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Resoconto d'Aula della Seduta n. 81 di giovedì 12 settembre 2002
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   Presidenza del presidente Lo Porto


     PAFFUMI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende approvato.

                                  CONGEDO

     PRESIDENTE.  Comunico  che  l'onorevole  Orlando  ha  chiesto  di
  essere considerato in congedo per il 12 ed il 13 settembre 2002.
       Non sorgendo osservazioni, il congedo si intende accordato.

                       ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni:

    - con richiesta di risposta orale:

            N.      776  -  Notizie  sull'avviso  per  l'aggiornamento
          dell'elenco di aspiranti idonei  alla  nomina  di  Direttore
          generale delle AA.SS.LL. e delle Aziende  ospedaliere  della
          Sicilia.
            - Presidente Regione
            - Assessore Sanità
            Firmatario:
          Ioppolo Giovanni

            N. 778 - Notizie circa il futuro dell'ospedale  di  Ribera
          (AG).
            - Presidente Regione
            - Assessore Sanità
            Firmatario:
          Miccichè Calogero

            N. 779 - Provvedimenti riguardanti  l'azienda  'Keyes'  di
          Fiumefreddo (CT).
            - Presidente Regione
            - Assessore Industria
            - Assessore Lavoro
            Firmatari:
          Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Spampinato Giuseppe; Leanza
          Nicola; Fleres Salvatore; Liotta Santo; Barbagallo Giovanni;
          Moschetto Angelo; Garofalo Ottavio

            N. 780 - Notizie in ordine  al  funzionamento  dello  SVES
          118.
            - Presidente Regione
            - Assessore Sanità
            - Assessore Lavoro
            Firmatari:
          Borzacchelli Antonio; Savona Riccardo

    - con richiesta di risposta scritta:

            N. 774 - Notizie circa l'utilizzazione  di  12  operai  da
          parte dell'Amministrazione Comunale  di  Nicolosi  (CT)  nel
          periodo aprile/maggio 2002.
            - Assessore Enti Locali
            Firmatari:
          Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco

            N. 775 - Provvedimenti circa la mancata  approvazione  del
          bilancio di previsione nel comune di Vizzini (CT).
            - Presidente Regione
            - Assessore Enti Locali
            Firmatario:
          Ioppolo Giovanni

            N. 777 - Reperimento  di  un  adeguato  immobile  per  gli
          uffici della Sovrintendenza ai Beni culturali di Catania.
            - Presidente Regione
            - Assessore Beni Culturali
            Firmatario:
          Ioppolo Giovanni.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME PER L'EROGAZIONE DEL BUONO
    SCUOLA" (286-110/A)

     PRESIDENTE.    Si   passa   al   II    punto    all'ordine    del
  giorno: Discussione dei disegni di legge.
       Si procede con l'esame del disegno  di  legge  numero 286-110/A
  "Norme per l'erogazione del buono scuola", posto al numero 1).
       Invito i componenti la quinta Commissione, 'Cultura, formazione
  e lavoro', a prendere posto nel relativo banco.
       Onorevoli  colleghi,  non  essendo presente in Aula il Governo,
  sospendo la seduta per dieci minuti.

       (La seduta, sospesa alle ore 11.40, è ripresa alle ore 11.52)

       La seduta è ripresa.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole Leanza Nicola per svolgere la
  relazione.

     LEANZA  NICOLA, relatore.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,
  in  attuazione delle norme e dei princìpi sanciti dalla Costituzione
  questo disegno di legge, che istituisce il buono scuola, rappresenta
  un  importante passo di un Governo che pone attenzione e dà priorità
  assoluta ai principi di parità sociale, libertà e pari opportunità.
       L'iniziativa  è  parte  integrante del programma elettorale del
  Presidente  della  Regione.  Il  Governo  regionale  ha  individuato
  infatti   una  priorità  fondamentale:  sostenere  i  compiti  e  le
  responsabilità  della  famiglia  nell'educazione  dei  figli.  E  il
  disegno  di  legge  vuole  appunto  tutelare il diritto e la libertà
  d'istruzione  affinché  tutti possano scegliere la scuola adatta per
  i  propri  ragazzi,  sia  essa  pubblica  o privata;  una scelta che
  spesso non può essere fatta a causa di problemi di ordine economico,
  sociale  e  culturale.  La  futura legge intende quindi annullare le
  distanze  e  dare  la possibilità a tutti di individuare il percorso
  educativo attraverso il quale formare le nuove generazioni.
       La Regione, nell'ambito delle proprie competenze statutarie, si
  propone   di   rendere  dunque  operativo  il  concetto  di  'parità
  scolastica'   e  rendere  concreto  il  diritto  delle  famiglie  di
  scegliere  liberamente  il percorso educativo-scolastico idoneo alle
  proprie  aspettative,  in  base  a  scelte  culturali,  di approccio
  psico-educativo  e  metodologico,  di  religione,  di 'tempi e orari
  della  città',  sollevando  almeno  in  parte  le  famiglie dal peso
  finanziario legato alla scelta di una scuola statale o non statale.
       Il  disegno di legge della Commissione mira a rendere effettivo
  il  diritto  allo studio e all'istruzione per tutti gli alunni delle
  scuole  statali e paritarie nell'adempimento dell'obbligo scolastico
  e  nella successiva frequenza della scuola secondaria e a rispettare
  i  princìpi  stabiliti  dalla  legge  numero  62  del 2000, la quale
  stabilisce che il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle
  scuole  statali e dalle scuole paritarie, entrambe riconosciute come
  parte di un servizio pubblico.
       Siamo  d'altra  parte  convinti  della necessità di arrivare al
  riconoscimento  concreto  di  questo  fondamentale  diritto  per  le
  famiglie  siciliane,  anche  perché  la risposta positiva al diritto
  civile  di scelta educativa è fondamentale per una auspicata riforma
  complessiva dello Stato in senso sussidiario.
       Il buono scuola può rompere un monopolio culturale e introdurre
  una  sana  e  funzionale  competizione  che  non  può fare altro che
  migliorare  la  stessa  scuola  statale.  Tutte  le legislazioni del
  mondo  libero  riconoscono  ai  genitori  il diritto di educare e di
  istruire i figli, tutelandone la crescita in quanto persone umane.
       Questo provvedimento intende annullare le distanze economiche e
  sociali  e  dare  la  possibilità a tutti di individuare il percorso
  educativo   attraverso   il  quale  formare  le  nuove  generazioni,
  contrastando  le  cause  e i problemi di ordine economico, sociale e
  culturale che impediscono di fatto la libertà di scelta.
       La  parità  fra  scuola  statale e non statale va intesa sia in
  senso  formale  che  sostanziale:  da  un punto di vista formale, la
  parità  è  un  fatto  compiuto;  da  un  punto di vista sostanziale,
  parità  vuol dire poter scegliere il progetto educativo per i propri
  figli  a partire da una vasta e completa gamma di offerte formative,
  siano  esse  pubbliche  che  private.  E'  questo che le famiglie si
  aspettano ed è a queste aspettative che risponde il presente disegno
  di legge.
       Le  finalità  perseguite  dal  provvedimento  obbediscono  alla
  esigenza  di  realizzare  una  scuola  aperta e flessibile che tenga
  conto  dei  nuovi  bisogni  della  comunità locale e delle famiglie,
  promuovendo  interventi che rinforzino realmente il concetto di pari
  opportunità,  che  superino  i limiti del 'tetto di cristallo' ossia
  delle  disparità  che  non si vedono, dando spazio e attenzione alle
  famiglie  meno  fortunate,  che  non sono nelle condizioni di potere
  'spendere'   a   favore   dell'istruzione   dei   loro   figli,  pur
  desiderandolo, e delle famiglie che hanno responsabilità educative e
  formative  ben più complesse perché  segnate dal dolore di un figlio
  portatore di handicap.
       Titolari  del  diritto  di istruire ed educare i figli, secondo
  l'articolo  30  della  Costituzione,  sono  unicamente  i  genitori:
  nessun altro, neppure lo Stato.
       I   destinatari   del   buono   scuola,   così   come  previsto
  dall'articolo   2,  sono   i  genitori  degli  alunni  della  scuola
  dell'obbligo  e  della  scuola  secondaria superiore che frequentano
  istituti  statali  e non statali, compresi i soggetti di nazionalità
  straniera.
       Il  buono scuola, così come previsto dall'articolo 3 comma 1, è
  lo  strumento  per  attuare  il  diritto-dovere  costituzionale  dei
  genitori  di  educare  i  propri  figli;  perciò  è strumento per il
  conseguimento  di  un di più di democrazia, che consente ai genitori
  la libertà di scegliere e che responsabilizza le famiglie nel creare
  progetti formativi per i propri figli.
       Il  buono scuola, per le finalità sinora esposte, copre sino ad
  un  massimo  del 75 per cento delle spese sostenute dalle famiglie e
  per  un  importo  comunque non superiore a 1.500 euro annui.  Per le
  famiglie  con  a  carico  un  portatore di handicap in età scolare e
  pre-scolare  è  previsto  un  contributo pari al 100 per cento delle
  spese  più  un  buono supplementare per le attrezzature, in modo che
  venga  loro  riconosciuto  il  diritto  a  usufruire  di  un sistema
  educativo e formativo integrato e di utilizzare strategie didattiche
  e  riabilitative  a  più  ampio  respiro.  I  buoni  scuola  saranno
  rapportati  alle  condizioni reddituali, privilegiando le famiglie a
  reddito  più  basso,  e verranno erogati quale contributo alle spese
  effettivamente sostenute per tasse, rette di iscrizione e frequenza,
  secondo quanto sarà previsto dall'apposito decreto da emanarsi entro
  60 giorni dall'entrata in vigore della futura legge.
       Con  l'articolo 5, voluto  fortemente  dall'Assessore  Granata,
  viene introdotta una misura di diritto allo  studio,  sotto forma di
  contributo   una  tantum  per  spese   finalizzate   alle   attività
  didattiche.
       Il  disegno  di  legge  mira  a   rimuovere  gli  ostacoli  che
  impediscono di fatto la realizzazione del  diritto  all'  istruzione
  per  tutti  e  che vanificano il principio  di  pari  opportunità  e
  libertà  di scelta, oltre ad attuare  il  principio  di  eguaglianza
  nella scelta del tipo di educazione e  istruzione  da  riservare  ai
  figli, abbattendo le barriere dipendenti da  fattori  economici.  Il
  provvedimento  vuole anche contrastare  il  fenomeno  dell'abbandono
  scolastico,  promuovere  la  frequenza  della   scuola   materna   e
  valorizzare i più capaci e meritevoli,  incoraggiandoli a proseguire
  gli studi indipendentemente dallo stato sociale  ed  economico della
  famiglia di origine.
       L'unico  fine  è insomma quello di  attuare  i  principi  della
  democrazia  e  di  creare  sinergie  sociali   a  prescindere  dalle
  appartenenze  politiche, assicurando le pari  opportunità  in  campo
  educativo a tutta la popolazione.
       E'  vero,  come dice  l'onorevole  Fleres  in  un  suo  recente
  intervento sul quotidiano 'La Sicilia', che nella scuola non statale
  ci sono luci ed  ombre,  ci  sono facilitazioni incompatibili con la
  qualità  dell'insegnamento, che  in  alcune  non  c'è  rispetto  dei
  contratti di lavoro, etc., ma  questo  non c'entra con la libertà di
  scelta, nè con il buono scuola, c'entra invece con i controlli e con
  la   correttezza    e   la   scorrettezza   gestionale,   condizioni
  assolutamente  trasversali  che  attendono  a  qualità  personali  e
  strutturali. Chi parla  è  fermamente  convinto  che  sia finalmente
  arrivato il tempo di  comprendere, tutti noi, che il benessere della
  collettività dipende, in  gran  parte,  da  quanto  siamo  disposti,
  tutti, a sostenere le  politiche  del  Welfare e, nello specifico, a
  sostenere   i   compiti   e   le   responsabilità   della   famiglia
  nell'educazione dei figli, a  incentivare  i modelli di educazione e
  istruzione  che  puntino a  valorizzare  la  persona  e  a  formarla
  integralmente, ponendo  particolare  attenzione sia alla personalità
  individuale sia all'aggregazione,  come  momento  di  crescita  e di
  arricchimento: il buono scuola non è nè di destra nè di sinistra, ma
  una scelta di libertà e un passo verso l'attuazione piena e vera del
  principio di pari opportunità.
       Volevo  completare dicendo anche che  tante  Regioni  italiane,
  tantissime  Regioni italiane hanno già di  fatto  attuato  il  buono
  scuola. Volevo dire anche, che all'interno della  Legge  n.  62,  il
  buono  scuola  o  l'assegno era già  previsto.  E'  una  grandissima
  scelta di questo Governo  che  mi  auguro  questo  Parlamento  possa
  approvare in tempi rapidi e più velocemente possibile.

     GRANATA,  assessore per i beni culturali,  ambientali  e  per  la
  pubblica istruzione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     GRANATA,  assessore per i beni culturali,  ambientali  e  per  la
  pubblica  istruzione.   Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  il
  Governo intende intervenire molto brevemente,  perché  la  relazione
  al disegno di legge, testè resa brillantemente dall'onorevole Leanza
  e che corona il lavoro  complesso  svolto dalla V Commissione, è una
  relazione che sintetizza le  motivazioni  forti  per  cui il Governo
  Cuffaro ha ritenuto dare  a  questo  disegno  di  legge  una valenza
  particolare, essendo esso  inserito  ai  primissimi  punti  di  quel
  "contratto" stipulato con i siciliani che rappresenta la piattaforma
  programmatica del Governo della Regione.
       Bene ha fatto l'onorevole Leanza a sgombrare subito il campo da
  un equivoco, forse voluto, che il  dibattito parlamentare certamente
  riuscirà  a  fugare,  perchè  al  di  là di  tutto  in  molti  degli
  interventi  soprattutto  in  Commissione,  là  dove  si  spengono  i
  riflettori e i microfoni della stampa, si  è  fatto  un ragionamento
  costruttivo,  sono state inserite delle norme  di  salvaguardia,  se
  così le vogliamo definire, su quello che è  il reale intendimento di
  questo  disegno  di  legge.   Sono  state   cioè   precostituite  le
  condizioni per un disegno di legge che sia  allo  stesso  tempo  una
  legge che applica il principio di  sussidiarietà,  sul  quale  tutti
  riteniamo  essere teoricamente d'accordo, una legge  che  è  rivolta
  alle famiglie e che non è rivolta alle scuole  private, come con una
  eccessiva  semplificazione qualcuno ha ritenuto  di  sostenere;  una
  legge che non produce e comunque non ha  alcun  riferimento nè alcun
  contatto con un problema importante, per certi versi drammatico, che
  in  questo  momento  attraversa  la  scuola   italiana,  non  quella
  siciliana,  quello  cioè  dei tagli agli  organici  e  che,  invece,
  qualora  dovesse essere esitato dall'Aula in  forme  tali  da  poter
  garantire la qualità dell'offerta formativa, sarà  uno strumento per
  incentivare l'occupazione.  Infatti,  quelle  opportune limitazioni,
  quelle opportune restrizioni della discrezionalità,  a partire dalle
  forme contrattuali e di garanzia del  personale  che  insegna  nelle
  scuole pubbliche non statali, rappresenteranno certamente una spinta
  verso nuove forme di occupazione per  i  docenti  all'interno  della
  scuola  pubblica  non  statale, che ovviamente  deve  rispondere  ad
  alcuni grandi requisiti legati alle infrastrutture, ai servizi, alla
  pulizia, all'edilizia scolastica, alla regolarità  dei  rapporti  di
  lavoro,  alla frequenza degli alunni nelle  scuole.  Abbiamo  voluto
  ribadire anche questo, in accordo, questa  volta,  in maniera piena,
  con  le  forze  parlamentari che rappresentano  l'opposizione  in  V
  Commissione.
       Dunque,  è  un  disegno di legge che ha già  avuto  -  se  così
  vogliamo  dire - una camera di compensazione  e  di  riflessione  di
  altissimo profilo, come deve essere la Commissione legislativa, ed è
  un disegno di legge che soprattutto - e lo sottolineo nuovamente - è
  rivolto alle famiglie per assicurare un principio che è quello della
  parità  nel  rivolgersi  all'offerta formativa  seria  presente  sul
  territorio della Regione siciliana.
       Le  famiglie siciliane, così come avviene  in  tutte  le  parti
  d'Europa ed in molta parte del mondo, devono  poter  essere messe in
  condizione, a prescindere dalla loro situazione  economica, di poter
  scegliere tra l'offerta formativa seria che  proviene  dalla  scuola
  pubblica statale e da quella non statale.
       Esiste, e lo sappiamo benissimo tutti,  una scuola pubblica non
  statale, specie di appartenenza, di organizzazione cattolica, ma non
  soltanto  a questa, che ha delle  caratteristiche,  soprattutto  nel
  segmento della scuola materna, di  grandissima  capacità  formativa,
  pedagogica, educativa - lo  sappiamo  tutti -, si rivolge il disegno
  di legge.  E' nostro auspicio  che  questa  norma, che non è rivolta
  alle scuole ma alle  famiglie,  possa essere utilizzata dalle stesse
  per potere liberamente scegliere  qual  è  il modulo formativo, come
  brillantemente  diceva  l'onorevole   Leanza,   qual   è  l'idea  di
  educazione, qual è il  progetto  di  formazione, sorvolando su tutta
  una serie di questioni  legate  ad  altra  parte  del  dibattito che
  sicuramente emergerà in Aula,  ma  che  è legata alla possibilità di
  dare alle famiglie un sostegno nella scelta del modulo educativo che
  viene  proposto legittimamente  dallo  Stato  attraverso  la  scuola
  pubblica statale e la scuola pubblica non statale.
       L'aver voluto inserire all'interno della  legge  l'articolo  5,
  diceva l'onorevole Leanza "fortemente voluto dal sottoscritto", ma -
  aggiungo - fortemente voluto dal Governo e ritengo fortemente voluto
  e  condiviso da tutta la Commissione  parlamentare,  costituisce  un
  primo - qualcuno dirà timido, qualcuno  dirà limitato, qualcuno dirà
  tardivo  -,  ma  certamente  oggettivo intervento  di  diritto  allo
  studio.  Per la prima volta, infatti si  legifera  in  direzione del
  diritto allo studio, perchè si introduce un buono scuola una tantum,
  un sostegno alle famiglie più bisognose per  affrontare  le spese di
  mantenimento dei figli a scuola, che  è  spendibile ovviamente nella
  scuola pubblica statale come in quella non statale.
       Un ultimo inciso. Molti in questi  giorni hanno ragionato della
  cosiddetta autonomia scolastica.  L'autonomia  scolastica  -  voglio
  ricordare  ai  colleghi parlamentari, specie  dell'opposizione  -  è
  partita all'interno del territorio della Regione  siciliana  per una
  norma  emanata  dal  sottoscritto  che  faceva   parte  del  Governo
  precedente  a questo, dopo che questa  stessa  autonomia  era  stata
  tenuta ferma per qualche anno nei cassetti di  un  altro governo che
  aveva preceduto quell'esperienza di governo della Regione siciliana.
  Ciò   per  dire  che  chi  parla   crede   fortemente   nei   valori
  dell'autonomia scolastica, ma questi valori debbono essere coniugati
  in  una  capacità di organizzazione di  segno  univoco  nel  disegno
  progettuale e formativo della scuola siciliana, e su questo dovremmo
  cercare di smussare i toni di polemiche,  spesso  pretestuose,  e di
  tornare ad occuparci dell'essenziale.
       Noi oggi sappiamo che  grazie  all'autonomia  scolastica - è un
  fatto di moralità  tenere  abbastanza  bassa  la  franchigia,  senza
  abbassarla troppo, legandola  alla  media che l'onorevole Leanza non
  ha voluto indicare (insieme  al  Presidente della V Commissione ed a
  tutti i componenti della  stessa  abbiamo fatto una ricerca accurata
  delle altre esperienze  di  buono  scuola  esistenti  sul territorio
  della Repubblica Italiana, a partire dall'Emilia Romagna per passare
  alla Campania, al Veneto, alla Lombardia) - anche la scuola pubblica
  statale, poichè dotata di autonomia, può usufruire del buono scuola.
  Qualora ritenesse, per dotare  i  propri istituti di una capacità di
  offerta formativa, infrastrutturale  e di servizi all'altezza di una
  scuola moderna, può  usufruire  ampiamente,  totalmente  ed  in modo
  paritario del buono scuola.
       Il buono scuola è rivolto alla famiglia  che  può spenderlo sia
  all'interno della scuola pubblica non statale,  perchè  si tratta di
  spese  legate all'iscrizione e quindi all'accesso  alla  scuola,  ma
  anche all'interno della scuola pubblica statale,  qualora la stessa,
  anziché   continuare  ad indugiare su  rivendicazioni  di  autonomia
  legate alla divaricazione dell'inizio  dell'anno scolastico rispetto
  alla  data legittimamente indicata  dall'Assessore,  cominciasse  ad
  essere  "studiata"  da  qualche  dirigente   scolastico.   Si   deve
  cominciare a capire che autonomia significa anche autoorganizzazione
  della scuola, capacità  di  reperimento  di  finanziamenti.  Oggi le
  scuole pubbliche statali possono e devono trovare sponsorizzazioni -
  non suoni scandaloso per  qualcuno  -  anche  sulla  ricerca,  sulle
  infrastrutture; possono farlo.  Il  senso  compiuto dell'autonomia è
  proprio questo.
       Questo  provvedimento  è  rivolto alle  famiglie,  alla  scuola
  pubblica statale e non statale e, soprattutto,  è un provvedimento -
  voluto dal Presidente Cuffaro e dall'intero Governo  - che nella sua
  interezza prevede per la prima volta - ed è un  fatto  storico  - un
  concreto intervento sulle spese di mantenimento  dei  figli a scuola
  verso  quei ceti più bisognosi per i quali  anche  per  il  semplice
  mantenimento, per il semplice acquisto di  scarpe  dignitose,  dello
  zainetto, del materiale didattico - non dei  libri  perchè su questo
  vi sono altre provvidenze - può rappresentare un valido, validissimo
  aiuto.
       Questi sono i termini della questione; questi sono i termini di
  questa proposta di legge.
       Siamo consapevoli che su questo si confrontano - voglio sperare
  non si scontrano - delle concezioni  diverse  del  modello educativo
  della scuola.  Tuttavia ho notato tra le righe  del dibattito che ha
  preceduto gli interventi parlamentari una serie  di impostazioni che
  - dal punto di vista  di  chi,  come  me  per  qualche anno, insieme
  all'onorevole Virzì e qualche altro, l'opposizione l'ha pure fatta e
  crediamo anche saputa fare  - ha ritenuto rivendicare e sottolineare
  alcuni aspetti enfatizzandoli, alcune volte inventandoli.
       Non  vi  è  alcuna  connessione  tra   i   tagli,  ad  esempio,
  occupazionali  nella scuola pubblica e questa  norma.  Questo  è  un
  fatto oggettivo, incontrovertibile. Non vi è  alcuna  volontà  -  lo
  torno a ripetere ed a sottolineare  -  di  finanziare "diplomifici".
  C'è la volontà di offrire alle  famiglie siciliane proporzionalmente
  ai propri redditi, in modo più o meno  accentuato  (quindi  anche da
  questo  punto  di vista  è  socialmente  inappuntabile  il  tipo  di
  meccanismo che è stato  messo  a punto) la possibilità di rivolgersi
  all'offerta formativa che,  secondo  un  principio di sussidiarietà,
  ritengono dovere essere.
       Vi è un aspetto che ho trovato francamente insopportabile nello
  stucchevole e, per certi versi, divertente dibattito che si è tenuto
  in  Sicilia  sulla rivendicazione dovuta e  voluta  non  solo  dallo
  Statuto  ma da tutta la normativa  nazionale  sull'inizio  dell'anno
  scolastico.   Qualcuno  ha  sostenuto,  anche  tra   le  fila  della
  maggioranza,  non solo dell'opposizione,  che  posticipare  l'inizio
  delle lezioni, significa per le famiglie non  sapere  dove mettere i
  figli.   La  scuola per noi non è un luogo  in  cui  parcheggiare  i
  figli;  è un luogo dove  si sceglie un modulo di offerta formativa e
  questa  legge  serve a  garantire,  a  garantire  con  forza  questa
  possibilità plurale, liberale perchè  in  un  Paese  in cui tutti si
  dicono liberali di  fronte  a determinati passaggi scattano riflessi
  condizionati che crediamo debbano  essere messi da parte da tutte le
  culture politiche perchè appartengono  ad  uno schema di società che
  non esiste più e non  è  applicabile. E' una legge di sussidiarietà;
  è soprattutto una  legge  fortemente  sociale perchè investe diritti
  fondamentali  della  famiglia   ed   in   particolar   modo  diritti
  fondamentali delle famiglie meno  abbienti  ma  che  hanno lo stesso
  diritto di accedere  al  modulo formativo che ritengono interpretare
  per i loro figli.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole  Antinoro.  Ne  ha
  facoltà.

     ANTINORO. Rinunzio.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. E'  iscritto  a  parlare
  l'onorevole Villari. Ne ha facoltà.

     VILLARI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero partire
  da  una considerazione, approfittando della  discussione  sul  testo
  relativo   al  buono scuola,  per  fare   una   prima   valutazione,
  valutazione  che  naturalmente  non  sconvolge  nessuno   e   che  è
  nell'ordine delle cose, anche nell'ordine delle  cose che discendono
  dai rapporti di forza di questo Parlamento.  Mi  riferisco  al fatto
  che  ovviamente un Governo come quello di  questa  Regione,  con  la
  maggioranza che lo sostiene,  è  legittimato  a  fare  le scelte che
  ritiene di fare, è legittimato ad avviare i meccanismi, le procedure
  che ritiene di avviare sulla base  - è stato più volte detto - di un
  programma che il Governo si è dato.
       Vorrei, però, subito dire, assessore Granata,  che  ancor prima
  che un testo sul buono scuola, sul quale  noi  in  Commissione  come
  opposizione abbiamo votato contro e sul quale abbiamo dato il nostro
  contributo  per  cercare  di eliminare alcune  cose,  che  a  nostro
  parere,  non  erano  particolarmente positive, la  cosa  che  vorrei
  richiamare qui è che nel programma del  Governo,  prima  ancora  del
  testo  sul  buono  scuola,  c'era  -  e  l'abbiamo  esitato  come  V
  Commissione - il disegno di legge sul diritto  allo studio.  Io sono
  il primo firmatario di un disegno di legge  sul diritto allo studio,
  il disegno di legge n.  341, che è stato oggetto  di  un confronto e
  di una discussione in Commissione con il Governo, con tutti i gruppi
  rappresentati in Commissione,  che è stato esitato dalla Commissione
  e che oggi - mi  riferisco  al  disegno  di  legge  sul diritto allo
  studio universitario - è fermo  perché  non  è  stata ancora data la
  copertura finanziaria.
       Io francamente mi aspettavo che il  percorso  fosse  quello  di
  affrontare  in  Aula  prima il disegno di  legge  sul  diritto  allo
  studio, che noi volevamo fosse un testo organico  e non soltanto sul
  diritto  allo  studio  universitario,  anche se  alla  fine  abbiamo
  convenuto, purché  si approvasse una legge  sul diritto allo studio,
  di limitarci intanto al diritto allo  studio  universitario.  Questo
  non è avvenuto perché  il testo è fermo.  Come  dire,  il  testo del
  disegno di legge (oggi discutiamo sul buono scuola) ha sorpassato il
  disegno  di  legge  sul diritto allo  studio,  superando  la  doppia
  striscia  continua, si direbbe secondo le  norme  del  codice  della
  strada, cosa che ritengo non positiva.

                    PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES

       Ritengo sia opportuno che il Governo  ripensi  a questa scelta;
  credo che sia ancora nelle condizioni di farlo,  se  vuole, anche se
  nessuno disconosce il fatto che nel momento in  cui  si  presenta un
  disegno di legge come quello in discussione  si  fa  riferimento, lo
  ricordava il relatore, onorevole Leanza, alla  legge nazionale n. 62
  del 2000 sulla parità scolastica. Quindi, non è questo il punto.
       Noi  riteniamo e penso che il  Parlamento  debba  ritenere  che
  comunque  la  centralità  della  scuola   pubblica,   la  centralità
  dell'istruzione pubblica rappresenti la cornice forte e l'asse forte
  entro il quale poi ognuno è legittimato  ad  inserire  e  articolare
  altri possibili interventi.
       Tuttavia, siamo di fronte al fatto  che  la  Regione  siciliana
  rimane  ancora  l'unica  Regione italiana senza  una  legge  per  il
  diritto  allo studio;  infatti, mi si  consenta,  mi  consentano  il
  Governo e l'Assessore Granata, la legge sul  buono scuola  non  è la
  legge per il diritto allo studio, è la  legge  sul  buono scuola per
  interventi a sostegno delle famiglie e fa  riferimento alla legge n.
  62 del 2000 che qui veniva richiamata.
       Io  devo dire che il percorso è  anche  inficiato  da  un'altra
  ragione. E' inficiato dal fatto che noi con la legge regionale n.  6
  del 2000 sull'autonomia scolastica, di cui mi  onoro di essere stato
  allora il relatore, ricordo che avviammo  un  processo recependo, mi
  pare, l'articolo 21 della legge n.  59 del 1997, processo che ancora
  non  è  neppure   completato.   Un   processo   avviato,  ancora  da
  verificare;  chi di scuola ne  capisce  più  di  me, e sono tanti in
  quest'Aula presidi, insegnanti  che  oggi  sono  deputati  di questa
  Assemblea,  può  confermarlo.   Un   processo   che   va  sostenuto,
  accelerato e con un  atteggiamento rispetto alle scuole, rispetto ai
  dirigenti scolastici, alle  strutture  dell'autonomia,  così come la
  legge li ha voluti, anche  la  legge regionale, che hanno bisogno di
  essere seguite, di essere meglio accompagnate in questo processo.
       Qui si fa un'operazione che francamente  non  risponde  a tutta
  una serie di esigenze obiettive di questa Regione.
       Io voglio concludere con un'ultima osservazione.
       Noi abbiamo votato contro questo disegno  di  legge del Governo
  sul buono scuola per un'altra ragione.  Io  non  voglio andare fuori
  tema,  però  mi  sento  di dire questo:  ricordo  che  nella  scorsa
  legislatura il sottoscritto, insieme al Gruppo parlamentare dei DS e
  dell'Ulivo, presentò un ordine del  giorno,  approvato all'unanimità
  dall'Assemblea regionale, con il quale si  istituiva una Commissione
  di indagine e di studio sullo sfruttamento  minorile  e  sul  lavoro
  nero. Quella Commissione non è stata mai insediata.
       Io  mi  pongo  una   domanda,   la  pongo  al  Governo,  che  è
  autorevolmente rappresentato dall'Assessore  Granata,  e la pongo ai
  colleghi:   noi  oggi  discutiamo   su   un   testo,  il  testo  sul
  buono scuola,  facendo   particolare   riferimento  all'aiuto  e  al
  sostegno alle famiglie per  una  scelta  libera  nei  confronti  dei
  propri figli rispetto all'istruzione,  così  si  dice, però siamo di
  fronte ad una situazione  che  è  paradossale.  Nei  quartieri delle
  nostre città, in tanti  quartieri  della  città  di  questa Regione,
  tante famiglie vivono in condizioni di povertà e di miseria, per cui
  i problemi che avremmo da  affrontare in questa Regione, ancor più e
  molto prima di una legge  per  il  buono scuola,  sono  quelli di un
  intervento a sostegno di  quelle  famiglie  e contro lo sfruttamento
  del lavoro minorile.
       Io, francamente, vorrei che questo Governo, che è legittimato e
  sostenuto da questa maggioranza a governare e a  fare  le scelte che
  ritiene sulla base del programma che si è dato,  si  desse un ordine
  di priorità.
       Io non credo (ognuno può pensarla come  vuole,  io  rispetto le
  idee  di  chiunque) che questo testo  rappresenti  una  priorità  in
  questa Regione, dove in quartieri come Librino a  Catania  o  Zen  a
  Palermo o altri ancora vi sono ben altri  problemi che riguardano la
  condizione di disagio minorile e di disagio giovanile.
       Io penso che su questo debba essere fatta una riflessione.  Una
  riflessione, onorevole Leanza, che, come diceva lei,  non  è  né  di
  destra né  di sinistra; è una riflessione che  va  fatta  perché  in
  questa Sicilia abbiamo bisogno di questo e non di atti che alla fine
  rischiano  di andare più  avanti  rispetto  a  quelle  che  sono  le
  condizioni oggettive.
       Applicare  la  legge 62 del 2000, la  legge  sulla  parità,  in
  Lombardia,  dove  da  sempre esiste la legge  per  il  diritto  alla
  studio, è attuata la legge  per  il diritto allo studio ed è attuata
  la legge 390 del 1991  ovvero  applicarla nel Lazio, o applicarla in
  Emilia è una cosa, ma  prevedere il buono scuola in una regione come
  la Sicilia dove non c'è  ancora  una legge sul diritto allo studio è
  un'altra  cosa.   E'  un'altra  cosa,  in  una  regione  in  cui  lo
  sfruttamento minorile è diffuso e in cui è forte il disagio di tanti
  ragazzi e ragazze che  vengono  sfruttati.  E'  un'altra cosa in una
  regione in cui molti ragazzi  non  possono  andare a scuola o a mala
  pena assolvono all'obbligo scolastico,  in  una  regione  in  cui  i
  ragazzi  dopo non trovano  un  lavoro  e  sono  costretti  a  subire
  sfruttamenti ed altro.  Ecco,  questo  è  il  quadro  entro il quale
  serve una riflessione in  questo  Parlamento rispetto al quale tutte
  le forze politiche devono essere impegnate e dopodiché ogni Governo,
  se lo vuole, come sta avvenendo, può fare le scelte che ritiene.
       Su ciò ognuno esprime le proprie  valutazioni, ma pensavamo che
  il contributo che noi abbiamo dato anche  in  Commissione  V, quando
  abbiamo  esitato  il  disegno  di  legge  sul  diritto  allo  studio
  universitario, che non era il nostro disegno di legge, pensavamo che
  quel segnale rispetto ad un voto nostro su un  disegno  di legge che
  non è  nostro, che noi cercheremo di modificare quando sarà ora, non
  è  servito a rivedere il cammino, le dinamiche della discussione dei
  disegni di legge perché prima andava fatto il  disegno  di legge sul
  diritto allo studio, che è  fermo in II  Commissione,  e poi, forse,
  sarebbe stato anche diverso il clima per  una  discussione del testo
  al nostro esame.

     PRESIDENTE.   E'  iscritto a parlare l'onorevole  Tumino.  Ne  ha
  facoltà.

