PRESIDENZA del **PR
Presidenza del presidente Lo Porto
La seduta è aperta alle ore 18.18
FERRO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente.
SPEZIALE. Signor Presidente, il nominativo dell'onorevole Zago
non risulta inserito fra i componenti la IV Commissione, al suo
posto è stato erroneamente inserito il nominativo dell'onorevole
Panarello.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, con le predette rettifiche il
verbale è approvato.
Comunico, ai sensi dell'articolo 31 del Regolamento interno,
che insedierò le Commissioni legislative permanenti e la
Commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
delle Comunità Europee dalle ore 10.00 alle ore 11.00 di domani,
mercoledì 8 agosto 2001.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, che nel corso della presente seduta potrà procedersi a
votazioni mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Lo Porto
DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI MODIFICA DEL REGOLAMENTO INTERNO
DELL'ASSEMBLEA. (DOC. I)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Discussione delle
proposte di modifica del Regolamento interno dell'Assemblea. (Doc.
I).
Presidenza del presidente Lo Porto
PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO
ACIERNO. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella seduta
precedente l'Aula ha proceduto, nel pieno rispetto del nostro
Regolamento, alla elezione delle Commissioni legislative permanenti
e della Commissione CE. Mi permetto di sollevare due questioni in
ordine all'avvenuta elezione delle Commissioni, nonchè alla
lettera, a firma dell'onorevole Orlando, di cui è stata data
lettura all' Aula.
Per quanto concerne le Commissioni legislative permanenti,
regolamentate dagli articoli 62 e 62 bis, io mi permetto di farle
notare che detti articoli fanno ancora parte di quella che era
l'organizzazione della nostra Assemblea prima che intervenisse la
nuova legge elettorale.
Infatti, come lei potrà notare, le Commissioni legislative
permanenti sono sei, cinque delle quali composte da tredici membri
e una, la Commissione Bilancio, composta da quindici membri. Il
totale dei componenti delle Commissioni è 80.
Con la nuova legge elettorale il Presidente della Regione non
viene più eletto da quest'Assemblea, bensì direttamente dal popolo
ed i componenti della Giunta possono anche essere membri non
appartenenti all'Assemblea. Ciò crea un problema che ritengo vada
affrontato alla riapertura dei lavori, dopo la pausa estiva,
convocando la Commissione per il Regolamento, perchè potrebbe
verificarsi che il Presidente della Regione nomini tutti assessori
esterni a quest'Assemblea e, di conseguenza, che vi siano deputati
dell'Assemblea regionale che non possono esercitare il mandato
parlamentare, non avendo posto nelle Commissioni legislative. E'
questa la prima questione che mi permetto di sollevare.
La seconda questione, che a mio avviso è ancora più grave,
riguarda la lettera, a firma dell'onorevole Orlando, di cui è stata
data lettura all' Aula.
L'onorevole Orlando le ha chiesto e lei, signor Presidente, ha
accettato - a mio avviso come un fatto di grande etica politica, in
quanto quella lettera aveva soltanto il senso di una divergenza
all'interno dei gruppi di minoranza - con grande rispetto per la
figura politica che l'onorevole Orlando rappresenta in
quest'Assemblea, la richiesta di un componente dell'Assemblea
regionale di non partecipare ad alcuna Commissione legislativa.
L'articolo 36 del Regolamento interno prevede che l'assenza
ingiustificata dalle Commissioni legislative e reiterata senza
motivo fa scattare la decadenza del deputato. Lei, a mio avviso,
signor Presidente, sempre col massimo rispetto, credo non possa
accettare un precedente di questa portata perché domani
rischierebbe di ricevere cinquanta, sessanta lettere da singoli
rappresentanti di quest'Assemblea che decidono di non appartenere
ad alcuna della Commissioni legislative; il che significa, di
fatto, bloccare l'Assemblea regionale.
Questo è un precedente, a mio avviso, gravissimo che potremo
risolvere allorquando la Commissione per il Regolamento modificherà
l'articolo 62 sul numero dei componenti delle Commissioni
adeguandolo alla mutata legge elettorale.
Inviterei pertanto l'onorevole Orlando, proprio per evitare
che in quest'Aula si crei un precedente di tale portata, a ritirare
quella richiesta, dando modo alla Presidenza comunque di indicarlo
come componente di Commissione legislativa in quanto è un
diritto-dovere del deputato regionale. Poi, se riusciremo a
modificare questa parte del Regolamento, sono convinto che
all'interno della minoranza si potrà trovare un assetto che
consentirà all'onorevole Orlando di esprimere al meglio le sue
capacità politiche.
PRESIDENTE. Le osservazioni dell'onorevole Acierno hanno una
loro fortissima attualità; l'argomento, però, andava sollevato
quando si è proceduto alla votazione per l'elezione delle
Commissioni. Abbiamo superato questo passaggio, siamo ad altra
seduta con altro ordine del giorno. Ma poiché le sue osservazioni
sono molto importanti, assicuro l'onorevole Acierno e tutta l'Aula
che convocherò la Commissione per il Regolamento per questa e per
tutte le altre iniziative di riforma che si rendono necessarie,
peraltro quasi unanimemente rivendicate. Aggiungo che, oltre alla
Commissione per il Regolamento, è prossima la costituzione della
Commissione per lo Statuto alla quale sarà demandata tutta la
materia dell'adeguamento alle nuove leggi elettorali e alla
legge-voto.
CINTOLA. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che noi
non possiamo andare avanti nella discussione per due ordini di
motivi. Il primo è, e mi appello al Regolamento in quanto siamo
chiamati a dare una valutazione e quindi a decidere...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Cintola, a quale discussione si
riferisce? Per quanto riguarda il richiamo dell'onorevole Acierno
per me la discussione è conclusa, a meno che non si riferisca
all'ordine del giorno.
CINTOLA. Abbiamo un ordine del giorno, secondo cui dobbiamo
discutere delle proposte di modifica del Regolamento interno; non
possiamo fare retromarcia ogni volta che iniziamo le sedute. Anche
se le argomentazioni del collega Acierno hanno la loro validità e
saranno apprezzate o non apprezzate, però, intanto noi abbiamo un
regolamento che ci dice che ora parliamo delle norme regolamentari
che la Commissione ha portato per l'esame dell'Aula.
ccanto a questo, signor Presidente, c'è un fatto più grave:
noi non possiamo continuare in assenza del Governo. Il Governo è
"latitante" ed in assenza del Governo quest'Aula non può discutere.
Il Regolamento lo dice in termini precisi e puntuali, per cui
è necessario il richiamo. Se c'è un Assessore che prende posto al
banco del Governo, noi siamo regolarmente in condizione di potere
andare avanti.
Volevo aggiungere, tuttavia, che io un dubbio ce l'ho su
quello che è stato espresso, sul fatto, cioè, che l'onorevole
Orlando debba far parte di una Commissione perché così è previsto
dal Regolamento; ma da lì a pensare che possa decadere soltanto
perché non è componente di una commissione, credo sia veramente
fuori luogo.
ORLANDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ORLANDO. Signor Presidente, devo ringraziare il collega Acierno
perché è preoccupato del fatto che io debba svolgere nel modo
migliore la mia attività e l'onorevole Cintola che è preoccupato
che io continui a far parte di questa Assemblea. Ringrazio
entrambi i colleghi per questa attenzione, ma desidero far presente
che il richiamo dell'onorevole Acierno all'assenza dalle
Commissioni presuppone, a norma di legge, che qualcuno faccia parte
di una Commissione.
Si può essere "assenti" se si è "presenti" - scusi il gioco di
parole - non si può imputare l'assenza a chi non fa parte
formalmente di un organo collegiale.
Il secondo passaggio che mi sembra doveroso ricordare è che io
ho ritenuto doveroso, con questa mia scelta che mi è consentita,
richiamare che esiste un problema istituzionale che è anche un
problema politico, ma che è un problema politico-istituzionale di
un deputato che, a norma della Costituzione, terzo comma, articolo
41 ter - mi riferisco al testo novellato della legge costituzionale
n. 2 del 2001, viene qualificato "deputato capolista della
coalizione di minoranza".
Io sono qui soltanto a questo titolo, non sono qui in quanto
deputato scelto in una delle liste provinciali. Mi sembrava
doveroso, con la scelta che ho fatto, richiamare questo aspetto.
Faccio presente che, non essendo nè nelle condizioni di
minorità nè nelle condizioni di difetto di equilibrio tra i
contraenti, non si può pensare che sia "indisponibile" il mio ruolo
in questa Assemblea, perché, come è noto, "il divieto di disporre
dei propri diritti è soltanto per coloro che sono soggetti a
tutela" e non è il mio caso - almeno fino adesso - "e di coloro i
quali sono contraenti deboli" e vengono garantiti da norme in
quanto non possono disporre dei loro diritti.
Non versando voi, ed io con voi, in alcuna di queste
condizioni, non si può invocare, così come ha invocato l'onorevole
Acierno, la "indisponibilità" di un ruolo all'interno di questa
Assemblea.
Con riferimento al tema di possibili contrasti all'interno
della coalizione di minoranza, mi permetto di dire, a nome della
intera coalizione di minoranza, che questi non esistono; tanto non
esistono che mi è stato consentito dalla stessa coalizione di
minoranza di non far parte di alcuna Commissione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, devo dedicare due minuti a
questo dibattito su questioni regolamentari molto irrituali
rispetto all'ordine del giorno che occupa questa seduta.
Questi problemi sono reali, lo abbiamo già detto; andavano
posti, però, nel momento in cui è sorto il problema della
costituzione delle Commissioni e della votazione relativa.
PRESIDENZA del **PR
Presidenza del presidente Lo Porto
RIPRENDE LA DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI MODIFICA DEL
REGOLAMENTO INTERNO DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA (DOC. 1)
PRESIDENTE. Riprende la Discussione delle proposte di modifica
del Regolamento interno dell'Assemblea Regionale Siciliana (Doc.
1).
Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la discussione generale.
A me tocca introdurre l'argomento con una relazione che
troverete scritta nel testo che precede il vero e proprio
articolato, ma che voglio sinteticamente puntualizzare.
Come tutti sappiamo, abbiamo avuto di fronte l'interpretazione
dell' articolo 4 del Regolamento interno che, per quanto chiaro
sia, si presta ad una esigenza di chiarimento e di
puntualizzazione. Naturalmente, sul piano politico è inutile
negare che tutto parte da una legge elettorale che, anziché
razionalizzare e semplificare, ha finito con il complicare il
quadro politico generale. Sono nate nuove formazioni politiche, si
sono costituiti i nuovi gruppi parlamentari e occorreva sicuramente
introdurre delle modifiche. Le modifiche che introduciamo
all'articolo 4 e all'articolo 31 sono dettate le prime dal nuovo
quadro politico che è nato dalle ultime elezioni regionali, le
seconde da un'esigenza di omogeneità rispetto al Parlamento
nazionale, sia Camera che Senato, dal momento che l'Assemblea non
aveva mai introdotto il diritto, democraticamente sacrosanto, delle
minoranze di essere rappresentate in seno agli uffici di presidenza
delle commissioni.
Dichiaro aperta la discussione generale sulle proposte di
modifica al Regolamento interno.
CRISAFULLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, chiedo scusa a lei e all'Aula,
ma desidero farle notare un particolare. Penso sia doveroso, prima
di iniziare la discussione generale, che venga insediata la
Commissione per il Regolamento, per consentire la valutazione degli
emendamenti, per esprimere il parere sugli stessi. Credo sia
necessario perchè sono stati presentati emendamenti e deve esserci
una commissione che aiuti il Presidente; diversamente corriamo il
rischio di scaricare sul Presidente ...do che sia necessario perchè
ci sono emendamenti, ci sarà una commissione che dovrà aiutare il
Presidente a far bene il lavoro d'Aula altrimenti corriamo il
rischio di scaricare sul Presidente...
PRESIDENTE. Questo è vero, ma per la discussione generale non
occorre.
CRISAFULLI. Non è così, signor Presidente: prima di cominciare
la discussione generale va insediata la Commissione.
PRESIDENTE. Invito i componenti la Commissione per il
Regolamento a prendere posto al banco delle commissioni. Tuttavia,
onorevole Crisafulli, non vedo proprio la necessità di un
adempimento del genere considerato che siamo soltanto alla
discussione generale.
Dichiaro aperta la discussione generale.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il
richiamo al Regolamento, ancorché improprio, fatto dall'onorevole
Acierno - e dirò ora perchè improprio - ci riconduca alla
discussione che abbiamo avuto in Commissione Regolamento intorno
alla esigenza che l'Aula si occupi al più presto di una modifica
organica del Regolamento per adeguarlo alla nuova realtà
istituzionale ed elettorale.
Credo sia ormai assolutamente indilazionabile questo
appuntamento perchè non si può procedere per singole
interpretazioni del Regolamento, per estensioni, ampliamenti
dettati dalla necessità contingente e non invece dall'esigenza di
dare uno strumento all'Assemblea regionale per potere regolare i
propri lavori, la vita interna dell'Assemblea.
Il caso sollevato dall'onorevole Acierno più che sottolineare
questa esigenza, richiama una particolarità di questa Assemblea
rispetto alle precedenti che l'onorevole Orlando che con il suo
intervento ha ancor più sottolineato. Cioè siamo in una Assemblea
che ha eletto con voto diretto il Presidente della Regione e che ha
eletto i suoi componenti con un voto maggioritario. C'è, quindi,
dentro quest'Aula una porzione di questo Parlamento che è stata
eletta perché una coalizione, che si è presentata al giudizio
degli elettori, è risultata vincente e ha portato con sé dentro
l'Assemblea regionale siciliana un premio di maggioranza che, già
di per sé, dice della particolare situazione istituzionale in cui
ci troviamo.
Non ottemperare a quello che io ritengo quasi un obbligo
costituirebbe sarebbe un grave ritardo per l'Assemblea e sarebbe
opportuno che già fin da ora, a conclusione anche di questa seduta,
venga indicato un tempo entro cui la Commissione Regolamento esiti
un proprio disegno organico di modifica del Regolamento e lo
sottoponga all'Aula affinchè lo approvi.
Il caso dell'onorevole Orlando - mi permetto di fare una
precisazione che credo gli Uffici possano confermare - non è
l'unico caso di parlamentare che non ha fatto parte di commissione.
In passato l'onorevole Turi Lombardo rifiutò per parecchio tempo di
fare parte, per una questione interna al proprio Gruppo, di
commissioni parlamentari. Certo però se il problema venisse
portato alle estreme conseguenze - così come l'onorevole Acierno
faceva nel suo intervento - ciò potrebbe comportare un serio
problema di funzionalità, ma, a quel punto, credo che debba essere
la politica a sciogliere nodi, anche di carattere istituzionale,
che si potrebbero presentare.
Non ci può essere, a mio giudizio, un obbligo di natura
coercitiva ad esercitare un diritto, però il problema in qualche
modo esiste; la Commissione Regolamento, quando andrà ad
affrontare le modifiche generali, dovrà porsi anche questo
problema.
Intanto, però, l'episodio ci dice, signor Presidente, quanto
sia errata la scelta che è stata fatta da parte della maggioranza,
anche con il consenso di alcuni Gruppi dell'opposizione, di
procedere alla modifica dell'articolo 4 e dell'articolo 31 del
Regolamento senza dare vita ad un serio dibattito intorno alla
modifica organica dello stesso.
Noi stiamo procedendo all'esame e alla modifica di due
articoli del Regolamento senza tenere conto di un contesto che
rischia di comportare, proprio perché non aderente alla nuova
realtà, qualche problema alla ripresa dell'attività parlamentare.
