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Resoconto d'Aula della Seduta n. 64 di venerdì 28 giugno 2002
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   Presidenza del presidente Lo Porto


    LO  PORTO,  presidente   dell'Assemblea   regionale  siciliana.
  L'ordine  del  giorno reca:  Celebrazione  del  55   anniversario
  della prima seduta dell'Assemblea regionale siciliana.

       Invito la Fanfara del 12  Battaglione Carabinieri Sicilia ad
  intonare l'Inno nazionale.

    (Tutti i presenti  in  piedi, la Fanfara dei Carabinieri intona
    l'Inno nazionale)

                               (Applausi)

    LO  PORTO,  presidente   dell'Assemblea   regionale  siciliana.
  Signor Presidente della Camera dei deputati, onorevole Presidente
  della  Regione,  onorevoli  deputati,   la   ricorrenza  del  55
  anniversario   della  prima   seduta   dell'Assemblea   regionale
  siciliana,   celebrata   in   forma    solenne    alla   presenza
  dell'onorevole Pier Ferdinando Casini,  Presidente  della  Camera
  dei deputati, presenza che ci onora in  modo  particolare,  ci fa
  tornare alla memoria le parole pronunziate  nel  suo  discorso di
  insediamento dal neoeletto  Presidente  dell'Assemblea, onorevole
  Cipolla.
       In quella  occasione  Ettore  Cipolla  collegava  la nascita
  dell'Assemblea al Parlamento di Sicilia del 1848-'49, affermando:
  "Abbiamo superato  le  difficoltà  inerenti  alla  ripresa di una
  attività sospesa  nel  lontano  1849" ed operando un collegamento
  ideale  con   la   tradizione  parlamentare  e  le  plurisecolari
  aspirazioni autonomistiche  dell'Isola,  le  cui radici affondano
  nel regnum Siciliae di Re Ruggero del lontano 1130.
       Una tradizione ed  una  cultura che si espressero in termini
  autonomistici nel momento  in  cui  si pervenne alla unificazione
  politica del Paese, superando  le antiche e spesso anacronistiche
  divisioni.
       Allora, con decreto  del prodittatore Mordini, il 19 ottobre
  1860  fu  istituito  il  Consiglio  straordinario  di  Stato, col
  compito  di  redigere un progetto statutario a salvaguardia delle
  peculiarità  della  autonomia siciliana, per conciliare - dice il
  decreto  - "i bisogni peculiari della Sicilia con quelli generali
  dell'unità e prosperità della Nazione Italiana".
       Prevalse,   invece,  una  linea  di  centralizzazione  e  di
  uniformità, mortificando le legittime aspirazioni dell'Isola che,
  secondo  l'acuta  definizione di Giuseppe Antonio Borgese, è "men
  che nazione e più che regione".
       Tutto  ciò  spiega  l'entusiasmo  e  le attese della società
  siciliana  che  hanno accompagnato la nascita della Regione nella
  seconda metà degli anni quaranta.
       Proprio   l'Autonomia,  riconosciuta  alla  Sicilia  con  lo
  Statuto   del   '46,   consentì   di   sconfiggere  il  movimento
  separatistico e di avviare una entusiasmante stagione politica.
       La  prima legislatura della Assemblea fu connotata, infatti,
  da   un   elevato   spirito  etico-politico  e  da  realizzazioni
  legislative  di  portata  storica,  a  cominciare  dalla  riforma
  agraria, che ha sostanzialmente modificato il volto del paesaggio
  agrario siciliano.
       Pur  non   essendo   pienamente  soddisfatti  dei  risultati
  conseguiti  nel  corso  di questi  55  anni - sono  in  molti  ad
  evidenziare che  l'istituto  autonomistico  avrebbe potuto essere
  utilizzato in modo  migliore - è   altrettanto  vero - ragionando
  anche qui sul piano ipotetico - che  potremmo porci la domanda su
  quali  sarebbero  state   le   condizioni   della  Sicilia  senza
  l'Autonomia.
       Bisogna,  infatti,  tenere   conto   dei   vincoli  e  delle
  difficoltà derivanti  dalle  secolari  condizioni di arretratezza
  della  Sicilia  in  confronto  ad  altre aree del nostro Paese in
  cui, da tempo, si erano avviati la modernizzazione e lo sviluppo.
