Presidenza del vicepresidente FLERES
PAFFUMI, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende
approvato.
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNO DI LEGGE
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente
disegno di legge:
- "Istituzione di borse di studio per i figli dei lavoratori
emigrati all'estero" (n. 348)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Formica, Incardona, Infurna,
Ioppolo, Tricoli, Virzì in data 8 marzo 2002
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale:
N. 485 - Ripristino della legittimità nell'Ispettorato del
lavoro di Siracusa.
- Presidente Regione
Firmatario: De Benedictis Roberto;
- con richiesta di risposta scritta:
N. 486 - Motivi della mancata emanazione dei decreti
attuativi previsti dalla legge regionale n. 32 del 2000. -
Presidente Regione - Assessore Turismo Firmatari: Barbagallo
Giovanni; Genovese Francantonio; Gurrieri Sebastiano; Tumino
Carmelo; Zangara Andrea; Raiti Salvatore.
PRESIDENTE. Informo, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà procedersi
a votazioni mediante sistema elettronico.
Onorevoli colleghi, essendo in corso una riunione di Giunta
di Governo, sospendo la seduta avvertendo che riprenderà alle ore
17.00.
(La seduta, sospesa alle ore 16.20, è ripresa alle ore 17.03)
La seduta è ripresa.
Presidenza del vicepresidente FLERES
SULL'ORDINE DEI LAVORI
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, soltanto per chiedere al
Vicepresidente della Regione e all'Assessore Pagano, quali fatti
gravissimi sono successi in Sicilia per avere convocato la Giunta
in contemporanea con la convocazione dei lavori d'Aula previsti
per le 16.00; aver permesso che l'Assemblea attendesse un'ora che
il Governo venisse in Aula. Un atteggiamento gravissimo, di poco
rispetto nei confronti dei parlamentari.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente, la
Giunta era convocata per le 15.30 poi, per la verità è arrivato
l'onorevole Crisafulli che devo dire in qualche modo ha posto
all'attenzione di alcuni parlamentari argomenti importanti e ci
siamo intrattenuti. Il Presidente fa ammenda di questo ritardo.
PRESIDENZA del **PR
Presidenza del vicepresidente FLERES
RIPRENDE IL SEGUITO DELLA DISCUSSIONE CONGIUNTA DEI DISEGNI DI
LEGGE NUMERI 297/299/A e 298 - Stralcio II/A.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, in merito al fatto che le risorse
che proverranno dall'ex AZASI, dall'EMS e dall'ESPI. Io ho
proposto di eliminare la parte che riguarda specificatamente
Ragusa e le città, o gli ambiti, dove queste società hanno
operato.
Perché io ricordo che il centro Sicilia ha avuto le miniere
e che la chiusura delle stesse ha determinato la perdita di
migliaia di posti di lavoro, migliaia e migliaia. E, per
recuperare questi posti di lavoro non ci basterebbe neanche una
finanziaria della Regione investita tutta in quelle zone.
E, tuttavia, l'Ente Minerario Siciliano in quelle zone non
ha sostanzialmente niente. Ecco, perché ritengo un fatto di
civiltà, un fatto importante per questo Governo, scommettersi sul
reinvestimento di quelle somme in quelle zone della Sicilia dove
effettivamente è necessario promuovere non solo lo sviluppo
economico, ma anche la sistemazione di tutto il territorio.
Colleghi, io vi invito a rivederlo questo articolo 4 della
finanziaria in questo senso.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella
versione originaria della finanziaria, l'articolo 77 della legge
regionale n. 6 del 2001, cioè della finanziaria del 2001, era
stato modificato e la parte fondamentale della modifica era
quella che riguardava l'eliminazione del principio in base al
quale le risorse derivanti dalla liquidazione degli enti indicati
in questo articolo, e cioè ESPI, AZASI ed EMS, fossero destinate
alla realizzazione di infrastrutture e dia iniziative, attività,
strutture a sostegno dell'attività produttiva nei territori ove
ricadono le infrastrutture dismesse.
In Commissione bilancio, attraverso un lungo dibattito,
abbiamo ripristinato quel principio che era contenuto nella
finanziaria dell'anno scorso, che era stato il risultato di un
grande dibattito, dibattito d'Aula, sindacale, confronto con le
forze sociali, i rappresentanti di categoria, i lavoratori e che
aveva visto tutta l'Aula, unanimemente poi, approvare quel
principio, in base al quale le risorse derivanti dalla
dismissione degli enti dovessero essere destinate alla
realizzazione di infrastrutture ricadenti nei territori ove sono
allocate le strutture dismesse.
Volevo tranquillizzare i colleghi che mi hanno preceduto al
microfono, come il collega Acierno, che, quindi, questo articolo
ripristina quel principio che era la conseguenza di una unanime
battaglia condotta in questa Aula e fuori da essa.
Ed è stato ripristinato secondo una formulazione che,
nuovamente, finalizza le spese derivanti dalla utilizzazione di
queste risorse alla realizzazione di infrastrutture ricadenti nei
territori delle provincie ove sono allocate le strutture
dismesse.
Dice, infatti, il comma 1: "Le risorse derivanti dai saldi
dei bilanci finali di liquidazione, sono finalizzate a spese di
investimento. Queste spese di investimento possono essere
destinate esclusivamente secondo le modalità ed i tempi indicati
nel comma 2." Se andiamo al comma 2, chiariamo quali sono le
modalità ed i tempi.
In assenza di progetti fino ad ora presentati, le modalità
ed i tempi sono quelli formulati al comma 2 e cioè: queste
risorse vengono incamerate dai processi di dismissione che nel
frattempo sono in itinere, e saranno destinate, a decorrere dal
2003, a spese di investimento per la realizzazione di
infrastrutture ricadenti nei territori ove sono allocate le
strutture che nel frattempo vengono dismesse.
Perché è segnalata in modo particolare la provincia di
Ragusa e poi le altre? Perché il primo processo di dismissione ha
già riguardato le strutture ricadenti nel territorio di Ragusa,
parlo dell'INSICEM.
Quest'anno noi mettiamo in finanziaria e in bilancio gli
introiti derivanti dalla dismissione dell'AZASI, quindi è chiaro
che bisognava segnare un percorso. Sulla base di un programma
negoziato, sulla base di presentazione di progetti a decorrere
dal 2003 queste risorse potranno essere investite, prima di tutto
laddove sono state dismesse queste strutture, cioé a Ragusa, e
poi nelle altre province dove si procederà alle altre
dismissioni.
Quindi, non c'è possibilità di spendere diversamente le
somme. Le somme che nel frattempo sono introitate possono essere
utilizzate solo ed esclusivamente secondo le modalità che sono
indicate nel comma 2 dell'articolo, le quali fanno riferimento
alla necessità di allocare le infrastrutture nelle province dove
ricadono le strutture dismesse e, soprattutto, a decorrenza 2003
perché saranno negoziati nel corso di quest'anno dei progetti:
le province, gli enti locali, saranno in grado di concordare col
Governo, con il Presidente della Regione, con la Giunta regionale
dei progetti che potranno essere finanziati.
Questa è la ratio e la finalità della norma, quindi non è
una norma - volevo tranquillizzare l'onorevole Acierno - che
introduce un principio di squilibrio ma, anzi, ripristina un
equilibrio che era stato nella formulazione originaria della
finanziaria eliminato ed alterato.
Per questo motivo io raccomando agli onorevoli colleghi di
considerare quale è il significato fondamentale di questa norma,
che è quello di prevedere che queste risorse fino ad oggi
esistenti in quei territori possano continuare a servire quei
territori senza alcuna distinzione, perché enti a partecipazione
ci sono in tutti i territori della Regione e, quindi, sicuramente
gli investimenti riguarderanno tutti i territori della Regione.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, io intervengo per illustrare i due
emendamenti che portano la mia firma e quella dell'onorevole
Speziale.
Il primo riguarda una modifica che, a nostro giudizio, parlo
dell'emendamento 4.1. che è una modifica di carattere tecnica,
adesso l'onorevole Leontini ha dato una spiegazione di come
dovrebbe funzionare il comma 2 dell'articolo, relativamente alla
distribuzione degli investimenti derivanti dalle dismissioni.
In realtà da un'attenta lettura, onorevole Leontini, a noi
sorgono due dubbi: uno è relativo a un argomento che questa
mattina, non ricordo da parte di quale collega è stato già
sollevato, forse l'onorevole Turano, qui si dice al comma 1 che
sono versate in entrata al bilancio della Regione e finalizzate a
spese di investimento di competenza dei Dipartimenti regionali
dell'industria e dei lavori pubblici.
Si sa che le amministrazioni dei lavori pubblici e
dell'industria sono due rami dell'Amministrazione, dei quali
nell'articolo non viene dato a nessuno il potere di iniziativa.
Chi è che assume l'iniziativa di predisporre, non è previsto né
il coordinamento della Presidenza della Regione, né si dice
l'Assessore all'industria sentito o d'intesa con l'Assessore ai
lavori pubblici.
Di tutto questo non è scritto nulla, per cui il rischio che
poi si determini uno stallo nella spesa, allorquando si tratterà
poi di dovere utilizzare questi fondi, esiste.
Le cose che stiamo sostenendo vengono condivise, ma con
qualche modifica. Al comma 2 dell'articolo di cui stiamo
trattando, nasce un problema perché non é individuato tra il
Dipartimento dei Lavori pubblici e quello dell'Industria,
l'amministrazione che ha il potere di attivare l'iniziativa, per
quanto concerne il piano di investimenti. Non c'é scritto che il
titolare é l'industria e promuove il programma di investimenti di
intesa con il Dipartimento dei Lavori pubblici, c'é scritto che
sono versate in entrata al Bilancio della Regione e finalizzata a
spese di investimento di competenza dei dipartimenti regionali
dell'industria che sono destinate secondo le modalità e i tempi
indicati al comma 2.
Al comma 2 si dice che "le spese di investimento di cui al
comma 1 sono destinate e stanziate nel bilancio dello stesso
anno, alla realizzazione di opere infrastrutturali e intervengono
a sostegno del ruolo produttivo, esclusivamente nei territori, ma
non dice, però di chi é il potere di attivazione della spesa tra
i due dipartimenti, però non si deve intendere che questi
investimenti vengono attuati separatamente dalle due
amministrazioni, ciascuno per proprio conto. Io credo che si
tratti di un unico piano di investimenti, é la cosa più logica
da fare perché si tratta di un programma, spero, integrato e non
si tratta, invece, di un programma di opere pubbliche realizzato
e portato avanti dall'Assessorato ai Lavori pubblici.
Bisogna individuare una delle due amministrazioni che si
assuma il compito di assolvere alla funzione di amministrazione
che promuove il piano.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che agli emendamenti
4.6, 4.1, 4.2, 4.12 e 4.8, il riferimento al comma 2 é da
intendersi al comma 1. Il comma 1 dell'articolo 4, in realtà
regge due parti: quella contraddistinta dal numero 1 e quella
contraddistinta dal numero 2, ma il comma dell'articolo é unico
ed é comma 1. Gli emendamenti 4.13 e 4.10 sono da intendersi al
comma 2, perché l'articolo 4 non prevede alcun comma 3. Questa
precisazione serve per evitare che ci siano equivoci anche per
gli uffici che dovranno, poi, predisporre il testo definitivo.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Signor presidente,
onorevoli colleghi, credo ci sia un errore. Attualmente
all'articolo abbiamo due commi 1 e due commi 2.
PRESIDENTE. Il comma all'articolo è unico.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Quindi, anche il comma due
va inteso come comma 1?
PRESIDENTE. Esattamente.
PISTORIO. Chiamiamoli A e B.
PRESIDENTE. Va bene, in sede di coordinamento li chiameremo A
e B per evitare equivoci.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Signor Presidente,
continuando nell'illustrazione dell'emendamento, il secondo
emendamento, l'emendamento 4.12 a nostra firma, ma ve ne sono
altri di uguale contenuto a firma dei colleghi Raiti, Morinello,
Papania, Spampinato ed altri, tecnicamente mantiene inalterato il
significato del comma ed anche la finalità, però prevede una
migliore formulazione del testo, laddove si dice la provincia di
Ragusa, io credo che alla provincia di Ragusa non interessi che
venga citata in un articolo di legge, le interessa che la quota
ad essa spettante delle dismissioni venga destinata per le
finalità.
Allora, siccome nell'articolo non è scritto che
proporzionalmente, che queste fonti vengono investite
proporzionalmente all'apporto di ogni territorio provinciale, può
dare luogo ad una confusione, perché se non è scritto
proporzionalmente può succedere che i fondi della provincia di
Palermo che vengono incassati a seguito della liquidazione ad
esempio della Vini Corvo, se non è scritto che avviene
proporzionalmente all'apporto di ogni provincia può essere
utilizzato poi a 'pioggia' sulle altre provincie che sono
interessate da fenomeni di dismissione, ma che danno però un
apporto inferiore a quello della provincia di Palermo o della
provincia di Ragusa.
Il nostro emendamento dice esattamente, annullando la parte
dell'articolo, credo che si tratti a questo punto del comma uno,
dice che i fondi provenienti dalle dismissioni vengono investiti
attraverso piani, eccetera, eccetera, programmi di investimento
così come è scritto nel comma uno, proporzionalmente all'apporto
dato da ogni provincia ed io credo che questo sia l'obiettivo che
tutti ci poniamo, quindi, non altera.
Poi, so che vi sono altri colleghi della provincia di Ragusa
che preferirebbero annullare l'articolo, mi pare che l'onorevole
Zago ha fatto una proposta in questo senso, per ripristinare
l'articolo, per fare tornare in vita l'articolo 77 della legge
numero 6 del 2001.
A mio parere deve essere inteso proporzionalmente perché non
può succedere onorevole Leontini che la dismissione della
provincia di Ragusa che dà un apporto di 255 miliardi e la
dismissione della provincia di Trapani che per ora ha dismesso
solo i bacini con un'entrata di 10 miliardi, avvenga in modo
paritario, perché l'apporto è diverso - 255 contro 10. Noi
dobbiamo mettere il proporzionalmente se l'interesse che abbiamo
è quello di fare ricadere nella provincia di provenienza i fondi
che sono recuperati attraverso la dismissione.
L'ultimo punto è questo, che è quello che mi interessa di
più, devo dire onestamente, perché l'altro mi sembra più un fatto
di forma che di contenuto. Riguarda la soppressione dell'ultimo
comma dell'emendamento 4.13, laddove recita che tutti i proventi
maturati e maturanti, derivanti dalla gestione degli enti in
liquidazione sono versati in sottoconti di Tesoreria unica
regionale intestati al commissario liquidatore ed utilizzabili
secondo le disposizioni di cui all'articolo 21 della legge
regionale 7 marzo 1997, numero 6.
Onorevole Assessore, in Commissione noi avevamo già
sollevato un problema tecnico-giuridico perché non stiamo
sollevando una questione di merito. Ho qui con me una copia del
Codice Civile e l'articolo 2625, intitolato "Violazione di
obblighi incombenti ai liquidatori", così recita: "I liquidatori
di società che procedono alla ripartizione dell'attivo sociale
tra i soci prima che siano pagati i creditori o siano accantonate
le somme necessarie per pagarli, sono puniti con la reclusione da
1 a 3 anni e con la multa da L. 200 mila a 2 milioni". Qui si
dice che una società - Lei nel suo Governo ha così tanti valenti
avvocati di cui potersi avvalere se non vuole avvalersi di quelli
che fanno capo all'Ufficio Legislativo e legale - possono dirle
che il liquidatore prima che utilizzi per altri fini, anche
provvisoriamente, i proventi derivanti dalla liquidazione, deve
prima soddisfare i creditori: o accantona i fondi necessari per
soddisfare i creditori e poi ripartisce gli utili, o, utilizza,
con altre finalità, i fondi.
Siccome noi sappiamo che, l'AZASI no, ma l'ESP e L'EMS,
hanno creditori a mai finire tra i quali anche molti dipendenti
lavoratori con i quali sono in corso contenziosi, non si possono
utilizzare così. Questa é una di quelle fonti di finanziamento
che, anche se hanno validità per cassa sono, a nostro parere,
inutilizzabili, non li potrete utilizzare. Sarà difficile,
immagino, convincere qualcuno ad assumersi una responsabilità
penale; é prevista perfino la reclusione oltre che l'ammenda
per venire illecitamente in soccorso delle casse della Regione.
Quindi, noi riteniamo che questo comma vada soppresso perché é
solo una istigazione a delinquere non altro. Immagino che il
liquidatore non sarà d'accordo poi, se sarà d'accordo, lo sarà
sotto la sua responsabilità.
Presidenza del vicepresidente FLERES
SULL'ORDINE DEI LAVORI
ACIERNO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, nel mio intervento di stamattina
non avevo nessuna intenzione di attaccare la provincia di Ragusa
o le altre province. Ho posto una domanda al Governo che
continuo a vedere abbastanza distratto agli interventi dei
parlamentari. Onorevole Pagano, stamattina avevo posto un quesito
che vorrei riproporle e vorrei sentire il parere del Governo. Le
avevo detto che il senso dell'articolo 4 è sicuramente
condivisibile ma ritengo che, probabilmente, bisognerebbe
rivederne la stesura perché che noi dobbiamo reinvestire i
proventi delle dismissioni é sacrosanto però mi pongo una domanda
e faccio l'esempio della Vini Corvo. La Vini Corvo é stata
dismessa dal patrimonio della Regione ma non é stata chiusa. Il
beneficio sul territorio che la Vini Corvo ha fatto nel momento
in cui la Regione l'ha costituita e che continua a fare nel
momento in cui é stata dismessa dal patrimonio della Regione,
quale guaio sta provocando in quel territorio? Continua a dare un
beneficio che, anziché essere inserito nel bilancio della
Regione, é inserito in un altro bilancio di una società privata.
Voglio dire, allora, le dismissioni creeranno un'entrata nel
bilancio della Regione e un beneficio che continueranno a dare
quelle aziende in quei territori che sono già stati privilegiati
dalla Regione nel momento in cui ha insediato gli stabilimenti.
Allora io le chiedo che i proventi delle dismissioni debbano
essere dati a tutta la Regione siciliana secondo una
programmazione, cioè intervenire in opere dove sono essenziali
per creare nuovo sviluppo e non continuare a privilegiare le
stesse zone del territorio siciliano che già lo sono per la
presenza degli stabilimenti.
Questo è quanto avevo chiesto, ma non ho ancora avuto la sua
risposta.
Presidenza del vicepresidente FLERES
RIPRENDE L'ESAME DEL DDL N. 298-STRALCIO II/A
INCARDONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per ribadire un concetto che durante gli interventi che si sono
susseguiti mi pare sia stato dimenticato da color che non
vogliono seguire la ratio della norma che, peraltro, riprende
sostanzialmente un principio già sancito nella precedente
finanziaria.
Si tratta di stabile un criterio che valga per tutti i
territori in maniera equilibrata. Chiaramente la Regione nel
corso degli anni è intervenuta in insediamenti su tutto il
territorio regionale e oggi, mentre si parla di dismissioni, si
pone il problema di stabilire in quali territori devono ricadere
tali dismissioni.
Penso che non si debba e non si possa in Sicilia continuare
a fare la guerra tra poveri.
In tutta la Sicilia ci saranno enti che saranno dismessi e,
chiaramente, gli interventi nel corso degli anni sono stati
fatti in proporzione sia all'estensione territoriale sia agli
abitanti.
Adesso il problema è stabilire un criterio, come quello
sancito dall'articolo 4, che prevede che i proventi delle
dismissioni ricadono su quegli stessi territori da cui
provengono le dismissioni. Mi pare un principio che garantisce
tutti e in maniera equilibrata, razionale, senza creare
possibilità che territori che subiscono per primi le dismissioni,
possano essere penalizzati da un criterio diverso.
In questo modo, solo con questa formulazione, con questa
ratio che, come è stato già ribadito in quest'Aula, ha trovato
accoglimento dopo un ampio dibattito che già interessò l'Aula
nella scorsa finanziaria e peraltro tutte le parti sociali e che
permise di addivenire all'adozione di questo criterio sulla base
quindi di una collegialità che fu il metodo di lavoro applicato.
Tornare a discutere su questi principi, mi pare che possa
essere foriero di meccanismi che potrebbero portare a
campanilismi che sarebbero alquanto sciocchi.
Pertanto io invito l'Aula ad accogliere l'articolo 4 così
come formulato.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mattina
avevo avanzato un dubbio che penso si possa risolvere con un
subemendamento, allorquando ho detto che non capivo bene quale
era la programmazione e però capisco e condivido che con
l'articolo 4 vengono finalmente individuate le amministrazioni
che dovranno predisporre i programmi di investimento: esse sono
industria e lavori pubblici.
Intendevo illustrare questo subemendamento che, in buona
sostanza, dava alla Giunta regionale nel suo complesso la
possibilità di programmare, previo parere favorevole della
Commissione Attività produttive dell'ARS, che è quella preposta a
fare un'attività di monitoraggio, oltre al Governo, delle spese
di investimento di competenza dei dipartimenti regionali
dell'industria e dei lavori pubblici.
Intervengo anche per dichiarare il ritiro dell'emendamento
n. 4.10, se non ricordo male e - comunque - porta solo la mia
firma, quindi non è difficile identificarlo, ed infine anche per
dire che se facciamo diventare questa una guerra fra province
commettiamo un errore.
Non ho niente contro la provincia di Ragusa, al fatto che
questi investimenti siano lì, però, sul bilancio della Regione,
gravano, per esempio, le situazioni del fondo sul
prepensionamento degli operai che lavoravano in altri
stabilimenti chiusi.
Se si interviene su questo per sanare quella situazione,
credo che facciamo bene, complessivamente, al bilancio della
Regione.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io penso che
questo Parlamento debba decidere, una volta per tutte, se è una
sommatoria dei diversi campanili della Sicilia o se è il
Parlamento di tutti i siciliani.
All'onorevole Incardona bisogna chiedere, una volta per
tutte, se, dall'alto del campanile in cui è collocato, si può
permettere di accusare gli altri di campanilismo.
Capirei un ragionamento che partisse dal danno ambientale
che questi enti hanno causato alle province. Partirei da questo.
C'è su questo un emendamento a firma degli onorevoli Speziali e
Giannopolo che va in questa direzione. Anzi, signor Presidente,
le chiedo di apporre immediatamente anche la mia firma a questo
emendamento.
Lo capirei perché in quel caso il danno ambientale e,
quindi, la finalizzazione di questi fondi è il centro della
discussione. Qui, invece, che cosa si sostiene, che, siccome
quegli enti, che nel tempo hanno drenato soldi da tutto il
bilancio regionale, soldi che erano destinati a tutta la Regione
- e dobbiamo avere il coraggio di dirlo - quegli enti erano
collocati in quelle province, ora, i soldi provenienti dalla
dismissione di quegli enti debbono ricadere solo ed
esclusivamente in quelle province.
Onorevole Capodicasa, non mi convince neanche la questione
della ripartizione proporzionalmente al territorio. Mi sembra un
errore aggiunto all'errore . Ecco perché noi non proponiamo la
soppressione dell'articolo, non proponiamo di tornare alla
versione dell'articolo 77 della legge 6 del maggio scorso.
Noi proponiamo che l'articolo rimanga ma con due grandi
emendamenti e cioè che questi soldi servano,con una
finalizzazione di risanamento ambientale e, se volete,
prioritariamente in quelle province dove vengono dismessi gli
enti, ma solo in ordine al risanamento ambientale.
Per quanto riguarda, invece, il gettito derivante da queste
dismissioni, io credo che debba essere destinato con un programma
di investimenti e di interventi all'intera Sicilia. Mi permane il
dubbio espresso dall'onorevole Capodicasa in merito alla
questione della liquidazione.
Tutta questa partita della dismissione degli enti prevede un
gettito di circa 50 miliardi per il 2002, noi, in fase di
discussione generale, abbiamo chiarito che, secondo noi, questi
50 miliardi fanno parte di quel pacchetto di circa 800 miliardi,
appostati in entrata, che rappresentano entrate incerte, ma,
alcune delle quali sicuramente fasulle.
Non crediamo assolutamente che entro il 2002 si riesca a
portare questo gettito entro il bilancio regionale, ma, una
volta fatto, rifiutiamo, nella maniera più assoluta, la filosofia
secondo cui questi soldi debbano ricadere di nuovo nelle province
dove erano gli enti.
Vogliamo che questo Parlamento e questo Governo, che non
sosteniamo, riacquistino la capacità di programmare i propri
interventi, i propri investimenti su tutta la Regione siciliana.
Non credo che sia più tempo di campanilismo, credo che bisogna
fare ragionamenti a 360 gradi in tutta la Sicilia.
RAITI.Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
sostenere l'emendamento n. 4.1 in relazione anche all'emendamento
4.8.
Vedete, cari colleghi, il ragionamento, che si fa sulla
dismissione delle aziende deve tenere conto dei parametri che
tutti noi sposiamo, cioè a dire il principio della sussidarietà.
L'emendamento, da me firmato insieme agli altri colleghi, va
certamente in questa direzione, perchè se è vero che questi Enti
nel corso della loro vita hanno drenato risorse della Regione
siciliana è anche vero che, nel momento in cui li dismettiamo,
andremmo a fare un'azione di smantellamento le cui ripercussioni,
dal punto di vista occupazionale e di risorse, ricadranno
soprattutto nelle zone nelle quali sono insistite questo tipo di
attività.
Quindi mi pare assolutamente legittimo, nella tutela e nel
rispetto del principio di sussidarietà, che le risorse vengano
distribuite in maniera proporzionale rispetto alle parti di
territorio che vengono, se così possiamo dire, danneggiate dalle
dismissioni stesse.
Non si tratta dunque qui di ragionare dal punto di vista
campanilistico o per legittimi interesse di parte, ma bisogna
sforzarsi di far ricadere le risorse di questa dismissione,
ribadisco, rispettando innanzitutto il principio di sussidarietà.
Poi condivido e faccio proprio il ragionamento che viene
fatto dagli onorevoli Giannopolo e Speziale, è giusto che nelle
priorità che gli investimenti che queste risorse devono avere,
nel momento in cui saranno distribuite nel territorio in maniera
proporzionale a tutte le province che subiscono il danno, siano
innanzitutto riversate con lo scopo di bonificare e sistemare
ambientalmente gli eventuali danni che questi stabilimenti nel
corso della loro attività hanno fatto.
Così, con l'approvazione di questi due subemendamenti, credo
che faremo un'opera di giustizia e di equità perchè soddisferemmo
e andremmo incontro al rispetto del principio di sussidarietà ma
nello stesso tempo faremo prioritariamente un'azione di recupero
ambientale, che è quello che più dobbiamo fare come Parlamento
siciliano, perchè sappiamo tutti noi che le risorse ambientali
della nostra Terra sono le risorse principali che tutti noi
dobbiamo tutelare perchè dalla tutela di quelle risorse ne
scaturisce, innanzitutto, una tutela della salute dei cittadini,
ne scaturisce, soprattutto, la possibilità di incrementare le
nostre potenzialità turistiche, ma al contempo ne scaturisce la
possibilità di dare occupazione sana su un progetto di
complessivo miglioramento ambientale.
Pertanto, faccio mio anche l'emendamento 4.8, a questo
scopo, chiedo che la votazione di questi due emendamenti avvenga
con scrutinio segreto.
Per quanto riguarda l'emendamento 4.10 non posso, anche
nella mia qualità di avvocato, non fare riferimento alle norme
del Codice civile.
La dismissione degli enti o la liquidazione degli enti
soggiace alla disciplina codicistica generale, che riguarda le
società soggetto di diritto privato, quali le società in oggetto
e a cui bisogna fare riferimento.
L'articolo 2625, così come citato dall'onorevole Presidente
Capodicasa, è chiarissimo in questo contesto, dice che qualsiasi
società messa in liquidazione non può procedere ad una
ripartizione dell'attivo se non con le procedure stabilite dal
Codice civile, che sono quelle per cui, in ogni caso, il
liquidatore, prima di procedere a qualsiasi redistribuzione delle
risorse e quindi dei soldi percepiti per la dismissione di
queste cose, deve utilizzare un procedimento che permetta di
soddisfare innanzitutto i soci e i creditori della società.
Pertanto, anche se l' Assemblea approvasse quell'articolo
utilizzando la propria potestà legislativa, senza dubbio sarebbe
nullo per violazione di una norma generale contenuta nel Codice
civile.
Chiedo dunque che l'articolo sia ritirato o comunque, se
l'Aula viene chiamata a votare, io esprimerò voto negativo e
credo che anche i colleghi faranno lo stesso.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, visto che i
colleghi si sono appassionati ad un articolo ritenuto così
importante, voglio far notare loro che l'unica possibilità che
abbiamo per utilizzare le risorse, così come previsto
dall'articolo, è quella di sopprimere l'articolo e lasciare in
vita l'articolo 77 della legge n. 6.
Perché il comma due di questo articolo stabilisce una cosa
che sul piano contabile non regge. Qui c'è una previsione di
entrata, non accompagnata neanche da un piano di dismissione, da
una relazione, dalla quantificazione del gettito; c'è una
previsione di entrata per l'anno 2002 che ovviamente presuppone
un'uscita dell'anno 2002.
Avere scritto il 2003 non significa scrivere
un'anticipazione della finanziaria dell'anno prossimo. Avere
scritto il 2003 non è, sul piano contabile, giustificabile perché
i soldi che entrano nel 2002 saranno spesi nel 2002. Per cui
l'unica possibilità che abbiamo è o andare incontro
all'emendamento proposto dall'onorevole Zago insieme con
l'onorevole Gurrieri, che, quando prevede la soppressione
dell'anno 2003, di fatto, ripristina nel contenuto l'articolo 77
della legge n. 6 del 2001, e allora ha un senso.
Ma se l'articolo viene approvato così come è, nessuna lira -
lo dico qui perché ognuno sappia che cosa stiamo votando - sarà
destinata nel 2003 per le finalità di questo articolo. Perché
quando scriveremo la finanziaria del 2003 stabiliremo con quella
finanziaria le risorse da spendere.
Per cui, onorevole assessore, mi rendo conto che si è voluto
utilizzare un trucco in questa vicenda e che molti colleghi sono
caduti nella trappola tesa dal Governo, perché deve fare cassa.
Però, così come è, l'articolo non risponde nel modo più assoluto
alle esigenze e all'appassionato dibattito che è stato al centro
della discussione di oggi.
Pertanto, onorevoli colleghi, se vogliamo ristabilire una
finalità primaria e ricondurre il tutto all'articolo 77, noi
abbiamo una sola possibilità: quella di sopprimere l'articolo
così come viene presentato. In subordine, di approvare
l'emendamento Zago che cassa l'annualità 2003.
ZAGO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAGO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito ha
dimostrato - qualora ce ne fosse bisogno - l'opportunità
dell'emendamento 4.4 che sopprime l'articolo 4. Perché credo che
se questo emendamento viene accolto viene ripristinato l'articolo
77 che era stato formulato in maniera ottimale e non per niente
era stato approvato all'unanimità dall'Assemblea regionale
siciliana lo scorso anno.
Io mi permetto - e questa è la mia illustrazione - di
leggere l'articolo 77 qualora i colleghi non lo avessero
presente: "I saldi positivi del bilancio finale di liquidazione
dell'Ente siciliano per la promozione industriale Espi, Azasi,
EMS, confluiscono in un apposito fondo del bilancio della Regione
per essere destinati dalla Giunta regionale, in base ad un
programma negoziato di finanziamento di opere infrastrutturali e
di interventi di sostegno allo sviluppo produttivo, da realizzare
nei territori delle province nelle quali ricadono gli
stabilimenti dismessi dei tre enti suindicati e delle società
partecipate dai medesimi enti".
Perché l'ho letto? Perché qui c'è tutto. C'è una
formulazione che permette di evidenziare che non è un problema di
fare una guerra tra provincie, che è l'ultima cosa che mi sarei
aspettato, perchè non è che si parla di risorse che devono essere
esclusivamente concentrate nella provincia di Ragusa. Si parla di
risorse che devono essere destinate nelle provincie dove hanno
sede gli enti dismessi.
Quindi la provincia di Ragusa ieri, la provincia di Palermo
oggi con i vini Corvo, altre provincie via via che le dismissioni
si svilupperanno. Io trovo veramente incredibile che qui si
venga a fare le pulci a questa presunta violazione di
sussidiarietà nel momento in cui proprio questa istituzione, la
Regione, è quella che spende nelle aree metropolitane della
Sicilia, Palermo, Catania e Messina.
Adesso non sfidatemi sulla percentuale, ma insomma oltre il
90 per cento del bilancio delle risorse. E nel momento in cui c'è
da andare a spendere per recuperare a ristoro del danno
ambientale provocato in tanti anni da questi enti, nel momento in
cui c'è da andare a destinare risorse a ristoro del danno
ambientale che si è fatto patire, si invoca la necessità di una
distribuzione equa in tutte le provincie
Però nessuno si ricorda di distribuzione equa quando si
parla di università, perchè giustamente le università sono nelle
aree metropolitane, quando si parla di Olimpiadi, perchè le
Olimpiadi certo non si possono svolgere in provincia di Ragusa,
nessuno si ricorda di parlare di equità quando si tratta di
Universiadi perchè vanno fatte nelle aree metropolitane, quando
si parla di teatri a Catania e Palermo e poi in nessun altro
centro della provincia. Qui si viene a parlare di 128 miliardi
che si invoca vengano spesi in tutta la Sicilia perchè se no si
arreca un grave torto alle aree metropolitane. Questa veramente
non me la sarei aspettata da chi invece (le aree metropolitane
intendo) la fa da padrone sulle risorse della Regione da sempre e
continuerà così ad essere in seguito
Motivo per questo la presentazione dell'emendamento, perchè
sopprimendo l'articolo 4 ripristiniamo l'articolo 77; in
subordine ho presentato l'emendamento che parla di sopprimere le
parole "di competenza dei dipartimenti regionali dell'industria e
dei lavori pubblici". Come si fa a stabilire a priori che i
finanziamenti devono riguardare progetti e opere che debbano
richiamare la competenza di questi due dipartimenti?
Se un'opera di risanamento ambientale, per esempio, dovesse
provocare le competenze del Territorio e Ambiente, non la
facciamo? Se un'opera provocasse le competenze dell'Assessorato
Turismo, non la realizziamo? Perchè creare queste gabbie, perchè
creare questi paletti, e non lasciare invece alla Giunta
regionale di governo e quindi al Governo centrale una
negoziazione con gli enti territoriale.
Infine sottolineo l'ultimo emendamento, signor Presidente,
quello che riguarda la soppressione delle parole "a decorrere
dall'anno 2003", per le motivazioni che ha adotto l'onorevole
Speziale e che io non potrei meglio di lui tornare a ribadire.
PRESIDENTE. Comunica che è stato presentato dal Governo
l'allegato emendamento 4.14.
Non essendoci altri iscritti a parlare, pongo in votazione
l'emendamento 4.4, a firma degli onorevoli Zago e Gurrieri.
Il parere del Governo?
PAGANO. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, Presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 4.9, a firma dell'onorevole
Turano.
TURANO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 4.14, a firma del Governo.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare
sull'emendamento 4.14 del Governo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO. Signor Presidente, relativamente all'emendamento
4.14, dopo le parole "finalizzate" vanno messi puntini di
sospenzione, nel senso che viene abrogato tutto quello che viene
dopo, avendo raccolto le motivazioni e le istanze dell'onorevole
Zago che ci convincono.
Quindi, viene cassato tutto quello che viene dopo le parole
"finalizzate", fino alla fine.
PRESIDENTE. Fino alla fine dove c'è comma 2, onorevole
Cuffaro?
CUFFARO. No, Signor Presidente, fino a destinate. E'
finalizzate fino a destinate.
PRESIDENTE. Sta formalizzando l'emendamento, signor
Presidente?
CUFFARO. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'emendamento del Governo si
inserisce al comma 1, dell'articolo 4, dopo le parole Regione
Siciliana. Ed aggiunge: "sentito il parere" - manca il parere
per la verità, in sede di coordinamento lo preciseremo - della
Commissione di merito dell'ARS, a spese di investimento di
competenza dei dipartimenti regionali dell'industria"; dopo la
parola finalizzate è tutto cassato fino alla parola destinate.
Onorevoli colleghi, risultano cassate le seguenti parole: "a
spese di investimento di competenza dei dipartimenti regionali
dell'industria e dei lavori pubblici che sono destinate", quindi,
il comma 1 recita in questo modo: "della Regione siciliana,
sentito il parere della Commissione di merito dell'ARS, a spese
di investimento, secondo le modalità ed i tempi indicati al comma
2."
CAPODICASA. Chiedo di parlare sull'emendamento 4.14 del
Governo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, secondo me non funziona ancora
così come è stato proposto.
CRISAFULLI. Non si può scrivere: "secondo il parere e a spese
..."
PRESIDENTE. Onorevole Crisafulli, significa a spese per
investimento, secondo le modalità ed i tempi indicati al comma 2.
LIOTTA. Manca finalizzati, manca un verbo, signor Presidente.
PRESIDENTE. O finalizzate a spese per investimento. Destinati
o finalizzati, insomma cambia poco.
LIOTTA. Ma non è meglio tradurlo in lingua italiana prima di
metterlo ai voti?
PRESIDENTE. Onorevole Liotta, in qualunque caso, in sede di
coordinamento, trattandosi di un aspetto meramente linguistico
verrebbe comunque corretto.
CAPODICASA. Questo per quanto riguarda l'aspetto puramente
formale, col 117 si può risolvere. Per quanto riguarda invece la
questione di sostanza, qui non è indicato il ramo
dell'Amministrazione che attiva la procedura.
E' la Giunta, che attiva la procedura, sono lavori pubblici
e industria ..... La Giunta, quindi è il Presidente della
Regione, in capo al Presidente della Regione, perché la Giunta è
un organo collegiale che non ha potere di attivazione propria, è
il Presidente della Regione l'organo che poi nella Giunta ...
quindi bisogna mettere ...
CINTOLA. Sta pensando anche all'avvenire.
CAPODICASA, relatore di minoranza. No è così. Si può dire che
su proposta del Presidente della Regione la Giunta approva un
piano. Quindi, Presidente, va riformulato in questo modo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dato che su questo emendamento
c'è stato un poco di confusione, stiamo riscrivendo per intero la
parte A) del comma 1, in modo tale che ciascuno possa avere
chiarezza di quello che stiamo votando.
La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18.02, è ripresa alle ore
18.10).
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato l'emendamento
4.14.1 di riscrittura del Governo.
Onorevole Zago, a questo punto ritira l'emendamento 4.5 a
sua firma?
ZAGO. E' ritirato.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 4.3 a firma degli
onorevoli Tumino, Liotta, Raiti.
VOTAZIONE SEGRETA SULL'EMENDAMENTO 4.3
TUMINO. Signor Presidente, chiedo che si proceda a votazione
segreta sull'emendamento 4.3.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Liotta, Speziale,
Giannopolo, Crisafulli, Oddo, De Benedictis, Cracolici e Villari)
CINTOLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io voglio
significare alla Presidenza che stamattina si è verificato un
fatto estremamente anomalo nelle votazioni. Io ho qui il foglio
delle presenze in Aula e quattro deputati della maggioranza, pur
presenti in Aula e che hanno regolarmente votato, sono stati
esclusi incomprensibilmente dalla votazione finale. Mi è stato
detto che se si toglie subito dopo il voto la scheda, il voto
stesso non viene conteggiato.
PRESIDENTE. No, questo accade quando si toglie la scheda prima
che venga chiusa la votazione.
CINTOLA. Ora, io dico che stamattina la collega Lo Curto era
in Aula, l'onorevole Scoma era in Aula e però nella tirata finale
della scheda.
SPEZIALE. Cosa c'entra questo intervento, signor Presidente?
Questo intervento è intimidatorio.
PRESIDENTE. E' un fatto tecnico, onorevole Speziale.
CINTOLA. Questo intervento serve a fare capire una cosa.
Voglio capire se c'è un errore nel sistema.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, non mi pare questo il senso
dell'intervento dell'onorevole Cintola, ha capito la Presidenza.
L'onorevole Cintola sta segnalando un vizio al sistema
elettronico. E' da escludere che il sistema elettronico compia
degli errori di schieramento, quindi, semmai si tratta di errori
di natura tecnica.
Essendo la richiesta appoggiata a termini di Regolamento,
indìco la votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 4.3.
Chiarisco il significato del voto: chi è favorevole
preme il pulsante verde; chi è contrario preme il pulsante rosso;
chi si astiene preme il pulsante bianco.
(Si procede alla votazione)
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto dell'emendamento 4.3:
Presenti e votanti 76
Maggioranza 39
Favorevoli 19
Contrari 53
AstenutI 4
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 4.14.1 del
Governo sia nella prima parte che nella seconda.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi é contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi gli emendamenti
4.6, 4.11, 4.1, 4.2 e 4.12.
Comunico che è stato presentato l'emendamento 4.8, degli
onorevoli Giannopolo ed altri.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Comunico che è stato presentato l'emendamento 4.13 degli
onorevoli Capodicasa e Speziale.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Comunico che è stato presentato l'emendamento 4.10
dell'onorevole Turano.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 4 nel testo risultante.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura.
Art. 5.
Armonizzazione sistema previdenziale
1. Nelle more dell'armonizzazione del regime
pensionistico e previdenziale regionale a quello statale, in
conformità al comma 6 dell'articolo 39 della legge regionale
15 maggio 2000, n. 10, a decorrere dal 1 gennaio 2002 i
contributi di quiescenza e previdenza a carico del personale
regionale, cui si applicano le disposizioni della legge
regionale 23 febbraio 1962, n. 2, vengono aumentati
annualmente dello 0,50 per cento.
2. L'Amministrazione regionale provvede ad iscrivere
all'Istituto nazionale di previdenza dei dipendenti delle
pubbliche amministrazioni (INPDAP), ai fini della
corresponsione del trattamento pensionistico di cui
all'articolo 10, comma 1 della legge regionale 9 maggio 1986,
n. 21, il personale assunto successivamente all'entrata in
vigore della presente legge.
3. L'Assessore regionale alla Presidenza è autorizzato a
stipulare con l'INPDAP apposita convenzione per regolare i
rapporti inerenti alla costituzione della gestione separata
dei trattamenti pensionistici dei dipendenti regionali
destinatari delle disposizioni di cui al comma 2 nonchè di
quelli di cui al comma 1 dell'articolo 10 della legge
regionale 9 maggio 1986, n. 21.
4. L'Assessore regionale per il bilancio e le finanze è
autorizzato ad effettuare operazioni finanziarie di durata
non superiore a un anno finalizzate con vincolo temporaneo di
risorse presso la Tesoreria regionale, purchè non comportino
oneri a carico del bilancio regionale nè garanzie di alcun
genere. I proventi derivanti da tali operazioni sono
destinati al finanziamento della gestione separata di cui al
comma 3.
5. Ferme le disposizioni di cui all'articolo 39 della
legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, i dipendenti inclusi
nei contingenti previsti dal comma 8 del medesimo articolo
sono collocati a riposo con periodicità annuale, anziché
semestrale e con decorrenza dal 1 gennaio 2004. E' fatto
salvo il collocamento a riposo del personale già incluso nei
contingenti del 30 giugno 2001 e del 31 dicembre 2001.
6. Il personale di ruolo degli istituti regionali d'arte e
delle scuole materne regionali non ancora cessato dal
servizio e incluso nei contingenti annuali fissati ai sensi
dell'articolo 39 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10,
è collocato a riposo a decorrere dal 1 settembre 2003 e dal
1 settembre 2005.
7. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della
presente legge il Presidente della Regione presenta
all'Assemblea regionale siciliana un disegno di legge che, in
applicazione della legge regionale 9 maggio 1986, n. 21 e in
conformità a quanto disposto dalla legge 8 agosto 1995, n.
335 e successive modifiche ed integrazioni, preveda, previa
convenzione con l'INPDAP, l'iscrizione alla gestione separata
dei trattamenti pensionistici del restante personale
destinatario del comma 1 dell'articolo 10 della legge
regionale 9 maggio 1986, n. 21.
8. Il disegno di legge di cui al comma 7 deve contenere:
a) l'individuazione e la quantificazione del personale
interessato;
b) l'individuazione dei tempi e degli importi dei
versamenti che la Regione deve effettuare alla suddetta
gestione separata.
