Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE. Avverto che del verbale della seduta precedente
sarà data lettura nella seduta successiva.
Informo, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del
Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà procedersi
a votazioni mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI
PRESIDENTE. Il punto I dell'ordine del giorno reca: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153
del Regolamento interno, delle mozioni n. 113 "Impegno del
Governo della Regione per un'efficace strategia di lotta alla
droga", degli onorevoli Lo Monte Carmelo; Sanzeri Salvatore;
Amendolia Antonino; Basile Giuseppe; D'Antoni Sergio e n. 114
"Provvedimenti urgenti ed adeguati al fine di risolvere la crisi
idrica in Sicilia", degli onorevoli Forgione Francesco; Liotta
Santo; Raiti Salvatore; Ferro Giovanni.
Ne do lettura:
" L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- in una vera strategia di lotta alla droga e di
recupero dei tossicodipendenti, vanno tutelati i
diritti, la dignità e la libertà della persona, che
devono costituire i criteri guida di ogni scelta
legislativa e di ogni intervento delle istituzioni,
privilegiando la 'persona' ed il disagio che la
spinge alla tossicodipendenza rispetto alla natura e
alla qualità della sostanza stupefacente;
- non si ritiene possibile, ai fini di un'efficace
azione preventiva, limitare l'attenzione alle sole
droghe cosiddette 'pesanti';
- infatti (a parte la possibilità di passare dall'uso
delle droghe leggere a quello delle droghe pesanti)
l'assunzione di ogni sostanza stupefacente genera
limitazioni dell'autonomia e della reale libertà
delle persone e ne indebolisce il senso di
responsabilità e la volontà di partecipare allo
sviluppo culturale e civile della società;
- va, inoltre, tenuto conto delle profonde trasforma-
zioni delle sostanze stupefacenti usate;
- in tale logica, particolare importanza rivestono i
problemi del disadattamento giovanile e le
difficoltà che le famiglie devono affrontare per
svolgere a pieno i loro compiti di primaria,
insostituibile comunità educante;
RITENUTO che:
- risulta assolutamente necessario intensificare,
nelle scuole pubbliche e private di ogni ordine e
grado, percorsi culturali formativi ed azioni
informative che rendano consapevoli i giovani dei
danni che le sostanze tossiche arrecano
all'organismo umano, e che tendano ad un sereno,
positivo realizzarsi di valide ed appaganti
relazioni interpersonali;
- preziosa ed efficace si è dimostrata l'azione del
volontariato, dell'associazionismo, delle
cooperative di solidarietà sociale, del settore 'no
profit' e di tutti coloro che, comunque, operano
nella logica della solidarietà;
- in tale contesto, l'esperienza delle comunità
terapeutiche si è dimostrata insostituibile per
quanti desiderino uscire dal mondo della droga,
offrendo l'opportunità di una pluralità di scelte
nei metodi di disintossicazione e di recupero, che
rappresenta una ricchezza nei confronti dei
tossicodipendenti;
- è indispensabile la riorganizzazione dei Sert
(Servizio per la cura della tossicodipendenza) per
aumentare la qualità del servizio e renderlo
corrispondente all'attuale richiesta;
- è altresì indispensabile l'integrazione, la
sinergia e la pari dignità fra servizi pubblici,
comunità terapeutiche e privato sociale a livello di
territorio, evitando un rapporto basato solo su
funzioni di controllo e supervisione;
- il ruolo degli enti locali deve essere valorizzato
come coordinamento locale degli interventi di lotta
e di prevenzione della droga;
RICORDATO che:
- il piano sanitario nazionale in riferimento
all'accordo Stato Regioni del 1999 ('Per la
riorganizzazione del sistema di assistenza ai
tossicodipendenti'), stabilisce che queste ultime
devono organizzare un'area dipartimentale funzionale
per il trattamento, il reinserimento e la
prevenzione dei problemi correlati all'uso di
sostanze psicotrope ed illegali, e per i
comportamenti assimilabili (disturbi
dell'alimentazione e gioco d'azzardo);
- in osservanza di detto 'accordo' la Regione
siciliana, con l'adozione del Piano sanitario
2000/2002, ha istituito il Dipartimento funzionale
delle dipendenze patologiche;
NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE:
- la strategia di riduzione del danno deve essere
presa in considerazione non come valore assoluto che
legittimi la situazione di tossicomania come
'normale', ma come fase intermedia rivolta a
soggetti particolari per la gravità delle loro
condizioni, o per l'avvio di un dialogo all'interno
dell'unico obiettivo della disintossicazione e del
recupero;
- un percorso di recupero capace di offrire una via
d'uscita dalla droga a quanti non hanno la forza di
intraprendere le strade più utili e positive che
prescindano dall'uso di droghe sostitutive comporta,
di conseguenza, che la sostanza somministrata come
terapia debba essere il solo metadone, la dose debba
essere sempre a scalare, il servizio debba essere
organizzato esclusivamente presso la struttura
sanitaria pubblica e sempre supportato da interventi
di natura psicologica a sostegno degli utenti;
- l'offerta di concrete occasioni di lavoro
costituisce un positivo strumento di prevenzione,
recupero e reinserimento sociale;
- un'efficace campagna di informazione può essere
altamente utile per diffondere nell'opinione
pubblica la consapevolezza dei danni causati
dall'uso di sostanze tossiche;
- la lotta alla droga costituisce uno strumento
efficacissimo, anche se indiretto, di lotta alle
grandi organizzazioni malavitose nazionali ed
internazionali, che riciclano nel settore della
droga ingenti somme di denaro sporco,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intensificare le politiche di sostegno alla
famiglia per metterla in grado di svolgere in modo
pieno il proprio insostituibile ruolo educativo,
utilizzando anche l'esperienza e l'apporto delle
associazioni delle famiglie;
- ad intensificare l'azione di prevenzione da
svolgersi nelle scuole pubbliche e private di ogni
ordine e grado, favorendo una completa informazione
sui danni derivanti dall'uso di sostanze tossiche;
- a dare piena attuazione al disposto del Piano
sanitario regionale, potenziando la funzione di
controllo sull'operato del Dipartimento funzionale
delle dipendenze patologiche, dotando di risorse
sufficienti i SERT e monitorando la loro diffusione
nell'intero territorio regionale;
- a sviluppare una corretta azione di coordinamento
per favorire la sinergia tra vari interventi e per
verificare l'avvio delle sole sperimentazioni
suffragate da fondamenti scientifici certi, tendenti
al recupero." (113)
LO MONTE - SANZERI - AMENDOLIA -
BASILE - D'ANTONI
" L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- l'acqua è un bene dell'umanità e il suo utilizzo è
un diritto collettivo che va garantito;
- tale garanzia può esserci solo se la distribuzione
di una così vitale e limitata risorsa è organizzata
nelle forme più razionali, cancellandone ogni
illegittima acquisizione;
- in tutto il territorio regionale sono state
realizzate dighe e invasi rivelatisi inutili e
unicamente destinati a drenare denaro per appalti
miliardari gestiti dalla mafia;
- molte di queste dighe e invasi, dopo decenni, sono
ancora da completare o non sono utilizzate;
- la grave e perdurante crisi idrica che investe la
Sicilia è stata affrontata con una gestione emergenziale
senza mai puntare a soluzioni concrete ed esaustive;
- l'acqua disponibile ed attualmente utilizzabile, si
perde nei mille rivoli delle condotte fatiscenti o
finisce canalizzata in allacciamenti abusivi per
arricchire pozzi privati;
- da mesi, nel Comune di Valderice, in contrada
Linciasella Soprana, solo per citare un caso fra i
tanti, fuoriesce dalla condotta esterna che fornisce il
comune medesimo, un grande quantitativo di acqua che si
perde;
- in molte realtà siciliane, nonostante la scarsa
erogazione, sono giunte ai cittadini bollette per il
consumo d'acqua con importi milionari;
CONSIDERATO che:
- l'acuirsi della crisi idrica ha determinato il
moltiplicarsi di mobilitazioni di piazza, che in alcuni
casi sono state contrastate con la violenza motivata
dalla necessità di riportare l'ordine pubblico,
nonostante i cittadini rivendicassero il diritto ad
usufruire dell'acqua;
- gli impegni assunti pubblicamente dal Presidente
della Regione, in qualità di commissario per l'emergenza
idrica, sembravano assicurare un miglioramento della
drammatica condizione in cui versano molte città
siciliane, mentre, ad oggi, in alcune aree si registra
solamente un crollo nell'agricoltura e in altri
importanti settori della vita economica dell'Isola;
- la gestione e la distribuzione delle risorse
idriche coinvolge più strutture;
- da notizie di stampa si apprende che il Presidente
della Regione si appresterebbe a far riprendere i lavori
per il completamento della diga di Blufi.
