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Resoconto d'Aula della Seduta n. 53 di martedì 23 aprile 2002
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   Presidenza del presidente LO PORTO


     BURGARETTA APARO, segretario, dà  lettura del processo verbale
  della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende
  approvato.
                              CONGEDO

     PRESIDENTE.   Comunico  che  l'onorevole  Acierno  ha  chiesto
  congedo dal 23 al 27 aprile 2002.
       Non   sorgendo   osservazioni,   il   congedo   si   intende
  accordato.

             ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che sono pervenute le seguenti risposte
  scritte ad interrogazioni:

    - da parte dell'Assessore per gli enti locali:

            N. 179 - Notizie sulla gestione dei Co.Re.Co in Sicilia.
          Firmatari:Barbagallo      Giovanni;  Genovese  Francantonio;
          Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Zangara Andrea

            N. 232 - Provvedimenti urgenti  in  materia  di  controllo
          sugli atti degli enti locali.
          Firmatari:Panarello Filippo

            N. 380 - Provvedimenti urgenti in merito alla
          incompatibilità ed ineleggibilità  dell'attuale  Sindaco  di
          Petralia Sottana (PA).
          Firmatari:Forgione Francesco

       Avverto  che  le  stesse  saranno pubblicate in allegato alo
  resoconto stenografico della seduta odierna.

    ANNUNZIO  DI  PRESENTAZIONE  DI  DISEGNI DI LEGGE E CONTESTUALE
    INVIO ALLE COMPETENTI COMMISSIONI LEGISLATIVE

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  stati  presentati ed inviati
  alle  competenti  Commissioni  legislative  i seguenti disegni di
  legge:

                        AFFARI ISTITUZIONALI (I)

    -  "Contributo  straordinario per il proseguimento del progetto
  'Emergenza Palermo'" (n. 362)
    - iniziativa parlamentare
    -  presentato  dagli  onorevoli  Tricoli,  Formica,  Incardona,
  Virzì, Infurna, Ioppolo in data 17 aprile 2002

                       ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

    -  "Modifiche  ed  integrazioni  all'articolo  75  della  legge
  regionale 3 maggio 2001, n. 6, concernente soci fideiussori delle
  cooperative agricole e loro consorzi" (n. 365)
    - iniziativa parlamentare
    -  presentato  dagli  onorevoli  Oddo,  Panarello,  Capodicasa,
  Speziale, Villari, Zago in data 18 aprile 2002

                    CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

    - "Contributo  in  favore  del Comitato per le celebrazioni dei
  settecento anni della pace di Caltabellotta" (n. 366)
    - iniziativa parlamentare
    -  presentato  dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe in data
  18 aprile 2002

                     SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

    -  "Interventi  in favore del settore zootecnico siciliano" (n.
  363)
    - iniziativa parlamentare
    -  presentato  dagli  onorevoli  Lo  Curto, Cristaudo, Paffumi,
  Turano in data 18 aprile 2002

    -  "Norme  per  la  concessione  di  un  contributo  all'Unione
  nazionale mutilati per servizio" (n. 364)
    - iniziativa parlamentare
    -  presentato  dagli  onorevoli  Villari,  Fleres,  Spampinato,
  Barbagallo,  Raiti,  Speziale,  Borzacchelli,  Basile, Amendolia,
  Mancuso in data 18 aprile 2002

                INVIATI IN DATA 22 APRILE 2002

                  COMUNICAZIONE DI RICHIESTE DI PARERE

     PRESIDENTE.   Comunico  che  sono  pervenute  dal  Governo  ed
  assegnate  alle  competenti  Commissioni  legislative le seguenti
  richieste di parere:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

    -    "IACP    di   Acireale   -   Integrazione   consiglio   di
  amministrazione" (n. 48)
    - pervenuto in data 18 aprile 2002

    - "IACP di Agrigento - Sostituzione componente del consiglio di
  amministrazione" (n. 49)
    - pervenuto in data 18 aprile 2002

                         TRASMESSE IN DATA 19 APRILE 2002

    COMUNICAZIONE  DI  ASSENZE  E  SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE
    COMMISSIONI PARLAMENTARI

     PRESIDENTE.  Comunico  le assenze e sostituzioni alle riunioni
  delle Commissioni del 17 aprile 2002.

                        AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   Assenze
   Riunione del 17.04.02: MOSCHETTO-BARBAGALLO G.-CRISAFULLI-
                          LO MONTE-ORTISI-SCOMA

                              BILANCIO (II)

   Assenze
   Riunione del 17.04.02: SAVONA-ROTELLA-SPEZIALE

   Sostituzioni
   Riunione del 17.04.02: D'ANTONI sostituito da LO MONTE
                          MANCUSO       "      " ARDIZZONE

                       ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   Assenze
   Riunione del 17.04.02: NICOTRA-BORZACCHELLI-CATANIA G.-GALLETTI
                          GAROFALO-INCARDONA

                      ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state presentate le seguenti
  interrogazioni:

    - con richiesta di risposta orale:

           N. 529 -  Riconoscimento  dello  status di scuola paritaria
           alle scuole non statali della Regione siciliana.
           - Presidente Regione
           - Assessore Beni Culturali
           Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe;

           N.  532 -  Iniziative  circa  il  rilascio  di  concessioni
           edilizie nel comune di Tremestieri Etneo (CT).
           - Assessore Enti Locali
           Firmatario: Villari Giovanni;

           N.   534  -  Riammissione  nei  termini  delle  domande  di
           contributo dei  cittadini  di  Mascalucia (CT), danneggiati
           dall'eruzione dell'Etna del 2001.
           - Presidente Regione
           Firmatario: Villari Giovanni;

    - con richiesta di risposta scritta:

           N.   530  -   Ulteriore   intervento   circa   la  corretta
           amministrazione del Consorzio di bonifica 9 di Catania.
           - Presidente Regione
           - Assessore Agricoltura
           Firmatario. Liotta Santo

           N.   531 -  Notizie  in  ordine  alla  decisione  dell'AGIP
           Petroli S.P.A. di  rimuovere l'impianto di distribuzione di
           prodotti petroliferi sito a Trecastagni (CT).
           - Presidente Regione
           - Assessore Agricoltura
           Firmatario: Barbagallo Giovanni

           N. 533 - Ispezione  presso  il  Comune di Tremestieri Etneo
           (CT)  circa  gli   incarichi  di  progettazione  dei  piani
           particolareggiati.
           - Assessore Enti Locali
           Firmatario: Villari Giovanni

           N. 535 -  Manutenzione  e adeguamento dello stadio Agesilao
           Greco e dei campi  di  calcio  Pino  Bongiorno, di contrada
           Divisa a Caltagirone (CT).
           - Assessore Lavori Pubblici
           - Assessore Turismo
           Firmatario: Fleres Salvatore.

                         ANNUNZIO DI MOZIONE

     PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stata  presentata  la  seguente
  mozione:

       N.  105 "Impegno del Governo della Regione al recepimento in
  Sicilia  della  legge  n.  328  del  2000  in  materia di servizi
  sociali",  degli  onorevoli  Forgione  Francesco;  Liotta  Santo;
  Raiti Salvatore;  Spampinato Giuseppe Presentata il 23/04/02

       Avverto  che  la  stessa sarà iscritta all'ordine del giorno
  della  seduta  successiva  perchè  se  ne  determini  la  data di
  discussione.

    COMUNICAZIONE  RELATIVA  AD  INTERROGAZIONE  CON  RICHIESTA  DI
    RISPOSTA SCRITTA

     PRESIDENTE.  Informo  che,  in  ordine  all'  interrogazione a
  risposta  scritta dell'onorevole Forgione n.  340 "Iniziative per
  bloccare il processo di incorporazione del Banco di Sicilia", con
  nota 591  del  9  aprile  2002,  l'Assessore per il bilancio e le
  finanze,  onorevole  Pagano,  ha  comunicato  che la problematica
  sollevata  dall'onorevole  interrogante  con  l'atto ispettivo, è
  stata  ampiamente trattata nella seduta dell'ARS n.  35 del 27-28
  febbraio  2002  e  che,  pertanto,  l'oggetto del quesito risulta
  superato.
       L'Assemblea ne prende atto.

       COMUNICAZIONE DI ELEZIONE DI VICEPRESIDENTE DI COMMISSIONE

     PRESIDENTE.  Comunico  che,  nella seduta n.  46 del 17 aprile
  2002,  la  II  Commissione  legislativa  permanente 'Bilancio' ha
  proceduto  all'elezione  del  Vicepresidente  e  che  è risultato
  eletto l'onorevole Antonino Papania.
       L'Assemblea ne prende atto.

    COMUNICAZIONE  RELATIVA  A NOMINA DI PRESIDENTE E DI SEGRETARIO
    DI GRUPPO PARLAMENTARE

     PRESIDENTE.   Comunico  che  con  nota  del  16  aprile  2002,
  pervenuta  il  17  aprile  successivo  e  assunta  con  prot.  n.
  7334/Segr  del 22 aprile 2002, i deputati del Gruppo parlamentare
  'Nuovo  PSI' hanno comunicato che l'onorevole Giuseppe Segreto ne
  è il presidente e l'onorevole Raffaele Nicotra il segretario.
       L'Assemblea ne prende atto.

       Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento
  interno,  che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente LO PORTO


          DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto  II  dell'ordine del giorno:
  Lettura,  ai  sensi  e per gli effetti degli articoli 83, lettera
  d), e 153 del Regolamento interno, della seguente mozione:

    n.  104  "Riqualificazione  dell'area  industriale di Milazzo e
    tutela  dei  suoi  lavoratori", degli onorevoli Paffumi Angelo,
    Formica   Santi,  Baldari  Nicola  Renato,  Beninati  Antonino,
    Genovese  Francantonio,  Leanza Vincenzo, Panarello Filippo, Lo
    Monte Carmelo, Ardizzone Giovanni, Franchina Giuseppe.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO, segretario:

                   " L'Assemblea Regionale Siciliana

     Premesso che da quasi  un anno è in corso, alla raffineria di
              Milazzo,   una   delicata   vertenza   che  concerne
              l'immediata  prospettiva  occupazionale  di  diverse
              centinaia di lavoratori dell'indotto, ma soprattutto
              il futuro  produttivo  di un'area industriale tra le
              più importanti della Sicilia;

     Considerato che:

            - fin  dall'inizio della predetta vertenza i sindacati
              confederali,    con    il   pieno   sostegno   delle
              amministrazioni  locali,  a  partire  da  quella  di
              Milazzo,   hanno   avanzato  proposte  in  grado  di
              scongiurare   i   licenziamenti   e  l'impoverimento
              produttivo  dell'area  e  dell'intera  provincia  di
              Messina;

            - si  sono  tenuti,  a  partire  dal  settembre  2001,
              numerosi    incontri    presso    il   Comitato   di
              coordinamento  delle  iniziative  per l'occupazione,
              con la presenza dell'Assessore per l'industria della
              Regione  siciliana, dei rappresentanti del Ministero
              del Lavoro e delle Politiche sociali, del Sindaco di
              Milazzo e delle parti sociali;

            - nei  predetti  incontri  sono  stati assunti precisi
              impegni  da  parte  delle  istituzioni  nazionali  e
              regionali,  volti a fronteggiare l'emergenza sociale
              e   ad   avviare  un  processo  di  riqualificazione
              industriale dell'area di Milazzo;

            - il Governo  nazionale  si  è impegnato ad emanare un
              provvedimento  per  assicurare ai lavoratori periodi
              di sostegno al reddito, aggiuntivi rispetto a quelli
              previsti  dalla legge 223/91, e ad accelerare (anche
              attraverso  uno  specifico  atto  di  indirizzo)  le
              procedure   per   il   riconoscimento  dei  benefici
              previsti  dalle  leggi n.  257 del 1992 e n. 271 del
              1993;

            - il Governo  regionale  si  è impegnato, per favorire
              nuovi investimenti nell'area di Milazzo, a sostenere
              l'attivazione di un secondo protocollo aggiuntivo al
              contratto  d'area  di  Messina  e  la realizzazione,
              anche   facendo   ricorso   ai   fondi  europei,  di
              infrastrutture e iniziative industriali;

            - a tutt'oggi,  nessuno  dei  predetti interventi si è
              concretizzato  e  si è, per conseguenza, determinata
              una situazione  di  grande  tensione  sociale  tra i
              lavoratori interessati  e  un  forte  allarme tra le
              forze sociali e egli amministratori locali,

                      impegna il Governo della Regione

            - a   sollecitare  il  Governo  nazionale  ad  emanare
              provvedimenti necessari per assicurare ai lavoratori
              adeguati ammortizzatori sociali ed il riconoscimento
              dei  benefici  previsti  per  chi  è  stato  esposto
              all'amianto;

            - a  sostenere  l'attivazione  immediata  del  secondo
              protocollo   aggiuntivo   del  contratto  d'area  di
              Messina per favorire nuovi investimenti nell'area di
              Milazzo;

            - a  promuovere l'inserimento dell'area di Milazzo tra
              quelle   meritevoli   di   risanamento   ambientale,
              definendo   adeguati   progetti   di   intervento  e
              reperendo  congrue  risorse  per abbattere l'attuale
              inquinamento  e  creare, anche per questa via, nuove
              opportunità produttive ed occupazionali." (104)

       Dispongo  che   la   suddetta   mozione  sia demandata  alla
  Conferenza dei  presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  perché  ne
  determini la data di discussione.
       Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.


   Presidenza del presidente LO PORTO


       Si passa al III punto dell'ordine del giorno: Discussione di
  disegni di legge.

    SEGUITO DELLA  DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "INTERVENTI PER
    L'ACCELERAZIONE E IL COMPLETAMENTO DEL RISANAMENTO DELLA CITTA'
    DI MESSINA. MODIFICHE  ALLA  LEGGE  REGIONALE 6 LUGLIO 1990, N.
    10" (238-236-245 Norme stralciate/A)

     PRESIDENTE. Si procede  al  seguito dell' esame del disegno di
  legge   nn.   238-236-245   Norme  stralciate/A  "Interventi  per
  l'accelerazione ed  il  completamento del risanamento della città
  di Messina.  Modifiche  alla  legge  regionale  6 luglio 1990, n.
  10", posto al n.  1).
       Invito i componenti la Commissione a prendere posto al banco
  delle commissioni.
       Ricordo che nella seduta n.  51 del 16 aprile 2002 era stato
  votato ed approvato il passaggio all'esame degli articoli.
       Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

                             "Articolo  1
              Oggetto e ordine di priorità degli interventi

         1.  Il  comma  1  dell'articolo  2 della legge regionale 6
      luglio 1990, n.  10 è sostituito dai seguenti:

         '1.  La  somma  di  cui  all'articolo  1  è destinata alla
      costruzione  o  all'acquisto di alloggi ed alla realizzazione
      delle  relative opere di urbanizzazione primaria e secondaria
      nonchè alla realizzazione di centri sociali polifunzionali.

         1 bis.  Nel  caso  di acquisto di nuovi alloggi realizzati
      da privati,  consorzi  di cooperative e/o enti edilizi, si fa
      riferimento,  per  i costi, al vigente decreto dell'Assessore
      regionale per  i  lavori  pubblici emanato nel rispetto delle
      direttive  nazionali del Ministero delle infrastrutture e dei
      trasporti,   stabilente   i   limiti  massimi  di  costi  per
      interventi  di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e
      convenzionata-agevolata  nel  territorio  della Regione.  Gli
      alloggi  acquistandi devono rispondere ai requisiti peculiari
      stabiliti dalla  legge  5  agosto  1978,  n. 457 e successive
      modifiche, fermo  restando le modalità sancite dalla legge 22
      ottobre 1971  n.  865  e  successive  modifiche,  compresa la
      convenzione ex articolo 35 della stessa legge.'.

         2.  Il  comma  3  dell'articolo  2 della legge regionale 6
      luglio 1990, n.  10 è sostituito dal seguente:

         '3.  Entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente
      legge  un'apposita  commissione  costituita  da  un dirigente
      tecnico  dell'Istituto  autonomo  per  le  case  popolari  di
      Messina, da un  dirigente  tecnico del comune di Messina e da
      un   funzionario   amministrativo  dello  stesso  comune  con
      funzione   di   segretario,   nominati   rispettivamente  dai
      rappresentanti   delle   amministrazioni   di   appartenenza,
      verifica,   sulla   base   dello   stato  di  attuazione  del
      risanamento,  l'ordine  di  priorità  degli  interventi a suo
      tempo  stabilito  con  delibera  del  consiglio  comunale  di
      Messina, valuta  e rielabora, tenendo conto dei diversi tempi
      di attuazione  che la costruzione e l'acquisizione di alloggi
      presentano, un cronoprogramma degli interventi e delle azioni
      di risanamento.  Il  consiglio  comunale  nei  trenta  giorni
      successivi adotta, con propria deliberazione, il nuovo ordine
      di priorità.  Trascorsi i  termini sopraddetti, il sindaco ne
      dispone l'attuazione con propria determinazione.'"

       Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'allegato
  emendamento 1.1.

     BENINATI, presidente  della  Commissione e relatore. Chiedo di
  parlare per illustrare l'emendamento.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI,  presidente  della  Commissione  e  relatore. Signor
  Presidente, con  questo  emendamento  si  elimina una ripetizione
  presente    nel    testo    dell'articolo    1;    mi   riferisco
  all'espressione "valuta e rielabora" che forse è bene togliere.
       Va  inoltre   aggiunta  alla  parola  "verifica"  la  parola
  "integra" in  quanto l'articolo prevede, a differenza della legge
  antecedente, che si  possano acquistare immobili. E' ovvio che la
  cosiddetta  graduatoria che era stata formulata antecedentemente,
  nel caso in  cui  ci  saranno  degli  immobili  che  servono allo
  sgombero,    deve    essere   riformulata.   Pertanto,   verrebbe
  "integrata";   cioè,   verrebbe   "verificata"   la   graduatoria
  precedente   ed   "integrata"   secondo   la  nuova  formulazione
  dell'articolo 1 così modificato.

     PRESIDENTE.   Pongo   in  votazione  l'emendamento  1.1  della
  Commissione. Il parere del Governo?

     D'AQUINO, assessore per gli enti locali.  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo  in votazione l'articolo 1 nel testo risultante. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE.  Si passa all'articolo 2.  Ne do lettura:

                             "Articolo 2
                  Piani particolareggiati ed allocazione
                     degli interventi  di risanamento

         1.  All'articolo 3 della legge regionale 6 luglio 1990, n.
      10 sono aggiunti i seguenti commi:

         '2.   Tutti   i  piani  particolareggiati  di  risanamento
      adottati  dal  consiglio  comunale  di Messina sono approvati
      integralmente  con  la  presente  legge.  Eventuali modifiche
      all'interno  di  essi  che riguardino specifiche destinazioni
      d'uso,  di  distribuzione degli standard urbanistici, densità
      fondiarie,  purchè  mantenute all'interno del dimensionamento
      complessivo,  non  costituiscono variante al Piano regolatore
      generale  vigente e alla variante generale adottata e possono
      essere  approvate con deliberazione della giunta comunale non
      soggetta ad ulteriore approvazione.

         3. Le  osservazioni  e  le  opposizioni  inerenti  i piani
      particolareggiati  di  risanamento vengono determinate con la
      presente   legge  conformemente  a  quanto  già  dedotto  dal
      consiglio comunale.

         4.  Gli  interventi di risanamento possono essere allocati
      anche  nelle  aree  destinate  all'edilizia  residenziale nei
      piani particolareggiati di cui al comma 2. Nel caso in cui le
      aree indicate nei commi precedenti non siano sufficienti, gli
      interventi   di  risanamento  possono  allocarsi  nelle  aree
      destinate  ad  edilizia residenziale pubblica dallo strumento
      urbanistico adottato, senza ulteriori pareri.

         5. Al fine  di  favorire  gli  obiettivi  di  integrazione
      sociale  e   di   riqualificazione   urbana   dell'azione  di
      risanamento degli ambiti  di  cui  all'articolo 2, nelle aree
      riservate all'intervento  dei  privati, individuate nei piani
      particolareggiati  di  risanamento,  possono  essere allocati
      programmi costruttivi di edilizia residenziale convenzionata.
      Reciprocamente gli  interventi  di edilizia sovvenzionata, la
      cui  realizzazione   o  acquisizione  sono  finanziate  dalla
      presente legge,  possono essere allocati nelle aree destinate
      ad edilizia  economica  e  popolare  dallo strumento generale
      adottato'".

       Comunico che  all'articolo  2  sono  stati  presentati dalla
  Commissione:   l'emendamento  2.1  e  il  sub-emendamento  2.1.1,
  allegati al presente resoconto stenografico.

     BENINATI,  presidente della Commissione e relatore.  Chiedo di
  parlare per illustrare l'emendamento 2.1.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     BENINATI,  presidente  della  Commissione e  relatore.  Signor
  Presidente,   il   testo   dell'emendamento   2.1   così  recita:
  "limitatamente alle  aree  oggetto  del risanamento", in quanto i
  piani particolareggiati  includono, oltre le aree di risanamento,
  un insieme di  aree  che  vanno oltre il risanamento. Pertanto il
  sub-emendamento vuole  limitare  l'intervento  ai primi due righi
  dell'emendamento  a   mia   firma.  Pertanto,  dalle  parole  "da
  sostituire" fino  alle  parole "la giunta comunale" l'emendamento
  non viene più  considerato.  Infatti,  con  il  subemendamento in
  effetti si riscrive  di  aggiungere  all'articolo 2 solo la parte
  limitatamente alle aree  di  risanamento; per il resto non cambia
  nulla.

     PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione il subemendamento 2.1.1.  Il
  parere del Governo?

     D'AQUINO, assessore per gli enti locali.  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Rimane pertanto precluso l'emendamento 2.1.
       Pongo  in votazione l'articolo 2 nel testo risultante. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 3.  Ne do lettura:

                             "Articolo 3
           Compiti dell'Istituto autonomo per le case popolari

         1.  L'articolo  4  della legge regionale 6 luglio 1990, n.
      10 è sostituito dal seguente:

          'Art.  4.  -  1.  Per  la progettazione e la realizzazione
       delle  opere finanziate con la presente legge, nonché  per la
       gestione  degli  alloggi,  il  comune  di Messina é tenuto ad
       avvalersi  dell'Istituto  autonomo  per  le  case popolari di
       Messina, che assume anche la funzione di stazione appaltante.
       Ai   fini   dell'approvazione    tecnico-amministrativa   dei
       progetti,  l'Istituto  è  autorizzato  ad   avvalersi   della
       commissione tecnica istituita presso lo stesso dalla legge 22
       ottobre  1971,  n.  865  e  successive  modifiche.  Resta  di
       competenza della  stessa  commissione  tecnica l'approvazione
       dei progetti relativi alle opere di urbanizzazione primaria e
       secondaria.  La  commissione  tecnica  sopraddetta, integrata
       dal presidente della commissione  edilizia  comunale e da due
       esperti allo scopo delegati  dal  sindaco,  esprime il parere
       obbligatorio  propedeutico   al  rilascio  della  concessione
       edilizia richiesto dal regolamento edilizio.

          2.  Per  le  finalità  della presente legge, ai fini della
       redazione ed esecuzione dei progetti, l'Istituto autonomo per
       le    case   popolari   é   autorizzato   ad   avvalersi   di
       professionisti esterni.

          3.  Per l'affidamento degli incarichi di progettazione, il
       cui importo  stimato del servizio è inferiore a 200.000 euro,
       l'Istituto  autonomo  per  le  case  popolari  può  procedere
       all'affidamento  a liberi professionisti singoli od associati
       nelle forme di  cui  alla  legge 23 novembre 1939, n. 1815, e
       successive modifiche, ed alle  società  di  professionisti di
       cui alla lettera a) del comma  6 dell'articolo 17 della legge
       11 febbraio 1994, n.  109  e  successive  modifiche,  di  sua
       fiducia.   L'Istituto  autonomo per  le  case  popolari  deve
       verificare  l'esperienza  e  la  capacità  professionale  dei
       progettisti incaricati e motivarne  la scelta in relazione al
       progetto  da  affidare.  Qualora  il  corrispettivo  presunto
       delle competenze sia uguale  o  superiore  al controvalore in
       euro di 200.000 DSP, l'Istituto autonomo per le case popolari
       affida  l'incarico  ai  sensi del  capo  V  del  Decreto  del
       Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.

          4.  Per far fronte al pagamento delle competenze tecniche,
       l'Istituto  autonomo  per  le  case  popolari  di  Messina  è
       autorizzato ad  istituire  nel  proprio  bilancio un fondo di
       rotazione di  2,5  milioni  di  euro, al cui finanziamento si
       provvede  con  i  fondi  stanziati  dall'articolo  1  e  resi
       immediatamente  disponibili  all'atto  dell'entrata in vigore
       della  stessa.  A  reintegro  del  fondo  di  rotazione  sono
       destinate le  somme  per  le competenze tecniche previste nei
       decreti di finanziamento dei singoli interventi.

          5.  Gli  alloggi   devono  essere  realizzati  secondo  le
       tipologie  previste dalla legge  5  agosto  1978,  n.  457  e
       successive modifiche.

          6. I progetti  devono prevedere l'utilizzazione delle aree
       di ciascun lotto per  la  realizzazione  di  case popolari ed
       opere  di   urbanizzazione   primaria,   nonché   la   totale
       demolizione di casette  ultrapopolari,  di baracche e di ogni
       altra costruzione comunque esistente.'".

       Comunico che  all'articolo  3  sono  stati  presentati dalla
  Commissione gli emendamenti  3.1  e  3.2 e i subemendamenti 3.1.1
  3.1.2 allegati al presente resoconto stenografico.

     BENINATI,  presidente della Commissione e relatore.  Chiedo di
  parlare per illustrare i subemendamenti.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     BENINATI,  presidente  della  Commissione e  relatore.  Signor
  Presidente, per  quanto  riguarda  l'emendamento  3.1.1 era stato
  scritto   che  nell'articolato  "veniva  sostituito  l'articolo",
  invece non è  così.  Viene  sostituito  il  comma 1.  Pertanto, è
  stato  presentato   un   emendamento  dove  si  dice: "sostituire
  l'articolo con il seguente" e si deve intendere che "il comma 1 è
  sostituito   dal   seguente",  cioè,   solamente   il   comma   1
  dell'articolo    3    va    riformulato    così    come   scritto
  nell'emendamento,  e   non  tutto  l'articolo  perchè  altrimenti
  verrebbero meno gli altri commi.
       Inoltre, c'è un subemendamento a questo articolo che propone
  che "alla fine  dello  stesso  comune"  va  sostituito con 'dalla
  giunta  comunale';  anziché  dire  'prendere  atto  dallo  stesso
  comune' in effetti  è  meglio  dire  che  prende  atto  la giunta
  comunale.  E' più  corretto,  quindi,  riformuleremmo il testo in
  questo modo.

     PRESIDENTE. Pongo  in  votazione  il  subemendamento 3.1.1. Il
  parere del Governo?

     SCAMMACCA   DELLA   BRUCA ,   assessore per i lavori pubblici.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  subemendamento 3.1.2.  Lo pongo in
  votazione. Il parere del Governo?

     SCAMMACCA   DELLA   BRUCA ,   assessore per i lavori pubblici.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto, chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Comunico che  il Governo ha presentato il subemendamento 3.3
  allegato al resoconto stenografico.

     SCAMMACCA   DELLA   BRUCA ,   Assessore per i lavori pubblici.
  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SCAMMACCA   DELLA   BRUCA ,   Assessore per i lavori pubblici.
  Presidente, l'emendamento è dovuto ad un parere che abbiamo testé
  ricevuto  dall'Ufficio legislativo e  legale  in  merito  ad  una
  possibile incompatibilità costituzionale  del  comma  3  rispetto
  alle problematiche che sarebbero  sorte, ove  avessimo escluso le
  società di ingegneria, perchè con la formulazione 'e alle società
  di professionisti di  cui  alla  lettera a) del comma 6', avremmo
  escluso le società di ingegneria che, a seguito di sentenze - fra
  l'altro - del Consiglio di Stato, devono essere inserite.
       Per  cui  abbiamo  preferito  presentare  un  subemendamento
  sostituendo l'inciso 'e alle  società  di  professionisti di cui'
  con l'inciso 'e alle società di cui  alle  lettere  a)  e  b) del
  comma 6', lasciando peraltro inalterata la facoltà di affidamento
  a trattativa privata.
       Questo  è il senso  dell'emendamento  che  scaturisce  dalle
  recenti sentenze europee e nazionali in merito.

     PRESIDENTE. Pongo in votazione  l'emendamento 3.3, a firma del
  Governo.Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in  votazione  l'emendamento 3.1 così come modificato.
  Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Pongo in  votazione  l'emendamento 3.2 così come modificato.
  Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 3 nel testo risultante.
  Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                                  "Art. 4.
                        Requisiti degli assegnatari

          1.  L'articolo 5  della  legge regionale 6 luglio 1990, n.
       10, è  sostituito dal seguente:

          'Art.  5.  -  1.  Gli  alloggi  sono assegnati  ai  nuclei
       familiari aventi residenza anagrafica effettiva nelle aree da
       risanare  da  almeno tre anni continuativi alla data  del  31
       dicembre 1998, nonchè in possesso dei requisiti  previsti dal
       decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre  1972, n.
       1035  e  successive  modifiche,  con  esclusione  del  limite
       massimo di reddito.".

       Lo pongo in  votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                             "Articolo 5
               Iter di assegnazione e censimento costruzioni

          1. L'articolo 6 della legge regionale 6 luglio 1990, n. 10
       è sostituito dal seguente:

          'Art.   6.   -   1.   Ai  fini  dell'assegnazione  di  cui
       all'articolo 5 la  prevista  anzianità della residenza di tre
       anni complessivi in una o più zone di cui all'articolo 3 deve
       essere comprovata mediante certificato storico-anagrafico.

          2. Entro  trenta giorni dalla pubblicazione della presente
       legge   nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Regione  siciliana
       l'amministrazione   comunale   deve  procedere  ad  un  nuovo
       censimento  di  tutte  le  costruzioni  precarie e/o baracche
       esistenti  negli  ambiti  di  risanamento,  mediante i propri
       organi   di  polizia  municipale.

          3. L'assegnazione è disposta dal sindaco,  previa delibera
       della giunta comunale su graduatorie formulate dagli appositi
       uffici  comunali  secondo i criteri dettati dal  decreto  del
       Presidente  della  Repubblica  30  dicembre 1972, n.  1035  e
       successive  modifiche,  a  favore degli abitanti  delle  zone
       interessate ai singoli progetti di risanamento.'."

     PRESIDENTE.  Comunico  che  all'articolo  5 è stato presentato
  dalla Commissione l'allegato emendamento 5.1.

     BENINATI,  presidente della Commissione e relatore.  Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI,    Presidente della Commissione e relatore.   Signor
  Presidente, con questo emendamento si  è ritenuto di aumentare da
  trenta  a  sessanta  giorni   il   termine   che   era   previsto
  nell'articolo perchè fosse più confacente con i termini richiesti
  per questa verifica.

     PRESIDENTE. Pongo in votazione  l'emendamento  5.1.  Il parere
  del Governo?

     SCAMMACCA   DELLA   BRUCA ,   assessore per i lavori pubblici.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 5  nel testo risultante. Chi è
  favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                             "Articolo 6
                           Consegna alloggi

          1.  L'articolo 7 della legge regionale 6 luglio  1990,  n.
       10 è sostituito dal seguente:

          'Art. 7. - 1.  L'assegnazione degli alloggi  è  effettuata
       dopo  l'approvazione  del  progetto.  L'assegnatario  ne  può
       prendere  possesso  solo  dopo che è effettuata  la  consegna
       all'ente  appaltante  da parte dell'impresa  esecutrice,  che
       rimane  responsabile della loro custodia fino  alla  consegna
       degli stessi all'ente appaltante.

          2.  La  consegna  degli  alloggi agli assegnatari ha luogo
       quando le costruzione  hanno ottenuto il necessario collaudo,
       l'abitabilità e tutte le approvazioni amministrative previste
       per legge in materia igienico-sanitaria e deve avvenire entro
       sei mesi dalla dichiarazione  di  ultimazione  del  lavori da
       parte del direttore dei lavori.

          3.  Il  nucleo  familiare avente diritto all'assegnazione,
       prima  dell'immissione  nel  nuovo  alloggio, deve avere reso
       libero  da  persone  e  cose  l'alloggio in cui  risiede  per
       consentire la contestuale demolizione.'."

       Lo pongo in  votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                             "Articolo 7
               Aree interessate ai progetti di risanamento

          1.  L'articolo 8  della  legge regionale 6 luglio 1990, n.
       10 è sostituito dal seguente:

          'Art. 8. -  1.  Nelle aree interessate ai singoli progetti
       di  risanamento  deve procedersi, coevamente all'assegnazione
       degli alloggi, allo  sgombero dei nuclei familiari non aventi
       i  requisiti   richiesti   per  l'ottenimento  degli  alloggi
       realizzati con le provvidenze previste dalla presente legge.

          2.  Per l'assegnazione degli alloggi in quota riservata si
       tiene  prioritariamente  conto  della  data del provvedimento
       amministrativo  di  sgombero. Quest'ultimo costituisce titolo
       per    l'inserimento    nella    graduatoria   generale   per
       l'assegnazione degli alloggi.

          3.  Ai  nuclei  familiari  sgombrati  viene rilasciato uno
       sfratto   amministrativo   valido  ai  fini  dell'accesso  ai
       benefici di legge.'"

       Comunico  che   all'articolo  7  è  stato  presentato  dalla
  Commissione l'allegato emendamento 7.1.