       Accennavo  prima   alla   forza  della  cultura  autonomista
  siciliana che si  esprime  nella  ricchezza  dei  contenuti dello
  Statuto  speciale elaborato dalla Consulta nel 1945. Vi è in esso
  un  chiaro  disegno  di  autonomia  regionale  con  venature  che
  anticipano   l'attuale   dibattito  federalista:  l'ampiezza  dei
  settori nei quali è prevista la competenza legislativa regionale,
  la  partecipazione  del Presidente della Regione al Consiglio dei
  Ministri  in ordine alle questioni che interessano la Sicilia, il
  decentramento  giurisdizionale  e  la previsione dell'Alta Corte,
  quale  organo  di  giurisdizione  costituzionale  a  composizione
  paritetica,  il  regime finanziario caratterizzato, per un verso,
  dalla  separazione  dei  tributi  riguardo alla percezione e, per
  altro verso, dal Fondo di solidarietà nazionale.
       Questo Statuto speciale ha retto la vita istituzionale della
  Regione   per   un  cinquantennio  senza  sostanziali  modifiche.
  Soltanto  nel 2001 l'avvertita esigenza di avviare un processo di
  riforma  ha fatto un primo passo con l'approvazione, a seguito di
  una  iniziativa  partita  dalla stessa Assemblea regionale, della
  legge costituzionale numero 2.
       Con  la  predetta   legge   si   è  introdotto  un  decisivo
  cambiamento della forma di governo, prevedendo l'elezione diretta
  a suffragio universale  del  Presidente della Regione.
       Il disegno riformatore, tuttavia, appare incompleto.
       Emerge,  infatti,  l'esigenza  di  una  revisione organica e
  complessiva  dello stesso Statuto;  e, peraltro, la recente legge
  costituzionale  numero 3 che ha fortemente accentuato i connotati
  autonomistici  del Governo regionale e degli Enti locali, postula
  un'adeguata risposta da parte dell'Assemblea regionale siciliana.
       La  legge  numero  3  ha,  infatti, configurato quella che i
  costituzionalisti  chiamano  "piccola specialità", riferendosi al
  processo  di  rafforzamento e valorizzazione di tutte le regioni,
  in  primo  luogo   quelle   ordinarie;  questo,  però,  non  deve
  comportare un livellamento  delle  competenze  di tutte le realtà
  regionali.
       Su   questa  linea  la  Commissione  dell'Assemblea  per  la
  revisione  dello  Statuto  si sta muovendo, insistendo sia per il
  mantenimento  e  l'aggiornamento  di  quelle competenze materiali
  ulteriori  rispetto  all'ordinamento  generale, sia sugli aspetti
  finanziari,  riguardo ai quali va precisato che la partecipazione
  della  Regione al Fondo perequativo di cui all'articolo 119 della
  Costituzione   (che  serve  per  lo  svolgimento  delle  funzioni
  normali), è  parallela e non alternativa, al Fondo di solidarietà
  nazionale  dell'articolo  38  dello  Statuto,  che  ha  origini e
  funzioni  completamente  diverse,  essendo  da  inquadrare in una
  logica pattizia e riparatoria.
       Ci preoccupa, infatti, la persistenza delle ragioni storiche
  che  sono  state  alla  base  della scelta solidarista:  è ancora
  drammaticamente  presente,  infatti,  il  divario  fra  parti più
  ricche  e parti più povere del Paese (il Mezzogiorno e le Isole),
  nonostante   i   pur   flebili  segnali  di  crescita  registrati
  dall'ultimo rapporto Svimez.
       A   questo  proposito   mi   preme   sottolineare   che   la
  valorizzazione  dell'assetto  civile,  economico  e  sociale  del
  Mezzogiorno e delle Isole,  di cui al vecchio testo dell'articolo
  119  della Costituzione,  deve  costituire  ancora  una  finalità
  primaria del nuovo Stato unitario e federale.
       E'  bene,  infatti,   ricordare   che, proprio  negli  Stati
  federali, più ancora che negli Stati accentrati, l'attuazione dei
  valori  di  solidarietà ed unità nazionale è affidata all'impegno
  di  risorse  comuni  a  sostegno  dello sviluppo delle Regioni in
  ritardo o in crisi.
       E' innegabile che il  processo  federalista,  ormai in atto,
