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Resoconto d'Aula della Seduta n. 58 di mercoledì 29 maggio 2002
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   Presidenza del presidente Lo Porto


     PRESIDENTE. Avverto che  del  verbale  della seduta precedente
  sarà data lettura nella seduta successiva.
       Informo,  ai   sensi   dell'articolo   127,   comma  9,  del
  Regolamento interno,  che nel corso della seduta potrà procedersi
  a votazioni mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


         DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI

     PRESIDENTE. Il punto I  dell'ordine del giorno reca:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti  degli  articoli 83, lettera d), e 153
  del  Regolamento  interno, delle  mozioni  n.  113  "Impegno  del
  Governo della Regione per  un'efficace  strategia  di  lotta alla
  droga", degli onorevoli  Lo  Monte  Carmelo;  Sanzeri  Salvatore;
  Amendolia Antonino;  Basile Giuseppe;  D'Antoni  Sergio e n.  114
  "Provvedimenti urgenti ed adeguati  al fine di risolvere la crisi
  idrica in Sicilia",  degli  onorevoli Forgione Francesco;  Liotta
  Santo;  Raiti Salvatore;  Ferro Giovanni.
       Ne do lettura:

                  "  L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

            - in una vera  strategia  di  lotta  alla  droga  e di
              recupero  dei  tossicodipendenti,  vanno  tutelati i
              diritti, la  dignità e la libertà della persona, che
              devono costituire  i  criteri  guida  di ogni scelta
              legislativa  e di ogni intervento delle istituzioni,
              privilegiando la  'persona'  ed  il  disagio  che la
              spinge alla tossicodipendenza rispetto alla natura e
              alla qualità della sostanza stupefacente;

            - non  si  ritiene  possibile,  ai fini di un'efficace
              azione  preventiva,  limitare l'attenzione alle sole
              droghe  cosiddette  'pesanti';

            - infatti (a  parte la possibilità di passare dall'uso
              delle droghe  leggere a quello delle droghe pesanti)
              l'assunzione  di  ogni  sostanza stupefacente genera
              limitazioni  dell'autonomia  e  della  reale libertà
              delle  persone   e   ne   indebolisce  il  senso  di
              responsabilità  e  la  volontà  di  partecipare allo
              sviluppo culturale  e  civile  della  società;

            - va, inoltre, tenuto conto delle profonde trasforma-
              zioni delle sostanze stupefacenti usate;

            - in  tale  logica, particolare importanza rivestono i
              problemi   del   disadattamento   giovanile   e   le
              difficoltà  che  le  famiglie  devono affrontare per
              svolgere   a  pieno  i  loro  compiti  di  primaria,
              insostituibile comunità educante;

     RITENUTO che:

            - risulta   assolutamente   necessario  intensificare,
              nelle scuole  pubbliche  e  private di ogni ordine e
              grado,  percorsi   culturali   formativi  ed  azioni
              informative  che  rendano  consapevoli i giovani dei
              danni    che    le    sostanze   tossiche   arrecano
              all'organismo umano,  e  che  tendano  ad un sereno,
              positivo   realizzarsi   di   valide   ed  appaganti
              relazioni interpersonali;

            - preziosa  ed  efficace  si è dimostrata l'azione del
              volontariato,       dell'associazionismo,      delle
              cooperative  di solidarietà sociale, del settore 'no
              profit'  e  di  tutti  coloro che, comunque, operano
              nella logica della solidarietà;

            - in   tale   contesto,  l'esperienza  delle  comunità
              terapeutiche  si  è  dimostrata  insostituibile  per
              quanti  desiderino  uscire  dal  mondo  della droga,
              offrendo  l'opportunità  di  una pluralità di scelte
              nei  metodi  di disintossicazione e di recupero, che
              rappresenta   una   ricchezza   nei   confronti  dei
              tossicodipendenti;

            - è   indispensabile   la  riorganizzazione  dei  Sert
              (Servizio  per  la cura della tossicodipendenza) per
              aumentare   la   qualità  del  servizio  e  renderlo
              corrispondente all'attuale richiesta;

            - è    altresì   indispensabile   l'integrazione,   la
              sinergia e la  pari  dignità  fra  servizi pubblici,
              comunità terapeutiche e privato sociale a livello di
              territorio,  evitando  un  rapporto  basato  solo su
              funzioni di controllo e supervisione;

            - il  ruolo  degli enti locali deve essere valorizzato
              come  coordinamento locale degli interventi di lotta
              e di prevenzione della droga;

     RICORDATO che:

            - il   piano   sanitario   nazionale   in  riferimento
              all'accordo   Stato   Regioni   del  1999  ('Per  la
              riorganizzazione   del   sistema  di  assistenza  ai
              tossicodipendenti'),  stabilisce  che  queste ultime
              devono organizzare un'area dipartimentale funzionale
              per   il   trattamento,   il   reinserimento   e  la
              prevenzione   dei   problemi  correlati  all'uso  di
              sostanze   psicotrope   ed   illegali,   e   per   i
              comportamenti         assimilabili         (disturbi
              dell'alimentazione e gioco d'azzardo);

            - in   osservanza   di   detto  'accordo'  la  Regione
              siciliana,   con   l'adozione  del  Piano  sanitario
              2000/2002,  ha  istituito il Dipartimento funzionale
              delle dipendenze patologiche;

     NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE:

            - la  strategia  di  riduzione  del  danno deve essere
              presa in considerazione non come valore assoluto che
              legittimi   la   situazione   di  tossicomania  come
              'normale',   ma   come  fase  intermedia  rivolta  a
              soggetti  particolari  per  la  gravità  delle  loro
              condizioni, o  per l'avvio di un dialogo all'interno
              dell'unico  obiettivo  della disintossicazione e del
              recupero;

            - un percorso  di  recupero  capace di offrire una via
              d'uscita dalla  droga a quanti non hanno la forza di
              intraprendere  le  strade  più  utili e positive che
              prescindano dall'uso di droghe sostitutive comporta,
              di  conseguenza,  che la sostanza somministrata come
              terapia debba essere il solo metadone, la dose debba
              essere  sempre  a  scalare, il servizio debba essere
              organizzato   esclusivamente   presso  la  struttura
              sanitaria pubblica e sempre supportato da interventi
              di natura psicologica a sostegno degli utenti;

            - l'offerta    di   concrete   occasioni   di   lavoro
              costituisce  un  positivo  strumento di prevenzione,
              recupero e reinserimento sociale;

            - un'efficace  campagna  di  informazione  può  essere
              altamente   utile   per   diffondere   nell'opinione
              pubblica   la   consapevolezza   dei  danni  causati
              dall'uso di sostanze tossiche;

            - la   lotta  alla  droga  costituisce  uno  strumento
              efficacissimo,  anche  se  indiretto,  di lotta alle
              grandi   organizzazioni   malavitose   nazionali  ed
              internazionali,  che  riciclano  nel  settore  della
              droga ingenti somme di denaro sporco,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            - ad  intensificare  le  politiche  di  sostegno  alla
              famiglia per  metterla  in grado di svolgere in modo
              pieno  il  proprio  insostituibile  ruolo educativo,
              utilizzando  anche  l'esperienza  e  l'apporto delle
              associazioni delle famiglie;

            - ad   intensificare   l'azione   di   prevenzione  da
              svolgersi  nelle  scuole pubbliche e private di ogni
              ordine  e grado, favorendo una completa informazione
              sui danni derivanti dall'uso di sostanze tossiche;

            - a  dare  piena  attuazione  al  disposto  del  Piano
              sanitario  regionale,  potenziando  la  funzione  di
              controllo  sull'operato  del Dipartimento funzionale
              delle  dipendenze  patologiche,  dotando  di risorse
              sufficienti i  SERT e monitorando la loro diffusione
              nell'intero territorio regionale;

            - a  sviluppare  una  corretta azione di coordinamento
              per favorire  la  sinergia tra vari interventi e per
              verificare   l'avvio   delle   sole  sperimentazioni
              suffragate da fondamenti scientifici certi, tendenti
              al recupero." (113)

                                  LO MONTE - SANZERI - AMENDOLIA -
                                  BASILE - D'ANTONI

                  "  L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

  PREMESSO che:

             - l'acqua è un bene dell'umanità e il suo utilizzo  è
          un diritto collettivo che va garantito;

             - tale garanzia può esserci solo se la  distribuzione
          di una così vitale  e  limitata  risorsa  è  organizzata
          nelle   forme   più   razionali,   cancellandone    ogni
          illegittima acquisizione;

             -  in  tutto  il  territorio  regionale  sono   state
          realizzate  dighe  e   invasi   rivelatisi   inutili   e
          unicamente  destinati  a  drenare  denaro  per   appalti
          miliardari gestiti dalla mafia;

             - molte di queste dighe e invasi, dopo decenni,  sono
          ancora da completare o non sono utilizzate;

             - la grave e perdurante crisi idrica che  investe  la
          Sicilia è stata affrontata con una gestione emergenziale
          senza mai puntare a soluzioni concrete ed esaustive;

             - l'acqua disponibile ed attualmente utilizzabile, si
          perde nei  mille  rivoli  delle  condotte  fatiscenti  o
          finisce  canalizzata  in   allacciamenti   abusivi   per
          arricchire pozzi privati;

             - da mesi,  nel  Comune  di  Valderice,  in  contrada
          Linciasella Soprana, solo  per  citare  un  caso  fra  i
          tanti, fuoriesce dalla condotta esterna che fornisce  il
          comune medesimo, un grande quantitativo di acqua che  si
          perde;

             - in molte realtà  siciliane,  nonostante  la  scarsa
          erogazione, sono giunte ai  cittadini  bollette  per  il
          consumo d'acqua con importi milionari;

  CONSIDERATO che:

             - l'acuirsi della  crisi  idrica  ha  determinato  il
          moltiplicarsi di mobilitazioni di piazza, che in  alcuni
          casi sono state contrastate  con  la  violenza  motivata
          dalla  necessità   di   riportare   l'ordine   pubblico,
          nonostante i  cittadini  rivendicassero  il  diritto  ad
          usufruire dell'acqua;

             - gli impegni assunti  pubblicamente  dal  Presidente
          della Regione, in qualità di commissario per l'emergenza
          idrica, sembravano  assicurare  un  miglioramento  della
          drammatica  condizione  in  cui  versano   molte   città
          siciliane, mentre, ad oggi, in alcune aree  si  registra
          solamente  un  crollo  nell'agricoltura   e   in   altri
          importanti settori della vita economica dell'Isola;

             -  la  gestione  e  la  distribuzione  delle  risorse
          idriche coinvolge più strutture;

             - da notizie di stampa si apprende che il  Presidente
          della Regione si appresterebbe a far riprendere i lavori
          per il completamento della diga di Blufi.