     BENINATI, presidente  della  Commissione e relatore. Chiedo di
  parlare per illustrarlo.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Nella
  formulazione  originaria di questo articolo effettivamente, nello
  riscrivere,  erano   stati  eliminati  alcuni  commi  che  devono
  rimanere.  Pertanto,  si è ritenuto più opportuno aggiungere solo
  la modifica, per  cui  è  stato  modificato  l'articolo  8  della
  vecchia legge.  Quest'ultimo costituisce titolo per l'inserimento
  nella  graduatoria  generale  per  l'assegnazione  degli alloggi.
  Questa è la modifica rispetto alla precedente legge.
       La  formulazione che era stata scritta nell'articolo 7 della
  legge,  in  effetti,  mancava  di due commi che sono inalterati e
  quindi  non  conviene  riscriverli  tutti.  Si aggiunge, solo, la
  modifica all'articolo 8 originario.

     PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento 7.1 interamente
  sostitutivo dell'articolo 7. Il parere del Governo?

     D'AQUINO , assessore agli enti locali. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                             "Articolo 8
                        Interventi di demolizione

          1.  L'articolo 9  della  legge regionale 6 luglio 1990, n.
       10, è  sostituito dal seguente:

          'Art. 9. -  1.  E' fatto obbligo all'Istituto autonomo per
       le case  popolari  di  provvedere  all'immediata  demolizione
       delle  casette   e   delle  baracche  lasciate  libere  dagli
       assegnatari o  sgomberate  in  forza  di  atto amministrativo
       ovvero renderle  inabitabili e/o comunque inservibili all'uso
       abitativo.

          2. All'onere finanziario per i lavori di demolizione si fa
       fronte mediante  apposita  previsione  nel quadro economico -
       finanziario progettuale.

          3. L'Istituto  autonomo  per  le  case  popolari è inoltre
       autorizzato  a  stipulare  contratti aperti per interventi di
       demolizione   di   baracche   o  case  ultrapopolari  che  si
       rendessero   libere  a  prescindere  dall'assegnazione  degli
       alloggi.    Tali    interventi    trovano   copertura   sugli
       stanziamenti di cui alla presente legge.'

       Comunico  che   all'articolo  8  è  stato  presentato  dalla
  Commissione l'allegato  emendamento 8.1.

     BENINATI,  presidente  della Commissione e relatore. Chiedo di
  parlare per illustrare l'emendamento 8.1.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI,  presidente  della  Commissione e relatore. E' stata
  aggiunta una parola, anche perchè su un procedimento in corso sul
  risanamento  per  una  demolizione,  erroneamente,  non era stato
  incluso  il trasporto a rifiuto di questo materiale. Onde evitare
  che  si dimenticasse, per ulteriori interventi di questo tipo, si
  è  aggiunto anche di includere il trasporto a rifiuto delle opere
  demolite.  E' un particolare che, di fatto, dà la certezza che in
  caso di demolizione di queste case, si toglie  anche l'inerte che
  viene fuori.

     PRESIDENTE. Pongo  in  votazione  l'emendamento 8.1. Il parere
  del Governo?

     D'AQUINO , assessore per gli enti locali. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE.   Pongo   in  votazione  l'articolo  8  nel  testo
  risultante.  Chi è  favorevole  resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE. Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

                                   "Articolo 9
                            Aggiornamento graduatorie

          1. L'articolo 11 della legge regionale 10 luglio  1990, n.
       10 è sostituito dal seguente:

          'Art.   11.    -  1.   La  Commissione   provinciale   per
       l'assegnazione  di  alloggi  popolari di cui al  decreto  del
       Presidente  della  Repubblica  30 dicembre 1972, n.  1035,  è
       tenuta ad aggiornare le graduatorie definitive,  distinte per
       ogni  singolo ambito di intervento, entro  centoventi  giorni
       dall'approvazione della presente legge.

          2. In caso   di  mancato  rispetto  dei  termini di cui al
       comma 1, il  sindaco  in quanto commissario straordinario per
       l'attuazione  della   presente   legge,  adotta  con  proprie
       determinazioni,  ratificate dalla giunta comunale, i relativi
       atti sostitutivi.'.

       Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

    Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:

                                   "Articolo 10

                              Graduatorie definitive

          1. Alla  legge  regionale  6  luglio  1990,  n.  10,  dopo
       l'articolo 11, è aggiunto il seguente articolo:

          'Art.  11  bis.  -  1.  Il comune di Messina  è  tenuto  a
       formulare  le  graduatorie  definitive,  distinte   per  ogni
       singolo progetto di intervento, entro centoventi giorni dalla
       data di consegna dei lavori dei singoli lotti.

          2. Tutte  le  autorizzazioni, le approvazioni di carattere
       amministrativo, tecnico ed  economico, ivi comprese quelle di
       cui alla legge regionale  29 aprile 1985, n.  21 e successive
       modifiche,  si  intendono  acquisite favorevolmente trascorsi
       sessanta  giorni  dalla  richiesta delle medesime qualora non
       siano intervenuti provvedimenti interruttivi e/o di reiezione
       adeguatamente  ed  unicamente  motivati da parte degli organi
       istituzionali  a  ciò  legittimati.  Alla  stregua  le stesse
       autorizzazioni  o approvazioni relativamente ad interventi di
       prescrizioni  o  richieste di modifiche da parte dei predetti
       enti  in  maniera  unica  e senza ripetizione anche a diverso
       titolo,  devono  essere  sottoposte  a  riesame  entro trenta
       giorni   dalla   notifica   all'ente   progettista   e/o   ai
       professionisti e la definitiva approvazione si conclude entro
       i  successivi  trenta  giorni.  In caso di inerzia degli enti
       preposti  al rilascio di approvazioni, autorizzazioni, pareri
       e  certificazioni, il sindaco può, inoltre, assumere i poteri
       di   commissario   straordinario   sostituendosi   all'organo
       inadempiente.

          3. In caso di  mancato  rispetto  dei  termini  di  cui al
       presente  articolo   l'Assessore   regionale   per  i  lavori
       pubblici  e  l'Assessore   regionale  per  gli  enti  locali,
       previa  intesa,   nominano   appositi   commissari   ad  acta
       rispettivamente presso  l'Istituto  autonomo case popolari ed
       il comune entro trenta  giorni  dalla  scadenza  del  termine
       assegnato per porre in essere gli adempimenti previsti.'.

       Comunico che sono stati presentati gli allegati emendamenti:

    - dal Governo: emendamenti 10.1 e 10.2;

    - dalla Commissione: emendamenti 10.3 e 10.4;

    - dagli onorevoli Panarello, Beninati:  emendamento 10.5;

    - dagli onorevoli Croce, Beninati ed altri: emendamento 10.6;

    - dagli onorevoli Beninati, Maurici, Catania Giuseppe, Fleres e
    Croce:  emendamento 10.7;

    - dall'onorevole Croce: emendamento 10.8.

       Si passa all'emendamento 10.1.  Comunico che all'emendamento
  10.1 sono stati presentati gli allegati subemendamenti:

    - dagli onorevoli  Panarello,  Speziale,  De Benedictis e Zago:
    subemendamenti 10.1.1,  10.1.2, 10.1.3, 10.1.4, 10.1.5, 10.1.6,
    10.1.7, 10.1.8,  10.1.9,  10.1.10,  10.1.11, 10.1.12, 10.1.13 e
    10.1.14.

       Si tratta  di  emendamenti  aggiuntivi  all'articolo 10, che
  saranno posti in votazione dopo avere votato l'articolo 10.
       Pongo  in  votazione  l'articolo 10.  Chi è favorevole resti
  seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si  passa  al  subemento  10.1.1 degli onorevoli Panarello e
  altri, all'emendamento 10.1 del Governo.

     PANARELLO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il senso dei
  subemendamenti  presentati è quello di chiedere al Governo se una
  materia  di  questo  genere  può  essere affrontata attraverso un
  articolato che sostanzialmente prevede che la Regione, attraverso
  i  Comuni,  acquisti  dalla  Società  delle ferrovie competente -
  credo che la procedura sia questa - le aree dismesse.
       Siccome le aree dismesse dalle FF.SS.  in Sicilia, oltre che
  nella  provincia  di  Messina, credo che siano parecchie, sarebbe
  utile  fare  un  ragionamento  completo  e  consapevole su questa
  materia anzichè agire in maniera improvvisata, rischiando di dare
  la  sensazione  che questo tema sia il più importante se riguarda
  un comune piuttosto che un altro.
       Ritengo che dovrebbe,  da  parte del Governo, essere assunta
  una iniziativa,  ripeto,  consapevole dei costi che un'operazione
  di questo genere  determina  per  tutta  la Sicilia, che eviti di
  caricare l'Erario in maniera insopportabile ed invece chieda alle
  Ferrovie dello Stato  e  alle società che detengono il patrimonio
  immobiliare delle FF.SS. di ragionare su una ipotesi che sia meno
  onerosa per i comuni  e  anche  per  la Regione siciliana, che da
  questo emendamento viene chiamata a rifondere attraverso i comuni
  tutte le operazioni  di  smobilizzo delle aree di proprietà delle
  FF.SS. che esistono in Sicilia.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  credo  che sulla proponibilità
  degli  emendamenti  aggiuntivi  debba pronunciarsi la Presidenza.
  Se  in  una legge che ha un carattere specifico e anche limitato,
  che riguarda una provincia, noi cominciamo ad inserire da un lato
  norme   generali   che   intervengono  in  materia  che  andrebbe
  complessivamente  normata  -  ne  parlava  prima  qui l'onorevole
  Panarello   -   e  poi  cominciamo  a  preparare,  a  nome  della
  Commissione  o  del Governo, una serie di emendamenti mirati e io
  dico  clientelari,  non  capisco  perché  noi  dovremmo  dare dei
  contributi  specifici  per  Barcellona o per Milazzo e non invece
  per  la  stazione  di  Bagheria o di Sant'Agata di Militello o di
  Taormina.
       Io  credo che  lei  stesso,  esercitando  il  suo  potere  e
  rispettando   i    vincoli    che    derivano   dal   Regolamento
  dell'Assemblea,    dovrebbe   dichiarare   improponibile   questo
  emendamento, e, a cascata, la serie di emendamenti che sono stati
  predisposti.
       Mi sembra che non ci sia coerenza con il Regolamento che noi
  stessi,  in  modo più o meno rigoroso, per quanto il rigore possa
  essere  ammesso  ammesso  in  politica,  abbiamo  applicato nella
  discussione  di  altri  disegni  di  legge  in  questa  Assemblea
  regionale siciliana.
       Quindi,  chiedo  a  lei  signor  Presidente, di pronunciarsi
  sull'ammissiilità   di   questi  emendamenti.  Poi  inviterei  il
  Governo,  i  presentatori  stessi  di evitarci alcuni emendamenti
  mirati  a  quel singolo comune, a quella singola stazione, quando
  noi  abbiamo  un  problema  più  generale in Sicilia che riguarda
  tutte le aree dismesse, e che dovremmo affrontare.

     FORMICA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORMICA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  testo
  dell'emendamento  del Governo rispecchia alla lettera esattamente
  le finalità e  il  testo  della  legge  in  discussione.  Da  una
  lettura attenta  dell'emendamento  presentato dal Governo, se noi
  andiamo a prendere  la  tabella allegata alla finanziaria da poco
  votata, il testo  di  quella  UPB  recita  esattamente  così:
       "E' prevista una  somma  di  1900  migliaia  di  euro per il
  recupero delle aree degradate nella provincia di Messina'.
       L'emendamento  proposto   dal   Governo   è  un  emendamento
  tecnico, come bene  hanno  precisato  in  Commissione  bilancio i
  tecnici  della  Commissione  stessa,  in quanto serve una norma a
  monte  di  orientamento  per l'utilizzo della somma in questione.
  Che  l'orientamento  del  Governo sia caduto a canalizzare queste
  somme   verso   il   comune   di   Barcellona   non  è  un  fatto
  campanilistico,  ma  riflette  semplicemente  la situazione della
  provincia di Messina, laddove la città di Barcellona è la seconda
  per  numero  di  abitanti interessata dal fenomeno delle stazioni
  dismesse.
       Quindi,  lungi  dal  rappresentare  un fatto campanilistico,
  rappresenta  la  trasposizione  reale delle proporzioni ricadenti
  all'interno della  provincia di Messina e quindi la seconda città
  della provincia.
       La  somma in questione, evidentemente stanziata all'uopo dal
  Governo,  è  il  risultato  di una contrattazione con le Ferrovie
  dello   Stato   e   corrisponde  al  costo  che  dovrà  sostenere
  l'amministrazione     comunale     per     l'acquisto     e    la
  rifunzionalizzazione di quell'area stessa.

     PRESIDENTE.   Sulla   richiesta   alla   Presidenza   di   una
  dichiarazione   di  improponibilità  dell'emendamento,  onorevole
  Forgione,  essa  non  può  essere  da  me considerata. Si tratta,
  infatti, di un emendamento del Governo che ha tutta la titolarità
  anche  di  modificare  un proprio testo che è a base della nostra
  discussione di questa sera.
       Estendere al comune di Barcellona le provvidenze o le misure
  previste in  origine per il comune di Messina è nel pieno diritto
  del  Governo.  Esattamente come di conseguenza sono ammissibili i
  subemendamenti al presente emendamento del Governo. Pertanto devo
  porre  in  votazione  i  sub emendamenti all'emendamento 10.1 del
  Governo.
       Pongo in votazione il subemendamento 10.1.1.

     SPEZIALE.  Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per  scrutinio
  nominale.

    (Si associano  alla  richiesta gli onorevoli Barbagallo, Ferro,
    Oddo, Raiti, Spampinato, Cracolici, Forgione e Zago)

       VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DEL SUBEMENDAMENTO 10.1.1

     PRESIDENTE. Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto.
       Il parere del Governo?

     SCAMMACCA DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori  pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chiarisco il significato del  voto:  chi  vota  sì
  preme il pulsante verde;  chi vota no  preme  il  pulsante rosso;
  chi si astiene preme il pulsante bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.

                      RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

       Presenti..... 57
       Votanti...... 52
       Maggioranza.. 27
       Favorevoli... 15
       Contrari..... 37

                      (L'Assemblea non approva)

       Si passa al subemendamento 10.1.2  a  firma  degli onorevoli
  Speziale, Panarello, De Benedictis e Zago.
       Lo pongo in votazione.

     SPEZIALE. Chiedo la verifica del numero legale.

    (Si   associano  alla  richiesta   gli   onorevoli   Cracolici,
    Ferro, Oddo, Giannopolo)


   Presidenza del presidente LO PORTO


                       VERIFICA DEL NUMERO LEGALE

     PRESIDENTE.   Essendo  la richiesta appoggiata  a  termini  di
  Regolamento, indìco la verifica del numero legale.
       Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.


   Presidenza del presidente LO PORTO


                        RISULTATO DELLA VERIFICA

     PRESIDENTE. Proclamo l'esito della verifica del numero legale:

       Presenti..... 45

                   (L'Assemblea è in numero legale)

       Pongo in votazione il subemendamento 10.1.2.
       Il parere del Governo?

      SCAMMACCA  DELLA   BRUCA,  assessore  per  i lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Contrario a
  maggioranza.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto;  chi é contrario si
  alzi.
                          (Non è approvato)

       Si passa al subemendamento 10.1.3.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  intervengo per dichiarazione di
  voto perché,  giustamente, da diversi colleghi della maggioranza,
  mi  viene   chiesta   la   ragione   degli   emendamenti   e  dei
  subemendamenti da noi presentati all'emendamento del Governo e ci
  sono molti colleghi che stanno votando senza avere una conoscenza
  dettagliata   del   contenuto   sia   dell'emendamento   che  del
  subemendamento.

     FORMICA. Questo è offensivo nei confronti dell'Aula

     SPEZIALE. L'onorevole Formica ha la 'coda di paglia' e siccome
  vuole assolutamente  fare  un intervento di natura clientelare...
  C'è un emendamento  che  voglio  leggere in cui si definisce, per
  legge,  che   "l'assessore   regionale   per   il   turismo,   le
  comunicazioni ed  i  trasporti è autorizzato ad erogare al Comune
  di Barcellona, per l'esercizio finanziario 2002, la somma di euro
  1.900.000 per  l'acquisto ed il recupero del suolo della stazione
  ferroviaria dismessa  al  fine  di consentire la realizzazione di
  interventi pubblici di arredo urbano".
       La domanda che  mi  pongo  è la seguente: perché  proprio il
  Comune di Barcellona  e  non i tanti comuni della Sicilia dove ci
  sono state stazioni ed aree dismesse?
       Penso che  questa  domanda  potrebbe porsela qualsiasi altro
  parlamentare.  Durante  i  lavori della Commissione è stato fatto
  osservare che, in fase  di  approvazione  della  tabella  H della
  legge finanziaria era previsto  che  il finanziamento per le aree
  dismesse  delle   stazioni   ferroviarie   fosse   esclusivamente
  finalizzato alla Provincia di Messina.
       Noi ci  chiediamo,  a  questo  punto:  perché il Governo non
  riformula l'emendamento  prevedendo la provvista e la risorsa per
  l'intera  Provincia   di  Messina  e,  di  volta  in  volta,  con
  provvedimenti  propri,  attraverso la decretazione, stabilisce un
  ordine  di   priorità  e  gli  interventi  sulle  aree  dismesse?
  Infatti, così  com'è,  per  legge,  vogliamo  obbligare l'Aula ad
  assumere  un   provvedimento   la  cui  natura  è  esclusivamente
  clientelare.
       Lo stesso onorevole Formica, per giustificare l'emendamento,
  ha dovuto sostenere in Commissione che è già in fase avanzata nel
  Comune di Barcellona il  rapporto con la società che è venditrice
  delle aree dismesse.
       La seconda  anomalia  è  che  le  aree  dismesse  dal potere
  pubblico nazionale  per introitare somme vengono vendute a quello
  regionale, cioè  si  utilizzano  soldi  pubblici per privatizzare
  aree  dismesse.  E'  il  massimo  della  confusione  che  si  può
  determinare.
       Pertanto,  chiedo al Governo la riformulazione dell'articolo
  nel modo  più  fedele  possibile  a  quanto  previsto dalla legge
  finanziaria e  cioè  che  i  quattro  miliardi  di  lire  vengano
  esclusivamente previsti  per  tutte  le aree dismesse dell'intero
  territorio della provincia di Messina.
       Se   il   Governo   riscriverà  l'emendamento  eviteremo  di
  praticare  l'ostruzionismo,  ma  se insiste sull'emendamento, sul
  contenuto dell'emendamento così com'è, continueremo in quest'Aula
  ad assumere  un  atteggiamento di natura ostruzionistica rispetto
  ad un provvedimento il cui sapore è esclusivamente clientelare.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  avevo già
  anticipato alcuni dei  contenuti  che  ha qui esposto l'onorevole
  Speziale e che io sottoscrivo.
       Vorrei fare  appello  anche  ai  colleghi della maggioranza,
  ricordando che  noi ci siamo pronunciati favorevolmente, anche in
  sede di  Conferenza  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari, per
  giungere ad  una  legge  complessiva  riguardante  alcune materie
  attinenti la Provincia di Messina.
       Ora ci troviamo, con una forzatura della maggioranza, - e mi
  auguro che il Governo non  ne  sia coinvolto se non per una sorta
  di pressione politica  esercitata  da alcuni settori della stessa
  maggioranza sul Governo -  a  finalizzare dei fondi su misura per
  un solo comune.  Bastava vedere prima l'imbarazzo - un po' goffo,
  devo  dire   -   dell'assessore   regionale   su  un  emendamento
  provocatorio che  chiedeva  perché  oltre  a  Barcellona  non  si
  finanziasse anche il Comune di Milazzo.
       Potrei fare un elenco di altri comuni che meritano lo stesso
  trattamento.  L'assessore  non  era  in  grado  di  motivare  una
  risposta negativa al Comune  di  Milazzo ed una positiva a quello
  di Barcellona, considerato  che vi sono gli stessi problemi. Devo
  dire che quel  parere  contrario  era  goffo  perché immotivabile
  politicamente ed io dico anche razionalmente.
       Tra i  tanti errori che noi comunisti abbiamo compiuto nella
  storia vi è  stato  quello  di  pensare  che il socialismo andava
  praticato in un  solo  Paese.  Non  vorrei  che  il capogruppo di
  Alleanza Nazionale  pensasse che il fascismo vada praticato in un
  solo paese (a  Barcellona)  e  che  quindi i soldi debbano essere
  spesi nello stesso in quanto unico luogo eletto.
       Possiamo accettare, in una legge di questo tipo, di spostare
  tutte le risorse dalla provincia ad un comune e non considerare i
  comuni che si trovano  nelle  stesse condizioni? E' già grave che
  non consideriamo gli  altri  comuni  della  Provincia di Messina.
  Ritengo sia gravissimo  non  considerare  allo stesso livello del
  trattamento richiesto tutti i comuni della Sicilia che sono nelle
  stesse condizioni.
       Io mi sono  pronunciato,  signor Presidente, contro l'intero
  articolo  perché ritengo che quell'articolo non trovi motivazioni
  in questa legge, in quanto meriterebbe una normativa più organica
  e più complessiva, quindi  il  mio voto è contrario all'articolo.
       Ma contro questi emendamenti,  io credo che ci siano il buon
  senso e  la  ragione, invece, che richiedono un pronunciamento ed
  io gradirei che  il Presidente della Regione - che, come ho letto
  oggi sui giornali,  ha  imparato non so in quale scuola cattolica
  l'arte della mediazione  - capisca che qui siamo di fronte ad una
  forzatura   indecorosa,  perché  l'unica  motivazione  di  questo
  emendamento è  solo  clientelare  ed almeno evitiamolo;  quando è
  così si può  fare  in mille modi il clientelismo, ma in modo così
  smaccato e dichiarato mi sembra davvero eccessivo.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento
  ci è  stato  presentato in Commissione in termini molto semplici,
  per  cui   io  credo  che  sia  necessaria  solo  una  brevissima
  puntualizzazione per comprendere di che cosa stiamo parlando.
       Noi parliamo della  stazione ferroviaria di Barcellona Pozzo
  di  Gotto  che, intanto, è la seconda stazione e il secondo paese
  della provincia di Messina.
       Intanto, stiamo dicendo - e il Governo ha detto ed in questi
  termini ha condotto la  discussione  in  Commissione  -  che quei
  soldi bastano solo per  fare  Barcellona  Pozzo  di Gotto; oppure
  si dice che, in questo momento, Barcellona non si può fare;  cioè
  non  è  possibile  dire:  Barcellona  Pozzo  di  Gotto e un'altra
  stazione  o  altre  due stazioni, perché  dai progetti cosiddetti
  esecutivi  traspare che il Governo ha fatto una scelta:  o sta su
  Barcellona  Pozzo di Gotto con le cifre che sono state stanziate,
  oppure  dica  no  a  Barcellona  e allora non c'era possibilità e
  motivo   di   un   emendamento   da  parte  del  Governo  perché,
  nell'approvare  il  bilancio,  era  scritto  che  un  miliardo ed
  ottocento  milioni  servivano  per  le  stazioni  ferroviarie  di
  Messina  e  provincia  e  quindi  il Governo aveva, così come può
  continuare ad avere, la possibilità con un atto amministrativo di
  stabilire se Barcellona Pozzo di  Gotto  è il massimo, o se altre
  tre, quattro stazioni ferroviarie meritano un intervento.
       Nel momento in cui, però, passa da Barcellona Pozzo di Gotto
  a qualsivoglia altra  stazione  ferroviaria,  ha  deciso  che per
  Barcellona  non  si può realizzare il progetto, perché in termini
  esecutivi  o  quella  cifra riesce a soddisfare l'intero progetto
  esecutivo  per Barcellona, oppure il Governo ritiri l'emendamento
  ed  agisca  come  ritiene con atti amministrativi che sono di sua
  competenza. Però, non imbrigliamo più l'Assemblea in un tirare la
  corda  verso  situazioni  che  diventano anomale quando non si ha
  coscienza e conoscenza dei problemi.
       Ribadisco  che siamo stati costretti in Commissione Bilancio
  a dire  sì  a questo emendamento perché  il progetto esecutivo va
  realizzato o  con  tutti  quei  soldi  oppure non parlando più di
  Barcellona Pozzo di Gotto.
       Se   non   bisogna   parlarne   allora   il  Governo  ritiri
  l'emendamento  e  agisca  con atti amministrativi per dare questi
  soldi a qualsivoglia  stazione  ferroviaria  della  provincia  di
  Messina.
       Però,  tutto  questo  impone all'opposizione di dire che era
  inutile   aggiungere  qualsiasi  altra  stazione  accanto  perché
  sarebbe stata  pura  demagogia sapendo che non vi sarebbe stata a
  monte la copertura finanziaria per realizzarla.

     BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO.  Signor  Presidente,  ho  chiesto  di  intervenire
  soltanto per  rilevare che vi è una questione di metodo, anche di
  rapporti tra maggioranza e opposizione.
       Concordo  sulle valutazioni dei colleghi Speziale e Forgione
  perché  la  Regione  siciliana  deve  adottare  provvedimenti  di
  carattere generale.  Non  so  se  ci sia uno studio attraverso il
  quale si  rilevi  che  Barcellona  Pozzo di Gotto costituisca una
  priorità rispetto  ad  altri  siti della provincia di Messina. Se
  così fosse si potrebbe fare una valutazione nel merito, ma non mi
  pare che ci sia una relazione che sostenga questa tesi.
       Allora, per  dare   la  possibilità  anche  di  approfondire
  l'argomento  e, quindi, per  ubbidire  a  una  indicazione  della
  finanziaria che è quella di valutare tutte le aree dismesse della
  provincia    di   Messina,   sarebbe   opportuno   o   riscrivere
  l'emendamento o rinviarlo ad una altro provvedimento.
       Non conosco i motivi  dell'urgenza  anche perché ci potrebbe
  essere la possibilità di fare una valutazione in ordine al merito
  del provvedimento, perché se  lo  Stato dismette alcune stazioni,
  io non capisco perché la Regione le debba comprare.
       Noi possiamo, invece, avere  un  atteggiamento  più sereno e
  più costruttivo, perché  mi è  stato  chiesto in questi giorni di
  avere  un  atteggiamento più propositivo; noi siamo disponibili a
  confrontarci,  però  alcuni  settori  della  maggioranza  non  si
  possono   arroccare   su  provvedimenti  singoli  che  riguardano
  comunità  della  loro  provincia, perché  le comunità dell'intera
  Sicilia hanno una eguale importanza.
       Quindi, non sono  d'accordo  sull'impostazione  dei colleghi
  Cintola e Formica e  chiedo la riscrittura o l'accantonamento; se
  così non fosse noi  voteremo  contro, ma inizierebbe un confronto
  tra maggioranza ed opposizione che preferirei evitare.

     PRESIDENTE.  Pongo  in votazione il subemendamento 10.1.3.

     SPAMPINATO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  vi  chiedo, per piacere, di
  essere  più   pronti:   non   è  possibile,  di  fronte  a  dieci
  emendamenti,  riservarsi  di  parlare  dopo  che viene indetta la
  votazione. Ci sarà il successivo emendamento che le permetterà di
  dire le stesse cose.

     SPAMPINATO.  Era in riferimento  al  parere  che  credo  debba
  essere motivato.

     PRESIDENTE. Non è assolutamente obbligatorio.
       Pongo  in  votazione il subemendamento 10.1.3. Il parere del
  Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA,  assessore  per  i  lavori  pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si passa al subemendamento 10.1.4. Lo pongo in votazione.

     SPEZIALE.  Chiedo la verifica del numero legale.

    (Si  associano  alla  richiesta gli onorevoli Spampinato, Oddo,
    Raiti e Zago)


   Presidenza del presidente LO PORTO


                      VERIFICA DEL NUMERO LEGALE

     PRESIDENTE.   Essendo   la   richiesta  appoggiata  a  termine
  di Regolamento, indìco la verifica del numero legale.

       Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.


   Presidenza del presidente LO PORTO


                        RISULTATO DELLA VERIFICA

     PRESIDENTE. Proclamo l'esito della verifica del numero legale:

       Presenti.... 50

     PRESIDENTE.  L'Assemblea è in numero legale.


   Presidenza del presidente LO PORTO


                        SULL'ORDINE DEI LAVORI

     SPAMPINATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     SPAMPINATO. Signor Presidente, il mio intervento è chiaramente
  in ritardo. Se  avessi  avuto la possibilità di intervenire prima
  che iniziasse la votazione,  le  avrei chiesto - ma lo chiedo per
  il futuro - che, pur non essendo obbligatorio, che sia il Governo
  che la Commissione debbano motivare il loro parere.
       Io non  sono drastico come l'onorevole Speziale e quindi non
  credo che  nessuno - o  gran  parte  dell'Assemblea - non  sia  a
  conoscenza  dell'argomento  che  stiamo trattando. Ma, dall'altra
  parte, così come tanti altri colleghi, non rinuncio a svolgere il
  ruolo   di   parlamentare  senza  qualifica:  né  maggioranza  né
  opposizione.
       Se c'è un emendamento presentato da parte di deputati, mi si
  deve  spiegare perché  il Governo e la Commissione sono contrari;
  anche  se  sono  lo  stesso  presentatore dell'emendamento potrei
  essere  convinto  dalle  ragioni  esposte  dal  Governo  e  dalla
  Commissione e, quindi, determinarmi in un modo preciso.
       Quindi,  in  questi momenti, le chiederei di invitare sia il
  Governo che la Commissione, qualora ci fosse particolare tensione
  di  argomentazione, a motivare il loro parere.  Credo che ciò sia
  necessario e doveroso nei confronti dell'Assemblea.

     PRESIDENTE.    Onorevole    Spampinato,   condivido   le   sue
  osservazioni ma  non  posso  costringere  né  il  Governo  né  la
  Commissione  a  motivare  i loro punti di vista e, soprattutto, a
  motivarli secondo i suoi desideri.
       Pongo  in  votazione il subemendamento 10.1.4. Il parere del
  Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE.  Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della Commissione e relatore.  Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  al subemendamento 10.1.5, a firma degli onorevoli
  Panarello,  Speziale, De Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  10.1.6,  a firma degli onorevoli
  Panarello, Speziale, De  Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  10.1.7,  a firma degli onorevoli
  Panarello, Speziale, De  Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  10.1.8,  a firma degli onorevoli
  Panarello, Speziale, De  Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  10.1.9,  a firma degli onorevoli
  Panarello, Speziale, De  Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  10.1.10, a firma degli onorevoli
  Panarello, Speziale, De Benedictis, Zago. Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  10.1.11, a firma degli onorevoli
  Panarello, Speziale, De  Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  10.1.12, a firma degli onorevoli
  Panarello, Speziale, De  Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  10.1.13, a firma degli onorevoli
  Panarello, Speziale, De  Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  10.1.14, a firma degli onorevoli
  Panarello, Speziale, De  Benedictis, Zago. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori pubblici.
  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                          (Non è approvato)

       Pongo in votazione l'emendamento 10.1 come modificato.

     PANARELLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PANARELLO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  nel
  confermare il voto contrario a questo emendamento, sottolineo che
  con  questa  scelta  il   Governo  della  Regione  ha  deciso  di
  accogliere la tesi secondo la  quale  tutti i comuni nei quali si
  dovessero determinare  delle  dismissioni  di  aree  ferroviarie,
  hanno  diritto   all'intervento  finanziario  della  Regione  per
  acquistarle con i parametri  che  sono  stati  definiti in questa
  circostanza dalla società di gestione delle ferrovie e dal comune
  di Barcellona.
       Non  so  se   c'è   consapevolezza   adeguata  della  scelta
  discutibile che si sta  facendo.  Mi  dispiace molto che da parte
  dei membri del Governo  presenti  si  sottovaluti  un aspetto che
  potrebbe diventare molto oneroso per le casse della regione.
       Noi siamo reduci  da  una  finanziaria  che - ci ha spiegato
  l'assessore Pagano (naturalmente in proposito la mia opinione non
  è uguale alla sua)  è  improntata a scelte di rigore finanziario.
  Credo che questo emendamento  che si sta votando, che discende da
  quella finanziaria, dimostri esattamente il contrario.
       Si apre una  strada  molto  pericolosa  per  le  casse della
  Regione; mi sembra, infatti,  del  tutto  evidente che non si può
  immaginare che un  comune  possa  usufruire  dei contributi della
  regione per questa  finalità  mentre  tutti  gli  altri  dovranno
  essere  esclusi,  perchè   si   introdurrebbe   un   elemento  di
  discriminazione assolutamente inaccettabile.

     PRESIDENTE.  Pongo   in   votazione  l'emendamento  10.1.

     ORLANDO.   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per  scrutinio
  segreto

    (Si associano alla richiesta gli onorevoli Speziale, Panarello,
  Oddo, Spampinato, Tumino, Ferro, Raiti e Genovese).


   Presidenza del presidente LO PORTO


                      VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO

     PRESIDENTE.  Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini di
  Regolamento,  indìco   la   votazione   per   scrutinio   segreto
  dell'emendamento 10.1.
       Chiarisco il significato del voto:  chi  è  favorevole preme
  il pulsante verde; chi è contrario preme  il pulsante rosso;  chi
  si astiene preme il pulsante bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.


   Presidenza del presidente LO PORTO


                         RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione per scrutinio
  segreto dell'emendamento 10.1:

         Presenti        58
         Votanti         56
         Maggioranza     29
         Favorevoli      33
         Contrari        22
         Astenuto         1

                        (L'Assemblea approva)

     PRESIDENTE.  Pongo in  votazione  l'emendamento  10.2, a firma
  del Governo. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

    Pongo in votazione l'emendamento 10.3, a firma del Governo.

