Presidenza del presidente Lo Porto
PAFFUMI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende approvato.
CONGEDO
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Orlando ha chiesto di
essere considerato in congedo per il 12 ed il 13 settembre 2002.
Non sorgendo osservazioni, il congedo si intende accordato.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale:
N. 776 - Notizie sull'avviso per l'aggiornamento
dell'elenco di aspiranti idonei alla nomina di Direttore
generale delle AA.SS.LL. e delle Aziende ospedaliere della
Sicilia.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatario:
Ioppolo Giovanni
N. 778 - Notizie circa il futuro dell'ospedale di Ribera
(AG).
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatario:
Miccichè Calogero
N. 779 - Provvedimenti riguardanti l'azienda 'Keyes' di
Fiumefreddo (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Industria
- Assessore Lavoro
Firmatari:
Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Spampinato Giuseppe; Leanza
Nicola; Fleres Salvatore; Liotta Santo; Barbagallo Giovanni;
Moschetto Angelo; Garofalo Ottavio
N. 780 - Notizie in ordine al funzionamento dello SVES
118.
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
- Assessore Lavoro
Firmatari:
Borzacchelli Antonio; Savona Riccardo
- con richiesta di risposta scritta:
N. 774 - Notizie circa l'utilizzazione di 12 operai da
parte dell'Amministrazione Comunale di Nicolosi (CT) nel
periodo aprile/maggio 2002.
- Assessore Enti Locali
Firmatari:
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco
N. 775 - Provvedimenti circa la mancata approvazione del
bilancio di previsione nel comune di Vizzini (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
Firmatario:
Ioppolo Giovanni
N. 777 - Reperimento di un adeguato immobile per gli
uffici della Sovrintendenza ai Beni culturali di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Beni Culturali
Firmatario:
Ioppolo Giovanni.
Presidenza del presidente Lo Porto
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME PER L'EROGAZIONE DEL BUONO
SCUOLA" (286-110/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto all'ordine del
giorno: Discussione dei disegni di legge.
Si procede con l'esame del disegno di legge numero 286-110/A
"Norme per l'erogazione del buono scuola", posto al numero 1).
Invito i componenti la quinta Commissione, 'Cultura, formazione
e lavoro', a prendere posto nel relativo banco.
Onorevoli colleghi, non essendo presente in Aula il Governo,
sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 11.40, è ripresa alle ore 11.52)
La seduta è ripresa.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Leanza Nicola per svolgere la
relazione.
LEANZA NICOLA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
in attuazione delle norme e dei princìpi sanciti dalla Costituzione
questo disegno di legge, che istituisce il buono scuola, rappresenta
un importante passo di un Governo che pone attenzione e dà priorità
assoluta ai principi di parità sociale, libertà e pari opportunità.
L'iniziativa è parte integrante del programma elettorale del
Presidente della Regione. Il Governo regionale ha individuato
infatti una priorità fondamentale: sostenere i compiti e le
responsabilità della famiglia nell'educazione dei figli. E il
disegno di legge vuole appunto tutelare il diritto e la libertà
d'istruzione affinché tutti possano scegliere la scuola adatta per
i propri ragazzi, sia essa pubblica o privata; una scelta che
spesso non può essere fatta a causa di problemi di ordine economico,
sociale e culturale. La futura legge intende quindi annullare le
distanze e dare la possibilità a tutti di individuare il percorso
educativo attraverso il quale formare le nuove generazioni.
La Regione, nell'ambito delle proprie competenze statutarie, si
propone di rendere dunque operativo il concetto di 'parità
scolastica' e rendere concreto il diritto delle famiglie di
scegliere liberamente il percorso educativo-scolastico idoneo alle
proprie aspettative, in base a scelte culturali, di approccio
psico-educativo e metodologico, di religione, di 'tempi e orari
della città', sollevando almeno in parte le famiglie dal peso
finanziario legato alla scelta di una scuola statale o non statale.
Il disegno di legge della Commissione mira a rendere effettivo
il diritto allo studio e all'istruzione per tutti gli alunni delle
scuole statali e paritarie nell'adempimento dell'obbligo scolastico
e nella successiva frequenza della scuola secondaria e a rispettare
i princìpi stabiliti dalla legge numero 62 del 2000, la quale
stabilisce che il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle
scuole statali e dalle scuole paritarie, entrambe riconosciute come
parte di un servizio pubblico.
Siamo d'altra parte convinti della necessità di arrivare al
riconoscimento concreto di questo fondamentale diritto per le
famiglie siciliane, anche perché la risposta positiva al diritto
civile di scelta educativa è fondamentale per una auspicata riforma
complessiva dello Stato in senso sussidiario.
Il buono scuola può rompere un monopolio culturale e introdurre
una sana e funzionale competizione che non può fare altro che
migliorare la stessa scuola statale. Tutte le legislazioni del
mondo libero riconoscono ai genitori il diritto di educare e di
istruire i figli, tutelandone la crescita in quanto persone umane.
Questo provvedimento intende annullare le distanze economiche e
sociali e dare la possibilità a tutti di individuare il percorso
educativo attraverso il quale formare le nuove generazioni,
contrastando le cause e i problemi di ordine economico, sociale e
culturale che impediscono di fatto la libertà di scelta.
La parità fra scuola statale e non statale va intesa sia in
senso formale che sostanziale: da un punto di vista formale, la
parità è un fatto compiuto; da un punto di vista sostanziale,
parità vuol dire poter scegliere il progetto educativo per i propri
figli a partire da una vasta e completa gamma di offerte formative,
siano esse pubbliche che private. E' questo che le famiglie si
aspettano ed è a queste aspettative che risponde il presente disegno
di legge.
Le finalità perseguite dal provvedimento obbediscono alla
esigenza di realizzare una scuola aperta e flessibile che tenga
conto dei nuovi bisogni della comunità locale e delle famiglie,
promuovendo interventi che rinforzino realmente il concetto di pari
opportunità, che superino i limiti del 'tetto di cristallo' ossia
delle disparità che non si vedono, dando spazio e attenzione alle
famiglie meno fortunate, che non sono nelle condizioni di potere
'spendere' a favore dell'istruzione dei loro figli, pur
desiderandolo, e delle famiglie che hanno responsabilità educative e
formative ben più complesse perché segnate dal dolore di un figlio
portatore di handicap.
Titolari del diritto di istruire ed educare i figli, secondo
l'articolo 30 della Costituzione, sono unicamente i genitori:
nessun altro, neppure lo Stato.
I destinatari del buono scuola, così come previsto
dall'articolo 2, sono i genitori degli alunni della scuola
dell'obbligo e della scuola secondaria superiore che frequentano
istituti statali e non statali, compresi i soggetti di nazionalità
straniera.
Il buono scuola, così come previsto dall'articolo 3 comma 1, è
lo strumento per attuare il diritto-dovere costituzionale dei
genitori di educare i propri figli; perciò è strumento per il
conseguimento di un di più di democrazia, che consente ai genitori
la libertà di scegliere e che responsabilizza le famiglie nel creare
progetti formativi per i propri figli.
Il buono scuola, per le finalità sinora esposte, copre sino ad
un massimo del 75 per cento delle spese sostenute dalle famiglie e
per un importo comunque non superiore a 1.500 euro annui. Per le
famiglie con a carico un portatore di handicap in età scolare e
pre-scolare è previsto un contributo pari al 100 per cento delle
spese più un buono supplementare per le attrezzature, in modo che
venga loro riconosciuto il diritto a usufruire di un sistema
educativo e formativo integrato e di utilizzare strategie didattiche
e riabilitative a più ampio respiro. I buoni scuola saranno
rapportati alle condizioni reddituali, privilegiando le famiglie a
reddito più basso, e verranno erogati quale contributo alle spese
effettivamente sostenute per tasse, rette di iscrizione e frequenza,
secondo quanto sarà previsto dall'apposito decreto da emanarsi entro
60 giorni dall'entrata in vigore della futura legge.
Con l'articolo 5, voluto fortemente dall'Assessore Granata,
viene introdotta una misura di diritto allo studio, sotto forma di
contributo una tantum per spese finalizzate alle attività
didattiche.
Il disegno di legge mira a rimuovere gli ostacoli che
impediscono di fatto la realizzazione del diritto all' istruzione
per tutti e che vanificano il principio di pari opportunità e
libertà di scelta, oltre ad attuare il principio di eguaglianza
nella scelta del tipo di educazione e istruzione da riservare ai
figli, abbattendo le barriere dipendenti da fattori economici. Il
provvedimento vuole anche contrastare il fenomeno dell'abbandono
scolastico, promuovere la frequenza della scuola materna e
valorizzare i più capaci e meritevoli, incoraggiandoli a proseguire
gli studi indipendentemente dallo stato sociale ed economico della
famiglia di origine.
L'unico fine è insomma quello di attuare i principi della
democrazia e di creare sinergie sociali a prescindere dalle
appartenenze politiche, assicurando le pari opportunità in campo
educativo a tutta la popolazione.
E' vero, come dice l'onorevole Fleres in un suo recente
intervento sul quotidiano 'La Sicilia', che nella scuola non statale
ci sono luci ed ombre, ci sono facilitazioni incompatibili con la
qualità dell'insegnamento, che in alcune non c'è rispetto dei
contratti di lavoro, etc., ma questo non c'entra con la libertà di
scelta, nè con il buono scuola, c'entra invece con i controlli e con
la correttezza e la scorrettezza gestionale, condizioni
assolutamente trasversali che attendono a qualità personali e
strutturali. Chi parla è fermamente convinto che sia finalmente
arrivato il tempo di comprendere, tutti noi, che il benessere della
collettività dipende, in gran parte, da quanto siamo disposti,
tutti, a sostenere le politiche del Welfare e, nello specifico, a
sostenere i compiti e le responsabilità della famiglia
nell'educazione dei figli, a incentivare i modelli di educazione e
istruzione che puntino a valorizzare la persona e a formarla
integralmente, ponendo particolare attenzione sia alla personalità
individuale sia all'aggregazione, come momento di crescita e di
arricchimento: il buono scuola non è nè di destra nè di sinistra, ma
una scelta di libertà e un passo verso l'attuazione piena e vera del
principio di pari opportunità.
Volevo completare dicendo anche che tante Regioni italiane,
tantissime Regioni italiane hanno già di fatto attuato il buono
scuola. Volevo dire anche, che all'interno della Legge n. 62, il
buono scuola o l'assegno era già previsto. E' una grandissima
scelta di questo Governo che mi auguro questo Parlamento possa
approvare in tempi rapidi e più velocemente possibile.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
Governo intende intervenire molto brevemente, perché la relazione
al disegno di legge, testè resa brillantemente dall'onorevole Leanza
e che corona il lavoro complesso svolto dalla V Commissione, è una
relazione che sintetizza le motivazioni forti per cui il Governo
Cuffaro ha ritenuto dare a questo disegno di legge una valenza
particolare, essendo esso inserito ai primissimi punti di quel
"contratto" stipulato con i siciliani che rappresenta la piattaforma
programmatica del Governo della Regione.
Bene ha fatto l'onorevole Leanza a sgombrare subito il campo da
un equivoco, forse voluto, che il dibattito parlamentare certamente
riuscirà a fugare, perchè al di là di tutto in molti degli
interventi soprattutto in Commissione, là dove si spengono i
riflettori e i microfoni della stampa, si è fatto un ragionamento
costruttivo, sono state inserite delle norme di salvaguardia, se
così le vogliamo definire, su quello che è il reale intendimento di
questo disegno di legge. Sono state cioè precostituite le
condizioni per un disegno di legge che sia allo stesso tempo una
legge che applica il principio di sussidiarietà, sul quale tutti
riteniamo essere teoricamente d'accordo, una legge che è rivolta
alle famiglie e che non è rivolta alle scuole private, come con una
eccessiva semplificazione qualcuno ha ritenuto di sostenere; una
legge che non produce e comunque non ha alcun riferimento nè alcun
contatto con un problema importante, per certi versi drammatico, che
in questo momento attraversa la scuola italiana, non quella
siciliana, quello cioè dei tagli agli organici e che, invece,
qualora dovesse essere esitato dall'Aula in forme tali da poter
garantire la qualità dell'offerta formativa, sarà uno strumento per
incentivare l'occupazione. Infatti, quelle opportune limitazioni,
quelle opportune restrizioni della discrezionalità, a partire dalle
forme contrattuali e di garanzia del personale che insegna nelle
scuole pubbliche non statali, rappresenteranno certamente una spinta
verso nuove forme di occupazione per i docenti all'interno della
scuola pubblica non statale, che ovviamente deve rispondere ad
alcuni grandi requisiti legati alle infrastrutture, ai servizi, alla
pulizia, all'edilizia scolastica, alla regolarità dei rapporti di
lavoro, alla frequenza degli alunni nelle scuole. Abbiamo voluto
ribadire anche questo, in accordo, questa volta, in maniera piena,
con le forze parlamentari che rappresentano l'opposizione in V
Commissione.
Dunque, è un disegno di legge che ha già avuto - se così
vogliamo dire - una camera di compensazione e di riflessione di
altissimo profilo, come deve essere la Commissione legislativa, ed è
un disegno di legge che soprattutto - e lo sottolineo nuovamente - è
rivolto alle famiglie per assicurare un principio che è quello della
parità nel rivolgersi all'offerta formativa seria presente sul
territorio della Regione siciliana.
Le famiglie siciliane, così come avviene in tutte le parti
d'Europa ed in molta parte del mondo, devono poter essere messe in
condizione, a prescindere dalla loro situazione economica, di poter
scegliere tra l'offerta formativa seria che proviene dalla scuola
pubblica statale e da quella non statale.
Esiste, e lo sappiamo benissimo tutti, una scuola pubblica non
statale, specie di appartenenza, di organizzazione cattolica, ma non
soltanto a questa, che ha delle caratteristiche, soprattutto nel
segmento della scuola materna, di grandissima capacità formativa,
pedagogica, educativa - lo sappiamo tutti -, si rivolge il disegno
di legge. E' nostro auspicio che questa norma, che non è rivolta
alle scuole ma alle famiglie, possa essere utilizzata dalle stesse
per potere liberamente scegliere qual è il modulo formativo, come
brillantemente diceva l'onorevole Leanza, qual è l'idea di
educazione, qual è il progetto di formazione, sorvolando su tutta
una serie di questioni legate ad altra parte del dibattito che
sicuramente emergerà in Aula, ma che è legata alla possibilità di
dare alle famiglie un sostegno nella scelta del modulo educativo che
viene proposto legittimamente dallo Stato attraverso la scuola
pubblica statale e la scuola pubblica non statale.
L'aver voluto inserire all'interno della legge l'articolo 5,
diceva l'onorevole Leanza "fortemente voluto dal sottoscritto", ma -
aggiungo - fortemente voluto dal Governo e ritengo fortemente voluto
e condiviso da tutta la Commissione parlamentare, costituisce un
primo - qualcuno dirà timido, qualcuno dirà limitato, qualcuno dirà
tardivo -, ma certamente oggettivo intervento di diritto allo
studio. Per la prima volta, infatti si legifera in direzione del
diritto allo studio, perchè si introduce un buono scuola una tantum,
un sostegno alle famiglie più bisognose per affrontare le spese di
mantenimento dei figli a scuola, che è spendibile ovviamente nella
scuola pubblica statale come in quella non statale.
Un ultimo inciso. Molti in questi giorni hanno ragionato della
cosiddetta autonomia scolastica. L'autonomia scolastica - voglio
ricordare ai colleghi parlamentari, specie dell'opposizione - è
partita all'interno del territorio della Regione siciliana per una
norma emanata dal sottoscritto che faceva parte del Governo
precedente a questo, dopo che questa stessa autonomia era stata
tenuta ferma per qualche anno nei cassetti di un altro governo che
aveva preceduto quell'esperienza di governo della Regione siciliana.
Ciò per dire che chi parla crede fortemente nei valori
dell'autonomia scolastica, ma questi valori debbono essere coniugati
in una capacità di organizzazione di segno univoco nel disegno
progettuale e formativo della scuola siciliana, e su questo dovremmo
cercare di smussare i toni di polemiche, spesso pretestuose, e di
tornare ad occuparci dell'essenziale.
Noi oggi sappiamo che grazie all'autonomia scolastica - è un
fatto di moralità tenere abbastanza bassa la franchigia, senza
abbassarla troppo, legandola alla media che l'onorevole Leanza non
ha voluto indicare (insieme al Presidente della V Commissione ed a
tutti i componenti della stessa abbiamo fatto una ricerca accurata
delle altre esperienze di buono scuola esistenti sul territorio
della Repubblica Italiana, a partire dall'Emilia Romagna per passare
alla Campania, al Veneto, alla Lombardia) - anche la scuola pubblica
statale, poichè dotata di autonomia, può usufruire del buono scuola.
Qualora ritenesse, per dotare i propri istituti di una capacità di
offerta formativa, infrastrutturale e di servizi all'altezza di una
scuola moderna, può usufruire ampiamente, totalmente ed in modo
paritario del buono scuola.
Il buono scuola è rivolto alla famiglia che può spenderlo sia
all'interno della scuola pubblica non statale, perchè si tratta di
spese legate all'iscrizione e quindi all'accesso alla scuola, ma
anche all'interno della scuola pubblica statale, qualora la stessa,
anziché continuare ad indugiare su rivendicazioni di autonomia
legate alla divaricazione dell'inizio dell'anno scolastico rispetto
alla data legittimamente indicata dall'Assessore, cominciasse ad
essere "studiata" da qualche dirigente scolastico. Si deve
cominciare a capire che autonomia significa anche autoorganizzazione
della scuola, capacità di reperimento di finanziamenti. Oggi le
scuole pubbliche statali possono e devono trovare sponsorizzazioni -
non suoni scandaloso per qualcuno - anche sulla ricerca, sulle
infrastrutture; possono farlo. Il senso compiuto dell'autonomia è
proprio questo.
Questo provvedimento è rivolto alle famiglie, alla scuola
pubblica statale e non statale e, soprattutto, è un provvedimento -
voluto dal Presidente Cuffaro e dall'intero Governo - che nella sua
interezza prevede per la prima volta - ed è un fatto storico - un
concreto intervento sulle spese di mantenimento dei figli a scuola
verso quei ceti più bisognosi per i quali anche per il semplice
mantenimento, per il semplice acquisto di scarpe dignitose, dello
zainetto, del materiale didattico - non dei libri perchè su questo
vi sono altre provvidenze - può rappresentare un valido, validissimo
aiuto.
Questi sono i termini della questione; questi sono i termini di
questa proposta di legge.
Siamo consapevoli che su questo si confrontano - voglio sperare
non si scontrano - delle concezioni diverse del modello educativo
della scuola. Tuttavia ho notato tra le righe del dibattito che ha
preceduto gli interventi parlamentari una serie di impostazioni che
- dal punto di vista di chi, come me per qualche anno, insieme
all'onorevole Virzì e qualche altro, l'opposizione l'ha pure fatta e
crediamo anche saputa fare - ha ritenuto rivendicare e sottolineare
alcuni aspetti enfatizzandoli, alcune volte inventandoli.
Non vi è alcuna connessione tra i tagli, ad esempio,
occupazionali nella scuola pubblica e questa norma. Questo è un
fatto oggettivo, incontrovertibile. Non vi è alcuna volontà - lo
torno a ripetere ed a sottolineare - di finanziare "diplomifici".
C'è la volontà di offrire alle famiglie siciliane proporzionalmente
ai propri redditi, in modo più o meno accentuato (quindi anche da
questo punto di vista è socialmente inappuntabile il tipo di
meccanismo che è stato messo a punto) la possibilità di rivolgersi
all'offerta formativa che, secondo un principio di sussidiarietà,
ritengono dovere essere.
Vi è un aspetto che ho trovato francamente insopportabile nello
stucchevole e, per certi versi, divertente dibattito che si è tenuto
in Sicilia sulla rivendicazione dovuta e voluta non solo dallo
Statuto ma da tutta la normativa nazionale sull'inizio dell'anno
scolastico. Qualcuno ha sostenuto, anche tra le fila della
maggioranza, non solo dell'opposizione, che posticipare l'inizio
delle lezioni, significa per le famiglie non sapere dove mettere i
figli. La scuola per noi non è un luogo in cui parcheggiare i
figli; è un luogo dove si sceglie un modulo di offerta formativa e
questa legge serve a garantire, a garantire con forza questa
possibilità plurale, liberale perchè in un Paese in cui tutti si
dicono liberali di fronte a determinati passaggi scattano riflessi
condizionati che crediamo debbano essere messi da parte da tutte le
culture politiche perchè appartengono ad uno schema di società che
non esiste più e non è applicabile. E' una legge di sussidiarietà;
è soprattutto una legge fortemente sociale perchè investe diritti
fondamentali della famiglia ed in particolar modo diritti
fondamentali delle famiglie meno abbienti ma che hanno lo stesso
diritto di accedere al modulo formativo che ritengono interpretare
per i loro figli.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Antinoro. Ne ha
facoltà.
ANTINORO. Rinunzio.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. E' iscritto a parlare
l'onorevole Villari. Ne ha facoltà.
VILLARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero partire
da una considerazione, approfittando della discussione sul testo
relativo al buono scuola, per fare una prima valutazione,
valutazione che naturalmente non sconvolge nessuno e che è
nell'ordine delle cose, anche nell'ordine delle cose che discendono
dai rapporti di forza di questo Parlamento. Mi riferisco al fatto
che ovviamente un Governo come quello di questa Regione, con la
maggioranza che lo sostiene, è legittimato a fare le scelte che
ritiene di fare, è legittimato ad avviare i meccanismi, le procedure
che ritiene di avviare sulla base - è stato più volte detto - di un
programma che il Governo si è dato.
Vorrei, però, subito dire, assessore Granata, che ancor prima
che un testo sul buono scuola, sul quale noi in Commissione come
opposizione abbiamo votato contro e sul quale abbiamo dato il nostro
contributo per cercare di eliminare alcune cose, che a nostro
parere, non erano particolarmente positive, la cosa che vorrei
richiamare qui è che nel programma del Governo, prima ancora del
testo sul buono scuola, c'era - e l'abbiamo esitato come V
Commissione - il disegno di legge sul diritto allo studio. Io sono
il primo firmatario di un disegno di legge sul diritto allo studio,
il disegno di legge n. 341, che è stato oggetto di un confronto e
di una discussione in Commissione con il Governo, con tutti i gruppi
rappresentati in Commissione, che è stato esitato dalla Commissione
e che oggi - mi riferisco al disegno di legge sul diritto allo
studio universitario - è fermo perché non è stata ancora data la
copertura finanziaria.
Io francamente mi aspettavo che il percorso fosse quello di
affrontare in Aula prima il disegno di legge sul diritto allo
studio, che noi volevamo fosse un testo organico e non soltanto sul
diritto allo studio universitario, anche se alla fine abbiamo
convenuto, purché si approvasse una legge sul diritto allo studio,
di limitarci intanto al diritto allo studio universitario. Questo
non è avvenuto perché il testo è fermo. Come dire, il testo del
disegno di legge (oggi discutiamo sul buono scuola) ha sorpassato il
disegno di legge sul diritto allo studio, superando la doppia
striscia continua, si direbbe secondo le norme del codice della
strada, cosa che ritengo non positiva.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FLERES
Ritengo sia opportuno che il Governo ripensi a questa scelta;
credo che sia ancora nelle condizioni di farlo, se vuole, anche se
nessuno disconosce il fatto che nel momento in cui si presenta un
disegno di legge come quello in discussione si fa riferimento, lo
ricordava il relatore, onorevole Leanza, alla legge nazionale n. 62
del 2000 sulla parità scolastica. Quindi, non è questo il punto.
Noi riteniamo e penso che il Parlamento debba ritenere che
comunque la centralità della scuola pubblica, la centralità
dell'istruzione pubblica rappresenti la cornice forte e l'asse forte
entro il quale poi ognuno è legittimato ad inserire e articolare
altri possibili interventi.
Tuttavia, siamo di fronte al fatto che la Regione siciliana
rimane ancora l'unica Regione italiana senza una legge per il
diritto allo studio; infatti, mi si consenta, mi consentano il
Governo e l'Assessore Granata, la legge sul buono scuola non è la
legge per il diritto allo studio, è la legge sul buono scuola per
interventi a sostegno delle famiglie e fa riferimento alla legge n.
62 del 2000 che qui veniva richiamata.
Io devo dire che il percorso è anche inficiato da un'altra
ragione. E' inficiato dal fatto che noi con la legge regionale n. 6
del 2000 sull'autonomia scolastica, di cui mi onoro di essere stato
allora il relatore, ricordo che avviammo un processo recependo, mi
pare, l'articolo 21 della legge n. 59 del 1997, processo che ancora
non è neppure completato. Un processo avviato, ancora da
verificare; chi di scuola ne capisce più di me, e sono tanti in
quest'Aula presidi, insegnanti che oggi sono deputati di questa
Assemblea, può confermarlo. Un processo che va sostenuto,
accelerato e con un atteggiamento rispetto alle scuole, rispetto ai
dirigenti scolastici, alle strutture dell'autonomia, così come la
legge li ha voluti, anche la legge regionale, che hanno bisogno di
essere seguite, di essere meglio accompagnate in questo processo.
Qui si fa un'operazione che francamente non risponde a tutta
una serie di esigenze obiettive di questa Regione.
Io voglio concludere con un'ultima osservazione.
Noi abbiamo votato contro questo disegno di legge del Governo
sul buono scuola per un'altra ragione. Io non voglio andare fuori
tema, però mi sento di dire questo: ricordo che nella scorsa
legislatura il sottoscritto, insieme al Gruppo parlamentare dei DS e
dell'Ulivo, presentò un ordine del giorno, approvato all'unanimità
dall'Assemblea regionale, con il quale si istituiva una Commissione
di indagine e di studio sullo sfruttamento minorile e sul lavoro
nero. Quella Commissione non è stata mai insediata.
Io mi pongo una domanda, la pongo al Governo, che è
autorevolmente rappresentato dall'Assessore Granata, e la pongo ai
colleghi: noi oggi discutiamo su un testo, il testo sul
buono scuola, facendo particolare riferimento all'aiuto e al
sostegno alle famiglie per una scelta libera nei confronti dei
propri figli rispetto all'istruzione, così si dice, però siamo di
fronte ad una situazione che è paradossale. Nei quartieri delle
nostre città, in tanti quartieri della città di questa Regione,
tante famiglie vivono in condizioni di povertà e di miseria, per cui
i problemi che avremmo da affrontare in questa Regione, ancor più e
molto prima di una legge per il buono scuola, sono quelli di un
intervento a sostegno di quelle famiglie e contro lo sfruttamento
del lavoro minorile.
Io, francamente, vorrei che questo Governo, che è legittimato e
sostenuto da questa maggioranza a governare e a fare le scelte che
ritiene sulla base del programma che si è dato, si desse un ordine
di priorità.
Io non credo (ognuno può pensarla come vuole, io rispetto le
idee di chiunque) che questo testo rappresenti una priorità in
questa Regione, dove in quartieri come Librino a Catania o Zen a
Palermo o altri ancora vi sono ben altri problemi che riguardano la
condizione di disagio minorile e di disagio giovanile.
Io penso che su questo debba essere fatta una riflessione. Una
riflessione, onorevole Leanza, che, come diceva lei, non è né di
destra né di sinistra; è una riflessione che va fatta perché in
questa Sicilia abbiamo bisogno di questo e non di atti che alla fine
rischiano di andare più avanti rispetto a quelle che sono le
condizioni oggettive.
Applicare la legge 62 del 2000, la legge sulla parità, in
Lombardia, dove da sempre esiste la legge per il diritto alla
studio, è attuata la legge per il diritto allo studio ed è attuata
la legge 390 del 1991 ovvero applicarla nel Lazio, o applicarla in
Emilia è una cosa, ma prevedere il buono scuola in una regione come
la Sicilia dove non c'è ancora una legge sul diritto allo studio è
un'altra cosa. E' un'altra cosa, in una regione in cui lo
sfruttamento minorile è diffuso e in cui è forte il disagio di tanti
ragazzi e ragazze che vengono sfruttati. E' un'altra cosa in una
regione in cui molti ragazzi non possono andare a scuola o a mala
pena assolvono all'obbligo scolastico, in una regione in cui i
ragazzi dopo non trovano un lavoro e sono costretti a subire
sfruttamenti ed altro. Ecco, questo è il quadro entro il quale
serve una riflessione in questo Parlamento rispetto al quale tutte
le forze politiche devono essere impegnate e dopodiché ogni Governo,
se lo vuole, come sta avvenendo, può fare le scelte che ritiene.
Su ciò ognuno esprime le proprie valutazioni, ma pensavamo che
il contributo che noi abbiamo dato anche in Commissione V, quando
abbiamo esitato il disegno di legge sul diritto allo studio
universitario, che non era il nostro disegno di legge, pensavamo che
quel segnale rispetto ad un voto nostro su un disegno di legge che
non è nostro, che noi cercheremo di modificare quando sarà ora, non
è servito a rivedere il cammino, le dinamiche della discussione dei
disegni di legge perché prima andava fatto il disegno di legge sul
diritto allo studio, che è fermo in II Commissione, e poi, forse,
sarebbe stato anche diverso il clima per una discussione del testo
al nostro esame.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la norma
costituzionale che consente alle scuole private di operare in Italia
prevede che ciò avvenga senza oneri per lo Stato. Fu una norma
definita a seguito di un braccio di ferro che durò parecchio
all'interno dell'Assemblea costituente, ma fu una norma che non è
stata ripresa neanche ai tempi di De Gasperi, cioè neanche ai tempi
in cui la Democrazia cristiana aveva il 53 per cento dei voti ed i
partiti alleati ne avevano tanti altri. E non fu ripresa
probabilmente non perché non si avesse la forza di modificarla, ma
perché De Gasperi, che era un "cattolico laico", avvertiva che una
norma di questo tipo avrebbe frantumato il sistema educativo
nazionale, che sarebbero venute fuori le scuole di appartenenza
ideologica e politica: le scuole dei comunisti, dei cattolici, dei
musulmani, eccetera.
Dunque, io penso che quella norma non fu tirata in campo, non
fu forzata, non è stata mai forzata durante il cammino della
Repubblica, se non per iniziative marginali di qualcuno, per questa
grande ragione: la frantumazione del sistema politico. Adesso cosa
sta succedendo? Il Governo Berlusconi vince le elezioni; il
Governo Berlusconi si impegna con il mondo cattolico, probabilmente
non soltanto col mondo cattolico, a rivedere questa normativa e
consentire quindi alle scuole private di operare con oneri a carico
dello Stato. Il principio che viene difeso e secondo il quale ogni
genitore deve avere la facoltà di iscrivere il proprio figlio nelle
scuole che ritiene più idonee, più congeniali alla sua cultura, al
suo modo di pensare è sicuramente valido. E' un principio corretto,
ma che cozza contro una situazione oggettiva che è la situazione
italiana: la situazione in cui la politica e la cultura sono state
estremamente ideologizzate, per cui mentre in Inghilterra o in
America le scuole private sono scuole sostanzialmente analoghe sul
piano ideologico, da noi un discorso di questo tipo non può avere la
stessa neutralità, la stessa asetticità.
Anche oggi un discorso di questo tipo, cioè delle scuole
private con oneri per lo Stato determinerebbe la frantumazione che
avrebbe determinato ai tempi di De Gasperi, perché il sistema
culturale italiano è un sistema fortemente ideologizzato, per cui
noi continueremo ad avere la scuola dei cattolici, stavolta invece
ci sarà quella dei musulmani, di Bossi, la scuola di Bertinotti e
così via dicendo.
