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Resoconto d'Aula della Seduta n. 44 di martedì 12 marzo 2002
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   Presidenza del vicepresidente FLERES


     PAFFUMI,  segretario,  dà  lettura  del processo verbale della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  s'intende
  approvato.

            ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNO DI LEGGE

     PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato  il  seguente
  disegno di legge:

       - "Istituzione di borse di studio per i figli dei lavoratori
  emigrati all'estero" (n. 348)
       - iniziativa parlamentare
       -  presentato  dagli  onorevoli Formica, Incardona, Infurna,
  Ioppolo, Tricoli, Virzì in data 8 marzo 2002

                      ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state presentate le seguenti
  interrogazioni:

       - con richiesta di risposta orale:

       N.  485  - Ripristino della legittimità nell'Ispettorato del
  lavoro di Siracusa.
       - Presidente Regione
       Firmatario: De Benedictis Roberto;

       - con richiesta di risposta scritta:

       N.  486  -  Motivi  della  mancata  emanazione  dei  decreti
  attuativi  previsti  dalla  legge  regionale  n.  32 del 2000.  -
  Presidente  Regione  -  Assessore  Turismo Firmatari:  Barbagallo
  Giovanni;  Genovese  Francantonio;  Gurrieri  Sebastiano;  Tumino
  Carmelo; Zangara Andrea; Raiti Salvatore.

     PRESIDENTE.  Informo, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
  Regolamento  interno, che nel corso della seduta potrà procedersi
  a votazioni mediante sistema elettronico.
       Onorevoli  colleghi, essendo in corso una riunione di Giunta
  di Governo, sospendo la seduta avvertendo che riprenderà alle ore
  17.00.

    (La seduta, sospesa alle  ore 16.20, è ripresa alle ore 17.03)

    La seduta è ripresa.


   Presidenza del vicepresidente FLERES


                         SULL'ORDINE DEI LAVORI

     SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.   Signor   Presidente,   soltanto  per  chiedere  al
  Vicepresidente  della Regione e all'Assessore Pagano, quali fatti
  gravissimi sono successi in Sicilia per avere convocato la Giunta
  in  contemporanea  con la convocazione dei lavori d'Aula previsti
  per le 16.00; aver permesso che l'Assemblea attendesse un'ora che
  il Governo  venisse in Aula. Un atteggiamento gravissimo, di poco
  rispetto nei confronti dei parlamentari.

     CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO,  presidente  della  Regione.  Signor  Presidente,  la
  Giunta era  convocata  per le 15.30 poi, per la verità è arrivato
  l'onorevole Crisafulli  che  devo  dire  in qualche modo ha posto
  all'attenzione  di  alcuni parlamentari argomenti importanti e ci
  siamo intrattenuti.  Il Presidente fa ammenda di questo ritardo.

   PRESIDENZA del **PR


   Presidenza del vicepresidente FLERES


    RIPRENDE  IL SEGUITO DELLA DISCUSSIONE CONGIUNTA DEI DISEGNI DI
    LEGGE NUMERI 297/299/A e 298 - Stralcio II/A.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
  facoltà.

     TUMINO.  Signor  Presidente, in merito al fatto che le risorse
  che  proverranno  dall'ex  AZASI,  dall'EMS  e  dall'ESPI.  Io ho
  proposto  di  eliminare  la  parte  che riguarda specificatamente
  Ragusa e  le  città,  o  gli  ambiti,  dove  queste società hanno
  operato.
       Perché  io ricordo che il centro Sicilia ha avuto le miniere
  e  che  la  chiusura  delle  stesse  ha determinato la perdita di
  migliaia  di  posti  di  lavoro,  migliaia  e  migliaia.  E,  per
  recuperare  questi  posti di lavoro non ci basterebbe neanche una
  finanziaria della Regione investita tutta in quelle zone.
       E, tuttavia,  l'Ente  Minerario Siciliano in quelle zone non
  ha  sostanzialmente  niente.  Ecco,  perché  ritengo  un fatto di
  civiltà, un fatto importante per questo Governo, scommettersi sul
  reinvestimento  di quelle somme in quelle zone della Sicilia dove
  effettivamente  è  necessario  promuovere  non  solo  lo sviluppo
  economico, ma anche la sistemazione di tutto il territorio.
       Colleghi, io  vi  invito a rivederlo questo articolo 4 della
  finanziaria in questo senso.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
  facoltà.

     LEONTINI.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  nella
  versione  originaria della finanziaria, l'articolo 77 della legge
  regionale  n.  6  del  2001, cioè della finanziaria del 2001, era
  stato  modificato  e  la  parte  fondamentale  della modifica era
  quella  che  riguardava  l'eliminazione  del principio in base al
  quale le risorse derivanti dalla liquidazione degli enti indicati
  in  questo articolo, e cioè ESPI, AZASI ed EMS, fossero destinate
  alla  realizzazione di infrastrutture e dia iniziative, attività,
  strutture  a  sostegno dell'attività produttiva nei territori ove
  ricadono le infrastrutture dismesse.
       In  Commissione  bilancio,  attraverso  un  lungo dibattito,
  abbiamo  ripristinato  quel  principio  che  era  contenuto nella
  finanziaria  dell'anno  scorso, che  era stato il risultato di un
  grande  dibattito,  dibattito d'Aula, sindacale, confronto con le
  forze  sociali, i rappresentanti di categoria, i lavoratori e che
  aveva   visto  tutta  l'Aula,  unanimemente  poi, approvare  quel
  principio,   in   base   al  quale  le  risorse  derivanti  dalla
  dismissione   degli   enti   dovessero   essere   destinate  alla
  realizzazione  di infrastrutture ricadenti nei territori ove sono
  allocate le strutture dismesse.
       Volevo tranquillizzare  i colleghi che mi hanno preceduto al
  microfono,  come il collega Acierno, che, quindi, questo articolo
  ripristina  quel  principio che era la conseguenza di una unanime
  battaglia condotta in questa Aula e fuori da essa.
       Ed  è  stato  ripristinato  secondo  una  formulazione  che,
  nuovamente,  finalizza  le spese derivanti dalla utilizzazione di
  queste risorse alla realizzazione di infrastrutture ricadenti nei
  territori   delle   provincie  ove  sono  allocate  le  strutture
  dismesse.
       Dice,  infatti,  il comma 1: "Le risorse derivanti dai saldi
  dei  bilanci  finali di liquidazione, sono finalizzate a spese di
  investimento.   Queste   spese  di  investimento  possono  essere
  destinate  esclusivamente secondo le modalità ed i tempi indicati
  nel  comma  2."  Se  andiamo  al comma 2, chiariamo quali sono le
  modalità  ed  i  tempi.
       In  assenza  di progetti fino ad ora presentati, le modalità
  ed  i  tempi  sono  quelli  formulati  al  comma 2 e cioè: queste
  risorse  vengono  incamerate  dai processi di dismissione che nel
  frattempo  sono  in itinere, e saranno destinate, a decorrere dal
  2003,   a   spese   di   investimento  per  la  realizzazione  di
  infrastrutture  ricadenti  nei  territori  ove  sono  allocate le
  strutture che nel frattempo vengono dismesse.
       Perché  è  segnalata  in  modo  particolare  la provincia di
  Ragusa e poi le altre? Perché il primo processo di dismissione ha
  già  riguardato  le strutture ricadenti nel territorio di Ragusa,
  parlo  dell'INSICEM.
       Quest'anno noi mettiamo in finanziaria  e  in  bilancio  gli
  introiti derivanti dalla dismissione  dell'AZASI, quindi è chiaro
  che bisognava segnare un percorso. Sulla  base  di  un  programma
  negoziato, sulla base di presentazione  di  progetti  a decorrere
  dal 2003 queste risorse potranno essere investite, prima di tutto
  laddove sono  state  dismesse queste strutture, cioé  a Ragusa, e
  poi   nelle   altre   province   dove  si  procederà  alle  altre
  dismissioni.
       Quindi,  non c'è possibilità  di  spendere  diversamente  le
  somme.  Le somme che nel frattempo sono introitate possono essere
  utilizzate solo ed esclusivamente secondo  le  modalità  che sono
  indicate nel comma 2 dell'articolo,  le  quali  fanno riferimento
  alla necessità di allocare le  infrastrutture nelle province dove
  ricadono le strutture dismesse e,  soprattutto, a decorrenza 2003
  perché  saranno negoziati nel corso  di  quest'anno dei progetti:
  le province, gli enti locali, saranno in  grado di concordare col
  Governo, con il Presidente della Regione, con la Giunta regionale
  dei progetti che potranno essere finanziati.
       Questa è la ratio e la finalità  della  norma,  quindi non è
  una  norma - volevo tranquillizzare  l'onorevole  Acierno  -  che
  introduce  un principio di squilibrio  ma,  anzi,  ripristina  un
  equilibrio  che era stato  nella  formulazione  originaria  della
  finanziaria eliminato ed alterato.
       Per questo motivo io raccomando  agli  onorevoli colleghi di
  considerare quale è il significato  fondamentale di questa norma,
  che  è  quello  di  prevedere che queste  risorse  fino  ad  oggi
  esistenti in quei territori possano  continuare  a  servire  quei
  territori senza alcuna distinzione,  perché enti a partecipazione
  ci sono in tutti i territori della Regione e, quindi, sicuramente
  gli investimenti riguarderanno tutti i territori della Regione.

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,   relatore  di   minoranza.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,  io  intervengo   per   illustrare   i   due
  emendamenti  che portano la mia  firma  e  quella  dell'onorevole
  Speziale.
       Il primo riguarda una modifica che, a nostro giudizio, parlo
  dell'emendamento 4.1. che è una  modifica  di  carattere tecnica,
  adesso  l'onorevole  Leontini ha dato  una  spiegazione  di  come
  dovrebbe funzionare il comma  2 dell'articolo, relativamente alla
  distribuzione degli investimenti derivanti  dalle dismissioni.
       In realtà da un'attenta lettura,  onorevole  Leontini, a noi
  sorgono  due  dubbi: uno è relativo a  un  argomento  che  questa
  mattina,  non  ricordo  da parte di quale  collega  è  stato  già
  sollevato, forse l'onorevole Turano, qui si dice  al  comma 1 che
  sono versate in entrata al bilancio della Regione e finalizzate a
  spese di investimento di  competenza  dei  Dipartimenti regionali
  dell'industria e dei lavori pubblici.
       Si  sa  che  le  amministrazioni   dei   lavori  pubblici  e
  dell'industria  sono  due rami  dell'Amministrazione,  dei  quali
  nell'articolo non viene dato a nessuno  il  potere di iniziativa.
  Chi è che assume l'iniziativa di predisporre,  non  è previsto né
  il  coordinamento  della Presidenza della  Regione,  né  si  dice
  l'Assessore all'industria sentito o  d'intesa  con l'Assessore ai
  lavori pubblici.
       Di tutto questo non è scritto nulla,  per cui il rischio che
  poi si determini uno stallo nella  spesa, allorquando si tratterà
  poi  di dovere utilizzare questi  fondi, esiste.
       Le  cose  che  stiamo  sostenendo  vengono condivise, ma con
  qualche   modifica.  Al  comma  2  dell'articolo  di  cui  stiamo
  trattando, nasce  un  problema  perché  non  é individuato tra il
  Dipartimento   dei   Lavori  pubblici  e  quello  dell'Industria,
  l'amministrazione  che ha il potere di attivare l'iniziativa, per
  quanto concerne  il piano di investimenti. Non c'é scritto che il
  titolare é l'industria e promuove il programma di investimenti di
  intesa con  il  Dipartimento dei Lavori pubblici, c'é scritto che
  sono versate in entrata al Bilancio della Regione e finalizzata a
  spese  di  investimento  di competenza dei dipartimenti regionali
  dell'industria che  sono  destinate secondo le modalità e i tempi
  indicati al comma  2.
       Al comma 2  si  dice che "le spese di investimento di cui al
  comma 1  sono  destinate  e  stanziate  nel bilancio dello stesso
  anno, alla realizzazione di opere infrastrutturali e intervengono
  a sostegno del ruolo produttivo, esclusivamente nei territori, ma
  non dice, però di chi é  il potere di attivazione della spesa tra
  i due  dipartimenti,  però  non  si  deve  intendere  che  questi
  investimenti    vengono    attuati    separatamente   dalle   due
  amministrazioni,  ciascuno  per  proprio  conto.  Io credo che si
  tratti di  un  unico piano di investimenti, é  la cosa più logica
  da fare  perché si tratta di un programma, spero, integrato e non
  si tratta,  invece, di un programma di opere pubbliche realizzato
  e portato avanti dall'Assessorato ai Lavori pubblici.
       Bisogna  individuare  una  delle  due amministrazioni che si
  assuma  il  compito di assolvere alla funzione di amministrazione
  che promuove il piano.

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che agli emendamenti
  4.6,  4.1,  4.2,  4.12  e  4.8,  il  riferimento  al comma 2 é da
  intendersi  al  comma  1.  Il  comma 1 dell'articolo 4, in realtà
  regge  due  parti:  quella  contraddistinta dal numero 1 e quella
  contraddistinta  dal  numero 2, ma il comma dell'articolo é unico
  ed  é  comma 1. Gli emendamenti 4.13 e 4.10 sono da intendersi al
  comma  2,  perché  l'articolo 4 non prevede alcun comma 3. Questa
  precisazione  serve  per  evitare che ci siano equivoci anche per
  gli uffici che dovranno, poi, predisporre il testo definitivo.

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,   relatore   di   minoranza.   Signor  presidente,
  onorevoli   colleghi,   credo   ci  sia  un  errore.  Attualmente
  all'articolo abbiamo due commi 1 e due commi 2.

     PRESIDENTE. Il comma all'articolo è unico.

     CAPODICASA,  relatore di minoranza. Quindi, anche il comma due
  va inteso come comma 1?

     PRESIDENTE.  Esattamente.

     PISTORIO. Chiamiamoli A e B.

     PRESIDENTE. Va  bene, in sede di coordinamento li chiameremo A
  e B per evitare equivoci.

     CAPODICASA,   relatore   di   minoranza.   Signor  Presidente,
  continuando   nell'illustrazione   dell'emendamento,  il  secondo
  emendamento, l'emendamento  4.12  a  nostra  firma, ma ve ne sono
  altri di  uguale contenuto a firma dei colleghi Raiti, Morinello,
  Papania, Spampinato ed altri, tecnicamente mantiene inalterato il
  significato del  comma  ed  anche  la  finalità, però prevede una
  migliore formulazione  del testo, laddove si dice la provincia di
  Ragusa, io  credo  che alla provincia di Ragusa non interessi che
  venga citata  in  un articolo di legge, le interessa che la quota
  ad  essa  spettante  delle  dismissioni  venga  destinata  per le
  finalità.
       Allora,    siccome   nell'articolo   non   è   scritto   che
  proporzionalmente,    che    queste   fonti   vengono   investite
  proporzionalmente all'apporto di ogni territorio provinciale, può
  dare   luogo   ad   una  confusione,  perché  se  non  è  scritto
  proporzionalmente  può  succedere  che i fondi della provincia di
  Palermo  che  vengono  incassati  a seguito della liquidazione ad
  esempio   della   Vini  Corvo,  se  non  è  scritto  che  avviene
  proporzionalmente   all'apporto  di  ogni  provincia  può  essere
  utilizzato  poi  a  'pioggia'  sulle  altre  provincie  che  sono
  interessate  da  fenomeni  di  dismissione,  ma che danno però un
  apporto  inferiore  a  quello  della provincia di Palermo o della
  provincia di Ragusa.
       Il  nostro emendamento dice esattamente, annullando la parte
  dell'articolo,  credo che si tratti a questo punto del comma uno,
  dice  che i fondi provenienti dalle dismissioni vengono investiti
  attraverso  piani,  eccetera, eccetera, programmi di investimento
  così  come è scritto nel comma uno, proporzionalmente all'apporto
  dato da ogni provincia ed io credo che questo sia l'obiettivo che
  tutti ci poniamo, quindi, non altera.
       Poi, so che vi sono altri colleghi della provincia di Ragusa
  che  preferirebbero annullare l'articolo, mi pare che l'onorevole
  Zago  ha  fatto  una  proposta  in questo senso, per ripristinare
  l'articolo,  per  fare  tornare in vita l'articolo 77 della legge
  numero 6 del 2001.
       A mio parere deve essere inteso proporzionalmente perché non
  può   succedere  onorevole  Leontini  che  la  dismissione  della
  provincia  di  Ragusa  che  dà  un  apporto  di 255 miliardi e la
  dismissione  della  provincia  di Trapani che per ora ha dismesso
  solo  i  bacini  con  un'entrata  di 10 miliardi, avvenga in modo
  paritario,  perché  l'apporto  è  diverso  -  255  contro 10. Noi
  dobbiamo  mettere il proporzionalmente se l'interesse che abbiamo
  è  quello di fare ricadere nella provincia di provenienza i fondi
  che sono recuperati attraverso la dismissione.
       L'ultimo  punto  è  questo, che è quello che mi interessa di
  più, devo dire onestamente, perché l'altro mi sembra più un fatto
  di  forma  che di contenuto. Riguarda la soppressione dell'ultimo
  comma  dell'emendamento 4.13, laddove recita che tutti i proventi
  maturati  e  maturanti,  derivanti  dalla  gestione degli enti in
  liquidazione  sono  versati  in  sottoconti  di  Tesoreria  unica
  regionale  intestati  al  commissario liquidatore ed utilizzabili
  secondo  le  disposizioni  di  cui  all'articolo  21  della legge
  regionale 7 marzo 1997, numero 6.
       Onorevole   Assessore,   in   Commissione  noi  avevamo  già
  sollevato   un   problema  tecnico-giuridico  perché  non  stiamo
  sollevando una  questione  di merito. Ho qui con me una copia del
  Codice  Civile  e  l'articolo  2625,  intitolato  "Violazione  di
  obblighi  incombenti ai liquidatori", così recita: "I liquidatori
  di  società  che  procedono alla ripartizione dell'attivo sociale
  tra i soci prima che siano pagati i creditori o siano accantonate
  le somme necessarie per pagarli, sono puniti con la reclusione da
  1 a 3  anni  e  con la multa da L.  200 mila a 2 milioni". Qui si
  dice che  una società - Lei nel suo Governo ha così tanti valenti
  avvocati di cui potersi avvalere se non vuole avvalersi di quelli
  che  fanno  capo all'Ufficio Legislativo e legale - possono dirle
  che  il  liquidatore  prima  che  utilizzi  per altri fini, anche
  provvisoriamente,  i  proventi derivanti dalla liquidazione, deve
  prima  soddisfare  i creditori: o accantona i fondi necessari per
  soddisfare  i  creditori e poi ripartisce gli utili, o, utilizza,
  con altre finalità, i fondi.
       Siccome noi  sappiamo  che,  l'AZASI  no,  ma l'ESP e L'EMS,
  hanno creditori  a  mai finire tra i quali anche molti dipendenti
  lavoratori con  i quali sono in corso contenziosi, non si possono
  utilizzare così.  Questa  é  una di quelle fonti di finanziamento
  che, anche  se  hanno  validità  per cassa sono, a nostro parere,
  inutilizzabili,   non  li  potrete  utilizzare.  Sarà  difficile,
  immagino,  convincere  qualcuno  ad  assumersi una responsabilità
  penale;  é  prevista  perfino  la  reclusione oltre che l'ammenda
  per  venire  illecitamente in soccorso delle casse della Regione.
  Quindi, noi  riteniamo  che questo comma vada soppresso perché  é
  solo una  istigazione  a  delinquere  non altro.  Immagino che il
  liquidatore non  sarà  d'accordo  poi, se sarà d'accordo, lo sarà
  sotto la sua responsabilità.


   Presidenza del vicepresidente FLERES


                         SULL'ORDINE DEI LAVORI

     ACIERNO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.  Signor  Presidente, nel mio intervento di stamattina
  non  avevo nessuna intenzione di attaccare la provincia di Ragusa
  o le  altre  province.  Ho  posto  una  domanda  al  Governo  che
  continuo  a  vedere  abbastanza  distratto  agli  interventi  dei
  parlamentari. Onorevole Pagano, stamattina avevo posto un quesito
  che vorrei  riproporle e vorrei sentire il parere del Governo. Le
  avevo   detto   che   il  senso  dell'articolo  4  è  sicuramente
  condivisibile   ma   ritengo   che,  probabilmente,  bisognerebbe
  rivederne  la  stesura  perché  che  noi  dobbiamo  reinvestire i
  proventi delle dismissioni é sacrosanto però mi pongo una domanda
  e faccio  l'esempio  della  Vini  Corvo.  La  Vini  Corvo é stata
  dismessa dal  patrimonio  della Regione ma non é stata chiusa. Il
  beneficio sul  territorio  che la Vini Corvo ha fatto nel momento
  in cui  la  Regione  l'ha  costituita  e  che continua a fare nel
  momento  in  cui  é  stata dismessa dal patrimonio della Regione,
  quale guaio sta provocando in quel territorio? Continua a dare un
  beneficio   che,  anziché  essere  inserito  nel  bilancio  della
  Regione, é  inserito in un altro bilancio di una società privata.
  Voglio  dire,  allora,  le  dismissioni  creeranno un'entrata nel
  bilancio  della  Regione  e un beneficio che continueranno a dare
  quelle  aziende in quei territori che sono già stati privilegiati
  dalla  Regione  nel momento in cui ha insediato gli stabilimenti.
       Allora io le chiedo che i proventi delle dismissioni debbano
  essere   dati   a   tutta   la   Regione  siciliana  secondo  una
  programmazione,  cioè  intervenire  in opere dove sono essenziali
  per  creare  nuovo  sviluppo  e  non continuare a privilegiare le
  stesse  zone  del  territorio  siciliano  che  già lo sono per la
  presenza degli stabilimenti.
       Questo è quanto avevo chiesto, ma non ho ancora avuto la sua
  risposta.


   Presidenza del vicepresidente FLERES


                 RIPRENDE L'ESAME DEL DDL N. 298-STRALCIO II/A

     INCARDONA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     INCARDONA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
  per ribadire  un  concetto che durante gli interventi che si sono
  susseguiti mi  pare  sia stato   dimenticato  da  color  che  non
  vogliono  seguire  la  ratio  della norma che, peraltro, riprende
  sostanzialmente   un   principio  già  sancito  nella  precedente
  finanziaria.
       Si tratta  di  stabile  un  criterio  che  valga per tutti i
  territori  in  maniera  equilibrata.  Chiaramente  la Regione nel
  corso degli  anni  è  intervenuta  in  insediamenti  su  tutto il
  territorio regionale  e  oggi, mentre si parla di dismissioni, si
  pone  il problema di stabilire in quali territori devono ricadere
  tali dismissioni.
       Penso che  non si debba e non si possa in Sicilia continuare
  a fare la guerra tra poveri.
       In tutta  la Sicilia ci saranno enti che saranno dismessi e,
  chiaramente,  gli  interventi  nel  corso  degli  anni sono stati
  fatti  in  proporzione  sia  all'estensione territoriale sia agli
  abitanti.
       Adesso  il  problema  è  stabilire  un criterio, come quello
  sancito   dall'articolo  4, che  prevede  che  i  proventi  delle
  dismissioni   ricadono   su   quegli  stessi  territori  da   cui
  provengono  le  dismissioni.  Mi pare un principio che garantisce
  tutti   e   in   maniera  equilibrata,  razionale,  senza  creare
  possibilità che territori che subiscono per primi le dismissioni,
  possano essere penalizzati da un criterio diverso.
       In  questo  modo,  solo  con questa formulazione, con questa
  ratio  che, come  è  stato già ribadito in quest'Aula, ha trovato
  accoglimento  dopo  un  ampio  dibattito che già interessò l'Aula
  nella  scorsa finanziaria e peraltro tutte le parti sociali e che
  permise  di addivenire all'adozione di questo criterio sulla base
  quindi di una collegialità che fu il metodo di lavoro applicato.
       Tornare a  discutere  su  questi principi, mi pare che possa
  essere   foriero   di   meccanismi   che   potrebbero  portare  a
  campanilismi che sarebbero alquanto sciocchi.
       Pertanto  io  invito  l'Aula ad accogliere l'articolo 4 così
  come formulato.

     TURANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TURANO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mattina
  avevo avanzato  un  dubbio  che  penso  si possa risolvere con un
  subemendamento,  allorquando  ho  detto che non capivo bene quale
  era  la  programmazione  e  però  capisco  e  condivido  che  con
  l'articolo  4  vengono  finalmente individuate le amministrazioni
  che  dovranno  predisporre i programmi di investimento: esse sono
  industria   e   lavori   pubblici.
       Intendevo  illustrare  questo  subemendamento  che, in buona
  sostanza,  dava  alla  Giunta  regionale  nel  suo  complesso  la
  possibilità   di  programmare,  previo  parere  favorevole  della
  Commissione Attività produttive dell'ARS, che è quella preposta a
  fare  un'attività  di monitoraggio, oltre al Governo, delle spese
  di   investimento   di   competenza  dei  dipartimenti  regionali
  dell'industria e dei lavori pubblici.
       Intervengo  anche  per dichiarare il ritiro dell'emendamento
  n. 4.10, se non  ricordo  male  e  - comunque - porta solo la mia
  firma, quindi  non è difficile identificarlo, ed infine anche per
  dire che  se  facciamo  diventare  questa una guerra fra province
  commettiamo un errore.
       Non ho niente  contro  la  provincia di Ragusa, al fatto che
  questi investimenti  siano  lì, però, sul bilancio della Regione,
  gravano,   per    esempio,    le   situazioni   del   fondo   sul
  prepensionamento   degli   operai   che   lavoravano   in   altri
  stabilimenti chiusi.
       Se  si  interviene  su  questo per sanare quella situazione,
  credo  che  facciamo  bene,  complessivamente,  al bilancio della
  Regione.

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, io penso che
  questo  Parlamento  debba decidere, una volta per tutte, se è una
  sommatoria  dei  diversi  campanili  della  Sicilia  o  se  è  il
  Parlamento di tutti i siciliani.
       All'onorevole  Incardona  bisogna  chiedere,   una volta per
  tutte,  se,  dall'alto  del  campanile in cui è collocato, si può
  permettere  di  accusare gli altri di campanilismo.
       Capirei  un  ragionamento  che partisse dal danno ambientale
  che  questi enti hanno causato alle province. Partirei da questo.
  C'è  su  questo un emendamento a firma degli onorevoli Speziali e
  Giannopolo  che va in questa direzione.  Anzi, signor Presidente,
  le  chiedo  di apporre immediatamente anche la mia firma a questo
  emendamento.
       Lo capirei  perché  in  quel  caso  il  danno  ambientale e,
  quindi, la  finalizzazione  di  questi  fondi  è  il centro della
  discussione. Qui,  invece,  che  cosa  si  sostiene, che, siccome
  quegli  enti,  che  nel  tempo  hanno  drenato  soldi da tutto il
  bilancio  regionale, soldi che erano destinati a tutta la Regione
  -  e  dobbiamo  avere  il  coraggio  di dirlo - quegli enti erano
  collocati  in  quelle  province,   ora, i soldi provenienti dalla
  dismissione   di   quegli   enti   debbono   ricadere   solo   ed
  esclusivamente  in quelle province.
       Onorevole  Capodicasa,  non mi convince neanche la questione
  della ripartizione proporzionalmente al territorio.  Mi sembra un
  errore  aggiunto all'errore .  Ecco perché  noi non proponiamo la
  soppressione   dell'articolo,  non  proponiamo  di  tornare  alla
  versione  dell'articolo  77 della legge 6 del maggio scorso.
       Noi  proponiamo  che  l'articolo  rimanga  ma con due grandi
  emendamenti   e   cioè   che   questi   soldi   servano,con   una
  finalizzazione   di   risanamento   ambientale   e,   se  volete,
  prioritariamente  in  quelle  province  dove vengono dismessi gli
  enti,  ma  solo  in ordine al risanamento ambientale.
       Per  quanto riguarda, invece, il gettito derivante da queste
  dismissioni, io credo che debba essere destinato con un programma
  di investimenti e di interventi all'intera Sicilia. Mi permane il
  dubbio   espresso   dall'onorevole   Capodicasa  in  merito  alla
  questione della liquidazione.
       Tutta questa partita della dismissione degli enti prevede un
  gettito di circa  50  miliardi  per  il  2002,  noi,  in  fase di
  discussione generale,  abbiamo  chiarito che, secondo noi, questi
  50  miliardi fanno parte di quel pacchetto di circa 800 miliardi,
  appostati  in  entrata,  che  rappresentano  entrate incerte, ma,
  alcune   delle  quali  sicuramente  fasulle.
       Non  crediamo  assolutamente  che  entro il 2002 si riesca a
  portare  questo  gettito  entro  il  bilancio regionale,  ma, una
  volta fatto, rifiutiamo, nella maniera più assoluta, la filosofia
  secondo cui questi soldi debbano ricadere di nuovo nelle province
  dove erano gli enti.
       Vogliamo  che  questo  Parlamento  e questo Governo, che non
  sosteniamo,  riacquistino  la  capacità  di  programmare i propri
  interventi,  i propri investimenti su tutta la Regione siciliana.
  Non  credo  che  sia più tempo di campanilismo, credo che bisogna
  fare ragionamenti a 360 gradi in tutta la Sicilia.

     RAITI.Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
  sostenere l'emendamento n. 4.1 in relazione anche all'emendamento
  4.8.
       Vedete, cari  colleghi,  il  ragionamento, che  si  fa sulla
  dismissione  delle  aziende  deve  tenere conto dei parametri che
  tutti noi sposiamo, cioè a dire il principio della sussidarietà.
       L'emendamento, da me firmato insieme agli altri colleghi, va
  certamente  in questa direzione, perchè se è vero che questi Enti
  nel  corso  della  loro  vita hanno drenato risorse della Regione
  siciliana  è  anche  vero che, nel momento in cui li dismettiamo,
  andremmo a fare un'azione di smantellamento le cui ripercussioni,
  dal  punto  di  vista  occupazionale  e  di  risorse,  ricadranno
  soprattutto  nelle zone nelle quali sono insistite questo tipo di
  attività.
       Quindi mi  pare  assolutamente legittimo, nella tutela e nel
  rispetto del  principio  di  sussidarietà, che le risorse vengano
  distribuite in  maniera  proporzionale  rispetto  alle  parti  di
  territorio  che vengono, se così possiamo dire, danneggiate dalle
  dismissioni stesse.
       Non  si  tratta  dunque  qui di ragionare dal punto di vista
  campanilistico  o  per  legittimi  interesse di parte, ma bisogna
  sforzarsi  di  far  ricadere  le  risorse  di questa dismissione,
  ribadisco, rispettando innanzitutto il principio di sussidarietà.
       Poi condivido  e  faccio  proprio  il ragionamento che viene
  fatto dagli onorevoli  Giannopolo  e Speziale, è giusto che nelle
  priorità  che  gli  investimenti che queste risorse devono avere,
  nel  momento in cui saranno distribuite nel territorio in maniera
  proporzionale  a  tutte le province che subiscono il danno, siano
  innanzitutto  riversate  con  lo  scopo di bonificare e sistemare
  ambientalmente  gli  eventuali  danni che questi stabilimenti nel
  corso della loro attività hanno fatto.
       Così, con l'approvazione di questi due subemendamenti, credo
  che faremo un'opera di giustizia e di equità perchè soddisferemmo
  e  andremmo incontro al rispetto del principio di sussidarietà ma
  nello  stesso tempo faremo prioritariamente un'azione di recupero
  ambientale, che  è  quello  che più dobbiamo fare come Parlamento
  siciliano,  perchè  sappiamo  tutti noi che le risorse ambientali
  della  nostra  Terra  sono  le  risorse  principali che tutti noi
  dobbiamo  tutelare  perchè  dalla  tutela  di  quelle  risorse ne
  scaturisce,  innanzitutto, una tutela della salute dei cittadini,
  ne  scaturisce,  soprattutto,  la  possibilità di incrementare le
  nostre  potenzialità  turistiche, ma al contempo ne scaturisce la
  possibilità   di   dare   occupazione  sana  su  un  progetto  di
  complessivo  miglioramento ambientale.
       Pertanto,  faccio  mio  anche  l'emendamento  4.8,  a questo
  scopo,  chiedo che la votazione di questi due emendamenti avvenga
  con scrutinio segreto.
       Per quanto riguarda  l'emendamento  4.10  non  posso,  anche
  nella  mia  qualità  di avvocato, non fare riferimento alle norme
  del  Codice  civile.
       La  dismissione  degli  enti  o  la  liquidazione degli enti
  soggiace  alla  disciplina  codicistica generale, che riguarda le
  società  soggetto di diritto privato, quali le società in oggetto
  e a cui bisogna fare riferimento.
       L'articolo 2625,  così come citato dall'onorevole Presidente
  Capodicasa,  è chiarissimo in questo contesto, dice che qualsiasi
  società   messa   in  liquidazione   non  può  procedere  ad  una
  ripartizione  dell'attivo  se  non con le procedure stabilite dal
  Codice  civile,  che  sono  quelle  per  cui,  in  ogni  caso, il
  liquidatore, prima di procedere a qualsiasi redistribuzione delle
  risorse  e  quindi  dei  soldi   percepiti  per la dismissione di
  queste  cose,  deve  utilizzare  un  procedimento che permetta di
  soddisfare  innanzitutto  i  soci  e  i  creditori della società.
  Pertanto,   anche   se  l'  Assemblea  approvasse  quell'articolo
  utilizzando  la propria potestà legislativa, senza dubbio sarebbe
  nullo  per  violazione di una norma generale contenuta nel Codice
  civile.
       Chiedo  dunque  che  l'articolo  sia ritirato o comunque, se
  l'Aula  viene  chiamata  a  votare,  io esprimerò voto negativo e
  credo che anche i colleghi faranno lo stesso.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, visto che i
  colleghi  si  sono  appassionati  ad  un  articolo  ritenuto così
  importante,  voglio  far  notare loro che l'unica possibilità che
  abbiamo   per   utilizzare   le   risorse,   così  come  previsto
  dall'articolo,  è  quella di sopprimere l'articolo  e lasciare in
  vita l'articolo 77 della legge n. 6.
       Perché il comma  due  di questo articolo stabilisce una cosa
  che sul piano contabile  non  regge.  Qui  c'è  una previsione di
  entrata, non accompagnata  neanche da un piano di dismissione, da
  una  relazione,   dalla  quantificazione  del  gettito;  c'è  una
  previsione di entrata  per  l'anno 2002 che ovviamente presuppone
  un'uscita dell'anno 2002.
       Avere    scritto    il    2003    non   significa   scrivere
  un'anticipazione  della  finanziaria  dell'anno  prossimo.  Avere
  scritto il 2003 non è, sul piano contabile, giustificabile perché
  i  soldi  che  entrano  nel  2002 saranno spesi nel 2002. Per cui
  l'unica   possibilità   che   abbiamo   è   o   andare   incontro
  all'emendamento   proposto   dall'onorevole   Zago   insieme  con
  l'onorevole   Gurrieri,   che,  quando  prevede  la  soppressione
  dell'anno  2003, di fatto, ripristina nel contenuto l'articolo 77
  della legge n.  6 del 2001, e allora ha un senso.
       Ma se l'articolo viene approvato così come è, nessuna lira -
  lo dico qui perché  ognuno  sappia che cosa stiamo votando - sarà
  destinata nel 2003  per  le  finalità  di questo articolo. Perché
  quando scriveremo la  finanziaria del 2003 stabiliremo con quella
  finanziaria le risorse da spendere.
       Per cui, onorevole assessore, mi rendo conto che si è voluto
  utilizzare  un trucco in questa vicenda e che molti colleghi sono
  caduti  nella  trappola tesa dal Governo, perché deve fare cassa.
  Però,  così come è, l'articolo non risponde nel modo più assoluto
  alle  esigenze e all'appassionato dibattito che è stato al centro
  della discussione di oggi.
       Pertanto, onorevoli  colleghi,  se  vogliamo ristabilire una
  finalità primaria e  ricondurre  il  tutto  all'articolo  77, noi
  abbiamo una  sola  possibilità:  quella  di sopprimere l'articolo
  così  come   viene   presentato.   In   subordine,  di  approvare
  l'emendamento Zago che cassa l'annualità 2003.

     ZAGO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ZAGO. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, il dibattito ha
  dimostrato  -  qualora   ce  ne  fosse  bisogno  -  l'opportunità
  dell'emendamento 4.4 che  sopprime l'articolo 4. Perché credo che
  se questo emendamento viene accolto viene ripristinato l'articolo
  77 che era stato  formulato  in maniera ottimale e non per niente
  era   stato   approvato  all'unanimità  dall'Assemblea  regionale
  siciliana lo scorso anno.
       Io mi permetto -  e  questa  è  la  mia  illustrazione  - di
  leggere  l'articolo  77   qualora  i  colleghi  non  lo  avessero
  presente: "I saldi  positivi  del bilancio finale di liquidazione
  dell'Ente siciliano  per  la  promozione industriale Espi, Azasi,
  EMS, confluiscono in un apposito fondo del bilancio della Regione
  per essere destinati  dalla  Giunta  regionale,  in  base  ad  un
  programma negoziato  di finanziamento di opere infrastrutturali e
  di interventi di sostegno allo sviluppo produttivo, da realizzare
  nei  territori   delle   province   nelle   quali   ricadono  gli
  stabilimenti  dismessi  dei  tre  enti suindicati e delle società
  partecipate dai medesimi enti".
       Perché  l'ho  letto?   Perché   qui   c'è   tutto.  C'è  una
  formulazione che permette di evidenziare che non è un problema di
  fare una guerra tra provincie,  che  è l'ultima cosa che mi sarei
  aspettato, perchè non è che si parla di risorse che devono essere
  esclusivamente concentrate nella provincia di Ragusa. Si parla di
  risorse che devono essere  destinate  nelle  provincie dove hanno
  sede gli enti dismessi.
       Quindi la provincia di  Ragusa ieri, la provincia di Palermo
  oggi con i vini Corvo, altre provincie via via che le dismissioni
  si svilupperanno.  Io trovo  veramente  incredibile  che  qui  si
  venga  a  fare  le   pulci   a   questa  presunta  violazione  di
  sussidiarietà nel momento in  cui  proprio questa istituzione, la
  Regione,  è quella che  spende  nelle  aree  metropolitane  della
  Sicilia, Palermo, Catania e  Messina.
       Adesso non sfidatemi sulla  percentuale, ma insomma oltre il
  90 per cento del bilancio delle risorse. E nel momento in cui c'è
  da  andare  a  spendere   per  recuperare  a  ristoro  del  danno
  ambientale provocato in tanti anni da questi enti, nel momento in
  cui  c'è  da andare a  destinare  risorse  a  ristoro  del  danno
  ambientale che si è fatto  patire,  si invoca la necessità di una
  distribuzione  equa  in  tutte  le  provincie
       Però nessuno si ricorda  di  distribuzione  equa  quando  si
  parla di università, perchè  giustamente le università sono nelle
  aree  metropolitane, quando si  parla  di  Olimpiadi,  perchè  le
  Olimpiadi certo non si  possono  svolgere in provincia di Ragusa,
  nessuno si ricorda di parlare  di  equità  quando  si  tratta  di
  Universiadi perchè vanno  fatte  nelle aree metropolitane, quando
  si parla di teatri a Catania  e  Palermo  e  poi  in nessun altro
  centro della provincia.  Qui si  viene  a parlare di 128 miliardi
  che si invoca vengano spesi in  tutta  la Sicilia perchè se no si
  arreca un grave torto  alle  aree metropolitane. Questa veramente
  non me la sarei aspettata  da  chi  invece (le aree metropolitane
  intendo) la fa da padrone sulle risorse della Regione da sempre e
  continuerà così ad essere in seguito
       Motivo per questo  la presentazione dell'emendamento, perchè
  sopprimendo  l'articolo  4   ripristiniamo   l'articolo   77;  in
  subordine ho presentato l'emendamento  che parla di sopprimere le
  parole "di competenza dei dipartimenti regionali dell'industria e
  dei lavori pubblici". Come si  fa  a  stabilire  a  priori  che i
  finanziamenti devono riguardare  progetti  e  opere  che  debbano
  richiamare la competenza di  questi due dipartimenti?
       Se un'opera di  risanamento ambientale, per esempio, dovesse
  provocare  le  competenze  del  Territorio  e  Ambiente,  non  la
  facciamo?  Se un'opera  provocasse le competenze dell'Assessorato
  Turismo, non la realizziamo?  Perchè creare queste gabbie, perchè
  creare  questi  paletti,  e   non  lasciare  invece  alla  Giunta
  regionale  di  governo  e   quindi   al   Governo   centrale  una
  negoziazione con gli enti territoriale.
        Infine sottolineo  l'ultimo emendamento, signor Presidente,
  quello che riguarda la  soppressione  delle  parole  "a decorrere
  dall'anno 2003", per le  motivazioni  che  ha  adotto l'onorevole
  Speziale e che io non potrei meglio di lui tornare a ribadire.

     PRESIDENTE.  Comunica  che  è  stato  presentato  dal  Governo
  l'allegato emendamento 4.14.
       Non  essendoci  altri iscritti a parlare, pongo in votazione
  l'emendamento 4.4, a firma degli onorevoli Zago e Gurrieri.
       Il parere del Governo?

     PAGANO. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, Presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è contrario  resti seduto; chi è favorevole si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Pongo in votazione l'emendamento 4.9, a firma dell'onorevole
  Turano.

     TURANO. Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Pongo in votazione l'emendamento 4.14, a firma del Governo.

     CUFFARO,  presidente   della   Regione.   Chiedo   di  parlare
  sull'emendamento 4.14 del Governo.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO.   Signor  Presidente,  relativamente  all'emendamento
  4.14,  dopo  le  parole  "finalizzate"  vanno  messi  puntini  di
  sospenzione,  nel senso che viene abrogato tutto quello che viene
  dopo,  avendo raccolto le motivazioni e le istanze dell'onorevole
  Zago che ci convincono.
       Quindi,  viene cassato tutto quello che viene dopo le parole
  "finalizzate", fino alla fine.

     PRESIDENTE.  Fino  alla  fine  dove  c'è  comma  2,  onorevole
  Cuffaro?

     CUFFARO.   No,  Signor   Presidente,   fino  a  destinate.  E'
  finalizzate fino a destinate.

     PRESIDENTE.    Sta    formalizzando    l'emendamento,   signor
  Presidente?

     CUFFARO. Sì, signor Presidente.

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi,  l'emendamento del Governo si
  inserisce al comma 1,  dell'articolo  4,  dopo  le parole Regione
  Siciliana.  Ed  aggiunge:  "sentito  il parere" - manca il parere
  per  la  verità,  in sede di coordinamento lo preciseremo - della
  Commissione  di  merito  dell'ARS,  a  spese  di  investimento di
  competenza  dei  dipartimenti  regionali dell'industria"; dopo la
  parola finalizzate è tutto cassato fino alla parola destinate.
       Onorevoli colleghi, risultano cassate le seguenti parole: "a
  spese di investimento  di  competenza  dei dipartimenti regionali
  dell'industria e dei lavori pubblici che sono destinate", quindi,
  il comma 1 recita  in  questo  modo:  "della  Regione  siciliana,
  sentito il parere della  Commissione  di merito dell'ARS, a spese
  di investimento, secondo le modalità ed i tempi indicati al comma
  2."

     CAPODICASA.  Chiedo   di  parlare  sull'emendamento  4.14  del
  Governo.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Signor Presidente, secondo me non funziona ancora
  così come è stato  proposto.

     CRISAFULLI. Non si può scrivere:  "secondo il parere e a spese
  ..."

     PRESIDENTE.  Onorevole   Crisafulli,  significa  a  spese  per
  investimento, secondo le modalità ed i tempi indicati al comma 2.

     LIOTTA. Manca finalizzati, manca un verbo, signor Presidente.

     PRESIDENTE.  O finalizzate a spese per investimento. Destinati
  o finalizzati, insomma cambia poco.

     LIOTTA. Ma non è meglio  tradurlo  in lingua italiana prima di
  metterlo ai voti?

     PRESIDENTE. Onorevole Liotta, in  qualunque  caso,  in sede di
  coordinamento, trattandosi  di  un  aspetto meramente linguistico
  verrebbe comunque corretto.

     CAPODICASA. Questo  per  quanto  riguarda  l'aspetto puramente
  formale, col 117 si può  risolvere. Per quanto riguarda invece la
  questione   di   sostanza,   qui   non   è   indicato   il   ramo
  dell'Amministrazione  che attiva  la  procedura.
       E'  la Giunta, che attiva la procedura, sono lavori pubblici
  e  industria  .....  La  Giunta,  quindi  è  il  Presidente della
  Regione, in capo al Presidente della Regione, perché  la Giunta è
  un  organo collegiale che non ha potere di attivazione propria, è
  il  Presidente  della  Regione  l'organo che poi nella Giunta ...
  quindi bisogna mettere ...

     CINTOLA. Sta pensando anche all'avvenire.

     CAPODICASA, relatore di minoranza.  No è così. Si può dire che
  su  proposta  del  Presidente  della Regione la Giunta approva un
  piano.  Quindi, Presidente, va riformulato in questo modo.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dato che su questo emendamento
  c'è stato un poco di confusione, stiamo riscrivendo per intero la
  parte  A)  del  comma  1,  in  modo tale che ciascuno possa avere
  chiarezza di quello che stiamo votando.
       La seduta è sospesa per cinque minuti.

           (La seduta, sospesa alle  ore 18.02, è ripresa alle ore
           18.10).

    La seduta è ripresa.

     PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato l'emendamento
  4.14.1  di  riscrittura  del  Governo.
       Onorevole Zago,  a  questo  punto ritira l'emendamento 4.5 a
  sua firma?

     ZAGO. E' ritirato.

     PRESIDENTE.  Si   passa  all'emendamento  4.3  a  firma  degli
  onorevoli Tumino, Liotta, Raiti.

                VOTAZIONE SEGRETA SULL'EMENDAMENTO 4.3

     TUMINO. Signor  Presidente,  chiedo che si proceda a votazione
  segreta sull'emendamento 4.3.

       (Alla richiesta si associano gli onorevoli Liotta, Speziale,
  Giannopolo, Crisafulli, Oddo, De Benedictis, Cracolici e Villari)

     CINTOLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io voglio
  significare alla  Presidenza  che  stamattina  si è verificato un
  fatto estremamente anomalo  nelle  votazioni. Io ho qui il foglio
  delle presenze  in Aula e quattro deputati della maggioranza, pur
  presenti in  Aula  e  che  hanno  regolarmente votato, sono stati
  esclusi  incomprensibilmente  dalla  votazione finale. Mi è stato
  detto che se  si  toglie  subito  dopo il voto la scheda, il voto
  stesso non viene conteggiato.

     PRESIDENTE. No, questo accade quando si toglie la scheda prima
  che venga chiusa la votazione.

     CINTOLA. Ora, io  dico  che stamattina la collega Lo Curto era
  in Aula, l'onorevole Scoma era in Aula e però nella tirata finale
  della scheda.

     SPEZIALE.  Cosa  c'entra questo intervento, signor Presidente?
  Questo intervento è intimidatorio.

     PRESIDENTE. E' un fatto tecnico, onorevole Speziale.

     CINTOLA. Questo  intervento  serve  a  fare  capire  una cosa.
  Voglio capire se c'è un errore nel sistema.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Speziale,  non mi pare questo il senso
  dell'intervento  dell'onorevole Cintola, ha capito la Presidenza.
  L'onorevole   Cintola   sta   segnalando   un  vizio  al  sistema
  elettronico.  E'  da  escludere che il sistema elettronico compia
  degli errori  di schieramento, quindi, semmai si tratta di errori
  di natura tecnica.
       Essendo  la  richiesta  appoggiata a termini di Regolamento,
  indìco la votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 4.3.
       Chiarisco  il  significato  del   voto:   chi  è  favorevole
  preme il pulsante verde; chi è contrario preme il pulsante rosso;
  chi si astiene preme il pulsante bianco.

                     (Si procede alla votazione)

                      RISULTATO DELLA VOTAZIONE

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  segreto dell'emendamento 4.3:

         Presenti e votanti   76
         Maggioranza          39
         Favorevoli           19
         Contrari             53
         AstenutI              4

                            (Non è approvato)

     PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'emendamento  4.14.1  del
  Governo sia nella prima parte che nella seconda.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi é contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

        PRESIDENTE.  Risultano  pertanto  preclusi  gli emendamenti
  4.6, 4.11, 4.1, 4.2 e 4.12.
       Comunico  che  è  stato  presentato l'emendamento 4.8, degli
  onorevoli Giannopolo ed altri.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente. Contrario.

     PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

    Comunico  che  è  stato  presentato  l'emendamento  4.13  degli
  onorevoli Capodicasa e Speziale.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

       Comunico   che   è   stato   presentato  l'emendamento  4.10
  dell'onorevole Turano.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 4 nel testo risultante.

       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 5. Ne do lettura.

                                  Art. 5.
                    Armonizzazione sistema previdenziale

          1.    Nelle    more    dell'armonizzazione    del   regime
       pensionistico e  previdenziale regionale a quello statale, in
       conformità  al comma 6 dell'articolo 39 della legge regionale
       15  maggio  2000,  n.  10,  a decorrere dal 1  gennaio 2002 i
       contributi  di quiescenza e previdenza a carico del personale
       regionale,  cui  si  applicano  le  disposizioni  della legge
       regionale   23   febbraio   1962,  n.  2,  vengono  aumentati
       annualmente dello 0,50 per cento.

          2.   L'Amministrazione  regionale  provvede  ad  iscrivere
       all'Istituto  nazionale  di  previdenza  dei dipendenti delle
       pubbliche    amministrazioni    (INPDAP),   ai   fini   della
       corresponsione   del   trattamento   pensionistico   di   cui
       all'articolo 10, comma 1 della legge regionale 9 maggio 1986,
       n.  21,  il  personale assunto successivamente all'entrata in
       vigore   della   presente  legge.

          3.  L'Assessore regionale  alla Presidenza è autorizzato a
       stipulare con l'INPDAP  apposita  convenzione  per regolare i
       rapporti inerenti  alla  costituzione della gestione separata
       dei  trattamenti   pensionistici   dei  dipendenti  regionali
       destinatari delle disposizioni di  cui  al  comma 2 nonchè di
       quelli  di  cui al  comma  1  dell'articolo  10  della  legge
       regionale 9 maggio 1986, n. 21.

          4. L'Assessore regionale  per  il  bilancio e le finanze è
       autorizzato ad  effettuare  operazioni  finanziarie di durata
       non superiore a un anno finalizzate con vincolo temporaneo di
       risorse presso la  Tesoreria regionale, purchè non comportino
       oneri a carico del  bilancio  regionale  nè garanzie di alcun
       genere.   I  proventi   derivanti  da  tali  operazioni  sono
       destinati al finanziamento  della gestione separata di cui al
       comma 3.

          5.  Ferme le disposizioni  di  cui  all'articolo  39 della
       legge regionale 15 maggio 2000,  n.  10, i dipendenti inclusi
       nei contingenti previsti dal  comma  8  del medesimo articolo
       sono  collocati a riposo  con  periodicità  annuale,  anziché
       semestrale e con decorrenza dal  1   gennaio  2004.  E' fatto
       salvo il collocamento a riposo  del personale già incluso nei
       contingenti del 30 giugno 2001 e del 31 dicembre 2001.

          6. Il personale di ruolo degli istituti regionali d'arte e
       delle  scuole   materne  regionali  non  ancora  cessato  dal
       servizio e incluso nei  contingenti  annuali fissati ai sensi
       dell'articolo 39 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10,
       è collocato a riposo a decorrere  dal 1  settembre 2003 e dal
       1  settembre 2005.

          7.  Entro  sessanta  giorni  dall'entrata  in vigore della
       presente   legge   il   Presidente   della  Regione  presenta
       all'Assemblea regionale siciliana un disegno di legge che, in
       applicazione della  legge regionale 9 maggio 1986, n. 21 e in
       conformità  a  quanto  disposto dalla legge 8 agosto 1995, n.
       335  e  successive modifiche ed integrazioni, preveda, previa
       convenzione con l'INPDAP, l'iscrizione alla gestione separata
       dei  trattamenti   pensionistici   del   restante   personale
       destinatario  del  comma  1   dell'articolo  10  della  legge
       regionale 9 maggio 1986, n. 21.

          8. Il disegno di legge di cui al comma 7 deve contenere:

          a) l'individuazione e  la  quantificazione  del  personale
       interessato;

          b)   l'individuazione   dei  tempi  e  degli  importi  dei
       versamenti  che  la Regione  deve  effettuare  alla  suddetta
       gestione separata.

