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Resoconto d'Aula della Seduta n. 6 di martedì 07 agosto 2001
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   PRESIDENZA del **PR


   Presidenza del presidente Lo Porto


    La seduta è aperta alle ore 18.18

     FERRO,  segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
  seduta  precedente.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente, il nominativo dell'onorevole Zago
  non risulta inserito  fra  i  componenti  la IV Commissione, al suo
  posto è  stato  erroneamente  inserito il nominativo dell'onorevole
  Panarello.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  con le predette rettifiche il
  verbale è approvato.

       Comunico, ai  sensi  dell'articolo 31 del Regolamento interno,
  che  insedierò   le   Commissioni   legislative   permanenti  e  la
  Commissione  per  l'esame  delle  questioni  concernenti l'attività
  delle Comunità Europee  dalle  ore  10.00 alle ore 11.00 di domani,
  mercoledì 8 agosto 2001.

       Avverto, ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno, che nel  corso  della  presente  seduta potrà procedersi a
  votazioni mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    DISCUSSIONE  DELLE PROPOSTE DI MODIFICA DEL REGOLAMENTO INTERNO
    DELL'ASSEMBLEA. (DOC. I)

     PRESIDENTE.   L'ordine   del   giorno  reca:  Discussione  delle
  proposte di modifica del Regolamento interno dell'Assemblea.  (Doc.
  I).


   Presidenza del presidente Lo Porto


                      PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO

     ACIERNO. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, nella seduta
  precedente l'Aula  ha  proceduto,  nel  pieno  rispetto  del nostro
  Regolamento, alla elezione delle Commissioni legislative permanenti
  e della Commissione  CE.  Mi permetto di sollevare due questioni in
  ordine   all'avvenuta   elezione  delle  Commissioni,  nonchè  alla
  lettera, a firma  dell'onorevole  Orlando,  di  cui  è  stata  data
  lettura all' Aula.
       Per  quanto  concerne  le  Commissioni legislative permanenti,
  regolamentate dagli articoli  62  e 62 bis, io mi permetto di farle
  notare che detti  articoli  fanno  ancora  parte  di quella che era
  l'organizzazione della  nostra  Assemblea prima che intervenisse la
  nuova legge elettorale.
       Infatti, come  lei  potrà  notare,  le Commissioni legislative
  permanenti sono sei,  cinque delle quali composte da tredici membri
  e una, la  Commissione  Bilancio,  composta  da quindici membri. Il
  totale dei componenti delle Commissioni è 80.
       Con la nuova  legge elettorale il Presidente della Regione non
  viene più  eletto da quest'Assemblea, bensì direttamente dal popolo
  ed i componenti  della  Giunta  possono  anche  essere  membri  non
  appartenenti all'Assemblea.  Ciò  crea un problema che ritengo vada
  affrontato alla  riapertura  dei  lavori,  dopo  la  pausa  estiva,
  convocando la  Commissione  per  il  Regolamento,  perchè  potrebbe
  verificarsi che  il Presidente della Regione nomini tutti assessori
  esterni a quest'Assemblea  e, di conseguenza, che vi siano deputati
  dell'Assemblea regionale  che  non  possono  esercitare  il mandato
  parlamentare, non  avendo  posto nelle Commissioni legislative.  E'
  questa la prima questione che mi permetto di sollevare.
       La seconda questione,  che  a  mio  avviso è ancora più grave,
  riguarda la lettera, a firma dell'onorevole Orlando, di cui è stata
  data lettura all' Aula.
       L'onorevole Orlando le ha chiesto e lei, signor Presidente, ha
  accettato - a mio avviso come un fatto di grande etica politica, in
  quanto quella lettera  aveva  soltanto  il  senso di una divergenza
  all'interno dei gruppi  di  minoranza  - con grande rispetto per la
  figura    politica   che   l'onorevole   Orlando   rappresenta   in
  quest'Assemblea,  la  richiesta  di  un  componente  dell'Assemblea
  regionale di non partecipare ad alcuna Commissione legislativa.
       L'articolo 36  del  Regolamento  interno prevede che l'assenza
  ingiustificata  dalle  Commissioni  legislative  e  reiterata senza
  motivo fa scattare  la  decadenza del deputato.  Lei, a mio avviso,
  signor Presidente,  sempre  col  massimo  rispetto, credo non possa
  accettare  un   precedente   di   questa   portata   perché  domani
  rischierebbe di  ricevere  cinquanta,  sessanta  lettere da singoli
  rappresentanti di  quest'Assemblea  che decidono di non appartenere
  ad alcuna  della  Commissioni  legislative;  il  che  significa, di
  fatto, bloccare l'Assemblea regionale.
       Questo è un  precedente,  a mio avviso, gravissimo che potremo
  risolvere allorquando la Commissione per il Regolamento modificherà
  l'articolo  62   sul   numero   dei  componenti  delle  Commissioni
  adeguandolo alla mutata legge elettorale.
       Inviterei  pertanto  l'onorevole  Orlando, proprio per evitare
  che in quest'Aula si crei un precedente di tale portata, a ritirare
  quella richiesta,  dando modo alla Presidenza comunque di indicarlo
  come  componente   di   Commissione  legislativa  in  quanto  è  un
  diritto-dovere  del   deputato  regionale.  Poi,  se  riusciremo  a
  modificare  questa   parte   del  Regolamento,  sono  convinto  che
  all'interno  della  minoranza  si  potrà  trovare  un  assetto  che
  consentirà all'onorevole  Orlando  di  esprimere  al  meglio le sue
  capacità politiche.

     PRESIDENTE.  Le  osservazioni  dell'onorevole  Acierno hanno una
  loro  fortissima  attualità;  l'argomento,  però,  andava sollevato
  quando  si   è   proceduto  alla  votazione  per  l'elezione  delle
  Commissioni.  Abbiamo  superato  questo  passaggio,  siamo ad altra
  seduta con altro ordine del giorno.  Ma poiché  le sue osservazioni
  sono molto  importanti, assicuro l'onorevole Acierno e tutta l'Aula
  che convocherò la  Commissione  per il Regolamento per questa e per
  tutte le altre  iniziative  di  riforma  che si rendono necessarie,
  peraltro quasi  unanimemente rivendicate.  Aggiungo che, oltre alla
  Commissione per  il  Regolamento,  è prossima la costituzione della
  Commissione per lo  Statuto  alla  quale  sarà  demandata  tutta la
  materia  dell'adeguamento   alle  nuove  leggi  elettorali  e  alla
  legge-voto.

     CINTOLA. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, credo che noi
  non possiamo andare  avanti  nella  discussione  per  due ordini di
  motivi. Il primo  è,  e  mi  appello al Regolamento in quanto siamo
  chiamati a dare una valutazione e quindi a decidere...

     PRESIDENTE.  Scusi,  onorevole  Cintola,  a quale discussione si
  riferisce? Per  quanto  riguarda il richiamo dell'onorevole Acierno
  per me la  discussione  è  conclusa,  a  meno  che non si riferisca
  all'ordine del giorno.

     CINTOLA. Abbiamo  un  ordine  del  giorno,  secondo cui dobbiamo
  discutere delle  proposte  di modifica del Regolamento interno; non
  possiamo fare retromarcia ogni volta che iniziamo le sedute.  Anche
  se le argomentazioni  del  collega Acierno hanno la loro validità e
  saranno apprezzate o  non  apprezzate, però, intanto noi abbiamo un
  regolamento che ci  dice che ora parliamo delle norme regolamentari
  che la Commissione ha portato per l'esame dell'Aula.
       ccanto a questo,  signor  Presidente,  c'è un fatto più grave:
  noi non possiamo  continuare  in assenza del Governo.  Il Governo è
  "latitante" ed in assenza del Governo quest'Aula non può discutere.
       Il Regolamento lo  dice in termini precisi e puntuali, per cui
  è necessario il  richiamo.  Se c'è un Assessore che prende posto al
  banco del Governo,  noi  siamo regolarmente in condizione di potere
  andare avanti.
       Volevo aggiungere, tuttavia,  che  io  un  dubbio  ce  l'ho su
  quello che è  stato  espresso,  sul  fatto,  cioè,  che l'onorevole
  Orlando debba far  parte  di una Commissione perché così è previsto
  dal Regolamento; ma  da  lì  a  pensare che possa decadere soltanto
  perché non è  componente  di  una  commissione, credo sia veramente
  fuori luogo.

     ORLANDO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ORLANDO.  Signor Presidente, devo ringraziare il collega Acierno
  perché è preoccupato  del  fatto  che  io  debba  svolgere nel modo
  migliore la mia  attività  e  l'onorevole Cintola che è preoccupato
  che  io  continui  a  far  parte  di  questa  Assemblea.  Ringrazio
  entrambi i colleghi per questa attenzione, ma desidero far presente
  che   il   richiamo   dell'onorevole   Acierno   all'assenza  dalle
  Commissioni presuppone, a norma di legge, che qualcuno faccia parte
  di una Commissione.
       Si può essere "assenti" se si è "presenti" - scusi il gioco di
  parole  - non  si  può  imputare  l'assenza  a  chi  non  fa  parte
  formalmente di un organo collegiale.
       Il secondo passaggio che mi sembra doveroso ricordare è che io
  ho ritenuto doveroso,  con  questa  mia scelta che mi è consentita,
  richiamare che esiste  un  problema  istituzionale  che  è anche un
  problema politico,  ma  che è un problema politico-istituzionale di
  un deputato che,  a norma della Costituzione, terzo comma, articolo
  41 ter - mi riferisco al testo novellato della legge costituzionale
  n.   2  del  2001,  viene  qualificato  "deputato  capolista  della
  coalizione di minoranza".
       Io sono qui  soltanto  a questo titolo, non sono qui in quanto
  deputato  scelto  in  una  delle  liste  provinciali.  Mi  sembrava
  doveroso, con la scelta che ho fatto, richiamare questo aspetto.
       Faccio presente  che,  non  essendo  nè  nelle  condizioni  di
  minorità  nè nelle  condizioni  di  difetto  di  equilibrio  tra  i
  contraenti, non si può pensare che sia "indisponibile" il mio ruolo
  in questa Assemblea,  perché,  come è noto, "il divieto di disporre
  dei propri diritti  è  soltanto  per  coloro  che  sono  soggetti a
  tutela" e non è il  mio  caso - almeno fino adesso - "e di coloro i
  quali sono contraenti  deboli"  e  vengono  garantiti  da  norme in
  quanto non possono disporre dei loro diritti.
       Non  versando  voi,  ed  io  con  voi,  in  alcuna  di  queste
  condizioni, non si  può invocare, così come ha invocato l'onorevole
  Acierno, la  "indisponibilità"  di  un  ruolo all'interno di questa
  Assemblea.
       Con riferimento  al  tema  di  possibili contrasti all'interno
  della coalizione di  minoranza,  mi  permetto di dire, a nome della
  intera coalizione di  minoranza, che questi non esistono; tanto non
  esistono che mi  è  stato  consentito  dalla  stessa  coalizione di
  minoranza di non far parte di alcuna Commissione.

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi,  devo  dedicare  due  minuti  a
  questo   dibattito   su  questioni  regolamentari  molto  irrituali
  rispetto all'ordine del giorno che occupa questa seduta.
       Questi problemi  sono  reali,  lo  abbiamo già detto; andavano
  posti,  però,  nel  momento  in  cui  è  sorto  il  problema  della
  costituzione delle Commissioni e della votazione relativa.

   PRESIDENZA del **PR


   Presidenza del presidente Lo Porto


    RIPRENDE  LA   DISCUSSIONE   DELLE   PROPOSTE   DI  MODIFICA  DEL
    REGOLAMENTO INTERNO DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA (DOC. 1)

     PRESIDENTE.  Riprende  la Discussione delle proposte di modifica
  del  Regolamento  interno  dell'Assemblea Regionale Siciliana (Doc.
  1).
       Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la discussione generale.
       A me  tocca  introdurre  l'argomento  con  una  relazione  che
  troverete  scritta  nel   testo  che  precede  il  vero  e  proprio
  articolato, ma che voglio sinteticamente puntualizzare.
       Come tutti sappiamo, abbiamo avuto di fronte l'interpretazione
  dell' articolo 4  del  Regolamento  interno  che, per quanto chiaro
  sia,   si  presta   ad   una   esigenza   di   chiarimento   e   di
  puntualizzazione.   Naturalmente,  sul  piano  politico  è  inutile
  negare  che tutto  parte  da  una  legge  elettorale  che,  anziché
  razionalizzare e  semplificare,  ha  finito  con  il  complicare il
  quadro politico generale.  Sono nate nuove formazioni politiche, si
  sono costituiti i nuovi gruppi parlamentari e occorreva sicuramente
  introdurre   delle   modifiche.   Le   modifiche  che  introduciamo
  all'articolo 4 e  all'articolo  31  sono dettate le prime dal nuovo
  quadro politico che  è  nato  dalle  ultime  elezioni regionali, le
  seconde  da   un'esigenza  di  omogeneità  rispetto  al  Parlamento
  nazionale, sia Camera  che  Senato, dal momento che l'Assemblea non
  aveva mai introdotto il diritto, democraticamente sacrosanto, delle
  minoranze di essere rappresentate in seno agli uffici di presidenza
  delle commissioni.
       Dichiaro aperta  la  discussione  generale  sulle  proposte di
  modifica al Regolamento interno.

     CRISAFULLI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRISAFULLI.  Signor  Presidente,  chiedo scusa a lei e all'Aula,
  ma desidero farle notare un particolare.  Penso sia doveroso, prima
  di  iniziare  la  discussione  generale,  che  venga  insediata  la
  Commissione per il Regolamento, per consentire la valutazione degli
  emendamenti, per  esprimere  il  parere  sugli  stessi.  Credo  sia
  necessario perchè  sono stati presentati emendamenti e deve esserci
  una commissione  che  aiuti il Presidente; diversamente corriamo il
  rischio di scaricare sul Presidente ...do che sia necessario perchè
  ci sono emendamenti,  ci  sarà una commissione che dovrà aiutare il
  Presidente a far  bene  il  lavoro  d'Aula  altrimenti  corriamo il
  rischio di scaricare sul Presidente...

     PRESIDENTE.  Questo è  vero,  ma per la discussione generale non
  occorre.

     CRISAFULLI. Non  è  così, signor Presidente: prima di cominciare
  la discussione generale va insediata la Commissione.

     PRESIDENTE.   Invito   i   componenti   la  Commissione  per  il
  Regolamento a prendere posto al banco delle commissioni.  Tuttavia,
  onorevole  Crisafulli,   non   vedo  proprio  la  necessità  di  un
  adempimento  del   genere   considerato  che  siamo  soltanto  alla
  discussione generale.
       Dichiaro aperta la discussione generale.