9. Dalla disciplina di cui al comma 1 dell'articolo 10
della legge regionale 9 maggio 1986, n. 21, sono escluse le
pensioni privilegiate per le quali si provvede alla
riliquidazione a decorrere dalla data di entrata in vigore
della presente legge.
All'articolo 5, oltre a quelli già inseriti nel fascicolo
degli emendamenti, ce ne sono due del Governo in distribuzione:
il 5.6 e il 5.7. In realtà il 5.7 assorbe il 5.6, quindi
prendiamo in considerazione soltanto il 5.7.
CRISAFULLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, c'è un problema che riguarda la
procedura. Un emendamento presentato da me è stato inserito,
probabilmente per una lettura non sufficientemente attenta, al
blocco degli emendamenti aggiuntivi, invece è al testo
dell'articolo 5. L'emendamento è a pagina 2 del blocco.
PRESIDENTE. Onorevole Crisafulli, lei si riferisce
all'emendamento 77.1 che è inserito nell'articolo 5? Quindi non
va trattato in questo momento, dovrebbe essere trattato tra gli
aggiuntivi, invece lei vuole che venga trattato in questa
fase......
CRISAFULLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo sia
chiaro come l'art. 5, nei fatti, ci consegni l'opportunità di una
valutazione, anche se in maniera non completa.......
PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, ma è per accedere alla
sua precedente richiesta. Gli emendamenti nn. 77.1, 77.2, 77.3 a
firma dell'onorevole Oddo, e n. 77.5 a firma degli onorevoli
Cintola ed altri, possono essere considerati trattabili in questa
sede perché in realtà non sono aggiuntivi ma modificativi o
integrativi dell'art. 5 così come formulato. Quindi, la sua
proposta è accolta dalla Presidenza.
CRISAFULLI. La ringrazio, signor Presidente. Dicevo che ci
dà l'opportunità, l'inserimento di questo articolo nella
finanziaria, di una valutazione, anche se non completa, dello
stato di applicazione della legge 10. E, purtroppo, siamo
chiamati a discuterne di fronte al tentativo, non so se riuscito
o meno, ma comunque al tentativo del Governo di far fare un passo
indietro alla legislazione regionale in materia di personale.
Signor Presidente, noi, la prima cosa che sancimmo con il
varo della legge 10 del 2000, è la delegiferazione sul problema
del personale. Sancimmo, in quell'occasione, che il Parlamento
regionale rispetto agli aspetti che riguardano il personale
sceglieva di demandare tutto alla trattativa con le
organizzazioni sindacali, affidandosi ad un contratto ed alla
contrattazione decentrata per consentire al Parlamento di non
dover tornare alla modifica attraverso una nuova legge di
provvedimenti, appunto, che riguardano il nostro personale.
Se non come percorso quadro, la utilizzazione, gli schemi,
il tipo di contratto, i controlli che devono essere fatti sui
contratti di diritto privato, la verifica degli obiettivi, queste
erano le questioni che rimanevano di competenza del nostro
Parlamento regionale.
Invece, oggi, ci troviamo di fronte non all'adempimento di
un disposto della legge 10 ma alla sospensione ed alla
modificazione del principio di quella legge e alla voglia di
tornare in Aula e decidere tutto sul personale.
L'avere inserito anche involontariamente questo articolo ha
portato parecchi deputati di questa Assemblea ad introdurre
nuovamente, collegandoli ad esso, emendamenti che riguardano il
passaggio di qualifiche, lo spostamento da una qualifica
all'altra, l'assunzione di responsabilità di dirigenza, una serie
di scelte che è stato stabilito da una legge del Parlamento
regionale se appartengono alla contrattazione, se appartengono ad
una serie diversa del Governo e delle organizzazioni sindacali.
Per la verità, la legge diceva che se appartengono all'Aran
Sicilia che avrebbe dovuto essere costituita e che già da ora
dovrebbe operare nel nostro territorio regionale. Invece è stata
revocata, messa in condizione di non assolvere alla funzione e
prorogata la sua entrata in vigore fino al 31 dicembre dell'anno
scorso, ma già si arriverà ad un'altra proroga quest'anno, non
essendo stata insediata la nuova strumentazione.
Oggi, ci troviamo di fronte all'ulteriore indebolimento di
questo percorso con il Governo che, addirittura, propone la
modifica di una serie di scelte. Intanto la modifica della scelta
principe, che era quella di favorire l'alleggerimento del
personale attraverso l'applicazione della legge 2 del 1962,
dunque, contingentare l'esodo del personale regionale, che lo si
vuole mettere in discussione pensando, addirittura, di prorogarne
la permanenza di altri tre anni. Mi sarei aspettato che si fosse
riaperto il termine di presentazione delle domande, in modo tale
da fare una discussione di altra natura, ma questo non lo avete
fatto, pensate alla proroga per il collocamento in pensione,
senza che questo aspetto, onorevole D'Antoni, sia passato da una
contrattazione con il Sindacato, senza che il Sindacato sia stato
chiamato per sapere cosa ne pensa. Ma c'è di più: non è stata
neanche chiesta l'opinione al Sindacato sul prelievo dello dello
0,50 di aumento per i contributi da versare al fondo regionale.
Da che mondo e mondo, quando un Parlamento decide che su una
materia si affida alla contrattazione fra Governo e Sindacati è
inutile tornare a usare meccanismi antichi che esautorano la
funzione del Sindacato per tentare per legge di reintrodurre un
meccanismo, in questo caso sì coercitivo, nei confronti della
volontà dei lavoratori dipendenti, i quali non sono d'accordo con
questo tentativo.
Pertanto, io credo sia doveroso che i colleghi sappiano che
la scelta compiuta è una scelta non condivisa dai Sindacati dei
lavoratori dipendenti, non condivisa dai dipendenti, non
condivisa neanche da me, che su questa questione ritengo si stia
facendo un errore clamoroso.
Intanto si sta commettendo un errore a proposito del blocco
dei pensionamenti. Mi si è spiegato in Commissione finanze - ma
non ci vuole molto a capirlo- che il tentativo del blocco è per
evitare che la Regione venga chiamata ad un esborso delle
liquidazioni che potrebbero creare una difficoltà di cassa
all'Amministrazione della Regione siciliana.
Io credo che la scelta fatta dal Governo finirà con il
creare ulteriori aggravi degli oneri che la Regione dovrà
sborsare all'atto in cui dovranno fare le liquidazioni, perchè
nel frattempo chi andrà in pensione porterà dietro anche
l'indennità di funzione come tabella su cui calcolare l'indennità
pensionabile nella Regione siciliana.
Io non so se nel pubblico impiego nazionale una cosa del
genere è stata mai ritenuta possibile
Detto questo, io credo che si finirà con l'aggravare gli
oneri dell'Amministrazione regionale e si finirà con il creare un
appesantimento delle condizioni economiche del nostro bilancio.
Io credo che sia giusto venire incontro alle esigenze del
Governo.
Si dice che oltre al problema finanziario c'è quello di non
disperdere le professionalità; si dice che il problema
finanziario comunque sovrasta questo aspetto, allora io mi sono
permesso di presentare un emendamento che affronta l'uno e
l'altro problema.
Da un lato, dà la possibilità al Governo di introdurre
questo dispositivo, dall'altro, a richiesta il personale può
essere messo in pensione già da ora facendo in modo che, sempre a
richiesta e con l'accordo del personale, l'indennità di
liquidazione venga prorogata per essere data ai lavoratori
dipendenti.
In altri casi si è fatto; nel 1980 la Regione addirittura
diede dei buoni del tesoro al posto delle liquidazioni al
personale regionale, e glielo diede successivamente in altri
anni, per potere, tutti insieme, contribuire a sanare le nostre
casse.
Ma vedo che ci sono due emendamenti nuovi del Governo. Uno
addirittura mette in discussione un diritto che appariva
acquisito: quello del personale già in elenco che doveva essere
messo a riposo alla fine di giugno.
Mi auguro che il suo intendimento, onorevole Cuffaro, venga
modificato e che possa consentire al personale di andare in
pensione; diversamente si potrebbe pensare che, pur di non
essere lei stesso inserito in quell'elenco, togliesse ad altri la
possibilità di usufruire di questa opportunità.
L'altro emendamento riguarda l'INPDAP.
Ricordo che ci spiegaste in Commissione finanze che era
necessario iscrivere il personale della Regione siciliana
all'INPDAP perché è l'Ente nazionale del pubblico impiego. E in
quella stessa sede ci spiegaste che, prima di fare una scelta di
questo genere, bisognava autorizzare l'assessore competente ad
intraprendere il percorso della convenzione con l'INPDAP. Avere
modificato queste scelte, mette nuovamente in condizione
il personale di non capire in quale situazione si trova, se non,
addirittura, di far capire che il personale nuovamente dovrà fare
riferimento al bilancio della Regione per il pagamento delle
pensioni.
Una scelta sinceramente incredibile che cozza con le scelte
fatte da questo Parlamento, cozza con le scelte fatte a livello
nazionale, con la necessità di fare una legge che riallinei i
dipendenti regionali alla normativa nazionale in materia di
previdenza sociale.
Tutto ciò mi fa correre l'obbligo di richiamare il
Parlamento al voto contrario sull'articolo 5 o, quanto meno, ad
accogliere il senso dell'emendamento che io ho stesso ho
presentato per consentire un rapporto diverso con il personale e
con le scelte fatte.
FERRO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido molte
delle cose dette dall'onorevole Crisafulli.
A proposito dell'articolo 5 in discussione, esso va, di
fatto, in qualche modo a stralciare o a stracciare il rapporto
contrattuale che lega questo Governo ai propri dipendenti.
Ma la cosa che mi pare ancora più incredibile è che oggi ci
si presenta in questa legge finanziaria con un articolo di legge
che modifica lo status dei lavoratori e gli accordi
precedentemente assunti, ma leggiamo, nel contempo, sui giornali,
che l'assessore delegato incontrerà giorno 19 le organizzazioni
sindacali per aprire una trattativa.
Intanto il Governo, questa Assemblea decidono, dopo di che
possiamo ricominciare a discutere, non si capisce di cosa.
Credo sia improprio presentare nella finanziaria un
provvedimento di tale natura c'è anche un altro articolo
che riguarda sempre personale regionale in quanto, a mio avviso,
sarebbe sarebbe stato opportuno da parte del Governo fare una
relazione, informare l'Assemblea sullo stato della riforma della
pubblica amministrazione per poi valutare quali potessero essere
le modifiche contrattuali da porre in essere.
Credo che i dipendenti regionali rappresentino comunque una
risorsa per questa istituzione e credo che vadano poste in essere
tutte quelle forme di approfondimento prima di andare al voto;
meglio ancora sarebbe che il Governo meditasse sulla possibilità
di ritirare l'intero articolo per andare ad una riflessione nel
periodo successivo.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, desidero precisare che all'emendamento 5.7 la
formulazione del primo rigo è da intendersi "Il comma 3 è
soppresso".
PRESIDENTE. Il Governo dice che all'emendamento 5.7 non sono
da sopprimere i commi 2 e 3, ma soltanto il commma 3.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, desideravo manifestare il mio
disorientamento, l'intervento dell'Assessore lo accentua
notevolmente.
Devo dire che noi che come opposizione, usando una metafora
calcistica, facciamo il marcamento a uomo; dobbiamo cominciare ad
abituarci a fare il marcamento a zona, largo, perchè non sappiamo
mai da dove spunta il Governo, la maggioranza. Tra la
Commissione e l'Aula abbiamo potuto verificare che nella
posizione del Governo sono intervenute parecchie modifiche di
assetto (come Lippi che ha spostato Birindelli da un lato
all'altro) in corso d'opera, durante la partita.
Adesso siamo di fronte a questa situazione: il Governo in
Commissione impegnò per più ore in una infuocata e appassionata
discussione i componenti sul tema relativo all'armonizzazione del
sistema previdenziale. In quella sede l'Assessore ci diede atto
della posizione del Governo che si proponeva un avvio di riforma
nel settore pensionistico. In quell'occasione il dibattito
precisò molti dei contenuti del precedente articolo che era stato
presentato nel testo originario e questa formulazione finale
sembrò essere la formulazione che, pur se non non condivisa
dall'opposizione, però, aveva una sua organicità.
Per esempio, il comma 3, di cui adesso il Governo propone la
soppressione, veniva dato come indispensabile, perché bisognava
iscrivere i nostri dipendenti all'INPDAP attraverso una
convenzione. L'assessore, addirittura, ci spiegò che la
convenzione era necessaria perché bisognava contrattare anche i
tempi del versamento dei contributi dovuti all'INPDAP per
l'iscrizione.
Il Governo adesso ne propone la soppressione.
Io non so in virtù di quale ragionamento, perché non c'è
stato spiegato; se vorrà successivamente il Governo ci darà
qualche ragguaglio ulteriore.
E però, poi, sarebbe stata clamorosa la soppressione del
comma 2. Ma l'assessore, precedendomi, mi ha corretto invece
sostenendo che si tratta di un errore. Ora, io prendo per buona
questa motivazione, perché sarebbe stata la bomba della serata,
se non avessimo questa sera avviato le procedure necessarie per
l'iscrizione all'INPDAP dei nostri dipendenti.
L'onorevole Crisafulli prima ha fatto un quadro più
generale, organico sull'applicazione della legge n. 10, sul suo
significato, sui prepensionamenti che non erano legati ad un
privilegio da accordare ai dipendenti, quanto ad una riforma
della Pubblica Amministrazione, perché al Titolo IV di quella
legge vi erano contenute le norme di trasferimento di competenze
e di potere ai comuni, sulla base del principio di sussidiarietà
e con criteri che sono da identificare come di federalismo
interno nel rapporto tra gli enti locali e la Regione.
Non ci servono 17.000, 18.000 dipendenti se noi metà del
nostro bilancio, a norma di quel Titolo IV della legge n. 10, lo
trasferiremo ai comuni.
E' chiaro che l'Amministrazione deve essere ridisegnata per
renderla più snella, funzionale, attinente ai poteri ed ai
compiti che residuano dopo l'applicazione di quella legge.
Ma non è questo invece ciò che il Governo sta facendo
Il Governo blocca i pensionamenti, li ritarda di due anni e
non lo fa per la motivazione che il Presidente adduce
nell'intervista del "Giornale di Sicilia" di domenica, in cui è
scritto che lo fa per salvaguardare alcune professionalità di cui
la Regione ha bisogno, perché, onorevole Presidente, il dibattito
in Commissione non ha detto questo.
L'assessore, il suo assessore con tutta la maggioranza hanno
detto che quella operazione si fa perché non ci sono i soldi per
pagare l'"esodo", e quindi, tutto il dibattito che è venuto fuori
anche sulla stampa verte su questo argomento. Poi, invece,
scopriamo che con l'emendamento presentato poc'anzi da parte del
Governo non soltanto si sopprime il comma 3, ma si sopprime
l'ultimo periodo del comma 5: "fatto salvo il collocamento a
riposo del personale già incluso nei contingenti del 30 giugno
2001 e del 31 dicembre 2001." Si bloccano anche i contingenti che
erano già previsti nel semestre del giugno e del dicembre del
2001.
Alla fine, l'operazione è completa. Ma cosa vi aspettate dai
dipendenti regionali, che vi battano le mani?
Il Presidente dice "capisco che è impopolare", però fa
un'altra ammissione. Signor Presidente, ogni cosa ha poi il suo
rovescio, perché quando lei dice nella sua intervista "sì è vero
le promozioni nelle fasce sono fatte largheggiando. "L'onorevole
Crisafulli ha parlato della parte relativa alle indennità che è
stata resa pensionabile, le abbuffate che si sono fatte, ma
quando si promuove indistintamente, come è stato fatto per motivi
elettorali (una ammissione di colpa che è molto grave.)
Meritiamo gli articoli di prima pagina del Corriere della
Sera; quando il Presidente della Regione dice: "Si, lo abbiamo
fatto per motivi elettorali", si risentiva del clima elettorale.
Onorevole Presidente, ieri ho detto che sono un cultore
delle sue interviste, ce l'ho qua e dice: "Scusi, ma il contratto
che ha stabilito le promozioni di massa svuotando le fasce basse
non l'ha firmato un Governo di cui anche lei faceva parte?"
Risposta: "E' vero. E' stato un errore al quale non è estraneo il
clima della campagna elettorale e mi assumo la mia quota di
responsabilità".
Quindi, stiamo dicendo che si è fatta un'operazione per
motivi elettorali, cosa che io considero immorale.
Quando si sfascia l'amministrazione della Regione per motivi
elettorali, triplicando il costo del contratto, onorevole
Crisafulli, il contratto firmato da lei quanto costa a questa
Regione? 25 miliardi circa; voi lo avete fatto costare 75
miliardi, tre volte tanto è costato il contratto con le
promozioni di massa e lo svuotamento delle fasce basse.
Bene, il capolavoro sta qua. Oggi ci viene proposto un
emendamento di questo Governo in cui si dice che: "Al fine di
garantire il raggiungimento eccetera", il personale con qualifica
non dirigenziale può essere temporaneamente adibito, ove
possibile con criteri di rotazione, anche a mansioni
immediatamente inferiori. Retrocediamo la gente che abbiamo
promosso, fermo restando i diritti.
La prego, onorevole Assessore, ho studiato qualche anno,
l'italiano ancora lo conosco.
Voi state facendo qui alcune violazioni, perché a quelle di
cui parlava l'onorevole Crisafulli, relativamente a ciò che avete
fatto per quanto concerne la materia contrattuale, voi aggiungete
che questa è materia contrattuale e non ve la potete cavare
scrivendo che dando preventiva informazione all'organizzazione
sindacale; queste non sono relazioni sindacali.
Onorevole D'Antoni glielo insegni lei, visto che è nella
maggioranza, cosa sono le relazioni sindacali, che non è quello
di dare preventiva informazione e ti retrocedo con un
provvedimento del dirigente del settore.
Il dipendente che ha avuto una promozione appena un anno fa,
che modo è questo di operare? Noi non facciamo più contratti,
onorevole Presidente, da quando abbiamo fatto la legge 10,
abbiamo detto: questa è materia delegificata, c'é l'ARAN che però
noi avevamo istituito e il Governo successivo la prima cosa che
ha fatto l'ha revocata, non l'ha istituita, ecco torniamo di
nuovo con gli emendamentini d'Aula per fare interventi nella
materia che non dovrebbe riguardare questa...
Dopodiché, onorevole Presidente, io so bene che c'è un
problema di carattere finanziario e siccome noi non siamo gli
sfasciacarrozze ma siamo forza di Governo anche stando
all'opposizione ...
L'onorevole Crisafulli ha indicato nell'emendamento 77.1 una
soluzione, dice: "Non ci sono i soldi? Bene, però noi possiamo
fare ciò che è stato fatto nei tempi passati, nel 1988, ma non si
tratta di ripetere quella esperienza perché, forse, la Regione
non ha neanche BOT da dare oggi.
Botte forse si ma Bot no, ma propone una soluzione che è
quella di posticipare non la messa in prepensionamento ma la
erogazione del TFR che è una cosa, a mio parere, che i dipendenti
potrebbero persino accettare.
Il problema che voi ponete dello svuotamento di alcune fasce
dirigenziale, come dice il Presidente, lei sa Presidente che non
esiste perché quella legge consente alla Giunta di disciplinare
l'esodo sia nella quantità come anche nella qualità del
personale. Quindi, se lo si vuole, se si ha il coraggio e la
forza di farlo, potrebbe essere in grado di disciplinare questa
materia.
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor presidente, onorevoli colleghi, gran parte
delle motivazioni addotte come soluzioni dall'onorevole
Crisafulli e adesso portate dalla parte della delegificazione, da
parte del presidente Capodicasa, riguardano materie che oggi,
vorremmo "normare" attraverso l'emendamento del Governo che é
materia propria, invece, delle relazioni sindacali, essendo
questo emendamento assolutamente improponibile signor presidente,
io la inviterei in questo momento, da accantonare l'articolo, in
modo tale da riscriverlo...
CINTOLA ... dopo tre ore di dibattito
SPEZIALE ...sì, dopo tre ore di dibattito.
Signor presidente, io allora devo chiederle di di
accantonare l'intero articolo. L'emendamento del Governo non é
proponibile.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, anche per consentire al
Governo di riformulare il testo dell'emendamento, la seduta é
sospesa.
(La seduta, sopesa alle 18.55, è ripresa alle ore 19.38)
PRESIDENTE. L'onorevole Pagano chiede di intervenire perché è
in grado di formulare una proposta che dovrebbe venire incontro
alle osservazioni che erano state sollevate nel corso del
dibattito. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, l'emendamento, che ha destato l' attenzione totale da
parte dell'Assemblea, è stato nuovamente riformulato dal Governo.
Riteniamo di avere anche individuato delle dritte, a seguito
degli interventi fatti da tutti i parlamentari che fin qui si
sono cimentati.
Abbiamo ritenuto che alcune di queste valutazioni fossero
corrette, per cui abbiamo ripristinato il comma 2 e 3. Abbiamo
mantenuto la soppressione del comma 5. Abbiamo fatto nostro un
emendamento che era aggiuntivo e sostanzialmente, abbiamo,
soprattutto, confermato il richiamo all'originario decreto
legislativo n. 29 del 1993.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, nell'attesa che l'emendamento
venga distribuito, lo stanno fotocopiando, ne dò lettura:
Emendamento modificativo all'art. 5
Al comma 3 dopo le parole "nonché di quelli" inserire le parole
"destinatari delle disposizioni".
Nel comma 5 sopprimere l'ultimo periodo.
Aggiungere i seguenti commi:
"L'Assessore regionale per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca è autorizzato a stipulare con l'INPDAP
apposita convenzione per regolare i rapporti inerenti alla
costituzione della gestione separata dei trattamenti pensionistici
del personale delle CC.II.AA., che non siano già a carico del
medesimo Istituto.
"Al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi di
funzionalità complessiva dell'Amministrazione regionale e di
assicurare l'efficienza, l'efficacia e l'economicità dell'azione
amministrativa il personale con qualifica non dirigenziale può
essere temporaneamente adibito, ove possibile con criteri di
rotazione, anche a mansioni immediatamente inferiori rispetto a
quelle proprie senza che ciò comporti alcuna variazione del
trattamento economico spettante per la posizione di appartenenza.
All'applicazione delle disposizioni di cui al precedente comma
provvede il dirigente generale nell'ambito dei poteri di
organizzazione di cui all'articolo 3, comma 2, della legge
regionale 15 maggio 2000, n. 10, dandone preventiva informazione
alle organizzazioni sindacali."
PRESIDENTE. Si tratta di un emendamento tecnico, altrimenti il
comma 3 non sarebbe stato sufficientemente comprensibile rispetto
ai destinatari dello stesso.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto
vorrei annunziare il ritiro dell'emendamento 77.2 e illustrare
brevemente il 77.3, facendo un excursus, credo abbastanza
indispensabile, per quanto concerne anche la ratio
dell'emendamento.
L'articolo 2, comma 1, della legge regionale 2 del
23 febbraio 1962 stabilisce il diritto alla pensione per i
dipendenti regionali, qualora abbiamo prestato almeno 25 anni di
servizio effettivo.
La stessa legge, al comma 2 dell'articolo 2, attribuisce
un'aumento di servizio utile fino al massimo di 5 anni per le
dipendenti che abbiano contratto matrimonio o siano vedove con
prole ai fini della maturazione del diritto alla pensione.
La legge numero 60 del 1976 dà facoltà ai centralinisti non
vedenti di usufruire di un aumento di servizio utile ai fini
della maturazione del diritto alla pensione fino ad un massimo di
10 anni.
La legge regionale 10 del 15.05.2000 sospende l'applicazione
delle norme che consentono pensionamenti anticipati alla data del
31.12.2003, per cui tutti coloro che alla data del 31 dicembre
2003 abbiamo maturato i 25 anni di contribuzione, avendo fatto
richiesto di pensionamento entro il 16 novembre 2000, potevano
andare in pensione. Mi pare che il potevano è d'obbligo.
La legge nazionale del 26 maggio 1970 n. 381 riconosce agli
invalidi invalidità superiore al 74% - che lei sa e che anche i
colleghi sanno, è quella invalidità che è determinata da gravi
mutilazioni- per ogni anno di servizio presso pubbliche
amministrazioni o aziende private il beneficio di due mesi di
contribuzione figurativa utile ai soli fini del diritto alla
pensione e dell'anzianità contributiva.
Come chiaramente si può dedurre questo beneficio riferito a
persone che vivono in queste condizioni, quindi persone meno
fortunate di noi, in Sicilia, non viene riconosciuto.
Non è stato recepito quindi da parte dell'Assemblea
regionale siciliana quella norma del 26 maggio 1970 n. 381 che
riconosce a questo tipo di invalidi con mutilazioni serie un
minimo, e cioè due mesi per quanto concerne la contribuzione
figurativa, in modo tale che anche questi uomini e queste donne
possano - dato che sono dipendenti di questa Regione e non di
altra Regione e non dello Stato - essere trattati in maniera da
non creare una disparità di trattamento effettiva.
Concludo, signor Presidente, con un appello. Non guardiamo
questo emendamento come se fosse un emendamento che semplicemente
tende ad allargare un po' le maglie di un qualche cosa che
sappiamo é molto delicato. Io credo che dovremmo guardarlo per
come esso, effettivamente, si presenta, in un quadro molto
limitato e che riguarda, soprattutto persone che si trovano e
vivono in estreme condizioni di difficoltà.
RAITI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in una materia
di questa rilevanza e delicatezza, non mi sento di fare un
ragionamento analitico, ma alcune cose voglio sottolinearle.
Mi rendo conto dello sforzo del Governo che cerca di
affrontare una materia che é incandescente e quasi esplosiva, ma
mi chiedo: é possibile affrontare una materia di questa
delicatezza, di queste dimensioni con la superficialità e con
l'estrema leggerezza dimostrata dal Governo in questi frangenti?
E' possibile che noi deputati siamo chiamati ad esprimere il
nostro voto e a ragionare su una materia di questo tipo quando
nell'arco di mezz'ora ci si parano davanti degli emendamenti da
parte del Governo che si contraddicono un minuto dopo l'altro?
E' possibile ragionare, quando in un emendamento si dice di
sopprimere il comma 2, poi il comma 3, poi lo riprendo e poi...
Mi pare che siamo al dilettantismo più puro. Lo dico io che sono
un deputato alla prima nomina che si accinge ad affrontare con la
responsabilità dovuta, come rappresentante del popolo siciliano,
questi argomenti con il massimo della sensibilità.
Chiedo al Presidente della Regione ed al Governo tutto, di
fare un bagno di umiltà ed accantonare questa materia,
affrontandola con esperti del settore che vadano radicalmente a
"prendere il toro per le corna", perché non é possibile
ragionare su un argomento di questo genere e votare e poi
approvare un articolo di legge con questa superficialità
Rischiamo di aumentare il danno che già esiste nella Regione
siciliana per quanto riguarda i dipendenti, i funzionari, i
dirigenti e così via... rischiamo di aumentarlo, con una
normativa confusa e dettata all'ultimo momento e che si
contraddice con sè stessa.
Pertanto, la mia richiesta é legittima. Facciamo un
ragionamento che veda degli esperti - tra l'altro abbiamo la
fortuna di avere qui un esperto nazionale in questa materia, come
l'onorevole D'Antoni - approfittiamo di questa competenza per
affrontare e "prendere il toro per le corna".
L'unica cosa che sento di affrontare, per le competenze che
ho in materia di diritto del lavoro e che mi fa già per lo meno
raddrizzare i capelli, é l'emendamento che adesso il Governo
propone, quando dice. "al fine di garantire il raggiungimento
degli obiettivi di funzionalità complessiva all'Amministrazione
regionale, di assicurare l'efficienza, l'efficacia e
l'economicità dell'azione amministrativa, il personale con
qualifica non dirigenziale può essere temporaneamente adibito,
ove possibile, con criteri di rotazione, anche a mansioni
immediatamente inferiori a quelle proprie, senza che ciò comporti
alcuna variazione di trattamento economico spettante per la
posizione di appartenenza." Via via poi dicendo che questo sarà
fatto previa trasmissione alle organizzazioni sindacali.
Ma ci rendiamo conto di quello che diciamo? Qui noi
rischiamo di aprire un contenzioso in materia di diritto del
lavoro enorme con un aggravio di costi sulla Regione che non
finisce mai, perché come fa l'amministrazione a dire ad un
soggetto funzionario: "guarda tu adesso mi vai a fare l'autista".
E se colui il quale viene indicato di andare a fare l'autista con
una norma di legge dice: "io non ci vado a farlo e faccio causa
al giudice del lavoro".
Qui si aprirà un contenzioso dove l'amministrazione sarà
bloccata, non potrà svolgere e fare eseguire le mansioni e le
funzioni per cui il dipendente è chiamato perché fino a quando ci
sarà il giudizio del giudice del lavoro tutto sarà sospeso, dovrà
pagare i danni al lavoratore che viene mandato a svolgere una
funzione inferiore rispetto a quella che è la sua funzione
contrattuale, deve farlo questo in violazione delle norme
contrattuali, senza che alcun accordo con i contratti, alcuna
contrattazione collettiva in merito.
E' veramente una abnormità giuridica, pertanto, già solo
questo fa evidenziare come all'interno di quest'articolo ci siano
delle contraddizioni che porteranno la Regione al disastro.
TUMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto ha detto
l'onorevole Raiti è di una gravità notevolissima e ritengo che
meriti la più grande attenzione, onorevole Presidente Cuffaro,
perché venire incontro un domani ad una serie di contenziosi che
paralizzerebbero tante situazioni sarebbe davvero terribile.
Io vorrei sottolineare un aspetto più politico. L'articolo 5
della legge finanziaria è un tentativo di salvare 'capre e
cavoli', perché dinanzi alla consapevolezza che l'onere
finanziario che comporta, che ha comportato l'avere determinato i
prepensionamenti e l'avere determinato il passaggio dalle
qualifiche inferiori a quelle superiori, l'onere finanziario è
talmente grande che il Governo in qualche maniera tenta di
correre ai ripari, ma oggettivamente il fatto è anche contorto al
punto che non solo diventa impossibile, ma diventa anche
probabilmente insostenibile sul piano della norma.
Io invito il Governo, come ha detto il collega Raiti, a
ritirare completamente questo articolo e a farlo divenire disegno
di legge, quindi legge effettiva, ordinaria e non legge di
bilancio.
In merito, in particolare, al comma quattro, se non dovesse
essere ritirato, "l'Assessore regionale per il Bilancio è
autorizzato ad effettuare operazioni finanziarie di durata non
superiore ad un anno finalizzate con vincolo temporaneo di
risorse... purché non comportino... eccetera, eccetera."
Onorevole Assessore al Bilancio se cortesemente mi presta un
po' d'attenzione
PRESIDENTE. Onorevole Crisafulli, l'onorevole Tumino ha
bisogno dell'attenzione del Governo.
TUMINO. Si, volevo essere informato su quali sono queste
operazioni finanziarie di durata non superiore ad un anno che lei
eventualmente ritiene di potere attivare al fine di trovare dei
proventi che da tale operazione siano destinati al finanziamento
di quanto previsto al comma tre.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo
intervenire solo pochi minuti perché onestamente vorrei essere
confortato nel prosieguo dei lavori perché l'azione di
depistaggio che il Governo sta facendo rispetto al Parlamento è
di tale natura che anche a volersi applicare con molta dedizione,
è difficile seguirlo nelle sue evoluzioni.
In Commissione c'era stato detto ed era stato spiegato con
il qualificato apporto dell'onorevole D'Antoni che, a mio avviso,
aveva ragione in tutta questa materia, che la forma che doveva
assumere l'articolo, esitato dalla Commissione e proposto per
l'Aula, era quella che poi qui é arrivata.
Succede però che il Governo in Aula ci propone il colpo di
scena. Vengono abrogati i comma 2 e 3, l'ultimo periodo del
comma 5, poi ci viene spiegato che l'abrogazione del comma 2 era
un errore. Siccome noi questa sera siamo buoni diciamo che
crediamo all'ipotesi dell'errore.
Ma, adesso, si presenta un ulteriore colpo di scena Il
Governo ci ripropone di reintrodurre il comma 3. A nostro
giudizio questa é una cosa ben fatta solo che deve essere
conseguente perché la girandola del Governo non é priva di
conseguenze. Se levi qualcosa devi mettere qualcosa
Noi, in fase di girotondo, di "girandole" ce ne intendiamo
La reimmissione del comma 3 ha un costo finanziario. Quando ci
presentiamo all'Inpdap e cominciamo a discutere con l'Inpdap di
iscrivere circa 9 mila dipendenti della Regione siciliana,
diconsi 9 mila, l'Inpdap che non é un ente di beneficienza, come
si sa, vorrà i soldi. Vorrà sapere come si copre. Questa é una
improvvisazione che, secondo me, ci costerà dal punto di vista di
oneri oltre che di credibilità della Regione, perché se
l'operazione la si vuole fare bisogna mettere i soldini sul
tavolo.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che la materia
é troppo delicata per giocarci tra una sospensione dell'Aula e
l'altra. Mi chiedo se il Governo abbia qualche consulente se non
si vuole fidare dei parlamentari. Questa è materia che sotto
certi punti di vista non é opinabile perché é materia
disciplinata da leggi, da regolamenti.
Si può chiamare qualcuno dell'Inpdap prima di arrivare in
Aula e dirgli: "Ma se si fa la convenzione, devo pagare o no?
E, quanto devo pagare?".
Si procede, invece, e si toglie il comma, poi si aggiunge.
Infine, il capolavoro, secondo me, riguarda il mantenimento
dell'abrogazione dell'ultimo periodo del comma 5 che recita che
"fatto salvo il collocamento a riposo del personale..." Noi
abbiamo mandato in pensione già due contingenti: il contingente
del giugno 2001 e il contingente del dicembre 2001. Abrogando
questo paragrafo stiamo dicendo ai dipendenti che sono già andati
in pensione se devono rientrare. E' questo il senso
Poichè, però, immagino che chi é andato in pensione non
rientrerà perché non rientra avendo già maturato un diritto che
é tutelato dalla normativa e non può essere una legge della
Regione a revocarlo, l'effetto di questa norma qual'é?
Parlando con il Presidente della Regione, il quale aveva dei
numeri sbagliati, essendosi informato con i suoi uffici, adesso
conviene con quanto io gli avevo comunicato. I dipendenti aventi
diritto che alla fine rimarranno in servizio per effetto di
questa abrogazione sono un totale di circa 721 di cui già 700
hanno beneficiato di questo diritto e sono in pensione. Sono una
ventina i dipendenti che ancora, per negligenza
dell'Amministrazione, per tutta una serie di cose, non hanno
potuto usufruire del diritto di andare in pensione.
Vorrei chiedere all'onorevole Costa, all'onorevole
Presidente della Regione, se hanno qualcosa di personale verso
questi venti dipendenti. Non si capisce perché settecento sì e
venti no.
Immagino che il governo brancoli nel buio nel trattare una
materia di tale rilevanza. La cosa migliore da fare sarebbe
riflettere in modo più approfondito, per evitare cattive figure,
evitare un'opera di disfacimento dell'amministrazione già
abbondantemente avviata dai governi precedenti e che continua
ancora.
Noi quindi voteremo contro se viene mantenuto questo
emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, solo per chiarire il
ragionamento.
Il comma 3 dell'articolo 5 è un comma che prevede
l'autorizzazione all'assessore regionale alla Presidenza a
stipulare la convenzione. Ciò è chiaro che presupponga l'avvio di
una trattativa, di un confronto con l'istituto di previdenza che
prevederà sicuramente la rateizzazione del recupero delle somme
precedentemente necessarie, naturalmente nel momento in cui sarà
perfezionata la convenzione, bisognerà poi tornare in Aula per
dare copertura finanziaria alla norma.
In assenza della disposizione però, il Governo non può
procedere a razionalizzare il percorso previdenziale dei
dipendenti regionali e anche dei dipendenti delle camere di
commercio che, come sa, si trovano nella identica situazione.
Questo solo per chiarire, è chiaro che poi occorrerà pensare
alla copertura finanziaria in virtù di quello che sarà l'accordo
che verrà stipulato con l'INPDAP.
Per quanto riguarda il comma 5, se lo leggiamo meglio, non
accade quello che lei paventa, perchè il comma 5 dice 'ferme
restando le disposizioni di cui all'articolo 39 della legge 15
maggio 2000, n. 10, i dipendenti inclusi nei contingenti etc..',
'inclusi' quindi se ci sono dipendenti che per un motivo di
natura burocratica materialmente non sono già in pensione, ma
sono inclusi, non perdono sicuramente il diritto al collocamento
in pensione.
Se così fosse, come io ritengo, è assolutamente ultroneo
l'ultimo periodo del comma 5 perchè non serve assolutamente a
nulla.
Comunque, adesso sentiamo il Governo rispetto a tutte le
osservazioni che sono state formulate e poi mettiamo in votazione
gli emendamenti.
Comunico intanto che l'emendamento 5.7 è stato ritirato
perchè sostituito dal 5.7 bis e che l'emendamento 77.2 è stato
ritirato dall'onorevole Oddo, così come sono stati ritirati gli
emendamenti 5.2 e 5.1.
Nel caso in cui fosse approvato l'emendamento 5.7 bis,
verrebbe considerato assorbito l'emendamento 5.3.
PAGANO, assessore per il bilancio. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, in questo momento non so se dire che mi cadono le
braccia ovvero sorridere, perchè se una norma si fa è perchè si
fa, se non si fa perchè non si fa, ritiriamo l'emendamento perchè
abbiamo voglia di discutere con tutti, non soltanto con la
maggioranza ma anche con l'opposizione cercando di recuperare
risorse e soprattutto energie e contributo. Non capisco perchè
questa cosa anziché essere accettata come una normale dialettica
costruttiva, viene vista in termini negativi.
Purtroppo, a questo punto, devo dire che mi cadono le
braccia ma, si dice che in politica deve stare anche questo, ne
prendo atto.
Quello che abbiamo voluto fare con il comma 3 è una
convenzione, e come tutte le convenzioni possono essere scritte a
uso e consumo di quelle che sono le esigenze di una delle parti
e, nel caso specifico, è chiaro che nel momento in cui le risorse
finanziarie saranno messe a disposizione dell'assessore
competente, in questo caso quello alla presidenza, l'assessore
nel coacervo delle risorse finanziarie a disposizione, andrà a
chiudere le contrattazioni, quindi cosa c'è di strano? Non riesco
proprio a capirlo ne, tanto meno, ci dobbiamo scandalizzare del
comma 2, lo avete difeso. Stiamo parlando di nuove assunzioni.
Ed è chiaro che questa regione, in applicazione al principio
di sussidiarietà che tutti sbandierano, a parole, però, nei
fatti, nessuno fa, non vuole più fare nulla, perché in questi
decenni ogni volta che ha messo mano la regione, ha perso soldi
ed energie.
Noi vogliamo affidarlo a chi è bravo a fare questo. L'ente
che ci dà più affidamento è l'ente statale per eccellenza, si
chiama INPDAP e la vogliamo fare con loro . Cosa c'è di male in
tutto questo non riesco a capirlo. Se poi volete fare
filibustering, se volete perdere tempo, quello rientra nei vostri
diritti ed è giusto che questo accada.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 5.7 bis del
Governo.
Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
CRISAFULLI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Speziale, Ferro,
Raiti, Gurrieri, Panarello, Crisafulli e Cracolici)
PRESIDENTE. La richiesta di scrutinio segreto è appoggiata a
termini di Regolamento. Chiarisco il significato del voto: chi
vota verde vota a favore dell'emendamento, chi vota rosso vota
contro, chi vota bianco si astiene.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti ....... 76
Maggioranza .............. 39
Favorevoli ............... 53
Contrari ................. 23
Astenuti/o................ 0
(E' approvato)
Pertanto, l'emendamento 5.3 è assorbito.
Gli emendamenti 5.4 e 5.5 sono superati.
Pongo in votazione l'emendamento 77.1 a firma del Governo.
CRISAFULLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
chiesto insieme ai miei colleghi che l'emendamento del Governo il
5.7 bis fosse votato per appello nominale perchè vorrei fosse
evidente a tutti che votando quell'emendamento i colleghi hanno
scelto di caricare la ragione, onorevole D'Antoni, di ulteriori
oneri per il pagamento delle pensioni.
I dipendenti delle Camere di commercio hanno un fondo
separato presso i loro istituti, scegliendo noi di autorizzare
per la convenzione, abbiamo fatto cosa saggia, caricandoci
l'incombenza di far fronte alla convenzione.
Per cui abbiamo fatto un'operazione, che tanto per cambiare,
comporta un aggravio degli oneri, ma mi auguro che questo
comunque serva a chiarire il fatto che i dipendenti delle Camere
di commercio e i dipendenti del consorzio industriale sono nei
fatti personale beneficiato dall'articolo 39 della legge 10
in quanto dipendenti di enti sottoposti a potere di vigilanza
della Regione, così come recita la normativa stessa.
Ed è proprio per questo che ritengo, a questo punto,
doveroso che i colleghi prendano in esame l'ipotesi del voto
favorevole all'emendamento 77.1 che sostanzialmente recita: che
fermo restando quanto già determinato, sarebbe giusto che il
personale comunque fosse messo in condizione di andare in
pensione salvo il fatto che l'eventuale liquidazione gli sarà
data fra due anni o tre anni, a richiesta del personale
dipendente.
Questo consentirebbe di attenuare il conflitto fra il
Parlamento che sta per legiferare e il personale che si vede
tolto un diritto sancito da una normativa entrata in vigore
neanche un anno e mezzo fa, al punto che ancora ora siamo qui a
fare i conti di quanti hanno beneficiato dell'articolo.
C'è un contigente che per intero è andato, un altro che c'è
andato per il 90 per cento e avremmo fatto un dispositivo che
serve a bloccare solamente un gruppo di persone ed a rinviarle di
altri sei mesi.
Pertanto, mi permetto di chiedere al Governo che venga
accettato questo emendamento per consentire di favorire un
processo di alleggerimento che deve essere però accompagnato dal
necessario trasferimento di funzioni, compiti e risorse dalla
Regione agli Enti locali. Se alleggeriremo il personale e non ci
alleggeriamo di compiti e funzioni alla fine saremo costretti ad
usare altro personale comunque al fine di poter garantire il
funzionamento dell'amministrazione.
La legge 10, invece, voleva che le due cose andassero di
pari passo, per cui io sono perchè questo emendamento venga
accolto, con la raccomandazione del Governo di fare funzionare
questo Ufficio speciale che serve a decentrare i compiti e le
funzioni a Comuni e Province in modo tale che da subito possa
essere alleggerito il compito del Governo della Regione.
VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DELL'EMENDAMENTO 77.1
SPEZIALE. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Ferro, Raiti,
Gurrieri, Panarello, Crisafulli e Cracolici)
PRESIDENTE. Essendo la richiesta di scrutinio segreto
appoggiata a termini di Regolamento, indìco la votazione
dell'emendamento 77.1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti ....... 72
Maggioranza .............. 37
Favorevoli ............... 21
Contrari ................. 50
Astenuti/o................ 1
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 5.4 che è soppressivo del comma 6.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della commissione?
CROCE, Presidente della commissione e relatore. Contrario a
maggioranza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 72.2 dell'onorevole Oddo.
ODDO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 77.3, dell'onorevole Oddo. Il
parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della commissione?
CROCE, Presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
L'emendamento 75.5 è stato ritirato.
Si passa all'emendamento 77.10 a firma dell'onorevole
Genovese.
CRISAFULLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
l'emendamento secondo me - per usare un termine strano - è
ultroneo perché il dispositivo della legge 10 recita che la legge
si applica ai dipendenti regionali e ai dipendenti di enti
sottoposti a tutela e a vigilanza della Regione. Dire che si è
contrari significa ...
CUFFARO, Presidente della Regione. Contrari all'approvazione
perché c'è già nella legge.
CRISAFULLI. Signor Presidente, non vorrei si creasse un
precedente secondo cui non averlo inserito comporta - secondo
l'interpretazione degli uffici - escludere dal beneficio della
legge il personale degli enti sottoposti a tutela e a vigilanza
della Regione. Se è chiara questa interpretazione, il Presidente
dovrebbe dare atto che questa è l'interpretazione, e il collega
allora lo può ritirare.
CUFFARO, Presidente della Regione. Se l'onorevole Genovese
lo ritira agevola i lavori. Se non lo ritira noi lo bocciamo
perché tanto nella legge c'è e rimane.
GENOVESE. Ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 77.11 a firma dell'onorevole
Genovese.
CRISAFULLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, voglio invitare l'onorevole
Genovese a ritirare l'emendamento perchè sono d'accordo con la
posizione del Governo. Non bisogna fare normative nelle more
dell'ARAN, bisogna insediare l'ARAN e dargli le funzioni previste
dalla legge.
GENOVESE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Comunico che
l'emendamento 5.6 è stato assorbito dall'emendamento 5.7 bis.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Colgo l'occasione per dichiarare il mio voto
contrario sul complesso dell'articolo 5, però vorrei un
chiarimento dal Governo. Esattamente il quesito che avrei posto
se ne avessi avuto la possibilità un minuto fa: quali sono i
motivi, signor Presidente della Regione, per cui l'ARAN continua
a non essere insediata, sapendo che ha una funzione fondamentale
ormai in tutta la materia che riguarda la burocrazia regionale e
la pubblica amministrazione. Ciò era anche uno degli elementi
qualificanti della riforma, non sappiamo e vorremmo capire perchè
non si insedia, quali sono i tempi e qual è la volontà del
Governo.
CUFFARO, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, Presidente della Regione. Vorrei rassicurare
l'onorevole Forgione che il Governo ha intenzione di insediare
l'ARAN, abbiamo avuto un po' di lavoro da fare, abbiamo preferito
prima fare le cose più urgenti ed importanti, tra le altre cose
con questa norma credo che chi andrà a presiedere l'ARAN avrà
argomento di più attualità per potere svolgere il lavoro per cui
è stata ideata e dovrà fare. Abbiamo preferito prima normare, poi
l'ARAN farà il lavoro che deve fare.
TUMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, avrei gradito, onorevole assessore
per il bilancio che lei avesse chiarito il senso del comma 4 di
questo articolo 5 e soprattutto quali sono queste iniziative
finanziarie che vuole porre in essere per finanziare il comma 3.
A prescindere da questo, spero che lei cortesemente vorrà
fornire queste informazioni.
E' oggettivamente necessario, cari colleghi, votare contro
l'approvazione di questo articolo 5, ma non perchè esso va male o
bene, ma perchè esso abbisogna di essere approfondito,
puntualizzato per evitare che domani mattina si inneschino una
serie infinita di fatti che possono determinare una paralisi
ancora più grande di quella che oggi è presente negli uffici
dell'Amministrazione regionale.
E' un fatto non di parte quello che io sostengo, è un
accorato appello per evitare che della Regione si dica che non
solo è stata una palude, ma che è una palude e lo sarà ancora di
più. E questo lo dico a nome del Gruppo della Margherita -
Democrazia e Libertà.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io voterò
contro questo emendamento e solleciterei una riflessione attenta
a tutti i colleghi deputati perchè come è stato già
abbondantemente chiarito nel corso della discussione con
l'approvazione di questo articolo si rischia di determinare una
situazione molto seria che incrina una prassi consolidata per
quanto riguarda i rapporti tra l'Esecutivo ed i rappresentanti
dei lavoratori.
E, per altro verso, si codifica una situazione di aggravio
per le casse della Regione molto seria sulla quale sarebbe molto
utile che la Corte dei Conti dicesse una parola definitiva,
perché quanto denunciato qui dall'onorevole Crisafulli, e non
smentito da parte del Governo, è molto grave e determina una
condizione, lo vorrei ricordare al presidente Cuffaro ed
all'assessore Pagano, di ulteriore divaricazione tra i dipendenti
regionali e gli altri dipendenti pubblici che operano in Sicilia,
da quegli degli enti locali a quelli statali.
A codificare anche attraverso questa approvazione di oggi,
una situazione, quindi, di questo tipo è cosa molto seria e molto
grave, senza dimenticare che ripensare a tutta la materia, non
legare la questione dei prepensionamenti allo spirito della legge
n. 10, alimenta l'idea che in questa Regione non ci può essere,
neanche in prospettiva, una riforma seria nel rapporto tra la
Regione e gli enti locali.
Proprio per questo motivo, io direi al presidente Cuffaro,
proprio perché lui ha avuto la sincerità di ammettere che il
contratto ultimo è stato condizionato dal clima pre-elettorale,
che sarebbe più logico e più trasparente e meno pasticciato,
mettere in discussione i due punti del contratto che riguardano
l'indennità di mandato e, per altro verso, la questione della
progressione automatica di carriera.
Aprire, su questo punto, una trattativa franca con le
organizzazioni sindacali, sulla base di quelle che sono esigenze
inderogabili della Regione, ed arrivare così ad una nuova
formulazione che tenga conto degli obiettivi che la Regione si
vuole dare, e rispetto al quale non ci può essere sindacato
responsabile che non possa concorrervi in maniera positiva, senza
stralciare diritti fondamentali dei dipendenti regionali.
Per tutte queste considerazioni, io ritengo che questo
articolo debba essere respinto.
VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DELL'EMENDAMENTO 77.10
FERRO. Chiedo la votazione segreta sull'emendamento 77.10.
CUFFARO, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, Presidente della Regione. Mi meraviglio, perché fino
ad adesso le sinistre hanno chiesto il voto nominale palese
perché volevano capire chi era pro e chi era contro.
Ci meraviglia che adesso chiedano il voto segreto, non mi
meraviglia che ci sia molta assunzione di responsabilità. Quindi,
per quel che mi riguarda, vorrei che rivedessero questa loro
posizione che non mi pare molto in sintonia con le due
precedenti.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il comma 6 dell'articolo 127
del nostro Regolamento così recita: "Nel corso delle diverse
domande, quella per lo scrutinio segreto prevale su quella per
scrutinio nominale; quella per scrutinio nominale prevale su
tutte le altre. Quindi quella per scrutinio palese prevale anche
su quella ...
(Proteste dai banchi della sinistra)
Onorevoli colleghi, lasciatemi terminare. Ho detto che
quella per scrutinio segreto prevale su tutte, prevalendo anche
su quella per scrutinio nominale.
VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO
PRESIDENTE. Indìco la votazione finale per scrutinio segreto
sull'articolo 5.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(seguono le operazioni di voto)
Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti ....... 77
Maggioranza .............. 39
Favorevoli ............... 46
Contrari ................. 30
Astenuto ................. 1
(L'Assemblea approva)
Si passa all'esame dell'articolo 6. Ne do lettura:
"Art. 6.
Tributo ambientale
1. L'articolo 5 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6
è sostituito dal seguente:
'1. Allo scopo di finanziare investimenti finalizzati a
ridurre e prevenire il potenziale danno ambientale derivante
dalle condotte installate sul territorio della Regione
siciliana, nei quali è contenuto il gas metano, è istituito
un tributo ambientale il cui gettito è destinato a finanziare
iniziative volte alla salvaguardia, alla tutela e al
miglioramento della qualità dell'ambiente con particolare
riguardo alle aree interessate dalla presenza di tali
condotte.
2. Il tributo trova applicazione a decorrere dal primo
giorno del mese successivo a quello in cui entra in vigore la
presente legge.
3. Per l'anno 2002 il gettito è valutato in 123.949
migliaia di euro. Presupposto del tributo è la proprietà dei
gasdotti, nei quali è contenuto il gas, ricadenti nel
territorio della Regione siciliana.
4. I soggetti passivi del tributo sono i proprietari dei
gasdotti con condotte classificabili di prima specie di cui
al comma 3 che effettuano almeno una delle seguenti attività:
trasporto, distribuzione, vendita, acquisto.
5. Ai fini del tributo di cui ai precedenti commi per
gasdotto si intende l'insieme di tubi, curve, raccordi,
valvole ed altri pezzi speciali uniti tra loro per il
trasporto e la distribuzione del gas naturale.
6. La base imponibile è costituita dal volume dei
gasdotti, misurato in metri cubi, classificabili in condotte
di 1 specie, ai sensi del decreto ministeriale 24 novembre
1984, recante norme di regolamentazione, ai fini della
sicurezza, degli impianti di trasporto e di distribuzione di
gas naturale a mezzo di condotte.
7. Il tributo è determinato per periodo di imposta
annuale sulla base imponibile di cui al comma 6.
8. La misura del tributo è stabilita con apposita legge
della Regione siciliana da emanarsi entro il 31 dicembre di
ogni anno. Qualora entro il suddetto termine non venga
stabilita una nuova misura si intende prorogata quella
dell'anno precedente aumentata dell'indice ISTAT dei prezzi
al consumo calcolato al 31 dicembre dell'anno che
immediatamente precede quello di imposizione. Per l'anno
2002 il tributo è determinato nella misura di 153 euro per
metro cubo di gasdotto.
9. Per i tratti di gasdotto ricadenti su suolo privato la
misura di cui al comma 8 è ridotta del 10 per cento.
10. Il tributo è dovuto dai soggetti passivi di cui al
comma 4 per anno solare proporzionalmente ai mesi dell'anno
nei quali si è protratta la proprietà; a tal fine il mese
durante il quale la proprietà si è protratta per almeno
quindici giorni è computato per intero. Limitatamente al
mese di febbraio negli anni solari non bisestili, nel
particolare caso in cui la proprietà sia stata per soli
quattordici giorni, è tenuto a corrispondere il tributo per
l'intero mese il soggetto divenuto proprietario del gasdotto
a partire dal giorno quindici.
11. Il versamento del tributo deve essere effettuato
direttamente alle casse regionali entro la fine di ciascun
mese in rate mensili, ciascuna pari ad 1/n del tributo dovuto
per l'anno solare in corso, intendendo per 'n' il numero di
mesi di effettiva proprietà nel corso dell'anno solare di
imposizione. Le somme devono essere arrotondate all'euro
intero per eccesso per frazioni di euro non inferiori ai
cinquanta centesimi o per difetto per frazioni di euro
inferiori ai cinquanta centesimi.
12. I soggetti passivi del tributo devono presentare una
dichiarazione annuale, contenente gli elementi necessari a
quantificare l'importo dovuto, entro la fine del mese di
febbraio dell'anno successivo. Qualora, entro lo stesso
termine non venga presentata una nuova dichiarazione, la
stessa si intende prorogata per l'anno successivo.
13. I soggetti passivi che nel corso dell'anno non sono
più proprietari di gasdotti devono presentare apposita
dichiarazione di cessazione entro lo stesso termine di cui al
comma 12. In caso di mancata presentazione della stessa il
tributo è dovuto per l'intero anno solare, mentre non è
dovuto per gli anni successivi qualora il contribuente
dimostri debitamente di non essere più soggetto passivo.
14. Con decreto del dirigente generale del Dipartimento
regionale finanze e credito, da emanarsi entro quindici
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
sono fissate le modalità di versamento del tributo alle casse
regionali. Con successivo decreto del dirigente generale del
Dipartimento regionale finanze e credito di concerto con il
dirigente generale del Dipartimento regionale industria, da
emanarsi entro il 31 dicembre 2002, è approvato il modello
della dichiarazione annuale nonchè le modalità di
presentazione della stessa.
15. L'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze
controlla le dichiarazioni presentate, verifica i versamenti
eseguiti e, sulla base dei dati ed elementi direttamente
desumibili dalle dichiarazioni stesse, provvede anche a
correggere gli errori materiali e di calcolo e liquida il
tributo. L'Assessorato emette avviso di liquidazione con
l'indicazione dei criteri adottati, dell'imposta o maggiore
imposta dovuta nonchè delle sanzioni e degli interessi.
L'avviso deve essere notificato al contribuente, a pena di
decadenza, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a
quello in cui è stata presentata la dichiarazione ovvero, per
gli anni in cui questa non doveva essere presentata, a quello
nel corso del quale è stato o doveva essere eseguito il
versamento della imposta.
16. L'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze
provvede all'accertamento in rettifica delle dichiarazioni
nel caso di infedeltà ovvero all'accertamento d'ufficio nel
caso di omessa presentazione. A tal fine emette avviso di
accertamento motivato recante anche la liquidazione
dell'imposta o della maggiore imposta dovuta nonchè delle
sanzioni e degli interessi. L'avviso deve essere notificato
al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre
del terzo anno successivo a quello in cui è stata presentata
la dichiarazione, ovvero, nel caso di omessa presentazione,
entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in
cui la dichiarazione si sarebbe dovuta presentare.
17. Ai fini dell'esercizio dell'attività di liquidazione
e accertamento l'Assessorato regionale del bilancio e delle
finanze può invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a
esibire o trasmettere atti e documenti; inviare ai
contribuenti questionari relativi a dati e notizie di
carattere specifico, con invito a restituirli compilati e
firmati; richiedere dati, notizie ed elementi rilevanti nei
confronti dei singoli contribuenti agli uffici pubblici
competenti nonchè effettuare ispezioni avvalendosi di tecnici
dell'Amministrazione regionale.
18. La notifica dell'avviso di liquidazione nonchè
dell'avviso di accertamento può essere effettuata anche a
mezzo del servizio postale mediante raccomandata con avviso
di ricevimento.
19. Le somme liquidate dall'Assessorato regionale del
bilancio e delle finanze per imposta, sanzioni ed interessi,
se non versate, con le modalità di cui al comma 14, entro il
termine di novanta giorni dalla notificazione dell'avviso di
liquidazione o dell'avviso di accertamento, sono riscosse,
salvo che sia stato emesso provvedimento di sospensione,
coattivamente mediante ruolo secondo le disposizioni di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 602 e successive modifiche e integrazioni, nonchè ai sensi
del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46. Il ruolo
deve essere formato e reso esecutivo non oltre il 31 dicembre
del secondo anno successivo a quello in cui l'avviso di
liquidazione o l'avviso di accertamento sono stati notificati
al contribuente, ovvero, in caso di sospensione della
riscossione, non oltre il 31 dicembre dell'anno successivo a
quello di scadenza del periodo di sospensione.
20. Il contribuente può richiedere all'Assessorato del
bilancio e delle finanze il rimborso delle somme versate e
non dovute, entro il termine di tre anni dal giorno
dell'avvenuto pagamento ovvero da quello in cui è stato
definitivamente accertato il diritto al rimborso. Sulle
somme dovute al contribuente spettano gli interessi legali
sino alla data di ordinativo di pagamento.
21. In caso di mancato versamento, in tutto o in parte, o
tardivo versamento di ogni singola rata entro i termini di
cui al comma 11 si applica la sanzione amministrativa del
30 per cento dell'importo non versato o tardivamente versato.
22. Per l'omessa presentazione della dichiarazione si
applica la sanzione amministrativa dal cento al duecento per
cento dell'imposta dovuta.
23. Se la dichiarazione è infedele si applica la sanzione
amministrativa dal cinquanta al cento per cento della
maggiore imposta dovuta.
24. Le sanzioni indicate ai commi 22 e 23 sono ridotte a
un quarto se, entro il termine per ricorrere alle commissioni
tributarie, interviene adesione del contribuente con il
pagamento del tributo, se dovuto, della sanzione e degli
interessi.
25. In materia di sanzioni per quanto non previsto dal
presente articolo trovano applicazione le norme contenute nel
decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 e successive
modifiche ed integrazioni che disciplinano il sistema
sanzionatorio in materia tributaria.
26. Sulle somme dovute a titolo di tributo si applicano
gli interessi al tasso legale.
27. Le controversie sono attribuite alla giurisdizione
delle Commissioni tributarie ai sensi dell'articolo 2, comma
1, lettera i) del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n.
546.'"
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Panarello, Oddo e Cracolici: emendamento 6.1;
- dall'onorevole Papania: emendamenti 6.6, 6.5 e 6.4;
- dall'onorevole Liotta: emendamento 6.7;
- dagli onorevoli Giannopolo e Speziale: emendamenti 6.8 e 6.9;
- dagli onorevoli Speziale e Capodicasa: emendamenti 6.10 e
6.11;
- dagli onorevoli Raiti, Morinello, Ferro e Vitrano:
emendamento 6.2;
- dagli onorevoli Papania, Spampinato e Manzullo: emendamento
6.3.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, durante l'intervento
dell'onorevole Speziale, i colleghi che vorranno iscriversi
potranno farlo; a conclusione del suo intervento verranno
dichiarate chiuse le iscrizioni a parlare.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Speziale.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo su
questo articolo, che è stato presentato dal Governo in
Commissione e sulla stampa, come uno degli articoli più
importanti della sua manovra finanziaria. Il Governo, come
sapete, ha introdotto una tassa sull'uso del metano in Sicilia.
Mi permetto di fare osservare, onorevole presidente della
Regione e onorevole assessore al Bilancio, che introdurre questa
tassa, determinerà condizioni che finiranno con lo svilire la
funzione strategica della nostra Regione in materia di sviluppo
energetico che nel corso degli ultimi venti anni si era
conquistata.
Alla fine della metà degli anni '70 ci fu una corretta
intuizione della classe dirigente di allora. Si pose il problema
di come avremmo dovuto avere un rapporto con i paesi produttori
di gas metano.
In quel momento, lo scenario internazionale presentava due
elementi. Il primo: la condizione dei paesi della penisola
iberica che ancora era caratterizzata dalla presenza di Franco.
Il secondo: la condizione dei paesi balcanici che era
caratterizzata da una forte presenza dei regimi comunisti.
Questo indusse la possibilità che il nostro paese costruisse un
rapporto positivo con i paesi produttori di metano. La Sicilia e
l'Italia diventarono il luogo nel quale si poteva trasformare
questa risorsa preziosa e straordinaria.
Si iniziò la costruzione del metanodotto Algeria-Sicilia e
ciò costituì per la Regione un grande fatto di civiltà. Si avviò
nel nostro Paese il processo di metanizzazione delle grandi città
e dei centri medi.
Adesso questo progetto si sta completando, anche i piccoli e
medi centri della Sicilia vengono metanizzati.
Attraverso quell'intuizione ci fu un grande processo di
civilizzazione reale e questo comportò l'esigenza di un raddoppio
del metanodotto Algeria-Sicilia.
L'Italia e la Sicilia, cioè, giocavano sul fronte delle
risorse energetiche una funzione ed oggi svolgono una funzione di
carattere internazionale.
Sulla base delle politiche portate avanti, onorevole
presidente della Regione, onorevole assessore Pagano, si è
instaurato il rapporto che esiste tra il nostro Paese e la Libia;
fra qualche anno in Sicilia, nella provincia di Caltanissetta, a
Gela in particolare, avremo il metanodotto Libia-Sicilia che
permetterà alla nostra regione di avere a disposizione milioni e
milioni di metri cubi della risorsa metano.
Il punto centrale é - ed ecco perché voi fate una politica
sciagurata - non capire che tassare il metano ed il metanodotto
possiamo farlo noi, ma anche tutte le altre Regioni rischia di
far perdere il ruolo strategico internazionale che la Sicilia si
é conquistata, perché nel frattempo é intervenuta una doppia
mutazione a livello internazionale: nei paesi iberici c'é una
situazione s; quel paese é avviato alla democrazia e si sta
candidando a diventare luogo di passaggio per il trasporto del
metano. Nei paesi balcanici c'é un processo di stabilizzazione e
il metano potrà raggiungere l'Europa proprio attraverso quei
paesi.
Non vi rendete conto che con queste misure rischiate di
lasciare fuori l'Italia, dall'utilizzo di una risorsa così
importante?
Dobbiamo creare condizioni di convenienza per l'utilizzo di
quella risorsa, invece, voi determinate una condizione di
svantaggio, attraverso la tassazione, con il rischio che il
nostro Paese rimanga escluso dai rapporti internazionali.
Io mi domando e lo domando ai miei colleghi: ma é
immaginabile? Noi avremmo dovuto fare qui norme di incentivazione
per l'uso del metano
Mi rendo conto che lei ha da incamerare soltanto 200
miliardi e basta e non si pone il problema che questo rischia di
tagliarci fuori dal mercato internazionale.
La seconda questione riguardava non solo l'uso del metano ai
fini energetici ed eco-compatibili. In questi giorni abbiamo
assistito nella nostra Regione alla vicenda dell'utilizzo del
Pet-coke per la produzione di energia elettrica; il metano può
essere una grande risorsa di utilizzo per la produzione pulita di
energia elettrica e di sviluppo eco-compatibile.
Nello stesso tempo il metano può essere utilizzato dalle
nostre industrie, può essere utilizzato nelle nostre serre, nelle
nostre campagne se noi però incentiviamo l'uso del metano, se
permettiamo di abbattere i costi dell'uso del metano non solo per
uso civile (questo è disciplinato da delibere del Cipe) ma anche
per uso agricolo e per uso industriale.
Un paese misura il suo grado di civiltà e di competitività
soltanto se riesce ad utilizzare questa risorsa.
La scommessa in Europa è su chi utilizza meglio questa
risorsa. La Spagna sta facendo accordi con i Paesi mediterranei
perché diventa lì il luogo di trasporto, perché la Spagna vuole
determinate condizioni per il trasporto di metanodotti che devono
collegarsi verso la Francia ed il centro Europa. La stessa cosa
si appresteranno a fare i Paesi balcanici e voi quindi vi
assumete la responsabilità di tagliare la Sicilia rispetto a
questa prospettiva? Nel momento in cui i grandi gruppi
internazionali vogliono venire qui ed utilizzare la Sicilia come
luogo di trasporto, scoraggiate l'investimento in Sicilia e fate
una norma vessatoria, che non aiuta, soltanto per fare cassa, una
norma che ancora una volta, come dicevo ieri per altri settori,
rischia di comprimere lo sviluppo.
Onorevole Assessore ed onorevole Presidente della Regione,
quando noi immaginiamo la nostra Regione, immaginiamo la Regione
siciliana che per esempio nel settore agricolo possa utilizzare
il metano e che le nostre produzioni agricole possano competere
attraverso l'uso del metano con le altre produzioni europee. Mi
dispiace che qui non c'è l'amico Incardona che sa come in quella
zona, si sia sviluppata una richiesta per metanizzare le
campagne.
La stessa cosa stanno facendo i piccoli artigiani, le medie
imprese che vogliono utilizzare la risorsa energetica del metano
come una risorsa che noi dobbiamo offrire a basso costo per
favorire i processi di sviluppo eco-compatibili ed invece il
Governo pensa di tassarla e di scoraggiare l'uso del metano.
Noi abbiamo accompagnato norme aggiuntive che volevano
incentivare l'uso del metano, avevamo pensato nel corso della
finanziaria a proporre, non solo attraverso le giornate
ecologiche, ma la riconversione delle macchine, nel parco
macchine della Sicilia, a metano, a Gpl, con l'utilizzazione del
metano, in modo tale che tutto si renda compatibile con
l'ambiente in Sicilia. Avevamo pensato cioè di fare una politica
di incentivo sull'uso del metano.
Una politica di incentivo sull'uso del metano presuppone un
abbattimento dei costi; il Governo invece tende ad incrementare i
costi.
Noi riteniamo che questo balzello è un balzello inutile, non
solo è inutile in sé, è inutile perché induce una compressione
delle occasioni di sviluppo eco-compatibili; sono queste le
ragioni per cui noi ci opponiamo ed abbiamo proposto la
soppressione di questo articolo, onorevole Assessore e onorevole
Presidente della Regione.
Noi non possiamo tollerare che non ci sia un disegno
strategico sulla Sicilia e sul suo sviluppo. Si interviene
sull'uso dell'energia, si comprimono gli interventi a sostegno
degli artigianati, si tagliano i sostegni alle imprese per nuova
occupazione, si taglia il credito d'imposta. Ma insomma, che
Sicilia volete costruire, quale Sicilia volete dare alle
generazioni future, voi che avete avuto un consenso così ampio,
da parte di questi settori che oggi state profondamente
deludendo? Attraverso questo emendamento rischiate di attuare,
una compressione delle occasioni, delle possibilità di sviluppo,
lasciate fuori la Sicilia ed il Paese dalla grande possibilità di
essere quel ponte, anche attraverso il metano, tra i Paesi
mediterranei e il centro dell'Europa.
Rischiate di tagliare fuori la Sicilia e l'Italia, perché
ovviamente, gli investitori preferiranno oltrepassare il
Mediterraneo attraverso Paesi iberici.
Sono queste le ragioni che noi rimettiamo alla valutazione
di tutti i colleghi parlamentari. Non li rimettiamo alla
valutazione del Governo perché il Governo ha dimostrato assoluta
insensibilità, assoluta ignoranza sulle questioni che noi
affrontiamo. Il Governo ha soltanto un problema: far quadrare
comunque i conti, senza rendersi conto dei riflessi che la
quadratura dei conti in questo caso comporta per l'economia di
questa Regione.
Mi auguro che l'Aula saprà reagire indicando al Governo che
questa é una strada sbagliata, una strada che non può essere
percorsa perché non aiuta la crescita della nostra Regione.
RAITI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo ad
esplicitare il motivo per il quale non posso essere assolutamente
d'accordo con questo articolo di legge e, a conferma, dichiaro di
sottoscrivere l'emendamento 6.1 che prevede la soppressione di
quest'articolo.
Parto da uno slogan televisivo che i Governi nazionali ci
hanno mandato in onda su tutte le emittenti locali da una decina
di anni a questa parte: "Il metano ti da una mano". Energia
pulita, incentivazione al massimo di questo tipo di combustibile.
Adesso noi, in Sicilia, stiamo stravolgendo tutta la politica
sulle risorse energetiche fatta dai governi che si sono succeduti
da dieci anni a questa parte, di centro, di destra o di sinistra,
con la famosa "tassa sul tubo", così l'ha definita l'assessore
Pagano.
Il degrado ambientale del nostro Pianeta, è elevato; il buco
dell'ozono, i problemi che ci assillano quotidianamente,
l'inquinamento, la tragica impossibilità di muoversi nelle nostre
città. Fino a qualche mese fa, ricorderete certamente, a Milano
non si poteva circolare; in alcune città si circola a targhe
alterne, lo sforzo delle industrie é di fare in modo di
introdurre combustibili diversi dal petrolio e uno di questi é
appunto il combustibile metano, tant'é che le industrie
automobilistiche stanno mettendo in produzione e in vendita, sul
circuito nazionale, autoveicoli che già sono alimentati
esclusivamente a metano.
Tutti ci siamo resi conto che il metano é un combustibile
pulito che va nella direzione della tutela ambientale, che non
crea scorie che producono tumori.
Ebbene, adesso in Sicilia vogliamo mettere una tassa che va
nella direzione opposta solo per recuperare un gettito che, poi,
non è quantificato. Infatti, l'articolo in questione non ci dice
quale gettito produrrà. A fronte, quindi, di un gettito
discutibile o, comunque, ipotetico, noi stiamo sovvertendo i
principi e le scelte politiche dell'intero Pianeta.
L'opportunità di questo balzello credo sia assolutamente
discutibile.
Perché, se si vuole recuperare gettito, non si tassa il
petrolio che viene raffinato in Sicilia così come tra l'altro
aveva diligentemente sostenuto l'onorevole Incardona in sede di
Commissione bilancio?
In questo caso applicheremmo una tassa che va nella
direzione di recuperare un gettito certo, perchè sappiamo quante
migliaia di litri di petrolio vengono raffinate in Sicilia. In
questo modo applicheremmo lo Statuto siciliano che ci consente di
adottare questo tipo di tassa.
Avremmo un gettito certo e su un combustibile che inquina.
Tra l'altro, sappiamo tutti che quando applichiamo un tributo
l'imprenditore trasferisce gli oneri del tributo sul consumatore.
Qualora applicassimo una tassa di questo genere sul
petrolio, il tributo sarà applicato, caso mai, sull'aumento dei
prodotti petroliferi, sulla benzina e sul gasolio che sarà
consumato su tutto il territorio nazionale e, quindi, gli oneri
riflessi dell'applicazione del tributo non ricadranno sui
siciliani; anzi, questo tributo ci consentirà, quanto meno, di
risanare lo scempio che è stato fatto dagli impianti
petrolchimici in Sicilia.
Da 50 anni a questa parte senza pagare una lira coloro che
gestiscono gli impianti petrolchimici hanno devastato il
territorio, ci stanno lasciando coste deserte, ci stanno
lasciando paesi, come nella zona del Siracusano, Priolo, Melilli,
di Patti o di Milazzo o di Gela in cui il tasso dei tumori, di
leucemia e di quanto altro è elevatissimo e noi non applichiamo a
questi soggetti un tributo che potrebbe darci risultati certi che
potrebbe quanto meno cercare di risanarci dal punto di vista
ambientale e che certamente non influisce sulla possibilità di
fare una scelta sull'energia pulita qual è quella del metano.
E allora perchè non applicare la tassa sugli elettrodotti?
Anche quelli producono onde elettromagnetiche che molto
probabilmente producono tumori.
Perchè applicare allora una tassa solo su quell'energia che
sappiamo essere pulita?
E' una norma assolutamente contraddittoria ed inspiegabile.
Come andremmo a spiegare a tutti i cittadini di questa Isola e a
tutti i comuni che hanno fatto sovvenzioni per fornire metano
alle comunità da loro amministrate una tassa che ricade
soprattutto sui cittadini?
E' una cosa assolutamente contraddittoria.
Come spiegheremo a coloro i quali hanno le serre a Ragusa o
in tutte le province della Sicilia che vogliono passare a serre
"a caldo" utilizzando il metano che devono pagare ulteriori
tasse?
E' un balzello assolutamente inammissibile che ci pone fuori
dall'Europa, che ci pone fuori dal mercato e che non raggiunge le
finalità per i quali il Governo l'ha promosso.
Per tutti questi motivi, ritengo che il Governo debba
ritirare l'articolo 6 e se questo non farà, mi appello alla
sensibilità di tutti i parlamentari affinchè il "tributo sul
tubo" non passi.
Per favore riflettiamoci seriamente.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi ha fatto
piacere che l'onorevole Speziale nel suo intervento abbia fatto
riferimento alla Spagna, non tanto per il paventato pericolo che
i metanodotti possano adesso transitare attraverso la penisola
Iberica alla stregua della Sicilia, ma tanto per il fatto che
vorrei che proprio gli esponenti della Sinistra riflettessero su
quello che è successo in Spagna negli ultimi dieci anni.
Gli spagnoli non hanno assolutamente avuto bisogno dei
metanodotti per capire che dovevano, per esempio, puntare sul
turismo e hanno utilizzato la costa e hanno realizzato gli
alberghi e hanno realizzato i campi da golf, e hanno realizzato
le strade senza mettere tutti quei limiti che la sinistra
storicamente e ha imposto alla Sicilia.
Tutti quei limiti che hanno creato, in nome di un finto
ambientalismo, le grandi riserve che nessuno può utilizzare
perchè i vincoli sono tali e tanti che le nostre riserve vengono
utilizzate per creare incendi nel periodo estivo.
La verità è che avete dimenticato che in questa terra, e io
vi cito Termini Imerese, Milazzo, Priolo, Gela, che è oggi
all'attenzione di tutti, questa terra è stata utilizzata come la
pattumiera per tutto quello che era l'industria altamente
inquinante, dicendo che però creavamo occupazione; sì, forse è
anche vero, ma io credo che c'erano tante altre fonti per creare
la stessa occupazione senza andare a distruggere l'ambiente; cosa
che è stata fatta.
Per la Sicilia la tassa sul metanodotto deve essere un punto
di partenza. Noi dobbiamo cominciare a farci pagare dall'Azienda
Petrolchimica il danno ambientale. Questo è ciò che questo
Governo dovrebbe cominciare a pensare seriamente, perché le
aziende del petrolchimico siciliano stanno distruggendo
l'ambiente in Sicilia, in violazione di una norma che diceva che
l'industria, se era residente nel territorio della Regione
siciliana, avrebbe dovuto pagare le tasse in Sicilia. Cosa che
non avviene perché le loro sedi legali sono fuori dal nostro
territorio e non abbiamo neanche questo gettito fiscale. Allora,
ben venga la tassa sul metanodotto se è l'inizio di un percorso
di tasse che la Sicilia deve pretendere da chi ci sta
distruggendo il territorio.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, ciò che risulta inspiegabile e
poiché si capisce, risulta odioso è il fatto che si scriva in
questo articolo che il tributo trova applicazione sul gasdotto
per ridurre e prevenire il potenziale danno ambientale. Io penso
che il Governo o almeno chi ha concepito questa norma avesse il
dovere di venire a spiegarci l'imminenza di questo danno
ambientale, di venire a spiegare le ragioni di carattere
ambientale supportandole con da indagini di carattere statistico,
scientifico circa la pericolosità dei gasdotti. Non che la
Regione siciliana, anche dentro una logica di riappropriazione di
capacità impositiva, non possa e non debba valutare i danni
ambientali prodotti sul nostro territorio da apparati produttivi,
da sistemi produttivi, da impianti, però questo potrebbe trovare
una giustificazione ed una collocazione legislativa coerente se
fosse un sistema di applicazione di tributi e di tasse studiato
proprio su quei sistemi che danneggiano il nostro ambiente.
Vorrei dire che non c'è solo una conduttura di gas; anzi,
nella graduatoria dei sistemi di potenziale inquinamento
ambientale, è stato stabilito che il gasdotto è all'ultimo posto.
Allora, perché non si comincia con altri sistemi di inquinamento
ambientale?
Qui è stato detto dall'onorevole Raiti, ed è giusto: perchè
non si tassa l'Enel per tutto il sistema di tralicci via aerea?
E, badate bene, che è in corso un braccio di ferro tra
l'Enel, la Regione e i tre Parchi della Sicilia, perchè l'Enel si
rifiuta di interrare i cavi nei parchi e l'Enel sta vincendo
questo braccio di ferro, se è vero, come è vero, che avete
presentato nella finanziaria originale, quella dei 140 articoli,
una norma che deroga all'attraversamento nei parchi e nelle
riserve, per via aerea, dei tralicci dell'Enel, perchè questo
costo dovrebbe caricarselo l'Enel. Con l'Enel, invece, voi siete
molto accondiscendenti.
E perchè non si tassa tutto il sistema di inquinamento
elettromagnetico, che è quello che sta determinando i guasti alla
salute dei cittadini, in modo più emergente, rappresentato dagli
elettrodotti e da tutti gli impianti di telefonia fissa e mobile
in Sicilia? Perchè non si prende in considerazione tutto ciò?
Con l'applicazione del tributo ambientale sul metano,
l'unico effetto che si avrà è quello di comprimere l'utilizzo di
questa risorsa a basso costo, di questa risorsa energetica a
basso costo, rispetto alle altre disponibili, poichè non è andato
avanti nel corso di questi anni un serio programma di sviluppo
delle energie alternative; mi riferisco al sistema geotermico,
al fotovoltaico, al solare, all'eolico e via di seguito. Se si
persegue questo sistema, non c'è dubbio che si arriverà a negare
l'utilizzo o a comprimere l'utilizzo del metano come fattore
energetico principale per ridurre i costi di produzione, per
ridurre anche i costi di consumo della qualità della vita più in
generale, laddove il metano viene utilizzato per fini civili. E,
allora, il Governo ci deve spiegare dov'è, come si giustifica
l'applicazione di un tributo per via del danno ambientale.
Altra questione che voglio porre: in effetti, questo è un
tributo sulla condotta e, quindi, è un tributo sulla posa, sul
diritto di posa. Io vorrei ricordare che sul diritto di posa ci
sono due soggetti: i comuni dentro i centri abitati e i privati.
Non penso che la Regione, concependo la tassa 'sul tubo', viene
anche ad interferire con una titolarità alla riscossione della
stessa tassa da parte di altri soggetti.
Io ho presentato due emendamenti, che sono in subordine a
quello soppressivo, che condivido laddove si dice che il Governo
fughi ogni preoccupazione, ogni sospetto, attraverso una clausola
che dica che, comunque, i soggetti passivi, che sono la SNAM, che
sono i concessionari - perchè sono quelli che acquistano il gas
dalla SNAM e, poi, lo distribuiscono e lo mettono nelle reti
secondarie - non facciano gravare questo aumento di costi
sull'utente finale. Così si sarà dimostrato che l'applicazione di
questo tributo, che dovrebbe ogni anno produrre un gettito di
circa 250 miliardi, non sia di aggravio sulle bollette dei
cittadini.
Ecco, io penso che il Governo, per una questione anche di
serietà, abbia l'obbligo, il dovere morale, oltre che
istituzionale ed amministrativo, di spiegarci correttamente la
portata e la valenza di questa tassa per evitare il danno
ambientale, in che cosa è quantificato questo danno ambientale e
perchè si va a colpire questo ipotetico danno ambientale e non si
vanno a colpire altri danni ambientali acclarati, ampiamente
acclarati sul nostro territorio.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, abbiamo discusso moltissimo, circa due ore e
mezza, in Commissione su questo articolo e tutti gli argomenti
che abbiamo affrontato e addotto a sostegno della nostra tesi di
soppressione dell'articolo non hanno raggiunto lo scopo, nel
senso che il Governo insiste. Ma il Governo insiste non perché
sia convinto della giustezza di questa misura, diciamo della sua
equità, dei suoi effetti di carattere economico-sociale, insiste
perché ha bisogno di far quadrare i conti, ha bisogno di una
entrata, mi pare, di circa 250 miliardi, 125 milioni di euro, che
devono servire in qualche modo a coprire il buco, anche se solo
in via ipotetica.
SPEZIALE. Buco che hanno lasciato loro
CAPODICASA, relatore di minoranza. Che hanno lasciato loro
Ricorderanno i colleghi che questa è una norma ripetuta, già
contenuta nella Finanziaria dello scorso anno con una disciplina
diversa, puntava a far pagare il tributo ambientale alla SNAM,
alla società che è titolare di un contratto con la SONATRAC, in
Algeria, e quindi gestisce l'acquisto ed il trasporto del gas in
Italia. Quell'articolo, come noi all'epoca sottolineammo proprio
da questi banchi, non ottenne alcun risultato effettivo, non una
lira è stata versata per effetto di quella norma nelle casse
della Regione. Non eravamo indovini, avevamo solamente fatto un
ragionamento, che poi si è verificato essere fondato, però nel
frattempo la 'barca sgangherata' del Governo va avanti, il
bilancio, in qualche modo, anche se fittiziamente, in alcune
entrate si chiude e quindi poi si vede, alla fine, con le
variazioni di bilancio.
Adesso il Governo ci riprova e ci riprova con un meccanismo
che, a mio avviso, ha, diversamente rispetto alla norma passata,
due motivi che all'epoca avevamo già sollevato per la prima
norma: uno permane ed è quello di natura giuridica, della
fondatezza giuridica della riscuotibilità a norma di legge di
questo tributo; l'altro è di merito, perché, ove fosse
effettivamente percepito il tributo, così come hanno detto i
colleghi che mi hanno preceduto, dall'onorevole Speziale
all'onorevole Giannopolo, questo è un tributo che automaticamente
si scarica sull'utenza finale. Non è che paghi la SNAM o la
SICILIANA GAS, pagherà la vecchietta che l'Assessore pretendeva
di escludere dal pagamento, nella discussione che abbiamo avuto
in Commissione. E questo è automatico.
L'Assessore provò - perché lui ci prova sempre - a
spiegarci che quel tributo alla Regione siciliana sarebbe stato
pagato dai Calabresi e dai Lombardi; poi fortunatamente non è
più tornato sull'argomento, avendo capito che si tratta di una
cosa che non sta in piedi. E non sta in piedi per diverse
ragioni, perché la procedura per la determinazione del prezzo
del gas non è quella che il Governo ipotizza ma è un'altra, il
prezzo del gas viene determinato dalle società che gestiscono,
acquistano e vendono, poi c'è un controllo a posteriori del CIP,
Comitato Interministeriale Prezzi. E il Cip cosa fa? Stabilisce
delle linee guida, dei criteri che sono un po' il frutto di
parametri che poi vengono fusi e ne escono fuori le linee guida.
A quelle linee guida si devono attenere le società, le quali
ovviamente poi determinano il prezzo e solo se questo è
incongruo, cioè non giustificato, il CIP può intervenire per
contestarne l'illegittimità e, in questo caso, come si sa, è un
aggravio dei costi di acquisto, di trasporto; la tassa che stiamo
mettendo è una tassa di trasporto.
L'onorevole Giannopolo, in modo molto semplice ed opportuno,
vi ha spiegato che è, non dico improprio, ridicolo chiamarla
tributo ambientale, si tratta di una fonte energetica che, fatta
eccezione per l'energia rinnovabile, è considerata, oltre che la
più economica, la più pulita: è metano, equivale al metano,
tant'è che si sta riconvertendo o si presume o si spera di
riconvertire la motorizzazione privata verso il metano, perchè
meno inquinante delle benzine e del gasolio.
Detto questo, il problema qual è? Non è tributo ambientale,
perchè ci vuole qualcuno che spieghi dov'è che inquina il metano,
considerato che nella nostra Regione passa soltanto e passa sotto
traccia, cioè attraverso condotte sotterranee. Io faccio due
obiezioni, onorevole Presidente, onorevole Assessore, che hanno
una rilevanza nella materia: una è quella di merito, l'onorevole
Presidente della Regione nella famosa intervista al Giornale di
Sicilia cambia argomento, non dice più, come diceva l'Assessore,
che la pagheranno i lombardi, dice però che, siccome è
liberalizzato il commercio del gas, i prezzi si bilanceranno
automaticamente.
Veda, è il mercato che lo dice. A parte il fatto che non c'è
nessuna concorrenza, per esempio, nel comune di Agrigento
distribuisce la Siciliana Gas, chi è che concorre con la
Siciliana Gas se ha la gestione di quel servizio? Infatti questa
acquista ad un certo prezzo dalla SNAM e vende al cittadino
utente, il quale è obbligato a fare il contratto con la Siciliana
Gas perché non c'è altra rete metanifera. Infatti il prezzo è
un prezzo amministrato, non liberalizzato come sostiene il
Presidente della Regione.
Sono piccole cose dietro cui si mette il Governo per cercare
di occultare il fatto che sta istituendo una tassa odiosa, perchè
è una tassa ingiustificata; non c'è inquinamento, perchè non
c'entra niente con i contributi ambientali.
La seconda cosa è che io ho seri dubbi sulla
costituzionalità dell'articolo e le dico subito il perchè: con il
referendum del mese di ottobre noi abbiamo riformato il Titolo
quinto della Costituzione, abbiamo realizzato il cosiddetto
federalismo.
CUFFARO, presidente della Regione. No. Decentramento
amministrativo.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Va bene, non dibattiamo su
questo. Bene, all'articolo 6 di questa normativa si modifica
l'articolo 120 della Costituzione e si dice: "L'articolo 120
della Costituzione è sostituito dal seguente: 'La Regione non
può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra
le Regioni'". Lei mi può dire: ma questo non è un dazio. Io le
dico, però, che deve dimostrare che si tratta di tributo
ambientale per non dimostrare che è dazio, perchè in questo caso
non c'è l'inquinamento e l'ha dimostrato l'onorevole Giannopolo;
è più inquinante la rete elettrica dell'Enel con le emissioni di
onde elettromagnetiche che danneggiano - beh, lì c'è un dibattito
anche di carattere medico scientifico, ma in ogni caso i campi
elettromagnetici non fanno di sicuro bene -. L'onorevole
Giannopolo dice: mettiamo una tassa all'Enel; perchè la
dobbiamo mettere al gas che non inquina? In Sicilia passa sotto
terra e quindi dov'è il danno ambientale che procura alla nostra
Regione? Qual è l'inquinamento? Anzi, è energia pulita. Dopo
di che continua e dice: "... nè adottare provvedimenti che
ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone
e delle cose tra le regioni".
Dico che se come la Regione siciliana si comportassero anche
le altre Regioni attraversate dal metanodotto, la situazione
esploderebbe. Vi rendete conto di questo? E' naturale, perchè si
tratta di transito e non vale neanche il ragionamento che noi
siamo una Regione a statuto autonomo e lo possiamo fare, la
Calabria no. Perchè, con questa legge, il Titolo quinto della
Costituzione, all'articolo 5, dice che "i comuni, le province e
le regioni hanno risorse autonome, stabiliscono e applicano
tributi ed entrate proprie". Da ottobre in poi tutte le regioni
italiane posso istituire tributi e farlo secondo una logica che
gli è propria, ma nell'ambito delle leggi della Costituzione.
Ecco, allora, perchè a mio avviso è incostituzionale e, nel
caso in cui, al contrario, dovesse arrivare ai suoi esiti finali,
lo pagherebbero i cittadini (la famosa vecchietta di cui parlava
l'Assessore).