          9.  Dalla  disciplina  di  cui al comma 1 dell'articolo 10
       della legge  regionale  9 maggio 1986, n. 21, sono escluse le
       pensioni   privilegiate   per   le  quali  si  provvede  alla
       riliquidazione  a  decorrere  dalla data di entrata in vigore
       della presente legge.

       All'articolo 5, oltre  a  quelli  già inseriti nel fascicolo
  degli emendamenti, ce ne  sono  due del Governo in distribuzione:
  il  5.6 e il 5.7.  In  realtà  il  5.7  assorbe  il  5.6,  quindi
  prendiamo in considerazione soltanto il 5.7.

     CRISAFULLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI. Signor Presidente, c'è un problema che riguarda la
  procedura. Un emendamento  presentato  da  me  è  stato inserito,
  probabilmente  per  una  lettura non sufficientemente attenta, al
  blocco   degli   emendamenti   aggiuntivi,   invece  è  al  testo
  dell'articolo 5. L'emendamento è a pagina 2 del blocco.

     PRESIDENTE.   Onorevole    Crisafulli,    lei   si   riferisce
  all'emendamento  77.1  che è inserito nell'articolo 5? Quindi non
  va trattato  in  questo momento, dovrebbe essere trattato tra gli
  aggiuntivi,  invece  lei  vuole  che  venga  trattato  in  questa
  fase......

     CRISAFULLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, credo sia
  chiaro come l'art. 5, nei fatti, ci consegni l'opportunità di una
  valutazione, anche se in maniera non completa.......

     PRESIDENTE.  Mi scusi se la interrompo, ma è per accedere alla
  sua  precedente richiesta. Gli emendamenti nn. 77.1, 77.2, 77.3 a
  firma  dell'onorevole  Oddo,  e  n.  77.5 a firma degli onorevoli
  Cintola ed altri, possono essere considerati trattabili in questa
  sede  perché  in  realtà  non  sono  aggiuntivi ma modificativi o
  integrativi  dell'art.  5  così  come  formulato.  Quindi, la sua
  proposta è accolta dalla Presidenza.

     CRISAFULLI.  La  ringrazio,  signor Presidente.  Dicevo che ci
  dà   l'opportunità,   l'inserimento   di  questo  articolo  nella
  finanziaria,  di  una  valutazione,  anche se non completa, dello
  stato  di  applicazione  della  legge  10.  E,  purtroppo,  siamo
  chiamati  a discuterne di fronte al tentativo, non so se riuscito
  o meno, ma comunque al tentativo del Governo di far fare un passo
  indietro  alla  legislazione  regionale  in materia di personale.
       Signor Presidente,  noi,  la  prima cosa che sancimmo con il
  varo della  legge  10 del 2000, è la delegiferazione sul problema
  del  personale.  Sancimmo,  in quell'occasione, che il Parlamento
  regionale  rispetto  agli  aspetti  che  riguardano  il personale
  sceglieva   di   demandare   tutto   alla   trattativa   con   le
  organizzazioni  sindacali,  affidandosi  ad  un contratto ed alla
  contrattazione  decentrata  per  consentire  al Parlamento di non
  dover  tornare  alla  modifica  attraverso  una  nuova  legge  di
  provvedimenti,  appunto,  che  riguardano il nostro personale.
       Se  non  come percorso quadro, la utilizzazione, gli schemi,
  il tipo  di  contratto,  i  controlli che devono essere fatti sui
  contratti di diritto privato, la verifica degli obiettivi, queste
  erano  le  questioni  che  rimanevano  di  competenza  del nostro
  Parlamento  regionale.
       Invece,  oggi,  ci troviamo di fronte non all'adempimento di
  un  disposto   della   legge  10  ma  alla  sospensione  ed  alla
  modificazione del  principio  di  quella  legge  e alla voglia di
  tornare in  Aula  e  decidere  tutto  sul personale.
       L'avere  inserito anche involontariamente questo articolo ha
  portato  parecchi  deputati  di  questa  Assemblea  ad introdurre
  nuovamente,  collegandoli  ad esso, emendamenti che riguardano il
  passaggio   di   qualifiche,  lo  spostamento  da  una  qualifica
  all'altra, l'assunzione di responsabilità di dirigenza, una serie
  di scelte  che  è  stato  stabilito  da  una legge del Parlamento
  regionale se appartengono alla contrattazione, se appartengono ad
  una  serie  diversa del Governo e delle organizzazioni sindacali.
       Per la  verità, la legge diceva che se appartengono all'Aran
  Sicilia che  avrebbe  dovuto  essere  costituita e che già da ora
  dovrebbe operare nel nostro territorio regionale.  Invece è stata
  revocata, messa  in  condizione  di non assolvere alla funzione e
  prorogata la  sua entrata in vigore fino al 31 dicembre dell'anno
  scorso, ma  già  si  arriverà ad un'altra proroga quest'anno, non
  essendo   stata  insediata  la  nuova  strumentazione.
       Oggi,  ci  troviamo di fronte all'ulteriore indebolimento di
  questo  percorso  con  il  Governo  che,  addirittura, propone la
  modifica di una serie di scelte. Intanto la modifica della scelta
  principe,   che  era  quella  di  favorire  l'alleggerimento  del
  personale  attraverso  l'applicazione  della  legge  2  del 1962,
  dunque,  contingentare l'esodo del personale regionale, che lo si
  vuole mettere in discussione pensando, addirittura, di prorogarne
  la  permanenza di altri tre anni. Mi sarei aspettato che si fosse
  riaperto  il termine di presentazione delle domande, in modo tale
  da  fare  una discussione di altra natura, ma questo non lo avete
  fatto,  pensate  alla  proroga  per  il collocamento in pensione,
  senza  che questo aspetto, onorevole D'Antoni, sia passato da una
  contrattazione con il Sindacato, senza che il Sindacato sia stato
  chiamato  per  sapere  cosa ne pensa.  Ma c'è di più: non è stata
  neanche  chiesta l'opinione al Sindacato sul prelievo dello dello
  0,50 di aumento per i contributi da versare al fondo regionale.
       Da che mondo e mondo, quando un Parlamento decide che su una
  materia si affida alla  contrattazione  fra Governo e Sindacati è
  inutile tornare a  usare  meccanismi  antichi  che  esautorano la
  funzione del Sindacato per  tentare  per legge di reintrodurre un
  meccanismo, in questo  caso  sì  coercitivo,  nei confronti della
  volontà dei lavoratori dipendenti, i quali non sono d'accordo con
  questo tentativo.
       Pertanto, io credo  sia doveroso che i colleghi sappiano che
  la scelta compiuta è  una  scelta non condivisa dai Sindacati dei
  lavoratori  dipendenti,   non   condivisa   dai  dipendenti,  non
  condivisa neanche da me,  che su questa questione ritengo si stia
  facendo un errore clamoroso.
       Intanto si sta commettendo  un errore a proposito del blocco
  dei pensionamenti. Mi si  è  spiegato in Commissione finanze - ma
  non ci vuole molto a  capirlo-  che il tentativo del blocco è per
  evitare  che  la Regione  venga  chiamata  ad  un  esborso  delle
  liquidazioni  che  potrebbero  creare  una  difficoltà  di  cassa
  all'Amministrazione della Regione siciliana.
       Io credo che la  scelta  fatta  dal  Governo  finirà  con il
  creare  ulteriori  aggravi  degli  oneri  che  la  Regione  dovrà
  sborsare all'atto in  cui  dovranno  fare le liquidazioni, perchè
  nel  frattempo  chi   andrà  in  pensione  porterà  dietro  anche
  l'indennità di funzione come tabella su cui calcolare l'indennità
  pensionabile nella Regione siciliana.
       Io non so se  nel  pubblico  impiego  nazionale una cosa del
  genere è stata mai ritenuta possibile
       Detto questo, io credo  che  si  finirà  con l'aggravare gli
  oneri dell'Amministrazione regionale e si finirà con il creare un
  appesantimento delle condizioni economiche del nostro bilancio.
       Io credo che  sia  giusto  venire incontro alle esigenze del
  Governo.
       Si dice che oltre  al problema finanziario c'è quello di non
  disperdere  le  professionalità;   si   dice   che   il  problema
  finanziario comunque sovrasta  questo  aspetto, allora io mi sono
  permesso  di presentare  un  emendamento  che  affronta  l'uno  e
  l'altro problema.
       Da un lato, dà  la  possibilità  al  Governo  di  introdurre
  questo dispositivo, dall'altro,  a  richiesta  il  personale  può
  essere messo in pensione già da ora facendo in modo che, sempre a
  richiesta  e  con   l'accordo   del   personale,  l'indennità  di
  liquidazione  venga  prorogata  per  essere  data  ai  lavoratori
  dipendenti.
       In altri casi si  è  fatto;  nel 1980 la Regione addirittura
  diede  dei  buoni del  tesoro  al  posto  delle  liquidazioni  al
  personale regionale,  e  glielo  diede  successivamente  in altri
  anni, per potere, tutti  insieme, contribuire  a sanare le nostre
  casse.
       Ma vedo che  ci  sono due emendamenti nuovi del Governo. Uno
  addirittura  mette  in   discussione   un  diritto  che  appariva
  acquisito: quello del personale  già  in elenco che doveva essere
  messo a riposo alla fine di giugno.
       Mi auguro che  il suo intendimento, onorevole Cuffaro, venga
  modificato e che possa  consentire  al  personale  di  andare  in
  pensione;  diversamente si  potrebbe  pensare  che,  pur  di  non
  essere lei stesso inserito in quell'elenco, togliesse ad altri la
  possibilità di usufruire di questa opportunità.
       L'altro emendamento riguarda l'INPDAP.
       Ricordo che ci  spiegaste  in  Commissione  finanze  che era
  necessario iscrivere   il   personale   della  Regione  siciliana
  all'INPDAP perché  è l'Ente nazionale del pubblico impiego.  E in
  quella stessa sede ci spiegaste  che, prima di fare una scelta di
  questo genere,  bisognava  autorizzare  l'assessore competente ad
  intraprendere il percorso  della  convenzione con l'INPDAP. Avere
  modificato  queste   scelte,   mette   nuovamente  in  condizione
  il personale di non capire  in quale situazione si trova, se non,
  addirittura, di far capire che il personale nuovamente dovrà fare
  riferimento al bilancio  della  Regione  per  il  pagamento delle
  pensioni.
       Una scelta  sinceramente incredibile che cozza con le scelte
  fatte da questo  Parlamento,  cozza con le scelte fatte a livello
  nazionale, con la necessità  di  fare  una  legge che riallinei i
  dipendenti  regionali alla  normativa  nazionale  in  materia  di
  previdenza sociale.
       Tutto  ciò   mi   fa  correre  l'obbligo  di  richiamare  il
  Parlamento al  voto  contrario sull'articolo 5 o, quanto meno, ad
  accogliere  il   senso  dell'emendamento  che  io  ho  stesso  ho
  presentato per  consentire un rapporto diverso con il personale e
  con le scelte fatte.

     FERRO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FERRO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido molte
  delle cose dette dall'onorevole  Crisafulli.
       A proposito dell'articolo  5  in  discussione,  esso  va, di
  fatto, in qualche modo  a  stralciare  o a stracciare il rapporto
  contrattuale che lega questo Governo ai propri dipendenti.
       Ma la cosa  che mi pare ancora più incredibile è che oggi ci
  si presenta in  questa legge finanziaria con un articolo di legge
  che  modifica   lo   status   dei   lavoratori   e   gli  accordi
  precedentemente assunti, ma leggiamo, nel contempo, sui giornali,
  che  l'assessore  delegato incontrerà giorno 19 le organizzazioni
  sindacali per aprire una trattativa.
       Intanto il Governo,  questa  Assemblea decidono, dopo di che
  possiamo ricominciare a discutere, non si capisce di cosa.
       Credo  sia   improprio   presentare   nella  finanziaria  un
  provvedimento  di  tale   natura  c'è  anche  un  altro  articolo
  che riguarda sempre personale  regionale in quanto, a mio avviso,
  sarebbe sarebbe stato opportuno  da  parte  del  Governo fare una
  relazione, informare l'Assemblea  sullo stato della riforma della
  pubblica amministrazione per  poi valutare quali potessero essere
  le  modifiche  contrattuali  da  porre  in  essere.
       Credo che i  dipendenti regionali rappresentino comunque una
  risorsa per questa istituzione e credo che vadano poste in essere
  tutte quelle forme di  approfondimento  prima  di andare al voto;
  meglio ancora sarebbe  che il Governo meditasse sulla possibilità
  di ritirare l'intero articolo  per  andare ad una riflessione nel
  periodo successivo.

     PAGANO,  assessore  per il bilancio e le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     PAGANO,  Assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  desidero  precisare  che  all'emendamento   5.7   la
  formulazione  del  primo  rigo  è  da intendersi "Il  comma  3  è
  soppresso".

     PRESIDENTE. Il Governo dice che all'emendamento  5.7  non sono
  da sopprimere i commi 2 e 3, ma soltanto il commma 3.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Signor Presidente, desideravo manifestare  il mio
  disorientamento,   l'intervento   dell'Assessore    lo   accentua
  notevolmente.
       Devo dire che noi  che come opposizione, usando una metafora
  calcistica, facciamo il marcamento a uomo; dobbiamo cominciare ad
  abituarci a fare il marcamento a zona, largo, perchè non sappiamo
  mai  da  dove  spunta   il   Governo,   la  maggioranza.  Tra  la
  Commissione  e  l'Aula   abbiamo   potuto  verificare  che  nella
  posizione del Governo  sono  intervenute  parecchie  modifiche di
  assetto  (come  Lippi che  ha  spostato  Birindelli  da  un  lato
  all'altro) in corso d'opera, durante la partita.
       Adesso siamo di fronte  a  questa situazione:  il Governo in
  Commissione impegnò per più  ore  in una infuocata e appassionata
  discussione i componenti sul tema relativo all'armonizzazione del
  sistema previdenziale.  In  quella sede l'Assessore ci diede atto
  della posizione del Governo che  si proponeva un avvio di riforma
  nel  settore   pensionistico.  In  quell'occasione  il  dibattito
  precisò molti dei contenuti del precedente articolo che era stato
  presentato nel testo  originario  e  questa  formulazione  finale
  sembrò essere la formulazione  che,  pur  se  non  non  condivisa
  dall'opposizione, però, aveva una sua organicità.
       Per esempio, il comma 3, di cui adesso il Governo propone la
  soppressione, veniva  dato come indispensabile, perché  bisognava
  iscrivere  i   nostri   dipendenti   all'INPDAP   attraverso  una
  convenzione.   L'assessore,   addirittura,   ci   spiegò  che  la
  convenzione era necessaria  perché  bisognava contrattare anche i
  tempi  del  versamento   dei  contributi  dovuti  all'INPDAP  per
  l'iscrizione.
       Il  Governo adesso ne propone la soppressione.
       Io non so  in  virtù  di  quale ragionamento, perché non c'è
  stato spiegato;  se  vorrà  successivamente  il  Governo  ci darà
  qualche ragguaglio ulteriore.
       E  però,  poi,  sarebbe  stata clamorosa la soppressione del
  comma  2.  Ma  l'assessore,  precedendomi,  mi ha corretto invece
  sostenendo che  si  tratta di un errore. Ora, io prendo per buona
  questa  motivazione,  perché sarebbe stata la bomba della serata,
  se  non  avessimo questa sera avviato le procedure necessarie per
  l'iscrizione all'INPDAP dei nostri dipendenti.
       L'onorevole  Crisafulli  prima   ha   fatto  un  quadro  più
  generale, organico sull'applicazione  della legge n.  10, sul suo
  significato, sui prepensionamenti  che  non  erano  legati  ad un
  privilegio da accordare  ai  dipendenti,  quanto  ad  una riforma
  della Pubblica Amministrazione,  perché  al  Titolo  IV di quella
  legge vi erano contenute  le norme di trasferimento di competenze
  e di potere ai comuni,  sulla base del principio di sussidiarietà
  e  con criteri che  sono  da  identificare  come  di  federalismo
  interno nel rapporto tra gli enti locali e la Regione.
       Non ci servono 17.000,  18.000  dipendenti  se  noi metà del
  nostro bilancio, a norma di quel  Titolo IV della legge n. 10, lo
  trasferiremo ai comuni.
       E'  chiaro che l'Amministrazione deve essere ridisegnata per
  renderla  più  snella,  funzionale,  attinente  ai  poteri  ed ai
  compiti che residuano dopo l'applicazione di quella legge.
       Ma non è questo invece ciò che il Governo sta facendo
       Il Governo blocca i pensionamenti,  li ritarda di due anni e
  non  lo  fa  per   la   motivazione   che  il  Presidente  adduce
  nell'intervista del "Giornale di  Sicilia"  di domenica, in cui è
  scritto che lo fa per salvaguardare alcune professionalità di cui
  la Regione ha bisogno, perché, onorevole Presidente, il dibattito
  in Commissione non ha detto questo.
       L'assessore, il suo assessore con tutta la maggioranza hanno
  detto che quella operazione si fa  perché non ci sono i soldi per
  pagare l'"esodo", e quindi, tutto il dibattito che è venuto fuori
  anche  sulla stampa  verte  su  questo  argomento.  Poi,  invece,
  scopriamo che con  l'emendamento presentato poc'anzi da parte del
  Governo non soltanto si sopprime  il  comma  3,  ma  si  sopprime
  l'ultimo periodo del comma  5:  "fatto  salvo  il  collocamento a
  riposo del personale già  incluso  nei  contingenti del 30 giugno
  2001 e del 31 dicembre 2001." Si bloccano anche i contingenti che
  erano già previsti nel semestre  del  giugno  e  del dicembre del
  2001.
       Alla fine, l'operazione è completa. Ma cosa vi aspettate dai
  dipendenti regionali, che vi battano le mani?
       Il  Presidente  dice  "capisco  che  è  impopolare", però fa
  un'altra  ammissione.  Signor Presidente, ogni cosa ha poi il suo
  rovescio,  perché quando lei dice nella sua intervista "sì è vero
  le promozioni nelle  fasce sono fatte largheggiando. "L'onorevole
  Crisafulli ha parlato della  parte  relativa alle indennità che è
  stata resa pensionabile, le  abbuffate  che  si  sono  fatte,  ma
  quando si promuove indistintamente, come è stato fatto per motivi
  elettorali (una ammissione di colpa che è molto grave.)
       Meritiamo gli articoli  di  prima  pagina del Corriere della
  Sera; quando il Presidente  della  Regione  dice: "Si, lo abbiamo
  fatto per motivi elettorali", si risentiva del clima elettorale.
       Onorevole Presidente, ieri  ho  detto  che  sono  un cultore
  delle sue interviste, ce l'ho qua e dice: "Scusi, ma il contratto
  che ha stabilito le promozioni  di massa svuotando le fasce basse
  non l'ha firmato un Governo  di  cui  anche  lei  faceva  parte?"
  Risposta: "E' vero. E' stato un errore al quale non è estraneo il
  clima della campagna elettorale e  mi  assumo  la  mia  quota  di
  responsabilità".
       Quindi, stiamo dicendo  che  si  è  fatta  un'operazione per
  motivi elettorali, cosa che io considero immorale.
       Quando si sfascia l'amministrazione della Regione per motivi
  elettorali,  triplicando   il   costo  del  contratto,  onorevole
  Crisafulli, il contratto firmato  da  lei  quanto  costa a questa
  Regione?   25 miliardi circa;  voi  lo  avete  fatto  costare  75
  miliardi,  tre  volte  tanto   è  costato  il  contratto  con  le
  promozioni di massa e lo svuotamento delle fasce basse.
       Bene, il capolavoro sta  qua.  Oggi  ci  viene  proposto  un
  emendamento di questo Governo in  cui  si  dice  che: "Al fine di
  garantire il raggiungimento eccetera", il personale con qualifica
  non  dirigenziale   può   essere   temporaneamente  adibito,  ove
  possibile   con  criteri   di   rotazione,   anche   a   mansioni
  immediatamente  inferiori.  Retrocediamo  la  gente  che  abbiamo
  promosso, fermo restando i diritti.
       La prego, onorevole  Assessore,  ho  studiato  qualche anno,
  l'italiano ancora lo conosco.
       Voi state facendo qui  alcune violazioni, perché a quelle di
  cui parlava l'onorevole Crisafulli, relativamente a ciò che avete
  fatto per quanto concerne la materia contrattuale, voi aggiungete
  che questa è materia  contrattuale  e  non  ve  la  potete cavare
  scrivendo che  dando  preventiva  informazione all'organizzazione
  sindacale; queste non sono relazioni sindacali.
       Onorevole D'Antoni glielo  insegni  lei,  visto  che è nella
  maggioranza, cosa sono le  relazioni  sindacali, che non è quello
  di  dare  preventiva   informazione   e   ti   retrocedo  con  un
  provvedimento del dirigente  del  settore.
       Il dipendente che ha avuto una promozione appena un anno fa,
  che modo è questo  di  operare?  Noi  non facciamo più contratti,
  onorevole  Presidente, da  quando  abbiamo  fatto  la  legge  10,
  abbiamo detto: questa è materia delegificata, c'é l'ARAN che però
  noi avevamo istituito e il  Governo  successivo la prima cosa che
  ha fatto l'ha revocata,  non  l'ha  istituita,  ecco  torniamo di
  nuovo con gli  emendamentini  d'Aula  per  fare  interventi nella
  materia che non dovrebbe riguardare questa...
       Dopodiché, onorevole Presidente,  io  so  bene  che  c'è  un
  problema di carattere finanziario  e  siccome  noi  non siamo gli
  sfasciacarrozze  ma  siamo   forza   di   Governo   anche  stando
  all'opposizione ...
       L'onorevole Crisafulli ha indicato nell'emendamento 77.1 una
  soluzione, dice:  "Non ci  sono i soldi?  Bene, però noi possiamo
  fare ciò che è stato fatto nei tempi passati, nel 1988, ma non si
  tratta di ripetere  quella  esperienza  perché, forse, la Regione
  non ha neanche BOT da dare  oggi.
       Botte forse si ma Bot  no,  ma  propone  una soluzione che è
  quella di posticipare non  la  messa  in  prepensionamento  ma la
  erogazione del TFR che è una cosa, a mio parere, che i dipendenti
  potrebbero persino accettare.
       Il problema che voi ponete dello svuotamento di alcune fasce
  dirigenziale, come dice il  Presidente, lei sa Presidente che non
  esiste perché  quella  legge consente alla Giunta di disciplinare
  l'esodo  sia  nella   quantità   come  anche  nella  qualità  del
  personale. Quindi, se lo si vuole,  se  si  ha  il  coraggio e la
  forza di farlo, potrebbe  essere  in grado di disciplinare questa
  materia.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor  presidente,  onorevoli  colleghi, gran parte
  delle   motivazioni   addotte   come   soluzioni   dall'onorevole
  Crisafulli e adesso portate dalla parte della delegificazione, da
  parte del presidente  Capodicasa,  riguardano  materie  che oggi,
  vorremmo "normare" attraverso  l'emendamento  del  Governo  che é
  materia  propria,  invece,  delle  relazioni  sindacali,  essendo
  questo emendamento assolutamente improponibile signor presidente,
  io la inviterei in  questo momento, da accantonare l'articolo, in
  modo tale da riscriverlo...

     CINTOLA ...  dopo tre ore di dibattito

     SPEZIALE ...sì, dopo tre ore di dibattito.
       Signor   presidente,   io   allora   devo  chiederle  di  di
  accantonare  l'intero  articolo.  L'emendamento del Governo non é
  proponibile.

     PRESIDENTE.  Onorevoli   colleghi,  anche  per  consentire  al
  Governo di riformulare il  testo  dell'emendamento,  la  seduta é
  sospesa.

       (La seduta, sopesa alle 18.55, è ripresa alle ore 19.38)

     PRESIDENTE.  L'onorevole Pagano chiede di intervenire perché è
  in grado di formulare una proposta  che  dovrebbe venire incontro
  alle  osservazioni  che  erano  state  sollevate  nel  corso  del
  dibattito. Ne ha facoltà.

     PAGANO,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente, l'emendamento, che ha destato l' attenzione totale da
  parte dell'Assemblea, è stato nuovamente riformulato dal Governo.
       Riteniamo di avere anche individuato delle dritte, a seguito
  degli interventi fatti  da  tutti  i  parlamentari che fin qui si
  sono cimentati.
       Abbiamo ritenuto  che  alcune  di queste valutazioni fossero
  corrette, per cui  abbiamo  ripristinato il comma 2 e 3.  Abbiamo
  mantenuto la soppressione  del  comma 5.  Abbiamo fatto nostro un
  emendamento  che   era  aggiuntivo  e  sostanzialmente,  abbiamo,
  soprattutto,   confermato   il  richiamo  all'originario  decreto
  legislativo n. 29 del 1993.

    PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,  nell'attesa  che l'emendamento
  venga distribuito, lo stanno fotocopiando, ne dò lettura:

   Emendamento modificativo all'art. 5

   Al comma 3 dopo  le  parole  "nonché di quelli" inserire le parole
   "destinatari delle disposizioni".

   Nel comma 5 sopprimere l'ultimo periodo.

   Aggiungere i seguenti commi:

   "L'Assessore  regionale   per   la   cooperazione,  il  commercio,
   l'artigianato e la  pesca  è  autorizzato a stipulare con l'INPDAP
   apposita  convenzione   per  regolare  i  rapporti  inerenti  alla
   costituzione della gestione separata dei trattamenti pensionistici
   del personale delle  CC.II.AA.,  che  non  siano  già a carico del
   medesimo Istituto.

   "Al  fine  di  garantire  il  raggiungimento  degli  obiettivi  di
   funzionalità   complessiva  dell'Amministrazione  regionale  e  di
   assicurare  l'efficienza,  l'efficacia e l'economicità dell'azione
   amministrativa il  personale  con  qualifica  non dirigenziale può
   essere temporaneamente  adibito,  ove  possibile  con  criteri  di
   rotazione, anche  a  mansioni  immediatamente inferiori rispetto a
   quelle  proprie senza  che  ciò  comporti  alcuna  variazione  del
   trattamento economico spettante per la posizione di appartenenza.

   All'applicazione delle  disposizioni  di  cui  al precedente comma
   provvede  il   dirigente   generale   nell'ambito  dei  poteri  di
   organizzazione  di  cui  all'articolo  3,  comma  2,  della  legge
   regionale 15  maggio 2000, n.  10, dandone preventiva informazione
   alle organizzazioni sindacali."

     PRESIDENTE. Si tratta di un emendamento tecnico, altrimenti il
  comma 3 non sarebbe stato sufficientemente comprensibile rispetto
  ai destinatari dello stesso.

     ODDO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ODDO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  innanzitutto
  vorrei annunziare  il  ritiro  dell'emendamento 77.2 e illustrare
  brevemente  il   77.3,  facendo  un  excursus,  credo  abbastanza
  indispensabile,  per    quanto    concerne    anche    la   ratio
  dell'emendamento.
       L'articolo  2,   comma   1,  della  legge  regionale  2  del
  23  febbraio  1962  stabilisce  il  diritto  alla  pensione per i
  dipendenti  regionali, qualora abbiamo prestato almeno 25 anni di
  servizio effettivo.
       La stessa  legge,  al  comma  2 dell'articolo 2, attribuisce
  un'aumento di servizio utile  fino  al  massimo  di 5 anni per le
  dipendenti che  abbiano  contratto  matrimonio o siano vedove con
  prole ai fini della maturazione del diritto alla pensione.
       La legge numero  60 del 1976 dà facoltà ai centralinisti non
  vedenti di usufruire  di  un  aumento  di  servizio utile ai fini
  della maturazione del diritto alla pensione fino ad un massimo di
  10 anni.
       La legge regionale 10 del 15.05.2000 sospende l'applicazione
  delle norme che consentono pensionamenti anticipati alla data del
  31.12.2003,  per  cui  tutti coloro che alla data del 31 dicembre
  2003  abbiamo  maturato  i 25 anni di contribuzione, avendo fatto
  richiesto  di  pensionamento  entro il 16 novembre 2000, potevano
  andare in pensione. Mi pare che il potevano è d'obbligo.
       La legge nazionale  del 26 maggio 1970 n. 381 riconosce agli
  invalidi invalidità superiore al  74%  - che lei sa e che anche i
  colleghi  sanno,  è  quella invalidità che è determinata da gravi
  mutilazioni-   per   ogni   anno  di  servizio  presso  pubbliche
  amministrazioni  o  aziende  private  il beneficio di due mesi di
  contribuzione  figurativa  utile  ai  soli  fini del diritto alla
  pensione e dell'anzianità contributiva.
       Come chiaramente  si può dedurre questo beneficio riferito a
  persone che  vivono  in  queste  condizioni,  quindi persone meno
  fortunate di noi, in Sicilia, non viene riconosciuto.
       Non  è  stato  recepito   quindi   da  parte  dell'Assemblea
  regionale siciliana quella  norma  del  26 maggio 1970 n. 381 che
  riconosce a questo  tipo  di  invalidi  con  mutilazioni serie un
  minimo,  e  cioè  due  mesi  per quanto concerne la contribuzione
  figurativa,  in  modo tale che anche questi uomini e queste donne
  possano  -  dato  che  sono dipendenti di questa Regione e non di
  altra  Regione  e non dello Stato - essere trattati in maniera da
  non  creare  una  disparità  di trattamento effettiva.
       Concludo,  signor Presidente, con un appello.  Non guardiamo
  questo emendamento come se fosse un emendamento che semplicemente
  tende  ad  allargare  un  po'  le  maglie  di un qualche cosa che
  sappiamo  é  molto delicato.  Io credo che dovremmo guardarlo per
  come  esso,  effettivamente,  si  presenta,  in  un  quadro molto
  limitato  e  che  riguarda,  soprattutto persone che si trovano e
  vivono in estreme condizioni di difficoltà.

     RAITI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, in una materia
  di questa rilevanza e  delicatezza,  non  mi  sento  di  fare  un
  ragionamento analitico,  ma  alcune cose voglio sottolinearle.
       Mi  rendo  conto  dello  sforzo  del  Governo  che  cerca di
  affrontare  una materia che é incandescente e quasi esplosiva, ma
  mi   chiedo:   é  possibile  affrontare  una  materia  di  questa
  delicatezza,  di  queste  dimensioni  con la superficialità e con
  l'estrema  leggerezza dimostrata dal Governo in questi frangenti?
       E' possibile che noi deputati siamo chiamati ad esprimere il
  nostro  voto  e  a ragionare su una materia di questo tipo quando
  nell'arco  di  mezz'ora ci si parano davanti degli emendamenti da
  parte del Governo che si contraddicono un minuto dopo l'altro?
       E' possibile ragionare,  quando in un emendamento si dice di
  sopprimere il comma 2, poi  il  comma 3, poi lo riprendo e poi...
  Mi pare che siamo al dilettantismo più puro.  Lo dico io che sono
  un deputato alla prima nomina che si accinge ad affrontare con la
  responsabilità  dovuta, come rappresentante del popolo siciliano,
  questi  argomenti  con  il  massimo della sensibilità.
       Chiedo  al  Presidente della Regione ed al Governo tutto, di
  fare   un   bagno   di  umiltà  ed  accantonare  questa  materia,
  affrontandola  con  esperti del settore che vadano radicalmente a
  "prendere   il  toro  per  le  corna",  perché  non  é  possibile
  ragionare  su  un  argomento  di  questo  genere  e  votare e poi
  approvare un articolo di legge con questa superficialità
       Rischiamo di aumentare il danno che già esiste nella Regione
  siciliana  per  quanto  riguarda  i  dipendenti,  i funzionari, i
  dirigenti   e  così  via...  rischiamo  di  aumentarlo,  con  una
  normativa   confusa   e  dettata  all'ultimo  momento  e  che  si
  contraddice con sè stessa.
       Pertanto,  la   mia   richiesta  é  legittima.  Facciamo  un
  ragionamento che veda  degli  esperti  -  tra  l'altro abbiamo la
  fortuna di avere qui un esperto nazionale in questa materia, come
  l'onorevole D'Antoni  -  approfittiamo  di  questa competenza per
  affrontare e "prendere il toro per le corna".
       L'unica cosa che  sento di affrontare, per le competenze che
  ho in materia di diritto del  lavoro  e che mi fa già per lo meno
  raddrizzare i capelli,  é  l'emendamento  che  adesso  il Governo
  propone, quando dice.  "al  fine  di  garantire il raggiungimento
  degli  obiettivi  di funzionalità complessiva all'Amministrazione
  regionale,    di    assicurare    l'efficienza,   l'efficacia   e
  l'economicità   dell'azione   amministrativa,  il  personale  con
  qualifica non  dirigenziale  può  essere temporaneamente adibito,
  ove  possibile,  con  criteri  di  rotazione,  anche  a  mansioni
  immediatamente inferiori a quelle proprie, senza che ciò comporti
  alcuna  variazione  di  trattamento  economico   spettante per la
  posizione  di  appartenenza." Via via poi dicendo che questo sarà
  fatto previa trasmissione alle organizzazioni sindacali.
       Ma  ci  rendiamo  conto  di  quello  che  diciamo?  Qui  noi
  rischiamo di aprire  un  contenzioso  in  materia  di diritto del
  lavoro enorme con  un  aggravio  di  costi  sulla Regione che non
  finisce mai, perché  come  fa  l'amministrazione  a  dire  ad  un
  soggetto funzionario: "guarda tu adesso mi vai a fare l'autista".
  E se colui il quale viene indicato di andare a fare l'autista con
  una norma di legge  dice:  "io non ci vado a farlo e faccio causa
  al  giudice del  lavoro".
       Qui si  aprirà  un  contenzioso  dove l'amministrazione sarà
  bloccata, non potrà  svolgere  e  fare  eseguire le mansioni e le
  funzioni per cui il dipendente è chiamato perché fino a quando ci
  sarà il giudizio del giudice del lavoro tutto sarà sospeso, dovrà
  pagare i danni  al  lavoratore  che  viene mandato a svolgere una
  funzione inferiore rispetto  a  quella  che  è  la  sua  funzione
  contrattuale,  deve   farlo  questo  in  violazione  delle  norme
  contrattuali,  senza  che  alcun  accordo con i contratti, alcuna
  contrattazione collettiva in merito.
       E' veramente  una  abnormità  giuridica,  pertanto, già solo
  questo fa evidenziare come all'interno di quest'articolo ci siano
  delle contraddizioni che porteranno la Regione al disastro.

     TUMINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto ha detto
  l'onorevole Raiti è  di  una  gravità notevolissima e ritengo che
  meriti la  più  grande  attenzione, onorevole Presidente Cuffaro,
  perché venire incontro  un domani ad una serie di contenziosi che
  paralizzerebbero tante situazioni sarebbe davvero terribile.
       Io vorrei sottolineare un aspetto più politico. L'articolo 5
  della  legge  finanziaria  è  un  tentativo  di  salvare 'capre e
  cavoli',   perché   dinanzi   alla   consapevolezza  che  l'onere
  finanziario che comporta, che ha comportato l'avere determinato i
  prepensionamenti   e   l'avere  determinato  il  passaggio  dalle
  qualifiche  inferiori  a  quelle superiori, l'onere finanziario è
  talmente  grande  che  il  Governo  in  qualche  maniera tenta di
  correre ai ripari, ma oggettivamente il fatto è anche contorto al
  punto   che  non  solo  diventa  impossibile,  ma  diventa  anche
  probabilmente insostenibile sul piano della norma.
       Io invito il  Governo,  come  ha  detto  il collega Raiti, a
  ritirare completamente questo articolo e a farlo divenire disegno
  di legge, quindi  legge  effettiva,  ordinaria  e  non  legge  di
  bilancio.
       In merito, in  particolare, al comma quattro, se non dovesse
  essere   ritirato,  "l'Assessore  regionale  per  il  Bilancio  è
  autorizzato  ad  effettuare  operazioni finanziarie di durata non
  superiore  ad  un  anno  finalizzate  con  vincolo  temporaneo di
  risorse... purché  non comportino...  eccetera, eccetera."
       Onorevole Assessore al Bilancio se cortesemente mi presta un
  po' d'attenzione

     PRESIDENTE.   Onorevole   Crisafulli,  l'onorevole  Tumino  ha
  bisogno dell'attenzione del Governo.

     TUMINO. Si,  volevo  essere  informato  su  quali  sono queste
  operazioni finanziarie di durata non superiore ad un anno che lei
  eventualmente ritiene di  potere  attivare al fine di trovare dei
  proventi che  da tale operazione siano destinati al finanziamento
  di quanto previsto al comma tre.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  volevo
  intervenire solo  pochi  minuti  perché onestamente vorrei essere
  confortato   nel   prosieguo   dei   lavori  perché  l'azione  di
  depistaggio  che  il Governo sta facendo rispetto al Parlamento è
  di tale natura che anche a volersi applicare con molta dedizione,
  è difficile seguirlo nelle sue evoluzioni.
       In  Commissione  c'era stato detto ed era stato spiegato con
  il qualificato apporto dell'onorevole D'Antoni che, a mio avviso,
  aveva ragione in tutta questa  materia,  che  la forma che doveva
  assumere  l'articolo,  esitato  dalla  Commissione e proposto per
  l'Aula,  era  quella  che poi qui é arrivata.
       Succede  però  che il Governo in Aula ci propone il colpo di
  scena.  Vengono  abrogati  i   comma  2 e 3, l'ultimo periodo del
  comma  5, poi ci viene spiegato che l'abrogazione del comma 2 era
  un  errore.  Siccome  noi  questa  sera  siamo  buoni diciamo che
  crediamo  all'ipotesi  dell'errore.
       Ma,  adesso,  si  presenta  un  ulteriore colpo di scena  Il
  Governo  ci  ripropone  di  reintrodurre  il  comma  3.  A nostro
  giudizio  questa  é  una  cosa  ben  fatta  solo  che deve essere
  conseguente  perché  la  girandola  del  Governo  non é  priva di
  conseguenze.  Se  levi  qualcosa  devi  mettere qualcosa
       Noi,  in fase di girotondo, di "girandole" ce ne intendiamo
  La  reimmissione  del comma 3 ha un costo finanziario.  Quando ci
  presentiamo  all'Inpdap  e cominciamo a discutere con l'Inpdap di
  iscrivere  circa  9  mila  dipendenti  della  Regione  siciliana,
  diconsi  9 mila, l'Inpdap che non é un ente di beneficienza, come
  si sa,  vorrà  i  soldi. Vorrà sapere come si copre. Questa é una
  improvvisazione che, secondo me, ci costerà dal punto di vista di
  oneri   oltre   che   di  credibilità  della  Regione, perché  se
  l'operazione  la  si  vuole  fare  bisogna  mettere i soldini sul
  tavolo.
       Signor Presidente, onorevoli  colleghi, penso che la materia
  é  troppo delicata per  giocarci  tra una sospensione dell'Aula e
  l'altra.  Mi chiedo se il Governo abbia qualche consulente se non
  si  vuole  fidare  dei  parlamentari.  Questa è materia che sotto
  certi   punti   di   vista  non  é  opinabile  perché  é  materia
  disciplinata  da leggi, da regolamenti.
       Si  può  chiamare  qualcuno dell'Inpdap prima di arrivare in
  Aula e  dirgli:  "Ma  se  si fa la convenzione, devo pagare o no?
  E,  quanto  devo  pagare?".
       Si  procede,  invece, e si toglie il comma, poi si aggiunge.
  Infine,  il  capolavoro,  secondo  me,  riguarda  il mantenimento
  dell'abrogazione  dell'ultimo  periodo del comma 5 che recita che
  "fatto  salvo  il  collocamento  a  riposo  del personale..." Noi
  abbiamo  mandato in pensione già due contingenti:  il contingente
  del  giugno  2001  e il contingente del dicembre 2001.  Abrogando
  questo paragrafo stiamo dicendo ai dipendenti che sono già andati
  in  pensione  se devono rientrare.  E' questo il senso
       Poichè,  però,  immagino  che  chi é  andato in pensione non
  rientrerà  perché  non rientra avendo già maturato un diritto che
  é  tutelato  dalla  normativa  e  non  può essere una legge della
  Regione  a revocarlo, l'effetto di questa norma qual'é?
       Parlando con il Presidente della Regione, il quale aveva dei
  numeri  sbagliati,  essendosi informato con i suoi uffici, adesso
  conviene con quanto io gli avevo comunicato.  I dipendenti aventi
  diritto  che  alla  fine  rimarranno  in  servizio per effetto di
  questa  abrogazione  sono  un  totale di circa 721 di cui già 700
  hanno  beneficiato di questo diritto e sono in pensione. Sono una
  ventina     i    dipendenti    che    ancora,   per    negligenza
  dell'Amministrazione,  per  tutta  una  serie  di cose, non hanno
  potuto  usufruire  del  diritto  di  andare  in pensione.
       Vorrei    chiedere    all'onorevole   Costa,   all'onorevole
  Presidente  della  Regione,  se hanno qualcosa di personale verso
  questi  venti dipendenti.  Non si capisce perché  settecento sì e
  venti no.
       Immagino che  il  governo brancoli nel buio nel trattare una
  materia di  tale  rilevanza.  La  cosa  migliore  da fare sarebbe
  riflettere in  modo più approfondito, per evitare cattive figure,
  evitare   un'opera   di   disfacimento  dell'amministrazione  già
  abbondantemente avviata  dai  governi  precedenti  e che continua
  ancora.
       Noi  quindi   voteremo  contro  se  viene  mantenuto  questo
  emendamento.

     PRESIDENTE.   Onorevole   Capodicasa,  solo  per  chiarire  il
  ragionamento.
       Il  comma   3   dell'articolo  5  è  un  comma  che  prevede
  l'autorizzazione   all'assessore   regionale  alla  Presidenza  a
  stipulare la convenzione. Ciò è chiaro che presupponga l'avvio di
  una trattativa,  di un confronto con l'istituto di previdenza che
  prevederà  sicuramente  la rateizzazione del recupero delle somme
  precedentemente  necessarie, naturalmente nel momento in cui sarà
  perfezionata  la  convenzione,  bisognerà poi tornare in Aula per
  dare copertura finanziaria alla norma.
       In assenza  della  disposizione  però,  il  Governo  non può
  procedere   a   razionalizzare   il  percorso  previdenziale  dei
  dipendenti regionali  e  anche  dei  dipendenti  delle  camere di
  commercio che, come sa, si trovano nella identica situazione.
       Questo solo per chiarire, è chiaro che poi occorrerà pensare
  alla copertura  finanziaria in virtù di quello che sarà l'accordo
  che verrà stipulato con l'INPDAP.
       Per quanto riguarda  il  comma 5, se lo leggiamo meglio, non
  accade quello che  lei  paventa,  perchè  il  comma 5 dice 'ferme
  restando le  disposizioni  di  cui all'articolo 39 della legge 15
  maggio 2000, n.  10, i dipendenti inclusi nei contingenti etc..',
  'inclusi' quindi  se  ci  sono  dipendenti  che  per un motivo di
  natura  burocratica  materialmente  non  sono già in pensione, ma
  sono  inclusi, non perdono sicuramente il diritto al collocamento
  in pensione.
       Se così  fosse,  come  io  ritengo, è assolutamente ultroneo
  l'ultimo periodo  del  comma  5  perchè non serve assolutamente a
  nulla.
       Comunque, adesso  sentiamo  il  Governo  rispetto a tutte le
  osservazioni che sono state formulate e poi mettiamo in votazione
  gli emendamenti.
       Comunico intanto  che  l'emendamento  5.7  è  stato ritirato
  perchè sostituito dal  5.7  bis  e che l'emendamento 77.2 è stato
  ritirato dall'onorevole  Oddo,  così come sono stati ritirati gli
  emendamenti 5.2 e 5.1.
       Nel caso  in  cui  fosse  approvato  l'emendamento  5.7 bis,
  verrebbe considerato assorbito l'emendamento 5.3.

     PAGANO, assessore per il bilancio. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAGANO,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente, in  questo  momento  non  so se dire che mi cadono le
  braccia ovvero  sorridere,  perchè se una norma si fa è perchè si
  fa, se non si fa perchè non si fa, ritiriamo l'emendamento perchè
  abbiamo voglia  di  discutere  con  tutti,  non  soltanto  con la
  maggioranza  ma  anche  con  l'opposizione cercando di recuperare
  risorse  e  soprattutto  energie e contributo. Non capisco perchè
  questa  cosa anziché essere accettata come una normale dialettica
  costruttiva, viene vista in termini negativi.
       Purtroppo, a  questo  punto,  devo  dire  che  mi  cadono le
  braccia ma, si  dice  che in politica deve stare anche questo, ne
  prendo atto.
       Quello  che abbiamo  voluto  fare  con  il  comma  3  è  una
  convenzione, e come tutte le convenzioni possono essere scritte a
  uso e consumo di  quelle  che sono le esigenze di una delle parti
  e, nel caso specifico, è chiaro che nel momento in cui le risorse
  finanziarie   saranno   messe   a   disposizione   dell'assessore
  competente, in  questo  caso  quello alla presidenza, l'assessore
  nel coacervo  delle  risorse  finanziarie a disposizione, andrà a
  chiudere le contrattazioni, quindi cosa c'è di strano? Non riesco
  proprio a capirlo   ne, tanto meno, ci dobbiamo scandalizzare del
  comma 2, lo  avete  difeso.  Stiamo parlando di nuove assunzioni.
       Ed è chiaro che questa regione, in applicazione al principio
  di sussidiarietà che  tutti  sbandierano,  a  parole,  però,  nei
  fatti, nessuno fa, non  vuole  più  fare  nulla, perché in questi
  decenni ogni volta che  ha  messo mano la regione, ha perso soldi
  ed energie.
       Noi vogliamo affidarlo a  chi è bravo a fare questo.  L'ente
  che ci dà più  affidamento  è  l'ente  statale per eccellenza, si
  chiama INPDAP e la vogliamo fare con loro .  Cosa c'è di male in
  tutto  questo  non   riesco   a   capirlo.  Se  poi  volete  fare
  filibustering, se volete perdere tempo, quello rientra nei vostri
  diritti ed è giusto che questo accada.

     PRESIDENTE. Pongo  in  votazione  l'emendamento  5.7  bis  del
  Governo.
       Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     CRISAFULLI. Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per scrutinio
  nominale.

       (Alla richiesta  si associano gli onorevoli Speziale, Ferro,
  Raiti, Gurrieri, Panarello, Crisafulli e Cracolici)

     PRESIDENTE.  La  richiesta di scrutinio segreto è appoggiata a
  termini di  Regolamento.  Chiarisco il significato del voto:  chi
  vota verde vota  a  favore  dell'emendamento, chi vota rosso vota
  contro, chi vota bianco si astiene.

       Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.

                        RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione per scrutinio
  nominale:

        Presenti e votanti .......  76
        Maggioranza ..............  39
        Favorevoli ...............  53
        Contrari .................  23
        Astenuti/o................   0

                            (E' approvato)

       Pertanto, l'emendamento 5.3 è assorbito.

       Gli emendamenti 5.4 e 5.5 sono superati.
       Pongo in votazione l'emendamento 77.1 a firma del Governo.

     CRISAFULLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

        CRISAFULLI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho
  chiesto insieme ai miei colleghi che l'emendamento del Governo il
  5.7 bis fosse  votato  per  appello  nominale perchè vorrei fosse
  evidente a tutti  che  votando quell'emendamento i colleghi hanno
  scelto di caricare  la  ragione, onorevole D'Antoni, di ulteriori
  oneri per il pagamento delle pensioni.
       I dipendenti  delle  Camere  di  commercio  hanno  un  fondo
  separato presso  i  loro  istituti, scegliendo noi di autorizzare
  per  la   convenzione,  abbiamo  fatto  cosa  saggia, caricandoci
  l'incombenza di far fronte alla convenzione.
       Per cui abbiamo fatto un'operazione, che tanto per cambiare,
  comporta  un aggravio  degli  oneri,  ma  mi  auguro  che  questo
  comunque serva a  chiarire il fatto che i dipendenti delle Camere
  di commercio e  i  dipendenti  del consorzio industriale sono nei
  fatti personale  beneficiato  dall'articolo  39  della  legge  10
  in quanto dipendenti  di  enti  sottoposti  a potere di vigilanza
  della Regione, così come recita la normativa stessa.
       Ed  è proprio  per  questo  che  ritengo,  a  questo  punto,
  doveroso che i  colleghi  prendano  in  esame  l'ipotesi del voto
  favorevole all'emendamento  77.1  che sostanzialmente recita: che
  fermo restando quanto  già  determinato,  sarebbe  giusto  che il
  personale  comunque  fosse  messo  in  condizione  di  andare  in
  pensione salvo il  fatto  che  l'eventuale  liquidazione gli sarà
  data  fra  due  anni  o  tre  anni,  a  richiesta  del  personale
  dipendente.
       Questo  consentirebbe  di  attenuare  il  conflitto  fra  il
  Parlamento che sta  per  legiferare  e  il  personale che si vede
  tolto un diritto  sancito  da  una  normativa  entrata  in vigore
  neanche un anno e  mezzo  fa, al punto che ancora ora siamo qui a
  fare i conti di quanti hanno beneficiato dell'articolo.
       C'è un contigente  che per intero è andato, un altro che c'è
  andato per il  90  per  cento  e avremmo fatto un dispositivo che
  serve a bloccare solamente un gruppo di persone ed a rinviarle di
  altri sei mesi.
       Pertanto, mi permetto  di  chiedere  al  Governo  che  venga
  accettato  questo  emendamento  per  consentire  di  favorire  un
  processo di  alleggerimento che deve essere però accompagnato dal
  necessario trasferimento  di  funzioni,  compiti  e risorse dalla
  Regione agli Enti locali.  Se alleggeriremo il personale e non ci
  alleggeriamo di compiti  e funzioni alla fine saremo costretti ad
  usare altro personale  comunque  al  fine  di  poter garantire il
  funzionamento dell'amministrazione.
       La legge 10,  invece,  voleva  che  le due cose andassero di
  pari passo, per  cui  io  sono  perchè  questo  emendamento venga
  accolto, con  la  raccomandazione  del Governo di fare funzionare
  questo Ufficio speciale  che  serve  a  decentrare i compiti e le
  funzioni a Comuni  e  Province  in  modo tale che da subito possa
  essere alleggerito il compito del Governo della Regione.

         VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DELL'EMENDAMENTO 77.1

        SPEZIALE. Chiedo  che  la  votazione  avvenga per scrutinio
  nominale.

       (Alla richiesta  si  associano  gli  onorevoli Ferro, Raiti,
  Gurrieri, Panarello, Crisafulli e Cracolici)

     PRESIDENTE.  Essendo   la   richiesta   di  scrutinio  segreto
  appoggiata  a   termini   di  Regolamento,  indìco  la  votazione
  dell'emendamento 77.1.

       Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.

                        RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione per scrutinio
  nominale:

        Presenti e votanti .......  72
        Maggioranza ..............  37
        Favorevoli ...............  21
        Contrari .................  50
        Astenuti/o................   1

                            (E' approvato)

       Si passa all'emendamento 5.4 che  è soppressivo del comma 6.
  Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della commissione?

     CROCE,  Presidente della commissione e relatore.  Contrario  a
  maggioranza.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                      (Non è approvato)

       Si passa all'emendamento 72.2 dell'onorevole Oddo.

     ODDO. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'emendamento  77.3,  dell'onorevole  Oddo.  Il
  parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della commissione?

     CROCE, Presidente della commissione e relatore.  Contrario.

     PRESIDENTE. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è  favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                      (Non è approvato)

       L'emendamento 75.5 è stato ritirato.
       Si  passa  all'emendamento   77.10  a  firma  dell'onorevole
  Genovese.

     CRISAFULLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI.    Signor    Presidente,    onorevoli    colleghi,
  l'emendamento  secondo  me - per usare  un  termine  strano  -  è
  ultroneo perché il dispositivo della legge 10 recita che la legge
  si applica ai  dipendenti  regionali  e  ai  dipendenti  di  enti
  sottoposti a tutela e  a  vigilanza della Regione.  Dire che si è
  contrari significa ...

     CUFFARO, Presidente della  Regione.  Contrari all'approvazione
  perché c'è già nella legge.

     CRISAFULLI.  Signor  Presidente,  non  vorrei  si  creasse  un
  precedente secondo cui  non  averlo  inserito  comporta - secondo
  l'interpretazione degli  uffici  -  escludere dal beneficio della
  legge il personale degli  enti  sottoposti a tutela e a vigilanza
  della Regione.  Se è chiara questa interpretazione, il Presidente
  dovrebbe dare atto  che  questa è l'interpretazione, e il collega
  allora lo può ritirare.

     CUFFARO, Presidente della  Regione.  Se  l'onorevole  Genovese
  lo ritira agevola i lavori. Se non  lo  ritira  noi  lo  bocciamo
  perché tanto nella legge c'è e rimane.