RITENUTO che:
- la trasformazione dell'EAS in S.p.A, processo da
completarsi entro il dicembre 2002, cosi come stabilito
dall'art. 37 della legge regionale n. 2 del 2002,
consegna ai privati la gestione di un bene pubblico come
l'acqua.
- la gestione commissariale svolta dal Generale Jucci,
sebbene resasi necessaria e sostitutiva perchè manifesta
è stata l'incapacità delle istituzioni preposte a
risolvere la crisi, ha avuto il merito di affrontare uno
dei nodi centrali, quello, cioè, della requisizione di
alcuni pozzi privati, e ciò è avvenuto prima che altri
decidessero la sua rimozione.
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a garantire, attraverso misure adeguate ed urgenti,
l'accesso all'acqua nelle quantità e qualità necessarie
al fabbisogno dei cittadini siciliani;
- a procedere con i necessari strumenti
all'istituzione di una Autorità unica delle acque e alla
requisizione di pozzi privati esistenti che concentrano
acqua a discapito della collettività;
- a riconsiderare il processo di privatizzazione
nella gestione delle risorse idriche;
- ad approntare con urgenza un programma
straordinario di manutenzione, ristrutturazione e
realizzazione delle reti idriche, adeguatamente
finanziato, per eliminare le dispersioni e garantire
l'uso appropriato e il riciclaggio;
- a garantire che il completamento della diga di
Blufi, avvenga nel pieno rispetto delle attuali
normative urbanistiche e di tutela ambientale.
- a stipulare, prima dell'avvio dei lavori di
completamento della diga di Blufi, un protocollo di
legalità, con la Prefettura di Palermo, al fine di
impedire qualunque infiltrazione mafiosa e di garantire
il corretto impiego della manodopera necessaria alla
realizzazione dell'opera stessa;
- ad applicare un sistema tariffario giusto e
solidale fondato sul principio di inaccettabilità dello
spreco delle risorse idriche, ponendo limiti severi ai
consumi massimi sostenibili e sanzionando in maniera
congrua il superamento dei citati limiti;
- a ridurre i prelievi eccessivi e sconsiderati
imposti dalle realtà industriali ad alta intensità
energetica, presenti in Sicilia;
- a garantire la riduzione al di sotto dei livelli di
concentrazione ammissibile delle sostanze inquinanti
nelle acque superficiali e sotterranee, in applicazione
di quanto previsto dalla legge 152 del 1999." (114).
FORGIONE- LIOTTA
RAITI - FERRO
Dispongo che la mozione numero 113 venga demandata alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perchè se ne
determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Lo Porto
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SULLA CRISI
IDRICA IN SICILIA E RELATIVO DIBATTITO.
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Presidente della Regione sulla crisi idrica in
Sicilia e relativo dibattito.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione, onorevole
Cuffaro.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, credo che l'occasione che questo Parlamento
ci offre per potere affrontare il problema dell'emergenza idrica
in Sicilia sia importante, non soltanto per il Governo e, quindi,
per il Commissario delegato dal Governo nazionale all'emergenza
idrica, ma, soprattutto, per quanti hanno voluto contribuire in
questi giorni, e spero vogliano continuare a farlo, ad una
possibile soluzione, che non è certamente facile e, soprattutto,
che non si può pensare essere una semplice gestione
dell'emergenza.
Mi auguro che davanti ad un problema così drammatico per la
Sicilia e per i siciliani non ci si divida in fazioni ed in
appartenenze partitiche, ma si guardi soprattutto ad un progetto
finale di bene comune, che è l'acqua ai siciliani ed ognuno -
seppur nelle proprie diversità di appartenenza politica - possa
contribuire a risolvere il problema. Mi parrebbe, infatti, quanto
mai strano che su una questione così importante ci si possa
dividere. Mi dispiacerebbe, tra l'altro, assistere a
strumentalizzazioni.
L'occasione di oggi, quindi, mi è più che gradita per potere
riferire al Parlamento non soltanto la situazione che c'è in
Sicilia per quanto riguarda le acque, e le grandi infrastrutture
collegate con le acque, ma soprattutto quello che stiamo
programmando, perchè l'emergenza di oggi (ma che non è soltanto
di oggi: è un'emergenza storica) possa trovare soluzione.
La mia speranza è che, da qui a qualche anno, - perchè è
chiaro che per risolvere un problema di questo tipo non si ha la
bacchetta magica e non bastano sei mesi - si possano costruire
quelle infrastrutture che ci consentano non solo un migliore
utilizzo delle acque che abbiamo, ma soprattutto una migliore
distribuzione delle stesse.
Signor Presidente, sono stato nominato, dal Governo e dal
Consiglio dei Ministri, Commissario per l'emergenza idrica e, a
tale riguardo, a scanso di equivoci, vorrei fare chiarezza: la
mia nomina porta la data del 6 aprile del 2002. Sino ad allora
il Commissario per l'emergenza idrica era il generale Jucci, che
cesserà le sue funzioni alla data del 15 giugno, nel senso che ha
avuto una proroga per tutta una serie di atti fino a quella data.
Dico questo, soprattutto, per amore di chiarezza, perchè non
credo che serva cercare le responsabilità o sfuggire dalle
responsabilità. Chi vi parla ha scelto di non farlo, perchè
avrei di certo più agevolmente potuto affidare - d'altronde la
stessa ordinanza me lo consente - la gestione del problema
dell'emergenza idrica ad altre persone. Ma, avendo ritenuto che
su questo problema io ho preso un impegno diretto con gli
elettori (è il primo punto del mio contratto con gli elettori),
ho ritenuto di tenere per me questa responsabilità ed affrontarla
sino in fondo, rendendomi conto che, certamente, è una
responsabilità abbastanza gravosa ed è giusto che, comunque, il
Presidente della Regione, in prima persona, risponda dei
risultati, a fine mandato, in ordine a questo problema così
importante.
Non vi leggerò la relazione, che è lunga e corposa, e che
però credo sia giusto lasciare agli atti e fare fotocopiare
perchè tutti i parlamentari ne possano prendere visione,
relazione che è stata scritta con il contributo dei consulenti
che, ad oggi, il Presidente della Regione ha voluto scegliere per
l'emergenza idrica.
Vorrei dire subito chi sono attualmente i consulenti. In
atto, abbiamo scelto tre consulenti: il professore Curto, che è
direttore dell'Istituto di idraulica, ordinario dell'Università
di Palermo; il professore Ignazio Melisenda Giambertoni, già
Rettore dell'Università di Palermo, anch'esso docente di
idraulica ed esperto conoscitore dei sistemi idrici nella Sicilia
occidentale - vorrei ricordare, per inciso, che in questo momento
sono Commissario per quanto riguarda la Sicilia occidentale: c'è
già una delibera del Consiglio dei Ministri che allarga
l'emergenza, ma in atto non c'è ancora l'ordinanza -; l'altro
consulente che ho voluto scegliere è il professore Iappelli, che
conosce forse meglio di tutti il problema delle dighe in Sicilia,
con il compito specifico di attivare tutte le procedure perchè si
possano cominciare a collaudare i grandi invasi siciliani.
