Presidenza del vicepresidente Fleres
CATANIA GIUSEPPE , segretario f.f., dà lettura del processo
verbale della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni,
si intende approvato.
COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI
DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi dell'articolo 69, comma 4, del
Regolamento interno, le assenze e le sostituzioni alle riunioni
delle commissioni legislative del 5 marzo 2002:
TERRITORIO E AMBIENTE (IV)
Assenze
Riunione del 5.3.02: ZAGO-ACIERNO-LO CURTO-RAITI-SPAMPINATO
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
Assenze
Riunione del 5.3.02: FORMICA-LEANZA Vincenzo-MANZULLO-MORINELLO
ZANGARA
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà procedersi
a votazioni mediante sistema elettronico.
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, della mozione n. 93
"Riconoscimento della qualità di Ente di formazione
all'associazione 'Libera'", degli onorevoli Ferro, Orlando,
Morinello e Raiti. Ne do lettura:
"L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- l'associazione 'Libera', nata il 25 marzo del
1995, è un network di oltre 700 associazioni
impegnate nella lotta alle mafie e alla criminalità
organizzata, con l'obiettivo di aggregare,
coinvolgere e sostenere tutti i soggetti interessati
ad un concreto impegno di contrasto alla criminalità
organizzata, e concordi nell'idea che per
sconfiggere le mafie occorra unità e spirito
cooperativo;
- intendimento di tale associazione è quello di
affiancare alla necessaria opera di repressione
un'offensiva di prevenzione, di cultura, di impegno
civile, ritenendo che promuovere la legalità
significa prima di tutto azione educativa,
partecipazione democratica, ricerca della giustizia,
promozione di sicurezza e vivibilità urbana;
- solo in Sicilia, fino ad oggi, sono circa 100.000
gli studenti coinvolti in progetti di educazione
alla legalità, promossi da 'Libera', da insegnanti e
presidi delle scuole isolane;
- dopo una petizione popolare promossa da 'Libera',
il 7 marzo nel 1996 è entrata in vigore la legge 109
sull'uso sociale dei beni confiscati ai mafiosi che,
in poco più di 4 anni, ha permesso l'utilizzo a fini
sociali di 865 beni immobili per un valore di oltre
239 miliardi di lire;
- grazie all'iniziativa di 'Libera', ad esempio, la
villa di Salvatore Riina a Corleone, oggi è sede di
un Istituto tecnico per l'agricoltura, dove ragazzi
e ragazze hanno la possibilità di imparare a curare
produttivamente la propria terra; nei terreni di
Bernardo Provenzano, nella zona di Castelvetrano,
nasce l'olio di 'Libera', frutto del lavoro di un
gruppo di giovani del luogo, strappati al circuito
della droga; a Palermo, la collaborazione tra
l'associazione, enti pubblici e associazionismo,
porterà alla realizzazione di produzioni biologiche
di alta qualità su terreni confiscati;
- l'associazione, nell'ambito di questo intervento
complessivo, ha istituito l'Università per la
Legalità e lo Sviluppo, un centro di formazione,
sensibilizzazione del territorio, documentazione e
ricerca: l'Università mira a diventare un punto di
riferimento sui temi della legalità e della lotta
alla criminalità organizzata;
- grazie all'iniziativa del prefetto di Palermo
Renato Profili, i comuni di Corleone, Monreale,
Piana degli Albanesi, San Cipirello, San Giuseppe
Jato hanno costituito un consorzio a cui vengono
conferiti i beni confiscati alla criminalità
organizzata; l'agenzia per lo sviluppo economico del
mezzogiorno, Sviluppo Italia, e 'Libera' hanno
assunto il compito di 'animare' i soggetti locali al
fine di far nascere strutture alle quali affidare la
gestione dei beni; Sviluppo Italia, in particolare,
si occuperà di fornire un supporto qualificato ai
soggetti destinatari per predisporre piani d'impresa
necessari; altre due strutture, Sudgest e Italia
Lavoro, si occuperanno rispettivamente di preparare
il progetto d'impresa e formare il personale che
lavorerà nelle cooperative;
- 'Libera' organizza campi di studio estivi per
approfondire e aggiornare l'analisi del fenomeno
mafioso, a cui partecipano numerosissimi soggetti
dell'associazionismo e del volontariato dell'Isola;
- dal 1996 Vivicittà, la più grande manifestazione
podistica italiana organizzata dalla UISP,
portatrice di un forte messaggio sociale, è
diventata la corsa di Libera con lo slogan: 'La
città corre Libera'; da qualche anno la
manifestazione entra negli Istituti penitenziari e
minorili italiani e tocca varie capitali di paesi
dalla storia difficile e significativa: Sarajevo,
Valona, Tirana, Algeri, Baghdad. Per la prima volta
quest'anno Vivicittà è arrivata in Africa, a
Korogocho, grande baraccopoli alla periferia di
Nairobi, dove da anni il missionario comboniano
padre Alex Zanotelli svolge la sua opera;
- nel 1997 Libera è stata convocata dalla
Commissione per le libertà pubbliche e affari
interni del Parlamento europeo, per conoscere le
finalità e le iniziative dell'associazione. Tale
audizione è stata successivamente richiamata nel
testo della Risoluzione adottata dal Parlamento
europeo il 20 novembre 1997 inerente il piano
d'azione contro la criminalità organizzata;
- il 13 dicembre 2000, a Palermo, nell'ambito degli
eventi previsti dalla conferenza delle Nazioni Unite
per la firma di una Convenzione contro il crimine
organizzato transnazionale, Libera e ISPAC hanno
organizzato una giornata di studio sul tema: 'Le
strategie della prevenzione contro il crimine
organizzato transnazionale: il ruolo delle
Organizzazioni non governative';
PRESO ATTO che il Ministro della Pubblica Istruzione,
Letizia Moratti, ha negato il riconoscimento di Ente
di formazione all'associazione, estromettendola
dalla possibilità di fruire di ogni tipo di
convenzione, prima intrattenute con quel dicastero;
CONSIDERATO che medesimo trattamento - come da notizie di
stampa - non è stato riservato neanche a circoli
dell'accademia scacchistica che - al contrario -
sono stati beneficiati dall'attenzione e dalle
convenzioni del ministro Moratti;
RITENUTO che la decisione del Ministro Moratti - priva di
reali e fondate motivazioni - appare solo fortemente
discriminatoria, sulla base di inaccettabili
valutazioni di convenienza politica in materia di
strategie culturali e attività sociali;
RITENUTO, altresì, che, come già evidenziato, 'Libera', don
Luigi Ciotti e tutti i suoi animatori rappresentano,
in particolare per la Sicilia, un punto di
riferimento essenziale nella formazione delle
coscienze e nei processi di crescita culturale delle
nuove generazioni, su temi come la difesa della
legalità, la lotta ai poteri criminali-mafiosi,
l'intervento diretto sul territorio per la
riappropriazione dei diritti negati e per la
crescita di nuova imprenditorialità,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
e, in particolare,
L'ASSESSORE PER I BENI CULTURALI ED
AMBIENTALI E LA PUBBLICA ISTRUZIONE
ad intervenire per sollecitare il Ministro Letizia
Moratti a rivedere le proprie decisioni, ispirandole
a principi di equità e correttezza, approntando i
dovuti riconoscimenti all'associazione 'Libera' e
riconoscendole ampia soggettività nel settore della
formazione, anche attraverso la statuizione di
apposite convenzioni di lavoro."
(27 febbraio 2002)
FERRO - ORLANDO - MORINELLO -
RAITI
Non sorgendo osservazioni, dispongo che la mozione testé
letta venga demandata alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari perché se ne determini la data di discussione.
Presidenza del vicepresidente Fleres
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 297-299/A
"BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE SICILIANA PER L'ANNO
FINANZIARIO 2002 E BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO -
2002-2004" E DEL DISEGNO DI LEGGE N. 298 - STRALCIO II/A
"LEGGE FINANZIARIA 2002"
PRESIDENTE. Si passa al III punto all'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione generale del
disegno di legge n. 297-299/A "Bilancio di previsione della
Regione siciliana per l'anno finanziario 2002 e bilancio
pluriennale per il triennio 2002-2004", e del disegno di legge n.
298-Stralcio II/A "Legge finanziaria 2002".
Invito i componenti la II Commissione, 'Bilancio', a
prendere posto nel relativo banco.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Capodicasa per svolgere la
relazione di minoranza.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Signor Presidente,
onorevoli colleghi io svolgerò - spero nel più breve tempo
possibile - quella che impropriamente chiamiamo relazione di
minoranza, che penso di concentrare fondamentalmente sulla legge
finanziaria, avendo questa, così come anche il relatore di
maggioranza aveva fatto osservare, assunto un peso ed un ruolo
nell'elaborazione del documento finanziario, e comunque nel
complesso della manovra, che vanno ben al di là di quelli che in
passato aveva assolto. Questo in virtù delle nuove normative che
sono state avviate con la legge numero 10 del 1999, in cui
venivano fissate le principali tappe della manovra finanziaria,
veniva istituito il documento di programmazione economica e
finanziaria e quindi ciò che la legge finanziaria deve contenere
a norma di legge.
Ovviamente, ho parlato di relazione di minoranza impropria,
perché in realtà il tempo a disposizione non è stato tale da
poterci consentire un approfondimento della manovra di bilancio e
finanziaria, la stesura di una vera e propria relazione organica
che, partendo dal DPEF, percorresse tutto l'iter parlamentare
degli altri documenti ed esprimesse un giudizio che fosse il più
compiuto possibile su ciò che in questi mesi abbiamo via via
discusso e che ci accingiamo a definire, ormai con atto finale,
in queste sedute che ci attendono da qui a martedì prossimo.
Come si sa, la fretta con cui si è preteso di procedere, i
tempi sincopati derivano innanzitutto da una responsabilità del
Governo, che la maggioranza, successivamente, ha preteso di fare
gravare invece sui lavori parlamentari.
Quando abbiamo discusso in quest'Aula del documento di
programmazione economica e finanziaria avevamo avuto
l'opportunità di sottolineare l'anomalia che nel corso di questi
ultimi mesi abbiamo registrato: fatto, direi, quasi unico nella
storia dell'Assemblea regionale siciliana, il Governo presenta il
DPEF alla fine di novembre e il disegno di legge finanziaria dopo
ancora, nel mese di dicembre, e per la prima volta vengono
sforati, in maniera direi quasi scandalosa, i tempi previsti dal
Regolamento per la presentazione del bozzone del bilancio.
Un Governo che ha violato le norme regolamentari, per quanto
concerne le scadenze, in modo così plateale non avrebbe avuto,
credo, il diritto di costringere poi i lavori della Commissione
Bilancio in tempi ristretti, ma, meno ancora, avrebbe avuto il
diritto di imporre tempi rapidissimi nel passaggio dalla
Commissione all'Aula.
Si sono a malapena consentite le regolari 48 ore, come se si
trattasse di un normale disegno di legge, le 48 ore
regolamentari, che, peraltro, non sono state neanche rispettate,
perché i documenti finanziari e le tabelle erano a disposizione
dei Gruppi parlamentari nella serata di lunedì, noi abbiamo
cominciato l'esame in Aula questa mattina; ma questo avviene
normalmente per disegni di legge che hanno una complessità
relativa e non, invece, per l'esame di due testi, la legge
finanziaria ed il bilancio, che hanno una maggiore complessità.
Peraltro, quest'anno per la prima volta viene introdotta una
nuova normativa, cioé una riforma del bilancio, che ha portato
non poche difficoltà anche agli stessi tecnici, agli apparati
amministrativi, allo staff di supporto del Governo,
dell'Assessore, oltre che a quello della Commissione, ad
orientarsi in una documentazione lacunosa, problema che io
richiamo anche perché si provveda per il futuro.
Sono abbastanza comprensivo delle difficoltà che questo
repentino mutamento dell'assetto e dello schema di bilancio ha
portato ma, alla fine, il risultato, almeno per quest'anno -
vedremo poi l'anno prossimo - non è stato quello di cui parlava
il Presidente della Commissione nella sua relazione di
maggioranza, che, essendo in quella veste espressione della
maggioranza, è stato generoso e buono con se stesso e, appunto,
con la maggioranza, con il Governo, dichiarando che con questa
riforma si è introdotto un ulteriore elemento di trasparenza
nell'elaborazione dei documenti finanziari. In realtà,
l'impressione che noi abbiamo - io posso dire che è più che una
impressione - è che con questa normativa introdotta, se non si
apportano dei correttivi o, per lo meno, se non si completa
l'elaborazione dei documenti finanziari in modo puntiglioso e
preciso, questi stessi documenti finanziari risulteranno, come
sono risultati già quest'anno, illeggibili, in molti casi
inintelligibili e poco trasparenti, quindi, Presidente,
tutt'altra cosa rispetto all'obiettivo che con la riforma ci si
era proposti.
Qualcuno può chiedere: in che senso? Nel bozzone non sono
contemplate le previsioni dell'anno precedente - cosa che avviene
normalmente in tutti i documenti finanziari -, non sono contenuti
i riferimenti normativi, non abbiamo avuto a disposizione una
guida dettagliata su come orientarci in questa montagna di carte
e di documenti, che in pochissimo tempo abbiamo dovuto esaminare;
quindi le 48 ore, che normalmente vengono riservate ai disegni di
legge ordinari, sono risultati largamente, ma proprio largamente
insufficienti. Ora, credo che, siccome noi trattiamo i documenti
fondamentali su cui poi si orienterà, si svilupperà l'intera
azione amministrativa e di governo per i prossimi mesi, non sia
questo un limite di poco conto.
Non sottovaluto e non ignoro gli elementi di modernità che
il nuovo sistema ha introdotto: Presidente della Commissione, la
sua relazione parlava di un nuovo meccanismo che porterà ad una
nuova cultura del bilancio, ad introdurre nel dibattito
assembleare elementi di programmazione, l'individuazione degli
obiettivi, cosa che noi non sottovalutiamo. In passato in
quest'Aula si è molto discusso intorno ad una riforma del
bilancio che contenesse al minimo le spinte particolaristiche e
le microfinalità che sono introdotte nei capitoli di bilancio;
però è anche vero che il sistema che abbiamo introdotto va
sottoposto a verifica, nel tempo, per cercare di renderlo
compatibile con le esigenze che un organo assembleare ha, nelle
sue varie fasi di elaborazione, di entrare dentro i meccanismi,
senza restarne in superficie.
Credo che non sia questa una esigenza che possa essere
ignorata. Del resto, i nuovi assetti istituzionali che con
l'elezione diretta del Presidente della Regione si sono
affermati, che tendono sempre di più a spostare sull'esecutivo
poteri e funzioni, credo che debbano fare riflettere su un
meccanismo che invece tende ad attribuire all'Assemblea la
funzione di individuare i grandi obiettivi di spesa, e quindi la
possibilità di lavorare sulle unità previsionali di base che sono
dei macroaggregati, ed al Governo una libertà, direi largamente
discrezionale, di intervenire nella gestione all'interno delle
unità previsionali di base quasi senza alcun vincolo. Perché,
così come abbiamo potuto discutere nel corso di questi mesi, di
queste settimane, degli ultimi giorni, anche in Commissione,
l'allegato tecnico che fa da riferimento è un puro allegato
tecnico, quindi non costituisce vincolo per l'esecutivo, per
l'Assessore.
Ora, bisogna trovare il modo di compensare. L'Assemblea con
i nuovi assetti istituzionali tende a perdere poteri, a cedere
dei poteri, ma nello stesso tempo deve mantenere poteri di
indirizzo che sono, ovviamente, finalizzati ai grandi obbiettivi,
ma considerando dentro ai grandi obbiettivi anche gli elementi di
indirizzo per la spesa particolare. Qui ovviamente c'è da fare
una riflessione, da svolgere un lavoro a cui, forse, si deve
accingere anche lo stesso Governo senza ricadere nella
dispersività del passato, nella frantumazione del passato: che si
riservino all'Assemblea regionale non solo i controlli sui
consuntivi - mi pare che il Presidente, relatore di maggioranza,
in questo caso ha sottolineato, addirittura enfatizzato questo
aspetto, cioè la funzione di controllo successiva sui consuntivi
da parte dell'Assemblea - ma anche - e credo che costituisca una
prerogativa essenziale dell'Assemblea - quella di esercitare un
controllo preventivo sulla finalità.
Il bilancio, del resto, così come è stato organizzato, per
il giudizio che si può dare, anche se al momento è ancora un
giudizio superficiale, non è organizzato per obiettivi, semmai è
organizzato per amministrazioni; cioè si è capovolto il
procedimento e, anziché rendere flessibile la manovra di
bilancio, finalizzandola all'individuazione di obiettivi
macroeconomici da parte del Governo, si è prodotta una
distribuzione quasi di budget sulla base degli assetti che
l'Amministrazione nel corso di questi ultimi mesi si è data,
anche a seguito della riforma che è stata introdotta.
E allora dobbiamo sapere che questo non soddisfa le
esigenze che più volte sono state poste a proposito del passaggio
da un bilancio, così come era, "a implementazione" come si
chiamava una volta, al bilancio per obiettivi, perché il bilancio
per obiettivi prevede che vi sia l'individuazione degli
obbiettivi e che la stessa Amministrazione regionale sia resa
flessibile nella sua organizzazione in funzione degli obiettivi.
Qui invece il procedimento è stato inverso, prima si è
assestata la Pubblica Amministrazione e poi si sono distribuiti
gli assetti di bilancio su ciò che era stato preventivamente
definito.
Così come credo bisognerà porre maggiore attenzione al tema
dei controlli. Abbiamo istituito i controlli interni ma non
funzionano, c'è un problema che riguarda il personale, la
dotazione di personale, di mezzi; abbiamo, credo, il problema di
entrare più nel merito, arrivando a ciò che ormai la moderna
tecnica di controllo prevede - su cui la Corte dei Conti più
volte ci ha richiamato - cioè i controlli di gestione.
Ma, per arrivare a meccanismi che siano effettivamente
penetranti e che, alla fine, non risultino essere meri controlli
di legittimità o di aderenza al budget, allo stanziamento
previsto, alla destinazione di risorse o addirittura alla
funzione meramente tecnica di controllo della aderenza alle
procedure di contabilità, mi pare chiaro che bisogna fare quel
salto di qualità che ancora la nostra Amministrazione non ha
fatto.
Nella legge finanziaria sono previste delle norme; una
abbastanza condivisibile, per esempio, è quella relativa al
controllo, da parte dell'Assessorato Bilancio, dei conti
consuntivi degli enti sottoposti a controllo e vigilanza della
Regione, ma anche delle stesse Aziende Unità sanitarie locali.
Ma mi chiedo come sia possibile, con l'attuale dotazione di
personale dell'Assessorato, con l'attuale assetto
dell'Assessorato, svolgere effettivamente un controllo che non
sia solo superficiale ma che sia di gestione, che vada in
profondità, che non sia solo di carattere giuridico formale.
Questo non è tema estraneo ai nuovi meccanismi che abbiamo
introdotto, non essendoci più, infatti, il controllo preventivo
della Corte dei Conti, venendo a mancare una serie di elementi
che facevano da filtro, se c'è anche da parte dell'Assemblea una
cessione, sia pure sul piano politico, di controllo sull'attività
dell'Amministrazione, non essendo pienamente funzionanti i
controlli interni previsti dalla normativa introdotta negli
ultimi anni, il rischio è che andiamo incontro ad una impalcatura
e a procedure di funzionamento che non garantiscono sicuramente
le finalità che la legislazione si è posta.
Allora, credo che vadano contemperate le esigenze, e non a
caso sto spendendo qualche minuto in più su questo argomento, in
quanto riteniamo che questo debba essere il nuovo banco di prova
che da qui a poco deve impegnare la Commissione Bilancio e la
stessa Assemblea, considerato che quest'ultima si trova in una
fase di revisione dei meccanismi di funzionamento interno
conseguenti ai nuovi assetti istituzionali.
La Commissione per il Regolamento discute e lavora sulla
modifica del Regolamento interno proprio per rivisitare il
Regolamento alla luce delle novità introdotte; la stessa
Commissione per la riforma dello Statuto discute e lavora sulla
riforma dello Statuto.
Bisogna orientarsi verso un approfondimento che abbia
l'obiettivo di colmare alcune lacune che in questa materia sono
presenti, sia di dal punto di vista della funzionalità sia dal
punto di visto normativo, che credo ormai sia venuto il tempo di
affrontare.
Credo, visto il carattere assunto dalla manovra finanziaria
e di bilancio con le nuove normative, vi sia anche il problema
di affrontare meglio il sistema di relazioni tra la Commissione
Bilancio e le Commissioni di merito.
Il Presidente, nella sua relazione di maggioranza, ha
valorizzato i passi avanti, o meglio, più che i passi avanti, il
ritorno ad alcune procedure, ad una prassi che in passato era
d'uso in Commissione Bilancio, di fare le audizioni preventive
sia delle parti sociali, sia anche dei rappresentanti
istituzionali, e soprattutto dei Presidenti delle Commissioni di
merito che illustravano - così come prevede il Regolamento - il
lavoro svolto dalle Commissioni.
Anche noi non abbiamo mancato di apprezzare il ritorno a
questa procedura, però non siamo dello stesso avviso del relatore
di maggioranza quando enfatizza questo passo, se non altro perché
ha trovato immediate contraddizioni con il modo di procedere
della stessa Commissione.
Non parlo tanto dei pochissimi emendamenti, si possono
contare sulle dita di una mano, provenienti dalle Commissioni di
merito dalle stesse approvati, perché questo non si può
considerare di per sé un elemento negativo. Se dalle
Commissioni di merito non arriva materia idonea ad essere
contemplata poi nel testo, la Commissione Bilancio ha il
legittimo diritto, anzi ha il compito di lavorare secondo il
proprio punto di vista.
Ma qui il problema è un altro.
Il problema è che le Commissioni di merito hanno svolto un
lavoro e le stesse però, nel medesimo tempo, non sono state messe
in condizione, da parte del Governo, di esaminare nel merito
tutti gli emendamenti che il Governo stesso ha presentato dopo
che le Commissioni di merito avevano esaminato, per la propria
parte, il testo loro sottoposto.
Conseguentemente non hanno potuto esprimere il proprio punto
di vista su una materia delicatissima, in alcuni casi anche di
vera e propria riforma (anche se di riforme marginali,
ovviamente, si tratta), che sarebbe stato di aiuto alla
Commissione Bilancio nel proprio esame.
La stessa cosa credo che si possa dire a proposito degli
emendamenti che, pur condivisibili e condivisi dalla Commissione
Bilancio, però, sulla base di ragionamenti, questi invece non
condivisibili, venivano accantonati perché tanto vigeva il
sistema del "mercato nero" degli emendamenti, per cui non era
necessario andare a sostenere l'emendamento proveniente dalla
Commissione di merito perché c'era la possibilità di bypassarlo
contattando l'Assessore o il Presidente, arrivando così
direttamente al cuore della Commissione.
Dobbiamo dunque disciplinare meglio, anche con procedure - e
questo sarà compito dell'Aula quando affronterà il nuovo
Regolamento - i rapporti tra Commissione Bilancio e Commissioni
di merito.
Nel momento in cui la legge finanziaria non è più una mera
legge di spesa ma deve essere quella legge che rende flessibile
il documento contabile, il documento di bilancio e programma,
questa volta sì con un'ottica diversa dal passato, dell'attività
per gli anni successivi, le Commissioni di merito debbono essere
messe in condizione di pesare e di essere anche responsabilizzate
nella loro attività.
Ci è capitato più volte di trovarci di fronte ad emendamenti
proposti dalla maggioranza nella Commissione di merito e
sostenuti dal Governo su cui poi si è registrato il parere
contrario del Governo in Commissione Bilancio.
Sono solo problemi attinenti ad uno scarso coordinamento
all'interno del Governo o non c'è qualcosa di più? C'è proprio
un diverso modo di guardare all'attività legislativa, alla
manovra finanziaria all'interno della stessa maggioranza e del
Governo e, soprattutto, non c'è il fatto - che io considero
dirimente - dell'ottica con cui si esita una manovra finanziaria
così complessa?
Ed io vorrei ora proprio concentrarmi su questo, perchè
credo sia l'argomento principe del nostro dibattito.
L'onorevole Croce, come relatore di maggioranza, ha parlato
di una positiva novità che si è introdotta in questo percorso:
l'utilizzo della facoltà (concessagli dall'articolo 73 ter del
Regolamento interno), da parte del Presidente dell'Assemblea, di
intervenire preventivamente nell'esame del testo della
finanziaria.
Noi siamo veramente riconoscenti al Presidente
dell'Assemblea per aver compiuto un gesto che, così come diceva
l'onorevole Croce, non può non lasciare per il futuro tracce.
Quindi - come possiamo definirlo - quasi un abbrivio, un indicare
una strada che è già prevista nell'ordinamento, che fino a questo
momento era stata praticata solo sporadicamente, in modo
episodico e, diciamolo molto francamente, a volte anche in modo
molto interessato.
In questo caso il Presidente dell'Assemblea, invece, ha
compiuto un atto che, a nostro giudizio va nel senso previsto
dall'articolo 73 terdel Regolamento interno. Quindi, benvenuta
sia questa novità che riporta la legge finanziaria alle sue
peculiari prerogative. Ma, nello stesso tempo, non possiamo dire
che la maggioranza possa gioire di questo fatto, che il Governo
lo possa portare a proprio merito, perchè l'intervento del
Presidente dell'Assemblea è una sorta di schiaffo dato proprio
alla maggioranza di governo che presenta un disegno di legge di
147 articoli iniziali e ne vede cassati, dal Presidente
dell'Assemblea, ben cento, cioè i due terzi dell'articolato del
disegno di legge.
Come dobbiamo conciliare questi due aspetti? Considerare
rigoroso l'intervento del Presidente dell'Assemblea e, nello
stesso tempo, non giudicare poco rigoroso il disegno di legge
presentato dal Governo? Le due cose non possono stare insieme. Se
è rigoroso e giusto l'intervento del Presidente dell'Assemblea
bisogna dire che il Governo, invece, aveva tentato di forzare e
di violare le norme. Alla fine, però, a seguito dell'opposizione
coerente svolta dentro la Commissione Bilancio e dell'intervento
del Presidente dell'Assemblea, la maggioranza, come si suol dire,
ha cercato di fare 'di necessità virtù' e si è convertita
rapidamente al rigore, alla serietà; quindi teniamo ferma la
barra, andiamo avanti con il testo risultante dopo l'intervento
del Presidente dell'Assemblea, introduciamo solo qualche
emendamento, quattro o cinque che si rendono estremamente
necessari, condivisi anche dalle opposizioni come tali, come
necessari, e andiamo avanti su una linea che sia di rigore e di
serietà.
Non si è adeguato a questa linea il Governo, il quale invece
ha tentato ripetutamente di ripresentare la stessa manovra con
centoventi emendamenti che, nella stragrande maggioranza, erano
gli articoli cassati dal Presidente dell'Assemblea, anche qui
quindi volendo forzare una procedura, una normativa che la
Commissione aveva per parte sua sposata, nel tentativo di fare
diventare la legge finanziaria altra cosa di ciò che poi, in
buona misura, è diventata.
E quindi non si può dire, alla fine di questo percorso, che
la legge finanziaria, risultante da questo lavoro, sia un ottimo
lavoro, frutto di una riflessione organica della programmazione.
