione   degli
  obbiettivi  e che la stessa Amministrazione  regionale  sia  resa
  flessibile  nella sua organizzazione in funzione degli obiettivi.
       Qui invece il  procedimento  è  stato  inverso,  prima  si è
  assestata la Pubblica  Amministrazione  e poi si sono distribuiti
  gli assetti di  bilancio  su  ciò  che  era stato preventivamente
  definito.
       Così come credo bisognerà porre maggiore attenzione  al tema
  dei controlli. Abbiamo  istituito  i  controlli  interni  ma  non
  funzionano,  c'è  un  problema  che  riguarda  il  personale,  la
  dotazione di personale, di mezzi;  abbiamo, credo, il problema di
  entrare più nel merito, arrivando  a  ciò  che  ormai  la moderna
  tecnica di controllo prevede  -  su  cui  la  Corte dei Conti più
  volte ci ha richiamato  -  cioè  i  controlli di gestione.
       Ma, per  arrivare  a  meccanismi  che  siano  effettivamente
  penetranti e che,  alla fine, non risultino essere meri controlli
  di  legittimità  o  di  aderenza  al  budget,  allo  stanziamento
  previsto,  alla   destinazione  di  risorse  o  addirittura  alla
  funzione meramente  tecnica  di  controllo  della  aderenza  alle
  procedure di contabilità,  mi  pare  chiaro che bisogna fare quel
  salto di qualità  che  ancora  la  nostra  Amministrazione non ha
  fatto.
       Nella legge  finanziaria  sono  previste  delle  norme;  una
  abbastanza condivisibile,  per  esempio,  è  quella  relativa  al
  controllo,   da   parte   dell'Assessorato  Bilancio,  dei  conti
  consuntivi degli  enti  sottoposti  a controllo e vigilanza della
  Regione, ma anche delle stesse Aziende Unità sanitarie locali.
       Ma mi chiedo  come sia possibile, con l'attuale dotazione di
  personale     dell'Assessorato,     con     l'attuale     assetto
  dell'Assessorato, svolgere  effettivamente  un  controllo che non
  sia  solo superficiale ma  che  sia  di  gestione,  che  vada  in
  profondità, che non sia solo di carattere giuridico formale.
       Questo non è  tema  estraneo ai nuovi meccanismi che abbiamo
  introdotto,  non  essendoci più, infatti, il controllo preventivo
  della  Corte  dei  Conti, venendo a mancare una serie di elementi
  che  facevano da filtro, se c'è anche da parte dell'Assemblea una
  cessione, sia pure sul piano politico, di controllo sull'attività
  dell'Amministrazione,   non   essendo  pienamente  funzionanti  i
  controlli  interni  previsti  dalla  normativa  introdotta  negli
  ultimi anni, il rischio è che andiamo incontro ad una impalcatura
  e  a  procedure di funzionamento che non garantiscono sicuramente
  le finalità che la legislazione si è posta.
       Allora, credo  che  vadano contemperate le esigenze, e non a
  caso sto  spendendo qualche minuto in più su questo argomento, in
  quanto riteniamo  che questo debba essere il nuovo banco di prova
  che da qui  a  poco  deve  impegnare la Commissione Bilancio e la
  stessa Assemblea,  considerato  che  quest'ultima si trova in una
  fase   di  revisione  dei  meccanismi  di  funzionamento  interno
  conseguenti ai nuovi assetti istituzionali.
       La  Commissione  per  il  Regolamento discute e lavora sulla
  modifica  del  Regolamento  interno  proprio  per  rivisitare  il
  Regolamento   alla   luce   delle  novità  introdotte;  la stessa
  Commissione  per  la riforma dello Statuto discute e lavora sulla
  riforma  dello Statuto.
       Bisogna   orientarsi  verso  un  approfondimento  che  abbia
  l'obiettivo  di  colmare alcune lacune che in questa materia sono
  presenti,  sia  di  dal punto di vista della funzionalità sia dal
  punto  di visto normativo, che credo ormai sia venuto il tempo di
  affrontare.
       Credo,  visto il carattere assunto dalla manovra finanziaria
  e  di  bilancio  con le nuove normative, vi sia anche il problema
  di  affrontare  meglio il sistema di relazioni tra la Commissione
  Bilancio e le Commissioni di merito.
       Il   Presidente,  nella  sua  relazione  di  maggioranza, ha
  valorizzato i  passi avanti, o meglio, più che i passi avanti, il
  ritorno ad  alcune  procedure,  ad  una prassi che in passato era
  d'uso  in  Commissione  Bilancio, di fare le audizioni preventive
  sia   delle   parti   sociali,   sia   anche  dei  rappresentanti
  istituzionali,  e soprattutto dei Presidenti delle Commissioni di
  merito  che  illustravano - così come prevede il Regolamento - il
  lavoro svolto dalle Commissioni.
       Anche  noi  non  abbiamo  mancato di apprezzare il ritorno a
  questa procedura, però non siamo dello stesso avviso del relatore
  di maggioranza quando enfatizza questo passo, se non altro perché
  ha  trovato  immediate  contraddizioni  con  il modo di procedere
  della   stessa   Commissione.
       Non  parlo  tanto  dei  pochissimi  emendamenti,  si possono
  contare  sulle dita di una mano, provenienti dalle Commissioni di
  merito   dalle   stesse  approvati,  perché  questo  non  si  può
  considerare   di   per   sé   un   elemento  negativo.  Se  dalle
  Commissioni  di  merito  non  arriva  materia  idonea  ad  essere
  contemplata   poi  nel  testo,  la  Commissione  Bilancio  ha  il
  legittimo  diritto,  anzi  ha  il  compito di lavorare secondo il
  proprio punto di vista.
       Ma qui  il  problema  è  un  altro.
       Il problema  è  che le Commissioni di merito hanno svolto un
  lavoro e le stesse però, nel medesimo tempo, non sono state messe
  in  condizione,  da  parte  del  Governo, di esaminare nel merito
  tutti  gli  emendamenti  che il Governo stesso ha presentato dopo
  che  le  Commissioni  di merito avevano esaminato, per la propria
  parte,  il testo loro sottoposto.
       Conseguentemente non hanno potuto esprimere il proprio punto
  di  vista  su  una materia delicatissima, in alcuni casi anche di
  vera   e   propria   riforma  (anche  se  di  riforme  marginali,
  ovviamente,   si   tratta),  che  sarebbe  stato  di  aiuto  alla
  Commissione Bilancio nel proprio esame.
       La stessa  cosa  credo  che  si possa dire a proposito degli
  emendamenti  che, pur condivisibili e condivisi dalla Commissione
  Bilancio,  però,  sulla  base  di ragionamenti, questi invece non
  condivisibili,   venivano  accantonati  perché  tanto  vigeva  il
  sistema  del  "mercato  nero"  degli emendamenti, per cui non era
  necessario  andare  a  sostenere  l'emendamento proveniente dalla
  Commissione di  merito  perché c'era la possibilità di bypassarlo
  contattando   l'Assessore   o   il   Presidente,  arrivando  così
  direttamente al cuore della Commissione.
       Dobbiamo dunque disciplinare meglio, anche con procedure - e
  questo   sarà   compito  dell'Aula  quando  affronterà  il  nuovo
  Regolamento -  i  rapporti tra Commissione Bilancio e Commissioni
  di merito.
       Nel  momento  in cui la legge finanziaria non è più una mera
  legge  di  spesa ma deve essere quella legge che rende flessibile
  il  documento  contabile,  il  documento di bilancio e programma,
  questa volta  sì con un'ottica diversa dal passato, dell'attività
  per gli  anni successivi, le Commissioni di merito debbono essere
  messe in condizione di pesare e di essere anche responsabilizzate
  nella loro attività.
       Ci è capitato più volte di trovarci di fronte ad emendamenti
  proposti   dalla   maggioranza  nella  Commissione  di  merito  e
  sostenuti dal  Governo  su  cui  poi  si  è  registrato il parere
  contrario del Governo in Commissione Bilancio.
       Sono  solo  problemi  attinenti  ad uno scarso coordinamento
  all'interno del  Governo  o non c'è qualcosa di più?  C'è proprio
  un  diverso  modo  di  guardare  all'attività  legislativa,  alla
  manovra  finanziaria  all'interno  della stessa maggioranza e del
  Governo e,  soprattutto,  non  c'è  il  fatto  - che io considero
  dirimente -  dell'ottica con cui si esita una manovra finanziaria
  così complessa?
       Ed io  vorrei  ora  proprio  concentrarmi  su questo, perchè
  credo sia l'argomento principe del nostro dibattito.
       L'onorevole  Croce, come relatore di maggioranza, ha parlato
  di  una  positiva  novità che si è introdotta in questo percorso:
  l'utilizzo  della  facoltà  (concessagli dall'articolo 73 ter del
  Regolamento  interno), da parte del Presidente dell'Assemblea, di
  intervenire    preventivamente   nell'esame   del   testo   della
  finanziaria.
       Noi    siamo    veramente    riconoscenti    al   Presidente
  dell'Assemblea  per  aver compiuto un gesto che, così come diceva
  l'onorevole  Croce,  non  può  non lasciare per il futuro tracce.
  Quindi - come possiamo definirlo - quasi un abbrivio, un indicare
  una strada che è già prevista nell'ordinamento, che fino a questo
  momento   era   stata  praticata  solo  sporadicamente,  in  modo
  episodico  e,  diciamolo molto francamente, a volte anche in modo
  molto interessato.
       In  questo  caso  il  Presidente  dell'Assemblea, invece, ha
  compiuto  un  atto  che,  a nostro giudizio va nel senso previsto
  dall'articolo  73  terdel Regolamento interno.  Quindi, benvenuta
  sia questa  novità  che  riporta  la  legge  finanziaria alle sue
  peculiari prerogative.  Ma, nello stesso tempo, non possiamo dire
  che la  maggioranza  possa gioire di questo fatto, che il Governo
  lo possa  portare  a  proprio  merito,  perchè  l'intervento  del
  Presidente dell'Assemblea  è  una  sorta di schiaffo dato proprio
  alla maggioranza  di  governo che presenta un disegno di legge di
  147  articoli   iniziali   e  ne  vede  cassati,  dal  Presidente
  dell'Assemblea, ben  cento,  cioè i due terzi dell'articolato del
  disegno di legge.
       Come  dobbiamo  conciliare  questi  due aspetti? Considerare
  rigoroso  l'intervento  del  Presidente  dell'Assemblea  e, nello
  stesso  tempo,  non  giudicare  poco rigoroso il disegno di legge
  presentato dal Governo? Le due cose non possono stare insieme. Se
  è  rigoroso  e  giusto l'intervento del Presidente dell'Assemblea
  bisogna  dire  che il Governo, invece, aveva tentato di forzare e
  di  violare le norme. Alla fine, però, a seguito dell'opposizione
  coerente  svolta dentro la Commissione Bilancio e dell'intervento
  del Presidente dell'Assemblea, la maggioranza, come si suol dire,
  ha  cercato  di  fare  'di  necessità  virtù' e  si  è convertita
  rapidamente al  rigore,  alla  serietà;  quindi  teniamo ferma la
  barra, andiamo  avanti  con il testo risultante dopo l'intervento
  del   Presidente   dell'Assemblea,   introduciamo   solo  qualche
  emendamento,   quattro  o  cinque  che  si  rendono  estremamente
  necessari,  condivisi  anche  dalle  opposizioni  come tali, come
  necessari, e andiamo  avanti  su una linea che sia di rigore e di
  serietà.
       Non si è adeguato a questa linea il Governo, il quale invece
  ha tentato  ripetutamente  di  ripresentare la stessa manovra con
  centoventi  emendamenti  che, nella stragrande maggioranza, erano
  gli  articoli  cassati  dal  Presidente dell'Assemblea, anche qui
  quindi volendo  forzare  una  procedura,  una  normativa  che  la
  Commissione aveva  per  parte  sua sposata, nel tentativo di fare
  diventare la  legge  finanziaria  altra  cosa  di ciò che poi, in
  buona misura, è diventata.
       E  quindi non si può dire, alla fine di questo percorso, che
  la  legge finanziaria, risultante da questo lavoro, sia un ottimo
  lavoro, frutto  di una riflessione organica della programmazione.
  No, perchè è tutt'altra cosa, è il frutto della casualità, di una
  serie  di fattori: l'intervento del Presidente dell'Assemblea, il
  contrasto  all'interno  del Governo e della maggioranza, l'azione
  dell'opposizione hanno portato a una manovra abborracciata che, a
  nostro   giudizio,  è  scoordinata  e  quindi  poco  efficace;  a
  differenza  di  quanto  pensa il Presidente della Commissione, la
  consideriamo   scollegata  con  il  documento  di  programmazione
  economico-finanziaria, se  non  si  vuole  considerare  la  cifra
  appostata  per  il  ricorso  al  mercato  e  il  saldo  netto  da
  finanziare,  che sono cifre quasi obbligate, perchè oltretutto lo
  abbiamo  quasi  imposto  con il voto sul primo articolo noi, come
  forza di  opposizione, come necessità di aderenza al documento di
  programmazione economica e finanziaria.
       Il  documento  di  programmazione  economica e finanziaria è
  un'altra  cosa:  riguarda  la  programmazione,  riguarda gli atti
  quasi  di legislatura che si vogliono compiere, gli indirizzi che
  vi sono  contenuti.  Noi non lo abbiano condiviso nelle analisi e
  neanche nelle  finalità  che  esso  si proponeva, ma in ogni caso
  avrebbe avuto  un senso ove la maggioranza avesse adeguato poi la
  legge finanziaria  e  il  bilancio  agli  obiettivi  che lì erano
  contenuti.
       E,  fatti  salvi  questi  due  appostamenti,  che  hanno  un
  carattere  quasi istituzionale, tutto il resto è stato fortemente
  disatteso.  I  contenuti  della  manovra  li conosciamo, sul DPEF
  abbiamo già svolto  un  intervento,  quindi  non  ci  ritorniamo.
  Relativamente alla manovra dobbiamo  quindi  dire  che  essa ci è
  apparsa scoordinata,  timida: la tanto decantata delegificazione,
  già  contenuta  nel   documento  di  programmazione  economica  e
  finanziaria, quasi come  il toccasana delle emergenze finanziarie
  della Regione siciliana, produce  dodici  milioni e 500 mila euro
  di riduzione di spese, cioè qualcosa come venti miliardi circa, e
  non c'era bisogno di  scomodare  l'universo  mondo  per  fare una
  riduzione di spese, in  un  bilancio  di 28 mila miliardi di lire
  circa, di venti miliardi nell'intera manovra.
       Dieci  milioni  di  euro,  quindi  sarebbero  venti miliardi
  circa,  di  contributi  vengono  erogati dalla Regione su decine,
  forse centinaia di enti e di istituti, di associazioni.  Parliamo
  di briciole perché  poi per il resto la manovra si compone di tre
  grandi  aree,  per  cominciare  a  ragionare  per  categorie, per
  schemi.
       La  prima  grande  area  è  quella  relativa  alle  maggiori
  entrate.  Le  maggiori  entrate  nella  manovra  finanziaria sono
  calcolate  in  252.498.000 Euro, circa 500 miliardi di lire, e se
  si  va a fare un po' l'esame delle voci da cui si ricavano queste
  maggiori entrate ci accorgiamo che si tratta quasi esclusivamente
  di  entrate  una  tantum,  cioè entrate che realizzeremo una sola
  volta,  cioè  nell'anno  2002.
       Parliamo  del recupero dei fondi di rotazione per 28.420.000
  euro, cioè i fondi non utilizzati dall'Irfis e da altri enti. Non
  si  capisce  perché  la  stessa  operazione  non  si  faccia  per
  l'Ircac,  come  l'opposizione ha proposto, dove abbiamo motivo di
  ritenere  che  vi  siano fondi non utilizzati per un ammontare di
  circa  500  miliardi,  mentre  invece  ci si accontenta di questi
  circa 50 miliardi provenienti da recupero fondi di rotazione.
       80 miliardi di lire circa derivano dalla cessione dell'Azasi
  che ovviamente  potremo mettere in entrata una sola volta, e cioè
  nel 2002: non  è  una  voce  di  entrata che si può ripetere;  la
  cessione dell'EAS  per  un  ammontare  di circa 300 miliardi che,
  come noi  abbiamo  dimostrato nel corso dell'esame in Commissione
  Bilancio,  rappresenta  una  pura  invenzione  contabile, essendo
  questa una  voce  di  cui  possiamo  certificare  (e  poi, quando
  arriveremo al punto, in Aula l'approfondiremo) che sono somme che
  non entreranno.
       Il  Presidente della Regione ha annunciato che, nel percorso
  del  disegno  di  legge  tra  la  Commissione  e  l'Aula, avrebbe
  riflettuto  su  questa  voce  perché  le  obiezioni  che  abbiamo
  avanzato  in  Commissione  gli sono apparse fondate - anche se ha
  dovuto  ammetterlo  a  denti  stretti  -  e  se  non  ci  sarà da
  parte  del  Governo una manovra radicalmente correttiva di questa
  operazione poi ripeteremo le medesime obiezioni in quest'Aula.
       Ci sono   le  entrate  legate  alla  sdemanializzazione  (50
  miliardi  circa):  lo  scandalo  che  ha  fatto  parlare  tutti i
  giornali  d' Italia, oltre a quelli regionali, sulla filosofia di
  quell'articolo;  e  poi  una parte, quelle relative ai manufatti,
  agli  immobili  realizzati in difformità - come si dice nel comma
  terzo,  se non vado errato o forse più oltre dell'articolo - alle
  concessioni o,  in  assenza di concessioni e licenze, che vengono
  sanate e  incamerate nel patrimonio disponibile della Regione per
  essere poi concesse ai proprietari.
       Un'operazione  di  pura  svendita, che  avrà conseguenze dal
  punto  di vista ambientale, non supportata da procedure che siano
  garantiste  della  salvaguardia  del  bene, perché  vengono tutte
  rimesse nelle mani dell'Assessorato al patrimonio, forse anche al
  territorio,  non c'è un intervento delle Capitanerie di porto, se
  non per quanto concerne la dichiarazione del mancato utilizzo per
  la fruizione del mare, per la finalità di questi immobili. Siamo,
  cioè,  di  fronte a qualche cosa già incerta, per quanto riguarda
  le  entrate,  ma  molto, molto discutibile per quanto riguarda le
  sue finalità.
       Abbiamo poi in entrata, perfino, l'aumento dei contributi ai
  dipendenti.  Onorevole  Assessore,  lo  0,50  per  cento  che noi
  prevediamo di aumento dei contributi previdenziali dei dipendenti
  li mettiamo  in entrata come se si trattasse di tasse che pagano,
  non   si  trattasse  invece  di  fondi  che  devono  trovare  una
  corrispondente  posta  in  uscita  e, in uscita, invece, non sono
  messi, proprio  perchè bisogna fare cassa, raschiare il fondo del
  barile.
       Si  tratta  di  un  vero e proprio falso in bilancio, perchè
  queste  sono entrate finalizzate unicamente a dare copertura alla
  previdenza  dei  dipendenti:  è  -  come viene definito - salario
  differito,  non  sono  fondi  della  Regione.  Noi  non  possiamo
  metterle  in  entrata per poi utilizzarli per finalità diverse da
  quelle per le quali sono state versate.
       Queste  sono  le  maggiori  entrate  che prevede la manovra,
  onorevole   Assessore.   Di  queste  cinque  entrate,  io  credo,
  possiamo dire  che,  sì  e  no,  su  500  miliardi  circa,  a cui
  ammontano,  ne  potremo  calcolare,  per  le finalità proprie del
  bilancio,  ottanta  circa,  massimo  cento  miliardi,  il  resto,
  onorevole  Assessore,  o  si fonda su una manovra contro la quale
  noi  ci  batteremo  nel  corso  dei  lavori  dell'Aula, perchè la
  consideriamo dannosa, o si tratta di appostamenti fittizi.
       Il   Presidente   della  Commissione,  nonché  relatore,  ha
  giustamente  ricordato  come ormai nella normativa di contabilità
  della Regione abbiamo introdotto un articolo, delle disposizioni,
  che   prevedono,   nel   settore  delle  entrate  tributarie,  di
  considerare  come  accertati  ed effettivamente versati i tributi
  che sono stati incassati nell'anno precedente.
       Questo  per  evitare  quel  gioco perverso che si faceva nei
  bilanci  della  prima  Repubblica quando si lasciavano le entrate
  tributarie  ancora  non  esaminate,  si procedeva all'esame della
  spesa e poi, in rapporto all'ammontare della spesa che ovviamente
  diventava  scoppiettante, fantasmagorica, piena di soldi a palate
  per  tutti,  si  andavano  ad  appostare  le  entrate tributarie.
  Quindi  le  entrate  tributarie  erano  entrate a fisarmonica che
  crescevano  o  diminuivano in rapporto a quanto erano cresciute o
  diminuite le spese.
       Questa operazione di pulizia l'abbiamo fatta ma, siccome non
  si  può  più  operare  sulle  entrate  tributarie, in  modo direi
  discrezionale  come  avveniva  nel passato, il nuovo Governo cosa
  fa?  Il Governo della seconda Repubblica, eletto direttamente dal
  popolo,  si inventa altre entrate che non sono quelle tributarie.
  Ecco allora la  cessione  dell'EAS, ecco che si inventa l'aumento
  dei  contributi   dei  dipendenti,  come  una  entrata  corrente,
  ecc.
       Questa  è  la  prima  grande  posta che viene prevista dalla
  manovra. Tra  queste  vi  è la vendita degli alloggi popolari che
  oggi  campeggia  su  tutti  i giornali, i quotidiani della nostra
  Regione.  Anche  qui  torneremo a discuterne perchè ciò che viene
  segnalato  dalla  stampa,  che  era  già  stato fatto presente in
  Commissione Bilancio, non può essere ignorato.
       Non si può  non  avere un metro di equità nell'affrontare il
  tema  che  discrimina  tra  l'alloggio regionale concesso dal più
  sperduto  Comune  della  Sicilia  con un valore di mercato pari a
  zero o pressappoco e l'immobile  in  via  Notarbartolo  o  in via
  Terrasanta o a Bonagia  a  Palermo,  che  possono valere anche un
  miliardo di lire, anche  se sono sempre immobili realizzati dalla
  Regione e concessi dalla Regione.
       Dunque  dobbiamo  distinguere: la distinzione, questo metro,
  questo rapporto, può  venire  soltanto  dal  mercato, il mercato,
  ovviamente, non in modo  netto,  non  temperato  da un intervento
  anche di carattere sociale  che  dobbiamo  prevedere;  ma non può
  valere certamente quella norma.
       Allora troviamo  il  modo acconcio di risolvere il problema;
  del  resto,  si  tratterebbe  di  prevedere  anche nuove entrate,
  onorevole  Assessore,  qualche "liretta" in questa situazione non
  farebbe  male,  quindi  immagino  ci  possa  essere  su questo un
  qualche intervento.
       Il secondo  grande  blocco  previsto  dalla manovra è quello
  relativo  alle  nuove imposizioni o nuove tasse, per andare molto
  per  le spicce.  Una di queste è rappresentata dal ticket, su cui
  si  è  parlato  tantissimo,  ne  parleremo  ancora, quindi non mi
  soffermerò   molto.
       Voglio  soltanto  dire  che a me sembra che l'Assessore, nel
  trattare  questo  argomento, abbia peccato di scarsa delicatezza,
  chiamiamola   così,   quando   propagandisticamente   per  questa
  imposizione  ha  coniato  la  parola  d'ordine  che era un ticket
  contro  i  "malati  immaginari", che combatte il ricorso, l'abuso
  del  ricorso  al  Pronto soccorso da parte di chi non è ammalato,
  quindi, si pagherà in rapporto alla malattia.
       Io non so se  l'ammalato  quando  si reca al Pronto soccorso
  deve augurarsi di stare male o no;  infatti, se sta male non paga
  il ticket, ma se sta  bene  paga il ticket.  Quindi non ho capito
  bene cosa deve augurarsi questo ammalato quando ricorre al Pronto
  soccorso, cosa che, ovviamente  -  immagino  -  non  fa tanto per
  farsi una passeggiata ma fa perché  ritiene di stare male. Magari
  sarà un ipocondriaco  Ma  quanti sono gli ipocondriaci rispetto a
  tutti coloro che stanno male?  E  qual  è la ragione per la quale
  tanta gente ricorre al Pronto soccorso, magari in modo improprio?
  Forse c'è un popolo  di  ipocondriaci  nella  nostra  Regione o è
  perché  non abbiamo  alcuna  rete  sanitaria  nel  territorio che
  faccia da primo filtro  al  bisogno  urgente di medicina da parte
  dei nostri concittadini.
       Come funzionano  le  Guardie  Mediche,  come si creano i Day
  Hospital,  cioè  tutto  ciò  che  serve  ad  evitare  l'immediata
  medicalizzazione  del  malore  ed  il ricorso al Pronto soccorso.
  Però  non  si  interviene  su questa prima parte, quella relativa
  alla  prevenzione,  si  va  direttamente a inibire l'utilizzo del
  Pronto   soccorso.   Nella  manovra  non  si  prevede  nulla  per
  disincentivare  il  ricorso  agli  ambulatori  privati  che  sono
  convenzionati   con  il  pubblico  a  vario  titolo,  lì  non  si
  interviene.  Il  grande  buco  nero  della  sanità  nella  nostra
  Regione,  oltre  al  settore farmaceutico, è dovuto esattamente a
  questa grande area nella quale, forse perché, magari, l'Assessore
  per  la  sanità è direttamente interessato, non si interviene; ma
  questo non può essere, perché  i grandi abusi e i grandi illeciti
  avvengono in quel settore.
       Allora  i  casi  sono due:  o si vuole lanciare un messaggio
  che  colpisce  soltanto  alcune  fasce di ammalati e di categorie
  ovvero  questo  è  soltanto un intervento discriminatorio che non
  tocca  il  vero  problema  che abbiamo nella sanità siciliana per
  metterne la spesa sotto controllo.
       La seconda tassa è quella sul metano.
       Anche  qui  l'Assessore  capisce  di  averla  fatta grossa e
  allora cerca di correre ai ripari.  Ci ha spiegato in Commissione
  Bilancio,  ma  non  ha  potuto  evitare  di  farci  sorridere per
  l'argomentazione  addotta  che  prima  di  tutto  si è dimostrata
  disinformata,  che  si  impone il tributo cosiddetto ambientale a
  carico  della  Snam, delle società adduttrici perché  non vengono
  toccate le reti derivate, quelle locali.
       A parte il fatto che la norma non  dice  esattamente questo,
  anche    dopo    il    suggerimento    venuto    dall'Assessorato
  dell'industria,  la  norma  dice  altre cose, ma, ammesso che sia
  così, dice l'Assessore  che  ciò  non comporterà un aumento della
  tariffa sul metano  poiché,  infatti, la tariffa viene deliberata
  dal CIPI, non si  può  deliberare  una  tariffa per la Sicilia ed
  un'altra per la  Calabria.  Se  aumenta  la  tariffa  sul metano,
  aumenterà per la Sicilia  e  per  la Calabria, quindi ciò che noi
  incassiamo in Sicilia imponendo il tributo ambientale sarà pagato
  dai calabresi e dai lombardi.
       Io sarei ben felice se fosse come dice l'Assessore, ma non è
  così,  onorevole  Pagano.  Prima  di  parlare  sarebbe  opportuno
  acquisire un minimo di documentazione in proposito.
       Il prezzo del metano è un  prezzo amministrato. Amministrato
  nel   senso  che  il  CIPI  delibera,  esercita  un  controllo  a
  posteriori  sul  prezzo che le società definiscono, e lo fa sulla
  base  dell'aderenza  del prezzo indicato ai criteri ed alle linee
  guida  che  il  CIPI delibera; non delibera il prezzo, delibera i
  criteri  e  le  linee  guida:  vengono chiamati così, se vuole le
  posso fornire la documentazione a sostegno.
       Questi  criteri  e queste linee guida vengono definiti sulla
  base  di  parametri vari (costi di utilizzo, acquisto, trasporto)
  che devono essere documentati ed ovviamente, se sono documentati,
  è consentito che vengano scaricati sulla tariffa.
       Quindi,  la tariffa sul metano varia da  regione  a  regione
  perché diverse sono le condizioni di utilizzo, di  trasporto e di
  acquisto  che  ogni  regione  ha a seconda della sua collocazione
  geografica o anche per ragioni di mercato.
       Bene,  onorevole  Assessore,  se  le  cose stanno così, e le
  posso  assicurare  che le cose stanno così, quella rassicurazione
  che  lei dà circa il fatto che ciò non si tramuterà in un aumento
  della  tariffa sul metano è il ditino dietro cui il governo vuole
  nascondersi per  sfilare dalle tasche dei siciliani qualcosa come
  250 miliardi di lire, 125 milioni di euro.
       La  verità  è questa: avremo un aumento  della  tariffa,  al
  punto che chi aveva steso per conto del governo l'emendamento che
  poi si  è  tramutato  in articolo aveva perfino equivocato, in un
  comma lo  chiamava  tributo  ambientale,  in un altro lo chiamava
  tariffa, poi di  nuovo tributo e poi di nuovo tariffa e poiché il
  tributo non  è  la stessa cosa della tariffa evidentemente, aveva
  fatto  una  certa  confusione  legata  più che altro all'elemento
  incrociato che tributo e tariffa, nel corso del loro svilupparsi,
  avrebbero comportato.
       La  stessa  cosa  vale per l'IRAP: si prevedono aumenti e si
  tratta  di aumenti selettivi, riguardano il settore delle banche,
  il   settore   delle   assicurazioni.   Le   opposizioni  avevano
  presentato   un   emendamento   in   proposito   perché  volevano
  compensare  con il ticket. Sopprimiamo il ticket sui medicinali e
  sui  ricoveri  e  introduciamo, invece, un aggravio dell'IRAP per
  banche  e  assicurazioni  che, ovviamente, non si sarebbero molto
  adontate del fatto che venivano  loro  sottratte  una  ventina di
  miliardi  l'anno  considerato  i   grandi   utili  che  banche  e
  assicurazioni ottengono nel territorio della Regione siciliana.
       Abbiamo, poi, la  pressione fiscale indiretta che la Regione
  sta  producendo  sui  comuni;  non  possiamo  dimenticare  questo
  elemento.  Quando,  infatti,  in  sede  di ripartizione dei fondi
  trasferiti  dalla  regione ai comuni, agli enti locali si prevede
  che   uno   degli  indici  e  dei  parametri  per  attribuire  la
  ripartizione  è legato alla capacità non soltanto di investimento
  dei  comuni  e, siccome i comuni non hanno finanza propria se non
  in   piccolissima  parte,  possono  fare  investimenti  solo  con
  l'indebitamento,  quindi noi spingiamo all'indebitamento i comuni
  presso  la cassa depositi e prestiti fino al loro livello massimo
  perchè  pensano  così  di incamerare qualche soldo in più.  Nello
  stesso  tempo,  un  altro  degli  elementi  è dato dalla maggiore
  imposizione   fiscale   che  riescono  a  mettere  a  carico  dei
  cittadini.  Ora,  sia chiaro, noi siamo perchè chi deve pagare le
  tasse  le paghi, ma siamo anche perché  l'aumento della pressione
  fiscale  non  sia indiscriminato e non sia un aumento fiscale non
  motivato, non supportato sufficientemente.  Il Comune, non riceve
  soldi dalla Regione, va ad aumentare le tasse  Ma non è la stessa
  cosa aumentare le tasse, l'ICI, per esempio, a Taormina, dove c'è
  un   reddito  medio  della  popolazione  alto  e  nel  Comune  di
  Sant'Angelo  Muxaro  dove vivono pensionati, piccoli coltivatori,
  vedove,  mogli  di emigranti; non è la stessa cosa  Allora, se il
  comune di Palermo - onorevole Orlando - aumenta l'ICI e magari lo
  fa in modo selettivo, nel centro storico, nei centri residenziali
  piuttosto  che nei quartieri popolari, non ha fatto un'operazione
  iniqua  o  scarsamente  motivata;  se lo fa in un piccolo comune,
  dove  il reddito medio non è quello della città di Palermo, non è
  quello  della  città  di  Taormina  o non è quello di una città a
  vocazione  industriale, non è la stessa cosa. C'è un'iniquità, si
  spinge all'aumento della pressione fiscale in modo indiscriminato
  e  lo  si  fa attraverso i comuni.
       Fino  a  qualche  anno fa questa poteva essere un'operazione
  furba   perché   il   centro  sinistra  governava  la  stragrande
  maggioranza dei comuni siciliani, ma oggi è perfino un'operazione
  autolesionistica, comunque vorrei capirne la ratio; si argomenta:
  dobbiamo  fare  in  modo che i comuni percepiscano di più.  Bene
  Troviamo,  però, altri sistemi che siano in grado di selezionare,
  altri  sistemi  che non colpiscano indiscriminatamente le città a
  più alto reddito e i comuni a più basso reddito.
       Abbiamo  parlato  delle maggiori entrate, delle nuove tasse,
  adesso   parliamo   del   definanziamento  o  ciò  che  la  legge
  finanziaria  non contiene.  Nei trasporti mancano all'appello 120
  miliardi;  nelle attività produttive - ci sarà una manifestazione
  delle organizzazioni artigiane la prossima settimana (l'Assessore
  Cimino  è  andato  via,  tanto  a lui importa poco della fine che
  faranno  gli  artigiani)  -  passo dopo passo gli artigiani hanno
  visto smantellare le provvidenze che nel corso dell'ultimo anno e
  mezzo,  due  anni,  avevamo  previsto per loro.  L'ultimo colpo è
  nella  finanziaria,  dopo quello che abbiamo assestato loro nelle
  variazioni  di  bilancio.  Mancano le indennità compensative;  le
  indennità  compensative,  onorevoli  colleghi, sono debiti che la
  Regione  ha verso i produttori agricoli: si tratta di 34 miliardi
  che  non  sono  previsti  in  bilancio.  La Commissione di merito
  l'aveva proposto: non è prevista una lira.
       Mancano   i  fondi  per  l'agricoltura  biologica;  ecco  la
  produzione   di  qualità  che  la  Regione  siciliana  sbandiera
  L'Assessore  ha  voluto  più soldi per la promozione dei prodotti
  agricoli   siciliani   di   qualità;   nello   stesso   tempo  si
  definanzia  il  settore,  abbiamo appostato pochissimi spiccioli,
  quando  la  domanda degli agricoltori siciliani per la produzione
  biologica è altissima.
       Vorrei che l'Assessore  fosse  in Aula per poterne discutere
  con  lui  perchè   l'Assessore   al   bilancio   non  può  essere
  onnisciente.
       Nel settore della pesca mancano  50  miliardi  per  il fermo
  tecnico nell'anno 2002.
       Abbiamo  i minori  trasferimenti  ai  comuni.  Oggi  abbiamo
  assistito al risveglio  dell'ANCI:  finalmente il presidente, nel
  momento in cui la manovra è  quasi  arrivata,  si  accorge che il
  governo  ha tagliato 300 miliardi  per  comuni  e  province;  300
  miliardi  su 1.806 che  ne  abbiamo  trasferito  l'anno  passato.
  Ciò significa che operiamo un taglio  che  è  in grado di gettare
  sul lastrico, di portare  vicini al dissesto finanziario parecchi
  comuni della nostra regione.  Le  conseguenze, in questo caso, si
  sa quali sono:  messa in mobilità del personale, impossibilità di
  fare nuovi investimenti: è un disastro annunciato.
       Ho sentito il presidente  della Commissione di merito nonché
  relatore di maggioranza dire: "sappiamo  bene" ...  intanto  però
  c'è l'accantonamento negativo dei fondi della legge Goria.
       Onorevole Croce, lei  è  troppo  avveduto  per  credere  che
  l'appostamento negativo fatto  sui  fondi  della  legge Goria sia
  qualcosa di serio. E' veramente ridicolo pensarlo  Nel momento in
  cui noi pretendiamo di  incassare  i fondi derivanti dall'accordo
  che la relazione Brancasi ha proposto sul contenzioso finanziario
  tra lo Stato e la Regione, dove  anche  i fondi della legge Goria
  sono contemplati ...