     GENOVESE. Ritiro l'emendamento.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'emendamento   77.11  a  firma  dell'onorevole
  Genovese.

     CRISAFULLI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI. Signor  Presidente,  voglio  invitare  l'onorevole
  Genovese a ritirare l'emendamento  perchè  sono  d'accordo con la
  posizione del Governo. Non  bisogna  fare  normative  nelle  more
  dell'ARAN, bisogna insediare l'ARAN e dargli le funzioni previste
  dalla legge.

     GENOVESE. Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne   prende   atto.   Comunico   che
  l'emendamento 5.6 è stato assorbito dall'emendamento 5.7 bis.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Colgo  l'occasione   per  dichiarare  il  mio  voto
  contrario  sul  complesso   dell'articolo   5,   però  vorrei  un
  chiarimento dal Governo. Esattamente  il  quesito che avrei posto
  se ne avessi avuto la possibilità  un  minuto  fa:  quali  sono i
  motivi, signor Presidente della  Regione, per cui l'ARAN continua
  a non essere insediata,  sapendo che ha una funzione fondamentale
  ormai in tutta la materia  che riguarda la burocrazia regionale e
  la pubblica amministrazione.  Ciò  era  anche  uno degli elementi
  qualificanti della riforma, non sappiamo e vorremmo capire perchè
  non si insedia, quali  sono  i  tempi  e  qual  è  la volontà del
  Governo.

    CUFFARO, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CUFFARO,   Presidente   della   Regione.   Vorrei   rassicurare
  l'onorevole Forgione che il  Governo  ha  intenzione di insediare
  l'ARAN, abbiamo avuto un po' di lavoro da fare, abbiamo preferito
  prima fare le cose più urgenti  ed  importanti, tra le altre cose
  con questa norma credo che  chi  andrà  a  presiedere l'ARAN avrà
  argomento di più attualità per  potere svolgere il lavoro per cui
  è stata ideata e dovrà fare. Abbiamo preferito prima normare, poi
  l'ARAN farà il lavoro che deve fare.

     TUMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TUMINO. Signor  Presidente, avrei gradito, onorevole assessore
  per il bilancio che  lei  avesse chiarito il senso del comma 4 di
  questo articolo 5  e  soprattutto  quali  sono  queste iniziative
  finanziarie che vuole porre  in essere per finanziare il comma 3.
       A prescindere da  questo,  spero  che lei cortesemente vorrà
  fornire queste  informazioni.
       E' oggettivamente  necessario,  cari colleghi, votare contro
  l'approvazione di questo articolo 5, ma non perchè esso va male o
  bene,  ma   perchè   esso   abbisogna   di  essere  approfondito,
  puntualizzato per evitare  che  domani  mattina si inneschino una
  serie infinita di  fatti  che  possono  determinare  una paralisi
  ancora più grande di  quella  che  oggi  è  presente negli uffici
  dell'Amministrazione regionale.
       E' un fatto non  di  parte  quello  che  io  sostengo,  è un
  accorato appello per evitare  che  della  Regione si dica che non
  solo è stata una palude,  ma che è una palude e lo sarà ancora di
  più.  E questo lo  dico  a  nome  del  Gruppo  della Margherita -
  Democrazia e Libertà.

     PANARELLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PANARELLO. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, io voterò
  contro questo  emendamento e solleciterei una riflessione attenta
  a  tutti  i   colleghi   deputati   perchè   come   è  stato  già
  abbondantemente  chiarito   nel   corso   della  discussione  con
  l'approvazione di questo  articolo  si rischia di determinare una
  situazione molto seria  che  incrina  una  prassi consolidata per
  quanto riguarda i  rapporti  tra  l'Esecutivo ed i rappresentanti
  dei lavoratori.
       E, per altro  verso,  si codifica una situazione di aggravio
  per le casse della  Regione molto seria sulla quale sarebbe molto
  utile che la  Corte  dei  Conti  dicesse  una  parola definitiva,
  perché  quanto  denunciato  qui  dall'onorevole Crisafulli, e non
  smentito da parte del  Governo,  è  molto  grave  e determina una
  condizione,  lo   vorrei   ricordare  al  presidente  Cuffaro  ed
  all'assessore Pagano, di ulteriore divaricazione tra i dipendenti
  regionali e gli altri dipendenti pubblici che operano in Sicilia,
  da quegli degli enti locali a quelli statali.
       A codificare anche  attraverso  questa approvazione di oggi,
  una situazione, quindi, di questo tipo è cosa molto seria e molto
  grave, senza dimenticare che  ripensare  a  tutta la materia, non
  legare la questione dei prepensionamenti allo spirito della legge
  n.  10, alimenta l'idea che in  questa Regione non ci può essere,
  neanche in prospettiva, una  riforma  seria  nel  rapporto tra la
  Regione e gli enti locali.
       Proprio per questo motivo,  io  direi al presidente Cuffaro,
  proprio perché lui ha avuto  la  sincerità  di  ammettere  che il
  contratto ultimo è  stato  condizionato dal clima pre-elettorale,
  che sarebbe più logico  e  più  trasparente  e  meno pasticciato,
  mettere in discussione i  due  punti del contratto che riguardano
  l'indennità di mandato e, per  altro  verso, la  questione  della
  progressione automatica di carriera.
       Aprire, su  questo  punto,  una  trattativa  franca  con  le
  organizzazioni sindacali, sulla base  di quelle che sono esigenze
  inderogabili  della  Regione,  ed  arrivare  così  ad  una  nuova
  formulazione che tenga conto  degli  obiettivi  che la Regione si
  vuole dare, e rispetto al  quale  non  ci  può  essere  sindacato
  responsabile che non possa concorrervi in maniera positiva, senza
  stralciare diritti fondamentali dei dipendenti regionali.
       Per  tutte queste  considerazioni,  io  ritengo  che  questo
  articolo debba essere respinto.

       VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DELL'EMENDAMENTO 77.10

     FERRO. Chiedo la votazione segreta sull'emendamento 77.10.

     CUFFARO, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO, Presidente della  Regione. Mi meraviglio, perché fino
  ad adesso  le  sinistre  hanno  chiesto  il  voto nominale palese
  perché  volevano capire chi era pro e chi era contro.
       Ci meraviglia  che  adesso  chiedano il voto segreto, non mi
  meraviglia che ci sia molta assunzione di responsabilità. Quindi,
  per quel  che  mi  riguarda,  vorrei  che rivedessero questa loro
  posizione  che   non  mi  pare  molto  in  sintonia  con  le  due
  precedenti.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, il comma 6 dell'articolo 127
  del  nostro  Regolamento  così  recita:  "Nel corso delle diverse
  domande, quella  per  lo  scrutinio segreto prevale su quella per
  scrutinio  nominale;  quella  per  scrutinio  nominale prevale su
  tutte  le altre. Quindi quella per scrutinio palese prevale anche
  su quella ...

                   (Proteste dai banchi della sinistra)

       Onorevoli   colleghi, lasciatemi  terminare.  Ho  detto  che
  quella per  scrutinio  segreto prevale su tutte, prevalendo anche
  su quella per scrutinio nominale.

                      VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO

     PRESIDENTE.  Indìco  la votazione finale per scrutinio segreto
  sull'articolo 5.
       Chiarisco il significato del voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante verde;  chi vota no preme  il  pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.

                    (seguono le operazioni di voto)

       Dichiaro chiusa la votazione.

                          RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione per scrutinio
  segreto:

      Presenti e votanti .......  77
      Maggioranza ..............  39
      Favorevoli ...............  46
      Contrari .................  30
      Astenuto .................   1

                        (L'Assemblea approva)

       Si passa all'esame dell'articolo 6. Ne do lettura:

                                 "Art. 6.
                             Tributo ambientale

          1. L'articolo 5 della legge regionale  3 maggio 2001, n. 6
       è sostituito dal seguente:

          '1.  Allo  scopo  di finanziare investimenti finalizzati a
       ridurre  e prevenire il potenziale danno ambientale derivante
       dalle   condotte  installate  sul  territorio  della  Regione
       siciliana,  nei  quali è contenuto il gas metano, è istituito
       un tributo ambientale il cui gettito è destinato a finanziare
       iniziative   volte   alla  salvaguardia,  alla  tutela  e  al
       miglioramento  della  qualità  dell'ambiente  con particolare
       riguardo   alle  aree  interessate  dalla  presenza  di  tali
       condotte.

          2.  Il  tributo  trova  applicazione a decorrere dal primo
       giorno del mese successivo a quello in cui entra in vigore la
       presente legge.

          3.  Per  l'anno  2002  il  gettito  è  valutato in 123.949
       migliaia di euro.  Presupposto del tributo è la proprietà dei
       gasdotti,  nei  quali  è  contenuto  il  gas,  ricadenti  nel
       territorio  della  Regione siciliana.

          4.  I  soggetti passivi del tributo sono i proprietari dei
       gasdotti con condotte  classificabili  di prima specie di cui
       al comma 3 che effettuano almeno una delle seguenti attività:
       trasporto, distribuzione, vendita, acquisto.

          5.  Ai  fini  del  tributo  di cui ai precedenti commi per
       gasdotto  si  intende  l'insieme  di  tubi,  curve, raccordi,
       valvole  ed  altri  pezzi  speciali  uniti  tra  loro  per il
       trasporto  e  la distribuzione del gas naturale.

          6.   La  base  imponibile  è  costituita  dal  volume  dei
       gasdotti,  misurato in metri cubi, classificabili in condotte
       di  1   specie, ai sensi del decreto ministeriale 24 novembre
       1984,  recante  norme  di  regolamentazione,  ai  fini  della
       sicurezza,  degli impianti di trasporto e di distribuzione di
       gas   naturale   a   mezzo  di  condotte.

          7.  Il  tributo  è  determinato  per  periodo  di  imposta
       annuale sulla  base  imponibile  di  cui  al comma 6.

          8.  La misura  del  tributo è stabilita con apposita legge
       della Regione siciliana  da  emanarsi entro il 31 dicembre di
       ogni anno.  Qualora  entro  il  suddetto  termine  non  venga
       stabilita  una  nuova  misura  si  intende  prorogata  quella
       dell'anno precedente  aumentata  dell'indice ISTAT dei prezzi
       al  consumo   calcolato   al   31   dicembre   dell'anno  che
       immediatamente precede  quello  di  imposizione.  Per  l'anno
       2002 il tributo è  determinato  nella  misura di 153 euro per
       metro cubo di gasdotto.

          9.  Per i tratti di gasdotto ricadenti su suolo privato la
       misura di cui al comma 8 è ridotta del 10 per cento.

          10.  Il  tributo  è  dovuto dai soggetti passivi di cui al
       comma  4  per anno solare proporzionalmente ai mesi dell'anno
       nei quali si è  protratta  la  proprietà;  a tal fine il mese
       durante il quale  la  proprietà  si  è  protratta  per almeno
       quindici giorni  è  computato  per  intero.  Limitatamente al
       mese  di  febbraio  negli  anni  solari  non  bisestili,  nel
       particolare caso in  cui  la  proprietà  sia  stata  per soli
       quattordici giorni,  è  tenuto a corrispondere il tributo per
       l'intero mese  il soggetto divenuto proprietario del gasdotto
       a partire dal giorno quindici.

          11.  Il  versamento  del  tributo  deve  essere effettuato
       direttamente  alle  casse  regionali entro la fine di ciascun
       mese in rate mensili, ciascuna pari ad 1/n del tributo dovuto
       per l'anno  solare  in corso, intendendo per 'n' il numero di
       mesi  di  effettiva  proprietà  nel corso dell'anno solare di
       imposizione.  Le  somme  devono  essere  arrotondate all'euro
       intero  per  eccesso  per  frazioni  di euro non inferiori ai
       cinquanta  centesimi  o  per  difetto  per  frazioni  di euro
       inferiori  ai  cinquanta  centesimi.

          12.  I  soggetti passivi del tributo devono presentare una
       dichiarazione  annuale,  contenente  gli elementi necessari a
       quantificare  l'importo  dovuto,  entro  la  fine del mese di
       febbraio  dell'anno  successivo.  Qualora,  entro  lo  stesso
       termine  non  venga  presentata  una  nuova dichiarazione, la
       stessa  si  intende  prorogata per l'anno successivo.

          13.  I  soggetti  passivi che nel corso dell'anno non sono
       più   proprietari  di  gasdotti  devono  presentare  apposita
       dichiarazione di cessazione entro lo stesso termine di cui al
       comma  12.  In  caso di mancata presentazione della stessa il
       tributo  è  dovuto  per  l'intero  anno  solare, mentre non è
       dovuto  per  gli  anni  successivi  qualora  il  contribuente
       dimostri debitamente di non essere più soggetto passivo.

          14.  Con  decreto  del dirigente generale del Dipartimento
       regionale  finanze  e  credito,  da  emanarsi  entro quindici
       giorni  dalla data di entrata in vigore della presente legge,
       sono fissate le modalità di versamento del tributo alle casse
       regionali.  Con successivo decreto del dirigente generale del
       Dipartimento  regionale  finanze e credito di concerto con il
       dirigente  generale  del Dipartimento regionale industria, da
       emanarsi  entro  il  31 dicembre 2002, è approvato il modello
       della   dichiarazione   annuale   nonchè   le   modalità   di
       presentazione della stessa.

          15. L'Assessorato  regionale  del bilancio e delle finanze
       controlla le  dichiarazioni presentate, verifica i versamenti
       eseguiti e, sulla  base  dei  dati  ed  elementi direttamente
       desumibili  dalle  dichiarazioni  stesse,  provvede  anche  a
       correggere gli errori  materiali  e  di  calcolo e liquida il
       tributo. L'Assessorato  emette  avviso  di  liquidazione  con
       l'indicazione dei  criteri  adottati, dell'imposta o maggiore
       imposta  dovuta nonchè  delle  sanzioni  e  degli  interessi.
       L'avviso deve essere  notificato  al  contribuente, a pena di
       decadenza, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a
       quello in cui è stata presentata la dichiarazione ovvero, per
       gli anni in cui questa non doveva essere presentata, a quello
       nel corso del quale  è  stato  o  doveva  essere  eseguito il
       versamento della imposta.

          16.  L'Assessorato  regionale del bilancio e delle finanze
       provvede  all'accertamento  in  rettifica delle dichiarazioni
       nel  caso  di infedeltà ovvero all'accertamento d'ufficio nel
       caso  di  omessa  presentazione.  A tal fine emette avviso di
       accertamento   motivato   recante   anche   la   liquidazione
       dell'imposta  o  della  maggiore  imposta dovuta nonchè delle
       sanzioni  e degli interessi.  L'avviso deve essere notificato
       al  contribuente,  a  pena di decadenza, entro il 31 dicembre
       del terzo  anno successivo a quello in cui è stata presentata
       la  dichiarazione,  ovvero, nel caso di omessa presentazione,
       entro il  31  dicembre del quinto anno successivo a quello in
       cui  la  dichiarazione si sarebbe dovuta presentare.

          17.  Ai  fini dell'esercizio dell'attività di liquidazione
       e  accertamento  l'Assessorato regionale del bilancio e delle
       finanze può invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a
       esibire   o   trasmettere   atti   e  documenti;  inviare  ai
       contribuenti   questionari  relativi  a  dati  e  notizie  di
       carattere  specifico,  con  invito  a restituirli compilati e
       firmati;  richiedere  dati, notizie ed elementi rilevanti nei
       confronti  dei  singoli  contribuenti  agli  uffici  pubblici
       competenti nonchè effettuare ispezioni avvalendosi di tecnici
       dell'Amministrazione regionale.

          18.   La  notifica  dell'avviso   di  liquidazione  nonchè
       dell'avviso di accertamento può  essere  effettuata  anche  a
       mezzo del servizio postale  mediante  raccomandata con avviso
       di  ricevimento.

          19.   Le somme liquidate  dall'Assessorato  regionale  del
       bilancio e delle finanze per  imposta, sanzioni ed interessi,
       se non versate, con le modalità di cui  al comma 14, entro il
       termine di  novanta giorni dalla notificazione dell'avviso di
       liquidazione  o  dell'avviso  di accertamento, sono riscosse,
       salvo che  sia  stato  emesso  provvedimento  di sospensione,
       coattivamente mediante  ruolo  secondo le disposizioni di cui
       al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
       n. 602 e successive modifiche e integrazioni, nonchè ai sensi
       del decreto  legislativo  26 febbraio 1999, n.  46.  Il ruolo
       deve essere formato e reso esecutivo non oltre il 31 dicembre
       del secondo  anno  successivo  a  quello  in  cui l'avviso di
       liquidazione o l'avviso di accertamento sono stati notificati
       al  contribuente,   ovvero,  in  caso  di  sospensione  della
       riscossione, non  oltre il 31 dicembre dell'anno successivo a
       quello  di  scadenza  del  periodo  di  sospensione.

          20.  Il  contribuente  può  richiedere all'Assessorato del
       bilancio e  delle  finanze  il rimborso delle somme versate e
       non  dovute,   entro  il  termine  di  tre  anni  dal  giorno
       dell'avvenuto pagamento  ovvero  da  quello  in  cui  è stato
       definitivamente  accertato  il  diritto  al  rimborso.  Sulle
       somme dovute  al  contribuente  spettano gli interessi legali
       sino alla data  di  ordinativo di pagamento.

          21.  In caso di mancato versamento, in tutto o in parte, o
       tardivo versamento  di  ogni  singola rata entro i termini di
       cui al  comma  11  si  applica la sanzione amministrativa del
       30 per cento dell'importo non versato o tardivamente versato.

          22.  Per  l'omessa  presentazione  della  dichiarazione si
       applica la  sanzione amministrativa dal cento al duecento per
       cento dell'imposta dovuta.

          23.  Se la dichiarazione è infedele si applica la sanzione
       amministrativa  dal   cinquanta  al  cento  per  cento  della
       maggiore imposta  dovuta.

          24.  Le sanzioni  indicate ai commi 22 e 23 sono ridotte a
       un quarto se, entro il termine per ricorrere alle commissioni
       tributarie,  interviene  adesione  del  contribuente  con  il
       pagamento del  tributo,  se  dovuto,  della  sanzione e degli
       interessi.

          25.  In  materia  di  sanzioni per quanto non previsto dal
       presente articolo trovano applicazione le norme contenute nel
       decreto legislativo  18  dicembre  1997,  n. 472 e successive
       modifiche   ed   integrazioni  che  disciplinano  il  sistema
       sanzionatorio in materia tributaria.

          26.  Sulle  somme  dovute a titolo di tributo si applicano
       gli interessi  al  tasso  legale.

          27.  Le  controversie  sono  attribuite alla giurisdizione
       delle Commissioni  tributarie ai sensi dell'articolo 2, comma
       1, lettera  i)  del  decreto legislativo 31 dicembre 1992, n.
       546.'"

       Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

    - dagli onorevoli Panarello, Oddo e Cracolici: emendamento 6.1;

    - dall'onorevole Papania: emendamenti 6.6, 6.5 e 6.4;

    - dall'onorevole Liotta: emendamento 6.7;

    - dagli onorevoli Giannopolo e Speziale: emendamenti 6.8 e 6.9;

    - dagli onorevoli  Speziale  e  Capodicasa:  emendamenti 6.10 e
      6.11;

    - dagli   onorevoli   Raiti,   Morinello,   Ferro  e  Vitrano:
      emendamento 6.2;

    - dagli  onorevoli Papania, Spampinato e Manzullo:  emendamento
      6.3.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.    Onorevoli    colleghi,   durante   l'intervento
  dell'onorevole  Speziale,  i  colleghi  che  vorranno  iscriversi
  potranno  farlo;   a  conclusione  del  suo  intervento  verranno
  dichiarate chiuse le iscrizioni a parlare.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole Speziale.

     SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo su
  questo  articolo,  che  è  stato   presentato   dal   Governo  in
  Commissione  e  sulla  stampa,  come   uno   degli  articoli  più
  importanti  della  sua  manovra  finanziaria.  Il  Governo,  come
  sapete, ha introdotto una tassa sull'uso del metano in Sicilia.
       Mi  permetto  di  fare osservare, onorevole presidente della
  Regione e onorevole assessore al  Bilancio, che introdurre questa
  tassa, determinerà condizioni che finiranno  con  lo  svilire  la
  funzione strategica della nostra Regione  in  materia di sviluppo
  energetico  che  nel  corso  degli   ultimi  venti  anni  si  era
  conquistata.
       Alla fine della  metà  degli  anni  '70  ci  fu una corretta
  intuizione della  classe dirigente di allora. Si pose il problema
  di come avremmo  dovuto  avere un rapporto con i paesi produttori
  di gas metano.
       In  quel  momento, lo scenario internazionale presentava due
  elementi.  Il  primo:  la condizione  dei  paesi  della  penisola
  iberica che ancora era caratterizzata  dalla  presenza di Franco.
  Il  secondo:  la  condizione  dei   paesi   balcanici   che   era
  caratterizzata  da  una  forte  presenza  dei  regimi  comunisti.
  Questo indusse la possibilità che  il  nostro paese costruisse un
  rapporto positivo con i paesi produttori di metano.  La Sicilia e
  l'Italia diventarono il luogo nel  quale  si  poteva  trasformare
  questa risorsa preziosa e straordinaria.
       Si iniziò la costruzione  del  metanodotto Algeria-Sicilia e
  ciò costituì per la Regione un grande fatto di civiltà.  Si avviò
  nel nostro Paese il processo di metanizzazione delle grandi città
  e dei centri medi.
       Adesso questo progetto si sta completando, anche i piccoli e
  medi centri della Sicilia vengono metanizzati.
       Attraverso  quell'intuizione  ci  fu  un  grande processo di
  civilizzazione reale e questo comportò l'esigenza di un raddoppio
  del metanodotto Algeria-Sicilia.
       L'Italia  e la Sicilia, cioè,  giocavano  sul  fronte  delle
  risorse energetiche una funzione ed oggi svolgono una funzione di
  carattere internazionale.
       Sulla   base   delle  politiche  portate  avanti,  onorevole
  presidente  della  Regione,  onorevole  assessore  Pagano,  si  è
  instaurato il rapporto che esiste tra il nostro Paese e la Libia;
  fra qualche anno  in Sicilia, nella provincia di Caltanissetta, a
  Gela in  particolare,  avremo  il  metanodotto  Libia-Sicilia che
  permetterà alla nostra  regione di avere a disposizione milioni e
  milioni di metri cubi della risorsa metano.
       Il punto centrale  é  - ed ecco perché voi fate una politica
  sciagurata - non capire  che  tassare il metano ed il metanodotto
  possiamo farlo noi, ma  anche  tutte  le altre Regioni rischia di
  far perdere il  ruolo strategico internazionale che la Sicilia si
  é conquistata, perché  nel  frattempo  é  intervenuta  una doppia
  mutazione a livello  internazionale:  nei  paesi iberici c'é  una
  situazione s; quel paese  é  avviato  alla  democrazia  e  si sta
  candidando a diventare  luogo  di  passaggio per il trasporto del
  metano. Nei paesi balcanici c'é  un processo di stabilizzazione e
  il metano  potrà  raggiungere  l'Europa  proprio  attraverso quei
  paesi.
       Non vi rendete  conto  che  con  queste  misure rischiate di
  lasciare  fuori  l'Italia,  dall'utilizzo  di  una  risorsa  così
  importante?
       Dobbiamo  creare condizioni di convenienza per l'utilizzo di
  quella   risorsa,  invece,  voi  determinate  una  condizione  di
  svantaggio, attraverso  la  tassazione,  con  il  rischio  che il
  nostro Paese rimanga escluso dai rapporti internazionali.
       Io  mi  domando   e  lo  domando  ai  miei  colleghi:  ma  é
  immaginabile? Noi avremmo dovuto fare qui norme di incentivazione
  per l'uso del metano
       Mi  rendo conto  che  lei  ha  da  incamerare  soltanto  200
  miliardi e basta e  non si pone il problema che questo rischia di
  tagliarci fuori dal mercato internazionale.
       La seconda questione riguardava non solo l'uso del metano ai
  fini energetici  ed  eco-compatibili.  In  questi  giorni abbiamo
  assistito nella  nostra  Regione  alla  vicenda dell'utilizzo del
  Pet-coke per la  produzione  di  energia elettrica; il metano può
  essere una grande risorsa di utilizzo per la produzione pulita di
  energia elettrica e di sviluppo eco-compatibile.
       Nello stesso  tempo  il  metano  può essere utilizzato dalle
  nostre industrie, può essere utilizzato nelle nostre serre, nelle
  nostre campagne se  noi  però  incentiviamo  l'uso del metano, se
  permettiamo di abbattere i costi dell'uso del metano non solo per
  uso civile (questo è  disciplinato da delibere del Cipe) ma anche
  per uso agricolo e per uso industriale.
       Un paese misura  il  suo grado di civiltà e di competitività
  soltanto se riesce  ad utilizzare questa risorsa.
       La scommessa in  Europa  è  su  chi  utilizza  meglio questa
  risorsa. La Spagna  sta  facendo accordi con i Paesi mediterranei
  perché diventa lì il  luogo  di trasporto, perché la Spagna vuole
  determinate condizioni per il trasporto di metanodotti che devono
  collegarsi verso la Francia  ed il centro Europa.  La stessa cosa
  si  appresteranno a fare  i  Paesi  balcanici  e  voi  quindi  vi
  assumete la responsabilità  di  tagliare  la  Sicilia  rispetto a
  questa  prospettiva?   Nel   momento   in  cui  i  grandi  gruppi
  internazionali vogliono venire  qui ed utilizzare la Sicilia come
  luogo di trasporto,  scoraggiate l'investimento in Sicilia e fate
  una norma vessatoria, che non aiuta, soltanto per fare cassa, una
  norma che ancora una  volta,  come dicevo ieri per altri settori,
  rischia di comprimere lo sviluppo.
       Onorevole  Assessore  ed onorevole Presidente della Regione,
  quando noi  immaginiamo la nostra Regione, immaginiamo la Regione
  siciliana che  per  esempio nel settore agricolo possa utilizzare
  il metano e  che  le nostre produzioni agricole possano competere
  attraverso l'uso del  metano  con le altre produzioni europee. Mi
  dispiace che qui non  c'è l'amico Incardona che sa come in quella
  zona,  si  sia   sviluppata  una  richiesta  per  metanizzare  le
  campagne.
       La stessa cosa  stanno facendo i piccoli artigiani, le medie
  imprese che  vogliono utilizzare la risorsa energetica del metano
  come una risorsa  che  noi  dobbiamo  offrire  a  basso costo per
  favorire i  processi  di  sviluppo  eco-compatibili  ed invece il
  Governo pensa di tassarla e di scoraggiare l'uso del metano.
       Noi  abbiamo  accompagnato  norme  aggiuntive  che  volevano
  incentivare l'uso  del  metano,  avevamo  pensato nel corso della
  finanziaria  a   proporre,  non   solo   attraverso  le  giornate
  ecologiche,  ma   la  riconversione  delle  macchine,  nel  parco
  macchine della Sicilia,  a metano, a Gpl, con l'utilizzazione del
  metano,  in  modo   tale  che  tutto  si  renda  compatibile  con
  l'ambiente in Sicilia.  Avevamo pensato cioè di fare una politica
  di incentivo sull'uso del metano.
       Una politica  di incentivo sull'uso del metano presuppone un
  abbattimento dei costi; il Governo invece tende ad incrementare i
  costi.
       Noi riteniamo che questo balzello è un balzello inutile, non
  solo è inutile in  sé,  è inutile perché  induce una compressione
  delle occasioni  di  sviluppo  eco-compatibili;  sono  queste  le
  ragioni  per  cui   noi  ci  opponiamo  ed  abbiamo  proposto  la
  soppressione di  questo articolo, onorevole Assessore e onorevole
  Presidente della Regione.
       Noi  non possiamo  tollerare  che  non  ci  sia  un  disegno
  strategico sulla  Sicilia  e  sul  suo  sviluppo.  Si  interviene
  sull'uso dell'energia,  si  comprimono  gli interventi a sostegno
  degli artigianati, si  tagliano i sostegni alle imprese per nuova
  occupazione, si taglia  il  credito  d'imposta.  Ma  insomma, che
  Sicilia  volete   costruire,   quale  Sicilia  volete  dare  alle
  generazioni future, voi  che  avete avuto un consenso così ampio,
  da  parte  di   questi   settori  che  oggi  state  profondamente
  deludendo? Attraverso  questo  emendamento  rischiate di attuare,
  una compressione  delle occasioni, delle possibilità di sviluppo,
  lasciate fuori la Sicilia ed il Paese dalla grande possibilità di
  essere quel ponte,  anche  attraverso  il  metano,  tra  i  Paesi
  mediterranei e il centro dell'Europa.
       Rischiate di tagliare  fuori  la  Sicilia e l'Italia, perché
  ovviamente,   gli   investitori   preferiranno   oltrepassare  il
  Mediterraneo attraverso  Paesi  iberici.
       Sono queste le  ragioni  che noi rimettiamo alla valutazione
  di  tutti  i   colleghi  parlamentari.  Non  li  rimettiamo  alla
  valutazione del Governo perché  il Governo ha dimostrato assoluta
  insensibilità,  assoluta   ignoranza   sulle  questioni  che  noi
  affrontiamo.  Il Governo  ha  soltanto  un problema: far quadrare
  comunque i conti,  senza  rendersi  conto  dei  riflessi  che  la
  quadratura dei conti  in  questo  caso comporta per l'economia di
  questa Regione.
       Mi auguro che  l'Aula saprà reagire indicando al Governo che
  questa é una strada  sbagliata,  una  strada  che  non può essere
  percorsa perché non aiuta la crescita della nostra Regione.

     RAITI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, mi accingo ad
  esplicitare il motivo per il quale non posso essere assolutamente
  d'accordo con questo articolo di legge e, a conferma, dichiaro di
  sottoscrivere l'emendamento  6.1  che  prevede la soppressione di
  quest'articolo.
       Parto da uno  slogan  televisivo  che i Governi nazionali ci
  hanno mandato in onda  su tutte le emittenti locali da una decina
  di anni a questa  parte:  "Il  metano  ti  da una mano".  Energia
  pulita, incentivazione al massimo di questo tipo di combustibile.
  Adesso noi, in  Sicilia,  stiamo  stravolgendo  tutta la politica
  sulle risorse energetiche fatta dai governi che si sono succeduti
  da dieci anni a questa parte, di centro, di destra o di sinistra,
  con la famosa  "tassa  sul  tubo", così l'ha definita l'assessore
  Pagano.
       Il degrado ambientale del nostro Pianeta, è elevato; il buco
  dell'ozono,  i   problemi   che   ci  assillano  quotidianamente,
  l'inquinamento, la tragica impossibilità di muoversi nelle nostre
  città. Fino a  qualche  mese fa, ricorderete certamente, a Milano
  non si poteva circolare;  in  alcune  città  si  circola a targhe
  alterne,  lo  sforzo  delle  industrie  é  di  fare  in  modo  di
  introdurre combustibili diversi  dal  petrolio  e uno di questi é
  appunto  il   combustibile   metano,   tant'é  che  le  industrie
  automobilistiche stanno mettendo  in produzione e in vendita, sul
  circuito  nazionale,   autoveicoli   che   già   sono  alimentati
  esclusivamente a metano.
       Tutti ci siamo resi  conto  che il metano é  un combustibile
  pulito che va  nella  direzione  della tutela ambientale, che non
  crea scorie che producono tumori.
       Ebbene, adesso in  Sicilia vogliamo mettere una tassa che va
  nella direzione opposta  solo per recuperare un gettito che, poi,
  non è quantificato.  Infatti, l'articolo in questione non ci dice
  quale  gettito  produrrà.   A   fronte,  quindi,  di  un  gettito
  discutibile o,  comunque,  ipotetico,  noi  stiamo  sovvertendo i
  principi   e    le    scelte   politiche   dell'intero   Pianeta.
  L'opportunità  di   questo   balzello   credo  sia  assolutamente
  discutibile.
       Perché, se si  vuole  recuperare  gettito,  non  si tassa il
  petrolio che viene  raffinato  in  Sicilia  così come tra l'altro
  aveva diligentemente  sostenuto  l'onorevole Incardona in sede di
  Commissione bilancio?
       In  questo  caso   applicheremmo  una  tassa  che  va  nella
  direzione di recuperare  un gettito certo, perchè sappiamo quante
  migliaia di litri  di  petrolio  vengono raffinate in Sicilia. In
  questo modo applicheremmo lo Statuto siciliano che ci consente di
  adottare questo tipo di tassa.
       Avremmo un gettito  certo  e su un combustibile che inquina.
  Tra l'altro, sappiamo  tutti  che  quando  applichiamo un tributo
  l'imprenditore trasferisce gli oneri del tributo sul consumatore.
       Qualora  applicassimo   una   tassa  di  questo  genere  sul
  petrolio, il tributo  sarà  applicato, caso mai, sull'aumento dei
  prodotti  petroliferi, sulla  benzina  e  sul  gasolio  che  sarà
  consumato su tutto  il  territorio nazionale e, quindi, gli oneri
  riflessi  dell'applicazione   del   tributo  non  ricadranno  sui
  siciliani; anzi, questo  tributo  ci  consentirà, quanto meno, di
  risanare  lo  scempio   che   è   stato   fatto   dagli  impianti
  petrolchimici in Sicilia.
       Da 50 anni a  questa  parte senza pagare una lira coloro che
  gestiscono  gli   impianti   petrolchimici   hanno  devastato  il
  territorio,  ci   stanno   lasciando  coste  deserte,  ci  stanno
  lasciando paesi, come nella zona del Siracusano, Priolo, Melilli,
  di Patti o di Milazzo o  di  Gela  in cui il tasso dei tumori, di
  leucemia e di quanto altro è elevatissimo e noi non applichiamo a
  questi soggetti un tributo che potrebbe darci risultati certi che
  potrebbe quanto meno  cercare  di  risanarci  dal  punto di vista
  ambientale e che  certamente  non  influisce sulla possibilità di
  fare una scelta sull'energia pulita qual è quella del metano.
       E allora perchè  non  applicare la tassa sugli elettrodotti?
  Anche  quelli   producono   onde   elettromagnetiche   che  molto
  probabilmente producono tumori.
       Perchè applicare allora  una tassa solo su quell'energia che
  sappiamo essere pulita?
       E' una  norma assolutamente contraddittoria ed inspiegabile.
  Come andremmo a spiegare a  tutti i cittadini di questa Isola e a
  tutti i comuni  che  hanno  fatto  sovvenzioni per fornire metano
  alle  comunità  da   loro   amministrate  una  tassa  che  ricade
  soprattutto sui cittadini?
       E' una cosa assolutamente contraddittoria.
       Come spiegheremo a coloro  i quali hanno le serre a Ragusa o
  in tutte le province  della  Sicilia che vogliono passare a serre
  "a caldo" utilizzando  il  metano  che  devono  pagare  ulteriori
  tasse?
       E' un balzello assolutamente inammissibile che ci pone fuori
  dall'Europa, che ci pone fuori dal mercato e che non raggiunge le
  finalità per i quali il Governo l'ha promosso.
       Per  tutti questi  motivi,  ritengo  che  il  Governo  debba
  ritirare l'articolo 6 e  se  questo  non  farà,  mi  appello alla
  sensibilità di tutti  i  parlamentari  affinchè  il  "tributo sul
  tubo" non passi.
       Per favore riflettiamoci seriamente.

     ACIERNO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, mi ha fatto
  piacere che l'onorevole  Speziale  nel suo intervento abbia fatto
  riferimento alla Spagna,  non tanto per il paventato pericolo che
  i metanodotti  possano  adesso  transitare attraverso la penisola
  Iberica alla stregua della  Sicilia,  ma  tanto  per il fatto che
  vorrei che proprio  gli esponenti della Sinistra riflettessero su
  quello che è successo in Spagna negli ultimi dieci anni.
       Gli spagnoli  non  hanno  assolutamente  avuto  bisogno  dei
  metanodotti per capire  che  dovevano,  per  esempio, puntare sul
  turismo e hanno  utilizzato  la  costa  e  hanno  realizzato  gli
  alberghi e hanno realizzato  i  campi da golf, e hanno realizzato
  le  strade senza  mettere  tutti  quei  limiti  che  la  sinistra
  storicamente e ha imposto alla Sicilia.
       Tutti quei limiti che  hanno  creato,  in  nome  di un finto
  ambientalismo, le  grandi  riserve  che  nessuno  può  utilizzare
  perchè i vincoli sono  tali e tanti che le nostre riserve vengono
  utilizzate per creare incendi nel periodo estivo.
       La verità è che  avete dimenticato che in questa terra, e io
  vi cito Termini  Imerese,  Milazzo,  Priolo,  Gela,  che  è  oggi
  all'attenzione di tutti,  questa terra è stata utilizzata come la
  pattumiera  per   tutto  quello  che  era  l'industria  altamente
  inquinante, dicendo che  però  creavamo  occupazione; sì, forse è
  anche vero, ma io  credo che c'erano tante altre fonti per creare
  la stessa occupazione senza andare a distruggere l'ambiente; cosa
  che è stata fatta.
       Per la Sicilia la tassa sul metanodotto deve essere un punto
  di partenza.  Noi dobbiamo cominciare a farci pagare dall'Azienda
  Petrolchimica  il danno  ambientale.  Questo  è  ciò  che  questo
  Governo dovrebbe  cominciare  a  pensare  seriamente,  perché  le
  aziende   del   petrolchimico   siciliano   stanno   distruggendo
  l'ambiente in Sicilia, in  violazione di una norma che diceva che
  l'industria,  se  era  residente  nel  territorio  della  Regione
  siciliana, avrebbe dovuto  pagare  le  tasse in Sicilia. Cosa che
  non avviene perché  le  loro  sedi  legali  sono fuori dal nostro
  territorio e non  abbiamo neanche questo gettito fiscale. Allora,
  ben venga la tassa  sul  metanodotto se è l'inizio di un percorso
  di  tasse  che  la   Sicilia   deve  pretendere  da  chi  ci  sta
  distruggendo il territorio.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor Presidente, ciò che risulta inspiegabile e
  poiché  si capisce, risulta  odioso  è  il fatto che si scriva in
  questo articolo che  il  tributo  trova applicazione sul gasdotto
  per ridurre e prevenire il potenziale danno ambientale.  Io penso
  che il Governo o  almeno  chi ha concepito questa norma avesse il
  dovere  di  venire   a  spiegarci  l'imminenza  di  questo  danno
  ambientale,  di  venire   a  spiegare  le  ragioni  di  carattere
  ambientale supportandole con da indagini di carattere statistico,
  scientifico  circa la  pericolosità  dei  gasdotti.  Non  che  la
  Regione siciliana, anche dentro una logica di riappropriazione di
  capacità impositiva, non  possa  e  non  debba  valutare  i danni
  ambientali prodotti sul nostro territorio da apparati produttivi,
  da sistemi produttivi,  da impianti, però questo potrebbe trovare
  una giustificazione  ed  una collocazione legislativa coerente se
  fosse un sistema di  applicazione  di tributi e di tasse studiato
  proprio su quei  sistemi  che  danneggiano il nostro ambiente.
       Vorrei dire che non  c'è  solo  una conduttura di gas; anzi,
  nella  graduatoria   dei   sistemi   di  potenziale  inquinamento
  ambientale, è stato stabilito che il gasdotto è all'ultimo posto.
  Allora, perché  non si comincia con altri sistemi di inquinamento
  ambientale?
       Qui è  stato detto dall'onorevole Raiti, ed è giusto: perchè
  non si tassa l'Enel per tutto il sistema di tralicci via aerea?
       E, badate bene,  che  è  in  corso  un  braccio di ferro tra
  l'Enel, la Regione e i tre Parchi della Sicilia, perchè l'Enel si
  rifiuta di interrare  i  cavi  nei  parchi  e l'Enel sta vincendo
  questo braccio di  ferro,  se  è  vero, come  è  vero,  che avete
  presentato nella  finanziaria originale, quella dei 140 articoli,
  una norma  che  deroga  all'attraversamento  nei  parchi  e nelle
  riserve,  per  via  aerea,  dei tralicci dell'Enel, perchè questo
  costo  dovrebbe caricarselo l'Enel. Con l'Enel, invece, voi siete
  molto accondiscendenti.
       E perchè  non  si  tassa  tutto  il  sistema di inquinamento
  elettromagnetico, che è quello che sta determinando i guasti alla
  salute  dei cittadini, in modo più emergente, rappresentato dagli
  elettrodotti e  da tutti gli impianti di telefonia fissa e mobile
  in Sicilia? Perchè non si prende in considerazione tutto ciò?
       Con   l'applicazione  del  tributo  ambientale  sul  metano,
  l'unico effetto  che si avrà è quello di comprimere l'utilizzo di
  questa risorsa  a  basso  costo,  di  questa risorsa energetica a
  basso costo, rispetto alle altre disponibili, poichè non è andato
  avanti nel  corso  di  questi anni un serio programma di sviluppo
  delle  energie  alternative;  mi riferisco al sistema geotermico,
  al fotovoltaico,  al  solare,  all'eolico e via di seguito. Se si
  persegue questo  sistema, non c'è dubbio che si arriverà a negare
  l'utilizzo  o  a  comprimere  l'utilizzo  del metano come fattore
  energetico  principale  per  ridurre  i  costi di produzione, per
  ridurre anche  i costi di consumo della qualità della vita più in
  generale, laddove  il metano viene utilizzato per fini civili. E,
  allora, il  Governo  ci  deve  spiegare dov'è, come si giustifica
  l'applicazione di  un tributo per via del danno ambientale.
       Altra questione  che  voglio  porre: in effetti, questo è un
  tributo sulla  condotta  e,  quindi, è un tributo sulla posa, sul
  diritto di  posa.  Io vorrei ricordare che sul diritto di posa ci
  sono due soggetti:  i comuni dentro i centri abitati e i privati.
  Non penso  che  la Regione, concependo la tassa 'sul tubo', viene
  anche  ad  interferire  con una titolarità alla riscossione della
  stessa tassa da parte di altri soggetti.
       Io ho  presentato  due  emendamenti, che sono in subordine a
  quello soppressivo,  che condivido laddove si dice che il Governo
  fughi ogni preoccupazione, ogni sospetto, attraverso una clausola
  che dica che, comunque, i soggetti passivi, che sono la SNAM, che
  sono i  concessionari  - perchè sono quelli che acquistano il gas
  dalla SNAM  e,  poi,  lo  distribuiscono  e lo mettono nelle reti
  secondarie  -  non  facciano  gravare  questo  aumento  di  costi
  sull'utente finale. Così si sarà dimostrato che l'applicazione di
  questo tributo,  che  dovrebbe  ogni  anno produrre un gettito di
  circa 250  miliardi,  non  sia  di  aggravio  sulle  bollette dei
  cittadini.
       Ecco, io  penso  che  il Governo, per una questione anche di
  serietà,   abbia   l'obbligo,   il   dovere   morale,  oltre  che
  istituzionale  ed  amministrativo,  di spiegarci correttamente la
  portata e  la  valenza  di  questa  tassa  per  evitare  il danno
  ambientale, in  che cosa è quantificato questo danno ambientale e
  perchè si va a colpire questo ipotetico danno ambientale e non si
  vanno  a  colpire  altri  danni  ambientali acclarati, ampiamente
  acclarati sul nostro territorio.

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,   relatore   di   minoranza.   Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi, abbiamo discusso moltissimo, circa due ore e
  mezza, in  Commissione  su  questo articolo e tutti gli argomenti
  che abbiamo  affrontato e addotto a sostegno della nostra tesi di
  soppressione  dell'articolo  non  hanno  raggiunto  lo scopo, nel
  senso che  il  Governo insiste.  Ma il Governo insiste non perché
  sia convinto  della giustezza di questa misura, diciamo della sua
  equità,  dei suoi effetti di carattere economico-sociale, insiste
  perché ha  bisogno  di  far  quadrare  i conti, ha bisogno di una
  entrata, mi pare, di circa 250 miliardi, 125 milioni di euro, che
  devono servire  in  qualche modo a coprire il buco, anche se solo
  in via ipotetica.

     SPEZIALE. Buco che hanno lasciato loro

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Che hanno lasciato loro
       Ricorderanno i colleghi che questa è una norma ripetuta, già
  contenuta nella Finanziaria dello scorso anno  con una disciplina
  diversa, puntava a far pagare il tributo  ambientale  alla  SNAM,
  alla società  che  è titolare di un contratto con la SONATRAC, in
  Algeria, e  quindi gestisce l'acquisto ed il trasporto del gas in
  Italia.  Quell'articolo, come noi all'epoca sottolineammo proprio
  da questi  banchi, non ottenne alcun risultato effettivo, non una
  lira è  stata  versata  per  effetto  di quella norma nelle casse
  della  Regione.  Non eravamo indovini, avevamo solamente fatto un
  ragionamento, che  poi  si  è verificato essere fondato, però nel
  frattempo  la  'barca  sgangherata'  del  Governo  va  avanti, il
  bilancio,  in  qualche  modo,  anche  se fittiziamente, in alcune
  entrate si  chiude  e  quindi  poi  si  vede,  alla  fine, con le
  variazioni di bilancio.
       Adesso il Governo ci riprova  e ci riprova con un meccanismo
  che, a  mio avviso, ha, diversamente rispetto alla norma passata,
  due motivi  che  all'epoca  avevamo  già  sollevato  per la prima
  norma: uno  permane  ed  è  quello  di  natura  giuridica,  della
  fondatezza  giuridica  della  riscuotibilità  a norma di legge di
  questo   tributo;   l'altro   è  di  merito,  perché,  ove  fosse
  effettivamente  percepito  il  tributo,  così  come hanno detto i
  colleghi   che   mi   hanno  preceduto,  dall'onorevole  Speziale
  all'onorevole Giannopolo, questo è un tributo che automaticamente
  si scarica  sull'utenza  finale.  Non  è  che  paghi la SNAM o la
  SICILIANA  GAS,  pagherà la vecchietta che l'Assessore pretendeva
  di  escludere  dal pagamento, nella discussione che abbiamo avuto
  in Commissione. E questo è automatico.
       L'Assessore  provò   -  perché  lui  ci  prova  sempre  -  a
  spiegarci  che  quel tributo alla Regione siciliana sarebbe stato
  pagato dai  Calabresi  e  dai Lombardi;  poi fortunatamente non è
  più tornato  sull'argomento,  avendo  capito che si tratta di una
  cosa che non  sta  in  piedi.  E  non  sta  in  piedi per diverse
  ragioni,  perché  la  procedura  per la determinazione del prezzo
  del gas non  è  quella  che il Governo ipotizza ma è un'altra, il
  prezzo  del  gas  viene determinato dalle società che gestiscono,
  acquistano e  vendono, poi c'è un controllo a posteriori del CIP,
  Comitato Interministeriale Prezzi.  E il Cip cosa fa?  Stabilisce
  delle linee  guida,  dei  criteri  che  sono  un po' il frutto di
  parametri che  poi vengono fusi e ne escono fuori le linee guida.
  A quelle  linee  guida  si  devono  attenere le società, le quali
  ovviamente  poi   determinano  il  prezzo  e  solo  se  questo  è
  incongruo,  cioè  non  giustificato,  il  CIP può intervenire per
  contestarne l'illegittimità  e,  in questo caso, come si sa, è un
  aggravio dei costi di acquisto, di trasporto; la tassa che stiamo
  mettendo  è  una  tassa di trasporto.
       L'onorevole Giannopolo, in modo molto semplice ed opportuno,
  vi ha  spiegato  che  è,  non  dico improprio, ridicolo chiamarla
  tributo ambientale,  si tratta di una fonte energetica che, fatta
  eccezione  per l'energia rinnovabile, è considerata, oltre che la
  più economica,  la  più  pulita:  è  metano,  equivale al metano,
  tant'è che  si  sta  riconvertendo  o  si  presume  o si spera di
  riconvertire  la  motorizzazione  privata verso il metano, perchè
  meno inquinante delle benzine e del gasolio.
       Detto questo,  il problema qual è? Non è tributo ambientale,
  perchè ci vuole qualcuno che spieghi dov'è che inquina il metano,
  considerato che nella nostra Regione passa soltanto e passa sotto
  traccia,  cioè  attraverso  condotte  sotterranee.  Io faccio due
  obiezioni,  onorevole  Presidente, onorevole Assessore, che hanno
  una rilevanza  nella materia: una è quella di merito, l'onorevole
  Presidente  della  Regione nella famosa intervista al Giornale di
  Sicilia  cambia argomento, non dice più, come diceva l'Assessore,
  che  la   pagheranno   i  lombardi,  dice  però  che,  siccome  è
  liberalizzato  il  commercio  del  gas,  i prezzi si bilanceranno
  automaticamente.
       Veda, è il mercato che lo dice. A parte il fatto che non c'è
  nessuna   concorrenza,  per  esempio,  nel  comune  di  Agrigento
  distribuisce  la  Siciliana  Gas,  chi  è  che  concorre  con  la
  Siciliana Gas  se ha la gestione di quel servizio? Infatti questa
  acquista ad  un  certo  prezzo  dalla  SNAM  e vende al cittadino
  utente, il quale è obbligato a fare il contratto con la Siciliana
  Gas perché  non  c'è  altra rete metanifera.  Infatti il prezzo è
  un  prezzo  amministrato,  non  liberalizzato  come  sostiene  il
  Presidente della Regione.
       Sono piccole cose dietro cui si mette il Governo per cercare
  di occultare il fatto che sta istituendo una tassa odiosa, perchè
  è  una  tassa  ingiustificata;  non  c'è inquinamento, perchè non
  c'entra niente con i contributi ambientali.
       La  seconda  cosa   è   che   io   ho   seri   dubbi   sulla
  costituzionalità dell'articolo e le dico subito il perchè: con il
  referendum del  mese  di  ottobre noi abbiamo riformato il Titolo
  quinto  della  Costituzione,  abbiamo  realizzato  il  cosiddetto
  federalismo.

     CUFFARO,    presidente   della   Regione.   No.  Decentramento
  amministrativo.

     CAPODICASA, relatore di minoranza.  Va bene, non dibattiamo su
  questo.  Bene,  all'articolo  6  di  questa normativa si modifica
  l'articolo  120  della  Costituzione  e si dice:  "L'articolo 120
  della  Costituzione  è  sostituito dal seguente:  'La Regione non
  può istituire  dazi di importazione o esportazione o transito tra
  le Regioni'".  Lei  mi  può dire: ma questo non è un dazio. Io le
  dico,  però,  che  deve  dimostrare  che  si  tratta  di  tributo
  ambientale per  non dimostrare che è dazio, perchè in questo caso
  non  c'è l'inquinamento e l'ha dimostrato l'onorevole Giannopolo;
  è più  inquinante la rete elettrica dell'Enel con le emissioni di
  onde elettromagnetiche che danneggiano - beh, lì c'è un dibattito
  anche di  carattere  medico  scientifico, ma in ogni caso i campi
  elettromagnetici   non   fanno  di  sicuro  bene  -.  L'onorevole
  Giannopolo   dice:   mettiamo   una  tassa  all'Enel;  perchè  la
  dobbiamo mettere  al  gas che non inquina? In Sicilia passa sotto
  terra e  quindi dov'è il danno ambientale che procura alla nostra
  Regione?  Qual  è  l'inquinamento?  Anzi, è energia pulita.  Dopo
  di che  continua  e  dice:  "...  nè  adottare  provvedimenti che
  ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone
  e delle cose tra le regioni".
       Dico che se come la Regione siciliana si comportassero anche
  le  altre  Regioni  attraversate  dal  metanodotto, la situazione
  esploderebbe.  Vi rendete conto di questo? E' naturale, perchè si
  tratta  di  transito  e  non vale neanche il ragionamento che noi
  siamo  una  Regione  a  statuto  autonomo  e lo possiamo fare, la
  Calabria  no.  Perchè, con  questa  legge, il Titolo quinto della
  Costituzione, all'articolo  5,  dice che "i comuni, le province e
  le  regioni  hanno  risorse  autonome,  stabiliscono  e applicano
  tributi ed  entrate  proprie". Da ottobre in poi tutte le regioni
  italiane posso  istituire  tributi e farlo secondo una logica che
  gli è propria, ma nell'ambito delle leggi della Costituzione.
       Ecco, allora,  perchè a mio avviso è incostituzionale e, nel
  caso in cui, al contrario, dovesse arrivare ai suoi esiti finali,
  lo pagherebbero  i cittadini (la famosa vecchietta di cui parlava
  l'Assessore).
       Vogliamo, allora, trovare una soluzione alternativa a questo
  che  io  considero  un  vero  colpo  al  cuore all'economia della
  Regione?  Io  non  torno  sugli  argomenti portati dall'onorevole
  Speziale   perchè  ne  abbiamo  parlato  tantissimo  in  sede  di
  Commissione e  non  è  il  caso  di  tornarci  qui:  le  serre di
  Vittoria, le imprese artigiane, i consorzi Asi che si sono dotati
  da poco della rete di metanizzazione per potere fare funzionare i
  forni per  le  ceramiche, tutto ciò che serve per tenere in piedi
  una certa  imprenditoria.  Se  non volete farlo, noi ne prendiamo
  atto e  alla  fine faremo quello che spetta fare all'opposizione,
  che fa la  battaglia  qua,  e  dopo  di  che parlarne fuori con i
  cittadini.

     TUMINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TUMINO.  Signor  Presidente Cuffaro, mi permetto di sottoporle
  un'osservazione:  questo  tributo  - perchè di questo si tratta -
  può essere incostituzionale, come dice l'amico Capodicasa, però è
  con  ogni  probabilità  illegittimo,  perchè  di fatto verrebbe a
  caricare di  tasse i cittadini di altre regioni, perché alla fine
  qualcuno deve pagare l'imposta e, siccome la devono pagare coloro
  che fanno  attraversare i metanodotti e quindi a monte le aziende
  e non  è  una  imposta  che  cade  solo  sui cittadini siciliani,
  andrebbe essa a cadere sui cittadini di tutte le regioni d'Italia
  ed è naturale che a quel punto essa diventa un fatto illegittimo.
       Il problema  è da leggere sotto tanti punti di vista: da una
  parte il danno di immagine che la Sicilia viene ad avere rispetto
  all'intero  continente europeo, perché essa crea una barriera per
  l'attraversamento  dei  metanodotti  e  cioè  per quello che oggi
  rappresenta  una delle fonti primarie dell'energia in Europa, una
  fonte primaria  che tende ad essere sempre più accresciuta perché
  considerata     pulita;     un     altro     aspetto     riguarda
  l'incostituzionalità   presunta;   un   altro   aspetto  riguarda
  l'illegittimità;  un  altro  aspetto  riguarda  in  ogni  caso la
  ricaduta sui cittadini siciliani di questa imposta perché, se per
  assurdo nessuno,  né  la Corte Costituzionale né enti che possono
  sollevare  il  vizio  di legittimità, dovesse giungere a definire
  illegittima   e  incostituzionale  la  norma,  le  altre  regioni
  ovviamente si  adeguerebbero  e  a quel punto non è assolutamente
  discutibile  che  tale  tributo divenga un tributo sui cittadini.
       Allora davvero  sarebbe un paradosso il fatto che da un lato
  si vuole  incentivare  e dall'altro si mette il tributo. Io anche
  su questa  norma,  così secondo me fuori senso, invito fortemente
  il Governo a riflettere e invito questo Parlamento ad assumere un
  atteggiamento  che  va  oltre  gli  schieramenti di maggioranza e
  minoranza,   perché  su  queste  problematiche,  come  su  quella
  precedente dell'articolo 5, non c'è una questione di interesse di
  parte, è  un  problema  oggettivo  di interesse della Sicilia, di
  interessi dei  siciliani. Rispetto  a questo non si può essere di
  parte  e  la  mia raccomandazione quindi non è la raccomandazione
  di chi vuole cogliere un momento per innestare una contraddizione
  all'interno  della  maggioranza.  Questo  è  quello che considero
  importante,  Presidente,  se  ritenete di rifletterci un tantino,
  eventualmente  anche  per  ottenere  una  consulenza  da parte di
  qualcuno  che  possa  darla  sul  fatto della illegittimità della
  norma.

     FORMICA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORMICA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  Presidente  della  Regione, noi certamente comprendiamo lo sforzo
  che il  Governo sta facendo con questa finanziaria per cercare di
  dare un  equilibrio  ai  conti di questa Regione, e certamente lo
  apprezziamo, ma vi sono dei limiti, degli ambiti nei quali si può
  estrinsecare  l'azione  di  governo  e  questi limiti non possono
  prescindere dalla  eticità  o  da  un  concetto di etica che deve
  guidare la  scelta  di ogni governante e comunque la scelta della
  politica.
       In    Commissione   Bilancio,   lo   ricordava   l'onorevole
  Capodicasa,  ma  lo ricordavano anche altri, noi abbiamo discusso
  molto su questo  tributo  ed io stesso, per la mia parte, mi sono
  dichiarato  contrario  all'impostazione  di  questo  tributo, che
  chiamarlo ambientale  è  eufemismo,  per  le ragioni che molti in
  quest'Aula  hanno  già  espresso. Ho votato quell'articolo perché
  sono un  deputato  di  maggioranza e perché  mi rendo conto delle
  difficoltà finanziarie  in  cui  si  dibatte  la Regione,  ma noi
  dobbiamo fare  anche  uno  sforzo per cercare di trovare tutte le
  soluzioni  possibili  per  ovviare  il  problema.  E,  mi  creda,
  soluzioni secondo  me ce ne sono.
       E  partendo dalla considerazione che non questo programma di
  governo ma  i  programmi  di  governo forse degli ultimi cinque o
  dieci governi  hanno  messo  al primo posto della nostra Regione,
  come  ipotesi di sviluppo compatibile, quello corrispondente alla
  vocazionalità della nostra Sicilia e quindi turismo, agricoltura,
  terziario, piccola  e media industria.
       Non v'è dubbio quindi che vi sono alcuni corpi estranei, pur
  necessari per l'occupazione, per scelte fatte in passato che sono
  rappresentate  dal  petrolchimico,  dai  vari  petrolchimici  che
  abbiamo in  Sicilia;  scelte sbagliate degli anni '60, scelte che
  oggi  hanno  comportato  e  comportano dei problemi gravi, perché
  certamente non si possono mandare a casa gli operai ma è evidente
  che le  scelte di questo Governo, come di qualunque altro governo
  che pone  al primo posto della sua azione quello di promuovere lo
  sviluppo  agricolo,  lo  sviluppo  turistico,  lo sviluppo basato
  sulla piccola  e  media  industria,  devono  essere coerenti e se
  queste  scelte  devono  essere  coerenti  cominciamo  col dare il
  giusto significato al titolo di questo articolo.
       E' un  tributo  ambientale, noi siamo d'accordo a che ci sia
  un  tributo ambientale, ma questo tributo ambientale deve gravare
  su  che  cosa?  Sulle industrie di raffinazione del petrolio, per
  esempio ed  in  primis.  Non  è  un caso che noi siamo i maggiori
  produttori di  benzina,  di prodotti raffinati. Non è un caso che
  nessuno vuole  più  le  raffinerie  e  che  queste vengano e sono
  allocate in  Sicilia ed allora recuperiamo i 250 miliardi e forse
  anche  più ne recupereremo introducendo un tributo per ogni chilo
  di  petrolio  raffinato   e  arriveremo  forse  anche  a trecento
  miliardi.
       Posso dare un'altra idea, sempre come tributo ambientale, ne
  accennava  l'onorevole  Capodicasa  forse,  anche  se  non  lo ha
  dettagliato, ma  lo dettaglio io: il problema delle antenne per i
  telefonini, forse  non  ne hai parlato, hai parlato dei tralicci.
  Ci sono le antenne per la telefonia mobile per le quali antenne e
  per i  quali  tralicci  ogni società di telefonia mobile paga per
  l'ubicazione,  appunto,  di questi tralicci almeno 10 milioni. Se
  noi mettessimo  un milione di tassa per ogni traliccio, e questo,
  sì, tributo  ambientale,  perché  non  è  certo,  non  sono stati
  ancora accertati  e  acclarati  i  danni  che  può provocare alla
  salute, ma è  certo che di danni si tratta.  Se pagano 10 milioni
  ad ogni  privato  cittadino  per allocare un traliccio ne possono
  benissimo pagare  11  in  un  momento  in cui spendono migliaia e
  migliaia di  miliardi  in  pubblicità  ed  è  certamente  uno dei
  settori che va a gonfie vele.
       Si  può  pensare  anche come tributo ambientale ad una tassa
  sulle centrali  Enel  che  non sono in regola con le normative di
  legge sulle  emissioni,  e  ce  ne  sono tante. Ma certamente non
  possiamo  proporre  una  tassa  sul  metano,  chiamandolo tributo
  ambientale.
       Il  mio  invito  al Governo è di accantonare momentaneamente
  questo  articolo  e  di  trovare  con i tecnici dell'industria la
  soluzione  per  recuperare  più  soldi  rispetto ai 240 miliardi,
  perché su una cosa io sono d'accordo e convengo con il Governo: i
  soldi, questi 240 miliardi, sono indispensabili per la manovra di
  bilancio. Se  c'è  la  possibilità, se il Governo ritiene che nel
  lasso di cinque  ore,  sei ore, dieci ore, con i tecnici che ha a
  disposizione  si possa prevedere il gettito delle proposte che ho
  testé menzionate, ritengo che si faccia una cosa utile, giusta  e
  indispensabile anche per il bilancio della Regione.

     LIOTTA.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho l'imbarazzo
  della  scelta   su   cosa  deve  procurarmi  più  stupore: se  la
  caratterizzazione  ambientale  di  questo  tributo o alcune altre
  mistificazioni che sono inserite in questo tema.
       Io non  lo  so  se  questo  tributo è incostituzionale, se è
  illegittimo.  Certamente è difficilmente esigibile.  Certamente è
  quantificato in modo poco chiaro:  nessuna scheda tecnica è stata
  consegnata  in  Commissione  durante  i lavori della Commissione.
  Non si capisce, assessore Pagano, come si arrivi alla speranza di
  incassare 124 milioni di euro  Non si comprende  Non si comprende
  ancor più se prendiamo in considerazione il fatto che "il tributo
  è  dovuto  dal  giorno successivo all'approvazione della presente
  legge"  -  come  dice  questo  articolo  - e il giorno successivo
  all'approvazione  della  presente  legge  avrà  già lasciato alle
  spalle almeno tre mesi dell'anno 2002.
       Mi chiedo: era stato considerato anche questo quando è stato
  conteggiato un gettito di 124 milioni di euro?
       La motivazione  ambientale. Ritengo che,  non foss'altro che
  per   decenza,  questo  Governo  dovrebbe  eliminare  l'aggettivo
  ambientale dal  titolo  di  quest'articolo,  non  c'è  nulla  che
  caratterizzi  questo  tributo;  si  abbia pertanto il coraggio di
  chiamarlo  semplicemente  così,  come  istituzione  di  un  nuovo
  tributo;  non  c'è  nulla  che  lo  caratterizzi  come un tributo
  ambientale.  Non  è  un  tributo a risarcimento, come si vorrebbe
  far  credere, perchè  il passaggio delle condotte - l'hanno detto
  altri  oratori  prima  di  me - non produce di per sè un danno e,
  quindi,  non  si  comprende  quale  risarcimento  dovrebbe essere
  prodotto  per  compensare un danno vista la natura delle condotte
  di   cui   stiamo   parlando;   non   è   ambientale   perchè  la
  finalizzazione  del  gettito non ha alcun legame di fatto con una
  politica di salvaguardia dell'ambiente, a meno che l'assessore al
  bilancio    non    ci   voglia   contrabbandare,  come   elemento
  giustificativo   del   carattere   ambientale,  il  tentativo  di
  finalizzazione  inserito  al  comma  sub-1  in cui si dice che "è
  istituito  un  tributo  ambientale  il  cui gettito è destinato a
  finanziare  iniziative volte alla salvaguardia, alla tutela ed al
  miglioramento  della  qualità  dell'ambiente", e cioè una dizione
  generica che non significa assolutamente nulla.
       La realtà, assessore, signor Presidente, onorevoli colleghi,
  questo Governo  farebbe bene a dirlo esplicitamente, è che io non
  credo  neanche   che   questa  Aula  si  possa  dividere  fra  un
  centrosinistra  convinto  e  consapevole  del carattere pulito di
  questo tipo  di  energie  e un centrodestra che, invece, lo vuole
  tassare perchè convinto, erroneamente, che questo tipo di energia
  sia un'energia  che  sporchi.

               PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CRISAFULLI

       Non   ne   sono   convinto.   Allora,   il  Governo,  questa
  maggioranza,  dovrebbe  avere  il  coraggio  di dire le cose come
  stanno e cioè  che  questo  tributo è messo lì niente affatto per
  sanare e  risarcire il danno ambientale prodotto dai gasdotti, ma
  semplicemente  per  una  questione  di  quadratura  contabile del
  bilancio. Questo è  il  vero motivo  Diteci questo e su questo ci
  confrontiamo.
       Sa lei, onorevole  Assessore, a chi mi somiglia?  A quel tal
  Ministro delle  finanze  che  in  una  dimostrazione  alla  Royal
  Society fatta  da  Faraday, il  quale  gli  stava  spiegando come
  funzionava  l'induzione  elettromagnetica  -  siamo  in  tema  di
  energia naturalmente  - una cosa semplicissima, cioè si infila il
  magnete dentro un  solenoide in modo da far circolare la corrente
  e accendere la lampadina.
       Il  ministro  delle  finanze  durante  questa  dimostrazione
  chiese a  Faraday,  che  immagino conosciamo tutti in quest'Aula,
  a  cosa servisse tutto ciò.  E Faraday rispose che a cosa serviva
  ancora  non lo sapeva, ma certamente era sicuro che un successore
  del  Ministro  delle finanze gli avrebbe messo su sicuramente una
  tassa.
       Io  non  so,  onorevole Assessore, se quando disse ciò stava
  pensando a lei.
       Stiamo parlando  di  tasse  sull'energia,  allora io dico se
  questo   Governo,   comunque,  privo  di  qualsiasi  progetto  di
  sviluppo,  e  ha  voglia  l'onorevole  Acierno a lamentare che la
  Spagna  è  arrivata per ultima fra le Nazioni mediterranee che si
  avviano  verso  lo sviluppo, ha imboccato la strada giusta, e poi
  contemporaneamente  rammentare che una certa sinistra ha impedito
  altri  percorsi  di sviluppo; io dico che la scelta della chimica
  di base non l'ha mai fatta la sinistra in questo Paese.
       Se in questa  Sicilia  la  chimica di base è stata la scelta
  strategica per lo sviluppo negli anni '50, certo questa non è una
  scelta che si  può  addebitare alla sinistra, è una scelta che va
  in tutt'altra direzione.
       E  poi,  questo  sì  che  la  sinistra lo rivendica come una
  posizione   culturale  propria,  è  possibile  pensare  ad  altri
  percorsi  di  sviluppo incentrati sul turismo che non comprendono
  necessariamente  la  cementificazione  delle coste, perché è vero
  che  la  Spagna  la ricettività turistica l'ha incrementata, ma è
  vero  anche  che  ha salvaguardato il proprio ambiente. Allora il
  vero   problema   è   salvaguardare   l'ambiente  e  non  pensare
  immediatamente alla cementificazione delle coste ogniqualvolta si
  pensa  ad  un  percorso  di sviluppo incentrato su altri temi, su
  altre questioni centrali.
       La verità  è questa, che questo articolo, signor Presidente,
  appartiene ad una  famiglia  -  per  così  dire  - di articoli di
  questa finanziaria;  l'EAS  è  di  questa stessa natura, un'altra
  entrata che non  arriverà  mai  nelle  casse  della Regione,  non
  certo nel 2002 quando è prevista.
       La verità  è  che  dentro  questa finanziaria, ma lo abbiamo
  ribadito  negli  interventi  introduttivi  alla  discussione  sul
  bilancio e  sulla  finanziaria,  sono appostate qualcosa come 800
  miliardi di  entrate  che  non  hanno  nessuna certezza, che sono
  entrate virtuali  che  gonfiano questo bilancio rendendo tutta la
  manovra fittizia. Pertanto oggi ci troviamo a dover sostenere che
  è sbagliato tassare il metano perché è una risorsa pulita, perché
  le condotte di metano non producono danno ambientale ed in realtà
  non stiamo cogliendo l'aspetto centrale della questione.
       Questo Governo  metterebbe  una  tassa  su qualunque cosa se
  potesse,  questo  Governo  anche sull'aria arriverà a mettere una
  tassa, purché gli quadrino i conti.
       Questo Governo è  partito  con  i ticket - lo vedremo poi in
  seguito  - organizzati in un certo modo, ma da qui a qualche mese
  si  riserva  di innalzare quel 50 per cento del ticket rispetto a
  quello nazionale.
       Questo Governo  tasserà  anche  l'aria pur di far quadrare i
  conti e non  se  lo  prenda  come  merito però, Assessore, perché
  bisognerà spiegarlo  ai  siciliani  che  questo  Governo  si  sta
  assumendo  la  responsabilità  di  frenare  uno  sviluppo  perché
  ogniqualvolta  si   introduce   un  balzello  è  lo  sviluppo  di
  quest'Isola che viene penalizzato.
       Questa è la  vera  logica  che  ci  sta  dietro  il  tributo
  ambientale.
       Io non so  se è illegittimo, se lo pagheranno i calabresi, i
  lombardi o chiunque altro. So di certo che lo pagherà la Sicilia.

     BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, io credo
  che   l'intervento   dell'onorevole   Liotta  abbia  centrato  le
  motivazioni  di  questo  articolo,  che  nasce  dall'esigenza  di
  recuperare risorse per  far  quadrare  il  bilancio.  Io mi rendo
  conto che parlare  è  più  semplice  rispetto all'esigenza di far
  quadrare i conti di  un  bilancio che sta in piedi grazie a tutta
  una serie di entrate  presunte; se è vero, infatti, che su questa
  tassa non c'è  una  quantificazione certa e che 240 miliardi, che
  si prevede di  ricavare,  sono  generici, e  quindi  non  c'è  la
  possibilità  di  fare una quantificazione su questo dato, è anche
  vero che per le altre tasse non c'è quantificazione.
       Ad esempio per l'Irap che è stata messa per le assicurazioni
  o per le banche,  non  c'è  una scheda tecnica che ci dice, anche
  per simulazioni,  quali  sono  le entrate certe.  Quando qualcuno
  parlava di oltre  2  mila miliardi per fare quadrare il bilancio,
  certamente diceva delle  cose  che sono molto vicine alla realtà.
  Perché  se è vero  che  noi  pensiamo  di  fare  un risparmio per
  minori spese di 1200  miliardi per i tickets, è molto vicino alla
  realtà. Con un bilancio  che entrerà in vigore a marzo, non credo
  che in sei  o  sette  mesi  di  tickets  possiamo ricavare queste
  cifre.
       Allora, ci sarà  bisogno, nel corso dell'anno, di fare altre
  manovre correttive anche per sopperire alle risorse necessarie ad
  alcuni capitoli  che  sono  stati giudicati fondamentali da parte
  della maggioranza e dell'opposizione.
       La proposta  dell'onorevole  Formica mi sembra saggia perché
  io  non  credo che il Governo abbia l'interesse di sfidare intere
  categorie produttive. Su questo articolo già l'associazione degli
  industriali ha fatto pervenire a tutti una nota contestandola con
  argomenti  che  qui  sono  stati  ripresi  e  che sono quelli che
  quest'articolo  in qualche modo blocca la crescita e lo sviluppo.
  Non è utile ad una prospettiva di crescita della nostra Regione.
       Allora,  io credo  che  il  Governo  si  diverta  a  sfidare
  referenti   sociali,   gruppi,   associazioni.  Ha  probabilmente
  dimostrato di non  essere  in condizione di trovare soluzioni più
  idonee.
       La proposta  di  accantonamento potrebbe essere una proposta
  di  buon  senso se è vero che ci sono altri prodotti e altri siti
  industriali  più  inquinanti  rispetto ad un prodotto che è stato
  giudicato ecologicamente puro.
       Tutti  si vantano della possibilità che attraverso il metano
  si  inquini di meno il nostro territorio. Lo sviluppo turistico e
  lo sviluppo della nostra terra non c'entrano niente con la nostra
  tassa, c'è solo l'esigenza di ricavare delle somme per cercare di
  dimostrare che il bilancio viene portato in equilibrio.
       Io credo che  la proposta che viene da Alleanza nazionale, è
  un  proposta  sulla  quale  si  può  discutere,  potrebbe  essere
  valutata con  serenità  da  parte del Governo. Accantonare questo
  articolo, significa  andare  avanti  su  altri articoli e trovare
  eventualmente modalità nuove perché questo articolo non danneggia
  solo la Sicilia, ma  danneggia anche politicamente il Governo che
  si fa promotore di  una  iniziativa  che non è stata condivisa da
  nessuno.
       Spero  che  il Governo su questo articolo, ma anche su altri
  articoli, si  sforzi  di  trovare  un  terreno  di  confronto sui
  contenuti  reali  di  questa  manovra; dalla sua parte, il centro
  sinistra non ha fatto proposte aleatorie, ha cercato di difendere
  categorie, cittadini rispetto anche all'insensibilità del Governo
  nei  confronti  di  intere  categorie  e  di istituzioni che sono
  fondamentali nell'equilibrio di una società democratica.
       Il centro  sinistra  non vuole fare un'ostruzionismo becero,
  fine a se stesso, vorrebbe che, attraverso le proprie riflessioni
  e  le riflessioni anche di pezzi della maggioranza, si pervenisse
  a  soluzioni  condivise,  certamente più finalizzate a trovare un
  obiettivo comune nell'interesse della nostra Regione.

     SPAMPINATO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPAMPINATO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, penso, al
  di fuori della tesi di accantonare o meno questo articolo, che il
  Governo  non  è  nelle  condizioni di accantonarlo. Un tributo di
  questo  tipo, evidentemente, può essere sostituito con un tributo
  ambientale  effettivo, disponendo  però di un lavoro che possiamo
  definire  anche  di  monitoraggio di quali effettivamente sono le
  fonti energetiche inquinanti.
       Alcuni colleghi lo  hanno  fatto intravedere. Mi permetto da
  tecnico  di sviluppare  due  soli  argomenti.  E'  vero  che  gli
  elettrodotti ad alta  tensione e a bassa frequenza sono realmente
  quegli elettrodotti che provocano quei campi elettromagnetici che
  nei   bambini  soprattutto  provocano  le  leucemie.  E'  vero  e
  scientificamente  provato  sotto  tutti  i  punti  di vista.  Gli
  elettrodotti   di   alta   tensione   e   bassa   frequenza  sono
  evidentemente   elettrodotti   che   sono   presenti  nell'Isola.
  Bisognava evidentemente mapparli. E bisognava fare in modo di non
  sottovalutare  quelli che sono gli aspetti legati - se è vero che
  noi vogliamo salvaguardare fino in fondo il nostro ambiente - gli
  aspetti  legati  ai  riflessi  negativi  che possono avere questi
  elettrodotti.
       Ci  sono i vecchi argomenti che sono sempre attuali. Ci sono
  i   grossi   trasmettitori,   i  ripetitori  che  sono  anch'essi
  pericolosi   perché   i   campi   elettromagnetici   dei   grossi
  trasmettitori  che  evidentemente  lavorano  su  potenze  elevate
  creano  anch'essi  patologie  gravi e non solo nei piccoli, ma in
  tutti noi.
       Credo che non abbiamo  un  censimento  di tali siti. Mi pare
  ovvio. Ci sono  siti  dove  l'addensarsi  addirittura  di  queste
  apparecchiature è  sicuramente  qualcosa  che  andrebbe studiato,
  approfondito,  almeno,  insomma  ci  si  dovrebbe rendere conto,
  attraverso  gli  uffici  periferici  che vanno proprio a rilevare
  l'incidenza  di questi campi elettromagnetici per quanto concerne
  anche  la  normale  vita  quotidiana  delle famiglie, e credo che
  tutto  sommato  non è un problema vedere in che misura si possono
  attivare per veder di fare questo lavoro.
       Però non è un  lavoro  che  si  può  improvvisare.  Perché è
  inutile   fare  confusione.  Quando  parliamo,  per  esempio, dei
  tralicci che servono per la telefonia mobile studi anche condotti
  da  illustri  personalità  nel  campo specifico tecnologico hanno
  ancor'oggi dimostrato scientificamente che non è la bassa potenza
  o  l'alta  frequenza, è al contrario: è l'alta potenza e la bassa
  frequenza   che  produce  evidentemente  effetti  negativi  anche
  sull'uomo.
       Ecco  perché  dico  che  il  Governo  non può fare altro che
  andare  avanti,  non  perché  sia  ragionevole,  ma perché  tutto
  sommato   non   ha   fatto   un  lavoro  per  guardare  che  cosa
  ambientalmente  va  salvaguardato  in Sicilia.  Non è vero che il
  tributo  ambientale è stato messo sul metro cubo o sui metri cubi
  di  gas  metano  che  passano attraverso la concezione più o meno
  esatta   delle   reti  metanifere  e  così  via.  Perché  noi  ci
  preoccupiamo che il gas metano è una fonte energetica inquinante?
  Non  è  vero. Lo sappiamo tutti, l'hanno detto i colleghi, non lo
  ripeto. Non è una fonte energetica inquinante. Anzi. E' una delle
  fonti  energetiche, rispetto  ad altri gas che vengono utilizzati
  anche  per  usi  civici, la meno inquinante.  Tanto che si diceva
  allora, quando  il  metano  entrò  in  Sicilia  con l'accordo che
  ricordiamo  tutti,  che  arrivava  l'energia pulita, non solo gli
  spot  pubblicitari,  ma  era  anche  per  chi evidentemente ci ha
  lavorato  anche  per  motivi  di  studio come  me, era  anche una
  curiosità  capire  in  che  misura quell'uso poteva tutto sommato
  tranquillizzare   tanti  per  quanto  concerne  l'assoluta  bassa
  potenzialità  inquinante. E questi sono aspetti che sembrano così
  importanti, ma  nel contempo non solo assolutamente argomenti che
  il  Governo  ha svolto o su cui il Governo ha fatto un lavoro, si
  vede, si intravede ...
       A me dispiace dissentire da quei colleghi che sostengono che
  tutto  sommato il problema è se dobbiamo dividerci fra coloro che
  vogliono fare sulla questione della nuova tassa, chiamiamola come
  vogliamo,  perchè  così  sarà - ha ragione l'onorevole Capodicasa
  quando  dice  'la  vecchietta  la  pagherà',  la pagheremo tutti,
  evidentemente,   la   pagherà  la  maggior  parte  dei  cittadini
  siciliani  -.  E  la  cosa  graziosa  è che quasi tutti i comuni,
  tranne  alcune  zone  dove  ancora  non  è  stato  effettuato  il
  completamento della rete metanifera, ma ormai hanno un uso civico
  e  non  solo  nelle  aree  artigianali,  nelle  aree industriali,
  abbastanza elevato del gas metano.  Quindi, è ovvio che lì si può
  fare cassa, che lì si può fare entrate. Mi pare chiaro.
       Non c'entra niente, e mi avvio alla conclusione, definire il
  tributo  'tributo ambientale'.  Sappiamo che è un escamotage.  Se
  vogliamo  parlare, invece, di cosa dobbiamo salvaguardare, e cioè
  il  nostro  ambiente,  dobbiamo  avviare  una  discussione  anche
  molto più approfondita, con strumenti tecnici e tecnologici di un
  certo  tipo,  in  più dobbiamo guardare questo panorama, e io non
  voglio   fare   la  Cassandra.  L'Unione  europea  vuole  mettere
  l'accise  sul  vino;  noi siamo siciliani, il vino mi pare che lo
  produciamo,  anzi,  pare  che  dalle  nostre  parti  ci  siano le
  superfici  più vitate dell'intera Italia e dell'intera Europa.  E
  lì c'è un problema:  vogliamo mettere il ticket sulle prestazioni
  e,   quindi,  di  pronto  soccorso  e  sulle  medicine.  Vogliamo
  introdurre  una  bassissima riduzione dell'IRAP solo per dire che
  stiamo  riducendo  l'IRAP.  Beh,  io  penso  che  manifestare  il
  dissenso anche in forma più o meno ostruzionistica, ma in maniera
  civile  e  pacata,  credo  che  sia  tutto  sommato nostro dovere
  perchè,  sennò,  cari colleghi, qualcosa non funziona all'interno
  di questo Parlamento.

     SPAMPINATO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPAMPINATO. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  non
  avevo previsto l'intervento  su  questo  punto, anche  perchè  in
  qualche modo scoraggiato  dall'andazzo  che si utilizza in questa
  Aula  e,  quindi,   l'impossibilità  del  singolo  deputato,  dei
  deputati di minoranza, di  poter  provare, a prescindere dal loro
  ruolo politico, a cercare  di  dare  il  proprio, modesto apporto
  alla qualità della produzione legislativa di questa Assemblea.
       Mi sono ricreduto,  e  quindi  intervengo, dopo aver sentito
  l'intervento dell'onorevole Formica,  che ricordo ha parlato, non
  solo a titolo personale,  ma in rappresentanza della posizione su
  questo punto dell'intero gruppo  di  Alleanza  nazionale. E mi ha
  fatto  piacere  sentire  dalla  voce dell'onorevole Formica tante
  argomentazioni  che  sarebbero  state  le  mie.  E, quindi, mi ha
  ridato  la  fiducia  di poter il Parlamento, nella sua interezza,
  essere interlocutore del Governo su questo punto e poter svolgere
  un  ruolo concreto per quanto riguarda la manovra finanziaria nel
  suo insieme e la produzione legislativa nel caso specifico.
       Mi convincono i dubbi di legittimità costituzionali che sono
  stati  evidenziati  dall'onorevole  Capodicasa.  La  riforma  del
  Titolo  V  della  Costituzione,  così  come  detto dall'onorevole
  Capodicasa,  ha  introdotto  delle norme che valgono anche per la
  nostra  Regione;  quindi,  anche da questo punto di vista bisogna
  tenerle  in  considerazione.  Ma,  prescindendo dalla legittimità
  del  provvedimento  che  stiamo  discutendo,  io ritengo doveroso
  entrare nel merito e riproporre alcune delle argomentazioni che i
  rappresentanti   di   questa   Assemblea,  di  maggioranza  o  di
  minoranza hanno espresso. Anzi, inviterei per chiarezza anche gli
  altri  esponenti  dei gruppi, che ancora non sono intervenuti, di
  esprimersi in modo proprio su questo argomento.
       Abbiamo  più  volte  evidenziato  come  questa  scelta, così
  impostata,  sia  una  scelta che pone fuori gioco non soltanto la
  nostra  Regione,  e  quindi  fa  perdere  il ruolo strategico per
  quanto   riguarda  la  politica  di  metanizzazione,  ma  che  ha
  importanti e negative refluenze anche sull'intera nazione.
       Abbiamo  detto,  altresì,  che in questo modo si scoraggiano
  gli investimenti in Sicilia, abbiamo evidenziato l'incertezza del
  gettito   che  da  questa  tassa,  e  qui  utilizzo  l'intervento
  dell'onorevole   Formica,  è  un  eufemismo  parlare  di  tributo
  ambientale,  qui  stiamo parlando di una vera e propria tassa che
  ancora  non  ci  è  stato  spiegato  come è collegata alla tutela
  dell'ambiente.  Dicevo, il  gettito  di  1223,949  mila  Euro, lo
  chiedo  anch'io, onorevole  Pagano,  se questo gettito previsto e
  presupposto  è  riferito all'intero esercizio finanziario o, così
  come  siamo  costretti,  ad  un  esercizio  ormai  per  un quarto
  menomato.  Abbiamo  chiesto  al  Governo,  lo  chiedo anch'io, il
  perché  dell'intervento,  di  rivedere, fermo restando l'esigenza
  di  fare  quadrare  i  conti,  il  ruolo  dell'assessore  per  il
  bilancio.   E,   però,   l'assessore  per  il  bilancio  non  può
  dimenticare  che  fa parte di un Governo che, in qualche modo, si
  deve  confrontare  con  questa  Assemblea regionale e quindi deve
  tenere  conto  non  soltanto  dei  numeri, ma anche della qualità
  della  vita  che  deriva  dalla  introduzione di questo articolo.
       Ecco   perché   ci  convince  l'impostazione  dell'onorevole
  Formica, ripresa da tanti altri colleghi, per cui il collegamento
  con  il  metano  ci sembra quello più improprio, ci sembra quello
  che  alla fine determinerà un tributo per i singoli cittadini. Ci
  sembra necessario ribadire l'esigenza di rivedere il collegamento
  col metano, con le alternative che qui non cito ma che sono state
  esposte  in  quasi tutti gli interventi dei colleghi che mi hanno
  preceduto.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che in
  Commissione si sia già svolto un ampio dibattito sull'argomento e
  in quella sede abbiamo  cercato  tutte le soluzioni possibili, le
  abbiamo chieste anche al  Governo, affinché si potesse addivenire
  a  soluzioni  diverse da quelle che il Governo ha presentato.  Ma
  certamente, di  fronte  alle  asfittiche ed ormai risapute ... E'
  un'imposizione  ed è un dolore, non un piacere, né per il Governo
  né  per  la  maggioranza  attuare  un  regime  vessatorio, perché
  diventa  un  regime  vessatorio non v'è dubbio, così come l'Irap,
  così  come  tutto  ciò  che  riguarda  la parte delle entrate del
  bilancio,  ma  bisogna  governare  e bisogna dare alla Sicilia un
  governo  ed  un  bilancio che possa pareggiare i suoi conti. Ed è
  chiaro  che bisogna invertire una rotta che, nel recente passato,
  è  stata largamente saccheggiata, ed è vero, su questo ritengo di
  essere  d'accordo  con  chi, della minoranza, ha espresso giudizi
  sull'argomento,  un  saccheggiamento c'è stato, altrimenti non ci
  diciamo  più  le  verità  e  dobbiamo  per forza contrapporci per
  schieramenti   contrapposti.   Non  mi  sta  bene  e  non  voglio
  assolutamente  assumere  l'atteggiamento  di chi deve difendere a
  tutti  i costi anche l'indifendibile. Però ritengo che questa sia
  forse  una  delle  tasse  meno  pesanti, come ci è stato spiegato
  diligentemente dall'Assessore  per il bilancio nei  confronti del
  quali troppe accuse  sono  state  mosse,  si  sta  mettendo sotto
  cattiva luce.  Io  ritengo  che  stia  facendo  il  dovere  di un
  governatore, anche lui,  del  suo  settore che non può non tenere
  conto che se  vuole  andare  alle spese deve pensare, prima, alle
  entrate.  E  lì  avremmo  una  giustificazione, anche forte debbo
  dir: il prezzo del  metano  è  imposto  dal  CIP,  non può essere
  modificato se c'è, come  in  questo caso,una tassa che tale non è
  ma che tassa è alla fine;  ma non può essere modificato dal fatto
  che  noi   intromettiamo  un  balzello  perchè  il  prezzo  viene
  stabilito dal CIP...

     CAPODICASA. No

     CINTOLA.  Sì.  E  i  presupposti  non  sono in Italia, sono in
  Sicilia, e il prezzo va modificato per un fatto nazionale, non su
  scale regionale. Per cui questo potrebbe darci il legittimo....

     CAPODICASA.  Questa è la tesi dell'assessore, che non sostiene
  più.

     CINTOLA.  Lo ha detto, lo ha sostenuto, continua a sostenerlo.
       In ogni  caso  -  dicevo  - questo può non arrivare in basso
  alla  vecchiarella  di  cui  sempre  parliamo;  vecchiarella  che
  abbiamo dilapidato non oggi, l'abbiamo dilapidata tanto tempo fa,
  con i  precari che vengono da vent'anni a questa parte, con tutto
  ciò che  abbiamo  elargito  di  precariato e di spese inutili, di
  sperperi inutili  che  si  sono  perpetrati in quest'Aula. Non ai
  governi,   ma  nelle  maggioranze  che  in  quest'Aula  trovavano
  l'accordo per  dilapidare  somme  e  denari  dello  Stato  e  del
  pubblico.
       La   mia  preoccupazione  forte  è  questa:  noi  ci  stiamo
  incontrando e  scontrando  su questa finanziaria e io ritengo che
  la minoranza farebbe bene anche ad affidare  a due tre interventi
  per ogni  articolo   la  propria  posizione, e non perché bisogna
  chiudere il  dibattito  o  non dare libero sfogo, nel senso serio
  della parola,  ad  un incontro programmatico anche in Aula. Però,
  rischiamo di arrivare poi ad una finanziaria che votiamo, o nella
  mattinata o anche, se vogliamo, andare in giorni successivi senza
  averne  più  la  cognizione   quando  arriveremo  anche  ad altri
  articoli.
       Non  stiamo  approfondendo  un dibattito che vada avanti per
  tutti gli  articoli,  in  senso non dico paritario di tempo ma di
  sforzo  al miglioramento reale, perchè al di là della maggioranza
  e  della  minoranza  io  ritengo  che  noi  stiamo amministrando,
  insieme, la Sicilia.
       Io   capisco   corresponsabilità   diverse  da  parte  della
  minoranza, che  non  sono quelle della maggioranza, di un Governo
  che è stata voluta dal popolo, più che in qualsiasi altro anno di
  questa  autonomia  della  Sicilia.
       Quindi, ritengo che sia necessario che ci sia un appello più
  forte a  tutti  i  colleghi deputati, di calarsi di più in quello
  che  è  il  contesto  generale,  di  perderle  alcune  frange  di
  carattere personale ancorché  importanti, di farlo il sacrificio,
  ma di farlo collettivamente e non con i più furbi che riescono ad
  avere qualche corsia preferenziale, mentre gli altri che a questo
  si applicano,  con un impegno forte che da parte dei capigruppo è
  stato assunto,  perché  non  è  da poco quando i capigruppo della
  maggioranza dicono che ritirano gli emendamenti di spesa.
       E'  importante  che  l'abbiano  fatto  perchè  questo  è  un
  servizio,  non  al Governo ed alla maggioranza, che si rende alla
  Sicilia, quei siciliani che tutti diciamo, con le parole di dover
  difendere  quando  poi  nei fatti preferiamo i piccoli clan  e le
  piccole  beghe da portare avanti con l'intelligenza che non tiene
  conto  del  globale,  del  generale  ma  del  piccolo, del troppo
  piccolo,  per  farlo  diventare grande non ci vuole proprio nulla
  perchè  resterà  piccolo  ed  infinitesimale,  e  non avremo dato
  alcun  contributo.
       Io ho  sentito  dire  più  volte  in questa finanziaria: "Si
  ricordi  presidente  che  lei è agrigentino, si ricordi onorevole
  Vicari che  lei è sindaco di Cefalù, si ricordi che lei è sindaco
  di non so quale altro paese ancora". Volevo ricordare a me stesso
  che noi  siamo deputati della Regione siciliana e che non abbiamo
  un piccolo  orto,  una  piccola  città  o  una  grande  città  da
  difendere.  Abbiamo  da difendere l'intera Sicilia, la volontà di
  porci al  servizio  di  un'intera Sicilia. Ecco perchè io ritengo
  che ci  sia  la  necessità,  da  parte di tutti, di calarci in un
  ruolo che  è  diverso  da  quello  che stiamo cercando di portare
  avanti ed è il ruolo di essere amministratori dell'intera Regione
  siciliana, di  non essere maggioranza o opposizione, ma di essere
  delegati dal  popolo  a fare il dovere sacrosanto che è quello di
  difendere le classi deboli ed emarginate.

                 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES

       Ecco perchè rivolgo forte al  Governo,  al  Presidente della
  Regione in particolare, un appello serio:  se  i  deputati  della
  maggioranza,  onorevole  Presidente  della  Regione,  hanno avuto
  fiducia nel  Governo  e  hanno  detto che le spese indispensabili
  proposte  dal  Governo venivano accettate dai capigruppo, io dico
  non sfondate  però questo tipo di richiesta che avete fatto e che
  noi  abbiamo   accolto  e  tenete  conto  che  in  Aula  c'è  una
  maggioranza  presente,  stipulante senza la quale non c'è governo
  che tenga,  non  c'è  governo  che  si  possa  fare.  Abbiate  il
  rispetto,  fino  in  fondo,  delle  impostazioni che i capigruppo
  hanno dato,  perchè  altrimenti,  per  quanto mi riguarda, io non
  potrei essere più il capogruppo dei CD.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare  l'onorevole Miccichè. Ne ha
  facoltà.

     MICCICHE'.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, all'inizio
  dell'800, in  questo  Palazzo  fu  varata  una  legge  che  venne
  chiamata "sulle aperture".  Alla fine del '700 inizio dell'800 il
  governo  borbonico  pensò  di  organizzare  il catasto siciliano,
  addirittura prima di quello napoletano, e non erano sufficienti i
  tributi, i  dazi che si pagavano per le fondiarie, così pensarono
  di inventarsi  una  tassa.  Il governo borbonico inventò la tassa
  "sulle aperture", cioè tassare le porte, le finestre, i balconi.
       Questa  tassa fu istituita  ma  durò  pochissimo  perchè  il
  risultato  di  questa  tassa provocò uno sconquasso nella società
  siciliana:  tutti  coloro che avevano più finestre, più balconi e
  più aperture li tappavano, li chiudevano per non pagare la tassa.
       Successe, dunque, che nel giro di pochissimi anni il governo
  borbonico  fu  costretto  ad  eliminare  quella  tassa  perchè la
  reazione del popolo fu immediata; quindi risultò un fallimento.
       Ora, noi  ci  troviamo  dinanzi  ad  un altro fallimento: in
  questo Palazzo  si inventa una tassa sulle condotte del gas e del
  metano.  Il  risultato  quale  sarà?  Tutte  le imprese che hanno
  trasformato la propria fonte energetica da gasolio ad altre fonti
  a  metano  dovranno  rivedere  il  proprio  programma economico e
  finanziario.
       Questo Palazzo  a volte produce cose negative: a distanza di
  due secoli  si  inventa  una  tassa,  una tassa che non esiste in
  alcuna parte del mondo così com'è. Una cosa, infatti, è aumentare
  un tributo dovuto ad un fatto tecnico che diventa una esigenza di
  carattere  finanziario  perché  i  costi  non  sono sufficienti a
  coprire una  spesa,  altra  cosa  è  inventarsi una tassa. Questo
  Palazzo a  volte  partorisce cose che alla fine non avranno piedi
  per  camminare.
       Ho  portato  questo  esempio  storico  per  dimostrare  che,
  probabilmente, il tributo cosiddetto ambientale, questa tassa sul
  metano farà la fine della tassa 'sulle aperture'.
       Io, caro  Presidente, la  invito a riflettere perché  questo
  richiamo  storico  potrebbe essere importante per indicare che la
  storia ci  può  insegnare  molto.  E'  inutile  che io mi dilungo
  sulle cose  che  sono  state  dette  dai  colleghi  che  mi hanno
  preceduto;  sono  contrario  per  tutte le ragioni che i colleghi
  hanno spiegato,  ma  sono anche contrario per le ragioni storiche
  che ho  detto  poc'anzi.
       Quindi,  onorevole  Presidente, la invito a riflettere anche
  perchè è stato dimostrato che l'introito di questo tributo è così
  misero rispetto all'esigenza e al fabbisogno del buco finanziario
  che pare non sia virtuale ma reale.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Gurrieri. Ne ha
  facoltà.

     GURRIERI.  Signor  Presidente,  onorevole colleghi, ho chiesto
    di  intervenire  perché  su  questo  argomento  non  si possono
    riprendere  le cose che sono state dette dall'onorevole Cintola
    quando sostiene,  in  un  modo  a  mio avviso sbagliato, che la
    discussione   di   questo   argomento  è  stata  eccessivamente
    sviscerata all'interno della Commissione. Ci sono argomenti che
    meritano  delle  riflessioni  e  dobbiamo  abituarci  a fare le
    distinzioni   fra   un'opposizione   che   sceglie   la  strada
    dell'ostruzionismo   e  un'opposizione  che  intende  dare  dei
    contributi positivi. Io sono convinto che per l'opposizione dal
    punto di  vista  politico  la  cosa  migliore sarebbe quella di
    chiuderla  qui  e fare approvare questo punto della finanziaria
    per poi  utilizzarlo nei comuni e nelle piazze. Perché dico nei
    comuni e  nelle  piazze?  Perché  essendo sindaco di un piccolo
    comune ho  avuto  già  dei  riscontri sulle cose che sono state
    dette attraverso  la  stampa  su  questo  argomento.
       La popolazione  è  preoccupata  perchè  ha già pagato le 600
  mila lire  di  tassa iniziale per l'allacciamento alla rete. E lo
  voglio spiegare  in  quanto nella mia città si paga questo prezzo
  in più  rispetto  ad altre ed io ho utilizzato il criterio del 42
  ter  perché   la  Regione  e  lo  Stato  non  mi  hanno  dato  la
  possibilità  di  potere creare questo servizio indispensabile per
  la mia  città.  Ed  insieme  a me siamo stati 35 comuni di questa
  Sicilia  rischiando  sul  piano  personale, perché  abbiamo avuto
  difficoltà con la ditta con cui abbiamo intrapreso questo tipo di
  rapporto e,  dunque,  la  gente  è  preoccupata, si dà un segnale
  negativo. Non  è  tanto  la somma che si vuole recuperare ma è il
  fatto del  segnale  che  si  dà  alla  gente su un argomento così
  importante.
       E   poi,  onorevole  Leontini,  onorevole  Presidente  della
  Commissione  Antimafia  Incardona,  cosa andremo a dire noi della
  provincia di  Ragusa  a  quelle  persone  che hanno subìto alcuni
  torti?   Mi riferisco alle persone che in questi mesi hanno avuto
  a Vittoria  alcune difficoltà di sopravvivenza dal punto di vista
  economico,  soprattutto  Vittoria, perché  si è parlato molto del
  fatto che  Bruno  Vespa  ha  detto  quelle  cose  che ha detto in
  televisione ma non si è parlato abbastanza delle difficoltà e dei
  danni che  ha  avuto attraverso le gelate questo tipo di comparto
  agricolo. Tutti  avete  parlato di una soluzione diversa, cioè di
  creare una  fonte di calore diversa rispetto al semplice impianto
  in maniera  artigianale  che  attualmente c'è in quelle zone. Lei
  dice non  solo Vittoria; posso citare Pachino, posso citare anche
  altre   realtà  della  Sicilia  orientale,  però  il  problema  è
  evidente,   nel   senso  che  noi  dobbiamo  abituarci  anche  ad
  utilizzare  l'Aula  per  ribaltare, ma in modo democratico, anche
  una decisione  della  Commissione e quindi non c'è un problema di
  maggioranza  e  di  opposizione.
       Onorevole Cintola, la smetta di dire e di usare questa frase
  " il popolo".  Il popolo non vi ha dato una delega in bianco:  il
  popolo vi  ha  dato  l'investitura  di gestire una Regione da una
  posizione  diversa  rispetto alla minoranza.Dobbiamo smetterla di
  utilizzare  questo  criterio del "popolo" perché  ciò complica la
  vita   nei   rapporti  tra  maggioranza  ed  opposizione.
       Concludendo,  signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo
  che dobbiamo  accantonare  questo  punto perché  in ogni caso, mi
  sono già  raccordato  con  il mio capogruppo, noi utilizzeremo in
  una sede  diversa  da questa qualsiasi tipo di iniziativa proprio
  per creare  una  coscienza  diversa  in questa Regione, in questa
  Sicilia, nel  dire che alcune decisioni non si possono prendere a
  cuor leggero  e  perché  io  ritengo che le soluzioni alternative
  per recuperare  questa  somma ci sono tutte e le dobbiamo trovare
  insieme.

     INCARDONA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     INCARDONA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto
  di   intervenire  anche  perché  sono  stato  chiamato  in  causa
  poc'anzi dall'onorevole  Gurrieri  e  nel corso della crisi che è
  stata  ampiamente  riportata  dalla  stampa,  ci sono state anche
  delle manifestazioni di piazza, ma c'è stato soprattutto un grido
  di dolore  lanciato  dai produttori agricoli. Grido di dolore che
  la Sicilia  ha  ascoltato; grido di dolore che ha interessato non
  solo la  nostra  isola,  ma  è arrivata fino alle orecchie di chi
  doveva  ascoltarlo.  Ed  infatti il Governo nazionale come quello
  regionale   non  hanno  mancato  di  adottare  dei  provvedimenti
  importanti  per  l'agricoltura.
       Però, in  un progetto di riforma dell'agricoltura siciliana,
  in un  progetto  di  rilancio  della  produzione  agricola, in un
  progetto   che   vede   come   momento  strategico  quello  della
  qualificazione del prodotto per assicurare una qualità certamente
  superiore a  quella  che già c'è attualmente - cioè c'è già buona
  qualità nei  nostri  prodotti - però la nostra qualità può essere
  ulteriormente  migliorata  con la ristrutturazione delle aziende.
  Certamente,  la   ristrutturazione   delle  aziende  passa  anche
  attraverso il  riscaldamento delle serre perchè in Sicilia ben il
  97 per  cento  delle  serre è freddo,  quindi è importante che un
  piano    di   ristrutturazione   aziendale   preveda   anche   il
  riscaldamento  delle  stesse  perchè  serve a garantire una certa
  quantità di  prodotto  per  tutto  l'anno e, sopratutto, serve ad
  evitare che  la  qualità  scada  nel  momento in cui c'è il danno
  delle  gelate.  La  gelata, infatti, non influisce soltanto sulla
  perdita immediata  di  una  certa  quantità di prodotto, ma ne fa
  scadere   la   qualità   e   quindi   poi   condiziona  anche  la
  commercializzazione  perchè  fa perdere mercato, perchè fa venire
  meno, come dicevo, la qualità.
       Certamente  il  metano rappresenta una delle possibili fonti
  di energia  per  migliorare  non  solo  le  aziende ma la qualità
  stessa   del  prodotto.  Ecco  perchè  i  serricoltori  siciliani
  chiedono che  in  un piano serricolo regionale sia prevista anche
  la metanizzazione delle serre.
       Allora,    mi  rifaccio  all'intervento  del mio capogruppo,
  onorevole Formica,  per  ribadire  il  concetto  che  è stato qui
  esposto   dallo  stesso, chiedendo  che  il  Governo  accolga  la
  raccomandazione  che  ha fatto l'onorevole Formica quella cioè di
  accantonare  seppure  momentaneamente questo articolo per cercare
  una soluzione  che  deve  essere  trovata,  perchè  a  nessuno di
  noi  sfugge  l'importanza di trovare delle entrate che consentano
  alla Regione  di  svolgere  il  proprio  dovere  che  è quello di
  amministrare l'intero territorio.
       Ecco  perchè  ho  chiesto di intervenire ribadendo, appunto,
  ciò  che l'onorevole Formica aveva già detto.  Rinnovo, pertanto,
  l'invito ad accantonare l'articolo.

     SPEZIALE.   C'è   una   proposta   di   accantonamento   fatta
  dall'onorevole Formica.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Formica,  ha  chiesto l'accantonamento
  dell'articolo 6?

     FORMICA.  Chiedo  di  trovare  una possibilità.  Il Governo mi
  risponde  che  sta  esperendo  i  tentativi per cercare di venire
  incontro  alla  proposta.  Io  ho pure dichiarato che noi veniamo
  incontro  a  quelle  che  sono  le  esigenze  del  Governo che ha
  necessità  di  chiudere  il  bilancio  e  quindi  questa  tassa è
  indispensabile.

     PRESIDENTE.  Si  passa  agli  emendamenti 6.1, 6.6, 6.7 e 6.10
  aventi analogo contenuto.

     RAITI. Chiedo di apporre la mia firma agli emendamenti.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, Assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, Presidente della Commissione. Contrario.

     SPEZIALE.  Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per  scrutinio
  segreto.

    (Alla  richiesta  si  associano  gli onorevoli Raiti, Gurrieri,
    Forgione, Panarello, Tumino, Ferro, Papania, Spampinato)

     PRESIDENTE.  Colgo l'occasione per comunicare che entro giugno
  sarà  pronto  il nuovo sistema di voto, pertanto ciascun deputato
  nel  momento  in  cui  dovesse  richiedere la votazione segreta o
  altro  può  farlo  pigiando  un  tasto  sì da accelerare tutto il
  procedimento.
                      VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO

     PRESIDENTE.  Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini di
  Regolamento,  indìco la votazione congiunta per scrutinio segreto
  degli emendamenti 6.1; 6.6; 6.7 e 6.10.
       Chiarisco il significato del voto:  chi  è  favorevole preme
  il pulsante verde; chi è contrario preme  il pulsante rosso;  chi
  si astiene preme il pulsante bianco.

       Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.

