Presidenza del presidente LO PORTO
BURGARETTA APARO, segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende
approvato.
CONGEDO
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Acierno ha chiesto
congedo dal 23 al 27 aprile 2002.
Non sorgendo osservazioni, il congedo si intende
accordato.
ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le seguenti risposte
scritte ad interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per gli enti locali:
N. 179 - Notizie sulla gestione dei Co.Re.Co in Sicilia.
Firmatari:Barbagallo Giovanni; Genovese Francantonio;
Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Zangara Andrea
N. 232 - Provvedimenti urgenti in materia di controllo
sugli atti degli enti locali.
Firmatari:Panarello Filippo
N. 380 - Provvedimenti urgenti in merito alla
incompatibilità ed ineleggibilità dell'attuale Sindaco di
Petralia Sottana (PA).
Firmatari:Forgione Francesco
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato alo
resoconto stenografico della seduta odierna.
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNI DI LEGGE E CONTESTUALE
INVIO ALLE COMPETENTI COMMISSIONI LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati ed inviati
alle competenti Commissioni legislative i seguenti disegni di
legge:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- "Contributo straordinario per il proseguimento del progetto
'Emergenza Palermo'" (n. 362)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Tricoli, Formica, Incardona,
Virzì, Infurna, Ioppolo in data 17 aprile 2002
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- "Modifiche ed integrazioni all'articolo 75 della legge
regionale 3 maggio 2001, n. 6, concernente soci fideiussori delle
cooperative agricole e loro consorzi" (n. 365)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Oddo, Panarello, Capodicasa,
Speziale, Villari, Zago in data 18 aprile 2002
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- "Contributo in favore del Comitato per le celebrazioni dei
settecento anni della pace di Caltabellotta" (n. 366)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe in data
18 aprile 2002
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- "Interventi in favore del settore zootecnico siciliano" (n.
363)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Lo Curto, Cristaudo, Paffumi,
Turano in data 18 aprile 2002
- "Norme per la concessione di un contributo all'Unione
nazionale mutilati per servizio" (n. 364)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Villari, Fleres, Spampinato,
Barbagallo, Raiti, Speziale, Borzacchelli, Basile, Amendolia,
Mancuso in data 18 aprile 2002
INVIATI IN DATA 22 APRILE 2002
COMUNICAZIONE DI RICHIESTE DI PARERE
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute dal Governo ed
assegnate alle competenti Commissioni legislative le seguenti
richieste di parere:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- "IACP di Acireale - Integrazione consiglio di
amministrazione" (n. 48)
- pervenuto in data 18 aprile 2002
- "IACP di Agrigento - Sostituzione componente del consiglio di
amministrazione" (n. 49)
- pervenuto in data 18 aprile 2002
TRASMESSE IN DATA 19 APRILE 2002
COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE
COMMISSIONI PARLAMENTARI
PRESIDENTE. Comunico le assenze e sostituzioni alle riunioni
delle Commissioni del 17 aprile 2002.
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Assenze
Riunione del 17.04.02: MOSCHETTO-BARBAGALLO G.-CRISAFULLI-
LO MONTE-ORTISI-SCOMA
BILANCIO (II)
Assenze
Riunione del 17.04.02: SAVONA-ROTELLA-SPEZIALE
Sostituzioni
Riunione del 17.04.02: D'ANTONI sostituito da LO MONTE
MANCUSO " " ARDIZZONE
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
Assenze
Riunione del 17.04.02: NICOTRA-BORZACCHELLI-CATANIA G.-GALLETTI
GAROFALO-INCARDONA
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale:
N. 529 - Riconoscimento dello status di scuola paritaria
alle scuole non statali della Regione siciliana.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe;
N. 532 - Iniziative circa il rilascio di concessioni
edilizie nel comune di Tremestieri Etneo (CT).
- Assessore Enti Locali
Firmatario: Villari Giovanni;
N. 534 - Riammissione nei termini delle domande di
contributo dei cittadini di Mascalucia (CT), danneggiati
dall'eruzione dell'Etna del 2001.
- Presidente Regione
Firmatario: Villari Giovanni;
- con richiesta di risposta scritta:
N. 530 - Ulteriore intervento circa la corretta
amministrazione del Consorzio di bonifica 9 di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
Firmatario. Liotta Santo
N. 531 - Notizie in ordine alla decisione dell'AGIP
Petroli S.P.A. di rimuovere l'impianto di distribuzione di
prodotti petroliferi sito a Trecastagni (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
Firmatario: Barbagallo Giovanni
N. 533 - Ispezione presso il Comune di Tremestieri Etneo
(CT) circa gli incarichi di progettazione dei piani
particolareggiati.
- Assessore Enti Locali
Firmatario: Villari Giovanni
N. 535 - Manutenzione e adeguamento dello stadio Agesilao
Greco e dei campi di calcio Pino Bongiorno, di contrada
Divisa a Caltagirone (CT).
- Assessore Lavori Pubblici
- Assessore Turismo
Firmatario: Fleres Salvatore.
ANNUNZIO DI MOZIONE
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
mozione:
N. 105 "Impegno del Governo della Regione al recepimento in
Sicilia della legge n. 328 del 2000 in materia di servizi
sociali", degli onorevoli Forgione Francesco; Liotta Santo;
Raiti Salvatore; Spampinato Giuseppe Presentata il 23/04/02
Avverto che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno
della seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
COMUNICAZIONE RELATIVA AD INTERROGAZIONE CON RICHIESTA DI
RISPOSTA SCRITTA
PRESIDENTE. Informo che, in ordine all' interrogazione a
risposta scritta dell'onorevole Forgione n. 340 "Iniziative per
bloccare il processo di incorporazione del Banco di Sicilia", con
nota 591 del 9 aprile 2002, l'Assessore per il bilancio e le
finanze, onorevole Pagano, ha comunicato che la problematica
sollevata dall'onorevole interrogante con l'atto ispettivo, è
stata ampiamente trattata nella seduta dell'ARS n. 35 del 27-28
febbraio 2002 e che, pertanto, l'oggetto del quesito risulta
superato.
L'Assemblea ne prende atto.
COMUNICAZIONE DI ELEZIONE DI VICEPRESIDENTE DI COMMISSIONE
PRESIDENTE. Comunico che, nella seduta n. 46 del 17 aprile
2002, la II Commissione legislativa permanente 'Bilancio' ha
proceduto all'elezione del Vicepresidente e che è risultato
eletto l'onorevole Antonino Papania.
L'Assemblea ne prende atto.
COMUNICAZIONE RELATIVA A NOMINA DI PRESIDENTE E DI SEGRETARIO
DI GRUPPO PARLAMENTARE
PRESIDENTE. Comunico che con nota del 16 aprile 2002,
pervenuta il 17 aprile successivo e assunta con prot. n.
7334/Segr del 22 aprile 2002, i deputati del Gruppo parlamentare
'Nuovo PSI' hanno comunicato che l'onorevole Giuseppe Segreto ne
è il presidente e l'onorevole Raffaele Nicotra il segretario.
L'Assemblea ne prende atto.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente LO PORTO
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, della seguente mozione:
n. 104 "Riqualificazione dell'area industriale di Milazzo e
tutela dei suoi lavoratori", degli onorevoli Paffumi Angelo,
Formica Santi, Baldari Nicola Renato, Beninati Antonino,
Genovese Francantonio, Leanza Vincenzo, Panarello Filippo, Lo
Monte Carmelo, Ardizzone Giovanni, Franchina Giuseppe.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO, segretario:
" L'Assemblea Regionale Siciliana
Premesso che da quasi un anno è in corso, alla raffineria di
Milazzo, una delicata vertenza che concerne
l'immediata prospettiva occupazionale di diverse
centinaia di lavoratori dell'indotto, ma soprattutto
il futuro produttivo di un'area industriale tra le
più importanti della Sicilia;
Considerato che:
- fin dall'inizio della predetta vertenza i sindacati
confederali, con il pieno sostegno delle
amministrazioni locali, a partire da quella di
Milazzo, hanno avanzato proposte in grado di
scongiurare i licenziamenti e l'impoverimento
produttivo dell'area e dell'intera provincia di
Messina;
- si sono tenuti, a partire dal settembre 2001,
numerosi incontri presso il Comitato di
coordinamento delle iniziative per l'occupazione,
con la presenza dell'Assessore per l'industria della
Regione siciliana, dei rappresentanti del Ministero
del Lavoro e delle Politiche sociali, del Sindaco di
Milazzo e delle parti sociali;
- nei predetti incontri sono stati assunti precisi
impegni da parte delle istituzioni nazionali e
regionali, volti a fronteggiare l'emergenza sociale
e ad avviare un processo di riqualificazione
industriale dell'area di Milazzo;
- il Governo nazionale si è impegnato ad emanare un
provvedimento per assicurare ai lavoratori periodi
di sostegno al reddito, aggiuntivi rispetto a quelli
previsti dalla legge 223/91, e ad accelerare (anche
attraverso uno specifico atto di indirizzo) le
procedure per il riconoscimento dei benefici
previsti dalle leggi n. 257 del 1992 e n. 271 del
1993;
- il Governo regionale si è impegnato, per favorire
nuovi investimenti nell'area di Milazzo, a sostenere
l'attivazione di un secondo protocollo aggiuntivo al
contratto d'area di Messina e la realizzazione,
anche facendo ricorso ai fondi europei, di
infrastrutture e iniziative industriali;
- a tutt'oggi, nessuno dei predetti interventi si è
concretizzato e si è, per conseguenza, determinata
una situazione di grande tensione sociale tra i
lavoratori interessati e un forte allarme tra le
forze sociali e egli amministratori locali,
impegna il Governo della Regione
- a sollecitare il Governo nazionale ad emanare
provvedimenti necessari per assicurare ai lavoratori
adeguati ammortizzatori sociali ed il riconoscimento
dei benefici previsti per chi è stato esposto
all'amianto;
- a sostenere l'attivazione immediata del secondo
protocollo aggiuntivo del contratto d'area di
Messina per favorire nuovi investimenti nell'area di
Milazzo;
- a promuovere l'inserimento dell'area di Milazzo tra
quelle meritevoli di risanamento ambientale,
definendo adeguati progetti di intervento e
reperendo congrue risorse per abbattere l'attuale
inquinamento e creare, anche per questa via, nuove
opportunità produttive ed occupazionali." (104)
Dispongo che la suddetta mozione sia demandata alla
Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari perché ne
determini la data di discussione.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Presidenza del presidente LO PORTO
Si passa al III punto dell'ordine del giorno: Discussione di
disegni di legge.
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "INTERVENTI PER
L'ACCELERAZIONE E IL COMPLETAMENTO DEL RISANAMENTO DELLA CITTA'
DI MESSINA. MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 6 LUGLIO 1990, N.
10" (238-236-245 Norme stralciate/A)
PRESIDENTE. Si procede al seguito dell' esame del disegno di
legge nn. 238-236-245 Norme stralciate/A "Interventi per
l'accelerazione ed il completamento del risanamento della città
di Messina. Modifiche alla legge regionale 6 luglio 1990, n.
10", posto al n. 1).
Invito i componenti la Commissione a prendere posto al banco
delle commissioni.
Ricordo che nella seduta n. 51 del 16 aprile 2002 era stato
votato ed approvato il passaggio all'esame degli articoli.
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
"Articolo 1
Oggetto e ordine di priorità degli interventi
1. Il comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 6
luglio 1990, n. 10 è sostituito dai seguenti:
'1. La somma di cui all'articolo 1 è destinata alla
costruzione o all'acquisto di alloggi ed alla realizzazione
delle relative opere di urbanizzazione primaria e secondaria
nonchè alla realizzazione di centri sociali polifunzionali.
1 bis. Nel caso di acquisto di nuovi alloggi realizzati
da privati, consorzi di cooperative e/o enti edilizi, si fa
riferimento, per i costi, al vigente decreto dell'Assessore
regionale per i lavori pubblici emanato nel rispetto delle
direttive nazionali del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti, stabilente i limiti massimi di costi per
interventi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e
convenzionata-agevolata nel territorio della Regione. Gli
alloggi acquistandi devono rispondere ai requisiti peculiari
stabiliti dalla legge 5 agosto 1978, n. 457 e successive
modifiche, fermo restando le modalità sancite dalla legge 22
ottobre 1971 n. 865 e successive modifiche, compresa la
convenzione ex articolo 35 della stessa legge.'.
2. Il comma 3 dell'articolo 2 della legge regionale 6
luglio 1990, n. 10 è sostituito dal seguente:
'3. Entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente
legge un'apposita commissione costituita da un dirigente
tecnico dell'Istituto autonomo per le case popolari di
Messina, da un dirigente tecnico del comune di Messina e da
un funzionario amministrativo dello stesso comune con
funzione di segretario, nominati rispettivamente dai
rappresentanti delle amministrazioni di appartenenza,
verifica, sulla base dello stato di attuazione del
risanamento, l'ordine di priorità degli interventi a suo
tempo stabilito con delibera del consiglio comunale di
Messina, valuta e rielabora, tenendo conto dei diversi tempi
di attuazione che la costruzione e l'acquisizione di alloggi
presentano, un cronoprogramma degli interventi e delle azioni
di risanamento. Il consiglio comunale nei trenta giorni
successivi adotta, con propria deliberazione, il nuovo ordine
di priorità. Trascorsi i termini sopraddetti, il sindaco ne
dispone l'attuazione con propria determinazione.'"
Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'allegato
emendamento 1.1.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, con questo emendamento si elimina una ripetizione
presente nel testo dell'articolo 1; mi riferisco
all'espressione "valuta e rielabora" che forse è bene togliere.
Va inoltre aggiunta alla parola "verifica" la parola
"integra" in quanto l'articolo prevede, a differenza della legge
antecedente, che si possano acquistare immobili. E' ovvio che la
cosiddetta graduatoria che era stata formulata antecedentemente,
nel caso in cui ci saranno degli immobili che servono allo
sgombero, deve essere riformulata. Pertanto, verrebbe
"integrata"; cioè, verrebbe "verificata" la graduatoria
precedente ed "integrata" secondo la nuova formulazione
dell'articolo 1 così modificato.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.1 della
Commissione. Il parere del Governo?
D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 1 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
"Articolo 2
Piani particolareggiati ed allocazione
degli interventi di risanamento
1. All'articolo 3 della legge regionale 6 luglio 1990, n.
10 sono aggiunti i seguenti commi:
'2. Tutti i piani particolareggiati di risanamento
adottati dal consiglio comunale di Messina sono approvati
integralmente con la presente legge. Eventuali modifiche
all'interno di essi che riguardino specifiche destinazioni
d'uso, di distribuzione degli standard urbanistici, densità
fondiarie, purchè mantenute all'interno del dimensionamento
complessivo, non costituiscono variante al Piano regolatore
generale vigente e alla variante generale adottata e possono
essere approvate con deliberazione della giunta comunale non
soggetta ad ulteriore approvazione.
3. Le osservazioni e le opposizioni inerenti i piani
particolareggiati di risanamento vengono determinate con la
presente legge conformemente a quanto già dedotto dal
consiglio comunale.
4. Gli interventi di risanamento possono essere allocati
anche nelle aree destinate all'edilizia residenziale nei
piani particolareggiati di cui al comma 2. Nel caso in cui le
aree indicate nei commi precedenti non siano sufficienti, gli
interventi di risanamento possono allocarsi nelle aree
destinate ad edilizia residenziale pubblica dallo strumento
urbanistico adottato, senza ulteriori pareri.
5. Al fine di favorire gli obiettivi di integrazione
sociale e di riqualificazione urbana dell'azione di
risanamento degli ambiti di cui all'articolo 2, nelle aree
riservate all'intervento dei privati, individuate nei piani
particolareggiati di risanamento, possono essere allocati
programmi costruttivi di edilizia residenziale convenzionata.
Reciprocamente gli interventi di edilizia sovvenzionata, la
cui realizzazione o acquisizione sono finanziate dalla
presente legge, possono essere allocati nelle aree destinate
ad edilizia economica e popolare dallo strumento generale
adottato'".
Comunico che all'articolo 2 sono stati presentati dalla
Commissione: l'emendamento 2.1 e il sub-emendamento 2.1.1,
allegati al presente resoconto stenografico.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare per illustrare l'emendamento 2.1.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, il testo dell'emendamento 2.1 così recita:
"limitatamente alle aree oggetto del risanamento", in quanto i
piani particolareggiati includono, oltre le aree di risanamento,
un insieme di aree che vanno oltre il risanamento. Pertanto il
sub-emendamento vuole limitare l'intervento ai primi due righi
dell'emendamento a mia firma. Pertanto, dalle parole "da
sostituire" fino alle parole "la giunta comunale" l'emendamento
non viene più considerato. Infatti, con il subemendamento in
effetti si riscrive di aggiungere all'articolo 2 solo la parte
limitatamente alle aree di risanamento; per il resto non cambia
nulla.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 2.1.1. Il
parere del Governo?
D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Rimane pertanto precluso l'emendamento 2.1.
Pongo in votazione l'articolo 2 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
"Articolo 3
Compiti dell'Istituto autonomo per le case popolari
1. L'articolo 4 della legge regionale 6 luglio 1990, n.
10 è sostituito dal seguente:
'Art. 4. - 1. Per la progettazione e la realizzazione
delle opere finanziate con la presente legge, nonché per la
gestione degli alloggi, il comune di Messina é tenuto ad
avvalersi dell'Istituto autonomo per le case popolari di
Messina, che assume anche la funzione di stazione appaltante.
Ai fini dell'approvazione tecnico-amministrativa dei
progetti, l'Istituto è autorizzato ad avvalersi della
commissione tecnica istituita presso lo stesso dalla legge 22
ottobre 1971, n. 865 e successive modifiche. Resta di
competenza della stessa commissione tecnica l'approvazione
dei progetti relativi alle opere di urbanizzazione primaria e
secondaria. La commissione tecnica sopraddetta, integrata
dal presidente della commissione edilizia comunale e da due
esperti allo scopo delegati dal sindaco, esprime il parere
obbligatorio propedeutico al rilascio della concessione
edilizia richiesto dal regolamento edilizio.
2. Per le finalità della presente legge, ai fini della
redazione ed esecuzione dei progetti, l'Istituto autonomo per
le case popolari é autorizzato ad avvalersi di
professionisti esterni.
3. Per l'affidamento degli incarichi di progettazione, il
cui importo stimato del servizio è inferiore a 200.000 euro,
l'Istituto autonomo per le case popolari può procedere
all'affidamento a liberi professionisti singoli od associati
nelle forme di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1815, e
successive modifiche, ed alle società di professionisti di
cui alla lettera a) del comma 6 dell'articolo 17 della legge
11 febbraio 1994, n. 109 e successive modifiche, di sua
fiducia. L'Istituto autonomo per le case popolari deve
verificare l'esperienza e la capacità professionale dei
progettisti incaricati e motivarne la scelta in relazione al
progetto da affidare. Qualora il corrispettivo presunto
delle competenze sia uguale o superiore al controvalore in
euro di 200.000 DSP, l'Istituto autonomo per le case popolari
affida l'incarico ai sensi del capo V del Decreto del
Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.
4. Per far fronte al pagamento delle competenze tecniche,
l'Istituto autonomo per le case popolari di Messina è
autorizzato ad istituire nel proprio bilancio un fondo di
rotazione di 2,5 milioni di euro, al cui finanziamento si
provvede con i fondi stanziati dall'articolo 1 e resi
immediatamente disponibili all'atto dell'entrata in vigore
della stessa. A reintegro del fondo di rotazione sono
destinate le somme per le competenze tecniche previste nei
decreti di finanziamento dei singoli interventi.
5. Gli alloggi devono essere realizzati secondo le
tipologie previste dalla legge 5 agosto 1978, n. 457 e
successive modifiche.
6. I progetti devono prevedere l'utilizzazione delle aree
di ciascun lotto per la realizzazione di case popolari ed
opere di urbanizzazione primaria, nonché la totale
demolizione di casette ultrapopolari, di baracche e di ogni
altra costruzione comunque esistente.'".
Comunico che all'articolo 3 sono stati presentati dalla
Commissione gli emendamenti 3.1 e 3.2 e i subemendamenti 3.1.1
3.1.2 allegati al presente resoconto stenografico.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare per illustrare i subemendamenti.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, per quanto riguarda l'emendamento 3.1.1 era stato
scritto che nell'articolato "veniva sostituito l'articolo",
invece non è così. Viene sostituito il comma 1. Pertanto, è
stato presentato un emendamento dove si dice: "sostituire
l'articolo con il seguente" e si deve intendere che "il comma 1 è
sostituito dal seguente", cioè, solamente il comma 1
dell'articolo 3 va riformulato così come scritto
nell'emendamento, e non tutto l'articolo perchè altrimenti
verrebbero meno gli altri commi.
Inoltre, c'è un subemendamento a questo articolo che propone
che "alla fine dello stesso comune" va sostituito con 'dalla
giunta comunale'; anziché dire 'prendere atto dallo stesso
comune' in effetti è meglio dire che prende atto la giunta
comunale. E' più corretto, quindi, riformuleremmo il testo in
questo modo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 3.1.1. Il
parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 3.1.2. Lo pongo in
votazione. Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Comunico che il Governo ha presentato il subemendamento 3.3
allegato al resoconto stenografico.
SCAMMACCA DELLA BRUCA , Assessore per i lavori pubblici.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCAMMACCA DELLA BRUCA , Assessore per i lavori pubblici.
Presidente, l'emendamento è dovuto ad un parere che abbiamo testé
ricevuto dall'Ufficio legislativo e legale in merito ad una
possibile incompatibilità costituzionale del comma 3 rispetto
alle problematiche che sarebbero sorte, ove avessimo escluso le
società di ingegneria, perchè con la formulazione 'e alle società
di professionisti di cui alla lettera a) del comma 6', avremmo
escluso le società di ingegneria che, a seguito di sentenze - fra
l'altro - del Consiglio di Stato, devono essere inserite.
Per cui abbiamo preferito presentare un subemendamento
sostituendo l'inciso 'e alle società di professionisti di cui'
con l'inciso 'e alle società di cui alle lettere a) e b) del
comma 6', lasciando peraltro inalterata la facoltà di affidamento
a trattativa privata.
Questo è il senso dell'emendamento che scaturisce dalle
recenti sentenze europee e nazionali in merito.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.3, a firma del
Governo.Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3.1 così come modificato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 3.2 così come modificato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 3 nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
"Art. 4.
Requisiti degli assegnatari
1. L'articolo 5 della legge regionale 6 luglio 1990, n.
10, è sostituito dal seguente:
'Art. 5. - 1. Gli alloggi sono assegnati ai nuclei
familiari aventi residenza anagrafica effettiva nelle aree da
risanare da almeno tre anni continuativi alla data del 31
dicembre 1998, nonchè in possesso dei requisiti previsti dal
decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1972, n.
1035 e successive modifiche, con esclusione del limite
massimo di reddito.".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
"Articolo 5
Iter di assegnazione e censimento costruzioni
1. L'articolo 6 della legge regionale 6 luglio 1990, n. 10
è sostituito dal seguente:
'Art. 6. - 1. Ai fini dell'assegnazione di cui
all'articolo 5 la prevista anzianità della residenza di tre
anni complessivi in una o più zone di cui all'articolo 3 deve
essere comprovata mediante certificato storico-anagrafico.
2. Entro trenta giorni dalla pubblicazione della presente
legge nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana
l'amministrazione comunale deve procedere ad un nuovo
censimento di tutte le costruzioni precarie e/o baracche
esistenti negli ambiti di risanamento, mediante i propri
organi di polizia municipale.
3. L'assegnazione è disposta dal sindaco, previa delibera
della giunta comunale su graduatorie formulate dagli appositi
uffici comunali secondo i criteri dettati dal decreto del
Presidente della Repubblica 30 dicembre 1972, n. 1035 e
successive modifiche, a favore degli abitanti delle zone
interessate ai singoli progetti di risanamento.'."
PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 5 è stato presentato
dalla Commissione l'allegato emendamento 5.1.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, Presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, con questo emendamento si è ritenuto di aumentare da
trenta a sessanta giorni il termine che era previsto
nell'articolo perchè fosse più confacente con i termini richiesti
per questa verifica.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 5.1. Il parere
del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 5 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
"Articolo 6
Consegna alloggi
1. L'articolo 7 della legge regionale 6 luglio 1990, n.
10 è sostituito dal seguente:
'Art. 7. - 1. L'assegnazione degli alloggi è effettuata
dopo l'approvazione del progetto. L'assegnatario ne può
prendere possesso solo dopo che è effettuata la consegna
all'ente appaltante da parte dell'impresa esecutrice, che
rimane responsabile della loro custodia fino alla consegna
degli stessi all'ente appaltante.
2. La consegna degli alloggi agli assegnatari ha luogo
quando le costruzione hanno ottenuto il necessario collaudo,
l'abitabilità e tutte le approvazioni amministrative previste
per legge in materia igienico-sanitaria e deve avvenire entro
sei mesi dalla dichiarazione di ultimazione del lavori da
parte del direttore dei lavori.
3. Il nucleo familiare avente diritto all'assegnazione,
prima dell'immissione nel nuovo alloggio, deve avere reso
libero da persone e cose l'alloggio in cui risiede per
consentire la contestuale demolizione.'."
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
"Articolo 7
Aree interessate ai progetti di risanamento
1. L'articolo 8 della legge regionale 6 luglio 1990, n.
10 è sostituito dal seguente:
'Art. 8. - 1. Nelle aree interessate ai singoli progetti
di risanamento deve procedersi, coevamente all'assegnazione
degli alloggi, allo sgombero dei nuclei familiari non aventi
i requisiti richiesti per l'ottenimento degli alloggi
realizzati con le provvidenze previste dalla presente legge.
2. Per l'assegnazione degli alloggi in quota riservata si
tiene prioritariamente conto della data del provvedimento
amministrativo di sgombero. Quest'ultimo costituisce titolo
per l'inserimento nella graduatoria generale per
l'assegnazione degli alloggi.
3. Ai nuclei familiari sgombrati viene rilasciato uno
sfratto amministrativo valido ai fini dell'accesso ai
benefici di legge.'"
Comunico che all'articolo 7 è stato presentato dalla
Commissione l'allegato emendamento 7.1.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Nella
formulazione originaria di questo articolo effettivamente, nello
riscrivere, erano stati eliminati alcuni commi che devono
rimanere. Pertanto, si è ritenuto più opportuno aggiungere solo
la modifica, per cui è stato modificato l'articolo 8 della
vecchia legge. Quest'ultimo costituisce titolo per l'inserimento
nella graduatoria generale per l'assegnazione degli alloggi.
Questa è la modifica rispetto alla precedente legge.
La formulazione che era stata scritta nell'articolo 7 della
legge, in effetti, mancava di due commi che sono inalterati e
quindi non conviene riscriverli tutti. Si aggiunge, solo, la
modifica all'articolo 8 originario.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.1 interamente
sostitutivo dell'articolo 7. Il parere del Governo?
D'AQUINO , assessore agli enti locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:
"Articolo 8
Interventi di demolizione
1. L'articolo 9 della legge regionale 6 luglio 1990, n.
10, è sostituito dal seguente:
'Art. 9. - 1. E' fatto obbligo all'Istituto autonomo per
le case popolari di provvedere all'immediata demolizione
delle casette e delle baracche lasciate libere dagli
assegnatari o sgomberate in forza di atto amministrativo
ovvero renderle inabitabili e/o comunque inservibili all'uso
abitativo.
2. All'onere finanziario per i lavori di demolizione si fa
fronte mediante apposita previsione nel quadro economico -
finanziario progettuale.
3. L'Istituto autonomo per le case popolari è inoltre
autorizzato a stipulare contratti aperti per interventi di
demolizione di baracche o case ultrapopolari che si
rendessero libere a prescindere dall'assegnazione degli
alloggi. Tali interventi trovano copertura sugli
stanziamenti di cui alla presente legge.'