Altri collaboratori di questa emergenza sono il professore
Rosario Mazzola, che sta collaborando per conto della SOGESID
S.p.A. all'emergenza idrica, e nei prossimi giorni, se si dovesse
allargare, come già il Consiglio dei Ministri ha fatto -
aspettiamo l'ordinanza -, l'emergenza nella Sicilia orientale, si
sceglieranno dei consulenti tecnici che conoscano la situazione
idrica nella Sicilia orientale che certamente potranno
contribuire intanto a capire bene il problema e poi ad
approcciare alcune possibili risoluzioni.
Sono questi consulenti che mi hanno preparato i dati che
voglio lasciare a disposizione - adesso li faremo fotocopiare -
di tutti i parlamentari, perché possano prenderne visione.
Un dato però sento il dovere di dirvelo: è il dato attuale
che alla data del maggio del 2002, quindi aggiornata a qualche
giorno fa, l'acqua presente negli invasi siciliani ammonta a 123
milioni di metri cubi. Alla stessa data dell'anno precedente,
cioè del 2001, l'acqua presente negli invasi della Sicilia era
307 milioni di metri cubi. Abbiamo praticamente 184 milioni di
metri cubi in meno alla stessa data dell'anno scorso, in quanto
quest'acqua è stata utilizzata dalla gestione idrica del corrente
anno per le campagne e per le città.
Fondamentalmente il problema idrico in Sicilia è
strutturalmente condizionato da tutta una serie di scelte che nel
passato si sono fatte.
Perché dico questo? Perché nel passato in Sicilia si sono
costruiti i grandi invasi. Per la verità di alcuni di questi,
che vengono ancora considerati le 'grandi incompiute' del sistema
idrico, se possiamo citare quelli più importanti, dovremmo
ricordare fondamentalmente la diga di Blufi, i cui lavori sono
fermi da sette anni: ma l'altro ieri, dopo un impegno concreto -
qui sì che c'è stato il coinvolgimento di tutte le forze
politiche per risolvere il problema - abbiamo fatto ripartire i
lavori.
La diga di Blufi era ferma per moltissimi motivi, che non
starò qui a ripetere tutti. Ripartono i lavori; la diga di
Blufi, quando sarà completata - l'appalto prevede che debba
essere completata entro quattro anni, ma le imprese ci hanno
detto che certamente ce la consegneranno prima della data
prevista e noi ci auguriamo che sia così - invaserà 22 milioni di
metri cubi d'acqua, che saranno assegnati fondamentalmente per
risolvere i problemi idrici della provincia di Caltanissetta:
raccoglierà comunque le acque, parte delle acque, delle Madonie.
Un altro invaso che risulta essere tra quelli molto critici
è l'invaso dell'Ancipa, che, quando sarà totalmente collaudato,
nel senso che saranno fatti i lavori di ristrutturazione e
comunque di consolidamento, potrà invasare 30 milioni e 400 mila
metri cubi d'acqua, in atto ne può contenere non più di 13
milioni grazie anche alla possibilità, e se permettete anche ad
una scelta che ho voluto fare, di fare invasare le acque dentro
la diga anche senza il permesso del Servizio Dighe nazionale.
Sapete che su questo si era costruita una polemica: abbiamo
visto le immagini della diga Ancipa che scaricava a mare le
acque, in realtà quella è una delle zone dove si può
concretamente invasare acqua perché è una delle più piovose e
soprattutto è quella in cui le acque ci sono, non possiamo andare
oltre perché si tratta di una struttura che va completata. Ci
siamo impegnati anche in questo: io vi posso dire che per la
diga di Ancipa, finalmente dopo numerosi anni, a partire dall'1
settembre l'ENEL riprenderà i lavori di consolidamento per
portare lo stesso invaso alla sua capacità ottimale. In atto,
abbiamo scelto di chiudere le paratie e abbiamo invasato altri 4
milioni e mezzo di metri cubi d'acqua: ad oggi la diga di Ancipa
ha oltre 13 milioni di metri cubi di acqua. Purtroppo, per la
stessa diga, che può contenere le acque e che potrebbe invasarne
altre, non siamo nelle condizioni di poter spostare le acque da
questo invaso ad un altro perché non esiste il collegamento tra
gli invasi. E' questo un altro problema che riguarda gli invasi
siciliani, ma tenterò di affrontarlo, anche se schematicamente,
nella sua complessità.
PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE FLERES
La diga di Ancipa potrebbe essere collegata con Pozzillo e,
quindi, spostare l'acqua da Ancipa a Pozzillo, in cui invece,
purtroppo, non c'è acqua perché non viene invasata e perché non è
piovuto, e però anche lì manca la conduttura; dico ciò in quanto
abbiamo fatto uno studio di tutte le condutture mancanti perché
sono le prime opere che vorremmo realizzare. L'Ancipa è la
seconda incompiuta - definiamola così - che viene sbloccata:
dall'1 settembre l'ENEL riprenderà i lavori.
La terza struttura che è ferma da qualche anno è la
cosiddetta struttura di Pietrarossa, su cui c'è un lungo
contenzioso tra Beni culturali, assessorato della agricoltura e
Presidenza della Regione siciliana, perché in quella zona, mentre
si stavano completando i lavori (la diga di Pietrarossa ha già
lavori eseguiti per svariati miliardi) sono stati rinvenuti dei
resti greco-romani, per cui su intervento delle sovrintendenze si
sono dovuti fermare i lavori.
Dopo una lunga trattativa nei prossimi giorni avremo
all'ordine del giorno della Giunta di Governo la possibilità di
risolvere tale problema, infatti abbiamo messo insieme i
contendenti per capire quale soluzione trovare. Certo, in un
momento così drammatico si fa prevalere l'interesse delle acque
per uso idrico-potabile mettendo, però, in atto una serie di
accorgimenti al fine di salvaguardare i resti greco-romani
rinvenuti. Posso affermare che già nella prossima seduta di
Giunta, dato che l'assessore Granata ha avuto oggi il compito di
tenere una Conferenza di servizio sul posto, saremo in condizioni
di sbloccare anche Pietrarossa.
Questi sono i tre grandi invasi, le tre grandi incompiute di
Sicilia. Ci sono altri invasi che hanno bisogno di ulteriori
lavori, ma sono proprio questi i tre invasi oggetto di ripetute
polemiche nel corso degli ultimi anni.
Contestualmente, tutti gli altri invasi, che invece sono
utilizzabili, scontano altre difficoltà. Una delle difficoltà è
rappresentata dal fatto che avendo noi scelto come fonte di
approvvigionamento idrico principale - è giusto che sia così -
nel passato l'acqua piovana tali invasi si riempiono solo se
piove e comunque con le acque di scolo. La maggior parte di
essi in questi anni, però, ha accumulato tutta una serie di
detriti che ne limitano la capacità complessiva. Se a ciò si
aggiunge anche il fatto che molti di tali invasi non sono mai
stati collaudati, per cui se manca il collaudo il Servizio dighe
non autorizza la possibilità che vengano invasati nella loro
pienezza, se togliamo e la parte di detriti e la parte non
utilizzabile perchè non collaudata, alla fine questi invasi, come
media, possono essere utilizzati per non più del 60 per cento
della loro portata complessiva; 60 per cento di portata
complessiva che, quando si è raggiunta come negli anni passati, è
riuscita a soddisfare le esigenze idriche dei siciliani, siano
esse di uso potabile e civile, siano esse di uso agricolo.
Ma poichè negli ultimi due anni in Sicilia è piovuto poco
gli invasi non hanno potuto raccogliere l'acqua e noi oggi ci
troviamo con una quantità di acqua pari - come dicevo prima - a
123 milioni di metri cubi complessivamente in tutti gli invasi,
che è esattamente un sesto della capacità di portata degli invasi
stessi.
E' questa la situazione dei grandi invasi. Dunque, cosa
abbiamo scelto di fare? Abbiamo scelto di avviare i lavori dei
tre grandi invasi che erano fermi: i lavori della diga Blufi sono
ripartiti; l'1 settembre ripartono quelli della diga Ancipa che
viene ristrutturata; per Pietrarossa li avvieremo nei prossimi
giorni.