     TUMINO.   Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   la   norma
  costituzionale che consente alle scuole private di operare in Italia
  prevede  che  ciò avvenga senza oneri per lo  Stato.  Fu  una  norma
  definita  a  seguito  di  un braccio di  ferro  che  durò  parecchio
  all'interno dell'Assemblea costituente, ma  fu  una  norma che non è
  stata ripresa neanche ai tempi  di De Gasperi, cioè neanche ai tempi
  in cui la Democrazia cristiana aveva  il  53 per cento dei voti ed i
  partiti  alleati  ne  avevano   tanti   altri.   E  non  fu  ripresa
  probabilmente non perché non  si  avesse la forza di modificarla, ma
  perché  De Gasperi, che  era un "cattolico laico", avvertiva che una
  norma  di  questo  tipo  avrebbe  frantumato  il  sistema  educativo
  nazionale, che sarebbero  venute  fuori  le  scuole  di appartenenza
  ideologica e politica: le  scuole  dei comunisti, dei cattolici, dei
  musulmani, eccetera.
       Dunque, io penso che quella norma non fu  tirata  in campo, non
  fu  forzata,  non  è  stata mai forzata  durante  il  cammino  della
  Repubblica, se non per iniziative marginali  di qualcuno, per questa
  grande ragione:  la frantumazione del sistema politico.  Adesso cosa
  sta  succedendo?   Il  Governo  Berlusconi  vince  le  elezioni;  il
  Governo Berlusconi si impegna con il  mondo cattolico, probabilmente
  non  soltanto col mondo cattolico, a  rivedere  questa  normativa  e
  consentire quindi alle scuole private di operare  con oneri a carico
  dello Stato. Il principio che viene difeso e  secondo  il quale ogni
  genitore deve avere la facoltà di iscrivere  il proprio figlio nelle
  scuole che ritiene più idonee, più congeniali  alla  sua cultura, al
  suo modo di pensare è sicuramente valido.  E' un principio corretto,
  ma che cozza contro una situazione oggettiva  che  è  la  situazione
  italiana:  la situazione in cui la politica e  la cultura sono state
  estremamente ideologizzate, per  cui  mentre  in  Inghilterra  o  in
  America le scuole  private  sono scuole sostanzialmente analoghe sul
  piano ideologico, da noi un discorso di questo tipo non può avere la
  stessa neutralità, la stessa asetticità.
       Anche  oggi  un  discorso  di  questo  tipo,  cioè delle scuole
  private  con  oneri per lo Stato determinerebbe la frantumazione che
  avrebbe  determinato  ai  tempi  di  De  Gasperi,  perché il sistema
  culturale  italiano  è  un sistema fortemente ideologizzato, per cui
  noi  continueremo  ad avere la scuola dei cattolici, stavolta invece
  ci sarà quella dei musulmani,  di  Bossi,  la scuola di Bertinotti e
  così via dicendo.
       Quindi  il problema si continua a porre negli stessi termini in
  cui si poneva nel dopoguerra.
       Ma  allora  perché  Berlusconi  pone il problema di rivedere le
  norme  costituzionali sulle scuole private e quindi sulla libertà di
  insegnamento? Perché Berlusconi ha  una  idea  della  società  e dei
  rapporti tra gli  uomini  fondata  esclusivamente  sul  concetto  di
  mercato.
       Tutto è mercato, ed è questo il fondamento per cui anche questo
  tipo  di  normativa vorrebbe poi alla fine trovare sostanza;  perché
  se tutto è mercato, tutto diventa confronto economico, tutto diventa
  dinamica  liberale  e  in  questa  dinamica liberale si inserisce la
  scuola privata e quindi la libertà delle scuole di agire su un piano
  di  apparente parità, ma di sostanziale marginalità poi delle scuole
  statali nel  tempo, si capisce, così come avviene in America dove le
  scuole  statali  sono  le peggiori scuole che ci siano nella società
  americana.  E  dove  vanno  a  finire,  quindi,  le  persone  le cui
  famiglie hanno un reddito basso.
       La  politica della maggioranza punta a scardinare un sistema di
  istruzione  pubblica che ha dato grandissimi risultati in termini di
  istruzione e formazione di grandissime masse di persone.
       La nostra è una scuola di massa assolutamente uguale in termini
  di  frequenza  a  quelle  delle  scuole  di  tutti  gli  altri paesi
  occidentali.
       Voi pensate  che noi siamo giunti ad avere circa l'80 per cento
  di ragazzi che vanno al diploma.
       Ora questo scardinamento della scuola di Stato di fatto non sta
  passando  sul  piano  della  norma  costituzionale,  perchè  ci sono
  condizioni  che  ad  oggi  non  consentono  di  modificare  la norma
  costituzionale.
       E  allora  si  cerca  di  superare  questa situazione aggirando
  l'ostacolo  attraverso  il famoso buono scuola, facendo passare cioè
  il buono scuola come una norma di diritto allo studio e non come una
  norma che finanzia indirettamente le scuole private.
       Ora questo modo di bypassare il problema indubbiamente presenta
  delle  oggettive  forme  di  incostituzionalità,  almeno  per noi in
  Sicilia.
       Io   invito   l'assessore  Granata,  a  riflettere  su  questo:
  l'articolo 3  del buono scuola prevede che la somma fino a 1500 euro
  possa  essere  spesa  nelle  scuole  statali  e  non  statali per la
  frequenza delle scuole.
       Voglio  ricordare  che  le  scuole  materne, elementari e medie
  inferiori   sono   gratuite   anche  sul  piano  dell'obbligo  della
  frequenza, non si pagano tasse.
       Per  le  scuole superiori la frequenza è gratuita in rapporto a
  fasce di  reddito  per  cui  una  famiglia  con un nucleo di quattro
  persone è esente dall'obbligo  della  tassa  di  frequenza fino a 20
  mila Euro, cioè fino a un reddito di 40 milioni.
       Quindi   tutti  i  ragazzi,  presumo  anche  in  rapporto  alla
  dichiarazione   dell'assessore  Granata  per  cui  il  buono  scuola
  dovrebbe  andare  a  interessare fasce di popolazione il cui reddito
  familiare  è  inferiore  a  28  milioni, tutte  le persone, tutte le
  famiglie che dovrebbero ricevere questo buono scuola già sono esenti
  dalle tasse di frequenza.
       Pertanto,   questo   articolo   3  è  esclusivamente  mirato  a
  finanziare  la  frequenza  nelle  scuole  private.
       Onorevoli colleghi, questo articolo 3 è incostituzionale perché
  non è  un  articolo mirato a migliorare il diritto allo studio, ma è
  un   articolo   mirato   esclusivamente   a   bypassare   una  norma
  costituzionale.   Ed   allora,   se  noi  vogliamo  fare  invece  un
  ragionamento costruttivo - come abbiamo fatto in Commissione, in cui
  pur rimanendo di differenti idee da parte dell'opposizione (e mia in
  particolare)  c'è stata la più grande e buona volontà nel migliorare
  il testo,  prevedendo  tante  cose che sono state anche accolte e di
  questo  devo  dare  atto, della non chiusura della maggioranza -, un
  ragionamento  di  diritto,  quantomeno  di  inserire  il concetto di
  diritto  allo  studio  nell'ambito  dell'articolo 3, bisogna fare in
  modo che esso non preveda solo le spese per la frequenza, ma preveda
  tutte  le  spese inerenti alla frequenza, all'attività didattica, al
  materiale  didattico, alle attività integrative, cioè tutte le spese
  inerenti all'attività che un ragazzo svolge nella scuola.  Allora, è
  interpretabile  come una norma che favorisca il diritto allo studio,
  anche se indirettamente ha sempre l'aspetto del bypass rispetto alla
  norma  costituzionale  ma  certamente  è  una norma che può dirsi di
  diritto allo studio.
       Ma un discorso di questo genere supera un'idea mercantilista, o
  quantomeno  la  riduce  perché  gioca su un piano paritario rispetto
  agli  studenti  in  generale,  perché a quel punto effettivamente la
  dicitura  "statale e non statale" è una dicitura corretta, perché  a
  quelle  risorse  possono accedere anche i ragazzi che frequentano le
  scuole statali per la parte di spese che non è la frequenza.
       Io mi auguro che questa norma venga modificata nel senso che ho
  espresso, tra l'altro ho presentato un emendamento specifico.  Ma in
  questo  caso  il  buono scuola  comincia  a  percorrere  un  cammino
  orientato  verso  il  concetto  di diritto allo studio e di garanzia
  della parità scolastica.  Ma a una condizione, caro Assessore e caro
  Governo.  La  condizione è questa:  noi non possiamo pensare che nel
  campo  delle  scuole  medie superiori ...  perché il problema è solo
  li;  per  le  scuole elementari, materne e della media inferiore, il
  problema   non  si  pone  perché  le  scuole  sono  già  normalmente
  parificate  e quindi quelle scuole già ricevono normalmente, se sono
  paritarie,  ricevono dallo  Stato  già  un  contributo  per  classe,
  addirittura molte di queste  scuole  che  sono definite paritarie ai
  sensi della legge n.  62  del  2000 rinunceranno al contributo dello
  Stato per accedere al buono scuola,  perché poi in fondo è molto più
  vantaggioso, se ci dovesse essere incompatibilità, come io penso che
  ci debba essere.

     LIOTTA. Integrativi e compensativi.

     TUMINO. Sì,  però  nel  qual caso io non penso che sia consentita
  l'integrazione,  non  per la nostra legge ma per la legge nazionale.
  La  legge  nazionale non penso che consentirà questa integrazione di
  contributi.
       Stavo  dicendo  che  il  problema  diventa  quello di capire se
  questo  buono scuola  vuole  veramente  operare  nella direzione del
  diritto  allo  studio  della  parità  puntando a risolvere un annoso
  problema  delle  scuole  medie superiori che è quello dei cosiddetti
  diplomi fisici,  che è una bruttissima parola, che è quello di tante
  scuole  che  sorgono esclusivamente come fatto economico, come fatto
  di  interesse,  di speculazione per consentire agli alunni che hanno
  avuto un percorso scolastico per dirlo garbatamente "molto contorto"
  di fare i salti necessari di 2-3-4 anni, per chiudere con un diploma
  da  potere  spendere  poi  nel  mercato  del lavoro. Bene, il grande
  problema non solo non è stato posto in questo disegno di legge, ma è
  stato posto  male  per  la  parte riguardante il modo con cui queste
  scuole verrebbero ad usufruire di questi soldi.
       Voi  pensate  che,  ci  sono  scuole superiori dove l'alunno si
  iscrive  nel mese di maggio, e nell'arco di pochissimi giorni riesce
  a superare  quattro  anni in un anno; e riesce ad avere il titolo di
  idoneità  al quinto anno, e  state  attenti  non  possono  avere  la
  maturità, perché c'è sempre il  titolo  di stato: il titolo di stato
  si consegue con un esame di stato che avviene nelle scuole di stato.
       Quindi hanno l'idoneità  al  quinto  anno,  hanno letteralmente
  superato tutte le barriere e  questo in una settimana; mi rivolgo al
  governo: ora è possibile che  si  dia  il  buono  scuola?  Ma io non
  darei neanche una caramella  a  questi  signori,  allora  se  non si
  discrimina  in  termini  di   qualità  della  scuola  voi  fate  una
  operazione vergognosa che non  è  giustificata  da  nessun  tipo  di
  ragionamento politico se non  da  quello  di favorire delle lobbies;
  potremmo definirle come delle persone che speculano su queste cose.
       Io  chiedo  al  Governo,  quanto  meno  di rivedere, ridurre il
  margine  di  spendibilità del buono scuola, solo a quelle scuole che
  hanno delle  garanzie  di qualità, e le scuole che hanno le garanzie
  di qualità,  oggi  sono  riconosciute da una legge dello Stato che è
  stata  approvata  con  amplissima maggioranza: che è la legge 62 del
  2000 sulla  parità; ed è una legge che oggi consente alle scuole che
  stanno   via   via   diventando  più  qualificate,  di  assumere  il
  riconoscimento  di scuole paritarie ai sensi di questa legge; allora
  se voi  volete  fare una proposta che sia orientata al diritto dello
  studio e orientata  alla  parità,  necessariamente dovete ridurre lo
  spazio di finanziamento  indiretto delle scuole private non statali,
  dovete fare questo riducendo  l'intervento per le scuole paritarie e
  questo potrebbe avere anche  un  effetto positivo, poi in termini di
  qualità delle scuole non  statali  in  genere; perché esse sarebbero
  portate  naturalmente a  migliorare  i  loro  standard  dell'offerta
  formativa ma anche a livello strutturale per essere nelle condizioni
  di  usufruire di  questo  buono  scuola  indirettamente  tramite  le
  famiglie.
       Allora   cosa   sarebbe  un  ragionamento  sul  quale  potremmo
  convergere?  Io ho delle riserve, però capisco che è un ragionamento
  che pone il problema  ideale,  ideologico  della  dignità di tutti i
  genitori della libertà di iscrivere i loro figli nelle varie scuole,
  ma lo pone in termini di qualità e non in termini di distruzione del
  sistema scolastico pubblico. Infine  cari signori c'è un problema di
  valutazione dell'impatto; il  Governo  non  ha  valutato minimamente
  l'impatto che questa norma  verrà ad avere sulla occupazione;  non è
  vero, assessore Granata, che  questa  norma  non  avrà impatto sulla
  occupazione, avrà un impatto enorme.
       Su base  annua  una somma di cento miliardi per il buono scuola
  con un massimo di 1500 euro, se si fa la divisione tra 60 milioni di
  euro per quella voce  diviso  1500  fa  ventimila,  significa che si
  prevede che possano avere questo buono scuola anche più di ventimila
  famiglie.  Ventimila  famiglie,  ventimila  ragazzi, corrispondono a
  duemila insegnanti, perché  il  rapporto  tra docenti ed alunni e di
  uno a dieci.
       Duemila  insegnanti  sono messi in discussione. Il rapporto tra
  insegnanti e  personale  ATA è di uno a tre.
       Noi  dobbiamo valutare l'impatto e questo non è stato valutato.
  Può  darsi  che  io  dica  delle  bufale.  Ma  voi  mi  dovete  dire
  presumibilmente  qual  è l'impatto che questa norma ha in termini di
  occupazione, di spostamento  di  alunni  dalle  scuole  statali alle
  private.   Perché   anche se  fosse  dell'uno  per  cento  cioè  una
  quantità minima, sarebbe sempre nell'ordine di 9 mila ragazzi che si
  spostano e quindi di 900 insegnanti che perdono il posto e quindi di
  300 unità di personale ATA che salta.
       E  non  mi  dovete  dire  che questi li ritroviamo nelle scuole
  private  perché  voi  sapete  che  nelle  scuole  private,  anche se
  ufficialmente devono rispettare le norme dei contratti nazionali, di
  fatto,  non  rispettano  niente. E quindi queste persone andranno lì
  solo  per  prendere  il punteggio e non voglio addentrarmi in questo
  perché  la  Magistratura  già  sta  facendo le sue indagini in tante
  scuole di questo tipo.
       E  allora  il  danno  c'è,  onorevole  assessore, ed è un danno
  grandissimo.  E un'altro discorso che non è stato valutato e ritengo
  che vada preso in  considerazione,  è come questo buono scuola possa
  determinare lo sfascio completo di alcune scuole private.
       Adesso voglio fare un ragionamento per le scuole private. Da un
  lato se perdo in una scuola di Stato 50 iscritti, avrò una riduzione
  nel  rapporto  benefici-costi per quanto riguarda le strutture delle
  scuole  pubbliche,  perché  è  chiaro  che le attrezzature, le aule,
  saranno usufruite da 50  alunni  in  meno.  In  una  scuola  privata
  questo tipo di  fatto  può determinare una improvvisa triplicazione,
  quadruplicazione del numero degli  iscritti.  E la scuola che già di
  per sé non ha una  offerta  formativa  adeguata si troverà ad essere
  letteralmente in ginocchio.
       Quindi  è  necessario  che  la norma preveda un tetto perché le
  scuole  private non possono saltare dall'oggi al domani del doppio o
  del  triplo  di  alunni.  Perché  altrimenti noi facciamo saltare il
  concetto di offerta formativa.
       E allora anche questa valutazione va inserita nella legge e non
  è né  di destra, né di sinistra, ma sono tutte valutazioni di merito
  assolutamente  pulite  anche  in  termini  di fatto politico, non di
  parte, non settario.
       Noi  abbiamo  lavorato bene in Commissione e voglio pensare che
  anche  in Aula lavoreremo bene.  Questo passa attraverso la capacità
  del Governo di non fare discorsi solo mirati ad aspetti di interesse
  politico -  la parola 'clientelare' la escludo - e di puntare invece
  su  un  ragionamento  costruttivo che voglia salvare e migliorare il
  sistema scolastico complessivo della nostra Sicilia.

     CAPODICASA.  Signor  Presidente,  inserisca  gli  applausi  della
  sinistra.

     PRESIDENTE. Sono piuttosto riservati questi applausi
       Onorevoli  colleghi,  dichiaro  chiuse le iscrizioni a parlare.
  E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro. Ne ha facoltà.

     FERRO.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  l'assessore
  Granata  alla  fine  del  suo intervento questa mattina ha fatto una
  considerazione  su  degli  interventi  che ci sono stati nel mese di
  agosto  a  seguito  del suo decreto sull'apertura della scuola il 30
  settembre che  è  l'unica  cosa  di  sostanza  che mi sento di poter
  condividere  rispetto  al  disegno  di legge di cui stiamo parlando.
  L'Assessore  Granata ha giustamente criticato chi nel mese scorso ha
  dichiarato  che  l'apertura della scuola il 30 settembre determinava
  una  diversa  organizzazione  familiare  perchè  non  si sapeva dove
  lasciare i  figli.  Ed  io  sono convinto e d'accordo con lui che la
  scuola non  sia  il  parcheggio  per  i  figli  ma  il luogo dove si
  garantisce  il  diritto  allo  studio  e  una  qualità  dell'offerta
  formativa degna di questo nome.
       Questa  legge in realtà non affronta assolutamente il problema,
  peggio, direbbe  Goffman,  se  in  un  negozio  c'è la bottega ed il
  retrobottega questa legge guarda alla bottega e non al retrobottega.
  Nel  senso  che  guarda  alla  facciata,  all'apparente interesse di
  questo  Governo  di  occuparsi  dei problemi della didattica e della
  formazione,  ma  in  realtà  più  che  un  buono  scuola  penso  che
  bisognerebbe  reintitolare questa legge "una mancia per le famiglie"
  o  "prebende per le famiglie" dipende da quale collocazione vogliamo
  dare  alla  questione.
       Dico questo perchè  con  questa  legge  credo  che si scelga di
  fatto la scorciatoia  più  comoda  che  è  quella che dà un supporto
  economico finanziario  alle  famiglie.  Non  modifica  per  nulla la
  qualità  dell'offerta  formativa,  anzi  probabilmente allontana nel
  tempo la  possibilità  di  potersene  occupare  da  parte  di questo
  Governo, risponde con  una  elargizione  di  somme  come se ne danno
  tante in  questa  Regione, può essere assimilabile ai contributi per
  attività sportiva, o ai contributi per attività culturali o a quelli
  che ricevono  tante  altre  categorie  più  o  meno  economiche  che
  fruiscono di queste risorse.
       Non  ho  nessuna visione pregiudiziale o manichea sul fatto che
  questo Governo  si  occupi, parlando di formazione, di garantire una
  pari  opportunità  all'istruzione pubblica e all'istruzione privata.
  Non credo che sia  questo  il  tema  e  non mi farò mai tirare in un
  dibattito sinceramente  stucchevole  sul  fatto  che  dando il buono
  scuola anche  alle scuole private nasca il dissenso politico. Certo,
  ci sono  rispetto alle scuole private problemi che tutti conosciamo:
  abbiamo parlato  di  "diplomifici",  potremmo  parlare  comunque  di
  strutture  private   che   gestiscono  in  modo  lucroso  l'attività
  didattica, ma non è  questo  il punto su cui ci può essere tanto una
  divisione perchè  sono  certo  che  su questo punto almeno troveremo
  quelle forme di  salvaguardia  per  evitare che strutture più o meno
  fatiscenti o  non  in  regola  possano trovare all'interno di questo
  dispositivo di legge un paracadute e un riferimento.
       Si è scelta la scorciatoia invece di affrontare nel profondo la
  vera questione che  deve  stare  a  cuore  a  tutti  ed è appunto la
  qualità dell'offerta  formativa, la qualità delle strutture in cui i
  nostri figli  si  misurano  con  un'attività  formativa.  Faccio due
  esempi per tutti:  a  me  non  pare  di  vivere  in un'isola normale
  laddove ci sono  scuole  -  come  ci sono:  mi riferisco alle scuole
  pubbliche - in  cui  manca  anche  lontanamente  lo  straccio  di un
  piccolo   impianto  sportivo  che  possa  garantire  l'esercitazione
  dell'attività motoria.  A me non pare normale che nelle scuole della
  Sicilia coloro che  hanno  il  dramma  di dover sopportare un figlio
  disabile  non  vedano  garantito,  all'interno  delle  diciotto  ore
  curriculari, l'insegnante di sostegno.
       Se queste  sono  due  questioni  -  e cito queste due perchè mi
  sembrano  in qualche modo rappresentative di uno spaccato - io credo
  che  sarebbe stato assai meglio partire al contrario, partire da una
  mappa  dei servizi che l'attività formativa offre in questa Regione,
  fare  un  confronto  anche  con  quegli  istituti  privati che danno
  garanzie   di  serietà  e  professionalità  e  solo  successivamente
  valutare  e  ragionare  su  risorse finanziare da poter erogare alle
  famiglie, perchè  la  mia  sensazione  è che il rischio vero che noi
  corriamo  è che dando questi soldi alle famiglie, e limitandoci solo
  a  questo  aspetto del problema, alla fine il genitore può rischiare
  di  sentirsi  appagato e non preoccuparsi della qualità della scuola
  che il figlio frequenta.
       Certo, uno  può  dire  che  non  si  può fare tutto insieme, ma
  bisognava partire da qualche parte.  Ed io credo esattamente questo,
  onorevole  assessore,  che bisognava partire da un'altra parte, e lo
  dico  senza alcun pregiudizio, con grande serenità, invitando lei ed
  il Governo  a riflettere, perchè io in questi giorni mi sono chiesto
  quali  potevano  essere  le  ragioni  che determinavano il Governo e
  questa  maggioranza a così insistere sulla necessità di approvare il
  disegno di legge sul buono scuola.
       Si è insistito prima della chiusura estiva, si è insistito alla
  ripresa dei  lavori  d'Aula:  io  non so e non voglio credere che il
  rinvio  al  30  settembre  dell'apertura delle scuole fosse legato a
  questa  esigenza,  perchè  francamente  preferisco  misurarmi  su un
  livello  più  alto  di  confronto,  su  cui  possiamo avere opinioni
  differenti,  ma  voglio  rifuggire da questo retropensiero.
       Dicevo ad un collega che, leggendo e rileggendo questo testo, è
  quasi   inemendabile   perchè   è  talmente  diversa  l'impostazione
  filosofica di approccio  o  di  progetto  che  è  difficile andare a
  predisporre degli  emendamenti  modificativi  o  migliorativi o meno
  della legge.
       Io   dico   che   in   realtà  questa  legge  è  l'emblema  più
  rappresentativo,  più  esplicito  di  qual è  il  progetto di questo
  Governo  ed  ho  provato  a  mettere  alcuni pezzi insieme. Ho messo
  insieme  il  pezzo  che  fa  riferimento  alla  legge cosiddetta sul
  riordino  delle coste, il decreto sulla sanità, di cui quest'Aula ha
  discusso  ieri,  ma  anche  le  vicende  che  hanno portato il prof.
  Marino a dimettersi dall'ISMETT, per pressioni - anche se da lui non
  dichiarate, ma mi  sento di dichiararlo io - clientelari pesanti che
  hanno   prodotto    l'abbandono   e   la   scelta   di   abbandonare
  quest'istituzione.
       Penso  a quello che è la scandalosa vicenda della crisi idrica,
  in cui si sceglie di ristorare gli agricoltori siciliani per i danni
  subiti  dalla  siccità ma nessun intervento strutturale viene ancora
  messo  in  opera da parte del commissario delle acque per risolvere,
  una  volta  e  per  tutte definitivamente, il problema delle risorse
  idriche di questa Regione.
       Allora,  se  questi  elementi che ho citato - ma potrei citarne
  tanti altri  -  sono  in qualche modo presenti a tutti noi, io credo
  che dietro  a questo disegno di legge non ci sia alcun interesse per
  la scuola, non vi è  mondo  della scuola, nè - mi permetto di dire -
  le famiglie più  attente  e più avvedute di quest'Isola che potranno
  ringraziare  questo   Governo   per  questo  provvedimento,  nè  gli
  operatori della scuola  pubblica, nè gli operatori più attenti della
  scuola privata.
       Con questo disegno  di legge si è scelto, in realtà, di seguire
  una  scorciatoia  e  di  seguire  quello  che,  ad  esempio,  è  più
  emblematico di  quello che altri, che sono plenipotenziari di questa
  maggioranza in Sicilia  -  e  non  io  -  hanno chiamato la politica
  clientelare di questo Governo.
       Credo che se  così  è  -  come  credo  sia  e  non me ne voglia
  l'assessore  Granata  -,  di  questo  progetto  politico  di  questa
  maggioranza debba  rispondere,  in  primo luogo, il Presidente della
  Regione. Certo,  lo stesso - qualcuno obietterà - aveva previsto nel
  suo programma il  buono scuola come uno dei punti cardine ma, come è
  ovvio, al di là della qualità con cui si leggono i programmi in ogni
  campagna elettorale,  credo  che  limitarsi  a dire di voler fare il
  buono scuola e  dare  un sostegno alle famiglie potrebbe essere cosa
  buona e giusta se tutti fossimo non avveduti nel considerare le cose
  che ho detto  prima: la qualità delle strutture in cui si pratica la
  didattica, i servizi che le scuole rendono per i nostri figli e così
  via.
       Avere fatto questa  scelta,  che  è  di comodo in qualche modo,
  assomiglia molto  al  tentativo  ormai  manifesto  di  pagare  delle
  cambiali elettorali  che  sono  giunte in scadenza. Credo che questo
  non lo meriti  questa  Regione;  non  lo meriti la delicatezza della
  materia  che   stiamo   affrontando   che   è   esattamente   quella
  dell'istruzione.   Avremo   modo,   ovviamente,  nell'articolato  di
  approfondire  anche   alcuni   aspetti   che  mi  paiono  del  tutto
  incongruenti:  cito  per  tutti  l'articolo  2, mi pare, della legge
  stessa che fa  riferimento  ad  un  sostegno  anche  a quei figli di
  cittadini stranieri che  vivono  in Italia, ma si parla di apolidi e
  di rifugiati politici.  Quindi,  in  qualche modo, il quesito che mi
  pongo - possibilmente  sarà anche scritto male, non è questo il tema
  - è se i  figli  di coloro che sono messi in regola secondo le norme
  di legge vigenti nello Stato italiano possano o meno usufruire di un
  buono scuola.   Ma,   ripeto,   questi,   alla  fine,  sono  aspetti
  naturalmente modificabili -  non  è  questo  il tema - ma quello che
  invece mi pare  il  tema  centrale  che  stiamo  affrontando  oggi è
  esattamente l'approccio  con  cui  progettualmente questo Governo da
  parte sua si misura col tema e l'approccio con cui intende misurarsi
  - credo -  l'opposizione,  sapendo  che questa legge non è una legge
  messa lì per caso, buttata lì tra le tante leggi che si devono fare,
  ma   una    legge    che    risponde    ad    un   preciso   disegno
  politico-programmatico   che  è  biecamente  elettoralistico  e  non
  ovviamente modificativo o riformatore del nulla.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Liotta. Ne ha
  facoltà.

     LIOTTA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, appena ieri il
  Presidente   della   Regione   ha  voluto  informarci  che,  essendo
  Presidente di  un  Governo  di centrodestra, pratica una politica di
  centrodestra ed  a  quanti  dal centrosinistra gli rimproveravano di
  fare una  politica  di  centrodestra  graziosamente chiedeva cosa si
  aspettavano, precisando  che per lui la salute è una merce.  Accanto
  al sistema  sanitario  pubblico  vi  è il sistema sanitario privato;
  hanno pari  dignità,  anzi  noi  in  qualche modo stiamo turbando il
  mercato perchè  finanziamo la sanità pubblica a scapito della sanità
  privata.
       L'esempio era  perfettamente  calzante.  Lo stesso esempio vale
  per  il  territorio  ritenuto  una  merce  da  questo  Governo;  per
  l'istruzione ritenuta una merce da questo Governo.
       Pertanto, signori  del  centrosinistra, di che cosa ci dovremmo
  meravigliare? Perché  dovremmo farci ripetere dall'assessore Granata
  quello che ieri ci ha detto il Presidente Cuffaro?
       Loro stanno  facendo una politica di centrodestra.  Non è così
  Io credo  che  l'onorevole Leanza, nella sua relazione introduttiva,
  abbia proprio  colto nel segno:  questo disegno di legge sicuramente
  non è di  centrosinistra;  ma,  onorevole  Leanza,  non è neanche di
  centrodestra.
       Se  questo  disegno  di legge, infatti, proponesse l'istruzione
  come concetto mercificato, e  cioè se con questo disegno di legge si
  dicesse ai siciliani che si possono  comprare un pezzo di istruzione
  nella bottega che  la  offre loro al miglior prezzo e della migliore
  qualità - e  questo  è  il  ragionamento tipico di centrodestra - io
  oggi mi sarei  confrontato  con  un  governo di centrodestra, che fa
  politica di  centrodestra,  al  quale  avrei  opposto una visione di
  sinistra delle stesse problematiche.
       Ma ha  ragione  lei,  onorevole Leanza, questo disegno di legge
  non è né  di  destra,  né  di  sinistra,  neanche  di  centro per la
  verità.  O  forse è troppo di centro. Cosa fa sostanzialmente questo
  disegno di legge?  Intanto rischia di configurarsi - non so se ce ne
  siamo resi conto  -  come  una  legge di spesa tra le più pesanti di
  questa legislatura:  a  regime  costerebbe 65 milioni di euro, circa
  130 miliardi  di  vecchie  lire.
       Se devo  fare  la  stessa  proporzione  che  nell'articolo  8 è
  prevista fra i vari commi dell'articolo 3 di finanziamento, vedo che
  dei  20  milioni  di  euro  previsti  per  il  2002,  17  milioni  e
  cinquecentomila euro sono previsti per il buono scuola, quindi tutto
  il resto rappresenta un ottavo dello stanziamento di quest'anno.  Se
  devo lasciare la  stessa proporzione a regime, da 65 milioni di euro
  devo togliere 8 milioni di euro circa.
       Questo significa che  mi  devo basare su una spesa a regime per
  il buono scuola di 60 milioni di euro circa.
       Pertanto,  interveniamo  su questo, perché  l'assessore Granata
  ha  voluto   precisare  che  questa  non  è  una  legge  che  sposta
  occupazione o  che toglie occupazione al settore normativo pubblico.
  Vediamo come  non  ha ragione o come ha ragione l'onorevole Granata.
  Facciomoli due  conti  della  serva, visto che in commissione questi
  conti non si  sono  voluti  fare,  o  non si sono potuti fare perché
  alcuni dati mancano.
       Ancora su  60 milioni di euro, ammesso che tutti prendessero il
  massimo di  contributo,  e cioè 1500 euro, farebbero 40 mila utenti.
  Se invece il tetto medio del contributo si attestasse sui 1000 euro,
  sarebbero 60  mila utenti. Quindi, o l'assessore Granata mi dice che
  attualmente,  nel  sistema formativo privato della scuola siciliana,
  ci sono già da  40  a  60  mila utenti, per cui con questi soldi noi
  andiamo a  finanziare  quelli che già sono nella scuola privata, non
  producendo  alcun  esodo  dalla  scuola  pubblica  verso  la  scuola
  privata, oppure se anche  ce  n'è uno in meno rispetto a 40 mila - e
  non  mi è  dato  sapere  quanti  sono  questi  in  meno,  perché  in
  commissione mi  consta  che  non è stato fornito questo dato, perché
  l'assessorato sembra  che  non  sappia qual è la distribuzione della
  popolazione  scolastica   e  il  sistema  vuole  sapere  qual  è  la
  distribuzione  della  popolazione  scolastica  nel sistema formativo
  privato. Ma se ce n'è anche uno solo, quello, lo stiamo incentivando
  a spostarsi dalla scuola pubblica verso la scuola privata.
       Ma dirò  di più.  Secondo me lo stiamo incentivando a spostarsi
  non soltanto dalla scuola pubblica alla scuola privata, ma lo stiamo
  incentivando  a  spostarsi  anche  dalla  scuola  privata  ad  altra
  tipologia di  scuola privata, dalla scuola privata seria alla scuola
  privata che seria non può dirsi.
       Qualcuno    in   conferenza   stampa   ha   chiamato   banditi,
  filibustieri, gli imprenditori di scuola che si sono inventati tali,
  che altri  mestieri  avrebbero  dovuto  fare  perché  con il sistema
  formativo non  hanno  nulla a che vedere. Di questo stiamo parlando,
  Assessore Granata   Chi  come  me,  e  come  tanti altri colleghi di
  questa Aula,  del  sistema  formativo ha fatto la propria ragione di
  lavoro per anni, conosce benissimo quel sistema formativo, non fosse
  altro perché  molti  di  noi ci hanno fatto esami, per esempio, come
  commissari in quel sistema formativo.
       Sappiamo  bene  di  che  cosa  stiamo  parlando,  di  standards
  edilizi   assolutamente  inconfrontabili  con  quelli  della  scuola
  pubblica,    di    standards   didattici   formativi   assolutamente
  inconfrontabili   Stiamo parlando di un sistema che è un contenitore
  per produrre una  merce  che non è istruzione
       Ecco perché  il  vostro  ragionamento  non  è  di destra. Se il
  vostro ragionamento fosse di destra, lo scambio equo dovrebbe essere
  tra il  buono scuola  e  l'istruzione, il prodotto istruzione che la
  scuola privata  dovrebbe  fornire.  La  scuola  privata non fornisce
  istruzione. La scuola privata fornisce diplomi.
       Ma  ci   informa  ancora  l'Assessore  Granata, e  lo  sostiene
  l'onorevole Leanza,  noi  abbiamo inserito una norma che dice che il
  buono scuola deve averlo lo studente e non si deve assentare più del
  30 per cento delle giornate effettive di lezione.
       Ma vi  rendete  conto  di  che cosa stiamo scrivendo?  Andate a
  dirlo a  qualsiasi  operatore  in un sistema formativo qualsiasi del
  mondo, quello del  Burundi,  che  cosa vuole dire una assenza del 30
  per cento delle lezioni effettive
       Bene  Se  nel  sistema  pubblico,  che  dovrebbe  garantire 200
  giornate di lezioni l'anno per gli studenti, uno studente si dovesse
  assentare per 70  giorni,  tu insegnante, non più tu deputato, ma tu
  insegnante, mi  sai  dire quale prodotto formativo sarai in grado di
  trarre da  quella  frequenza  nella  scuola?  Il  30  per  cento? Il
  buono scuola non dovrebbe essere fornito già con il 5 per cento, con
  il 10  per  cento di assenze.
       Facciamo un  ragionamento scientifico:  andiamo a vedere qual è
  il  numero   di   assenze   nella  scuola  pubblica.  Facciamolo  un
  ragionamento scientifico.
       Ma ci informano che sono stati messi dei vincoli pesanti perché
  soltanto quelle  scuole  che  ottempereranno  ad  alcune regole, che
  avranno raggiunto  alcuni  standards  sul  piano edilizio, sul piano
  formativo, soltanto  quelle  famiglie che avranno garantito un certo
  grado di frequenza otterranno il buono scuola.
       Il buono scuola  non  è  dato  alle famiglie. Il buono scuola è
  dato soltanto per spenderlo in certi negozi.  Io non vado a comprare
  istruzione ovunque
       Diceva  bene  l'onorevole Tumino quando sosteneva che allargare
  alle scuole  statali  i  destinatari  di  questa legge è soltanto un
  paravento  per  aggirare  gli  ostacoli costituzionali perché  nella
  realtà quel  buono scuola  che  noi  diamo, lo diamo soltanto per le
  scuole private, e le peggiori, perché noi avremo come prodotto, come
  effetto,  un   inseguimento   al  ribasso  del  livello  di  offerta
  formativa.
       Guardate bene che cosa succederà non appena entrerà nel mercato
  dell'istruzione,  mi  allineo  con  la  vostra filosofia, non appena
  entrerà  nel  mercato dell'istruzione il buono scuola, quali effetti
  produrrà. Quali saranno gli effetti devastanti?
       Io  genitore  intenzionato  ad  utilizzare  il  buono scuola mi
  guarderò  intorno  e  andrò a cercare la migliore bottega dove posso
  comprare al  miglior  prezzo il prodotto che mi interessa di più.  E
  qua casca l'asino  Il prodotto non è l'istruzione, è il diploma e se
  io  sono interessato al diploma vado ad acquistarlo nella scuola che
  me lo  offre  più  facilmente, laddove mi posso iscrivere a maggio e
  dove può figurare che sono stato presente fin dall'inizio dell'anno.
  Cosa  che  già  avviene  ora,  ma senza finanziamento, senza che noi
  diamo  soldi  per  ciò.  Questa  è  la  realtà:  state finanziando i
  diplomifici e  ne  è  dimostrazione  il  fatto  che  non appena si è
  annunziato di  voler  fare questa legge (e non la si è fatta ancora,
  voglio vedere che cosa accadrà l'anno venturo quando andrà a regime)
  il numero  di  quei  diplomifici,  il  numero  di quelle scuole si è
  moltiplicato   per   cento:   nascono  dappertutto  come  i  funghi,
  dappertutto  si  fanno  scuole,  si  prendono dieci metri quadrati e
  diventano  aula,  ci  si improvvisa dirigenti scolastici e, a questo
  riguardo, vorrei dire qualcosa, ma no:  mi correggo, mi fanno notare
  dalla Commissione  che non ho letto il disegno di legge.  Non è  che
  ci si improvvisa dirigenti scolastici, i dirigenti scolastici devono
  essere  abilitati,  e devono avere cinque anni di anzianità. Vero è,
  ma non è  specificato di che tipo di anzianità si parla, se si parla
  di dirigente  o  se  si  parla  di  insegnante, se insegnante in una
  scuola parificata o in una legalmente riconosciuta.  Vieni a dirmelo
  tu dove  mi  sono  preso  i  cinque  anni  di  anzianità per fare il
  dirigente di una scuola privata

     LEANZA NICOLA , relatore. Sono emendamenti presentati da voi.