Noi eravamo per questa prima ipotesi: cioè l'ipotesi di
procedere subito ad un esame globale, organico del Regolamento; se
i tempi non erano ritenuti, diciamo, idonei ad affrontare una
materia così delicata, i tempi che ci sono dati, quelli da qui alla
chiusura della sessione estiva, sarebbe stato opportuno
soprassedere e riaprire l'attività dell'Assemblea regionale
siciliana in settembre proprio con l'esame del Regolamento e la sua
modifica organica.
Perché non lo si è voluto fare? Non perché se ne ravvisi
l'inutilità dal momento che anche lo stesso Presidente
dell'Assemblea, sia introducendo i lavori, che in sede di
Commissione Regolamento, ha condiviso questa esigenza; l'ha
condivisa il Presidente, l'ha condivisa l'intera Commissione al
punto che conclusivamente, anche se non con un voto formale ma con
un'accordo verbale, la Commissione ha deciso, auspice il Presidente
dell'Assemblea, di tornare sull'argomento nel periodo autunnale.
Quindi siamo tutti d'accordo sulla necessità di rivisitare il
Regolamento.
Allora ci chiediamo: perchè partire subito con la modifica
dell'articolo 4 e dell'articolo 31? Posso ancora capire l'articolo
31, considerato che la funzionalità delle Commissioni che si
andranno ad insediare domani, in qualche modo, e la composizione
degli Uffici di presidenza delle commissioni richiederebbero, ove
ci fosse un accordo, ove la maggioranza di questa Assemblea dovesse
condividere la scelta che a maggioranza la Commissione Regolamento
ha fatto, di procedere all'integrazione degli Uffici di presidenza
attraverso l'elezione di un secondo vicepresidente da assegnare ai
Gruppi dell'opposizione.
Per quanto riguarda l'articolo 4, noi siamo in presenza di un
organismo, qual è il Consiglio di Presidenza dell'Assemblea, già
formalmente costituito a norma di Regolamento, nella pienezza della
sua funzionalità, con le regole che fino a questo momento
presiedono alle scelte che l'Assemblea deve fare in relazione alla
composizione di questo organismo. Sappiamo - il Presidente ce lo
ha detto in più riprese ed in più occasioni - che è nato un
problema politico, non c'è un'esigenza istituzionale, tecnica,
oserei dire, perchè il Consiglio di Presidenza si allarghi. Il
Presidente ha detto che c'è un'esigenza politica sollevata da
diversi Gruppi parlamentari che ritengono di dovere concludere
questa fase della sessione estiva con l'ampliamento del Consiglio
di Presidenza.
Lei sa, signor Presidente, perchè lo abbiamo detto in più
occasioni anche nella Commissione Regolamento, che il Gruppo al
quale io appartengo è contrario a questo ampliamento, perchè, a
nostro giudizio, ciò non si giustifica se non con le ragioni
politiche che sono state adombrate dall'intervento del Presidente e
poi anche dicimamo dai "pour parler" che ci sono dentro e attorno a
quest'Aula. C'è un problema di collocazione di alcuni componenti
dei Gruppi che appartengono alla maggioranza; c'è un problema di
assetti, se ho capito bene, tant'è che questo problema nasce oggi
ma era già stato posto nella precedente legislatura proprio
all'inizio e poi ancora verso la fine della legislatura. La
Commissione Regolamento era stata interessata a questo argomento
perchè evidentemente c'è una spinta da parte di Gruppi e di singoli
parlamentari a far parte del Consiglio di Presidenza, suppongo per
ragioni di status visto che il Consiglio di Presidenza, così come è
composto oggi, è in grado di funzionare perfettamente e nel passato
nessuno ha avuto modo di lamentarsi della sua funzionalità; altra
cosa sono il contenuto e le scelte che esso ha adottato.
Signor Presidente, non voglio riprendere il problema sollevato
dalla stampa e avvertito anche dall'opinione pubblica circa l'onere
finanziario aggiuntivo che l'ampliamento del Consiglio di
Presidenza comporterebbe, anche se questo è un problema; tuttavia,
tradurre la nostra posizione in una posizione banalmente
finanziaria, in un momento come questo, sarebbe un errore.
Noi abbiamo posto un problema legato al carattere del
Consiglio di Presidenza. Alcuni Gruppi, non tutti ma alcuni si,
hanno motivato, anche in Commissione Regolamento, la necessità
dell'ampliamento eccependo l'esigenza della rappresentatività
dell'Organo, della rappresentatività dei Gruppi presenti in questa
Assemblea, cosa che a mio parere è impropria.
Il Consiglio di Presidenza, io ne ho fatto parte in passato,
più o meno so di che cosa normalmente si occupa: si occupa dello
status dei parlamentari, dei problemi del personale,
dell'organizzazione dei Gruppi, della vita di questo Palazzo, e non
credo che il Consiglio di Presidenza debba avere funzioni di
rappresentanza in quanto tale.
Come dice il Regolamento, il Presidente opera in modo tale da
potere concludere la discussione sulla composizione dell'Organo con
l'obiettivo di rappresentare il più possibile i Gruppi
parlamentari, non dice "tutti i gruppi", perché ovviamente non era
questa l'intenzione dell'Assemblea quando lo ha votato e quando in
più occasioni è tornata a modificare il Regolamento lasciando
quella parte invariata.
Viene meno secondo noi il problema della rappresentanza dei
Gruppi parlamentari dentro quell'Organo, che è un organo
amministrativo, che non è né un Organo istituzionale, nel senso di
rappresentanza parlamentare, né un Organo che ha funzioni di
rappresentanza esterna dell'Assemblea, in quanto la rappresentanza
esterna dell'Assemblea è riservata unicamente al Presidente e non
all'Organo in quanto tale; proprio per queste ragioni, allora,
viene meno secondo noi il motivo principale che spinge alcuni
gruppi a chiederne l'allargamento, cioè il motivo della
rappresentanza.
Caduto questo motivo, che non può ovviamente essere invocato
per le ragioni che ho detto, rimane il problema puro e semplice di
una presenza assicurata a tutti i Gruppi dell'Assemblea regionale
siciliana, forse per ragioni di status o anche per ragioni di
tutela dei singoli Gruppi parlamentari all'interno del Consiglio di
Presidenza.
Solo così io riesco a dare un'interpretazione nobile della
spinta che viene in questo momento e cioè appunto l'esigenza di
tutela dei Gruppi. Ma noi sappiamo, signor Presidente, che i
Gruppi parlamentari, in qualche misura, sia quelli più grossi che
quelli meno numerosi, sono rappresentati - non tutti ma la grande
parte - in Consiglio di Presidenza; io credo allora che non ci sia
scelta del Consiglio di Presidenza che possa ledere i diritti di un
Gruppo parlamentare, ancorché Gruppo di minoranza.
C'è ovviamente un problema che abbiamo anche affrontato in
Commissione Regolamento e che viene sollevato da coloro i quali
auspicano l'allargamento del Consiglio di Presidenza e riguarda il
cosiddetto parametro con il Senato: cioè il riferimento che
normalmente, per prassi o anche per norma, in questo Parlamento si
fa alla normativa che regola la vita del Senato della Repubblica.
Ora, io credo che ci sia una differenza che ha portato in
passato, e ancora oggi, a recepire il parametro con il Senato da
parte dell'Assemblea regionale siciliana sempre cum grano salis,
non è mai stato un adeguamento secco. Immaginate cosa dovesse
significare l'adeguamento dell'Assemblea regionale, per quanto
riguarda, per esempio, lo status dei Gruppi parlamentari, al
parametro con il Senato: ci sarebbe una lievitazione dei costi
stratosferica, non sopportabile. Oppure, per tutto ciò che
concerne alcuni aspetti dello status dei senatori che non è stato
recepito in passato per ragioni di opportunità e che anche in
questo caso, a mio giudizio, deve tenuto presente.
Perchè il parametro con il Senato non può essere invocato per
ragioni di convenienza, deve essere invocato e, quanto più
possibile, recepito tenendo conto delle condizioni in cui noi
operiamo.
Siamo un piccolo Parlamento, con 90 componenti: il Senato è
composto da un numero di 315 senatori più i senatori a vita:
parliamo di una istituzione che è quasi quattro volte numerosa
rispetto a quella dell'Assemblea regionale siciliana.
E se, nel caso del Senato, l'ampliamento del Consiglio di
Presidenza, dando la rappresentanza ai Gruppi parlamentari ma non a
tutti, può essere giustificato per numero di sedute del Senato che,
rispetto a quelle dell'Assemblea regionale siciliana, sono in
rapporto di 1 a 10, sia per numero di componenti del Senato che è
quattro volte superiore, a mio avviso dobbiamo avere anche in
questo caso la saggezza di contemperare una esigenza di ampliamento
con la condizione oggettiva di questo Organo.
Ma io vorrei far notare che la scelta della Commissione del
Regolamento - lo dirà poi forse anche qualche componente del Gruppo
di Rifondazione comunista - non recepisce il Regolamento del Senato
per questa parte in modo secco: fa una distinzione, recepisce solo
una parte del Regolamento del Senato a proposito dell'ampliamento.
Per esempio, non prevede l'allargamento per i Gruppi in deroga che
- dice il Regolamento del Senato - possono essere ammessi solo nel
numero massimo di due oltre quelli di diritto.
Questa scelta in questo caso non si è voluta fare: sorge
chiaramente a questo punto il sospetto che ci sia una intenzione
politica nella scelta, cioè c'è una precisa ispirazione nella
scelta che si è fatta, anche nel recepire il Regolamento del
Senato, che noi non condividiamo.
Allora, onorevole Presidente, io concludo questo intervento
perchè il tempo è scaduto, ribadendo la nostra contrarietà, e vi
risparmio ulteriori considerazioni che volevo svolgere visto che il
tempo non c'è più: c'è un problema di decenza dell'Organo, di una
sua governabilità; c'è un problema di rispondenza tra l'Organo e
l'Assemblea regionale siciliana, da un punto di vista numerico;
c'è un problema di incongruenza con l'attività parlamentare (il
numero di sedute che questa Assemblea normalmente tiene durante un
anno); c'è un problema di costi. Io non so valutare: c'è chi dice
che un posto di Segretario nel Consiglio di Presidenza comporti un
onere aggiuntivo di 500 milioni l'anno. Io non sono bravo a fare
questi conti e non li voglio neanche fare però, certamente, per
esigenze che non sono tecnicamente e, dal punto di vista
parlamentare, giustificate, andare incontro ad una spesa così
sostanziosa così sostanziosa, a mio avviso, non è consigliabile.
Pertanto, signor Presidente, ribadisco il nostro parere
contrario al testo che ci è stato sottoposto. Poi, ci
pronunzieremo sui singoli emendamenti che altri Gruppi hanno voluto
presentare e sui quali esprimeremo il nostro punto di vista.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema della
modifica del Regolamento dell'Assemblea regionale siciliana,
relativamente agli aspetti connessi con la composizione
dell'Ufficio di Presidenza, è stato più volte posto all'attenzione
di quest'Assemblea nelle ultime legislature, sicuramente in tutte
quelle alle quali io ho avuto l'onore e l'onere di partecipare.
Al centro della richiesta che è pervenuta, di volta in volta,
da gruppi del centrodestra, così come da quelli del centrosinistra,
c'era sempre l'esigenza di una rappresentatività il più possibile
diffusa nell'organismo di gestione dei lavori di questo Parlamento.
Certo, alcune delle considerazioni che fa l'onorevole
Capodicasa sono condivisibili, ma penso che le sue preoccupazioni
possano essere superate se il testo riesce ad esprimere le
caratteristiche di grande chiarezza, generalità ed astrattezza
nella sua applicazione e, soprattutto, se permette di contenere
l'operazione all'interno di un perimetro numerico compatibile sia
con le esigenze della politica, sia con le esigenze di funzionalità
ed anche di composizione del Parlamento stesso.
Credo che, nell'insieme, la proposta che è stata esitata dalla
Commissione per il Regolamento sia una proposta equilibrata, che
tiene conto della generalità e dell'astrattezza nella sua
applicazione, nel senso che non guarda alle esigenze di qualcuno,
piuttosto che a quelle di altri. Guarda, invece, alla opportunità,
che certamente va colta, di consentire ai diversi gruppi
parlamentari regolarmente costituiti di essere presenti in questo
organismo. Altrettanto per le parti che riguardano le commissioni,
non c'è dubbio che anche in questo caso il tema è stato più volte
posto, soprattutto dall'opposizione.
Ricordo che l'onorevole Capodicasa più volte, in Conferenza
dei capigruppo, aveva posto, in passato, il problema della presenza
negli uffici di presidenza delle commissioni di rappresentanti
dell'opposizione.
E' un problema che ha certamente grande dignità politica,
anche dal punto di vista dell'espressione di ciascuna posizione in
questo tipo di organismo, che col tempo merita pure di essere
rivisitato, soprattutto nei rapporti con l'Aula.
E' opportuno che in un futuro si guardi ad una maggiore
funzionalità delle Commissioni, maggiore funzionalità che deve
servire pure per accelerare i lavori d'Aula, anche per far sì che
il lavoro svolto nelle Commissioni abbia senso compiuto.
Molte volte le Commissioni non sono sufficientemente
frequentate dai deputati perchè il lavoro che esse svolgono viene
stravolto nel Parlamento a causa dell'attuale disciplina dei
rapporti tra le Commissioni e l'Aula, dell'attuale disciplina nella
presentazione degli emendamenti, nella discussione dei testi che
vengono, di volta in volta, esitati dalle Commissioni medesime.
E, allora, certamente, quello che stiamo compiendo è un passo
avanti; sicuramente non è un passo decisivo ma è un passo avanti
che ci consente di essere più in linea con le esigenze della
politica, della rappresentatività dei diversi gruppi, ma anche
della funzionalità e della visibilità politica degli schieramenti.
Procediamo in direzione di quella che è la scelta di natura
elettorale che vede fronteggiarsi due schieramenti principali o
comunque due blocchi: quello della maggioranza e quello
dell'opposizione. Nel nostro caso l'opposizione è un po' più
variegata, presenta degli aspetti diversi perché, come tutti
sappiamo, non c'erano soltanto due candidati che si fronteggiavano
ma ce n' erano tre. Quindi ci troviamo di fronte ad una opposizione
articolata ma sicuramente, relativamente al problema che stiamo
affrontando, è un'opposizione che va vista nel suo insieme e nel
suo insieme va considerata l'esigenza di visibilità e di
rappresentatività.
Dunque, credo che l'intenzione della Commissione per il
Regolamento sia stata positiva, sia stata sufficientemente
ponderata almeno per le parti che riguardano i temi di cui stiamo
discutendo.
Certo, forse la fretta, forse l'esigenza di rispettare gli
impegni assunti e dunque di portare rapidamente in Aula un testo ha
provocato qualche svista, qualche incoerenza rispetto al testo
originario del Regolamento, ma l'attività dell'Aula serve proprio
per correggere queste sviste che sono alcune di natura formale,
altre di natura sostanziale.
So che sono stati presentati alcuni emendamenti da più gruppi
politici (compreso il mio) e dal sottoscritto e credo che
un'approfondita analisi di questi emendamenti ci consentirà di
individuare le soluzioni migliori che tengano conto dell'esigenza
della politica, dell'esigenza di funzionalità di questo Parlamento,
della necessità che ci sia una rappresentatività adeguata delle
diverse forze politiche.
Parla un deputato che in passato ha fatto parte di gruppi di
minoranza, così come ha fatto parte di gruppi di opposizione, così
come ha fatto parte del Governo, e dunque certamente comprende le
esigenze di tutti avendo di volta in volta rappresentato le diverse
posizioni che in questo Parlamento e nel Governo si vengono a
determinare.