  RITENUTO che:

             - la trasformazione dell'EAS in  S.p.A,  processo  da
          completarsi entro il dicembre 2002, cosi come  stabilito
          dall'art. 37  della  legge  regionale  n.  2  del  2002,
          consegna ai privati la gestione di un bene pubblico come
          l'acqua.

             - la gestione commissariale svolta dal Generale Jucci,
          sebbene resasi necessaria e sostitutiva perchè manifesta
          è  stata  l'incapacità  delle  istituzioni  preposte   a
          risolvere la crisi, ha avuto il merito di affrontare uno
          dei nodi centrali, quello, cioè, della  requisizione  di
          alcuni pozzi privati, e ciò è avvenuto prima  che  altri
          decidessero la sua rimozione.

                        IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

             - a garantire, attraverso misure adeguate ed urgenti,
          l'accesso all'acqua nelle quantità e qualità  necessarie
          al fabbisogno dei cittadini siciliani;

             -   a   procedere   con   i    necessari    strumenti
          all'istituzione di una Autorità unica delle acque e alla
          requisizione di pozzi privati esistenti che  concentrano
          acqua a discapito della collettività;

             - a  riconsiderare  il  processo  di  privatizzazione
          nella gestione delle risorse idriche;

             -   ad   approntare   con   urgenza   un    programma
          straordinario  di   manutenzione,   ristrutturazione   e
          realizzazione   delle   reti   idriche,    adeguatamente
          finanziato, per eliminare  le  dispersioni  e  garantire
          l'uso appropriato e il riciclaggio;

             - a garantire che  il  completamento  della  diga  di
          Blufi,  avvenga  nel  pieno   rispetto   delle   attuali
          normative urbanistiche e di tutela ambientale.

             -  a  stipulare,  prima  dell'avvio  dei  lavori   di
          completamento della diga  di  Blufi,  un  protocollo  di
          legalità, con la  Prefettura  di  Palermo,  al  fine  di
          impedire qualunque infiltrazione mafiosa e di  garantire
          il corretto impiego  della  manodopera  necessaria  alla
          realizzazione dell'opera stessa;

             -  ad  applicare  un  sistema  tariffario  giusto   e
          solidale fondato sul principio di inaccettabilità  dello
          spreco delle risorse idriche, ponendo limiti  severi  ai
          consumi massimi sostenibili  e  sanzionando  in  maniera
          congrua il superamento dei citati limiti;

             - a  ridurre  i  prelievi  eccessivi  e  sconsiderati
          imposti  dalle  realtà  industriali  ad  alta  intensità
          energetica, presenti in Sicilia;

             - a garantire la riduzione al di sotto dei livelli di
          concentrazione  ammissibile  delle  sostanze  inquinanti
          nelle acque superficiali e sotterranee, in  applicazione
          di quanto previsto dalla legge 152 del 1999." (114).

                                              FORGIONE- LIOTTA
                                              RAITI - FERRO

    Dispongo  che  la  mozione  numero  113  venga  demandata  alla
  Conferenza dei  Presidenti  dei  Gruppi parlamentari perchè se ne
  determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Lo Porto


           COMUNICAZIONI  DEL  PRESIDENTE  DELLA  REGIONE  SULLA CRISI
           IDRICA IN SICILIA E RELATIVO DIBATTITO.

    PRESIDENTE. Si  passa  al  punto  II  dell'ordine  del  giorno:
  Comunicazioni del  Presidente della Regione sulla crisi idrica in
  Sicilia e relativo dibattito.
       Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione, onorevole
  Cuffaro.