Quindi il problema si continua a porre negli stessi termini in
cui si poneva nel dopoguerra.
Ma allora perché Berlusconi pone il problema di rivedere le
norme costituzionali sulle scuole private e quindi sulla libertà di
insegnamento? Perché Berlusconi ha una idea della società e dei
rapporti tra gli uomini fondata esclusivamente sul concetto di
mercato.
Tutto è mercato, ed è questo il fondamento per cui anche questo
tipo di normativa vorrebbe poi alla fine trovare sostanza; perché
se tutto è mercato, tutto diventa confronto economico, tutto diventa
dinamica liberale e in questa dinamica liberale si inserisce la
scuola privata e quindi la libertà delle scuole di agire su un piano
di apparente parità, ma di sostanziale marginalità poi delle scuole
statali nel tempo, si capisce, così come avviene in America dove le
scuole statali sono le peggiori scuole che ci siano nella società
americana. E dove vanno a finire, quindi, le persone le cui
famiglie hanno un reddito basso.
La politica della maggioranza punta a scardinare un sistema di
istruzione pubblica che ha dato grandissimi risultati in termini di
istruzione e formazione di grandissime masse di persone.
La nostra è una scuola di massa assolutamente uguale in termini
di frequenza a quelle delle scuole di tutti gli altri paesi
occidentali.
Voi pensate che noi siamo giunti ad avere circa l'80 per cento
di ragazzi che vanno al diploma.
Ora questo scardinamento della scuola di Stato di fatto non sta
passando sul piano della norma costituzionale, perchè ci sono
condizioni che ad oggi non consentono di modificare la norma
costituzionale.
E allora si cerca di superare questa situazione aggirando
l'ostacolo attraverso il famoso buono scuola, facendo passare cioè
il buono scuola come una norma di diritto allo studio e non come una
norma che finanzia indirettamente le scuole private.
Ora questo modo di bypassare il problema indubbiamente presenta
delle oggettive forme di incostituzionalità, almeno per noi in
Sicilia.
Io invito l'assessore Granata, a riflettere su questo:
l'articolo 3 del buono scuola prevede che la somma fino a 1500 euro
possa essere spesa nelle scuole statali e non statali per la
frequenza delle scuole.
Voglio ricordare che le scuole materne, elementari e medie
inferiori sono gratuite anche sul piano dell'obbligo della
frequenza, non si pagano tasse.
Per le scuole superiori la frequenza è gratuita in rapporto a
fasce di reddito per cui una famiglia con un nucleo di quattro
persone è esente dall'obbligo della tassa di frequenza fino a 20
mila Euro, cioè fino a un reddito di 40 milioni.
Quindi tutti i ragazzi, presumo anche in rapporto alla
dichiarazione dell'assessore Granata per cui il buono scuola
dovrebbe andare a interessare fasce di popolazione il cui reddito
familiare è inferiore a 28 milioni, tutte le persone, tutte le
famiglie che dovrebbero ricevere questo buono scuola già sono esenti
dalle tasse di frequenza.
Pertanto, questo articolo 3 è esclusivamente mirato a
finanziare la frequenza nelle scuole private.
Onorevoli colleghi, questo articolo 3 è incostituzionale perché
non è un articolo mirato a migliorare il diritto allo studio, ma è
un articolo mirato esclusivamente a bypassare una norma
costituzionale. Ed allora, se noi vogliamo fare invece un
ragionamento costruttivo - come abbiamo fatto in Commissione, in cui
pur rimanendo di differenti idee da parte dell'opposizione (e mia in
particolare) c'è stata la più grande e buona volontà nel migliorare
il testo, prevedendo tante cose che sono state anche accolte e di
questo devo dare atto, della non chiusura della maggioranza -, un
ragionamento di diritto, quantomeno di inserire il concetto di
diritto allo studio nell'ambito dell'articolo 3, bisogna fare in
modo che esso non preveda solo le spese per la frequenza, ma preveda
tutte le spese inerenti alla frequenza, all'attività didattica, al
materiale didattico, alle attività integrative, cioè tutte le spese
inerenti all'attività che un ragazzo svolge nella scuola. Allora, è
interpretabile come una norma che favorisca il diritto allo studio,
anche se indirettamente ha sempre l'aspetto del bypass rispetto alla
norma costituzionale ma certamente è una norma che può dirsi di
diritto allo studio.
Ma un discorso di questo genere supera un'idea mercantilista, o
quantomeno la riduce perché gioca su un piano paritario rispetto
agli studenti in generale, perché a quel punto effettivamente la
dicitura "statale e non statale" è una dicitura corretta, perché a
quelle risorse possono accedere anche i ragazzi che frequentano le
scuole statali per la parte di spese che non è la frequenza.
Io mi auguro che questa norma venga modificata nel senso che ho
espresso, tra l'altro ho presentato un emendamento specifico. Ma in
questo caso il buono scuola comincia a percorrere un cammino
orientato verso il concetto di diritto allo studio e di garanzia
della parità scolastica. Ma a una condizione, caro Assessore e caro
Governo. La condizione è questa: noi non possiamo pensare che nel
campo delle scuole medie superiori ... perché il problema è solo
li; per le scuole elementari, materne e della media inferiore, il
problema non si pone perché le scuole sono già normalmente
parificate e quindi quelle scuole già ricevono normalmente, se sono
paritarie, ricevono dallo Stato già un contributo per classe,
addirittura molte di queste scuole che sono definite paritarie ai
sensi della legge n. 62 del 2000 rinunceranno al contributo dello
Stato per accedere al buono scuola, perché poi in fondo è molto più
vantaggioso, se ci dovesse essere incompatibilità, come io penso che
ci debba essere.
LIOTTA. Integrativi e compensativi.
TUMINO. Sì, però nel qual caso io non penso che sia consentita
l'integrazione, non per la nostra legge ma per la legge nazionale.
La legge nazionale non penso che consentirà questa integrazione di
contributi.
Stavo dicendo che il problema diventa quello di capire se
questo buono scuola vuole veramente operare nella direzione del
diritto allo studio della parità puntando a risolvere un annoso
problema delle scuole medie superiori che è quello dei cosiddetti
diplomi fisici, che è una bruttissima parola, che è quello di tante
scuole che sorgono esclusivamente come fatto economico, come fatto
di interesse, di speculazione per consentire agli alunni che hanno
avuto un percorso scolastico per dirlo garbatamente "molto contorto"
di fare i salti necessari di 2-3-4 anni, per chiudere con un diploma
da potere spendere poi nel mercato del lavoro. Bene, il grande
problema non solo non è stato posto in questo disegno di legge, ma è
stato posto male per la parte riguardante il modo con cui queste
scuole verrebbero ad usufruire di questi soldi.
Voi pensate che, ci sono scuole superiori dove l'alunno si
iscrive nel mese di maggio, e nell'arco di pochissimi giorni riesce
a superare quattro anni in un anno; e riesce ad avere il titolo di
idoneità al quinto anno, e state attenti non possono avere la
maturità, perché c'è sempre il titolo di stato: il titolo di stato
si consegue con un esame di stato che avviene nelle scuole di stato.
Quindi hanno l'idoneità al quinto anno, hanno letteralmente
superato tutte le barriere e questo in una settimana; mi rivolgo al
governo: ora è possibile che si dia il buono scuola? Ma io non
darei neanche una caramella a questi signori, allora se non si
discrimina in termini di qualità della scuola voi fate una
operazione vergognosa che non è giustificata da nessun tipo di
ragionamento politico se non da quello di favorire delle lobbies;
potremmo definirle come delle persone che speculano su queste cose.
Io chiedo al Governo, quanto meno di rivedere, ridurre il
margine di spendibilità del buono scuola, solo a quelle scuole che
hanno delle garanzie di qualità, e le scuole che hanno le garanzie
di qualità, oggi sono riconosciute da una legge dello Stato che è
stata approvata con amplissima maggioranza: che è la legge 62 del
2000 sulla parità; ed è una legge che oggi consente alle scuole che
stanno via via diventando più qualificate, di assumere il
riconoscimento di scuole paritarie ai sensi di questa legge; allora
se voi volete fare una proposta che sia orientata al diritto dello
studio e orientata alla parità, necessariamente dovete ridurre lo
spazio di finanziamento indiretto delle scuole private non statali,
dovete fare questo riducendo l'intervento per le scuole paritarie e
questo potrebbe avere anche un effetto positivo, poi in termini di
qualità delle scuole non statali in genere; perché esse sarebbero
portate naturalmente a migliorare i loro standard dell'offerta
formativa ma anche a livello strutturale per essere nelle condizioni
di usufruire di questo buono scuola indirettamente tramite le
famiglie.
Allora cosa sarebbe un ragionamento sul quale potremmo
convergere? Io ho delle riserve, però capisco che è un ragionamento
che pone il problema ideale, ideologico della dignità di tutti i
genitori della libertà di iscrivere i loro figli nelle varie scuole,
ma lo pone in termini di qualità e non in termini di distruzione del
sistema scolastico pubblico. Infine cari signori c'è un problema di
valutazione dell'impatto; il Governo non ha valutato minimamente
l'impatto che questa norma verrà ad avere sulla occupazione; non è
vero, assessore Granata, che questa norma non avrà impatto sulla
occupazione, avrà un impatto enorme.
Su base annua una somma di cento miliardi per il buono scuola
con un massimo di 1500 euro, se si fa la divisione tra 60 milioni di
euro per quella voce diviso 1500 fa ventimila, significa che si
prevede che possano avere questo buono scuola anche più di ventimila
famiglie. Ventimila famiglie, ventimila ragazzi, corrispondono a
duemila insegnanti, perché il rapporto tra docenti ed alunni e di
uno a dieci.
Duemila insegnanti sono messi in discussione. Il rapporto tra
insegnanti e personale ATA è di uno a tre.
Noi dobbiamo valutare l'impatto e questo non è stato valutato.
Può darsi che io dica delle bufale. Ma voi mi dovete dire
presumibilmente qual è l'impatto che questa norma ha in termini di
occupazione, di spostamento di alunni dalle scuole statali alle
private. Perché anche se fosse dell'uno per cento cioè una
quantità minima, sarebbe sempre nell'ordine di 9 mila ragazzi che si
spostano e quindi di 900 insegnanti che perdono il posto e quindi di
300 unità di personale ATA che salta.
E non mi dovete dire che questi li ritroviamo nelle scuole
private perché voi sapete che nelle scuole private, anche se
ufficialmente devono rispettare le norme dei contratti nazionali, di
fatto, non rispettano niente. E quindi queste persone andranno lì
solo per prendere il punteggio e non voglio addentrarmi in questo
perché la Magistratura già sta facendo le sue indagini in tante
scuole di questo tipo.
E allora il danno c'è, onorevole assessore, ed è un danno
grandissimo. E un'altro discorso che non è stato valutato e ritengo
che vada preso in considerazione, è come questo buono scuola possa
determinare lo sfascio completo di alcune scuole private.
Adesso voglio fare un ragionamento per le scuole private. Da un
lato se perdo in una scuola di Stato 50 iscritti, avrò una riduzione
nel rapporto benefici-costi per quanto riguarda le strutture delle
scuole pubbliche, perché è chiaro che le attrezzature, le aule,
saranno usufruite da 50 alunni in meno. In una scuola privata
questo tipo di fatto può determinare una improvvisa triplicazione,
quadruplicazione del numero degli iscritti. E la scuola che già di
per sé non ha una offerta formativa adeguata si troverà ad essere
letteralmente in ginocchio.
Quindi è necessario che la norma preveda un tetto perché le
scuole private non possono saltare dall'oggi al domani del doppio o
del triplo di alunni. Perché altrimenti noi facciamo saltare il
concetto di offerta formativa.
E allora anche questa valutazione va inserita nella legge e non
è né di destra, né di sinistra, ma sono tutte valutazioni di merito
assolutamente pulite anche in termini di fatto politico, non di
parte, non settario.
Noi abbiamo lavorato bene in Commissione e voglio pensare che
anche in Aula lavoreremo bene. Questo passa attraverso la capacità
del Governo di non fare discorsi solo mirati ad aspetti di interesse
politico - la parola 'clientelare' la escludo - e di puntare invece
su un ragionamento costruttivo che voglia salvare e migliorare il
sistema scolastico complessivo della nostra Sicilia.
CAPODICASA. Signor Presidente, inserisca gli applausi della
sinistra.
PRESIDENTE. Sono piuttosto riservati questi applausi
Onorevoli colleghi, dichiaro chiuse le iscrizioni a parlare.
E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro. Ne ha facoltà.
FERRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'assessore
Granata alla fine del suo intervento questa mattina ha fatto una
considerazione su degli interventi che ci sono stati nel mese di
agosto a seguito del suo decreto sull'apertura della scuola il 30
settembre che è l'unica cosa di sostanza che mi sento di poter
condividere rispetto al disegno di legge di cui stiamo parlando.
L'Assessore Granata ha giustamente criticato chi nel mese scorso ha
dichiarato che l'apertura della scuola il 30 settembre determinava
una diversa organizzazione familiare perchè non si sapeva dove
lasciare i figli. Ed io sono convinto e d'accordo con lui che la
scuola non sia il parcheggio per i figli ma il luogo dove si
garantisce il diritto allo studio e una qualità dell'offerta
formativa degna di questo nome.
Questa legge in realtà non affronta assolutamente il problema,
peggio, direbbe Goffman, se in un negozio c'è la bottega ed il
retrobottega questa legge guarda alla bottega e non al retrobottega.
Nel senso che guarda alla facciata, all'apparente interesse di
questo Governo di occuparsi dei problemi della didattica e della
formazione, ma in realtà più che un buono scuola penso che
bisognerebbe reintitolare questa legge "una mancia per le famiglie"
o "prebende per le famiglie" dipende da quale collocazione vogliamo
dare alla questione.
Dico questo perchè con questa legge credo che si scelga di
fatto la scorciatoia più comoda che è quella che dà un supporto
economico finanziario alle famiglie. Non modifica per nulla la
qualità dell'offerta formativa, anzi probabilmente allontana nel
tempo la possibilità di potersene occupare da parte di questo
Governo, risponde con una elargizione di somme come se ne danno
tante in questa Regione, può essere assimilabile ai contributi per
attività sportiva, o ai contributi per attività culturali o a quelli
che ricevono tante altre categorie più o meno economiche che
fruiscono di queste risorse.
Non ho nessuna visione pregiudiziale o manichea sul fatto che
questo Governo si occupi, parlando di formazione, di garantire una
pari opportunità all'istruzione pubblica e all'istruzione privata.
Non credo che sia questo il tema e non mi farò mai tirare in un
dibattito sinceramente stucchevole sul fatto che dando il buono
scuola anche alle scuole private nasca il dissenso politico. Certo,
ci sono rispetto alle scuole private problemi che tutti conosciamo:
abbiamo parlato di "diplomifici", potremmo parlare comunque di
strutture private che gestiscono in modo lucroso l'attività
didattica, ma non è questo il punto su cui ci può essere tanto una
divisione perchè sono certo che su questo punto almeno troveremo
quelle forme di salvaguardia per evitare che strutture più o meno
fatiscenti o non in regola possano trovare all'interno di questo
dispositivo di legge un paracadute e un riferimento.
Si è scelta la scorciatoia invece di affrontare nel profondo la
vera questione che deve stare a cuore a tutti ed è appunto la
qualità dell'offerta formativa, la qualità delle strutture in cui i
nostri figli si misurano con un'attività formativa. Faccio due
esempi per tutti: a me non pare di vivere in un'isola normale
laddove ci sono scuole - come ci sono: mi riferisco alle scuole
pubbliche - in cui manca anche lontanamente lo straccio di un
piccolo impianto sportivo che possa garantire l'esercitazione
dell'attività motoria. A me non pare normale che nelle scuole della
Sicilia coloro che hanno il dramma di dover sopportare un figlio
disabile non vedano garantito, all'interno delle diciotto ore
curriculari, l'insegnante di sostegno.
Se queste sono due questioni - e cito queste due perchè mi
sembrano in qualche modo rappresentative di uno spaccato - io credo
che sarebbe stato assai meglio partire al contrario, partire da una
mappa dei servizi che l'attività formativa offre in questa Regione,
fare un confronto anche con quegli istituti privati che danno
garanzie di serietà e professionalità e solo successivamente
valutare e ragionare su risorse finanziare da poter erogare alle
famiglie, perchè la mia sensazione è che il rischio vero che noi
corriamo è che dando questi soldi alle famiglie, e limitandoci solo
a questo aspetto del problema, alla fine il genitore può rischiare
di sentirsi appagato e non preoccuparsi della qualità della scuola
che il figlio frequenta.
Certo, uno può dire che non si può fare tutto insieme, ma
bisognava partire da qualche parte. Ed io credo esattamente questo,
onorevole assessore, che bisognava partire da un'altra parte, e lo
dico senza alcun pregiudizio, con grande serenità, invitando lei ed
il Governo a riflettere, perchè io in questi giorni mi sono chiesto
quali potevano essere le ragioni che determinavano il Governo e
questa maggioranza a così insistere sulla necessità di approvare il
disegno di legge sul buono scuola.
Si è insistito prima della chiusura estiva, si è insistito alla
ripresa dei lavori d'Aula: io non so e non voglio credere che il
rinvio al 30 settembre dell'apertura delle scuole fosse legato a
questa esigenza, perchè francamente preferisco misurarmi su un
livello più alto di confronto, su cui possiamo avere opinioni
differenti, ma voglio rifuggire da questo retropensiero.
Dicevo ad un collega che, leggendo e rileggendo questo testo, è
quasi inemendabile perchè è talmente diversa l'impostazione
filosofica di approccio o di progetto che è difficile andare a
predisporre degli emendamenti modificativi o migliorativi o meno
della legge.
Io dico che in realtà questa legge è l'emblema più
rappresentativo, più esplicito di qual è il progetto di questo
Governo ed ho provato a mettere alcuni pezzi insieme. Ho messo
insieme il pezzo che fa riferimento alla legge cosiddetta sul
riordino delle coste, il decreto sulla sanità, di cui quest'Aula ha
discusso ieri, ma anche le vicende che hanno portato il prof.
Marino a dimettersi dall'ISMETT, per pressioni - anche se da lui non
dichiarate, ma mi sento di dichiararlo io - clientelari pesanti che
hanno prodotto l'abbandono e la scelta di abbandonare
quest'istituzione.
Penso a quello che è la scandalosa vicenda della crisi idrica,
in cui si sceglie di ristorare gli agricoltori siciliani per i danni
subiti dalla siccità ma nessun intervento strutturale viene ancora
messo in opera da parte del commissario delle acque per risolvere,
una volta e per tutte definitivamente, il problema delle risorse
idriche di questa Regione.
Allora, se questi elementi che ho citato - ma potrei citarne
tanti altri - sono in qualche modo presenti a tutti noi, io credo
che dietro a questo disegno di legge non ci sia alcun interesse per
la scuola, non vi è mondo della scuola, nè - mi permetto di dire -
le famiglie più attente e più avvedute di quest'Isola che potranno
ringraziare questo Governo per questo provvedimento, nè gli
operatori della scuola pubblica, nè gli operatori più attenti della
scuola privata.
Con questo disegno di legge si è scelto, in realtà, di seguire
una scorciatoia e di seguire quello che, ad esempio, è più
emblematico di quello che altri, che sono plenipotenziari di questa
maggioranza in Sicilia - e non io - hanno chiamato la politica
clientelare di questo Governo.
Credo che se così è - come credo sia e non me ne voglia
l'assessore Granata -, di questo progetto politico di questa
maggioranza debba rispondere, in primo luogo, il Presidente della
Regione. Certo, lo stesso - qualcuno obietterà - aveva previsto nel
suo programma il buono scuola come uno dei punti cardine ma, come è
ovvio, al di là della qualità con cui si leggono i programmi in ogni
campagna elettorale, credo che limitarsi a dire di voler fare il
buono scuola e dare un sostegno alle famiglie potrebbe essere cosa
buona e giusta se tutti fossimo non avveduti nel considerare le cose
che ho detto prima: la qualità delle strutture in cui si pratica la
didattica, i servizi che le scuole rendono per i nostri figli e così
via.
Avere fatto questa scelta, che è di comodo in qualche modo,
assomiglia molto al tentativo ormai manifesto di pagare delle
cambiali elettorali che sono giunte in scadenza. Credo che questo
non lo meriti questa Regione; non lo meriti la delicatezza della
materia che stiamo affrontando che è esattamente quella
dell'istruzione. Avremo modo, ovviamente, nell'articolato di
approfondire anche alcuni aspetti che mi paiono del tutto
incongruenti: cito per tutti l'articolo 2, mi pare, della legge
stessa che fa riferimento ad un sostegno anche a quei figli di
cittadini stranieri che vivono in Italia, ma si parla di apolidi e
di rifugiati politici. Quindi, in qualche modo, il quesito che mi
pongo - possibilmente sarà anche scritto male, non è questo il tema
- è se i figli di coloro che sono messi in regola secondo le norme
di legge vigenti nello Stato italiano possano o meno usufruire di un
buono scuola. Ma, ripeto, questi, alla fine, sono aspetti
naturalmente modificabili - non è questo il tema - ma quello che
invece mi pare il tema centrale che stiamo affrontando oggi è
esattamente l'approccio con cui progettualmente questo Governo da
parte sua si misura col tema e l'approccio con cui intende misurarsi
- credo - l'opposizione, sapendo che questa legge non è una legge
messa lì per caso, buttata lì tra le tante leggi che si devono fare,
ma una legge che risponde ad un preciso disegno
politico-programmatico che è biecamente elettoralistico e non
ovviamente modificativo o riformatore del nulla.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Liotta. Ne ha
facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, appena ieri il
Presidente della Regione ha voluto informarci che, essendo
Presidente di un Governo di centrodestra, pratica una politica di
centrodestra ed a quanti dal centrosinistra gli rimproveravano di
fare una politica di centrodestra graziosamente chiedeva cosa si
aspettavano, precisando che per lui la salute è una merce. Accanto
al sistema sanitario pubblico vi è il sistema sanitario privato;
hanno pari dignità, anzi noi in qualche modo stiamo turbando il
mercato perchè finanziamo la sanità pubblica a scapito della sanità
privata.
L'esempio era perfettamente calzante. Lo stesso esempio vale
per il territorio ritenuto una merce da questo Governo; per
l'istruzione ritenuta una merce da questo Governo.
Pertanto, signori del centrosinistra, di che cosa ci dovremmo
meravigliare? Perché dovremmo farci ripetere dall'assessore Granata
quello che ieri ci ha detto il Presidente Cuffaro?
Loro stanno facendo una politica di centrodestra. Non è così
Io credo che l'onorevole Leanza, nella sua relazione introduttiva,
abbia proprio colto nel segno: questo disegno di legge sicuramente
non è di centrosinistra; ma, onorevole Leanza, non è neanche di
centrodestra.
Se questo disegno di legge, infatti, proponesse l'istruzione
come concetto mercificato, e cioè se con questo disegno di legge si
dicesse ai siciliani che si possono comprare un pezzo di istruzione
nella bottega che la offre loro al miglior prezzo e della migliore
qualità - e questo è il ragionamento tipico di centrodestra - io
oggi mi sarei confrontato con un governo di centrodestra, che fa
politica di centrodestra, al quale avrei opposto una visione di
sinistra delle stesse problematiche.
Ma ha ragione lei, onorevole Leanza, questo disegno di legge
non è né di destra, né di sinistra, neanche di centro per la
verità. O forse è troppo di centro. Cosa fa sostanzialmente questo
disegno di legge? Intanto rischia di configurarsi - non so se ce ne
siamo resi conto - come una legge di spesa tra le più pesanti di
questa legislatura: a regime costerebbe 65 milioni di euro, circa
130 miliardi di vecchie lire.
Se devo fare la stessa proporzione che nell'articolo 8 è
prevista fra i vari commi dell'articolo 3 di finanziamento, vedo che
dei 20 milioni di euro previsti per il 2002, 17 milioni e
cinquecentomila euro sono previsti per il buono scuola, quindi tutto
il resto rappresenta un ottavo dello stanziamento di quest'anno. Se
devo lasciare la stessa proporzione a regime, da 65 milioni di euro
devo togliere 8 milioni di euro circa.
Questo significa che mi devo basare su una spesa a regime per
il buono scuola di 60 milioni di euro circa.
Pertanto, interveniamo su questo, perché l'assessore Granata
ha voluto precisare che questa non è una legge che sposta
occupazione o che toglie occupazione al settore normativo pubblico.
Vediamo come non ha ragione o come ha ragione l'onorevole Granata.
Facciomoli due conti della serva, visto che in commissione questi
conti non si sono voluti fare, o non si sono potuti fare perché
alcuni dati mancano.
Ancora su 60 milioni di euro, ammesso che tutti prendessero il
massimo di contributo, e cioè 1500 euro, farebbero 40 mila utenti.
Se invece il tetto medio del contributo si attestasse sui 1000 euro,
sarebbero 60 mila utenti. Quindi, o l'assessore Granata mi dice che
attualmente, nel sistema formativo privato della scuola siciliana,
ci sono già da 40 a 60 mila utenti, per cui con questi soldi noi
andiamo a finanziare quelli che già sono nella scuola privata, non
producendo alcun esodo dalla scuola pubblica verso la scuola
privata, oppure se anche ce n'è uno in meno rispetto a 40 mila - e
non mi è dato sapere quanti sono questi in meno, perché in
commissione mi consta che non è stato fornito questo dato, perché
l'assessorato sembra che non sappia qual è la distribuzione della
popolazione scolastica e il sistema vuole sapere qual è la
distribuzione della popolazione scolastica nel sistema formativo
privato. Ma se ce n'è anche uno solo, quello, lo stiamo incentivando
a spostarsi dalla scuola pubblica verso la scuola privata.
Ma dirò di più. Secondo me lo stiamo incentivando a spostarsi
non soltanto dalla scuola pubblica alla scuola privata, ma lo stiamo
incentivando a spostarsi anche dalla scuola privata ad altra
tipologia di scuola privata, dalla scuola privata seria alla scuola
privata che seria non può dirsi.
Qualcuno in conferenza stampa ha chiamato banditi,
filibustieri, gli imprenditori di scuola che si sono inventati tali,
che altri mestieri avrebbero dovuto fare perché con il sistema
formativo non hanno nulla a che vedere. Di questo stiamo parlando,
Assessore Granata Chi come me, e come tanti altri colleghi di
questa Aula, del sistema formativo ha fatto la propria ragione di
lavoro per anni, conosce benissimo quel sistema formativo, non fosse
altro perché molti di noi ci hanno fatto esami, per esempio, come
commissari in quel sistema formativo.
Sappiamo bene di che cosa stiamo parlando, di standards
edilizi assolutamente inconfrontabili con quelli della scuola
pubblica, di standards didattici formativi assolutamente
inconfrontabili Stiamo parlando di un sistema che è un contenitore
per produrre una merce che non è istruzione
Ecco perché il vostro ragionamento non è di destra. Se il
vostro ragionamento fosse di destra, lo scambio equo dovrebbe essere
tra il buono scuola e l'istruzione, il prodotto istruzione che la
scuola privata dovrebbe fornire. La scuola privata non fornisce
istruzione. La scuola privata fornisce diplomi.
Ma ci informa ancora l'Assessore Granata, e lo sostiene
l'onorevole Leanza, noi abbiamo inserito una norma che dice che il
buono scuola deve averlo lo studente e non si deve assentare più del
30 per cento delle giornate effettive di lezione.
Ma vi rendete conto di che cosa stiamo scrivendo? Andate a
dirlo a qualsiasi operatore in un sistema formativo qualsiasi del
mondo, quello del Burundi, che cosa vuole dire una assenza del 30
per cento delle lezioni effettive
Bene Se nel sistema pubblico, che dovrebbe garantire 200
giornate di lezioni l'anno per gli studenti, uno studente si dovesse
assentare per 70 giorni, tu insegnante, non più tu deputato, ma tu
insegnante, mi sai dire quale prodotto formativo sarai in grado di
trarre da quella frequenza nella scuola? Il 30 per cento? Il
buono scuola non dovrebbe essere fornito già con il 5 per cento, con
il 10 per cento di assenze.
Facciamo un ragionamento scientifico: andiamo a vedere qual è
il numero di assenze nella scuola pubblica. Facciamolo un
ragionamento scientifico.
Ma ci informano che sono stati messi dei vincoli pesanti perché
soltanto quelle scuole che ottempereranno ad alcune regole, che
avranno raggiunto alcuni standards sul piano edilizio, sul piano
formativo, soltanto quelle famiglie che avranno garantito un certo
grado di frequenza otterranno il buono scuola.
Il buono scuola non è dato alle famiglie. Il buono scuola è
dato soltanto per spenderlo in certi negozi. Io non vado a comprare
istruzione ovunque
Diceva bene l'onorevole Tumino quando sosteneva che allargare
alle scuole statali i destinatari di questa legge è soltanto un
paravento per aggirare gli ostacoli costituzionali perché nella
realtà quel buono scuola che noi diamo, lo diamo soltanto per le
scuole private, e le peggiori, perché noi avremo come prodotto, come
effetto, un inseguimento al ribasso del livello di offerta
formativa.
Guardate bene che cosa succederà non appena entrerà nel mercato
dell'istruzione, mi allineo con la vostra filosofia, non appena
entrerà nel mercato dell'istruzione il buono scuola, quali effetti
produrrà. Quali saranno gli effetti devastanti?
Io genitore intenzionato ad utilizzare il buono scuola mi
guarderò intorno e andrò a cercare la migliore bottega dove posso
comprare al miglior prezzo il prodotto che mi interessa di più. E
qua casca l'asino Il prodotto non è l'istruzione, è il diploma e se
io sono interessato al diploma vado ad acquistarlo nella scuola che
me lo offre più facilmente, laddove mi posso iscrivere a maggio e
dove può figurare che sono stato presente fin dall'inizio dell'anno.
Cosa che già avviene ora, ma senza finanziamento, senza che noi
diamo soldi per ciò. Questa è la realtà: state finanziando i
diplomifici e ne è dimostrazione il fatto che non appena si è
annunziato di voler fare questa legge (e non la si è fatta ancora,
voglio vedere che cosa accadrà l'anno venturo quando andrà a regime)
il numero di quei diplomifici, il numero di quelle scuole si è
moltiplicato per cento: nascono dappertutto come i funghi,
dappertutto si fanno scuole, si prendono dieci metri quadrati e
diventano aula, ci si improvvisa dirigenti scolastici e, a questo
riguardo, vorrei dire qualcosa, ma no: mi correggo, mi fanno notare
dalla Commissione che non ho letto il disegno di legge. Non è che
ci si improvvisa dirigenti scolastici, i dirigenti scolastici devono
essere abilitati, e devono avere cinque anni di anzianità. Vero è,
ma non è specificato di che tipo di anzianità si parla, se si parla
di dirigente o se si parla di insegnante, se insegnante in una
scuola parificata o in una legalmente riconosciuta. Vieni a dirmelo
tu dove mi sono preso i cinque anni di anzianità per fare il
dirigente di una scuola privata
LEANZA NICOLA , relatore. Sono emendamenti presentati da voi.