  possa  arrecare  pericoli   nei   confronti   delle  regioni  più
  svantaggiate  come  la nostra,  ma  oltre  ai  pericoli  vi  sono
  opportunità che non vanno sottovalutate.
       Se la Sicilia saprà  cogliere  l'opportunità  che  le  viene
  dalla   sua   specialità,  saprà   buttare   via   le   stampelle
  dell'assistenzialismo   recuperando  e  valorizzando  le  proprie
  risorse, allora un futuro più roseo si presenterà ai siciliani.
       Ma occorre un'azione sinergica, con la deputazione siciliana
  di Camera e Senato quando in  tali  occasioni  sono  in gioco gli
  interessi della Regione.
       Non può che confortarci, pertanto, la presenza a Palermo, in
  questa importante circostanza,  del  Presidente  della Camera dei
  Deputati, un  Presidente  che,  di  fronte  a  fughe in avanti di
  alcune regioni le quali propugnano un federalismo spinto, si pone
  - mi  sento  di dirlo con convinzione - come organo istituzionale
  equilibrato,   che   interpreta   le  istanze  federaliste,  come
  occasione   per   l'affermazione  di  un  nuovo  solidarismo  che
  coinvolga l'intera comunità nazionale.
       E'  un  segnale  - così mi piace ritenerlo - dell'attenzione
  dello  Stato  rispetto  alle  esigenze  dell'Isola, una terra che
  soffre  ancora per le ricadute negative della presenza soffocante
  della  'malapianta' mafiosa, contro la quale si sono impegnate le
  migliori risorse umane pagando pesanti tributi.
       Da  questa Assemblea  deve  partire, al  riguardo, un'azione
  forte,  sia  in   termini   legislativi  che  comportamentali, in
  direzione del risanamento morale  della  Sicilia, oggi che più di
  una voce si leva preoccupata su ipotesi di calo di tensione.
       Una storia plurimillenaria che  ha  portato  la  Sicilia  ad
  essere  un  crogiolo di razze  e  di  popoli,  terra  dove  hanno
  pacificamente convissuto arabi, bizantini, ebrei, greci, romani e
  normanni, realizzando   significativi   esempi   di   sincretismo
  culturale, fa inoltre della nostra  Isola  una  Regione che può e
  deve giocare un ruolo di primo  piano sia sul piano nazionale che
  su quello  -  a  noi  particolarmente  caro  - della politica del
  Mediterraneo.
       Se la Sicilia deve, infatti, guardare all'Europa, alla quale
  è  stata sempre legata da sensibilità culturali, l'Europa deve, a
  sua  volta, guardare alla Sicilia come piattaforma per un dialogo
  proficuo, e direi indispensabile per il bacino del Mediterraneo.
       Mi piace a questo  proposito  ricordare una frase di Braudel
  che definiva il Mediterraneo 'il luogo in cui tutto nasce e tutto
  si fonde in unità originali'.
       In  relazione  a  tale  prospettiva,  appare,  a mio avviso,
  condivisibile  la  tesi di chi suggerisce di ampliare i contenuti
  del  cosiddetto  potere  estero  della  Regione, attribuendole la
  possibilità   di   dialogare   direttamente   con  gli  organismi
  comunitari, nonché con gli Stati dell'area del Mediterraneo.
       Se  è  vero, infatti,  che   il  nuovo  articolo  114  della
  Costituzione accentua l'importanza di tutti gli enti territoriali
  e perciò  delle autonomie locali, oltre che delle Regioni, con un
  impianto  istituzionale di tipo 'orizzontale', è altrettanto vero
  che   alla   importanza   attribuita  ai  Comuni  ed  alle  Città
  metropolitane,   alla   cosiddetta   'Italia   dei  comuni',  può
  aggiungersi  l'Europa  delle Regioni, consesso virtuale, ma anche
  reale, nel  quale  la  Sicilia  può  e  deve  avere  un  posto di
  prim'ordine.
       Signor  Presidente della  Camera,  signor  Presidente  della
  Regione, onorevoli colleghi, la  giornata odierna non deve essere
  annoverata  tra  le  occasioni   rituali,  ma  deve  divenire  un
  passaggio essenziale per  un  rinnovato impegno autonomistico che
  fa carico a tutti noi  e  di  cui vogliamo orgogliosamente essere
  protagonisti.