                       RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

                 Presenti e votanti.....69
                 Maggioranza............35
                 Favorevoli.............27
                 Contrari...............42

                       (L'Assemblea non approva)

       Onorevoli colleghi,  prima  di  continuare con le votazioni,
  vorrei pregarvi di essere molto attenti durante le votazioni.  Il
  sistema segnala  le  irregolarità, la Presidenza vorrebbe evitare
  di dovere procedere  secondo  Regolamento  per evitare che queste
  irregolarità abbiano a ripetersi.
       In questo Parlamento, non si  erano  mai  verificate  queste
  vicende e sarebbe opportuno che non si verificassero più.
       Si  passa  all'emendamento  6.5,   a   firma  dell'onorevole
  Papania.
       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il Bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  che è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si   passa   all'emendamento  6.4,  a  firma  dell'onorevole
  Papania.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il Bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  che è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  6.8,  a  firma  degli  onorevoli
  Giannopolo e Speziale.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il Bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  che è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

     PRESIDENTE.  Si  passa  all'emendamento  6.9,  a  firma  degli
  onorevoli Giannopolo e Speziale.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il Bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  che è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si passa  agli  emendamenti  6.2,  6.3  e  6.11  di identico
  contenuto.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  volendo
  seguire il  ragionamento  del Governo che abbiamo contestato alla
  radice,  che  trattasi  di  tributo  ambientale,  allora  abbiamo
  ritenuto di  presentare  un  emendamento che prevede, così come è
  stato fatto anche per altri balzelli come le royals, di destinare
  il 50%  degli  introiti  direttamente  ai Comuni interessati e di
  prevedere, quindi, la norma con la quale stabilisce che il 50% di
  quanto la Regione dovrà introitare in seguito all'applicazione di
  questo balzello,  potrà  essere destinato ai Comuni dove, come ha
  detto il  Governo,  si  sono  determinati  i  guasti di carattere
  ambientale.
       Riteniamo che  la  norma sia equa perché  permette ai Comuni
  di potere avere delle risorse proprie da destinare al risanamento
  di carattere ambientale.
       Quindi, chiediamo  al  Parlamento di esprimere un voto .  Su
  questo punto, signor Presidente dell'Assemblea, noi chiederemo il
  voto segreto.

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che non
  ci  debba  essere  partigianeria nel valutare questo emendamento.
  Acquisito ormai  che  la  maggioranza  ha voluto istituire questa
  tassa.  Qui  stiamo  discutendo,  cari colleghi del centrodestra,
  dell'utilizzazione di  questa tassa.
       Del resto,  solo  qualche  ora fa, questo Parlamento è stato
  impegnato  per  alcune  ore  a  discutere  sulla  ricaduta  delle
  entrate  delle  liquidità  dovute  alla  liquidazione  degli Enti
  economici -  in particolare si trattava della provincia di Ragusa
  - con un  filo  di  ragionamento  teso a dire che, laddove alcuni
  enti  che   vanno   di  dismissione  hanno  creato  dei  problemi
  occupazionali, ambientali,  ecologici,  è   bene  che  ci sia una
  ricaduta, un  ritorno  per  quello  che  è  successo, e quindi va
  finalizzata  quella entrata a quel territorio.  Quest'emendamento
  ripropone, in  un  certo  senso,  la  stessa  filosofia.  Non sto
  forzando il concetto.
       Si dice  che,  appunto,  acquisita  ormai per vostra volontà
  questa tassa,  il  50  per  cento  dell'introito  di questa tassa
  ricada su  quei  territori  dove  vi è una necessità direttamente
  collegata alle  vicende  per le quali questo Parlamento stesso ha
  istituito quella tassa.
       Quindi,  inviterei  anche  il  Presidente  della  Regione  a
  pronunciarsi, a meno che voi non vogliate fare di tutto liquidità
  senza alcuna  finalizzazione  e  non  vi  importa dei comuni, dei
  territori, tanto  tutto  serve  per  sanare  un  poco i conti del
  "ragioniere" di questo Governo, cioè dell'onorevole Pagano che mi
  sembra si muova solo con quest'ottica e non vogliate creare alcun
  legame tra  alcune  scelte che pure voi avete forzatamente voluto
  imporre e i  bisogni  dei territori in nome dei quali tra l'altro
  motivate quelle scelte stesse.
       Pertanto, inviterei i colleghi della maggioranza a ragionare
  su  questo.   Avete   tanto  parlato  della  fine  della  Regione
  imprenditrice, centralizzatrice, avete tagliato i soldi ai comuni
  in nome  di  questo  principio, avete fatto un falso in bilancio,
  visto che  ci siete abituati, almeno in alte sfere, mettendo quei
  fondi che non  si  sa  se  arriveranno  mai  dallo  Stato, ora vi
  proponiamo la  possibilità  di  una  ricaduta  sui  comuni di una
  tassa. Avete  voluto un tassa, adesso la dovrete motivare. Quella
  tassa, probabilmente, aumenterà i costi della gestione del metano
  nel momento  in  cui  quasi  tutti  i  comuni siciliani si stanno
  dotando di questo servizio.
       Almeno date una ricaduta sui comuni, non chiediamo altro: il
  50 per  cento  di quell'entrata ai comuni interessati. Una misura
  di buon  senso.  Solo  un  atteggiamento chiuso, non ragionevole,
  piegato su  qualunque  cosa  vi  s'impone in nome della tenuta di
  questo Governo vi può fare votare contro quest'emendamento.
       Una volta  tanto,  lo  facciamo  noi, a voi della Casa delle
  libertà, un appello al voto libero.  Ogni tanto esaltatela questa
  parola, "libertà",  visto che da due giorni siete stati vincolati
  e avete votato  anche  cose  contro la vostra voglia e contro gli
  interessi stessi  che  voi  rappresentate a partire dai territori
  che esprimete.

     PRESIDENTE. Pongo  in  votazione  gli  emendamenti  6.2, 6.3 e
  6.11.

     SPEZIALE.  Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per  scrutinio
  segreto.

   VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DEGLI EMENDAMENTI 6.2, 6.3, 6.11

     PRESIDENTE.  Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termine di
  Regolamento,  anche  dagli  onorevoli  Raiti, Gurrieri, Forgione,
  Panarello,   Ferro,   Papania,   Spampinato  e  Tumino,indìco  la
  votazione per  scrutinio  segreto  degli  emendamenti  6.2, 6.3 e
  6.11.
       Chiarisco il  significato  del  voto:  chi  vota sì preme il
  pulsante verde,  chi  vota  no  preme  il  pulsante rosso, chi si
  astiene preme il pulsante bianco.
       Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore. Contrario

     PRESIDENTE. Dichiaro aperta la votazione.

                    (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.

                      RISULTATO DELLA VOTAZIONE

       Proclamo l'esito della votazione:

        Presenti .................  73
        Votanti ..................  71
        Maggioranza ..............  36
        Favorevoli ...............  27
        Contrari .................  44

                      (L'Assemblea non approva)

       Pongo in votazione l'articolo 6.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                                 'Art. 7.
                                   IRAP

          1.  In  attuazione all'articolo 24 del decreto legislativo
       15 dicembre 1997,  n.  446,  a  decorrere dal 1 gennaio 2002,
       l'imposta  regionale sulle attività produttive per i soggetti
       di cui agli  articoli  6 e 7 del medesimo decreto legislativo
       si applica nella misura del 5,25 per cento.

          2. Per le  piccole e medie imprese operanti in Sicilia nei
       settori  dell'artigianato,  del  commercio, del turismo e dei
       servizi,  a   decorrere   dal  1   gennaio  2003,  l'aliquota
       dell'IRAP è ridotta dello 0,25 per cento.

          3. Per  le  imprese di raffinazione operanti in Sicilia, a
       decorrere dalla  data  di  entrata  in  vigore della presente
       legge, l'aliquota  dell'IRAP  è applicata nella misura del 5,
       25 per cento.

          4.  Le  organizzazioni  non  lucrative  di  cui al decreto
       legislativo n.  460  del  1997, le associazioni di promozione
       sociale di cui  alla  legge n.  383 del 2000 e le cooperative
       sociali di cui  alla  legge  n.  381  del  1991  sono  esenti
       dall'imposta sulle attività produttive.'.

       Comunico che all'articolo 7 sono stati presentati i seguenti
  emendamenti:

    - dall'onorevole Liotta: emendamenti 7.5, 7.7 e 7.6;

    -   dagli  onorevoli  Mercadante,  Leanza  Edoardo,  Moschetto,
    Confalone e Baldari:  emendamento 7.10;

    - dall'onorevole Incardona: emendamento 7.12;

    - dall'onorevole Cintola: emendamento 7.8;

    -   dagli   onorevoli   Raiti,   Morinello,  Ferro  e  Vitrano:
    emendamento 7.2;

    -  dagli onorevoli Papania, Spampinato e Manzullo:  emendamento
    7.3;

    - dall'onorevole Papania: emendamento 7.4;

    - dagli onorevoli Speziale e Capodicasa:  emendamenti 7.14;

    - dall'onorevole Turano: emendamento 7.13;

    - dall'onorevole Rotella: emendamento 7.9;

    -   dagli  onorevoli  Panarello,  Oddo,  Borzacchelli,  Catania
    Giuseppe e Giambrone: emendamento 7.1;

    - dagli onorevoli Giannopolo e Speziale:  emendamento 7.11;

    -  dal   Governo:  emendamenti  7.15  e  7.16.

       La seduta è sospesa per dieci minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 22.40, è ripresa alle ore 22.50)

       La seduta è ripresa.

     SPEZIALE.  Dichiaro,  anche  a  nome dell'altro firmatario, di
  ritirare l'emendamento 7.14.

     PRESIDENTE. L'Assemblea  ne  prende  atto.
       L'emendamento 7.2 è uguale al 7.3, 7.4 e 7.14.

     PAPANIA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAPANIA.  Onorevole  Presidente,  onorevoli  colleghi,  questo
  articolo 7 che si  caratterizza  come  una  vera  e  propria mini
  manovra  sull'IRAP   contiene,   sostanzialmente,   tre  aspetti:
  l'aumento  al  5.25   per  cento  dell'IRAP  su  alcune  attività
  produttive, la riduzione dello   0,25  per  cento  per le piccole
  imprese, ma a decorrere dal  2003, l'esenzione per le ONLUS e per
  le cooperative sociali della intera IRAP da versare.
       Io spero che il  Governo abbia ritenuto le cifre, in qualche
  modo, tra loro compensative o, comunque, a vantaggio del bilancio
  regionale. Credo,  tuttavia,  che,  probabilmente, vi sia uno dei
  gettiti previsti  e in particolare quello dell'IRAP relativo alle
  cooperative  sociali,  che  non è perfettamente quantificabile in
  questo momento poichè  si  tratta di un settore di attività che è
  in espansione, che assegna a queste cooperative sociali una buona
  fetta delle  attività  che  si  svolgono in alcuni settori e che,
  perciò stesso, produce un gettito per la Regione siciliana.
       Il  concetto  di   aumentare   l'Irap  per  alcune  attività
  produttive  più  grandi   e  toglierlo  alle  organizzazioni  non
  lucrative in genere è  un concetto certamente positivo  se questo
  ha  delle  ricadute,   comunque,   che   riguardano   i   servizi
  socio-assistenziali  ed  educativi   di   cui   si   occupano  le
  organizzazioni non lucrative di  utilità sociale e le cooperative
  sociali.
       Perciò  mi è sorto  il dubbio e ho presentato un emendamento
  soppressivo per la parte che includeva le cooperative sociali nel
  momento  in cui il  comma  che  riguarda  le  organizzazioni  non
  lucrative di utilità sociali comprenda la dizione "organizzazioni
  non lucrative di  utilità  sociale,  associazioni  di  promozione
  sociale e cooperative sociali di cui alla legge 381/91".
       In se stesso di  questa  distinzione  non  ci  sarebbe stato
  bisogno perchè la legge  460/97  prevede  esplicitamente  che  le
  organizzazioni non lucrative di utilità sociale sono tutte quelle
  che  rispettando  alla   sezione due - articolo   10  determinati
  requisiti si configurano  come  organizzazioni  non  lucrative di
  utilità sociale.
       Ritengo, quindi, che chi ha ipotizzato la stesura del comma,
  lo abbia fatto con scienza e coscienza proprio per specificare il
  significato della cooperativa sociale  di  cui alla legge 381/91.
  Lo ha fatto per un  motivo  preciso:  le  cooperative di cui alla
  legge 381/91,  per  quanto  riguarda  quelle  che si occupano dei
  settori di cui  al comma b), godono già di una esenzione relativa
  al fatto che  debbono avere il 30% dei lavoratori del settore che
  siano lavoratori  svantaggiati e che per la parte di retribuzione
  che riguarda questi lavoratori godono già di una detrazione dalla
  parte imponibile; quelle  di tipo a) non godono di questo tipo di
  esenzione per cui pagano l'Irap per intero.
       Ora dico, senza con  questo  voler porre l'accento su nessun
  problema  in  particolare,  che   bene  ha  fatto  il  Governo  a
  presentare  questo emendamento 7.15  col  quale  al  comma  4  ha
  aggiunto il comma: "è  fatto  obbligo  agli  enti  che richiedono
  l'esenzione  di  cui  al   presente  articolo  di  dimostrare  la
  sussistenza dei requisiti di  cui  all  'articolo  10 del decreto
  legislativo 4 dicembre 1997 n.  460 con cadenza annuale e secondo
  le modalità che  saranno  stabilite  con  decreto  dell'assessore
  regionale agli enti locali".
       Questo   ci   garantisce,   almeno,  sul  fatto  che  queste
  cooperative sociali  tali debbono essere non soltanto nel momento
  in cui godono dell'iscrizione all'albo specifico ma durante tutta
  la loro esistenza.
       Poichè è un  settore  particolarmente  delicato di attività,
  perchè si occupa di servizi  alle persone, io credo che su questo
  il Governo debba porre la  sua  attenzione  in modo particolare e
  così anche questo parlamento.
       Quindi,  per  la  parte   che   mi   riguarda   dico  che  è
  assolutamente  indispensabile,  nel   concedere   una   esenzione
  dell'Irap a questi soggetti,  procedere non soltanto e mi rivolgo
  soprattutto all 'assessore agli  locali,  a quello che prevede il
  comma 4 dell'emendamento ma anche a fare una verifica reale sulla
  esistenza delle cooperative sociali  in  Sicilia  e  su quante di
  loro sono in effetti  cooperative  sociali o sono, nel frattempo,
  diventate un'altra cosa.

     ACIERNO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO. Ho  chiesto  di  parlare  per avere un chiarimento da
  parte  del   Governo   sui   due   emendamenti   7.15   e   7.16:
  nell'emendamento 7.15  lei  propone  di  sostituire  le parole al
  comma 1 "dal  primo  gennaio  2002  al primo gennaio 2003" questo
  provoca in  riferimento  al  comma  1 una manovra entrata, vorrei
  capire di quanto  e  come viene coperta;  al comma 3 che riguarda
  le aziende  petrolchimiche,  voglio  dire, c'è stato un dibattito
  fino a pochi  minuti che ha riguardato la tassa sui gasdotti dove
  abbiamo insistito nel  dire  al Governo che è giusto, ma dobbiamo
  anche fare pagare  il  petrolchimico e lei ha aumentato l'IRAP ma
  ora scopriamo  con l'emendamento 7.15 che l'aumento non decorrerà
  più dal primo  gennaio  2002  ma  dal  primo  gennaio 2003; anche
  questo provoca  una  minore entrata, vorrei sapere l'importo e la
  copertura di questa minora entrata.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.   Onorevole   Presidente,   onorevoli  colleghi,  la
  questione  che  volevo  porre  l'ha  posta  ora  ora  l'onorevole
  Acierno: il  Governo  si  decida,  vuole  più  soldi o vuole meno
  soldi,  perché  con  la  decorrenza dell'applicazione della nuova
  IRAP al 2003 è chiaro che qui siamo di fronte ad un'altra ipotesi
  rispetto a quella di partenza che aveva portato il Governo a fare
  questo articolo.  A me pare che il Governo è un poco confuso, non
  è il primo articolo sul quale dimostra incertezza, sbandamento e,
  devo dire,  anche  qualche  incapacità,  che  non  si  può  certo
  nascondere  con  l'atteggiamento,  come  dire, di sufficienza che
  varie  volte  ha  dimostrato  l'assessore al Bilancio.
       Io    vorrei   porre   una   questione,   richiamata   prima
  dall'onorevole  Papania,  il quale ha parlato giustamente, perché
  ce  lo  richiama anche un emendamento della cooperazione sociale,
  io   vorrei   chiederlo   al   Presidente  della  Regione:  sulla
  cooperazione sociale - e colgo l'occasione di questo articolo per
  porre la  questione  - in questa Regione si intende continuare ad
  operare come  si  è  operato?  E  quando parlo della cooperazione
  sociale  parlo  senza  vincoli di schieramento, perché  c'è stata
  una  gestione  folle  della  cooperazione  sociale, dei governi e
  delle Giunte delle amministrazioni comunali di centro-destra come
  quelle di  centro-sinistra  e sappiamo, a Palermo, tutto il mondo
  della  cooperazione  sociale,  alimentata  anche  dalla  gestione
  Orlando, a cosa ha portato e a come è ingestibile quel settore.
       Nella  passata legislatura sono stati presentati due disegni
  organici   di   riforma  della  cooperazione  sociale,  onorevole
  Presidente   della   Regione,   tra   l'altro  non  sono  disegni
  scandalosi, uno  è  a firma dell'onorevole Villari e uno porta la
  firma dei  deputati di Rifondazione, io come primo firmatario, ed
  è il  recepimento  della legge nazionale la 381 del 1991.  Che ci
  sia una  esigenza  di  mettere con rigore ordine e trasparenza in
  questo  settore  e  consapevolezza  di  questo  governo  o questo
  governo  intende  mantenere il settore della cooperazione sociale
  nell'attuale   stato   che   è  soltanto  una  massa  di  manovra
  clientelare per  tutti  i  governi e le amministrazioni e tutti i
  sindaci indipendentemente dal colore che esprimono.  Su questo il
  governo  della  Regione  oltre  che agganciarci una tassa intende
  dire cosa  vuole  fare  o  no?  O  dobbiamo  continuare ancora in
  questa Regione dove abbiamo gonfiato a dismisura il precariato, i
  lavoratori socialmente utili continuare a fare della cooperazione
  sociale  un  grande affare, l'onorevole D'Antoni ride, perché voi
  sapete bene  voi  che siete esperti più di me di 'Compagnie delle
  opere' e  di tante opere di varie umanità che diciamo da eredi di
  quel sistema  conoscente meglio di me, questo settore è una delle
  masse  di  manovra  clientelari  che poi consentono al Presidente
  della Regione di dire "però non abbiamo potuto fare niente perché
  c'era una pressione elettorale", come ha detto prima per le altre
  vicende  riguardanti  un  altro  articolo.  Io farei appello alla
  maggioranza, farei  appello  a  tutti  i  deputati e chiederei al
  Governo qualche  parolina  chiara su un settore che ha dimostrato
  non solo, come dire, scarsa produttività, ma ha dimostrato grossi
  limiti di trasparenza e forti elementi di scarsa legalità.

     LEANZA NICOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LEANZA  NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, secondo
  me l'onorevole  Forgione non ha capito che cosa è una cooperativa
  sociale perché  il collega Forgione si riferisce alle cooperative
  sociali di  Palermo  che  sono anche cooperative sociali ma non è
  quello il modello della cooperazione sociale...

     FORGIONE. Guardi io ho un disegno di legge organico.

     LEANZA  NICOLA.  Perfettamente.  La  cooperazione sociale come
  diceva la  legge  381  dice in maniera molto chiara un'altra cosa
  che non  c'entra assolutamente nulla. Le cooperative sociali sono
  enti  che perseguono istituzionalmente l'interesse generale della
  collettività e  la  promozione umana e l'integrazione sociale dei
  cittadini attraverso servizi socio-sanitari, etc. ...

     FORGIONE. Ma io non la voglio criminalizzare

     LEANZA NICOLA.  La  cooperazione  sociale  così come nel mondo
  della cooperazione  è  l'unico  settore  che in questa società ha
  trainato l'occupazione  del  38,3  per  cento  dal  1997 al 2000.
  Quindi quando  parliamo di cooperazione e di cooperazione sociale
  in modo  particolare  vi prego di capire di cosa stiamo parlando.
  Il settore  che  ha  trainato  enormemente su questo settore è la
  cooperazione sociale  dove la manodopera rispetto alle commesse è
  certamente    direttamente    proporzionale   e   dà   moltissima
  occupazione. Allora  abbiamo anche qua così come nella formazione
  professionale,  così   come   in   tutte  le  altre  attività  la
  cooperazione di  serie  "a"  e  la  cooperazione di serie "b" poi
  abbiamo la  cooperazione  di  tipo  "a" e la cooperazione di tipo
  "b". Per  quanto  riguarda  la  cooperazione  sociale e quindi le
  Onlus non  capisco  signor Presidente, signor Assessore perché la
  trasferiamo al 2003 se no non ha senso metterla adesso. Perché si
  paga l'anno successivo alla presentazione del bilancio facendo un
  calcolo tutto un  po'  particolare quindi non ha senso che noi la
  esentiamo ora per il 2003.

     CUFFARO. Presidente della Regione. Il Governo lo ritira.

     LEANZA NICOLA.  Quindi  prendo atto che il Governo lo ritira e
  sono anche  grato  di questo.  Il quarto comma ritengo che sia un
  comma  fondamentale  perché,  per fare chiarezza, anche in questo
  mondo è  giusto  che  resti perché è giusto che siano soltanto le
  cooperative  serie  a potere andare avanti, quelle che dimostrano
  di  essere  cooperative  sociali.  Quelle  che  sono inserite nel
  decreto legislativo  460 e quelle che hanno dimostrato durante la
  loro attività di essere in linea con tutti gli atteggiamenti ed i
  comportamenti  di  una  cooperativa  sociale.  Quindi  io ritengo
  signor  Presidente,  augurandomi  che  proprio  su questo tema ed
  invito anche  l'Assessore D'Aquino a fare presto per la 328 e poi
  anche  in  questo  Parlamento  può  essere l'occasione che quando
  approveremo  il  recepimento  e  l'adeguamento  della  legge  328
  faremo,   disegneremo,  istituiremo  l'impresa  sociale  cos'è  e
  definiremo i  vari compiti: cosa deve essere una impresa sociale.
  In  quella  occasione  sarà  giusto  confrontarci in un dibattito
  serio ed approfondito.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Presidente  io  intervengo  su  tre questioni che
  pongo al  Governo  ed  all'Assemblea:  la  prima è che il decreto
  legislativo del  97  fa  riferimento al compito che ha la Regione
  che deve riscuotere l'Irap nel suo territorio di regolamentare le
  modalità  di  applicazione  dell'Irap  cioè  stabilire chi sono i
  soggetti, come  si  forma  questa base imponibile, le modalità di
  riscossione, l'applicazione, le esenzioni, i controlli etc.  etc.
  Io trovo  che  non è più rinviabile procedere alla definizione di
  questa regolamentazione complessiva del modo come noi applichiamo
  questa  tassa  nella  nostra  Regione  perchè  sarebbe  oltremodo
  sbagliato procedere in modo parziale, così come si sta facendo, e
  stabilire in  modo  parziale  un  sistema  di  esenzioni  che poi
  rischia di essere sempre un sistema parziale.
       La  seconda  questione  è quella sulle cooperazione sociali.
  Qui  è stato detto bene dall'onorevole Leanza che mi ha preceduto
  sul  fatto  che  noi  definiremo  cosa  è  impresa sociale quando
  parleremo del recepimento della 328 e dell'impatto che deve avere
  questa 328 nella realtà siciliana  rispetto anche al modo come si
  è  fatta  cooperazione  sociale.  Quindi  credo  che,  invece  di
  procedere a spizzichi e  bocconi  in  ordine al recepimento della
  328,  lo  facciamo  anche   in  modo  parziale  e,  vorrei  dire,
  interessato, in altre parti della Finanziaria, sarebbe più logico
  invece  fare  cosa  diversa,   affrontare  in  modo  organico  il
  problema.
       Terza  questione  che  mi  vede  protagonista  anche  di  un
  emendamento  che  ho presentato riguarda il fatto che, quando noi
  abbiamo  fatto  la  legge  20/99,  la  legge contro il racket, di
  prevenzione  e  di  contrasto alla criminalità organizzata e alla
  mafia,  avevamo  stabilito  un  complesso  di misure che dovevano
  complessivamente,   appunto,    determinare    un   processo   di
  dimostrazione  di  convenienza  da  parte  di  chiunque  a  stare
  nell'ambito dello Stato, della legalità.
       Quella impostazione non è andata  avanti, se ne è parlato in
  altre parti del dibattito, io  ripropongo,  così  come feci in un
  mio  disegno di legge, il  tema  della  esenzione  per  tre  anni
  consecutivi, del pagamento dell'Irap  per  tutte  le  aziende che
  denunziano  i  propri estorsori.  Credo  che  sia  un  modo  come
  incentivare e dare un segnale  di politiche attive di contrasto e
  di prevenzione alla criminalità organizzata.

     TUMINO.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TUMINO.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  al  comma 2
  dell'articolo 7 c'è prevista  una riduzione dello 0,25% dell'Irap
  a favore delle piccole e  medie imprese operanti in Sicilia. A me
  sembra che questa sia una forma di presa in giro perchè uno 0,25%
  è una somma assolutamente  irrisoria  per cui ritengo di proporre
  al  Governo di cancellare  completamente  questo  comma  e  o  di
  adeguarlo  al  5,25 come per  tutti  gli  altri,  o  di  lasciare
  inalterata  l'Irap  così  come  è   in   atto.  E'  un  fatto  di
  cordialità, di correttezza nei confronti delle aziende.
       Un'altra cosa che mi pare  manchi  in questo articolo, se il
  Governo lo volesse fare  proprio,  è l'ipotesi che possano essere
  esentati dall'Irap  le  aziende  che  operando in altre Regioni o
  all'estero venissero ad operare, per esempio, in Sicilia e quindi
  esentarle  dall'IRAP  per  qualche  anno.  Questo  fatto potrebbe
  rappresentare un  incentivo e quindi qualcosa che possa nel tempo
  divenire utile.

     TURANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TURANO.  Presidente, mi è sembrato di capire che il Governo ha
  ritirato i primi tre commi dell'emendamento 7.15 e non il quarto.
  Io  vorrei,  però,  che  si  seguisse un principio solo, una sola
  unità  di  misura - posto  che  il  quarto  comma  fa  certamente
  chiarezza  ed è un bene che resti mantenuto - io capisco la ratio
  del  primo  e  del  terzo  comma  laddove si vuole colpire con il
  massimo  della tariffa soggetti che, notoriamente, possono pagare
  un'imposta così alta.
       La  riduzione  che  riguarda gli artigiani la condivido, non
  condivido  il quarto comma laddove si parla di esenzione totale e
  credo  sia  giusto  che  il  quarto comma sia adeguato al secondo
  comma  concedendo agli stessi una riduzione percentuale così come
  stabilita dal comma secondo stesso per le imprese artigiane senza
  nessun altro beneficio.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Presidente,  questa nostra discussione è la prova e
  l'esempio  classico  che non si sia affrontata questa materia con
  un  disegno  di  legge  organico, come ha detto prima l'onorevole
  Giannopolo,  cui  noi  eravamo  obbligati  sulla base del decreto
  legislativo   del   dicembre  1997  n.  146,  denotando  un  modo
  abbastanza confuso di legiferare.
       Io voglio raccontare ai colleghi come nasce questo articolo.
       Il Governo propone l'articolo e propone, in Commissione, che
  ci  sia una tassazione del 4,25 per l'IRAP per le aziende, per le
  banche e per le strutture finanziarie.
       Noi  presentiamo  l'emendamento  per portare la tassazione a
  5,25; il Governo si oppone, spieghiamo al Governo che si trattava
  non  dell'estinzione  dell'IRAP  a tutto il tessuto produttivo ma
  soltanto a quel segmento; quindi il Governo lo fa proprio.
       Stasera  il Governo al primo punto ci propone un emendamento
  in cui sposta al 2003 la tassazione per il settore bancario e per
  il  settore finanziario.
       Ma  questo  è  segno  di  confusione,  perchè in Commissione
  propone 4,25  e,  di  fronte  alla nostra proposta di elevarlo al
  5,25  per  incrementare le entrate della Regione, inizialmente si
  oppone perchè  non  aveva capito bene di cosa si trattava; quando
  poi gli  si  spiega  di cosa si tratta e cioè che riguardava quel
  segmento, lo fa proprio a partire dal 2002.
       Stasera, invece,  viene qui e dice: a partire dal 2003.  Gli
  viene fatto  osservare  che  è  una  sciocchezza  e  ripropone un
  emendamento   all'emendamento   soppressivo;   insomma,   noi  ci
  troviamo di  fronte  ad  un  Governo  che  ha  uno  stato tale di
  confusione che  rischia di portare allo sbando il complesso della
  manovra perchè non si sa cosa si vuole fare.
       Onorevole Presidente della Regione, sarebbe più utile, visto
  che  noi  siamo  obbligati  a legiferare con una legge di riforma
  organica nel settore dell'IRAP invece ad intestarsi un disegno di
  legge,  subito  dopo  la  finanziaria,  e affrontare il complesso
  della questione dell'IRAP in Sicilia subito dopo la Finanziaria e
  prevedere, in  quel  caso,  un disegno di legge organico, anziché
  legiferare in modo così estemporaneo e confuso, non aiuta.
       Per  esempio, c'è  un  emendamento della III Commissione che
  prevede  per  i settori produttivi (artigianato, commercio ecc..)
  l'abbattimento dell'Irap di un punto in percentuale.  Ovviamente,
  io,  come  tanti colleghi, condivido quell'emendamento.  Ho visto
  che  l'emendamento è stato riproposto stasera da colleghi di vari
  schieramenti  politici, dal centro sinistra l'onorevole Panarello
  del  mio partito, ed altri del centro destra, i quali pongono una
  questione seria, quella di ridurre l'Irap dell'uno per cento.
       E'  possibile,  stasera,  quantificare quante sono le minori
  entrate  rispetto a quell'emendamento per la Regione? No. Noi non
  riusciremo a quantificare e, quindi, non riusciremo a sapere se è
  giusto  ridurre  dell'1%  o meno l'Irap per i settori produttivi.
  Questo  è il modo confuso col quale si sta legiferando, in questo
  settore  e in tanti altri settori. Perchè si vuole affrontare con
  una   legge   finanziaria  le  questioni  complessive  che  vanno
  affrontate, invece, con norme di settore. Va affrontata con norme
  di  settore  non  solo  questa  ma  anche quella della formazione
  professionale,  del settore dei trasporti, perché così com'è è la
  critica di fondo che noi abbiamo mosso al Governo.
       Ancora  una volta, chiedo al Governo di non forzare e di non
  indurre  ad  una  legislazione  confusa e disorganica di ritirare
  l'articolo  sull'Irap,  di impegnarsi a predisporre un disegno di
  legge  organico,  in modo tale che complessivamente l'Aula poi si
  orienta su come sappiamo bilanciare ed equilibrare le entrate, il
  livello  di  tassazione, dove dobbiamo intervenire, incrementare,
  esentare, ridurre, attraverso un progetto organico. Attraverso il
  fatto    che   possiamo   prevedere   quelle   misure   suggerite
  dall'onorevole   Giannopolo   per   quanto  riguarda  il  tessuto
  produttivo  che fa azione attiva di contrasto nei confronti della
  mafia.
       Possiamo  avere  una legislazione premiale che riduce a zero
  la  tassazione dell'Irap nei confronti di questi imprenditori. Un
  complesso  di  misure che danno l'idea di un intervento organico.
  Invece, qui siamo alla rinfusa, alla confusione più assoluta.
       Pertanto,  signor  Presidente  della  Regione,  Le chiedo di
  ritirare l'articolo e di predisporre, così come siamo obbligati a
  fare, un disegno di legge organico.

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento soppressivo 7.5,
  a firma dell'onorevole Liotta.
       Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Pongo in votazione l'emendamento 7.16, del Governo.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE.  Si  passa  all'emendamento  7.15,  presentato dal
  Governo.

     CUFFARO, presidente della Regione. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.     L'Assemblea    prende    atto    del    ritiro
  dell'emendamento 7.15.
       Pongo in votazione l'emendamento 7.7, a firma dell'onorevole
  Liotta.  Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
  alzi.

                          (Non è approvato)

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento 7.10, a firma
  degli onorevoli Mercadante ed altri. Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Favorevole

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento  7.8, a firma
  dell'onorevole Cintola.

     CINTOLA.  Lo  ritiro, perché  è uguale a quello dell'onorevole
  Mercadante.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne  prende  atto.
       Pongo in votazione l'emendamento 7.6, a firma dell'onorevole
  Liotta. Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
  alzi.

                          (Non è approvato)

     PRESIDENTE.  Si  passa  agli  emendamenti 7.2, degli onorevoli
  Raiti ed  altri;  7.3,  degli  onorevoli  Papania  ed altri; 7.4,
  dell'onorevole  Papania.  Li  pongo  in  votazione. Il parere del
  Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
  alzi.

                          (Non sono approvati)

     PRESIDENTE.   Si   passa   all'emendamento   7.14,   a   firma
  degli onorevoli Speziale e Capodicasa.

     SPEZIALE. E' ritirato.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Pongo in votazione l'emendamento 7.13 dell'onorevole Turano.
       Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
  alzi.

                          (Non è approvato)

     PRESIDENTE.   Si  passa  all'emendamento  7.9,  dell'onorevole
  Rotella.  Non  essendo presente in Aula il presentatore, dichiaro
  decaduto l'emendamento.
       Pongo   in  votazione  l'emendamento  7.1,  degli  onorevoli
  Panarello ed altri.  Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

         VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO SULL'EMENDAMENTO 7.1

     SPEZIALE. Chiedo la votazione a scrutinio segreto.

    (Alla  richiesta  si  associano gli onorevoli Oddo, Giannopolo,
    Cracolici,  Panarello,  Forgione, Capodicasa, Liotta e Villari)

     PRESIDENTE.  Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini di
  Regolamento, indico la votazione a scrutinio segreto.
       Chiarisco  il  significato  del   voto:   chi  è  favorevole
  preme il pulsante verde; chi è contrario preme il pulsante rosso;
  chi si astiene preme il pulsante bianco.

       (Si procede alla votazione mediante sistema elettronico)

                      RISULTATO DELLA VOTAZIONE

    PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  segreto dell'emendamento 7.1:

    Presenti ....... 64

    Votanti ........ 62

    Maggioranza .... 32

    Favorevoli ..... 26

    Contrari ....... 36

    Astenuto nessuno

                      (L'Assemblea non approva)

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento  7.11,  degli
  onorevoli   Giannopolo  e  Speziale.  Comunico  agli  uffici  che
  l'onorevole  Raiti  sottoscrive l'emendamento 7.11. Il parere del
  Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     SPEZIALE. Chiedo la votazione per appello nominale.

    (Alla   richiesta   si   associano  gli  onorevoli  Giannopolo,
    Cracolici, Oddo, Panarello, Raiti, Forgione)

     FORGIONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, attorno a
  quali valori costruire una base di consensi in Sicilia? Non basta
  dire che  siamo per la politica per la famiglia e poi non teniamo
  conto di  una  serie  di  dinamiche  che attengono ad una visione
  generale dello sviluppo.
       Chiedo che, per una volta, i parlamentari della maggioranza,
  che  si  stanno  lamentando  da   quando  è  iniziata  la  seduta
  dell'andazzo e, però, sono  abbastanza  militarizzati  nel  voto,
  capiscano il senso di questo emendamento e lo votino.  ...

     D'ANTONI. Questo è offensivo

     FORGIONE.   Voi   fate   la   maggioranza   e   noi   facciamo
  l'opposizione.   Onorevole   D'Antoni,   onorevole  D'Antoni,  le
  abbiamo chiesto per una  serata di pronunciarsi sulla vicenda del
  contratto ... E non ha parlato ...

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  vi  prego  di recuperare un
  minimo di calma.

     FORGIONE. ... Volevamo avvalerci tutti della sua esperienza in
  materia contrattuale  e  non  ha  parlato. Mi faccia parlare. Noi
  parliamo a  prescindere.  Faccia  parlare noi che almeno parliamo
  liberamente. Siamo gente libera. Quindi ...

     D'ANTONI. Non offenda nessuno.

     FORGIONE. Non offendo nessuno, onorevole. Volevo solo dire che
  questo emendamento, sul quale  appongo  la  mia firma, chiede una
  riduzione dell'IRAP per  le aziende che hanno denunciato fenomeni
  estorsivi e di racket, che sono aziende che ovviamente ...

     TURANO.   Si   spieghi   bene,  onorevole  Forgione.  Fenomeni
  estorsivi cosa significa?  Nei  confronti  di  soggetti noti o di
  soggetti non noti?

     CINTOLA. C'è una legislazione.

     FORGIONE.  Esatto.  Se  lei,  onorevole Cintola, conoscesse la
  legislazione antimafia di  questa  Regione,  saprebbe  che  è una
  legislazione premiale e che il premio, l'aiuto e il sostegno sono
  vincolati a quelle imprese che hanno denunciato, a quelle imprese
  che hanno denunciato e  hanno  consegnato  il  loro coraggio e la
  loro esposizione all'autorità giudiziaria.
       Noi   spesso,  con   troppa   sufficienza, parliamo  di  una
  legislazione che esiste, ma  che  non conosciamo, e cioè parliamo
  di aziende che vengono poi riconosciute dall'autorità giudiziaria
  stessa per ottenere  le condizioni premiali e favorevoli previste
  dalla legge. Quindi, vi prego, almeno su questo di essere un poco
  seri e rigorosi, perchè parliamo di quegli imprenditori che hanno
  avuto il coraggio di esporsi, che spesso vengono lasciati soli di
  fronte allo Stato, che  spesso, dopo la denuncia, non trovano una
  sola banca favorevole, anzi,  dopo  la denuncia, trovano le porte
  chiuse nelle banche o  nelle finanziarie, che sono strumenti essi
  stessi per operare un ricatto.
       Allora, se su questo, con un voto libero, riuscite a dare un
  segnale, almeno  rispetto a questa tassa, sarebbe una bella cosa.
  Ovviamente su  questo  il  Presidente  della  Regione,  come  per
  l'altra legislazione, interverrà e dirà che è favorevole e noi ne
  saremo felici.

     CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO,  presidente  della  Regione. Signor Presidente, credo
  che l'emendamento meriti una  grande  attenzione e quindi che sia
  opportuno  rivederlo.   Io   credo  che  sia  giusto  tenerlo  in
  considerazione,  però  credo   che   quanto   meno   vada  meglio
  specificato  per evitare  denunzie  contro  ignoti,  perchè  così
  l'emendamento non dice niente.

     VICARI. "Atti  estorsivi  compiuti", non  annunziati.  C'è una
  legge. La legge dice 'compiuti'.

     FORGIONE.  Onorevole  Presidente,  c'è  una  legge  rispetto a
  queste cose.

     CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO,  presidente  della  Regione. Signor Presidente, se ci
  fermiamo due minuti  e  riformuliamo  l'emendamento, credo che si
  possa votare perchè è  un  segnale  importante.  Secondo  me,  va
  rivisto un attimo  facendolo più circostanziato per essere sicuri
  che quella che è l'intenzione di questo Parlamento possa andare a
  buon frutto.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Presidente della Regione, bisognerebbe
  accertare se  una  esenzione di questo genere è possibile secondo
  quella che  è  la  legge  nazionale  istitutiva dell'IRAP. Io non
  credo che  sia possibile e, tuttavia, se lei chiede di sospendere
  la seduta per qualche  minuto,  la  seduta  è  sospesa per cinque
  minuti.

      (La seduta sospesa alle ore 23.35 è ripresa alle ore 23.41)

    La seduta è ripresa.

     PRESIDENTE.  Onorevoli   colleghi,   comunico   che   è  stato
  presentato dal Governo  l'emendamento 7.11.1 allegato al presente
  resoconto stenografico.
       Poichè su tale  tema,  onorevole  Presidente  della Regione,
  forse  è  opportuno  un  approfondimento,  essendo  l'emendamento
  aggiuntivo  si potrebbe  votare  l'articolo  7  a prescindere dal
  suddetto emendamento,  considerare  quest'ultimo come emendamento
  articolo   aggiuntivo    che    accantoniamo   e   votiamo   dopo
  l'approfondimento  sulle   possibilità   o   meno  di  effettuare
  l'esenzione totale, che è  un tema che riguarda anche altra parte
  dell'articolo 7 che è stato già votato.

     SPEZIALE. Cosa succede se lo votiamo?

     PRESIDENTE. Onorevole  Speziale  non  cambia  niente, poiché è
  aggiuntivo non  carichiamo  l'articolo  7  di ulteriori elementi,
  anche perché  rischieremmo  di  commettere qualche errore. C'è un
  accertamento  in   corso   che,   data  l'ora,  non  è  possibile
  ulteriormente definire.

     SPEZIALE. Ma se non cambia niente perchè non lo votiamo?

     PRESIDENTE. Onorevole Speziale,  non  stiamo  dicendo  di  non
  affrontarlo, stiamo dicendo  di  accantonarlo, lo consideriamo un
  articolo aggiuntivo che trattiamo comunque, anche domani mattina,
  non appena avremmo accertato  in che misura è possibile applicare
  questa  disposizione  sulla   quale   credo   ci   sia   un'ampia
  convergenza.
       Quindi,  l'emendamento  7.11  con  il  relativo  emendamento
  7.11.1 del Governo  sono accantonati e trasformati in un articolo
  aggiuntivo che voteremo non appena compiuto l'approfondimento.
       Pongo in votazione l'articolo 7. Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è  favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                                  Art. 8.
                      Tassa per il diritto allo studio

          1.  Il comma 1  dell'articolo  13 della legge regionale 27
       aprile 1999, n. 10 è sostituito dal seguente:

          '1. Il gettito  della  tassa per il diritto allo studio di
       cui alla  legge  28 dicembre 1995, n. 549 costituisce entrata
       propria    delle    opere   universitarie   dell'Isola.'

          2.  All'articolo  13 della legge regionale 27 aprile 1999,
       n.  10 è  aggiunto  il  seguente  comma  1  bis:

          '1  bis.   Gli   studenti   delle   università  statali  e
       legalmente  riconosciute, degli istituti universitari e degli
       istituti superiori  di grado universitario aventi sede legale
       nella Regione  siciliana sono tenuti al pagamento della tassa
       di  cui  al  comma  1  direttamente  all'opera  universitaria
       competente per  territorio.'

          3.  Il  comma  4 dell'articolo 13 della legge regionale 27
       aprile 1999, n.  10 è sostituto dal seguente:

          '4.  Le  entrate  di  cui  al  comma  1  sono  interamente
       utilizzate  dalle  opere universitarie per l'erogazione delle
       borse di studio  e  dei  prestiti d'onore di cui alla legge 2
       dicembre  1991,   n.   390.'

          4.  E'  abrogato  il  comma 5 dell'articolo 13 della legge
       regionale 27 aprile 1999, n. 10.

       Comunico  che  all'articolo  8  sono  stati  presentati  gli
  emendamenti allegati al resoconto stenografico.

       Pongo in votazione l'emendamento 8.1. Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è  favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l'emendamento 8.2. Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è  favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Pongo in votazione  l'articolo  8  così  come  emendato.  Il
  parere del Governo?

     PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è  favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

                                  Art. 9
               Partecipazione al costo prestazioni  sanitarie

          1. A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge
       le  prestazioni  sanitarie sono assoggettate  al  sistema  di
       partecipazione al costo da parte degli  assistiti, secondo le
       previsioni contemplate  dall'articolo 3, commi 2, 4, 5, 6, 7,
       e dagli articoli 4, 5, 6, 7 del decreto legislativo 29 aprile
       1998,  n.  124.

          2.  L'Assessore  regionale  per  la  sanità  provvede  con
       proprio decreto, di concerto con  l'Assessore per il bilancio
       e  le  finanze,  a  dare  attuazione  alle  disposizioni  che
       prevedono  la  determinazione  regionale   della   quota   di
       partecipazione al costo da parte degli assistiti.

          3. Nelle more della adozione del provvedimento la quota di
       partecipazione  alla  spesa   correlata   alle   disposizioni
       dell'articolo 3, commi 4, 5, 6,  7 del decreto legislativo 29
       aprile 1998, n.  124 è determinata  nella  misura  del 50 per
       cento del limite massimo di spesa ivi individuato.

       Dispongo l'accantonamento dell'articolo 9.

       Si passa all'articolo 10. Ne do lettura.

                                  Art. 10.
                        Imposta sulle assicurazioni

          1. Il gettito dell'imposta sulle  assicurazioni  contro la
       responsabilità   civile   derivante  dalla  circolazione  dei
       veicoli  a  motore,  esclusi  i  ciclomotori,  al  netto  del
       contributo di cui all'articolo 6, comma  1, lettera  a),  del
       decreto  legge  31  dicembre 1991,  n.  419,  convertito  con
       modificazioni,  dalla  legge  18   febbraio   1992,  n.  172,
       spettante alla Regione siciliana ai sensi  degli articoli 2 e
       4 del D.P.R.  26 luglio 1965,  n.  1074,  è  attribuito  alle
       province   regionali,  in  conformità   a   quanto   disposto
       dall'articolo  60,  comma  4,   del  decreto  legislativo  15
       dicembre 1997, n.  446, secondo  le  modalità  stabilite  dal
       decreto  ministeriale attuativo previsto  al  comma  3  dello
       stesso  articolo.

          2.  I  concessionari  della   riscossione  sono  tenuti  a
       comunicare i dati dei versamenti  eseguiti  in  favore  delle
       province regionali della  Sicilia  all'Assessorato  regionale
       de] Bilancio e delle finanze  -  Dipartimento regionale delle
       finanze  e  del  credito.

          3.  I  trasferimenti  alle   province   regionali  di  cui
       all'articolo  30 della presente legge  sono  ridotti  per  un
       importo  pari  al  gettito   riscosso   per  l'imposta  sulle
       assicurazioni. Resta di competenza della Regione siciliana il
       gettito dell'imposta versato dalle  società  di assicurazione
       fino all'entrata in vigore della presente legge.

       Comunico  che all'articolo  10  sono  stati  presentati  gli
  emendamenti allegati  al  presente  resoconto  stenografico.  Non
  avendo alcun deputato  chiesto  di  parlare,  pongo  in votazione
  l'emendamento 10.1 del Governo. Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE. presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è  favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione  l'articolo  10  nel testo risultante. Il
  parere del Governo?

     PAGANO, assessore al bilancio e finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE. presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è  favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 11. Ne do lettura:

                                  Art. 11
                      Tassa sui rifiuti solidi urbani

          1.  Alla fine del  comma  2, dell'articolo  6, della legge
       regionale 3 maggio 2001, n.6  sono  aggiunte le parole 'e gli
       istituti  regionali  di   cui   all'articolo  1, della  legge
       regionale 5 settembre 1990,  n.  34 e successive modifiche ed
       integrazioni'.

       Non avendo alcun  deputato  chiesto  di  parlare,  pongo  in
  votazione l'articolo 11.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO. Voto contro l'articolo  11  per il semplice motivo
  che la Regione non può  stabilire l'esenzione della tassa rifiuti
  solidi urbani. Questo articolo è illegittimo.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Non è necessaria  neanche  la sentenza, onorevole
  Giannopolo, avendo fra noi  presente il Commissario regionale per
  i rifiuti, cioè iol Presidente della Regione.
       Non si tratta, per quanto attiene a quella che noi chiamiamo
  tassa, in realtà è disciplinata dal decreto Ronchi il quale a sua
  volta applica una normativa europea.  In Sicilia, peraltro, tutto
  questo non può essere  disciplinato  per  legge  perché  i poteri
  commissariali sono poteri  che superano la legislazione regionale
  per le ragioni ben  note  che  conosciamo. In  ordinanza  vengono
  inseriti  poteri,  compiti  e   prerogative   messe  in  capo  al
  commissario il quale non può che attuare perché in questo campo è
  un esecutore, non può che  attuare.  E'  veramente  poco elegante
  che il Presidente della Regione, nonché  commissario consenta che
  si....

     CUFFARO, presidente della  Regione.  Ci sono alcune scuole che
  sono  esentate,  noi  equipariamo  quelle  regionali  alle  altre
  scuole, se non pagano le  altre non pagheremo pure noi, se pagano
  gli altri pagheremo anche noi, onorevole Capodicasa.

     GIANNOPOLO. E' illegittimo anche questo.

     CUFFARO, presidente  della  Regione. Onorevole Giannopolo però
  intanto le altre scuole non  lo  pagano  e la scuola regionale lo
  stanno pagando se è illegittimo, sarà illegittimo per tutti.

     Presidente.   Pongo   in   votazione   l'articolo  11.  Chi  è
  favorevole resti seduto chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 12. Ne dò letura:

                             Articolo 12

         Disposizioni  in   materia  di  tributo  speciale  per  il
                  deposito in discarica dei rifiuti solidi

          1.  All'articolo  2 della legge regionale 7 marzo 1997, n.
       6  e  successive modifiche ed integrazioni dopo il comma 11 è
       aggiunto il seguente:

          '11 bis.  Gli  avvisi  di  liquidazione  e di accertamento
       devono essere  motivati  in relazione ai presupposti di fatto
       ed alle  ragioni  giuridiche  che li hanno determinati. Se la
       motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né
       ricevuto   dal  contribuente,  questo  deve  essere  allegato
       all'atto che  lo  richiama,  salvo  che  quest'ultimo  non ne
       riproduca il contenuto essenziale'.

       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi,

       Si passa all'articolo 13. Ne dò lettura:

                                  Art. 13.
                             Sdemanializzazione

          1. Gli impianti, i manufatti e le opere fisse regolarmente
       realizzate sul demanio marittimo, a  qualsiasi uso destinate,
       o  che  costituiscono   pertinenza   di   immobili  parimenti
       regolari,  che abbiano  definitivamente  perduto  la  propria
       vocazione demaniale marittima e  non  siano  più utilizzabili
       per la diretta fruizione del mare  o  per usi istituzionali o
       per  altra  finalità  di   interesse   pubblico   possono,  a
       discrezione dell'Amministrazione, per iniziativa propria o su
       documentata richiesta di  eventuali  concessionari  in regola
       con i pagamenti, essere esclusi dal demanio marittimo, con le
       modalità  previste  dall'articolo   35   del   Codice   della
       navigazione, unitamente all'area  di  sedime, previa verifica
       di  compatibilità  con  gli   interessi   marittimi.

          2.  I  beni  sdemanializzati   vengono  a  far  parte  del
       patrimonio immobiliare  disponibile  della Regione siciliana.

          3.   Ai  fini  del   procedimento   i   pareri   richiesti
       dall'Amministrazione  regionale  agli  uffici  competenti  ed
       all'Amministrazione finanziaria  si  intendono favorevolmente
       resi decorsi sessanta giorni  dalla data di ricevimento della
       richiesta.   Il  provvedimento  di  sdemanializzazione  viene
       emesso  dall'Amministrazione  regionale  entro  i  successivi
       novanta giorni. I predetti  termini possono essere interrotti
       una   sola  volta,   ripetendosi,   per   l'acquisizione   di
       supplementi istruttori o  di  integrazioni  supplementari.

          4.  I  beni   sdemanializzati   acquisiti   al  patrimonio
       immobiliare  disponibile  della  Regione  siciliana,  possono
       essere  alienati a  favore  del  concessionario  richiedente,
       valutatane  anche  la convenienza  economica.  Il  prezzo  di
       vendita è determinato dai  competenti  uffici finanziari ed è
       pari al valore di mercato del  bene,  aumentato  del  30  per
       cento.

          5. Per le opere realizzate  in  assenza  o  in  difformità
       dalla  concessione o che  formano,  comunque,  alla  data  di
       entrata  in  vigore  della   presente   legge,   oggetto   di
       contenzioso con  l'Amministrazione,  la sdemanializzazione  è
       subordinata anche alle seguenti condizioni:

          a) pagamento, contestuale alla presentazione dell'istanza,
       delle indennità di abusiva occupazione maturate fino a quella
       data,   in  misura  pari  al   30   per   cento   di   quelle
       complessivamente richieste dall'Amministrazione;

          b) produzione di adeguato piano  di ammortamento, relativo
       al pagamento rateale del rimanente debito e di idonea polizza
       fidejussoria  a  garanzia  della  somma   da  rateizzare;

          c)   acquisizione   della    certificazione    favorevole,
       rilasciata  dal  comune competente, in ordine alla regolarità
       urbanistica o alla definita sanatoria edilizia dei manufatti.

          6. Le disposizioni in  materia di alienazione si applicano
       per  le  opere  parzialmente  realizzate  su  aree  demaniali
       marittime.  Nel caso in cui esse siano interamente realizzate
       su aree demaniali  marittime,  l'eventuale  alienazione viene
       subordinata  alla  preventiva  verifica  della  inopportunità
       della demolizione o del  mantenimento  del bene al patrimonio
       immobiliare  disponibile  della  Regione  siciliana  e  viene
       effettuata  mediante procedura di  asta  pubblica  una  volta
       definitane la  destinazione  d'uso.