Vogliamo, allora, trovare una soluzione alternativa a questo
che io considero un vero colpo al cuore all'economia della
Regione? Io non torno sugli argomenti portati dall'onorevole
Speziale perchè ne abbiamo parlato tantissimo in sede di
Commissione e non è il caso di tornarci qui: le serre di
Vittoria, le imprese artigiane, i consorzi Asi che si sono dotati
da poco della rete di metanizzazione per potere fare funzionare i
forni per le ceramiche, tutto ciò che serve per tenere in piedi
una certa imprenditoria. Se non volete farlo, noi ne prendiamo
atto e alla fine faremo quello che spetta fare all'opposizione,
che fa la battaglia qua, e dopo di che parlarne fuori con i
cittadini.
TUMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Signor Presidente Cuffaro, mi permetto di sottoporle
un'osservazione: questo tributo - perchè di questo si tratta -
può essere incostituzionale, come dice l'amico Capodicasa, però è
con ogni probabilità illegittimo, perchè di fatto verrebbe a
caricare di tasse i cittadini di altre regioni, perché alla fine
qualcuno deve pagare l'imposta e, siccome la devono pagare coloro
che fanno attraversare i metanodotti e quindi a monte le aziende
e non è una imposta che cade solo sui cittadini siciliani,
andrebbe essa a cadere sui cittadini di tutte le regioni d'Italia
ed è naturale che a quel punto essa diventa un fatto illegittimo.
Il problema è da leggere sotto tanti punti di vista: da una
parte il danno di immagine che la Sicilia viene ad avere rispetto
all'intero continente europeo, perché essa crea una barriera per
l'attraversamento dei metanodotti e cioè per quello che oggi
rappresenta una delle fonti primarie dell'energia in Europa, una
fonte primaria che tende ad essere sempre più accresciuta perché
considerata pulita; un altro aspetto riguarda
l'incostituzionalità presunta; un altro aspetto riguarda
l'illegittimità; un altro aspetto riguarda in ogni caso la
ricaduta sui cittadini siciliani di questa imposta perché, se per
assurdo nessuno, né la Corte Costituzionale né enti che possono
sollevare il vizio di legittimità, dovesse giungere a definire
illegittima e incostituzionale la norma, le altre regioni
ovviamente si adeguerebbero e a quel punto non è assolutamente
discutibile che tale tributo divenga un tributo sui cittadini.
Allora davvero sarebbe un paradosso il fatto che da un lato
si vuole incentivare e dall'altro si mette il tributo. Io anche
su questa norma, così secondo me fuori senso, invito fortemente
il Governo a riflettere e invito questo Parlamento ad assumere un
atteggiamento che va oltre gli schieramenti di maggioranza e
minoranza, perché su queste problematiche, come su quella
precedente dell'articolo 5, non c'è una questione di interesse di
parte, è un problema oggettivo di interesse della Sicilia, di
interessi dei siciliani. Rispetto a questo non si può essere di
parte e la mia raccomandazione quindi non è la raccomandazione
di chi vuole cogliere un momento per innestare una contraddizione
all'interno della maggioranza. Questo è quello che considero
importante, Presidente, se ritenete di rifletterci un tantino,
eventualmente anche per ottenere una consulenza da parte di
qualcuno che possa darla sul fatto della illegittimità della
norma.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, noi certamente comprendiamo lo sforzo
che il Governo sta facendo con questa finanziaria per cercare di
dare un equilibrio ai conti di questa Regione, e certamente lo
apprezziamo, ma vi sono dei limiti, degli ambiti nei quali si può
estrinsecare l'azione di governo e questi limiti non possono
prescindere dalla eticità o da un concetto di etica che deve
guidare la scelta di ogni governante e comunque la scelta della
politica.
In Commissione Bilancio, lo ricordava l'onorevole
Capodicasa, ma lo ricordavano anche altri, noi abbiamo discusso
molto su questo tributo ed io stesso, per la mia parte, mi sono
dichiarato contrario all'impostazione di questo tributo, che
chiamarlo ambientale è eufemismo, per le ragioni che molti in
quest'Aula hanno già espresso. Ho votato quell'articolo perché
sono un deputato di maggioranza e perché mi rendo conto delle
difficoltà finanziarie in cui si dibatte la Regione, ma noi
dobbiamo fare anche uno sforzo per cercare di trovare tutte le
soluzioni possibili per ovviare il problema. E, mi creda,
soluzioni secondo me ce ne sono.
E partendo dalla considerazione che non questo programma di
governo ma i programmi di governo forse degli ultimi cinque o
dieci governi hanno messo al primo posto della nostra Regione,
come ipotesi di sviluppo compatibile, quello corrispondente alla
vocazionalità della nostra Sicilia e quindi turismo, agricoltura,
terziario, piccola e media industria.
Non v'è dubbio quindi che vi sono alcuni corpi estranei, pur
necessari per l'occupazione, per scelte fatte in passato che sono
rappresentate dal petrolchimico, dai vari petrolchimici che
abbiamo in Sicilia; scelte sbagliate degli anni '60, scelte che
oggi hanno comportato e comportano dei problemi gravi, perché
certamente non si possono mandare a casa gli operai ma è evidente
che le scelte di questo Governo, come di qualunque altro governo
che pone al primo posto della sua azione quello di promuovere lo
sviluppo agricolo, lo sviluppo turistico, lo sviluppo basato
sulla piccola e media industria, devono essere coerenti e se
queste scelte devono essere coerenti cominciamo col dare il
giusto significato al titolo di questo articolo.
E' un tributo ambientale, noi siamo d'accordo a che ci sia
un tributo ambientale, ma questo tributo ambientale deve gravare
su che cosa? Sulle industrie di raffinazione del petrolio, per
esempio ed in primis. Non è un caso che noi siamo i maggiori
produttori di benzina, di prodotti raffinati. Non è un caso che
nessuno vuole più le raffinerie e che queste vengano e sono
allocate in Sicilia ed allora recuperiamo i 250 miliardi e forse
anche più ne recupereremo introducendo un tributo per ogni chilo
di petrolio raffinato e arriveremo forse anche a trecento
miliardi.
Posso dare un'altra idea, sempre come tributo ambientale, ne
accennava l'onorevole Capodicasa forse, anche se non lo ha
dettagliato, ma lo dettaglio io: il problema delle antenne per i
telefonini, forse non ne hai parlato, hai parlato dei tralicci.
Ci sono le antenne per la telefonia mobile per le quali antenne e
per i quali tralicci ogni società di telefonia mobile paga per
l'ubicazione, appunto, di questi tralicci almeno 10 milioni. Se
noi mettessimo un milione di tassa per ogni traliccio, e questo,
sì, tributo ambientale, perché non è certo, non sono stati
ancora accertati e acclarati i danni che può provocare alla
salute, ma è certo che di danni si tratta. Se pagano 10 milioni
ad ogni privato cittadino per allocare un traliccio ne possono
benissimo pagare 11 in un momento in cui spendono migliaia e
migliaia di miliardi in pubblicità ed è certamente uno dei
settori che va a gonfie vele.
Si può pensare anche come tributo ambientale ad una tassa
sulle centrali Enel che non sono in regola con le normative di
legge sulle emissioni, e ce ne sono tante. Ma certamente non
possiamo proporre una tassa sul metano, chiamandolo tributo
ambientale.
Il mio invito al Governo è di accantonare momentaneamente
questo articolo e di trovare con i tecnici dell'industria la
soluzione per recuperare più soldi rispetto ai 240 miliardi,
perché su una cosa io sono d'accordo e convengo con il Governo: i
soldi, questi 240 miliardi, sono indispensabili per la manovra di
bilancio. Se c'è la possibilità, se il Governo ritiene che nel
lasso di cinque ore, sei ore, dieci ore, con i tecnici che ha a
disposizione si possa prevedere il gettito delle proposte che ho
testé menzionate, ritengo che si faccia una cosa utile, giusta e
indispensabile anche per il bilancio della Regione.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho l'imbarazzo
della scelta su cosa deve procurarmi più stupore: se la
caratterizzazione ambientale di questo tributo o alcune altre
mistificazioni che sono inserite in questo tema.
Io non lo so se questo tributo è incostituzionale, se è
illegittimo. Certamente è difficilmente esigibile. Certamente è
quantificato in modo poco chiaro: nessuna scheda tecnica è stata
consegnata in Commissione durante i lavori della Commissione.
Non si capisce, assessore Pagano, come si arrivi alla speranza di
incassare 124 milioni di euro Non si comprende Non si comprende
ancor più se prendiamo in considerazione il fatto che "il tributo
è dovuto dal giorno successivo all'approvazione della presente
legge" - come dice questo articolo - e il giorno successivo
all'approvazione della presente legge avrà già lasciato alle
spalle almeno tre mesi dell'anno 2002.
Mi chiedo: era stato considerato anche questo quando è stato
conteggiato un gettito di 124 milioni di euro?
La motivazione ambientale. Ritengo che, non foss'altro che
per decenza, questo Governo dovrebbe eliminare l'aggettivo
ambientale dal titolo di quest'articolo, non c'è nulla che
caratterizzi questo tributo; si abbia pertanto il coraggio di
chiamarlo semplicemente così, come istituzione di un nuovo
tributo; non c'è nulla che lo caratterizzi come un tributo
ambientale. Non è un tributo a risarcimento, come si vorrebbe
far credere, perchè il passaggio delle condotte - l'hanno detto
altri oratori prima di me - non produce di per sè un danno e,
quindi, non si comprende quale risarcimento dovrebbe essere
prodotto per compensare un danno vista la natura delle condotte
di cui stiamo parlando; non è ambientale perchè la
finalizzazione del gettito non ha alcun legame di fatto con una
politica di salvaguardia dell'ambiente, a meno che l'assessore al
bilancio non ci voglia contrabbandare, come elemento
giustificativo del carattere ambientale, il tentativo di
finalizzazione inserito al comma sub-1 in cui si dice che "è
istituito un tributo ambientale il cui gettito è destinato a
finanziare iniziative volte alla salvaguardia, alla tutela ed al
miglioramento della qualità dell'ambiente", e cioè una dizione
generica che non significa assolutamente nulla.
La realtà, assessore, signor Presidente, onorevoli colleghi,
questo Governo farebbe bene a dirlo esplicitamente, è che io non
credo neanche che questa Aula si possa dividere fra un
centrosinistra convinto e consapevole del carattere pulito di
questo tipo di energie e un centrodestra che, invece, lo vuole
tassare perchè convinto, erroneamente, che questo tipo di energia
sia un'energia che sporchi.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CRISAFULLI
Non ne sono convinto. Allora, il Governo, questa
maggioranza, dovrebbe avere il coraggio di dire le cose come
stanno e cioè che questo tributo è messo lì niente affatto per
sanare e risarcire il danno ambientale prodotto dai gasdotti, ma
semplicemente per una questione di quadratura contabile del
bilancio. Questo è il vero motivo Diteci questo e su questo ci
confrontiamo.
Sa lei, onorevole Assessore, a chi mi somiglia? A quel tal
Ministro delle finanze che in una dimostrazione alla Royal
Society fatta da Faraday, il quale gli stava spiegando come
funzionava l'induzione elettromagnetica - siamo in tema di
energia naturalmente - una cosa semplicissima, cioè si infila il
magnete dentro un solenoide in modo da far circolare la corrente
e accendere la lampadina.
Il ministro delle finanze durante questa dimostrazione
chiese a Faraday, che immagino conosciamo tutti in quest'Aula,
a cosa servisse tutto ciò. E Faraday rispose che a cosa serviva
ancora non lo sapeva, ma certamente era sicuro che un successore
del Ministro delle finanze gli avrebbe messo su sicuramente una
tassa.
Io non so, onorevole Assessore, se quando disse ciò stava
pensando a lei.
Stiamo parlando di tasse sull'energia, allora io dico se
questo Governo, comunque, privo di qualsiasi progetto di
sviluppo, e ha voglia l'onorevole Acierno a lamentare che la
Spagna è arrivata per ultima fra le Nazioni mediterranee che si
avviano verso lo sviluppo, ha imboccato la strada giusta, e poi
contemporaneamente rammentare che una certa sinistra ha impedito
altri percorsi di sviluppo; io dico che la scelta della chimica
di base non l'ha mai fatta la sinistra in questo Paese.
Se in questa Sicilia la chimica di base è stata la scelta
strategica per lo sviluppo negli anni '50, certo questa non è una
scelta che si può addebitare alla sinistra, è una scelta che va
in tutt'altra direzione.
E poi, questo sì che la sinistra lo rivendica come una
posizione culturale propria, è possibile pensare ad altri
percorsi di sviluppo incentrati sul turismo che non comprendono
necessariamente la cementificazione delle coste, perché è vero
che la Spagna la ricettività turistica l'ha incrementata, ma è
vero anche che ha salvaguardato il proprio ambiente. Allora il
vero problema è salvaguardare l'ambiente e non pensare
immediatamente alla cementificazione delle coste ogniqualvolta si
pensa ad un percorso di sviluppo incentrato su altri temi, su
altre questioni centrali.
La verità è questa, che questo articolo, signor Presidente,
appartiene ad una famiglia - per così dire - di articoli di
questa finanziaria; l'EAS è di questa stessa natura, un'altra
entrata che non arriverà mai nelle casse della Regione, non
certo nel 2002 quando è prevista.
La verità è che dentro questa finanziaria, ma lo abbiamo
ribadito negli interventi introduttivi alla discussione sul
bilancio e sulla finanziaria, sono appostate qualcosa come 800
miliardi di entrate che non hanno nessuna certezza, che sono
entrate virtuali che gonfiano questo bilancio rendendo tutta la
manovra fittizia. Pertanto oggi ci troviamo a dover sostenere che
è sbagliato tassare il metano perché è una risorsa pulita, perché
le condotte di metano non producono danno ambientale ed in realtà
non stiamo cogliendo l'aspetto centrale della questione.
Questo Governo metterebbe una tassa su qualunque cosa se
potesse, questo Governo anche sull'aria arriverà a mettere una
tassa, purché gli quadrino i conti.
Questo Governo è partito con i ticket - lo vedremo poi in
seguito - organizzati in un certo modo, ma da qui a qualche mese
si riserva di innalzare quel 50 per cento del ticket rispetto a
quello nazionale.
Questo Governo tasserà anche l'aria pur di far quadrare i
conti e non se lo prenda come merito però, Assessore, perché
bisognerà spiegarlo ai siciliani che questo Governo si sta
assumendo la responsabilità di frenare uno sviluppo perché
ogniqualvolta si introduce un balzello è lo sviluppo di
quest'Isola che viene penalizzato.
Questa è la vera logica che ci sta dietro il tributo
ambientale.
Io non so se è illegittimo, se lo pagheranno i calabresi, i
lombardi o chiunque altro. So di certo che lo pagherà la Sicilia.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo
che l'intervento dell'onorevole Liotta abbia centrato le
motivazioni di questo articolo, che nasce dall'esigenza di
recuperare risorse per far quadrare il bilancio. Io mi rendo
conto che parlare è più semplice rispetto all'esigenza di far
quadrare i conti di un bilancio che sta in piedi grazie a tutta
una serie di entrate presunte; se è vero, infatti, che su questa
tassa non c'è una quantificazione certa e che 240 miliardi, che
si prevede di ricavare, sono generici, e quindi non c'è la
possibilità di fare una quantificazione su questo dato, è anche
vero che per le altre tasse non c'è quantificazione.
Ad esempio per l'Irap che è stata messa per le assicurazioni
o per le banche, non c'è una scheda tecnica che ci dice, anche
per simulazioni, quali sono le entrate certe. Quando qualcuno
parlava di oltre 2 mila miliardi per fare quadrare il bilancio,
certamente diceva delle cose che sono molto vicine alla realtà.
Perché se è vero che noi pensiamo di fare un risparmio per
minori spese di 1200 miliardi per i tickets, è molto vicino alla
realtà. Con un bilancio che entrerà in vigore a marzo, non credo
che in sei o sette mesi di tickets possiamo ricavare queste
cifre.
Allora, ci sarà bisogno, nel corso dell'anno, di fare altre
manovre correttive anche per sopperire alle risorse necessarie ad
alcuni capitoli che sono stati giudicati fondamentali da parte
della maggioranza e dell'opposizione.
La proposta dell'onorevole Formica mi sembra saggia perché
io non credo che il Governo abbia l'interesse di sfidare intere
categorie produttive. Su questo articolo già l'associazione degli
industriali ha fatto pervenire a tutti una nota contestandola con
argomenti che qui sono stati ripresi e che sono quelli che
quest'articolo in qualche modo blocca la crescita e lo sviluppo.
Non è utile ad una prospettiva di crescita della nostra Regione.
Allora, io credo che il Governo si diverta a sfidare
referenti sociali, gruppi, associazioni. Ha probabilmente
dimostrato di non essere in condizione di trovare soluzioni più
idonee.
La proposta di accantonamento potrebbe essere una proposta
di buon senso se è vero che ci sono altri prodotti e altri siti
industriali più inquinanti rispetto ad un prodotto che è stato
giudicato ecologicamente puro.
Tutti si vantano della possibilità che attraverso il metano
si inquini di meno il nostro territorio. Lo sviluppo turistico e
lo sviluppo della nostra terra non c'entrano niente con la nostra
tassa, c'è solo l'esigenza di ricavare delle somme per cercare di
dimostrare che il bilancio viene portato in equilibrio.
Io credo che la proposta che viene da Alleanza nazionale, è
un proposta sulla quale si può discutere, potrebbe essere
valutata con serenità da parte del Governo. Accantonare questo
articolo, significa andare avanti su altri articoli e trovare
eventualmente modalità nuove perché questo articolo non danneggia
solo la Sicilia, ma danneggia anche politicamente il Governo che
si fa promotore di una iniziativa che non è stata condivisa da
nessuno.
Spero che il Governo su questo articolo, ma anche su altri
articoli, si sforzi di trovare un terreno di confronto sui
contenuti reali di questa manovra; dalla sua parte, il centro
sinistra non ha fatto proposte aleatorie, ha cercato di difendere
categorie, cittadini rispetto anche all'insensibilità del Governo
nei confronti di intere categorie e di istituzioni che sono
fondamentali nell'equilibrio di una società democratica.
Il centro sinistra non vuole fare un'ostruzionismo becero,
fine a se stesso, vorrebbe che, attraverso le proprie riflessioni
e le riflessioni anche di pezzi della maggioranza, si pervenisse
a soluzioni condivise, certamente più finalizzate a trovare un
obiettivo comune nell'interesse della nostra Regione.
SPAMPINATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso, al
di fuori della tesi di accantonare o meno questo articolo, che il
Governo non è nelle condizioni di accantonarlo. Un tributo di
questo tipo, evidentemente, può essere sostituito con un tributo
ambientale effettivo, disponendo però di un lavoro che possiamo
definire anche di monitoraggio di quali effettivamente sono le
fonti energetiche inquinanti.
Alcuni colleghi lo hanno fatto intravedere. Mi permetto da
tecnico di sviluppare due soli argomenti. E' vero che gli
elettrodotti ad alta tensione e a bassa frequenza sono realmente
quegli elettrodotti che provocano quei campi elettromagnetici che
nei bambini soprattutto provocano le leucemie. E' vero e
scientificamente provato sotto tutti i punti di vista. Gli
elettrodotti di alta tensione e bassa frequenza sono
evidentemente elettrodotti che sono presenti nell'Isola.
Bisognava evidentemente mapparli. E bisognava fare in modo di non
sottovalutare quelli che sono gli aspetti legati - se è vero che
noi vogliamo salvaguardare fino in fondo il nostro ambiente - gli
aspetti legati ai riflessi negativi che possono avere questi
elettrodotti.
Ci sono i vecchi argomenti che sono sempre attuali. Ci sono
i grossi trasmettitori, i ripetitori che sono anch'essi
pericolosi perché i campi elettromagnetici dei grossi
trasmettitori che evidentemente lavorano su potenze elevate
creano anch'essi patologie gravi e non solo nei piccoli, ma in
tutti noi.
Credo che non abbiamo un censimento di tali siti. Mi pare
ovvio. Ci sono siti dove l'addensarsi addirittura di queste
apparecchiature è sicuramente qualcosa che andrebbe studiato,
approfondito, almeno, insomma ci si dovrebbe rendere conto,
attraverso gli uffici periferici che vanno proprio a rilevare
l'incidenza di questi campi elettromagnetici per quanto concerne
anche la normale vita quotidiana delle famiglie, e credo che
tutto sommato non è un problema vedere in che misura si possono
attivare per veder di fare questo lavoro.
Però non è un lavoro che si può improvvisare. Perché è
inutile fare confusione. Quando parliamo, per esempio, dei
tralicci che servono per la telefonia mobile studi anche condotti
da illustri personalità nel campo specifico tecnologico hanno
ancor'oggi dimostrato scientificamente che non è la bassa potenza
o l'alta frequenza, è al contrario: è l'alta potenza e la bassa
frequenza che produce evidentemente effetti negativi anche
sull'uomo.
Ecco perché dico che il Governo non può fare altro che
andare avanti, non perché sia ragionevole, ma perché tutto
sommato non ha fatto un lavoro per guardare che cosa
ambientalmente va salvaguardato in Sicilia. Non è vero che il
tributo ambientale è stato messo sul metro cubo o sui metri cubi
di gas metano che passano attraverso la concezione più o meno
esatta delle reti metanifere e così via. Perché noi ci
preoccupiamo che il gas metano è una fonte energetica inquinante?
Non è vero. Lo sappiamo tutti, l'hanno detto i colleghi, non lo
ripeto. Non è una fonte energetica inquinante. Anzi. E' una delle
fonti energetiche, rispetto ad altri gas che vengono utilizzati
anche per usi civici, la meno inquinante. Tanto che si diceva
allora, quando il metano entrò in Sicilia con l'accordo che
ricordiamo tutti, che arrivava l'energia pulita, non solo gli
spot pubblicitari, ma era anche per chi evidentemente ci ha
lavorato anche per motivi di studio come me, era anche una
curiosità capire in che misura quell'uso poteva tutto sommato
tranquillizzare tanti per quanto concerne l'assoluta bassa
potenzialità inquinante. E questi sono aspetti che sembrano così
importanti, ma nel contempo non solo assolutamente argomenti che
il Governo ha svolto o su cui il Governo ha fatto un lavoro, si
vede, si intravede ...
A me dispiace dissentire da quei colleghi che sostengono che
tutto sommato il problema è se dobbiamo dividerci fra coloro che
vogliono fare sulla questione della nuova tassa, chiamiamola come
vogliamo, perchè così sarà - ha ragione l'onorevole Capodicasa
quando dice 'la vecchietta la pagherà', la pagheremo tutti,
evidentemente, la pagherà la maggior parte dei cittadini
siciliani -. E la cosa graziosa è che quasi tutti i comuni,
tranne alcune zone dove ancora non è stato effettuato il
completamento della rete metanifera, ma ormai hanno un uso civico
e non solo nelle aree artigianali, nelle aree industriali,
abbastanza elevato del gas metano. Quindi, è ovvio che lì si può
fare cassa, che lì si può fare entrate. Mi pare chiaro.
Non c'entra niente, e mi avvio alla conclusione, definire il
tributo 'tributo ambientale'. Sappiamo che è un escamotage. Se
vogliamo parlare, invece, di cosa dobbiamo salvaguardare, e cioè
il nostro ambiente, dobbiamo avviare una discussione anche
molto più approfondita, con strumenti tecnici e tecnologici di un
certo tipo, in più dobbiamo guardare questo panorama, e io non
voglio fare la Cassandra. L'Unione europea vuole mettere
l'accise sul vino; noi siamo siciliani, il vino mi pare che lo
produciamo, anzi, pare che dalle nostre parti ci siano le
superfici più vitate dell'intera Italia e dell'intera Europa. E
lì c'è un problema: vogliamo mettere il ticket sulle prestazioni
e, quindi, di pronto soccorso e sulle medicine. Vogliamo
introdurre una bassissima riduzione dell'IRAP solo per dire che
stiamo riducendo l'IRAP. Beh, io penso che manifestare il
dissenso anche in forma più o meno ostruzionistica, ma in maniera
civile e pacata, credo che sia tutto sommato nostro dovere
perchè, sennò, cari colleghi, qualcosa non funziona all'interno
di questo Parlamento.
SPAMPINATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non
avevo previsto l'intervento su questo punto, anche perchè in
qualche modo scoraggiato dall'andazzo che si utilizza in questa
Aula e, quindi, l'impossibilità del singolo deputato, dei
deputati di minoranza, di poter provare, a prescindere dal loro
ruolo politico, a cercare di dare il proprio, modesto apporto
alla qualità della produzione legislativa di questa Assemblea.
Mi sono ricreduto, e quindi intervengo, dopo aver sentito
l'intervento dell'onorevole Formica, che ricordo ha parlato, non
solo a titolo personale, ma in rappresentanza della posizione su
questo punto dell'intero gruppo di Alleanza nazionale. E mi ha
fatto piacere sentire dalla voce dell'onorevole Formica tante
argomentazioni che sarebbero state le mie. E, quindi, mi ha
ridato la fiducia di poter il Parlamento, nella sua interezza,
essere interlocutore del Governo su questo punto e poter svolgere
un ruolo concreto per quanto riguarda la manovra finanziaria nel
suo insieme e la produzione legislativa nel caso specifico.
Mi convincono i dubbi di legittimità costituzionali che sono
stati evidenziati dall'onorevole Capodicasa. La riforma del
Titolo V della Costituzione, così come detto dall'onorevole
Capodicasa, ha introdotto delle norme che valgono anche per la
nostra Regione; quindi, anche da questo punto di vista bisogna
tenerle in considerazione. Ma, prescindendo dalla legittimità
del provvedimento che stiamo discutendo, io ritengo doveroso
entrare nel merito e riproporre alcune delle argomentazioni che i
rappresentanti di questa Assemblea, di maggioranza o di
minoranza hanno espresso. Anzi, inviterei per chiarezza anche gli
altri esponenti dei gruppi, che ancora non sono intervenuti, di
esprimersi in modo proprio su questo argomento.
Abbiamo più volte evidenziato come questa scelta, così
impostata, sia una scelta che pone fuori gioco non soltanto la
nostra Regione, e quindi fa perdere il ruolo strategico per
quanto riguarda la politica di metanizzazione, ma che ha
importanti e negative refluenze anche sull'intera nazione.
Abbiamo detto, altresì, che in questo modo si scoraggiano
gli investimenti in Sicilia, abbiamo evidenziato l'incertezza del
gettito che da questa tassa, e qui utilizzo l'intervento
dell'onorevole Formica, è un eufemismo parlare di tributo
ambientale, qui stiamo parlando di una vera e propria tassa che
ancora non ci è stato spiegato come è collegata alla tutela
dell'ambiente. Dicevo, il gettito di 1223,949 mila Euro, lo
chiedo anch'io, onorevole Pagano, se questo gettito previsto e
presupposto è riferito all'intero esercizio finanziario o, così
come siamo costretti, ad un esercizio ormai per un quarto
menomato. Abbiamo chiesto al Governo, lo chiedo anch'io, il
perché dell'intervento, di rivedere, fermo restando l'esigenza
di fare quadrare i conti, il ruolo dell'assessore per il
bilancio. E, però, l'assessore per il bilancio non può
dimenticare che fa parte di un Governo che, in qualche modo, si
deve confrontare con questa Assemblea regionale e quindi deve
tenere conto non soltanto dei numeri, ma anche della qualità
della vita che deriva dalla introduzione di questo articolo.
Ecco perché ci convince l'impostazione dell'onorevole
Formica, ripresa da tanti altri colleghi, per cui il collegamento
con il metano ci sembra quello più improprio, ci sembra quello
che alla fine determinerà un tributo per i singoli cittadini. Ci
sembra necessario ribadire l'esigenza di rivedere il collegamento
col metano, con le alternative che qui non cito ma che sono state
esposte in quasi tutti gli interventi dei colleghi che mi hanno
preceduto.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che in
Commissione si sia già svolto un ampio dibattito sull'argomento e
in quella sede abbiamo cercato tutte le soluzioni possibili, le
abbiamo chieste anche al Governo, affinché si potesse addivenire
a soluzioni diverse da quelle che il Governo ha presentato. Ma
certamente, di fronte alle asfittiche ed ormai risapute ... E'
un'imposizione ed è un dolore, non un piacere, né per il Governo
né per la maggioranza attuare un regime vessatorio, perché
diventa un regime vessatorio non v'è dubbio, così come l'Irap,
così come tutto ciò che riguarda la parte delle entrate del
bilancio, ma bisogna governare e bisogna dare alla Sicilia un
governo ed un bilancio che possa pareggiare i suoi conti. Ed è
chiaro che bisogna invertire una rotta che, nel recente passato,
è stata largamente saccheggiata, ed è vero, su questo ritengo di
essere d'accordo con chi, della minoranza, ha espresso giudizi
sull'argomento, un saccheggiamento c'è stato, altrimenti non ci
diciamo più le verità e dobbiamo per forza contrapporci per
schieramenti contrapposti. Non mi sta bene e non voglio
assolutamente assumere l'atteggiamento di chi deve difendere a
tutti i costi anche l'indifendibile. Però ritengo che questa sia
forse una delle tasse meno pesanti, come ci è stato spiegato
diligentemente dall'Assessore per il bilancio nei confronti del
quali troppe accuse sono state mosse, si sta mettendo sotto
cattiva luce. Io ritengo che stia facendo il dovere di un
governatore, anche lui, del suo settore che non può non tenere
conto che se vuole andare alle spese deve pensare, prima, alle
entrate. E lì avremmo una giustificazione, anche forte debbo
dir: il prezzo del metano è imposto dal CIP, non può essere
modificato se c'è, come in questo caso,una tassa che tale non è
ma che tassa è alla fine; ma non può essere modificato dal fatto
che noi intromettiamo un balzello perchè il prezzo viene
stabilito dal CIP...
CAPODICASA. No
CINTOLA. Sì. E i presupposti non sono in Italia, sono in
Sicilia, e il prezzo va modificato per un fatto nazionale, non su
scale regionale. Per cui questo potrebbe darci il legittimo....
CAPODICASA. Questa è la tesi dell'assessore, che non sostiene
più.
CINTOLA. Lo ha detto, lo ha sostenuto, continua a sostenerlo.
In ogni caso - dicevo - questo può non arrivare in basso
alla vecchiarella di cui sempre parliamo; vecchiarella che
abbiamo dilapidato non oggi, l'abbiamo dilapidata tanto tempo fa,
con i precari che vengono da vent'anni a questa parte, con tutto
ciò che abbiamo elargito di precariato e di spese inutili, di
sperperi inutili che si sono perpetrati in quest'Aula. Non ai
governi, ma nelle maggioranze che in quest'Aula trovavano
l'accordo per dilapidare somme e denari dello Stato e del
pubblico.
La mia preoccupazione forte è questa: noi ci stiamo
incontrando e scontrando su questa finanziaria e io ritengo che
la minoranza farebbe bene anche ad affidare a due tre interventi
per ogni articolo la propria posizione, e non perché bisogna
chiudere il dibattito o non dare libero sfogo, nel senso serio
della parola, ad un incontro programmatico anche in Aula. Però,
rischiamo di arrivare poi ad una finanziaria che votiamo, o nella
mattinata o anche, se vogliamo, andare in giorni successivi senza
averne più la cognizione quando arriveremo anche ad altri
articoli.
Non stiamo approfondendo un dibattito che vada avanti per
tutti gli articoli, in senso non dico paritario di tempo ma di
sforzo al miglioramento reale, perchè al di là della maggioranza
e della minoranza io ritengo che noi stiamo amministrando,
insieme, la Sicilia.
Io capisco corresponsabilità diverse da parte della
minoranza, che non sono quelle della maggioranza, di un Governo
che è stata voluta dal popolo, più che in qualsiasi altro anno di
questa autonomia della Sicilia.
Quindi, ritengo che sia necessario che ci sia un appello più
forte a tutti i colleghi deputati, di calarsi di più in quello
che è il contesto generale, di perderle alcune frange di
carattere personale ancorché importanti, di farlo il sacrificio,
ma di farlo collettivamente e non con i più furbi che riescono ad
avere qualche corsia preferenziale, mentre gli altri che a questo
si applicano, con un impegno forte che da parte dei capigruppo è
stato assunto, perché non è da poco quando i capigruppo della
maggioranza dicono che ritirano gli emendamenti di spesa.
E' importante che l'abbiano fatto perchè questo è un
servizio, non al Governo ed alla maggioranza, che si rende alla
Sicilia, quei siciliani che tutti diciamo, con le parole di dover
difendere quando poi nei fatti preferiamo i piccoli clan e le
piccole beghe da portare avanti con l'intelligenza che non tiene
conto del globale, del generale ma del piccolo, del troppo
piccolo, per farlo diventare grande non ci vuole proprio nulla
perchè resterà piccolo ed infinitesimale, e non avremo dato
alcun contributo.
Io ho sentito dire più volte in questa finanziaria: "Si
ricordi presidente che lei è agrigentino, si ricordi onorevole
Vicari che lei è sindaco di Cefalù, si ricordi che lei è sindaco
di non so quale altro paese ancora". Volevo ricordare a me stesso
che noi siamo deputati della Regione siciliana e che non abbiamo
un piccolo orto, una piccola città o una grande città da
difendere. Abbiamo da difendere l'intera Sicilia, la volontà di
porci al servizio di un'intera Sicilia. Ecco perchè io ritengo
che ci sia la necessità, da parte di tutti, di calarci in un
ruolo che è diverso da quello che stiamo cercando di portare
avanti ed è il ruolo di essere amministratori dell'intera Regione
siciliana, di non essere maggioranza o opposizione, ma di essere
delegati dal popolo a fare il dovere sacrosanto che è quello di
difendere le classi deboli ed emarginate.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES
Ecco perchè rivolgo forte al Governo, al Presidente della
Regione in particolare, un appello serio: se i deputati della
maggioranza, onorevole Presidente della Regione, hanno avuto
fiducia nel Governo e hanno detto che le spese indispensabili
proposte dal Governo venivano accettate dai capigruppo, io dico
non sfondate però questo tipo di richiesta che avete fatto e che
noi abbiamo accolto e tenete conto che in Aula c'è una
maggioranza presente, stipulante senza la quale non c'è governo
che tenga, non c'è governo che si possa fare. Abbiate il
rispetto, fino in fondo, delle impostazioni che i capigruppo
hanno dato, perchè altrimenti, per quanto mi riguarda, io non
potrei essere più il capogruppo dei CD.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha
facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, all'inizio
dell'800, in questo Palazzo fu varata una legge che venne
chiamata "sulle aperture". Alla fine del '700 inizio dell'800 il
governo borbonico pensò di organizzare il catasto siciliano,
addirittura prima di quello napoletano, e non erano sufficienti i
tributi, i dazi che si pagavano per le fondiarie, così pensarono
di inventarsi una tassa. Il governo borbonico inventò la tassa
"sulle aperture", cioè tassare le porte, le finestre, i balconi.
Questa tassa fu istituita ma durò pochissimo perchè il
risultato di questa tassa provocò uno sconquasso nella società
siciliana: tutti coloro che avevano più finestre, più balconi e
più aperture li tappavano, li chiudevano per non pagare la tassa.
Successe, dunque, che nel giro di pochissimi anni il governo
borbonico fu costretto ad eliminare quella tassa perchè la
reazione del popolo fu immediata; quindi risultò un fallimento.
Ora, noi ci troviamo dinanzi ad un altro fallimento: in
questo Palazzo si inventa una tassa sulle condotte del gas e del
metano. Il risultato quale sarà? Tutte le imprese che hanno
trasformato la propria fonte energetica da gasolio ad altre fonti
a metano dovranno rivedere il proprio programma economico e
finanziario.
Questo Palazzo a volte produce cose negative: a distanza di
due secoli si inventa una tassa, una tassa che non esiste in
alcuna parte del mondo così com'è. Una cosa, infatti, è aumentare
un tributo dovuto ad un fatto tecnico che diventa una esigenza di
carattere finanziario perché i costi non sono sufficienti a
coprire una spesa, altra cosa è inventarsi una tassa. Questo
Palazzo a volte partorisce cose che alla fine non avranno piedi
per camminare.
Ho portato questo esempio storico per dimostrare che,
probabilmente, il tributo cosiddetto ambientale, questa tassa sul
metano farà la fine della tassa 'sulle aperture'.
Io, caro Presidente, la invito a riflettere perché questo
richiamo storico potrebbe essere importante per indicare che la
storia ci può insegnare molto. E' inutile che io mi dilungo
sulle cose che sono state dette dai colleghi che mi hanno
preceduto; sono contrario per tutte le ragioni che i colleghi
hanno spiegato, ma sono anche contrario per le ragioni storiche
che ho detto poc'anzi.
Quindi, onorevole Presidente, la invito a riflettere anche
perchè è stato dimostrato che l'introito di questo tributo è così
misero rispetto all'esigenza e al fabbisogno del buco finanziario
che pare non sia virtuale ma reale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gurrieri. Ne ha
facoltà.
GURRIERI. Signor Presidente, onorevole colleghi, ho chiesto
di intervenire perché su questo argomento non si possono
riprendere le cose che sono state dette dall'onorevole Cintola
quando sostiene, in un modo a mio avviso sbagliato, che la
discussione di questo argomento è stata eccessivamente
sviscerata all'interno della Commissione. Ci sono argomenti che
meritano delle riflessioni e dobbiamo abituarci a fare le
distinzioni fra un'opposizione che sceglie la strada
dell'ostruzionismo e un'opposizione che intende dare dei
contributi positivi. Io sono convinto che per l'opposizione dal
punto di vista politico la cosa migliore sarebbe quella di
chiuderla qui e fare approvare questo punto della finanziaria
per poi utilizzarlo nei comuni e nelle piazze. Perché dico nei
comuni e nelle piazze? Perché essendo sindaco di un piccolo
comune ho avuto già dei riscontri sulle cose che sono state
dette attraverso la stampa su questo argomento.
La popolazione è preoccupata perchè ha già pagato le 600
mila lire di tassa iniziale per l'allacciamento alla rete. E lo
voglio spiegare in quanto nella mia città si paga questo prezzo
in più rispetto ad altre ed io ho utilizzato il criterio del 42
ter perché la Regione e lo Stato non mi hanno dato la
possibilità di potere creare questo servizio indispensabile per
la mia città. Ed insieme a me siamo stati 35 comuni di questa
Sicilia rischiando sul piano personale, perché abbiamo avuto
difficoltà con la ditta con cui abbiamo intrapreso questo tipo di
rapporto e, dunque, la gente è preoccupata, si dà un segnale
negativo. Non è tanto la somma che si vuole recuperare ma è il
fatto del segnale che si dà alla gente su un argomento così
importante.
E poi, onorevole Leontini, onorevole Presidente della
Commissione Antimafia Incardona, cosa andremo a dire noi della
provincia di Ragusa a quelle persone che hanno subìto alcuni
torti? Mi riferisco alle persone che in questi mesi hanno avuto
a Vittoria alcune difficoltà di sopravvivenza dal punto di vista
economico, soprattutto Vittoria, perché si è parlato molto del
fatto che Bruno Vespa ha detto quelle cose che ha detto in
televisione ma non si è parlato abbastanza delle difficoltà e dei
danni che ha avuto attraverso le gelate questo tipo di comparto
agricolo. Tutti avete parlato di una soluzione diversa, cioè di
creare una fonte di calore diversa rispetto al semplice impianto
in maniera artigianale che attualmente c'è in quelle zone. Lei
dice non solo Vittoria; posso citare Pachino, posso citare anche
altre realtà della Sicilia orientale, però il problema è
evidente, nel senso che noi dobbiamo abituarci anche ad
utilizzare l'Aula per ribaltare, ma in modo democratico, anche
una decisione della Commissione e quindi non c'è un problema di
maggioranza e di opposizione.
Onorevole Cintola, la smetta di dire e di usare questa frase
" il popolo". Il popolo non vi ha dato una delega in bianco: il
popolo vi ha dato l'investitura di gestire una Regione da una
posizione diversa rispetto alla minoranza.Dobbiamo smetterla di
utilizzare questo criterio del "popolo" perché ciò complica la
vita nei rapporti tra maggioranza ed opposizione.
Concludendo, signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo
che dobbiamo accantonare questo punto perché in ogni caso, mi
sono già raccordato con il mio capogruppo, noi utilizzeremo in
una sede diversa da questa qualsiasi tipo di iniziativa proprio
per creare una coscienza diversa in questa Regione, in questa
Sicilia, nel dire che alcune decisioni non si possono prendere a
cuor leggero e perché io ritengo che le soluzioni alternative
per recuperare questa somma ci sono tutte e le dobbiamo trovare
insieme.
INCARDONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto
di intervenire anche perché sono stato chiamato in causa
poc'anzi dall'onorevole Gurrieri e nel corso della crisi che è
stata ampiamente riportata dalla stampa, ci sono state anche
delle manifestazioni di piazza, ma c'è stato soprattutto un grido
di dolore lanciato dai produttori agricoli. Grido di dolore che
la Sicilia ha ascoltato; grido di dolore che ha interessato non
solo la nostra isola, ma è arrivata fino alle orecchie di chi
doveva ascoltarlo. Ed infatti il Governo nazionale come quello
regionale non hanno mancato di adottare dei provvedimenti
importanti per l'agricoltura.
Però, in un progetto di riforma dell'agricoltura siciliana,
in un progetto di rilancio della produzione agricola, in un
progetto che vede come momento strategico quello della
qualificazione del prodotto per assicurare una qualità certamente
superiore a quella che già c'è attualmente - cioè c'è già buona
qualità nei nostri prodotti - però la nostra qualità può essere
ulteriormente migliorata con la ristrutturazione delle aziende.
Certamente, la ristrutturazione delle aziende passa anche
attraverso il riscaldamento delle serre perchè in Sicilia ben il
97 per cento delle serre è freddo, quindi è importante che un
piano di ristrutturazione aziendale preveda anche il
riscaldamento delle stesse perchè serve a garantire una certa
quantità di prodotto per tutto l'anno e, sopratutto, serve ad
evitare che la qualità scada nel momento in cui c'è il danno
delle gelate. La gelata, infatti, non influisce soltanto sulla
perdita immediata di una certa quantità di prodotto, ma ne fa
scadere la qualità e quindi poi condiziona anche la
commercializzazione perchè fa perdere mercato, perchè fa venire
meno, come dicevo, la qualità.
Certamente il metano rappresenta una delle possibili fonti
di energia per migliorare non solo le aziende ma la qualità
stessa del prodotto. Ecco perchè i serricoltori siciliani
chiedono che in un piano serricolo regionale sia prevista anche
la metanizzazione delle serre.
Allora, mi rifaccio all'intervento del mio capogruppo,
onorevole Formica, per ribadire il concetto che è stato qui
esposto dallo stesso, chiedendo che il Governo accolga la
raccomandazione che ha fatto l'onorevole Formica quella cioè di
accantonare seppure momentaneamente questo articolo per cercare
una soluzione che deve essere trovata, perchè a nessuno di
noi sfugge l'importanza di trovare delle entrate che consentano
alla Regione di svolgere il proprio dovere che è quello di
amministrare l'intero territorio.
Ecco perchè ho chiesto di intervenire ribadendo, appunto,
ciò che l'onorevole Formica aveva già detto. Rinnovo, pertanto,
l'invito ad accantonare l'articolo.
SPEZIALE. C'è una proposta di accantonamento fatta
dall'onorevole Formica.
PRESIDENTE. Onorevole Formica, ha chiesto l'accantonamento
dell'articolo 6?
FORMICA. Chiedo di trovare una possibilità. Il Governo mi
risponde che sta esperendo i tentativi per cercare di venire
incontro alla proposta. Io ho pure dichiarato che noi veniamo
incontro a quelle che sono le esigenze del Governo che ha
necessità di chiudere il bilancio e quindi questa tassa è
indispensabile.
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 6.1, 6.6, 6.7 e 6.10
aventi analogo contenuto.
RAITI. Chiedo di apporre la mia firma agli emendamenti.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti.
Il parere del Governo?
PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, Presidente della Commissione. Contrario.
SPEZIALE. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Raiti, Gurrieri,
Forgione, Panarello, Tumino, Ferro, Papania, Spampinato)
PRESIDENTE. Colgo l'occasione per comunicare che entro giugno
sarà pronto il nuovo sistema di voto, pertanto ciascun deputato
nel momento in cui dovesse richiedere la votazione segreta o
altro può farlo pigiando un tasto sì da accelerare tutto il
procedimento.
VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione congiunta per scrutinio segreto
degli emendamenti 6.1; 6.6; 6.7 e 6.10.
