Presidenza del vicepresidente Fleres
PAFFUMI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende approvato.
CONGEDO
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Nicotra ha chiesto congedo
per oggi.
Non sorgendo osservazioni, il congedo si intende accordato.
ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute da parte dell'assessore
per il Lavoro le risposte scritte alle seguenti interrogazioni:
N. 15 - Interventi per bloccare il fenomeno del lavoro
nero e del lavoro minorile in Sicilia.
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Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
---
----------------
N. 22 - Interventi per l'adeguamento alle norme vigenti
degli istituti scolastici della Provincia e del Comune di
Catania.
---
Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
---
----------------
N. 164 - Informazioni sui criteri adottati dall'AUSL 6 di
Palermo in merito alla mobilità dei lavoratori socialmente
utili.
---
Firmatari:Forgione Francesco
---
----------------
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNI DI LEGGE
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- "Norme in materia di imprese e professioni turistiche" (n.
481)
- iniziativa parlamentare
- presentato dall'onorevole Acierno, in data 12 settembre 2002
- "Norme per la modifica della commissione assegnazione alloggi
popolari in Sicilia" (n. 482)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Miccichè, Ferro, Morinello,
Orlando, Raiti il 12 settembre 2002
- "Disposizioni concernenti il ruolo degli organismi non
lucrativi di utilità sociale" (n. 483)
- iniziativa parlamentare
- presentato dall'onorevole Papania il 12 settembre 2002
- "Norme per l'assegnazione di un contributo alle famiglie
siciliane per la disinstallazione dei compressori dei
condizionatori dalle facciate dei palazzi" (n. 484)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Ioppolo, Formica, Infurna,
Incardona, Tricoli e Virzì in data 13 settembre 2002
- "Norme per l'assegnazione di un contributo alle famiglie
siciliane per la installazione di impianti che producano energie
alternative" (n. 485)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Ioppolo, Formica, Infurna,
Incardona, Tricoli e Virzì in data 13 settembre 2002
COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE
COMMISSIONI LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico le assenze e sostituzioni alle riunioni
delle Commissioni legislative del 10 settembre 2002:
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
Assenze
Riunione del 10.09.02: FERRO-GIANNOPOLO
Sostituzioni
Riunione del 10.09.02: CATANIA Franco sostituito da LEANZA Edoardo
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
Sostituzioni
Riunione del 10.09.02: BASILE sostituito da LO MONTE
COMUNICAZIONE DI RICHIESTA DI PARERE
PRESIDENTE. Comunico che la seguente richiesta di parere,
pervenuta dal Governo, è stata assegnata alla competente Commissione
legislativa:
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- Disposizioni per il contenimento della spesa sanitaria
nella Regione siciliana - Modifica (n. 76)
- pervenuta in data 17 settembre 2002
- trasmessa in data 17 settembre 2002
COMUNICAZIONE DI ATTI PERVENUTI DAL GOVERNO
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in data 13
settembre 2002, ha trasmesso copia della relazione sulla situazione
economica della Regione siciliana anno 2001.
COMUNICAZIONE DI DELIBERAZIONI DELLA GIUNTA REGIONALE
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione ha trasmesso
copia delle seguenti deliberazioni della Giunta regionale:
- n. 260 del 7 agosto 2002 "Q.C.S. 2000/2006 - POR Sicilia -
Società dell'Informazione: Quadro di riferimento strategico
regionale"
- n. 272 del 7 agosto 2002 "POR Sicilia 2000/2006 - Modifica della
misura 5.04 e 6.01 del Complemento di programmazione"
- n. 273 del 7 agosto 2002 "POR Sicilia 2000/2006 - Modifiche al
Complemento di programmazione"
TRASMESSE IN DATA 5 SETTEMBRE 2002
- delibere: dalla n. 141 alla n. 182 dei mesi di maggio e giugno
2002, dalla n. 193 alla n. 251 dei mesi di giugno e luglio 2002.
TRASMESSE IN DATA 9 SETTEMBRE 2002
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale: 1
N. 781 - Iniziative per garantire la pubblica fruizione
del faro di Punta Libeccio di Marettimo (TP).
- Assessore Territorio
***
Speziale Calogero; Oddo Camillo
N. 785 - Notizie circa la collocazione di un
termovalorizzatore nell'area ASI di Larderia a Messina.
- Presidente Regione
***
Paffumi Angelo
N. 786 - Chiarimenti riguardanti il criterio e il metodo
di assegnazione dei fondi previsti nel bilancio 2002, alle
Aziende autonome soggiorno e turismo della Sicilia.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
***
Miccichè Calogero
N. 791 - Iniziative per la messa in sicurezza della rete
ferroviaria siciliana e per completare il raddoppio
ferroviario della linea Messina - Palermo.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
***
Panarello Filippo; Speziale Calogero; Capodicasa Angelo;
Cracolici Antonino; Crisafulli Vladimiro; De Benedictis
Roberto; Giannopolo Domenico; Oddo Camillo; Villari
Giovanni; Zago Salvatore
- con richiesta di risposta scritta: 1
N. 782 - Notizie in merito all'attivazione dei servizi del
Presidio di riabilitazione 'S. Rocco' di Linguaglossa (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
***
Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Miccichè Calogero;
Morinello Salvatore; Orlando Leoluca
N. 783 - Chiarimenti in merito alla cancellazione del
formaggio denominato 'cosacavaddu' ragusano dall'elenco dei
formaggi storici siciliani, da parte del Ministero delle
Risorse Agricole ed iniziative per il suo reinserimento in
tale elenco.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
***
Gurrieri Sebastiano
N. 784 - Notizie in ordine al protocollo d'intesa
stipulato tra l'Assessorato per il turismo, le comunicazioni
ed i trasporti e l'Azienda delle Terme di Acireale.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
***
Basile Giuseppe
N. 787 - Opportune iniziative allo scopo di garantire
l'accesso agli atti amministrativi presso il Consorzio di
bonifica 9 di Catania.
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
***
Liotta Santo
N. 788 - Sfruttamento del fiume, in parte sotterraneo, che
attraversa il quartiere Cibali a Catania.
- Assessore Enti Locali
- Assessore Territorio
- Assessore Lavori Pubblici
***
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio
N. 789 - Interventi per potenziare il depuratore di S.
Anna, frazione di Mascali (CT).
- Assessore Enti Locali
***
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio
N. 790 - Notizie circa il decreto contenente il calendario
venatorio.
- Assessore Agricoltura
***
Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Catania Giuseppe
N. 792 - Interventi per il ripristino della piazzola per
la raccolta differenziata dei rifiuti nel comune di Motta S.
Anastasia (CT).
- Assessore Enti Locali
***
Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 793 - Interventi di manutenzione urbana a Stazzo,
Pozzillo, Santa Tecla e Santa Maria la Scala, frazioni di
Acireale (CT).
- Assessore Enti Locali
***
Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
ANNUNZIO DI MOZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
N. 161 - Impegno del Governo della Regione a debellare le
patologie che affliggono il bestiame (brucellosi, blue
tongue, tubercolosi, leucomi, morbo della 'mucca pazza').
Lo Monte Carmelo; D'Antoni Sergio; Amendolia Antonino;
Basile Giuseppe; Sanzeri Salvatore
Presentata il 12/09/02
N. 162 - Interventi di pulizia e bonifica del fiume Torto.
Catania Giuseppe; Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe;
Garofalo Ottavio
Presentata il 13/09/02
N. 163 - Interventi per accelerare la piena utilizzazione
delle risorse di cui alla misura 2.03 del POR Sicilia
2000/2006, riguardante l'utilizzo economico di beni aventi
rilevanza culturale.
Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe;
Garofalo Ottavio; Scoma Francesco; Catania Franco;
Mercadante Giovanni
Presentata il 13/09/02
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno
della seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
Onorevoli colleghi, ritengo utile rammentare le istruzioni
concernenti le modalità di effettuazione delle votazioni senza
l'ausilio dei dispositivi del procedimento elettronico, già
comunicate nella seduta d'Aula numero 79 del 10 settembre 2002.
Comunico che, stante l'impossibilità di disporre del sistema
elettronico di voto, le procedure di votazione concernenti la
verifica del numero legale, lo scrutinio nominale e lo scrutinio
segreto avranno luogo manualmente, secondo quanto disciplinato dallo
stesso Regolamento interno dell'Assemblea.
Ricordo, pertanto, le principali norme del Regolamento interno
che disciplinano le votazioni per la verifica del numero legale,
quelle per scrutinio nominale e quelle per scrutinio segreto,
effettuate con il sistema tradizionale senza l'ausilio dei
dispositivi del procedimento elettronico:
Articolo 86 - "Per verificare se l'Assemblea sia in numero
legale, si fa uso del procedimento elettronico di voto. In caso di
difetto dei relativi dispositivi, si procede per appello nominale."
Articolo 129 - "Lo scrutinio nominale ha luogo per appello in
caso di difetto dei dispositivi del procedimento elettronico." - ed
è questo il caso -. "Nel caso di votazione per appello nominale il
Presidente indica il significato del si e del no e dispone che si
proceda all'appello dei deputati in ordine alfabetico. Esaurito
l'appello, si rifà la chiama dei deputati che non sono risultati
presenti."
Articolo 130 - "In caso di difetto dei dispositivi elettronici
riguardanti lo scrutinio segreto, ad ogni votante sono consegnate
due palline, una bianca ed una nera, da deporsi nelle urne secondo
le istruzioni per il voto date dal Presidente. I deputati segretari
prendono nota dei votanti.
Il voto favorevole si esprime deponendo nell'urna bianca la
pallina bianca e nell'urna nera la pallina nera; il voto contrario
nella forma inversa. Chiusa la votazione i segretari contano le
palline, redigono il verbale sull'esito della votazione ed il
Presidente proclama il risultato."
Articolo 131 - "I deputati prima della votazione possono
dichiarare di astenersi o dare una succinta spiegazione del proprio
voto.
Nei casi di votazione a scrutinio segreto sono ammesse soltanto
dichiarazioni per indicare i motivi dell'astensione.
Nelle votazioni a scrutinio segreto l'Ufficio di Presidenza
accerta il numero ed il nome dei votanti e degli astenuti. I
segretari prendono nota delle astensioni.
Nelle votazioni per appello nominale e per scrutinio segreto, i
deputati che dichiarino di astenersi sono computati come presenti ai
fini del numero legale."
Alla luce della normativa regolamentare di cui sopra e con
riferimento alle votazioni per scrutinio segreto, avverto che per il
conteggio dei voti sarà presa in considerazione l'urna di colore
bianco e che comunque, ai fini della regolarità della votazione
stessa, il numero complessivo delle palline deposte nell'urna bianca
dovrà corrispondere a quello delle palline deposte nell'urna nera.
Invito, pertanto, ciascun deputato ad esprimere il proprio voto
segreto soltanto dopo essere stato chiamato dal deputato segretario
ed a riconsegnare tempestivamente le palline bianche e nere
eventualmente ricevute per la votazione segreta, nel caso in cui
intenda dichiarare di astenersi.
E' di tutta evidenza che la collaborazione fattiva di ciascun
parlamentare agevolerà non poco il più celere svolgimento delle
operazioni di voto.
Presidenza del vicepresidente Fleres
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME PER
L'EROGAZIONE DEL BUONO SCUOLA" (NN. 286-110/A)
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Discussione dei disegni di legge.
Si procede con il seguito dell'esame del disegno di legge nn.
286-110/A "Norme per l'erogazione del buono scuola", posto al numero
1).
Invito i componenti la quinta Commissione "Cultura, formazione
e lavoro" a prendere posto nell'apposito banco.
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, intervengo anche alla luce del
notevole dibattito sviluppatosi in occasione della discussione
generale sul disegno di legge riguardante l'erogazione del buono
scuola, che ha visto posizioni differenziate, ma che ha segnato,
comunque, la volontà - almeno a me così è sembrato - dell'Assemblea
regionale siciliana di affrontare la materia che riguarda la scuola
con un disegno organico.
Essendo stato esitato dalla quinta Commissione ed essendo
all'esame della Commissione 'Bilancio' il testo del diritto allo
studio universitario, mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione,
signor Presidente, ma soprattutto all'attenzione del Governo, - così
come fra l'altro era stato stabilito prima della chiusura della
sessione estiva - l'invito alla Commissione 'Bilancio' di dare
copertura finanziaria al disegno di legge sul diritto universitario
e di rimandare l'attuale testo, con gli emendamenti, in Commissione.
Sottopongo questa proposta al Governo, che mi era sembrato
avesse posto l'attenzione rispetto al fatto che si affrontasse la
questione complessivamente ed in modo organico, così da sottoporre
poi all'esame del Parlamento un testo che contenga un orientamento
del Governo - che noi non condividiamo - sul buono scuola, ma che
contenga anche elementi sul diritto allo studio, che noi riteniamo,
fra l'altro, in questo momento debba avere la precedenza sul buono
scuola.
Pertanto, riassumo la proposta, cioè quella che l'attuale testo
con tutti gli emendamenti venga rimandato in Commissione, si
convochi la Commissione 'Bilancio' per dare copertura al testo di
legge sul diritto allo studio e poi l'Aula affronti
contemporaneamente i due provvedimenti.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Il Governo, anche in occasione del dibattito,
così come ha ricordato l'onorevole Speziale, si è dimostrato
disponibile ad affrontare un disegno di legge, quello sul diritto
allo studio universitario, che è sostanzialmente pronto e che ha
avuto un iter legato fortemente ad una concertazione continua con il
mondo universitario, con le associazioni studentesche, con le opere
universitarie stesse, un testo su cui si è trovato, tranne in alcuni
passaggi che vanno approfonditi, un sostanziale accordo anche in
quinta Commissione.
Quindi il Governo è favorevole a che il testo approdi subito in
Commissione 'Bilancio' affinché torni in Aula. Non è ovviamente
favorevole a sospendere l'esame di questo disegno di legge, perché,
una volta che quel disegno di legge, cioè il diritto allo studio
universitario, troverà copertura finanziaria in Commissione, e
questo potrà avvenire ad esempio nella giornata di domani, si potrà
procedere all'esame di questo disegno di legge che consta
complessivamente di cinque articoli ed approvare contemporaneamente,
ma non in un unico testo - cosa che complicherebbe i lavori
parlamentari, anziché semplificarli - sia il disegno di legge sul
buono scuola, che contiene anche norme - all'articolo 5 -
sostanziali di diritto allo studio, sia il disegno di legge sul
diritto allo studio universitario, sul quale il Governo ha ritenuto
dare parere ovviamente favorevole, perché lo ha spinto in
Commissione. Quindi, nulla osta a che vada in Commissione 'Bilancio'
per arrivare in Aula ed essere trattato non contestualmente ma in
seguito all'approvazione del testo del disegno di legge sul buono
scuola.
Quindi, sostanzialmente la proposta dell'onorevole Speziale è
in linea anche con un accordo informale preso tra Governo e
Parlamento sulla necessità di approvare questi disegni di legge nel
modo più organico possibile. Ma sarebbe un inutile rallentamento dei
lavori parlamentari bloccare oggi i lavori sull'esame di un testo
che, invece, pur nelle differenze, vede già in fase molto avanzata
il dibattito, la presentazione degli emendamenti; quindi non c'è
alcun motivo per bloccare l'esame di questo disegno di legge. Anche
perché i due disegni di legge è vero che sono legati da un nesso di
materia ed anche da una volontà comune dell'intero Parlamento, ma,
voglio dire, prima ancora del Governo, di dare risposte alla scuola
pubblica statale, alla scuola pubblica non statale ed al mondo
universitario, però non hanno un nesso né logico, né legislativo.
Si tratta, infatti, di un disegno di legge sul diritto allo studio
universitario che non ha un nesso tale per cui dovrebbe essere
propedeutico all'esame del disegno di legge sul buono scuola, sul
quale invece il Governo ritiene il Parlamento debba continuare la
trattazione degli emendamenti fino all'approvazione finale.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, intervengo perché, come Lei sa,
oggi abbiamo avuto riunione in quarta Commissione su alcune
richieste di parere all'ordine del giorno. Devo dire che abbiamo
iniziato con una certa attenzione la trattazione di un parere,
quello relativo al Piano dei trasporti. Per i motivi, per le
circostanze e per i termini che sono assegnati alla Commissione, sia
per questo ed in particolare anche per un altro Piano, che è quello
leader dell'agricoltura, che ci è stato pure trasmesso per il
parere, per un verso abbiamo iniziato a fare le audizioni, per altro
verso, in effetti, mancando anche il Governo, la Commissione, pur
volendo, non ha potuto - e non poteva - esprimere nessun parere.
Pertanto, chiedo, ai sensi dell'articolo 70 bis del
Regolamento, una proroga di dieci giorni, perché non vorrei questi
strumenti e circostanze vedano vanificato il nostro lavoro,
certamente non per colpa della Commissione ma per i tempi che sono
un po' brevi e che ci impediscono di esprimere serenamente i pareri
di competenza.
Questa è la mia richiesta, che ritengo giusta anche nei
confronti dei colleghi della Commissione.
Presidenza del vicepresidente Fleres
SULL' ORDINE DEI LAVORI
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, intervengo sulla proposta
dell'onorevole Speziale, la quale non era dettata solo dall'esigenza
di dare un quadro legislativo organico e contemporaneo alla politica
di questa Regione in favore del diritto allo studio, ma era dettata
anche dal fatto che il disegno di legge esitato dalla V
Commissione sul diritto allo studio universitario non ha copertura
finanziaria e, a più riprese, sia in V Commissione, quella di
merito, che in Commissione Bilancio, noi abbiamo posto il problema
di una disponibilità da parte del Governo a valutare la necessità
della copertura finanziaria anche con riferimento all'appostamento
che era stato determinato in sede di bilancio e di legge
finanziaria; appostamento che è stato utilizzato per garantire
soltanto la copertura finanziaria della legge sul buono scuola.
Sicché l'esigenza di sospendere e di convocare la Commissione
Bilancio per rivedere il parere di carattere finanziario sulla legge
sul buono scuola serve anche, al tempo stesso, a garantire la
copertura finanziaria anche della legge sul diritto allo studio
universitario.
Per questo motivo la proposta dell'onorevole Speziale ha un
fondamento anche sul piano procedurale, oltre che sul piano politico
più generale. Il fatto che il Governo, per bocca dell'assessore, ci
dice di condividere la necessità della legge sul diritto allo studio
universitario, vorremmo capire come si concretizza, dal momento che
essendo questa una legge di spesa ha bisogno di copertura
finanziaria.
PRESIDENTE. Onorevole Giannopolo, lei ha chiesto di intervenire
sull'ordine dei lavori.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, sull'ordine dei lavori ribadisco
anche l'esigenza che la V Commissione possa esaminare più
serenamente tutti gli emendamenti che sono stati da noi presentati
al disegno di legge sul buono scuola per poterli apprezzare, in
quanto essi non mi sembrano avere natura ostruzionistica, piuttosto
sono volti ad arricchire e migliorare il testo.
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, questo Governo ha interesse, oltre ad approvare il disegno
di legge sul buono scuola, ad approvare anche il disegno di legge
sul diritto allo studio che, lo ricordo, ha bisogno di copertura
finanziaria. Vado oltre, onorevole Giannopolo: il Governo sta
predisponendo un altro disegno di legge più complessivo sul diritto
allo studio che ancora non è stato presentato.
GIANNOPOLO. Ci accontentiamo di quello che già c'è.
CUFFARO, presidente della Regione. Io credo, onorevole
Giannopolo, se vogliamo - e credo che tutti lo vogliamo - lavorare
per approvare il disegno di legge sul buono scuola... tra l'altro
questo Governo si è limitato a presentare il disegno di legge che
era stato sottoscritto da un vostro candidato, da un candidato del
centrosinistra.
SPEZIALE. E' un'altra cosa.
CUFFARO, presidente della Regione. Non solo è un'altra cosa ma è
di gran lunga più restrittivo quello che abbiamo fatto. Ho con me
qui il disegno di legge presentato dall'onorevole Orlando e che vi
posso fornire in qualsiasi momento.
SPEZIALE. Mi costringe a difendere l'onorevole Orlando.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, forse non ci siamo capiti. Le
faccio una proposta e spero che lei mi possa rispondere a nome di
tutta la minoranza: vogliamo approvare così com'è il disegno di
legge sottoscritto dall'onorevole Orlando? Noi siamo disponibili ad
approvarlo oggi pomeriggio così per com'è.