          7.   Eventuali   concessionari   aventi   titolo   possono
       esercitare  il  diritto  di  opzione  all'acquisto  del  bene
       maggiorando del trenta per cento il prezzo di aggiudicazione.
       All'atto del trasferimento dei  beni del demanio marittimo al
       patrimonio immobiliare  della  Regione  Siciliana,  eventuali
       rapporti  concessori in vigore o  in  corso  di  rinnovo,  si
       trasformano  di  diritto  in  rapporti  di  locazione,  ferma
       restando ogni condizione  relativa  all'utilizzo, alla durata
       ed   al   canone   e    si   risolvono   contestualmente   al
       perfezionamento della eventuale alienazione.

       Su  richiesta   del   Governo,   dispongo   l'accantonamento
  dell'articolo 13.
       Si passa all'articolo 14. Ne dò lettura:

                                  Art. 14.
                        Recupero fondi di rotazione

          1.  Le disponibilità  non utilizzate dei seguenti fondi di
       rotazione  istituiti  presso   l'Istituto  regionale  per  il
       finanziamento alle industrie  in  Sicilia  (I.R.F.I.S.)  sono
       riversate in entrata del  bilancio regionale nei limiti degli
       importi a fianco di ciascuno di essi indicati:

          a) Fondo  di  rotazione  ex  articolo 11 legge regionale 5
       agosto 1957,  n.  51  e successive modifiche ed integrazioni,
       per   la   parte   destinata   alle   agevolazioni   previste
       dall'articolo 46  e seguenti della legge regionale 8 novembre
       1988, n. 34  -  5.259 migliaia di euro;

          b) Fondo  di  rotazione  ex  articolo 1 legge regionale 12
       aprile 1967,  n.  46 e successive modifiche ed integrazioni -
       1.016 migliaia di  euro;

          c) Fondo  di  rotazione  ex  articolo 1 legge regionale 12
       giugno 1976,  n.  78 e successive modifiche ed integrazioni -
       4.741 migliaia di euro.

          2.  Le disponibilità  non utilizzate dei seguenti fondi di
       rotazione istituiti  presso  il Banco di Sicilia S.p.a.  sono
       riversate in  entrata del bilancio regionale nei limiti degli
       importi a fianco  di  ciascuno  di essi indicati:

          a) Fondo  di  rotazione  ex  articolo 15 legge regionale 4
       giugno 1980,  n.  55 e successive modifiche ed integrazioni -
       8.780 migliaia di  euro;

          b) Fondo  di  rotazione  ex articolo  1 legge regionale 12
       giugno 1976,  n.  78 e successive modifiche ed integrazioni -
       8.625  migliaia   di   euro.

          3.   Le   disponibilità  residue  esistenti  nel  fondi  a
       gestione separata istituiti presso l'Ente minerario siciliano
       (E.M.S.) e  l'Ente  siciliano  per  la promozione industriale
       (E.S.P.I.),  entrambi  in  liquidazione,  sono  riversate  in
       entrata nel  bilancio  regionale  ed  i  relativi  fondi sono
       estinti.

          4.  Le disponibilità individuate nei commi precedenti sono
       versate, senza  oneri  di commissione, in entrata al bilancio
       della Regione  entro  trenta  giorni  dall'entrata  in vigore
       della presente legge e sono destinate a finalità produttive.

                             (E' approvato)

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Presidente, siamo in  uno  di quegli articoli che
  abbiamo  duramente  contestato  in  Commissione  finanze  per  la
  filosofia che lo ispira. Facciamo una di quelle operazioni di cui
  è ampiamente infarcita la  legge  finanziaria  a  proposito della
  esigenza di fare cassa, si  reperiscono,  si  rastrellano i fondi
  che sono disponibili in quanto  non  utilizzati  presso l'IRFIS e
  poi al comma 3 anche presso l'Ente minerario Sicilia e l'ESPI, si
  tratta di disponibilità residua di  fondi  a gestione separata di
  vecchia memoria, ora vada per i  fondi  ex ESPI l'Ente Minerario,
  perché  si tratta di enti che sono  in fase di liquidazione e non
  attivano più procedure di contribuzione  in  favore di aziende ma
  parliamo  dell'IRFIS che invece  è  un  istituto  finanziario  di
  sostegno alla piccola e media impresa il cosiddetto medio credito
  siciliano che ha delle rinvenienze così come l'articolo recita ma
  che sono ovviamente fondi momentaneamente non utilizzati, e tutto
  ciò contrasta con quanto è stato  scritto  da  questo  governo  e
  approvato  poi  dalla  maggioranza   in  Aula  nel  documento  di
  programmazione  economica  e   finanziaria  dove  la  maggioranza
  volendo giustificare la previsione di  un  tasso  di  crescita di
  gran lunga superiore al tasso  medio previsto su scala nazionale.
  Ha  suffragato questa sua  previsione  facendo  riferimento  agli
  investimenti che nei  settori  produttivi,  tramite finanziamenti
  agevolati, sarebbero andati alle imprese.  Si  parla di piccola e
  media  impresa,  di  artigianato.   Però,  mentre  si  fa  questa
  affermazione, dall'altro lato,  nel  documento  di programmazione
  economico e finanziaria, si  definanziano  tutti gli articoli che
  con la legge finanziaria dell'anno passato  o  poi,  prima con la
  legge  32  del 2000, erano  stati  finanziati  a  sostegno  delle
  categorie  artigianali ed anche qui  si  dà  un  ulteriore  colpo
  sottraendo risorse. Allora noi ci siamo posti una domanda che poi
  abbiamo tradotto anche in  emendamento:  se  l'operazione  è  una
  operazione che vale da un punto di vista finanziario, considerato
  che come l'Assessore, il Governo, in Commissione ci ha assicurato
  poi verranno rifinanziati con altra legge i fondi di cui oggi noi
  verremmo a disporre per effetto di  questa  norma  non si capisce
  perché l'operazione non debba essere completata, per altro se c'è
  una  esigenza  immediata di  fare  cassa  l'emendamento  che  noi
  proponiamo consente il recupero di una maggiore massa finanziaria
  da mettere a disposizione del bilancio, perché le reinvenienze ex
  Irfis, mi pare, adesso cito a  memoria  perché  tra  le carte non
  riesco  a  rintracciare la  tabella,  prevedono  una  ventina  di
  miliardi circa, noi invece siamo in  grado  di  dire  che  presso
  l'Ircac esistono fondi non  utilizzati per centinaia di miliardi.
  Allora noi mettiamo una tassa per  il  metano,  per  trovare  250
  miliardi, noi mettiamo un ticket  sulla  sanità  per un ammontare
  complessivo di 20, 30 miliardi  circa,  abbiamo tagliato fondi ai
  comuni, stiamo facendo una  operazione  che in questa finanziaria
  che si può definire solo di  macelleria  sociale  e  però i fondi
  dell'Ircac per un ammontare di  alcune  centinaia  di miliardi di
  lire rimangono lì fermi.  L'Assessore  ci ha detto perché l'Ircac
  ha in progetto un piano di  ristrutturazione  di  cui  per  altro
  sconosciamo i connotati, e che lo stesso Assessore non è stato in
  grado di dirci o forse non ci  ha  voluto  dire,  mi  sembrava  a
  questo  proposito  molto   misterioso.   Allora   noi,  onorevole
  Presidente,  onorevoli colleghi, riteniamo  che  ci  sia  di  che
  discutere sulla materia considerato che  non  si  tratta  qui  di
  fare, di prevedere delle entrate sia  pure  per un solo esercizio
  finanziario, che è quello in corso,  sapendo  che  con questi noi
  potremmo  compensare invece una  serie  di  balzelli  che  stiamo
  introducendo e di misure che vanno  a  colpire  direttamente o la
  spesa sociale o anche  il  cittadino  attraverso l'imposizione di
  tasse e tributi.  Ecco, allora, che  non comprendiamo cosa c'è di
  importante che bolle in pentola  per  quanto riguarda le finalità
  istituzionali dell'Ircac. Lo vorremmo sapere. Un istituto che per
  altro  è  commissariato.   Che  non  ha,  se  non  ricordo  male,
  attraverso un commissario ad acta, cioè che va lì e va a compiere
  una  missione,  va  l'ammazza  e  torna,  non  sta  amministrando
  l'Istituto, sta solo andando a pagare  gli  stipendi  o  fare  le
  funzioni  strettamente  necessarie.
       Quindi, chi  dovrebbe  mettere in piedi questo piano, questo
  programma di  ristrutturazione?  Ma poi - aggiungo -  è possibile
  utilizzare i  fondi  che  sono  a  destinazione vincolata, perchè
  trattasi di fondi di rotazione che hanno una precisa destinazione
  per  finalità  proprie,  istituzionali dell'Ente?  Questa sarebbe
  una novità  che a nostro avviso meriterebbe un approfondimento in
  questa sede  e,  forse,  anche  in  altra sede diversa da questa.
  Allora, la  contraddizione,  quando il presidente della Regione o
  l'assessore al  bilancio  o  altri colleghi che sono intervenuti,
  l'onorevole Cintola,  da  ultimo  l'onorevole Formica, i quali ci
  dicono "ma,  sono misure dolorose quelle che prendiamo, ma poichè
  sono misure  necessarie  non  ci  possiamo  sottrarre anche se in
  parte non le condividiamo".
       Onorevoli  colleghi, qui avete lo strumento per rendere meno
  dolorosa la legge finanziaria, consentire al Governo nello stesso
  tempo di  chiudere  il  bilancio e di fare le operazioni che deve
  fare.   Se   non  lo  fate,  dovete  dirci  perchè  e  sopratutto
  bisognerebbe  dare  atto  che  c'è una volontà politica che va in
  un'altra   direzione,  che  tutela  alcuni  santuari  del  potere
  regionale e,  invece, quando ha bisogno di prendere i soldi, va a
  grattarli  laddove  invece  sembra più facile - ma vi accorgerete
  che più  facile  non  è  -  che  sono  le  tasche  dei  cittadini
  siciliani.  Ecco  la motivazione, signor Presidente, della nostra
  contrarietà  all'articolo  che  poi  abbiamo  cercato, attraverso
  l'emendamento, di interpretare.

     ACIERNO.  Signor  Presidente,  le  chiedo di fare rispettare i
  tempi previsti dal Regolamento.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Acierno,  fino  a  questo momento sono
  stati  rispettati.  Sono  dieci  minuti per il dibattito generale
  sull'articolo,  dieci minuti per i presentatori degli emendamenti
  e  cinque  minuti  per coloro che intervengono sugli emendamenti.

     SPEZIALE.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, convengo con
  l'osservazione  fatta dall'onorevole  Acierno, nel  senso  che il
  Governo  potrebbe  contribuire  a  chiarire  all'Aula  la propria
  posizione;  perchè,   per   esempio,  su  questo  articolo  14  e
  sull'emendamento  da  noi  presentato  ci  fosse  stata  in  modo
  anticipato  una  presa  di  posizione  a  chiarimento  del nostro
  emendamento,   se   gli   argomenti   che   il   Governo  avrebbe
  rappresentato  all'Aula  fossero  stati  convincenti, noi avremmo
  anche  rinunciato  a  prendere  la  parola.  Il fatto però che il
  Governo, sia  nel  corso dei lavori in Commissione sia adesso, si
  rifiuta  di  interloquire con i parlamentari che hanno presentato
  emendamenti  e  con il contenuto degli emendamenti presentati dal
  Governo  ci  costringe,  nostro  malgrado,  a dovere dispiegare i
  nostri emendamenti all'intero Parlamento.
       Da che cosa nasce l'articolo 14? Come ci è stato spiegata la
  nascita  dell'articolo  14?  C'è una difficoltà finanziaria della
  Regione.  La  Regione sulla base di questa difficoltà finanziaria
  sta raschiando  i  fondi  e  tende  ad utilizzare tutti i fondi -
  secondo  me  una  parte  di  questi non potrebbero neanche essere
  utilizzati -  e a riportarli nel bilancio della Regione.  I fondi
  di rotazione dell'IRFIS, i fondi dell'EMS, i fondi dell'ESPI.  Ad
  un certo  punto  c'è  un  istituto,  l'IRCAC, che, sulla base dei
  nostri     accertamenti    (onorevole    assessore    è    questa
  l'interlocuzione che  deve  fare  con l'Aula per rispetto che lei
  deve a  se stesso e all'Aula) ha una disponibilità finanziaria in
  questo momento di 500 miliardi di lire.
       Sorge ovvia la  domanda: perché  - visto che si ricorre alle
  quisquilie previste dal fondo in dotazione dell'IRFIS, dell'EMS e
  dell'ESPI - il  Governo  non ricorre anche a introitare una quota
  delle somme  dell'IRCAC,  non diciamo tutte, per l'annualità 2002
  ma almeno la  metà  di  quelle  somme nella misura pari a 200-300
  miliardi che  servono  ad impinguare il bilancio della Regione, a
  portarlo in  pareggio  e  possibilmente  -  come  prima  spiegava
  l'onorevole Capodicasa  -  ad  evitare dolorosi balzelli che sono
  stati presentati  dal Governo? Qual è la ragione per cui l'IRCAC,
  invece,  ed  il  fondo  dell'IRCAC  che  complessivamente  ha 500
  miliardi di lire non viene intaccato?
       Onorevole  Assessore,  la  domanda l'abbiamo posta durante i
  lavori   della   Commissione,   l'ha  posta  stasera  l'onorevole
  Capodicasa nel  corso  del  suo  intervento,  la ripropongo io in
  questa sede: vuole  spiegare - perché non è sufficiente dire sono
  somme che  potranno essere impegnate - perché ovviamente a futura
  memoria tutte le somme potranno essere impegnate, sono somme dove
  ci sono  già  obbligazioni  certe;  allora  ci  si  documenti, mi
  rivolgo all'Aula,  che ci sono obbligazioni certe ed allora sulla
  base di queste  per  un  importo  complessivo di 500 miliardi noi
  prendiamo atto e ritiriamo l'emendamento.
       Ma quando non c'è questa dimostrazione, questo chiarimento -
  e a noi risulta  che  ci  sono 500 miliardi di fondi liberi - non
  capiamo quale sia la ragione e perché nell'annualità in corso non
  potranno essere impegnati per compiti propri dell'Istituto almeno
  nella misura  del  50 per cento; non capiamo quale sia la ragione
  per cui  questi  fondi non debbano essere introitati nel bilancio
  della Regione.
       Questo è  il  senso  del  nostro  emendamento  che noi siamo
  costretti a spiegare,  ripeto, perché da parte del Governo c'è un
  rifiuto  ad  interloquire con il Parlamento. Onorevole Assessore,
  mi dispiace  che lei è preso da telefonate e interlocuzioni con i
  Parlamentari   e   si   rifiuta   di  interloquire  su  questioni
  fondamentali  con  l'intero  Parlamento. Noi abbiamo il dovere di
  spiegare all'intero  Parlamento  le ragioni che ci hanno spinto a
  presentare questo emendamento.
       Fra l'altro, il  nostro emendamento prevede che una parte di
  quelle risorse,  a  proposito  delle  risorse da autorizzare, per
  complessivi 140  miliardi  ossia  per  70 milioni di euro debbano
  essere veicolati  su  diversi  interventi  che,  a nostro parere,
  qualificherebbero   l'azione   politica  e  amministrativa  della
  Regione.
       Il primo  intervento, cui noi pensiamo e che abbiamo chiesto
  al Governo,  che saremmo stati disposti a modificare è quello che
  hanno già  fatto  altre Regioni del Meridione - in particolare la
  Basilicata - quello di dare un computer per ogni casa; il Governo
  in Commissione  bilancio  si è opposto, allora abbiamo pensato di
  introdurre un  computer per ogni classe, in tutte le classi della
  Sicilia,  in  modo  tale  da  collegarle ad internet, organizzare
  corsi  di  formazione  incrementando  la  qualità  del sapere. Il
  Governo ci ha detto, tranquillamente, di no.
       La seconda  questione che noi poniamo è quella ambientale in
  quanto  oggi  c'è  una  nuova  sensibilità ambientale. La vicenda
  della Lombardia,  Presidente Cuffaro, dove c'è un suo collega che
  ha la  sua  stessa  estrazione, sta dimostrando come la questione
  ambientale  sia  una  questione  centrale.  Mi  chiedo  come  sia
  possibile  che  il  Governo  regionale  non  intervenga  in  modo
  organico rispetto  ad  una questione così delicata per le proprie
  competenze.
       Prevediamo  che  una  parte delle risorse dell'IRCAC vengano
  destinate  ad  una  revisione  del  parco  macchine  in  Sicilia,
  privilegiando  in  modo  premiale chi utilizza la riconversione a
  metano delle macchine e poi un atteggiamento, questo sì premiale,
  nei  confronti  dei  comuni  che  favoriscono  la  possibilità di
  progetti  ecologici  attraverso  le  giornate ecologiche, cioè un
  complesso  di  interventi  che  secondo  noi qualificherebbero in
  questo caso l'azione amministrativa del Governo regionale.
       E sono queste  le  ragioni  che ci hanno spinto a presentare
  l'emendamento e a chiedere al Governo, per primo, spiegazioni sul
  perché non si utilizzano i fondi dell'IRCAC, e, in secondo luogo,
  la ragione  per  cui  il Governo regionale si rifiuta di prendere
  atto  dell'emendamento  di merito da noi presentato rispetto alle
  tre questioni che abbiamo posto.

     RAITI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi, ritengo che la
  discussione su questo  articolo  e l'emendamento aggiuntivo 14.1,
  di cui  io sono uno dei firmatari, sia l'esempio classico di come
  l'opposizione o  la  minoranza  in questo Parlamento vuole fare o
  vuole  contribuire  a  migliorare  le  legislazioni  proposte dal
  Governo.    Questo    è   l'esempio   classico   dell'opposizione
  costruttiva.
       Noi ci siamo chiesti,  nel momento in cui abbiamo presentato
  questo articolo  aggiuntivo,  come  nell'alveo  dell'articolo  di
  legge presentato dal Governo  era possibile dare un'indicazione e
  fare in modo  che  questo  provvedimento  legislativo possa avere
  efficacia propositiva e  positiva nei confronti delle Istituzioni
  siciliane.
       Per tale motivo,  l'emendamento  14.1  detta  delle finalità
  specifiche ed indica un percorso  che  è  chiaro, palese e che in
  ogni caso indirizza  l'attività  legislativa per una politica che
  sia efficace, di  sviluppo  e  di  crescita socio-economica della
  nostra Regione.
       La  possibilità  di   utilizzare  i  fondi  dell'IRCAC   non
  utilizzati, che sono circa  500  miliardi di lire, per destinarli
  con precipue indicazioni  al  fondo  destinato  al  finanziamento
  indicativo della programmazione  negoziata,  ad  un  PC  per ogni
  casa, alla mobilità  sostenibile,  al  programma  di diritto allo
  studio, al programma dei  veicoli  ecologici  e  così via, indica
  chiaramente  delle  linee  di  indirizzo  politico  assolutamente
  condivisibili  e  condivise  dalla  maggior  parte  dei  Consigli
  regionali di questa Repubblica.
       Ritengo  che  un  emendamento  di questo genere debba essere
  frutto di una collaborazione fattiva tra Governo e minoranza. Per
  tale motivo,  chiedo  al  Governo  di  farlo proprio perché  così
  facendo  noi  faremmo un'attività e una norma che è propositiva e
  positiva  per  una  miriade  di soggetti sociali, economici della
  Regione  che  ne  beneficerebbero  senza  aumentare  dei costi ma
  utilizzando dei fondi che sono accantonati ed innestando, oltre a
  quella  crescita  cui  accennavo, certamente un indotto economico
  che potrebbe produrre anche gettito.
       Per  tale motivo, oltre  a  chiedere  al  Governo  di  farlo
  proprio, ufficialmente chiedo  su  questo emendamento, qualora il
  Governo non lo faccia proprio, il voto segreto.

     CUFFARO,  presidente  della  Regione.  Chiedo l'accantonamento
  dell'articolo 14 e dei relativi emendamenti.

     PRESIDENTE.  Non  sorgendo  osservazioni,  dispongo  nel senso
  richiesto.
       Si passa all'articolo 15. Ne dò lettura.

                                 'Art. 15.
           Rideterminazione  competenze  Commissione  consultiva
                         in materia di riscossione

          1.  I commi 5 e  6 dell'articolo 5 della legge regionale 5
       settembre 1990, n. 35 sono sostituiti dai seguenti:

          '5. La  Commissione  esprime  pareri  in  materia  di:

          a)    individuazione   e   determinazione   degli   ambiti
       territoriali   delle   concessioni;

          b) determinazione e revisione biennale della remunerazione
       del servizio;

          c) procedure   di  conferimento  delle  concessioni;

          d) criteri generali relativi al funzionamento del servizio
       della riscossione,  e  all'attività  degli intermediari della
       riscossione;

          e) adozione  di regolamenti, stipulazione di convenzioni e
       atti  amministrativi  generali.

          6.  La  Commissione,  altresì,  su  richiesta  degli  enti
       interessati, previa  valutazione  degli  uffici  regionali  o
       finanziari competenti per  materia,  esprime pareri su atti e
       questioni attinenti al servizio della riscossione.'

       Comunico   che  è  stato  presentato  dall'onorevole  Turano
  l'emendamento 15.1.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  presidente,  onorevole Assessore, onorevoli
  colleghi, desidero, in particolare, interloquire direttamente con
  l'assessore.  Condivido  l'articolo,  però  bisogna completare la
  manovra  sulle riscossioni, visto che l'assessore Pagano ha tanto
  pianto quest'estate  dicendo  che il tasso di riscossione è basso
  in Sicilia  e  a  tal proposito vorrei che mi spiegasse per quale
  ragione in questi otto mesi di governo non ha proposto il disegno
  di legge,  già  portato  all'esame  del  voto  finale  d'Aula del
  Governo Capodicasa,  a  cui  mancò  il  voto  finale,  che  è uno
  strumento fondamentale per riformare la riscossione in Sicilia.
       Le  chiedo,  quindi,  la ragione del ritardo con il quale il
  Governo   procede,   perché  qui  ci  sono  delle  responsabilità
  politiche  precise  del  Governo  regionale  e  dell'Assessore in
  carica e  quali sono i tempi che il Governo ritiene necessari per
  presentare quel disegno di legge.

     TURANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TURANO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Ho analizzato
  il testo dell'articolo  15 che sopprime i commi 5 e 6 e condivido
  l'indirizzo che  è  stato  predisposto.  Nei  commi  5 e 6, però,
  seppur in  maniera  impropria,  è prevista una revisione biennale
  della Commissione che esprime questo tipo di parere.
       Atteso  che  questo  termine  di  scadenza non è previsto in
  questo  nuovo  testo,  credo  che ogni commissione debba avere un
  termine di scadenza. Chiedevo di inserirlo così come previsto nei
  comma 5 e 6.

     PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento 15.1. Il parere
  del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione.  Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è  contrario  si alzi; chi è favorevole resti
  seduto.
                          (Non è approvato)

       Pongo  in  votazione  l'articolo 15.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 16. Ne dò lettura:

                                 Titolo III
            Disposizioni per la razionalizzazione, la riduzione
            della spesa  e la trasformazione di enti ed aziende

                                 'Art. 16.
                       Riduzione compensi agli organi

          1.  Le indennità spettanti  al Presidente e agli assessori
       regionali sono ridotte del 10 per cento.

          2.  Per  il triennio 2002-2004 i compensi da corrispondere
       ai  Presidenti  e  ai  componenti  di  organi  collegiali  di
       gestione,   direzione,   consulenza  e  controllo  nonché  ai
       commissari straordinari  di  enti  ed  aziende  sottoposti  a
       vigilanza, controllo  o  tutela della Regione restano fissati
       nella misura in  atto stabilite ridotte del 10 per cento.

          3.  Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano altresì
       ai compensi  per  la  partecipazione  ad  organismi  operanti
       nell'ambito dell'Amministrazione regionale.'

       Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
    - dall'onorevole Crisafulli: emendamento 16.1;
    - dal Governo: emendamento 16.2.

     CRISAFULLI. Dichiaro di ritirare l'emendamento 16.1.

     TUMINO. Ai sensi dell'articolo 114, dichiaro di riprenderlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     TUMINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TUMINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, è questo un
  articolo  di  grande  rilevanza  perchè  esprime  un  segnale  di
  controtendenza  rispetto  ad uno stile abitudinario negli anni ed
  un  segnale  che ritengo, in maniera diversa, vada proposto anche
  al  Consiglio  di  Presidenza  dell'ARS  perchè diventi norma che
  riguardi  anche  la  deputazione  regionale. Ma questo è un altro
  problema.
       Io  chiedo  al  Governo  di capire - se mi permette di avere
  spiegato,  però stasera il Governo pare che non spieghi granchè -
  volevo   che   il  Governo  spiegasse  il  comma  2  quando,  con
  riferimento  agli  organi  collegiali,  di  gestione,  direzione,
  eccetera,  se  questo  comma  comprende  in  sostanza  tutti  gli
  organismi  operanti  nell'ambito  dell'Amministrazione regionale,
  così come è declarato al comma 3.
       La domanda  è  la  seguente:  c'è  differenza tra gli organi
  collegiali di gestione, etc, di cui al comma 2, con gli organismi
  operanti nell'ambito di cui al comma 3?  Nessuna differenza.  Ma,
  allora, questo comma 3 sarebbe sostanzialmente inutile.
       Il  Governo ha presentato un ulteriore emendamento, il 16.2,
  io chiedo  scusa,  ma  non  conosco  l'articolo 2, comma 1, della
  legge n.  41  del  1996.  Ne  faccio  ammenda, ma gradirei che mi
  venisse  spiegato  l'emendamento  che  il Governo ha presentato a
  nome suo, onorevole Cuffaro.

     RAITI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  esprime
  parere  favorevole  per  quanto  riguarda  l'articolo  16  per la
  riduzione dei compensi agli organi.
       E'  un  articolo,  come  usa dire il nostro assessore per il
  bilancio  e  le finanze, 'pedagogico', e questa pedagogia ritengo
  che   sarebbe  opportuno  estenderla  anche  ai  deputati,  se  è
  necessario, così  come  ha  detto l'onorevole Tumino. Ma, in ogni
  caso,  faccio  presente  che  condivido anche l'emendamento 16.1,
  perchè se dobbiamo utilizzare un metro di attività, questo stesso
  metro lo  dobbiamo  utilizzare  per  tutti  i  soggetti  che sono
  sottoposti   o   che,  comunque,  prestano  attività  nell'ambito
  dell'Amministrazione   regionale.
       Ma  il  mio intervento è precipuamente indirizzato all'esame
  dell'emendamento   16.2   presentato  dal  Governo  questa  sera.
  Onorevole   Presidente   Cuffaro,   se  io  non  interpreto  male
  l'emendamento  16.2,  esso  fa  riferimento a quelle province che
  hanno  dichiarato di trasformare una parte del proprio territorio
  in aree  metropolitane, ed in conseguenza a tale dichiarazione di
  trasformazione  vi è stato l'aumento delle indennità spettanti ai
  presidenti   delle   province   ed  ai  consiglieri  provinciali,
  aumentate di  parecchio  rispetto  a  quelle  che sono le normali
  indennità.
       Con  l'emendamento  16.2  sostanzialmente si va a sanare una
  situazione  di   fatto   che  è  questa:  c'è  stato  un  aumento
  indiscriminato delle indennità e ci sono state delle sentenze, da
  parte della  Corte dei conti, che stabiliscono la restituzione di
  queste indennità.  Se  è  vero  che  l'articolo 16 vuole avere la
  funzione terapeutica non si capisce come nello stesso articolo ci
  contraddiciamo ancora  una  volta,  cioè  da  un lato riduciamo i
  costi per quanto riguarda le spese degli assessori, degli enti di
  amministrazione,  dei  consulenti  e così via, ma dall'altro lato
  andiamo a  sanare una situazione che comporta un aumento di spesa
  cercando di  sanarla  solo  in  relazione  al  fatto  che  quelle
  province o  quegli  enti  che  avrebbero dovuto istituire le aree
  metropolitane   e   che  quindi  sono  inadempienti  rispetto  al
  dispositivo normativo, perché se avessero proceduto, così come la
  legge  stabiliva,  oggi  le  aree  metropolitane  sarebbero state
  avviate, con tutto quello che comporta per la redistribuzione dei
  servizi   all'interno   di   ciascun  territorio  delle  province
  regionali siciliane.
       Ed allora, non  solo  queste  province non hanno adempiuto a
  disposizioni   di  legge,  ma  noi,  invece  di  sanzionare  tale
  inadempimento alle  norme,  saniamo  solo al fine di permettere a
  costoro  di  non  restituire le indennità indebitamente riscosse.
  Quindi, non si capisce il tenore di questa normativa: da una lato
  diamo  un'indicazione,  dall'altro  per i rappresentanti del ceto
  politico ci  contraddiciamo  e facciamo finta che ciò non accada.
  Se vogliamo  seguire  questa  strada,  si  segua, ma si segua per
  tutti perché  non  possiamo  utilizzare  due  pesi e due misure a
  seconda che si parli di amministratori e funzionari e poi di ceto
  politico.

     SPAMPINATO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPAMPINATO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,     mi
  dispiace  contraddire l'intervento dell'onorevole Raiti il quale,
  forse,  non  ha chiara l'impostazione dell'emendamento presentato
  per il  quale  dichiaro il mio voto favorevole.  Qui non credo vi
  sia da sanare nulla, semmai si cerca di dare una soluzione ad una
  annosa vicenda.
       Ferma  restando,  Signor  Presidente,  l'impostazione  a cui
  faceva riferimento  l'onorevole  Raiti,    per cui non c'è alcuna
  sentenza della  Corte  dei  conti  per  cui sono richieste queste
  somme, si tratta sostanzialmente...
       Onorevole Raiti anche la sua attenzione richiedo, quando c'è
  da dare atto a chi presenta un giusto emendamento, e noi ci siamo
  impegnati complessivamente, almeno per una volta il parlamento ha
  utilizzato la sua  autonomia  nel  presentare questo emendamento,
  c'è da evidenziare come  le  tre  provincie regionali di Catania,
  Palermo e Messina...

                            (Brusìo in Aula)

       Signor Presidente, rinuncio al mio intervento.

     PRESIDENTE.  L'onorevole Raiti,  nel  frattempo,  ha  compreso
  quello che lei voleva dire  perchè,  infatti,  mi ha riferito che
  aveva compreso perfettamente il meccanismo dell'emendamento.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi, ritengo che
  l'emendamento, così come viene proposto, non sia ammissibile.

     PRESIDENTE.    Onorevoli    colleghi,   poc'anzi   l'onorevole
  Spampinato ha interrotto il suo intervento perchè era impossibile
  parlare in  una  condizione  di confusione come quella che si era
  venuta a determinare. Vorrei che non si ripetesse. Quindi, invito
  gli onorevoli  Pistorio  e  Leanza  di  accomodarsi ai banchi dei
  deputati  e  lasciare intervenire il loro capogruppo, l'onorevole
  Cintola,  mostrando  nei suoi confronti l'interesse necessario ad
  un intervento di un capogruppo.

     CINTOLA.  Dicevo  che   credo   che   l'emendamento   non  sia
  ammissibile sotto due profili: il  primo  che  c'è  un aumento di
  spesa, si lo fanno i comuni ma poi noi avremo da discutere perchè
  dovremo dare più soldi ai  comuni  per  feste,  farine  e forche.
  L'altro motivo per cui intervengo  contro  è  perchè io in cinque
  anni  della  mia  vita  passata   in  questi  banchi,  e  sono  i
  precedenti, ad ogni intervento  fatto  sull'argomento, ho dato il
  mio voto contrario. Non posso parlare a nome del gruppo il quale,
  invece, voterà favorevolmente.

     CAPODICASA. Ma questo è a firma Cuffaro

     CINTOLA. Ma  il  mio  voto personale è contrario perchè io non
  posso distruggere  cinque  anni  nei quali ho fatto una battaglia
  enorme. Qui  non si tratta di una interpretazione, si tratta solo
  del   fatto  che  è  stata  istituita  l'area  metropolitana  per
  realizzarla, però,  e  dare  i  gettoni di presenza ai presidenti
  delle  province, ai consiglieri provinciali in un'area realizzata
  con compiti differenti.  Invece, è rimasta lì ferma, bloccata, la
  provincia di Palermo per esempio  perchè  il  comune di Palermo -
  sindaco  Orlando - non ha  mai  dato  il  suo  benestare  perchè,
  quell'area metropolitana, si realizzasse.
       Per cui  annuncio  il  mio  voto  contrario e so che per tre
  volte, il  commissario  dello stato, ha bloccato questa legge. Mi
  auguro che  non  la  blocchi  ulteriormente,  come  è suo dovere,
  perchè bloccherebbe anche il bilancio e la finanziaria.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.   Signor  Presidente,   io   non   intervengo  per
  dichiarare il mio voto contrario  ma  per  dichiarare il mio voto
  favorevole.  Però, mi preme  precisare  che  questo  è l'ennesimo
  tentativo, io faccio gli auguri al presidente Cuffaro, che questo
  emendamento possa diventare legge;  gli  auguro  che  possa  esse
  così.
       Mi permetto  di dire che forse la soluzione sarebbe un'altra
  e riguarda la  possibilità  che  gli  enti,  in  questo  caso  le
  province metropolitane  o  meno, o gli enti locali, stabiliamo in
  che   termini,   possano   in   sede   statutaria   autonomamente
  autodeterminarsi.

     CRISAFULLI. Ma questo già lo fanno

     GIANNOPOLO. Non lo fanno;  non lo fanno perchè la Regione, nel
  recepire la legislazione nazionale,  non ha mai fatto questo atto
  di delega di funzione di competenze agli enti locali.
       Io,  quindi,  prendo  atto  del  fatto  che  c'è  l'ennesimo
  tentativo, temo, però, che  sarà  l'ennesima  presa  in  giro  di
  questo Parlamento.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
  facoltà.

     CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, considero
  ogni  opinione  rispettabile,  ma   le   opinioni  che  non  sono
  suffragate da conoscenza delle cose rischiano di essere, per così
  dire, convinzioni astratte che producono soltanto danni.
       Voglio  informare  l'onorevole  Cintola  che  se  non  si  è
  costituita l'area  metropolitana a Palermo, così come a Catania o
  a Messina, non è certo per responsabilità di nessun comune.

     CINTOLA. Principalmente Palermo.

     CRACOLICI. Chi deve costituire  le  aree  metropolitane  è  la
  Regione.

     CINTOLA. E poi ha fatto i decreti.

     CRACOLICI. No, la Regione ha fatto una legge che è la numero 9
  che definì (ha fatto  il decreto di definizione del perimetro)...
  doveva  dare  tutti   gli   strumenti   attuativi  alle  province
  regionali. Intanto, è stata approvata - credo l'abbia fatta lei e
  il Parlamento della scorsa legislatura  -  una  norma nel mese di
  novembre del 1996 che  stabiliva  che le indennità nelle province
  regionali comprendenti aree  metropolitane venivano aumentate del
  50%.
       Non so lei  con  chi  se  la  prenda. Comunque il Parlamento
  precedente ha fatto  questa  legge. Ci sono state le province che
  hanno attuato  quella  legge, è inutile fare gli ipocriti, perchè
  se poi c'è stata  tutta  la  tiritera  con il CGA che ha cambiato
  opinione rispetto ai  TAR,  questo  non  è  stato fatto perchè le
  province hanno  operato  in  assenza  di  legge. Hanno operato in
  presenza di una legge della Regione.
       Credo, quindi,  che  questa  norma  che  viene  proposta  in
  qualche  modo  non so  se sia la  quinta  o  la  ventesima  o  la
  quarantesima volta,  ma  c'è  certamente  un problema di riparare
  forse a un torto,  sicuramente ad una ingenuità con la quale si è
  operato fino ad oggi in questa Regione.
       Quindi, credo che, da questo  punto di vista, la norma forse
  può chiudere una vicenda  che, onorevole Cintola, non costituisce
  nessun aggravio per i bilanci  delle province perchè in ogni caso
  queste indennità sono state  già  erogate e trattasi di indennità
  per un periodo limitato, relativo al 1996/1997.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Crisafulli. Ne
  ha facoltà.

     CRISAFULLI.   Voglio   essere  a  favore  dell'emendamento,  è
  possibile? Per evitare facile demagogia su argomenti come questi,
  perchè  ci  vuole  poco  ad  esercitare  demagogia  su  cose  che
  riguardano scelte di indennità,  di  gettoni  di presenza, specie
  quando si parla degli  altri,  credo  sia giusto ricordare alcuni
  passaggi.

     D'ANTONI. A chi?

     CRISAFULLI.  A chi ha  memoria corta.  Il Parlamento regionale
  definì con legge la  costituzione  delle aree metropolitane dando
  alle  province  le competenze,  si  fece  la  perimetrazione  con
  decreto,  le  province   esercitarono  un  atto  unilaterale,  si
  determinò un vuoto che portò gli amministratori a determinarsi un
  gettone o una indennità su  cui  questo stesso Parlamento però di
  mettere  rimedio per  inadempienze  nostre  nei  confronti  delle
  provincie e per evitare  che  si  determinasse  un  aggravio  nei
  confronti degli amministratori  con  varie  iniziative.
       Le  faccio  notare   onorevole  Cintola  che  questo  stesso
  Parlamento ha votato la  legge numero 30 che stabilisce indennità
  ben maggiori rispetto a  quelle  delle aree metropolitane che gli
  amministratori...

     D'ANTONI. L'onorevole Cintola si sente offeso.

     CRISAFULLI.  No, lo dico  perché  siamo  in buoni rapporti, me
  lo  posso permettere con  l'onorevole  Cintola,  per  i  rapporti
  personali...Dicevo che la  legge  numero  30 stabilisce indennità
  ben maggiori rispetto a quelli che allora si determinarono con le
  aree metropolitane, il fatto che  noi poniamo rimedio a un limite
  ad un vuoto che la Regione  stessa  determinò,  credo che non sia
  per   nulla  scandaloso,  tenuto   conto   che   si   tratta   di
  amministratori eletti che  hanno  esercitato  una  funzione sulla
  base della quale hanno applicato  una  norma  che aveva dei vuoti
  che la Regione siciliana aveva emesso.  Io credo che tutto questo
  casomai fa onore ad un Parlamento  che  pone rimedio ad un limite
  che aveva determinato, se  poi  dobbiamo  fare  facile  demagogia
  dobbiamo parlare male di queste  cose  come se fossimo nati tutti
  sotto il cavolo, credo che non facciamo onore a noi stessi e alla
  nostra intelligenza.

     PRESIDENTE.  Pongo in  votazione  l'emendamento  16.1, a firma
  dell'onorevole   Crisafulli,   che    è   stato   fatto   proprio
  dall'onorevole Tumino.
       Lo pongo  in votazione con il parere contrario del Governo e
  della Commissione.
       Chi è contrario resti seduto;  chi  è favorevole si alzi.

                          (Non è approvato)

       Pongo in votazione l'emendamento  16.2,  il  Governo  lo  ha
  presentato, la Commissione è  favorevole.
       Chi è favorevole resti seduto;  chi  è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l'articolo  16, nel testo risultante.
       Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 17. Ne do lettura:

                               "Art. 17

          1.  Le disposizioni di cui all'articolo 43, commi 1, 2 e 3
       della  Legge  27 dicembre  1997  n.  449  si  applicano  alle
       amministrazioni   regionali,  nonché  agli  enti  ed  aziende
       sottoposte a  vigilanza  e tutela della Regione, ivi comprese
       le aziende sanitarie.

          2.  La compartecipazione finanziaria e la sponsorizzazione
       di  cui  al  comma  1  possono  avere  luogo  sotto  forma di
       erogazione  finanziaria,  ovvero mediante prestazione diretta
       e/o  gratuita  di  servizi,  cessione o fornitura gratuita di
       beni  strumentali alla realizzazione delle predette attività.

          3.  I rapporti tra le amministrazioni, enti ed aziende e i
       soggetti  di  cui  al comma 1 dell'articolo 43 della legge 27
       dicembre 1997, n. 449 sono regolati da apposite convenzioni".

       Lo pongo in votazione.  Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Si passa all'articolo 18. Ne do lettura:

                              "Art. 18.

                         Servizi strumentali

          1.  L'Amministrazione regionale, gli enti locali, gli enti
       pubblici non economici  sottoposti  a vigilanza e/o controllo
       della Regione comprese  le  aziende  sanitarie ed ospedaliere
       valutano con periodicità  almeno  triennale  le  economie  di
       gestione conseguibili  mediante  affidamento  all'esterno dei
       servizi    strumentali    allo    svolgimento   dell'attività
       istituzionale, ad  esclusione di quelli direttamente connessi
       alle attività sanitarie.

          2.  Ove, a seguito  della  valutazione  di cui al comma 1,
       tenuto conto anche  della  possibilità  di un diverso impiego
       del  relativo   personale,  si  accerti  la  convenienza  del
       trasferimento all'esterno di  uno o più servizi si procede ad
       attribuirne lo svolgimento  a  soggetti di diritto privato in
       conformità a quanto  previsto dall'articolo 29 della legge 28
       dicembre 2001, n. 448.

          3.   Per   le   finalità  del  presente  articolo  trovano
       applicazione le  disposizioni  di  cui  all'articolo  10  del
       decreto legislativo 1   dicembre  1997,  n. 468, nonché delle
       altre norme in materia.

          4.   In   sede  di  prima  applicazione  l'Amministrazione
       regionale è  autorizzata  ad  affidare  all'esterno i servizi
       svolti dall'autoparco  e a ridistribuire il personale in atto
       addetto alla  conduzione  degli  autoveicoli tra le strutture
       regionali in conformità alla normativa vigente, mantenendoli,
       previo assenso, alla guida degli autoveicoli e ferma restando
       la ricollocazione nelle posizioni di cui al nuovo ordinamento
       professionale".

       Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

    - dall'onorevole Cracolici: emendamento 18.1;

    - dal Governo: emendamento 18.2.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  questo
  articolo  è  stato  già  oggetto  di  un  esame  da  parte  della
  Commissione sanità era stato predisposto un emendamento approvato
  credo all'unanimità,  che da parte della Commissione Bilancio non
  ha avuto  nessuna visione. Il ho riproposto lo stesso emendamento
  della commissione  per  una  ragione,  partendo  dal fatto che il
  comma 1  di  questo  articolo propone o dispone la possibilità di
  esternalizzare   i   servizi   strumentali  anche  delle  aziende
  ospedaliere e sanitarie.
       Il  testo  predisposto dalla Commissione all'ultimo rigo del
  primo  comma  definisce,  ad  esclusione  di  quelli direttamente
  connessi all'attività sanitarie, un ambito più ristretto rispetto
  al testo originario.  Però io pongo la stessa questione che è già
  posta in commissione, vorrei sapere qual è la norma che impedisce
  oggi alle aziende sanitarie ospedaliere di esternalizzare secondo
  i principi  dettati  dal  primo comma i servizi non connessi alle
  attività sanitarie.
       Qual è la  ragione  per  cui  nel definire questa norma si è
  proposto e scritto  ciò  che già la norma consente.  Come è noto,
  infatti,   tutta   una   serie   di   attività   possono   essere
  esternalizzate  facendo un ragionamento di natura economica. Dove
  vuole andare  a  parare la riproposizione della norma così come è
  stata definita,  ecco  perché  io  credo  che togliere, così come
  propongo, cassare cioè la possibilità di esternalizzare i servizi
  strumentali  per  le  aziende sanitarie ospedaliere non significa
  non poterle  fare  perché  già la norma lo consente alle aziende,
  significa  semplicemente  ridefinirle e ridare quelle possibilità
  contenute nella legge  e  con  cui fino ad oggi le stesse aziende
  hanno operato.
       Anche   perché, ripeto, come  giustamente  si   è   previsto
  nell'ultimo rigo l'esclusione dei servizi connessi  alle attività
  sanitarie  comunque esclude la possibilità di  esternalizzare  da
  parte  delle  aziende  servizi strumentali quali  diagnostica  ed
  altre  attività. Ecco perché chiedo all'Aula in qualche  modo  di
  cassare ciò che già la norma prevede per le aziende.

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.   Dobbiamo   metterci   d'accordo,    capisco   la
  stanchezza, ma se le questioni che vengono sollevate  non trovano
  nessuna risposta da parte del Governo è come parlare al  vento, è
  un  lavoro perduto, perché il fatto che qui si intervenga  non  è
  per  lasciare alla storia le opinioni nostre, è  perché  vorremmo
  vedere  se  si  può, mettendo in campo il nostro punto  di  vista
  trovare  anche  un  riscontro da parte del  Governo.  L'onorevole
  Cracolici ha sollevato un problema che l'Assessore sa  era  stato
  posto in Commissione più volte. Qui siamo in Aula...

     CUFFARO, presidente della Regione. Anche per questo motivo non
  rispondiamo.

     CAPODICASA,   relatore  di  minoranza.  Qui  siamo   in  Aula,
  onorevole  Presidente, quindi ciò che si dice in  Commissione  ha
  valore per quelli che sono presenti in Commissione ed io aggiungo
  che  perfino  neanche  per  coloro  i  quali  era   presenti   in
  Commissione ha valore perché sono due sedi  decisionali  diverse.
       Però, la  risposta che ci ha dato l'Assessore in Commissione
  era assolutamente insufficiente.  La tesi è che trattasi di norma
  pedagogica. Torniamo all'argomento, ma è l'Assessore che ha usato
  a  dismisura  questa  locuzione. In sostanza sostiene l'Assessore
  che se una  norma  esiste  in  una  legge  nazionale  la norma va
  ripetuta anche  in  una  legge regionale perché in questo modo si
  rafforza il  concetto  e  diventa  norma  pedagogica perché  se è
  contenuta solo in  una  legge  nazionale  non ha la forza che può
  avere essendo inserita in una legge regionale.
       Ora  secondo  questa  logica  la  legislazione  siciliana, i
  codici  della  Regione  siciliana  dovrebbero occupare una intera
  biblioteca perché  dovremmo ripetere, e qui l'onorevole Cracolici
  per quanto  concerne  le  aziende  ospedaliere,  ma  credo che la
  questione,   che  l'opinione  possa  estendersi  anche  ad  altri
  settori, ha dimostrato che la norma c'è.
       Come  noi  in Commissione bilancio avevamo dimostrato perché
  è   già   ampiamente   utilizzata.  Basta  chiedere  a  qualunque
  direttore generale  di una Asl periferica della Regione e vi dirà
  che utilizza  già  questa norma per esternalizzare il servizio di
  pulizia, o  di  lavanderia,  oppure  di refezione, cose di questo
  genere.  Allora  dove sta l'esigenza di infarcire la legislazione
  regionale di  norme ripetitive che non hanno invece alcun valore.
       Ecco,  signor  Presidente,  perchè  chiediamo  che  si  dica
  qualcosa, perchè se  dobbiamo  fare  una  discussione  tra  sordi
  allora non vale la pena;  chiudiamo tutto, andiamo a casa e diamo
  tutto per approvato.  Ma,  se dobbiamo fare una discussione seria
  per fare una legge  il  più  possibile  coerente,  intanto, e poi
  efficace, allora la discussione credo che serva.

     PRESIDENTE.   Credo che  il  Governo  voglia  intervenire  per
  precisare alcuni aspetti.

     PAGANO, assessore per il  bilancio  e  le  finanze.  Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAGANO,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  intervengo brevemente  perchè  l'ora  tarda  non  ci
  permette di dilungarci in discussioni.  Diceva bene il Presidente
  della  Regione.   Noi   avevamo  già  affrontato  l'argomento  in
  Commissione ma  l'onorevole  Cracolici  e  l'onorevole Capodicasa
  meritano rispetto e quindi, giustamente, noi interveniamo.
       Non solo per questo,  ma  c'è  anche  una stanchezza per cui
  ripetere sempre le  stesse  cose spesso diventa anche antipatico,
  me ne guarderei bene, solo esclusivamente in questo senso
       Al di là di  quello  che  potrebbe essere lo "sfottò", visto
  che le è piaciuto tanto,  la invito a ripetere per tutti e cinque
  anni questa cosa perchè...

     CAPODICASA.  Questa è un'Aula.

     SPEZIALE.  Per carità, io  sono  contento,  se  questo  vi  fa
  divertire e particolarmente a lei io ne sono felice, l'importante
  che le cose vengano approvate.
       L'argomento comunque ha  un senso, l'emendamento ha un senso
  perchè  l'argomento  in   oggetto   trova  riscontro  nel  nostro
  emendamento che ha un senso  perchè  noi ci siamo resi conto che,
  nonostante la legislazione vigente, che in linea teorica dovrebbe
  essere utilizzata da  tutti manager, presunti manager, uomini che
  operano  nell'ambito  dell'economica   e  negli  enti  di  questa
  Regione, in verità ci  siamo  accorti  che  questi  istituti sono
  utilizzati non in maniera ottimale.
       Onorevole Capodicasa, se lei legge bene si accorgerà che noi
  diciamo che tutti  questi  enti  valutano,  quindi sono obbligati
  finalmente,  a  valutare  con  periodicità  almeno  triennale  le
  economie di gestione  e  quindi  creiamo le condizioni finalmente
  per un riscontro, per  evitare  che,  in  altre parole, mentalità
  centralistiche   che    non    sono    abituate    alla    logica
  dell'outsourcing, del decentramento finalmente emergano e vengano
  fuori.  Lei mi dirà,  ma questo è pleonastico, non è sufficiente.
  Bene, ma noi ci  siamo  attribuiti  con  gli  articoli successivi
  anche la possibilità di  controllare  questi  enti  e  quindi  di
  spingerli in un comportamento  più  corretto non solo da un punto
  di vista economico ma anche da un punto di visto etico.

     PAPANIA.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAPANIA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, intervengo
  brevemente e soltanto per chiedere al Governo se, in linea con le
  cose che ha affermato,  non  ritenga  di dover prevedere, invece,
  che  il controllo  venga  fatto  almeno  annualmente  perchè  una
  cadenza triennale mi sembra  che allunghi di molto la possibilità
  di fare una norma programmatoria che obblighi alla valutazione, e
  poi anche per suggerire  di  ripristinare,  di  non sopprimere il
  comma 3 perchè se hanno  una  norma programmatoria il comma 3 può
  suggerire  a tanti di  applicare  questa  norma  che  prevede  la
  stabilizzazione del precariato in aggiunta alle altre cose.

     CUFFARO, presidente della Regione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO,  presidente   della  Regione.  Dichiaro  di  ritirare
  l'emendamento 18.2.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne  prende atto. Allora resta in vita
  soltanto l'emendamento 18.1.  Lo  pongo  in  votazione col parere
  contrario del Governo e  della Commissione. Chi è contrario resti
  seduto;  chi è favorevole si alzi.

                           (E' approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 18, nel testo risultante.  Chi
  è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 19.  Ne do lettura.

                               "Art. 19.
                             Vigilanza enti

          1. L'articolo 32 della legge regionale 6 marzo 1997, n. 6,
       modificato dall'articolo 6  della  legge  regionale  n. 5 del
       1998, è sostituito dal seguente.

          'Art. 32 - 1.  I  bilanci  di previsione, le variazioni di
       bilancio, i bilanci  consuntivi  e  i  regolamenti  di  enti,
       aziende  e  istituti regionali, devono essere trasmessi dagli
       organi   di  tutela  e  vigilanza,  prima  dell'approvazione,
       all'Assessorato  regionale  del  bilancio e delle finanze per
       l'acquisizione  del  parere  che  deve  essere espresso entro
       trenta  giorni  dalla  data  di  ricevimento.  Trascorso tale
       termine il parere si intende reso favorevolmente. Resta fermo
       l'obbligo per  l'Assessorato di concludere l'iter istruttorio
       del  parere.   In   caso   di   osservazioni,   richieste  di
       chiarimenti o nuovi  elementi  di  giudizio,  integrazioni di
       documentazione acquisibili anche attraverso visite ispettive,
       che possono essere effettuate  una  sola  volta, il termine è
       ridotto  a  dieci   giorni   che   decorrono  dalla  data  di
       ricevimento della risposta da parte degli enti, delle aziende
       e degli istituti regionali.

          2.  Il   parere  dell'Assessorato  del  bilancio  e  delle
       finanze, preventivo  e  obbligatorio,  accerta  la conformità
       degli atti alle  norme  di  contabilità e valuta il contenuto
       delle relazioni di  cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 17 della
       legge  regionale 17  marzo  2000,  n.  8  introdotti  con  la
       presente legge.