Mi auguro solamente che ancora una volta in questa Aula
prevalga il buon senso e, al di là di quelli che sono i vizi
formali contenuti nella bozza esitata dalla Commissione, si vada
alla sostanza e che la sostanza sia sufficientemente generale e
astratta da garantire una applicabilità della norma anche in
futuro; sia sufficientemente generale e astratta da evitare che ci
sia un abuso nell'applicazione della norma e dunque una eccessiva
dilatazione dello stesso Consiglio di Presidenza. Credo che le
soluzioni individuate dalla Commissione per il Regolamento siano
sufficientemente valide a garantire che questo non accada.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non v'è dubbio
che non posso che condividere l'invito del collega Capodicasa,
quello cioè di dover affrontare in questa legislatura la riforma
del nostro Statuto e del nostro Regolamento. Credo che questa sia
un'opportunità politica che c'è data forse dal caso, forse no, ma
che questa Assembla possa diventare per la Sicilia un'Assemblea
costituente è sicuramente un'occasione che soltanto le forze di
maggioranza e di opposizione potrebbero perdere. Quindi, da questo
punto di vista, sposo l'invito dell'onorevole Capodicasa a far sì
che la Commissione per il Regolamento e la Commissione per lo
Statuto comincino un percorso di riforma complessiva rispetto alle
mutate esigenze del Parlamento siciliano.
Pur non di meno ritengo altresì importante non confondere due
momenti: quello politico con quello amministrativo.
Voglio affrontare, intanto, il tema odierno sulla proposta che
la Commissione per il Regolamento ha esitato in merito a due
questioni: l'Ufficio di Presidenza e le Commissioni legislative.
Parlerò prima delle Commissioni legislative. La Commissione ha
esitato un testo che prevede la modifica dell'Ufficio di Presidenza
delle Commissioni legislative poichè l'attuale Regolamento non dà
sufficiente garanzia alle minoranze di essere ben rappresentate
negli Uffici di Presidenza delle Commissioni stesse.
Credo che questo sia, da parte dell'attuale maggioranza in
questa Assemblea, un atto di altissimo profilo politico. Noi
avremmo potuto fare una scelta diversa, demagogica ed entrare nel
merito di quanto costa all'Assemblea un vicepresidente di
Commissione, ma avremmo vanificato un senso di legittimità politica
che l'attuale maggioranza sente di dovere dare alle forze di
minoranza.
Siamo tutti bravi, se vogliamo, ad utilizzare il momento del
dibattito o della proposta per accaparrarci titoli cubitali della
stampa siciliana, ma, alla fine, l'effetto che si produce non è
quello di mettersi contro, ancor di più il corpo elettorale.
Io credo che un atto di altissima democrazia che viene sancito
dalla proposta di riforma dell'articolo 31 del nostro Regolamento
che attribuisce ai gruppi di minoranza una vice presidenza, sia un
fatto apprezzabile e non bisogna vergognarsi. Certo, se uno le
cose le lascia intendere in maniera diversa come se noi avessimo
voluto dare sei poltrone alla minoranza come fosse un mercimonio,
come se con queste sei poltrone ci comprassimo il loro consenso ...
Ma sappiamo che non è così: sappiamo che la minoranza di questa
Assemblea farà la sua doverosa opposizione, però...
CAPODICASA... Questo riguarda i Gruppi di maggioranza, non lo
state facendo per la minoranza
ACIERNO, ....però, le vicepresidenze che vengono istituite
dall'articolo 31 riguardano solo ed esclusivamente i Gruppi di
minoranza.
Per ciò che concerne l'Ufficio di Presidenza, credo che ci sia
una prassi consolidata, ma questo non significa che non si possano
cambiare le prassi ed attuare le regole rispetto al fatto che
l'Ufficio di Presidenza viene considerato, sia dalla maggioranza
che dalla minoranza, come un organismo politico. E questo è un
errore di base: l'Ufficio di Presidenza non è altro che un
organismo amministrativo nel quale io sono assolutamente convinto
che tutti i Gruppi, regolarmente costituiti, debbano avere una
presenza.
In seno al mio ruolo di commissario nella Commissione per il
Regolamento ho anche portato avanti una tesi che mi permetto di
riproporre a quest'Aula: credo che il nostro attuale articolo 4
già preveda che i Gruppi regolarmente costituiti debbano avere una
rappresentanza in seno all'Ufficio di Presidenza.
Mi permetterò, signor Presidente, onorevoli colleghi, di fare
una breve correlazione con l'attuale Regolamento della Camera dei
Deputati per ciò che concerne l'Ufficio di Presidenza di quella
Assemblea.
CAPODICASA. Noi abbiamo qui il Senato della Repubblica come
riferimento
ACIERNO. Io credo che il Parlamento italiano sia citabile in
Aula, poi che noi si scelga di utilizzare il Regolamento del Senato
piuttosto che quello della Camera è altro discorso. Mi sto soltanto
permettendo di rappresentare quello che attualmente regola la
Camera, ma sono anche in condizione di rappresentare quello che
regola il Senato; anzi, onde evitare ulteriori polemiche,
spiegherò cosa dice oggi il Regolamento del Senato.
L'attuale Regolamento del Senato dà a "tutti i Gruppi
regolarmente costituiti a Palazzo Madama la rappresentanza in seno
all'Ufficio di Presidenza" e, in più, dà anche "due posti di
segretario di Presidenza ad eventuali Gruppi in deroga".
La Camera dei Deputati, invece, dà rappresentanza in seno
all'Ufficio di Presidenza a tutti i Gruppi regolarmente costituiti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è un fatto che
non va neanche discusso: è come se in un condominio il
proprietario di un monovano non venisse rappresentato
nell'assemblea dei condomini perchè andrebbero soltanto i
proprietari del piano attico o dei pentavani o degli esavani.
Non è così, se qui ci sono Gruppi regolarmente costituiti
devono potere partecipare a quelli che sono gli obblighi
dell'ufficio di Presidenza, che sono soltanto obblighi
amministrativi, non politici.
Allora, anche su questo tema - io mi permetto di dirlo agli
amici dei DS- avere fatto uscire sui giornali le poltrone o le non
poltrone quando c'è una norma che parla di gruppi regolarmente
costituiti non va a favore nè di una maggioranza nè di una
opposizione. Io spero, e mi auguro che noi si abbia la capacità di
riscrivere le regole di questa Assemblea a futura memoria e non
doverle riscrivere a seconda delle singole convenienze di ogni
legislatura.
Allora, quello che scriviamo oggi, se saremo capaci di farlo,
non deve valere solo per questa Assemblea e per la configurazione
attuale ma deve servire a chi verrà nel tempo dopo di noi purchè si
sancisca un principio una volta e per tutte.
Peraltro, signor Presidente, mi permetto di farle notare che
il comma 2 dell'articolo 4 dice che lei deve far sì che i gruppi
siano rappresentati in seno all'Ufficio di Presidenza; invece
nell'articolo 6, per esempio, quando si parla della Commissione
Regolamento, si dice che lei deve garantire, per quanto possibile,
la rappresentanza di ciascun gruppo parlamentare.
Quindi, il nostro Regolamento già nel suo articolato prevede
la presenza dei gruppi o la possibilità che qualche gruppo non ci
sia. Noi abbiamo scelto di non interpretare l'articolo 4 ma di
andarlo a modificare; però io credo che sia veramente poco
politico non dar modo ai gruppi parlamentari di questa Assemblea,
sol perchè hanno cinque o sei deputati, di non arrivare a potere
esercitare quello che hanno il diritto di esercitare, cioè un ruolo
nelle scelte della gestione di questo palazzo.
Non c'è nè da vergognarsi nè da nascondersi, nè da temere che
all'esterno ci si possa sentir dire che vogliamo allargare le
poltrone. Noi vogliamo mettere delle regole chiare per tutti e non
creare figli di un dio minore. Penso che tutti quelli che hanno
avuto la capacità di costituire un gruppo in seno a questa
Assemblea debbano, come già l'articolo 4 del nostro Regolamento
prevede, avere un componente nell'Ufficio di Presidenza.
D'ANTONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANTONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono
d'accordo con quanti hanno finora sostenuto la necessità di una
verifica, di un cambiamento di questo Regolamento complessivamente
inteso dopo le modifiche istituzionali che sono intercorse con
l'elezione diretta del Presidente della Regione e le conseguenze
necessarie.
Quindi, sono del parere che insieme alla Commissione Statuto
che dovrà appunto verificare le modifiche dello Statuto necessarie
ad adeguarsi a questa fase della legislazione, come lei, del resto,
ricordava anche nell'intervento di investitura, nel momento in cui
è stato eletto, ci sia la necessità appunto di far lavorare bene la
Commissione per il Regolamento per una riscrittura complessiva di
un adeguamento effettivo dei lavori di questa Assemblea alla nuova
realtà.
Io trovo sorprendente, solo per citare un esempio, che mentre
noi siamo impegnati in tutta questa vicenda, anche lodevole, il
Governo - regolarmente eletto, è vero - non venga però in Aula a
dirci il suo programma, a fare un confronto programmatico
complessivo; e non sappiamo quando questo avverrà e se avverrà.
Trovo questo abbastanza disdicevole anche come immagine, come
se ci fosse un Governo che si occupa dei problemi dei siciliani e,
invece, un Parlamento che si occupa di distribuire incarichi; cosa
che francamente non corrisponde alla realtà.
Detto questo sul piano generale, io condivido la proposta di
modifica qui presentata, per le ragioni che sinteticamente dirò.
Prima ragione, anche se è stata già ricordata: in questa
elezione non è uscita soltanto una maggioranza e una minoranza, è
uscita una maggioranza e due minoranze. Le due minoranze non sono
rappresentate in questo Ufficio di Presidenza. Ma noi siamo stati
tanto accorti - stando attenti appunto che nel frattempo qualche
esponente eletto nella minoranza ma poi passato alla maggioranza e
magari rappresentato nell'Ufficio di Presidenza - da evitare che
questo potesse diventare una specie di torto insanabile da
costituire un gruppo regolare nel rispetto del Regolamento
precedente, cioè quello di raggiungere il numero previsto dei
cinque proponendo un nuovo gruppo "Sicilia Democratica" per una
composizione complessiva a sei.
Quindi, essendo regolarmente costituiti ed avendo appunto
secondo il Regolamento le prerogative intere, al di là della
vicenda politica ed elettorale che ho ricordato, per partecipare
all'Ufficio di Presidenza.
Senonché, un accordo che è intervenuto tra maggioranza e una
delle minoranze circa la suddivisione dei nove posti dell'Ufficio
di Presidenza ha privato questo gruppo di ogni rappresentanza.
Erano nove, benissimo; la maggioranza e la minoranza, se erano così
preoccupate come dicono in questa Assemblea, potevano benissimo
fare in modo che tra i nove i gruppi regolarmente costituiti vi
facessero parte. E questo dibattito, che preoccupa tanto i
siciliani circa le spese che vengono ad aumentare a causa di
questo, sarebbe stato risolto.
Bastava che qualche posto di quei nove venisse dato ai gruppi
regolarmente costituiti e questo problema non ci sarebbe stato.
Quindi invocare questo moralismo degli altri è veramente
specioso. Il moralismo va bene quando è sugli altri, ma quando è
su se stessi è un'altra storia.
C'è un modo serio per affrontare questo tema, siccome ormai i
nove sono stati eletti e noi, per senso di responsabilità, abbiamo
partecipato al voto e non abbiamo posto nessuna questione; c'è un
modo serio se siamo preoccupati delle spese di questo Palazzo e del
modo in cui i siciliani possono interpretare tutto questo.
C'è un modo: uno era passato (darci i posti dei nove), non lo
avete fatto. Ce n'è uno nuovo: dimezziamo queste indennità. Diamo
un esempio di inizio legislatura, facciamo in modo che il popolo
siciliano veda in questo un atteggiamento nuovo e diverso. Le
indennità dell'Ufficio di Presidenza siano dimezzate, così
risparmieremo e tutti saremo presenti e questa demagogia da
strapazzo che viene fatta nei confronti di questa Aula e di questo
Palazzo finirà
Perché questa, consentitemi, è "demagogia da strapazzo":
presentare quelli che - una volta seduti - sono preoccupati che
aumentino le spese e quelli invece che, siccome sono rimasti fuori,
come coloro che dilapidano le risorse di questa Regione.
Francamente io proporrò formalmente che le indennità vengano
dimezzate e così questo problema non si porrà e il tema resterà
politico. Politico significa che ogni gruppo regolarmente
costituito abbia la rappresentanza nell'Ufficio di Presidenza
perché la caratteristica di una Assemblea, senza citare Camera e
Senato, è che tutti i gruppi regolarmente costituiti abbiano nel
funzionamento dell'Assemblea la loro rappresentanza.
Avete commesso, maggioranza e minoranza, un atto che non
dovevate commettere: lasciare fuori dai nove dei rappresentanti,
ora dovete riparare allargando questo Ufficio di Presidenza a dei
gruppi regolarmente costituiti per dare significato alla democrazia
e al funzionamento di questo Palazzo, perché questo dà il senso
vero del fatto che dei gruppi facciano parte di un Ufficio di
Presidenza che abbia appunto le prerogative di organizzare il
Palazzo, di fare tutto quello che qui è stato invocato.
Detto questo, sulla questione delle vicepresidenze, che io
trovo altresì giusta, delle commissioni, come fatto reale ho
trovato incredibile in uno degli interventi, al solito sempre il
moralismo, che è stato contro l'allargamento dell'ufficio di
presidenza, perchè già ne fa parte e a favore invece
dell'allargamento della vicepresidenza perchè invece deve arrivare.
Una volta per tutte cerchiamo di essere coerenti, queste modifiche
sono l'indispensabile per rendere questa Assemblea corrispondente a
quello che è successo nelle elezioni che abbiamo svolto e
corrispondente ad una funzione di democrazia e di rispetto tra la
maggioranza e le minoranze presenti in questa Aula.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non v'è dubbio
che la politica rappresenti da sempre un esercizio nobile per
cercare di fare quello che comunemente si dice "arrampicarsi sugli
specchi" e tanto si è più bravi nell'esercitare quest'arte tanto
più si riesce a procedere di qualche centimetro se non si è
provvisti di ausili colla o altro.
Il dibattito a cui assistiamo, onorevoli colleghi, da alcuni
giorni sull'argomento "Allargamento dell'Ufficio di presidenza" è
un classico esempio di quanto dicevo prima e certamente io sono
d'accordo con quanto sosteneva l'onorevole Dantoni ma anche prima
l'onorevole Fleres e gli altri colleghi che mi hanno preceduto, nel
fatto che se ci addentriamo nel campo della demagogia, di demagogia
in demagogia si finisce con lo sbattere al muro perchè io potrei
cominciare col citare le vere vergogne che avvengono e che sono
avvenute in questa Aula parlamentare in occasione della votazione
del bilancio della Regione e in occasione di molte leggi di spese
laddove nessuno mai ha pensato al costo reale che i siciliani
devono sopportare e tutti sono stati bravissimi a difendere le loro
posizioni, io potrei citare il fatto che nessuno si è posto, a
sinistra, il problema di quanto costi per esempio aumentare lo
stipendio di tutti i sindaci d'Italia che io trovo giusto, di tutti
gli assessori, di tutti i presidenti della provincia, migliaia di
miliardi e io trovo giusto che siano aumentati perchè si sono
modificate nel tempo le mansioni che sono attribuite a queste
cariche perchè si è modificata la legislazione, ma venire a
sostenere in questa Aula che non è giusto adeguarsi al Parlamento
nazionale perchè nel frattempo, come tutti sanno credo, sono
intervenute delle vere e proprie rivoluzioni nella politica
italiana, nell'assetto istituzionale nazionale, regionale e negli
enti locali, non prendere cognizione di ciò chiudere gli occhi di
fronte al fatto che ciò che era previsto dal vecchio assetto
istituzionale non può essere più previsto con il nuovo assetto con
tutto ciò che si è venuto a determinare in Italia, significa non
prendere atto che il sole sorge al mattino e tramonta la sera.