Comunico che all'articolo 8 è stato presentato dalla
Commissione l'allegato emendamento 8.1.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare per illustrare l'emendamento 8.1.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. E' stata
aggiunta una parola, anche perchè su un procedimento in corso sul
risanamento per una demolizione, erroneamente, non era stato
incluso il trasporto a rifiuto di questo materiale. Onde evitare
che si dimenticasse, per ulteriori interventi di questo tipo, si
è aggiunto anche di includere il trasporto a rifiuto delle opere
demolite. E' un particolare che, di fatto, dà la certezza che in
caso di demolizione di queste case, si toglie anche l'inerte che
viene fuori.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 8.1. Il parere
del Governo?
D'AQUINO , assessore per gli enti locali. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 8 nel testo
risultante. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:
"Articolo 9
Aggiornamento graduatorie
1. L'articolo 11 della legge regionale 10 luglio 1990, n.
10 è sostituito dal seguente:
'Art. 11. - 1. La Commissione provinciale per
l'assegnazione di alloggi popolari di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 dicembre 1972, n. 1035, è
tenuta ad aggiornare le graduatorie definitive, distinte per
ogni singolo ambito di intervento, entro centoventi giorni
dall'approvazione della presente legge.
2. In caso di mancato rispetto dei termini di cui al
comma 1, il sindaco in quanto commissario straordinario per
l'attuazione della presente legge, adotta con proprie
determinazioni, ratificate dalla giunta comunale, i relativi
atti sostitutivi.'.
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:
"Articolo 10
Graduatorie definitive
1. Alla legge regionale 6 luglio 1990, n. 10, dopo
l'articolo 11, è aggiunto il seguente articolo:
'Art. 11 bis. - 1. Il comune di Messina è tenuto a
formulare le graduatorie definitive, distinte per ogni
singolo progetto di intervento, entro centoventi giorni dalla
data di consegna dei lavori dei singoli lotti.
2. Tutte le autorizzazioni, le approvazioni di carattere
amministrativo, tecnico ed economico, ivi comprese quelle di
cui alla legge regionale 29 aprile 1985, n. 21 e successive
modifiche, si intendono acquisite favorevolmente trascorsi
sessanta giorni dalla richiesta delle medesime qualora non
siano intervenuti provvedimenti interruttivi e/o di reiezione
adeguatamente ed unicamente motivati da parte degli organi
istituzionali a ciò legittimati. Alla stregua le stesse
autorizzazioni o approvazioni relativamente ad interventi di
prescrizioni o richieste di modifiche da parte dei predetti
enti in maniera unica e senza ripetizione anche a diverso
titolo, devono essere sottoposte a riesame entro trenta
giorni dalla notifica all'ente progettista e/o ai
professionisti e la definitiva approvazione si conclude entro
i successivi trenta giorni. In caso di inerzia degli enti
preposti al rilascio di approvazioni, autorizzazioni, pareri
e certificazioni, il sindaco può, inoltre, assumere i poteri
di commissario straordinario sostituendosi all'organo
inadempiente.
3. In caso di mancato rispetto dei termini di cui al
presente articolo l'Assessore regionale per i lavori
pubblici e l'Assessore regionale per gli enti locali,
previa intesa, nominano appositi commissari ad acta
rispettivamente presso l'Istituto autonomo case popolari ed
il comune entro trenta giorni dalla scadenza del termine
assegnato per porre in essere gli adempimenti previsti.'.
Comunico che sono stati presentati gli allegati emendamenti:
- dal Governo: emendamenti 10.1 e 10.2;
- dalla Commissione: emendamenti 10.3 e 10.4;
- dagli onorevoli Panarello, Beninati: emendamento 10.5;
- dagli onorevoli Croce, Beninati ed altri: emendamento 10.6;
- dagli onorevoli Beninati, Maurici, Catania Giuseppe, Fleres e
Croce: emendamento 10.7;
- dall'onorevole Croce: emendamento 10.8.
Si passa all'emendamento 10.1. Comunico che all'emendamento
10.1 sono stati presentati gli allegati subemendamenti:
- dagli onorevoli Panarello, Speziale, De Benedictis e Zago:
subemendamenti 10.1.1, 10.1.2, 10.1.3, 10.1.4, 10.1.5, 10.1.6,
10.1.7, 10.1.8, 10.1.9, 10.1.10, 10.1.11, 10.1.12, 10.1.13 e
10.1.14.
Si tratta di emendamenti aggiuntivi all'articolo 10, che
saranno posti in votazione dopo avere votato l'articolo 10.
Pongo in votazione l'articolo 10. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemento 10.1.1 degli onorevoli Panarello e
altri, all'emendamento 10.1 del Governo.
PANARELLO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il senso dei
subemendamenti presentati è quello di chiedere al Governo se una
materia di questo genere può essere affrontata attraverso un
articolato che sostanzialmente prevede che la Regione, attraverso
i Comuni, acquisti dalla Società delle ferrovie competente -
credo che la procedura sia questa - le aree dismesse.
Siccome le aree dismesse dalle FF.SS. in Sicilia, oltre che
nella provincia di Messina, credo che siano parecchie, sarebbe
utile fare un ragionamento completo e consapevole su questa
materia anzichè agire in maniera improvvisata, rischiando di dare
la sensazione che questo tema sia il più importante se riguarda
un comune piuttosto che un altro.
Ritengo che dovrebbe, da parte del Governo, essere assunta
una iniziativa, ripeto, consapevole dei costi che un'operazione
di questo genere determina per tutta la Sicilia, che eviti di
caricare l'Erario in maniera insopportabile ed invece chieda alle
Ferrovie dello Stato e alle società che detengono il patrimonio
immobiliare delle FF.SS. di ragionare su una ipotesi che sia meno
onerosa per i comuni e anche per la Regione siciliana, che da
questo emendamento viene chiamata a rifondere attraverso i comuni
tutte le operazioni di smobilizzo delle aree di proprietà delle
FF.SS. che esistono in Sicilia.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, credo che sulla proponibilità
degli emendamenti aggiuntivi debba pronunciarsi la Presidenza.
Se in una legge che ha un carattere specifico e anche limitato,
che riguarda una provincia, noi cominciamo ad inserire da un lato
norme generali che intervengono in materia che andrebbe
complessivamente normata - ne parlava prima qui l'onorevole
Panarello - e poi cominciamo a preparare, a nome della
Commissione o del Governo, una serie di emendamenti mirati e io
dico clientelari, non capisco perché noi dovremmo dare dei
contributi specifici per Barcellona o per Milazzo e non invece
per la stazione di Bagheria o di Sant'Agata di Militello o di
Taormina.
Io credo che lei stesso, esercitando il suo potere e
rispettando i vincoli che derivano dal Regolamento
dell'Assemblea, dovrebbe dichiarare improponibile questo
emendamento, e, a cascata, la serie di emendamenti che sono stati
predisposti.
Mi sembra che non ci sia coerenza con il Regolamento che noi
stessi, in modo più o meno rigoroso, per quanto il rigore possa
essere ammesso ammesso in politica, abbiamo applicato nella
discussione di altri disegni di legge in questa Assemblea
regionale siciliana.
Quindi, chiedo a lei signor Presidente, di pronunciarsi
sull'ammissiilità di questi emendamenti. Poi inviterei il
Governo, i presentatori stessi di evitarci alcuni emendamenti
mirati a quel singolo comune, a quella singola stazione, quando
noi abbiamo un problema più generale in Sicilia che riguarda
tutte le aree dismesse, e che dovremmo affrontare.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il testo
dell'emendamento del Governo rispecchia alla lettera esattamente
le finalità e il testo della legge in discussione. Da una
lettura attenta dell'emendamento presentato dal Governo, se noi
andiamo a prendere la tabella allegata alla finanziaria da poco
votata, il testo di quella UPB recita esattamente così:
"E' prevista una somma di 1900 migliaia di euro per il
recupero delle aree degradate nella provincia di Messina'.
L'emendamento proposto dal Governo è un emendamento
tecnico, come bene hanno precisato in Commissione bilancio i
tecnici della Commissione stessa, in quanto serve una norma a
monte di orientamento per l'utilizzo della somma in questione.
Che l'orientamento del Governo sia caduto a canalizzare queste
somme verso il comune di Barcellona non è un fatto
campanilistico, ma riflette semplicemente la situazione della
provincia di Messina, laddove la città di Barcellona è la seconda
per numero di abitanti interessata dal fenomeno delle stazioni
dismesse.
Quindi, lungi dal rappresentare un fatto campanilistico,
rappresenta la trasposizione reale delle proporzioni ricadenti
all'interno della provincia di Messina e quindi la seconda città
della provincia.
La somma in questione, evidentemente stanziata all'uopo dal
Governo, è il risultato di una contrattazione con le Ferrovie
dello Stato e corrisponde al costo che dovrà sostenere
l'amministrazione comunale per l'acquisto e la
rifunzionalizzazione di quell'area stessa.
PRESIDENTE. Sulla richiesta alla Presidenza di una
dichiarazione di improponibilità dell'emendamento, onorevole
Forgione, essa non può essere da me considerata. Si tratta,
infatti, di un emendamento del Governo che ha tutta la titolarità
anche di modificare un proprio testo che è a base della nostra
discussione di questa sera.
Estendere al comune di Barcellona le provvidenze o le misure
previste in origine per il comune di Messina è nel pieno diritto
del Governo. Esattamente come di conseguenza sono ammissibili i
subemendamenti al presente emendamento del Governo. Pertanto devo
porre in votazione i sub emendamenti all'emendamento 10.1 del
Governo.
Pongo in votazione il subemendamento 10.1.1.
SPEZIALE. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
nominale.
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Barbagallo, Ferro,
Oddo, Raiti, Spampinato, Cracolici, Forgione e Zago)
VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DEL SUBEMENDAMENTO 10.1.1
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chiarisco il significato del voto: chi vota sì
preme il pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso;
chi si astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti..... 57
Votanti...... 52
Maggioranza.. 27
Favorevoli... 15
Contrari..... 37
(L'Assemblea non approva)
Si passa al subemendamento 10.1.2 a firma degli onorevoli
Speziale, Panarello, De Benedictis e Zago.
Lo pongo in votazione.
SPEZIALE. Chiedo la verifica del numero legale.
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Cracolici,
Ferro, Oddo, Giannopolo)
Presidenza del presidente LO PORTO
VERIFICA DEL NUMERO LEGALE
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la verifica del numero legale.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Presidenza del presidente LO PORTO
RISULTATO DELLA VERIFICA
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della verifica del numero legale:
Presenti..... 45
(L'Assemblea è in numero legale)
Pongo in votazione il subemendamento 10.1.2.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA, assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Contrario a
maggioranza.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi é contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 10.1.3.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di
voto perché, giustamente, da diversi colleghi della maggioranza,
mi viene chiesta la ragione degli emendamenti e dei
subemendamenti da noi presentati all'emendamento del Governo e ci
sono molti colleghi che stanno votando senza avere una conoscenza
dettagliata del contenuto sia dell'emendamento che del
subemendamento.
FORMICA. Questo è offensivo nei confronti dell'Aula
SPEZIALE. L'onorevole Formica ha la 'coda di paglia' e siccome
vuole assolutamente fare un intervento di natura clientelare...
C'è un emendamento che voglio leggere in cui si definisce, per
legge, che "l'assessore regionale per il turismo, le
comunicazioni ed i trasporti è autorizzato ad erogare al Comune
di Barcellona, per l'esercizio finanziario 2002, la somma di euro
1.900.000 per l'acquisto ed il recupero del suolo della stazione
ferroviaria dismessa al fine di consentire la realizzazione di
interventi pubblici di arredo urbano".
La domanda che mi pongo è la seguente: perché proprio il
Comune di Barcellona e non i tanti comuni della Sicilia dove ci
sono state stazioni ed aree dismesse?
Penso che questa domanda potrebbe porsela qualsiasi altro
parlamentare. Durante i lavori della Commissione è stato fatto
osservare che, in fase di approvazione della tabella H della
legge finanziaria era previsto che il finanziamento per le aree
dismesse delle stazioni ferroviarie fosse esclusivamente
finalizzato alla Provincia di Messina.
Noi ci chiediamo, a questo punto: perché il Governo non
riformula l'emendamento prevedendo la provvista e la risorsa per
l'intera Provincia di Messina e, di volta in volta, con
provvedimenti propri, attraverso la decretazione, stabilisce un
ordine di priorità e gli interventi sulle aree dismesse?
Infatti, così com'è, per legge, vogliamo obbligare l'Aula ad
assumere un provvedimento la cui natura è esclusivamente
clientelare.
Lo stesso onorevole Formica, per giustificare l'emendamento,
ha dovuto sostenere in Commissione che è già in fase avanzata nel
Comune di Barcellona il rapporto con la società che è venditrice
delle aree dismesse.
La seconda anomalia è che le aree dismesse dal potere
pubblico nazionale per introitare somme vengono vendute a quello
regionale, cioè si utilizzano soldi pubblici per privatizzare
aree dismesse. E' il massimo della confusione che si può
determinare.
Pertanto, chiedo al Governo la riformulazione dell'articolo
nel modo più fedele possibile a quanto previsto dalla legge
finanziaria e cioè che i quattro miliardi di lire vengano
esclusivamente previsti per tutte le aree dismesse dell'intero
territorio della provincia di Messina.
Se il Governo riscriverà l'emendamento eviteremo di
praticare l'ostruzionismo, ma se insiste sull'emendamento, sul
contenuto dell'emendamento così com'è, continueremo in quest'Aula
ad assumere un atteggiamento di natura ostruzionistica rispetto
ad un provvedimento il cui sapore è esclusivamente clientelare.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo già
anticipato alcuni dei contenuti che ha qui esposto l'onorevole
Speziale e che io sottoscrivo.
Vorrei fare appello anche ai colleghi della maggioranza,
ricordando che noi ci siamo pronunciati favorevolmente, anche in
sede di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, per
giungere ad una legge complessiva riguardante alcune materie
attinenti la Provincia di Messina.
Ora ci troviamo, con una forzatura della maggioranza, - e mi
auguro che il Governo non ne sia coinvolto se non per una sorta
di pressione politica esercitata da alcuni settori della stessa
maggioranza sul Governo - a finalizzare dei fondi su misura per
un solo comune. Bastava vedere prima l'imbarazzo - un po' goffo,
devo dire - dell'assessore regionale su un emendamento
provocatorio che chiedeva perché oltre a Barcellona non si
finanziasse anche il Comune di Milazzo.
Potrei fare un elenco di altri comuni che meritano lo stesso
trattamento. L'assessore non era in grado di motivare una
risposta negativa al Comune di Milazzo ed una positiva a quello
di Barcellona, considerato che vi sono gli stessi problemi. Devo
dire che quel parere contrario era goffo perché immotivabile
politicamente ed io dico anche razionalmente.
Tra i tanti errori che noi comunisti abbiamo compiuto nella
storia vi è stato quello di pensare che il socialismo andava
praticato in un solo Paese. Non vorrei che il capogruppo di
Alleanza Nazionale pensasse che il fascismo vada praticato in un
solo paese (a Barcellona) e che quindi i soldi debbano essere
spesi nello stesso in quanto unico luogo eletto.
Possiamo accettare, in una legge di questo tipo, di spostare
tutte le risorse dalla provincia ad un comune e non considerare i
comuni che si trovano nelle stesse condizioni? E' già grave che
non consideriamo gli altri comuni della Provincia di Messina.
Ritengo sia gravissimo non considerare allo stesso livello del
trattamento richiesto tutti i comuni della Sicilia che sono nelle
stesse condizioni.
Io mi sono pronunciato, signor Presidente, contro l'intero
articolo perché ritengo che quell'articolo non trovi motivazioni
in questa legge, in quanto meriterebbe una normativa più organica
e più complessiva, quindi il mio voto è contrario all'articolo.
Ma contro questi emendamenti, io credo che ci siano il buon
senso e la ragione, invece, che richiedono un pronunciamento ed
io gradirei che il Presidente della Regione - che, come ho letto
oggi sui giornali, ha imparato non so in quale scuola cattolica
l'arte della mediazione - capisca che qui siamo di fronte ad una
forzatura indecorosa, perché l'unica motivazione di questo
emendamento è solo clientelare ed almeno evitiamolo; quando è
così si può fare in mille modi il clientelismo, ma in modo così
smaccato e dichiarato mi sembra davvero eccessivo.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento
ci è stato presentato in Commissione in termini molto semplici,
per cui io credo che sia necessaria solo una brevissima
puntualizzazione per comprendere di che cosa stiamo parlando.
Noi parliamo della stazione ferroviaria di Barcellona Pozzo
di Gotto che, intanto, è la seconda stazione e il secondo paese
della provincia di Messina.
Intanto, stiamo dicendo - e il Governo ha detto ed in questi
termini ha condotto la discussione in Commissione - che quei
soldi bastano solo per fare Barcellona Pozzo di Gotto; oppure
si dice che, in questo momento, Barcellona non si può fare; cioè
non è possibile dire: Barcellona Pozzo di Gotto e un'altra
stazione o altre due stazioni, perché dai progetti cosiddetti
esecutivi traspare che il Governo ha fatto una scelta: o sta su
Barcellona Pozzo di Gotto con le cifre che sono state stanziate,
oppure dica no a Barcellona e allora non c'era possibilità e
motivo di un emendamento da parte del Governo perché,
nell'approvare il bilancio, era scritto che un miliardo ed
ottocento milioni servivano per le stazioni ferroviarie di
Messina e provincia e quindi il Governo aveva, così come può
continuare ad avere, la possibilità con un atto amministrativo di
stabilire se Barcellona Pozzo di Gotto è il massimo, o se altre
tre, quattro stazioni ferroviarie meritano un intervento.
Nel momento in cui, però, passa da Barcellona Pozzo di Gotto
a qualsivoglia altra stazione ferroviaria, ha deciso che per
Barcellona non si può realizzare il progetto, perché in termini
esecutivi o quella cifra riesce a soddisfare l'intero progetto
esecutivo per Barcellona, oppure il Governo ritiri l'emendamento
ed agisca come ritiene con atti amministrativi che sono di sua
competenza. Però, non imbrigliamo più l'Assemblea in un tirare la
corda verso situazioni che diventano anomale quando non si ha
coscienza e conoscenza dei problemi.
Ribadisco che siamo stati costretti in Commissione Bilancio
a dire sì a questo emendamento perché il progetto esecutivo va
realizzato o con tutti quei soldi oppure non parlando più di
Barcellona Pozzo di Gotto.
Se non bisogna parlarne allora il Governo ritiri
l'emendamento e agisca con atti amministrativi per dare questi
soldi a qualsivoglia stazione ferroviaria della provincia di
Messina.
Però, tutto questo impone all'opposizione di dire che era
inutile aggiungere qualsiasi altra stazione accanto perché
sarebbe stata pura demagogia sapendo che non vi sarebbe stata a
monte la copertura finanziaria per realizzarla.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire
soltanto per rilevare che vi è una questione di metodo, anche di
rapporti tra maggioranza e opposizione.
Concordo sulle valutazioni dei colleghi Speziale e Forgione
perché la Regione siciliana deve adottare provvedimenti di
carattere generale. Non so se ci sia uno studio attraverso il
quale si rilevi che Barcellona Pozzo di Gotto costituisca una
priorità rispetto ad altri siti della provincia di Messina. Se
così fosse si potrebbe fare una valutazione nel merito, ma non mi
pare che ci sia una relazione che sostenga questa tesi.
Allora, per dare la possibilità anche di approfondire
l'argomento e, quindi, per ubbidire a una indicazione della
finanziaria che è quella di valutare tutte le aree dismesse della
provincia di Messina, sarebbe opportuno o riscrivere
l'emendamento o rinviarlo ad una altro provvedimento.
Non conosco i motivi dell'urgenza anche perché ci potrebbe
essere la possibilità di fare una valutazione in ordine al merito
del provvedimento, perché se lo Stato dismette alcune stazioni,
io non capisco perché la Regione le debba comprare.
Noi possiamo, invece, avere un atteggiamento più sereno e
più costruttivo, perché mi è stato chiesto in questi giorni di
avere un atteggiamento più propositivo; noi siamo disponibili a
confrontarci, però alcuni settori della maggioranza non si
possono arroccare su provvedimenti singoli che riguardano
comunità della loro provincia, perché le comunità dell'intera
Sicilia hanno una eguale importanza.
Quindi, non sono d'accordo sull'impostazione dei colleghi
Cintola e Formica e chiedo la riscrittura o l'accantonamento; se
così non fosse noi voteremo contro, ma inizierebbe un confronto
tra maggioranza ed opposizione che preferirei evitare.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 10.1.3.
SPAMPINATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi chiedo, per piacere, di
essere più pronti: non è possibile, di fronte a dieci
emendamenti, riservarsi di parlare dopo che viene indetta la
votazione. Ci sarà il successivo emendamento che le permetterà di
dire le stesse cose.
SPAMPINATO. Era in riferimento al parere che credo debba
essere motivato.
PRESIDENTE. Non è assolutamente obbligatorio.
Pongo in votazione il subemendamento 10.1.3. Il parere del
Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA, assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 10.1.4. Lo pongo in votazione.
SPEZIALE. Chiedo la verifica del numero legale.
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Spampinato, Oddo,
Raiti e Zago)
Presidenza del presidente LO PORTO
VERIFICA DEL NUMERO LEGALE
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termine
di Regolamento, indìco la verifica del numero legale.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Presidenza del presidente LO PORTO
RISULTATO DELLA VERIFICA
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della verifica del numero legale:
Presenti.... 50
PRESIDENTE. L'Assemblea è in numero legale.
Presidenza del presidente LO PORTO
SULL'ORDINE DEI LAVORI
SPAMPINATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO. Signor Presidente, il mio intervento è chiaramente
in ritardo. Se avessi avuto la possibilità di intervenire prima
che iniziasse la votazione, le avrei chiesto - ma lo chiedo per
il futuro - che, pur non essendo obbligatorio, che sia il Governo
che la Commissione debbano motivare il loro parere.
Io non sono drastico come l'onorevole Speziale e quindi non
credo che nessuno - o gran parte dell'Assemblea - non sia a
conoscenza dell'argomento che stiamo trattando. Ma, dall'altra
parte, così come tanti altri colleghi, non rinuncio a svolgere il
ruolo di parlamentare senza qualifica: né maggioranza né
opposizione.
Se c'è un emendamento presentato da parte di deputati, mi si
deve spiegare perché il Governo e la Commissione sono contrari;
anche se sono lo stesso presentatore dell'emendamento potrei
essere convinto dalle ragioni esposte dal Governo e dalla
Commissione e, quindi, determinarmi in un modo preciso.
Quindi, in questi momenti, le chiederei di invitare sia il
Governo che la Commissione, qualora ci fosse particolare tensione
di argomentazione, a motivare il loro parere. Credo che ciò sia
necessario e doveroso nei confronti dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevole Spampinato, condivido le sue
osservazioni ma non posso costringere né il Governo né la
Commissione a motivare i loro punti di vista e, soprattutto, a
motivarli secondo i suoi desideri.
Pongo in votazione il subemendamento 10.1.4. Il parere del
Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 10.1.5, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 10.1.6, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 10.1.7, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 10.1.8, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 10.1.9, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 10.1.10, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 10.1.11, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 10.1.12, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 10.1.13, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 10.1.14, a firma degli onorevoli
Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 10.1 come modificato.
PANARELLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel
confermare il voto contrario a questo emendamento, sottolineo che
con questa scelta il Governo della Regione ha deciso di
accogliere la tesi secondo la quale tutti i comuni nei quali si
dovessero determinare delle dismissioni di aree ferroviarie,
hanno diritto all'intervento finanziario della Regione per
acquistarle con i parametri che sono stati definiti in questa
circostanza dalla società di gestione delle ferrovie e dal comune
di Barcellona.
Non so se c'è consapevolezza adeguata della scelta
discutibile che si sta facendo. Mi dispiace molto che da parte
dei membri del Governo presenti si sottovaluti un aspetto che
potrebbe diventare molto oneroso per le casse della regione.
Noi siamo reduci da una finanziaria che - ci ha spiegato
l'assessore Pagano (naturalmente in proposito la mia opinione non
è uguale alla sua) è improntata a scelte di rigore finanziario.
Credo che questo emendamento che si sta votando, che discende da
quella finanziaria, dimostri esattamente il contrario.
Si apre una strada molto pericolosa per le casse della
Regione; mi sembra, infatti, del tutto evidente che non si può
immaginare che un comune possa usufruire dei contributi della
regione per questa finalità mentre tutti gli altri dovranno
essere esclusi, perchè si introdurrebbe un elemento di
discriminazione assolutamente inaccettabile.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 10.1.
ORLANDO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Speziale, Panarello,
Oddo, Spampinato, Tumino, Ferro, Raiti e Genovese).
Presidenza del presidente LO PORTO
VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 10.1.
Chiarisco il significato del voto: chi è favorevole preme
il pulsante verde; chi è contrario preme il pulsante rosso; chi
si astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Presidenza del presidente LO PORTO
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto dell'emendamento 10.1:
Presenti 58
Votanti 56
Maggioranza 29
Favorevoli 33
Contrari 22
Astenuto 1
(L'Assemblea approva)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 10.2, a firma
del Governo. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 10.3, a firma del Governo.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, si è ritenuto opportuno riformularlo fermo restando
che il contenuto rimane uguale. Si tratta dell'emendamento
10.3.1: invece di dare questi fondi alle cooperative, essi
vengono dati ai singoli soci delle cooperative che sono ben
individuate. Aggiungo che al subemendamento 10.3.1 vanno
sostituite le parole "del lotto 214" fino a "casa nostra" con le
seguenti altre "della cooperativa La Gazzella".
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19.15, è ripresa alle ore 19.20)
La seduta è ripresa.
Si passa all'emendamento 10.3.
Comunico che sono stati presentati dalla Commissione i
subemendamenti 10.3.1, 10.3.2 e 10.3.1.1.
RAITI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
bisognerebbe prestare un po' più di attenzione.
Andare a votare come stiamo facendo un emendamento del
subemendamento dell'emendamento, cioè ci sono tre subemendamenti
indicati con il numero 10.3.1 presentati in rapida successione,
non va a favore della linearità dei lavori d'Aula. Ciascuno di
noi deve essere messo nelle condizioni di valutare, di ragionare,
perché in una norma basta cambiare una virgola per stravolgerne
il senso.
Inviterei, quindi, l'onorevole Presidente e i colleghi
proponenti degli emendamenti di darci quanto meno la possibilità
di leggere, di capire quello che stiamo approvando. Non vorrei
trovarmi di fronte, come qualche volta mi è capitato, a norme di
legge che avevo votato inconsapevolmente. Cerco di essere attento
durante i lavori d'Aula, ma qualche volta mi è capitato.
Vorrei, quindi, invitare, tutti ad essere un po' più
precisi. Ricordo che non siamo un consiglio di quartiere di uno
sperduto comune della Sicilia, siamo il Parlamento regionale
Emaniamo norme generali e astratte.
Questo molto spesso lo dimentichiamo e lo dimenticheremo
sicuramente se approveremo l' emendamento.
Vi dico subito il perché. Noi nel disegno di legge che
prevede di affrontare una problematica annosa dei comuni del
messinese stiamo calando delle normative particolari, ad hoc.
Ricordo che già questa Assemblea è stata chiamata a votare
l'approvazione ed il finanziamento della recinzione di una chiesa
nel territorio di Messina.
Certo, è strano che un Parlamento regionale debba
stabilire per legge uno stanziamento di qualche decina di
migliaia di euro per costruire la recinzione di una chiesa.
E' altrettanto strano che debba approvare una legge che
preveda l'acquisizione o comunque il finanziamento di una
stazione ferroviaria di un singolo comune dell'Isola. Ma è ancora
più strano che siamo chiamati a votare una norma che preveda un
finanziamento di 2 milioni e 700 mila euro per alcune cooperative
ben individuate; mi riferisco alla cooperativa 'Cerbiatto', alla
'Gazzella', a 'Casa nostra'.
Certamente dovremmo essere messi nelle condizioni di capire
a quale scopo, come andranno spese queste risorse e, cosa ancora
più importante, se il problema che sta a monte - perché è vero
che c'è un problema a monte, lo risolviamo.