                                (Applausi)

    LO PORTO,  presidente  dell'Assemblea  regionale  siciliana. Ha
  facoltà  di  parlare   il  Presidente  della  Regione,  onorevole
  Cuffaro.

    CUFFARO,   presidente    della   Regione.   Signor   Presidente
  dell'Assemblea, onorevoli colleghi, è per me un grande piacere ed
  un onore particolare porgere  oggi, in quest'Aula storica, il mio
  più cordiale saluto al  Presidente  della  Camera  dei  Deputati,
  onorevole  Pier Ferdinando  Casini.
       Con  la  Sua presenza egli conferisce, infatti, un prestigio
  unico  alla ricorrenza del cinquantacinquesimo anniversario della
  prima  seduta  di  questo  Parlamento regionale, sottolineando il
  rilievo istituzionale delle assemblee elettive.
       Ricordare  la prima seduta del Parlamento siciliano, come fu
  chiamato fin dall'inizio, riconoscendogli un valore particolare e
  specifico,  vuol dire ritornare ad un evento storico che mantiene
  tutta la sua attualità e prospettiva.
       L'apertura  dei lavori dell'Assemblea regionale siciliana fu
  il  primo atto conseguente e coerente a quell'altra straordinaria
  conquista  dei  siciliani  costituita dalla nascita dello Statuto
  autonomistico, che  avvenne  solo un anno prima, il 15 maggio del
  1946.
       Sotto  questo  profilo,  credo di poter dire, perciò, che la
  Sua  presenza,  Presidente  Casini,  stia a significare l'elevato
  livello  di  attenzione  nei  confronti della Sicilia e delle sue
  istituzioni  e  la  qualità dei rapporti tra lo Stato e la nostra
  Regione   che,   anche  nei  tempi  drammatici  che  precedettero
  l'approvazione dello Statuto, non si sottrassero mai al principio
  di leale cooperazione.
       Oggi,  ad  oltre  cinquant'anni  da  quel 25 maggio, occorre
  riaffermare,  tuttavia,  che  la  prima  riunione  dell'Assemblea
  regionale  siciliana non segnò soltanto la chiusura di una pagina
  scomoda  e  controversa  dei  rapporti tra siciliani e Stato: fu,
  invece, l'inizio di un nuovo e costruttivo cammino.
       Ancora  oggi  occorre  richiamare  alla  nostra memoria come
  questa  Regione  abbia trovato il suo atto di nascita nel rifiuto
  deciso  di  qualsiasi  velleità  secessionistica  e  una  solenne
  riaffermazione della capacità di autogoverno del popolo siciliano
  nel quadro della comunità nazionale.
       Molto  si  è  detto  e  scritto da quegli anni ad oggi sulle
  ragioni  di  tale  scelta  e  sulla  sua validità ed opportunità,
  soprattutto  quando,  dopo  oltre  25  anni,  anche altre regioni
  italiane hanno avuto la possibilità di dotarsi di propri governi.
       In anni abbastanza recenti si giunse a definirlo 'ostacolo e
  fattore di  isolamento  e  marginalità',  fino  ad ipotizzare che
  'senza Statuto  speciale  la  Sicilia  avrà tutto da guadagnare',
  soprattutto in  vista  di  quelle  riforme  istituzionali, allora
  ipotizzate, oggi realizzate,  che  hanno dati ampi poteri a tutte
  le regioni.
       Oggi,  però, siamo nelle condizioni di riconoscere al nostro
  Statuto   ed  alle  istituzioni  da  esso  contemplate  rinnovato
  slancio.
       In  questi  anni la situazione socio-economica della Sicilia
  ha  vissuto  il  suo  percorso  evolutivo  ed  oggi  l'intuizione
  sinceramente  federalista del nostro Statuto ci colloca nel cuore
  del dibattito che ha preso corpo da tempo a livello nazionale.
       All'elaborazione  dell'idea  federalista  siciliana  si lega
  l'operato di pensatori laici e cattolici che seppero dare dignità
  culturale e giuridica ad una esigenza largamente avvertita.
       Non  a caso, quindi, ma in una linea di assoluta continuità,
  la  Sicilia  è  stata l'antesignana di quello Stato regionale che
  negli  ultimi  decenni,  pur fra le contraddizioni e le ambiguità
  proprie di una cultura centralista dura a morire, attende oggi il
  compimento maturo del suo percorso in chiave federalista.
       In   questo   scenario  di  grandi  trasformazioni  va  dato
  particolare  rilievo  ed  importanza  ai  rapporti  con  le nuove
  generazioni.
       Ai giovani dobbiamo saper consegnare un testimone di storia,
  ma  anche  di  responsabilità  e  di  impegno. Una prospettiva di
  azione  politica  e  sociale  nella  quale  le nostre prerogative
  autonomistiche  siano  risorse  e  strumento e non appaiano, come
  qualche  denigratore  indefesso continua ad affermare, un vincolo
  ed un appesantimento.
       Quando  poco  più  di  un  mese  fa ho voluto incontrare, in
  occasione  della  festa  dell'Autonomia  siciliana, circa duemila
  studenti  delle  scuole medie siciliane, sono rimasto colpito dal
  livello  di  attenzione  che  hanno  saputo  esprimere.
       Solo una quindicina di loro hanno potuto prendere la parola,
  a  fronte  delle  oltre  trecentocinquanta richieste pervenute in
  pochissimi  giorni.  Ma  tali richieste mostravano un lavoro e un
  impegno condotto, seppur  in  poco  tempo, con i loro insegnanti,
  per   ricomprendere   le   ragioni   della  nostra  particolarità
  autonomistica, alla  luce  dei  nuovi fenomeni di globalizzazione
  che tendono ad unificare tutto e tutti.
       A  dispetto  di ogni generica conclusione sulla disaffezione
  dei  giovani  verso  la  politica  e  le  istituzioni, ciò sta ad