Quindi ragioniamo su cose serie e le cose serie su cui, a mio
modo di vedere, si deve ragionare e che non si può invocare
costantemente la parola democrazia e comportamento democratico se
poi di fatto quando lo si deve applicare agli altri non si tiene
conto più del significato vero di questa parola.
Il governo della Presidenza dell'Assemblea non è un fatto
politico, né un fatto tecnico, ma è un fatto che testimonia un
grande rispetto per tutti, per tutti i Gruppi che come recita il
Regolamento si sono regolarmente costituiti.
Negare ai gruppi regolarmente costituiti la possibilità di
essere rappresentati nell'istituzione "Assemblea", attenzione,
perché qui non si tratta di un problema di maggioranza o di
opposizione, non si tratta di un problema politico, quindi, che
attiene alla politica (maggioranza e opposizione), si tratta di un
problema di rappresentanza democratica.
Se vogliamo dare contenuto alla parola "democratica" o
"democrazia" non andiamo a fare i conti di quanto possa costare in
più o in meno l'aumento di due, di tre o di quattro segretari, di
quattro membri del Consiglio di Presidenza, perché ben altri sono i
costi che gravano sul bilancio della Regione e quindi sulle tasche
dei siciliani e andare a portare questo cavillo come esempio, è un
fatto che non regge così come non ha retto agli interventi che si
sono susseguiti in quest'Aula.
Certo, si poteva risolvere prima il problema,
democraticamente. Si doveva risolvere prima il problema,
democraticamente, perché, chi l'ha detto che devono essere,
intanto, nove i rappresentanti? E' vero, il vecchio Regolamento
parla di nove rappresentanti, ma perché?
Se dobbiamo risparmiare poteva bastare solo il Presidente che
rappresenta tutti, perché è eletto da tutti, o al massimo
coadiuvato da due vicepresidenti. Quindi, chi l'ha detto che
bisognava rispettare la proporzione dei vari partiti? Si poteva
decidere che ogni partito, nell'ambito dei nove, potesse avere un
rappresentante. Perché rappresentare la proporzione dei partiti?
Quindi, andare oggi a disquisire sul fatto che l'allargamento
possa comportare delle spese solo perché, è evidente a tutti, così
appare, alcuni partiti sono rappresentati all'interno del Governo
dell'Assemblea e altri no, mi pare indifendibile e mi pare un
atteggiamento di prevaricazione nei confronti della democrazia e
del concetto di democrazia che tanto si predica.
Io ritengo che la soluzione adottata nella Commissione per il
Regolamento sia una soluzione che sta al di sopra delle
contingenze, perché qualsiasi altra soluzione certamente avrebbe
risposto alle contingenze momentanee. Aumentare di uno o aumentare
di due o di tre e cioè attribuire un numero specifico all'aumento
che si doveva fare, certamente, era un fatto che rispondeva alla
logica del momento, ma stabilire, come è avvenuto per il Governo
nazionale, come è avvenuto quindi per il Parlamento, per la Camera
dei Deputati e per il Senato della Repubblica, che ogni gruppo
regolarmente costituito ha diritto ad essere rappresentato
nell'Ufficio di Presidenza, è una regola che sta al di sopra delle
parti, perché è una regola che si può applicare ad ogni elezione.
Oggi i gruppi regolarmente costituiti sono nove, sono otto,
sono quelli che sono, domani potranno essere cinque o potranno
essere undici, quindi è una regola che va bene per tutte le
legislature, è una regola che non risponde alle convenienze o alle
contingenze del momento e per ciò stesso è una regola democratica e
come tale riteniamo che debba essere votata e che quindi debba
entrare a far parte del Regolamento dell'Aula.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci ritroviamo
di nuovo a fare un dibattito che ci avvita e che ci fa perdere di
vista il reale significato di quello che questa norma vuole e può
rappresentare.
Intanto io dico che chi mi ha preceduto, e chi si è appellato
anche in Commissione - faccio riferimento espressamente
all'onorevole Angelo Capodicasa, che ha suggerito fortemente di
guardare al Regolamento e ad una riformulazione - ha il mio
appoggio e la considerazione piena del Gruppo che io rappresento.
Il che significa che una questione relativa al Regolamento, stante
le diverse situazioni che ormai vedono questa Assemblea presente,
non può essere rinviata.
Così come, attentamente, ho sentito - sempre dalla
introduzione e dall'intervento fatto dall'onorevole Angelo
Capodicasa - che il potere stabilire anche i tempi entro i quali
questo Regolamento va fatto io lo ritengo fatto prioritario ed
importante, assieme a quello che già il Governo ha fatto
sull'attribuzione degli incarichi e anche sulla modifica delle
competenze assessoriali.
Ritengo che l'Assemblea abbia carne al fuoco e che debba
liberarsi da questi lacci e lacciuoli mandando i deputati in ferie,
nel più breve tempo possibile, per riprendere a settembre un
cammino che serva alla Sicilia. Non serve alle minoranze ed alle
opposizioni, sui problemi che riguardano i lavori dell'Assemblea,
un nuovo Regolamento d'Aula che non ci consenta di parlare, di
blaterare troppo e di avvitarci troppo su noi stessi. La
considerazione di un nuovo accorpamento delle deleghe assessoriali,
con l'introduzione dell'assessorato alla famiglia, con tutte quelle
cose che sono state dette e che sono patrimonio di una maggioranza
che questa elezione ha vinto, con il consenso popolare,
democraticamente, in Sicilia va fatta. E, però, a questo punto va
fatta anche qualche altra cosa, signor Presidente e onorevoli
colleghi.
Onorevole Speziale, lei che faceva parte della precedente
Giunta per il Regolamento in Assemblea, ha fatto male ad assentarsi
in quella riunione del 22 gennaio 2000. Se lei fosse stato
presente, forse avrebbe detto le cose, in quella riunione di
Commissione nella quale si fece sostituire dall'onorevole
Silvestro.
Quella Commissione, il 2 gennaio del 2000, su proposta
dell'onorevole Fleres, non solo propose ma decise un percorso e
l'allargamento ai segretari con il parere, favorevole e aperto,
dell'onorevole Silvestro dei DS. E sapete come hanno concluso alla
fine? Che siccome la Commissione si trovava alla fine, mancava solo
un anno per completare la legislatura, disse "sono cose che si
fanno ad inizio di legislatura".
Io pensavo che oggi, per essere in tema con "l'accademia del
parlare su se stessi", si poteva dire "perché farlo ad inizio di
legislatura? Facciamolo alla fine, tanto così le regole varranno
per chi vorrà essere eletto dopo".
No, noi siamo ad inizio di legislatura, e, pertanto, possiamo
e dobbiamo mantenere una posizione di autonoma o non autonoma
valutazione di quanto è avvenuto alla Camera dei deputati e al
Senato.
Lasciamo perdere la democrazia per queste cose, perchè mi
sembra assurdo andare a scomodare fatti di democrazia pura per
avere o no un segretario in più o un segretario in meno dentro il
Consiglio di Presidenza.
Io ritengo che il poter fare partecipare Gruppi che hanno
ottenuto dal consenso popolare una presenza che consenta loro di
essere regolarmente costituiti e di essere presenti nel Consiglio
di Presidenza non sia un fatto scandaloso, perchè, altrimenti, lo
scandalo non viene sottolineato ed evidenziato quando avviene alla
Camera dei deputati ed al Senato.
Io ritengo che la disquisizione sul Consiglio di Presidenza,
sul numero dei suoi componenti, su alcune limitazioni, sul fatto
che quest'aggregazione che viene dopo non abbia tutti i diritti e
tutti i criteri stabiliti dallo stesso Regolamento: presidente, due
vicepresidenti, di cui uno alla minoranza, tre questori, di cui uno
alla minoranza, tre segretari, di cui uno alla minoranza. Spero
che questa sia una Giunta seria, che consenta a tutti i Gruppi di
partecipare a quel Consiglio di Presidenza anche con diritti che
non sono riconosciuti pienamente a quelli che sono stati eletti in
una votazione diversa, più complessa, più libera, per certi
aspetti, di quanto non sarà quella che verrà fuori da una
indicazione specifica per Gruppi che non sono presenti nel
Consiglio di Presidenza e che hanno già a monte una indicazione
forte che li individua e pone, quindi, le condizioni di una
partecipazione con un titolo anche differente.
Non il denaro, è cosa assurda, non le prerogative, anche
questa mi sembra una cosa assurda, ma la presenza: se il Gruppo si
scioglie è chiaro che decadono coloro i quali sono in
rappresentanza di un Gruppo che ha ottenuto la presenza, proprio
perchè in assenza del loro Gruppo dovrebbero decadere, e decadere
immediatamente. Questo lo riteniamo un fatto sintomatico, serio,
costruttivo e praticabile.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è possibile, con tutto
quello che ci aspetta? Abbiamo avuto un inizio faticoso, con
lealtà bisogna dirlo, vi sono maggioranze ampie che non ci hanno
dato facilità di percorso; avremmo già potuto ultimare, in tempi
più rapidi, quello che era un dovere da parte dell'Assemblea e,
diciamolo chiaramente, la farraginosità dell'inizio ha potuto dare
stanchezze e difficoltà alla maggioranza così come alla minoranza.
Ma maggioranza e minoranza davvero, con i problemi che si
aspettano e col pensiero che questi sono gli ultimi cinque anni in
cui avremo mezzi. Una programmazione seria, delle leggi che
debbono essere fatte, i testi unici, leggi snelle che tolgano lacci
e lacciuoli e diano all'impresa la possibilità di esserci.
Sono cinque anni al di là dei quali scriveremo la parola
"fine" per la Sicilia e daremo forse un bollo di traditori degli
interessi della Sicilia se dovessimo continuare ad avvitarci ancora
sul sistema di un segretario in più o un segretario in meno, ad
avvitarci su un soldo in più o un soldo in meno.
Io ritengo che noi non stiamo facendo gli interessi reali
della gente che ci ha votato e della rappresentanza che ci è stata
data, onorevole Presidente e onorevoli colleghi.
E se mi permetto di sottolineare, Presidente del Gruppo CDI,
cioè del secondo gruppo che c'è in quest'Aula, che l'assenza del
Governo mortifica anche questa nostra riunione, io lo dico con
un'autocritica e un'autocoscienza e un rancore mortificante per
l'Aula, perchè stiamo facendo che alcuni stacanovisti stanno qui a
fare una battaglia che è anche ideale.
Non può essere rapportata a due o a tre poltrone in meno. Lo
ritengo un fatto di convivenza reale tra maggioranza e opposizione
e quando ho sentito una minoranza diversa, quella di Sergio
D'Antoni, parlare mi sarei sentito, a titolo personale, di
applaudire a quell'intervento. Perché mi è sembrato un intervento
che non avesse il politichese: stava parlando chiaramente, si
stava facendo capire bene. C'è il problema, ci sono dei gruppi che
sono regolarmente costituiti che sono al di la di cinque, e io che
ho un Gruppo di sedici e sono rappresentato sempre secondo il
Regolamento che dice: "Anche in riferimento alla consistenza dei
Gruppi", non posso non fare la battaglia per chi in quel Consiglio
di Presidenza non c'è. Ho il dovere di farla più di quanti la
fanno e potrebbero essere additati che fanno la battaglia perché
loro sono assenti. La faccio di più perché siamo presenti e
vogliamo coinvolgere maggioranza e minoranza, vogliamo che si
lavori per la Sicilia senza tenere più conto di questo steccato
ignobile ed assurdo che ci fa accapigliare perché abbiamo
l'interesse di sottolineare che ci sono cento milioni in più o
duecento milioni in più da spendere. Ma facciamola finita e
cominciamo a pensare che abbiamo il dovere di andare in Commissione
intanto, di penalizzare chi non sarà presente in Commissione;
penalizzare seriamente chi non viene in Aula e di richiamare il
Governo ai suoi doveri: essere presente in Aula. L'ho fatto per
cinque anni, non lo farò ora, lo farò di più di quanto non l'ho
fatto prima, perché è necessario che come noi siamo qui a
difendere prerogative di Statuto, di leggi, di capacità e di ruolo
dell'Assemblea. Il Governo sia attento e comprenda che le ferie
quando arrivano, arrivano per tutti e che i siciliani non stanno
aspettando che noi andiamo in ferie, ma che diamo risposta anche
per queste piccole miserie, da superare con l'immediatezza e che
non continuino a turlupinare tra destra, sinistra e centro,
minoranze, non minoranze, quello che è un nostro dovere e il dovere
è quello di andare avanti, di arrivare a questa mini riforma, che
riforma non è, a questo aggiustamento che consenta un'apertura vera
per andare alla riforma, quella vera ed importante, della modifica
reale del Regolamento dell'Assemblea per far si che Cintola parli
di meno ed operi di più, signor Presidente, per far si che i
deputati in Aula parlino di meno e pensino di più. Sorridere è
facile sapendo che c'è uno stipendio di quindici milioni che viene
in tasca ad ogni deputato e c'è gente che in Sicilia invece
quindici milioni non li ha visti neppure in un anno e in una vita,
e se continuiamo in questi termini avremo poco rispetto per gli
altri e nessuna volontà reale di cambiamento reale per dire pane
pane e vino al vino.
Signor Presidente, abbiamo detto a maggioranza che questa è
una soluzione possibile, praticabile non allargabile a tutto il
genere umano e a tutti i Gruppi in qualsiasi momento si dovessero
comporre o scomporre; questa è una realtà della quale l'Aula vuole
prendere andando sistematicamente a guardare gli articoli e a dare
delle risposte concrete, con un voto di maggioranza e per arrivare
anche, perché no, appellandosi ad una unanimità che può esserci ad
una conseguenziale valutazione e definizione del problema per farci
guardare agli altri problemi, quelli reali, quelli veri con i quali
dovremo confrontarci nel medio termine e nel breve termine per dare
le risposte ad una Sicilia che non può più aspettare risposte che
da decenni non vengono date.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi. Non mi rivolgo al
Presidente della Regione per ovvie ragioni, questa, fra l'altro, è
una novità, secondo me, alla quale ci dovremmo abituare in
quest'Aula, fa parte delle nuove regole della politica se non
l'avessimo ancora compreso facciamo bene a comprenderlo subito.
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Liotta. Questo giusto richiamo
all'assenza del Governo io lo raccolgo, ma poiché lei sta facendo
una considerazione di ordine politico io devo precisare che il
Governo in questo settore, in questa sede di discussione sulle
modifiche regolamentari avrebbe soltanto un dovere di cortesia
perché non è materia di competenza del Governo non essendo in
discussione nè una questione ispettiva, nè una questione di
orientamento, nè una questione legislativa. Capisco che le ragioni
della doglianza sono fondate, ma poiché si tratta soltanto di un
dovere di cortesia, la prego di non anticipare percorsi prossimi,
futuri che io tenterò di impedire che avvengano secondo quanto lei
stesso stava per paventare.
LIOTTA. Si, Signor Presidente, intanto - come dire - comprendo
le ragioni che la inducono a circoscrivere l'assenza del Governo ad
un fatto di pura cortesia, mi consenta di dissentire su questo
perché anche, e soprattutto, forse, lo stabilire le regole
fondamentali sulle quali si deve basare la vita di questa Assemblea
è cosa che riguarda, eccome, il Governo di questa Regione, perché
sono le stesse regole Perché se facessimo passare questo
principio allora, ogni qualvolta parlassimo di fatti regolamentari
il Governo si potrebbe sentire esentato dal farci la cortesia di
stare in Aula e non è così.