E' vero che c'è un problema a monte di questo articolo di
legge, però credo che così come stiamo procedendo non lo
risolveremo. Stiamo dando soltanto un contributo a pioggia che
può essere interpretato come clientelare, ma che certamente non
risolverà il problema.
Qui si dice che andremmo a dare i contributi ai singoli
soggetti delle cooperative che dovranno pagare le semestralità di
mutuo arretrate.
Credo che il problema non si risolva, perché quando andremo
a dare questo contributo, probabilmente i soggetti beneficiari
verseranno le somme per i mutui arretrati, ma non risolveranno il
problema.
Sarebbe opportuno, se c'è la volontà di risolvere
definitivamente questo problema, fare in modo che a questi
soggetti che devono trasferirsi in quanto hanno ricevuto
ordinanza di sgombero, venissero assegnati degli alloggi
popolari; così risolveremo definitivamente il problema.
Qui spendiamo soltanto soldi che potrebbero non essere
utilizzati per la destinazione che noi abbiamo dato e certamente
fra un anno si riproporrà lo stesso problema. In questo modo è
stato affrontato il problema della cooperativa 'Casa nostra' e
ancora sono lì; pur avendo percepito parte delle somme; non hanno
avuto la possibilità di spostarsi in un altro alloggio.
Faremmo soltanto una spesa inutile e clientelare, anche se
so bene che alla base c'è un'esigenza fondata e oggettiva.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, non intendo dilungarmi
sull'argomento, perché non è possibile cambiare le regole su
alcuni temi.
L'onorevole Raiti non conosce il problema di cui stiamo
parlando,non lo conosce affatto; infatti non si tratta di case da
sgomberare, ma di case in parte già demolite e in parte con
ordinanza di evacuazione. Con questa norma, a nostro avviso, si
risolve la questione a differenza di quanto si farebbe con un
contributo una tantum. Queste persone che hanno avuto la sfortuna
di avere un immobile in una zona che ha subìto degli eventi
calamitosi, che sono state costrette ad evacuare le loro case
potranno attraverso questo emendamento limitare il danno e forse
potranno comprare un'altra casa.
Questa é la portata dell'emendamento, che é stato
riscritto soltanto ed esclusivamente perché era più opportuno
conferire il contributo direttamente ai soci evacuati. Infatti,
nella parte finale dell'emendamento c'é scritto "solo per
l'importo che hanno versato". Tra l'altro, questo articolo va
visto in uno con il successivo. Forse, una volta per tutte, dopo
ben 10 anni, con l'articolo successivo si risolverà il problema
dei proprietari di circa 380 immobili sempre nella stessa zona.
Per queste é opportuno, una volta per tutte, reingimentare le
acque e urbanizzare tutta l'area.
Questa, signor Presidente, é la portata dell'intervento;
non c'é alcuna spesa a pioggia. Oltretutto, stiamo parlando di
una legge del '93 che era nata proprio per questo intervento; si
è rimodulata forse per risolvere quel problema.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 10.3.1., a
firma della Commissione. Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 10.3.2 sostitutivo del comma 1. Lo
pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario
si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione Il subemendamento 10.3.1.1.
Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l' emendamento 10.1 nel testo risultante.
Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 10.4, a firma dell'onorevole
Beninati. Vi è la copertura finanziaria aggiuntiva, legata
naturalmente alle indicazioni già fornite.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento aggiuntivo 10.5, degli onorevoli
Panarello e Beninati.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento aggiuntivo 10.6, degli onorevoli
Croce, Beninati ed altri.
Comunico che è stato presentato il subemendamento 10.6.1 a
firma degli onorevoli Oddo, Villari, Zago e Panarello.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, io sono tra i firmatari di questo
emendamento, il quale, per correttezza dell'Aula, avrebbe dovuto
avere anche da parte mia un consulto preliminare con il
Commissario dello Stato sull'opportunità di presentarlo, visto
che era stato già presentato nella legge Finanziaria.
Non avendolo fatto, personalmente ritiro la firma e, per
quanto mi riguarda, si può considerare ritirato.
PRESIDENTE. Non essendo presenti in Aula gli altri firmatari,
l'emendamento 10.6 si ritiene ritirato. Di conseguenza dichiaro
decaduto il subemendamento 10.6.1.
Si passa all'emendamento aggiuntivo 10.7, a firma degli
onorevoli Beninati, Maurici, Catania Giuseppe, Fleres e Croce.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento, che nella
stesura vede la mancanza di due numeri - ora dirò quali sono -
serve essenzialmente a risolvere un problema, che riguarda il
comma uno, relativo alla proroga per i finanziamenti alle
cooperative edilizie fino al 2004, che è un problema generale,
per i piani di utilizzo delle somme. Al comma due, nella legge
Finanziaria, - sarà stata una svista - la portata
dell'emendamento, così come era scritto e così come risulta dalla
legge finanziaria, non sancisce il principio per cui è stato
scritto, cioè l'utilizzo dei finanziamenti in un comune di una
provincia può essere utilizzato in tutti i comuni della
provincia; questa voleva essere la portata dell'emendamento.
Avendo scritto le parole "limitrofo e" effettivamente si
limitava solo al comune per il quale è previsto il finanziamento
ed ai comuni limitrofi; quindi, eliminando le parole "limitrofo
e" si risolverebbe totalmente il problema. La portata dei due
commi è solo questa.
Al comma due, non so perchè, dalla battitura risulta citato
il comma 3, anzichè il comma 2, dell'articolo 25 della legge
regionale numero 2 del 2002. Non so perchè è stato scritto così,
ma se si consulta l'emendamento è possibile verificarlo.
PRESIDENTE. Apporteremo le correzioni.
Si tratterebbe allora del comma 2 dell'articolo 25 della
legge regionale numero 2 del 2002. Sarà corretto in sede di
coordinamento del testo.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Favorevole. Signor Presidente, io volevo precisare, se era
possibile, una cosa che l'onorevole Beninati ha appena accennato:
si riferiva al fatto che mancano alcuni numeri, precisamente i
termini sarebbero quelli previsti dagli articoli 1, 7, 13 e 16
della legge numero 25, termini che erano posti al 31 dicembre
2003 e che prudenzialmente, per favorire il mondo
cooperativistico, è bene porre al 31 dicembre 2004. Penso che
queste correzioni le potremmo proporre al coordinamento.
PRESIDENTE. Comunico che all'emendamento 10.7 sono stati
presentati i subemendamenti 10.7.1 dalla Commissione e 10.7.2 dal
Governo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 10.7.1. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 10.7.2 del Governo.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento aggiuntivo 10.7,
nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento aggiuntivo 10.8, a firma
dell'onorevole Croce. Il parere del Governo?
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame dell'articolo 11. Ne do lettura:
<Art. 11.
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di
farla osservare come legge della Regione.>
SCAMMACCA DELLA BRUCA , assessore per i lavori pubblici.
Signor Presidente, proporrei un emendamento per l'immediata
entrata in vigore della legge dopo la sua pubblicazione.
PRESIDENTE. Comunico che all'articolo 11 è stato presentato
l'emendamento 11.1 dal Governo. Lo pongo in votazione. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 11 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione la delega alla Presidenza per il
coordinamento formale del disegno di legge nn. 238-236-245 Norme
stralciate/A "Interventi per l'accelerazione ed il completamento
del risanamento della città di Messina. Modifiche alla legge
regionale 6 luglio 1990, n. 10".
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente LO PORTO
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 361/A "MODIFICHE
ED INTEGRAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 1 SETTEMBRE 1993, N. 26,
CONCERNENTE NORME IN MATERIA ELETTORALE"
PRESIDENTE. Si procede al seguito dell'esame del disegno di
legge n. 361/A "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 1
settembre 1993, n. 26, concernente norme in materia elettorale",
posto al n. 2).
Ricordo che l'esame del disegno di legge era stato sospeso
nella precedente seduta in fase di votazione dell'articolo 1.
CRACOLICI. Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, non si può chiedere la
verifica del numero legale se non c'è una votazione. Siamo ancora
a livello di discussione.
CRACOLICI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei
far rilevare che noi stiamo esaminando questo disegno di legge in
data 23 aprile con gli atti prodotti sulla convocazione dei
comizi elettorali a sette giorni dal termine ultimo per la
presentazione delle liste dei candidati al consiglio comunale ed
a sindaco. Credo che si ponga un primo problema, che è di ordine
tecnico, relativamente al fatto che questa norma modifica un
percorso già definito e tracciato.
Nel merito, signor Presidente, ribadisco quanto ho avuto già
modo di esprimere nella scorsa seduta: noi stiamo producendo una
legge dopo aver recepito in Sicilia il concetto della "election
day", cioè abbiamo fissato in un'unica tornata elettorale il
turno per le elezioni amministrative anche in Sicilia, producendo
per l'anno 2001 il rinvio dello "election day" dalla tornata
primaverile alla tornata autunnale.
"Election day" significa "giorno dell'elezione"; adesso con
questa norma stabiliamo che in Sicilia si vota per due giorni in
più. Credo che questa norma sia un atto di debolezza del
Parlamento regionale rispetto a una norma che legittimamente ha
emanato il Parlamento nazionale.
Però mi permetto di rilevare, e di far rilevare oltre tutto,
che il Parlamento nazionale ha varato una norma malgrado operi,
con la modifica del titolo V, una competenza anche per le Regioni
a Statuto ordinario in materia di procedura elettorale, quindi è
singolare che il Parlamento nazionale abbia fatto una norma
relativamente alle elezioni amministrative per il turno 2002.
Aggiungo: considero l'atto di questo Parlamento, oggi, un
atto di ascarismo, anche perché si è affermato, così come il
legislatore - anche quello siciliano - ha fatto, nella scelta di
indicare un solo giorno come giorno utile per la votazione, un
atto che ci equiparava a tutti - dico tutti - i paesi dell'Unione
Europea. In tutta Europa si vota in un giorno, non si capisce
perché in Italia, e oggi anche in Sicilia, si dovrebbe procedere
al doppio giorno di votazione.
Ancora: dobbiamo sapere che questa scelta comporta un onere
che in parte oggi viene coperto dal bilancio della Regione, ma
già questo mi preoccupa visto che il bilancio della Regione
potrebbe benissimo essere utilizzato per altri fini e anche più
nobili, ma comunque, a regime, noi porteremo un maggiore onere
dei costi elettorali per i comuni, aggravando una situazione
finanziaria da parte degli enti locali che certo non brilla per
una condizione di solidità.
Insomma, voglio ribadire - e mi rivolgo al Governo -
l'opportunità, anche per i tempi nei quali questo Parlamento è
chiamato a valutare questa norma, di rinviare l'adozione di
questa legge al fine di fare una valutazione meno vincolata ad
una scadenza immediata, come quella che appare essere oggi questa
norma rispetto alle elezioni del 26 maggio, e di affrontare,
forse affrontando anche altre questioni relativamente alla legge
elettorale, la possibilità di riordinare complessivamente la
materia che regola la vita democratica e le procedure
democratiche per il rinnovo delle amministrazioni locali. E non
solo, perchè, anche se il Parlamento legifera esclusivamente per
le amministrazioni locali, questa è una norma che, come quella
nazionale, a regime interverrà anche su altri momenti elettorali,
compresi i referendum.
Voglio rinnovare questo appello al Governo affinchè il
Governo valuti, alla luce delle difficoltà, anche tecniche, di
pubblicazione, di invio al Commissario dello Stato, insomma, noi
rischiamo di avere le liste presentate e poi comunicheremo le
procedure elettorali ai comuni. Sarebbe un inedito Ed è la
ragione per cui ripeto l'invito al Governo a valutare e a venire
incontro ad un sentimento, che in questo momento viene espresso
dal sottoscritto, che è quello che quando si inizia il gioco
bisogna evitare di cambiare le regole del gioco stesso.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Vorrei ricordarle, onorevole Cintola, che siamo a
livello di dichiarazione di voto sull'emendamento e che quindi
non può superare i cinque minuti a disposizione.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rendo
conto che ci possono essere mille questioni sulle quali si può
discutere, interloquire, avere rapporti e pensieri differenziati,
non mi posso assolutamente consentire con calma e con prudenza di
interloquire su un argomento che è di per sè talmente chiaro, che
ritengo che questa è una legge che non può non essere approvata
dall'intera Assemblea. Cioè, noi abbiamo visto cosa è successo
per le elezioni nazionali, quando gente ha votato fino alle sette
di mattina, gente che se ne è tornata a casa. Cioè il senso della
democrazia e della libertà pretende e vuole che ...
CRACOLICI. Onorevole Cintola, avevano cinque schede
elettorali
CINTOLA. Onorevole Cracolici, lo sa perchè non l'ho
interrotta? Perchè mi rendo conto che uno che deve fare
opposizione dimentica pure di essere segretario di un partito e
si lascia andare a fare l'opposizione pure di se stesso, però
non c'è motivo che mi interrompa perchè non ho altro da
aggiungere.
Io voglio solo dirle che per quel giorno in Italia si voterà
la domenica e il lunedì, per tutta Italia. Noi accampiamo una
specificità di autonomia a farli votare solo la domenica? Serve
a contingentare i prezzi e i costi? Ma i costi vengono dati per
un servizio da rendere meglio alla gente che va a votare. E' un
senso di democrazia spinta, normale. Vedete che siamo stati
impegnati da un Governo nazionale a modificare quando noi
votavamo in due giornate e quello nazionale ne impose una sola e
noi ci adeguammo. Ora il governo nazionale ha imposto una sola
giornata, ci stiamo adeguando, perchè significherebbe che
l'indomani mattina alle sette, mentre c'è gente che deve votare
in Italia, ci sono le schede votate in Sicilia con i primi
risultati e con i risultati che potrebbero anche influenzare
l'elettore italiano e via discutendo.
Ma, voglio dire, in ogni caso l'election day, che sia un
giorno, due giorni, il fatto che questa legge possa servire o no
alle prossime elezioni può anche non esserci il tempo,
probabilmente potete avere anche ragione, ma, vivaddio, avremo
stabilito un principio per tutte le elezioni a seguire che
vengano fatte in due giorni, la domenica e il lunedì.
Se in Italia i presidenti di seggio e gli scrutatori vengono
pagati con il 25 per cento in più di quanto non lo siano in
Sicilia, voi pensate che sia serio che il presidente e lo
scrutatore siciliano vengano pagati con un meno 25 per cento,
mentre da Reggio Calabria fino a Milano verranno pagati con il 25
per cento in più?
Io mi rendo conto che possiamo accapigliarci per cose che
siano effettivamente da migliorare nell'interesse della gente,
dello sviluppo, dell'occupazione, del risparmio, delle modifiche
di bilancio, ma per un fatto di questo genere, che è
semplicemente quasi irrilevante e che ha una sua conseguenzialità
per la quale l'Italia vota in quel modo e noi ci differenziamo,
vogliamo per forza rinunciare?
Noi possiamo anche ritirare il disegno di legge, se ci
rendiamo conto che è meglio fare votare gli elettori in una sola
giornata, con le code che si verificano, oppure se non vogliamo
favorire,con la possibilità di votare anche all'indomani, che
questo consenso venga espresso, che più gente vota più c'è
democrazia, più c'è partecipazione, più c'è la volontà e la
possibilità di dare alla gente di potersi avvicinare ad un seggio
elettorale per esprimere il proprio consenso.
Ritengo, pertanto, sulla base di questo - senza polemica,
onorevole Cracolici, non c'è motivo - che non ci sia necessità di
scontrarci su questo argomento e che invece ci sia la possibilità
di trovare un accordo che ci porti a legiferare stasera stessa
per tentare di chiedere al Governo di creare corsie preferenziali
perché si possa votare, come nel resto d'Italia, anche noi in
Sicilia.
Non ci possiamo e non ci dobbiamo differenziare per forza e
a tutti i costi, perché - vedete - la gente non capisce né
maggioranza né opposizione, si rende conto che non siamo
all'altezza della situazione, se andiamo a scontrarci per cose
risibili come questa e che non hanno una loro validità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Rotella. Ne ha
facoltà.
ROTELLA. Signor Presidente, solo per sottolineare che
l'ascarismo, cui si riferiva prima l'onorevole Cracolici, in
politica è un'altra cosa, non può riguardare invece una conquista
di civiltà, che è frutto anche di una riflessione e di una
correzione che bisogna apportare.
Non si può essere ascari nella misura in cui ci si adegua ad
una normativa nazionale, che è una conquista di civiltà perché
permette a tanti cittadini di votare il giorno successivo, e
consente uno scrutinio più sereno, in una condizione più umana,
piuttosto che favorire il protrarsi della votazione spesso nelle
ore notturne, non consentendo la lucidità necessaria.
Su questo, a mio avviso, non ci può essere discussione o
dibattito, si tratta di una conquista di civiltà e, come tale,
credo che la Sicilia debba adeguarsi ad una direttiva che è di
questo Paese e che consente ai nostri seggi di potere svolgere il
proprio lavoro, il proprio dovere in modo lucido e sereno perché,
alla fine, anche il lavoro possa essere concluso senza errori,
come spesso avviene, e con la convinzione che certamente quello
che è successo nelle ultime elezioni per il rinnovo del
Parlamento nazionale non abbia più a verificarsi, perchè ci sono
stati elettori che alle cinque del mattino non avevano ancora
potuto votare e sono ritornati a casa senza potere esercitare il
diritto di voto. Io credo che questa conquista servi soprattutto
a tutelare gli interessi degli elettori.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Crisafulli. Ne
ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, ad essere sincero, riesco a
malapena ad appassionarmi ad una discussione che riguarda i tempi
di votazione. Lei probabilmente non ha gli elementi che alcuni di
noi, presenti nella legislatura precedente a questa, abbiamo. In
Sicilia, quando si emanò la legge per l'elezione diretta del
sindaco e del presidente della provincia, la volontà di questo
Parlamento fu di mantenere l'elezione in due giorni: domenica e
lunedì. Dopo di che, il governo nazionale scelse la strada del
taglio della giornata di lunedì dalla data delle elezioni e,
addirittura, ci fecero un gran "battage" generale.
Io mi ricordo anche trasmissioni televisive che additavano
la Regione siciliana come una Regione arretrata, perchè manteneva
due giorni per le votazioni, quando in tutta Europa, addirittura
negli Stati Uniti d'America, si diceva, si vota un giorno solo
per eleggere il Presidente della Repubblica, il Presidente degli
Stati Uniti d'America; in Francia si eleggeva il Presidente della
Repubblica in un solo giorno, in Italia per eleggere un sindaco
bisognerebbe votare due giorni?
Allora loro fecero la scelta, ci additarono come Regione
arretrata. Questo Parlamento fu costretto, sull'onda di una
aggressione giornalistica, televisiva, per dichiarazioni di
personalità del mondo politico di tutti gli ambienti, -
l'onorevole Fleres se lo ricorderà - a fare una legge che
accorciava i tempi di votazione ad un solo giorno.
Oggi, siccome a qualcuno è venuto il ghiribizzo di stabilire
che è civile votare due giorni, mentre era civile prima votare un
giorno, noi dobbiamo fare una legge, in onore alla civiltà, che
ci sposta nuovamente i tempi di votazione.
Ora io, Signor Presidente, sono di una opinione molto più
semplice e invito il Governo della Regione e l'onorevole
Assessore a riscrivere il testo dell'articolo e, anziché
scrivere che si vota in due giorni, si scrive che si vota per i
giorni stabiliti dal Ministero degli Interni. Così evitiamo che,
ogni volta che a Roma cambiano opinione, si venga additati come
la Regione incivile. Stabiliscano loro quali sono i tempi di
votazione e noi, automaticamente, applicheremo le date che sono
state previste dalla Presidenza del Consiglio, dal Ministero
degli Interni. Così evitiamo questa farsa, secondo cui si è
civili se si vota in un giorno e poi si è incivili se si mantiene
il voto in un giorno.
Io credo che sarebbe più dignitoso, per questo Parlamento,
emanare una normativa che preveda una sorta di delega a una
decisione che, quando riguarda consultazioni di carattere
generale e coincidono le date, venga presa dal Ministero degli
Interni. Pertanto, se il Governo è d'accordo, una modifica di
questo genere ci metterebbe tutti al sicuro ed eviteremmo
discussioni successive.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vicari. Ne ha
facoltà.
VICARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alcune
precisazioni sono d'obbligo, anche per riportare un poco di
verità sui fatti che sono avvenuti e non farli strumentalizzare
nè da una parte politica, nè dall'altra.
Intanto, sull'election day, utilizzato come termine di
giorno unico, vorrei ricordare che è stato adottato non per un
turno unico di giorno unico per le votazioni, ma per evitare che
ci fosse una parcellizzazione di periodi, durante l'anno, per le
votazioni e, quindi, evitare che si votasse in alcuni casi in
primavera, in alcuni casi in autunno e quindi si è introdotto
l'election day nel senso di individuare un turno unico durante
l'anno dove tutti gli enti locali sono tenuti ad andare al voto,
primo problema.
Il secondo problema che è stato sollevato - viene riportata
una notizia non perfettamente esatta - riguarda il giorno unico
delle votazioni. E' vero che è stato individuato un giorno unico
per andare al voto, ma si dimentica che contemporaneamente e
stato soppresso circa il 30 per cento di sezioni. Ciò significa
che più elettori si sono concentrati in un'unica sezione e
l'esperienza dell'ultimo turno elettorale ha visto
disorganizzazione e disservizi per gli elettori, molti dei quali,
oltre ad andare fuori orario rispetto alla chiusura dei seggi,
sono stati costretti a non esercitare il diritto di voto,
Quindi, il provvedimento adottato dal Governo centrale non è
per tornare indietro rispetto ad una decisione che era stata
presa ma per consentire, a seguito della la soppressione del 30
per cento dei seggi, agli altri cittadini di andare al voto.
Ripeto, il 30 per cento di seggi soppressi significa che un
cospicuo numero di elettori si concentra in un unico seggio.
Detto questo, l'introduzione della seconda giornata di
votazione è un fatto assolutamente indispensabile, non per
vincere o per perdere le elezioni, ma per consentire a tutti gli
elettori di avere un lasso di tempo congruo per andare a votare,
nella considerazione che rispetto alla penultima volta c'è un 30
per cento in meno di seggi.
La proposta fatta dall'onorevole Crisafulli può trovare
accoglimento, però, ritengo che la Regione siciliana, proprio per
la sua autonomia e per la sua specificità, dovrà sempre mantenere
la sua autonomia decisionale e quindi la proposta di legge
presentata dal Governo va accolta, non bisogna strumentalizzarla
e soprattutto in queste ore c'è anche il tempo per presentare
liste, raccolte di firme e simboli, per cui nulla osta e nulla
impedisce l'approvazione di questa proposta.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per argomentare contro questa legge, innanzitutto per un fatto di
metodo. Appena un mese fa, durante la discussione della legge
finanziaria c'è stato detto che non era opportuno, che non era
congruo, che non era corretto, modificare le regole in corso
d'opera perché - parlavamo del numero dei mandati dei sindaci -
già i comizi elettorali erano stati convocati o stavano per
essere convocati.
E' bene che il Parlamento regionale sappia, ai fini della
proponibilità anche di questa proposta di legge, che i comizi
elettorali - come ci può testimoniare l'Assessore per gli Enti
locali - sono stati convocati e nella delibera di Giunta di
convocazione viene scritta la data del 26 maggio. Quindi, saremmo
in presenza di una modifica della legislazione, esattamente
quando le regole già sono state messe in applicazione e sono già
in campo.
In secondo luogo, che la Sicilia si distingua dal resto
d'Italia in ordine alle giornate di votazione non lo vedo come un
fatto negativo perché è esattamente quello che ha fatto il
Parlamento nazionale: qualche cosa di negativo e di
contraddittorio, se vogliamo anche
Vorrei qui invitare i parlamentari a riferire se nel resto
d'Europa e nel resto del mondo, laddove si vota civilmente,
esiste la regola della votazione in due giorni.
Noi stiamo reintroducendo in Italia, caso unico in Europa e
nel mondo, la votazione in due giorni. In tutti i paesi civili,
nel giro di ventiquattro ore, si sa chi è il presidente di una
repubblica, di una regione, chi è il sindaco di una grande o di
una piccola città.
Qui noi dobbiamo aspettare quarantott'ore
Credo che ciò che è stato fatto di sbagliato sia da
attribuire al Parlamento nazionale. Parlamento o Governo
nazionale che avrebbe potuto correggere le eventuali disfunzioni
stabilendo una diversa impostazione nell' organizzazione dei
seggi. Intanto occorre dire che le disfunzioni dell'ultima
consultazione elettorale sono da attribuire alla riduzione dei
seggi per via del fatto che bisognava risparmiare.
Il Governo regionale, qui, invece non ci propone; c'è
infatti, in questo disegno di legge, una norma che stabilisce
l'aumento delle indennità dei presidenti di seggio. E su questo
poi dirò alcune cose.
Se si volesse evitare la disfunzione registrata nell'ultima
consultazione elettorale sul piano nazionale basterebbe
introdurre alcuni accorgimenti o ripristinare un certo numero di
sezioni elettorali, di seggi elettorali o, per esempio,
introdurre il principio che è fatto obbligo di mettere almeno tre
cabine elettorali, cosa che invece non esisteva; c'erano sezioni
con una cabina elettorale, altre con due cabine e solo
nell'emergenza e a seguito di una direttiva del Ministro sono
state introdotte altre cabine elettorali.
Questo noi potremmo stabilirlo anche con una direttiva
emanata direttamente dall'Assessore per gli enti locali.
In ultimo la questione dell'aumento delle indennità dei
presidenti di seggio: la spesa per le elezioni amministrative va
iscritta nel bilancio dei comuni che vanno a votare, la Regione
non caccia via una lira.
Trovo davvero ancora singolare che si stabilisca
centralmente di aumentare l'indennità di presidente di seggio e
poi si dica che tale aumento va ricavato dal fondo, quel 5 per
cento riservato alla discrezione dell'assessore per gli enti
locali, da attribuire ai comuni per l'aumento dell'indennità di
presidente di seggio.
Questo lo trovo odioso, disdicevole, continuare ancora a
grattare le risorse degli enti locali che autonomamente devono
poter programmare, devono poter stabilire. Anche per questo
motivo, ritengo che questa legge non si debba fare. Innanzitutto
per il fatto che, a comizi elettorali convocati, non si possono
spostare le date della votazione, cosa che noi stiamo facendo,
e non credo che questo possa essere consentito.
D'AQUINO , assessore per gli enti locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AQUINO , assessore per gli enti locali. Intervengo a
chiarimento di alcune problematiche poste nel corso degli
interventi dai colleghi.
Intanto, la proposta dell'onorevole Crisafulli di
uniformarci alle normative nazionali, credo che tecnicamente non
sia apprezzabile perché abbiamo una nostra legislazione su cui
ci radichiamo e una serie di norme nostre su cui avvengono i
procedimenti elettorali.
Andiamo, dunque, ad aumentare il tempo della votazione, ma
consci, innanzitutto, che nelle ultime elezioni a seguito della
diminuzione dei seggi ci sono state difficoltà nelle votazioni e
non vorremmo che si ripetesse successivamente; consci che
tecnicamente siamo nelle possibilità, ancora per questa tornata
elettorale, di produrre una documentazione tale da amplificare il
tempo della votazione; consci anche di uniformarci a livello
nazionale, ma non pedissequamente ma perché riteniamo che il
punto sostanziale sia quello della difficoltà che hanno avuto gli
elettori a votare nelle passate tornate, delle lunghe code che ci
sono state, e quindi questo meccanismo ci porterebbe a cercare di
superare tale inconveniente, visto che il numero dei seggi è
stato ridotto di oltre il trenta per cento.
Questo è lo spirito con cui è nata la norma e, in ordine
tecnico, gli uffici ci chiariscono che siamo ancora in tempo per
promulgare i documenti atti a votare fino a lunedì alle ore
15.00.
PRESIDENTE. Non essendoci altri interventi, dichiaro chiusa la
discussione sull'emendamento 1.1.