  indicare  il  valore  che  ad  esse viene,  invece,  ancora  oggi
  riconosciuto.
       La nostra azione di Governo sente tutta intera questa grande
  attesa  di  cambiamento che specie dalle giovani generazioni oggi
  proviene.  Essa intende perciò attingere ad  una tradizione tanto
  ricca  come  quella siciliana, per rendersi  protagonista  di  un
  "federalismo solidale", nel quale la  cultura  della  solidarietà
  possa  concretizzarsi  in  una  piena  e   comune  assunzione  di
  responsabilità  della società e delle  istituzioni  siciliane  di
  fronte  all'Italia  ed  all'Europa  per  quel  che  attiene  allo
  sviluppo ed al futuro di questa nostra Sicilia.
       Intendiamo  lavorare per un "federalismo solidale" in cui la
  dimensione  solidaristica,  assolutamente  necessaria, passa e si
  afferma   innanzi   tutto  attraverso  una  piena  assunzione  di
  responsabilità,  da  parte  di  noi  siciliani,  circa  il futuro
  dell'Isola nel panorama nazionale ed europeo.
       Non potremo mai chiedere ad altri un livello di attenzione e
  di  sostegno maggiore di quello che noi stessi  saremo  stati  in
  grado  di  esprimere  rispetto  al destino  della  nostra  terra.
  Proprio  per  questo l'Autonomia regionale segna,  per  quel  che
  attiene  al  profilo  istituzionale,  il  primo  e  più  efficace
  strumento di questo impegno cui siamo chiamati.
       Possiamo,  ancora  oggi, guardare  con  estrema  convinzione
  all'Autonomia  regionale  come  ad un'esperienza istituzionale in
  grado  di  favorire questa assunzione di responsabilità, non solo
  nei  confronti  dell'Italia ma di tutti i Paesi che si affacciano
  nel  Mediterraneo e che guardano al rapporto con la Sicilia, alla
  sua  storia  di  dialogo  e  di pacifica convivenza, come fattore
  strategico per il loro sviluppo economico e tecnologico.
       Questo  impegno  e  questa responsabilità attiene anche alla
  nostra Assemblea legislativa, che tanto ha fatto e tanto può fare
  in questo cammino.
       Essa è chiamata a svolgere il  suo  ruolo  e ad incarnare il
  suo "protagonismo" istituzionale nell'ambito di quelle competenze
  che  le  sono  proprie:  in  primo luogo quella di fare le leggi,
  senza  rimpiangere  modelli  e  prassi  di  cogestione tra potere
  esecutivo  e  potere  legislativo,  che  la riforma sull'elezione
  diretta  del  Presidente  della  Regione  ha  inteso radicalmente
  superare  e  dalla  cui ricorrente suggestione occorre mantenersi
  immuni.
       Per  quanto  riguarda  l'immediato  futuro, va ricordato che
  l'Assemblea regionale ha istituito un'apposita commissione per la
  riforma  dello  Statuto,  a  cui  si intesta il compito oneroso e
  prestigioso  di  riscrivere le regole che presiederanno alla vita
  della comunità regionale nei prossimi anni.
       Le  regioni  hanno  assunto,  infatti,  progressivo  rilievo
  particolarmente sul piano delle relazioni con l'Unione europea ed
  è  anche  questa circostanza a renderci pienamente persuasi della
  necessità  di  dotare l'Istituzione regionale di quel dinamismo e
  di  quella  stabilità  nella  formazione  e nell'attuazione degli
  indirizzi  politici  e  di  programmazione realizzabili, proprio,
  attraverso l'aggiornamento di alcune parti dello Statuto.
       Altro  importante  elemento   di  riflessione  è  costituito
  dall'approfondimento in corso sulle  modifiche del Titolo V della
  Costituzione.
       Abbiamo  offerto  il nostro contributo al dibattito apertosi
  nelle   autorevoli  sedi  istituzionali  e  intendiamo  sostenere
  l'impegno  che  il Governo nazionale si è assunto nel predisporre
  un  testo  legislativo  che  dia  chiarezza ed eviti di ingolfare
  l'attività della Corte Costituzionale.
       In  conclusione,  la  stagione autonomistica mantiene ancora
  intatto   in   se  stessa  l'insegnamento  più  alto:  un  popolo
  desideroso  di  rendersi  protagonista  del  proprio destino.
       Su  questi pilastri dovrà svilupparsi l'azione del Governo e
  dell'Assemblea  regionale,  che  ci vedrà impegnati ad affrontare
  vecchi problemi irrisolti e nuove questioni di frontiera.
       Quelli    sin   qui    indicati    costituiscono    passaggi
  necessariamente sintetici, ma dalla loro concretizzazione dipende
  la possibilità che la Sicilia partecipi, con le  carte in regola,
  a  quel  processo  innovativo  che  si fa strada  in  Italia:  un
  cambiamento in forza del quale la  dimensione  della  solidarietà
  tra parti più ricche e meno ricche del Paese non potrà essere più
  scissa  da una forte assunzione di responsabilità,  da  parte  di
  ciascuno, rispetto ai nodi centrali per la propria  crescita e il
  proprio sviluppo. Primo fra tutti, per quel che ci riguarda, sarà
  quello  della lotta alla mafia e della  piena  riaffermazione  di
  condizioni    di    legalità,     trasparenza    ed    efficienza
  dell'amministrazione pubblica.
       Su questo terreno credo che la Sicilia possa e debba contare
  su un amico ed un alleato d'eccezione come Lei, signor Presidente
  della  Camera,  ed  è per questo che al  termine  di  questo  mio
  intervento  voglio,  ancora  una volta,  ringraziarLa  della  Sua
  presenza tra di noi.