No, perchè è tutt'altra cosa, è il frutto della casualità, di una
serie di fattori: l'intervento del Presidente dell'Assemblea, il
contrasto all'interno del Governo e della maggioranza, l'azione
dell'opposizione hanno portato a una manovra abborracciata che, a
nostro giudizio, è scoordinata e quindi poco efficace; a
differenza di quanto pensa il Presidente della Commissione, la
consideriamo scollegata con il documento di programmazione
economico-finanziaria, se non si vuole considerare la cifra
appostata per il ricorso al mercato e il saldo netto da
finanziare, che sono cifre quasi obbligate, perchè oltretutto lo
abbiamo quasi imposto con il voto sul primo articolo noi, come
forza di opposizione, come necessità di aderenza al documento di
programmazione economica e finanziaria.
Il documento di programmazione economica e finanziaria è
un'altra cosa: riguarda la programmazione, riguarda gli atti
quasi di legislatura che si vogliono compiere, gli indirizzi che
vi sono contenuti. Noi non lo abbiano condiviso nelle analisi e
neanche nelle finalità che esso si proponeva, ma in ogni caso
avrebbe avuto un senso ove la maggioranza avesse adeguato poi la
legge finanziaria e il bilancio agli obiettivi che lì erano
contenuti.
E, fatti salvi questi due appostamenti, che hanno un
carattere quasi istituzionale, tutto il resto è stato fortemente
disatteso. I contenuti della manovra li conosciamo, sul DPEF
abbiamo già svolto un intervento, quindi non ci ritorniamo.
Relativamente alla manovra dobbiamo quindi dire che essa ci è
apparsa scoordinata, timida: la tanto decantata delegificazione,
già contenuta nel documento di programmazione economica e
finanziaria, quasi come il toccasana delle emergenze finanziarie
della Regione siciliana, produce dodici milioni e 500 mila euro
di riduzione di spese, cioè qualcosa come venti miliardi circa, e
non c'era bisogno di scomodare l'universo mondo per fare una
riduzione di spese, in un bilancio di 28 mila miliardi di lire
circa, di venti miliardi nell'intera manovra.
Dieci milioni di euro, quindi sarebbero venti miliardi
circa, di contributi vengono erogati dalla Regione su decine,
forse centinaia di enti e di istituti, di associazioni. Parliamo
di briciole perché poi per il resto la manovra si compone di tre
grandi aree, per cominciare a ragionare per categorie, per
schemi.
La prima grande area è quella relativa alle maggiori
entrate. Le maggiori entrate nella manovra finanziaria sono
calcolate in 252.498.000 Euro, circa 500 miliardi di lire, e se
si va a fare un po' l'esame delle voci da cui si ricavano queste
maggiori entrate ci accorgiamo che si tratta quasi esclusivamente
di entrate una tantum, cioè entrate che realizzeremo una sola
volta, cioè nell'anno 2002.
Parliamo del recupero dei fondi di rotazione per 28.420.000
euro, cioè i fondi non utilizzati dall'Irfis e da altri enti. Non
si capisce perché la stessa operazione non si faccia per
l'Ircac, come l'opposizione ha proposto, dove abbiamo motivo di
ritenere che vi siano fondi non utilizzati per un ammontare di
circa 500 miliardi, mentre invece ci si accontenta di questi
circa 50 miliardi provenienti da recupero fondi di rotazione.
80 miliardi di lire circa derivano dalla cessione dell'Azasi
che ovviamente potremo mettere in entrata una sola volta, e cioè
nel 2002: non è una voce di entrata che si può ripetere; la
cessione dell'EAS per un ammontare di circa 300 miliardi che,
come noi abbiamo dimostrato nel corso dell'esame in Commissione
Bilancio, rappresenta una pura invenzione contabile, essendo
questa una voce di cui possiamo certificare (e poi, quando
arriveremo al punto, in Aula l'approfondiremo) che sono somme che
non entreranno.
Il Presidente della Regione ha annunciato che, nel percorso
del disegno di legge tra la Commissione e l'Aula, avrebbe
riflettuto su questa voce perché le obiezioni che abbiamo
avanzato in Commissione gli sono apparse fondate - anche se ha
dovuto ammetterlo a denti stretti - e se non ci sarà da
parte del Governo una manovra radicalmente correttiva di questa
operazione poi ripeteremo le medesime obiezioni in quest'Aula.
Ci sono le entrate legate alla sdemanializzazione (50
miliardi circa): lo scandalo che ha fatto parlare tutti i
giornali d' Italia, oltre a quelli regionali, sulla filosofia di
quell'articolo; e poi una parte, quelle relative ai manufatti,
agli immobili realizzati in difformità - come si dice nel comma
terzo, se non vado errato o forse più oltre dell'articolo - alle
concessioni o, in assenza di concessioni e licenze, che vengono
sanate e incamerate nel patrimonio disponibile della Regione per
essere poi concesse ai proprietari.
Un'operazione di pura svendita, che avrà conseguenze dal
punto di vista ambientale, non supportata da procedure che siano
garantiste della salvaguardia del bene, perché vengono tutte
rimesse nelle mani dell'Assessorato al patrimonio, forse anche al
territorio, non c'è un intervento delle Capitanerie di porto, se
non per quanto concerne la dichiarazione del mancato utilizzo per
la fruizione del mare, per la finalità di questi immobili. Siamo,
cioè, di fronte a qualche cosa già incerta, per quanto riguarda
le entrate, ma molto, molto discutibile per quanto riguarda le
sue finalità.
Abbiamo poi in entrata, perfino, l'aumento dei contributi ai
dipendenti. Onorevole Assessore, lo 0,50 per cento che noi
prevediamo di aumento dei contributi previdenziali dei dipendenti
li mettiamo in entrata come se si trattasse di tasse che pagano,
non si trattasse invece di fondi che devono trovare una
corrispondente posta in uscita e, in uscita, invece, non sono
messi, proprio perchè bisogna fare cassa, raschiare il fondo del
barile.
Si tratta di un vero e proprio falso in bilancio, perchè
queste sono entrate finalizzate unicamente a dare copertura alla
previdenza dei dipendenti: è - come viene definito - salario
differito, non sono fondi della Regione. Noi non possiamo
metterle in entrata per poi utilizzarli per finalità diverse da
quelle per le quali sono state versate.
Queste sono le maggiori entrate che prevede la manovra,
onorevole Assessore. Di queste cinque entrate, io credo,
possiamo dire che, sì e no, su 500 miliardi circa, a cui
ammontano, ne potremo calcolare, per le finalità proprie del
bilancio, ottanta circa, massimo cento miliardi, il resto,
onorevole Assessore, o si fonda su una manovra contro la quale
noi ci batteremo nel corso dei lavori dell'Aula, perchè la
consideriamo dannosa, o si tratta di appostamenti fittizi.
Il Presidente della Commissione, nonché relatore, ha
giustamente ricordato come ormai nella normativa di contabilità
della Regione abbiamo introdotto un articolo, delle disposizioni,
che prevedono, nel settore delle entrate tributarie, di
considerare come accertati ed effettivamente versati i tributi
che sono stati incassati nell'anno precedente.
Questo per evitare quel gioco perverso che si faceva nei
bilanci della prima Repubblica quando si lasciavano le entrate
tributarie ancora non esaminate, si procedeva all'esame della
spesa e poi, in rapporto all'ammontare della spesa che ovviamente
diventava scoppiettante, fantasmagorica, piena di soldi a palate
per tutti, si andavano ad appostare le entrate tributarie.
Quindi le entrate tributarie erano entrate a fisarmonica che
crescevano o diminuivano in rapporto a quanto erano cresciute o
diminuite le spese.
Questa operazione di pulizia l'abbiamo fatta ma, siccome non
si può più operare sulle entrate tributarie, in modo direi
discrezionale come avveniva nel passato, il nuovo Governo cosa
fa? Il Governo della seconda Repubblica, eletto direttamente dal
popolo, si inventa altre entrate che non sono quelle tributarie.
Ecco allora la cessione dell'EAS, ecco che si inventa l'aumento
dei contributi dei dipendenti, come una entrata corrente,
ecc.
Questa è la prima grande posta che viene prevista dalla
manovra. Tra queste vi è la vendita degli alloggi popolari che
oggi campeggia su tutti i giornali, i quotidiani della nostra
Regione. Anche qui torneremo a discuterne perchè ciò che viene
segnalato dalla stampa, che era già stato fatto presente in
Commissione Bilancio, non può essere ignorato.
Non si può non avere un metro di equità nell'affrontare il
tema che discrimina tra l'alloggio regionale concesso dal più
sperduto Comune della Sicilia con un valore di mercato pari a
zero o pressappoco e l'immobile in via Notarbartolo o in via
Terrasanta o a Bonagia a Palermo, che possono valere anche un
miliardo di lire, anche se sono sempre immobili realizzati dalla
Regione e concessi dalla Regione.
Dunque dobbiamo distinguere: la distinzione, questo metro,
questo rapporto, può venire soltanto dal mercato, il mercato,
ovviamente, non in modo netto, non temperato da un intervento
anche di carattere sociale che dobbiamo prevedere; ma non può
valere certamente quella norma.
Allora troviamo il modo acconcio di risolvere il problema;
del resto, si tratterebbe di prevedere anche nuove entrate,
onorevole Assessore, qualche "liretta" in questa situazione non
farebbe male, quindi immagino ci possa essere su questo un
qualche intervento.
Il secondo grande blocco previsto dalla manovra è quello
relativo alle nuove imposizioni o nuove tasse, per andare molto
per le spicce. Una di queste è rappresentata dal ticket, su cui
si è parlato tantissimo, ne parleremo ancora, quindi non mi
soffermerò molto.
Voglio soltanto dire che a me sembra che l'Assessore, nel
trattare questo argomento, abbia peccato di scarsa delicatezza,
chiamiamola così, quando propagandisticamente per questa
imposizione ha coniato la parola d'ordine che era un ticket
contro i "malati immaginari", che combatte il ricorso, l'abuso
del ricorso al Pronto soccorso da parte di chi non è ammalato,
quindi, si pagherà in rapporto alla malattia.
Io non so se l'ammalato quando si reca al Pronto soccorso
deve augurarsi di stare male o no; infatti, se sta male non paga
il ticket, ma se sta bene paga il ticket. Quindi non ho capito
bene cosa deve augurarsi questo ammalato quando ricorre al Pronto
soccorso, cosa che, ovviamente - immagino - non fa tanto per
farsi una passeggiata ma fa perché ritiene di stare male. Magari
sarà un ipocondriaco Ma quanti sono gli ipocondriaci rispetto a
tutti coloro che stanno male? E qual è la ragione per la quale
tanta gente ricorre al Pronto soccorso, magari in modo improprio?
Forse c'è un popolo di ipocondriaci nella nostra Regione o è
perché non abbiamo alcuna rete sanitaria nel territorio che
faccia da primo filtro al bisogno urgente di medicina da parte
dei nostri concittadini.
Come funzionano le Guardie Mediche, come si creano i Day
Hospital, cioè tutto ciò che serve ad evitare l'immediata
medicalizzazione del malore ed il ricorso al Pronto soccorso.
Però non si interviene su questa prima parte, quella relativa
alla prevenzione, si va direttamente a inibire l'utilizzo del
Pronto soccorso. Nella manovra non si prevede nulla per
disincentivare il ricorso agli ambulatori privati che sono
convenzionati con il pubblico a vario titolo, lì non si
interviene. Il grande buco nero della sanità nella nostra
Regione, oltre al settore farmaceutico, è dovuto esattamente a
questa grande area nella quale, forse perché, magari, l'Assessore
per la sanità è direttamente interessato, non si interviene; ma
questo non può essere, perché i grandi abusi e i grandi illeciti
avvengono in quel settore.
Allora i casi sono due: o si vuole lanciare un messaggio
che colpisce soltanto alcune fasce di ammalati e di categorie
ovvero questo è soltanto un intervento discriminatorio che non
tocca il vero problema che abbiamo nella sanità siciliana per
metterne la spesa sotto controllo.
La seconda tassa è quella sul metano.
Anche qui l'Assessore capisce di averla fatta grossa e
allora cerca di correre ai ripari. Ci ha spiegato in Commissione
Bilancio, ma non ha potuto evitare di farci sorridere per
l'argomentazione addotta che prima di tutto si è dimostrata
disinformata, che si impone il tributo cosiddetto ambientale a
carico della Snam, delle società adduttrici perché non vengono
toccate le reti derivate, quelle locali.
A parte il fatto che la norma non dice esattamente questo,
anche dopo il suggerimento venuto dall'Assessorato
dell'industria, la norma dice altre cose, ma, ammesso che sia
così, dice l'Assessore che ciò non comporterà un aumento della
tariffa sul metano poiché, infatti, la tariffa viene deliberata
dal CIPI, non si può deliberare una tariffa per la Sicilia ed
un'altra per la Calabria. Se aumenta la tariffa sul metano,
aumenterà per la Sicilia e per la Calabria, quindi ciò che noi
incassiamo in Sicilia imponendo il tributo ambientale sarà pagato
dai calabresi e dai lombardi.
Io sarei ben felice se fosse come dice l'Assessore, ma non è
così, onorevole Pagano. Prima di parlare sarebbe opportuno
acquisire un minimo di documentazione in proposito.
Il prezzo del metano è un prezzo amministrato. Amministrato
nel senso che il CIPI delibera, esercita un controllo a
posteriori sul prezzo che le società definiscono, e lo fa sulla
base dell'aderenza del prezzo indicato ai criteri ed alle linee
guida che il CIPI delibera; non delibera il prezzo, delibera i
criteri e le linee guida: vengono chiamati così, se vuole le
posso fornire la documentazione a sostegno.
Questi criteri e queste linee guida vengono definiti sulla
base di parametri vari (costi di utilizzo, acquisto, trasporto)
che devono essere documentati ed ovviamente, se sono documentati,
è consentito che vengano scaricati sulla tariffa.
Quindi, la tariffa sul metano varia da regione a regione
perché diverse sono le condizioni di utilizzo, di trasporto e di
acquisto che ogni regione ha a seconda della sua collocazione
geografica o anche per ragioni di mercato.
Bene, onorevole Assessore, se le cose stanno così, e le
posso assicurare che le cose stanno così, quella rassicurazione
che lei dà circa il fatto che ciò non si tramuterà in un aumento
della tariffa sul metano è il ditino dietro cui il governo vuole
nascondersi per sfilare dalle tasche dei siciliani qualcosa come
250 miliardi di lire, 125 milioni di euro.
La verità è questa: avremo un aumento della tariffa, al
punto che chi aveva steso per conto del governo l'emendamento che
poi si è tramutato in articolo aveva perfino equivocato, in un
comma lo chiamava tributo ambientale, in un altro lo chiamava
tariffa, poi di nuovo tributo e poi di nuovo tariffa e poiché il
tributo non è la stessa cosa della tariffa evidentemente, aveva
fatto una certa confusione legata più che altro all'elemento
incrociato che tributo e tariffa, nel corso del loro svilupparsi,
avrebbero comportato.
La stessa cosa vale per l'IRAP: si prevedono aumenti e si
tratta di aumenti selettivi, riguardano il settore delle banche,
il settore delle assicurazioni. Le opposizioni avevano
presentato un emendamento in proposito perché volevano
compensare con il ticket. Sopprimiamo il ticket sui medicinali e
sui ricoveri e introduciamo, invece, un aggravio dell'IRAP per
banche e assicurazioni che, ovviamente, non si sarebbero molto
adontate del fatto che venivano loro sottratte una ventina di
miliardi l'anno considerato i grandi utili che banche e
assicurazioni ottengono nel territorio della Regione siciliana.
Abbiamo, poi, la pressione fiscale indiretta che la Regione
sta producendo sui comuni; non possiamo dimenticare questo
elemento. Quando, infatti, in sede di ripartizione dei fondi
trasferiti dalla regione ai comuni, agli enti locali si prevede
che uno degli indici e dei parametri per attribuire la
ripartizione è legato alla capacità non soltanto di investimento
dei comuni e, siccome i comuni non hanno finanza propria se non
in piccolissima parte, possono fare investimenti solo con
l'indebitamento, quindi noi spingiamo all'indebitamento i comuni
presso la cassa depositi e prestiti fino al loro livello massimo
perchè pensano così di incamerare qualche soldo in più. Nello
stesso tempo, un altro degli elementi è dato dalla maggiore
imposizione fiscale che riescono a mettere a carico dei
cittadini. Ora, sia chiaro, noi siamo perchè chi deve pagare le
tasse le paghi, ma siamo anche perché l'aumento della pressione
fiscale non sia indiscriminato e non sia un aumento fiscale non
motivato, non supportato sufficientemente. Il Comune, non riceve
soldi dalla Regione, va ad aumentare le tasse Ma non è la stessa
cosa aumentare le tasse, l'ICI, per esempio, a Taormina, dove c'è
un reddito medio della popolazione alto e nel Comune di
Sant'Angelo Muxaro dove vivono pensionati, piccoli coltivatori,
vedove, mogli di emigranti; non è la stessa cosa Allora, se il
comune di Palermo - onorevole Orlando - aumenta l'ICI e magari lo
fa in modo selettivo, nel centro storico, nei centri residenziali
piuttosto che nei quartieri popolari, non ha fatto un'operazione
iniqua o scarsamente motivata; se lo fa in un piccolo comune,
dove il reddito medio non è quello della città di Palermo, non è
quello della città di Taormina o non è quello di una città a
vocazione industriale, non è la stessa cosa. C'è un'iniquità, si
spinge all'aumento della pressione fiscale in modo indiscriminato
e lo si fa attraverso i comuni.
Fino a qualche anno fa questa poteva essere un'operazione
furba perché il centro sinistra governava la stragrande
maggioranza dei comuni siciliani, ma oggi è perfino un'operazione
autolesionistica, comunque vorrei capirne la ratio; si argomenta:
dobbiamo fare in modo che i comuni percepiscano di più. Bene
Troviamo, però, altri sistemi che siano in grado di selezionare,
altri sistemi che non colpiscano indiscriminatamente le città a
più alto reddito e i comuni a più basso reddito.
Abbiamo parlato delle maggiori entrate, delle nuove tasse,
adesso parliamo del definanziamento o ciò che la legge
finanziaria non contiene. Nei trasporti mancano all'appello 120
miliardi; nelle attività produttive - ci sarà una manifestazione
delle organizzazioni artigiane la prossima settimana (l'Assessore
Cimino è andato via, tanto a lui importa poco della fine che
faranno gli artigiani) - passo dopo passo gli artigiani hanno
visto smantellare le provvidenze che nel corso dell'ultimo anno e
mezzo, due anni, avevamo previsto per loro. L'ultimo colpo è
nella finanziaria, dopo quello che abbiamo assestato loro nelle
variazioni di bilancio. Mancano le indennità compensative; le
indennità compensative, onorevoli colleghi, sono debiti che la
Regione ha verso i produttori agricoli: si tratta di 34 miliardi
che non sono previsti in bilancio. La Commissione di merito
l'aveva proposto: non è prevista una lira.
Mancano i fondi per l'agricoltura biologica; ecco la
produzione di qualità che la Regione siciliana sbandiera
L'Assessore ha voluto più soldi per la promozione dei prodotti
agricoli siciliani di qualità; nello stesso tempo si
definanzia il settore, abbiamo appostato pochissimi spiccioli,
quando la domanda degli agricoltori siciliani per la produzione
biologica è altissima.
Vorrei che l'Assessore fosse in Aula per poterne discutere
con lui perchè l'Assessore al bilancio non può essere
onnisciente.
Nel settore della pesca mancano 50 miliardi per il fermo
tecnico nell'anno 2002.
Abbiamo i minori trasferimenti ai comuni. Oggi abbiamo
assistito al risveglio dell'ANCI: finalmente il presidente, nel
momento in cui la manovra è quasi arrivata, si accorge che il
governo ha tagliato 300 miliardi per comuni e province; 300
miliardi su 1.806 che ne abbiamo trasferito l'anno passato.
Ciò significa che operiamo un taglio che è in grado di gettare
sul lastrico, di portare vicini al dissesto finanziario parecchi
comuni della nostra regione. Le conseguenze, in questo caso, si
sa quali sono: messa in mobilità del personale, impossibilità di
fare nuovi investimenti: è un disastro annunciato.
Ho sentito il presidente della Commissione di merito nonché
relatore di maggioranza dire: "sappiamo bene" ... intanto però
c'è l'accantonamento negativo dei fondi della legge Goria.
Onorevole Croce, lei è troppo avveduto per credere che
l'appostamento negativo fatto sui fondi della legge Goria sia
qualcosa di serio. E' veramente ridicolo pensarlo Nel momento in
cui noi pretendiamo di incassare i fondi derivanti dall'accordo
che la relazione Brancasi ha proposto sul contenzioso finanziario
tra lo Stato e la Regione, dove anche i fondi della legge Goria
sono contemplati ...
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Sono stato molto critico in proposito.
CAPODICASA. Sì, è stato molto critico, Presidente Croce,
gliene do atto, bisognava, tuttavia, essere non molto critici, si
doveva dire che i soldi non ci sono. Questa è una di quelle voci
che sono fittizie, perchè la Regione siciliana può rivendicare
quanto vuole, ma non ha alcun diritto di legge di pretendere quei
fondi. Nessun diritto di legge, Assessore. Riguardi la legge
Goria, vada a leggere il decreto Goria e la legge di conversione;
In quel decreto si parla di "contributo", e nella legge di
conversione viene aggiunto "eventuale". Dunque si trattava di un
eventuale contributo (non era il pagamento a piè di lista per la
Regione siciliana) che poi diventa anche eventuale e io sfido
chiunque a fare scucire al Governo nazionale dopo 10 anni 250
miliardi di lire circa.
Mi pare chiaro che questa è una di quelle voci, che se non
vogliamo mandare in dissesto i comuni e le province, nel corso
dell'anno dovremo coprire, ma significa 300 miliardi, cioè
qualcosa che da sola farà sballare i conti, senza aggiungere
nessun altro intervento finanziario.
Per quanto riguarda la formazione professionale mancano 170
miliardi e io vorrei capire come si chiuderà l'anno formativo;
c'è silenzio assoluto sul costo della manovra sulle pensioni, poi
ne discuteremo quando ci arriveremo; tutta la materia
previdenziale riguardante i dipendenti; la convenzione con
l'INPDAP: costo zero lire. Qualcuno ci dovrà dire come mai
l'INPDAP possa iscrivere alcune migliaia di dipendenti della
Regione presso il proprio istituto senza percepire una lira.
La stessa cosa vale per le agevolazioni fiscali;
le agevolazioni fiscali per la ricomposizione fondiaria quanto
costano? A quanto ammontano le minori entrate? Silenzio.
L'assessore ci ha detto soltanto che sono poche lire, ma io
preferirei che il Governo, avendone i potenti mezzi, ci dia
cifre, così come è giusto pretendere, nel momento in cui si
affrontano il bilancio e la finanziaria, di conoscere a quanto
ammonta. Come mai non c'è una lira sulla contrattazione per il
2002, onorevole Assessore? Non c'è una lira, a meno che non ci
sia sfuggito nel mare di cifre del bilancio.
Abbiamo sgravi IRAP per la piccola e media impresa e abbiamo
chiesto in Commissione all'Assessore a quanto ammonti tale
sgravio. La sua risposta è stata: "compensa con l'incremento
dell'IRAP per le industrie di raffinazione". Se non ricordo male,
la risposta è stata questa.
Bene, noi abbiamo fatto una piccola ricerca: in Sicilia il
94,6 per cento delle imprese ha meno di 10 addetti. Nella
classificazione di piccola e media impresa, come si sa, si va
oltre i 10 addetti, quindi noi possiamo affermare che la quasi
totalità delle imprese siciliane è da considerare piccola e media
impresa, fatta eccezione per alcuni grossi complessi industriali.
Sullo sgravio dell'IRAP per le piccole e medie imprese
siamo d'accordo, perchè costituisce anche un elemento di
attrazione, di investimento, ma quando facciamo il bilancio e
dobbiamo appostare somme non possiamo dire che siccome la cosa è
bella non ci interessa quanto costa, no, dobbiamo quantificarne
il costo e allora noi vorremmo sapere quanto costa come minori
entrate lo sgravio IRAP per le piccole e medie imprese, che
significa la quasi totalità delle imprese siciliane. Si può
sapere? E' un calcolo che si può fare o no? Si può vedere se
compensa con l'incremento dell'IRAP che abbiamo proposto da noi
per le banche, le assicurazioni e poi per le industrie di
raffinazione?
Comunque, non voglio ulteriormente tediarvi, perché l'ho
fatta troppo lunga. Volevo soltanto fare alcuni esempi per
dimostrare come questa manovra sia sballata. Una manovra che,
nella migliore delle ipotesi, punta a gestire un percorso che è
condizionato dal grandissimo disavanzo che ci portiamo dietro, ma
che non incide strutturalmente, è una manovra che rimane in
superficie. Di alcuni articoli della finanziaria, che pure noi
condividiamo, bisognerà verificarne in futuro il reale gettito,
non credo, comunque, che si possa parlare di un gettito immediato
nell'anno 2002: bisognerà poi vedere a regime. Il Presidente
della Commissione, nonché relatore, ha molto enfatizzato questi
articoli, anche se ad oggi non riusciamo a capire quale possa
essere il gettito: comunque, non si tratta di un gettito
immediato per questa annualità.
Abbiamo poi nuove spese. L'Assessore non si dispiacerà se
facciamo notare che vi sono nuove spese, anche se non
rilevantissime dal punto di vista dell'entità, ma ci sono nuove
spese.
Abbiamo poi una serie di articoli "manifesto" o, come
preferisce chiamarli l'Assessore, articoli "pedagogici",
pre-raccomandazione: fate questa cosa perché poi andrete in
Paradiso.
Una cosa che noi sconoscevamo come sistematica legislativa:
l'articolo "pedagogico". Ma, visto che l'Assessore è molto
affezionato a questa cosa, gliela diamo per buona, anche se
sappiamo benissimo che gli effetti saranno come le "grida
manzoniane", che quanto più si inaspriscono tanto meno producono
effetti.
Abbiamo, in definitiva, fatto qualche calcolo, Assessore:
circa 2000 miliardi di oneri non coperti: 2000 miliardi, tra
quelli che abbiamo e non abbiamo citato. E' lecito dire che con
questa manovra abbiamo fatto dei passi in avanti, se la
paragoniamo a quelle del 2001 e del 2000. Ma lei, onorevole
Assessore, si accontenta di poco, di troppo poco, perché credo
che per trovare un Governo della Regione siciliana che possa fare
peggio di quello che ha gestito il 2001 e parte del 2002,
bisognerà indire un concorso internazionale di idee, per i
disastri che ha lasciato nelle nostre finanze. Quindi, non si
gonfi il petto per il fatto che realizza qualche risparmio in
più, perché il problema che noi abbiamo è ben altro: è quello di
un'aggressione ai nodi strutturali della finanza, della crisi
finanziaria della Regione che in questa manovra, almeno fino a
questo momento, ancora non vediamo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di passare alla
discussione generale, desidero comunicare che la presentazione
degli emendamenti di iniziativa parlamentare al bilancio, in
molti casi, continua a fare riferimento ai capitoli piuttosto che
alle unità previsionali di base, così come vuole la legge.
Purchè gli emendamenti siano correttamente compensati è
orientamento della Presidenza - se non ci sono osservazioni in
merito -, ammettere tali emendamenti alla discussione, fermo
restando che la variazione eventualmente approvata andrà riferita
esclusivamente all'unità previsionale di base e non ai capitoli
che non possono essere modificati nella discussione in Aula.