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Sono stato molto critico in proposito.

     CAPODICASA.  Sì,  è  stato  molto  critico,  Presidente Croce,
  gliene do atto, bisognava, tuttavia, essere non molto critici, si
  doveva dire che i soldi non ci sono.  Questa è una di quelle voci
  che sono fittizie,  perchè  la  Regione siciliana può rivendicare
  quanto vuole, ma non ha alcun diritto di legge di pretendere quei
  fondi.  Nessun diritto  di  legge,  Assessore.  Riguardi la legge
  Goria, vada a leggere il decreto Goria e la legge di conversione;
  In quel decreto si  parla  di  "contributo",  e  nella  legge  di
  conversione viene aggiunto "eventuale".  Dunque si trattava di un
  eventuale contributo (non era  il pagamento a piè di lista per la
  Regione siciliana) che  poi  diventa  anche  eventuale e io sfido
  chiunque a fare scucire  al  Governo  nazionale  dopo 10 anni 250
  miliardi di lire circa.
       Mi pare chiaro che questa è una  di  quelle voci, che se non
  vogliamo mandare in dissesto i  comuni  e  le province, nel corso
  dell'anno  dovremo  coprire,   ma  significa  300  miliardi, cioè
  qualcosa che  da  sola  farà  sballare  i conti, senza aggiungere
  nessun altro intervento finanziario.
       Per quanto riguarda  la formazione professionale mancano 170
  miliardi e io vorrei capire  come  si  chiuderà l'anno formativo;
  c'è silenzio assoluto sul costo della manovra sulle pensioni, poi
  ne  discuteremo  quando   ci   arriveremo;   tutta   la   materia
  previdenziale  riguardante  i   dipendenti;  la  convenzione  con
  l'INPDAP:  costo zero lire.  Qualcuno  ci  dovrà  dire  come  mai
  l'INPDAP  possa iscrivere  alcune  migliaia  di  dipendenti della
  Regione presso il proprio  istituto  senza  percepire  una  lira.
       La  stessa  cosa   vale   per   le   agevolazioni   fiscali;
  le agevolazioni fiscali  per  la  ricomposizione fondiaria quanto
  costano?   A  quanto   ammontano  le  minori  entrate?  Silenzio.
  L'assessore ci ha detto soltanto  che  sono  poche  lire,  ma  io
  preferirei  che il Governo, avendone  i  potenti  mezzi,  ci  dia
  cifre,  così come è giusto  pretendere, nel  momento  in  cui  si
  affrontano il bilancio e la  finanziaria,  di  conoscere a quanto
  ammonta. Come mai non c'è  una  lira  sulla contrattazione per il
  2002, onorevole Assessore?  Non c'è una  lira, a  meno che non ci
  sia sfuggito nel mare di cifre del bilancio.
       Abbiamo sgravi IRAP per la piccola e media impresa e abbiamo
  chiesto  in  Commissione  all'Assessore  a  quanto  ammonti  tale
  sgravio. La sua risposta  è  stata:  "compensa  con  l'incremento
  dell'IRAP per le industrie di raffinazione". Se non ricordo male,
  la risposta è stata questa.
       Bene, noi abbiamo fatto  una  piccola ricerca: in Sicilia il
  94,6 per  cento  delle  imprese  ha  meno  di  10  addetti. Nella
  classificazione di  piccola  e  media  impresa, come si sa, si va
  oltre i  10  addetti,  quindi noi possiamo affermare che la quasi
  totalità delle imprese siciliane è da considerare piccola e media
  impresa, fatta eccezione per alcuni grossi complessi industriali.
       Sullo sgravio  dell'IRAP  per  le    piccole e medie imprese
  siamo  d'accordo,  perchè   costituisce   anche  un  elemento  di
  attrazione, di investimento, ma  quando  facciamo  il  bilancio e
  dobbiamo appostare somme non possiamo  dire che siccome la cosa è
  bella non ci interessa  quanto  costa, no, dobbiamo quantificarne
  il costo e allora noi  vorremmo  sapere  quanto costa come minori
  entrate lo sgravio IRAP per  le  piccole  e  medie  imprese,  che
  significa  la quasi totalità  delle  imprese  siciliane.  Si  può
  sapere?  E' un calcolo che si può  fare  o  no?  Si può vedere se
  compensa con l'incremento dell'IRAP  che  abbiamo proposto da noi
  per le  banche,  le  assicurazioni  e  poi  per  le  industrie di
  raffinazione?
       Comunque,  non  voglio  ulteriormente  tediarvi, perché l'ho
  fatta  troppo  lunga.  Volevo  soltanto  fare  alcuni  esempi per
  dimostrare  come  questa  manovra sia sballata.  Una manovra che,
  nella migliore  delle  ipotesi, punta a gestire un percorso che è
  condizionato dal grandissimo disavanzo che ci portiamo dietro, ma
  che non  incide  strutturalmente,  è  una  manovra  che rimane in
  superficie.  Di  alcuni  articoli della finanziaria, che pure noi
  condividiamo,  bisognerà  verificarne in futuro il reale gettito,
  non credo, comunque, che si possa parlare di un gettito immediato
  nell'anno  2002:  bisognerà  poi  vedere a regime.  Il Presidente
  della  Commissione, nonché  relatore, ha molto enfatizzato questi
  articoli, anche  se  ad  oggi  non riusciamo a capire quale possa
  essere  il  gettito:  comunque,  non  si  tratta  di  un  gettito
  immediato per questa annualità.
       Abbiamo poi nuove spese.  L'Assessore  non  si dispiacerà se
  facciamo  notare  che  vi   sono   nuove   spese,  anche  se  non
  rilevantissime dal punto di  vista  dell'entità, ma ci sono nuove
  spese.
       Abbiamo  poi  una  serie  di  articoli  "manifesto"  o, come
  preferisce   chiamarli    l'Assessore,   articoli   "pedagogici",
  pre-raccomandazione:  fate questa  cosa  perché  poi  andrete  in
  Paradiso.
       Una cosa che  noi sconoscevamo come sistematica legislativa:
  l'articolo  "pedagogico".  Ma,  visto  che  l'Assessore  è  molto
  affezionato  a questa cosa, gliela  diamo  per  buona,  anche  se
  sappiamo  benissimo  che  gli  effetti  saranno  come  le  "grida
  manzoniane",  che quanto più si inaspriscono tanto meno producono
  effetti.
       Abbiamo, in definitiva,  fatto  qualche  calcolo, Assessore:
  circa 2000 miliardi di  oneri  non  coperti:  2000  miliardi, tra
  quelli che abbiamo e non abbiamo  citato.  E' lecito dire che con
  questa  manovra  abbiamo  fatto  dei   passi  in  avanti,  se  la
  paragoniamo a quelle del 2001  e  del  2000.  Ma  lei,  onorevole
  Assessore, si accontenta di poco,  di  troppo poco, perché  credo
  che per trovare un Governo della Regione siciliana che possa fare
  peggio  di  quello che ha gestito  il  2001  e  parte  del  2002,
  bisognerà  indire  un concorso  internazionale  di  idee,  per  i
  disastri che ha lasciato nelle  nostre  finanze.  Quindi,  non si
  gonfi il petto per il  fatto  che  realizza  qualche risparmio in
  più, perché  il problema che noi abbiamo è ben altro: è quello di
  un'aggressione ai nodi  strutturali  della  finanza,  della crisi
  finanziaria della Regione che in  questa  manovra,  almeno fino a
  questo momento, ancora non vediamo.

     PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,   prima   di  passare  alla
  discussione generale, desidero  comunicare  che  la presentazione
  degli emendamenti  di  iniziativa  parlamentare  al  bilancio, in
  molti casi, continua a fare riferimento ai capitoli piuttosto che
  alle unità previsionali di base, così come vuole la legge.
       Purchè  gli  emendamenti  siano  correttamente  compensati è
  orientamento  della  Presidenza - se  non ci sono osservazioni in
  merito -, ammettere   tali  emendamenti  alla  discussione, fermo
  restando che la variazione eventualmente approvata andrà riferita
  esclusivamente  all'unità  previsionale di base e non ai capitoli
  che  non  possono  essere  modificati  nella discussione in Aula.
       Considerati,  altresì,  i  tempi  ristretti  che  sono stati
  decisi per  la  discussione generale e per la presentazione degli
  emendamenti, la scadenza  di  domani,  giovedì  7  marzo alle ore
  10.00, vale  anche  per  gli  emendamenti  presentati dai singoli
  parlamentari.
       Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
       Desidero  ricordare che ogni oratore dispone di venti minuti
  per   il   proprio   intervento.
       Dichiaro aperta la discussione generale.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole Raiti.
       Non  sorgendo  osservazioni,  a  conclusione dell'intervento
  dell'onorevole  Raiti,  le  iscrizioni  a  parlare  si riterranno
  chiuse.

     RAITI.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  confesso
  sinceramente che  fa  un  particolare  effetto, a me deputato che
  affronto per  la  prima volta un argomento di questa portata e di
  questa  rilevanza,  intervenire  nella discussione generale della
  legge finanziaria e del bilancio di questa Regione, che segnano o
  dovrebbero  segnare una svolta nella gestione delle risorse della
  nostra  Regione.  Effetto  che viene assolutamente potenziato dal
  fatto che  dobbiamo discutere di un argomento di questa portata e
  di questa  rilevanza  di  fronte  ad  una  maggioranza che è così
  cospicua e  granitica  nei  numeri  ma  che,  di  fatto,  oggi si
  presenta sguarnita, con la sola presenza di qualche deputato.
       Certamente questo  non  è  un  segnale  che  va per il verso
  giusto,  certamente  è  un  segnale  che io ritengo assolutamente
  deprecabile. E   siccome   è  il  perpetuarsi  di  una  serie  di
  atteggiamenti che si protrae da diverso tempo, quando poi d'altra
  parte  ciascuno  di noi deputati, richiamando nei nostri discorsi
  il valore  alto  di  questa istituzione e la necessità di fare in
  modo  che  l'elezione  diretta  del  Presidente della Regione non
  depotenzi    l'istituzione    Parlamento   siciliano,   assistere
  costantemente   a   questo  tipo  di  comportamenti  che  segnano
  fortemente   l'assenza   della   maggioranza  e  del  Governo  in
  quest'Aula,  certamente  ci  deve  far riflettere;  non possiamo,
  infatti,  predicare e pretendere rispetto istituzionale in questa
  sede se  poi,  nei  momenti  cruciali,  di  grande  rilevanza, il
  Parlamento viene costantemente disertato.
       Allora, chiedo,  signor Presidente, a lei che ha la funzione
  di tutelare  il prestigio di questo Parlamento, di dire qualcosa:
  per favore, dica qualcosa e io vado oltre.
       Mi fa  assolutamente  riflettere,  poi,  la  decisione che è
  stata presa  nella Conferenza dei capigruppo l'altro giorno. Si è
  imposto  un  calendario  che  è  assolutamente  inconcepibile. Ci
  troviamo a  discutere  di  bilancio  oggi  6  marzo, ad esercizio
  provvisorio  scaduto; e  queste  responsabilità certamente non si
  possono  addebitare  alla  minoranza,  come certa stampa vuol far
  capire e  in  tal  senso  dà  palesi segnali nei propri articoli.
  Certamente   no,   perchè   noi  abbiamo  un  Presidente  ed  una
  maggioranza, ripeto, assolutamente corposa nei numeri che è stata
  eletta nel  luglio  dell'anno  scorso.  Vi erano degli impegni di
  legge, per  i  quali,  entro  il  mese  di  ottobre  del 2001, si
  dovevano  presentare  i  documenti  finanziari.  Se  questo non è
  accaduto  non   è  colpa  della  minoranza  ma  è  da  addebitare
  esclusivamente al Governo.
       Abbiamo   un  termine  di  paragone.  Presso  il  Parlamento
  nazionale vi  è  una  maggioranza simile, quella della Casa delle
  libertà, con  il  governo Berlusconi, del quale tutto si può dire
  tranne che  ha  disatteso  i  tempi parlamentari: essi sono stati
  eletti a maggio, ma è vero che entro dicembre di quest'anno hanno
  approvato  la  manovra finanziaria, l'hanno discussa, il bilancio
  va a regime,  e  qui oggi, 6 marzo siamo chiamati a ragionare sul
  bilancio   e   sulla   finanziaria   in  netto  ritardo,  scaduto
  l'esercizio   provvisorio,   con   tutti  i  pagamenti  bloccati.
  Certamente  è  una responsabilità forte, una responsabilità grave
  del Governo e nessuno si può nascondere dietro il dito, nè queste
  responsabilità  si possono spostare artificiosamente in capo alla
  minoranza.
       La minoranza è chiamata a  svolgere un ruolo propositivo, un
  ruolo di controllo, un ruolo  di  opposizione  ove  necessario, e
  deve avere i tempi giusti per  esaminare  le  cose.
       Il  calendario approvato dalla Conferenza dei presidenti dei
  gruppi parlamentari stona e stona fortemente; io non capisco come
  si  possa   fare  al  6  di  marzo  ad  imporre  una  discussione
  contingentata, con tempi limitatissimi per evitare - si dice - di
  bloccare  la  macchina  della Regione;  assolutamente non è vero.
  Io  ritengo che si debba responsabilmente ricorrere all'esercizio
  provvisorio e questo il Governo lo deve fare perchè, anche se noi
  limitassimo  la  facoltà  di dibattito, di ragionamento di questa
  Assemblea  nei tempi contingentati imposti dalla maggioranza, non
  avremmo fatto un lavoro utile alle istituzioni, non avremmo fatto
  un lavoro  utile  alla  Regione, perchè il tempo di ragionare, il
  tempo  di  riflettere,  il  tempo  di  valutare  gli  emendamenti
  certamente  ci potrà indurre a migliorare la manovra finanziaria:
  non si può fare tutto in 48 ore.
       Ma  anche  se  ciò  si  facesse,  io  invito  il  Governo  a
  riflettere, in  quanto  ciò  comporterebbe in ogni caso il blocco
  totale dei  pagamenti  fino  alla  fine di marzo;  noi inceppiamo
  sostanzialmente  l'economia di tutta quella parte degli operatori
  sociali-economici della  Sicilia che hanno una fonte di reddito o
  comunque un  giro di risorse finanziarie attraverso la Regione. E
  lo sappiamo  tutti  che è così  E anche se noi approvassimo tutto
  entro il  13  marzo,  così  come è auspicato dai capigruppo della
  maggioranza, ci  vorranno  due  giorni  di tempo per sistemare la
  documentazione,  per inviarla al Commissario dello Stato.  Quando
  la manovra  finanziaria arriva al Commissario dello Stato il 15 o
  il 16  marzo  certamente  viene  sottoposta  sub  judice, cioè ci
  saranno  quattro,  cinque  giorni  di tempo perchè il Commissario
  deve  verificare,   deve  valutare  e  noi  non  sappiamo  se  il
  Commissario impugnerà alcuni  articoli.  E,  quindi, non sappiamo
  se si innescherà un  meccanismo di sospensione.  Non lo sappiamo;
  ma sarà certamente probabile se molti di quegli articoli che sono
  stati  inseriti  dal   Governo   in  questa  finanziaria  saranno
  approvati dalla maggioranza.
       Così andremmo certamente al  20,  21  marzo,  se tutto andrà
  liscio,  senza impugnative,  il  bilancio  nella  migliore  delle
  ipotesi sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 22, 23 marzo,
  dopo di che sarà operativo.
       Vedete, il mese di  marzo, certamente, rimarrà assolutamente
  impegnato, non si potrà emettere nessun pagamento, nemmeno di una
  lira; io  ritengo  che questo deve far riflettere la maggioranza,
  deve   far   riflettere   il  Governo  perchè  noi  non  possiamo
  trasportare  gli  oneri  delle nostre carenze, della deficienza e
  della tardività  della  manovra  finanziaria  a  danno di tutti i
  soggetti economici,  a  danno  dei  siciliani: oltre il danno gli
  recheremmo una beffa insopportabile.
       Vado ad esaminare  complessivamente  il  ragionamento  della
  finanziaria.
       Ritengo  che  anche  il  processo  di  formazione  di questo
  strumento    finanziario  sia  fortemente   viziato. E qui   vado
  sostanzialmente   ad  integrare,  a  specificare  o  comunque  ad
  individuare   dei  parametri,  delle  basi  di  ragionamento  che
  certamente vanno a completare l'eccellente relazione dell'oratore
  di minoranza, onorevole Capodicasa.  Ma ci sono alcune cose che è
  necessario e opportuno sottolineare già fin da adesso.
       Noi  abbiamo  assistito, nel corso di  questi  mesi,  ad  un
  procedimento  strano.  Il  Governo   ha   mandato   all'Assemblea
  Regionale una finanziaria di ben 144  articoli.  Quegli  articoli
  sono  stati  esaminati  dal  Presidente  dell'Assemblea il quale,
  giustamente,  correttamente, per far valere la funzione, il ruolo
  di    quest'Aula, ne ha  dichiarati   inammissibili,   ai   sensi
  dell'articolo   73   ter   del  Regolamento,  una  miriade; li ha
  stralciati,  ha  fatto  dei  disegni  di  legge  collegati;  quei
  disegni di legge collegati  sono  andati nelle commissioni e sono
  rimasti  bloccati  perché   non   erano  materie  attinenti  alla
  finanziaria, perché  sappiamo  tutti  che  nella  finanziaria  si
  possono indicare  alcune materie, specificatamente individuate da
  legge pregressa.
       Noi,  in  Commissione,  non  abbiamo  ritenuto di affrontare
  alcuno  di quegli argomenti.  Purtuttavia, arriviamo oggi in Aula
  e   troviamo   reintrodotti   la   maggior   parte,  o  comunque,
  qualificanti   articoli   di   quella  manovra  che  erano  stati
  dichiarati improponibili dal Presidente dell'Assemblea.
       E allora io dico che qui qualche cosa  non funziona; noi che
  ci stiamo a fare, se il  Presidente  dell'Assemblea,  giustamente
  salvaguardando le prerogative di questo Parlamento,  ha detto che
  quegli  articoli  non  erano  ammissibili?  O  forse  è  cambiato
  qualcosa?  E allora, in relazione a  questo (e ce ne sono tanti a
  partire dall'articolo sulla  sdemanializzazione  e  via dicendo -
  tassa sul gas, tassa sul metano, lavori pubblici e così via -) io
  vorrei  che  anche   qui  il  Presidente  dell'Assemblea  dicesse
  qualcosa:  per favore ci dica  qualcosa   Che cosa è cambiato dal
  dicembre dello scorso anno ad  oggi?  Se  è  cambiato qualcosa io
  dico che noi  parlamentari dovremmo esserne portati a conoscenza,
  ma se qualcosa non è cambiato, quegli articoli non possono essere
  esaminati da questo  Parlamento,  dovranno  essere  stralciati  e
  rimandati alle Commissioni  perché  le Commissioni, in ogni caso,
  non  li  hanno  nemmeno   esaminati.   E   pertanto,  se  noi  li
  discutessimo oggi, oltre a ledere le prerogative, oltre a violare
  il disposto  del  Presidente  dell'Assemblea,  certamente avremmo
  violato le prerogative delle Commissioni.
       Che  cosa ci stanno a fare le  Commissioni  se  non  possono
  esprimere  il  loro  parere  sulle materie di propria competenza?
  Possiamo chiuderle   Non ha senso
       Ecco che  da  tutte  queste  cose  discende uno scivolone di
  questa Istituzione  verso il basso.  E io credo che questo non ce
  lo   possiamo   permettere,  non  se  lo  può  permettere  nessun
  parlamentare   dell'Assemblea  Regionale,  di  qualsiasi  partito
  faccia parte
       Detto questo, andiamo ad esaminare la  finanziaria  che  è a
  dir   poco  lacunosa,  così   come   brillantemente   specificato
  dall'onorevole Capodicasa. Vi sono una serie di norme e una serie
  di  articoli che sono campati in aria.  Noi  siamo  andati  oltre
  l'immaginario   Basti  pensare anche soltanto  ad alcune cose cui
  adesso  farò  riferimento,   ma   che,   nel   corso   dell'esame
  dell'articolato,  analizzeremo  in  maniera  più  specifica.  Noi
  sappiamo  bene  che  questa  finanziaria  è  fittizia  in  quanto
  contiene spese che non sono spese reali, che sono state accertate
  dall'Assemblea  già lo  scorso  anno,  quando  abbiamo  fatto  la
  manovra di aggiustamento di fine  anno.  Noi  sappiamo  che per i
  trasporti  abbiamo speso circa  300  mila  euro  e  invece  nella
  finanziaria ne abbiamo per  100  mila.  Per  quanto  riguarda  la
  pesca, il fermo tecnico della  pesca,  di  cui i nostri pescatori
  hanno   una   necessità    vitale,   se   ne   sospendessimo   il
  sovvenzionamento, certamente,  saltererebbero per aria, dal punto
  di vista economico  e  finanziario, moltissime famiglie di nostri
  pescatori.
       Quel  capitolo  relativo alla pesca è stato eliminato mentre
  noi sappiamo, dalle variazioni di bilancio dello scorso anno, che
  sono necessari 50 migliaia di euro.
       La  parità  scolastica.
       Il  Governo  si  è  pregiato, su tutti i giornali, nel corso
  della   campagna   elettorale,  in  ogni  convegno  possibile  ed
  immaginabile, a dire alle scuole cattoliche e non, che tiene alla
  parità  scolastica,  che  approverà  il buono scuola, che darà la
  possibilità  agli  istituti  privati  di competere con l'istituto
  pubblico.
       Condivisibile  o  meno,  questo  tipo di azione comporta una
  copertura finanziaria:  non  v'è  dubbio   E invece qui in questa
  legge  finanziaria  noi  abbiamo una copertura finanziaria pari a
  zero.
       Allora  dico,  o  si  prendono  in  giro gli operatori delle
  scuole  private  o  stiamo  facendo  un  falso in bilancio perchè
  sappiamo che questo deve comportare, certamente, una spesa, spesa
  che non è assolutamente indicata nel bilancio.

     CAPODICASA,  relatore  di  minoranza. Ormai è depenalizzato il
  falso in bilancio.