                              (Applausi)

    LO   PORTO,   presidente  dell'Assemblea  regionale  siciliana.
  Prende la parola  il  Presidente  della  Camera,  onorevole  Pier
  Ferdinando Casini.

    CASINI,  presidente   della   Camera   dei   Deputati.   Signor
  Presidente, saluto le  Autorità  presenti,  il rappresentante del
  Governo  nazionale,  senatore   D,Alì,  il  sindaco  di  Palermo,
  Cammarata, il presidente  della  Provincia, onorevole Musotto, le
  autorità religiose,  in  particolare Sua Eccellenza l'Arcivescovo
  di Palermo De Giorgi e tutti voi.
       Ringrazio  il  Presidente  Lo Porto per  avere  invitato  il
  Presidente  della Camera a celebrare i  cinquantacinque  anni  di
  vita  istituzionale  dell'Assemblea regionale  siciliana.
       E'  un segno dei profondi legami che,  sin  dall'inizio,  si
  sono instaurati fra le nostre due Assemblee e  che si sono andati
  rafforzando  soprattutto  negli  ultimi  anni. Ed è  per  me  una
  importante  occasione  di riflessione su uno  dei  nodi  cruciali
  della  storia  costituzionale italiana e sulla svolta  che  è  da
  alcuni  anni  in  corso  nei  rapporti  tra   Stato  e  autonomie
  regionali,  come  documentato  dall'intervento,   che  ho  appena
  sentito,  del  presidente  della  Regione,   Cuffaro.
       Ma  vorrei iniziare questo mio intervento  con  un  doveroso
  omaggio alla terra di Sicilia, cui mi sento  legato da un affetto
  profondo;   la Sicilia delle grandi tradizioni  culturali  e  del
  riscatto civile contro la criminalità mafiosa;  la Sicilia che ha
  espresso,  negli  anni  della   Repubblica,  grandi   personalità
  politiche.  Penso, fra i tanti, a Mario Scelba,  che, anche nella
  dimensione  pienamente  nazionale  ed  europea  del  suo  impegno
  politico, seppe mantenere saldo  e  profondo il legame con la sua
  terra siciliana.
       Saluto,  a questo proposito, con  affetto  Giuseppe  Alessi,
  straordinario  animatore  del  dibattito politico  e  sociale  in
  Sicilia,   già   negli   anni   dell'immediato   dopoguerra,   ed
  indimenticabile Presidente dell'Assemblea regionale siciliana.

                              (Applausi)

       Ma   il  mio  pensiero  va  in  questo  solenne  momento  al
  Presidente Piersanti Mattarella, a Pio La Torre ...

                               (Applausi)

       ... uccisi dalla mafia per il loro impegno rigoroso a favore
  della legalità  ed accomuno nel loro ricordo  tutti  i  servitori
  dello  Stato  colpiti  dalla  mafia,   dalle  figure  simbolo  di
  Falcone,  Borsellino,  del  Generale  Dalla  Chiesa   a  tutti  i
  magistrati, agli uomini  delle forze dell'ordine, che sono caduti
  per affrancare la Sicilia  da  un giogo mafioso, purtroppo ancora
  in grado di avvelenare la vita di questa Regione.
       La  ricorrenza  istituzionale di oggi ci chiama  a  fare  il
  punto sul senso e sul futuro  delle  istituzioni   dell'autonomia
  regionale.
       Qui,  ove esse hanno il massimo grado di radicamento storico
  e  politico,  qui,  in  quest'Aula,  questo discorso tocca le sue
  corde più profonde.
       Qui c'è il massimo  di  autonomia,  qui  c'è  il  massimo di
  unità.
       L'Unità nel nostro Paese si è sempre  giocata  nel  rapporto
  fra Nord  e  Sud.  Nel  Sud  la  Sicilia è all'origine dell'Unità
  nazionale e, in tutto il suo percorso, ne è anche sempre stata la
  coscienza più critica e la più vicina alla realtà, bella o brutta
  che sia.
       L'Assemblea  regionale  siciliana  custodisce un grandissimo
  patrimonio  di  cultura  politica.
       E' una tradizione - lo ha ricordato il Presidente Lo Porto -
  che viene  da  lontano. Nel 1848, mentre in tutti gli altri stati
  italiani   fiorivano   le   costituzioni   concesse  dai  sovrani
  dall'alto,   il   General  Parlamento  Siciliano  fu  l'unico  ad
  elaborare,   liberamente   ed   in   modo   autonomo,   la  nuova
  Costituzione.  E  lo  fece  con  forme  estremamente  avanzate  e
  originali.  In  un  bell'intervento, in quell'assemblea, Giovanni
  Interdonato  ammoniva  che  la  reverenza verso il grande passato
  della   Sicilia  non  poteva  tradursi  in  pastoia  che  potesse
  inceppare  i  movimenti del popolo siciliano verso l'avvenire; la
  nuova   costituzione,   votata   dal  Parlamento,  doveva  quindi
  rappresentare  -  cito  testualmente  - "un esempio a seguire per
  l'intera nazione".
       Sono certo che questo patrimonio e questa motivazione ideale
  potranno  essere  messi  a  frutto  anche  oggi  per  trovare  le
  soluzioni  originali  necessarie  per far funzionare al meglio la
  nuova forma di governo regionale.
       Ci  rivolgiamo  perciò  alla Sicilia con sollecitudine e con
  attesa in  una  fase  che  è,  forse,  la più complessa e critica
  dall'inizio  della  nostra storia costituzionale nei rapporti fra
  unità e  autonomia.  Ma è nei momenti difficili che la Sicilia dà
  il meglio di sé.
       Riforme  costituzionali  di  grande  portata hanno investito
  l'intero   impianto   dei   rapporti  fra  Stato  e  Autonomia  e
  l'organizzazione  interna  delle  regioni,  anche con riferimento
  agli  statuti  delle  regioni  ad  autonomia  speciale.  Non sono
  mancati  i  contrasti  fra le forze politiche, ma il Parlamento è
  riuscito  a  portare  a termine tutte queste riforme sempre sulla
  base di un procedimento di sostanziale codecisione con le regioni
  interessate.
       Allo  stesso  modo,  insieme,  Parlamento, Governo, regioni,
  autonomie  locali  sono  ora  impegnate  nella non meno difficile
  impresa  di  portare saldamente con i piedi per terra il processo
  di riforma.
       Dopo  il  dibattito,  forse  estremamente  ed eccessivamente
  ideologico   che   ha   accompagnato   nella  scorsa  legislatura
  l'approvazione  della  riforma,  ci  stiamo  tutti  accorgendo di
  quanto  sia  difficile  far  funzionare  un  sistema  che  si sta
  avvicinando ad un assetto di tipo federale.
       Ho  ascoltato  con  attenzione  il discorso del mio collega,
  onorevole  Lo  Porto  e  naturalmente quello del Presidente della
  Regione  siciliana Cuffaro.
       Per  parte  mia,  con  semplicità  ma con forza, richiamo al
  federalismo  solidale:  il Mezzogiorno non può essere mortificato
  dal nuovo assetto istituzionale,