     LIOTTA. Io non ho presentato alcun emendamento
       Ma se  alcuni  colleghi  hanno  inteso  introdurre dei vincoli,
  hanno fatto bene,  ma  quei  vincoli  - le sto facendo notare - sono
  così larghi che voi immagino agevolmente avete avuto la tranquillità
  di accettarli   Questo  è  quello  che voglio farvi notare.  Qual  è
  la garanzia  che  offre  non  l'insegnante  multiricattato dentro la
  scuola  privata,  ma  l'insegnante  multiricattato  per  il  lavoro,
  l'insegnante che insegue l'obiettivo del punteggio per non doversene
  andare chissà dove  a  farsi  una  supplenza di un mese, di quindici
  giorni e che  invece sotto casa avrà la scuola privata dove lavorerà
  per  zero   lire,   ricattato  sul  piano  professionale  perché  si
  instaurerà  una modificazione profonda del rapporto tra l'insegnante
  e l'allievo. Questo  è  il vero problema  Ditemi   come faccio io in
  una  scuola  privata  ad  insegnare  piani  inclinati,  carrucole  e
  verricelli ad  uno studente che dei piani inclinati, delle carrucole
  e delle verricelle non se ne "inverricella" un fico secco, visto che
  comunque alla  fine  dell'anno un piatto di lenticchie ed un diploma
  gli è  in ogni caso garantito da questa Regione siciliana.  Anche il
  diploma perché  quello  è  il  prodotto  che si va ad acquistare con
  quei 1.500  euro.
       Signori   del   Governo,  signor  relatore,  ho  apprezzato  la
  sincerità con la  quale  ci ha detto che questo non è  un disegno di
  legge di sinistra  o  di  destra, anche  se intendo che volesse dire
  altra cosa.  Certo  non ho potuto apprezzare la confusione che si fa
  fra scuola  dell'obbligo  e  scuola dell'infanzia: il testo di legge
  parla di  scuola  dell'infanzia,  di base e di istruzione secondaria
  superiore, lei  nella  sua  relazione parla di scuola dell'obbligo e
  francamente c'è  una  certa  differenza:  la  scuola  materna non mi
  risulta che  sia  dell'obbligo, mentre questa legge è  rivolta anche
  alla scuola  materna.  Quindi  sorvoliamo  su  questi pasticci anche
  nella relazione,  ma  signori  della  Commissione  del centrodestra,
  signori del Governo, non veniteci a dire che state facendo una legge
  per il diritto  allo  studio,  non veniteci a dire che state facendo
  una legge sulla parità perché  non state facendo nè l'una nè l'altra
  cosa.   Voi   state   istituendo   una  regalìa  clientelare  -  non
  clientelare, so  che  all'Assessore  Granata  non  piace il termine,
  quindi non lo  posso  praticare,  io sono più modesto di te, ti dico
  che non lo  posso  praticare,  non  so  se  seduto  al  tuo posto lo
  praticherei o meno  ma sono più modesto di te e, francamente, non lo
  posso praticare, tu  sei  il  Governo  e forse lo puoi praticare. In
  ogni caso questa  legge  somiglia  troppo  ad un effetto politico di
  tipo bancario,  una cambiale che all'indomani delle elezioni si deve
  in  qualche  modo  onorare  calpestando  tutto  quello  che  c'è  da
  calpestare, anche quei  concetti  e  quei princìpi a cui si dovrebbe
  ispirare l'azione politica di un Governo di centrodestra.

     PRESIDENTE.   E'   iscritto   a   parlare   l'onorevole   Ortisi.
  Preannuncio che dopo l'intervento dell'onorevole Ortisi sospenderemo
  i lavori dell'Aula e riprenderemo alle ore 16.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole Ortisi.

     ORTISI.  Onorevole  Presidente,  onorevoli  colleghi a mio parere
  questo  disegno  di  legge  esprime  un  diritto:  il  diritto  alla
  sopravvivenza di  tanti  istituti  privati;  infatti, al  centro del
  provvedimento non  c'è l'alunno, ma il gestore. Non c'è la famiglia,
  ma l'impresa; non  c'è  la didattica, ma il commercio. Non ci sono i
  valori dell'insegnamento,  ma  i  disvalori del mercimonio. E ciò si
  nota  subito  dalla superficialità delle motivazioni socio-culturali
  che la relazione nella parte motiva esprime.
       Gli   ostacoli   di   ordine   economico  sociale  e  culturale
  presuppongono un  livello  di protagonismo molto basso e non toccano
  ancora la  dimensione  della  scelta educativa, ma solo quella della
  sopravvivenza economica.
       Di conseguenza, il  provvedimento  non  è congruo rispetto alla
  premessa concettuale,  tant'è  che  il  relatore sente l'esigenza di
  aggiungere la precisazione che "gli interventi previsti del presente
  disegno di legge sono - leggo - integrativi e complementari rispetto
  a quelli previsti da altre norme regionali - vorrei sapere quali - e
  statali in materia".
       Ma quali sono?
       Mi chiedo,  soprattutto, quale  tipo di scuola coinvolgono tali
  interventi fulcro,  rispetto  ai  quali il presente disegno di legge
  sarebbe complementare e integrativo.
       L'Italia è  piena  di  tanti  tipi  di  scuola  e soprattutto è
  oblunga e non solo geograficamente; è oblunga culturalmente, tanto è
  vero che  Bossi  da  una  parte,  ma  anche tradizioni nostre, hanno
  pensato sempre  a  forme  di  separatismo che avevano alla radice la
  constatazione che esprimiamo spesso storie diverse.
       La Giunta  lombarda  si  è  premurata  pur  facendo  una scelta
  ideologicamente netta  che  io  contrasto, che non condivido, ma che
  apprezzo nella  sua  logicità  interna.  Si  è  premurata  prima  di
  proporre e  approvare la legge sul diritto allo studio rispetto alla
  quale poi è intervenuta in ordine al cosiddetto buono scuola.
       Ma voi sapete  -  e  lo  sapete, ma la mia domanda è retorica -
  quali tipi di scuola privata sono presenti nel nostro territorio?.
       Ma avete mai  sentito  dire  dell'Italia  che  è  un regno e di
  Pertini che è il suo re?
       Avete  mai  sentito  parlare dell'opera principale di Virgilio:
  le diaboliche?
       Avete mai  ascoltato  un  membro  interno di scuola privata che
  presenta  un   compito   a   giustificazione  della  bravura  di  un
  frequentante, tranne  poi  accorgersi tutti insieme che costui altro
  che 30 per  cento  di  assenze,  costui  standosene  a casa dove gli
  veniva e gli  viene  recapitato  il  compito  da  copiare riusciva e
  riesce a copiare  non  solo  il  testo  del compito, ma anche nome e
  cognome dell'alunno dell'anno precedente, il cui compito gli è stato
  recapitato a casa.
       E  parlo  di  cose  che  io  ho  denunciato,  avendo  fatto  il
  commissario.
       In  quell'occasione  ne  bocciai  venti  su  ventiquattro.  Che
  cattivo
       Ma quei  ragazzi  promossi  non  alla  vita, onorevole Granata,
  promossi a  subalternità  ulteriore, quei ragazzi con lo stesso tipo
  di raccomandazione, che ora facciamo diventare istituzionale, quando
  vanno a fare un concorso con il voto X, che tanti altri di noi hanno
  sudato per  ottenere,  o  magari non lo hanno ottenuto, quei ragazzi
  ottenendolo riescono a sistemarsi abbassando il livello molto spesso
  proprio delle istituzioni nelle quali lavorano.

     VIRZI'. Il 6 politico lo hanno inventato le istituzioni.

     ORTISI.   Sai   Guido,  io  potrei  approfittare  per  rispondere
  contemporaneamente  all'articolo  del  Presidente Fleres. Sai Guido,
  poi alla fine  anche  se  tu  ottieni  un  6 politico e devi fare un
  concorso a cattedra  per  andare  ad  insegnare,  il 6 politico ti è
  servito soltanto  per  non  vincere  mai  il  concorso  a cattedra e
  comunque ti  serve per andare per raccomandazione ad insegnare in un
  istituto privato,  dove  6  politico  o  non  6  politico, entri per
  raccomandazione, non  entri  per  concorso, nè per corsi abilitanti.
  Quindi, il  tuo  ragionamento,  il  6  politico  - di cui condivido,
  onorevole Virzì, la critica - è un argomento boomerang rispetto alla
  problematica che  stiamo  affrontando.  La  legge, dice il relatore,
  non vuole  avere  carattere  surrogatorio  nei  confronti  di  altre
  problematiche  relative   al  diritto  allo  studio  o  alla  parità
  scolastica.  Ma non sarebbe stato più logico prima intervenire sulle
  problematiche del  diritto  allo  studio  e della parità scolastica,
  zoccolo duro,  qui  riconosciuto come tale, anche nella parte motiva
  di questo disegno  di  legge, e poi su aspetti appendicolari o, come
  li chiamate voi, integrativi e complementari, come questi che stiamo
  esaminando?
       Era il  caso,  per quelli che chiamate interventi integrativi e
  complementari,  avere  questa  fretta  e realizzare (faccio contento
  Guido) lo  "iùsteron  pròteron",  quello  che  va dopo messo prima e
  viceversa?
       Era necessario proprio?  Attorno allo zoccolo duro fondamentale
  si organizza  la  parte  appendicolare, non il contrario, altrimenti
  tutte le  case cadono.  Conosco tanti muratori bravissimi, ma se non
  ci fosse  l'ingegnere  a progettare il tutto, il muratore bravissimo
  sarebbe  capace   di  esprimere  una  casa,  un'abitazione,  non  un
  condominio.  Occorre prima il calcolista, l'ingegnere, l'architetto;
  e noi  siamo  gli  ingegneri  e gli architetti degli interventi, non
  siamo gli esecutori.  Siamo la parte che guida, la parte teorica che
  deve sempre precedere la parte pratica. Lei, onorevole assessore, ha
  fatto tanti  provvedimenti,  molti  li  ho  anche  condivisi, ma 100
  provvedimenti non  sono  100  passi  avanti  se  dietro  non  c'è un
  convincimento  che, per  essere scientifico deve essere criticabile,
  perché  altrimenti  è  dogmatico.  La scienza, lei lo sa, ci insegna
  questo.  Tutti i ritrovati scientifici hanno un senso scientifico se
  si può dimostrare  che  non  sono validi.  Allora, se dietro non c'è
  una  convinzione  di  indirizzo,  un  progetto  e  un  obiettivo  da
  raggiungere  tutto   quello   che  noi  facciamo  ci  fa  applaudire
  contingentemente, ma non va a valorizzare le cose stesse che andiamo
  facendo perché  se  settanta  vanno in un verso e trenta in un altro
  verso non  avremo  fatto  sicuramente cento passi avanti.
       Ed era il caso per interventi integrativi e complementari, come
  li  chiamate   voi,  scomodare  addirittura  la  Carta  europea  del
  fanciullo?  Ne parleremo  in  sede di esame degli articoli: l'8.28 e
  l'8.39:  non  so  quanto  c'entrino  con  la  Costituzione,  con gli
  articoli  34  e  35;  ma  l'articolo  35 della Costituzione parla di
  diritto   dei  lavoratori  immigrati,  ne  parleremo  poi.  E  nella
  precedente  stesura, che però ci serve per capire, c'era scritto "si
  è   provveduto  ad  un'indagine  per  individuare  le  famiglie  che
  potrebbero  in  linea  teorica  nel  primo  anno beneficiare di tale
  contributo".  Per  favore,  posso  sapere chi ha operato l'indagine?
  Secondo  quali  parametri statistici?  Posso conoscere le risultanze
  documentali?  Ma ecco il lapsus.  Il relatore, dopo avere constatato
  le difficoltà incongruenti dell'indagine, se è stata fatta, afferma,
  peraltro,   "che   non   è   possibile   prevedere  quante  famiglie
  decideranno,   in  previsione  dei  benefici  di  questa  legge,  di
  trasferire i propri figli in scuole non statali".  Ma non si parlava
  di  superare  ostacoli di ordine economico, sociale, culturale?  Che
  c'entra  il  calcolo  di  quanti  alunni  andranno  nelle scuole non
  statali?  A  cosa  serve dunque il buono scuola?  Si dà per scontato
  il  drenaggio  del  denaro  pubblico verso le scuole non statali - è
  soltanto  questione  di  quanto  -,  l'articolo  5  non specifica il
  quantum,   ne  parleremo  in  seguito;  si  parla  di  stanziare  30
  miliardi.
       Onorevoli colleghi,  vorrei  pregarvi  di  seguire  il seguente
  passaggio  concettuale:  la  dimensione  fondamentale  delle  scuole
  private, secondo la mia opinione, in Sicilia, tranne qualche sparuta
  eccezione in genere  di  religiosi  e  religiose  che  ho constatato
  personalmente,  è  fondamentalmente una dimensione imprenditoriale e
  non didattica.  Il  buono  scuola dunque non colmerà - nonostante la
  vostra buona volontà  -  il  disagio  esistente tra poveri e ricchi,
  anzi lo amplierà  perché  indirizzerà molte famiglie, che voi stessi
  definite deprivate  culturalmente,  non  alla  promozione dei propri
  figli ma alla  perpetuazione  istigata  da questo buono scuola della
  loro subalternità.
       Voi ampliate il  disagio  esistente  tra  il  figlio  di "Santu
  Braccu"  e il  figlio  del  magnate.  E  lo  aumentate  non  per  il
  pregiudizio che  in  Sicilia  nelle  scuole  private,  tranne alcune
  eccezioni che io  riconosco,  vanno  tutti coloro che non riescono a
  superare i vari  gradi  delle scuole pubbliche, ma perchè il ragazzo
  provvisto di buono  scuola andrà in quella scuola e sarà destinato a
  perpetuare  e  addirittura  ad  aggravare  la  propria  subalternità
  rispetto a  chi  invece  frequenta  la  scuola  pubblica,  che resta
  comunque la scuola in Sicilia.
       Io non faccio  un  discorso  ideologico  tra  scuola pubblica e
  privata.   Assolutamente  no  perché  conosco  personalmente  scuole
  private del Nord,  ad  esempio  in  Friuli,  nel Trentino, a Cortina
  d'Ampezzo, di livello  altissimo,  di  gran lunga superiore a quelle
  delle scuole pubbliche.  E  devo  dire  che anche la selezione degli
  insegnanti è fatta in  una  certa maniera. Ma qui da noi non è cosi.
  Lo sappiamo tutti  che  non  è  così.
       Mi  permetterete   soltanto  una  brevissima  chiosa:  noi  non
  presenteremo emendamenti a questo disegno di legge; non pensiamo che
  sia  emendabile.  Primo,  per  quel  discorso  che  se  fosse  stato
  perpendicolare al disegno  di legge sul diritto allo studio, avremmo
  potuto parlare, e poi  perché  penso che la finalità non sia di tipo
  pedagogico.
       Voi parlate di  parità sociale e poi dite al secondo capoverso,
  nella parte motiva:  una  scelta  che  spesso non può essere fatta a
  causa di un  problema  di  ordine economico, sociale e culturale. Ma
  questo buono scuola  darà  la  possibilità a tutti di individuare il
  percorso educativo attraverso il quale formare le nuove generazioni?
  Ma non erano deprivati culturalmente i soggetti cui è indirizzata la
  legge? Come  faranno costoro, periferici, ad individuare il percorso
  formativo,  l'approccio   psicoeducativo?   Che   se  tu  chiedi  il
  significato della  parola  psicoeducativo  magari penseranno che sia
  una cattiva parola. Ma come faranno queste persone alle quali daremo
  i soldi, che  sono  in  genere  semianalfabete,  ad  individuare,  a
  scegliere il percorso  psicoeducativo dal momento che ci vorrebbe un
  intero corso per insegnare loro cosa si intende per psicoeducativo?

     VIRZI. E' un  discorso  un  po' paternalistico  ritenere  che gli
  alunni non capiscano nulla.

     ORTISI.  L'espressione è demagogica, consentimi, io appartengo ad
  una di quelle  famiglie,  quindi  fammi  parlare  con  cognizione di
  causa:  mio  padre   infatti   era   falegname  e  lui  di  appoggio
  psicoeducativo non avrebbe  capito granché.
       E poi parlate di  tempi  e  orari delle città. Ma lo sapete che
  cosa  sono  i   tempi   e   gli  orari  delle  città?  Ne  parleremo
  specificamente nel  corso  del  dibattito  sull'articolato.
       E ancora parlate  di  disegno  di  legge  che  mira  a  rendere
  effettivo il diritto  allo  studio.  Ma non era complementare? E poi
  parlate del senso  sussidiario.  Ma che c'entra? Poi ne parliamo, io
  esprimo la  mia  opinione  molto  modestamente,  da  operatore della
  scuola.  Non  mi  soffermo dunque sulle ripetitività concettuali che
  ci sono nella relazione.
       E poi ancora  c'è  un  capoverso  in  cui si parla di "finalità
  perseguite dal provvedimento che obbediscono etc", il che presuppone
  una scuola privata  superiore  a quella pubblica. Voi lo considerate
  "un di più  di  democrazia". Ma me lo spiegate cosa volete intendere
  dal momento che  il concetto di democrazia già di per sé rappresenta
  il massimo di  partecipazione?  La  democrazia tutela il governo del
  popolo; ma oltre  il  popolo  cosa  esistono i marziani?
       Parlate anche di  possibilità  di  "valorizzare  i più capaci e
  meritevoli". Ma dove  è  scritto  in  questo  disegno  di  legge che
  valorizzate i più capaci  e  meritevoli?  Mi  dite qual è il comma o
  l'articolo di riferimento?
       Poi   parlate   degli   insegnanti.  Parlate  di  "scorrettezza
  gestionale,  condizioni  assolutamente  trasversali  che attendono a
  qualità personali  e  strutturali  nella  scuola pubblica". Questo è
  impossibile.
       Il nostro  giudizio  è  che  questo provvedimento è demagogico,
  clientelare e  assolutamente  proteso  a  fiancheggiare una lobby di
  amici privilegiati, capaci  solo  di  dare  una spallata alla scuola
  pubblica e di  favorire  o  di  recuperare, dall'anemia cronica, una
  serie di scuole  private  la  cui  specificità  -  per la stragrande
  maggioranza dei casi  - è la dimensione imprenditoriale e non quella
  educativa.
       "L'affare" del  buono  scuola  in  Sicilia  mortifica  le tante
  professionalità  della   scuola  pubblica  e  ne  umilia  gli  spazi
  educativi; amplia  il mercimonio già esistente nelle scuole private;
  rende complice  e  responsabile  l'istituzione regionale; abbatte il
  livello qualitativo dell'insegnamento.
       E noi  che  siamo  deputati alla difesa dell'interesse pubblico
  dovremmo dunque  avallare e favorire l'interesse privato? Fatelo voi
  colleghi  E dormiteci  sopra  fino  a  quando  il  "terremoto" delle
  vostre coscienze non  vi  sveglierà  dal  letargo  di  questa vostra
  acritica accondiscendenza.

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi, la seduta è sospesa e riprenderà
  alle ore  16.00  con  la prosecuzione della discussione generale del
  disegno di legge  in  argomento.  Il  primo  oratore  a  prendere la
  parola  sarà  l'onorevole  Barbagallo,  quindi  seguirà  l'onorevole
  Giannopolo.

    La seduta è sospesa.

     (La seduta, sospesa alle ore 13.38, è ripresa alle ore 16.10)

    La seduta è ripresa.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo.
       Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  prima  di
  entrare nel merito  del  disegno  di legge sul buono scuola, occorre
  rilevare che in  Sicilia  manca  una  politica  per  la  scuola,  un
  progetto organico  concordato tra la maggioranza ed approfondito con
  le opposizioni, oltre che con le molteplici organizzazioni impegnate
  sui temi dell'istruzione e della formazione.
       Non  basta,   infatti,   intervenire   su  singoli  aspetti,  è
  necessario   avere   una  visione  complessiva  dell'intero  sistema
  scolastico.
       Fare proposte  per  avere visibilità sui giornali non significa
  governare.   La   proposta  dell'Assessore  Granata,  nonostante  le
  peregrine  minacce   di   sanzioni,   è  letteralmente  franata:  la
  stragrande maggioranza delle scuole apriranno, infatti, prima del 30
  settembre.
       Del resto,  un  decreto  non  concertato  con le organizzazioni
  sindacali e gli  operatori  della  scuola,  non  poteva subire sorte
  diversa.
       A volte non  si  comprende se alcune iniziative vengano assunte
  senza alcun approfondimento tecnico, oppure se si tratta di mancanza
  di cultura di governo.
       I comportamenti  politici  ed istituzionali di alcuni assessori
  sono preoccupanti per  i  cittadini.  Ci  auguriamo  che  il Governo
  recuperi una  maggiore  collegialità nelle decisioni e, soprattutto,
  il deficit di  linea  politica  espresso  in questo primo scorcio di
  legislatura.
       I ritardi del  Governo sono gravissimi, anche per la scuola non
  statale, della quale ci stiamo occupando; basti pensare alla mancata
  applicazione dei  decreti  ministeriali  numero 261 dell'8/06/1988 e
  numero 279  del  19/12/1999,  relativi  all'erogazione  di fondi per
  progetti da attuare nelle scuole di ogni ordine e grado.
       Per  non   parlare   del   contributo   alle scuole  elementari
  parificate:   la   cifra   assegnata   dalla  Regione  è  irrisoria,
  assolutamente insufficiente a  coprire le spese e, per di più, viene
  corrisposta con anni di ritardo.
       L'Assessore alla  pubblica  istruzione  qualche  tempo fa aveva
  accennato  ad un  ricorso  accolto  dal  Consiglio  di  Stato;  tale
  ricorso, purtroppo,  riguardava  la  scuola  materna  e  non  quella
  elementare.
       Se non si arriva  in ogni caso alla cifra erogata dal Ministero
  alle altre regioni, pari  a  37  milioni  di  vecchie lire, a fronte
  della  somma di  lire  13  milioni,  corrisposta  in  Sicilia,  sarà
  impossibile, per le parificate, sopravvivere.
       I genitori dei  loro  alunni  non  potranno usufruire del buono
  scuola, in  quanto  non  pagano  alcuna  retta.  Probabilmente molte
  scuole parificate rinunceranno alle convenzioni.
       I ritardi per  la  scuola statale sono noti, basti pensare alla
  continua perdita  di  posti  di  lavoro,  ai  problemi dell'edilizia
  scolastica,  al   trasporto   alunni,   alla  mancanza  di  progetti
  innovativi e al precariato sempre in aumento.
       In tale contesto sarebbe stato più opportuno proporre una legge
  sul diritto allo  studio  in  grado  di  sostenere  l'intero sistema
  scolastico statale e non.
       Il  provvedimento  approvato  in  Commissione riguarda soltanto
  l'università e non le  scuole  di ogni ordine e grado.  Il problema,
  oggi, in Sicilia non  è in ogni caso quello di riproporre temi della
  polemica risorgimentale tra  Stato e Chiesa, nè di fare riemergere a
  sinistra posizioni  anticlericali e a destra una difesa della scuola
  non statale contrapposta alla scuola statale.
       Molto più  semplicemente  occorre capire se attraverso il buono
  scuola è possibile realizzare una vera parità scolastica.
       Con la proposta  di  Cuffaro, come è stato più volte osservato,
  non si realizza un  principio  di giustizia e di legalità poichè non
  operando nessuna  distinzione tra le scuole riconosciute paritarie e
  quelle che  non  hanno  ottenuto  tale riconoscimento si favoriscono
  coloro che non sono in grado di rispettare la normativa nazionale.
       E' noto a  tutti  che  in  Sicilia  tra i quattrocento istituti
  superiori legalmente  riconosciuti  soltanto cento hanno i requisiti
  previsti dalla legge nazionale n. 62 del 2000.
       In  alcune   di  queste  scuole,  addirittura,  pare  si  siano
  verificati  casi  di  insegnanti  che  hanno  accettato  una  minore
  retribuzione pur  di  ottenere  il  punteggio.  La competizione deve
  poggiare su regole  che i pubblici poteri devono fare osservare.  Le
  prestazioni delle scuole  che  non  hanno i requisiti previsti dalla
  legge non possono  essere  uguali  a  chi, invece, può dimostrare di
  averli.
       Il bene di  tutti  si  assicura  quando  la libera scelta della
  famiglia avviene tra  scuole di qualità; questa non potrà essere mai
  garantita dalla  semplice  provvidenza  monetaria  alle famiglie dal
  momento che essa è legata essenzialmente alla qualità dei docenti.
       La regione siciliana sulla Gazzetta Ufficiale del 23.08.2002 ha
  pubblicato  il   bando   per   aiutare   le  famiglie  delle  scuole
  dell'obbligo e  superiore,  statali  e  paritarie,  che  versano  in
  condizioni di  maggiore  svantaggio  economico in applicazione della
  legge n.  62/2000  sopra  richiamata  recante:  "norme per la parità
  scolastica e sul diritto allo studio e all'istruzione".
       Da un lato,  quindi,  si da seguito ad alcune indicazioni della
  legge nazionale;  dall'altro  si  propongono interventi parziali che
  non aiutano la crescita dell'intero sistema scolastico regionale.
       La preoccupazione che  il buono scuola, di fatto, provochi solo
  la commercializzazione  della  scuola,  compresa quella cattolica, è
  reale; la nostra posizione  è stata sempre quella di privilegiare la
  parità scolastica  rispetto  al  buono  scuola.  Vorremmo, tuttavia,
  contribuire ad una  valutazione  serena  sulle  possibilità  che  in
  Sicilia si possa guardare  con  la dovuta attenzione ad una politica
  più complessiva della scuola.
       In Sicilia il  dibattito, oggi, non deve incentrarsi sul se, ma
  sul come finanziare  la  scuola  non  statale paritaria; non bisogna
  limitarsi in  ogni  caso  soltanto  alle considerazioni di carattere
  economico.
       Non avviare un  confronto  sul  ruolo della scuola nella nostra
  regione è sbagliato.
       Siamo favorevoli  alla  parità scolastica, ma contrari al buono
  scuola proposto da  Cuffaro,  soprattutto  perchè  non  vi  è  alcun
  richiamo alle  scuole paritarie della sopra richiamata normativa che
  hanno già dichiarato  gli  standards  di  qualità in base alla legge
  vigente.
       Bisogna partire da  questa  legge  per garantire una sempre più
  elevata e necessaria qualità.
       Considero attuali  le  parole  pronunciate  da  Aldo  Moro  nel
  dibattito  alla Costituente.  "Noi attribuiamo allo Stato e alle sue
  Istituzioni",  diceva Moro, "una straordinaria importanza nella vita
  umana.  Crediamo  nello Stato che pur con tutte le sue insufficienze
  resta  una  forma elementare ed essenziale di solidarietà umana alla
  quale non possiamo rinunziare. A noi sembra essenziale", continuava,
  "perchè  vi  sia  una  vera  libertà  in  materia di educazione, che
  sussistano   accanto  all'iniziativa  statale  una  molteplicità  di
  iniziative  educative."  Coerentemente  con  questa  tradizione  del
  cattolicesimo  democratico  ci  siamo impegnati per dare attuazione,
  anche in Sicilia, alla legge nazionale.
       Noi siamo  affinchè vengano incrementate le risorse finanziarie
  per  la  parità  scolastica  secondo  quanto  previsto  dalla  legge
  nazionale.  La  concessione  del  buono  scuola,  infatti,  dovrebbe
  essere  in  ogni  caso  destinata  soltanto  alle famiglie che hanno
  alunni che frequentano le scuole paritarie.  Non serve a nessuno non
  fare una distinzione tra le varie scuole.  Includere "diplomifici" è
  politicamente  inaccettabile  ed  anche eticamente riprovevole e non
  serve   neppure  alle  scuole  non  statali.  Lo  Stato  ha  elevato
  notevolmente i contributi a favore delle scuole non statali - non li
  chiamo  privati,  perché  come voi sapete dopo cinquanta anni con la
  legge  di  parità  è  stato  riconosciuto  che  il servizio pubblico
  prescinde  dalla  proprietà  -  basta  pensare che siamo passati, mi
  riferivo  alle somme concesse dal Governo nazionale, da 187 miliardi
  di  vecchie lire del Governo Berlusconi del 1995 a 1164 miliardi del
  Governo  D'Alema  del  2000, altro che legge che non ha garantito un
  miglioramento  della  scuola  non  statale  nel  resto del Paese, in
  Sicilia  purtroppo  siamo  rimasti indietro
       Non  fare  quindi  nessuna distinzione fra le scuole legalmente
  riconosciute  e  quelle  paritarie,  come  dicevo prima, non serve a
  nessuno e non sollecita coloro che non sono in regola ad adeguare le
  loro  scuole  al  rispetto  della  legge.
       Pensate  a  tutta la questione della edilizia scolastica, molte
  scuole  legalmente  riconosciute, non  hanno ottenuto il giudizio di
  scuola  paritaria  proprio  perché  non  sono  in locali idonei; noi
  dovremmo  mandare gli alunni lì erogando lo stesso contributo che si
  dà invece ad alcune  scuole  di  grande  qualità  che  hanno locali,
  palestre, attrezzature e  tutta  una serie di strumenti didattici di
  grande significato.
       Dare   il   contributo   alle  scuole  legalmente  riconosciute
  significa  non  avere  organi collegiali, significa non rispettare i
  contratti  di  lavoro,  significa per gli alunni fare tre anni in un
  anno,  significa  portare  ragazzi  con un massimo credito formativo
  possibile  rispetto  a  quelli  che  studiano nelle scuole statali e
  nelle  scuole  paritarie.
       Il  disegno  di  legge  sul  buono  scuola, del quale ci stiamo
  occupando,  nonostante  le  significative  modifiche  che  ha subito
  grazie  all'accoglimento  degli  emendamenti  presentati  dal Gruppo
  della  Margherita,  rimane,  a  nostro avviso, parziale e non si può
  considerare una buona legge sul pluralismo scolastico né sul diritto
  allo  studio.
       Occorre innanzitutto capire i motivi per cui il Governo Cuffaro
  non  intende  superare  una impostazione mercantilistica della legge
  per  puntare  ad  una  norma  che, accogliendo  principi  più seri a
  fondamento di una vera parità, cerchi di migliorare l'intero sistema
  scolastico nella nostra Regione.
       D'altra  parte quando  si  dice  che  le  famiglie  si  possono
  liberamente rivolgere sia  alla  scuola  statale che non statale, si
  dice una cosa non  vera,  perché  sia in Piemonte, sia in Veneto che
  in Lombardia il 99 per cento delle famiglie l'hanno utilizzato nelle
  scuole  non statali per  pagare  le  rette.  Occorre  in  ogni  caso
  capire,  dicevo,  i  motivi   per  cui  il  Governo  si  intesta  un
  provvedimento che gli mette contro quasi tutto il sistema scolastico
  siciliano proprio  per  formare  una  posizione  ideologica superata
  anche  al  nord,  perché  mentre  al  sud,  come  dicevo  prima,  il
  carattere di scuole paritarie  lo  hanno  ricevuto  il  25 per cento
  delle scuole, al nord invece  è  il 90 per cento o il 99. Non credo,
  infatti, che Formigoni avrebbe  dato il buono scuola alle scuole non
  paritarie.  E' grave comunque che la Regione siciliana non riesca ad
  assicurare tempestività  ad  esempio  nella  erogazione  finanziaria
  prevista dalla legge  sulla  autonomia, il primo dovere di qualsiasi
  legislatore è quello di applicare le leggi che ci sono.
       E' stato comunque sancito in Commissione con le nostre proposte
  che  le  scuole  non  statali  debbano  adottare  i  propri statuti,
  costituire gli organi collegiali (certamente non li possiamo aiutare
  a costruire gli immobili), approvare i piani dell'offerta formativa,
  possedere dei locali  idonei  e  rispettare  i  contratti collettivi
  nazionali di lavoro.
       L'erogazione  del  buono  scuola  è  stata  altresì subordinata
  all'effettiva  frequenza  per  almeno  il 70 per cento dei giorni di
  scuola;  ci  vorrebbe  anche  una oculata e sistematica ispezione in
  tutte le scuole perché  anche sui registri delle presenze ci possono
  essere dubbi.
       Sono  stati  inoltre  accolti  gli emendamenti della Margherita
  riguardante l'inserimento dei disabili i quali debbono essere sempre
  seguiti   da   docenti   specializzati  di  sostegno,  questo  è  un
  emendamento  che  dobbiamo  presentare,  perché  in molte scuole non
  statali, comprese quelle  paritarie  non c'è il docente di sostegno:
  l'ho verificato in  questi  giorni.  I  requisiti  come dicevo prima
  vanno  in ogni  caso  verificati  con  specifiche  ispezioni  presso
  ciascun istituto.
       La nostra posizione, come ho più volte detto, è stata quella di
  privilegiare la parità  rispetto al buono scuola.  Vorremmo tuttavia
  contribuire ad approvare  sia  pure  con  il  nostro voto contrario,
  probabilmente, non una sorta  di  prebenda  ma una legge in grado di
  permettere alle  famiglie  di  scegliere specifici criteri educativi
  rispettando la libertà di apprendimento dell'alunno e senza favorire
  le scuole che non  sono  in  grado di rispettare l'attuale normativa
  nazionale, la quale come è noto, lo dicevo prima, ha riconosciuto il
  valore pubblico  del  servizio  scolastico  indipendentemente  dalla
  titolarità della proprietà.  Il  progetto del buono scuola è in ogni
  caso portatore di un  modello  di  società diverso rispetto a quello
  cui si ispira il principio generale della parità.
       L'interesse  generale, si assicura quando c'è la possibilità di
  un  aumento  attraverso la concorrenza e la qualità dell'istruzione.
  Questa  non  potrà  mai  essere garantita dalla semplice provvidenza
  umanitaria   alle   famiglie   dal   momento   che   essa  è  legata
  essenzialmente  alla  qualità  dei docenti. Non a caso tutti i paesi
  più  sviluppati  hanno  scelto  la  strada  del  finanziamento della
  funzione docente, non quella del buono scuola.
       Perché  vedete  anche questo è un tema di grande importanza che
  abbiamo sottovalutato,  perché  non si finanzia la funzione docente.
  Lo Stato paga tutti  gli  insegnanti della scuola statale. Le scuole
  non statali, soprattutto  quelle  non  paritarie non vogliono che lo
  Stato paghi gli  insegnanti  perché  vogliono  scegliere in assoluto
  arbitrio i loro  insegnanti,  non  vogliono  attingere  alle  stesse
  graduatorie.
       Quindi  noi avremmo insegnanti che vengono scelti sulla base di
  un proprietario privato e insegnanti che invece si devono sottoporre
  ad  una trafila ed una regola che è quella giusta di una graduatoria
  con insegnanti abilitati come è previsto dalla normativa attuale.
       Saluto  l'Assessore,  che  potrà  leggere il mio intervento sul
  resoconto stenografico della seduta odierna.

                 (entra in Aula l'Assessore Granata)

       Comunque,  ripeto  che riflettendo con attenzione sul dibattito
  in  atto  nella scuola non si può non riconoscere che su questo tema
  si sta giocando una partita decisiva in ordine al modello di società
  e di democrazia che si vuole proporre.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
  facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor Presidente, volevo preliminarmente partire da
  una considerazione: ciò  che  sta facendo il Parlamento regionale su
  forte input da parte  del  Governo regionale, cioè il varo di questa
  legge sul  cosiddetto  buono  scuola,  corrisponde  ad  una esigenza
  profonda  del nostro sistema scolastico, ad una esigenza del bisogno
  profondo  della  nostra  società e, segnatamente, delle famiglie che
  devono  fronteggiare  il  problema  della  formazione scolastica dei
  propri figli.
       Se cioè   questa  legge sia una delle priorità, delle emergenze
  che la nostra Sicilia vive.
       Io  credo  che siamo molto lontani dal varo di un provvedimento
  che  corrisponda  a  bisogni,  esigenze fondamentali, strategiche in
  ordine   alla  crescita  civile,  sociale,  economica  della  nostra
  Regione.  Questa  è una legge che serve segnatamente al Governo, che
  serve  al  suo  Presidente,  che serve a pezzi di questa maggioranza
  politica   per  costruire  un  sistema  di  consenso,  di  relazioni
  politiche  finalizzate  a  consolidare  un'idea  di  blocco sociale,
  politico, in  questa  Regione,  che, a  mio  avviso, ha anche alcune
  connotazioni  di  tipo  "terzomondista";  e tutto questo deve essere
  caratterizzato da una legge di questo tipo.
       L'onorevole Fleres ha  scritto  di  recente  un articolo su "La
  Sicilia" di Catania nel  quale sostiene che le scuole pubbliche sono
  prive di palestre,  di laboratori didattici, che le scuole pubbliche
  sono squalificate.  Siccome  le  scuole private, invece, hanno tutte
  le palestre, i laboratori avanzati, un armamentario didattico...

     PRESIDENTE.  L'ha  letto  male,  non  è esattamente quello che ho
  scritto. Lo rilegga meglio.