Chiarisco il significato del voto: chi è favorevole preme
il pulsante verde; chi è contrario preme il pulsante rosso; chi
si astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti e votanti.....69
Maggioranza............35
Favorevoli.............27
Contrari...............42
(L'Assemblea non approva)
Onorevoli colleghi, prima di continuare con le votazioni,
vorrei pregarvi di essere molto attenti durante le votazioni. Il
sistema segnala le irregolarità, la Presidenza vorrebbe evitare
di dovere procedere secondo Regolamento per evitare che queste
irregolarità abbiano a ripetersi.
In questo Parlamento, non si erano mai verificate queste
vicende e sarebbe opportuno che non si verificassero più.
Si passa all'emendamento 6.5, a firma dell'onorevole
Papania.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il Bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; che è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 6.4, a firma dell'onorevole
Papania.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il Bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; che è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 6.8, a firma degli onorevoli
Giannopolo e Speziale.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il Bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; che è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 6.9, a firma degli
onorevoli Giannopolo e Speziale.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il Bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; che è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa agli emendamenti 6.2, 6.3 e 6.11 di identico
contenuto.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volendo
seguire il ragionamento del Governo che abbiamo contestato alla
radice, che trattasi di tributo ambientale, allora abbiamo
ritenuto di presentare un emendamento che prevede, così come è
stato fatto anche per altri balzelli come le royals, di destinare
il 50% degli introiti direttamente ai Comuni interessati e di
prevedere, quindi, la norma con la quale stabilisce che il 50% di
quanto la Regione dovrà introitare in seguito all'applicazione di
questo balzello, potrà essere destinato ai Comuni dove, come ha
detto il Governo, si sono determinati i guasti di carattere
ambientale.
Riteniamo che la norma sia equa perché permette ai Comuni
di potere avere delle risorse proprie da destinare al risanamento
di carattere ambientale.
Quindi, chiediamo al Parlamento di esprimere un voto . Su
questo punto, signor Presidente dell'Assemblea, noi chiederemo il
voto segreto.
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che non
ci debba essere partigianeria nel valutare questo emendamento.
Acquisito ormai che la maggioranza ha voluto istituire questa
tassa. Qui stiamo discutendo, cari colleghi del centrodestra,
dell'utilizzazione di questa tassa.
Del resto, solo qualche ora fa, questo Parlamento è stato
impegnato per alcune ore a discutere sulla ricaduta delle
entrate delle liquidità dovute alla liquidazione degli Enti
economici - in particolare si trattava della provincia di Ragusa
- con un filo di ragionamento teso a dire che, laddove alcuni
enti che vanno di dismissione hanno creato dei problemi
occupazionali, ambientali, ecologici, è bene che ci sia una
ricaduta, un ritorno per quello che è successo, e quindi va
finalizzata quella entrata a quel territorio. Quest'emendamento
ripropone, in un certo senso, la stessa filosofia. Non sto
forzando il concetto.
Si dice che, appunto, acquisita ormai per vostra volontà
questa tassa, il 50 per cento dell'introito di questa tassa
ricada su quei territori dove vi è una necessità direttamente
collegata alle vicende per le quali questo Parlamento stesso ha
istituito quella tassa.
Quindi, inviterei anche il Presidente della Regione a
pronunciarsi, a meno che voi non vogliate fare di tutto liquidità
senza alcuna finalizzazione e non vi importa dei comuni, dei
territori, tanto tutto serve per sanare un poco i conti del
"ragioniere" di questo Governo, cioè dell'onorevole Pagano che mi
sembra si muova solo con quest'ottica e non vogliate creare alcun
legame tra alcune scelte che pure voi avete forzatamente voluto
imporre e i bisogni dei territori in nome dei quali tra l'altro
motivate quelle scelte stesse.
Pertanto, inviterei i colleghi della maggioranza a ragionare
su questo. Avete tanto parlato della fine della Regione
imprenditrice, centralizzatrice, avete tagliato i soldi ai comuni
in nome di questo principio, avete fatto un falso in bilancio,
visto che ci siete abituati, almeno in alte sfere, mettendo quei
fondi che non si sa se arriveranno mai dallo Stato, ora vi
proponiamo la possibilità di una ricaduta sui comuni di una
tassa. Avete voluto un tassa, adesso la dovrete motivare. Quella
tassa, probabilmente, aumenterà i costi della gestione del metano
nel momento in cui quasi tutti i comuni siciliani si stanno
dotando di questo servizio.
Almeno date una ricaduta sui comuni, non chiediamo altro: il
50 per cento di quell'entrata ai comuni interessati. Una misura
di buon senso. Solo un atteggiamento chiuso, non ragionevole,
piegato su qualunque cosa vi s'impone in nome della tenuta di
questo Governo vi può fare votare contro quest'emendamento.
Una volta tanto, lo facciamo noi, a voi della Casa delle
libertà, un appello al voto libero. Ogni tanto esaltatela questa
parola, "libertà", visto che da due giorni siete stati vincolati
e avete votato anche cose contro la vostra voglia e contro gli
interessi stessi che voi rappresentate a partire dai territori
che esprimete.
PRESIDENTE. Pongo in votazione gli emendamenti 6.2, 6.3 e
6.11.
SPEZIALE. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DEGLI EMENDAMENTI 6.2, 6.3, 6.11
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termine di
Regolamento, anche dagli onorevoli Raiti, Gurrieri, Forgione,
Panarello, Ferro, Papania, Spampinato e Tumino,indìco la
votazione per scrutinio segreto degli emendamenti 6.2, 6.3 e
6.11.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde, chi vota no preme il pulsante rosso, chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore. Contrario
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
Proclamo l'esito della votazione:
Presenti ................. 73
Votanti .................. 71
Maggioranza .............. 36
Favorevoli ............... 27
Contrari ................. 44
(L'Assemblea non approva)
Pongo in votazione l'articolo 6.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
'Art. 7.
IRAP
1. In attuazione all'articolo 24 del decreto legislativo
15 dicembre 1997, n. 446, a decorrere dal 1 gennaio 2002,
l'imposta regionale sulle attività produttive per i soggetti
di cui agli articoli 6 e 7 del medesimo decreto legislativo
si applica nella misura del 5,25 per cento.
2. Per le piccole e medie imprese operanti in Sicilia nei
settori dell'artigianato, del commercio, del turismo e dei
servizi, a decorrere dal 1 gennaio 2003, l'aliquota
dell'IRAP è ridotta dello 0,25 per cento.
3. Per le imprese di raffinazione operanti in Sicilia, a
decorrere dalla data di entrata in vigore della presente
legge, l'aliquota dell'IRAP è applicata nella misura del 5,
25 per cento.
4. Le organizzazioni non lucrative di cui al decreto
legislativo n. 460 del 1997, le associazioni di promozione
sociale di cui alla legge n. 383 del 2000 e le cooperative
sociali di cui alla legge n. 381 del 1991 sono esenti
dall'imposta sulle attività produttive.'.
Comunico che all'articolo 7 sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dall'onorevole Liotta: emendamenti 7.5, 7.7 e 7.6;
- dagli onorevoli Mercadante, Leanza Edoardo, Moschetto,
Confalone e Baldari: emendamento 7.10;
- dall'onorevole Incardona: emendamento 7.12;
- dall'onorevole Cintola: emendamento 7.8;
- dagli onorevoli Raiti, Morinello, Ferro e Vitrano:
emendamento 7.2;
- dagli onorevoli Papania, Spampinato e Manzullo: emendamento
7.3;
- dall'onorevole Papania: emendamento 7.4;
- dagli onorevoli Speziale e Capodicasa: emendamenti 7.14;
- dall'onorevole Turano: emendamento 7.13;
- dall'onorevole Rotella: emendamento 7.9;
- dagli onorevoli Panarello, Oddo, Borzacchelli, Catania
Giuseppe e Giambrone: emendamento 7.1;
- dagli onorevoli Giannopolo e Speziale: emendamento 7.11;
- dal Governo: emendamenti 7.15 e 7.16.
La seduta è sospesa per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 22.40, è ripresa alle ore 22.50)
La seduta è ripresa.
SPEZIALE. Dichiaro, anche a nome dell'altro firmatario, di
ritirare l'emendamento 7.14.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'emendamento 7.2 è uguale al 7.3, 7.4 e 7.14.
PAPANIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPANIA. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, questo
articolo 7 che si caratterizza come una vera e propria mini
manovra sull'IRAP contiene, sostanzialmente, tre aspetti:
l'aumento al 5.25 per cento dell'IRAP su alcune attività
produttive, la riduzione dello 0,25 per cento per le piccole
imprese, ma a decorrere dal 2003, l'esenzione per le ONLUS e per
le cooperative sociali della intera IRAP da versare.
Io spero che il Governo abbia ritenuto le cifre, in qualche
modo, tra loro compensative o, comunque, a vantaggio del bilancio
regionale. Credo, tuttavia, che, probabilmente, vi sia uno dei
gettiti previsti e in particolare quello dell'IRAP relativo alle
cooperative sociali, che non è perfettamente quantificabile in
questo momento poichè si tratta di un settore di attività che è
in espansione, che assegna a queste cooperative sociali una buona
fetta delle attività che si svolgono in alcuni settori e che,
perciò stesso, produce un gettito per la Regione siciliana.
Il concetto di aumentare l'Irap per alcune attività
produttive più grandi e toglierlo alle organizzazioni non
lucrative in genere è un concetto certamente positivo se questo
ha delle ricadute, comunque, che riguardano i servizi
socio-assistenziali ed educativi di cui si occupano le
organizzazioni non lucrative di utilità sociale e le cooperative
sociali.
Perciò mi è sorto il dubbio e ho presentato un emendamento
soppressivo per la parte che includeva le cooperative sociali nel
momento in cui il comma che riguarda le organizzazioni non
lucrative di utilità sociali comprenda la dizione "organizzazioni
non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione
sociale e cooperative sociali di cui alla legge 381/91".
In se stesso di questa distinzione non ci sarebbe stato
bisogno perchè la legge 460/97 prevede esplicitamente che le
organizzazioni non lucrative di utilità sociale sono tutte quelle
che rispettando alla sezione due - articolo 10 determinati
requisiti si configurano come organizzazioni non lucrative di
utilità sociale.
Ritengo, quindi, che chi ha ipotizzato la stesura del comma,
lo abbia fatto con scienza e coscienza proprio per specificare il
significato della cooperativa sociale di cui alla legge 381/91.
Lo ha fatto per un motivo preciso: le cooperative di cui alla
legge 381/91, per quanto riguarda quelle che si occupano dei
settori di cui al comma b), godono già di una esenzione relativa
al fatto che debbono avere il 30% dei lavoratori del settore che
siano lavoratori svantaggiati e che per la parte di retribuzione
che riguarda questi lavoratori godono già di una detrazione dalla
parte imponibile; quelle di tipo a) non godono di questo tipo di
esenzione per cui pagano l'Irap per intero.
Ora dico, senza con questo voler porre l'accento su nessun
problema in particolare, che bene ha fatto il Governo a
presentare questo emendamento 7.15 col quale al comma 4 ha
aggiunto il comma: "è fatto obbligo agli enti che richiedono
l'esenzione di cui al presente articolo di dimostrare la
sussistenza dei requisiti di cui all 'articolo 10 del decreto
legislativo 4 dicembre 1997 n. 460 con cadenza annuale e secondo
le modalità che saranno stabilite con decreto dell'assessore
regionale agli enti locali".
Questo ci garantisce, almeno, sul fatto che queste
cooperative sociali tali debbono essere non soltanto nel momento
in cui godono dell'iscrizione all'albo specifico ma durante tutta
la loro esistenza.
Poichè è un settore particolarmente delicato di attività,
perchè si occupa di servizi alle persone, io credo che su questo
il Governo debba porre la sua attenzione in modo particolare e
così anche questo parlamento.
Quindi, per la parte che mi riguarda dico che è
assolutamente indispensabile, nel concedere una esenzione
dell'Irap a questi soggetti, procedere non soltanto e mi rivolgo
soprattutto all 'assessore agli locali, a quello che prevede il
comma 4 dell'emendamento ma anche a fare una verifica reale sulla
esistenza delle cooperative sociali in Sicilia e su quante di
loro sono in effetti cooperative sociali o sono, nel frattempo,
diventate un'altra cosa.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Ho chiesto di parlare per avere un chiarimento da
parte del Governo sui due emendamenti 7.15 e 7.16:
nell'emendamento 7.15 lei propone di sostituire le parole al
comma 1 "dal primo gennaio 2002 al primo gennaio 2003" questo
provoca in riferimento al comma 1 una manovra entrata, vorrei
capire di quanto e come viene coperta; al comma 3 che riguarda
le aziende petrolchimiche, voglio dire, c'è stato un dibattito
fino a pochi minuti che ha riguardato la tassa sui gasdotti dove
abbiamo insistito nel dire al Governo che è giusto, ma dobbiamo
anche fare pagare il petrolchimico e lei ha aumentato l'IRAP ma
ora scopriamo con l'emendamento 7.15 che l'aumento non decorrerà
più dal primo gennaio 2002 ma dal primo gennaio 2003; anche
questo provoca una minore entrata, vorrei sapere l'importo e la
copertura di questa minora entrata.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la
questione che volevo porre l'ha posta ora ora l'onorevole
Acierno: il Governo si decida, vuole più soldi o vuole meno
soldi, perché con la decorrenza dell'applicazione della nuova
IRAP al 2003 è chiaro che qui siamo di fronte ad un'altra ipotesi
rispetto a quella di partenza che aveva portato il Governo a fare
questo articolo. A me pare che il Governo è un poco confuso, non
è il primo articolo sul quale dimostra incertezza, sbandamento e,
devo dire, anche qualche incapacità, che non si può certo
nascondere con l'atteggiamento, come dire, di sufficienza che
varie volte ha dimostrato l'assessore al Bilancio.
Io vorrei porre una questione, richiamata prima
dall'onorevole Papania, il quale ha parlato giustamente, perché
ce lo richiama anche un emendamento della cooperazione sociale,
io vorrei chiederlo al Presidente della Regione: sulla
cooperazione sociale - e colgo l'occasione di questo articolo per
porre la questione - in questa Regione si intende continuare ad
operare come si è operato? E quando parlo della cooperazione
sociale parlo senza vincoli di schieramento, perché c'è stata
una gestione folle della cooperazione sociale, dei governi e
delle Giunte delle amministrazioni comunali di centro-destra come
quelle di centro-sinistra e sappiamo, a Palermo, tutto il mondo
della cooperazione sociale, alimentata anche dalla gestione
Orlando, a cosa ha portato e a come è ingestibile quel settore.
Nella passata legislatura sono stati presentati due disegni
organici di riforma della cooperazione sociale, onorevole
Presidente della Regione, tra l'altro non sono disegni
scandalosi, uno è a firma dell'onorevole Villari e uno porta la
firma dei deputati di Rifondazione, io come primo firmatario, ed
è il recepimento della legge nazionale la 381 del 1991. Che ci
sia una esigenza di mettere con rigore ordine e trasparenza in
questo settore e consapevolezza di questo governo o questo
governo intende mantenere il settore della cooperazione sociale
nell'attuale stato che è soltanto una massa di manovra
clientelare per tutti i governi e le amministrazioni e tutti i
sindaci indipendentemente dal colore che esprimono. Su questo il
governo della Regione oltre che agganciarci una tassa intende
dire cosa vuole fare o no? O dobbiamo continuare ancora in
questa Regione dove abbiamo gonfiato a dismisura il precariato, i
lavoratori socialmente utili continuare a fare della cooperazione
sociale un grande affare, l'onorevole D'Antoni ride, perché voi
sapete bene voi che siete esperti più di me di 'Compagnie delle
opere' e di tante opere di varie umanità che diciamo da eredi di
quel sistema conoscente meglio di me, questo settore è una delle
masse di manovra clientelari che poi consentono al Presidente
della Regione di dire "però non abbiamo potuto fare niente perché
c'era una pressione elettorale", come ha detto prima per le altre
vicende riguardanti un altro articolo. Io farei appello alla
maggioranza, farei appello a tutti i deputati e chiederei al
Governo qualche parolina chiara su un settore che ha dimostrato
non solo, come dire, scarsa produttività, ma ha dimostrato grossi
limiti di trasparenza e forti elementi di scarsa legalità.
LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, secondo
me l'onorevole Forgione non ha capito che cosa è una cooperativa
sociale perché il collega Forgione si riferisce alle cooperative
sociali di Palermo che sono anche cooperative sociali ma non è
quello il modello della cooperazione sociale...
FORGIONE. Guardi io ho un disegno di legge organico.
LEANZA NICOLA. Perfettamente. La cooperazione sociale come
diceva la legge 381 dice in maniera molto chiara un'altra cosa
che non c'entra assolutamente nulla. Le cooperative sociali sono
enti che perseguono istituzionalmente l'interesse generale della
collettività e la promozione umana e l'integrazione sociale dei
cittadini attraverso servizi socio-sanitari, etc. ...
FORGIONE. Ma io non la voglio criminalizzare
LEANZA NICOLA. La cooperazione sociale così come nel mondo
della cooperazione è l'unico settore che in questa società ha
trainato l'occupazione del 38,3 per cento dal 1997 al 2000.
Quindi quando parliamo di cooperazione e di cooperazione sociale
in modo particolare vi prego di capire di cosa stiamo parlando.
Il settore che ha trainato enormemente su questo settore è la
cooperazione sociale dove la manodopera rispetto alle commesse è
certamente direttamente proporzionale e dà moltissima
occupazione. Allora abbiamo anche qua così come nella formazione
professionale, così come in tutte le altre attività la
cooperazione di serie "a" e la cooperazione di serie "b" poi
abbiamo la cooperazione di tipo "a" e la cooperazione di tipo
"b". Per quanto riguarda la cooperazione sociale e quindi le
Onlus non capisco signor Presidente, signor Assessore perché la
trasferiamo al 2003 se no non ha senso metterla adesso. Perché si
paga l'anno successivo alla presentazione del bilancio facendo un
calcolo tutto un po' particolare quindi non ha senso che noi la
esentiamo ora per il 2003.
CUFFARO. Presidente della Regione. Il Governo lo ritira.
LEANZA NICOLA. Quindi prendo atto che il Governo lo ritira e
sono anche grato di questo. Il quarto comma ritengo che sia un
comma fondamentale perché, per fare chiarezza, anche in questo
mondo è giusto che resti perché è giusto che siano soltanto le
cooperative serie a potere andare avanti, quelle che dimostrano
di essere cooperative sociali. Quelle che sono inserite nel
decreto legislativo 460 e quelle che hanno dimostrato durante la
loro attività di essere in linea con tutti gli atteggiamenti ed i
comportamenti di una cooperativa sociale. Quindi io ritengo
signor Presidente, augurandomi che proprio su questo tema ed
invito anche l'Assessore D'Aquino a fare presto per la 328 e poi
anche in questo Parlamento può essere l'occasione che quando
approveremo il recepimento e l'adeguamento della legge 328
faremo, disegneremo, istituiremo l'impresa sociale cos'è e
definiremo i vari compiti: cosa deve essere una impresa sociale.
In quella occasione sarà giusto confrontarci in un dibattito
serio ed approfondito.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Presidente io intervengo su tre questioni che
pongo al Governo ed all'Assemblea: la prima è che il decreto
legislativo del 97 fa riferimento al compito che ha la Regione
che deve riscuotere l'Irap nel suo territorio di regolamentare le
modalità di applicazione dell'Irap cioè stabilire chi sono i
soggetti, come si forma questa base imponibile, le modalità di
riscossione, l'applicazione, le esenzioni, i controlli etc. etc.
Io trovo che non è più rinviabile procedere alla definizione di
questa regolamentazione complessiva del modo come noi applichiamo
questa tassa nella nostra Regione perchè sarebbe oltremodo
sbagliato procedere in modo parziale, così come si sta facendo, e
stabilire in modo parziale un sistema di esenzioni che poi
rischia di essere sempre un sistema parziale.
La seconda questione è quella sulle cooperazione sociali.
Qui è stato detto bene dall'onorevole Leanza che mi ha preceduto
sul fatto che noi definiremo cosa è impresa sociale quando
parleremo del recepimento della 328 e dell'impatto che deve avere
questa 328 nella realtà siciliana rispetto anche al modo come si
è fatta cooperazione sociale. Quindi credo che, invece di
procedere a spizzichi e bocconi in ordine al recepimento della
328, lo facciamo anche in modo parziale e, vorrei dire,
interessato, in altre parti della Finanziaria, sarebbe più logico
invece fare cosa diversa, affrontare in modo organico il
problema.
Terza questione che mi vede protagonista anche di un
emendamento che ho presentato riguarda il fatto che, quando noi
abbiamo fatto la legge 20/99, la legge contro il racket, di
prevenzione e di contrasto alla criminalità organizzata e alla
mafia, avevamo stabilito un complesso di misure che dovevano
complessivamente, appunto, determinare un processo di
dimostrazione di convenienza da parte di chiunque a stare
nell'ambito dello Stato, della legalità.
Quella impostazione non è andata avanti, se ne è parlato in
altre parti del dibattito, io ripropongo, così come feci in un
mio disegno di legge, il tema della esenzione per tre anni
consecutivi, del pagamento dell'Irap per tutte le aziende che
denunziano i propri estorsori. Credo che sia un modo come
incentivare e dare un segnale di politiche attive di contrasto e
di prevenzione alla criminalità organizzata.
TUMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al comma 2
dell'articolo 7 c'è prevista una riduzione dello 0,25% dell'Irap
a favore delle piccole e medie imprese operanti in Sicilia. A me
sembra che questa sia una forma di presa in giro perchè uno 0,25%
è una somma assolutamente irrisoria per cui ritengo di proporre
al Governo di cancellare completamente questo comma e o di
adeguarlo al 5,25 come per tutti gli altri, o di lasciare
inalterata l'Irap così come è in atto. E' un fatto di
cordialità, di correttezza nei confronti delle aziende.
Un'altra cosa che mi pare manchi in questo articolo, se il
Governo lo volesse fare proprio, è l'ipotesi che possano essere
esentati dall'Irap le aziende che operando in altre Regioni o
all'estero venissero ad operare, per esempio, in Sicilia e quindi
esentarle dall'IRAP per qualche anno. Questo fatto potrebbe
rappresentare un incentivo e quindi qualcosa che possa nel tempo
divenire utile.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Presidente, mi è sembrato di capire che il Governo ha
ritirato i primi tre commi dell'emendamento 7.15 e non il quarto.
Io vorrei, però, che si seguisse un principio solo, una sola
unità di misura - posto che il quarto comma fa certamente
chiarezza ed è un bene che resti mantenuto - io capisco la ratio
del primo e del terzo comma laddove si vuole colpire con il
massimo della tariffa soggetti che, notoriamente, possono pagare
un'imposta così alta.
La riduzione che riguarda gli artigiani la condivido, non
condivido il quarto comma laddove si parla di esenzione totale e
credo sia giusto che il quarto comma sia adeguato al secondo
comma concedendo agli stessi una riduzione percentuale così come
stabilita dal comma secondo stesso per le imprese artigiane senza
nessun altro beneficio.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Presidente, questa nostra discussione è la prova e
l'esempio classico che non si sia affrontata questa materia con
un disegno di legge organico, come ha detto prima l'onorevole
Giannopolo, cui noi eravamo obbligati sulla base del decreto
legislativo del dicembre 1997 n. 146, denotando un modo
abbastanza confuso di legiferare.
Io voglio raccontare ai colleghi come nasce questo articolo.
Il Governo propone l'articolo e propone, in Commissione, che
ci sia una tassazione del 4,25 per l'IRAP per le aziende, per le
banche e per le strutture finanziarie.
Noi presentiamo l'emendamento per portare la tassazione a
5,25; il Governo si oppone, spieghiamo al Governo che si trattava
non dell'estinzione dell'IRAP a tutto il tessuto produttivo ma
soltanto a quel segmento; quindi il Governo lo fa proprio.
Stasera il Governo al primo punto ci propone un emendamento
in cui sposta al 2003 la tassazione per il settore bancario e per
il settore finanziario.
Ma questo è segno di confusione, perchè in Commissione
propone 4,25 e, di fronte alla nostra proposta di elevarlo al
5,25 per incrementare le entrate della Regione, inizialmente si
oppone perchè non aveva capito bene di cosa si trattava; quando
poi gli si spiega di cosa si tratta e cioè che riguardava quel
segmento, lo fa proprio a partire dal 2002.
Stasera, invece, viene qui e dice: a partire dal 2003. Gli
viene fatto osservare che è una sciocchezza e ripropone un
emendamento all'emendamento soppressivo; insomma, noi ci
troviamo di fronte ad un Governo che ha uno stato tale di
confusione che rischia di portare allo sbando il complesso della
manovra perchè non si sa cosa si vuole fare.
Onorevole Presidente della Regione, sarebbe più utile, visto
che noi siamo obbligati a legiferare con una legge di riforma
organica nel settore dell'IRAP invece ad intestarsi un disegno di
legge, subito dopo la finanziaria, e affrontare il complesso
della questione dell'IRAP in Sicilia subito dopo la Finanziaria e
prevedere, in quel caso, un disegno di legge organico, anziché
legiferare in modo così estemporaneo e confuso, non aiuta.
Per esempio, c'è un emendamento della III Commissione che
prevede per i settori produttivi (artigianato, commercio ecc..)
l'abbattimento dell'Irap di un punto in percentuale. Ovviamente,
io, come tanti colleghi, condivido quell'emendamento. Ho visto
che l'emendamento è stato riproposto stasera da colleghi di vari
schieramenti politici, dal centro sinistra l'onorevole Panarello
del mio partito, ed altri del centro destra, i quali pongono una
questione seria, quella di ridurre l'Irap dell'uno per cento.
E' possibile, stasera, quantificare quante sono le minori
entrate rispetto a quell'emendamento per la Regione? No. Noi non
riusciremo a quantificare e, quindi, non riusciremo a sapere se è
giusto ridurre dell'1% o meno l'Irap per i settori produttivi.
Questo è il modo confuso col quale si sta legiferando, in questo
settore e in tanti altri settori. Perchè si vuole affrontare con
una legge finanziaria le questioni complessive che vanno
affrontate, invece, con norme di settore. Va affrontata con norme
di settore non solo questa ma anche quella della formazione
professionale, del settore dei trasporti, perché così com'è è la
critica di fondo che noi abbiamo mosso al Governo.
Ancora una volta, chiedo al Governo di non forzare e di non
indurre ad una legislazione confusa e disorganica di ritirare
l'articolo sull'Irap, di impegnarsi a predisporre un disegno di
legge organico, in modo tale che complessivamente l'Aula poi si
orienta su come sappiamo bilanciare ed equilibrare le entrate, il
livello di tassazione, dove dobbiamo intervenire, incrementare,
esentare, ridurre, attraverso un progetto organico. Attraverso il
fatto che possiamo prevedere quelle misure suggerite
dall'onorevole Giannopolo per quanto riguarda il tessuto
produttivo che fa azione attiva di contrasto nei confronti della
mafia.
Possiamo avere una legislazione premiale che riduce a zero
la tassazione dell'Irap nei confronti di questi imprenditori. Un
complesso di misure che danno l'idea di un intervento organico.
Invece, qui siamo alla rinfusa, alla confusione più assoluta.
Pertanto, signor Presidente della Regione, Le chiedo di
ritirare l'articolo e di predisporre, così come siamo obbligati a
fare, un disegno di legge organico.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento soppressivo 7.5,
a firma dell'onorevole Liotta.
Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 7.16, del Governo.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 7.15, presentato dal
Governo.
CUFFARO, presidente della Regione. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea prende atto del ritiro
dell'emendamento 7.15.
Pongo in votazione l'emendamento 7.7, a firma dell'onorevole
Liotta. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.10, a firma
degli onorevoli Mercadante ed altri. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Favorevole
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.8, a firma
dell'onorevole Cintola.
CINTOLA. Lo ritiro, perché è uguale a quello dell'onorevole
Mercadante.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 7.6, a firma dell'onorevole
Liotta. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa agli emendamenti 7.2, degli onorevoli
Raiti ed altri; 7.3, degli onorevoli Papania ed altri; 7.4,
dell'onorevole Papania. Li pongo in votazione. Il parere del
Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non sono approvati)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 7.14, a firma
degli onorevoli Speziale e Capodicasa.
SPEZIALE. E' ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 7.13 dell'onorevole Turano.
Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 7.9, dell'onorevole
Rotella. Non essendo presente in Aula il presentatore, dichiaro
decaduto l'emendamento.
Pongo in votazione l'emendamento 7.1, degli onorevoli
Panarello ed altri. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO SULL'EMENDAMENTO 7.1
SPEZIALE. Chiedo la votazione a scrutinio segreto.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Oddo, Giannopolo,
Cracolici, Panarello, Forgione, Capodicasa, Liotta e Villari)
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indico la votazione a scrutinio segreto.
Chiarisco il significato del voto: chi è favorevole
preme il pulsante verde; chi è contrario preme il pulsante rosso;
chi si astiene preme il pulsante bianco.
(Si procede alla votazione mediante sistema elettronico)
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto dell'emendamento 7.1:
Presenti ....... 64
Votanti ........ 62
Maggioranza .... 32
Favorevoli ..... 26
Contrari ....... 36
Astenuto nessuno
(L'Assemblea non approva)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.11, degli
onorevoli Giannopolo e Speziale. Comunico agli uffici che
l'onorevole Raiti sottoscrive l'emendamento 7.11. Il parere del
Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
SPEZIALE. Chiedo la votazione per appello nominale.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Giannopolo,
Cracolici, Oddo, Panarello, Raiti, Forgione)
FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, attorno a
quali valori costruire una base di consensi in Sicilia? Non basta
dire che siamo per la politica per la famiglia e poi non teniamo
conto di una serie di dinamiche che attengono ad una visione
generale dello sviluppo.
Chiedo che, per una volta, i parlamentari della maggioranza,
che si stanno lamentando da quando è iniziata la seduta
dell'andazzo e, però, sono abbastanza militarizzati nel voto,
capiscano il senso di questo emendamento e lo votino. ...
D'ANTONI. Questo è offensivo
FORGIONE. Voi fate la maggioranza e noi facciamo
l'opposizione. Onorevole D'Antoni, onorevole D'Antoni, le
abbiamo chiesto per una serata di pronunciarsi sulla vicenda del
contratto ... E non ha parlato ...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di recuperare un
minimo di calma.
FORGIONE. ... Volevamo avvalerci tutti della sua esperienza in
materia contrattuale e non ha parlato. Mi faccia parlare. Noi
parliamo a prescindere. Faccia parlare noi che almeno parliamo
liberamente. Siamo gente libera. Quindi ...
D'ANTONI. Non offenda nessuno.
FORGIONE. Non offendo nessuno, onorevole. Volevo solo dire che
questo emendamento, sul quale appongo la mia firma, chiede una
riduzione dell'IRAP per le aziende che hanno denunciato fenomeni
estorsivi e di racket, che sono aziende che ovviamente ...
TURANO. Si spieghi bene, onorevole Forgione. Fenomeni
estorsivi cosa significa? Nei confronti di soggetti noti o di
soggetti non noti?
CINTOLA. C'è una legislazione.
FORGIONE. Esatto. Se lei, onorevole Cintola, conoscesse la
legislazione antimafia di questa Regione, saprebbe che è una
legislazione premiale e che il premio, l'aiuto e il sostegno sono
vincolati a quelle imprese che hanno denunciato, a quelle imprese
che hanno denunciato e hanno consegnato il loro coraggio e la
loro esposizione all'autorità giudiziaria.
Noi spesso, con troppa sufficienza, parliamo di una
legislazione che esiste, ma che non conosciamo, e cioè parliamo
di aziende che vengono poi riconosciute dall'autorità giudiziaria
stessa per ottenere le condizioni premiali e favorevoli previste
dalla legge. Quindi, vi prego, almeno su questo di essere un poco
seri e rigorosi, perchè parliamo di quegli imprenditori che hanno
avuto il coraggio di esporsi, che spesso vengono lasciati soli di
fronte allo Stato, che spesso, dopo la denuncia, non trovano una
sola banca favorevole, anzi, dopo la denuncia, trovano le porte
chiuse nelle banche o nelle finanziarie, che sono strumenti essi
stessi per operare un ricatto.
Allora, se su questo, con un voto libero, riuscite a dare un
segnale, almeno rispetto a questa tassa, sarebbe una bella cosa.
Ovviamente su questo il Presidente della Regione, come per
l'altra legislazione, interverrà e dirà che è favorevole e noi ne
saremo felici.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente, credo
che l'emendamento meriti una grande attenzione e quindi che sia
opportuno rivederlo. Io credo che sia giusto tenerlo in
considerazione, però credo che quanto meno vada meglio
specificato per evitare denunzie contro ignoti, perchè così
l'emendamento non dice niente.
VICARI. "Atti estorsivi compiuti", non annunziati. C'è una
legge. La legge dice 'compiuti'.
FORGIONE. Onorevole Presidente, c'è una legge rispetto a
queste cose.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente, se ci
fermiamo due minuti e riformuliamo l'emendamento, credo che si
possa votare perchè è un segnale importante. Secondo me, va
rivisto un attimo facendolo più circostanziato per essere sicuri
che quella che è l'intenzione di questo Parlamento possa andare a
buon frutto.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, bisognerebbe
accertare se una esenzione di questo genere è possibile secondo
quella che è la legge nazionale istitutiva dell'IRAP. Io non
credo che sia possibile e, tuttavia, se lei chiede di sospendere
la seduta per qualche minuto, la seduta è sospesa per cinque
minuti.
(La seduta sospesa alle ore 23.35 è ripresa alle ore 23.41)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è stato
presentato dal Governo l'emendamento 7.11.1 allegato al presente
resoconto stenografico.
Poichè su tale tema, onorevole Presidente della Regione,
forse è opportuno un approfondimento, essendo l'emendamento
aggiuntivo si potrebbe votare l'articolo 7 a prescindere dal
suddetto emendamento, considerare quest'ultimo come emendamento
articolo aggiuntivo che accantoniamo e votiamo dopo
l'approfondimento sulle possibilità o meno di effettuare
l'esenzione totale, che è un tema che riguarda anche altra parte
dell'articolo 7 che è stato già votato.
SPEZIALE. Cosa succede se lo votiamo?
PRESIDENTE. Onorevole Speziale non cambia niente, poiché è
aggiuntivo non carichiamo l'articolo 7 di ulteriori elementi,
anche perché rischieremmo di commettere qualche errore. C'è un
accertamento in corso che, data l'ora, non è possibile
ulteriormente definire.
SPEZIALE. Ma se non cambia niente perchè non lo votiamo?
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, non stiamo dicendo di non
affrontarlo, stiamo dicendo di accantonarlo, lo consideriamo un
articolo aggiuntivo che trattiamo comunque, anche domani mattina,
non appena avremmo accertato in che misura è possibile applicare
questa disposizione sulla quale credo ci sia un'ampia
convergenza.
Quindi, l'emendamento 7.11 con il relativo emendamento
7.11.1 del Governo sono accantonati e trasformati in un articolo
aggiuntivo che voteremo non appena compiuto l'approfondimento.
Pongo in votazione l'articolo 7. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:
Art. 8.
Tassa per il diritto allo studio
1. Il comma 1 dell'articolo 13 della legge regionale 27
aprile 1999, n. 10 è sostituito dal seguente:
'1. Il gettito della tassa per il diritto allo studio di
cui alla legge 28 dicembre 1995, n. 549 costituisce entrata
propria delle opere universitarie dell'Isola.'
2. All'articolo 13 della legge regionale 27 aprile 1999,
n. 10 è aggiunto il seguente comma 1 bis:
'1 bis. Gli studenti delle università statali e
legalmente riconosciute, degli istituti universitari e degli
istituti superiori di grado universitario aventi sede legale
nella Regione siciliana sono tenuti al pagamento della tassa
di cui al comma 1 direttamente all'opera universitaria
competente per territorio.'
3. Il comma 4 dell'articolo 13 della legge regionale 27
aprile 1999, n. 10 è sostituto dal seguente:
'4. Le entrate di cui al comma 1 sono interamente
utilizzate dalle opere universitarie per l'erogazione delle
borse di studio e dei prestiti d'onore di cui alla legge 2
dicembre 1991, n. 390.'
4. E' abrogato il comma 5 dell'articolo 13 della legge
regionale 27 aprile 1999, n. 10.
Comunico che all'articolo 8 sono stati presentati gli
emendamenti allegati al resoconto stenografico.
Pongo in votazione l'emendamento 8.1. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 8.2. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 8 così come emendato. Il
parere del Governo?
PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:
Art. 9
Partecipazione al costo prestazioni sanitarie
1. A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge
le prestazioni sanitarie sono assoggettate al sistema di
partecipazione al costo da parte degli assistiti, secondo le
previsioni contemplate dall'articolo 3, commi 2, 4, 5, 6, 7,
e dagli articoli 4, 5, 6, 7 del decreto legislativo 29 aprile
1998, n. 124.
2. L'Assessore regionale per la sanità provvede con
proprio decreto, di concerto con l'Assessore per il bilancio
e le finanze, a dare attuazione alle disposizioni che
prevedono la determinazione regionale della quota di
partecipazione al costo da parte degli assistiti.
3. Nelle more della adozione del provvedimento la quota di
partecipazione alla spesa correlata alle disposizioni
dell'articolo 3, commi 4, 5, 6, 7 del decreto legislativo 29
aprile 1998, n. 124 è determinata nella misura del 50 per
cento del limite massimo di spesa ivi individuato.
Dispongo l'accantonamento dell'articolo 9.
Si passa all'articolo 10. Ne do lettura.
Art. 10.
Imposta sulle assicurazioni
1. Il gettito dell'imposta sulle assicurazioni contro la
responsabilità civile derivante dalla circolazione dei
veicoli a motore, esclusi i ciclomotori, al netto del
contributo di cui all'articolo 6, comma 1, lettera a), del
decreto legge 31 dicembre 1991, n. 419, convertito con
modificazioni, dalla legge 18 febbraio 1992, n. 172,
spettante alla Regione siciliana ai sensi degli articoli 2 e
4 del D.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074, è attribuito alle
province regionali, in conformità a quanto disposto
dall'articolo 60, comma 4, del decreto legislativo 15
dicembre 1997, n. 446, secondo le modalità stabilite dal
decreto ministeriale attuativo previsto al comma 3 dello
stesso articolo.
2. I concessionari della riscossione sono tenuti a
comunicare i dati dei versamenti eseguiti in favore delle
province regionali della Sicilia all'Assessorato regionale
de] Bilancio e delle finanze - Dipartimento regionale delle
finanze e del credito.
3. I trasferimenti alle province regionali di cui
all'articolo 30 della presente legge sono ridotti per un
importo pari al gettito riscosso per l'imposta sulle
assicurazioni. Resta di competenza della Regione siciliana il
gettito dell'imposta versato dalle società di assicurazione
fino all'entrata in vigore della presente legge.
Comunico che all'articolo 10 sono stati presentati gli
emendamenti allegati al presente resoconto stenografico. Non
avendo alcun deputato chiesto di parlare, pongo in votazione
l'emendamento 10.1 del Governo. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE. presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 10 nel testo risultante. Il
parere del Governo?
PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE. presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 11. Ne do lettura:
Art. 11
Tassa sui rifiuti solidi urbani
1. Alla fine del comma 2, dell'articolo 6, della legge
regionale 3 maggio 2001, n.6 sono aggiunte le parole 'e gli
istituti regionali di cui all'articolo 1, della legge
regionale 5 settembre 1990, n. 34 e successive modifiche ed
integrazioni'.
Non avendo alcun deputato chiesto di parlare, pongo in
votazione l'articolo 11.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Voto contro l'articolo 11 per il semplice motivo
che la Regione non può stabilire l'esenzione della tassa rifiuti
solidi urbani. Questo articolo è illegittimo.
CAPODICASA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Non è necessaria neanche la sentenza, onorevole
Giannopolo, avendo fra noi presente il Commissario regionale per
i rifiuti, cioè iol Presidente della Regione.
Non si tratta, per quanto attiene a quella che noi chiamiamo
tassa, in realtà è disciplinata dal decreto Ronchi il quale a sua
volta applica una normativa europea. In Sicilia, peraltro, tutto
questo non può essere disciplinato per legge perché i poteri
commissariali sono poteri che superano la legislazione regionale
per le ragioni ben note che conosciamo. In ordinanza vengono
inseriti poteri, compiti e prerogative messe in capo al
commissario il quale non può che attuare perché in questo campo è
un esecutore, non può che attuare. E' veramente poco elegante
che il Presidente della Regione, nonché commissario consenta che
si....
CUFFARO, presidente della Regione. Ci sono alcune scuole che
sono esentate, noi equipariamo quelle regionali alle altre
scuole, se non pagano le altre non pagheremo pure noi, se pagano
gli altri pagheremo anche noi, onorevole Capodicasa.
GIANNOPOLO. E' illegittimo anche questo.
CUFFARO, presidente della Regione. Onorevole Giannopolo però
intanto le altre scuole non lo pagano e la scuola regionale lo
stanno pagando se è illegittimo, sarà illegittimo per tutti.
Presidente. Pongo in votazione l'articolo 11. Chi è
favorevole resti seduto chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 12. Ne dò letura:
Articolo 12
Disposizioni in materia di tributo speciale per il
deposito in discarica dei rifiuti solidi
1. All'articolo 2 della legge regionale 7 marzo 1997, n.
6 e successive modifiche ed integrazioni dopo il comma 11 è
aggiunto il seguente:
'11 bis. Gli avvisi di liquidazione e di accertamento
devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatto
ed alle ragioni giuridiche che li hanno determinati. Se la
motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né
ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato
all'atto che lo richiama, salvo che quest'ultimo non ne
riproduca il contenuto essenziale'.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi,
Si passa all'articolo 13. Ne dò lettura:
Art. 13.
Sdemanializzazione
1. Gli impianti, i manufatti e le opere fisse regolarmente
realizzate sul demanio marittimo, a qualsiasi uso destinate,
o che costituiscono pertinenza di immobili parimenti
regolari, che abbiano definitivamente perduto la propria
vocazione demaniale marittima e non siano più utilizzabili
per la diretta fruizione del mare o per usi istituzionali o
per altra finalità di interesse pubblico possono, a
discrezione dell'Amministrazione, per iniziativa propria o su
documentata richiesta di eventuali concessionari in regola
con i pagamenti, essere esclusi dal demanio marittimo, con le
modalità previste dall'articolo 35 del Codice della
navigazione, unitamente all'area di sedime, previa verifica
di compatibilità con gli interessi marittimi.
2. I beni sdemanializzati vengono a far parte del
patrimonio immobiliare disponibile della Regione siciliana.
3. Ai fini del procedimento i pareri richiesti
dall'Amministrazione regionale agli uffici competenti ed
all'Amministrazione finanziaria si intendono favorevolmente
resi decorsi sessanta giorni dalla data di ricevimento della
richiesta. Il provvedimento di sdemanializzazione viene
emesso dall'Amministrazione regionale entro i successivi
novanta giorni. I predetti termini possono essere interrotti
una sola volta, ripetendosi, per l'acquisizione di
supplementi istruttori o di integrazioni supplementari.
4. I beni sdemanializzati acquisiti al patrimonio
immobiliare disponibile della Regione siciliana, possono
essere alienati a favore del concessionario richiedente,
valutatane anche la convenienza economica. Il prezzo di
vendita è determinato dai competenti uffici finanziari ed è
pari al valore di mercato del bene, aumentato del 30 per
cento.
5. Per le opere realizzate in assenza o in difformità
dalla concessione o che formano, comunque, alla data di
entrata in vigore della presente legge, oggetto di
contenzioso con l'Amministrazione, la sdemanializzazione è
subordinata anche alle seguenti condizioni:
a) pagamento, contestuale alla presentazione dell'istanza,
delle indennità di abusiva occupazione maturate fino a quella
data, in misura pari al 30 per cento di quelle
complessivamente richieste dall'Amministrazione;
b) produzione di adeguato piano di ammortamento, relativo
al pagamento rateale del rimanente debito e di idonea polizza
fidejussoria a garanzia della somma da rateizzare;
c) acquisizione della certificazione favorevole,
rilasciata dal comune competente, in ordine alla regolarità
urbanistica o alla definita sanatoria edilizia dei manufatti.
6. Le disposizioni in materia di alienazione si applicano
per le opere parzialmente realizzate su aree demaniali
marittime. Nel caso in cui esse siano interamente realizzate
su aree demaniali marittime, l'eventuale alienazione viene
subordinata alla preventiva verifica della inopportunità
della demolizione o del mantenimento del bene al patrimonio
immobiliare disponibile della Regione siciliana e viene
effettuata mediante procedura di asta pubblica una volta
definitane la destinazione d'uso.