Presidenza del presidente LO PORTO
VERIFICA DEL NUMERO LEGALE
CRACOLICI. Chiedo la verifica del numero legale.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Speziale,
Giannopolo, Tumino e Gurrieri)
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per la verifica del numero
legale.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Presidenza del presidente LO PORTO
RISULTATO DELLA VERIFICA
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione di verifica del
numero legale: presenti 48.
L'Assemblea è in numero legale.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, parlo per esprimere il mio voto
favorevole e quello del mio Gruppo all'emendamento da noi
presentato, relativo al comma 3 dell'articolo 2 della legge n. 35
del 1997, che introdusse, reintrodusse ed eliminò la possibilità
che si procedesse, nelle votazioni per l'elezione dei sindaci,
con la doppia scheda.
Riteniamo, ed abbiamo ritenuto un errore già allora, un
errore l'adeguamento della normativa regionale a quella
nazionale, con lo schema del voto trasferito.
Pensiamo che, in questo modo, si sia esercitata una
compressione nei confronti dell'elettore.
L'elettore che si reca alle urne a votare e vuole esprimere
un voto per un consigliere comunale e, poi, non lo vuole
esprimere per alcuno dei candidati a sindaco, nel momento in cui
entra in cabina e segna un partito, indicando il nome di un
consigliere comunale, automaticamente quel voto viene trasferito
al sindaco indicato dalla coalizione.
Viene, così, in qualche modo soppressa e limitata la
libertà di voto e di scelta da parte degli elettori; mentre,
attraverso il meccanismo del voto della doppia scheda é
possibile che chi non vuole votare per alcuno dei sindaci possa
tranquillamente depositare la scheda nell'urna come scheda
bianca. Oltre, la possibilità di eleggere i sindaci direttamente
da parte del popolo, senza che intervenga una mediazione
attraverso la lista elettorale, rende più libero il voto che
viene espresso.
Per cui noi pensiamo, ed é la ragione per cui abbiamo
presentato questo emendamento, che noi, che siamo stati i primi
in Sicilia sul piano dell' innovazione della legislazione in
materia di elezione diretta, avendo promosso, con la legge n. 7,
l'elezione diretta dei sindaci, allora accolta positivamente
dalla stampa nazionale, pensiamo che, avendo poi il Parlamento
nazionale adeguato invece quella normativa, introducendovi il
voto trasferito ed essendosi la Regione siciliana adeguata,
quest'ultima abbia commesso un errore.
E, pensiamo che se questa sera - almeno ci auguriamo che
l'errore possa essere corretto, e questo era il senso del nostro
emendamento - accogliessimo il nostro emendamento,
ripristineremmo la condizione precedente alla legge n. 35 e,
facendo, quindi, rivivere la norma della legge n. 7 sulla
possibilità dell'elezione dei sindaci attraverso la doppia
scheda. Uno schema che, secondo noi, é più lineare, che dà la
possibilità di essere più liberi e che evita condizionamenti di
alcuna natura.
Ecco perché abbiamo presentato l'emendamento e facciamo
appello all'Assemblea e a tutti i parlamentari, al di là della
logica di appartenenza che capisco li sta schiacciando molto, di
poterlo accogliere.
Per tale motivo, signor Presidente, poichè penso sia il
massimo dell' espressione della libertà di voto - e faccio
appello, proprio, alla libertà di voto dei singoli parlamentari -
chiedo il voto segreto.
Presidenza del presidente LO PORTO
CONGEDI
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta, da parte del Presidente
del Gruppo parlamentare di Forza Italia, onorevole Leontini,
richiesta di congedo, per l'odierna seduta, per gli onorevoli
Cascio, Cimino, Mercadante e Pagano.
Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.
Pongo in votazione l'emendamento 1.1.
Il parere del Governo?
D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ARDIZZONE, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
Presidenza del presidente LO PORTO
VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DELL'EMENDAMENTO 1.1
PRESIDENTE. Gli onorevoli Speziale, Barbagallo, Oddo, Zago,
Cracolici, Gurrieri, Papania, Tumino e Zangara hanno chiesto che
la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Essendo la richiesta appoggiata a termini di Regolamento,
indìco la votazione per scrutino segreto dell'emendamento 1.1,
degli onorevoli Speziale, Oddo e Giannopolo.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Presidenza del presidente LO PORTO
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
Proclamo l'esito della votazione:
Presenti e votanti 67
Maggioranza 34
Favorevoli 25
Contrari 42
(L'Assemblea non approva)
Si passa all'emendamento 1.2, aggiuntivo al comma 3
dell'articolo 2, degli onorevoli Speziale, Oddo e Giannopolo.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ARDIZZONE, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento aggiuntivo 1.3 a firma degli
onorevoli Speziale, Oddo e Giannopolo.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
Il parere del Governo?
D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ARDIZZONE, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 1.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne dò lettura:
" Modifiche ed integrazioni di norme
1. Al Testo unico delle leggi per l'elezione dei consigli
comunali nella Regione, approvato con decreto del Presidente
della Regione 20 agosto 1960, n. 3, sono apportate le
seguenti modifiche ed integrazioni:
a) al primo comma, dell'articolo 31, come modificato dal
comma 1, dell'articolo 31, della legge regionale 1 settembre
1993, n. 26, le parole 'del giorno di votazione' sono
sostituite con le parole 'del primo giorno di votazione';
b) il primo comma dell'articolo 35, come modificato dal
comma 2, lettera a) dell'articolo 31, della legge regionale 1
settembre 1993, n. 26, è così sostituito 'La votazione
deve proseguire fino alle ore 22,00';
c) al n. 4, del comma 2 dell'articolo 35, come modificato
dal comma 2, lettera c), dell'articolo 31, della legge
regionale 1 settembre 1993, n. 26, sono premesse le seguenti
parole 'rinvia la votazione alle ore 7,00 del mattino
successivo e';
d) alla fine dell'articolo 35, come modificato dal comma
2, lettera d), dell'articolo 31, della legge regionale 1
settembre 1993, n. 26, sono reintrodotti i seguenti commi:
- Dopo la firma del verbale, l'adunanza è sciolta
immediatamente.
- Alle ore 7,00 del giorno successivo il presidente,
ricostituito l'ufficio e constatata la integrità dei mezzi
precauzionali apposti agli accessi della sala e dei sigilli
delle urne e dei plichi, dichiara riaperta la votazione.
- La votazione deve proseguire sino alle ore 15,00; gli
elettori che a tale ora si trovano ancora nei locali del
seggio sono ammessi a votare."
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne dò lettura:
" Adeguamento compensi
1. Ai compensi previsti dal comma 1, dell'articolo 1,
della legge regionale 12 agosto 1989, n. 18, come
rideterminati nell'anno 2001, è applicata una maggiorazione
del 25 per cento.
2. All'onere di cui al comma 1, valutato in 200 migliaia
di euro, si provvede con parte delle disponibilità di cui
alla quota del 5 per cento riservata all'Assessore per gli
enti locali, ai sensi del comma 4 dell'articolo 76 della
legge regionale 26 marzo 2002, n. 2."
sull'articolo 3.
Comunico che è stato presentato dal Governo l'allegato
emendamento 3.1.
D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, la normativa regionale per quanto riguarda i
seggi speciali è contenuta in un altro articolo.
Si è aggiunto, senza aggravio di spesa, anche per i
Presidenti e per i componenti dei seggi speciali l'incremento
della paga del 25 per cento, ma è una spesa già considerata nei
fondi, quindi non vi è un incremento.
E' solo un aggiustamento tecnico.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento del Governo.
Il parere della Commissione?
ARDIZZONE, presidente della Commissione e relatore.
Favorevole.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 3 nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne dò lettura:
"Abrogazione di norme
1. La lettera d) del comma 2 dell'articolo 31 della legge
regionale 1 settembre 1993, n. 26, è abrogata.
2. Il comma 3, dell'articolo 10, della legge regionale 26
agosto 1992, n. 7 ed il comma 3, dell'articolo 6, della legge
regionale 1 settembre 1993, n. 26, come modificati
dall'articolo 13, della legge regionale 15 settembre 1997, n.
35, sono abrogati.
3. I commi 1 e 2, dell'articolo 3, della legge regionale 7
novembre 1997, n. 41 sono abrogati."
Pongo in votazione l'articolo 4.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Prima di porre in votazione l'articolo 5, si passa all'esame
dell'ordine del giorno n. 79 a firma dell'onorevole Speziale:
"Invito al Presidente della Regione a revocare la delega
all'assessore per il territorio e l'ambiente onorevole Bartolo
Pellegrino".
E' un ordine del giorno del cui contenuto tutti siamo al
corrente, essendo stato annunciato nella seduta precedente. La
relativa discussione era stata rinviata alla presente seduta, su
precisa richiesta del Governo che, su questo tema, voleva
assicurare la propria presenza.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per illustrare l'ordine del
giorno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per illustrare l'ordine del giorno, che fra l'altro ormai è noto
a tutti i colleghi parlamentari, e per cercare di fare alcune
riflessioni sulla vicenda che ha riguardato l'onorevole
Pellegrino.
Premetto, innanzitutto - visto che già una parte del
dibattito è stata consumata nei giorni scorsi - che da parte
nostra, da parte dell'opposizione non c'è alcun atteggiamento
ostativo sulla possibilità che l'onorevole Pellegrino, anche se
non parlamentare, possa prendere la parola nel corso della
discussione.
Dico questo perché nella fase dell'audizione in
Commissione, l'onorevole Pellegrino ha avuto un atteggiamento di
sfida nei confronti dell'opposizione, dicendo 'poi ce la vediamo
in Aula' e siccome l'Aula è qui, da parte mia, a nome del mio
gruppo parlamentare, penso che, poichè il tema riguarda
l'onorevole Pellegrino - io non so se forziamo il Regolamento,
signor Presidente - si possa prevedere che lo stesso onorevole
Pellegrino intervenga nel corso del dibattimento.
La vicenda è nota. L'onorevole Pellegrino, nel corso di una
riunione fatta a Monreale, ha partecipato ad un incontro dove
gran parte dei partecipanti, successivamente, sono stati
arrestati per mafia.
A parte che è abbastanza inusuale che un uomo, allora non di
Governo ma parlamentare, si possa trovare in una riunione in cui
gran parte dei partecipanti, successivamente, sono stati
arrestati per mafia - e buona parte di quei componenti avevano
avuto già precedentemente procedimenti giudiziari - non ci
troviamo di fronte ad un atteggiamento da parte dell'onorevole
Pellegrino che si incontra con persone non note, come spesso può
capitare in terra di Sicilia, ci troviamo di fronte ad un
atteggiamento predeterminato dell'assessore Pellegrino di
incontrare quelle persone e di dare loro orientamenti ed
indirizzi sul comportamento che avrebbero dovuto assumere in
funzione della gestione e della direzione di una cooperativa
interessata a recuperare i beni sequestrati alla mafia.
C'è un atteggiamento attivo, non è frutto di un incontro
casuale, perché qualche giorno fa qualcuno diceva qui 'ma può
capitare che uno va al bar in Sicilia ed incontra il capomafia di
paese e quindi si incontra lì, può essere un caso'. No, non ci
troviamo di fronte a questo, ci troviamo - come lo stesso
onorevole Pellegrino ha riconosciuto attraverso una nota inviata
alla Commissione regionale antimafia e al Presidente della
Regione, pensando che ci possa essere una sorta, diciamo, di
acquiescenza rispetto ad un atteggiamento così grave anche da
parte degli organi dello Stato, - di fronte al fatto che
l'onorevole Pellegrino si è presentato ad un incontro e ha avuto
una riunione con soggetti malavitosi, che erano abituati alla
malavita organizzata, gente che faceva parte di cosche mafiose e
che l'onorevole Pellegrino conferma di conoscere quando dice "non
chiamate il Tizio perché avendo il Tizio precedenti penali non
può fare il Presidente della cooperativa"; quel Tizio cui fa
riferimento è persona nota all'onorevole Pellegrino e dunque
suggerisce di mettere un altro. In quell'occasione l'onorevole
Pellegrino utilizza due termini che sono ingiuriosi nei confronti
delle forze dell'ordine che in questa terra di Sicilia hanno
sparso il proprio sangue per difendere la legalità, che sono
morti nella lotta alla mafia, che hanno messo in campo i propri
giovani appartenenti alle forze dell'ordine per potere
contrastare l'attività criminale, l'attività mafiosa.
Quei giovani che sono morti accanto a Falcone, che sono
morti in tante azioni di contrasto, di lotta alla mafia secondo
l'onorevole Pellegrino non sono poliziotti che devono garantire
la libertà, la sicurezza dei cittadini, ma secondo l'onorevole
Pellegrino quei giovani che sono morti per contrastare la mafia
sono 'sbirri' Ed è un uomo di governo che utilizza tale
linguaggio offensivo e ingiurioso nei confronti delle forze
dell'ordine che sono un pilastro della difesa della democrazia
della legalità, del contrasto alla mafia. Non sono 'sbirri': sono
persone che sono preposte a quel compito oneroso a cui va il
nostro rispetto. Aver difeso il linguaggio utilizzato dicendo che
il termine 'sbirro' era financo utilizzato, onorevole Pellegrino,
come un elemento positivo è ulteriormente offensivo nei confronti
dei poliziotti e dell'intelligenza media dei parlamentari e dei
siciliani
Ci troviamo dinanzi ad un atteggiamento tracotante che ha
origine in un disegno che tende a scompaginare gli equilibri e
che punta al controllo degli affari in questa terra di Sicilia
attraverso l'utilizzo dei criminali e della mafia. Perché,
onorevole Pellegrino, c'è una valutazione diversa tra noi e una
logica che ha pervaso uomini di governo. Noi abbiamo pensato che
dopo la fase stragista della mafia, dopo l'uccisione di Falcone e
di Borsellino la mafia avesse fatto un passo indietro, poi però
ha adottato una strategia subdola, di penetrazione sottile,
capace di condizionare comunque le scelte di uomini e le scelte
di interesse.
Un passo dopo l'altro, anziché contrapporsi allo Stato, la
mafia ha inteso mettere in campo una strategia di penetrazione,
di controllo sottile, subdolo, penetrante e comunque
condizionante; e oggi tutti sappiamo - così come ci viene
denunziato - che ancora questo settore condiziona fortemente la
vita di molti enti locali, la vita di molti enti regionali e
condiziona la vita politica del nostro Paese, questo ganglio che
costituisce in sé il male peggiore della possibilità di sviluppo
e di riscatto della nostra Terra.
Onorevole Presidente della Regione, ritiene che questi siano
argomenti di secondo piano? Ritiene che si possa liquidare con
una battuta di stampa, come in altre occasioni ha fatto qualche
giornalista, l'aver da parte di un uomo di Governo ingiuriato in
modo così offensivo le forze dell'ordine? E' un fatto che si può
liquidare così pensare che un uomo che si rivolge alla legge per
garantire legalità sia definito 'infame', cioè colui il quale si
rivolge alla legge perché in qualche modo denunzia la verità?
Ciò significa sopprimere, comprimere un processo di libertà che
deve riguardare la Sicilia
Ecco perché lei non è degno di sedere in quei banchi,
onorevole Pellegrino, non è degno per questa ragione
E il Presidente della Regione non può far finta di non
capire che il fatto è gravissimo; avete fatto finta di
trascurarlo attraverso comportamenti sulla stampa, di ridurne la
portata, di farne un caso di uno che per un istante si è trovato
ad esprimere un linguaggio che è pure ricorrente nel linguaggio
siciliano. No Non ci troviamo dinanzi ad una espressione
casuale, dinanzi ad un episodio casuale: ci troviamo dinanzi ad
un atteggiamento voluto e ricercato; ed è ciò che è emerso.
Io non so quante altre occasioni ci sono e ci sono state. E
non è il nostro, come qualcuno ha detto, un atteggiamento
"giustizialista". Ve lo dice uno che ha avuto sempre rispetto nei
confronti delle persone sottoposte a procedimento giudiziario.
Non ho mai, nel corso della mia vita politica che dura da tanti
anni, fatto un'accusa, un attacco nei confronti di una persona
sottoposta a procedimento giudiziario. Ho sempre ritenuto di
attendere le conclusioni dei procedimenti, le sentenze dei
magistrati avendo rispetto nei confronti dell'indagato come
persona e avendo avuto sempre rispetto nei confronti della
magistratura.
Qui, ovviamente, la questione è di ben altra portata: è
frutto di una cultura. Io mi domando quale possa essere l'idea
che gli italiani si fanno rispetto ad un assessore regionale che
utilizza quel linguaggio e che, poi, ha la sfacciataggine di
difendere tale linguaggio
Qual è l'idea che viene trasmessa al resto del Paese, se non
l'idea che qui tutto diventa un'unica cosa, che non c'è il
coraggio di contrastare la mafia perchè lo stesso linguaggio del
mafioso lo può utilizzare l'uomo pubblico, il deputato,
l'assessore? Perchè lo stesso linguaggio 'sbirro e infame' che
può utilizzare un mafioso l'utilizza un uomo pubblico e, quindi,
dinanzi all'opinione pubblica nazionale si getta un'ombra su
tutti.
Onorevole Presidente della Regione, non c'è alcuna ragione
per cui l'onorevole Pellegrino rimanga lì; non c'è alcuna ragione
perchè l'onorevole Pellegrino possa continuare a ricoprire ancora
per un solo giorno la carica di assessore. Sappiamo che c'è
stata questa disquisizione normativa: se potevamo sfiduciarlo o
no. Non è questione di forme, è questione di sostanza. Un
assessore che ha utilizzato quel linguaggio non può rappresentare
il popolo siciliano e, sopratutto, un assessore che ha ingiuriato
e offeso le forze dell'ordine non può continuare a ricoprire la
carica di assessore perchè esso stesso, nel momento in cui
ingiuria le forze dell'ordine, assume un atteggiamento ingiurioso
e, come qualche collega parlamentare ha fatto osservare, di fatto
si è messo al di fuori della legalità e della lotta alla mafia e
di contrasto alla criminalità organizzata.
Sono questi i fatti gravissimi per cui noi invitiamo il
Presidente della Regione a revocare l'incarico e la delega
all'assessore Pellegrino. Non venga letta come una furbizia da
parte nostra per mettere in difficoltà il Governo.
Onorevole Presidente della Regione, colga l'occasione
offerta da questo dibattito, la colga fino in fondo. Dia prova,
dinanzi alla Sicilia, dinanzi al resto del Paese, di una vera
autonomia da parte del Presidente della Regione. Capisca che in
questo momento c'è in gioco non il prestigio e la credibilità
dell'onorevole Pellegrino, bensì il prestigio e la credibilità
della Sicilia e del suo Presidente, c'è in gioco il prestigio e
la credibilità del Parlamento regionale. Non c'è da parte nostra
un atteggiamento di parte tendente a volere scardinare il
Governo, non c'è da parte nostra un atteggiamento ad utilizzare
in modo subdolo la vicenda 'Pellegrino' per scardinare il Governo
perché il Governo non sarà mai scardinato, perché noi non
abbiamo i numeri, né ora, né domani fino al 2006, dentro il
Parlamento, per poter mettere in difficoltà il Governo; non
abbiamo i numeri: è un argomento spuntato quello secondo cui si
vuole utilizzare la vicenda 'Pellegrino' per mettere in
difficoltà il Governo. Vogliamo mettere al riparo, non in
difficoltà, il Governo; vogliamo mettere al riparo il Parlamento
non vogliamo metterlo in difficoltà.
Onorevole Presidente della Regione, stiamo lavorando per
lei, per la sua immagine e per la sua credibilità se lei coglie
il senso più profondo del dibattito, per mettere al riparo il suo
Governo da fatti che ancora possono evolversi perché dietro la
vicenda 'Pellegrino', che può apparire una vicenda secondaria,
possono esserci fatti ben più gravi che sono l'indice di un
comportamento, di una cultura: quella cioè che comunque si può
discutere con la mafia, si può andare a pranzo con i criminali,
si può discutere con i mafiosi e si va a pranzo non da cittadini
ma da uomini di Governo
Questo è la lezione che dobbiamo trarre, e mi rivolgo a gran
parte dei parlamentari della destra che spesso insieme con noi in
quest'Aula si sono battuti per difendere la memoria di
personalità illustri, Falcone e Borsellino, che non appartengono
alla nostra storia e alla nostra cultura ma appartengono alla
vostra storia e alla vostra cultura che hanno pagato comunque un
atteggiamento integerrimo nei confronti della criminalità
organizzata e della mafia.
In ragione a questi uomini, noi dobbiamo oggi chiedere al
Presidente della Regione di rimuovere dall'incarico l'Assessore
Pellegrino.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono
intervenuto in una precedente seduta sulla mozione, della quale
ero primo firmatario, che impegnava il Presidente della Regione a
revocare la delega all'Assessore Pellegrino.
Onorevoli colleghi, la prossima settimana comincia una
stagione triste per Palermo, una stagione di memoria, come molte
altre stagioni del resto, ma la primavera e l'estate sono periodi
significativi per questa nostra Terra, periodi amari: il 30
aprile l'omicidio di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo, il 9
maggio quello di Peppino Impastato, il 23 maggio la strage di
Capaci, il 19 luglio la strage di via D'Amelio.
Politici, giovani militanti, uomini dello Stato, magistrati,
agenti delle scorte, giovani carabinieri e poliziotti. Una
politica non ipocrita, Presidente della Regione, dovrebbe
portarla - come lei sicuramente farà - a rappresentare la massima
istituzione regionale, il Governo, in tutte le commemorazioni e
in tutti i momenti tristi di ricordo di questi tragici eventi.
Una politica ed un impegno istituzionale che oggi ha portato
il Presidente della Commissione regionale antimafia a Monreale
sollecitato da un sindaco, del suo stesso partito, a recarsi lì
perché quel sindaco, Salvino Caputo - che è stato anche un
nostro collega - individua in quel territorio uno dei punti più
pericolosi e più gravi dello snodo tra gli affari, le
istituzioni, la criminalità organizzata e la mafia.
Proprio a Monreale quel sindaco ha chiamato il Presidente
della Commissione regionale antimafia per chiedergli di mettere
mano ad una modifica legislativa sull'utilizzo dei beni
confiscati alla mafia; quel sindaco ha chiesto proprio a
Monreale la presenza dell'istituzione regionale preposta
all'indagine ed all'azione di contrasto alla mafia.
Una politica non ipocrita: citando questi fatti impegnando
le istituzioni a questo livello, dovrebbe trarne conseguenze.
Proprio in quella Monreale, il cui sindaco chiama il
Presidente della Commissione antimafia per dirgli che avverte del
pericolo e cioè che i beni confiscati ai mafiosi vengano
riconsegnati ai mafiosi, proprio in quella Monreale l'Assessore
Pellegrino, in una campagna, si incontrava con i capi di una
cosca, la cosca di Monreale, i cui esponenti, proprio qualche
mese addietro, sono stati tutti assicurati alla giustizia; e il
nostro assessore ci andava a pranzo, in un atteggiamento
conviviale.
Le carte della magistratura, di cui ho già dato lettura in
una precedente seduta, le carte di quei carabinieri, denominati
"sbirri", ci parlavano proprio dei consigli che il nostro
assessore dava ad alcuni di questi, chiamiamoli, signori,
attualmente ristretti nelle carceri italiane, su come dover fare
una cooperativa. Perchè, quale era l'obiettivo di questa cosca?
L'obiettivo di questa costa era quello - così dicono i
carabinieri e i magistrati - di riappropriarsi di un bene che era
stato confiscato dalla legge sulla mafia.
Vorrei ricordare, visto che siamo alla vigilia
dell'anniversario, onorevole Cuffaro che quella legge che
consente il sequestro dei beni mafiosi portava la firma di un
democristiano e di un comunista: Rognoni e La Torre. Siamo alla
vigilia di quel triste anniversario. Bene, oggi il presidente
della Commissione regionale antimafia, esponente della
maggioranza, è andato a Monreale per discutere con il sindaco,
anch'egli del Polo e di Alleanza nazionale, il quale gli
segnalava l'allarme, così è stato detto al TG3, sul fatto che
nell'area tra Monreale e Partinico tutti i beni confiscati ai
mafiosi stanno per essere riconquistati dagli stessi mafiosi. E
abbiamo un assessore regionale che giustamente si prodigava per
spiegare meglio ai mafiosi come si fa a riprendersi i beni,
perchè di questo ci parla l'indagine. E lo fa con un signore, un
signor Leto, che, in Commissione regionale antimafia è stato
dichiarato dallo stesso Assessore, frequentava il gruppo del suo
partito prima Rinnovamento italiano, poi Nuova Sicilia
nell'Assemblea regionale siciliana (certo, perchè bisognoso ci è
stato spiegato); un signore che si preoccupava - ed è stato
intercettato dai carabinieri - dell'evoluzione della fase
politica regionale: se era stato eletto l'onorevole Pellegrino o
era stato eletto un altro signore. Tutto questo i carabinieri lo
hanno registrato.
E badate bene che il nostro assessore quando va a pranzo non
è che viene intercettato, ci sono lì gli strumenti - alcuni
nostri colleghi esponenti delle forze dell'ordine possono
confermarlo - intercettazioni ambientali. Io vi ho letto il passo
degli atti del Tribunale di Palermo, del giudice per le indagini
preliminari, quindi non del KGB o di un tribunale speciale
dell'Unione sovietica che non c'è più, ma del tribunale di
Palermo dove viene descritto, non l'ho portato qui per non
ripetermi ma è agli atti della passata seduta visto che ho letto
integralmente gli atti del GIP, non della Procura, dove si spiega
il legame organico secondo il Nucleo operativo speciale dei
Carabinieri, i ROS, e i magistrati, dove viene spiegato secondo
loro, secondo quegli uomini definiti dal nostro assessore
"sbirri", il legame tra il nostro assessore e questi signori,
attualmente agli arresti nelle carceri italiane.
Un legame organico, testualmente ricordo, provato dalla
confidenza che l'esponente politico aveva con i suoi
interlocutori. Interlocutori che hanno seguito anche le sorti
politiche dell'onorevole Pellegrino che, com'è noto, sono state
abbastanza avventurose attraverso i trasformismi di questa
politica regionale siciliana: il Partito socialista,
Rinnovamento italiano, poi Nuova Sicilia. E questo gruppo di
fedelissimi monrealesi ora ha seguito politicamente le sorti
dell'onorevole Pellegrino, sorti interrotte per questi cittadini
perché impegnati in altre attività attualmente nelle carceri del
nostro Paese per associazione mafiosa e attività criminosa.
Io vorrei chiedere, al Presidente della Commissione
regionale antimafia che oggi si è recato a Monreale, qual è stato
il livello di allarme che il sindaco Caputo ha esposto nella
visita della Commissione antimafia in quella città. Io ho sentito
l'intervista al TG3 del Presidente della Commissione regionale
antimafia, che, immagino, recandosi lì con la Presidenza,
riferirà nella prossima seduta della Commissione regionale
antimafia su questo incontro. Ho sentito al TG3 un'intervista
molto allarmata del Presidente della Commissione regionale
antimafia sui rapporti tra la mafia e le istituzioni a Monreale.
Quella denuncia veniva da un sindaco, e badate bene, è un
sindaco contro il quale io e la mia parte politica abbiamo
combattuto. L'onorevole Caputo è sindaco del Polo ed è sindaco
di Alleanza nazionale, ma è un sindaco che in questi mesi su
alcuni temi dell'azione di contrasto alla mafia si è esposto.