     BENINATI,  presidente della Commissione e relatore.  Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI,    presidente della Commissione e relatore.   Signor
  Presidente, si è  ritenuto  opportuno riformularlo fermo restando
  che  il  contenuto  rimane  uguale.  Si  tratta  dell'emendamento
  10.3.1:  invece di  dare  questi  fondi  alle  cooperative,  essi
  vengono dati ai singoli  soci  delle  cooperative  che  sono  ben
  individuate.   Aggiungo   che   al  subemendamento  10.3.1  vanno
  sostituite le parole "del lotto  214" fino a "casa nostra" con le
  seguenti altre "della cooperativa La Gazzella".

     PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 19.15, è ripresa alle ore 19.20)

    La seduta è ripresa.
       Si passa all'emendamento 10.3.
       Comunico  che sono  stati  presentati  dalla  Commissione  i
  subemendamenti 10.3.1, 10.3.2 e 10.3.1.1.

     RAITI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che
  bisognerebbe prestare un po' più di attenzione.
       Andare a votare  come  stiamo  facendo  un  emendamento  del
  subemendamento dell'emendamento,  cioè ci sono tre subemendamenti
  indicati con il  numero  10.3.1 presentati in rapida successione,
  non va a favore  della  linearità  dei lavori d'Aula. Ciascuno di
  noi deve essere messo nelle condizioni di valutare, di ragionare,
  perché in una norma  basta  cambiare una virgola per stravolgerne
  il senso.
       Inviterei,  quindi,  l'onorevole  Presidente  e  i  colleghi
  proponenti degli emendamenti  di darci quanto meno la possibilità
  di leggere, di capire  quello  che  stiamo approvando. Non vorrei
  trovarmi di fronte, come qualche  volta mi è capitato, a norme di
  legge che avevo votato inconsapevolmente. Cerco di essere attento
  durante i lavori d'Aula, ma qualche volta mi è capitato.
       Vorrei,  quindi,  invitare,  tutti  ad  essere  un  po'  più
  precisi. Ricordo che non  siamo  un consiglio di quartiere di uno
  sperduto comune della  Sicilia,  siamo  il  Parlamento regionale
  Emaniamo norme generali e astratte.
       Questo molto spesso  lo  dimentichiamo  e  lo dimenticheremo
  sicuramente se approveremo l' emendamento.
       Vi dico subito il  perché.  Noi  nel  disegno  di  legge che
  prevede di affrontare  una  problematica  annosa  dei  comuni del
  messinese stiamo calando  delle  normative  particolari,  ad hoc.
  Ricordo  che già questa  Assemblea  è  stata  chiamata  a  votare
  l'approvazione ed il finanziamento della recinzione di una chiesa
  nel territorio di Messina.
       Certo,  è  strano   che   un   Parlamento   regionale  debba
  stabilire  per  legge  uno  stanziamento  di  qualche  decina  di
  migliaia di euro per costruire la recinzione di una chiesa.
       E' altrettanto strano  che  debba  approvare  una  legge che
  preveda  l'acquisizione  o   comunque  il  finanziamento  di  una
  stazione ferroviaria di un singolo comune dell'Isola. Ma è ancora
  più strano che siamo chiamati  a  votare una norma che preveda un
  finanziamento di 2 milioni e 700 mila euro per alcune cooperative
  ben individuate;  mi riferisco alla cooperativa 'Cerbiatto', alla
  'Gazzella', a 'Casa nostra'.
       Certamente  dovremmo essere messi nelle condizioni di capire
  a quale scopo, come  andranno spese queste risorse e, cosa ancora
  più importante, se il problema  che  sta  a monte - perché è vero
  che c'è un problema a monte, lo risolviamo.
       E' vero che c'è un  problema  a  monte di questo articolo di
  legge,  però  credo  che  così  come  stiamo  procedendo  non  lo
  risolveremo.  Stiamo dando  soltanto  un contributo a pioggia che
  può essere interpretato  come  clientelare, ma che certamente non
  risolverà il problema.
       Qui si  dice  che  andremmo  a  dare i contributi ai singoli
  soggetti delle cooperative che dovranno pagare le semestralità di
  mutuo arretrate.
       Credo che  il problema non si risolva, perché quando andremo
  a  dare  questo  contributo, probabilmente i soggetti beneficiari
  verseranno le somme per i mutui arretrati, ma non risolveranno il
  problema.
       Sarebbe  opportuno, se   c'è   la   volontà   di   risolvere
  definitivamente  questo problema,  fare  in  modo  che  a  questi
  soggetti  che  devono   trasferirsi   in  quanto  hanno  ricevuto
  ordinanza  di   sgombero,   venissero   assegnati  degli  alloggi
  popolari; così risolveremo definitivamente il problema.
       Qui  spendiamo soltanto  soldi  che  potrebbero  non  essere
  utilizzati per la destinazione  che noi abbiamo dato e certamente
  fra un anno si riproporrà  lo  stesso  problema. In questo modo è
  stato affrontato il  problema  della  cooperativa 'Casa nostra' e
  ancora sono lì; pur avendo percepito parte delle somme; non hanno
  avuto la possibilità di spostarsi in un altro alloggio.
       Faremmo soltanto una  spesa  inutile e clientelare, anche se
  so bene che alla base c'è un'esigenza fondata e oggettiva.

     BENINATI,  presidente  della Commissione e relatore. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI,  presidente  della  Commissione  e  relatore. Signor
  Presidente,   onorevoli    colleghi,   non   intendo   dilungarmi
  sull'argomento, perché non  è  possibile  cambiare  le  regole su
  alcuni temi.
       L'onorevole Raiti non  conosce  il  problema  di  cui stiamo
  parlando,non lo conosce affatto; infatti non si tratta di case da
  sgomberare, ma di case in  parte  già  demolite  e  in  parte con
  ordinanza di evacuazione. Con  questa  norma, a nostro avviso, si
  risolve la questione a  differenza  di  quanto  si farebbe con un
  contributo una tantum. Queste persone che hanno avuto la sfortuna
  di avere un immobile in  una  zona  che  ha  subìto  degli eventi
  calamitosi, che sono state  costrette  ad  evacuare  le loro case
  potranno attraverso questo  emendamento limitare il danno e forse
  potranno comprare un'altra casa.
       Questa  é   la   portata   dell'emendamento,   che  é  stato
  riscritto soltanto ed  esclusivamente  perché  era  più opportuno
  conferire il contributo  direttamente ai soci evacuati.  Infatti,
  nella  parte  finale   dell'emendamento  c'é  scritto  "solo  per
  l'importo che hanno  versato".  Tra  l'altro,  questo articolo va
  visto in uno con il  successivo. Forse, una volta per tutte, dopo
  ben 10 anni, con  l'articolo  successivo si risolverà il problema
  dei proprietari di circa  380  immobili sempre nella stessa zona.
  Per queste é  opportuno,  una  volta  per tutte, reingimentare le
  acque e urbanizzare tutta l'area.
       Questa, signor  Presidente,  é  la  portata dell'intervento;
  non c'é  alcuna spesa  a pioggia.  Oltretutto, stiamo parlando di
  una legge del '93 che  era nata proprio per questo intervento; si
  è rimodulata forse per risolvere quel problema.

     PRESIDENTE. Pongo in  votazione  il  subemendamento 10.3.1., a
  firma della Commissione. Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA BRUCA ,  assessore  per  i  lavori  pubblici.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi é  favorevole resti seduto; chi é contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'emendamento  10.3.2 sostitutivo del comma 1. Lo
  pongo in votazione. Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA BRUCA ,  assessore  per  i  lavori  pubblici.
  Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi  é  favorevole  resti seduto; chi é contrario
  si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione Il subemendamento 10.3.1.1.
       Chi é  favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l' emendamento 10.1 nel testo risultante.
       Chi é  favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si  passa  all'emendamento   10.4,  a  firma  dell'onorevole
  Beninati.   Vi  è la  copertura  finanziaria  aggiuntiva,  legata
  naturalmente alle indicazioni già fornite.
       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA BRUCA ,  assessore  per  i  lavori  pubblici.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE. Chi è favorevole resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'emendamento  aggiuntivo  10.5,  degli onorevoli
  Panarello e Beninati.
       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA BRUCA ,  assessore  per  i  lavori  pubblici.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi  è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

    Si  passa  all'emendamento  aggiuntivo  10.6,  degli  onorevoli
  Croce, Beninati ed altri.
       Comunico che è stato  presentato  il subemendamento 10.6.1 a
  firma degli onorevoli Oddo, Villari, Zago e Panarello.

     BENINATI, presidente della  Commissione  e relatore. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI,  presidente della  Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, io sono tra i firmatari di questo
  emendamento, il quale,  per correttezza dell'Aula, avrebbe dovuto
  avere  anche  da  parte  mia   un  consulto  preliminare  con  il
  Commissario dello Stato  sull'opportunità  di  presentarlo, visto
  che era stato già presentato nella legge Finanziaria.
       Non avendolo fatto, personalmente  ritiro  la  firma  e, per
  quanto mi riguarda, si può considerare ritirato.

     PRESIDENTE.  Non essendo presenti in Aula gli altri firmatari,
  l'emendamento 10.6 si  ritiene  ritirato. Di conseguenza dichiaro
  decaduto il subemendamento 10.6.1.
       Si passa  all'emendamento  aggiuntivo  10.7, a  firma  degli
  onorevoli Beninati, Maurici, Catania Giuseppe, Fleres e Croce.

     BENINATI, presidente della  Commissione  e relatore. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI,  presidente della  Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi,  questo  emendamento, che  nella
  stesura vede la mancanza di due numeri  -  ora  dirò quali sono -
  serve essenzialmente a risolvere  un  problema,  che  riguarda il
  comma  uno,  relativo  alla  proroga  per  i  finanziamenti  alle
  cooperative edilizie fino al 2004,  che  è  un problema generale,
  per i piani di utilizzo delle  somme.  Al  comma due, nella legge
  Finanziaria,   -   sarà   stata   una   svista   -   la   portata
  dell'emendamento, così come era scritto e così come risulta dalla
  legge finanziaria, non sancisce il  principio  per  cui  è  stato
  scritto, cioè l'utilizzo dei finanziamenti  in  un  comune di una
  provincia  può  essere  utilizzato   in   tutti  i  comuni  della
  provincia;  questa voleva essere la portata dell'emendamento.
       Avendo scritto  le  parole  "limitrofo  e" effettivamente si
  limitava solo al  comune per il quale è previsto il finanziamento
  ed ai  comuni  limitrofi; quindi, eliminando le parole "limitrofo
  e" si risolverebbe totalmente il  problema.  La  portata  dei due
  commi è solo questa.
       Al comma due, non so  perchè, dalla battitura risulta citato
  il comma 3, anzichè il  comma  2,  dell'articolo  25  della legge
  regionale numero 2 del 2002.  Non so perchè è stato scritto così,
  ma se si consulta l'emendamento è possibile verificarlo.

     PRESIDENTE. Apporteremo le correzioni.
       Si tratterebbe allora del  comma  2  dell'articolo  25 della
  legge regionale numero 2 del  2002.  Sarà  corretto  in  sede  di
  coordinamento del testo.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     SCAMMACCA  DELLA BRUCA ,  assessore  per  i  lavori  pubblici.
  Favorevole.   Signor Presidente,  io  volevo  precisare,  se  era
  possibile, una cosa che l'onorevole Beninati ha appena accennato:
  si riferiva al fatto che  mancano  alcuni  numeri, precisamente i
  termini sarebbero quelli previsti dagli  articoli  1,  7, 13 e 16
  della legge numero 25, termini  che  erano  posti  al 31 dicembre
  2003   e   che    prudenzialmente,    per   favorire   il   mondo
  cooperativistico, è bene porre al  31  dicembre  2004.  Penso che
  queste correzioni le potremmo proporre al coordinamento.

     PRESIDENTE.  Comunico  che  all'emendamento  10.7  sono  stati
  presentati i subemendamenti 10.7.1 dalla Commissione e 10.7.2 dal
  Governo.

     PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 10.7.1. Chi è
  favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione  il  subemendamento  10.7.2  del Governo.
  Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento aggiuntivo 10.7,
  nel testo risultante.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si   passa  all'emendamento   aggiuntivo   10.8,   a   firma
  dell'onorevole Croce.  Il parere del Governo?

     SCAMMACCA DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori  pubblici.
  Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     BENINATI, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'esame dell'articolo 11. Ne do lettura:

                                <Art. 11.

         1.  La  presente  legge  sarà  pubblicata  nella  Gazzetta
      ufficiale della Regione siciliana.

         2. E' fatto obbligo a  chiunque  spetti di osservarla e di
      farla osservare come legge della Regione.>

     SCAMMACCA DELLA  BRUCA ,  assessore  per  i  lavori  pubblici.
  Signor   Presidente,   proporrei un emendamento  per  l'immediata
  entrata in vigore della legge dopo la sua pubblicazione.

     PRESIDENTE. Comunico che  all'articolo  11  è stato presentato
  l'emendamento 11.1 dal Governo. Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 11 nel testo risultante. Chi è
  favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo  in  votazione  la   delega  alla  Presidenza  per  il
  coordinamento formale del disegno  di legge nn. 238-236-245 Norme
  stralciate/A "Interventi per  l'accelerazione ed il completamento
  del risanamento della città  di  Messina.  Modifiche  alla  legge
  regionale 6 luglio 1990, n. 10".
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del presidente LO PORTO


  SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 361/A "MODIFICHE
  ED  INTEGRAZIONI  ALLA  LEGGE  REGIONALE  1 SETTEMBRE 1993, N. 26,
  CONCERNENTE NORME IN MATERIA ELETTORALE"

     PRESIDENTE. Si procede al  seguito  dell'esame  del disegno di
  legge n.  361/A "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 1
  settembre 1993, n.  26, concernente norme in materia elettorale",
  posto al n.  2).
       Ricordo che l'esame del disegno  di  legge era stato sospeso
  nella precedente seduta in fase di votazione dell'articolo 1.

     CRACOLICI. Chiedo la verifica del numero legale.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Cracolici,  non  si  può  chiedere  la
  verifica del numero legale se non c'è una votazione. Siamo ancora
  a livello di discussione.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, io vorrei
  far rilevare che noi stiamo esaminando questo disegno di legge in
  data  23 aprile con gli  atti  prodotti  sulla  convocazione  dei
  comizi  elettorali  a sette giorni  dal  termine  ultimo  per  la
  presentazione delle liste dei  candidati al consiglio comunale ed
  a sindaco. Credo che si ponga un  primo problema, che è di ordine
  tecnico, relativamente al fatto  che  questa  norma  modifica  un
  percorso già definito e tracciato.
       Nel merito, signor Presidente, ribadisco quanto ho avuto già
  modo di esprimere nella scorsa  seduta: noi stiamo producendo una
  legge dopo aver recepito in  Sicilia  il concetto della "election
  day", cioè abbiamo fissato  in  un'unica  tornata  elettorale  il
  turno per le elezioni amministrative anche in Sicilia, producendo
  per l'anno 2001 il rinvio  dello  "election  day"  dalla  tornata
  primaverile alla tornata autunnale.
       "Election day" significa  "giorno dell'elezione"; adesso con
  questa norma stabiliamo che in Sicilia  si vota per due giorni in
  più.  Credo  che  questa norma  sia  un  atto  di  debolezza  del
  Parlamento regionale rispetto a  una  norma che legittimamente ha
  emanato il Parlamento nazionale.
       Però mi permetto di rilevare, e di far rilevare oltre tutto,
  che il Parlamento nazionale ha  varato  una norma malgrado operi,
  con la modifica del titolo V, una competenza anche per le Regioni
  a Statuto ordinario in materia  di procedura elettorale, quindi è
  singolare  che il Parlamento  nazionale  abbia  fatto  una  norma
  relativamente alle elezioni amministrative per il turno 2002.
       Aggiungo: considero l'atto  di  questo  Parlamento, oggi, un
  atto di ascarismo, anche perché  si  è  affermato,  così  come il
  legislatore - anche quello siciliano  - ha fatto, nella scelta di
  indicare un solo giorno come  giorno  utile  per la votazione, un
  atto che ci equiparava a tutti - dico tutti - i paesi dell'Unione
  Europea. In tutta Europa si vota  in  un  giorno,  non si capisce
  perché  in Italia, e oggi anche in Sicilia, si dovrebbe procedere
  al doppio giorno di votazione.
       Ancora: dobbiamo sapere che  questa scelta comporta un onere
  che  in parte oggi viene  coperto  dal bilancio della Regione, ma
  già  questo mi preoccupa visto  che  il  bilancio  della  Regione
  potrebbe benissimo essere utilizzato per  altri  fini e anche più
  nobili, ma  comunque, a regime, noi   porteremo un maggiore onere
  dei  costi elettorali per  i  comuni, aggravando  una  situazione
  finanziaria da parte degli enti  locali  che certo non brilla per
  una condizione di solidità.
       Insomma,  voglio  ribadire  - e  mi  rivolgo  al  Governo  -
  l'opportunità, anche per i tempi  nei  quali  questo Parlamento è
  chiamato  a valutare questa  norma,  di  rinviare  l'adozione  di
  questa legge al fine di  fare  una  valutazione meno vincolata ad
  una scadenza immediata, come quella che appare essere oggi questa
  norma rispetto alle elezioni del  26  maggio,  e  di  affrontare,
  forse affrontando anche  altre questioni relativamente alla legge
  elettorale,  la possibilità  di  riordinare  complessivamente  la
  materia  che  regola  la   vita   democratica   e   le  procedure
  democratiche per il rinnovo  delle  amministrazioni locali. E non
  solo, perchè, anche se  il Parlamento legifera esclusivamente per
  le amministrazioni locali, questa è  una  norma  che, come quella
  nazionale, a regime interverrà anche su altri momenti elettorali,
  compresi i referendum.
       Voglio  rinnovare questo  appello  al  Governo  affinchè  il
  Governo valuti, alla luce  delle  difficoltà,  anche tecniche, di
  pubblicazione, di invio al  Commissario dello Stato, insomma, noi
  rischiamo di avere le liste  presentate  e  poi  comunicheremo le
  procedure elettorali ai comuni.  Sarebbe  un  inedito   Ed  è  la
  ragione per cui ripeto l'invito al  Governo a valutare e a venire
  incontro ad un sentimento, che  in  questo momento viene espresso
  dal sottoscritto, che è quello  che  quando  si  inizia  il gioco
  bisogna evitare di cambiare le regole del gioco stesso.

     CINTOLA.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Vorrei ricordarle, onorevole Cintola, che siamo a
  livello di dichiarazione di  voto  sull'emendamento  e che quindi
  non può superare i cinque minuti a disposizione.

     CINTOLA.   Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  rendo
  conto che ci possono essere  mille  questioni  sulle quali si può
  discutere, interloquire, avere rapporti e pensieri differenziati,
  non mi posso assolutamente consentire con calma e con prudenza di
  interloquire su un argomento che è di per sè talmente chiaro, che
  ritengo che questa è una legge  che  non può non essere approvata
  dall'intera Assemblea.  Cioè, noi  abbiamo  visto cosa è successo
  per le elezioni nazionali, quando gente ha votato fino alle sette
  di mattina, gente che se ne è tornata a casa. Cioè il senso della
  democrazia e della libertà pretende e vuole che ...

     CRACOLICI.   Onorevole    Cintola,   avevano   cinque   schede
  elettorali

     CINTOLA.   Onorevole  Cracolici,   lo   sa   perchè  non  l'ho
  interrotta?  Perchè  mi  rendo   conto  che  uno  che  deve  fare
  opposizione dimentica pure di  essere  segretario di un partito e
  si lascia andare a  fare  l'opposizione  pure di se stesso,  però
  non  c'è  motivo  che  mi  interrompa  perchè  non  ho  altro  da
  aggiungere.
       Io voglio solo dirle che per quel giorno in Italia si voterà
  la domenica e il lunedì,  per  tutta  Italia.  Noi accampiamo una
  specificità di autonomia a farli  votare solo la domenica?  Serve
  a contingentare i prezzi e i costi?  Ma  i costi vengono dati per
  un servizio da rendere meglio alla gente  che va a votare.  E' un
  senso  di democrazia spinta,  normale.  Vedete  che  siamo  stati
  impegnati  da  un  Governo  nazionale  a  modificare  quando  noi
  votavamo in due giornate e quello  nazionale ne impose una sola e
  noi ci adeguammo.  Ora il  governo  nazionale ha imposto una sola
  giornata,  ci  stiamo   adeguando,   perchè  significherebbe  che
  l'indomani mattina alle sette, mentre  c'è  gente che deve votare
  in  Italia, ci sono le schede  votate  in  Sicilia  con  i  primi
  risultati e con i  risultati  che  potrebbero  anche  influenzare
  l'elettore italiano e via discutendo.
       Ma, voglio dire, in ogni  caso  l'election  day,  che sia un
  giorno, due giorni, il fatto che  questa legge possa servire o no
  alle  prossime  elezioni  può   anche   non   esserci  il  tempo,
  probabilmente potete avere  anche  ragione,  ma, vivaddio, avremo
  stabilito  un  principio per tutte  le  elezioni  a  seguire  che
  vengano fatte in due giorni, la domenica e il lunedì.
       Se in Italia i presidenti di seggio e gli scrutatori vengono
  pagati con il 25 per cento in  più  di  quanto  non  lo  siano in
  Sicilia,  voi  pensate che sia  serio  che  il  presidente  e  lo
  scrutatore siciliano vengano pagati con  un  meno  25  per cento,
  mentre da Reggio Calabria fino a Milano verranno pagati con il 25
  per cento in più?
       Io mi rendo conto  che  possiamo  accapigliarci per cose che
  siano effettivamente da  migliorare  nell'interesse  della gente,
  dello sviluppo, dell'occupazione,  del risparmio, delle modifiche
  di  bilancio,  ma  per  un   fatto   di   questo  genere,  che  è
  semplicemente quasi irrilevante e che ha una sua conseguenzialità
  per la quale l'Italia vota in  quel  modo e noi ci differenziamo,
  vogliamo per forza rinunciare?
       Noi  possiamo anche ritirare il  disegno  di  legge,  se  ci
  rendiamo conto che è meglio fare  votare gli elettori in una sola
  giornata, con le code che  si  verificano, oppure se non vogliamo
  favorire,con la possibilità  di  votare  anche  all'indomani, che
  questo  consenso  venga espresso, che  più  gente  vota  più  c'è
  democrazia,  più c'è partecipazione, più  c'è  la  volontà  e  la
  possibilità di dare alla gente di potersi avvicinare ad un seggio
  elettorale per esprimere il proprio consenso.
       Ritengo, pertanto, sulla base  di  questo  - senza polemica,
  onorevole Cracolici, non c'è motivo - che non ci sia necessità di
  scontrarci su questo argomento e che invece ci sia la possibilità
  di trovare un accordo che  ci  porti  a legiferare stasera stessa
  per tentare di chiedere al Governo di creare corsie preferenziali
  perché si possa votare, come  nel  resto  d'Italia,  anche noi in
  Sicilia.
       Non ci possiamo e non  ci dobbiamo differenziare per forza e
  a  tutti i costi, perché - vedete  -  la  gente  non  capisce  né
  maggioranza  né   opposizione,  si  rende  conto  che  non  siamo
  all'altezza della situazione, se  andiamo  a  scontrarci per cose
  risibili come questa e che non hanno una loro validità.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole Rotella. Ne ha
  facoltà.

     ROTELLA.  Signor  Presidente,   solo   per   sottolineare  che
  l'ascarismo, cui si  riferiva  prima  l'onorevole  Cracolici,  in
  politica è un'altra cosa, non può riguardare invece una conquista
  di  civiltà, che è frutto anche  di  una  riflessione  e  di  una
  correzione  che bisogna apportare.
       Non si può essere ascari nella misura in cui ci si adegua ad
  una normativa nazionale, che è  una  conquista  di civiltà perché
  permette a tanti cittadini di  votare  il  giorno  successivo,  e
  consente uno scrutinio più sereno,  in  una condizione più umana,
  piuttosto che favorire il  protrarsi della votazione spesso nelle
  ore notturne, non consentendo la lucidità necessaria.
       Su questo, a mio avviso,  non  ci  può  essere discussione o
  dibattito, si tratta di una  conquista  di  civiltà e, come tale,
  credo che la Sicilia debba adeguarsi  ad  una  direttiva che è di
  questo Paese e che consente ai nostri seggi di potere svolgere il
  proprio lavoro, il proprio dovere in modo lucido e sereno perché,
  alla fine, anche il lavoro  possa  essere  concluso senza errori,
  come spesso avviene, e con  la  convinzione che certamente quello
  che  è  successo  nelle  ultime   elezioni  per  il  rinnovo  del
  Parlamento nazionale non abbia più  a verificarsi, perchè ci sono
  stati elettori che alle cinque  del  mattino  non  avevano ancora
  potuto votare e sono ritornati  a casa senza potere esercitare il
  diritto di voto. Io credo  che questa conquista servi soprattutto
  a tutelare gli interessi degli elettori.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare l'onorevole Crisafulli. Ne
  ha facoltà.

     CRISAFULLI. Signor Presidente,  ad  essere  sincero,  riesco a
  malapena ad appassionarmi ad una discussione che riguarda i tempi
  di votazione. Lei probabilmente non ha gli elementi che alcuni di
  noi, presenti nella legislatura precedente a questa, abbiamo.  In
  Sicilia, quando si emanò la  legge  per  l'elezione  diretta  del
  sindaco e del presidente della  provincia,  la  volontà di questo
  Parlamento fu di mantenere l'elezione  in due giorni:  domenica e
  lunedì. Dopo di che, il  governo  nazionale  scelse la strada del
  taglio della giornata di lunedì  dalla  data  delle  elezioni  e,
  addirittura, ci fecero un gran  "battage" generale.
       Io mi ricordo  anche  trasmissioni televisive che additavano
  la Regione siciliana come una Regione arretrata, perchè manteneva
  due giorni per le votazioni,  quando in tutta Europa, addirittura
  negli Stati Uniti d'America, si  diceva,  si  vota un giorno solo
  per eleggere il Presidente  della Repubblica, il Presidente degli
  Stati Uniti d'America; in Francia si eleggeva il Presidente della
  Repubblica in un solo giorno,  in  Italia per eleggere un sindaco
  bisognerebbe votare due giorni?
       Allora loro fecero  la  scelta,  ci  additarono come Regione
  arretrata. Questo  Parlamento  fu  costretto,  sull'onda  di  una
  aggressione   giornalistica,  televisiva,  per  dichiarazioni  di
  personalità  del  mondo  politico   di   tutti  gli  ambienti,  -
  l'onorevole  Fleres  se lo ricorderà  -  a  fare  una  legge  che
  accorciava i tempi di votazione ad un solo giorno.
       Oggi, siccome a qualcuno è venuto il ghiribizzo di stabilire
  che è civile votare due giorni, mentre era civile prima votare un
  giorno, noi dobbiamo fare una  legge,  in onore alla civiltà, che
  ci sposta nuovamente i tempi di votazione.
       Ora io, Signor  Presidente,  sono  di una opinione molto più
  semplice  e  invito   il  Governo  della  Regione  e  l'onorevole
  Assessore  a   riscrivere  il  testo  dell'articolo  e,  anziché
  scrivere che si vota in  due  giorni, si scrive che si vota per i
  giorni stabiliti dal Ministero  degli Interni. Così evitiamo che,
  ogni volta che a Roma  cambiano  opinione, si venga additati come
  la Regione incivile.  Stabiliscano loro  quali  sono  i  tempi di
  votazione e noi, automaticamente,  applicheremo  le date che sono
  state previste dalla  Presidenza  del  Consiglio,  dal  Ministero
  degli  Interni. Così evitiamo questa  farsa,  secondo  cui  si  è
  civili se si vota in un giorno e poi si è incivili se si mantiene
  il voto in un giorno.
       Io credo che sarebbe  più  dignitoso, per questo Parlamento,
  emanare una normativa che preveda  una  sorta  di  delega  a  una
  decisione  che,  quando   riguarda   consultazioni  di  carattere
  generale e coincidono le date,  venga  presa  dal Ministero degli
  Interni. Pertanto, se il Governo  è  d'accordo,  una  modifica di
  questo  genere  ci  metterebbe  tutti  al  sicuro  ed  eviteremmo
  discussioni successive.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Vicari. Ne ha
  facoltà.

     VICARI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  alcune
  precisazioni  sono d'obbligo, anche  per  riportare  un  poco  di
  verità sui fatti che sono  avvenuti  e non farli strumentalizzare
  nè da una parte politica, nè dall'altra.
       Intanto,  sull'election  day,  utilizzato  come  termine  di
  giorno unico, vorrei ricordare che  è  stato  adottato non per un
  turno unico di giorno unico per  le votazioni, ma per evitare che
  ci fosse una parcellizzazione di  periodi, durante l'anno, per le
  votazioni e, quindi, evitare che  si  votasse  in  alcuni casi in
  primavera, in alcuni casi in  autunno  e  quindi  si è introdotto
  l'election day nel senso di  individuare  un  turno unico durante
  l'anno dove tutti gli enti locali  sono tenuti ad andare al voto,
  primo problema.
       Il secondo problema che è stato  sollevato - viene riportata
  una notizia non perfettamente esatta -  riguarda  il giorno unico
  delle votazioni.  E' vero che è stato individuato un giorno unico
  per  andare al voto, ma si  dimentica  che  contemporaneamente  e
  stato soppresso circa il 30 per  cento di sezioni.  Ciò significa
  che  più  elettori  si sono concentrati  in  un'unica  sezione  e
  l'esperienza    dell'ultimo    turno    elettorale    ha    visto
  disorganizzazione e disservizi per gli elettori, molti dei quali,
  oltre ad andare fuori orario rispetto  alla  chiusura  dei seggi,
  sono stati costretti a non esercitare il diritto di voto,
       Quindi, il provvedimento adottato dal Governo centrale non è
  per tornare  indietro  rispetto  ad  una  decisione che era stata
  presa ma per  consentire,  a seguito della la soppressione del 30
  per cento dei  seggi,  agli  altri  cittadini  di andare al voto.
  Ripeto, il 30  per  cento  di  seggi  soppressi  significa che un
  cospicuo numero di elettori si concentra in un unico seggio.
       Detto  questo,  l'introduzione  della  seconda  giornata  di
  votazione  è  un  fatto  assolutamente  indispensabile,  non  per
  vincere o per perdere  le elezioni, ma per consentire a tutti gli
  elettori di avere  un lasso di tempo congruo per andare a votare,
  nella considerazione  che rispetto alla penultima volta c'è un 30
  per cento in meno di seggi.
       La  proposta  fatta  dall'onorevole  Crisafulli  può trovare
  accoglimento, però, ritengo che la Regione siciliana, proprio per
  la sua autonomia e per la sua specificità, dovrà sempre mantenere
  la sua  autonomia  decisionale  e  quindi  la  proposta  di legge
  presentata dal  Governo va accolta, non bisogna strumentalizzarla
  e soprattutto in  queste  ore  c'è  anche il tempo per presentare
  liste, raccolte di  firme  e  simboli, per cui nulla osta e nulla
  impedisce l'approvazione di questa proposta.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
  per argomentare contro questa legge, innanzitutto per un fatto di
  metodo.  Appena  un  mese  fa, durante la discussione della legge
  finanziaria c'è stato  detto  che  non era opportuno, che non era
  congruo, che  non  era  corretto,  modificare  le regole in corso
  d'opera perché  -  parlavamo del numero dei mandati dei sindaci -
  già i  comizi  elettorali  erano  stati  convocati  o stavano per
  essere convocati.
       E' bene  che  il  Parlamento regionale sappia, ai fini della
  proponibilità anche  di  questa  proposta  di legge, che i comizi
  elettorali -  come  ci  può testimoniare l'Assessore per gli Enti
  locali - sono  stati  convocati  e  nella  delibera  di Giunta di
  convocazione viene scritta la data del 26 maggio. Quindi, saremmo
  in presenza  di  una  modifica  della  legislazione,  esattamente
  quando le regole  già sono state messe in applicazione e sono già
  in campo.
       In secondo luogo,  che  la  Sicilia  si  distingua dal resto
  d'Italia in ordine alle giornate di votazione non lo vedo come un
  fatto negativo  perché  è  esattamente  quello  che  ha  fatto il
  Parlamento   nazionale:   qualche   cosa   di   negativo   e   di
  contraddittorio, se vogliamo anche
       Vorrei  qui  invitare i parlamentari a riferire se nel resto
  d'Europa  e  nel  resto  del  mondo,  laddove si vota civilmente,
  esiste la regola della votazione in due giorni.
       Noi  stiamo reintroducendo in Italia, caso unico in Europa e
  nel  mondo,  la votazione in due giorni. In tutti i paesi civili,
  nel  giro  di  ventiquattro ore, si sa chi è il presidente di una
  repubblica,  di  una regione, chi è il sindaco di una grande o di
  una piccola città.
       Qui noi dobbiamo aspettare quarantott'ore
       Credo  che ciò  che  è  stato  fatto  di  sbagliato  sia  da
  attribuire   al   Parlamento   nazionale.  Parlamento  o  Governo
  nazionale che  avrebbe potuto correggere le eventuali disfunzioni
  stabilendo  una  diversa  impostazione  nell'  organizzazione dei
  seggi.  Intanto  occorre  dire  che  le  disfunzioni  dell'ultima
  consultazione elettorale  sono  da  attribuire alla riduzione dei
  seggi per via del fatto che bisognava risparmiare.
       Il Governo  regionale,  qui,  invece  non  ci  propone;  c'è
  infatti, in  questo  disegno  di  legge, una norma che stabilisce
  l'aumento delle  indennità dei presidenti di seggio.  E su questo
  poi dirò alcune cose.
       Se si  volesse evitare la disfunzione registrata nell'ultima
  consultazione   elettorale   sul   piano   nazionale   basterebbe
  introdurre alcuni  accorgimenti o ripristinare un certo numero di
  sezioni  elettorali,   di   seggi   elettorali  o,  per  esempio,
  introdurre il principio che è fatto obbligo di mettere almeno tre
  cabine elettorali,  cosa che invece non esisteva; c'erano sezioni
  con  una   cabina   elettorale,  altre  con  due  cabine  e  solo
  nell'emergenza e  a  seguito  di  una direttiva del Ministro sono
  state introdotte altre cabine elettorali.
       Questo noi  potremmo  stabilirlo  anche  con  una  direttiva
  emanata direttamente dall'Assessore per gli enti locali.
       In ultimo la  questione  dell'aumento  delle  indennità  dei
  presidenti di seggio: la spesa  per le elezioni amministrative va
  iscritta nel bilancio dei comuni  che  vanno a votare, la Regione
  non caccia via una lira.
       Trovo   davvero   ancora   singolare   che   si   stabilisca
  centralmente di aumentare l'indennità  di  presidente di seggio e
  poi si dica  che  tale  aumento va ricavato dal fondo, quel 5 per
  cento  riservato  alla  discrezione  dell'assessore  per gli enti
  locali, da  attribuire  ai comuni per l'aumento dell'indennità di
  presidente di seggio.
       Questo lo trovo  odioso,  disdicevole,  continuare  ancora a
  grattare le risorse degli  enti  locali  che autonomamente devono
  poter  programmare, devono  poter  stabilire.  Anche  per  questo
  motivo, ritengo che questa legge  non si debba fare. Innanzitutto
  per il fatto  che,  a comizi elettorali convocati, non si possono
  spostare le  date  della  votazione, cosa che noi stiamo facendo,
  e non credo che questo possa essere consentito.