     CUFFARO,   presidente   della   Regione.   Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi,  credo che l'occasione che questo Parlamento
  ci  offre per potere affrontare il problema dell'emergenza idrica
  in Sicilia sia importante, non soltanto per il Governo e, quindi,
  per  il  Commissario delegato dal Governo nazionale all'emergenza
  idrica, ma, soprattutto, per  quanti  hanno voluto contribuire in
  questi  giorni, e spero  vogliano  continuare  a  farlo,  ad  una
  possibile soluzione, che non  è certamente facile e, soprattutto,
  che   non  si  può   pensare   essere   una   semplice   gestione
  dell'emergenza.
       Mi  auguro che davanti ad un problema così drammatico per la
  Sicilia e  per  i  siciliani  non  ci  si divida in fazioni ed in
  appartenenze  partitiche, ma si guardi soprattutto ad un progetto
  finale di  bene  comune,  che è l'acqua  ai siciliani ed ognuno -
  seppur nelle  proprie  diversità di appartenenza politica - possa
  contribuire a risolvere il problema. Mi parrebbe, infatti, quanto
  mai strano  che  su  una  questione  così  importante ci si possa
  dividere.    Mi   dispiacerebbe,   tra   l'altro,   assistere   a
  strumentalizzazioni.
       L'occasione di oggi, quindi, mi è più che gradita per potere
  riferire al  Parlamento  non  soltanto  la  situazione che c'è in
  Sicilia per quanto riguarda  le acque, e le grandi infrastrutture
  collegate  con  le  acque,   ma  soprattutto  quello  che  stiamo
  programmando, perchè l'emergenza di  oggi  (ma che non è soltanto
  di oggi: è un'emergenza  storica)  possa trovare soluzione.
       La mia speranza è che, da  qui  a  qualche  anno, - perchè è
  chiaro che per risolvere un problema  di questo tipo non si ha la
  bacchetta magica e non bastano  sei  mesi  - si possano costruire
  quelle infrastrutture che ci  consentano  non  solo  un  migliore
  utilizzo delle acque che  abbiamo,  ma  soprattutto  una migliore
  distribuzione delle stesse.
       Signor Presidente,  sono  stato  nominato, dal Governo e dal
  Consiglio dei Ministri, Commissario  per  l'emergenza idrica e, a
  tale riguardo, a scanso  di  equivoci, vorrei fare chiarezza:  la
  mia nomina porta la data del  6  aprile del 2002.  Sino ad allora
  il Commissario per l'emergenza  idrica era il generale Jucci, che
  cesserà le sue funzioni alla data del 15 giugno, nel senso che ha
  avuto una proroga per tutta una serie di atti fino a quella data.
       Dico questo, soprattutto, per amore di chiarezza, perchè non
  credo  che  serva cercare  le  responsabilità  o  sfuggire  dalle
  responsabilità.  Chi vi parla  ha  scelto  di  non  farlo, perchè
  avrei di certo più  agevolmente  potuto  affidare - d'altronde la
  stessa  ordinanza me lo  consente  -  la  gestione  del  problema
  dell'emergenza idrica ad altre  persone.  Ma, avendo ritenuto che
  su  questo  problema io ho  preso  un  impegno  diretto  con  gli
  elettori (è il primo punto  del  mio contratto con gli elettori),
  ho ritenuto di tenere per me questa responsabilità ed affrontarla
  sino  in  fondo,  rendendomi   conto   che,   certamente,  è  una
  responsabilità abbastanza gravosa ed  è  giusto che, comunque, il
  Presidente  della  Regione,   in   prima  persona,  risponda  dei
  risultati, a fine mandato,  in  ordine  a  questo  problema  così
  importante.
       Non vi leggerò la relazione,  che  è  lunga e corposa, e che
  però credo sia giusto  lasciare  agli  atti  e  fare  fotocopiare
  perchè  tutti  i   parlamentari   ne  possano  prendere  visione,
  relazione che è stata  scritta  con  il contributo dei consulenti
  che, ad oggi, il Presidente della Regione ha voluto scegliere per
  l'emergenza idrica.
       Vorrei  dire  subito  chi  sono attualmente i consulenti. In
  atto, abbiamo scelto  tre  consulenti: il professore Curto, che è
  direttore  dell'Istituto  di idraulica, ordinario dell'Università
  di Palermo;  il  professore  Ignazio  Melisenda  Giambertoni, già
  Rettore  dell'Università   di   Palermo,   anch'esso  docente  di
  idraulica ed esperto conoscitore dei sistemi idrici nella Sicilia
  occidentale - vorrei ricordare, per inciso, che in questo momento
  sono Commissario per quanto  riguarda la Sicilia occidentale: c'è
  già  una  delibera  del   Consiglio   dei  Ministri  che  allarga
  l'emergenza, ma in atto  non  c'è  ancora  l'ordinanza -; l'altro
  consulente che ho voluto  scegliere è il professore Iappelli, che
  conosce forse meglio di tutti il problema delle dighe in Sicilia,
  con il compito specifico di attivare tutte le procedure perchè si
  possano cominciare a collaudare i grandi invasi siciliani.
       Altri  collaboratori  di questa emergenza sono il professore
  Rosario Mazzola, che  sta  collaborando  per  conto della SOGESID
  S.p.A. all'emergenza idrica, e nei prossimi giorni, se si dovesse
  allargare,  come  già  il  Consiglio  dei  Ministri  ha  fatto  -
  aspettiamo l'ordinanza -, l'emergenza nella Sicilia orientale, si
  sceglieranno dei  consulenti  tecnici che conoscano la situazione
  idrica  nella   Sicilia   orientale   che   certamente   potranno
  contribuire  intanto  a   capire   bene  il  problema  e  poi  ad
  approcciare alcune possibili risoluzioni.
       Sono questi  consulenti  che  mi  hanno preparato i dati che
  voglio lasciare  a  disposizione - adesso li faremo fotocopiare -
  di tutti i parlamentari, perché possano prenderne visione.
       Un dato però  sento  il dovere di dirvelo: è il dato attuale
  che alla  data  del  maggio del 2002, quindi aggiornata a qualche
  giorno fa,  l'acqua presente negli invasi siciliani ammonta a 123
  milioni di  metri  cubi.  Alla  stessa data dell'anno precedente,
  cioè del  2001,  l'acqua  presente negli invasi della Sicilia era
  307 milioni  di  metri  cubi. Abbiamo praticamente 184 milioni di
  metri cubi  in  meno alla stessa data dell'anno scorso, in quanto
  quest'acqua è stata utilizzata dalla gestione idrica del corrente
  anno per le campagne e per le città.
       Fondamentalmente   il   problema   idrico   in   Sicilia   è
  strutturalmente condizionato da tutta una serie di scelte che nel
  passato si  sono fatte.
       Perché dico  questo?  Perché  nel passato in Sicilia si sono
  costruiti i grandi invasi.  Per  la  verità  di alcuni di questi,
  che vengono ancora considerati le 'grandi incompiute' del sistema
  idrico,  se  possiamo  citare  quelli  più  importanti,  dovremmo
  ricordare fondamentalmente la diga  di  Blufi,  i cui lavori sono
  fermi da sette anni: ma  l'altro ieri, dopo un impegno concreto -
  qui  sì  che  c'è stato  il  coinvolgimento  di  tutte  le  forze
  politiche per risolvere il  problema  - abbiamo fatto ripartire i
  lavori.
       La diga  di  Blufi  era ferma per moltissimi motivi, che non
  starò  qui a ripetere tutti.  Ripartono  i  lavori;  la  diga  di
  Blufi,  quando sarà completata  -  l'appalto  prevede  che  debba
  essere completata entro quattro  anni,  ma  le  imprese  ci hanno
  detto  che  certamente  ce  la  consegneranno  prima  della  data
  prevista e noi ci auguriamo che sia così - invaserà 22 milioni di
  metri cubi d'acqua,  che  saranno  assegnati fondamentalmente per
  risolvere i problemi  idrici  della  provincia  di Caltanissetta:
  raccoglierà comunque le acque, parte delle acque, delle Madonie.
       Un altro  invaso che risulta essere tra quelli molto critici
  è  l'invaso  dell'Ancipa, che, quando sarà totalmente collaudato,
  nel senso  che  saranno  fatti  i  lavori  di  ristrutturazione e
  comunque di  consolidamento, potrà invasare 30 milioni e 400 mila
  metri cubi d'acqua,  in  atto  ne  può  contenere  non  più di 13
  milioni grazie  anche  alla possibilità, e se permettete anche ad
  una scelta che  ho  voluto fare, di fare invasare le acque dentro
  la diga anche senza  il  permesso  del  Servizio Dighe nazionale.
  Sapete che su questo  si  era  costruita  una  polemica:  abbiamo
  visto le immagini della diga  Ancipa  che  scaricava  a  mare  le
  acque,  in  realtà  quella  è   una   delle   zone  dove  si  può
  concretamente invasare acqua  perché  è  una  delle più piovose e
  soprattutto è quella in cui le acque ci sono, non possiamo andare
  oltre perché  si  tratta  di  una struttura che va completata. Ci
  siamo impegnati anche in  questo:  io  vi  posso  dire che per la
  diga  di  Ancipa, finalmente dopo numerosi anni, a partire dall'1
  settembre  l'ENEL  riprenderà  i  lavori  di  consolidamento  per
  portare  lo  stesso  invaso  alla sua capacità ottimale. In atto,
  abbiamo  scelto di chiudere le paratie e abbiamo invasato altri 4
  milioni e mezzo di metri cubi d'acqua:  ad oggi la diga di Ancipa
  ha oltre  13  milioni  di  metri cubi di acqua. Purtroppo, per la
  stessa  diga, che può contenere le acque e che potrebbe invasarne
  altre,  non  siamo nelle condizioni di poter spostare le acque da
  questo  invaso ad un altro perché  non esiste il collegamento tra
  gli  invasi.  E' questo un altro problema che riguarda gli invasi
  siciliani,  ma  tenterò di affrontarlo, anche se schematicamente,
  nella sua complessità.

                PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE FLERES

       La diga di  Ancipa potrebbe essere collegata con Pozzillo e,
  quindi, spostare l'acqua  da  Ancipa  a  Pozzillo, in cui invece,
  purtroppo, non c'è acqua perché non viene invasata e perché non è
  piovuto, e però anche  lì manca la conduttura; dico ciò in quanto
  abbiamo fatto uno  studio  di tutte le condutture mancanti perché
  sono le prime  opere  che  vorremmo  realizzare.  L'Ancipa  è  la
  seconda  incompiuta  -  definiamola  così  - che viene sbloccata:
  dall'1 settembre l'ENEL riprenderà i lavori.
       La  terza  struttura che  è  ferma  da  qualche  anno  è  la
  cosiddetta  struttura  di   Pietrarossa,  su  cui  c'è  un  lungo
  contenzioso tra  Beni  culturali, assessorato della agricoltura e
  Presidenza della Regione siciliana, perché in quella zona, mentre
  si stavano completando i  lavori  (la  diga di Pietrarossa ha già
  lavori eseguiti per  svariati  miliardi) sono stati rinvenuti dei
  resti greco-romani, per cui su intervento delle sovrintendenze si
  sono dovuti fermare i lavori.
       Dopo  una   lunga  trattativa  nei  prossimi  giorni  avremo
  all'ordine del giorno  della  Giunta di Governo la possibilità di
  risolvere  tale   problema,   infatti  abbiamo  messo  insieme  i
  contendenti per capire  quale  soluzione  trovare.  Certo,  in un
  momento così drammatico  si  fa prevalere l'interesse delle acque
  per uso idrico-potabile  mettendo,  però,  in  atto  una serie di
  accorgimenti  al  fine  di  salvaguardare  i  resti  greco-romani
  rinvenuti.  Posso affermare  che  già  nella  prossima  seduta di
  Giunta, dato che l'assessore  Granata ha avuto oggi il compito di
  tenere una Conferenza di servizio sul posto, saremo in condizioni
  di sbloccare anche Pietrarossa.
       Questi sono i tre grandi invasi, le tre grandi incompiute di
  Sicilia. Ci sono  altri  invasi  che  hanno  bisogno di ulteriori
  lavori, ma sono proprio  questi  i tre invasi oggetto di ripetute
  polemiche nel corso degli ultimi anni.
       Contestualmente, tutti  gli  altri  invasi, che  invece sono
  utilizzabili, scontano  altre difficoltà.  Una delle difficoltà è
  rappresentata dal fatto  che  avendo  noi  scelto  come  fonte di
  approvvigionamento idrico principale  -  è  giusto che sia così -
  nel passato l'acqua  piovana  tali  invasi  si  riempiono solo se
  piove e comunque con  le  acque  di  scolo.  La  maggior parte di
  essi in questi anni,  però,  ha  accumulato  tutta  una  serie di
  detriti che ne limitano  la  capacità  complessiva.  Se  a ciò si
  aggiunge anche il fatto  che  molti  di  tali invasi non sono mai
  stati collaudati, per cui  se manca il collaudo il Servizio dighe
  non autorizza la  possibilità  che  vengano  invasati  nella loro
  pienezza, se togliamo e  la  parte  di  detriti  e  la  parte non
  utilizzabile perchè non collaudata, alla fine questi invasi, come
  media, possono essere utilizzati  per  non  più  del 60 per cento
  della  loro  portata   complessiva;   60  per  cento  di  portata
  complessiva che, quando si è raggiunta come negli anni passati, è
  riuscita a soddisfare  le  esigenze  idriche dei siciliani, siano
  esse di uso potabile e civile, siano esse di uso agricolo.
       Ma poichè negli ultimi  due  anni  in Sicilia è piovuto poco
  gli invasi non hanno  potuto  raccogliere  l'acqua  e noi oggi ci
  troviamo con una quantità di  acqua  pari - come dicevo prima - a
  123 milioni di  metri  cubi complessivamente in tutti gli invasi,
  che è esattamente un sesto della capacità di portata degli invasi
  stessi.
       E' questa la  situazione  dei  grandi  invasi.  Dunque, cosa
  abbiamo scelto di fare?  Abbiamo  scelto  di avviare i lavori dei
  tre grandi invasi che erano fermi: i lavori della diga Blufi sono
  ripartiti;  l'1  settembre ripartono quelli della diga Ancipa che
  viene  ristrutturata;  per  Pietrarossa li avvieremo nei prossimi
  giorni.