CINTOLA. I tempi quali saranno?
CUFFARO, Presidente della Regione. L'ho già detto: i lavori
per la diga Blufi sono iniziati la scorsa settimana; l'1
settembre ripartono i lavori della diga Ancipa; per Pietrarossa
li avvieremo tra dieci giorni. Per quanto concerne i tempi di
completamento degli invasi- l'ho già detto - sono: quattro anni
Blufi per l'espletamento della gara, anche se l'associazione
temporanea di imprese ha detto che lo farà prima; Ancipa, credo
che anche questa abbia bisogno di almeno due o tre anni;
Pietrarossa, per la verità, si è quasi alla fine, però è chiaro
che ci sono lavori che dureranno almeno un anno e mezzo, due
anni.
Con questo si completa la costruzione dei grandi invasi di
Sicilia. Poi c'è un altro problema: vanno collaudati.
Non per rispondere ad una polemica, che non mi appartiene:
qualcuno ha voluto dire che il Governo nazionale ha commissariato
il commissario sul collaudo. In realtà, è il Presidente della
Regione che, in Consiglio dei ministri, ha chiesto al Presidente
del Consiglio ed al ministro Lunardi di poter attivare una
task-force presieduta dal ministro stesso perchè si potesse
cominciare tutta una serie di operazioni tendenti a collaudare
gli invasi. E' chiaro che per fare ciò due sono gli enti
maggiormente coinvolti: uno è il Servizio dighe nazionale che
dipende dal Ministero delle infrastrutture, quindi da Lunardi;
il secondo è il Consiglio nazionale dei lavori pubblici,
anch'esso dipendente da Lunardi.
Ho ritenuto opportuno chiedere che fosse il ministro Lunardi
a presiedere questa task-force con l'ausilio, il contributo e
l'impegno totale richiesti dall'emergenza al Governo regionale
perchè si attivassero le procedure.
Quindi, nessun commissariamento, ma la volontà di
coinvolgere il Ministro per le infrastrutture per
responsabilizzarlo affinchè finalmente in Sicilia, dopo numerosi
anni (non sto qui ad indicarne quanti) si sblocchi la situazione.
Infatti, ci sono dighe che non si sono collaudate negli ultimi
dieci anni, ce ne sono altre che non lo sono state da
venti,trenta anni. Di fatto le dighe non sono mai state
collaudate, forse anche in virtù, purtroppo, di un giro molto
vizioso, perchè tra le condizioni richieste per collaudare le
dighe ce quella che prevede l'effettuazione delle prove di carico
per le dighe e, per fare ciò, bisogna svuotare gli invasi e
quindi riempirli nuovamente. In Sicilia non si è mai pensato,
chiaramente, di svuotare gli invasi per fare le prove di carico.
Oggi ci troviamo in una situazione diversa, nel senso che
gran parte di questi invasi sono vuoti; potrebbe essere
l'occasione buona per utilizzarli, ammesso che ci sia l'acqua per
riempirli e se ci sarà in quantità sufficiente per attivare le
procedure per il collaudo.
Tutto sommato, possiamo dire che in Sicilia gli invasi per
raccogliere le acque ci sono, fermo restando questi tre ancora da
completare. Però questi invasi non sono in gran parte collegati
tra loro e, purtroppo, per molti di essi mancano le reti, i
canali di collegamento, sia quelli che devono portare l'acqua in
agricoltura per le acque di uso agricolo, sia, addirittura, per
portare le acque nelle città per uso potabile.
Faccio alcuni esempi. Uno dei pochi invasi ricco di acqua in
Sicilia è oggi la cosiddetta diga Rosamarina di cui tutti avete
sentito parlare. Qualcuno si chiede perché tale diga è piena
mentre altre non lo sono. La risposta è banale: questa diga non
ha i canali per portare l'acqua a Palermo e, quindi, non si
svuota perché di fatto mancano le reti di distribuzione.
Perché non ci sono le reti di distribuzione? Per la verità,
sono stati fatti numerosi appalti per portare l'acqua da
Rosamarina a Palermo. Diversi lotti sono stati quasi tutti
eseguiti; ve n'è uno centrale di collegamento tra i lotti che,
però, è incappato in una serie di problemi - che non starò qui a
descrivere - sia di natura geologica che di carattere
giudiziaria, per cui il lotto centrale non esiste e quindi non
può collegare gli altri che sono stati già eseguiti. La
conseguenza è che la diga Rosamarina, che oggi dispone di 40
milioni di metri cubi d'acqua e che da sola potrebbe bastare per
erogare acqua a tutta la provincia di Palermo, non può essere
utilizzata.
Questa è una delle strutture che l'emergenza ha preso in
considerazione.
Un'altra diga che ha oggi un buon contenuto di acqua è la
diga Garcia, che è fondamentalmente una diga nata per il problema
agricolo, ma che in tempi di magra è giusto utilizzare anche per
uso potabile.
Bene Non riusciamo ad utilizzare l'acqua della diga Garcia
perché questa dovrebbe portare anch'essa l'acqua ad Agrigento ed
a Palermo, ma non è collegata con l'altro invaso del Poma, che,
invece, è l'invaso che porta l'acqua a Palermo.
Ho voluto fare due esempi tra i tanti per dire che
nell'emergenza, tra le prime opere da realizzare, abbiamo pensato
di costruire queste due condutture: la conduttura che collega la
diga Rosamarina con Palermo (ne manca soltanto un tratto di 15
chilometri) e, per far presto, abbiamo chiesto al Genio militare
di darci una mano nell'esecuzione dei lavori.
Sento il dovere di comunicare che oggi si è conclusa la
Conferenza dei servizi con tutti gli enti che sono coinvolti,
dall'EAS, all'AMAP, al Genio militare. La Conferenza dei servizi
ha concluso l'accordo secondo cui nei prossimi giorni partono i
lavori per la costruzione di questa conduttura per portare
l'acqua dalla diga Rosamarina a Palermo, anche con l'intervento
del Genio militare. Questo ci consentirà di completare i lavori
un anno prima del previsto, cioè invece di due anni i lavori
dovrebbero essere consegnati - speriamo - entro otto mesi,
comunque non oltre dieci, dodici mesi.
Sulle dighe Poma e Garcia abbiamo attivato, con i poteri
dell'emergenza, la possibilità di riprendere un vecchio canale di
gronda per spostare l'acqua dal Garcia al Poma, perché da
quest'ultimo poi si può portare a Palermo.
Perché ho voluto fare questi esempi? Perché stiamo
tentando contestualmente di dare una risposta forte all'emergenza
affinchè venga risolto o, comunque, affrontato nel miglior modo
possibile tale problema. Al tempo stesso, stiamo tentando di
programmare una soluzione che ci veda, da qui a tre, quattro
anni, a non dover più 'rincorrere' strutture che sono
indispensabili per la soluzione del problema idrico.
Sull'emergenza palermitana, per concludere, abbiamo attivato
tutta un'altra serie di interventi che vanno dall'utilizzo di
alcuni pozzi esistenti a Palermo che assicurano altri 150 litri
di acqua al secondo, dall'utilizzo di acqua di Presidiana. Per
quest'ultima, essendo acqua che ha bisogno di essere
potabilizzata, stiamo attivando tutta una serie di procedure,
chiedendo anche il parere al Ministero della sanità, perché
venga utilizzata, miscelata ad altra acqua, così da arrivare ad
una presenza di salinità tale da essere utilizzata per uso sia
civile che potabile.
Abbiamo, altresì, per Palermo requisito numerosi pozzi e
piccoli dissalatori costruiti in passato vicino Palermo perchè
possano essere anch'essi utilizzati. Uno dei tanti, per esempio,
é un dissalatore di proprietà del comune di Capaci, costruito e
mai utilizzato; ma anche questo è stato messo a totale
disposizione.