     D'AQUINO , assessore per gli enti locali. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     D'AQUINO ,  assessore  per   gli  enti  locali.  Intervengo  a
  chiarimento  di  alcune   problematiche  poste  nel  corso  degli
  interventi dai colleghi.
       Intanto,   la    proposta   dell'onorevole   Crisafulli   di
  uniformarci alle  normative nazionali, credo che tecnicamente non
  sia apprezzabile  perché  abbiamo  una nostra legislazione su cui
  ci radichiamo e  una  serie  di  norme  nostre su cui avvengono i
  procedimenti elettorali.
       Andiamo, dunque,  ad  aumentare il tempo della votazione, ma
  consci, innanzitutto, che  nelle  ultime elezioni a seguito della
  diminuzione dei  seggi ci sono state difficoltà nelle votazioni e
  non  vorremmo   che  si  ripetesse  successivamente;  consci  che
  tecnicamente siamo  nelle  possibilità, ancora per questa tornata
  elettorale, di produrre una documentazione tale da amplificare il
  tempo della  votazione;  consci  anche  di  uniformarci a livello
  nazionale, ma  non  pedissequamente  ma  perché  riteniamo che il
  punto sostanziale sia quello della difficoltà che hanno avuto gli
  elettori a votare nelle passate tornate, delle lunghe code che ci
  sono state, e quindi questo meccanismo ci porterebbe a cercare di
  superare tale  inconveniente,  visto  che  il  numero dei seggi è
  stato ridotto di oltre il trenta per cento.
       Questo è lo  spirito  con  cui  è nata la norma e, in ordine
  tecnico, gli uffici  ci chiariscono che siamo ancora in tempo per
  promulgare i documenti  atti  a  votare  fino  a  lunedì alle ore
  15.00.

     PRESIDENTE. Non essendoci altri interventi, dichiaro chiusa la
  discussione sull'emendamento 1.1.


   Presidenza del presidente LO PORTO


                      VERIFICA DEL NUMERO LEGALE

     CRACOLICI. Chiedo la verifica del numero legale.

          (Alla  richiesta  si  associano gli onorevoli Speziale,
           Giannopolo, Tumino e Gurrieri)

     PRESIDENTE.  Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini di
  Regolamento,  indìco  la  votazione  per  la  verifica del numero
  legale.
       Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.


   Presidenza del presidente LO PORTO


                        RISULTATO DELLA VERIFICA

     PRESIDENTE. Proclamo  l'esito  della  votazione  di verifica del
  numero legale: presenti 48.

               L'Assemblea è in numero legale.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente, parlo per esprimere il mio voto
  favorevole  e  quello  del  mio  Gruppo  all'emendamento  da  noi
  presentato, relativo al comma 3 dell'articolo 2 della legge n. 35
  del 1997,  che introdusse, reintrodusse ed eliminò la possibilità
  che si  procedesse,  nelle  votazioni per l'elezione dei sindaci,
  con la doppia scheda.
       Riteniamo, ed  abbiamo  ritenuto  un  errore  già allora, un
  errore   l'adeguamento   della   normativa   regionale  a  quella
  nazionale,  con   lo  schema  del  voto  trasferito.
       Pensiamo  che,   in  questo  modo,  si  sia  esercitata  una
  compressione nei confronti dell'elettore.
       L'elettore che si  reca alle urne a votare e vuole esprimere
  un  voto per  un  consigliere  comunale  e,  poi,  non  lo  vuole
  esprimere per alcuno  dei candidati a sindaco, nel momento in cui
  entra in cabina  e  segna  un  partito,  indicando  il nome di un
  consigliere  comunale, automaticamente quel voto viene trasferito
  al sindaco indicato dalla coalizione.
       Viene,  così,  in  qualche  modo  soppressa  e  limitata  la
  libertà di voto  e  di  scelta  da parte degli elettori;  mentre,
  attraverso  il   meccanismo   del  voto  della  doppia  scheda  é
  possibile che chi  non vuole votare per alcuno  dei sindaci possa
  tranquillamente   depositare  la  scheda  nell'urna  come  scheda
  bianca.  Oltre, la possibilità di eleggere i sindaci direttamente
  da  parte   del  popolo,  senza  che  intervenga  una  mediazione
  attraverso la  lista  elettorale,  rende  più  libero il voto che
  viene espresso.
       Per cui noi  pensiamo,  ed  é  la  ragione  per  cui abbiamo
  presentato questo  emendamento,  che noi, che siamo stati i primi
  in Sicilia  sul  piano  dell'  innovazione  della legislazione in
  materia di elezione  diretta, avendo promosso, con la legge n. 7,
  l'elezione  diretta  dei  sindaci,  allora  accolta positivamente
  dalla stampa  nazionale,  pensiamo  che, avendo poi il Parlamento
  nazionale  adeguato  invece  quella  normativa, introducendovi il
  voto trasferito  ed  essendosi  la  Regione  siciliana  adeguata,
  quest'ultima abbia  commesso  un  errore.
       E, pensiamo che  se  questa sera - almeno ci auguriamo   che
  l'errore possa essere corretto,  e questo era il senso del nostro
  emendamento    -    accogliessimo    il    nostro    emendamento,
  ripristineremmo la  condizione  precedente  alla  legge n.  35 e,
  facendo, quindi,  rivivere  la  norma  della  legge  n.  7  sulla
  possibilità   dell'elezione  dei  sindaci  attraverso  la  doppia
  scheda. Uno schema  che,  secondo  noi, é  più lineare, che dà la
  possibilità di  essere  più liberi e che evita condizionamenti di
  alcuna natura.
       Ecco  perché  abbiamo  presentato  l'emendamento  e facciamo
  appello all'Assemblea e  a  tutti  i parlamentari, al di là della
  logica di  appartenenza che capisco li sta schiacciando molto, di
  poterlo accogliere.
       Per tale  motivo,  signor  Presidente,  poichè  penso sia il
  massimo dell'  espressione  della  libertà  di  voto  -  e faccio
  appello, proprio, alla libertà di voto dei singoli parlamentari -
  chiedo il voto segreto.


   Presidenza del presidente LO PORTO


                               CONGEDI

     PRESIDENTE.  Comunico che è pervenuta, da parte del Presidente
  del Gruppo  parlamentare  di  Forza  Italia,  onorevole Leontini,
  richiesta di  congedo,  per  l'odierna  seduta, per gli onorevoli
  Cascio, Cimino, Mercadante e Pagano.
       Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.

       Pongo in votazione l'emendamento 1.1.

       Il parere del Governo?

     D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ARDIZZONE, presidente della Commissione e relatore. Contrario.


   Presidenza del presidente LO PORTO


         VOTAZIONE PER SCRUTINIO SEGRETO DELL'EMENDAMENTO 1.1

     PRESIDENTE.  Gli  onorevoli  Speziale, Barbagallo, Oddo, Zago,
  Cracolici, Gurrieri, Papania, Tumino e Zangara hanno chiesto  che
  la votazione avvenga per scrutinio segreto.
       Essendo la  richiesta  appoggiata  a termini di Regolamento,
  indìco la  votazione  per  scrutino segreto dell'emendamento 1.1,
  degli onorevoli Speziale, Oddo e Giannopolo.
       Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi vota sì preme il
  pulsante verde;  chi  vota  no  preme  il  pulsante rosso; chi si
  astiene preme il pulsante bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.

                     (si procede alla votazione)

       Dichiaro chiusa la votazione.


   Presidenza del presidente LO PORTO


                      RISULTATO DELLA VOTAZIONE

       Proclamo l'esito della votazione:

               Presenti e votanti  67
               Maggioranza         34
               Favorevoli          25
               Contrari            42

                       (L'Assemblea non approva)

       Si  passa   all'emendamento   1.2,  aggiuntivo  al  comma  3
  dell'articolo 2, degli onorevoli Speziale, Oddo e Giannopolo.
       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

     D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ARDIZZONE, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  aggiuntivo  1.3  a  firma  degli
  onorevoli Speziale, Oddo e Giannopolo.
       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
       Il parere del Governo?

     D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ARDIZZONE, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (Non è approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 1.

     PRESIDENTE. Chi  è favorevole resti seduto; chi è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 2. Ne dò lettura:

                   " Modifiche ed integrazioni di norme

          1.  Al Testo unico delle leggi per l'elezione dei consigli
       comunali  nella Regione, approvato con decreto del Presidente
       della  Regione  20  agosto  1960,  n.  3,  sono  apportate le
       seguenti modifiche ed integrazioni:

          a)  al  primo comma, dell'articolo 31, come modificato dal
       comma  1, dell'articolo 31, della legge regionale 1 settembre
       1993,  n.  26,  le  parole  'del  giorno  di  votazione' sono
       sostituite con le parole 'del primo giorno di votazione';

          b)  il  primo  comma dell'articolo 35, come modificato dal
       comma 2, lettera a) dell'articolo 31, della legge regionale 1
       settembre  1993,  n.  26,  è  così  sostituito  'La votazione
       deve proseguire fino alle ore 22,00';

          c)  al n. 4, del comma 2 dell'articolo 35, come modificato
       dal  comma  2,  lettera  c),  dell'articolo  31,  della legge
       regionale 1 settembre 1993, n.  26, sono premesse le seguenti
       parole  'rinvia  la  votazione  alle  ore  7,00  del  mattino
       successivo e';

          d)  alla  fine dell'articolo 35, come modificato dal comma
       2,  lettera  d),  dell'articolo  31,  della legge regionale 1
       settembre 1993, n. 26, sono reintrodotti i seguenti commi:

          -  Dopo la   firma   del  verbale,  l'adunanza  è  sciolta
       immediatamente.

          -  Alle  ore  7,00  del  giorno  successivo il presidente,
       ricostituito  l'ufficio  e  constatata la integrità dei mezzi
       precauzionali  apposti  agli accessi della sala e dei sigilli
       delle urne e dei plichi, dichiara riaperta la votazione.

          -  La  votazione  deve proseguire sino alle ore 15,00; gli
       elettori  che  a  tale  ora  si trovano ancora nei locali del
       seggio sono ammessi a votare."

       Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 3. Ne dò lettura:

                          " Adeguamento compensi

          1.  Ai  compensi  previsti  dal  comma 1, dell'articolo 1,
       della   legge   regionale   12   agosto  1989,  n.  18,  come
       rideterminati  nell'anno  2001, è applicata una maggiorazione
       del 25 per cento.

          2.  All'onere  di cui al comma 1, valutato in 200 migliaia
       di  euro,  si  provvede  con parte delle disponibilità di cui
       alla  quota  del  5 per cento riservata all'Assessore per gli
       enti  locali,  ai  sensi  del  comma 4 dell'articolo 76 della
       legge regionale 26 marzo 2002, n. 2."
  sull'articolo 3.
       Comunico  che  è  stato  presentato  dal  Governo l'allegato
  emendamento 3.1.

     D'AQUINO, assessore per gli enti locali. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     D'AQUINO, assessore  per  gli  enti locali. Signor Presidente,
  onorevoli colleghi,  la normativa regionale per quanto riguarda i
  seggi speciali è  contenuta  in  un altro articolo.
       Si  è  aggiunto,  senza  aggravio  di  spesa,  anche  per  i
  Presidenti e  per  i  componenti  dei seggi speciali l'incremento
  della paga del  25  per cento, ma è una spesa già considerata nei
  fondi, quindi non vi è un incremento.
       E' solo un aggiustamento tecnico.

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento del Governo.
       Il parere della Commissione?

     ARDIZZONE,    presidente   della   Commissione   e   relatore.
  Favorevole.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo  in votazione l'articolo 3 nel testo risultante.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Si passa all'articolo 4. Ne dò lettura:

                           "Abrogazione di norme

          1.  La lettera d) del comma 2 dell'articolo 31 della legge
       regionale 1 settembre 1993, n. 26, è abrogata.

          2.  Il comma 3, dell'articolo 10, della legge regionale 26
       agosto 1992, n. 7 ed il comma 3, dell'articolo 6, della legge
       regionale   1   settembre   1993,   n.  26,  come  modificati
       dall'articolo 13, della legge regionale 15 settembre 1997, n.
       35, sono abrogati.

          3. I commi 1 e 2, dell'articolo 3, della legge regionale 7
       novembre 1997, n. 41 sono abrogati."

       Pongo in votazione l'articolo 4.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Prima di porre in votazione l'articolo 5, si passa all'esame
  dell'ordine  del  giorno  n.  79 a firma dell'onorevole Speziale:
  "Invito   al  Presidente  della  Regione  a  revocare  la  delega
  all'assessore  per  il  territorio e l'ambiente onorevole Bartolo
  Pellegrino".
       E' un  ordine  del  giorno  del cui contenuto tutti siamo al
  corrente, essendo  stato  annunciato  nella seduta precedente. La
  relativa discussione  era stata rinviata alla presente seduta, su
  precisa  richiesta   del  Governo   che, su  questo  tema, voleva
  assicurare la propria presenza.

     SPEZIALE.  Chiedo  di  parlare  per  illustrare  l'ordine  del
  giorno.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, intervengo
  per illustrare l'ordine  del giorno, che fra l'altro ormai è noto
  a tutti i  colleghi  parlamentari, e  per  cercare di fare alcune
  riflessioni   sulla   vicenda   che   ha  riguardato  l'onorevole
  Pellegrino.
       Premetto,   innanzitutto -  visto  che  già  una  parte  del
  dibattito è  stata  consumata  nei  giorni  scorsi - che da parte
  nostra,  da  parte  dell'opposizione non c'è alcun  atteggiamento
  ostativo  sulla  possibilità che l'onorevole Pellegrino, anche se
  non  parlamentare,  possa  prendere  la  parola  nel  corso della
  discussione.
       Dico    questo   perché   nella   fase   dell'audizione   in
  Commissione, l'onorevole Pellegrino  ha avuto un atteggiamento di
  sfida  nei confronti dell'opposizione, dicendo 'poi ce la vediamo
  in Aula' e siccome  l'Aula  è  qui,  da parte mia, a nome del mio
  gruppo  parlamentare,   penso   che,   poichè  il  tema  riguarda
  l'onorevole Pellegrino  -  io  non so se forziamo il Regolamento,
  signor Presidente  -  si  possa prevedere che lo stesso onorevole
  Pellegrino intervenga nel corso del dibattimento.
       La vicenda  è nota. L'onorevole Pellegrino, nel corso di una
  riunione fatta  a  Monreale,  ha  partecipato ad un incontro dove
  gran   parte   dei   partecipanti,  successivamente,  sono  stati
  arrestati per mafia.
       A parte che è abbastanza inusuale che un uomo, allora non di
  Governo ma parlamentare,  si possa trovare in una riunione in cui
  gran   parte   dei   partecipanti,  successivamente,  sono  stati
  arrestati per  mafia  -  e buona parte di quei componenti avevano
  avuto  già  precedentemente  procedimenti  giudiziari  -  non  ci
  troviamo  di  fronte  ad un atteggiamento da parte dell'onorevole
  Pellegrino che  si incontra con persone non note, come spesso può
  capitare in  terra  di  Sicilia,  ci  troviamo  di  fronte  ad un
  atteggiamento   predeterminato   dell'assessore   Pellegrino   di
  incontrare   quelle  persone  e  di  dare  loro  orientamenti  ed
  indirizzi  sul  comportamento  che  avrebbero  dovuto assumere in
  funzione  della  gestione  e  della  direzione di una cooperativa
  interessata a recuperare i beni sequestrati alla mafia.
       C'è un  atteggiamento  attivo,  non  è frutto di un incontro
  casuale, perché  qualche  giorno  fa  qualcuno diceva qui 'ma può
  capitare che uno va al bar in Sicilia ed incontra il capomafia di
  paese e quindi  si  incontra  lì, può essere un caso'. No, non ci
  troviamo di  fronte  a  questo,  ci  troviamo  -  come  lo stesso
  onorevole  Pellegrino ha riconosciuto attraverso una nota inviata
  alla  Commissione  regionale  antimafia  e  al  Presidente  della
  Regione, pensando  che  ci  possa  essere  una sorta, diciamo, di
  acquiescenza rispetto  ad  un  atteggiamento  così grave anche da
  parte degli  organi  dello  Stato,  -  di  fronte  al  fatto  che
  l'onorevole Pellegrino  si è presentato ad un incontro e ha avuto
  una  riunione  con  soggetti  malavitosi, che erano abituati alla
  malavita organizzata,  gente che faceva parte di cosche mafiose e
  che l'onorevole Pellegrino conferma di conoscere quando dice "non
  chiamate il  Tizio  perché  avendo il Tizio precedenti penali non
  può fare  il  Presidente  della  cooperativa";  quel Tizio cui fa
  riferimento  è  persona  nota  all'onorevole  Pellegrino e dunque
  suggerisce  di  mettere un altro.  In quell'occasione l'onorevole
  Pellegrino utilizza due termini che sono ingiuriosi nei confronti
  delle forze  dell'ordine  che  in  questa  terra di Sicilia hanno
  sparso il  proprio  sangue  per  difendere  la legalità, che sono
  morti nella  lotta  alla mafia, che hanno messo in campo i propri
  giovani   appartenenti   alle   forze   dell'ordine   per  potere
  contrastare l'attività criminale, l'attività mafiosa.
       Quei giovani  che  sono  morti  accanto  a Falcone, che sono
  morti  in  tante azioni di contrasto, di lotta alla mafia secondo
  l'onorevole  Pellegrino  non sono poliziotti che devono garantire
  la  libertà,  la  sicurezza dei cittadini, ma secondo l'onorevole
  Pellegrino  quei  giovani che sono morti per contrastare la mafia
  sono  'sbirri'   Ed  è  un  uomo  di  governo  che  utilizza tale
  linguaggio  offensivo  e  ingiurioso  nei  confronti  delle forze
  dell'ordine  che  sono  un pilastro della difesa della democrazia
  della legalità, del contrasto alla mafia. Non sono 'sbirri': sono
  persone che  sono  preposte  a  quel  compito oneroso a cui va il
  nostro rispetto. Aver difeso il linguaggio utilizzato dicendo che
  il termine 'sbirro' era financo utilizzato, onorevole Pellegrino,
  come un elemento positivo è ulteriormente offensivo nei confronti
  dei  poliziotti  e dell'intelligenza media dei parlamentari e dei
  siciliani
       Ci  troviamo  dinanzi  ad un atteggiamento tracotante che ha
  origine  in  un  disegno che tende a scompaginare gli equilibri e
  che  punta  al  controllo degli affari in questa terra di Sicilia
  attraverso  l'utilizzo  dei  criminali  e  della  mafia.  Perché,
  onorevole  Pellegrino,  c'è una valutazione diversa tra noi e una
  logica  che ha pervaso uomini di governo. Noi abbiamo pensato che
  dopo la fase stragista della mafia, dopo l'uccisione di Falcone e
  di  Borsellino  la mafia avesse fatto un passo indietro, poi però
  ha  adottato  una  strategia  subdola,  di  penetrazione sottile,
  capace  di  condizionare comunque le scelte di uomini e le scelte
  di interesse.
       Un passo  dopo l'altro, anziché  contrapporsi allo Stato, la
  mafia ha  inteso  mettere in campo una strategia di penetrazione,
  di    controllo   sottile,   subdolo,   penetrante   e   comunque
  condizionante;  e  oggi  tutti  sappiamo  -  così  come  ci viene
  denunziato  -  che ancora questo settore condiziona fortemente la
  vita di  molti  enti  locali,  la  vita di molti enti regionali e
  condiziona la  vita politica del nostro Paese, questo ganglio che
  costituisce in  sé il male peggiore della possibilità di sviluppo
  e di riscatto della nostra Terra.
       Onorevole Presidente della Regione, ritiene che questi siano
  argomenti  di  secondo  piano? Ritiene che si possa liquidare con
  una  battuta di stampa, come in altre occasioni  ha fatto qualche
  giornalista,  l'aver da parte di un uomo di Governo ingiuriato in
  modo così  offensivo le forze dell'ordine? E' un fatto che si può
  liquidare così  pensare che un uomo che si rivolge alla legge per
  garantire  legalità sia definito 'infame', cioè colui il quale si
  rivolge  alla  legge  perché  in qualche modo denunzia la verità?
  Ciò  significa  sopprimere, comprimere un processo di libertà che
  deve riguardare la Sicilia
       Ecco perché lei  non  è  degno  di  sedere  in  quei banchi,
  onorevole Pellegrino,  non  è  degno  per  questa  ragione
       E  il  Presidente  della  Regione  non  può far finta di non
  capire   che   il  fatto  è  gravissimo;  avete  fatto  finta  di
  trascurarlo  attraverso comportamenti sulla stampa, di ridurne la
  portata, di  farne un caso di uno che per un istante si è trovato
  ad  esprimere  un linguaggio che è pure ricorrente nel linguaggio
  siciliano.  No   Non  ci  troviamo  dinanzi  ad  una  espressione
  casuale,  dinanzi  ad un episodio casuale: ci troviamo dinanzi ad
  un atteggiamento voluto e ricercato; ed è ciò che è emerso.
       Io non so quante altre occasioni ci sono e ci sono state.  E
  non  è il  nostro,  come  qualcuno  ha  detto,  un  atteggiamento
  "giustizialista". Ve lo dice uno che ha avuto sempre rispetto nei
  confronti delle  persone  sottoposte  a procedimento giudiziario.
  Non ho mai, nel  corso  della mia vita politica che dura da tanti
  anni,  fatto  un'accusa,  un attacco nei confronti di una persona
  sottoposta  a  procedimento  giudiziario.  Ho  sempre ritenuto di
  attendere  le  conclusioni  dei  procedimenti,  le  sentenze  dei
  magistrati  avendo  rispetto  nei  confronti  dell'indagato  come
  persona  e  avendo  avuto  sempre  rispetto  nei  confronti della
  magistratura.
       Qui,  ovviamente,  la  questione  è  di ben altra portata: è
  frutto  di  una cultura.  Io mi domando quale possa essere l'idea
  che  gli italiani si fanno rispetto ad un assessore regionale che
  utilizza  quel  linguaggio  e  che,  poi, ha la sfacciataggine di
  difendere tale linguaggio
       Qual è l'idea che viene trasmessa al resto del Paese, se non
  l'idea  che  qui  tutto  diventa  un'unica  cosa,  che non c'è il
  coraggio  di contrastare la mafia perchè lo stesso linguaggio del
  mafioso   lo   può   utilizzare  l'uomo  pubblico,  il  deputato,
  l'assessore?  Perchè  lo  stesso linguaggio 'sbirro e infame' che
  può  utilizzare un mafioso l'utilizza un uomo pubblico e, quindi,
  dinanzi  all'opinione  pubblica  nazionale  si  getta un'ombra su
  tutti.
       Onorevole  Presidente  della Regione, non c'è alcuna ragione
  per cui l'onorevole Pellegrino rimanga lì; non c'è alcuna ragione
  perchè l'onorevole Pellegrino possa continuare a ricoprire ancora
  per  un  solo  giorno  la  carica di assessore.  Sappiamo che c'è
  stata  questa disquisizione normativa:  se potevamo sfiduciarlo o
  no.  Non  è  questione  di  forme,  è  questione  di sostanza. Un
  assessore che ha utilizzato quel linguaggio non può rappresentare
  il popolo siciliano e, sopratutto, un assessore che ha ingiuriato
  e  offeso  le forze dell'ordine non può continuare a ricoprire la
  carica  di  assessore  perchè  esso  stesso,  nel  momento in cui
  ingiuria le forze dell'ordine, assume un atteggiamento ingiurioso
  e, come qualche collega parlamentare ha fatto osservare, di fatto
  si è  messo al di fuori della legalità e della lotta alla mafia e
  di  contrasto  alla  criminalità  organizzata.
       Sono questi i  fatti  gravissimi  per  cui  noi invitiamo il
  Presidente  della Regione  a  revocare  l'incarico  e  la  delega
  all'assessore Pellegrino.  Non  venga  letta come una furbizia da
  parte nostra per  mettere  in  difficoltà  il  Governo.
       Onorevole   Presidente   della  Regione,  colga  l'occasione
  offerta  da questo dibattito, la colga fino in fondo.  Dia prova,
  dinanzi  alla  Sicilia,  dinanzi  al resto del Paese, di una vera
  autonomia  da parte del Presidente della Regione.  Capisca che in
  questo  momento  c'è  in  gioco non il prestigio e la credibilità
  dell'onorevole  Pellegrino,  bensì  il prestigio e la credibilità
  della Sicilia  e del suo Presidente,  c'è in gioco il prestigio e
  la  credibilità del Parlamento regionale. Non c'è da parte nostra
  un  atteggiamento  di  parte  tendente  a  volere  scardinare  il
  Governo,  non  c'è da parte nostra un atteggiamento ad utilizzare
  in modo subdolo la vicenda 'Pellegrino' per scardinare il Governo
  perché  il  Governo  non  sarà  mai  scardinato,  perché  noi non
  abbiamo i  numeri,  né  ora,  né  domani  fino al 2006, dentro il
  Parlamento, per  poter  mettere  in  difficoltà  il Governo;  non
  abbiamo  i  numeri: è un argomento spuntato quello secondo cui si
  vuole   utilizzare   la   vicenda  'Pellegrino'  per  mettere  in
  difficoltà  il  Governo.  Vogliamo  mettere  al  riparo,  non  in
  difficoltà, il Governo;  vogliamo mettere al riparo il Parlamento
  non vogliamo metterlo in difficoltà.
       Onorevole  Presidente  della  Regione,  stiamo lavorando per
  lei, per  la  sua immagine e per la sua credibilità se lei coglie
  il senso più profondo del dibattito, per mettere al riparo il suo
  Governo da  fatti  che ancora possono evolversi perché  dietro la
  vicenda  'Pellegrino',  che  può apparire una vicenda secondaria,
  possono esserci  fatti  ben  più  gravi  che  sono l'indice di un
  comportamento, di  una  cultura:  quella cioè che comunque si può
  discutere con  la  mafia, si può andare a pranzo con i criminali,
  si può discutere  con i mafiosi e si va a pranzo non da cittadini
  ma da uomini di Governo
       Questo è la lezione che dobbiamo trarre, e mi rivolgo a gran
  parte dei parlamentari della destra che spesso insieme con noi in
  quest'Aula   si   sono   battuti  per  difendere  la  memoria  di
  personalità  illustri, Falcone e Borsellino, che non appartengono
  alla  nostra  storia  e  alla nostra cultura ma appartengono alla
  vostra  storia e alla vostra cultura che hanno pagato comunque un
  atteggiamento   integerrimo   nei   confronti  della  criminalità
  organizzata e della mafia.
       In ragione a  questi  uomini, noi  dobbiamo oggi chiedere al
  Presidente della  Regione  di rimuovere dall'incarico l'Assessore
  Pellegrino.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
  facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  sono
  intervenuto  in  una precedente seduta sulla mozione, della quale
  ero primo firmatario, che impegnava il Presidente della Regione a
  revocare la delega all'Assessore Pellegrino.
       Onorevoli  colleghi,  la  prossima  settimana  comincia  una
  stagione  triste per Palermo, una stagione di memoria, come molte
  altre stagioni del resto, ma la primavera e l'estate sono periodi
  significativi  per  questa  nostra  Terra,  periodi  amari: il 30
  aprile l'omicidio  di  Pio  La  Torre e di Rosario Di Salvo, il 9
  maggio  quello  di  Peppino  Impastato, il 23 maggio la strage di
  Capaci, il 19 luglio la strage di via D'Amelio.
       Politici, giovani militanti, uomini dello Stato, magistrati,
  agenti  delle  scorte,  giovani  carabinieri  e  poliziotti.  Una
  politica  non   ipocrita,   Presidente  della  Regione,  dovrebbe
  portarla - come lei sicuramente farà - a rappresentare la massima
  istituzione regionale, il  Governo,  in tutte le commemorazioni e
  in tutti i momenti tristi di ricordo di questi tragici eventi.
       Una politica ed un impegno istituzionale che oggi ha portato
  il Presidente  della  Commissione  regionale antimafia a Monreale
  sollecitato da  un  sindaco, del suo stesso partito, a recarsi lì
  perché  quel  sindaco,  Salvino  Caputo  -  che  è stato anche un
  nostro collega  -  individua in quel territorio uno dei punti più
  pericolosi  e   più   gravi   dello  snodo  tra  gli  affari,  le
  istituzioni, la criminalità organizzata e la mafia.
       Proprio a Monreale  quel  sindaco  ha chiamato il Presidente
  della  Commissione  regionale antimafia per chiedergli di mettere
  mano   ad   una   modifica  legislativa  sull'utilizzo  dei  beni
  confiscati  alla  mafia;    quel  sindaco  ha  chiesto  proprio a
  Monreale   la   presenza   dell'istituzione   regionale  preposta
  all'indagine ed all'azione di contrasto alla mafia.
       Una politica  non  ipocrita: citando questi fatti impegnando
  le istituzioni a questo livello, dovrebbe trarne conseguenze.
       Proprio  in  quella  Monreale,  il  cui  sindaco  chiama  il
  Presidente della Commissione antimafia per dirgli che avverte del
  pericolo  e  cioè  che  i  beni  confiscati  ai  mafiosi  vengano
  riconsegnati ai  mafiosi,  proprio in quella Monreale l'Assessore
  Pellegrino, in una  campagna,  si  incontrava  con  i capi di una
  cosca, la cosca  di  Monreale,  i  cui esponenti, proprio qualche
  mese addietro, sono  stati  tutti assicurati alla giustizia; e il
  nostro  assessore   ci  andava  a  pranzo,  in  un  atteggiamento
  conviviale.
       Le  carte  della magistratura, di cui ho già dato lettura in
  una  precedente  seduta, le carte di quei carabinieri, denominati
  "sbirri",  ci  parlavano  proprio  dei  consigli  che  il  nostro
  assessore   dava  ad  alcuni  di  questi,  chiamiamoli,  signori,
  attualmente  ristretti nelle carceri italiane, su come dover fare
  una  cooperativa.  Perchè, quale era l'obiettivo di questa cosca?
  L'obiettivo   di   questa  costa  era  quello  -  così  dicono  i
  carabinieri e i magistrati - di riappropriarsi di un bene che era
  stato confiscato dalla legge sulla mafia.
       Vorrei   ricordare,   visto    che    siamo   alla   vigilia
  dell'anniversario,  onorevole  Cuffaro   che   quella  legge  che
  consente il sequestro dei beni  mafiosi  portava  la  firma di un
  democristiano e di un comunista:  Rognoni  e La Torre. Siamo alla
  vigilia di quel triste  anniversario.  Bene,  oggi  il presidente
  della   Commissione    regionale   antimafia,   esponente   della
  maggioranza, è andato a  Monreale  per  discutere con il sindaco,
  anch'egli  del  Polo  e  di  Alleanza  nazionale,  il  quale  gli
  segnalava l'allarme, così  è  stato  detto  al TG3, sul fatto che
  nell'area tra Monreale  e  Partinico  tutti  i beni confiscati ai
  mafiosi stanno  per  essere riconquistati dagli stessi mafiosi. E
  abbiamo un  assessore  regionale che giustamente si prodigava per
  spiegare meglio ai  mafiosi  come  si  fa  a  riprendersi i beni,
  perchè di questo ci parla l'indagine.  E lo fa con un signore, un
  signor  Leto,  che,  in  Commissione  regionale antimafia è stato
  dichiarato  dallo stesso Assessore, frequentava il gruppo del suo
  partito   prima   Rinnovamento   italiano,   poi   Nuova  Sicilia
  nell'Assemblea  regionale siciliana (certo, perchè bisognoso ci è
  stato spiegato);  un  signore  che  si  preoccupava  - ed è stato
  intercettato   dai   carabinieri  -  dell'evoluzione  della  fase
  politica regionale:  se era stato eletto l'onorevole Pellegrino o
  era stato  eletto un altro signore. Tutto questo i carabinieri lo
  hanno registrato.
       E badate bene che il nostro assessore quando va a pranzo non
  è  che  viene  intercettato,  ci  sono  lì gli strumenti - alcuni
  nostri   colleghi   esponenti  delle  forze  dell'ordine  possono
  confermarlo - intercettazioni ambientali. Io vi ho letto il passo
  degli  atti del Tribunale di Palermo, del giudice per le indagini
  preliminari,  quindi  non  del  KGB o di  un  tribunale  speciale
  dell'Unione  sovietica  che  non  c'è  più,  ma  del tribunale di
  Palermo  dove  viene  descritto,  non  l'ho  portato  qui per non
  ripetermi  ma è agli atti della passata seduta visto che ho letto
  integralmente gli atti del GIP, non della Procura, dove si spiega
  il  legame  organico  secondo  il  Nucleo  operativo speciale dei
  Carabinieri, i  ROS,  e i magistrati, dove viene spiegato secondo
  loro,   secondo  quegli  uomini  definiti  dal  nostro  assessore
  "sbirri", il  legame  tra  il  nostro assessore e questi signori,
  attualmente agli arresti nelle carceri italiane.
       Un  legame organico,  testualmente  ricordo,  provato  dalla
  confidenza   che  l'esponente   politico   aveva   con   i   suoi
  interlocutori. Interlocutori che  hanno  seguito  anche  le sorti
  politiche  dell'onorevole  Pellegrino che, com'è noto, sono state
  abbastanza   avventurose  attraverso  i  trasformismi  di  questa
  politica   regionale    siciliana:    il    Partito   socialista,
  Rinnovamento italiano, poi Nuova  Sicilia.  E  questo  gruppo  di
  fedelissimi monrealesi ora  ha  seguito  politicamente  le  sorti
  dell'onorevole Pellegrino, sorti  interrotte per questi cittadini
  perché  impegnati in altre attività attualmente nelle carceri del
  nostro Paese per associazione mafiosa e attività criminosa.
       Io  vorrei  chiedere,   al   Presidente   della  Commissione
  regionale antimafia che oggi si è recato a Monreale, qual è stato
  il livello  di  allarme  che  il  sindaco Caputo ha esposto nella
  visita della Commissione antimafia in quella città. Io ho sentito
  l'intervista  al TG3  del  Presidente della Commissione regionale
  antimafia,   che,  immagino,  recandosi  lì  con  la  Presidenza,
  riferirà   nella  prossima  seduta  della  Commissione  regionale
  antimafia  su  questo  incontro.  Ho sentito al TG3 un'intervista
  molto   allarmata  del  Presidente  della  Commissione  regionale
  antimafia sui rapporti tra la mafia e le istituzioni a Monreale.
       Quella  denuncia  veniva  da un sindaco, e badate bene, è un
  sindaco  contro  il  quale  io  e  la  mia parte politica abbiamo
  combattuto.  L'onorevole  Caputo  è sindaco del Polo ed è sindaco
  di Alleanza  nazionale,  ma  è  un  sindaco che in questi mesi su
  alcuni temi dell'azione di contrasto alla mafia si è esposto.
       Condivido  l'intervento dell'onorevole Speziale. Non mi sono
  soffermato  su  due  parole  gravissime  usate con nonchalance da
  questo  Assessore;    ognuno  di  noi  quando  ricopre  incarichi
  pubblici  deve avere la coscienza del limite e dei limiti imposti
  dall'essere   una   persona  pubblica,  dall'avere  una  funzione
  pubblica.   Parole   gravi,   parole   ancora  più  gravi  perché
  pronunciate  in  un  consesso  nei quali gli interlocutori quando
  pronunciavano  e quando pronunciano le parole "sbirri ed infame",
  le  pronunciano  all'interno  di  una  cultura  e  di una pratica
  mafiosa.   Perché   quell'Assessore   quando  pronunciava  quelle
  parole   era   a  pranzo  con  un  gruppo  di  persone  arrestate
  attualmente per mafia e, quindi, il linguaggio comune non c'entra
  nulla.   E  le  telefonate che faceva per dire come correggere la
  cooperativa, "perchè attenti se mettiamo questo... quello è stato
  un infame e quindi lo capiscono subito...".  Questi sono gli atti
  dei Carabinieri, onorevole  Lo  Curto - vedo che esprime segni di
  disapprovazione - non  sto dicendo cose mie, sto dicendo cose che
  i Carabinieri e  il  GIP  hanno ritenuto di rendere pubbliche con
  una sentenza e un atto di  un  tribunale  di  cui  in  una  delle
  precedenti sedute ho dato lettura.
       Detto   questo,  noi  davvero,  onorevole  Presidente  della
  Regione, ci  appelliamo  a lei, e non lo facciamo per noi. Troppe
  volte noi abbiamo discusso se la Sicilia ha un'immagine deformata
  di  sé, costruita dalla grande stampa nazionale; noi lo sappiamo:
  la Sicilia  non  è tutta mafia. Il fatto che in questo Parlamento
  facciamo  questa discussione, lo dimostra: la Sicilia non è tutta
  mafia, ma  la  Sicilia è anche mafia. La politica siciliana non è
  tutta una politica corrotta, ma la politica in Sicilia ha vissuto
  anche gravi momenti di corruzione.
       Le  istituzioni  in  Sicilia  non  sono  tutte  permeate dal
  fenomeno  mafioso  ma le istituzioni siciliane sono state anche e
  continuano ad essere permeabili al fenomeno mafioso.
       Onorevole  Presidente  della  Regione,  lei  oggi rischia di
  commettere  un  grave  errore.  Se  io  fossi  stato  l'onorevole
  Pellegrino  avrei  liberato  il Governo da ogni ipoteca e da ogni
  ombra.  Io avrei  detto  ai miei deputati e ai deputati della mia
  maggioranza "non  vi  trascino  in  una  discussione che comunque
  vada, con un  voto  di  maggioranza  o  con un voto di unanimità,
  lascia  comunque   un'ombra   sulla  Istituzione  e  sul  Governo
  regionale".
       Da  parte  dell'onorevole  Pellegrino  non  c'è stata questa
  sensibilità   istituzionale.   E   io   vedo   un   imbarazzo;  e
  l'imbarazzo,  onorevoli  colleghi,  è dato da questa schizofrenia
  che  avete  dimostrato.  Lo  dico  ai colleghi della maggioranza:
  quando  per  primi  noi abbiamo posto questa questione, c'è stato
  subito  il  capogruppo del partito dell'onorevole Pellegrino e lo
  stesso  onorevole  Pellegrino che hanno detto:  "andiamo subito a
  discutere  in Aula perché  noi vogliamo discutere in Aula".  Si è
  conclusa la riunione della Commissione parlamentare antimafia con
  l'onorevole  Pellegrino  che  chiedeva  la  discussione  in Aula;
  quando però  siamo arrivati in Aula avete detto che non si doveva
  neanche  discutere perché  tale questione non è discutibile; come
  se ci  fosse una sorta d'ipoteca, un potere di ricatto e dovremmo
  capire perché  e  in  che  forme  si  ha  tale  potere di ricatto
  rispetto a questa maggioranza.