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il
  richiamo  al Regolamento, ancorché  improprio, fatto dall'onorevole
  Acierno  -  e  dirò  ora  perchè  improprio  -  ci  riconduca  alla
  discussione che  abbiamo  avuto  in Commissione Regolamento intorno
  alla esigenza che  l'Aula  si  occupi al più presto di una modifica
  organica  del   Regolamento   per   adeguarlo   alla  nuova  realtà
  istituzionale ed elettorale.
       Credo   sia   ormai   assolutamente   indilazionabile   questo
  appuntamento   perchè    non   si   può   procedere   per   singole
  interpretazioni   del   Regolamento,  per  estensioni,  ampliamenti
  dettati dalla  necessità  contingente e non invece dall'esigenza di
  dare uno  strumento  all'Assemblea  regionale per potere regolare i
  propri lavori, la vita interna dell'Assemblea.
       Il caso  sollevato dall'onorevole Acierno più che sottolineare
  questa esigenza,  richiama  una  particolarità  di questa Assemblea
  rispetto alle precedenti  che  l'onorevole  Orlando  che con il suo
  intervento ha ancor  più sottolineato.  Cioè siamo in una Assemblea
  che ha eletto con voto diretto il Presidente della Regione e che ha
  eletto i suoi  componenti  con un voto maggioritario.  C'è, quindi,
  dentro quest'Aula una  porzione  di  questo  Parlamento che è stata
  eletta perché  una  coalizione,  che  si  è  presentata al giudizio
  degli elettori, è  risultata  vincente  e ha portato con sé  dentro
  l'Assemblea regionale  siciliana  un premio di maggioranza che, già
  di per sé,  dice  della particolare situazione istituzionale in cui
  ci troviamo.
       Non ottemperare a  quello  che  io  ritengo  quasi  un obbligo
  costituirebbe sarebbe  un  grave  ritardo per l'Assemblea e sarebbe
  opportuno che già fin da ora, a conclusione anche di questa seduta,
  venga indicato un  tempo entro cui la Commissione Regolamento esiti
  un proprio disegno  organico  di  modifica  del  Regolamento  e  lo
  sottoponga all'Aula affinchè lo approvi.
       Il caso dell'onorevole  Orlando  -  mi  permetto  di  fare una
  precisazione che credo  gli  Uffici  possano  confermare  -  non  è
  l'unico caso di parlamentare che non ha fatto parte di commissione.
  In passato l'onorevole Turi Lombardo rifiutò per parecchio tempo di
  fare  parte, per  una  questione  interna  al  proprio  Gruppo,  di
  commissioni  parlamentari.   Certo  però  se  il  problema  venisse
  portato alle  estreme  conseguenze  - così come l'onorevole Acierno
  faceva nel suo  intervento  -  ciò  potrebbe  comportare  un  serio
  problema di funzionalità,  ma, a quel punto, credo che debba essere
  la politica  a  sciogliere  nodi, anche di carattere istituzionale,
  che si potrebbero presentare.
       Non ci può  essere,  a  mio  giudizio,  un  obbligo  di natura
  coercitiva ad esercitare  un  diritto,  però il problema in qualche
  modo  esiste;   la   Commissione   Regolamento,   quando  andrà  ad
  affrontare  le   modifiche   generali,  dovrà  porsi  anche  questo
  problema.
       Intanto, però,  l'episodio  ci dice, signor Presidente, quanto
  sia errata la  scelta che è stata fatta da parte della maggioranza,
  anche  con  il  consenso  di  alcuni  Gruppi  dell'opposizione,  di
  procedere alla  modifica  dell'articolo  4  e  dell'articolo 31 del
  Regolamento senza dare  vita  ad  un  serio  dibattito intorno alla
  modifica organica dello stesso.
       Noi  stiamo  procedendo  all'esame  e  alla  modifica  di  due
  articoli del Regolamento  senza  tenere  conto  di  un contesto che
  rischia di  comportare,  proprio  perché  non  aderente  alla nuova
  realtà, qualche problema alla ripresa dell'attività parlamentare.
       Noi eravamo  per  questa  prima  ipotesi:  cioè  l'ipotesi  di
  procedere subito ad un esame globale, organico del Regolamento;  se
  i tempi non  erano  ritenuti,  diciamo,  idonei  ad  affrontare una
  materia così delicata, i tempi che ci sono dati, quelli da qui alla
  chiusura   della   sessione   estiva,   sarebbe   stato   opportuno
  soprassedere   e   riaprire   l'attività  dell'Assemblea  regionale
  siciliana in settembre proprio con l'esame del Regolamento e la sua
  modifica organica.
       Perché non lo  si  è  voluto  fare?  Non perché  se ne ravvisi
  l'inutilità  dal   momento   che   anche   lo   stesso   Presidente
  dell'Assemblea,  sia   introducendo   i  lavori,  che  in  sede  di
  Commissione   Regolamento,   ha  condiviso  questa  esigenza;  l'ha
  condivisa il  Presidente,  l'ha  condivisa  l'intera Commissione al
  punto che conclusivamente,  anche se non con un voto formale ma con
  un'accordo verbale, la Commissione ha deciso, auspice il Presidente
  dell'Assemblea,  di  tornare  sull'argomento nel periodo autunnale.
  Quindi siamo  tutti  d'accordo  sulla  necessità  di  rivisitare il
  Regolamento.
       Allora ci  chiediamo:  perchè  partire  subito con la modifica
  dell'articolo 4 e dell'articolo 31?  Posso ancora capire l'articolo
  31, considerato  che  la  funzionalità  delle  Commissioni  che  si
  andranno ad insediare  domani,  in  qualche modo, e la composizione
  degli Uffici  di  presidenza delle commissioni richiederebbero, ove
  ci fosse un accordo, ove la maggioranza di questa Assemblea dovesse
  condividere la  scelta che a maggioranza la Commissione Regolamento
  ha fatto,  di procedere all'integrazione degli Uffici di presidenza
  attraverso l'elezione  di un secondo vicepresidente da assegnare ai
  Gruppi dell'opposizione.
       Per quanto riguarda  l'articolo 4, noi siamo in presenza di un
  organismo, qual  è  il  Consiglio di Presidenza dell'Assemblea, già
  formalmente costituito a norma di Regolamento, nella pienezza della
  sua  funzionalità,  con   le  regole  che  fino  a  questo  momento
  presiedono alle scelte  che l'Assemblea deve fare in relazione alla
  composizione di questo  organismo.  Sappiamo  - il Presidente ce lo
  ha detto in più  riprese  ed  in  più  occasioni  -  che  è nato un
  problema  politico,  non  c'è  un'esigenza  istituzionale, tecnica,
  oserei dire, perchè  il  Consiglio  di  Presidenza  si allarghi. Il
  Presidente ha  detto  che  c'è  un'esigenza  politica  sollevata da
  diversi Gruppi  parlamentari  che  ritengono  di  dovere concludere
  questa fase  della  sessione estiva con l'ampliamento del Consiglio
  di Presidenza.
       Lei sa, signor  Presidente,  perchè  lo  abbiamo  detto in più
  occasioni anche  nella  Commissione  Regolamento,  che il Gruppo al
  quale io appartengo  è  contrario  a  questo ampliamento, perchè, a
  nostro giudizio, ciò  non  si  giustifica  se  non  con  le ragioni
  politiche che sono state adombrate dall'intervento del Presidente e
  poi anche dicimamo dai "pour parler" che ci sono dentro e attorno a
  quest'Aula. C'è  un  problema  di collocazione di alcuni componenti
  dei Gruppi che  appartengono  alla  maggioranza; c'è un problema di
  assetti, se ho  capito  bene, tant'è che questo problema nasce oggi
  ma  era  già  stato  posto  nella  precedente  legislatura  proprio
  all'inizio  e poi  ancora  verso  la  fine  della  legislatura.  La
  Commissione Regolamento  era  stata  interessata a questo argomento
  perchè evidentemente c'è una spinta da parte di Gruppi e di singoli
  parlamentari a far  parte del Consiglio di Presidenza, suppongo per
  ragioni di status visto che il Consiglio di Presidenza, così come è
  composto oggi, è in grado di funzionare perfettamente e nel passato
  nessuno ha avuto  modo  di lamentarsi della sua funzionalità; altra
  cosa sono il contenuto e le scelte che esso ha adottato.
       Signor Presidente, non voglio riprendere il problema sollevato
  dalla stampa e avvertito anche dall'opinione pubblica circa l'onere
  finanziario   aggiuntivo   che   l'ampliamento   del  Consiglio  di
  Presidenza comporterebbe,  anche se questo è un problema; tuttavia,
  tradurre  la   nostra   posizione   in   una  posizione  banalmente
  finanziaria, in un momento come questo, sarebbe un errore.
       Noi  abbiamo   posto  un  problema  legato  al  carattere  del
  Consiglio di Presidenza.  Alcuni  Gruppi,  non  tutti ma alcuni si,
  hanno motivato,  anche  in  Commissione  Regolamento,  la necessità
  dell'ampliamento   eccependo   l'esigenza  della  rappresentatività
  dell'Organo, della  rappresentatività dei Gruppi presenti in questa
  Assemblea, cosa che a mio parere è impropria.
       Il Consiglio di  Presidenza,  io ne ho fatto parte in passato,
  più o meno so  di  che  cosa normalmente si occupa: si occupa dello
  status    dei    parlamentari,    dei   problemi   del   personale,
  dell'organizzazione dei Gruppi, della vita di questo Palazzo, e non
  credo che il  Consiglio  di  Presidenza  debba  avere  funzioni  di
  rappresentanza in quanto tale.
       Come dice il  Regolamento, il Presidente opera in modo tale da
  potere concludere la discussione sulla composizione dell'Organo con
  l'obiettivo  di   rappresentare   il   più   possibile   i   Gruppi
  parlamentari, non dice  "tutti i gruppi", perché ovviamente non era
  questa l'intenzione dell'Assemblea  quando lo ha votato e quando in
  più occasioni  è  tornata  a  modificare  il  Regolamento lasciando
  quella parte invariata.
       Viene meno  secondo  noi  il problema della rappresentanza dei
  Gruppi  parlamentari   dentro   quell'Organo,   che   è  un  organo
  amministrativo, che non è né  un Organo istituzionale, nel senso di
  rappresentanza parlamentare,  né  un  Organo  che  ha  funzioni  di
  rappresentanza  esterna dell'Assemblea, in quanto la rappresentanza
  esterna dell'Assemblea  è  riservata unicamente al Presidente e non
  all'Organo in  quanto  tale;  proprio  per  queste ragioni, allora,
  viene meno secondo  noi  il  motivo  principale  che  spinge alcuni
  gruppi  a   chiederne   l'allargamento,   cioè   il   motivo  della
  rappresentanza.
       Caduto questo  motivo,  che non può ovviamente essere invocato
  per le ragioni che  ho detto, rimane il problema puro e semplice di
  una presenza  assicurata  a tutti i Gruppi dell'Assemblea regionale
  siciliana, forse per  ragioni  di  status  o  anche  per ragioni di
  tutela dei singoli Gruppi parlamentari all'interno del Consiglio di
  Presidenza.
       Solo così  io  riesco  a  dare un'interpretazione nobile della
  spinta che viene  in  questo  momento  e cioè appunto l'esigenza di
  tutela dei Gruppi.  Ma  noi  sappiamo,  signor  Presidente,  che  i
  Gruppi parlamentari, in  qualche  misura, sia quelli più grossi che
  quelli meno numerosi,  sono  rappresentati - non tutti ma la grande
  parte - in Consiglio  di Presidenza; io credo allora che non ci sia
  scelta del Consiglio di Presidenza che possa ledere i diritti di un
  Gruppo parlamentare, ancorché Gruppo di minoranza.
       C'è ovviamente  un  problema  che  abbiamo anche affrontato in
  Commissione Regolamento e  che  viene  sollevato  da coloro i quali
  auspicano l'allargamento  del Consiglio di Presidenza e riguarda il
  cosiddetto  parametro  con  il  Senato:  cioè  il  riferimento  che
  normalmente, per prassi  o anche per norma, in questo Parlamento si
  fa alla normativa che regola la vita del Senato della Repubblica.
       Ora, io credo  che  ci  sia  una  differenza che ha portato in
  passato, e ancora  oggi,  a  recepire il parametro con il Senato da
  parte dell'Assemblea  regionale  siciliana  sempre cum grano salis,
  non è mai  stato  un  adeguamento  secco.  Immaginate  cosa dovesse
  significare  l'adeguamento  dell'Assemblea  regionale,  per  quanto
  riguarda, per  esempio,  lo  status  dei  Gruppi  parlamentari,  al
  parametro con il  Senato:  ci  sarebbe  una  lievitazione dei costi
  stratosferica,  non   sopportabile.   Oppure,  per  tutto  ciò  che
  concerne alcuni aspetti  dello  status dei senatori che non è stato
  recepito in passato  per  ragioni  di  opportunità  e  che anche in
  questo caso, a mio giudizio, deve tenuto presente.
       Perchè il parametro  con il Senato non può essere invocato per
  ragioni  di   convenienza,  deve  essere  invocato  e,  quanto  più
  possibile, recepito  tenendo  conto  delle  condizioni  in  cui noi
  operiamo.
       Siamo un piccolo  Parlamento,  con 90 componenti:  il Senato è
  composto da un  numero  di  315  senatori  più  i  senatori a vita:
  parliamo di una  istituzione  che  è  quasi  quattro volte numerosa
  rispetto a quella dell'Assemblea regionale siciliana.
       E se, nel  caso  del  Senato,  l'ampliamento  del Consiglio di
  Presidenza, dando la rappresentanza ai Gruppi parlamentari ma non a
  tutti, può essere giustificato per numero di sedute del Senato che,
  rispetto a  quelle  dell'Assemblea  regionale  siciliana,  sono  in
  rapporto di 1 a  10,  sia per numero di componenti del Senato che è
  quattro volte superiore,  a  mio  avviso  dobbiamo  avere  anche in
  questo caso la saggezza di contemperare una esigenza di ampliamento
  con la condizione oggettiva di questo Organo.
       Ma io vorrei  far  notare  che la scelta della Commissione del
  Regolamento - lo dirà poi forse anche qualche componente del Gruppo
  di Rifondazione comunista - non recepisce il Regolamento del Senato
  per questa parte  in modo secco: fa una distinzione, recepisce solo
  una parte  del Regolamento del Senato a proposito dell'ampliamento.
  Per esempio, non  prevede l'allargamento per i Gruppi in deroga che
  - dice il  Regolamento del Senato - possono essere ammessi solo nel
  numero massimo di due oltre quelli di diritto.
       Questa scelta in  questo  caso  non  si  è  voluta fare: sorge
  chiaramente a questo  punto  il  sospetto che ci sia una intenzione
  politica nella  scelta,  cioè  c'è  una  precisa  ispirazione nella
  scelta che si  è  fatta,  anche  nel  recepire  il  Regolamento del
  Senato, che noi non condividiamo.
       Allora,  onorevole  Presidente,  io concludo questo intervento
  perchè il tempo  è  scaduto,  ribadendo la nostra contrarietà, e vi
  risparmio ulteriori considerazioni che volevo svolgere visto che il
  tempo non c'è  più:  c'è un problema di decenza dell'Organo, di una
  sua governabilità;  c'è  un  problema di rispondenza tra l'Organo e
  l'Assemblea regionale  siciliana,  da  un  punto di vista numerico;
  c'è un  problema  di  incongruenza  con l'attività parlamentare (il
  numero di sedute  che questa Assemblea normalmente tiene durante un
  anno); c'è un problema  di  costi. Io non so valutare: c'è chi dice
  che un posto  di Segretario nel Consiglio di Presidenza comporti un
  onere aggiuntivo di  500  milioni  l'anno. Io non sono bravo a fare
  questi conti e  non  li  voglio  neanche fare però, certamente, per
  esigenze  che  non   sono   tecnicamente  e,  dal  punto  di  vista
  parlamentare, giustificate,  andare  incontro  ad  una  spesa  così
  sostanziosa così sostanziosa, a mio avviso, non è consigliabile.
       Pertanto,   signor  Presidente,  ribadisco  il  nostro  parere
  contrario  al  testo   che   ci   è   stato   sottoposto.  Poi,  ci
  pronunzieremo sui singoli emendamenti che altri Gruppi hanno voluto
  presentare e sui quali esprimeremo il nostro punto di vista.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, il tema della
  modifica   del   Regolamento  dell'Assemblea  regionale  siciliana,
  relativamente   agli   aspetti   connessi   con   la   composizione
  dell'Ufficio di  Presidenza, è stato più volte posto all'attenzione
  di quest'Assemblea  nelle  ultime legislature, sicuramente in tutte
  quelle alle quali io ho avuto l'onore e l'onere di partecipare.
       Al centro della  richiesta che è pervenuta, di volta in volta,
  da gruppi del centrodestra, così come da quelli del centrosinistra,
  c'era sempre  l'esigenza  di una rappresentatività il più possibile
  diffusa nell'organismo di gestione dei lavori di questo Parlamento.
       Certo,   alcune   delle   considerazioni  che  fa  l'onorevole
  Capodicasa sono  condivisibili,  ma penso che le sue preoccupazioni
  possano  essere  superate  se  il  testo  riesce  ad  esprimere  le
  caratteristiche  di  grande  chiarezza,  generalità  ed astrattezza
  nella sua  applicazione  e,  soprattutto,  se permette di contenere
  l'operazione all'interno  di  un perimetro numerico compatibile sia
  con le esigenze della politica, sia con le esigenze di funzionalità
  ed anche di composizione del Parlamento stesso.
       Credo che, nell'insieme, la proposta che è stata esitata dalla
  Commissione per  il  Regolamento  sia una proposta equilibrata, che
  tiene  conto   della   generalità   e  dell'astrattezza  nella  sua
  applicazione, nel senso  che  non guarda alle esigenze di qualcuno,
  piuttosto che a  quelle di altri. Guarda, invece, alla opportunità,
  che  certamente   va   colta,   di  consentire  ai  diversi  gruppi
  parlamentari regolarmente  costituiti  di essere presenti in questo
  organismo.  Altrettanto per le parti che riguardano le commissioni,
  non c'è dubbio che  anche  in questo caso il tema è stato più volte
  posto, soprattutto dall'opposizione.
       Ricordo che  l'onorevole  Capodicasa  più volte, in Conferenza
  dei capigruppo, aveva posto, in passato, il problema della presenza
  negli uffici  di  presidenza  delle  commissioni  di rappresentanti
  dell'opposizione.
       E' un  problema  che  ha  certamente  grande dignità politica,
  anche dal punto  di vista dell'espressione di ciascuna posizione in
  questo tipo di  organismo,  che  col  tempo  merita  pure di essere
  rivisitato, soprattutto nei rapporti con l'Aula.
       E' opportuno che  in  un  futuro  si  guardi  ad  una maggiore
  funzionalità  delle  Commissioni,  maggiore  funzionalità  che deve
  servire pure per  accelerare  i lavori d'Aula, anche per far sì che
  il lavoro svolto nelle Commissioni abbia senso compiuto.
       Molte   volte   le   Commissioni   non  sono  sufficientemente
  frequentate dai deputati  perchè  il lavoro che esse svolgono viene
  stravolto  nel  Parlamento  a  causa  dell'attuale  disciplina  dei
  rapporti tra le Commissioni e l'Aula, dell'attuale disciplina nella
  presentazione degli  emendamenti,  nella  discussione dei testi che
  vengono, di volta in volta, esitati dalle Commissioni medesime.
       E, allora, certamente,  quello che stiamo compiendo è un passo
  avanti; sicuramente non  è  un  passo decisivo ma è un passo avanti
  che ci consente  di  essere  più  in  linea  con  le esigenze della
  politica, della  rappresentatività  dei  diversi  gruppi,  ma anche
  della funzionalità e della visibilità politica degli schieramenti.
       Procediamo in direzione  di  quella  che è la scelta di natura
  elettorale che  vede  fronteggiarsi  due  schieramenti principali o
  comunque  due   blocchi:   quello   della   maggioranza   e  quello
  dell'opposizione. Nel  nostro  caso  l'opposizione  è  un  po'  più
  variegata,  presenta  degli  aspetti  diversi  perché,  come  tutti
  sappiamo, non  c'erano soltanto due candidati che si fronteggiavano
  ma ce n' erano tre. Quindi ci troviamo di fronte ad una opposizione
  articolata ma  sicuramente,  relativamente  al  problema che stiamo
  affrontando, è un'opposizione  che  va  vista nel suo insieme e nel
  suo  insieme   va   considerata   l'esigenza  di  visibilità  e  di
  rappresentatività.
       Dunque,  credo  che  l'intenzione  della  Commissione  per  il
  Regolamento   sia   stata   positiva,  sia  stata  sufficientemente
  ponderata almeno per  le  parti che riguardano i temi di cui stiamo
  discutendo.
       Certo, forse  la  fretta,  forse  l'esigenza di rispettare gli
  impegni assunti e dunque di portare rapidamente in Aula un testo ha
  provocato qualche  svista,  qualche  incoerenza  rispetto  al testo
  originario del  Regolamento,  ma l'attività dell'Aula serve proprio
  per correggere queste  sviste  che  sono  alcune di natura formale,
  altre di natura sostanziale.
       So che sono  stati presentati alcuni emendamenti da più gruppi
  politici  (compreso  il   mio)  e  dal  sottoscritto  e  credo  che
  un'approfondita analisi  di  questi  emendamenti  ci  consentirà di
  individuare le  soluzioni  migliori che tengano conto dell'esigenza
  della politica, dell'esigenza di funzionalità di questo Parlamento,
  della necessità  che  ci  sia  una rappresentatività adeguata delle
  diverse forze politiche.
       Parla un deputato  che  in passato ha fatto parte di gruppi di
  minoranza, così come  ha fatto parte di gruppi di opposizione, così
  come ha fatto  parte  del Governo, e dunque certamente comprende le
  esigenze di tutti avendo di volta in volta rappresentato le diverse
  posizioni che in  questo  Parlamento  e  nel  Governo  si vengono a
  determinare.
       Mi auguro solamente  che  ancora  una  volta  in  questa  Aula
  prevalga il buon senso  e,  al  di  là  di  quelli  che sono i vizi
  formali contenuti  nella  bozza  esitata dalla Commissione, si vada
  alla sostanza e  che  la  sostanza  sia sufficientemente generale e
  astratta da  garantire  una  applicabilità  della  norma  anche  in
  futuro; sia sufficientemente  generale e astratta da evitare che ci
  sia un abuso  nell'applicazione  della norma e dunque una eccessiva
  dilatazione dello  stesso  Consiglio  di  Presidenza.  Credo che le
  soluzioni individuate  dalla  Commissione  per il Regolamento siano
  sufficientemente valide a garantire che questo non accada.