                              (Applausi)

       lo Stato deve fare la sua parte per la Questione meridionale
  che  non  può  essere  superficialmente liquidata come un reperto
  archeologico;  le forme sono diverse, i tempi cambiano, gli esami
  critici  e  autocritici  sono stati fatti ed è giusto che vengano
  anche  approfonditi, ma non c'è dubbio che il federalismo non può
  essere  inteso  come  una  forma  di  autogoverno  moderno  delle
  comunità   locali  che  non  abbia  un'  attenzione  compensativa
  solidale.
       Man mano  che ci si addentra per davvero nel nuovo sistema è
  inevitabile che le difficoltà si facciano più concrete e con esse
  la  necessità  di individuare accordi e compromessi fra i diversi
  livelli di governo.
       Di  fronte  a  queste  difficoltà emergono anche reazioni di
  rigetto  e comunque si avverte il rischio di un netto cambiamento
  nell'atteggiamento  di favore che la classe politica e l'opinione
  pubblica  hanno  fino  ad  ora  espresso  verso lo sviluppo delle
  autonomie  in  senso  federale. Da parte di qualificati organi di
  informazione   e   di  centri  dell'economia  nazionale  emergono
  tentazioni  a  mettere  indiscriminatamente sotto accusa l'intero
  sistema   delle   Autonomie   regionali   locali,   accusato   di
  inefficienza,  di  irresponsabilità  finanziaria,  di immobilismo
  politico.
       Queste  polemiche  hanno  interessato  anche  le  regioni ad
  autonomia  rafforzata, mettendo in discussione il perdurare della
  ragioni della specialità statutaria.
       Sono  prese  di  posizione  da  non  sottovalutare.  Il modo
  migliore  per  rispondere  a  questa critica è di mostrare che le
  forme  più  avanzate  di  autonomia,  come quella garantita dallo
  Statuto  siciliano, possono rendere grandi benefici alle comunità
  regionali  ed  all'intero Paese e, cioè, fornire servizi pubblici
  migliori  ai  cittadini e rafforzare la responsabilità di governo
  rapportandola   alle   esigenze   specifiche  del  territorio  ed
  avvicinandola alle comunità amministrate.
       La  riforma  dello  Statuto  mette  fine all'instabilità dei
  governi regionali,  che è stato fino ad ora il più grave handicap
  dell'Autonomia  regionale  siciliana.
       Sarebbe  assurdo  che questa importante innovazione sortisca
  l'effetto di ingessare la forma di governo regionale su equilibri
  di   funzionamento  al  minimo.
       L'esperienza   di   altre  regioni  insegna  che  non  basta
  l'elezione  diretta  del  Presidente  della Regione. Anzi vi è il
  rischio di  restare  a metà del guado e di relegare le regioni in
  una  sorta  di  limbo istituzionale dove non funziona nè la forma
  parlamentare nè quella presidenziale.
       Bisogna,   dunque,   completare  la  riforma  arricchendola,
  adeguandola, arricchendola nelle procedure, in primo luogo quelle
  parlamentari, in modo da realizzare una situazione di chiarezza e
  di  reciproco  stimolo  nei  rapporti  -  giustamente richiamati,
  perchè  questa  è  una  delle grandi questioni che abbiamo a Roma
  come  a Palermo - un reciproco stimolo nei rapporti tra esecutivo
  ed Assemblea.
       Sul   piano  nazionale,  per  la  prima  volta  dal  momento
  dell'adozione  delle  nuove  leggi  elettorali,  il  Governo  può
  contare,  in  questa  legislatura,  su  una solida maggioranza in
  entrambi  i rami del Parlamento. Il Governo ha, come suo diritto,
  tradotto   il   proprio   programma   elettorale   in  iniziative
  legislative al Parlamento, molte delle quali sono divenute leggi.
       Tutto questo  non  si è affatto tradotto - a mio parere - in
  appiattimento  del  Parlamento. Le nuove procedure introdotte nei
  regolamenti parlamentari si sono dimostrate capaci di valorizzare
  sia  il  ruolo  della  maggioranza  sia  i  diritti  di critica e
  controproposta  delle  opposizioni. Il Parlamento, nel complesso,
  non  è risultato assolutamente 'svuotato' ma, piuttosto, riempito
  di  politica,  dimostrando  una  forte  capacità  di  sostegno al
  Governo  ma  anche  di confronto critico verso l'esecutivo.
       Siamo tutti posti di fronte al nuovo modo di fare politica e