     GIANNOPOLO.  L'ho  letto.
       Pertanto,  bisogna  abbandonare  al  proprio  destino la scuola
  pubblica  ed invece abbracciare a piene mani il destino della scuola
  privata siciliana.
       Ritengo,  invece,  che  i  temi,  i  problemi  che  il  sistema
  scolastico  nel  suo  complesso  (quello cosiddetto statale e quello
  paritario,  quello  per  cui è stata riconosciuta la parità oggi, in
  Italia  e  segnatamente in Sicilia) pone interrogativi di tutt'altra
  natura, che richiamano tutt'altro tipo di risposte.
       In  questo  senso,  quindi,  noi  non  possiamo che segnare una
  discrasìa  ancora  una volta tra ciò che pensa e fa questo Governo e
  quelle  che sono le sfide a cui la nostra Sicilia è sottoposta e che
  deve vivere: le sfide della modernità, della crescita.
       Oggi  in  Sicilia  il  sistema  scolastico  avrebbe  bisogno di
  maggiore programmazione, di maggiore certezza per quanto riguarda il
  sistema  della docenza, di maggiori servizi, di maggiore garanzia di
  diritto allo studio.
       E'  davvero  singolare, e  lo  dico  all'assessore  perché  lui
  riceverà  nei  prossimi  giorni,  in  pendenza  dell'avvio dell'anno
  scolastico,    diverse  proteste da parte dei comuni della Sicilia i
  quali  si  sono  visti  tagliati  del  30  per cento i trasferimenti
  regionali,  trasferimenti  che  servivano  anche  a fronteggiare e a
  garantire  uno  degli  aspetti  del  diritto  allo  studio, che è il
  trasporto scolastico.
       L'assessore  Granata  deve  sapere  che,  mentre noi discutiamo
  della  legge sul buono scuola, i Comuni della Sicilia si interrogano
  su  come far gravare sulle famiglie almeno il 36 per cento del costo
  dei  trasporti  scolastici,  considerato  che  una  circolare  della
  Direzione  Finanza  locale  del  Ministero dell'Interno ha incluso i
  trasporti   scolastici   tra  i  servizi  a  domanda  individuale. E
  considerato  che  i  Comuni non hanno più soldi stanno cominciando a
  chiedere  alle  famiglie  di  pagare  almeno  il  36  per  cento del
  trasporto scolastico.
       Un  Governo,  un  assessore che ha a cuore le sorti del sistema
  scolastico  dovrebbe  cominciare  a selezionare le priorità e queste
  sono sicuramente delle priorità.
       Altra questione, altro interrogativo a cui il Governo deve dare
  una  risposta:  cosa  intende  fare  il  Governo con questa legge in
  ordine  alla  programmazione  degli  interventi sempre in materia di
  buoni  scuola negli anni successivi?
       E'  un  provvedimento una tantum o intende ripeterlo? O intende
  garantire   agli   stessi   soggetti   che  frequentano  il  sistema
  scolastico,  pubblico  o  privato (per  il  momento  limitiamoci  al
  pubblico  o  privato che possa essere) il sussidio ogni anno?  Ed ha
  intenzione  di  garantire solo una parte degli studenti o vuole dare
  tale possibilità a tutti, la possibilità, cioè, di accedere al buono
  scuola? O  lo  vuole  dare a chi non lo ha avuto la prima volta e lo
  può avere la seconda volta, o a chi non l'ha avuto durante la scuola
  elementare  e  lo  può  avere  nella scuola media, o a chi non lo ha
  avuto durante la scuola media e lo può avere durante la scuola media
  superiore?
       Ha  presente il Governo di cosa stiamo parlando?  Perchè se noi
  portiamo  a  regime  questa  legge,  se  non è una legge una tantum,
  configureremo  il  buono scuola come diritto allo studio e, nel giro
  di 5 anni, avremo una spesa che arriverà a non meno di 500 miliardi.
       Se questo è il sistema,  il terreno delle convenienze che vuole
  determinare questo Governo in ordine alla libera scelta di cui parla
  l'onorevole  Fleres, è  chiaro  che  questo  sarà  un terreno su cui
  si  registreranno sempre più richiesta, un aumento di richieste e di
  istanze a cui il Governo dovrà far fronte.
       I  parlamentari  non  sanno che nel testo originale del Governo
  non c'era scritto se questi buoni scuola venivano erogati sulla base
  di  una  graduatoria o meno, sembrava quasi che il Governo pagasse a
  piè  di lista, come avviene con la spesa farmaceutica, che significa
  che  chi decide di andare in una scuola privata, paga e poi presenta
  la  ricevuta,  la  fattura all'assessore regionale, il quale apre il
  cassetto e paga:  a piè di lista.
       Cosa  volete  fare  con il bilancio della Regione?  Cosa volete
  fare  con  il sistema pubblico, non solo quello statale?
       Ormai,  infatti,  dovreste  avere  chiaro  che si distingue tra
  sistema  scolastico  statale  e  sistema  pubblico,  con la legge di
  parità  scolastica  si  è riconosciuta una funzione pubblica anche a
  scuole che hanno un assetto privatistico.
       Cosa  intendete  fare  da questo punto di vista? Come intendete
  garantire  che  il  sistema  pubblico possa continuare a svolgere la
  sua funzione?
       Il  sistema  pubblico  deve  svolgere  una funzione non solo in
  Sicilia,  ma  nel  resto  d'Italia.  Cosa   vuole  fare  l'assessore
  Granata  che,  come  diceva ieri un preside, annovera fra i suoi avi
  politici  Gentile?
       Gentile  è  stato l'antesignano di un sistema scolastico che ha
  contribuito,  tutto  sommato,  a  fondare  la coscienza nazionale di
  questo  Paese  perchè  il sistema scolastico pubblico è strategico e
  fondamentale  a garantire che la coscienza nazionale in Italia possa
  ancora  attenersi,  voi  pensate se noi avessimo avuto da un lato la
  scuola  cattolica  privata,  da  un  altro lato la scuola privata di
  destra  e  da  un  altro  lato  ancora  la scuola marxista anch'essa
  privata avremmo costruito un Paese che si chiama Italia?
       Qual  è  l'idea  di  società  che  avete?
       Oppure,  Assessore, vi dovrete pentire e chiedere perdono anche
  per   Gentile?   Stamattina   abbiamo   finalmente  appreso  che  il
  Presidente  nazionale  di  Alleanza nazionale, nonchè Vicepresidente
  del  Consiglio,  ha  dichiarato  che finalmente è venuto il tempo di
  chiedere scusa agli ebrei, di chiedere perdono agli ebrei.
       Volete chiedere perdono anche per Gentile, Assessore,  lei  che
  nel corso della sua esperienza di Governo si è dimostrato abbastanza
  ligio,  solerte?  Da  questo punto di vista l'ho apprezzata, ma come
  riuscirà   a   conciliare   la  sua  visione  dirigistica  e  quindi
  estremamente  statalista del sistema scolastico?  Statalista fino al
  punto  da  imporre  l'anno  scorso i grembiulini a tutti gli alunni,
  fino   al  punto  da  imporre,  quest'anno,  la  apertura  dell'anno
  scolastico  al  30  settembre.  Ha ritenuto di "imporre" dal momento
  che  ha  ritenuto  di bacchettare tutti i presidi e i professori del
  consiglio  di  istituto  che  avessero  osato allontanarsi da quella
  direttiva.
       Come  riuscirà  a  conciliare  questa  ispirazione,  come dire,
  pubblicista, dirigista, pianificatoria del sistema scolastico con un
  sistema,  uno sbrindellamento del sistema scolastico che si disperde
  in  mille  rivoli,  in  mille  istituti  legalmente riconosciuti che
  cresceranno  come  funghi  nelle  nostre  realtà?  Come  riuscirà  a
  conciliare tutto questo?
       Del  resto, nella  legge sul cosiddetto buono scola noi abbiamo
  fatto  alcuni  passi  indietro  perfino  sul  concetto  di autonomia
  scolastica. Il problema  adesso non è più tanto quello di cominciare
  a  coltivare  quel  terreno, a cui avevano contribuito pure le forze
  del  centrodestra  in  Italia,  prima  con  la  legge  sulla  parità
  scolastica e poi  anche  con  la  legge sull'autonomia; infatti, non
  ricordo in quale articolo,  ma credo in uno degli ultimi articoli di
  questa legge, per esempio, si abolisce l'autonomia degli enti locali
  e degli istituti  sul  territorio di programmare e di razionalizzare
  la rete scolastica poichè  si  ritorna  a  prima  della legge 6, nel
  momento  in  cui   si   stabilisce   che   la  programmazione  e  la
  razionalizzazione   della    rete   scolastica   è   di   competenza
  dell'Assessore per la  pubblica  istruzione, che vi provvede tramite
  gli uffici periferici,  cioè  gli  ex  provveditorati  e  i consigli
  scolastici provinciali. E  abbiamo  abolito,  in  un  sol  colpo, le
  conferenze provinciali  degli  istituti, dei sindaci, dei presidenti
  di provincia che avevano  fatto  uno  sforzo  a  partire dalla legge
  6/2000 di definire una nuova pianificazione della rete scolastica.
       Ma  io  chiedo anche, e anche su questo aspetto noi abbiamo una
  controriforma  in  campo,  di  sapere come questo Governo riuscirà a
  garantire,  ma dovrà scriverlo nella legge, che il buono scuola alla
  fine non premierà le famiglie più abbienti.
       Perchè,  vedete,  nel  momento in cui si scrive, come è scritto
  nella  legge,  che  i  limiti  del  reddito  verranno  verificati in
  funzione  anche  dell'incidenza  della spesa scolastica, è del tutto
  evidente  che  più  si spende per la scuola più il limite di reddito
  tende  a  dilatarsi,  a  meno  che  non ci si dica che c'è un limite
  massimo  di  20,  25,  30 milioni oltre il quale comunque non si può
  accedere  al buono scuola e sotto il quale allora si va a verificare
  una  graduatoria  che  non  può  che  essere  provinciale.  Torno  a
  ribadire  l'esigenza  che  le  graduatorie  siano  provinciali e non
  regionali,  com'è  scritto  nel  testo del disegno di legge.  Vorrei
  capire  se  nelle  intenzioni  dell'Assessore  c'è quello che lui ha
  dichiarato,  almeno  quello  che  mi è parso di capire attraverso la
  stampa,  che  il  limite  di  reddito  massimo è di 28 milioni o se,
  invece,  non è come ho ben capito esteso anche sotto i 28 milioni, e
  quindi  è presumibile che il limite di reddito si colloca lungamente
  al di sopra dei 28 milioni.
       E se è così,  onorevole  Fleres,  non  ho  letto  male  il  suo
  articolo ed il  suo  pensiero,  badate  bene  che  questa  legge non
  favorisce le famiglie  meno  abbienti,  ma questa legge favorisce le
  famiglie più abbienti perché  chi più spende più incide e più dilata
  il limite di reddito più sarà favorito.  In una famiglia media, dove
  il reddito è di 40  milioni di lire e si spendono 2 milioni di lire,
  per far frequentare ad  un figlio una scuola pubblica - 2 milioni di
  lire è esagerato -  non  potrà  mai  accedere  a questo buono scuola
  rispetto ad una famiglia  che guadagna 80 milioni di lire, ma spende
  10 milioni di lire  per  pagare  le  rette  per  far  frequentare al
  proprio figlio una scuola privata.
       Quindi si tratta  di  favorire  le famiglie più abbienti non le
  famiglie meno abbienti.  Allora  lo  si  specifichi, lo si chiarisca
  questo.
       E come noi avremo  la  garanzia che il buono scuola non diventi
  una sorta di merce di scambio, non per avere più istruzione, non per
  avere più sapere o  più qualità del sapere, ma per avere più alunni,
  per avere più affiliati dentro le proprie scuole?
       E come faremo  a  garantire  dalla  presenza  di  una  sorta di
  "caporalato" presso  le  scuole private per accaparrarsi gli alunni,
  gli studenti?
       E  questo  non  ci  fa tornare indietro, esattamente a prima, a
  molto  prima che fosse introdotto l'obbligo scolastico con il limite
  di età stabilito a partire dal 1963?
       Come farà il Governo a garantirci sul fatto che il buono scuola
  non  diventi  appunto  merce  di  scambio per volumi di affari delle
  scuole  o  dei  "diplomifici"  con le famiglie o, addirittura ancora
  peggio,  potrebbe  accadere  per  misure che finiscono col diventare
  sostegno  al  reddito  delle  famiglie  e non sostegno alla migliore
  istruzione?
       Ha valutato il Governo tutti questi aspetti?
       Credo  che  il  Governo  non  abbia  valutato bene tutti questi
  aspetti,  non  abbia  valutato  seriamente  l'impatto  assolutamente
  negativo  che tutto questo produce nel sistema scolastico siciliano.
  Penso  che  il Governo abbia fatto anche male i conti in ordine alla
  programmazione,  alle risorse finanziarie da mettere in campo. Credo
  che il Governo non abbia seriamente valutato gli effetti nefasti che
  può  avere  sulla  scuola  pubblica: nel giro di 4-5 anni voi sarete
  responsabili  della  crisi  della  scuola pubblica in Sicilia, della
  crisi irreversibile della scuola pubblica in Sicilia.
       Credo che - c'è  dibattito anche all'interno del centrosinistra
  per carità - eravamo arrivati al punto in cui c'eravamo mossi un po'
  tutti  in ordine all'esigenza  di  introdurre  elementi  di  novità,
  persino di competizione, nel nostro sistema formativo.
       Con l'autonomia scolastica avevamo introdotto anche un elemento
  di  competizione sulla qualità perché  avevamo messo in competizione
  anche  scuole  pubbliche  tra  di  loro,  autonomie  scolastiche  in
  competizione  tra  di  loro  sulla  qualità.  Con la legge di parità
  scolastica avevamo esteso anche a soggetti privati la possibilità di
  competere  sul  sistema  formativo,  però  ieri  il Presidente della
  Regione,  forse è stato un lapsus, ha detto che gli investimenti che
  la  Regione  fa  nel  sistema sanitario pubblico si configurano come
  concorrenza sleale. Ha detto queste parole: concorrenza sleale verso
  i privati. E poi mi chiedo chi paga i privati nella sanità  Cioè voi
  pensate  che  il  sistema  pubblico sia concorrenza  sleale verso il
  privato?  Che  è  esattamente  la  negazione  di  quel  principio di
  sussidiarietà a cui tutti eravamo arrivati, alcuni anche a fatica.
       Ma  qui  voi  ci  state  proponendo un'altra cosa: non ci state
  proponendo  la  modernizzazione e la competizione e la libera scelta
  nel  sistema  formativo;  voi  ci  state proponendo qualche cosa che
  somiglia  ad una logica terzomondista, che è quella della demagogia,
  del  populismo,  del  far  credere  una  cosa quando invece si va in
  tutt'altra direzione. Ma questa per il centrodestra in Sicilia non è
  una novità.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Raiti.  Ne ha
  facoltà

     RAITI. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo che questo
  provvedimento legislativo che oggi stiamo iniziando ad esaminare sia
  il disegno di legge più importante che dall'inizio della legislatura
  questo  Parlamento  è chiamato  ad  esaminare  ed  eventualmente  ad
  approvare.
       Questa  è  una  legge  che  riguarda  o che dovrebbe riguardare
  l'istruzione  dei  nostri  figli,  l'istruzione  di  coloro  i quali
  dovranno  acquisire  gli  elementi  necessari  per  essere un domani
  protagonisti dell'era della globalizzazione; dovrebbero acquisire il
  massimo  ed  il meglio che si può umanamente acquisire per costruire
  una società migliore.
       Questo  è  un  disegno  di  legge  che incide proprio in questa
  materia  e  io  vorrei  invitare  a  riflettere su questi argomenti.
  Non si tratta soltanto di   decidere se  dare finanziamenti a questa
  o a quell'altra scuola e in base a quale metodo darli.
       Questa  è  una legge che, partendo da questa premessa, dovrebbe
  garantire  una  migliore  offerta  formativa,  la  migliore  offerta
  formativa  che  possiamo garantire oggi allo stato attuale ai nostri
  figli,   assicurando   la   pluralità   dell'istruzione,  la  parità
  scolastica tra scuole pubbliche e private, la libertà di scelta e il
  diritto allo studio.
       Questi  sono  obiettivi  importanti,  sono  obiettivi  che sono
  condivisi  da  chi vorrebbe una società liberale e democratica, come
  noi di "Italia dei valori" vorremmo  Solo che, come spesso capita, o
  quasi  sempre  è  prassi quotidiana, questi obiettivi a cui dovrebbe
  mirare la Casa della Libertà - non so se chiamarla invece 'casolare'
  o 'casotto' della Libertà - di fatto sono tutt'altra cosa
       Voi, amici, non  vi  rendete  conto  che  al di là dei principi
  teorici, spesso condivisibili, che dovreste cercare di applicare, di
  fatto  state  abbattendo  ogni regola.  State facendo in modo che il
  primato  della  legge  garantito nella nostra Costituzione non abbia
  più  dimora  nei  nostri principi cardine.  State creando delle zone
  franche  nelle quali i politici che vogliono perseguire i più biechi
  obiettivi clientelari possono sguazzare e dove i furbi e i disonesti
  possono  fare i loro affari a danno delle persone oneste che sono la
  maggior parte e, soprattutto, cosa ancora più grave, a danno dei più
  deboli.
       Voi  abbassate costantemente con ogni provvedimento legislativo
  la soglia di illegalità fino a farla quasi scomparire del tutto
       Il  vostro  principio si rifà a quel motto siciliano secondo il
  quale,  nella  maniera  meno  dolorosa possibile, "chi può fare fa".
  Questi  sono  principi che con la società liberale e democratica non
  hanno nulla a che fare  Sono principi che non dovrebbero trovarsi in
  uno  Stato  di  questo  genere,  che dovrebbe avere regole semplici,
  chiare  e  sanzioni  efficaci,  e porre tutti gli individui che sono
  l'elemento  cardine dello Stato nelle stesse condizioni e assicurare
  loro  che  possono  competere  per  raggiungere le proprie legittime
  aspirazioni  nel  miglior  modo  possibile  ed  intervenire solo nel
  momento  in  cui  queste  aspirazioni escono dall'alveo dei principi
  cardine,  fissati dallo Stato per applicare una sanzione immediata e
  certa.  Voi  tutti  di questi principi che, ripeto, sono dello Stato
  liberale,   fate   carta   straccia  e  li  mettete  sotto  i  piedi
  costantemente,  facendo capire alle persone - avete tentato di farlo
  capire,  ma  finalmente  molti si stanno ravvedendo - che quello che
  dite  lo  applicate in maniera totalmente contraria.  Questo accade,
  purtroppo, anche in relazione a questo disegno di legge.
       Questo  è  un disegno di legge fondamentale per l'istruzione
       Esso,  lo  ripeto,  dovrebbe  garantire  ai  nostri  figli  una
  occupazione più semplice nel futuro, perché  noi sappiamo che in una
  società  globalizzata, quale  sarà  la  società del terzo millennio,
  potranno  avere  occupazione  sicura  coloro  i  quali  avranno  una
  istruzione  migliore,  avranno  i  dati  maggiori per fare sì che le
  nazioni  più  avanzate  possano dare le linee guida al mondo. Invece
  noi  con  questo  provvedimento  -  se sarà approvato così come è -
  stiamo  aprendo  delle  praterie immense ai furbi e a coloro i quali
  vogliono  raggiungere  risultati  assolutamente  diversi.
       Vi  spiego  analiticamente  per  quale  motivo  e quali sono le
  lacune  fondamentali  che  hanno  fatto  sì  che  io potessi dare un
  giudizio  così severo, almeno ad oggi, del disegno di legge che oggi
  è in discussione.
       Questa  legge,  infatti,  non fissa la cornice e i requisiti di
  legalità  che  devono  avere  le scuole per cui gli iscritti possono
  beneficiare  del  buono  scuola,  basterebbe  applicare  in  toto in
  relazione  a  questo  i  requisiti  stabiliti già dalla legge 62 del
  2000.  Come  accennava  qualcuno dei miei colleghi in precedenza, in
  Sicilia,  a  differenza  delle  altre  regioni  d'Italia,  solo  100
  istituti  su  400  sono  stati riconosciuti possessori dei requisiti
  stabiliti    dalla    legge;    qui   noi   non   facciamo   nessuna
  discriminazione.  Questa  legge stabilisce il tetto del 30 per cento
  di  assenze per coloro i quali possono beneficiare del buono scuola.
  Ma  vi  rendete conto che cosa significa il 30 per cento di assenze?
  Significa che su 200 giorni utili scolastici possono beneficiare del
  buono scuola anche coloro che mancheranno da scuola 58 giorni. E voi
  credete che questo sia un incentivo al miglioramento dell'istruzione
  o  non  è  un'esortazione  a  marinare  la  scuola, tanto poi con il
  diplomificio  si  saneranno  tali  condotte?  Io  ritengo che questa
  soglia  dovrebbe  essere  abbassata  e  ho presentato un emendamento
  insieme  ad altri colleghi, che abbassa al 5, al 3 per cento, perché
  potrebbe essere un elemento migliorativo: meno manchi da scuola, più
  ti  applichi e più possibilità ci sono di avere il buono scuola.  Si
  fa una selezione naturale sulla competenza e sulla qualità.
       Questa  legge non dice in base a quali requisiti debbano essere
  assunti  gli insegnanti delle scuole private; non dice se vi debbano
  essere  delle graduatorie e con quali requisiti, se debbano essere a
  carattere provinciale o regionale;  non stabilisce il livello minimo
  di  formazione  (un  livello  minimo  di  offerta formativa deve pur
  stabilirsi).  Possono  esserci  scuole  che  non  hanno  e non danno
  nemmeno  il  minimo indispensabile, e questo il disegno di legge non
  lo  dice.  Non  stabilisce  il  reddito minimo dei beneficiari,  non
  dice  quale  debba essere  il  limite  di  spesa  di frequenza che è
  ammissibile a contributo;  non fissa i criteri per la graduatoria di
  coloro  che  accedono  ai  benefici,  dice  solo  che  ci  sarà  una
  graduatoria   regionale   (anche   su   questo   vi   è  un'assoluta
  discrezionalità);  non stabilisce i requisiti minimi di funzionalità
  delle istituzioni scolastiche, siano esse pubbliche o private.
       Ecco  perché  questo  disegno  di  legge,  pur  partendo  da un
  presupposto  che  per  quanto  mi  riguarda  e per la mia formazione
  politica  è condivisibile in teoria, di fatto tradisce nello spirito
  l'obiettivo che si propone.
       E' poi, se lo  notate  bene, una vera e propria legge delega al
  Governo. Cioè a  dire,  noi,  ancora una volta, ci stiamo spogliando
  delle prerogative di quest'Assemblea, che vorrebbe assumere il rango
  di Parlamento,  cedendo  le  nostre  potestà interamente al Governo,
  perchè stiamo  dando  la possibilità che, con decreto, siano fissati
  dei requisiti  fondamentali  e  indispensabili che dovrebbero essere
  fissati per legge, attraverso un confronto democratico.
       Noi stiamo dando carta bianca al Governo. Diciamo:  ti diamo la
  disponibilità  di  60  milioni di euro fin quando la legge entrerà a
  regime; tu spendili come ti pare e dalli a chi ti pare.
       Ecco perchè questa  legge non raggiunge una effettiva parità
  scolastica tra pubblico e privato.
       Ecco  quali   sono   le   forti   lacune  che  presenta  questo
  provvedimento. E vorrei  chiamarle  lacune perchè non credo che tali
  scelte siano frutto  di  poca attenzione, credo piuttosto che vi sia
  il disegno preciso,  così  come  si è dimostrato nel corso di questo
  anno  di  legislatura,  di  accentrare tutto il potere nelle mani di
  pochi,  per  poi distribuirlo nella più ampia discrezionalità, senza
  che questo Parlamento possa fare veramente il proprio lavoro.
       Noi  stiamo ponendo un potere esclusivo nelle mani del Governo,
  che  si  assomma al potere dell'emergenza sulle risorse idriche, che
  si  assomma  al potere dell'emergenza sui rifiuti, che si assomma ai
  poteri che abbiamo dato con la legge sugli appalti, che si assomma a
  tutti  gli  altri  poteri:  concentriamo  tutte  le prerogative e le
  potestà,  cari amici anche della Casa delle Libertà, al Governo e il
  Governo fa quello che vuole, facendo a volte anche quel clientelismo
  che  il leader di Forza Italia ha evidenziato durante il convegno di
  Cefalù. E voi, purtroppo, dovrete stare zitti pur sapendo che queste
  cose che evidenzio sono vere e reali e condivisibili.
       Ecco  perchè,  chi, come me, che rappresenta una forza politica
  che  vorrebbe una vera ed effettiva parità scolastica tra pubblico e
  privato,  per  una questione di livello culturale, per una questione
  di  merito, per una questione di sostanza è costretto oggi ad essere
  nettamente  contrario  ad  un  disegno di legge che di liberale e di
  democratico ha ben poco, ma che, sull'altra sponda, potrebbe avere e
  rischia  di avere una deriva clientelare che certamente non depone a
  favore  della costruzione di un sistema di istruzione migliore per i
  nostri figli.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Antinoro.  Ne ha
  facoltà.

     ANTINORO. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  il  mio  è  un
  modesto contributo; intendo ricordare soltanto alcuni passaggi.
       Quando  il  disegno  di   legge   del  Governo  è  arrivato  in
  Commissione, abbiamo iniziato  l'esame dello stesso raccogliendo, da
  subito, le proposte migliorative  del Governo, che sono arrivate con
  emendamenti a firma dell'assessore  Granata  e  che  hanno  riempito
  probabilmente di contenuti un  testo  di disegno di legge originario
  che non era forse il massimo  e che lo stesso Governo ha contribuito
  a migliorare e a portare a livelli qualitativi senz'altro superiori,
  che,  nulla esclude, in quest'Aula possano trovare ulteriori momenti
  di aggiornamento.
       Onorevoli colleghi, devo  cogliere  l'occasione per ringraziare
  anche  le  opposizioni,  in  particolare  l'onorevole  Tumino,  che,
  all'interno della Commissione,  per la sua esperienza professionale,
  essendo egli un dirigente scolastico e avendo competenza tecnica, ha
  dato ai lavori di quella Commissione un grande contributo.
       Siccome non stiamo lì  a  fare un'analisi logica e grammaticale
  di chi ha proposto l'emendamento  o  di  chi  l'ha  firmato  o  meno
  (sapete tutti benissimo come  vanno i lavori della Commissione, devo
  dire che la V Commissione  ha  lavorato  anche in grande sintonia in
  altre occasioni), lo stesso  Governo  ha  accettato  i  suggerimenti
  proposti  dall'opposizione  e  che  abbiamo  condiviso tutti subito,
  avendo  una  logica  migliorativa  del  testo,  di  fatto  essi sono
  diventati emendamenti di tutta la Commissione.
       Oggi  siamo  qui con  altri  autorevoli  componenti  di  quella
  Commissione e credo che  nessuno possa smentire che il comportamento
  è  stato  questo  -  per  altro  è  riscontrabile  dai verbali della
  Commissione stessa.
       Ciò  non significa che  il  problema  della  scuola  sia  stato
  risolto.  Questo   lo   sappiamo.   Lo   stesso  assessore  Granata,
  stamattina, nel suo discorso  introduttivo,  ha  anche  detto che la
  scuola siciliana ha tanti annosi problemi che devono essere risolti.
       Però, l'invito che  stamattina  l'assessore  Granata  rivolgeva
  all'Aula era quello di  spostare  l'obiettivo: cioè il provvedimento
  al nostro esame non è un disegno  di  legge sulla scuola. Che poi vi
  sia al contempo la necessità  di procedere ad una legge quadro sulla
  scuola - ad oggi da quanto  mi  risulta  nessun  disegno di legge di
  quel  tipo  è  stato presentato  -,  che  vi  sia  la  necessità  di
  riorganizzare  la  scuola   siciliana,   credo   che  nessuno  possa
  immaginare di sostenere il contrario; anzi, probabilmente, è urgente
  farla per dare un sistema  organico  a  tutta  la  scuola  siciliana
  pubblica e cosiddetta privata, non  statale,  al fine di fornire una
  formazione seria, vera e concreta agli studenti siciliani.
       Quando,  però, in quest'Aula  sento,  come  ho  sentito  questa
  mattina,  che  questo  testo   così   come  è  stato  esitato  dalla
  Commissione  non  è emendabile, francamente comincio a preoccuparmi;
  perchè  credo  che  questa terminologia della non emendabilità di un
  testo  di legge in un'Aula parlamentare, non debba essere utilizzata
  dai deputati.
       Non  voglio  aprire polemiche con chicchessia - tra l'altro gli
  interventi  svolti  da  autorevoli  colleghi  in  molte occasioni mi
  trovano  sostanzialmente  e profondamente d'accordo - ma dire che un
  testo  di  disegno  legge  non è emendabile, credo sia assolutamente
  sbagliato,  poichè penso, e credo che anche il Governo lo voglia, da
  dei  confronti  avuti  in Commissione con lo stesso, vi siano ancora
  spazi per migliorare ulteriormente il testo.
       Poi, però, dobbiamo aggiungere un'altra cosa .....

     CRACOLICI.  Siccome questa  legge è stata definita di sinistra, è
  per farla diventare un po' più di destra che lo si fa

     ANTINORO. E' probabile   Cos'è  che  mi fa venire in mente questa
  tua battuta?  Stamattina,  l'onorevole  Leanza  nella  sua relazione
  introduttiva  sì   è  rivolto  all'onorevole  Granata  ma  l'abbiamo
  ascoltato tutti, non  credo  che  fosse  segreta  la sua battuta nei
  confronti dell'assessore  Granata  - che poi rappresenta chiaramente
  ciò che pensa la Commissione - dicendo che questa non è una legge né
  di destra, né di sinistra.
       Io sottoscrivo questa sua affermazione, perchè è chiaro che nei
  confronti dell'aspetto  formativo  siciliano  non  ci può essere una
  legge di destra o una legge di sinistra.
       Credo che l'interesse di quest'Aula sia quello di partorire una
  norma  sul buono  scuola,  ripeto,  che  possa  dare  alle  famiglie
  siciliane (l'invito  che  ci  rivolgeva  stamattina  l'assessore era
  quello di ricordarci che  non  è  rivolto  alle scuole, ma è rivolto
  alle famiglie e  continuo  a  ribadirlo  perchè  vorrei  evitare che
  l'asse si sposti ogni volta sulle polemiche nella scuola) finalmente
  libertà di scelta.
       Sui  paletti,  poi,  che  probabilmente  dovremmo ulteriormente
  mettere, l'Aula è  sovrana  per  continuare ad immaginare momenti di
  autocontrollo per far sì che questo disegno di legge sia approvato.
       Non sono un  tecnico della scuola, quindi potrei anche dire dal
  punto di vista  tecnico  alcune  stupidaggini, però credo che non ci
  possa essere una legge  di destra e una legge di sinistra:  dobbiamo
  tutti puntare a migliorare  questo  testo per far sì che, alla fine,
  la famiglia  siciliana  possa  essere  veramente libera di scegliere
  l'aspetto formativo che vuole dare.
       Siccome  poco   fa   qualcuno   ricordava  che  c'è  la  voglia
  probabilmente in alcuni  casi  di  andare a finire sui giornali, sui
  media, per  cercare pubblicità, almeno che non vogliamo estremizzare
  dal punto di  vista  ideologico  in  maniera pesante, nessuno di noi
  della maggioranza credo che  lo  voglia  fare, ma ci sono spunti per
  cercare la polemica a tutti i costi.
       Se il problema è  cercare  la  polemica  a tutti i costi perché
  vogliamo ideologizzare qualche  cosa  che  non  può essere portata a
  semplice momento di  scambio ideologico di opinioni - tra l'altro le
  ideologie in questi ultimi anni probabilmente per fortuna, forse per
  sfortuna, si sono  anche  annacquate  -  se questo testo lo vogliamo
  portare all'estremismo ideologico lo possiamo pure fare ed ognuno di
  noi si può  sbizzarrire.  Siccome  però  i  siciliani,  come  diceva
  l'onorevole Giannopolo, hanno anche altre emergenze e questo era uno
  dei momenti pregnanti  del programma del governo Cuffaro a cui tutti
  noi della  maggioranza  abbiamo  aderito,  noi  lo  vogliamo portare
  avanti, e non con fare arrogante ma in positivo.
       I lavori  della  commissioni hanno dimostrato che la stragrande
  maggioranza degli  emendamenti proposti dalle opposizioni sono stati
  accolti.  L'Aula e  il  Governo  se  questi emendamenti tenderanno a
  migliorarlo, come io  immagino  si  voglia  fare, credo che si potrà
  essere  in   condizione  di  ulteriormente  accoglierli,  alla  fine
  potremmo avere una  legge buona e guardare avanti nel sistema scuola
  annunciandovi sin da  adesso che per quanto ci riguarda avendo avuto
  anche un  dibattito all'interno della commissione, avendo esitato la
  legge sul diritto allo studio universitario, vogliamo da subito - ed
  io mi auguro noi  ci auguriamo che la commissione dopo aver fatto un
  lavoro  splendido,  per  altro  all'unanimità  in  quella  occasione
  approvato, anche se  ci  sono  state  polemiche,  strascichi,  se vi
  ricordate, ma comunque  il  voto  è  stato  all'unanimità  -  che il
  disegno di legge  che  dà  diritto allo studio universitario esca al
  più presto dalla Commissione Bilancio e arrivi in Aula.  Abbiamo già
  in programma, in  tal  senso stiamo svolgendo una sorta di programma
  per questo autunno,  di  occuparci da subito del diritto allo studio
  non universitario.
       Allora,  quella  potrà  essere  la  occasione  nella  quale  il
  Parlamento siciliano, le forze politiche si potranno confrontare sui
  mille e annosi  problemi della scuola siciliana e finalmente in quel
  testo potranno trovare  le  dovute  e  opportune  correzioni  ad  un
  sistema che certamente ha i suoi problemi.
       La criminalizzazione  del  privato  che  ho  ascoltato  oggi in
  questa Aula, mi spaventa  perché  quando si dice (ripeto io non sono
  tecnico, non  conosco  il  sistema  scolastico siciliano nel miglior
  modo  possibile o  sicuramente  non  lo  conosco  come  tanti  altri
  colleghi che provengono  da  quel  mondo)  che  ci  sono  miriadi di
  "diplomifici" così definiti, in cui addirittura i registri sarebbero
  falsi, in cui addirittura  i ragazzi forse a scuola neanche ci vanno
  e poi alla  fine  risultano  presenti,  allora,  se  vi sono notizie
  precise di fatti che  confliggono  con  la  legge  e  sono motivo di
  illegalità in un sistema che comunque esiste da ormai decenni, buono
  scuola sì buono  scuola  no,  che si facciano le opportune denunzie,
  che si  portino  all'attenzione della magistratura.  E siccome buono
  scuola sì o buona  scuola  no,  se  queste cose esistono nel sistema
  privato   scolastico   siciliano  evidentemente  sono  passibili  di
  sanzioni penali, e  a  quel punto chi sbaglia deve pagare. Tuttavia,
  non possiamo partire  da una legge sul buono scuola, ripeto, rivolta
  alle famiglie e  non  alle  scuole per criminalizzare un sistema che
  probabilmente avrà le  sue  pecche,  al suo interno ci saranno delle
  manchevolezze, ci saranno  anche  spunti di illegalità, come vi sono
  in tutti i sistemi,  anche  quelli  non  siciliani, direi in tutti i
  sistemi mondiali, ma  non  si può criminalizzare un sistema partendo
  da una legge sul  buono scuola che, ripeto, si rivolge alle famiglie
  e non alle scuole.
       Allora,  io   credo   che  la  cultura  pragmatica  dell'essere
  operativi nel senso  più  concreto  della parola debba cominciare ad
  appartenere a quest'Aula  esprimendo  ognuno  di noi le proprie idee
  politiche, ideologiche, ma  avendo  cura  di  evitare  che  il  vero
  problema centrale sfugga all'attenzione di quest'Aula ed evitare che
  all'esterno di quest'Aula  appaia  come  se ci fosse una maggioranza
  che vuole approvare non  so che legge truffa, e come se ci fosse una
  opposizione che vuole  fare  diventare  una  legge truffa, una legge
  buona.
       Allora, personalmente  non  ci stiamo.  Credo di poter cogliere
  in questa mia battuta,  e  mi  auguro che così non sia, è quello che
  viene fuori dal  dibattito  svoltosi  fino  ad  ora.  Credo di poter
  immaginare lo stato d'animo di tanti colleghi della maggioranza. Noi
  vogliamo fare una buona legge, la vogliamo fare nell'interesse delle
  famiglie siciliane sperando anche che dia un contributo a migliorare
  il  sistema formativo  siciliano.  Io  non  sto  qui  a  citare  gli
  articoli in cui  questa  legge  è  stata  migliorata in Commissione.
  Abbiamo tutti il testo  del  disegno  di  legge,  è  chiaro  che  se
  l'emendabilità potrà  migliorarla,  sono  convinto,  sono certo, non
  sono il governo,  sono  maggioranza  che  appoggia questo Governo in
  modo incondizionato, ma  sono certo che lo stesso Governo avrà tutto
  l'interesse  ad  approvare   una   legge   buona  per  la  scuola  e
  nell'interesse  delle  famiglie  siciliane  e  nell'interesse  degli
  studenti siciliani.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
  facoltà.