     ACIERNO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, non v'è dubbio
  che non  posso  che  condividere  l'invito  del collega Capodicasa,
  quello cioè di  dover  affrontare  in questa legislatura la riforma
  del nostro Statuto  e del nostro Regolamento.  Credo che questa sia
  un'opportunità politica che  c'è  data forse dal caso, forse no, ma
  che questa  Assembla  possa  diventare  per la Sicilia un'Assemblea
  costituente è  sicuramente  un'occasione  che  soltanto le forze di
  maggioranza e di opposizione potrebbero perdere.  Quindi, da questo
  punto di vista,  sposo  l'invito dell'onorevole Capodicasa a far sì
  che la Commissione  per  il  Regolamento  e  la  Commissione per lo
  Statuto comincino  un percorso di riforma complessiva rispetto alle
  mutate esigenze del Parlamento siciliano.
       Pur non di  meno ritengo altresì importante non confondere due
  momenti:  quello politico con quello amministrativo.
       Voglio affrontare, intanto, il tema odierno sulla proposta che
  la Commissione per  il  Regolamento  ha  esitato  in  merito  a due
  questioni:  l'Ufficio di Presidenza e le Commissioni legislative.
       Parlerò prima delle Commissioni legislative. La Commissione ha
  esitato un testo che prevede la modifica dell'Ufficio di Presidenza
  delle Commissioni  legislative  poichè l'attuale Regolamento non dà
  sufficiente garanzia  alle  minoranze  di  essere ben rappresentate
  negli Uffici di Presidenza delle Commissioni stesse.
       Credo che  questo  sia,  da  parte dell'attuale maggioranza in
  questa Assemblea,  un  atto  di  altissimo  profilo  politico.  Noi
  avremmo potuto fare  una  scelta diversa, demagogica ed entrare nel
  merito  di   quanto   costa   all'Assemblea  un  vicepresidente  di
  Commissione, ma avremmo vanificato un senso di legittimità politica
  che l'attuale maggioranza  sente  di  dovere  dare  alle  forze  di
  minoranza.
       Siamo tutti bravi,  se  vogliamo, ad utilizzare il momento del
  dibattito o  della  proposta per accaparrarci titoli cubitali della
  stampa siciliana, ma,  alla  fine,  l'effetto  che si produce non è
  quello di mettersi contro, ancor di più il corpo elettorale.
       Io credo che un atto di altissima democrazia che viene sancito
  dalla proposta  di  riforma dell'articolo 31 del nostro Regolamento
  che attribuisce ai  gruppi di minoranza una vice presidenza, sia un
  fatto apprezzabile e  non  bisogna  vergognarsi.  Certo,  se uno le
  cose le lascia  intendere  in  maniera diversa come se noi avessimo
  voluto dare sei  poltrone  alla minoranza come fosse un mercimonio,
  come se con queste sei poltrone ci comprassimo il loro consenso ...
  Ma sappiamo che  non  è  così:  sappiamo che la minoranza di questa
  Assemblea farà la sua doverosa opposizione, però...

     CAPODICASA... Questo  riguarda  i  Gruppi di maggioranza, non lo
  state facendo per la minoranza

     ACIERNO,  ....però,  le  vicepresidenze  che  vengono  istituite
  dall'articolo 31  riguardano  solo  ed  esclusivamente  i Gruppi di
  minoranza.
       Per ciò che concerne l'Ufficio di Presidenza, credo che ci sia
  una prassi consolidata,  ma questo non significa che non si possano
  cambiare le prassi  ed  attuare  le  regole  rispetto  al fatto che
  l'Ufficio di  Presidenza  viene  considerato, sia dalla maggioranza
  che dalla minoranza,  come  un  organismo  politico.  E questo è un
  errore  di base:  l'Ufficio  di  Presidenza  non  è  altro  che  un
  organismo amministrativo  nel  quale io sono assolutamente convinto
  che tutti  i  Gruppi,  regolarmente  costituiti,  debbano avere una
  presenza.
       In seno al  mio  ruolo di commissario nella Commissione per il
  Regolamento ho anche  portato  avanti  una  tesi che mi permetto di
  riproporre a quest'Aula:  credo  che  il  nostro attuale articolo 4
  già preveda che  i Gruppi regolarmente costituiti debbano avere una
  rappresentanza in seno all'Ufficio di Presidenza.
       Mi permetterò,  signor Presidente, onorevoli colleghi, di fare
  una breve  correlazione  con l'attuale Regolamento della Camera dei
  Deputati per ciò  che  concerne  l'Ufficio  di Presidenza di quella
  Assemblea.

     CAPODICASA. Noi  abbiamo  qui  il  Senato  della Repubblica come
  riferimento

     ACIERNO. Io credo  che  il  Parlamento  italiano sia citabile in
  Aula, poi che noi si scelga di utilizzare il Regolamento del Senato
  piuttosto che quello della Camera è altro discorso. Mi sto soltanto
  permettendo di  rappresentare  quello  che  attualmente  regola  la
  Camera, ma sono  anche  in  condizione  di rappresentare quello che
  regola  il   Senato;   anzi,   onde  evitare  ulteriori  polemiche,
  spiegherò cosa dice oggi il Regolamento del Senato.
       L'attuale  Regolamento   del  Senato  dà  a  "tutti  i  Gruppi
  regolarmente costituiti  a Palazzo Madama la rappresentanza in seno
  all'Ufficio di Presidenza"  e,  in  più,  dà  anche  "due  posti di
  segretario di Presidenza ad eventuali Gruppi in deroga".
       La Camera  dei  Deputati,  invece,  dà  rappresentanza in seno
  all'Ufficio di Presidenza a tutti i Gruppi regolarmente costituiti.
       Signor Presidente,  onorevoli  colleghi, questo è un fatto che
  non  va  neanche   discusso:   è   come  se  in  un  condominio  il
  proprietario    di    un   monovano   non   venisse   rappresentato
  nell'assemblea   dei   condomini   perchè   andrebbero  soltanto  i
  proprietari del piano attico o dei pentavani o degli esavani.
       Non è così,  se  qui  ci  sono  Gruppi regolarmente costituiti
  devono  potere   partecipare   a   quelli  che  sono  gli  obblighi
  dell'ufficio    di   Presidenza,   che   sono   soltanto   obblighi
  amministrativi, non politici.
       Allora, anche su  questo  tema  - io mi permetto di dirlo agli
  amici dei DS- avere  fatto uscire sui giornali le poltrone o le non
  poltrone quando c'è  una  norma  che  parla  di gruppi regolarmente
  costituiti non va  a  favore  nè  di  una  maggioranza  nè  di  una
  opposizione. Io spero, e  mi auguro che noi si abbia la capacità di
  riscrivere le regole  di  questa  Assemblea  a futura memoria e non
  doverle riscrivere  a  seconda  delle  singole  convenienze di ogni
  legislatura.
       Allora, quello che  scriviamo oggi, se saremo capaci di farlo,
  non deve valere  solo  per questa Assemblea e per la configurazione
  attuale ma deve servire a chi verrà nel tempo dopo di noi purchè si
  sancisca un principio una volta e per tutte.
       Peraltro, signor  Presidente,  mi permetto di farle notare che
  il comma 2 dell'articolo  4  dice  che lei deve far sì che i gruppi
  siano rappresentati  in  seno  all'Ufficio  di  Presidenza;  invece
  nell'articolo 6,  per  esempio,  quando  si parla della Commissione
  Regolamento, si dice  che lei deve garantire, per quanto possibile,
  la rappresentanza di ciascun gruppo parlamentare.
       Quindi, il  nostro  Regolamento già nel suo articolato prevede
  la presenza dei  gruppi  o la possibilità che qualche gruppo non ci
  sia.  Noi abbiamo  scelto  di  non  interpretare l'articolo 4 ma di
  andarlo  a  modificare;  però  io  credo  che  sia  veramente  poco
  politico non dar  modo  ai gruppi parlamentari di questa Assemblea,
  sol perchè hanno  cinque  o  sei deputati, di non arrivare a potere
  esercitare quello che hanno il diritto di esercitare, cioè un ruolo
  nelle scelte della gestione di questo palazzo.
       Non c'è nè  da vergognarsi nè da nascondersi, nè da temere che
  all'esterno ci si  possa  sentir  dire  che  vogliamo  allargare le
  poltrone. Noi vogliamo  mettere delle regole chiare per tutti e non
  creare figli di  un  dio  minore.  Penso che tutti quelli che hanno
  avuto  la capacità  di  costituire  un  gruppo  in  seno  a  questa
  Assemblea debbano,  come  già  l'articolo  4 del nostro Regolamento
  prevede, avere un componente nell'Ufficio di Presidenza.

     D'ANTONI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     D'ANTONI.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  sono
  d'accordo con quanti  hanno  finora  sostenuto  la necessità di una
  verifica, di  un cambiamento di questo Regolamento complessivamente
  inteso dopo  le  modifiche  istituzionali  che  sono intercorse con
  l'elezione diretta  del  Presidente  della Regione e le conseguenze
  necessarie.
       Quindi, sono  del  parere che insieme alla Commissione Statuto
  che dovrà  appunto verificare le modifiche dello Statuto necessarie
  ad adeguarsi a questa fase della legislazione, come lei, del resto,
  ricordava anche  nell'intervento di investitura, nel momento in cui
  è stato eletto, ci sia la necessità appunto di far lavorare bene la
  Commissione per  il  Regolamento per una riscrittura complessiva di
  un adeguamento effettivo  dei lavori di questa Assemblea alla nuova
  realtà.
       Io trovo sorprendente,  solo per citare un esempio, che mentre
  noi siamo impegnati  in  tutta  questa  vicenda, anche lodevole, il
  Governo - regolarmente eletto,  è  vero  - non venga però in Aula a
  dirci  il   suo   programma,  a  fare  un  confronto  programmatico
  complessivo; e non sappiamo quando questo avverrà e se avverrà.
       Trovo questo  abbastanza disdicevole anche come immagine, come
  se ci fosse un  Governo che si occupa dei problemi dei siciliani e,
  invece, un Parlamento  che si occupa di distribuire incarichi; cosa
  che francamente non corrisponde alla realtà.
       Detto questo sul  piano  generale, io condivido la proposta di
  modifica qui presentata, per le ragioni che sinteticamente dirò.
       Prima ragione, anche  se  è  stata  già  ricordata:  in questa
  elezione non è  uscita  soltanto una maggioranza e una minoranza, è
  uscita una maggioranza  e  due minoranze. Le due minoranze non sono
  rappresentate in questo  Ufficio  di Presidenza. Ma noi siamo stati
  tanto accorti -  stando  attenti  appunto che nel frattempo qualche
  esponente eletto nella  minoranza ma poi passato alla maggioranza e
  magari rappresentato  nell'Ufficio  di  Presidenza - da evitare che
  questo  potesse   diventare  una  specie  di  torto  insanabile  da
  costituire  un   gruppo   regolare  nel  rispetto  del  Regolamento
  precedente, cioè  quello  di  raggiungere  il  numero  previsto dei
  cinque proponendo  un  nuovo  gruppo  "Sicilia Democratica" per una
  composizione complessiva a sei.
       Quindi,  essendo  regolarmente  costituiti  ed  avendo appunto
  secondo il Regolamento  le  prerogative  intere,  al  di  là  della
  vicenda politica  ed  elettorale  che ho ricordato, per partecipare
  all'Ufficio di Presidenza.
       Senonché, un accordo  che  è intervenuto tra maggioranza e una
  delle minoranze  circa  la suddivisione dei nove posti dell'Ufficio
  di Presidenza  ha  privato  questo  gruppo  di ogni rappresentanza.
  Erano nove, benissimo; la maggioranza e la minoranza, se erano così
  preoccupate come  dicono  in  questa  Assemblea, potevano benissimo
  fare in modo  che  tra  i  nove i gruppi regolarmente costituiti vi
  facessero  parte.   E  questo  dibattito,  che  preoccupa  tanto  i
  siciliani circa le  spese  che  vengono  ad  aumentare  a  causa di
  questo, sarebbe stato risolto.
       Bastava che qualche  posto di quei nove venisse dato ai gruppi
  regolarmente costituiti e questo problema non ci sarebbe stato.
       Quindi invocare  questo  moralismo  degli  altri  è  veramente
  specioso.  Il moralismo  va  bene quando è sugli altri, ma quando è
  su se stessi è un'altra storia.
       C'è un modo  serio per affrontare questo tema, siccome ormai i
  nove sono stati  eletti e noi, per senso di responsabilità, abbiamo
  partecipato al voto  e non abbiamo posto nessuna questione;  c'è un
  modo serio se siamo preoccupati delle spese di questo Palazzo e del
  modo in cui i siciliani possono interpretare tutto questo.
       C'è un modo: uno  era passato (darci i posti dei nove), non lo
  avete fatto.  Ce n'è uno nuovo: dimezziamo queste indennità.  Diamo
  un esempio di  inizio  legislatura,  facciamo in modo che il popolo
  siciliano veda in  questo  un  atteggiamento  nuovo  e diverso.  Le
  indennità   dell'Ufficio   di   Presidenza  siano  dimezzate,  così
  risparmieremo  e  tutti  saremo  presenti  e  questa  demagogia  da
  strapazzo che viene  fatta nei confronti di questa Aula e di questo
  Palazzo finirà
       Perché  questa,  consentitemi,  è  "demagogia  da  strapazzo":
  presentare quelli che -  una  volta  seduti  - sono preoccupati che
  aumentino le spese e quelli invece che, siccome sono rimasti fuori,
  come coloro che dilapidano le risorse di questa Regione.
       Francamente io  proporrò  formalmente che le indennità vengano
  dimezzate e così  questo  problema  non  si porrà e il tema resterà
  politico.   Politico   significa   che   ogni  gruppo  regolarmente
  costituito  abbia  la  rappresentanza  nell'Ufficio  di  Presidenza
  perché  la caratteristica  di  una Assemblea, senza citare Camera e
  Senato, è che  tutti  i  gruppi regolarmente costituiti abbiano nel
  funzionamento dell'Assemblea la loro rappresentanza.
       Avete commesso,  maggioranza  e  minoranza,  un  atto  che non
  dovevate commettere:  lasciare  fuori  dai nove dei rappresentanti,
  ora dovete riparare  allargando  questo Ufficio di Presidenza a dei
  gruppi regolarmente costituiti per dare significato alla democrazia
  e al funzionamento  di  questo  Palazzo,  perché questo dà il senso
  vero del fatto  che  dei  gruppi  facciano  parte  di un Ufficio di
  Presidenza che  abbia  appunto  le  prerogative  di  organizzare il
  Palazzo, di fare tutto quello che qui è stato invocato.
       Detto questo,  sulla  questione  delle  vicepresidenze, che io
  trovo altresì  giusta,  delle  commissioni,  come  fatto  reale  ho
  trovato incredibile in  uno  degli  interventi, al solito sempre il
  moralismo,  che  è  stato  contro  l'allargamento  dell'ufficio  di
  presidenza,  perchè  già   ne   fa   parte   e   a   favore  invece
  dell'allargamento della vicepresidenza perchè invece deve arrivare.
  Una volta per  tutte cerchiamo di essere coerenti, queste modifiche
  sono l'indispensabile per rendere questa Assemblea corrispondente a
  quello  che  è   successo  nelle  elezioni  che  abbiamo  svolto  e
  corrispondente ad una  funzione  di democrazia e di rispetto tra la
  maggioranza e le minoranze presenti in questa Aula.