Considerati, altresì, i tempi ristretti che sono stati
decisi per la discussione generale e per la presentazione degli
emendamenti, la scadenza di domani, giovedì 7 marzo alle ore
10.00, vale anche per gli emendamenti presentati dai singoli
parlamentari.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
Desidero ricordare che ogni oratore dispone di venti minuti
per il proprio intervento.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Raiti.
Non sorgendo osservazioni, a conclusione dell'intervento
dell'onorevole Raiti, le iscrizioni a parlare si riterranno
chiuse.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, confesso
sinceramente che fa un particolare effetto, a me deputato che
affronto per la prima volta un argomento di questa portata e di
questa rilevanza, intervenire nella discussione generale della
legge finanziaria e del bilancio di questa Regione, che segnano o
dovrebbero segnare una svolta nella gestione delle risorse della
nostra Regione. Effetto che viene assolutamente potenziato dal
fatto che dobbiamo discutere di un argomento di questa portata e
di questa rilevanza di fronte ad una maggioranza che è così
cospicua e granitica nei numeri ma che, di fatto, oggi si
presenta sguarnita, con la sola presenza di qualche deputato.
Certamente questo non è un segnale che va per il verso
giusto, certamente è un segnale che io ritengo assolutamente
deprecabile. E siccome è il perpetuarsi di una serie di
atteggiamenti che si protrae da diverso tempo, quando poi d'altra
parte ciascuno di noi deputati, richiamando nei nostri discorsi
il valore alto di questa istituzione e la necessità di fare in
modo che l'elezione diretta del Presidente della Regione non
depotenzi l'istituzione Parlamento siciliano, assistere
costantemente a questo tipo di comportamenti che segnano
fortemente l'assenza della maggioranza e del Governo in
quest'Aula, certamente ci deve far riflettere; non possiamo,
infatti, predicare e pretendere rispetto istituzionale in questa
sede se poi, nei momenti cruciali, di grande rilevanza, il
Parlamento viene costantemente disertato.
Allora, chiedo, signor Presidente, a lei che ha la funzione
di tutelare il prestigio di questo Parlamento, di dire qualcosa:
per favore, dica qualcosa e io vado oltre.
Mi fa assolutamente riflettere, poi, la decisione che è
stata presa nella Conferenza dei capigruppo l'altro giorno. Si è
imposto un calendario che è assolutamente inconcepibile. Ci
troviamo a discutere di bilancio oggi 6 marzo, ad esercizio
provvisorio scaduto; e queste responsabilità certamente non si
possono addebitare alla minoranza, come certa stampa vuol far
capire e in tal senso dà palesi segnali nei propri articoli.
Certamente no, perchè noi abbiamo un Presidente ed una
maggioranza, ripeto, assolutamente corposa nei numeri che è stata
eletta nel luglio dell'anno scorso. Vi erano degli impegni di
legge, per i quali, entro il mese di ottobre del 2001, si
dovevano presentare i documenti finanziari. Se questo non è
accaduto non è colpa della minoranza ma è da addebitare
esclusivamente al Governo.
Abbiamo un termine di paragone. Presso il Parlamento
nazionale vi è una maggioranza simile, quella della Casa delle
libertà, con il governo Berlusconi, del quale tutto si può dire
tranne che ha disatteso i tempi parlamentari: essi sono stati
eletti a maggio, ma è vero che entro dicembre di quest'anno hanno
approvato la manovra finanziaria, l'hanno discussa, il bilancio
va a regime, e qui oggi, 6 marzo siamo chiamati a ragionare sul
bilancio e sulla finanziaria in netto ritardo, scaduto
l'esercizio provvisorio, con tutti i pagamenti bloccati.
Certamente è una responsabilità forte, una responsabilità grave
del Governo e nessuno si può nascondere dietro il dito, nè queste
responsabilità si possono spostare artificiosamente in capo alla
minoranza.
La minoranza è chiamata a svolgere un ruolo propositivo, un
ruolo di controllo, un ruolo di opposizione ove necessario, e
deve avere i tempi giusti per esaminare le cose.
Il calendario approvato dalla Conferenza dei presidenti dei
gruppi parlamentari stona e stona fortemente; io non capisco come
si possa fare al 6 di marzo ad imporre una discussione
contingentata, con tempi limitatissimi per evitare - si dice - di
bloccare la macchina della Regione; assolutamente non è vero.
Io ritengo che si debba responsabilmente ricorrere all'esercizio
provvisorio e questo il Governo lo deve fare perchè, anche se noi
limitassimo la facoltà di dibattito, di ragionamento di questa
Assemblea nei tempi contingentati imposti dalla maggioranza, non
avremmo fatto un lavoro utile alle istituzioni, non avremmo fatto
un lavoro utile alla Regione, perchè il tempo di ragionare, il
tempo di riflettere, il tempo di valutare gli emendamenti
certamente ci potrà indurre a migliorare la manovra finanziaria:
non si può fare tutto in 48 ore.
Ma anche se ciò si facesse, io invito il Governo a
riflettere, in quanto ciò comporterebbe in ogni caso il blocco
totale dei pagamenti fino alla fine di marzo; noi inceppiamo
sostanzialmente l'economia di tutta quella parte degli operatori
sociali-economici della Sicilia che hanno una fonte di reddito o
comunque un giro di risorse finanziarie attraverso la Regione. E
lo sappiamo tutti che è così E anche se noi approvassimo tutto
entro il 13 marzo, così come è auspicato dai capigruppo della
maggioranza, ci vorranno due giorni di tempo per sistemare la
documentazione, per inviarla al Commissario dello Stato. Quando
la manovra finanziaria arriva al Commissario dello Stato il 15 o
il 16 marzo certamente viene sottoposta sub judice, cioè ci
saranno quattro, cinque giorni di tempo perchè il Commissario
deve verificare, deve valutare e noi non sappiamo se il
Commissario impugnerà alcuni articoli. E, quindi, non sappiamo
se si innescherà un meccanismo di sospensione. Non lo sappiamo;
ma sarà certamente probabile se molti di quegli articoli che sono
stati inseriti dal Governo in questa finanziaria saranno
approvati dalla maggioranza.
Così andremmo certamente al 20, 21 marzo, se tutto andrà
liscio, senza impugnative, il bilancio nella migliore delle
ipotesi sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 22, 23 marzo,
dopo di che sarà operativo.
Vedete, il mese di marzo, certamente, rimarrà assolutamente
impegnato, non si potrà emettere nessun pagamento, nemmeno di una
lira; io ritengo che questo deve far riflettere la maggioranza,
deve far riflettere il Governo perchè noi non possiamo
trasportare gli oneri delle nostre carenze, della deficienza e
della tardività della manovra finanziaria a danno di tutti i
soggetti economici, a danno dei siciliani: oltre il danno gli
recheremmo una beffa insopportabile.
Vado ad esaminare complessivamente il ragionamento della
finanziaria.
Ritengo che anche il processo di formazione di questo
strumento finanziario sia fortemente viziato. E qui vado
sostanzialmente ad integrare, a specificare o comunque ad
individuare dei parametri, delle basi di ragionamento che
certamente vanno a completare l'eccellente relazione dell'oratore
di minoranza, onorevole Capodicasa. Ma ci sono alcune cose che è
necessario e opportuno sottolineare già fin da adesso.
Noi abbiamo assistito, nel corso di questi mesi, ad un
procedimento strano. Il Governo ha mandato all'Assemblea
Regionale una finanziaria di ben 144 articoli. Quegli articoli
sono stati esaminati dal Presidente dell'Assemblea il quale,
giustamente, correttamente, per far valere la funzione, il ruolo
di quest'Aula, ne ha dichiarati inammissibili, ai sensi
dell'articolo 73 ter del Regolamento, una miriade; li ha
stralciati, ha fatto dei disegni di legge collegati; quei
disegni di legge collegati sono andati nelle commissioni e sono
rimasti bloccati perché non erano materie attinenti alla
finanziaria, perché sappiamo tutti che nella finanziaria si
possono indicare alcune materie, specificatamente individuate da
legge pregressa.
Noi, in Commissione, non abbiamo ritenuto di affrontare
alcuno di quegli argomenti. Purtuttavia, arriviamo oggi in Aula
e troviamo reintrodotti la maggior parte, o comunque,
qualificanti articoli di quella manovra che erano stati
dichiarati improponibili dal Presidente dell'Assemblea.
E allora io dico che qui qualche cosa non funziona; noi che
ci stiamo a fare, se il Presidente dell'Assemblea, giustamente
salvaguardando le prerogative di questo Parlamento, ha detto che
quegli articoli non erano ammissibili? O forse è cambiato
qualcosa? E allora, in relazione a questo (e ce ne sono tanti a
partire dall'articolo sulla sdemanializzazione e via dicendo -
tassa sul gas, tassa sul metano, lavori pubblici e così via -) io
vorrei che anche qui il Presidente dell'Assemblea dicesse
qualcosa: per favore ci dica qualcosa Che cosa è cambiato dal
dicembre dello scorso anno ad oggi? Se è cambiato qualcosa io
dico che noi parlamentari dovremmo esserne portati a conoscenza,
ma se qualcosa non è cambiato, quegli articoli non possono essere
esaminati da questo Parlamento, dovranno essere stralciati e
rimandati alle Commissioni perché le Commissioni, in ogni caso,
non li hanno nemmeno esaminati. E pertanto, se noi li
discutessimo oggi, oltre a ledere le prerogative, oltre a violare
il disposto del Presidente dell'Assemblea, certamente avremmo
violato le prerogative delle Commissioni.
Che cosa ci stanno a fare le Commissioni se non possono
esprimere il loro parere sulle materie di propria competenza?
Possiamo chiuderle Non ha senso
Ecco che da tutte queste cose discende uno scivolone di
questa Istituzione verso il basso. E io credo che questo non ce
lo possiamo permettere, non se lo può permettere nessun
parlamentare dell'Assemblea Regionale, di qualsiasi partito
faccia parte
Detto questo, andiamo ad esaminare la finanziaria che è a
dir poco lacunosa, così come brillantemente specificato
dall'onorevole Capodicasa. Vi sono una serie di norme e una serie
di articoli che sono campati in aria. Noi siamo andati oltre
l'immaginario Basti pensare anche soltanto ad alcune cose cui
adesso farò riferimento, ma che, nel corso dell'esame
dell'articolato, analizzeremo in maniera più specifica. Noi
sappiamo bene che questa finanziaria è fittizia in quanto
contiene spese che non sono spese reali, che sono state accertate
dall'Assemblea già lo scorso anno, quando abbiamo fatto la
manovra di aggiustamento di fine anno. Noi sappiamo che per i
trasporti abbiamo speso circa 300 mila euro e invece nella
finanziaria ne abbiamo per 100 mila. Per quanto riguarda la
pesca, il fermo tecnico della pesca, di cui i nostri pescatori
hanno una necessità vitale, se ne sospendessimo il
sovvenzionamento, certamente, saltererebbero per aria, dal punto
di vista economico e finanziario, moltissime famiglie di nostri
pescatori.
Quel capitolo relativo alla pesca è stato eliminato mentre
noi sappiamo, dalle variazioni di bilancio dello scorso anno, che
sono necessari 50 migliaia di euro.
La parità scolastica.
Il Governo si è pregiato, su tutti i giornali, nel corso
della campagna elettorale, in ogni convegno possibile ed
immaginabile, a dire alle scuole cattoliche e non, che tiene alla
parità scolastica, che approverà il buono scuola, che darà la
possibilità agli istituti privati di competere con l'istituto
pubblico.
Condivisibile o meno, questo tipo di azione comporta una
copertura finanziaria: non v'è dubbio E invece qui in questa
legge finanziaria noi abbiamo una copertura finanziaria pari a
zero.
Allora dico, o si prendono in giro gli operatori delle
scuole private o stiamo facendo un falso in bilancio perchè
sappiamo che questo deve comportare, certamente, una spesa, spesa
che non è assolutamente indicata nel bilancio.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Ormai è depenalizzato il
falso in bilancio.
RAITI. Certo, siamo nella Casa delle Libertà
E andiamo alla formazione.
Per il capitolo della formazione sono previsti 150 migliaia
di euro quando sappiamo, dal bilancio dell'anno scorso, che
servono almeno 250 migliaia di euro.
Ma non finisce qui Ci sono degli errori che sono
assolutamente molto più imponenti.
Il capitolo della sanità.
Affrontiamo il capitolo della sanità dicendo: mettiamo il
ticket sull'acquisto dei farmaci. Condivisibile o meno è un
balzello che noi stiamo mettendo ai siciliani.
Io da questo punto di vista non sono assolutamente contro.
Poi diciamo: mettiamo il ticket sulle prestazioni di pronto
soccorso. Questo ci serve per colmare il deficit finanziario
della sanità secondo i conti del Governo.
Non fa una piega se non il fatto che stiamo facendo delle
misure politiche che possono non essere condivisibili, e da larga
parte di questo Parlamento certamente non lo sono, ma comunque è
una responsabilità del Governo. Che ben venga
Il problema è un altro. Si dimentica in questa finanziaria
la situazione complessiva della sanità.
Noi abbiamo nell'anno 2000 la bellezza di 800 migliaia di
euro di debiti pregressi, per l'anno 2000, e altrettanti per
l'anno 2001. Come facciamo a pagare questi debiti pregressi? Qui
ci aggiriamo all'incirca su 2.000 miliardi. E' un buco enorme di
cui la legge finanziaria non si occupa assolutamente. E'
possibile che su questo non si dica nulla? Sono debiti
esistenti, non sono debiti che possiamo stabilire che potranno
esservi nel futuro o meno.
Comuni e province.
Anche in questo settore noi ci troviamo assolutamente a
disagio per due ordini di motivi.
Mi giunge voce, da molti comuni dell'Isola, che arrivano
diffide dall'Assessorato degli enti locali ai comuni dicendo 'Voi
dovete approvare il bilancio, siete in ritardo'.
Ma come possono loro approvare il bilancio se manca lo
strumento principale a cui fare riferimento, cioè il bilancio
della Regione?
La Regione inadempiente, il Governo della Regione
inadempiente, intima e diffida i comuni ad eseguire e ad
approvare uno strumento quando sappiamo tutti che non lo possono
approvare perché non si conoscono gli stanziamenti che questo
ente darà ai comuni e alle province.
E' una vicenda a dir poco kafkiana. Ma nonostante questo,
nonostante questa imprecisione, noi ci troviamo poi a valutare il
fatto che i trasferimenti ai comuni sono ridotti in una misura
paurosa.
Come potranno fare i comuni ad affrontare quest'anno
finanziario con una riduzione così cospicua delle risorse
trasferite dalla Regione? Questo non gli si dice, questo non si
paventa nel bilancio e nella finanziaria che stiamo valutando.
Vi è poi un ragionamento particolare che riguarda la
gestione dei fondi di Agenda 2000. Qui la finanziaria è
assolutamente lacunosa e queste lacune sono delle lacune che
rischiano di fare perdere...
PRESIDENTE. Onorevole Raiti, devo invitarla a concludere.
RAITI. Sto concludendo, Presidente. Rischiano di fare
perdere alla Sicilia, dicevo, delle risorse ingentissime. Basta
pensare che la Regione siciliana doveva spendere 500 miliardi
entro il 31 dicembre 2001, abbiamo invece una certificazione
della spesa di 516 milioni su un impegno di 29 miliardi. Noi su
un budget di risorse disponibili, assolutamente indispensabili
per innescare un circuito virtuoso nella Regione, abbiamo speso
al 31 dicembre solo 516 milioni, e questo accade perché non sono
stati fatti e non sono stati resi operativi gli uffici di
certificazione.
PRESIDENTE. Onorevole Raiti, ha già superato i 20 minuti.
RAITI. Sto concludendo. Mi permetta l'ultima parte. Io
dico solo questo: se noi oggi non abbiamo speso quello che
dovevamo spendere e se noi entro il 31 ottobre 2002 non spendiamo
3.500 miliardi previsti dagli accordi di Agenda 2000 noi
rischiamo - e certamente sarà così - di perdere il premio, la
riserva di premialità che è stabilita nel 2003 se saranno spesi i
fondi, e questi ammontano a circa il 10% della spesa globale.
Vedete che il danno che si produrrà è un danno assolutamente
enorme che noi non ci possiamo permettere e la cui responsabilità
è assolutamente addebitabile al Governo e alla maggioranza che
continua a latitare e che continua, nonostante i programmi, a non
risolvere i problemi dei siciliani.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per un minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 18.22, è ripresa alle ore 18.23)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se trascuriamo
le variazioni di bilancio della fine dell'anno scorso, sulle
quali nessun velo pietoso potrà mai stendersi a coprire le
distorsioni tecniche e politiche che hanno ridotto quel
provvedimento ad una legge omnibus per soddisfare tutte le
esigenze possibili, tutte le esigenze clientelari della
maggioranza, la manovra finanziaria di bilancio che abbiamo in
esame rappresenta il primo banco di prova vero delle capacità di
programmazione economica del Governo Cuffaro.
E' stato detto ai siciliani che l'elezione diretta del
Presidente della Regione avrebbe comportato una benefica ricaduta
sul piano dell'efficienza come frutto diretto della stabilità.
L'onorevole Croce ce lo ha ricordato stamattina sostenendo
che con questo bilancio si avvia un processo quinquennale di
risanamento dei conti della Regione.
Ebbene se dobbiamo giudicare dall'avvio di questo percorso,
non vi è alcun dubbio sulla meta alla quale inevitabilmente
giungerà il sistema Regione: il disastro economico e la paralisi
amministrativa.
I dati connotativi di questa manovra si possono riassumere
nella assoluta assenza di qualsiasi capacità di programmazione;
nella pervicace insistenza con la quale si reitera l'antica e
deprecabile pratica del gonfiamento delle entrate, rivisitata qui
con rinnovata fantasia dall'assessore Pagano; nell'incapacità di
aggredire uno qualsiasi dei tanti nodi strutturali della crisi
finanziaria della Regione, dalla politica delle entrate al
necessario disboscamento delle tantissime norme di spesa
clientelare.
Una manovra sudamericana fatta di entrate virtuali, di
privatizzazioni selvagge, di vendita del demanio regionale, di
cementificazione del verde agricolo, di ticket sui farmaci e
sulle prestazioni ospedaliere e tagli agli enti locali, che ci
avvicinerà sempre più all'Argentina piuttosto che ad una regione
dell'Europa unificata. L'Europa sarà sempre più lontana, sempre
più distante. Il resto del Paese sempre più assente dalla
politica, dal compito di ricercare le soluzioni ai problemi più
gravi dei cittadini siciliani.
Cominciamo dalle cifre complessive.
Il Governo vanta una riduzione rispetto agli anni precedenti
del ricorso al mercato che si dovrebbe attestare su circa 413
milioni di euro, circa 800 miliardi di lire, derivanti per circa
346 milioni di euro dal rimborso di prestiti e per circa 67
milioni di euro dal saldo netto da finanziaria a seguito della
manovra.
Quindi un saldo netto da finanziaria a seguito della manovra
di 60 milioni di euro è tutt'alro che una manovra rigorosa ed
articolata, così come ci diceva stamattina l'onorevole Croce
nella relazione di maggioranza.
Ciò che il Governo non dice è che se il saldo netto da
coprire risulta nullo, ciò avviene perché tra le maggiori entrate
finali ne risultano conteggiate alcune che hanno il deprecabile
vizietto di essere virtuali.
Di questo tipo è l'entrata di circa 300 miliardi di lire
previsti a seguito della cessione dell'EAS, ma la stessa
sdemanializzazione difficilmente potrà portare nel 2002 a
maggiori entrate per i circa 50 miliardi di lire previsti.
Si tratta di poste di entrata messe lì proprio per quadrare
il cerchio secondo il principio delle deprecabili tentazioni di
cui ci parlava stamattina l'onorevole Croce.
Altre voci di entrata per altri circa 100 miliardi di lire
rappresentano i classici recuperi di risorse ad un colpo solo,
incapaci quindi di aggredire nodi strutturali: si tratta del
recupero fondi di rotazione e dell'Azasi.
Si raschia una pentola che probabilmente non si userà più.
Mentre sul fronte delle minori spese finali appare ridicola
la riduzione di circa 20 miliardi di lire per la rideterminazione
dei contributi.
Sempre sul fronte delle entrate appare irrealistica la
quantificazione di circa 240 miliardi di lire collegata al
cosiddetto 'tributo ambientale'. Insistiamo sul 'cosiddetto'
perché ci sembra che tale ulteriore balzello sullo sviluppo
dell'Isola nulla abbia a che fare con la difesa dell'ambiente,
visto che peraltro aggredisce una delle risorse energetiche più
pulite delle quali disponiamo.
Su questo punto si è dispiegata la fantasia fertile
dell'Assessore Pagano.
In Commissione e qui nel dibattito in Aula, stamattina, per
bocca dell'onorevole Croce, nella sua relazione di maggioranza, è
stato sostenuto che un eventuale aumento del prezzo al consumo
del metano in seguito all'apposizione del nuovo tributo, si
sarebbe spalmato sui consumatori delle altre regioni italiane e
quindi, in definitiva, questa nuova tassa sarà pagata dai
calabresi. Questo è quello che ci ha detto la fantasia
dell'onorevole Pagano in Commissione.
Stiamo tranquilli: se noi apponiamo una nuova tassa sul
metro cubo di condotta dei metanodotti, ci penseranno i calabresi
a pagare questa tassa. Questa tassa non inciderà minimamente
sullo sviluppo della Sicilia, come se le altre regioni non
fossero già pronte a rifarsi apponendo lo stesso tributo sul
pezzo di metanodotto che attraversa il loro territorio
Noi siamo contrari all'introduzione di questo nuovo tipo di
tasse.
Peraltro, l'entrata che con grande incertezza ne deriverebbe
non ha alcuna finalizzazione ambientale stringente, risultando
evidente la genericità contenuta nel tentativo di finalizzazione
del comma 1, dell'art. 6; la realtà è che ancora una volta ci
troviamo in presenza di una entrata incerta che cade a pioggia
sul bilancio con l'unico obiettivo di fare tornare i conti.
Sembra questa l'ossessione costante con la quale questo
Governo, questa maggioranza, in Commissione, in tutti i lavori
preparatori si è lasciata guidare per giungere oggi alla
formulazione della più sgangherata manovra finanziaria di
bilancio della storia di questa Regione.
Lo stesso obiettivo, cioè quello di quadrare i conti,
l'ossessione onnipresente di questo Governo, viene perseguito con
l'introduzione del ticket sulle prestazioni sanitarie. Qui, il
Governo e stamattina l'onorevole Croce sono stati franchi ed
espliciti: "Non si può che partire dalla spesa sanitaria - è
interamente preso dalla relazione di maggioranza - per
salvaguardare i conti della Regione", detto in maniera franca ed
esplicita.
Questa l'espressione utilizzata nella relazione di
maggioranza, anche se, subito dopo, si avverte l'esigenza di di
definire i ticket una "dolorosa necessità".
Il Governo ha cercato di tranquillizzare, di anestetizzare -
sarebbe meglio dire - dicendo che in definitiva la fascia di
reddito interessata non è propriamente bassa anzi è medio-alta;
che le prestazioni di pronto soccorso interessate al pagamento
del ticket sono soltanto quelle che non comportano il ricovero e
che la riduzione della spesa sanitaria è affidata,
essenzialmente, al potere dissuasivo dei ticket piuttosto che
all'entrata ed inoltre che il ticket introdotto si attesta sul 50
per cento di quello previsto dalla normativa nazionale, salvo,
poi prevederne, nello stesso articolo, la possibilità di aumento
sulla base di una semplice scelta dell'Assessore.
Il Governo ha provato ad anestetizzare, a tranquillizzare ma
non vi è riuscito. Pensiamo a quei cittadini che nel momento di
scegliere se recarsi o meno al pronto soccorso dovranno
improvvisarsi medici, eseguire una autodiagnosi, stabilire se la
patologia che li interessa è di colore bianco, giallo, verde o
rosso e poi valutare se è il caso di rischiare la vita o di
pagare un ticket: francamente non credo che ci sia da stare
tranquilli.
Ma la manovra sulla sanità non si esaurisce con i ticket,
l'abbassamento dei posti letto a quattro per mille abitanti
comporta la perdita di più di mille posti letto in Sicilia e
rischia di aggravare oltre ogni limite la situazione sanitaria di
interi territori della Sicilia già penalizzati dalla chiusura di
presidi ospedalieri realizzati dalla famigerata delibera 446 del
dicembre del 1996; allora comuni come Adrano, Randazzo, Ramacca e
decine di altri in Sicilia rimasero senza presidio ospedaliero,
oggi la stessa sorte aspetta decine di altri comuni.
Questa è la ricetta che il Governo di centrodestra intende
applicare alla sanità siciliana: 'la cura del taglio con
l'accetta'. Questo è il destino che è riservato a decine di
presidi ospedalieri dell'intera Sicilia; e a cadere, sotto la
scure, saranno proprio quei presidi ospedalieri più deboli,
quelli dislocati nei territorio dove difficilmente si può
raggiungere il capoluogo di provincia, dove più è necessario
l'intervento di primo soccorso, dove più è necessario avere
professionalità a disposizione del cittadino: in quei
territori, in quei comuni oggi questo Governo, pesantemente,
interviene tagliando pezzi essenziali della struttura sanitaria.
Della sdemanializzazione ho già accennato, va aggiunto,
tuttavia, che oltre alla svendita del patrimonio immobiliare
demaniale prevista in questa finanziaria viene introdotto, nello
stesso articolo, al comma 5, una vera e propria sanatoria - una
sanatoria camuffata - che è inaccettabile sotto l'aspetto
generale e assume, nella fattispecie, l'aspetto di una beffa
economica.
Ecco, signor Presidente, la Regione che intende disegnare
questo Governo e questa maggioranza, la Regione che intende
disegnare questo centrodestra: una regione dove si tagliano
migliaia di posti letto negli ospedali, dove il metano costerà di
più, dove privatizzare dipenderà non da una scelta
dell'Assemblea, ma dalla volontà di un Assessore - questo è il
meccanismo previsto nella finanziaria senza alcun passaggio
d'Aula -, dove in verde agricolo, magari a ridosso di parchi e
riserve naturali, si possono moltiplicare alberghi e ristoranti;
dove si tagliano i fondi per gli enti locali e si moltiplicano
gli uffici alle dirette dipendenze della Presidenza; dove si
istituiscono premi a colpi di 800 milioni l'anno; dove si
spaccia per impostazione del sistema pensionistico un'operazione
di creazione di un fondo poco chiara e, in ultima analisi,
inefficace; dove ancora si ha la faccia tosta di appostare
risorse risalenti al cosiddetto 'decreto Goria'.
E' l'ennesima beffa: si tagliano duecento e rotti miliardi
agli enti locali per dirgli che è un accantonamento sui fondi
globali, vedrete che ve li daremo con i fondi del decreto Goria.
Lo diceva qualcuno prima di me, si appostano entrate false e si
camuffano spese reali; si diminuiscono fittiziamente spese
reali, si vanta poi un ricorso al mercato ridotto rispetto agli
anni precedenti quando, in realtà, se dovessero essere appostate
in questo bilancio le reali entrate contenute nella manovra,
sarebbe necessario un ricorso al mercato di almeno altri 800
miliardi di lire.