7. Eventuali concessionari aventi titolo possono
esercitare il diritto di opzione all'acquisto del bene
maggiorando del trenta per cento il prezzo di aggiudicazione.
All'atto del trasferimento dei beni del demanio marittimo al
patrimonio immobiliare della Regione Siciliana, eventuali
rapporti concessori in vigore o in corso di rinnovo, si
trasformano di diritto in rapporti di locazione, ferma
restando ogni condizione relativa all'utilizzo, alla durata
ed al canone e si risolvono contestualmente al
perfezionamento della eventuale alienazione.
Su richiesta del Governo, dispongo l'accantonamento
dell'articolo 13.
Si passa all'articolo 14. Ne dò lettura:
Art. 14.
Recupero fondi di rotazione
1. Le disponibilità non utilizzate dei seguenti fondi di
rotazione istituiti presso l'Istituto regionale per il
finanziamento alle industrie in Sicilia (I.R.F.I.S.) sono
riversate in entrata del bilancio regionale nei limiti degli
importi a fianco di ciascuno di essi indicati:
a) Fondo di rotazione ex articolo 11 legge regionale 5
agosto 1957, n. 51 e successive modifiche ed integrazioni,
per la parte destinata alle agevolazioni previste
dall'articolo 46 e seguenti della legge regionale 8 novembre
1988, n. 34 - 5.259 migliaia di euro;
b) Fondo di rotazione ex articolo 1 legge regionale 12
aprile 1967, n. 46 e successive modifiche ed integrazioni -
1.016 migliaia di euro;
c) Fondo di rotazione ex articolo 1 legge regionale 12
giugno 1976, n. 78 e successive modifiche ed integrazioni -
4.741 migliaia di euro.
2. Le disponibilità non utilizzate dei seguenti fondi di
rotazione istituiti presso il Banco di Sicilia S.p.a. sono
riversate in entrata del bilancio regionale nei limiti degli
importi a fianco di ciascuno di essi indicati:
a) Fondo di rotazione ex articolo 15 legge regionale 4
giugno 1980, n. 55 e successive modifiche ed integrazioni -
8.780 migliaia di euro;
b) Fondo di rotazione ex articolo 1 legge regionale 12
giugno 1976, n. 78 e successive modifiche ed integrazioni -
8.625 migliaia di euro.
3. Le disponibilità residue esistenti nel fondi a
gestione separata istituiti presso l'Ente minerario siciliano
(E.M.S.) e l'Ente siciliano per la promozione industriale
(E.S.P.I.), entrambi in liquidazione, sono riversate in
entrata nel bilancio regionale ed i relativi fondi sono
estinti.
4. Le disponibilità individuate nei commi precedenti sono
versate, senza oneri di commissione, in entrata al bilancio
della Regione entro trenta giorni dall'entrata in vigore
della presente legge e sono destinate a finalità produttive.
(E' approvato)
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Presidente, siamo in uno di quegli articoli che
abbiamo duramente contestato in Commissione finanze per la
filosofia che lo ispira. Facciamo una di quelle operazioni di cui
è ampiamente infarcita la legge finanziaria a proposito della
esigenza di fare cassa, si reperiscono, si rastrellano i fondi
che sono disponibili in quanto non utilizzati presso l'IRFIS e
poi al comma 3 anche presso l'Ente minerario Sicilia e l'ESPI, si
tratta di disponibilità residua di fondi a gestione separata di
vecchia memoria, ora vada per i fondi ex ESPI l'Ente Minerario,
perché si tratta di enti che sono in fase di liquidazione e non
attivano più procedure di contribuzione in favore di aziende ma
parliamo dell'IRFIS che invece è un istituto finanziario di
sostegno alla piccola e media impresa il cosiddetto medio credito
siciliano che ha delle rinvenienze così come l'articolo recita ma
che sono ovviamente fondi momentaneamente non utilizzati, e tutto
ciò contrasta con quanto è stato scritto da questo governo e
approvato poi dalla maggioranza in Aula nel documento di
programmazione economica e finanziaria dove la maggioranza
volendo giustificare la previsione di un tasso di crescita di
gran lunga superiore al tasso medio previsto su scala nazionale.
Ha suffragato questa sua previsione facendo riferimento agli
investimenti che nei settori produttivi, tramite finanziamenti
agevolati, sarebbero andati alle imprese. Si parla di piccola e
media impresa, di artigianato. Però, mentre si fa questa
affermazione, dall'altro lato, nel documento di programmazione
economico e finanziaria, si definanziano tutti gli articoli che
con la legge finanziaria dell'anno passato o poi, prima con la
legge 32 del 2000, erano stati finanziati a sostegno delle
categorie artigianali ed anche qui si dà un ulteriore colpo
sottraendo risorse. Allora noi ci siamo posti una domanda che poi
abbiamo tradotto anche in emendamento: se l'operazione è una
operazione che vale da un punto di vista finanziario, considerato
che come l'Assessore, il Governo, in Commissione ci ha assicurato
poi verranno rifinanziati con altra legge i fondi di cui oggi noi
verremmo a disporre per effetto di questa norma non si capisce
perché l'operazione non debba essere completata, per altro se c'è
una esigenza immediata di fare cassa l'emendamento che noi
proponiamo consente il recupero di una maggiore massa finanziaria
da mettere a disposizione del bilancio, perché le reinvenienze ex
Irfis, mi pare, adesso cito a memoria perché tra le carte non
riesco a rintracciare la tabella, prevedono una ventina di
miliardi circa, noi invece siamo in grado di dire che presso
l'Ircac esistono fondi non utilizzati per centinaia di miliardi.
Allora noi mettiamo una tassa per il metano, per trovare 250
miliardi, noi mettiamo un ticket sulla sanità per un ammontare
complessivo di 20, 30 miliardi circa, abbiamo tagliato fondi ai
comuni, stiamo facendo una operazione che in questa finanziaria
che si può definire solo di macelleria sociale e però i fondi
dell'Ircac per un ammontare di alcune centinaia di miliardi di
lire rimangono lì fermi. L'Assessore ci ha detto perché l'Ircac
ha in progetto un piano di ristrutturazione di cui per altro
sconosciamo i connotati, e che lo stesso Assessore non è stato in
grado di dirci o forse non ci ha voluto dire, mi sembrava a
questo proposito molto misterioso. Allora noi, onorevole
Presidente, onorevoli colleghi, riteniamo che ci sia di che
discutere sulla materia considerato che non si tratta qui di
fare, di prevedere delle entrate sia pure per un solo esercizio
finanziario, che è quello in corso, sapendo che con questi noi
potremmo compensare invece una serie di balzelli che stiamo
introducendo e di misure che vanno a colpire direttamente o la
spesa sociale o anche il cittadino attraverso l'imposizione di
tasse e tributi. Ecco, allora, che non comprendiamo cosa c'è di
importante che bolle in pentola per quanto riguarda le finalità
istituzionali dell'Ircac. Lo vorremmo sapere. Un istituto che per
altro è commissariato. Che non ha, se non ricordo male,
attraverso un commissario ad acta, cioè che va lì e va a compiere
una missione, va l'ammazza e torna, non sta amministrando
l'Istituto, sta solo andando a pagare gli stipendi o fare le
funzioni strettamente necessarie.
Quindi, chi dovrebbe mettere in piedi questo piano, questo
programma di ristrutturazione? Ma poi - aggiungo - è possibile
utilizzare i fondi che sono a destinazione vincolata, perchè
trattasi di fondi di rotazione che hanno una precisa destinazione
per finalità proprie, istituzionali dell'Ente? Questa sarebbe
una novità che a nostro avviso meriterebbe un approfondimento in
questa sede e, forse, anche in altra sede diversa da questa.
Allora, la contraddizione, quando il presidente della Regione o
l'assessore al bilancio o altri colleghi che sono intervenuti,
l'onorevole Cintola, da ultimo l'onorevole Formica, i quali ci
dicono "ma, sono misure dolorose quelle che prendiamo, ma poichè
sono misure necessarie non ci possiamo sottrarre anche se in
parte non le condividiamo".
Onorevoli colleghi, qui avete lo strumento per rendere meno
dolorosa la legge finanziaria, consentire al Governo nello stesso
tempo di chiudere il bilancio e di fare le operazioni che deve
fare. Se non lo fate, dovete dirci perchè e sopratutto
bisognerebbe dare atto che c'è una volontà politica che va in
un'altra direzione, che tutela alcuni santuari del potere
regionale e, invece, quando ha bisogno di prendere i soldi, va a
grattarli laddove invece sembra più facile - ma vi accorgerete
che più facile non è - che sono le tasche dei cittadini
siciliani. Ecco la motivazione, signor Presidente, della nostra
contrarietà all'articolo che poi abbiamo cercato, attraverso
l'emendamento, di interpretare.
ACIERNO. Signor Presidente, le chiedo di fare rispettare i
tempi previsti dal Regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, fino a questo momento sono
stati rispettati. Sono dieci minuti per il dibattito generale
sull'articolo, dieci minuti per i presentatori degli emendamenti
e cinque minuti per coloro che intervengono sugli emendamenti.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, convengo con
l'osservazione fatta dall'onorevole Acierno, nel senso che il
Governo potrebbe contribuire a chiarire all'Aula la propria
posizione; perchè, per esempio, su questo articolo 14 e
sull'emendamento da noi presentato ci fosse stata in modo
anticipato una presa di posizione a chiarimento del nostro
emendamento, se gli argomenti che il Governo avrebbe
rappresentato all'Aula fossero stati convincenti, noi avremmo
anche rinunciato a prendere la parola. Il fatto però che il
Governo, sia nel corso dei lavori in Commissione sia adesso, si
rifiuta di interloquire con i parlamentari che hanno presentato
emendamenti e con il contenuto degli emendamenti presentati dal
Governo ci costringe, nostro malgrado, a dovere dispiegare i
nostri emendamenti all'intero Parlamento.
Da che cosa nasce l'articolo 14? Come ci è stato spiegata la
nascita dell'articolo 14? C'è una difficoltà finanziaria della
Regione. La Regione sulla base di questa difficoltà finanziaria
sta raschiando i fondi e tende ad utilizzare tutti i fondi -
secondo me una parte di questi non potrebbero neanche essere
utilizzati - e a riportarli nel bilancio della Regione. I fondi
di rotazione dell'IRFIS, i fondi dell'EMS, i fondi dell'ESPI. Ad
un certo punto c'è un istituto, l'IRCAC, che, sulla base dei
nostri accertamenti (onorevole assessore è questa
l'interlocuzione che deve fare con l'Aula per rispetto che lei
deve a se stesso e all'Aula) ha una disponibilità finanziaria in
questo momento di 500 miliardi di lire.
Sorge ovvia la domanda: perché - visto che si ricorre alle
quisquilie previste dal fondo in dotazione dell'IRFIS, dell'EMS e
dell'ESPI - il Governo non ricorre anche a introitare una quota
delle somme dell'IRCAC, non diciamo tutte, per l'annualità 2002
ma almeno la metà di quelle somme nella misura pari a 200-300
miliardi che servono ad impinguare il bilancio della Regione, a
portarlo in pareggio e possibilmente - come prima spiegava
l'onorevole Capodicasa - ad evitare dolorosi balzelli che sono
stati presentati dal Governo? Qual è la ragione per cui l'IRCAC,
invece, ed il fondo dell'IRCAC che complessivamente ha 500
miliardi di lire non viene intaccato?
Onorevole Assessore, la domanda l'abbiamo posta durante i
lavori della Commissione, l'ha posta stasera l'onorevole
Capodicasa nel corso del suo intervento, la ripropongo io in
questa sede: vuole spiegare - perché non è sufficiente dire sono
somme che potranno essere impegnate - perché ovviamente a futura
memoria tutte le somme potranno essere impegnate, sono somme dove
ci sono già obbligazioni certe; allora ci si documenti, mi
rivolgo all'Aula, che ci sono obbligazioni certe ed allora sulla
base di queste per un importo complessivo di 500 miliardi noi
prendiamo atto e ritiriamo l'emendamento.
Ma quando non c'è questa dimostrazione, questo chiarimento -
e a noi risulta che ci sono 500 miliardi di fondi liberi - non
capiamo quale sia la ragione e perché nell'annualità in corso non
potranno essere impegnati per compiti propri dell'Istituto almeno
nella misura del 50 per cento; non capiamo quale sia la ragione
per cui questi fondi non debbano essere introitati nel bilancio
della Regione.
Questo è il senso del nostro emendamento che noi siamo
costretti a spiegare, ripeto, perché da parte del Governo c'è un
rifiuto ad interloquire con il Parlamento. Onorevole Assessore,
mi dispiace che lei è preso da telefonate e interlocuzioni con i
Parlamentari e si rifiuta di interloquire su questioni
fondamentali con l'intero Parlamento. Noi abbiamo il dovere di
spiegare all'intero Parlamento le ragioni che ci hanno spinto a
presentare questo emendamento.
Fra l'altro, il nostro emendamento prevede che una parte di
quelle risorse, a proposito delle risorse da autorizzare, per
complessivi 140 miliardi ossia per 70 milioni di euro debbano
essere veicolati su diversi interventi che, a nostro parere,
qualificherebbero l'azione politica e amministrativa della
Regione.
Il primo intervento, cui noi pensiamo e che abbiamo chiesto
al Governo, che saremmo stati disposti a modificare è quello che
hanno già fatto altre Regioni del Meridione - in particolare la
Basilicata - quello di dare un computer per ogni casa; il Governo
in Commissione bilancio si è opposto, allora abbiamo pensato di
introdurre un computer per ogni classe, in tutte le classi della
Sicilia, in modo tale da collegarle ad internet, organizzare
corsi di formazione incrementando la qualità del sapere. Il
Governo ci ha detto, tranquillamente, di no.
La seconda questione che noi poniamo è quella ambientale in
quanto oggi c'è una nuova sensibilità ambientale. La vicenda
della Lombardia, Presidente Cuffaro, dove c'è un suo collega che
ha la sua stessa estrazione, sta dimostrando come la questione
ambientale sia una questione centrale. Mi chiedo come sia
possibile che il Governo regionale non intervenga in modo
organico rispetto ad una questione così delicata per le proprie
competenze.
Prevediamo che una parte delle risorse dell'IRCAC vengano
destinate ad una revisione del parco macchine in Sicilia,
privilegiando in modo premiale chi utilizza la riconversione a
metano delle macchine e poi un atteggiamento, questo sì premiale,
nei confronti dei comuni che favoriscono la possibilità di
progetti ecologici attraverso le giornate ecologiche, cioè un
complesso di interventi che secondo noi qualificherebbero in
questo caso l'azione amministrativa del Governo regionale.
E sono queste le ragioni che ci hanno spinto a presentare
l'emendamento e a chiedere al Governo, per primo, spiegazioni sul
perché non si utilizzano i fondi dell'IRCAC, e, in secondo luogo,
la ragione per cui il Governo regionale si rifiuta di prendere
atto dell'emendamento di merito da noi presentato rispetto alle
tre questioni che abbiamo posto.
RAITI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che la
discussione su questo articolo e l'emendamento aggiuntivo 14.1,
di cui io sono uno dei firmatari, sia l'esempio classico di come
l'opposizione o la minoranza in questo Parlamento vuole fare o
vuole contribuire a migliorare le legislazioni proposte dal
Governo. Questo è l'esempio classico dell'opposizione
costruttiva.
Noi ci siamo chiesti, nel momento in cui abbiamo presentato
questo articolo aggiuntivo, come nell'alveo dell'articolo di
legge presentato dal Governo era possibile dare un'indicazione e
fare in modo che questo provvedimento legislativo possa avere
efficacia propositiva e positiva nei confronti delle Istituzioni
siciliane.
Per tale motivo, l'emendamento 14.1 detta delle finalità
specifiche ed indica un percorso che è chiaro, palese e che in
ogni caso indirizza l'attività legislativa per una politica che
sia efficace, di sviluppo e di crescita socio-economica della
nostra Regione.
La possibilità di utilizzare i fondi dell'IRCAC non
utilizzati, che sono circa 500 miliardi di lire, per destinarli
con precipue indicazioni al fondo destinato al finanziamento
indicativo della programmazione negoziata, ad un PC per ogni
casa, alla mobilità sostenibile, al programma di diritto allo
studio, al programma dei veicoli ecologici e così via, indica
chiaramente delle linee di indirizzo politico assolutamente
condivisibili e condivise dalla maggior parte dei Consigli
regionali di questa Repubblica.
Ritengo che un emendamento di questo genere debba essere
frutto di una collaborazione fattiva tra Governo e minoranza. Per
tale motivo, chiedo al Governo di farlo proprio perché così
facendo noi faremmo un'attività e una norma che è propositiva e
positiva per una miriade di soggetti sociali, economici della
Regione che ne beneficerebbero senza aumentare dei costi ma
utilizzando dei fondi che sono accantonati ed innestando, oltre a
quella crescita cui accennavo, certamente un indotto economico
che potrebbe produrre anche gettito.
Per tale motivo, oltre a chiedere al Governo di farlo
proprio, ufficialmente chiedo su questo emendamento, qualora il
Governo non lo faccia proprio, il voto segreto.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo l'accantonamento
dell'articolo 14 e dei relativi emendamenti.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, dispongo nel senso
richiesto.
Si passa all'articolo 15. Ne dò lettura.
'Art. 15.
Rideterminazione competenze Commissione consultiva
in materia di riscossione
1. I commi 5 e 6 dell'articolo 5 della legge regionale 5
settembre 1990, n. 35 sono sostituiti dai seguenti:
'5. La Commissione esprime pareri in materia di:
a) individuazione e determinazione degli ambiti
territoriali delle concessioni;
b) determinazione e revisione biennale della remunerazione
del servizio;
c) procedure di conferimento delle concessioni;
d) criteri generali relativi al funzionamento del servizio
della riscossione, e all'attività degli intermediari della
riscossione;
e) adozione di regolamenti, stipulazione di convenzioni e
atti amministrativi generali.
6. La Commissione, altresì, su richiesta degli enti
interessati, previa valutazione degli uffici regionali o
finanziari competenti per materia, esprime pareri su atti e
questioni attinenti al servizio della riscossione.'
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Turano
l'emendamento 15.1.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor presidente, onorevole Assessore, onorevoli
colleghi, desidero, in particolare, interloquire direttamente con
l'assessore. Condivido l'articolo, però bisogna completare la
manovra sulle riscossioni, visto che l'assessore Pagano ha tanto
pianto quest'estate dicendo che il tasso di riscossione è basso
in Sicilia e a tal proposito vorrei che mi spiegasse per quale
ragione in questi otto mesi di governo non ha proposto il disegno
di legge, già portato all'esame del voto finale d'Aula del
Governo Capodicasa, a cui mancò il voto finale, che è uno
strumento fondamentale per riformare la riscossione in Sicilia.
Le chiedo, quindi, la ragione del ritardo con il quale il
Governo procede, perché qui ci sono delle responsabilità
politiche precise del Governo regionale e dell'Assessore in
carica e quali sono i tempi che il Governo ritiene necessari per
presentare quel disegno di legge.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Ho analizzato
il testo dell'articolo 15 che sopprime i commi 5 e 6 e condivido
l'indirizzo che è stato predisposto. Nei commi 5 e 6, però,
seppur in maniera impropria, è prevista una revisione biennale
della Commissione che esprime questo tipo di parere.
Atteso che questo termine di scadenza non è previsto in
questo nuovo testo, credo che ogni commissione debba avere un
termine di scadenza. Chiedevo di inserirlo così come previsto nei
comma 5 e 6.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 15.1. Il parere
del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario si alzi; chi è favorevole resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 15. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 16. Ne dò lettura:
Titolo III
Disposizioni per la razionalizzazione, la riduzione
della spesa e la trasformazione di enti ed aziende
'Art. 16.
Riduzione compensi agli organi
1. Le indennità spettanti al Presidente e agli assessori
regionali sono ridotte del 10 per cento.
2. Per il triennio 2002-2004 i compensi da corrispondere
ai Presidenti e ai componenti di organi collegiali di
gestione, direzione, consulenza e controllo nonché ai
commissari straordinari di enti ed aziende sottoposti a
vigilanza, controllo o tutela della Regione restano fissati
nella misura in atto stabilite ridotte del 10 per cento.
3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano altresì
ai compensi per la partecipazione ad organismi operanti
nell'ambito dell'Amministrazione regionale.'
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dall'onorevole Crisafulli: emendamento 16.1;
- dal Governo: emendamento 16.2.
CRISAFULLI. Dichiaro di ritirare l'emendamento 16.1.
TUMINO. Ai sensi dell'articolo 114, dichiaro di riprenderlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
TUMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è questo un
articolo di grande rilevanza perchè esprime un segnale di
controtendenza rispetto ad uno stile abitudinario negli anni ed
un segnale che ritengo, in maniera diversa, vada proposto anche
al Consiglio di Presidenza dell'ARS perchè diventi norma che
riguardi anche la deputazione regionale. Ma questo è un altro
problema.
Io chiedo al Governo di capire - se mi permette di avere
spiegato, però stasera il Governo pare che non spieghi granchè -
volevo che il Governo spiegasse il comma 2 quando, con
riferimento agli organi collegiali, di gestione, direzione,
eccetera, se questo comma comprende in sostanza tutti gli
organismi operanti nell'ambito dell'Amministrazione regionale,
così come è declarato al comma 3.
La domanda è la seguente: c'è differenza tra gli organi
collegiali di gestione, etc, di cui al comma 2, con gli organismi
operanti nell'ambito di cui al comma 3? Nessuna differenza. Ma,
allora, questo comma 3 sarebbe sostanzialmente inutile.
Il Governo ha presentato un ulteriore emendamento, il 16.2,
io chiedo scusa, ma non conosco l'articolo 2, comma 1, della
legge n. 41 del 1996. Ne faccio ammenda, ma gradirei che mi
venisse spiegato l'emendamento che il Governo ha presentato a
nome suo, onorevole Cuffaro.
RAITI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io esprime
parere favorevole per quanto riguarda l'articolo 16 per la
riduzione dei compensi agli organi.
E' un articolo, come usa dire il nostro assessore per il
bilancio e le finanze, 'pedagogico', e questa pedagogia ritengo
che sarebbe opportuno estenderla anche ai deputati, se è
necessario, così come ha detto l'onorevole Tumino. Ma, in ogni
caso, faccio presente che condivido anche l'emendamento 16.1,
perchè se dobbiamo utilizzare un metro di attività, questo stesso
metro lo dobbiamo utilizzare per tutti i soggetti che sono
sottoposti o che, comunque, prestano attività nell'ambito
dell'Amministrazione regionale.
Ma il mio intervento è precipuamente indirizzato all'esame
dell'emendamento 16.2 presentato dal Governo questa sera.
Onorevole Presidente Cuffaro, se io non interpreto male
l'emendamento 16.2, esso fa riferimento a quelle province che
hanno dichiarato di trasformare una parte del proprio territorio
in aree metropolitane, ed in conseguenza a tale dichiarazione di
trasformazione vi è stato l'aumento delle indennità spettanti ai
presidenti delle province ed ai consiglieri provinciali,
aumentate di parecchio rispetto a quelle che sono le normali
indennità.
Con l'emendamento 16.2 sostanzialmente si va a sanare una
situazione di fatto che è questa: c'è stato un aumento
indiscriminato delle indennità e ci sono state delle sentenze, da
parte della Corte dei conti, che stabiliscono la restituzione di
queste indennità. Se è vero che l'articolo 16 vuole avere la
funzione terapeutica non si capisce come nello stesso articolo ci
contraddiciamo ancora una volta, cioè da un lato riduciamo i
costi per quanto riguarda le spese degli assessori, degli enti di
amministrazione, dei consulenti e così via, ma dall'altro lato
andiamo a sanare una situazione che comporta un aumento di spesa
cercando di sanarla solo in relazione al fatto che quelle
province o quegli enti che avrebbero dovuto istituire le aree
metropolitane e che quindi sono inadempienti rispetto al
dispositivo normativo, perché se avessero proceduto, così come la
legge stabiliva, oggi le aree metropolitane sarebbero state
avviate, con tutto quello che comporta per la redistribuzione dei
servizi all'interno di ciascun territorio delle province
regionali siciliane.
Ed allora, non solo queste province non hanno adempiuto a
disposizioni di legge, ma noi, invece di sanzionare tale
inadempimento alle norme, saniamo solo al fine di permettere a
costoro di non restituire le indennità indebitamente riscosse.
Quindi, non si capisce il tenore di questa normativa: da una lato
diamo un'indicazione, dall'altro per i rappresentanti del ceto
politico ci contraddiciamo e facciamo finta che ciò non accada.
Se vogliamo seguire questa strada, si segua, ma si segua per
tutti perché non possiamo utilizzare due pesi e due misure a
seconda che si parli di amministratori e funzionari e poi di ceto
politico.
SPAMPINATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi
dispiace contraddire l'intervento dell'onorevole Raiti il quale,
forse, non ha chiara l'impostazione dell'emendamento presentato
per il quale dichiaro il mio voto favorevole. Qui non credo vi
sia da sanare nulla, semmai si cerca di dare una soluzione ad una
annosa vicenda.
Ferma restando, Signor Presidente, l'impostazione a cui
faceva riferimento l'onorevole Raiti, per cui non c'è alcuna
sentenza della Corte dei conti per cui sono richieste queste
somme, si tratta sostanzialmente...
Onorevole Raiti anche la sua attenzione richiedo, quando c'è
da dare atto a chi presenta un giusto emendamento, e noi ci siamo
impegnati complessivamente, almeno per una volta il parlamento ha
utilizzato la sua autonomia nel presentare questo emendamento,
c'è da evidenziare come le tre provincie regionali di Catania,
Palermo e Messina...
(Brusìo in Aula)
Signor Presidente, rinuncio al mio intervento.
PRESIDENTE. L'onorevole Raiti, nel frattempo, ha compreso
quello che lei voleva dire perchè, infatti, mi ha riferito che
aveva compreso perfettamente il meccanismo dell'emendamento.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
l'emendamento, così come viene proposto, non sia ammissibile.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poc'anzi l'onorevole
Spampinato ha interrotto il suo intervento perchè era impossibile
parlare in una condizione di confusione come quella che si era
venuta a determinare. Vorrei che non si ripetesse. Quindi, invito
gli onorevoli Pistorio e Leanza di accomodarsi ai banchi dei
deputati e lasciare intervenire il loro capogruppo, l'onorevole
Cintola, mostrando nei suoi confronti l'interesse necessario ad
un intervento di un capogruppo.
CINTOLA. Dicevo che credo che l'emendamento non sia
ammissibile sotto due profili: il primo che c'è un aumento di
spesa, si lo fanno i comuni ma poi noi avremo da discutere perchè
dovremo dare più soldi ai comuni per feste, farine e forche.
L'altro motivo per cui intervengo contro è perchè io in cinque
anni della mia vita passata in questi banchi, e sono i
precedenti, ad ogni intervento fatto sull'argomento, ho dato il
mio voto contrario. Non posso parlare a nome del gruppo il quale,
invece, voterà favorevolmente.
CAPODICASA. Ma questo è a firma Cuffaro
CINTOLA. Ma il mio voto personale è contrario perchè io non
posso distruggere cinque anni nei quali ho fatto una battaglia
enorme. Qui non si tratta di una interpretazione, si tratta solo
del fatto che è stata istituita l'area metropolitana per
realizzarla, però, e dare i gettoni di presenza ai presidenti
delle province, ai consiglieri provinciali in un'area realizzata
con compiti differenti. Invece, è rimasta lì ferma, bloccata, la
provincia di Palermo per esempio perchè il comune di Palermo -
sindaco Orlando - non ha mai dato il suo benestare perchè,
quell'area metropolitana, si realizzasse.
Per cui annuncio il mio voto contrario e so che per tre
volte, il commissario dello stato, ha bloccato questa legge. Mi
auguro che non la blocchi ulteriormente, come è suo dovere,
perchè bloccherebbe anche il bilancio e la finanziaria.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, io non intervengo per
dichiarare il mio voto contrario ma per dichiarare il mio voto
favorevole. Però, mi preme precisare che questo è l'ennesimo
tentativo, io faccio gli auguri al presidente Cuffaro, che questo
emendamento possa diventare legge; gli auguro che possa esse
così.
Mi permetto di dire che forse la soluzione sarebbe un'altra
e riguarda la possibilità che gli enti, in questo caso le
province metropolitane o meno, o gli enti locali, stabiliamo in
che termini, possano in sede statutaria autonomamente
autodeterminarsi.
CRISAFULLI. Ma questo già lo fanno
GIANNOPOLO. Non lo fanno; non lo fanno perchè la Regione, nel
recepire la legislazione nazionale, non ha mai fatto questo atto
di delega di funzione di competenze agli enti locali.
Io, quindi, prendo atto del fatto che c'è l'ennesimo
tentativo, temo, però, che sarà l'ennesima presa in giro di
questo Parlamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, considero
ogni opinione rispettabile, ma le opinioni che non sono
suffragate da conoscenza delle cose rischiano di essere, per così
dire, convinzioni astratte che producono soltanto danni.
Voglio informare l'onorevole Cintola che se non si è
costituita l'area metropolitana a Palermo, così come a Catania o
a Messina, non è certo per responsabilità di nessun comune.
CINTOLA. Principalmente Palermo.
CRACOLICI. Chi deve costituire le aree metropolitane è la
Regione.
CINTOLA. E poi ha fatto i decreti.
CRACOLICI. No, la Regione ha fatto una legge che è la numero 9
che definì (ha fatto il decreto di definizione del perimetro)...
doveva dare tutti gli strumenti attuativi alle province
regionali. Intanto, è stata approvata - credo l'abbia fatta lei e
il Parlamento della scorsa legislatura - una norma nel mese di
novembre del 1996 che stabiliva che le indennità nelle province
regionali comprendenti aree metropolitane venivano aumentate del
50%.
Non so lei con chi se la prenda. Comunque il Parlamento
precedente ha fatto questa legge. Ci sono state le province che
hanno attuato quella legge, è inutile fare gli ipocriti, perchè
se poi c'è stata tutta la tiritera con il CGA che ha cambiato
opinione rispetto ai TAR, questo non è stato fatto perchè le
province hanno operato in assenza di legge. Hanno operato in
presenza di una legge della Regione.
Credo, quindi, che questa norma che viene proposta in
qualche modo non so se sia la quinta o la ventesima o la
quarantesima volta, ma c'è certamente un problema di riparare
forse a un torto, sicuramente ad una ingenuità con la quale si è
operato fino ad oggi in questa Regione.
Quindi, credo che, da questo punto di vista, la norma forse
può chiudere una vicenda che, onorevole Cintola, non costituisce
nessun aggravio per i bilanci delle province perchè in ogni caso
queste indennità sono state già erogate e trattasi di indennità
per un periodo limitato, relativo al 1996/1997.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Crisafulli. Ne
ha facoltà.
CRISAFULLI. Voglio essere a favore dell'emendamento, è
possibile? Per evitare facile demagogia su argomenti come questi,
perchè ci vuole poco ad esercitare demagogia su cose che
riguardano scelte di indennità, di gettoni di presenza, specie
quando si parla degli altri, credo sia giusto ricordare alcuni
passaggi.
D'ANTONI. A chi?
CRISAFULLI. A chi ha memoria corta. Il Parlamento regionale
definì con legge la costituzione delle aree metropolitane dando
alle province le competenze, si fece la perimetrazione con
decreto, le province esercitarono un atto unilaterale, si
determinò un vuoto che portò gli amministratori a determinarsi un
gettone o una indennità su cui questo stesso Parlamento però di
mettere rimedio per inadempienze nostre nei confronti delle
provincie e per evitare che si determinasse un aggravio nei
confronti degli amministratori con varie iniziative.
Le faccio notare onorevole Cintola che questo stesso
Parlamento ha votato la legge numero 30 che stabilisce indennità
ben maggiori rispetto a quelle delle aree metropolitane che gli
amministratori...
D'ANTONI. L'onorevole Cintola si sente offeso.
CRISAFULLI. No, lo dico perché siamo in buoni rapporti, me
lo posso permettere con l'onorevole Cintola, per i rapporti
personali...Dicevo che la legge numero 30 stabilisce indennità
ben maggiori rispetto a quelli che allora si determinarono con le
aree metropolitane, il fatto che noi poniamo rimedio a un limite
ad un vuoto che la Regione stessa determinò, credo che non sia
per nulla scandaloso, tenuto conto che si tratta di
amministratori eletti che hanno esercitato una funzione sulla
base della quale hanno applicato una norma che aveva dei vuoti
che la Regione siciliana aveva emesso. Io credo che tutto questo
casomai fa onore ad un Parlamento che pone rimedio ad un limite
che aveva determinato, se poi dobbiamo fare facile demagogia
dobbiamo parlare male di queste cose come se fossimo nati tutti
sotto il cavolo, credo che non facciamo onore a noi stessi e alla
nostra intelligenza.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 16.1, a firma
dell'onorevole Crisafulli, che è stato fatto proprio
dall'onorevole Tumino.
Lo pongo in votazione con il parere contrario del Governo e
della Commissione.
Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 16.2, il Governo lo ha
presentato, la Commissione è favorevole.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 16, nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 17. Ne do lettura:
"Art. 17
1. Le disposizioni di cui all'articolo 43, commi 1, 2 e 3
della Legge 27 dicembre 1997 n. 449 si applicano alle
amministrazioni regionali, nonché agli enti ed aziende
sottoposte a vigilanza e tutela della Regione, ivi comprese
le aziende sanitarie.
2. La compartecipazione finanziaria e la sponsorizzazione
di cui al comma 1 possono avere luogo sotto forma di
erogazione finanziaria, ovvero mediante prestazione diretta
e/o gratuita di servizi, cessione o fornitura gratuita di
beni strumentali alla realizzazione delle predette attività.
3. I rapporti tra le amministrazioni, enti ed aziende e i
soggetti di cui al comma 1 dell'articolo 43 della legge 27
dicembre 1997, n. 449 sono regolati da apposite convenzioni".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 18. Ne do lettura:
"Art. 18.
Servizi strumentali
1. L'Amministrazione regionale, gli enti locali, gli enti
pubblici non economici sottoposti a vigilanza e/o controllo
della Regione comprese le aziende sanitarie ed ospedaliere
valutano con periodicità almeno triennale le economie di
gestione conseguibili mediante affidamento all'esterno dei
servizi strumentali allo svolgimento dell'attività
istituzionale, ad esclusione di quelli direttamente connessi
alle attività sanitarie.
2. Ove, a seguito della valutazione di cui al comma 1,
tenuto conto anche della possibilità di un diverso impiego
del relativo personale, si accerti la convenienza del
trasferimento all'esterno di uno o più servizi si procede ad
attribuirne lo svolgimento a soggetti di diritto privato in
conformità a quanto previsto dall'articolo 29 della legge 28
dicembre 2001, n. 448.
3. Per le finalità del presente articolo trovano
applicazione le disposizioni di cui all'articolo 10 del
decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468, nonché delle
altre norme in materia.
4. In sede di prima applicazione l'Amministrazione
regionale è autorizzata ad affidare all'esterno i servizi
svolti dall'autoparco e a ridistribuire il personale in atto
addetto alla conduzione degli autoveicoli tra le strutture
regionali in conformità alla normativa vigente, mantenendoli,
previo assenso, alla guida degli autoveicoli e ferma restando
la ricollocazione nelle posizioni di cui al nuovo ordinamento
professionale".
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dall'onorevole Cracolici: emendamento 18.1;
- dal Governo: emendamento 18.2.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
articolo è stato già oggetto di un esame da parte della
Commissione sanità era stato predisposto un emendamento approvato
credo all'unanimità, che da parte della Commissione Bilancio non
ha avuto nessuna visione. Il ho riproposto lo stesso emendamento
della commissione per una ragione, partendo dal fatto che il
comma 1 di questo articolo propone o dispone la possibilità di
esternalizzare i servizi strumentali anche delle aziende
ospedaliere e sanitarie.
Il testo predisposto dalla Commissione all'ultimo rigo del
primo comma definisce, ad esclusione di quelli direttamente
connessi all'attività sanitarie, un ambito più ristretto rispetto
al testo originario. Però io pongo la stessa questione che è già
posta in commissione, vorrei sapere qual è la norma che impedisce
oggi alle aziende sanitarie ospedaliere di esternalizzare secondo
i principi dettati dal primo comma i servizi non connessi alle
attività sanitarie.
Qual è la ragione per cui nel definire questa norma si è
proposto e scritto ciò che già la norma consente. Come è noto,
infatti, tutta una serie di attività possono essere
esternalizzate facendo un ragionamento di natura economica. Dove
vuole andare a parare la riproposizione della norma così come è
stata definita, ecco perché io credo che togliere, così come
propongo, cassare cioè la possibilità di esternalizzare i servizi
strumentali per le aziende sanitarie ospedaliere non significa
non poterle fare perché già la norma lo consente alle aziende,
significa semplicemente ridefinirle e ridare quelle possibilità
contenute nella legge e con cui fino ad oggi le stesse aziende
hanno operato.
Anche perché, ripeto, come giustamente si è previsto
nell'ultimo rigo l'esclusione dei servizi connessi alle attività
sanitarie comunque esclude la possibilità di esternalizzare da
parte delle aziende servizi strumentali quali diagnostica ed
altre attività. Ecco perché chiedo all'Aula in qualche modo di
cassare ciò che già la norma prevede per le aziende.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Dobbiamo metterci d'accordo, capisco la
stanchezza, ma se le questioni che vengono sollevate non trovano
nessuna risposta da parte del Governo è come parlare al vento, è
un lavoro perduto, perché il fatto che qui si intervenga non è
per lasciare alla storia le opinioni nostre, è perché vorremmo
vedere se si può, mettendo in campo il nostro punto di vista
trovare anche un riscontro da parte del Governo. L'onorevole
Cracolici ha sollevato un problema che l'Assessore sa era stato
posto in Commissione più volte. Qui siamo in Aula...
CUFFARO, presidente della Regione. Anche per questo motivo non
rispondiamo.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Qui siamo in Aula,
onorevole Presidente, quindi ciò che si dice in Commissione ha
valore per quelli che sono presenti in Commissione ed io aggiungo
che perfino neanche per coloro i quali era presenti in
Commissione ha valore perché sono due sedi decisionali diverse.
Però, la risposta che ci ha dato l'Assessore in Commissione
era assolutamente insufficiente. La tesi è che trattasi di norma
pedagogica. Torniamo all'argomento, ma è l'Assessore che ha usato
a dismisura questa locuzione. In sostanza sostiene l'Assessore
che se una norma esiste in una legge nazionale la norma va
ripetuta anche in una legge regionale perché in questo modo si
rafforza il concetto e diventa norma pedagogica perché se è
contenuta solo in una legge nazionale non ha la forza che può
avere essendo inserita in una legge regionale.
Ora secondo questa logica la legislazione siciliana, i
codici della Regione siciliana dovrebbero occupare una intera
biblioteca perché dovremmo ripetere, e qui l'onorevole Cracolici
per quanto concerne le aziende ospedaliere, ma credo che la
questione, che l'opinione possa estendersi anche ad altri
settori, ha dimostrato che la norma c'è.
Come noi in Commissione bilancio avevamo dimostrato perché
è già ampiamente utilizzata. Basta chiedere a qualunque
direttore generale di una Asl periferica della Regione e vi dirà
che utilizza già questa norma per esternalizzare il servizio di
pulizia, o di lavanderia, oppure di refezione, cose di questo
genere. Allora dove sta l'esigenza di infarcire la legislazione
regionale di norme ripetitive che non hanno invece alcun valore.
Ecco, signor Presidente, perchè chiediamo che si dica
qualcosa, perchè se dobbiamo fare una discussione tra sordi
allora non vale la pena; chiudiamo tutto, andiamo a casa e diamo
tutto per approvato. Ma, se dobbiamo fare una discussione seria
per fare una legge il più possibile coerente, intanto, e poi
efficace, allora la discussione credo che serva.
PRESIDENTE. Credo che il Governo voglia intervenire per
precisare alcuni aspetti.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, intervengo brevemente perchè l'ora tarda non ci
permette di dilungarci in discussioni. Diceva bene il Presidente
della Regione. Noi avevamo già affrontato l'argomento in
Commissione ma l'onorevole Cracolici e l'onorevole Capodicasa
meritano rispetto e quindi, giustamente, noi interveniamo.
Non solo per questo, ma c'è anche una stanchezza per cui
ripetere sempre le stesse cose spesso diventa anche antipatico,
me ne guarderei bene, solo esclusivamente in questo senso
Al di là di quello che potrebbe essere lo "sfottò", visto
che le è piaciuto tanto, la invito a ripetere per tutti e cinque
anni questa cosa perchè...
CAPODICASA. Questa è un'Aula.
SPEZIALE. Per carità, io sono contento, se questo vi fa
divertire e particolarmente a lei io ne sono felice, l'importante
che le cose vengano approvate.
L'argomento comunque ha un senso, l'emendamento ha un senso
perchè l'argomento in oggetto trova riscontro nel nostro
emendamento che ha un senso perchè noi ci siamo resi conto che,
nonostante la legislazione vigente, che in linea teorica dovrebbe
essere utilizzata da tutti manager, presunti manager, uomini che
operano nell'ambito dell'economica e negli enti di questa
Regione, in verità ci siamo accorti che questi istituti sono
utilizzati non in maniera ottimale.
Onorevole Capodicasa, se lei legge bene si accorgerà che noi
diciamo che tutti questi enti valutano, quindi sono obbligati
finalmente, a valutare con periodicità almeno triennale le
economie di gestione e quindi creiamo le condizioni finalmente
per un riscontro, per evitare che, in altre parole, mentalità
centralistiche che non sono abituate alla logica
dell'outsourcing, del decentramento finalmente emergano e vengano
fuori. Lei mi dirà, ma questo è pleonastico, non è sufficiente.
Bene, ma noi ci siamo attribuiti con gli articoli successivi
anche la possibilità di controllare questi enti e quindi di
spingerli in un comportamento più corretto non solo da un punto
di vista economico ma anche da un punto di visto etico.
PAPANIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPANIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente e soltanto per chiedere al Governo se, in linea con le
cose che ha affermato, non ritenga di dover prevedere, invece,
che il controllo venga fatto almeno annualmente perchè una
cadenza triennale mi sembra che allunghi di molto la possibilità
di fare una norma programmatoria che obblighi alla valutazione, e
poi anche per suggerire di ripristinare, di non sopprimere il
comma 3 perchè se hanno una norma programmatoria il comma 3 può
suggerire a tanti di applicare questa norma che prevede la
stabilizzazione del precariato in aggiunta alle altre cose.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Dichiaro di ritirare
l'emendamento 18.2.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Allora resta in vita
soltanto l'emendamento 18.1. Lo pongo in votazione col parere
contrario del Governo e della Commissione. Chi è contrario resti
seduto; chi è favorevole si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 18, nel testo risultante. Chi
è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 19. Ne do lettura.
"Art. 19.
Vigilanza enti
1. L'articolo 32 della legge regionale 6 marzo 1997, n. 6,
modificato dall'articolo 6 della legge regionale n. 5 del
1998, è sostituito dal seguente.
'Art. 32 - 1. I bilanci di previsione, le variazioni di
bilancio, i bilanci consuntivi e i regolamenti di enti,
aziende e istituti regionali, devono essere trasmessi dagli
organi di tutela e vigilanza, prima dell'approvazione,
all'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze per
l'acquisizione del parere che deve essere espresso entro
trenta giorni dalla data di ricevimento. Trascorso tale
termine il parere si intende reso favorevolmente. Resta fermo
l'obbligo per l'Assessorato di concludere l'iter istruttorio
del parere. In caso di osservazioni, richieste di
chiarimenti o nuovi elementi di giudizio, integrazioni di
documentazione acquisibili anche attraverso visite ispettive,
che possono essere effettuate una sola volta, il termine è
ridotto a dieci giorni che decorrono dalla data di
ricevimento della risposta da parte degli enti, delle aziende
e degli istituti regionali.
2. Il parere dell'Assessorato del bilancio e delle
finanze, preventivo e obbligatorio, accerta la conformità
degli atti alle norme di contabilità e valuta il contenuto
delle relazioni di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 17 della
legge regionale 17 marzo 2000, n. 8 introdotti con la
presente legge.