     FORMICA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORMICA. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, non v'è dubbio
  che la politica  rappresenti  da  sempre  un  esercizio  nobile per
  cercare di fare  quello che comunemente si dice "arrampicarsi sugli
  specchi" e tanto  si  è  più bravi nell'esercitare quest'arte tanto
  più si riesce  a  procedere  di  qualche  centimetro  se  non  si è
  provvisti di ausili colla o altro.
       Il dibattito  a  cui assistiamo, onorevoli colleghi, da alcuni
  giorni  sull'argomento  "Allargamento dell'Ufficio di presidenza" è
  un classico esempio  di  quanto  dicevo  prima e certamente io sono
  d'accordo con  quanto  sosteneva l'onorevole Dantoni ma anche prima
  l'onorevole Fleres e gli altri colleghi che mi hanno preceduto, nel
  fatto che se ci addentriamo nel campo della demagogia, di demagogia
  in demagogia si  finisce  con  lo sbattere al muro perchè io potrei
  cominciare col citare  le  vere  vergogne  che avvengono e che sono
  avvenute in  questa  Aula parlamentare in occasione della votazione
  del bilancio della  Regione  e in occasione di molte leggi di spese
  laddove nessuno mai  ha  pensato  al  costo  reale  che i siciliani
  devono sopportare e tutti sono stati bravissimi a difendere le loro
  posizioni, io potrei  citare  il  fatto  che  nessuno si è posto, a
  sinistra, il problema  di  quanto  costi  per  esempio aumentare lo
  stipendio di tutti i sindaci d'Italia che io trovo giusto, di tutti
  gli assessori, di  tutti  i presidenti della provincia, migliaia di
  miliardi e io  trovo  giusto  che  siano  aumentati  perchè si sono
  modificate nel tempo  le  mansioni  che  sono  attribuite  a queste
  cariche  perchè si  è  modificata  la  legislazione,  ma  venire  a
  sostenere in questa  Aula  che non è giusto adeguarsi al Parlamento
  nazionale perchè  nel  frattempo,  come  tutti  sanno  credo,  sono
  intervenute  delle   vere  e  proprie  rivoluzioni  nella  politica
  italiana,  nell'assetto  istituzionale nazionale, regionale e negli
  enti locali, non  prendere  cognizione di ciò chiudere gli occhi di
  fronte al fatto  che  ciò  che  era  previsto  dal  vecchio assetto
  istituzionale non può  essere più previsto con il nuovo assetto con
  tutto ciò che  si  è  venuto a determinare in Italia, significa non
  prendere atto che il sole sorge al mattino e tramonta la sera.
       Quindi ragioniamo su cose  serie e le cose serie su cui, a mio
  modo di vedere,  si  deve  ragionare  e  che  non  si  può invocare
  costantemente la  parola  democrazia e comportamento democratico se
  poi di fatto quando  lo  si  deve applicare agli altri non si tiene
  conto più del significato vero di questa parola.
       Il governo  della  Presidenza  dell'Assemblea  non  è un fatto
  politico, né un  fatto  tecnico,  ma  è  un fatto che testimonia un
  grande rispetto per  tutti,  per  tutti i Gruppi che come recita il
  Regolamento si sono regolarmente costituiti.
       Negare ai  gruppi  regolarmente  costituiti  la possibilità di
  essere   rappresentati  nell'istituzione  "Assemblea",  attenzione,
  perché qui non  si  tratta  di  un  problema  di  maggioranza  o di
  opposizione, non si  tratta  di  un  problema politico, quindi, che
  attiene alla politica  (maggioranza e opposizione), si tratta di un
  problema di rappresentanza democratica.
       Se  vogliamo   dare  contenuto  alla  parola  "democratica"  o
  "democrazia" non andiamo  a fare i conti di quanto possa costare in
  più o in meno  l'aumento  di due, di tre o di quattro segretari, di
  quattro membri del Consiglio di Presidenza, perché ben altri sono i
  costi che gravano  sul bilancio della Regione e quindi sulle tasche
  dei siciliani e  andare a portare questo cavillo come esempio, è un
  fatto che non regge  così  come non ha retto agli interventi che si
  sono susseguiti in quest'Aula.
       Certo,    si    poteva    risolvere    prima    il   problema,
  democraticamente.   Si   doveva   risolvere   prima   il  problema,
  democraticamente,  perché,   chi  l'ha  detto  che  devono  essere,
  intanto, nove  i  rappresentanti?  E'  vero, il vecchio Regolamento
  parla di nove rappresentanti, ma perché?
       Se dobbiamo  risparmiare poteva bastare solo il Presidente che
  rappresenta  tutti,  perché   è  eletto  da  tutti,  o  al  massimo
  coadiuvato da  due  vicepresidenti.  Quindi,  chi  l'ha  detto  che
  bisognava rispettare  la  proporzione  dei  vari partiti? Si poteva
  decidere che ogni  partito,  nell'ambito dei nove, potesse avere un
  rappresentante. Perché rappresentare la proporzione dei partiti?
       Quindi, andare  oggi a disquisire sul fatto che l'allargamento
  possa comportare delle  spese solo perché, è evidente a tutti, così
  appare, alcuni  partiti  sono rappresentati all'interno del Governo
  dell'Assemblea e altri  no,  mi  pare  indifendibile  e  mi pare un
  atteggiamento di  prevaricazione  nei  confronti della democrazia e
  del concetto di democrazia che tanto si predica.
       Io ritengo che  la soluzione adottata nella Commissione per il
  Regolamento  sia  una   soluzione   che   sta  al  di  sopra  delle
  contingenze,  perché  qualsiasi  altra soluzione certamente avrebbe
  risposto alle contingenze momentanee.  Aumentare di uno o aumentare
  di due o  di  tre e cioè attribuire un numero specifico all'aumento
  che si doveva  fare,  certamente,  era un fatto che rispondeva alla
  logica del momento,  ma  stabilire,  come è avvenuto per il Governo
  nazionale, come è  avvenuto quindi per il Parlamento, per la Camera
  dei Deputati e  per  il  Senato  della  Repubblica, che ogni gruppo
  regolarmente   costituito   ha   diritto  ad  essere  rappresentato
  nell'Ufficio di Presidenza,  è una regola che sta al di sopra delle
  parti, perché  è una regola che si può applicare ad ogni elezione.
       Oggi i  gruppi  regolarmente  costituiti sono nove, sono otto,
  sono quelli che  sono,  domani  potranno  essere  cinque o potranno
  essere undici, quindi  è  una  regola  che  va  bene  per  tutte le
  legislature, è una  regola che non risponde alle convenienze o alle
  contingenze del momento e per ciò stesso è una regola democratica e
  come tale riteniamo  che  debba  essere  votata  e che quindi debba
  entrare a far parte del Regolamento dell'Aula.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, ci ritroviamo
  di nuovo a fare un  dibattito  che ci avvita e che ci fa perdere di
  vista il reale  significato  di quello che questa norma vuole e può
  rappresentare.
       Intanto io dico che  chi mi ha preceduto, e chi si è appellato
  anche   in   Commissione   -   faccio   riferimento   espressamente
  all'onorevole Angelo  Capodicasa,  che  ha  suggerito fortemente di
  guardare al Regolamento  e  ad  una  riformulazione  -  ha  il  mio
  appoggio e la  considerazione  piena del Gruppo che io rappresento.
  Il che significa  che una questione relativa al Regolamento, stante
  le diverse  situazioni  che ormai vedono questa Assemblea presente,
  non può essere rinviata.
       Così  come,   attentamente,   ho   sentito   -   sempre  dalla
  introduzione   e   dall'intervento   fatto   dall'onorevole  Angelo
  Capodicasa - che  il  potere  stabilire anche i tempi entro i quali
  questo Regolamento va  fatto  io  lo  ritengo  fatto prioritario ed
  importante,  assieme  a   quello   che  già  il  Governo  ha  fatto
  sull'attribuzione degli  incarichi  e  anche  sulla  modifica delle
  competenze assessoriali.
       Ritengo che l'Assemblea  abbia  carne  al  fuoco  e  che debba
  liberarsi da questi lacci e lacciuoli mandando i deputati in ferie,
  nel più breve  tempo  possibile,  per  riprendere  a  settembre  un
  cammino che serva  alla  Sicilia.  Non serve alle minoranze ed alle
  opposizioni, sui  problemi  che riguardano i lavori dell'Assemblea,
  un nuovo Regolamento  d'Aula  che  non  ci  consenta di parlare, di
  blaterare  troppo  e   di   avvitarci  troppo  su  noi  stessi.  La
  considerazione di un nuovo accorpamento delle deleghe assessoriali,
  con l'introduzione dell'assessorato alla famiglia, con tutte quelle
  cose che sono  state dette e che sono patrimonio di una maggioranza
  che  questa   elezione   ha   vinto,   con  il  consenso  popolare,
  democraticamente, in Sicilia  va fatta.  E, però, a questo punto va
  fatta anche  qualche  altra  cosa,  signor  Presidente  e onorevoli
  colleghi.
       Onorevole Speziale,  lei  che  faceva  parte  della precedente
  Giunta per il Regolamento in Assemblea, ha fatto male ad assentarsi
  in  quella riunione  del  22  gennaio  2000.  Se  lei  fosse  stato
  presente, forse avrebbe  detto  le  cose,  in  quella  riunione  di
  Commissione   nella   quale   si   fece  sostituire  dall'onorevole
  Silvestro.
       Quella  Commissione,  il  2  gennaio  del  2000,  su  proposta
  dell'onorevole Fleres, non  solo  propose  ma  decise un percorso e
  l'allargamento ai  segretari  con  il  parere, favorevole e aperto,
  dell'onorevole Silvestro dei DS.  E sapete come hanno concluso alla
  fine? Che siccome la Commissione si trovava alla fine, mancava solo
  un anno per  completare  la  legislatura,  disse  "sono cose che si
  fanno ad inizio di legislatura".
       Io pensavo che  oggi,  per essere in tema con "l'accademia del
  parlare su se  stessi",  si  poteva dire "perché farlo ad inizio di
  legislatura? Facciamolo  alla  fine,  tanto così le regole varranno
  per chi vorrà essere eletto dopo".
       No, noi siamo  ad inizio di legislatura, e, pertanto, possiamo
  e dobbiamo mantenere  una  posizione  di  autonoma  o  non autonoma
  valutazione di quanto  è  avvenuto  alla  Camera  dei deputati e al
  Senato.
       Lasciamo perdere  la  democrazia  per  queste  cose, perchè mi
  sembra assurdo andare  a  scomodare  fatti  di  democrazia pura per
  avere o no un  segretario  in più o un segretario in meno dentro il
  Consiglio di Presidenza.
       Io ritengo che  il  poter  fare  partecipare  Gruppi che hanno
  ottenuto dal consenso  popolare  una  presenza che consenta loro di
  essere regolarmente  costituiti  e di essere presenti nel Consiglio
  di Presidenza non  sia  un fatto scandaloso, perchè, altrimenti, lo
  scandalo non  viene sottolineato ed evidenziato quando avviene alla
  Camera dei deputati ed al Senato.
       Io ritengo  che  la disquisizione sul Consiglio di Presidenza,
  sul numero dei  suoi  componenti,  su alcune limitazioni, sul fatto
  che quest'aggregazione che  viene  dopo non abbia tutti i diritti e
  tutti i criteri stabiliti dallo stesso Regolamento: presidente, due
  vicepresidenti, di cui uno alla minoranza, tre questori, di cui uno
  alla minoranza, tre  segretari,  di  cui uno alla minoranza.  Spero
  che questa sia una  Giunta  seria, che consenta a tutti i Gruppi di
  partecipare a quel  Consiglio  di  Presidenza anche con diritti che
  non sono riconosciuti  pienamente a quelli che sono stati eletti in
  una  votazione  diversa,  più  complessa,  più  libera,  per  certi
  aspetti,  di  quanto  non  sarà  quella  che  verrà  fuori  da  una
  indicazione  specifica   per  Gruppi  che  non  sono  presenti  nel
  Consiglio di Presidenza  e  che  hanno  già a monte una indicazione
  forte che li  individua  e  pone,  quindi,  le  condizioni  di  una
  partecipazione con un titolo anche differente.
       Non il denaro,  è  cosa  assurda,  non  le  prerogative, anche
  questa mi sembra una  cosa assurda, ma la presenza: se il Gruppo si
  scioglie  è  chiaro   che   decadono   coloro   i   quali  sono  in
  rappresentanza di un  Gruppo  che  ha ottenuto la presenza, proprio
  perchè in assenza  del  loro Gruppo dovrebbero decadere, e decadere
  immediatamente.  Questo  lo  riteniamo un fatto sintomatico, serio,
  costruttivo e praticabile.
       Signor Presidente,  onorevoli colleghi, è possibile, con tutto
  quello che ci  aspetta?  Abbiamo  avuto  un  inizio  faticoso,  con
  lealtà bisogna dirlo,  vi  sono  maggioranze ampie che non ci hanno
  dato facilità di  percorso;  avremmo  già potuto ultimare, in tempi
  più rapidi, quello  che  era  un  dovere da parte dell'Assemblea e,
  diciamolo chiaramente,  la farraginosità dell'inizio ha potuto dare
  stanchezze e difficoltà alla maggioranza così come alla minoranza.
       Ma maggioranza e  minoranza  davvero,  con  i  problemi che si
  aspettano e col  pensiero che questi sono gli ultimi cinque anni in
  cui  avremo  mezzi.  Una  programmazione  seria,  delle  leggi  che
  debbono essere fatte, i testi unici, leggi snelle che tolgano lacci
  e lacciuoli e diano all'impresa la possibilità di esserci.
       Sono cinque anni  al  di  là  dei  quali  scriveremo la parola
  "fine" per la  Sicilia  e  daremo forse un bollo di traditori degli
  interessi della Sicilia se dovessimo continuare ad avvitarci ancora
  sul sistema di un  segretario  in  più  o un segretario in meno, ad
  avvitarci su un soldo in più o un soldo in meno.
       Io ritengo che  noi  non  stiamo  facendo  gli interessi reali
  della gente che ci  ha votato e della rappresentanza che ci è stata
  data, onorevole Presidente e onorevoli colleghi.
       E se mi  permetto  di sottolineare, Presidente del Gruppo CDI,
  cioè del secondo  gruppo  che  c'è in quest'Aula, che l'assenza del
  Governo mortifica anche  questa  nostra  riunione,  io  lo dico con
  un'autocritica e  un'autocoscienza  e  un  rancore mortificante per
  l'Aula, perchè stiamo  facendo che alcuni stacanovisti stanno qui a
  fare una battaglia che è anche ideale.
       Non può essere rapportata  a  due o a tre poltrone in meno. Lo
  ritengo un fatto  di convivenza reale tra maggioranza e opposizione
  e  quando ho  sentito  una  minoranza  diversa,  quella  di  Sergio
  D'Antoni,  parlare   mi  sarei  sentito,  a  titolo  personale,  di
  applaudire a  quell'intervento.  Perché mi è sembrato un intervento
  che non  avesse  il  politichese:  stava  parlando  chiaramente, si
  stava facendo capire bene.  C'è il problema, ci sono dei gruppi che
  sono regolarmente costituiti che  sono al di la di cinque, e io che
  ho un Gruppo  di  sedici  e  sono  rappresentato  sempre secondo il
  Regolamento che  dice:  "Anche  in riferimento alla consistenza dei
  Gruppi", non posso  non fare la battaglia per chi in quel Consiglio
  di Presidenza non c'è.  Ho  il  dovere  di  farla  più di quanti la
  fanno e potrebbero  essere  additati  che fanno la battaglia perché
  loro sono assenti.  La  faccio  di  più  perché  siamo  presenti  e
  vogliamo coinvolgere  maggioranza  e  minoranza,  vogliamo  che  si
  lavori per la  Sicilia  senza  tenere  più conto di questo steccato
  ignobile  ed   assurdo   che  ci  fa  accapigliare  perché  abbiamo
  l'interesse di sottolineare  che  ci  sono  cento  milioni in più o
  duecento  milioni in  più  da  spendere.  Ma  facciamola  finita  e
  cominciamo a pensare che abbiamo il dovere di andare in Commissione
  intanto, di  penalizzare  chi  non  sarà  presente  in Commissione;
  penalizzare seriamente chi  non  viene  in  Aula e di richiamare il
  Governo ai suoi  doveri:  essere  presente in Aula.  L'ho fatto per
  cinque anni, non lo  farò  ora,  lo  farò di più di quanto non l'ho
  fatto  prima,  perché  è  necessario  che  come  noi  siamo  qui  a
  difendere prerogative di  Statuto, di leggi, di capacità e di ruolo
  dell'Assemblea.  Il Governo  sia  attento  e comprenda che le ferie
  quando arrivano, arrivano  per  tutti  e che i siciliani non stanno
  aspettando che noi  andiamo  in  ferie, ma che diamo risposta anche
  per queste piccole  miserie,  da  superare con l'immediatezza e che
  non  continuino  a  turlupinare  tra  destra,  sinistra  e  centro,
  minoranze, non minoranze, quello che è un nostro dovere e il dovere
  è quello di  andare  avanti, di arrivare a questa mini riforma, che
  riforma non è, a questo aggiustamento che consenta un'apertura vera
  per andare alla  riforma, quella vera ed importante, della modifica
  reale del Regolamento  dell'Assemblea  per far si che Cintola parli
  di meno ed operi  di  più,  signor  Presidente,  per  far  si che i
  deputati in Aula  parlino  di  meno  e pensino di più.  Sorridere è
  facile sapendo che  c'è uno stipendio di quindici milioni che viene
  in tasca ad  ogni  deputato  e  c'è  gente  che  in  Sicilia invece
  quindici milioni non li  ha visti neppure in un anno e in una vita,
  e se continuiamo  in  questi  termini  avremo poco rispetto per gli
  altri e nessuna  volontà  reale  di cambiamento reale per dire pane
  pane e vino al vino.
       Signor Presidente,  abbiamo  detto  a maggioranza che questa è
  una soluzione  possibile,  praticabile  non  allargabile a tutto il
  genere umano e  a  tutti i Gruppi in qualsiasi momento si dovessero
  comporre o scomporre;  questa è una realtà della quale l'Aula vuole
  prendere andando sistematicamente  a guardare gli articoli e a dare
  delle risposte concrete,  con un voto di maggioranza e per arrivare
  anche, perché  no, appellandosi ad una unanimità che può esserci ad
  una conseguenziale valutazione e definizione del problema per farci
  guardare agli altri problemi, quelli reali, quelli veri con i quali
  dovremo confrontarci nel medio termine e nel breve termine per dare
  le risposte ad  una  Sicilia che non può più aspettare risposte che
  da decenni non vengono date.

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi. Non mi rivolgo al
  Presidente della Regione  per ovvie ragioni, questa, fra l'altro, è
  una  novità,  secondo  me,  alla  quale  ci  dovremmo  abituare  in
  quest'Aula, fa parte  delle  nuove  regole  della  politica  se non
  l'avessimo ancora compreso facciamo bene a comprenderlo subito.

     PRESIDENTE. Mi  scusi  onorevole  Liotta. Questo giusto richiamo
  all'assenza del Governo  io  lo raccolgo, ma poiché lei sta facendo
  una considerazione di  ordine  politico  io  devo  precisare che il
  Governo in questo  settore,  in  questa  sede  di discussione sulle
  modifiche regolamentari  avrebbe  soltanto  un  dovere  di cortesia
  perché non è  materia  di  competenza  del  Governo  non essendo in
  discussione  nè  una  questione  ispettiva,  nè  una  questione  di
  orientamento, nè una questione legislativa.  Capisco che le ragioni
  della doglianza sono  fondate,  ma poiché  si tratta soltanto di un
  dovere di cortesia,  la  prego di non anticipare percorsi prossimi,
  futuri che io  tenterò di impedire che avvengano secondo quanto lei
  stesso stava per paventare.