Condivido l'intervento dell'onorevole Speziale. Non mi sono
soffermato su due parole gravissime usate con nonchalance da
questo Assessore; ognuno di noi quando ricopre incarichi
pubblici deve avere la coscienza del limite e dei limiti imposti
dall'essere una persona pubblica, dall'avere una funzione
pubblica. Parole gravi, parole ancora più gravi perché
pronunciate in un consesso nei quali gli interlocutori quando
pronunciavano e quando pronunciano le parole "sbirri ed infame",
le pronunciano all'interno di una cultura e di una pratica
mafiosa. Perché quell'Assessore quando pronunciava quelle
parole era a pranzo con un gruppo di persone arrestate
attualmente per mafia e, quindi, il linguaggio comune non c'entra
nulla. E le telefonate che faceva per dire come correggere la
cooperativa, "perchè attenti se mettiamo questo... quello è stato
un infame e quindi lo capiscono subito...". Questi sono gli atti
dei Carabinieri, onorevole Lo Curto - vedo che esprime segni di
disapprovazione - non sto dicendo cose mie, sto dicendo cose che
i Carabinieri e il GIP hanno ritenuto di rendere pubbliche con
una sentenza e un atto di un tribunale di cui in una delle
precedenti sedute ho dato lettura.
Detto questo, noi davvero, onorevole Presidente della
Regione, ci appelliamo a lei, e non lo facciamo per noi. Troppe
volte noi abbiamo discusso se la Sicilia ha un'immagine deformata
di sé, costruita dalla grande stampa nazionale; noi lo sappiamo:
la Sicilia non è tutta mafia. Il fatto che in questo Parlamento
facciamo questa discussione, lo dimostra: la Sicilia non è tutta
mafia, ma la Sicilia è anche mafia. La politica siciliana non è
tutta una politica corrotta, ma la politica in Sicilia ha vissuto
anche gravi momenti di corruzione.
Le istituzioni in Sicilia non sono tutte permeate dal
fenomeno mafioso ma le istituzioni siciliane sono state anche e
continuano ad essere permeabili al fenomeno mafioso.
Onorevole Presidente della Regione, lei oggi rischia di
commettere un grave errore. Se io fossi stato l'onorevole
Pellegrino avrei liberato il Governo da ogni ipoteca e da ogni
ombra. Io avrei detto ai miei deputati e ai deputati della mia
maggioranza "non vi trascino in una discussione che comunque
vada, con un voto di maggioranza o con un voto di unanimità,
lascia comunque un'ombra sulla Istituzione e sul Governo
regionale".
Da parte dell'onorevole Pellegrino non c'è stata questa
sensibilità istituzionale. E io vedo un imbarazzo; e
l'imbarazzo, onorevoli colleghi, è dato da questa schizofrenia
che avete dimostrato. Lo dico ai colleghi della maggioranza:
quando per primi noi abbiamo posto questa questione, c'è stato
subito il capogruppo del partito dell'onorevole Pellegrino e lo
stesso onorevole Pellegrino che hanno detto: "andiamo subito a
discutere in Aula perché noi vogliamo discutere in Aula". Si è
conclusa la riunione della Commissione parlamentare antimafia con
l'onorevole Pellegrino che chiedeva la discussione in Aula;
quando però siamo arrivati in Aula avete detto che non si doveva
neanche discutere perché tale questione non è discutibile; come
se ci fosse una sorta d'ipoteca, un potere di ricatto e dovremmo
capire perché e in che forme si ha tale potere di ricatto
rispetto a questa maggioranza.
FORMICA. E oggi di che cosa si sta parlando?
FORGIONE. Oggi stiamo discutendo di questo. E speriamo che
siate così sereni nell'accogliere le ragioni dell'Assessore
Pellegrino e nel difenderlo dal non avere paura di un voto e di
un voto libero e segreto.
Onorevole Presidente, spero che mai in questo Parlamento il
Governo possa porre la fiducia su una questione che riguarda i
rapporti di collusione tra mafia e politica.
Nessun giustizialismo. Chi ci ha accusato in questi anni di
aver delegato troppo alla magistratura, di aver lasciato alla
magistratura un compito che doveva essere della politica, forse
ha avuto anche qualche ragione. Ma noi oggi ciò che vi chiediamo
è di riaffermare il primato della politica. Noi non deleghiamo
alla magistratura, ma una volta che è pubblico quel
comportamento, è la politica che deve ripulire se stessa, è la
politica che deve trovare la forza di autoriformarsi, è la
politica che deve mandare un messaggio di trasparenza. Che
messaggio volete che mandi un assessore che dice quelle cose che
ha detto ad un gruppo di mafiosi attualmente in galera, ad un
sindaco che va da lui per discutere il suo piano regolatore? Che
messaggio di legalità volete che si mandi ai cittadini che devono
avere nella Regione, nelle istituzioni, non solo un punto di
interlocuzione, ma un argine democratico contro ogni forma di
deviazione istituzionale di degrado e di degenerazione morale? E
noi siamo tutti uomini con le debolezze e con le forze degli
uomini.
Allora, sì, noi avremmo preferito che l'Assessore si
dimettesse, che liberasse il Governo e la sua maggioranza del suo
impaccio. Ormai la Sicilia sa e l'Italia sa
Può anche rimanere a gestire il punto più delicato
dell'intreccio tra gli affari, le imprese, la mafia e la
politica. E lo dicono tutti, lo dicono oggi in una lettera
inviata a tutti i capigruppo, l'associazione dei costruttori
siciliani, quanto è delicato ancora questo nodo. Tutto lo scambio
tra la mafia, le istituzioni e le imprese passa attraverso la
gestione del territorio. E chi lo gestisce il territorio? Lo
gestisce chi ha assunto questi comportamenti, queste scelte; ha
fatto sì, lui da consigliere a quei soggetti che volevano
costituire una cooperativa per riappropriarsi di un bene mafioso.
E non a caso, onorevole Presidente, ho iniziato
quest'intervento partendo dalla visita della Commissione
antimafia a Monreale oggi. Perché vi chiedo, onorevoli colleghi,
a voi tutti, di non essere schizofrenici, di essere coerenti. La
lotta alla mafia è vero che non deve dividere: la lotta alla
mafia deve unire; ma la lotta alla mafia non presuppone
ipocrisie, la lotta alla mafia presuppone un sistema di coerenze
in nome del quale ci può essere una simbiosi possibile tra la
società civile e la società politica. Altrimenti il degrado
crescerà, la delegittimazione crescerà e la solitudine degli
uomini liberi e anche di quegli uomini dello Stato che noi
vogliamo ricordare e onorare sarà sempre più accentuata e più
grave per la democrazia in questa terra di frontiera che è la
nostra Sicilia.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che la durata degli
interventi sugli ordini del giorno è uguale a quella prevista per
le mozioni, cioè dieci minuti. Naturalmente, trattandosi di una
materia così delicata ed importante, non metterò freni, mi
appello, però, al senso di responsabilità perché si rispettino
tali tempi regolamentari.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
facoltà.
LO CURTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli
assessori, nel prendere la parola non posso nascondere un diffuso
quanto profondo senso di disagio per il rischio che questo mio
intervento possa essere in qualche modo frainteso, giacché, oggi,
il dibattito è incentrato sull'ordine del giorno di censura
proposto dal centrosinistra nei confronti dell'assessore Bartolo
Pellegrino, leader e fondatore di Nuova Sicilia, rispetto alla
quale, per fugare ogni pregiudiziale sospetto, mi affretto ad
affermare che Nuova Sicilia non è in alcun modo interessata ad
intervenire.
Sarebbe estremamente banale ed irrilevante, ma soprattutto
illogico ed improponibile, un nostro intervento a difesa
dell'assessore Pellegrino, anche perché nessun atto di accusa,
nessuna indagine della magistratura sono mai state formulate ed
avviate a carico dell'assessore Pellegrino.
E se anche così fosse - e non è -, non spetterebbe certo a
Nuova Sicilia assumere le difese del suo presidente; senza
contare poi che questa non è certo l'aula di un tribunale, quanto
piuttosto la prestigiosa sede del più antico Parlamento d'Europa.
Non siamo neppure, onorevoli colleghi, interessati a
difendere il ruolo certamente non irrilevante che Nuova Sicilia
svolge nella coalizione e che con questi attacchi all'assessore
Pellegrino qualcuno certo faziosamente penserebbe di minacciare,
con la speranza che il presidente Cuffaro estrometta Nuova
Sicilia dalla responsabilità e dalla strategia del suo Governo.
Cosa invero poco probabile perché Nuova Sicilia oggi
rappresenta un valore essenziale per la Casa delle libertà, una
fondamentale risorsa per le amministrazioni di centrodestra e per
lo stesso Governo regionale: tant'è che nelle ultime
consultazioni amministrative Nuova Sicilia non è stato un valore
aggiunto per la coalizione, ma un fattore determinante per la
vittoria della stessa coalizione.
Non vogliamo, onorevoli colleghi, intervenire a favore di
Bartolo Pellegrino che pure per giorni e giorni è stato e
tutt'oggi è costretto a subire un vero e proprio assedio
mediatico, un'azione sistematica di vile linciaggio morale, una
violenza cinica e subdola che ha fatto e fa uso del sospetto per
orientare l'opinione pubblica e gli ambienti politici contro di
lui: braccato, sbattuto in prima pagina, abusato, mortificato e
violato nella sua dignità di uomo ancorché di politico; impotente
a difendersi dalla sovraesposizione mediatica cui è stato
oscenamente oggetto.
Noi oggi, signor Presidente, vogliamo parlare a difesa della
politica, quella politica che deve essere una risorsa per la
Sicilia ed una scommessa per quanti attendono dalla politica
garanzie per il proprio futuro a partire da oggi.
E la prima garanzia, onorevoli colleghi, che la politica
deve determinare è che chi opera nelle istituzioni e riveste un
ruolo fondamentale nelle amministrazioni operi nella legalità,
nella trasparenza, nel rispetto e a favore degli interessi della
collettività.
Tentare squallide operazioni di killeraggio politico, per
trasformare l'Aula del Parlamento in sede staccata del tribunale,
significa sottrarre la politica alle sue responsabilità che sono
gli interventi, le strategie, i programmi su cui le parti ed i
partiti sono chiamati a confrontarsi per il bene comune e per la
tutela della stessa democrazia.
Obbedire alla logica del talk show televisivo che celebra
consumistici processi alla politica in diretta TV o sulle pagine
dei quotidiani, senza che questi costituiscano realmente casi
giudiziari, significa avere perduto il senso del proprio ruolo,
svilire il significato della propria presenza in questo
Parlamento. Utilizzare strumentalmente notizie, su cui taluni
soggetti politici costruiscono inaudite quanto inesistenti
ipotesi accusatorie, significa snaturare pericolosamente il ruolo
delle istituzioni democratiche e ancor più pericolosamente
delegittimare la magistratura nella sacralità della sua funzione,
che non può essere ridotta a bega di partito.
Signor Presidente, non è possibile, continuare a fornire
all'opinione pubblica un così squallido e triste spettacolo della
politica. Non è possibile, onorevoli colleghi, perché tutto
questo non fa bene a nessuno, non giova certamente alla sinistra
che ha sperimentato che le elezioni si vincono e si perdono. E
qualche cosa deve pure insegnare l'esperienza Le Pen, in Francia,
che le elezioni si vincono e si perdono per il giudizio che i
cittadini elettori consapevoli e coscienti del loro ruolo
maturano sul nostro operato.
Non fa bene ancora alla Magistratura su cui non può la
politica, o parte di essa, accampare diritti che ne distorcono la
funzione, il ruolo, l'immagine. La Magistratura deve restare
organo indipendente dalle parti e dai partiti, perché la
giustizia, che non può essere né di destra né di sinistra, deve
potere costituire autentico potere di garanzia per i cittadini di
questo Paese, che hanno il diritto e il dovere di credere che "la
legge è uguale per tutti".
Onorevoli colleghi, all'inizio del processo di Tangentopoli
ho pensato e creduto nella possibilità di un rinnovamento forte e
significativo della politica. Ho assistito invece ad una
incredibile e drammatica opera di distruzione della politica
attraverso la messa in liquidazione dei partiti. E il grande
Partito socialista italiano, in particolare, ha pagato per tutti.
Ma ancora oggi mi chiedo e vi chiedo quale beneficio sia venuto
alla politica e alla società civile dall'avere fatto ricorso
negli anni immediatamente successivi a Tangentopoli, dall'avere
azzerato l'esperienza dei partiti che hanno fatto la storia di
questo Paese garantendo il valore della democrazia e la
democrazia come valore rappresentando nel tempo i principi etici,
ideali, modelli di riferimento nei quali credere e a cui
ispirarsi per lottare e impegnare le proprie energie, lavorare
nella speranza di riuscire a cambiare il mondo.
Questa è stata la mia generazione ma è stata anche la
vostra generazione. Il limite dell'esperienza di Tangentopoli
non è certo nell'avere processato i politici corrotti, ma è
nell'avere distrutto, annientato, spazzato via di colpo
nell'immaginario collettivo l'idea nobile vera e autentica della
politica come servizio, impegno morale e dovere civile.
Avere inaugurato invece il metodo della giustizia che
celebra processi televisivi, che fa spettacolo con le toghe
scenograficamente abbandonate per fare politica, ha reso la
stessa del tutto insufficiente e inadeguata ma ancor più,
onorevoli colleghi, ha ingenerato nei cittadini l'idea che la
politica sia una cosa sporca, una cosa da cui tenersi lontani, da
cui tenersi distanti.
Ancora oggi vedo e sono convinta che anche voi vedete
storcere il naso della cosiddetta gente perbene di fronte a una
richiesta di impegno politico. E questo perché dopo Tangentopoli
chi fa politica ha come un peccato originale da cui riscattarsi e
da cui purificarsi. E molti politici, oggi, anche in quest'Aula
pensano di potersi purificare immergendosi nelle acque sante
della giustizia gridando, così come qualcuno ha fatto, con quanto
più fiato hanno in gola, il proprio rifiuto della corruzione, il
proprio impegno per la trasparenza, l'odio contro la mafia e la
delinquenza e, quando capita, scagliando la prima pietra contro
il Pellegrino di turno, colpevole di parlare la sua lingua madre,
e cioè il dialetto che tutti i siciliani, nessuno escluso,
conoscono e parlano. E per chi non grida e non accompagna con la
propria voce questo impegno dei politici buoni, onesti e
trasparenti il rischio è di ritrovarsi immediatamente dall'altra
parte, dalla parte sbagliata.
Ecco perché, signor Presidente, proprio qui nel corso del
dibattito che ha portato all'approvazione della legge finanziaria
e del bilancio ci si è affrettati a rifinanziare l'attività
antimafia di talune associazioni. Ma quegli otto deputati che
hanno votato contro e, tra questi, anche chi vi parla, sono forse
mafiosi? O, piuttosto, molto più semplicemente, non hanno creduto
in questa finzione ritualistica che nulla aggiunge di concreto
all'impegno per la costruzione della legalità nel nostro
territorio.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo sia arrivato
il momento di gettare la maschera, di smetterla di dire parole e
di passare ai fatti, alle realizzazioni.
Questo Parlamento, onorevoli colleghi, deve occuparsi delle
grandi questioni sociali che impediscono alla Sicilia ed ai
siciliani di liberarsi e di emanciparsi dai bisogni primari
ancora irrisolti; ha il dovere di trovare soluzioni adeguate per
liberare i grandi appalti ed il fiume di denaro connesso ad
Agenda 2000 dal rischio delle infiltrazioni mafiose; ha il dovere
di pensare ai problemi seri che attanagliano gli agricoltori che
vivono in condizioni di emergenza per la siccità endemica di cui
soffre la nostra terra, mentre l'acqua che c'è si perde per
strada; di pensare agli allevatori siciliani mortificati dalle
continue emergenze sanitarie e da una politica agricola
insufficiente ed inadeguata; di pensare ai pescatori che ogni
giorno consumano una selvaggia esistenza nel mare senza garanzie
per il quotidiano; di pensare alla sicurezza dei cittadini, alla
vita dei disabili e degli anziani, alla formazione dei nostri
giovani ponendo fine alla scandalosa realtà che la Regione
siciliana, onorevoli colleghi, è l'unica regione in Italia che
non ha ancora una legge sul diritto allo studio, che non mette
quindi i nostri giovani nelle condizioni di esercitare in termini
di uguaglianza il loro diritto al lavoro; ha il dovere di
spingere - e concludo signor Presidente, so di avere superato il
tempo a disposizione ma anche altri lo hanno fatto e noi siamo
stati qui a subire anche ciò che è stato detto la volta scorsa e
che non poteva essere, a norma del Regolamento, detto sulla
questione pregiudiziale ed è servito a qualcuno per potere fare
lo spettacolo a cui abbiamo assistito indegnamente - il Governo
nazionale ad affrontare seriamente i problemi del sud, dalle
infrastrutture che mancano ad un più adeguato sistema tributario
che sostenga l'impresa; ha il dovere infine di pensare al ruolo
che la Sicilia deve svolgere in Europa e nel mondo, nel
Mediterraneo e si potrebbe continuare a lungo su questo elenco di
problemi irrisolti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è minimamente
accettabile rinviare il confronto, il dibattito,
l'approfondimento sui temi veri e concreti della politica. E se
qualcuno oggi è soddisfatto dell'ordine del giorno di questa
seduta perchè, probabilmente, può rumorosamente conquistare un
palcoscenico, noi siamo profondamente convinti che il popolo
siciliano è ormai stanco di fare da spettatore e reclama il
diritto di essere e di esistere nel lavoro, nella convivenza
democratica, nella pace e nella giustizia sociale.
Utilizzare certa stampa che usa la potentissima arma
dell'informazione per costruire casi giudiziari sui quali
incentrare una falsa discussione in questa Assemblea, significa
scadere nello sciacallaggio morale che sconvolge l'ordine reale
delle cose.
E' drammatico constatare che nell'era dell'immagine,
dell'apparire nella quale viviamo, dove pure le atrocità vengono
confezionate in forme spettacolari per farci transitare sul
palcoscenico della vita da spettatori e non già da protagonisti,
nulla è più autenticamente vero di ciò che è falso, di ciò che è
pensato, costruito e congegnato - come oggi si usa dire - in modo
adocratico.
E cosa è oggi più adocratico, ossia adatto allo scopo di
destabilizzare il governo Cuffaro, se non attaccare un assessore
della sua giunta per far passare nell'opinione pubblica il
teorema tanto caro a qualcuno che la trasparenza, la legalità,
l'odio contro la mafia e contro i mafiosi sia una cosa che sta a
cuore solo a talune forze politiche che, guarda caso, sono la
parte che avversano il Governo nazionale e quello siciliano?
Questo indegno teorema non può passare perchè offende la
nostra coscienza e quella dei cittadini soprattutto, che con il
loro voto hanno legittimato questo Governo e questo Parlamento
nel quale c'è una maggioranza di centrodestra.
Questo teorema non può passare, a meno che qualcuno non
voglia ipotizzare anche che la maggior parte dei siciliani sia
gente mafiosa, collusa, compromessa e moralmente indegna.
Ecco perchè, Signor Presidente, oggi ritengo che stiamo
parlando del nulla. Ecco perchè invoco il ritorno alla politica
che deve fare parlare i partiti e non i deputati in questa sede
delle questioni che attengono alla politica, le questioni che ci
attendono nell'immediato futuro. Il Parlamento siciliano deve
uscire dall'immobilismo, da questa impasse che dura da troppi
mesi: che torni dunque la politica in quest'Aula parlamentare,
dove è necessario che si parli il linguaggio della proposta, il
linguaggio della chiarezza; dove non è necessaria l'oratoria
togata nè il fervore giustizialista ma dove la politica può
rendere giustizia e celebrare la giustizia facendo bene la sua
parte, svolgendo semplicemente il suo ruolo senza neppure
ricercare azioni eccellenti e straordinarie, ma impegnandosi
piuttosto a rendere eccellente l'ordinario ed il quotidiano senza
più che la gente abbia bisogno di ricorrere al santo protettore,
sia esso che orbiti in Paradiso o su questa Terra e magari tra
gli estranei di questo Parlamento.
Onorevoli colleghi, abbiamo il dovere di fare funzionare
tutto questo e di realizzare questa utopia. La vera utopia è non
più doversi impegnare a far cose straordinarie per fare
funzionare l'ordinario - e noi onorevoli colleghi abbiamo il
dovere di perseguire questa utopia e non saremo sciocchi se
perseguiremo questa utopia -; per questo abbiamo bisogno di
occuparci dei problemi veri e della capacità di riconquistare
l'orgoglio nella politica; per questo abbiamo bisogno di
spogliare da ciò che appare tutto quello che invece è dentro
l'essenzialità, e spogliando il caso Pellegrino dalle montature
metapolitiche e fantagiudiziarie avremo chiaro che non esiste un
caso Pellegrino e che volerlo artatamente costruire sul 'si dice
che, dunque è', significa, onorevoli colleghi, che questo non è
più uno Stato di diritto e che vengono negati i principi su cui
si fonda la nostra Costituzione.
E la Costituzione, onorevoli colleghi, che afferma il
principio della presunzione di innocenza sino all'atto di
condanna definitiva dell'imputato, viene qui oltraggiato da chi
in preda ad un vero e proprio delirio giustizialista pretende di
bollare con una condanna per mafia l'assessore Pellegrino che non
è mai stato raggiunto, guarda caso, neanche da un avviso di
garanzia, sostituendosi così agli organi competenti che pure
hanno dimostrato dove ne ricorrano le condizioni, di non
indulgere e di non indugiare quando si è trattato di incriminare
ed avviare procedimenti giudiziari a carico dei politici.
Il triste ed inquietante spettacolo della lettura dei
rapporti dei Carabinieri, esibiti in quest'Aula da taluni
esponenti della sinistra, tradisce la genìa di una cultura
stalinista che vorrebbe restaurare l'ordine attraverso la paura,
la legalità attraverso la negazione della libertà, la giustizia
attraverso l'orrore di processi sommari.
Ebbene, signor Presidente, di tali pratiche mistificatorie,
contrabbandate per prerogative della funzione parlamentare, non
ha certo bisogno questo Parlamento e soprattutto non ha bisogno
il popolo siciliano che ha già bocciato questa sinistra, incapace
da troppo tempo ormai di parlare il linguaggio della proposta,
del progetto e della strategia politica e, soprattutto, incapace
di ascoltare la gente a cui si propone, tuonando in modo sguaiato
e scomposto con tutto il livore che ha maturato per le sconfitte.
E' questo che il popolo dei girotondisti e degli
intellettuali cerca vanamente di fare capire ad un popolo, ad una
classe politica sinistra più che di sinistra, che non riuscendo
più a trovare livelli di mediazione tra un improponibile passato
e uno scomodo passato da cui non riesce a liberarsi, ad un futuro
di cui non riesce a tracciare l'identità, cerca di vivere e vive
la politica come rappresentazione da palcoscenico, tentando di
trasformare gli attori di questa Assemblea in saltimbanchi e
giullari da spettacolo di terza categoria.
E lo spettacolo, onorevoli colleghi, e mi avvio a
concludere, rimanda in modo drammaticamente paranoico alle oscure
pratiche medievali della caccia alle streghe, con un tribunale
dell'Inquisizione che tuona fulminante accuse agitando verbali a
mo' di forca e promettendo salvezza attraverso il rogo, sperando
che tra il pubblico della maggioranza ci sia un non bene
identificato Caino che tenti il bluff del gioco del rimpasto,
ignorando tuttavia l'emozione del coraggio e dell'azione diretta.
Signor Presidente, tutto questo è irragionevole, pericoloso,
inquietante. E' pericoloso che si inneschino logiche da sepolcro
imbiancato, che utilizzano l'ipocrisia per contrabbandare false
verità.
Noi abbiamo bisogno, signor Presidente, di riconquistare - e
lo dico anche alla sinistra - il rapporto con i cittadini ed il
rapporto dei cittadini con la politica e con le istituzioni.
Abbiamo bisogno, non certo inventando false accuse, ma costruendo
un dialogo anche con le forze della maggioranza sulla politica e
sulle cose da fare.
Ebbene concludo, onorevoli colleghi, affermando
contrariamente a coloro i quali ritengono che l'attributo
'onorevole' costituisca oggi un improponibile arcaismo, retaggio
di una cultura feudale da eliminare. Noi siamo onorevoli perché
primariamente abbiamo l'onore di rappresentare il popolo
siciliano, perché abbiamo l'onore di essere parlamentari
all'interno di una regione a statuto autonomo. E siamo onorevoli
perché più semplicemente abbiamo l'onore, oltre che il dovere di
difendere tutto ciò con la serietà delle nostre azioni, con il
valore del nostro impegno e del nostro rigore morale, con la
forza delle nostre migliori energie e con il coraggio delle
nostre scelte.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Lo Curto. E' iscritto a parlare
l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.
Comunico che sono iscritti a parlare ancora quattro
deputati; è necessario quindi che vi ricordi di rispettare i
tempi, sicché i miei misuratissimi richiami saranno più
insistenti.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, vedete, noi avremmo voluto evitare tutto questo, avremmo
voluto evitare di ascoltare parole, ragionamenti, difese che
rischiano di costituire più elementi di imbarazzo piuttosto che
valutazioni di una libera assemblea parlamentare, chiamata a
valutare con le lenti e le chiavi della politica i fatti, le
questioni che riguardano un esponente del Governo della Regione.
Onorevole Presidente della Regione, quando ci siamo rivolti
a lei, ci siamo rivolti a lei subito, all'indomani delle notizie
che sono state pubblicate dalla stampa. Le abbiamo posto un tema
che atteneva alla sua responsabilità e atteneva anche alla sua
funzione, che è una funzione nuova per la forza e per la novità
istituzionale dettata dall'elezione diretta del Presidente della
Regione.
E quindi toccava a lei, spettava innanzitutto a lei che ha
scelto gli assessori che compongono il suo Governo, che, ripeto,
nel momento in cui lei è stato eletto rappresenta il Governo di
tutti i siciliani.
Lei ha scelto di rispondere con il silenzio in un primo
momento, con l'imbarazzo del rinvio in un altro momento,
chiedendo ed offrendo all'opinione pubblica l'opportunità che
qualunque provvedimento dipendeva da un suo colloquio con
l'onorevole Pellegrino.
Lei ha portato quest'Aula a rischiare di diventare ciò che
noi non vogliamo che sia; perché non è compito di quest'Aula
giudicare questioni che se riguardano aspetti penali attengono ad
un'altra istituzione, e non certo al Parlamento della Regione
siciliana.
Ma quest'Aula ha un compito, ha il compito di rappresentare
il senso comune, gli orientamenti, le ragioni che pervadono il
popolo siciliano; ha il compito di dare voce a quei sentimenti ed
ha il compito non di esprimere un giudizio, ma di porre un
problema e cioè come uscire in una condizione nuova data proprio
dalla forza dell'elezione diretta e della fine della vecchia
pratica in cui i governi erano innanzitutto la composizione di
equilibri e di equilibrismi che appartenevano ad un'altra
stagione della politica.
Dicevo, come noi in questa fase, in questa occasione, in
questo nuovo contesto usciamo da una condizione di imbarazzo che
abbiamo tutti. Perchè, vede, onorevole Presidente della
Regione, la questione che attiene all'onorevole Pellegrino non è
un fatto privato. L'onorevole Pellegrino ha gli strumenti, la
forza. Ho visto per la verità che nei primi giorni ha reagito in
maniera scomposta alludendo a responsabilità, e non si capiva di
chi e di cosa, arrivando persino, ho letto nella stampa, a citare
il sottoscritto che sarebbe stato oggetto della conversazione che
i carabinieri hanno registrato in quel contesto nella mia qualità
di assessore al comune di Palermo avendo, in particolare, anche
la delega ai beni confiscati.
Mi sono chiesto sin da allora cosa c'entrava? Primo, perchè
l'assessore al comune di Palermo non ha responsabilità sul
territorio del comune di Monreale. Secondo, perchè le cose che
dichiarava l'onorevole Pellegrino facevano riferimento al fatto
che io avessi negato una richiesta - per la verità non conosco
questi signori, non mi risulta mai una richiesta di questo tipo -
di assegnazione di un bene confiscato a questa cooperativa, a
questi signori. Se la cosa risultasse vera, visti i fatti, forse
ciò costituisce per me un elemento di vanto non un elemento di
chiamata di correità alla quale alludeva l'onorevole Pellegrino.
Ma, ripeto, il tema non è questo. Il tema è la
responsabilità della politica, di noi tutti. Perchè una vicenda
come questa segna ognuno di noi, il problema di cui noi stiamo
discutendo non è un problema della maggioranza e non è un
problema che attiene alla maggioranza del Parlamento siciliano.