Queste sono le dimensioni del deficit cui porterà il
bilancio; questa la Regione che intende disegnare il Governo di
centrodestra, una regione in cui, come chicca finale - questo
l'onorevole Croce probabilmente poteva evitarlo: non si capisce
per quale strano motivo, in un ragionamento che interessava una
visione macroscopica delle dinamiche finanziarie del bilancio di
questa Regione abbia inteso rilevarlo con particolare evidenza -
si ripristina il Fondo miglioramento servizi della polizia
municipale.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Caricato sui comuni
LIOTTA. Non solo caricato sui comuni, ma con una aggravante
che l'onorevole Croce chiama nella sua relazione "ripristino del
fondo miglioramento servizi della polizia municipale" ciò che, in
realtà, è il taglio di circa il 20 per cento non del fabbisogno
ma del consolidato storico dell'indennità di pubblica sicurezza e
della scuola regionale di pubblica sicurezza per la polizia
municipale.
Si taglia circa il 20 per cento e lo si chiama "ripristino".
Questa è la Regione che intendono disegnare questa maggioranza e
questo Governo. Noi diciamo no a questa Regione e faremo ogni
sforzo, in Aula, nella battaglia parlamentare per modificare i
contenuti di questa finanziaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, credo di poter dire che,
finalmente, questo Governo e la maggioranza che lo sostiene
presentano il loro vero volto: dopo le parole, i contratti fatti
con gli elettori siciliani stiamo passando ai fatti. E, con un
gioco di parole, mai come in questa occasione, i fatti
smentiscono le parole. Insomma, la parola che si usa in una
campagna elettorale, i programmi, gli obbiettivi che si vogliono
raggiungere, nel tempo dell'elezione diretta, stanno vivendo una
clamorosa smentita con l'assunzione di decisioni che non si sono
volute dire prima agli elettori.
Aggiungo che io sono stato tra quei colleghi che qui hanno
ascoltato le dichiarazioni programmatiche del Presidente della
Regione non appena elettoquando lui ci ha letto come un compitino
svolto le stesse parole che aveva utilizzato in campagna
elettorale; eppure eravamo già dopo il voto, i siciliani avevano
scelto, avevano indicato una maggioranza e un presidente e, però,
si è continuato a far finta di nulla a non scoprire le carte.
Adesso cominciamo a vedere qual è il reale intendimento, il
reale gioco con il quale si intende amministrare e governare
questa Regione; insomma i soggetti sociali, le persone, i
cittadini ai quali si intende dare priorità e ai quali, invece,
proporre l'attesa, l'attesa di un tempo migliore, l'attesa forse
di un mondo migliore.
Un bilancio come quello della Regione che pesa non poco
nell'economia complessiva della nostra Isola, l'incidenza delle
risorse che questa Regione investe in Sicilia, in qualche modo,
determinano per oltre un quarto l'incidenza dello stesso prodotto
interno lordo della Sicilia e, quindi, è indubbio che la crescita
del nostro PIL è certamente funzionale non solo alle risorse che
spende la Regione ma a come le spende, a chi si rivolge, se
quelle risorse sono cioè in grado di promuovere nuovo reddito,
nuova ricchezza, creare occupazione, garantire il lavoro a chi ce
l'ha.
Invece dovete dire ai siciliani, agli artigiani, agli
agricoltori, ai commercianti che avete fatto una scelta, la
scelta di dire: guardate, attendete, intanto ridimensionate le
vostre imprese, intanto non vi aiutiamo e non determiniamo quegli
incentivi che possano consentire ampliamenti, che possano
consentire ammodernamenti, che insomma possano consentire di far
vivere come eguale opportunità, anche per gli imprenditori
siciliani, la sfida della competizione.
A tutto questo c'è un dopo, "si vedrà". Ed è la finanziaria
che si qualifica non solo per i tagli a queste categorie ma, in
qualche modo, introduce un sistema perverso in cui vengono negati
anche quegli obblighi che la Regione ha nel trasferire competenze
agli enti locali: agli enti locali si dice non solo "ti daremo di
meno" o addirittura ci inventiamo una posta in attesa della
soluzione di un ennesimo conflitto con lo Stato, i trasferimenti
della legge Goria, ma gli si dice anche: "guardate, cominciate a
fare da voi, a fare in proprio", insomma "ti darò di più se tu
sarai in grado di prelevare di più dai tuoi cittadini", tu
Amministrazione comunale, Consiglio comunale, aumentando l'ICI,
aumentando la Tarsu, e aumentando anche magari il canone che i
cittadini pagano quando muoiono, le tasse funebri, il carro che
accompagna i cittadini siciliani che passano ad altra vita.
PREDENTE. E' macabro, onorevole Cracolici
CRACOLICI. E' macabro ma lo sa perchè faccio questo
riferimento? Perchè, insomma, ci si occupa dei morti e ci si
occupa dei malati, i morti non possono parlare, i malati sono in
una condizione di sofferenza, deboli nel rapporto con le
istituzioni, deboli nel rapporto con lo Stato non sono un
soggetto politico, sono solo utenti e, come tali, devono
adeguarsi alle regole, a quelle regole odiose che trasformano la
malattia, la sofferenza in un elemento odioso di monetizzazione.
Signor Presidente, qui non c'è un fatto ideologico ma una
scelta di campo.
Lo diceva l'onorevole Capodicasa. E' vero: il sistema
sanitario in Sicilia, come in altre Regioni, è un sistema che
rischia di far collassare i bilanci degli enti, di far collassare
cioè la capacità complessiva di governo di politiche che guardano
ai cittadini e garantiscono ai cittadini i servizi.
Ma mi chiedo, perché in Sicilia il primo atto che si compie,
che non è solo di introduzione del ticket, perché a questa
parola ticket in fondo poi ci siamo abituati: per anni, gli
italiani, ed anche i siciliani, eravamo abituati alle tremila o
alle seimila lire da pagare in farmacia per i farmaci, siamo
stati abituati al ticket su tutta l'attività diagnostica, eppure
già il Governo di centrodestra a Roma ha impedito che dal 1
gennaio 2002 anche quell'odioso ticket fosse eliminato, così come
era previsto dalla finanziaria del Governo di centrosinistra.
Lo si mantiene ancora e lo si mantiene pure in Sicilia. Ma
si introduce per la prima volta qualcosa che è odiosa, che come
voi stessi ammettete non ha un'incidenza finanziaria.
Oltretutto, vorrei ricordare ai sapienti ed agli scienziati
della medicina che l'introduzione del ticket sul pronto soccorso,
inevitabilmente, comporterà, ai fini della organizzazione con i
colori con i quali il cittadino dovrà decidere se pagare o essere
esente, delle novità su tutta l'area di emergenza siciliana e,
quindi, l'introduzione di figure professionali che avranno il
compito di smistare il traffico, che non sono vigili urbani, e
per legge devono essere infermieri professionisti.
Insomma, qualche costo aggiuntivo, anche in questo tipo di
organizzazione del servizio ci sarà, per la sanità siciliana.
Eppure, si fa finta di nulla.
Si introduce questo ticket e, contemporaneamente, in
Sicilia - non sono parole o cifre che do io, ma sono le cifre che
ha dato l'assessore per la sanità in Commissione sanità - dal
1999 oltre 1.700 operatori sanitari della sanità privata vivono e
convivono con il sistema sanitario pubblico attraverso
l'accreditamento provvisorio o attraverso la proroga delle
convenzioni.
Da tre anni, insomma, in Sicilia si va avanti per proroghe.
Vorrei soltanto citare un dato, anche questo non proviene dalla
opposizione comunista, citato sempre dall'assessore alla sanità
di questo Governo: in Emilia Romagna, come in Toscana, la
quantità di operatori in regime di convenzione e di
accreditamento supera la grande cifra di 52 per la regione Emilia
Romagna e di 36 per la regione Toscana. In Sicilia siamo ad oltre
1.700.
Ma perché si mantiene il sistema della proroga?
Perché non introdurre le norme sull'accreditamento e poi
sulla autorizzazione tra le ASL e gli imprenditori della sanità
privata? Non solo ciò consentirebbe una maggiore
razionalizzazione e forse anche una fuoriuscita di quella sanità
del sottoscala che c'è in Sicilia, ma sostanzialmente si mettono
in discussione interessi consolidati. Allora, perché toccare fili
che possono far bruciare le mani? E' molto meglio prendersela
con chi? Con l'utente, con colui che va magari nell'ambulatorio,
con colui che andrà magari dallo stesso imprenditore della sanità
che vive, convive con un sistema dell'accreditamento provvisorio,
della proroga, e le norme sull'accreditamento annunciate
continuano ad essere chiuse nei cassetti di questa Regione.
Vedete il tema del risanamento è un tema vero e soprattutto
del risanamento della spesa sanitaria. Ma il problema è contro
di chi fate questo risanamento e a favore di chi pensate di
mantenere il sistema consolidato.
Questa è la scelta di campo. Insomma, i fatti smentiscono le
parole, quelle parole che in campagna elettorale venivano
utilizzate. Aggiungo: introducete con la norma, recependo la
norma della finanziaria nazionale anch'essa del Centrodestra, il
fatto che razionalizzate i posti letto ogni mille abitanti
riducendo in Sicilia oltre mille posti letto nella sanità
pubblica. Contemporaneamente c'è un decreto del Ministro Sirchia
che stabilisce che tutte le strutture ospedaliere che per due
anni di seguito producono disavanzo gestionale vanno chiuse.
Insomma, è chiaro come volete risolvere il problema della
razionalizzazione dei mille posti letto. Lo volete risolvere
chiudendo alcuni ospedali della Sicilia. A questo si aggiunge che
contemporaneamente lo stesso ministro, di concerto con
l'assessore per la sanità, decide di smontare la programmazione
sulla riorganizzazione della rete dell'edilizia ospedaliera e
sanitaria in Sicilia.
Cioè, tutti gli obiettivi, le priorità che erano state
definite qualche tempo fa, come ad esempio quello di consentire
il completamento o l'adeguamento ai fini dell'accreditamento
anche delle strutture pubbliche e, quindi, investire i 2.400
miliardi dell'ex articolo 20 in funzione dell'ammodernamento
della rete edilizia ospedaliera siciliana, si sono ridotti a una
comunicazione del ministro, attraverso una conferenza stampa e
poi con una presenza a Palermo, plaudito dall'assessore per la
sanità, il quale ha detto che quelle risorse, piuttosto che
utilizzarle per ospedali "che in fondo dobbiamo chiudere" è molto
meglio utilizzarle per realizzare tre grandi poli di eccellenza.
Insomma, anche qui si contrappone l'eccellenza
all'ordinarietà, cioè si sostituisce l'eccellenza con una
territorialità della sanità in Sicilia. Questo è un modello,
un modello culturale, però pagherete un prezzo per questo
modello. Anche perchè voi approverete la finanziaria, avete i
numeri per approvarla, avete una maggioranza larga che vi
consentirà di approvarla, ma su questi temi noi sposteremo nella
società siciliana quello che voi oggi state facendo smentendo ciò
che avevate detto durante la campagna elettorale.
Concludo aggiungendo che c'è un'altra chicca in nome del
risanamento finanziario che viene introdotta in maniera un po'
nascosta nelle norme di questa finanziaria.
Ovvero, si dice che tutti i servizi strumentali della
sanità, delle aziende sanitarie, delle aziende ospedaliere
possono essere esternalizzate.
Intanto, quando parliamo di tutti i servizi strumentali,
parliamo della sanità. Persino i primari possono essere
esternalizzati secondo questo principio.
Noi conosciamo che cosa sono il principio ed il sistema
dell'esternalizzazione la quale non ha mai prodotto risparmi, ha
prodotto la costruzione di un blocco di potere in Sicilia. Anche
in Sicilia, infatti, la privatizzazione non avviene in un regime
vero, di competizione, di mercato, avviene in regime di monopoli
che si vanno realizzando e garantendo. Quindi, si prevede che
per i prossimi tre anni le aziende sono autorizzate ad
esternalizzare ciò che vorranno e come vorranno sia affidando
direttamente a privati sia realizzando, con un'altra norma,
società miste con i privati per gestire insieme questi servizi.
Il mio ragionamento non è frutto di una contrarietà al
rapporto, alla presenza accanto al pubblico anche del privato, ma
qui si sta facendo una scelta di campo, una scelta di
smantellamento, una scelta di ridimensionamento che nulla ha a
che vedere con le scelte di risanamento finanziario.
Infine, per completare l'opera, oltre alle cose che sono già
state ricordate da chi mi ha preceduto, che sono contenute in
questa finanziaria, dai trucchi contabili che rasentano il falso
in bilancio, attraverso i quali si iscrivono delle entrate
fasulle, al fatto che con questa finanziaria si introducono norme
che nulla hanno a che vedere con la finanziaria stessa; a
cominciare da quella che io definisco una "norma-vergogna",
ovvero, la possibilità di realizzare in verde agricolo qualunque
attività di tipo imprenditoriale.
Noi stiamo dicendo e stiamo mettendo la parola "fine" alla
pianificazione e alla programmazione urbanistica; di questo vi
dovete assumere una grande e grave responsabilità. Credo che
sarebbe stato più coerente da parte vostra aggiungere a questa
norma la possibilità che si sciolgano tutti gli enti e tutti gli
organi che sovraintendono alle pianificazioni comunali con
l'attività approvativa o consultiva ai fini dell'approvazione,
dal CRU ad altri organi previsti dalla Regione, anche ai consigli
comunali perchè l'atto lo firma direttamente il sindaco.
Insomma, tutto questo lo fate nello spregio delle norme
regolamentari e io sono colpito dal fatto che la Presidenza di
questa Assemblea, che in un primo momento aveva giudicato
irricevibili alcune norme contenute nel testo del Governo
presentato all'Aula, abbia oggi consentito che tali norme, che
nulla hanno a che vedere con una ragione finanziaria, siano
contenute nella finanziaria stessa.
L'ultima che credo possa costituire uno dei precedenti è una
delle modalità con le quali questo Governo intende rapportarsi
con l'Aula, non con la minoranza o con la maggioranza ma con
l'Aula tutta; noi abbiamo una finanziaria che è stata riscritta
grazie alla presentazione di alcuni emendamenti del Governo,
che non sono mai venuti alle commissioni di merito. Esiste una
nota firmata dal Presidente del Commissione Sanità che pone
questo tema a cui l'Ufficio di Presidenza ha il dovere di dare
una risposta perchè questo costituisce un elemento di merito e di
futuro nel rapporto dell'organizzazione dell'Aula e delle sue
commissioni ai fini di determinare, così come il Regolamento
prevede, la possibilità di esprimere le valutazioni di competenza
sulle norme che vengono proposte dal Governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Papania. Ne ha
facoltà.
PAPANIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le relazioni
di maggioranza e di minoranza che sono state svolte, ciascuno
certo per la sua parte, a difesa certamente dell'uno o dell'altro
schieramento, hanno senza dubbio prodotto una serie di
delucidazioni sull'attività che in commissione è stata svolta e,
anche, perchè no, mi riferisco in particolare all'intervento
dell'onorevole Capodicasa, qualche annotazione tecnica sulla
necessità di rivedere anche alcune norme che riguardano proprio
l'assetto del bilancio, il modo con il quale viene presentato in
Aula, la funzionalità stessa del Parlamento.
Proprio per la dovizia di particolari con cui tutto questo è
stato svolto io mi limiterò a qualche breve considerazione per
qualche aspetto specifico.
Che la manovra finanziaria non abbia carattere strutturale,
credo non possa essere messo in dubbio da alcuno. E' stato fatto
un tentativo di definire finanziaria di rigore quella che non
poteva che essere, a legislazione vigente, una manovra tendente
ad includere, nel bilancio del 2002, alcune poste in entrata
quali che fossero, indipendentemente dalla loro reale possibilità
di essere, quanto meno, identificate come competenza nell'anno
2002.
Vedete, si potrebbe anche discettare sulla possibilità che
queste somme nel corso degli anni futuri possano essere
incassate, ma certamente alcune di queste nel 2002 non possono
dar luogo a nessuna possibilità di entrata.
In commissione bilancio non c'è stata una serena discussione
come la definisce il suo presidente; c'è stata da parte dello
stesso la saggezza di cercare di comprimere, per quanto
possibile, ogni tentativo prevaricatore da parte della
maggioranza. Ma c'è stata permanente, costante una volontà della
maggioranza quasi di intimidire i deputati della minoranza per il
fatto che erano in tanti, che comunque potevano approvare la
manovra ed il bilancio, che comunque si doveva finire entro
un'ora, entro stasera, entro quando dicevano loro.
Entro quando? Io dico che una manovra finanziaria e un
bilancio seri non si approvano entro un "quando", ma si approvano
con la consapevolezza che, specie nei momenti delicati, ciascuno
ha contezza di quello che deve fare, per dare il proprio
contributo, sia appartenente alla maggioranza che alla minoranza,
al fine di redigere un documento contabile serio, efficiente e
che serva davvero, come dicono alcuni deputati di maggioranza, al
popolo siciliano.
L'opposizione è stata responsabile, ha tentato di dare il
proprio contributo per migliorare il testo che ci è stato
proposto, in qualche caso ci è riuscita. Vorrei ricordare il
miglioramento della norma sugli enti locali, quella che ha
definito che per i criteri individuabili per la riduzione dei
posti letto in Sicilia, a seguito della norma nazionale che
riduce i posti letto negli ospedali, abbiamo tentato di far
comprendere che non era possibile che questo avvenisse soltanto
sulla base degli indici di redditività e di disoccupazione dei
comuni ed è stato aggiunto "e di impatto sociale".
Io suggerirei a tanti deputati, anche della maggioranza, di
riflettere su questo tema perché certo non può essere
indiscriminata la riduzione dei posti letto negli ospedali, anche
nel rispetto delle norme nazionali e non può certamente non
tenere conto di alcune situazioni particolari che pur sono
presenti in Sicilia. E in questo senso, presenteremo anche degli
appositi emendamenti.
E' stato già detto dal relatore di minoranza delle entrate
una tantum: dall'EAS, ai fondi Irfis, all'Azasi, al contenimento
delle spese fittizie che sono state indicate, come per esempio
quelle del funzionamento degli uffici. Voglio vedere come si farà
a spendere di meno per far funzionare gli uffici
Credo che alcune di queste siano spese obbligatorie, altre
siano entrate che l'assessore Pagano per primo non potrà non
riconoscere, per onestà intellettuale, che sarà davvero difficile
includere nel bilancio di competenza del 2002. Lui probabilmente
avrò pensato che comunque il bilancio doveva quadrare. Ma su
questo io credo che bisogna anche fare in modo che sia utile
riflettere su due questioni.
Io penso che questo Parlamento farebbe bene anche ad elevare
il tono della propria riflessione su alcune questioni
sostanziali: una è quella che riguarda le cosiddette entrate
fittizie. Vedete, un bilancio, voi lo sapete meglio di me, si
può far quadrare con delle previsioni di entrata che siano
compatibili con le norme, anche se non in effetti riscuotibili. E
però, questo l'Assessore Pagano in particolare lo sa meglio di
me, denota una manovra che non ha una sostanza apprezzabile. La
terminologia inglese dice, anzi l'Assessore Pagano, substance, e
cioè lo dice con una bella parola che esprime un concetto
complesso che si traduce in termini economici in effettività ed
economicità.
Cioè le cose che scriviamo, per essere funzionali ad un
bilancio, devono avere una loro effettività ed economicità.
Debbono produrre un risultato; non debbono essere soltanto
questioni cartacee, ma debbono essere vere e reali.
Io credo che sulla substance di questo testo ci sia molto da
riflettere e non solo, vorrei dire su questo testo, ma proprio
sul concetto stesso che riguarda l'attività di questo Parlamento.
Il secondo elemento di riflessione su vorrei che l'Aula
ponesse più attenzione, è la questione della emendabilità delle
manovre finanziarie.
Su questo argomento sono stati scritti tantissimi libri e la
questione della emendabilità della manovra finanziaria è una
questione molto seria. La via che percorre questa Assemblea, e
cioè la votazione di un bilancio a legislazione vigente e la
successiva votazione di una manovra finanziaria indicano una
impossibilità di incidere realisticamente sul tessuto connettivo
delle poste di bilancio e su quello che le poste di bilancio poi
significano per le politiche da portare avanti nella Regione.
Se la tesi fosse quella che precedentemente veniva portata
in atto, e cioè approvazione della manovra finanziaria con
l'acquisizione della consistenza delle somme utilizzabili nel
bilancio in forma di spesa, la successiva nota di variazione ed
infine l'approvazione del bilancio, avremmo un insieme
tecnicamente perseguibile che consentirebbe, con le ristrettezze
di bilancio presenti nella nostra Regione, di poter procedere ad
una serie di miglioramenti del testo e quindi anche alla
emendabilità del testo stesso.
Procedendo invece come si procede in questa fase, e come si
procede in altri luoghi parlamentari, noi andiamo ad approvare il
bilancio a legislazione vigente e successivamente approviamo la
manovra finanziaria.
L'approvazione della manovra finanziaria come diventa in
questo modo? Diventa una manovra finanziaria in cui c'è una
ipertrofia dell'attività emendativa, una attività emendativa che
non può che essere microsettoriale e localistica, una attività
emendativa che porta all'Aula un elevatissimo numero di
votazioni.
Credo allora che sulla modalità di affrontare il bilancio,
di definirne, oltre che il contenuto economico, anche lo stato
patrimoniale, di definire la logica che deve seguire per
l'approvazione dei documenti contabili dell'Aula, dovremmo anche
riflettere sulla relazione che ciò ha tra la reale possibilità di
incidere sul tessuto del bilancio e sulle politiche siciliane e
quella che invece non si ha quando, con le ristrettezze di
bilancio, si approva il bilancio a legislazione vigente,
successivamente si approva la manovra finanziaria che diventa di
per sè non emendabile nonostante ormai le politiche economiche
d'Europa segnino con perfetta evidenza che le manovre finanziarie
sono emendabili, debbono contenere la possibilità di incidere nel
tessuto del bilancio e debbono essere predisposte in guisa tale
che qualsiasi parlamentare possa concorrere alla formazione di un
testo della finanziaria migliore di quello presentato.
L'accezione della manovra, così come ci è stata presentata,
dà luogo, per logica conseguenza, ad una elencazione di fondi
globali fittizi. I fondi globali appostati nelle tabelle
finanziarie dicono che vi sono fondi che fanno riferimento al
DPEF e si presume che saranno offerti all'Aula per qualche
emendamento microsettoriale o localistico, la qual pratica
certamente non è delle più nobili. Vi sono quelli appostati per i
testi del Governo, per cui riteniamo che quest'ultimo dirà che
non sono assolutamente emendabili perché dovrà difendere la
bandiera che così bene ha portato avanti in campagna elettorale;
vi sono altri che vengono accantonati, si dice, per i lavori
socialmente utili, per le borse di autoimpiego, tutte le cose che
riguardano i precari e che probabilmente è chiaro a tutti che
sono somme che riguardano leggi di rifinanziamento e che perciò
sono stati accantonati, in modo, oserei dire, suggestivo, per
dire sì ci sono dei fondi globali.
In effetti così non è perché le norme di rifinanziamento
bisognerà farle e questi fondi accantonati non bastano nemmeno
per quelle norme di rifinanziamento che sono indispensabili.
Vi sono poi spese non comprimibili e che invece nel bilancio
vengono comprese. Sono le somme che riguardano comuni e province,
i contributi alle imprese su nuove assunzioni, la formazione
professionale, la legge sui disabili che al titolo II della Legge
regionale 24/2000 era così ben elencata e che è stata lasciata
totalmente priva di ogni copertura finanziaria e tutti i sistemi
di protezione sociale più in generale.
Come potete ben vedere, colleghi parlamentari, si tratta di
una serie di questioni che investono la responsabilità di ogni
singolo parlamentare che investiranno anche la responsabilità del
Governo e che ci imporranno nei giorni a seguire di guardare con
maggiore attenzione ogni singola posta di bilancio perché ci
troveremo la pressione delle categorie sociali che protesteranno,
certamente, per queste compressioni all'interno del bilancio
oppure dovremo dire che non ce ne siamo accorti.
Io penso che l'opposizione se ne accorge, penso che se ne
accorge anche il Governo, vorrei invitare ciascuno a non
strumentalizzare per la propria parte questioni che sono di
grande importanza.
L'Assessore Pagano e il presidente Cuffaro hanno più volte
detto che questa era la finanziaria del rigore. Hanno detto che
sarebbe servita per risistemare i conti della Regione. Io dico
che non è né del rigore né di punizione, che è una finanziaria
rabberciata, fatta con alcuni conti che si sono sistemati qua e
là tanto per ottenere una quadratura di bilancio che non risolve
alcun problema, che introduce un sistema vessatorio di tassazioni
inutili che non serviranno nemmeno per fare quadrare il bilancio
e che costituisce un tentativo inutile di giustificare una
tendenza che non mi sembra giustificabile.
Pertanto, voglio dire al Governo e ai colleghi del Governo,
non impediteci nella fase che seguirà di contribuire a migliorare
per quanto possibile questo testo che certamente non è adeguato.
Cercate di non fare come dice la scrittrice siciliana Silvana
Grasso, come coloro che identificano "la pupa di zucchero" che si
regalava, ricorderete tutti per la festività dei 'morti' ai
bambini e probabilmente qualche volta alle fidanzate tanti anni
fa, che sembrava molto bella e solida ma era di zucchero. Nel
citato libro ad un certo punto si può leggere . "...bastavano due
gocce di saliva per farla squagliare". Io dico che per questo
Governo e per questo Parlamento certamente non servono le pupe di
zucchero ma serve da parte di ciascuno maggiore responsabilità,
maggiore apertura e la possibilità di potere contribuire a fare
un testo migliore che davvero serva ai siciliani.
TRICOLI. E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la legge
finanziaria che stiamo esaminando è una legge che ha avuto un
iter parlamentare piuttosto complesso e direi anche estremamente
sofferto.
Ricordo a me stesso, signor Presidente, che viene trasmesso
dal Governo all'Assemblea regionale questo disegno di legge e
viene inviato alle Commissioni parlamentari per l'esame
stralciato in numerose delle sue parti. Non solo, c'è una
riunione convocata dal vicepresidente dell'Assemblea, onorevole
Fleres, oggi presidente di turno, che invita, ed eravamo presenti
tutti i presidenti delle Commissioni, al rispetto dei principi
stabiliti con quella decisione del Presidente dell'Assemblea e
che poi sono sostanzialmente i principi cui si informa il nostro
Regolamento parlamentare, ossequioso anche della legge che
istituisce il disegno di legge finanziaria.
Nel momento in cui le Commissioni parlamentari prendono in
esame il disegno di legge si attengono alle disposizioni
stabilite dal Presidente dell'Assemblea. Non prendono in
considerazione, quindi, lo stralcio che viene posto in
discussione nelle sedute successive; non solo, ma il Presidente
della Commissione e, in questo caso il sottoscritto, dichiara
improponibili tutti gli emendamenti che non sono in linea con
quel principio fissato dal Presidente dell'Assemblea.
Alcune parti di questo disegno di legge che giunge in Aula
dalla Commissione Bilancio, facenti parte del I stralcio, e che
il Presidente dell'Assemblea ha inserito nel II stralcio
invitando, quindi, le Commissioni parlamentari a non esaminarlo
ma ad esaminarlo in un momento successivo.
Dirò di più. In un caso specifico - e sono gli articoli 53,
54 e 55 di questi disegni di legge - il Presidente della
Commissione, e segnatamente il sottoscritto, ha convocato i
soggetti interessati, le categorie interessate, i diretti
beneficiari del provvedimento legislativo.