     CINTOLA. I tempi quali saranno?

     CUFFARO, Presidente  della  Regione.  L'ho già detto: i lavori
  per  la  diga  Blufi  sono  iniziati  la  scorsa  settimana;  l'1
  settembre ripartono  i  lavori della diga Ancipa; per Pietrarossa
  li avvieremo  tra  dieci  giorni.  Per quanto concerne i tempi di
  completamento degli  invasi- l'ho già detto - sono:  quattro anni
  Blufi  per  l'espletamento  della  gara,  anche se l'associazione
  temporanea di  imprese ha detto che lo farà prima;  Ancipa, credo
  che anche  questa  abbia  bisogno  di  almeno  due  o  tre  anni;
  Pietrarossa, per la  verità,  si è quasi alla fine, però è chiaro
  che ci sono  lavori  che  dureranno  almeno  un anno e mezzo, due
  anni.
       Con questo si  completa  la costruzione dei grandi invasi di
  Sicilia. Poi c'è un altro problema: vanno collaudati.
       Non per rispondere  ad  una polemica, che non mi appartiene:
  qualcuno ha voluto dire che il Governo nazionale ha commissariato
  il commissario sul  collaudo.  In  realtà,  è il Presidente della
  Regione che, in  Consiglio dei ministri, ha chiesto al Presidente
  del Consiglio ed  al  ministro  Lunardi  di  poter  attivare  una
  task-force presieduta  dal  ministro  stesso  perchè  si  potesse
  cominciare tutta una  serie  di  operazioni tendenti a collaudare
  gli invasi.  E' chiaro  che  per  fare  ciò  due  sono  gli  enti
  maggiormente coinvolti:  uno  è  il  Servizio dighe nazionale che
  dipende dal  Ministero  delle  infrastrutture, quindi da Lunardi;
  il  secondo  è   il  Consiglio  nazionale  dei  lavori  pubblici,
  anch'esso dipendente da Lunardi.
       Ho ritenuto opportuno chiedere che fosse il ministro Lunardi
  a presiedere questa  task-force  con  l'ausilio,  il contributo e
  l'impegno totale  richiesti  dall'emergenza  al Governo regionale
  perchè si attivassero le procedure.
       Quindi,  nessun   commissariamento,   ma   la   volontà   di
  coinvolgere   il    Ministro    per    le    infrastrutture   per
  responsabilizzarlo affinchè  finalmente in Sicilia, dopo numerosi
  anni (non sto qui ad indicarne quanti) si sblocchi la situazione.
  Infatti, ci sono dighe  che  non  si sono collaudate negli ultimi
  dieci  anni,  ce  ne   sono  altre  che  non  lo  sono  state  da
  venti,trenta  anni.  Di   fatto  le  dighe  non  sono  mai  state
  collaudate, forse anche  in  virtù,  purtroppo,  di un giro molto
  vizioso, perchè tra  le  condizioni  richieste  per collaudare le
  dighe ce quella che prevede l'effettuazione delle prove di carico
  per le dighe e,  per  fare  ciò,  bisogna  svuotare  gli invasi e
  quindi riempirli nuovamente.  In  Sicilia  non  si è mai pensato,
  chiaramente, di svuotare gli invasi per fare le prove di carico.
       Oggi ci troviamo  in  una  situazione diversa, nel senso che
  gran  parte   di   questi  invasi  sono  vuoti;  potrebbe  essere
  l'occasione buona per utilizzarli, ammesso che ci sia l'acqua per
  riempirli e se ci  sarà  in  quantità sufficiente per attivare le
  procedure per il collaudo.
       Tutto sommato, possiamo  dire  che in Sicilia gli invasi per
  raccogliere le acque ci sono, fermo restando questi tre ancora da
  completare. Però questi  invasi  non sono in gran parte collegati
  tra loro e, purtroppo,  per  molti  di  essi  mancano  le reti, i
  canali di collegamento,  sia quelli che devono portare l'acqua in
  agricoltura per le  acque  di uso agricolo, sia, addirittura, per
  portare le acque nelle città per uso potabile.
       Faccio alcuni esempi. Uno dei pochi invasi ricco di acqua in
  Sicilia è oggi la  cosiddetta  diga Rosamarina di cui tutti avete
  sentito parlare.  Qualcuno  si  chiede  perché  tale diga è piena
  mentre altre non lo  sono.  La risposta è banale: questa diga non
  ha i canali per  portare  l'acqua  a  Palermo  e,  quindi, non si
  svuota perché  di fatto mancano le reti di distribuzione.
       Perché non ci sono  le reti di distribuzione? Per la verità,
  sono  stati  fatti   numerosi  appalti  per  portare  l'acqua  da
  Rosamarina  a Palermo.  Diversi  lotti  sono  stati  quasi  tutti
  eseguiti;  ve n'è uno  centrale  di collegamento tra i lotti che,
  però, è incappato in una  serie di problemi - che non starò qui a
  descrivere  -  sia   di   natura   geologica   che  di  carattere
  giudiziaria, per cui il  lotto  centrale  non esiste e quindi non
  può  collegare  gli   altri  che  sono  stati  già  eseguiti.  La
  conseguenza è che la  diga  Rosamarina,  che  oggi  dispone di 40
  milioni di metri cubi  d'acqua e che da sola potrebbe bastare per
  erogare acqua a tutta  la  provincia  di  Palermo, non può essere
  utilizzata.
       Questa è una delle  strutture  che  l'emergenza  ha preso in
  considerazione.
       Un'altra diga che ha oggi  un  buon  contenuto di acqua è la
  diga Garcia, che è fondamentalmente una diga nata per il problema
  agricolo, ma che in  tempi di magra è giusto utilizzare anche per
  uso potabile.
       Bene  Non riusciamo  ad utilizzare l'acqua della diga Garcia
  perché  questa dovrebbe portare anch'essa l'acqua ad Agrigento ed
  a Palermo, ma non  è  collegata con l'altro invaso del Poma, che,
  invece, è l'invaso che porta l'acqua a Palermo.
       Ho  voluto  fare  due  esempi  tra  i  tanti  per  dire  che
  nell'emergenza, tra le prime opere da realizzare, abbiamo pensato
  di costruire queste due condutture:  la conduttura che collega la
  diga Rosamarina con Palermo  (ne  manca  soltanto un tratto di 15
  chilometri) e, per  far presto, abbiamo chiesto al Genio militare
  di darci una mano nell'esecuzione dei lavori.
       Sento il dovere di  comunicare  che  oggi  si  è conclusa la
  Conferenza dei servizi con  tutti  gli  enti  che sono coinvolti,
  dall'EAS, all'AMAP, al  Genio militare. La Conferenza dei servizi
  ha concluso l'accordo  secondo  cui nei prossimi giorni partono i
  lavori  per la  costruzione  di  questa  conduttura  per  portare
  l'acqua dalla diga  Rosamarina  a Palermo, anche con l'intervento
  del Genio militare.  Questo  ci consentirà di completare i lavori
  un anno prima del  previsto,  cioè  invece  di  due anni i lavori
  dovrebbero  essere consegnati  -  speriamo  -  entro  otto  mesi,
  comunque non oltre dieci, dodici mesi.
       Sulle dighe Poma  e  Garcia  abbiamo  attivato, con i poteri
  dell'emergenza, la possibilità di riprendere un vecchio canale di
  gronda  per spostare  l'acqua  dal  Garcia  al  Poma,  perché  da
  quest'ultimo poi si può portare a Palermo.
       Perché   ho   voluto   fare  questi  esempi?  Perché  stiamo
  tentando contestualmente di dare una risposta forte all'emergenza
  affinchè venga risolto  o,  comunque, affrontato nel miglior modo
  possibile tale problema.  Al  tempo  stesso,  stiamo  tentando di
  programmare una soluzione che  ci  veda,  da  qui  a tre, quattro
  anni,  a  non   dover   più   'rincorrere'   strutture  che  sono
  indispensabili per la soluzione del problema idrico.
       Sull'emergenza palermitana, per concludere, abbiamo attivato
  tutta un'altra serie  di  interventi  che  vanno dall'utilizzo di
  alcuni pozzi esistenti  a  Palermo che assicurano altri 150 litri
  di acqua al  secondo,  dall'utilizzo  di acqua di Presidiana. Per
  quest'ultima,  essendo   acqua   che   ha   bisogno   di   essere
  potabilizzata, stiamo  attivando  tutta  una  serie di procedure,
  chiedendo anche il  parere  al  Ministero  della  sanità,  perché
  venga utilizzata, miscelata  ad  altra acqua, così da arrivare ad
  una presenza di salinità  tale  da  essere utilizzata per uso sia
  civile che potabile.
       Abbiamo, altresì,  per  Palermo  requisito  numerosi pozzi e
  piccoli dissalatori  costruiti  in  passato vicino Palermo perchè
  possano essere anch'essi  utilizzati. Uno dei tanti, per esempio,
  é  un dissalatore di  proprietà del comune di Capaci, costruito e
  mai  utilizzato;   ma   anche  questo  è  stato  messo  a  totale
  disposizione.
       Ho il dovere di  dire che, alla data odierna, la quantità di
  acqua pro-capite che arriva nelle due città, che in questi giorni
  hanno creato più problemi per quanto riguarda l'emergenza idrica,
  Palermo ed Agrigento, non è diminuita.  I problemi verificatisi a
  Palermo non sono  addebitabili  alla  quantità di acqua che viene
  distribuita, ma a eventi  che sono occorsi (vedi, per esempio, il
  caso di Borgo Nuovo dove l'utilizzo di un pozzo che dava acqua ad