        SPEZIALE.  Signor Presidente, non le nascondo che sono tentato
  di evitare di fare  un  ragionamento  questa  volta da parlamentare;
  sono forse troppo preso da una  questione  che  ciascuno di noi vive
  anche per rapporti personali, ma  vorrei  evitare  che  si  desse  a
  questo disegno di legge il tratto,  la  dignità  di  un  disegno  di
  legge.
       Nei dibattiti parlamentari di norma entrano disegni di legge
  che hanno dignità di disegni  di  legge.  Questo testo non ha alcuna
  dignità di disegno di legge.  Questo  testo non ha alcuna dignità da
  questo punto di vista perché si  tratta  di  un disegno di legge che
  aiuta i somari, aiuta i banditi.  Uso  questo termine anche se non è
  da  Aula parlamentare, ma aiuta  i  banditi  e  tende  a  trasferire
  qualcosa come cento miliardi  di  lire  dal  sistema  formativo  che
  avrebbe bisogno di ben altri  aiuti  e  ben  altri  sostegni, quello
  pubblico, ad un sistema, un  circuito  che  è  fatto, come tutti voi
  sapete, da insegnanti che per cinque anni non prendono lo stipendio,
  che  vengono  ricattati, che  sono  costretti  a  pagarsi  i  propri
  contributi da scuole inesistenti,  prive  di  tutti gli standard, da
  alunni che abbandonano le  scuole  pubbliche per andare nelle scuole
  private con la promessa di avere  il  diploma  e  con  il ricatto di
  dovere pagare un bel po' di quattrini.
       Ora di che cosa stiamo  parlando?  Vi  rendete  conto, amici  e
  colleghi della maggioranza, che  dietro  la  definizione  del  buono
  scuola in realtà si tende  ad  alimentare  un  sistema  che  abbassa
  fortemente il livello della  qualità  formativa, abbassa il tasso di
  legalità, anzi riporta a  legalità un sistema diffusamente illegale.
  C'è qualcuno di voi che non sa  che  in  tutte  le scuole, almeno in
  trecento delle scuole private in  Sicilia  -  io intanto parlo della
  scuola privata che c'è nella  mia città e parlo delle scuole private
  che sono collegate a quelle che  riguardano  la  mia  città,  poi di
  quelle della città di Siracusa.  Sto  parlando di quelle che conosco
  perfettamente, non di quelle che  non conosco, di quelle che conosco
  e che ritengo abbiano un  comportamento  da banditi. Non parliamo di
  altro. Io mi riferisco al fatto  che  esiste  gente  che dirige tali
  scuole, i cui alunni non vanno  a  scuola,  non  c'è  alcun processo
  formativo, cooptano alunni che abbandonano la scuola pubblica perché
  non  ritenuti  adeguati a  superare  quel  livello  formativo  e  si
  trasferiscono in quel tipo di  scuola  privata. E con questo disegno
  di  legge  si  pensa   che  il  sistema  debba  essere  irrobustito,
  rafforzato.
       Onorevole  Granata, lei viene,  seppur  da  un  credo  politico
  assolutamente differente, da un filone di pensiero che ha introdotto
  per la prima volta in  Italia  la scuola pubblica durante il periodo
  del ventennio, a cui tanto voi vi richiamate.

     FORMICA. E' storia anche tua quella.

     SPEZIALE... con un Ministro che  introdusse per la prima volta il
  principio che potevano  esserci orientamenti diversi all'interno del
  mondo della scuola.  Ma il luogo della formazione in cui si misurino
  orientamenti diversi che  non  incidano nell'orientamento ideologico
  dei ragazzi è la scuola pubblica,  dove vi sono insegnanti di destra
  e  di  sinistra;   è  la   scuola  pubblica  dove  è  possibile  una
  contaminazione che favorisca un processo di crescita naturale.
       In  che  modo,  in  Sicilia,  noi  pensiamo  di  irrobustire  e
  potenziare  quel  luogo,  quella  scuola,  a  partire  dalla  scuola
  dell'infanzia per finire a tutta la fascia della scuola dell'obbligo
  e dell'università?
       Si pensa, invece, di utilizzare  65  milioni di euro sulla base
  di calcoli che ho fatto -  poi  l'assessore Granata mi smentirà. Ben
  50 milioni di euro andrebbero a  quel  sistema  che  io  continuo  a
  definire il sistema fatto  di  "banditi".  Perché  non  dobbiamo più
  equivocare su alcuni termini, anche se  votano  per il Polo o per il
  centrosinistra operano nel settore  con questa logica di banditismo.
  Vi sono 50 milioni di euro che  sulla  base  di  calcoli fatti da me
  andrebbero a quel sistema.
       Ma come è possibile  spiegare  questo?  Nella  scuola pubblica,
  assessore Granata, nell'intero  sistema  della scuola pubblica tutto
  il complesso di interventi che noi abbiamo con i provvedimenti fatti
  dalla Regione siciliana arrivano  complessivamente  a  20 milioni di
  euro. Si legga il bilancio  della  Regione. Sto parlando di sostegni
  non  di  sussidi scolastici;  sto  parlando  del  potenziamento  dei
  laboratori;  sto  parlando  del  sistema  di  sostegno  alla  scuola
  pubblica. Complessivamente noi arriviamo a 20 milioni di euro.
       La domanda che si pone un cittadino che sia di destra o che sia
  di sinistra è:  ma non sarebbe  stato  più utile prendere 50 milioni
  di euro e vedere in che  modo  noi  possiamo  potenziare  la  scuola
  pubblica e favorire ed  elevare il processo formativo?  Anche perché
  oggi  le offerte formative,  con  la  nuova  legge  compresa  quella
  dell'autonomia  scolastica,   hanno   introdotto  una  competitività
  positiva tra le scuole.
       E'  una domanda che  io  intendo  rivolgere  a  lei,  onorevole
  Granata, non la voglio rivolgere al  suo Governo perché ho visto che
  molti sono presi dal fatto di  cercare di dare dignità ideologica ad
  un provvedimento e ad un settore, quello della scuola privata che in
  Sicilia è ridotto come è ridotto. Non parlo delle due scuole private
  significative ed interessanti che  ci  sono  a  Palermo  che vengono
  offese da questo provvedimento, parlo  di  quel  mondo  a cui facevo
  prima riferimento e che  trova  ancora  sponsor  dentro questa Aula,
  molti dei quali hanno anche  un collegamento diretto con quel mondo,
  anzi ne sono i rappresentanti politici e i riferimenti elettorali.
       Quindi, qui si perviene a  una  logica  di  scambio  di  natura
  clientelare che riguarda scambi  elettorali  tra  pezzi  del sistema
  formativo di quel livello e di  quella  qualità  e pezzi del sistema
  politico.
       Onorevole Fleres, lei che è il teorico della scuola privata, io
  come lei conosco gran parte di insegnanti...

     FLERES. Io sono il teorico della libertà di scelta che è cosa ben
  diversa.

     SPEZIALE. Ti spiego subito cosa è la libertà di scelta. La teoria
  della libertà di scelta  è un'altra cosa raccapricciante.  Perché la
  teoria secondo la quale vi possa essere un mondo della società e del
  ciclo  formativo differenziato  in  ragione  di  opzioni  religiose,
  culturali,  politiche  è da  considerare  una  barbarie,  altro  che
  libertà di scelta  Significa pensare che sarà una scuola di Alleanza
  nazionale, una scuola dei  Democratici  di  sinistra, una scuola del
  pensiero liberale.  Ma davvero pensate  che  questo sia il modello a
  cui   si   vuole  fare   riferimento?   Queste   cose   sono   state
  abbondantemente superate nel  nostro  sistema  scolastico, lo dicevo
  prima, dalla riforma Gentile, che  è  retrodatata  e  che rispetto a
  quello che voi proponete,  allora  costituì  un atto reazionario, ma
  oggi è da consideare  all'avanguardia  rispetto  al modello che oggi
  viene proposto qui in questa Aula.
       Nella scuola pubblica che  ha  subito  in  quest'ultimo periodo
  processi  di trasformazione  operano  insegnanti,  dice  l'onorevole
  Fleres, che sono quelli che  nel  Sessantotto  sono  usciti  con gli
  esami di gruppo.  Non  voglio adesso contestare questa affermazione,
  l'onorevole Fleres e il centrodestra pensano invece a fare gli esami
  a gruppi a prescindere se gli alunni  vanno o non vanno a scuola; si
  esaminano a gruppi, a forfait. Il  problema che dobbiamo porci è che
  esiste una disparità, lo dico da  questa Aula - e ieri abbiamo fatto
  pure una conferenza stampa  -  esiste una disparità di comportamento
  da  parte  della  stampa: la stampa  è  unidirezionale  e  lo  è  in
  particolare la stampa siciliana.
       Io voglio richiamare  l'opinione  dell'onorevole  Fleres che ha
  espresso il suo punto di vista  su  un  articolo  pubblicato  ne "La
  Sicilia" di qualche giorno fa, del  5 settembre se non ricordo male,
  un punto di vista da me non condiviso, tuttavia corretto visto che è
  stato ospitato.  Ci sono  stati diversi uomini che autonomamente nel
  mondo della scuola hanno  ritenuto  di  dovere  esprimere il proprio
  punto di vista differente  da  quello  dell'onorevole  Fleres. Anche
  alcuni parlamentari avrebbero voluto  dichiarare  il  loro  punto di
  vista ma non hanno trovato ospitalità sulla stampa.
       E ciò introduce un problema, perchè rispetto ad altre questioni
  di carattere secondario, rispetto  ad  altre  questioni  che  sono i
  cardini fondamentali dell'accesso  al  sapere, della costituzione di
  una  società  che  si  contraddistingue  rispetto  ad  altre  perchè
  garantisce l'accesso al  sapere  diffuso  come  diritto  universale,
  l'accesso alla salute come diritto universale, quando questi cardini
  vengono  intaccati  sarebbe  utile  che  fosse  spiegato  nuovamente
  all'opinione  pubblica  quali sono  i  punti  di  vista  dall'una  e
  dall'altra parte politica. E in questo momento l'unica occasione che
  abbiamo è qualche conferenza stampa e l'Aula parlamentare per potere
  esprimere il nostro punto  di  vista.  Purtroppo,  non  sono offerti
  molti altri spazi sulla stampa.
       Perchè dico che anche l'urgenza  con  la quale il Governo vuole
  esaminare questo provvedimento  lo  dimostra? L'onorevole Granata ha
  consapevolezza piena, lo contraddistinguo  e  lo  conosco da diversi
  anni: è persona intelligente,  ha piena consapevolezza del fatto che
  nel mondo della scuola,  a  prescindere  della  convocazione e dallo
  schieramento, ci sarebbe stata  una rivolta del corpo insegnante nei
  confronti di questo provvedimento.
       E allora prima c'è stato  l'onorevole Cintola che ha tentato di
  anticipare l'apertura dell'Assemblea, poi  il  Governo ha pensato di
  fare slittare, attraverso un  decreto,  l'inizio  della scuola al 30
  settembre per evitare il dibattito nella società siciliana attorno a
  questo  provvedimento.  Si voleva  occultare  a  tutti  i  costi  ai
  siciliani  un fatto che  riguardava  una  modifica  sostanziale  nei
  confronti del processo formativo  nella  nostra  Regione;  si voleva
  occultare, e  coincide  con la  logica  di  regime;  la  stampa  che
  martella è il tentativo di  evitare  che  il  dibattito possa essere
  promosso, con le scuole aperte, nella società siciliana.
       Se non è così, Assessore Granata, rinviamo di qualche giorno il
  dibattito, promuoviamolo nelle  scuole, sentiamo il mondo e il corpo
  insegnante; attivi, lei  che  è  Assessore, il corpo decente, senta,
  promuova,  vada  nel  mondo  della  scuola...

     LEANZA NICOLA , relatore. Assieme con le famiglie.

     SPEZIALE.  Sì, assieme  con  le  famiglie.  Dobbiamo  sentire  le
  famiglie di coloro i  quali  si  sono battuti per permettere ai loro
  figli  di avere  un  accesso  al  sapere  indistinto  rispetto  alla
  ricchezza e al patrimonio da  dove proveniva, che ha permesso a me e
  a lei di potere  essere qui perchè abbiamo avuto una scuola pubblica
  che ci ha permesso di studiare,  perchè  mio  padre  non avrebbe mai
  potuto permettersi di mandare me, e così penso sia per molti di noi,
  nella scuola privata.

     ACIERNO. Adesso potranno farlo

     SPEZIALE.   Esattamente   il   contrario,  adesso  potranno  fare
  diplomifici  Adesso prendiamo 50  milioni di euro che ho calcolato e
  -  ripeto,  Assessore   Granata,   per   evitare   che  ci  sia  una
  mistificazione del linguaggio  -  e  verranno  dati  al circuito del
  banditismo, non al circuito della formazione.
       Queste sono le questioni  per cui io all'inizio non volevo dare
  dignità al disegno di legge presentato dal Governo così come è stato
  presentato.
       Tuttavia, avendo noi il  compito di cercare di modificarlo e di
  migliorarlo, ci appresteremo a  presentare emendamenti. E' stato già
  annunciato che noi cercheremo,  in  qualche  modo,  di modificare il
  testo;  la  battaglia  parlamentare  va  fatta  nella  speranza  che
  riusciremo in qualche modo  a  dare  modifiche  sostanziali anche se
  nella sua struttura il testo è irricevile.
       Onorevole Antinoro,  stamattina  l'onorevole  Ferro  quando  ha
  detto che il testo non  era emendabile, le devo dire che questo tipo
  di testo presentato dal  Governo  per  il  modo  come viene proposto
  all'Aula è irricevibile,  perchè  nessuno  di  noi  si  sarebbe  mai
  aspettato che si sarebbe  arrivati  ad  un  livello così basso nella
  formazione di un  disegno  di  legge  solo  per  favorire  clientele
  diffuse nel territorio della Regione siciliana.
       Pongo un'ultima questione.  C'è  un  problema  di incidenza sul
  bilancio della Regione a  regime: per i prossimi anni è prevista una
  spesa presunta di 130 miliardi di lire, 65 milioni di euro.
       Noi non sappiamo  quale  sarà l'evoluzione, come si attiverà il
  mercato. Considerato che, non  so  sulla  base  di quali calcoli, il
  Governo ha ritenuto di  dovere  impegnare  65 milioni di euro, anche
  questo non ci è dato  sapere,  è una cifra che è stata fissata dalla
  finanziaria, è ipotizzabile  che  ci  possa essere una lievitazione,
  che ci possa essere  una  crescita, perchè chi in qualche modo tende
  ad incentivare lo fa  perchè  pensa  che debba esserci una crescita,
  quindi i 65 milioni di  euro  sono nel primo anno, nel secondo anno,
  ma è una spesa che tende  a  crescere,  e  questa lievitazione non è
  oggi commisurabile e potrebbe  crescere anche a dismisura, assessore
  Granata, fino a incidere  seriamente  sul bilancio della Regione dei
  prossimi  anni,  bilancio   che   noi   sappiamo  essere  abbastanza
  sgangherato e fortemente in disordine.
       Io penso che voi  con  questo disegno di legge sul buono scuola
  stiate facendo una doppia  operazione:  una  operazione di carattere
  clientelare, fortemente clientelare che  non  c'entra  nulla  con  i
  processi  e  i  circuiti   formativi   ed   il  processo  formativo;
  contemporaneamente, state lavorando per sgangherare ulteriormente il
  bilancio della Regione, sottraendo risorse fondamentali che potevano
  essere destinate invece sia alla scuola pubblica ma anche ai settori
  dello sviluppo.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Oddo.  Ne  ha
  facoltà.

     ODDO. Signor Presidente,  onorevoli colleghi, avrei potuto fare a
  meno  di  intervenire dopo  le  cose  dette  non  soltanto  dal  mio
  capogruppo,  onorevole   Speziale   ma   anche   da  altri  colleghi
  dell'opposizione  che   sono   intervenuti   prima   perchè   hanno,
  effettivamente, centrato  le  questioni fondamentali che stanno alla
  base del dibattito di  quest'oggi.
       Non mi potevo  sottrarre dall'intervenire per il semplice fatto
  di avere vissuto venti  e  più  anni  nel  mondo  della  scuola come
  docente  e  aver  percepito  proprio  in  queste  ore  di  dibattito
  nell'approfondimento  del  testo   che   è   in   Aula  la  profonda
  perniciosità   di   questo   testo.   Un   testo   pernicioso   che,
  evidentemente, non fa i conti con quella che è la realtà siciliana e
  in più, dietro anche  argomenti  poco credibili, pensa di parlare un
  linguaggio di molteplice offerta formativa.
       Su questo mi vorrei un attimo soffermare. Ho sentito utilizzare
  l'argomento dell'aumento  dell'offerta  formativa  e,  quindi, di un
  aumento di livello dal  punto  di  vista  anche  del pluralismo.  Mi
  sembra come andare a ricercare  un  argomento che non fa i conti con
  l'essenza della  questione riguardante un profilo formativo adeguato
  che, tutti noi speriamo,  devono sempre di più avere i nostri figli,
  i nostri ragazzi.
       Non è per scadere  nella  retorica,  ma se tutti siamo convinti
  che la scuola è il perno del momento di crescita, di formazione e di
  istruzione  dei  nostri ragazzi, non è possibile che non riflettiamo
  su  che cosa può significare un aumento dell'offerta formativa senza
  attestarci  a standard qualitativi concreti, che siano in grado cioè
  di  dare  fortemente, anche dal punto di vista formativo e dal punto
  di  vista  educativo,  standard abbastanza sicuri da questo punto di
  vista.
       Non c'è assolutamente  traccia  nel  disegno  di legge di tutto
  ciò. C'è un richiamo timido alle norme che si rifanno a quella che è
  anche e soprattutto  la  struttura  complessiva  di una scuola;  c'è
  addirittura un richiamo  al  rispetto dei contratti di lavoro. Avete
  mai visto una legge  che  dice  che  bisogna  rispettare i contratti
  collettivi?
       Credo che tutto questo faccia i conti con quello che è anche il
  pressappochismo con cui è  stato  messo  su questo testo e sta anche
  nelle  cose  dette   da   tanti   colleghi.  Vedete,  senza  che  ci
  preoccupiamo degli standard  qualitativi e senza che ci preoccupiamo
  dei livelli di  professionalità  dei  docenti  e delle esigenze vere
  delle famiglie, nascondere  l'argomento,  che  fa  acqua da tutte le
  parti, dietro il discorso  "facciamo i conti con le famiglie che non
  hanno  avuto  finora  o   che  non  potranno  avere  nel  futuro  la
  possibilità di scegliere la  scuola  che  più  gli  piace  avendo la
  disponibilità  finanziaria",  non  funziona   Riflettiamoci, dunque.
  Perchè il punto essenziale  non  è questo: il padre di famiglia meno
  abbiente non cerca di mandare il proprio figlio a scuola tout-court,
  cerca di mandare il  proprio  figlio  a  scuola  per avere in quella
  scuola la possibilità di una condizione di sicurezza a livello anche
  e soprattutto di  formazione  di  pari  livello  rispetto agli altri
  (parlo di un pari  livello  medio,  ci  mancherebbe altro, non è che
  possiamo avere un  punto  di  riferimento  preciso).  Cerca  proprio
  questo, non cerca e non si pone solo il problema se eventualmente ha
  speso 1.200 euro o 1.500 euro,  se  li  ha  o  non li ha. Si pone il
  problema di che cosa suo figlio domani dal punto di vista formativo,
  dal punto di vista dell'istruzione, dal punto di vista dell'uomo che
  uscirà da quella struttura, se  è  o meno un uomo che può affrontare
  anche e soprattutto le  sfide  della  società  moderna.  Questo è il
  punto essenziale.
       E se è vero  che  la  scuola  rappresenta  la  costruzione  del
  futuro,  rappresenta   la   formazione   dei  nostri  giovani,  caro
  Assessore, credo che  non  sia  possibile  non  riflettere su questo
  disegno di legge.  Dico  ciò,  come  dicevo  poc'anzi, assolutamente
  senza alcuna tendenza per aspetti retorici.
       Riflettere significa  dare una forte correzione all'aspetto che
  riguarda le scuole  legalmente  riconosciute  e le scuole paritarie,
  perché lì  c'è  un  punto  su  cui a mio avviso si sta rischiando di
  sfasciare seriamente il sistema scolastico siciliano.
       Ho  sentito forti richiami  alla  Legge  n.  62  del  2000;  mi
  permetto sommessamente di dire ai colleghi che l'hanno richiamata in
  un certo modo: ma noi  conosciamo  i contenuti della legge n. 62 del
  2000?  La Legge n.  62  del 2000 pone al centro della sua formazione
  a livello di  spirito  della  legge,  di  finalità  essenziale della
  legge, pone al centro un problema soprattutto:  l'elevare sempre più
  il livello di  professionalità  dei  docenti,  sia che operano nella
  scuola privata di un  certo  tipo,  sia  che  operano  nella  scuola
  pubblica.   Dare  la   certezza,   cioè,  che  dentro  la  struttura
  scolastica, sia essa privata sia essa pubblica, ci sia un livello di
  professionalità tale da assicurare una formazione dei nostri giovani
  in grado di poter competere con quanto accade in Europa.
       La Legge n.  62  non  pone  il problema della libertà di scelta
  come  lo  si   vuole  porre  qui.  E'  cosa  assolutamente  diversa:
  riconosce  realmente  la   funzione  della  scuola  privata,  ma  ne
  stabilisce un criterio,  uno  standard  preciso.  Non  possiamo  qui
  prendere  come  riferimento   la  legge  n.  62  e  non  addirittura
  distinguere o non  addirittura  togliere il parallelismo che c'è fra
  una scuola legalmente  riconosciuta  e  una  scola  paritaria; non è
  possibile  Ed è questo  è uno dei punti essenziali della discussione
  di oggi. E' inutile che  ognuno  di  noi cita i tanti casi dei tanti
  colleghi che sono passati attraverso esperienze non solo da denuncia
  alla Procura della Repubblica, non è questo il punto; il collega che
  diceva  ciò  poc'anzi   fodamentalmente   ha  ragione.  Se  ci  sono
  questioni delicate di questo  tipo  è  ovvio  che  ci  sono  le sedi
  opportune per segnalarle.
       La verità è che  queste  persone, che questi colleghi che hanno
  operato nelle scuole private  di  questo  tipo,  che  si sono dovuti
  pagare i contributi e  che hanno sofferto anche una esperienza di un
  certo tipo, presso le Procure delle Repubbliche non ci vanno, perché
  la mattina seguente non trovano più la possibilità di fare due anni,
  tre anni per accumulare  il  punteggio
       E dunque, o facciamo i  conti  con  quella che è la realtà vera
  della nostra Sicilia oppure rischiamo di dare una legge che nel giro
  di  pochi anni  sconquasserà  il  sistema  scolastico  siciliano  di
  'Gentile memoria', con un'unitarietà  pensata in un certo modo e non
  troveremo niente.  Non è  vero  che abbiamo dato la possibilità alle
  famiglie di accedere ad un'offerta formativa maggiormente flessibile
  e maggiormente ricca.
       C'è, inoltre,  l'aspetto  che  riguarda  anche  la  contrazione
  effettiva degli organici; ed  è uno dei tanti aspetti. Io non voglio
  dire che tutto ciò  poichè  provoca  una  contrazione di cattedre e,
  quindi, una perdita di posti  di  lavoro  in termini di docenti e di
  personale ATA allora  non  deve  essere assolutamente discusso.  No
  Non sono così stupido.  Il  problema,  però,  c'è, perché  se questo
  disegno di legge  diventerà  legge della Regione siciliana il flusso
  dalla scuola pubblica a  quella  privata è ovvio che ci sarà. Certo,
  nessuno  di  noi può  dirlo  in  che  misura,  ma  tutti,  nei  vari
  interventi, hanno sottolineato che  ci  sarà e se noi passiamo anche
  attraverso  una stima  complessiva  i  circa  140  mila  alunni  che
  attualmente ci sono in Sicilia nella scuola pubblica, possono di per
  sé, come voi ben sapete, da questo punto di vista diventare molti di
  meno.  Facendo un  calcolo semplice e con una percentuale abbastanza
  elevata di possibile errore  noi  ci  accorgiamo  che i docenti e il
  personale ATA che  andranno  incontro alla perdita del proprio posto
  di lavoro e della cattedra sarebbero migliaia. Possiamo calcolare su
  quella cifra di 140 mila attorno a 10-12 mila, senza fare dei numeri
  con qualcosa che è giusto non fare.
       Questo è un dato su cui anche in quest'Aula bisogna riflettere;
  non è possibile pensare  che  tutto  ciò  venga considerato un fatto
  normale, perché  aumentiamo  l'offerta  formativa e andiamo verso il
  pluralismo scolastico.  Non mi pare assolutamente convincente.
       Per esempio, il  business  delle  scuole  private  che  da mesi
  stanno cominciando ad  organizzarsi  è  qualcosa  di anomalo, perché
  scatterà la caccia alle  iscrizioni  e  la caccia alle iscrizioni la
  faranno le scuole che  stanno  per  organizzarsi,  non la faranno le
  scuole pubbliche. Sappiamo tutti  che  sarà  così,  e la caccia alle
  iscrizioni comporta il decadimento  anche  di  un  livello  -  mi si
  permetta - di  moralità all'interno del sistema formativo scolastico
  siciliano.
       Noi sappiamo che questo  già  avviene.  Non  so  se  i colleghi
  hanno vissuto esperienze  in  altre  province,  ma  sappiamo  che la
  caccia all'iscrizione è già  aperta da tempo e, per la verità, anche
  sulla  questione   dell'istituzione   dei   nuovi   corsi,  anche  e
  soprattutto per quanto  concerne  le scuole private, la caccia nella
  nostra  regione  è   aperta   da   dieci,   come   sono   aperte  le
  regolarizzazioni per quanto  concerne  anche  i  periodi, di cui voi
  saprete sicuramente, per  essere o meno riconosciuti da questo punto
  di vista.
       Allora, c'è qualcosa che  non va, c'è qualcosa che non va nelle
  carenze  della   scuola  pubblica.  Su  questo  dovevamo  discutere,
  assessore Granata, dovevamo discutere prima del diritto allo studio,
  di  quel disegno  di  legge  o  comunque  discuterli  assieme,  fare
  diventare quel disegno di legge, un disegno di legge che comprendeva
  possibilmente  alcuni  spunti   di   questo   tipo.   Questo   è  un
  ragionamento non solo organico, è un ragionamento che fa i conti con
  la  realtà  siciliana.  Non  si  può,  da  questo  punto  di  vista,
  anticipare un provvedimento di questo tipo dando la sensazione, come
  diceva poc'anzi il presidente  del  mio  gruppo, che a scuole chiuse
  noi vogliamo forzare  anche  i  tempi  del  dibattito parlamentare e
  vogliamo arrivare ad  un  provvedimento  che  mette  in  discussione
  l'esperienza, la storia  anche  della  scuola siciliana, con tutti i
  limiti che noi sappiamo  questo  rappresenta.
       E nemmeno si può dire che questo viene fatto per adempiere a un
  impegno  elettorale.  Non   mi  pare  che  il  problema  sia  quello
  dell'impegno  elettorale  formulato  nel  famoso  contratto  che  il
  Presidente  Cuffaro  ha   fatto  con  gli  elettori,  perché  se  lo
  rileggiamo vediamo che non  si  tratta  di  questo. Se il problema è
  fare i conti con  quanti stanno cominciando già e hanno già attivato
  pressioni nei confronti del Governo per quanto concerne il ruolo che
  hanno avuto e il  ruolo  che  vogliono  avere  come  scuole private,
  diciamocelo chiaramente, nessuno  si  scandalizza:  è così. E questa
  legge, martedì, quando entrerà nel vivo della discussione per quanto
  concerne l'articolato,  spingerà  ulteriormente a quelle pressioni e
  quelle pressioni verranno,  appunto,  da  quella  parte  che  si sta
  organizzando e vorrebbe, tutto sommato, tirar fuori un edificio dove
  c'è scritto scuola e non  è  possibile  che  di  tutto  ciò  noi non
  segnaliamo anche la pericolosità.
       Io do per  scontata  la  buona  fede,  voglio  assolutamente da
  questo punto di vista  sgombrare  il  campo  da  forme  indirette di
  accuse anche pesanti, ma se è  vero che c'è la buona fede è pur vero
  che  dobbiamo  comprendere  che  queste  saranno  fasi  difficili  e
  drammatiche della nostra  Sicilia.  E,  onorevoli  colleghi, non sto
  esagerando e non  sto  enfatizzando nulla, perché noi sappiamo quale
  realtà oggi rappresenta la  scuola pubblica e i limiti che la scuola
  pubblica in questo momento  sta  registrando e nel momento in cui la
  scuola pubblica registra questi limiti noi diamo alla Sicilia questo
  tipo di intervento legislativo.
       Ha ragione chi dice  che  a  scuole  aperte  e  con  l'attività
  didattica già iniziata  questo  disegno  di  legge avrebbe avuto una
  attenzione  maggiore   e   una  mobilitazione  reale,  assolutamente
  spontanea da parte  delle  famiglie  e degli operatori della scuola.
  E' al contrario, perché  ogni famiglia vuole stare, sempre da questo
  punto di vista, più  tranquilla  quando  sa  che suo figlio apprende
  bene perché  c'è chi  usa  un metodo, c'è chi ha una professionalità
  che mette al suo servizio.  E  allora  lì  ci siamo  E di questo noi
  dobbiamo sempre di  più  far  preoccupare le famiglie siciliane, non
  dobbiamo illuderle da altri  punti  di  vista,  non  è  un  problema
  economico.  Non  si   risolve  il  problema  del  sistema  formativo
  siciliano dando 1500 euro  alle  famiglie,  non si risolve in questa
  maniera, si risolve  soprattutto  lavorando  e spingendolo sul piano
  culturale, sul piano delle  indicazioni di massima e non con i 1.500
  euro.
       A me pare che  si  vada  verso  una  deriva,  verso  una deriva
  assolutamente incontrollabile. Io non so su cosa stia riflettendo il
  Governo, cosa voglia  modificare, ma ho la sensazione che modificare
  questo  disegno  di  legge  è  opera  ardua,  non  è  facile  perchè
  nell'impostazione stessa del  disegno  di  legge la scuola siciliana
  del futuro viene pensata  in  una maniera totalmente diversa da come
  la pensiamo tanti di noi,  non viene pensata come una scuola dove il
  privato ed il  pubblico,  con  un  circuito  abbastanza  virtuoso  e
  dinamico, siano competitivi realmente, "allora io mando mio figlio a
  Cambridge e tu lo  mandi  in una scuola pubblica", non viene pensata
  in questo modo.
       Io credo che, se  noi  la  pensassimo  in  questa  maniera,  si
  potrebbe dare alla Sicilia una parvenza diversa, un impianto diverso
  a quello che è anche  lo  spirito  della  legge  62 del 2000, che ha
  visto assieme tanti, anche di estrazione culturale diversa.
       Noi parliamo di ideologie, centro, sinistra, cattolici, laici e
  democratici, quello fu  un punto di incontro abbastanza travagliato,
  non fu un compromesso,  fu  una  mediazione intelligente, fu un modo
  come riuscire a dare anche alla scuola privata seria, mi permetto di
  dire, e c'è in Sicilia  a  fuori della Sicilia, una possibilità e su
  questo potremmo essere d'accordo. Ragioniamoci.
       E,   allora,   se   dobbiamo   ragionare   su  questo  dobbiamo
  assolutamente  togliere  di  mezzo  l'impianto  di questo disegno di
  legge,  altrimenti  vi accollerete la responsabilità di portare, non
  solo  dal  punto  di  vista della spesa, io su questo non sono molto
  d'accordo  con i richiami di alcuni colleghi, non è un problema solo
  del  volume di spesa. Certo, ci si chiede: perchè un volume di spesa
  così  elevato  rispetto,  poi, al non raggiungimento degli obiettivi
  che  si  può  proporre,  anche  dal  punto  di  vista filosofico, un
  ragionamento  nel  senso  del  miglioramento dell'offerta formativa,
  perchè  non  è un problema solo di aumento dell'offerta formativa, è
  un  problema  di aumento dell'offerta formativa e, soprattutto, è un
  problema,  come  dicevamo  poc'anzi,  di  standard  qualitativi e di
  professionalità.
       I cinque anni,  per  esempio,  citati  nell'articolo  2, se non
  erro, che addirittura non  è  nemmeno formulato bene perchè si parla
  di personale direttivo  rispetto,  anche,  a  personale  docente,  e
  qualche differenza c'è, ma  quei cinque anni sono cinque anni che si
  possono passare, come  dicevamo.  Ad  esempio,  un  docente  che  ha
  passato cinque anni in  una  scuola  privata,  che  si  è  pagato  i
  contributi e che è  andato, magari, poche volte in classe a contatto
  con gli alunni  e,  quindi,  con  l'attività formativa educativa, di
  fatto, può farcela. Siamo  dinanzi  a  questo  scenario  e dinanzi a
  questo scenario io credo che noi dobbiamo assolutamente recuperare.
       Io mi permetto di dire che il Governo di questa Regione non può
  essere assolutamente il  Governo  che  si  intesta un'operazione che
  metterà le famiglie e  migliaia e migliaia di operatori della scuola
  nelle  condizioni,   in   queste   giornate,  di  preoccupazione  e,
  soprattutto, con una  previsione  per  il  futuro  abbastanza  buia,
  abbastanza  triste,   dove   anche  l'imprevedibilità,  il  come  si
  organizzeranno e come, evidentemente, tanti hanno operato e operano.
  Perchè quando si usa  in  un'Aula parlamentare e quando si definisce
  qualche operatore  "bandito",  caro  onorevole Virzì, tutti sappiamo
  che non solo,  disgraziatamente, ma che se aspettiamo che interverrà
  il sostituto procuratore  "X" o "Y", abbiamo sbagliato tutto, perchè
  in questo caso sì  che  demandiamo  le  questioni  delicate sempre e
  solamente a quelle aule,  mentre io credo che la politica, da questo
  punto di vista, e  questo  Parlamento  può  fare  molto  di  più  e,
  soprattutto, meglio.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Tricoli.  Ne ha
  facoltà.