Ho il dovere di dire che, alla data odierna, la quantità di
acqua pro-capite che arriva nelle due città, che in questi giorni
hanno creato più problemi per quanto riguarda l'emergenza idrica,
Palermo ed Agrigento, non è diminuita. I problemi verificatisi a
Palermo non sono addebitabili alla quantità di acqua che viene
distribuita, ma a eventi che sono occorsi (vedi, per esempio, il
caso di Borgo Nuovo dove l'utilizzo di un pozzo che dava acqua ad
una parte del quartiere è stato fermato per dieci giorni, per cui
é chiaro che l'acqua é mancata). Oggi l'acqua, che é stata
razionata, viene distribuita con oculatezza perché si possa
affrontare tutta l'estate sino ad ottobre, ed è una quantità di
acqua tale che consente una vita civile e dignitosa; infatti, la
quantità di acqua che arriva a Palermo ed ad Agrigento non é
meno di 200 litri pro-capite e, comunque, è una quantità di acqua
accettabile.
Ci sono state altre difficoltà che, invece, abbiamo
affrontato. Con l'emergenza si è deciso di creare delle unità di
crisi dislocate nelle varie province e presiedute dai Prefetti, a
cui si danno: mezzi, risorse e possibilità di intervento per
aggiustare eventuali perdite nelle condotte, pronto intervento di
imprese per rimediare ad errori, possibilità di intervenire nella
rete idrica cittadina in caso di non funzionamento, come ad
Agrigento per esempio.
Ad Agrigento la quantità pro-capite di litri di acqua, come
lo stesso generale Jucci ha tenuto a sottolineare, é al di sopra
di 200 litri; questo non vuol dire che tutti i cittadini di
Agrigento hanno l'acqua: vuol dire che la quantità distribuita é
pari a 200 litri pro-capite. Se poi viene distribuita in maniera
non corretta, nel senso che mancano alcune cisterne, che in
alcune cisterne ci sono delle perdite, o che alcune condutture
non funzionano, per cui in alcuni quartieri l'acqua non arriva,
succede che un cittadino ne ha di più mentre un altro non ne
riceve per dieci giorni. Ripeto, l'acqua che arriva ad Agrigento
- e tra l'altro quella di Agrigento é assolutamente misurabile
perché arriva esclusivamente dal dissalatore di Gela, quindi
siamo in condizione di sapere con certezza quanta ne arriva - non
è mai scesa al di sotto di 200 litri pro-capite.
Vi sono stati inconvenienti cui è stato posto rimedio con un
intervento urgente delle strutture di crisi che insieme ai
Prefetti sono intervenute tentando di chiudere alcune falle
createsi. E' chiaro che stiamo affrontando l'emergenza
razionando l'acqua che abbiamo. Vi sono 123 milioni di metri cubi
di acqua da distribuire in maniera tale che si possa superare il
periodo critico dell'estate, sperando che la prossima stagione
porti delle piogge.
Perché voglio inserire questa nuova possibilità? Perché é
chiaro che la politica complessiva sulle acque ha
bisogno, in qualche modo, di essere ripensata.
Contestualmente all'emergenza noi abbiamo affrontato il
problema vero: quello della programmazione. Abbiamo cominciato
a far partire le gare di progettazione dove mancavano i progetti
delle infrastrutture; stiamo facendo le gare dove i progetti già
ci sono e, quindi, vanno fatte le gare.
Non citerò tutti i casi (li troverete nella relazione), ma
due opere importanti che risolverebbero il problema idrico in
provincia di Agrigento sono: la condotta cosiddetta
'Gela-Aragona' perchè in atto a Gela vi è un dissalatore che
funziona a tempo pieno, un altro pronto da oltre quattro anni e
mai entrato in funzione, ed un terzo dissalatore che verrà
collaudato nei prossimi giorni. Considerando che quello che non è
mai entrato in funzione va ripreso, perchè mi si dice che occorre
cambiare le membrane perchè è un dissalatore ad osmosi inversa, e
dando per scontato che nel giro di pochi giorni entrerà in
funzione il secondo dissalatore, noi ci troviamo nella
incredibile, tra virgolette, situazione di avere due dissalatori
che possono produrre e quindi dissalare acqua, ma che non
possiamo fare entrare in funzione perchè non avremmo dove mettere
l'acqua che tali dissalatori possono produrre perchè mancano le
condutture per portare l'acqua dove serve.
Quindi, la conduttura 'Gela-Aragona' è una delle condutture
più importanti; sarà una conduttura moderna fatta a tutti gli
effetti di una struttura, resistente mentre l'altra conduttura,
l'unica che si utilizza in questo momento, è fatta in vetroresina
e non riesce a portare neanche un litro in più perchè, appena si
aumenta, si rompe la conduttura.
La 'Gela-Aragona' ci consentirà di far entrare in funzione i
dissalatori e di portare l'acqua in tutta la provincia di
Agrigento, e l'altra opera, anch'essa assegnata come
progettazione, la Favara di Burgio, ci consentirà di portare
l'acqua fino a Sciacca.
Di tali due opere, che avremmo dovuto realizzare da tempo,
solo adesso si sta facendo la progettazione esecutiva. Avremo i
progetti pronti, perchè già sono stati assegnati, nei prossimi 90
giorni, come prevedeva la gara; fatti questi potranno essere
espletate le gare perchè vengano realizzate queste due condutture
indispensabili per risolvere il problema della provincia di
Agrigento, di parte della provincia di Caltanissetta e certamente
portare l'acqua fino a Sciacca e Menfi.
Vi sono altre opere che abbiamo inserito nell'accordo di
programma-quadro. Voglio dire subito che l'accordo di
programma-quadro che ho firmato ad ottobre con il Ministro
riguarda il settore idrico, dove abbiamo scelto di mettere le
opere che abbiamo ritenuto più importanti per la soluzione del
problema idrico.
Credo che su questo non ci sia spazio per nessuna polemica
sulle scelte perchè sono le stesse scelte che già prima di me
altri Presidenti della Regione avevano individuate come opere
strategiche per risolvere il problema idrico, in quanto si tratta
delle stesse opere che non si fanno da venti anni ed è quindi
importante realizzarle.
Tutto questo è inserito nell'accordo di programma-quadro.
Nello stesso accordo c'erano anche la Dissalata Gela-Aragona e la
Dissalata Favara di Burgio; ve ne sono ancora altre strategiche
che non riteniamo debbano essere prese in considerazione. Una di
queste, per esempio, è il Montescuro Ovest che riteniamo
certamente importante; un'altra di queste è l'utilizzo delle
acque del Sosio-Verdura per intero, perchè anche queste si
ritengono importanti.
Sul Sosio-Verdura, su richiesta e su sollecita attenzione,
oltre che delle organizzazioni professionali anche dei comuni
interessati, mi è stato chiesto di intervenire per costruire una
bretella che potesse invasare dell'ulteriore acqua dal Sosio alla
diga Castello.
Dagli studi che i nostri tecnici hanno fatto riteniamo che
sia un'opera giusta. Poichè vi sono i finanziamenti per
l'emergenza idrica, si tratta di un'opera che può far invasare
nella diga Castello, che serve per le colture agricole di Ribera
e Menfi, almeno altri due milioni di metri cubi d'acqua, già sin
da adesso in quanto si può realizzare in poco tempo. A tal
proposito, ho già parlato con il Prefetto della provincia di
Agrigento perchè a lui - avendo stabilito l'unità di crisi -
affiderò la delega per fare la gara, anche a trattativa privata,
ma la farà il Prefetto, per realizzare subito la bretella e
utilizzare così tutte le acque del Sosio-Verdura. E' un
intervento urgente che ci consente di raccogliere altre acque e
di fare almeno un'altra irrigazione in più, oltre a quella
preventivata, per gli agrumeti e i pescheti, comunque per le
coltivazione agricole di Bivona, Ribera, Menfi e Sciacca.
Nel campo della programmazione abbiamo nell' Appendice di
programmi quadro, che certamente conoscete, messo le opere che
abbiamo ritenuto più importanti per la risoluzione del problema
idrico.