SPEZIALE. Se facciamo il diritto allo studio, possiamo parlarne.
CUFFARO, presidente della Regione. Allora, noi ci siamo limitati
a riproporre questo disegno di legge che tra l'altro speravamo, anzi
pensavamo dovesse essere condiviso, dato che era stato una delle
proposte che l'opposizione aveva fatto all'elettorato, ci rendiamo
conto che così non è, per noi è un impegno, così come abbiamo più
volte detto, che abbiamo preso ed intendiamo mantenerlo.
Però, siccome riteniamo che il diritto allo studio
universitario sia altrettanto importante - ci comunica la Presidenza
dell'Assemblea che domani non potrà esserci Aula per motivi che voi
conoscete -, allora andiamo avanti stasera sul disegno di legge per
il buono scuola, domani portiamo in Commissione Bilancio il disegno
di legge sul diritto allo studio, e il Governo si impegna a trovare
copertura finanziaria per il disegno di legge sul diritto allo
studio. Giovedì continuiamo il lavoro sul buono scuola. Finito il
buono scuola continuiamo con il disegno di legge sul diritto allo
studio universitario che, nel frattempo, avrà avuto copertura
finanziaria. Mi pare che questa proposta di lavoro vada incontro,
tra l'altro, alle cose dette dall'onorevole Giannopolo.
SPEZIALE. Ho solo una richiesta da fare, e cioé che tutti gli
emendamenti del centro-sinistra vengano firmati insieme.
PRESIDENTE. Invito gli uffici a prendere nota del fatto che i
deputati del Gruppo parlamentare DS sottoscrivono tutti gli
emendamenti presentati dai deputati del centro-sinistra. Onorevole
Cintola, questa non è una proposta ma una comunicazione.
L'onorevole Speziale, a nome del Gruppo DS, ha comunicato alla
Presidenza che i deputati del suo Gruppo intendono sottoscrivere
tutti gli emendamenti presentati dai deputati del centro-sinistra.
Questa posizione mi sembra chiara rispetto agli obiettivi che
intende produrre.
CUFFARO, presidente della Regione. C'era una doppia proposta:
quella di approvare subito il disegno di legge che aveva
sottoscritto l'onorevole Orlando a nome di tutto il centro-sinistra
e quella di andare avanti con l'approvazione anche del diritto allo
studio al quale, domani, il Governo darà copertura finanziaria.
Vorremmo capire cosa ne pensano le opposizioni.
PANARELLO. Lo mandiamo in Commissione il disegno di legge
dell'onorevole Orlando?
PRESIDENTE. Onorevole Cuffaro, come lei potrà notare la sinistra
è molto articolata. In questo momento più articolata del
centro-destra. Bisognerà quindi capire, cogliendo fior da fiore,
quelle che sono le opinioni di ciascun deputato. Speriamo di
poterlo fare nell'arco della serata. Sto soltanto esplicitando il
senso delle parole fin qui ascoltate.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non possiamo
ripetere le stesse argomentazioni ad ogni seduta. Ci siamo dati un
percorso, abbiamo iniziato la legislatura in maniera scadente, e
direi anche decadente. Abbiamo tentato un recupero. Ci siamo
riusciti.
FORGIONE. Decadente o scadente?
CINTOLA. Entrambi i termini vanno bene per quest'Assemblea
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei precisare una cosa. La
Sala Gialla nella quale svolgiamo i nostri lavori, per i motivi che
ben conoscete, non presenta le medesime caratteristiche acustiche di
Sala d'Ercole. Ciò significa che qualsiasi interruzione, ancorché
logica, condivisa, opportuna determina l'interruzione dei lavori se
non una alterazione dell'andamento degli stessi.
Vi prego, quindi, nell'interesse di tutti, di limitare le
interruzioni perché ciò determina una confusione che, francamente,
si può oggettivamente evitare. Quando torneremo a Sala d'Ercole e,
dunque, le interruzioni si confonderanno data l'ampiezza della Sala
stessa, magari, potremo ritornare alle vecchie abitudini, ma per il
momento sarebbe opportuno che limitassimo il più possibile gli
interventi fuori campo.
CINTOLA. Dicevo, signor Presidente, alla fine, comunque,
l'Assemblea chiude il suo primo anno di legislatura in termini
positivi, in quanto è riuscita a dare alla Sicilia leggi di una
certa importanza. Abbiamo recuperato un rapporto.
Oggi riprendiamo i lavori e cominciamo male, anzi malissimo.
Abbiamo fatto male a non cominciare i lavori delle commissioni
almeno sette giorni prima, in tal modo avremmo potuto superare
quello che si sta verificando in questo momento.
Se, però, iniziamo nuovamente, colleghi dell'opposizione, a
fare ostruzionismo, ritorniamo al punto di partenza. Purtroppo mi
rendo conto che voi parlate e non ascoltate. Sapete che le vostre
proposte sono talmente prive di significato politico e tecnico che
poi la risposta non vi serve.
CAPODICASA. E' il Governo che non dà risposte: è totalmente
sordo
CINTOLA. Allora, voglio dire che, con questo modo di procedere,
voi state veramente danneggiando la Sicilia. E così facendo, i
pochi voti che avete preso, si ridurranno ancora di più.
FORGIONE. Ditelo ai siciliani
CINTOLA. Io credo che non abbiate neppure il senso della
cosiddetta 'democrazia di una minoranza sparuta' perché ritenete
che gridando diventiate maggioranza. Onorevole Spampinato, non c'è
possibilità per lei
SPAMPINATO. L'insulto alla minoranza è all'ordine dei lavori?
CINTOLA. Ma tu cosa puoi prevedere?
SPAMPINATO. Ma io sono nuovo
CINTOLA. Sei nuovo ma non potrai restare nuovo per tutti e cinque
gli anni, perché alla fine diremo che non sarai cresciuto.
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, il mio appello di prima aveva
questo obiettivo: evitare che accadessero queste continue
interruzioni.
CINTOLA. Il termine è uno solo ed è chiaro, preciso e puntuale:
la minoranza si assuma la responsabilità di fare questo battibecco
assurdo ed inutile, perché la proposta avanzata dal capogruppo dei
DS è fuori da qualsiasi ordine dei lavori. Infatti, la discussione
generale sul disegno di legge in esame si è conclusa e siamo passati
all'esame dell'articolo 1; non possiamo fermarci per discutere
un'altra legge. La proposta è di un'assurdità tale che non c'è
bisogno di un dibattito, basta semplicemente respingerla: non con un
voto, ma invocando una norma del Regolamento.
Siamo al punto in cui il disegno di legge è stato già
incardinato, gli emendamenti sono stati già presentati; la
Commissione Bilancio stamattina si è pronunciata bocciando alcuni
emendamenti di spesa e "dando mandato" di procedere con
l'articolato. Qui ci si inventa all'ultimo momento, in extremis, un
marchingegno assurdo, antiregolamento, e io dico risibile, tale da
doverci far dire: vogliamo continuare a lavorare, bene o male, per
la Sicilia?
Il Presidente della Regione nel suo intervento di prima ha dato
un'impostazione che ha un doppio significato: il nostro disegno di
legge vi sembra scarso, non opportuno, privo di quel significato che
il buono scuola deve avere per la Sicilia? Non abbiamo alcuna
difficoltà a prendere in considerazione il disegno di legge
presentato dalla minoranza - che minoranza è rimasta nel Paese e in
Sicilia alle elezioni - e farlo diventare il disegno di legge della
maggioranza Prendiamolo ed approviamolo così come è.
A sfide di questo genere non si risponde con i 'tamponamenti'
assurdi, si risponde con un comportamento politico serio che ho
sempre riconosciuto e che continuo a riconoscere a questa minoranza.
Infatti, quando abbiamo approvato insieme la legge sugli
appalti, l'abbiamo fatto con i suggerimenti forniti dalla minoranza.
Abbiamo adesso il disegno di legge sul buono scuola: avete dei
suggerimenti seri per i quali si può andare avanti e migliorare il
testo? Se c'è da migliorarlo, approviamolo, senza bisogno che la
piazza diventi il nucleo fondamentale e forte delle ragioni della
politica. I girotondi potranno mai cambiare la Sicilia e l'Italia?
Io dico di no. Dico che abbiamo la rappresentanza di quello che la
gente vuole ed abbiamo il dovere di metterla sul tappeto. Sto
facendo un invito serio e ripetuto in quanto l'ho già fatto la volta
scorsa, l'ho detto anche ai giornali che l'hanno riportato oggi,
insieme a quanto analogamente dichiarato anche dall'onorevole
Fleres.
Vogliamo dare con gli emendamenti un testo, anche più moderato,
più costruttivo, più accettabile per la gente di Sicilia in quanto
dobbiamo rendere un servizio a questa gente, e fare sì che il
disegno di legge sul buono scuola diventi una legge per tutti: non
solo per la maggioranza ma per l'intero Parlamento. Così esaltiamo
il nostro ruolo e cerchiamo di dare un contributo attivo e fattivo a
quelle che sono le esigenze della gente povera di Sicilia.
Altrimenti facciamo solo uno scontro parolaio che non serve a
nessuno riducendo l'Assemblea ad una Assemblea terremotata, non solo
perché abbiamo subìto il terremoto ma perché c'è un preoccupante
terremoto di cultura senza alcun fondamento.
Capisco gli interventi volti al miglioramento ed anche alla
cancellazione di alcuni articoli, perché si può dire che non
piacciono e non si vogliono approvare, ma vogliamo costruire
insieme, senza avvitarci ancora intorno a problemi ideologici,
cercando di fare una legge che sia la migliore possibile con il
contributo attivo e fattivo di tutte le forze presenti in Aula.
Noi diciamo che siamo disponibili a rinegoziare in Aula, alla
luce del sole, ogni singolo emendamento purché diventi un parto di
questa Assemblea che si eleva andando oltre lo stesso Governo e
che, però, in quel momento arriva a dare alla Sicilia un altro tipo
di abbrivio e di azione legislativa idonea a rendere un servizio
alla gente povera di Sicilia che tutti abbiamo il dovere di
tutelare.
Allora, a questo punto, onorevoli colleghi, invito me stesso e
tutti voi a ridare alla discussione quei toni di pacatezza e di
spirito costruttivo necessari ad approvare un buon disegno di legge.
C'è la possibilità di farlo. Il mio invito, dunque, è di procedere
sin da subito all' esame dell'articolo 1, e ad innestare quel
dibattito degno di un'Assemblea che si rispetti.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente io
sono tra quelli che vogliono, in modo convinto, danneggiare la
Sicilia, perché assieme alle altre forze del centro-sinistra
proviamo, per quanto ci riguarda, noi di Rifondazione comunista, non
a modificare, ma a bloccare quella che riteniamo una legge
vergognosa per il diritto alla scuola e per l'offesa che reca alla
Costituzione italiana
Però, io noto una schizofrenia del Governo e del Presidente
della Regione.
Il Presidente della Regione dice che vuol intervenire con un
disegno di legge organico sul diritto allo studio, non parliamo del
diritto allo studio universitario. Epperò, prima di proporci un
disegno organico di riforma del diritto allo studio in Sicilia -
legge attesissima, perché questa Regione non si è mai dotata di un
proprio disegno di legge sul diritto allo studio - interviene in una
materia, cioè quella del buono scuola, del finanziamento alle scuole
private, di squilibrio nel diritto alla formazione ed alla scuola,
interviene su una materia che, di fatto, è la riforma del diritto
allo studio, perché di questo si tratta
Decidere prioritariamente l'intervento finanziario, il
riconoscimento di scuole per le quali non si interviene sulla
qualificazione, sui programmi, sull'accesso, sulla qualità, ed
intervenire direttamente, in modo preventivo però, sulla
parificazione tra pubblico e privato vuol dire, di fatto,
smantellare e dimezzare i soldi alla scuola pubblica e riconoscere
"esamifici" indecenti dal punto di vista culturale, scientifico e
della formazione. Infatti, con chiunque voi parliate su che cosa è
una scuola pubblica a Piana degli Albanesi, chiedete a chi insegna
lì, chiedete ai professori, alle vostre mogli o ai vostri mariti,
deputati ed onorevoli colleghi del Polo, della Casa delle libertà,
chiedete cosa sono gli esami, pagati a tre, quattro o a
cinquemilioni per uscire ignoranti ma con un pezzo di carta ed un
titolo di studio
Ed allora va bene Volete fare la parificazione
Ma allora forniteci un disegno di legge organico di riforma di
diritto allo studio Non partite dalla coda, partite dalla testa
Forniteci un disegno di legge organico di riforma del diritto allo
studio in Sicilia. Lasciamo stare quello universitario che già è
andato avanti e, secondo me, in modo sciagurato, con un voto unanime
in Commissione. Spero che qui ci sia un ravvedimento, come credo vi
sia stato da parte delle forze del centro-sinistra che hanno
approvato un disegno di legge, anche quello indecente
E non parlate con gli studenti dei collettivi
Onorevole Presidente della Regione, parlate con i rettori
Parlate con i vostri rettori, non con gli studenti dei collettivi
Con quei rettori di destra che stanno contattando noi che siamo la
parte più estrema, non con quelli che sono i baroni, non con i
professori di estrema sinistra e con gli studenti dei collettivi
Mettete d'accordo tutti su questo disegno per dire che non è
una cosa seria
Ma allora, presidente Cuffaro, lei dice che nei prossimi giorni
il Governo presenterà un disegno di legge organico di riforma del
diritto allo studio. Allora, consentiteci di riflettere su un
disegno organico all'interno del quale, io non lo condivido, ci può
stare anche il buono scuola- io farò la mia battaglia - ma ci può
stare anche il buono scuola. Però almeno sappiamo che interveniamo
in una riforma organica del sistema, invece voi partite prima col
buono scuola, e avete fretta, si capisce che avete fretta perchè
volete subito arrivare ora prima che le scuole siano aperte, prima
che gli studenti possano mobilitarsi: non volete ascoltare il
popolo della scuola, gli insegnanti e gli studenti.
Io capisco che le piazze non vi piacciono, ma questo è un altro
conto. Dalle piazze, dagli studenti, dagli insegnanti, dai docenti,
si levano istanze che all'interno di un disegno organico di riforma
possono trovare - pur se con sfumature e accentuazioni diverse e
posizioni anche antagoniste tra di loro - una sintesi.
Allora, io le chiedo, Presidente, dove è la razionalità di
questa forzatura?
Lei dice: ma noi vogliamo realizzare questo che era un punto
del nostro programma. Prendiamo il disegno di legge Orlando,
evitiamo la demagogia. Orlando su quello ha preso una bufala. Noi
non l'abbiamo sottoscritta quella parte del programma di Orlando.
Noi diciamo un'altra cosa.
Al di là della posizione dell'onorevole Orlando, noi sappiamo
che nel mondo cattolico siamo in un'altra fase, e dato che non siamo
qui a fare comizi e non siamo in campagna elettorale, per nostra
fortuna, possiamo ragionare.
Siamo nella fase - lei dice - della riforma organica del
diritto allo studio. Allora, se riforma organica ha da essere,
consentiteci di intervenire sull'insieme della materia, sul
complesso della riforma, e all'interno di quella riforma valutare
anche la vicenda del buono scuola che io non ho dubbi che passerà, è
chiaro che passerà. Anche se noi siamo qui a fare, per quanto mi
riguarda, non un'opposizione costruttiva - non capisco questo fatto
che bisogna sempre qualificare l'opposizione - noi siamo qui a fare
anche un'opposizione che è ostruzionistica.
Guardate che l'ostruzionismo è uno strumento della democrazia
parlamentare che io difendo.
La cosa che le chiedo, Presidente, è che dentro un disegno
organico di riforma allora il confronto può essere diverso, ci
possono essere forme diverse di gradazione sull'intervento che
riguarda le private. Invece, così, voi ci costringete ad un'altra
impostazione...
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, la invito a concludere perchè il
tempo a sua disposizione è già trascorso.
FORGIONE... con una differenziazione, la proposta
dell'onorevole Speziale.
Un conto è l'iter del disegno di legge sulla riforma del
sistema universitario, ma dato che il buono scuola interviene sulla
materia della scuola secondaria e il Governo qui annuncia un proprio
organico disegno di legge di riforma della scuola secondaria, allora
noi chiediamo al Governo di non farci fare una discussione separata
ma di unificare la discussione.
VILLARI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VILLARI. Signor Presidente, intervengo, e voglio rivolgermi in
particolare al Presidente della Regione e all'assessore Granata,
oltre che all'intero Parlamento, per rilevare una questione che,
vorrei ricordare a me stesso, dicevo poco fa all'onorevole
Capodicasa, rileggendo il resoconto stenografico del mio intervento
subito dopo la relazione dell'onorevole Leanza la settimana scorsa,
ho verificato ciò che a me è sembrato francamente avere una sua
logica. Invito quindi il Governo a rivedere la procedura che qui si
vuole portare avanti, perchè nel programma del Governo Cuffaro non
c'è solo il buono scuola, c'è anche la legge sul diritto allo
studio.
Vorrei richiamare l'attenzione del Presidente della Regione e
dell'assessore Granata per dire che sarebbe un atto di estrema
coerenza una revisione dell'attuale impostazione rispetto alla
procedura che si vuole adottare, rispetto a questo voler forzare i
termini e i tempi di questa discussione che abbiamo oggi sul disegno
di legge sul buono scuola. Sarebbe coerente rivedere l'impostazione
attuale e ritornare a discutere secondo le procedure già adottate
sul disegno di legge sul diritto allo studio che giace in
commissione. Lo ricordavo all'onorevole Speziale, al fine di
proseguire senza alcun atteggiamento preconcetto.
Il sottoscritto qui non esprime - almeno questo sicuramente mi
viene riconosciuto - né una logica minoritaria, né un approccio
ideologico alle questioni politiche ed al ruolo di questo Parlamento
o nei confronti dello stesso Governo. Si tratta qui di discutere
dando una logica, un senso alle cose che fanno parte delle decisioni
di questo autorevole Parlamento. Io insisto su questo.
Penso alla proposta di fermarsi un attimo, non mesi, e vedere
nel merito; abbiamo già un disegno di legge sul diritto allo studio
universitario che, vorrei ricordare a me stesso, è un disegno di
legge che in commissione era arrivato come testo organico sul
diritto allo studio; noi operammo lo stralcio sul diritto
universitario.
Io chiedo al Governo, al Parlamento, chiedo soprattutto alla
maggioranza di valutare l'opportunità di andare a una approvazione,
quindi alla copertura finanziaria del tetto sullo stralcio del
diritto allo studio universitario e proseguire senza interruzione,
anche senza atteggiamenti preconcetti da parte dell'opposizione, che
non ci sono; andare avanti anche sull'esame dell'altro testo.
Peraltro, io vorrei ricordare, lo dico con molta franchezza,
che la legge 62 del 2001 sulle scuole paritarie è una legge del
governo di centro-sinistra. Per essere chiari, quindi, non c'è un
atteggiamento da parte nostra di voler ad ogni costo creare
barriere. Vorrei però che il dialogo, il clima, il dibattito in
quest'Aula fosse improntato ad un confronto democratico così come è
giusto che avvenga.
Perciò, più che fare un pressante appello al Governo affinché
rifletta, anche per stemperare il clima e ragionare in un clima più
pacato in modo da dare al Governo, a mio giudizio, una maggiore
autorevolezza, una maggiore forza anche sul piano non solo del
merito ma anche del procedimento, inviterei a procediamo con il
disegno di legge sul diritto allo studio e aggiungere a questo anche
il testo sul buono scuola con le modifiche che dovranno ovviamente
essere apportate.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che tale
discussione debba avere un certo ordine, evitando di trasformarla in
una sommatoria di insulti, certamente non come ha fatto poc'anzi
l'onorevole Cintola che, mi pare, abbia inaugurato una modalità di
approccio che non può portarci molto lontano.