     TRICOLI. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, la suggestione è
  diversa rispetto a  Sala  d'Ercole  anche perchè c'è una familiarità
  maggiore rispetto  a  quest'ultima,  ma innanzitutto desideravo dire
  che   ho    ascoltato   gli   interventi   di   rappresentanti   del
  centrosinistra, ma soprattutto  ho seguito il dibattito sulla stampa
  che  in  questi  giorni è stato un po' il pomo della discordia anche
  per quanto riguarda la querelle giornalistica.
       Vorrei  fare alcune considerazioni da non addetto ai lavori, da
  padre di famiglia, da uomo che per la sua lunga attività politica ha
  svolto  un  ruolo sia nella scuola, sia nell'università, soprattutto
  per quanto riguarda il diritto allo studio.
       Innanzitutto,  ascoltando gli interventi, credo ci sia stato un
  denominatore  comune,  cioè  quello  dell'accusa rivolta alla scuola
  privata di diplomificio.
       Io   non   voglio   in   questa   occasione   smentire   questa
  interpretazione,  ma  desidero  che sia ben chiaro, e ce lo dobbiamo
  dire  tra  di  noi,  che  questo  diplomificio  c'è sia nella scuola
  pubblica,    sia    nella    scuola   privata.   Oggi   noi   siamo,
  sostanzialmente,    con    questo    disegno   di   legge   ad   una
  controrivoluzione  culturale:  siamo  andati dalla scuola di Gentile
  alla  scuola  voluta  dopo il '68 che ha avuto una matrice culturale
  ben  precisa,  ad una scuola invece che oggi vuole recuperare il gap
  che  proprio  a  causa  di  quella  interpretazione  culturale  post
  sessantottina si è data alla scuola.
       Siamo  andati  da una scuola meritocratica com'era la scuola di
  Giovanni Gentile ad una scuola, invece, livellata verso il basso che
  è quella che oggi funziona in cui tutti si diplomano e nessuno viene
  bocciato,  ad  una  scuola  in cui in una situazione, invece, ancora
  diversa  si  cerca di dare alla famiglia la possibilità di scegliere
  la  offerta  formativa,  di  scegliere  tra  scuola pubblica, scuola
  privata, tra scuola pubblica in cui c'è la possibilità per il figlio
  meno  capace  di  conseguire comunque il diploma e scuola privata in
  cui questa occasione è data ugualmente.
       Da  marito  di  insegnante  posso anche testimoniare il livello
  della scuola pubblica. Una scuola pubblica in cui alla battuta fatta
  in un istituto tecnico:  "chi pensi di essere?  Albert Einstein?" Su
  circa  trenta  studenti,  credo che nessuno sapesse chi fosse Albert
  Einstein   Perchè  il  livello  della  scuola pubblica e privata, in
  molti  casi,  è  quello  di  una  scuola  che  non riesce a dare una
  adeguata offerta formativa.
       Quindi,  credo  che  fare  un  dibattito  tra scuola pubblica e
  scuola   privata   sia  una  impostazione  culturale  sbagliata:  Il
  dibattito,  oggi,  deve  essere  tra  la  scuola  che  dà un'offerta
  formativa  adeguata  e  la  scuola che non la dà, ma soprattutto tra
  studenti  che,  naturalmente, hanno la possibilità di competere a un
  livello  maggiore  e studenti che per obiettivi limiti personali non
  possono,  ovviamente,  competere  a quei livelli, ma anch'essi hanno
  diritto ad una offerta formativa.
       E' questo,  a  mio  avviso, il tema. Dico ciò - ripeto - da non
  addetto  ai  lavori,  dico  ciò da padre di famiglia, da persona che
  segue  comunque  la scuola perchè credo che sia quello il momento in
  cui  c'è la formazione della persona oltre alla famiglia, sia quello
  il momento in cui noi abbiamo la possibilità di creare il cittadino,
  di  creare  l'uomo  che  poi  deve andare a rivestire un ruolo nella
  società civile.
       Sgombrato,  quindi, il campo da questo equivoco che credo abbia
  caratterizzato  un  po'  il  dibattito,  parliamo di quella che è la
  scuola    che   noi   con   questo   disegno   di   legge   vogliamo
  realizzare, un disegno di legge  che  naturalmente ha i limiti della
  competenza statutaria della  Regione  siciliana, quindi non pretende
  ovviamente di essere una legge che  va  a  normare  su materie nelle
  quali  non  ha  competenza,   una   legge   che   da   l'opportunità
  all'Assessore regionale di dare  un sostegno alle famiglie che nella
  loro libertà, nella loro autonomia, nella loro valutazione personale
  scelgono una scuola anziché un'altra  per  il figlio; può essere una
  scuola  pubblica,  può  essere   una   scuola  privata,  può  essere
  un'attività rivolta alla offerta  formativa,  può  essere  anche per
  quanta riguarda l'acquisto di  attrezzature  di  materiale  che  poi
  possono essere utilizzati nel corso degli anni dagli studenti.
       Soprattutto, però,  desideravo  anche puntare l'indice in senso
  positivo sull'articolo 5 in cui si sottolinea che con il decreto che
  adotterà l'Assessore  verranno  altresì  individuati  l'importo e le
  modalità di erogazione  di  un  contributo  annuo per spese che sono
  finalizzate alle attività didattiche da erogare in favore dei nuclei
  familiari con un  reddito complessivo lordo - e questo credo che sia
  il fatto  rivoluzionario  -  da  determinare mediante l'utilizzo del
  codice Isee.
       Allora, ecco che la scuola non è una scuola liberista non è una
  offerta che noi  facciamo nei confronti dei ceti più abbienti, non è
  sicuramente un  sostegno  alle  scuole private, è invece un sostegno
  agli studenti, alle famiglie che pur non avendo un reddito adeguato,
  hanno la  possibilità  attraversa  questa opportunità che la Regione
  siciliana gli offre  di  dare  un  segnale,  soprattutto di avere la
  possibilità di scegliere quella che deve essere l'offerta formativa.
  Questa scelta è  un  diritto  da  oggi  non  soltanto  dei  ceti più
  abbienti ma  anche  di  quelli  con un reddito sostanzialmente basso
  che, finalmente, grazie all'intervento della Regione siciliana, avrà
  la possibilità di  dare  al  proprio  figlio,  di  dare  a chi nella
  famiglia ritiene  di  avere  i  meriti  necessari  per potere andare
  avanti, quella  offerta  formativa,  di  dare  quella scuola, quella
  istruzione adeguata,  al  suo  livello culturale, soprattutto al suo
  livello intellettivo.
       Credo  che  questa legge, sulla quale poi ci sarà un dibattito,
  in  merito  a  quelli  che  sono  i  singoli articoli, una legge che
  certamente può avere anche delle correzioni soprattutto nella misura
  in  cui  si  vanno a mettere ulteriori paletti che devono far sì che
  questi  soldi  vengano  veramente  spesi  per una attività formativa
  qualificata  e  non naturalmente per andare a vantaggio di chi non è
  in grado di offrire una formazione adeguata.
       Al   di   là  di  queste  considerazioni  parziali,  di  queste
  considerazioni tecniche, mi sembra che questa legge sul diritto allo
  studio  dia  la  possibilità  a  tutte  le famiglie, a quelle con un
  reddito  maggiore  così  come  a  quelle meno abbienti, di avere dei
  figli che in base ai loro meriti, in base alle loro capacità possano
  veramente ottenere una istruzione adeguate a quelle che sono le loro
  capacità.
       Credo  che  con  questo  disegno  di  legge,  con questa legge,
  Alleanza  Nazionale, con il suo Assessore, con il suo rappresentante
  all'interno del Governo, abbia fatto capire qual è la differenza tra
  una  scuola  che  è  quella  creata  da  un sindacalismo di sinistra
  post-sessantottino ed una scuola, invece, libera da condizionamenti,
  libera  da  pressioni  sindacali, libera da scelte politiche a monte
  fatte  dai  ministri  di turno legati ad aree culturali di sinistra,
  che  abbia  la  possibilità realmente di dare agli studenti e non ai
  sindacati,  alle  famiglie  e non a un corpo docente sindacalizzato,
  delle  opportunità  importantissime  e  rivoluzionarie  rispetto  al
  passato.

    CAPODICASA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    CAPODICASA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito di
  questa mattina ed anche quello  pomeridiano  che si è svolto fino ad
  adesso mi pare che  abbia  onorato  il  tema  all'ordine  del giorno
  sottolineandone la grande importanza  e le sue ricadute dal punto di
  vista pratico ma anche di principio.
       Io considero questo un  bene  perché, se dobbiamo giudicare dai
  commenti  che  si sono  intrecciati  in  Aula  e  anche  da  qualche
  informale presa di  posizione  di  colleghi  della  maggioranza,  si
  dimostra che discutere, dibattere  non  è  del tutto vano, che forse
  sarebbe stato utile  magari  questo  dibattito  favorirlo per tempo,
  anticipatamente, magari investendo  più  largamente di quanto non si
  sia fatto le  rappresentanze  scolastiche,  gli utenti della scuola,
  come dice il relatore, onorevole Leanza, le famiglie, certo anche le
  famiglie.
       Parlo di un dibattito  più  vasto  che avrebbe, però, richiesto
  maggiore disponibilità di tempo,  evitando  questa  sincope  a cui i
  tempi  stretti  che  il  Governo  ha  voluto  ci  ha  costretto.  La
  Conferenza  dei  Capigruppo  ha  votato  a  maggioranza  per  quanto
  riguarda questa ipotesi, quindi  è una scelta della maggioranza.  E,
  soprattutto,  gli  organi  della  scuola,  gli  utenti,  quelli  che
  dovrebbero  essere  i  destinatari  del  provvedimento,  essendo  in
  vacanza, non hanno in  questo  periodo una particolare attenzione ai
  fatti che avvengono attorno  alla scuola. Però, il dibattito è stato
  utile.
       Vedremo se poi alle parole corrisponderanno i fatti nel momento
  in cui si presenteranno gli emendamenti, si cominceranno a delineare
  gli orientamenti di ciascun  gruppo e poi anche del Governo.  Credo,
  però, che l'importanza  della  discussione che abbiamo tenuto questa
  mattina e questo pomeriggio  debba, comunque, approdare a qualcosa e
  lo potremmo fare,  onorevole  Assessore,  se  uscissimo  tutti fuori
  dalla propaganda o dalle posizioni preconcette, perché  l'accusa che
  il Presidente della Commissione  nel  suo  intervento ha ritenuto di
  muovere agli oratori di  opposizione che sono intervenuti, in realtà
  è mal posta.
       Si tratta di un'osservazione  abbastanza  pesante  che dice, in
  sostanza,  che  le  argomentazioni   qui   portate  sono  frutto  di
  ideologismo, di preconcetto,  di pregiudizio.  Io, invece, onorevole
  Presidente, tutto ho sentito  tranne  che  motivazioni non fondate o
  mal  argomentate  nel  merito ma anche  da  un  punto  di  vista  di
  principio.   Credo  che dobbiamo  tutti  fare  in  modo  che  questa
  discussione non venga vanificata.  C'è un eccesso di protagonismo.
       Mi ero perduto l'intervento scritto su "La Sicilia"  di Catania
  del Presidente di turno dell'Assemblea, onorevole Fleres,  e  avendo
  recuperato  questa  mia  défaillance  questa  mattina   (lo   stesso
  Presidente  mi  ha  fornito copia del suo intervento)  sono  rimasto
  abbastanza colpito sfavorevolmente.
       Per  i  motivi  per  i  quali sono rimasto colpito non dovrebbe
  forse  essere troppo contento, onorevole Fleres. Ho visto che lei ha
  reagito quando, durante l'intervento dell'onorevole  Giannopolo, lei
  è stato "accusato" di malanimo nei riguardi della scuola pubblica.
       Invece,  secondo  me, l'onorevole Giannopolo  ha  perfettamente
  ragione ed ha voglia l'onorevole Granata a dire  nel  suo intervento
  di questa mattina (il che mi fa supporre che egli stesso si trovi in
  grande imbarazzo a sostenere il disegno di legge) che  il disegno di
  legge  è  rivolto  alle  famiglie,  che  cerchiamo  la  parità,  che
  cerchiamo una condizione di equilibrio tra scuola pubblica  e scuola
  privata.   Addirittura, l'onorevole Fleres, nel suo  articolo,  dice
  che si tratta di sostenere i princìpi di democrazia e di libertà.
       L'onorevole  Granata  insiste  su tre punti  che, se  volessimo
  pienamente  affrontare,  articolare  e  declinare  meglio,  dovremmo
  convenire che questo disegno di legge va radicalmente  cambiato  nei
  punti salienti.
       Che sia un disegno di legge che favorisce i ceti meno abbienti,
  le famiglie meno abbienti, è stato dimostrato,  onorevole Assessore,
  addirittura con un  certo  tono  propagandistico,  rispondendo  alle
  nostre obiezioni in un'intervista,  mi pare alla Rai: l'Assessore ha
  dichiarato che questo è un disegno di legge che la sinistra dovrebbe
  sostenere volendo con questa affermazione, suppongo, attribuire alla
  sinistra la caratteristica di  forza  che  tutela  le  famiglie meno
  abbienti e che, di conseguenza, se  non sostiene il disegno di legge
  è  perché  ha visto male, perché  il  disegno  di  legge  tutela  le
  famiglie meno abbienti. Quindi dà un connotato sociale al disegno di
  legge.
       Insiste, infatti, nel dire che non c'è nulla che vada contro la
  scuola pubblica.  In questo ci viene d'aiuto, a smentire l'assessore
  Granata, l'onorevole Fleres il  quale  mostra,  in vari passaggi del
  suo articolo, il malanimo  che  serpeggia  in  alcuni  ambienti  del
  centrodestra, non in tutto, nei riguardi della scuola pubblica.
       L'onorevole Tricoli ha finito cinque minuti fa di  dire  che la
  scuola,   di   cui   i   nostri   figli  fruiscono,  è   la   scuola
  "post-sessantottina", ma non so cosa significhi  questa espressione.
  Dal  '68  ad  oggi  non  mi risulta che siano  state  fatte  riforme
  dell'ordinamento  scolastico nel nostro Paese,  tranne  quell'ultima
  del  Governo  di  centrosinistra  di Berlinguer che non  è  arrivata
  neanche ad essere applicata.

     VIRZI'. Perché erano decreti-circolari

     CAPODICASA. Quindi, decreti-circolari che non hanno avuto  mai la
  forza di vera e propria riforma. La riforma Gentile  era una riforma
  perché  aveva  un  disegno  unitario, ipotizzava  dei   livelli   di
  istruzione, diversi gradi di accesso al sapere e  alla  cultura  nei
  modi  che  noi  non condividiamo, ma aveva dei  princìpi  che  erano
  solidi,  ancorati  ad  una visione della formazione  dell'uomo,  del
  cittadino che aveva una sua organicità.  E poi, aggiunge l'onorevole
  Tricoli, la scuola sindacalizzata dove i professori sono...
       Io credo che, ormai, anche  il  partito di Alleanza nazionale -
  l'onorevole Tricoli non so di  quale  corrente  faccia  parte  - sia
  pervenuto ad approdi molto più moderni  di quelli che lui qui espone
  contro la sindacalizzazione, ma  neanche  Alleanza  nazionale  è più
  contro la sindacalizzazione, i  docenti  sono lavoratori a tutti gli
  effetti come qualunque operaio iscritto alla CISL, alla UIL, all'UGL
  o  a qualunque sindacato  e  hanno  il  diritto-dovere  di  tutelare
  sindacalmente i loro interessi.
       Aggiungo di più: l'onorevole Fleres dice che la  scuola  oggi è
  una  delle  casematte  della  sinistra  anzi  una  delle  principali
  casematte.
       Io non so se si pesano le parole quando si scrivono e quando si
  dicono. Si sta dicendo che la  scuola  italiana in cui per 50 anni -
  dico 50 - ha  avuto  un  ministro democristiano perché la democrazia
  cristiana tutto ha lasciato  nella  sua  lunga  storia  tranne che i
  ministeri dell'istruzione e degli  interni,  fino a quando poi non è
  venuto  il  maggioritario,  e  in  questi  50  anni  questi  stupidi
  democristiani ministri hanno  consentito - peraltro poco pratici nel
  maneggiare le leve del potere  -  che  la  scuola, la più importante
  istituzione  formativa  di   questo   Paese,   la  maggiore  agenzia
  formativa, cadesse nelle mani della sinistra senza colpo ferire; una
  casamatta che io ricordo (reminiscenze gramsciane), erano tutt'altra
  cosa rispetto a quello che  l'onorevole  Fleres qui ci ha descritto.
  Poi continua dicendo che questa scuola, peraltro, i cui docenti sono
  quelli del 6 politico,  del  30  politico, perché  all'Università si
  davano gli esami di gruppo, si dava  il 18 e, in qualche settore, si
  dava anche il 30...
       Allora, noi cosa stiamo  affermando?  Questo  è un insulto alla
  scuola, è un insulto a  quelli  che sono di sinistra che hanno preso
  gli esami col 18 politico, che  hanno  fatto  gli  esami  di gruppo.
  Questa  peraltro  è  stata   una  parentesi  limitatissima  (le  mie
  reminiscenze mi dicono) solo  in  qualche  ateneo,  a  fronte  delle
  centinaia  di  migliaia  di  insegnanti  che  operano  nella  scuola
  italiana sottopagati, malpagati che hanno assistito, nel corso degli
  anni, ad una perdita di ruolo  e di funzione che, invece, negli anni
  della scuola d'élite  erano  abbastanza  riconosciuti nella società:
  insegnanti che hanno tirato la  carretta  nei  modi  che  noi  tutti
  conosciamo.
       L'onorevole Fleres dice poi che, onestamente, senza laboratori,
  senza  attrezzature, senza palestre  questa  è  una  scuola  che  fa
  schifo. Dobbiamo dare la  possibilità ai cittadini, agli studenti di
  andare in altre scuole dove  non  ci  sono insegnanti che sono stati
  promossi con il 18 politico,  con  gli esami di gruppo, dove ci sono
  le  palestre, dove ci  sono  laboratori.  Ma  in  quale  paese  vive
  l'onorevole Fleres? Mi  dispiace  polemizzare  con lui che in questo
  momento, peraltro, presiede, ma ho  il  dovere  di  farlo  perché la
  cosiddetta libertà di scelta, onorevole  Fleres,  a cui tanto lei si
  riferisce, è puramente formale ed  è  tipica  del liberalismo; ma il
  liberalismo nel corso degli anni è mutato come è mutato il marxismo,
  come è mutato il pensiero cattolico  ed  è pervenuto anche questo ad
  approdi  temperati dove le  libertà  formali  si  coniugano  con  le
  libertà sostanziali.
       Lei  pensa  che, ad  esempio,  la  mia  libertà  di  figlio  di
  coltivatore diretto, emigrato in cerca di lavoro per nove anni fosse
  la stessa di  quello che, invece, aveva mezzi finanziari larghissimi
  per potere compiere una scelta?  No.
       Lei  pensa  che   con  1.000  euro,  oggi,  che  verranno  dati
  mediamente agli studenti o  alle  famiglie,  come qui si dice, verrà
  recuperato questo gap tra  chi ha tanti milioni e chi, invece, ha un
  reddito annuo di 20-25 milioni di vecchie lire?
       Lei pensa che saranno  quei  due  milioni a fare la differenza?
  Lei pensa che in  una  scuola  privata di qualità - facciamo qualche
  nome in Sicilia come  il  Gonzaga,  oppure la scuola dei salesiani o
  qualche scuola privata di eccellenza  - si possa frequentare con due
  milioni annui senza oneri aggiuntivi?  La  sola  retta,  lo stare in
  convitto, costano decine di milioni.
       Questo dare la mancia  dei  due  milioni prelude e allude a una
  sola cosa, non alla  libertà  di  scelta  che  è garantita sul piano
  formale  ma  non   sul   piano  sostanziale;  spinge  solo  a  dire:
  andatevene nei diplomifici
       Onorevole Assessore, io  sto  intervenendo  per  stima nei suoi
  riguardi e per  amicizia  perché  l'onorevole Speziale ha parlato da
  cittadino, l'onorevole Tricoli  ha  parlato  da  padre  di famiglia.
  Siccome io condivido tutti gli interventi che l'opposizione ha fatto
  in quest'Aula, avevo deciso di non intervenire ma adesso, come padre
  di famiglia no perché  i  miei  due figli sono prossimi alla laurea,
  quindi non sono  interessato  a  questi  aspetti, come cittadino non
  posso spogliarmi  della  responsabilità  di parlamentare; intervengo
  solo per amicizia nei suoi riguardi perché la conosco personalmente,
  so quali sono le  sue ascendenze culturali e devo dire che condivido
  tanti passaggi della  sua  attività  di  Governo,  fatta eccezione e
  depurandola da un  certo  eccesso di presenza sulla stampa. Infatti,
  come  diceva  qualcuno,   se   Einstein   avesse   dovuto  fare  una
  dichiarazione al giorno ai  giornali,  come  oggi  si  fa, anche lui
  avrebbe detto delle sciocchezze
       A parte questo, non ho alcuna remora a dire che ho simpatia per
  alcuni atti di  Governo  e  alcune posizioni che l'onorevole Granata
  nella sua attività, sia  in  quanto Assessore al ramo, sia in quanto
  Assessore tout  court,  ha  preso  nel corso di questi mesi. Quindi,
  ritengo che la mia stima sia ben  riposta, ma qui lei mette la firma
  su un disegno di legge che se  va  in  porto  in questi termini è un
  obbrobrio.
       Nell'antica Akragas funzionava l'agorà, per assumere quelli che
  venivano chiamati 'ordinamenti', le leggi, che si dava una città: si
  riuniva l'assemblea dei maggiorenti  nella  famosa cavea antica, che
  lei conosce.  Ebbene vigeva  una  regola:  chiunque  poteva proporre
  una legge da approvare; se questi riusciva a sostenere con argomenti
  la bontà e gli effetti di  quella  legge  con  dovizia  di argomenti
  convincenti, l'Assemblea l'approvava.  Ma  la  responsabilità  degli
  esiti ricadeva su chi l'aveva proposta.

     PRESIDENTE. Onorevole  Capodicasa,  la invito a concludere il suo
  intervento.

     CAPODICASA.  Rinvio  il  secondo  turno  all'articolo  1,  perché
  purtroppo sono ancora all'inizio dell'intervento.  Quindi, staccherò
  subito ma interverrò successivamente.
       In  quell'occasione  la  responsabilità ricadeva sul proponente
  della legge. Quando  poi,  dopo  un anno, dopo due anni quella legge
  non dava i frutti su cui  il  proponente  si era impegnato, scattava
  l'ostracismo:  l'Assemblea  votava   l'ostracismo,  come  voi  tutti
  sapete,   e   molti  sono   andati   in   esilio,   subendo   l'onta
  dell'ostracismo.
       Ora, quello che  conta  in  questo caso non è solo approvare la
  legge ed  oggi  diciamo,  in qualche misura, propagandarne eventuali
  pretesi effetti benefici,  ma  quando  però  questa legge entrerà in
  vigore lei non  potrà  dire  che non aveva visto alcune cose, perché
  qui sono state dette, sono state sviscerate.
       Gli interventi che  da  questa mattina si sono susseguiti hanno
  puntualmente fatto rilevare  quali  sono gli effetti negativi che si
  possono produrre.
       Allora, diciamoci le cose come stanno:  visto che il Presidente
  mi ha richiamato  e  normalmente  sono  ligio alle regole, non posso
  continuare ad argomentare  alcune  cose che nel merito volevo dire e
  non solo nel merito ma intorno all'argomento.
       Volevo però che concludendo questo primo argomento si lanciasse
  un messaggio alla maggioranza.
       Ieri  l'onorevole  Fleres,  intervenendo  sulla questione della
  sanità, ci ha  detto: 'Noi vinciamo, è inutile che chiediate il voto
  perché  siamo di  più'. Ci mancherebbe altro  Sappiamo che vincerete
  perché avete i numeri.
       Poi, molto spesso,  succede  che chi vince nei parlamenti perda
  fuori, non è  che vincere qui dentro significa...  A noi è capitato,
  è capitato a tanti altri, quindi qui vincete, poi fuori vedremo.
       Abbiamo  tutte   le   nostre  iniziative  e  le  dispiegheremo,
  onorevole Fleres. Ma  vorrei  che  non perdesse la scuola siciliana,
  non  che non  perdesse  il  centrosinistra,  che  non  perdessero  i
  cittadini perché  se  fosse  un  provvedimento  revocabile,  cioè ad
  esempio tra un  anno,  tutto  sommato,  si potrebbe tornare indietro
  senza che succeda niente anche se va male, allora si potrebbe anche,
  da parte nostra,  scegliere  la  via propagandistica, come del resto
  fate voi, sparare e  trovare  tutto il consenso a queste norme che è
  molto largo.
       Però sono convinto che questo  è  un  po'  come  l'articolo 23:
  abbiamo  aperto  in  Assemblea  nel  millenovecento  e  qualcosa  un
  capitolo che nel corso degli anni  ci  ha portato ad impegnare quasi
  400  miliardi l'anno per  l'articolo  23  che  riguarda  i  precari.
  Questo è un capitolo analogo che  si  apre  perché parte così ma noi
  abbiamo calcolato - speriamo di  essere cattivi calcolatori - che da
  qui a qualche anno questa è  una  legge  che  avrà  bisogno di tante
  centinaia di miliardi, e a quel punto non sarà più possibile tornare
  indietro perché  gli interessi  si  saranno aggregati, gli interessi
  si saranno organizzati, gli interessi premeranno su chi governerà in
  modo  talmente  potente  da   condizionare   la  libera  scelta  del
  Parlamento.
       Pensiamoci in tempo prima  di  sfasciare  una  delle poche cose
  che, comunque la si giudichi,  è un'istituzione nel nostro Paese che
  credo abbia contribuito a formare la coscienza nazionale di cui oggi
  tutti meniamo vanto.
       Uso dire che sono due le  cose  che  hanno  fatto  la  nazione:
  quando Cavour diceva 'L'Italia è fatta,  bisogna fare gli Italiani';
  gli  Italiani li hanno fatti  la  scuola  unica  e  la  televisione,
  purtroppo, perché  è riuscita a creare un senso comune.
       Allora vediamo, almeno su  questo punto, di essere più prudenti
  di quanto, fino a questo momento,  non  lo  siate  stati.  Il resto,
  alla seconda puntata.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Acierno.  Ne ha
  facoltà.

     ACIERNO. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  devo  dire che
  dopo l'intervento dell'onorevole Capodicasa mi viene quasi difficile
  prendere la parola, anche perché  più  di  destra di così non si può
  essere.
       Credo però che il  dibattito  sia  andato oltre il senso di ciò
  che l'articolato di  questa  legge  dice.  Si  è aperto un dibattito
  interessantissimo che,  probabilmente  è opportuno rinviare ad altra
  data ma è da  affrontare,  in  quanto  il  tema della scuola e della
  formazione è sicuramente un tema centrale della vita e della società
  non solo siciliana, ma italiana in genere.
       Questa legge  non  riguarda  l'organizzazione  nè  della scuola
  pubblica nè della scuola  privata, ma un nuovo rapporto che si vuole
  creare nei confronti della famiglia.  Un rapporto diverso quindi che
  non incide  minimamente  sull'attuale assetto della scuola Italiana,
  che è sicuramente migliorabile e perfettibile.
       Non c'è dubbio  che  da  parte dell'opposizione l'interesse per
  ora è quello di  tirarla  per  le  lunghe  e  possiamo  discernere e
  discutere  di  tutto   quello   che  vogliamo,  però  alcuni  spunti
  l'opposizione li ha tirati fuori e sono assolutamente condivisibili.
  Il rischio è quello di foraggiare, attraverso un finanziamento fatto
  alla famiglia, i  diplomifici  che  non  sono  più  scuola di nessun
  ordine e di nessun grado.
       Se nell'articolato  dobbiamo  dunque  prevedere  una  serie  di
  paletti per evitare  che  la famiglia possa, con il proprio reddito,
  continuare a foraggiare  non  una  scuola, ma un'impresa di diplomi,
  abbiamo il dovere di intervenire nella fase emendativa.  Ma, ripeto,
  questa legge non è  rivolta  nè  ai  diplomifici nè ad alcune scuole
  private in dispregio della scuola pubblica.
       Anche qui io inviterei il  Governo a includere già nella legge,
  e non a rinviare, il paletto che dice qual è il reddito per il quale
  scatta il buono scuola.  Perché  noi  stiamo  parlando, sicuramente,
  delle famiglie povere.
       Nessuno dell'opposizione, ma  neanche della maggioranza ha, per
  esempio, citato la famiglia che abita  in  un  comune nel quale - ci
  sono tanti casi in Sicilia -  non  esistono  le  medie-superiori e i
  propri figli sono costretti  ad  andare  nel  comune  limitrofo  per
  potere completare il ciclo degli studi.  Tutto  questo è un costo in
  più che sopportano le famiglie,  perché  richiede il trasporto e una
  perdita maggiore di tempo.
       In tanti casi  quindi  quella famiglia è costretta ad iscrivere
  il proprio figlio  nella  scuola  privata  del proprio comune per la
  carenza della scuola  pubblica  e  noi interveniamo, anche in questo
  caso, aiutando quella famiglia nei costi.  Allora, non esca e non si
  dica che questa legge  vuole  andare  a  dare  soldi  a  un  sistema
  scolastico corrotto
       Questa  legge,   estremamente   chiara   nel   suo  articolato,
  contribuisce ad aiutare   le famiglie che non hanno mezzi finanziari
  per aiutarle nella  cultura  dei  propri  figli.  E non mi preoccupa
  quanto già  detto, sia  dall'onorevole Capodicasa sia dall'onorevole
  Speziale, e cioè che ci sia un rischio per il bilancio della Regione
  negli anni futuri.
       Noi non daremo,  preventivamente,  una lira ad alcuno.   Daremo
  il buono scuola a  chi  ne  avrà  diritto, dopo che la famiglia avrà
  sostenuto quel  costo.  Noi  rimettiamo  nell'economia  siciliana il
  contributo, non lo  andiamo  ad infilare nelle casse di nessuno, per
  cui, la famiglia,  recupererà  delle  somme  già spese e chiaramente
  potrà utilizzarle per altre necessità.
       Quindi, non vedo  il  rischio  paventato  che il bilancio della
  Regione possa tra  tre,  quattro,  cinque  anni  esplodere per tutto
  ciò; in realtà  c'è  un  meccanismo  economico  inverso  per  cui le
  famiglie  avranno dei  soldi  in  più,  per  esempio,  da  investire
  nell'alimentazione  piuttosto  che nell'abbigliamento, piuttosto che
  in altri generi, perché  così è.
       Ottima  legge,   dunque,   alcune   migliorie   -   lo   chiedo
  all'assessore - sarebbe  opportuno  che  uscissero anche dal Governo
  direttamente, cioè il  paletto,  già  sul  testo  di  legge, per  il
  reddito, evitando di trascinarci  oltre  la legge. Un'altra cosa che
  mi è poco chiara - ma forse  è  soltanto  un fatto di scrittura - il
  buono scuola serve a far sì  che  una  famiglia  possa  sostenere il
  costo della scuola anche con  l'aiuto  della  Regione, ma, quando si
  parla  di scuola statale, la scuola  statale  non  ha  un  costo  di
  iscrizione per la famiglia,  allora  nell'articolato anche questo va
  sicuramente meglio spiegato, perché  si  rischia di creare una falsa
  aspettativa rispetto a un dato che chiaramente non è.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevole  assessore e onorevoli
  colleghi io non voglio banalizzare il  dibattito, che fino ad ora ho
  ascoltato, in riferimento al  testo  che  è  stato  predisposto  per
  l'Aula; non voglio certamente  banalizzare,  come  in  qualche  modo
  rischia  di  apparire, ciò che  è  stato  detto  da  colleghi  dello
  schieramento di minoranza e  di  opposizione che mi hanno preceduto,
  ma anche la sofferenza in  alcuni  casi,  l'imbarazzo in molti casi,
  che ho rilevato in colleghi  che  fanno  parte della maggioranza che
  sostiene questo Governo.
       Perché di imbarazzo ne è stato espresso, che non è soltanto una
  sensazione, uno stato d'animo, assessore, ma è la consapevolezza che
  il vostro, il  suo  disegno  di  legge,  l'articolato, così  come  è
  congegnato, rischia non di  essere  la legge sul buono scuola, ma, a
  conclusione del percorso  che state attivando, produrrà, lo dico con
  certezza, quella che  io  chiamo  'la legge sulla rottamazione della
  scuola  pubblica',   perché   state  scegliendo  di  incentivare  la
  partecipazione alle scuole  private, piuttosto che il mantenimento e
  il proseguimento degli  studi nella scuola pubblica siciliana.
       E un po'  somiglia molto al provvedimento sulla rottamazione, è
  come se deste dei  soldi  per  cambiare  la macchina; in questo caso
  darete  dei soldi  per  cambiare  la  scuola.
       Voglio, quindi,  seriamente  stare dentro, non alla propaganda,
  ma  anche al  merito  di  alcune  affermazione,  per  ultime  quelle
  dell'onorevole Acierno, che  non  mi  sembra che, rispetto ad alcuni
  suoi dubbi,  ad  alcune  sue preoccupazioni sull'indeterminatezza di
  questo testo, possa in qualche modo conseguire l'effetto sperato.
       Quello che mi  preme  sottolineare,  rispetto a questo testo, è
  che noi siamo la prima  regione  in  Italia  che  si avvia a fare un
  provvedimento di  monetizzazione  tout-court  di  un diritto sociale
  senza avere una  legge  che si potrebbe definire "sui livelli minimi
  essenziali" del diritto alla formazione in Sicilia.
       Insomma, non c'è  una legge sul diritto allo studio, continua a
  non esserci una  legge  sul  diritto  allo  studio, non si affermano
  principi  universalistici  che,  in  qualche  modo,  riguardano  gli
  studenti e le studentesse siciliane,  oltre che le famiglie - perchè
  non ci scordiamo che ci sono  le  famiglie ma ci sono gli individui,
  le persone, i ragazzi e tutto questo viene messo nel dimenticatoio.
       Siamo partiti al  contrario:  si monetizza, intanto, un bisogno
  per poi affermare i diritti, chissà quando e chissà se succederà
       Seconda  questione.   Abbiamo,   con  questo  testo  di  legge,
  capovolto quello che  voi  chiamate  "il  contributo alle famiglie",
  cioè io posso arrivare  a sostenere il senso di un provvedimento che
  si pone il  problema  di  recuperare  lo  svantaggio  sociale per le
  famiglie a più basso reddito, rispetto alle difficoltà di accesso al
  sistema formativo, perchè è  vero  che  c'è il sistema pubblico ma è
  anche vero che  ci  sono  ragazzi, famiglie che nel sistema pubblico
  non hanno gli stessi costi,  secondo la distanza, secondo le offerte
  formative presenti nel territorio.
       E,  allora,  avrei   potuto  comprendere  e  capire  se  questo
  provvedimento si fosse, in qualche modo, costruito sul fondamento di
  sostenere le famiglie su  quello  che  è  contenuto nell'articolo 5,
  cioè prevedere che le  maggiori  risorse  finanziarie che la Regione
  vuole mettere a disposizione per  la  parità  di accesso nel sistema
  formativo fossero rivolte  al  sostegno  all'attività  didattica  e,
  quindi, ai costi che  le  famiglie  devono  sopportare  nel  sistema
  formativo di qualunque tipo.

     SPEZIALE. Ci sono 280 milioni.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali  e ambientali e per la
  pubblica istruzione. Ci sono 5 miliardi, è un errore materiale.

     CRACOLICI. So che ci  sono 2.500.000 euro, non è questo il punto.
  Su un provvedimento  che  definisce  65  milioni  di euro, su questo
  disegno di legge,  abbiamo  la  parte che probabilmente si rivolgerà
  alla platea più larga,  perchè quella sì si rivolgerà sia ai ragazzi
  che frequentano la  scuola  pubblica  statale,  sia  ai  ragazzi che
  frequentano la scuola privata.
       Bene, questa parte, che avrà la platea più numerosa, è la parte
  che viene vissuta,  io  dico  viene  "appiccicata" a questo testo di
  legge con l'obiettivo,  poichè  sarà  la  componente  più estesa, di
  avere nulla, o poco più di nulla.
       Avrei capito, Assessore  Granata,  se  lei  avesse,  in qualche
  modo, introdotto questo stesso provvedimento alla luce, anche, di un
  riordino della legislazione  e delle risorse che attualmente vengono
  trasferite alle  famiglie  attraverso,  ad  esempio,  l'istituto dei
  buoni libro che,  probabilmente, dentro una legislazione unificata e
  unitaria così come,  non  solo  afferma  la Costituzione, afferma la
  legge  sulla  parità,  in   qualche   modo  avremmo  determinato  la
  conseguenza  anche di  innalzare  lo  stesso  importo  che  oggi  le
  famiglie siciliane ricevono  a  sostegno  dei  figli che vanno nella
  scuola pubblica.
       Tutto questo, invece, viene separato inspiegabilmente per cui -
  arrivo al paradosso e arriveremo al  paradosso - ciò che è contenuto
  nell'articolo 5 si andrà ad aggiungere  a  quello  che  oggi, con la
  legislazione vigente, esiste in  materia di trasferimento di risorse
  a sostegno del diritto alla formazione.
       In realtà tutto  questo  non c'è, non per poca attenzione.  Voi
  state contrabbandando, e lo voglio dire con molta nettezza, una cosa
  che rischia di essere una sorta di camicia di forza.
       Voi  dite:  "ci   siamo  presentati  ai  siciliani  col  nostro
  contratto". Il Presidente  Cuffaro  ieri  l'ha ricordato a proposito
  della sanità, assumendo  un vanto nel dire:  "noi vogliamo sostenere
  la sanità privata" e  ha  aggiunto  un  collega,  forse  l'onorevole
  Speziale,  che  finanziare   la   sanità  pubblica  costituisce  una
  concorrenza sleale nel sistema sanitario siciliano.
       Detto questo continuate  a  dire:  "la legge sul buono scuola è
  una  legge che  costituiva  impegno  con  gli  elettori  siciliani".
  E'vero.
       Ma, proverei a chiedere  a  tutti  voi e a tutti noi (visto che
  qui siamo un Parlamento  e  non  siamo  uomini  che hanno portato il
  cervello all'ammasso, almeno,  spero):  avete  preso  un impegno con
  gli elettori siciliani  su  un  titolo, il problema è lo svolgimento
  del titolo, è quello che sta dentro quel titolo.
       Insomma, lo svolgimento  di  un  titolo come la legge sul buono
  scuola non è  uno svolgimento, come dire, che obbligatoriamente deve
  andare  in  un'unica   direzione.   Io   lo   dico  all'assessore  -
  l'onorevole Capodicasa si è  rivolto  a  lei  in nome di un rapporto
  amicale  -  nella  sua  responsabilità  istituzionale;  lo  dico  ai
  colleghi  parlamentari,  a tutti  i  colleghi  parlamentari:  non  è
  obbligatorio che il testo sul buono  scuola sia il testo che è stato
  presentato a quest'Aula.
       Se c'è la  volontà  vera  di  sostenere  le famiglie (come dice
  l'onorevole  Acierno), di  sostenere  le  famiglie  più  povere,  di
  sostenere la libertà di  scelta,  sì  la libertà di scelta, e allora
  sosteniamo le famiglie per consentire loro la libertà di scelta.  Ma
  la libertà di scelta non è costituita da un incentivo per qualcosa e
  da un disincentivo per qualcos'altro.
       E allora, se deve esserci la libertà di ogni individuo di poter
  scegliere, dobbiamo  mettere  quell'individuo  nelle  condizioni  di
  scegliere senza che  in qualche modo ci sia qualcosa che costituisca
  un vantaggio e qualcosa che costituisca uno svantaggio....