          3. Le variazioni di bilancio effettuate da enti, aziende e
       istituti regionali  discendenti da utilizzazioni del fondo di
       riserva o da  storni  sono  immediatamente esecutive e devono
       essere trasmesse per conoscenza all'amministrazione vigilante
       in uno al parere del collegio dei revisori.

          4. L'istituto della  perenzione  amministrativa  di cui ai
       commi 2, 3 e 4  della  legge regionale 4 luglio 1997, n. 47 e
       successive modifiche ed integrazioni non si applica agli enti
       di cui al comma 1.

          5.  Gli  enti,   istituti  ed  aziende  regionali  per  le
       richieste  di pareri  si  avvalgono,  per  il  tramite  delle
       amministrazioni  di   tutela   e   vigilanza,   degli  uffici
       regionali.

          6. I contributi  per  le  spese  di funzionamento di enti,
       aziende  ed   istituti   regionali   sono   erogati   in  due
       semestralità    anticipate.    L'erogazione   della   seconda
       semestralità è  condizionata  alla  presentazione  del  conto
       consuntivo dell'anno  precedente  e deve essere effettuata al
       netto dell'avanzo di amministrazione utilizzabile determinato
       con il  predetto conto; qualora l'importo dell'avanzo dovesse
       risultare superiore alla seconda semestralità, detto maggiore
       importo è  conguagliato  con  l'erogazione  della  successiva
       semestralità.

          7. I trasferimenti  a  carico del bilancio della Regione a
       favore degli enti di  cui al comma 1 sono erogati con mandati
       diretti, fatte  salve diverse modalità previste da specifiche
       disposizioni legislative.

          8. Le disposizioni di cui  ai  commi 1, 2 e 4 si applicano
       anche alle  Aziende  unità  sanitarie  locali,  alle  Aziende
       ospedaliere,    alle    Aziende   policlinico,   all'Istituto
       zooprofilattico sperimentale  per  la Sicilia e al Centro per
       la formazione  permanente e l'aggiornamento del personale del
       servizio sanitario (CEFPAS), con sede in Sicilia".

       Comunico   che    all'articolo   19   è   stato   presentato
  l'emendamento 19.1 a  firma  dell'onorevole  Turano.
       Lo pongo in votazione.  Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il  bilancio  e  le  finanze. Contrario.

     PRESIDENTE.  Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è contrario  resti seduto; chi è favorevole si
  alzi.

                          (Non è approvato)

    Pongo in votazione l'articolo 19. Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 20. Ne do lettura.

                               "Art. 20.
       Modalità erogazioni in favore di enti, aziende ed istituti

          1.  All'articolo  17  della legge regionale 17 marzo 2000,
       n. 8 sono aggiunti i seguenti commi:

          '2.  Gli enti  di  cui  al  comma  1  allegano al bilancio
       annuale  di   previsione   una   relazione   previsionale   e
       programmatica relativa all'esercizio finanziario che illustri
       le  caratteristiche  dell'ente, del territorio, dell'economia
       insediata e  dei  servizi  resi dall'ente, precisando risorse
       umane e  strumenti.  La  relazione  comprende,  per  la parte
       entrata,  una  valutazione  generale  sui  mezzi  finanziari,
       individuando  le   fonti  di  finanziamento  ed  evidenziando
       l'andamento storico  degli  stessi.  Per  la  parte spesa, la
       relazione individua  l'entità e l'incidenza percentuale della
       previsione con riferimento alla spesa corrente consolidata, a
       quella di  sviluppo  e per investimenti.  La relazione indica
       infine i  risultati  conseguibili  nel perseguimento dei fini
       istituzionali  con   le   risorse   disponibili.   Al   conto
       consuntivo dovrà  essere  allegata una relazione illustrativa
       che spieghi in quale misura siano state raggiunte le finalità
       indicate nella  relazione  previsionale  e  programmatica e i
       motivi degli eventuali scostamenti.

          3.  Per  il  biennio  2002-2003 gli enti di cui al comma 1
       riducono  le  spese per acquisto di beni e servizi in misura,
       per  ciascun  esercizio,  non  inferiore al 3 per cento delle
       medesime  spese sostenute nell'esercizio 2000, come accertate
       dal   relativo   conto  consuntivo.  Per  gli  enti  che  non
       realizzano il contenimento dei costi nella misura indicata, i
       contributi  regionali per le spese di funzionamento assegnati
       per   l'esercizio   successivo   sono  ridotti  nella  misura
       percentuale  pari alla mancata riduzione.

          4.  Per  il  biennio  2002-2003 gli enti di cui al comma 1
       incrementano  le  entrate  autonome  in  misura,  per ciascun
       esercizio,  non  inferiore  al  5  per  cento  delle medesime
       entrate  accertate per l'esercizio 2000 con il relativo conto
       consuntivo.  Il  mancato  incremento  delle  entrate autonome
       nella misura indicata determina la riduzione dei contributi e
       dei   trasferimenti   di  parte  corrente  senza  vincolo  di
       specifica  destinazione, a carico del bilancio della Regione,
       nella misura percentuale pari al mancato incremento.

          5.  Gli  enti  di  cui  al comma 1 incrementano le entrate
       autonome  ricorrendo  anche  a contributi di soggetti privati
       per  specifiche  iniziative;  ad  accordi di collaborazioni e
       sponsorizzazioni  di  soggetti pubblici e privati, secondo le
       norme di cui all'articolo 43 della legge 27 dicembre 1997, n.
       449,  nonché  all'applicazione  della normativa vigente sulla
       copertura  dei  costi per la prestazione di servizi a domanda
       individuale.

          6.  All'avanzo  di  amministrazione  utilizzabile  non  si
       applicano le  disposizioni di cui al comma 6 dell'articolo 32
       della  legge   regionale   6  marzo  1997,  n.  6  fino  alla
       concorrenza della  somma  delle  riduzioni di spesa di cui al
       comma 3 e degli incrementi di entrata di cui al comma 4".

       Comunico che è  stato  presentato l'emendamento 20.1 a firma
  degli onorevoli Giannopolo e Speziale.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO. Signor  Presidente, io ho presentato l'emendamento
  20.1 soppressivo dei commi  3  e  4  perché  ritengo  che  stiamo
  parlando con riferimento agli  enti locali, a meno che il Governo
  non specifichi.
       La Regione non può  stabilire con propria legge tali criteri
  - perché questa è prerogativa  dello Stato, almeno fino ad ora la
  finanza locale è tema dello  Stato  -  i  commi  3  e  4, invece,
  stabiliscono che la Regione fissa per gli enti, si intende, penso
  anche gli enti locali  che  soggiacciono a norme di contabilità e
  di finanza locale che vengono stabiliti annualmente con decreto o
  meglio  con  legge   finanziaria  e  con  decreto  attuativo  del
  Ministero dell'interno di concerto con il Ministero del tesoro.
       Quindi, ritengo  che   questi  due  commi  siano  limitativi
  dell'autonomia, intanto, degli enti  locali  e  comunque  vanno a
  stabilire un'ingerenza in materia di finanza locale che non gli è
  propria.
       La Regione può stabilire  come  erogare i suoi finanziamenti
  ma non può entrare  sulla  conformazione complessiva del bilancio
  degli enti locali.

     PRESIDENTE. Onorevole Giannopolo, mi  sembra di capire che nei
  commi  3 e 4  la  Regione  intervenga  sui  propri  trasferimenti
  riducendone la riduzione nel caso in cui...

     FORGIONE. Indirettamente, signor Presidente.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI. L'obiettivo in realtà coincide con quello anzidetto
  dal Presidente cioè utilizzare  in modo indiretto un criterio con
  cui  trasferire  le  risorse  degli  enti  locali,  cosa  che  io
  considero inaccettabile per due  ragioni:  una per le ragioni che
  ha già esposto l'onorevole  Giannopolo e l'altra perchè voi state
  proponendo a regime, quindi  anche  con  un  meccanismo che non è
  legato all'annualità 2002, ma  per  il  biennio,  quindi  con  un
  meccanismo moltiplicatore che  i  comuni non solo devono ridurre,
  rispetto all'esercizio finanziario del 2000, il 3 per cento delle
  spese per beni e  servizi  ma devono aumentare le entrate proprie
  attraverso i tributi del 5 per cento per ciascun anno.
       Insomma, non solo si  lede  il  principio dell'autonomia che
  poi va considerata una potestà propria dei comuni che valuteranno
  per le condizioni socio-economiche  del proprio territorio, per i
  servizi che sono in grado di offrire, per la capacità di ampliare
  i servizi perchè l'idea di  far  pagare  più tributi ai cittadini
  può - non rappresenta in  maniera  astratta  una  cosa illogica -
  realizzarsi offrendo qualcosa in  più  ai  cittadini stessi e non
  riducendo da una parte e aumentando dall'altra le entrate.
       E' una scelta finanziaria alquanto singolare.
       Lo dico, essendo stato  amministratore  ed avendo vissuto la
  vita di una comunità  e  di  un'amministrazione  locale, qui  c'è
  un'idea culturale sbagliata tra la Regione e le autonomie locali,
  è proprio sbagliata nel  fondamento.  Ecco  perché  chiedo che il
  Governo  faccia   propria   la   questione  posta  dall'onorevole
  Giannopolo, prevedendo cioè che  tutta  la  norma  che in qualche
  modo stabilisce modalità  di  erogazione,  non  determini  queste
  modalità su un principio  impositivo  nei confronti dei comuni su
  come spendere e su come creare le entrate.
       In questo  modo,  questo  Governo  non  solo sta mettendo le
  proprie  tasse,  ma  applicando  il  'teorema Acierno', tasse per
  tutti, si determina un meccanismo per cui il segnale che i comuni
  dovranno dare  da oggi in poi, arrivato il centro-destra, è altro
  che meno tasse, più tasse, più balzelli, più odiosi strumenti che
  condizionano   la   vita   dei   cittadini,   oltre   che   degli
  amministratori delle città.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, invito il
  Governo    a    riconsiderare   questo   articolo.   Mi   associo
  all'emendamento dell'onorevole Giannopolo.
       Non  cammino  con  il  suo  contratto  in  tasca,  onorevole
  Cuffaro, se  lei  mi  aiuta  posso  citare  a quale punto del suo
  contratto con  i  siciliani  c'era scritto: meno tasse per tutti.

     CUFFARO, presidente della Regione. Non c'era scritto

     FORGIONE.  Invece stiamo facendo una manovra dove praticamente
  si impongono  nuove tasse e nuove entrate.  Credo che, su questo,
  i colleghi  della maggioranza devono ragionare, perché è vero che
  la   Regione   interviene  indirettamente,  però,  laddove  dice:
  'qualora gli Enti  non riducono le spese di almeno il 3 per cento
  delle spese  sostenute  nel  2000,  non  avranno più i contributi
  previsti'.  E  subito  dopo  lo  stesso articolo dice: 'se non si
  incrementano le  entrate  autonome  di  almeno  un  3  per cento,
  vengono meno  i contributi regionali'.  Voi capite cosa vuol dire
  questo.
       Se il  Governo  ritiene  di  dare  un  chiarimento su questo
  punto, noi  non  abbiamo  alcun  problema  a dire che non abbiamo
  capito,  non siamo così presuntuosi da non fare autocritica su un
  punto.  Ma  se  è  come  abbiamo  capito,  siamo di fronte ad una
  scelta grave  e significativa.  Se voi, poi, volete spiegarci che
  gli enti  locali  e i comuni non c'entrano, allora siamo pronti a
  dimostrarlo. Se me lo dice anche un sindaco, siamo subito pronti.

     PAGANO, assessore  per il bilancio e le finanze. Solo per dire
  che, meglio  tardi  che  mai,  quindi,  evito  la replica. Questo
  articolo non riguarda gli enti locali. Sono i parametri necessari
  e  che   sono  stati  individuati  da  questo  Governo  per  dare
  finanziamenti agli enti sottoposti a vigilanza.

     PRESIDENTE.    Onorevoli    colleghi,    solo   per   chiarire
  ulteriormente. L'articolo 17 della legge regionale 17 marzo 2000,
  numero 8,  recita:  'I  contributi e i trasferimenti a carico del
  bilancio  della  Regione  previsti  dalla vigente legislazione in
  favore degli  enti,  aziende ed istituti sottoposti a vigilanza e
  tutela  dell'amministrazione regionale vengono erogati sulla base
  dei  criteri  che  tengano  conto  dei risultati conseguiti dagli
  stessi  enti  nel  perseguimento  delle  finalità  proprie, della
  riduzione    dei   costi   di   gestione,   della   capacità   di
  autofinanziamento'.
       Quindi, in  buona sostanza,  i  commi  3  e  4 non fanno che
  ribadire questo  aspetto  e  precisare  in  che modo debba essere
  quantificato ...

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Quali  sono  gli enti a cui
  fa riferimento?

     PRESIDENTE.  Gli  enti   sottoposti   a  tutela  e  vigilanza,
  onorevole Capodicasa, gli enti locali.

     CAPODICASA, relatore di minoranza. E quindi anche i comuni che
  sono sottoposti a vigilanza?
       Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA, relatore di  minoranza.  Presidente, come ci siamo
  tutti resi  conto,  non  si  tratta di un aspetto marginale della
  legislazione, anche perchè ove si trattasse ...

     PRESIDENTE.  Onorevole Capodicasa,  l'articolo  17  è  chiaro.
  Parla di enti, aziende, istituti  sottoposti a vigilanza e tutela
  dell'Amministrazione  regionale.  Mi sembra chiaro che il Governo
  li voglia includere.

     CAPODICASA, relatore di  minoranza.  Credo  che, nonostante la
  stanchezza dopo  avere  accumulato ben dieci ore di lavori d'Aula
  nel   pomeriggio,   oltre  quelle  di  stamattina,  non  possiamo
  commettere  errori  dovuti alla distrazione, alla disattenzione o
  anche alla stanchezza.
       In altra  parte  della  legge  finanziaria - chiamo in causa
  anche l'assessore  per  gli  Enti  locali - il Governo in sede di
  definizione dei parametri di ripartizione del fondo da trasferire
  ai comuni  e  alle  province, i famosi 1.800 miliardi che abbiamo
  trasferito  nell'esercizio  finanziario  2001,  stabilisce alcuni
  criteri che sono innovativi rispetto ai criteri preesistenti, che
  fondamentalmente  erano  legati  al  numero degli abitanti e alla
  vastità   del  territorio  che  sono  fondamentalmente  due:  una
  capacità impositiva maggiore ...

     PRESIDENTE.   Onorevole Capodicasa,  la  invito  a  concludere
  rapidamente.  Come  vede, il livello d'attenzione dell'Aula non è
  particolarmente  alto.  Peraltro,  le  posizioni sono chiaramente
  delineate. Allora,  con  il  voto, l'Aula può decidere se intende
  tenere conto  delle  osservazioni  che sono state formulate o non
  tenerne conto.  E'  una valutazione di natura politica.
       In  questo  contesto,  onorevole  Capodicasa, sa quanto è la
  stima   che   nutro   nei   suoi  confronti,  le  garantisco  che
  un'argomentazione   di   natura   tecnica   non  è  assolutamente
  accessibile perchè non ci sono le condizioni.

     CAPODICASA,  relatore  di  minoranza.  Allora  sospendiamo  la
  seduta, Presidente.

     PRESIDENTE. Non mi  sembra   neanche   questa   la  soluzione,
  onorevole Capodicasa.

    CAPODICASA, relatore di minoranza. No, Presidente, lei presiede
  un Parlamento in questo momento e  sa che noi dobbiamo fare legge
  nell'interesse ... Allora se non  c'è  più  il  dovuto livello di
  attenzione su materia delicatissima ...

     PRESIDENTE. Non c'è sul  suo  intervento  perchè  le posizioni
  sono delineate, onorevole Capodicasa.

    CAPODICASA,  relatore di  minoranza.  No,  non  sono  delineate
  perchè il Governo testè ha  dichiarato  che  gli  enti locali non
  rientrano nel novero degli enti a  cui si fa riferimento, però se
  si va ad una lettura attenta della norma allora si deduce che non
  è così chiara l'esclusione degli  enti  locali  come  il  Governo
  vorrebbe. E siccome poi in  altra  parta  della  finanziaria  c'è
  un'analoga norma, Presidente della Regione, che dobbiamo farne di
  questi  comuni, gli tagliamo i  fondi  e  poi  gli  imponiamo  di
  aumentare le  tasse  ai  cittadini?
       Lei non sa  che  più  avanti  c'è  una norma che, in sede di
  ripartizione, prevede  che si daranno più soldi a quei comuni che
  metteranno più  tasse ai loro cittadini. E, poi, anche a coloro i
  quali   si   indebitano   di   più.  Allora,  aggiungiamo  questo
  provvedimento  contenuto  nell'articolo  20, più quello contenuto
  nell'articolo seguente,  di  cui adesso non ricordo il numero, ma
  insomma ...  noi  vogliamo  che  i comuni scoppino? Questo è alla
  fine l'esito  che si produrrà da queste norme combinate.
       Allora, bisogna  che  si  precisi  se il Governo ritiene che
  questa norma  non  debba  riguardare  i  comuni, mettiamo in modo
  esplicito  che  sono  esclusi  gli enti locali territoriali della
  Regione.  Altrimenti,  se  si  vuole  che  vengano inclusi, se ne
  assuma la responsabilità, in modo tale che risulti chiaro a tutti
  qual è  la  finalità dell'articolo, per lo meno nella volontà del
  Governo.

     GURRIERI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GURRIERI. Ma, scusate, io ritengo - se è  presente l'assessore
  per gli enti locali batta un colpo - perchè, caro  assessore, lei
  deve anche svolgere il suo ruolo istituzionale  in rappresentanza
  dei comuni. Se lei non ha la serenità giusta per  gestire  questo
  Assessorato  si  dimetta, perchè io, come sindaco, non  mi  sento
  rappresentato da lei, perchè è un fatto ufficiale: c'è un Governo
  che non considera i comuni pezzi dello Stato nel territorio.
       Io ho partecipato venti giorni fa ad una riunione  della  II
  Commissione,  e  l'onorevole Pagano ha detto  testualmente:   Noi
  dobbiamo  recuperare somme dai comuni perchè i comuni  si  devono
  togliere il vizio di fare feste e festini.  Allora, chi le parla,
  caro Assessore e caro Presidente della Regione, è un  sindaco che
  ha  fatto  un  piano  regolatore in dodici mesi  e  l'Assessorato
  regionale del territorio mi vuole dare 16 milioni  perchè ritiene
  che  la  prima richiesta del piano regolatore è stata  fatta  nel
  1976 e non nel 1997, e io ho speso, come comune  dissestato,  450
  milioni per  pagare  i progettisti.
       Se  c'è  una  Regione  che  non ha mai pensato di creare una
  legge  che dà serenità ai comuni per recuperare un equilibrio fra
  abitanti   e  territorio,  quando  un  comune  come  Santa  Croce
  Camerina,  in  provincia  di  Ragusa,  che  nel periodo estivo ha
  40.000  abitanti e che, durante i dodici mesi dell'anno, ha 2.000
  emigrati  regolari  e  1.000  irregolari e deve gestire tutto con
  sette  vigili  urbani  e  non  si  pensa  di  dare  un contributo
  suppletivo  a  queste esigenze, significa che c'è una Regione che
  non  ha  la competenza e la preparazione per venire incontro alle
  esigenze  dei comuni.
       E, allora,  se  noi  consideriamo  anche che un comune della
  Sicilia è  cosa  diversa  rispetto  ad  un comune del Nord, se un
  sindaco del  comune  di  Cinisello Balsamo aumenta di mezzo punto
  l'ICI di certo  salva  il  bilancio  di  quel comune; se lo fa il
  sindaco di Chiaramonte Gulfi recupera 15-20 milioni.  Queste cose
  bisogna   capire   e   noi   dobbiamo   uscire  all'esterno  come
  opposizione, all'esterno.  Non è il problema delle somme che sono
  state   sottratte,  qui  c'è  una  volontà  politica  precisa  di
  penalizzare  i  comuni,  perché  si  considerano controparte.
       Ed allora,  l'appello  che  io faccio anche alla mia collega
  Vicari, con  la quale abbiamo fatto tante battaglie non guardando
  in faccia  il colore politico del Governo, lo abbiamo fatto anche
  nei confronti del Governo Capodicasa, e di altri sindaci che sono
  presenti in quest'Aula, è di chiedere di rivedere questo articolo
  perché  non  si  può  mortificare  l'istituto  degli enti locali.
  Domani,  se  questo  articolo  sarà  mantenuto, ci riserveremo di
  fare,  come  Gruppo  della Margherita, una conferenza stampa solo
  sulla questione degli enti locali.

     MANCUSO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MANCUSO. Sì, sono sorvegliato speciale del Gruppo dei DS, dove
  mi  hanno  promesso  che verranno ad Adrano a fare i comizi, sono
  molto   contento   di   ospitarvi,   quindi   anche   con  queste
  preoccupazioni che avete, vi ospiterò anche a cena a casa mia.

     FORGIONE. Io ci venivo anche prima.

     MANCUSO.   Tu  ci  venivi  anche  prima,  sei  venuto  con  la
  Commissione antimafia, quando lo avete chiesto, quindi mi ricordo
  un po' tutte le vostre e le mie storie.
       Al   di  là  di  questo,  mi  sembra  che  l'interpretazione
  autentica che  aveva dato nelle parole l'assessore Pagano era poi
  inutile lo  sfogo,  forse  anche  giusto,  del collega sindaco di
  Chiaramonte  Gulfi.  Da  qui  non dobbiamo certamente accusare un
  assessore per  gli enti locali che gli strumenti e le risorse che
  ha non ha avuto ancora il tempo di conoscerle e non ha neanche il
  tempo di utilizzare i criteri per i trasferimenti ai comuni.
       Ritorniamo  a quanto detto qualche giorno fa. Qui la cosa da
  chiarire  non  sono  i trasferimenti per decreto, come sono stati
  fatti fino  a  poco  tempo  fa,  qui  le  cose da chiarire sono i
  criteri  che  si  devono adottare per i trasferimenti. Ho nel mio
  banchetto il monitoraggio effettuato dall'Assessorato al bilancio
  di  questo  ente  e  ci  sono  comuni che hanno aumentato il loro
  indebitamento di  quasi  il doppio. Chi passa da un indebitamento
  di meno  12  miliardi  nel  1999,  nel  2000  ha  24  miliardi di
  indebitamento; chi  aveva  4  miliardi  nel 1999 ne ha 9 mila nel
  2000. Ci  sono  delle  situazioni debitorie che bisogna capire da
  dove arrivano, per quale motivo, se sono fatti per investimenti o
  sono fatti  per  altre cose.
       Rispetto a questo, io direi, secondo una linea politica, che
  dovrebbe essere  condivisa  da tutti, di premiare quei comuni che
  agiscono con efficienza, con efficacia, con economicità su quelli
  che sono i  beni  e i servizi, su quelle che sono le entrate, che
  non sono solo  le  tasse,  non sono solo i tributi le entrate per
  gli enti  territoriali,  ci  sono  altre  forme di governo che si
  possono adottare per aumentare le entrate, le quali non aumentano
  solo con  le tasse - collega Cracolici - ma possono entrare anche
  in un'altra maniera.  Lei è stato amministratore più bravo di me,
  perciò saprà meglio di me che anche senza aumentare le entrate le
  tasse  possono  aumentare  le  entrate  negli  enti territoriali.
       Certamente  i soldi trasferiti dalla Regione non bastano, su
  questo  siamo  d'accordo  ma mettiamoci d'accordo su quali devono
  essere i  criteri per i trasferimenti ai comuni e non per decreto
  dell'assessore.  Sarebbe  più serio intervenire sui criteri e poi
  su quei  criteri  l'assessore  farà il suo decreto premiando quei
  comuni   che  effettivamente  gestiscono  bene  le  entrate,  che
  derivano sia  dalle  tasse  che  da  tutte  le  altre  forme che,
  certamente, molti comuni della Sicilia adottano.
       Quindi,  ritengo  che  l'interpretazione autentica fatta nei
  lavori preparatori  a  questa  norma  possa  andare  bene,  ma se
  vogliamo  specificarla con un emendamento aggiuntivo andrà ancora
  meglio.  E'  chiaro,  come  ha  detto l'assessore Pagano, che gli
  enti  territoriali  non  c'entrano  nulla  con questo articolo di
  legge che stiamo votando.

     CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO,  presidente  della  Regione. Onorevole Presidente, la
  legge è chiara. L'articolo 17 individua con estrema chiarezza che
  cosa  vuole dire quando parla di enti, tra l'altro basta guardare
  l'intera  impalcatura  della legge per capire che quando la legge
  vuol parlare di enti locali scrive enti locali.
       Siccome  l'intenzione di questo Governo è esattamente quella
  prevista  dall'articolo  17, per cui il panegirico dell'onorevole
  Gurrieri non è  che ci abbia convinto, nel senso che la legge non
  dice questo.  La  legge  dice  questo, tra l'altro ci pare strano
  come un sindaco  non  sappia  che  cosa dica la legge, però non è
  questo il problema.  Siccome noi vogliamo fare chiarezza, abbiamo
  visto che  c'è  un  subemendamento presentato, che non può essere
  presentato  dall'onorevole Forgione, il Governo lo presenta e per
  amore di chiarezza si risolve il problema.

     SPEZIALE. E' un emendamento.

     CUFFARO,  presidente  della  Regione. No, il suo è emendamento
  non è sub emendamento.
       Non lo potete presentare.

     CAPODICASA. Lo fa proprio il Governo.

     CUFFARO, presidente  della  Regione. No, lo presenta non lo fa
  proprio.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  l'emendamento  così  come è
  stato formulato,  paradossalmente, incide non tanto sui commi 3 e
  4 ma sul comma 1, nel senso che esclude gli enti locali dal comma
  3 di  conseguenza  li  include  tra  gli  enti di cui al comma 2.
  Allora   noi,   onorevoli  colleghi,  prepariamo  un  emendamento
  aggiuntivo, un  comma  aggiuntivo, alla fine, che abbia lo stesso
  senso ma che evita di creare ulteriori confusioni.
       Accantoniamo momentaneamente l'articolo 20.

     BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.   Ne   ha   facoltà.   Nel  frattempo  il  Governo
  predisponga l'emendamento.

     BARBAGALLO.  Onorevole  Presidente  dell'Assemblea,  onorevole
  Presidente  della  Regione,  io  do  la possibilità di riscrivere
  l'emendamento  e non entro nel merito. Volevo segnalare all'Aula,
  però,   un   atteggiamento   del  presidente  Cuffaro.  Onorevole
  Presidente della Regione, lei stasera, e non è la prima volta, si
  è  rivolto  nei  confronti  dell'onorevole  Gurrieri  in  maniera
  impropria, dicendo che l'onorevole Gurrieri fa panegirico.

     CUFFARO, presidente della Regione. Panegirico non è una brutta
  parola.

     BARBAGALLO. Il  tono da lei usato, onorevole Presidente, e non
  è la  prima  volta,  io ho ascoltato lei in televisione quando ha
  fatto  delle  affermazioni  pesanti  nei confronti dell'onorevole
  Gurrieri....

     CUFFARO,  presidente  della  Regione.  Quelle  le  ripeto  per
  intero

     BARBAGALLO. Allora, io credo  che il livello istituzionale del
  Presidente della  Regione non è quello di offendere i deputati nè
  di  offendere  l'Assemblea.  Il  Presidente  della  Regione  deve
  dimostrare   una  cultura  di  governo  rispettando  una  normale
  dialettica  tra  l'Assemblea,  i  parlamentari  e  il Presidente.
  L'onorevole  Gurrieri  ha  solo  osservato che stranamente questa
  sera  nessun  assessore,  principalmente  l'assessore  agli  enti
  locali, ha  difeso  la  propria  rubrica. Questa è una scelta del
  Governo, ma non ha voluto offendere nessuno.
       Allora  io  credo  che  il Presidente della Regione dovrebbe
  favorire  una  dialettica  normale  con  i  deputati, perchè  gli
  atteggiamenti  di presunzione, da parte dell'onorevole Presidente
  della   Regione,   non   servono   perchè   inducono   gli  altri
  parlamentari, che stanno silenziosamente facendo in modo che vada
  avanti un  altro  percorso, a cambiare atteggiamento e a cambiare
  tono su tutti gli articoli.

     PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato  dal  Governo
  l'emendamento  20.3.
       Pongo  in  votazione  l'emendamento  20.1,  degli  onorevoli
  Giannopolo e Speziale. Il parere del governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della commissione?

     CROCE, presidente della commissione e relatore di maggioranza.
  Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
  alzi.

                          (Non è approvato)

     PRESIDENTE.   Pongo   in  votazione  l'emendamento  20.3,  del
  Governo.  Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
  alzi.

                            (E'approvato)

     PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'articolo  20  così  come
  emendato.  Chi  è  favorevole  resti  seduto,  chi è contrario si
  alzi.

                            (E'approvato)

     PRESIDENTE.  Si passa all'articolo 21, ne do lettura.

                                 "Art. 21.
                     Trasferimento funzioni enti locali

          1.  All'articolo  35 della legge regionale 15 maggio 2000,
       n. 10, sono introdotte le seguenti modifiche:

          a) al comma 1 la parola  'regolamenti'  è  sostituita  con
       le parole 'Decreti del Presidente della Regione';

          b) al comma 1 dopo le  parole  'della presente legge' sono
       aggiunte le parole 'previo  parere  della Conferenza Regione-
       autonomie locali, della  Commissione  affari  istituzionali e
       della   Commissione    bilancio    dell'Assemblea   regionale
       siciliana';

          c) al comma 2 la parola  'regolamento'  è  sostituita  con
       'Decreto presidenziale';

          d) al comma 3 la parola  'regolamenti'  è  sostituita  con
       'Decreti  presidenziali';

          e) al comma 4 la parola  'regolamento'  è  sostituita  con
       'Decreto presidenziale'."

       Poichè nessuno chiede di parlare, si passa agli emendamenti.
  Pongo in votazione l'emendamento 21.2. Il parere del Governo?

     PAGANO, assessore per il bilancio e le finanze. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione e relatore di maggioranza.
  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è contrario resti seduto, chi è favorevole si
  alzi.

                            (E'approvato)

     PAPANIA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAPANIA.  Faccio  presente che l'emendamento del Governo dice:
  "entro  90  giorni  sono  approvati  gli schemi di regolamento di
  esecuzione."
       Poichè  la  formulazione  attuale  dell'articolo dice che si
  fanno  decreti  presidenziali,  non  ci  sono  più  gli schemi di
  regolamento.
       L'emendamento  è superato dal testo. Era valido quando c'era
  l'articolo   precedente   così   come  era  stato  presentato  in
  commissione.

     PRESIDENTE.     L'Assemblea    prende    atto    del    ritiro
  dell'emendamento  21.2  del Governo che pertanto non si considera
  posto ai voti.
       Dichiaro accantonato l'articolo 21.
       Si passa all'articolo 22, ne do lettura.

                                 "Art. 22.
                Nuove disposizioni  relative  alla  vendita
                          degli alloggi regionali

          1.  I conduttori  degli  alloggi  di edilizia residenziale
       pubblica di cui all'articolo 1 della legge regionale 22 marzo
       1963, n.  26 e  successive  modifiche  ed  integrazioni, che,
       prima dell'entrata in vigore della legge regionale 3 novembre
       1994, n. 43, avevano in godimento legittimamente un alloggio,
       hanno la  facoltà  di  presentare, entro novanta giorni dalla
       pubblicazione della  presente  legge, domanda di riscatto per
       gli stessi.  Per  la  determinazione  del  prezzo di cessione
       degli alloggi  si  applica l'articolo 2 della legge regionale
       22 marzo  1963, n.  26, come modificato dalla legge regionale
       12 maggio 1975,  n.  21.

          2.  Il prezzo di  cessione degli alloggi di cui al comma 1
       viene  incrementato  della  quota  spettante  per  lavori  di
       manutenzione  straordinaria  realizzati  negli stessi alloggi
       negli ultimi  cinque  anni.

          3.  Il coniuge,  i  discendenti entro il terzo grado e gli
       ascendenti   conviventi   con   l'aspirante   successivamente
       deceduto succedono nella facoltà di acquistare l'alloggio del
       quale abbiano acquisito il diritto alla locazione.

          4.   Il  termine  previsto  dall'articolo  5  della  legge
       regionale 3 novembre 1994, n.  43,  è  prorogato  fino  al 31
       dicembre 2002.

          5.  Il  secondo   comma,   dell'articolo  24  della  legge
       regionale 6 maggio 1981, n. 86, è così sostituito:

          'L'assegnazione di tali  alloggi  avviene  sulla  base  di
       graduatorie permanenti  che  devono privilegiare gli abitanti
       di  alloggi le  cui  strutture  presentano  segni  di  crollo
       imminente, gli abitanti di alloggi impropri, i pensionati, le
       famiglie numerose. Dette graduatorie  vengono  redatte  da un
       funzionario nominato dal sindaco, scelto fra i dipendenti del
       comune, ed approvate dai  consigli  comunali.  Le commissioni
       assegnazione  alloggi  che  hanno   in  corso  di  esecuzione
       graduatorie restano comunque in  carica  per il completamento
       delle stesse.'"

       Il Governo chiede di accantonare l'articolo 22. Non sorgendo
  osservazioni, così resta stabilito.
       Si passa all'articolo 23. Ne do lettura:

                                  Art. 23.
                  Ristrutturazione della rete ospedaliera

          Nell'ambito della ristrutturazione della rete ospedaliera,
       ai sensi e per gli  effetti  della legge n.  405 del 2001, la
       Regione è tenuta  ad  assicurare il vincolo dello standard di
       posti letto fino a  4  posti  per  mille abitanti per acuzie,
       oltre ad un ulteriore  uno  per mille per la riabilitazione e
       lungodegenza, procedendo  alle  riduzioni degli stessi che si
       rendessero necessarie  secondo  il  criterio del minor indice
       occupazionale,   della  capacità  reddituale  e  dell'impatto
       sociale.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI.  Onorevole Presidente,  la prima considerazione che
  faccio in riferimento al fatto  che  questo  articolo  23 è stato
  inserito nel testo della  finanziaria  con  un emendamento che il
  Governo ha fatto in  sede  di  commissione  bilancio, essendo una
  norma di merito che  riguarda  anche  le  competenze  della sesta
  Commissione parlamentare credo  che  questa  norma  debba  essere
  vagliata al fine di procedere all'esame dell'Aula preventivamente
  dalla Commissione così come  prevede  il  Regolamento. Nel merito
  questa norma determina  modifiche sostanziali del piano sanitario
  regionale, anch'esso oggetto di  una  procedura  che  obbliga  ad
  avere il parere preventivo  e  obbligatorio  sempre  dalla  sesta
  commissione  parlamentare. Sono  questioni  che  attengono,  come
  dire, al Regolamento vigente  in  questa Assemblea che l'esame di
  una  finanziaria non può  determinare  il  superamento  di  norme
  regolamentari  e  sono norme  che  poi  incidono  sulla  vita  di
  migliaia  di  persone nella  nostra  regione.  Quindi  chiedo  al
  Presidente di accantonare questo articolo di inviarlo per l'esame
  della commissione e di  procedere  all'approvazione solo dopo che
  sia stato espresso il parere della commissione.

     PRESIDENTE. Il Governo  accoglie  la  proposta  dell'onorevole
  Cracolici?

     CUFFARO, presidente della Regione. No.

    PER UN RICHIAMO AL REGOLAMENTO

     CAPODICASA. Chiedo di parlare per un  richiamo al Regolamento.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Onorevole Presidente,  più  che al Regolamento mi
  richiamo alle assicurazioni date  da lei come Presidente di turno
  dell'Aula a inizio dei lavori, quando  è  stato sollevato il tema
  che peraltro in questa Aula è  stato  sollevato  più  volte e più
  volte è stata data  assicurazione, anche dal Presidente Lo Porto,
  che questo argomento  allorquando  si  fosse  presentato  sarebbe
  stato posto giustamente all'attenzione. Siamo arrivati.

     PRESIDENTE.  Onorevole Capodicasa l'articolo 23 è accantonato.

 RIPRENDE LA DISCUSSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 298 - STRALCIO II/A

     PRESIDENTE. Si riprende la  discussione  del  disegno di legge
  298/A. Si passa all'articolo 24. Ne do lettura:

                             Articolo 24

                   Equilibrio economico aziende sanitarie

          1.  Per l'anno 2002 le Aziende  sanitarie  sono  tenute  a
       garantire l'equilibrio economico di  bilancio  e  le  Aziende
       ospedaliere  a conseguire un utile pari  ad  almeno  l'1  per
       cento dei ricavi di competenza dell'esercizio o all'ammontare
       che viene negoziato con l'Assessorato regionale della sanità.
       L'utile di esercizio delle  aziende  ospedaliere  è destinato
       con le modalità di cui all'articolo 25 della presente legge.

          2. Le aziende possono ricorrere al mercato finanziario per
       la copertura parziale  o totale di investimenti, nel rispetto
       dei   limiti   di   autosufficienza   economico-patrimoniali.

          3. L'Assessore per  la sanità, di concerto con l'Assessore
       per il bilancio  e  le  finanze  per  gli aspetti finanziari,
       assegna all'inizio  di  ciascun  anno  ai  direttori generali
       delle Aziende  sanitarie  ulteriori  specifici  obiettivi con
       valenza finanziaria,  fissando  le  cadenze  delle  verifiche
       periodiche.  Qualora,  al  termine delle verifiche effettuate
       successivamente  alla  chiusura  dell'esercizio  finanziario,
       ciascun  direttore   generale   non  consegua  gli  obiettivi
       assegnati, la Regione  dichiara la decadenza dello stesso con
       la procedura di cui agli  articoli  3  bis, 6 e 7 del decreto
       legislativo 30 dicembre  1992,  n.  502  e  provvede alla sua
       sostituzione.   Gli   obiettivi   possono   essere  disattesi
       soltanto in presenza  di  eventi straordinari, la cui valenza
       viene attestata dal collegio sindacale.

          4. Il costo relativo al personale di cui all'articolo 33 e
       seguenti del decreto  legislativo  30 marzo 2001, n.  165 non
       concorre alla  determinazione del risultato economico ai fini
       della applicazione della sanzione.

          5. Gli  atti  da  sottoporre al controllo dell'Assessorato
       regionale della sanità  sono:  gli atti di bilancio, il piano
       attuativo, il  programma  di  attività,  le  piante organiche
       complessive,  deliberati   da   ciascuna   Azienda  e/o  Ente
       sanitario, fatto  salvo  il parere dell'Assessorato regionale
       del Bilancio e  delle  finanze  di  cui all'articolo 32 della
       legge regionale 7  marzo  1997, n.6 e successive modifiche ed
       integrazioni.

          6. I  direttori  generali  delle  Aziende sanitarie locali
       negoziano  preventivamente   con  le  strutture  pubbliche  e
       private, ivi  comprese  le aziende universitarie policlinico,
       l'ammontare  delle   prestazioni   erogabili  per  conto  del
       servizio  sanitario   regionale   nei   limiti   dei   budget
       predeterminati dalla  Regione,  tenendo  conto  della qualità
       delle  prestazioni  erogate,  della programmazione regionale,
       del fabbisogno di  assistenza individuato dalla Regione e dei
       propri     vincoli    di    bilancio.

          7. Le aziende  sanitarie possono, al fine del contenimento
       dei costi ed  in conformità con le disposizioni dell'articolo
       18 della presente  legge,  costituire  società  miste  per la
       gestione di servizi per i quali con l'affidamento all'esterno
       si consegue una maggiore economicità.

     TUMINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TUMINO. Colleghi, in merito  all'articolo  24 al comma tre c'è
  tutta la normativa relativa alle verifiche che bisogna effettuare
  circa gli obiettivi assegnati ai direttori generali delle aziende
  sanitarie e delle  aziende  ospedaliere.
       Voglio intervenire perché su  questa  questione il Governo è
  stato assai carente nel momento  in  cui ha individuato i manager
  delle  aziende  stesse.   Perché,  pur  essendo  l'obbligo  della
  verifica previsto dalla norma  e pur essendo l'attribuzione della
  direzione delle aziende legata  al  controllo  degli  obiettivi e
  quindi alle verifiche, questo  passaggio decisivo non è avvenuto.
  Pertanto, l'attribuzione dei manager alle aziende è stato un atto
  per molti aspetti arbitrario, legato esclusivamente a valutazioni
  di tipo politico e non di  tipo funzionale e di valutazione delle
  efficienze e dell'efficacia. Io  chiedo al Governo se non ritenga
  di  esprimere  un  giudizio   sulle   modalità  con  cui  vengono
  effettuate le verifiche e  se ad oggi questo strumento essenziale
  di valutazione sia solo un fatto  cartaceo - e tale deve essere -
  o se c'è la  volontà  del  Governo di considerarlo effettivamente
  uno strumento per sollevare la qualità dei servizi nella sanità.


   Presidenza del vicepresidente FLERES


    SULL'ORDINE DEI LAVORI

     SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.   Presidente,  noi  avevamo  stabilito  che  avremmo
  concluso i  lavori  in  modo  definitivo  entro la nottata con la
  disponibilità di  fare seduta notturna. I ritmi dei lavori d'Aula
  ed il  dibattito intenso che ha impegnati i colleghi parlamentari
  stanno finendo  col  fatto che questa previsione ormai è saltata.
  Io sarei, Presidente, se il Presidente della Regione è d'accordo,
  per fare una valutazione aggiornata su come andare avanti. Perché
  forzare ancora  questa notte per qualche ora e non utilizzare per
  niente la  giornata  di  domani  mi  sembra  uno sforzo del tutto
  inutile,  non  capisco  perché noi dobbiamo lavorare questa notte
  quando   abbiamo   la  possibilità  di  lavorare  domani  mattina
  sospendendo  adesso.  Per  cui  mi  permetterei di rimettere alla
  valutazione  del  Presidente  della Regione la possibilità che si
  interrompano i  lavori  adesso e di riprendere nella mattinata di
  domani. Fra  l'altro siamo impegnati da stamattina qui, quindi mi
  parrebbe  la  soluzione   più   logica  anziché  forzare.  Domani
  mattina  inoltre  tutti   potremmo  avere  una  nuova  attenzione
  rispetto ai temi che sono  all'ordine  del  giorno e valutare con
  maggiore precisione gli emendamenti  che ci vengono proposti, gli
  articoli  che  dobbiamo   esaminare.   Pertanto,  Presidente,  mi
  permetto di sottoporre alla  sua  valutazione  la  possibilità di
  interrompere i lavori d'Aula e riprendere domani mattina.

     PRESIDENTE.  Onorevole Speziale, se il Governo non ha cambiato
  idea, l'Aula procede e  procede con la trattazione degli articoli
  e degli emendamenti sui quali non ci sono difficoltà e accantona,
  così  come  stabilito prima, quelli  sui  quali  possono  sorgere
  difficoltà.  Naturalmente,  onorevole  Speziale, questo significa
  che ciascuno si dà una  regola  anche  su  questo  aspetto perché
  altrimenti tutti diventano carichi  di difficoltà e quindi l'Aula
  si ferma.

     CUFFARO. Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO,  presidente  della  Regione.  Signor  Presidente,  la
  materia che stiamo trattando  è  stata  ampiamente trattata nelle
  commissioni di merito e nella Commissione Finanze.  Avevamo anche
  in qualche modo trovato una  intesa  che si andasse avanti. Siamo
  all'articolo 24 e ne  abbiamo  praticamente  accantonato la metà.
  Adesso il tema è che  la  Conferenza  dei capigruppo aveva deciso
  che avremmo chiuso entro stanotte.  Se  c'è  un  accordo  per cui
  vogliamo concretamente trovare  una  possibilità di andare avanti
  celermente è un conto, se questo  non  c'è  allora  è inutile che
  rinviamo   a  domani   perché   rinviare   a   domani   significa
  ricominciare daccapo.  Allora,  vogliamo  vedere  se  c'è  questa
  possibilità di andare  celermente  avanti  tenendo  presente  che
  questa  è  materia   che   abbiamo   ampiamente   discusso  nelle
  commissioni di merito?  Riproporre ulteriori discussioni dopo che
  già avevamo trovato in gran  parte  una  intesa,  perchè molte di
  queste norme sono state  rimodulate dopo la discussione che c'era
  stata nella commissione di merito e nella commissione finanze.
       Se noi riproponiamo  tutte  le  discussioni in Aula è chiaro
  che non ce la faremo  ora,  non  ce  la faremo domani e non ce la
  faremo neanche dopodomani.  Quindi il Governo vuole capire qual è
  l'intenzione  del   Parlamento  anche  per  poter  scegliere  più
  serenamente.  Se  l'intenzione  è  di discutere tutto, allora non
  serve chiudere la  seduta,  andiamo avanti sino a quando finiamo.
  Se l'intenzione invece è  di  trovare un modus insieme per cui si
  possa andare avanti, allora il discorso cambia.

     FORGIONE.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la posizione
  del Governo avrebbe senso, noi siamo ancora all'articolo 25, vuol
  dire che anche  speditamente  per  quanto lo si voglia abbiamo di
  fronte ancora  50  articoli più gli emendamenti aggiuntivi,più le
  tabelle, più  quelli  accantonati.  La  posizione  del Governo di
  andare avanti avrebbe  un  senso  se  noi  comunque fossimo nelle
  condizioni, stanotte,  nonostante l'abbattimento di ogni forma di
  opposizione, di chiudere entro un orario ragionevole, dicendo per
  orario ragionevole le  6  del mattino. Ma non siamo in condizione
  perchè abbiamo davanti tutto quello che stiamo dicendo.
       Noi  abbiamo tutto il rispetto  per  il  Governo  e  per  la
  volontà del Governo di  chiudere.  Il Governo deve avere rispetto
  per il diritto delle opposizioni a pronunciarsi in questa Aula su
  alcune cose sulle quali non si fa nessun ostruzionismo, ma alcuni
  interventi sono necessari.  Ma mi  pare  che  già  l'Aula vive in
  condizioni difficili i suoi lavori  e  noi rischiamo di operare e
  di fare anche errori e produrre  una  brutta legge al di là della
  nostra volontà.
       Io credo,  e  lo  dico  anche  al Presidente dell'Assemblea,
  oltre che al  Presidente  della  Regione, che sarebbe buon senso,
  visto lo stato  delle  cose, fermarci e riprendere domani mattina
  anche in un orario  non tardo, però cosa vuol dire andare avanti,
  presidente  Cuffaro?  Comunque  non  chiuderemmo nella mattinata,
  comunque non si  può  chiudere nella mattinata di fronte a quello
  che abbiamo.  Vorrei  farvi  vedere  il  pacco  degli emendamenti
  aggiuntivi, gli articoli accantonati.

     ACIERNO. Ci stai solo facendo perdere tempo, quindi finisci il
  tuo ostruzionismo inutile e consenti all'Aula di andare avanti.

     FORGIONE. Se devo    finire    me  lo  dice  eventualmente  il
  Presidente dell'Assemblea e  non tu  Dato che è una questione che
  ha posto il  Presidente  della  Regione  e  i gruppi parlamentari
  hanno il  dovere di pronunziarsi sulle dichiarazioni del Governo,
  è stato il presidente  della  Regione che ha chiesto un parere ai
  gruppi. Dato che  lei  è  anche  abusivo  nel suo Gruppo...Signor
  Presidente, la invita a richiamare all'ordine i colleghi.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   vi   prego  di  lasciare
  concludere l'onorevole Forgione.

     FORGIONE.  Io non sto facendo l'avvocato difensore di nessuno.
  Mi sto pronunciando  sulla  richiesta  del Presidente e poichè la
  maggioranza può stare anche in silenzio nel prosieguo dei lavori,
  ma noi abbiamo  il  diritto  e  stiamo intervenendo, chiediamo di
  essere ascoltati e  il Governo ci ascolta, allora dobbiamo capire
  assieme come andare avanti.  Comunque  c'è  la consapevolezza che
  non possiamo chiudere entro le 6; quindi decidiamo.

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, è opportuno che l'Aula riesca
  a recuperare un minimo di serenità. Non sono tutti gli articoli e
  tutti gli emendamenti tali da giustificare un dibattito di natura
  culturale e ideologica, si può sicuramente semplificare; col buon
  senso si può ottenere questo risultato.

     CRISAFULLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI. Nonostante la  stanchezza - in quanto siamo qui da
  stamattina - riuscire  a  mantenerci in condizione di comprendere
  il senso della  discussione  sui  vari emendamenti rappresenta un
  notevole sforzo;  credo che la stessa considerazione valga per il
  Governo.
       Essendo tutti in condizione  di volere capire le cose che si
  votano, poi se  si  aggiunge  qualcuno  che dovrebbe sostenere il
  Governo e invece, anzichè sostenerlo, crea fibrillazioni in Aula,
  tutto diventa sempre più complicato.
       Mi  permetto  di  aiutare  il  Presidente  dell'Assemblea  a
  decidere un orientamento.
       Io mi  permetto  di suggerire alla Presidenza dell'Assemblea
  che esiste un metodo  che  senza  che  dia  motivo di particolare
  turbative consente di fare l'uno e l'altro.
       Vi sono nel testo  una  serie  di  articoli  che  non  hanno
  emendamenti  oppure alcuni che ne  hanno  uno o due. Se si fa una
  scelta saggia, per questa sera, accantonando gli articoli con gli
  emendamenti e portando  a  compimento  tutta  la  parte  priva di
  emendamenti e poi  magari  valutare  di fare qualche articolo con
  pochi emendamenti, il  Governo,  per  la  parte  restante  si può
  riservare di portarlo alla valutazione domani.
       Tenga conto,  Presidente,  che  probabilmente è utile questo
  lavoro non solo per i  Deputati  ma  anche per il Governo, che da
  qui a domani può svolgere un lavoro sugli emendamenti accantonati
  ed anche su  quelli  presentati  rispetto a quelli accantonati in
  modo da consentire di  trovare  un percorso che faciliti il senso
  della discussione. E' probabile che domani ci si possa trovare ad
  avere un'ipotesi di percorribilità  e di velocizzazione che aiuti
  tutti.

     PRESIDENTE. La  proposta dell'onorevole Crisafulli, mi sembra,
  è  quella  di  procedere  a  vista  tentando  di  affrontare  gli
  argomenti che non  presentano  difficoltà e di accantonare quelli
  che presentano  qualche  difficoltà.
       Onorevole Presidente, della Regione è d'accordo?

     CUFFARO,  presidente  della  Regione.  Mi  pare  una  proposta
  sensata, Presidente.

     PRESIDENTE. E'  sufficiente  un cenno, onorevole Crisafulli, e
  la Presidenza comprenderà quali sono gli emendamenti ...

     SPEZIALE.  Senza  nessun  cenno,  signor  Presidente,  abbiamo
  proposto un problema di  orario;  se  si decide di andare avanti,
  andiamo avanti, altrimenti ci aggiorniamo a domani.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Io  penso  che  si  possa  dirimere  tale  questione
  accettando per intero quello che dice il Presidente del Governo e
  accettando senza cenni.  Io  vorrei  chiedere  al  Governo  se  è
  disponibile a formulare  una  proposta  al contrario cioè che sia
  l'opposizione e la minoranza a dirci come intenda andare avanti e
  con quali articoli intenda  andare  avanti  in  modo  tale che la
  maggioranza stessa possa  valutare  se  la  proposta  è  sensata,
  altrimenti  noi  della  maggioranza  non  comprendiamo  più;  non
  vogliamo assolutamente -  non  lo  abbiamo  fatto  fino  a questo
  istante - appellarci alla nostra maggioranza ma io mi rivolgo con
  cortesia e correttezza,  ci  dica  l'opposizione  quali  sono gli
  articoli che vorrebbe ...
        CINTOLA...   Con   cortesia  e  con  correttezza,  ci  dice
  l'opposizione, la minoranza, quali sono gli articoli che vorrebbe
  venissero  esitati questa sera, quelli di cui parlava l'onorevole
  Crisafulli.  Noi  valutiamo  se questa è una proposta accettabile
  oppure no.

     SPEZIALE: Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il problema è
  mal  posto  perché  io  ho chiesto al Presidente della Regione di
  valutare  l'opportunità  di sospendere i lavori d'Aula, visto che
  siamo abbastanza stanchi.
       C'è  stato disposto che dobbiamo valutare noi quali sono gli
  articoli  che  non  hanno  gli  emendamenti,  per  andare avanti.
  Ammesso  che  vogliamo  perseguire  questa  strada,  il  problema
  dell'orario  e  della  regolarizzazione dei lavori, per stasera e
  per domani,  non  è stato affrontato. Io ho posto un problema che
  riguarda  la  regolamentazione  dei  lavori.  Se si risponde alla
  prima domanda, come regolamentare i lavori? Poi, possiamo trovare
  una modalità per andare avanti.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Speziale, l'onorevole Crisafulli aveva
  avvistato  una soluzione che mi sembrava quella sulla quale anche
  il Governo intendeva esprimersi positivamente. Vorrei riepilogare
  la  proposta.  L'onorevole  Crisafulli  aveva  proposto di andare
  avanti individuando gli emendamenti da discutere ed individuando,
  invece, quelli da accantonare.