     FORMICA. E oggi di che cosa si sta parlando?

     FORGIONE. Oggi stiamo discutendo di  questo.  E  speriamo  che
  siate  così  sereni  nell'accogliere  le  ragioni  dell'Assessore
  Pellegrino e nel difenderlo dal non avere  paura  di un voto e di
  un voto libero e segreto.
       Onorevole Presidente, spero che mai  in questo Parlamento il
  Governo possa porre la fiducia su  una  questione  che riguarda i
  rapporti  di  collusione tra mafia  e  politica.
       Nessun giustizialismo.  Chi ci ha accusato in questi anni di
  aver  delegato  troppo  alla  magistratura, di aver lasciato alla
  magistratura  un  compito che doveva essere della politica, forse
  ha avuto  anche qualche ragione. Ma noi oggi ciò che vi chiediamo
  è  di  riaffermare il primato della politica.  Noi non deleghiamo
  alla   magistratura,   ma   una   volta   che   è  pubblico  quel
  comportamento,  è  la  politica che deve ripulire se stessa, è la
  politica  che  deve  trovare  la  forza  di  autoriformarsi, è la
  politica  che  deve  mandare  un  messaggio  di trasparenza.  Che
  messaggio  volete che mandi un assessore che dice quelle cose che
  ha detto  ad  un  gruppo  di mafiosi attualmente in galera, ad un
  sindaco che  va da lui per discutere il suo piano regolatore? Che
  messaggio di legalità volete che si mandi ai cittadini che devono
  avere  nella  Regione,  nelle  istituzioni,  non solo un punto di
  interlocuzione,  ma  un  argine  democratico contro ogni forma di
  deviazione istituzionale di degrado e di degenerazione morale?  E
  noi  siamo  tutti  uomini  con  le debolezze e con le forze degli
  uomini.
       Allora,  sì,  noi  avremmo   preferito  che  l'Assessore  si
  dimettesse, che liberasse il Governo e la sua maggioranza del suo
  impaccio. Ormai la Sicilia sa e l'Italia sa
       Può  anche  rimanere  a  gestire   il   punto  più  delicato
  dell'intreccio  tra  gli  affari,  le  imprese,  la  mafia  e  la
  politica.  E  lo dicono tutti, lo  dicono  oggi  in  una  lettera
  inviata  a tutti i  capigruppo,  l'associazione  dei  costruttori
  siciliani, quanto è delicato ancora questo nodo. Tutto lo scambio
  tra la mafia, le istituzioni e  le  imprese  passa  attraverso la
  gestione del territorio. E chi  lo  gestisce  il  territorio?  Lo
  gestisce chi ha assunto questi  comportamenti,  queste scelte; ha
  fatto  sì,  lui  da consigliere  a  quei  soggetti  che  volevano
  costituire una cooperativa per riappropriarsi di un bene mafioso.
       E   non   a   caso, onorevole    Presidente,   ho   iniziato
  quest'intervento   partendo   dalla   visita   della  Commissione
  antimafia a Monreale oggi. Perché  vi chiedo, onorevoli colleghi,
  a voi tutti, di non essere schizofrenici, di essere coerenti.  La
  lotta alla  mafia  è  vero  che  non deve dividere: la lotta alla
  mafia   deve  unire;  ma  la  lotta  alla  mafia  non  presuppone
  ipocrisie,  la lotta alla mafia presuppone un sistema di coerenze
  in nome  del  quale  ci  può essere una simbiosi possibile tra la
  società  civile  e  la  società  politica.  Altrimenti il degrado
  crescerà,  la  delegittimazione  crescerà  e  la solitudine degli
  uomini  liberi  e  anche  di  quegli  uomini  dello Stato che noi
  vogliamo  ricordare  e  onorare  sarà sempre più accentuata e più
  grave per  la  democrazia  in  questa terra di frontiera che è la
  nostra Sicilia.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ricordo che la durata degli
  interventi sugli ordini del giorno è uguale a quella prevista per
  le  mozioni, cioè dieci minuti.  Naturalmente, trattandosi di una
  materia  così  delicata  ed  importante,  non  metterò  freni, mi
  appello,  però,  al  senso di responsabilità perché si rispettino
  tali tempi regolamentari.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lo Curto.  Ne ha
  facoltà.

     LO CURTO . Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, onorevoli
  assessori, nel prendere la parola non posso nascondere un diffuso
  quanto profondo senso di disagio per  il  rischio  che questo mio
  intervento possa essere in qualche modo frainteso, giacché, oggi,
  il  dibattito  è  incentrato  sull'ordine  del  giorno di censura
  proposto  dal centrosinistra nei confronti dell'assessore Bartolo
  Pellegrino,  leader  e  fondatore di Nuova Sicilia, rispetto alla
  quale,  per  fugare  ogni  pregiudiziale sospetto, mi affretto ad
  affermare  che  Nuova  Sicilia non è in alcun modo interessata ad
  intervenire.
       Sarebbe estremamente banale  ed  irrilevante, ma soprattutto
  illogico  ed  improponibile, un   nostro   intervento   a  difesa
  dell'assessore Pellegrino,  anche  perché  nessun atto di accusa,
  nessuna indagine  della  magistratura sono mai state formulate ed
  avviate a carico dell'assessore Pellegrino.
       E se anche così  fosse  - e non è -, non spetterebbe certo a
  Nuova Sicilia  assumere  le  difese  del  suo  presidente;  senza
  contare poi che questa non è certo l'aula di un tribunale, quanto
  piuttosto la prestigiosa sede del più antico Parlamento d'Europa.
       Non  siamo  neppure,   onorevoli   colleghi,  interessati  a
  difendere il ruolo certamente  non  irrilevante che Nuova Sicilia
  svolge nella coalizione e  che  con questi attacchi all'assessore
  Pellegrino qualcuno certo  faziosamente penserebbe di minacciare,
  con  la  speranza che  il  presidente  Cuffaro  estrometta  Nuova
  Sicilia dalla responsabilità e  dalla  strategia del suo Governo.
       Cosa  invero   poco  probabile  perché  Nuova  Sicilia  oggi
  rappresenta un  valore  essenziale per la Casa delle libertà, una
  fondamentale risorsa per le amministrazioni di centrodestra e per
  lo  stesso   Governo   regionale:   tant'è   che   nelle   ultime
  consultazioni amministrative  Nuova Sicilia non è stato un valore
  aggiunto per  la  coalizione,  ma  un fattore determinante per la
  vittoria della stessa coalizione.
       Non vogliamo, onorevoli colleghi,  intervenire  a  favore di
  Bartolo  Pellegrino  che  pure per giorni  e  giorni  è  stato  e
  tutt'oggi  è  costretto  a  subire  un  vero  e  proprio  assedio
  mediatico, un'azione sistematica di  vile  linciaggio morale, una
  violenza cinica e subdola che ha fatto  e fa uso del sospetto per
  orientare l'opinione pubblica e  gli  ambienti politici contro di
  lui: braccato,  sbattuto  in prima pagina, abusato, mortificato e
  violato nella sua dignità di uomo ancorché di politico; impotente
  a  difendersi   dalla  sovraesposizione  mediatica  cui  è  stato
  oscenamente oggetto.
       Noi oggi, signor Presidente, vogliamo parlare a difesa della
  politica, quella politica che deve  essere  una  risorsa  per  la
  Sicilia ed una scommessa  per  quanti  attendono  dalla  politica
  garanzie per il proprio futuro a partire da oggi.
       E la prima garanzia,  onorevoli  colleghi,  che  la politica
  deve determinare è  che  chi opera nelle istituzioni e riveste un
  ruolo  fondamentale  nelle  amministrazioni operi nella legalità,
  nella trasparenza,  nel rispetto e a favore degli interessi della
  collettività.
       Tentare  squallide  operazioni  di killeraggio politico, per
  trasformare l'Aula del Parlamento in sede staccata del tribunale,
  significa sottrarre  la politica alle sue responsabilità che sono
  gli interventi, le  strategie,  i  programmi su cui le parti ed i
  partiti sono chiamati  a confrontarsi per il bene comune e per la
  tutela della stessa democrazia.
       Obbedire alla logica del  talk  show  televisivo che celebra
  consumistici processi alla politica in  diretta TV o sulle pagine
  dei quotidiani, senza che  questi  costituiscano  realmente  casi
  giudiziari, significa avere perduto  il  senso del proprio ruolo,
  svilire  il  significato  della   propria   presenza   in  questo
  Parlamento.  Utilizzare  strumentalmente  notizie,  su cui taluni
  soggetti   politici   costruiscono  inaudite  quanto  inesistenti
  ipotesi accusatorie, significa snaturare pericolosamente il ruolo
  delle   istituzioni  democratiche  e  ancor  più  pericolosamente
  delegittimare la magistratura nella sacralità della sua funzione,
  che non può  essere  ridotta  a bega di partito.
       Signor Presidente,  non  è  possibile,  continuare a fornire
  all'opinione pubblica un così squallido e triste spettacolo della
  politica.  Non  è  possibile,  onorevoli  colleghi,  perché tutto
  questo non fa  bene a nessuno, non giova certamente alla sinistra
  che ha sperimentato  che  le  elezioni si vincono e si perdono. E
  qualche cosa deve pure insegnare l'esperienza Le Pen, in Francia,
  che  le  elezioni  si  vincono e si perdono per il giudizio che i
  cittadini   elettori  consapevoli  e  coscienti  del  loro  ruolo
  maturano sul nostro operato.
       Non fa bene  ancora  alla  Magistratura  su  cui  non può la
  politica, o parte di essa, accampare diritti che ne distorcono la
  funzione, il  ruolo,  l'immagine.  La  Magistratura  deve restare
  organo  indipendente   dalle  parti  e  dai  partiti,  perché  la
  giustizia, che non può essere né  di destra né  di sinistra, deve
  potere costituire autentico potere di garanzia per i cittadini di
  questo Paese, che hanno il diritto e il dovere di credere che "la
  legge è  uguale  per  tutti".
       Onorevoli  colleghi, all'inizio del processo di Tangentopoli
  ho pensato e creduto nella possibilità di un rinnovamento forte e
  significativo  della   politica.   Ho  assistito  invece  ad  una
  incredibile e  drammatica  opera  di  distruzione  della politica
  attraverso la  messa  in  liquidazione  dei  partiti. E il grande
  Partito socialista italiano, in particolare, ha pagato per tutti.
  Ma ancora oggi  mi  chiedo e vi chiedo quale beneficio sia venuto
  alla  politica  e  alla  società  civile dall'avere fatto ricorso
  negli  anni  immediatamente successivi a Tangentopoli, dall'avere
  azzerato  l'esperienza  dei  partiti che hanno fatto la storia di
  questo   Paese   garantendo  il  valore  della  democrazia  e  la
  democrazia come valore rappresentando nel tempo i principi etici,
  ideali,  modelli  di  riferimento  nei  quali  credere  e  a  cui
  ispirarsi  per  lottare  e impegnare le proprie energie, lavorare
  nella speranza di riuscire a cambiare il mondo.
       Questa è  stata  la  mia  generazione  ma  è  stata anche la
  vostra  generazione.  Il  limite  dell'esperienza di Tangentopoli
  non è  certo  nell'avere  processato  i  politici  corrotti, ma è
  nell'avere   distrutto,   annientato,   spazzato   via  di  colpo
  nell'immaginario collettivo  l'idea nobile vera e autentica della
  politica come  servizio,  impegno  morale e dovere civile.
       Avere  inaugurato  invece  il  metodo  della  giustizia  che
  celebra processi  televisivi,  che  fa  spettacolo  con  le toghe
  scenograficamente abbandonate  per  fare  politica,  ha  reso  la
  stessa  del  tutto  insufficiente  e  inadeguata  ma  ancor  più,
  onorevoli colleghi,  ha  ingenerato  nei  cittadini l'idea che la
  politica sia una cosa sporca, una cosa da cui tenersi lontani, da
  cui tenersi distanti.
       Ancora oggi  vedo  e  sono  convinta  che  anche  voi vedete
  storcere il naso  della  cosiddetta gente perbene di fronte a una
  richiesta di impegno politico. E questo perché  dopo Tangentopoli
  chi fa politica ha come un peccato originale da cui riscattarsi e
  da cui  purificarsi.  E molti politici, oggi, anche in quest'Aula
  pensano di  potersi  purificare  immergendosi  nelle  acque sante
  della giustizia gridando, così come qualcuno ha fatto, con quanto
  più fiato hanno  in gola, il proprio rifiuto della corruzione, il
  proprio impegno per  la  trasparenza, l'odio contro la mafia e la
  delinquenza e,  quando  capita, scagliando la prima pietra contro
  il Pellegrino di turno, colpevole di parlare la sua lingua madre,
  e cioè  il  dialetto  che  tutti  i  siciliani,  nessuno escluso,
  conoscono e parlano.  E per chi non grida e non accompagna con la
  propria  voce   questo  impegno  dei  politici  buoni,  onesti  e
  trasparenti il  rischio è di ritrovarsi immediatamente dall'altra
  parte, dalla  parte  sbagliata.
       Ecco perché,  signor  Presidente,  proprio qui nel corso del
  dibattito che ha portato all'approvazione della legge finanziaria
  e del  bilancio  ci  si  è  affrettati  a rifinanziare l'attività
  antimafia di  talune  associazioni.  Ma  quegli otto deputati che
  hanno votato contro e, tra questi, anche chi vi parla, sono forse
  mafiosi? O, piuttosto, molto più semplicemente, non hanno creduto
  in questa  finzione  ritualistica  che nulla aggiunge di concreto
  all'impegno  per   la   costruzione  della  legalità  nel  nostro
  territorio.
       Signor  Presidente, onorevoli colleghi, ritengo sia arrivato
  il momento di  gettare la maschera, di smetterla di dire parole e
  di passare ai fatti, alle realizzazioni.
       Questo  Parlamento, onorevoli colleghi, deve occuparsi delle
  grandi  questioni  sociali  che  impediscono  alla  Sicilia ed ai
  siciliani  di  liberarsi  e  di  emanciparsi  dai bisogni primari
  ancora  irrisolti; ha il dovere di trovare soluzioni adeguate per
  liberare  i  grandi  appalti  ed  il  fiume di denaro connesso ad
  Agenda 2000 dal rischio delle infiltrazioni mafiose; ha il dovere
  di  pensare ai problemi seri che attanagliano gli agricoltori che
  vivono  in condizioni di emergenza per la siccità endemica di cui
  soffre  la  nostra  terra,  mentre  l'acqua  che c'è si perde per
  strada;  di  pensare  agli allevatori siciliani mortificati dalle
  continue   emergenze   sanitarie   e  da  una  politica  agricola
  insufficiente  ed  inadeguata;  di  pensare ai pescatori che ogni
  giorno  consumano una selvaggia esistenza nel mare senza garanzie
  per  il quotidiano; di pensare alla sicurezza dei cittadini, alla
  vita  dei  disabili  e  degli anziani, alla formazione dei nostri
  giovani  ponendo  fine  alla  scandalosa  realtà  che  la Regione
  siciliana,  onorevoli  colleghi,  è l'unica regione in Italia che
  non ha ancora  una  legge  sul diritto allo studio, che non mette
  quindi i nostri giovani nelle condizioni di esercitare in termini
  di uguaglianza il  loro  diritto  al  lavoro;  ha  il  dovere  di
  spingere - e  concludo signor Presidente, so di avere superato il
  tempo a disposizione  ma  anche  altri lo hanno fatto e noi siamo
  stati qui a subire  anche ciò che è stato detto la volta scorsa e
  che non  poteva  essere,  a  norma  del  Regolamento, detto sulla
  questione pregiudiziale  ed  è servito a qualcuno per potere fare
  lo spettacolo  a  cui abbiamo assistito indegnamente - il Governo
  nazionale ad  affrontare  seriamente  i  problemi  del sud, dalle
  infrastrutture che  mancano ad un più adeguato sistema tributario
  che sostenga l'impresa;  ha  il dovere infine di pensare al ruolo
  che  la  Sicilia  deve  svolgere  in  Europa  e  nel  mondo,  nel
  Mediterraneo e si potrebbe continuare a lungo su questo elenco di
  problemi irrisolti.
       Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non è minimamente
  accettabile     rinviare     il    confronto,    il    dibattito,
  l'approfondimento sui  temi  veri e concreti della politica. E se
  qualcuno oggi  è  soddisfatto  dell'ordine  del  giorno di questa
  seduta  perchè,  probabilmente,  può rumorosamente conquistare un
  palcoscenico, noi  siamo  profondamente  convinti  che  il popolo
  siciliano è ormai  stanco  di  fare  da  spettatore  e reclama il
  diritto di  essere  e  di  esistere  nel lavoro, nella convivenza
  democratica, nella pace e nella giustizia sociale.
       Utilizzare   certa  stampa  che  usa  la  potentissima  arma
  dell'informazione   per   costruire  casi  giudiziari  sui  quali
  incentrare una  falsa  discussione in questa Assemblea, significa
  scadere nello  sciacallaggio  morale che sconvolge l'ordine reale
  delle cose.
       E'   drammatico   constatare   che  nell'era  dell'immagine,
  dell'apparire nella  quale viviamo, dove pure le atrocità vengono
  confezionate in  forme  spettacolari  per  farci  transitare  sul
  palcoscenico della  vita da spettatori e non già da protagonisti,
  nulla è più autenticamente  vero di ciò che è falso, di ciò che è
  pensato, costruito e congegnato - come oggi si usa dire - in modo
  adocratico.
       E  cosa  è  oggi  più adocratico, ossia adatto allo scopo di
  destabilizzare il  governo Cuffaro, se non attaccare un assessore
  della sua  giunta  per  far  passare  nell'opinione  pubblica  il
  teorema tanto  caro  a  qualcuno che la trasparenza, la legalità,
  l'odio contro la mafia  e contro i mafiosi sia una cosa che sta a
  cuore solo a  talune  forze  politiche  che, guarda caso, sono la
  parte che avversano il Governo nazionale e quello siciliano?
       Questo  indegno  teorema  non  può passare perchè offende la
  nostra coscienza  e  quella dei cittadini soprattutto, che con il
  loro voto  hanno  legittimato  questo Governo e questo Parlamento
  nel quale c'è una maggioranza di centrodestra.
       Questo  teorema  non  può  passare,  a meno che qualcuno non
  voglia  ipotizzare  anche  che la maggior parte dei siciliani sia
  gente mafiosa, collusa, compromessa e moralmente indegna.
       Ecco  perchè,  Signor  Presidente,  oggi  ritengo che stiamo
  parlando  del  nulla. Ecco perchè invoco il ritorno alla politica
  che  deve  fare parlare i partiti e non i deputati in questa sede
  delle  questioni che attengono alla politica, le questioni che ci
  attendono  nell'immediato  futuro.  Il  Parlamento siciliano deve
  uscire dall'immobilismo,  da  questa  impasse  che dura da troppi
  mesi: che  torni  dunque  la politica in quest'Aula parlamentare,
  dove è necessario  che  si parli il linguaggio della proposta, il
  linguaggio della  chiarezza;  dove  non  è  necessaria l'oratoria
  togata nè  il  fervore  giustizialista  ma  dove  la politica può
  rendere giustizia  e  celebrare  la giustizia facendo bene la sua
  parte,  svolgendo   semplicemente  il  suo  ruolo  senza  neppure
  ricercare  azioni  eccellenti  e  straordinarie,  ma impegnandosi
  piuttosto a rendere eccellente l'ordinario ed il quotidiano senza
  più che la  gente abbia bisogno di ricorrere al santo protettore,
  sia esso che  orbiti  in  Paradiso o su questa Terra e magari tra
  gli estranei di questo Parlamento.
       Onorevoli colleghi,  abbiamo  il  dovere  di fare funzionare
  tutto questo e  di realizzare questa utopia. La vera utopia è non
  più  doversi   impegnare   a  far  cose  straordinarie  per  fare
  funzionare l'ordinario  -  e  noi  onorevoli  colleghi abbiamo il
  dovere di  perseguire  questa  utopia  e  non  saremo sciocchi se
  perseguiremo questa  utopia  -;  per  questo  abbiamo  bisogno di
  occuparci dei  problemi  veri  e  della capacità di riconquistare
  l'orgoglio  nella   politica;   per  questo  abbiamo  bisogno  di
  spogliare da ciò  che  appare  tutto  quello  che invece è dentro
  l'essenzialità, e  spogliando  il caso Pellegrino dalle montature
  metapolitiche e  fantagiudiziarie avremo chiaro che non esiste un
  caso Pellegrino  e che volerlo artatamente costruire sul 'si dice
  che, dunque  è',  significa, onorevoli colleghi, che questo non è
  più uno Stato  di  diritto e che vengono negati i principi su cui
  si fonda la nostra Costituzione.
       E  la  Costituzione,  onorevoli  colleghi,  che  afferma  il
  principio   della  presunzione  di  innocenza  sino  all'atto  di
  condanna  definitiva  dell'imputato, viene qui oltraggiato da chi
  in  preda ad un vero e proprio delirio giustizialista pretende di
  bollare con una condanna per mafia l'assessore Pellegrino che non
  è  mai  stato  raggiunto,  guarda  caso,  neanche da un avviso di
  garanzia,  sostituendosi  così  agli  organi  competenti che pure
  hanno   dimostrato  dove  ne  ricorrano  le  condizioni,  di  non
  indulgere  e di non indugiare quando si è trattato di incriminare
  ed avviare procedimenti giudiziari a carico dei politici.
       Il  triste  ed  inquietante  spettacolo  della  lettura  dei
  rapporti   dei  Carabinieri,  esibiti  in  quest'Aula  da  taluni
  esponenti  della  sinistra,  tradisce  la  genìa  di  una cultura
  stalinista  che vorrebbe restaurare l'ordine attraverso la paura,
  la  legalità  attraverso la negazione della libertà, la giustizia
  attraverso l'orrore di processi sommari.
       Ebbene,  signor Presidente, di tali pratiche mistificatorie,
  contrabbandate  per  prerogative della funzione parlamentare, non
  ha certo  bisogno  questo Parlamento e soprattutto non ha bisogno
  il popolo siciliano che ha già bocciato questa sinistra, incapace
  da troppo  tempo  ormai  di parlare il linguaggio della proposta,
  del progetto  e della strategia politica e, soprattutto, incapace
  di ascoltare la gente a cui si propone, tuonando in modo sguaiato
  e scomposto con tutto il livore che ha maturato per le sconfitte.
       E'   questo   che   il   popolo  dei  girotondisti  e  degli
  intellettuali cerca vanamente di fare capire ad un popolo, ad una
  classe  politica  sinistra più che di sinistra, che non riuscendo
  più  a trovare livelli di mediazione tra un improponibile passato
  e uno scomodo passato da cui non riesce a liberarsi, ad un futuro
  di  cui non riesce a tracciare l'identità, cerca di vivere e vive
  la  politica  come  rappresentazione da palcoscenico, tentando di
  trasformare  gli  attori  di  questa  Assemblea in saltimbanchi e
  giullari da spettacolo di terza categoria.
       E   lo   spettacolo,   onorevoli  colleghi,  e  mi  avvio  a
  concludere, rimanda in modo drammaticamente paranoico alle oscure
  pratiche  medievali  della  caccia alle streghe, con un tribunale
  dell'Inquisizione  che tuona fulminante accuse agitando verbali a
  mo' di  forca e promettendo salvezza attraverso il rogo, sperando
  che  tra  il  pubblico  della  maggioranza  ci  sia  un  non bene
  identificato  Caino  che  tenti  il bluff del gioco del rimpasto,
  ignorando tuttavia l'emozione del coraggio e dell'azione diretta.
       Signor Presidente, tutto questo è irragionevole, pericoloso,
  inquietante.  E' pericoloso che si inneschino logiche da sepolcro
  imbiancato, che  utilizzano  l'ipocrisia per contrabbandare false
  verità.
       Noi abbiamo bisogno, signor Presidente, di riconquistare - e
  lo  dico  anche alla sinistra - il rapporto con i cittadini ed il
  rapporto  dei  cittadini  con  la  politica e con le istituzioni.
  Abbiamo bisogno, non certo inventando false accuse, ma costruendo
  un  dialogo anche con le forze della maggioranza sulla politica e
  sulle cose da fare.
       Ebbene     concludo,    onorevoli    colleghi,    affermando
  contrariamente  a   coloro  i  quali  ritengono  che  l'attributo
  'onorevole'  costituisca oggi un improponibile arcaismo, retaggio
  di una  cultura  feudale da eliminare. Noi siamo onorevoli perché
  primariamente   abbiamo   l'onore   di  rappresentare  il  popolo
  siciliano,   perché   abbiamo   l'onore  di  essere  parlamentari
  all'interno di  una regione a statuto autonomo. E siamo onorevoli
  perché  più semplicemente abbiamo l'onore, oltre che il dovere di
  difendere tutto ciò  con  la  serietà delle nostre azioni, con il
  valore del nostro  impegno  e  del  nostro  rigore morale, con la
  forza delle  nostre  migliori  energie  e  con  il coraggio delle
  nostre scelte.

     PRESIDENTE.  Grazie  onorevole Lo Curto. E' iscritto a parlare
  l'onorevole Cracolici. Ne ha facoltà.
       Comunico   che   sono  iscritti  a  parlare  ancora  quattro
  deputati;  è  necessario  quindi  che  vi ricordi di rispettare i
  tempi,   sicché   i   miei  misuratissimi  richiami  saranno  più
  insistenti.