Il problema politico che vorrei sottoporre a questo
Parlamento è che quando noi avremo tutte queste strutture,
trovandoci in condizione normale di dati pluviometrici, cioè di
acque, noi si sia in condizione di invasare e distribuire le
acque che possono servire sia per uso agricolo che per uso
potabile. Se dovesse ulteriormente perdurare la siccità, se non
dovesse piovere, io credo che non solo il Governo, certamente il
Governo, ma anche tutti quelli che in qualche modo immaginano che
si debba lavorare insieme per risolvere il problema dell'acqua in
Sicilia, debbano incominciare a pensare alla possibilità di
trovare fonti alternative a quelle piovane di approvvigionamento
idrico.
La nostra convinzione è che comunque la fonte principale è
quella piovana, è che comunque il sistema perno deve rimanere il
sistema basato sulle acque piovane.
Io credo che sia giusto cominciare a riflettere sulla
possibilità di utilizzare le altre acque. Quali sono le altre
acque che possiamo utilizzare? Certamente - e su questo siamo
tutti d'accordo - le acque reflue. In Sicilia noi perdiamo,
purtroppo, tutte le acque reflue, persino quelle che oggi vengono
depurate potendone utilizzare poche; però quelle depurate,
potendole utilizzare, vengono comunque prima depurate e poi
scaricate a mare.
Adesso va fatta una politica di riutilizzo delle acque
reflue che certamente ci mette in condizione di risparmiare
moltissima acqua che può essere destinata ad uso potabile,
scegliendo certamente di utilizzare le acque reflue per uso
agricolo.
Assieme all'emergenza sui rifiuti affidata al dottore
Crosta, si sta costruendo un programma prioritario che nei
prossimi giorni presenteremo perchè si possano riutilizzare le
acque reflue e, quindi, risparmiare al massimo un bene primario
qual è quello dell'acqua.
Un'altra fonte di approvvigionamento idrico alternativa a
quella dell'acqua piovana potrebbe essere la ricerca delle acque
presenti nel sottosuolo siciliano. Abbiamo già chiesto all'ENI di
predisporre uno studio quantitativo e qualitativo delle acque del
sottosuolo, in cui ci si indichi a che profondità si trovano le
acque e quanto costa la possibilità reale del loro utilizzo.
Lo avremo nei prossimi giorni e ci servirà a compararlo con
i costi di un'ulteriore possibilità di fonte di
approvvigionamento idrico che in questo momento in Sicilia è già
una fonte utilizzabile: quella delle acque dissalate.
Oggi, ci sono almeno alcune province che utilizzano le acque
dissalate e sono metà della provincia di Agrigento, un quarto
della provincia di Caltanissetta che utilizzano i dissalatori di
Gela e quasi tre quarti della provincia di Trapani che utilizza
il dissalatore di Trapani.
Entrambi i dissalatori costruiti con fondi della Regione,
gestiti con fondi della Regione e che hanno certamente un costo
di gestione altissimo, che adesso è difficile quantizzare ma che
va certamente al di sopra delle 4 o 5 mila lire al metro cubo;
costa un po' meno quella di Gela per i noti motivi, costa di più
quella di Trapani, però questo è il tema.
La politica nuova dei dissalatori introduce altri elementi.
Intanto che la Regione non si occupi più di costruire dissalatori
e di gestirli, ma che possa affidarli a progetti di finanza, cioè
a privati che scelgono di costruire il dissalatore.
E' chiaro che bisogna concordare con il privato quale deve
essere il prezzo dell'acqua ciò si potrà fare soltanto se saremo
in condizione di dire al privato che possiamo comprare l'acqua
che produce. Non ci sono privati che costruiscono dissalatori
senza sapere con certezza che c'è un impegno, a scadenza di
due/tre anni, di comuni o di consorzi di comuni che compreranno
l'acqua.
Oggi sul tema dei dissalatori c'è un dibattito aperto;
stiamo tentando di capire concretamente oggi quanto costerà
l'acqua a chi la comprerà dal privato che costruisce il
dissalatore. I dati che ci vengono forniti oggi ci dicono che
l'acqua potrebbe costare circa 2.500 lire metro cubo, che è
comunque un prezzo alto, sempre basso in confronto a quello che
costa alla Regione con i dissalatori che ha, ma è comunque un
prezzo alto se immaginiamo di utilizzarla, per uso agricolo è
impossibile, ma anche per uso potabile, a carico dell'utenza.
Potrebbero però essere in qualche modo rivisti i costi se
utilizzeremo l'acqua dissalata miscelandola all'acqua piovana;
questo è uno studio che si sta portando avanti. E' chiaro che
riceviamo spinte notevolissime da tutti i Comuni che pur di avere
acqua sono disponibili ad immaginare di pagarla anche ad un costo
abbastanza alto.
Su questo c'è una valutazione complessiva, nella quale mi
auguro possa esserci anche un intervento dei parlamentari per
arricchire il dibattito, portando dati, contributi per una scelta
che non è fatta, ma che è una delle scelte che dobbiamo
immaginare se vogliamo programmare un futuro in cui ci sia una
fonte di approvvigionamento idrico diverso da quello dell'acqua
piovana.
Cosa diversa sono i dissalatori nelle Isole minori. In atto
c'è già una presenza di dissalatori sia a Pantelleria che a
Lampedusa, dissalatori che costano moltissimo; se ci fossero
strutture private, come pare ci siano (alcune strutture hanno
presentato domanda 2 anni fa) disponibili a costruire loro il
dissalatore e a vendere l'acqua ad un prezzo minore di quello che
adesso costa alla Regione, perché il dissalatore lo paghiamo
noi, non ci sarebbe alcuna difficoltà, almeno nelle Isole minori,
affinché questo possa essere fatto; infatti dove non ci sono i
dissalatori l'acqua viene portata con le navi che certamente
costano molto di più.
Stesso problema anche per le Isole Eolie dove c'è una
insistenza affinché si valuti l'ipotesi dei dissalatori.
L'ipotesi di utilizzo delle navi che hanno a bordo moduli di
dissalatori è una ipotesi che la protezione civile nazionale ha
voluto mettere in campo, che noi valuteremo e che potrebbe essere
accolta per un pronto intervento nel caso in cui ci dovesse
essere un'emergenza idrica che noi ad oggi non riteniamo ci sia.
E, comunque, i dissalatori sulle navi verrebbero presi con bando
di gara fatto dalla SOGESID, la quale è una società del Ministero
del Tesoro; il Ministero delle Finanze darebbe incarico alla
SOGESID di recuperare sul mercato questa possibilità di navi di
pronto intervento, soprattutto in quei comuni dove 200 litri di
acqua al secondo possono determinanti. E' più difficile che
possano servire su Palermo, dove la quantità d'acqua che serve è
senz'altro.
La siccità è un problema che ha riguardato soprattutto
l'agricoltura.
In questi giorni siamo di fronte ad un problema serio in
agricoltura, ma soprattutto in zootecnia. Purtroppo, il nostro
patrimonio zootecnico ovicaprino e bovino, ad oggi, ha subito
perdite che stanno superando il 25-30 per cento. Tale mortalità
non è dovuta, come qualcuno pensa, a mancanza di acqua da bere,
non è questo il problema. Il problema è legato al fatto che non
essendo piovuto i nostri agricoltori non hanno potuto seminare i
foraggi. Oggi mancano i foraggi, gli allevatori li hanno
comprati sul mercato sino a quando li hanno trovati. Oggi in
Sicilia non ci sono più foraggi, dovremmo comprarli fuori dalla
Sicilia, ma il prezzo è altissimo, soprattutto perché il costo
del trasporto incide moltissimo. L'alternativa ai foraggi è il
mangime, ma il prezzo è tale che non consente agli allevatori di
avere una possibilità di reddito finale.
Per questo abbiamo chiesto l'intervento del Consiglio dei
Ministri perché si dichiarasse l'emergenza agricolo-zootecnica
per persistente siccità. C'è stato un intervento del Consiglio
dei Ministri, ci sono stati assegnati 80 miliardi, abbiamo
concordato con le organizzazioni professionali di categoria, con
gli agricoltori, quali modalità mettere in atto perchè queste
risorse possano in qualche modo aiutare l'agricoltura e,
soprattutto, la zootecnia, che è quella parte dell'agricoltura
che più ha subìto il problema della mancanza di acque piovane.