     SPEZIALE.   Signor  Presidente,   se   noi   stabiliamo   che,
  considerato che sono le  2,00,  potremmo  smettere  alle  2,30  e
  riprendere domani alle 11,00.  Ha  un  senso  se  noi poniamo una
  limitazione al tempo di lavoro  perché  il  problema  che pongo è
  come regolarizzare i lavori.

     PRESIDENTE.  Signor Presidente della Regione, se concludessimo
  i lavori  di  questa  sera alle 3,00 ed andassimo avanti nel modo
  indicato dall'onorevole Crisafulli, lei sarebbe d'accordo?

    CUFFARO,   presidente  della  Regione.  Sì,  signor  Presidente
  dell'Assemblea.

     PRESIDENTE.  Così  resta  stabilito. Si va avanti individuando
  gli  emendamenti  su  cui è possibile discutere distinguendoli da
  quelli  che  presentano  delle  difficoltà e che vengono, quindi,
  accantonati. Facendo appello al buon senso di tutti e al rispetto
  di questo  impegno, la seduta proseguirà fino alle ore 3,00 e poi
  domani riprendiamo alle 11,00.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  durante la
  Conferenza dei capigruppo si  è  stabilito  che  stanotte avremmo
  chiuso, considerato che questo ormai è superato e considerato che
        c'è un'esigenza proposta  dalla maggioranza, di non arrivare
  all'esercizio  provvisorio,  l'opposizione   ci   può   dire  se,
  arrivando alle 3,00, ricominciando  domani  alle  ore  12,00,  se
  intende domani sera approvare  entro ore decenti l'intera manovra
  oppure no?  Oppure domani  sera saremo nelle stesse condizioni di
  ora? Vorrei capirlo perché  c'è  uno  sfondamento che stasera voi
  fate.  C'erano dei tempi  che  erano  previsti  per  chiudere  la
  finanziaria stasera.  Facciamo come  dite voi e già il Presidente
  della Regione l'ha già  accolto,  fino  alle 3,00 gli emendamenti
  possibili, domani mattina alle  ore 1,00.  Quando ritenete che si
  possa  dire la parola  fine  sulla  finanziaria  oppure  dobbiamo
  chiedere l'esercizio provvisorio stasera.
       La  Conferenza dei capigruppo  ha  deciso  di  finire  entro
  stasera  perché  abbiamo fatto  i  conti  e  quindi  non  saremmo
  arrivati all'esercizio provvisorio.  Quanto  altro  tempo servirà
  per non arrivare  all'esercizio  provvisorio? Questo mi preoccupa
  come uomo della maggioranza.

     PRESIDENTE. Onorevole Giannopolo, forse è meglio semplificare.
  C'è  una  proposta  dell'onorevole  Crisafulli  e  dell'onorevole
  Speziale  di  andare  avanti  fino  alle 3,00, di accantonare gli
  emendamenti   che  presentano  delle  difficoltà  e  di  trattare
  soltanto quelli che non presentano delle difficoltà.
       Se siamo d'accordo, così resta stabilito.
       Onorevole  Acierno,  l'onorevole   Cintola   pone  un  altro
  problema quello riguardante la  chiusura  dei  lavori.  In questo
  momento stiamo discutendo della prosecuzione dei lavori.
       Quando verrà il momento di discutere la chiusura dei lavori,
  affronteremo questo tema.
       Onorevole Acierno, l'Aula si è espressa perché c'è stata una
  proposta del Presidente. L'Aula non ha obiettato nulla e pertanto
  così resta stabilito.
       Si riprende l'esame dell'articolo 24.

     CAPODICASA, relatore di  minoranza.  Andiamo  con  quelli  più
  semplici.

     PRESIDENTE. Certamente sì, se  non ci sono osservazioni. Se mi
  rendo conto che non ci  sono  iscritti  a  parlare  nel dibattito
  generale sugli articoli, mi rendo conto che si può discutere.

     CRACOLICI. Ci sono cinque emendamenti di cui uno mio.

     CUFFARO, presidente della Regione. Se il problema è questo non
  vedo il motivo di continuare  a  perdere tempo. Il Governo decide
  di andare avanti. Adesso o  la finiamo di porre pregiudiziali. Il
  Governo  non  accetta  queste   pregiudiziali.  Se  non  ci  sono
  pregiudiziali andiamo avanti, se  no andiamo avanti e a qualsiasi
  ora si finisce.

             (Applausi dai banchi di centro e di destra)

     CRACOLICI. Ci sono cinque  emendamenti.  Il  mio  l'ha  visto,
  Presidente?

     CUFFARO, presidente della Regione. Se tu chiedi di mandarlo in
  Commissione ...

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Per evitare che qui  si  perda anche la calma, non è
  che avere stabilito che  si  affrontano  articoli che possono non
  trovare  difficoltà  nell'approvazione,  significa  strozzare  il
  dibattito d'Aula. Perché se  c'è  un  solo  parlamentare  che sul
  singolo articolo che  viene  posto  all'attenzione del Parlamento
  ritiene d'intervenire non è  immaginabile  che si debba strozzare
  il dibattito per cui  questa  reazione dell'onorevole Cintola che
  da un po' di tempo  a  questa  parte  ha  perso smalto, allegria,
  toglietelo da capogruppo,  l'onorevole  Cintola  perché prima era
  più simpatico, è sempre nervoso ...

     PRESIDENTE. Onorevole Speziale, la prego. Il senso è un altro.
  Se c'è un impegno da  parte  del Governo e dell'Aula, maggioranza
  ed  opposizione, di andare  avanti,  bisogna  andare  avanti.  Il
  problema è che  nell'autodeterminazione  dei  singoli è opportuno
  che avendo scelto questa strada gli interventi siano limitati nel
  tempo,  non si  pongano  questioni  pregiudiziali.  Altrimenti  è
  inutile avere fatto l'accordo, onorevole Speziale.
       Allora faccio appello al buon senso dei colleghi ed anche al
  suo.

     SPEZIALE.  Si verificava  la  richiesta  fatta  dall'onorevole
  Cracolici che aveva  chiesto  d'intervenire  sull'articolo perché
  c'era un comma soppressivo  al  comma  7  a  firma dell'onorevole
  Cracolici, aveva chiesto di  spiegare per quali ragioni prevedeva
  la soppressione di quel comma.
       E'  pensabile  che   questo   debba   essere   impedito   ai
  parlamentari?  Solo perché c'è qui uno che si mette a gridare.

     CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO, presidente della  Regione.  Onorevole Speziale, o non
  ho capito io, ma mi sembra difficile, o lei era distratto.
       L'onorevole   Cracolici    sta    ponendo    una   questione
  pregiudiziale.

     PRESIDENTE. Onorevole Cintola, non vorrei che si dicesse che è
  lei che non vuole la finanziaria.

     CUFFARO, presidente della  Regione.  L'onorevole  Cracolici ha
  tutto il diritto e secondo  me anche il diritto d'intervenire sui
  suoi emendamenti.
       L'onorevole Cracolici pone  una  questione pregiudiziale che
  il Governo non accetta.  La pregiudiziale, onorevole Cracolici, è
  di rimandarne alcuni articoli in Commissione Sanità.  Se questa è
  una  pregiudiziale  il  Governo  non  l'accetta.  Se  l'onorevole
  Cracolici vuole  parlare  dell'emendamento, l'onorevole Cracolici
  può parlare il tempo opportuno.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritenevo
  e chiedo scusa  all'Aula  e  anche al Governo, avevo rinunciato a
  parlare ritenendo  di  accettare la logica della semplificazione,
  quindi in corsa  ho  cercato  di esprimere il mio pensiero; visto
  che non è così,dico qual'è il mio pensiero.
       La prima questione  -  a  me  dispiace,    io  mi rimetto al
  Presidente   dell'Assemblea   nel  rispetto  del  regolamento  di
  quest'Aula - è:  l'opinione del Governo è rispettabile ma non può
  essere il  Governo  a  dettare  le regole dell'Assemblea.
       Seconda questione:  nel  merito  di  questo comma che non ha
  rilevanza di natura  soltanto finanziaria ma che ha rilevanza per
  gli aspetti che riguardano l'organizzazione del sistema sanitario
  della VI  Commissione parlamentare di quest'Assemblea, il comma 7
  stabilisce la possibilità  di  dare  vita  a società miste per la
  gestione dei servizi  sanitari,  che  si è escluso con l'articolo
  18.
       L'articolo 18  infatti ha stabilito di potere esternalizzare
  i servizi  strumentali  con esclusione di quelli sanitari. Quindi
  dobbiamo intenderci  di  che  cosa  stiamo  parlando  allora?  Il
  Governo  è   confuso   avendo   presentato   due   norme  che  si
  contraddicono.
       La questione  che  pongo  al Presidente dell'Assemblea è che
  nel merito  questa  norma  incide sull'organizzazione del sistema
  sanitario, poi nel  merito  c'è  un emendamento da me proposto di
  sopprimere il comma 7 oltretutto perché contraddice l'articolo 18
  che abbiamo approvato.

     CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO, presidente  della  Regione.  Sono  due  cose  diverse
  signor Presidente, una  cosa  sono  le prestazioni sanitarie, una
  cosa sono la possibilità  di fare le società miste; non vedo dove
  sta la contraddizione, per  i  servizi  è  chiaro  e scontato che
  stiamo parlando dei  servizi,  non  vedo la contraddizione di cui
  parla l'onorevole Cracolici.

     PRESIDENTE. Io faccio  appello  a  quanto  ci  siamo  poc'anzi
  detto, io non vorrei  essere  sconveniente,  però  se non ci sono
  motivi sostanziali,  se potessimo limitare gli interventi saremmo
  in grado di rispettare l'impegno che ci siamo dati.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor presidente, onorevoli colleghi, io intervengo
  solo  per  porre   una   questione   a   lei,  Signor  Presidente
  dell'Assemblea e al  Presidente della Regione.
       La questione  posta dall'onorevole Cracolici se lei risponde
  ad una questione che  ha  a che fare con il regolamento e la vita
  dell'Assemblea  e   il   rapporto   corretto  tra  il  Governo  e
  l'Assemblea e  pone questa questione pregiudiziale io la rifiuto.
       Guardi, signor Presidente,  che li non è posta una questione
  pregiudiziale    è    posta    un   problema   di   funzionamento
  dell'Assemblea;  rispetto  a  questo articolo e a questa materia,
  qui c'è lo deve dire il Presidente dell'Assemblea, poi l'opinione
  del Governo è  rispettabilissima  in  questo caso quanto la mia o
  quanto quella di  un  altro  deputato. Ci deve dire il Presidente
  dell'Assemblea,     la  questione  posta dall'onorevole Cracolici
  rispetto  al  ruolo  e  alla  funzione  della  VI  commissione  è
  vincolante o  no  per affrontare questo articolo?  Perchè secondo
  noi,  interpretando  il Regolamento dell'Assemblea, è vincolante,
  se questa è  una pregiudiziale che può creare un precedente nella
  vita e nel  lavoro di questa Assemblea e noi sappiamo quanto sono
  importanti i  precedenti  quando parliamo di legislazione.
       Se lei dunque  ci  risponde  possiamo anche andare avanti su
  questo punto, però  se  è  una  questione  pregiudiziale,  io  la
  rifiuto no.
       E' una questione pregiudiziale che riguarda  la  vita  ed il
  regolamento  dell'Assemblea  e  a  questo  deve  rispondere  lei,
  onorevole Fleres, ma non l'onorevole Cuffaro.

     PRESIDENTE. Così come la  Presidenza ha accantonato l'articolo
  23  per un approfondimento,  sull'articolo  24,  invece,  non  ha
  dubbi, si tratta  di materia finanziaria e pertanto la prevalenza
  della competenza  sulla  trattazione  della  stessa  è certamente
  della commissione Bilancio.
       Si  passa  all'  emendamento   soppressivi   24.2   a  firma
  dell'onorevole Liotta.  Lo pongo  in  votazione.  Il parere della
  Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

     PRESIDENTE. Si passa  all'emendamento  24.3,  soppressivo  del
  comma 1.
       Lo pongo in votazione.Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

     PRESIDENTE. Si passa all'emendamento  24.4.
       Lo pongo in votazione.Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (E' approvato)

     PRESIDENTE. Si passa all'emendamento  24.1.
       Lo pongo in votazione.Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (E' approvato)

     PRESIDENTE. Si passa all'emendamento  24.5.
       Lo pongo in votazione.Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

                        (Non è approvato)

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'articolo  24,  nel  testo
  risultante.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 25. Ne dò lettura:

                                 "Art. 25.

               Risultato economico bilanci aziende  sanitarie

          1. Gli avanzi di  amministrazione  delle Aziende sanitarie
       accertati  con  il conto  consuntivo  relativo  all'esercizio
       finanziario  2001  e  gli  utili   di  esercizi  che  vengono
       conseguiti a partire dall'esercizio  finanziario  2002,  come
       accertati con i relativi bilanci  di  chiusura  di esercizio,
       possono essere destinati dalle  singole Aziende sanitarie per
       la copertura di:

          a) spese di investimento;

          b)  spese  in  conto  esercizio;

          c)  incentivazione  al personale da definire  in  sede  di
       contrattazione aziendale;

          d)  costituzione di riserve di bilancio  da  destinare  al
       ripiano  di  eventuali  perdite  di  esercizio,  che  restano
       vincolate a tale finalità per almeno tre esercizi finanziari.

          2. Le Aziende sanitarie  possono effettivamente utilizzare
       gli avanzi di amministrazione e gli utili di cui  al  comma 1
       solo dopo l'approvazione da  parte  dell'Assessore  regionale
       per la sanità del conto consuntivo o del bilancio di chiusura
       di  esercizio  che  accertano   il   relativo   risultato  di
       esercizio.

          3. Le disposizioni del presente  articolo non si applicano
       ai risultati finanziari derivanti  dalle gestioni stralcio di
       cui all'articolo 6 comma 2 della  legge  23 dicembre 1994, n.
       724 la cui destinazione o  copertura  finanziaria è stabilita
       con  decreto  dell'Assessore  regionale   per  la  sanità  di
       concerto  con  l'Assessore regionale per  il  bilancio  e  le
       finanze.

          4.   I   disavanzi   di   Amministrazione   dell'esercizio
       finanziario 2001 e le eventuali perdite  che si verifichino a
       partire dall'anno 2002 sono  ripianati  mediante  un apposito
       piano,  proposto  dall'Azienda  sanitaria   e  da  sottoporre
       all'approvazione dell'Assessorato regionale  della sanità.

          5. Il piano di copertura del  disavanzo  o  delle  perdite
       prevede l'arco temporale non superiore a tre anni, nonché  le
       fonti di coperture interne alle Aziende  e le modalità per il
       ripiano utilizzando prioritariamente le  riserve  allo  scopo
       costituite negli esercizi precedenti,  ai sensi della lettera
       d) del comma 1."

       Lo pongo in votazione. Chi  è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 26. Ne dò lettura:

                                 "Art. 26.

                           Medicina riabilitativa

          1. Le prestazioni di medicina  fisica riabilitativa di cui
       al  decreto  assessoriale  240559  dell'11  dicembre  1997  e
       successive integrazioni, fermo  restando  quanto  specificato
       per la definizione dei livelli  essenziali di assistenza, con
       decreto  del Presidente del Consiglio  dei  ministri  del  29
       novembre  2001,  restano  a  carico  del  Servizio  sanitario
       regionale  e  devono essere   regolamentate  all'interno  del
       progetto riabilitativo e dei  relativi  percorsi  terapeutici
       entro  centottanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore
       della  presente  legge con  apposito  decreto  dell'Assessore
       regionale  per  la sanità.  Il  decreto  deve   contenere  il
       protocollo   terapeutico   le  modalità   di   accesso   alle
       prestazioni,  la  durata  del   trattamento   e  la  verifica
       dell'efficacia dello stesso.".

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI. Signor Presidente,  qualcuno dovrebbe spiegarmi   -
  nel merito, in questo momento,  non  discuto - che c'entra con la
  finanziaria.

     PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, l'articolo 26 è accantonato.

       Si passa all'articolo 27. Ne dò lettura:

                                 "Art. 27.
                       Insediamenti in verde agricolo

          1.  Il comma 3 dell'articolo 89 della  legge  regionale  3
       maggio 2001,  n.  6  è così sostituito:

          '3.  Le disposizioni previste dall'articolo 35 della legge
       regionale 7 agosto 1997, n.  30,  relative  agli insediamenti
       produttivi  in  verde  agricolo, si  applicano  a  tutti  gli
       interventi  inseriti oltre che nei  contratti  d'area  ed  in
       altri   analoghi  strumenti   di   programmazione   negoziata
       approvati dal CIPE o relativi  ad interventi finanziati dallo
       Stato con la legge n. 488  del 1992, o concernenti interventi
       finanziati dall'Unione europea, anche  a  singole  iniziative
       imprenditoriali private, quando tali  finanziamenti non siano
       a  carico della finanza dedicata,  nell'ipotesi  in  cui  non
       siano disponibili aree per  insediamenti  produttivi previste
       dagli  strumenti  urbanistici  comunali  né  aree  attrezzate
       artigianali  e  industriali.'.

          2. All'articolo 22 della legge regionale 27 dicembre 1978,
       n.  71 e successive modifiche ed  integrazioni, è aggiunto il
       seguente comma:

          'Nelle zone destinate a verde  agricolo  è  consentito  il
       mutamento di destinazione d'uso dei fabbricati realizzati con
       regolare  concessione  edilizia,  da   civile   abitazione  a
       destinazione ricettivo-alberghiera e  di ristorazione, purché
       la  nuova destinazione non sia  in  contrasto  con  rilevanti
       interessi  ambientali.   Nelle  zone   agricole   è   ammessa
       l'autorizzazione  all'esercizio  stagionale,  primaverile  ed
       estivo,  dell'attività  di ristorazione  anche  in  manufatti
       destinati a civile abitazione,  nel  rispetto  della cubatura
       esistente   e  purché   la   nuova   destinazione,   ancorché
       temporanea, non sia in contrasto  con  interessi ambientali e
       sanitari.'.
       E' accantonato.
       Si passa all'articolo 28. Ne dò lettura:

                                 "Art. 28.
                               Pareri tecnici

          1.   In deroga all'articolo 64  della  legge  regionale  6
       aprile 1996, n. 16 e nelle  more  di  una  revisione organica
       della disciplina in materia forestale e al fine di accelerare
       l'attuazione degli interventi finanziati  con  il POR Sicilia
       2000/2006,  i pareri tecnici di  cui  all'articolo  12  della
       legge  regionale  29  aprile  1985, n.  21  sui  progetti  di
       interventi  di  sistemazione   idraulico-forestale   e  sugli
       interventi  rientranti  nelle   tipologie  individuate  dalla
       misura    1.09   del   POR    Sicilia    2000/2006    redatti
       dall'Amministrazione  forestale  e dagli  enti  locali,  sono
       resi dagli ispettori dipartimentali  delle foreste competenti
       per territorio.  Per i  progetti predisposti dal Dipartimento
       foreste  i  pareri  sono   espressi   dal  dirigente  tecnico
       forestale  del relativo servizio.  Gli  stessi  ispettori  si
       esprimono altresì su tutti i  progetti  di  qualsiasi importo
       relativi   ad   interventi  colturali,   manutentori   e   di
       prevenzione  antincendio  nonchè sulle  relative  perizie  di
       variante e suppletive da  eseguirsi, anche in amministrazione
       diretta  o mediante fiduciario,  da  parte  del  Dipartimento
       regionale delle foreste.

          2. Le disposizioni di  cui  al  comma 1 si applicano anche
       per gli interventi i  cui  progetti  o  perizie di variante e
       suppletive non siano  ancora  stati  approvati  alla  data di
       entrata in vigore della presente legge.".

       E'   aperta  la  discussione  generale.  Non  essendo  alcun
  deputato  iscritto  a  parlare,  la  dichiaro  chiusa.
       Pongo   in   votazione   l'emendamento   28.3,  soppressivo,
  dell'onorevole Turano.

     TURANO. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'emendamento 28.4 a firma dell'onorevole Turano.

     TURANO. Lo ritiro.

     PRESIDENTE.L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'emendamento  28.1  a  firma  degli  onorevoli
  Cintola, Fratello ed altri.
       Il parere della Commissione?

     CROCE, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     CUFFARO, presidente della Regione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (E' approvato)

       Si  passa  all'emendamento  28.2  a  firma  degli  onorevoli
  Cintola, Fratello ed altri.

     FRATELLO. Lo ritiro.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

       Pongo in votazione l'articolo 28 nel testo risultante.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                          (E' approvato)

       Si passa all'articolo 29. Ne dò lettura:

                                 "Art. 29.
                        Informazione e comunicazione

          1. Nell'ambito della Regione  siciliana  si  applicano gli
       articoli 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8 e  9,  limitatamente ai commi 1,
       2, 3 e 4, della legge 7 giugno 2000, n. 150 'Disciplina delle
       attività di informazione  delle  pubbliche  amministrazioni'.
       Negli  uffici  stampa  di cui  all'articolo  58  della  legge
       regionale  18  maggio  1996,  n.  33  l'individuazione  e  la
       regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla
       contrattazione collettiva da  svolgersi  presso l'Assessorato
       regionale alla Presidenza, in osservanza  e  nel rispetto del
       contratto collettivo n.  1 giornalistico FNSI-FIEG.

          2. In sede di prima  applicazione i giornalisti componenti
       gli  uffici  stampa  già esistenti presso  gli  enti  di  cui
       all'articolo 1 della legge regionale 30  aprile 1991, n.  10,
       è attribuita la qualifica ed  il  trattamento contrattuale di
       redattore capo, in applicazione  del  Contratto  nazionale di
       lavoro giornalistico ed in sintonia  con  l'articolo 72 della
       legge regionale 29 ottobre 1985, n. 41."

     SPAMPINATO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPAMPINATO.    Signor   Presidente,   come   mai   si   chiede
  l'applicazione della norma della legge n.  15  del 2000 anche per
  la Regione siciliana ad esclusione del comma quinto dell'articolo
  9, che prevede maggiori oneri per la pubblica amministrazione.
       L'articolo  29, così come proposto, cita: "Nell'ambito della
  Regione  siciliana si applicano gli articoli 1, 2, 4, 6, 7, 8 e 9
  ...

     PRESIDENTE.  Onorevole   Spampinato,   le   rispondo   subito.
  L'articolo 5 è quello che  prevede  la regolamentazione, che è di
  competenza della Regione, e per questo l'articolo 5 non comprende
  la legge n. 150, prevede  il  recepimento  di quegli articoli (la
  legge n. 150) perché siccome  la  Regione  ha  già  legiferato in
  materia,  pertanto,  per   applicare   la  legge  nazionale  deve
  espressamente recepirla. In questo senso.

     SPAMPINATO. Non ho capito. Quindi, il recepimento è per quanto
  riguarda quella parte per cui non c'è una legislazione regionale?

     PRESIDENTE. L'articolo  5  prevede  la  regolamentazione, come
  avviene  la   regolamentazione.   La   regolamentazione  in  sede
  nazionale viene svolta  dal  Ministero,  in  sede  regionale deve
  essere svolta dalla  Presidenza della Regione o dagli Assessorati
  competenti. Pertanto, l'articolo 5 non può essere recepito perché
  la parte regolamentare  è  attribuita  comunque alla Regione, non
  certo allo Stato. E' questo il senso.

     SPAMPINATO. Ma  la  regolamentazione  regionale  prevede, così
  come la legislazione  nazionale, l'impossibilità di imporre nuovi
  o maggiori oneri alla pubblica amministrazione?

     PRESIDENTE. Non è  questo  il  tema,  onorevole Spampinato, la
  legge  n.  150   è   quella   che   disciplina  la  comunicazione
  istituzionale.

     SPAMPINATO. L'articolo 5 della legge n. 15 prevede questo.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.   Signor   Presidente,  molto  brevemente  per  fare
  proprio  l'emendamento   dell'onorevole  Liotta  soppressivo  del
  secondo comma. Trovo un po'  bizzarro  che noi promuoviamo con un
  articolo di legge  gli  attuali  componenti  degli attuali uffici
  stampa  a  redattori  capo.  Io  in  questo  sarei  rigorosamente
  vincolato al contratto  nazionale dei giornalisti, invece di fare
  una promozione sul campo. Rischiamo di avere un ufficio stampa di
  uno, dove il redattore capo è capo di sé stesso. Almeno su questo
  accoglierei alcuni suggerimenti  che  anche alla Commissione sono
  venuti sia dall'Ordine  dei  giornalisti  che  dai  sindacati dei
  giornalisti.

     RAITI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI. Data l'ora, sarò  brevissimo.  Chiedo solo di sapere se
  questa articolato è  previsto  che  possa  essere  inserito nella
  norma finanziaria sulla base della  legge  n. 6 del 2001. Ritengo
  che questo articolato  non  tratti  materie  di  competenza della
  finanziaria e per tale motivo chiedo al Presidente dell'Assemblea
  se è possibile che si possa esaminare in questo contesto.

     PRESIDENTE.  Onorevole Raiti,  l'articolo  è  stato  posto  in
  discussione e, pertanto, si ritiene ammissibile.
       Si passa alla votazione degli emendamenti.

     PANARELLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PANARELLO.  Anch'io  ritengo   che  tutto  l'articolo,  ma  in
  particolare il comma 2  dovrebbe essere soppresso, anche perché è
  fortemente contraddittorio  con  le stesse disposizioni, ancorché
  un po' equivoche, che sono nell'articolo 1.
       In particolare, non  si  può  demandare alla contrattazione,
  come  è  normale,  di   questa   materia  con  il  sindacato  dei
  giornalisti e poi affermare nel  comma  secondo  che  in  sede di
  prima applicazione, eccetera, eccetera...
       Credo  che   sia   fortemente   contraddittorio,  fortemente
  limitativo delle prerogative  del  sindacato  dei  giornalisti in
  questa  materia  e, quindi, io suggerirei al governo di sottrarre
  alla  discussione  parlamentare  almeno  il  II  comma e lasciare
  invece  alla  contrattazione tra gli enti pubblici e il sindacato
  dei  giornalisti  che  peraltro  com'è  noto è un sindacato molto
  combattivo   e   molto  capace  di  tutelare  gli  interessi  dei
  giornalisti la trattazione di questa materia.

     PRESIDENTE. Grazie on.le Panarello.

     TUMINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TUMINO.  Solo per chiedere  al  Governo,  fermo  restando  che
  anch'io sono convinto  dell'impostazione proposta dal collega che
  mi ha preceduto, volevo  chiedere  al  Governo  se avesse un'idea
  esatta di quante sono le  persone  che  sono interessate al comma
  II,  cioè  quelli  che   dovrebbero   passare  da  una  qualifica
  all'altra; perché  se  l'informazione  che  ho io, per esempio al
  Comune di  Palermo  è corretta, in quanto ho sentito che dovrebbe
  interessare 14 unità solo per il Comune di Palermo.
       Se il Governo ha  notizie  dell'entità  delle  persone,  del
  numero delle persone coinvolte.

     PRESIDENTE.   Onorevole  Tumino,   per   quelle  che  sono  le
  informazioni   in   possesso   della   Presidenza,   le   persone
  complessivamente in tutta la Sicilia non raggiungono le 10 unità.
       La questione che lei  pone  non rientra in questa disciplina
  perchè i dipendenti a cui  lei fa riferimento non sono dipendenti
  al  Comune  di  Palermo  ma  sono  contrattisti  e  pertanto  non
  rientrano in questa fattispecie.
       Se non ci sono altri  iscritti a parlare, pongo in votazione
  l'emendamento 29.5 a firma dell'on.le Cracolici.

       Il parere del Governo?

     CUFFARO, Presidente della Regione.   Contrario.

    Il parere della Commissione?

     CROCE, Presidente. Contrario.

     SPAMPINATO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPAMPINATO. Intervengo per dichiarare il voto contrario ma per
  chiedere  anche  il voto  segreto  appoggiata  la  mia  richiesta
  sostanzialmente  sia perché non ritengo soddisfacenti le risposte
  alla mia domanda,  sia  anche  perché  la  legge  15 del 2000, in
  considerazione dell'esistenza  di un articolo 10 che la definisce
  come  norma  contenente  principi fondamentali, ritengo che nella
  sua interezza sia già applicabile nella Regione Siciliana.
       Quindi   ritengo   una   disposizione   inutile  perché  già
  immediatamente   applicabile   nella  nostra  Regione  a  Statuto
  speciale.

     PRESIDENTE.   Onorevole   Spampinato,   l'articolo   l'ho  già
  precisato poc'anzi. La Regione siciliana  ha  già  legiferato  in
  materia e pertanto per potersi  applicare nella Regione siciliana
  la  legge  150  deve essere  espressamente  richiamata  la  legge
  regionale.
       Pongo in votazione l'emendamento 29.5.
       Il parere del Governo?

     CUFFARO, Presidente della Regione.   Contrario.

       Onorevoli colleghi, l'articolo è accantonato.
       Si passa all'esame dell'articolo 30. Ne dò lettura:

                                 "Art. 30.
                        Cumulo di aiuti e controlli

          1. Il comma  3  dell'articolo  15 della legge regionale 23
       dicembre  2000,   n.   32,   come   modificato  dal  comma  6
       dell'articolo 15  della  legge regionale 10 dicembre 2001, n.
       21, è sostituito dal seguente:

          '3. L'Assessore  regionale  per  il bilancio e le finanze,
       anche  utilizzando  collegamenti  informatici  già esistenti,
       istituisce una banca dati nella quale memorizzare gli aiuti a
       finalità regionale  e  'de  minimis'  erogati  dalla Regione,
       dagli enti locali  e  da altri soggetti pubblici o privati. A
       tal fine  le amministrazioni regionali, gli enti sottoposti a
       vigilanza della Regione  e gli enti locali hanno l'obbligo di
       comunicare i  suddetti dati al dipartimento bilancio e tesoro
       dell'Assessorato  del  bilancio  e delle finanze. L'Assessore
       regionale per il  bilancio e le finanze individua le forme di
       collaborazione   con   le   amministrazioni   interessate   e
       disciplina le modalità di trasmissione delle notizie da parte
       dei soggetti  erogatori,  anche  prevedendo  il  ricorso, ove
       necessario, a protocolli di intesa.'".

        PRESIDENTE. E' aperta la discussione generale sull'articolo
  30. Nessuno  chiede  di  parlare.  Lo  pongo  in votazione. Chi è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                           ( E' approvato )

       Si passa all'esame dell'articolo 31. Ne dò lettura:

                                 "Art. 31.
                           Trasformazione A.S.T.

          1.    All'Azienda    siciliana    trasporti,    dopo    la
       trasformazione in  società  per azioni ai sensi dell'articolo
       23  della  legge   regionale   30  aprile  1999,  n.  10,  da
       effettuarsi entro e non oltre il 31 dicembre 2003, continuano
       ad applicarsi le disposizioni contenute nell'articolo 2 della
       legge regionale 15 maggio 1991, n.  30.

          2.   Entro   sei   mesi   dalla  trasformazione,  l'A.S.T.
       predispone un  dettagliato  piano  di  impresa, da sottoporre
       all'approvazione   della   Giunta   regionale,   che  preveda
       l'ammodernamento ed  il  potenziamento  del  parco  autobus e
       l'azzeramento   graduale  dell'intervento  finanziario  della
       Regione siciliana  previsto  dalla  legge regionale 15 maggio
       1991, n. 30, entro tre anni dalla trasformazione.

          3. E' fatto  divieto, all'A.S.T. e alle aziende collegate,
       fino alla completa attuazione delle disposizioni del presente
       articolo, di procedere a nuove assunzioni."

     PRESIDENTE.  E'  aperta  la discussione generale sull'articolo
  31. Nessuno chiede di parlare.  E' aperta la discussione generale
  sugli  emendamenti  all'articolo  31.  Non  ci  sono  iscritti  a
  parlare.
       Pongo  in  votazione  l'emendamento  31.5 a firma dell'on.le
  Leontini.

     LEONTINI. E' ritirato.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

       Pongo  in   votazione  l'emendamento  31.3.  Il  comma  1  è
  soppresso. On.le Leontini lo mantiene o lo ritira?

     LEONTINI. Ritirato.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Pongo  in votazione l'emendamento 31.6, a firma del Governo,
  relativo al comma 1..
       Il parere della Commissione?

     CROCE, Presidente.  Favorevole.

       Il parere del Governo?

     CUFFARO, Presidente della Regione.  Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi  è favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE.   Si  passa  all'emendamento  31.6,  a  firma  del
  Governo, relativo al comma 2.
       Lo pongo in votazione.
       Il parere della Commissione?

     CROCE, Presidente della Commissione.  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Comunico  che  l'approvazione di questi emendamenti preclude
  gli   emendamenti   31.1,   31.2   e  31.4.
       Pongo in votazione l'emendamento 31.7.

     CRISAFULLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi trovo
  l'emendamento   del   Governo   al  comma  3  che,  così  come  è
  predisposto,   potrebbe   ingenerare   in   me   il   dubbio   e,
  probabilmente,  in  noi  il  rischio  che,  anzichè  bloccare  le
  assunzioni,  non  le  blocchiamo.  Perchè l'avere previsto, ferme
  restando le  disposizioni  di cui ... etc., è un modo di aggirare
  il blocco  che  da  ora in poi si è determinato, per cui tutte le
  procedure avviate, tutti i meccanismi avviati ....
       Signor  Presidente,  io  mi  permetto  di  sottoporre questo
  elemento  alla  valutazione  perchè,  se dovesse essere il caso e
  l'insieme del meccanismo previsto dall'emendamento aggiuntivo del
  Governo  dovesse creare questo genere di difficoltà, io credo che
  avremmo fatto uno sforzo inutile.
       Allora,  se l'intenzione è quella di bloccare le assunzioni,
  intanto  le  blocchiamo.  Dopo  di  che  se  dovesse  esserci  la
  necessità  di aggiungere questo dispositivo dell'emendamento 31.7
  si  potrà  sempre  fare successivamente un articolo aggiuntivo in
  base alle necessità. Altrimenti noi corriamo il rischio di creare
  un pasticcio che non creda serva a nessuno.
       Per   cui   io   mi  permetto  di  suggerirle  di  approvare
  l'articolato  così  com'è.  L'eventuale emendamento aggiuntivo lo
  approveremo  dopo  aver  chiarito bene che non crea l'aggiramento
  della  norma  del  blocco,  in  modo  tale  da  poterlo  valutare
  positivamente   in   seguito.  Credo  che  il  Governo  lo  possa
  accettare.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Presidente della Regione, cosa intende
  fare il Governo sulla proposta dell'onorevole Crisafulli?

     CUFFARO,  Presidente  della  Regione.  Signor  Presidente,  lo
  mettiamo come articolo aggiuntivo.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Presidente della Regione, non possiamo
  metterlo  come  articolo  aggiuntivo  perchè  incide  su un comma
  dell'articolo che stiamo discutendo.
       L'emendamento deve essere messo in votazione o ritirato.

     CUFFARO, Presidente della Regione. Chiedo l'accantonamento.

     PRESIDENTE. Di tutto l'articolo.
       Pertanto, l'articolo 31 è accantonato. Si passa all'articolo
  32.Ne dò lettura.
                                 "Art. 32.
                      Privatizzazione Aziende termali

          1.  A favore dell'Azienda  autonoma delle Terme di Sciacca
       e dell'Azienda autonoma  delle  Terme  di  Acireale,  dopo la
       trasformazione in  società  per azioni ai sensi dell'articolo
       23  della  legge   regionale   30  aprile  1999,  n.  10,  da
       effettuarsi entro e  non  oltre  il  31  dicembre  2002, sono
       mantenute le autorizzazioni  di  spesa  a carico del bilancio
       regionale  in   applicazione   del  decreto  legislativo  del
       Presidente  della  Regione   20   dicembre   1954,  n.  12  e
       successive  modifiche  ed  integrazioni,  fino  all'esercizio
       successivo  alla   trasformazione  stessa  per  garantire  la
       riorganizzazione e lo sviluppo delle società.

          2. E' fatto  divieto,  alle  aziende  termali,  fino  alla
       completa attuazione delle disposizioni del presente articolo,
       di procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato."

       Sull'articolo 32 sono stati presentati degli emendamenti.

     VICARI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VICARI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  prendo  la
  parola sull'emendamento 32.2 dove si parla di sopprimere il comma
  1,  così  come  era l'articolo precedente, l'articolo 31, dove le
  disposizioni nelle quali si propone la soppressione sono volte ad
  erogare  alle  aziende  termali,  propone  la  soppressione  sono
  volte a derogare alle aziende termali, in questo caso ........nel
  caso  precedente,  contributi  che  gravano  sul  bilancio  della
  Regione.
       Una  pratica così non è compatibile con gli articoli 87 e 88
  del  trattato istitutivo delle comunità europee, che lei dovrebbe
  anche  conoscere  signor presidente e sicuramente ne ricorderà, e
  una  volta  che queste aziende si sono trasformate in società per
  azioni  diventeranno  a  tutti  gli effetti dei soggetti privati,
  degli imprenditori privati e che quindi devono sottostare a tutte
  le  regole  previste  dall'ordinamento  comunitario in materia di
  concorrenza.  E'  come  dire  che  quando  ci  si trasforma in un
  soggetto  privato,  si  continua  ad  erogare contributi da parte
  della  Regione,  cosa che è assolutamente incompatibile anche per
  la normativa comunitaria.
       Io credo, certamente, si sia trattato di una svista da parte
  del   Governo,   sia   all'articolo   32,  sia  all'articolo  31,
  successivamente ce  ne  saranno altri all'articolo 34, ce ne sono
  ancora, quindi  chiedo  una  riflessione  al  Governo perché sono
  assolutamente incompatibili con la normativa comunitaria.

     ROTELLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ROTELLA.   Signor   Presidente,  riprendendo  il  ragionamento
  dell'onorevole Vicari  che  io posi in commissione allora, per le
  stesse ragioni  che  vengono  qui poste dall'onorevole Vicari, ha
  assolutamente ragione  e  quindi  suggerisco alla Presidenza e al
  Governo l'accantonamento di questo articolo per l'approfondimento
  perché nel  momento in cui scatta la procedura di privatizzazione
  non  è  possibile  consentire  perché  noi  alteriamo  il  libero
  mercato, nessun tipo di contributo da parte della Regione.

     PRESIDENTE.  Annunzio  il ritiro dell'emendamento 32.1 a firma
  dell'onorevole  Genovese  e  l'accantonamento  dell'articolo  32.
  L'articolo 33  è  accantonato.
       Si passa all'articolo 34. Ne do lettura.

                              "Art. 34
             Accelerazione delle operazioni di privatizzazione

          1.  Al fine di  incrementare l'efficienza e la qualità dei
       servizi, riducendo nel contempo la spesa di funzionamento del
       settore  pubblico   regionale   e  altresì  per  favorire  il
       successivo collocamento sul mercato di quote azionarie, entro
       tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge
       il   Governo   della   Regione,  su  proposta  dell'Assessore
       regionale per  il  bilancio  e  le  finanze,  di concerto con
       l'Assessore interessato, individua gli enti ed aziende le cui
       spese di funzionamento gravano sul bilancio della Regione e i
       cui servizi  sono più proficuamente erogabili al di fuori del
       settore pubblico regionale, disponendone la trasformazione in
       società per  azioni  o  in  fondazioni di diritto privato. Il
       Presidente   della   Regione  trasmette  il  programma  delle
       trasformazioni    all'Assemblea   regionale   siciliana   per
       acquisire  il parere delle competenti Commissioni legislative
       permanenti  che  si  intende acquisito favorevolmente decorsi
       trenta giorni dall'assegnazione.

          2.  I  contributi  per  spese di funzionamento previsti in
       favore degli  enti  trasformati in società per azioni vengono
       mantenuti per un periodo  non  superiore  a  tre anni.  Nella
       fissazione  del   relativo   importo  per  ciascun  esercizio
       finanziario deve  tenersi  conto  delle  esigenze finanziarie
       connesse  alla  riorganizzazione  e  sviluppo  della  società
       accertate in base a  dettagliato  piano  di impresa che entro
       sei mesi dalla  trasformazione  la  società  deve  sottoporre
       all'approvazione della Giunta regionale.

          3. Entro 30  giorni  dal  completamento della procedura di
       cui  al  comma   1   la   Giunta   regionale,   su   proposta
       dell'Assessore per il  bilancio  e le finanze di concerto con
       l'Assessore interessato,  al fine di conseguire gli obiettivi
       di  stabilità  e   di   crescita  fissati  dal  documento  di
       programmazione  economico-finanziaria  individua  i  restanti
       enti ed aziende  del  settore  pubblico regionale per i quali
       attivare processi  di  riordino  stabilendone  la  fusione  o
       l'accorpamento   ovvero    la   soppressione   e   messa   in
       liquidazione, sentite  le organizzazioni sindacali per quanto
       riguarda i riflessi sulla destinazione del personale.

          4.  Le   amministrazioni   regionali   che  esercitano  la
       vigilanza o tutela sugli enti ed aziende individuati ai sensi
       dei commi 1 e  3  procedono,  per gli stessi enti ed aziende,
       alla nomina di commissari."

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  io  non  so  chi  prepara  gli
  emendamenti all'assessore  al  bilancio e spero che il presidente
  della regione,  per  l'esperienza che ha, sono convinto anzi, che
  non è a conoscenza, non è informato, non ha letto il testo

     CUFFARO, presidente della Regione. L'elenco è ritirato.

     FORGIONE.  Questo  non mi esime dal ragionare complessivamente
  sull'accelerazione   delle   operazioni  di  privatizzazione.  Io
  chiedo, signor  Presidente,  per  la delicatezza della materia ed
  anche per la massa di emendamenti che ci sono, se questo articolo
  può essere  apprezzato con maggiore calma e cautela per ragionare
  assieme, sapendo  che parliamo di processi che sono già in corso,
  di enti che  sono  già in corso di liquidazione, di un lavoro del
  commissario per  la  liquidazione  degli  enti  che  non sempre è
  comprensibile, almeno  a chi guarda la politica non dalle dirette
  stanze del  governo  e  dalle  più  riservate stanze del governo,
  quindi sarà  bene  che  su  questo,  se  il  governo è d'accordo,
  prendiamo una pausa di riflessione.

     PRESIDENTE.    L'articolo   34   è   accantonato.

    Si passa all'articolo 35. Ne dò lettura

                              "Art. 35
                           Trasformazione E.A.S.

          1.  Le procedure  di  trasformazione  dell'Ente acquedotti
       siciliani (E.A.S.)  in  società  per  azioni, ivi compresa la
       cessione di  parte  delle azioni, sono completate entro il 31
       dicembre  2002   in   conformità  alle  disposizioni  di  cui
       all'articolo 23 comma 2 della legge regionale 27 aprile 1999,
       n. 10."

     SPEZIALE. Chiedo l'accantonamento.

     PRESIDENTE. L'articolo 35 è accantonato. Si passa all'articolo
  36.

                                  Art. 36.
                     Assegnazioni obiettivi di gestione

          1.  Entro trenta  giorni  dall'approvazione  del  bilancio
       della Regione il  Presidente  individua  con proprio decreto,
       sentita la Giunta, le priorità che, nell'ambito del programma
       di Governo,  ciascun  ramo  d'Amministrazione  è  chiamato  a
       realizzare nel corso dell'anno.

          2.  Successivamente  all'adozione  del  decreto  di cui al
       comma 1 il Presidente e ciascun assessore regionale assegnano
       ai dirigenti  generali  o  equiparati i conseguenti obiettivi
       operativi ad  integrazione  di  quanto previsto dai contratti
       individuali  già  stipulati  rimodulando  ove  necessario  le
       risorse   umane   finanziarie   e  materiali  precedentemente
       attribuite.

       Comunico  che  all'articolo  36  sono stati presentati degli
  emendamenti.  E' aperta la discussione generale sull'articolo 36.
  Se  nessuno  chiede  di  parlare  si passa alla discussione sugli
  emendamenti.  Se  nessuno  chiede  di  parlare pongo in votazione
  l'emendamento 36.1.  Parere del Governo?

     CUFFARO, Presidente della Regione. Contrario.

     PRESIDENTE. Parere della Commissione?

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Contrario.

     PRESIDENTE.  Con  il  parere  contrario  del  Governo  e della
  Commissione  lo  pongo  in  votazione.  Chi  è  contrario rimanga
  seduto; chi è favorevole si alzi.

                          (Non è approvato)

       L'emendamento  36.2  è  uguale  all'emendamento  36.1. Anche
  l'emendamento  36.4  è uguale quindi è precluso. Emendamento 36.3
  presentato dall'onorevole Turano è ritirato?

     TURANO. No.

     PRESIDENTE. Parere del Governo?

     CUFFARO, Presidente della Regione. Contrario.

     PRESIDENTE. Parere della Commissione?

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi  è contrario rimanga seduto; chi è favorevole
  si alzi.

                          (Non è approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 36. Parere del Governo?

     CUFFARO, Presidente della Regione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Parere della Commissione?

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi  è favorevole rimanga seduto; chi è contrario
  si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 37.

                                  Art. 37.
              Osservatorio per  il  monitoraggio  dei servizi
                             e prodotti bancari

          1.  Presso il Dipartimento  regionale  delle finanze e del
       credito è  istituito  l'Osservatorio  per il monitoraggio dei
       servizi  e   prodotti  bancari  al  fine  di  conoscere,  con
       riferimento   alle   condizioni   applicate,  il  trattamento
       riservato   ai   soggetti  operanti  sul  mercato  siciliano,
       rispetto ai  soggetti  che  operano  nel resto del territorio
       nazionale ed europeo.

          2.  L'Assessore  regionale  per  il bilancio e le finanze,
       acquisite  le  informazioni  di  cui  al  comma  1, relaziona
       annualmente all'Assemblea regionale siciliana.

       Comunico  che  all'articolo  37  sono stati presentati degli
  emendamenti.  E' aperta la discussione generale sull'articolo 37.

     ACIERNO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.  Il  comma  2  dell'articolo 37 prevede una relazione
  annuale,     all'Assemblea    regionale    siciliana,    rispetto
  all'Osservatorio  per  il monitoraggio dei servizi e dei prodotti
  bancari in riferimento ad una parametrizzazione tra la Sicilia ed
  il resto  del  territorio  nazionale.  Io credo che una relazione
  annuale sia troppo poco perchè l'evoluzione del costo del denaro,
  che poi  è  l'atavico problema di cui soffre la Sicilia, ha delle
  evoluzioni. Io  credo che sarebbe opportuno modificare il comma 2
  quantomeno   con   relazioni   semestrali,   se  non  addirittura
  trimestrali.

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO, Presidente della Regione. Siamo favorevoli.

     LIOTTA. A quale dei due? Ne ho presentati due.

     CUFFARO, Presidente della Regione. Al 37.2.

     LIOTTA. Io  speravo  nel  37.1. Allora illustro il 37.1 signor
  Presidente.   Ho   chiesto  in  Commissione,  lo  avevo  promesso
  all'Assessore per  il  bilancio  e le finanze, gli avevo promesso
  che avrei chiesto  in  Aula  la stessa cosa che gli ho chiesto in
  Commissione, domanda alla quale non ho avuto nessuna risposta.
       Signor Assessore  per  il  bilancio  e le finanze a che cosa
  serve l'articolo 37 così come è formulato?
       Il  monitoraggio dei servizi e dei prodotti bancari: 'Presso
  il Dipartimento regionale delle finanze e del credito è istituito
  l'Osservatorio  per  il  monitoraggio  dei  servizi  dei prodotti
  bancari  al  fine  di  conoscere, con riferimento alle condizioni
  applicate,  il  trattamento  riservato  ai soggetti operanti ...'
  tutte cose  che  si  possono  avere,  senza  bisogno  di fare una
  relazione  annuale  o  semestrale, onorevole Acierno, leggendo un
  resoconto   della  Banca  d'Italia.  Non  serve  assolutamente  a
  niente.

     PRESIDENTE. Onorevole Liotta l'emendamento 37.2 lo ritira?

     LIOTTA. No, non lo ritiro.

     PRESIDENTE.  Per  la  verità, onorevole Liotta, quello che già
  .... per  quanto  possa  dire, per quanto possa ricordare, avendo
  come  lei   sa   io  svolto  le  funzioni  di  Assessore  per  la
  cooperazione, quello che lei chiede già esiste perchè sia l'IRCAC
  che   la   CRIAS   sono   sottoposte   a   tutela   e   vigilanza
  dell'Assessorato  della  cooperazione  che  verifica  i  bilanci,
  l'andamento della gestione e quant'altro.
       Quindi è un compito già svolto.

     LIOTTA. Ho fatto  il paio con l'assessore. Ho chiesto una cosa
  inutile.

     FORGIONE. Cosa ne pensa il Governo?

     CUFFARO. Presidente della Regione. Chiediamo di ritirarlo.

     FORGIONE. Rimane così com'è. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor  Presidente,  delle  due  l'una e ci dobbiamo
  intendere: o  affermiamo,  come  affermiamo  e  sappiamo  che  il
  monitoraggio, il  controllo  su  tutti  i  prodotti bancari, etc.
  etc.,  lo  esercita  la  Banca  d'Italia  e  quindi,  fatto  così
  genericamente,  l'articolo  com'è  non  ha alcuna funzione perché
  esiste già la  Banca  d'Italia. Oppure se lo facciamo in rapporto
  ai nostri  istituti,  parificati  a istituti di carattere bancari
  (IRCAC, etc.)  allora  lo finalizziamo perché generico così com'è
  non serve.
       Decidiamo delle due una: se lo teniamo generico non ha alcun
  senso  perché  c'è  la  Banca  d'Italia.  Giustamente l'onorevole
  Fleres dice che il controllo è dell'Assessorato Cooperazione. No,
  qui noi  stiamo  decidendo un'altra forma di controllo, allora lo
  finalizziamo perché fatto  in quel modo non ha alcun senso se non
  quello di fare  un  consiglio  di  amministrazione  e  un  po' di
  gettoni di presenza.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, gli emendamenti sono ritirati?

     LIOTTA. Ritiro l'emendamento 37.2.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne  prende  atto. Pongo in votazione
  l'emendamento 37.1. Il parere del Governo?

     PAGANO. Assessore per il bilancio e le finanze. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Contrario.

     PRESIDENTE. Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è  contrario resti
  seduto; chi è favorevole si alzi.

                          (Non è approvato)

       Pongo in  votazione  l'articolo 37, con il parere favorevole
  del Governo  e  della Commissione. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 38. Comunico che è stato presentato un
  emendamento.    Dichiaro    aperta    la   discussione   generale
  sull'articolo 38.

     CAPODICASA, relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA,  relatore di minoranza. Non voglio ritornare sulla
  materia perché  forse  l'argomento  non  merita a quest'ora della
  notta un dibattito prolungato.
       L'argomento   è   stato   approfondito  in  Commissione.  E'
  abbastanza inusuale  che  venga inserita in una legge finanziaria
  che deve a  norma di legge prevedere solo alcune cose e non altre
  un   articolo   che  prevede  agevolazioni  fiscali,  quindi  che
  praticamente prevede uscite non entrate.
       Dal momento  che, però, viene introdotta, avevamo chiesto al
  Governo in  Commissione  una  stima  del minore gettito derivante
  dall'applicazione dell'articolo  38.  Il  Governo ci disse che si
  trattava di poca  cosa  e che comunque avrebbe fatto questa stima
  in tempo per fornirla all'Aula. Non so se il Governo è pronto per
  farlo. Se ce  lo  dice, così possiamo valutare meglio di che cosa
  si tratta.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'articolo 38 è accantonato.
       La seduta è rinviata ad oggi,  mercoledì 13 marzo 2002, alle
  ore 11.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente FLERES


      I - COMUNICAZIONI

     II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) "Bilancio di  previsione della Regione siciliana per l'anno
          finanziario 2002  e  bilancio  pluriennale  per il triennio
          2002-2004." (NN. 297-299/A) (Seguito)

          Relatore di maggioranza:  on.le Antonino Croce
          Relatore di minoranza: on.le Angelo Capodicasa

       2) "Legge finanziaria 2002" (N. 298 - Stralcio II/A) (Seguito)

          Relatore di maggioranza: on.le Antonino Croce
          Relatore di minoranza: on.le Angelo Capodicasa

       La seduta è tolta alle ore 02.40 di mercoledì 13 marzo 2002.

       (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 04.30 di merco-
        ledì 13 marzo 2002)