    (Interruzioni da parte dell'onorevole Acierno)

     CRACOLICI....lei, onorevole Acierno,ogni tanto ha la  bontà    di
  contraddirsi; ha appena  detto  una  serie  di  cose,  che  in parte
  condivido, scuole private nei paesi non ce ne sono. Guardi la voglio
  informare....

    ACIERNO. A Gela ci sono.

    CRACOLICI.   Gela  non  è  un  paesino,  mi  consenta  di  finire,
  altrimenti voi potrete indignarvi, potrete accusare l'opposizione di
  fare demagogia, ma  l'unico vero effetto che questa legge si propone
  non é, onorevole Leanza, di sostenere le famiglie che stanno a cuore
  a tutti noi,  c'é  qualcuno  che,  con maggiore sensibilità, vede la
  famiglia come luogo  esclusivo e principale della formazione e della
  vita di una persona; c'é  chi,  come  me,  pensa che la famiglia sia
  una delle componenti essenziali, che ha un compito di educazione, ma
  l'uomo, la persona, il soggetto  rimane  portatore di diritti, e non
  il luogo dove esso vive.
       Ma,  al di  la  delle  differenze  culturali  o  di valore  che
  possono dividerci, dobbiamo  saperlo  -  e  dobbiamo  saperlo tutti,
  anche qualche collega  disinteressato che alla fine alzerà la mano o
  darà il suo sì a  questo  disegno  di  legge  -  che  noi con questo
  provvedimento diamo  soltanto,  indirettamente  ed esclusivamente, i
  soldi alle scuole private di bassa qualità.  Questo dovete saperlo
       Quando, infatti, persino  nella  scuola  privata c'è un sistema
  che in qualche modo  ha consentito ad alcune scuole di potere essere
  equiparate agli stessi  percorsi formativi ed educativi della scuola
  pubblica, ed altre scuole  ne  sono  escluse perché  non hanno né  i
  parametri né  la logica formativa ma soltanto una logica di impresa,
  se voi, con questa legge uniformate tutto, cancellare le differenze,
  ma a chi state  facendo  un  regalo?
       Mi giunge voce che  in  questi giorni e in queste ore di inizio
  del nuovo anno  scolastico ci sia persino una campagna pubblicitaria
  da parte di  alcune imprese scolastiche che offrono al mercato della
  formazione il proprio servizio formativo non in nome di qualità, non
  in nome di un  percorso  didattico innovativo, non in nome del fatto
  che attraverso l'iscrizione alla scuola privata riceveranno il buono
  scuola.
       Voi  questo   state   realizzando, ed  ha  ragione  l'onorevole
  Capodicasa: noi non  siamo  in  presenza  di una legge sbagliata che
  agisce  soltanto ed  agirà  soltanto  sull'oggi,  è  una  legge  che
  produrrà un danno  strutturale  alla  scuola  siciliana  e  un danno
  strutturale al sistema  finanziario  di questa Regione.
       Ecco  perché,   colleghi   della   maggioranza,   vi  invito  a
  ripensarci, vi invito  a  riflettere,  vi  invito in qualche modo ad
  avere a cuore la possibilità che nella nostra Regione la formazione,
  con tutte  le  difficoltà  gentiliane,  post-sessantottine,  con  la
  scuola oggi delle autonomie,  con  la  scuola che in qualche modo si
  sta ponendo l'obiettivo  di  cambiare  se  stessa,  anche  dentro un
  quadro  di  competizione  dentro  lo  stesso  sistema  della  scuola
  pubblica italiana, e  spero anche siciliana, vi invito dicevo a fare
  in modo che  questo  patrimonio resti un patrimonio unitario,  resti
  un patrimonio essenziale  per  l'identità  di un Paese.
       Evitate che oltre  ai  tanti svantaggi di nascere e crescere in
  una  regione  come  la   Sicilia,  a  causa  dei  maggiori  problemi
  occupazionali, delle maggiori  difficoltà  di inserimento nella vita
  lavorativa,  si  crei  un   sistema   che  costituirà  un  ulteriore
  svantaggio, con una formazione differenziata non solo tra la Sicilia
  ed il resto dell'Italia, ma all'interno della nostra stessa Regione,
  tra aree, tra grandi città e piccoli centri.
       Insomma non vorrei -  e  temo  che  così  sarà - che il sistema
  della  rottamazione  della   scuola  pubblica  servirà  non  solo  a
  finanziare  la scuola  privata,  che  c'è,  ma,  soprattutto, a  far
  crescere un altro grande sistema che somiglia molto al sistema della
  sanità.  Perché  la sanità  privata  non  è  brutta  di  per sè, c'è
  sanità privata e  sanità  privata.  E  dentro  il sistema scolastico
  siciliano rischiamo soltanto  di  favorire  ed incentivare la scuola
  peggiore, la scuola che  ha  solo il problema del profitto e che non
  ha alcun  interesse ad  educare e formare le classi dirigenti per il
  futuro di questa Regione.

     PRESIDENTE.  E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Formica. Ne ha
  facoltà.

     FORMICA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, qualcuno, come
  rilevava l'onorevole Capodicasa  ha  parlato  a  nome  della società
  civile, qualcuno ha  parlato  come  padre  di  famiglia, io parlo da
  parlamentare e da  rappresentante  di  Alleanza  Nazionale  e voglio
  rilevare solo alcune cose.
       Non sono uno  specialista  della materia, non sono un tecnico e
  aborrisco coloro che  si  dichiarano  anche  tuttologi,  però alcune
  considerazioni bisogna farle e  mi  limito a fare una prima parte di
  intervento  di carattere  generale  breve, per  entrare  nel  merito
  successivamente.
       Non vorrei, come  diceva  ieri  l'onorevole Cintola a proposito
  dell'atteggiamento che  il  centro-sinistra  ha  avuto nei confronti
  della mozione sull'assessore Cittadini, che, pur di fare opposizione
  a tutti i costi,  seguano  la  via del 'tanto peggio, tanto meglio'.
       Non vorrei, cioè, che la Sinistra - così come è avvenuto ieri a
  proposito della mozione sul decreto sanità - pur di fare opposizione
  a qualsiasi costo, alla  fine si è dovuta accontentare di una brutta
  sconfitta, di una  brutta  smentita, senza ottenere nulla ed essendo
  solo riuscita a  ritardare  i  lavori del Parlamento di qualche ora.
       Perché  dico questo?  Perché, sin  dall'inizio, il  Governo  ha
  detto  subito e lo  ha  precisato  -  ed  ha  fatto  bene  anche  il
  Presidente della Commissione  ma  anche  altri  oratori  che si sono
  succeduti - che qui  stiamo parlando di un intervento a favore delle
  famiglie siciliane.
       Non è la riforma  della scuola, non è la riforma dei corsi, non
  è la riforma  dell'offerta  formativa, ma si tratta semplicemente di
  un aiuto alle  famiglie,  di soldi che questo Governo, coerentemente
  al programma elettorale  con il quale si era presentato davanti agli
  elettori, cerca di portare avanti e di mantenere.
       Qualcuno dovrebbe dire  "finalmente  un  po'  di  coerenza  tra
  quello che  si dice e quello che poi si fa', invece si cerca a tutti
  i  costi  di  criminalizzare parlando di altro, parlando cioè di una
  riforma della  scuola  che non c'è, di una riforma dei corsi che non
  si  propone,  di  un  intervento  legislativo  sulla  materia  della
  formazione   che  non  c'é.  Quindi,  riconduciamo  il  dibattito  e
  l'analisi su  questo  disegno  a  quello  che  é:  si  tratta  di un
  contributo ai siciliani.
       La  sinistra  dice  di  non  essere d'accordo;  ma prima questo
  contributo non  c'era,  si tratterà di poca cosa, è vero, ci fossero
  più risorse, daremmo  anche  dieci milioni all'anno, ma si tratta di
  soldi che prima  nessuno  dava ai siciliani e che ora questo Governo
  sta dando loro.
       Si  dice  una  serie  di  altre  inesattezze dipingendo a tinte
  fosche.  Ne  cito  una:  "i  banditi dei diplomifici'. Ma come avete
  bene  spiegato  voi  stessi,  i  diplomifici già c'erano, ci sono da
  molti anni a questa parte, con una piccola differenza ...

     CAPODICASA.  Che non sono finanziati dalla Regione.

     FORMICA  ...  con una piccola differenza, ed in questo vi abbiamo
  scavalcato.  Infatti,  mentre  prima presso i 'diplomifici' potevano
  andare  soltanto  i ricchi, soltanto gli asini ricchi che avevano le
  risorse,  ora  diamo  la  possibilità  anche  agli  asini  poveri di
  frequentare i diplomifici.
       Colleghi  della  sinistra,  ma  quale padre di famiglia manda i
  propri figli  in  una  scuola  che  non funziona?  Ma quale padre di
  famiglia pensa  di  fare  educare i propri figli in scuole che tutto
  sono tranne che scuole?
       Si  tratta  di  una  minima  porzione  di  utenti asini che nei
  diplomifici  sono  sempre  andati e nei diplomifici continueranno ad
  andare in tutti i Paesi del mondo.
       Si è  detto  in quest' Aula, anche da parte di alcuni esponenti
  della  sinistra,  salvo  poi a proporre altre cose, che questa legge
  è inemendabile.
       Mi  chiedo:  se  un esponente del Governo, un uomo politico, un
  assessore,   un  ministro,  chiunque  esso  sia,  viene  in  un'Aula
  parlamentare  e  dice  durante  la  discussione  generale  di essere
  disponibile   ad   accogliere  i  suggerimenti  che  possano  essere
  migliorativi  del  testo di legge, questa non è una dimostrazione di
  debolezza,  questa  è  una  dimostrazione  di  grande  forza, perché
  soltanto chi non è disposto ad accogliere suggerimenti è debole.  Ma
  chi viene  qui e dice di essere disponibile al confronto dimostra di
  essere forte perché vuole discutere.
       Alleanza Nazionale è pronta ad emendare questa legge, perchè la
  proposta  governativa  è  un  conto,  il Parlamento è un'altra cosa.
  Anche  noi  pensiamo  che  su alcuni punti sia mecessario presentare
  emendamenti   migliorativi   della   normativa   e  siamo  pronti  a
  discuterne.  Quali sono questi punti?
       Per  esempio, laddove si parla di consentire assenze fino al 30
  per  cento del numero complessivo dei giorni di scuola; noi pensiamo
  che  questa  percentuale sia eccessiva e presenteremo un emendamento
  che riduce molto questo limite.
       Per  esempio,  sulla  questione  del  cosiddetto  accesso  alla
  parificazione,   cioè  sulla  questione  dei  requisiti.  Anche  noi
  pensiamo  che sia necessario restringere molto le maglie per evitare
  che  ci  siano i 'banditi' con cui qualcuno con espressione colorata
  identificava gli stipendifici di prima.
       Anche  noi  pensiamo che bisogna che ci siano dei requisiti più
  stringenti  perché  una  scuola  sia  degna di essere chiamata tale.
  Quindi,  anche  noi  ci  apprestiamo,  ci  attrezziamo  affinchè  la
  normativa  sia  migliorata.
       Pensiamo,  ad  esempio,  di introdurre una norma o una modifica
  per cercare  di  premiare  di più le fasce di reddito più deboli per
  vedere  se  è  possibile  introdurre  un tetto più stringente per le
  fasce  più  deboli.  Noi  ci attrezzeremo a migliorare la normativa,
  ma, per favore, finiamola col dipingere tutto ciò che viene proposto
  come se fosse l'apocalisse, come se da quel momento in poi nulla più
  fosse  possibile  (addirittura  si  è  parlato di possibilità di non
  ritorno) e cerchiamo invece di instaurare un buon rapporto a livello
  parlamentare.  In  occasione  della  discussione  della  legge sugli
  appalti  abbiamo  fatto  ciò  che non era stato possibile fare negli
  ultimi 10  anni  e  lo  abbiamo  fatto  col  concorso  di  tutto  il
  Parlamento;  abbiamo  approvato  un'ottima  normativa,  equilibrata,
  garantista,  trasparente  e  nel  rispetto  totale  della  legalità.
  Quindi,  l'atteggiamento  che  si chiede alle forze di opposizione è
  quello  di  collaborare  a  migliorare,  perchè  qui  non  siamo 'il
  Governo',  qui siamo in un'Aula parlamentare e il Parlamento è altra
  cosa;   a   meno  che,  in  maniera  pregiudiziale,  non  si  voglia
  dichiarare di non voler partecipare al dibattito.
       Questa,  però,  è un'altra cosa, non è attività politica, non è
  attività  parlamentare;  l'opposizione  può  scegliere la strada che
  vuole per  opporsi  a  qualcosa,  poi bisogna vedere se è una strada
  giusta,  conseguenziale,  che  paga;  comunque, alla fine, bisognerà
  rendere conto dell'attività che si è svolta.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Franchina. Ne ha
  facoltà.

     FRANCHINA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, inizio il mio
  intervento  dicendo  'viva il dibattito d'Aula' perchè da stamattina
  ascoltiamo  argomenti  interessanti  e sono stati sviscerati aspetti
  importantissimi sulla questione scuola.
       Voi  sapete  benissimo  che siamo in questo momento anche sulla
  riforma  Moratti  (proprio ieri è stato dato dal Consiglio nazionale
  della  Pubblica istruzione il via libera alla sperimentazione) siamo
  in un  momento  di  crisi  della  scuola.  Il  dibattito è aperto da
  diversi  anni  partendo  anche  da  quella  che  è  stata la riforma
  Berlinguer  poi  bloccata. Io, però, sono qui per difendere il buono
  scuola e  per ribaltare quanto è stato detto contro il buono scuola,
  cioè che è a vantaggio delle scuole legalmente riconosciute.
       Per  dimostrarvelo  dobbiamo  fare un'analisi tecnica  partendo
  dai principi di questo buono scuola.
       I  principi  sono  basati  su dei punti fondamentali:  verso le
  famiglie  e verso i ragazzi bisognosi. Penso che siano principi sani
  che  nessuno  può  contestare.  Andiamo alle accuse.  Le accuse sono
  tante;  fra  le  tante  c'è quella dello smantellamento della scuola
  statale. Non  è  così   e ve lo dimostrerò,  anzi ci sarà un aumento
  di  posti  nella  scuola  statale  rispetto  alle  scuole legalmente
  riconosciute, ai 'diplomifici' come sono state chiamate.
       Io  vi  parlo in questo momento come operatore della scuola, lo
  sono da  30  anni  e  vi  assicuro  che  anche  le scuole legalmente
  riconosciute di cui tanto male si parla, vogliono docenti preparati,
  questo ve  lo assicuro. Conosco bene il problema perchè è da 30 anni
  che  lo  seguo,  anzi  quando l'insegnante non è preparato le scuole
  legalmente  riconosciute  lo  mandano  via, cosa che non si può fare
  nella scuola  di  Stato perchè sapete benissimo che c'è una tutela e
  bisogna  arrivare  a  dei  limiti  massimi  per potere licenziare un
  docente nella scuola di Stato.
       Come genitore  vi  dico:  ma noi andiamo in cerca di un diploma
  per  i  nostri  figli  o  andiamo  in  cerca  dell'istruzione  vera?
  Riflettiamo su questo punto: mi volete trovare un genitore che va in
  cerca  soltanto  del  diploma?  Secondo  me non esiste o quanto meno
  esiste al  momento conclusivo, quando si è accorto che il figlio non
  ce la  fa,  non  è  nelle  condizioni,  non  ha  le potenzialità per
  arrivare a  certi  livelli.  Allora  si  rivolge ad un altro tipo di
  scuola.  Perchè  questo?  Per una pecca della scuola di Stato perchè
  se la  scuola  di  Stato, visto che le è stata data l'autonomia, con
  una la  legge  che  è la più importante degli ultimi anni, voluta da
  tutti,  associazioni,  Governo  e  tutti,  un'autonomia, però, che è
  soltanto  scritta sulla carta ma non attuata, ve lo assicuro questo,
  perchè  ancora  non  è stata supportata per potere essere realizzata
  nelle varie scuole.
       L'autonomia  è progettualità, è organizzazione didattica.  Cosa
  voglio dire con questo? Che qualsiasi istituzione scolastica statale
  o  non  statale,  mi  riferisco  in questo momento a quelle statali,
  visto che  si  pensa  che  la  scuola statale possa essere da questo
  provvedimento condizionata. Voi sapete benissimo che nella scuola di
  Stato non  ci sono rette ovvero le rette sono limitate rispetto alle
  scuole  private  perchè  le  spese sono diverse.  Naturalmente se un
  dirigente  scolastico  fa  un piano di offerta formativa diverso con
  attività  extra-scolastiche,  con  attività che mancano nella scuola
  istituzione  ...  Vi  porto  un  esempio.  Noi  abbiamo  ragazzi che
  escono  dalla  scuola  senza  sapere  parlare  l'inglese, una lingua
  straniera,  siamo  usciti  anche  noi senza sapere parlare la lingua
  straniera  perchè l'abbiamo soltanto studiata.  Vi immaginate in una
  progettazione  educativa  una scuola che riesca a mettere il docente
  extra,  con  un part-time, con un supporto diverso rispetto a quello
  regolamentare?  Non è un'opportunità di lavoro? non è una condizione
  migliore?  Non è un progetto educativo ulteriore che dà ai ragazzi?
       Pensate  a  quanto  noi  genitori spendiamo per il recupero dei
  ragazzi  quando  non  vanno  bene  in  una  determinata  disciplina.
  Riflettete su  questo; noi tutti, quando nostro figlio non va bene a
  scuola, spendiamo soldi per l'insegnante privato.
       Pensate che  la scuola di Stato non sia in condizione di potere
  fare  questo  supporto  in  modo collettivo, parlo di recupero nella
  scuola  di  Stato.  Quindi  questo  significa  che  una  scuola bene
  organizzata  nell'ambito dell'autonomia può aumentare anche la retta
  perchè  dà  un'  offerta  formativa diversa rispetto a quella che in
  questo momento lo Stato le permette.
       Aumentare  la  retta  significa  anche  che i ragazzi bisognosi
  possono inserirsi.
       Allora,  io scuola di Stato mi metto in condizione di aumentare
  la   retta  perchè  do  un'offerta  formativa  diversa  e  metto  in
  condizione anche i ragazzi ...

     LIOTTA. C'è la concorrenza al contrario

     FRANCHINA.  Bravo.  Io ti dimostro che questo è a vantaggio della
  scuola  di  Stato  organizzata.  Io  voglio  dimostrare che il buono
  scuola  non  è  un  elemento  negativo  nei  confronti  della scuola
  statale.  Noi  aumentiamo  i  posti  perchè  nell'offerta formativa,
  visto  che  abbiamo  avuto  anche le carenze sul patto del personale
  ATA,  nella organizzazione didattica diversa tu vai a inserire anche
  il   personale  ATA,  per  l'organizzazione  diversa  rispetto  agli
  organici esistenti attualmente a livello di normativa nazionale.
       Sto  volendo  dimostrare  in  questo  momento che è all'inverso
  rispetto  alla  via  presa;  dipende  da  noi, dall'impostazione che
  vogliamo dare a questo buono scuola.
       Si tratta di far decollare l'autonomia e la Sicilia potrà forse
  essere  l'unica  regione  che dà un supporto all'autonomia per farla
  crescere rispetto a tutta la scuola italiana.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Virzì.  Ne ha
  facoltà.

     VIRZI'.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo che una
  legge come questa sia un fatto notevole in un Parlamento come questo
  dove  spesso  ci  occupiamo  soltanto  di ordinaria amministrazione,
  mentre, come  si è potuto evincere da questo dibattito, sia pure con
  qualche forzatura, entrano in campo culture, principi, idee generali
  dello   Stato.   Quando  si  parla  di  argomenti  così  delicati  e
  incredibilmente da sponde, che una volta avremmo chiamato socialiste
  o di  sinistra, viene fuori il fatto che c'è l'individuo assoluto di
  kantiana  memoria,  quasi  che  nascessimo  sulle nuvole e non in un
  continente  preciso, non in una nazione precisa, non in una famiglia
  con i  vantaggi  o  gli svantaggi, come nel caso dei miei figli, che
  comporta la qualità anche genetica dei genitori, come se fossimo dei
  marziani
       Non   credo   all'individuo   assoluto,   credo  alla  comunità
  nazionale,  all'identità  nazionale  e  debbo dire che, siccome sono
  molto  retrò,  poi  tendo anch'io ad ideologizzare perché sono stati
  usati  argomenti  ideologici. Sentire la sinistra che mi dice che la
  differenziazione  non  è  economica  e che compiere un gradino nella
  direzione  dell'abolizione  del  dislivello  economico  mi  stupisce
  perché, vittima della scuola pubblica obbligatoria, per la posizione
  di  statali  di  entrambi  i  miei  genitori, mi sono sempre sentito
  spiegare quando si parlava di storia, di filosofia e di italiano che
  il  dislivello formativo, l'humus stesso della famiglia, gli stimoli
  intellettivi  stessi  che  venivano  all'alunno  derivavano in primo
  luogo dal dislivello sociale.
       Sempre  dagli  amici  tuoi  mi  sono  sentito dire queste cose.
  Quando  non  le  ripetevo  pedissequamente mi mettevano cinque e mio
  padre mi dava legnate e mi diceva 'sei cretino'.
       Ho  sentito  fare  una  serie  di battute sui vizi della scuola
  privata che, mi permetto dire, sono vecchie come il primo dopoguerra
  italiano.
       I  vizi della scuola pubblica.  Mi raccontava mia madre docente
  della terza media: che cos'è un'orchidacea? Sembrava un disturbo del
  pube.  Allora:  dimmi  dieci  nome  di  fiore. Fiore Giovanni, Fiore
  Giacomo, Fiore Giuseppe ... Questa è anche scuola pubblica.  Per non
  parlare  delle  lezioni private date dalla moglie del professore che
  ancora  non  era  in  graduatoria o dei ventilatori che portavano ai
  professori  perché  adottassero  certi libri di testo, magari di una
  nuova casa editrice che entrava in campo e doveva avere la sua quota
  perché  c'era  il  compromesso  storico alle porte.  Risultato:  mio
  padre, uomo dignitoso, rifilava il ventilatore e noi squagliavamo di
  caldo;  il professore accanto aveva due ventilatori.
       E  debbo  aggiungere che sono vere alcune serie di osservazioni
  che  sono  state  fatte.  Cioè che mentre araldicamente qualcuno può
  dire  di  ricordarsi  di  avere  lungamente  parlato  di  Bottai, di
  Gentile,  io  non  riesco  a  pensare  a  questi  grandi giganti del
  riformismo  educativo  italiano,  mi  vengono  in  mente  i  decreti
  delegati   di  Malfatti,  che  era  la  votazione  nei  parlamentini
  studenteschi,  zuffe  fra  studenti  (eravamo  nel  post  '68)  e si
  preparavano con i parlamentini, i delegati universitarini di domani,
  che avrebbero fatto gli assistenti col 6 politico.
       Allora,  non  bisogna né banalizzare né generalizzare. Io credo
  che  l'assessore  Cittadini  non  avrebbe  potuto  mettere  nel  suo
  decreto:  'è  fatto  esplicito  divieto di aggirare questo decreto'.
  E'  fatto  esplicito  divieto  di  non essere furbi per aggirare una
  legge, che  è  un mestiere che credo i siciliani facciano da duemila
  anni.  Non  si  può  dire 'è abolito il criterio del fatta la legge,
  trovato  l'inganno'.  Possiamo  mettere  in  campo  tutti  i paletti
  qualitativi seri che vogliamo, ci sarà sempre il più furbo che si fa
  rimborsare  duemila  presenze  al  posto  di trecento; sono cose già
  successe.
       Allora,  non  si  entra nell'ordine di idee di legiferare se si
  entra  nell'ordine  di  idee  che  tutto  è inutile, perchè qualcuno
  aggirerà la legge.
       Mi  dispiace  che  non  ci sia l'onorevole Ortisi, c'è un degno
  sostituto, non procuratore.  Io posso dire una cosa: in qualche modo
  mi riconosco  nella passione che ho visto nei loro interventi di cui
  ho la  massima  stima,  perché  è un po' come la difesa di un'antica
  tradizione   che   ha   sempre  contraddistinto  il  nostro  sistema
  educativo, che è di antica data, che viene da lontano; è un po' come
  difendere la propria creatura.
       Però,  c'è  anche  una  cosa  che dobbiamo dirci con la massima
  onestà.  Dal  secondo  dopoguerra  ad oggi, proprio per il fatto che
  non sono emersi, oggettivamente, giganti e che i giganti casualmente
  nati   in   altri   periodi   avevano   potuto   mettere   in  piedi
  sostanzialmente  un  quadro  organico  perchè avevano un particolare
  tipo  di  sistema  che  si  attagliava (e che veniva chiamato 'stato
  etico') ad  un  certo  tipo di concezione della scuola, in un quadro
  politico in cui la Nazione Italiana si identificava in un certo tipo
  di  Stato  che  suggeriva  ai  cittadini  una  missione comune, beh,
  difendere  singoli  pezzi  di quel castello antico nel quadro di una
  democrazia  moderna  impone  perfino alla destra più dura e pura una
  riflessione.
       Allora, che cosa serve? Qual è l'impronta di destra in una cosa
  che, oggettivamente, fa discutere e mette in crisi un po' tutti:  il
  fatto che dobbiamo rispondere alla sfida che ci viene da fuori casa,
  che la sfida è sul terreno della qualità della cultura, che la sfida
  è sulle specializzazioni.
       Nel 2100 bisognerà studiare più che l'anno prossimo, ci saranno
  cose   che   richiederanno   sempre   maggiore   approfondimento   e
  specializzazione  e ci saranno specializzazioni in medicina sul solo
  sistema nervoso centrale o sul solo femore e sulla sua innervazione.
       Sempre più cultura
       Allora,  debbo  dire  che  non  siamo  nel  quadro di un'Italia
  concordataria;  l'ultimo  concordato l'ha fatto Bettino Craxi.  Beh
  Detto da  qualcuno  in  orbace  io accetto il principio che lo Stato
  rivendica la totalità del sistema educativo nazionale, ma nel quadro
  di una  repubblica con una triste e tormentata storia, in cui c'è un
  grande indecisionismo  e  in cui la catena del potere e delle classi
  dirigenti  è  interrotta a tantissimi livelli, trovo strano dire che
  noi  dobbiamo  delegare  una  funzione importante al solo tableau di
  destra o  di  sinistra:  che  noi  dobbiamo sui nostri figli fare la
  scommessa della qualità, dell'intelligenza, della cultura, perché  è
  l'unica  merce  che siamo in grado di esportare. Perchè petrolio non
  ce n'è,  oro  non ce n'è, uranio non ce n'è, intelligenza ne abbiamo
  tanta e  ci conviene fare di tutto per promuoverla.  Mi stupisce che
  la  sinistra  di fronte all'abrogazione del primo gradino che era il
  dislivello  sociale faccia obiezioni, alcune delle quali fondate, ed
  entro  nel  merito.  Quando  mi  si  dice  che  il  buono  scuola  è
  finalizzato  esclusivamente  alla  frequenza,  vuol  dire che noi ci
  limitiamo  davvero  a  pagare soltanto la retta. E allora nessuno si
  scomoda a  fare  tutta  la  trafila  di questa legge per chiedere le
  100.000 lire di iscrizione al liceo classico.  Io credo che dobbiamo
  metterci  dentro  altre  voci  che  incidono  davvero  su  tutte  le
  famiglie.  L'acquisizione  di ulteriori libri di testo, perché  sono
  una vittima  storica  dei  libri  di  testo, argomento di cui non si
  parla  mai.  Beh,  perché  non debbo potermi comprare un altro libro
  di storia per vedere, ad esempio, se coincide esattamente, non nelle
  opinioni, ma  nel  racconto  dei  fatti,  con  il libro che mi viene
  propinato e imposto dal mio docente.
       Inoltre,  dovremmo fare anche un piccolo passo indietro, perché
  la  politica della livella, che mi sembra veterocomunismo, è quella,
  ad esempio,  del  buono  libro.  Io  mi  sono rifiutato di andare in
  libreria con  il mio buono libri di 120.000 lire; che senso ha darlo
  anche a  me .  Date  il  mio  buono libro, dategliene due a qualcuno
  davvero povero.  Integriamo.  Io non capisco come la sinistra si sia
  atteggiata  su  questo  buono  libro  a  tutti,  pure al visconte di
  Bragelone.   Noi   regaliamo  i  libri  al  visconte  di  Bragelone,
  all'abate Faria,  al conte di Montecristo, perfino a me che, come si
  sa, con  i  libri  non ho un grande rapporto, soprattutto con quelli
  della scuola pubblica.
       Diceva Winston Churchill  che la democrazia ha l'unico merito -
  perché  Winston Churchill non conosceva la storia della Sicilia - di
  non vedere spargimenti  di  sangue  per  le  strade, di non produrre
  sommovimenti sociali, ha  questo  unico  pregio,  per  il resto è il
  metodo più lento  per produrre un qualsiasi cambiamento.  Ed è così,
  perché  stiamo parlando  di  "de  minimis".  Una volta si diceva "de
  minimis non curat praetor", cioè neanche il pretore.  Noi Parlamento
  ci stiamo occupando  di  una  cosa  su  cui, entrando nel merito, si
  trova un plafond  di  buon senso comune, di buona volontà collettiva
  per procedere e  fare  le  cose  più  serie.  Anche  perché  non  si
  legifera mai per  gli  angeli.  Le  grandi  dinastie,  le  monarchie
  assolute, i regimi totalitari fanno degli editti, degli ukase in cui
  si usano parole  come  eternità,  principi  che  non tramontano; noi
  legiferiamo per la Sicilia  di  oggi  e  di  domani  e che è sotto i
  nostri occhi, cioè come si suol dire "hic et nunc".
       E  allora,  è  vero che esiste qualche 'diplomificio', ma debbo
  dire  che  trovo  più  nobile  questo tipo di fabbrica rispetto agli
  'stipendifici'  di  40  anni di opere pubbliche in Sicilia, di dighe
  non  finite,  di  autobus  che  costavano  il  triplo  di quello che
  costavano  normalmente sul mercato, di lavoratori pagati per restare
  a  casa,  perché  erano  di  alta specializzazione e siccome la loro
  specializzazione, non si sa per causa di chi, è bloccata, li teniamo
  a casa  e  diamo loro lo stipendio.  Per competere nel mondo moderno
  non  può  e  non  deve  accadere,  fermo  restando  che ogni società
  presenta  i  suoi ragazzi meno attenti, meno volenterosi, che magari
  poi  si  rileveranno geni del circo equestre;  beh, perché  dobbiamo
  dire che  non  debbono  avere il diritto. A Palermo sempre c'è stato
  qualche  istituto  che ha avuto questa nomea, ma l'anticorpo sociale
  era che  tutti  sapevamo  che  un certo tipo di borghesia mandava il
  figlio là  perché  il  figlio  era cretino. Invece, un certo tipo di
  borghesia  intelligente  spendeva  un  po' di più e lo mandava nella
  scuola seria, che significava avere una marcia in più.
       Queste  sono  cose  trasparenti  che tutti francamente dovremmo
  avere  presenti,  non  soltanto alla nostra coscienza, ma anche alla
  nostra  memoria  cronachistica  fino  ai  giorni  nostri.  E allora,
  integriamo  la voce frequenza, perché  sembra che stiamo mettendo in
  campo un  banco  di  soldi soltanto per fare pagare le rette a certi
  istituti.   Il  sospetto  è  legittimo,  mi  rendo  conto.  Mi  sono
  permesso di dire  all'assessore Granata se questo punto della legge,
  che mi sembra chiave,  è  blindato. Non lo è, non è nemmeno chiuso a
  chiave: il cassetto  è  aperto;  possiamo  integrare  e io spero che
  venga  fatto  con  specifici emendamenti.  E mi permetto di dire che
  non  possiamo  votare  leggi  alla  memoria  di  Collodi:  noi diamo
  ugualmente  la  retta,  a  fronte  di  un'assenza  del  30 per cento
  nell'anno  scolastico;  allora manca soltanto Lucignolo, perchè è il
  paese di Bengodi
       Cioè, tu stai a casa per  un  terzo  dell'anno  scolastico  e i
  soldi ti sono comunque  dovuti;  fermo  restando  che,  parlando  di
  scuola e di assenze,  nella  legge  bisognerebbe  scrivere  "assenze
  giustificate", secondo i criteri  già  normati  in  precedenza e che
  ogni preside deve avere presente.
       Poi mi permetto di dire che è anche affidato alla lungimiranza,
  alla capacità, all'inventiva e all'affezione  alla  propria missione
  di ciascun preside, in forza dell'autonomia scolastica  che  ha,  il
  tipo di propaganda da fare al suo istituto, perchè  ognuno attira il
  pubblico che ritiene.
       Qualcuno metterà: venite al liceo Cannizzaro, nell'atrio c'è la
  panineria  McDonald;   qualcuno  dirà  che  le  bidelle  sono  tutte
  bellissime, sono tutte conigliette; qualcun altro  dirà "noi abbiamo
  docenti a livello europeo".
       Ognuno  fa  le  sue  scelte,  ma  la  società  che  chiede  una
  qualificazione può avere pietà degli ultimi e  solidarietà  ma, alla
  fine, produce sempre dei primi e ognuno paga i  suoi  errori,  fermo
  restando che non si può dire "non sono potuto andare all'istituto di
  eccellenza  perchè  non avevo i tre milioni".  Perchè  queste  cose,
  dette da persone che, sia pure al 15 per cento,  dopo  tutte le cose
  che sono accadute, non mi ricordo i posti dove sono accaduti - siete
  passati dal rosso acceso, dal porpora al rosella -  beh,  non potete
  dire voi che il dislivello sociale in Sicilia non  abbia prodotto un
  gap, un differenziale.

     CAPODICASA. Che non è di due milioni.

     VIRZI'.   No  è di 1.500 euro. Io non mi  limiterei  al  rimborso
  totale  sulle  spese  relativo agli  handicappati,  caro  Assessore,
  perchè dal punto di vista della pubblica istruzione tutta la Sicilia
  è handicappata. E allora io credo che noi  dobbiamo  ampliare questa
  voce,  ridurre  i  trenta giorni e dare la  dimensione  sociale  che
  merita  ad  un  provvedimento su cui poi si  entrerà  nel  dettaglio
  stabilendo anche con opera di decretazione.
       Non è vero che il passo  è  irreversibile, perchè si decreta in
  base  al numero delle  domande,  in  base  alle  esigenze  realmente
  manifestate dall'utenza, fermo restando  che  un  parlamento  che ha
  regalato 120.000 lire a  tutti,  agli  imprenditori,  per  il  buono
  libro,  fa un po' sorridere  quando  obietta  che  tre  milioni  non
  spostano una famiglia: questi tre milioni possono fare la differenza
  fra l'istruzione e la non istruzione.
       Diceva  il  saggio  cinese   "anche  un  cammino  di  diecimila
  chilometri  richiede  il  primo   passo".   Non  si  può  dire:  non
  asfaltiamo la strada principale  di  Caltanissetta  perchè  non  c'è
  anche  la luce elettrica ed  una  ballerina  nuda   Si  comincia  da
  qualche parte, fermo restando  che  il fattore di differenziazione è
  la ricerca della qualità.
       Tutti, a parità di denaro, possono comprare una cosa che vale o
  un "pacco", ma questo è affidato alla libertà di ciascuno.
       Io  non  mi sento di poter  dire  che  noi  non  accettiamo  il
  principio della parità e  della  libera  concorrenza,  anche  perchè
  penso di poter dire, e credo  senza  entrare  troppo  nei dettagli e
  nelle statistiche, che questa  mancanza di concorrenza ha fatto male
  alla scuola pubblica, soprattutto in Sicilia.
       Io ricordo il mio Gabinetto di scienze naturali: "un professore
  morto dicevano che era un  avvoltoio impagliato"  Ci hanno messo una
  volta là perchè il preside ci aveva fatto rapporto a tutti.
       Io non ricordo un  esperimento  di  chimica, una spiegazione di
  fisica, non ricordo nulla  che  avesse vagamente sapore di ventesimo
  secolo, e non ho 70 o 80  anni.  Che  ci  sia un gap complessivo che
  nasce dalla capacità di diffondere denaro e che lo Stato con noi sia
  patrigno e che, forse, le  classi  dirigenti siciliane... ma noi non
  dobbiamo riscrivere la storia dell'universo, onorevole Capodicasa

     CAPODICASA. Non è così.