Con molta pacatezza, vorrei semplicemente riprendere ciò che è
stato il contenuto, seppur informale, di una discussione fatta con
il Presidente della Regione alla fine di luglio, quando abbiamo
interrotto la sessione d'Aula, prima di andare in vacanza, dove,
nell'affermare da parte del Governo la volontà di inaugurare la
riapertura dell'Assemblea con il disegno di legge sul buono scuola
si era anche, in qualche modo, ipotizzato, da parte del Presidente
stesso, che nel corso della discussione sul buono scuola ad un certo
punto si potesse persino unificare - vorrei che il Presidente della
Regione mi smentisse se ricordo male - il testo sul buono scuola con
quello sul diritto allo studio, aggiungo io universitario. Perché
anche qui, attenzione, oggi abbiamo avuto un'ulteriore novità che il
Presidente della Regione ha annunciato a questo Parlamento, con la
quale si intende da parte del Governo predisporre un testo sul
diritto allo studio per quanto riguarda - presumo - dalla scuola
dell'infanzia alla scuola di secondo grado.
E' questa una novità che fino ad oggi non era stata mai né
preannunciata, né ipotizzata da parte del Governo; anzi, per un
certo verso si è cercato di fare passare il messaggio che questa
legge sul buono scuola altro non fosse che la legge sul diritto allo
studio relativo alla scuola dell'obbligo, alla scuola secondaria.
Onorevole Presidente della Regione, abbiamo svolto la
discussione generale, abbiamo dato anche il nostro contribuito non
usando toni e termini sbagliati. Non vorrei infatti che in questo
Parlamento si affermi un po' quello che rischia di essere il
dibattito politico al Parlamento nazionale, cioè una sorta di
estremismo della maggioranza nel portare avanti ragioni un po'
ideologiche; pertanto devo dire che, se qui c'è qualcuno che vuole
fare lo scontro ideologico, questa è la maggioranza.
Ricordo che esiste una legge dello Stato alla quale noi
siciliani siamo chiamati ad adeguarci; oltretutto esistono atti e
strumenti come quello varato dallo stesso Governo, a firma
dell'assessore Granata, con il provvedimento del mese di agosto dove
dà attuazione ai cinquanta miliardi di trasferimenti dallo Stato
alla Regione siciliana ai sensi della legge 62/2000. Insomma, vi
sono risorse e strumenti che rischiano, alla fine, di determinare il
caos legislativo e finanziario nella nostra Regione.
Io capisco che al Governo non interessa, ma la nostra era una
richiesta che si rivolgeva innanzitutto alla coerenza tra una
disponibilità informale che il Governo aveva manifestato nel corso
del mese di luglio nel consentire, chiusa la discussione generale
sul disegno di legge sul buono scuola, di affrontare con un disegno
unitario almeno la parte che riguarda il diritto allo studio
universitario in Sicilia.
Ribadisco questa proposta. Non c'è alcun intento
ostruzionistico, c'è semplicemente la volontà di ricostruire un
luogo dei diritti che, in qualche modo, affermi diritti universali
per coloro che utilizzano il sistema dell'istruzione in Sicilia e
che questo venga affermato attraverso legge.
Se il Governo oggi ha ripensato questa strategia, non c'è nulla
di male; ma vorrei soltanto ribadire che il Governo si 'rimangia'
una modalità di lavoro che era stata invece affrontata nel mese di
luglio, non nei due tempi, ma nell'unificazione dello stesso testo.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo soltanto per chiarire questo passaggio: se sino ad un
certo punto in quest'Aula le parole devono avere un senso o se
dobbiamo continuare a fare una sorta di dibattito studiato secondo
un criterio un po' particolare, cioè che ognuno attribuisce
all'altro le idee che vorrebbe che l'altro avesse per poter
polemizzare.
Il Presidente della Regione, e prima di lui il sottoscritto, ha
tracciato un percorso chiarissimo: c'è un disegno di legge sul
diritto allo studio universitario a cui questo Governo,
l'opposizione e l'intero Parlamento riconoscono valore strategico e
fondamentale. Il testo è stato già esitato per l'Aula ma deve avere
copertura finanziaria da parte della Commissione Bilancio. Il
Presidente della Regione e l'Assessore al ramo hanno ribadito che
domani può essere convocata, e sarà convocata, la Commissione
Bilancio e in quella sede si darà copertura finanziaria al disegno
di legge sul diritto allo studio universitario, che sarà approvato
contestualmente al disegno di legge sul buono scuola nella seduta di
giovedì prossimo. 'Contestualmente' significa che sono due
argomenti di un'unica materia, ma restano due disegni di legge su
cui gioca giovedì un dibattito parlamentare per approvare e l'uno e
l'altro.
E' una pagina legislativa importante che il Parlamento può
scrivere e, dunque, la posizione ufficiale del Governo è la
seguente: domani diamo copertura - lo voglio ribadire per chi finge
di non sentire o di non comprendere - al disegno di legge sul
diritto allo studio universitario e, nel frattempo, andando avanti
stasera approveremo giovedì, contestualmente, il disegno di legge
già incardinato sul buono scuola, e poi il disegno di legge sul
diritto allo studio universitario.
Questa è la posizione del Governo: se la condividete come
percorso, nei limiti delle differenze che pure devono esserci, bene;
altrimenti apriamo il dibattito sull'articolo 1 e andiamo avanti.
Ma non esserci condivisione significa che non accettate e non
condividete l'idea di dare copertura finanziaria al disegno di legge
sullo diritto allo studio universitario, questo deve essere chiaro.
L'onorevole Cracolici ha detto benissimo: ha ribadito e
sottolineato quello che noi non abbiamo mai rinnegato e cioè che in
chiusura della scorsa sessione avevamo proprio questo accordo e lo
vogliamo mantenere; quindi, procediamo con l'esame del disegno di
legge sul buono scuola e domani la Commissione Bilancio darà la
copertura finanziaria all'altro disegno di legge.
Perché fingete di non capire? Il discorso è chiarissimo
PANARELLO. Perché non era questo l'accordo
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. L'accordo consisteva nell'approvare
contestualmente al disegno di legge sul buono scuola il disegno di
legge sul diritto allo studio universitario, e questo accordo, che è
sottoscritto e voluto dal Governo, si vuole mantenere in questa
sede.
Abbiamo detto ufficialmente che domani daremo copertura
finanziaria al disegno di legge sul diritto allo studio
universitario e giovedì approveremo l'intero pacchetto delle norme
che riguardano la scuola pubblica, statale e non, e universitaria.
E' chiarissimo quello che stiamo dicendo. Se fingete di non
volerlo accettare si vede che non lo accettate perché si tratta di
un altro tipo di strategia, sulla quale, poi, ognuno legittimamente
in Aula nel dibattito parlamentare si pronunzierà.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò
abbastanza breve. Intanto, ho la sensazione che ci sia confusione
anche tra qualcuno dei parlamentari rispetto ad alcuni termini.
Noi abbiamo privilegiato sempre la parità scolastica rispetto
al buono scuola; in questi giorni però si è fatta parecchia
confusione perché, ad esempio, alcuni hanno confuso le scuole
paritarie con le scuole parificate, che sono cosa totalmente
diversa, altri considerano il buono scuola un provvedimento sulla
libertà di educazione e sul diritto allo studio.
Sono tutti provvedimenti legislativi che hanno modelli di
società diversi. Noi non siamo pregiudizialmente contro il buono
scuola, quindi non c'è una posizione ideologica; però riconosciamo
il buono scuola come un intervento parziale, tant'è che abbiamo
detto più volte che occorreva fare prima la legge sul diritto allo
studio, ma sul diritto allo studio di tutte le scuole di ogni ordine
e grado, non sulle opere universitarie, che è una cosa anche questa
diversa.
Se c'è una connessione rispetto all'intera problematica è
quella di capire se il Governo vuole affrontare la politica della
scuola nella nostra regione, che non si affronta con il
provvedimento sul buono scuola, che non è né una legge sulla parità
scolastica né una legge sul diritto allo studio, non è nemmeno la
stessa legge dell'Emilia Romagna nè della Lombardia sia per i
contesti diversi esistenti sul piano della popolazione scolastica
sia per il contesto diverso della qualità dell'istruzione e della
formazione.
Tutti sapranno, infatti, che mentre in Lombardia il 99 per
cento delle scuole ha avuto i requisiti e, quindi, gli standard di
qualità per essere riconosciute scuole paritarie, in Sicilia
soltanto il 25 per cento ha avuto riconosciuti i requisiti idonei
per rientrare nella legge nazionale numero 62 del 2000, legge che
dopo cinquant'anni introduce il concetto di parità e libertà di
educazione in Italia. Non è, dunque, la stessa cosa.
Noi vogliamo capire se il Governo vuole fare un ragionamento
sulla politica della scuola in Sicilia oppure se vuole andare avanti
su questo provvedimento del buono scuola sul quale siamo contrari,
perché inadeguato e perché non distinguendo in Sicilia fra scuole
legalmente riconosciute e scuole paritarie fa commettere
all'Assemblea regionale siciliana un errore che altri, a livello
nazionale, non avrebbero commesso, neanche i più accaniti
sostenitori del buono scuola.
Allora, o noi rientriamo nel concetto nazionale, sul quale ci
troviamo d'accordo, cioè che il problema della scuola pubblica non
si pone e pubblico si può dichiarare qualsiasi istituto a
prescindere dalla proprietà - e andiamo avanti sul discorso della
parità scolastica - oppure il dibattito parlamentare sarà non
ostruzionistico ma sui contenuti.
Noi abbiamo presentato una serie di emendamenti che, si spera,
vengano approvati.
Sappiamo che il buono scuola così come è formulato verrà speso
al 99 per cento nelle scuole non statali perché prevede soltanto il
pagamento delle rette; non c'è alcun discorso che riguarda le
attrezzature, gli strumenti.
Noi abbiamo presentato alcuni emendamenti; confrontiamoci,
dunque, senza pregiudizi su un provvedimento che credo debba uscire
da quest'Aula con un consenso che non sia quello della divisione
ideologica tra centro, destra o sinistra, ma quello di chi vuole far
crescere in Sicilia la qualità dell'istruzione, dell'intero sistema
scolastico e non solo di una parte di esso.
COMUNICAZIONE DI TRASMISSIONE DI DECRETO DA PARTE DEL GOVERNO
PRESIDENTE. Comunico che, mantenendo gli impegni assunti in
quest'Aula, il Governo ha trasmesso all'Assemblea regionale
siciliana copia del decreto avente per oggetto: "Disposizioni per
il contenimento della spesa sanitaria nella Regione siciliana.
Modifica n. 76/VI".
RIPRENDE LA DISCUSSIONE SULL'ORDINE DEI LAVORI
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, intervengo per dare un minimo di
riscontro alla proposta dell'onorevole Granata, in rappresentanza
del Governo, per quanto riguarda il prosieguo dei lavori.
Indubbiamente, da parte dell'opposizione c'è della resistenza che
non è ostruzionismo, onorevole Forgione, perché l'ostruzionismo si
organizza, si nutre di una serie di fatti concatenati che non
abbiamo in questo contesto realizzato.
Gli emendamenti sono pochi, come si può notare, sono
emendamenti attinenti alla materia, non contengono modifiche di
virgole o di punti e virgole. Si può parlare di emendamenti di
merito che non configurano un ostruzionismo, ma poichè da parte
dell'opposizione si ritiene che si stia compiendo un passo pesante
verso una direzione sbagliata l'opposizione conduce la sua legittima
battaglia che, magari, può sembrare più vivace di quella che tiene
normalmente in altri passaggi parlamentari.
Cosa sosteniamo, assessore Granata e onorevole Presidente? Se
da parte della maggioranza e del Governo c'è una vera intenzione di
sanare un vulnus, ed il fatto che l'onorevole Granata dia una
risposta e anche così impegnata significa che in una qualche misura
ammette questo vulnus, che consiste nel discutere del disegno di
legge che riguarda un settore, anche dal punto di vista della
maggioranza, sicuramente non maggioritario e, comunque, non
prioritario, rispetto al resto della scuola, qual è quello del
buono scuola, sganciato al di fuori, addirittura precedendo l'atto
generale che è quello del disegno di legge del diritto allo studio
arenatosi da parecchie settimane, oserei dire parecchi mesi, in
Commissione Bilancio, perchè il Governo finora non ha ritenuto di
trovare la necessaria copertura finanziaria.
Il Governo sostiene che bisogna andare avanti con l'esame di
questo disegno di legge perchè domani in Commissione Bilancio darà
la copertura all'altro disegno di legge sul diritto allo studio e
giovedì si potranno discutere in Aula, sia pure simbolicamente
perchè è chiaro che non può avvenire in simultanea, però
contemporaneamente i due disegni di legge; è questa la tesi del
Governo.
Onorevole Presidente, vorrei che riflettessimo un attimo sulla
differenza abissale tra le due posizioni: siamo alle ore 18.15 di
martedì sera, domani circola voce che non ci sarà seduta d'Aula e
lavoreranno le Commissioni, quindi domani mattina si può esaminare
in Commissione il disegno di legge sul diritto allo studio per dare
la copertura finanziaria. Dopodomani dovremmo tornare in Aula per
esitare ambedue i testi, nella giornata di giovedì o anche poi
rinviando ma, comunque, aprendo una discussione congiunta. Il
problema dove sta? Sta nel fatto che stasera per una ragione di
principio il Governo pretende che l'opposizione, che sente come
pesante la spinta a passare sul disegno di legge senza avere quello
sul diritto allo studio, lasci correre una legge che ha cinque
articoli e che nel giro di mezz'ora, se l'opposizione depone le
armi, è già approvato.
Se stasera dobbiamo fare un articolo, due articoli simbolici
per poi, comunque, andare a giovedì e aspettare la mattinata di
domani, non vi sembra più ragionevole che si compia l'atto, che
l'opposizione ritiene importante, di passare col disegno di legge
sul diritto allo studio in Commissione domani mattina e giovedì
procedere senza più difficoltà? Perchè l'opposizione vedrebbe
riconosciuta una battaglia di principio che l'onorevole Granata più
volte, nelle dichiarazioni rese alla stampa, ha riconosciuto essere
fondate, quello cioè di avere una legge sul buono scuola nel
contesto di una legge sul diritto allo studio o, comunque, di una
normativa complessiva che, abbracciando i due disegni di legge, dia
un riferimento certo alla scuola siciliana.
Io mi chiedo se valga la pena forzare con una discussione che
inevitabilmente sarà non lineare, non serena per arrivare
all'obiettivo di approvare un articolo che sarebbe l'articolo dei
princìpi, in quanto poi, in sostanza, l'articolo 1 non contiene
alcuna scelta di carattere irreversibile.
Onorevole Granata, io non so se ci sono problemi nella
maggioranza e nel Governo, questo ci riguarda poco; ci interessa
molto di più la posizione ufficiale del Governo.
L'onorevole Cintola continua a fare riferimento al clima
d'Aula che si è stabilito in occasione della discussione sulla legge
sugli appalti. Ma, onorevole Cintola, lei non può volere la botte
piena e la moglie ubriaca, perchè nel caso del disegno di legge
sugli appalti la maggioranza altro non ha fatto che convenire,
accettare i contenuti di una proposta che veniva dall'opposizione;
ecco spiegato il clima d'Aula della legge sugli appalti Non è che
il clima d'Aula è frutto del buonismo, della pacificazione: è frutto
di una convergenza di contenuti.
Voi, invece, in questa occasione pretendete di andare avanti
come la ruspa perchè volete mortificare, così come avete già fatto
nel caso della sanità: in quell'occasione noi vi chiedevamo soltanto
un ordine del giorno che confermasse quanto aveva detto il
Presidente, ed invece ciò non si poteva fare e non se ne comprendeva
il motivo.
CUFFARO, Presidente della Regione. Ho mantenuto la promessa: ho
emanato il decreto venerdì
CAPODICASA. No, Presidente, allora Le dirò che Lei non ha
mantenuto la promessa, perchè in Giunta ha portato i primi cinque
articoli, così riporta la stampa; il decreto è arrivato oggi, non
venerdì, come lei aveva detto
Il problema non è del giorno in più o del giorno in meno, è un
problema di riconoscimento del ruolo di una forza politica che oggi
è di opposizione, riconoscerne la fondatezza delle argomentazioni e,
se sono condivise, procedere di conseguenza. Se volete andare
avanti a schiaffi, allora vi diciamo che noi gli schiaffi non li
accettiamo e, malgrado vi siano all'interno dell'opposizione
tantissimi cattolici, l'opposizione non ritiene di dovere porgere
l'altra guancia.
Quindi, questo è il punto che noi solleviamo; non c'è alcuna
intenzione di creare un clima di tensione. Vogliamo, però, che ci
siano date delle garanzie; voi non potete pretendere che su ogni
cosa dobbiamo stare alla parola della maggioranza, del Presidente
che è autorevolissimo, ma che però, ci consentirete, è espressione
politica....
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, devo invitarla a concludere.
TUMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, il discorso del buono scuola è
serio e faceto nello stesso tempo, perchè è serio se vuole
diventare un testo di legge di diritto allo studio e faceto se è
solo un testo di legge che serve per finanziare le scuole non
statali ed, in particolare, quei famosi diplomifici di cui
abbiamo parlato.
L'appello che fa il centrosinistra affinchè questo del buono
scuola diventi un disegno di legge attinente al diritto allo studio,
apparentemente viene condiviso dalla maggioranza e dal Governo,
perchè ritiene non solo che questa legge vada approvata, ma vada
approvata in concomitanza alla legge sul diritto allo studio
universitario che già la Commissione ha esaminato. Però è un modo
apparente di porre il problema.
L'esigenza del Governo e della maggioranza di porre il problema
del buono scuola nell'ambito del problema del diritto allo studio è
solo apparente, dato che c'è il timore sostanziale che la legge sul
diritto allo studio universitario possa restare per strada, perchè
in questo momento non c'è l'attenzione, l'impegno, la volontà per
approvare la legge sul buono scuola. Quindi, potrebbe essere letta
come il tentativo di cogliere il treno che passa per mettere su
questo treno anche la legge sul diritto allo studio universitario.
Con buona pace del centrosinistra e dell'onorevole Capodicasa che,
invece, sostiene necessaria una legge complessiva sul diritto allo
studio che vada dalle materne all'università. Sarebbe la cosa più
auspicabile ma non pare che il Governo abbia questo tipo di
intenzione. Non c'é niente di pratico, di concreto, a livello di
Commissione; rimane un grande nodo che il Governo non accenna
neanche lontanamente a porsi.
Signor Presidente, mi permetta di chiedere ...
PRESIDENTE. Onorevole Tumino, lei ha ragione ma, come vede, i
nostri colleghi si comportano con lei come lei si comporta con loro,
nel senso che mantengono un atteggiamento di dibattito tra i banchi
che, come vede, a rotazione colpisce tutti. Se, allora, insieme
prendiamo atto consapevolmente di ciò, probabilmente l'andamento dei
lavori sarà più sereno. In caso contrario, non mi sento, onorevole
Tumino, di ripetere esattamente la stessa cosa ogni volta. Spero
soltanto nella capacità di autodisciplina di ciascuno deputato.
TUMINO. Grazie, signor Presidente. Chiedo scusa ai colleghi.
C'é un aspetto che il Governo non ha sottolineato, che non é
emerso, e riguarda la legge nazionale 144 del 1999 che pone come
obbligo la necessità di frequentare, dopo il quindicesimo anno,
attività formative fino al diciottesimo anno d'età: il cosiddetto
obbligo formativo.
Tale obbligo formativo é di una delicatezza estrema perché é
lo strumento principale con cui combattere l'abbandono scolastico e
le forme di disagio giovanile che vengono fuori quando si esce dalla
scuola e non si ha dove andare a parare. L'obbligo formativo nelle
altre regioni é già stato attivato, nella regione Sicilia non vi é
cenno.
Onorevoli colleghi, questo dell'obbligo formativo sarebbe
veramente il campo dove andare a spendere il buono scuola e, qui,
non faccio una distinzione tra scuole private, scuole statali o non
statali o, addirittura, enti di formazione, perché l'obbligo
formativo diventa uno strumento essenziale per combattere un
fenomeno di devianza minorile che é drammatico: di questo, però,
che é sicuramente un aspetto legato al diritto allo studio perché
in fondo é il diritto di una persona a potere crescere nella
realizzazione della sua persona, non si fa cenno.