LIOTTA. Io non ho presentato alcun emendamento
Ma se alcuni colleghi hanno inteso introdurre dei vincoli,
hanno fatto bene, ma quei vincoli - le sto facendo notare - sono
così larghi che voi immagino agevolmente avete avuto la tranquillità
di accettarli Questo è quello che voglio farvi notare. Qual è
la garanzia che offre non l'insegnante multiricattato dentro la
scuola privata, ma l'insegnante multiricattato per il lavoro,
l'insegnante che insegue l'obiettivo del punteggio per non doversene
andare chissà dove a farsi una supplenza di un mese, di quindici
giorni e che invece sotto casa avrà la scuola privata dove lavorerà
per zero lire, ricattato sul piano professionale perché si
instaurerà una modificazione profonda del rapporto tra l'insegnante
e l'allievo. Questo è il vero problema Ditemi come faccio io in
una scuola privata ad insegnare piani inclinati, carrucole e
verricelli ad uno studente che dei piani inclinati, delle carrucole
e delle verricelle non se ne "inverricella" un fico secco, visto che
comunque alla fine dell'anno un piatto di lenticchie ed un diploma
gli è in ogni caso garantito da questa Regione siciliana. Anche il
diploma perché quello è il prodotto che si va ad acquistare con
quei 1.500 euro.
Signori del Governo, signor relatore, ho apprezzato la
sincerità con la quale ci ha detto che questo non è un disegno di
legge di sinistra o di destra, anche se intendo che volesse dire
altra cosa. Certo non ho potuto apprezzare la confusione che si fa
fra scuola dell'obbligo e scuola dell'infanzia: il testo di legge
parla di scuola dell'infanzia, di base e di istruzione secondaria
superiore, lei nella sua relazione parla di scuola dell'obbligo e
francamente c'è una certa differenza: la scuola materna non mi
risulta che sia dell'obbligo, mentre questa legge è rivolta anche
alla scuola materna. Quindi sorvoliamo su questi pasticci anche
nella relazione, ma signori della Commissione del centrodestra,
signori del Governo, non veniteci a dire che state facendo una legge
per il diritto allo studio, non veniteci a dire che state facendo
una legge sulla parità perché non state facendo nè l'una nè l'altra
cosa. Voi state istituendo una regalìa clientelare - non
clientelare, so che all'Assessore Granata non piace il termine,
quindi non lo posso praticare, io sono più modesto di te, ti dico
che non lo posso praticare, non so se seduto al tuo posto lo
praticherei o meno ma sono più modesto di te e, francamente, non lo
posso praticare, tu sei il Governo e forse lo puoi praticare. In
ogni caso questa legge somiglia troppo ad un effetto politico di
tipo bancario, una cambiale che all'indomani delle elezioni si deve
in qualche modo onorare calpestando tutto quello che c'è da
calpestare, anche quei concetti e quei princìpi a cui si dovrebbe
ispirare l'azione politica di un Governo di centrodestra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi.
Preannuncio che dopo l'intervento dell'onorevole Ortisi sospenderemo
i lavori dell'Aula e riprenderemo alle ore 16.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Ortisi.
ORTISI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi a mio parere
questo disegno di legge esprime un diritto: il diritto alla
sopravvivenza di tanti istituti privati; infatti, al centro del
provvedimento non c'è l'alunno, ma il gestore. Non c'è la famiglia,
ma l'impresa; non c'è la didattica, ma il commercio. Non ci sono i
valori dell'insegnamento, ma i disvalori del mercimonio. E ciò si
nota subito dalla superficialità delle motivazioni socio-culturali
che la relazione nella parte motiva esprime.
Gli ostacoli di ordine economico sociale e culturale
presuppongono un livello di protagonismo molto basso e non toccano
ancora la dimensione della scelta educativa, ma solo quella della
sopravvivenza economica.
Di conseguenza, il provvedimento non è congruo rispetto alla
premessa concettuale, tant'è che il relatore sente l'esigenza di
aggiungere la precisazione che "gli interventi previsti del presente
disegno di legge sono - leggo - integrativi e complementari rispetto
a quelli previsti da altre norme regionali - vorrei sapere quali - e
statali in materia".
Ma quali sono?
Mi chiedo, soprattutto, quale tipo di scuola coinvolgono tali
interventi fulcro, rispetto ai quali il presente disegno di legge
sarebbe complementare e integrativo.
L'Italia è piena di tanti tipi di scuola e soprattutto è
oblunga e non solo geograficamente; è oblunga culturalmente, tanto è
vero che Bossi da una parte, ma anche tradizioni nostre, hanno
pensato sempre a forme di separatismo che avevano alla radice la
constatazione che esprimiamo spesso storie diverse.
La Giunta lombarda si è premurata pur facendo una scelta
ideologicamente netta che io contrasto, che non condivido, ma che
apprezzo nella sua logicità interna. Si è premurata prima di
proporre e approvare la legge sul diritto allo studio rispetto alla
quale poi è intervenuta in ordine al cosiddetto buono scuola.
Ma voi sapete - e lo sapete, ma la mia domanda è retorica -
quali tipi di scuola privata sono presenti nel nostro territorio?.
Ma avete mai sentito dire dell'Italia che è un regno e di
Pertini che è il suo re?
Avete mai sentito parlare dell'opera principale di Virgilio:
le diaboliche?
Avete mai ascoltato un membro interno di scuola privata che
presenta un compito a giustificazione della bravura di un
frequentante, tranne poi accorgersi tutti insieme che costui altro
che 30 per cento di assenze, costui standosene a casa dove gli
veniva e gli viene recapitato il compito da copiare riusciva e
riesce a copiare non solo il testo del compito, ma anche nome e
cognome dell'alunno dell'anno precedente, il cui compito gli è stato
recapitato a casa.
E parlo di cose che io ho denunciato, avendo fatto il
commissario.
In quell'occasione ne bocciai venti su ventiquattro. Che
cattivo
Ma quei ragazzi promossi non alla vita, onorevole Granata,
promossi a subalternità ulteriore, quei ragazzi con lo stesso tipo
di raccomandazione, che ora facciamo diventare istituzionale, quando
vanno a fare un concorso con il voto X, che tanti altri di noi hanno
sudato per ottenere, o magari non lo hanno ottenuto, quei ragazzi
ottenendolo riescono a sistemarsi abbassando il livello molto spesso
proprio delle istituzioni nelle quali lavorano.
VIRZI'. Il 6 politico lo hanno inventato le istituzioni.
ORTISI. Sai Guido, io potrei approfittare per rispondere
contemporaneamente all'articolo del Presidente Fleres. Sai Guido,
poi alla fine anche se tu ottieni un 6 politico e devi fare un
concorso a cattedra per andare ad insegnare, il 6 politico ti è
servito soltanto per non vincere mai il concorso a cattedra e
comunque ti serve per andare per raccomandazione ad insegnare in un
istituto privato, dove 6 politico o non 6 politico, entri per
raccomandazione, non entri per concorso, nè per corsi abilitanti.
Quindi, il tuo ragionamento, il 6 politico - di cui condivido,
onorevole Virzì, la critica - è un argomento boomerang rispetto alla
problematica che stiamo affrontando. La legge, dice il relatore,
non vuole avere carattere surrogatorio nei confronti di altre
problematiche relative al diritto allo studio o alla parità
scolastica. Ma non sarebbe stato più logico prima intervenire sulle
problematiche del diritto allo studio e della parità scolastica,
zoccolo duro, qui riconosciuto come tale, anche nella parte motiva
di questo disegno di legge, e poi su aspetti appendicolari o, come
li chiamate voi, integrativi e complementari, come questi che stiamo
esaminando?
Era il caso, per quelli che chiamate interventi integrativi e
complementari, avere questa fretta e realizzare (faccio contento
Guido) lo "iùsteron pròteron", quello che va dopo messo prima e
viceversa?
Era necessario proprio? Attorno allo zoccolo duro fondamentale
si organizza la parte appendicolare, non il contrario, altrimenti
tutte le case cadono. Conosco tanti muratori bravissimi, ma se non
ci fosse l'ingegnere a progettare il tutto, il muratore bravissimo
sarebbe capace di esprimere una casa, un'abitazione, non un
condominio. Occorre prima il calcolista, l'ingegnere, l'architetto;
e noi siamo gli ingegneri e gli architetti degli interventi, non
siamo gli esecutori. Siamo la parte che guida, la parte teorica che
deve sempre precedere la parte pratica. Lei, onorevole assessore, ha
fatto tanti provvedimenti, molti li ho anche condivisi, ma 100
provvedimenti non sono 100 passi avanti se dietro non c'è un
convincimento che, per essere scientifico deve essere criticabile,
perché altrimenti è dogmatico. La scienza, lei lo sa, ci insegna
questo. Tutti i ritrovati scientifici hanno un senso scientifico se
si può dimostrare che non sono validi. Allora, se dietro non c'è
una convinzione di indirizzo, un progetto e un obiettivo da
raggiungere tutto quello che noi facciamo ci fa applaudire
contingentemente, ma non va a valorizzare le cose stesse che andiamo
facendo perché se settanta vanno in un verso e trenta in un altro
verso non avremo fatto sicuramente cento passi avanti.
Ed era il caso per interventi integrativi e complementari, come
li chiamate voi, scomodare addirittura la Carta europea del
fanciullo? Ne parleremo in sede di esame degli articoli: l'8.28 e
l'8.39: non so quanto c'entrino con la Costituzione, con gli
articoli 34 e 35; ma l'articolo 35 della Costituzione parla di
diritto dei lavoratori immigrati, ne parleremo poi. E nella
precedente stesura, che però ci serve per capire, c'era scritto "si
è provveduto ad un'indagine per individuare le famiglie che
potrebbero in linea teorica nel primo anno beneficiare di tale
contributo". Per favore, posso sapere chi ha operato l'indagine?
Secondo quali parametri statistici? Posso conoscere le risultanze
documentali? Ma ecco il lapsus. Il relatore, dopo avere constatato
le difficoltà incongruenti dell'indagine, se è stata fatta, afferma,
peraltro, "che non è possibile prevedere quante famiglie
decideranno, in previsione dei benefici di questa legge, di
trasferire i propri figli in scuole non statali". Ma non si parlava
di superare ostacoli di ordine economico, sociale, culturale? Che
c'entra il calcolo di quanti alunni andranno nelle scuole non
statali? A cosa serve dunque il buono scuola? Si dà per scontato
il drenaggio del denaro pubblico verso le scuole non statali - è
soltanto questione di quanto -, l'articolo 5 non specifica il
quantum, ne parleremo in seguito; si parla di stanziare 30
miliardi.
Onorevoli colleghi, vorrei pregarvi di seguire il seguente
passaggio concettuale: la dimensione fondamentale delle scuole
private, secondo la mia opinione, in Sicilia, tranne qualche sparuta
eccezione in genere di religiosi e religiose che ho constatato
personalmente, è fondamentalmente una dimensione imprenditoriale e
non didattica. Il buono scuola dunque non colmerà - nonostante la
vostra buona volontà - il disagio esistente tra poveri e ricchi,
anzi lo amplierà perché indirizzerà molte famiglie, che voi stessi
definite deprivate culturalmente, non alla promozione dei propri
figli ma alla perpetuazione istigata da questo buono scuola della
loro subalternità.
Voi ampliate il disagio esistente tra il figlio di "Santu
Braccu" e il figlio del magnate. E lo aumentate non per il
pregiudizio che in Sicilia nelle scuole private, tranne alcune
eccezioni che io riconosco, vanno tutti coloro che non riescono a
superare i vari gradi delle scuole pubbliche, ma perchè il ragazzo
provvisto di buono scuola andrà in quella scuola e sarà destinato a
perpetuare e addirittura ad aggravare la propria subalternità
rispetto a chi invece frequenta la scuola pubblica, che resta
comunque la scuola in Sicilia.
Io non faccio un discorso ideologico tra scuola pubblica e
privata. Assolutamente no perché conosco personalmente scuole
private del Nord, ad esempio in Friuli, nel Trentino, a Cortina
d'Ampezzo, di livello altissimo, di gran lunga superiore a quelle
delle scuole pubbliche. E devo dire che anche la selezione degli
insegnanti è fatta in una certa maniera. Ma qui da noi non è cosi.
Lo sappiamo tutti che non è così.
Mi permetterete soltanto una brevissima chiosa: noi non
presenteremo emendamenti a questo disegno di legge; non pensiamo che
sia emendabile. Primo, per quel discorso che se fosse stato
perpendicolare al disegno di legge sul diritto allo studio, avremmo
potuto parlare, e poi perché penso che la finalità non sia di tipo
pedagogico.
Voi parlate di parità sociale e poi dite al secondo capoverso,
nella parte motiva: una scelta che spesso non può essere fatta a
causa di un problema di ordine economico, sociale e culturale. Ma
questo buono scuola darà la possibilità a tutti di individuare il
percorso educativo attraverso il quale formare le nuove generazioni?
Ma non erano deprivati culturalmente i soggetti cui è indirizzata la
legge? Come faranno costoro, periferici, ad individuare il percorso
formativo, l'approccio psicoeducativo? Che se tu chiedi il
significato della parola psicoeducativo magari penseranno che sia
una cattiva parola. Ma come faranno queste persone alle quali daremo
i soldi, che sono in genere semianalfabete, ad individuare, a
scegliere il percorso psicoeducativo dal momento che ci vorrebbe un
intero corso per insegnare loro cosa si intende per psicoeducativo?
VIRZI. E' un discorso un po' paternalistico ritenere che gli
alunni non capiscano nulla.
ORTISI. L'espressione è demagogica, consentimi, io appartengo ad
una di quelle famiglie, quindi fammi parlare con cognizione di
causa: mio padre infatti era falegname e lui di appoggio
psicoeducativo non avrebbe capito granché.
E poi parlate di tempi e orari delle città. Ma lo sapete che
cosa sono i tempi e gli orari delle città? Ne parleremo
specificamente nel corso del dibattito sull'articolato.
E ancora parlate di disegno di legge che mira a rendere
effettivo il diritto allo studio. Ma non era complementare? E poi
parlate del senso sussidiario. Ma che c'entra? Poi ne parliamo, io
esprimo la mia opinione molto modestamente, da operatore della
scuola. Non mi soffermo dunque sulle ripetitività concettuali che
ci sono nella relazione.
E poi ancora c'è un capoverso in cui si parla di "finalità
perseguite dal provvedimento che obbediscono etc", il che presuppone
una scuola privata superiore a quella pubblica. Voi lo considerate
"un di più di democrazia". Ma me lo spiegate cosa volete intendere
dal momento che il concetto di democrazia già di per sé rappresenta
il massimo di partecipazione? La democrazia tutela il governo del
popolo; ma oltre il popolo cosa esistono i marziani?
Parlate anche di possibilità di "valorizzare i più capaci e
meritevoli". Ma dove è scritto in questo disegno di legge che
valorizzate i più capaci e meritevoli? Mi dite qual è il comma o
l'articolo di riferimento?
Poi parlate degli insegnanti. Parlate di "scorrettezza
gestionale, condizioni assolutamente trasversali che attendono a
qualità personali e strutturali nella scuola pubblica". Questo è
impossibile.
Il nostro giudizio è che questo provvedimento è demagogico,
clientelare e assolutamente proteso a fiancheggiare una lobby di
amici privilegiati, capaci solo di dare una spallata alla scuola
pubblica e di favorire o di recuperare, dall'anemia cronica, una
serie di scuole private la cui specificità - per la stragrande
maggioranza dei casi - è la dimensione imprenditoriale e non quella
educativa.
"L'affare" del buono scuola in Sicilia mortifica le tante
professionalità della scuola pubblica e ne umilia gli spazi
educativi; amplia il mercimonio già esistente nelle scuole private;
rende complice e responsabile l'istituzione regionale; abbatte il
livello qualitativo dell'insegnamento.
E noi che siamo deputati alla difesa dell'interesse pubblico
dovremmo dunque avallare e favorire l'interesse privato? Fatelo voi
colleghi E dormiteci sopra fino a quando il "terremoto" delle
vostre coscienze non vi sveglierà dal letargo di questa vostra
acritica accondiscendenza.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa e riprenderà
alle ore 16.00 con la prosecuzione della discussione generale del
disegno di legge in argomento. Il primo oratore a prendere la
parola sarà l'onorevole Barbagallo, quindi seguirà l'onorevole
Giannopolo.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 13.38, è ripresa alle ore 16.10)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo.
Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di
entrare nel merito del disegno di legge sul buono scuola, occorre
rilevare che in Sicilia manca una politica per la scuola, un
progetto organico concordato tra la maggioranza ed approfondito con
le opposizioni, oltre che con le molteplici organizzazioni impegnate
sui temi dell'istruzione e della formazione.
Non basta, infatti, intervenire su singoli aspetti, è
necessario avere una visione complessiva dell'intero sistema
scolastico.
Fare proposte per avere visibilità sui giornali non significa
governare. La proposta dell'Assessore Granata, nonostante le
peregrine minacce di sanzioni, è letteralmente franata: la
stragrande maggioranza delle scuole apriranno, infatti, prima del 30
settembre.
Del resto, un decreto non concertato con le organizzazioni
sindacali e gli operatori della scuola, non poteva subire sorte
diversa.
A volte non si comprende se alcune iniziative vengano assunte
senza alcun approfondimento tecnico, oppure se si tratta di mancanza
di cultura di governo.
I comportamenti politici ed istituzionali di alcuni assessori
sono preoccupanti per i cittadini. Ci auguriamo che il Governo
recuperi una maggiore collegialità nelle decisioni e, soprattutto,
il deficit di linea politica espresso in questo primo scorcio di
legislatura.
I ritardi del Governo sono gravissimi, anche per la scuola non
statale, della quale ci stiamo occupando; basti pensare alla mancata
applicazione dei decreti ministeriali numero 261 dell'8/06/1988 e
numero 279 del 19/12/1999, relativi all'erogazione di fondi per
progetti da attuare nelle scuole di ogni ordine e grado.
Per non parlare del contributo alle scuole elementari
parificate: la cifra assegnata dalla Regione è irrisoria,
assolutamente insufficiente a coprire le spese e, per di più, viene
corrisposta con anni di ritardo.
L'Assessore alla pubblica istruzione qualche tempo fa aveva
accennato ad un ricorso accolto dal Consiglio di Stato; tale
ricorso, purtroppo, riguardava la scuola materna e non quella
elementare.
Se non si arriva in ogni caso alla cifra erogata dal Ministero
alle altre regioni, pari a 37 milioni di vecchie lire, a fronte
della somma di lire 13 milioni, corrisposta in Sicilia, sarà
impossibile, per le parificate, sopravvivere.
I genitori dei loro alunni non potranno usufruire del buono
scuola, in quanto non pagano alcuna retta. Probabilmente molte
scuole parificate rinunceranno alle convenzioni.
I ritardi per la scuola statale sono noti, basti pensare alla
continua perdita di posti di lavoro, ai problemi dell'edilizia
scolastica, al trasporto alunni, alla mancanza di progetti
innovativi e al precariato sempre in aumento.
In tale contesto sarebbe stato più opportuno proporre una legge
sul diritto allo studio in grado di sostenere l'intero sistema
scolastico statale e non.
Il provvedimento approvato in Commissione riguarda soltanto
l'università e non le scuole di ogni ordine e grado. Il problema,
oggi, in Sicilia non è in ogni caso quello di riproporre temi della
polemica risorgimentale tra Stato e Chiesa, nè di fare riemergere a
sinistra posizioni anticlericali e a destra una difesa della scuola
non statale contrapposta alla scuola statale.
Molto più semplicemente occorre capire se attraverso il buono
scuola è possibile realizzare una vera parità scolastica.
Con la proposta di Cuffaro, come è stato più volte osservato,
non si realizza un principio di giustizia e di legalità poichè non
operando nessuna distinzione tra le scuole riconosciute paritarie e
quelle che non hanno ottenuto tale riconoscimento si favoriscono
coloro che non sono in grado di rispettare la normativa nazionale.
E' noto a tutti che in Sicilia tra i quattrocento istituti
superiori legalmente riconosciuti soltanto cento hanno i requisiti
previsti dalla legge nazionale n. 62 del 2000.
In alcune di queste scuole, addirittura, pare si siano
verificati casi di insegnanti che hanno accettato una minore
retribuzione pur di ottenere il punteggio. La competizione deve
poggiare su regole che i pubblici poteri devono fare osservare. Le
prestazioni delle scuole che non hanno i requisiti previsti dalla
legge non possono essere uguali a chi, invece, può dimostrare di
averli.
Il bene di tutti si assicura quando la libera scelta della
famiglia avviene tra scuole di qualità; questa non potrà essere mai
garantita dalla semplice provvidenza monetaria alle famiglie dal
momento che essa è legata essenzialmente alla qualità dei docenti.
La regione siciliana sulla Gazzetta Ufficiale del 23.08.2002 ha
pubblicato il bando per aiutare le famiglie delle scuole
dell'obbligo e superiore, statali e paritarie, che versano in
condizioni di maggiore svantaggio economico in applicazione della
legge n. 62/2000 sopra richiamata recante: "norme per la parità
scolastica e sul diritto allo studio e all'istruzione".
Da un lato, quindi, si da seguito ad alcune indicazioni della
legge nazionale; dall'altro si propongono interventi parziali che
non aiutano la crescita dell'intero sistema scolastico regionale.
La preoccupazione che il buono scuola, di fatto, provochi solo
la commercializzazione della scuola, compresa quella cattolica, è
reale; la nostra posizione è stata sempre quella di privilegiare la
parità scolastica rispetto al buono scuola. Vorremmo, tuttavia,
contribuire ad una valutazione serena sulle possibilità che in
Sicilia si possa guardare con la dovuta attenzione ad una politica
più complessiva della scuola.
In Sicilia il dibattito, oggi, non deve incentrarsi sul se, ma
sul come finanziare la scuola non statale paritaria; non bisogna
limitarsi in ogni caso soltanto alle considerazioni di carattere
economico.
Non avviare un confronto sul ruolo della scuola nella nostra
regione è sbagliato.
Siamo favorevoli alla parità scolastica, ma contrari al buono
scuola proposto da Cuffaro, soprattutto perchè non vi è alcun
richiamo alle scuole paritarie della sopra richiamata normativa che
hanno già dichiarato gli standards di qualità in base alla legge
vigente.
Bisogna partire da questa legge per garantire una sempre più
elevata e necessaria qualità.
Considero attuali le parole pronunciate da Aldo Moro nel
dibattito alla Costituente. "Noi attribuiamo allo Stato e alle sue
Istituzioni", diceva Moro, "una straordinaria importanza nella vita
umana. Crediamo nello Stato che pur con tutte le sue insufficienze
resta una forma elementare ed essenziale di solidarietà umana alla
quale non possiamo rinunziare. A noi sembra essenziale", continuava,
"perchè vi sia una vera libertà in materia di educazione, che
sussistano accanto all'iniziativa statale una molteplicità di
iniziative educative." Coerentemente con questa tradizione del
cattolicesimo democratico ci siamo impegnati per dare attuazione,
anche in Sicilia, alla legge nazionale.
Noi siamo affinchè vengano incrementate le risorse finanziarie
per la parità scolastica secondo quanto previsto dalla legge
nazionale. La concessione del buono scuola, infatti, dovrebbe
essere in ogni caso destinata soltanto alle famiglie che hanno
alunni che frequentano le scuole paritarie. Non serve a nessuno non
fare una distinzione tra le varie scuole. Includere "diplomifici" è
politicamente inaccettabile ed anche eticamente riprovevole e non
serve neppure alle scuole non statali. Lo Stato ha elevato
notevolmente i contributi a favore delle scuole non statali - non li
chiamo privati, perché come voi sapete dopo cinquanta anni con la
legge di parità è stato riconosciuto che il servizio pubblico
prescinde dalla proprietà - basta pensare che siamo passati, mi
riferivo alle somme concesse dal Governo nazionale, da 187 miliardi
di vecchie lire del Governo Berlusconi del 1995 a 1164 miliardi del
Governo D'Alema del 2000, altro che legge che non ha garantito un
miglioramento della scuola non statale nel resto del Paese, in
Sicilia purtroppo siamo rimasti indietro
Non fare quindi nessuna distinzione fra le scuole legalmente
riconosciute e quelle paritarie, come dicevo prima, non serve a
nessuno e non sollecita coloro che non sono in regola ad adeguare le
loro scuole al rispetto della legge.
Pensate a tutta la questione della edilizia scolastica, molte
scuole legalmente riconosciute, non hanno ottenuto il giudizio di
scuola paritaria proprio perché non sono in locali idonei; noi
dovremmo mandare gli alunni lì erogando lo stesso contributo che si
dà invece ad alcune scuole di grande qualità che hanno locali,
palestre, attrezzature e tutta una serie di strumenti didattici di
grande significato.
Dare il contributo alle scuole legalmente riconosciute
significa non avere organi collegiali, significa non rispettare i
contratti di lavoro, significa per gli alunni fare tre anni in un
anno, significa portare ragazzi con un massimo credito formativo
possibile rispetto a quelli che studiano nelle scuole statali e
nelle scuole paritarie.
Il disegno di legge sul buono scuola, del quale ci stiamo
occupando, nonostante le significative modifiche che ha subito
grazie all'accoglimento degli emendamenti presentati dal Gruppo
della Margherita, rimane, a nostro avviso, parziale e non si può
considerare una buona legge sul pluralismo scolastico né sul diritto
allo studio.
Occorre innanzitutto capire i motivi per cui il Governo Cuffaro
non intende superare una impostazione mercantilistica della legge
per puntare ad una norma che, accogliendo principi più seri a
fondamento di una vera parità, cerchi di migliorare l'intero sistema
scolastico nella nostra Regione.
D'altra parte quando si dice che le famiglie si possono
liberamente rivolgere sia alla scuola statale che non statale, si
dice una cosa non vera, perché sia in Piemonte, sia in Veneto che
in Lombardia il 99 per cento delle famiglie l'hanno utilizzato nelle
scuole non statali per pagare le rette. Occorre in ogni caso
capire, dicevo, i motivi per cui il Governo si intesta un
provvedimento che gli mette contro quasi tutto il sistema scolastico
siciliano proprio per formare una posizione ideologica superata
anche al nord, perché mentre al sud, come dicevo prima, il
carattere di scuole paritarie lo hanno ricevuto il 25 per cento
delle scuole, al nord invece è il 90 per cento o il 99. Non credo,
infatti, che Formigoni avrebbe dato il buono scuola alle scuole non
paritarie. E' grave comunque che la Regione siciliana non riesca ad
assicurare tempestività ad esempio nella erogazione finanziaria
prevista dalla legge sulla autonomia, il primo dovere di qualsiasi
legislatore è quello di applicare le leggi che ci sono.
E' stato comunque sancito in Commissione con le nostre proposte
che le scuole non statali debbano adottare i propri statuti,
costituire gli organi collegiali (certamente non li possiamo aiutare
a costruire gli immobili), approvare i piani dell'offerta formativa,
possedere dei locali idonei e rispettare i contratti collettivi
nazionali di lavoro.
L'erogazione del buono scuola è stata altresì subordinata
all'effettiva frequenza per almeno il 70 per cento dei giorni di
scuola; ci vorrebbe anche una oculata e sistematica ispezione in
tutte le scuole perché anche sui registri delle presenze ci possono
essere dubbi.
Sono stati inoltre accolti gli emendamenti della Margherita
riguardante l'inserimento dei disabili i quali debbono essere sempre
seguiti da docenti specializzati di sostegno, questo è un
emendamento che dobbiamo presentare, perché in molte scuole non
statali, comprese quelle paritarie non c'è il docente di sostegno:
l'ho verificato in questi giorni. I requisiti come dicevo prima
vanno in ogni caso verificati con specifiche ispezioni presso
ciascun istituto.
La nostra posizione, come ho più volte detto, è stata quella di
privilegiare la parità rispetto al buono scuola. Vorremmo tuttavia
contribuire ad approvare sia pure con il nostro voto contrario,
probabilmente, non una sorta di prebenda ma una legge in grado di
permettere alle famiglie di scegliere specifici criteri educativi
rispettando la libertà di apprendimento dell'alunno e senza favorire
le scuole che non sono in grado di rispettare l'attuale normativa
nazionale, la quale come è noto, lo dicevo prima, ha riconosciuto il
valore pubblico del servizio scolastico indipendentemente dalla
titolarità della proprietà. Il progetto del buono scuola è in ogni
caso portatore di un modello di società diverso rispetto a quello
cui si ispira il principio generale della parità.
L'interesse generale, si assicura quando c'è la possibilità di
un aumento attraverso la concorrenza e la qualità dell'istruzione.
Questa non potrà mai essere garantita dalla semplice provvidenza
umanitaria alle famiglie dal momento che essa è legata
essenzialmente alla qualità dei docenti. Non a caso tutti i paesi
più sviluppati hanno scelto la strada del finanziamento della
funzione docente, non quella del buono scuola.
Perché vedete anche questo è un tema di grande importanza che
abbiamo sottovalutato, perché non si finanzia la funzione docente.
Lo Stato paga tutti gli insegnanti della scuola statale. Le scuole
non statali, soprattutto quelle non paritarie non vogliono che lo
Stato paghi gli insegnanti perché vogliono scegliere in assoluto
arbitrio i loro insegnanti, non vogliono attingere alle stesse
graduatorie.
Quindi noi avremmo insegnanti che vengono scelti sulla base di
un proprietario privato e insegnanti che invece si devono sottoporre
ad una trafila ed una regola che è quella giusta di una graduatoria
con insegnanti abilitati come è previsto dalla normativa attuale.
Saluto l'Assessore, che potrà leggere il mio intervento sul
resoconto stenografico della seduta odierna.
(entra in Aula l'Assessore Granata)
Comunque, ripeto che riflettendo con attenzione sul dibattito
in atto nella scuola non si può non riconoscere che su questo tema
si sta giocando una partita decisiva in ordine al modello di società
e di democrazia che si vuole proporre.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, volevo preliminarmente partire da
una considerazione: ciò che sta facendo il Parlamento regionale su
forte input da parte del Governo regionale, cioè il varo di questa
legge sul cosiddetto buono scuola, corrisponde ad una esigenza
profonda del nostro sistema scolastico, ad una esigenza del bisogno
profondo della nostra società e, segnatamente, delle famiglie che
devono fronteggiare il problema della formazione scolastica dei
propri figli.
Se cioè questa legge sia una delle priorità, delle emergenze
che la nostra Sicilia vive.
Io credo che siamo molto lontani dal varo di un provvedimento
che corrisponda a bisogni, esigenze fondamentali, strategiche in
ordine alla crescita civile, sociale, economica della nostra
Regione. Questa è una legge che serve segnatamente al Governo, che
serve al suo Presidente, che serve a pezzi di questa maggioranza
politica per costruire un sistema di consenso, di relazioni
politiche finalizzate a consolidare un'idea di blocco sociale,
politico, in questa Regione, che, a mio avviso, ha anche alcune
connotazioni di tipo "terzomondista"; e tutto questo deve essere
caratterizzato da una legge di questo tipo.
L'onorevole Fleres ha scritto di recente un articolo su "La
Sicilia" di Catania nel quale sostiene che le scuole pubbliche sono
prive di palestre, di laboratori didattici, che le scuole pubbliche
sono squalificate. Siccome le scuole private, invece, hanno tutte
le palestre, i laboratori avanzati, un armamentario didattico...
PRESIDENTE. L'ha letto male, non è esattamente quello che ho
scritto. Lo rilegga meglio.
GIANNOPOLO. L'ho letto.
Pertanto, bisogna abbandonare al proprio destino la scuola
pubblica ed invece abbracciare a piene mani il destino della scuola
privata siciliana.