3. Le variazioni di bilancio effettuate da enti, aziende e
istituti regionali discendenti da utilizzazioni del fondo di
riserva o da storni sono immediatamente esecutive e devono
essere trasmesse per conoscenza all'amministrazione vigilante
in uno al parere del collegio dei revisori.
4. L'istituto della perenzione amministrativa di cui ai
commi 2, 3 e 4 della legge regionale 4 luglio 1997, n. 47 e
successive modifiche ed integrazioni non si applica agli enti
di cui al comma 1.
5. Gli enti, istituti ed aziende regionali per le
richieste di pareri si avvalgono, per il tramite delle
amministrazioni di tutela e vigilanza, degli uffici
regionali.
6. I contributi per le spese di funzionamento di enti,
aziende ed istituti regionali sono erogati in due
semestralità anticipate. L'erogazione della seconda
semestralità è condizionata alla presentazione del conto
consuntivo dell'anno precedente e deve essere effettuata al
netto dell'avanzo di amministrazione utilizzabile determinato
con il predetto conto; qualora l'importo dell'avanzo dovesse
risultare superiore alla seconda semestralità, detto maggiore
importo è conguagliato con l'erogazione della successiva
semestralità.
7. I trasferimenti a carico del bilancio della Regione a
favore degli enti di cui al comma 1 sono erogati con mandati
diretti, fatte salve diverse modalità previste da specifiche
disposizioni legislative.
8. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 4 si applicano
anche alle Aziende unità sanitarie locali, alle Aziende
ospedaliere, alle Aziende policlinico, all'Istituto
zooprofilattico sperimentale per la Sicilia e al Centro per
la formazione permanente e l'aggiornamento del personale del
servizio sanitario (CEFPAS), con sede in Sicilia".
Comunico che all'articolo 19 è stato presentato
l'emendamento 19.1 a firma dell'onorevole Turano.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 19. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 20. Ne do lettura.
"Art. 20.
Modalità erogazioni in favore di enti, aziende ed istituti
1. All'articolo 17 della legge regionale 17 marzo 2000,
n. 8 sono aggiunti i seguenti commi:
'2. Gli enti di cui al comma 1 allegano al bilancio
annuale di previsione una relazione previsionale e
programmatica relativa all'esercizio finanziario che illustri
le caratteristiche dell'ente, del territorio, dell'economia
insediata e dei servizi resi dall'ente, precisando risorse
umane e strumenti. La relazione comprende, per la parte
entrata, una valutazione generale sui mezzi finanziari,
individuando le fonti di finanziamento ed evidenziando
l'andamento storico degli stessi. Per la parte spesa, la
relazione individua l'entità e l'incidenza percentuale della
previsione con riferimento alla spesa corrente consolidata, a
quella di sviluppo e per investimenti. La relazione indica
infine i risultati conseguibili nel perseguimento dei fini
istituzionali con le risorse disponibili. Al conto
consuntivo dovrà essere allegata una relazione illustrativa
che spieghi in quale misura siano state raggiunte le finalità
indicate nella relazione previsionale e programmatica e i
motivi degli eventuali scostamenti.
3. Per il biennio 2002-2003 gli enti di cui al comma 1
riducono le spese per acquisto di beni e servizi in misura,
per ciascun esercizio, non inferiore al 3 per cento delle
medesime spese sostenute nell'esercizio 2000, come accertate
dal relativo conto consuntivo. Per gli enti che non
realizzano il contenimento dei costi nella misura indicata, i
contributi regionali per le spese di funzionamento assegnati
per l'esercizio successivo sono ridotti nella misura
percentuale pari alla mancata riduzione.
4. Per il biennio 2002-2003 gli enti di cui al comma 1
incrementano le entrate autonome in misura, per ciascun
esercizio, non inferiore al 5 per cento delle medesime
entrate accertate per l'esercizio 2000 con il relativo conto
consuntivo. Il mancato incremento delle entrate autonome
nella misura indicata determina la riduzione dei contributi e
dei trasferimenti di parte corrente senza vincolo di
specifica destinazione, a carico del bilancio della Regione,
nella misura percentuale pari al mancato incremento.
5. Gli enti di cui al comma 1 incrementano le entrate
autonome ricorrendo anche a contributi di soggetti privati
per specifiche iniziative; ad accordi di collaborazioni e
sponsorizzazioni di soggetti pubblici e privati, secondo le
norme di cui all'articolo 43 della legge 27 dicembre 1997, n.
449, nonché all'applicazione della normativa vigente sulla
copertura dei costi per la prestazione di servizi a domanda
individuale.
6. All'avanzo di amministrazione utilizzabile non si
applicano le disposizioni di cui al comma 6 dell'articolo 32
della legge regionale 6 marzo 1997, n. 6 fino alla
concorrenza della somma delle riduzioni di spesa di cui al
comma 3 e degli incrementi di entrata di cui al comma 4".
Comunico che è stato presentato l'emendamento 20.1 a firma
degli onorevoli Giannopolo e Speziale.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, io ho presentato l'emendamento
20.1 soppressivo dei commi 3 e 4 perché ritengo che stiamo
parlando con riferimento agli enti locali, a meno che il Governo
non specifichi.
La Regione non può stabilire con propria legge tali criteri
- perché questa è prerogativa dello Stato, almeno fino ad ora la
finanza locale è tema dello Stato - i commi 3 e 4, invece,
stabiliscono che la Regione fissa per gli enti, si intende, penso
anche gli enti locali che soggiacciono a norme di contabilità e
di finanza locale che vengono stabiliti annualmente con decreto o
meglio con legge finanziaria e con decreto attuativo del
Ministero dell'interno di concerto con il Ministero del tesoro.
Quindi, ritengo che questi due commi siano limitativi
dell'autonomia, intanto, degli enti locali e comunque vanno a
stabilire un'ingerenza in materia di finanza locale che non gli è
propria.
La Regione può stabilire come erogare i suoi finanziamenti
ma non può entrare sulla conformazione complessiva del bilancio
degli enti locali.
PRESIDENTE. Onorevole Giannopolo, mi sembra di capire che nei
commi 3 e 4 la Regione intervenga sui propri trasferimenti
riducendone la riduzione nel caso in cui...
FORGIONE. Indirettamente, signor Presidente.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. L'obiettivo in realtà coincide con quello anzidetto
dal Presidente cioè utilizzare in modo indiretto un criterio con
cui trasferire le risorse degli enti locali, cosa che io
considero inaccettabile per due ragioni: una per le ragioni che
ha già esposto l'onorevole Giannopolo e l'altra perchè voi state
proponendo a regime, quindi anche con un meccanismo che non è
legato all'annualità 2002, ma per il biennio, quindi con un
meccanismo moltiplicatore che i comuni non solo devono ridurre,
rispetto all'esercizio finanziario del 2000, il 3 per cento delle
spese per beni e servizi ma devono aumentare le entrate proprie
attraverso i tributi del 5 per cento per ciascun anno.
Insomma, non solo si lede il principio dell'autonomia che
poi va considerata una potestà propria dei comuni che valuteranno
per le condizioni socio-economiche del proprio territorio, per i
servizi che sono in grado di offrire, per la capacità di ampliare
i servizi perchè l'idea di far pagare più tributi ai cittadini
può - non rappresenta in maniera astratta una cosa illogica -
realizzarsi offrendo qualcosa in più ai cittadini stessi e non
riducendo da una parte e aumentando dall'altra le entrate.
E' una scelta finanziaria alquanto singolare.
Lo dico, essendo stato amministratore ed avendo vissuto la
vita di una comunità e di un'amministrazione locale, qui c'è
un'idea culturale sbagliata tra la Regione e le autonomie locali,
è proprio sbagliata nel fondamento. Ecco perché chiedo che il
Governo faccia propria la questione posta dall'onorevole
Giannopolo, prevedendo cioè che tutta la norma che in qualche
modo stabilisce modalità di erogazione, non determini queste
modalità su un principio impositivo nei confronti dei comuni su
come spendere e su come creare le entrate.
In questo modo, questo Governo non solo sta mettendo le
proprie tasse, ma applicando il 'teorema Acierno', tasse per
tutti, si determina un meccanismo per cui il segnale che i comuni
dovranno dare da oggi in poi, arrivato il centro-destra, è altro
che meno tasse, più tasse, più balzelli, più odiosi strumenti che
condizionano la vita dei cittadini, oltre che degli
amministratori delle città.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, invito il
Governo a riconsiderare questo articolo. Mi associo
all'emendamento dell'onorevole Giannopolo.
Non cammino con il suo contratto in tasca, onorevole
Cuffaro, se lei mi aiuta posso citare a quale punto del suo
contratto con i siciliani c'era scritto: meno tasse per tutti.
CUFFARO, presidente della Regione. Non c'era scritto
FORGIONE. Invece stiamo facendo una manovra dove praticamente
si impongono nuove tasse e nuove entrate. Credo che, su questo,
i colleghi della maggioranza devono ragionare, perché è vero che
la Regione interviene indirettamente, però, laddove dice:
'qualora gli Enti non riducono le spese di almeno il 3 per cento
delle spese sostenute nel 2000, non avranno più i contributi
previsti'. E subito dopo lo stesso articolo dice: 'se non si
incrementano le entrate autonome di almeno un 3 per cento,
vengono meno i contributi regionali'. Voi capite cosa vuol dire
questo.
Se il Governo ritiene di dare un chiarimento su questo
punto, noi non abbiamo alcun problema a dire che non abbiamo
capito, non siamo così presuntuosi da non fare autocritica su un
punto. Ma se è come abbiamo capito, siamo di fronte ad una
scelta grave e significativa. Se voi, poi, volete spiegarci che
gli enti locali e i comuni non c'entrano, allora siamo pronti a
dimostrarlo. Se me lo dice anche un sindaco, siamo subito pronti.
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Solo per dire
che, meglio tardi che mai, quindi, evito la replica. Questo
articolo non riguarda gli enti locali. Sono i parametri necessari
e che sono stati individuati da questo Governo per dare
finanziamenti agli enti sottoposti a vigilanza.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, solo per chiarire
ulteriormente. L'articolo 17 della legge regionale 17 marzo 2000,
numero 8, recita: 'I contributi e i trasferimenti a carico del
bilancio della Regione previsti dalla vigente legislazione in
favore degli enti, aziende ed istituti sottoposti a vigilanza e
tutela dell'amministrazione regionale vengono erogati sulla base
dei criteri che tengano conto dei risultati conseguiti dagli
stessi enti nel perseguimento delle finalità proprie, della
riduzione dei costi di gestione, della capacità di
autofinanziamento'.
Quindi, in buona sostanza, i commi 3 e 4 non fanno che
ribadire questo aspetto e precisare in che modo debba essere
quantificato ...
CAPODICASA, relatore di minoranza. Quali sono gli enti a cui
fa riferimento?
PRESIDENTE. Gli enti sottoposti a tutela e vigilanza,
onorevole Capodicasa, gli enti locali.
CAPODICASA, relatore di minoranza. E quindi anche i comuni che
sono sottoposti a vigilanza?
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Presidente, come ci siamo
tutti resi conto, non si tratta di un aspetto marginale della
legislazione, anche perchè ove si trattasse ...
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, l'articolo 17 è chiaro.
Parla di enti, aziende, istituti sottoposti a vigilanza e tutela
dell'Amministrazione regionale. Mi sembra chiaro che il Governo
li voglia includere.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Credo che, nonostante la
stanchezza dopo avere accumulato ben dieci ore di lavori d'Aula
nel pomeriggio, oltre quelle di stamattina, non possiamo
commettere errori dovuti alla distrazione, alla disattenzione o
anche alla stanchezza.
In altra parte della legge finanziaria - chiamo in causa
anche l'assessore per gli Enti locali - il Governo in sede di
definizione dei parametri di ripartizione del fondo da trasferire
ai comuni e alle province, i famosi 1.800 miliardi che abbiamo
trasferito nell'esercizio finanziario 2001, stabilisce alcuni
criteri che sono innovativi rispetto ai criteri preesistenti, che
fondamentalmente erano legati al numero degli abitanti e alla
vastità del territorio che sono fondamentalmente due: una
capacità impositiva maggiore ...
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, la invito a concludere
rapidamente. Come vede, il livello d'attenzione dell'Aula non è
particolarmente alto. Peraltro, le posizioni sono chiaramente
delineate. Allora, con il voto, l'Aula può decidere se intende
tenere conto delle osservazioni che sono state formulate o non
tenerne conto. E' una valutazione di natura politica.
In questo contesto, onorevole Capodicasa, sa quanto è la
stima che nutro nei suoi confronti, le garantisco che
un'argomentazione di natura tecnica non è assolutamente
accessibile perchè non ci sono le condizioni.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Allora sospendiamo la
seduta, Presidente.
PRESIDENTE. Non mi sembra neanche questa la soluzione,
onorevole Capodicasa.
CAPODICASA, relatore di minoranza. No, Presidente, lei presiede
un Parlamento in questo momento e sa che noi dobbiamo fare legge
nell'interesse ... Allora se non c'è più il dovuto livello di
attenzione su materia delicatissima ...
PRESIDENTE. Non c'è sul suo intervento perchè le posizioni
sono delineate, onorevole Capodicasa.
CAPODICASA, relatore di minoranza. No, non sono delineate
perchè il Governo testè ha dichiarato che gli enti locali non
rientrano nel novero degli enti a cui si fa riferimento, però se
si va ad una lettura attenta della norma allora si deduce che non
è così chiara l'esclusione degli enti locali come il Governo
vorrebbe. E siccome poi in altra parta della finanziaria c'è
un'analoga norma, Presidente della Regione, che dobbiamo farne di
questi comuni, gli tagliamo i fondi e poi gli imponiamo di
aumentare le tasse ai cittadini?
Lei non sa che più avanti c'è una norma che, in sede di
ripartizione, prevede che si daranno più soldi a quei comuni che
metteranno più tasse ai loro cittadini. E, poi, anche a coloro i
quali si indebitano di più. Allora, aggiungiamo questo
provvedimento contenuto nell'articolo 20, più quello contenuto
nell'articolo seguente, di cui adesso non ricordo il numero, ma
insomma ... noi vogliamo che i comuni scoppino? Questo è alla
fine l'esito che si produrrà da queste norme combinate.
Allora, bisogna che si precisi se il Governo ritiene che
questa norma non debba riguardare i comuni, mettiamo in modo
esplicito che sono esclusi gli enti locali territoriali della
Regione. Altrimenti, se si vuole che vengano inclusi, se ne
assuma la responsabilità, in modo tale che risulti chiaro a tutti
qual è la finalità dell'articolo, per lo meno nella volontà del
Governo.
GURRIERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GURRIERI. Ma, scusate, io ritengo - se è presente l'assessore
per gli enti locali batta un colpo - perchè, caro assessore, lei
deve anche svolgere il suo ruolo istituzionale in rappresentanza
dei comuni. Se lei non ha la serenità giusta per gestire questo
Assessorato si dimetta, perchè io, come sindaco, non mi sento
rappresentato da lei, perchè è un fatto ufficiale: c'è un Governo
che non considera i comuni pezzi dello Stato nel territorio.
Io ho partecipato venti giorni fa ad una riunione della II
Commissione, e l'onorevole Pagano ha detto testualmente: Noi
dobbiamo recuperare somme dai comuni perchè i comuni si devono
togliere il vizio di fare feste e festini. Allora, chi le parla,
caro Assessore e caro Presidente della Regione, è un sindaco che
ha fatto un piano regolatore in dodici mesi e l'Assessorato
regionale del territorio mi vuole dare 16 milioni perchè ritiene
che la prima richiesta del piano regolatore è stata fatta nel
1976 e non nel 1997, e io ho speso, come comune dissestato, 450
milioni per pagare i progettisti.
Se c'è una Regione che non ha mai pensato di creare una
legge che dà serenità ai comuni per recuperare un equilibrio fra
abitanti e territorio, quando un comune come Santa Croce
Camerina, in provincia di Ragusa, che nel periodo estivo ha
40.000 abitanti e che, durante i dodici mesi dell'anno, ha 2.000
emigrati regolari e 1.000 irregolari e deve gestire tutto con
sette vigili urbani e non si pensa di dare un contributo
suppletivo a queste esigenze, significa che c'è una Regione che
non ha la competenza e la preparazione per venire incontro alle
esigenze dei comuni.
E, allora, se noi consideriamo anche che un comune della
Sicilia è cosa diversa rispetto ad un comune del Nord, se un
sindaco del comune di Cinisello Balsamo aumenta di mezzo punto
l'ICI di certo salva il bilancio di quel comune; se lo fa il
sindaco di Chiaramonte Gulfi recupera 15-20 milioni. Queste cose
bisogna capire e noi dobbiamo uscire all'esterno come
opposizione, all'esterno. Non è il problema delle somme che sono
state sottratte, qui c'è una volontà politica precisa di
penalizzare i comuni, perché si considerano controparte.
Ed allora, l'appello che io faccio anche alla mia collega
Vicari, con la quale abbiamo fatto tante battaglie non guardando
in faccia il colore politico del Governo, lo abbiamo fatto anche
nei confronti del Governo Capodicasa, e di altri sindaci che sono
presenti in quest'Aula, è di chiedere di rivedere questo articolo
perché non si può mortificare l'istituto degli enti locali.
Domani, se questo articolo sarà mantenuto, ci riserveremo di
fare, come Gruppo della Margherita, una conferenza stampa solo
sulla questione degli enti locali.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Sì, sono sorvegliato speciale del Gruppo dei DS, dove
mi hanno promesso che verranno ad Adrano a fare i comizi, sono
molto contento di ospitarvi, quindi anche con queste
preoccupazioni che avete, vi ospiterò anche a cena a casa mia.
FORGIONE. Io ci venivo anche prima.
MANCUSO. Tu ci venivi anche prima, sei venuto con la
Commissione antimafia, quando lo avete chiesto, quindi mi ricordo
un po' tutte le vostre e le mie storie.
Al di là di questo, mi sembra che l'interpretazione
autentica che aveva dato nelle parole l'assessore Pagano era poi
inutile lo sfogo, forse anche giusto, del collega sindaco di
Chiaramonte Gulfi. Da qui non dobbiamo certamente accusare un
assessore per gli enti locali che gli strumenti e le risorse che
ha non ha avuto ancora il tempo di conoscerle e non ha neanche il
tempo di utilizzare i criteri per i trasferimenti ai comuni.
Ritorniamo a quanto detto qualche giorno fa. Qui la cosa da
chiarire non sono i trasferimenti per decreto, come sono stati
fatti fino a poco tempo fa, qui le cose da chiarire sono i
criteri che si devono adottare per i trasferimenti. Ho nel mio
banchetto il monitoraggio effettuato dall'Assessorato al bilancio
di questo ente e ci sono comuni che hanno aumentato il loro
indebitamento di quasi il doppio. Chi passa da un indebitamento
di meno 12 miliardi nel 1999, nel 2000 ha 24 miliardi di
indebitamento; chi aveva 4 miliardi nel 1999 ne ha 9 mila nel
2000. Ci sono delle situazioni debitorie che bisogna capire da
dove arrivano, per quale motivo, se sono fatti per investimenti o
sono fatti per altre cose.
Rispetto a questo, io direi, secondo una linea politica, che
dovrebbe essere condivisa da tutti, di premiare quei comuni che
agiscono con efficienza, con efficacia, con economicità su quelli
che sono i beni e i servizi, su quelle che sono le entrate, che
non sono solo le tasse, non sono solo i tributi le entrate per
gli enti territoriali, ci sono altre forme di governo che si
possono adottare per aumentare le entrate, le quali non aumentano
solo con le tasse - collega Cracolici - ma possono entrare anche
in un'altra maniera. Lei è stato amministratore più bravo di me,
perciò saprà meglio di me che anche senza aumentare le entrate le
tasse possono aumentare le entrate negli enti territoriali.
Certamente i soldi trasferiti dalla Regione non bastano, su
questo siamo d'accordo ma mettiamoci d'accordo su quali devono
essere i criteri per i trasferimenti ai comuni e non per decreto
dell'assessore. Sarebbe più serio intervenire sui criteri e poi
su quei criteri l'assessore farà il suo decreto premiando quei
comuni che effettivamente gestiscono bene le entrate, che
derivano sia dalle tasse che da tutte le altre forme che,
certamente, molti comuni della Sicilia adottano.
Quindi, ritengo che l'interpretazione autentica fatta nei
lavori preparatori a questa norma possa andare bene, ma se
vogliamo specificarla con un emendamento aggiuntivo andrà ancora
meglio. E' chiaro, come ha detto l'assessore Pagano, che gli
enti territoriali non c'entrano nulla con questo articolo di
legge che stiamo votando.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Onorevole Presidente, la
legge è chiara. L'articolo 17 individua con estrema chiarezza che
cosa vuole dire quando parla di enti, tra l'altro basta guardare
l'intera impalcatura della legge per capire che quando la legge
vuol parlare di enti locali scrive enti locali.
Siccome l'intenzione di questo Governo è esattamente quella
prevista dall'articolo 17, per cui il panegirico dell'onorevole
Gurrieri non è che ci abbia convinto, nel senso che la legge non
dice questo. La legge dice questo, tra l'altro ci pare strano
come un sindaco non sappia che cosa dica la legge, però non è
questo il problema. Siccome noi vogliamo fare chiarezza, abbiamo
visto che c'è un subemendamento presentato, che non può essere
presentato dall'onorevole Forgione, il Governo lo presenta e per
amore di chiarezza si risolve il problema.
SPEZIALE. E' un emendamento.
CUFFARO, presidente della Regione. No, il suo è emendamento
non è sub emendamento.
Non lo potete presentare.
CAPODICASA. Lo fa proprio il Governo.
CUFFARO, presidente della Regione. No, lo presenta non lo fa
proprio.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'emendamento così come è
stato formulato, paradossalmente, incide non tanto sui commi 3 e
4 ma sul comma 1, nel senso che esclude gli enti locali dal comma
3 di conseguenza li include tra gli enti di cui al comma 2.
Allora noi, onorevoli colleghi, prepariamo un emendamento
aggiuntivo, un comma aggiuntivo, alla fine, che abbia lo stesso
senso ma che evita di creare ulteriori confusioni.
Accantoniamo momentaneamente l'articolo 20.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Nel frattempo il Governo
predisponga l'emendamento.
BARBAGALLO. Onorevole Presidente dell'Assemblea, onorevole
Presidente della Regione, io do la possibilità di riscrivere
l'emendamento e non entro nel merito. Volevo segnalare all'Aula,
però, un atteggiamento del presidente Cuffaro. Onorevole
Presidente della Regione, lei stasera, e non è la prima volta, si
è rivolto nei confronti dell'onorevole Gurrieri in maniera
impropria, dicendo che l'onorevole Gurrieri fa panegirico.
CUFFARO, presidente della Regione. Panegirico non è una brutta
parola.
BARBAGALLO. Il tono da lei usato, onorevole Presidente, e non
è la prima volta, io ho ascoltato lei in televisione quando ha
fatto delle affermazioni pesanti nei confronti dell'onorevole
Gurrieri....
CUFFARO, presidente della Regione. Quelle le ripeto per
intero
BARBAGALLO. Allora, io credo che il livello istituzionale del
Presidente della Regione non è quello di offendere i deputati nè
di offendere l'Assemblea. Il Presidente della Regione deve
dimostrare una cultura di governo rispettando una normale
dialettica tra l'Assemblea, i parlamentari e il Presidente.
L'onorevole Gurrieri ha solo osservato che stranamente questa
sera nessun assessore, principalmente l'assessore agli enti
locali, ha difeso la propria rubrica. Questa è una scelta del
Governo, ma non ha voluto offendere nessuno.
Allora io credo che il Presidente della Regione dovrebbe
favorire una dialettica normale con i deputati, perchè gli
atteggiamenti di presunzione, da parte dell'onorevole Presidente
della Regione, non servono perchè inducono gli altri
parlamentari, che stanno silenziosamente facendo in modo che vada
avanti un altro percorso, a cambiare atteggiamento e a cambiare
tono su tutti gli articoli.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dal Governo
l'emendamento 20.3.
Pongo in votazione l'emendamento 20.1, degli onorevoli
Giannopolo e Speziale. Il parere del governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della commissione?
CROCE, presidente della commissione e relatore di maggioranza.
Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 20.3, del
Governo. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
alzi.
(E'approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 20 così come
emendato. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E'approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 21, ne do lettura.
"Art. 21.
Trasferimento funzioni enti locali
1. All'articolo 35 della legge regionale 15 maggio 2000,
n. 10, sono introdotte le seguenti modifiche:
a) al comma 1 la parola 'regolamenti' è sostituita con
le parole 'Decreti del Presidente della Regione';
b) al comma 1 dopo le parole 'della presente legge' sono
aggiunte le parole 'previo parere della Conferenza Regione-
autonomie locali, della Commissione affari istituzionali e
della Commissione bilancio dell'Assemblea regionale
siciliana';
c) al comma 2 la parola 'regolamento' è sostituita con
'Decreto presidenziale';
d) al comma 3 la parola 'regolamenti' è sostituita con
'Decreti presidenziali';
e) al comma 4 la parola 'regolamento' è sostituita con
'Decreto presidenziale'."
Poichè nessuno chiede di parlare, si passa agli emendamenti.
Pongo in votazione l'emendamento 21.2. Il parere del Governo?
PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
alzi.
(E'approvato)
PAPANIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPANIA. Faccio presente che l'emendamento del Governo dice:
"entro 90 giorni sono approvati gli schemi di regolamento di
esecuzione."
Poichè la formulazione attuale dell'articolo dice che si
fanno decreti presidenziali, non ci sono più gli schemi di
regolamento.
L'emendamento è superato dal testo. Era valido quando c'era
l'articolo precedente così come era stato presentato in
commissione.
PRESIDENTE. L'Assemblea prende atto del ritiro
dell'emendamento 21.2 del Governo che pertanto non si considera
posto ai voti.
Dichiaro accantonato l'articolo 21.
Si passa all'articolo 22, ne do lettura.
"Art. 22.
Nuove disposizioni relative alla vendita
degli alloggi regionali
1. I conduttori degli alloggi di edilizia residenziale
pubblica di cui all'articolo 1 della legge regionale 22 marzo
1963, n. 26 e successive modifiche ed integrazioni, che,
prima dell'entrata in vigore della legge regionale 3 novembre
1994, n. 43, avevano in godimento legittimamente un alloggio,
hanno la facoltà di presentare, entro novanta giorni dalla
pubblicazione della presente legge, domanda di riscatto per
gli stessi. Per la determinazione del prezzo di cessione
degli alloggi si applica l'articolo 2 della legge regionale
22 marzo 1963, n. 26, come modificato dalla legge regionale
12 maggio 1975, n. 21.
2. Il prezzo di cessione degli alloggi di cui al comma 1
viene incrementato della quota spettante per lavori di
manutenzione straordinaria realizzati negli stessi alloggi
negli ultimi cinque anni.
3. Il coniuge, i discendenti entro il terzo grado e gli
ascendenti conviventi con l'aspirante successivamente
deceduto succedono nella facoltà di acquistare l'alloggio del
quale abbiano acquisito il diritto alla locazione.
4. Il termine previsto dall'articolo 5 della legge
regionale 3 novembre 1994, n. 43, è prorogato fino al 31
dicembre 2002.
5. Il secondo comma, dell'articolo 24 della legge
regionale 6 maggio 1981, n. 86, è così sostituito:
'L'assegnazione di tali alloggi avviene sulla base di
graduatorie permanenti che devono privilegiare gli abitanti
di alloggi le cui strutture presentano segni di crollo
imminente, gli abitanti di alloggi impropri, i pensionati, le
famiglie numerose. Dette graduatorie vengono redatte da un
funzionario nominato dal sindaco, scelto fra i dipendenti del
comune, ed approvate dai consigli comunali. Le commissioni
assegnazione alloggi che hanno in corso di esecuzione
graduatorie restano comunque in carica per il completamento
delle stesse.'"
Il Governo chiede di accantonare l'articolo 22. Non sorgendo
osservazioni, così resta stabilito.
Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:
Art. 23.
Ristrutturazione della rete ospedaliera
Nell'ambito della ristrutturazione della rete ospedaliera,
ai sensi e per gli effetti della legge n. 405 del 2001, la
Regione è tenuta ad assicurare il vincolo dello standard di
posti letto fino a 4 posti per mille abitanti per acuzie,
oltre ad un ulteriore uno per mille per la riabilitazione e
lungodegenza, procedendo alle riduzioni degli stessi che si
rendessero necessarie secondo il criterio del minor indice
occupazionale, della capacità reddituale e dell'impatto
sociale.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Onorevole Presidente, la prima considerazione che
faccio in riferimento al fatto che questo articolo 23 è stato
inserito nel testo della finanziaria con un emendamento che il
Governo ha fatto in sede di commissione bilancio, essendo una
norma di merito che riguarda anche le competenze della sesta
Commissione parlamentare credo che questa norma debba essere
vagliata al fine di procedere all'esame dell'Aula preventivamente
dalla Commissione così come prevede il Regolamento. Nel merito
questa norma determina modifiche sostanziali del piano sanitario
regionale, anch'esso oggetto di una procedura che obbliga ad
avere il parere preventivo e obbligatorio sempre dalla sesta
commissione parlamentare. Sono questioni che attengono, come
dire, al Regolamento vigente in questa Assemblea che l'esame di
una finanziaria non può determinare il superamento di norme
regolamentari e sono norme che poi incidono sulla vita di
migliaia di persone nella nostra regione. Quindi chiedo al
Presidente di accantonare questo articolo di inviarlo per l'esame
della commissione e di procedere all'approvazione solo dopo che
sia stato espresso il parere della commissione.
PRESIDENTE. Il Governo accoglie la proposta dell'onorevole
Cracolici?
CUFFARO, presidente della Regione. No.
PER UN RICHIAMO AL REGOLAMENTO
CAPODICASA. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Onorevole Presidente, più che al Regolamento mi
richiamo alle assicurazioni date da lei come Presidente di turno
dell'Aula a inizio dei lavori, quando è stato sollevato il tema
che peraltro in questa Aula è stato sollevato più volte e più
volte è stata data assicurazione, anche dal Presidente Lo Porto,
che questo argomento allorquando si fosse presentato sarebbe
stato posto giustamente all'attenzione. Siamo arrivati.
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa l'articolo 23 è accantonato.
RIPRENDE LA DISCUSSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 298 - STRALCIO II/A
PRESIDENTE. Si riprende la discussione del disegno di legge
298/A. Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:
Articolo 24
Equilibrio economico aziende sanitarie
1. Per l'anno 2002 le Aziende sanitarie sono tenute a
garantire l'equilibrio economico di bilancio e le Aziende
ospedaliere a conseguire un utile pari ad almeno l'1 per
cento dei ricavi di competenza dell'esercizio o all'ammontare
che viene negoziato con l'Assessorato regionale della sanità.
L'utile di esercizio delle aziende ospedaliere è destinato
con le modalità di cui all'articolo 25 della presente legge.
2. Le aziende possono ricorrere al mercato finanziario per
la copertura parziale o totale di investimenti, nel rispetto
dei limiti di autosufficienza economico-patrimoniali.
3. L'Assessore per la sanità, di concerto con l'Assessore
per il bilancio e le finanze per gli aspetti finanziari,
assegna all'inizio di ciascun anno ai direttori generali
delle Aziende sanitarie ulteriori specifici obiettivi con
valenza finanziaria, fissando le cadenze delle verifiche
periodiche. Qualora, al termine delle verifiche effettuate
successivamente alla chiusura dell'esercizio finanziario,
ciascun direttore generale non consegua gli obiettivi
assegnati, la Regione dichiara la decadenza dello stesso con
la procedura di cui agli articoli 3 bis, 6 e 7 del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e provvede alla sua
sostituzione. Gli obiettivi possono essere disattesi
soltanto in presenza di eventi straordinari, la cui valenza
viene attestata dal collegio sindacale.
4. Il costo relativo al personale di cui all'articolo 33 e
seguenti del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 non
concorre alla determinazione del risultato economico ai fini
della applicazione della sanzione.
5. Gli atti da sottoporre al controllo dell'Assessorato
regionale della sanità sono: gli atti di bilancio, il piano
attuativo, il programma di attività, le piante organiche
complessive, deliberati da ciascuna Azienda e/o Ente
sanitario, fatto salvo il parere dell'Assessorato regionale
del Bilancio e delle finanze di cui all'articolo 32 della
legge regionale 7 marzo 1997, n.6 e successive modifiche ed
integrazioni.
6. I direttori generali delle Aziende sanitarie locali
negoziano preventivamente con le strutture pubbliche e
private, ivi comprese le aziende universitarie policlinico,
l'ammontare delle prestazioni erogabili per conto del
servizio sanitario regionale nei limiti dei budget
predeterminati dalla Regione, tenendo conto della qualità
delle prestazioni erogate, della programmazione regionale,
del fabbisogno di assistenza individuato dalla Regione e dei
propri vincoli di bilancio.
7. Le aziende sanitarie possono, al fine del contenimento
dei costi ed in conformità con le disposizioni dell'articolo
18 della presente legge, costituire società miste per la
gestione di servizi per i quali con l'affidamento all'esterno
si consegue una maggiore economicità.
TUMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Colleghi, in merito all'articolo 24 al comma tre c'è
tutta la normativa relativa alle verifiche che bisogna effettuare
circa gli obiettivi assegnati ai direttori generali delle aziende
sanitarie e delle aziende ospedaliere.
Voglio intervenire perché su questa questione il Governo è
stato assai carente nel momento in cui ha individuato i manager
delle aziende stesse. Perché, pur essendo l'obbligo della
verifica previsto dalla norma e pur essendo l'attribuzione della
direzione delle aziende legata al controllo degli obiettivi e
quindi alle verifiche, questo passaggio decisivo non è avvenuto.
Pertanto, l'attribuzione dei manager alle aziende è stato un atto
per molti aspetti arbitrario, legato esclusivamente a valutazioni
di tipo politico e non di tipo funzionale e di valutazione delle
efficienze e dell'efficacia. Io chiedo al Governo se non ritenga
di esprimere un giudizio sulle modalità con cui vengono
effettuate le verifiche e se ad oggi questo strumento essenziale
di valutazione sia solo un fatto cartaceo - e tale deve essere -
o se c'è la volontà del Governo di considerarlo effettivamente
uno strumento per sollevare la qualità dei servizi nella sanità.
Presidenza del vicepresidente FLERES
SULL'ORDINE DEI LAVORI
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Presidente, noi avevamo stabilito che avremmo
concluso i lavori in modo definitivo entro la nottata con la
disponibilità di fare seduta notturna. I ritmi dei lavori d'Aula
ed il dibattito intenso che ha impegnati i colleghi parlamentari
stanno finendo col fatto che questa previsione ormai è saltata.
Io sarei, Presidente, se il Presidente della Regione è d'accordo,
per fare una valutazione aggiornata su come andare avanti. Perché
forzare ancora questa notte per qualche ora e non utilizzare per
niente la giornata di domani mi sembra uno sforzo del tutto
inutile, non capisco perché noi dobbiamo lavorare questa notte
quando abbiamo la possibilità di lavorare domani mattina
sospendendo adesso. Per cui mi permetterei di rimettere alla
valutazione del Presidente della Regione la possibilità che si
interrompano i lavori adesso e di riprendere nella mattinata di
domani. Fra l'altro siamo impegnati da stamattina qui, quindi mi
parrebbe la soluzione più logica anziché forzare. Domani
mattina inoltre tutti potremmo avere una nuova attenzione
rispetto ai temi che sono all'ordine del giorno e valutare con
maggiore precisione gli emendamenti che ci vengono proposti, gli
articoli che dobbiamo esaminare. Pertanto, Presidente, mi
permetto di sottoporre alla sua valutazione la possibilità di
interrompere i lavori d'Aula e riprendere domani mattina.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, se il Governo non ha cambiato
idea, l'Aula procede e procede con la trattazione degli articoli
e degli emendamenti sui quali non ci sono difficoltà e accantona,
così come stabilito prima, quelli sui quali possono sorgere
difficoltà. Naturalmente, onorevole Speziale, questo significa
che ciascuno si dà una regola anche su questo aspetto perché
altrimenti tutti diventano carichi di difficoltà e quindi l'Aula
si ferma.
CUFFARO. Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente, la
materia che stiamo trattando è stata ampiamente trattata nelle
commissioni di merito e nella Commissione Finanze. Avevamo anche
in qualche modo trovato una intesa che si andasse avanti. Siamo
all'articolo 24 e ne abbiamo praticamente accantonato la metà.
Adesso il tema è che la Conferenza dei capigruppo aveva deciso
che avremmo chiuso entro stanotte. Se c'è un accordo per cui
vogliamo concretamente trovare una possibilità di andare avanti
celermente è un conto, se questo non c'è allora è inutile che
rinviamo a domani perché rinviare a domani significa
ricominciare daccapo. Allora, vogliamo vedere se c'è questa
possibilità di andare celermente avanti tenendo presente che
questa è materia che abbiamo ampiamente discusso nelle
commissioni di merito? Riproporre ulteriori discussioni dopo che
già avevamo trovato in gran parte una intesa, perchè molte di
queste norme sono state rimodulate dopo la discussione che c'era
stata nella commissione di merito e nella commissione finanze.
Se noi riproponiamo tutte le discussioni in Aula è chiaro
che non ce la faremo ora, non ce la faremo domani e non ce la
faremo neanche dopodomani. Quindi il Governo vuole capire qual è
l'intenzione del Parlamento anche per poter scegliere più
serenamente. Se l'intenzione è di discutere tutto, allora non
serve chiudere la seduta, andiamo avanti sino a quando finiamo.
Se l'intenzione invece è di trovare un modus insieme per cui si
possa andare avanti, allora il discorso cambia.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la posizione
del Governo avrebbe senso, noi siamo ancora all'articolo 25, vuol
dire che anche speditamente per quanto lo si voglia abbiamo di
fronte ancora 50 articoli più gli emendamenti aggiuntivi,più le
tabelle, più quelli accantonati. La posizione del Governo di
andare avanti avrebbe un senso se noi comunque fossimo nelle
condizioni, stanotte, nonostante l'abbattimento di ogni forma di
opposizione, di chiudere entro un orario ragionevole, dicendo per
orario ragionevole le 6 del mattino. Ma non siamo in condizione
perchè abbiamo davanti tutto quello che stiamo dicendo.
Noi abbiamo tutto il rispetto per il Governo e per la
volontà del Governo di chiudere. Il Governo deve avere rispetto
per il diritto delle opposizioni a pronunciarsi in questa Aula su
alcune cose sulle quali non si fa nessun ostruzionismo, ma alcuni
interventi sono necessari. Ma mi pare che già l'Aula vive in
condizioni difficili i suoi lavori e noi rischiamo di operare e
di fare anche errori e produrre una brutta legge al di là della
nostra volontà.
Io credo, e lo dico anche al Presidente dell'Assemblea,
oltre che al Presidente della Regione, che sarebbe buon senso,
visto lo stato delle cose, fermarci e riprendere domani mattina
anche in un orario non tardo, però cosa vuol dire andare avanti,
presidente Cuffaro? Comunque non chiuderemmo nella mattinata,
comunque non si può chiudere nella mattinata di fronte a quello
che abbiamo. Vorrei farvi vedere il pacco degli emendamenti
aggiuntivi, gli articoli accantonati.
ACIERNO. Ci stai solo facendo perdere tempo, quindi finisci il
tuo ostruzionismo inutile e consenti all'Aula di andare avanti.
FORGIONE. Se devo finire me lo dice eventualmente il
Presidente dell'Assemblea e non tu Dato che è una questione che
ha posto il Presidente della Regione e i gruppi parlamentari
hanno il dovere di pronunziarsi sulle dichiarazioni del Governo,
è stato il presidente della Regione che ha chiesto un parere ai
gruppi. Dato che lei è anche abusivo nel suo Gruppo...Signor
Presidente, la invita a richiamare all'ordine i colleghi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di lasciare
concludere l'onorevole Forgione.
FORGIONE. Io non sto facendo l'avvocato difensore di nessuno.
Mi sto pronunciando sulla richiesta del Presidente e poichè la
maggioranza può stare anche in silenzio nel prosieguo dei lavori,
ma noi abbiamo il diritto e stiamo intervenendo, chiediamo di
essere ascoltati e il Governo ci ascolta, allora dobbiamo capire
assieme come andare avanti. Comunque c'è la consapevolezza che
non possiamo chiudere entro le 6; quindi decidiamo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è opportuno che l'Aula riesca
a recuperare un minimo di serenità. Non sono tutti gli articoli e
tutti gli emendamenti tali da giustificare un dibattito di natura
culturale e ideologica, si può sicuramente semplificare; col buon
senso si può ottenere questo risultato.
CRISAFULLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Nonostante la stanchezza - in quanto siamo qui da
stamattina - riuscire a mantenerci in condizione di comprendere
il senso della discussione sui vari emendamenti rappresenta un
notevole sforzo; credo che la stessa considerazione valga per il
Governo.
Essendo tutti in condizione di volere capire le cose che si
votano, poi se si aggiunge qualcuno che dovrebbe sostenere il
Governo e invece, anzichè sostenerlo, crea fibrillazioni in Aula,
tutto diventa sempre più complicato.
Mi permetto di aiutare il Presidente dell'Assemblea a
decidere un orientamento.
Io mi permetto di suggerire alla Presidenza dell'Assemblea
che esiste un metodo che senza che dia motivo di particolare
turbative consente di fare l'uno e l'altro.
Vi sono nel testo una serie di articoli che non hanno
emendamenti oppure alcuni che ne hanno uno o due. Se si fa una
scelta saggia, per questa sera, accantonando gli articoli con gli
emendamenti e portando a compimento tutta la parte priva di
emendamenti e poi magari valutare di fare qualche articolo con
pochi emendamenti, il Governo, per la parte restante si può
riservare di portarlo alla valutazione domani.
Tenga conto, Presidente, che probabilmente è utile questo
lavoro non solo per i Deputati ma anche per il Governo, che da
qui a domani può svolgere un lavoro sugli emendamenti accantonati
ed anche su quelli presentati rispetto a quelli accantonati in
modo da consentire di trovare un percorso che faciliti il senso
della discussione. E' probabile che domani ci si possa trovare ad
avere un'ipotesi di percorribilità e di velocizzazione che aiuti
tutti.
PRESIDENTE. La proposta dell'onorevole Crisafulli, mi sembra,
è quella di procedere a vista tentando di affrontare gli
argomenti che non presentano difficoltà e di accantonare quelli
che presentano qualche difficoltà.
Onorevole Presidente, della Regione è d'accordo?
CUFFARO, presidente della Regione. Mi pare una proposta
sensata, Presidente.
PRESIDENTE. E' sufficiente un cenno, onorevole Crisafulli, e
la Presidenza comprenderà quali sono gli emendamenti ...
SPEZIALE. Senza nessun cenno, signor Presidente, abbiamo
proposto un problema di orario; se si decide di andare avanti,
andiamo avanti, altrimenti ci aggiorniamo a domani.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Io penso che si possa dirimere tale questione
accettando per intero quello che dice il Presidente del Governo e
accettando senza cenni. Io vorrei chiedere al Governo se è
disponibile a formulare una proposta al contrario cioè che sia
l'opposizione e la minoranza a dirci come intenda andare avanti e
con quali articoli intenda andare avanti in modo tale che la
maggioranza stessa possa valutare se la proposta è sensata,
altrimenti noi della maggioranza non comprendiamo più; non
vogliamo assolutamente - non lo abbiamo fatto fino a questo
istante - appellarci alla nostra maggioranza ma io mi rivolgo con
cortesia e correttezza, ci dica l'opposizione quali sono gli
articoli che vorrebbe ...
CINTOLA... Con cortesia e con correttezza, ci dice
l'opposizione, la minoranza, quali sono gli articoli che vorrebbe
venissero esitati questa sera, quelli di cui parlava l'onorevole
Crisafulli. Noi valutiamo se questa è una proposta accettabile
oppure no.
SPEZIALE: Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema è
mal posto perché io ho chiesto al Presidente della Regione di
valutare l'opportunità di sospendere i lavori d'Aula, visto che
siamo abbastanza stanchi.
C'è stato disposto che dobbiamo valutare noi quali sono gli
articoli che non hanno gli emendamenti, per andare avanti.