     RAITI.  Certo, siamo  nella  Casa  delle Libertà
       E andiamo alla formazione.
       Per  il capitolo della formazione sono previsti 150 migliaia
  di euro quando  sappiamo,  dal  bilancio  dell'anno  scorso,  che
  servono almeno 250 migliaia di euro.
       Ma  non  finisce  qui    Ci   sono  degli  errori  che  sono
  assolutamente molto più imponenti.
       Il  capitolo  della  sanità.
       Affrontiamo  il  capitolo della sanità dicendo:  mettiamo il
  ticket  sull'acquisto  dei  farmaci.  Condivisibile  o  meno è un
  balzello che noi stiamo mettendo ai siciliani.
       Io da questo punto di vista non sono assolutamente contro.
       Poi  diciamo: mettiamo il ticket sulle prestazioni di pronto
  soccorso.  Questo  ci  serve  per  colmare il deficit finanziario
  della sanità secondo i conti del Governo.
       Non  fa  una  piega se non il fatto che stiamo facendo delle
  misure politiche che possono non essere condivisibili, e da larga
  parte  di questo Parlamento certamente non lo sono, ma comunque è
  una responsabilità del Governo. Che ben venga
       Il  problema  è un altro. Si dimentica in questa finanziaria
  la  situazione complessiva della  sanità.
       Noi  abbiamo  nell'anno  2000 la bellezza di 800 migliaia di
  euro  di  debiti  pregressi,  per  l'anno 2000, e altrettanti per
  l'anno  2001. Come facciamo a pagare questi debiti pregressi? Qui
  ci  aggiriamo all'incirca su 2.000 miliardi. E' un buco enorme di
  cui   la  legge  finanziaria  non  si  occupa  assolutamente.  E'
  possibile  che   su   questo  non  si  dica  nulla?  Sono  debiti
  esistenti,  non  sono  debiti che possiamo stabilire che potranno
  esservi nel futuro o meno.
       Comuni  e  province.
       Anche  in  questo  settore  noi  ci troviamo assolutamente a
  disagio  per due ordini di motivi.
       Mi  giunge  voce,  da  molti comuni dell'Isola, che arrivano
  diffide dall'Assessorato degli enti locali ai comuni dicendo 'Voi
  dovete approvare il bilancio, siete in ritardo'.
       Ma  come  possono  loro  approvare  il  bilancio se manca lo
  strumento  principale  a  cui  fare riferimento, cioè il bilancio
  della Regione?
       La   Regione   inadempiente,   il   Governo   della  Regione
  inadempiente,  intima  e  diffida  i  comuni  ad  eseguire  e  ad
  approvare  uno strumento quando sappiamo tutti che non lo possono
  approvare  perché  non  si  conoscono gli stanziamenti che questo
  ente darà ai comuni e alle province.
       E'  una  vicenda  a dir poco kafkiana. Ma nonostante questo,
  nonostante questa imprecisione, noi ci troviamo poi a valutare il
  fatto  che  i  trasferimenti ai comuni sono ridotti in una misura
  paurosa.
       Come   potranno  fare  i  comuni  ad  affrontare  quest'anno
  finanziario   con  una  riduzione  così  cospicua  delle  risorse
  trasferite  dalla  Regione? Questo non gli si dice, questo non si
  paventa nel bilancio e nella finanziaria che stiamo valutando.
       Vi  è  poi  un  ragionamento  particolare  che  riguarda  la
  gestione  dei   fondi  di  Agenda  2000.  Qui  la  finanziaria  è
  assolutamente  lacunosa  e  queste  lacune  sono delle lacune che
  rischiano di fare perdere...

     PRESIDENTE. Onorevole Raiti, devo   invitarla a concludere.

        RAITI.  Sto  concludendo,  Presidente.  Rischiano  di  fare
  perdere alla Sicilia,  dicevo,  delle risorse ingentissime. Basta
  pensare che la  Regione  siciliana  doveva  spendere 500 miliardi
  entro il 31  dicembre  2001,  abbiamo  invece  una certificazione
  della spesa di 516 milioni su  un  impegno di 29 miliardi. Noi su
  un budget  di  risorse  disponibili, assolutamente indispensabili
  per innescare un  circuito  virtuoso nella Regione, abbiamo speso
  al 31 dicembre solo 516  milioni, e questo accade perché non sono
  stati  fatti  e non sono  stati  resi  operativi  gli  uffici  di
  certificazione.

     PRESIDENTE. Onorevole Raiti, ha già superato i 20 minuti.

        RAITI. Sto concludendo.  Mi  permetta  l'ultima  parte.  Io
  dico  solo questo: se noi  oggi  non  abbiamo  speso  quello  che
  dovevamo spendere e se noi entro il 31 ottobre 2002 non spendiamo
  3.500  miliardi  previsti   dagli  accordi  di  Agenda  2000  noi
  rischiamo - e certamente sarà  così  -  di  perdere il premio, la
  riserva di premialità che è stabilita nel 2003 se saranno spesi i
  fondi, e questi ammontano a circa il 10% della spesa globale.
       Vedete che il danno che si produrrà è un danno assolutamente
  enorme che noi non ci possiamo permettere e la cui responsabilità
  è assolutamente addebitabile  al  Governo  e alla maggioranza che
  continua a latitare e che continua, nonostante i programmi, a non
  risolvere i problemi dei siciliani.

     PRESIDENTE. La seduta è sospesa per un minuto.

   (La seduta, sospesa alle ore 18.22, è ripresa alle ore 18.23)

     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, se trascuriamo
  le  variazioni  di  bilancio  della  fine dell'anno scorso, sulle
  quali nessun  velo  pietoso  potrà  mai  stendersi  a  coprire le
  distorsioni   tecniche   e   politiche  che  hanno  ridotto  quel
  provvedimento  ad  una  legge  omnibus  per  soddisfare  tutte le
  esigenze   possibili,   tutte   le   esigenze  clientelari  della
  maggioranza,  la  manovra  finanziaria di bilancio che abbiamo in
  esame rappresenta  il primo banco di prova vero delle capacità di
  programmazione economica del Governo Cuffaro.
       E' stato detto  ai  siciliani  che  l'elezione  diretta  del
  Presidente della Regione avrebbe comportato una benefica ricaduta
  sul piano dell'efficienza come frutto diretto della stabilità.
       L'onorevole  Croce  ce lo ha ricordato stamattina sostenendo
  che con  questo  bilancio  si  avvia  un processo quinquennale di
  risanamento dei conti della Regione.
       Ebbene se dobbiamo  giudicare dall'avvio di questo percorso,
  non vi è alcun  dubbio  sulla  meta  alla  quale  inevitabilmente
  giungerà il sistema Regione:  il disastro economico e la paralisi
  amministrativa.
       I dati connotativi  di  questa manovra si possono riassumere
  nella  assoluta  assenza di qualsiasi capacità di programmazione;
  nella pervicace  insistenza  con  la  quale si reitera l'antica e
  deprecabile pratica del gonfiamento delle entrate, rivisitata qui
  con rinnovata fantasia dall'assessore Pagano;  nell'incapacità di
  aggredire  uno  qualsiasi  dei tanti nodi strutturali della crisi
  finanziaria  della  Regione,  dalla  politica  delle  entrate  al
  necessario   disboscamento   delle   tantissime  norme  di  spesa
  clientelare.
       Una  manovra sudamericana  fatta  di  entrate  virtuali,  di
  privatizzazioni selvagge, di  vendita  del  demanio regionale, di
  cementificazione del verde  agricolo,  di  ticket  sui  farmaci e
  sulle prestazioni ospedaliere e  tagli  agli  enti locali, che ci
  avvicinerà sempre più  all'Argentina piuttosto che ad una regione
  dell'Europa unificata.  L'Europa  sarà sempre più lontana, sempre
  più  distante.  Il resto  del  Paese  sempre  più  assente  dalla
  politica, dal compito di  ricercare  le soluzioni ai problemi più
  gravi dei cittadini siciliani.
       Cominciamo dalle cifre complessive.
       Il Governo vanta una riduzione rispetto agli anni precedenti
  del ricorso  al  mercato  che  si dovrebbe attestare su circa 413
  milioni di  euro, circa 800 miliardi di lire, derivanti per circa
  346 milioni  di  euro  dal rimborso  di  prestiti  e per circa 67
  milioni di  euro  dal  saldo netto da finanziaria a seguito della
  manovra.
       Quindi un saldo netto da finanziaria a seguito della manovra
  di 60 milioni di euro  è  tutt'alro  che  una manovra rigorosa ed
  articolata, così come  ci  diceva  stamattina  l'onorevole  Croce
  nella relazione di maggioranza.
       Ciò che  il  Governo  non  dice  è  che se il saldo netto da
  coprire risulta nullo, ciò avviene perché tra le maggiori entrate
  finali  ne  risultano conteggiate alcune che hanno il deprecabile
  vizietto di essere virtuali.
       Di questo  tipo  è  l'entrata  di circa 300 miliardi di lire
  previsti   a  seguito  della  cessione  dell'EAS,  ma  la  stessa
  sdemanializzazione   difficilmente   potrà  portare  nel  2002  a
  maggiori entrate per i circa 50 miliardi di lire previsti.
       Si tratta  di poste di entrata messe lì proprio per quadrare
  il  cerchio  secondo il principio delle deprecabili tentazioni di
  cui ci parlava stamattina l'onorevole Croce.
       Altre voci  di  entrata per altri circa 100 miliardi di lire
  rappresentano  i  classici  recuperi di risorse ad un colpo solo,
  incapaci  quindi  di  aggredire  nodi  strutturali: si tratta del
  recupero fondi di rotazione e dell'Azasi.
       Si raschia una pentola che probabilmente non si userà più.
       Mentre  sul fronte delle minori spese finali appare ridicola
  la riduzione di circa 20 miliardi di lire per la rideterminazione
  dei contributi.
       Sempre  sul  fronte  delle  entrate  appare  irrealistica la
  quantificazione  di  circa  240  miliardi  di  lire  collegata al
  cosiddetto   'tributo  ambientale'.  Insistiamo  sul 'cosiddetto'
  perché  ci  sembra  che  tale  ulteriore  balzello sullo sviluppo
  dell'Isola nulla  abbia  a  che fare con la difesa dell'ambiente,
  visto  che  peraltro aggredisce una delle risorse energetiche più
  pulite delle quali disponiamo.
       Su   questo  punto  si  è  dispiegata  la  fantasia  fertile
  dell'Assessore Pagano.
       In  Commissione e qui nel dibattito in Aula, stamattina, per
  bocca dell'onorevole Croce, nella sua relazione di maggioranza, è
  stato  sostenuto  che  un eventuale aumento del prezzo al consumo
  del  metano  in  seguito  all'apposizione  del  nuovo tributo, si
  sarebbe  spalmato  sui consumatori delle altre regioni italiane e
  quindi,  in  definitiva,  questa  nuova  tassa  sarà  pagata  dai
  calabresi.   Questo   è  quello  che  ci  ha  detto  la  fantasia
  dell'onorevole Pagano in Commissione.
       Stiamo  tranquilli:  se  noi  apponiamo  una nuova tassa sul
  metro cubo di condotta dei metanodotti, ci penseranno i calabresi
  a  pagare  questa  tassa.  Questa  tassa non inciderà minimamente
  sullo sviluppo  della  Sicilia,  come  se  le  altre  regioni non
  fossero già  pronte  a  rifarsi  apponendo  lo stesso tributo sul
  pezzo di metanodotto che attraversa il loro territorio
       Noi  siamo contrari all'introduzione di questo nuovo tipo di
  tasse.
       Peraltro, l'entrata che con grande incertezza ne deriverebbe
  non ha  alcuna  finalizzazione  ambientale stringente, risultando
  evidente la genericità  contenuta nel tentativo di finalizzazione
  del comma 1, dell'art.  6; la  realtà  è  che ancora una volta ci
  troviamo in presenza di una  entrata  incerta  che cade a pioggia
  sul bilancio con l'unico obiettivo di fare tornare i conti.
       Sembra  questa  l'ossessione  costante  con  la quale questo
  Governo,  questa  maggioranza, in  Commissione, in tutti i lavori
  preparatori   si  è  lasciata  guidare  per  giungere  oggi  alla
  formulazione   della   più  sgangherata  manovra  finanziaria  di
  bilancio  della  storia  di questa Regione.
       Lo  stesso  obiettivo,  cioè  quello  di  quadrare  i conti,
  l'ossessione onnipresente di questo Governo, viene perseguito con
  l'introduzione  del  ticket sulle prestazioni sanitarie.  Qui, il
  Governo  e  stamattina  l'onorevole  Croce  sono stati franchi ed
  espliciti: "Non  si  può  che  partire  dalla spesa sanitaria - è
  interamente   preso   dalla   relazione   di  maggioranza  -  per
  salvaguardare  i conti della Regione", detto in maniera franca ed
  esplicita.
       Questa   l'espressione   utilizzata   nella   relazione   di
  maggioranza,  anche  se, subito dopo, si avverte l'esigenza di di
  definire  i  ticket  una  "dolorosa  necessità".
       Il Governo ha cercato di tranquillizzare, di anestetizzare -
  sarebbe meglio  dire  -  dicendo  che  in definitiva la fascia di
  reddito  interessata  non è propriamente bassa anzi è medio-alta;
  che  le  prestazioni  di pronto soccorso interessate al pagamento
  del ticket  sono soltanto quelle che non comportano il ricovero e
  che    la   riduzione   della   spesa   sanitaria   è   affidata,
  essenzialmente,  al  potere  dissuasivo  dei ticket piuttosto che
  all'entrata ed inoltre che il ticket introdotto si attesta sul 50
  per  cento  di  quello previsto dalla normativa nazionale, salvo,
  poi  prevederne, nello stesso articolo, la possibilità di aumento
  sulla base di una semplice scelta dell'Assessore.
       Il Governo ha provato ad anestetizzare, a tranquillizzare ma
  non vi  è riuscito.  Pensiamo a quei cittadini che nel momento di
  scegliere   se   recarsi  o  meno  al  pronto  soccorso  dovranno
  improvvisarsi  medici, eseguire una autodiagnosi, stabilire se la
  patologia che  li  interessa  è di colore bianco, giallo, verde o
  rosso e poi  valutare  se  è  il  caso  di rischiare la vita o di
  pagare un  ticket:  francamente  non  credo  che  ci sia da stare
  tranquilli.
       Ma la  manovra  sulla  sanità non si esaurisce con i ticket,
  l'abbassamento  dei  posti  letto  a  quattro  per mille abitanti
  comporta la  perdita  di  più  di  mille posti letto in Sicilia e
  rischia di aggravare oltre ogni limite la situazione sanitaria di
  interi  territori della Sicilia già penalizzati dalla chiusura di
  presidi  ospedalieri realizzati dalla famigerata delibera 446 del
  dicembre del 1996; allora comuni come Adrano, Randazzo, Ramacca e
  decine  di  altri in Sicilia rimasero senza presidio ospedaliero,
  oggi la  stessa sorte aspetta decine di altri comuni.
       Questa  è  la ricetta che il Governo di centrodestra intende
  applicare   alla  sanità  siciliana:  'la  cura  del  taglio  con
  l'accetta'. Questo  è  il  destino  che  è  riservato a decine di
  presidi  ospedalieri  dell'intera  Sicilia; e  a cadere, sotto la
  scure,  saranno  proprio  quei  presidi  ospedalieri  più deboli,
  quelli   dislocati  nei  territorio  dove  difficilmente  si  può
  raggiungere  il  capoluogo  di  provincia,  dove più è necessario
  l'intervento  di  primo  soccorso,  dove  più  è necessario avere
  professionalità   a   disposizione   del   cittadino:   in   quei
  territori, in quei  comuni  oggi  questo  Governo,  pesantemente,
  interviene tagliando pezzi essenziali della struttura sanitaria.
       Della  sdemanializzazione  ho  già  accennato,  va aggiunto,
  tuttavia,  che  oltre  alla  svendita  del patrimonio immobiliare
  demaniale  prevista in questa finanziaria viene introdotto, nello
  stesso articolo,  al  comma 5, una vera e propria sanatoria - una
  sanatoria   camuffata  -  che  è  inaccettabile  sotto  l'aspetto
  generale  e  assume,  nella  fattispecie,  l'aspetto di una beffa
  economica.
       Ecco,  signor  Presidente, la  Regione che intende disegnare
  questo  Governo  e  questa  maggioranza,  la  Regione che intende
  disegnare  questo  centrodestra:  una  regione  dove  si tagliano
  migliaia di posti letto negli ospedali, dove il metano costerà di
  più,    dove   privatizzare   dipenderà   non   da   una   scelta
  dell'Assemblea, ma  dalla  volontà  di un Assessore - questo è il
  meccanismo  previsto  nella  finanziaria  senza  alcun  passaggio
  d'Aula -,  dove  in  verde agricolo, magari a ridosso di parchi e
  riserve  naturali, si possono moltiplicare alberghi e ristoranti;
  dove si  tagliano  i  fondi per gli enti locali e si moltiplicano
  gli  uffici  alle  dirette  dipendenze della Presidenza;  dove si
  istituiscono  premi  a  colpi  di  800  milioni  l'anno;  dove si
  spaccia  per impostazione del sistema pensionistico un'operazione
  di creazione  di  un  fondo  poco  chiara  e,  in ultima analisi,
  inefficace;  dove  ancora  si  ha  la  faccia  tosta di appostare
  risorse  risalenti  al cosiddetto 'decreto Goria'.
       E'  l'ennesima  beffa: si tagliano duecento e rotti miliardi
  agli enti  locali  per  dirgli  che è un accantonamento sui fondi
  globali, vedrete  che ve li daremo con i fondi del decreto Goria.
  Lo diceva  qualcuno  prima di me, si appostano entrate false e si
  camuffano   spese  reali;  si  diminuiscono  fittiziamente  spese
  reali, si  vanta  poi un ricorso al mercato ridotto rispetto agli
  anni  precedenti quando, in realtà, se dovessero essere appostate
  in  questo  bilancio  le  reali  entrate contenute nella manovra,
  sarebbe  necessario  un  ricorso  al  mercato di almeno altri 800
  miliardi  di  lire.
       Queste  sono  le  dimensioni  del  deficit  cui  porterà  il
  bilancio;  questa  la Regione che intende disegnare il Governo di
  centrodestra, una  regione  in  cui,  come chicca finale - questo
  l'onorevole Croce  probabilmente  poteva evitarlo: non si capisce
  per quale  strano  motivo, in un ragionamento che interessava una
  visione macroscopica  delle dinamiche finanziarie del bilancio di
  questa Regione  abbia inteso rilevarlo con particolare evidenza -
  si  ripristina  il  Fondo  miglioramento  servizi  della  polizia
  municipale.

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Caricato sui comuni

     LIOTTA. Non  solo  caricato  sui comuni, ma con una aggravante
  che  l'onorevole Croce chiama nella sua relazione "ripristino del
  fondo miglioramento servizi della polizia municipale" ciò che, in
  realtà, è  il  taglio di circa il 20 per cento non del fabbisogno
  ma del consolidato storico dell'indennità di pubblica sicurezza e
  della  scuola  regionale  di  pubblica  sicurezza  per la polizia
  municipale.
       Si taglia circa il 20 per cento e lo si chiama "ripristino".
  Questa è  la Regione che intendono disegnare questa maggioranza e
  questo Governo.  Noi  diciamo  no  a questa Regione e faremo ogni
  sforzo, in  Aula,  nella  battaglia parlamentare per modificare i
  contenuti di questa finanziaria.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
  facoltà.

     CRACOLICI.   Signor  Presidente,  credo  di  poter  dire  che,
  finalmente,  questo  Governo  e  la  maggioranza  che lo sostiene
  presentano il loro vero  volto: dopo le parole, i contratti fatti
  con gli elettori  siciliani  stiamo  passando ai fatti. E, con un
  gioco  di   parole,   mai  come  in  questa  occasione,  i  fatti
  smentiscono le parole.  Insomma,  la  parola  che  si  usa in una
  campagna elettorale,  i programmi, gli obbiettivi che si vogliono
  raggiungere, nel  tempo dell'elezione diretta, stanno vivendo una
  clamorosa smentita  con l'assunzione di decisioni che non si sono
  volute dire prima agli elettori.
       Aggiungo che io  sono  stato tra quei colleghi che qui hanno
  ascoltato  le  dichiarazioni  programmatiche del Presidente della
  Regione non appena elettoquando lui ci ha letto come un compitino
  svolto  le  stesse   parole  che  aveva  utilizzato  in  campagna
  elettorale; eppure eravamo già  dopo il voto, i siciliani avevano
  scelto, avevano indicato una maggioranza e un presidente e, però,
  si è continuato a far finta di nulla a non scoprire le carte.
       Adesso  cominciamo a vedere qual è il reale intendimento, il
  reale  gioco  con  il  quale  si intende amministrare e governare
  questa  Regione;  insomma  i  soggetti  sociali,  le  persone,  i
  cittadini ai  quali  si intende dare priorità e ai quali, invece,
  proporre  l'attesa, l'attesa di un tempo migliore, l'attesa forse
  di un mondo migliore.
       Un  bilancio  come  quello  della  Regione che pesa non poco
  nell'economia  complessiva  della nostra Isola, l'incidenza delle
  risorse  che  questa Regione investe in Sicilia, in qualche modo,
  determinano per oltre un quarto l'incidenza dello stesso prodotto
  interno lordo della Sicilia e, quindi, è indubbio che la crescita
  del nostro  PIL è certamente funzionale non solo alle risorse che
  spende la  Regione  ma  a  come  le  spende, a chi si rivolge, se
  quelle  risorse  sono  cioè in grado di promuovere nuovo reddito,
  nuova ricchezza, creare occupazione, garantire il lavoro a chi ce
  l'ha.
       Invece  dovete  dire  ai  siciliani,  agli  artigiani,  agli
  agricoltori,  ai  commercianti  che  avete  fatto  una scelta, la
  scelta  di  dire:  guardate, attendete, intanto ridimensionate le
  vostre imprese, intanto non vi aiutiamo e non determiniamo quegli
  incentivi   che   possano  consentire  ampliamenti,  che  possano
  consentire  ammodernamenti, che insomma possano consentire di far
  vivere  come  eguale  opportunità,  anche  per  gli  imprenditori
  siciliani, la sfida della competizione.
       A tutto  questo c'è un dopo, "si vedrà". Ed è la finanziaria
  che si  qualifica  non solo per i tagli a queste categorie ma, in
  qualche modo, introduce un sistema perverso in cui vengono negati
  anche quegli obblighi che la Regione ha nel trasferire competenze
  agli enti locali: agli enti locali si dice non solo "ti daremo di
  meno" o addirittura ci  inventiamo  una  posta  in  attesa  della
  soluzione di un ennesimo  conflitto con lo Stato, i trasferimenti
  della legge Goria, ma gli  si dice anche: "guardate, cominciate a
  fare da voi, a fare in proprio",  insomma  "ti  darò di più se tu
  sarai  in grado di prelevare  di  più  dai  tuoi  cittadini",  tu
  Amministrazione comunale,  Consiglio  comunale, aumentando l'ICI,
  aumentando la Tarsu, e aumentando  anche  magari  il canone che i
  cittadini pagano quando muoiono,  le  tasse funebri, il carro che
  accompagna i cittadini siciliani che passano ad altra vita.

     PREDENTE. E' macabro, onorevole Cracolici

     CRACOLICI.  E'   macabro   ma   lo  sa  perchè  faccio  questo
  riferimento? Perchè,  insomma,  ci  si  occupa  dei morti e ci si
  occupa dei  malati, i morti non possono parlare, i malati sono in
  una   condizione  di  sofferenza,  deboli  nel  rapporto  con  le
  istituzioni,  deboli  nel  rapporto  con  lo  Stato  non  sono un
  soggetto   politico,  sono  solo  utenti  e,  come  tali,  devono
  adeguarsi  alle regole, a quelle regole odiose che trasformano la
  malattia, la sofferenza in un elemento odioso di monetizzazione.
       Signor  Presidente,  qui  non c'è un fatto ideologico ma una
  scelta di campo.
       Lo   diceva  l'onorevole  Capodicasa.  E'  vero: il  sistema
  sanitario in  Sicilia,  come  in  altre Regioni, è un sistema che
  rischia di far collassare i bilanci degli enti, di far collassare
  cioè la capacità complessiva di governo di politiche che guardano
  ai cittadini e garantiscono ai cittadini i servizi.
       Ma mi chiedo, perché in Sicilia il primo atto che si compie,
  che  non è solo di  introduzione  del  ticket,  perché  a  questa
  parola ticket in fondo poi  ci  siamo  abituati:  per  anni,  gli
  italiani, ed anche i  siciliani,  eravamo abituati alle tremila o
  alle seimila lire da pagare  in  farmacia  per  i  farmaci, siamo
  stati abituati al ticket  su tutta l'attività diagnostica, eppure
  già il Governo di centrodestra a  Roma  ha  impedito  che  dal 1
  gennaio 2002 anche quell'odioso ticket fosse eliminato, così come
  era previsto dalla finanziaria del Governo di centrosinistra.
       Lo si mantiene ancora e  lo  si mantiene pure in Sicilia. Ma
  si introduce per la prima  volta  qualcosa che è odiosa, che come
  voi stessi ammettete non ha un'incidenza finanziaria.
       Oltretutto,  vorrei ricordare ai sapienti ed agli scienziati
  della medicina che l'introduzione del ticket sul pronto soccorso,
  inevitabilmente,  comporterà,  ai fini della organizzazione con i
  colori con i quali il cittadino dovrà decidere se pagare o essere
  esente,  delle  novità  su tutta l'area di emergenza siciliana e,
  quindi,  l'introduzione  di  figure  professionali che avranno il
  compito di  smistare  il  traffico, che non sono vigili urbani, e
  per legge devono essere infermieri professionisti.
       Insomma, qualche costo  aggiuntivo,  anche in questo tipo di
  organizzazione del servizio  ci  sarà,  per  la sanità siciliana.
       Eppure, si fa finta  di nulla.
       Si  introduce   questo   ticket  e,  contemporaneamente,  in
  Sicilia - non sono parole o cifre che do io, ma sono le cifre che
  ha dato  l'assessore  per  la  sanità in Commissione sanità - dal
  1999 oltre 1.700 operatori sanitari della sanità privata vivono e
  convivono   con   il   sistema   sanitario   pubblico  attraverso
  l'accreditamento   provvisorio  o  attraverso  la  proroga  delle
  convenzioni.
       Da tre anni, insomma,  in Sicilia si va avanti per proroghe.
  Vorrei  soltanto  citare un dato, anche questo non proviene dalla
  opposizione  comunista,  citato sempre dall'assessore alla sanità
  di  questo  Governo:  in  Emilia  Romagna,  come  in  Toscana, la
  quantità   di   operatori   in   regime   di   convenzione  e  di
  accreditamento supera la grande cifra di 52 per la regione Emilia
  Romagna e di 36 per la regione Toscana. In Sicilia siamo ad oltre
  1.700.
       Ma perché si mantiene il sistema della proroga?
       Perché non introdurre  le  norme  sull'accreditamento  e poi
  sulla autorizzazione tra le  ASL  e gli imprenditori della sanità
  privata?    Non    solo    ciò    consentirebbe    una   maggiore
  razionalizzazione  e forse anche una fuoriuscita di quella sanità
  del  sottoscala che c'è in Sicilia, ma sostanzialmente si mettono
  in discussione interessi consolidati. Allora, perché toccare fili
  che  possono  far  bruciare le mani?  E' molto meglio prendersela
  con  chi? Con l'utente, con colui che va magari nell'ambulatorio,
  con colui che andrà magari dallo stesso imprenditore della sanità
  che vive, convive con un sistema dell'accreditamento provvisorio,
  della   proroga,   e   le  norme  sull'accreditamento  annunciate
  continuano ad essere chiuse nei cassetti di questa Regione.
       Vedete il tema del  risanamento è un tema vero e soprattutto
  del risanamento della spesa  sanitaria.  Ma  il problema è contro
  di  chi  fate  questo  risanamento  e  a favore di chi pensate di
  mantenere il sistema consolidato.
       Questa è la scelta di campo. Insomma, i fatti smentiscono le
  parole,   quelle  parole  che  in  campagna  elettorale  venivano
  utilizzate.  Aggiungo:  introducete  con  la  norma, recependo la
  norma  della finanziaria nazionale anch'essa del Centrodestra, il
  fatto che  razionalizzate  i  posti  letto  ogni  mille  abitanti
  riducendo  in  Sicilia  oltre  mille  posti  letto  nella  sanità
  pubblica.  Contemporaneamente c'è un decreto del Ministro Sirchia
  che stabilisce  che  tutte  le  strutture ospedaliere che per due
  anni di seguito producono disavanzo gestionale vanno chiuse.
       Insomma, è  chiaro  come  volete risolvere il problema della
  razionalizzazione  dei  mille  posti  letto.  Lo volete risolvere
  chiudendo alcuni ospedali della Sicilia. A questo si aggiunge che
  contemporaneamente   lo   stesso   ministro,   di   concerto  con
  l'assessore  per  la sanità, decide di smontare la programmazione
  sulla  riorganizzazione  della  rete  dell'edilizia ospedaliera e
  sanitaria in Sicilia.
       Cioè, tutti  gli  obiettivi,  le  priorità  che  erano state
  definite  qualche  tempo fa, come ad esempio quello di consentire
  il  completamento  o  l'adeguamento  ai  fini dell'accreditamento
  anche delle  strutture  pubbliche  e,  quindi,  investire i 2.400
  miliardi  dell'ex  articolo  20  in  funzione dell'ammodernamento
  della rete edilizia ospedaliera  siciliana, si sono ridotti a una
  comunicazione del ministro,  attraverso  una  conferenza stampa e
  poi con una presenza  a  Palermo,  plaudito dall'assessore per la
  sanità, il quale ha  detto  che  quelle  risorse,  piuttosto  che
  utilizzarle per ospedali "che in fondo dobbiamo chiudere" è molto
  meglio utilizzarle per realizzare tre grandi poli di eccellenza.
       Insomma,   anche    qui    si    contrappone    l'eccellenza
  all'ordinarietà,   cioè   si  sostituisce  l'eccellenza  con  una
  territorialità  della  sanità  in  Sicilia.  Questo è un modello,
  un  modello  culturale,  però  pagherete  un  prezzo  per  questo
  modello.  Anche  perchè  voi  approverete la finanziaria, avete i
  numeri  per  approvarla,  avete  una  maggioranza  larga  che  vi
  consentirà di  approvarla, ma su questi temi noi sposteremo nella
  società siciliana quello che voi oggi state facendo smentendo ciò
  che avevate detto durante la campagna elettorale.
       Concludo  aggiungendo  che  c'è  un'altra chicca in nome del
  risanamento finanziario  che  viene  introdotta in maniera un po'
  nascosta nelle norme di questa finanziaria.
       Ovvero,  si  dice  che  tutti  i  servizi  strumentali della
  sanità,   delle  aziende  sanitarie,  delle  aziende  ospedaliere
  possono essere esternalizzate.
       Intanto,  quando  parliamo  di  tutti i servizi strumentali,
  parliamo   della   sanità.   Persino  i  primari  possono  essere
  esternalizzati secondo questo principio.
       Noi  conosciamo  che  cosa  sono  il principio ed il sistema
  dell'esternalizzazione la  quale non ha mai prodotto risparmi, ha
  prodotto la costruzione di un blocco di potere in Sicilia.  Anche
  in Sicilia,  infatti, la privatizzazione non avviene in un regime
  vero, di competizione, di  mercato, avviene in regime di monopoli
  che si vanno realizzando  e  garantendo.  Quindi,  si prevede che
  per  i  prossimi  tre   anni   le  aziende  sono  autorizzate  ad
  esternalizzare ciò che vorranno  e  come  vorranno  sia affidando
  direttamente  a privati  sia  realizzando,  con  un'altra  norma,
  società miste con i privati per gestire insieme questi servizi.
       Il mio  ragionamento  non  è  frutto  di  una contrarietà al
  rapporto, alla presenza accanto al pubblico anche del privato, ma
  qui  si   sta   facendo  una  scelta  di  campo,  una  scelta  di
  smantellamento, una  scelta  di  ridimensionamento che nulla ha a
  che vedere con le scelte di risanamento finanziario.
       Infine, per completare l'opera, oltre alle cose che sono già
  state ricordate  da  chi  mi  ha preceduto, che sono contenute in
  questa  finanziaria, dai trucchi contabili che rasentano il falso
  in  bilancio, attraverso  i  quali  si  iscrivono  delle  entrate
  fasulle, al fatto che con questa finanziaria si introducono norme
  che nulla  hanno  a  che  vedere  con  la  finanziaria  stessa; a
  cominciare  da  quella  che  io  definisco  una "norma-vergogna",
  ovvero, la  possibilità di realizzare in verde agricolo qualunque
  attività di tipo imprenditoriale.
       Noi  stiamo  dicendo e stiamo mettendo la parola "fine" alla
  pianificazione  e  alla  programmazione urbanistica; di questo vi
  dovete  assumere  una  grande  e  grave responsabilità. Credo che
  sarebbe  stato  più  coerente da parte vostra aggiungere a questa
  norma la  possibilità che si sciolgano tutti gli enti e tutti gli
  organi   che  sovraintendono  alle  pianificazioni  comunali  con
  l'attività  approvativa  o  consultiva ai fini dell'approvazione,
  dal CRU ad altri organi previsti dalla Regione, anche ai consigli
  comunali perchè l'atto lo firma direttamente il sindaco.
       Insomma,  tutto  questo  lo  fate  nello spregio delle norme
  regolamentari e  io  sono  colpito dal fatto che la Presidenza di
  questa  Assemblea,  che  in  un  primo  momento  aveva  giudicato
  irricevibili   alcune  norme  contenute  nel  testo  del  Governo
  presentato all'Aula,  abbia  oggi  consentito che tali norme, che
  nulla hanno  a  che  vedere  con  una  ragione finanziaria, siano
  contenute  nella finanziaria stessa.
       L'ultima che credo possa costituire uno dei precedenti è una
  delle modalità  con  le  quali questo Governo intende rapportarsi
  con l'Aula, non  con  la  minoranza  o  con la maggioranza ma con
  l'Aula tutta;  noi  abbiamo una finanziaria che è stata riscritta
  grazie  alla  presentazione  di  alcuni  emendamenti del Governo,
  che non  sono  mai  venuti alle commissioni di merito. Esiste una
  nota firmata  dal  Presidente  del  Commissione  Sanità  che pone
  questo tema a  cui  l'Ufficio  di Presidenza ha il dovere di dare
  una risposta perchè questo costituisce un elemento di merito e di
  futuro  nel  rapporto  dell'organizzazione  dell'Aula e delle sue
  commissioni ai  fini  di  determinare,  così  come il Regolamento
  prevede, la possibilità di esprimere le valutazioni di competenza
  sulle norme che vengono proposte dal Governo.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Papania. Ne ha
  facoltà.