Ritengo, invece, che i temi, i problemi che il sistema
scolastico nel suo complesso (quello cosiddetto statale e quello
paritario, quello per cui è stata riconosciuta la parità oggi, in
Italia e segnatamente in Sicilia) pone interrogativi di tutt'altra
natura, che richiamano tutt'altro tipo di risposte.
In questo senso, quindi, noi non possiamo che segnare una
discrasìa ancora una volta tra ciò che pensa e fa questo Governo e
quelle che sono le sfide a cui la nostra Sicilia è sottoposta e che
deve vivere: le sfide della modernità, della crescita.
Oggi in Sicilia il sistema scolastico avrebbe bisogno di
maggiore programmazione, di maggiore certezza per quanto riguarda il
sistema della docenza, di maggiori servizi, di maggiore garanzia di
diritto allo studio.
E' davvero singolare, e lo dico all'assessore perché lui
riceverà nei prossimi giorni, in pendenza dell'avvio dell'anno
scolastico, diverse proteste da parte dei comuni della Sicilia i
quali si sono visti tagliati del 30 per cento i trasferimenti
regionali, trasferimenti che servivano anche a fronteggiare e a
garantire uno degli aspetti del diritto allo studio, che è il
trasporto scolastico.
L'assessore Granata deve sapere che, mentre noi discutiamo
della legge sul buono scuola, i Comuni della Sicilia si interrogano
su come far gravare sulle famiglie almeno il 36 per cento del costo
dei trasporti scolastici, considerato che una circolare della
Direzione Finanza locale del Ministero dell'Interno ha incluso i
trasporti scolastici tra i servizi a domanda individuale. E
considerato che i Comuni non hanno più soldi stanno cominciando a
chiedere alle famiglie di pagare almeno il 36 per cento del
trasporto scolastico.
Un Governo, un assessore che ha a cuore le sorti del sistema
scolastico dovrebbe cominciare a selezionare le priorità e queste
sono sicuramente delle priorità.
Altra questione, altro interrogativo a cui il Governo deve dare
una risposta: cosa intende fare il Governo con questa legge in
ordine alla programmazione degli interventi sempre in materia di
buoni scuola negli anni successivi?
E' un provvedimento una tantum o intende ripeterlo? O intende
garantire agli stessi soggetti che frequentano il sistema
scolastico, pubblico o privato (per il momento limitiamoci al
pubblico o privato che possa essere) il sussidio ogni anno? Ed ha
intenzione di garantire solo una parte degli studenti o vuole dare
tale possibilità a tutti, la possibilità, cioè, di accedere al buono
scuola? O lo vuole dare a chi non lo ha avuto la prima volta e lo
può avere la seconda volta, o a chi non l'ha avuto durante la scuola
elementare e lo può avere nella scuola media, o a chi non lo ha
avuto durante la scuola media e lo può avere durante la scuola media
superiore?
Ha presente il Governo di cosa stiamo parlando? Perchè se noi
portiamo a regime questa legge, se non è una legge una tantum,
configureremo il buono scuola come diritto allo studio e, nel giro
di 5 anni, avremo una spesa che arriverà a non meno di 500 miliardi.
Se questo è il sistema, il terreno delle convenienze che vuole
determinare questo Governo in ordine alla libera scelta di cui parla
l'onorevole Fleres, è chiaro che questo sarà un terreno su cui
si registreranno sempre più richiesta, un aumento di richieste e di
istanze a cui il Governo dovrà far fronte.
I parlamentari non sanno che nel testo originale del Governo
non c'era scritto se questi buoni scuola venivano erogati sulla base
di una graduatoria o meno, sembrava quasi che il Governo pagasse a
piè di lista, come avviene con la spesa farmaceutica, che significa
che chi decide di andare in una scuola privata, paga e poi presenta
la ricevuta, la fattura all'assessore regionale, il quale apre il
cassetto e paga: a piè di lista.
Cosa volete fare con il bilancio della Regione? Cosa volete
fare con il sistema pubblico, non solo quello statale?
Ormai, infatti, dovreste avere chiaro che si distingue tra
sistema scolastico statale e sistema pubblico, con la legge di
parità scolastica si è riconosciuta una funzione pubblica anche a
scuole che hanno un assetto privatistico.
Cosa intendete fare da questo punto di vista? Come intendete
garantire che il sistema pubblico possa continuare a svolgere la
sua funzione?
Il sistema pubblico deve svolgere una funzione non solo in
Sicilia, ma nel resto d'Italia. Cosa vuole fare l'assessore
Granata che, come diceva ieri un preside, annovera fra i suoi avi
politici Gentile?
Gentile è stato l'antesignano di un sistema scolastico che ha
contribuito, tutto sommato, a fondare la coscienza nazionale di
questo Paese perchè il sistema scolastico pubblico è strategico e
fondamentale a garantire che la coscienza nazionale in Italia possa
ancora attenersi, voi pensate se noi avessimo avuto da un lato la
scuola cattolica privata, da un altro lato la scuola privata di
destra e da un altro lato ancora la scuola marxista anch'essa
privata avremmo costruito un Paese che si chiama Italia?
Qual è l'idea di società che avete?
Oppure, Assessore, vi dovrete pentire e chiedere perdono anche
per Gentile? Stamattina abbiamo finalmente appreso che il
Presidente nazionale di Alleanza nazionale, nonchè Vicepresidente
del Consiglio, ha dichiarato che finalmente è venuto il tempo di
chiedere scusa agli ebrei, di chiedere perdono agli ebrei.
Volete chiedere perdono anche per Gentile, Assessore, lei che
nel corso della sua esperienza di Governo si è dimostrato abbastanza
ligio, solerte? Da questo punto di vista l'ho apprezzata, ma come
riuscirà a conciliare la sua visione dirigistica e quindi
estremamente statalista del sistema scolastico? Statalista fino al
punto da imporre l'anno scorso i grembiulini a tutti gli alunni,
fino al punto da imporre, quest'anno, la apertura dell'anno
scolastico al 30 settembre. Ha ritenuto di "imporre" dal momento
che ha ritenuto di bacchettare tutti i presidi e i professori del
consiglio di istituto che avessero osato allontanarsi da quella
direttiva.
Come riuscirà a conciliare questa ispirazione, come dire,
pubblicista, dirigista, pianificatoria del sistema scolastico con un
sistema, uno sbrindellamento del sistema scolastico che si disperde
in mille rivoli, in mille istituti legalmente riconosciuti che
cresceranno come funghi nelle nostre realtà? Come riuscirà a
conciliare tutto questo?
Del resto, nella legge sul cosiddetto buono scola noi abbiamo
fatto alcuni passi indietro perfino sul concetto di autonomia
scolastica. Il problema adesso non è più tanto quello di cominciare
a coltivare quel terreno, a cui avevano contribuito pure le forze
del centrodestra in Italia, prima con la legge sulla parità
scolastica e poi anche con la legge sull'autonomia; infatti, non
ricordo in quale articolo, ma credo in uno degli ultimi articoli di
questa legge, per esempio, si abolisce l'autonomia degli enti locali
e degli istituti sul territorio di programmare e di razionalizzare
la rete scolastica poichè si ritorna a prima della legge 6, nel
momento in cui si stabilisce che la programmazione e la
razionalizzazione della rete scolastica è di competenza
dell'Assessore per la pubblica istruzione, che vi provvede tramite
gli uffici periferici, cioè gli ex provveditorati e i consigli
scolastici provinciali. E abbiamo abolito, in un sol colpo, le
conferenze provinciali degli istituti, dei sindaci, dei presidenti
di provincia che avevano fatto uno sforzo a partire dalla legge
6/2000 di definire una nuova pianificazione della rete scolastica.
Ma io chiedo anche, e anche su questo aspetto noi abbiamo una
controriforma in campo, di sapere come questo Governo riuscirà a
garantire, ma dovrà scriverlo nella legge, che il buono scuola alla
fine non premierà le famiglie più abbienti.
Perchè, vedete, nel momento in cui si scrive, come è scritto
nella legge, che i limiti del reddito verranno verificati in
funzione anche dell'incidenza della spesa scolastica, è del tutto
evidente che più si spende per la scuola più il limite di reddito
tende a dilatarsi, a meno che non ci si dica che c'è un limite
massimo di 20, 25, 30 milioni oltre il quale comunque non si può
accedere al buono scuola e sotto il quale allora si va a verificare
una graduatoria che non può che essere provinciale. Torno a
ribadire l'esigenza che le graduatorie siano provinciali e non
regionali, com'è scritto nel testo del disegno di legge. Vorrei
capire se nelle intenzioni dell'Assessore c'è quello che lui ha
dichiarato, almeno quello che mi è parso di capire attraverso la
stampa, che il limite di reddito massimo è di 28 milioni o se,
invece, non è come ho ben capito esteso anche sotto i 28 milioni, e
quindi è presumibile che il limite di reddito si colloca lungamente
al di sopra dei 28 milioni.
E se è così, onorevole Fleres, non ho letto male il suo
articolo ed il suo pensiero, badate bene che questa legge non
favorisce le famiglie meno abbienti, ma questa legge favorisce le
famiglie più abbienti perché chi più spende più incide e più dilata
il limite di reddito più sarà favorito. In una famiglia media, dove
il reddito è di 40 milioni di lire e si spendono 2 milioni di lire,
per far frequentare ad un figlio una scuola pubblica - 2 milioni di
lire è esagerato - non potrà mai accedere a questo buono scuola
rispetto ad una famiglia che guadagna 80 milioni di lire, ma spende
10 milioni di lire per pagare le rette per far frequentare al
proprio figlio una scuola privata.
Quindi si tratta di favorire le famiglie più abbienti non le
famiglie meno abbienti. Allora lo si specifichi, lo si chiarisca
questo.
E come noi avremo la garanzia che il buono scuola non diventi
una sorta di merce di scambio, non per avere più istruzione, non per
avere più sapere o più qualità del sapere, ma per avere più alunni,
per avere più affiliati dentro le proprie scuole?
E come faremo a garantire dalla presenza di una sorta di
"caporalato" presso le scuole private per accaparrarsi gli alunni,
gli studenti?
E questo non ci fa tornare indietro, esattamente a prima, a
molto prima che fosse introdotto l'obbligo scolastico con il limite
di età stabilito a partire dal 1963?
Come farà il Governo a garantirci sul fatto che il buono scuola
non diventi appunto merce di scambio per volumi di affari delle
scuole o dei "diplomifici" con le famiglie o, addirittura ancora
peggio, potrebbe accadere per misure che finiscono col diventare
sostegno al reddito delle famiglie e non sostegno alla migliore
istruzione?
Ha valutato il Governo tutti questi aspetti?
Credo che il Governo non abbia valutato bene tutti questi
aspetti, non abbia valutato seriamente l'impatto assolutamente
negativo che tutto questo produce nel sistema scolastico siciliano.
Penso che il Governo abbia fatto anche male i conti in ordine alla
programmazione, alle risorse finanziarie da mettere in campo. Credo
che il Governo non abbia seriamente valutato gli effetti nefasti che
può avere sulla scuola pubblica: nel giro di 4-5 anni voi sarete
responsabili della crisi della scuola pubblica in Sicilia, della
crisi irreversibile della scuola pubblica in Sicilia.
Credo che - c'è dibattito anche all'interno del centrosinistra
per carità - eravamo arrivati al punto in cui c'eravamo mossi un po'
tutti in ordine all'esigenza di introdurre elementi di novità,
persino di competizione, nel nostro sistema formativo.
Con l'autonomia scolastica avevamo introdotto anche un elemento
di competizione sulla qualità perché avevamo messo in competizione
anche scuole pubbliche tra di loro, autonomie scolastiche in
competizione tra di loro sulla qualità. Con la legge di parità
scolastica avevamo esteso anche a soggetti privati la possibilità di
competere sul sistema formativo, però ieri il Presidente della
Regione, forse è stato un lapsus, ha detto che gli investimenti che
la Regione fa nel sistema sanitario pubblico si configurano come
concorrenza sleale. Ha detto queste parole: concorrenza sleale verso
i privati. E poi mi chiedo chi paga i privati nella sanità Cioè voi
pensate che il sistema pubblico sia concorrenza sleale verso il
privato? Che è esattamente la negazione di quel principio di
sussidiarietà a cui tutti eravamo arrivati, alcuni anche a fatica.
Ma qui voi ci state proponendo un'altra cosa: non ci state
proponendo la modernizzazione e la competizione e la libera scelta
nel sistema formativo; voi ci state proponendo qualche cosa che
somiglia ad una logica terzomondista, che è quella della demagogia,
del populismo, del far credere una cosa quando invece si va in
tutt'altra direzione. Ma questa per il centrodestra in Sicilia non è
una novità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti. Ne ha
facoltà
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che questo
provvedimento legislativo che oggi stiamo iniziando ad esaminare sia
il disegno di legge più importante che dall'inizio della legislatura
questo Parlamento è chiamato ad esaminare ed eventualmente ad
approvare.
Questa è una legge che riguarda o che dovrebbe riguardare
l'istruzione dei nostri figli, l'istruzione di coloro i quali
dovranno acquisire gli elementi necessari per essere un domani
protagonisti dell'era della globalizzazione; dovrebbero acquisire il
massimo ed il meglio che si può umanamente acquisire per costruire
una società migliore.
Questo è un disegno di legge che incide proprio in questa
materia e io vorrei invitare a riflettere su questi argomenti.
Non si tratta soltanto di decidere se dare finanziamenti a questa
o a quell'altra scuola e in base a quale metodo darli.
Questa è una legge che, partendo da questa premessa, dovrebbe
garantire una migliore offerta formativa, la migliore offerta
formativa che possiamo garantire oggi allo stato attuale ai nostri
figli, assicurando la pluralità dell'istruzione, la parità
scolastica tra scuole pubbliche e private, la libertà di scelta e il
diritto allo studio.
Questi sono obiettivi importanti, sono obiettivi che sono
condivisi da chi vorrebbe una società liberale e democratica, come
noi di "Italia dei valori" vorremmo Solo che, come spesso capita, o
quasi sempre è prassi quotidiana, questi obiettivi a cui dovrebbe
mirare la Casa della Libertà - non so se chiamarla invece 'casolare'
o 'casotto' della Libertà - di fatto sono tutt'altra cosa
Voi, amici, non vi rendete conto che al di là dei principi
teorici, spesso condivisibili, che dovreste cercare di applicare, di
fatto state abbattendo ogni regola. State facendo in modo che il
primato della legge garantito nella nostra Costituzione non abbia
più dimora nei nostri principi cardine. State creando delle zone
franche nelle quali i politici che vogliono perseguire i più biechi
obiettivi clientelari possono sguazzare e dove i furbi e i disonesti
possono fare i loro affari a danno delle persone oneste che sono la
maggior parte e, soprattutto, cosa ancora più grave, a danno dei più
deboli.
Voi abbassate costantemente con ogni provvedimento legislativo
la soglia di illegalità fino a farla quasi scomparire del tutto
Il vostro principio si rifà a quel motto siciliano secondo il
quale, nella maniera meno dolorosa possibile, "chi può fare fa".
Questi sono principi che con la società liberale e democratica non
hanno nulla a che fare Sono principi che non dovrebbero trovarsi in
uno Stato di questo genere, che dovrebbe avere regole semplici,
chiare e sanzioni efficaci, e porre tutti gli individui che sono
l'elemento cardine dello Stato nelle stesse condizioni e assicurare
loro che possono competere per raggiungere le proprie legittime
aspirazioni nel miglior modo possibile ed intervenire solo nel
momento in cui queste aspirazioni escono dall'alveo dei principi
cardine, fissati dallo Stato per applicare una sanzione immediata e
certa. Voi tutti di questi principi che, ripeto, sono dello Stato
liberale, fate carta straccia e li mettete sotto i piedi
costantemente, facendo capire alle persone - avete tentato di farlo
capire, ma finalmente molti si stanno ravvedendo - che quello che
dite lo applicate in maniera totalmente contraria. Questo accade,
purtroppo, anche in relazione a questo disegno di legge.
Questo è un disegno di legge fondamentale per l'istruzione
Esso, lo ripeto, dovrebbe garantire ai nostri figli una
occupazione più semplice nel futuro, perché noi sappiamo che in una
società globalizzata, quale sarà la società del terzo millennio,
potranno avere occupazione sicura coloro i quali avranno una
istruzione migliore, avranno i dati maggiori per fare sì che le
nazioni più avanzate possano dare le linee guida al mondo. Invece
noi con questo provvedimento - se sarà approvato così come è -
stiamo aprendo delle praterie immense ai furbi e a coloro i quali
vogliono raggiungere risultati assolutamente diversi.
Vi spiego analiticamente per quale motivo e quali sono le
lacune fondamentali che hanno fatto sì che io potessi dare un
giudizio così severo, almeno ad oggi, del disegno di legge che oggi
è in discussione.
Questa legge, infatti, non fissa la cornice e i requisiti di
legalità che devono avere le scuole per cui gli iscritti possono
beneficiare del buono scuola, basterebbe applicare in toto in
relazione a questo i requisiti stabiliti già dalla legge 62 del
2000. Come accennava qualcuno dei miei colleghi in precedenza, in
Sicilia, a differenza delle altre regioni d'Italia, solo 100
istituti su 400 sono stati riconosciuti possessori dei requisiti
stabiliti dalla legge; qui noi non facciamo nessuna
discriminazione. Questa legge stabilisce il tetto del 30 per cento
di assenze per coloro i quali possono beneficiare del buono scuola.
Ma vi rendete conto che cosa significa il 30 per cento di assenze?
Significa che su 200 giorni utili scolastici possono beneficiare del
buono scuola anche coloro che mancheranno da scuola 58 giorni. E voi
credete che questo sia un incentivo al miglioramento dell'istruzione
o non è un'esortazione a marinare la scuola, tanto poi con il
diplomificio si saneranno tali condotte? Io ritengo che questa
soglia dovrebbe essere abbassata e ho presentato un emendamento
insieme ad altri colleghi, che abbassa al 5, al 3 per cento, perché
potrebbe essere un elemento migliorativo: meno manchi da scuola, più
ti applichi e più possibilità ci sono di avere il buono scuola. Si
fa una selezione naturale sulla competenza e sulla qualità.
Questa legge non dice in base a quali requisiti debbano essere
assunti gli insegnanti delle scuole private; non dice se vi debbano
essere delle graduatorie e con quali requisiti, se debbano essere a
carattere provinciale o regionale; non stabilisce il livello minimo
di formazione (un livello minimo di offerta formativa deve pur
stabilirsi). Possono esserci scuole che non hanno e non danno
nemmeno il minimo indispensabile, e questo il disegno di legge non
lo dice. Non stabilisce il reddito minimo dei beneficiari, non
dice quale debba essere il limite di spesa di frequenza che è
ammissibile a contributo; non fissa i criteri per la graduatoria di
coloro che accedono ai benefici, dice solo che ci sarà una
graduatoria regionale (anche su questo vi è un'assoluta
discrezionalità); non stabilisce i requisiti minimi di funzionalità
delle istituzioni scolastiche, siano esse pubbliche o private.
Ecco perché questo disegno di legge, pur partendo da un
presupposto che per quanto mi riguarda e per la mia formazione
politica è condivisibile in teoria, di fatto tradisce nello spirito
l'obiettivo che si propone.
E' poi, se lo notate bene, una vera e propria legge delega al
Governo. Cioè a dire, noi, ancora una volta, ci stiamo spogliando
delle prerogative di quest'Assemblea, che vorrebbe assumere il rango
di Parlamento, cedendo le nostre potestà interamente al Governo,
perchè stiamo dando la possibilità che, con decreto, siano fissati
dei requisiti fondamentali e indispensabili che dovrebbero essere
fissati per legge, attraverso un confronto democratico.
Noi stiamo dando carta bianca al Governo. Diciamo: ti diamo la
disponibilità di 60 milioni di euro fin quando la legge entrerà a
regime; tu spendili come ti pare e dalli a chi ti pare.
Ecco perchè questa legge non raggiunge una effettiva parità
scolastica tra pubblico e privato.
Ecco quali sono le forti lacune che presenta questo
provvedimento. E vorrei chiamarle lacune perchè non credo che tali
scelte siano frutto di poca attenzione, credo piuttosto che vi sia
il disegno preciso, così come si è dimostrato nel corso di questo
anno di legislatura, di accentrare tutto il potere nelle mani di
pochi, per poi distribuirlo nella più ampia discrezionalità, senza
che questo Parlamento possa fare veramente il proprio lavoro.
Noi stiamo ponendo un potere esclusivo nelle mani del Governo,
che si assomma al potere dell'emergenza sulle risorse idriche, che
si assomma al potere dell'emergenza sui rifiuti, che si assomma ai
poteri che abbiamo dato con la legge sugli appalti, che si assomma a
tutti gli altri poteri: concentriamo tutte le prerogative e le
potestà, cari amici anche della Casa delle Libertà, al Governo e il
Governo fa quello che vuole, facendo a volte anche quel clientelismo
che il leader di Forza Italia ha evidenziato durante il convegno di
Cefalù. E voi, purtroppo, dovrete stare zitti pur sapendo che queste
cose che evidenzio sono vere e reali e condivisibili.
Ecco perchè, chi, come me, che rappresenta una forza politica
che vorrebbe una vera ed effettiva parità scolastica tra pubblico e
privato, per una questione di livello culturale, per una questione
di merito, per una questione di sostanza è costretto oggi ad essere
nettamente contrario ad un disegno di legge che di liberale e di
democratico ha ben poco, ma che, sull'altra sponda, potrebbe avere e
rischia di avere una deriva clientelare che certamente non depone a
favore della costruzione di un sistema di istruzione migliore per i
nostri figli.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Antinoro. Ne ha
facoltà.
ANTINORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio è un
modesto contributo; intendo ricordare soltanto alcuni passaggi.
Quando il disegno di legge del Governo è arrivato in
Commissione, abbiamo iniziato l'esame dello stesso raccogliendo, da
subito, le proposte migliorative del Governo, che sono arrivate con
emendamenti a firma dell'assessore Granata e che hanno riempito
probabilmente di contenuti un testo di disegno di legge originario
che non era forse il massimo e che lo stesso Governo ha contribuito
a migliorare e a portare a livelli qualitativi senz'altro superiori,
che, nulla esclude, in quest'Aula possano trovare ulteriori momenti
di aggiornamento.
Onorevoli colleghi, devo cogliere l'occasione per ringraziare
anche le opposizioni, in particolare l'onorevole Tumino, che,
all'interno della Commissione, per la sua esperienza professionale,
essendo egli un dirigente scolastico e avendo competenza tecnica, ha
dato ai lavori di quella Commissione un grande contributo.
Siccome non stiamo lì a fare un'analisi logica e grammaticale
di chi ha proposto l'emendamento o di chi l'ha firmato o meno
(sapete tutti benissimo come vanno i lavori della Commissione, devo
dire che la V Commissione ha lavorato anche in grande sintonia in
altre occasioni), lo stesso Governo ha accettato i suggerimenti
proposti dall'opposizione e che abbiamo condiviso tutti subito,
avendo una logica migliorativa del testo, di fatto essi sono
diventati emendamenti di tutta la Commissione.
Oggi siamo qui con altri autorevoli componenti di quella
Commissione e credo che nessuno possa smentire che il comportamento
è stato questo - per altro è riscontrabile dai verbali della
Commissione stessa.
Ciò non significa che il problema della scuola sia stato
risolto. Questo lo sappiamo. Lo stesso assessore Granata,
stamattina, nel suo discorso introduttivo, ha anche detto che la
scuola siciliana ha tanti annosi problemi che devono essere risolti.
Però, l'invito che stamattina l'assessore Granata rivolgeva
all'Aula era quello di spostare l'obiettivo: cioè il provvedimento
al nostro esame non è un disegno di legge sulla scuola. Che poi vi
sia al contempo la necessità di procedere ad una legge quadro sulla
scuola - ad oggi da quanto mi risulta nessun disegno di legge di
quel tipo è stato presentato -, che vi sia la necessità di
riorganizzare la scuola siciliana, credo che nessuno possa
immaginare di sostenere il contrario; anzi, probabilmente, è urgente
farla per dare un sistema organico a tutta la scuola siciliana
pubblica e cosiddetta privata, non statale, al fine di fornire una
formazione seria, vera e concreta agli studenti siciliani.
Quando, però, in quest'Aula sento, come ho sentito questa
mattina, che questo testo così come è stato esitato dalla
Commissione non è emendabile, francamente comincio a preoccuparmi;
perchè credo che questa terminologia della non emendabilità di un
testo di legge in un'Aula parlamentare, non debba essere utilizzata
dai deputati.
Non voglio aprire polemiche con chicchessia - tra l'altro gli
interventi svolti da autorevoli colleghi in molte occasioni mi
trovano sostanzialmente e profondamente d'accordo - ma dire che un
testo di disegno legge non è emendabile, credo sia assolutamente
sbagliato, poichè penso, e credo che anche il Governo lo voglia, da
dei confronti avuti in Commissione con lo stesso, vi siano ancora
spazi per migliorare ulteriormente il testo.
Poi, però, dobbiamo aggiungere un'altra cosa .....
CRACOLICI. Siccome questa legge è stata definita di sinistra, è
per farla diventare un po' più di destra che lo si fa
ANTINORO. E' probabile Cos'è che mi fa venire in mente questa
tua battuta? Stamattina, l'onorevole Leanza nella sua relazione
introduttiva sì è rivolto all'onorevole Granata ma l'abbiamo
ascoltato tutti, non credo che fosse segreta la sua battuta nei
confronti dell'assessore Granata - che poi rappresenta chiaramente
ciò che pensa la Commissione - dicendo che questa non è una legge né
di destra, né di sinistra.
Io sottoscrivo questa sua affermazione, perchè è chiaro che nei
confronti dell'aspetto formativo siciliano non ci può essere una
legge di destra o una legge di sinistra.
Credo che l'interesse di quest'Aula sia quello di partorire una
norma sul buono scuola, ripeto, che possa dare alle famiglie
siciliane (l'invito che ci rivolgeva stamattina l'assessore era
quello di ricordarci che non è rivolto alle scuole, ma è rivolto
alle famiglie e continuo a ribadirlo perchè vorrei evitare che
l'asse si sposti ogni volta sulle polemiche nella scuola) finalmente
libertà di scelta.
Sui paletti, poi, che probabilmente dovremmo ulteriormente
mettere, l'Aula è sovrana per continuare ad immaginare momenti di
autocontrollo per far sì che questo disegno di legge sia approvato.
Non sono un tecnico della scuola, quindi potrei anche dire dal
punto di vista tecnico alcune stupidaggini, però credo che non ci
possa essere una legge di destra e una legge di sinistra: dobbiamo
tutti puntare a migliorare questo testo per far sì che, alla fine,
la famiglia siciliana possa essere veramente libera di scegliere
l'aspetto formativo che vuole dare.
Siccome poco fa qualcuno ricordava che c'è la voglia
probabilmente in alcuni casi di andare a finire sui giornali, sui
media, per cercare pubblicità, almeno che non vogliamo estremizzare
dal punto di vista ideologico in maniera pesante, nessuno di noi
della maggioranza credo che lo voglia fare, ma ci sono spunti per
cercare la polemica a tutti i costi.
Se il problema è cercare la polemica a tutti i costi perché
vogliamo ideologizzare qualche cosa che non può essere portata a
semplice momento di scambio ideologico di opinioni - tra l'altro le
ideologie in questi ultimi anni probabilmente per fortuna, forse per
sfortuna, si sono anche annacquate - se questo testo lo vogliamo
portare all'estremismo ideologico lo possiamo pure fare ed ognuno di
noi si può sbizzarrire. Siccome però i siciliani, come diceva
l'onorevole Giannopolo, hanno anche altre emergenze e questo era uno
dei momenti pregnanti del programma del governo Cuffaro a cui tutti
noi della maggioranza abbiamo aderito, noi lo vogliamo portare
avanti, e non con fare arrogante ma in positivo.
I lavori della commissioni hanno dimostrato che la stragrande
maggioranza degli emendamenti proposti dalle opposizioni sono stati
accolti. L'Aula e il Governo se questi emendamenti tenderanno a
migliorarlo, come io immagino si voglia fare, credo che si potrà
essere in condizione di ulteriormente accoglierli, alla fine
potremmo avere una legge buona e guardare avanti nel sistema scuola
annunciandovi sin da adesso che per quanto ci riguarda avendo avuto
anche un dibattito all'interno della commissione, avendo esitato la
legge sul diritto allo studio universitario, vogliamo da subito - ed
io mi auguro noi ci auguriamo che la commissione dopo aver fatto un
lavoro splendido, per altro all'unanimità in quella occasione
approvato, anche se ci sono state polemiche, strascichi, se vi
ricordate, ma comunque il voto è stato all'unanimità - che il
disegno di legge che dà diritto allo studio universitario esca al
più presto dalla Commissione Bilancio e arrivi in Aula. Abbiamo già
in programma, in tal senso stiamo svolgendo una sorta di programma
per questo autunno, di occuparci da subito del diritto allo studio
non universitario.
Allora, quella potrà essere la occasione nella quale il
Parlamento siciliano, le forze politiche si potranno confrontare sui
mille e annosi problemi della scuola siciliana e finalmente in quel
testo potranno trovare le dovute e opportune correzioni ad un
sistema che certamente ha i suoi problemi.
La criminalizzazione del privato che ho ascoltato oggi in
questa Aula, mi spaventa perché quando si dice (ripeto io non sono
tecnico, non conosco il sistema scolastico siciliano nel miglior
modo possibile o sicuramente non lo conosco come tanti altri
colleghi che provengono da quel mondo) che ci sono miriadi di
"diplomifici" così definiti, in cui addirittura i registri sarebbero
falsi, in cui addirittura i ragazzi forse a scuola neanche ci vanno
e poi alla fine risultano presenti, allora, se vi sono notizie
precise di fatti che confliggono con la legge e sono motivo di
illegalità in un sistema che comunque esiste da ormai decenni, buono
scuola sì buono scuola no, che si facciano le opportune denunzie,
che si portino all'attenzione della magistratura. E siccome buono
scuola sì o buona scuola no, se queste cose esistono nel sistema
privato scolastico siciliano evidentemente sono passibili di
sanzioni penali, e a quel punto chi sbaglia deve pagare. Tuttavia,
non possiamo partire da una legge sul buono scuola, ripeto, rivolta
alle famiglie e non alle scuole per criminalizzare un sistema che
probabilmente avrà le sue pecche, al suo interno ci saranno delle
manchevolezze, ci saranno anche spunti di illegalità, come vi sono
in tutti i sistemi, anche quelli non siciliani, direi in tutti i
sistemi mondiali, ma non si può criminalizzare un sistema partendo
da una legge sul buono scuola che, ripeto, si rivolge alle famiglie
e non alle scuole.
Allora, io credo che la cultura pragmatica dell'essere
operativi nel senso più concreto della parola debba cominciare ad
appartenere a quest'Aula esprimendo ognuno di noi le proprie idee
politiche, ideologiche, ma avendo cura di evitare che il vero
problema centrale sfugga all'attenzione di quest'Aula ed evitare che
all'esterno di quest'Aula appaia come se ci fosse una maggioranza
che vuole approvare non so che legge truffa, e come se ci fosse una
opposizione che vuole fare diventare una legge truffa, una legge
buona.
Allora, personalmente non ci stiamo. Credo di poter cogliere
in questa mia battuta, e mi auguro che così non sia, è quello che
viene fuori dal dibattito svoltosi fino ad ora. Credo di poter
immaginare lo stato d'animo di tanti colleghi della maggioranza. Noi
vogliamo fare una buona legge, la vogliamo fare nell'interesse delle
famiglie siciliane sperando anche che dia un contributo a migliorare
il sistema formativo siciliano. Io non sto qui a citare gli
articoli in cui questa legge è stata migliorata in Commissione.