  una parte del quartiere è stato fermato per dieci giorni, per cui
  é  chiaro che l'acqua  é  mancata).  Oggi  l'acqua,  che é  stata
  razionata, viene  distribuita  con  oculatezza  perché  si  possa
  affrontare tutta l'estate sino  ad  ottobre, ed è una quantità di
  acqua tale che consente una vita civile e dignitosa;  infatti, la
  quantità di acqua che  arriva  a  Palermo  ed  ad Agrigento non é
  meno di 200 litri pro-capite e, comunque, è una quantità di acqua
  accettabile.
       Ci  sono   state   altre   difficoltà   che, invece, abbiamo
  affrontato.  Con l'emergenza si è deciso di creare delle unità di
  crisi dislocate nelle varie province e presiedute dai Prefetti, a
  cui si danno:  mezzi,  risorse  e  possibilità  di intervento per
  aggiustare eventuali perdite nelle condotte, pronto intervento di
  imprese per rimediare ad errori, possibilità di intervenire nella
  rete idrica cittadina  in  caso  di  non  funzionamento,  come ad
  Agrigento per esempio.
       Ad Agrigento la  quantità pro-capite di litri di acqua, come
  lo stesso generale Jucci  ha tenuto a sottolineare, é al di sopra
  di 200 litri; questo  non  vuol  dire  che  tutti  i cittadini di
  Agrigento hanno l'acqua:  vuol dire che la quantità distribuita é
  pari a 200 litri  pro-capite. Se poi viene distribuita in maniera
  non corretta, nel  senso  che  mancano  alcune  cisterne,  che in
  alcune cisterne ci  sono  delle  perdite, o che alcune condutture
  non funzionano, per  cui  in alcuni quartieri l'acqua non arriva,
  succede che un cittadino ne  ha  di  più  mentre  un altro non ne
  riceve per dieci  giorni. Ripeto, l'acqua che arriva ad Agrigento
  - e tra  l'altro  quella di Agrigento é  assolutamente misurabile
  perché  arriva  esclusivamente  dal  dissalatore  di Gela, quindi
  siamo in condizione di sapere con certezza quanta ne arriva - non
  è mai scesa al di  sotto  di 200 litri pro-capite.
       Vi sono stati inconvenienti cui è stato posto rimedio con un
  intervento  urgente delle  strutture  di  crisi  che  insieme  ai
  Prefetti sono  intervenute  tentando  di  chiudere  alcune  falle
  createsi.   E'   chiaro   che   stiamo   affrontando  l'emergenza
  razionando l'acqua che abbiamo. Vi sono 123 milioni di metri cubi
  di acqua da distribuire  in maniera tale che si possa superare il
  periodo critico  dell'estate,  sperando  che la prossima stagione
  porti  delle   piogge.
       Perché  voglio inserire questa nuova possibilità?  Perché  é
  chiaro   che    la    politica   complessiva   sulle   acque   ha
  bisogno, in  qualche  modo, di essere ripensata.
       Contestualmente  all'emergenza  noi  abbiamo  affrontato  il
  problema vero:  quello  della programmazione.  Abbiamo cominciato
  a far partire le  gare di progettazione dove mancavano i progetti
  delle infrastrutture;  stiamo facendo le gare dove i progetti già
  ci sono e, quindi, vanno fatte le gare.
       Non citerò tutti  i  casi (li troverete nella relazione), ma
  due opere importanti  che  risolverebbero  il  problema idrico in
  provincia   di    Agrigento    sono:   la   condotta   cosiddetta
  'Gela-Aragona' perchè in atto  a  Gela  vi  è  un dissalatore che
  funziona a tempo pieno,  un  altro pronto da oltre quattro anni e
  mai entrato in  funzione,  ed  un  terzo  dissalatore  che  verrà
  collaudato nei prossimi giorni. Considerando che quello che non è
  mai entrato in funzione va ripreso, perchè mi si dice che occorre
  cambiare le membrane perchè è un dissalatore ad osmosi inversa, e
  dando per scontato che  nel  giro  di  pochi  giorni  entrerà  in
  funzione  il   secondo   dissalatore,   noi   ci  troviamo  nella
  incredibile, tra  virgolette, situazione di avere due dissalatori
  che  possono produrre  e  quindi  dissalare  acqua,  ma  che  non
  possiamo fare entrare in funzione perchè non avremmo dove mettere
  l'acqua che tali  dissalatori  possono produrre perchè mancano le
  condutture per portare l'acqua dove serve.
       Quindi, la  conduttura 'Gela-Aragona' è una delle condutture
  più importanti; sarà  una  conduttura  moderna  fatta a tutti gli
  effetti di  una  struttura, resistente mentre l'altra conduttura,
  l'unica che si utilizza in questo momento, è fatta in vetroresina
  e non riesce a portare  neanche un litro in più perchè, appena si
  aumenta, si rompe la conduttura.
       La 'Gela-Aragona' ci consentirà di far entrare in funzione i
  dissalatori  e di  portare  l'acqua  in  tutta  la  provincia  di
  Agrigento,   e    l'altra   opera,   anch'essa   assegnata   come
  progettazione, la Favara  di  Burgio,  ci  consentirà  di portare
  l'acqua fino a Sciacca.
       Di tali due  opere, che  avremmo dovuto realizzare da tempo,
  solo adesso si  sta  facendo la progettazione esecutiva. Avremo i
  progetti pronti, perchè già sono stati assegnati, nei prossimi 90
  giorni, come prevedeva  la  gara;  fatti  questi  potranno essere
  espletate le gare perchè vengano realizzate queste due condutture
  indispensabili per  risolvere  il  problema  della  provincia  di
  Agrigento, di parte della provincia di Caltanissetta e certamente
  portare l'acqua fino a Sciacca e Menfi.
       Vi sono altre  opere  che  abbiamo  inserito nell'accordo di
  programma-quadro.   Voglio   dire   subito   che   l'accordo   di
  programma-quadro  che ho  firmato  ad  ottobre  con  il  Ministro
  riguarda il settore  idrico,  dove  abbiamo  scelto di mettere le
  opere che abbiamo  ritenuto  più  importanti per la soluzione del
  problema idrico.
       Credo che su  questo  non ci sia spazio per nessuna polemica
  sulle scelte perchè sono  le  stesse  scelte  che già prima di me
  altri Presidenti  della  Regione  avevano  individuate come opere
  strategiche per risolvere il problema idrico, in quanto si tratta
  delle stesse opere che non  si  fanno  da  venti anni ed è quindi
  importante realizzarle.
       Tutto questo  è  inserito  nell'accordo di programma-quadro.
  Nello stesso accordo c'erano anche la Dissalata Gela-Aragona e la
  Dissalata Favara di  Burgio;  ve ne sono ancora altre strategiche
  che non riteniamo  debbano essere prese in considerazione. Una di
  queste,  per  esempio,   è  il  Montescuro  Ovest  che  riteniamo
  certamente importante;  un'altra  di  queste  è  l'utilizzo delle
  acque  del Sosio-Verdura  per  intero,  perchè  anche  queste  si
  ritengono importanti.
       Sul Sosio-Verdura, su  richiesta  e su sollecita attenzione,
  oltre che delle  organizzazioni  professionali   anche dei comuni
  interessati, mi è stato  chiesto di intervenire per costruire una
  bretella che potesse invasare dell'ulteriore acqua dal Sosio alla
  diga Castello.
       Dagli studi che i  nostri  tecnici hanno fatto riteniamo che
  sia  un'opera  giusta.   Poichè   vi  sono  i  finanziamenti  per
  l'emergenza idrica, si  tratta  di  un'opera che può far invasare
  nella diga Castello, che  serve per le colture agricole di Ribera
  e Menfi, almeno altri  due milioni di metri cubi d'acqua, già sin
  da adesso in quanto  si  può  realizzare  in  poco  tempo.  A tal
  proposito, ho già  parlato  con  il  Prefetto  della provincia di
  Agrigento perchè a lui  -  avendo  stabilito  l'unità  di crisi -
  affiderò la delega per fare la gara, anche a  trattativa privata,
  ma la farà il  Prefetto,  per  realizzare  subito  la  bretella e
  utilizzare  così  tutte   le   acque  del  Sosio-Verdura.  E'  un
  intervento urgente che  ci  consente di raccogliere altre acque e
  di fare almeno  un'altra  irrigazione  in  più,  oltre  a  quella
  preventivata, per gli  agrumeti  e  i  pescheti,  comunque per le
  coltivazione agricole di Bivona, Ribera, Menfi e Sciacca.
       Nel campo della  programmazione  abbiamo  nell' Appendice di
  programmi quadro, che  certamente  conoscete,  messo le opere che
  abbiamo ritenuto più  importanti  per la risoluzione del problema
  idrico.
       Il  problema  politico   che  vorrei  sottoporre  a  questo
  Parlamento  è che  quando  noi  avremo  tutte  queste  strutture,
  trovandoci in condizione  normale  di dati pluviometrici, cioè di
  acque, noi si sia  in  condizione  di  invasare  e distribuire le
  acque che possono servire  sia  per  uso  agricolo  che  per  uso
  potabile.  Se dovesse  ulteriormente perdurare la siccità, se non
  dovesse piovere, io credo  che non solo il Governo, certamente il
  Governo, ma anche tutti quelli che in qualche modo immaginano che
  si debba lavorare insieme per risolvere il problema dell'acqua in