     LIOTTA. Si, Signor  Presidente,  intanto - come dire - comprendo
  le ragioni che la inducono a circoscrivere l'assenza del Governo ad
  un fatto di  pura  cortesia,  mi  consenta  di dissentire su questo
  perché   anche,  e  soprattutto,  forse,  lo  stabilire  le  regole
  fondamentali sulle quali si deve basare la vita di questa Assemblea
  è cosa che  riguarda,  eccome, il Governo di questa Regione, perché
  sono  le   stesse   regole   Perché  se  facessimo  passare  questo
  principio allora,  ogni qualvolta parlassimo di fatti regolamentari
  il Governo si  potrebbe  sentire  esentato dal farci la cortesia di
  stare in Aula e non è così.

                  (entra in Aula l'assessore Cascio)

    Ci  conforta  la   presenza   di   un  Assessore,  ma  non  perde
  assolutamente valenza il ragionamento che facevo prima.
       Sono convinto, Signor  Presidente,  sarà  una profezia - ma di
  quelle che si  possono verificare a breve scadenza tuttavia, non di
  quelle profezie delle quali la cui sorte non si potrà mai conoscere
  -  sono  convinto   che  spesso  questo  Governo  sarà  assente  in
  quest'Aula e  non  soltanto  su  materie regolamentari o, comunque,
  diciamo con una presenza minore. Ecco, diciamolo così, senza volere
  prendere  in   considerazione   la   valenza   di   questo   o   di
  quell'assessore,  numericamente  uno  è  poco:  ecco,  volevo  dire
  questo. Minore in questo senso, non sulla qualità degli uomini.
       Appartiene alle  nuove  regole  della  politica, appartiene al
  nuovo clima della  politica:  il  Governo  è  sciolto  di fatto dal
  legame diretto  col  Parlamento, legato direttamente col popolo, da
  ciò si sente  autorizzato  e, purtroppo, temo che gridare più forte
  per  farsi   sentire   dal  Governo  non  serva,  possiamo  parlare
  sommessamente o  con  voce piana perché tanto, comunque, parleremmo
  ad un Governo sordo, secondo me da qui a non molto.
       Veniamo al nostro  tema:  io  credo  che tutta l'Aula, tutti i
  Gruppi che sono  intervenuti  adesso, ma anche nel dibattito che ha
  preceduto questa  fase,  tutta  l'Aula  ha  dichiarato  con  grande
  fermezza  che  avverte  l'esigenza  di  un  intervento  organico  a
  modifica del Regolamento.
       E' un fatto  così  ovvio che forse non sarebbe neanche il caso
  di sottolinearlo, lo  richiede  la politica, lo richiedono le nuove
  regole della politica,  il  nuovo  modo  di  eleggere il Presidente
  della Regione.
       Guarda caso,  per  esempio, nel nostro Regolamento è contenuto
  quell'articolo 10 bis  che  oggi  è una incongruenza, non ha alcuna
  ragione di esistere,  dovrebbe  essere  cancellato  con un tocco di
  penna, proprio  perché  rappresenta  un  elemento anche fastidioso.
  Mi meraviglia  alquanto,  peraltro,  che nella proposta di modifica
  che fa la Commissione per il Regolamento - ed io avevo suggerito in
  Commissione stessa che  ciò  avvenisse  - questo semplice "tocco di
  penna", un fatto di eleganza, se volete.
       Non vorrei  che domani qualche giornale uscisse con l'articolo
  che è stata  fatta  la modifica del Regolamento per quanto concerne
  la formazione dei  Gruppi  e  la  rappresentanza  nel  Consiglio di
  Presidenza  e   quest'Aula   si  fosse  "dimenticata"  di  togliere
  quell'articolo 10  bis  che,  invece,  vorrebbe  eleggere ancora il
  Presidente della  Regione  dentro quest'Aula.  Voglio dire, sarebbe
  una mancanza di eleganza come minimo.
       Ma questo semplice  tratto  di  penna,  non  è contenuto nella
  proposta  di   modifica   della  Commissione,  è  stato  necessario
  preparare un emendamento che noi abbiamo presentato.
       Noi  eravamo   per   questo  percorso  più  generale,  abbiamo
  evidenziato,  anche  con l'intervento dell'onorevole Forgione nella
  precedente seduta,  la  necessità  di  un  percorso  più  organico,
  abbiamo detto che non avremmo ostacolato, comunque, un percorso che
  accelerasse su alcuni temi di modifica regolamentare perché  non ci
  nascondiamo l'esigenza  reale che negli assetti istituzionali tutti
  i Gruppi parlamentari di quest'Aula possano avere un loro spazio di
  rappresentanza. Però  qui  alcuni  problemi si pongono.  Quali sono
  questi gruppi che  hanno  tale  dignità  politica  da potere essere
  rappresentanti  negli  assetti  istituzionali?  Molti  criteri sono
  possibili, noi  possiamo dire:  vanno rappresentati soltanto quelli
  che sono costituiti  regolarmente a norma del comma 2 dell'articolo
  23 nei primi  cinque  giorni  dopo  l'insediamento,  così recita il
  Regolamento.  E questo  è stato fatto, il Consiglio di Presidenza è
  stato formato  con  quel  criterio  finora  anche  nella precedente
  legislatura nei  cinquantanni  precedenti  è stato formato con quel
  criterio,  quel criterio  ha  funzionato.  E'  un  criterio,  si  è
  avvertita l'esigenza  di  introdurre un altro criterio, quest'altro
  criterio dice no,  ed  è  quello sposato dalla proposta di modifica
  per  il  Regolamento,  no,  allarghiamo  ai  gruppi  che  anche  se
  regolarmente costituiti sempre  a  norma del comma 2, perchè finchè
  non si modifica  il  comma  2  dell'articolo 23 possiamo fare tanto
  ragionale sul fatto  che  si  fanno tanti gruppi raccogliticci, che
  cinque, sei deputati  di  quest'Aula  eletti  in  liste  diverse di
  mettono  assieme,   è   un   fatto   che  tecnicamente  è  permesso
  dall'articolo 23.
       Su   questo   non   possiamo   ragionare,   sotto   condizione
  l'assemblaggio di deputati  che provengono da aree diverse, è sotto
  condizione soltanto quando  si chiede il gruppo in deroga ma quando
  si  costituisce  un  gruppo  in  prima  fase,  con  cinque,  questa
  condizione non esiste.
       Allora, si abbia  il  coraggio,  se si vuole affrontare questo
  tema di attaccarlo,  attaccando  l'articolo  23  e non l'articolo 4
  perchè lì è  il  nodo  del  problema.  Questo  è un altro criterio,
  quindi  non  come   norma  generale  astratta  ma  come  una  norma
  fotografia che guarda  essenzialmente al gruppo che si è assemblato
  attorno a Democrazia  Europea  e  al  gruppo  che  si  è assemblato
  attorno al Nuova  Sicilia,  perchè visto che quest'Aula comincia ad
  apprezzare le parole chiare, diciamolo chiaramente.
       Queste sono le  due  soluzioni  che  vengono portate avanti in
  quest'Aula con la  proposta  di  modifica  che viene avanzata dalla
  Commissione e che oggi è in discussione.
       Vi può essere  un  terzo  criterio,  il terzo criterio che noi
  proponiamo è  che  la rappresentatività negli assetti istituzionali
  riguardi tutti i gruppi parlamentari di quest'Aula che l'Aula o gli
  organi istituzionali, nella fattispecie, il Consiglio di Presidenza
  abbiano ritenuto  di  voler  costituire, vediamo perchè:  qualcuno,
  qua  dentro,  sa   dirmi   qual  è  la  differenza  tra  un  gruppo
  regolarmente costituito nei primi giorni dell'Assemblea e un gruppo
  che si è  formato  in  deroga  sul  piano istituzionale, quale è la
  differenza oltre l'ovvia  e  banale  della  consistenza,  qual è la
  differenza sotto il  profilo  politico,  il  gruppo  in deroga, una
  volta costituito, siede  con il suo presidente dentro la conferenza
  dei capigruppo,  il gruppo quindi partecipa alla organizzazione dei
  lavori d'Aula come qualsiasi altro gruppo, presenta gli emendamenti
  il presidente di  un  gruppo in deroga in quest'Aula con gli stessi
  diritti di un  presidente di gruppo regolarmente costituito che pur
  ha una consistenza maggiore.
       Non vi è  alcuna differenza dal momento in cui la deroga viene
  concessa in poi,  non  vi è nessuna differenza istituzionale tra un
  gruppo politico  costituito  in  deroga  e  un  gruppo regolarmente
  costituito.
       La differenza  sta  nel Regolamento attuale che attribuisce al
  gruppo   regolarmente   costituito   la   possibilità   di   essere
  rappresentato dentro al  Consiglio  di  Presidenza,  e al gruppo in
  deroga mai la  possibilità  di  essere  rappresentato nel gruppo in
  deroga.
       Ma ci si dice  e  gli  esperti demagoghi che si sono in questi
  giorni esercitati  nell'arte di denunciare l'aumento della spesa ci
  dicono:  se noi  accettassimo un principio per cui nel Consiglio di
  presidenza potessero essere rappresentati tutti i gruppi in deroga,
  non v'è dubbio  alcuno  che in quest'Aula avverrebbe una miracolosa
  moltiplicazione   dei   gruppi,   una  proliferazione  dei  gruppi,
  nascerebbero gruppi di  tutti  i colori e avremmo così un Consiglio
  di  Presidenza  con  almeno  quarantacinque  membri  visto  che  ci
  potremmo dividere a due a due
       Sono convinto  che  questo  secondo  problema  sia un problema
  serio, non tanto  e  non  solo  per  ragioni  di  spese, quanto per
  ragioni politiche.  Certo, per ragioni di spese, se la demagogia si
  è esercitata in quella direzione, si può fare sempre più uno.

   Presidenza del vicepresidente Fleres


                  PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES

       Onorevole D'Antoni,  la sua proposta ci convince: dimezziamo (
  questo è un  altro tema che dovremo affrontare, cioè la distinzione
  che si vuole fare fra membri del Consiglio di Presidenza di serie A
  e membri del  Consiglio  di Presidenza di serie B) dimezziamo tutte
  le indennità del  Consiglio  di Presidenza; ma poichè si può sempre
  fare  più  uno:   io  dico  più  uno;  togliamo,  per  esempio,  la
  possibilità delle  spese  di  rappresentanza dei singoli membri del
  Consiglio di Presidenza: mi  si  spieghi  cosa ha a che fare con la
  lettura del verbale  in Aula la possibilità che ha un Segretario di
  fare spese di rappresentanza  E, allora, togliamo anche le spese di
  rappresentanza    Vogliamo   ridurre   ancora  le  spese   Potremmo
  continuare, onorevole D'Antoni.

     CAPODICASA. Potremmo togliere l'indennità di parlamentare

     LIOTTA.  L'indennità di parlamentare non la possiamo togliere ai
  membri del  Consiglio  di  Presidenza, semmai dovremmo cominciare a
  dimezzarla  per   tutti  gli  altri  deputati;  cominciamo  a  fare
  demagogia anche  in  quella  direzione,  ragioniamo anche in quella
  direzione
       Il vero problema, dunque, non è l'aumento della spesa, bensì è
  quello politico  è  come  evitare  che  questo meccanismo diabolico
  stimoli la proliferazione dei gruppi all'interno di quest' Aula.
       Ed allora,  il  problema  non  sta  nell'articolo  4,  abbiamo
  sbagliato tutto,  abbiamo sbagliato l'impostazione, il problema sta
  nell'articolo 23, è  su  di esso che dobbiamo intervenire, è lì che
  dobbiamo modificare  lo  Statuto  perché  è nell'articolo 23, terzo
  comma, che si  stabiliscono le condizioni sulla base delle quali si
  può formare il gruppo in deroga.
       Onorevoli colleghi, ci  sono due cose che mi sorprendono nella
  proposta di  modifica  esitata  dalla  Commissione ...  L'onorevole
  Crisafulli si sta informando su quanto stia costando ai siciliani o
  su quanto costerà nei prossimo cinque anni.

     CRISAFULLI.  Mi  chiedevo  quanto  debbo  versare per fare parte
  dell'Ufficio di Presidenza

     LIOTTA. Non è  una  carica  che  si  possa acquistare, onorevole
  Crisafulli; i suoi tempi sono finiti
       Dicevo, la  questione  della  proliferazione  dei  gruppi è un
  problema  serio   e  si  deve  intervenire  sull'articolo  23,  non
  sull'articolo 4. E'  lì  che si pone il problema, su questo avremmo
  dovuto mettere mani  in  Commissione  per il Regolamento, ma non lo
  abbiamo fatto.
       Mi sorprendono due  cose della proposta che è al nostro esame.
  La prima è  che  mentre  dichiara  di  volere  recepire e di volere
  aderire alla norma  del Senato, di fatto la recepisce parzialmente.
  Se era quello  l'obiettivo  dichiarato bene, dobbiamo sapere che la
  norma del Senato  allarga  ai gruppi in deroga, mentre la norma che
  noi abbiamo  tirato  fuori  dalla Commissione Regolamento esclude i
  gruppi in deroga.
       L'altra questione riguarda più direttamente l'articolo 23.  Il
  Regolamento del Senato  pone una condizione per concedere la deroga
  ai gruppi e  prevede  che  i deputati che chiedono la deroga devono
  essere stati eletti  almeno  in  tre  regioni diverse e devono aver
  partecipato con una lista alla competizione elettorale in almeno 15
  regioni, l'articolo  23,  comma  3,  del nostro Regolamento interno
  prevede, invece, che  debbono essere eletti in due circoscrizioni e
  debbono far parte  di movimento o partito rappresentativo a livello
  regionale.
       E come ha  fatto  questo  Consiglio  di  Presidenza  finora  a
  verificare la rappresentatività a livello regionale di un movimento
  o di  un  partito?  Semplicemente  visionando  gli statuti;  voglio
  vedere  quale   associazione   condominiale   in   Sicilia  non  si
  autoattribuisca il ruolo di rappresentante di tutta la Regione
       Ogni  gruppo che  nasce  in  Sicilia  si  compone  con  questo
  obiettivo  fondamentale,   quello   cioè   di   essere  un  partito
  rappresentativo a livello regionale.  Di fatto io sono stato membro
  del Consiglio di Presidenza nei precedenti cinque anni:  ogni volta
  che abbiamo concesso  un  gruppo  in  deroga  con questa condizione
  l'unico elemento di verifica di questa condizione che abbiamo avuto
  è stato quello di  prendere  in esame gli statuti dei partiti o dei
  movimenti.
       Ebbene, aderire  alla  norma  del Senato significa intervenire
  sull'articolo  23,  Signor Presidente, non certamente sull'articolo
  4; bastava recepire  la  norma del Senato e noi lo abbiamo proposto
  con un nostro  emendamento  in  cui  diciamo:  "siano eletti in due
  circoscrizioni diverse i deputati che chiedono il gruppo in deroga,
  ma abbiano partecipato  con  un'unica lista o almeno ciascuna delle
  liste da  cui  provengono,  abbiano  partecipato  alla competizione
  elettorale regionale  in  almeno  sette  delle nuove circoscrizioni
  siciliane".
       Come vedete, questo  problema si può affrontare in molti modi.
  Si può affrontare realmente limitando la proliferazione dei gruppi,
  si può  affrontare  invece  favorendo  la proliferazione dei gruppi
  che, peraltro,  si  favorisce anche con l'attuale Regolamento senza
  introdurre ulteriori modifiche.
       Onorevoli colleghi, vi  invito  a riflettere su un aspetto: ho
  sentito qualche  deputato  che  lamentava che i segretari aggiunti,
  quelli  chiamati  a  far  parte  del  Consiglio  di  Presidenza  in
  rappresentanza dei  gruppi  che  non erano prima rappresentati, non
  potessero  in   alcun   modo   cambiare  gruppo  perchè  altrimenti
  decadrebbero, mentre i  segretari  o gli altri membri del Consiglio
  di Presidenza  avessero tale facoltà, potevano, cioè, conservare la
  carica. In realtà,  nella  dicitura  che  prenderemo  in esame tale
  possibilità è  ancora  lasciata  nell'ambiguità,  sta già accadendo
  adesso con  gruppi  regolarmente  formati che sono rappresentati in
  Consiglio di Presidenza  e  con  membri del Consiglio di presidenza
  con le valigie  in  mano che stanno andando a formare altri gruppi,
  questo sta avvenendo  in  questa  Aula   Non gridiamo allo scandalo
  circa i gruppi  in  deroga  che  ancora  non sono stati formati, il
  frazionamento   sta   avvenendo   dentro   i   gruppi  regolarmente
  costituiti, quelli  che  appositamente  si  sono  moltiplicati  per
  ottenere due rappresentanti nel Consiglio di Presidenza.
       Con quale  coerenza,  dunque, si denuncia lo spreco, l'aumento
  della spesa quando  in  realtà  si  voleva  affrontare  un  tema di
  equità, si voleva affrontare l'esigenza di dare rappresentatività a
  tutte  quelle  forze  politiche  che  effettivamente  esprimono  un
  portato culturale e politico omogeneo?
       Noi non  siamo  perchè  la  rappresentatività nel Consiglio di
  Presidenza verga allargato a tutti i gruppi tout court;  e tuttavia
  se dovessimo scegliere  fra questa strada e l'attuale condizione in
  cui soltanto chi ha aperto la campagna ingaggi entro i primi cinque
  giorni di  quest'Aula  può  essere  rappresentato  nel Consiglio di
  Presidenza ed invece gli altri che hanno disprezzato questa pratica
  devono restare fuori  dal  Consiglio  di Presidenza, se è questo il
  prezzo da pagare  per  la  coerenza  politica bene:  vorrà dire che
  staremo fuori dal  Consiglio  di  presidenza perchè il valore della
  coerenza politica non ha prezzo

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
  facoltà.