Abbiamo tutti il testo del disegno di legge, è chiaro che se
l'emendabilità potrà migliorarla, sono convinto, sono certo, non
sono il governo, sono maggioranza che appoggia questo Governo in
modo incondizionato, ma sono certo che lo stesso Governo avrà tutto
l'interesse ad approvare una legge buona per la scuola e
nell'interesse delle famiglie siciliane e nell'interesse degli
studenti siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, non le nascondo che sono tentato
di evitare di fare un ragionamento questa volta da parlamentare;
sono forse troppo preso da una questione che ciascuno di noi vive
anche per rapporti personali, ma vorrei evitare che si desse a
questo disegno di legge il tratto, la dignità di un disegno di
legge.
Nei dibattiti parlamentari di norma entrano disegni di legge
che hanno dignità di disegni di legge. Questo testo non ha alcuna
dignità di disegno di legge. Questo testo non ha alcuna dignità da
questo punto di vista perché si tratta di un disegno di legge che
aiuta i somari, aiuta i banditi. Uso questo termine anche se non è
da Aula parlamentare, ma aiuta i banditi e tende a trasferire
qualcosa come cento miliardi di lire dal sistema formativo che
avrebbe bisogno di ben altri aiuti e ben altri sostegni, quello
pubblico, ad un sistema, un circuito che è fatto, come tutti voi
sapete, da insegnanti che per cinque anni non prendono lo stipendio,
che vengono ricattati, che sono costretti a pagarsi i propri
contributi da scuole inesistenti, prive di tutti gli standard, da
alunni che abbandonano le scuole pubbliche per andare nelle scuole
private con la promessa di avere il diploma e con il ricatto di
dovere pagare un bel po' di quattrini.
Ora di che cosa stiamo parlando? Vi rendete conto, amici e
colleghi della maggioranza, che dietro la definizione del buono
scuola in realtà si tende ad alimentare un sistema che abbassa
fortemente il livello della qualità formativa, abbassa il tasso di
legalità, anzi riporta a legalità un sistema diffusamente illegale.
C'è qualcuno di voi che non sa che in tutte le scuole, almeno in
trecento delle scuole private in Sicilia - io intanto parlo della
scuola privata che c'è nella mia città e parlo delle scuole private
che sono collegate a quelle che riguardano la mia città, poi di
quelle della città di Siracusa. Sto parlando di quelle che conosco
perfettamente, non di quelle che non conosco, di quelle che conosco
e che ritengo abbiano un comportamento da banditi. Non parliamo di
altro. Io mi riferisco al fatto che esiste gente che dirige tali
scuole, i cui alunni non vanno a scuola, non c'è alcun processo
formativo, cooptano alunni che abbandonano la scuola pubblica perché
non ritenuti adeguati a superare quel livello formativo e si
trasferiscono in quel tipo di scuola privata. E con questo disegno
di legge si pensa che il sistema debba essere irrobustito,
rafforzato.
Onorevole Granata, lei viene, seppur da un credo politico
assolutamente differente, da un filone di pensiero che ha introdotto
per la prima volta in Italia la scuola pubblica durante il periodo
del ventennio, a cui tanto voi vi richiamate.
FORMICA. E' storia anche tua quella.
SPEZIALE... con un Ministro che introdusse per la prima volta il
principio che potevano esserci orientamenti diversi all'interno del
mondo della scuola. Ma il luogo della formazione in cui si misurino
orientamenti diversi che non incidano nell'orientamento ideologico
dei ragazzi è la scuola pubblica, dove vi sono insegnanti di destra
e di sinistra; è la scuola pubblica dove è possibile una
contaminazione che favorisca un processo di crescita naturale.
In che modo, in Sicilia, noi pensiamo di irrobustire e
potenziare quel luogo, quella scuola, a partire dalla scuola
dell'infanzia per finire a tutta la fascia della scuola dell'obbligo
e dell'università?
Si pensa, invece, di utilizzare 65 milioni di euro sulla base
di calcoli che ho fatto - poi l'assessore Granata mi smentirà. Ben
50 milioni di euro andrebbero a quel sistema che io continuo a
definire il sistema fatto di "banditi". Perché non dobbiamo più
equivocare su alcuni termini, anche se votano per il Polo o per il
centrosinistra operano nel settore con questa logica di banditismo.
Vi sono 50 milioni di euro che sulla base di calcoli fatti da me
andrebbero a quel sistema.
Ma come è possibile spiegare questo? Nella scuola pubblica,
assessore Granata, nell'intero sistema della scuola pubblica tutto
il complesso di interventi che noi abbiamo con i provvedimenti fatti
dalla Regione siciliana arrivano complessivamente a 20 milioni di
euro. Si legga il bilancio della Regione. Sto parlando di sostegni
non di sussidi scolastici; sto parlando del potenziamento dei
laboratori; sto parlando del sistema di sostegno alla scuola
pubblica. Complessivamente noi arriviamo a 20 milioni di euro.
La domanda che si pone un cittadino che sia di destra o che sia
di sinistra è: ma non sarebbe stato più utile prendere 50 milioni
di euro e vedere in che modo noi possiamo potenziare la scuola
pubblica e favorire ed elevare il processo formativo? Anche perché
oggi le offerte formative, con la nuova legge compresa quella
dell'autonomia scolastica, hanno introdotto una competitività
positiva tra le scuole.
E' una domanda che io intendo rivolgere a lei, onorevole
Granata, non la voglio rivolgere al suo Governo perché ho visto che
molti sono presi dal fatto di cercare di dare dignità ideologica ad
un provvedimento e ad un settore, quello della scuola privata che in
Sicilia è ridotto come è ridotto. Non parlo delle due scuole private
significative ed interessanti che ci sono a Palermo che vengono
offese da questo provvedimento, parlo di quel mondo a cui facevo
prima riferimento e che trova ancora sponsor dentro questa Aula,
molti dei quali hanno anche un collegamento diretto con quel mondo,
anzi ne sono i rappresentanti politici e i riferimenti elettorali.
Quindi, qui si perviene a una logica di scambio di natura
clientelare che riguarda scambi elettorali tra pezzi del sistema
formativo di quel livello e di quella qualità e pezzi del sistema
politico.
Onorevole Fleres, lei che è il teorico della scuola privata, io
come lei conosco gran parte di insegnanti...
FLERES. Io sono il teorico della libertà di scelta che è cosa ben
diversa.
SPEZIALE. Ti spiego subito cosa è la libertà di scelta. La teoria
della libertà di scelta è un'altra cosa raccapricciante. Perché la
teoria secondo la quale vi possa essere un mondo della società e del
ciclo formativo differenziato in ragione di opzioni religiose,
culturali, politiche è da considerare una barbarie, altro che
libertà di scelta Significa pensare che sarà una scuola di Alleanza
nazionale, una scuola dei Democratici di sinistra, una scuola del
pensiero liberale. Ma davvero pensate che questo sia il modello a
cui si vuole fare riferimento? Queste cose sono state
abbondantemente superate nel nostro sistema scolastico, lo dicevo
prima, dalla riforma Gentile, che è retrodatata e che rispetto a
quello che voi proponete, allora costituì un atto reazionario, ma
oggi è da consideare all'avanguardia rispetto al modello che oggi
viene proposto qui in questa Aula.
Nella scuola pubblica che ha subito in quest'ultimo periodo
processi di trasformazione operano insegnanti, dice l'onorevole
Fleres, che sono quelli che nel Sessantotto sono usciti con gli
esami di gruppo. Non voglio adesso contestare questa affermazione,
l'onorevole Fleres e il centrodestra pensano invece a fare gli esami
a gruppi a prescindere se gli alunni vanno o non vanno a scuola; si
esaminano a gruppi, a forfait. Il problema che dobbiamo porci è che
esiste una disparità, lo dico da questa Aula - e ieri abbiamo fatto
pure una conferenza stampa - esiste una disparità di comportamento
da parte della stampa: la stampa è unidirezionale e lo è in
particolare la stampa siciliana.
Io voglio richiamare l'opinione dell'onorevole Fleres che ha
espresso il suo punto di vista su un articolo pubblicato ne "La
Sicilia" di qualche giorno fa, del 5 settembre se non ricordo male,
un punto di vista da me non condiviso, tuttavia corretto visto che è
stato ospitato. Ci sono stati diversi uomini che autonomamente nel
mondo della scuola hanno ritenuto di dovere esprimere il proprio
punto di vista differente da quello dell'onorevole Fleres. Anche
alcuni parlamentari avrebbero voluto dichiarare il loro punto di
vista ma non hanno trovato ospitalità sulla stampa.
E ciò introduce un problema, perchè rispetto ad altre questioni
di carattere secondario, rispetto ad altre questioni che sono i
cardini fondamentali dell'accesso al sapere, della costituzione di
una società che si contraddistingue rispetto ad altre perchè
garantisce l'accesso al sapere diffuso come diritto universale,
l'accesso alla salute come diritto universale, quando questi cardini
vengono intaccati sarebbe utile che fosse spiegato nuovamente
all'opinione pubblica quali sono i punti di vista dall'una e
dall'altra parte politica. E in questo momento l'unica occasione che
abbiamo è qualche conferenza stampa e l'Aula parlamentare per potere
esprimere il nostro punto di vista. Purtroppo, non sono offerti
molti altri spazi sulla stampa.
Perchè dico che anche l'urgenza con la quale il Governo vuole
esaminare questo provvedimento lo dimostra? L'onorevole Granata ha
consapevolezza piena, lo contraddistinguo e lo conosco da diversi
anni: è persona intelligente, ha piena consapevolezza del fatto che
nel mondo della scuola, a prescindere della convocazione e dallo
schieramento, ci sarebbe stata una rivolta del corpo insegnante nei
confronti di questo provvedimento.
E allora prima c'è stato l'onorevole Cintola che ha tentato di
anticipare l'apertura dell'Assemblea, poi il Governo ha pensato di
fare slittare, attraverso un decreto, l'inizio della scuola al 30
settembre per evitare il dibattito nella società siciliana attorno a
questo provvedimento. Si voleva occultare a tutti i costi ai
siciliani un fatto che riguardava una modifica sostanziale nei
confronti del processo formativo nella nostra Regione; si voleva
occultare, e coincide con la logica di regime; la stampa che
martella è il tentativo di evitare che il dibattito possa essere
promosso, con le scuole aperte, nella società siciliana.
Se non è così, Assessore Granata, rinviamo di qualche giorno il
dibattito, promuoviamolo nelle scuole, sentiamo il mondo e il corpo
insegnante; attivi, lei che è Assessore, il corpo decente, senta,
promuova, vada nel mondo della scuola...
LEANZA NICOLA , relatore. Assieme con le famiglie.
SPEZIALE. Sì, assieme con le famiglie. Dobbiamo sentire le
famiglie di coloro i quali si sono battuti per permettere ai loro
figli di avere un accesso al sapere indistinto rispetto alla
ricchezza e al patrimonio da dove proveniva, che ha permesso a me e
a lei di potere essere qui perchè abbiamo avuto una scuola pubblica
che ci ha permesso di studiare, perchè mio padre non avrebbe mai
potuto permettersi di mandare me, e così penso sia per molti di noi,
nella scuola privata.
ACIERNO. Adesso potranno farlo
SPEZIALE. Esattamente il contrario, adesso potranno fare
diplomifici Adesso prendiamo 50 milioni di euro che ho calcolato e
- ripeto, Assessore Granata, per evitare che ci sia una
mistificazione del linguaggio - e verranno dati al circuito del
banditismo, non al circuito della formazione.
Queste sono le questioni per cui io all'inizio non volevo dare
dignità al disegno di legge presentato dal Governo così come è stato
presentato.
Tuttavia, avendo noi il compito di cercare di modificarlo e di
migliorarlo, ci appresteremo a presentare emendamenti. E' stato già
annunciato che noi cercheremo, in qualche modo, di modificare il
testo; la battaglia parlamentare va fatta nella speranza che
riusciremo in qualche modo a dare modifiche sostanziali anche se
nella sua struttura il testo è irricevile.
Onorevole Antinoro, stamattina l'onorevole Ferro quando ha
detto che il testo non era emendabile, le devo dire che questo tipo
di testo presentato dal Governo per il modo come viene proposto
all'Aula è irricevibile, perchè nessuno di noi si sarebbe mai
aspettato che si sarebbe arrivati ad un livello così basso nella
formazione di un disegno di legge solo per favorire clientele
diffuse nel territorio della Regione siciliana.
Pongo un'ultima questione. C'è un problema di incidenza sul
bilancio della Regione a regime: per i prossimi anni è prevista una
spesa presunta di 130 miliardi di lire, 65 milioni di euro.
Noi non sappiamo quale sarà l'evoluzione, come si attiverà il
mercato. Considerato che, non so sulla base di quali calcoli, il
Governo ha ritenuto di dovere impegnare 65 milioni di euro, anche
questo non ci è dato sapere, è una cifra che è stata fissata dalla
finanziaria, è ipotizzabile che ci possa essere una lievitazione,
che ci possa essere una crescita, perchè chi in qualche modo tende
ad incentivare lo fa perchè pensa che debba esserci una crescita,
quindi i 65 milioni di euro sono nel primo anno, nel secondo anno,
ma è una spesa che tende a crescere, e questa lievitazione non è
oggi commisurabile e potrebbe crescere anche a dismisura, assessore
Granata, fino a incidere seriamente sul bilancio della Regione dei
prossimi anni, bilancio che noi sappiamo essere abbastanza
sgangherato e fortemente in disordine.
Io penso che voi con questo disegno di legge sul buono scuola
stiate facendo una doppia operazione: una operazione di carattere
clientelare, fortemente clientelare che non c'entra nulla con i
processi e i circuiti formativi ed il processo formativo;
contemporaneamente, state lavorando per sgangherare ulteriormente il
bilancio della Regione, sottraendo risorse fondamentali che potevano
essere destinate invece sia alla scuola pubblica ma anche ai settori
dello sviluppo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha
facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei potuto fare a
meno di intervenire dopo le cose dette non soltanto dal mio
capogruppo, onorevole Speziale ma anche da altri colleghi
dell'opposizione che sono intervenuti prima perchè hanno,
effettivamente, centrato le questioni fondamentali che stanno alla
base del dibattito di quest'oggi.
Non mi potevo sottrarre dall'intervenire per il semplice fatto
di avere vissuto venti e più anni nel mondo della scuola come
docente e aver percepito proprio in queste ore di dibattito
nell'approfondimento del testo che è in Aula la profonda
perniciosità di questo testo. Un testo pernicioso che,
evidentemente, non fa i conti con quella che è la realtà siciliana e
in più, dietro anche argomenti poco credibili, pensa di parlare un
linguaggio di molteplice offerta formativa.
Su questo mi vorrei un attimo soffermare. Ho sentito utilizzare
l'argomento dell'aumento dell'offerta formativa e, quindi, di un
aumento di livello dal punto di vista anche del pluralismo. Mi
sembra come andare a ricercare un argomento che non fa i conti con
l'essenza della questione riguardante un profilo formativo adeguato
che, tutti noi speriamo, devono sempre di più avere i nostri figli,
i nostri ragazzi.
Non è per scadere nella retorica, ma se tutti siamo convinti
che la scuola è il perno del momento di crescita, di formazione e di
istruzione dei nostri ragazzi, non è possibile che non riflettiamo
su che cosa può significare un aumento dell'offerta formativa senza
attestarci a standard qualitativi concreti, che siano in grado cioè
di dare fortemente, anche dal punto di vista formativo e dal punto
di vista educativo, standard abbastanza sicuri da questo punto di
vista.
Non c'è assolutamente traccia nel disegno di legge di tutto
ciò. C'è un richiamo timido alle norme che si rifanno a quella che è
anche e soprattutto la struttura complessiva di una scuola; c'è
addirittura un richiamo al rispetto dei contratti di lavoro. Avete
mai visto una legge che dice che bisogna rispettare i contratti
collettivi?
Credo che tutto questo faccia i conti con quello che è anche il
pressappochismo con cui è stato messo su questo testo e sta anche
nelle cose dette da tanti colleghi. Vedete, senza che ci
preoccupiamo degli standard qualitativi e senza che ci preoccupiamo
dei livelli di professionalità dei docenti e delle esigenze vere
delle famiglie, nascondere l'argomento, che fa acqua da tutte le
parti, dietro il discorso "facciamo i conti con le famiglie che non
hanno avuto finora o che non potranno avere nel futuro la
possibilità di scegliere la scuola che più gli piace avendo la
disponibilità finanziaria", non funziona Riflettiamoci, dunque.
Perchè il punto essenziale non è questo: il padre di famiglia meno
abbiente non cerca di mandare il proprio figlio a scuola tout-court,
cerca di mandare il proprio figlio a scuola per avere in quella
scuola la possibilità di una condizione di sicurezza a livello anche
e soprattutto di formazione di pari livello rispetto agli altri
(parlo di un pari livello medio, ci mancherebbe altro, non è che
possiamo avere un punto di riferimento preciso). Cerca proprio
questo, non cerca e non si pone solo il problema se eventualmente ha
speso 1.200 euro o 1.500 euro, se li ha o non li ha. Si pone il
problema di che cosa suo figlio domani dal punto di vista formativo,
dal punto di vista dell'istruzione, dal punto di vista dell'uomo che
uscirà da quella struttura, se è o meno un uomo che può affrontare
anche e soprattutto le sfide della società moderna. Questo è il
punto essenziale.
E se è vero che la scuola rappresenta la costruzione del
futuro, rappresenta la formazione dei nostri giovani, caro
Assessore, credo che non sia possibile non riflettere su questo
disegno di legge. Dico ciò, come dicevo poc'anzi, assolutamente
senza alcuna tendenza per aspetti retorici.
Riflettere significa dare una forte correzione all'aspetto che
riguarda le scuole legalmente riconosciute e le scuole paritarie,
perché lì c'è un punto su cui a mio avviso si sta rischiando di
sfasciare seriamente il sistema scolastico siciliano.
Ho sentito forti richiami alla Legge n. 62 del 2000; mi
permetto sommessamente di dire ai colleghi che l'hanno richiamata in
un certo modo: ma noi conosciamo i contenuti della legge n. 62 del
2000? La Legge n. 62 del 2000 pone al centro della sua formazione
a livello di spirito della legge, di finalità essenziale della
legge, pone al centro un problema soprattutto: l'elevare sempre più
il livello di professionalità dei docenti, sia che operano nella
scuola privata di un certo tipo, sia che operano nella scuola
pubblica. Dare la certezza, cioè, che dentro la struttura
scolastica, sia essa privata sia essa pubblica, ci sia un livello di
professionalità tale da assicurare una formazione dei nostri giovani
in grado di poter competere con quanto accade in Europa.
La Legge n. 62 non pone il problema della libertà di scelta
come lo si vuole porre qui. E' cosa assolutamente diversa:
riconosce realmente la funzione della scuola privata, ma ne
stabilisce un criterio, uno standard preciso. Non possiamo qui
prendere come riferimento la legge n. 62 e non addirittura
distinguere o non addirittura togliere il parallelismo che c'è fra
una scuola legalmente riconosciuta e una scola paritaria; non è
possibile Ed è questo è uno dei punti essenziali della discussione
di oggi. E' inutile che ognuno di noi cita i tanti casi dei tanti
colleghi che sono passati attraverso esperienze non solo da denuncia
alla Procura della Repubblica, non è questo il punto; il collega che
diceva ciò poc'anzi fodamentalmente ha ragione. Se ci sono
questioni delicate di questo tipo è ovvio che ci sono le sedi
opportune per segnalarle.
La verità è che queste persone, che questi colleghi che hanno
operato nelle scuole private di questo tipo, che si sono dovuti
pagare i contributi e che hanno sofferto anche una esperienza di un
certo tipo, presso le Procure delle Repubbliche non ci vanno, perché
la mattina seguente non trovano più la possibilità di fare due anni,
tre anni per accumulare il punteggio
E dunque, o facciamo i conti con quella che è la realtà vera
della nostra Sicilia oppure rischiamo di dare una legge che nel giro
di pochi anni sconquasserà il sistema scolastico siciliano di
'Gentile memoria', con un'unitarietà pensata in un certo modo e non
troveremo niente. Non è vero che abbiamo dato la possibilità alle
famiglie di accedere ad un'offerta formativa maggiormente flessibile
e maggiormente ricca.
C'è, inoltre, l'aspetto che riguarda anche la contrazione
effettiva degli organici; ed è uno dei tanti aspetti. Io non voglio
dire che tutto ciò poichè provoca una contrazione di cattedre e,
quindi, una perdita di posti di lavoro in termini di docenti e di
personale ATA allora non deve essere assolutamente discusso. No
Non sono così stupido. Il problema, però, c'è, perché se questo
disegno di legge diventerà legge della Regione siciliana il flusso
dalla scuola pubblica a quella privata è ovvio che ci sarà. Certo,
nessuno di noi può dirlo in che misura, ma tutti, nei vari
interventi, hanno sottolineato che ci sarà e se noi passiamo anche
attraverso una stima complessiva i circa 140 mila alunni che
attualmente ci sono in Sicilia nella scuola pubblica, possono di per
sé, come voi ben sapete, da questo punto di vista diventare molti di
meno. Facendo un calcolo semplice e con una percentuale abbastanza
elevata di possibile errore noi ci accorgiamo che i docenti e il
personale ATA che andranno incontro alla perdita del proprio posto
di lavoro e della cattedra sarebbero migliaia. Possiamo calcolare su
quella cifra di 140 mila attorno a 10-12 mila, senza fare dei numeri
con qualcosa che è giusto non fare.
Questo è un dato su cui anche in quest'Aula bisogna riflettere;
non è possibile pensare che tutto ciò venga considerato un fatto
normale, perché aumentiamo l'offerta formativa e andiamo verso il
pluralismo scolastico. Non mi pare assolutamente convincente.
Per esempio, il business delle scuole private che da mesi
stanno cominciando ad organizzarsi è qualcosa di anomalo, perché
scatterà la caccia alle iscrizioni e la caccia alle iscrizioni la
faranno le scuole che stanno per organizzarsi, non la faranno le
scuole pubbliche. Sappiamo tutti che sarà così, e la caccia alle
iscrizioni comporta il decadimento anche di un livello - mi si
permetta - di moralità all'interno del sistema formativo scolastico
siciliano.
Noi sappiamo che questo già avviene. Non so se i colleghi
hanno vissuto esperienze in altre province, ma sappiamo che la
caccia all'iscrizione è già aperta da tempo e, per la verità, anche
sulla questione dell'istituzione dei nuovi corsi, anche e
soprattutto per quanto concerne le scuole private, la caccia nella
nostra regione è aperta da dieci, come sono aperte le
regolarizzazioni per quanto concerne anche i periodi, di cui voi
saprete sicuramente, per essere o meno riconosciuti da questo punto
di vista.
Allora, c'è qualcosa che non va, c'è qualcosa che non va nelle
carenze della scuola pubblica. Su questo dovevamo discutere,
assessore Granata, dovevamo discutere prima del diritto allo studio,
di quel disegno di legge o comunque discuterli assieme, fare
diventare quel disegno di legge, un disegno di legge che comprendeva
possibilmente alcuni spunti di questo tipo. Questo è un
ragionamento non solo organico, è un ragionamento che fa i conti con
la realtà siciliana. Non si può, da questo punto di vista,
anticipare un provvedimento di questo tipo dando la sensazione, come
diceva poc'anzi il presidente del mio gruppo, che a scuole chiuse
noi vogliamo forzare anche i tempi del dibattito parlamentare e
vogliamo arrivare ad un provvedimento che mette in discussione
l'esperienza, la storia anche della scuola siciliana, con tutti i
limiti che noi sappiamo questo rappresenta.
E nemmeno si può dire che questo viene fatto per adempiere a un
impegno elettorale. Non mi pare che il problema sia quello
dell'impegno elettorale formulato nel famoso contratto che il
Presidente Cuffaro ha fatto con gli elettori, perché se lo
rileggiamo vediamo che non si tratta di questo. Se il problema è
fare i conti con quanti stanno cominciando già e hanno già attivato
pressioni nei confronti del Governo per quanto concerne il ruolo che
hanno avuto e il ruolo che vogliono avere come scuole private,
diciamocelo chiaramente, nessuno si scandalizza: è così. E questa
legge, martedì, quando entrerà nel vivo della discussione per quanto
concerne l'articolato, spingerà ulteriormente a quelle pressioni e
quelle pressioni verranno, appunto, da quella parte che si sta
organizzando e vorrebbe, tutto sommato, tirar fuori un edificio dove
c'è scritto scuola e non è possibile che di tutto ciò noi non
segnaliamo anche la pericolosità.
Io do per scontata la buona fede, voglio assolutamente da
questo punto di vista sgombrare il campo da forme indirette di
accuse anche pesanti, ma se è vero che c'è la buona fede è pur vero
che dobbiamo comprendere che queste saranno fasi difficili e
drammatiche della nostra Sicilia. E, onorevoli colleghi, non sto
esagerando e non sto enfatizzando nulla, perché noi sappiamo quale
realtà oggi rappresenta la scuola pubblica e i limiti che la scuola
pubblica in questo momento sta registrando e nel momento in cui la
scuola pubblica registra questi limiti noi diamo alla Sicilia questo
tipo di intervento legislativo.
Ha ragione chi dice che a scuole aperte e con l'attività
didattica già iniziata questo disegno di legge avrebbe avuto una
attenzione maggiore e una mobilitazione reale, assolutamente
spontanea da parte delle famiglie e degli operatori della scuola.
E' al contrario, perché ogni famiglia vuole stare, sempre da questo
punto di vista, più tranquilla quando sa che suo figlio apprende
bene perché c'è chi usa un metodo, c'è chi ha una professionalità
che mette al suo servizio. E allora lì ci siamo E di questo noi
dobbiamo sempre di più far preoccupare le famiglie siciliane, non
dobbiamo illuderle da altri punti di vista, non è un problema
economico. Non si risolve il problema del sistema formativo
siciliano dando 1500 euro alle famiglie, non si risolve in questa
maniera, si risolve soprattutto lavorando e spingendolo sul piano
culturale, sul piano delle indicazioni di massima e non con i 1.500
euro.
A me pare che si vada verso una deriva, verso una deriva
assolutamente incontrollabile. Io non so su cosa stia riflettendo il
Governo, cosa voglia modificare, ma ho la sensazione che modificare
questo disegno di legge è opera ardua, non è facile perchè
nell'impostazione stessa del disegno di legge la scuola siciliana
del futuro viene pensata in una maniera totalmente diversa da come
la pensiamo tanti di noi, non viene pensata come una scuola dove il
privato ed il pubblico, con un circuito abbastanza virtuoso e
dinamico, siano competitivi realmente, "allora io mando mio figlio a
Cambridge e tu lo mandi in una scuola pubblica", non viene pensata
in questo modo.
Io credo che, se noi la pensassimo in questa maniera, si
potrebbe dare alla Sicilia una parvenza diversa, un impianto diverso
a quello che è anche lo spirito della legge 62 del 2000, che ha
visto assieme tanti, anche di estrazione culturale diversa.
Noi parliamo di ideologie, centro, sinistra, cattolici, laici e
democratici, quello fu un punto di incontro abbastanza travagliato,
non fu un compromesso, fu una mediazione intelligente, fu un modo
come riuscire a dare anche alla scuola privata seria, mi permetto di
dire, e c'è in Sicilia a fuori della Sicilia, una possibilità e su
questo potremmo essere d'accordo. Ragioniamoci.
E, allora, se dobbiamo ragionare su questo dobbiamo
assolutamente togliere di mezzo l'impianto di questo disegno di
legge, altrimenti vi accollerete la responsabilità di portare, non
solo dal punto di vista della spesa, io su questo non sono molto
d'accordo con i richiami di alcuni colleghi, non è un problema solo
del volume di spesa. Certo, ci si chiede: perchè un volume di spesa
così elevato rispetto, poi, al non raggiungimento degli obiettivi
che si può proporre, anche dal punto di vista filosofico, un
ragionamento nel senso del miglioramento dell'offerta formativa,
perchè non è un problema solo di aumento dell'offerta formativa, è
un problema di aumento dell'offerta formativa e, soprattutto, è un
problema, come dicevamo poc'anzi, di standard qualitativi e di
professionalità.
I cinque anni, per esempio, citati nell'articolo 2, se non
erro, che addirittura non è nemmeno formulato bene perchè si parla
di personale direttivo rispetto, anche, a personale docente, e
qualche differenza c'è, ma quei cinque anni sono cinque anni che si
possono passare, come dicevamo. Ad esempio, un docente che ha
passato cinque anni in una scuola privata, che si è pagato i
contributi e che è andato, magari, poche volte in classe a contatto
con gli alunni e, quindi, con l'attività formativa educativa, di
fatto, può farcela. Siamo dinanzi a questo scenario e dinanzi a
questo scenario io credo che noi dobbiamo assolutamente recuperare.
Io mi permetto di dire che il Governo di questa Regione non può
essere assolutamente il Governo che si intesta un'operazione che
metterà le famiglie e migliaia e migliaia di operatori della scuola
nelle condizioni, in queste giornate, di preoccupazione e,
soprattutto, con una previsione per il futuro abbastanza buia,
abbastanza triste, dove anche l'imprevedibilità, il come si
organizzeranno e come, evidentemente, tanti hanno operato e operano.
Perchè quando si usa in un'Aula parlamentare e quando si definisce
qualche operatore "bandito", caro onorevole Virzì, tutti sappiamo
che non solo, disgraziatamente, ma che se aspettiamo che interverrà
il sostituto procuratore "X" o "Y", abbiamo sbagliato tutto, perchè
in questo caso sì che demandiamo le questioni delicate sempre e
solamente a quelle aule, mentre io credo che la politica, da questo
punto di vista, e questo Parlamento può fare molto di più e,
soprattutto, meglio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tricoli. Ne ha
facoltà.
TRICOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la suggestione è
diversa rispetto a Sala d'Ercole anche perchè c'è una familiarità
maggiore rispetto a quest'ultima, ma innanzitutto desideravo dire
che ho ascoltato gli interventi di rappresentanti del
centrosinistra, ma soprattutto ho seguito il dibattito sulla stampa
che in questi giorni è stato un po' il pomo della discordia anche
per quanto riguarda la querelle giornalistica.
Vorrei fare alcune considerazioni da non addetto ai lavori, da
padre di famiglia, da uomo che per la sua lunga attività politica ha
svolto un ruolo sia nella scuola, sia nell'università, soprattutto
per quanto riguarda il diritto allo studio.
Innanzitutto, ascoltando gli interventi, credo ci sia stato un
denominatore comune, cioè quello dell'accusa rivolta alla scuola
privata di diplomificio.
Io non voglio in questa occasione smentire questa
interpretazione, ma desidero che sia ben chiaro, e ce lo dobbiamo
dire tra di noi, che questo diplomificio c'è sia nella scuola
pubblica, sia nella scuola privata. Oggi noi siamo,
sostanzialmente, con questo disegno di legge ad una
controrivoluzione culturale: siamo andati dalla scuola di Gentile
alla scuola voluta dopo il '68 che ha avuto una matrice culturale
ben precisa, ad una scuola invece che oggi vuole recuperare il gap
che proprio a causa di quella interpretazione culturale post
sessantottina si è data alla scuola.