E' un problema che attiene ed interroga l'intera classe politica.
Aggiungo, l'intera classe politica e istituzionale a tutti i
livelli.
Allora, non si può rispondere che la questione si poteva
risolvere con un colloquio privato tra il Presidente della
Regione e l'assessore Pellegrino. No L'onorevole Pellegrino è
una personalità pubblica e come tale risponde dei suoi atti, dei
suoi gesti, delle sue parole all'intera opinione pubblica.
Poi ci avete portato oggi qui a dover predisporre un ordine
del giorno per invitare il Presidente della Regione a valutare
l'opportunità di revocare l'assessore Pellegrino.
In fondo abbiamo messo per iscritto ciò che abbiamo detto
nelle ore immediatamente successive al verificarsi dei fatti. Ma
il verificarsi dei fatti attenevano ad un tempo che ormai è di
oltre due mesi Avete tenuto questa vicenda aperta per due mesi
I giornali se ne sono occupati, sono tornati a discuterne. Quando
bastava la responsabilità di chi oggi è il capo del Governo dei
siciliani.
Io mi rifiuto di continuare questa discussione come chi
vorrebbe, in maniera un po' strumentale, citando Tangentopoli,
citando cappi e inquisizioni che non attengono né alla mia
cultura né alla mia storia.
Mi permetto una semplice battuta, onorevole Lo Curto: quelli
che avevano i cappi e che li portavano nei parlamenti sono suoi
alleati nella maggioranza che governa l'Italia.
Non appartiene alla mia storia neanche l'inquisizione,
appartiene alla mia storia la lotta politica leale e alla luce
del sole.
E io credo che, dinnanzi ad un fatto come questo, non si può
far finta di nascondersi nel giustizialismo e nello
antigiustizialismo, nel garantismo e nell'antigarantismo. No,
qui stiamo ponendo un tema che riguarda l'immagine, che riguarda
il profilo politico-morale del Governo della Regione siciliana,
la cui immagine non ha effetto esclusivamente rispetto ai cinque
milioni che vivono ed abitano nella nostra Regione. La nostra è
tra le più grandi Regioni d'Italia; la Sicilia è conosciuta in
tutto il mondo.
Signor Presidente, noi abbiamo fatto tutti uno sforzo
immane, che nessuna classe politica al mondo ha fatto, quello di
provare, in questo decennio dopo le stragi, dopo che era stata
macchiata o meglio "tagliata" la faccia di tutti i siciliani
onesti, abbiamo svolto un lavoro immane: provare a restituire
a questa Regione non solo l'onore, ma l'orgoglio , l'orgoglio che
c'è una Sicilia vera fatta di gente che lavora, di gente che
produce, di ragazzi, di ragazze, di anziani, di uomini liberi
Per troppi anni il marchio della Sicilia in tutto il mondo ha
avuto soltanto la parola 'mafia'.
Momenti internazionali Il tentativo di far vedere che c'è
un'altra Sicilia che è la maggioranza, che è la stragrande
maggioranza.
Presidente, un fatto come questo, al di là della vicenda
giudiziaria, ripeto, che attiene una istituzione diversa da
questo Parlamento, ci fa tornare indietro, mina nelle fondamenta
un lavoro di ricostruzione che da lunghi anni è in corso nella
nostra Regione, e lei, onorevole Presidente della Regione, a
causa della sua scelta di rinvio, oggi sta edificando, sta
mettendo una pietra per la costruzione di quel muro che ci
separerà da quella Sicilia che in questi anni ha creduto al
riscatto.
Noi le poniamo questo problema, le poniamo questo tema e lo
poniamo oggi ai colleghi parlamentari.
Non c'è una questione che riguarda una maggioranza e una
minoranza, onorevoli colleghi. Inizialmente, noi non abbiamo
sottoscritto alcuna mozione, abbiamo posto un problema politico
direttamente al Presidente della Regione perché sua era
innanzitutto la responsabilità.
Oggi il Presidente della Regione mette questa responsabilità
nelle nostre mani a causa di una sua indecisione. Credo che di
fronte all'indecisione del Presidente di questa Regione il
Parlamento, i parlamentari abbiano il dovere di assumere una
decisione, e la decisione deve essere una ed una sola: mai più
come prima quando la politica, la classe dirigente di quest'Isola
poteva essere minata dal sospetto e da un linguaggio che finisce
col farci apparire come non vogliamo apparire.
Noi vogliamo essere uomini e donne che provano a
rappresentare oggi la Sicilia che vuole ridarsi un profilo nuovo,
un onore politico e morale in questa regione e in tutto il mondo.
Spetta a noi. Il Presidente ci mette il cerino in mano Noi non
ci possiamo sottrarre e non ci sottrarremo. Credo e spero che
tutti i colleghi parlamentari al di là delle appartenenze di
partito e di coalizione possano, in qualche modo, assumersi fino
in fondo la responsabilità. Perchè, dopo nove mesi dall'avvio di
questa legislatura, questa legislatura non apra il suo cammino
rideterminando un clima di sospetto.
La lotta politica ci deve essere nel merito e nei contenuti,
e vi assicuriamo che per cinque anni la faremo, ma non ci può
essere fra di noi un elemento che ci distingue o ci divide nel
momento in cui a dividerci è il sospetto che la persona con cui
parlo, con cui mi misuro non sia una persona al di sopra di ogni
sospetto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha
facoltà.
ORLANDO. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli deputati, la brevità del mio intervento vorrei
che fosse interpretata come consapevolezza della gravità del
momento che stiamo vivendo in questo Parlamento regionale.
Con il dibattito in corso stiamo vivendo un passaggio di
segno e di segni che può determinare la qualità dell'azione
politica delle istituzioni democratiche di questa nostra Regione.
Noi rischiamo, per il modo con il quale affrontiamo questo tema,
di compromettere, al di là di quello che è possibile oggi
prevedere, le stesse condizioni di sviluppo della democrazia e
dell'economia di questa nostra Regione.
La politica è la capacità di tenere insieme valori, culture
ed economie. La politica questo deve fare. Deve, rispettosa dei
valori, promuovere intorno a quei valori culture adeguata e far
discendere, da queste culture adeguate, economie corrispondenti a
quei valori e a quella cultura.
Così accade con riferimento al valore della pace, che la
politica ha il dovere di aiutare che diventi cultura di pace
perchè possa esserci una economia di pace; perchè senza una
cultura di pace la pace è debole, senza una economia di pace la
cultura di pace anch'essa rischia di essere debole.
Vale anche con riferimento ad altri valori come l'ambiente:
l'ambiente deve in qualche modo essere aiutato dalla politica a
generare una cultura dell'ambiente, perchè possa questa cultura
dell'ambiente produrre una economia dell'ambiente. Essendo la
cultura dell'ambiente certamente più debole, se non è capace di
produrre una economia dell'ambiente ed essendo la cultura
dell'ambiente certamente incapace di nascere se non riferita
all'ambiente.
Quello che vale per la pace, quello che vale per l'ambiente,
vale per la legalità. La politica è la capacità di trasformare ed
aiutare il valore della legalità in organica cultura della
legalità, per far discendere da quella cultura della legalità una
economia della legalità. Far cioè comprendere che rispettando la
legge, è possibile sì, certamente, è possibile promuovere una
economia della legalità.
Ogni corpo dello Stato, ogni istituzione ha il proprio
carico di responsabilità; e il rispetto della legalità non
appartiene certamente, per la parte dell'applicazione repressiva
della legge, ad un parlamento. Ma appartiene ad un parlamento
aver cura che quel valore della legalità possa aiutare la nascita
di quella fondamentale cultura della legalità che è condizione
indispensabile perchè vi possa essere uno sviluppo ordinato in
questa nostra regione.
Che cosa è mancato in questi anni in Sicilia se non la
incapacità di fare, della legalità, una cultura e della cultura e
della legalità uno straordinario strumento di sviluppo economico?
Per questo, questo dibattito non riguarda e non può
riguardare, non potrebbe riguardare, le responsabilità penali o
giudiziarie di un esponente del Governo.
Questo dibattito non riguarda la dimensione della legalità,
riguarda quella dimensione della cultura della legalità che è
condizione fondamentale, da una parte per non fare apparire un
Parlamento, un governo quasi in antitesi rispetto a quanti
cercano ogni giorno, fra difficoltà rischi e pericoli, di
applicare la legge - tra questi certamente le forze dell'ordine
- e, dall'altra parte, tra quanti credono e son convinti che
esiste una economia della legalità che si collega a quella
cultura della legalità.
Io credo che quello che noi chiediamo è che ci sia un voto
di censura nei confronti del comportamento di un assessore, di
un componente del governo che ha sì, certamente usato il
siciliano. Ma smettiamola di pensare che il siciliano rende tutti
i comportamenti eguali Esiste, infatti, un siciliano che parla
il linguaggio della legalità ed esiste un siciliano che parla il
linguaggio della illegalità.
Non basta dire che si è usata un'espressione siciliana;
il siciliano come qualunque altro idioma è una lingua che serve a
comunicare valori e convinzioni come anche comunica valori e
convinzioni di illegalità; e, in quest'ultimo caso, appartiene al
siciliano dell'illegalità.
E io credo che questa terra ha bisogno di confermare la
propria identità e al tempo stesso di costruire un'identità
siciliana, siciliana, siciliana - tre volte siciliana -
rispettosa della legge e capace di promuovere cultura ed economia
della legalità.
E' questa la ragione per la quale io credo che una censura
nei confronti dell'assessore Pellegrino non sia una scelta
politica, ma sia un atto dovuto, di rispetto nei confronti degli
elettori di qualunque schieramento, di qualunque parte politica,
che hanno il diritto di sentirsi dire da questo Parlamento che
quel linguaggio non è adeguato al comportamento di un membro del
governo di questa regione.
Questo è il tema Non si tratta di fare una discussione che
riguarda questa o quella forza politica, questo o quello
schieramento: dipenderà dai vostri comportamenti, dai
comportamenti del governo, se quell'espressione certamente
inaccettabile dell'assessore Pellegrino è destinata a diventare
il fondamento della costruzione di una cultura che è la cultura
dell'illegalità.
E' un rischio assai grave non per il Governo, non per il suo
Presidente, è un rischio assai grave per i diritti di questo
popolo siciliano che credo saranno mortificati. Saranno ancora
mortificati se non si comprende che questo dato culturale è
centrale per uno sviluppo diverso di questa nostra Regione.
Ecco la ragione per la quale la richiesta di censura,
accompagnata dalla richiesta di revoca della delega all'assessore
Pellegrino, è un atto di buon governo.
Serve alla maggioranza che legittimamente, democraticamente
governa questa Regione, per potere governare senza il rischio che
anzichè diventare, passo dopo passo, la regione rinnovata che
voleva diventare, possa diventare una regione che coltiva e
promuove la cultura dell'illegalità.
La scelta è rimessa a ognuno di noi. La scelta è rimessa al
Presidente della Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il
tono questa sera, dopo i primi interventi, sia un tono adeguato
ad un incontro, ad una volontà di parlare e di interloquire.
Ma di questo tono dobbiamo anche tenere conto per quanto è
avvenuto prima. Era stata presentata una mozione che è stata
dichiarata improponibile dalla maggioranza di quest'Aula.
Ed era improponibile per due motivi: primo, perchè c'era una
richiesta che impegnava il Presidente della Regione a revocare la
delega all'Assessore, e diciamo quindi che era improponibile.
Non siamo sfuggiti al dibattito come maggioranza, abbiamo tentato
di evitare che questa Assemblea corresse il rischio di parlare,
di interloquire e presentare censure e osservazioni che
mettessero a rischio la legge elettorale e il consenso popolare
del Presidente della Regione eletto dal popolo.
L'ordine del giorno non impegna, invita. E debbo aggiungere
che un altro errore è rimasto in questo ordine del giorno. Ed è
un errore che la stessa sinistra, gli stessi presentatori della
mozione hanno modificato all'atto in cui, come maggioranza,
avevamo parlato dell'improponibilità presentando due emendamenti
(uno dei quali cambiava, come avevamo richiesto noi nel nostro
intervento, nel senso che non si poteva 'impegnare', ma si poteva
'invitare' e l'altro invitava il Presidente della Regione a dare
una valutazione sull'opportunità di agire).
L'ordine del giorno smentisce lo stesso emendamento a firma
dei presentatori dell'ordine del giorno attuale. Cosa voglio dire
con questo?
Vorrei dire, prima di entrare nel merito del problema,
signor Presidente, onorevoli colleghi, che l'atto con il quale
l'Assemblea, con un voto che è stato espresso dignitosamente la
volta scorsa, non ha proceduto al dibattito e ad arrivare ad una
conclusione perché c'erano elementi ostativi d'improponibilità
reale della mozione.
E stasera questo tipo di improponibilità è in parte rimasta
nell'ordine del giorno, perché sì, abbiamo tolto l'impegno al
Presidente della Regione, ma non gli abbiamo detto che ha
l'opportunità di verificare se vuole. L'abbiamo soltanto invitato
'a revocare'.
E' una precisazione. In quell'occasione avevo detto che non
avremmo accettato un dialogo se non veniva modificato questo tipo
di indicazione, se l'onorevole assessore Pellegrino, o
l'assessore Pellegrino, già onorevole di questa Regione per tanti
anni, seduto al banco dell'opposizione e della maggioranza a
svolgere il suo ruolo di cittadino corretto, onesto ed innocente
fintantoché non è provato il contrario, non fosse stato nelle
condizioni di parlare anch'egli in Aula.
Questa sera l'onorevole Pellegrino in Aula ha il diritto di
parlare perché lui per primo ha avuto l'iniziativa che si facesse
un dibattito sull'argomento in quest'Assemblea. Nessuno ad ora ha
sottolineato questo atto di civiltà e di ossequio all'Assemblea,
cioè ai legittimi rappresentati del popolo siciliano, perché
tirato in ballo da notizie che conosco solo dai giornali, perché
non sono addentro nelle caserme, dentro la pubblica accusa, i
ministeri vari e i giudici vari, per cui non ho tutti quegli
elementi che altri colleghi, invece, non so come riescono ad
avere, non so per quali tipi di contatti specifici (non chiederò
come e perché hanno certi elementi in mano che io non ho).
Ripeto, però, che per me Pellegrino è innocente come qualsiasi
altro cittadino italiano che non viene ritenuto colpevole.
Debbo aggiungere che cinque anni hanno contraddistinto la
mia presenza qui in quest'Aula e mi sono trovato con governi di
centro-destra che venivano attaccati su posizioni di cosiddetta
mancata legge; ricordo il Governo Provenzano attaccato dalla
sinistra e io che non ero nella maggioranza, in maniera autonoma
e decisamente legalitaria, ebbi a difendere Provenzano che si
voleva crocifiggere in quest'Aula per essere stato assolto tempo
prima e doveva essere rigiudicato invece, a posteriori, per un
procedimento giudiziario già definito.
Ho trovato governi di centro-sinistra che lealmente e
correttamente difendevano elementi del proprio governo contro
mozioni presentate dalla destra, per un motivo di ordine politico
e non per un motivi di colpevolezza reale. Mi sto ritrovando con
un governo di centro-destra che viene richiamato dalla sinistra
alla cultura della legalità, onorevole Orlando.
La grande legalità che mi riconosco e che riconosco ai
deputati è di essere in Aula costantemente, di essere nelle
Commissioni e di dare il contributo massimo della propria
presenza, dei propria ideali, della propria cultura al
miglioramento delle leggi con emendamenti e con la
corresponsabile valutazione assieme agli altri per fare crescere
questa nostra terra di Sicilia.
Non posso accettare lezioni che vengono talmente calate
dall'alto di professionalità culturali che io ritengo debbano
verificarsi nell'azione concreta dell'operare continuo e
incessante e per l'esempio della propria vita vissuta nell'azione
di governo e per l'esempio di esser assieme agli altri volto a
dare sviluppo e lavoro.
Fatta questa premessa, debbo respingere un'altra
affermazione che mi è sembrata irriguardosa, sto per arrivare
alla conclusione.
La indecisione del Presidente della Regione: ma di quale
indecisione parlate?
Se il Presidente della Regione ha una giunta con dodici
assessori ancora oggi, significa che non c'è nessuna indecisione
da parte del Presidente della Regione sull'operato di un suo
componente di Giunta.
Non possiamo mistificare neppure sotto questo aspetto. Il
richiamo al deputato, a correggere o a sostenere iniziative in
contrasto con Pellegrino, dal Governo e dalla maggioranza non
sono state prese perché Pellegrino non ha bisogno di essere
sorretto, non ha bisogno di essere difeso né dal Governo né
dalla maggioranza. Io vedo che la sua difesa, la difesa di
Pellegrino, è la difesa di un uomo che ad oggi non ha un avviso
di garanzia, non ha una virgola dentro la quale o con la quale
poter avere né dimestichezza né timori.
Allora dico alla maggioranza dell'Aula che il rispetto del
voto che sarà chiesto alla fine di questo dibattito è nel
rispetto che ognuno di noi nella coscienza di potere proferire
liberamente il proprio voto e la propria decisione.
Il Gruppo che mi onoro di rappresentare mi incarica
serenamente e fortemente di confermare un voto favorevole alla
posizione di assessore di Bartolo Pellegrino.
Ma c'è una subdola interpretazione regolamentare, che è
stata espressa dal collega Cracolici. Ritengo la libertà di
espressione non nel voto segreto che, se chiesto, affronteremo e
sono certo che respingeremo. Ma la libera volontà si esprime con
un voto libero e aperto.
In quell'altro caso si sta cercando qualcosa di diverso del
giudizio sereno su una vicenda che forse non sarebbe mai dovuta
entrare in quest'Aula perché non ce ne sono gli estremi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti, ne ha
facoltà.
Voglio ricordare che i tempi per la discussione sarebbero
cinque minuti. Siamo arrivati a medie di quindici-venti. Mi
affido al vostro buon cuore. Grazie.
RAITI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, il mio intervento questa sera in Aula è un
intervento dovuto per il partito che mi onoro di rappresentare,
Italia dei valori.
Tutti quanti, i colleghi e gli ascoltatori che ci seguono da
casa adesso penseranno al solito divietista che ci viene a fare
un ragionamento giustizialista, così come ci hanno dipinto nel
corso di questi anni i nostri avversari politici e così come,
oggi, qualche collega da questo scranno ha cercato di far credere
nella discussione. Non è assolutamente così. L'Italia dei
Valori é un partito che é ispirato a certi principi e che certi
principi vuole difendere e tutelare, ma sapendo che svolge
un'azione politica (così come abbiamo fatto nel corso di questi
anni a nulla rilevando l'attività corretta, l'attività
istituzionale fatta dal nostro Presidente quando faceva un altro
lavoro). Lì si faceva un altro lavoro e si usavano mezzi
adeguati. Qui noi facciamo politica e nell'alveo della politica
ci muoviamo.
E, allora, io do assolutamente per scontato che nel
dibattito oggetto di questa discussione non si parli di processi,
non si parli di responsabilità penale. Assolutamente non é così.
Ogni cittadino é innocente davanti alla legge fino a sentenza
definitiva e su questo principio noi non tergiversiamo. Qui oggi
siamo chiamati a ragionare tutti quanti nelle nostre coscienze su
un dato che non é di processo penale, ma che é politico e prima
ancora politico-culturale. Su questo siamo chiamati a ragionare,
a dibattere e l'avremmo dovuto fare, onorevole Presidente della
Regione, qualche mese addietro,,perché quando questo episodio é
apparso sugli organi di stampa, è diventato di dominio pubblico.
Tutti quanti, e prima ancora il Governo di questa Regione, il
Governo anche mio e di tutti i siciliani, aveva il dovere di
portare in Aula un ragionamento, una possibilità di discussione
che é, prima ancora che politica, culturale, come accennava
l'onorevole Orlando. Qui l'episodio che é oggetto di discussione
e nel quale l'onorevole assessore é stato coinvolto, é un
episodio che deve farci riflettere, ripeto, non sulla
responsabilità penale, ma deve farci riflettere su quello che
accade in Sicilia, su quello che vuol dire avere insito la
cultura della legalità, del ragionamento, la cultura di essere
noi stessi esempio per i cittadini siciliani, perché come mi
hanno insegnato da piccolo "il pesce puzza dalla testa" e noi
siamo esempio per tutti i siciliani. Noi, nella nostra attività
di uomini politici e di uomini pubblici, a prescindere dalle
appartenenze politiche, dalla nostra filosofia democratica,
social-democratica o liberale, siamo un esempio per tutti i
cittadini e, se vogliamo, i cittadini seguono l'esempio del
rispetto delle istituzioni, del rispetto di alcuni principi
culturali, del rispetto della legalità, della possibilità di
lavorare e progredire in Sicilia nel rispetto di certi principi,
siamo i primi a dare l'esempio e siamo i primi a dovere assumere
le responsabilità. Questo solamente e di questo solo noi dovremmo
ragionare qui questa sera.
Mi viene in mente un esempio lampante: un fatto accaduto
una settimana o dieci giorni fa in Olanda. Il Premier olandese
si é dimesso dalla sua carica di Premier perché cinque anni fa
forze multinazionali olandesi hanno commesso dei reati nella ex
Jugoslavia. Lui non era responsabile di quei reati. Lui non era
il comandante delle forze armate, none era nemmeno Premier ma per
assumersi una responsabilità politica di condanna, per dare
l'esempio al proprio popolo che quelle cose non possono essere
concepite, ne ha tratto le conclusioni e si é dimesso perché la
politica é innanzitutto questo. Invece qui, nel corso di questi
mesi, questo tipo di atteggiamento non l'ho visto. C'è stato un
atteggiamento retorico, di resistenza, di non volere arrivare al
dibattito, di tergiversare. Un atteggiamento che non posso
assolutamente condividere.
E' un atteggiamento che è reso ancora più forte dal fatto
che oggetto della discussione e della censura all'assessore
Pellegrino sono alcuni appellativi ed accezioni che sono state
date alle forze dell'ordine. Badate bene che il nostro Statuto
regionale considera lei, signor Presidente della Regione, Capo
della Polizia in Sicilia. E quelle accezioni - non oso
utilizzarle nemmeno in questa sede perché non fanno parte del mio
linguaggio - ma nonostante questo sia un dato oggettivo e
riconosciuto, e questa è l'unica responsabilità, a parte il
consesso nel quale si operava e si discuteva, certamente ed
oggettivamente addebitabile all'onorevole assessore, di questa
non è stata presa nessuna formale responsabilità.
Altri, in altri Paesi, si sarebbero dimessi. Qui io non ho
sentito dire fino ad oggi neppure: "Almeno per questo aspetto mi
assumo la responsabilità. Ho sbagliato e chiedo scusa a coloro i
quali ho appellato in maniera ignominiosa". Almeno quello
Non si è fatto nemmeno quello. E oggi non mi si può venire
a dire di portare il discorso, il ragionamento nell'alveo del
giustizialismo o di chi sa quale cosa o della necessità che la
Sicilia ha di affrontare i problemi annosi dell'acqua o delle
risorse idriche. E' una richiesta di spostare l'alveo del
dibattito che non è comprensibile né accettabile. Qui almeno
chiederei un atto di umiltà innanzitutto, e poi ne traiamo le
conseguenze politiche. Chiediamo scusa a tutti coloro i quali si
battono giorno dopo giorno per il rispetto di determinati
princìpi che sono di tutti noi deputati, per i quali dobbiamo
rispondere prima di tutto alle nostre coscienze.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, appartengo ad
una formazione politica che da sempre ha portato avanti battaglie
per la legalità. Ma portare avanti battaglie per la legalità non
significa però approfittare delle istituzioni, servirsene per
fini o scopi politici.
In Commissione Antimafia, nell'audizione dell'assessore
Pellegrino, ho sostenuto e continuo a sostenere che la questione
non è tanto, almeno per quanto ci riguarda, per quanto riguarda
la mia formazione politica e la cultura che abbiamo voluto sempre
inculcare e a cui sempre ci riferiamo, avere ricevuto o meno un
avviso di garanzia; ma è di tutt'altra ragione, di tutt'altro
argomento che voglio qui fare rilevare ai colleghi deputati il
motivo per cui ritengo che quest'Aula debba respingere l'ordine
del giorno che invita il Governo a revocare il mandato
all'assessore Pellegrino.
Il motivo è il seguente: le intercettazioni che sono
apparse sulla stampa facevano riferimento intanto all'attività
del signor onorevole Bartolo Pellegrino, e non dell'assessore
Bartolo Pellegrino, che è cosa ben diversa.
In secondo luogo, in quelle intercettazioni il signor
onorevole Bartolo Pellegrino non stava complottando da
amministratore su come approfittare degli appalti, su come
tramare ai danni del Governo, su come organizzare il malaffare.
L'onorevole Bartolo Pellegrino, in quelle intercettazioni, ha
usato delle espressioni che ho condannato e che condanno e che
lui stesso ha riveduto e che certamente non vorrebbe più dire.
Ma da ciò ad approfittare della vicenda per cercare di
interferire pesantemente sulla libertà, sulla autonomia del
Governo, del Presidente della Regione e dell'assessore Bartolo
Pellegrino, con una forzatura senza precedenti, ne corre. Una
forzatura che mal si addice a quanto la Sinistra da sempre ha
portato avanti, perché la Sinistra è stata libertaria a
convenienza; la Sinistra è stata per il rispetto del diritto a
convenienza; la Sinistra, come sempre a convenienza, porta avanti
delle battaglie per fini squisitamente politici ma che nulla
hanno a che vedere con la civiltà del diritto.
Pertanto, testimonio il mio voto a favore della permanenza
ad Assessore dell'onorevole Bartolo Pellegrino.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avendo
ascoltato gli interventi dei colleghi che hanno sottoscritto
l'ordine del giorno ed avendo riscontrato nelle loro posizioni,
nei loro toni, nelle loro argomentazioni, una contraddizione ed
un contrasto con quello che, attraverso lo strumento dell'ordine
del giorno, hanno voluto rappresentare, mi corre l'obbligo di
sottolineare alcune questioni. "Mai più come prima ", hanno
detto i colleghi Orlando e Cracolici, ma "Mai più come prima" lo
diciamo noi, colleghi, a voi quando con un dibattito del genere
ed un'iniziativa come quella sostenuta, attraverso lo strumento
dell'ordine del giorno, si intende riportare l'Aula alla
dimensione del processo immotivato, ingiustificato e fondato su
questioni che non ineriscono né alla legalità né alla moralità di
un'attività di governo, di una interpretazione di un mandato, ma
riguardano soltanto la volontà, il proposito di strumentalizzare,
in un momento probabilmente di difficoltà con queste posizioni,
quello che è emerso da alcuni articoli di stampa.
E' chiaro che le espressioni utilizzate dall'assessore
Pellegrino saranno oggetto, da parte sua, questa sera ed è
apprezzabile, non soltanto la sua sollecitazione a richiedere un
dibattito in Aula sin dall'inizio ma anche la sua presenza per
richiedere attivamente il dibattito ed il confronto. E
sicuramente tali espressioni saranno inserite in un contesto che
vorrà giustificare - sicuramente non sono da apprezzare ma da
biasimare - ma egli avrà modo di indicare in quale contesto
andavano collocate quelle espressioni, avrà modo di riparare nei
confronti delle Forze dell'ordine per quelle espressioni che ha
utilizzato.
Ma la cultura della legalità - collega Orlando - il minare i
processi di sviluppo, attraverso la cultura della illegalità, il
minare l'economia della nostra Isola, tutto questo da parte
dell'attività parlamentare, da parte vostra come da parte nostra,
dovrà essere commisurato ad un'azione politica di governo. E'
compito vostro come è compito nostro giudicare se un'attività di
governo è riempita dei contenuti che derivano da un
condizionamento che compromette l'imparzialità ed il buon
andamento dell'attività della pubblica amministrazione.