     PAPANIA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, le relazioni
  di maggioranza  e  di  minoranza  che sono state svolte, ciascuno
  certo per la sua parte, a difesa certamente dell'uno o dell'altro
  schieramento,   hanno   senza   dubbio   prodotto  una  serie  di
  delucidazioni sull'attività  che in commissione è stata svolta e,
  anche,  perchè  no,  mi  riferisco  in particolare all'intervento
  dell'onorevole  Capodicasa,  qualche  annotazione  tecnica  sulla
  necessità di  rivedere  anche alcune norme che riguardano proprio
  l'assetto del  bilancio, il modo con il quale viene presentato in
  Aula, la funzionalità stessa del Parlamento.
       Proprio per la dovizia di particolari con cui tutto questo è
  stato  svolto  io  mi limiterò a qualche breve considerazione per
  qualche aspetto specifico.
       Che  la manovra finanziaria non abbia carattere strutturale,
  credo non possa  essere messo in dubbio da alcuno. E' stato fatto
  un tentativo  di  definire  finanziaria  di rigore quella che non
  poteva che  essere,  a legislazione vigente, una manovra tendente
  ad includere,  nel  bilancio  del  2002,  alcune poste in entrata
  quali che fossero, indipendentemente dalla loro reale possibilità
  di  essere,  quanto  meno, identificate come competenza nell'anno
  2002.
       Vedete,  si  potrebbe anche discettare sulla possibilità che
  queste   somme   nel  corso  degli  anni  futuri  possano  essere
  incassate,  ma  certamente  alcune di queste nel 2002 non possono
  dar  luogo  a  nessuna  possibilità  di  entrata.
       In commissione bilancio non c'è stata una serena discussione
  come la  definisce  il  suo  presidente; c'è stata da parte dello
  stesso  la   saggezza   di  cercare  di  comprimere,  per  quanto
  possibile,   ogni   tentativo   prevaricatore   da   parte  della
  maggioranza. Ma  c'è stata permanente, costante una volontà della
  maggioranza quasi di intimidire i deputati della minoranza per il
  fatto che  erano  in  tanti,  che  comunque potevano approvare la
  manovra ed  il  bilancio,  che  comunque  si  doveva finire entro
  un'ora, entro  stasera, entro quando dicevano loro.
       Entro quando?  Io  dico  che  una  manovra  finanziaria e un
  bilancio seri non si approvano entro un "quando", ma si approvano
  con la  consapevolezza che, specie nei momenti delicati, ciascuno
  ha contezza  di  quello  che  deve  fare,  per  dare  il  proprio
  contributo, sia appartenente alla maggioranza che alla minoranza,
  al fine  di  redigere  un documento contabile serio, efficiente e
  che serva davvero, come dicono alcuni deputati di maggioranza, al
  popolo siciliano.
       L'opposizione  è  stata  responsabile, ha tentato di dare il
  proprio  contributo  per  migliorare  il  testo  che  ci  è stato
  proposto, in  qualche  caso  ci  è  riuscita. Vorrei ricordare il
  miglioramento della  norma  sugli  enti  locali,  quella  che  ha
  definito che  per  i  criteri  individuabili per la riduzione dei
  posti letto  in  Sicilia,  a  seguito  della  norma nazionale che
  riduce i  posti  letto  negli  ospedali,  abbiamo  tentato di far
  comprendere che  non  era possibile che questo avvenisse soltanto
  sulla base  degli  indici  di redditività e di disoccupazione dei
  comuni ed  è stato aggiunto "e di impatto sociale".
       Io suggerirei  a tanti deputati, anche della maggioranza, di
  riflettere  su   questo   tema   perché   certo  non  può  essere
  indiscriminata la riduzione dei posti letto negli ospedali, anche
  nel rispetto  delle  norme  nazionali  e  non  può certamente non
  tenere conto  di  alcune  situazioni  particolari  che  pur  sono
  presenti in  Sicilia. E in questo senso, presenteremo anche degli
  appositi emendamenti.
       E'  stato  già detto dal relatore di minoranza delle entrate
  una tantum:  dall'EAS, ai fondi Irfis, all'Azasi, al contenimento
  delle spese  fittizie  che  sono state indicate, come per esempio
  quelle del funzionamento degli uffici. Voglio vedere come si farà
  a spendere  di  meno  per  far  funzionare  gli uffici
       Credo che  alcune  di queste siano spese obbligatorie, altre
  siano entrate  che  l'assessore  Pagano  per  primo non potrà non
  riconoscere, per onestà intellettuale, che sarà davvero difficile
  includere nel bilancio di competenza del 2002.  Lui probabilmente
  avrò pensato  che  comunque  il  bilancio  doveva quadrare. Ma su
  questo io credo  che  bisogna  anche  fare  in modo che sia utile
  riflettere su  due  questioni.
       Io penso che questo Parlamento farebbe bene anche ad elevare
  il   tono   della   propria   riflessione   su  alcune  questioni
  sostanziali:  una  è  quella  che  riguarda le cosiddette entrate
  fittizie.  Vedete,  un  bilancio,  voi lo sapete meglio di me, si
  può far  quadrare  con  delle  previsioni  di  entrata  che siano
  compatibili con le norme, anche se non in effetti riscuotibili. E
  però, questo  l'Assessore  Pagano  in particolare lo sa meglio di
  me, denota  una manovra che non ha una sostanza apprezzabile.  La
  terminologia  inglese dice, anzi l'Assessore Pagano, substance, e
  cioè lo  dice  con  una  bella  parola  che  esprime  un concetto
  complesso che  si  traduce in termini economici in effettività ed
  economicità.
       Cioè le cose che  scriviamo, per  essere  funzionali  ad  un
  bilancio, devono  avere  una  loro  effettività  ed  economicità.
  Debbono  produrre  un  risultato;  non  debbono  essere  soltanto
  questioni cartacee, ma debbono essere vere e reali.
       Io credo che sulla substance di questo testo ci sia molto da
  riflettere e  non  solo,  vorrei dire su questo testo, ma proprio
  sul concetto stesso che riguarda l'attività di questo Parlamento.
       Il secondo  elemento  di  riflessione  su  vorrei che l'Aula
  ponesse più  attenzione,  è la questione della emendabilità delle
  manovre finanziarie.
       Su questo argomento sono stati scritti tantissimi libri e la
  questione  della  emendabilità  della  manovra  finanziaria è una
  questione molto  seria.  La  via che percorre questa Assemblea, e
  cioè la  votazione  di  un  bilancio  a legislazione vigente e la
  successiva  votazione  di  una  manovra  finanziaria indicano una
  impossibilità  di incidere realisticamente sul tessuto connettivo
  delle poste di  bilancio e su quello che le poste di bilancio poi
  significano per le politiche da portare avanti nella Regione.
       Se la tesi  fosse  quella che precedentemente veniva portata
  in  atto, e  cioè  approvazione  della  manovra  finanziaria  con
  l'acquisizione della  consistenza  delle  somme  utilizzabili nel
  bilancio in forma di  spesa,  la successiva nota di variazione ed
  infine   l'approvazione   del   bilancio,  avremmo   un   insieme
  tecnicamente perseguibile  che consentirebbe, con le ristrettezze
  di bilancio  presenti nella nostra Regione, di poter procedere ad
  una  serie  di  miglioramenti  del  testo  e  quindi  anche  alla
  emendabilità del testo stesso.
       Procedendo invece come si  procede in questa fase, e come si
  procede in altri luoghi parlamentari, noi andiamo ad approvare il
  bilancio a legislazione  vigente  e successivamente approviamo la
  manovra finanziaria.
       L'approvazione della  manovra  finanziaria  come  diventa in
  questo modo? Diventa una  manovra  finanziaria  in  cui  c'è  una
  ipertrofia dell'attività  emendativa, una attività emendativa che
  non può che  essere  microsettoriale  e localistica, una attività
  emendativa  che  porta   all'Aula   un   elevatissimo  numero  di
  votazioni.
       Credo allora  che  sulla modalità di affrontare il bilancio,
  di definirne,  oltre  che  il contenuto economico, anche lo stato
  patrimoniale,  di   definire  la  logica  che  deve  seguire  per
  l'approvazione  dei documenti contabili dell'Aula, dovremmo anche
  riflettere sulla relazione che ciò ha tra la reale possibilità di
  incidere sul  tessuto  del bilancio e sulle politiche siciliane e
  quella che  invece  non  si  ha  quando,  con  le ristrettezze di
  bilancio,   si   approva  il  bilancio  a  legislazione  vigente,
  successivamente si  approva la manovra finanziaria che diventa di
  per sè  non  emendabile  nonostante ormai le politiche economiche
  d'Europa segnino con perfetta evidenza che le manovre finanziarie
  sono emendabili, debbono contenere la possibilità di incidere nel
  tessuto del  bilancio  e debbono essere predisposte in guisa tale
  che qualsiasi parlamentare possa concorrere alla formazione di un
  testo della finanziaria migliore di quello presentato.
       L'accezione della manovra,  così come ci è stata presentata,
  dà luogo, per logica  conseguenza, ad  una  elencazione  di fondi
  globali  fittizi.   I   fondi  globali  appostati  nelle  tabelle
  finanziarie dicono  che  vi  sono  fondi che fanno riferimento al
  DPEF e  si  presume  che  saranno  offerti  all'Aula  per qualche
  emendamento   microsettoriale  o  localistico,  la  qual  pratica
  certamente non è delle più nobili. Vi sono quelli appostati per i
  testi del  Governo,  per  cui riteniamo che quest'ultimo dirà che
  non  sono  assolutamente  emendabili  perché  dovrà  difendere la
  bandiera che  così bene ha portato avanti in campagna elettorale;
  vi sono  altri  che  vengono  accantonati,  si dice, per i lavori
  socialmente utili, per le borse di autoimpiego, tutte le cose che
  riguardano i  precari  e  che  probabilmente è chiaro a tutti che
  sono somme  che  riguardano leggi di rifinanziamento e che perciò
  sono stati  accantonati,  in  modo,  oserei dire, suggestivo, per
  dire sì ci sono dei fondi globali.
       In effetti così  non  è  perché  le norme di rifinanziamento
  bisognerà farle  e  questi  fondi accantonati non bastano nemmeno
  per quelle norme di rifinanziamento che sono indispensabili.
       Vi sono poi spese non comprimibili e che invece nel bilancio
  vengono comprese. Sono le somme che riguardano comuni e province,
  i contributi  alle  imprese  su  nuove  assunzioni, la formazione
  professionale, la legge sui disabili che al titolo II della Legge
  regionale 24/2000 era  così  ben  elencata e che è stata lasciata
  totalmente priva di  ogni copertura finanziaria e tutti i sistemi
  di protezione sociale più in generale.
       Come potete  ben vedere, colleghi parlamentari, si tratta di
  una serie di  questioni  che  investono la responsabilità di ogni
  singolo parlamentare che investiranno anche la responsabilità del
  Governo e che  ci imporranno nei giorni a seguire di guardare con
  maggiore attenzione  ogni  singola  posta  di  bilancio perché ci
  troveremo la pressione delle categorie sociali che protesteranno,
  certamente,  per  queste  compressioni  all'interno  del bilancio
  oppure dovremo dire che non ce ne siamo accorti.
       Io penso che  l'opposizione  se  ne accorge, penso che se ne
  accorge  anche   il  Governo,  vorrei  invitare  ciascuno  a  non
  strumentalizzare per  la  propria  parte  questioni  che  sono di
  grande importanza.
       L'Assessore Pagano  e  il presidente Cuffaro hanno più volte
  detto che questa  era  la finanziaria del rigore. Hanno detto che
  sarebbe servita per  risistemare  i  conti della Regione. Io dico
  che non è né  del  rigore  né di punizione, che è una finanziaria
  rabberciata, fatta  con  alcuni conti che si sono sistemati qua e
  là tanto  per ottenere una quadratura di bilancio che non risolve
  alcun problema, che introduce un sistema vessatorio di tassazioni
  inutili che  non serviranno nemmeno per fare quadrare il bilancio
  e che  costituisce  un  tentativo  inutile  di  giustificare  una
  tendenza che non mi sembra giustificabile.
       Pertanto, voglio  dire al Governo e ai colleghi del Governo,
  non impediteci nella fase che seguirà di contribuire a migliorare
  per quanto  possibile questo testo che certamente non è adeguato.
  Cercate di  non  fare  come  dice la scrittrice siciliana Silvana
  Grasso, come coloro che identificano "la pupa di zucchero" che si
  regalava, ricorderete  tutti  per  la  festività  dei  'morti' ai
  bambini e  probabilmente  qualche volta alle fidanzate tanti anni
  fa, che sembrava  molto  bella e  solida  ma era di zucchero. Nel
  citato libro ad un certo punto si può leggere . "...bastavano due
  gocce di  saliva  per  farla  squagliare". Io dico che per questo
  Governo e per questo Parlamento certamente non servono le pupe di
  zucchero ma  serve  da parte di ciascuno maggiore responsabilità,
  maggiore apertura  e  la possibilità di potere contribuire a fare
  un testo migliore che davvero serva ai siciliani.

     TRICOLI. E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TRICOLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  la  legge
  finanziaria che  stiamo  esaminando  è  una legge che ha avuto un
  iter  parlamentare piuttosto complesso e direi anche estremamente
  sofferto.
       Ricordo a  me stesso, signor Presidente, che viene trasmesso
  dal Governo  all'Assemblea  regionale  questo  disegno di legge e
  viene   inviato   alle   Commissioni   parlamentari  per  l'esame
  stralciato in  numerose  delle  sue  parti.  Non  solo,  c'è  una
  riunione  convocata  dal vicepresidente dell'Assemblea, onorevole
  Fleres, oggi presidente di turno, che invita, ed eravamo presenti
  tutti i  presidenti  delle  Commissioni, al rispetto dei principi
  stabiliti  con  quella  decisione del Presidente dell'Assemblea e
  che poi  sono sostanzialmente i principi cui si informa il nostro
  Regolamento   parlamentare,  ossequioso  anche  della  legge  che
  istituisce il disegno di legge finanziaria.
       Nel momento in  cui  le Commissioni parlamentari prendono in
  esame  il  disegno   di  legge  si  attengono  alle  disposizioni
  stabilite  dal   Presidente   dell'Assemblea.   Non  prendono  in
  considerazione,  quindi,  lo   stralcio   che   viene   posto  in
  discussione nelle  sedute  successive; non solo, ma il Presidente
  della Commissione  e,  in  questo  caso il sottoscritto, dichiara
  improponibili tutti  gli  emendamenti  che  non sono in linea con
  quel principio fissato dal Presidente dell'Assemblea.
       Alcune parti  di  questo disegno di legge che giunge in Aula
  dalla Commissione  Bilancio,  facenti parte del I stralcio, e che
  il   Presidente   dell'Assemblea   ha   inserito  nel II stralcio
  invitando,  quindi,  le Commissioni parlamentari a non esaminarlo
  ma ad esaminarlo in un momento successivo.
       Dirò di più.  In un caso specifico - e sono gli articoli 53,
  54 e 55  di  questi  disegni  di  legge  -  il  Presidente  della
  Commissione,  e  segnatamente  il  sottoscritto,  ha  convocato i
  soggetti  interessati,   le   categorie  interessate,  i  diretti
  beneficiari del provvedimento legislativo.
       Cari colleghi,  vorrei  capire quale deve essere il ruolo da
  noi  esercitato  all'interno  di  questo Parlamento.
       Potrei fare un'eccezione formale in quanto questo disegno di
  legge  che   giunge   in  Aula  non  è  rispettoso  dei  principi
  regolamentari; potrei  fare  anche  un  richiamo  alla  legge, ma
  preferisco  richiamarmi  al principio del 'gentleman's agreement'
  che abbiamo  stabilito  in  quella  riunione  e al quale ci siamo
  attenuti  scrupolosamente  secondo le disposizioni del Presidente
  dell'Assemblea.
       Chiedo formalmente  dunque  lo  stralcio  di quelle parti di
  questo disegno  di  legge,  vale  a  dire l'inammissibilità degli
  articoli poc'anzi  citati,  che  non  sono  state esaminate dalle
  Commissioni non  perché  esse non lo hanno voluto fare, ma perché
  sono state espressamente invitate a non esaminarle.
       Nei casi, in particolare, degli articoli 53, 54 e 55 vi sono
  norme in contrasto con quelli che sono i desiderata, unanimemente
  manifestati dalle categorie interpellate in Commissione.
       E mi  dispiace  dire queste cose perché molto francamente il
  lavoro svolto  dall'Assessore  per il bilancio e le finanze, e mi
  fa piacere  sottolinearlo,  è  stato un lavoro egregio, un lavoro
  che si  è  sforzato  di introdurre norme che tendono a modificare
  quell'assetto  ingessato  della  legislazione  regionale  che poi
  determina una  spesa  pazzesca  che  non  siamo  più  in grado di
  sostenere. Il disegno di legge finanziaria è un provvedimento che
  condivido nell'impostazione  del  suo  assessore, però, e lo dico
  anche  con  amarezza,  richiede  grandi  sacrifici alle categorie
  produttive siciliane.
       Mi chiedo  inoltre  come  mai  pur svolgendo un lavoro molto
  capillare  nella  Commissione  'Attività produttive' alcune norme
  che   non   prevedono   spesa   ma   altrettanto  importanti  per
  l'attivazione della spesa che erano state approvate all'unanimità
  in Commissione,  non sono state inserite. Mi riferisco a due, tre
  articoli   che   potevano   trovare   ingresso  in  questa  legge
  finanziaria e  che  non sono state inserite ma sono state espunte
  in modo,  direi, autonomo, scavalcando anche le che specifiche da
  parte della Commissione bilancio.
       Signor Presidente,  devo  dire che condivido la filosofia di
  questa legge finanziaria così come il Governo l'aveva impostata e
  l'assessore per il bilancio  e  le finanze l'aveva impostata, che
  lavorando con grande impegno  ha  cercato  di mettere a punto una
  legislazione  che  modificasse   il   regime  della  spesa  nella
  legislazione regionale che  poi viene aggredita dalla Commissione
  con  interventi  estemporanei  scavalcando  le  competenze  delle
  commissioni di merito.
       E  soprattutto  in  taluni  casi  arrecando  grave  danno  a
  categorie  produttive,  ripeto   quei   soggetti  auditi  in  III
  Commissione e che,  unanimemente, hanno detto che la legislazione
  che riguarda il  gas,  l'autotrazione,  la  materializzazione non
  poteva essere fatta in quel modo e, cari amici, sono le categorie
  produttive  di  questa   Regione   Sono,  cioé,  coloro  i  quali
  lavorano,  si impegnano,  danno  il  consenso  anche  alle  forze
  politiche, non sono i  grandi  gruppi  industriali,  non  sono le
  grandi lobby internazionali del  petrolio, sono le persone che si
  alzano alle 4, 5 del mattino, lavorano e producono un reddito che
  contribuisce al PIL della Regione siciliana.
       Signor Presidente, credo  non  possa  essere  superata  tale
  obiezione, alla luce  del  nostro  Regolamento,  alla  luce della
  legge e, comunque, poiché  in  alcuni  casi  è  accaduto  che  il
  regolamento  e la legge  siano  stati  superati  da  un  consenso
  unanime  dell'Assemblea,  chiedo,   in  questo  caso,  che  venga
  rispettato quel principio  per  cui, comunque, non possono essere
  inserite in questo disegno  di legge finanziaria quelle norme che
  non sono state neppure esaminate dalle commissioni: ribadisco gli
  articoli 53, 54, 55  e  l'articolo 47, il cui spirito francamente
  non ho capito e vorrei  che  qualcuno  me  lo  spiegasse
       Chiedo   invece   che   venga   affrontato   nel   dibattito
  dell'Assemblea il disegno di  legge finanziaria e che esso sia in
  linea con i principi  regolamentari  e  con  la  legge istitutiva
  della finanziaria in  modo,  soprattutto,  da  non  scavalcate le
  commissioni di merito.
       Signor Presidente, mi  chiedo  a  cosa serva convocare tutti
  questi addetti, tutti  questi  lavoratori,  tutti questi soggetti
  interessati che provengono da  tutte  le  parti della Sicilia per
  essere ascoltati in  terza  Commissione, dopodichè la Commissione
  bilancio che non ha titolo ad intervenire in questa materia opera
  stravolgendo i principi sui  quali  si  erano  attenuti  tutte le
  forze politiche presenti in Commissione.
       Sul merito del bilancio nessuna - o quasi - dei suggerimenti
  della  Commissione  è stato approvato dalla Commissione bilancio.
  Io qui però non voglio fare facile demagogia. Capisco benissimo i
  problemi oggettivi del  bilancio della Regione; capisco benissimo
  quali sono state le  difficoltà  in  cui  si  è  dovuto imbattere
  l'Assessore per il bilancio e, naturalmente, mi auguro che alcuni
  problemi importantissimi per la vita della nostra Regione vengano
  affrontati successivamente  in  collaborazione  con l'Assessorato
  del bilancio. Infatti,  occorre  rimettere  in  moto  il circuito
  produttivo  di   questa  Regione  attraverso  quei  finanziamenti
  indispensabili.
       Io, purtroppo, al tempo in cui ero assessore per il bilancio
  e le finanze ho avuto la disgrazia, se mi consente, di imbattermi
  in  un  assessore   per   la   cooperazione  piuttosto  coriaceo;
  difficilmente veniva superato  dalle  logiche del bilancio. Bene,
  oggi siamo in una  fase  ancora  più  avanzata.  Fa  bene  quindi
  l'assessore  per  la  cooperazione  ad  avere  maggior  senso  di
  responsabilità. Però non  c'è  dubbio che alcune questioni devono
  essere affrontate.
       Non ha senso, lo dico traducendo un po' il mio ragionamento,
  che noi teniamo in piedi  la CRIAS che ha già, credo, migliaia di
  pratiche approvate dal consiglio di amministrazione e che non può
  finanziare  perché  non vi  sono  i  soldi.  Stiamo  parlando  di
  credito di esercizio: quei venti, quaranta, cinquanta milioni che
  servono al commerciante,  all'artigiano  per  mandare  avanti  la
  bottega, per mandare  avanti  il  negozio.  Non  stiamo  parlando
  dell'AGIP o delle grandi  industrie  del  petrolio che entrano in
  campo con gli articoli  che  oggi  sono qui riportati nella legge
  finanziaria. Stiamo parlando del piccolo imprenditore che si alza
  la mattina e deve fare i  conti con la propria cassa; deve fare i
  conti con gli  impegni che deve rispettare quotidianamente.
       Occorre  dunque  fare   pure   un  ragionamento,  anche  con
  l'assessore    per    il    bilancio,    anche    successivamente
  all'approvazione di questo  bilancio,  di  questa finanziaria per
  capire quale deve essere  il ruolo dell'artigianato, il ruolo del
  commercio,  delle   categorie  produttive  che  costituiscono  la
  colonna vertebrale della nostra economia.
       Anche sulla pesca  occorre  fare un ragionamento importante.
  Proporrò, in particolare, un emendamento di 400 milioni che serve
  a finanziare l'articolo  144  della  legge  regionale 32/2000. Mi
  auguro che l'assessore per  il  bilancio trovi questi 400 milioni
  in quanto essi sono  indispensabili  per  la  operatività  e  per
  rendere effettivamente funzionale il fermo biologico. Altrimenti,
  avremo un fermo  biologico  assolutamente  scollegato  rispetto a
  quella che è la  realtà  produttiva  ed,  appunto,  biologica dei
  nostri mari.
       Riproporrò inoltre due  emendamenti  che  pur non prevedendo
  aalcuna  spesa  servono   invece   per   attivarla.
       Chiedo al presidente,  ovviamente  come  ho  anticipato, una
  decisione, naturalmente nelle sedi  opportune  e  con i tempi che
  egli riterrà opportuni, sulle  questioni che ho sollevato in modo
  formale in quest'aula.