Ed allora, onorevole Presidente della Regione, Governo,
maggioranza, poniamoci il problema del buono scuola in una logica
più ampia che riesca a coprire segmenti significativi e non pensiamo
esclusivamente a quella miseria che é il finanziamento delle lobby
più o meno aperte, più o meno nascoste che sono a capo delle scuole
private in Sicilia. Resta il fatto che noi dobbiamo produrre in
Commissione, onorevole Antinoro, un'attività legislativa mirata,
anche in modo autonomo, tra i vari disegni di legge che possono
riguardare il diritto allo studio per giungere, in tempi anche non
lontanissimi, ad una legge organica pure su iniziativa della
Commissione o dei parlamentari della Commissione perché questo
sarebbe un servizio reso a tutta la Sicilia, a prescindere dalle
forze di appartenenza.
Presidenza del vicepresidente Fleres
MISSIONI
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Crisafulli e Pistorio
sono in missione dal 9 al 22 settembre 2002 per ragioni
istituzionali.
CONGEDI
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute richieste di congedo per
i deputati: Croce, Giambrone, Castiglione, Cascio, Misuraca e
Franco Catania.
Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.
Presidenza del vicepresidente Fleres
RIPRENDE LA DISCUSSIONE SULL'ORDINE DEI LAVORI
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
Governo é assolutamente consapevole di una garanzia che nella
dinamica di questo dibattito parlamentare l'opposizione ha ritenuto
di volere illustrare e sottolineare - che dal loro punto di vista é
comprensibile - e cioè che si vada domani effettivamente alla
copertura finanziaria del disegno di legge sul diritto allo studio
universitario in modo tale che giovedì, avendo ancora dalla loro
delle armi possibili per ritardare l'iter di approvazione di una
norma che non condividono, con varietà di posizioni possano ancora
dire la loro e atteggiare il loro comportamento e la loro presenza
in Aula a seconda che ci sia stata o meno la copertura finanziaria
di quel disegno di legge: mi sembra che poi alla fine di questo
l'onorevole Capodicasa abbia discusso ed abbia parlato.
La proposta è: tutto il ragionamento, pure la dotta
disquisizione alla quale ci ha abituato ormai, anche
giornalisticamente, l'onorevole Barbagallo che ha spiegato, ancora
una volta, le differenze in modo sofisticato tra scuola paritaria,
scuola parificata, scuola autorizzata, scuola legalmente
riconosciuta, argomenti di cui potremmo ragionare e dobbiamo farlo
in quest'Aula, verte attorno - non dobbiamo nasconderlo -
all'articolo 3, il cuore dell'intervento relativo al buono scuola.
Onorevole Forgione, capisco che potrebbe essere un
atteggiamento di tipo ostruzionistico, se così lo vogliamo definire,
però il fatto che Rifondazione comunista presenti un emendamento a
firma degli onorevoli Forgione, Micciché, Morinello, Ferro, etcetera
in cui si dice che l'articolo 5 è soppresso... L'articolo 5 è
l'unico che all'interno di questo disegno di legge anticipi i
contenuti del disegno di legge sul diritto allo studio.
FORGIONE. Fa parte di un pacchetto di emendamenti che
sostituiscono l'articolato
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Lei è parlamentare fin troppo esperto Se
fuoriusciamo un attimo dai posizionamenti e torniamo all'argomento
del disegno di legge, credo che il Governo, non tanto per bocca e
voce mia - secondo l'onorevole Barbagallo avrei perso una certa
autorevolezza in quanto qualche preside ha avuto la 'fregola' di
aprire la scuola prima del 23 settembre - oggettivamente ha dato la
disponibilità di andare domani alla copertura del disegno di legge,
per noi importantissimo, sul diritto allo studio universitario.
La proposta è la seguente: proseguiamo adesso in modo chiaro
su questo articolato, escludendo dall'approvazione l'articolo 3 e
andando avanti sugli altri articoli che non sono sostanziali, lo
sapete perfettamente, salvaguardando alla ripresa l'approvazione
dell'articolo 3 e le procedure finali di voto, e quindi
salvaguardando per voi la possibilità di atteggiarvi comunque per
ritardare l'approvazione di questo disegno di legge, di ampliare il
discorso sul contenuto dell'articolo 3, che è un po' il cuore di
tutto il ragionamento e le differenze parlamentari sul disegno di
legge che riguarda il buono scuola. Al tempo stesso, arrivare
giovedì a scrivere insieme una pagina legislativa importante perché
approveremo finalmente anche il disegno di legge sul diritto allo
studio universitario.
Credo che al Governo oltre questo non possiate chiedere nulla,
altrimenti diventerebbe un ragionamento unilaterale. Credo che
questa proposta, in modo chiaro, abbiamo ritenuto di formulare come
proposta equilibrata e che viene incontro alle esigenze sia della
salvaguardia del ruolo e non della mortificazione in Parlamento
delle opposizioni, ma anche della volontà sacrosanta del Governo di
andare avanti secondo l' impostazione che si è dato.
ORTISI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Dopo sarebbe opportuno che gli
onorevoli colleghi si esprimessero rispetto alla proposta formulata
dall'assessore Granata.
ORTISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avrei dovuto
svolgere brevemente un altro punto ma l'ennesimo intervento
dell'assessore Granata mi spinge, invece, ad argomentare in maniera
diversa. Onorevole Granata, quando lei aveva più tempo leggeva più
di quanto non lo faccia adesso.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Sempre molto più di lei
ORTISI. Onorevole Assessore, il fatto che lei dica che legga
molto più di me non può che farmi piacere, anche perché ciascuno di
noi ha bisogno di tempi diversi per capire: c'è chi ha bisogno di
ore, c'è chi ha bisogno di due minuti. Quindi, la prego di non
portare la questione su questo piano che non fa onore né a lei né
a me.
Dicevo, l'intervento ulteriore dell'assessore Granata mi
convince ad argomentare in altra maniera. Proprio in questi giorni
uscirà un bellissimo libro sull'Odissea che richiama anche una
teoria di Wolf - che lei sicuramente avrà letto prima della sua
pubblicazione - il quale sosteneva che l'Odissea era frutto di
giustapposizione. Diceva Wolf che le giustapposizioni non
incidevano negativamente sul valore complessivo dell'opera.
La mia impressione è che qui si tenti di trasformare in
strumento tattico, giustapponendo provvedimenti legislativi, quello
che dovrebbe essere un percorso, invece, unitario ed omogeneo sul
quale non è necessario che siamo tutti d'accordo. Anzi
L'altra volta, nel precedente intervento - lei non c'era
Presidente - dicevo che la unanimità e, spesso, anche la non
possibilità di critica su un argomento, lo confina tra quelli
dogmatici non fra quelli scientifici. La dimostrazione della
scientificità di un provvedimento è la sua criticabilità, la sua
possibilità che sia fallimentare, negativo.
Allora, questo tentativo tattico di giustapporre due
provvedimenti non va bene Peggiora addirittura quello che sta
avvenendo qua
Non me la prendo sia quando l'assessore Granata si esprime in
termini dispregiativi sulla mia persona e neppure quando il collega
Cintola dice che non facciamo il bene della Sicilia se non
approviamo questo provvedimento, perché è una caduta di stile e poi
l'argomento è talmente risibile che, nel merito, non merita
veramente contrapposizione di alcun ordine, né polemico né tanto
meno culturale. Dico soltanto che questo tentativo tattico offende
il Governo, la maggioranza ed anche l'opposizione.
Non si può fare il discorso di accantonare l'articolo 3 del
provvedimento che riguarda il buono scuola, fondamentale, per
carità Assessore Granata, l'argomento che riguarda il diritto allo
studio è quello che voi stessi riconoscete come appendicolare, cioè
il buono scuola, va affrontato prima attraverso un dibattito teorico
approfondito per valutarne la omogeneità, la congruità, la logicità
interna che permette ad una parte di votarla e ad una parte, magari
minimale, di non votarla.
Ma quando voi nella parte motiva di questo provvedimento, in
due occasioni, a pagina 1, al quarto capoverso, dite: "Il disegno di
legge della Commissione mira a rendere effettivo il diritto allo
studio ed alla istruzione...", e poi, a pagina 4, al secondo
capoverso, ripetete: "Con l'articolo 5 viene introdotta una misura
di diritto allo studio...".
Anticipando e spezzettando la problematica del diritto allo
studio, vanificate il senso della proposta che fa l'assessore
Granata questa sera. Quindi, non vi è alcun pregiudizio né di tipo
ideologico, né di tipo - come dire - dipartimentale, ma soltanto
l'osservazione che una forma di coerenza interna agli interventi del
Governo e della maggioranza, anche ai nostri interventi di
opposizione, aiuterebbe un po' tutti.
Signor Presidente, vorrei solo chiederle di aggiungere le firme
di tutti i componenti del mio Gruppo agli emendamenti presentati dai
deputati del centrosinistra e, se mi consente, vorrei chiedere
brevemente al Presidente Cuffaro, fuori tema, visto che lei ha
annunziato la trasmissione del nuovo decreto che riguarda la
sanità...
PRESIDENTE. Onorevole Ortisi, avrà modo di parlare a conclusione
degli interventi sulle comunicazioni ai sensi dell'articolo 83 del
Regolamento.
Per gli Uffici, comunico che l'onorevole Ortisi ed i deputati
del suo Gruppo parlamentare appongono la firma sugli emendamenti
presentati da altri deputati del centrosinistra.
DE BENEDICTIS . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS . Signor Presidente onorevoli colleghi, io sono
sempre piuttosto restìo ad intervenire quando so o temo di parlare
ad un'Aula poco interessata, e certo mi dispiace quando qualcuno
continua a parlare. Normalmente faccio parlare tutti, quindi
l'appunto fatto dall'onorevole Tumino forse questa volta può essere
ribaltato.
Devo dire che non interverrei nemmeno se pensassi che le parole
fossero del tutto inutili e le decisioni già prese.
Ora, probabilmente, onorevole Assessore, più tardi saremo
portati e costretti a confrontarci direttamente sull'articolato di
legge. Però, io sento assolutamente il bisogno, il dovere, e credo
anche di sperare che queste parole non siano vane, nel ricordare a
voi, a questa maggioranza, come effettivamente impostare una
soluzione ad un problema complesso e difficile come quello del
diritto allo studio, non già attraverso un ragionamento che
individua quali sono le modalità e i termini di questo diritto, ma
direttamente discutendo e varando strumenti, tecniche di intervento
per la risoluzione di questo problema, è esattamente rinnegare la
volontà di risolvere un problema. Come dire, trovare un rimedio
senza averne discusso la finalità e l'obiettivo.
Ora, lo diceva poco prima lo stesso onorevole Tumino, la
formazione scolastica e, soprattutto, alle età più inferiori, assume
anche un ruolo e una funzione sociale fondamentali.
I fenomeni connessi alla dispersione scolastica certamente
inficiano la formazione scolastica stessa ma, più ancora,
compromettono la funzione sociale della famiglia e l'individuo nella
sua relazione con l'esterno.
Questi sono obiettivi. Quando parliamo di legge che regola il
diritto allo studio, dobbiamo porci una priorità e una gerarchia
degli obiettivi che, nell'ambito di questo diritto, vogliamo
privilegiare. E solo dopo avere chiarito qual è la natura di questa
strategia, di questa finalità, averne fissato i cardini, averne
discusso le modalità, allora si può porre mano alle tecniche per
raggiungere questi obiettivi. E quella del buono scuola è
certamente una tecnica.
Noi ci confronteremo se questa è o non è la tecnica che ci
sembra più idonea, e naturalmente rispettiamo le opinioni altrui, e
su questo diremo la nostra. Però, su una cosa non si può non essere
d'accordo: che di una tecnica si tratta, di uno strumento, e non già
di un fine.
E' come porsi di fronte ad un problema sanitario individuando
subito e pretendendo la medicina per curare il sintomo senza avere
definita la strategia da attuare per l'intervento su quella malattia
stessa.
Io comprenderei questo percorso se non aveste altre risorse, se
non aveste la forza dei numeri, se non aveste la convinzione del
sodalizio interno alla vostra coalizione, ma devo pensare che così
non è.
Avete certamente i numeri per farlo, le condizioni per andare
avanti; quindi io non comprendo e non lo chiedo affatto, onorevole
Granata, per ritardare una discussione perché sarebbe del tutto
pretestuoso, banale, infantile, chiedere un rinvio di discussione
solo per allungare i termini, per dilazionarli. Non interverrei per
una finalità ostruzionistica, e non perché disattendo questa
possibilità di intervento, ma perché non ci siamo dati questa
finalità, non abbiamo deciso di fare ostruzionismo.
Come ricordava l'onorevole Capodicasa, abbiamo tutta la volontà
di collaborare, ma vorremmo partecipare ad un disegno che sia
organico, che abbia una sua ingegneria amministrativa, una sua
gerarchia, che parta dal generale e finisca al particolare e che
quindi conduca, poi, a discutere anche del buono scuola. E
naturalmente di questo discuteremmo.
Io credo che la maggioranza abbia tutti gli strumenti per
farlo, abbia le carte in regola per poter approvare il
provvedimento che vuole, ma certamente dando a questo Parlamento la
possibilità di articolare un congegno legislativo che sia coerente
nel suo interno, che abbia un generale alle spalle e un particolare
attuativo a valle, e non il contrario, non mettendoci nelle
condizioni di fare ridere il resto del Paese dove una legge sul
buono scuola non ha mai preceduto una legge sul diritto allo studio.
Ciò detto, signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi rivolgo
a voi della maggioranza: non avete nessun motivo per ostacolare
questo percorso che potrebbe, semplicemente, ricondurvi a un
criterio di onorabilità legislativa, di credibilità sul quale noi
discuteremo avversandoci e controbattendoci sul piano delle tesi ma,
certamente, un percorso che ha una sua coerenza e che potrebbe
portare a un convincimento più ampio e più fondato nel merito del
buono scuola.
Se ce ne darete la possibilità lo dimostreremo meglio ma, in
ogni caso, questo lo spiegheremo; il provvedimento sul buono scuola
presenta delle forti irragionevolezze proprio in relazione a quel
presunto diritto allo studio che, in questo modo, non è
assolutamente sviscerato prima ancora di trovare in esso risposte
attuative.
LO CURTO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO CURTO . Signor Presidente, onorevole Assessore, onorevoli
colleghi, da persona di scuola quale io sono, perché oltre che
dall'interesse politico la mia vita è stata attraversata ed è
tutt'oggi attraversata dall'interesse professionale nei confronti
della scuola, non posso non esprimere talune perplessità su questo
disegno di legge.
In questi giorni mi è capitato di dovere parlare e di dare
delle risposte su questo disegno di legge, non foss'altro perché, da
deputato della maggioranza, la gente chiede di sapere quale è la mia
opinione.
Io devo dire che ho difeso questo disegno di legge; l'ho difeso
perché certamente è un primo passo nella direzione della garanzia
del diritto allo studio, ma direi che non si può certamente parlare
di questo come di un disegno di legge che esaurisce - così come
peraltro detto dallo stesso Governo, oltre che da autorevoli
colleghi che mi hanno preceduto - la complessa materia del diritto
allo studio.
Io sono per una proposta di buon senso, tenuto conto che la
legge sul diritto allo studio universitario è anch'essa una legge
che non esaurisce la complessa materia, perché è vero che ci sono
problemi che sono connessi al diritto allo studio universitario, ma
è anche vero, signor Presidente, che quando si arriva all'Università
gran parte di quel diritto è stato già sostenuto.
Abbiamo, quindi, l'esigenza di inquadrare la legge sul diritto
allo studio come una di quelle scelte strategiche che servono alla
Sicilia per rilanciare questa terra e i suoi giovani che aspirano a
trovare un lavoro, nel quadro di una formazione eccellente che va
garantita sin dai primi anni di vita a questi ragazzi, a questi
bambini, non soltanto ai giovani universitari.
Ne consegue che legare questi due provvedimenti, come se si
trattasse di una scelta di sistema e di una scelta strategica,
ancora ci fa perdere di vista l'obiettivo fondamentale.
La legge sul diritto allo studio, cui si può collegare quella
sul buono scuola, deve essere una scelta strategica di questo
Governo ben più ampia che ricomprende il diritto allo studio sin
dalla scuola dell'infanzia, eliminando quelle condizioni di
svantaggio, di disagio, di cattiva gestione della formazione che,
ovviamente, prevedono interventi molto più ampi di cui anche una
legge nazionale parla, come per esempio la numero 285 che è una
legge in aiuto alle famiglie che si trovano in situazione di
svantaggio e non soltanto in aiuto al bambino.
Cosa voglio dire? Ritengo che ormai - ed è questa la proposta
che faccio, e mi rivolgo soprattutto alla minoranza - se andiamo al
braccio di ferro non c'è dubbio che esiste una maggioranza che può
essere richiamata al dovere di sostegno al Governo. Allora, ritengo
che la nostra esigenza non sia quella di approvare le leggi a colpi
di maggioranza, ma di approvare le leggi che trovano nel Parlamento
la condivisione di tutti i gruppi parlamentari che, ovviamente,
rappresentano interessi generali e non solo di una parte della
popolazione siciliana.
Cosa significa questo? Significa che, se noi entriamo
nell'articolato della legge, possiamo emendarla con quella
necessaria attenzione che ovviamente eviti di etichettare questa
legge come se fosse una legge per i 'diplomifici'. Una legge che non
valuta la necessità di una formazione all'eccellenza non è una
buona legge, non lo sarebbe certamente.
Abbiamo l'esigenza di dare aiuto alle famiglie tenendo conto,
però, che bisogna legare questa legge ad un progetto ben più ampio.
Pertanto, invito la maggioranza da un lato a riconsiderare il
problema in maniera che si emendi questa legge, si tolgano da essa
quei difetti di natura strutturale che ne farebbero, appunto, una
legge a favore delle agenzie di vendita dei diplomi, cosa che
certamente nessuno di noi vuole, e meno che mai il Governo.
Per quanto riguarda la legge sul diritto allo studio
universitario, se c'è la disponibilità del Governo a riconsiderarla
in termini ben più ampi, io direi che non può essere portata subito
in Parlamento perché questa legge sul diritto allo studio
universitario che è stata certamente concertata con le parti, con
l'Università, con il mondo universitario, è solo una parte della
legge sul diritto allo studio. E credo che noi abbiamo l'esigenza di
fare una legge unitaria, complessa, di sistema e strategica; per
fare questo non possiamo parlare di pezzi di legge, di pezzi di un
sistema e di una strategia, abbiamo bisogno di una strategia
unitaria.
E' questo il senso della mia proposta: portare in Parlamento la
legge sul diritto allo studio universitario e pensare di emendarla
qui senza averla confrontata con altri settori del mondo della
scuola, significherebbe ancora una volta sminuirne, impoverirne il
significato e, soprattutto, non fare un'operazione degna di quella
scelta democratica rispettosa, cioè delle opinioni e delle esigenze
di libertà di questo popolo che, invece, va fatta.
MICCICHE'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi
soffermerò sugli aspetti che riguardano l'articolato del disegno di
legge perché già i miei colleghi dell'opposizione hanno reso tutte
le loro opinioni ma mi soffermerò su un aspetto che deve essere
preso in considerazione e si deve dire con tutta la forza possibile,
anche all'interno della nostra opposizione.
Non sono per principio contro la scuola privata ma sono per
principio per la scuola pubblica; se esiste la scuola privata se la
paghi chi ha la possibilità di farlo. Certo, c'è la cosidetta
parità scolastica che anche il centrosinistra nei precedenti governi
ha portato avanti. Io non sono d'accordo, ma oggi siamo qui per
discutere di qualcosa che va oltre il discorso della parità
scolastica.
Spesso i miei colleghi hanno detto che con questo sistema, con
questa legge non si fa altro che dare soldi alla scuola dei ricchi.
Se si parte da questo principio credo che dare soldi alla scuola
dei ricchi sia immorale e, quindi, mi rivolgo al presidente Cuffaro,
che pretende di essere alfiere di un ragionamento politico rivolto
al corpo insegnante all'interno delle scuole private e
principalmente quelle confessionali, se così vogliamo chiamarle: ho
assistito ad un dibattito in una televisione locale dove alcuni
insigni prelati, che gestiscono determinate strutture scolastiche
religiose, hanno detto che attendono con ansia questa legge.