  Sicilia, debbano  incominciare  a  pensare  alla  possibilità  di
  trovare fonti  alternative a quelle piovane di approvvigionamento
  idrico.
       La nostra convinzione è  che  comunque la fonte principale è
  quella piovana, è che  comunque il sistema perno deve rimanere il
  sistema basato sulle acque piovane.
       Io  credo che  sia  giusto  cominciare  a  riflettere  sulla
  possibilità di utilizzare le  altre  acque.  Quali  sono le altre
  acque che possiamo  utilizzare?  Certamente  -  e su questo siamo
  tutti d'accordo -  le  acque  reflue.  In  Sicilia  noi perdiamo,
  purtroppo, tutte le acque reflue, persino quelle che oggi vengono
  depurate  potendone   utilizzare  poche;  però  quelle  depurate,
  potendole utilizzare,  vengono  comunque  prima  depurate  e  poi
  scaricate a mare.
       Adesso va fatta  una  politica  di  riutilizzo  delle  acque
  reflue che certamente  ci  mette    in  condizione di risparmiare
  moltissima  acqua che  può  essere  destinata  ad  uso  potabile,
  scegliendo certamente di  utilizzare  le  acque  reflue  per  uso
  agricolo.
       Assieme  all'emergenza   sui  rifiuti  affidata  al  dottore
  Crosta,  si sta  costruendo  un  programma  prioritario  che  nei
  prossimi giorni  presenteremo  perchè  si possano riutilizzare le
  acque reflue e,  quindi,  risparmiare al massimo un bene primario
  qual è quello dell'acqua.
       Un'altra fonte  di  approvvigionamento  idrico alternativa a
  quella dell'acqua piovana  potrebbe essere la ricerca delle acque
  presenti nel sottosuolo siciliano. Abbiamo già chiesto all'ENI di
  predisporre uno studio quantitativo e qualitativo delle acque del
  sottosuolo, in cui ci  si  indichi a che profondità si trovano le
  acque  e quanto costa la possibilità reale del loro utilizzo.
       Lo  avremo nei prossimi giorni e ci servirà a compararlo con
  i    costi    di    un'ulteriore    possibilità   di   fonte   di
  approvvigionamento  idrico che in questo momento in Sicilia è già
  una fonte utilizzabile:  quella delle acque dissalate.
       Oggi, ci sono almeno alcune province che utilizzano le acque
  dissalate e  sono  metà  della  provincia di Agrigento, un quarto
  della provincia  di Caltanissetta che utilizzano i dissalatori di
  Gela e quasi  tre  quarti della provincia di Trapani che utilizza
  il dissalatore di Trapani.
       Entrambi i dissalatori  costruiti  con  fondi della Regione,
  gestiti con fondi della  Regione  e che hanno certamente un costo
  di gestione  altissimo, che adesso è difficile quantizzare ma che
  va certamente al di  sopra  delle  4 o 5 mila lire al metro cubo;
  costa un po' meno  quella di Gela per i noti motivi, costa di più
  quella di Trapani,  però  questo è il tema.
       La politica  nuova dei dissalatori introduce altri elementi.
  Intanto che la Regione non si occupi più di costruire dissalatori
  e di gestirli, ma che possa affidarli a progetti di finanza, cioè
  a privati che scelgono di costruire il dissalatore.
       E' chiaro che bisogna  concordare  con il privato quale deve
  essere il prezzo  dell'acqua ciò si potrà fare soltanto se saremo
  in condizione  di  dire  al privato che possiamo comprare l'acqua
  che produce.  Non  ci  sono  privati che costruiscono dissalatori
  senza sapere con  certezza  che  c'è  un  impegno,  a scadenza di
  due/tre anni, di  comuni  o di consorzi di comuni che compreranno
  l'acqua.
       Oggi sul  tema  dei  dissalatori  c'è  un  dibattito aperto;
  stiamo tentando  di  capire  concretamente  oggi  quanto  costerà
  l'acqua  a   chi  la  comprerà  dal  privato  che  costruisce  il
  dissalatore. I dati  che  ci  vengono  forniti oggi ci dicono che
  l'acqua potrebbe  costare  circa  2.500  lire  metro cubo,  che è
  comunque un prezzo  alto,  sempre basso in confronto a quello che
  costa alla Regione  con  i  dissalatori  che ha, ma è comunque un
  prezzo alto  se  immaginiamo  di  utilizzarla, per uso agricolo è
  impossibile, ma anche per uso potabile, a carico dell'utenza.
       Potrebbero però essere in  qualche  modo  rivisti i costi se
  utilizzeremo  l'acqua  dissalata  miscelandola all'acqua piovana;
  questo è uno  studio  che  si sta portando avanti.  E' chiaro che
  riceviamo spinte notevolissime da tutti i Comuni che pur di avere
  acqua sono disponibili ad immaginare di pagarla anche ad un costo
  abbastanza alto.
       Su questo  c'è  una  valutazione complessiva, nella quale mi
  auguro possa esserci  anche  un  intervento  dei parlamentari per
  arricchire il dibattito, portando dati, contributi per una scelta
  che  non  è fatta,  ma  che  è  una  delle  scelte  che  dobbiamo
  immaginare se vogliamo programmare  un  futuro  in cui ci sia una
  fonte di  approvvigionamento  idrico diverso da quello dell'acqua
  piovana.
       Cosa diversa sono i dissalatori nelle Isole minori.  In atto
  c'è già una presenza  di  dissalatori  sia  a  Pantelleria  che a
  Lampedusa, dissalatori  che  costano  moltissimo;  se  ci fossero
  strutture private, come  pare  ci  siano  (alcune strutture hanno
  presentato domanda 2  anni  fa)  disponibili  a costruire loro il
  dissalatore e a vendere l'acqua ad un prezzo minore di quello che
  adesso costa alla  Regione,  perché  il  dissalatore  lo paghiamo
  noi, non ci sarebbe alcuna difficoltà, almeno nelle Isole minori,
  affinché  questo possa essere  fatto; infatti dove  non ci sono i
  dissalatori l'acqua viene  portata  con  le  navi  che certamente
  costano molto di più.
       Stesso  problema anche per  le  Isole  Eolie  dove  c'è  una
  insistenza affinché si valuti l'ipotesi dei dissalatori.
       L'ipotesi di utilizzo delle navi che hanno a bordo moduli di
  dissalatori è una ipotesi  che  la protezione civile nazionale ha
  voluto mettere in campo, che noi valuteremo e che potrebbe essere
  accolta per un pronto  intervento  nel  caso  in  cui  ci dovesse
  essere un'emergenza idrica che  noi ad oggi non riteniamo ci sia.
  E, comunque, i  dissalatori sulle navi verrebbero presi con bando
  di gara fatto dalla SOGESID, la quale è una società del Ministero
  del Tesoro; il  Ministero  delle  Finanze  darebbe  incarico alla
  SOGESID di recuperare  sul  mercato questa possibilità di navi di
  pronto intervento, soprattutto  in  quei comuni dove 200 litri di
  acqua  al secondo  possono  determinanti. E'  più  difficile  che
  possano servire su Palermo,  dove la quantità d'acqua che serve è
  senz'altro.
       La  siccità  è  un problema che  ha  riguardato  soprattutto
  l'agricoltura.
       In questi giorni siamo  di  fronte  ad  un problema serio in
  agricoltura, ma  soprattutto  in zootecnia.  Purtroppo, il nostro
  patrimonio zootecnico ovicaprino  e  bovino,  ad  oggi, ha subito
  perdite che stanno  superando il 25-30 per cento.  Tale mortalità
  non è dovuta, come  qualcuno  pensa, a mancanza di acqua da bere,
  non è questo il problema.  Il  problema è legato al fatto che non
  essendo piovuto i  nostri agricoltori non hanno potuto seminare i
  foraggi.   Oggi  mancano  i  foraggi,  gli  allevatori  li  hanno
  comprati sul mercato sino  a  quando  li  hanno trovati.  Oggi in
  Sicilia non ci  sono  più foraggi, dovremmo comprarli fuori dalla
  Sicilia, ma il  prezzo  è  altissimo, soprattutto perché il costo
  del trasporto incide  moltissimo.  L'alternativa  ai foraggi è il
  mangime, ma il prezzo  è tale che non consente agli allevatori di
  avere una possibilità di reddito finale.
       Per  questo  abbiamo  chiesto l'intervento del Consiglio dei
  Ministri  perché  si  dichiarasse l'emergenza agricolo-zootecnica
  per persistente siccità.  C'è  stato  un intervento del Consiglio
  dei  Ministri, ci  sono  stati  assegnati  80  miliardi,  abbiamo
  concordato con  le organizzazioni professionali di categoria, con
  gli agricoltori, quali  modalità  mettere  in  atto perchè queste
  risorse  possano   in   qualche  modo  aiutare  l'agricoltura  e,
  soprattutto, la  zootecnia,  che  è quella parte dell'agricoltura
  che più ha subìto il problema della mancanza di acque piovane.
       E' chiaro che non è quantizzabile  il danno, perchè il danno
  in agricoltura ed in zootecnia è in corso; le  stime in atto sono
  stime agricole zootecniche complessive, (quest'anno abbiamo avuto
  grandinate, avversità  atmosferiche,  etc.)  e  superano  i 1.500
  miliardi di lire di danni.
       In  un  settore  come  l'agricoltura  siciliana   -   che  è