     PRESIDENTE.   Onorevole   Tricoli,  desidero  tranquillizzarla
  rispetto alle  osservazioni  che  lei  ha  mosso e che come sa la
  presidenza  condivide. Faremo, non appena gli emendamenti saranno
  tutti depositati, una verifica di quegli articoli che possono non
  essere in linea con  le  decisioni  assunte  dalla presidenza nel
  caso in cui non  dovessero essere compatibili con le disposizioni
  che riguardano materia prettamente finanziaria.
       L'onorevole  De  Benedictis ha chiesto di apporre la propria
  firma alla mozione n. 93 "Riconoscimento della qualità di ente di
  formazione dell'Associazione Libera", l'Assemblea ne prende atto.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo, ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
  per  sviluppare  alcuni   ragionamenti;  per  fare  anche  alcune
  puntualizzazioni su ciò  che questo governo regionale, attraverso
  il disegno di legge  finanziaria  e il bilancio, intende fare del
  rapporto con il  sistema  delle  autonomie  locali  nella  nostra
  regione. E, tuttavia,  vorrei  far  precedere questo ragionamento
  da alcune considerazioni più di carattere generale.
       Mi chiedo - spero che l'assessore per il bilancio ci aiuti a
  fugare alcuni dubbi - se il Governo sia perfettamente consapevole
  del  carattere  confuso  e  privo  di  qualsiasi prospettiva, del
  carattere a tratti persino devastante che questo bilancio, questa
  ipotesi  di  strumento  finanziario e di programmazione ha per le
  sorti  della  nostra  Regione. Questa legge finanziaria, infatti,
  non  fa  alcuna  scelta  seria, coerente, forte, lascia irrisolti
  tutti  i  nodi  politico-sociali,  istituzionali,  finanziari  di
  questa  Regione,  non  affronta  il tema della riqualificazione e
  della qualificazione della spesa se non per proclami demagogici e
  velleitari  in alcune parti, non affronta il tema del risanamento
  finanziario attraverso una seria politica delle entrate che lasci
  aperta   una  prospettiva  strutturale  di  consolidamento  della
  capacità finanziaria positiva di questa Regione.
       Io penso  che  le difficoltà ci sono, c'erano e che a fronte
  di tali    difficoltà  un  Governo  che  nasce all'indomani di un
  pronunciamento   popolare,   un   Governo  che  nasce  anche  per
  previsione istituzionale su basi  di  stabilità  in  presenza  di
  tutto ciò aveva diverse strade da poter percorrere e seguire. Una
  di queste strade poteva essere, per esempio, quella di una grande
  discussione e di una grande intesa  da  raggiungere  in alto e in
  basso, verso lo Stato e verso  i  comuni  e  le  province su come
  avviare,  consolidare e  riprendere  un  cammino  di  risanamento
  finanziario  in  questa   Regione,   intesa   che  salvaguardasse
  prerogative  autonomistiche  della   Regione   verso   lo  Stato,
  prerogative autonomistiche degli  Enti  locali  verso la Regione,
  che salvaguardasse diritti fondamentali acquisiti e consolidati e
  che appunto determinasse una  condizione  nuova  di  capacità  di
  potere stare, di reggere con le proprie gambe la sfida degli anni
  futuri in ordine alle diverse e nuove politiche finanziarie.
       Questa  Regione aveva la possibilità anche di intrecciare un
  dialogo, un confronto con le parti sociali, con le organizzazioni
  professionali, di stabilire con  essi  un  patto.  Questo Governo
  regionale non ha fatto l'una cosa  non  ha  fatto l'altra e delle
  tante scelte che poteva fare ha scelto la strada che non porta da
  alcuna parte: né a  difendere le prerogative autonomistiche, né a
  salvaguardare diritti fondamentali,  né  a  tracciare  la  strada
  dello sviluppo e del  cambiamento;  ha  scelto, dunque, la strada
  di non decidere, ha scelto  la strada di lasciare irrisolti tutti
  i nodi.
       Ritengo che questo bilancio  e  questa finanziaria siano una
  sorta di metafora di  questo  Governo  di centrodestra presieduto
  dall'onorevole  Cuffaro; e che  sia  una  metafora  negativa  noi
  cominciamo  a  percepirlo   anche   nel   rapporto  con  l'intera
  società.
       Ripeto, questo Governo avrebbe potuto intrecciare un dialogo
  positivo, fino a giungere ad  una  intesa  con  il  sistema delle
  autonomie  locali.   Ed  invece   ha   scelto   la  strada  dello
  strangolamento  delle stesse,  non  capendo  che  strangolare  il
  sistema delle autonomie locali  della nostra Regione, in presenza
  di una difficoltà più complessiva e di una crisi più complessiva,
  significa strangolare se stessa, negare se stessa, perché  ancora
  non si vuole comprendere il dato  per  cui questa Regione è fatta
  dalla istituzione regionale, ma  questa Regione è fatta anche dai
  390 comuni, dalle nove  province  che  vivono  ed  agiscono sullo
  stesso piano. Per cui in una vita  tra  pari non ci può essere la
  pretesa del padre che per mantenere  se stesso uccide una volta i
  figli, una volta i nipoti, una  volta  i  fratelli,  una volta le
  sorelle. Questa o  la logica dell'annientamento.  Infatti, quando
  si tratterà di chiamare i siciliani  a  reggere il peso di alcuni
  sacrifici,  se  hanno  un senso  e  se  inseriti  in  una  logica
  positiva, allora io non so  chi dovrà fronteggiare, su quali basi
  democratiche dovrà questa Regione  ricostruire  attorno  a  sé un
  consenso, nel momento in cui  questa  Regione  con  i  suoi  atti
  concreti mina le sue  stesse  basi democratiche per mantenere, in
  piedi ed a mezz'aria, una  classe  dirigente, una politica che ha
  già fatto abbondantemente il suo tempo.
       La Regione strangola il  sistema  delle autonomie locali, ed
  io poi chiederò formalmente  che l'assessore spieghi cosa intenda
  fare domani mattina rispetto  ai  comuni  ed  alle  province  che
  devono  ancora, in larghissima  parte,  fare  i  propri  bilanci;
  spieghi l'assessore cosa i  comuni o le province devono iscrivere
  nelle proprie entrate, nei propri strumenti finanziari.
       A parte il  trucco  dell'accantonamento  negativo rispetto a
  trasferimenti  che  non esistono  (e  ciò  mi  ricorda  molto  la
  barzelletta di Totò che si vende  la Fontana di Trevi) per cui la
  Regione promette ai comuni soldi che  non ha, soldi che sa di non
  possedere,  a  parte  questo   trucco,  bisogna  sapere  che  già
  dallo scorso anno, e quest'anno ancora di più, questa Regione nel
  rapporto con il sistema delle autonomie locali fa un triplo passo
  mortale indietro.
       Noi eravamo riusciti - io parlo per avere fatto l'esperienza
  sia di sindaco, sia  di  dirigente  dell'ANCI che di parlamentare
  regionale  -  a  fare   l'esperienza   di  una  legislazione  che
  introduceva  un  principio  che   era  quello  di  agganciare  il
  trasferimento a comuni e  province ad una quota percentuale delle
  proprie entrate tributarie, nella  logica di creare un sistema di
  corresponsabilizzazione e di avvio  di un processo di federalismo
  interno, oltre che di certezza di carattere finanziario.
       Con la legge n. 8/2000  avevamo  agganciato  quasi al 20 per
  cento - comma 1, dell'articolo 13  della  legge n. 8/2000 - delle
  entrate tributarie il trasferimento  agli  enti locali. Bene, noi
  siamo passati da cifre pari a  circa  il  18  per cento di quelle
  entrate tributarie, a cifre che non  superano il 10 per cento dei
  trasferimenti agli enti  locali  rispetto  alle  proprie  entrate
  tributarie.
       La Regione prevede di  realizzare  quasi 17 mila miliardi di
  lire, pari a 8 milioni e  700 mila euro, iscritti nel bilancio di
  previsione. Io metto nel conto che  non  si realizzino al 100 per
  cento queste entrate, che se ne realizzi un 10 per cento in meno,
  se  però dovessimo rapportare, non  dico  il  20  per  cento  dei
  trasferimenti agli enti locali rispetto alle entrate tributarie -
  cosa che non è mai stata  -  ma  anche solo la stessa percentuale
  degli anni passati, noi avremmo cifre che sono quasi il doppio di
  quelle attualmente iscritte nel  bilancio della Regione, che sono
  pari a poco meno di 1.400  miliardi  di  lire,  cioè  la  Regione
  siciliana nega il  processo  di  federalismo  interno, diminuisce
  fino a dimezzare i trasferimenti agli enti locali.
       Stamattina  ho  avuto modo  di  notare  che  anche  il  buon
  presidente dell'ANCI, l'onorevole  amico  Bufardeci,  sindaco  di
  Siracusa, ha capito, dopo  essersi  fatto  trastullare per alcuni
  mesi da questo Governo, che  c'è  il  trucco  e  finalmente  oggi
  comincia a parlare.  Mi auguro che la direzione dell'associazione
  dei comuni possa, nei  prossimi  giorni,  far  sentire ancora più
  forte la propria voce come -  mi  permetto di dire - seppero fare
  anche quei dirigenti dell'ANCI  che, pur appartenendo allo stesso
  schieramento  del  Governo   di   centrosinistra,   la  voce  che
  rivendicava più autonomia e più  forza  ai comuni non l'hanno mai
  abbassata, tengo a precisarlo,  e  la  cronaca politica di quegli
  anni lo dimostra.
       Altra questione che non viene seriamente affrontata è quella
  della crisi di liquidità spaventosa che vive la Regione e che sta
  trascinando con sé,  determinando   quindi   un'amplificazione di
  queste disastrose conseguenze della  crisi di liquidità, tutto il
  sistema delle autonomie locali.
       Oggi i veri padroni  della  finanza  locale  e della finanza
  regionale  sono  le  banche   che  gestiscono  il  sistema  delle
  anticipazioni e tale situazione,  prima o poi, determinerà grossi
  problemi e non passerà molto  tempo  ancora perché i nodi vengano
  al pettine.
       Questa Regione non sa, per non avere discusso abbastanza con
  i comuni e le province, che cosa  è mutato negli ultimi due o tre
  anni nella finanza locale; non  sa che, per esempio, la spesa per
  il personale è  aumentata  notevolmente,  irrigidendo  anche  gli
  stessi  bilanci  degli  enti   locali,  perché  tutti  gli  oneri
  aggiuntivi del contratto nazionale di lavoro sono stati scaricati
  sugli enti locali. Non si conosce, o si fa finta di disconoscere,
  il fatto che, ad  esempio,  la  spesa  per  gli  amministratori è
  quasi triplicata e la norma stessa che fa carico agli enti locali
  di retribuire gli enti  pubblici,  parlo  per  la  Regione perché
  questa norma vige ancora per la Regione, che fa obbligo agli enti
  locali di retribuire la Regione  e  gli  enti  sottoposti  al suo
  controllo e vigilanza per  i  permessi retribuiti. Bisogna sapere
  che tutto questo sta determinando uno sconquasso, soprattutto nei
  bilanci dei piccoli comuni.  bisogna  sapere  che nel sistema dei
  piccoli comuni l'emergenza rifiuti sta determinando lo sconquasso
  dei bilanci comunali.
       Il mancato introito dei ribassi  d'asta  e la batosta che il
  Governo di centrodestra  ipotizza  con questa manovra finanziaria
  metterà sul lastrico centinaia e centinaia di comuni, soprattutto
  i più piccoli.
       Questo non è consentito.  Io  penso  che  esistano i termini
  per  una  discussione  che   porti  a  contestare  la  violazione
  dell'articolo  15  dello  Statuto  della  Regione  siciliana  che
  prevede  il  fatto che  il  Governo  regionale  ha  l'obbligo  di
  garantire l'autonomia dei comuni e delle province.
       Con questa  legge finanziaria, caro Assessore, l'autonomia è
  negata, è calpestata, è  violata  e, quindi, è  violato  anche lo
  Statuto della Regione siciliana.
       Né si può chiedere ai comuni  di  aumentare le tasse. Tra la
  Regione e i comuni non si  discute abbastanza perché non si vuole
  far funzionare quello strumento  che  già esiste nella Conferenza
  regioni-autonomie locali. Non si  sa,  per  esempio,  che  già da
  alcuni anni gli enti locali  stanno  portando  fino al massimo le
  proprie  entrate  tributarie  perché   non  si  è  mai  fatto  un
  osservatorio così come la legge numero 1 del 1979 prevedeva sulla
  finanza locale. Per esempio, non  si  che  la  quasi totalità dei
  comuni ha applicato l'addizionale  IRPEF,  che  l'ICI  è quasi al
  tetto massimo, che in  materia  di servizi a domanda individuale,
  così come prevede l'articolo  20 di questa finanziaria, già siamo
  oltre la soglia minima del 36  per  cento  di copertura del costo
  dei servizi a domanda individuale.  Non  si  sa, per esempio, che
  già i servizi idrici, i  servizi  di ritiro della nettezza urbana
  sono coperti oltre, molto  oltre  il limite minimo previsto dalla
  legislazione nazionale vigente.
       E allora, cosa si chiede,  ai  comuni,  agli enti locali? Si
  chiede loro di aumentare le  tasse  per  conto  della Regione;  e
  perché gli enti locali  dovrebbero farlo per conto della Regione,
  per conto di una Regione che non risolve alcuno  dei problemi che
  alcuni colleghi prima di  me  hanno  elencato,  dal settore della
  forestale, dal  settore dell'artigianato, dell'agricoltura, della
  formazione, del precariato? Nessuno di questi problemi attraverso
  questa finanziaria è risolto  o  si  ipotizza  la  sua soluzione.
  Perché gli enti locali dovrebbero  ridurre  del  3  per  cento le
  spese per servizio e acquisto di  beni o aumentare le entrate del
  5 per cento e ricevere poi  un  premio per fare che cosa rispetto
  ad una Regione che poi nega fatti fondamentali?
       In  questa  legge   finanziaria, ad  esempio, finalmente  si
  capisce, e in questo senso si  è  arrivati forse un po' tardi (ma
  comunque non è mai troppo tardi), che questa Regione ha perso dal
  1994 ad oggi otto anni di  trasferimenti dello Stato per i comuni
  montani, perché noi non abbiamo istituito dopo la Legge n. 97 del
  1994  il  fondo  sulla   montagna,  abbiamo  perso  centinaia  di
  miliardi. Io spero che  questi  soldi  vengano  recuperati, però,
  guarda  caso, il Governo  regionale,  a  differenza  delle  altre
  regioni d'Italia, invece  che trasferire automaticamente il fondo
  ai comuni se lo  trattiene l'assessore per l'agricoltura. Bisogna
  sapere che le risorse  del  Fondo  nazionale della montagna vanno
  trasferite alle province, alle quali  la  legge numero 9 del 1986
  ha trasferito le competenze  in  materia  di  disciolte  comunità
  montane. Le province  convochino  l'assemblea dei comuni montani,
  così come prescrive la  legge  numero  9  del  1986,  programmino
  questi soldi e li  distribuiscano ai comuni montani; si applichi,
  dunque, la legge, così come  la  si  applica  nel resto d'Italia,
  laddove esistono ancora le comunità montane
       Qui non c'è tempo per riproporre lo strumento delle comunità
  montane, però bisogna sapere  che  lo  strumento  esiste  e non è
  quello dell'assessore per l'agricoltura, tanto per esser  chiari
       Come anche in materia di  vita degli enti locali, degli enti
  territoriali che hanno a che fare  con la montagna è da segnalare
  la drastica riduzione dei  trasferimenti  agli  enti parco su cui
  noi intendiamo anche  sviluppare  una battaglia parlamentare.
       La Regione siciliana, guarda caso, invece di proporci, anche
  attraverso un ragionamento organico, in questa legge finanziaria
  il recepimento della 328, della legge-quadro sull'assistenza, che
  mette a disposizione anche  ulteriori risorse per la Sicilia, per
  le  politiche  di  solidarietà  sociale,  guarda  caso  recepisce
  soltanto quella parte della 328  che consente a questo Governo di
  fare una operazione  clientelare  attraverso il cosiddetto 'banco
  alimentare'.   Non  ho   alcun   pregiudizio   verso   il  'banco
  alimentare', ma si recepisca l'intera legge nazionale 328.
       E poi, come dobbiamo  attivare i fondi di Agenda 2000 se non
  abbiamo progetti  esecutivi?  Il Governo nega persino quella cosa
  che  aveva  preannunciato,  con  la  prima  stesura  della  legge
  finanziaria, cioè il fondo  regionale  per alimentare le spese di
  progettazione in favore degli enti locali;  dopodiché non capisco
  come si dovranno creare  quei  parchi  progetti che consentano la
  velocizzazione della spesa  regionale.
       Come pure, stia attento  l'assessore  ad abrogare il comma 8
  dell'articolo 13 della legge  n.  8/2000: sono debiti consolidati
  della  Regione verso gli  enti  locali  che  deve  pagare.  Paghi
  subito, altrimenti pagherà con  gli interessi
       Rinnovo,  pertanto, l'appello  all'assessore,  a  fronte  di
  tutto ciò, di volerci  dire,  e  non  tramite  una  conversazione
  telefonica o attraverso il fax ai  comuni  e alle province, ma di
  spiegarci  qui  come  intende  garantire  che  il  sistema  delle
  autonomie locali in Sicilia  possa intanto adempiere alla stesura
  dei propri bilanci, visto  che  questo  bilancio  della  Regione,
  questa finanziaria lo nega.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
  facoltà.

     PANARELLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, concordo
  con  le  considerazioni  di   ordine   generale   che  ha  svolto
  l'onorevole  Capodicasa nella  sua  relazione  di  minoranza.  In
  particolare, quando ha  rappresentato  questa  legge  finanziaria
  come una legge che non risolve  in  maniera  adeguata il tema del
  risanamento finanziario, ma  soprattutto  quando  ha sottolineato
  che  le  norme  contenute in  essa  non  hanno  un  rapporto  con
  l'esigenza fondamentale, in  una  regione  con le caratteristiche
  della Sicilia, di dare  un  impulso  allo  sviluppo produttivo e,
  attraverso l'impulso allo  sviluppo produttivo, consentire che si
  determini,  in  una  Regione  caratterizzata  da  alti  tassi  di
  disoccupazione e da un numero  enorme  di precari, che si aumenti
  l'occupazione produttiva.
       Di tale aspetto vorrei  occuparmi  rapidamente in questo mio
  intervento, facendo una premessa.  Già prima l'onorevole Tricoli,
  presidente della terza  commissione, ha sottolineato con energia,
  lo  scarto  che c'è tra il  lavoro  che  si  è  sviluppato  nelle
  commissioni, in rapporto  alle  indicazioni date dalla Presidenza
  dell'Assemblea e il testo di  finanziaria  che oggi ci troviamo a
  dovere  esaminare.   E'   stato   ricordato   che   nella  nostra
  Commissione si è lavorato  in  maniera  seria, per approfondire i
  temi che il testo originario della finanziaria ci aveva proposto,
  e su questa base abbiamo  sviluppato un confronto proficuo con le
  categorie produttive e anche con gli esponenti del Governo.
       E' emerso un quadro  che  abbiamo  cercato  di  tradurre  in
  proposte che tenessero conto  di  una grave situazione di disagio
  che esiste in Sicilia per le categorie produttive.
       Com'è noto le aziende  siciliane,  per tante ragioni  che io
  qui non richiamo, non hanno  pari  opportunità con le aziende che
  operano nel resto del Paese. Troppo  alto  è  il gap dal punto di
  vista delle condizioni di mercato, troppo alto è il gap dal punto
  di vista delle infrastrutture e del credito perché la Regione per
  la sua parte non si faccia interprete della necessità di superare
  questa  condizione  di   disparità.   Ma,   soprattutto,  abbiamo
  lavorato per riaffermare l'obiettivo di sostenere una prospettiva
  di sviluppo produttivo e, per  questa via, di accrescere la quota
  di  coloro che nella  nostra  Regione  lavorano  e  producono  e,
  quindi,  non  sono  né   titolari   di   assistenza,  né  in  una
  condizione di precarietà o, peggio ancora, di disoccupazione.
       Di  tutta  questa  attività  di  ascolto,  di  verifica,  di
  confronto e di proposta nel testo della finanziaria non è rimasto
  sostanzialmente alcuna traccia.
       La finanziaria naturalmente  è  frutto   sì  delle decisioni
  della maggioranza della Commissione  Bilancio  ma sappiamo bene -
  lo ha in qualche  maniera  richiamato  lo stesso Presidente della
  Commissione 'Bilancio' - è frutto di indicazioni molto nette date
  dal Governo regionale.
       Se  tutto  questo  è   vero,  è  evidente  che  il  sostegno
  all'impresa,   le   politiche    di    sviluppo,    la   crescita
  dell'occupazione produttiva alla luce dei fatti, e cioè di questa
  proposta di finanziaria, sono degli slogan  vuoti e sono smentite
  clamorosamente  dagli  atti fondamentali  che  il  Governo  fa  a
  partire dalla legge finanziaria e dalla legge di bilancio.
       Per alcuni versi, anzi,  sembra essere prevalsa una sorta di
  accanimento  verso  le  categorie  produttive  sia  quando  hanno
  richiesto interventi di  sostegno  legittimi,  sia  quando  hanno
  posto esigenze di riordino  che  consentissero  di fronteggiare i
  problemi e di creare le  condizioni  per  un  rilancio delle loro
  attività.
       Voglio fare, a tal  proposito,  due  esempi. Mi riferisco al
  confronto che abbiamo avuto con tutte le associazioni dei gestori
  di  carburante; è   il  tema  che  ha  richiamato  il  Presidente
  Tricoli riguardante gli articoli 53, 54 e 55. Io voglio precisare
  che i responsabili di tali categorie hanno chiesto di estrapolare
  queste misure perché hanno  sostenuto,  con argomenti fondati, la
  necessità di intervenire in  maniera  organica  in questo campo e
  hanno portato a loro supporto  un  confronto avviato già dal mese
  di settembre del 2001  con  l'Assessorato  competente,  cioè  con
  l'Assessorato all'industria; temi  che  ci  sono stati confermati
  dallo stesso Assessore  all'industria.  Appare, quindi, del tutto
  singolare che in presenza di  una  richiesta  seria  di avere, in
  questo campo  così  delicato  che può creare ccupazione, verso il
  quale se  non  si  interviene in maniera seria si può determinare
  anche     una     contrazione    dell'attività    produttiva    e
  dell'occupazione,  quindi  in  presenza, come prima ricordavo, di
  proposte così argomentate è assolutamente incomprensibile come si
  sia  riproposto  pari  pari  l'idea  di  intervenire  in  maniera
  parziale  e   forzosa   su   singoli   aspetti   del  tema  della
  distribuzione dei  carburanti in Sicilia e non si sia invece dato
  corso, come  sollecitano  le  stesse  categorie, ad un disegno di
  riordino  di   tutta  quanta  la  materia  e  ad  interventi  che
  consentano sì la liberalizzazione, sì la possibilità quindi di un
  risparmio per i consumatori, ma in un contesto tale da consentire
  agli operatori del settore di reggere il mercato, di espandere la
  loro attività e di non contrarre l'occupazione.
       Sull'altro versante, è assolutamente clamorosa la scelta che
  fa la  finanziaria nei confronti del settore dell'artigianato, un
  settore che,  come ci hanno ricordato tutte le associazioni degli
  artigiani, non  solo  in  Commissione,  ma  nel corso di numerose
  iniziative che  si  sono  sviluppate  nelle  settimane  scorse in
  Sicilia, un  settore  che  comprende  90 mila imprese e oltre 210
  mila addetti; un settore che, per ragioni storiche che io non sto
  qui a  richiamare,  ha  problemi  particolari e che in rapporto a
  questi temi,  volendo essere sempre più un settore che si cimenta
  con il mercato, nazionale ed europeo, nel corso di questi anni ha
  sollecitato interventi mirati, non in termini assistenziali ma in
  termini  di  promozione  dei  prodotti,  di  sostegno  alla  loro
  attività,  che  consenta  a  questo  settore  di  uscire  da  una
  condizione di marginalità, da una condizione di minorità.
       Tutte   le  proposte  che  le  associazioni  unitarie  degli
  artigiani, che hanno già messo in cantiere una forte protesta per
  la prossima  settimana in ragione delle scelte della finanziaria,
  miravano  a  questo  obiettivo.  Ebbene, sostanzialmente tutte le
  proposte  avanzate  da  questo  settore  sono state assolutamente
  cassate nella proposta  di finanziaria, quasi - se mi si passa il
  termine -  con  una sorta di accanimento verso una categoria che,
  credo, meriti,  al  contrario,  una  grande  attenzione  da parte
  dell'Assemblea  regionale  siciliana, perché  è una categoria che
  occupa tante  persone,  che può occuparne ancora di più, che crea
  valore aggiunto  in  una realtà siciliana che, dal punto di vista
  economico, ha  i  problemi  che  molto  spesso  siamo  abituati a
  richiamare e a sottolineare.
       Proprio per  questo  credo  che  sia  opportuno per tutte le
  tematiche che  riguardano  i  settori  produttivi  che ci sia una
  forte riconsiderazione  delle scelte e delle proposte che ci sono
  nella   finanziaria,   che   vengano  estrapolate  le  norme  che
  riguardano la distribuzione del gas e del carburante e, per altro
  verso,  che  vengano  adeguatamente  sostenute  le  richieste del
  settore dell'artigianato,  i  contributi  a fondo perduto per gli
  investimenti effettuati  negli  anni  precedenti  e per quelli in
  corso, il  credito agevolato attraverso la CRIAS, l'ARTIGIANCAS e
  i Consorzi  Fidi,  le  aree  attrezzate,  il  sostegno alla nuova
  occupazione  creata  dalle  imprese  artigiane,  la pubblicazione
  immediata dei bandi che attivano i regimi di aiuto previsti dalla
  legge regionale  numero  32  e,  ovviamente,  sullo  sfondo della
  stessa 'Agenda 2000'.
       Sono misure  che  credo  debbano  avere attenzione e debbano
  trovare un  riscontro.  Io  concordo  con  le  considerazioni che
  faceva qui l'onorevole Tricoli; voglio dire all'onorevole Tricoli
  che c'è  la  possibilità  di correggere profondamente la stortura
  che è  prevista  in questa finanziaria e l'atteggiamento negativo
  nei confronti  dei  settori  produttivi  e,  in  particolare, nei
  confronti  dell'artigianato.  Basta  correggere  profondamente in
  Aula le  misure  risibili  che invece il Governo e la maggioranza
  della Commissione Bilancio ci hanno qui rappresentato.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
  facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, ci stiamo
  ponendo   tutti  insieme  una  domanda:  era  proprio  necessario
  arrivare nell'anno  2002  ad  un bilancio che, per molti aspetti,
  potrebbe essere disastroso per la Sicilia? Ci sono responsabilità
  politiche a  cui  vanno  addebitate  le  condizioni  di  disastro
  economico del nostro bilancio?
       Io qui  voglio fare una riflessione insieme ai colleghi, non
  voglio caratterizzare  il  mio  intervento  come un intervento di
  parte, cercherò  di  fare un intervento il più asettico possibile
  ma, se  mi permettete, anche con un ragionamento. E voglio citare
  alcune fonti. La  prima  fonte è la Corte dei conti.
       La Corte  dei  conti  nel  1999 rappresenta la situazione in
  questo modo:  "Il  1999  -  dice  la  Corte  dei conti - potrebbe
  rappresentare  un  significativo  passaggio  nella  direzione del
  risanamento dei  conti  pubblici  regionali,  a condizione che le
  politiche  di risanamento avviate siano mantenute e ulteriormente
  rafforzate, soprattutto nel breve e medio termine."
       Le linee  portanti individuate in questo documento, da parte
  della Corte  dei  conti,  sono  tre:  tamponamento della precaria
  situazione   di   liquidità   mediante  ricorso  ad  un  prestito
  obbligazionario  a  dieci  anni  per  un  controvalore  di  1.700
  miliardi;  la  quantificazione  del residuo debito non finanziato
  immediatamente  esigibile,  per  far  fronte  al  quale occorrono
  risorse  straordinarie;  il  contenimento del deficit di bilancio
  1999 con  una  legge  finanziaria rigorosa e l'impostazione di un
  piano di riequilibrio di bilancio da realizzarsi in un triennio.
       A fronte  di tali impegni annunciati dalla Corte dei conti i
  risultati non  sono mancati: sul piano del versante dei debiti di
  tesoreria, i  quali  nel  1999  ammontavano a ben 5.887 miliardi,
  sono stati  ridotti  nel  corso  del  1999  a  4.707  miliardi. I
  risultati realizzati nel 1999, nel loro complesso - dice la Corte
  dei conti  - appaiono soddisfacenti. Ritiene, tuttavia, la Corte,
  che le  strategie  di  risanamento  messe  a  punto  dal  Governo
  regionale nel Documento di programmazione economica e finanziaria
  2000-2002 richiedono  il mantenimento, fin dall'anno in corso, di
  politiche di  bilancio  austere  e severe, soprattutto sul fronte
  delle misure  strutturali  - ripeto: soprattutto sul fronte delle
  misure  strutturali -, la costante vigilanza sull'andamento della
  finanza pubblica  e in particolare una ragionevole prudenza sulla
  concreta  e  realistica  possibilità  di  realizzare  le  manovre
  ipotizzate nei documenti governativi.
       Sulla base  di  questi  orientamenti,  noi  abbiamo  in quel
  governo   cercato  di  fronteggiare  la  precaria  situazione  di
  liquidità  della  Regione,  riqualificare  la  legge  finanziaria
  annuale,  introdurre  il  Documento di programmazione economica e
  finanziaria  come  verifica  annuale,  con conseguenti vincoli di
  bilancio  derivanti  dalla  programmazione, riduzione del deficit
  strutturale  di  bilancio,  produzione attenta e realistica delle
  entrate,   attivazione   di  meccanismi  di  entrata  aggiuntivi,
  efficienza del  sistema  di  riscossione,  ricorso  a  sistemi di
  finanziamento  evolutivi.
       A    questi   orientamenti   abbiamo   fatto   seguire   tre
  provvedimenti,   che   sono   finalizzati   ad  una  politica  di
  risanamento strutturale:  il  venti  gennaio  1999,  con la legge
  numero 5, l'Assemblea regionale siciliana approva la soppressione
  e la  messa in liquidazione degli enti economici regionali AZASI,
  EMS ed  ESPI;  l'11 febbraio 1999 l'Assemblea regionale siciliana
  approva il  progetto  di  legge  costituzionale, da sottoporre al
  Parlamento nazionale,  che poi, come sappiamo, ha un seguito, che
  riguarda  le  modifiche  dello  Statuto della Regione concernenti
  l'elezione  diretta del presidente della Regione, perché pensiamo
  e pensavamo  che la stabilità di governo era una delle condizioni
  per aggredire  il  deficit  strutturale  delle nostra Regione;  a
  metà   marzo   il  Governo  Capodicasa  e  l'Assemblea  regionale
  approvano il  disegno  di  legge  numero 10/99 'Misure di finanza
  regionale e  norme  in  materia  di programmazione, contabilità e
  controllo.   Disposizioni   varie   aventi   riflessi  di  natura
  finanziaria'.
       Portammo  all'esame  del  Parlamento,  onorevole Assessore -
  cosa che Lei  non  ha  fatto  nel corso di questi otto mesi - una
  legge sulla riscossione, che non trovò il voto finale d'Aula, non
  per colpa nostra.  Siete al Governo, nel corso di questi due anni
  non avete fatto nessuna norma  La invito a portare immediatamente
  la legge  di  riscossione  all'esame  del  Parlamento.  Questo  è
  il  tratto   distintivo   di  una  politica  di  risanamento  che
  aggredisce strutturalmente il deficit.
       Quando  nel   luglio   del  2000  cade  il  secondo  Governo
  Capodicasa, lascia  al nuovo Governo di centro-destra, la Regione
  non  ha   più   mandati  di  pagamento  che  giacciono  dormienti
  all'incasso, ha 2.000 miliardi di debiti di tesoreria in meno, ha
  recuperato oltre 4.800 miliardi di entrate, più la statale, ha un
  bilancio il  cui  equilibrio  è sotto costante controllo interno,
  attraverso   il   continuo   aggiornamento   dei   documenti   di
  programmazione  economica  e  finanziaria, ed esterno, attraverso
  l'agenzia di  rating  e gli analisti delle banche internazionali,
  ha una lunga fila di finanziatori dietro la porta, che le offrono
  denaro a  condizioni  sempre  più vantaggiose ma, soprattutto, ha
  recuperato   visibilità   e  dignità  a  livello  internazionale,
  condizione   indispensabile   per  attrarre  nuovi  investimenti.
       Assieme  agli  interventi concertati con lo Stato, onorevole
  Assessore, Le chiedo un po' di attenzione, in Sicilia si registra
  un circolo  virtuoso:  noi  abbiamo un trend positivo come non si
  era registrato  negli  ultimi 50 anni, una crescita considerevole
  del prodotto  interno  lordo,  nuova  occupazione  che  inverte i
  processi in  Sicilia per la prima volta con oltre ventimila nuovi
  posti di  lavoro  e  la  creazione di nuove imprese riconducibili
  alle politiche  di  concertazione e al fatto che c'era in Sicilia
  un Governo affidabile dei mercati nazionali ed internazionali.
       Cade il  Governo  Capodicasa,  la condizione della Sicilia è
  questa, io  ho  voluto  descrivere  la  fotografia,  e  invito  i
  colleghi della  maggioranza  -  mi  rendo conto che discutere dei
  numeri  diventa  quasi  fastidioso  -  invito  i  colleghi  della
  maggioranza a porre la dovuta attenzione.  Cosa è successo subito
  dopo,  nell'anno   2000?   E   come  si  è  chiuso  l'anno  2000?
  L'esercizio 2000,  dopo  la  caduta  del  Governo Capodicasa, che
  prevalentemente è  a  gestione  di  un  Governo di centro destra,
  onorevole Assessore,  lei  spesso  dice:  noi  dobbiamo fare cose
  nuove, io  le  voglio  ricordare  che  dopo la caduta del Governo
  Capodicasa è entrato un Governo di centro destra e che negli anni
  precedenti al  Governo  Capodicasa  in  Sicilia  c'era  stato  un
  Governo di centro destra a direzioni diverse, Provenzano e Drago,
  ma, comunque,  governi  di  centro  destra. L'anno 2000 si chiude
  molto male.  Se  si analizzano i dati della gestione di bilancio,
  che registra  i  flussi  reali  di cassa dell'esercizio, depurati
  quindi  dall'avanzo  di  amministrazione,  i  risultati avvilenti
  sono, soprattutto, se paragonati al 1999.
       Ancora  più  avvilenti  i  dati  relativi  al  2002:  tratti
  tendenziali di cassa.  Io voglio qui riportare alcuni indicatori:
  il risparmio  pubblico  nel  1999  registra  un delta positivo di
  1.880 miliardi; nel 2000, con i governi di centro destra, di meno
  1.299, il  trend  tendenziale  è di meno 1.625 miliardi nel 2002.
  L'indebitamento nel  1999  è  di 2.500 miliardi, nel 2000 di meno
  2.700 miliardi,  nel  2002  di  3.300 miliardi. Il saldo netto da
  impiegare nel 1999 è di 2.750 miliardi positivo, nel 2000 di meno
  2.371 miliardi,  nel  2002  di  meno 3.278 miliardi;  sono alcuni
  indicatori. Va  tenuto presente, tra l'altro, che i risultati del
  2000 sono influenzati dal fatto che il Governo Leanza ricorre, in
  quel periodo, a prestiti per oltre 2.400 miliardi.
       Nell'anno  2000,  cioè,  in conseguenza delle scelte operate
  dal Governo  Leanza,  spesa  sfrenata,  eliminazione di molti dei
  vincoli posti  dalla legge regionale numero 10/99, sono tornati a
  riacutizzarsi i  vecchi  mali  che affliggevano il bilancio della
  Regione; squilibrio nella competenza di accertamenti di entrata e
  di uscita,  squilibrio  di  cassa  tra  versamenti  e  pagamenti,
  residui passivi altissimi, debiti di tesoreria molto consistenti,
  conseguente illiquidità di cassa.
       Nel 2001, e  una parte della gestione di bilancio del 2001 è
  durante la  fase  di  gestione  del  governo Cuffaro, le cose non
  vanno diversamente.  Va  considerato  che nel bilancio 2001, così
  come noi denunciammo,  ed è un punto di critica che vogliamo fare
  qui  stasera,   le  previsioni  sono  state  iscritte  e  non  si
  realizzeranno previsioni di entrata per oltre 2.000 miliardi.
       La verità è, onorevole Assessore, che nel bilancio 2001 sono
  state  iscritte   e   sono   state   previste  entrate  che,  già
  dall'inizio,  non  si  sarebbero  realizzate, mentre si sarebbero
  realizzate sicuramente  spese  correnti  certe.
       Ed è  la  stessa ragione, onorevole Presidente, che mi muove
  nel formulare  il  bilancio  del  2002.  Voi  avete presentato un
  bilancio del 2002  che,  come  è  stato qui detto da diversi miei
  colleghi, contiene  elementi  di  falsità su alcune questioni che
  vengono riportate.  Primo: la copertura parziale delle spese e il
  mantenimento   e  il  ricorso  all'indebitamento  come  mezzo  di
  copertura del  bilancio  per  i  prossimi anni. Rispetto al primo
  punto, sia  Giannopolo  che Capodicasa hanno già espresso il loro
  punto di vista  che  io voglio qui reiterare:  le risorse per gli
  enti  locali,  che  verrebbero  sostenuti  dall'utilizzo di fondi
  negativi,  derivanti  da  rimborsi  dello  stato,  che dovrebbero
  essere dati  a  noi in forza dell'articolo 6 del decreto 'Goria',
  che  è  la  ragione  per  cui  nel  bilancio  avete  previsto  il
  finanziamento  con  fondi  negativi  del  trasferimento agli enti
  locali, come  già  è  stato  detto  in  questa  sede, è questione
  sepolta da  anni, riproporla è assolutamente inutile, è formulare
  un bilancio  falso.  Così  come  è formulare un bilancio falso le
  entrate sull'EAS  che,  come  abbiamo  dimostrato  nel  corso dei
  lavori  in  Commissione  Finanze,  determinano  entrate  incerte.
       Onorevole Assessore, vi state assumendo la responsabilità di
  formulare un  impianto  di bilancio che non solo non aggredisce i
  deficit strutturali,  ma  finiranno  col  far pagare alla Sicilia
  prezzi altissimi.  Il mancato trasferimento agli enti locali - lo
  dico a tanti colleghi che sono sindaci o che sono provenienti dai
  piccoli comuni -  è  un rischio reale; noi rischiamo di avere nel
  2002, già  nel corso di questo esercizio finanziario, il dissesto
  finanziario per  decine  e  decine  di comuni. La contrazione dei
  trasferimenti  rischia  di  portare  questi  comuni  al  dissesto
  finanziario.  Inoltre,  c'è  un  problema che riguarda i tagli ai
  settori produttivi:  onorevole  assessore,  io ho parlato di quel
  trend positivo,  la  crescita  del  PIL,  la  creazione  di nuove
  imprese, un  clima  di  fiducia  che  cominciava  a respirarsi in
  Sicilia, cioè  una  condizione  di  sviluppo possibile; voi avete
  messo in  campo una politica che deprime l'economia e comprime lo
  sviluppo.
       Qual è il  senso  dei  tagli  che  voi avete fatto a tutti i
  settori produttivi,  che  in  larga  parte,  fra  l'altro, sono i
  settori che  vi  hanno dato il maggiore consenso? Mi riferisco al
  settore dell'artigianato  e al settore del commercio. Avete agito
  riducendo i  consumi  e  avete  agito riducendo anche il sostegno
  alle imprese  in qualsiasi forma. Quali sono le ragioni di questi
  tagli?   Io   concordo   con   l'obiezione   sollevata  da  parte
  dell'onorevole Tricoli e tuttavia ci si deve una risposta, perchè
  noi  ci   apprestiamo  a  presentare  emendamenti  che  non  solo
  ripristinano la  certezza  del trasferimento agli enti locali, ma
  che guardino  a  questi  settori,  che  sono l'ossatura portante.
  L'onorevole Capodicasa  citava  un  dato:  il  96 per cento delle
  imprese operanti in  Sicilia  sono al di sotto di 10 dipendenti e
  non c'è  nessuna politica di sostegno, anzi le misure di sostegno
  previste   dai  vecchi  bilanci  vengono  eliminate,  i  capitoli
  soltanto destinati  'per memoria'. Insomma, si mette in campo una
  politica che  tende  a comprimere. E, per quanto riguarda l'IRAP,
  voglio qui  dirlo,  non  c'è stata alcuna proposta del Governo di
  riduzione dell'IRAP,  c'è  stata  una  nostra proposta di portare
  l'IRAP dal 4,25  per  il  settore della finanza e delle banche al
  5,25, in  modo  da  ridurre  e  da  compensare, attraverso questa
  manovra proposta da noi, non prevista dal Governo, la possibilità
  di dare  una  riduzione dell'IRAP nei confronti di alcuni settori
  produttivi.
       Non c'è  nulla  per il contributo all'impresa, non c'è nulla
  previsto - lo diceva prima l'onorevole Papania - per gli articoli
  9 e 10 della legge regionale numero 27/91, non c'è nulla previsto
  per il  finanziamento  della legge numero 30, che in qualche modo
  incentivava le  imprese.  Se  questo  si accompagna attraverso il
  fatto che  il  Governo  nazionale  ha  eliminato  il  credito  di
  imposta, quel  sistema di incentivi a sostegno dell'impresa ed ha
  introdotto la  'Tremonti  bis' e, assieme alla 'Tremonti bis' gli
  interventi per  l'emersione  del sommerso, si dà chiaro il quadro
  che  noi  stiamo  agendo  per  comprimere  fortemente  i  settori
  produttivi della  nostra  Regione  e  che il bilancio del Governo
  regionale si  muove  in  questa direzione.  Viene così frenato il
  trend positivo
       Legga,  onorevole  Assessore,  nel  corso  dell'anno del suo
  Governo e  del  Governo Capodicasa, come c'è stata una caduta del
  PIL, dell'occupazione  e  della formazione di nuove imprese. Sono
  queste le  cose  che  poi  si  misurano realmente: gli indicatori
  reali  e   il   tasso   di   fiducia  dei  mercati  nazionali  ed
  internazionali  e  dei  mercati  finanziari  nei  confronti della
  Sicilia è crollato.
       Si può  quindi  presentare  una  manovra che agisce soltanto
  come 'pannicelli  caldi',  che  tende a scoraggiare il sistema di
  imprese, che tende  a scoraggiare nuove imprese e che non tende a
  portarci di fronte al mercato finanziario attrezzati? Ecco perchè
  noi abbiamo contestato alla radice e facciamo un collegamento tra
  le   ragioni  della  nostra  contestazione,  la  nostra  proposta
  alternativa che  abbiamo  già  formulato,  con  la quale ci siamo
  misurati nel  corso  del  dibattito, i lavori d'Aula e la qualità
  della classe  dirigente.  Lo  diciamo qui perché  le questioni si
  intrecciano. Qui  c'è  un  Governo  che  pensa che, attraverso la
  dilatazione  a dismisura della spesa pubblica, può autoriprodurre
  il proprio consenso, non si preoccupa dei destini della Sicilia.
       Il bilancio  così  come è fatto, onorevole Assessore, era un
  disastro annunciato e  lei  lo ha avallato. E' andato in giro per
  la Sicilia  a  dichiarare  che  ci  sarebbe  stata  una  politica
  rigorosa,  austera.   No   C'è  una  politica  di  punizione  nei
  confronti degli  strati più deboli e dei settori produttivi della
  Sicilia.
       Ed  ultima,  la  citava  prima  in  modo  egregio  Antonello
  Cracolici, la vicenda che riguarda la sanità. L'emendamento sulla
  sanità, che  tende  a  vedere  come  sia  possibile  sottoporre a
  controllo la  spesa  sanitaria,  sulla  quale in larga misura noi
  concordiamo,  è  un  provvedimento  di  carattere ragioneristico,
  perché esso chiude i piccoli ospedali sulla base di un indice che
  è a tutti noto e cioè l'indice di occupazione dei posti letto.
       Già  questo prefigura una visione ragioneristica rispetto ad
  un settore delicatissimo e noi, onorevole assessore, ci batteremo
  perché  quell'emendamento,  quell'articolo presentato dal Governo
  in   commissione   Bilancio,  venga  restituito  alla  competente
  Commissione,  perché  sia  la  competente  Commissione  a poterlo
  affrontare nel  merito,  visto che il Governo è stato incapace di
  fare  una  proposta  complessiva  che  tenga  conto  anche  delle
  esigenze sociali che ci sono in Sicilia.
       Nei piccoli comuni, come si può pensare di cancellare realtà
  ospedaliere significative, che sono punto di riferimento, a volte
  anche economicamente  non  valide,  in  alcuni paesi montani, per
  esempio, o  in alcune Isole della Sicilia, senza tenere conto che
  ci vuole  un  supporto,  un  sostegno  alternativo  di assistenza
  adeguato alle nostre popolazioni?
       Non si affrontano le questioni con la logica del ragioniere,
  si affrontano  con le questioni della politica  La manovra che il
  Governo ci ha  presentato è una manovra sgangherata, che non è in
  grado di  affrontare  i problemi veri della Sicilia, né sul piano
  strutturale né  sul piano delle condizioni di risanamento ed è la
  ragione per  cui  noi  pensiamo,  e  ci  batteremo  con  i nostri
  emendamenti,  di migliorarla nel corso del dibattito parlamentare
  attraverso  un  confronto  aperto,  ma  ci  apprestiamo  anche  a
  denunciare il  tipo,  il  carattere  e  la  manovra  di fronte ai
  Siciliani.

     PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Oddo, grazie
  anche  alla  mediazione dell'onorevole Cintola, sembrerebbe che i
  colleghi iscritti a parlare - vorrei un cenno di conferma -, cioè
  gli  onorevoli  Oddo,  Barbagallo, Gurrieri e Leontini, sarebbero
  nelle condizioni  di  potere concludere, esaurire tutti e quattro
  gli  interventi   entro   mezz'ora   al   massimo.  Se  questo  è
  confermato,  onorevoli  colleghi,  io annunzierei che si potrebbe
  procedere  alla  votazione   per  il  passaggio  all'esame  degli
  articoli dopo la replica dell'Assessore, entro trenta minuti, tre
  quarti d'ora al massimo, per rinviare la seduta a domani mattina,
  dopo il termine fissato  per  la presentazione degli emendamenti,
  quindi dopo le ore  10,00; seduta da dedicare esclusivamente alla
  trattazione  dei  numerosi  ordini  del  giorno  che  sono  stati
  depositati, al fine di guadagnare tempo.
       Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.

     ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo esprimere
  alcune  considerazioni  che  credo,  tutto sommato, impiegheranno
  anche i venti minuti che mi sono stati concessi.
       Credo, signor Presidente, che quanto sta accadendo, rispetto
  alla finanziaria  ed  al  bilancio  di  questa  Regione,  non può
  assolutamente  passare  inosservato ed è ovvio che l'opposizione,
  ma credo che anche  l'Aula,  dovrebbe  fare di tutto per compiere
  uno sforzo, non solo  per limitare il disastro che questo tipo di
  provvedimento può a breve e a lungo termine provocare in Sicilia,
  ma  anche, e  soprattutto,  per  mettere  a  fuoco  le  questioni
  fondamentali, che sono  state  tutto  sommate  proposte da questo
  Governo e da questa maggioranza, che sinceramente, non solo fanno
  indignare, ma anche,  per  certi versi, mortificano, non soltanto
  il Parlamento, ma soprattutto le categorie produttive e non solo,
  direi - perchè ora  passerò  anche  ad un altro aspetto che credo
  vada ripreso - parti sociali importanti della nostra Sicilia.
       C'è una  convinzione,  che  si intravede - è ben nascosta, è
  latente - la convinzione di tirar fuori comunque un provvedimento
  che lasci poi  alla  gestione  di  Agenda 2000 tutta una serie di
  esigenze e, soprattutto, politiche serie di sviluppo della nostra
  Isola.
       Convinzione  che,  per  certi  versi,  potrebbe essere anche
  comprensibile, se  associata  ad  uno  sforzo  serio  per  quanto
  concerne la  filosofia  della finanziaria e del bilancio, ma, che
  invece, così come sono strutturati la finanziaria ed il bilancio,
  è assolutamente perniciosa.
       Ed è perniciosa per due ordini di motivi. Uno perchè attorno
  ad Agenda 2000  c'è  qualcosa  che non convince,  ed io lo voglio
  dire  qui,  proprio approfittando del dibattito sulla finanziaria
  ed il bilancio.
       C'è una  vecchia,  assolutamente  logora,  quanto pericolosa
  logica: mettere attorno ad  ogni misura importante di Agenda 2000
  un  comitato,  fra  virgolette   o   meno  -  lasciamo  stare  le
  difinizioni  più o meno  esatte  -  che  dovrebbe  tutto  sommato
  programmare, indirizzare, gestire la spesa.
       Voi capite bene qual è il pericolo che corriamo, perchè oggi
  ci sono anche - e come  - dal punto di vista dei comportamenti di
  questo Governo,  pericoli  seri, in agguato che si chiamano: uno,
  considerare intanto  la  spesa  non  sotto  forma  sistemica,  ma
  come spesa punto  e  basta, con la logica, quindi, di una vecchia
  quanto consunta  Sicilia, di una vecchia quanto consunta politica
  siciliana che per  tanti  e  tanti  anni si è manifestata e tanti
  danni ha  prodotto  anche  dal  punto  di  vista finanziario alla
  Regione stessa.
       C'è un ritorno a  vecchie  pratiche,  a vecchie logiche, c'è
  quasi la ricerca proprio spasmodica  di liberarsi di una serie di
  lacci  e laccioli che  hanno  tutto  sommato,  anche  con  sforzi
  enormi, prodotto alcuni sacrifici.
       Mi riferisco,  soprattutto,  alla parentesi - senza enfasi -
  del Governo  guidato  dall'onorevole Capodicasa che in termini di
  risanamento -  non  c'è  bisogno di citare, io condivido molto le
  cose  dette   dai  colleghi,  come  voi  tutti  sapete,  anche  e
  soprattutto ciò  che  ha  scritto  in  merito  la Corte dei Conti
  rispetto all'analisi che  ha  fatto  di questi anni - e credo che
  quel Governo  ha  prodotto, anche dal punto di vista dello sforzo
  per il  risanamento  finanziario delle nostre casse, qualcosa che
  indubbiamente sta  per essere distrutto, anche dal punto di vista
  anche dell'aspetto che poteva oggi avere una conseguenza benefica
  per quanto  concerne  il  2002,  il  2003 e, quindi, gli esercizi
  finanziari seguenti.
       Quello sforzo è stato,  come  voi tutti sapete, sacrificato,
  sull'altare di  un'operazione politica. Quell'operazione politica
  si chiamò  Governo  Leanza.  Operazione  politica che non solo ha
  sacrificato  lo  sforzo  enorme  per  quanto  concerne  anche  un
  possibile   percorso  di  risanamento  finanziario  della  nostra
  Regione,  ma quell'operazione, come voi ricorderete, ha sconvolto
  anche il quadro politico regionale.
       E lo  ha  sconvolto in una maniera assolutamente vergognosa,
  tale da  rendere  le questioni, che si rifanno all'etica politica
  ed alle  logiche avventuriere, un qualcosa sempre più palpabile e
  sempre  più  presente  attraverso  il  modo,  come  in  cui  ogni
  cittadino può  leggere,  in  cui  si  sviluppa  e si organizza la
  politica siciliana.
       Siamo  al  centro di una  bufera, e  vedete  che  non  vuole
  assolutamente  essere  solo   propaganda
       Scema sempre  più  la  credibilità,  ancora  una  volta, del
  personale politico siciliano.  Scema sempre più la credibilità di
  quest'Aula, scema sempre più la credibilità di questo Governo.
       E vedete,  il  fatto  stesso  che  si inizia una discussione
  generale di  questo  tipo, su un provvedimento così delicato, che
  può avere  riflessi seriamente negativi per il futuro, in assenza
  del Presidente  della  Regione  siciliana,  è  comunque, anche da
  questo punto  di  vista, indicativo  del  fatto che non si sente,
  anche, e  soprattutto,  l'esigenza di confrontarsi seriamente - a
  parte  evidentemente  la presenza del Governo tramite l'assessore
  Pagano -  ma  che  non  si  sente  l'esigenza di confrontarsi con
  l'Aula e  di  attivare  un  vero  momento  di confronto politico,
  quello che sta cominciando a mancare in questa Isola.
       E', vedete,  un dato che, secondo me, andrebbe ancora di più
  approfondito e su cui dovremmo sicuramente riflettere.
       C'è  poi  un'assoluta  mancanza  di  sensibilità.  Poco  fa,
  quando  è  intervenuto  l'onorevole Tricoli, Presidente della III
  Commissione, mi  chiedevo,  cosa  può significare, da parte di un
  Presidente,   espressione  anche  di  questa  maggioranza,  della
  maggioranza che  sostiene  il  Governo,  cosa  può significare il
  fatto di  avere  svolto  un  lavoro  anche  attraverso audizioni,
  incontri,  confronti  con le categorie produttive di quest'Isola,
  per poi vedersi,  tutto  sommato, assolutamente ignorato, in sede
  di  discussione  sulla   questione   relativa  al  modo  come  la
  Commissione Bilancio presenta il testo in Aula.
       Ciò  vuol   dire  che,  anche  da  questo  punto  di  vista,
  all'interno della  maggioranza ci sono alcuni che operano con una
  visione  assolutamente  fuori dall'organicità e soprattutto fuori
  anche dalle  reali esigenze che le categorie produttive siciliane
  hanno,  in   ordine   alle  giuste  osservazioni  fatte  poco  fa
  dall'onorevole  Cracolici,  che io condivido, per quanto riguarda
  il sistema - tra virgolette -  o meno  economico dell'Isola; come
  l'economia si produce  e  come e su che cosa si distingue in base
  anche ai  parametri  di  carattere nazionale. E quindi facciamo i
  raffronti per  quanto  concerne  il nostro prodotto interno lordo
  con il prodotto interno lordo su scala nazionale.
       E' possibile  che  dobbiamo  assistere solo e solamente alle
  sparate mediatiche  di questo Governo o a qualche esponente della
  maggioranza che  a  queste  sparate  mediatiche accede in maniera
  molto semplicistica  per quanto concerne per esempio la riduzione
  dell'IRAP che è l'unica imposta, voi sapete, su cui noi possiamo,
  da questo punto di vista, intervenire?
       Non vuol  essere  una  critica  aspra  al  Presidente  della
  Commissione Bilancio,  che non vedo seduto al suo tavolo, ma vuol
  essere un'osservazione  che tutto sommato, credo metta il dito su
  un'altra questione  che  intendo  affrontare, anche  se  in pochi
  minuti.
       Si è detto giorni  fa  e si è fatto scrivere a giornalisti e
  quindi si  è informato, evidentemente per il livello informazione
  a cui arriva  una  testata  giornalistica,  i  siciliani  che  in
  Sicilia dal primo gennaio 2003 sarà ridotta l'IRAP.
       Se avete avuto la possibilità di  leggere quell'articolo, la
  riduzione  dell'IRAP  innanzitutto  non  era  nemmeno  citata per
  quanto concerne la percentuale, quella che è.
       Cioè noi  andiamo  e  giochiamo solo l'effetto mediatico per
  dare ancora  la  sensazione  alle  imprese  operanti  in Sicilia,
  piccole o medie  che  siano, che questo Governo, in un certo qual
  senso, vuole  mantenere  gli impegni, ma li mantiene sapete come?
  Con una  giornata  passata  a impostare, magari con qualche amico
  giornalista, la  notizia  della  riduzione dell'IRAP.
       Per  quanto  concerne,  invece,  il  mantenere  gli  impegni
  assunti con  il  popolo  siciliano,  non  se  ne parla, perché la
  riduzione dell'Irap,  pari all'0,25 per cento, come tutti sapete,
  che lo  stato delle imprese siciliane e delle imprese operanti in
  Sicilia, è  una  cosa  ridicola  e  se  non  lo  diciamo passiamo
  veramente per  coloro  che  non hanno assolutamente intenzione di
  fare fino  in  fondo  il  proprio  dovere.
       Ridicola è dir poco, perché  lo 0,25 per cento di riduzione,
  rispetto al  momento  che  stiamo  attraversando, senza dare agli
  artigiani e  alle  imprese  operanti  in  Sicilia,  un  minimo di
  respiro, è  assolutamente  un  voler   prendere  in  giro  questa
  categoria,  che  mi  pare  tutti  diciamo  che  sia  un  segmento
  importante  dell'economia  siciliana.
       Eppure, c'era  stata  una  buona  e sana discussione, singor
  Presidente  e  onorevole  assessore,  quella  che  unitariamente,
  all'interno della terza Commissione, si era votato un emendamento
  che metteva  mano  alla  riduzione  dell'Irap  con un 1 per cento
  di tutto rispetto e assolutamente non tratteggiato da elementi di
  demagogia,   perché  quell'1  per  cento  era  stato  addirittura
  pensato, sempre, dal primo gennaio 2003.
       Ciò che indigna non  è  il fatto che si apre una discussione
  su come  compensare  la  mancata  entrata,  perché  questa  è una
  discussione   assolutamente   importante   e   io   credo   anche
  indispensabile.  Ma  ciò  che  indigna  è  che  dobbiamo  dare la
  sensazione  di   far   qualcosa  senza  che  invece  venga  fatta
  seriamente.
       Ciò che  indigna  è che alcuni capitoli di questo bilancio -
  ora mi  posso  esprimere  anche  in  maniera diversa dal punto di
  vista  tecnico,   ma   mi  interessa  poco  il  tecnicismo - sono
  capitoli   che  ancora  una  volta  confermano  somme  abbastanza
  rilevanti che  indubbiamente  io credo permettano, da un lato, un
  utilizzo assolutamente  discrezionale, di  cui  non  mi  fido per
  niente, per  quanto  concerne  anche l'intervento di ogni singolo
  assessore;   dall'altro   cifre  che  tutto  sommato,  faccio  un
  esempio, leggetelo, approfonditelo anche voi, guardate il 108007,
  è un  capitolo  che  dovrebbe  intervenire  per quanto concerne i
  dipendenti  di   questa  Regione.  Sappiamo  tutti  che  ci  sono
  provvedimenti che, dal punto di vista del prepensionamento e così
  via, hanno  indubbiamente,  in  prospettiva,  ridotto di molto la
  spesa calcolata, eppure è lasciato lì in un certo modo.
       Guardate il 613903,  il  fondo  di  riserva. Vedete anche lì
  qual è la manovra  che  si  prospetta,  è  una manovra che lascia
  ancora una volta  pensare  che  si  vogliono  le  mani libere per
  continuare ad amministrare  in  una  certa  maniera.
       Tutto ciò non può passare inosservato.  Perchè?  Perché  poi
  non riusciamo a trovare un euro per gli artigiani.
       Contributo  in  conto  capitale,  assessore Pagano.  Avevamo
  proposto, non  mi innamoro delle proposte, ma era stato sollevato
  un problema  relativo,  non  solo  al pregresso dei contributi in
  conto capitale,  giacenti  ancora  oggi, come pratiche, presso le
  province regionali, ma era stato sollevato il problema che queste
  giacenze in  Sicilia  ammontavano circa a 240 miliardi, pensavamo
  di aprire  una  discussione  per  vedere  quanti euro oggi, al di
  fuori dei  miliardi,  questo  Governo voleva mettere in gioco per
  dare risposte agli artigiani.
       E voi sapete meglio di me che i piccoli e medi artigiani che
  attingono al quel tipo di contributo sono tantissimi, dico sempre
  che in ogni  città,  una  porta sì e una porta no, sono artigiani
  che hanno attinto e attingono a queste risorse. Nessuna risposta.
       Seconda   questione:   fondo  di  rotazione  CRIAS.  Nessuna
  risposta.
       Signor Presidente, c'è  e  c'è  stata la volontà di ignorare
  questioni  essenziali  che  riguardano  modelli  di  sviluppo  di
  quest'Isola. C'è stata  ed  è  stata  sistematica  la  voglia  di
  demolire, punto dopo  punto,  ciò  che  era,  tutto  sommato,  un
  impianto degno di  tutto  rispetto  e su cui si poteva discutere,
  che non  aveva  indubbiamente  creato solo l'opposizione - perché
  altrimenti  su   questo   si   poteva  essere  sospettosi  -  per
  intervenire sia  nel  settore  degli  artigiani,  sia  per quanto
  concerne i commercianti, sia per quanto concerne la pesca.
       Io non  voglio  completare  il  quadro  delle  cose che sono
  assolutamente  incomprensibili e inaccettabili, ma le vorrei fare
  una carrellata velocissima: legge regionale 32/2000, articolo 43,
  fondo gestione  separata  CRIAS,  no;  legge  regionale n. 32 del
  2000, articolo  33,  Fondo a gestione di cui all'articolo 60, no;
  legge regionale n.  32  del 2000, articoli 94 e 95, Consorzi fidi
  di competenza dell'Assessorato della cooperazione, del commercio,
  dell'artigianato e  della  pesca,  no,  nemmeno  un  euro;  legge
  regionale n.  32 del 2000, articolo 48, Fondo a gestione separata
  presso la CRIAS,  no,  nemmeno un euro; legge regionale n. 32 del
  2000, articolo  52,  Fondo  a  gestione separata presso la CRIAS,
  crediti di gestione, nemmeno un euro.
       Potrei continuare, signor  Presidente,  e  potrei continuare
  citandole quali  sono gli articoli, che lei sicuramente ricorderà
  bene perchè insieme  a  lei  ho avuto il piacere e l'onore, anche
  quando non  eravamo  d'accordo,  di lavorare sul famoso testo che
  abbiamo definito comodamente, per intenderci POR.
       E su quella legge  n.  32  del 2000, lei ricorderà bene cosa
  significano  articolo 170  e  articolo  175,  lei  sa  bene  cosa
  significa  l'articolo   144,  Programma  regionale  della  pesca;
  l'articolo 145, Programma  ad uso  delle  aree marine; l'articolo
  154, Conferenza  regionale  della  pesca;  l'articolo 156, Uffici
  periferici della pesca.
       Attenzione  E su questi  non si intendeva porre in essere, o
  proporre cifre che  indubbiamente  cozzavano  con un qualcosa che
  sappiamo  essere   molto   stretto   e,   cioè  la  disponibilità
  finanziaria di questa nostra Regione.
       Le faccio un  esempio. Per attivare l'articolo 144, ma anche
  il 145, si proponevano 500 migliaia di euro.  Si proponevano, per
  quanto concerne  l'articolo  170,  20.659 euro. Sull'articolo 170
  l'Assessore Cimino, io non  so  come  fa  ad avvicinare in questa
  Aula e come fa,  debbo dire con molta schiettezza, a non prendere
  la parola e dire  che  anche lui non ci sta, perchè sull'articolo
  170 lei sa  bene  che l'Assessore regionale, onorevole Cimino, ha
  prodotto già  degli  atti  che  che, indubbiamente, debbono avere
  subito dopo  una  risposta in termini di pagamento, di coloro che
  possono, in  questo caso, usufruire delle provvidenze previste da
  questo articolo.
       Poi c'è tutto un  aspetto  che  io, per  questioni di tempo,
  voglio  estremamente sintetizzare:  la questione che riguarda non
  solo i pescatori, gli artigiani, i commercianti, ma tutto ciò che
  indubbiamente  è  anche  il settore molto vasto dell'agricoltura,
  cui ognuno  pensa  di  dare  risposte solo e solamente con Agenda
  2000.
       Abbiamo visto  la  fine  che  ha  fatto  il  POP  1994-1999.
  Guardate quegli anni e guardate il livello, come è stata modulata
  la spesa.  Guardate quegli anni e, oltretutto, capirete meglio di
  me sicuramente,  che  c'è  qualcosa  che ancor di più preoccupa e
  deve preoccupare  tutti noi, l'incapacità di spendere quel POP in
  maniera seria, tranne una breve parentesi di due anni.
       Ho trenta secondi  per  dire  che  l'ulteriore questione che
  riguarda i  patti  territoriali,  gli strumenti di programmazione
  negoziata, l'assenza totale  di  un  indirizzo dal punto di vista
  finanziario da parte della Regione, sta bloccando tutto ciò che è
  stato, tutto   sommato,  definito  circuito  virtuoso, perchè  la
  programmazione dal  basso  ha  prodotto, indubbiamente, risultati
  positivi, stava producendo  risultati positivi in grado di potere
  anche qui, perchè no,  creare  qualche  posto  di  lavoro in più.
       Invece,signor Presidente,  ed  ho  concluso, io le dico che,
  anche da questo  punto  di  vista, non  solo  gli  artifici  e  i
  componenti dei  patti territoriali sono in difficoltà ma è questa
  Sicilia in difficoltà perchè non vedrà, da questo punto di vista,
  realizzata   nemmeno   una   infrastruttura  di  quei  patti  per
  come,evidentemente,  si  stanno  muovendo  l'onorevole Miccichè e
  questo Governo.

     BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  inizio
  questo  mio  intervento  ricordando  che, se  questa  discussione
  generale si  svolge  il 6 marzo, la responsabilità è solamente da
  attribuire al Governo e cercheremo di motivarlo.
       Il problema posto dal collega Gurrieri sui ritardi di questa
  Assemblea non può essere liquidato con sufficienza. Si  tratta di
  un problema reale che dovrebbe essere affrontato  senza polemiche
  tra  maggioranza ed opposizione. I ritardi sono gravi  e  vengono
  pagati  da tutti i cittadini siciliani ma quel che è  ancora  più
  grave è la preoccupante improvvisazione tecnica  dimostrata dalla
  Giunta Cuffaro.
       Non  era  mai  successo che il documento  di  programmazione
  economica  e  finanziaria venisse approvato con oltre 6  mesi  di
  ritardo  e  con  la  mancanza di alcuni  elementi  indispensabili
  previsti dalla Legge regionale n. 10 del 1999, art. 2,  comma  2,
  lettere  C,D  ed E.
       Non era  mai successo che la finanziaria, che avrebbe dovuto
  essere   presentata  l'1  ottobre  2001, arrivasse  all'Assemblea
  regionale  senza   la   relazione   tecnica   e  senza  la  firma
  dell'Assessore per il Bilancio.
       E' stata più volte modificata con emendamenti in  gran parte
  presentati  dallo  stesso  Governo  tant'è  che   il   Presidente
  dell'Assemblea  è  dovuto  intervenire  per  impedire  che  norme
  estranee alla legge e al Regolamento venissero introdotte  in una
  norma contabile.
       Nessuna  azione  seria di risanamento è prevista, nonostante
  il forte  richiamo  della Corte dei Conti, la quale ha dichiarato
  che il  percorso di risanamento dei conti pubblici, che era stato
  avviato dal  Governo  di  centro-sinistra, ha  subito, nel  corso
  dell'esercizio 2000, una brusca interruzione.
       Com'è noto gli esercizi finanziari del 2000 e del  2001 sono
  stati   influenzati   da  un  massiccio  ricorso   ai   prestiti,
  rispettivamente per  2.937  miliardi  e  per  1.000 miliardi.  Il
  trend di crescita dell'indebitamento della Regione è estremamente
  preoccupante.  Si  è  passati infatti da poco più di 900 miliardi
  del 1996 ad oltre 6.000 miliardi del 2001.
       Ma  quello  che  più  preoccupa  è la destinazione  di  tali
  risorse e di tali prestiti che servono ogni anno a  tamponare  il
  progressivo  aumento  della  spesa  corrente. Il  bilancio  della
  Regione  è  sempre  più  uno "stipendificio". I vecchi  mali  che
  affliggevano   il   bilancio   della  Regione  sono   tornati   a
  riacutizzarsi.
       Basti pensare  allo  squilibrio nella cassa tra versamenti e
  pagamenti, ai  debiti di tesoreria e alla conseguente illiquidità
  di cassa.  Devono  fare  riflettere,  non  poco, alcune dinamiche
  relative alle  entrate  previste  nel  bilancio del 2002, in gran
  parte virtuali, come è stato già detto.
       Il pareggio di bilancio si compie in maniera fittizia poiché
  non  sono  previste  entrate  certe  ma   calcoli   assolutamente
  irrealizzabili.
       Basti pensare  alle entrate del cosiddetto decreto Goria che
  non sono  state  mai  corrisposte  tant'è  che  negli ultimi anni
  diversi Governi non le hanno più considerate come entrate.
       Sono infatti inoltre sovradimensionate le  entrate  previste
  con i  provvedimenti  per  la  sanità,  circa  1.200 miliardi dai
  ticket e  dalla  riduzione  dei  posti  letto,  300 miliardi alla
  privatizzazione  dell'EAS,  250 miliardi  alla tassa ambiente sul
  metano, è previsto inoltre un ulteriore mutuo di 800 miliardi per
  l'anno 2000.
       Nel corso dell'anno dovranno essere recuperati, come è stato
  già  detto,  300  miliardi  per  i  Comuni,  20  miliardi  per  i
  trasporti,  oltre 100 miliardi per la  formazione  professionale,
  altre risorse per gli artigiani e altre risorse per  i trasporti.
       Sui  trasporti   vorrei  dire  che  ancora  non  sono  stati
  corrisposti i contributi relativi al 2001, e le aziende pubbliche
  e private sono fortemente indebitate. Ci sono aziende private che
  da tre mesi non pagano lo stipendio, e voi conoscete il disavanzo
  dell'AMAT di  Palermo,  della  MT  di  Catania  e dell'Azienda di
  Messina,  disavanzi  stratosferici che vengono colmati dai Comuni
  fino a  quando  alla  fine  del  2003  non  dovranno essere fatti
  contratti di  servizio. In quel caso la Regione dovrà intervenire
  con una  legge  sul  trasporto  pubblico  locale che ancora non è
  stata presentata.
       Quando  si  parla  di  contributo  ai  trasporti, spesso  si
  enfatizza, perché  il  contributo  in  conto  esercizio  viene in
  qualche  modo  criticato.  Ma noi dobbiamo affrontare il problema
  dei  trasporti  all'inizio dell'anno, non dopo che i servizi sono
  stati effettuati, penalizzando 7.500 autotranvieri e penalizzando
  il diritto  alla  mobilità  dei  cittadini  più deboli.  Quindi è
  necessario  al   più   presto  intervenire  dal  punto  di  vista
  normativo.
       Per  gli  artigiani  qualcuno  ha ricordato che è un settore
  fondamentale  e privo di risorse significative. Basti pensare che
  la Camera di commercio di Catania ha corrisposto in questi giorni
  i  contributi  per  gli  apprendisti  assunti dagli artigiani del
  1996.
       Ci  sono  quindi  settori  dell'economia produttiva che sono
  fortemente penalizzati.
       Non  ci  vuole  molto  per constatare che la manovra non sta
  letteralmente in piedi. Altro che governo di svolta dell'elezione
  diretta del Presidente della Regione  Sono riemersi i vecchi vizi
  in maniera assolutamente più improvvisata e superficiale rispetto
  al passato.
       L'Assessore  Pagano è stato smentito dai fatti. Non solo non
  è  stato  in  grado  di  resistere  alle  richieste  dei  singoli
  deputati, ma manca totalmente una strategia di risanamento.
       Non  è  prevista  la  copertura  dei  debiti pregressi della
  sanità che ammontano a circa 1.300 miliardi.
       Una  politica  di bilancio che non prevede interventi per lo
  sviluppo  e  l'occupazione  è  una  politica  senza  prospettive,
  diventa  anzi un freno per l'economia. L'azione della maggioranza
  sembra  determinata  più  dalla  volontà  di  ricercare  spazi di
  potere,  piuttosto  che  da  un'attività  finalizzata  a  dare un
  contributo  efficace  alla  crescita e allo sviluppo della nostra
  Regione,  che  ha  bisogno  di  risorse  per gli investimenti, di
  riforme contro lo spreco, l'assistenzialismo e l'improduttività.
       Come  opposizione  non  siamo  disponibili ad un logoramento
  estenuante.
       Ci  auguriamo  che al più presto inizi una fase di confronto
  costruttivo sulle cose da fare e sui problemi da risolvere.
       Finora  il  dialogo  non  si  è  sviluppato  su  progetti da
  realizzare  ma  su posizioni che abituano a giudicare la politica
  sulla base di quel residuo di potere che si riesce ad esercitare,
  piuttosto  che su riforme in grado di far progredire realmente la
  Sicilia.
       L'incapacità  della  maggioranza di centrodestra ad indicare
  priorità,  tempi  e  modalità  di  realizzazione del programma di
  governo,  l'assenza di una proposta organica in grado di misurare
  la  disponibilità  delle  varie forze politiche sui contenuti, la
  mancanza di un'azione di programmazione culturalmente convergente
  e  politicamente  omogenea pongono interrogativi nuovi ed esigono
  nuove  responsabilità da parte di tutti i deputati, siano essi di
  maggioranza o di opposizione.
       Ciascuno  è  responsabile delle proprie azioni e ne porta le
  conseguenze.
       Non  sarebbe  difficile, se ci fosse la volontà di farlo, un
  accordo sulle regole e su alcune priorità in grado di segnare una
  svolta in  tema  di politiche per il lavoro. Pensiamo ad un patto
  sociale  con  le  molteplici  realtà  associative  presenti nella
  nostra  Isola,  finalizzato  ad  alcune grandi scelte strategiche
  per lo sviluppo di alcuni settori dell'economia siciliana.
       Una cosa  è certa, non si può continuare così, sia perché si
  rischia  la  bancarotta,  sia perché i cittadini dovrebbero saper
  valutare  un  ceto  politico che cerca di ottenere consenso senza
  impegnarsi per lo sviluppo.
       L'onorevole   Cuffaro   in  una  recente  intervista  ad  un
  giornalista  che  gli  aveva chiesto qual è l'idea di regione che
  ha, qual  è  il modello di sviluppo che prefigura, ha parlato: il
  mio  modello  è  la  famiglia.  A parte che questa affermazione è
  smentita   dai   fatti.   L'onorevole   Cuffaro   aveva  promesso
  l'Assessorato   alle   politiche   familiari   e  aveva  promesso
  interventi  di  carattere sociale per un settore importante che è
  stato  trascurato  negli  anni perché la famiglia non è diventata
  mai  oggetto  di politiche efficaci da parte delle regioni, basti
  pensare che  le  uniche  leggi  che si occupano di politica per i
  minori, per gli anziani sono la legge numero 22 degli enti locali
  e la  legge  numero  21  del  1978  che  ha dato le risorse per i
  consultori familiari la cui rete non è stata ancora completata.
       Allora,  fare  una scelta strategica e dichiarare quali sono
  le priorità significa anche capire qual è il modello di sviluppo,
  attorno a quali valori costruire una base di consenso in Sicilia.
  Non basta  dire  che  siamo per la politica per la famiglia e poi
  non teniamo  conto di una serie di dinamiche che attengono ad una
  visione   generale   dello  sviluppo  ed,  in  particolare, delle
  politiche sociali  per  i  più  deboli.  Allora,  io spero che il
  Presidente  della  Regione  diminuisca  i  suoi  viaggi,  le  sue
  conferenze stampe, i suoi convegni e venga in Aula per affrontare
  un nodo essenziale che è quello delle riforme. Il vero capo della
  maggioranza è  il  Presidente  Cuffaro,  lui  deve guidare questa
  maggioranza  ad  effettuare  un  confronto  serio  sui  contenuti
  programmatici,  perché  la  modifica  delle  regole  che  si  sta
  facendo in commissione Statuto non potrà andare avanti se non c'è
  un input e  un impulso coerente ed efficace da parte del Governo.
  Quindi, noi  abbiamo  la  necessità  di  avere  un Governo che si
  confronti, non  vogliamo fare ostruzionismo, non ne abbiamo fatto
  in Commissione,  non  ne  stiamo facendo in Aula, vogliamo che la
  Sicilia abbia  una  classe  dirigente all'altezza delle sfide che
  sono presenti nella realtà isolana e, per quanto ci riguarda, gli
  impegni del  Governo  Cuffaro  sono stati ampiamente disattesi in
  questa prima fase della legislatura.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gurrieri.  Ne ha
  facoltà.

     GURRIERI.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, terrò fede
  all'impegno  che  ho  testé  preso nei confronti dell'amico della
  giovanile  CDU  Cintola, perché  ritengo che dopo avere ascoltato
  le cose  che  sono state dette questa sera non bisogna commettere
  l'errore    di    essere   ripetitivi.   Farò,   quindi,   alcune
  considerazioni sulla problematica del rapporto che c'è fra questo
  Governo e  i  comuni  perché  un  dato inconfutabile è che questo
  Governo si  pone  in  contrapposizione  ai  comuni,  a  una parte
  fondamentale  dello  Stato  nel  territorio  e  la insensibilità,
  l'arroganza   dimostrata   da   questo  Governo  nel  non  volere
  utilizzare  un altro mese di esercizio provvisorio ha danneggiato
  in  modo pesante i comuni.  Stamattina sono stato all'Assessorato
  Enti locali,  ho avuto la possibilità di parlare con i funzionari
  e  con  alcuni  miei  colleghi  amministratori  e  abbiamo saputo
  ufficialmente  dai  funzionari  dell'Assessorato  stesso che sono
  pronti 390  mandati  di  pagamento  per  le anticipazioni dei due
  dodicesimi per  il  2002 e che però non possono essere utilizzati
  perché ci troviamo in una situazione paradossale senza bilancio e
  senza esercizio provvisorio.
       Questo è un atto di superbia di questo Governo che penalizza
  i  Comuni  cimentandosi anche nel dire falsità;  quando, infatti,
  si fanno  dichiarazioni  sulla  stampa e si dice 'giorno 12 ce la
  faremo', va beh,  giorno  12  ce  la  farete, ce la faremo e però
  materialmente  non  sarà  possibile  dare  l'input  ai funzionari
  dell'Assessorato a dare ai Comuni i mandati che sono già firmati.
  Sicuramente  passeranno ancora 15 giorni, perché ci sarà l'attesa
  del pronunciamento del Commissario dello Stato 3, 4 giorni per la
  pubblicazione  sulla  Gazzetta  Ufficiale  e,  poi, la ragioneria
  dovrà trasmettere i mandati alla Cassa regionale che a sua volta,
  dovrà  trasmettere agli uffici periferici questi mandati; quindi,
  ci sarà  una  forma di ingolfamento e non soltanto i sindaci, non
  soltanto i comuni ma anche i creditori avranno delle difficoltà a
  ricevere le spettanze.
       Quindi, quando  uno  fa l'opposizione deve fare anche tesoro
  dei comportamenti  che  si registrano anche da parte di chi ha la
  massima  responsabilità  istituzionale.  Io  voglio  leggervi una
  dichiarazione che  ha  fatto  il  25  aprile  il presidente della
  Regione,  bacchettando il segretario regionale dei democratici di
  sinistra,  l'onorevole  collega Cracolici.  Cracolici aveva detto
  che "questo governo continua a non mantenere gli impegni che sono
  stati presi  con l'elettorato". La risposta di Cuffaro è stata la
  seguente:  "Probabilmente - ha commentato Cuffaro - il segretario
  regionale  dei  DS  miracolosamente  svegliatosi  da uno stato di
  torpore politico,  ritiene di associare anche il governo a quella
  che è  una  generalizzata condizione di torpore che attraversa il
  suo partito.  La realtà, ha aggiunto il presidente della Regione,
  è ben  diversa.  Infatti, il Governo è oggi più che mai impegnato
  nella  realizzazione  di punti importanti del programma, in pochi
  mesi di  attività  di governo sono stati sottoscritti gli accordi
  di programma  quadro, accordi sulla sanità e sono stati già stati
  trasmessi  all'Assemblea,  per  l'approvazione, alcuni disegni di
  legge cruciali quali il riordino delle coste, il buono-scuola, il
  diritto allo studio, i trasporti per le isole minori e le riforme
  per l'ordinamento del governo e dell'amministrazione."
       Poiché  questo  presidente  ha  anche  la grande capacità di
  trasformare i  fatti negativi in positivi, se con mezzo governo e
  sette ministri  va  a  farsi  un  bel  fine settimana nelle isole
  Eolie, considerando  quei  viaggi  come  un  modo per risolvere i
  problemi della  regione,  io  dico  che  non bisogna prenderci in
  giro.
       Noi  come  opposizione  sicuramente  faremo  una riflessione
  molto  approfondita,  anche  a  seguito dell'atteggiamento che il
  Governo  ha  nei  nostri  confronti.  Infatti, secondo me, questo
  governo è  affetto,  come  ho avuto modo di sottolineare in altre
  occasioni, da  una  forma  di obesità politica e questa obesità è
  stata determinata da un eccesso di consenso che lo porta anche ad
  avere una  forma  di anestesia dello scrupolo, cioè quella di non
  sentirsi in  difficoltà  nel dare conto alla gente delle cose che
  fa, tanto  è  convinto  che  la  gente  voti  per sigle e non per
  comportamenti o per atteggiamenti politici.
       Noi ci  troviamo  di  fronte  ad  un  governo  che  il 21 di
  febbraio da  inviato  a tutti i sindaci della Sicilia una lettera
  con la  quale  impone  loro  di concludere l'iter finanziario dei
  bilanci  entro  lo  scorso  28  febbraio.  Voglio  leggervi  -  e
  concludo -  tre  righe  di  questa lettera che sono emblematiche.
       L'onorevole     assessore     scrive:     "Tenendo     conto
  dell'approssimarsi  della  scadenza dei termini dell'adozione del
  bilancio   di  previsione  dell'esercizio  finanziario  2002,  in
  armonia  con i principi ispiratori del Governo regionale tendenti
  ad una più efficace azione amministrativa, per garantire adeguati
  livelli di funzionalità dei servizi resi alla collettività..."; e
  poi intima:  "se  entro il 28 febbraio non saranno fatti gli atti
  propedeutici per il bilancio, ci sarà il commissariamento."
       E dunque se un Governo, che ha una maggioranza bulgara di 63
  su  90  deputati  e  quindi  non  ha  l'alibi  di  di  avere  una
  maggioranza  risicata,  non può sostenere che c'è una opposizione
  che ha  la  propensione  a  mettersi  di traverso impedendogli di
  governare,  si  comporta  mostrando  una forma di disprezzo anche
  verso un  certo tipo di opposizione, allora l'opposizione si deve
  attrezzare   in  un  modo  diverso  per  cercare  di  amplificare
  all'esterno  ciò  che ha prodotto questa maggioranza che, secondo
  me, non ha i titoli per   governare la Sicilia.
       Ritengo, quindi, che noi, a partire dalla prossima sessione,
  dobbiamo attrezzarci  in  un  modo  diverso e dobbiamo anche dire
  all'esterno che  il  periodo  per  potere produrre di più, e cioè
  gennaio e  febbraio,  è  stato  impiegato male. E' stato fatto un
  errore secondo  me  molto  grave  che  oggi  i  fatti dimostrano;
  infatti i  cittadini  pagheranno,  per  le  cose  che ho detto in
  premessa, dei prezzi altissimi. Di certo noi come opposizione non
  possiamo  commettere  l'errore  di  essere  morbidi nei confronti
  della maggioranza  perché  la  gente  è portata a giudicare tutti
  allo  stesso  modo,  perché  la  gente  individua  nella  Regione
  maggioranza e opposizione.
       Ho così concluso e ringrazio i colleghi per l'attenzione.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
  facoltà.