Però, qualcuno ha detto, sempre all'interno del loro
ragionamento abbastanza pacato, che bisogna stare attenti che questa
legge non vada oltre il ragionamento che si è portato avanti
nell'ultimo periodo e diventi un contributo a favore di quelle
scuole private che si trasformerebbero in 'diplomifici'.
Ci sono due tendenze all'interno della maggioranza: la
tendenza per cui all'esterno il Presidente della Regione vuole
dimostrare di avere rispettato i patti del programma della campagna
elettorale a favore della scuola privata religiosa; poi c'è un'altra
parte della maggioranza - e mi riferisco soprattutto al gruppo
maggioritario di Forza Italia - che pretende che si diano più soldi
alla scuola privata, non confessionale, non religiosa.
Onorevole Presidente, lei questa tendenza, questo nodo lo deve
sciogliere, perché una cosa è seguire la legge nazionale sulla
parità scolastica dove le scuole più o meno religiose danno garanzia
di serietà, di professionalità nell'ambito dell'istruzione, ma è
chiaro che tra queste scuole e le scuole private - che da un momento
all'altro diventeranno molto, molto più numerose di quelle che sono
se sventuratamente questa legge diventerà legge della Regione -
...noi avremmo in un certo senso una dequalificazione
dell'istruzione scolastica, per non parlare della dequalificazione
della scuola pubblica. Questo è il principio: qui si vogliono dare
soldi soltanto alla scuola dei ricchi. Il discorso che parte della
maggioranza, la quale dice "diamo anche un contributo a quelle
famiglie che voglio iscrivere i loro figli nelle scuole dei
Salesiani, nelle scuole religiose", questo va in minoranza e lo
possiamo benissimo confrontare attraverso i dati già in possesso
delle varie organizzazioni sindacali di categoria che hanno dato una
precisa indicazione dei beneficiari di questa legge.
I beneficiari non saranno certamente solo quelli che il
Presidente della Regione ha cercato di dire in certi ambienti e in
certe situazioni, ma i benefici andranno sicuramente a favore delle
scuole private, andranno sicuramente a favore dei 'diplomifici'.
Di conseguenza, noi non possiamo che essere contrari a questo
orientamento.
FERRO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
discussione che noi stiamo facendo, in qualche modo, può apparire
come una riapertura della discussione generale che già è stata
fatta.
PRESIDENTE. Onorevole Ferro, ho avuto questa sensazione anch'io,
glielo confesso.
FERRO. Al di là di questa considerazione - lo dico per rispetto
di tutti noi e anche della nostra intelligenza - ho scelto di
intervenire perché ho sentito le parole dell'onorevole Lo Curto nel
suo intervento, che credo sia nella sostanza condivisibile, salvo
poi cogliere da quell'intervento le conclusioni che ne derivano.
Credo che se noi parliamo di buono scuola e di diritto
universitario parliamo sostanzialmente di due disegni di legge
diversi tra di loro, ma che affrontano in termine di parzialità il
tema più generale del diritto allo studio che è materia più seria e
complessa.
Dico questo perché venerdì mi pare qualcuno di noi, credo
tutti i capigruppo, abbiano ricevuto, per esempio, da parte dei
comuni madoniti che dicevano che non sono in grado di garantire il
trasporto pubblico per gli studenti perché i tagli provocati nei
bilanci degli enti locali, per altre questioni che nulla hanno a che
vedere con la rubrica dell'Assessore Granata, determinano
l'impedimento dei ragazzi a frequentare questi istituti.
Citavo, qualche giorno fa, il tema dell'edilizia scolastica,
della carenza di strutture scolastiche; anche questa è materia
differente ma, rientra in un quadro di riflessione, di
approfondimento, per cui credo siano omogenee.
Se si intende uscire dal guado in cui ci troviamo, il tema non
è quello di approvare l'articolo 1 della legge sul buono scuola e
poi non capire bene cosa fare, aspettando che il bilancio dia
copertura finanziaria sul diritto universitario.
Quello che tutti dovremmo fare, per buon senso, è rimetterci a
lavorare, con tutto ciò che di elaborato già esiste dentro questo
Parlamento, per vedere di portare una buona legge quadro di diritto
allo studio che possa essere adeguata ai temi e ai problemi che
abbiamo dinanzi.
La mia impressione è che, viceversa, ci ritroveremo con delle
leggi che, in qualche modo, affrontano il problema in modo
assolutamente disarticolato e in cui ciò che ci divide non è il
fatto - mi permetto di dire e vorrei fosse a tutti chiaro - che se
c'è un'opposizione che è d'accordo a dare o a riconoscere un buono
scuola alle famiglie o meno, perché, signor Presidente, lei dirà
'1500 euro' e qualcuno di noi potrebbe dire 'ma perché 1500 euro
meglio 3.500 euro'.
Affrontando così la questione, la mia sensazione è che non si
risolva alcun problema ed i problemi strutturali, cronicizzati ormai
della didattica, del mondo della scuola, in questa Regione come nel
resto d'Italia, sarebbero e si manterrebbero inalterati.
Ecco perché avevo detto la settimana scorsa che questo disegno
di legge era inemendabile, non perché non sappia che ogni disegno di
legge è emendabile, ma perché l'approccio, la filosofia che guida
questo provvedimento non aiuta sicuramente a trovare una
composizione di natura culturale per la sfida che noi vogliamo
mettere in campo.
Credo che, se dobbiamo fare uno sforzo, l'atto di buona
volontà, più ragionevole e più sensato, non sia quello di rincorrere
gli emendamenti in Aula, che non produrrà alcuna buona legge, ma sia
quello di tornare in Commissione e provare tutti insieme - con uno
sforzo di buona volontà e anche con rapidità - a fare una legge
quadro sul diritto allo studio.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, l'onorevole Cintola, nel suo
intervento, richiamava un passaggio importante di questa Assemblea
ed anche del rapporto tra maggioranza ed opposizione, quale è stato
la legge sugli appalti e ci invitava a ritrovare quello spirito.
Io voglio rimanere dentro l' appello dell'onorevole Cintola, e
spero che questa posizione sia condivisa dai deputati di maggioranza
presenti in Aula e, segnatamente da parte del Governo, e per stare
dentro un'ipotesi del genere bisognerebbe, anzitutto, da parte della
maggioranza, tenere conto, come si è fatto anche per la legge sugli
appalti, delle considerazioni e degli argomenti che vengono
dall'opposizione.
Dall'opposizione, assessore Granata, è venuto fuori un
argomento e cioè che questo disegno di legge che, pure come è stato
ricordato, consiste in un intervento della Regione nell'ambito di
una legge nazionale sulla parità scolastica - può essere condivisa o
meno - che interviene a prescindere da un ragionamento organico
sulla scuola in Sicilia.
Ma vorrei dire all'assessore Granata e al Presidente della
Regione che nel mondo della scuola, degli operatori della scuola,
degli utenti della scuola questa parzialità sta suscitando riserve e
perplessità, non per la propaganda legittima dell'opposizione, non
solo, ma perchè, inevitabilmente, in una scuola come quella
siciliana - e l'Assessore lo sa molto meglio di me - che ha enormi
problemi, intervenire soltanto in un segmento - io non entro nel
merito in cui questo disegno di legge configura interventi perchè,
assessore Granata, le considerazioni che faceva l'onorevole
Barbagallo non sono sofisticare, perchè nell'ambito della legge di
parità, la distinzione tra le scuole sono fondamentali - ma
intervenire solo parzialmente in questa direzione, suscita riserve,
perplessità e allarme.
Poichè so che il presidente Cuffaro è sensibile a quello che si
muove nella società, voglio segnalargli che il presidio e il sit-in,
che si tiene sotto l'Assemblea regionale siciliana, è promosso da
CGIL, CISL e UIL, sindacati che egli conosce benissimo e che
attraversano peraltro un momento di forte articolazione per le
vicende nazionali e che sul dell'intervento regionale sulla scuola
hanno ritrovato una forte sintonia e unità.
Nessuno, da parte dell'opposizione, può immaginare di non fare
intervenire la Regione per l'attuazione della legge di parità in
Sicilia, perchè non si tratta di questo, però, se da parte della
maggioranza, non si comprende la richiesta che viene
dall'opposizione di guardare ai temi della scuola per quelli che
sono e di intervenire, quindi, contestualmente sui problemi della
scuola pubblica oltre che sull'attuazione della legge di parità, si
commette un'operazione sbagliata nei confronti dei siciliani, che
dovrebbero essere, al di fuori di ogni retorica, il riferimento per
tutti noi.
Ma non si vuole, da parte della maggioranza, cimentarsi con un
tema che credo sia serio perchè non penso che, da parte del
Presidente del Governo, da parte dell'assessore al ramo, da parte
degli esponenti della maggioranza - do atto e concordo con le
considerazioni che faceva l'onorevole Lo Curto a proposito delle
condizioni della scuola in Sicilia che credo lei conosca molto bene
anche per la sua estrazione professionale - non c'è nessuno che
neghi che in Sicilia la scuola, il sistema scolastico ha bisogno di
interventi seri, di supporto da parte della Regione. E non si
capisce perchè l'Assemblea regionale siciliana non debba
intervenire, come - nell'ambito di un dibattito che facemmo su una
legge a luglio - ipotizzò l'assessore Granata, di una legge quadro
sulla scuola e non di interventi che affrontassero solo e
parzialmente un dato.
Quindi se vogliamo ricostruire quel clima di cui parlava
l'onorevole Cintola, fermo restando le distinzioni fra maggioranza
ed opposizione, ragioniamo su un intervento organico, sul complesso
dei problemi della scuola in Sicilia dentro il quale collocare anche
l'intervento a sostegno per l'attuazione della legge di parità
scolastica, perchè altrimenti diventa facile trasferire un
messaggio, quello di un Governo che si preoccupa e interviene a
sostengo delle scuole private, semplificando il dato della legge sul
buono scuola e non si preoccupa e non interviene sui problemi del
sistema scolastico in Sicilia, segnatamente di quello pubblico che è
quello al quale si rivolge oggi, anche nel resto del Paese, la
stragrande maggioranza dei siciliani e che merita interventi da
parte del Governo della Regione.
Ecco perchè, con spirito costruttivo, io ripropongo
all'attenzione del Governo e dei rappresentanti della maggioranza
l'idea di un confronto che guardi al complesso dei problemi della
scuola in Sicilia, dentro cui collocare l'attuazione della legge di
parità in Sicilia.
ZAGO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZAGO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io trovo legittimo
che il Presidente della Regione voglia mantenere fede agli impegni
assunti in campagna elettorale e voglia, quindi, onorare quello che
egli considera uno dei punti assunti con l'elettorato siciliano. Lo
trovo legittimo, semmai trovo illegittimi, censurabili, gli impegni
che il Presidente Cuffaro non mantiene e purtroppo sono più di
quelli che dichiara di volere mantenere. Ma questo è un altro
discorso.
Io, ad esempio - mi sarà consentita questa breve digressione -
trovo delittuoso che, in questo anno di governo, la Sicilia non
abbia accorciato quel gap che la separa dalle regioni
centro-settentrionali del nostro Paese o dalle altre regioni ricche
d'Europa. Questo credo sia censurabile ma non certamente il fatto
che il Presidente Cuffaro voglia onorare questo punto.
Però, mi chiedo - e me lo chiedo perchè a questa domanda voglio
rispondere io stesso e non pretendo che risponda il Presidente della
Regione - ma siamo sicuri che nel momento in cui l'onorevole Cuffaro
si rivolgeva ai siciliani, parlando di questa legge, gli elettori
che poi lo hanno votato intendevano proprio il provvedimento in
discussione stasera? Intendevano proprio il pagamento delle rette
alle scuole private? O, invece, con l' approvazione di quel punto,
intendevano affrontare il problema più generale, più complessivo che
riguarda, appunto, la scuola, la cultura, la formazione dei nostri
giovani siciliani, a prescindere che si tratti di scuole pubbliche o
private, di scuole inferiori o di scuole superiori?
Io credo che gli elettori, che hanno trovato degno di
approvazione questo punto, intendevano esprimere un assenso ad un
problema di carattere più generale, un problema che abbiamo come
Regione, nel momento in cui ci troviamo a competere con il resto del
mondo, ma intanto d'Europa. Nel momento in cui ci proiettiamo,
abbiamo il dovere di programmare la nostra Regione per le sfide
nuove che la globalizzazione impone a tutte le regioni d'Europa e
del mondo e quindi anche alla nostra; le sfide nuove che derivano da
quello che dobbiamo operare perchè la nostra Regione non perda gli
appuntamenti programmati da qui al 2010, per esempio, quando sarà
organizzata, quando decorrerà nella nostra zona, nel bacino del
Mediterraneo, quell'area di libero scambio che coinvolgerà qualcosa
come 30 o 40 Paesi, qualcosa come 700 - 800 milioni di abitanti; che
costituirà, quindi, una rivoluzione negli usi, nei costumi, nei
commerci, nella cultura della nostra Regione e quindi di noi
siciliani.
Io penso che si volesse affrontare il problema di quale sbocco
devono avere sul mercato i nostri studenti, di come dobbiamo
preparare i nostri giovani che escono dalla scuola media superiore o
dall'università; io credo che si volesse affrontare il problema di
come questo discorso, che riguarda la scuola, la formazione in
Sicilia, viene contestualizzato con il progetto di riforma più
complessivo che è in discussione nel Paese, con la riforma del
ministro Moratti.
Credo che si debba contestualizzare questo disegno di legge con
tutti i bisogni, con tutte le risposte di cui tali problematiche
necessitano e non con un provvedimento che sancisce il pagamento
delle rette alle scuole private.
Trovo, allora, sensato che si voglia andare ad un'unificazione
dei disegni di legge giacenti in Parlamento ed in fase avanzata di
discussione in Aula o nelle Commissioni e tenere conto che c'é la
scuola pubblica che deve essere potenziata per le risposte che può
e deve offrire ai nostri giovani e alla futura classe dirigente.
Mi associo, quindi, alla richiesta, avanzata da altri colleghi,
di pensare ad un momento unito, unificato di questi disegni di legge
per avere un quadro più complessivo e fornire risposte più
razionali.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi credo che tutti
siamo consapevoli che in Sicilia la scuola ha bisogno di un
approfondito esame per quanto concerne sia le luci, sia le ombre e,
tutti, sappiamo bene che, spesso e volentieri, ad emergere sono più
le ombre.
Parlo, soprattutto, non solo di aspetti legati alle questioni
strutturali della nostra scuola - in particolar modo della scuola
pubblica - ma anche di questioni che riguardano gli aspetti
puramente didattici, aspetti che tutti sappiamo assumono un'estrema
delicatezza perché sono gli strumenti essenziali per operare una
buona formazione e, quindi, un processo di maturazione dei nostri
ragazzi che possa domani, tutto sommato, farli diventare
protagonisti della società di oggi.
Credo che questa consapevolezza - mi dispiace non avere la
possibilità di interloquire con la Presidenza, come dice il
Regolamento, con l'Assessore, con il Presidente della Regione, nel
senso anche di guardarci in viso, ma per carità, onorevole Cintola,
non ne faccio un problema, sappiamo bene lo stile che ognuno di noi
adotta - però penso che questa consapevolezza che la scuola ha
bisogno di queste iniezioni immediate, anche di fiducia, mi si
permetta di dire, é una consapevolezza che sempre di più va
prendendo corpo, soprattutto quando vediamo le varie manifestazioni,
non solo sindacali. Non so quanti di voi hanno avuto, nel corso di
questa settimana, la possibilità di interloquire con operatori
scolastici e con persone a cui sicuramente non piace schierarsi
immediatamente.
Il punto é ragionare e vedere di capire quali sono, invece i
lati positivi di questo disegno di legge e quali sono i lati
negativi. Devo dirvi che ho trovato - ognuno di noi ha la sua
cerchia e i suoi rapporti - sia nel mondo della scuola, sia fra
i ragazzi, molte perplessità per quanto concerne il sistema
d'intervento indicato nel disegno di legge, definito "buono scuola".
Molte perplessità soprattutto per il fatto che si interviene in
maniera assolutamente generalizzata senza andare a verificare quali
sono i veri e propri interventi di cui la scuola avrebbe bisogno.
Credo, dunque, che non sia assolutamente possibile richiamare,
come dicevo l'altra volta, questioni di impegni assunti da parte del
Presidente della Regione in tema elettorale, perché non credo che
egli abbia assunto con gli elettori l'impegno di dare alla Sicilia
una legge di questo tipo, mi si permetta - lo diceva anche qualche
altro collega - perché il taglio stesso di questa legge lascia
assolutamente inalterato il quadro. Anzi addirittura lo peggiora,
perché rende possibile che la scuola siciliana diventi a tutti gli
effetti un mercato, un mercato dove, a partire dal livello
dell'offerta formativa, si potrà semplicemente registrare tutta una
serie di tendenze ad organizzare qua e là scuole private che, tutto
sommato, sappiamo bene, non raggiungono quegli standard che tutti
noi siamo convinti dovrebbero raggiungere.
Quindi, se c'è tale consapevolezza, il ragionamento che hanno
fatto alcuni colleghi, anche della maggioranza, credo sia un
ragionamento sano. E' possibile, ci si chiede, verificare tra
maggioranza ed opposizione la possibilità di mettere su un testo più
organico, a partire anche dagli spunti proposti dal Governo?
Ci mancherebbe, nessuna opposizione pensa di fare le leggi a
modo proprio, ma è possibile ragionare, a partire dal diritto allo
studio fino ad arrivare a questa forma di buono scuola.
Qualcuno dice sono due cose totalmente diverse. Non è vero.
Non è vero, perché noi sappiamo che bisogna avere una visione
organica della scuola siciliana, dobbiamo partire sì dalla scuola
dell'obbligo fino ad arrivare alle scuole superiori, per poi
arrivare ai livelli più alti, alle università e così via.
E proprio perché abbiamo questa visione dobbiamo dare alla
Sicilia un testo, una legge, secondo me, più organica e rispondente
alle esigenze dell'intera scuola siciliana, compreso, mi permetto
dire, le università.
Sentire colleghi che richiamano, appunto, esperienze fatte in
quest'Aula di collaborazione fra opposizione e maggioranza per
addivenire a questo accordo devo dire sinceramente è l'aspetto che
mi ha convinto ad intervenire. Sono per questa, siamo per questa
ricerca, e credo che la ricerca di un'intesa sia un bene per la
scuola siciliana.
Sono convinto che un Parlamento debba tenere conto di tutto ciò
che la società richiede. Certo società, lo capisco bene, è un
termine molto ampio e generico però, attenzione, in queste ore credo
che anche all'assessore Granata siano arrivate, in forme diverse,
delle segnalazioni di malcontento e soprattutto delle segnalazioni
che spingono e che ci invitano a fare meglio, fino in fondo, il
nostro dovere, nel senso di tentare, anche per quanto concerne
l'organicità dell'intervento legislativo, un qualcosa di
maggiormente rispondente al futuro - perché, anche da questo punto
di vista, il Governo dovrebbe avere un impianto ancora più
strategico - della nostra scuola, cioè al futuro dei nostri figli,
al futuro dei giovani siciliani.
MORINELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORINELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione
che stiamo svolgendo e la successione di interventi in quest'Aula
testimoniano la grande attenzione che c'è nel nostro Parlamento
attorno ad un disegno di legge che, per la valenza e la portata che
ha, suscita, non solo in quest'Aula ma nella società siciliana, una
grande attenzione, una grande preoccupazione, per cui dobbiamo fare
di tutto affinché la nostra discussione non sia inficiata da
alcunché di strumentale, di rituale, nella successione degli
interventi.
Perché qui sono chiare le opzioni, la natura dello scontro
politico, ciò che è sotteso a questa proposta, a questo disegno di
legge, che in modo, mi si permetta, pervicace il Presidente della
Regione, il Governo e la maggioranza stanno portando avanti, perché
dietro c'è che cosa?
Lo voglio dire all'onorevole Cuffaro, che è emulo di un altro
Presidente della Regione, l'onorevole Formigoni, che ha una sua
storia, un suo vissuto, che conosciamo: l' essere uno degli elementi
di punta del fondamentalismo cattolico, uno dei fondatori di quel
movimento, Comunione e liberazione, che ha una precisa fisionomia,
non solo nella storia politica, culturale e sociale del nostro
Paese, ma soprattutto all'interno del movimento cattolico. Però
l'onorevole Formigoni non si rifà a quel filone che ha del
cattolicesimo democratico e del cattolicesimo liberale, che è stata
una delle componenti, questo filone, che ha portato alla nascita
della nostra Costituzione.