     CRACOLICI.   Signor  Presidente,  onorevole  Presidente  della
  Regione, vedete, noi avremmo voluto evitare tutto questo, avremmo
  voluto evitare  di  ascoltare  parole,  ragionamenti,  difese che
  rischiano di  costituire  più elementi di imbarazzo piuttosto che
  valutazioni di  una  libera  assemblea  parlamentare,  chiamata a
  valutare con le  lenti  e  le  chiavi  della politica i fatti, le
  questioni che riguardano un esponente del Governo della Regione.
       Onorevole  Presidente della Regione, quando ci siamo rivolti
  a  lei, ci siamo rivolti a lei subito, all'indomani delle notizie
  che sono state pubblicate dalla stampa.  Le abbiamo posto un tema
  che  atteneva  alla  sua responsabilità e atteneva anche alla sua
  funzione,  che  è una funzione nuova per la forza e per la novità
  istituzionale  dettata dall'elezione diretta del Presidente della
  Regione.
       E quindi  toccava  a lei, spettava innanzitutto a lei che ha
  scelto gli  assessori che compongono il suo Governo, che, ripeto,
  nel  momento  in cui lei è stato eletto rappresenta il Governo di
  tutti i siciliani.
       Lei ha  scelto  di  rispondere  con  il silenzio in un primo
  momento,  con   l'imbarazzo  del  rinvio  in  un  altro  momento,
  chiedendo  ed  offrendo  all'opinione  pubblica l'opportunità che
  qualunque   provvedimento  dipendeva  da  un  suo  colloquio  con
  l'onorevole Pellegrino.
       Lei ha  portato  quest'Aula a rischiare di diventare ciò che
  noi non vogliamo  che  sia;  perché  non  è compito di quest'Aula
  giudicare questioni che se riguardano aspetti penali attengono ad
  un'altra istituzione,  e  non  certo  al Parlamento della Regione
  siciliana.
       Ma  quest'Aula ha un compito, ha il compito di rappresentare
  il senso  comune,  gli  orientamenti, le ragioni che pervadono il
  popolo siciliano; ha il compito di dare voce a quei sentimenti ed
  ha il compito  non  di  esprimere  un  giudizio,  ma  di porre un
  problema  e cioè come uscire in una condizione nuova data proprio
  dalla  forza  dell'elezione  diretta  e  della fine della vecchia
  pratica  in  cui  i governi erano innanzitutto la composizione di
  equilibri   e  di  equilibrismi  che  appartenevano  ad  un'altra
  stagione della politica.
       Dicevo, come  noi  in  questa  fase, in questa occasione, in
  questo nuovo  contesto usciamo da una condizione di imbarazzo che
  abbiamo   tutti.   Perchè,   vede,  onorevole   Presidente  della
  Regione, la  questione che attiene all'onorevole Pellegrino non è
  un fatto  privato.  L'onorevole  Pellegrino  ha gli strumenti, la
  forza.  Ho visto per la verità che nei primi giorni ha reagito in
  maniera scomposta  alludendo a responsabilità, e non si capiva di
  chi e di cosa, arrivando persino, ho letto nella stampa, a citare
  il sottoscritto che sarebbe stato oggetto della conversazione che
  i carabinieri hanno registrato in quel contesto nella mia qualità
  di assessore  al  comune di Palermo avendo, in particolare, anche
  la delega ai beni confiscati.
       Mi sono  chiesto sin da allora cosa c'entrava? Primo, perchè
  l'assessore  al  comune  di  Palermo  non  ha  responsabilità sul
  territorio del  comune  di Monreale.  Secondo, perchè le cose che
  dichiarava  l'onorevole  Pellegrino facevano riferimento al fatto
  che io  avessi  negato  una richiesta - per la verità non conosco
  questi signori, non mi risulta mai una richiesta di questo tipo -
  di assegnazione  di  un  bene  confiscato a questa cooperativa, a
  questi signori.  Se la cosa risultasse vera, visti i fatti, forse
  ciò costituisce  per  me  un elemento di vanto non un elemento di
  chiamata  di correità alla quale alludeva l'onorevole Pellegrino.
       Ma,  ripeto,  il   tema   non   è   questo.  Il  tema  è  la
  responsabilità della  politica, di noi tutti.  Perchè una vicenda
  come questa segna  ognuno  di  noi, il problema di cui noi stiamo
  discutendo non è  un  problema  della  maggioranza  e  non  è  un
  problema che  attiene  alla maggioranza del Parlamento siciliano.
  E' un problema che attiene ed interroga l'intera classe politica.
  Aggiungo, l'intera  classe  politica  e  istituzionale  a tutti i
  livelli.
       Allora, non  si  può  rispondere  che la questione si poteva
  risolvere  con  un  colloquio  privato  tra  il  Presidente della
  Regione  e  l'assessore Pellegrino.  No  L'onorevole Pellegrino è
  una personalità  pubblica e come tale risponde dei suoi atti, dei
  suoi  gesti,  delle sue parole all'intera opinione pubblica.
       Poi ci  avete portato oggi qui a dover predisporre un ordine
  del giorno  per  invitare  il Presidente della Regione a valutare
  l'opportunità  di  revocare l'assessore Pellegrino.
       In fondo  abbiamo  messo  per iscritto ciò che abbiamo detto
  nelle ore immediatamente successive al verificarsi dei fatti.  Ma
  il verificarsi dei  fatti  attenevano  ad un tempo che ormai è di
  oltre due mesi   Avete tenuto questa vicenda aperta per due mesi
  I giornali se ne sono occupati, sono tornati a discuterne. Quando
  bastava la responsabilità  di  chi oggi è il capo del Governo dei
  siciliani.
       Io mi  rifiuto  di  continuare  questa  discussione come chi
  vorrebbe,  in  maniera  un po' strumentale, citando Tangentopoli,
  citando  cappi  e  inquisizioni  che  non  attengono né  alla mia
  cultura né alla mia storia.
       Mi permetto una semplice battuta, onorevole Lo Curto: quelli
  che avevano i  cappi  e che li portavano nei parlamenti sono suoi
  alleati nella maggioranza che governa l'Italia.
       Non  appartiene  alla  mia  storia  neanche  l'inquisizione,
  appartiene alla mia  storia  la  lotta politica leale e alla luce
  del sole.
       E io credo che, dinnanzi ad un fatto come questo, non si può
  far   finta   di   nascondersi   nel   giustizialismo   e   nello
  antigiustizialismo, nel  garantismo  e  nell'antigarantismo.  No,
  qui stiamo ponendo un tema  che riguarda l'immagine, che riguarda
  il profilo politico-morale  del  Governo della Regione siciliana,
  la cui immagine non ha  effetto esclusivamente rispetto ai cinque
  milioni che vivono ed abitano  nella  nostra Regione. La nostra è
  tra le più grandi Regioni  d'Italia;  la  Sicilia è conosciuta in
  tutto il mondo.
       Signor  Presidente,  noi  abbiamo  fatto  tutti  uno  sforzo
  immane, che nessuna classe politica  al mondo ha fatto, quello di
  provare, in questo decennio dopo  le  stragi,  dopo che era stata
  macchiata  o meglio "tagliata" la faccia  di  tutti  i  siciliani
  onesti, abbiamo svolto un  lavoro  immane:  provare  a restituire
  a questa Regione non solo l'onore, ma l'orgoglio , l'orgoglio che
  c'è una Sicilia vera fatta di  gente  che  lavora,  di  gente che
  produce, di ragazzi, di ragazze,  di  anziani,  di uomini liberi
  Per troppi anni il marchio della  Sicilia  in  tutto  il mondo ha
  avuto soltanto la parola 'mafia'.
       Momenti internazionali  Il tentativo  di  far vedere che c'è
  un'altra  Sicilia  che è la  maggioranza,  che  è  la  stragrande
  maggioranza.
       Presidente,  un  fatto  come  questo, al di là della vicenda
  giudiziaria,  ripeto,  che  attiene  una  istituzione  diversa da
  questo  Parlamento, ci fa tornare indietro, mina nelle fondamenta
  un  lavoro  di  ricostruzione che da lunghi anni è in corso nella
  nostra  Regione,  e  lei,  onorevole  Presidente della Regione, a
  causa  della  sua  scelta  di  rinvio,  oggi  sta edificando, sta
  mettendo  una  pietra  per  la  costruzione  di  quel muro che ci
  separerà  da  quella  Sicilia  che  in  questi anni ha creduto al
  riscatto.
       Noi le poniamo  questo problema, le poniamo questo tema e lo
  poniamo oggi  ai colleghi parlamentari.
       Non c'è  una  questione  che  riguarda una maggioranza e una
  minoranza,  onorevoli colleghi.  Inizialmente,  noi  non  abbiamo
  sottoscritto alcuna mozione,  abbiamo  posto un problema politico
  direttamente  al  Presidente   della   Regione   perché  sua  era
  innanzitutto la responsabilità.
       Oggi il Presidente della Regione mette questa responsabilità
  nelle nostre mani  a  causa  di una sua indecisione. Credo che di
  fronte  all'indecisione  del  Presidente  di  questa  Regione  il
  Parlamento,  i  parlamentari  abbiano  il  dovere di assumere una
  decisione,  e  la  decisione deve essere una ed una sola: mai più
  come prima quando la politica, la classe dirigente di quest'Isola
  poteva  essere minata dal sospetto e da un linguaggio che finisce
  col farci apparire come non vogliamo apparire.
       Noi  vogliamo  essere  uomini   e   donne   che   provano  a
  rappresentare oggi la Sicilia che vuole ridarsi un profilo nuovo,
  un onore politico e morale in questa regione e in tutto il mondo.
  Spetta  a noi.  Il Presidente ci mette il cerino in mano  Noi non
  ci  possiamo  sottrarre  e  non ci sottrarremo. Credo e spero che
  tutti  i  colleghi  parlamentari  al  di là delle appartenenze di
  partito  e di coalizione possano, in qualche modo, assumersi fino
  in fondo la responsabilità.  Perchè, dopo nove mesi dall'avvio di
  questa  legislatura,  questa  legislatura non apra il suo cammino
  rideterminando un clima di sospetto.
       La lotta politica ci deve essere nel merito e nei contenuti,
  e vi assicuriamo che per cinque  anni  la  faremo, ma  non ci può
  essere fra di noi un elemento  che  ci  distingue o ci divide nel
  momento in cui a dividerci è  il  sospetto che la persona con cui
  parlo, con cui mi misuro non sia  una persona al di sopra di ogni
  sospetto.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha
  facoltà.

     ORLANDO.   Signor   Presidente,   onorevole  Presidente  della
  Regione, onorevoli deputati, la brevità del mio intervento vorrei
  che fosse interpretata  come  consapevolezza  della  gravità  del
  momento che stiamo vivendo in questo Parlamento regionale.
       Con il dibattito  in  corso  stiamo  vivendo un passaggio di
  segno e di  segni  che  può  determinare  la  qualità dell'azione
  politica delle istituzioni democratiche di questa nostra Regione.
  Noi rischiamo, per  il modo con il quale affrontiamo questo tema,
  di compromettere, al  di  là  di  quello  che  è  possibile  oggi
  prevedere, le  stesse  condizioni di sviluppo  della democrazia e
  dell'economia di questa nostra Regione.
       La politica è  la capacità di tenere insieme valori, culture
  ed economie. La  politica  questo deve fare. Deve, rispettosa dei
  valori, promuovere intorno  a  quei valori culture adeguata e far
  discendere, da queste culture adeguate, economie corrispondenti a
  quei valori e a quella cultura.
       Così accade con  riferimento  al  valore  della pace, che la
  politica ha il  dovere  di  aiutare  che  diventi cultura di pace
  perchè possa esserci  una  economia  di  pace;  perchè  senza una
  cultura di pace la  pace  è debole, senza una economia di pace la
  cultura di pace anch'essa rischia di essere debole.
       Vale anche  con riferimento ad altri valori come l'ambiente:
  l'ambiente deve in  qualche  modo essere aiutato dalla politica a
  generare una  cultura  dell'ambiente, perchè possa questa cultura
  dell'ambiente produrre  una  economia  dell'ambiente.  Essendo la
  cultura dell'ambiente certamente  più  debole, se non è capace di
  produrre  una   economia  dell'ambiente  ed  essendo  la  cultura
  dell'ambiente certamente  incapace  di  nascere  se  non riferita
  all'ambiente.
       Quello che vale per la pace, quello che vale per l'ambiente,
  vale per la legalità. La politica è la capacità di trasformare ed
  aiutare il  valore  della  legalità  in  organica  cultura  della
  legalità, per far discendere da quella cultura della legalità una
  economia della  legalità. Far cioè comprendere che rispettando la
  legge, è  possibile  sì, certamente,  è  possibile promuovere una
  economia della legalità.
       Ogni  corpo dello Stato,  ogni  istituzione  ha  il  proprio
  carico  di  responsabilità; e  il  rispetto  della  legalità  non
  appartiene certamente, per  la parte dell'applicazione repressiva
  della legge, ad un parlamento.  Ma  appartiene  ad  un parlamento
  aver cura che quel valore della legalità possa aiutare la nascita
  di quella fondamentale cultura  della  legalità  che è condizione
  indispensabile perchè vi possa  essere  uno  sviluppo ordinato in
  questa nostra regione.
       Che cosa è mancato  in  questi  anni  in  Sicilia  se non la
  incapacità di fare, della legalità, una cultura e della cultura e
  della legalità uno straordinario strumento di sviluppo economico?
       Per  questo,   questo  dibattito  non  riguarda  e  non  può
  riguardare, non  potrebbe  riguardare, le responsabilità penali o
  giudiziarie di un esponente del Governo.
       Questo dibattito  non riguarda la dimensione della legalità,
  riguarda quella  dimensione  della  cultura  della legalità che è
  condizione fondamentale, da  una  parte  per non fare apparire un
  Parlamento, un  governo  quasi  in  antitesi  rispetto  a  quanti
  cercano  ogni  giorno,  fra  difficoltà  rischi  e  pericoli,  di
  applicare la legge - tra  questi  certamente le forze dell'ordine
  - e, dall'altra parte, tra  quanti  credono e  son  convinti  che
  esiste  una  economia della legalità  che  si  collega  a  quella
  cultura della legalità.
       Io credo che quello  che  noi chiediamo è che ci sia un voto
  di censura nei  confronti  del  comportamento di un assessore, di
  un  componente  del   governo  che  ha  sì, certamente  usato  il
  siciliano. Ma smettiamola di pensare che il siciliano rende tutti
  i comportamenti eguali  Esiste,  infatti,  un siciliano che parla
  il linguaggio della legalità ed  esiste un siciliano che parla il
  linguaggio della illegalità.
       Non basta  dire  che  si  è  usata un'espressione siciliana;
  il siciliano come qualunque altro idioma è una lingua che serve a
  comunicare valori e convinzioni  come  anche  comunica  valori  e
  convinzioni di illegalità; e, in quest'ultimo caso, appartiene al
  siciliano  dell'illegalità.
       E io credo che questa  terra  ha  bisogno  di  confermare la
  propria  identità e al  tempo  stesso  di  costruire  un'identità
  siciliana,  siciliana,  siciliana   -   tre   volte  siciliana  -
  rispettosa della legge e capace di promuovere cultura ed economia
  della legalità.
       E' questa la ragione  per  la quale io credo che una censura
  nei  confronti  dell'assessore  Pellegrino  non  sia  una  scelta
  politica, ma sia un atto dovuto,  di rispetto nei confronti degli
  elettori di qualunque  schieramento, di qualunque parte politica,
  che hanno il diritto di  sentirsi  dire da  questo Parlamento che
  quel linguaggio non è adeguato  al comportamento di un membro del
  governo di questa regione.
       Questo è il tema  Non si  tratta di fare una discussione che
  riguarda  questa  o  quella   forza  politica,  questo  o  quello
  schieramento:  dipenderà    dai    vostri    comportamenti,   dai
  comportamenti  del   governo,  se   quell'espressione  certamente
  inaccettabile dell'assessore Pellegrino  è  destinata a diventare
  il fondamento della costruzione  di una cultura che è la cultura
  dell'illegalità.
       E' un rischio assai grave non per il Governo, non per il suo
  Presidente, è un  rischio  assai  grave  per  i diritti di questo
  popolo siciliano  che  credo  saranno mortificati. Saranno ancora
  mortificati se non  si  comprende  che  questo  dato  culturale è
  centrale per uno sviluppo diverso di questa nostra Regione.
       Ecco  la ragione  per  la  quale  la  richiesta  di censura,
  accompagnata dalla richiesta di revoca della delega all'assessore
  Pellegrino, è un  atto di buon governo.
       Serve  alla maggioranza che legittimamente, democraticamente
  governa questa Regione, per potere governare senza il rischio che
  anzichè diventare, passo dopo  passo,  la  regione  rinnovata che
  voleva  diventare, possa diventare  una  regione  che  coltiva  e
  promuove la cultura dell'illegalità.
       La scelta è rimessa  a ognuno di noi. La scelta è rimessa al
  Presidente della Regione.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
  facoltà.

     CINTOLA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, credo che il
  tono  questa  sera, dopo i primi interventi, sia un tono adeguato
  ad un incontro, ad una volontà di parlare e di interloquire.
       Ma di questo tono dobbiamo  anche  tenere conto per quanto è
  avvenuto  prima.  Era  stata  presentata  una mozione che è stata
  dichiarata improponibile dalla maggioranza di quest'Aula.
       Ed era improponibile per due motivi: primo, perchè c'era una
  richiesta che impegnava il Presidente della Regione a revocare la
  delega all'Assessore, e  diciamo  quindi  che  era improponibile.
  Non siamo sfuggiti al dibattito come maggioranza, abbiamo tentato
  di evitare che questa Assemblea  corresse  il rischio di parlare,
  di  interloquire  e   presentare   censure   e  osservazioni  che
  mettessero a rischio la legge  elettorale  e il consenso popolare
  del Presidente della Regione eletto dal popolo.
       L'ordine del giorno non impegna, invita.  E debbo aggiungere
  che un altro errore è rimasto  in questo ordine del giorno.  Ed è
  un errore che la stessa  sinistra,  gli stessi presentatori della
  mozione  hanno modificato  all'atto  in  cui,  come  maggioranza,
  avevamo parlato  dell'improponibilità presentando due emendamenti
  (uno  dei  quali  cambiava, come avevamo richiesto noi nel nostro
  intervento, nel senso che non si poteva 'impegnare', ma si poteva
  'invitare'  e l'altro invitava il Presidente della Regione a dare
  una valutazione sull'opportunità di agire).
       L'ordine  del giorno smentisce lo stesso emendamento a firma
  dei presentatori dell'ordine del giorno attuale. Cosa voglio dire
  con questo?
       Vorrei  dire, prima di  entrare  nel  merito  del  problema,
  signor Presidente, onorevoli colleghi,  che  l'atto  con il quale
  l'Assemblea, con un voto che  è  stato espresso dignitosamente la
  volta scorsa, non ha proceduto al  dibattito e ad arrivare ad una
  conclusione perché  c'erano  elementi  ostativi d'improponibilità
  reale della mozione.
       E  stasera questo tipo di improponibilità è in parte rimasta
  nell'ordine  del  giorno,  perché  sì, abbiamo tolto l'impegno al
  Presidente  della  Regione,  ma  non  gli  abbiamo  detto  che ha
  l'opportunità di verificare se vuole. L'abbiamo soltanto invitato
  'a revocare'.
       E' una precisazione.  In quell'occasione avevo detto che non
  avremmo accettato un dialogo se non veniva modificato questo tipo
  di   indicazione,   se   l'onorevole   assessore   Pellegrino,  o
  l'assessore Pellegrino, già onorevole di questa Regione per tanti
  anni,  seduto  al  banco  dell'opposizione  e della maggioranza a
  svolgere  il suo ruolo di cittadino corretto, onesto ed innocente
  fintantoché  non  è  provato  il contrario, non fosse stato nelle
  condizioni di parlare anch'egli in Aula.
       Questa sera l'onorevole Pellegrino  in Aula ha il diritto di
  parlare perché lui per primo ha avuto l'iniziativa che si facesse
  un dibattito sull'argomento in quest'Assemblea. Nessuno ad ora ha
  sottolineato  questo atto di civiltà e di ossequio all'Assemblea,
  cioè  ai  legittimi  rappresentati  del  popolo siciliano, perché
  tirato  in ballo da notizie che conosco solo dai giornali, perché
  non  sono  addentro  nelle  caserme, dentro la pubblica accusa, i
  ministeri  vari  e  i  giudici  vari, per cui non ho tutti quegli
  elementi  che  altri  colleghi,  invece,  non so come riescono ad
  avere,  non so per quali tipi di contatti specifici (non chiederò
  come  e  perché  hanno  certi  elementi  in  mano che io non ho).
  Ripeto,  però,  che  per me Pellegrino è innocente come qualsiasi
  altro cittadino italiano che non viene ritenuto colpevole.
       Debbo aggiungere che  cinque  anni  hanno contraddistinto la
  mia presenza qui in quest'Aula  e  mi sono trovato con governi di
  centro-destra che venivano  attaccati  su posizioni di cosiddetta
  mancata legge; ricordo  il  Governo  Provenzano  attaccato  dalla
  sinistra e io che non  ero nella maggioranza, in maniera autonoma
  e decisamente legalitaria, ebbi  a  difendere  Provenzano  che si
  voleva crocifiggere in quest'Aula  per essere stato assolto tempo
  prima e doveva essere rigiudicato  invece,  a posteriori, per  un
  procedimento  giudiziario già definito.
       Ho  trovato  governi  di  centro-sinistra  che  lealmente  e
  correttamente difendevano  elementi  del  proprio  governo contro
  mozioni presentate dalla destra, per un motivo di ordine politico
  e non per un motivi di colpevolezza reale.  Mi sto ritrovando con
  un governo di centro-destra  che  viene richiamato dalla sinistra
  alla cultura della legalità, onorevole Orlando.
       La grande legalità che  mi  riconosco  e  che  riconosco  ai
  deputati è di essere  in  Aula  costantemente,  di  essere  nelle
  Commissioni  e  di  dare  il  contributo  massimo  della  propria
  presenza,  dei  propria   ideali,   della   propria   cultura  al
  miglioramento   delle   leggi    con   emendamenti   e   con   la
  corresponsabile valutazione assieme  agli altri per fare crescere
  questa nostra terra di Sicilia.
       Non posso accettare  lezioni  che  vengono  talmente  calate
  dall'alto di professionalità  culturali  che  io  ritengo debbano
  verificarsi  nell'azione   concreta   dell'operare   continuo   e
  incessante e per l'esempio della propria vita vissuta nell'azione
  di  governo  e  per l'esempio di esser assieme agli altri volto a
  dare sviluppo e lavoro.
       Fatta   questa    premessa,    debbo   respingere   un'altra
  affermazione che mi è  sembrata  irriguardosa,  sto  per arrivare
  alla conclusione.
       La indecisione del Presidente  della  Regione:  ma  di quale
  indecisione parlate?
       Se il Presidente della  Regione  ha  una  giunta  con dodici
  assessori ancora oggi, significa  che non c'è nessuna indecisione
  da parte del Presidente della  Regione  sull'operato  di  un  suo
  componente di Giunta.
       Non possiamo mistificare  neppure  sotto  questo aspetto. Il
  richiamo al deputato, a correggere  o  a  sostenere iniziative in
  contrasto con Pellegrino, dal  Governo  e  dalla  maggioranza non
  sono  state prese perché Pellegrino  non  ha  bisogno  di  essere
  sorretto, non ha bisogno di  essere  difeso  né  dal  Governo  né
  dalla  maggioranza. Io vedo che  la  sua  difesa,  la  difesa  di
  Pellegrino, è la difesa di un uomo  che  ad oggi non ha un avviso
  di garanzia, non ha una virgola  dentro  la  quale o con la quale
  poter avere né dimestichezza né timori.
       Allora dico alla maggioranza  dell'Aula  che il rispetto del
  voto  che  sarà chiesto alla  fine  di  questo  dibattito  è  nel
  rispetto che ognuno di noi  nella  coscienza  di potere proferire
  liberamente il proprio voto e la propria decisione.
       Il  Gruppo  che  mi   onoro  di  rappresentare  mi  incarica
  serenamente e fortemente di  confermare  un  voto favorevole alla
  posizione di assessore di Bartolo Pellegrino.
       Ma c'è una  subdola  interpretazione  regolamentare,  che  è
  stata  espressa dal collega  Cracolici.  Ritengo  la  libertà  di
  espressione non nel voto segreto  che, se chiesto, affronteremo e
  sono certo che respingeremo.  Ma la libera volontà si esprime con
  un voto libero e aperto.
       In quell'altro caso si  sta cercando qualcosa di diverso del
  giudizio sereno su una vicenda  che  forse non sarebbe mai dovuta
  entrare in quest'Aula perché non ce ne sono gli estremi.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Raiti,  ne ha
  facoltà.
       Voglio ricordare che i  tempi  per  la discussione sarebbero
  cinque  minuti. Siamo arrivati  a  medie  di  quindici-venti.  Mi
  affido al vostro buon cuore. Grazie.

     RAITI. Signor Presidente,  onorevole Presidente della Regione,
  onorevoli colleghi, il mio intervento  questa  sera  in Aula è un
  intervento dovuto per il partito  che  mi onoro di rappresentare,
  Italia dei valori.
       Tutti quanti, i colleghi e gli ascoltatori che ci seguono da
  casa adesso penseranno al solito  divietista  che ci viene a fare
  un ragionamento giustizialista, così  come  ci  hanno dipinto nel
  corso di questi anni i  nostri  avversari  politici  e così come,
  oggi, qualche collega da questo scranno ha cercato di far credere
  nella  discussione.   Non  è  assolutamente  così.  L'Italia  dei
  Valori é  un partito che é  ispirato a certi principi e che certi
  principi  vuole  difendere e  tutelare,  ma  sapendo  che  svolge
  un'azione politica (così come abbiamo  fatto  nel corso di questi
  anni   a  nulla   rilevando   l'attività   corretta,   l'attività
  istituzionale fatta dal nostro  Presidente quando faceva un altro
  lavoro).  Lì  si  faceva un  altro  lavoro  e  si  usavano  mezzi
  adeguati.  Qui noi facciamo  politica e nell'alveo della politica
  ci muoviamo.
       E,  allora,  io  do   assolutamente  per  scontato  che  nel
  dibattito oggetto di questa discussione non si parli di processi,
  non si parli di responsabilità  penale. Assolutamente non é così.
  Ogni cittadino é  innocente davanti  alla  legge  fino a sentenza
  definitiva e su questo principio  noi non tergiversiamo. Qui oggi
  siamo chiamati a ragionare tutti quanti nelle nostre coscienze su
  un dato che non é di processo  penale, ma  che é politico e prima
  ancora politico-culturale. Su  questo siamo chiamati a ragionare,
  a dibattere e l'avremmo  dovuto  fare, onorevole Presidente della
  Regione, qualche mese addietro,,perché  quando  questo episodio é
  apparso sugli organi di stampa,  è diventato di dominio pubblico.
  Tutti quanti, e prima ancora  il  Governo  di  questa Regione, il
  Governo anche mio e di tutti  i  siciliani,  aveva  il  dovere di
  portare in Aula un  ragionamento,  una possibilità di discussione
  che  é, prima ancora  che  politica,  culturale,  come  accennava
  l'onorevole Orlando. Qui l'episodio  che é oggetto di discussione
  e  nel  quale  l'onorevole assessore  é  stato  coinvolto,  é  un
  episodio  che  deve   farci   riflettere,   ripeto,   non   sulla
  responsabilità penale, ma deve  farci  riflettere  su  quello che
  accade  in Sicilia, su quello  che  vuol  dire  avere  insito  la
  cultura della legalità, del  ragionamento,  la  cultura di essere
  noi stessi esempio per i  cittadini  siciliani,  perché  come  mi
  hanno insegnato da piccolo "il  pesce  puzza  dalla  testa" e noi
  siamo esempio per tutti i  siciliani.  Noi, nella nostra attività
  di uomini politici e di  uomini  pubblici,  a  prescindere  dalle
  appartenenze  politiche,   dalla  nostra  filosofia  democratica,
  social-democratica  o liberale, siamo  un  esempio  per  tutti  i
  cittadini  e, se vogliamo,  i  cittadini  seguono  l'esempio  del
  rispetto  delle istituzioni,  del  rispetto  di  alcuni  principi
  culturali, del rispetto  della  legalità,  della  possibilità  di
  lavorare e progredire in Sicilia  nel rispetto di certi principi,
  siamo i primi a dare l'esempio  e siamo i primi a dovere assumere
  le responsabilità. Questo solamente e di questo solo noi dovremmo
  ragionare qui questa sera.
       Mi viene in mente un  esempio  lampante:  un  fatto accaduto
  una settimana o dieci giorni  fa  in Olanda.  Il Premier olandese
  si é  dimesso dalla sua carica  di Premier perché  cinque anni fa
  forze multinazionali olandesi hanno  commesso  dei reati nella ex
  Jugoslavia.  Lui non era responsabile  di quei reati. Lui non era
  il comandante delle forze armate, none era nemmeno Premier ma per
  assumersi  una responsabilità  politica  di  condanna,  per  dare
  l'esempio al proprio popolo che  quelle  cose  non possono essere
  concepite, ne ha tratto le conclusioni e si é  dimesso perché  la
  politica é  innanzitutto questo. Invece  qui, nel corso di questi
  mesi, questo tipo di atteggiamento  non  l'ho visto. C'è stato un
  atteggiamento retorico, di resistenza,  di non volere arrivare al
  dibattito,  di  tergiversare.  Un  atteggiamento  che  non  posso
  assolutamente condividere.
       E' un atteggiamento  che  è  reso ancora più forte dal fatto
  che oggetto  della  discussione  e  della  censura  all'assessore
  Pellegrino sono  alcuni  appellativi  ed accezioni che sono state
  date alle forze  dell'ordine.  Badate  bene che il nostro Statuto
  regionale considera  lei,  signor  Presidente della Regione, Capo
  della  Polizia  in   Sicilia.   E  quelle  accezioni  -  non  oso
  utilizzarle nemmeno in questa sede perché non fanno parte del mio
  linguaggio  - ma  nonostante  questo  sia  un  dato  oggettivo  e
  riconosciuto, e  questa  è  l'unica  responsabilità,  a  parte il
  consesso nel quale  si  operava  e  si  discuteva,  certamente ed
  oggettivamente  addebitabile  all'onorevole  assessore, di questa
  non è stata presa nessuna formale responsabilità.
       Altri, in altri Paesi, si  sarebbero  dimessi. Qui io non ho
  sentito dire fino ad oggi neppure:  "Almeno per questo aspetto mi
  assumo la responsabilità.  Ho sbagliato e chiedo scusa a coloro i
  quali ho appellato  in  maniera ignominiosa".  Almeno quello
       Non si è fatto nemmeno quello.  E  oggi non mi si può venire
  a dire di portare  il  discorso,  il ragionamento  nell'alveo del
  giustizialismo o di chi sa  quale  cosa  o della necessità che la
  Sicilia ha di affrontare  i  problemi  annosi  dell'acqua o delle
  risorse  idriche.  E'  una  richiesta  di  spostare  l'alveo  del
  dibattito che non  è  comprensibile  né  accettabile.  Qui almeno
  chiederei un atto di  umiltà  innanzitutto, e  poi  ne traiamo le
  conseguenze politiche.  Chiediamo scusa a tutti coloro i quali si
  battono  giorno  dopo  giorno  per  il  rispetto  di  determinati
  princìpi che sono di  tutti  noi  deputati, per  i quali dobbiamo
  rispondere prima di tutto alle nostre coscienze.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare l'onorevole Formica. Ne ha
  facoltà.

     FORMICA. Signor Presidente,  onorevoli colleghi, appartengo ad
  una formazione politica che da sempre ha portato avanti battaglie
  per la legalità. Ma portare  avanti battaglie per la legalità non
  significa  però  approfittare  delle  istituzioni, servirsene per
  fini o scopi politici.
       In   Commissione  Antimafia,  nell'audizione  dell'assessore
  Pellegrino, ho  sostenuto e continuo a sostenere che la questione
  non è tanto,  almeno  per quanto ci riguarda, per quanto riguarda
  la mia formazione politica e la cultura che abbiamo voluto sempre
  inculcare e a  cui  sempre ci riferiamo, avere ricevuto o meno un
  avviso di  garanzia;  ma  è  di tutt'altra ragione, di tutt'altro
  argomento che  voglio  qui  fare rilevare ai colleghi deputati il
  motivo per  cui  ritengo che quest'Aula debba respingere l'ordine
  del  giorno   che   invita  il  Governo  a  revocare  il  mandato
  all'assessore Pellegrino.
       Il  motivo  è  il  seguente:  le  intercettazioni  che  sono
  apparse sulla  stampa  facevano  riferimento intanto all'attività
  del signor onorevole  Bartolo  Pellegrino, e  non  dell'assessore
  Bartolo Pellegrino, che è cosa ben diversa.
       In  secondo  luogo,  in  quelle  intercettazioni  il  signor
  onorevole  Bartolo   Pellegrino   non   stava   complottando   da
  amministratore  su  come  approfittare  degli  appalti,  su  come
  tramare ai danni del  Governo,  su come organizzare il malaffare.
  L'onorevole  Bartolo  Pellegrino,  in  quelle intercettazioni, ha
  usato delle espressioni  che  ho  condannato e che condanno e che
  lui stesso ha riveduto e che certamente non vorrebbe più dire.
       Ma da ciò ad  approfittare  della  vicenda  per  cercare  di
  interferire  pesantemente  sulla  libertà,  sulla  autonomia  del
  Governo, del  Presidente  della  Regione e dell'assessore Bartolo
  Pellegrino, con  una  forzatura  senza  precedenti, ne corre. Una
  forzatura che mal  si  addice  a  quanto la Sinistra da sempre ha
  portato  avanti,   perché   la  Sinistra  è  stata  libertaria  a
  convenienza; la Sinistra  è  stata  per il rispetto del diritto a
  convenienza; la Sinistra, come sempre a convenienza, porta avanti
  delle battaglie  per  fini  squisitamente  politici  ma che nulla
  hanno a che vedere con la civiltà del diritto.
       Pertanto, testimonio il  mio  voto a favore della permanenza
  ad Assessore dell'onorevole Bartolo Pellegrino.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
  facoltà.