(entra in Aula l'assessore Cascio)
Ci conforta la presenza di un Assessore, ma non perde
assolutamente valenza il ragionamento che facevo prima.
Sono convinto, Signor Presidente, sarà una profezia - ma di
quelle che si possono verificare a breve scadenza tuttavia, non di
quelle profezie delle quali la cui sorte non si potrà mai conoscere
- sono convinto che spesso questo Governo sarà assente in
quest'Aula e non soltanto su materie regolamentari o, comunque,
diciamo con una presenza minore. Ecco, diciamolo così, senza volere
prendere in considerazione la valenza di questo o di
quell'assessore, numericamente uno è poco: ecco, volevo dire
questo. Minore in questo senso, non sulla qualità degli uomini.
Appartiene alle nuove regole della politica, appartiene al
nuovo clima della politica: il Governo è sciolto di fatto dal
legame diretto col Parlamento, legato direttamente col popolo, da
ciò si sente autorizzato e, purtroppo, temo che gridare più forte
per farsi sentire dal Governo non serva, possiamo parlare
sommessamente o con voce piana perché tanto, comunque, parleremmo
ad un Governo sordo, secondo me da qui a non molto.
Veniamo al nostro tema: io credo che tutta l'Aula, tutti i
Gruppi che sono intervenuti adesso, ma anche nel dibattito che ha
preceduto questa fase, tutta l'Aula ha dichiarato con grande
fermezza che avverte l'esigenza di un intervento organico a
modifica del Regolamento.
E' un fatto così ovvio che forse non sarebbe neanche il caso
di sottolinearlo, lo richiede la politica, lo richiedono le nuove
regole della politica, il nuovo modo di eleggere il Presidente
della Regione.
Guarda caso, per esempio, nel nostro Regolamento è contenuto
quell'articolo 10 bis che oggi è una incongruenza, non ha alcuna
ragione di esistere, dovrebbe essere cancellato con un tocco di
penna, proprio perché rappresenta un elemento anche fastidioso.
Mi meraviglia alquanto, peraltro, che nella proposta di modifica
che fa la Commissione per il Regolamento - ed io avevo suggerito in
Commissione stessa che ciò avvenisse - questo semplice "tocco di
penna", un fatto di eleganza, se volete.
Non vorrei che domani qualche giornale uscisse con l'articolo
che è stata fatta la modifica del Regolamento per quanto concerne
la formazione dei Gruppi e la rappresentanza nel Consiglio di
Presidenza e quest'Aula si fosse "dimenticata" di togliere
quell'articolo 10 bis che, invece, vorrebbe eleggere ancora il
Presidente della Regione dentro quest'Aula. Voglio dire, sarebbe
una mancanza di eleganza come minimo.
Ma questo semplice tratto di penna, non è contenuto nella
proposta di modifica della Commissione, è stato necessario
preparare un emendamento che noi abbiamo presentato.
Noi eravamo per questo percorso più generale, abbiamo
evidenziato, anche con l'intervento dell'onorevole Forgione nella
precedente seduta, la necessità di un percorso più organico,
abbiamo detto che non avremmo ostacolato, comunque, un percorso che
accelerasse su alcuni temi di modifica regolamentare perché non ci
nascondiamo l'esigenza reale che negli assetti istituzionali tutti
i Gruppi parlamentari di quest'Aula possano avere un loro spazio di
rappresentanza. Però qui alcuni problemi si pongono. Quali sono
questi gruppi che hanno tale dignità politica da potere essere
rappresentanti negli assetti istituzionali? Molti criteri sono
possibili, noi possiamo dire: vanno rappresentati soltanto quelli
che sono costituiti regolarmente a norma del comma 2 dell'articolo
23 nei primi cinque giorni dopo l'insediamento, così recita il
Regolamento. E questo è stato fatto, il Consiglio di Presidenza è
stato formato con quel criterio finora anche nella precedente
legislatura nei cinquantanni precedenti è stato formato con quel
criterio, quel criterio ha funzionato. E' un criterio, si è
avvertita l'esigenza di introdurre un altro criterio, quest'altro
criterio dice no, ed è quello sposato dalla proposta di modifica
per il Regolamento, no, allarghiamo ai gruppi che anche se
regolarmente costituiti sempre a norma del comma 2, perchè finchè
non si modifica il comma 2 dell'articolo 23 possiamo fare tanto
ragionale sul fatto che si fanno tanti gruppi raccogliticci, che
cinque, sei deputati di quest'Aula eletti in liste diverse di
mettono assieme, è un fatto che tecnicamente è permesso
dall'articolo 23.
Su questo non possiamo ragionare, sotto condizione
l'assemblaggio di deputati che provengono da aree diverse, è sotto
condizione soltanto quando si chiede il gruppo in deroga ma quando
si costituisce un gruppo in prima fase, con cinque, questa
condizione non esiste.
Allora, si abbia il coraggio, se si vuole affrontare questo
tema di attaccarlo, attaccando l'articolo 23 e non l'articolo 4
perchè lì è il nodo del problema. Questo è un altro criterio,
quindi non come norma generale astratta ma come una norma
fotografia che guarda essenzialmente al gruppo che si è assemblato
attorno a Democrazia Europea e al gruppo che si è assemblato
attorno al Nuova Sicilia, perchè visto che quest'Aula comincia ad
apprezzare le parole chiare, diciamolo chiaramente.
Queste sono le due soluzioni che vengono portate avanti in
quest'Aula con la proposta di modifica che viene avanzata dalla
Commissione e che oggi è in discussione.
Vi può essere un terzo criterio, il terzo criterio che noi
proponiamo è che la rappresentatività negli assetti istituzionali
riguardi tutti i gruppi parlamentari di quest'Aula che l'Aula o gli
organi istituzionali, nella fattispecie, il Consiglio di Presidenza
abbiano ritenuto di voler costituire, vediamo perchè: qualcuno,
qua dentro, sa dirmi qual è la differenza tra un gruppo
regolarmente costituito nei primi giorni dell'Assemblea e un gruppo
che si è formato in deroga sul piano istituzionale, quale è la
differenza oltre l'ovvia e banale della consistenza, qual è la
differenza sotto il profilo politico, il gruppo in deroga, una
volta costituito, siede con il suo presidente dentro la conferenza
dei capigruppo, il gruppo quindi partecipa alla organizzazione dei
lavori d'Aula come qualsiasi altro gruppo, presenta gli emendamenti
il presidente di un gruppo in deroga in quest'Aula con gli stessi
diritti di un presidente di gruppo regolarmente costituito che pur
ha una consistenza maggiore.
Non vi è alcuna differenza dal momento in cui la deroga viene
concessa in poi, non vi è nessuna differenza istituzionale tra un
gruppo politico costituito in deroga e un gruppo regolarmente
costituito.
La differenza sta nel Regolamento attuale che attribuisce al
gruppo regolarmente costituito la possibilità di essere
rappresentato dentro al Consiglio di Presidenza, e al gruppo in
deroga mai la possibilità di essere rappresentato nel gruppo in
deroga.
Ma ci si dice e gli esperti demagoghi che si sono in questi
giorni esercitati nell'arte di denunciare l'aumento della spesa ci
dicono: se noi accettassimo un principio per cui nel Consiglio di
presidenza potessero essere rappresentati tutti i gruppi in deroga,
non v'è dubbio alcuno che in quest'Aula avverrebbe una miracolosa
moltiplicazione dei gruppi, una proliferazione dei gruppi,
nascerebbero gruppi di tutti i colori e avremmo così un Consiglio
di Presidenza con almeno quarantacinque membri visto che ci
potremmo dividere a due a due
Sono convinto che questo secondo problema sia un problema
serio, non tanto e non solo per ragioni di spese, quanto per
ragioni politiche. Certo, per ragioni di spese, se la demagogia si
è esercitata in quella direzione, si può fare sempre più uno.
Presidenza del vicepresidente Fleres
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES
Onorevole D'Antoni, la sua proposta ci convince: dimezziamo (
questo è un altro tema che dovremo affrontare, cioè la distinzione
che si vuole fare fra membri del Consiglio di Presidenza di serie A
e membri del Consiglio di Presidenza di serie B) dimezziamo tutte
le indennità del Consiglio di Presidenza; ma poichè si può sempre
fare più uno: io dico più uno; togliamo, per esempio, la
possibilità delle spese di rappresentanza dei singoli membri del
Consiglio di Presidenza: mi si spieghi cosa ha a che fare con la
lettura del verbale in Aula la possibilità che ha un Segretario di
fare spese di rappresentanza E, allora, togliamo anche le spese di
rappresentanza Vogliamo ridurre ancora le spese Potremmo
continuare, onorevole D'Antoni.
CAPODICASA. Potremmo togliere l'indennità di parlamentare
LIOTTA. L'indennità di parlamentare non la possiamo togliere ai
membri del Consiglio di Presidenza, semmai dovremmo cominciare a
dimezzarla per tutti gli altri deputati; cominciamo a fare
demagogia anche in quella direzione, ragioniamo anche in quella
direzione
Il vero problema, dunque, non è l'aumento della spesa, bensì è
quello politico è come evitare che questo meccanismo diabolico
stimoli la proliferazione dei gruppi all'interno di quest' Aula.
Ed allora, il problema non sta nell'articolo 4, abbiamo
sbagliato tutto, abbiamo sbagliato l'impostazione, il problema sta
nell'articolo 23, è su di esso che dobbiamo intervenire, è lì che
dobbiamo modificare lo Statuto perché è nell'articolo 23, terzo
comma, che si stabiliscono le condizioni sulla base delle quali si
può formare il gruppo in deroga.
Onorevoli colleghi, ci sono due cose che mi sorprendono nella
proposta di modifica esitata dalla Commissione ... L'onorevole
Crisafulli si sta informando su quanto stia costando ai siciliani o
su quanto costerà nei prossimo cinque anni.
CRISAFULLI. Mi chiedevo quanto debbo versare per fare parte
dell'Ufficio di Presidenza
LIOTTA. Non è una carica che si possa acquistare, onorevole
Crisafulli; i suoi tempi sono finiti
Dicevo, la questione della proliferazione dei gruppi è un
problema serio e si deve intervenire sull'articolo 23, non
sull'articolo 4. E' lì che si pone il problema, su questo avremmo
dovuto mettere mani in Commissione per il Regolamento, ma non lo
abbiamo fatto.
Mi sorprendono due cose della proposta che è al nostro esame.
La prima è che mentre dichiara di volere recepire e di volere
aderire alla norma del Senato, di fatto la recepisce parzialmente.
Se era quello l'obiettivo dichiarato bene, dobbiamo sapere che la
norma del Senato allarga ai gruppi in deroga, mentre la norma che
noi abbiamo tirato fuori dalla Commissione Regolamento esclude i
gruppi in deroga.
L'altra questione riguarda più direttamente l'articolo 23. Il
Regolamento del Senato pone una condizione per concedere la deroga
ai gruppi e prevede che i deputati che chiedono la deroga devono
essere stati eletti almeno in tre regioni diverse e devono aver
partecipato con una lista alla competizione elettorale in almeno 15
regioni, l'articolo 23, comma 3, del nostro Regolamento interno
prevede, invece, che debbono essere eletti in due circoscrizioni e
debbono far parte di movimento o partito rappresentativo a livello
regionale.
E come ha fatto questo Consiglio di Presidenza finora a
verificare la rappresentatività a livello regionale di un movimento
o di un partito? Semplicemente visionando gli statuti; voglio
vedere quale associazione condominiale in Sicilia non si
autoattribuisca il ruolo di rappresentante di tutta la Regione
Ogni gruppo che nasce in Sicilia si compone con questo
obiettivo fondamentale, quello cioè di essere un partito
rappresentativo a livello regionale. Di fatto io sono stato membro
del Consiglio di Presidenza nei precedenti cinque anni: ogni volta
che abbiamo concesso un gruppo in deroga con questa condizione
l'unico elemento di verifica di questa condizione che abbiamo avuto
è stato quello di prendere in esame gli statuti dei partiti o dei
movimenti.
Ebbene, aderire alla norma del Senato significa intervenire
sull'articolo 23, Signor Presidente, non certamente sull'articolo
4; bastava recepire la norma del Senato e noi lo abbiamo proposto
con un nostro emendamento in cui diciamo: "siano eletti in due
circoscrizioni diverse i deputati che chiedono il gruppo in deroga,
ma abbiano partecipato con un'unica lista o almeno ciascuna delle
liste da cui provengono, abbiano partecipato alla competizione
elettorale regionale in almeno sette delle nuove circoscrizioni
siciliane".
Come vedete, questo problema si può affrontare in molti modi.
Si può affrontare realmente limitando la proliferazione dei gruppi,
si può affrontare invece favorendo la proliferazione dei gruppi
che, peraltro, si favorisce anche con l'attuale Regolamento senza
introdurre ulteriori modifiche.
Onorevoli colleghi, vi invito a riflettere su un aspetto: ho
sentito qualche deputato che lamentava che i segretari aggiunti,
quelli chiamati a far parte del Consiglio di Presidenza in
rappresentanza dei gruppi che non erano prima rappresentati, non
potessero in alcun modo cambiare gruppo perchè altrimenti
decadrebbero, mentre i segretari o gli altri membri del Consiglio
di Presidenza avessero tale facoltà, potevano, cioè, conservare la
carica. In realtà, nella dicitura che prenderemo in esame tale
possibilità è ancora lasciata nell'ambiguità, sta già accadendo
adesso con gruppi regolarmente formati che sono rappresentati in
Consiglio di Presidenza e con membri del Consiglio di presidenza
con le valigie in mano che stanno andando a formare altri gruppi,
questo sta avvenendo in questa Aula Non gridiamo allo scandalo
circa i gruppi in deroga che ancora non sono stati formati, il
frazionamento sta avvenendo dentro i gruppi regolarmente
costituiti, quelli che appositamente si sono moltiplicati per
ottenere due rappresentanti nel Consiglio di Presidenza.
Con quale coerenza, dunque, si denuncia lo spreco, l'aumento
della spesa quando in realtà si voleva affrontare un tema di
equità, si voleva affrontare l'esigenza di dare rappresentatività a
tutte quelle forze politiche che effettivamente esprimono un
portato culturale e politico omogeneo?
Noi non siamo perchè la rappresentatività nel Consiglio di
Presidenza verga allargato a tutti i gruppi tout court; e tuttavia
se dovessimo scegliere fra questa strada e l'attuale condizione in
cui soltanto chi ha aperto la campagna ingaggi entro i primi cinque
giorni di quest'Aula può essere rappresentato nel Consiglio di
Presidenza ed invece gli altri che hanno disprezzato questa pratica
devono restare fuori dal Consiglio di Presidenza, se è questo il
prezzo da pagare per la coerenza politica bene: vorrà dire che
staremo fuori dal Consiglio di presidenza perchè il valore della
coerenza politica non ha prezzo
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando in
quest'Aula si vogliono trovare argomenti per non procedere nella
direzione di modifiche di andazzi precedenti, di abitudini
precedenti o in questo caso di parti del Regolamento, si è sempre
invocata come motivazione la necessità di pensare ad una riforma
più organica, più strutturale, più approfondita e questa, a nostro
avviso, è una posizione e una motivazione strumentale.