     LEONTINI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  quando  in
  quest'Aula si  vogliono  trovare  argomenti per non procedere nella
  direzione  di   modifiche   di  andazzi  precedenti,  di  abitudini
  precedenti o in  questo  caso di parti del Regolamento, si è sempre
  invocata come motivazione  la  necessità  di pensare ad una riforma
  più organica, più  strutturale, più approfondita e questa, a nostro
  avviso, è una posizione e una motivazione strumentale.
       Noi, oggi, ci siamo posti il problema della modifica di alcune
  parti  del  Regolamento,   sia  per  rendere  più  efficace  e  più
  funzionale  il   rapporto   tra   alcuni  importanti  organismi  di
  quest'Assemblea e  l'Aula,  sia  per rendere questi organismi, come
  l'Ufficio di Presidenza e le Commissioni, più rappresentativi della
  presenza politica  in  Aula,  seguita  al consenso democraticamente
  espresso dagli elettori.
       Abbiamo  fatto   ciò  pensando  proprio  a  quelle  parti  del
  Regolamento  che   oggi   meritano  di  essere  oggetto  di  questa
  attenzione,  perché   siamo   alle   prese   con   la  composizione
  dell'Ufficio di  Presidenza  e la costituzione delle Commissioni e,
  quindi, è questo  il  modo più utile, più concreto e più funzionale
  di porre i problemi visto che la modifica regolamentare formulata e
  proposta dalla Commissione si attiene alla necessità di chiudere in
  modo definitivo e  rispondente  ad  esigenze  di  funzionalità e di
  rappresentatività  la nostra attività sulla formazione dell'Ufficio
  di Presidenza e delle Commissioni.
       Quindi, è  speciosa  l'argomentazione che vorrebbe evitare ciò
  facendo riferimento alla  necessità  di mettere mano ad una riforma
  più strutturale, alla  quale noi vogliamo mettere mano e che sarà ,
  alla ripresa dei  lavori,  dopo  la  pausa  estiva,  uno dei motivi
  dominanti  del   dibattito   in  Aula  e  della  nostra  iniziativa
  parlamentare; in quel  caso dovremo mettere mano ad una riforma più
  approfondita, più organica, più sostanziale, perché  sono tanti gli
  aspetti  del  Regolamento  che  meritano  di  essere  sottoposti  a
  riforma, che  sono  suscettibili  di un adeguamento alle situazioni
  che nel  frattempo  sono  intervenute,  non ultime quelle derivanti
  dall'applicazione della nuova legge elettorale.
       Ma oggi, proprio  agli inizi della legislatura, da parte delle
  forze politiche, porsi  il  problema di modificare quelle parti del
  Regolamento che  disciplinano  la  composizione  e  la costituzione
  dell'Ufficio di Presidenza  e delle Commissioni, è il modo migliore
  per iniziare questo processo riformatore.
       E' speciosa  e demagogica anche l'argomentazione relativa alle
  spese.  Sono d'accordo  con  l'onorevole D'Antoni, anche se egli ha
  omesso di considerare che nella prima iniziativa di composizione ci
  si è ancorati  ad  un  comma  dell'articolo quattro del Regolamento
  interno che  comunque  salva  il  riferimento  alla  consistenza  e
  comporta la  necessità  di  calibrare  le  presenze  facendo sempre
  riferimento alla consistenza, quindi, in proporzione.  Anche questo
  costituisce un  argine  rispetto  al pericolo paventato dal collega
  Liotta, perché  comunque  non  stiamo  modificando quella parte del
  comma 2 nella  quale  si  fa  riferimento  alla rispondenza ed alla
  consistenza, e  quindi, questo potrebbe essere comunque un elemento
  che ci  sottrarrebbe, ci salvaguarderebbe, ci preserverebbe da quei
  pericoli di  allargamento a dismisura e di costituzione strumentale
  di nuovi gruppi cui faceva riferimento il collega Liotta.
       Il riferimento demagogico  alle spese è strumentale, se è vero
  che contestualmente  a  questo  ragionamento  i  colleghi che hanno
  addotto questa  motivazione  nella  loro  proposta  concreta  hanno
  detto:  'facciamo  salva  la  seconda parte della modifica proposta
  dalla Commissione e  depenniamo  la  prima  parte', cioè la seconda
  parte sarebbe  quella  relativa ai nuovi criteri sulla composizione
  delle Commissioni  e  degli  Uffici di Presidenza delle Commissioni
  come se l'allargamento degli uffici di presidenza delle Commissioni
  non comporterebbe esso stesso un aumento delle spese;  però, poichè
  dal punto di  visto  politico,  guardato  da  una  parte, tutto ciò
  sarebbe conveniente,  questa  argomentazione  non  si fa valere.  E
  allora, se ha  una  sua  motivazione, una argomentazione del genere
  dovrebbe  essere fatta  valere  anche  per  la  costituzione  e  la
  composizione degli uffici di presidenza delle commissioni.
       Invece, ho  sentito,  proprio da questi microfoni "salviamo la
  seconda parte della  soluzione  e depenniamo la prima parte"; tutto
  ciò è contraddittorio, è specioso, è demagogico
       E allora, ritengo  che in questo momento, mettendoci al riparo
  dalle posizioni  strumentali e demagogiche, dobbiamo fare il nostro
  dovere fino in  fondo,  cioè  attivare  questo  processo di riforma
  applicandolo ai due  momenti istituzionali che ci riguardano più da
  vicino:   la   costituzione   dell'Ufficio   di   Presidenza  e  la
  costituzione delle commissioni.
       Riterrei,  pertanto,  opportuno  chiudere  questa  discussione
  generale apprezzando  la  soluzione  elaborata  e  formulata  dalla
  Commissione per il  Regolamento  e  poi  dare  il tempo all'aula di
  riflettere  sulle  proposte  di  emendamenti  già  presentati,  per
  consentire all'aula  di chiudere questa prima attività riformatrice
  che sarebbe  importante  e  sarebbe  una  prima dimostrazione della
  capacità di  calibrare  gli  interventi  riformatori alle necessità
  politiche e istituzionali che in quest'aula si presentano.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole De Benedictis.
  Ne ha facoltà.

     DE   BENEDICTIS .   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,
  preliminarmente  vorrei   far   rilevare   che,  ad  ascoltare  gli
  interventi di coloro  i quali mi hanno preceduto, sembrerebbe quasi
  che in quest'Aula ci fossero alcuni arroccati alla conservazione di
  pregiudizi o di  posizioni  preconcette  e, per meglio dire, alcuni
  boia della libertà  che vorrebbero negare la libertà di espressione
  o di rappresentanza  a  tutti  i gruppi costituiti e, invece, altri
  che    vorrebbero   liberare   l'Assemblea   regionale   siciliana,
  finalmente, da questo  gioco capestro che per anni si è trascinata,
  vorrebbero liberarla da  questa sorta di oligarchia che è l'Ufficio
  di Presidenza.
       Io penso  che queste posizioni, rispettabili, che ho ascoltato
  con molta  attenzione,  ancorchè  con veemenza, qualche volta anche
  fuori luogo  espresse,  siano  posizioni  che personalmente, che il
  gruppo  cui   appartengo   e   che  molti  deputati  di  quest'Aula
  respingiamo per formazione, per tradizione e per convinzione.
       Detto questo,  ci sia consentito fare delle osservazioni, così
  come  è   lecito   e   doveroso   fare,  per  porre  all'attenzione
  dell'Assemblea,  ma  in   generale  di  coloro  i  quali  noi  oggi
  rappresentiamo, l'argomento  della  discussione dal nostro punto di
  vista.  Io lo farò  in  particolare  dal mio. Un punto di vista che
  non vuole essere  quello della speculazione in senso filosofico, di
  riflessione,   di   una   speculazione   istituzionale,  del  quale
  probabilmente  non   sarei   capace   e  che  comunque  non  voglio
  affrontare, ma un  punto di vista più semplicemente che è quello di
  chi ci ha eletti  e ci ha rappresentati, il punto di vista semplice
  dell'interesse  pubblico, dell'interesse della collettività che noi
  qui rappresentiamo.
       Da questo punto  di  vista,  forse,  è possibile esaminare con
  semplicità le questioni  che  abbiamo sul tavolo e, in particolare,
  due aspetti di  queste  che  probabilmente  sono cruciali: una è il
  nodo più  strettamente politico e l'altra l'aspetto più prettamente
  funzionale della proposta che abbiamo all'ordine del giorno.
       Io credo che,  come  è  stato  sottolineato, proveniamo da una
  elezione  che per  la  prima  volta  non  soltanto  ha  chiesto  ai
  siciliani di  votare  per  l'elezione  diretta  del  Presidente, ma
  questi presidenti hanno rappresentato coalizioni.
       Non v'è  alcun  dubbio,  e  potreste  certamente obiettarmi il
  contrario e  articolarmi  eccezioni  nel  merito,  che  comunque ai
  siciliani abbiamo dato  il  senso  di queste coalizioni e di questi
  raggruppamenti in cui  una  parte della presenza e del protagonismo
  dei  gruppi  veniva  ad  essere  stemperato.  Nulla  toglie  questo
  all'importanza politica  ed istituzionale che questi gruppi hanno e
  continuano ad avere,  ma  che  continuano ad avere nel solco di una
  riforma che certamente è in fieri, che certamente è in divenire,e d
  è  incompiuta,  che  certamente,  come  lo  stesso  intervento  del
  Presidente Lo  Porto,  nella  seduta inaugurale, ha precisato, deve
  essere completata. E  proprio  perchè  completata  è iniziata, e su
  questa bisogna continuare  con  segnali  chiari  e  non con segnali
  equivoci o segnali  che  non  potrebbero essere compresi, credo che
  l'elettorato non  comprenda  perchè  tanta  preoccupazione  di  non
  essere  rappresentati da  parte  di  gruppi  che  insieme  si  sono
  coalizzati e presentati,  hanno  chiesto il voto e hanno chiesto di
  votare un  candidato  presidente  che  non  apparteneva  al proprio
  gruppo politico.
       C'è,  a   mio   avviso,   in   questo   una  riflessione,  una
  responsabilità nel messaggio  politico che rischiamo di dare e che,
  a mio giudizio,  porta  a  visioni  distorte, che ci dobbiamo porre
  molto  seriamente;   e   molto   seriamente   non   vuol  dire  con
  prevaricazioni di idee o di posizioni:  tutte le posizioni che sono
  qui  rappresentate   sono  rispettabili,  ma  pensiamo  anche  alla
  posizione di chi  non  sta  qui  dentro  e, nella collegialità, noi
  rappresentiamo.
       Io credo  che  difficilmente  da  elezioni  svoltesi nel segno
  delle coalizioni noi  possiamo  spiegare  come  si  sia generato un
  Parlamento che, finora, sta parlando di frammentazioni e, comunque,
  sia difficile transitare  da una logica degli interessi generali ad
  un accreditamento  di  interessi  che davvero rischiano di sembrare
  soltanto particolari.
       C'è poi da  dire  che l'Ufficio di Presidenza - questo è stato
  sottolineato ed affermato  da  molti che mi hanno preceduto -non è,
  infatti,un organo politico  in cui i gruppi politici debbono essere
  rappresentati a  parlare  ed  esprimere  posizioni  politiche, è un
  organo      di     funzionamento,     di     mero     funzionamento
  tecnico-amministrativo e,  veramente,  chi  sta  fuori  ancora meno
  capisce perchè  tanta animosità nell'essere presenti all'interno di
  questo organismo.
       Volutamente sto lasciando da parte l'argomento costo, perchè è
  vero che può  prestarsi  a  letture  strumentali  e  demagogiche e,
  quindi, sto  facendo  questa  analisi  nell'ipotesi  di costo zero,
  oppure, se  volete,  nell'ipotesi,  che  mi  sembra  meritevole  di
  considerazione,  dell'assorbimento  dei  costi  generali  di questi
  eventuali deputati  in  più  all'interno  delle  spese  complessive
  attuali  dell'Ufficio  di  Presidenza.  Perchè  no?  Non  trovo  un
  motivo perchè questo non possa essere.
       Dunque, non è  questo  l'argomento che ci sta a cuore, ma dopo
  avere esaminato, alla luce di questo punto di vista, dell'interesse
  collettivo che  ancora  deve essere individuato in questa proposta,
  l'aspetto  politico,   mi   chiedo  veramente  quale  possa  essere
  l'aspetto funzionale e  cosa ne ricavi da questo punto di vista. Ne
  ricava certamente una  semplice  domanda che la gente si pone e che
  io pongo a  tutta  l'Assemblea  proprio  perchè  non mi so dare una
  risposta:  Quale  migliore  funzionalità  ne  avrebbe  l'Ufficio di
  Presidenza da questo allargamento?  Dico funzionalità perchè questo
  ci chiedono gli  elettori,  questo  ci  chiedono i siciliani che ci
  hanno eletto, cioè di funzionare meglio nel loro interesse.
       Sono  qui   a   chiedermi   qual   sia   il  miglioramento  di
  funzionalità, l'apporto  in più che questo ampliamento dell'Ufficio
  di Presidenza ci può produrre.
       Quindi, nessuna  posizione  preconcetta  di  sbarramento  o di
  mantenimento di status  quo, ma una domanda che ancora deve trovare
  risposta e  che  ritengo debba trovare risposta proprio all'interno
  di quello che  è  lo  spirito con il quale l'Assemblea regionale ha
  cominciato a funzionare, appunto quello di servire all'elettorato.
       Non a caso  mi  sovvengono  le  parole del Presidente Lo Porto
  nella sua relazione  inaugurale.  Proprio  in questa sede ha avuto,
  con parole che  abbiamo tutti apprezzato, un riferimento netto e si
  è detto di voler essere interprete delle tensioni civili, sociali e
  culturali che attraversano la realtà siciliana.
       Mi chiedo quali tensioni civili, sociali e culturali portino a
  tale richiesta e  quali tensioni l'hanno espressa e motivata.  Dice
  ancora il  Presidente  nella  sua  relazione inaugurale:  "Dobbiamo
  essere in grado  di  ascoltare e di sintonizzarci sui bisogni della
  gente essendo  consapevoli  della  rivoluzione  copernicana  che la
  modifica dello  Statuto con l'elezione diretta del Presidente della
  Regione  ha  introdotto".  Ecco,  quindi,  c'è  già  un  passaggio,
  un'incunabolo  di   risposta   nel   bisogno   di  legare  l'azione
  parlamentare  alla risposta  ai  bisogni,  ma  per  far  questo  di
  proseguire un percorso  che deve essere chiarito e completato e non
  contraddetto come a mio avviso rischieremmo di fare con la proposta
  che ci è stata chiesta di votare.
       Forse,  vale  la   pena  leggere  un  altro  passo  di  questa
  relazione,  interessante  perché  potrebbe  chiosare  quanto stiamo
  dicendo.  Dice ancora il Presidente:  "Sono i problemi della nostra
  terra, le  vocazioni,  l'impegno,  le  tensioni positive che devono
  trovare  ingresso  in  quest'Aula  sfuggendo  alle  tentazioni  del
  piccolo cabotaggio,  della  mera affermazione personale scollata da
  un disegno  complessivo  di  crescita  della società".  Sono parole
  dell'onorevole Lo Porto  che - ripeto - apprezziamo, condividiamo e
  che vorremmo sempre  confermate  in  ogni  passo e azione di questa
  nostra Assemblea.
       Allora, a fronte  di questa, invece, quali sono le motivazioni
  che sostengono la  proposta  che  è  stata presentata?  Semplici di
  analogia meccanica a quanto,  qui  è  detto  -  e vedremo che non è
  neppure vero fino  in  fondo  -  a  quanto  prevede  la  Camera dei
  Deputati e del Senato della Repubblica.
       Intanto, è fin  troppo ovvio osservare come il riferimento sia
  strumentale e non sia stato interamente recepito questo Regolamento
  dal momento che è negata la rappresentanza ai gruppi che per essere
  costituiti  hanno  bisogno  di  deroga.  Quindi,  in  sostanza,  ci
  troviamo dinanzi ad  una  modifica  del  Regolamento  in  corsa che
  prevede l'esito  di  questa  modifica.  Certamente,  non  posso non
  trovarmi  d'accordo,  io   ed  il  mio  Gruppo,  con  quanto  detto
  dall'onorevole D'Antoni  circa  il  bisogno  di  rappresentanza che
  avrebbe giustamente  preteso  e  meritato il suo Gruppo all'interno
  dell'Ufficio di  Presidenza,  dell'Ufficio  di Presidenza così come
  oggi   il   Regolamento   lo   prevede.   E'   altrettanto   ovvio,
  consentitemi,  osservare  che comunque l'esito dell'applicazione di
  quel Regolamento sia  stato un esito affidato al giudizio dell'Aula
  nel pieno dei  suoi  poteri  e  trasparenza  e  che  è  quanto meno
  discutibile contestare  l'esito  di  una applicazione di una regola
  modificandola a cose  fatte.  Capisco il bisogno e lo condivido, ma
  il metodo di porvi riparo è quanto meno anomalo.
       Detto  questo, mi  chiedo  se  sia  possibile  che  le  uniche
  motivazioni palesi che si adducono a sostegno di questa modifica di
  Regolamento siano  l'applicazione  del  Regolamento del Senato, cui
  per  altri versi  questa  Assemblea  è  equiparata  ma  che,  nella
  fattispecie, deve essere guardata con molta attenzione e "cum grano
  salis", come  diceva  l'onorevole  Capodicasa. Non possiamo "sic et
  simpliciter" applicare  norme  e  quantità  da  un'Assemblea  che è
  composta da 350  componenti  circa alla nostra e che si differenzia
  anche per numero  di sedute e di attività parlamentari.  Allora, se
  così è, consentitemi almeno di riflettere su ciò che avviene, oltre
  che al Senato e  alla Camera cui impropriamente - a mio avviso - in
  quest'occasione  si   sta  guardando,  anche  nelle  altre  regioni
  d'Italia.
       Mi chiedo e vi  chiedo  se vi siate mai accorti del deficit di
  democrazia che c'è  e ci sarebbe nelle altre regioni d'Italia ( non
  dico ciò per  sottolineare,  ma  semplicemente  per  ricordare a me
  stesso e pormi  ancora un'altra domanda che non trova risposta), mi
  chiedo e vi  chiedo  come sia possibile che tra le regioni d'Italia
  la nostra sia  quella  che  ha  l'Ufficio di Presidenza più folto e
  nutrito di tutte. Nessuna  Regione  in  Italia  ha  un  Ufficio  di
  Presidenza composto da  nove deputati o consiglieri come altrove si
  chiamano.  Perché  sia  argomento  di  riflessione: in Lombardia il
  numero dei componenti l'Ufficio di Presidenza è di 5 unità, incluso
  il Presidente;  lo  stesso  in  Toscana,  in Umbria, in Puglia, nel
  Veneto,  nella  Liguria;  addirittura,  in  Campania  l'Ufficio  di
  Presidenza è composto  da  quattro  unità,  6 unità nel Piemonte, 6
  unità nel Lazio.
       Allora è vero  che  noi  dobbiamo  guardare,  fino ad un certo
  punto, altrove ed  interrogarci  su noi stessi, però dobbiamo anche
  chiederci se è  proprio  vero  che  l'assenza di una rappresentanza
  completa e pedissequa  di tutti i gruppi costituisca, di per sè, un
  deficit di democrazia,  perché  se così è mi sembrerebbe strano che
  regioni con le  quali  non  sia  blasfemo  il  confronto, visto che
  abbiamo  l'orgoglio  di  essere  un  Parlamento  siciliano  che  ha
  tradizioni e specificità  tutte  proprie, ma comunque non è nemmeno
  irriverente  o   sminuente   osservare   in  confronto  qual  è  la
  funzionalità   dei  parlamenti,  delle  Assemblee  regionali  della
  Lombardia, della Toscana o di queste altre regioni che, certamente,
  non hanno minore dignità nè minore funzionalità.
       Allora si sappia che in queste regioni la media dei componenti
  dell'Ufficio di Presidenza  è di 5 unità. A fronte di tutto questo,
  io credo che  sia veramente poco spiegabile a me stesso, per primo,
  a noi che siamo  contrari  a  questa proposta, ma più in generale a
  chi da fuori  si  aspetta  da  noi risposte comprensibili e chiare,
  come sia possibile  sostenere  una  proposta  di questo genere che,
  probabilmente,  guarda   in   tutt'altra   direzione   e  ad  altre
  motivazioni.
       Io credo che  ce  ne sia abbastanza per invocare il buon senso
  di tutti noi e  per  fermarsi in tempo prima di commettere un gesto
  incomprensibile e  per rimandare una modifica certamente necessaria
  del Regolamento, come  prima  di me l'onorevole Capodicasa ed altri
  hanno sostenuto, ad  un momento che consenta un esame più organico,
  sereno e credibile  di  questa  proposta  nell'ottica  che  oggi la
  politica siciliana ci  chiede  e  che  la modifica dello Statuto ci
  imporrà.