La nostra Costituzione, la Costituzione del 1948 è il frutto di
un compromesso, ad alto livello, tra le grandi componenti storiche,
politiche e culturali che hanno dato vita alla guerra di
liberazione, alla Resistenza e che hanno guidato e sorretto, al di
là delle articolazioni politiche di maggioranza e di opposizione, il
nostro Paese negli ultimi decenni.
Ebbene, l'onorevole Formigoni non si rifà a questa tendenza, a
questo filone, per cui nella Costituzione si ebbe quel compromesso
felice, in cui si riconobbe che la scuola privata è libera. La
Repubblica riconosce la libertà alle scuole private purché lo Stato
non contribuisca con proprie spese, con propri oneri, al suo
funzionamento. La nostra Costituzione è chiara.
E la proposta del buono scuola, così come noi l'abbiamo
sperimentata nelle altre Regioni - parlo del Veneto, della
Lombardia - si muove al di fuori del dettato costituzionale, ed è
grave che sia stato impedito dal Governo Berlusconi il
pronunciamento della Corte Costituzionale contro l'impugnazione che
c'è stata da parte del Commissario...
PRESIDENTE. Onorevole Morinello, la invito a concludere.
MORINELLO. Signor Presidente, io devo ancora iniziare, questo
era un prologo, se mi consente...
PRESIDENTE. Onorevole Morinello, lei ha cinque minuti a
disposizione, siccome siamo già a quattro minuti e mezzo, io la
invito a concludere come ho fatto con tutti gli altri colleghi.
MORINELLO. Io, veramente, signor Presidente, pensavo di ...
PRESIDENTE. Onorevole Morinello, lei sta intervenendo
sull'ordine dei lavori. L'ordine dei lavori prevede interventi di
cinque minuti. Lei ha consumato, adesso, 4 minuti e 40 secondi, la
invito a concludere.
MORINELLO. Signor Presidente, mi scusi, avevo l'ambizione di
convincere il Presidente Cuffaro, la pretesa, sicuramente, alta, di
volere dialogare con lei. Mi consente, signor Presidente?
PRESIDENTE. Per la verità, l'auspicio dell'Aula è che lei
dialoghi con tutto il Parlamento.
MORINELLO. Sì, io voglio dialogare con tutto il Parlamento,
perché per me, come si dice, è lapalissiano.
CUFFARO, presidente della Regione. Come dicono i latini "La
parte per il tutto".
MORINELLO. Io volevo convincere l'onorevole Fleres, se
il presidente Cuffaro acconsente al fatto che io interloquisca con
lui, a concedermi qualche minuto in più.
PRESIDENTE. Onorevole Morinello, il presidente Cuffaro, da
questo punto di vista, non ha voce in capitolo, ce l'ha su tante
altre cose e, quindi, la invito a concludere, dato che abbiamo
abbondantemente superato il tempo ed anche il recupero, ed onde
evitare ulteriori casi "Moreno" è meglio che con i recuperi stiamo
attenti
SEGRETO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SEGRETO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi abbiamo
assistito qui ad una passerella di interventi che sono stati l'uno
fotocopia dell'altro. Abbiamo perduto due ore per ascoltare le
stesse cose che potevano essere dette da una sola persona.
Un intervento che si è distinto dagli altri è stato
l'intervento dell'onorevole Angelo Capodicasa che da uomo politico
navigato e pragmatico qual è, ha fatto una proposta.
Questa proposta tutto sommato è stata sposata e condivisa
dall'onorevole Granata il quale è stato sempre presente in
commissione sia per quanto riguarda la discussione sul buono scuola
che per quanto riguarda la discussione sul diritto allo studio,
dimostrando grande apertura verso il parlamento anche nei riguardi
di quelle istanze che qualche volta sono lontane dalla sua
formazione politica e culturale.
Di questo spirito laico bisogna dargliene atto perchè in
democrazia è anche importante saper ascoltare anche le opinioni
diverse.
Le due proposte, quella dell'onorevole Angelo Capodicasa e
quella dell'onorevole Granata, coincidono.
Vogliamo essere operativi? Passiamo alla discussione,
esaminiamo i primi due articoli, domani la Commissione Bilancio si
adopererà per dare la copertura finanziaria al disegno di legge sul
diritto allo studio, giovedì si andrà avanti concretamente.
Siamo disgustati da questa perdita di tempo che non è servita a
niente.
Presidenza del vicepresidente Fleres
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE NUMERI 286-110/A
PRESIDENTE. Riprende il seguito dell'esame del disegno di legge
n. 286-110/A "Norme per l'erogazione del buono scuola", posto al
numero 1).
Si passa alla discussione degli emendamenti all'articolo 1, in
precedenza comunicati.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, intervengo per manifestare la
netta contrarietà alla impostazione di questo articolo che fa da
battistrada all'intera legge.
Vorrei, allo scopo di chiarire bene il mio pensiero ma anche
l'impostazione che trapelava e trapela nel Governo a proposito delle
finalità di questa legge, ricordare che intanto i commi 4 e 5
dell'articolo 1 sono il frutto di iniziative di emendamenti
presentati dalla minoranza, da me e dall'onorevole Tumino, in
Commissione. L'impianto dell'articolo 1, nelle intenzioni del
Governo è un impianto ben preciso che tende a spostare nella
famiglia il centro nevralgico della formazione degli alunni e dei
ragazzi.
Lo vorrei segnalare, stigmatizzare perchè in effetti l'articolo
1 nella impostazione del Governo sposta dalla scuola pubblica a
quella privata, che si chiami famiglia o che si chiami privato
sociale, l'obbligo e la prerogativa del sistema formativo della
nostra Regione.
Il Presidente della Regione, l'onorevole Cuffaro, e questo
intero Governo di centro destra, in verità, giunge ultimo ad una
impostazione che nel corso di questi due anni ha visto il centro
destra sviluppare, soprattutto in ambito regionale e nelle regioni
dove governa, una strategia, una manovra a tenaglia di assalto alla
scuola pubblica, motivato il tutto con il fatto che bisognava
garantire una libertà e una maggiore incidenza del ruolo della
famiglia nella formazione.
Io cito testuali le parole del ministro Moratti e non me ne
vorranno se durante l'esame di questo disegno di legge ad ogni
articolo citerò testualmente il ministro Moratti sulla strategia
lucida di questo governo di centro destra, parlo del governo
nazionale, di demolire il sistema scolastico, il sistema di
istruzione nazionale.
Dice testualmente il ministro Moratti: "La scuola pubblica non
è competitiva; ci sono troppi insegnanti ed hanno una mentalità
impiegatizia".
E ancora: "La scuola pubblica statale ha fallito, non è in
grado di fare formazione. Affidiamo la formazione a chi la sa fare:
la famiglia da un lato, il privato sociale dall'altro".
Questo è il decalogo, questi sono i comandamenti del ministro
non della pubblica istruzione ma del ministro della istruzione
privata del nostro Paese. E questi sono i comandamenti a cui il
Presidente Cuffaro e il governo di centro destra si sta accodando in
modo irresponsabile; ancora più irresponsabile rispetto ad altre
regioni d'Italia, perché, come abbiamo detto nella discussione
generale sulla legge, qui ciò che sposta rispetto alle altre regioni
è l'entità delle risorse finanziarie mobilitate attorno a questa
iniziativa legislativa; ecco perché bisogna dire la verità.
Con l'articolo 1 voi avete messo in piedi le vere finalità
della legge, che sono quelle di demolire progressivamente
l'istruzione pubblica in Sicilia e spostare l'equilibrio, l'asse
portante del sistema formativo nella nostra Regione sul privato.
Spostare sulla famiglia può essere un fatto anche utile ma non
può essere mai un fatto centrale, non foss'altro che nella famiglia.
La famiglia non è un luogo indistinto, non è un luogo istituzionale
neutro e asettico, la famiglia è anche il luogo dove si concentrano
ed è il luogo dove si registrano in modo ancora più sensibile tutte
le contraddizioni della società, anche di quella moderna.
Non in tutte le famiglie esistono gli strumenti di carattere
finanziario ma soprattutto di carattere culturale per potere
valutare e incidere efficacemente sul sistema formativo o, comunque,
di incidere in modo esclusivo sull'intera formazione.
Non in tutte le famiglie esiste una storia, un condensato di
consapevolezze tali che possono garantire quel superamento dei
"gap", delle differenze sociali, culturali che la nostra società,
tuttavia, sempre più va registrando in modo e in termini ancora più
accentuati.
Ecco perché è irresponsabile il comportamento del Governo
regionale: questo comportamento si scrive in un disegno più
complessivo di demolizione della scuola pubblica, di arretramento,
di mercificazione del consenso, in un disegno di arretramento del
nostro sistema di formazione.
Se fosse vero il principio che sia il ministro Moratti, sia il
Governo Cuffaro predicano cioè che il sistema pubblico ha fallito e
occorre spostare tutto sul privato, ha fallito la sfida della
formazione, ci dovrebbero spiegare come mai il sistema della
formazione professionale, che in Sicilia è totalmente e ampiamente
privatizzato, se è stato dimostrato che il privato sa fare
formazione, se è dimostrato che il privato nella nostra Regione,
fuori da logiche di sostegno e fuori da logiche di spesa a pioggia,
riesce a garantire di per sè un avanzamento nella formazione e se
non è vero invece il contrario, che proprio nel campo della
formazione professionale si dimostra come il sistema universitario
tutto sommato ancora oggi, o i sistemi di alta eccellenza come
diceva l'onorevole Lo Curto, continuano ad essere ancora oggi le
uniche possibilità che si offrono in termini seri di una capacità di
restare nella sfida sul mercato del lavoro, la sfida che pone il
mercato del lavoro in termini di qualità e di professionalità.
Quindi, proprio l'esempio della formazione professionale nella
nostra Regione dovrebbe testimoniare il fatto che il privato invece
non è in grado di garantire le sfide della modernità. Il privato può
accompagnarsi al ruolo centrale del sistema pubblico, può esistere,
il privato deve riuscire a stabilire sinergie rispetto ad un
andamento, rispetto ad una strada che deve essere tracciata dal
sistema pubblico e non solo perché nel sistema pubblico c'è il
pluralismo della formazione.
Quindi, attraverso l'articolo 1 si dimostra come l'impostazione
di questa legge è un'impostazione che ci porta indietro, che ci fa
fare un salto all'indietro, ma mi rendo conto e ci rendiamo conto
che la battaglia deve essere di lunga lena perché il disegno che
avete in testa non è un disegno solo siciliano, è un disegno
strategico che tende a mutare i caratteri della formazione nel
nostro Paese, nella nostra Italia e tuttavia noi vogliamo partire in
questa battaglia di opposizione proprio dalla Sicilia che dovrebbe
essere invece avamposto di modernità.
Presidenza del vicepresidente Fleres
CONGEDI
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che è venuto meno il
congedo dell'onorevole Giambrone. Comunico, altresì, che ha
chiesto di essere posto in congedo, per la seduta odierna,
l'onorevole Edoardo Leanza.
Non sorgendo osservazioni, il congedo si intende accordato.
Presidenza del vicepresidente Fleres
RIPRENDE IL SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE
NN.286-110/A
MORINELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORINELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'articolo
1 sono dichiarate le finalità di questa legge, il richiamo alla
nostra Carta Costituzionale agli articoli 2, 30, 31, 33 e 34 della
Costituzione.
A mio avviso, il comma 1 dell'articolo 1, che dovrebbe
fare da cornice al resto dell'articolo e alla legge stessa, è
contraddetto dall'articolato e pone seri dubbi sulla
costituzionalità di questo disegno di legge.
Dicevo prima, mi si consenta appunto di approfondire il
ragionamento, la scuola pubblica oggi, dal nostro sistema formativo
così enucleato nella Carta Fondamentale del nostro Stato, è ritenuta
la struttura cardine attorno a cui ruota l'offerta formativa, la
formazione, l'istruzione nel nostro Paese.
Ebbene il buono scuola, che non ha avuto la possibilità di
essere vagliato circa la sua costituzionalità, il suo attenersi ai
princìpi fondamentali della Repubblica, appunto, introduce elementi
che non solo a mio avviso, modestissimo e in ogni caso non
approfondito, ma da parte di illustri costituzionalisti ed anche da
parte di organi dello Stato, sono stati dichiarati in palese
violazione dei principi della nostra Costituzione.
Ora noi cosa facciamo, reiteriamo appunto quella violazione,
quel vulnus che è stato inflitto da altre regioni su basi meramente
ideologiche, l'onorevole Formigoni, il Presidente della Regione
Galan, sulla base di assunti meramente ideologici che fanno
riferimento non ai principi che hanno informato i nostri
costituenti, ma a principi che si sono sviluppati nei primi anni
settanta negli Stati Uniti d'America.
L'elaboratore, il padre del buono-scuola, ricordiamolo, non è
Giovanni Paolo II, non è Don Giussani, non è il fondatore di
Comunione e Liberazione, ma è Milton Freedmann, colui che in nome
del liberismo, non dei principi liberali, ha imperniato una vicenda
politica quella che si è sviluppata e affermata negli anni ottanta
in Inghilterra e negli Stati Uniti d'America e che ha portato al
dissolvimento di istituti fondamentali che la civiltà europea nel
corso di secoli e secoli di travagli, di conquiste, di vicissitudini
ha portato avanti, affermato e realizzato.
Lo scardinamento dello stato sociale, non solo la scuola, la
sanità, il libero dispiegarsi degli spiriti animali di questo
teorico del liberismo settecentesco che non ha capito non solo la
lezione del 1929, ma che si pone in antitesi con i principi del
liberalismo politico così come noi lo abbiamo studiato sui teorici,
sui padri del liberalismo.
Uno dei testi fondamentali, che io invito i liberali di oggi a
leggere, sul quale mi sono formato politicamente e culturalmente è
'La storia del liberalismo italiano' di Guido De Ruggero.
Invito a rileggere autori come Salvatorelli, Capitini, Guido
Calogero, Ugo La Malfa, mi riferisco soprattutto a lei onorevole
Fleres che da quella tradizione proviene.
Milton Freedmann in nome di questa visione liberistica ha
introdotto elementi che potevano scardinare questi istituti
fondamentali dello stato sociale - la Thatcher, Reagan li hanno
fatti propri - così come la destra cattolica e fondamentalista ha
pensato di ritagliarsi uno spazio di potere, di gestione, di
strutture statuali e di risorse pubbliche attraverso lo
scardinamento di quel principio costituzionale che riconosce sì la
libertà della scuola privata ma aggiunge, come dicevo prima, senza
che comporti alcun onere da parte dello Stato.
Questo è l'elemento di anticostituzionalità, questo è un modo
surrettizio non di parificare la scuola pubblica e la scuola privata
ma di dirottare, di destinare risorse ingenti in Sicilia laddove in
Sicilia abbiamo il problema delle risorse, del deficit pubblico che
impedisce alla Regione siciliana di stimolare l'economia, i ceti
produttivi che oggi non ricevono da questa Regione, fortemente
anchilosata, che ha una macchina pubblica che rappresenta un
elemento di stridente contraddizione anche con le esigenze di
modernizzazione che in tutte le pubbliche amministrazione di Europa
si portano avanti.
Questa macchina pubblica regionale, palla al piede della nostra
economia e della nostra società, che impedisce di sviluppare
circuiti virtuosi che possono, appunto, far decollare l'economia e
la società permettendo di avere un nuovo e qualificato modello di
sviluppo che possa, sulla base delle valorizzazione delle risorse
fondamentali della nostra Regione, dare risposte ai cittadini
siciliani, ai giovani, ai disoccupati.
Per questo noi non possiamo permetterci di sprecare, perchè
questo è l'elemento su cui dobbiamo riflettere e su cui inviteremo
alla riflessione i cittadini siciliani, uomini e donne, che
patiscono gravi problemi e contraddizioni che noi conosciamo, non
solo il mondo della scuola.
Onorevoli colleghi, sono insegnante, sono uomo di scuola e voi
sapete tutti che nella scuola, laddove elementi di conoscenza di
questo disegno di legge si diffondono e sono chiari, c'è una netta
contrarietà a questa introduzione del buono scuola, fra tutti gli
operatori della scuola, anche tra quelli che hanno votato a destra.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottolineare
che alcuni colleghi della maggioranza che hanno ruoli di oppositori
si stanno non solo meravigliando, ma per certi versi, manifestano
anche un certo nervosismo per l'organizzare da parte
dell'opposizione un sano ostruzionismo, ciò significa, invitare
tutti noi a riflettere su ipotesi percorribili che possano dare
maggiori risposte alla scuola siciliana per quanto concerne
l'impostazione rispetto al disegno di legge denominato in
discussione.
C'è un punto che io vorrei esprimere in maniera abbastanza
chiara, noi siamo per il buono scuola, può sembrare una
contraddizione, ma siamo per un buono scuola che evidentemente viene
assicurato, garantito non in questo modo, non nella forma proposta
da parte del Governo, perchè oltre tutto, credo che su questo punto
il Governo dovrebbe riflettere cosa significa insistere nel
garantire il buono scuola a coloro che scelgono scuole legalmente
riconosciute, scuole paritarie e scuole pubbliche.
Si dovrebbe necessariamente riflettere, mi sembra assolutamente
fuori da ogni logica non valutare l'aspetto degli standard
qualitativi che riguarda l'offerta normativa, l'abbiamo anche
ribadito nella precedente seduta, non è possibile tentare di
aumentare l'offerta formativa senza attestarci a standard precisi,
non è vero che stiamo facendo solo uno ostruzionismo ripetitivo.
Bisogna ripetere, invece, e chiarire concetti chiave l'offerta
normativa non si aumenta non tenendo conto degli standard
qualitativi, si aumenta, ed è vero che si aumenta, quando si tiene
conto degli standard formativi e degli standard che evidentemente
siamo in grado di assicurare anche a livello di professionalità.
Noi sappiamo tutti che così non è in Sicilia, sappiamo bene,
senza che ci scandalizziamo, che gli istituti legalmente
riconosciuti spesso praticano dal punto di vista anche del
reclutamento dei docenti metodi inaccettabili, da questo punto di
vista la professionalità è assolutamente in crisi e questo non è un
argomento di poco conto, non è ostruzionismo fine a se stesso, è un
modo come dire: ragioniamo sopra un argomento serio. E' un modo
come dire troviamo un'intesa e mettiamo il diritto allo studio col
buono scuola d'accordo in condizione di dare veramente risposte alle
famiglie siciliane in termini di formazione, di educazione e di
processi di maturazione dei propri figli.
Noi stiamo discutendo di questo non stiamo facendo
ostruzionismo solo per far perdere qualche ora in più, stiamo
ragionando su come trovare un'intesa.
Sono convinto che l'Assessore Granata è assolutamente convinto
delle nostre buone ragioni, ed è convinto che bisognerebbe arrivare
comunque ad un testo organico, poi ci sono gli strumenti,
evidentemente, dal punto di visto tecnico parlamentare per arrivare
ad un testo organico.
Saranno gli emendamenti, sarà l'unico testo col diritto allo
studio non è questo il punto, non siamo tecnici da questo punto di
vista, siamo politici e dobbiamo indicare le soluzioni possibili.
E le soluzioni per fare incontrare opposizione e maggioranza su
un tema centrale per i Siciliani, cioè la scuola, evidentemente ci
sono. Se ci sono queste condizioni, chiediamo in che modo giorno
più, ora più, ora in meno, possiamo tentare anche da questo punto di
vista, come abbiamo fatto su altre importanti leggi che abbiamo
esitato in questi mesi, non un accordo che si può definire
compromesso di bassa lega, ma possiamo tentare un punto di
equilibrio che possa sinceramente dare, anche da questo punto di
vista, una maggiore certezza, una maggiore fiducia a quanti si
pongono il problema evidentemente di una scuola che funzioni, in
grado di formare i nostri giovani in maniera migliore rispetto a
come lo abbiamo fatto fin ad oggi.