Noi, oggi, ci siamo posti il problema della modifica di alcune
parti del Regolamento, sia per rendere più efficace e più
funzionale il rapporto tra alcuni importanti organismi di
quest'Assemblea e l'Aula, sia per rendere questi organismi, come
l'Ufficio di Presidenza e le Commissioni, più rappresentativi della
presenza politica in Aula, seguita al consenso democraticamente
espresso dagli elettori.
Abbiamo fatto ciò pensando proprio a quelle parti del
Regolamento che oggi meritano di essere oggetto di questa
attenzione, perché siamo alle prese con la composizione
dell'Ufficio di Presidenza e la costituzione delle Commissioni e,
quindi, è questo il modo più utile, più concreto e più funzionale
di porre i problemi visto che la modifica regolamentare formulata e
proposta dalla Commissione si attiene alla necessità di chiudere in
modo definitivo e rispondente ad esigenze di funzionalità e di
rappresentatività la nostra attività sulla formazione dell'Ufficio
di Presidenza e delle Commissioni.
Quindi, è speciosa l'argomentazione che vorrebbe evitare ciò
facendo riferimento alla necessità di mettere mano ad una riforma
più strutturale, alla quale noi vogliamo mettere mano e che sarà ,
alla ripresa dei lavori, dopo la pausa estiva, uno dei motivi
dominanti del dibattito in Aula e della nostra iniziativa
parlamentare; in quel caso dovremo mettere mano ad una riforma più
approfondita, più organica, più sostanziale, perché sono tanti gli
aspetti del Regolamento che meritano di essere sottoposti a
riforma, che sono suscettibili di un adeguamento alle situazioni
che nel frattempo sono intervenute, non ultime quelle derivanti
dall'applicazione della nuova legge elettorale.
Ma oggi, proprio agli inizi della legislatura, da parte delle
forze politiche, porsi il problema di modificare quelle parti del
Regolamento che disciplinano la composizione e la costituzione
dell'Ufficio di Presidenza e delle Commissioni, è il modo migliore
per iniziare questo processo riformatore.
E' speciosa e demagogica anche l'argomentazione relativa alle
spese. Sono d'accordo con l'onorevole D'Antoni, anche se egli ha
omesso di considerare che nella prima iniziativa di composizione ci
si è ancorati ad un comma dell'articolo quattro del Regolamento
interno che comunque salva il riferimento alla consistenza e
comporta la necessità di calibrare le presenze facendo sempre
riferimento alla consistenza, quindi, in proporzione. Anche questo
costituisce un argine rispetto al pericolo paventato dal collega
Liotta, perché comunque non stiamo modificando quella parte del
comma 2 nella quale si fa riferimento alla rispondenza ed alla
consistenza, e quindi, questo potrebbe essere comunque un elemento
che ci sottrarrebbe, ci salvaguarderebbe, ci preserverebbe da quei
pericoli di allargamento a dismisura e di costituzione strumentale
di nuovi gruppi cui faceva riferimento il collega Liotta.
Il riferimento demagogico alle spese è strumentale, se è vero
che contestualmente a questo ragionamento i colleghi che hanno
addotto questa motivazione nella loro proposta concreta hanno
detto: 'facciamo salva la seconda parte della modifica proposta
dalla Commissione e depenniamo la prima parte', cioè la seconda
parte sarebbe quella relativa ai nuovi criteri sulla composizione
delle Commissioni e degli Uffici di Presidenza delle Commissioni
come se l'allargamento degli uffici di presidenza delle Commissioni
non comporterebbe esso stesso un aumento delle spese; però, poichè
dal punto di visto politico, guardato da una parte, tutto ciò
sarebbe conveniente, questa argomentazione non si fa valere. E
allora, se ha una sua motivazione, una argomentazione del genere
dovrebbe essere fatta valere anche per la costituzione e la
composizione degli uffici di presidenza delle commissioni.
Invece, ho sentito, proprio da questi microfoni "salviamo la
seconda parte della soluzione e depenniamo la prima parte"; tutto
ciò è contraddittorio, è specioso, è demagogico
E allora, ritengo che in questo momento, mettendoci al riparo
dalle posizioni strumentali e demagogiche, dobbiamo fare il nostro
dovere fino in fondo, cioè attivare questo processo di riforma
applicandolo ai due momenti istituzionali che ci riguardano più da
vicino: la costituzione dell'Ufficio di Presidenza e la
costituzione delle commissioni.
Riterrei, pertanto, opportuno chiudere questa discussione
generale apprezzando la soluzione elaborata e formulata dalla
Commissione per il Regolamento e poi dare il tempo all'aula di
riflettere sulle proposte di emendamenti già presentati, per
consentire all'aula di chiudere questa prima attività riformatrice
che sarebbe importante e sarebbe una prima dimostrazione della
capacità di calibrare gli interventi riformatori alle necessità
politiche e istituzionali che in quest'aula si presentano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis.
Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS . Signor Presidente, onorevoli colleghi,
preliminarmente vorrei far rilevare che, ad ascoltare gli
interventi di coloro i quali mi hanno preceduto, sembrerebbe quasi
che in quest'Aula ci fossero alcuni arroccati alla conservazione di
pregiudizi o di posizioni preconcette e, per meglio dire, alcuni
boia della libertà che vorrebbero negare la libertà di espressione
o di rappresentanza a tutti i gruppi costituiti e, invece, altri
che vorrebbero liberare l'Assemblea regionale siciliana,
finalmente, da questo gioco capestro che per anni si è trascinata,
vorrebbero liberarla da questa sorta di oligarchia che è l'Ufficio
di Presidenza.
Io penso che queste posizioni, rispettabili, che ho ascoltato
con molta attenzione, ancorchè con veemenza, qualche volta anche
fuori luogo espresse, siano posizioni che personalmente, che il
gruppo cui appartengo e che molti deputati di quest'Aula
respingiamo per formazione, per tradizione e per convinzione.
Detto questo, ci sia consentito fare delle osservazioni, così
come è lecito e doveroso fare, per porre all'attenzione
dell'Assemblea, ma in generale di coloro i quali noi oggi
rappresentiamo, l'argomento della discussione dal nostro punto di
vista. Io lo farò in particolare dal mio. Un punto di vista che
non vuole essere quello della speculazione in senso filosofico, di
riflessione, di una speculazione istituzionale, del quale
probabilmente non sarei capace e che comunque non voglio
affrontare, ma un punto di vista più semplicemente che è quello di
chi ci ha eletti e ci ha rappresentati, il punto di vista semplice
dell'interesse pubblico, dell'interesse della collettività che noi
qui rappresentiamo.
Da questo punto di vista, forse, è possibile esaminare con
semplicità le questioni che abbiamo sul tavolo e, in particolare,
due aspetti di queste che probabilmente sono cruciali: una è il
nodo più strettamente politico e l'altra l'aspetto più prettamente
funzionale della proposta che abbiamo all'ordine del giorno.
Io credo che, come è stato sottolineato, proveniamo da una
elezione che per la prima volta non soltanto ha chiesto ai
siciliani di votare per l'elezione diretta del Presidente, ma
questi presidenti hanno rappresentato coalizioni.
Non v'è alcun dubbio, e potreste certamente obiettarmi il
contrario e articolarmi eccezioni nel merito, che comunque ai
siciliani abbiamo dato il senso di queste coalizioni e di questi
raggruppamenti in cui una parte della presenza e del protagonismo
dei gruppi veniva ad essere stemperato. Nulla toglie questo
all'importanza politica ed istituzionale che questi gruppi hanno e
continuano ad avere, ma che continuano ad avere nel solco di una
riforma che certamente è in fieri, che certamente è in divenire,e d
è incompiuta, che certamente, come lo stesso intervento del
Presidente Lo Porto, nella seduta inaugurale, ha precisato, deve
essere completata. E proprio perchè completata è iniziata, e su
questa bisogna continuare con segnali chiari e non con segnali
equivoci o segnali che non potrebbero essere compresi, credo che
l'elettorato non comprenda perchè tanta preoccupazione di non
essere rappresentati da parte di gruppi che insieme si sono
coalizzati e presentati, hanno chiesto il voto e hanno chiesto di
votare un candidato presidente che non apparteneva al proprio
gruppo politico.
C'è, a mio avviso, in questo una riflessione, una
responsabilità nel messaggio politico che rischiamo di dare e che,
a mio giudizio, porta a visioni distorte, che ci dobbiamo porre
molto seriamente; e molto seriamente non vuol dire con
prevaricazioni di idee o di posizioni: tutte le posizioni che sono
qui rappresentate sono rispettabili, ma pensiamo anche alla
posizione di chi non sta qui dentro e, nella collegialità, noi
rappresentiamo.
Io credo che difficilmente da elezioni svoltesi nel segno
delle coalizioni noi possiamo spiegare come si sia generato un
Parlamento che, finora, sta parlando di frammentazioni e, comunque,
sia difficile transitare da una logica degli interessi generali ad
un accreditamento di interessi che davvero rischiano di sembrare
soltanto particolari.
C'è poi da dire che l'Ufficio di Presidenza - questo è stato
sottolineato ed affermato da molti che mi hanno preceduto -non è,
infatti,un organo politico in cui i gruppi politici debbono essere
rappresentati a parlare ed esprimere posizioni politiche, è un
organo di funzionamento, di mero funzionamento
tecnico-amministrativo e, veramente, chi sta fuori ancora meno
capisce perchè tanta animosità nell'essere presenti all'interno di
questo organismo.
Volutamente sto lasciando da parte l'argomento costo, perchè è
vero che può prestarsi a letture strumentali e demagogiche e,
quindi, sto facendo questa analisi nell'ipotesi di costo zero,
oppure, se volete, nell'ipotesi, che mi sembra meritevole di
considerazione, dell'assorbimento dei costi generali di questi
eventuali deputati in più all'interno delle spese complessive
attuali dell'Ufficio di Presidenza. Perchè no? Non trovo un
motivo perchè questo non possa essere.
Dunque, non è questo l'argomento che ci sta a cuore, ma dopo
avere esaminato, alla luce di questo punto di vista, dell'interesse
collettivo che ancora deve essere individuato in questa proposta,
l'aspetto politico, mi chiedo veramente quale possa essere
l'aspetto funzionale e cosa ne ricavi da questo punto di vista. Ne
ricava certamente una semplice domanda che la gente si pone e che
io pongo a tutta l'Assemblea proprio perchè non mi so dare una
risposta: Quale migliore funzionalità ne avrebbe l'Ufficio di
Presidenza da questo allargamento? Dico funzionalità perchè questo
ci chiedono gli elettori, questo ci chiedono i siciliani che ci
hanno eletto, cioè di funzionare meglio nel loro interesse.
Sono qui a chiedermi qual sia il miglioramento di
funzionalità, l'apporto in più che questo ampliamento dell'Ufficio
di Presidenza ci può produrre.
Quindi, nessuna posizione preconcetta di sbarramento o di
mantenimento di status quo, ma una domanda che ancora deve trovare
risposta e che ritengo debba trovare risposta proprio all'interno
di quello che è lo spirito con il quale l'Assemblea regionale ha
cominciato a funzionare, appunto quello di servire all'elettorato.
Non a caso mi sovvengono le parole del Presidente Lo Porto
nella sua relazione inaugurale. Proprio in questa sede ha avuto,
con parole che abbiamo tutti apprezzato, un riferimento netto e si
è detto di voler essere interprete delle tensioni civili, sociali e
culturali che attraversano la realtà siciliana.
Mi chiedo quali tensioni civili, sociali e culturali portino a
tale richiesta e quali tensioni l'hanno espressa e motivata. Dice
ancora il Presidente nella sua relazione inaugurale: "Dobbiamo
essere in grado di ascoltare e di sintonizzarci sui bisogni della
gente essendo consapevoli della rivoluzione copernicana che la
modifica dello Statuto con l'elezione diretta del Presidente della
Regione ha introdotto". Ecco, quindi, c'è già un passaggio,
un'incunabolo di risposta nel bisogno di legare l'azione
parlamentare alla risposta ai bisogni, ma per far questo di
proseguire un percorso che deve essere chiarito e completato e non
contraddetto come a mio avviso rischieremmo di fare con la proposta
che ci è stata chiesta di votare.
Forse, vale la pena leggere un altro passo di questa
relazione, interessante perché potrebbe chiosare quanto stiamo
dicendo. Dice ancora il Presidente: "Sono i problemi della nostra
terra, le vocazioni, l'impegno, le tensioni positive che devono
trovare ingresso in quest'Aula sfuggendo alle tentazioni del
piccolo cabotaggio, della mera affermazione personale scollata da
un disegno complessivo di crescita della società". Sono parole
dell'onorevole Lo Porto che - ripeto - apprezziamo, condividiamo e
che vorremmo sempre confermate in ogni passo e azione di questa
nostra Assemblea.
Allora, a fronte di questa, invece, quali sono le motivazioni
che sostengono la proposta che è stata presentata? Semplici di
analogia meccanica a quanto, qui è detto - e vedremo che non è
neppure vero fino in fondo - a quanto prevede la Camera dei
Deputati e del Senato della Repubblica.
Intanto, è fin troppo ovvio osservare come il riferimento sia
strumentale e non sia stato interamente recepito questo Regolamento
dal momento che è negata la rappresentanza ai gruppi che per essere
costituiti hanno bisogno di deroga. Quindi, in sostanza, ci
troviamo dinanzi ad una modifica del Regolamento in corsa che
prevede l'esito di questa modifica. Certamente, non posso non
trovarmi d'accordo, io ed il mio Gruppo, con quanto detto
dall'onorevole D'Antoni circa il bisogno di rappresentanza che
avrebbe giustamente preteso e meritato il suo Gruppo all'interno
dell'Ufficio di Presidenza, dell'Ufficio di Presidenza così come
oggi il Regolamento lo prevede. E' altrettanto ovvio,
consentitemi, osservare che comunque l'esito dell'applicazione di
quel Regolamento sia stato un esito affidato al giudizio dell'Aula
nel pieno dei suoi poteri e trasparenza e che è quanto meno
discutibile contestare l'esito di una applicazione di una regola
modificandola a cose fatte. Capisco il bisogno e lo condivido, ma
il metodo di porvi riparo è quanto meno anomalo.
Detto questo, mi chiedo se sia possibile che le uniche
motivazioni palesi che si adducono a sostegno di questa modifica di
Regolamento siano l'applicazione del Regolamento del Senato, cui
per altri versi questa Assemblea è equiparata ma che, nella
fattispecie, deve essere guardata con molta attenzione e "cum grano
salis", come diceva l'onorevole Capodicasa. Non possiamo "sic et
simpliciter" applicare norme e quantità da un'Assemblea che è
composta da 350 componenti circa alla nostra e che si differenzia
anche per numero di sedute e di attività parlamentari. Allora, se
così è, consentitemi almeno di riflettere su ciò che avviene, oltre
che al Senato e alla Camera cui impropriamente - a mio avviso - in
quest'occasione si sta guardando, anche nelle altre regioni
d'Italia.
Mi chiedo e vi chiedo se vi siate mai accorti del deficit di
democrazia che c'è e ci sarebbe nelle altre regioni d'Italia ( non
dico ciò per sottolineare, ma semplicemente per ricordare a me
stesso e pormi ancora un'altra domanda che non trova risposta), mi
chiedo e vi chiedo come sia possibile che tra le regioni d'Italia
la nostra sia quella che ha l'Ufficio di Presidenza più folto e
nutrito di tutte. Nessuna Regione in Italia ha un Ufficio di
Presidenza composto da nove deputati o consiglieri come altrove si
chiamano. Perché sia argomento di riflessione: in Lombardia il
numero dei componenti l'Ufficio di Presidenza è di 5 unità, incluso
il Presidente; lo stesso in Toscana, in Umbria, in Puglia, nel
Veneto, nella Liguria; addirittura, in Campania l'Ufficio di
Presidenza è composto da quattro unità, 6 unità nel Piemonte, 6
unità nel Lazio.