     LO CURTO  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. E' iscritta  a  parlare l'onorevole Lo Curto.  Ne ha
  facoltà.

     LO CURTO .  Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel ritenermi
  questa sera  particolarmente  fortunata per avere arricchito la mia
  esperienza,  tra   l'altro   nuovissima,   di  deputato  di  questa
  Assemblea,  per  avere  potuto  assistere  a  questo  importante  e
  significativo dibattito  in  merito  ad  un  problema  che riguarda
  l'allargamento, per un  verso,  del  Consiglio di Presidenza e, per
  l'altro, la  modifica  del  Regolamento concernente la composizione
  delle Commissioni,  con  una rappresentanza nello stesso Ufficio di
  Presidenza che  va  riconosciuta alle opposizioni, ebbene mi chiedo
  se - fatta  questa premessa - sono stata troppo distratta in questi
  giorni o sono stata troppo attenta. Infatti, onorevoli colleghi, mi
  è  parso  di   capire   che   questa  modifica  del  Regolamento  e
  l'istituzione  della  relativa  Commissione  per  la  modifica  del
  Regolamento sia stata proprio voluta per consentire che questa sera
  si  votasse  e   si   procedesse   con  quella  speditezza  che  ci
  consentirebbe, certamente,  di  risparmiare  tempo,  che  non è una
  variabile di poco  conto  nella  economia anche monetaria di questa
  Assemblea, ma,  soprattutto,  ci  consentisse  di  procedere con la
  dovuta celerità nel  risolvere  quelle  questioni  che qui i gruppi
  hanno consentito di  facilitare  nella  misura in cui abbiamo, come
  Gruppo di Nuova  Sicilia, lasciato correre su una questione che già
  il Regolamento all'articolo  4  ci  consentiva di fare valere e che
  era la nostra  presenza  nel  Consiglio di Presidenza ritenendo che
  fosse utile  per  l'Assemblea,  conveniente e persino conducente, a
  proposito dell'allargamento  dei  Gruppi  costituiti, fare anche un
  passo indietro.
       Desidero   richiamare   l'Assemblea  ad  un  atteggiamento  di
  assoluta responsabilità rispetto ad un impegno che quest'Aula aveva
  assunto, cioè quello  di  procedere  questa sera con la celerità di
  cui parlavo prima e di avviare anche un dialogo con le opposizioni;
  dialogo  che   certamente   non  merita  di  essere  immiserito  nè
  immeschinito, così  come  tutto  il  dibattito,  su  questioni  che
  attengono alle indennità e alle eventuali prerogative ascrivibili a
  chi entra nel Consiglio di Presidenza.
       Pertanto, giacchè questa  è  la  serata utile, spero si voglia
  porre fine a  questo  dibattito  e  si pervenga ad una soluzione in
  tempi abbastanza europei,  come  è  giusto  che questa Sicilia, che
  questa Assemblea si attrezzi a percorrere;  diversamente il rischio
  è che ci  impantaniamo  in una discussione estremamente lunga, poco
  conducente e assolutamente improduttiva.
       Come gruppo di  Nuova Sicilia, esprimiamo la nostra assoluta e
  ferma convinzione  che l'allargamento del Consiglio di Presidenza e
  anche delle  vice  presidenze  alle  opposizioni  possa  essere  un
  elemento di maggiore stabilità che consentirà a questa Assemblea di
  potere esprimere l'esigenza di cambiamento che già è stata espressa
  con il voto  del  24  giugno.  Tengo a precisare che certamente qui
  siamo tutti dell'avviso  che il Governo debba fare la sua parte nel
  raccordarsi in  maniera  coerente  e congruente con l'Assemblea nel
  rispetto certamente dei  ruoli e nel rispetto di questa Istituzione
  che rappresenta la Sicilia tutta quanta.
       Non mi scandalizzo se questa sera il dibattito veda assente il
  Governo, soprattutto se  il  dibattito non è di interesse specifico
  nella fattispecie, mentre  ritengo  che  la  celerità  con la quale
  dobbiamo procedere  affinchè  si insedino le commissioni e affinchè
  si proceda a  dare  vita  e corpo al lavoro dell'Aula attraverso la
  costituzione delle  commissioni  sia  un fatto che determinerà quel
  raccordo stasera qui  invocato  con il Governo.  Tuttavia, senza le
  commissioni abbiamo,  credo,  una  difficoltà  anche  reale  perchè
  questo raccordo ci  sia,  sia visibile e sia coerente con l'impegno
  che l'Aula deve  assumere  nei confronti del Governo e da parte del
  Governo nei confronti  del popolo siciliano e dell'Assemblea che lo
  rappresenta.

     PRESIDENTE. Dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha facoltà.

     MICCICHE'.  Signor Presidente, onorevoli colleghi sono dell'idea
  che questa  discussione  debba  arrivare  ad  una conclusione molto
  positiva  per  i  lavori  d'Aula,  perchè  credo  che  non  bisogna
  rimandare sia la  discussione  che  la  votazione  alla ripresa dei
  lavori.  Credo che a settembre questa Assemblea dovrebbe essere nel
  pieno delle sue  funzioni per affrontare una serie di temi che sono
  stati pubblicizzati,  propagandati  durante, dopo e anche in questi
  giorni da parte del Governo. Aprendo il giornale leggiamo annunzi a
  destra e a manca: si farà questo, si farà quell'altro;  ma è chiaro
  che se non  si  completeranno questi organismi, se questi organismi
  non  saranno nel  pieno  delle  loro  funzioni,  si  sarà  trattato
  soltanto di  proclami.  Personalmente  ritengo che questi organismi
  debbano essere più  democratici.  Credo che la proposta di modifica
  del Regolamento dovrebbe  essere  molto  più aperta di quella che è
  stata presentata.  Ritengo  che alcuni componenti della Commissione
  Regolamento che hanno votato favorevolmente alla modifica avrebbero
  dovuto fare un ragionamento a 360 gradi.  Che cosa intendo.
       E porto un esempio.  Qui ci sono due presidenti candidati alla
  Regione, l'onorevole  Orlando,  che  ho  sostenuto,  e  l'onorevole
  D'Antoni.  Ebbene,  questi  due  schieramenti  che  hanno perso per
  essere valida  la  loro candidatura dovevano essere presenti almeno
  in cinque  province,  diversamente  la loro candidatura nelle liste
  provinciali non era valida.
       La legge Tatarellum,  che  è  stata  resa  operante  anche  in
  Sicilia attraverso la legge costituzionale, come mai all'articolo 1
  della legge 43  cita: "La presentazione della lista regionale deve,
  a pena  di  nullità,  essere  accompagnata  dalla  dichiarazione di
  collegamento con  almeno  un gruppo di liste provinciali presentate
  in  non  meno   della   metà   delle  province  della  Regione  con
  arrotondamento all'unità  superiore".  Cioè  a  dire  doveva essere
  presente  in cinque  province.  Mi  dovete  spiegare  come  mai  il
  legislatore  ha   posto   un   limite,   per   essere   valida  una
  presentazione, di un  candidato presidente e quindi ha dato massima
  rappresentatività anche a quelle formazioni minori che non potevano
  e non sono  riusciti,  mettiamo  caso,  a  essere  presenti in nove
  province ma in  cinque.  Questo  che  significa  che  c'è  stato un
  riconoscimento di  ampia democrazia, di partecipazione anche per le
  liste minori, anche per raggruppamenti politici minori.
       Ora che la  stragrande  maggioranza dei gruppi che sono qui, e
  io faccio riferimento  al  mio  gruppo che non è un gruppo sparuto,
  non è un gruppo  regionale, ma è un gruppo che fa riferimento ad un
  movimento politico nazionale,  ora  che noi siamo stati eletti, non
  credo  che   coloro   che   hanno   proposto  quell'emendamento  al
  Regolamento hanno fatto una valutazione diciamo in linea con questa
  legge, con il  Tatarellum  che dà la possibilità di essere presente
  in una competizione elettorale.
       Se si è presenti in una competizione elettorale e si è ammessi
  perché si rispettino  le  regole, non si capisce perché nel momento
  in cui  questa  formazione  o  queste  formazioni abbiano raggiunto
  questo obiettivo,  hanno superato questo obiettivo si pongono degli
  ostacoli.  Secondo me  è un artificio e dico invece che l'artificio
  che  è  stato   creato  per  altri  gruppi  che  non  hanno  queste
  caratteristiche ma hanno ben altre caratteristiche;  che sono state
  messe lì per raggiungere determinati obiettivi;  mi pare che si sta
  facendo un torto alla ragione.
       Per questo chiedo  ai  deputati  che  nel  momento  in  cui si
  andranno a presentare degli emendamenti possano essere valutati non
  sotto l'aspetto della  convenienza.  Io  credo che la furbizia alla
  fine non paga mai, non  è  facendo queste cose che si è furbi, si è
  belli e domani  si vince.  Anche se noi come gruppo di Rifondazione
  comunista sventuratamente  non  avessimo la possibilità di avere la
  deroga,  agiremmo  di  conseguenza,  faremmo  la  nostra  battaglia
  democratica, però,  statene  certi  che  faremmo  valere  le nostre
  ragioni  in  tutte   le   sedi.  Non  è  una  minaccia,  ma  è  una
  considerazione e  questo  lo  dico  principalmente  ai compagni DS.
  Quelli di Rifondazione  comunista  non  sono  come qualcuno dice "i
  fratelli cattivi", quelli  che  hanno  il dente avvelenato; noi non
  abbiamo alcun  dente  avvelenato.  Noi  abbiamo  fatto  parte della
  coalizione di Orlando, abbiamo sostenuto Orlando con coerenza e con
  dignità e, soprattutto,  con  correttezza  e  lo  faremo  anche nel
  momento in cui  ci  dovessimo  trovare  in una situazione di enorme
  difficoltà;  anche dopo  questa  sconfitta, per noi non si è chiuso
  un capitolo e se  ne è aperto un altro, perchè è chiaro che abbiamo
  sostenuto quella  battaglia  perchè  in  quella  battaglia  noi  ci
  credevamo. Speriamo di  crederci ancora, quindi dico ai compagni DS
  di lasciare un  momentino i problemi interni, le difficoltà interne
  che attraversano il loro partito e di andare verso una composizione
  più politica e meno partitica.

     PRESIDENTE. E'  iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha
  facoltà.

     BARBAGALLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  desidero
  svolgere soltanto qualche breve considerazione, anche perchè questo
  dibattito non mi appassiona. Pensavo di parlare di altri argomenti,
  invece, siamo  costretti  ad  occuparci  di  Regolamento  e  quindi
  manterrò  il   mio  intervento  nell'ambito  di  alcune  brevissime
  considerazioni.
       L'esigenza   di   modificare   il   Regolamento  è  largamente
  avvertita; si  pone  un  problema  di  adeguamento  complessivo del
  Regolamento alla nuova  realtà istituzionale che per la prima volta
  ha previsto,  tra  l'altro, l'elezione diretta del Presidente della
  Regione. Si tratta,  pertanto,  di una rivisitazione organica e non
  di una modifica parziale limitata all'ampliamento dei segretari nel
  Consiglio di  Presidenza  dell'Assemblea.  Dietro  tale modifica si
  nascondono ragioni  politiche  della  maggioranza  che  al  proprio
  interno deve risolvere  il  problema  di qualche gruppo che pur non
  avendo, sulla base  del risultato elettorale, i requisiti per poter
  partecipare al  Consiglio  di  Presidenza,  a  seguito  di adesioni
  successive,  ha   raggiunto   il   numero  sufficiente  per  potere
  partecipare al Consiglio di presidenza.
       Il problema della  rappresentanza di tutti i gruppi politici o
  almeno di  quelli che sulla base dell'attuale Regolamento ottengono
  la deroga è  reale;  nessuno  credo può impedire a questi gruppi di
  avere la  propria  rappresentanza.  E'  stato assunto, tuttavia, un
  percorso quanto meno  singolare:  per  la  prima volta l'Ufficio di
  Presidenza,  anzicchè   concedere   le   deroghe,   ha  pensato  di
  subordinare la propria scelta alle decisioni che la Commissione per
  il Regolamento ha assunto  con  il  disegno di legge che ci è stato
  sottoposto.
       E'  stata   adottata  una  decisione  che  non  privilegia  la
  rappresentatività   dei   diversi   gruppi.   La   proposta   della
  Commissione prevede,  infatti,  la presenza dei gruppi parlamentari
  costituiti e non  di  altri  che  avrebbero certamente diritto alla
  deroga alla  luce delle previsioni dell'attuale Regolamento; non si
  tiene conto,  infatti, del risultato elettorale, ma piuttosto della
  capacità  legittima   di   alcuni   gruppi   di   aggregare   altri
  parlamentari.
       Noi non  proponiamo  un  allargamento  a dismisura, poniamo il
  problema di una  riflessione  più generale in sintonia con le nuove
  esigenze del Parlamento regionale.  La fretta in questo caso non ha
  alcuna  logica;   non  succede  nulla  rispetto  alla  funzionalità
  dell'Assemblea se  qualche  gruppo  viene rappresentato con qualche
  mese  di  ritardo.   Si   pone   un   problema   che   riguarda  la
  rappresentatività di  tutti  i  gruppi  regolarmente costituiti, ma
  anche di valutazione dei percorsi politici di ciascun parlamentare.
  Può succedere, ad  esempio,  che  un deputato aderisca ad un gruppo
  per consentire allo stesso di esprimere la propria presenza in seno
  al Consiglio di Presidenza e subito dopo aderire ad un altro gruppo
  senza che ciò  comporti  la  decadenza del componente entrato a far
  parte dell'Ufficio di Presidenza.
       In questo momento è oltretutto necessario riconoscere il ruolo
  del leader della  minoranza che deve avere gli strumenti per potere
  esercitare il proprio  ruolo  sulla  base di una legittimazione dei
  cittadini ed anche di una previsione normativa.
       La maggioranza  avrebbe  potuto  risolvere  i  propri problemi
  facendo, come  è  stato  fatto  nella  scorsa  legislatura, qualche
  concessione ad  uno  dei  gruppi  parlamentari costituiti. Fare una
  modifica che  affronti  soltanto  il  problema dell'ampliamento del
  Consiglio di  Presidenza sarebbe sbagliato, poiché  non si terrebbe
  conto della necessità di modifiche quanto meno di pari importanza.
       I cittadini aspettano  un confronto serio sulle cose da fare e
  sui problemi da risolvere.
       Le  dichiarazioni   di   questi   giorni  sulla  modifica  del
  Regolamento, sulla  modifica  delle deleghe, sui deputati supplenti
  sono certamente  meno  rilevanti  delle tante emergenze, purtroppo,
  presenti nella realtà siciliana.
       Il  ruolo   dei   segretari   nell'Ufficio   di  Presidenza  è
  assolutamente  marginale.   La   democrazia  si  difende  dando  la
  possibilità, ad esempio,  a ciascuna forza politica di esprimere la
  propria opinione  sui  contenuti programmatici del Governo Cuffaro.
  Non si trova  il tempo per conoscere quale idea di Regione vogliamo
  insieme  costruire e  si  trova  il  tempo,  invece,  soltanto  per
  ampliare l'Ufficio di Presidenza
       Si pone un  problema  di  priorità,  di chiarezza e di cultura
  politica. A chi  ha accusato la Margherita di volere costituire dei
  gruppi per  ottenere due posti nell'Ufficio di Presidenza, desidero
  ricordare che  con dodici deputati avremmo avuto diritto ugualmente
  a due posti.  Nessuno  comunque  vuole  fare  le  barricate  su una
  questione certamente secondaria. Poniamo in primo luogo il problema
  di una modifica  del Regolamento più radicale e più in sintonia con
  l'attuale tendenza istituzionale.
       Il disegno di  legge  in  questione  può  in  ogni caso essere
  migliorato, attraverso appositi emendamenti.
       Chiedo, pertanto,  al Presidente il rinvio dell'esame ai sensi
  dell'articolo 112 del Regolamento interno.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato.
       Ne ha facoltà.