Cari colleghi, vorrei capire quale deve essere il ruolo da
noi esercitato all'interno di questo Parlamento.
Potrei fare un'eccezione formale in quanto questo disegno di
legge che giunge in Aula non è rispettoso dei principi
regolamentari; potrei fare anche un richiamo alla legge, ma
preferisco richiamarmi al principio del 'gentleman's agreement'
che abbiamo stabilito in quella riunione e al quale ci siamo
attenuti scrupolosamente secondo le disposizioni del Presidente
dell'Assemblea.
Chiedo formalmente dunque lo stralcio di quelle parti di
questo disegno di legge, vale a dire l'inammissibilità degli
articoli poc'anzi citati, che non sono state esaminate dalle
Commissioni non perché esse non lo hanno voluto fare, ma perché
sono state espressamente invitate a non esaminarle.
Nei casi, in particolare, degli articoli 53, 54 e 55 vi sono
norme in contrasto con quelli che sono i desiderata, unanimemente
manifestati dalle categorie interpellate in Commissione.
E mi dispiace dire queste cose perché molto francamente il
lavoro svolto dall'Assessore per il bilancio e le finanze, e mi
fa piacere sottolinearlo, è stato un lavoro egregio, un lavoro
che si è sforzato di introdurre norme che tendono a modificare
quell'assetto ingessato della legislazione regionale che poi
determina una spesa pazzesca che non siamo più in grado di
sostenere. Il disegno di legge finanziaria è un provvedimento che
condivido nell'impostazione del suo assessore, però, e lo dico
anche con amarezza, richiede grandi sacrifici alle categorie
produttive siciliane.
Mi chiedo inoltre come mai pur svolgendo un lavoro molto
capillare nella Commissione 'Attività produttive' alcune norme
che non prevedono spesa ma altrettanto importanti per
l'attivazione della spesa che erano state approvate all'unanimità
in Commissione, non sono state inserite. Mi riferisco a due, tre
articoli che potevano trovare ingresso in questa legge
finanziaria e che non sono state inserite ma sono state espunte
in modo, direi, autonomo, scavalcando anche le che specifiche da
parte della Commissione bilancio.
Signor Presidente, devo dire che condivido la filosofia di
questa legge finanziaria così come il Governo l'aveva impostata e
l'assessore per il bilancio e le finanze l'aveva impostata, che
lavorando con grande impegno ha cercato di mettere a punto una
legislazione che modificasse il regime della spesa nella
legislazione regionale che poi viene aggredita dalla Commissione
con interventi estemporanei scavalcando le competenze delle
commissioni di merito.
E soprattutto in taluni casi arrecando grave danno a
categorie produttive, ripeto quei soggetti auditi in III
Commissione e che, unanimemente, hanno detto che la legislazione
che riguarda il gas, l'autotrazione, la materializzazione non
poteva essere fatta in quel modo e, cari amici, sono le categorie
produttive di questa Regione Sono, cioé, coloro i quali
lavorano, si impegnano, danno il consenso anche alle forze
politiche, non sono i grandi gruppi industriali, non sono le
grandi lobby internazionali del petrolio, sono le persone che si
alzano alle 4, 5 del mattino, lavorano e producono un reddito che
contribuisce al PIL della Regione siciliana.
Signor Presidente, credo non possa essere superata tale
obiezione, alla luce del nostro Regolamento, alla luce della
legge e, comunque, poiché in alcuni casi è accaduto che il
regolamento e la legge siano stati superati da un consenso
unanime dell'Assemblea, chiedo, in questo caso, che venga
rispettato quel principio per cui, comunque, non possono essere
inserite in questo disegno di legge finanziaria quelle norme che
non sono state neppure esaminate dalle commissioni: ribadisco gli
articoli 53, 54, 55 e l'articolo 47, il cui spirito francamente
non ho capito e vorrei che qualcuno me lo spiegasse
Chiedo invece che venga affrontato nel dibattito
dell'Assemblea il disegno di legge finanziaria e che esso sia in
linea con i principi regolamentari e con la legge istitutiva
della finanziaria in modo, soprattutto, da non scavalcate le
commissioni di merito.
Signor Presidente, mi chiedo a cosa serva convocare tutti
questi addetti, tutti questi lavoratori, tutti questi soggetti
interessati che provengono da tutte le parti della Sicilia per
essere ascoltati in terza Commissione, dopodichè la Commissione
bilancio che non ha titolo ad intervenire in questa materia opera
stravolgendo i principi sui quali si erano attenuti tutte le
forze politiche presenti in Commissione.
Sul merito del bilancio nessuna - o quasi - dei suggerimenti
della Commissione è stato approvato dalla Commissione bilancio.
Io qui però non voglio fare facile demagogia. Capisco benissimo i
problemi oggettivi del bilancio della Regione; capisco benissimo
quali sono state le difficoltà in cui si è dovuto imbattere
l'Assessore per il bilancio e, naturalmente, mi auguro che alcuni
problemi importantissimi per la vita della nostra Regione vengano
affrontati successivamente in collaborazione con l'Assessorato
del bilancio. Infatti, occorre rimettere in moto il circuito
produttivo di questa Regione attraverso quei finanziamenti
indispensabili.
Io, purtroppo, al tempo in cui ero assessore per il bilancio
e le finanze ho avuto la disgrazia, se mi consente, di imbattermi
in un assessore per la cooperazione piuttosto coriaceo;
difficilmente veniva superato dalle logiche del bilancio. Bene,
oggi siamo in una fase ancora più avanzata. Fa bene quindi
l'assessore per la cooperazione ad avere maggior senso di
responsabilità. Però non c'è dubbio che alcune questioni devono
essere affrontate.
Non ha senso, lo dico traducendo un po' il mio ragionamento,
che noi teniamo in piedi la CRIAS che ha già, credo, migliaia di
pratiche approvate dal consiglio di amministrazione e che non può
finanziare perché non vi sono i soldi. Stiamo parlando di
credito di esercizio: quei venti, quaranta, cinquanta milioni che
servono al commerciante, all'artigiano per mandare avanti la
bottega, per mandare avanti il negozio. Non stiamo parlando
dell'AGIP o delle grandi industrie del petrolio che entrano in
campo con gli articoli che oggi sono qui riportati nella legge
finanziaria. Stiamo parlando del piccolo imprenditore che si alza
la mattina e deve fare i conti con la propria cassa; deve fare i
conti con gli impegni che deve rispettare quotidianamente.
Occorre dunque fare pure un ragionamento, anche con
l'assessore per il bilancio, anche successivamente
all'approvazione di questo bilancio, di questa finanziaria per
capire quale deve essere il ruolo dell'artigianato, il ruolo del
commercio, delle categorie produttive che costituiscono la
colonna vertebrale della nostra economia.
Anche sulla pesca occorre fare un ragionamento importante.
Proporrò, in particolare, un emendamento di 400 milioni che serve
a finanziare l'articolo 144 della legge regionale 32/2000. Mi
auguro che l'assessore per il bilancio trovi questi 400 milioni
in quanto essi sono indispensabili per la operatività e per
rendere effettivamente funzionale il fermo biologico. Altrimenti,
avremo un fermo biologico assolutamente scollegato rispetto a
quella che è la realtà produttiva ed, appunto, biologica dei
nostri mari.
Riproporrò inoltre due emendamenti che pur non prevedendo
aalcuna spesa servono invece per attivarla.
Chiedo al presidente, ovviamente come ho anticipato, una
decisione, naturalmente nelle sedi opportune e con i tempi che
egli riterrà opportuni, sulle questioni che ho sollevato in modo
formale in quest'aula.
PRESIDENTE. Onorevole Tricoli, desidero tranquillizzarla
rispetto alle osservazioni che lei ha mosso e che come sa la
presidenza condivide. Faremo, non appena gli emendamenti saranno
tutti depositati, una verifica di quegli articoli che possono non
essere in linea con le decisioni assunte dalla presidenza nel
caso in cui non dovessero essere compatibili con le disposizioni
che riguardano materia prettamente finanziaria.
L'onorevole De Benedictis ha chiesto di apporre la propria
firma alla mozione n. 93 "Riconoscimento della qualità di ente di
formazione dell'Associazione Libera", l'Assemblea ne prende atto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo, ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per sviluppare alcuni ragionamenti; per fare anche alcune
puntualizzazioni su ciò che questo governo regionale, attraverso
il disegno di legge finanziaria e il bilancio, intende fare del
rapporto con il sistema delle autonomie locali nella nostra
regione. E, tuttavia, vorrei far precedere questo ragionamento
da alcune considerazioni più di carattere generale.
Mi chiedo - spero che l'assessore per il bilancio ci aiuti a
fugare alcuni dubbi - se il Governo sia perfettamente consapevole
del carattere confuso e privo di qualsiasi prospettiva, del
carattere a tratti persino devastante che questo bilancio, questa
ipotesi di strumento finanziario e di programmazione ha per le
sorti della nostra Regione. Questa legge finanziaria, infatti,
non fa alcuna scelta seria, coerente, forte, lascia irrisolti
tutti i nodi politico-sociali, istituzionali, finanziari di
questa Regione, non affronta il tema della riqualificazione e
della qualificazione della spesa se non per proclami demagogici e
velleitari in alcune parti, non affronta il tema del risanamento
finanziario attraverso una seria politica delle entrate che lasci
aperta una prospettiva strutturale di consolidamento della
capacità finanziaria positiva di questa Regione.
Io penso che le difficoltà ci sono, c'erano e che a fronte
di tali difficoltà un Governo che nasce all'indomani di un
pronunciamento popolare, un Governo che nasce anche per
previsione istituzionale su basi di stabilità in presenza di
tutto ciò aveva diverse strade da poter percorrere e seguire. Una
di queste strade poteva essere, per esempio, quella di una grande
discussione e di una grande intesa da raggiungere in alto e in
basso, verso lo Stato e verso i comuni e le province su come
avviare, consolidare e riprendere un cammino di risanamento
finanziario in questa Regione, intesa che salvaguardasse
prerogative autonomistiche della Regione verso lo Stato,
prerogative autonomistiche degli Enti locali verso la Regione,
che salvaguardasse diritti fondamentali acquisiti e consolidati e
che appunto determinasse una condizione nuova di capacità di
potere stare, di reggere con le proprie gambe la sfida degli anni
futuri in ordine alle diverse e nuove politiche finanziarie.
Questa Regione aveva la possibilità anche di intrecciare un
dialogo, un confronto con le parti sociali, con le organizzazioni
professionali, di stabilire con essi un patto. Questo Governo
regionale non ha fatto l'una cosa non ha fatto l'altra e delle
tante scelte che poteva fare ha scelto la strada che non porta da
alcuna parte: né a difendere le prerogative autonomistiche, né a
salvaguardare diritti fondamentali, né a tracciare la strada
dello sviluppo e del cambiamento; ha scelto, dunque, la strada
di non decidere, ha scelto la strada di lasciare irrisolti tutti
i nodi.
Ritengo che questo bilancio e questa finanziaria siano una
sorta di metafora di questo Governo di centrodestra presieduto
dall'onorevole Cuffaro; e che sia una metafora negativa noi
cominciamo a percepirlo anche nel rapporto con l'intera
società.
Ripeto, questo Governo avrebbe potuto intrecciare un dialogo
positivo, fino a giungere ad una intesa con il sistema delle
autonomie locali. Ed invece ha scelto la strada dello
strangolamento delle stesse, non capendo che strangolare il
sistema delle autonomie locali della nostra Regione, in presenza
di una difficoltà più complessiva e di una crisi più complessiva,
significa strangolare se stessa, negare se stessa, perché ancora
non si vuole comprendere il dato per cui questa Regione è fatta
dalla istituzione regionale, ma questa Regione è fatta anche dai
390 comuni, dalle nove province che vivono ed agiscono sullo
stesso piano. Per cui in una vita tra pari non ci può essere la
pretesa del padre che per mantenere se stesso uccide una volta i
figli, una volta i nipoti, una volta i fratelli, una volta le
sorelle. Questa o la logica dell'annientamento. Infatti, quando
si tratterà di chiamare i siciliani a reggere il peso di alcuni
sacrifici, se hanno un senso e se inseriti in una logica
positiva, allora io non so chi dovrà fronteggiare, su quali basi
democratiche dovrà questa Regione ricostruire attorno a sé un
consenso, nel momento in cui questa Regione con i suoi atti
concreti mina le sue stesse basi democratiche per mantenere, in
piedi ed a mezz'aria, una classe dirigente, una politica che ha
già fatto abbondantemente il suo tempo.
La Regione strangola il sistema delle autonomie locali, ed
io poi chiederò formalmente che l'assessore spieghi cosa intenda
fare domani mattina rispetto ai comuni ed alle province che
devono ancora, in larghissima parte, fare i propri bilanci;
spieghi l'assessore cosa i comuni o le province devono iscrivere
nelle proprie entrate, nei propri strumenti finanziari.
A parte il trucco dell'accantonamento negativo rispetto a
trasferimenti che non esistono (e ciò mi ricorda molto la
barzelletta di Totò che si vende la Fontana di Trevi) per cui la
Regione promette ai comuni soldi che non ha, soldi che sa di non
possedere, a parte questo trucco, bisogna sapere che già
dallo scorso anno, e quest'anno ancora di più, questa Regione nel
rapporto con il sistema delle autonomie locali fa un triplo passo
mortale indietro.
Noi eravamo riusciti - io parlo per avere fatto l'esperienza
sia di sindaco, sia di dirigente dell'ANCI che di parlamentare
regionale - a fare l'esperienza di una legislazione che
introduceva un principio che era quello di agganciare il
trasferimento a comuni e province ad una quota percentuale delle
proprie entrate tributarie, nella logica di creare un sistema di
corresponsabilizzazione e di avvio di un processo di federalismo
interno, oltre che di certezza di carattere finanziario.
Con la legge n. 8/2000 avevamo agganciato quasi al 20 per
cento - comma 1, dell'articolo 13 della legge n. 8/2000 - delle
entrate tributarie il trasferimento agli enti locali. Bene, noi
siamo passati da cifre pari a circa il 18 per cento di quelle
entrate tributarie, a cifre che non superano il 10 per cento dei
trasferimenti agli enti locali rispetto alle proprie entrate
tributarie.
La Regione prevede di realizzare quasi 17 mila miliardi di
lire, pari a 8 milioni e 700 mila euro, iscritti nel bilancio di
previsione. Io metto nel conto che non si realizzino al 100 per
cento queste entrate, che se ne realizzi un 10 per cento in meno,
se però dovessimo rapportare, non dico il 20 per cento dei
trasferimenti agli enti locali rispetto alle entrate tributarie -
cosa che non è mai stata - ma anche solo la stessa percentuale
degli anni passati, noi avremmo cifre che sono quasi il doppio di
quelle attualmente iscritte nel bilancio della Regione, che sono
pari a poco meno di 1.400 miliardi di lire, cioè la Regione
siciliana nega il processo di federalismo interno, diminuisce
fino a dimezzare i trasferimenti agli enti locali.
Stamattina ho avuto modo di notare che anche il buon
presidente dell'ANCI, l'onorevole amico Bufardeci, sindaco di
Siracusa, ha capito, dopo essersi fatto trastullare per alcuni
mesi da questo Governo, che c'è il trucco e finalmente oggi
comincia a parlare. Mi auguro che la direzione dell'associazione
dei comuni possa, nei prossimi giorni, far sentire ancora più
forte la propria voce come - mi permetto di dire - seppero fare
anche quei dirigenti dell'ANCI che, pur appartenendo allo stesso
schieramento del Governo di centrosinistra, la voce che
rivendicava più autonomia e più forza ai comuni non l'hanno mai
abbassata, tengo a precisarlo, e la cronaca politica di quegli
anni lo dimostra.
Altra questione che non viene seriamente affrontata è quella
della crisi di liquidità spaventosa che vive la Regione e che sta
trascinando con sé, determinando quindi un'amplificazione di
queste disastrose conseguenze della crisi di liquidità, tutto il
sistema delle autonomie locali.
Oggi i veri padroni della finanza locale e della finanza
regionale sono le banche che gestiscono il sistema delle
anticipazioni e tale situazione, prima o poi, determinerà grossi
problemi e non passerà molto tempo ancora perché i nodi vengano
al pettine.
Questa Regione non sa, per non avere discusso abbastanza con
i comuni e le province, che cosa è mutato negli ultimi due o tre
anni nella finanza locale; non sa che, per esempio, la spesa per
il personale è aumentata notevolmente, irrigidendo anche gli
stessi bilanci degli enti locali, perché tutti gli oneri
aggiuntivi del contratto nazionale di lavoro sono stati scaricati
sugli enti locali. Non si conosce, o si fa finta di disconoscere,
il fatto che, ad esempio, la spesa per gli amministratori è
quasi triplicata e la norma stessa che fa carico agli enti locali
di retribuire gli enti pubblici, parlo per la Regione perché
questa norma vige ancora per la Regione, che fa obbligo agli enti
locali di retribuire la Regione e gli enti sottoposti al suo
controllo e vigilanza per i permessi retribuiti. Bisogna sapere
che tutto questo sta determinando uno sconquasso, soprattutto nei
bilanci dei piccoli comuni. bisogna sapere che nel sistema dei
piccoli comuni l'emergenza rifiuti sta determinando lo sconquasso
dei bilanci comunali.
Il mancato introito dei ribassi d'asta e la batosta che il
Governo di centrodestra ipotizza con questa manovra finanziaria
metterà sul lastrico centinaia e centinaia di comuni, soprattutto
i più piccoli.
Questo non è consentito. Io penso che esistano i termini
per una discussione che porti a contestare la violazione
dell'articolo 15 dello Statuto della Regione siciliana che
prevede il fatto che il Governo regionale ha l'obbligo di
garantire l'autonomia dei comuni e delle province.
Con questa legge finanziaria, caro Assessore, l'autonomia è
negata, è calpestata, è violata e, quindi, è violato anche lo
Statuto della Regione siciliana.
Né si può chiedere ai comuni di aumentare le tasse. Tra la
Regione e i comuni non si discute abbastanza perché non si vuole
far funzionare quello strumento che già esiste nella Conferenza
regioni-autonomie locali. Non si sa, per esempio, che già da
alcuni anni gli enti locali stanno portando fino al massimo le
proprie entrate tributarie perché non si è mai fatto un
osservatorio così come la legge numero 1 del 1979 prevedeva sulla
finanza locale. Per esempio, non si che la quasi totalità dei
comuni ha applicato l'addizionale IRPEF, che l'ICI è quasi al
tetto massimo, che in materia di servizi a domanda individuale,
così come prevede l'articolo 20 di questa finanziaria, già siamo
oltre la soglia minima del 36 per cento di copertura del costo
dei servizi a domanda individuale. Non si sa, per esempio, che
già i servizi idrici, i servizi di ritiro della nettezza urbana
sono coperti oltre, molto oltre il limite minimo previsto dalla
legislazione nazionale vigente.
E allora, cosa si chiede, ai comuni, agli enti locali? Si
chiede loro di aumentare le tasse per conto della Regione; e
perché gli enti locali dovrebbero farlo per conto della Regione,
per conto di una Regione che non risolve alcuno dei problemi che
alcuni colleghi prima di me hanno elencato, dal settore della
forestale, dal settore dell'artigianato, dell'agricoltura, della
formazione, del precariato? Nessuno di questi problemi attraverso
questa finanziaria è risolto o si ipotizza la sua soluzione.
Perché gli enti locali dovrebbero ridurre del 3 per cento le
spese per servizio e acquisto di beni o aumentare le entrate del
5 per cento e ricevere poi un premio per fare che cosa rispetto
ad una Regione che poi nega fatti fondamentali?
In questa legge finanziaria, ad esempio, finalmente si
capisce, e in questo senso si è arrivati forse un po' tardi (ma
comunque non è mai troppo tardi), che questa Regione ha perso dal
1994 ad oggi otto anni di trasferimenti dello Stato per i comuni
montani, perché noi non abbiamo istituito dopo la Legge n. 97 del
1994 il fondo sulla montagna, abbiamo perso centinaia di
miliardi. Io spero che questi soldi vengano recuperati, però,
guarda caso, il Governo regionale, a differenza delle altre
regioni d'Italia, invece che trasferire automaticamente il fondo
ai comuni se lo trattiene l'assessore per l'agricoltura. Bisogna
sapere che le risorse del Fondo nazionale della montagna vanno
trasferite alle province, alle quali la legge numero 9 del 1986
ha trasferito le competenze in materia di disciolte comunità
montane. Le province convochino l'assemblea dei comuni montani,
così come prescrive la legge numero 9 del 1986, programmino
questi soldi e li distribuiscano ai comuni montani; si applichi,
dunque, la legge, così come la si applica nel resto d'Italia,
laddove esistono ancora le comunità montane
Qui non c'è tempo per riproporre lo strumento delle comunità
montane, però bisogna sapere che lo strumento esiste e non è
quello dell'assessore per l'agricoltura, tanto per esser chiari
Come anche in materia di vita degli enti locali, degli enti
territoriali che hanno a che fare con la montagna è da segnalare
la drastica riduzione dei trasferimenti agli enti parco su cui
noi intendiamo anche sviluppare una battaglia parlamentare.
La Regione siciliana, guarda caso, invece di proporci, anche
attraverso un ragionamento organico, in questa legge finanziaria
il recepimento della 328, della legge-quadro sull'assistenza, che
mette a disposizione anche ulteriori risorse per la Sicilia, per
le politiche di solidarietà sociale, guarda caso recepisce
soltanto quella parte della 328 che consente a questo Governo di
fare una operazione clientelare attraverso il cosiddetto 'banco
alimentare'. Non ho alcun pregiudizio verso il 'banco
alimentare', ma si recepisca l'intera legge nazionale 328.
E poi, come dobbiamo attivare i fondi di Agenda 2000 se non
abbiamo progetti esecutivi? Il Governo nega persino quella cosa
che aveva preannunciato, con la prima stesura della legge
finanziaria, cioè il fondo regionale per alimentare le spese di
progettazione in favore degli enti locali; dopodiché non capisco
come si dovranno creare quei parchi progetti che consentano la
velocizzazione della spesa regionale.
Come pure, stia attento l'assessore ad abrogare il comma 8
dell'articolo 13 della legge n. 8/2000: sono debiti consolidati
della Regione verso gli enti locali che deve pagare. Paghi
subito, altrimenti pagherà con gli interessi
Rinnovo, pertanto, l'appello all'assessore, a fronte di
tutto ciò, di volerci dire, e non tramite una conversazione
telefonica o attraverso il fax ai comuni e alle province, ma di
spiegarci qui come intende garantire che il sistema delle
autonomie locali in Sicilia possa intanto adempiere alla stesura
dei propri bilanci, visto che questo bilancio della Regione,
questa finanziaria lo nega.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, concordo
con le considerazioni di ordine generale che ha svolto
l'onorevole Capodicasa nella sua relazione di minoranza. In
particolare, quando ha rappresentato questa legge finanziaria
come una legge che non risolve in maniera adeguata il tema del
risanamento finanziario, ma soprattutto quando ha sottolineato
che le norme contenute in essa non hanno un rapporto con
l'esigenza fondamentale, in una regione con le caratteristiche
della Sicilia, di dare un impulso allo sviluppo produttivo e,
attraverso l'impulso allo sviluppo produttivo, consentire che si
determini, in una Regione caratterizzata da alti tassi di
disoccupazione e da un numero enorme di precari, che si aumenti
l'occupazione produttiva.
Di tale aspetto vorrei occuparmi rapidamente in questo mio
intervento, facendo una premessa. Già prima l'onorevole Tricoli,
presidente della terza commissione, ha sottolineato con energia,
lo scarto che c'è tra il lavoro che si è sviluppato nelle
commissioni, in rapporto alle indicazioni date dalla Presidenza
dell'Assemblea e il testo di finanziaria che oggi ci troviamo a
dovere esaminare. E' stato ricordato che nella nostra
Commissione si è lavorato in maniera seria, per approfondire i
temi che il testo originario della finanziaria ci aveva proposto,
e su questa base abbiamo sviluppato un confronto proficuo con le
categorie produttive e anche con gli esponenti del Governo.
E' emerso un quadro che abbiamo cercato di tradurre in
proposte che tenessero conto di una grave situazione di disagio
che esiste in Sicilia per le categorie produttive.
Com'è noto le aziende siciliane, per tante ragioni che io
qui non richiamo, non hanno pari opportunità con le aziende che
operano nel resto del Paese. Troppo alto è il gap dal punto di
vista delle condizioni di mercato, troppo alto è il gap dal punto
di vista delle infrastrutture e del credito perché la Regione per
la sua parte non si faccia interprete della necessità di superare
questa condizione di disparità. Ma, soprattutto, abbiamo
lavorato per riaffermare l'obiettivo di sostenere una prospettiva
di sviluppo produttivo e, per questa via, di accrescere la quota
di coloro che nella nostra Regione lavorano e producono e,
quindi, non sono né titolari di assistenza, né in una
condizione di precarietà o, peggio ancora, di disoccupazione.
Di tutta questa attività di ascolto, di verifica, di
confronto e di proposta nel testo della finanziaria non è rimasto
sostanzialmente alcuna traccia.
La finanziaria naturalmente è frutto sì delle decisioni
della maggioranza della Commissione Bilancio ma sappiamo bene -
lo ha in qualche maniera richiamato lo stesso Presidente della
Commissione 'Bilancio' - è frutto di indicazioni molto nette date
dal Governo regionale.
Se tutto questo è vero, è evidente che il sostegno
all'impresa, le politiche di sviluppo, la crescita
dell'occupazione produttiva alla luce dei fatti, e cioè di questa
proposta di finanziaria, sono degli slogan vuoti e sono smentite
clamorosamente dagli atti fondamentali che il Governo fa a
partire dalla legge finanziaria e dalla legge di bilancio.
Per alcuni versi, anzi, sembra essere prevalsa una sorta di
accanimento verso le categorie produttive sia quando hanno
richiesto interventi di sostegno legittimi, sia quando hanno
posto esigenze di riordino che consentissero di fronteggiare i
problemi e di creare le condizioni per un rilancio delle loro
attività.
Voglio fare, a tal proposito, due esempi. Mi riferisco al
confronto che abbiamo avuto con tutte le associazioni dei gestori
di carburante; è il tema che ha richiamato il Presidente
Tricoli riguardante gli articoli 53, 54 e 55. Io voglio precisare
che i responsabili di tali categorie hanno chiesto di estrapolare
queste misure perché hanno sostenuto, con argomenti fondati, la
necessità di intervenire in maniera organica in questo campo e
hanno portato a loro supporto un confronto avviato già dal mese
di settembre del 2001 con l'Assessorato competente, cioè con
l'Assessorato all'industria; temi che ci sono stati confermati
dallo stesso Assessore all'industria. Appare, quindi, del tutto
singolare che in presenza di una richiesta seria di avere, in
questo campo così delicato che può creare ccupazione, verso il
quale se non si interviene in maniera seria si può determinare
anche una contrazione dell'attività produttiva e
dell'occupazione, quindi in presenza, come prima ricordavo, di
proposte così argomentate è assolutamente incomprensibile come si
sia riproposto pari pari l'idea di intervenire in maniera
parziale e forzosa su singoli aspetti del tema della
distribuzione dei carburanti in Sicilia e non si sia invece dato
corso, come sollecitano le stesse categorie, ad un disegno di
riordino di tutta quanta la materia e ad interventi che
consentano sì la liberalizzazione, sì la possibilità quindi di un
risparmio per i consumatori, ma in un contesto tale da consentire
agli operatori del settore di reggere il mercato, di espandere la
loro attività e di non contrarre l'occupazione.