     VIRZI'.  Debbo dire che  volutamente  ho  dato  questo  tono  per
  svelenire e per in qualche modo  togliere,  anche, un pò la maschera
  sul terreno degli aggiustamenti  possibili ad una sinistra che viene
  in un Parlamento per dire  che non presenta emendamenti; mi permetto
  di dire che l'emendamento è il succo della democrazia parlamentare.

              (Proteste dai deputati dei banchi di sinistra)

       L'onorevole  Ortisi ha detto  testualmente:  "non  presenteremo
  emendamenti". Allora, vale per l'onorevole Ortisi. C'è  un pezzo del
  centro   sinistra   che   su   questo    fa    barricate    tardive,
  storico-ideologiche.
       Intendo dire che tutte le cose  che  sono  buon  senso comune e
  oggettivamente correzione apportabile,  questa  maggioranza e questo
  Governo sono disponibili a metterle  in  campo fermo restando che la
  barricata rimane altissima se ci  si  trova  di  fronte  a posizioni
  preconcette ideologizzate e retrò.

     LEANZA NICOLA , relatore. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LEANZA NICOLA , relatore.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,
  intervengo per rispondere molto velocemente ad alcuni interrogativi,
  ad  alcune  domande  che  sono  state  poste  e anche per cercare di
  mettere  alla  fine  di  un  dibattito  interessante  e  importante,
  concluso in maniera eccellente dall'onorevole Virzì, i veri nodi.
       I nodi, in questo  momento,  sono  assolutamente due. Il primo:
  dobbiamo scegliere, è questo il punto  su  cui  si  gioca  tutto, se
  scuola paritaria o scuola  legalmente  riconosciuta.  E' il punto su
  cui  gira  tutto.   L'altro  punto determinante è  la  politica  del
  reddito, dopo di che una legge non può non essere  per  le  cose che
  sono condivise da tutti.
       Allora, qual è il principio?  Io non credo che esista la scuola
  privata  tutta  brutta e la scuola pubblica un  Bengodi:  esiste  la
  scuola pubblica che funziona e quella che non  funziona;  esiste  la
  scuola privata che funzione e quella che non funziona.
       Su questo non ci sono dubbi.
       L'altro punto fondamentale:  esiste  una scuola privata che non
  sono  solo  gli  istituti   superiori.   Quando   abbiamo  fatto  le
  audizioni, abbiamo scoperto in maniera chiara che il  95  per  cento
  delle scuole materne sono paritarie;  che oltre l'80 per cento delle
  scuole  dell'obbligo sono già paritarie, che soltanto  fino  a  quel
  momento il 25 per cento delle scuole superiori  avevano  ottenuto la
  parità.
       E,  se tutti concordiamo che chi ottiene la  parità  svolge  un
  servizio  pubblico,  in  questo momento il buono  scuola,  anche  se
  dovesse  andare  alle  scuole  paritarie, va ad una  scuola  che  dà
  servizio pubblico;  quindi non possiamo non essere  d'accordo per le
  cose che avete detto e che ci siamo detti in questo momento.
       Cosa è successo? Che da quando si è parlato di buono scuola c'è
  una  corsa da parte  di  tantissime  scuole  parificate,  legalmente
  riconosciute  ecc.  a fare il  salto  di  qualità  per  ottenere  la
  parità. E la parità si ottiene  grazie  alla  legge  n.  62 del 2000
  rispetto ad alcuni requisiti  chiarissimi:  la democrazia, le scuole
  di un certo tipo, il progetto formativo importante e tutto quello di
  cui  abbiamo  detto.
       Cosa  dice la legge 62? C'è un periodo sperimentale di tre anni
  alla  fine  del  quale  si  dirà chiaramente quali  sono  le  scuole
  paritarie  e le scuole non paritarie, che in cinque  o  sei  regioni
  dove è stato concesso dallo Stato il buono scuola di  cui alla legge
  n. 62, alle scuole pubbliche e alle scuole private,  magari  non  di
  3.500 euro ma di 180.000 lire a famiglia, anche  la scuola siciliana
  con il decreto che ha fatto il 23 agosto si  accinge  a  dare questo
  contributo.
       Allora qual é  il punto? Nelle altre  regioni  dove hanno fatto
  le  leggi  sul  buono  scuola, e non  sono  poche:  Emilia  Romagna,
  Veneto,  (il  Veneto  nella legge sul buono  scuola  accetta  quelle
  legalmente riconosciute e le rinvia ad un anno fino al momento della
  sperimentazione) la Lombardia, il Piemonte.
       La  Sicilia può avere, dico può avere perché  il  dibattito  di
  martedì  e mercoledì può consentirlo in quanto,  in  questi  quattro
  giorni possiamo riflettere se dobbiamo decidere  tout court rispetto
  alle  domande  che  sono  arrivate o ai dati  che  avrà  l'assessore
  Granata; se dobbiamo fare direttamente scuole  paritarie.  Questa  è
  una  scelta  che  deve  adottare  questo Parlamento,  è  una  scelta
  eventualmente coraggiosa e molto forte.
       Personalmente  sono assolutamente convinto  della  bontà  della
  scuola paritaria.  L'altro aspetto è il livello  di  reddito. Allora
  siccome noi dobbiamo fare una buona legge e siccome ci  sono tutti i
  presupposti  -  altro  che  legge non emendabile  -  che  in  questa
  competizione  pubblico privata se ne avvantaggiano  le  famiglie,  i
  ragazzi  e  poi  le scuole ed anche tutta la  scuola  siciliana,  io
  ritengo che dobbiamo avere molto coraggio.
       Questa  è  una buona legge, se si  accettano  alcuni  principi,
  comunque si tratta di una legge di livello pari a quelle adottate in
  materia da altre regioni di Italia.
       In tutto il mondo esiste il buono  scuola, non esiste solo qua,
  quindi  la Sicilia non sta facendo  qualcosa  di  straordinario,  la
  Sicilia si sta adeguando, e lo sta facendo con molto  buon senso, ad
  una legislazione nazionale, ad una legislazione  degli  altri  paesi
  europei, e lo stiamo facendo puntando al reddito.
       Sono assolutamente convinto che questa  corsa  verso  la scuola
  paritaria é  iniziata; il buono scuola sta  cominciando a dire no ai
  "diplomifici".  Mi  auguro  che  adesso  l'assessore  abbia  i  dati
  relativi alle scuole che hanno richiesto la parificazione.
       La  scuola  paritaria,  onorevole  Capodicasa,  è   la   scuola
  legalmente riconosciuta o la scuola parificata,  la legge Berlinguer
  poteva  benissimo toglierli, purtroppo nella legge n.  62  del  2000
  ancora esistono le scuole paritarie.

    CAPODICASA. E' stata una fase transitoria.

       LEANZA NICOLA, relatore. Sì, tre anni.  In questo momento siamo
  in questa fase transitoria, considerato che la  legge n. 62 del 2000
  la prevede.
       Così come ha fatto il Veneto e  così,  come  sono  convinto che
  tantissime scuole si metteranno in regola, sono  convinto  che  alla
  fine   forse  stiamo  discutendo  di  pochissimi   casi   perché   i
  "diplomifici"  ci  sono stati, le scuole private  scadenti  ci  sono
  state; ma è un discorso abbastanza generalizzato, oggi con la scuola
  paritaria  -  e tutti vanno verso la paritaria -  stiamo  andando  a
  risolvere il problema a monte.
       Allora,   se  i  dati  che  l'Assessore  ci   dirà   fra   poco
  corrispondono a quelli che abbiamo avuto modo  di  scambiarci,  sono
  convinto  che stiamo discutendo di dati  assolutamente  diversi.  Lo
  ribadisco: il dato della scuola paritaria  nella scuola dell'obbligo
  e  scuola  materna  raggiunge il novanta per cento e  quindi  lì  si
  concentra il grosso degli studenti.
       Il dato fino alle audizioni era di un quarto nelle scuole medie
  superiori;   penso  che  sia  aumentato notevolmente  da  quando  si
  discute di buono scuola.  Questo è uno di  quegli  effetti  positivi
  che il buono scuola ha portato nella scuola  anche privata.  Infatti
  la  scuola  privata ha bisogno di riqualificarsi e ciò  è  un  fatto
  positivo per la scuola nel suo complesso.  Quindi da questo punto di
  vista questo fatto può portare molti e molti  benefici.  Abbiamo  il
  coraggio, onorevole Assessore, di andare fino in  fondo. Paritaria e
  reddito.  Sono gli ultimi due punti.  Dopo di che ritengo che questa
  è e resta una buona legge.

     GRANATA, Assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
  istruzione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, Assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
  istruzione.   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  in  sede  di
  apertura di dibattito ho approfittato di  un tempo probabilmente più
  ampio  per  quanto  riguarda  la  prassi  parlamentare,  per  quanto
  riguarda l'intervento del Governo subito  dopo  la  presentazione da
  parte  del  relatore di questo disegno di  legge.  Credo  di  averlo
  voluto fare per cercare di dare una  sorta  di  via preferenziale al
  dibattito  e  per cercare di circoscriverlo a quello  che  la  legge
  realmente è e soprattutto a quello che la  legge  realmente speriamo
  debba essere, nel momento in cui, con la sovranità che il Parlamento
  ha,   uscirà   da  quest'Aula,  senza   usare   terminologie   forse
  eccessivamente forti.
       Quando l'onorevole Speziale, ad esempio sostiene che il Governo
  della Regione ha impiegato una somma di  circa 120, 130 miliardi per
  finanziare  banditi  -  perché   testualmente questo ha  detto  -  è
  comprensibile nella normale dialettica  parlamentare  forzare alcuni
  concetti, radicalizzarli per rendere l'idea del rischio che si vuole
  paventare; ma già questo implicherebbe una  sorta di classificazione
  di tutta la scuola pubblica non statale.  Anche  nella terminologia,
  vedete, a partire dalla norma 62 del 2000, quando si parla di scuola
  pubblica  statale e scuola pubblica non  statale  (terminologia  che
  dovrebbe essere cara anche alla sinistra  parlamentare perché deriva
  da una norma che è stata voluta da un Governo  nazionale  di  centro
  sinistra)  si è voluto dare una indicazione chiara che  non  è  solo
  terminologica.  C'è  stata una dinamica per  certi  versi  condivisa
  ampiamente anche dalle forze politiche parlamentari del centrodestra
  verso una nuova concezione della scuola. I richiami  forti, alti, in
  un  certo senso nobili a quella che è stata la  più  grande  riforma
  della scuola compiuta in questo Paese, quella che si va ad intestare
  a Giovanni Gentile, sono il primo a dire che sono, da un certo punto
  di vista, fuori luogo.  Perché  la riforma  Gentile  interveniva  in
  una società profondamente e radicalmente diversa  da quella attuale.
  La  riforma Gentile non si iscriveva in un tipo  di  società  neutra
  rispetto  ai  valori che la stessa riforma  cercava  di  alimentare,
  anche valori condivisibili così come sono stati  condivisi in questo
  dibattito  parlamentare  dalla sinistra.  Il  concetto  di  identità
  nazionale, quel filo rosso di memoria storica comune che deve essere
  e  che può essere portato avanti dalla scuola  pubblica  statale  ed
  anche dalla scuola pubblica non statale, questo è il  punto.  Non  è
  che  la  frantumazione  di questa società non consente  a  chi  crea
  condizioni  di  offerta formativa qualitativamente  elevata  di  non
  trasmettere valori che non sono altro che griglie di interpretazione
  della  realtà  per  l'alunno,  che  sono  legate  alla  capacità  di
  comprendere  la  realtà  partendo  da  un dato  di  radicamento,  ma
  partendo anche da un concetto di capacità  di cogliere l'innovazione
  e  la  modernità.   Ed  allora,  vedete, sono  tutte  questioni  che
  comunque incidono. Diceva bene l'onorevole Fleres.  Mi  dispiace che
  in  questa  veste  non  abbia  potuto   partecipare  attivamente  al
  dibattito, ma lo ha fatto ugualmente perché ha  aleggiato  non  solo
  come Presidente dell'Assemblea, ma anche attraverso  il suo stimolo,
  la sua provocazione giornalistica che è stata più  volte citata.  E'
  stata  citata,  lo dirà poi lui perché  probabilmente  con  un'altra
  Presidenza del Parlamento potrà e dovrà  intervenire  nel  dibattito
  che seguirà sull'articolato, in quanto ha colto alcune questioni che
  altri hanno voluto sottolineare estremizzandole e radicalizzandole.
       Cerchiamo con molta rapidità di capire che  cosa  è  emerso  da
  questo dibattito parlamentare.  Dico subito che è stato un dibattito
  di  alto profilo, di alto livello, è  stato  comunque  un  dibattito
  parlamentare  non  finto come  spesso  avviene  anche  all'Assemblea
  regionale  siciliana.   E' stato un dibattito  parlamentare  che  ha
  riguardato un argomento centrale nella vita  della Regione siciliana
  nel quale si sono misurate e confrontate diverse sensibilità.
       Partendo da questo presupposto,  innanzitutto  bisogna dire che
  non capisco come si possa sostenere che  una  legge, che  è  rivolta
  attraverso un contributo economico denominato  "buono scuola" che si
  rivolge direttamente ai nuclei familiari, possa,  in  qualche  modo,
  essere  una sorta di incentivo ad  abbandonare  la  scuola  pubblica
  statale a favore della scuola pubblica non statale.
       Intanto  per una considerazione banale, non  è  che  la  scuola
  pubblica  non  statale, o meglio le  famiglie  che  scelgono  questa
  opzione, scelgono perché gli conviene scegliere.  Non è  che  ci  si
  guadagni con questa legge ad iscrivere il proprio figlio alla scuola
  pubblica non statale. Non è che ci sia un contributo tale per cui si
  ha un beneficio di tipo economico e, quindi, c'è un'incentivazione a
  dire  al  cittadino,  alla famiglia, e,  quindi,  direttamente  allo
  studente  di iscrivere il proprio figlio alla  scuola  pubblica  non
  statale.

     CAPODICASA. E' il diploma facile

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali e  ambientali  e  la
  pubblica istruzione. Io ho ascoltato con grande attenzione tutti gli
  interventi e vorrei essere messo in grado di  potere  articolare  un
  ragionamento.   Mi  piace  confrontarmi  sulle  idee.  Molto  spesso
  succede che ci confrontiamo, non sulle idee che l'altro  da  noi ha,
  ma  sulle idee che l'altro da noi ci piacerebbe avesse  per  poterlo
  attaccare e demonizzare.  A me sembra questa  la  caratteristica  di
  molti  di  questi  interventi.   Se  noi  qui  sostenessimo,  se  il
  Presidente  Cuffaro  sostenesse,  se  lui  avesse  scritto  nel  suo
  programma  di  governo  una  norma  che dà contributi  a  pioggia  a
  "diplomifici",  a  "banditi", ad organizzazioni  illegali,  a  tutto
  quello  che  qualcuno  qui  dentro  ha  sostenuto,   io  non  starei
  personalmente nel Governo Cuffaro.
       Il  Presidente  Cuffaro ha messo tra  i  punti  all'ordine  del
  giorno della sua piattaforma programmatica e  politica una norma sul
  buono  scuola che voglio ricordare  essere  presente  in  moltissime
  regioni italiani, ad iniziare dall'Emilia  Romagna,  dal Veneto, dal
  Piemonte, dalla Lombardia, dal Friuli Venezia  Giulia,  che  ha  una
  declinazione  e  una  modalità  variegata  di  applicazione  ma  che
  risponde ad una filosofia che è comunemente  accettata  cioè  che la
  scuola pubblica statale e la scuola pubblica non  statale devono, in
  competizione  virtuosa  tra loro, elevare  il  livello  dell'offerta
  formativa  rivolta  alla  società.   Per   questo  motivo,  dobbiamo
  eliminare  quel  deficit  di  possibilità di scelta  tra  la  scuola
  pubblica statale e non statale che è un  deficit  essenzialmente  di
  natura economica.
       Questo è il punto della riflessione.  Noi  ci  rivolgiamo  alle
  famiglie. Abbiamo fatto una norma che dà un contributo alle famiglie
  per abbattere questo deficit di scelta,  per ampliare la possibilità
  della scelta.
       Le questioni, anche le più  apparentemente  spinose,  sono  già
  risolte nella legge perché  la norma  62/2000, così come giustamente
  ha detto l'onorevole Nicola Leanza, prevede comunque  che  alla fine
  dell'iter  di applicazione della norma nel  triennio  2000/2003,  ci
  saranno scuole pubbliche statali e scuole pubbliche non statali. Non
  ci sarà una terza categoria di scuola che è poi  quella  alla  quale
  tutti  attribuiamo terminologicamente la patente  o  l'etichetta  di
  "diplomificio".
       O le scuole staranno dentro quei  canoni,  quei  criteri,  quei
  parametri, quelle strutture, quelle  organizzazioni,  quei  servizi,
  quelle contrattualizzazioni previste dalla legge  o  non  daranno un
  titolo di studio riconosciuto.
       Allora, spiegatemi voi in quale modo in  una  scuola che non dà
  un  titolo  di  studio riconosciuto, e quindi un  titolo  di  studio
  legalmente valido e spendibile, qualcuno  dovrebbe avere l'interesse
  di iscrivere  il proprio figlio soltanto per fare il  favore  a  chi
  gestisce la scuola di dare una somma che è detta  buono scuola e che
  non è altro che la tassa di iscrizione. Questo è il quadro.
       Noi, in fondo, cosa abbiamo voluto indicare come Commissione al
  Parlamento  nella  sua  sovranità e nel  grande  rispetto  verso  il
  Parlamento che sempre questo Governo ha  voluto  avere  anche  ieri?
  Quella  scelta,  voglio  fare  una  piccola   parentesi,  di  volere
  discutere apertamente di una scelta che si sa in  quale  dinamica  è
  stata  affrontata dal Presidente Cuffaro e di aver  voluto  dare  al
  Parlamento  la  possibilità  di  suggerire,   di   sottolineare,  di
  stimolare,   di   verificare  alcuni  passaggi   anche   alla   luce
  dell'emanazione  del  nuovo decreto sulla sanità, è  una  scelta  di
  grande capacità di partecipazione democratica da  parte  del Governo
  Cuffaro, ed è una scelta di grande capacità di  ascolto  che  questo
  Governo,  ritengo,  abbia  nei  confronti  di  ciò  che  emerge  dal
  dibattito parlamentare. E quello che è emerso  da  questo  dibattito
  parlamentare, siatene certi, è preziosissimo perchè il  dato  che  è
  uscito in positivo non dalle posizioni,  anche  quelle comprensibili
  ma  politicamente  irrazionali,  di  dire  che  una   legge   non  è
  emendabile. Ma che significa "una legge non è emendabile"? Allora se
  non lo è perchè la si è emendata in Commissione  e  guarda  caso nei
  4-5  passaggi  che  l'onorevole  Ortisi  ha citato  come  legge  non
  emendabile, ha citato quei 4-5 emendamenti che sono stati proposti e
  approvati  su  proposta  dell'onorevole  Tumino  e  del  suo  stesso
  partito? Quindi è una vicenda un po', come dire, forzata nei termini
  ma, ripeto, quel paletto è già nella norma. La norma  prevede che le
  scuole  pubbliche  statali  e  non statali  nel  2000-2003  dovranno
  rispondere  ai requisiti degli istituti della  scuola  pubblica  non
  statale  e  quindi  essere  parificate  o non  esisteranno  più  sul
  mercato.  Quindi,  fare  una  questione  che può  essere  anche  dal
  Parlamento  proposta o palettata ma che il Governo  ha  ritenuto  di
  lasciare  a una indicazione che è quella della  legge,  cioè  scuola
  pubblica statale e non statale, è una questione che  non  può essere
  in alcun caso criminalizzato.
       Quindi è un provvedimento rivolto alle  famiglie,  quindi  è un
  provvedimento che in nessun modo agevola  o  incentiva. Il passaggio
  importante credo sia proprio da legare a questo tipo di riflessione:
  non  c'è  alcun  incentivo  per  una  forma di azione  che  vada  ad
  intaccare negativamente la scuola pubblica  statale.  In riferimento
  alla  scuola  pubblica statale il Governo Cuffaro,  tra  tante  cose
  buone o meno buone che ha fatto ad iniziare dagli orari e dalle date
  di  apertura dell'anno scolastico, ha anche  subito  intrapreso  una
  strada legata alle strutture. Infatti, quando abbiamo  deciso per la
  prima  volta di utilizzare gli ex fondi Gescal,  100  miliardi,  per
  l'edilizia  scolastica  dei  comuni inferiori a  30  mila  abitanti,
  abbiamo fatto questa operazione dicendo che si devono ristrutturare,
  restaurare o mettere in sicurezza edifici esistenti, facendo con ciò
  anche una precisa scelta di tipo culturale, e non nuove costruzioni,
  non  nuovo  cemento,  non  nuove scuole che somigliano  a  garage  o
  supermercati,  ma andare a ristrutturare edifici  storici  e  quindi
  risanare pezzi dei centri storici. Quello è un intervento concreto.
       E' emerso da parte dell'onorevole Virzì e  da  altri  un  altro
  elemento non solo di riflessione ma  positivo  nella  costruzione di
  una  norma.  C'è  una contraddizione in alcuni  passaggi  di  questa
  norma. Su cosa?  L'articolo 5 è  pienamente condiviso dall'onorevole
  Cuffaro. Io, l'onorevole Cuffaro Presidente della Regione e l'intero
  Governo, non abbiamo avuto alcuna sorta di  malanimo  nei  confronti
  della scuola pubblica statale. Non si capisce poi in  base  a  quale
  strampalata valutazione anche di tipo politico o  di  patto sociale,
  visto che nella scuola pubblica statale vanno qualcosa come 850 mila
  studenti, e nella scuola pubblica non statale siciliana  ci  sono 68
  mila  studenti  con  tutto  ciò che comporta questo  in  termini  di
  coinvolgimento  delle famiglie, di  coinvolgimento  dei  professori.
  Nessuno è tanto pazzo da credere, come qualcuno ha sottolineato e ha
  titolato,  che  la scuola pubblica statale sia  tutta  di  sinistra;
  nessuno lo crede che sia tutta di destra: la scuola pubblica statale
  per nostra fortuna è una grande realtà alla quale  serve  un  grande
  sostegno e un grande aiuto e noi attraverso questo  disegno di legge
  introduciamo un primo elemento concreto, per la prima  volta dopo 50
  anni di discussioni, leegato al diritto allo studio.
       C'è  una sola obiezione vostra che  è  veramente  fondata,  noi
  dovevamo fare questa norma dopo o  comunque  parallelamente  ad  una
  norma complessiva sul diritto allo studio,  questo non ho difficoltà
  ad ammetterlo perchè è difficile da  spiegare anche razionalmente ad
  una famiglia qualsiasi siciliana, per cui  prima  non  si interviene
  non  per un dovere di gerarchia nella scuola  pubblica  statale,  ma
  perchè  se  l'intervento così come è stato detto  e  sottolineato  e
  nella filosofia del Governo Cuffaro va in questa direzione, è legato
  al principio della sussidiarietà, la sussidiarietà  è  rivolta  alle
  famiglie  ed  è  rivolta alle famiglie che  vogliono  avere  offerta
  formativa elevata sia dalla scuola pubblica statale che dalla scuola
  pubblica non statale.
       E  il  Governo  ha  fatto  qualcosa di importante e lo ha fatto
  perchè  questo  accantonamento, importante  da  un  punto  di  vista
  finanziario,  è  stato voluto fortemente dal Presidente Cuffaro ed è
  stato accettato dall'onorevole Pagano, che certamente non brilla per
  generosità  verso iniziative legislative o parlamentari che spingono
  verso  altri sprechi e, giustamente dal suo punto di vista, cerca di
  governare  un  difficilissimo  processo di risanamento della Regione
  siciliana, è una iniziativa che nel bilancio ha delle voci certe per
  i prossimi tre anni.
       Quindi,  non c'è una dilatazione possibile di spesa e c'è anche
  di   più:   nei   130   miliardi, anche  su  suggerimento  e  spinta
  dell'opposizione,    ma   soprattutto   per   intimo   convincimento
  dell'intero  Governo  della  Regione,  abbiamo compreso la legge sul
  diritto allo studio universitario, che essendo già pronta ed essendo
  approvabile   immediatamente, in  commissione  bilancio  può  essere
  approvato insieme o in coda a questo disegno di legge. E all'interno
  di questi 130 miliardi c'è anche una grande percentuale di somma per
  spese  di  mantenimento  dei  figli  a  scuola,  rivolta alla scuola
  pubblica  statale  e contemplata dall'articolo 5 della normativa che
  stiamo analizzando.
       Come  vedete è un intervento complesso, non c'è volontà di fare
  evacuare  le  scuole pubbliche non statali verso le scuole pubbliche
  statali,  non  c'è  alcun incentivo, non c'è alcun guadagno, non c'è
  alcuna  volontà di finanziare diplomifici, c'è solo la volontà ferma
  da  parte del Governo Cuffaro, da parte del Governo della Regione di
  garantire  quei principi di sussidiarietà e quei principi di libertà
  di scelta del modulo formativo di cui tutti parlano.
       Chiudo  con  un  suggerimento.  Quando si parla di diritto allo
  studio  si  parla  anche di carolibro e adesso le normative - è vero
  quello  che  diceva  l'onorevole  Virzì  che  un po' irrazionalmente
  quelle somme che ci trasmette lo Stato e che arrivano alla Regione e
  che  vengono  ritrasmesse  alle famiglie, troppo appiattito rispetto
  alle effettive esigenze delle varie famiglie e dei nuclei di reddito
  familiari  potranno,  all'interno di questo disegno di legge, con un
  emendamento  che presenteremo come Governo, trovare una collocazione
  diversa  e  una  metodologia  diversa  nella distribuzione del buono
  libro  attraverso una individuazione più forte di un tetto che tagli
  questo  privilegio verso ceti che francamente non ne hanno bisogno e
  che  assecondi invece un maggiore e sostanziale aiuto verso ceti più
  deboli rispetto alla problematica dei libri.
       Pertanto,  introdurremo  nel testo anche questo intervento. C'è
  anche  una  volontà,  e chiudo davvero a questo punto, di fissare in
  qualche  modo,  era  già previsto in sede regolamentare, un tetto di
  reddito  relativo alla emanazione, alla possibilità di ricezione del
  buono  scuola  che  oscilla,  c'è  una media - il tetto di reddito è
  proporzionale  anche  al  numero  di figli che si iscrivono a scuola
  -  oscilla tra i 27.000 euri dell'Emilia Romagna e i 52.000 euri del
  Friuli.
       Trovare un equilibrio,  non tra queste due cifre, non significa
  assolutamente nulla,  ci  potremmo  anche  attestare  come  base  di
  partenza per un  solo  figlio  sui 27.000 euri di reddito, significa
  anche questo andare...

     CAPODICASA.   Sta   commisurando  al  reddito  medio  dell'Emilia
  Romagna non a quello della Sicilia

     GRANATA, assessore  per  la  pubblica istruzione. Il ragionamento
  che sto facendo è  sul  metodo  che  possiamo introdurre non in sede
  regolamentare, perchè  ovviamente deve essere commisurato al reddito
  medio, ma per  creare  un  meccanismo che individui già nella legge,
  non nel regolamento, la esistenza di questo tetto da cui si parte.
       Questo servirà anche all'onorevole Pagano per non temere troppo
  che poi ci sia in prospettiva uno sforamento rispetto a questi primi
  tre anni.
       Io  credo  che  da questo punto di vista la legge dà un segnale
  importante:  è una legge che prevede questi aiuti, che prevede anche
  un  primo  intervento di diritto allo studio e soprattutto non è una
  legge che si rivolge ad ampliare il mercato dei diplomifici.
       Noi  abbiamo un solo interesse oggi:  creare formazione, creare
  formazione  di  qualità. Siamo consapevoli che ne abbiamo un bisogno
  forte e a questi compiti potrà avvalersi la formazione siciliana sia
  della scuola pubblica statale che della scuola pubblica non statale.
       E  infine  desidero  attirare la vostra attenzione su un ultimo
  passaggio.  Onorevole Cintola, ogni tanto in Parlamento si può anche
  ragionare  ed  io sto cercando di fare un ragionamento.
       Su  questo  disegno  di  legge  non possiamo dare l'idea che si
  voglia fare una sorta soltanto di prova di forza tra bianchi e neri.
  Queste   sono   questioni   delicate   che  incidono,  come  lei  sa
  perfettamente,  profondamente  in  uno  dei settori nevralgici della
  Regione  siciliana. E  dobbiamo stare molto attenti ad ascoltare e a
  recepire possibili miglioramenti, cosa che ritengo abbiamo fatto.
       Abbiamo  la  necessità  di  creare una dinamica di competizione
  virtuosa  tra l'offerta formativa della scuola pubblica statale e la
  scuola  pubblica  non statale. Questo disegno di legge una volta che
  si  purificherà  il  campo da un dato che prima mi si chiedeva, oggi
  allo  stato  attuale l'80 per cento, tra qualche mese con gli ultimi
  passaggi,  l'80  per  cento  complessivo  delle scuole pubbliche non
  statali siciliane hanno già, secondo i criteri stabiliti dalla legge
  che abbiamo citato, avuto la parificazione.
       C'è  un  venti  per  cento  che  o  si adegua o non avrà mai la
  parificazione  e, quindi, non avrà mai il buono scuola perché non ha
  tutta quella serie di caratteristiche che il buono scuola implica.
       Questa  norma,  quindi, può servire ad ampliare questo tasso di
  competitività  perché,  onorevole  Capodicasa,  se la Sicilia non ha
  avuto  fino  ad  oggi  istituti pubblici non statali, tranne qualche
  raro  caso  che lei citava, all'altezza del dato competitivo, alcune
  delle  provocazioni  dell'onorevole  Tricoli  non  è che fossero del
  tutto lontane dalla realtà o infondate.
       Bisogna anche fuoriuscire dalla retorica della difesa a tutti i
  costi  di  tutta  la scuola pubblica statale, diciamoci anche questo
  perché  molto  spesso  la  scuola pubblica statale copre, attraverso
  concetti  nuovi  ma  anche  un  po'  astrusi, come POF, come credito
  formativo,  come  altre  storie create, terminologie create che sono
  contenitori  a  cui  dare un contenuto, una preoccupante mancanza di
  progettualità e di progetto formativo.
       C'è  una  grande attenzione per tutto il settore della scuola e
  questa  legge  contribuirà  notevolmente accentuando la competizione
  virtuosa, non l'antagonismo mercantile che è un'altra cosa.
       Se  c'è una cosa che respingo, perché non è provata da nulla di
  ciò  che  avete detto, è che qui non c'è nessuna spinta mercantile a
  favorire  nessuno.  E  peraltro  non avete potuto dimostrare neanche
  lontanamente  che  sia  possibile favorire economicamente una scuola
  perché  dovremmo entrare nella logica che migliaia di Siciliani, per
  favorire  il  bandito  di turno, che gestisce una scuola nella quale
  peraltro  tra  pochissimo il titolo non è neanche spendibile, prenda
  suo  figlio  e  lo  iscriva  in  una  scuola  che  non  dà un titolo
  spendibile e che non ha quei criteri di offerta formativa.
       E'  un'obiezione fuori da ogni realtà.  Per questo motivo siamo
  convinti  che  questa  norma  migliorerà notevolmente il mondo della
  scuola siciliana.

     PRESIDENTE.   Grazie,   onorevole  Granata  e  grazie,  onorevoli
  colleghi,  per  questo articolato dibattito che forse è il primo che
  l'Assemblea tiene rispetto ad un tema di questa natura.
       Grazie  anche  a  titolo  personale  per le ripetute citazioni.
  Evidentemente  è stato utile anche all'andamento del dibattito avere
  suscitato alcune riflessioni, cosa che si è puntualmente verificata.
       Dichiaro  chiusa la discussione generale. Pongo in votazione il
  passaggio all'esame degli articoli.
       Chi è favorevole, resti seduto. Chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Avverto  che  il termine per la presentazione degli emendamenti
  al  disegno  di  legge  è  fissato  per  le  ore 11.00 di martedì 17
  settembre 2002.

                                 CONGEDI

     PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute richieste di congedo per
  gli  onorevoli  Crisafulli,  Pistorio,  Mancuso,  Burgaretta Aparo e
  Costa.

       Non sorgendo osservazioni i congedi si intendono accordati.
       L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


      SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "DISPOSIZIONI
       URGENTI NEI SETTORI DELL'ARTIGIANATO, DEL COMMERCIO, DELLA
        COOPERAZIONE E DELLA PESCA" (298.3 - NORME STRALCIATE/A)

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  si  passa alla discussione del
  disegno  di  legge  n.  298.3  :  "Disposizioni  urgenti nei settori
  dell'artigianato,  del commercio, della cooperazione e della pesca",
  posto al n. 2.
       Invito i componenti  la  III  Commissione  a  prendere posto al
  banco delle commissioni.

       Ricordo  che  era  stato  votato  il  passaggio all'esame degli
  articoli.
       Si procede all'esame dell'articolo 1. Ne dò lettura:

                                Art. 1.
                        Artigianato di servizi

              1.  L'articolo  49  della  legge  regionale  23 dicembre
         2000,  n.  32,  e  successive  modifiche  ed  integrazioni, è
         abrogato.
       Comunico   che   all'articolo   1  sono  stati  presentati  gli
  emendamenti 1.1 dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe e Maurigi e
  1.2 dal Governo. Gli stessi sono allegati al presente resoconto.
       Pongo in votazione l'emendamento 1.1.

     RAITI. Chiedo la verifica del numero legale.

    (Si associano alla richiesta gli onorevoli Speziale, Villari, Oddo
    e Papania)

                       VERIFICA DEL NUMERO LEGALE

     PRESIDENTE.   Essendo   la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento, procedo all'appello nominale per la verifica del numero
  legale.

                     (Si procede all'appello nominale)

               RISULTATO DELLA VERIFICA DEL NUMERO LEGALE

     PRESIDENTE.  Comunico  il  risultato  della  verifica  del numero
  legale:

    PRESENTI 41

                 L'Assemblea non è in numero legale.

       La seduta è rinviata a martedì 17 settembre 2002 alle ore 17,00
  con il seguente ordine del giorno:

   PRESIDENZA del **PR


   Presidenza del vicepresidente Fleres


      I - COMUNICAZIONI

     II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) - "Norme per l'erogazione del buono scuola" (nn. 286-110/A)
             (seguito)

            Relatore: on. Nicola Leanza.

       2) -  "Disposizioni  urgenti  nei settori dell'artigianato, del
          commercio, della cooperazione e della pesca" (n. 298.3-Norme
          stralciate/A) (seguito)

            Relatore: on. Marzio Tricoli.

    III - ELEZIONE  DI  QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER  LA  GESTIONE  DEL  FONDO  DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
          ISTITUITO  PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N. 26.

     IV - ELEZIONE  DI  TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE  DEI  FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS  PER LE
          PICCOLE  E  MEDIE  IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N. 96.

      V - ELEZIONE   DI   NOVE  COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

     VI - ELEZIONE  DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

    VII - ELEZIONE  DI  NOVE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

   VIII - ELEZIONE  DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO  REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

     IX - ELEZIONE  DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO  REGIONALE  PER  L'INVENTARIO,  LA CATALOGAZIONE E LA
          DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

      X - ELEZIONE  DI  SEI  COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

     XI - ELEZIONE  DI  TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

    XII - ELEZIONE  DI  CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

   XIII - ELEZIONE  DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

    XIV - ELEZIONE  DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

     XV - ELEZIONE  DI  TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

    XVI - ELEZIONE  DI  TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

   XVII - ELEZIONE  DI  TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

  XVIII - ELEZIONE   DI   UN   COMPONENTE   DEL   COMITATO   DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

    XIX - ELEZIONE   DI   TRE   COMPONENTI   DEL  CONSIGLIO  DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO   REGIONALE   DI  RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

     La seduta è tolta alle ore 20.18.

    (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 00.45 di venerdì 13
     settembre 2002)