  un'agricoltura che vive di prodotti di qualità - e soprattutto la
  zootecnia in cui  la  concorrenza  è altissima, una stagione come
  questa rischia  di  compromettere  definitivamente  la permanenza
  soprattutto dei nostri allevamenti.
       Per alcune colture purtroppo non c'è  rischio  della perdita
  del prodotto, che è già ampiamente compromesso, ma c'è la perdita
  dell'intera  piantagione.  Infatti,  se  non  riusciremo  a  dare
  almeno  delle  irrigazioni  di  soccorso  ad  alcune  piantagioni
  specifiche, per  esempio,  agli  agrumeti, rischieremo di perdere
  l'intera piantagione.  Non è più in discussione il prodotto
       Questo è il problema più grave che  abbiamo  in agricoltura.
  Tuttavia, sento il dovere di dire a questo Parlamento che, almeno
  per quanto riguarda  le  produzioni agricole, siamo in condizione
  di garantire quelle  irrigazioni  di soccorso o supplementari che
  consentano che questo danno non ci sia.
       Cosa diversa è la zootecnia, per la quale il foraggio non si
  inventa; se non piove non  cresce,  se non cresce non si trova ed
  allora lì c'è  un  problema  che  abbiamo affrontato come abbiamo
  potuto con un intervento del Consiglio dei Ministri.
       Abbiamo messo in moto un meccanismo  di  programmazione  che
  consentirà  nei  prossimi anni in Sicilia di costruire  tutte  le
  infrastrutture  mancanti,   a   completare   quelle  iniziate,  a
  regolarizzare quelle che ci  sono,  sia  dal  punto  di vista del
  collaudo sia dal punto di vista dello svuotamento.
       Abbiamo affrontato l'emergenza mettendo in moto i meccanismi
  possibili;  contestualmente  abbiamo  attivato le procedure della
  privatizzazione dell'Ente  acquedotto  siciliano,  il bando della
  privatizzazione è in itinere.  La  scelta  è  che  si faccia - ma
  questo il Parlamento lo  sa  già  perchè  è  stato  oggetto della
  finanziaria - una società  mista  dove  la Regione resti socio di
  maggioranza vendendo le  quote  a  privati.
       Le richieste che  ci  arrivano sono delle più grandi società
  che si occupano di  acqua  nel  mondo:  da Vivendi a Générale des
  Eaux, ad Enel, ad  Acea, a tutti gli altri.  Questo consentirà di
  metterci in regola con  le procedure e potremo utilizzare i fondi
  comunitari.
       Molte  delle  opere  da  realizzare  per  uso potabile hanno
  bisogno  della  compartecipazione  del privato. Se noi non avremo
  privatizzato l'EAS entro il  31 dicembre prossimo e se non avremo
  costituito gli ATO,  Ambiti territoriali ottimali, che sono nove,
  uno per ogni provincia,  entro  fine  anno, i quali fungeranno da
  soggetti  di  diritto   privato,   non  ci  sarà  possibilità  di
  utilizzare i fondi comunitari.
       Voglio   rassicurare  questo  Parlamento:  noi  costituiremo
  certamente entro fine anno  la  società mista tra la Regione e le
  società private, che  fungerà  da  soggetto  di  diritto privato;
  avremo i nove ATO  costituiti,  i  quali,  a  loro volta dovranno
  scegliere  se  fare  le  società  miste  con  i  privati  per  la
  distribuzione delle  acque  ovvero  se convenzionarsi con qualche
  società per distribuire le acque.
       Ad oggi gli ATO sono stati costituiti in alcune province, in
  ritardo.   Abbiamo   attivato   un  meccanismo  di  sostituzione
  nominando commissari ad  acta  nei  comuni  che  non hanno ancora
  provveduto a consorziarsi con l'ATO.
       EAS ed ATO  saranno  certamente  pronti  entro  fine  anno e
  potremo dire di avere le carte in regola per l'utilizzo dei fondi
  comunitari.
       Noi siamo convinti che l'ingresso del privato porterà, oltre
  che nuove risorse,  anche  una  managerialità elevata; dovendo il
  privato fornire un  servizio  per  cui chiederà di essere pagato,
  noi siamo convinti  che  ciò  aiuterà  a  risolvere  il  problema
  dell'approvvigionamento idrico in Sicilia.
       Il  sovrambito  EAS  avrà la funzione di utilizzare le acque
  sino  all'ingresso dei grandi invasi, delle grandi infrastrutture
  e sino all'ingresso  dell'ATO;  poi,  l'ATO avrà il compito della
  distribuzione.
       Questa è una norma  della  legge Galli, ma è anche una legge
  della Regione; io  mi  sono  soltanto scrupolosamente attenuto ad
  attivare le procedure affinché ciò si potesse fare.
       Questo  è oggi il problema che riguarda il sistema idrico in
  Sicilia.
       Da parte mia c'è  la disponibilità, se il Parlamento riterrà
  di farlo - non soltanto a  recepire  i contributi che verranno da
  questo dibattito ma  a  farli diventare concretamente possibilità
  di  aiuto  per  risolvere  un  problema  che  -  spero  -  questo
  Parlamento possa considerare un  problema  da  tenere  lontano da
  strumentalizzazioni o, peggio  ancora,  da divisioni partitiche o
  politiche.
       Credo  che  su  ciò  debba esserci,  seppure  nelle  diverse
  posizioni,  un contributo  di  tutto  il  Parlamento,  perché  un
  problema di così grave  entità  e che interessa tutti i Siciliani
  deve essere affrontato  con  risolutezza,  ma  soprattutto con la
  partecipazione di tutti.
       Vorrei dare  un'ultima  assicurazione perché diversamente si
  rischierebbe  di  creare   un   altro   problema   ad  una  parte
  dell'economia    siciliana,    perché    purtroppo,   da   alcune
  dichiarazioni  anche  questo  è  venuto  fuori:  non  ci  saranno
  problemi  per  gli   alberghi   e  per  le  strutture  turistiche
  siciliane, i  turisti  possono  tranquillamente venire in Sicilia
  perché  gli alberghi  avranno l'acqua che serve.  Non alimenterei
  questa polemica perché  non  serve  a  nessuno; non l'alimenterei
  perché  è una polemica  sterile  nel  senso che noi siamo, con le
  acque che abbiamo  disponibili,  in  condizione di assicurare una
  quantità tale affinché  si  possa  non solo superare l'estate, ma
  andare anche oltre e  quindi  non  c'è  alcun  problema né  per i
  Siciliani e neanche per i turisti.
       Vorrei che su questo  ci  fosse  anche  la  sensibilità  dei
  parlamentari per aiutarci  a  spiegare, soprattutto  a coloro che
  vogliono venire in Sicilia  e  che telefonano per sapere se manca
  l'acqua oppure, no che questo non ci sarà.
       Signor   Presidente    dell'Assemblea,    dando    la    mia
  disponibilità, se ce  ne  dovesse  essere  bisogno,  ad ulteriori
  interventi su questo  tema,  riterrei  chiuso  il mio intervento,
  lasciando agli atti,  comunque  affidando  ai parlamentari, tutta
  una serie di dati tecnici che non ho voluto citare, ma che, però,
  credo   sia  giusto  mettere  a  disposizione  dei  parlamentari,
  affinché  possano   rendersi   conto   di   un'altra   serie   di
  problematiche che non  ho  potuto  qui  tutti  affrontare, ma che
  certamente esistono.
       Dimenticavo  un'ultima  cosa:  gli  altri  progetti inseriti
  nell'accordo   di   programma  quadro  vengono  progettati  dalla
  SOGESID,  una  società  del  Ministero  del  Tesoro,  come dicevo
  prima.  Abbiamo  ritenuto  opportuno affidare alla SOGESID queste
  progettazioni  intanto  perché  paga  il  Ministero e poi perché,
  essendo  una  società  pubblica,  non  abbiamo bisogno di perdere
  altro tempo nel fare le gare per la progettazione.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   desidererei   sottoporre
  all'attenzione  dei firmatari delle interpellanze numeri 18, 38 e
  14 e delle interrogazioni numeri 576, 354, 587 e 581 se ritengono
  di  considerarle assorbite  dal  dibattito  che stiamo svolgendo,
  trattandosi,  appunto,  di  atti ispettivi riguardanti i problemi
  della crisi idrica in Sicilia.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente, intervengo per ricordare che le
  comunicazioni  rese  dal  Presidente  sono state rese in Aula dal
  Presidente   della   Regione,   lo   sono  state  sulla  base  di
  sollecitazioni  fatte  da me, a nome del mio gruppo parlamentare,
  con  le  quali chiedevo al Presidente della Regione di fare delle
  comunicazioni   in  Aula,  visto  che  si  stava  sviluppando  un
  dibattito  interessante sulla stampa, ma l'Aula veniva esclusa da
  ogni  possibilità  di  intervenire su una questione così delicata
  qual è quella dell'emergenza idrica.
       Avendo  adesso  ascoltato le comunicazioni del Presidente ed
  anche,   diciamo,   prendendo   atto   della   disponibilità  del
  Presidente,  il quale ha comunicato che c'è una parte di elementi
  contenuti negli atti che verrebbero messi adesso a conoscenza dei
  parlamentari.