Sull'altro versante, è assolutamente clamorosa la scelta che
fa la finanziaria nei confronti del settore dell'artigianato, un
settore che, come ci hanno ricordato tutte le associazioni degli
artigiani, non solo in Commissione, ma nel corso di numerose
iniziative che si sono sviluppate nelle settimane scorse in
Sicilia, un settore che comprende 90 mila imprese e oltre 210
mila addetti; un settore che, per ragioni storiche che io non sto
qui a richiamare, ha problemi particolari e che in rapporto a
questi temi, volendo essere sempre più un settore che si cimenta
con il mercato, nazionale ed europeo, nel corso di questi anni ha
sollecitato interventi mirati, non in termini assistenziali ma in
termini di promozione dei prodotti, di sostegno alla loro
attività, che consenta a questo settore di uscire da una
condizione di marginalità, da una condizione di minorità.
Tutte le proposte che le associazioni unitarie degli
artigiani, che hanno già messo in cantiere una forte protesta per
la prossima settimana in ragione delle scelte della finanziaria,
miravano a questo obiettivo. Ebbene, sostanzialmente tutte le
proposte avanzate da questo settore sono state assolutamente
cassate nella proposta di finanziaria, quasi - se mi si passa il
termine - con una sorta di accanimento verso una categoria che,
credo, meriti, al contrario, una grande attenzione da parte
dell'Assemblea regionale siciliana, perché è una categoria che
occupa tante persone, che può occuparne ancora di più, che crea
valore aggiunto in una realtà siciliana che, dal punto di vista
economico, ha i problemi che molto spesso siamo abituati a
richiamare e a sottolineare.
Proprio per questo credo che sia opportuno per tutte le
tematiche che riguardano i settori produttivi che ci sia una
forte riconsiderazione delle scelte e delle proposte che ci sono
nella finanziaria, che vengano estrapolate le norme che
riguardano la distribuzione del gas e del carburante e, per altro
verso, che vengano adeguatamente sostenute le richieste del
settore dell'artigianato, i contributi a fondo perduto per gli
investimenti effettuati negli anni precedenti e per quelli in
corso, il credito agevolato attraverso la CRIAS, l'ARTIGIANCAS e
i Consorzi Fidi, le aree attrezzate, il sostegno alla nuova
occupazione creata dalle imprese artigiane, la pubblicazione
immediata dei bandi che attivano i regimi di aiuto previsti dalla
legge regionale numero 32 e, ovviamente, sullo sfondo della
stessa 'Agenda 2000'.
Sono misure che credo debbano avere attenzione e debbano
trovare un riscontro. Io concordo con le considerazioni che
faceva qui l'onorevole Tricoli; voglio dire all'onorevole Tricoli
che c'è la possibilità di correggere profondamente la stortura
che è prevista in questa finanziaria e l'atteggiamento negativo
nei confronti dei settori produttivi e, in particolare, nei
confronti dell'artigianato. Basta correggere profondamente in
Aula le misure risibili che invece il Governo e la maggioranza
della Commissione Bilancio ci hanno qui rappresentato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci stiamo
ponendo tutti insieme una domanda: era proprio necessario
arrivare nell'anno 2002 ad un bilancio che, per molti aspetti,
potrebbe essere disastroso per la Sicilia? Ci sono responsabilità
politiche a cui vanno addebitate le condizioni di disastro
economico del nostro bilancio?
Io qui voglio fare una riflessione insieme ai colleghi, non
voglio caratterizzare il mio intervento come un intervento di
parte, cercherò di fare un intervento il più asettico possibile
ma, se mi permettete, anche con un ragionamento. E voglio citare
alcune fonti. La prima fonte è la Corte dei conti.
La Corte dei conti nel 1999 rappresenta la situazione in
questo modo: "Il 1999 - dice la Corte dei conti - potrebbe
rappresentare un significativo passaggio nella direzione del
risanamento dei conti pubblici regionali, a condizione che le
politiche di risanamento avviate siano mantenute e ulteriormente
rafforzate, soprattutto nel breve e medio termine."
Le linee portanti individuate in questo documento, da parte
della Corte dei conti, sono tre: tamponamento della precaria
situazione di liquidità mediante ricorso ad un prestito
obbligazionario a dieci anni per un controvalore di 1.700
miliardi; la quantificazione del residuo debito non finanziato
immediatamente esigibile, per far fronte al quale occorrono
risorse straordinarie; il contenimento del deficit di bilancio
1999 con una legge finanziaria rigorosa e l'impostazione di un
piano di riequilibrio di bilancio da realizzarsi in un triennio.
A fronte di tali impegni annunciati dalla Corte dei conti i
risultati non sono mancati: sul piano del versante dei debiti di
tesoreria, i quali nel 1999 ammontavano a ben 5.887 miliardi,
sono stati ridotti nel corso del 1999 a 4.707 miliardi. I
risultati realizzati nel 1999, nel loro complesso - dice la Corte
dei conti - appaiono soddisfacenti. Ritiene, tuttavia, la Corte,
che le strategie di risanamento messe a punto dal Governo
regionale nel Documento di programmazione economica e finanziaria
2000-2002 richiedono il mantenimento, fin dall'anno in corso, di
politiche di bilancio austere e severe, soprattutto sul fronte
delle misure strutturali - ripeto: soprattutto sul fronte delle
misure strutturali -, la costante vigilanza sull'andamento della
finanza pubblica e in particolare una ragionevole prudenza sulla
concreta e realistica possibilità di realizzare le manovre
ipotizzate nei documenti governativi.
Sulla base di questi orientamenti, noi abbiamo in quel
governo cercato di fronteggiare la precaria situazione di
liquidità della Regione, riqualificare la legge finanziaria
annuale, introdurre il Documento di programmazione economica e
finanziaria come verifica annuale, con conseguenti vincoli di
bilancio derivanti dalla programmazione, riduzione del deficit
strutturale di bilancio, produzione attenta e realistica delle
entrate, attivazione di meccanismi di entrata aggiuntivi,
efficienza del sistema di riscossione, ricorso a sistemi di
finanziamento evolutivi.
A questi orientamenti abbiamo fatto seguire tre
provvedimenti, che sono finalizzati ad una politica di
risanamento strutturale: il venti gennaio 1999, con la legge
numero 5, l'Assemblea regionale siciliana approva la soppressione
e la messa in liquidazione degli enti economici regionali AZASI,
EMS ed ESPI; l'11 febbraio 1999 l'Assemblea regionale siciliana
approva il progetto di legge costituzionale, da sottoporre al
Parlamento nazionale, che poi, come sappiamo, ha un seguito, che
riguarda le modifiche dello Statuto della Regione concernenti
l'elezione diretta del presidente della Regione, perché pensiamo
e pensavamo che la stabilità di governo era una delle condizioni
per aggredire il deficit strutturale delle nostra Regione; a
metà marzo il Governo Capodicasa e l'Assemblea regionale
approvano il disegno di legge numero 10/99 'Misure di finanza
regionale e norme in materia di programmazione, contabilità e
controllo. Disposizioni varie aventi riflessi di natura
finanziaria'.
Portammo all'esame del Parlamento, onorevole Assessore -
cosa che Lei non ha fatto nel corso di questi otto mesi - una
legge sulla riscossione, che non trovò il voto finale d'Aula, non
per colpa nostra. Siete al Governo, nel corso di questi due anni
non avete fatto nessuna norma La invito a portare immediatamente
la legge di riscossione all'esame del Parlamento. Questo è
il tratto distintivo di una politica di risanamento che
aggredisce strutturalmente il deficit.
Quando nel luglio del 2000 cade il secondo Governo
Capodicasa, lascia al nuovo Governo di centro-destra, la Regione
non ha più mandati di pagamento che giacciono dormienti
all'incasso, ha 2.000 miliardi di debiti di tesoreria in meno, ha
recuperato oltre 4.800 miliardi di entrate, più la statale, ha un
bilancio il cui equilibrio è sotto costante controllo interno,
attraverso il continuo aggiornamento dei documenti di
programmazione economica e finanziaria, ed esterno, attraverso
l'agenzia di rating e gli analisti delle banche internazionali,
ha una lunga fila di finanziatori dietro la porta, che le offrono
denaro a condizioni sempre più vantaggiose ma, soprattutto, ha
recuperato visibilità e dignità a livello internazionale,
condizione indispensabile per attrarre nuovi investimenti.
Assieme agli interventi concertati con lo Stato, onorevole
Assessore, Le chiedo un po' di attenzione, in Sicilia si registra
un circolo virtuoso: noi abbiamo un trend positivo come non si
era registrato negli ultimi 50 anni, una crescita considerevole
del prodotto interno lordo, nuova occupazione che inverte i
processi in Sicilia per la prima volta con oltre ventimila nuovi
posti di lavoro e la creazione di nuove imprese riconducibili
alle politiche di concertazione e al fatto che c'era in Sicilia
un Governo affidabile dei mercati nazionali ed internazionali.
Cade il Governo Capodicasa, la condizione della Sicilia è
questa, io ho voluto descrivere la fotografia, e invito i
colleghi della maggioranza - mi rendo conto che discutere dei
numeri diventa quasi fastidioso - invito i colleghi della
maggioranza a porre la dovuta attenzione. Cosa è successo subito
dopo, nell'anno 2000? E come si è chiuso l'anno 2000?
L'esercizio 2000, dopo la caduta del Governo Capodicasa, che
prevalentemente è a gestione di un Governo di centro destra,
onorevole Assessore, lei spesso dice: noi dobbiamo fare cose
nuove, io le voglio ricordare che dopo la caduta del Governo
Capodicasa è entrato un Governo di centro destra e che negli anni
precedenti al Governo Capodicasa in Sicilia c'era stato un
Governo di centro destra a direzioni diverse, Provenzano e Drago,
ma, comunque, governi di centro destra. L'anno 2000 si chiude
molto male. Se si analizzano i dati della gestione di bilancio,
che registra i flussi reali di cassa dell'esercizio, depurati
quindi dall'avanzo di amministrazione, i risultati avvilenti
sono, soprattutto, se paragonati al 1999.
Ancora più avvilenti i dati relativi al 2002: tratti
tendenziali di cassa. Io voglio qui riportare alcuni indicatori:
il risparmio pubblico nel 1999 registra un delta positivo di
1.880 miliardi; nel 2000, con i governi di centro destra, di meno
1.299, il trend tendenziale è di meno 1.625 miliardi nel 2002.
L'indebitamento nel 1999 è di 2.500 miliardi, nel 2000 di meno
2.700 miliardi, nel 2002 di 3.300 miliardi. Il saldo netto da
impiegare nel 1999 è di 2.750 miliardi positivo, nel 2000 di meno
2.371 miliardi, nel 2002 di meno 3.278 miliardi; sono alcuni
indicatori. Va tenuto presente, tra l'altro, che i risultati del
2000 sono influenzati dal fatto che il Governo Leanza ricorre, in
quel periodo, a prestiti per oltre 2.400 miliardi.
Nell'anno 2000, cioè, in conseguenza delle scelte operate
dal Governo Leanza, spesa sfrenata, eliminazione di molti dei
vincoli posti dalla legge regionale numero 10/99, sono tornati a
riacutizzarsi i vecchi mali che affliggevano il bilancio della
Regione; squilibrio nella competenza di accertamenti di entrata e
di uscita, squilibrio di cassa tra versamenti e pagamenti,
residui passivi altissimi, debiti di tesoreria molto consistenti,
conseguente illiquidità di cassa.
Nel 2001, e una parte della gestione di bilancio del 2001 è
durante la fase di gestione del governo Cuffaro, le cose non
vanno diversamente. Va considerato che nel bilancio 2001, così
come noi denunciammo, ed è un punto di critica che vogliamo fare
qui stasera, le previsioni sono state iscritte e non si
realizzeranno previsioni di entrata per oltre 2.000 miliardi.
La verità è, onorevole Assessore, che nel bilancio 2001 sono
state iscritte e sono state previste entrate che, già
dall'inizio, non si sarebbero realizzate, mentre si sarebbero
realizzate sicuramente spese correnti certe.
Ed è la stessa ragione, onorevole Presidente, che mi muove
nel formulare il bilancio del 2002. Voi avete presentato un
bilancio del 2002 che, come è stato qui detto da diversi miei
colleghi, contiene elementi di falsità su alcune questioni che
vengono riportate. Primo: la copertura parziale delle spese e il
mantenimento e il ricorso all'indebitamento come mezzo di
copertura del bilancio per i prossimi anni. Rispetto al primo
punto, sia Giannopolo che Capodicasa hanno già espresso il loro
punto di vista che io voglio qui reiterare: le risorse per gli
enti locali, che verrebbero sostenuti dall'utilizzo di fondi
negativi, derivanti da rimborsi dello stato, che dovrebbero
essere dati a noi in forza dell'articolo 6 del decreto 'Goria',
che è la ragione per cui nel bilancio avete previsto il
finanziamento con fondi negativi del trasferimento agli enti
locali, come già è stato detto in questa sede, è questione
sepolta da anni, riproporla è assolutamente inutile, è formulare
un bilancio falso. Così come è formulare un bilancio falso le
entrate sull'EAS che, come abbiamo dimostrato nel corso dei
lavori in Commissione Finanze, determinano entrate incerte.
Onorevole Assessore, vi state assumendo la responsabilità di
formulare un impianto di bilancio che non solo non aggredisce i
deficit strutturali, ma finiranno col far pagare alla Sicilia
prezzi altissimi. Il mancato trasferimento agli enti locali - lo
dico a tanti colleghi che sono sindaci o che sono provenienti dai
piccoli comuni - è un rischio reale; noi rischiamo di avere nel
2002, già nel corso di questo esercizio finanziario, il dissesto
finanziario per decine e decine di comuni. La contrazione dei
trasferimenti rischia di portare questi comuni al dissesto
finanziario. Inoltre, c'è un problema che riguarda i tagli ai
settori produttivi: onorevole assessore, io ho parlato di quel
trend positivo, la crescita del PIL, la creazione di nuove
imprese, un clima di fiducia che cominciava a respirarsi in
Sicilia, cioè una condizione di sviluppo possibile; voi avete
messo in campo una politica che deprime l'economia e comprime lo
sviluppo.
Qual è il senso dei tagli che voi avete fatto a tutti i
settori produttivi, che in larga parte, fra l'altro, sono i
settori che vi hanno dato il maggiore consenso? Mi riferisco al
settore dell'artigianato e al settore del commercio. Avete agito
riducendo i consumi e avete agito riducendo anche il sostegno
alle imprese in qualsiasi forma. Quali sono le ragioni di questi
tagli? Io concordo con l'obiezione sollevata da parte
dell'onorevole Tricoli e tuttavia ci si deve una risposta, perchè
noi ci apprestiamo a presentare emendamenti che non solo
ripristinano la certezza del trasferimento agli enti locali, ma
che guardino a questi settori, che sono l'ossatura portante.
L'onorevole Capodicasa citava un dato: il 96 per cento delle
imprese operanti in Sicilia sono al di sotto di 10 dipendenti e
non c'è nessuna politica di sostegno, anzi le misure di sostegno
previste dai vecchi bilanci vengono eliminate, i capitoli
soltanto destinati 'per memoria'. Insomma, si mette in campo una
politica che tende a comprimere. E, per quanto riguarda l'IRAP,
voglio qui dirlo, non c'è stata alcuna proposta del Governo di
riduzione dell'IRAP, c'è stata una nostra proposta di portare
l'IRAP dal 4,25 per il settore della finanza e delle banche al
5,25, in modo da ridurre e da compensare, attraverso questa
manovra proposta da noi, non prevista dal Governo, la possibilità
di dare una riduzione dell'IRAP nei confronti di alcuni settori
produttivi.
Non c'è nulla per il contributo all'impresa, non c'è nulla
previsto - lo diceva prima l'onorevole Papania - per gli articoli
9 e 10 della legge regionale numero 27/91, non c'è nulla previsto
per il finanziamento della legge numero 30, che in qualche modo
incentivava le imprese. Se questo si accompagna attraverso il
fatto che il Governo nazionale ha eliminato il credito di
imposta, quel sistema di incentivi a sostegno dell'impresa ed ha
introdotto la 'Tremonti bis' e, assieme alla 'Tremonti bis' gli
interventi per l'emersione del sommerso, si dà chiaro il quadro
che noi stiamo agendo per comprimere fortemente i settori
produttivi della nostra Regione e che il bilancio del Governo
regionale si muove in questa direzione. Viene così frenato il
trend positivo
Legga, onorevole Assessore, nel corso dell'anno del suo
Governo e del Governo Capodicasa, come c'è stata una caduta del
PIL, dell'occupazione e della formazione di nuove imprese. Sono
queste le cose che poi si misurano realmente: gli indicatori
reali e il tasso di fiducia dei mercati nazionali ed
internazionali e dei mercati finanziari nei confronti della
Sicilia è crollato.
Si può quindi presentare una manovra che agisce soltanto
come 'pannicelli caldi', che tende a scoraggiare il sistema di
imprese, che tende a scoraggiare nuove imprese e che non tende a
portarci di fronte al mercato finanziario attrezzati? Ecco perchè
noi abbiamo contestato alla radice e facciamo un collegamento tra
le ragioni della nostra contestazione, la nostra proposta
alternativa che abbiamo già formulato, con la quale ci siamo
misurati nel corso del dibattito, i lavori d'Aula e la qualità
della classe dirigente. Lo diciamo qui perché le questioni si
intrecciano. Qui c'è un Governo che pensa che, attraverso la
dilatazione a dismisura della spesa pubblica, può autoriprodurre
il proprio consenso, non si preoccupa dei destini della Sicilia.
Il bilancio così come è fatto, onorevole Assessore, era un
disastro annunciato e lei lo ha avallato. E' andato in giro per
la Sicilia a dichiarare che ci sarebbe stata una politica
rigorosa, austera. No C'è una politica di punizione nei
confronti degli strati più deboli e dei settori produttivi della
Sicilia.
Ed ultima, la citava prima in modo egregio Antonello
Cracolici, la vicenda che riguarda la sanità. L'emendamento sulla
sanità, che tende a vedere come sia possibile sottoporre a
controllo la spesa sanitaria, sulla quale in larga misura noi
concordiamo, è un provvedimento di carattere ragioneristico,
perché esso chiude i piccoli ospedali sulla base di un indice che
è a tutti noto e cioè l'indice di occupazione dei posti letto.
Già questo prefigura una visione ragioneristica rispetto ad
un settore delicatissimo e noi, onorevole assessore, ci batteremo
perché quell'emendamento, quell'articolo presentato dal Governo
in commissione Bilancio, venga restituito alla competente
Commissione, perché sia la competente Commissione a poterlo
affrontare nel merito, visto che il Governo è stato incapace di
fare una proposta complessiva che tenga conto anche delle
esigenze sociali che ci sono in Sicilia.
Nei piccoli comuni, come si può pensare di cancellare realtà
ospedaliere significative, che sono punto di riferimento, a volte
anche economicamente non valide, in alcuni paesi montani, per
esempio, o in alcune Isole della Sicilia, senza tenere conto che
ci vuole un supporto, un sostegno alternativo di assistenza
adeguato alle nostre popolazioni?
Non si affrontano le questioni con la logica del ragioniere,
si affrontano con le questioni della politica La manovra che il
Governo ci ha presentato è una manovra sgangherata, che non è in
grado di affrontare i problemi veri della Sicilia, né sul piano
strutturale né sul piano delle condizioni di risanamento ed è la
ragione per cui noi pensiamo, e ci batteremo con i nostri
emendamenti, di migliorarla nel corso del dibattito parlamentare
attraverso un confronto aperto, ma ci apprestiamo anche a
denunciare il tipo, il carattere e la manovra di fronte ai
Siciliani.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Oddo, grazie
anche alla mediazione dell'onorevole Cintola, sembrerebbe che i
colleghi iscritti a parlare - vorrei un cenno di conferma -, cioè
gli onorevoli Oddo, Barbagallo, Gurrieri e Leontini, sarebbero
nelle condizioni di potere concludere, esaurire tutti e quattro
gli interventi entro mezz'ora al massimo. Se questo è
confermato, onorevoli colleghi, io annunzierei che si potrebbe
procedere alla votazione per il passaggio all'esame degli
articoli dopo la replica dell'Assessore, entro trenta minuti, tre
quarti d'ora al massimo, per rinviare la seduta a domani mattina,
dopo il termine fissato per la presentazione degli emendamenti,
quindi dopo le ore 10,00; seduta da dedicare esclusivamente alla
trattazione dei numerosi ordini del giorno che sono stati
depositati, al fine di guadagnare tempo.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo esprimere
alcune considerazioni che credo, tutto sommato, impiegheranno
anche i venti minuti che mi sono stati concessi.
Credo, signor Presidente, che quanto sta accadendo, rispetto
alla finanziaria ed al bilancio di questa Regione, non può
assolutamente passare inosservato ed è ovvio che l'opposizione,
ma credo che anche l'Aula, dovrebbe fare di tutto per compiere
uno sforzo, non solo per limitare il disastro che questo tipo di
provvedimento può a breve e a lungo termine provocare in Sicilia,
ma anche, e soprattutto, per mettere a fuoco le questioni
fondamentali, che sono state tutto sommate proposte da questo
Governo e da questa maggioranza, che sinceramente, non solo fanno
indignare, ma anche, per certi versi, mortificano, non soltanto
il Parlamento, ma soprattutto le categorie produttive e non solo,
direi - perchè ora passerò anche ad un altro aspetto che credo
vada ripreso - parti sociali importanti della nostra Sicilia.
C'è una convinzione, che si intravede - è ben nascosta, è
latente - la convinzione di tirar fuori comunque un provvedimento
che lasci poi alla gestione di Agenda 2000 tutta una serie di
esigenze e, soprattutto, politiche serie di sviluppo della nostra
Isola.
Convinzione che, per certi versi, potrebbe essere anche
comprensibile, se associata ad uno sforzo serio per quanto
concerne la filosofia della finanziaria e del bilancio, ma, che
invece, così come sono strutturati la finanziaria ed il bilancio,
è assolutamente perniciosa.
Ed è perniciosa per due ordini di motivi. Uno perchè attorno
ad Agenda 2000 c'è qualcosa che non convince, ed io lo voglio
dire qui, proprio approfittando del dibattito sulla finanziaria
ed il bilancio.
C'è una vecchia, assolutamente logora, quanto pericolosa
logica: mettere attorno ad ogni misura importante di Agenda 2000
un comitato, fra virgolette o meno - lasciamo stare le
difinizioni più o meno esatte - che dovrebbe tutto sommato
programmare, indirizzare, gestire la spesa.
Voi capite bene qual è il pericolo che corriamo, perchè oggi
ci sono anche - e come - dal punto di vista dei comportamenti di
questo Governo, pericoli seri, in agguato che si chiamano: uno,
considerare intanto la spesa non sotto forma sistemica, ma
come spesa punto e basta, con la logica, quindi, di una vecchia
quanto consunta Sicilia, di una vecchia quanto consunta politica
siciliana che per tanti e tanti anni si è manifestata e tanti
danni ha prodotto anche dal punto di vista finanziario alla
Regione stessa.
C'è un ritorno a vecchie pratiche, a vecchie logiche, c'è
quasi la ricerca proprio spasmodica di liberarsi di una serie di
lacci e laccioli che hanno tutto sommato, anche con sforzi
enormi, prodotto alcuni sacrifici.
Mi riferisco, soprattutto, alla parentesi - senza enfasi -
del Governo guidato dall'onorevole Capodicasa che in termini di
risanamento - non c'è bisogno di citare, io condivido molto le
cose dette dai colleghi, come voi tutti sapete, anche e
soprattutto ciò che ha scritto in merito la Corte dei Conti
rispetto all'analisi che ha fatto di questi anni - e credo che
quel Governo ha prodotto, anche dal punto di vista dello sforzo
per il risanamento finanziario delle nostre casse, qualcosa che
indubbiamente sta per essere distrutto, anche dal punto di vista
anche dell'aspetto che poteva oggi avere una conseguenza benefica
per quanto concerne il 2002, il 2003 e, quindi, gli esercizi
finanziari seguenti.
Quello sforzo è stato, come voi tutti sapete, sacrificato,
sull'altare di un'operazione politica. Quell'operazione politica
si chiamò Governo Leanza. Operazione politica che non solo ha
sacrificato lo sforzo enorme per quanto concerne anche un
possibile percorso di risanamento finanziario della nostra
Regione, ma quell'operazione, come voi ricorderete, ha sconvolto
anche il quadro politico regionale.
E lo ha sconvolto in una maniera assolutamente vergognosa,
tale da rendere le questioni, che si rifanno all'etica politica
ed alle logiche avventuriere, un qualcosa sempre più palpabile e
sempre più presente attraverso il modo, come in cui ogni
cittadino può leggere, in cui si sviluppa e si organizza la
politica siciliana.
Siamo al centro di una bufera, e vedete che non vuole
assolutamente essere solo propaganda
Scema sempre più la credibilità, ancora una volta, del
personale politico siciliano. Scema sempre più la credibilità di
quest'Aula, scema sempre più la credibilità di questo Governo.
E vedete, il fatto stesso che si inizia una discussione
generale di questo tipo, su un provvedimento così delicato, che
può avere riflessi seriamente negativi per il futuro, in assenza
del Presidente della Regione siciliana, è comunque, anche da
questo punto di vista, indicativo del fatto che non si sente,
anche, e soprattutto, l'esigenza di confrontarsi seriamente - a
parte evidentemente la presenza del Governo tramite l'assessore
Pagano - ma che non si sente l'esigenza di confrontarsi con
l'Aula e di attivare un vero momento di confronto politico,
quello che sta cominciando a mancare in questa Isola.
E', vedete, un dato che, secondo me, andrebbe ancora di più
approfondito e su cui dovremmo sicuramente riflettere.
C'è poi un'assoluta mancanza di sensibilità. Poco fa,
quando è intervenuto l'onorevole Tricoli, Presidente della III
Commissione, mi chiedevo, cosa può significare, da parte di un
Presidente, espressione anche di questa maggioranza, della
maggioranza che sostiene il Governo, cosa può significare il
fatto di avere svolto un lavoro anche attraverso audizioni,
incontri, confronti con le categorie produttive di quest'Isola,
per poi vedersi, tutto sommato, assolutamente ignorato, in sede
di discussione sulla questione relativa al modo come la
Commissione Bilancio presenta il testo in Aula.
Ciò vuol dire che, anche da questo punto di vista,
all'interno della maggioranza ci sono alcuni che operano con una
visione assolutamente fuori dall'organicità e soprattutto fuori
anche dalle reali esigenze che le categorie produttive siciliane
hanno, in ordine alle giuste osservazioni fatte poco fa
dall'onorevole Cracolici, che io condivido, per quanto riguarda
il sistema - tra virgolette - o meno economico dell'Isola; come
l'economia si produce e come e su che cosa si distingue in base
anche ai parametri di carattere nazionale. E quindi facciamo i
raffronti per quanto concerne il nostro prodotto interno lordo
con il prodotto interno lordo su scala nazionale.
E' possibile che dobbiamo assistere solo e solamente alle
sparate mediatiche di questo Governo o a qualche esponente della
maggioranza che a queste sparate mediatiche accede in maniera
molto semplicistica per quanto concerne per esempio la riduzione
dell'IRAP che è l'unica imposta, voi sapete, su cui noi possiamo,
da questo punto di vista, intervenire?