E' chiaro che non è quantizzabile il danno, perchè il danno
in agricoltura ed in zootecnia è in corso; le stime in atto sono
stime agricole zootecniche complessive, (quest'anno abbiamo avuto
grandinate, avversità atmosferiche, etc.) e superano i 1.500
miliardi di lire di danni.
In un settore come l'agricoltura siciliana - che è
un'agricoltura che vive di prodotti di qualità - e soprattutto la
zootecnia in cui la concorrenza è altissima, una stagione come
questa rischia di compromettere definitivamente la permanenza
soprattutto dei nostri allevamenti.
Per alcune colture purtroppo non c'è rischio della perdita
del prodotto, che è già ampiamente compromesso, ma c'è la perdita
dell'intera piantagione. Infatti, se non riusciremo a dare
almeno delle irrigazioni di soccorso ad alcune piantagioni
specifiche, per esempio, agli agrumeti, rischieremo di perdere
l'intera piantagione. Non è più in discussione il prodotto
Questo è il problema più grave che abbiamo in agricoltura.
Tuttavia, sento il dovere di dire a questo Parlamento che, almeno
per quanto riguarda le produzioni agricole, siamo in condizione
di garantire quelle irrigazioni di soccorso o supplementari che
consentano che questo danno non ci sia.
Cosa diversa è la zootecnia, per la quale il foraggio non si
inventa; se non piove non cresce, se non cresce non si trova ed
allora lì c'è un problema che abbiamo affrontato come abbiamo
potuto con un intervento del Consiglio dei Ministri.
Abbiamo messo in moto un meccanismo di programmazione che
consentirà nei prossimi anni in Sicilia di costruire tutte le
infrastrutture mancanti, a completare quelle iniziate, a
regolarizzare quelle che ci sono, sia dal punto di vista del
collaudo sia dal punto di vista dello svuotamento.
Abbiamo affrontato l'emergenza mettendo in moto i meccanismi
possibili; contestualmente abbiamo attivato le procedure della
privatizzazione dell'Ente acquedotto siciliano, il bando della
privatizzazione è in itinere. La scelta è che si faccia - ma
questo il Parlamento lo sa già perchè è stato oggetto della
finanziaria - una società mista dove la Regione resti socio di
maggioranza vendendo le quote a privati.
Le richieste che ci arrivano sono delle più grandi società
che si occupano di acqua nel mondo: da Vivendi a Générale des
Eaux, ad Enel, ad Acea, a tutti gli altri. Questo consentirà di
metterci in regola con le procedure e potremo utilizzare i fondi
comunitari.
Molte delle opere da realizzare per uso potabile hanno
bisogno della compartecipazione del privato. Se noi non avremo
privatizzato l'EAS entro il 31 dicembre prossimo e se non avremo
costituito gli ATO, Ambiti territoriali ottimali, che sono nove,
uno per ogni provincia, entro fine anno, i quali fungeranno da
soggetti di diritto privato, non ci sarà possibilità di
utilizzare i fondi comunitari.
Voglio rassicurare questo Parlamento: noi costituiremo
certamente entro fine anno la società mista tra la Regione e le
società private, che fungerà da soggetto di diritto privato;
avremo i nove ATO costituiti, i quali, a loro volta dovranno
scegliere se fare le società miste con i privati per la
distribuzione delle acque ovvero se convenzionarsi con qualche
società per distribuire le acque.
Ad oggi gli ATO sono stati costituiti in alcune province, in
ritardo. Abbiamo attivato un meccanismo di sostituzione
nominando commissari ad acta nei comuni che non hanno ancora
provveduto a consorziarsi con l'ATO.
EAS ed ATO saranno certamente pronti entro fine anno e
potremo dire di avere le carte in regola per l'utilizzo dei fondi
comunitari.
Noi siamo convinti che l'ingresso del privato porterà, oltre
che nuove risorse, anche una managerialità elevata; dovendo il
privato fornire un servizio per cui chiederà di essere pagato,
noi siamo convinti che ciò aiuterà a risolvere il problema
dell'approvvigionamento idrico in Sicilia.
Il sovrambito EAS avrà la funzione di utilizzare le acque
sino all'ingresso dei grandi invasi, delle grandi infrastrutture
e sino all'ingresso dell'ATO; poi, l'ATO avrà il compito della
distribuzione.
Questa è una norma della legge Galli, ma è anche una legge
della Regione; io mi sono soltanto scrupolosamente attenuto ad
attivare le procedure affinché ciò si potesse fare.
Questo è oggi il problema che riguarda il sistema idrico in
Sicilia.
Da parte mia c'è la disponibilità, se il Parlamento riterrà
di farlo - non soltanto a recepire i contributi che verranno da
questo dibattito ma a farli diventare concretamente possibilità
di aiuto per risolvere un problema che - spero - questo
Parlamento possa considerare un problema da tenere lontano da
strumentalizzazioni o, peggio ancora, da divisioni partitiche o
politiche.
Credo che su ciò debba esserci, seppure nelle diverse
posizioni, un contributo di tutto il Parlamento, perché un
problema di così grave entità e che interessa tutti i Siciliani
deve essere affrontato con risolutezza, ma soprattutto con la
partecipazione di tutti.
Vorrei dare un'ultima assicurazione perché diversamente si
rischierebbe di creare un altro problema ad una parte
dell'economia siciliana, perché purtroppo, da alcune
dichiarazioni anche questo è venuto fuori: non ci saranno
problemi per gli alberghi e per le strutture turistiche
siciliane, i turisti possono tranquillamente venire in Sicilia
perché gli alberghi avranno l'acqua che serve. Non alimenterei
questa polemica perché non serve a nessuno; non l'alimenterei
perché è una polemica sterile nel senso che noi siamo, con le
acque che abbiamo disponibili, in condizione di assicurare una
quantità tale affinché si possa non solo superare l'estate, ma
andare anche oltre e quindi non c'è alcun problema né per i
Siciliani e neanche per i turisti.
Vorrei che su questo ci fosse anche la sensibilità dei
parlamentari per aiutarci a spiegare, soprattutto a coloro che
vogliono venire in Sicilia e che telefonano per sapere se manca
l'acqua oppure, no che questo non ci sarà.
Signor Presidente dell'Assemblea, dando la mia
disponibilità, se ce ne dovesse essere bisogno, ad ulteriori
interventi su questo tema, riterrei chiuso il mio intervento,
lasciando agli atti, comunque affidando ai parlamentari, tutta
una serie di dati tecnici che non ho voluto citare, ma che, però,
credo sia giusto mettere a disposizione dei parlamentari,
affinché possano rendersi conto di un'altra serie di
problematiche che non ho potuto qui tutti affrontare, ma che
certamente esistono.
Dimenticavo un'ultima cosa: gli altri progetti inseriti
nell'accordo di programma quadro vengono progettati dalla
SOGESID, una società del Ministero del Tesoro, come dicevo
prima. Abbiamo ritenuto opportuno affidare alla SOGESID queste
progettazioni intanto perché paga il Ministero e poi perché,
essendo una società pubblica, non abbiamo bisogno di perdere
altro tempo nel fare le gare per la progettazione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, desidererei sottoporre
all'attenzione dei firmatari delle interpellanze numeri 18, 38 e
14 e delle interrogazioni numeri 576, 354, 587 e 581 se ritengono
di considerarle assorbite dal dibattito che stiamo svolgendo,
trattandosi, appunto, di atti ispettivi riguardanti i problemi
della crisi idrica in Sicilia.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, intervengo per ricordare che le
comunicazioni rese dal Presidente sono state rese in Aula dal
Presidente della Regione, lo sono state sulla base di
sollecitazioni fatte da me, a nome del mio gruppo parlamentare,
con le quali chiedevo al Presidente della Regione di fare delle
comunicazioni in Aula, visto che si stava sviluppando un
dibattito interessante sulla stampa, ma l'Aula veniva esclusa da
ogni possibilità di intervenire su una questione così delicata
qual è quella dell'emergenza idrica.