E' compito vostro e nostro perseguire comportamenti del
genere e denunciarli in Aula e fuori dall'Aula, ma non si può
alimentare qui un dibattito fondandolo sulla pura
strumentalizzazione l'ordine del giorno; non si può non
sottolineare che nessuna attività di governo, nessuna posizione
dell'assessore Pellegrino e del Governo presieduto dal Presidente
Cuffaro, è riconducibile ad una logica che in quest'Aula
direttamente o indirettamente con il vostro ordine del giorno
volete riportare.
Allora, "mai più come prima" lo diciamo noi, perché
attraverso questa iniziativa in un modo o nell'altro con
l'anticamera del sospetto, con l'esplicita affermazione, si
intende riportare un'attività di governo ad una dimensione, ad
una caratterizzazione più o meno indiretta che abbia a che fare
con quei contenuti e con quelle logiche.
"Mai più come prima", lo diciamo noi a voi, perché
ritornando su questi livelli, con questi registri, con queste
posizioni e con questi contenuti, sicuramente non si edifica una
cultura diffusa che presìdi la legalità, ma si torna alle
strumentalizzazioni sulle presunte illegalità, alle immotivate
prese di posizione che tendono ad infangare un'attività di
governo ed un ruolo istituzionale che, quando viene infangato,
non infanga la persona, il singolo ruolo, ma tutta la classe
politica che interpreta un mandato di rappresentanza nei
confronti del territorio della nostra Isola.
Noi abbiamo il dovere di respingere questo ordine del
giorno, perché, casomai, abbiamo il dovere di alimentare un
dibattito sulle scelte dell'assessore Pellegrino e del Governo
Cuffaro e quali di queste scelte, da quando questo Governo
esiste, sono più o meno riconducibili ai significati e ai
contenuti che voi avete voluto inserire nell'ordine del giorno.
Ci sono scelte elettorali, ci sono scelte di composizione
delle liste, ci sono scelte di Governo, scelte sui piani
regolatori, se queste cose esistono, alimentiamo un dibattito,
confrontiamoci su queste cose "Mai più come prima" Non
ritorniamo invece a riempire del nulla strumentalizzante una
polemica che tende soltanto ad infangare le istituzioni e ad
abbrutire nuovamente i rapporti tra istituzioni e forze
politiche.
Io rappresento, a nome di tutto il mio Gruppo, il proposito
netto e determinato di respingere nel suo significato, nel suo
contenuto, l'azione che ha determinato il gruppo di colleghi a
portare avanti questo ordine del giorno, perché è sicuramente un
ordine del giorno che non fa bene né ai rapporti tra le forze
politiche nell'Aula, ma nemmeno ai rapporti tra le istituzioni
complessivamente intese, siano esse di rappresentanza
parlamentare, siano esse di gestione di un'azione di governo e il
territorio e i cittadini e gli utenti e tutti coloro che,
attraverso il consenso, hanno autorizzato questo mandato.
Respingiamo questo ordine del giorno perché sicuramente non
è un bell'episodio, una bella pagina e tende a riportarci
indietro. All'insegna del "Mai più come prima" io spero che i
colleghi facciano un po' di autocritica.
PELLEGRINO, assessore per il territorio e l'ambiente. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELLEGRINO, assessore per il territorio e l'ambiente.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non entrerò nel merito
delle questioni, mi porterebbe troppo lontano, e anche perché ho
deciso che questo lo farò fare a chi ne ha la competenza. Io ho
deciso, per la prima volta nella mia vita, di querelare con ampia
facoltà di prova gli annunci fatti in quest'Aula e non soltanto
per quanto riguarda la mafia di Monreale, ma per quanto riguarda
tutta la mafia siciliana.
Se si trova un rapporto organico tra me e la mafia
siciliana, lo decideranno le sedi competenti. Le cose che sono
state dette questa sera che richiamano un verbale dei
carabinieri, sul quale peraltro mi dicono alcuni avvocati ci
sarebbe l'esigenza del segreto istruttorio, non modificano le
responsabilità che qui sono state commesse con dichiarazioni
fatte da alcuni soggetti che non voglio menzionare.
Oltre ai Capigruppo della maggioranza, questa sera menziono
per rispetto e per eleganza l'onorevole Orlando, il resto è come
se non l'avessi ascoltato. Mi limiterò a raccontare alcuni fatti
che qui si sono verificati.
Onorevole Orlando, io incomincio con un proverbio siciliano
che, per avere il suo effetto, bisogna che sia detto in quella
lingua: "Airu nettu unn'avi paura ri trona", "Cielo sereno non
ha paura dei tuoni".
Voi dovete sapere che, da quando io mi sono messo in
politica a difendere la legalità... oggi che è più facile, ieri
che era più difficile, perché dividere i prodotti in campagna
contro la mafia e contro i campieri non era operazione semplice
ma io l'ho fatto ed ero ragazzino.
E debbo dire all'onorevole Orlando che io la legalità la
considero una scelta da compiere negli atti e se ci fosse stato
nell'atteggiamento di quest'assessore in questo Governo un atto o
un atteggiamento non in linea con la trasparenza e la legalità,
non ci sarebbe stato bisogna di alcuna sollecitazione.
Così non mi potete togliere il diritto di avere il sospetto
che quello al quale ho assistito, un'azione di sciacallaggio
senza precedenti, senza misura, senza onore e senza dignità, da
parte di chi l'ha portata avanti, non affonda le sue radici negli
atti di trasparenza e di coraggio che questo Governo ha avuto e
che onorano l'onorevole Pellegrino e, ritengo, il Governo perché
mi ha consentito di farli.
Potrei citare, signor Presidente, che proprio dalla Sinistra
arrivò a Palermo un riconoscimento su un atto di coraggio che
questo Governo e un suo uomo avevano determinato, consegnando a
questo Comune per la prima volta un piano regolatore, salvo le
correzioni che il nuovo Consiglio comunale può apportare.
E nessuno mi toglie dalla testa che in questa vicenda
interessi, che attorno a tale piano regolatore ci sono,
probabilmente li hanno messi sul conto.
Onorevole Orlando, io sono abituato a queste cose. Io ho
subìto per il mio modo di vivere, che non rinnego e al quale non
rinuncio, violenze dentro e fuori dal mio partito ed anche in
quest'Aula, dove alla fine dirò a questo trasformista che cosa
gli è stato consegnato e che cosa ha richiesto.
Fra il 1991 ed il 1995, quando al posto suo c'era
l'onorevole Piro ed eravamo al tempo di maggiore orgoglio e forza
del partito La Rete, e capogruppo della Sinistra era l'onorevole
Consiglio, io - che mi ero assunto la responsabilità, che non
rinnego e riconfermo, di aver garantito, assieme ad altri
coraggiosi, a quest'Assemblea il diritto della continuità contro
chi voleva scioglierla, sapendo che non si poteva sciogliere -,
insieme a loro ho fatto un Governo che portò quell'Assemblea fino
alla fine della legislatura, mi trovai di fronte ad una mozione
di sfiducia fatta dal capogruppo dei DS e dal capogruppo de La
Rete e da altri, i quali invocavano nei miei confronti una
sfiducia per dei fatti che mi erano occorsi in Sardegna, dove fui
obbligato ad andare - e ne sono orgoglioso - quando, nel 1976, mi
dimisi da capogruppo senza contrattare niente, e potevo farlo.
Me ne andai in Sardegna a svolgere la mia attività e lì mi
inventai cavatore di granito e l'ho fatto anche bene e portai lì
una colonia di Siciliani che si fecero i soldi. E non mi hanno
voluto dare, signor Presidente dell'Assemblea, la responsabilità
di direttore, così mi trovai obbligato nelle tre cave a pagare
sei milioni al mese per i direttori, e mi trovai sbattuto in
prima pagina non soltanto sul Giornale di Sicilia.
Allora ero più giovane di ora e, quindi, le fotografie erano
un po' migliori, ma sulla stampa nazionale sono apparso come un
trafficante di armi e responsabile di detenzione abusiva di
esplosivo. E ci fu in Sardegna un maresciallo dei carabinieri,
che io rispettavo prima e ho rispettato dopo, perché lì si vede
il rispetto, che chiese il mio arresto, cosa che fu fatta.
E il giorno dopo incontrai il Procuratore generale Picozzi,
perché in quella terra era arrivato un uomo che si chiamava
Corrao che voi conoscete, uomo della Sinistra e disse al
Procuratore "Avete preso un abbaglio Pellegrino non merita di
essere sbattuto sulle pagine per fatti che l'onorano perché è
venuto qui a guadagnarsi il diritto a vivere da uomo libero".
Onorevole Croce lei queste cose le conosce, per la nostra
amicizia e per il nostro rapporto.
Tuttavia, signor Presidente e onorevoli colleghi, io sono
stato messo agli arresti e quando l'indomani mattina mi fu posta
l'alternativa, onorevole Orlando, di un processo sommario ed
essere messo in libertà per insufficienza di prove, io dissi:
"Voi mi ci avete messo e voi mi manderete fuori ma ad una
condizione: se sono responsabile. Diversamente, dovete
liberarmi".
Ho scontato 28 giorni di carcere e dissi allora, e confermo
oggi, che ne sono orgoglioso perché andai in Sardegna a svolgere
una attività, che ho condiviso con diverse decine di lavoratori,
e quando dopo 28 giorni si fece il processo, il Presidente mi
disse: "Mi scusi, ma lei che ci fa qui?" E l'ho detto al
maresciallo dei carabinieri. E se non fossi stato assolto con
formula piena, avrei chiuso lì la mia carriera politica. Invece
non fu così.
Ed allora feci una profezia al Capogruppo dei DS: "Se tu
continui su questa strada, porterai il tuo partito nel fango e
qui non ci ritornerai; io, invece, ci tornerò perché il popolo
che mi ha votato mi legittimerà a svolgere questo ruolo". E non
ci tornai invocando la copertura di una grande bandiera, ci
tornai con una bandiera che aveva messo in moto i riformisti i
quali costituirono un gruppo di 18 deputati, onorevole Fleres,
che bloccarono quell'avventura, perché allora c'era Caselli.
E se c'è una cosa che io sottoscrivo di ciò che ha detto il
Capogruppo di Forza Italia, "Mai come prima", allora qui dentro
si parlava e si invocavano linguaggi ed aggettivi perché fuori
potessero attivarsi iniziative tendenti ad eliminare la libertà
ed alcuni fatti, tra i quali ne cito soltanto uno: il caso di un
socialista che fu anche assessore, l'onorevole Turi Lombardo, che
rimase in carcere a lungo fino al punto di essere additato come
mandante di un omicidio.
Questa Assemblea deve sapere che in quella vicenda si
consumò la fine di un uomo politico il quale, dopo tanti anni, è
stato assolto con formula piena.
Io non avrei mai pensato che in quest'Aula si invocassero
linguaggi ed atteggiamenti strumentali di questo tipo. Però,
quell'onorevole Capogruppo non tornò più in quest'Aula, portò lui
ed il suo partito alla sconfitta. Io ci ritornai con la lista
dei riformisti e inoltre ringraziai allora il CDU e la buonanima
di Nino Galipò che mi disse di fare il capogruppo, ed io gli
risposi che non avrei mai potuto essere democristiano: "Apprezzo
quello che la Democrazia cristiana rappresenta, mi onoro di
essere stato tuo amico ma questo non lo posso fare".
Arrivai qui come deputato riformista. Nella passata
legislatura questo trasformista ad un certo punto arrivò alla
conclusione, onorevole Orlando, di dire: questa Sinistra -
andrei oltre i suoi aggettivi - non è fatta di pigmei, è fatta di
presuntuosi ed arroganti che hanno smarrito il senso dei valori
della Sinistra, e questo li ha portati oggi, anche in sede
internazionale, a risultati che certamente debbono fare pensare.
Attivai l'iniziativa di mettere in crisi un Governo e lo
feci quasi quasi in solitudine, signor Presidente, lei conosce la
storia e la conoscono tanti altri. E quali furono gli aggettivi
che mi guadagnai allora?
Tutti volevano sapere che cosa avevo contrattato con
l'onorevole Micciché e con Forza Italia. L'onorevole Micciché
e Forza Italia sono testimoni che io non contrattai niente, non
chiesi niente e rifiutai, perché dissi al Presidente del
Consiglio a casa sua, a Governo fatto: "Io proverò a vedere se in
Sicilia le cose che ho portato avanti mi daranno il consenso per
continuare a fare politica o se me ne debbo stare a casa".
Questo trasformista disse allora al capo dei DS - e debbo
dirvi che qualche soddisfazione me la sono presa perché è
rimasto in mezzo alla strada, ha massacrato il suo partito e
Nuova Sicilia, se continua su questa strada, alle prossime
elezioni, sarà quasi come loro perché in molte città è andata
oltre il consenso che questa Sinistra ha e che ha ereditato
attraverso cose serie che ha fatto nel nostro Paese - ora ho l'
opportunità di smentirlo, questo trasformista a cosa si è
ridotto?
Amici di Nuova Sicilia, io non ho chiesto nessun collegio,
ho rinunciato al diritto di essere dentro il listino, e Forza
Italia ed altri che mi considerarono allora sciocco e stupido ed
eccessivamente generoso, sanno che era una sciocchezza quello che
stavo facendo. Io rinunciai al listino e vi rinunciai perché
ognuno ha il diritto di vivere come è vissuto, di provare a
verificare se, come per i riformisti in Sicilia, c'era lo spazio
per avere un consenso che consentisse di andare avanti.
Nuova Sicilia ha avuto questo consenso, questo orgoglio, e
il sottoscritto si trova ad essere assessore perché riteneva, e
ritiene, che questa coalizione deve dare un contributo ai
problemi della Regione.
Ma un trasformista, onorevole Orlando, raccoglie queste
cose? Un trasformista tratta, definisce i propri ruoli, il
proprio futuro.
L'onorevole Pellegrino, con la sua grande incoscienza, non
rinuncia al diritto di continuare in politica anche a sognare.
Fino a quando la gente mi darà il consenso io continuerò ad
occuparmi di politica, anche se non potrò più farlo in questa
Aula.
E sulla vicenda specifica quali sono i fatti, onorevoli
colleghi?
Voi dovete essere orgogliosi del voto che andrete a dare. Io
non so come voterete ma dovete sapere che in quell'epoca ero
capogruppo di Rinnovamento siciliano, perché quando ho colto nel
tempo che quella Sinistra non aveva sbocchi, io che avevo esposto
alcuni amici dissi "Creiamo Rinnovamento siciliano".
E in quel Comune c'era un soggetto, c'è ancora oggi, che è
un personaggio, il cavaliere Sciortino, con il quale avevo fatto
la campagna elettorale insieme ai DS e non abbiamo preso i voti
che dicevano, abbiamo preso 456 voti. Io ho perso insieme ai
Popolari come Rinnovamento siciliano in quel comune, e c'era
Sciortino nella campagna elettorale, e c'era quel povero
disgraziato, che poi si scopre essere un mezzo mafioso o un
affiliato, presente nella campagna elettorale.
Nessuno mi disse niente al riguardo. A Gela quando qualcuno
mi disse, senza citare il nome, "Stai attento Se quel soggetto
va in lista inquina il tuo partito", io l'ho tolto dalla lista e
quel soggetto fu inserito in altra lista e fu eletto consigliere
comunale.
Questi sono i fatti di legalità, non quello di dire ad un
galantuomo che tale era e tale ancora per me rimane, perché se un
figlio delinque che responsabilità ha il padre?
Il cavaliere Totò Sciortino, cavaliere della Repubblica, mi
invitò a Monreale ad una cena in campagna e ci andai e qualunque
cosa si dica, qualunque sciacallaggio o azione tale si faccia in
questa Aula e qualunque aggettivo si usi, qualunque cosa abbiano
scritto i Carabinieri, che in quella sede probabilmente hanno
registrato questa confidenza, rimane un dato: a quella data
nessuno sapeva, io non sapevo che un meccanico, che poi mi truffò
2 milioni 700 mila lire per aggiustarmi una macchina, fosse un
mafioso.
Questo venne fuori dopo, ma a quella data c'era soltanto
questa presenza che è una presenza inquinante. Gli altri non li
conoscevo, perché c'erano anche le famiglie, le donne, non
c'erano soltanto gli uomini. Ve lo immaginate un incontro di
mafia con la presenza delle famiglie? E io ho detto al dottor De
Luca, che mi ha interrogato: "Non escludo che in quella vicenda,
dove si beveva e si era allegri, qualche cosa possa essere stata
detta. Escludo soltanto una cosa: 'infame' non mi appartiene".
L'altra cosa che escludo è questa: io non ho mai voluto
offendere i Carabinieri e quello che rappresentano, per il modo
come sono vissuto e per il modo con cui facevo e faccio politica.
Non c'era ragione di scusarsi perché non ho neanche chiesto
se in quella intercettazione la voce era la mia o meno. Il
problema era che sono stato chiamato, ho detto quello che pensavo
e a questa Aula dico: "Io non andai a quell'incontro perché
c'erano mafiosi. Io andai a quell'incontro perché mi chiamò un
amico, un amico che meritava rispetto ed ancora oggi, fino a
quando non sarà provato il contrario, probabilmente ha la
disgrazia di avere un figlio degenere. Però mi auguro che molti
di noi non si trovino in queste condizioni, ma se dovesse
capitare non possono farci niente.
E vedere qui impegnati le migliori intelligenze o presunte
tali di questo Parlamento, vedere impegnati pezzi che galleggiano
di utopie che sono fuori dalla storia e non hanno diritto ad
avanzare linguaggi e proposte come quelli che avanzano qui
dentro.
I fatti rimarranno sempre quelli: fu un incontro conviviale
con famiglie che a quella data non erano ritenute tali. E fatto
che non potrà mai essere modificato dopo lunghi accertamenti: io
quel soggetto non lo conoscevo prima, non lo avevo incontrato
prima, non l'ho incontrato più dopo, se non per dargli i soldi e
a Monreale io non ho alcun interesse e alcun rapporto e neanche
Nuova Sicilia.
Nuova Sicilia prese in quella data con Rinnovamento
siciliano 456 voti dei 1400 e rotti.
Un giornalaccio come "Repubblica" scriva e dica la verità su
alcune cose.
Il resto appartiene allo stile e all'eleganza e al lavoro di
un uomo, che è qui presente, di Nuova Sicilia per quello che
rappresenta a Palermo.
Ma di quale incontro di mafia parlate?
Voi ve li inventate le questioni, perché non avendo potuto
colpire l'onorevole Pellegrino, uomo politico che in questa
Assemblea e in questa regione vi ha fatto subire pesanti
sconfitte che voi avevate cercato, dovevate trovare un modo per
penalizzarlo e invocate una cosa che non esiste e che non c'è.
E' fuori dalle regole quell'informativa che era coperta dal
segreto istruttorio, è fuori dalla realtà che io ho partecipato
mai a un convegno antimafia.
E quindi concludendo, signor Presidente, perché poi andrei
oltre e non lo voglio fare, perché sarei tentato di cadere nella
rete e io dopo essere vissuto in un certo modo continuo a
ragionare in questa vicenda come un uomo che ha la coscienza
serena.
E' giusto che l'Assemblea voti.
E' giusto che l'Assemblea ha respinto una mozione che non
era proponibile e chi l'aveva redatta lo conosceva.
Voleva arrivare ad un'imboscata coinvolgendo la maggioranza
su un fatto emotivo perché ritenevano che utilizzando i nostri
malesseri..., ma quali maggioranze che hanno la nostra dimensione
non possono avere malesseri?
E a questa maggioranza vorrei dire una cosa: io sono qui
alleato con la Casa delle libertà con la mia autonomia perché
sono cosciente e sono certo che valori e diritti che altri hanno
estinto e sacrificato rimangono in piedi e gli eventi francesi mi
dicono che la strada italiana è una strada giusta.
Continuate su questa strada e non troverete neanche i cocci.
E allora a questa maggioranza debbo rassegnare non solo le
ragioni per cui voi votando non votate per l'uomo, l'uomo non ha
bisogno per i propri comportamenti, ma votate una politica che
non può essere rappresentata dal linguaggio e dagli aggettivi di
alcuni soggetti che stanno qui dentro e che hanno parlato a lungo
e hanno utilizzato la stampa come platea per fare violenza a un
uomo che per la verità non rimane turbato perché finora i fatti
gli danno ragione.
Questo trasformista che non accettò neanche di essere
guidato, onorevole Orlando, dal suo partito, io che mi onoro di
essere socialista ancora oggi ho respinto qualsiasi compromesso,
e qui c'è un testimone che non invoco perché sappiamo noi come
siamo vissuti e con quali difficoltà.
Nuova Sicilia fu concepita perché la regione aveva bisogno
di questo respiro politico e se le cose fossero andate in modo
diverso e se non avessimo trattato nessuno oggi probabilmente
questo principio e questa politica sarebbero più avanti.
Io non ho alcuna responsabilità se il Presidente di questa
regione, governatore della Sicilia, nel suo ruolo ha manifestato
l'esigenza della bandiera autonomista e l'esigenza di una
valorizzazione dello Statuto regionale siciliano che è
l'anticipazione dello Stato federalista del quale oggi si parla.
E quando lo afferma io ho il diritto di dirgli che su quella
strada Nuova Sicilia gli dà il benvenuto, è d'accordo e
l'apprezza e non fa il trasformista, perché Nuova Sicilia rimane
dentro questa coalizione l'anima di sinistra nella sua autonomia.
Ma non c'è un gesto, onorevole Incardona, presidente della
Commissione antimafia, col quale nel suo comune Nuova Sicilia
assume un atteggiamento, diciamo così, di destabilizzazione o di
fuga. Nuova Sicilia, cari amici di Nuova Sicilia, rappresenta un
valore che io consegno qui a voi e alla nostra maggioranza Nuova
Sicilia ha un'idea, ve lo dico e ve lo riconfermo, come me in
questo lungo percorso non ho trattato e non ho chiesto niente, mi
trovo qui a subire l'arroganza e la prepotenza di chi è stato
sconfitto nei fatti da quelle azioni politiche che io ho portato
avanti e su cui ho messo il bollo in Sicilia, non può rinunciare
all'idea di avere la sua identità. Un'identità che no può essere
un fatto schematico, una novità che tenga presente le
modificazioni che ci sono. E, caro Presidente, l'idea di portare
avanti un grande progetto regionale ancorato agli interessi di
questa Regione è un problema nostro ed è un problema della
coalizione. Abbiamo parlato anche con Alleanza nazionale di
questa esigenza e ne stiamo parlando ora; ma questo non significa
che divento più amico di uno o più amico dell'altro. La
collocazione strategica di Nuova Sicilia rimane quella ed ogni
iniziativa trasformista e di contrattazione non ci appartiene.
Con ciò ho concluso con le cose che dovevo dirvi, che sono
le cose essenziali.
Questo trasformista e questo voltagabbana, che poteva avere
parecchie cose, non le ha volute, perché si è scommesso sulla
possibilità che la gente, ancora oggi, conservi un'opinione e
continui a sognare senza essere rassegnata e pensando a quella
Sicilia che lei invoca. E noi una sera parlammo, per due minuti,
di questa possibilità.
Io dico che le cose sono mutate, però questa coalizione deve
essere consapevole di quello che il popolo le ha consegnato.
Questa Assemblea deve essere cosciente.
Onorevole Presidente, noi abbiamo inaugurato una stagione
politica non sapendo dove ci portava perché eravamo convinti
delle cose che abbiamo fatto.
Io questa sera sono orgoglioso di avere contribuito a
portare avanti questo progetto e qualunque sia il voto di questa
Assemblea mi dichiaro soddisfatto per la presenza dei colleghi e
per le dichiarazioni dei capigruppo che ho ascoltato, perché è
quello che nella vita mi onora e al quale mai rinuncerò.
Caro Presidente, questo assessore ha trattato tutti nello
stesso modo e con lo stesso rispetto e quando sei
all'opposizione, anche in modo migliore, perché questa è la
cultura riformista che oggi tanto si invoca, ma che si invoca a
parole, perché nei fatti si compie un'altra cosa. Giustizialismo
o non giustizialismo, voi invocate qui una politica ed una
proposta che è fuori dalla storia e fuori dal futuro di questo
Paese.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Prima di darle la parola, desidero
precisare, per evitare che successivamente all'intervento del
Presidente della Regione, si riapra il dibattito, come farebbero
supporre le richieste di qualche collega che intende intervenire
sulle dichiarazioni dell'Assessore che la discussione si è chiusa
nel momento in cui io ho dovuto dire cortesemente di no a molti
colleghi che si presentavano per chiedere di parlare nelle fasi
finali del dibattito. Ciò confermo perché sia chiara nell'ambito
di una discussione così importante, così elevata nei contenuti la
necessità di un minimo di autocontrollo, di autorispetto e di
rispetto di tutta l'Assemblea al fine di non costringermi a
compiere atti che non intendo neanche lontanamente compiere, ma
che sarebbero necessari qualora dovessi accorgermi che si intende
riaprire il dibattito sull'ordine del giorno.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, con un certo senso di tristezza intervengo in
questo dibattito non perché il dibattito non abbia avuto toni
spesso anche di valore politico, ma perché in quest'Aula
riecheggia ancora l'ultimo dibattito svoltosi che era certamente
di qualità, di valore, di tenore, ma, permettetemi anche di dire,
di contenuto di ben altro rilievo.
Ci troviamo a svolgere, subito dopo quello sulla pace in
Palestina, il dibattito su un ordine del giorno presentato dalle
opposizioni, su un tema sul quale, forse, una capacità di
riflessione maggiore da parte di ogni singolo deputato avrebbe
potuto evitare; e parlo soprattutto dei tanti deputati
dell'opposizione che hanno voluto in questi tre mesi continuare a
parlare e a tenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica e
della stampa.
E dico ciò, caro onorevole Cracolici, perché non c'è e non
c'è stato da parte mia né silenzio né imbarazzo. Non ho imbarazzo
a giudicare una persona che conosco da dieci anni e forse più e
che ho visto lavorare nel governo che presiedo con spirito di
sacrificio, con passione, con entusiasmo, per averlo sentito più
volte fare discorsi e ragionamenti che sono totalmente
all'incontrario di quelli che qualche verbale ha voluto
rappresentare all'opinione pubblica.
Guai se giudicassi le persone che conosco da tanti anni e
cambiassi opinione su persone che conosco e che vedo lavorare - e
non mi riferisco soltanto all'assessore Pellegrino, ma a tutte le
persone che conosco - sol perché qualche trascrizione ha dato
immagini diverse.
Credo che ognuno di noi questa riflessione avrebbe potuta
farla, a meno che coloro che sono intervenuti ritengano che non
quello che è apparso come trascrizione, ma quello che è stato il
comportamento etico, morale, politico e sociale dell'onorevole
Pellegrino negli anni passati abbia in qualche modo radicato in
ognuno di loro la convinzione che l'onorevole Pellegrino possa
essere cosa diversa.
In me questo non c'è stato, in me c'è la convinzione che
l'onorevole Pellegrino è una persona perbene, che lavora, che sta
svolgendo un ruolo in questo governo.
Preferirò giudicare l'assessore Pellegrino quando fra
qualche mese riterrò di fare una valutazione sul lavoro che la
giunta ha fatto; allora esprimerò il mio giudizio, ma sul lavoro
che ha fatto, sulle scelte che ha fatto, sulla politica che avrà
portato avanti.
Guai a immaginare di condizionare le nostre scelte, il
nostro giudizio a qualsiasi o a qualsivoglia verbale
Dico ciò con profonda serenità e senza imbarazzo. Sul capo
dell'assessore Pellegrino sono intervenuto sin da subito.
Certo, prima di esprimere qualsiasi dichiarazione ho voluto
ascoltare dalla sua viva voce cosa fosse successo e quando
l'assessore mi ha spiegato che cosa era successo non ho capito le
ragioni, ma ho condiviso e credo di aver fatto delle valutazioni
insieme a lui che il suo lavoro e il suo comportamento erano per
me fonti di un giudizio di gran lunga più importante di quello
che era successo.
L'ho dichiarato con grande lealtà anche sulla stampa: se
fosse capitato a me, ma per una scelta personale, avrei chiesto
scusa ai carabinieri per quello che era successo. Ma proprio
perché sono convinto, come lo è l'assessore Pellegrino, che egli
abbia detto ciò che ha detto non certo per offendere.