Siamo andati da una scuola meritocratica com'era la scuola di
Giovanni Gentile ad una scuola, invece, livellata verso il basso che
è quella che oggi funziona in cui tutti si diplomano e nessuno viene
bocciato, ad una scuola in cui in una situazione, invece, ancora
diversa si cerca di dare alla famiglia la possibilità di scegliere
la offerta formativa, di scegliere tra scuola pubblica, scuola
privata, tra scuola pubblica in cui c'è la possibilità per il figlio
meno capace di conseguire comunque il diploma e scuola privata in
cui questa occasione è data ugualmente.
Da marito di insegnante posso anche testimoniare il livello
della scuola pubblica. Una scuola pubblica in cui alla battuta fatta
in un istituto tecnico: "chi pensi di essere? Albert Einstein?" Su
circa trenta studenti, credo che nessuno sapesse chi fosse Albert
Einstein Perchè il livello della scuola pubblica e privata, in
molti casi, è quello di una scuola che non riesce a dare una
adeguata offerta formativa.
Quindi, credo che fare un dibattito tra scuola pubblica e
scuola privata sia una impostazione culturale sbagliata: Il
dibattito, oggi, deve essere tra la scuola che dà un'offerta
formativa adeguata e la scuola che non la dà, ma soprattutto tra
studenti che, naturalmente, hanno la possibilità di competere a un
livello maggiore e studenti che per obiettivi limiti personali non
possono, ovviamente, competere a quei livelli, ma anch'essi hanno
diritto ad una offerta formativa.
E' questo, a mio avviso, il tema. Dico ciò - ripeto - da non
addetto ai lavori, dico ciò da padre di famiglia, da persona che
segue comunque la scuola perchè credo che sia quello il momento in
cui c'è la formazione della persona oltre alla famiglia, sia quello
il momento in cui noi abbiamo la possibilità di creare il cittadino,
di creare l'uomo che poi deve andare a rivestire un ruolo nella
società civile.
Sgombrato, quindi, il campo da questo equivoco che credo abbia
caratterizzato un po' il dibattito, parliamo di quella che è la
scuola che noi con questo disegno di legge vogliamo
realizzare, un disegno di legge che naturalmente ha i limiti della
competenza statutaria della Regione siciliana, quindi non pretende
ovviamente di essere una legge che va a normare su materie nelle
quali non ha competenza, una legge che da l'opportunità
all'Assessore regionale di dare un sostegno alle famiglie che nella
loro libertà, nella loro autonomia, nella loro valutazione personale
scelgono una scuola anziché un'altra per il figlio; può essere una
scuola pubblica, può essere una scuola privata, può essere
un'attività rivolta alla offerta formativa, può essere anche per
quanta riguarda l'acquisto di attrezzature di materiale che poi
possono essere utilizzati nel corso degli anni dagli studenti.
Soprattutto, però, desideravo anche puntare l'indice in senso
positivo sull'articolo 5 in cui si sottolinea che con il decreto che
adotterà l'Assessore verranno altresì individuati l'importo e le
modalità di erogazione di un contributo annuo per spese che sono
finalizzate alle attività didattiche da erogare in favore dei nuclei
familiari con un reddito complessivo lordo - e questo credo che sia
il fatto rivoluzionario - da determinare mediante l'utilizzo del
codice Isee.
Allora, ecco che la scuola non è una scuola liberista non è una
offerta che noi facciamo nei confronti dei ceti più abbienti, non è
sicuramente un sostegno alle scuole private, è invece un sostegno
agli studenti, alle famiglie che pur non avendo un reddito adeguato,
hanno la possibilità attraversa questa opportunità che la Regione
siciliana gli offre di dare un segnale, soprattutto di avere la
possibilità di scegliere quella che deve essere l'offerta formativa.
Questa scelta è un diritto da oggi non soltanto dei ceti più
abbienti ma anche di quelli con un reddito sostanzialmente basso
che, finalmente, grazie all'intervento della Regione siciliana, avrà
la possibilità di dare al proprio figlio, di dare a chi nella
famiglia ritiene di avere i meriti necessari per potere andare
avanti, quella offerta formativa, di dare quella scuola, quella
istruzione adeguata, al suo livello culturale, soprattutto al suo
livello intellettivo.
Credo che questa legge, sulla quale poi ci sarà un dibattito,
in merito a quelli che sono i singoli articoli, una legge che
certamente può avere anche delle correzioni soprattutto nella misura
in cui si vanno a mettere ulteriori paletti che devono far sì che
questi soldi vengano veramente spesi per una attività formativa
qualificata e non naturalmente per andare a vantaggio di chi non è
in grado di offrire una formazione adeguata.
Al di là di queste considerazioni parziali, di queste
considerazioni tecniche, mi sembra che questa legge sul diritto allo
studio dia la possibilità a tutte le famiglie, a quelle con un
reddito maggiore così come a quelle meno abbienti, di avere dei
figli che in base ai loro meriti, in base alle loro capacità possano
veramente ottenere una istruzione adeguate a quelle che sono le loro
capacità.
Credo che con questo disegno di legge, con questa legge,
Alleanza Nazionale, con il suo Assessore, con il suo rappresentante
all'interno del Governo, abbia fatto capire qual è la differenza tra
una scuola che è quella creata da un sindacalismo di sinistra
post-sessantottino ed una scuola, invece, libera da condizionamenti,
libera da pressioni sindacali, libera da scelte politiche a monte
fatte dai ministri di turno legati ad aree culturali di sinistra,
che abbia la possibilità realmente di dare agli studenti e non ai
sindacati, alle famiglie e non a un corpo docente sindacalizzato,
delle opportunità importantissime e rivoluzionarie rispetto al
passato.
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito di
questa mattina ed anche quello pomeridiano che si è svolto fino ad
adesso mi pare che abbia onorato il tema all'ordine del giorno
sottolineandone la grande importanza e le sue ricadute dal punto di
vista pratico ma anche di principio.
Io considero questo un bene perché, se dobbiamo giudicare dai
commenti che si sono intrecciati in Aula e anche da qualche
informale presa di posizione di colleghi della maggioranza, si
dimostra che discutere, dibattere non è del tutto vano, che forse
sarebbe stato utile magari questo dibattito favorirlo per tempo,
anticipatamente, magari investendo più largamente di quanto non si
sia fatto le rappresentanze scolastiche, gli utenti della scuola,
come dice il relatore, onorevole Leanza, le famiglie, certo anche le
famiglie.
Parlo di un dibattito più vasto che avrebbe, però, richiesto
maggiore disponibilità di tempo, evitando questa sincope a cui i
tempi stretti che il Governo ha voluto ci ha costretto. La
Conferenza dei Capigruppo ha votato a maggioranza per quanto
riguarda questa ipotesi, quindi è una scelta della maggioranza. E,
soprattutto, gli organi della scuola, gli utenti, quelli che
dovrebbero essere i destinatari del provvedimento, essendo in
vacanza, non hanno in questo periodo una particolare attenzione ai
fatti che avvengono attorno alla scuola. Però, il dibattito è stato
utile.
Vedremo se poi alle parole corrisponderanno i fatti nel momento
in cui si presenteranno gli emendamenti, si cominceranno a delineare
gli orientamenti di ciascun gruppo e poi anche del Governo. Credo,
però, che l'importanza della discussione che abbiamo tenuto questa
mattina e questo pomeriggio debba, comunque, approdare a qualcosa e
lo potremmo fare, onorevole Assessore, se uscissimo tutti fuori
dalla propaganda o dalle posizioni preconcette, perché l'accusa che
il Presidente della Commissione nel suo intervento ha ritenuto di
muovere agli oratori di opposizione che sono intervenuti, in realtà
è mal posta.
Si tratta di un'osservazione abbastanza pesante che dice, in
sostanza, che le argomentazioni qui portate sono frutto di
ideologismo, di preconcetto, di pregiudizio. Io, invece, onorevole
Presidente, tutto ho sentito tranne che motivazioni non fondate o
mal argomentate nel merito ma anche da un punto di vista di
principio. Credo che dobbiamo tutti fare in modo che questa
discussione non venga vanificata. C'è un eccesso di protagonismo.
Mi ero perduto l'intervento scritto su "La Sicilia" di Catania
del Presidente di turno dell'Assemblea, onorevole Fleres, e avendo
recuperato questa mia défaillance questa mattina (lo stesso
Presidente mi ha fornito copia del suo intervento) sono rimasto
abbastanza colpito sfavorevolmente.
Per i motivi per i quali sono rimasto colpito non dovrebbe
forse essere troppo contento, onorevole Fleres. Ho visto che lei ha
reagito quando, durante l'intervento dell'onorevole Giannopolo, lei
è stato "accusato" di malanimo nei riguardi della scuola pubblica.
Invece, secondo me, l'onorevole Giannopolo ha perfettamente
ragione ed ha voglia l'onorevole Granata a dire nel suo intervento
di questa mattina (il che mi fa supporre che egli stesso si trovi in
grande imbarazzo a sostenere il disegno di legge) che il disegno di
legge è rivolto alle famiglie, che cerchiamo la parità, che
cerchiamo una condizione di equilibrio tra scuola pubblica e scuola
privata. Addirittura, l'onorevole Fleres, nel suo articolo, dice
che si tratta di sostenere i princìpi di democrazia e di libertà.
L'onorevole Granata insiste su tre punti che, se volessimo
pienamente affrontare, articolare e declinare meglio, dovremmo
convenire che questo disegno di legge va radicalmente cambiato nei
punti salienti.
Che sia un disegno di legge che favorisce i ceti meno abbienti,
le famiglie meno abbienti, è stato dimostrato, onorevole Assessore,
addirittura con un certo tono propagandistico, rispondendo alle
nostre obiezioni in un'intervista, mi pare alla Rai: l'Assessore ha
dichiarato che questo è un disegno di legge che la sinistra dovrebbe
sostenere volendo con questa affermazione, suppongo, attribuire alla
sinistra la caratteristica di forza che tutela le famiglie meno
abbienti e che, di conseguenza, se non sostiene il disegno di legge
è perché ha visto male, perché il disegno di legge tutela le
famiglie meno abbienti. Quindi dà un connotato sociale al disegno di
legge.
Insiste, infatti, nel dire che non c'è nulla che vada contro la
scuola pubblica. In questo ci viene d'aiuto, a smentire l'assessore
Granata, l'onorevole Fleres il quale mostra, in vari passaggi del
suo articolo, il malanimo che serpeggia in alcuni ambienti del
centrodestra, non in tutto, nei riguardi della scuola pubblica.
L'onorevole Tricoli ha finito cinque minuti fa di dire che la
scuola, di cui i nostri figli fruiscono, è la scuola
"post-sessantottina", ma non so cosa significhi questa espressione.
Dal '68 ad oggi non mi risulta che siano state fatte riforme
dell'ordinamento scolastico nel nostro Paese, tranne quell'ultima
del Governo di centrosinistra di Berlinguer che non è arrivata
neanche ad essere applicata.
VIRZI'. Perché erano decreti-circolari
CAPODICASA. Quindi, decreti-circolari che non hanno avuto mai la
forza di vera e propria riforma. La riforma Gentile era una riforma
perché aveva un disegno unitario, ipotizzava dei livelli di
istruzione, diversi gradi di accesso al sapere e alla cultura nei
modi che noi non condividiamo, ma aveva dei princìpi che erano
solidi, ancorati ad una visione della formazione dell'uomo, del
cittadino che aveva una sua organicità. E poi, aggiunge l'onorevole
Tricoli, la scuola sindacalizzata dove i professori sono...
Io credo che, ormai, anche il partito di Alleanza nazionale -
l'onorevole Tricoli non so di quale corrente faccia parte - sia
pervenuto ad approdi molto più moderni di quelli che lui qui espone
contro la sindacalizzazione, ma neanche Alleanza nazionale è più
contro la sindacalizzazione, i docenti sono lavoratori a tutti gli
effetti come qualunque operaio iscritto alla CISL, alla UIL, all'UGL
o a qualunque sindacato e hanno il diritto-dovere di tutelare
sindacalmente i loro interessi.
Aggiungo di più: l'onorevole Fleres dice che la scuola oggi è
una delle casematte della sinistra anzi una delle principali
casematte.
Io non so se si pesano le parole quando si scrivono e quando si
dicono. Si sta dicendo che la scuola italiana in cui per 50 anni -
dico 50 - ha avuto un ministro democristiano perché la democrazia
cristiana tutto ha lasciato nella sua lunga storia tranne che i
ministeri dell'istruzione e degli interni, fino a quando poi non è
venuto il maggioritario, e in questi 50 anni questi stupidi
democristiani ministri hanno consentito - peraltro poco pratici nel
maneggiare le leve del potere - che la scuola, la più importante
istituzione formativa di questo Paese, la maggiore agenzia
formativa, cadesse nelle mani della sinistra senza colpo ferire; una
casamatta che io ricordo (reminiscenze gramsciane), erano tutt'altra
cosa rispetto a quello che l'onorevole Fleres qui ci ha descritto.
Poi continua dicendo che questa scuola, peraltro, i cui docenti sono
quelli del 6 politico, del 30 politico, perché all'Università si
davano gli esami di gruppo, si dava il 18 e, in qualche settore, si
dava anche il 30...
Allora, noi cosa stiamo affermando? Questo è un insulto alla
scuola, è un insulto a quelli che sono di sinistra che hanno preso
gli esami col 18 politico, che hanno fatto gli esami di gruppo.
Questa peraltro è stata una parentesi limitatissima (le mie
reminiscenze mi dicono) solo in qualche ateneo, a fronte delle
centinaia di migliaia di insegnanti che operano nella scuola
italiana sottopagati, malpagati che hanno assistito, nel corso degli
anni, ad una perdita di ruolo e di funzione che, invece, negli anni
della scuola d'élite erano abbastanza riconosciuti nella società:
insegnanti che hanno tirato la carretta nei modi che noi tutti
conosciamo.
L'onorevole Fleres dice poi che, onestamente, senza laboratori,
senza attrezzature, senza palestre questa è una scuola che fa
schifo. Dobbiamo dare la possibilità ai cittadini, agli studenti di
andare in altre scuole dove non ci sono insegnanti che sono stati
promossi con il 18 politico, con gli esami di gruppo, dove ci sono
le palestre, dove ci sono laboratori. Ma in quale paese vive
l'onorevole Fleres? Mi dispiace polemizzare con lui che in questo
momento, peraltro, presiede, ma ho il dovere di farlo perché la
cosiddetta libertà di scelta, onorevole Fleres, a cui tanto lei si
riferisce, è puramente formale ed è tipica del liberalismo; ma il
liberalismo nel corso degli anni è mutato come è mutato il marxismo,
come è mutato il pensiero cattolico ed è pervenuto anche questo ad
approdi temperati dove le libertà formali si coniugano con le
libertà sostanziali.
Lei pensa che, ad esempio, la mia libertà di figlio di
coltivatore diretto, emigrato in cerca di lavoro per nove anni fosse
la stessa di quello che, invece, aveva mezzi finanziari larghissimi
per potere compiere una scelta? No.
Lei pensa che con 1.000 euro, oggi, che verranno dati
mediamente agli studenti o alle famiglie, come qui si dice, verrà
recuperato questo gap tra chi ha tanti milioni e chi, invece, ha un
reddito annuo di 20-25 milioni di vecchie lire?
Lei pensa che saranno quei due milioni a fare la differenza?
Lei pensa che in una scuola privata di qualità - facciamo qualche
nome in Sicilia come il Gonzaga, oppure la scuola dei salesiani o
qualche scuola privata di eccellenza - si possa frequentare con due
milioni annui senza oneri aggiuntivi? La sola retta, lo stare in
convitto, costano decine di milioni.
Questo dare la mancia dei due milioni prelude e allude a una
sola cosa, non alla libertà di scelta che è garantita sul piano
formale ma non sul piano sostanziale; spinge solo a dire:
andatevene nei diplomifici
Onorevole Assessore, io sto intervenendo per stima nei suoi
riguardi e per amicizia perché l'onorevole Speziale ha parlato da
cittadino, l'onorevole Tricoli ha parlato da padre di famiglia.
Siccome io condivido tutti gli interventi che l'opposizione ha fatto
in quest'Aula, avevo deciso di non intervenire ma adesso, come padre
di famiglia no perché i miei due figli sono prossimi alla laurea,
quindi non sono interessato a questi aspetti, come cittadino non
posso spogliarmi della responsabilità di parlamentare; intervengo
solo per amicizia nei suoi riguardi perché la conosco personalmente,
so quali sono le sue ascendenze culturali e devo dire che condivido
tanti passaggi della sua attività di Governo, fatta eccezione e
depurandola da un certo eccesso di presenza sulla stampa. Infatti,
come diceva qualcuno, se Einstein avesse dovuto fare una
dichiarazione al giorno ai giornali, come oggi si fa, anche lui
avrebbe detto delle sciocchezze
A parte questo, non ho alcuna remora a dire che ho simpatia per
alcuni atti di Governo e alcune posizioni che l'onorevole Granata
nella sua attività, sia in quanto Assessore al ramo, sia in quanto
Assessore tout court, ha preso nel corso di questi mesi. Quindi,
ritengo che la mia stima sia ben riposta, ma qui lei mette la firma
su un disegno di legge che se va in porto in questi termini è un
obbrobrio.
Nell'antica Akragas funzionava l'agorà, per assumere quelli che
venivano chiamati 'ordinamenti', le leggi, che si dava una città: si
riuniva l'assemblea dei maggiorenti nella famosa cavea antica, che
lei conosce. Ebbene vigeva una regola: chiunque poteva proporre
una legge da approvare; se questi riusciva a sostenere con argomenti
la bontà e gli effetti di quella legge con dovizia di argomenti
convincenti, l'Assemblea l'approvava. Ma la responsabilità degli
esiti ricadeva su chi l'aveva proposta.
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, la invito a concludere il suo
intervento.
CAPODICASA. Rinvio il secondo turno all'articolo 1, perché
purtroppo sono ancora all'inizio dell'intervento. Quindi, staccherò
subito ma interverrò successivamente.
In quell'occasione la responsabilità ricadeva sul proponente
della legge. Quando poi, dopo un anno, dopo due anni quella legge
non dava i frutti su cui il proponente si era impegnato, scattava
l'ostracismo: l'Assemblea votava l'ostracismo, come voi tutti
sapete, e molti sono andati in esilio, subendo l'onta
dell'ostracismo.
Ora, quello che conta in questo caso non è solo approvare la
legge ed oggi diciamo, in qualche misura, propagandarne eventuali
pretesi effetti benefici, ma quando però questa legge entrerà in
vigore lei non potrà dire che non aveva visto alcune cose, perché
qui sono state dette, sono state sviscerate.
Gli interventi che da questa mattina si sono susseguiti hanno
puntualmente fatto rilevare quali sono gli effetti negativi che si
possono produrre.
Allora, diciamoci le cose come stanno: visto che il Presidente
mi ha richiamato e normalmente sono ligio alle regole, non posso
continuare ad argomentare alcune cose che nel merito volevo dire e
non solo nel merito ma intorno all'argomento.
Volevo però che concludendo questo primo argomento si lanciasse
un messaggio alla maggioranza.
Ieri l'onorevole Fleres, intervenendo sulla questione della
sanità, ci ha detto: 'Noi vinciamo, è inutile che chiediate il voto
perché siamo di più'. Ci mancherebbe altro Sappiamo che vincerete
perché avete i numeri.
Poi, molto spesso, succede che chi vince nei parlamenti perda
fuori, non è che vincere qui dentro significa... A noi è capitato,
è capitato a tanti altri, quindi qui vincete, poi fuori vedremo.
Abbiamo tutte le nostre iniziative e le dispiegheremo,
onorevole Fleres. Ma vorrei che non perdesse la scuola siciliana,
non che non perdesse il centrosinistra, che non perdessero i
cittadini perché se fosse un provvedimento revocabile, cioè ad
esempio tra un anno, tutto sommato, si potrebbe tornare indietro
senza che succeda niente anche se va male, allora si potrebbe anche,
da parte nostra, scegliere la via propagandistica, come del resto
fate voi, sparare e trovare tutto il consenso a queste norme che è
molto largo.
Però sono convinto che questo è un po' come l'articolo 23:
abbiamo aperto in Assemblea nel millenovecento e qualcosa un
capitolo che nel corso degli anni ci ha portato ad impegnare quasi
400 miliardi l'anno per l'articolo 23 che riguarda i precari.
Questo è un capitolo analogo che si apre perché parte così ma noi
abbiamo calcolato - speriamo di essere cattivi calcolatori - che da
qui a qualche anno questa è una legge che avrà bisogno di tante
centinaia di miliardi, e a quel punto non sarà più possibile tornare
indietro perché gli interessi si saranno aggregati, gli interessi
si saranno organizzati, gli interessi premeranno su chi governerà in
modo talmente potente da condizionare la libera scelta del
Parlamento.
Pensiamoci in tempo prima di sfasciare una delle poche cose
che, comunque la si giudichi, è un'istituzione nel nostro Paese che
credo abbia contribuito a formare la coscienza nazionale di cui oggi
tutti meniamo vanto.
Uso dire che sono due le cose che hanno fatto la nazione:
quando Cavour diceva 'L'Italia è fatta, bisogna fare gli Italiani';
gli Italiani li hanno fatti la scuola unica e la televisione,
purtroppo, perché è riuscita a creare un senso comune.
Allora vediamo, almeno su questo punto, di essere più prudenti
di quanto, fino a questo momento, non lo siate stati. Il resto,
alla seconda puntata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne ha
facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che
dopo l'intervento dell'onorevole Capodicasa mi viene quasi difficile
prendere la parola, anche perché più di destra di così non si può
essere.
Credo però che il dibattito sia andato oltre il senso di ciò
che l'articolato di questa legge dice. Si è aperto un dibattito
interessantissimo che, probabilmente è opportuno rinviare ad altra
data ma è da affrontare, in quanto il tema della scuola e della
formazione è sicuramente un tema centrale della vita e della società
non solo siciliana, ma italiana in genere.
Questa legge non riguarda l'organizzazione nè della scuola
pubblica nè della scuola privata, ma un nuovo rapporto che si vuole
creare nei confronti della famiglia. Un rapporto diverso quindi che
non incide minimamente sull'attuale assetto della scuola Italiana,
che è sicuramente migliorabile e perfettibile.
Non c'è dubbio che da parte dell'opposizione l'interesse per
ora è quello di tirarla per le lunghe e possiamo discernere e
discutere di tutto quello che vogliamo, però alcuni spunti
l'opposizione li ha tirati fuori e sono assolutamente condivisibili.
Il rischio è quello di foraggiare, attraverso un finanziamento fatto
alla famiglia, i diplomifici che non sono più scuola di nessun
ordine e di nessun grado.
Se nell'articolato dobbiamo dunque prevedere una serie di
paletti per evitare che la famiglia possa, con il proprio reddito,
continuare a foraggiare non una scuola, ma un'impresa di diplomi,
abbiamo il dovere di intervenire nella fase emendativa. Ma, ripeto,
questa legge non è rivolta nè ai diplomifici nè ad alcune scuole
private in dispregio della scuola pubblica.
Anche qui io inviterei il Governo a includere già nella legge,
e non a rinviare, il paletto che dice qual è il reddito per il quale
scatta il buono scuola. Perché noi stiamo parlando, sicuramente,
delle famiglie povere.
Nessuno dell'opposizione, ma neanche della maggioranza ha, per
esempio, citato la famiglia che abita in un comune nel quale - ci
sono tanti casi in Sicilia - non esistono le medie-superiori e i
propri figli sono costretti ad andare nel comune limitrofo per
potere completare il ciclo degli studi. Tutto questo è un costo in
più che sopportano le famiglie, perché richiede il trasporto e una
perdita maggiore di tempo.
In tanti casi quindi quella famiglia è costretta ad iscrivere
il proprio figlio nella scuola privata del proprio comune per la
carenza della scuola pubblica e noi interveniamo, anche in questo
caso, aiutando quella famiglia nei costi. Allora, non esca e non si
dica che questa legge vuole andare a dare soldi a un sistema
scolastico corrotto
Questa legge, estremamente chiara nel suo articolato,
contribuisce ad aiutare le famiglie che non hanno mezzi finanziari
per aiutarle nella cultura dei propri figli. E non mi preoccupa
quanto già detto, sia dall'onorevole Capodicasa sia dall'onorevole
Speziale, e cioè che ci sia un rischio per il bilancio della Regione
negli anni futuri.
Noi non daremo, preventivamente, una lira ad alcuno. Daremo
il buono scuola a chi ne avrà diritto, dopo che la famiglia avrà
sostenuto quel costo. Noi rimettiamo nell'economia siciliana il
contributo, non lo andiamo ad infilare nelle casse di nessuno, per
cui, la famiglia, recupererà delle somme già spese e chiaramente
potrà utilizzarle per altre necessità.
Quindi, non vedo il rischio paventato che il bilancio della
Regione possa tra tre, quattro, cinque anni esplodere per tutto
ciò; in realtà c'è un meccanismo economico inverso per cui le
famiglie avranno dei soldi in più, per esempio, da investire
nell'alimentazione piuttosto che nell'abbigliamento, piuttosto che
in altri generi, perché così è.
Ottima legge, dunque, alcune migliorie - lo chiedo
all'assessore - sarebbe opportuno che uscissero anche dal Governo
direttamente, cioè il paletto, già sul testo di legge, per il
reddito, evitando di trascinarci oltre la legge. Un'altra cosa che
mi è poco chiara - ma forse è soltanto un fatto di scrittura - il
buono scuola serve a far sì che una famiglia possa sostenere il
costo della scuola anche con l'aiuto della Regione, ma, quando si
parla di scuola statale, la scuola statale non ha un costo di
iscrizione per la famiglia, allora nell'articolato anche questo va
sicuramente meglio spiegato, perché si rischia di creare una falsa
aspettativa rispetto a un dato che chiaramente non è.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole assessore e onorevoli
colleghi io non voglio banalizzare il dibattito, che fino ad ora ho
ascoltato, in riferimento al testo che è stato predisposto per
l'Aula; non voglio certamente banalizzare, come in qualche modo
rischia di apparire, ciò che è stato detto da colleghi dello
schieramento di minoranza e di opposizione che mi hanno preceduto,
ma anche la sofferenza in alcuni casi, l'imbarazzo in molti casi,
che ho rilevato in colleghi che fanno parte della maggioranza che
sostiene questo Governo.
Perché di imbarazzo ne è stato espresso, che non è soltanto una
sensazione, uno stato d'animo, assessore, ma è la consapevolezza che
il vostro, il suo disegno di legge, l'articolato, così come è
congegnato, rischia non di essere la legge sul buono scuola, ma, a
conclusione del percorso che state attivando, produrrà, lo dico con
certezza, quella che io chiamo 'la legge sulla rottamazione della
scuola pubblica', perché state scegliendo di incentivare la
partecipazione alle scuole private, piuttosto che il mantenimento e
il proseguimento degli studi nella scuola pubblica siciliana.
E un po' somiglia molto al provvedimento sulla rottamazione, è
come se deste dei soldi per cambiare la macchina; in questo caso
darete dei soldi per cambiare la scuola.
Voglio, quindi, seriamente stare dentro, non alla propaganda,
ma anche al merito di alcune affermazione, per ultime quelle
dell'onorevole Acierno, che non mi sembra che, rispetto ad alcuni
suoi dubbi, ad alcune sue preoccupazioni sull'indeterminatezza di
questo testo, possa in qualche modo conseguire l'effetto sperato.
Quello che mi preme sottolineare, rispetto a questo testo, è
che noi siamo la prima regione in Italia che si avvia a fare un
provvedimento di monetizzazione tout-court di un diritto sociale
senza avere una legge che si potrebbe definire "sui livelli minimi
essenziali" del diritto alla formazione in Sicilia.
Insomma, non c'è una legge sul diritto allo studio, continua a
non esserci una legge sul diritto allo studio, non si affermano
principi universalistici che, in qualche modo, riguardano gli
studenti e le studentesse siciliane, oltre che le famiglie - perchè
non ci scordiamo che ci sono le famiglie ma ci sono gli individui,
le persone, i ragazzi e tutto questo viene messo nel dimenticatoio.
Siamo partiti al contrario: si monetizza, intanto, un bisogno
per poi affermare i diritti, chissà quando e chissà se succederà
Seconda questione. Abbiamo, con questo testo di legge,
capovolto quello che voi chiamate "il contributo alle famiglie",
cioè io posso arrivare a sostenere il senso di un provvedimento che
si pone il problema di recuperare lo svantaggio sociale per le
famiglie a più basso reddito, rispetto alle difficoltà di accesso al
sistema formativo, perchè è vero che c'è il sistema pubblico ma è
anche vero che ci sono ragazzi, famiglie che nel sistema pubblico
non hanno gli stessi costi, secondo la distanza, secondo le offerte
formative presenti nel territorio.
E, allora, avrei potuto comprendere e capire se questo
provvedimento si fosse, in qualche modo, costruito sul fondamento di
sostenere le famiglie su quello che è contenuto nell'articolo 5,
cioè prevedere che le maggiori risorse finanziarie che la Regione
vuole mettere a disposizione per la parità di accesso nel sistema
formativo fossero rivolte al sostegno all'attività didattica e,
quindi, ai costi che le famiglie devono sopportare nel sistema
formativo di qualunque tipo.
SPEZIALE. Ci sono 280 milioni.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Ci sono 5 miliardi, è un errore materiale.
CRACOLICI. So che ci sono 2.500.000 euro, non è questo il punto.
Su un provvedimento che definisce 65 milioni di euro, su questo
disegno di legge, abbiamo la parte che probabilmente si rivolgerà
alla platea più larga, perchè quella sì si rivolgerà sia ai ragazzi
che frequentano la scuola pubblica statale, sia ai ragazzi che
frequentano la scuola privata.
Bene, questa parte, che avrà la platea più numerosa, è la parte
che viene vissuta, io dico viene "appiccicata" a questo testo di
legge con l'obiettivo, poichè sarà la componente più estesa, di
avere nulla, o poco più di nulla.
Avrei capito, Assessore Granata, se lei avesse, in qualche
modo, introdotto questo stesso provvedimento alla luce, anche, di un
riordino della legislazione e delle risorse che attualmente vengono
trasferite alle famiglie attraverso, ad esempio, l'istituto dei
buoni libro che, probabilmente, dentro una legislazione unificata e
unitaria così come, non solo afferma la Costituzione, afferma la
legge sulla parità, in qualche modo avremmo determinato la
conseguenza anche di innalzare lo stesso importo che oggi le
famiglie siciliane ricevono a sostegno dei figli che vanno nella
scuola pubblica.
Tutto questo, invece, viene separato inspiegabilmente per cui -
arrivo al paradosso e arriveremo al paradosso - ciò che è contenuto
nell'articolo 5 si andrà ad aggiungere a quello che oggi, con la
legislazione vigente, esiste in materia di trasferimento di risorse
a sostegno del diritto alla formazione.
In realtà tutto questo non c'è, non per poca attenzione. Voi
state contrabbandando, e lo voglio dire con molta nettezza, una cosa
che rischia di essere una sorta di camicia di forza.
Voi dite: "ci siamo presentati ai siciliani col nostro
contratto". Il Presidente Cuffaro ieri l'ha ricordato a proposito
della sanità, assumendo un vanto nel dire: "noi vogliamo sostenere
la sanità privata" e ha aggiunto un collega, forse l'onorevole
Speziale, che finanziare la sanità pubblica costituisce una
concorrenza sleale nel sistema sanitario siciliano.
Detto questo continuate a dire: "la legge sul buono scuola è
una legge che costituiva impegno con gli elettori siciliani".