     LEONTINI.  Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   vorrei
  ricordare,   proprio   per   ricollegarmi   nell'inizio  del  mio
  intervento   alle   ultime   frasi    pronunciate  dall'onorevole
  Gurrieri, che  i  titoli  a  governare  li  fornisce  il consenso
  ottenuto.  Si  possono non condividere i contenuti di un'attività
  di   Governo,  si  può  divergere  dalle  impostazioni  che  alla
  finanziaria  la  maggioranza e il Governo hanno voluto conferire,
  ma non si  può  negare  al Governo e alla maggioranza di avere il
  titolo di  governare la Sicilia perché il titolo lo ha attribuito
  e conferito il consenso degli elettori.
       Un  consenso  degli  elettori  che  chiedeva in questa prima
  iniziativa  importante del Governo del territorio siciliano che è
  la  finanziaria,  una  bonifica  della  finanza, del bilancio; la
  razionalizzazione   della   spesa,   il   controllo  dell'entrata
  finalizzato a investimenti a sostegno delle attività produttive.
       E' veramente singolare il fatto che per la prima volta ci si
  impegni  collegialmente tutti i rappresentanti della maggioranza,
  e ciò  attraverso  un dibattito costruttivo che in II Commissione
  ha coinvolto  anche  i colleghi della minoranza, in una direzione
  di razionalizzazione  della spesa, di rigore, di austerità, - non
  di penalizzazione  e  di  sacrificio - finalizzata a rinvenire le
  risorse da  destinare agli investimenti e trovarsi oggi di fronte
  ad  un  coro  di  strumentali  opposizioni.  Il consenso chiedeva
  questo   prima  di  potere  investire  bisognava  evitare  alcune
  vergogne  del  passato,  cioè  bisognava evitare di riproporre in
  questa  finanziaria  i  famosi  treni  merci  ai  quali  venivano
  agganciati  i  vagoni  della  spesa  clientelare, o rispondente a
  logiche  individuali  o  territoriali che in modo estemporaneo in
  Aula o  in Commissione a volte avevano la meglio sulla base delle
  pressioni,  delle  iniziative  o delle attività legittime di ogni
  singolo collega parlamentare.
       Per la  prima  volta  ci  si  sottrae  a  questo  meccanismo
  perverso: si  cerca  di  fare  rientrare la manovra nell'alveo di
  alcuni  valori  che sono stati con trasparenza fissati all'inizio
  dell'impostazione  di  questa finanziaria. E si cerca di derivare
  da questi  presupposti  una manovra che è, sicuramente, oggi, una
  iniziativa  di  rigore che, comunque, avrà degli effetti dinamici
  per   le   conseguenze   che   proporrà,   che  riverbererà,  che
  ripercuoterà  anche  sulle iniziative legislative successive, che
  sono già  state  concepite  e  formulate come delle iniziative di
  organico riordino  di  alcuni  settori, a sostegno delle quali la
  tabella A accantona positivamente le somme.
       Siamo partiti,  anche  per quest'anno, da una fissazione del
  ricorso  al  mercato  nella medesima misura dell'anno precedente,
  nonostante  il saldo netto da finanziare sia un saldo negativo di
  130 miliardi  (67.334  euro)  che,  riguardo ai saldi netti degli
  anni precedenti, è di gran lunga inferiore.
       Cito  soltanto  quello  dell'anno  scorso  per  comodità  di
  valutazione  comparativa:  500  miliardi,  ma  giù  di  lì quello
  dell'anno precedente e giù di lì ancora quello di due anni fa.
       E'  vero  che  il  totale del bilancio, almeno nei valori di
  previsione della competenza al 2002, si attesta intorno ai 20.753
  milioni di euro e che tale grandezza, in rapporto al 2001, cresce
  quasi del 20%: del 19%.
       Ma, in effetti, è anche vero che questo picco, nel trend dei
  valori  delle previsioni del 2002, deriva da una iscrizione di un
  avanzo  finanziario  di  6  milioni  di euro che, aver fissato in
  questi  termini  ed  avere  vincolato  nei  termini  in  cui sono
  vincolati in questa manovra finanziaria, è sicuramente iniziativa
  di  rigore  e  di  trasparenza.
       Non  è  certamente  un  ricorso  alle previsioni teoriche ed
  astratte  rispetto alle quali anche i governi del centro-sinistra
  coprivano   spese  sulla  base  di  entrate  meramente  astratte,
  velleitarie o  teoriche. Per la prima volta si fa riferimento con
  trasparenza e  con  concretezza  ad  un avanzo che è il riverbero
  negativo  degli  esercizi precedenti, compresi quelli del Governo
  di centro-sinistra  che ha guidato le sorti di questa Regione per
  quasi due  anni. E, quindi, è sicuramente una manovra di bonifica
  e di rigore, e non di sacrificio e di penalizzazione.
       E'  vero  che  nelle  voci  di entrata sono da annoverare le
  entrate  non  ripetibili  derivanti  dal  recupero  dei  fondi di
  rotazione. E' una virtù averle comunque indicate e previste.
       Circa le  privatizzazioni  va  detto  che  il  processo è in
  itinere   e   le   somme   derivanti   dai   bilanci   di  queste
  privatizzazioni  sono  destinate,  proprio  con  norma  in questa
  finanziaria,   ad   investimenti   produttivi  da  negoziare  sul
  territorio  ove  sono  allocate  le  strutture  da  dismettere  o
  dismesse.
       E'  un processo interamente collegato ad un impegno di spesa
  destinato  ad investimenti produttivi, ad investimenti a sostegno
  della  realizzazione di infrastrutture - come all'articolo 6, per
  quanto riguarda la dismissione dell'ESPI, dell'AZASI e dell'EMS -
  nei territori  dove  sono allocate le strutture dismesse. E ciò a
  partire dai  territori  dove sono allocate le prime strutture che
  verranno dismesse,  come quelle di Ragusa (vedi processo in corso
  di dismissione e di privatizzazione dell'INSICEM e dell'AZASI).
       La  cessione  dell'EAS, la sdemanializzazione, l'aumento dei
  contributi  ai  dipendenti:  a  tutto questo si aggiungono alcune
  misure  che  sono state in quest'Aula, probabilmente per comodità
  strumentale  di  dibattito, dai nostri interlocutori di minoranza
  biasimate e stigmatizzate; ma sono delle iniziative finalizzate a
  bonificare,   senza  aggravare  o  appesantire,  le  finanze  dei
  Siciliani.  Tra  queste,  la  vendita  del patrimonio immobiliare
  degli   Istituti   Autonomi   Case   Popolari,  finalizzata  alla
  rideterminazione  ed  alla rifunzionalizzazione di questi enti e,
  quindi,  ad  incamerare delle somme per razionalizzare il governo
  del territorio siciliano.
       Circa la  polemica sui tickets, questa è stata alimentata in
  misura  abnorme,  senza  considerare proprio l'effetto positivo e
  virtuoso che  un  ticket  (che  riguarda soltanto alcune fasce di
  reddito e relativo soltanto alla spesa farmaceutica) può produrre
  nella spesa.
       Non dovete dimenticare che  la soppressione di queste misure
  da parte del Governo centrale produsse un aumento della spesa per
  farmaci e, quindi, un buco  di 7.200 miliardi di lire. Siamo oggi
  necessitati  ad intervenire in questa misura, che non costituisce
  sacrificio  pesante  ma  che,  tuttavia, contiene delle possibili
  risorse virtuose e può produrre delle conseguenze sulle quali noi
  investiamo  per  razionalizzare  la  spesa  in  sanità e, quindi,
  migliorarne il rapporto con la qualità dei servizi.
       Allora,   le   conseguenze    di   quei   buchi   ricadevano
  indiscriminatamente  su tutte  le  categorie,  soprattutto  sulle
  categorie più deboli.  Oggi  queste  previsioni riguardano alcune
  fasce  di reddito e sicuramente  non  le  fasce  di  reddito, più
  deboli.
       Non si comprende, quindi,  il tenore se non riconsiderandolo
  nell'alveo della strumentale opposizione  di  minoranza che fa il
  suo dovere di  opposizione  dovendosi  necessariamente  d'ufficio
  contrapporre alle misure ed  alle  iniziative della maggioranza e
  del Governo.
       Lo stesso discorso vale  per  le  misure relative al tributo
  ambientale sul metano, ma  anche  sull'IRAP  è  già  iniziato  un
  discorso di fiscalità differenziata:  la riduzione dello 0,25 per
  cento per le piccole e medie imprese, che sicuramente costituisce
  una misura  a  sostegno  di  questo tessuto prezioso della nostra
  economia  produttiva  nel territorio regionale; l'esenzione delle
  associazioni  di  promozione  sociale e delle cooperative sociali
  dal tributo; l'incremento dell'1 per cento per le banche,  per le
  società finanziarie e per le imprese di raffinazione.
       Per   la   prima  volta  noi,  come  Governo  regionale,  ci
  incarichiamo  di  applicare,  le  competenze affidate dal Governo
  centrale,  dimostrando una capacità di incidere sia sul controllo
  delle entrate che sulla valutazione della spesa che i governi del
  centro-sinistra  non  hanno  saputo dimostrare, perché rispetto a
  questo adempimento sicuramente sono state inadempienti.
       Si tratta  di  interventi di rigore e di austerità, ai quali
  tutti i  capigruppo  (lo  ripeto)  della  maggioranza,  ma in una
  interlocuzione costruttiva, in commissione con i componenti della
  minoranza,    sono    tenacemente    pervenuti   attraverso   una
  determinazione ed  un  dibattito che ha avuto momenti di tensione
  ma che non si è discostato dall'esigenza di mantenersi ancorato a
  quest'obiettivo.  Non si è mai discostato, a differenza di quanto
  forse in questo momento in Aula si sta facendo, ma più - ripeto -
  per  la   comodità   del  colore  della  polemica  visto  che  in
  commissione questo è accaduto meno volte.
       Registriamo  spese che vengono ridotte sia nel funzionamento
  dei servizi,  per  un  ricorso  al 30 per cento al circuito degli
  acquisti  nazionali, sia nei contributi, in quella erogazione dei
  contributi;   che  abbiamo  sempre  tutti  lamentato  non  essere
  adeguatamente  controllata e che oggi non soltanto è controllata,
  ma è  ridotta  ad  un'analitica  e  trasparente elencazione che è
  allegata in tabella alla finanziaria.
       La tabella  C  prevede il rifinanziamento di spese  in conto
  capitale  rifinanziabili  per un solo anno, ma anche, finalmente,
  l'attuazione  delle  misure  a sostegno delle attività produttive
  contenute nella  legge  32  che,  per  la  prima  volta in questa
  finanziaria,   vengono   inserite   e   finanziate,   in  misura,
  ovviamente,   parziale,   ma  suscettibile  di  integrazioni,  di
  consolidamento e di potenziamento.
       Anche il carattere graduale del ricorso al pensionamento dei
  regionali  è  una  misura  di controllo e razionalizzazione della
  spesa.  Il  ricorso alla scadenza annuale anziché semestrale e la
  decorrenza  fissata  dal 2004 sono due misure che intervengono su
  una  previsione  precedente  proprio  nella  finalità concreta ed
  evidente  di  razionalizzare  e  contenere  la  spesa  in modo da
  spalmarla   secondo  finalità  che  sono  più  conducenti  e  più
  compatibili   con   le   attività   che  questo  Governo,  questa
  maggioranza e  si  spera tutta l'Aula vogliano mettere in campo a
  sostegno delle attività produttive della nostra Regione.
       Il cofinanziamento dei fondi europei, la legge numero 32 del
  2000,i lavori pubblici degli impianti idrici, la legge numero 388
  del   2000,   trecento  miliardi  quasi  per  l'industria  e  per
  l'agricoltura,  110  miliardi per la pesca. Ma perché questa sera
  si  fa riferimento alle presunte lacune di questa finanziaria che
  tra le sue virtù vanta un accantonamento positivo di 130 miliardi
  che  è stato positivamente accolto in commissione come una misura
  finalizzata ad investimenti produttivi? Come mai stasera da parte
  delle  opposizioni si invoca il ricorso nuovamente al treno merci
  della  finanziaria  dove  avremmo dovuto agganciare tutto ciò che
  capricciosamente,  in  modo  estemporaneo viene fuori senza leggi
  organiche di spesa in una finanziaria, su pressioni delle singole
  posizioni del  parlamentare  o  del  gruppo? O non è più positiva
  un'iniziativa che dopo la bonifica, dopo la razionalizzazione ciò
  che raccoglie  lo  mette a servizio di disegni di legge organici,
  di riordino complessivo e organico della spesa e dei settori?
       Così come dei collegati si accenna. Ma sicuramente si tratta
  di  collegati  suscettibili, nelle  commissioni  e  in  Aula,  di
  emendamenti,  integrazioni,  coordinamenti  e  completamenti;  si
  tratta sicuramente  di collegati che già prefigurano per la prima
  volta interventi organici a sostegno delle attività produttive, a
  sostegno   di   iniziative   per  il  riordino  delle  coste  del
  territorio,  a  sostegno  di  una  nuova normativa sugli appalti.
       Tutto  ciò  che  era  contenuto  nel  programma  del Governo
  dell'onorevole Cuffaro, dell'onorevole Pagano, di tutti noi e che
  oggi  credibilmente  viene  inserito nella finanziaria con misure
  che solo  attraverso  il rigore e l'austerità potevano essere non
  ipocritamente  previste. Lo dicevo agli esordi del mio intervento
  facendo  riferimento all'avanzo finanziario che ha caratterizzato
  come trucco  tante altre gestioni e non questa che è apprezzabile
  per la  trasparenza  degli  intenti  e  per  una volontà concreta
  indicata  proprio  in  un  ricorso  all'avanzo  finanziario che è
  quello che  oggi  è  vincolato  e  non  più, come  negli esercizi
  precedenti,  a   copertura   di  spese  che  erano  spese  sempre
  disordinate  e  sempre  clientelari, non  sempre rispondenti alle
  finalità  dei  comparti  ai  quali  si  intendevano  sostenere le
  provvidenze.
       E'  chiaro  che  non  si  intendono  precludere  ritocchi  e
  perfezionamenti, però, secondo i binari che in commissione questo
  dibattito ha  già  fissato  e formulato, e in questo caso tenendo
  conto dei  collegati  e  dei  disegni  organici che riguardano le
  attività produttive.
       E' chiaro che se, somme  così ingenti, 130 miliardi, vengono
  messe  al servizio  di  attività  normative,  sulle  quali  tutti
  insieme abbiamo manifestato la volontà di metter mano subito dopo
  la  finanziaria, è   perché   questo   percorso   lo  si  ritiene
  sicuramente  non  soltanto   un   percorso   che   può  veramente
  razionalizzare la spesa, ma  che lo potrà fare in modo finalmente
  utile per ogni singolo  comparto  al  quale  noi,  con  la nostra
  azione di governo,  intendiamo  riferirci.
       Quindi, è  questa  una  legge finanziaria, un'impostazione e
  una  manovra  di   bilancio   che  risponde  agli  interessi  dei
  siciliani,  risponde  alle   richieste   di  tutte  le  categorie
  produttive, di tutti  coloro  che  guardano,  non  soltanto  alla
  nostra maggioranza, e al nostro  Governo,  con  la fiducia che si
  evince  dal consenso che  costituisce  il  titolo  a  cui  facevo
  riferimento nelle mie battute  iniziali.  Una  maggioranza  ed un
  Governo che si scommettono  con  le risorse, gli orientamenti, le
  sensibilità e gli indirizzi  di  cui dispongono.
       E' sicuramente questa la  prima  pagina  di  un'attività  di
  Governo serio fondato  sulla razionalizzazione, sulla bonifica di
  un territorio siciliano di una Regione che meritava un intervento
  austero che non penalizza ma pone  le basi invece per un rilancio
  delle  attività  produttive,   un   rilancio   dell'attività   di
  delegificazione, e una  razionalizzazione dei vari comparti della
  macchina amministrativa.
       E' vero: questa  legge  contiene alcuni riferimenti iniziali
  di un processo di  delegificazione,  ma  è  prevalso  ancora  una
  volta in noi il fine,  il  proposito  di  fare  di  questa  legge
  finanziaria una legge  gestibile  anche  nelle norme collegate al
  Bilancio.  Andiamo a  leggere  le  leggi  finanziarie  degli anni
  precedenti, che non  sempre  erano  gestibili,  non  sempre erano
  governabili e collegate  al  bilancio.  C'era  quasi  sempre  una
  sconnessione della quale poi nei dibattiti ci siamo "divertiti" a
  riprendere le conseguenze ...

     PRESIDENTE. Onorevole Leontini, devo invitarla a concludere.

     LEONTINI.  Pertanto, noi  riteniamo  che  questa  legge  debba
  essere sostenuta, che il  dibattito  d'Aula  la sta positivamente
  affrontando, e che, partendo da questo primo grande capitolo, dal
  Governo  e  dalla maggioranza  potrà  venire  una  grande  spinta
  propulsiva  per  il   rilancio   dell'economia  e  della  società
  siciliana.

     PRESIDENTE.  Ha  facoltà   di   parlare   l'onorevole  Pagano,
  assessore per il bilancio e le finanze.

     PAGANO,   assessore  per  il  bilancio  e  le finanze.  Signor
  Presidente,  certamente  chiudere  in  poco  tempo  è  un'impresa
  improba, ma cercherò di  riuscirci  enunciando  qualcosa  che può
  trovare conferma soprattutto nelle prossime giornate, ma in parte
  l'ha  già  trovata  con   gli   interventi   dei  colleghi  della
  maggioranza che penso, in  larga  parte,  abbiano espresso quello
  che è  il giudizio non soltanto  del Governo ma anche di tutta la
  maggioranza.
       Certo è che  questo Governo si trova a vivere una situazione
  difficile  visto  che  ereditare  le  emergenze  che  sono  state
  ereditate non è  cosa  da  poco.  Mi riferisco alla forestazione,
  alle spese sanitarie,  alla  formazione  professionale, ai lavori
  socialmente utili, ai  trasporti,  alle  tensioni  finanziarie in
  termini di cassa.
       Bisogna  dare  atto  che  è  perfino  arduo  immaginare  una
  sommatoria di difficoltà di  questo  livello, di questa quantità.
  Mi si dirà che queste tensioni e queste difficoltà ci sono sempre
  state.   Sì,  ma  non  di  questa  dimensione  e  non  di  queste
  proporzioni; non con questa dilatazione di spesa che, certamente,
  si é  caratterizzata in  quest'ultimo periodo e che, sicuramente,
  fa parte dell'eredità di  questo Governo che, ovviamente, non può
  essere accusato di questo  tipo  di responsabilità.  Ma tant'è si
  dice  E siccome le cose  devono  essere  risolte,  è  chiaro  che
  questa  legge  finanziaria  risente   anche  di  questo  tipo  di
  difficoltà.
       Pertanto,  se  la  legge  finanziaria  arriva in ritardo non
  arriva  perchè  c'è  stato  il  piacere di portare in ritardo una
  legge, ma perchè, oggettivamente, ci sono state delle difficoltà,
  che sono note e non le abbiamo mai nascoste, e che certamente non
  vanno addebitate a questo Governo che anzi - ribadisco ancora una
  volta - con serietà e con rigore ha cercato di portare avanti una
  manovra diversa rispetto a tutte le altre, o per lo meno a quelle
  degli ultimi anni.  E ci  vantiamo  di  potere  dire  essere  una
  manovra certamente diversa. E lo ribadiamo.
       I risultati che sono  stati raggiunti sono noti.  Non vorrei
  qui citarli perchè  sembrerebbe  quasi  un'autoproclamazione,  ma
  certamente  abbiamo  il dovere  di  dire  che  le  variazioni  di
  bilancio del novembre ultimo  scorso sono state caratterizzate da
  un'impostazione rigorosa, e  hanno  prodotto,  secondo  i  nostri
  calcoli, un taglio complessivo alla  spesa  di 300 miliardi.  E -
  consentitemi - non è da  poco,  tenuto  conto  che esattamente la
  manovra dell'anno precedente aveva  creato un surplus, in termini
  di  spese, di ben 926  miliardi.  Continuo  a  parlare  di  lire,
  onorevole Acierno, per fare confronti agili e veloci.
       E, allora, mi si dirà  che  -  almeno mi si è detto da parte
  dell'opposizione - invece le cose non vanno bene, che le cose non
  vanno con rigore, ma  non  mi  pare  di  potere  dire  che questo
  orientamento dell'opposizione sia  vero, sia reale. Lo neghiamo a
  tutto campo e  diciamo  che  certamente  abbiamo  la  volontà  di
  continuare  in   una   direzione  diametralmente  opposta.
       Basti pensare, onorevole Speziale, che abbiamo vincolato nei
  fondi  globali  tutta  una  serie  di  somme  che  troveranno  un
  riscontro concreto solo esclusivamente se sarà approvata la legge
  di settore che,  ovviamente, andrà in una logica di riforma.  Per
  cui, se mettiamo,  nei fondi globali, 100 miliardi sui trasporti,
  100 e rotti  miliardi sulla formazione, centinaia di miliardi sui
  lavori socialmente utili,  non  li  mettiamo  perchè  abbiamo  il
  piacere di metterli  lì.  Li  potevamo  mettere  direttamente nei
  capitoli, come è stato  fatto  ogni  anno, come è stato fatto nei
  vostri governi precedenti e 'tagliavamo la testa al toro'.
       Invece, no   Noi sostanzialmente vogliamo lanciare una sfida
  dai banchi del Governo.  Diciamo:  non  diamo più i soldi a babbo
  morto
       Queste risorse finanziarie saranno date soltanto in presenza
  di una legge di riforma, che dovrà modificare lo status quo e che
  va  in una  direzione  radicalmente  opposta.
       Ecco  perchè  si è parlato di svolta  copernicana  anche  da
  parte  di  esponenti  della  maggioranza    Il  Presidente  della
  Commissione, che ringrazio per la sua  illuminante  e  illuminata
  relazione, ha parlato  di svolta radicale, perchè è reale, perchè
  è concreta  Perchè  il rigore, l'essenzialità, la trasparenza non
  sono un optional, sono fatti facilmente verificabili.
       Io provo a  ricordare, soltanto in tema di autorizzazioni di
  spesa - non vado  a  citare  tutti  i singoli articoli - che cosa
  abbiamo previsto.
       L'onorevole  Capodicasa  non  ricorda  che,  con  l'articolo
  2, abbiamo previsto  il  servizio  'riscossione  e  tributi'   in
  maniera innovativa.  Costringiamo, finalmente, gli  enti locali a
  fare il loro  dovere  in  materia  di  riscossione.  Finora hanno
  ricevuto le risorse soltanto dallo Stato, soltanto dalla Regione,
  e non si sono affatto preoccupati di intervenire concretamente su
  quella  che è  una  delle  caratteristiche  principali  del  loro
  mandato, della loro caratteristica istituzionale.
       E siccome tutto  questo  lo  vogliamo  cambiare, lo vogliamo
  invertire,  abbiamo  previsto  una  norma,  all'articolo  2,  che
  certamente è innovativa in tal senso.
       L'articolo   5   riguarda   l'armonizzazione   del   sistema
  previdenziale.   Non  siamo  stati  noi  a  dilapidare  il  fondo
  pensioni. E' una roba di  venti  anni  fa  Io non so chi ci fosse
  venti anni fa, non  lo voglio nemmeno sapere, però non abbiamo un
  fondo  pensioni per  i  dipendenti  di  questa  Regione.  Abbiamo
  cominciato ad immaginare un percorso nuovo;  abbiamo cominciato a
  pensare che il fondo pensioni è assolutamente indispensabile e le
  misure che abbiamo  attivato servono a questo.  Certo, mi si dirà
  che il risultato  non arriverà domani o forse arriverà a distanza
  di lustri, ma bisognava iniziare e abbiamo iniziato.
       Se non è serietà   questa,  se non è rigore  questo, cos'è ?
  E, ancora in  materia  di  ticket,  quante  barzellette su questi
  tickets   Non ne  voglio  più  parlare  perchè le statistiche che
  abbiamo citato in lungo  e  in largo la dicono lunga. Però voglio
  dire: il 71 per  cento  di  ricoveri impropri nei pronti soccorsi
  dei nostri ospedali;  71 per cento, è una vergogna
       Non  esiste  una  media di questo genere  in  nessuna  parte
  d'Italia.  Allora le soluzioni sono due:  o ci  sono tanti malati
  immaginari oppure ci sono medici che non fanno  il  loro  dovere,
  che mandano i loro assistiti a farsi fare le loro brave risonanze
  magnetiche  di  notte  oppure  probabilmente   c'è   una  cattiva
  abitudine, cattiva cultura, che abbiamo il dovere di rettificare;
  altrimenti, che Governo  siamo?  Che  classe dirigente siamo?
       Se l'opposizione deve fare le critiche, per  carità,  che le
  faccia  Ma che punti sul giusto binario e sulla giusta direzione.
  Questo Governo non ha mai negato, per  onestà  intellettuale,  il
  giusto  intervento  dell'opposizione  facendo  nostri  anche  gli
  interventi  legislativi  o  meglio  ancora  gli  emendamenti  che
  potevano essere utili al bene comune e utili  alla  causa  che  è
  quella della Sicilia su cui noi tutti lavoriamo indipendentemente
  dalle posizioni.
       Vorrei  continuare con la vigilanza agli enti. Ma quando mai
  c'è  stata vigilanza seria sugli enti da noi proposti? Abbiamo 92
  enti che assistiamo - mai controllati - e per la prima volta, con
  l'articolo  19  diciamo  cosa  dobbiamo  fare,  come  li dobbiamo
  controllare. E ci sono  pure  le  critiche.  Si  dice  che  non è
  serietà
       E ancora: rete ospedaliera. Al riguardo  andiamo  a  mettere
  gli stessi parametri della legge nazionale. Io  ricordo  che ogni
  posto letto in Sicilia costa 1.200.000 al giorno.
       Ma la vogliamo  finire  di  fare  demagogia?  Ci  sono posti
  letto assolutamente inutili   Quando  andiamo a tagliare il 4 per
  cento di questi  posti  letto,  che  sono  esattamente quelli che
  prevede la legge  nazionale,  non  abbiamo  fatto  nulla di più e
  nulla di meno di quello che fanno nel resto d'Italia.
       Non si capisce perchè  in  Calabria  e a Bolzano queste cose
  funzionino e qui si  debbano  dire  le  bugie:  si  dice  che  si
  chiudono gli ospedali per  il quattro per cento di posti letto in
  meno. Ma se  critiche  dovete fare, fatele almeno su argomenti su
  cui possiamo quanto  meno  discutere,  non su argomenti sui quali
  invece siamo costretti  come Governo a dire che siete dalla parte
  del torto.
       Altro  tema:  gli  obiettivi  ai Direttori  generali.  Diamo
  finalmente   gli   obiettivi;   gli   diciamo:   caro   Direttore
  dell'Azienda USL, o fai il tuo dovere o ti  mando  a casa, perchè
  non  è possibile che tu stia cinque anni  senza  che  nessuno  ti
  controlli

     BARBAGALLO. La legge già li prevedeva.

     PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Non è vero che
  li  prevedeva   Li   prevedeva   su  base  quinquennale;  ora  li
  costringiamo a un rigoroso rispetto delle norme contrattuali.
       E  ancora,  il  trasferimento  agli   enti:   finalmente  li
  vigiliamo questi enti, finalmente spieghiamo come devono spendere
  soldi,  finalmente  premiamo  gli  enti  locali  più  bravi,  più
  virtuosi,  quelli che spendono meglio.
       Qualcuno diceva che  in  questa maniera si affogano gli enti
  locali. Ma stiamo  scherzando?  Noi  agli enti locali diciamo che
  se sono bravi  a investire piuttosto che ad avere spese correnti,
  noi li premiamo.  Ma  badate  bene  che  questo  è  il segreto di
  Pulcinella; il patto  di stabilità sugli enti locali prevede il 6
  per cento di spese  correnti,  allora chi è sindaco qua dentro ha
  avuto  la dignità  di  stare  zitto,  tutti  gli  altri  che  non
  conoscono questa norma  si  sono  permessi  di  dire  sciocchezze
  inaudite perchè è  chiaro che noi stiamo cercando di applicare in
  Sicilia quello che in  tutto il resto d'Italia si fa.
       E questa è  una  cosa  negativa?  E'  una  cosa  che produce
  effetti da condannare? Penso proprio di no.
       E così anche  la  valorizzazione  dei beni culturali: per la
  prima volta diciamo  che  i  Beni  culturali  che  possono essere
  gestiti  in project  financing  possono  essere  dati  agli  Enti
  locali, possono  essere  gestiti  con criteri innovativi.  Questi
  sono fatti che  non  debbono  sconvolgere,  anzi  debbono  essere
  motivo di gioia  perchè  finalmente  si  comincia a sviluppare un
  patrimonio, che, dicono  le  statistiche,  essere  pari al 25 per
  cento  del patrimonio  mondiale.  E  se  questo  patrimonio,  che
  continua a  stare  negli  scantinati  delle  Sovrintendenze,  dei
  Musei, per la prima  volta comincia ad essere valorizzato, e se -
  grazie a queste  manovre  -  si  riesce a creare valore aggiunto,
  ricchezza, occupazione,  sviluppo,  aumento  del prodotto interno
  lordo,  non penso  che  ci  sia  nulla  di  negativo,  semmai  di
  assolutamente concreto.
       Qualche  notazione  sulla finanziaria:  abbiamo  ridotto  le
  spese di funzionamento del 25 per cento  circa.  Questo  prodotto
  significa  900 e più miliardi:  non è  cosa  da  poco,  onorevoli
  colleghi,  se  pensiamo che per anni non si  è  fatto  altro  che
  dilatare la spesa, non si è fatto altro che dire che la spesa era
  incomprimibile. Abbiamo dimostrato che si può  tagliare.
       Certo ci  sono  mugugni  dappertutto,  sono tutti scontenti,
  però queste cose  vanno  misurate  nell'arco di un lustro, perchè
  quando si eredita  un  buco  di  bilancio  di  4.000 miliardi, da
  qualche parte questi  soldi  bisogna andarli a prendere. E allora
  le soluzioni sono  soltanto due: o si continua a dilapidare, come
  finora si è fatto,  oppure  bisogna mettersi in testa che i tagli
  ci vogliono, salvo  pensare  che  i  tagli sono sempre quelli del
  vicino e non quelli propri
       Pertanto,   se   siamo   all'interno    di   questa   logica
  probabilmente ci ritroveremo ancora una volta d'accordo.
       Ed ancora altri  dati  che  penso possano servire: risparmio
  pubblico (vado sempre  in  migliaia  di  lire)  380  miliardi  di
  risparmio  pubblico   negativo  rispetto  all'anno  scorso, 1.322
  miliardi in meno;  abbiamo migliorato la manovra di 1000 miliardi
  secchi. (Vado in lire per rendere facile  il  paragone: dall'anno
  prossimo andrò in euro).
       Saldo  netto,   ovvero   uscite   meno  entrate:  quest'anno
  chiudiamo con 130 miliardi di saldo negativo, esattamente 12 mesi
  fa era 463  miliardi.  L'indebitamento  netto, cioè il ricorso al
  mercato, l'anno scorso era 1000 miliardi e quest'anno 800.
       Voglio dire: queste non sono opinioni,  non  sono  fantasie,
  non sono considerazioni personali dell'Assessore o del Presidente
  della Regione, sono dati di fatto. Poi vedremo  se  a  consuntivo
  saremo bravi a mantenerle.  Questa può essere  la critica: sarete
  in  grado  al  31  dicembre 2002 di mantenere  tutto  questo?
       Su queste basi possiamo discutere  perché  possiamo soltanto
  dire,  vedremo   Ci misureremo  Ma fino a quando  si  ragiona  su
  questi parametri, mi dispiace dirlo - lo dico con grande lealtà e
  con grande  serenità nei confronti dell'opposizione cui riconosco
  anche onestà intellettuale  - ma su queste basi assolutamente non
  siamo disponibili a scendere sul terreno del confronto perché  il
  terreno del confronto  ahimè dà ragione al nostro governo. Quindi
  dobbiamo continuare a  dire  che  la  nostra è una manovra seria,
  virtuosa, di rigore.
       Concludo (nonostante abbia decine di altri argomenti, che mi
  riservo di sviluppare nel corso dell'esame degli emendamenti) con
  una considerazione:  il  Presidente  Capodicasa mi diceva, tra il
  serio ed il faceto,  che io ho parlato di valore pedagogico delle
  leggi.  Guardate che  non  ho inventato nulla  Andate a riferirlo
  all'onorevole Capodicasa (visto  che  non  c'è)  che  Carlo  Marx
  diceva che le leggi orientano le coscienze e Popper diceva che le
  leggi  orientano  i   comportamenti.   Che  io  parli  di  valore
  pedagogico delle leggi  mi  pare  che  vada esattamente in questa
  direzione e non mi  pare  che  fino  ad  ora  le leggi in Sicilia
  abbiano prodotto buoni  risultati, visto  che  in  Sicilia  hanno
  consentito   assistenzialismo,   hanno   consentito   precariato,
  sprechi, povertà  economica  e soprattutto povertà culturale.  Da
  questo punto di vista questo Governo vuole pedagogicamente - se è
  il caso di dirlo  lo  ribadiremo in ogni sede - operare scelte di
  tipo diverso. Noi  vogliamo  una  Regione ricca, noi vogliamo una
  Regione   sviluppata,   la   vogliamo   togliere   dalle   secche
  dell'assistenzialismo; vogliamo  una  Regione  che  possa  essere
  orgogliosa del proprio  passato,  che possa essere orgogliosa del
  proprio presente e regalare alle generazioni future un sorriso.

    PRESIDENTE.   Dichiaro   chiusa  la  discussione  generale  del
  disegno di legge  n.  297-299/A  "Bilancio  di  previsione  della
  Regione  siciliana  per   l'anno   finanziario  2002  e  bilancio
  pluriennale per il triennio 2002-2004", e del disegno di legge n.
  298-Stralcio II/A  "Legge  finanziaria  2002"
       Pongo in votazione il passaggio  all'esame  degli  articoli.
  Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Confermo che  domani,  relativamente  alla  discussione  dei
  disegni di legge in esame, verranno affrontati esclusivamente gli
  ordini del giorno depositati.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


       Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, giovedì 7
  marzo 2002, alle ore 10.30 con il seguente ordine del giorno:

      I - COMUNICAZIONI

     II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) "Bilancio  di previsione della Regione siciliana per l'anno
          finanziario  2002  e  bilancio  pluriennale per il triennio
          2002-2004." (NN. 297-299/A) (Seguito)

          Relatore di maggioranza:  on.le Antonino Croce
          Relatore di minoranza: on.le Angelo Capodicasa

       2) "Legge finanziaria 2002" (N. 298 - Stralcio II/A) (Seguito)

          Relatore di maggioranza: on.le Antonino Croce
          Relatore di minoranza: on.le Angelo Capodicasa

       La seduta è tolta alle ore 21.50

       Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 00.30.