     LEONTINI.  Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  avendo
  ascoltato gli interventi  dei  colleghi  che  hanno  sottoscritto
  l'ordine del giorno  ed  avendo riscontrato nelle loro posizioni,
  nei loro toni,  nelle  loro argomentazioni, una contraddizione ed
  un contrasto con  quello che, attraverso lo strumento dell'ordine
  del giorno, hanno  voluto  rappresentare,  mi  corre l'obbligo di
  sottolineare  alcune questioni.  "Mai  più  come  prima ",  hanno
  detto i colleghi Orlando e  Cracolici, ma "Mai più come prima" lo
  diciamo noi, colleghi, a  voi  quando con un dibattito del genere
  ed un'iniziativa come  quella  sostenuta, attraverso lo strumento
  dell'ordine  del  giorno,   si   intende  riportare  l'Aula  alla
  dimensione del processo  immotivato,  ingiustificato e fondato su
  questioni che non ineriscono né alla legalità né alla moralità di
  un'attività di governo, di  una interpretazione di un mandato, ma
  riguardano soltanto la volontà, il proposito di strumentalizzare,
  in un momento  probabilmente  di difficoltà con queste posizioni,
  quello che è emerso  da  alcuni articoli di stampa.
       E'  chiaro  che  le  espressioni  utilizzate  dall'assessore
  Pellegrino  saranno  oggetto, da  parte  sua, questa  sera  ed  è
  apprezzabile, non soltanto  la sua sollecitazione a richiedere un
  dibattito in Aula sin  dall'inizio  ma  anche la sua presenza per
  richiedere  attivamente  il   dibattito   ed   il   confronto.  E
  sicuramente tali  espressioni saranno inserite in un contesto che
  vorrà giustificare  -  sicuramente  non  sono da apprezzare ma da
  biasimare - ma  egli  avrà  modo  di  indicare  in quale contesto
  andavano collocate  quelle espressioni, avrà modo di riparare nei
  confronti delle  Forze  dell'ordine per quelle espressioni che ha
  utilizzato.
       Ma la cultura della legalità - collega Orlando - il minare i
  processi di sviluppo, attraverso  la cultura della illegalità, il
  minare l'economia della  nostra  Isola,  tutto  questo  da  parte
  dell'attività parlamentare, da parte vostra come da parte nostra,
  dovrà essere commisurato  ad  un'azione  politica di governo.  E'
  compito vostro come è  compito nostro giudicare se un'attività di
  governo  è  riempita   dei   contenuti   che   derivano   da   un
  condizionamento  che   compromette   l'imparzialità  ed  il  buon
  andamento  dell'attività   della   pubblica  amministrazione.
       E' compito vostro  e  nostro  perseguire  comportamenti  del
  genere e denunciarli in Aula  e  fuori  dall'Aula,  ma non si può
  alimentare    qui    un    dibattito    fondandolo  sulla    pura
  strumentalizzazione  l'ordine   del   giorno;   non  si  può  non
  sottolineare che  nessuna  attività di governo, nessuna posizione
  dell'assessore Pellegrino e del Governo presieduto dal Presidente
  Cuffaro,  è   riconducibile  ad  una  logica  che  in  quest'Aula
  direttamente o  indirettamente  con  il  vostro ordine del giorno
  volete riportare.
       Allora,  "mai  più   come  prima"  lo  diciamo  noi,  perché
  attraverso  questa  iniziativa   in  un  modo  o  nell'altro  con
  l'anticamera  del  sospetto,  con  l'esplicita  affermazione,  si
  intende riportare un'attività  di  governo  ad una dimensione, ad
  una caratterizzazione più o  meno  indiretta che abbia a che fare
  con quei contenuti e  con  quelle logiche.
       "Mai  più  come  prima",   lo  diciamo  noi  a  voi,  perché
  ritornando su questi  livelli,  con  questi  registri, con queste
  posizioni e con questi  contenuti, sicuramente non si edifica una
  cultura  diffusa  che presìdi  la  legalità,  ma  si  torna  alle
  strumentalizzazioni sulle  presunte  illegalità,  alle immotivate
  prese  di posizione  che  tendono  ad  infangare  un'attività  di
  governo ed un  ruolo  istituzionale  che, quando viene infangato,
  non infanga la  persona,  il  singolo  ruolo,  ma tutta la classe
  politica  che   interpreta   un  mandato  di  rappresentanza  nei
  confronti del territorio della nostra Isola.
       Noi  abbiamo il  dovere  di  respingere  questo  ordine  del
  giorno, perché, casomai,  abbiamo  il  dovere  di  alimentare  un
  dibattito sulle  scelte  dell'assessore  Pellegrino e del Governo
  Cuffaro e  quali  di  queste  scelte,  da  quando  questo Governo
  esiste, sono  più  o  meno  riconducibili  ai  significati  e  ai
  contenuti che voi avete voluto inserire nell'ordine del giorno.
       Ci sono scelte  elettorali,  ci  sono scelte di composizione
  delle  liste,  ci  sono  scelte  di  Governo,  scelte  sui  piani
  regolatori, se queste  cose  esistono,  alimentiamo un dibattito,
  confrontiamoci  su  queste   cose   "Mai  più  come  prima"   Non
  ritorniamo invece a  riempire  del  nulla  strumentalizzante  una
  polemica che tende soltanto  ad  infangare  le  istituzioni  e ad
  abbrutire  nuovamente  i   rapporti   tra   istituzioni  e  forze
  politiche.
       Io  rappresento, a nome di tutto il mio Gruppo, il proposito
  netto  e  determinato  di respingere nel suo significato, nel suo
  contenuto,  l'azione  che  ha determinato il gruppo di colleghi a
  portare  avanti questo ordine del giorno, perché è sicuramente un
  ordine  del  giorno  che  non fa bene né ai rapporti tra le forze
  politiche  nell'Aula,  ma  nemmeno ai rapporti tra le istituzioni
  complessivamente    intese,    siano   esse   di   rappresentanza
  parlamentare, siano esse di gestione di un'azione di governo e il
  territorio  e i cittadini  e  gli  utenti  e  tutti  coloro  che,
  attraverso  il   consenso,   hanno  autorizzato  questo  mandato.
       Respingiamo questo ordine  del giorno perché sicuramente non
  è  un  bell'episodio, una  bella  pagina  e  tende  a  riportarci
  indietro.  All'insegna del "Mai  più  come  prima" io spero che i
  colleghi facciano un po' di autocritica.

     PELLEGRINO,  assessore per il territorio e l'ambiente.  Chiedo
  di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PELLEGRINO,   assessore   per   il  territorio  e  l'ambiente.
  Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  non  entrerò  nel merito
  delle questioni, mi porterebbe  troppo lontano, e anche perché ho
  deciso che questo lo  farò fare a chi ne ha la competenza.  Io ho
  deciso, per la prima volta nella mia vita, di querelare con ampia
  facoltà di prova  gli  annunci fatti in quest'Aula e non soltanto
  per quanto riguarda  la mafia di Monreale, ma per quanto riguarda
  tutta la mafia siciliana.
       Se  si  trova  un  rapporto  organico  tra  me  e  la  mafia
  siciliana, lo  decideranno  le sedi competenti.  Le cose che sono
  state  dette   questa   sera   che   richiamano  un  verbale  dei
  carabinieri, sul  quale  peraltro  mi  dicono  alcuni avvocati ci
  sarebbe l'esigenza  del  segreto  istruttorio,  non modificano le
  responsabilità che  qui  sono  state  commesse  con dichiarazioni
  fatte da alcuni soggetti che non voglio menzionare.
       Oltre ai Capigruppo  della maggioranza, questa sera menziono
  per rispetto e per  eleganza l'onorevole Orlando, il resto è come
  se non l'avessi ascoltato. Mi limiterò a  raccontare alcuni fatti
  che qui si sono verificati.
       Onorevole Orlando, io  incomincio con un proverbio siciliano
  che, per avere il suo  effetto,  bisogna  che sia detto in quella
  lingua:  "Airu nettu unn'avi  paura  ri trona", "Cielo sereno non
  ha paura dei tuoni".
       Voi  dovete sapere che,  da  quando  io  mi  sono  messo  in
  politica a difendere la  legalità...  oggi che è più facile, ieri
  che era più difficile,  perché  dividere  i  prodotti in campagna
  contro la mafia e  contro  i campieri non era operazione semplice
  ma io l'ho fatto ed ero ragazzino.
       E  debbo  dire  all'onorevole  Orlando che io la legalità la
  considero una  scelta  da compiere negli atti e se ci fosse stato
  nell'atteggiamento di quest'assessore in questo Governo un atto o
  un atteggiamento non  in  linea con la trasparenza e la legalità,
  non ci sarebbe stato bisogna di alcuna sollecitazione.
       Così non  mi potete togliere il diritto di avere il sospetto
  che  quello  al  quale  ho  assistito, un'azione di sciacallaggio
  senza  precedenti,  senza misura, senza onore e senza dignità, da
  parte di chi l'ha portata avanti, non affonda le sue radici negli
  atti di trasparenza  e  di coraggio che questo Governo ha avuto e
  che onorano  l'onorevole Pellegrino e, ritengo, il Governo perché
  mi ha consentito di farli.
       Potrei citare, signor Presidente, che proprio dalla Sinistra
  arrivò a Palermo  un  riconoscimento  su  un atto di coraggio che
  questo Governo  e  un suo uomo avevano determinato, consegnando a
  questo Comune per  la  prima  volta un piano regolatore, salvo le
  correzioni che il nuovo Consiglio comunale può apportare.
       E  nessuno  mi  toglie  dalla  testa  che  in questa vicenda
  interessi,   che   attorno  a  tale  piano  regolatore  ci  sono,
  probabilmente li hanno messi sul conto.
       Onorevole  Orlando,  io  sono  abituato a queste cose. Io ho
  subìto per  il mio modo di vivere, che non rinnego e al quale non
  rinuncio, violenze dentro  e  fuori  dal  mio partito ed anche in
  quest'Aula, dove  alla  fine  dirò a questo trasformista che cosa
  gli è stato consegnato e che cosa ha richiesto.
       Fra  il   1991  ed  il  1995,  quando  al  posto  suo  c'era
  l'onorevole Piro ed eravamo al tempo di maggiore orgoglio e forza
  del partito  La Rete, e capogruppo della Sinistra era l'onorevole
  Consiglio, io -  che  mi  ero  assunto la responsabilità, che non
  rinnego  e  riconfermo,  di  aver  garantito,  assieme  ad  altri
  coraggiosi, a  quest'Assemblea il diritto della continuità contro
  chi voleva  scioglierla,  sapendo che non si poteva sciogliere -,
  insieme a loro ho fatto un Governo che portò quell'Assemblea fino
  alla fine della  legislatura,  mi trovai di fronte ad una mozione
  di sfiducia fatta  dal  capogruppo  dei DS e dal capogruppo de La
  Rete e da  altri,  i  quali  invocavano  nei  miei  confronti una
  sfiducia per dei fatti che mi erano occorsi in Sardegna, dove fui
  obbligato ad andare - e ne sono orgoglioso - quando, nel 1976, mi
  dimisi da capogruppo senza contrattare niente, e potevo farlo.
       Me ne  andai  in Sardegna a svolgere la mia attività e lì mi
  inventai cavatore di  granito e l'ho fatto anche bene e portai lì
  una colonia di  Siciliani  che  si fecero i soldi. E non mi hanno
  voluto  dare, signor Presidente dell'Assemblea, la responsabilità
  di direttore, così  mi  trovai  obbligato nelle tre cave a pagare
  sei milioni al  mese  per  i  direttori,  e mi trovai sbattuto in
  prima pagina non soltanto sul Giornale di Sicilia.
       Allora ero più giovane di ora e, quindi, le fotografie erano
  un po' migliori, ma  sulla  stampa nazionale sono apparso come un
  trafficante di  armi  e  responsabile  di  detenzione  abusiva di
  esplosivo. E  ci  fu  in Sardegna un maresciallo dei carabinieri,
  che io rispettavo  prima e ho rispettato dopo, perché  lì si vede
  il rispetto, che chiese il mio arresto, cosa che fu fatta.
       E il  giorno dopo incontrai il Procuratore generale Picozzi,
  perché  in quella  terra  era  arrivato  un  uomo che si chiamava
  Corrao  che  voi  conoscete,  uomo  della  Sinistra  e  disse  al
  Procuratore "Avete  preso  un  abbaglio  Pellegrino non merita di
  essere sbattuto  sulle  pagine  per  fatti che l'onorano perché è
  venuto qui a  guadagnarsi  il  diritto  a vivere da uomo libero".
  Onorevole Croce  lei  queste  cose  le  conosce,  per  la  nostra
  amicizia e per il nostro rapporto.
       Tuttavia, signor Presidente  e  onorevoli  colleghi, io sono
  stato messo agli arresti  e quando l'indomani mattina mi fu posta
  l'alternativa, onorevole Orlando,  di  un  processo  sommario  ed
  essere messo in libertà  per  insufficienza  di  prove, io dissi:
  "Voi  mi ci avete messo e  voi  mi  manderete  fuori  ma  ad  una
  condizione:    se   sono   responsabile.   Diversamente,   dovete
  liberarmi".
       Ho scontato 28  giorni di carcere e dissi allora, e confermo
  oggi, che ne sono orgoglioso perché  andai in Sardegna a svolgere
  una attività,  che ho condiviso con diverse decine di lavoratori,
  e quando dopo  28  giorni  si  fece il processo, il Presidente mi
  disse:  "Mi scusi,  ma  lei  che  ci  fa  qui?"  E  l'ho detto al
  maresciallo dei  carabinieri.  E  se  non fossi stato assolto con
  formula piena,  avrei  chiuso lì la mia carriera politica. Invece
  non fu così.
       Ed allora feci una  profezia  al  Capogruppo  dei DS: "Se tu
  continui su questa  strada,  porterai  il tuo partito nel fango e
  qui non ci  ritornerai;  io,  invece, ci tornerò perché il popolo
  che mi ha  votato mi legittimerà a svolgere questo ruolo".  E non
  ci tornai  invocando  la  copertura  di  una  grande bandiera, ci
  tornai con una  bandiera  che  aveva messo in moto i riformisti i
  quali costituirono  un  gruppo  di 18 deputati, onorevole Fleres,
  che bloccarono quell'avventura, perché  allora c'era Caselli.
       E se c'è una  cosa che io sottoscrivo di ciò che ha detto il
  Capogruppo di  Forza  Italia, "Mai come prima", allora qui dentro
  si parlava  e  si  invocavano linguaggi ed aggettivi perché fuori
  potessero attivarsi  iniziative  tendenti ad eliminare la libertà
  ed alcuni fatti, tra  i quali ne cito soltanto uno: il caso di un
  socialista che fu anche assessore, l'onorevole Turi Lombardo, che
  rimase in carcere  a  lungo fino al punto di essere additato come
  mandante di un omicidio.
       Questa  Assemblea deve  sapere  che  in  quella  vicenda  si
  consumò la fine  di un uomo politico il quale, dopo tanti anni, è
  stato assolto con formula piena.
       Io non avrei mai  pensato  che  in quest'Aula si invocassero
  linguaggi ed atteggiamenti  strumentali  di  questo  tipo.  Però,
  quell'onorevole Capogruppo non tornò più in quest'Aula, portò lui
  ed il suo  partito  alla  sconfitta.  Io ci ritornai con la lista
  dei riformisti e  inoltre ringraziai allora il CDU e la buonanima
  di Nino Galipò  che  mi  disse  di  fare il capogruppo, ed io gli
  risposi che  non avrei mai potuto essere democristiano: "Apprezzo
  quello che  la  Democrazia  cristiana  rappresenta,  mi  onoro di
  essere stato tuo amico ma questo non lo posso fare".
       Arrivai  qui   come   deputato   riformista.  Nella  passata
  legislatura questo trasformista  ad  un  certo  punto arrivò alla
  conclusione,  onorevole  Orlando,  di  dire:  questa  Sinistra  -
  andrei oltre i suoi aggettivi - non è fatta di pigmei, è fatta di
  presuntuosi ed arroganti che  hanno  smarrito il senso dei valori
  della Sinistra, e  questo  li  ha  portati  oggi, anche  in  sede
  internazionale, a risultati che certamente debbono fare pensare.
       Attivai l'iniziativa  di  mettere  in  crisi un Governo e lo
  feci quasi quasi in solitudine, signor Presidente, lei conosce la
  storia e la  conoscono tanti altri.  E quali furono gli aggettivi
  che mi guadagnai allora?
       Tutti  volevano  sapere   che  cosa  avevo  contrattato  con
  l'onorevole Micciché  e  con  Forza Italia.  L'onorevole Micciché
  e Forza Italia  sono  testimoni che io non contrattai niente, non
  chiesi  niente   e  rifiutai,  perché  dissi  al  Presidente  del
  Consiglio a casa sua, a Governo fatto: "Io proverò a vedere se in
  Sicilia le cose  che ho portato avanti mi daranno il consenso per
  continuare a fare politica o se me ne debbo stare a casa".
       Questo trasformista disse  allora  al  capo dei DS - e debbo
  dirvi che  qualche  soddisfazione  me  la  sono  presa  perché  è
  rimasto in mezzo  alla  strada,  ha  massacrato  il suo partito e
  Nuova Sicilia,  se  continua  su  questa  strada,  alle  prossime
  elezioni, sarà quasi  come  loro  perché  in molte città è andata
  oltre il consenso  che  questa  Sinistra  ha  e  che ha ereditato
  attraverso cose serie  che  ha fatto nel nostro Paese - ora ho l'
  opportunità  di  smentirlo,  questo  trasformista  a  cosa  si  è
  ridotto?
       Amici di  Nuova  Sicilia, io non ho chiesto nessun collegio,
  ho rinunciato  al  diritto  di  essere dentro il listino, e Forza
  Italia ed  altri che mi considerarono allora sciocco e stupido ed
  eccessivamente generoso, sanno che era una sciocchezza quello che
  stavo facendo.  Io  rinunciai  al  listino  e vi rinunciai perché
  ognuno ha il  diritto  di  vivere  come  è  vissuto, di provare a
  verificare se, come  per i riformisti in Sicilia, c'era lo spazio
  per avere un consenso che consentisse di andare avanti.
       Nuova  Sicilia  ha avuto questo consenso, questo orgoglio, e
  il sottoscritto  si  trova ad essere assessore perché riteneva, e
  ritiene,  che  questa  coalizione  deve  dare  un  contributo  ai
  problemi della Regione.
       Ma  un  trasformista,  onorevole  Orlando,  raccoglie queste
  cose?  Un  trasformista  tratta,  definisce  i  propri  ruoli, il
  proprio futuro.
       L'onorevole  Pellegrino,  con la sua grande incoscienza, non
  rinuncia al  diritto  di  continuare in politica anche a sognare.
  Fino a quando  la  gente  mi  darà  il  consenso io continuerò ad
  occuparmi di politica,  anche  se  non  potrò più farlo in questa
  Aula.
       E sulla vicenda  specifica  quali  sono  i  fatti, onorevoli
  colleghi?
       Voi dovete essere orgogliosi del voto che andrete a dare. Io
  non so come  voterete  ma  dovete  sapere  che in quell'epoca ero
  capogruppo di  Rinnovamento siciliano, perché quando ho colto nel
  tempo che quella Sinistra non aveva sbocchi, io che avevo esposto
  alcuni amici dissi "Creiamo Rinnovamento siciliano".
       E in quel  Comune  c'era un soggetto, c'è ancora oggi, che è
  un personaggio,  il cavaliere Sciortino, con il quale avevo fatto
  la campagna elettorale  insieme  ai DS e non abbiamo preso i voti
  che dicevano, abbiamo  preso  456  voti.  Io  ho perso insieme ai
  Popolari come  Rinnovamento  siciliano  in  quel  comune, e c'era
  Sciortino  nella   campagna   elettorale,  e  c'era  quel  povero
  disgraziato, che poi  si  scopre  essere  un  mezzo  mafioso o un
  affiliato, presente nella campagna elettorale.
       Nessuno mi  disse niente al riguardo. A Gela quando qualcuno
  mi disse, senza  citare  il nome, "Stai attento  Se quel soggetto
  va in lista inquina il tuo partito",  io l'ho tolto dalla lista e
  quel soggetto fu  inserito in altra lista e fu eletto consigliere
  comunale.
       Questi sono i  fatti  di  legalità, non quello di dire ad un
  galantuomo che tale era e tale ancora per me rimane, perché se un
  figlio delinque che responsabilità ha il padre?
       Il  cavaliere Totò Sciortino, cavaliere della Repubblica, mi
  invitò a Monreale ad una cena  in campagna e ci andai e qualunque
  cosa si dica, qualunque  sciacallaggio o azione tale si faccia in
  questa Aula  e qualunque aggettivo si usi, qualunque cosa abbiano
  scritto i  Carabinieri,  che  in  quella sede probabilmente hanno
  registrato questa  confidenza,  rimane  un  dato:  a  quella data
  nessuno sapeva, io non sapevo che un meccanico, che poi mi truffò
  2 milioni 700  mila  lire  per aggiustarmi una macchina, fosse un
  mafioso.
       Questo venne fuori dopo, ma  a  quella  data  c'era soltanto
  questa presenza che  è una presenza inquinante.  Gli altri non li
  conoscevo, perché  c'erano  anche  le  famiglie,  le  donne,  non
  c'erano soltanto  gli  uomini.  Ve  lo  immaginate un incontro di
  mafia con la presenza delle famiglie?  E io ho detto al dottor De
  Luca, che mi ha interrogato:  "Non escludo che in quella vicenda,
  dove si beveva  e si era allegri, qualche cosa possa essere stata
  detta.  Escludo soltanto una cosa: 'infame' non mi appartiene".
       L'altra cosa  che  escludo  è  questa:  io non ho mai voluto
  offendere i  Carabinieri  e quello che rappresentano, per il modo
  come sono vissuto e per il modo con cui facevo e faccio politica.
       Non c'era  ragione di scusarsi perché non ho neanche chiesto
  se in quella  intercettazione  la  voce  era  la  mia  o meno. Il
  problema era che sono stato chiamato, ho detto quello che pensavo
  e a questa  Aula  dico:  "Io  non  andai  a quell'incontro perché
  c'erano mafiosi.  Io  andai  a quell'incontro perché mi chiamò un
  amico, un amico  che  meritava  rispetto  ed  ancora oggi, fino a
  quando  non  sarà  provato  il  contrario,  probabilmente  ha  la
  disgrazia di avere  un  figlio degenere. Però mi auguro che molti
  di noi non  si  trovino  in  queste  condizioni,  ma  se  dovesse
  capitare non possono farci niente.
       E  vedere  qui impegnati le migliori intelligenze o presunte
  tali di questo Parlamento, vedere impegnati pezzi che galleggiano
  di utopie  che  sono  fuori  dalla  storia e non hanno diritto ad
  avanzare  linguaggi  e  proposte  come  quelli  che  avanzano qui
  dentro.
       I  fatti rimarranno sempre quelli: fu un incontro conviviale
  con  famiglie che a quella data non erano ritenute tali.  E fatto
  che  non potrà mai essere modificato dopo lunghi accertamenti: io
  quel  soggetto  non  lo  conoscevo prima, non lo avevo incontrato
  prima,  non l'ho incontrato più dopo, se non per dargli i soldi e
  a  Monreale  io non ho alcun interesse e alcun rapporto e neanche
  Nuova Sicilia.
       Nuova  Sicilia   prese   in  quella  data  con  Rinnovamento
  siciliano 456 voti dei 1400 e rotti.
       Un giornalaccio come "Repubblica" scriva e dica la verità su
  alcune cose.
       Il resto appartiene allo stile e all'eleganza e al lavoro di
  un uomo, che  è  qui  presente, di  Nuova  Sicilia per quello che
  rappresenta a Palermo.
       Ma di quale  incontro  di mafia parlate?
       Voi  ve  li inventate le questioni, perché non avendo potuto
  colpire  l'onorevole  Pellegrino,  uomo  politico  che  in questa
  Assemblea  e  in  questa  regione  vi  ha  fatto  subire  pesanti
  sconfitte  che  voi avevate cercato, dovevate trovare un modo per
  penalizzarlo e invocate una cosa che non esiste e che non c'è.
       E'  fuori dalle regole quell'informativa che era coperta dal
  segreto  istruttorio,  è fuori dalla realtà che io ho partecipato
  mai a un convegno antimafia.
       E  quindi  concludendo, signor Presidente, perché poi andrei
  oltre e  non lo voglio fare, perché sarei tentato di cadere nella
  rete e  io  dopo  essere  vissuto  in  un  certo  modo continuo a
  ragionare in  questa  vicenda  come  un  uomo che ha la coscienza
  serena.
       E' giusto che l'Assemblea voti.
       E' giusto che l'Assemblea  ha  respinto  una mozione che non
  era proponibile e chi l'aveva redatta lo conosceva.
       Voleva arrivare ad  un'imboscata coinvolgendo la maggioranza
  su  un  fatto  emotivo perché ritenevano che utilizzando i nostri
  malesseri..., ma quali maggioranze che hanno la nostra dimensione
  non possono avere malesseri?
       E a  questa  maggioranza  vorrei dire una cosa:  io sono qui
  alleato con  la  Casa  delle  libertà con la mia autonomia perché
  sono cosciente  e sono certo che valori e diritti che altri hanno
  estinto e sacrificato rimangono in piedi e gli eventi francesi mi
  dicono che la strada italiana è una strada giusta.
       Continuate su questa strada e non troverete neanche i cocci.
       E allora a  questa maggioranza debbo rassegnare  non solo le
  ragioni per cui  voi votando non votate per l'uomo, l'uomo non ha
  bisogno  per  i  propri comportamenti, ma votate una politica che
  non  può essere rappresentata dal linguaggio e dagli aggettivi di
  alcuni soggetti che stanno qui dentro e che hanno parlato a lungo
  e  hanno  utilizzato la stampa come platea per fare violenza a un
  uomo che  per  la verità non rimane turbato perché finora i fatti
  gli danno ragione.
       Questo  trasformista  che  non  accettò  neanche  di  essere
  guidato,  onorevole  Orlando, dal suo partito, io che mi onoro di
  essere  socialista ancora oggi ho respinto qualsiasi compromesso,
  e qui  c'è  un  testimone che non invoco perché sappiamo noi come
  siamo vissuti e con quali difficoltà.
       Nuova  Sicilia  fu concepita perché la regione aveva bisogno
  di questo  respiro  politico  e se le cose fossero andate in modo
  diverso  e  se  non  avessimo trattato nessuno oggi probabilmente
  questo principio e questa politica sarebbero più avanti.
       Io  non  ho alcuna responsabilità se il Presidente di questa
  regione,  governatore della Sicilia, nel suo ruolo ha manifestato
  l'esigenza   della  bandiera  autonomista  e  l'esigenza  di  una
  valorizzazione   dello   Statuto   regionale   siciliano   che  è
  l'anticipazione dello Stato federalista del quale oggi si parla.
       E quando lo afferma io ho il diritto di dirgli che su quella
  strada   Nuova  Sicilia  gli  dà  il  benvenuto,  è  d'accordo  e
  l'apprezza  e non fa il trasformista, perché Nuova Sicilia rimane
  dentro questa coalizione l'anima di sinistra nella sua autonomia.
       Ma  non  c'è un gesto, onorevole Incardona, presidente della
  Commissione  antimafia,  col  quale  nel suo comune Nuova Sicilia
  assume  un atteggiamento, diciamo così, di destabilizzazione o di
  fuga.  Nuova Sicilia, cari amici di Nuova Sicilia, rappresenta un
  valore  che io consegno qui a voi e alla nostra maggioranza Nuova
  Sicilia  ha  un'idea,  ve  lo dico e ve lo riconfermo, come me in
  questo lungo percorso non ho trattato e non ho chiesto niente, mi
  trovo  qui  a  subire  l'arroganza e la prepotenza di chi è stato
  sconfitto  nei fatti da quelle azioni politiche che io ho portato
  avanti  e su cui ho messo il bollo in Sicilia, non può rinunciare
  all'idea  di avere la sua identità. Un'identità che no può essere
  un   fatto   schematico,   una   novità  che  tenga  presente  le
  modificazioni  che ci sono. E, caro Presidente, l'idea di portare
  avanti  un  grande  progetto regionale ancorato agli interessi di
  questa  Regione  è  un  problema  nostro  ed  è un problema della
  coalizione.  Abbiamo  parlato  anche  con  Alleanza  nazionale di
  questa esigenza e ne stiamo parlando ora; ma questo non significa
  che  divento  più  amico  di  uno  o  più  amico  dell'altro.  La
  collocazione  strategica  di  Nuova Sicilia rimane quella ed ogni
  iniziativa trasformista e di contrattazione non ci appartiene.
       Con  ciò  ho concluso con le cose che dovevo dirvi, che sono
  le  cose  essenziali.
       Questo  trasformista e questo voltagabbana, che poteva avere
  parecchie cose,  non  le  ha  volute, perché si è scommesso sulla
  possibilità  che  la  gente,  ancora oggi, conservi un'opinione e
  continui  a  sognare  senza essere rassegnata e pensando a quella
  Sicilia che  lei invoca. E noi una sera parlammo, per due minuti,
  di questa possibilità.
       Io dico che le cose sono mutate, però questa coalizione deve
  essere consapevole di  quello  che  il  popolo  le ha consegnato.
  Questa Assemblea deve essere cosciente.
       Onorevole  Presidente,  noi  abbiamo inaugurato una stagione
  politica  non  sapendo  dove  ci  portava perché eravamo convinti
  delle cose che abbiamo fatto.
       Io  questa sera  sono  orgoglioso  di  avere  contribuito  a
  portare avanti questo progetto e qualunque  sia il voto di questa
  Assemblea  mi dichiaro soddisfatto per la presenza dei colleghi e
  per  le  dichiarazioni  dei capigruppo che ho ascoltato, perché è
  quello che nella vita mi onora e al quale mai rinuncerò.
       Caro  Presidente,  questo  assessore ha trattato tutti nello
  stesso   modo   e   con   lo   stesso   rispetto   e  quando  sei
  all'opposizione,  anche  in  modo  migliore,  perché  questa è la
  cultura riformista  che  oggi tanto si invoca, ma che si invoca a
  parole, perché nei fatti si compie un'altra cosa.  Giustizialismo
  o  non  giustizialismo,  voi  invocate  qui  una  politica ed una
  proposta che  è  fuori  dalla storia e fuori dal futuro di questo
  Paese.

     CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà. Prima di darle la parola, desidero
  precisare,  per  evitare  che  successivamente all'intervento del
  Presidente  della Regione, si riapra il dibattito, come farebbero
  supporre  le richieste di qualche collega che intende intervenire
  sulle dichiarazioni dell'Assessore che la discussione si è chiusa
  nel  momento  in cui io ho dovuto dire cortesemente di no a molti
  colleghi  che  si presentavano per chiedere di parlare nelle fasi
  finali  del dibattito. Ciò confermo perché sia chiara nell'ambito
  di una discussione così importante, così elevata nei contenuti la
  necessità  di  un  minimo  di autocontrollo, di autorispetto e di
  rispetto  di  tutta  l'Assemblea  al  fine  di non costringermi a
  compiere  atti  che non intendo neanche lontanamente compiere, ma
  che sarebbero necessari qualora dovessi accorgermi che si intende
  riaprire il dibattito sull'ordine del giorno.
       Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

     CUFFARO,  presidente   della   Regione.   Signor   Presidente,
  onorevoli colleghi, con un certo senso di tristezza intervengo in
  questo  dibattito  non  perché  il dibattito non abbia avuto toni
  spesso   anche  di  valore  politico,  ma  perché  in  quest'Aula
  riecheggia  ancora l'ultimo dibattito svoltosi che era certamente
  di qualità, di valore, di tenore, ma, permettetemi anche di dire,
  di contenuto di ben altro rilievo.
       Ci  troviamo  a  svolgere,  subito dopo quello sulla pace in
  Palestina,  il dibattito su un ordine del giorno presentato dalle
  opposizioni,  su  un  tema  sul  quale,  forse,  una  capacità di
  riflessione  maggiore  da  parte di ogni singolo deputato avrebbe
  potuto   evitare;   e   parlo   soprattutto  dei  tanti  deputati
  dell'opposizione che hanno voluto in questi tre mesi continuare a
  parlare  e  a  tenere  alta l'attenzione dell'opinione pubblica e
  della stampa.
       E  dico  ciò, caro onorevole Cracolici, perché non c'è e non
  c'è stato da parte mia né silenzio né imbarazzo. Non ho imbarazzo
  a giudicare  una  persona che conosco da dieci anni e forse più e
  che ho  visto  lavorare  nel  governo che presiedo con spirito di
  sacrificio,  con passione, con entusiasmo, per averlo sentito più
  volte   fare   discorsi   e   ragionamenti  che  sono  totalmente
  all'incontrario   di   quelli   che  qualche  verbale  ha  voluto
  rappresentare all'opinione pubblica.
       Guai  se  giudicassi  le persone che conosco da tanti anni e
  cambiassi opinione su persone che conosco e che vedo lavorare - e
  non mi riferisco soltanto all'assessore Pellegrino, ma a tutte le
  persone  che  conosco  -  sol perché qualche trascrizione ha dato
  immagini diverse.
       Credo  che  ognuno  di noi questa riflessione avrebbe potuta
  farla,  a  meno che coloro che sono intervenuti ritengano che non
  quello  che è apparso come trascrizione, ma quello che è stato il
  comportamento  etico,  morale,  politico e sociale dell'onorevole
  Pellegrino  negli  anni passati abbia in qualche modo radicato in
  ognuno  di  loro  la convinzione che l'onorevole Pellegrino possa
  essere cosa diversa.
       In  me  questo  non  c'è stato, in me c'è la convinzione che
  l'onorevole Pellegrino è una persona perbene, che lavora, che sta
  svolgendo un ruolo in questo governo.
       Preferirò  giudicare  l'assessore  Pellegrino   quando   fra
  qualche  mese riterrò di fare una valutazione sul lavoro  che  la
  giunta ha fatto; allora esprimerò il mio giudizio, ma  sul lavoro
  che ha fatto, sulle scelte che ha fatto, sulla politica  che avrà
  portato avanti.
       Guai  a  immaginare  di  condizionare le nostre  scelte,  il
  nostro giudizio a qualsiasi o a qualsivoglia verbale
       Dico ciò con profonda serenità e senza imbarazzo.  Sul  capo
  dell'assessore Pellegrino sono intervenuto sin da subito.
       Certo, prima di esprimere qualsiasi dichiarazione  ho voluto
  ascoltare  dalla  sua  viva  voce  cosa fosse successo  e  quando
  l'assessore mi ha spiegato che cosa era successo non ho capito le
  ragioni, ma ho condiviso e credo di aver fatto  delle valutazioni
  insieme a lui che il suo lavoro e il suo comportamento  erano per
  me  fonti di un giudizio di gran lunga più importante  di  quello
  che era successo.
       L'ho  dichiarato  con grande lealtà anche sulla  stampa:  se
  fosse capitato a me, ma per una scelta personale,  avrei  chiesto
  scusa  ai  carabinieri  per quello che era successo.  Ma  proprio
  perché  sono convinto, come lo è l'assessore Pellegrino, che egli
  abbia detto ciò che ha detto non certo per offendere.
       Bastava chiedere scusa, bastava dire  che  l'interpretazione
  del  suo  pensiero  era  è  tutt'altra, le sue  convinzioni  sono
  tutt'altre. Credo che questa, per quel che mi  riguarda,  sarebbe
  stata la mia scelta.
       L'assessore Pellegrino ha voluto fare una scelta diversa, ma
  nelle scelte diverse del  comportamento  non cambia la sostanza.
  Nel senso che l'assessore Pellegrino  ha  detto e ha continuato a
  ripetere  che  il  senso  delle sue parole non voleva  essere  né
  offensivo né tanto meno intendeva esprimere giudizi  negativi nei
  confronti dell'Arma dei Carabinieri.
       C'era da giudicare anche  quello che l'assessore aveva fatto
  partecipando  ad  un  incontro   e  io  non  affretterei  giudizi
  politici,  onorevole  Cracolici. Lei  sa  bene  come  lo  so  io,
  d'altronde, che in quella  competizione  le persone di cui stiamo
  parlando  erano  in  uno  schieramento  di   centrosinistra.  Non
  parliamo,  onorevole  Speziale,  della mafia di  Monreale  perché
  quelle persone avevano partecipato ad una competizione  elettora-
  le ...