E'vero.
Ma, proverei a chiedere a tutti voi e a tutti noi (visto che
qui siamo un Parlamento e non siamo uomini che hanno portato il
cervello all'ammasso, almeno, spero): avete preso un impegno con
gli elettori siciliani su un titolo, il problema è lo svolgimento
del titolo, è quello che sta dentro quel titolo.
Insomma, lo svolgimento di un titolo come la legge sul buono
scuola non è uno svolgimento, come dire, che obbligatoriamente deve
andare in un'unica direzione. Io lo dico all'assessore -
l'onorevole Capodicasa si è rivolto a lei in nome di un rapporto
amicale - nella sua responsabilità istituzionale; lo dico ai
colleghi parlamentari, a tutti i colleghi parlamentari: non è
obbligatorio che il testo sul buono scuola sia il testo che è stato
presentato a quest'Aula.
Se c'è la volontà vera di sostenere le famiglie (come dice
l'onorevole Acierno), di sostenere le famiglie più povere, di
sostenere la libertà di scelta, sì la libertà di scelta, e allora
sosteniamo le famiglie per consentire loro la libertà di scelta. Ma
la libertà di scelta non è costituita da un incentivo per qualcosa e
da un disincentivo per qualcos'altro.
E allora, se deve esserci la libertà di ogni individuo di poter
scegliere, dobbiamo mettere quell'individuo nelle condizioni di
scegliere senza che in qualche modo ci sia qualcosa che costituisca
un vantaggio e qualcosa che costituisca uno svantaggio....
(Interruzioni da parte dell'onorevole Acierno)
CRACOLICI....lei, onorevole Acierno,ogni tanto ha la bontà di
contraddirsi; ha appena detto una serie di cose, che in parte
condivido, scuole private nei paesi non ce ne sono. Guardi la voglio
informare....
ACIERNO. A Gela ci sono.
CRACOLICI. Gela non è un paesino, mi consenta di finire,
altrimenti voi potrete indignarvi, potrete accusare l'opposizione di
fare demagogia, ma l'unico vero effetto che questa legge si propone
non é, onorevole Leanza, di sostenere le famiglie che stanno a cuore
a tutti noi, c'é qualcuno che, con maggiore sensibilità, vede la
famiglia come luogo esclusivo e principale della formazione e della
vita di una persona; c'é chi, come me, pensa che la famiglia sia
una delle componenti essenziali, che ha un compito di educazione, ma
l'uomo, la persona, il soggetto rimane portatore di diritti, e non
il luogo dove esso vive.
Ma, al di la delle differenze culturali o di valore che
possono dividerci, dobbiamo saperlo - e dobbiamo saperlo tutti,
anche qualche collega disinteressato che alla fine alzerà la mano o
darà il suo sì a questo disegno di legge - che noi con questo
provvedimento diamo soltanto, indirettamente ed esclusivamente, i
soldi alle scuole private di bassa qualità. Questo dovete saperlo
Quando, infatti, persino nella scuola privata c'è un sistema
che in qualche modo ha consentito ad alcune scuole di potere essere
equiparate agli stessi percorsi formativi ed educativi della scuola
pubblica, ed altre scuole ne sono escluse perché non hanno né i
parametri né la logica formativa ma soltanto una logica di impresa,
se voi, con questa legge uniformate tutto, cancellare le differenze,
ma a chi state facendo un regalo?
Mi giunge voce che in questi giorni e in queste ore di inizio
del nuovo anno scolastico ci sia persino una campagna pubblicitaria
da parte di alcune imprese scolastiche che offrono al mercato della
formazione il proprio servizio formativo non in nome di qualità, non
in nome di un percorso didattico innovativo, non in nome del fatto
che attraverso l'iscrizione alla scuola privata riceveranno il buono
scuola.
Voi questo state realizzando, ed ha ragione l'onorevole
Capodicasa: noi non siamo in presenza di una legge sbagliata che
agisce soltanto ed agirà soltanto sull'oggi, è una legge che
produrrà un danno strutturale alla scuola siciliana e un danno
strutturale al sistema finanziario di questa Regione.
Ecco perché, colleghi della maggioranza, vi invito a
ripensarci, vi invito a riflettere, vi invito in qualche modo ad
avere a cuore la possibilità che nella nostra Regione la formazione,
con tutte le difficoltà gentiliane, post-sessantottine, con la
scuola oggi delle autonomie, con la scuola che in qualche modo si
sta ponendo l'obiettivo di cambiare se stessa, anche dentro un
quadro di competizione dentro lo stesso sistema della scuola
pubblica italiana, e spero anche siciliana, vi invito dicevo a fare
in modo che questo patrimonio resti un patrimonio unitario, resti
un patrimonio essenziale per l'identità di un Paese.
Evitate che oltre ai tanti svantaggi di nascere e crescere in
una regione come la Sicilia, a causa dei maggiori problemi
occupazionali, delle maggiori difficoltà di inserimento nella vita
lavorativa, si crei un sistema che costituirà un ulteriore
svantaggio, con una formazione differenziata non solo tra la Sicilia
ed il resto dell'Italia, ma all'interno della nostra stessa Regione,
tra aree, tra grandi città e piccoli centri.
Insomma non vorrei - e temo che così sarà - che il sistema
della rottamazione della scuola pubblica servirà non solo a
finanziare la scuola privata, che c'è, ma, soprattutto, a far
crescere un altro grande sistema che somiglia molto al sistema della
sanità. Perché la sanità privata non è brutta di per sè, c'è
sanità privata e sanità privata. E dentro il sistema scolastico
siciliano rischiamo soltanto di favorire ed incentivare la scuola
peggiore, la scuola che ha solo il problema del profitto e che non
ha alcun interesse ad educare e formare le classi dirigenti per il
futuro di questa Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, qualcuno, come
rilevava l'onorevole Capodicasa ha parlato a nome della società
civile, qualcuno ha parlato come padre di famiglia, io parlo da
parlamentare e da rappresentante di Alleanza Nazionale e voglio
rilevare solo alcune cose.
Non sono uno specialista della materia, non sono un tecnico e
aborrisco coloro che si dichiarano anche tuttologi, però alcune
considerazioni bisogna farle e mi limito a fare una prima parte di
intervento di carattere generale breve, per entrare nel merito
successivamente.
Non vorrei, come diceva ieri l'onorevole Cintola a proposito
dell'atteggiamento che il centro-sinistra ha avuto nei confronti
della mozione sull'assessore Cittadini, che, pur di fare opposizione
a tutti i costi, seguano la via del 'tanto peggio, tanto meglio'.
Non vorrei, cioè, che la Sinistra - così come è avvenuto ieri a
proposito della mozione sul decreto sanità - pur di fare opposizione
a qualsiasi costo, alla fine si è dovuta accontentare di una brutta
sconfitta, di una brutta smentita, senza ottenere nulla ed essendo
solo riuscita a ritardare i lavori del Parlamento di qualche ora.
Perché dico questo? Perché, sin dall'inizio, il Governo ha
detto subito e lo ha precisato - ed ha fatto bene anche il
Presidente della Commissione ma anche altri oratori che si sono
succeduti - che qui stiamo parlando di un intervento a favore delle
famiglie siciliane.
Non è la riforma della scuola, non è la riforma dei corsi, non
è la riforma dell'offerta formativa, ma si tratta semplicemente di
un aiuto alle famiglie, di soldi che questo Governo, coerentemente
al programma elettorale con il quale si era presentato davanti agli
elettori, cerca di portare avanti e di mantenere.
Qualcuno dovrebbe dire "finalmente un po' di coerenza tra
quello che si dice e quello che poi si fa', invece si cerca a tutti
i costi di criminalizzare parlando di altro, parlando cioè di una
riforma della scuola che non c'è, di una riforma dei corsi che non
si propone, di un intervento legislativo sulla materia della
formazione che non c'é. Quindi, riconduciamo il dibattito e
l'analisi su questo disegno a quello che é: si tratta di un
contributo ai siciliani.
La sinistra dice di non essere d'accordo; ma prima questo
contributo non c'era, si tratterà di poca cosa, è vero, ci fossero
più risorse, daremmo anche dieci milioni all'anno, ma si tratta di
soldi che prima nessuno dava ai siciliani e che ora questo Governo
sta dando loro.
Si dice una serie di altre inesattezze dipingendo a tinte
fosche. Ne cito una: "i banditi dei diplomifici'. Ma come avete
bene spiegato voi stessi, i diplomifici già c'erano, ci sono da
molti anni a questa parte, con una piccola differenza ...
CAPODICASA. Che non sono finanziati dalla Regione.
FORMICA ... con una piccola differenza, ed in questo vi abbiamo
scavalcato. Infatti, mentre prima presso i 'diplomifici' potevano
andare soltanto i ricchi, soltanto gli asini ricchi che avevano le
risorse, ora diamo la possibilità anche agli asini poveri di
frequentare i diplomifici.
Colleghi della sinistra, ma quale padre di famiglia manda i
propri figli in una scuola che non funziona? Ma quale padre di
famiglia pensa di fare educare i propri figli in scuole che tutto
sono tranne che scuole?
Si tratta di una minima porzione di utenti asini che nei
diplomifici sono sempre andati e nei diplomifici continueranno ad
andare in tutti i Paesi del mondo.
Si è detto in quest' Aula, anche da parte di alcuni esponenti
della sinistra, salvo poi a proporre altre cose, che questa legge
è inemendabile.
Mi chiedo: se un esponente del Governo, un uomo politico, un
assessore, un ministro, chiunque esso sia, viene in un'Aula
parlamentare e dice durante la discussione generale di essere
disponibile ad accogliere i suggerimenti che possano essere
migliorativi del testo di legge, questa non è una dimostrazione di
debolezza, questa è una dimostrazione di grande forza, perché
soltanto chi non è disposto ad accogliere suggerimenti è debole. Ma
chi viene qui e dice di essere disponibile al confronto dimostra di
essere forte perché vuole discutere.
Alleanza Nazionale è pronta ad emendare questa legge, perchè la
proposta governativa è un conto, il Parlamento è un'altra cosa.
Anche noi pensiamo che su alcuni punti sia mecessario presentare
emendamenti migliorativi della normativa e siamo pronti a
discuterne. Quali sono questi punti?
Per esempio, laddove si parla di consentire assenze fino al 30
per cento del numero complessivo dei giorni di scuola; noi pensiamo
che questa percentuale sia eccessiva e presenteremo un emendamento
che riduce molto questo limite.
Per esempio, sulla questione del cosiddetto accesso alla
parificazione, cioè sulla questione dei requisiti. Anche noi
pensiamo che sia necessario restringere molto le maglie per evitare
che ci siano i 'banditi' con cui qualcuno con espressione colorata
identificava gli stipendifici di prima.
Anche noi pensiamo che bisogna che ci siano dei requisiti più
stringenti perché una scuola sia degna di essere chiamata tale.
Quindi, anche noi ci apprestiamo, ci attrezziamo affinchè la
normativa sia migliorata.
Pensiamo, ad esempio, di introdurre una norma o una modifica
per cercare di premiare di più le fasce di reddito più deboli per
vedere se è possibile introdurre un tetto più stringente per le
fasce più deboli. Noi ci attrezzeremo a migliorare la normativa,
ma, per favore, finiamola col dipingere tutto ciò che viene proposto
come se fosse l'apocalisse, come se da quel momento in poi nulla più
fosse possibile (addirittura si è parlato di possibilità di non
ritorno) e cerchiamo invece di instaurare un buon rapporto a livello
parlamentare. In occasione della discussione della legge sugli
appalti abbiamo fatto ciò che non era stato possibile fare negli
ultimi 10 anni e lo abbiamo fatto col concorso di tutto il
Parlamento; abbiamo approvato un'ottima normativa, equilibrata,
garantista, trasparente e nel rispetto totale della legalità.
Quindi, l'atteggiamento che si chiede alle forze di opposizione è
quello di collaborare a migliorare, perchè qui non siamo 'il
Governo', qui siamo in un'Aula parlamentare e il Parlamento è altra
cosa; a meno che, in maniera pregiudiziale, non si voglia
dichiarare di non voler partecipare al dibattito.
Questa, però, è un'altra cosa, non è attività politica, non è
attività parlamentare; l'opposizione può scegliere la strada che
vuole per opporsi a qualcosa, poi bisogna vedere se è una strada
giusta, conseguenziale, che paga; comunque, alla fine, bisognerà
rendere conto dell'attività che si è svolta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Franchina. Ne ha
facoltà.
FRANCHINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, inizio il mio
intervento dicendo 'viva il dibattito d'Aula' perchè da stamattina
ascoltiamo argomenti interessanti e sono stati sviscerati aspetti
importantissimi sulla questione scuola.
Voi sapete benissimo che siamo in questo momento anche sulla
riforma Moratti (proprio ieri è stato dato dal Consiglio nazionale
della Pubblica istruzione il via libera alla sperimentazione) siamo
in un momento di crisi della scuola. Il dibattito è aperto da
diversi anni partendo anche da quella che è stata la riforma
Berlinguer poi bloccata. Io, però, sono qui per difendere il buono
scuola e per ribaltare quanto è stato detto contro il buono scuola,
cioè che è a vantaggio delle scuole legalmente riconosciute.
Per dimostrarvelo dobbiamo fare un'analisi tecnica partendo
dai principi di questo buono scuola.
I principi sono basati su dei punti fondamentali: verso le
famiglie e verso i ragazzi bisognosi. Penso che siano principi sani
che nessuno può contestare. Andiamo alle accuse. Le accuse sono
tante; fra le tante c'è quella dello smantellamento della scuola
statale. Non è così e ve lo dimostrerò, anzi ci sarà un aumento
di posti nella scuola statale rispetto alle scuole legalmente
riconosciute, ai 'diplomifici' come sono state chiamate.
Io vi parlo in questo momento come operatore della scuola, lo
sono da 30 anni e vi assicuro che anche le scuole legalmente
riconosciute di cui tanto male si parla, vogliono docenti preparati,
questo ve lo assicuro. Conosco bene il problema perchè è da 30 anni
che lo seguo, anzi quando l'insegnante non è preparato le scuole
legalmente riconosciute lo mandano via, cosa che non si può fare
nella scuola di Stato perchè sapete benissimo che c'è una tutela e
bisogna arrivare a dei limiti massimi per potere licenziare un
docente nella scuola di Stato.
Come genitore vi dico: ma noi andiamo in cerca di un diploma
per i nostri figli o andiamo in cerca dell'istruzione vera?
Riflettiamo su questo punto: mi volete trovare un genitore che va in
cerca soltanto del diploma? Secondo me non esiste o quanto meno
esiste al momento conclusivo, quando si è accorto che il figlio non
ce la fa, non è nelle condizioni, non ha le potenzialità per
arrivare a certi livelli. Allora si rivolge ad un altro tipo di
scuola. Perchè questo? Per una pecca della scuola di Stato perchè
se la scuola di Stato, visto che le è stata data l'autonomia, con
una la legge che è la più importante degli ultimi anni, voluta da
tutti, associazioni, Governo e tutti, un'autonomia, però, che è
soltanto scritta sulla carta ma non attuata, ve lo assicuro questo,
perchè ancora non è stata supportata per potere essere realizzata
nelle varie scuole.
L'autonomia è progettualità, è organizzazione didattica. Cosa
voglio dire con questo? Che qualsiasi istituzione scolastica statale
o non statale, mi riferisco in questo momento a quelle statali,
visto che si pensa che la scuola statale possa essere da questo
provvedimento condizionata. Voi sapete benissimo che nella scuola di
Stato non ci sono rette ovvero le rette sono limitate rispetto alle
scuole private perchè le spese sono diverse. Naturalmente se un
dirigente scolastico fa un piano di offerta formativa diverso con
attività extra-scolastiche, con attività che mancano nella scuola
istituzione ... Vi porto un esempio. Noi abbiamo ragazzi che
escono dalla scuola senza sapere parlare l'inglese, una lingua
straniera, siamo usciti anche noi senza sapere parlare la lingua
straniera perchè l'abbiamo soltanto studiata. Vi immaginate in una
progettazione educativa una scuola che riesca a mettere il docente
extra, con un part-time, con un supporto diverso rispetto a quello
regolamentare? Non è un'opportunità di lavoro? non è una condizione
migliore? Non è un progetto educativo ulteriore che dà ai ragazzi?
Pensate a quanto noi genitori spendiamo per il recupero dei
ragazzi quando non vanno bene in una determinata disciplina.
Riflettete su questo; noi tutti, quando nostro figlio non va bene a
scuola, spendiamo soldi per l'insegnante privato.
Pensate che la scuola di Stato non sia in condizione di potere
fare questo supporto in modo collettivo, parlo di recupero nella
scuola di Stato. Quindi questo significa che una scuola bene
organizzata nell'ambito dell'autonomia può aumentare anche la retta
perchè dà un' offerta formativa diversa rispetto a quella che in
questo momento lo Stato le permette.
Aumentare la retta significa anche che i ragazzi bisognosi
possono inserirsi.
Allora, io scuola di Stato mi metto in condizione di aumentare
la retta perchè do un'offerta formativa diversa e metto in
condizione anche i ragazzi ...
LIOTTA. C'è la concorrenza al contrario
FRANCHINA. Bravo. Io ti dimostro che questo è a vantaggio della
scuola di Stato organizzata. Io voglio dimostrare che il buono
scuola non è un elemento negativo nei confronti della scuola
statale. Noi aumentiamo i posti perchè nell'offerta formativa,
visto che abbiamo avuto anche le carenze sul patto del personale
ATA, nella organizzazione didattica diversa tu vai a inserire anche
il personale ATA, per l'organizzazione diversa rispetto agli
organici esistenti attualmente a livello di normativa nazionale.
Sto volendo dimostrare in questo momento che è all'inverso
rispetto alla via presa; dipende da noi, dall'impostazione che
vogliamo dare a questo buono scuola.
Si tratta di far decollare l'autonomia e la Sicilia potrà forse
essere l'unica regione che dà un supporto all'autonomia per farla
crescere rispetto a tutta la scuola italiana.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Virzì. Ne ha
facoltà.
VIRZI'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che una
legge come questa sia un fatto notevole in un Parlamento come questo
dove spesso ci occupiamo soltanto di ordinaria amministrazione,
mentre, come si è potuto evincere da questo dibattito, sia pure con
qualche forzatura, entrano in campo culture, principi, idee generali
dello Stato. Quando si parla di argomenti così delicati e
incredibilmente da sponde, che una volta avremmo chiamato socialiste
o di sinistra, viene fuori il fatto che c'è l'individuo assoluto di
kantiana memoria, quasi che nascessimo sulle nuvole e non in un
continente preciso, non in una nazione precisa, non in una famiglia
con i vantaggi o gli svantaggi, come nel caso dei miei figli, che
comporta la qualità anche genetica dei genitori, come se fossimo dei
marziani
Non credo all'individuo assoluto, credo alla comunità
nazionale, all'identità nazionale e debbo dire che, siccome sono
molto retrò, poi tendo anch'io ad ideologizzare perché sono stati
usati argomenti ideologici. Sentire la sinistra che mi dice che la
differenziazione non è economica e che compiere un gradino nella
direzione dell'abolizione del dislivello economico mi stupisce
perché, vittima della scuola pubblica obbligatoria, per la posizione
di statali di entrambi i miei genitori, mi sono sempre sentito
spiegare quando si parlava di storia, di filosofia e di italiano che
il dislivello formativo, l'humus stesso della famiglia, gli stimoli
intellettivi stessi che venivano all'alunno derivavano in primo
luogo dal dislivello sociale.
Sempre dagli amici tuoi mi sono sentito dire queste cose.
Quando non le ripetevo pedissequamente mi mettevano cinque e mio
padre mi dava legnate e mi diceva 'sei cretino'.
Ho sentito fare una serie di battute sui vizi della scuola
privata che, mi permetto dire, sono vecchie come il primo dopoguerra
italiano.
I vizi della scuola pubblica. Mi raccontava mia madre docente
della terza media: che cos'è un'orchidacea? Sembrava un disturbo del
pube. Allora: dimmi dieci nome di fiore. Fiore Giovanni, Fiore
Giacomo, Fiore Giuseppe ... Questa è anche scuola pubblica. Per non
parlare delle lezioni private date dalla moglie del professore che
ancora non era in graduatoria o dei ventilatori che portavano ai
professori perché adottassero certi libri di testo, magari di una
nuova casa editrice che entrava in campo e doveva avere la sua quota
perché c'era il compromesso storico alle porte. Risultato: mio
padre, uomo dignitoso, rifilava il ventilatore e noi squagliavamo di
caldo; il professore accanto aveva due ventilatori.
E debbo aggiungere che sono vere alcune serie di osservazioni
che sono state fatte. Cioè che mentre araldicamente qualcuno può
dire di ricordarsi di avere lungamente parlato di Bottai, di
Gentile, io non riesco a pensare a questi grandi giganti del
riformismo educativo italiano, mi vengono in mente i decreti
delegati di Malfatti, che era la votazione nei parlamentini
studenteschi, zuffe fra studenti (eravamo nel post '68) e si
preparavano con i parlamentini, i delegati universitarini di domani,
che avrebbero fatto gli assistenti col 6 politico.
Allora, non bisogna né banalizzare né generalizzare. Io credo
che l'assessore Cittadini non avrebbe potuto mettere nel suo
decreto: 'è fatto esplicito divieto di aggirare questo decreto'.
E' fatto esplicito divieto di non essere furbi per aggirare una
legge, che è un mestiere che credo i siciliani facciano da duemila
anni. Non si può dire 'è abolito il criterio del fatta la legge,
trovato l'inganno'. Possiamo mettere in campo tutti i paletti
qualitativi seri che vogliamo, ci sarà sempre il più furbo che si fa
rimborsare duemila presenze al posto di trecento; sono cose già
successe.
Allora, non si entra nell'ordine di idee di legiferare se si
entra nell'ordine di idee che tutto è inutile, perchè qualcuno
aggirerà la legge.
Mi dispiace che non ci sia l'onorevole Ortisi, c'è un degno
sostituto, non procuratore. Io posso dire una cosa: in qualche modo
mi riconosco nella passione che ho visto nei loro interventi di cui
ho la massima stima, perché è un po' come la difesa di un'antica
tradizione che ha sempre contraddistinto il nostro sistema
educativo, che è di antica data, che viene da lontano; è un po' come
difendere la propria creatura.
Però, c'è anche una cosa che dobbiamo dirci con la massima
onestà. Dal secondo dopoguerra ad oggi, proprio per il fatto che
non sono emersi, oggettivamente, giganti e che i giganti casualmente
nati in altri periodi avevano potuto mettere in piedi
sostanzialmente un quadro organico perchè avevano un particolare
tipo di sistema che si attagliava (e che veniva chiamato 'stato
etico') ad un certo tipo di concezione della scuola, in un quadro
politico in cui la Nazione Italiana si identificava in un certo tipo
di Stato che suggeriva ai cittadini una missione comune, beh,
difendere singoli pezzi di quel castello antico nel quadro di una
democrazia moderna impone perfino alla destra più dura e pura una
riflessione.
Allora, che cosa serve? Qual è l'impronta di destra in una cosa
che, oggettivamente, fa discutere e mette in crisi un po' tutti: il
fatto che dobbiamo rispondere alla sfida che ci viene da fuori casa,
che la sfida è sul terreno della qualità della cultura, che la sfida
è sulle specializzazioni.
Nel 2100 bisognerà studiare più che l'anno prossimo, ci saranno
cose che richiederanno sempre maggiore approfondimento e
specializzazione e ci saranno specializzazioni in medicina sul solo
sistema nervoso centrale o sul solo femore e sulla sua innervazione.
Sempre più cultura
Allora, debbo dire che non siamo nel quadro di un'Italia
concordataria; l'ultimo concordato l'ha fatto Bettino Craxi. Beh
Detto da qualcuno in orbace io accetto il principio che lo Stato
rivendica la totalità del sistema educativo nazionale, ma nel quadro
di una repubblica con una triste e tormentata storia, in cui c'è un
grande indecisionismo e in cui la catena del potere e delle classi
dirigenti è interrotta a tantissimi livelli, trovo strano dire che
noi dobbiamo delegare una funzione importante al solo tableau di
destra o di sinistra: che noi dobbiamo sui nostri figli fare la
scommessa della qualità, dell'intelligenza, della cultura, perché è
l'unica merce che siamo in grado di esportare. Perchè petrolio non
ce n'è, oro non ce n'è, uranio non ce n'è, intelligenza ne abbiamo
tanta e ci conviene fare di tutto per promuoverla. Mi stupisce che
la sinistra di fronte all'abrogazione del primo gradino che era il
dislivello sociale faccia obiezioni, alcune delle quali fondate, ed
entro nel merito. Quando mi si dice che il buono scuola è
finalizzato esclusivamente alla frequenza, vuol dire che noi ci
limitiamo davvero a pagare soltanto la retta. E allora nessuno si
scomoda a fare tutta la trafila di questa legge per chiedere le
100.000 lire di iscrizione al liceo classico. Io credo che dobbiamo
metterci dentro altre voci che incidono davvero su tutte le
famiglie. L'acquisizione di ulteriori libri di testo, perché sono
una vittima storica dei libri di testo, argomento di cui non si
parla mai. Beh, perché non debbo potermi comprare un altro libro
di storia per vedere, ad esempio, se coincide esattamente, non nelle
opinioni, ma nel racconto dei fatti, con il libro che mi viene
propinato e imposto dal mio docente.
Inoltre, dovremmo fare anche un piccolo passo indietro, perché
la politica della livella, che mi sembra veterocomunismo, è quella,
ad esempio, del buono libro. Io mi sono rifiutato di andare in
libreria con il mio buono libri di 120.000 lire; che senso ha darlo
anche a me . Date il mio buono libro, dategliene due a qualcuno
davvero povero. Integriamo. Io non capisco come la sinistra si sia
atteggiata su questo buono libro a tutti, pure al visconte di
Bragelone. Noi regaliamo i libri al visconte di Bragelone,
all'abate Faria, al conte di Montecristo, perfino a me che, come si
sa, con i libri non ho un grande rapporto, soprattutto con quelli
della scuola pubblica.
Diceva Winston Churchill che la democrazia ha l'unico merito -
perché Winston Churchill non conosceva la storia della Sicilia - di
non vedere spargimenti di sangue per le strade, di non produrre
sommovimenti sociali, ha questo unico pregio, per il resto è il
metodo più lento per produrre un qualsiasi cambiamento. Ed è così,
perché stiamo parlando di "de minimis". Una volta si diceva "de
minimis non curat praetor", cioè neanche il pretore. Noi Parlamento
ci stiamo occupando di una cosa su cui, entrando nel merito, si
trova un plafond di buon senso comune, di buona volontà collettiva
per procedere e fare le cose più serie. Anche perché non si
legifera mai per gli angeli. Le grandi dinastie, le monarchie
assolute, i regimi totalitari fanno degli editti, degli ukase in cui
si usano parole come eternità, principi che non tramontano; noi
legiferiamo per la Sicilia di oggi e di domani e che è sotto i
nostri occhi, cioè come si suol dire "hic et nunc".
E allora, è vero che esiste qualche 'diplomificio', ma debbo
dire che trovo più nobile questo tipo di fabbrica rispetto agli
'stipendifici' di 40 anni di opere pubbliche in Sicilia, di dighe
non finite, di autobus che costavano il triplo di quello che
costavano normalmente sul mercato, di lavoratori pagati per restare
a casa, perché erano di alta specializzazione e siccome la loro
specializzazione, non si sa per causa di chi, è bloccata, li teniamo
a casa e diamo loro lo stipendio. Per competere nel mondo moderno
non può e non deve accadere, fermo restando che ogni società
presenta i suoi ragazzi meno attenti, meno volenterosi, che magari
poi si rileveranno geni del circo equestre; beh, perché dobbiamo
dire che non debbono avere il diritto. A Palermo sempre c'è stato
qualche istituto che ha avuto questa nomea, ma l'anticorpo sociale
era che tutti sapevamo che un certo tipo di borghesia mandava il
figlio là perché il figlio era cretino. Invece, un certo tipo di
borghesia intelligente spendeva un po' di più e lo mandava nella
scuola seria, che significava avere una marcia in più.
Queste sono cose trasparenti che tutti francamente dovremmo
avere presenti, non soltanto alla nostra coscienza, ma anche alla
nostra memoria cronachistica fino ai giorni nostri. E allora,
integriamo la voce frequenza, perché sembra che stiamo mettendo in
campo un banco di soldi soltanto per fare pagare le rette a certi
istituti. Il sospetto è legittimo, mi rendo conto. Mi sono
permesso di dire all'assessore Granata se questo punto della legge,
che mi sembra chiave, è blindato. Non lo è, non è nemmeno chiuso a
chiave: il cassetto è aperto; possiamo integrare e io spero che
venga fatto con specifici emendamenti. E mi permetto di dire che
non possiamo votare leggi alla memoria di Collodi: noi diamo
ugualmente la retta, a fronte di un'assenza del 30 per cento
nell'anno scolastico; allora manca soltanto Lucignolo, perchè è il
paese di Bengodi
Cioè, tu stai a casa per un terzo dell'anno scolastico e i
soldi ti sono comunque dovuti; fermo restando che, parlando di
scuola e di assenze, nella legge bisognerebbe scrivere "assenze
giustificate", secondo i criteri già normati in precedenza e che
ogni preside deve avere presente.
Poi mi permetto di dire che è anche affidato alla lungimiranza,
alla capacità, all'inventiva e all'affezione alla propria missione
di ciascun preside, in forza dell'autonomia scolastica che ha, il
tipo di propaganda da fare al suo istituto, perchè ognuno attira il
pubblico che ritiene.
Qualcuno metterà: venite al liceo Cannizzaro, nell'atrio c'è la
panineria McDonald; qualcuno dirà che le bidelle sono tutte
bellissime, sono tutte conigliette; qualcun altro dirà "noi abbiamo
docenti a livello europeo".
Ognuno fa le sue scelte, ma la società che chiede una
qualificazione può avere pietà degli ultimi e solidarietà ma, alla
fine, produce sempre dei primi e ognuno paga i suoi errori, fermo
restando che non si può dire "non sono potuto andare all'istituto di
eccellenza perchè non avevo i tre milioni". Perchè queste cose,
dette da persone che, sia pure al 15 per cento, dopo tutte le cose
che sono accadute, non mi ricordo i posti dove sono accaduti - siete
passati dal rosso acceso, dal porpora al rosella - beh, non potete
dire voi che il dislivello sociale in Sicilia non abbia prodotto un
gap, un differenziale.
CAPODICASA. Che non è di due milioni.
VIRZI'. No è di 1.500 euro. Io non mi limiterei al rimborso
totale sulle spese relativo agli handicappati, caro Assessore,
perchè dal punto di vista della pubblica istruzione tutta la Sicilia
è handicappata. E allora io credo che noi dobbiamo ampliare questa
voce, ridurre i trenta giorni e dare la dimensione sociale che
merita ad un provvedimento su cui poi si entrerà nel dettaglio
stabilendo anche con opera di decretazione.
Non è vero che il passo è irreversibile, perchè si decreta in
base al numero delle domande, in base alle esigenze realmente
manifestate dall'utenza, fermo restando che un parlamento che ha
regalato 120.000 lire a tutti, agli imprenditori, per il buono
libro, fa un po' sorridere quando obietta che tre milioni non
spostano una famiglia: questi tre milioni possono fare la differenza
fra l'istruzione e la non istruzione.