Questo significa fidarsi, significa esprimere da parte nostra
lealtà nei confronti del dialogo con la maggioranza, e significa che
la maggioranza e il Governo debbono rendersi conto che di questo
argomento l'opposizione fa un punto centrale della battaglia
politica di questo autunno. Questo è il punto vero.
Rispetto a questo, io credo, che bisogna fra di noi aprire una
discussione e subito, e non insistere su un qualcosa che sappiamo
tutti che peraltro darà un colpo serio, mortale alle casse della
Regione.
Io non so se avete ragionato sull'aspetto che riguarda la
spesa. La spesa nel giro di due, tre, quattro anni sarà fuori
controllo Non è vero che voi su questo non avete anche fatto i
conti; credo che li abbiate fatti e se avete fatto i conti è ovvio
che viene facile fare il calcolo in funzione anche dei dati di cui
disponiamo. Non mi pare, tutto sommato, che si parli di qualcosa di
virtuale; si parla di qualcosa di concreto: se guardiamo le classi,
la composizione delle classi e facciamo un conto molto, ma molto
semplice, ci rendiamo conto che nel giro di due, tre anni, le casse
della Regione, impostando il buono scuola in questa maniera, saranno
assolutamente stravolte. E non ditemi che non è vero
Chiedo se è possibile, invece, trovare risorse, da un lato per
il diritto allo studio e dall'altro lato per la logica del buono
scuola in una cornice ancora più certa in termini di prospettive.
Questo è l'interrogativo che poniamo, altro che ostruzionismo fine a
se stesso
Noi vogliamo ragionare, vogliamo aprire un tavolo di
ragionamento - sarà la commissione, sarà qualsiasi altro momento di
incontro fra opposizione e maggioranza - per cercare una soluzione
credibile, che assicuri, in prospettiva, anche e soprattutto la
parte finanziaria che non ritengo assolutamente secondaria. Il
calcolo che avete fatto, secondo me, manca di qualche elemento, e
vogliamo assolutamente su questo utilizzare le esigue risorse
finanziarie della nostra Regione per creare condizioni reali per una
crescita della scuola siciliana e soprattutto per tentare anche in
Sicilia di fare una buona legge, come è la legge n. 62, con tutti i
distinguo fra di noi. (Ci sono anche distinguo all'interno dello
schieramento di opposizione sulla famosa legge n. 62, sulla parità
scolastica, che comunque ha segnato un passaggio importante, perchè
ha visto confluire ispirazioni culturali ed anche, mi si permetta,
ispirazioni di natura religiosa, ha visto confluire questi tipi di
ispirazioni in una unica visione della scuola italiana.) Allo stesso
modo, io credo che al riguardo, per le esperienze che sono state
fatte in altre regioni, in Lombardia ed in Veneto, di cui la Sicilia
potrebbe far tesoro, si possa pervenire ad una buona e organica
legge in grado di potere realmente affrontare il tema centrale della
scuola senza, invece, farsi prendere dalla frenesia di lanciare
messaggi populisti e clientelari, perchè questo è assolutamente
rischioso.
Voi tutti sapete che se non ci sarà differenza alcuna fra
scuole legalmente riconosciute e paritarie e scuola pubblica, la
scuola siciliana diventerà un vero e proprio mercato, ma non nel
senso positivo, non nel senso nobile (nessuno si scandalizza della
logica di mercato), nel senso invece che si mercificherà la cultura
ed i processi formativi dei nostri giovani.
Stiamo attenti tutti perchè questo può avvenire: non è
ostruzionismo, io non vi parlo solo nella qualità solo di deputato
di questa Assemblea, ma anche nella qualità di operatore, di docente
della scuola pubblica siciliana. Il pericolo che si mercifichi
tutto c'è. E se dovesse accadere non sarà nè l'assessore Granata,
nè il Presidente Cuffaro a fermare le spinte di coloro che si
organizzeranno e di coloro che vorranno evidentemente accedere a
quella che è questa forma di buono scuola.
Respingo categoricamente il fatto che noi siamo qui per
organizzare un'opposizione solo sterile. Noi siamo qui per
organizzare un'opposizione ragionata, un'opposizione che può, da
questo punto di vista, dare un contributo alle idee della
maggioranza che noi, evidentemente, rispettiamo come vogliamo
che siano rispettate le nostre.
DE BENEDICTIS . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS . Signor Presidente, nell'articolo 1 viene
opportunamente citata la Costituzione italiana. L'articolo 30 ed in
particolare l'articolo 33 mi sollecitano questa riflessione laddove
si rimanda e si sottolinea la necessità, il dovere, il diritto dei
genitori di mantenere ed istruire i propri figli. Questo articolo,
letto insieme all'articolo 33, precisa che la Repubblica detta le
norme generali sull'istruzione e che la legge ha il compito di
fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali affinché
agli studenti di tali scuole sia garantito un trattamento scolastico
equipollente a quello degli alunni delle scuole statali.
La questione dell'esistenza della scuola privata e del diritto
alla formazione anche in questo tipo di istituti qui trova
un'enunciazione che é il frutto di secoli di riflessione. Non
dimentichiamo che fin dal secolo dei lumi, fin da allora si pose il
problema del rapporto della formazione scolastica nelle società di
quel tempo e che il diritto naturale dei cittadini doveva essere
contemperato dalle regole dell'organizzazione sociale di quella
società e degli stadi che allora si andavano formando. Il dibattito
si sviluppò intenso e, attraverso i passaggi che per il nostro Stato
sono riassunti ed emblematici nel Concordato nel 1929, e poi nella
Costituzione del 1948, si istituì un rapporto fra scuola pubblica e
scuola privata.
Ciò che mi colpisce é la lettura di questo articolo 1 alla
luce della relazione introduttiva al testo del disegno di legge
- letta dall'onorevole Leanza in Aula - nella quale ci si richiama
alla legge n. 62 del 2000 non dicendo però che in quel caso, anzi
sottodicendolo nella relazione stessa, che la legge n. 62 del 2000
garantisce un'equipollenza fra le scuole statali e le scuole
paritarie, ma dimenticando o fingendo di dimenticare che in realtà
nel testo di legge non si fa alcun riferimento a questa
classificazione di scuole statali e di scuole paritarie. Di scuole
paritarie non si tratta, ma tout court si parla di scuole private.
E, d'altra parte, scorrendo opportunamente la relazione, si capisce
bene che più che porsi un obiettivo di qualità formativa,
l'obiettivo che viene sottolineato é quello di una libertà di
scelta, é quello di una garanzia di pari opportunità, poco
domandandosi se questo é a vantaggio di un miglioramento
dell'offerta formativa o meno. E, questo, a nostro giudizio, é
invece il parametro attraverso il quale viene esaminato il
provvedimento che il Parlamento si appresta a varare e che,
comunque, in queste ore ed in queste giornate sta discutendo. Non
fosse altro per le sue stesse dichiarazioni, onorevole Fleres, che
sottolineano le dichiarazioni, riprese e citate, incluse nella
relazione che sto commentando, e che richiamano alle difficoltà che
il quadro di fatto della realtà siciliana configura con, cito
testualmente "facilitazioni incompatibili con la qualità
dell'insegnamento e con il non rispetto dei contratti di lavoro".
Quindi, in una situazione che ci deve fare preoccupare di ciò
che stiamo andando a fare e che, certamente, non giustifica le
parole conclusive, rassicuranti, ingiustificate usate nella
relazione stessa laddove dice che questa non c'entra nulla con la
libertà di scelta, né con il buono scuola. Purtroppo, siccome in
questa veste assumiamo il ruolo di legislatori, questo c'entra:
cioé dobbiamo porci fino in fondo questo problema e chiederci se
quello che stiamo andando a fare tutela il cittadino che usufruirà
del buono scuola nel suo diritto di formazione e non soltanto nel
suo diritto di libera scelta, che sono due cose nettamente distinte.
Il diritto di libera scelta, il diritto alle pari opportunità che
sembra essere, e questa è proprio la chiosa finale della relazione
dell'onorevole Leanza, nulla ha a che fare con il diritto alla
formazione che è il fine ultimo del dettato costituzionale ed il
fine ultimo che noi ci dovremmo porre.
Perché quest'ultimo non si raggiunge e non si costruisce con
questo disegno di legge? Lo spiego: perché lo strumento, strumento
in senso tecnico, del buono-scuola è in realtà uno strumento
insidioso. Insidioso perché introduce nella questione del diritto
alla formazione un elemento che è assolutamente mercantile, di
compravendita. Infatti, si chiama buono-scuola, mutua la sua
espressione, se mi consentite, anche il paragone è rozzo, dal
buono-benzina col quale si facilita l'acquisto della benzina: tieni
i soldi e va a comprarti la benzina E molte altre offerte
promozionali, commerciali, in realtà danno altri buoni: buoni per
acquistare una pizza se si sceglie una determinata combinazione,
oppure anche - a livelli più nobili - buono per acquistare libri; ma
lì ci tuteliamo restringendo o individuando il tipo di libri che
possono essere comprati, codificandoli almeno fino a quando ce lo
consentiranno in questo Stato e non ci imporranno di comprare un
libro solo, uguale per tutti e del tipo che piace ad alcuni.
Ma il buono-scuola invece investe una merce che merce non è
Investe il diritto alla formazione e alla qualità di crescita
dell'individuo che qui, con questo provvedimento, non si tutela
affatto E' alla stessa stregua, potrei finire, del buono-salute.
Che senso avrebbe per chi ha bisogno di essere curato che il
buono-salute desse un tot di denaro e questo potesse essere speso
indifferentemente in qualunque struttura senza controllare la
qualità del servizio erogato?
La Costituzione, ed è l'articolo di mezzo, il 32, proprio
incastonato fra il 31 ed il 33 che qui sono citati e che riguardano
la scuola, l'articolo 32 parla proprio del diritto alla salute, non
già il diritto di scegliere dove posso andare a farmi curare. E' un
diritto diverso. Da questo punto di vista vedete come la questione
dell'orientare la possibilità di scelta, di investimento, di spesa
del buono-scuola, ancorché salti a piè pari la discussione sulla
opportunità di questo tipo di strumento tecnico, diventa
fondamentale. Perché noi rischiamo, e questo è stato sottolineato
in più occasioni, di consegnare il buono-scuola, e attraverso il
buono-scuola consegnare l'utente, in questo caso l'alunno e la
famiglia che per lui decide, nelle mani di formatori di cui in
realtà non accertiamo alcuna qualità nella produzione dell'offerta
formativa stessa. Devo dire che, da questo punto di vista, c'è una
totale superficialità, una irresponsabilità in chi ha costruito
questa legge e in chi è pronto a votarla nel non porsi minimamente
il problema del servizio che questa legge renderebbe alla
collettività. Questo è un fatto di autentico, come dire, cinismo
civico scambiato e coperto soltanto dalla consapevolezza di ampliare
la platea dei clienti e di garantire a tutti una virtuale pari
opportunità che in realtà non è per nulla pari qualità.
Ma vi è un fatto ancora più severo, più rigoroso, più
preoccupante. E' quello che questo tipo di meccanismo, questa
tecnica del buono-scuola introduce, in realtà, un elemento che è
quello dell'acquisto dell'offerta. Io che ho la possibilità di
ricevere il buono-scuola, in funzione di determinati parametri assai
poco convincenti, ma su questo torneremo a discutere
nell'approfondire gli articoli successivi, in realtà posso andare ad
acquistare il diritto di accesso ad una scuola. Attraverso formule
più gentili si dice che in realtà si coprono le spese di frequenza,
ma capite bene che in questo modo c'è una grande massa di risorse
pubbliche della collettività che si spostano e vengono utilizzate e
destinate per creare la fortuna o la sfortuna di segmenti del
settore educativo pubblico o privato. Va da sé, e qui per carità
non ci rispondete prendendoci in giro, che il buono scuola servirà
per accedere ai costi della scuola privata, ma chi determinerà
l'incremento di questa offerta formativa? Un rapporto fra
consumatore, che in questo caso è la famiglia e l'alunno, e, in
realtà, chi offre la merce stessa. Si istituisce, cioè un rapporto
di marketing scolastico che definirà che la fortuna di queste scuole
dipenderà dalla non già capacità di attrarre col migliore sistema
formativo, il piano è l'offerta formativa, ma dalla capacità di
pubblicizzarsi, di vendersi meglio, di rendere un prodotto più
facilmente acquistabile, addirittura un prodotto più consono al
consumatore.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, devo dire che è singolare che
all'articolo 1, articolo nel quale si fa riferimento alle finalità
di questa legge, sia previsto, al quarto comma, che "la Regione
garantisce, su tutto il suo territorio, il diritto allo studio e
promuove ogni condizione affinché tale diritto possa essere
esercitato da tutti i cittadini a prescindere dal sesso, dal credo
religioso, dalle opinioni politiche, dalla razza e dalle condizioni
socio-economiche."
E' una bella norma di principio Salvo poi nella costruzione di
questo disegno di legge, avete dimenticato di dire che questa legge
non si pone, non ha l'ambizione di essere una legge sul diritto allo
studio.
Insomma, sui principi siete d'accordo. In fondo i principi non
costano nulla, sono gratis, una buona parola si può spendere sempre.
Nell'attuazione dei principi avete deragliato pensando che il
diritto allo studio in Sicilia altro non debba essere che quella che
io continuo a chiamare la legge sulla rottamazione della scuola
pubblica.
Onorevole Presidente della Regione, voi avete fatto una
operazione che somiglia molto a quella che si fece qualche anno fa,
e che il Governo Berlusconi in queste settimane ha riproposto
di fronte alla crisi del settore automobilistico.
C'è stata la crisi dell'automobile e lo Stato ha varato
delle norme incentivanti il cambio dell'automobile: lasciare la
vecchia automobile in cambio della nuova. Questo per consentire
al sistema industriale del nostro Paese di ripartire di fronte ad
una crisi strutturale del settore dell'automobile.
E voi state facendo la stessa cosa
Pensate che con questa legge, in qualche modo, aiutate la
"rottamazione" della scuola pubblica ed incentivate i ragazzi e le
ragazze e le famiglie siciliane a scegliere la scuola privata
uscendo dalla scuola pubblica.
Ed allora, onorevole Presidente, voi con questa legge state
negando il diritto allo studio
Aggiungo che state negando quello che, qualche giorno fa, lo
stesso Governo regionale, in attuazione dei trasferimenti che lo
Stato fa alle Regioni in applicazione della legge n. 62 del 2000,
ha varato con la legge sulla parità: voi con questa legge cancellate
- cancellate - la riforma che è stata dibattuta e, a volte anche
aspramente combattuta, riguardo l'istituto della scuola paritaria
che si è introdotto nel nostro Paese per la prima volta nell'anno
2000.
Quando voi nelle finalità da un lato intendete garantire
principi universali, dall'altro lato, nell'attuazione delle norme,
riservate i provvedimenti di erogazione e di monetizzazione di un
diritto, perchè altro non è che monetizzare un diritto, nella idea
che questa monetizzazione del diritto sia esclusivamente rivolta ad
una platea ristretta degli studenti (mi permetto di insistere,
Presidente ) degli studenti, perchè anche un ragazzo, una ragazza
che non ha 18 anni, che frequenta la scuola dell'infanzia, un
bambino che frequenta la scuola elementare, che frequenta la scuola
media di primo e secondo grado, è un individuo e noi per legge
dovremmo garantire gli individui e non garantire indirettamente i
tutori degli individui.
Il principio del diritto allo studio non è un principio che si
rivolge astrattamente alle famiglie, ma si deve rivolgere
soggettivamente ad un individuo che acquisisce la potestà di
esercitare diritti dal momento in cui nasce.
E voi qui fate una doppia operazione. Un'operazione culturale,
in cui cancellate la titolarità di diritti per i soggetti che vanno
a scuola- riconoscete il principio che il diritto viene in qualche
modo garantito attraverso il contributo alla famiglia - e, allo
stesso tempo, determinate una condizione nella quale con questa
legge dite che il diritto allo studio in Sicilia si garantirà
esclusivamente a chi frequenta le scuole private.
Onorevole Presidente, il combinato disposto di questa legge dà
un colpo mortale alla scuola pubblica siciliana per il fatto che,
contemporaneamente, il suo governo sta trasferendo ripetutamente
minore risorse sia alla scuola ma anche agli enti locali che sono i
soggetti che dovrebbero in qualche modo garantire una parte dei
diritti agli studenti. Un esempio: il trasporto gratuito. Quanti
sono in questo momento i comuni che, a causa anche di un disastro
finanziario che voi state contribuendo a determinare, stanno
cancellando alcuni servizi che erano stati ormai acquisiti nel corso
dei diversi anni nella nostra Regione e si ritenevano quindi
servizi garantiti?
Per non parlare delle mense scolastiche che ancora oggi
rappresentano una chimera nella gran parte del sistema scolastico
siciliano. E per non parlare poi di tutta una serie di strumenti che
il diritto allo studio dovrebbe garantire come ad esempio l'aiuto e
il contributo verso quelle attività innovative che oggi sono
necessarie in un sistema di formazione moderno come quello in cui
viviamo oggi.
Infine, voi continuate a contrabbandare l'idea che questo
buono, che altro non è che un cattivo sistema di finanziare la
scuola e la scuola privata, dia la possibilità a chi è più povero di
frequentare la scuola privata.
Garantite, innanzitutto, a tutti i cittadini siciliani, al di
là del reddito della propria famiglia, la possibilità di avere
eguali diritti. Garantitelo, non nascondetevi in un'idea
Se, come avete fatto in queste ore, vi rifiutate persino di
affrontare la possibilità che questo strumento possa rivolgersi
esclusivamente ai soggetti riconosciuti dalla scuola paritaria,
previsti dalla legge 62/2000, così voi ammettete che il vostro
contributo non vuole essere rivolto alle famiglie, non vuole essere
un sostegno alla formazione dei ragazzi e delle ragazze siciliane,
vuole essere un regalo alle scuole private, agli imprenditori.
Volete favorire e contribuire a costruire un sistema di
procacciatori di affari che, in giro per la Sicilia, andranno nelle
scuole pubbliche per portarsi via gli studenti e trasferirli nelle
scuole private.
Questa è la legge che voi state varando. E, ripeto, il
paradosso di questa legge è che voi scrivete, tra i principi e le
finalità, temi e obiettivi che sono certamente condivisibili per poi
dare una attuazione a quei principi che va nell'esatto segno
contrario rispetto a quelli che i principi stessi intendono
affermare.
Io invito ancora una volta il Governo a fare in modo che questa
possa essere una legge che in qualche modo affermi, per la prima
volta nella nostra Regione, un principio universale riconosciuto a
tutti i ragazzi e le ragazze sul tema del diritto allo studio.
C'è la possibilità, anche lavorando su questo testo, lavorando
sulla organizzazione in cui la finalità non sia esclusivamente
l'erogazione del buono, ma sia l'attuazione di una serie di
strumenti che possano effettivamente garantire il diritto per tutte
e per tutti. Fatelo, altrimenti questa legge davvero aprirà un
precedente nella vita di questa Regione in cui alla fine quello che
avremo contribuito a determinare è che, in nome della moneta,
possiamo rinunciare ad avere una formazione di qualità, una
formazione che aiuti i nostri ragazzi a poter competere in un
sistema competitivo come è quello in cui viviamo.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito
interessante che si è sviluppato, soprattutto in sede di discussione
generale, credo che rischi di mettere in ombra il ruolo che la
Regione dovrebbe avere nel campo della educazione e della
formazione.
Nel corso della polemica giornalistica che si è sviluppata
nelle settimane scorse, il presidente Cuffaro ha ricordato che il
buono scuola era un punto del suo programma elettorale e quindi, in
qualche maniera, ha evocato una sorta di vincolo che gli derivava
dal rapporto che aveva stabilito con gli elettori.
Personalmente ritengo che il Presidente Cuffaro abbia contratto
un vincolo con i suoi elettori, ma più in generale con i siciliani,
un poco più impegnativo a proposito del tema decisivo
dell'istruzione e della formazione che, come è noto, nell'economia
di mercato del cosiddetto mondo della competizione globale è uno
degli elementi fondamentali per dare competitività al nostro sistema
regionale.
Sono convinto che non si possa ricavare da questo disegno di
legge una risposta all'esigenza di qualificazione dell'istruzione e
della formazione delle giovani generazioni siciliane.