Avendo adesso ascoltato le comunicazioni del Presidente ed
anche, diciamo, prendendo atto della disponibilità del
Presidente, il quale ha comunicato che c'è una parte di elementi
contenuti negli atti che verrebbero messi adesso a conoscenza dei
parlamentari.
SPEZIALE. Inviterei, in questo caso il Presidente
dell'Assemblea, se il Presidente della Regione è d'accordo, di
dare un tempo necessario al Parlamento per potere esaminare gli
atti che il Presidente della Regione ci ha fornito e di
aggiornare il dibattito ad altra data.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente,
poichè giovedì e venerdì dovrò essere a Bari, per un incontro con
il Commissario Barnier della Comunità europea, c'è la mia
disponibilità ma per altri giorni.
PRESIDENTE. Andrebbe bene martedì prossimo?
CUFFARO, presidente della Regione. Per me va bene.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
FORGIONE. Chiedo di parlare,
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente anch'io mi associo alla richiesta
dell'onorevole Speziale, nel senso che il Presidente della
Regione non ci ha offerto solo materiale per un intervento
politico, ma anche materiale di approfondimento tecnico che è
giusto noi si possa valutare anche in rapporto alle mozioni che
abbiamo presentato. Se c'è la disponibilità del Presidente per
martedì prossimo, io accoglierei la proposta.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, intervengo soltanto per
dichiarare che l'intervento del Presidente della Regione, per
quanto mi riguarda non può assolutamente essere considerato
assorbente dello svolgimento dell'interrogazione n. 587 a firma
mia, riguardante la diga di Blufi, ancorché il Presidente ci
abbia assicurato che la sua riapertura è stata frutto di un
confronto e di una collaborazione ampia tra le forze politiche.
Dunque inviterei il Presidente della Regione nella giornata di
martedì a rispondere dettagliatamente a questa interrogazione.
RAITI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente dell'Assemblea e signor Presidente
della Regione, sarò brevissimo perché mi rimetto alla richiesta
di spostare il dibattito sui dati forniti oggi dal Governo, così
come richiesto dagli altri componenti di questo Parlamento, a
martedì prossimo.
Certamente io sarei nelle condizioni di potere intervenire
anche adesso, perché non posso fare a meno di rilevare che quei
dati che oggi genericamente ci sono stati offerti dal Presidente
della Regione, ci erano stati offerti, per quanto mi riguarda,
nella qualità di membro della commissione quarta, nell'agosto
dello scorso anno; cioè, quando noi abbiamo approvato l'accordo
di programma quadro in un giorno con le opere in esso previste, e
nel momento in cui abbiamo audito il generale Jucci, questi dati
già erano nelle nostre mani
Quindi, mi pare semplice concludere, che, nonostante ci sia
un problema di acqua siamo con l'acqua alla gola, perché è
trascorso un anno ed ancora non ci è stata data alcuna risposta
concreta sulle soluzioni da adottare
Riservandomi di intervenire in concreto nel momento in cui
andremo ad affrontare il dibattito la prossima settimana, adesso
intendo rilevare, visto che l'intervento già l'avevo preparato
per due aspetti che mi sta a cuore rilevare in questo momento e
che riguardano ancora una volta l'attività di collegamento tra
l'attività parlamentare e l'attività del governo della Regione.
E ciò in quanto alcune problematiche oggi evidenziate dalla
relazione del presidente della Regione, le ho fortemente
sottolineate nel corso degli scorsi mesi e ad oggi non ho avuto
alcuna risposta. Quindi sono problematiche che riflettono ad
oggi, ancora una volta, che non vi è alcun legame tra l'Assemblea
regionale e l'attività di governo. Mi riferisco specificatamente
ad alcune interrogazioni che ho presentato il 4 dicembre dello
scorso anno sull'inefficienza della gestione delle acque del
Consorzio di bonifica Gela 5 e ad un'interpellanza che ho
presentato il 4 dicembre e che ad oggi non ha avuto alcuna
risposta: un'altra interpellanza sui lavori di completamento
della diga Pietrarossa l'ho presentata il 17 aprile. Perché non è
vero quello che ha affermato oggi il Presidente della Regione, in
quanto già da marzo di quest'anno i lavori potevano essere
ripresi e completati. Un'altra interpellanza sulla permanenza
dello stato di emergenza idrica l'ho presentata il 7 gennaio
dello scorso anno.
Il Governo avrebbe dovuto rispondere nel cosiddetto
question-time, o comunque in maniera immediata e nei tempi
previsti regolamentari, a questi miei atti ispettivi.
Ma, nonostante io abbia inviato delle lettere di sollecito alla
Presidenza dell'Assemblea, con le quali chiedevo di fare
rispettare i termini di risposta alle interrogazioni ed alle
interpellanze, purtroppo, debbo notare che ad oggi, se non fosse
per i fatti eclatanti accaduti negli ultimi giorni e per il fatto
che ci accingiamo alla stagione estiva, quando la crisi idrica si
fa sempre più forte, il Governo non solo non ha affrontato le
problematiche così come avrebbe dovuto, dato che le situazioni le
avrebbe dovute conoscere quando meno dall'agosto dello scorso
anno, ma nemmeno si è curato né di evidenziare, né di rispondere
alle interrogazioni precise e puntuali che io ho posto in tempi
quasi di passato remoto per quanto riguarda l'attività
parlamentare. E questo certamente non depone in maniera
favorevole nè nei confronti del Governo nè nei confronti del
funzionamento di quest'Aula.
Concludo qui, ripromettendomi poi di intervenire nel merito,
e specificatamente su tutte le questioni, nel corso del dibattito
che si terrà la prossima settimana.
MICCICHE'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICCICHE'. Il mio intervento sarebbe legato a quello fatto
dal Presidente della Regione, ma ho sentito, signor presidente
dell'Assemblea, che lei ha detto che le interrogazioni presentate
in materia di problemi idrici verrebbero assorbite dalla
discussione.
PRESIDENTE. No, onorevole Micciché: ho chiesto ai firmatari
delle interpellanze e delle interrogazioni se le ritenevano
assorbite, perchè diversamente le avremmo messe all'ordine del
giorno della prossima seduta.
MICCICHE'. No, non le ritengo assorbite. Intervengo proprio
per questo motivo, visto che il dibattito, purtroppo, per motivi
ancora poco chiari che non riesco a capire, non può continuare.
Avrebbe potuto benissimo continuare, ma probabilmente il
Presidente della Regione ha altri impegni; se ce lo avesse detto,
avremmo saputo come comportarci.
Aspettiamo un'altra settimana per dibattere, per cercare di
chiarire meglio, nei minimi particolari, la proposta del Governo.
Di conseguenza, l'interrogazione da me presentata (e della quale
lei ha citato il numero) non può ritenersi assorbita dalle
comunicazioni del Presidente della Regione e, pertanto, rimane in
vita. Mi riservo, dunque, di intervenire nella seduta di martedì.
PRESIDENTE. Preciso che la mozione n. 114 sarà discussa nel
corso della seduta successiva.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 4 giugno
2002, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI
II - SEGUITO DEL DIBATTITO SULLE COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
DELLA REGIONE SULLA CRISI IDRICA IN SICILIA E DISCUSSIONE
UNIFICATA DI MOZIONI, INTERPELLANZE ED INTERROGAZIONI
CONCERNENTI LA MATERIA (VEDI ALLEGATO A).
III - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- "Provvedimenti a favore degli operatori economici e dei
proprietari di immobili danneggiati dall'eruzione dell'Etna
del 2001". (nn. 152-163-260-304)
IV - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
V - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
VI - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VIII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
XI - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XII - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI
CONSIGLI PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIII - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XVI - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL' OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL' OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XVIII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XIX - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 19.35.
Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 22.30