Allora è vero che noi dobbiamo guardare, fino ad un certo
punto, altrove ed interrogarci su noi stessi, però dobbiamo anche
chiederci se è proprio vero che l'assenza di una rappresentanza
completa e pedissequa di tutti i gruppi costituisca, di per sè, un
deficit di democrazia, perché se così è mi sembrerebbe strano che
regioni con le quali non sia blasfemo il confronto, visto che
abbiamo l'orgoglio di essere un Parlamento siciliano che ha
tradizioni e specificità tutte proprie, ma comunque non è nemmeno
irriverente o sminuente osservare in confronto qual è la
funzionalità dei parlamenti, delle Assemblee regionali della
Lombardia, della Toscana o di queste altre regioni che, certamente,
non hanno minore dignità nè minore funzionalità.
Allora si sappia che in queste regioni la media dei componenti
dell'Ufficio di Presidenza è di 5 unità. A fronte di tutto questo,
io credo che sia veramente poco spiegabile a me stesso, per primo,
a noi che siamo contrari a questa proposta, ma più in generale a
chi da fuori si aspetta da noi risposte comprensibili e chiare,
come sia possibile sostenere una proposta di questo genere che,
probabilmente, guarda in tutt'altra direzione e ad altre
motivazioni.
Io credo che ce ne sia abbastanza per invocare il buon senso
di tutti noi e per fermarsi in tempo prima di commettere un gesto
incomprensibile e per rimandare una modifica certamente necessaria
del Regolamento, come prima di me l'onorevole Capodicasa ed altri
hanno sostenuto, ad un momento che consenta un esame più organico,
sereno e credibile di questa proposta nell'ottica che oggi la
politica siciliana ci chiede e che la modifica dello Statuto ci
imporrà.
LO CURTO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Lo Curto. Ne ha
facoltà.
LO CURTO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel ritenermi
questa sera particolarmente fortunata per avere arricchito la mia
esperienza, tra l'altro nuovissima, di deputato di questa
Assemblea, per avere potuto assistere a questo importante e
significativo dibattito in merito ad un problema che riguarda
l'allargamento, per un verso, del Consiglio di Presidenza e, per
l'altro, la modifica del Regolamento concernente la composizione
delle Commissioni, con una rappresentanza nello stesso Ufficio di
Presidenza che va riconosciuta alle opposizioni, ebbene mi chiedo
se - fatta questa premessa - sono stata troppo distratta in questi
giorni o sono stata troppo attenta. Infatti, onorevoli colleghi, mi
è parso di capire che questa modifica del Regolamento e
l'istituzione della relativa Commissione per la modifica del
Regolamento sia stata proprio voluta per consentire che questa sera
si votasse e si procedesse con quella speditezza che ci
consentirebbe, certamente, di risparmiare tempo, che non è una
variabile di poco conto nella economia anche monetaria di questa
Assemblea, ma, soprattutto, ci consentisse di procedere con la
dovuta celerità nel risolvere quelle questioni che qui i gruppi
hanno consentito di facilitare nella misura in cui abbiamo, come
Gruppo di Nuova Sicilia, lasciato correre su una questione che già
il Regolamento all'articolo 4 ci consentiva di fare valere e che
era la nostra presenza nel Consiglio di Presidenza ritenendo che
fosse utile per l'Assemblea, conveniente e persino conducente, a
proposito dell'allargamento dei Gruppi costituiti, fare anche un
passo indietro.
Desidero richiamare l'Assemblea ad un atteggiamento di
assoluta responsabilità rispetto ad un impegno che quest'Aula aveva
assunto, cioè quello di procedere questa sera con la celerità di
cui parlavo prima e di avviare anche un dialogo con le opposizioni;
dialogo che certamente non merita di essere immiserito nè
immeschinito, così come tutto il dibattito, su questioni che
attengono alle indennità e alle eventuali prerogative ascrivibili a
chi entra nel Consiglio di Presidenza.
Pertanto, giacchè questa è la serata utile, spero si voglia
porre fine a questo dibattito e si pervenga ad una soluzione in
tempi abbastanza europei, come è giusto che questa Sicilia, che
questa Assemblea si attrezzi a percorrere; diversamente il rischio
è che ci impantaniamo in una discussione estremamente lunga, poco
conducente e assolutamente improduttiva.
Come gruppo di Nuova Sicilia, esprimiamo la nostra assoluta e
ferma convinzione che l'allargamento del Consiglio di Presidenza e
anche delle vice presidenze alle opposizioni possa essere un
elemento di maggiore stabilità che consentirà a questa Assemblea di
potere esprimere l'esigenza di cambiamento che già è stata espressa
con il voto del 24 giugno. Tengo a precisare che certamente qui
siamo tutti dell'avviso che il Governo debba fare la sua parte nel
raccordarsi in maniera coerente e congruente con l'Assemblea nel
rispetto certamente dei ruoli e nel rispetto di questa Istituzione
che rappresenta la Sicilia tutta quanta.
Non mi scandalizzo se questa sera il dibattito veda assente il
Governo, soprattutto se il dibattito non è di interesse specifico
nella fattispecie, mentre ritengo che la celerità con la quale
dobbiamo procedere affinchè si insedino le commissioni e affinchè
si proceda a dare vita e corpo al lavoro dell'Aula attraverso la
costituzione delle commissioni sia un fatto che determinerà quel
raccordo stasera qui invocato con il Governo. Tuttavia, senza le
commissioni abbiamo, credo, una difficoltà anche reale perchè
questo raccordo ci sia, sia visibile e sia coerente con l'impegno
che l'Aula deve assumere nei confronti del Governo e da parte del
Governo nei confronti del popolo siciliano e dell'Assemblea che lo
rappresenta.
PRESIDENTE. Dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Miccichè. Ne ha facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi sono dell'idea
che questa discussione debba arrivare ad una conclusione molto
positiva per i lavori d'Aula, perchè credo che non bisogna
rimandare sia la discussione che la votazione alla ripresa dei
lavori. Credo che a settembre questa Assemblea dovrebbe essere nel
pieno delle sue funzioni per affrontare una serie di temi che sono
stati pubblicizzati, propagandati durante, dopo e anche in questi
giorni da parte del Governo. Aprendo il giornale leggiamo annunzi a
destra e a manca: si farà questo, si farà quell'altro; ma è chiaro
che se non si completeranno questi organismi, se questi organismi
non saranno nel pieno delle loro funzioni, si sarà trattato
soltanto di proclami. Personalmente ritengo che questi organismi
debbano essere più democratici. Credo che la proposta di modifica
del Regolamento dovrebbe essere molto più aperta di quella che è
stata presentata. Ritengo che alcuni componenti della Commissione
Regolamento che hanno votato favorevolmente alla modifica avrebbero
dovuto fare un ragionamento a 360 gradi. Che cosa intendo.
E porto un esempio. Qui ci sono due presidenti candidati alla
Regione, l'onorevole Orlando, che ho sostenuto, e l'onorevole
D'Antoni. Ebbene, questi due schieramenti che hanno perso per
essere valida la loro candidatura dovevano essere presenti almeno
in cinque province, diversamente la loro candidatura nelle liste
provinciali non era valida.
La legge Tatarellum, che è stata resa operante anche in
Sicilia attraverso la legge costituzionale, come mai all'articolo 1
della legge 43 cita: "La presentazione della lista regionale deve,
a pena di nullità, essere accompagnata dalla dichiarazione di
collegamento con almeno un gruppo di liste provinciali presentate
in non meno della metà delle province della Regione con
arrotondamento all'unità superiore". Cioè a dire doveva essere
presente in cinque province. Mi dovete spiegare come mai il
legislatore ha posto un limite, per essere valida una
presentazione, di un candidato presidente e quindi ha dato massima
rappresentatività anche a quelle formazioni minori che non potevano
e non sono riusciti, mettiamo caso, a essere presenti in nove
province ma in cinque. Questo che significa che c'è stato un
riconoscimento di ampia democrazia, di partecipazione anche per le
liste minori, anche per raggruppamenti politici minori.
Ora che la stragrande maggioranza dei gruppi che sono qui, e
io faccio riferimento al mio gruppo che non è un gruppo sparuto,
non è un gruppo regionale, ma è un gruppo che fa riferimento ad un
movimento politico nazionale, ora che noi siamo stati eletti, non
credo che coloro che hanno proposto quell'emendamento al
Regolamento hanno fatto una valutazione diciamo in linea con questa
legge, con il Tatarellum che dà la possibilità di essere presente
in una competizione elettorale.
Se si è presenti in una competizione elettorale e si è ammessi
perché si rispettino le regole, non si capisce perché nel momento
in cui questa formazione o queste formazioni abbiano raggiunto
questo obiettivo, hanno superato questo obiettivo si pongono degli
ostacoli. Secondo me è un artificio e dico invece che l'artificio
che è stato creato per altri gruppi che non hanno queste
caratteristiche ma hanno ben altre caratteristiche; che sono state
messe lì per raggiungere determinati obiettivi; mi pare che si sta
facendo un torto alla ragione.
Per questo chiedo ai deputati che nel momento in cui si
andranno a presentare degli emendamenti possano essere valutati non
sotto l'aspetto della convenienza. Io credo che la furbizia alla
fine non paga mai, non è facendo queste cose che si è furbi, si è
belli e domani si vince. Anche se noi come gruppo di Rifondazione
comunista sventuratamente non avessimo la possibilità di avere la
deroga, agiremmo di conseguenza, faremmo la nostra battaglia
democratica, però, statene certi che faremmo valere le nostre
ragioni in tutte le sedi. Non è una minaccia, ma è una
considerazione e questo lo dico principalmente ai compagni DS.
Quelli di Rifondazione comunista non sono come qualcuno dice "i
fratelli cattivi", quelli che hanno il dente avvelenato; noi non
abbiamo alcun dente avvelenato. Noi abbiamo fatto parte della
coalizione di Orlando, abbiamo sostenuto Orlando con coerenza e con
dignità e, soprattutto, con correttezza e lo faremo anche nel
momento in cui ci dovessimo trovare in una situazione di enorme
difficoltà; anche dopo questa sconfitta, per noi non si è chiuso
un capitolo e se ne è aperto un altro, perchè è chiaro che abbiamo
sostenuto quella battaglia perchè in quella battaglia noi ci
credevamo. Speriamo di crederci ancora, quindi dico ai compagni DS
di lasciare un momentino i problemi interni, le difficoltà interne
che attraversano il loro partito e di andare verso una composizione
più politica e meno partitica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha
facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
svolgere soltanto qualche breve considerazione, anche perchè questo
dibattito non mi appassiona. Pensavo di parlare di altri argomenti,
invece, siamo costretti ad occuparci di Regolamento e quindi
manterrò il mio intervento nell'ambito di alcune brevissime
considerazioni.
L'esigenza di modificare il Regolamento è largamente
avvertita; si pone un problema di adeguamento complessivo del
Regolamento alla nuova realtà istituzionale che per la prima volta
ha previsto, tra l'altro, l'elezione diretta del Presidente della
Regione. Si tratta, pertanto, di una rivisitazione organica e non
di una modifica parziale limitata all'ampliamento dei segretari nel
Consiglio di Presidenza dell'Assemblea. Dietro tale modifica si
nascondono ragioni politiche della maggioranza che al proprio
interno deve risolvere il problema di qualche gruppo che pur non
avendo, sulla base del risultato elettorale, i requisiti per poter
partecipare al Consiglio di Presidenza, a seguito di adesioni
successive, ha raggiunto il numero sufficiente per potere
partecipare al Consiglio di presidenza.
Il problema della rappresentanza di tutti i gruppi politici o
almeno di quelli che sulla base dell'attuale Regolamento ottengono
la deroga è reale; nessuno credo può impedire a questi gruppi di
avere la propria rappresentanza. E' stato assunto, tuttavia, un
percorso quanto meno singolare: per la prima volta l'Ufficio di
Presidenza, anzicchè concedere le deroghe, ha pensato di
subordinare la propria scelta alle decisioni che la Commissione per
il Regolamento ha assunto con il disegno di legge che ci è stato
sottoposto.
E' stata adottata una decisione che non privilegia la
rappresentatività dei diversi gruppi. La proposta della
Commissione prevede, infatti, la presenza dei gruppi parlamentari
costituiti e non di altri che avrebbero certamente diritto alla
deroga alla luce delle previsioni dell'attuale Regolamento; non si
tiene conto, infatti, del risultato elettorale, ma piuttosto della
capacità legittima di alcuni gruppi di aggregare altri
parlamentari.
Noi non proponiamo un allargamento a dismisura, poniamo il
problema di una riflessione più generale in sintonia con le nuove
esigenze del Parlamento regionale. La fretta in questo caso non ha
alcuna logica; non succede nulla rispetto alla funzionalità
dell'Assemblea se qualche gruppo viene rappresentato con qualche
mese di ritardo. Si pone un problema che riguarda la
rappresentatività di tutti i gruppi regolarmente costituiti, ma
anche di valutazione dei percorsi politici di ciascun parlamentare.
Può succedere, ad esempio, che un deputato aderisca ad un gruppo
per consentire allo stesso di esprimere la propria presenza in seno
al Consiglio di Presidenza e subito dopo aderire ad un altro gruppo
senza che ciò comporti la decadenza del componente entrato a far
parte dell'Ufficio di Presidenza.
In questo momento è oltretutto necessario riconoscere il ruolo
del leader della minoranza che deve avere gli strumenti per potere
esercitare il proprio ruolo sulla base di una legittimazione dei
cittadini ed anche di una previsione normativa.
La maggioranza avrebbe potuto risolvere i propri problemi
facendo, come è stato fatto nella scorsa legislatura, qualche
concessione ad uno dei gruppi parlamentari costituiti. Fare una
modifica che affronti soltanto il problema dell'ampliamento del
Consiglio di Presidenza sarebbe sbagliato, poiché non si terrebbe
conto della necessità di modifiche quanto meno di pari importanza.
I cittadini aspettano un confronto serio sulle cose da fare e
sui problemi da risolvere.
Le dichiarazioni di questi giorni sulla modifica del
Regolamento, sulla modifica delle deleghe, sui deputati supplenti
sono certamente meno rilevanti delle tante emergenze, purtroppo,
presenti nella realtà siciliana.
Il ruolo dei segretari nell'Ufficio di Presidenza è
assolutamente marginale. La democrazia si difende dando la
possibilità, ad esempio, a ciascuna forza politica di esprimere la
propria opinione sui contenuti programmatici del Governo Cuffaro.
Non si trova il tempo per conoscere quale idea di Regione vogliamo
insieme costruire e si trova il tempo, invece, soltanto per
ampliare l'Ufficio di Presidenza
Si pone un problema di priorità, di chiarezza e di cultura
politica. A chi ha accusato la Margherita di volere costituire dei
gruppi per ottenere due posti nell'Ufficio di Presidenza, desidero
ricordare che con dodici deputati avremmo avuto diritto ugualmente
a due posti. Nessuno comunque vuole fare le barricate su una
questione certamente secondaria. Poniamo in primo luogo il problema
di una modifica del Regolamento più radicale e più in sintonia con
l'attuale tendenza istituzionale.
Il disegno di legge in questione può in ogni caso essere
migliorato, attraverso appositi emendamenti.
Chiedo, pertanto, al Presidente il rinvio dell'esame ai sensi
dell'articolo 112 del Regolamento interno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato.
Ne ha facoltà.
SPAMPINATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, farò mia la
sollecitazione dei colleghi di essere particolarmente brevi e
sicuramente, signor Presidente, non mi sono offeso quando mi ha
indicato con il nome di un altro deputato; la cosa mi ha
inorgoglito, non mi ha sicuramente offeso.
Le considerazioni saranno particolarmente brevi, perché
effettivamente pensavo di partecipare ad altro tipo di dibattito.
Permettetemi nell'introduzione un'ovvietà a questo punto del
dibattito, ma mi corre l'obbligo di riproporre la posizione già
espressa in sede di Commissione Regolamento.
E' chiaro che l'ovvietà fa riferimento all'esigenza, alla
necessità che abbiamo, appunto, espresso in Commissione Regolamento
di porre all'ordine del giorno, preliminarmente, una modifica
complessiva del Regolamento.
L'onorevole Acierno, se non sbaglio, ha fatto riferimento alla
possibilità che questa tredicesima legislatura sia una legislatura
costituente e che tale possibilità dipenderà esclusivamente dalla
nostra volontà.
Credo non sia il migliore degli esordi quello di proporre oggi
all'Assemblea regionale una modifica sicuramente limitata per
quanto riguarda i contenuti e altrettanto sospetta per quanto
riguarda i tempi.
Probabilmente, nel dibattito il punto centrale l'ha posto
l'onorevole Lo Curto e probabilmente ha sbagliato il gruppo di
Nuova Sicilia a non imporsi in quel determinato momento.
Il problema andava posto ad inizio. Dare attuazione al
Regolamento significava, in quel caso, proporre la presenza di
tutti i gruppi regolarmente rappresentati all'interno del Consiglio
di Presidenza.
Le lagnanze riguardano esclusivamente la possibilità, la
necessità, secondo noi, di produrre un adeguamento a quella che è
stata la modifica introdotta dalla legge costituzionale n. 2 del
2001. Anche qua un'ovvietà: è questa la vera novità del nostro
sistema istituzionale. Tale modifica istituzionale ha prodotto una
modifica della forma di governo e ritengo che proprio dal rapporto
tra governo e parlamento si dovesse partire.
Concordo perfettamente con quanto detto dall'onorevole
D'Antoni. E' quanto meno strano che, a quasi un mese
dall'insediamento, ancora non si ipotizzi un dibattito sul
programma del governo regionale.
Noi abbiamo apprezzato l'iniziativa che è stata soltanto
ipotizzata, ritengo anche realizzata dal Presidente di questa
Assemblea, di invitare al più presto il governo in questa Aula per
presentare le linee programmatiche della sua attività.
Ritengo che non debba essere una gentile concessione del
governo venire, su invito del Presidente dell'Assemblea, a riferire
all'Assemblea regionale, ma deve essere qualcosa che vada
necessariamente regolamentato.
Abbiamo letto dai resoconti giornalistici, d'altra parte, che
il Presidente Cuffaro si impegna a venire in quest'Aula a rendere
conto dell'attività del governo. E' necessario per poter fare una
serena valutazione, è necessario, appunto, che ci dica prima quali
sono i temi del suo programma di governo.
In commissione abbiamo posto un altro tema. Ritenevamo che
fosse necessario, anche a decoro di questa Assemblea, per non dare
la sensazione che si volesse soltanto produrre una moltiplicazione
delle poltrone, cercare di dare un minimo di organicità a questa
riforma del Regolamento.
Ecco perchè in Commissione, ma lo rifaremo anche con appositi
emendamenti che presenteremo, riteniamo che sia essenziale che si
dia attuazione regolamentare ad una norma che ha natura
costituzionale, e mi riferisco a quanto è previsto dall'articolo 41
ter del nostro Statuto così come modificato dalla legge
costituzionale 2/2001, che configura la figura - scusate il
bisticcio - del deputato capolista della coalizione di minoranza.
Qua non bisogna inventare nulla, Presidente. Qua - ripeto -
dare attuazione regolamentare ad una norma che ha valenza
costituzionale. Presenteremo altri emendamenti alla proposta di
legge che non condividiamo perchè riteniamo esistano sia delle
carenza di natura giuridica sia delle sviste tecniche che
cercheremo, attraverso gli emendamenti, di eliminare.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Spampinato. Mi scusi ancora per
il lapsus di poc'anzi che le confesso essere assolutamente
freudiano, dato che la sua presenza in quest'aula mi ricorda
antiche e comuni militanze.
E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, mai inizio di legislatura è stato
così travagliato per la formazione del Consiglio di Presidenza come
questo.
Vorrei richiamarmi in modo rigoroso al Regolamento e far
valutare all'Aula, anche ai gruppi di maggioranza, se ritengono che
quello che l'Aula ha approvato nei giorni scorsi sia conforme a
quanto dettato dal Regolamento.
Il Regolamento, al punto 4, recita: "Avvenuta la
proclamazione, il Presidente si insedia immediatamente nella
carica. L'Assemblea procede quindi, nella seduta successiva, alla
elezione di due vicepresidenti, tre questori e tre segretari. In
relazione a tale adempimento il Presidente eletto esperisce le
opportune iniziative affinchè i gruppi parlamentari siano
rappresentati nell'Ufficio di presidenza in modo da rispecchiare
nel numero e nelle attribuzioni degli incarichi la consistenza
relativa ad ogni singolo gruppo".
Quale era la situazione al momento in cui si è proceduto alla
elezione del Consiglio di Presidenza? I gruppi costituiti erano
quelli che sono entrati nel Consiglio di Presidenza e oltre ad essi
c'erano i gruppi di Nuova Sicilia e di Sicilia democratica.
In quella fase, il Presidente dell'Assemblea, mantenendo
invariato il numero di nove, avrebbe dovuto garantire la
rappresentanza di tutti i gruppi parlamentari, ivi compresi Nuova
Sicilia e Sicilia democratica. Questo non è stato fatto.
Si potrebbe obiettare: non è stato fatto per ingenuità del
Presidente? Non è stato fatto perchè c'era una pressione dei
gruppi parlamentari tendente comunque ad inserire lo status proprio
dentro il Consiglio di Presidenza? O, come è sembrato ai più,
l'intenzione di volere a tutti i costi comunque procedere
all'allargamento del Consiglio di Presidenza perchè, in questo
modo, venivano preservati e garantiti un numero di rappresentanti
consistente di ogni singolo gruppo.
Cosa si sarebbe potuto verificare, Presidente? Che il gruppo
di Forza Italia e il gruppo del CCD-CDU avrebbero dovuto rinunciare
ad una propria rappresentanza per permettere la rappresentanza
proporzionale in rapporto conforme a quanto stabilito dal
Regolamento.
Non c'era quindi alcune necessità di allargare. Essendoci un
contrasto interno nei gruppi di maggioranza è nata l'esigenza di un
ampliamento. Da qui nasce l'esigenza dell'ampliamento che non è,
quindi, per rispecchiare un'esigenza di rappresentanza democratica
ma per rispondere ad una esigenza interna ai gruppi di
maggioranza...
LEONTINI. E' un conflitto interno alla vostra coalizione
SPEZIALE. Io considero, sulla base del Regolamento, che il
Presidente dell'Assemblea, che doveva esperire tutte le iniziative
per garantire una rappresentanza proporzionale nel Consiglio di
Presidenza...
CINTOLA. Non è proporzionale, è in rapporto alla consistenza dei
gruppi.
SPEZIALE. Onorevole Cintola, proporzionale dice il Regolamento.
Essendo sorta un'esigenza interna ai gruppi di maggioranza, si
tende adesso a dilatare il Consiglio di Presidenza, tranello nel
quale involontariamente, spero, sono caduti anche gli amici e
compagni di Rifondazione comunista.
Da qui nasce la prima nostra opposizione all'ampliamento. C'è
stato un colpo di mano, da parte della maggioranza, di non esperire
tutti i tentativi per permettere a tutti i gruppi, in quella fase,
di potere essere presenti nel Consiglio di Presidenza.
La seconda questione è la natura del Consiglio di Presidenza.
Il Consiglio di Presidenza, è stato ribadito qui anche
dall'onorevole Capodicasa, ha un carattere amministrativo che serve
soltanto ad amministrare l'attività interna del Parlamento, a
verificare lo stato giuridico dei parlamentari, insomma ha una
capacità soltanto di carattere organizzativo.
Per questa ragione a me sembra eccessiva la richiesta che
viene formulata oggi di modifica del Regolamento.
Viene obiettato che così è stato fatto al Senato. Ora io,
colleghi, essendo curioso per natura e volendo rispondere a questa
domanda che molti colleghi mi hanno posto nel corso del dibattito,
dell'adeguamento al Senato, ho voluto chiedere al Senato sia qual è
il numero dei rappresentanti in questo momento nel Consiglio di
Presidenza, sia qual è lo status dei rappresentanti.
Il Senato, che è composto da 315 rappresentanti, in questo
momento ha un presidente, ovviamente, quattro vicepresidenti, tre
Questori, e otto Segretari. Sono complessivamente sedici su
trecentoquindici.
Se dovesse intervenire la modifica regolamentare noi
arriveremmo a quattordici, forse quindici, forse anche sedici su
novanta parlamentari. Non penso, onorevole Cintola e onorevoli
colleghi della maggioranza che questo sia stato in testa ai
pensieri dei siciliani quando hanno votato per il Polo. Che la
questione principale che si sono posti e in che modo era possibile
ampliare l'Ufficio di Presidenza per garantire uno status e una
condizione ai singoli parlamentari.
La seconda questione che voglio sollevare è lo status
giuridico del rappresentante del Consiglio di Presidenza al Senato,
e lo voglio dire non perché voglio ricorrere al moralismo di
maniera, ma perché voglio dire se dobbiamo adeguarci, adeguiamoci
integralmente rispetto al Senato. La condizione è questa.
Ci sono tre Questori che non possono ricorrere agli esterni,
possono ricorrere solo a personale del Senato. Cioè il segretario
del Questore non è un esterno come nella nostra fattispecie. I
Questori al Senato non hanno diritto né alla macchina né
all'autista. Non hanno diritto né alla macchina né all'autista
neanche i Segretari del Senato, perché lì c'è un parco macchine
per cui si possono utilizzare le macchine soltanto per muoversi
dentro Roma o per andare dall'aeroporto al Senato o dalla stazione
al Senato.
C'è una condizione generale che è profondamente modificata.
Proprio per evitare che poi qualcuno poi richiami il moralismo per
garantire questa conformità.
Perché c'è una pressione? La pressione c'è in larga misura
perché qui la condizione di Segretario dell'Assemblea, di Questore
dell'Assemblea mantiene uno status e una condizione generale che
permettono al deputato di recitare non una funzione, ma
un'apparenza, un potere che altrimenti non avrebbe.
Cosa c'entra tutto questo con i processi di trasformazione
regolamentare? Me lo domando. Lo chiedo ai tanti colleghi
parlamentari eletti nel centrodestra che questa sera o domani
dovranno votare la modifica del Regolamento. Cosa c'entra questo
col bisogno di cambiamento, con l'ansia di cambiamento? Avremmo
dovuto, si, e su questo saremmo stati d'accordo affrontare il
carattere di modifica innovativo di un Regolamento che in larga
parte considero obsoleto. Per la parte che riguarda, per esempio,
la possibilità che viene data di ritardare l'approvazione di norme,
di ritardare l'approvazione di leggi, che dà la possibilità a
gruppi piccoli di esercitare una funzione di ricatto nei confronti
di chi deve governare dentro il Parlamento, cioè permettere di
modificare quelle parti regolamentari che possono accelerare la
produzione legislativa dell'Aula, rendere alta la qualità
dell'attività legislativa di fronte al Paese e di fronte alla
Sicilia.
Invece, ci siamo immiseriti dentro una questione che non
depone positivamente di fronte ai siciliani. Ed è la ragione
principale per cui noi ci siamo opposti. Non perché vogliamo
mortificare il sacrosanto diritto alla rappresentanza dentro il
Consiglio di Presidenza di Gruppi regolarmente costituiti,
onorevole D'Antoni, perché questa è stata modificata da un
atteggiamento arrogante della maggioranza...
CINTOLA. Non della minoranza.
SPEZIALE... non della minoranza, perché la minoranza col
meccanismo e le modalità di votazione, caro onorevole Cintola,
visto che lei mi richiama, le modalità di votazione essendo
limitate a due voti, a uno per i vicepresidenti, a due per i
Questori e i Segretari davano diritto di fatto alla minoranza, metà
della maggioranza ad un componente, l'altro componente andava sulla
base dell'iniziativa esperita dal Presidente, concordata e
assicurata alle minoranze, a Nuova Sicilia e a Sicilia Democratica,
cosa che non avete fatto per le ragioni che ho prima detto, perché
al vostro interno sono nati tanti e tali contrasti che pur di
sopperire ad essi avete dilatato trascurando il vostro rapporto di
immagine con la Sicilia. Non è un buon inizio, signor Presidente.
Anzi ci troviamo di fronte ad un inizio che considero assolutamente
sbagliato. Avete i numeri per farlo, ma noi abbiamo il dovere di
denunziare dentro il Parlamento, ma anche di fronte all'opinione
pubblica un atteggiamento arrogante della maggioranza che non ha
niente a che vedere con gli elementi moralistici che qui venivano
sollevati. Nessuno di noi ha sollevato problemi di moralismo, ha
sollevato un problema di democrazia vera, che viene umiliata dalla
maggioranza, non dalla maggioranza e dall'opposizione, onorevole
D'Antoni.
Lei, ogni volta rischia di guardare in modo indistinto, deve
cominciare a convincersi che c'è una responsabilità primaria e che
solo la maggioranza poteva garantire la vostra rappresentanza
dentro il Consiglio di Presidenza dell'Assemblea ed è cosa che è
possibile fare, non utilizzando lo strumento dell'ampliamento
indefinito, ma facendo dimettere componenti del CCD, CDU e di Forza
Italia e di garantire a Nuova Sicilia... Sulla base dei rapporti
proporzionali ne tocca uno a noi... facendo dimettere un componente
di Forza Italia ed un componente del CCD, CDU dentro il Consiglio
di Presidenza e soddisfare - senza ampliare - la giusta esigenza
posta dalle forze politiche minori.
Poi c'è un'altra questione che io ritengo corretta: quella che
è stata sollevata circa la possibilità di autorizzare anche i
Gruppi in deroga che abbiano le caratteristiche di Gruppi in
deroga, però, che non vengano utilizzati strumentalmente per
favorire ed accontentare qualche amico che è dentro una coalizione
perché, ovviamente, Rifondazione Comunista ha le caratteristiche
per essere autorizzato come Gruppo in deroga, essendo il quarto
partito del Paese.
Il quarto partito, non si tratta di un partito che nasce
dall'oggi al domani, che utilizza bene i meccanismi elettorali
dovuti al "Tatarellum" per cui ha una rappresentanza casuale dentro
il Parlamento siciliano. Si tratta di un partito che è strutturato
nella società italiana, che è presente nella società italiana e che
qui ha diritto di una titolarità per cui, in questa fase, soltanto
in questa occasione si potrebbe pensare ad una deroga per il gruppo
di Rifondazione Comunista.
L'uso strumentale, invece, del Regolamento, finalizzato a
esigenze della maggioranza, introduce nel Parlamento siciliano un
precedente che io considero pericoloso.
Per queste ragioni noi ci siamo opposti e ci opporemo.
PRESIDENTE. Non essendoci altri colleghi iscritti a parlare,
pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 8
agosto 2001, alle ore 18.00 con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Fleres
- DISCUSSIONE DELLE PROPOSTE DI MODIFICA DEL REGOLAMENTO
INTERNO DELL'ASSEMBLEA (DOC.I) (Seguito)
La seduta è tolta alle ore 21.15.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 23.50)