Non vuol essere una critica aspra al Presidente della
Commissione Bilancio, che non vedo seduto al suo tavolo, ma vuol
essere un'osservazione che tutto sommato, credo metta il dito su
un'altra questione che intendo affrontare, anche se in pochi
minuti.
Si è detto giorni fa e si è fatto scrivere a giornalisti e
quindi si è informato, evidentemente per il livello informazione
a cui arriva una testata giornalistica, i siciliani che in
Sicilia dal primo gennaio 2003 sarà ridotta l'IRAP.
Se avete avuto la possibilità di leggere quell'articolo, la
riduzione dell'IRAP innanzitutto non era nemmeno citata per
quanto concerne la percentuale, quella che è.
Cioè noi andiamo e giochiamo solo l'effetto mediatico per
dare ancora la sensazione alle imprese operanti in Sicilia,
piccole o medie che siano, che questo Governo, in un certo qual
senso, vuole mantenere gli impegni, ma li mantiene sapete come?
Con una giornata passata a impostare, magari con qualche amico
giornalista, la notizia della riduzione dell'IRAP.
Per quanto concerne, invece, il mantenere gli impegni
assunti con il popolo siciliano, non se ne parla, perché la
riduzione dell'Irap, pari all'0,25 per cento, come tutti sapete,
che lo stato delle imprese siciliane e delle imprese operanti in
Sicilia, è una cosa ridicola e se non lo diciamo passiamo
veramente per coloro che non hanno assolutamente intenzione di
fare fino in fondo il proprio dovere.
Ridicola è dir poco, perché lo 0,25 per cento di riduzione,
rispetto al momento che stiamo attraversando, senza dare agli
artigiani e alle imprese operanti in Sicilia, un minimo di
respiro, è assolutamente un voler prendere in giro questa
categoria, che mi pare tutti diciamo che sia un segmento
importante dell'economia siciliana.
Eppure, c'era stata una buona e sana discussione, singor
Presidente e onorevole assessore, quella che unitariamente,
all'interno della terza Commissione, si era votato un emendamento
che metteva mano alla riduzione dell'Irap con un 1 per cento
di tutto rispetto e assolutamente non tratteggiato da elementi di
demagogia, perché quell'1 per cento era stato addirittura
pensato, sempre, dal primo gennaio 2003.
Ciò che indigna non è il fatto che si apre una discussione
su come compensare la mancata entrata, perché questa è una
discussione assolutamente importante e io credo anche
indispensabile. Ma ciò che indigna è che dobbiamo dare la
sensazione di far qualcosa senza che invece venga fatta
seriamente.
Ciò che indigna è che alcuni capitoli di questo bilancio -
ora mi posso esprimere anche in maniera diversa dal punto di
vista tecnico, ma mi interessa poco il tecnicismo - sono
capitoli che ancora una volta confermano somme abbastanza
rilevanti che indubbiamente io credo permettano, da un lato, un
utilizzo assolutamente discrezionale, di cui non mi fido per
niente, per quanto concerne anche l'intervento di ogni singolo
assessore; dall'altro cifre che tutto sommato, faccio un
esempio, leggetelo, approfonditelo anche voi, guardate il 108007,
è un capitolo che dovrebbe intervenire per quanto concerne i
dipendenti di questa Regione. Sappiamo tutti che ci sono
provvedimenti che, dal punto di vista del prepensionamento e così
via, hanno indubbiamente, in prospettiva, ridotto di molto la
spesa calcolata, eppure è lasciato lì in un certo modo.
Guardate il 613903, il fondo di riserva. Vedete anche lì
qual è la manovra che si prospetta, è una manovra che lascia
ancora una volta pensare che si vogliono le mani libere per
continuare ad amministrare in una certa maniera.
Tutto ciò non può passare inosservato. Perchè? Perché poi
non riusciamo a trovare un euro per gli artigiani.
Contributo in conto capitale, assessore Pagano. Avevamo
proposto, non mi innamoro delle proposte, ma era stato sollevato
un problema relativo, non solo al pregresso dei contributi in
conto capitale, giacenti ancora oggi, come pratiche, presso le
province regionali, ma era stato sollevato il problema che queste
giacenze in Sicilia ammontavano circa a 240 miliardi, pensavamo
di aprire una discussione per vedere quanti euro oggi, al di
fuori dei miliardi, questo Governo voleva mettere in gioco per
dare risposte agli artigiani.
E voi sapete meglio di me che i piccoli e medi artigiani che
attingono al quel tipo di contributo sono tantissimi, dico sempre
che in ogni città, una porta sì e una porta no, sono artigiani
che hanno attinto e attingono a queste risorse. Nessuna risposta.
Seconda questione: fondo di rotazione CRIAS. Nessuna
risposta.
Signor Presidente, c'è e c'è stata la volontà di ignorare
questioni essenziali che riguardano modelli di sviluppo di
quest'Isola. C'è stata ed è stata sistematica la voglia di
demolire, punto dopo punto, ciò che era, tutto sommato, un
impianto degno di tutto rispetto e su cui si poteva discutere,
che non aveva indubbiamente creato solo l'opposizione - perché
altrimenti su questo si poteva essere sospettosi - per
intervenire sia nel settore degli artigiani, sia per quanto
concerne i commercianti, sia per quanto concerne la pesca.
Io non voglio completare il quadro delle cose che sono
assolutamente incomprensibili e inaccettabili, ma le vorrei fare
una carrellata velocissima: legge regionale 32/2000, articolo 43,
fondo gestione separata CRIAS, no; legge regionale n. 32 del
2000, articolo 33, Fondo a gestione di cui all'articolo 60, no;
legge regionale n. 32 del 2000, articoli 94 e 95, Consorzi fidi
di competenza dell'Assessorato della cooperazione, del commercio,
dell'artigianato e della pesca, no, nemmeno un euro; legge
regionale n. 32 del 2000, articolo 48, Fondo a gestione separata
presso la CRIAS, no, nemmeno un euro; legge regionale n. 32 del
2000, articolo 52, Fondo a gestione separata presso la CRIAS,
crediti di gestione, nemmeno un euro.
Potrei continuare, signor Presidente, e potrei continuare
citandole quali sono gli articoli, che lei sicuramente ricorderà
bene perchè insieme a lei ho avuto il piacere e l'onore, anche
quando non eravamo d'accordo, di lavorare sul famoso testo che
abbiamo definito comodamente, per intenderci POR.
E su quella legge n. 32 del 2000, lei ricorderà bene cosa
significano articolo 170 e articolo 175, lei sa bene cosa
significa l'articolo 144, Programma regionale della pesca;
l'articolo 145, Programma ad uso delle aree marine; l'articolo
154, Conferenza regionale della pesca; l'articolo 156, Uffici
periferici della pesca.
Attenzione E su questi non si intendeva porre in essere, o
proporre cifre che indubbiamente cozzavano con un qualcosa che
sappiamo essere molto stretto e, cioè la disponibilità
finanziaria di questa nostra Regione.
Le faccio un esempio. Per attivare l'articolo 144, ma anche
il 145, si proponevano 500 migliaia di euro. Si proponevano, per
quanto concerne l'articolo 170, 20.659 euro. Sull'articolo 170
l'Assessore Cimino, io non so come fa ad avvicinare in questa
Aula e come fa, debbo dire con molta schiettezza, a non prendere
la parola e dire che anche lui non ci sta, perchè sull'articolo
170 lei sa bene che l'Assessore regionale, onorevole Cimino, ha
prodotto già degli atti che che, indubbiamente, debbono avere
subito dopo una risposta in termini di pagamento, di coloro che
possono, in questo caso, usufruire delle provvidenze previste da
questo articolo.
Poi c'è tutto un aspetto che io, per questioni di tempo,
voglio estremamente sintetizzare: la questione che riguarda non
solo i pescatori, gli artigiani, i commercianti, ma tutto ciò che
indubbiamente è anche il settore molto vasto dell'agricoltura,
cui ognuno pensa di dare risposte solo e solamente con Agenda
2000.
Abbiamo visto la fine che ha fatto il POP 1994-1999.
Guardate quegli anni e guardate il livello, come è stata modulata
la spesa. Guardate quegli anni e, oltretutto, capirete meglio di
me sicuramente, che c'è qualcosa che ancor di più preoccupa e
deve preoccupare tutti noi, l'incapacità di spendere quel POP in
maniera seria, tranne una breve parentesi di due anni.
Ho trenta secondi per dire che l'ulteriore questione che
riguarda i patti territoriali, gli strumenti di programmazione
negoziata, l'assenza totale di un indirizzo dal punto di vista
finanziario da parte della Regione, sta bloccando tutto ciò che è
stato, tutto sommato, definito circuito virtuoso, perchè la
programmazione dal basso ha prodotto, indubbiamente, risultati
positivi, stava producendo risultati positivi in grado di potere
anche qui, perchè no, creare qualche posto di lavoro in più.
Invece,signor Presidente, ed ho concluso, io le dico che,
anche da questo punto di vista, non solo gli artifici e i
componenti dei patti territoriali sono in difficoltà ma è questa
Sicilia in difficoltà perchè non vedrà, da questo punto di vista,
realizzata nemmeno una infrastruttura di quei patti per
come,evidentemente, si stanno muovendo l'onorevole Miccichè e
questo Governo.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, inizio
questo mio intervento ricordando che, se questa discussione
generale si svolge il 6 marzo, la responsabilità è solamente da
attribuire al Governo e cercheremo di motivarlo.
Il problema posto dal collega Gurrieri sui ritardi di questa
Assemblea non può essere liquidato con sufficienza. Si tratta di
un problema reale che dovrebbe essere affrontato senza polemiche
tra maggioranza ed opposizione. I ritardi sono gravi e vengono
pagati da tutti i cittadini siciliani ma quel che è ancora più
grave è la preoccupante improvvisazione tecnica dimostrata dalla
Giunta Cuffaro.
Non era mai successo che il documento di programmazione
economica e finanziaria venisse approvato con oltre 6 mesi di
ritardo e con la mancanza di alcuni elementi indispensabili
previsti dalla Legge regionale n. 10 del 1999, art. 2, comma 2,
lettere C,D ed E.
Non era mai successo che la finanziaria, che avrebbe dovuto
essere presentata l'1 ottobre 2001, arrivasse all'Assemblea
regionale senza la relazione tecnica e senza la firma
dell'Assessore per il Bilancio.
E' stata più volte modificata con emendamenti in gran parte
presentati dallo stesso Governo tant'è che il Presidente
dell'Assemblea è dovuto intervenire per impedire che norme
estranee alla legge e al Regolamento venissero introdotte in una
norma contabile.
Nessuna azione seria di risanamento è prevista, nonostante
il forte richiamo della Corte dei Conti, la quale ha dichiarato
che il percorso di risanamento dei conti pubblici, che era stato
avviato dal Governo di centro-sinistra, ha subito, nel corso
dell'esercizio 2000, una brusca interruzione.
Com'è noto gli esercizi finanziari del 2000 e del 2001 sono
stati influenzati da un massiccio ricorso ai prestiti,
rispettivamente per 2.937 miliardi e per 1.000 miliardi. Il
trend di crescita dell'indebitamento della Regione è estremamente
preoccupante. Si è passati infatti da poco più di 900 miliardi
del 1996 ad oltre 6.000 miliardi del 2001.
Ma quello che più preoccupa è la destinazione di tali
risorse e di tali prestiti che servono ogni anno a tamponare il
progressivo aumento della spesa corrente. Il bilancio della
Regione è sempre più uno "stipendificio". I vecchi mali che
affliggevano il bilancio della Regione sono tornati a
riacutizzarsi.
Basti pensare allo squilibrio nella cassa tra versamenti e
pagamenti, ai debiti di tesoreria e alla conseguente illiquidità
di cassa. Devono fare riflettere, non poco, alcune dinamiche
relative alle entrate previste nel bilancio del 2002, in gran
parte virtuali, come è stato già detto.
Il pareggio di bilancio si compie in maniera fittizia poiché
non sono previste entrate certe ma calcoli assolutamente
irrealizzabili.
Basti pensare alle entrate del cosiddetto decreto Goria che
non sono state mai corrisposte tant'è che negli ultimi anni
diversi Governi non le hanno più considerate come entrate.
Sono infatti inoltre sovradimensionate le entrate previste
con i provvedimenti per la sanità, circa 1.200 miliardi dai
ticket e dalla riduzione dei posti letto, 300 miliardi alla
privatizzazione dell'EAS, 250 miliardi alla tassa ambiente sul
metano, è previsto inoltre un ulteriore mutuo di 800 miliardi per
l'anno 2000.
Nel corso dell'anno dovranno essere recuperati, come è stato
già detto, 300 miliardi per i Comuni, 20 miliardi per i
trasporti, oltre 100 miliardi per la formazione professionale,
altre risorse per gli artigiani e altre risorse per i trasporti.
Sui trasporti vorrei dire che ancora non sono stati
corrisposti i contributi relativi al 2001, e le aziende pubbliche
e private sono fortemente indebitate. Ci sono aziende private che
da tre mesi non pagano lo stipendio, e voi conoscete il disavanzo
dell'AMAT di Palermo, della MT di Catania e dell'Azienda di
Messina, disavanzi stratosferici che vengono colmati dai Comuni
fino a quando alla fine del 2003 non dovranno essere fatti
contratti di servizio. In quel caso la Regione dovrà intervenire
con una legge sul trasporto pubblico locale che ancora non è
stata presentata.
Quando si parla di contributo ai trasporti, spesso si
enfatizza, perché il contributo in conto esercizio viene in
qualche modo criticato. Ma noi dobbiamo affrontare il problema
dei trasporti all'inizio dell'anno, non dopo che i servizi sono
stati effettuati, penalizzando 7.500 autotranvieri e penalizzando
il diritto alla mobilità dei cittadini più deboli. Quindi è
necessario al più presto intervenire dal punto di vista
normativo.
Per gli artigiani qualcuno ha ricordato che è un settore
fondamentale e privo di risorse significative. Basti pensare che
la Camera di commercio di Catania ha corrisposto in questi giorni
i contributi per gli apprendisti assunti dagli artigiani del
1996.
Ci sono quindi settori dell'economia produttiva che sono
fortemente penalizzati.
Non ci vuole molto per constatare che la manovra non sta
letteralmente in piedi. Altro che governo di svolta dell'elezione
diretta del Presidente della Regione Sono riemersi i vecchi vizi
in maniera assolutamente più improvvisata e superficiale rispetto
al passato.
L'Assessore Pagano è stato smentito dai fatti. Non solo non
è stato in grado di resistere alle richieste dei singoli
deputati, ma manca totalmente una strategia di risanamento.
Non è prevista la copertura dei debiti pregressi della
sanità che ammontano a circa 1.300 miliardi.
Una politica di bilancio che non prevede interventi per lo
sviluppo e l'occupazione è una politica senza prospettive,
diventa anzi un freno per l'economia. L'azione della maggioranza
sembra determinata più dalla volontà di ricercare spazi di
potere, piuttosto che da un'attività finalizzata a dare un
contributo efficace alla crescita e allo sviluppo della nostra
Regione, che ha bisogno di risorse per gli investimenti, di
riforme contro lo spreco, l'assistenzialismo e l'improduttività.
Come opposizione non siamo disponibili ad un logoramento
estenuante.
Ci auguriamo che al più presto inizi una fase di confronto
costruttivo sulle cose da fare e sui problemi da risolvere.
Finora il dialogo non si è sviluppato su progetti da
realizzare ma su posizioni che abituano a giudicare la politica
sulla base di quel residuo di potere che si riesce ad esercitare,
piuttosto che su riforme in grado di far progredire realmente la
Sicilia.
L'incapacità della maggioranza di centrodestra ad indicare
priorità, tempi e modalità di realizzazione del programma di
governo, l'assenza di una proposta organica in grado di misurare
la disponibilità delle varie forze politiche sui contenuti, la
mancanza di un'azione di programmazione culturalmente convergente
e politicamente omogenea pongono interrogativi nuovi ed esigono
nuove responsabilità da parte di tutti i deputati, siano essi di
maggioranza o di opposizione.
Ciascuno è responsabile delle proprie azioni e ne porta le
conseguenze.
Non sarebbe difficile, se ci fosse la volontà di farlo, un
accordo sulle regole e su alcune priorità in grado di segnare una
svolta in tema di politiche per il lavoro. Pensiamo ad un patto
sociale con le molteplici realtà associative presenti nella
nostra Isola, finalizzato ad alcune grandi scelte strategiche
per lo sviluppo di alcuni settori dell'economia siciliana.
Una cosa è certa, non si può continuare così, sia perché si
rischia la bancarotta, sia perché i cittadini dovrebbero saper
valutare un ceto politico che cerca di ottenere consenso senza
impegnarsi per lo sviluppo.
L'onorevole Cuffaro in una recente intervista ad un
giornalista che gli aveva chiesto qual è l'idea di regione che
ha, qual è il modello di sviluppo che prefigura, ha parlato: il
mio modello è la famiglia. A parte che questa affermazione è
smentita dai fatti. L'onorevole Cuffaro aveva promesso
l'Assessorato alle politiche familiari e aveva promesso
interventi di carattere sociale per un settore importante che è
stato trascurato negli anni perché la famiglia non è diventata
mai oggetto di politiche efficaci da parte delle regioni, basti
pensare che le uniche leggi che si occupano di politica per i
minori, per gli anziani sono la legge numero 22 degli enti locali
e la legge numero 21 del 1978 che ha dato le risorse per i
consultori familiari la cui rete non è stata ancora completata.
Allora, fare una scelta strategica e dichiarare quali sono
le priorità significa anche capire qual è il modello di sviluppo,
attorno a quali valori costruire una base di consenso in Sicilia.
Non basta dire che siamo per la politica per la famiglia e poi
non teniamo conto di una serie di dinamiche che attengono ad una
visione generale dello sviluppo ed, in particolare, delle
politiche sociali per i più deboli. Allora, io spero che il
Presidente della Regione diminuisca i suoi viaggi, le sue
conferenze stampe, i suoi convegni e venga in Aula per affrontare
un nodo essenziale che è quello delle riforme. Il vero capo della
maggioranza è il Presidente Cuffaro, lui deve guidare questa
maggioranza ad effettuare un confronto serio sui contenuti
programmatici, perché la modifica delle regole che si sta
facendo in commissione Statuto non potrà andare avanti se non c'è
un input e un impulso coerente ed efficace da parte del Governo.
Quindi, noi abbiamo la necessità di avere un Governo che si
confronti, non vogliamo fare ostruzionismo, non ne abbiamo fatto
in Commissione, non ne stiamo facendo in Aula, vogliamo che la
Sicilia abbia una classe dirigente all'altezza delle sfide che
sono presenti nella realtà isolana e, per quanto ci riguarda, gli
impegni del Governo Cuffaro sono stati ampiamente disattesi in
questa prima fase della legislatura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gurrieri. Ne ha
facoltà.
GURRIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, terrò fede
all'impegno che ho testé preso nei confronti dell'amico della
giovanile CDU Cintola, perché ritengo che dopo avere ascoltato
le cose che sono state dette questa sera non bisogna commettere
l'errore di essere ripetitivi. Farò, quindi, alcune
considerazioni sulla problematica del rapporto che c'è fra questo
Governo e i comuni perché un dato inconfutabile è che questo
Governo si pone in contrapposizione ai comuni, a una parte
fondamentale dello Stato nel territorio e la insensibilità,
l'arroganza dimostrata da questo Governo nel non volere
utilizzare un altro mese di esercizio provvisorio ha danneggiato
in modo pesante i comuni. Stamattina sono stato all'Assessorato
Enti locali, ho avuto la possibilità di parlare con i funzionari
e con alcuni miei colleghi amministratori e abbiamo saputo
ufficialmente dai funzionari dell'Assessorato stesso che sono
pronti 390 mandati di pagamento per le anticipazioni dei due
dodicesimi per il 2002 e che però non possono essere utilizzati
perché ci troviamo in una situazione paradossale senza bilancio e
senza esercizio provvisorio.
Questo è un atto di superbia di questo Governo che penalizza
i Comuni cimentandosi anche nel dire falsità; quando, infatti,
si fanno dichiarazioni sulla stampa e si dice 'giorno 12 ce la
faremo', va beh, giorno 12 ce la farete, ce la faremo e però
materialmente non sarà possibile dare l'input ai funzionari
dell'Assessorato a dare ai Comuni i mandati che sono già firmati.
Sicuramente passeranno ancora 15 giorni, perché ci sarà l'attesa
del pronunciamento del Commissario dello Stato 3, 4 giorni per la
pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e, poi, la ragioneria
dovrà trasmettere i mandati alla Cassa regionale che a sua volta,
dovrà trasmettere agli uffici periferici questi mandati; quindi,
ci sarà una forma di ingolfamento e non soltanto i sindaci, non
soltanto i comuni ma anche i creditori avranno delle difficoltà a
ricevere le spettanze.
Quindi, quando uno fa l'opposizione deve fare anche tesoro
dei comportamenti che si registrano anche da parte di chi ha la
massima responsabilità istituzionale. Io voglio leggervi una
dichiarazione che ha fatto il 25 aprile il presidente della
Regione, bacchettando il segretario regionale dei democratici di
sinistra, l'onorevole collega Cracolici. Cracolici aveva detto
che "questo governo continua a non mantenere gli impegni che sono
stati presi con l'elettorato". La risposta di Cuffaro è stata la
seguente: "Probabilmente - ha commentato Cuffaro - il segretario
regionale dei DS miracolosamente svegliatosi da uno stato di
torpore politico, ritiene di associare anche il governo a quella
che è una generalizzata condizione di torpore che attraversa il
suo partito. La realtà, ha aggiunto il presidente della Regione,
è ben diversa. Infatti, il Governo è oggi più che mai impegnato
nella realizzazione di punti importanti del programma, in pochi
mesi di attività di governo sono stati sottoscritti gli accordi
di programma quadro, accordi sulla sanità e sono stati già stati
trasmessi all'Assemblea, per l'approvazione, alcuni disegni di
legge cruciali quali il riordino delle coste, il buono-scuola, il
diritto allo studio, i trasporti per le isole minori e le riforme
per l'ordinamento del governo e dell'amministrazione."
Poiché questo presidente ha anche la grande capacità di
trasformare i fatti negativi in positivi, se con mezzo governo e
sette ministri va a farsi un bel fine settimana nelle isole
Eolie, considerando quei viaggi come un modo per risolvere i
problemi della regione, io dico che non bisogna prenderci in
giro.
Noi come opposizione sicuramente faremo una riflessione
molto approfondita, anche a seguito dell'atteggiamento che il
Governo ha nei nostri confronti. Infatti, secondo me, questo
governo è affetto, come ho avuto modo di sottolineare in altre
occasioni, da una forma di obesità politica e questa obesità è
stata determinata da un eccesso di consenso che lo porta anche ad
avere una forma di anestesia dello scrupolo, cioè quella di non
sentirsi in difficoltà nel dare conto alla gente delle cose che
fa, tanto è convinto che la gente voti per sigle e non per
comportamenti o per atteggiamenti politici.
Noi ci troviamo di fronte ad un governo che il 21 di
febbraio da inviato a tutti i sindaci della Sicilia una lettera
con la quale impone loro di concludere l'iter finanziario dei
bilanci entro lo scorso 28 febbraio. Voglio leggervi - e
concludo - tre righe di questa lettera che sono emblematiche.
L'onorevole assessore scrive: "Tenendo conto
dell'approssimarsi della scadenza dei termini dell'adozione del
bilancio di previsione dell'esercizio finanziario 2002, in
armonia con i principi ispiratori del Governo regionale tendenti
ad una più efficace azione amministrativa, per garantire adeguati
livelli di funzionalità dei servizi resi alla collettività..."; e
poi intima: "se entro il 28 febbraio non saranno fatti gli atti
propedeutici per il bilancio, ci sarà il commissariamento."
E dunque se un Governo, che ha una maggioranza bulgara di 63
su 90 deputati e quindi non ha l'alibi di di avere una
maggioranza risicata, non può sostenere che c'è una opposizione
che ha la propensione a mettersi di traverso impedendogli di
governare, si comporta mostrando una forma di disprezzo anche
verso un certo tipo di opposizione, allora l'opposizione si deve
attrezzare in un modo diverso per cercare di amplificare
all'esterno ciò che ha prodotto questa maggioranza che, secondo
me, non ha i titoli per governare la Sicilia.
Ritengo, quindi, che noi, a partire dalla prossima sessione,
dobbiamo attrezzarci in un modo diverso e dobbiamo anche dire
all'esterno che il periodo per potere produrre di più, e cioè
gennaio e febbraio, è stato impiegato male. E' stato fatto un
errore secondo me molto grave che oggi i fatti dimostrano;
infatti i cittadini pagheranno, per le cose che ho detto in
premessa, dei prezzi altissimi. Di certo noi come opposizione non
possiamo commettere l'errore di essere morbidi nei confronti
della maggioranza perché la gente è portata a giudicare tutti
allo stesso modo, perché la gente individua nella Regione
maggioranza e opposizione.
Ho così concluso e ringrazio i colleghi per l'attenzione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
ricordare, proprio per ricollegarmi nell'inizio del mio
intervento alle ultime frasi pronunciate dall'onorevole
Gurrieri, che i titoli a governare li fornisce il consenso
ottenuto. Si possono non condividere i contenuti di un'attività
di Governo, si può divergere dalle impostazioni che alla
finanziaria la maggioranza e il Governo hanno voluto conferire,
ma non si può negare al Governo e alla maggioranza di avere il
titolo di governare la Sicilia perché il titolo lo ha attribuito
e conferito il consenso degli elettori.
Un consenso degli elettori che chiedeva in questa prima
iniziativa importante del Governo del territorio siciliano che è
la finanziaria, una bonifica della finanza, del bilancio; la
razionalizzazione della spesa, il controllo dell'entrata
finalizzato a investimenti a sostegno delle attività produttive.
E' veramente singolare il fatto che per la prima volta ci si
impegni collegialmente tutti i rappresentanti della maggioranza,
e ciò attraverso un dibattito costruttivo che in II Commissione
ha coinvolto anche i colleghi della minoranza, in una direzione
di razionalizzazione della spesa, di rigore, di austerità, - non
di penalizzazione e di sacrificio - finalizzata a rinvenire le
risorse da destinare agli investimenti e trovarsi oggi di fronte
ad un coro di strumentali opposizioni. Il consenso chiedeva
questo prima di potere investire bisognava evitare alcune
vergogne del passato, cioè bisognava evitare di riproporre in
questa finanziaria i famosi treni merci ai quali venivano
agganciati i vagoni della spesa clientelare, o rispondente a
logiche individuali o territoriali che in modo estemporaneo in
Aula o in Commissione a volte avevano la meglio sulla base delle
pressioni, delle iniziative o delle attività legittime di ogni
singolo collega parlamentare.
Per la prima volta ci si sottrae a questo meccanismo
perverso: si cerca di fare rientrare la manovra nell'alveo di
alcuni valori che sono stati con trasparenza fissati all'inizio
dell'impostazione di questa finanziaria. E si cerca di derivare
da questi presupposti una manovra che è, sicuramente, oggi, una
iniziativa di rigore che, comunque, avrà degli effetti dinamici
per le conseguenze che proporrà, che riverbererà, che
ripercuoterà anche sulle iniziative legislative successive, che
sono già state concepite e formulate come delle iniziative di
organico riordino di alcuni settori, a sostegno delle quali la
tabella A accantona positivamente le somme.