Diceva il saggio cinese "anche un cammino di diecimila
chilometri richiede il primo passo". Non si può dire: non
asfaltiamo la strada principale di Caltanissetta perchè non c'è
anche la luce elettrica ed una ballerina nuda Si comincia da
qualche parte, fermo restando che il fattore di differenziazione è
la ricerca della qualità.
Tutti, a parità di denaro, possono comprare una cosa che vale o
un "pacco", ma questo è affidato alla libertà di ciascuno.
Io non mi sento di poter dire che noi non accettiamo il
principio della parità e della libera concorrenza, anche perchè
penso di poter dire, e credo senza entrare troppo nei dettagli e
nelle statistiche, che questa mancanza di concorrenza ha fatto male
alla scuola pubblica, soprattutto in Sicilia.
Io ricordo il mio Gabinetto di scienze naturali: "un professore
morto dicevano che era un avvoltoio impagliato" Ci hanno messo una
volta là perchè il preside ci aveva fatto rapporto a tutti.
Io non ricordo un esperimento di chimica, una spiegazione di
fisica, non ricordo nulla che avesse vagamente sapore di ventesimo
secolo, e non ho 70 o 80 anni. Che ci sia un gap complessivo che
nasce dalla capacità di diffondere denaro e che lo Stato con noi sia
patrigno e che, forse, le classi dirigenti siciliane... ma noi non
dobbiamo riscrivere la storia dell'universo, onorevole Capodicasa
CAPODICASA. Non è così.
VIRZI'. Debbo dire che volutamente ho dato questo tono per
svelenire e per in qualche modo togliere, anche, un pò la maschera
sul terreno degli aggiustamenti possibili ad una sinistra che viene
in un Parlamento per dire che non presenta emendamenti; mi permetto
di dire che l'emendamento è il succo della democrazia parlamentare.
(Proteste dai deputati dei banchi di sinistra)
L'onorevole Ortisi ha detto testualmente: "non presenteremo
emendamenti". Allora, vale per l'onorevole Ortisi. C'è un pezzo del
centro sinistra che su questo fa barricate tardive,
storico-ideologiche.
Intendo dire che tutte le cose che sono buon senso comune e
oggettivamente correzione apportabile, questa maggioranza e questo
Governo sono disponibili a metterle in campo fermo restando che la
barricata rimane altissima se ci si trova di fronte a posizioni
preconcette ideologizzate e retrò.
LEANZA NICOLA , relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA , relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo per rispondere molto velocemente ad alcuni interrogativi,
ad alcune domande che sono state poste e anche per cercare di
mettere alla fine di un dibattito interessante e importante,
concluso in maniera eccellente dall'onorevole Virzì, i veri nodi.
I nodi, in questo momento, sono assolutamente due. Il primo:
dobbiamo scegliere, è questo il punto su cui si gioca tutto, se
scuola paritaria o scuola legalmente riconosciuta. E' il punto su
cui gira tutto. L'altro punto determinante è la politica del
reddito, dopo di che una legge non può non essere per le cose che
sono condivise da tutti.
Allora, qual è il principio? Io non credo che esista la scuola
privata tutta brutta e la scuola pubblica un Bengodi: esiste la
scuola pubblica che funziona e quella che non funziona; esiste la
scuola privata che funzione e quella che non funziona.
Su questo non ci sono dubbi.
L'altro punto fondamentale: esiste una scuola privata che non
sono solo gli istituti superiori. Quando abbiamo fatto le
audizioni, abbiamo scoperto in maniera chiara che il 95 per cento
delle scuole materne sono paritarie; che oltre l'80 per cento delle
scuole dell'obbligo sono già paritarie, che soltanto fino a quel
momento il 25 per cento delle scuole superiori avevano ottenuto la
parità.
E, se tutti concordiamo che chi ottiene la parità svolge un
servizio pubblico, in questo momento il buono scuola, anche se
dovesse andare alle scuole paritarie, va ad una scuola che dà
servizio pubblico; quindi non possiamo non essere d'accordo per le
cose che avete detto e che ci siamo detti in questo momento.
Cosa è successo? Che da quando si è parlato di buono scuola c'è
una corsa da parte di tantissime scuole parificate, legalmente
riconosciute ecc. a fare il salto di qualità per ottenere la
parità. E la parità si ottiene grazie alla legge n. 62 del 2000
rispetto ad alcuni requisiti chiarissimi: la democrazia, le scuole
di un certo tipo, il progetto formativo importante e tutto quello di
cui abbiamo detto.
Cosa dice la legge 62? C'è un periodo sperimentale di tre anni
alla fine del quale si dirà chiaramente quali sono le scuole
paritarie e le scuole non paritarie, che in cinque o sei regioni
dove è stato concesso dallo Stato il buono scuola di cui alla legge
n. 62, alle scuole pubbliche e alle scuole private, magari non di
3.500 euro ma di 180.000 lire a famiglia, anche la scuola siciliana
con il decreto che ha fatto il 23 agosto si accinge a dare questo
contributo.
Allora qual é il punto? Nelle altre regioni dove hanno fatto
le leggi sul buono scuola, e non sono poche: Emilia Romagna,
Veneto, (il Veneto nella legge sul buono scuola accetta quelle
legalmente riconosciute e le rinvia ad un anno fino al momento della
sperimentazione) la Lombardia, il Piemonte.
La Sicilia può avere, dico può avere perché il dibattito di
martedì e mercoledì può consentirlo in quanto, in questi quattro
giorni possiamo riflettere se dobbiamo decidere tout court rispetto
alle domande che sono arrivate o ai dati che avrà l'assessore
Granata; se dobbiamo fare direttamente scuole paritarie. Questa è
una scelta che deve adottare questo Parlamento, è una scelta
eventualmente coraggiosa e molto forte.
Personalmente sono assolutamente convinto della bontà della
scuola paritaria. L'altro aspetto è il livello di reddito. Allora
siccome noi dobbiamo fare una buona legge e siccome ci sono tutti i
presupposti - altro che legge non emendabile - che in questa
competizione pubblico privata se ne avvantaggiano le famiglie, i
ragazzi e poi le scuole ed anche tutta la scuola siciliana, io
ritengo che dobbiamo avere molto coraggio.
Questa è una buona legge, se si accettano alcuni principi,
comunque si tratta di una legge di livello pari a quelle adottate in
materia da altre regioni di Italia.
In tutto il mondo esiste il buono scuola, non esiste solo qua,
quindi la Sicilia non sta facendo qualcosa di straordinario, la
Sicilia si sta adeguando, e lo sta facendo con molto buon senso, ad
una legislazione nazionale, ad una legislazione degli altri paesi
europei, e lo stiamo facendo puntando al reddito.
Sono assolutamente convinto che questa corsa verso la scuola
paritaria é iniziata; il buono scuola sta cominciando a dire no ai
"diplomifici". Mi auguro che adesso l'assessore abbia i dati
relativi alle scuole che hanno richiesto la parificazione.
La scuola paritaria, onorevole Capodicasa, è la scuola
legalmente riconosciuta o la scuola parificata, la legge Berlinguer
poteva benissimo toglierli, purtroppo nella legge n. 62 del 2000
ancora esistono le scuole paritarie.
CAPODICASA. E' stata una fase transitoria.
LEANZA NICOLA, relatore. Sì, tre anni. In questo momento siamo
in questa fase transitoria, considerato che la legge n. 62 del 2000
la prevede.
Così come ha fatto il Veneto e così, come sono convinto che
tantissime scuole si metteranno in regola, sono convinto che alla
fine forse stiamo discutendo di pochissimi casi perché i
"diplomifici" ci sono stati, le scuole private scadenti ci sono
state; ma è un discorso abbastanza generalizzato, oggi con la scuola
paritaria - e tutti vanno verso la paritaria - stiamo andando a
risolvere il problema a monte.
Allora, se i dati che l'Assessore ci dirà fra poco
corrispondono a quelli che abbiamo avuto modo di scambiarci, sono
convinto che stiamo discutendo di dati assolutamente diversi. Lo
ribadisco: il dato della scuola paritaria nella scuola dell'obbligo
e scuola materna raggiunge il novanta per cento e quindi lì si
concentra il grosso degli studenti.
Il dato fino alle audizioni era di un quarto nelle scuole medie
superiori; penso che sia aumentato notevolmente da quando si
discute di buono scuola. Questo è uno di quegli effetti positivi
che il buono scuola ha portato nella scuola anche privata. Infatti
la scuola privata ha bisogno di riqualificarsi e ciò è un fatto
positivo per la scuola nel suo complesso. Quindi da questo punto di
vista questo fatto può portare molti e molti benefici. Abbiamo il
coraggio, onorevole Assessore, di andare fino in fondo. Paritaria e
reddito. Sono gli ultimi due punti. Dopo di che ritengo che questa
è e resta una buona legge.
GRANATA, Assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, Assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in sede di
apertura di dibattito ho approfittato di un tempo probabilmente più
ampio per quanto riguarda la prassi parlamentare, per quanto
riguarda l'intervento del Governo subito dopo la presentazione da
parte del relatore di questo disegno di legge. Credo di averlo
voluto fare per cercare di dare una sorta di via preferenziale al
dibattito e per cercare di circoscriverlo a quello che la legge
realmente è e soprattutto a quello che la legge realmente speriamo
debba essere, nel momento in cui, con la sovranità che il Parlamento
ha, uscirà da quest'Aula, senza usare terminologie forse
eccessivamente forti.
Quando l'onorevole Speziale, ad esempio sostiene che il Governo
della Regione ha impiegato una somma di circa 120, 130 miliardi per
finanziare banditi - perché testualmente questo ha detto - è
comprensibile nella normale dialettica parlamentare forzare alcuni
concetti, radicalizzarli per rendere l'idea del rischio che si vuole
paventare; ma già questo implicherebbe una sorta di classificazione
di tutta la scuola pubblica non statale. Anche nella terminologia,
vedete, a partire dalla norma 62 del 2000, quando si parla di scuola
pubblica statale e scuola pubblica non statale (terminologia che
dovrebbe essere cara anche alla sinistra parlamentare perché deriva
da una norma che è stata voluta da un Governo nazionale di centro
sinistra) si è voluto dare una indicazione chiara che non è solo
terminologica. C'è stata una dinamica per certi versi condivisa
ampiamente anche dalle forze politiche parlamentari del centrodestra
verso una nuova concezione della scuola. I richiami forti, alti, in
un certo senso nobili a quella che è stata la più grande riforma
della scuola compiuta in questo Paese, quella che si va ad intestare
a Giovanni Gentile, sono il primo a dire che sono, da un certo punto
di vista, fuori luogo. Perché la riforma Gentile interveniva in
una società profondamente e radicalmente diversa da quella attuale.
La riforma Gentile non si iscriveva in un tipo di società neutra
rispetto ai valori che la stessa riforma cercava di alimentare,
anche valori condivisibili così come sono stati condivisi in questo
dibattito parlamentare dalla sinistra. Il concetto di identità
nazionale, quel filo rosso di memoria storica comune che deve essere
e che può essere portato avanti dalla scuola pubblica statale ed
anche dalla scuola pubblica non statale, questo è il punto. Non è
che la frantumazione di questa società non consente a chi crea
condizioni di offerta formativa qualitativamente elevata di non
trasmettere valori che non sono altro che griglie di interpretazione
della realtà per l'alunno, che sono legate alla capacità di
comprendere la realtà partendo da un dato di radicamento, ma
partendo anche da un concetto di capacità di cogliere l'innovazione
e la modernità. Ed allora, vedete, sono tutte questioni che
comunque incidono. Diceva bene l'onorevole Fleres. Mi dispiace che
in questa veste non abbia potuto partecipare attivamente al
dibattito, ma lo ha fatto ugualmente perché ha aleggiato non solo
come Presidente dell'Assemblea, ma anche attraverso il suo stimolo,
la sua provocazione giornalistica che è stata più volte citata. E'
stata citata, lo dirà poi lui perché probabilmente con un'altra
Presidenza del Parlamento potrà e dovrà intervenire nel dibattito
che seguirà sull'articolato, in quanto ha colto alcune questioni che
altri hanno voluto sottolineare estremizzandole e radicalizzandole.
Cerchiamo con molta rapidità di capire che cosa è emerso da
questo dibattito parlamentare. Dico subito che è stato un dibattito
di alto profilo, di alto livello, è stato comunque un dibattito
parlamentare non finto come spesso avviene anche all'Assemblea
regionale siciliana. E' stato un dibattito parlamentare che ha
riguardato un argomento centrale nella vita della Regione siciliana
nel quale si sono misurate e confrontate diverse sensibilità.
Partendo da questo presupposto, innanzitutto bisogna dire che
non capisco come si possa sostenere che una legge, che è rivolta
attraverso un contributo economico denominato "buono scuola" che si
rivolge direttamente ai nuclei familiari, possa, in qualche modo,
essere una sorta di incentivo ad abbandonare la scuola pubblica
statale a favore della scuola pubblica non statale.
Intanto per una considerazione banale, non è che la scuola
pubblica non statale, o meglio le famiglie che scelgono questa
opzione, scelgono perché gli conviene scegliere. Non è che ci si
guadagni con questa legge ad iscrivere il proprio figlio alla scuola
pubblica non statale. Non è che ci sia un contributo tale per cui si
ha un beneficio di tipo economico e, quindi, c'è un'incentivazione a
dire al cittadino, alla famiglia, e, quindi, direttamente allo
studente di iscrivere il proprio figlio alla scuola pubblica non
statale.
CAPODICASA. E' il diploma facile
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e la
pubblica istruzione. Io ho ascoltato con grande attenzione tutti gli
interventi e vorrei essere messo in grado di potere articolare un
ragionamento. Mi piace confrontarmi sulle idee. Molto spesso
succede che ci confrontiamo, non sulle idee che l'altro da noi ha,
ma sulle idee che l'altro da noi ci piacerebbe avesse per poterlo
attaccare e demonizzare. A me sembra questa la caratteristica di
molti di questi interventi. Se noi qui sostenessimo, se il
Presidente Cuffaro sostenesse, se lui avesse scritto nel suo
programma di governo una norma che dà contributi a pioggia a
"diplomifici", a "banditi", ad organizzazioni illegali, a tutto
quello che qualcuno qui dentro ha sostenuto, io non starei
personalmente nel Governo Cuffaro.
Il Presidente Cuffaro ha messo tra i punti all'ordine del
giorno della sua piattaforma programmatica e politica una norma sul
buono scuola che voglio ricordare essere presente in moltissime
regioni italiani, ad iniziare dall'Emilia Romagna, dal Veneto, dal
Piemonte, dalla Lombardia, dal Friuli Venezia Giulia, che ha una
declinazione e una modalità variegata di applicazione ma che
risponde ad una filosofia che è comunemente accettata cioè che la
scuola pubblica statale e la scuola pubblica non statale devono, in
competizione virtuosa tra loro, elevare il livello dell'offerta
formativa rivolta alla società. Per questo motivo, dobbiamo
eliminare quel deficit di possibilità di scelta tra la scuola
pubblica statale e non statale che è un deficit essenzialmente di
natura economica.
Questo è il punto della riflessione. Noi ci rivolgiamo alle
famiglie. Abbiamo fatto una norma che dà un contributo alle famiglie
per abbattere questo deficit di scelta, per ampliare la possibilità
della scelta.
Le questioni, anche le più apparentemente spinose, sono già
risolte nella legge perché la norma 62/2000, così come giustamente
ha detto l'onorevole Nicola Leanza, prevede comunque che alla fine
dell'iter di applicazione della norma nel triennio 2000/2003, ci
saranno scuole pubbliche statali e scuole pubbliche non statali. Non
ci sarà una terza categoria di scuola che è poi quella alla quale
tutti attribuiamo terminologicamente la patente o l'etichetta di
"diplomificio".
O le scuole staranno dentro quei canoni, quei criteri, quei
parametri, quelle strutture, quelle organizzazioni, quei servizi,
quelle contrattualizzazioni previste dalla legge o non daranno un
titolo di studio riconosciuto.
Allora, spiegatemi voi in quale modo in una scuola che non dà
un titolo di studio riconosciuto, e quindi un titolo di studio
legalmente valido e spendibile, qualcuno dovrebbe avere l'interesse
di iscrivere il proprio figlio soltanto per fare il favore a chi
gestisce la scuola di dare una somma che è detta buono scuola e che
non è altro che la tassa di iscrizione. Questo è il quadro.
Noi, in fondo, cosa abbiamo voluto indicare come Commissione al
Parlamento nella sua sovranità e nel grande rispetto verso il
Parlamento che sempre questo Governo ha voluto avere anche ieri?
Quella scelta, voglio fare una piccola parentesi, di volere
discutere apertamente di una scelta che si sa in quale dinamica è
stata affrontata dal Presidente Cuffaro e di aver voluto dare al
Parlamento la possibilità di suggerire, di sottolineare, di
stimolare, di verificare alcuni passaggi anche alla luce
dell'emanazione del nuovo decreto sulla sanità, è una scelta di
grande capacità di partecipazione democratica da parte del Governo
Cuffaro, ed è una scelta di grande capacità di ascolto che questo
Governo, ritengo, abbia nei confronti di ciò che emerge dal
dibattito parlamentare. E quello che è emerso da questo dibattito
parlamentare, siatene certi, è preziosissimo perchè il dato che è
uscito in positivo non dalle posizioni, anche quelle comprensibili
ma politicamente irrazionali, di dire che una legge non è
emendabile. Ma che significa "una legge non è emendabile"? Allora se
non lo è perchè la si è emendata in Commissione e guarda caso nei
4-5 passaggi che l'onorevole Ortisi ha citato come legge non
emendabile, ha citato quei 4-5 emendamenti che sono stati proposti e
approvati su proposta dell'onorevole Tumino e del suo stesso
partito? Quindi è una vicenda un po', come dire, forzata nei termini
ma, ripeto, quel paletto è già nella norma. La norma prevede che le
scuole pubbliche statali e non statali nel 2000-2003 dovranno
rispondere ai requisiti degli istituti della scuola pubblica non
statale e quindi essere parificate o non esisteranno più sul
mercato. Quindi, fare una questione che può essere anche dal
Parlamento proposta o palettata ma che il Governo ha ritenuto di
lasciare a una indicazione che è quella della legge, cioè scuola
pubblica statale e non statale, è una questione che non può essere
in alcun caso criminalizzato.
Quindi è un provvedimento rivolto alle famiglie, quindi è un
provvedimento che in nessun modo agevola o incentiva. Il passaggio
importante credo sia proprio da legare a questo tipo di riflessione:
non c'è alcun incentivo per una forma di azione che vada ad
intaccare negativamente la scuola pubblica statale. In riferimento
alla scuola pubblica statale il Governo Cuffaro, tra tante cose
buone o meno buone che ha fatto ad iniziare dagli orari e dalle date
di apertura dell'anno scolastico, ha anche subito intrapreso una
strada legata alle strutture. Infatti, quando abbiamo deciso per la
prima volta di utilizzare gli ex fondi Gescal, 100 miliardi, per
l'edilizia scolastica dei comuni inferiori a 30 mila abitanti,
abbiamo fatto questa operazione dicendo che si devono ristrutturare,
restaurare o mettere in sicurezza edifici esistenti, facendo con ciò
anche una precisa scelta di tipo culturale, e non nuove costruzioni,
non nuovo cemento, non nuove scuole che somigliano a garage o
supermercati, ma andare a ristrutturare edifici storici e quindi
risanare pezzi dei centri storici. Quello è un intervento concreto.
E' emerso da parte dell'onorevole Virzì e da altri un altro
elemento non solo di riflessione ma positivo nella costruzione di
una norma. C'è una contraddizione in alcuni passaggi di questa
norma. Su cosa? L'articolo 5 è pienamente condiviso dall'onorevole
Cuffaro. Io, l'onorevole Cuffaro Presidente della Regione e l'intero
Governo, non abbiamo avuto alcuna sorta di malanimo nei confronti
della scuola pubblica statale. Non si capisce poi in base a quale
strampalata valutazione anche di tipo politico o di patto sociale,
visto che nella scuola pubblica statale vanno qualcosa come 850 mila
studenti, e nella scuola pubblica non statale siciliana ci sono 68
mila studenti con tutto ciò che comporta questo in termini di
coinvolgimento delle famiglie, di coinvolgimento dei professori.
Nessuno è tanto pazzo da credere, come qualcuno ha sottolineato e ha
titolato, che la scuola pubblica statale sia tutta di sinistra;
nessuno lo crede che sia tutta di destra: la scuola pubblica statale
per nostra fortuna è una grande realtà alla quale serve un grande
sostegno e un grande aiuto e noi attraverso questo disegno di legge
introduciamo un primo elemento concreto, per la prima volta dopo 50
anni di discussioni, leegato al diritto allo studio.
C'è una sola obiezione vostra che è veramente fondata, noi
dovevamo fare questa norma dopo o comunque parallelamente ad una
norma complessiva sul diritto allo studio, questo non ho difficoltà
ad ammetterlo perchè è difficile da spiegare anche razionalmente ad
una famiglia qualsiasi siciliana, per cui prima non si interviene
non per un dovere di gerarchia nella scuola pubblica statale, ma
perchè se l'intervento così come è stato detto e sottolineato e
nella filosofia del Governo Cuffaro va in questa direzione, è legato
al principio della sussidiarietà, la sussidiarietà è rivolta alle
famiglie ed è rivolta alle famiglie che vogliono avere offerta
formativa elevata sia dalla scuola pubblica statale che dalla scuola
pubblica non statale.
E il Governo ha fatto qualcosa di importante e lo ha fatto
perchè questo accantonamento, importante da un punto di vista
finanziario, è stato voluto fortemente dal Presidente Cuffaro ed è
stato accettato dall'onorevole Pagano, che certamente non brilla per
generosità verso iniziative legislative o parlamentari che spingono
verso altri sprechi e, giustamente dal suo punto di vista, cerca di
governare un difficilissimo processo di risanamento della Regione
siciliana, è una iniziativa che nel bilancio ha delle voci certe per
i prossimi tre anni.
Quindi, non c'è una dilatazione possibile di spesa e c'è anche
di più: nei 130 miliardi, anche su suggerimento e spinta
dell'opposizione, ma soprattutto per intimo convincimento
dell'intero Governo della Regione, abbiamo compreso la legge sul
diritto allo studio universitario, che essendo già pronta ed essendo
approvabile immediatamente, in commissione bilancio può essere
approvato insieme o in coda a questo disegno di legge. E all'interno
di questi 130 miliardi c'è anche una grande percentuale di somma per
spese di mantenimento dei figli a scuola, rivolta alla scuola
pubblica statale e contemplata dall'articolo 5 della normativa che
stiamo analizzando.
Come vedete è un intervento complesso, non c'è volontà di fare
evacuare le scuole pubbliche non statali verso le scuole pubbliche
statali, non c'è alcun incentivo, non c'è alcun guadagno, non c'è
alcuna volontà di finanziare diplomifici, c'è solo la volontà ferma
da parte del Governo Cuffaro, da parte del Governo della Regione di
garantire quei principi di sussidiarietà e quei principi di libertà
di scelta del modulo formativo di cui tutti parlano.
Chiudo con un suggerimento. Quando si parla di diritto allo
studio si parla anche di carolibro e adesso le normative - è vero
quello che diceva l'onorevole Virzì che un po' irrazionalmente
quelle somme che ci trasmette lo Stato e che arrivano alla Regione e
che vengono ritrasmesse alle famiglie, troppo appiattito rispetto
alle effettive esigenze delle varie famiglie e dei nuclei di reddito
familiari potranno, all'interno di questo disegno di legge, con un
emendamento che presenteremo come Governo, trovare una collocazione
diversa e una metodologia diversa nella distribuzione del buono
libro attraverso una individuazione più forte di un tetto che tagli
questo privilegio verso ceti che francamente non ne hanno bisogno e
che assecondi invece un maggiore e sostanziale aiuto verso ceti più
deboli rispetto alla problematica dei libri.
Pertanto, introdurremo nel testo anche questo intervento. C'è
anche una volontà, e chiudo davvero a questo punto, di fissare in
qualche modo, era già previsto in sede regolamentare, un tetto di
reddito relativo alla emanazione, alla possibilità di ricezione del
buono scuola che oscilla, c'è una media - il tetto di reddito è
proporzionale anche al numero di figli che si iscrivono a scuola
- oscilla tra i 27.000 euri dell'Emilia Romagna e i 52.000 euri del
Friuli.
Trovare un equilibrio, non tra queste due cifre, non significa
assolutamente nulla, ci potremmo anche attestare come base di
partenza per un solo figlio sui 27.000 euri di reddito, significa
anche questo andare...
CAPODICASA. Sta commisurando al reddito medio dell'Emilia
Romagna non a quello della Sicilia
GRANATA, assessore per la pubblica istruzione. Il ragionamento
che sto facendo è sul metodo che possiamo introdurre non in sede
regolamentare, perchè ovviamente deve essere commisurato al reddito
medio, ma per creare un meccanismo che individui già nella legge,
non nel regolamento, la esistenza di questo tetto da cui si parte.
Questo servirà anche all'onorevole Pagano per non temere troppo
che poi ci sia in prospettiva uno sforamento rispetto a questi primi
tre anni.
Io credo che da questo punto di vista la legge dà un segnale
importante: è una legge che prevede questi aiuti, che prevede anche
un primo intervento di diritto allo studio e soprattutto non è una
legge che si rivolge ad ampliare il mercato dei diplomifici.
Noi abbiamo un solo interesse oggi: creare formazione, creare
formazione di qualità. Siamo consapevoli che ne abbiamo un bisogno
forte e a questi compiti potrà avvalersi la formazione siciliana sia
della scuola pubblica statale che della scuola pubblica non statale.
E infine desidero attirare la vostra attenzione su un ultimo
passaggio. Onorevole Cintola, ogni tanto in Parlamento si può anche
ragionare ed io sto cercando di fare un ragionamento.
Su questo disegno di legge non possiamo dare l'idea che si
voglia fare una sorta soltanto di prova di forza tra bianchi e neri.
Queste sono questioni delicate che incidono, come lei sa
perfettamente, profondamente in uno dei settori nevralgici della
Regione siciliana. E dobbiamo stare molto attenti ad ascoltare e a
recepire possibili miglioramenti, cosa che ritengo abbiamo fatto.
Abbiamo la necessità di creare una dinamica di competizione
virtuosa tra l'offerta formativa della scuola pubblica statale e la
scuola pubblica non statale. Questo disegno di legge una volta che
si purificherà il campo da un dato che prima mi si chiedeva, oggi
allo stato attuale l'80 per cento, tra qualche mese con gli ultimi
passaggi, l'80 per cento complessivo delle scuole pubbliche non
statali siciliane hanno già, secondo i criteri stabiliti dalla legge
che abbiamo citato, avuto la parificazione.
C'è un venti per cento che o si adegua o non avrà mai la
parificazione e, quindi, non avrà mai il buono scuola perché non ha
tutta quella serie di caratteristiche che il buono scuola implica.
Questa norma, quindi, può servire ad ampliare questo tasso di
competitività perché, onorevole Capodicasa, se la Sicilia non ha
avuto fino ad oggi istituti pubblici non statali, tranne qualche
raro caso che lei citava, all'altezza del dato competitivo, alcune
delle provocazioni dell'onorevole Tricoli non è che fossero del
tutto lontane dalla realtà o infondate.
Bisogna anche fuoriuscire dalla retorica della difesa a tutti i
costi di tutta la scuola pubblica statale, diciamoci anche questo
perché molto spesso la scuola pubblica statale copre, attraverso
concetti nuovi ma anche un po' astrusi, come POF, come credito
formativo, come altre storie create, terminologie create che sono
contenitori a cui dare un contenuto, una preoccupante mancanza di
progettualità e di progetto formativo.
C'è una grande attenzione per tutto il settore della scuola e
questa legge contribuirà notevolmente accentuando la competizione
virtuosa, non l'antagonismo mercantile che è un'altra cosa.
Se c'è una cosa che respingo, perché non è provata da nulla di
ciò che avete detto, è che qui non c'è nessuna spinta mercantile a
favorire nessuno. E peraltro non avete potuto dimostrare neanche
lontanamente che sia possibile favorire economicamente una scuola
perché dovremmo entrare nella logica che migliaia di Siciliani, per
favorire il bandito di turno, che gestisce una scuola nella quale
peraltro tra pochissimo il titolo non è neanche spendibile, prenda
suo figlio e lo iscriva in una scuola che non dà un titolo
spendibile e che non ha quei criteri di offerta formativa.
E' un'obiezione fuori da ogni realtà. Per questo motivo siamo
convinti che questa norma migliorerà notevolmente il mondo della
scuola siciliana.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Granata e grazie, onorevoli
colleghi, per questo articolato dibattito che forse è il primo che
l'Assemblea tiene rispetto ad un tema di questa natura.
Grazie anche a titolo personale per le ripetute citazioni.
Evidentemente è stato utile anche all'andamento del dibattito avere
suscitato alcune riflessioni, cosa che si è puntualmente verificata.
Dichiaro chiusa la discussione generale. Pongo in votazione il
passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole, resti seduto. Chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Avverto che il termine per la presentazione degli emendamenti
al disegno di legge è fissato per le ore 11.00 di martedì 17
settembre 2002.
CONGEDI
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute richieste di congedo per
gli onorevoli Crisafulli, Pistorio, Mancuso, Burgaretta Aparo e
Costa.
Non sorgendo osservazioni i congedi si intendono accordati.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Fleres
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "DISPOSIZIONI
URGENTI NEI SETTORI DELL'ARTIGIANATO, DEL COMMERCIO, DELLA
COOPERAZIONE E DELLA PESCA" (298.3 - NORME STRALCIATE/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa alla discussione del
disegno di legge n. 298.3 : "Disposizioni urgenti nei settori
dell'artigianato, del commercio, della cooperazione e della pesca",
posto al n. 2.
Invito i componenti la III Commissione a prendere posto al
banco delle commissioni.
Ricordo che era stato votato il passaggio all'esame degli
articoli.
Si procede all'esame dell'articolo 1. Ne dò lettura:
Art. 1.
Artigianato di servizi
1. L'articolo 49 della legge regionale 23 dicembre
2000, n. 32, e successive modifiche ed integrazioni, è
abrogato.
Comunico che all'articolo 1 sono stati presentati gli
emendamenti 1.1 dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe e Maurigi e
1.2 dal Governo. Gli stessi sono allegati al presente resoconto.
Pongo in votazione l'emendamento 1.1.
RAITI. Chiedo la verifica del numero legale.
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Speziale, Villari, Oddo
e Papania)
VERIFICA DEL NUMERO LEGALE
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, procedo all'appello nominale per la verifica del numero
legale.
(Si procede all'appello nominale)
RISULTATO DELLA VERIFICA DEL NUMERO LEGALE
PRESIDENTE. Comunico il risultato della verifica del numero
legale:
PRESENTI 41
L'Assemblea non è in numero legale.
La seduta è rinviata a martedì 17 settembre 2002 alle ore 17,00
con il seguente ordine del giorno:
PRESIDENZA del **PR
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - "Norme per l'erogazione del buono scuola" (nn. 286-110/A)
(seguito)
Relatore: on. Nicola Leanza.
2) - "Disposizioni urgenti nei settori dell'artigianato, del
commercio, della cooperazione e della pesca" (n. 298.3-Norme
stralciate/A) (seguito)
Relatore: on. Marzio Tricoli.
III - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
IV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
V - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VI - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
VIII - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
X - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XI - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XII - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIII - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XV - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVI - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XVII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XVIII - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XIX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 20.18.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 00.45 di venerdì 13
settembre 2002)