     SPEZIALE.    Inviterei,   in   questo   caso   il   Presidente
  dell'Assemblea,  se  il  Presidente della Regione è d'accordo, di
  dare  un  tempo necessario al Parlamento per potere esaminare gli
  atti  che  il  Presidente  della  Regione  ci  ha  fornito  e  di
  aggiornare il dibattito ad altra data.

     CUFFARO,  presidente della Regione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO,   presidente   della   Regione.   Signor  Presidente,
  poichè giovedì e venerdì dovrò essere a Bari, per un incontro con
  il   Commissario  Barnier della  Comunità  europea,  c'è  la  mia
  disponibilità ma per altri giorni.

     PRESIDENTE.  Andrebbe bene martedì prossimo?

     CUFFARO,   presidente   della   Regione.   Per   me  va  bene.

     PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.

     FORGIONE. Chiedo di parlare,

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor Presidente anch'io mi associo alla richiesta
  dell'onorevole  Speziale,  nel  senso  che  il  Presidente  della
  Regione  non  ci  ha  offerto  solo  materiale  per un intervento
  politico,  ma  anche  materiale  di approfondimento tecnico che è
  giusto  noi si possa  valutare anche in rapporto alle mozioni che
  abbiamo  presentato.  Se  c'è la disponibilità del Presidente per
  martedì  prossimo,  io  accoglierei  la  proposta.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.   Signor   Presidente,   intervengo  soltanto  per
  dichiarare  che  l'intervento  del  Presidente della Regione, per
  quanto  mi  riguarda  non  può  assolutamente  essere considerato
  assorbente  dello  svolgimento dell'interrogazione n. 587 a firma
  mia,  riguardante  la  diga  di  Blufi, ancorché il Presidente ci
  abbia  assicurato  che  la  sua  riapertura  è stata frutto di un
  confronto  e  di una collaborazione ampia tra le forze politiche.
  Dunque  inviterei  il  Presidente della Regione nella giornata di
  martedì a rispondere dettagliatamente a questa interrogazione.

     RAITI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI.  Signor  Presidente  dell'Assemblea e signor Presidente
  della  Regione,  sarò brevissimo perché mi rimetto alla richiesta
  di spostare  il dibattito sui dati forniti oggi dal Governo, così
  come  richiesto  dagli  altri  componenti di questo Parlamento, a
  martedì prossimo.
       Certamente  io  sarei nelle condizioni di potere intervenire
  anche adesso, perché non  posso  fare a meno di rilevare che quei
  dati che oggi  genericamente ci sono stati offerti dal Presidente
  della Regione, ci  erano  stati  offerti, per quanto mi riguarda,
  nella qualità  di  membro  della  commissione quarta, nell'agosto
  dello scorso anno;  cioè,  quando noi abbiamo approvato l'accordo
  di programma quadro in un giorno con le opere in esso previste, e
  nel momento in cui  abbiamo audito il generale Jucci, questi dati
  già erano nelle nostre mani
       Quindi, mi  pare semplice concludere, che, nonostante ci sia
  un problema di acqua  siamo  con  l'acqua  alla  gola,  perché  è
  trascorso un anno ed  ancora  non ci è stata data alcuna risposta
  concreta sulle soluzioni da adottare
       Riservandomi  di  intervenire in concreto nel momento in cui
  andremo  ad affrontare il dibattito la prossima settimana, adesso
  intendo  rilevare,  visto  che l'intervento già l'avevo preparato
  per due  aspetti  che mi sta a cuore rilevare in questo momento e
  che  riguardano  ancora  una volta l'attività di collegamento tra
  l'attività  parlamentare  e l'attività del governo della Regione.
  E ciò in  quanto  alcune  problematiche  oggi  evidenziate  dalla
  relazione  del   presidente   della  Regione,  le  ho  fortemente
  sottolineate nel corso degli  scorsi  mesi e ad oggi non ho avuto
  alcuna risposta.  Quindi  sono  problematiche  che  riflettono ad
  oggi, ancora una volta, che non vi è alcun legame tra l'Assemblea
  regionale e  l'attività di governo. Mi riferisco specificatamente
  ad alcune interrogazioni  che  ho  presentato il 4 dicembre dello
  scorso anno  sull'inefficienza  della  gestione  delle  acque del
  Consorzio  di bonifica  Gela  5  e  ad  un'interpellanza  che  ho
  presentato il 4 dicembre  e  che  ad  oggi  non  ha  avuto alcuna
  risposta: un'altra  interpellanza  sui  lavori  di  completamento
  della diga Pietrarossa l'ho presentata il 17 aprile. Perché non è
  vero quello che ha affermato oggi il Presidente della Regione, in
  quanto già da  marzo  di  quest'anno  i  lavori  potevano  essere
  ripresi e  completati.  Un'altra  interpellanza  sulla permanenza
  dello stato di  emergenza  idrica  l'ho  presentata  il 7 gennaio
  dello scorso anno.
       Il  Governo   avrebbe   dovuto   rispondere  nel  cosiddetto
  question-time, o  comunque  in  maniera  immediata  e  nei  tempi
  previsti   regolamentari,   a   questi   miei   atti   ispettivi.
  Ma, nonostante io  abbia inviato  delle lettere di sollecito alla
  Presidenza  dell'Assemblea,   con   le  quali  chiedevo  di  fare
  rispettare i termini  di  risposta  alle  interrogazioni  ed alle
  interpellanze, purtroppo, debbo  notare che ad oggi, se non fosse
  per i fatti eclatanti accaduti negli ultimi giorni e per il fatto
  che ci accingiamo alla stagione estiva, quando la crisi idrica si
  fa sempre più forte,  il  Governo  non  solo non ha affrontato le
  problematiche così come avrebbe dovuto, dato che le situazioni le
  avrebbe dovute  conoscere  quando  meno  dall'agosto dello scorso
  anno, ma nemmeno si  è curato né di evidenziare, né di rispondere
  alle interrogazioni precise e  puntuali  che io ho posto in tempi
  quasi  di   passato   remoto   per   quanto  riguarda  l'attività
  parlamentare.   E   questo   certamente  non  depone  in  maniera
  favorevole nè nei  confronti  del  Governo  nè  nei confronti del
  funzionamento di quest'Aula.
       Concludo qui, ripromettendomi poi di intervenire nel merito,
  e specificatamente su tutte le questioni, nel corso del dibattito
  che si terrà la prossima settimana.

     MICCICHE'. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MICCICHE'.  Il mio  intervento  sarebbe  legato a quello fatto
  dal Presidente della  Regione,  ma  ho sentito, signor presidente
  dell'Assemblea, che lei ha detto che le interrogazioni presentate
  in   materia   di  problemi  idrici  verrebbero  assorbite  dalla
  discussione.

     PRESIDENTE. No,  onorevole  Micciché:  ho chiesto ai firmatari
  delle interpellanze  e  delle  interrogazioni  se  le  ritenevano
  assorbite, perchè  diversamente  le  avremmo messe all'ordine del
  giorno della prossima seduta.

     MICCICHE'.  No,  non le ritengo assorbite.  Intervengo proprio
  per questo  motivo, visto che il dibattito, purtroppo, per motivi
  ancora poco  chiari  che non riesco a capire, non può continuare.
  Avrebbe   potuto   benissimo   continuare,  ma  probabilmente  il
  Presidente della Regione ha altri impegni; se ce lo avesse detto,
  avremmo saputo come comportarci.
       Aspettiamo  un'altra settimana per dibattere, per cercare di
  chiarire meglio, nei minimi particolari, la proposta del Governo.
  Di  conseguenza, l'interrogazione da me presentata (e della quale
  lei  ha  citato  il  numero)  non  può  ritenersi assorbita dalle
  comunicazioni del Presidente della Regione e, pertanto, rimane in
  vita. Mi riservo, dunque, di intervenire nella seduta di martedì.

     PRESIDENTE. Preciso  che  la mozione n.  114 sarà discussa nel
  corso  della  seduta successiva.
       Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 4 giugno
  2002, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


      I - COMUNICAZIONI

     II - SEGUITO  DEL  DIBATTITO  SULLE COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
          DELLA REGIONE  SULLA  CRISI IDRICA IN SICILIA E DISCUSSIONE
          UNIFICATA   DI  MOZIONI,  INTERPELLANZE  ED  INTERROGAZIONI
          CONCERNENTI LA MATERIA (VEDI ALLEGATO A).

    III - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

        - "Provvedimenti a  favore  degli operatori  economici  e  dei
          proprietari di immobili  danneggiati dall'eruzione dell'Etna
          del 2001". (nn. 152-163-260-304)

     IV - ELEZIONE  DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER  LA  GESTIONE  DEL  FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N. 26.

      V - ELEZIONE  DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE  DEI  FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS PER LE
          PICCOLE  E  MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N. 96.

     VI - ELEZIONE   DI  NOVE  COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

    VII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

   VIII - ELEZIONE  DI  NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

     IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

      X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE  PER  L'INVENTARIO,  LA CATALOGAZIONE E LA
          DOCUMENTAZIONE   GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

     XI - ELEZIONE DI  SEI  COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

    XII - ELEZIONE  DI TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE  SPORTIVA   SCELTI   TRA  I  COMPONENTI  DEI
          CONSIGLI PROVINCIALI SCOLASTICI.

   XIII - ELEZIONE DI  CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

    XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

     XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

    XVI - ELEZIONE  DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL' OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

   XVII - ELEZIONE  DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL' OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

  XVIII - ELEZIONE  DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

    XIX - ELEZIONE   DI   UN   COMPONENTE   DEL   COMITATO  DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

     XX - ELEZIONE   DI   TRE   COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO  DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO   REGIONALE  DI  RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

       La seduta è tolta alle ore 19.35.

       Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 22.30