Siamo partiti, anche per quest'anno, da una fissazione del
ricorso al mercato nella medesima misura dell'anno precedente,
nonostante il saldo netto da finanziare sia un saldo negativo di
130 miliardi (67.334 euro) che, riguardo ai saldi netti degli
anni precedenti, è di gran lunga inferiore.
Cito soltanto quello dell'anno scorso per comodità di
valutazione comparativa: 500 miliardi, ma giù di lì quello
dell'anno precedente e giù di lì ancora quello di due anni fa.
E' vero che il totale del bilancio, almeno nei valori di
previsione della competenza al 2002, si attesta intorno ai 20.753
milioni di euro e che tale grandezza, in rapporto al 2001, cresce
quasi del 20%: del 19%.
Ma, in effetti, è anche vero che questo picco, nel trend dei
valori delle previsioni del 2002, deriva da una iscrizione di un
avanzo finanziario di 6 milioni di euro che, aver fissato in
questi termini ed avere vincolato nei termini in cui sono
vincolati in questa manovra finanziaria, è sicuramente iniziativa
di rigore e di trasparenza.
Non è certamente un ricorso alle previsioni teoriche ed
astratte rispetto alle quali anche i governi del centro-sinistra
coprivano spese sulla base di entrate meramente astratte,
velleitarie o teoriche. Per la prima volta si fa riferimento con
trasparenza e con concretezza ad un avanzo che è il riverbero
negativo degli esercizi precedenti, compresi quelli del Governo
di centro-sinistra che ha guidato le sorti di questa Regione per
quasi due anni. E, quindi, è sicuramente una manovra di bonifica
e di rigore, e non di sacrificio e di penalizzazione.
E' vero che nelle voci di entrata sono da annoverare le
entrate non ripetibili derivanti dal recupero dei fondi di
rotazione. E' una virtù averle comunque indicate e previste.
Circa le privatizzazioni va detto che il processo è in
itinere e le somme derivanti dai bilanci di queste
privatizzazioni sono destinate, proprio con norma in questa
finanziaria, ad investimenti produttivi da negoziare sul
territorio ove sono allocate le strutture da dismettere o
dismesse.
E' un processo interamente collegato ad un impegno di spesa
destinato ad investimenti produttivi, ad investimenti a sostegno
della realizzazione di infrastrutture - come all'articolo 6, per
quanto riguarda la dismissione dell'ESPI, dell'AZASI e dell'EMS -
nei territori dove sono allocate le strutture dismesse. E ciò a
partire dai territori dove sono allocate le prime strutture che
verranno dismesse, come quelle di Ragusa (vedi processo in corso
di dismissione e di privatizzazione dell'INSICEM e dell'AZASI).
La cessione dell'EAS, la sdemanializzazione, l'aumento dei
contributi ai dipendenti: a tutto questo si aggiungono alcune
misure che sono state in quest'Aula, probabilmente per comodità
strumentale di dibattito, dai nostri interlocutori di minoranza
biasimate e stigmatizzate; ma sono delle iniziative finalizzate a
bonificare, senza aggravare o appesantire, le finanze dei
Siciliani. Tra queste, la vendita del patrimonio immobiliare
degli Istituti Autonomi Case Popolari, finalizzata alla
rideterminazione ed alla rifunzionalizzazione di questi enti e,
quindi, ad incamerare delle somme per razionalizzare il governo
del territorio siciliano.
Circa la polemica sui tickets, questa è stata alimentata in
misura abnorme, senza considerare proprio l'effetto positivo e
virtuoso che un ticket (che riguarda soltanto alcune fasce di
reddito e relativo soltanto alla spesa farmaceutica) può produrre
nella spesa.
Non dovete dimenticare che la soppressione di queste misure
da parte del Governo centrale produsse un aumento della spesa per
farmaci e, quindi, un buco di 7.200 miliardi di lire. Siamo oggi
necessitati ad intervenire in questa misura, che non costituisce
sacrificio pesante ma che, tuttavia, contiene delle possibili
risorse virtuose e può produrre delle conseguenze sulle quali noi
investiamo per razionalizzare la spesa in sanità e, quindi,
migliorarne il rapporto con la qualità dei servizi.
Allora, le conseguenze di quei buchi ricadevano
indiscriminatamente su tutte le categorie, soprattutto sulle
categorie più deboli. Oggi queste previsioni riguardano alcune
fasce di reddito e sicuramente non le fasce di reddito, più
deboli.
Non si comprende, quindi, il tenore se non riconsiderandolo
nell'alveo della strumentale opposizione di minoranza che fa il
suo dovere di opposizione dovendosi necessariamente d'ufficio
contrapporre alle misure ed alle iniziative della maggioranza e
del Governo.
Lo stesso discorso vale per le misure relative al tributo
ambientale sul metano, ma anche sull'IRAP è già iniziato un
discorso di fiscalità differenziata: la riduzione dello 0,25 per
cento per le piccole e medie imprese, che sicuramente costituisce
una misura a sostegno di questo tessuto prezioso della nostra
economia produttiva nel territorio regionale; l'esenzione delle
associazioni di promozione sociale e delle cooperative sociali
dal tributo; l'incremento dell'1 per cento per le banche, per le
società finanziarie e per le imprese di raffinazione.
Per la prima volta noi, come Governo regionale, ci
incarichiamo di applicare, le competenze affidate dal Governo
centrale, dimostrando una capacità di incidere sia sul controllo
delle entrate che sulla valutazione della spesa che i governi del
centro-sinistra non hanno saputo dimostrare, perché rispetto a
questo adempimento sicuramente sono state inadempienti.
Si tratta di interventi di rigore e di austerità, ai quali
tutti i capigruppo (lo ripeto) della maggioranza, ma in una
interlocuzione costruttiva, in commissione con i componenti della
minoranza, sono tenacemente pervenuti attraverso una
determinazione ed un dibattito che ha avuto momenti di tensione
ma che non si è discostato dall'esigenza di mantenersi ancorato a
quest'obiettivo. Non si è mai discostato, a differenza di quanto
forse in questo momento in Aula si sta facendo, ma più - ripeto -
per la comodità del colore della polemica visto che in
commissione questo è accaduto meno volte.
Registriamo spese che vengono ridotte sia nel funzionamento
dei servizi, per un ricorso al 30 per cento al circuito degli
acquisti nazionali, sia nei contributi, in quella erogazione dei
contributi; che abbiamo sempre tutti lamentato non essere
adeguatamente controllata e che oggi non soltanto è controllata,
ma è ridotta ad un'analitica e trasparente elencazione che è
allegata in tabella alla finanziaria.
La tabella C prevede il rifinanziamento di spese in conto
capitale rifinanziabili per un solo anno, ma anche, finalmente,
l'attuazione delle misure a sostegno delle attività produttive
contenute nella legge 32 che, per la prima volta in questa
finanziaria, vengono inserite e finanziate, in misura,
ovviamente, parziale, ma suscettibile di integrazioni, di
consolidamento e di potenziamento.
Anche il carattere graduale del ricorso al pensionamento dei
regionali è una misura di controllo e razionalizzazione della
spesa. Il ricorso alla scadenza annuale anziché semestrale e la
decorrenza fissata dal 2004 sono due misure che intervengono su
una previsione precedente proprio nella finalità concreta ed
evidente di razionalizzare e contenere la spesa in modo da
spalmarla secondo finalità che sono più conducenti e più
compatibili con le attività che questo Governo, questa
maggioranza e si spera tutta l'Aula vogliano mettere in campo a
sostegno delle attività produttive della nostra Regione.
Il cofinanziamento dei fondi europei, la legge numero 32 del
2000,i lavori pubblici degli impianti idrici, la legge numero 388
del 2000, trecento miliardi quasi per l'industria e per
l'agricoltura, 110 miliardi per la pesca. Ma perché questa sera
si fa riferimento alle presunte lacune di questa finanziaria che
tra le sue virtù vanta un accantonamento positivo di 130 miliardi
che è stato positivamente accolto in commissione come una misura
finalizzata ad investimenti produttivi? Come mai stasera da parte
delle opposizioni si invoca il ricorso nuovamente al treno merci
della finanziaria dove avremmo dovuto agganciare tutto ciò che
capricciosamente, in modo estemporaneo viene fuori senza leggi
organiche di spesa in una finanziaria, su pressioni delle singole
posizioni del parlamentare o del gruppo? O non è più positiva
un'iniziativa che dopo la bonifica, dopo la razionalizzazione ciò
che raccoglie lo mette a servizio di disegni di legge organici,
di riordino complessivo e organico della spesa e dei settori?
Così come dei collegati si accenna. Ma sicuramente si tratta
di collegati suscettibili, nelle commissioni e in Aula, di
emendamenti, integrazioni, coordinamenti e completamenti; si
tratta sicuramente di collegati che già prefigurano per la prima
volta interventi organici a sostegno delle attività produttive, a
sostegno di iniziative per il riordino delle coste del
territorio, a sostegno di una nuova normativa sugli appalti.
Tutto ciò che era contenuto nel programma del Governo
dell'onorevole Cuffaro, dell'onorevole Pagano, di tutti noi e che
oggi credibilmente viene inserito nella finanziaria con misure
che solo attraverso il rigore e l'austerità potevano essere non
ipocritamente previste. Lo dicevo agli esordi del mio intervento
facendo riferimento all'avanzo finanziario che ha caratterizzato
come trucco tante altre gestioni e non questa che è apprezzabile
per la trasparenza degli intenti e per una volontà concreta
indicata proprio in un ricorso all'avanzo finanziario che è
quello che oggi è vincolato e non più, come negli esercizi
precedenti, a copertura di spese che erano spese sempre
disordinate e sempre clientelari, non sempre rispondenti alle
finalità dei comparti ai quali si intendevano sostenere le
provvidenze.
E' chiaro che non si intendono precludere ritocchi e
perfezionamenti, però, secondo i binari che in commissione questo
dibattito ha già fissato e formulato, e in questo caso tenendo
conto dei collegati e dei disegni organici che riguardano le
attività produttive.
E' chiaro che se, somme così ingenti, 130 miliardi, vengono
messe al servizio di attività normative, sulle quali tutti
insieme abbiamo manifestato la volontà di metter mano subito dopo
la finanziaria, è perché questo percorso lo si ritiene
sicuramente non soltanto un percorso che può veramente
razionalizzare la spesa, ma che lo potrà fare in modo finalmente
utile per ogni singolo comparto al quale noi, con la nostra
azione di governo, intendiamo riferirci.
Quindi, è questa una legge finanziaria, un'impostazione e
una manovra di bilancio che risponde agli interessi dei
siciliani, risponde alle richieste di tutte le categorie
produttive, di tutti coloro che guardano, non soltanto alla
nostra maggioranza, e al nostro Governo, con la fiducia che si
evince dal consenso che costituisce il titolo a cui facevo
riferimento nelle mie battute iniziali. Una maggioranza ed un
Governo che si scommettono con le risorse, gli orientamenti, le
sensibilità e gli indirizzi di cui dispongono.
E' sicuramente questa la prima pagina di un'attività di
Governo serio fondato sulla razionalizzazione, sulla bonifica di
un territorio siciliano di una Regione che meritava un intervento
austero che non penalizza ma pone le basi invece per un rilancio
delle attività produttive, un rilancio dell'attività di
delegificazione, e una razionalizzazione dei vari comparti della
macchina amministrativa.
E' vero: questa legge contiene alcuni riferimenti iniziali
di un processo di delegificazione, ma è prevalso ancora una
volta in noi il fine, il proposito di fare di questa legge
finanziaria una legge gestibile anche nelle norme collegate al
Bilancio. Andiamo a leggere le leggi finanziarie degli anni
precedenti, che non sempre erano gestibili, non sempre erano
governabili e collegate al bilancio. C'era quasi sempre una
sconnessione della quale poi nei dibattiti ci siamo "divertiti" a
riprendere le conseguenze ...
PRESIDENTE. Onorevole Leontini, devo invitarla a concludere.
LEONTINI. Pertanto, noi riteniamo che questa legge debba
essere sostenuta, che il dibattito d'Aula la sta positivamente
affrontando, e che, partendo da questo primo grande capitolo, dal
Governo e dalla maggioranza potrà venire una grande spinta
propulsiva per il rilancio dell'economia e della società
siciliana.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Pagano,
assessore per il bilancio e le finanze.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, certamente chiudere in poco tempo è un'impresa
improba, ma cercherò di riuscirci enunciando qualcosa che può
trovare conferma soprattutto nelle prossime giornate, ma in parte
l'ha già trovata con gli interventi dei colleghi della
maggioranza che penso, in larga parte, abbiano espresso quello
che è il giudizio non soltanto del Governo ma anche di tutta la
maggioranza.
Certo è che questo Governo si trova a vivere una situazione
difficile visto che ereditare le emergenze che sono state
ereditate non è cosa da poco. Mi riferisco alla forestazione,
alle spese sanitarie, alla formazione professionale, ai lavori
socialmente utili, ai trasporti, alle tensioni finanziarie in
termini di cassa.
Bisogna dare atto che è perfino arduo immaginare una
sommatoria di difficoltà di questo livello, di questa quantità.
Mi si dirà che queste tensioni e queste difficoltà ci sono sempre
state. Sì, ma non di questa dimensione e non di queste
proporzioni; non con questa dilatazione di spesa che, certamente,
si é caratterizzata in quest'ultimo periodo e che, sicuramente,
fa parte dell'eredità di questo Governo che, ovviamente, non può
essere accusato di questo tipo di responsabilità. Ma tant'è si
dice E siccome le cose devono essere risolte, è chiaro che
questa legge finanziaria risente anche di questo tipo di
difficoltà.
Pertanto, se la legge finanziaria arriva in ritardo non
arriva perchè c'è stato il piacere di portare in ritardo una
legge, ma perchè, oggettivamente, ci sono state delle difficoltà,
che sono note e non le abbiamo mai nascoste, e che certamente non
vanno addebitate a questo Governo che anzi - ribadisco ancora una
volta - con serietà e con rigore ha cercato di portare avanti una
manovra diversa rispetto a tutte le altre, o per lo meno a quelle
degli ultimi anni. E ci vantiamo di potere dire essere una
manovra certamente diversa. E lo ribadiamo.
I risultati che sono stati raggiunti sono noti. Non vorrei
qui citarli perchè sembrerebbe quasi un'autoproclamazione, ma
certamente abbiamo il dovere di dire che le variazioni di
bilancio del novembre ultimo scorso sono state caratterizzate da
un'impostazione rigorosa, e hanno prodotto, secondo i nostri
calcoli, un taglio complessivo alla spesa di 300 miliardi. E -
consentitemi - non è da poco, tenuto conto che esattamente la
manovra dell'anno precedente aveva creato un surplus, in termini
di spese, di ben 926 miliardi. Continuo a parlare di lire,
onorevole Acierno, per fare confronti agili e veloci.
E, allora, mi si dirà che - almeno mi si è detto da parte
dell'opposizione - invece le cose non vanno bene, che le cose non
vanno con rigore, ma non mi pare di potere dire che questo
orientamento dell'opposizione sia vero, sia reale. Lo neghiamo a
tutto campo e diciamo che certamente abbiamo la volontà di
continuare in una direzione diametralmente opposta.
Basti pensare, onorevole Speziale, che abbiamo vincolato nei
fondi globali tutta una serie di somme che troveranno un
riscontro concreto solo esclusivamente se sarà approvata la legge
di settore che, ovviamente, andrà in una logica di riforma. Per
cui, se mettiamo, nei fondi globali, 100 miliardi sui trasporti,
100 e rotti miliardi sulla formazione, centinaia di miliardi sui
lavori socialmente utili, non li mettiamo perchè abbiamo il
piacere di metterli lì. Li potevamo mettere direttamente nei
capitoli, come è stato fatto ogni anno, come è stato fatto nei
vostri governi precedenti e 'tagliavamo la testa al toro'.
Invece, no Noi sostanzialmente vogliamo lanciare una sfida
dai banchi del Governo. Diciamo: non diamo più i soldi a babbo
morto
Queste risorse finanziarie saranno date soltanto in presenza
di una legge di riforma, che dovrà modificare lo status quo e che
va in una direzione radicalmente opposta.
Ecco perchè si è parlato di svolta copernicana anche da
parte di esponenti della maggioranza Il Presidente della
Commissione, che ringrazio per la sua illuminante e illuminata
relazione, ha parlato di svolta radicale, perchè è reale, perchè
è concreta Perchè il rigore, l'essenzialità, la trasparenza non
sono un optional, sono fatti facilmente verificabili.
Io provo a ricordare, soltanto in tema di autorizzazioni di
spesa - non vado a citare tutti i singoli articoli - che cosa
abbiamo previsto.
L'onorevole Capodicasa non ricorda che, con l'articolo
2, abbiamo previsto il servizio 'riscossione e tributi' in
maniera innovativa. Costringiamo, finalmente, gli enti locali a
fare il loro dovere in materia di riscossione. Finora hanno
ricevuto le risorse soltanto dallo Stato, soltanto dalla Regione,
e non si sono affatto preoccupati di intervenire concretamente su
quella che è una delle caratteristiche principali del loro
mandato, della loro caratteristica istituzionale.
E siccome tutto questo lo vogliamo cambiare, lo vogliamo
invertire, abbiamo previsto una norma, all'articolo 2, che
certamente è innovativa in tal senso.
L'articolo 5 riguarda l'armonizzazione del sistema
previdenziale. Non siamo stati noi a dilapidare il fondo
pensioni. E' una roba di venti anni fa Io non so chi ci fosse
venti anni fa, non lo voglio nemmeno sapere, però non abbiamo un
fondo pensioni per i dipendenti di questa Regione. Abbiamo
cominciato ad immaginare un percorso nuovo; abbiamo cominciato a
pensare che il fondo pensioni è assolutamente indispensabile e le
misure che abbiamo attivato servono a questo. Certo, mi si dirà
che il risultato non arriverà domani o forse arriverà a distanza
di lustri, ma bisognava iniziare e abbiamo iniziato.
Se non è serietà questa, se non è rigore questo, cos'è ?
E, ancora in materia di ticket, quante barzellette su questi
tickets Non ne voglio più parlare perchè le statistiche che
abbiamo citato in lungo e in largo la dicono lunga. Però voglio
dire: il 71 per cento di ricoveri impropri nei pronti soccorsi
dei nostri ospedali; 71 per cento, è una vergogna
Non esiste una media di questo genere in nessuna parte
d'Italia. Allora le soluzioni sono due: o ci sono tanti malati
immaginari oppure ci sono medici che non fanno il loro dovere,
che mandano i loro assistiti a farsi fare le loro brave risonanze
magnetiche di notte oppure probabilmente c'è una cattiva
abitudine, cattiva cultura, che abbiamo il dovere di rettificare;
altrimenti, che Governo siamo? Che classe dirigente siamo?
Se l'opposizione deve fare le critiche, per carità, che le
faccia Ma che punti sul giusto binario e sulla giusta direzione.
Questo Governo non ha mai negato, per onestà intellettuale, il
giusto intervento dell'opposizione facendo nostri anche gli
interventi legislativi o meglio ancora gli emendamenti che
potevano essere utili al bene comune e utili alla causa che è
quella della Sicilia su cui noi tutti lavoriamo indipendentemente
dalle posizioni.
Vorrei continuare con la vigilanza agli enti. Ma quando mai
c'è stata vigilanza seria sugli enti da noi proposti? Abbiamo 92
enti che assistiamo - mai controllati - e per la prima volta, con
l'articolo 19 diciamo cosa dobbiamo fare, come li dobbiamo
controllare. E ci sono pure le critiche. Si dice che non è
serietà
E ancora: rete ospedaliera. Al riguardo andiamo a mettere
gli stessi parametri della legge nazionale. Io ricordo che ogni
posto letto in Sicilia costa 1.200.000 al giorno.
Ma la vogliamo finire di fare demagogia? Ci sono posti
letto assolutamente inutili Quando andiamo a tagliare il 4 per
cento di questi posti letto, che sono esattamente quelli che
prevede la legge nazionale, non abbiamo fatto nulla di più e
nulla di meno di quello che fanno nel resto d'Italia.
Non si capisce perchè in Calabria e a Bolzano queste cose
funzionino e qui si debbano dire le bugie: si dice che si
chiudono gli ospedali per il quattro per cento di posti letto in
meno. Ma se critiche dovete fare, fatele almeno su argomenti su
cui possiamo quanto meno discutere, non su argomenti sui quali
invece siamo costretti come Governo a dire che siete dalla parte
del torto.
Altro tema: gli obiettivi ai Direttori generali. Diamo
finalmente gli obiettivi; gli diciamo: caro Direttore
dell'Azienda USL, o fai il tuo dovere o ti mando a casa, perchè
non è possibile che tu stia cinque anni senza che nessuno ti
controlli
BARBAGALLO. La legge già li prevedeva.
PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Non è vero che
li prevedeva Li prevedeva su base quinquennale; ora li
costringiamo a un rigoroso rispetto delle norme contrattuali.
E ancora, il trasferimento agli enti: finalmente li
vigiliamo questi enti, finalmente spieghiamo come devono spendere
soldi, finalmente premiamo gli enti locali più bravi, più
virtuosi, quelli che spendono meglio.
Qualcuno diceva che in questa maniera si affogano gli enti
locali. Ma stiamo scherzando? Noi agli enti locali diciamo che
se sono bravi a investire piuttosto che ad avere spese correnti,
noi li premiamo. Ma badate bene che questo è il segreto di
Pulcinella; il patto di stabilità sugli enti locali prevede il 6
per cento di spese correnti, allora chi è sindaco qua dentro ha
avuto la dignità di stare zitto, tutti gli altri che non
conoscono questa norma si sono permessi di dire sciocchezze
inaudite perchè è chiaro che noi stiamo cercando di applicare in
Sicilia quello che in tutto il resto d'Italia si fa.
E questa è una cosa negativa? E' una cosa che produce
effetti da condannare? Penso proprio di no.
E così anche la valorizzazione dei beni culturali: per la
prima volta diciamo che i Beni culturali che possono essere
gestiti in project financing possono essere dati agli Enti
locali, possono essere gestiti con criteri innovativi. Questi
sono fatti che non debbono sconvolgere, anzi debbono essere
motivo di gioia perchè finalmente si comincia a sviluppare un
patrimonio, che, dicono le statistiche, essere pari al 25 per
cento del patrimonio mondiale. E se questo patrimonio, che
continua a stare negli scantinati delle Sovrintendenze, dei
Musei, per la prima volta comincia ad essere valorizzato, e se -
grazie a queste manovre - si riesce a creare valore aggiunto,
ricchezza, occupazione, sviluppo, aumento del prodotto interno
lordo, non penso che ci sia nulla di negativo, semmai di
assolutamente concreto.
Qualche notazione sulla finanziaria: abbiamo ridotto le
spese di funzionamento del 25 per cento circa. Questo prodotto
significa 900 e più miliardi: non è cosa da poco, onorevoli
colleghi, se pensiamo che per anni non si è fatto altro che
dilatare la spesa, non si è fatto altro che dire che la spesa era
incomprimibile. Abbiamo dimostrato che si può tagliare.
Certo ci sono mugugni dappertutto, sono tutti scontenti,
però queste cose vanno misurate nell'arco di un lustro, perchè
quando si eredita un buco di bilancio di 4.000 miliardi, da
qualche parte questi soldi bisogna andarli a prendere. E allora
le soluzioni sono soltanto due: o si continua a dilapidare, come
finora si è fatto, oppure bisogna mettersi in testa che i tagli
ci vogliono, salvo pensare che i tagli sono sempre quelli del
vicino e non quelli propri
Pertanto, se siamo all'interno di questa logica
probabilmente ci ritroveremo ancora una volta d'accordo.
Ed ancora altri dati che penso possano servire: risparmio
pubblico (vado sempre in migliaia di lire) 380 miliardi di
risparmio pubblico negativo rispetto all'anno scorso, 1.322
miliardi in meno; abbiamo migliorato la manovra di 1000 miliardi
secchi. (Vado in lire per rendere facile il paragone: dall'anno
prossimo andrò in euro).
Saldo netto, ovvero uscite meno entrate: quest'anno
chiudiamo con 130 miliardi di saldo negativo, esattamente 12 mesi
fa era 463 miliardi. L'indebitamento netto, cioè il ricorso al
mercato, l'anno scorso era 1000 miliardi e quest'anno 800.
Voglio dire: queste non sono opinioni, non sono fantasie,
non sono considerazioni personali dell'Assessore o del Presidente
della Regione, sono dati di fatto. Poi vedremo se a consuntivo
saremo bravi a mantenerle. Questa può essere la critica: sarete
in grado al 31 dicembre 2002 di mantenere tutto questo?
Su queste basi possiamo discutere perché possiamo soltanto
dire, vedremo Ci misureremo Ma fino a quando si ragiona su
questi parametri, mi dispiace dirlo - lo dico con grande lealtà e
con grande serenità nei confronti dell'opposizione cui riconosco
anche onestà intellettuale - ma su queste basi assolutamente non
siamo disponibili a scendere sul terreno del confronto perché il
terreno del confronto ahimè dà ragione al nostro governo. Quindi
dobbiamo continuare a dire che la nostra è una manovra seria,
virtuosa, di rigore.
Concludo (nonostante abbia decine di altri argomenti, che mi
riservo di sviluppare nel corso dell'esame degli emendamenti) con
una considerazione: il Presidente Capodicasa mi diceva, tra il
serio ed il faceto, che io ho parlato di valore pedagogico delle
leggi. Guardate che non ho inventato nulla Andate a riferirlo
all'onorevole Capodicasa (visto che non c'è) che Carlo Marx
diceva che le leggi orientano le coscienze e Popper diceva che le
leggi orientano i comportamenti. Che io parli di valore
pedagogico delle leggi mi pare che vada esattamente in questa
direzione e non mi pare che fino ad ora le leggi in Sicilia
abbiano prodotto buoni risultati, visto che in Sicilia hanno
consentito assistenzialismo, hanno consentito precariato,
sprechi, povertà economica e soprattutto povertà culturale. Da
questo punto di vista questo Governo vuole pedagogicamente - se è
il caso di dirlo lo ribadiremo in ogni sede - operare scelte di
tipo diverso. Noi vogliamo una Regione ricca, noi vogliamo una
Regione sviluppata, la vogliamo togliere dalle secche
dell'assistenzialismo; vogliamo una Regione che possa essere
orgogliosa del proprio passato, che possa essere orgogliosa del
proprio presente e regalare alle generazioni future un sorriso.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale del
disegno di legge n. 297-299/A "Bilancio di previsione della
Regione siciliana per l'anno finanziario 2002 e bilancio
pluriennale per il triennio 2002-2004", e del disegno di legge n.
298-Stralcio II/A "Legge finanziaria 2002"
Pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Confermo che domani, relativamente alla discussione dei
disegni di legge in esame, verranno affrontati esclusivamente gli
ordini del giorno depositati.
Presidenza del vicepresidente Fleres
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, giovedì 7
marzo 2002, alle ore 10.30 con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2002 e bilancio pluriennale per il triennio
2002-2004." (NN. 297-299/A) (Seguito)
Relatore di maggioranza: on.le Antonino Croce
Relatore di minoranza: on.le Angelo Capodicasa
2) "Legge finanziaria 2002" (N. 298 - Stralcio II/A) (Seguito)
Relatore di maggioranza: on.le Antonino Croce
Relatore di minoranza: on.le Angelo Capodicasa
La seduta è tolta alle ore 21.50
Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 00.30.