Bastava chiedere scusa, bastava dire che l'interpretazione
del suo pensiero era è tutt'altra, le sue convinzioni sono
tutt'altre. Credo che questa, per quel che mi riguarda, sarebbe
stata la mia scelta.
L'assessore Pellegrino ha voluto fare una scelta diversa, ma
nelle scelte diverse del comportamento non cambia la sostanza.
Nel senso che l'assessore Pellegrino ha detto e ha continuato a
ripetere che il senso delle sue parole non voleva essere né
offensivo né tanto meno intendeva esprimere giudizi negativi nei
confronti dell'Arma dei Carabinieri.
C'era da giudicare anche quello che l'assessore aveva fatto
partecipando ad un incontro e io non affretterei giudizi
politici, onorevole Cracolici. Lei sa bene come lo so io,
d'altronde, che in quella competizione le persone di cui stiamo
parlando erano in uno schieramento di centrosinistra. Non
parliamo, onorevole Speziale, della mafia di Monreale perché
quelle persone avevano partecipato ad una competizione elettora-
le ...
CRACOLICI. Quelli arrestati?
CUFFARO. No, quelle persone che sono state arrestate insieme
alle persone presso cui era andato l'onorevole Pellegrino.
CRACOLICI. Stiamo parlando del cavaliere Sciortino?
CUFFARO, presidente della Regione. Ma l'assessore Pellegrino
ha spiegato che era andato dal cavaliere Sciortino che aveva
partecipato ad una competizione elettorale politica in uno
schieramento di centrosinistra. Ma, guai a pensare che questo sia
pregiudiziale, anzi, tutt'altro. Però questa è la storia, questi
sono i fatti. Non facciamo finta di non saperle le cose. Non può
essere questo il metro di giudizio di chi ha partecipato ad un
incontro a casa di un amico dove ha trovato, come per sua stessa
ammissione, persone che non conosceva.
L'assessore Pellegrino mi ha spiegato queste cose e io non
avevo motivo di non credergli, perché credo che debba esserci
fiducia tra un Presidente e un assessore che ha scelto. E non ho
chiesto il rinvio del dibattito.
Mi sono, purtroppo, trovato nelle condizioni personali e
familiari di non poter partecipare al dibattito, anche perché
continuo ad essere convinto che il dibattito, qualunque esso sia
- quello di altissima qualità che abbiamo fatto la settimana
scorsa e quello forse di qualità ma di meno valore e intensità di
oggi - è sempre il confronto democratico di un Parlamento
democratico. E quindi è giusto che andasse fatto.
Non credo che le parole che sono state dette questa sera si
possano riferire alla e a quella che è la capacità di questo
Governo di continuare a promuovere la cultura della legalità.
Noi abbiamo detto spesso, ma l'ho detto anche facendolo
diventare parte del programma del mio Governo, che la lotta alla
criminalità non può essere un fatto solo di repressione; va fatta
alimentando la cultura della legalità, ma va fatta soprattutto
attraverso la prevenzione.
Noi stiamo facendo un grande sforzo sulla prevenzione, che è
quella parte della lotta alla criminalità che deve essere
affidata più alla politica. Infatti, se creeremo sviluppo, se
creeremo lavoro, avremo posto le condizioni che consentiranno a
tanta gente di scegliere se andare a delinquere o lavorare
onestamente.
Questa è la parte più importante e questo è soprattutto
affidato soprattutto alla politica. Poi, c'è anche la cultura
della legalità. Ma mai dobbiamo pensare che una ostentata
cultura della legalità possa violare persino la stessa legalità.
Questo sarebbe una cosa che andrebbe oltre ogni senso.
Credo che questo Parlamento, ognuno di noi, debba avere
una capacità serena di giudizio. Questa capacità di esprimere,
costruire un giudizio su una persona per quello che ha fatto, per
quella che è, per quello che ha prodotto e non affidarsi soltanto
ad episodi che, se pur in qualche modo lasciano il segno, non
possono determinare quello che è il giudizio su una persona.
Stia tranquillo l'onorevole Speziale: la nostra presenza
politica alle commemorazioni non è una presenza di rito; è una
presenza convinta, è una presenza di chi ritiene che questo
Governo debba essere veramente a fianco delle Forze dell'Ordine,
debba avere un ruolo propulsore in una società che ha scelto di
cambiare, ma che ha scelto di cambiare costruendo le occasioni di
un futuro che deve appartenerci. E il futuro di questa terra non
si costruisce continuando a denigrare questa terra ogni giorno
sui mass media; questo non aiuta la Sicilia. Capisco il ruolo
delle opposizioni, lo comprendo, ma guai a travalicare quel ruolo
andando oltre e costruendo quelle che possono essere condizioni
che poi alla fine danneggiano l'interesse complessivo di questa
regione.
Su questo fatto, forse, qualche parola di troppo è stata
detta. Allora, riporterei il tono dell'argomentazione, del
dibattito, ma riporterei soprattutto le convinzioni intime che
ognuno di noi deve avere tentando di valutare i fatti.
Ringrazio l'onorevole Leontini, non soltanto per la
pacatezza del suo intervento, ma per le cose che ha detto, forti
e sensate.
Noi vogliamo essere giudicati, e su questo accetteremo i
dibattiti, gli ordini del giorno, tutte le mozioni che questo
Parlamento vorrà presentare, ma vogliamo essere giudicati per
quello che stiamo producendo, per quello che costruiremo per il
progetto che porteremo avanti che, ne siamo sempre più convinti,
sarà un progetto di futuro vero se sarà nostro, se lo vorremo, se
vorremo costruirlo tutti insieme, tutti i partiti.
Il futuro si costruisce se c'è la capacità dei partiti di
stare insieme e di avviare i processi che servono a questa
Sicilia. Quindi, signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
che l'Assessore Pellegrino debba continuare a svolgere il suo
lavoro; debba farlo e spero che questo dibattito gli dia la forza
di essere più presente, di metterci più passione, di metterci più
entusiasmo, di dedicare, se possibile, ancora più tempo di quello
che ha dedicato fino ad oggi per potere risolvere i tanti
problemi che ha la Sicilia e che ha soprattutto l'Assessorato che
l'onorevole Pellegrino dirige.
Su questo e sui comportamenti di tanti altri assessori, su
ciò che concretamente stiamo producendo per la Sicilia riteniamo
di dover essere giudicati da questo Parlamento, sia esso un
giudizio politico, ma, permettetemi di dirlo, anche un giudizio
morale. Sulla conduzione dell'attività politica, degli atti
amministrativi, su ciò che stiamo facendo, accettiamo giudizi
morali, ma non possiamo accettare giudizi che non appartengono al
ruolo che stiamo svolgendo, che possono e che sono legati ad una
serie di verbali che vengono divulgati spesso e forse, qualche
volta, molto disinvoltamente.
Diciamocelo con franchezza: non credo che qua dentro ci
siano deputati che non siano incappati, almeno una volta, in
qualche verbale che è andato svolazzando. Dico tutti, a
cominciare dall'onorevole Orlando per finire ad altri deputati,
ma nessuno di noi ha valutato che questi potessero mettere in
crisi le nostre più profonde convinzioni sulla moralità di queste
persone e sul loro diritto a continuare il lavoro con più forza e
con più incisività. Chiediamo lo stesso anche per l'assessore
Pellegrino, perché siamo convinti che egli possa svolgere, che
egli debba svolgere il proprio lavoro; alla fine, tutti insieme,
sul lavoro che avrà svolto, su quello che avremo svolto noi,
chiederemo il giudizio politico ma anche morale.
MICCICHE'. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Micciché, mi ero appellato al senso di
opportunità.
Posso concedere la parola per dichiarazioni di voto, ma,
ripeto, avevo posto un problema di opportunità.
Onorevole Miccichè, non rientra proprio in alcuna logica
che un Presidente debba negare il diritto ad un deputato di fare
una dichiarazione di voto. E' il contesto dentro il quale
avviene questa richiesta.
CAPODICASA. Anch'io chiedo di parlare per dichiarazione di
voto.
PRESIDENTE. Il dibattito è stato ampio, tutti avete espresso
le vostre opinioni; non mi sembra assolutamente opportuno
prolungare la discussione per dichiarazione di voto.
La dichiarazione di voto l'accetto, stavo per dire, ma
rinnovo l'appello ad un minimo di senso della misura perché dopo
un dibattito così lungo come quello che c'è stato il ricorso ad
una nuova raffica di dichiarazioni di voto mi sembra
assolutamente inopportuno.
Onorevole Micciché, ha la parola per dichiarazione di voto.
(Proteste dai banchi della Destra)
CINTOLA. Signor Presidente, lei, dando la parola per
dichiarazione di voto, sta dicendo che non si può più votare a
scrutinio segreto. Il voto è palese, lei non può più far votare a
scrutinio segreto, non lo può più fare.
MICCICHE'. Vedo che ci sono ricatti e richiami alla legalità
a convenienza; rinuncio al mio intervento.
Presidenza del presidente LO PORTO
PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO
CRISALFULLI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Credo che ci sia troppa eccitazione e non mi pare
né il caso né il modo. L'articolo 127 del nostro Regolamento, al
punto 7, recita: "Nelle questioni comunque riguardanti persone,
la votazione avviene a scrutinio segreto". Detto questo, non ho
problemi né se la votazione avviene per scrutinio segreto né se
avviene per alzata di mano né se gli si dice direttamente.
Ritengo che il presidente dell'Assemblea dovrebbe comunque
consentire, visto che il Regolamento ci porta in ogni caso allo
scrutinio segreto, a chi lo volesse di poter esprimere il proprio
punto di vista.
Mi sono sobbarcato che questa sera, per la serenità di
tutti, il Regolamento fosse messo da parte per consentire un
superamento di difficoltà regolamentari, per consentire che tutti
fossero messi nelle condizioni di esprimere il proprio punto di
vista, ma questo non può significare che si vada oltre. Pertanto,
signor Presidente, la invito a valutare ciò che le ho sottoposto
ed a consentire, qualora qualcuno lo richiedesse, di fare queste
valutazioni.
PRESIDENTE. Il richiamo al Regolamento dell'onorevole
Crisafulli non è un richiamo, perché il problema non è stato
neanche posto. Prendo atto quindi dell'articolo del Regolamento
da lei citato, che condivido totalmente. Non vi era da parte mia
alcuna controindicazione, semmai il mio atteggiamento era legato
all'ipotesi di una dichiarazione di voto che, proprio in omaggio
alla sua interpretazione del Regolamento, trattandosi di voto
segreto, non può essere espressa, salvo che per annunciare
l'astensione.
Presidenza del presidente LO PORTO
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO DELL'ORDINE DEL GIORNO N.79
PRESIDENTE. Indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'ordine del giorno n. 79 "Invito al Presidente della Regione
a revocare la delega all'assessore per il territorio e
l'ambiente, Bartolo Pellegrino", dell'onorevole Speziale.
Dichiaro aperta la votazione.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Seguono le operazioni di voto)
Presidenza del presidente LO PORTO
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto dell'ordine del giorno n. 79.
Presenti e votanti 72
Maggioranza 37
Favorevoli 27
Contrari 44
Astenuto 1
L' Assemblea non approva.
(Applausi dai banchi della destra)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura.
Art. 5.
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il
giorno stesso della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di
farla osservare come legge della Regione.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione la delega alla Presidenza per il
coordinamento formale del disegno di legge n. 361/A.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Presidenza del presidente LO PORTO
VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE "INTERVENTI PER L'ACCELERA-
ZIONE ED IL COMPLETAMENTO DEL RISANAMENTO DELLA CITTA' DI MESSINA.
MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 6 LUGLIO 1990, N. 10". (NN. 238-236
245 - NORME STRALCIATE/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale del disegno di
legge "Interventi per l'accelerazione ed il completamento del
risanamento della città di Messina. Modifiche alla legge
regionale 6 luglio 1990, n. 10" (nn. 238-236-245 - Norme
stralciate/A). Chiarisco il significato del voto: chi vota sì
preme il pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso;
chi si astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Seguono le operazioni di voto)
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti ....... 64
Maggioranza .............. 33
Favorevoli ............... 51
Contrari ................. 12
Astenuti/o................ 1
(L'Assemblea approva)
Presidenza del presidente LO PORTO
VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE "MODIFICHE ED INTEGRAZIONI
ALLA LEGGE REGIONALE 1 SETTEMBRE 1993, N. 26, CONCERNENTE NORME
IN MATERIA ELETTORALE" (N: 361/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale del disegno di
legge "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 1 settembre
1993, n. 26, concernente norme in materia elettorale" (n.
361/A). Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Seguono le operazioni di voto)
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti ....... 62
Maggioranza .............. 32
Favorevoli ............... 47
Contrari ................. 14
Astenuto ................. 1
(L'Assemblea approva)
Presidenza del presidente LO PORTO
COMUNICAZIONE DI CAMBIO DI DENOMINAZIONE DI GRUPPO PARLAMENTARE
PRESIDENTE. Do lettura della seguente comunicazione pervenuta
alla Presidenza da parte dell'onorevole Cintola: "Si comunica
alla Signoria Vostra il cambio di denominazione del Gruppo
parlamentare C.D. in U.D.C., Unione Democratica Cristiana e di
Centro. Questo a seguito dell'assemblea costituente il nuovo
partito politico UDC avvenuta a Catania in data 14 aprile c.a".
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente LO PORTO
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "DISCIPLINA DELL'ESERCIZIO
DELL'ATTIVITA' DI OTTICO" (N. 287/A)
PRESIDENTE. Si passa all'esame del disegno di legge
"Disciplina dell'esercizio dell'attività di ottico" (287/A),
posto al numero 3).
Invito i componenti la III Commissione a prendere posto al
banco delle commissioni.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Tricoli, per
svolgere la relazione.
TRICOLI, presidente della Commissione e relatore. Mi rimetto
al testo.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Avverto che, da questo momento, sono aperti i termini per la
presentazione degli emendamenti entro le successive ventiquattro
ore di tempo.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace
se questa mia richiesta di intervento può apparire come un voler
ritardare la conclusione dei lavori di quest'Aula. Ritengo, però,
che la discussione che lei ha avviato meriti una seria ed attenta
riflessione, alla luce del fatto che questa norma - credo varata
dalla commissione al ramo - sia il frutto di una sentenza del
Consiglio di Stato, che ha dichiarato le norme operanti in
Sicilia come norme che "limitano il principio della concorrenza e
della libertà di professione", avendo com'è noto la nostra
Regione - unica Regione - disciplinato l'attività di ottico non
secondo la categoria commerciale, oltre tutto sia liberalizzata
con la legge, credo numero 29 nazionale e con la legge recepita
in Sicilia che non ricordo che numero abbia, la legge sulla
liberalizzazione delle attività commerciali, questa norma ha, per
quanto attiene l'attività di ottico, mantenuto il regime operante
in precedenza.
Cos'è questo regime? Il fatto che l'attività di ottico potrà
essere effettuata soltanto con alcuni parametri, in particolare
parametri dimensionali del comune dove si intende svolgere questa
attività. Insomma, per dirla in breve, chi ha già una attività
di ottico potrà svolgere l'attività, chi si propone di poter
accedere alla professione di ottico, malgrado noi formiamo con i
nostri corsi di formazione professionale anche categorie
specifiche, in Sicilia non può aprire attività perché esiste un
regime di monopolio.
Allora io capisco l'intendimento che la Commissione ha
inteso in qualche modo porsi nel cercare di dare una risposta ad
un problema sociale, economico ma ad un problema che oltre tutto
è stato sottoposto ad un giudizio di un organo dello Stato. Però
credo che la soluzione che viene proposta dal testo predisposto
dalla Commissione in realtà si limita soltanto o semplicemente a
muoversi dentro quei parametri, per cercare quanto meno di
raddoppiare l'attività, per cui si prevede che in un comune dove
è previsto che vi sia un solo ottico ve ne possono essere due.
Io dico, cari colleghi, che questa materia, se vogliamo
affrontarla - ed ho la massima disponibilità ad affrontarla -
ritengo che noi dobbiamo affrontarla dentro un quadro di vera
liberalizzazione dell'attività. Ecco perché, Presidente, il
problema non è aprire e chiudere la discussione generale, perché
è evidente che, se l'Aula sarà rinviata come lei ha proposto il 7
maggio, diciamo che questo tempo di fatto è un tempo nel quale si
può lavorare in Commissione, quindi le chiederei il rinvio ed un
ulteriore esame della Commissione di merito, al fine di arrivare
a raggiungere quegli obiettivi che in qualche modo intenderebbe
portare avanti il testo di legge, ma che a mio avviso, per i
risultati a cui arriva, è 'una montagna che partorisce un
topolino'.
Ecco perché, caro Presidente, io le rinnovo l'invito di
poter ulteriormente fare un approfondimento nei giorni che ci
separano dall'Aula con l'impegno - c'è un impegno politico - a
fare in modo che dal 7 maggio, quando si riaprirà l'Aula, questa
abbia la priorità nella discussione dell'esame del disegno di
legge. Però credo che c'è bisogno di approfondire nel merito il
tipo di attività e come vogliamo disciplinarla questa attività,
ripeto, alla luce del fatto che tutte le attività commerciali in
Sicilia risultano essere liberalizzate e non si capisce perché
questa no.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, questo disegno di legge non è
passato dalla Conferenza dei presidenti del Gruppi parlamentari e
non è stato indicato in nessuna Conferenza quindi, in nessuno
incontro tra i capigruppo perché potesse arrivare in Aula. Io
apprendo del disegno di legge con l'ordine del giorno che mi è
arrivato, ma non ne conosco né la portata, né l'iniziativa, né
altro. Cioè la Conferenza dei capigruppo non ha parlato di questo
disegno di legge, per cui io la prego di non incardinarlo per un
fatto regolamentare, non si può travalicare le decisioni della
Conferenza dei capigruppo che non hanno posto all'ordine del
giorno questo disegno di legge.
Io non entro nel merito, ma dico che è impossibile ed
improponibile che l'Aula possa questa sera discutere su questo
disegno di legge.
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, intanto era l'unica legge che
le Commissioni ci hanno prodotto e, in un momento di scarsa
produzione, era un boccone ghiotto. Lo stesso è accaduto però per
la legge elettorale.
CINTOLA. Assolutamente no
PRESIDENTE. E come no? Neanche per quella i Capigruppo avevano
deciso. Ma, ripeto, è un problema assolutamente platonico perché
è evidente che questa sera noi non possiamo chiudere la
discussione su questa legge, per cui c'è una proposta
dell'onorevole Cracolici, se non ho capito male, di riportarla in
Commissione. Io chiedo il parere del relatore.
TRICOLI, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, in Commissione si può riportare una legge su cui si
sia chiusa una discussione generale con gli emendamenti
eventualmente presentati, perché la Commissione ha discusso a
lungo su questo disegno di legge.
Questo disegno di legge è uno dei tanti che la Commissione
ha esitato ed è il primo che approda, perché non è andato in
Commissione Bilancio per il parere circa una eventuale spesa.
Io allora vorrei capire, anche dalla Presidenza, visto e
considerato le polemiche giornalistiche che ci sono state, se
l'obiettivo della Commissione è quello di produrre disegni di
legge, che poi si trasformino in legge, oppure dobbiamo
semplicemente chiacchierare in Commissione una volta al mese. E,
allora, se questa è la ragione, ci affidiamo alla Conferenza dei
Capigruppo, chiudiamo le Commissioni e le riapriamo quando la
Conferenza dei Capigruppo decide che le Commissioni devono
lavorare.
Ma ci vuole anche un poco di serietà nel valutare quella che
è l'opera dei colleghi, anche se non partecipano alla Conferenza
dei Capigruppo, oppure le leggi importanti sono soltanto quelle
che recepiscono le norme nazionali per cui una Regione a Statuto
autonomo poi diventa in realtà una Regione che non fa altro che
ratificare ciò che il Governo nazionale ha stabilito?
Questo è un disegno di legge fatto in una Regione in cui
attualmente la disciplina è quella vigente in data antecedente
alla riforma che in tutta Italia ha una sua validità e un suo
valore, però in Sicilia non si possono attivare quelle riforme
che in tutta Italia sono state poste e comunque ha il pregio, a
mio parere, ma possiamo anche essere in disaccordo, di dare un
ruolo a questa Assemblea, che non si limita a recepire una legge
fatta a Roma. Però nel valutare una impostazione generale che
arriva dal quadro nazionale ritiene legittimamente di esprimere
le posizioni differenti da quelle che Camera e Senato hanno
voluto dare alla loro legge.
Secondo me bisogna chiudere la discussione generale,
presentare gli emendamenti, anziché entro 24 ore, entro sette
giorni, entro quindici giorni, quello che la Presidenza
dell'Assemblea riterrà opportuno, e discutere gli emendamenti in
Commissione, in Aula, dove si ritiene più opportuno, perché tanti
emendamenti sono stati presentati all'originario disegno di
legge, sono stati valutati attentamente dalla Commissione, la
quale si è riunita, ha ascoltato le parti interessate e alla fine
ha prodotto questo. Ha prodotto un topolino; beh, meglio un
topolino, ritengo, che il nulla a cui abbiamo assistito.
PRESIDENTE. Vorrei ricordare a me stesso, oltre che all'Aula,
l'articolo 121 quater del Regolamento interno, che è la parte che
disciplina la richiesta di ritorno in Commissione: "Fermo
restando quanto previsto dal penultimo comma dell'articolo 112,
nel corso dell'esame di un disegno di legge la Commissione o il
Governo possono chiedere con proposta motivata il rinvio dello
stesso in Commissione per un ulteriore approfondimento. La
richiesta può essere anche avanzata da un Presidente di Gruppo
parlamentare".
La richiesta è stata fatta da un collega deputato che non è
né Presidente di Commissione, né membro del Governo, né
Presidente del proprio Gruppo, anche se comprendo che questo è
l'elemento meno difficoltoso, perché si può ricorrere alla
richiesta formale del Presidente del Gruppo rispettivo. Tuttavia
l'Assemblea decide per alzata a seduta.
Se l'onorevole Cracolici insiste in questa richiesta e la
traduce in una formale richiesta del Capogruppo, onorevole
Speziale, naturalmente io dovrò consultare l'Assemblea.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevole colleghi, dall'UDC è
stata posta una questione che riguarda l'incardinamento del
disegno di legge, l'inserimento del disegno di legge all'ordine
del giorno. Il disegno di legge non è stato esaminato e
concordato nella Conferenza dei Capigruppo per cui non può
entrare in quest'Aula, e pertanto, ancor prima di stabilire se
deve essere rinviato o no in Commissione, si tratta di stabilire
se quel disegno di legge che non è stato esaminato dalla
Conferenza dei Capigruppo può essere posto alla valutazione della
Commissione.
PRESIDENTE. Si doveva obiettare quando abbiamo approvato
l'ordine del giorno, onorevole Speziale.
SPEZIALE. Signor Presidente, per quanto riguarda la legge
elettorale, si è superata la procedura normale perchè è stata
annunciata in Aula; quando è stata annunciata in Aula la legge
elettorale, il Governo ha chiesto la procedura d'urgenza con
l'assenso dell'Aula ed in questo modo ha potuto baipassare la
Conferenza dei Capigruppo. Pertanto, io convengo con quanto
prima ha dichiarato il collega Cintola, che non si può procedere
all'esame del disegno di legge se prima non viene esaminato dalla
Conferenza dei Capigruppo e in quella sede poi si concorda di
inserirlo all'ordine del lavori.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è veramente
paradossale e a volte stupefacente quello che noi siamo costretti
ad ascoltare in quest'Aula. Da alcuni mesi assistiamo ad un
attacco da parte di certa sinistra all'attività di questo
Parlamento, all'attività delle commissioni.
Siamo stati perfino degni di apparire su tutti i giornali
italiani, non solo regionali, nazionali, ma settimanali e
additati al pubblico ludibrio perchè non lavoriamo. Nel momento
in cui c'è una commissione che si attiva, che lavora, che
presenta un disegno di legge pronto per l'Aula, fra l'altro che
non comporta spesa, e allora si eccepisce che detto disegno di
legge non è passato attraverso la Conferenza dei Capigruppo; ma
guarda un po' .
E' nella libera facoltà della Presidenza dell'Assemblea,
laddove ci sono delle leggi pronte per l'Aula, far si che l'Aula
possa esprimersi su queste leggi. E' chiaro ed è evidente che,
ove l'Aula lo ritenesse, da qui a una settimana, a quindici
giorni, una volta presentati gli emendamenti può chiedere un
approfondimento in Commissione e la Commissione, come già si è
espressa attraverso la sua Presidenza, certamente non rifiuterà
di accogliere tutti gli emendamenti possibili che tutti i
colleghi e tutti i gruppi parlamentari vogliono presentare a
questa nuova legge.
Quindi è paradossale che, laddove si addita al pubblico
disprezzo questo Parlamento perchè non lavora, nello stesso tempo
poi si invoca il Regolamento, perchè non è passata attraverso la
Conferenza dei capigruppo.
Quindi io invito la Presidenza a valutare attentamente la
possibilità di rinviare questa legge senza prima incardinarla.
PRESIDENTE. Sul richiamo al Regolamento io vi voglio esprimere
nei termini più concreti: l'obiezione doveva essere sollevata al
momento di approvazione dell'ordine del giorno che ha distinto i
lavori di questa seduta.
C'è una richiesta formale di rinvio in Commissione, se
questa è fatta proprio dal Presidente del Gruppo io la metto ai
voti.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, onorevoli colleghi io ho
presentato una richiesta formale a norma dell'articolo 101
PRESIDENTE. Prima di lei l'onorevole Cracolici aveva
formulato la richiesta che io mi sono permesso di sottoporre. Se
l'onorevole Cracolici la ritira, non ho alcuna difficoltà a fare
discutere la sua sospensiva.
CINTOLA. Prima ci va la mia.
PRESIDENTE. No, no, prima ci va quella dell'onorevole
Cracolici.
CINTOLA. Io sono prima di lui perchè è pregiudiziale la mia
richiesta.
CRACOLICI. Dichiaro di ritirare la mia richiesta.
PRESIDENTE. Le priorità che le spettano, onorevole Cintola,
non gliele nego, ma stia tranquillo. Mettetevi d'accordo. Le
priorità che le spettano sono sue e nessuno gliele minaccia.
CAPODICASA. Signor Presidente, io volevo essere rassicurato
che la Presidenza avesse già preso in esame la richiesta che è
stata avanzata. Quindi, nel momento in cui la richiesta dovesse
essere messa ai voti, cosa che è necessario fare, a norma
dell'articolo 101, io pregherei di informare l'Aula su come
funziona la procedura.
La questione pregiudiziale andava posta prima dell'inizio
della discussione, la questione sospensiva, a norma del comma 2
dell'articolo 101 del Regolamento, può essere posta anche nel
corso della discussione purchè formalizzata e sottoscritta da
almeno otto deputati. Io l'ho presentata con la firma di otto
parlamentari quindi credo che la questione sospensiva debba
essere messa ai voti.
PRESIDENTE. Pongo ai voti la richiesta di sospensiva
presentata, a norma del comma 2 dell'articolo 101 del
Regolamemnto, della proposta di legge n. 287/A <<Disciplina
dell'esercizio dell'attività di ottico>>.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
La seduta è rinviata a martedì 7 maggio 2002, alle ore
17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente LO PORTO
I - COMUNICAZIONI
II - LETTURA AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLA MOZIONE:
N. 105 - Impegno del Governo della Regione al recepimento
in Sicilia della legge n. 328 del 2000 in materia di
servizi sociali.
Forgione Francesco; Liotta Santo; Raiti Salvatore; Spampi-
nato Giuseppe.
Presentata il 23/04/2002
III - SVOLGIMENTO DI INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE DELLA RUBRICA
"Lavoro, previdenza sociale, formazione professionale ed
emigrazione".
La seduta è tolta alle ore 23.30
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 02.30 di mercoledì
24 aprile 2002)