     SPAMPINATO. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, farò mia la
  sollecitazione dei  colleghi  di  essere  particolarmente  brevi  e
  sicuramente, signor Presidente,  non  mi  sono  offeso quando mi ha
  indicato  con  il  nome  di  un  altro  deputato;  la  cosa  mi  ha
  inorgoglito, non mi ha sicuramente offeso.
       Le   considerazioni   saranno  particolarmente  brevi,  perché
  effettivamente pensavo di partecipare ad altro tipo di dibattito.
       Permettetemi  nell'introduzione  un'ovvietà a questo punto del
  dibattito, ma mi  corre  l'obbligo  di  riproporre la posizione già
  espressa in sede di Commissione Regolamento.
       E' chiaro  che  l'ovvietà  fa  riferimento  all'esigenza, alla
  necessità che abbiamo, appunto, espresso in Commissione Regolamento
  di porre  all'ordine  del  giorno,  preliminarmente,  una  modifica
  complessiva del Regolamento.
       L'onorevole Acierno, se non sbaglio, ha fatto riferimento alla
  possibilità che  questa tredicesima legislatura sia una legislatura
  costituente e  che  tale possibilità dipenderà esclusivamente dalla
  nostra volontà.
       Credo non sia il migliore degli esordi quello di proporre oggi
  all'Assemblea  regionale  una  modifica  sicuramente  limitata  per
  quanto riguarda  i  contenuti  e  altrettanto  sospetta  per quanto
  riguarda i tempi.
       Probabilmente, nel  dibattito  il  punto  centrale  l'ha posto
  l'onorevole Lo Curto  e  probabilmente  ha  sbagliato  il gruppo di
  Nuova Sicilia a non imporsi in quel determinato momento.
       Il  problema  andava  posto  ad  inizio.  Dare  attuazione  al
  Regolamento significava,  in  quel  caso,  proporre  la presenza di
  tutti i gruppi regolarmente rappresentati all'interno del Consiglio
  di Presidenza.
       Le  lagnanze  riguardano  esclusivamente  la  possibilità,  la
  necessità, secondo noi,  di  produrre un adeguamento a quella che è
  stata la modifica  introdotta  dalla  legge costituzionale n. 2 del
  2001. Anche qua  un'ovvietà:  è  questa  la  vera novità del nostro
  sistema istituzionale.  Tale modifica istituzionale ha prodotto una
  modifica della forma  di governo e ritengo che proprio dal rapporto
  tra governo e parlamento si dovesse partire.
       Concordo   perfettamente   con   quanto  detto  dall'onorevole
  D'Antoni.   E'  quanto   meno   strano   che,   a   quasi  un  mese
  dall'insediamento,  ancora   non   si  ipotizzi  un  dibattito  sul
  programma del governo regionale.
       Noi abbiamo  apprezzato  l'iniziativa  che  è  stata  soltanto
  ipotizzata, ritengo  anche  realizzata  dal  Presidente  di  questa
  Assemblea, di invitare  al più presto il governo in questa Aula per
  presentare le linee programmatiche della sua attività.
       Ritengo che  non  debba  essere  una  gentile  concessione del
  governo venire, su invito del Presidente dell'Assemblea, a riferire
  all'Assemblea  regionale,   ma   deve   essere  qualcosa  che  vada
  necessariamente regolamentato.
       Abbiamo letto  dai resoconti giornalistici, d'altra parte, che
  il Presidente Cuffaro  si  impegna a venire in quest'Aula a rendere
  conto dell'attività del  governo.  E' necessario per poter fare una
  serena valutazione, è  necessario, appunto, che ci dica prima quali
  sono i temi del suo programma di governo.
       In commissione  abbiamo  posto  un  altro tema. Ritenevamo che
  fosse necessario, anche  a decoro di questa Assemblea, per non dare
  la sensazione  che si volesse soltanto produrre una moltiplicazione
  delle poltrone, cercare  di  dare  un minimo di organicità a questa
  riforma del Regolamento.
       Ecco perchè in  Commissione, ma lo rifaremo anche con appositi
  emendamenti che  presenteremo,  riteniamo che sia essenziale che si
  dia  attuazione   regolamentare   ad   una   norma  che  ha  natura
  costituzionale, e mi riferisco a quanto è previsto dall'articolo 41
  ter  del   nostro   Statuto   così   come  modificato  dalla  legge
  costituzionale  2/2001,  che  configura  la  figura  -  scusate  il
  bisticcio - del deputato capolista della coalizione di minoranza.
       Qua non bisogna  inventare  nulla,  Presidente. Qua - ripeto -
  dare  attuazione   regolamentare   ad  una  norma  che  ha  valenza
  costituzionale.  Presenteremo  altri  emendamenti  alla proposta di
  legge che  non  condividiamo  perchè  riteniamo  esistano sia delle
  carenza  di   natura   giuridica  sia  delle  sviste  tecniche  che
  cercheremo, attraverso gli emendamenti, di eliminare.

     PRESIDENTE. Grazie,  onorevole  Spampinato.  Mi scusi ancora per
  il  lapsus   di  poc'anzi  che  le  confesso  essere  assolutamente
  freudiano, dato che  la  sua  presenza  in  quest'aula  mi  ricorda
  antiche e comuni militanze.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  mai inizio di legislatura è stato
  così travagliato per la formazione del Consiglio di Presidenza come
  questo.
       Vorrei richiamarmi  in  modo  rigoroso  al  Regolamento  e far
  valutare all'Aula, anche ai gruppi di maggioranza, se ritengono che
  quello che l'Aula  ha  approvato  nei  giorni scorsi sia conforme a
  quanto dettato dal Regolamento.
       Il   Regolamento,   al   punto   4,   recita:   "Avvenuta   la
  proclamazione,   il  Presidente  si  insedia  immediatamente  nella
  carica. L'Assemblea  procede  quindi, nella seduta successiva, alla
  elezione di due  vicepresidenti,  tre questori e tre segretari.  In
  relazione a  tale  adempimento  il  Presidente  eletto esperisce le
  opportune   iniziative   affinchè   i   gruppi  parlamentari  siano
  rappresentati nell'Ufficio  di  presidenza  in modo da rispecchiare
  nel numero  e  nelle  attribuzioni  degli  incarichi la consistenza
  relativa ad ogni singolo gruppo".
       Quale era la  situazione al momento in cui si è proceduto alla
  elezione del  Consiglio  di  Presidenza?  I gruppi costituiti erano
  quelli che sono entrati nel Consiglio di Presidenza e oltre ad essi
  c'erano i gruppi di Nuova Sicilia e di Sicilia democratica.
       In  quella  fase,  il  Presidente  dell'Assemblea,  mantenendo
  invariato  il   numero   di   nove,  avrebbe  dovuto  garantire  la
  rappresentanza di  tutti  i gruppi parlamentari, ivi compresi Nuova
  Sicilia e Sicilia democratica. Questo non è stato fatto.
       Si potrebbe obiettare:  non  è  stato  fatto per ingenuità del
  Presidente?  Non è  stato  fatto  perchè  c'era  una  pressione dei
  gruppi parlamentari tendente comunque ad inserire lo status proprio
  dentro il Consiglio  di  Presidenza?  O,  come  è  sembrato ai più,
  l'intenzione  di   volere   a  tutti  i  costi  comunque  procedere
  all'allargamento del  Consiglio  di  Presidenza  perchè,  in questo
  modo, venivano  preservati  e garantiti un numero di rappresentanti
  consistente di ogni singolo gruppo.
       Cosa si  sarebbe  potuto verificare, Presidente? Che il gruppo
  di Forza Italia e il gruppo del CCD-CDU avrebbero dovuto rinunciare
  ad una  propria  rappresentanza  per  permettere  la rappresentanza
  proporzionale  in   rapporto   conforme   a  quanto  stabilito  dal
  Regolamento.
       Non c'era  quindi  alcune necessità di allargare. Essendoci un
  contrasto interno nei gruppi di maggioranza è nata l'esigenza di un
  ampliamento. Da  qui  nasce  l'esigenza dell'ampliamento che non è,
  quindi,  per rispecchiare un'esigenza di rappresentanza democratica
  ma  per  rispondere   ad   una   esigenza   interna  ai  gruppi  di
  maggioranza...

     LEONTINI. E' un conflitto interno alla vostra coalizione

     SPEZIALE. Io  considero,  sulla  base  del  Regolamento,  che il
  Presidente dell'Assemblea,  che doveva esperire tutte le iniziative
  per garantire  una  rappresentanza  proporzionale  nel Consiglio di
  Presidenza...

     CINTOLA. Non è proporzionale, è in rapporto alla consistenza dei
  gruppi.

     SPEZIALE.  Onorevole Cintola, proporzionale dice il Regolamento.
  Essendo sorta  un'esigenza  interna  ai  gruppi  di maggioranza, si
  tende adesso a  dilatare  il  Consiglio di Presidenza, tranello nel
  quale involontariamente,  spero,  sono  caduti  anche  gli  amici e
  compagni di Rifondazione comunista.
       Da qui nasce la prima nostra opposizione all'ampliamento.  C'è
  stato un colpo di mano, da parte della maggioranza, di non esperire
  tutti i tentativi  per permettere a tutti i gruppi, in quella fase,
  di potere essere presenti nel Consiglio di Presidenza.
       La seconda questione  è la natura del Consiglio di Presidenza.
  Il  Consiglio   di   Presidenza,   è   stato   ribadito  qui  anche
  dall'onorevole Capodicasa, ha un carattere amministrativo che serve
  soltanto ad  amministrare  l'attività  interna  del  Parlamento,  a
  verificare lo  stato  giuridico  dei  parlamentari,  insomma ha una
  capacità soltanto di carattere organizzativo.
       Per questa ragione  a  me  sembra  eccessiva  la richiesta che
  viene formulata oggi di modifica del Regolamento.
       Viene obiettato che  così  è  stato  fatto  al Senato. Ora io,
  colleghi, essendo curioso  per natura e volendo rispondere a questa
  domanda che molti  colleghi mi hanno posto nel corso del dibattito,
  dell'adeguamento al Senato, ho voluto chiedere al Senato sia qual è
  il numero dei  rappresentanti  in  questo  momento nel Consiglio di
  Presidenza, sia qual è lo status dei rappresentanti.
       Il Senato, che  è  composto  da  315 rappresentanti, in questo
  momento ha  un  presidente, ovviamente, quattro vicepresidenti, tre
  Questori,  e   otto  Segretari.  Sono  complessivamente  sedici  su
  trecentoquindici.
       Se   dovesse   intervenire   la   modifica  regolamentare  noi
  arriveremmo a  quattordici,  forse  quindici, forse anche sedici su
  novanta parlamentari.  Non  penso,  onorevole  Cintola  e onorevoli
  colleghi  della maggioranza  che  questo  sia  stato  in  testa  ai
  pensieri dei siciliani  quando  hanno  votato  per il Polo.  Che la
  questione principale che  si sono posti e in che modo era possibile
  ampliare l'Ufficio di  Presidenza  per  garantire  uno status e una
  condizione ai singoli parlamentari.
       La  seconda   questione  che  voglio  sollevare  è  lo  status
  giuridico del rappresentante del Consiglio di Presidenza al Senato,
  e lo voglio  dire  non  perché  voglio  ricorrere  al  moralismo di
  maniera, ma  perché  voglio dire se dobbiamo adeguarci, adeguiamoci
  integralmente rispetto al Senato.  La condizione è questa.
       Ci sono tre  Questori  che non possono ricorrere agli esterni,
  possono ricorrere solo  a personale del Senato.  Cioè il segretario
  del Questore non  è  un  esterno  come nella nostra fattispecie.  I
  Questori  al  Senato   non   hanno  diritto  né  alla  macchina  né
  all'autista.  Non  hanno  diritto né  alla macchina né  all'autista
  neanche i Segretari  del  Senato,  perché  lì c'è un parco macchine
  per cui si  possono  utilizzare  le  macchine soltanto per muoversi
  dentro Roma o  per andare dall'aeroporto al Senato o dalla stazione
  al Senato.
       C'è una  condizione  generale  che è profondamente modificata.
  Proprio per evitare  che poi qualcuno poi richiami il moralismo per
  garantire questa conformità.
       Perché  c'è una  pressione?  La  pressione c'è in larga misura
  perché  qui la condizione di Segretario dell'Assemblea, di Questore
  dell'Assemblea mantiene  uno  status  e una condizione generale che
  permettono  al   deputato   di   recitare   non  una  funzione,  ma
  un'apparenza, un potere che altrimenti non avrebbe.
       Cosa c'entra  tutto  questo  con  i processi di trasformazione
  regolamentare?   Me   lo  domando.  Lo  chiedo  ai  tanti  colleghi
  parlamentari eletti  nel  centrodestra  che  questa  sera  o domani
  dovranno votare  la  modifica del Regolamento.  Cosa c'entra questo
  col bisogno  di  cambiamento,  con l'ansia di cambiamento?  Avremmo
  dovuto, si, e  su  questo  saremmo  stati  d'accordo  affrontare il
  carattere di modifica  innovativo  di  un  Regolamento che in larga
  parte considero obsoleto.  Per  la parte che riguarda, per esempio,
  la possibilità che viene data di ritardare l'approvazione di norme,
  di ritardare l'approvazione  di  leggi,  che  dà  la  possibilità a
  gruppi piccoli di  esercitare una funzione di ricatto nei confronti
  di chi deve  governare  dentro  il  Parlamento,  cioè permettere di
  modificare quelle  parti  regolamentari  che  possono accelerare la
  produzione   legislativa   dell'Aula,   rendere   alta  la  qualità
  dell'attività legislativa di  fronte  al  Paese  e  di  fronte alla
  Sicilia.
       Invece, ci  siamo  immiseriti  dentro  una  questione  che non
  depone positivamente di  fronte  ai  siciliani.  Ed  è  la  ragione
  principale per cui  noi  ci  siamo  opposti.  Non  perché  vogliamo
  mortificare il  sacrosanto  diritto  alla  rappresentanza dentro il
  Consiglio   di   Presidenza   di  Gruppi  regolarmente  costituiti,
  onorevole  D'Antoni,   perché  questa  è  stata  modificata  da  un
  atteggiamento arrogante della maggioranza...

     CINTOLA. Non della minoranza.

     SPEZIALE...   non  della  minoranza,  perché  la  minoranza  col
  meccanismo e  le  modalità  di  votazione,  caro onorevole Cintola,
  visto  che lei  mi  richiama,  le  modalità  di  votazione  essendo
  limitate a due voti,  a  uno  per  i  vicepresidenti,  a  due per i
  Questori e i Segretari davano diritto di fatto alla minoranza, metà
  della maggioranza ad un componente, l'altro componente andava sulla
  base   dell'iniziativa   esperita   dal  Presidente,  concordata  e
  assicurata alle minoranze, a Nuova Sicilia e a Sicilia Democratica,
  cosa che non avete  fatto per le ragioni che ho prima detto, perché
  al vostro interno  sono  nati  tanti  e  tali  contrasti che pur di
  sopperire ad essi  avete dilatato trascurando il vostro rapporto di
  immagine con la  Sicilia.  Non è un buon inizio, signor Presidente.
  Anzi ci troviamo di fronte ad un inizio che considero assolutamente
  sbagliato. Avete i  numeri  per  farlo, ma noi abbiamo il dovere di
  denunziare dentro  il  Parlamento,  ma anche di fronte all'opinione
  pubblica un  atteggiamento  arrogante  della maggioranza che non ha
  niente a che  vedere  con gli elementi moralistici che qui venivano
  sollevati.  Nessuno di  noi  ha sollevato problemi di moralismo, ha
  sollevato un problema  di democrazia vera, che viene umiliata dalla
  maggioranza,  non  dalla  maggioranza e dall'opposizione, onorevole
  D'Antoni.
       Lei, ogni volta  rischia  di guardare in modo indistinto, deve
  cominciare a convincersi  che c'è una responsabilità primaria e che
  solo la  maggioranza  poteva  garantire  la  vostra  rappresentanza
  dentro il Consiglio  di  Presidenza  dell'Assemblea ed è cosa che è
  possibile  fare,  non  utilizzando  lo  strumento  dell'ampliamento
  indefinito, ma facendo dimettere componenti del CCD, CDU e di Forza
  Italia e di  garantire  a  Nuova Sicilia... Sulla base dei rapporti
  proporzionali ne tocca uno a noi... facendo dimettere un componente
  di Forza Italia  ed  un componente del CCD, CDU dentro il Consiglio
  di Presidenza e  soddisfare  -  senza ampliare - la giusta esigenza
  posta dalle forze politiche minori.
       Poi c'è un'altra questione che io ritengo corretta: quella che
  è stata sollevata  circa  la  possibilità  di  autorizzare  anche i
  Gruppi in deroga  che  abbiano  le  caratteristiche  di  Gruppi  in
  deroga,  però,  che  non  vengano  utilizzati  strumentalmente  per
  favorire ed accontentare  qualche amico che è dentro una coalizione
  perché,  ovviamente,  Rifondazione  Comunista ha le caratteristiche
  per essere autorizzato  come  Gruppo  in  deroga, essendo il quarto
  partito del Paese.
       Il quarto partito,  non  si  tratta  di  un  partito che nasce
  dall'oggi al  domani,  che  utilizza  bene  i meccanismi elettorali
  dovuti al "Tatarellum" per cui ha una rappresentanza casuale dentro
  il Parlamento siciliano.  Si tratta di un partito che è strutturato
  nella società italiana, che è presente nella società italiana e che
  qui ha diritto  di una titolarità per cui, in questa fase, soltanto
  in questa occasione si potrebbe pensare ad una deroga per il gruppo
  di Rifondazione Comunista.
       L'uso  strumentale,  invece,  del  Regolamento,  finalizzato a
  esigenze della  maggioranza,  introduce nel Parlamento siciliano un
  precedente che io considero pericoloso.
       Per queste ragioni noi ci siamo opposti e ci opporemo.

     PRESIDENTE.  Non  essendoci  altri  colleghi iscritti a parlare,
  pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 8
  agosto 2001, alle ore 18.00 con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Fleres


      - DISCUSSIONE   DELLE  PROPOSTE  DI  MODIFICA  DEL  REGOLAMENTO
        INTERNO DELL'ASSEMBLEA (DOC.I) (Seguito)

       La seduta è tolta alle ore 21.15.

       (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 23.50)