Ammesso che vogliamo perseguire questa strada, il problema
dell'orario e della regolarizzazione dei lavori, per stasera e
per domani, non è stato affrontato. Io ho posto un problema che
riguarda la regolamentazione dei lavori. Se si risponde alla
prima domanda, come regolamentare i lavori? Poi, possiamo trovare
una modalità per andare avanti.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, l'onorevole Crisafulli aveva
avvistato una soluzione che mi sembrava quella sulla quale anche
il Governo intendeva esprimersi positivamente. Vorrei riepilogare
la proposta. L'onorevole Crisafulli aveva proposto di andare
avanti individuando gli emendamenti da discutere ed individuando,
invece, quelli da accantonare.
SPEZIALE. Signor Presidente, se noi stabiliamo che,
considerato che sono le 2,00, potremmo smettere alle 2,30 e
riprendere domani alle 11,00. Ha un senso se noi poniamo una
limitazione al tempo di lavoro perché il problema che pongo è
come regolarizzare i lavori.
PRESIDENTE. Signor Presidente della Regione, se concludessimo
i lavori di questa sera alle 3,00 ed andassimo avanti nel modo
indicato dall'onorevole Crisafulli, lei sarebbe d'accordo?
CUFFARO, presidente della Regione. Sì, signor Presidente
dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Così resta stabilito. Si va avanti individuando
gli emendamenti su cui è possibile discutere distinguendoli da
quelli che presentano delle difficoltà e che vengono, quindi,
accantonati. Facendo appello al buon senso di tutti e al rispetto
di questo impegno, la seduta proseguirà fino alle ore 3,00 e poi
domani riprendiamo alle 11,00.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, durante la
Conferenza dei capigruppo si è stabilito che stanotte avremmo
chiuso, considerato che questo ormai è superato e considerato che
c'è un'esigenza proposta dalla maggioranza, di non arrivare
all'esercizio provvisorio, l'opposizione ci può dire se,
arrivando alle 3,00, ricominciando domani alle ore 12,00, se
intende domani sera approvare entro ore decenti l'intera manovra
oppure no? Oppure domani sera saremo nelle stesse condizioni di
ora? Vorrei capirlo perché c'è uno sfondamento che stasera voi
fate. C'erano dei tempi che erano previsti per chiudere la
finanziaria stasera. Facciamo come dite voi e già il Presidente
della Regione l'ha già accolto, fino alle 3,00 gli emendamenti
possibili, domani mattina alle ore 1,00. Quando ritenete che si
possa dire la parola fine sulla finanziaria oppure dobbiamo
chiedere l'esercizio provvisorio stasera.
La Conferenza dei capigruppo ha deciso di finire entro
stasera perché abbiamo fatto i conti e quindi non saremmo
arrivati all'esercizio provvisorio. Quanto altro tempo servirà
per non arrivare all'esercizio provvisorio? Questo mi preoccupa
come uomo della maggioranza.
PRESIDENTE. Onorevole Giannopolo, forse è meglio semplificare.
C'è una proposta dell'onorevole Crisafulli e dell'onorevole
Speziale di andare avanti fino alle 3,00, di accantonare gli
emendamenti che presentano delle difficoltà e di trattare
soltanto quelli che non presentano delle difficoltà.
Se siamo d'accordo, così resta stabilito.
Onorevole Acierno, l'onorevole Cintola pone un altro
problema quello riguardante la chiusura dei lavori. In questo
momento stiamo discutendo della prosecuzione dei lavori.
Quando verrà il momento di discutere la chiusura dei lavori,
affronteremo questo tema.
Onorevole Acierno, l'Aula si è espressa perché c'è stata una
proposta del Presidente. L'Aula non ha obiettato nulla e pertanto
così resta stabilito.
Si riprende l'esame dell'articolo 24.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Andiamo con quelli più
semplici.
PRESIDENTE. Certamente sì, se non ci sono osservazioni. Se mi
rendo conto che non ci sono iscritti a parlare nel dibattito
generale sugli articoli, mi rendo conto che si può discutere.
CRACOLICI. Ci sono cinque emendamenti di cui uno mio.
CUFFARO, presidente della Regione. Se il problema è questo non
vedo il motivo di continuare a perdere tempo. Il Governo decide
di andare avanti. Adesso o la finiamo di porre pregiudiziali. Il
Governo non accetta queste pregiudiziali. Se non ci sono
pregiudiziali andiamo avanti, se no andiamo avanti e a qualsiasi
ora si finisce.
(Applausi dai banchi di centro e di destra)
CRACOLICI. Ci sono cinque emendamenti. Il mio l'ha visto,
Presidente?
CUFFARO, presidente della Regione. Se tu chiedi di mandarlo in
Commissione ...
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Per evitare che qui si perda anche la calma, non è
che avere stabilito che si affrontano articoli che possono non
trovare difficoltà nell'approvazione, significa strozzare il
dibattito d'Aula. Perché se c'è un solo parlamentare che sul
singolo articolo che viene posto all'attenzione del Parlamento
ritiene d'intervenire non è immaginabile che si debba strozzare
il dibattito per cui questa reazione dell'onorevole Cintola che
da un po' di tempo a questa parte ha perso smalto, allegria,
toglietelo da capogruppo, l'onorevole Cintola perché prima era
più simpatico, è sempre nervoso ...
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, la prego. Il senso è un altro.
Se c'è un impegno da parte del Governo e dell'Aula, maggioranza
ed opposizione, di andare avanti, bisogna andare avanti. Il
problema è che nell'autodeterminazione dei singoli è opportuno
che avendo scelto questa strada gli interventi siano limitati nel
tempo, non si pongano questioni pregiudiziali. Altrimenti è
inutile avere fatto l'accordo, onorevole Speziale.
Allora faccio appello al buon senso dei colleghi ed anche al
suo.
SPEZIALE. Si verificava la richiesta fatta dall'onorevole
Cracolici che aveva chiesto d'intervenire sull'articolo perché
c'era un comma soppressivo al comma 7 a firma dell'onorevole
Cracolici, aveva chiesto di spiegare per quali ragioni prevedeva
la soppressione di quel comma.
E' pensabile che questo debba essere impedito ai
parlamentari? Solo perché c'è qui uno che si mette a gridare.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Onorevole Speziale, o non
ho capito io, ma mi sembra difficile, o lei era distratto.
L'onorevole Cracolici sta ponendo una questione
pregiudiziale.
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, non vorrei che si dicesse che è
lei che non vuole la finanziaria.
CUFFARO, presidente della Regione. L'onorevole Cracolici ha
tutto il diritto e secondo me anche il diritto d'intervenire sui
suoi emendamenti.
L'onorevole Cracolici pone una questione pregiudiziale che
il Governo non accetta. La pregiudiziale, onorevole Cracolici, è
di rimandarne alcuni articoli in Commissione Sanità. Se questa è
una pregiudiziale il Governo non l'accetta. Se l'onorevole
Cracolici vuole parlare dell'emendamento, l'onorevole Cracolici
può parlare il tempo opportuno.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritenevo
e chiedo scusa all'Aula e anche al Governo, avevo rinunciato a
parlare ritenendo di accettare la logica della semplificazione,
quindi in corsa ho cercato di esprimere il mio pensiero; visto
che non è così,dico qual'è il mio pensiero.
La prima questione - a me dispiace, io mi rimetto al
Presidente dell'Assemblea nel rispetto del regolamento di
quest'Aula - è: l'opinione del Governo è rispettabile ma non può
essere il Governo a dettare le regole dell'Assemblea.
Seconda questione: nel merito di questo comma che non ha
rilevanza di natura soltanto finanziaria ma che ha rilevanza per
gli aspetti che riguardano l'organizzazione del sistema sanitario
della VI Commissione parlamentare di quest'Assemblea, il comma 7
stabilisce la possibilità di dare vita a società miste per la
gestione dei servizi sanitari, che si è escluso con l'articolo
18.
L'articolo 18 infatti ha stabilito di potere esternalizzare
i servizi strumentali con esclusione di quelli sanitari. Quindi
dobbiamo intenderci di che cosa stiamo parlando allora? Il
Governo è confuso avendo presentato due norme che si
contraddicono.
La questione che pongo al Presidente dell'Assemblea è che
nel merito questa norma incide sull'organizzazione del sistema
sanitario, poi nel merito c'è un emendamento da me proposto di
sopprimere il comma 7 oltretutto perché contraddice l'articolo 18
che abbiamo approvato.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Sono due cose diverse
signor Presidente, una cosa sono le prestazioni sanitarie, una
cosa sono la possibilità di fare le società miste; non vedo dove
sta la contraddizione, per i servizi è chiaro e scontato che
stiamo parlando dei servizi, non vedo la contraddizione di cui
parla l'onorevole Cracolici.
PRESIDENTE. Io faccio appello a quanto ci siamo poc'anzi
detto, io non vorrei essere sconveniente, però se non ci sono
motivi sostanziali, se potessimo limitare gli interventi saremmo
in grado di rispettare l'impegno che ci siamo dati.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor presidente, onorevoli colleghi, io intervengo
solo per porre una questione a lei, Signor Presidente
dell'Assemblea e al Presidente della Regione.
La questione posta dall'onorevole Cracolici se lei risponde
ad una questione che ha a che fare con il regolamento e la vita
dell'Assemblea e il rapporto corretto tra il Governo e
l'Assemblea e pone questa questione pregiudiziale io la rifiuto.
Guardi, signor Presidente, che li non è posta una questione
pregiudiziale è posta un problema di funzionamento
dell'Assemblea; rispetto a questo articolo e a questa materia,
qui c'è lo deve dire il Presidente dell'Assemblea, poi l'opinione
del Governo è rispettabilissima in questo caso quanto la mia o
quanto quella di un altro deputato. Ci deve dire il Presidente
dell'Assemblea, la questione posta dall'onorevole Cracolici
rispetto al ruolo e alla funzione della VI commissione è
vincolante o no per affrontare questo articolo? Perchè secondo
noi, interpretando il Regolamento dell'Assemblea, è vincolante,
se questa è una pregiudiziale che può creare un precedente nella
vita e nel lavoro di questa Assemblea e noi sappiamo quanto sono
importanti i precedenti quando parliamo di legislazione.
Se lei dunque ci risponde possiamo anche andare avanti su
questo punto, però se è una questione pregiudiziale, io la
rifiuto no.
E' una questione pregiudiziale che riguarda la vita ed il
regolamento dell'Assemblea e a questo deve rispondere lei,
onorevole Fleres, ma non l'onorevole Cuffaro.
PRESIDENTE. Così come la Presidenza ha accantonato l'articolo
23 per un approfondimento, sull'articolo 24, invece, non ha
dubbi, si tratta di materia finanziaria e pertanto la prevalenza
della competenza sulla trattazione della stessa è certamente
della commissione Bilancio.
Si passa all' emendamento soppressivi 24.2 a firma
dell'onorevole Liotta. Lo pongo in votazione. Il parere della
Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 24.3, soppressivo del
comma 1.
Lo pongo in votazione.Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 24.4.
Lo pongo in votazione.Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 24.1.
Lo pongo in votazione.Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 24.5.
Lo pongo in votazione.Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 24, nel testo
risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 25. Ne dò lettura:
"Art. 25.
Risultato economico bilanci aziende sanitarie
1. Gli avanzi di amministrazione delle Aziende sanitarie
accertati con il conto consuntivo relativo all'esercizio
finanziario 2001 e gli utili di esercizi che vengono
conseguiti a partire dall'esercizio finanziario 2002, come
accertati con i relativi bilanci di chiusura di esercizio,
possono essere destinati dalle singole Aziende sanitarie per
la copertura di:
a) spese di investimento;
b) spese in conto esercizio;
c) incentivazione al personale da definire in sede di
contrattazione aziendale;
d) costituzione di riserve di bilancio da destinare al
ripiano di eventuali perdite di esercizio, che restano
vincolate a tale finalità per almeno tre esercizi finanziari.
2. Le Aziende sanitarie possono effettivamente utilizzare
gli avanzi di amministrazione e gli utili di cui al comma 1
solo dopo l'approvazione da parte dell'Assessore regionale
per la sanità del conto consuntivo o del bilancio di chiusura
di esercizio che accertano il relativo risultato di
esercizio.
3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano
ai risultati finanziari derivanti dalle gestioni stralcio di
cui all'articolo 6 comma 2 della legge 23 dicembre 1994, n.
724 la cui destinazione o copertura finanziaria è stabilita
con decreto dell'Assessore regionale per la sanità di
concerto con l'Assessore regionale per il bilancio e le
finanze.
4. I disavanzi di Amministrazione dell'esercizio
finanziario 2001 e le eventuali perdite che si verifichino a
partire dall'anno 2002 sono ripianati mediante un apposito
piano, proposto dall'Azienda sanitaria e da sottoporre
all'approvazione dell'Assessorato regionale della sanità.
5. Il piano di copertura del disavanzo o delle perdite
prevede l'arco temporale non superiore a tre anni, nonché le
fonti di coperture interne alle Aziende e le modalità per il
ripiano utilizzando prioritariamente le riserve allo scopo
costituite negli esercizi precedenti, ai sensi della lettera
d) del comma 1."
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 26. Ne dò lettura:
"Art. 26.
Medicina riabilitativa
1. Le prestazioni di medicina fisica riabilitativa di cui
al decreto assessoriale 240559 dell'11 dicembre 1997 e
successive integrazioni, fermo restando quanto specificato
per la definizione dei livelli essenziali di assistenza, con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29
novembre 2001, restano a carico del Servizio sanitario
regionale e devono essere regolamentate all'interno del
progetto riabilitativo e dei relativi percorsi terapeutici
entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge con apposito decreto dell'Assessore
regionale per la sanità. Il decreto deve contenere il
protocollo terapeutico le modalità di accesso alle
prestazioni, la durata del trattamento e la verifica
dell'efficacia dello stesso.".
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, qualcuno dovrebbe spiegarmi -
nel merito, in questo momento, non discuto - che c'entra con la
finanziaria.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, l'articolo 26 è accantonato.
Si passa all'articolo 27. Ne dò lettura:
"Art. 27.
Insediamenti in verde agricolo
1. Il comma 3 dell'articolo 89 della legge regionale 3
maggio 2001, n. 6 è così sostituito:
'3. Le disposizioni previste dall'articolo 35 della legge
regionale 7 agosto 1997, n. 30, relative agli insediamenti
produttivi in verde agricolo, si applicano a tutti gli
interventi inseriti oltre che nei contratti d'area ed in
altri analoghi strumenti di programmazione negoziata
approvati dal CIPE o relativi ad interventi finanziati dallo
Stato con la legge n. 488 del 1992, o concernenti interventi
finanziati dall'Unione europea, anche a singole iniziative
imprenditoriali private, quando tali finanziamenti non siano
a carico della finanza dedicata, nell'ipotesi in cui non
siano disponibili aree per insediamenti produttivi previste
dagli strumenti urbanistici comunali né aree attrezzate
artigianali e industriali.'.
2. All'articolo 22 della legge regionale 27 dicembre 1978,
n. 71 e successive modifiche ed integrazioni, è aggiunto il
seguente comma:
'Nelle zone destinate a verde agricolo è consentito il
mutamento di destinazione d'uso dei fabbricati realizzati con
regolare concessione edilizia, da civile abitazione a
destinazione ricettivo-alberghiera e di ristorazione, purché
la nuova destinazione non sia in contrasto con rilevanti
interessi ambientali. Nelle zone agricole è ammessa
l'autorizzazione all'esercizio stagionale, primaverile ed
estivo, dell'attività di ristorazione anche in manufatti
destinati a civile abitazione, nel rispetto della cubatura
esistente e purché la nuova destinazione, ancorché
temporanea, non sia in contrasto con interessi ambientali e
sanitari.'.
E' accantonato.
Si passa all'articolo 28. Ne dò lettura:
"Art. 28.
Pareri tecnici
1. In deroga all'articolo 64 della legge regionale 6
aprile 1996, n. 16 e nelle more di una revisione organica
della disciplina in materia forestale e al fine di accelerare
l'attuazione degli interventi finanziati con il POR Sicilia
2000/2006, i pareri tecnici di cui all'articolo 12 della
legge regionale 29 aprile 1985, n. 21 sui progetti di
interventi di sistemazione idraulico-forestale e sugli
interventi rientranti nelle tipologie individuate dalla
misura 1.09 del POR Sicilia 2000/2006 redatti
dall'Amministrazione forestale e dagli enti locali, sono
resi dagli ispettori dipartimentali delle foreste competenti
per territorio. Per i progetti predisposti dal Dipartimento
foreste i pareri sono espressi dal dirigente tecnico
forestale del relativo servizio. Gli stessi ispettori si
esprimono altresì su tutti i progetti di qualsiasi importo
relativi ad interventi colturali, manutentori e di
prevenzione antincendio nonchè sulle relative perizie di
variante e suppletive da eseguirsi, anche in amministrazione
diretta o mediante fiduciario, da parte del Dipartimento
regionale delle foreste.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche
per gli interventi i cui progetti o perizie di variante e
suppletive non siano ancora stati approvati alla data di
entrata in vigore della presente legge.".
E' aperta la discussione generale. Non essendo alcun
deputato iscritto a parlare, la dichiaro chiusa.
Pongo in votazione l'emendamento 28.3, soppressivo,
dell'onorevole Turano.
TURANO. Lo ritiro.
PRESIDENTE.L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 28.4 a firma dell'onorevole Turano.
TURANO. Lo ritiro.
PRESIDENTE.L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 28.1 a firma degli onorevoli
Cintola, Fratello ed altri.
Il parere della Commissione?
CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
CUFFARO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 28.2 a firma degli onorevoli
Cintola, Fratello ed altri.
FRATELLO. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 28 nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 29. Ne dò lettura:
"Art. 29.
Informazione e comunicazione
1. Nell'ambito della Regione siciliana si applicano gli
articoli 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8 e 9, limitatamente ai commi 1,
2, 3 e 4, della legge 7 giugno 2000, n. 150 'Disciplina delle
attività di informazione delle pubbliche amministrazioni'.
Negli uffici stampa di cui all'articolo 58 della legge
regionale 18 maggio 1996, n. 33 l'individuazione e la
regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla
contrattazione collettiva da svolgersi presso l'Assessorato
regionale alla Presidenza, in osservanza e nel rispetto del
contratto collettivo n. 1 giornalistico FNSI-FIEG.
2. In sede di prima applicazione i giornalisti componenti
gli uffici stampa già esistenti presso gli enti di cui
all'articolo 1 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 10,
è attribuita la qualifica ed il trattamento contrattuale di
redattore capo, in applicazione del Contratto nazionale di
lavoro giornalistico ed in sintonia con l'articolo 72 della
legge regionale 29 ottobre 1985, n. 41."
SPAMPINATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO. Signor Presidente, come mai si chiede
l'applicazione della norma della legge n. 15 del 2000 anche per
la Regione siciliana ad esclusione del comma quinto dell'articolo
9, che prevede maggiori oneri per la pubblica amministrazione.
L'articolo 29, così come proposto, cita: "Nell'ambito della
Regione siciliana si applicano gli articoli 1, 2, 4, 6, 7, 8 e 9
...
PRESIDENTE. Onorevole Spampinato, le rispondo subito.
L'articolo 5 è quello che prevede la regolamentazione, che è di
competenza della Regione, e per questo l'articolo 5 non comprende
la legge n. 150, prevede il recepimento di quegli articoli (la
legge n. 150) perché siccome la Regione ha già legiferato in
materia, pertanto, per applicare la legge nazionale deve
espressamente recepirla. In questo senso.
SPAMPINATO. Non ho capito. Quindi, il recepimento è per quanto
riguarda quella parte per cui non c'è una legislazione regionale?
PRESIDENTE. L'articolo 5 prevede la regolamentazione, come
avviene la regolamentazione. La regolamentazione in sede
nazionale viene svolta dal Ministero, in sede regionale deve
essere svolta dalla Presidenza della Regione o dagli Assessorati
competenti. Pertanto, l'articolo 5 non può essere recepito perché
la parte regolamentare è attribuita comunque alla Regione, non
certo allo Stato. E' questo il senso.
SPAMPINATO. Ma la regolamentazione regionale prevede, così
come la legislazione nazionale, l'impossibilità di imporre nuovi
o maggiori oneri alla pubblica amministrazione?
PRESIDENTE. Non è questo il tema, onorevole Spampinato, la
legge n. 150 è quella che disciplina la comunicazione
istituzionale.
SPAMPINATO. L'articolo 5 della legge n. 15 prevede questo.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, molto brevemente per fare
proprio l'emendamento dell'onorevole Liotta soppressivo del
secondo comma. Trovo un po' bizzarro che noi promuoviamo con un
articolo di legge gli attuali componenti degli attuali uffici
stampa a redattori capo. Io in questo sarei rigorosamente
vincolato al contratto nazionale dei giornalisti, invece di fare
una promozione sul campo. Rischiamo di avere un ufficio stampa di
uno, dove il redattore capo è capo di sé stesso. Almeno su questo
accoglierei alcuni suggerimenti che anche alla Commissione sono
venuti sia dall'Ordine dei giornalisti che dai sindacati dei
giornalisti.
RAITI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Data l'ora, sarò brevissimo. Chiedo solo di sapere se
questa articolato è previsto che possa essere inserito nella
norma finanziaria sulla base della legge n. 6 del 2001. Ritengo
che questo articolato non tratti materie di competenza della
finanziaria e per tale motivo chiedo al Presidente dell'Assemblea
se è possibile che si possa esaminare in questo contesto.
PRESIDENTE. Onorevole Raiti, l'articolo è stato posto in
discussione e, pertanto, si ritiene ammissibile.
Si passa alla votazione degli emendamenti.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Anch'io ritengo che tutto l'articolo, ma in
particolare il comma 2 dovrebbe essere soppresso, anche perché è
fortemente contraddittorio con le stesse disposizioni, ancorché
un po' equivoche, che sono nell'articolo 1.
In particolare, non si può demandare alla contrattazione,
come è normale, di questa materia con il sindacato dei
giornalisti e poi affermare nel comma secondo che in sede di
prima applicazione, eccetera, eccetera...
Credo che sia fortemente contraddittorio, fortemente
limitativo delle prerogative del sindacato dei giornalisti in
questa materia e, quindi, io suggerirei al governo di sottrarre
alla discussione parlamentare almeno il II comma e lasciare
invece alla contrattazione tra gli enti pubblici e il sindacato
dei giornalisti che peraltro com'è noto è un sindacato molto
combattivo e molto capace di tutelare gli interessi dei
giornalisti la trattazione di questa materia.
PRESIDENTE. Grazie on.le Panarello.
TUMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Solo per chiedere al Governo, fermo restando che
anch'io sono convinto dell'impostazione proposta dal collega che
mi ha preceduto, volevo chiedere al Governo se avesse un'idea
esatta di quante sono le persone che sono interessate al comma
II, cioè quelli che dovrebbero passare da una qualifica
all'altra; perché se l'informazione che ho io, per esempio al
Comune di Palermo è corretta, in quanto ho sentito che dovrebbe
interessare 14 unità solo per il Comune di Palermo.
Se il Governo ha notizie dell'entità delle persone, del
numero delle persone coinvolte.
PRESIDENTE. Onorevole Tumino, per quelle che sono le
informazioni in possesso della Presidenza, le persone
complessivamente in tutta la Sicilia non raggiungono le 10 unità.
La questione che lei pone non rientra in questa disciplina
perchè i dipendenti a cui lei fa riferimento non sono dipendenti
al Comune di Palermo ma sono contrattisti e pertanto non
rientrano in questa fattispecie.
Se non ci sono altri iscritti a parlare, pongo in votazione
l'emendamento 29.5 a firma dell'on.le Cracolici.
Il parere del Governo?
CUFFARO, Presidente della Regione. Contrario.
Il parere della Commissione?
CROCE, Presidente. Contrario.
SPAMPINATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO. Intervengo per dichiarare il voto contrario ma per
chiedere anche il voto segreto appoggiata la mia richiesta
sostanzialmente sia perché non ritengo soddisfacenti le risposte
alla mia domanda, sia anche perché la legge 15 del 2000, in
considerazione dell'esistenza di un articolo 10 che la definisce
come norma contenente principi fondamentali, ritengo che nella
sua interezza sia già applicabile nella Regione Siciliana.
Quindi ritengo una disposizione inutile perché già
immediatamente applicabile nella nostra Regione a Statuto
speciale.
PRESIDENTE. Onorevole Spampinato, l'articolo l'ho già
precisato poc'anzi. La Regione siciliana ha già legiferato in
materia e pertanto per potersi applicare nella Regione siciliana
la legge 150 deve essere espressamente richiamata la legge
regionale.
Pongo in votazione l'emendamento 29.5.
Il parere del Governo?
CUFFARO, Presidente della Regione. Contrario.
Onorevoli colleghi, l'articolo è accantonato.
Si passa all'esame dell'articolo 30. Ne dò lettura:
"Art. 30.
Cumulo di aiuti e controlli
1. Il comma 3 dell'articolo 15 della legge regionale 23
dicembre 2000, n. 32, come modificato dal comma 6
dell'articolo 15 della legge regionale 10 dicembre 2001, n.
21, è sostituito dal seguente:
'3. L'Assessore regionale per il bilancio e le finanze,
anche utilizzando collegamenti informatici già esistenti,
istituisce una banca dati nella quale memorizzare gli aiuti a
finalità regionale e 'de minimis' erogati dalla Regione,
dagli enti locali e da altri soggetti pubblici o privati. A
tal fine le amministrazioni regionali, gli enti sottoposti a
vigilanza della Regione e gli enti locali hanno l'obbligo di
comunicare i suddetti dati al dipartimento bilancio e tesoro
dell'Assessorato del bilancio e delle finanze. L'Assessore
regionale per il bilancio e le finanze individua le forme di
collaborazione con le amministrazioni interessate e
disciplina le modalità di trasmissione delle notizie da parte
dei soggetti erogatori, anche prevedendo il ricorso, ove
necessario, a protocolli di intesa.'".
PRESIDENTE. E' aperta la discussione generale sull'articolo
30. Nessuno chiede di parlare. Lo pongo in votazione. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
( E' approvato )
Si passa all'esame dell'articolo 31. Ne dò lettura:
"Art. 31.
Trasformazione A.S.T.
1. All'Azienda siciliana trasporti, dopo la
trasformazione in società per azioni ai sensi dell'articolo
23 della legge regionale 30 aprile 1999, n. 10, da
effettuarsi entro e non oltre il 31 dicembre 2003, continuano
ad applicarsi le disposizioni contenute nell'articolo 2 della
legge regionale 15 maggio 1991, n. 30.
2. Entro sei mesi dalla trasformazione, l'A.S.T.
predispone un dettagliato piano di impresa, da sottoporre
all'approvazione della Giunta regionale, che preveda
l'ammodernamento ed il potenziamento del parco autobus e
l'azzeramento graduale dell'intervento finanziario della
Regione siciliana previsto dalla legge regionale 15 maggio
1991, n. 30, entro tre anni dalla trasformazione.
3. E' fatto divieto, all'A.S.T. e alle aziende collegate,
fino alla completa attuazione delle disposizioni del presente
articolo, di procedere a nuove assunzioni."
PRESIDENTE. E' aperta la discussione generale sull'articolo
31. Nessuno chiede di parlare. E' aperta la discussione generale
sugli emendamenti all'articolo 31. Non ci sono iscritti a
parlare.
Pongo in votazione l'emendamento 31.5 a firma dell'on.le
Leontini.
LEONTINI. E' ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 31.3. Il comma 1 è
soppresso. On.le Leontini lo mantiene o lo ritira?
LEONTINI. Ritirato.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 31.6, a firma del Governo,
relativo al comma 1..
Il parere della Commissione?
CROCE, Presidente. Favorevole.
Il parere del Governo?
CUFFARO, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 31.6, a firma del
Governo, relativo al comma 2.
Lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
CROCE, Presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Comunico che l'approvazione di questi emendamenti preclude
gli emendamenti 31.1, 31.2 e 31.4.
Pongo in votazione l'emendamento 31.7.
CRISAFULLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi trovo
l'emendamento del Governo al comma 3 che, così come è
predisposto, potrebbe ingenerare in me il dubbio e,
probabilmente, in noi il rischio che, anzichè bloccare le
assunzioni, non le blocchiamo. Perchè l'avere previsto, ferme
restando le disposizioni di cui ... etc., è un modo di aggirare
il blocco che da ora in poi si è determinato, per cui tutte le
procedure avviate, tutti i meccanismi avviati ....
Signor Presidente, io mi permetto di sottoporre questo
elemento alla valutazione perchè, se dovesse essere il caso e
l'insieme del meccanismo previsto dall'emendamento aggiuntivo del
Governo dovesse creare questo genere di difficoltà, io credo che
avremmo fatto uno sforzo inutile.
Allora, se l'intenzione è quella di bloccare le assunzioni,
intanto le blocchiamo. Dopo di che se dovesse esserci la
necessità di aggiungere questo dispositivo dell'emendamento 31.7
si potrà sempre fare successivamente un articolo aggiuntivo in
base alle necessità. Altrimenti noi corriamo il rischio di creare
un pasticcio che non creda serva a nessuno.
Per cui io mi permetto di suggerirle di approvare
l'articolato così com'è. L'eventuale emendamento aggiuntivo lo
approveremo dopo aver chiarito bene che non crea l'aggiramento
della norma del blocco, in modo tale da poterlo valutare
positivamente in seguito. Credo che il Governo lo possa
accettare.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, cosa intende
fare il Governo sulla proposta dell'onorevole Crisafulli?
CUFFARO, Presidente della Regione. Signor Presidente, lo
mettiamo come articolo aggiuntivo.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, non possiamo
metterlo come articolo aggiuntivo perchè incide su un comma
dell'articolo che stiamo discutendo.
L'emendamento deve essere messo in votazione o ritirato.
CUFFARO, Presidente della Regione. Chiedo l'accantonamento.
PRESIDENTE. Di tutto l'articolo.
Pertanto, l'articolo 31 è accantonato. Si passa all'articolo
32.Ne dò lettura.
"Art. 32.
Privatizzazione Aziende termali
1. A favore dell'Azienda autonoma delle Terme di Sciacca
e dell'Azienda autonoma delle Terme di Acireale, dopo la
trasformazione in società per azioni ai sensi dell'articolo
23 della legge regionale 30 aprile 1999, n. 10, da
effettuarsi entro e non oltre il 31 dicembre 2002, sono
mantenute le autorizzazioni di spesa a carico del bilancio
regionale in applicazione del decreto legislativo del
Presidente della Regione 20 dicembre 1954, n. 12 e
successive modifiche ed integrazioni, fino all'esercizio
successivo alla trasformazione stessa per garantire la
riorganizzazione e lo sviluppo delle società.
2. E' fatto divieto, alle aziende termali, fino alla
completa attuazione delle disposizioni del presente articolo,
di procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato."
Sull'articolo 32 sono stati presentati degli emendamenti.
VICARI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VICARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la
parola sull'emendamento 32.2 dove si parla di sopprimere il comma
1, così come era l'articolo precedente, l'articolo 31, dove le
disposizioni nelle quali si propone la soppressione sono volte ad
erogare alle aziende termali, propone la soppressione sono
volte a derogare alle aziende termali, in questo caso ........nel
caso precedente, contributi che gravano sul bilancio della
Regione.
Una pratica così non è compatibile con gli articoli 87 e 88
del trattato istitutivo delle comunità europee, che lei dovrebbe
anche conoscere signor presidente e sicuramente ne ricorderà, e
una volta che queste aziende si sono trasformate in società per
azioni diventeranno a tutti gli effetti dei soggetti privati,
degli imprenditori privati e che quindi devono sottostare a tutte
le regole previste dall'ordinamento comunitario in materia di
concorrenza. E' come dire che quando ci si trasforma in un
soggetto privato, si continua ad erogare contributi da parte
della Regione, cosa che è assolutamente incompatibile anche per
la normativa comunitaria.
Io credo, certamente, si sia trattato di una svista da parte
del Governo, sia all'articolo 32, sia all'articolo 31,
successivamente ce ne saranno altri all'articolo 34, ce ne sono
ancora, quindi chiedo una riflessione al Governo perché sono
assolutamente incompatibili con la normativa comunitaria.
ROTELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROTELLA. Signor Presidente, riprendendo il ragionamento
dell'onorevole Vicari che io posi in commissione allora, per le
stesse ragioni che vengono qui poste dall'onorevole Vicari, ha
assolutamente ragione e quindi suggerisco alla Presidenza e al
Governo l'accantonamento di questo articolo per l'approfondimento
perché nel momento in cui scatta la procedura di privatizzazione
non è possibile consentire perché noi alteriamo il libero
mercato, nessun tipo di contributo da parte della Regione.
PRESIDENTE. Annunzio il ritiro dell'emendamento 32.1 a firma
dell'onorevole Genovese e l'accantonamento dell'articolo 32.
L'articolo 33 è accantonato.
Si passa all'articolo 34. Ne do lettura.
"Art. 34
Accelerazione delle operazioni di privatizzazione
1. Al fine di incrementare l'efficienza e la qualità dei
servizi, riducendo nel contempo la spesa di funzionamento del
settore pubblico regionale e altresì per favorire il
successivo collocamento sul mercato di quote azionarie, entro
tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge
il Governo della Regione, su proposta dell'Assessore
regionale per il bilancio e le finanze, di concerto con
l'Assessore interessato, individua gli enti ed aziende le cui
spese di funzionamento gravano sul bilancio della Regione e i
cui servizi sono più proficuamente erogabili al di fuori del
settore pubblico regionale, disponendone la trasformazione in
società per azioni o in fondazioni di diritto privato. Il
Presidente della Regione trasmette il programma delle
trasformazioni all'Assemblea regionale siciliana per
acquisire il parere delle competenti Commissioni legislative
permanenti che si intende acquisito favorevolmente decorsi
trenta giorni dall'assegnazione.
2. I contributi per spese di funzionamento previsti in
favore degli enti trasformati in società per azioni vengono
mantenuti per un periodo non superiore a tre anni. Nella
fissazione del relativo importo per ciascun esercizio
finanziario deve tenersi conto delle esigenze finanziarie
connesse alla riorganizzazione e sviluppo della società
accertate in base a dettagliato piano di impresa che entro
sei mesi dalla trasformazione la società deve sottoporre
all'approvazione della Giunta regionale.
3. Entro 30 giorni dal completamento della procedura di
cui al comma 1 la Giunta regionale, su proposta
dell'Assessore per il bilancio e le finanze di concerto con
l'Assessore interessato, al fine di conseguire gli obiettivi
di stabilità e di crescita fissati dal documento di
programmazione economico-finanziaria individua i restanti
enti ed aziende del settore pubblico regionale per i quali
attivare processi di riordino stabilendone la fusione o
l'accorpamento ovvero la soppressione e messa in
liquidazione, sentite le organizzazioni sindacali per quanto
riguarda i riflessi sulla destinazione del personale.
4. Le amministrazioni regionali che esercitano la
vigilanza o tutela sugli enti ed aziende individuati ai sensi
dei commi 1 e 3 procedono, per gli stessi enti ed aziende,
alla nomina di commissari."
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, io non so chi prepara gli
emendamenti all'assessore al bilancio e spero che il presidente
della regione, per l'esperienza che ha, sono convinto anzi, che
non è a conoscenza, non è informato, non ha letto il testo
CUFFARO, presidente della Regione. L'elenco è ritirato.
FORGIONE. Questo non mi esime dal ragionare complessivamente
sull'accelerazione delle operazioni di privatizzazione. Io
chiedo, signor Presidente, per la delicatezza della materia ed
anche per la massa di emendamenti che ci sono, se questo articolo
può essere apprezzato con maggiore calma e cautela per ragionare
assieme, sapendo che parliamo di processi che sono già in corso,
di enti che sono già in corso di liquidazione, di un lavoro del
commissario per la liquidazione degli enti che non sempre è
comprensibile, almeno a chi guarda la politica non dalle dirette
stanze del governo e dalle più riservate stanze del governo,
quindi sarà bene che su questo, se il governo è d'accordo,
prendiamo una pausa di riflessione.
PRESIDENTE. L'articolo 34 è accantonato.
Si passa all'articolo 35. Ne dò lettura
"Art. 35
Trasformazione E.A.S.
1. Le procedure di trasformazione dell'Ente acquedotti
siciliani (E.A.S.) in società per azioni, ivi compresa la
cessione di parte delle azioni, sono completate entro il 31
dicembre 2002 in conformità alle disposizioni di cui
all'articolo 23 comma 2 della legge regionale 27 aprile 1999,
n. 10."
SPEZIALE. Chiedo l'accantonamento.
PRESIDENTE. L'articolo 35 è accantonato. Si passa all'articolo
36.
Art. 36.
Assegnazioni obiettivi di gestione
1. Entro trenta giorni dall'approvazione del bilancio
della Regione il Presidente individua con proprio decreto,
sentita la Giunta, le priorità che, nell'ambito del programma
di Governo, ciascun ramo d'Amministrazione è chiamato a
realizzare nel corso dell'anno.
2. Successivamente all'adozione del decreto di cui al
comma 1 il Presidente e ciascun assessore regionale assegnano
ai dirigenti generali o equiparati i conseguenti obiettivi
operativi ad integrazione di quanto previsto dai contratti
individuali già stipulati rimodulando ove necessario le
risorse umane finanziarie e materiali precedentemente
attribuite.
Comunico che all'articolo 36 sono stati presentati degli
emendamenti. E' aperta la discussione generale sull'articolo 36.
Se nessuno chiede di parlare si passa alla discussione sugli
emendamenti. Se nessuno chiede di parlare pongo in votazione
l'emendamento 36.1. Parere del Governo?
CUFFARO, Presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Parere della Commissione?
CAPODICASA, relatore di minoranza. Contrario.
PRESIDENTE. Con il parere contrario del Governo e della
Commissione lo pongo in votazione. Chi è contrario rimanga
seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
L'emendamento 36.2 è uguale all'emendamento 36.1. Anche
l'emendamento 36.4 è uguale quindi è precluso. Emendamento 36.3
presentato dall'onorevole Turano è ritirato?
TURANO. No.
PRESIDENTE. Parere del Governo?
CUFFARO, Presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE. Parere della Commissione?
CAPODICASA, relatore di minoranza. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario rimanga seduto; chi è favorevole
si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 36. Parere del Governo?
CUFFARO, Presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Parere della Commissione?
CAPODICASA, relatore di minoranza. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole rimanga seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 37.
Art. 37.
Osservatorio per il monitoraggio dei servizi
e prodotti bancari
1. Presso il Dipartimento regionale delle finanze e del
credito è istituito l'Osservatorio per il monitoraggio dei
servizi e prodotti bancari al fine di conoscere, con
riferimento alle condizioni applicate, il trattamento
riservato ai soggetti operanti sul mercato siciliano,
rispetto ai soggetti che operano nel resto del territorio
nazionale ed europeo.
2. L'Assessore regionale per il bilancio e le finanze,
acquisite le informazioni di cui al comma 1, relaziona
annualmente all'Assemblea regionale siciliana.
Comunico che all'articolo 37 sono stati presentati degli
emendamenti. E' aperta la discussione generale sull'articolo 37.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Il comma 2 dell'articolo 37 prevede una relazione
annuale, all'Assemblea regionale siciliana, rispetto
all'Osservatorio per il monitoraggio dei servizi e dei prodotti
bancari in riferimento ad una parametrizzazione tra la Sicilia ed
il resto del territorio nazionale. Io credo che una relazione
annuale sia troppo poco perchè l'evoluzione del costo del denaro,
che poi è l'atavico problema di cui soffre la Sicilia, ha delle
evoluzioni. Io credo che sarebbe opportuno modificare il comma 2
quantomeno con relazioni semestrali, se non addirittura
trimestrali.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, Presidente della Regione. Siamo favorevoli.
LIOTTA. A quale dei due? Ne ho presentati due.
CUFFARO, Presidente della Regione. Al 37.2.
LIOTTA. Io speravo nel 37.1. Allora illustro il 37.1 signor
Presidente. Ho chiesto in Commissione, lo avevo promesso
all'Assessore per il bilancio e le finanze, gli avevo promesso
che avrei chiesto in Aula la stessa cosa che gli ho chiesto in
Commissione, domanda alla quale non ho avuto nessuna risposta.
Signor Assessore per il bilancio e le finanze a che cosa
serve l'articolo 37 così come è formulato?
Il monitoraggio dei servizi e dei prodotti bancari: 'Presso
il Dipartimento regionale delle finanze e del credito è istituito
l'Osservatorio per il monitoraggio dei servizi dei prodotti
bancari al fine di conoscere, con riferimento alle condizioni
applicate, il trattamento riservato ai soggetti operanti ...'
tutte cose che si possono avere, senza bisogno di fare una
relazione annuale o semestrale, onorevole Acierno, leggendo un
resoconto della Banca d'Italia. Non serve assolutamente a
niente.
PRESIDENTE. Onorevole Liotta l'emendamento 37.2 lo ritira?
LIOTTA. No, non lo ritiro.
PRESIDENTE. Per la verità, onorevole Liotta, quello che già
.... per quanto possa dire, per quanto possa ricordare, avendo
come lei sa io svolto le funzioni di Assessore per la
cooperazione, quello che lei chiede già esiste perchè sia l'IRCAC
che la CRIAS sono sottoposte a tutela e vigilanza
dell'Assessorato della cooperazione che verifica i bilanci,
l'andamento della gestione e quant'altro.
Quindi è un compito già svolto.
LIOTTA. Ho fatto il paio con l'assessore. Ho chiesto una cosa
inutile.
FORGIONE. Cosa ne pensa il Governo?
CUFFARO. Presidente della Regione. Chiediamo di ritirarlo.
FORGIONE. Rimane così com'è. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, delle due l'una e ci dobbiamo
intendere: o affermiamo, come affermiamo e sappiamo che il
monitoraggio, il controllo su tutti i prodotti bancari, etc.
etc., lo esercita la Banca d'Italia e quindi, fatto così
genericamente, l'articolo com'è non ha alcuna funzione perché
esiste già la Banca d'Italia. Oppure se lo facciamo in rapporto
ai nostri istituti, parificati a istituti di carattere bancari
(IRCAC, etc.) allora lo finalizziamo perché generico così com'è
non serve.
Decidiamo delle due una: se lo teniamo generico non ha alcun
senso perché c'è la Banca d'Italia. Giustamente l'onorevole
Fleres dice che il controllo è dell'Assessorato Cooperazione. No,
qui noi stiamo decidendo un'altra forma di controllo, allora lo
finalizziamo perché fatto in quel modo non ha alcun senso se non
quello di fare un consiglio di amministrazione e un po' di
gettoni di presenza.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, gli emendamenti sono ritirati?
LIOTTA. Ritiro l'emendamento 37.2.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Pongo in votazione
l'emendamento 37.1. Il parere del Governo?
PAGANO. Assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CAPODICASA, relatore di minoranza. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è contrario resti
seduto; chi è favorevole si alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 37, con il parere favorevole
del Governo e della Commissione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 38. Comunico che è stato presentato un
emendamento. Dichiaro aperta la discussione generale
sull'articolo 38.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA, relatore di minoranza. Non voglio ritornare sulla
materia perché forse l'argomento non merita a quest'ora della
notta un dibattito prolungato.
L'argomento è stato approfondito in Commissione. E'
abbastanza inusuale che venga inserita in una legge finanziaria
che deve a norma di legge prevedere solo alcune cose e non altre
un articolo che prevede agevolazioni fiscali, quindi che
praticamente prevede uscite non entrate.
Dal momento che, però, viene introdotta, avevamo chiesto al
Governo in Commissione una stima del minore gettito derivante
dall'applicazione dell'articolo 38. Il Governo ci disse che si
trattava di poca cosa e che comunque avrebbe fatto questa stima
in tempo per fornirla all'Aula. Non so se il Governo è pronto per
farlo. Se ce lo dice, così possiamo valutare meglio di che cosa
si tratta.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'articolo 38 è accantonato.
La seduta è rinviata ad oggi, mercoledì 13 marzo 2002, alle
ore 11.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente FLERES
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) "Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2002 e bilancio pluriennale per il triennio
2002-2004." (NN. 297-299/A) (Seguito)
Relatore di maggioranza: on.le Antonino Croce
Relatore di minoranza: on.le Angelo Capodicasa
2) "Legge finanziaria 2002" (N. 298 - Stralcio II/A) (Seguito)
Relatore di maggioranza: on.le Antonino Croce
Relatore di minoranza: on.le Angelo Capodicasa
La seduta è tolta alle ore 02.40 di mercoledì 13 marzo 2002.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 04.30 di merco-
ledì 13 marzo 2002)