  di   interpretare   l'antica   funzione   della   rappresentanza.
  Parlamento nazionale, assemblee regionali hanno un grande bisogno
  di  confrontare le strategie di innovazione istituzionale.  Tocca
  alla  Sicilia,  la  prima  regione per epoca di istituzione, fare
  oggi  un  passo  in  avanti  ed affermare un'efficace capacità di
  governo nel quadro della sua speciale Autonomia.
       Nell'esperienza  del  nostro  Paese  le  forme rafforzate di
  autonomia  non sono mai state concepite come ordinamenti separati
  ed  autarchici  ma,  al  contrario, riguardano le aree del nostro
  Paese  più  esposte  a  collegare  mondi  culturali,  sociali  ed
  economici che sono vicini e rischiano di essere separati.
       E  qui  vorrei  fare un'ultima osservazione, un'osservazione
  politica che  non  a  caso  - non è un caso, non poteva essere un
  caso  -  ho  sentito  nell'intervento dei Presidenti che mi hanno
  preceduto,  perchè  so che su questo punto la sensibilità vostra,
  la capacità di attenzione della Sicilia è, forse, molto più forte
  di quella dell'intera comunità nazionale.
       La specialità dello Statuto siciliano va ripensata e messa a
  frutto nel quadro in trasformazione del Mediterraneo. Lo sviluppo
  della   politica   euromediterranea,  l'allargamento  dell'Unione
  europea  a  Cipro e Malta rivestono una grandissima rilevanza per
  l'Italia  e  rappresentano  un fattore decisivo per modificare in
  direzione Sud gli equilibri generali all'interno dell'Unione.
       L'allargamento  in questa direzione rappresenta, dunque, una
  grande opportunità per l'Italia e per la Sicilia, da utilizzare e
  da  valorizzare   nei  tanti  segni  positivi.  Esso  non  dovrà,
  comunque, far  venire  meno interventi di sostegno essenziali per
  il nostro  Mezzogiorno,  e  la  Sicilia  in particolare sa che il
  Governo è  risolutamente impegnato per mantenere il sostegno alle
  aree meno sviluppate del nostro Mezzogiorno nell'Obiettivo 1).
       L'Italia  svolge  necessariamente  il  ruolo  di guida nello
  sviluppo  di  una  politica  europea  verso  il  Sud. La politica
  euromediterranea  deve  divenire un asse centrale nella strategia
  dell'Unione   dal  momento  che vi rientrano le possibile vie per
  far  fronte  in  modo  umano,  solidale e pacifico alle questioni
  vitali per il destino dei nostri paesi: immigrazione, sicurezza e
  sviluppo.
       In  questa  più  ampia  prospettiva  diviene  evidente  come
  l'autonomia   siciliana,   lungi   dall'essere  un  anacronistico
  privilegio, rappresenti una risorsa strategica per l'Italia e per
  l'Unione europea. Ho  spesso  ricordato  il  pensiero  di  Monnet
  secondo  il  quale   l'Europa   unita   non  unisce  nazioni,  ma
  innanzitutto popoli ed esseri umani. E', dunque, proprio l'Unione
  Europea  che  oggi  ha   il   maggior   bisogno   di  fare  agire
  positivamente  e attivamente  una  grande  comunità  come  quella
  siciliana per coprire il suo  confine più vasto, più aperto e più
  strategico per il futuro.
       Naturalmente,  per   rendere   credibile  questa  visione  è
  necessario  pensare  in grande. So per esperienza storica e anche
  per la  piccola  mia  esperienza  personale  che non è questo che
  manca alla politica  siciliana.
       Perciò, l'appello che in nome della carica istituzionale che
  ricopro  mi  sento  di  rivolgere  a  tutte  le  forze  politiche
  siciliane è quello  di  saper  ritrovare, in questo anniversario,
  l'unità dei momenti più  alti  della  loro  storia per affrontare
  insieme   due  grandi   sfide   di   ordine   istituzionale:   il
  completamento della nuova forma  di  governo regionale e il nuovo
  ruolo della Sicilia nel bacino del Mediterraneo.
       Se questa strada  sarà  seguita,  nel rispetto dei reciproci
  ruoli, si aprirà una  stagione  nuova  per le giovani generazioni
  siciliane che sono  risorsa  fondamentale e primaria per l'intera
  Comunità nazionale.

                   (Vivi e prolungati applausi)

    LO  PORTO,   presidente   dell'Assemblea  regionale  siciliana.
  Dichiaro chiusa la seduta.

     La seduta è tolta alle ore 12.23