     CRACOLICI. Quelli arrestati?

     CUFFARO. No, quelle persone  che  sono state arrestate insieme
  alle persone presso cui era andato l'onorevole Pellegrino.

     CRACOLICI. Stiamo parlando del cavaliere Sciortino?

     CUFFARO, presidente della Regione. Ma  l'assessore  Pellegrino
  ha  spiegato  che  era andato dal cavaliere Sciortino  che  aveva
  partecipato  ad  una  competizione  elettorale  politica  in  uno
  schieramento di centrosinistra. Ma, guai a pensare che questo sia
  pregiudiziale, anzi, tutt'altro.  Però questa è la storia, questi
  sono i fatti. Non facciamo finta di non saperle le cose.  Non può
  essere  questo il metro di giudizio di chi ha partecipato  ad  un
  incontro a casa di un amico dove ha trovato, come per  sua stessa
  ammissione, persone che non conosceva.
       L'assessore Pellegrino mi ha  spiegato  queste cose e io non
  avevo motivo di non  credergli,  perché  credo  che debba esserci
  fiducia tra un Presidente e un  assessore che ha scelto. E non ho
  chiesto il rinvio del dibattito.
       Mi  sono,  purtroppo, trovato nelle condizioni  personali  e
  familiari  di  non poter partecipare al dibattito,  anche  perché
  continuo ad essere convinto che il dibattito, qualunque  esso sia
  -  quello  di  altissima qualità che abbiamo fatto  la  settimana
  scorsa e quello forse di qualità ma di meno valore e intensità di
  oggi  -  è  sempre  il  confronto  democratico di  un  Parlamento
  democratico.  E quindi è giusto che andasse fatto.
       Non credo che le parole che sono state dette questa  sera si
  possano  riferire  alla  e a quella che è la capacità  di  questo
  Governo di continuare a promuovere la cultura della legalità.
       Noi  abbiamo detto spesso, ma  l'ho  detto  anche  facendolo
  diventare parte del programma del mio Governo, che la  lotta alla
  criminalità non può essere un fatto solo di repressione; va fatta
  alimentando  la cultura della legalità, ma va  fatta  soprattutto
  attraverso  la prevenzione.
       Noi stiamo facendo un grande sforzo sulla prevenzione, che è
  quella  parte  della  lotta  alla  criminalità  che  deve  essere
  affidata  più  alla politica. Infatti, se creeremo  sviluppo,  se
  creeremo lavoro, avremo posto le condizioni che  consentiranno  a
  tanta  gente  di  scegliere  se  andare a delinquere  o  lavorare
  onestamente.
       Questa è la parte  più  importante  e  questo  è soprattutto
  affidato  soprattutto  alla politica. Poi, c'è anche  la  cultura
  della  legalità.   Ma  mai  dobbiamo  pensare che  una  ostentata
  cultura della legalità possa violare persino la  stessa legalità.
  Questo sarebbe una cosa che andrebbe oltre ogni senso.
       Credo  che questo Parlamento,  ognuno  di  noi,  debba avere
  una  capacità serena di giudizio. Questa capacità  di  esprimere,
  costruire un giudizio su una persona per quello che ha fatto, per
  quella che è, per quello che ha prodotto e non affidarsi soltanto
  ad  episodi  che, se pur in qualche modo lasciano il  segno,  non
  possono determinare quello che è il giudizio su una persona.
       Stia  tranquillo  l'onorevole Speziale: la  nostra  presenza
  politica  alle commemorazioni non è una presenza di rito;  è  una
  presenza  convinta,  è  una  presenza di chi ritiene  che  questo
  Governo debba essere veramente a fianco delle  Forze dell'Ordine,
  debba avere un ruolo propulsore in una società che ha  scelto  di
  cambiare, ma che ha scelto di cambiare costruendo le occasioni di
  un futuro che deve appartenerci.  E il futuro di questa terra non
  si  costruisce continuando a denigrare questa terra  ogni  giorno
  sui  mass media; questo non aiuta la Sicilia.  Capisco  il  ruolo
  delle opposizioni, lo comprendo, ma guai a travalicare quel ruolo
  andando oltre e costruendo quelle che possono  essere  condizioni
  che poi alla fine danneggiano l'interesse complessivo  di  questa
  regione.
       Su  questo  fatto, forse, qualche parola di troppo  è  stata
  detta.  Allora,  riporterei  il  tono   dell'argomentazione,  del
  dibattito,  ma riporterei soprattutto le convinzioni  intime  che
  ognuno di noi deve avere tentando di valutare i fatti.
       Ringrazio   l'onorevole  Leontini,  non  soltanto   per   la
  pacatezza del suo intervento, ma per le cose che ha  detto, forti
  e sensate.
       Noi  vogliamo  essere giudicati, e su questo  accetteremo  i
  dibattiti,  gli  ordini del giorno, tutte le mozioni  che  questo
  Parlamento  vorrà  presentare, ma vogliamo essere  giudicati  per
  quello che stiamo producendo, per quello che costruiremo  per  il
  progetto che porteremo avanti che, ne siamo sempre  più convinti,
  sarà un progetto di futuro vero se sarà nostro, se lo vorremo, se
  vorremo costruirlo tutti insieme, tutti i partiti.
       Il  futuro si costruisce se c'è la capacità dei  partiti  di
  stare  insieme  e  di  avviare  i processi che servono  a  questa
  Sicilia.   Quindi, signor Presidente, onorevoli  colleghi,  credo
  che  l'Assessore  Pellegrino debba continuare a svolgere  il  suo
  lavoro; debba farlo e spero che questo dibattito gli dia la forza
  di essere più presente, di metterci più passione, di metterci più
  entusiasmo, di dedicare, se possibile, ancora più tempo di quello
  che  ha  dedicato  fino  ad  oggi  per potere risolvere  i  tanti
  problemi che ha la Sicilia e che ha soprattutto l'Assessorato che
  l'onorevole Pellegrino dirige.
       Su questo e sui comportamenti di tanti altri  assessori,  su
  ciò che concretamente stiamo producendo per la  Sicilia riteniamo
  di  dover  essere  giudicati  da questo Parlamento, sia  esso  un
  giudizio politico, ma, permettetemi di dirlo, anche  un  giudizio
  morale.   Sulla  conduzione  dell'attività politica,  degli  atti
  amministrativi,  su  ciò che stiamo facendo,  accettiamo  giudizi
  morali, ma non possiamo accettare giudizi che non appartengono al
  ruolo che stiamo svolgendo, che possono e che sono legati  ad una
  serie  di verbali che vengono divulgati spesso e  forse,  qualche
  volta, molto disinvoltamente.
       Diciamocelo  con  franchezza:  non credo che qua  dentro  ci
  siano  deputati  che  non siano incappati, almeno una  volta,  in
  qualche  verbale  che  è  andato  svolazzando.   Dico   tutti,  a
  cominciare dall'onorevole Orlando per finire ad  altri  deputati,
  ma  nessuno  di noi ha valutato che questi potessero  mettere  in
  crisi le nostre più profonde convinzioni sulla moralità di queste
  persone e sul loro diritto a continuare il lavoro con più forza e
  con  più incisività.  Chiediamo lo stesso anche  per  l'assessore
  Pellegrino, perché  siamo convinti che egli possa  svolgere,  che
  egli debba svolgere il proprio lavoro;  alla fine, tutti insieme,
  sul  lavoro  che  avrà svolto, su quello che avremo  svolto  noi,
  chiederemo il giudizio politico ma anche morale.

     MICCICHE'. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE.  Onorevole Micciché, mi ero appellato al  senso di
  opportunità.
       Posso  concedere  la parola per dichiarazioni di  voto,  ma,
  ripeto,  avevo  posto  un  problema  di   opportunità.
       Onorevole  Miccichè, non rientra proprio in  alcuna   logica
  che un Presidente debba negare il diritto ad un deputato  di fare
  una  dichiarazione  di  voto.   E'  il contesto dentro  il  quale
  avviene questa richiesta.

     CAPODICASA.  Anch'io  chiedo  di  parlare per dichiarazione di
  voto.

     PRESIDENTE.  Il dibattito è stato ampio, tutti  avete espresso
  le  vostre  opinioni;  non  mi  sembra   assolutamente  opportuno
  prolungare   la  discussione  per  dichiarazione  di   voto.
       La  dichiarazione  di  voto  l'accetto, stavo per  dire,  ma
  rinnovo l'appello ad un minimo di senso della misura perché  dopo
  un dibattito  così  lungo come quello che c'è stato il ricorso ad
  una   nuova   raffica   di   dichiarazioni   di  voto  mi  sembra
  assolutamente inopportuno.
       Onorevole Micciché, ha la parola per dichiarazione di voto.

                  (Proteste dai banchi della Destra)

     CINTOLA.   Signor  Presidente,   lei,   dando  la  parola  per
  dichiarazione di voto, sta dicendo  che  non  si può più votare a
  scrutinio segreto. Il voto è palese, lei non può più far votare a
  scrutinio segreto, non lo può più fare.

     MICCICHE'.  Vedo  che ci sono ricatti e richiami alla legalità
  a convenienza; rinuncio al mio intervento.


   Presidenza del presidente LO PORTO


                     PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO

     CRISALFULLI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI. Credo che ci  sia troppa eccitazione e non mi pare
  né il caso né il  modo. L'articolo 127 del nostro Regolamento, al
  punto  7,  recita: "Nelle questioni comunque riguardanti persone,
  la  votazione avviene a scrutinio segreto".  Detto questo, non ho
  problemi né  se  la votazione avviene per scrutinio segreto né se
  avviene per  alzata  di  mano  né  se  gli  si dice direttamente.
  Ritengo   che  il  presidente  dell'Assemblea  dovrebbe  comunque
  consentire, visto  che  il Regolamento ci porta in ogni caso allo
  scrutinio segreto, a chi lo volesse di poter esprimere il proprio
  punto di vista.
       Mi  sono  sobbarcato  che  questa  sera,  per la serenità di
  tutti,  il  Regolamento  fosse  messo  da parte per consentire un
  superamento di difficoltà regolamentari, per consentire che tutti
  fossero  messi  nelle condizioni di esprimere il proprio punto di
  vista, ma questo non può significare che si vada oltre. Pertanto,
  signor Presidente,  la invito a valutare ciò che le ho sottoposto
  ed  a consentire, qualora qualcuno lo richiedesse, di fare queste
  valutazioni.

     PRESIDENTE.   Il   richiamo   al   Regolamento  dell'onorevole
  Crisafulli non  è  un  richiamo,  perché  il problema non è stato
  neanche  posto.  Prendo atto quindi dell'articolo del Regolamento
  da lei  citato, che condivido totalmente. Non vi era da parte mia
  alcuna  controindicazione, semmai il mio atteggiamento era legato
  all'ipotesi  di una dichiarazione di voto che, proprio in omaggio
  alla  sua  interpretazione  del  Regolamento, trattandosi di voto
  segreto,  non  può  essere  espressa, salvo  che  per  annunciare
  l'astensione.


   Presidenza del presidente LO PORTO


       VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO DELL'ORDINE DEL GIORNO N.79

        PRESIDENTE.   Indìco   la  votazione per scrutinio  segreto
  dell'ordine  del giorno n. 79 "Invito al Presidente della Regione
  a   revocare   la   delega  all'assessore  per  il  territorio  e
  l'ambiente, Bartolo Pellegrino", dell'onorevole Speziale.
       Dichiaro aperta la votazione.
       Chiarisco il significato del voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante verde;  chi vota no preme  il  pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.

                    (Seguono le operazioni di voto)


   Presidenza del presidente LO PORTO


                      RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione per scrutinio
  segreto dell'ordine del giorno n.  79.

     Presenti e votanti    72
     Maggioranza           37
     Favorevoli            27
     Contrari              44
     Astenuto               1

                      L' Assemblea non approva.

                   (Applausi dai banchi della destra)

       Si passa all'articolo 5. Ne do lettura.

                                  Art. 5.

          1.   La presente  legge  sarà  pubblicata  nella  Gazzetta
       ufficiale  della  Regione  siciliana  ed entrerà in vigore il
       giorno stesso della sua pubblicazione.

          2. E' fatto obbligo a  chiunque  spetti di osservarla e di
       farla osservare come legge della Regione.

       Lo pongo in votazione. Chi  è favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

       Pongo  in  votazione  la   delega  alla  Presidenza  per  il
  coordinamento formale del disegno di legge n. 361/A.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)


   Presidenza del presidente LO PORTO


  VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE "INTERVENTI PER  L'ACCELERA-
  ZIONE ED IL COMPLETAMENTO DEL RISANAMENTO DELLA CITTA' DI MESSINA.
  MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 6 LUGLIO 1990, N. 10". (NN. 238-236
  245 - NORME STRALCIATE/A)

     PRESIDENTE. Si  passa  alla  votazione  finale  del disegno di
  legge  "Interventi  per  l'accelerazione  ed il completamento del
  risanamento   della   città  di  Messina.  Modifiche  alla  legge
  regionale  6  luglio  1990,  n.  10"  (nn.  238-236-245  -  Norme
  stralciate/A).  Chiarisco  il  significato del voto:  chi vota sì
  preme il  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante rosso;
  chi si astiene preme il pulsante bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.

                    (Seguono le operazioni di voto)

                        RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione per scrutinio
  nominale:

        Presenti e votanti .......  64
        Maggioranza ..............  33
        Favorevoli ...............  51
        Contrari .................  12
        Astenuti/o................   1

                          (L'Assemblea approva)


   Presidenza del presidente LO PORTO


   VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE "MODIFICHE ED INTEGRAZIONI
   ALLA LEGGE REGIONALE  1 SETTEMBRE 1993, N. 26, CONCERNENTE NORME
   IN MATERIA ELETTORALE" (N: 361/A)

     PRESIDENTE. Si  passa  alla  votazione  finale  del disegno di
  legge "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 1 settembre
  1993,  n.  26,  concernente  norme  in  materia  elettorale"  (n.
  361/A). Chiarisco  il significato del voto:  chi vota sì preme il
  pulsante verde;  chi  vota  no  preme  il pulsante rosso;  chi si
  astiene preme il pulsante bianco.
       Dichiaro aperta la votazione.

                    (Seguono le operazioni di voto)

                        RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE.  Proclamo  l'esito  della  votazione per scrutinio
  nominale:

        Presenti e votanti .......  62
        Maggioranza ..............  32
        Favorevoli ...............  47
        Contrari .................  14
        Astenuto .................   1

                          (L'Assemblea approva)


   Presidenza del presidente LO PORTO


   COMUNICAZIONE DI CAMBIO DI DENOMINAZIONE DI GRUPPO PARLAMENTARE

     PRESIDENTE.  Do lettura della seguente comunicazione pervenuta
  alla  Presidenza  da  parte  dell'onorevole Cintola: "Si comunica
  alla  Signoria  Vostra  il  cambio  di  denominazione  del Gruppo
  parlamentare  C.D.  in  U.D.C., Unione Democratica Cristiana e di
  Centro.  Questo  a  seguito  dell'assemblea  costituente il nuovo
  partito politico UDC  avvenuta  a Catania in data 14 aprile c.a".
  L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente LO PORTO


     DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "DISCIPLINA DELL'ESERCIZIO
     DELL'ATTIVITA' DI OTTICO" (N. 287/A)

     PRESIDENTE.   Si   passa   all'esame   del  disegno  di  legge
  "Disciplina  dell'esercizio  dell'attività  di  ottico"  (287/A),
  posto al numero 3).
       Invito i  componenti  la III Commissione a prendere posto al
  banco delle commissioni.
       Ha  facoltà  di  parlare il relatore, onorevole Tricoli, per
  svolgere la relazione.

     TRICOLI,  presidente della Commissione e relatore.  Mi rimetto
  al testo.

     PRESIDENTE.  Dichiaro aperta la discussione generale.
       Avverto che, da questo momento, sono aperti i termini per la
  presentazione  degli emendamenti entro le successive ventiquattro
  ore di tempo.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace
  se questa  mia richiesta di intervento può apparire come un voler
  ritardare la conclusione dei lavori di quest'Aula. Ritengo, però,
  che la discussione che lei ha avviato meriti una seria ed attenta
  riflessione, alla  luce del fatto che questa norma - credo varata
  dalla commissione  al  ramo  -  sia il frutto di una sentenza del
  Consiglio di  Stato,  che  ha  dichiarato  le  norme  operanti in
  Sicilia come norme che "limitano il principio della concorrenza e
  della  libertà  di  professione",  avendo  com'è  noto  la nostra
  Regione -  unica  Regione - disciplinato l'attività di ottico non
  secondo  la  categoria commerciale, oltre tutto sia liberalizzata
  con la  legge,  credo numero 29 nazionale e con la legge recepita
  in Sicilia  che  non  ricordo  che  numero  abbia, la legge sulla
  liberalizzazione delle attività commerciali, questa norma ha, per
  quanto attiene l'attività di ottico, mantenuto il regime operante
  in precedenza.
       Cos'è questo regime? Il fatto che l'attività di ottico potrà
  essere  effettuata  soltanto con alcuni parametri, in particolare
  parametri dimensionali del comune dove si intende svolgere questa
  attività.  Insomma,  per  dirla in breve, chi ha già una attività
  di ottico  potrà  svolgere  l'attività,  chi  si propone di poter
  accedere alla  professione di ottico, malgrado noi formiamo con i
  nostri   corsi   di   formazione  professionale  anche  categorie
  specifiche, in  Sicilia non può aprire attività perché  esiste un
  regime  di  monopolio.
       Allora  io  capisco  l'intendimento  che  la  Commissione ha
  inteso in  qualche modo porsi nel cercare di dare una risposta ad
  un problema  sociale, economico ma ad un problema che oltre tutto
  è stato sottoposto ad un giudizio di un organo dello Stato.  Però
  credo che  la  soluzione che viene proposta dal testo predisposto
  dalla Commissione  in realtà si limita soltanto o semplicemente a
  muoversi  dentro  quei  parametri,  per  cercare  quanto  meno di
  raddoppiare l'attività,  per cui si prevede che in un comune dove
  è previsto che vi sia un solo ottico ve ne possono essere due.
       Io  dico,  cari  colleghi,  che  questa materia, se vogliamo
  affrontarla -  ed  ho  la  massima disponibilità ad affrontarla -
  ritengo che  noi  dobbiamo  affrontarla  dentro un quadro di vera
  liberalizzazione   dell'attività.  Ecco  perché,  Presidente,  il
  problema non  è aprire e chiudere la discussione generale, perché
  è evidente che, se l'Aula sarà rinviata come lei ha proposto il 7
  maggio, diciamo che questo tempo di fatto è un tempo nel quale si
  può lavorare  in Commissione, quindi le chiederei il rinvio ed un
  ulteriore esame  della Commissione di merito, al fine di arrivare
  a  raggiungere  quegli obiettivi che in qualche modo intenderebbe
  portare avanti il  testo  di  legge,  ma  che a mio avviso, per i
  risultati a  cui  arriva,  è  'una  montagna  che  partorisce  un
  topolino'.
       Ecco  perché, caro  Presidente,  io  le  rinnovo l'invito di
  poter  ulteriormente  fare  un  approfondimento nei giorni che ci
  separano dall'Aula  con  l'impegno  - c'è un impegno politico - a
  fare in  modo che dal 7 maggio, quando si riaprirà l'Aula, questa
  abbia  la  priorità  nella  discussione dell'esame del disegno di
  legge. Però  credo  che c'è bisogno di approfondire nel merito il
  tipo  di  attività e come vogliamo disciplinarla questa attività,
  ripeto, alla  luce del fatto che tutte le attività commerciali in
  Sicilia  risultano  essere  liberalizzate e non si capisce perché
  questa no.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor  Presidente,  questo  disegno  di legge non è
  passato dalla Conferenza dei presidenti del Gruppi parlamentari e
  non è  stato  indicato  in  nessuna Conferenza quindi, in nessuno
  incontro tra  i  capigruppo  perché  potesse arrivare in Aula. Io
  apprendo del  disegno  di  legge con l'ordine del giorno che mi è
  arrivato, ma  non ne conosco né  la portata, né  l'iniziativa, né
  altro. Cioè la Conferenza dei capigruppo non ha parlato di questo
  disegno di legge,  per cui io la prego di non incardinarlo per un
  fatto  regolamentare,  non  si può travalicare le decisioni della
  Conferenza  dei  capigruppo  che  non  hanno posto all'ordine del
  giorno questo  disegno  di legge.
       Io non  entro  nel  merito, ma  dico  che  è  impossibile ed
  improponibile  che  l'Aula  possa questa sera discutere su questo
  disegno di legge.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Cintola, intanto era l'unica legge che
  le  Commissioni  ci  hanno  prodotto  e,  in un momento di scarsa
  produzione, era un boccone ghiotto. Lo stesso è accaduto però per
  la legge elettorale.

     CINTOLA. Assolutamente no

     PRESIDENTE. E come no? Neanche per quella i Capigruppo avevano
  deciso.  Ma, ripeto, è un problema assolutamente platonico perché
  è   evidente  che  questa  sera  noi  non  possiamo  chiudere  la
  discussione   su   questa   legge,  per   cui  c'è  una  proposta
  dell'onorevole Cracolici, se non ho capito male, di riportarla in
  Commissione. Io chiedo il parere del relatore.

     TRICOLI,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente, in  Commissione  si può riportare una legge su cui si
  sia   chiusa   una   discussione  generale  con  gli  emendamenti
  eventualmente  presentati, perché  la  Commissione  ha discusso a
  lungo su questo disegno di legge.
       Questo  disegno  di legge è uno dei tanti che la Commissione
  ha esitato ed  è  il  primo  che  approda, perché non è andato in
  Commissione Bilancio per il parere circa una eventuale spesa.
       Io  allora  vorrei  capire,  anche dalla Presidenza, visto e
  considerato  le  polemiche  giornalistiche  che ci sono state, se
  l'obiettivo  della  Commissione  è  quello di produrre disegni di
  legge,  che   poi   si   trasformino  in  legge, oppure  dobbiamo
  semplicemente  chiacchierare in Commissione una volta al mese. E,
  allora,  se questa è la ragione, ci affidiamo alla Conferenza dei
  Capigruppo,  chiudiamo  le  Commissioni  e le riapriamo quando la
  Conferenza  dei  Capigruppo  decide  che  le  Commissioni  devono
  lavorare.
       Ma ci vuole anche un poco di serietà nel valutare quella che
  è  l'opera dei colleghi, anche se non partecipano alla Conferenza
  dei  Capigruppo, oppure  le leggi importanti sono soltanto quelle
  che  recepiscono le norme nazionali per cui una Regione a Statuto
  autonomo  poi  diventa in realtà una Regione che non fa altro che
  ratificare ciò che il Governo nazionale ha stabilito?
       Questo  è  un  disegno  di legge fatto in una Regione in cui
  attualmente  la  disciplina  è quella vigente in data antecedente
  alla riforma  che  in  tutta  Italia ha una sua validità e un suo
  valore,  però  in  Sicilia non si possono attivare quelle riforme
  che in  tutta  Italia sono state poste e comunque ha il pregio, a
  mio  parere, ma  possiamo  anche essere in disaccordo, di dare un
  ruolo  a questa Assemblea, che non si limita a recepire una legge
  fatta  a  Roma.  Però  nel valutare una impostazione generale che
  arriva  dal  quadro nazionale ritiene legittimamente di esprimere
  le  posizioni  differenti  da  quelle  che  Camera e Senato hanno
  voluto dare alla loro legge.
       Secondo   me   bisogna  chiudere  la  discussione  generale,
  presentare  gli  emendamenti,  anziché  entro 24 ore, entro sette
  giorni,   entro   quindici   giorni,  quello  che  la  Presidenza
  dell'Assemblea  riterrà opportuno, e discutere gli emendamenti in
  Commissione, in Aula, dove si ritiene più opportuno, perché tanti
  emendamenti  sono  stati  presentati  all'originario  disegno  di
  legge,  sono  stati  valutati  attentamente dalla Commissione, la
  quale si è riunita, ha ascoltato le parti interessate e alla fine
  ha prodotto  questo.  Ha  prodotto  un  topolino;  beh, meglio un
  topolino, ritengo, che il nulla a cui abbiamo assistito.

     PRESIDENTE.  Vorrei ricordare a me stesso, oltre che all'Aula,
  l'articolo 121 quater del Regolamento interno, che è la parte che
  disciplina   la  richiesta  di  ritorno  in  Commissione:  "Fermo
  restando  quanto  previsto dal penultimo comma dell'articolo 112,
  nel corso  dell'esame  di un disegno di legge la Commissione o il
  Governo  possono  chiedere  con proposta motivata il rinvio dello
  stesso  in  Commissione  per  un  ulteriore  approfondimento.  La
  richiesta può  essere  anche  avanzata da un Presidente di Gruppo
  parlamentare".
       La  richiesta è stata fatta da un collega deputato che non è
  né   Presidente   di  Commissione,  né  membro  del  Governo,  né
  Presidente  del  proprio  Gruppo, anche se comprendo che questo è
  l'elemento   meno  difficoltoso, perché  si  può  ricorrere  alla
  richiesta  formale del Presidente del Gruppo rispettivo. Tuttavia
  l'Assemblea decide per alzata a seduta.
       Se  l'onorevole  Cracolici  insiste in questa richiesta e la
  traduce   in  una  formale  richiesta  del  Capogruppo, onorevole
  Speziale, naturalmente io dovrò consultare l'Assemblea.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE: Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  onorevole colleghi, dall'UDC è
  stata  posta  una  questione  che  riguarda  l'incardinamento del
  disegno  di  legge, l'inserimento del disegno di legge all'ordine
  del  giorno.  Il  disegno  di  legge  non  è  stato  esaminato  e
  concordato  nella  Conferenza  dei  Capigruppo  per  cui  non può
  entrare in  quest'Aula,  e  pertanto, ancor prima di stabilire se
  deve essere  rinviato o no in Commissione, si tratta di stabilire
  se quel  disegno  di  legge  che  non  è  stato  esaminato  dalla
  Conferenza dei Capigruppo può essere posto alla valutazione della
  Commissione.

     PRESIDENTE.  Si  doveva  obiettare  quando  abbiamo  approvato
  l'ordine del giorno, onorevole Speziale.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  per  quanto  riguarda la legge
  elettorale, si  è  superata  la  procedura normale perchè è stata
  annunciata in  Aula;  quando  è stata annunciata in Aula la legge
  elettorale,  il  Governo  ha  chiesto  la procedura d'urgenza con
  l'assenso dell'Aula  ed  in  questo  modo ha potuto baipassare la
  Conferenza  dei  Capigruppo.  Pertanto,  io  convengo  con quanto
  prima ha  dichiarato il collega Cintola, che non si può procedere
  all'esame del disegno di legge se prima non viene esaminato dalla
  Conferenza dei  Capigruppo  e  in  quella sede poi si concorda di
  inserirlo all'ordine del lavori.

     FORMICA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi, è veramente
  paradossale e a volte stupefacente quello che noi siamo costretti
  ad ascoltare  in  quest'Aula.  Da  alcuni  mesi  assistiamo ad un
  attacco  da  parte  di  certa  sinistra  all'attività  di  questo
  Parlamento, all'attività delle commissioni.
       Siamo stati perfino  degni  di  apparire su tutti i giornali
  italiani,   non  solo  regionali,  nazionali,  ma  settimanali  e
  additati  al  pubblico ludibrio perchè non lavoriamo. Nel momento
  in cui  c'è  una  commissione  che  si  attiva,  che  lavora, che
  presenta un  disegno  di legge pronto per l'Aula, fra l'altro che
  non comporta  spesa,  e  allora si eccepisce che detto disegno di
  legge non  è  passato attraverso la Conferenza dei Capigruppo; ma
  guarda un po' .
       E'  nella  libera  facoltà  della Presidenza dell'Assemblea,
  laddove ci  sono delle leggi pronte per l'Aula, far si che l'Aula
  possa esprimersi  su  queste  leggi. E' chiaro ed è evidente che,
  ove l'Aula  lo  ritenesse,  da  qui  a  una settimana, a quindici
  giorni,  una  volta  presentati  gli  emendamenti può chiedere un
  approfondimento in  Commissione  e  la Commissione, come già si è
  espressa  attraverso  la sua Presidenza, certamente non rifiuterà
  di  accogliere  tutti  gli  emendamenti  possibili  che  tutti  i
  colleghi  e  tutti  i  gruppi  parlamentari vogliono presentare a
  questa nuova legge.
       Quindi è paradossale  che, laddove  si  addita  al  pubblico
  disprezzo questo Parlamento perchè non lavora, nello stesso tempo
  poi si  invoca il Regolamento, perchè non è passata attraverso la
  Conferenza dei capigruppo.
       Quindi  io  invito  la Presidenza a valutare attentamente la
  possibilità di rinviare questa legge senza prima incardinarla.

     PRESIDENTE. Sul richiamo al Regolamento io vi voglio esprimere
  nei  termini più concreti: l'obiezione doveva essere sollevata al
  momento di approvazione  dell'ordine del giorno che ha distinto i
  lavori di questa seduta.
       C'è  una  richiesta  formale  di  rinvio  in Commissione, se
  questa è  fatta  proprio dal Presidente del Gruppo io la metto ai
  voti.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE: Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi  io  ho
  presentato una richiesta formale a norma dell'articolo 101

     PRESIDENTE.   Prima   di   lei   l'onorevole  Cracolici  aveva
  formulato la  richiesta che io mi sono permesso di sottoporre. Se
  l'onorevole Cracolici  la ritira, non ho alcuna difficoltà a fare
  discutere la sua sospensiva.

     CINTOLA. Prima ci va la mia.

     PRESIDENTE.   No,   no,  prima  ci  va  quella  dell'onorevole
  Cracolici.

     CINTOLA. Io  sono  prima  di lui perchè è pregiudiziale la mia
  richiesta.

     CRACOLICI. Dichiaro di ritirare la mia richiesta.

     PRESIDENTE.  Le  priorità  che le spettano, onorevole Cintola,
  non  gliele  nego,  ma  stia  tranquillo. Mettetevi d'accordo. Le
  priorità che le spettano sono sue e nessuno gliele minaccia.

     CAPODICASA.  Signor  Presidente,  io volevo essere rassicurato
  che la  Presidenza  avesse  già preso in esame la richiesta che è
  stata avanzata.  Quindi,  nel momento in cui la richiesta dovesse
  essere messa  ai  voti,  cosa  che  è  necessario  fare,  a norma
  dell'articolo  101,  io  pregherei  di  informare  l'Aula su come
  funziona  la  procedura.
       La  questione  pregiudiziale  andava posta prima dell'inizio
  della discussione,  la  questione sospensiva, a norma del comma 2
  dell'articolo  101  del  Regolamento,  può essere posta anche nel
  corso  della  discussione  purchè  formalizzata e sottoscritta da
  almeno otto  deputati.  Io  l'ho  presentata con la firma di otto
  parlamentari  quindi  credo  che  la  questione  sospensiva debba
  essere messa ai voti.

     PRESIDENTE.   Pongo   ai   voti  la  richiesta  di  sospensiva
  presentata,   a   norma   del   comma  2  dell'articolo  101  del
  Regolamemnto,  della  proposta  di  legge  n.  287/A <<Disciplina
  dell'esercizio  dell'attività di ottico>>.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

       La seduta è rinviata a  martedì  7  maggio  2002,  alle  ore
  17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente LO PORTO


      I - COMUNICAZIONI

     II - LETTURA  AI  SENSI  E  PER  GLI  EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
          LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLA MOZIONE:

          N.  105  - Impegno del Governo della Regione al recepimento
          in  Sicilia  della  legge  n.  328  del  2000 in materia di
          servizi sociali.

          Forgione Francesco;  Liotta Santo; Raiti Salvatore; Spampi-
          nato Giuseppe.

          Presentata il 23/04/2002

    III - SVOLGIMENTO DI INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE DELLA RUBRICA
          "Lavoro,  previdenza  sociale,  formazione professionale ed
          emigrazione".

     La seduta è tolta alle ore 23.30

    (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 02.30 di mercoledì
     24 aprile 2002)