Ecco perché, aldilà delle finalità generali del disegno di
legge, che richiamano l'attuazione in Sicilia della legge di parità
vigente in campo nazionale e che nessuno pregiudizialmente può
mettere in discussione, c'è uno scarto tra questa finalità e
l'esigenza di intervenire attorno ai problemi veri ed alle
disfunzioni vere del sistema dell'istruzione in Sicilia. E, quindi,
per queste ragioni, una legge così concepita si presta alla
considerazione di volere intervenire a favore di alcuni soggetti,
quindi non già delle famiglie e, meno che meno, delle famiglie
bisognose, ma di alcuni soggetti che operano nel mercato scolastico
siciliano, prescindendo dal cimentarsi con il complesso dei problemi
dell'istruzione così come ci sono in Sicilia.
Com'è noto, la stragrande maggioranza dei cittadini siciliani,
come per altro verso la stragrande maggioranza dei cittadini
italiani, iscrive i propri figli alla scuola pubblica, quindi una
Regione che voglia affrontare il tema della riqualificazione
dell'offerta formativa e di istruzione in Sicilia non può
prescindere dalla valutazione della parte di offerta che si rivolge
alla stragrande maggioranza dei cittadini e, quindi, non solo in
questo disegno di legge manca questa parte, ma manca nel complesso
dell'iniziativa del Governo. Ecco perché queste considerazioni
negative si incentrano sul disegno di legge
In una Regione, peraltro, - è stato ricordato qui in altri
passaggi della vita assembleare - dove le risorse non sono infinite,
in un contesto economico e sociale, non solo per la Sicilia ma per
l'intero Paese, che restringe ulteriormente la possibilità di
destinare risorse a sostegno del sistema di 'welfare' e quindi in un
contesto di questo genere individuare e destinare una parte cospicua
di risorse al sostegno, sostanzialmente, degli istituti privati in
Sicilia appare assolutamente incongruo e sproporzionato. Anche
perché vorrei ricordare ai colleghi, al Presidente della Regione e
all'Assessore Granata che, per esempio, uno dei problemi più seri
che ha, che si pongono dal punto di vista del sistema scolastico
siciliano è il cosiddetto fenomeno della dispersione scolastica, che
riguarda in particolare le grandi aree urbane e le fasce più povere
della popolazione siciliana.
E' evidente che un Governo attento alle emergenze che si
pongono in ogni settore anzitutto dovrebbe preoccuparsi di questo e
destinare a questo scopo progetti e risorse adeguate.
Vorrei ricordare al Presidente della Regione e all'Assessore
Granata che il tasso di dispersione scolastica nella Regione
siciliana è molto elevato, è uno dei più elevati in campo nazionale
e, quando si parla di dispersione scolastica, si parla della
preclusione per una parte dei ragazzi siciliani di accedere ad un
livello di istruzione minimo che gli consenta di accedere poi a
percorsi formativi e, di conseguenza, di poter competere nel mercato
del lavoro siciliano e nazionale.
Ora, com'è possibile accettare l'idea che una Regione con
disponibilità di risorse limitate, perché questi sono i dati che
fino ad ora abbiamo di fronte, una Regione che, proprio per questi
motivi, non vara un progetto globale di intervento sul campo della
scuola pubblica, non vara un progetto nel campo dell'università per
assicurare gli elementi fondanti del diritto allo studio per tutti
e, quindi, per la stragrande maggioranza dei giovani siciliani,
com'è possibile che intervenga con risorse insignificative a
sostegno solo del cosiddetto disegno di parità e, quindi,
sostanzialmente a sostegno degli istituti privati che operano nella
nostra Isola? Mi sembra una scelta assolutamente miope L'ho detto
prima, mi permetto di insistere ancora: la stragrande maggioranza
dei cittadini siciliani si rivolge al sistema pubblico ed è
incomprensibile che da parte del Governo della Regione, in assenza
di interventi e di misure di qualunque tipo rispetto ai problemi
enormi che ci sono nel sistema di istruzione pubblica, il primo
segnale, il primo intervento serio e consistente avvenga a sostegno
del sistema di istruzione privato. Credo che una scelta di questo
genere non può essere apprezzata da un Parlamento che vuole
affrontare i problemi dei siciliani e non può essere apprezzata dai
siciliani.
Qui è stato detto, nel corso del dibattito generale e credo dal
relatore Leanza, che questa legge non è né di destra, né di
sinistra, io non la voglio qualificare dal punto di vista politico,
penso però che, in relazione ai problemi dell'istruzione siciliana,
questa legge è sbagliata, è una legge che non tiene conto di quelle
che sono le priorità della scuola siciliana, ma non perché lo dice
un esponente dell'opposizione, ma perché credo che sia apprezzabile
da qualunque operatore scolastico, da qualunque utente della scuola,
sia pubblica che privata, che esista in Sicilia.
Noi vogliamo dare alla Sicilia un sistema di istruzione e di
formazione che renda più competitiva la nostra Regione e soprattutto
i ragazzi che si formano nella nostra Regione? E allora dobbiamo
intervenire sulle disfunzioni, sui limiti, per la parte che compete
alla Regione, e non già dare un segnale negativo nei confronti della
maggior parte dell'utenza siciliana
Perché questo disegno di legge questo segnale dà, che c'è la
stragrande maggioranza degli utenti della scuola siciliana, che
frequentano la scuola pubblica di ogni ordine e grado, ai quali non
si dà nulla, dei problemi di queste persone non si tiene
assolutamente conto e c'è una parte, un segmento della scuola
siciliana, quella privata, verso la quale si dà una grandissima
attenzione in termini normativi e soprattutto in termini di risorse.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 1 di
questo disegno di legge comincia con il riferirsi alla
responsabilità della famiglia nell'educazione dei figli ed al
principio della libera scelta con riferimento alle scuole dove
mandare i figlioli. La prima cosa che va valutata è l'esigenza di
alzare il livello delle scuole, di fare in modo che la famiglia
scelga tra scuole che offrono una formazione di alto profilo.
In questo senso, l'idea di dare il contributo del buono scuola
affinché le famiglie lo vadano a spendere in scuole private della
cui inefficienza siamo tutti oggettivamente consapevoli - anche lei
signor Presidente della Regione - e dove si consumano anche
particolari e gravi reati, è qualcosa che la Regione non deve fare,
sia per la sua immagine, sia per quella del suo Governo.
Elevare il livello formativo della scuola è un fatto di grande
importanza e, rispetto a questo, noi abbiamo presentato degli
emendamenti che prevedono la possibilità di utilizzare il buono
scuola, oltre che per le spese di frequenza, anche per le spese
relative ad attività didattiche di vario tipo o, quanto meno,
equiparati all'attività didattica. Ciò permette di potere spendere
il buono scuola anche nelle scuole statali e di svolgere un'attività
mirata alla realizzazione di un maggiore diritto allo studio.
Sempre l'articolo 1, al comma 3, stabilisce che la Regione
riconosce il diritto dei fanciulli alla crescita equilibrata. Che
significa 'crescita equilibrata'? Significa che questa Regione
vuole evitare che un ragazzino entri in una scuola e ne esca con la
testa inquadrata o quadrata o a forma di cubo, cioè con un
indottrinamento tale per cui, alla fine, si è prevaricata la libertà
del ragazzo di crescere in modo equilibrato e si è prevaricato anche
il diritto stesso della famiglia. E questo avverrà in misura tanto
maggiore quanto più noi favoriremo la frantumazione del sistema
scolastico nazionale, cioè la possibilità che vengano a formarsi in
Italia scuole appartenenti ad indirizzi ideologici, politici,
culturali di differente orientamento, cosicché poi ogni famiglia
mandi il proprio figliolo nelle scuole che riterrà più idonee, più
congeniali a questo loro orientamento.
Allora bisogna scompaginare questo disegno di legge. Signor
Presidente, il Governo che Lei presiede ha una grande
responsabilità, perché il buono scuola può essere l'inizio di un
percorso che tende a creare le condizioni per questa frammentazione
del sistema politico, che, congiunta al livello di grossa, grave,
grande ideologizzazione ancora presente nelle forze politiche
nazionali, potrà portare ad uno squilibrio pesante nello sviluppo
della personalità dei nostri ragazzi.
L'articolo 1 di questa legge, al comma 5 stabilisce che la
Regione riconosce il ruolo centrale del sistema nazionale di
istruzione nell'educazione e nella formazione. Cerco di capire cosa
significa la parola 'nazionale'. Se ci sono qui deputati di
Alleanza nazionale forse potrebbero anche spiegarcelo. Onorevole
Formica - credo che sia rimasto lei solo a difendere gli spalti per
Alleanza nazionale - che significa 'nazionale'? Significa che si
riferisce alla Nazione, il cui concetto è molto grande. L'amico
Orlando, che è un professore che conosce bene queste cose, ci
potrebbe tenere una lezione sul concetto di Nazione. La Nazione ha
affinità con il concetto di popolo ed ha soprattutto affinità con il
concetto di unità del popolo attorno a certi principi che
identificano la Nazione. La Nazione poi ha certi risvolti che
spesso si attribuiscono al concetto di Patria, però io mi voglio
fermare al concetto di Nazione.
La Nazione è caratterizzata da un sistema educativo, ogni
Nazione è caratterizzata da un sistema educativo. Il sistema
educativo di una Nazione deve essere abbastanza unitario per non
frantumare la Nazione. Il senso di unitarietà è stato talmente
forte, nel momento in cui ci fu la riforma Gentile, che previde una
forma di accentramento formidabile a livello nazionale proprio per
sanzionare, per garantire il concetto di unità del sistema formativo
nazionale.
Perché oggi è rischioso questo meccanismo che si è messo in
moto in tante regioni italiane e qui anche da noi si vuole mettere
in moto nel buono scuola? Perché mina alla base il concetto di
unità del sistema formativo nazionale e, probabilmente, mina alla
base il concetto stesso di nazione, nella misura in cui noi non
siamo in condizione di avere un sistema di scuole private
ideologicamente omogenee, come ciò avviene, per esempio, nei paesi
anglosassoni, dove in fondo il fatto che le scuole si differenziano
perché magari hanno dei riferimenti con un partito conservatore o
con un partito laburista è marginale sul piano sostanziale, perché
in fondo sono modi di esprimere la politica che hanno un fondamento
profondamente comune.
Noi abbiamo un'articolazione dei partiti in Italia,
un'articolazione della cultura in Italia che è fortemente
ideologizzata e, rispetto a questo, consentire attraverso il buono
scuola che vengano a formarsi delle differenze nel sistema formativo
tali da venire a corrispondere alle differenze ideologiche dei vari
partiti implica una frantumazione che dissolve o quanto meno mette
in grave pericolo il concetto stesso di Nazione.
Io volevo stuzzicare la curiosità e l'interesse dell'amico
Formica, ma mi pare che l'amico Formica abbia altri pensieri, però
rimane il fatto, caro Presidente, che noi dobbiamo essere prudenti.
Questa sera mi sembra che stiamo quasi recitando delle parti a
soggetto, l'opposizione esprime tutta una serie ...
PRESIDENTE. Mi permetto interromperla, onorevole Tumino. Stiamo
recitando secondo copione, non a soggetto, secondo un preciso
copione.
TUMINO. Secondo un copione, ma di cui noi siamo soggetti, quanto
meno questo.
Questo è triste, signor Presidente, perché implica l'idea che
non si va a cercare una sintesi che va oltre le posizioni di ognuno,
ma si va a cercare l'affermazione delle posizioni di ognuno, per cui
la maggioranza pone un problema rispetto al quale non ci sono
deroghe e l'opposizione pone un diritto, che è riconosciuto dal
Regolamento, di fare tutti i discorsi del mondo.
Questo è un meccanismo che si usa nei casi estremi, quando si
entra in gioco con problemi di grande rilevanza, ma in effetti
questo è un problema di grande rilevanza, che ha assunto anche tra
di noi un elemento di divaricazione, di discriminazione, di
differenziazione radicale che, a mio avviso, potrebbe essere anche
superato se il Governo riuscisse a cogliere - e mi auguro che
l'onorevole Cuffaro faccia questo sforzo - l'esigenza che il buono
scuola deve essere spendibile in tutte le scuole e non solo nelle
scuole private. Signor Presidente, questo è il nodo del problema
Perché oggi l'articolo 3 di questo disegno di legge prevede che
il buono scuola possa essere speso solo per le spese di frequenza;
nelle scuole statali le spese di frequenza sono zero fino alla
scuola media inferiore e per le superiori sono nulle fino a redditi
dell'ordine di quaranta, cinquanta, sessanta milioni, in rapporto al
numero di componenti il nucleo familiare.
Quindi il buono scuola si spende solo per le scuole private.
Se il Presidente della Regione apre un ragionamento su questo modo
di spendere il buono scuola, io considero che si possa ragionare
anche su tante altre cose che sono a questo connesse.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha
facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo
che anche in un'Aula distratta questo dibattito possa servire per
dare un contributo all'intero sistema scolastico siciliano.
L'articolo 1 esprime il concetto della libertà di educazione.
Chi, come me, proviene dall'esperienza politica dei cattolici
democratici sa che nel tempo i cattolici democratici hanno difeso e
proposto questo principio della libertà di educazione, attraverso il
quale la famiglia può scegliere specifici criteri educativi. Quindi,
il principio della libertà di educazione nel pluralismo scolastico
va difeso al di là delle pregiudiziali ideologiche che non ci
appartengono o che non appartengono, in questo caso, a chi vi parla.
C'è un problema: da un lato noi aiutiamo il sistema scolastico
non statale, che svolge un servizio pubblico in molti casi pari a
quello delle scuole statali; dall'altro, pur recependo il principio
che ha introdotto la parità scolastica in Italia, quello della legge
numero 62 del 2000, in Sicilia vogliamo fare una cosa diversa non
rispettando gli standards di qualità ed i requisiti previsti da
quella legge stessa che l'assessore Granata sta cominciando ad
applicare in Sicilia.
Qualche settimana fa è uscito il bando per le famiglie
bisognose sulla base dei principi indicati dalla legge numero 62 del
2000; il buono scuola perché non realizza pienamente il principio
di parità? Perché il bene di tutti si esprime quando il confronto e
la concorrenza si esercita tra istituti che garantiscono la qualità
e che quindi posseggono alcuni requisiti. Il sistema pubblico ha il
dovere ed il compito di vigilare sulla garanzia, perché deve
organizzare anche un sistema di regole, attraverso il quale poi si
esprime liberamente questo concetto di libertà di educazione.
Ho detto, in qualche altro intervento, che in Sicilia si è
creata l'anomalia che nelle scuole superiori ci sono quasi trecento
istituti che non sono riusciti ad ottenere il requisito di scuole
paritarie. Noi dovremmo sollecitare questi istituti a mettersi in
regola. Se noi questi istituti li favoriamo senza alcuna
distinzione, non facciamo un servizio alla qualità dell'istruzione,
ma non facciamo un servizio nemmeno alle scuole non statali che nel
tempo hanno fatto una serie di sforzi che riguardano l'idoneità dei
locali, gli strumenti didattici, le attrezzature, tutta una serie di
requisiti che sono previsti dalla legge nazionale.
Questo è un nodo fondamentale Perché, vedete, la proposta di
chi dice: noi siamo disponibili a ragionare sull'intero sistema
scolastico attraverso l'approvazione di una legge sul diritto allo
studio, è una proposta ragionevole, cioè è un dialogo che va
alimentato sul piano dei contenuti, anche culturali, di ciascuna
forza politica. E noi siamo disponibili a ragionare attorno ad un
provvedimento che non preveda solo il buono scuola, ma anche il
diritto allo studio di tutte le scuole di ogni ordine e grado e non
solo di quelle universitarie e siamo anche convinti che la proposta
dell'onorevole Tumino, cioè di estendere il buono scuola oltre che
alle rette, e quindi alla frequenza, ad altri sussidi didattici, ad
altri strumenti che ci sono nelle scuole statali è importante perché
aumenta la libertà di scelta delle famiglie degli alunni siciliani.
Quindi, ci sono una serie di elementi che vanno chiariti ed io mi
auguro che la maggioranza non si arrocchi.
Una legge sull'istruzione in Sicilia non può essere fatta sulla
base dei rapporti di forza. Una legge importante che riguarda il
futuro della scuola, dei ragazzi della nostra Isola va fatta anche
accettando il contributo delle opposizioni ed accettando soprattutto
il contributo degli operatori scolastici e delle organizzazioni
sociali, perché non è sufficiente fare una legge soltanto sulla base
delle semplici audizioni in Commissione, noi avremmo avuto il dovere
di chiamare al confronto tante realtà esterne alle realtà
istituzionali, che devono concorrere anche alla qualità della
produzione legislativa.
Allora, noi siamo disponibili a ragionare attorno ad un
provvedimento che sia un provvedimento veramente che dà la
possibilità di scegliere ai genitori tra scuole che rispettano la
legge in maniera piena, la legge che si applica in tutto lo Stato
nazionale, perché il concetto di unitarietà nella formazione é un
concetto fondamentale, perché guai a frammentare sul piano del
diritto all'apprendimento e dell'educazione la nostra Nazione,
perché ci sarebbero una serie di scuole diverse che non
gioverebbero certamente alla crescita di una coscienza civile e di
una cittadinanza matura.
Ci sono, quindi, concetti importanti che vanno espressi e che
non fanno parte del bagaglio di questo o di quel partito ma fanno
parte di una classe dirigente matura. Che ben venga, quindi, un
confronto che, oltre al principio della libertà di educazione,
preveda una legge sul diritto allo studio.
E, badate bene, la legge sul diritto allo studio é
fondamentale ed importante, perché i problemi, ad esempio, in
ordine al trasporto degli alunni o i problemi che riguardano le
mense o i problemi che riguardano l'edilizia scolastica o i problemi
che riguardano l'inserimento dei disabili o i problemi che
riguardano i progetti innovativi di formazione o i problemi che
riguardano tutti i ritardi che abbiamo come sistema scolastico in
Sicilia sono problemi di cui si deve fare carico l'intera classe
dirigente e non una parte che cerca di approvare un provvedimento
che riguarda soltanto alcuni a svantaggio di altri.
Noi siamo disponibili al confronto, se ci sarà un dialogo su
una legge sul diritto allo studio siamo disponibili ad approfondire,
anche a valutare le possibilità di un nostro orientamento in Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Orlando. Ne ha
facoltà.
ORLANDO. Signor Presidente, esiste l'economia ed esiste lo
sviluppo; esiste lo studio ed esiste la cultura. E' noto, infatti,
che l'economia non é soltanto il "cosa hai" e il "quanto hai", ma
l'economia, se vuole diventare sviluppo, deve essere il "come usi le
cose che hai". E' il "come" che trasforma la ricchezza in sviluppo,
essendo evidente che si può anche essere ricchi e sottosviluppati se
si usa male la ricchezza che si ha e si può essere poveri e
sviluppati se si usa con armonia la ricchezza che si ha.
Quello che vale per l'economia vale anche per lo studio. C'é
il "cosa" dello studio, c'é il "quanto" dello studio, c'é il "come"
dello studio. Credo che, se vogliamo che lo studio diventi cultura
e se vogliamo che questo confronto sul diritto allo studio sia un
confronto sui modelli culturali, dobbiamo chiederci come si sta
affrontando questo tema. Perché la preoccupazione che emerge, che é
forte in chi in quest'Aula fa opposizione, ma sono certo che emerge,
che é forte in chi in quest'Aula é maggioranza, essendo com'é
noto la cultura non certamente prerogativa di uno schieramento, sono
certo che seguirà il mio ragionamento quando dico che noi siamo di
fronte ad un intervento che usa con un "come" sbagliato il diritto
allo studio; usa con un "come" sbagliato il diritto allo studio
perché, con questo intervento non inserito dentro un progetto
organico di diritto allo studio, si trasforma il diritto allo studio
in una caricatura, in quanto si fa un intervento soltanto per alcuni
e non invece un diritto allo studio per tutti. E lì c'é una
differenza culturale.
Noi siamo convinti - non noi dell'opposizione, ma noi, la
maggioranza in quest'Aula ancorché articolata un po' dentro e un
po' fuori la maggioranza di Governo - che, per potere affrontare in
maniera armoniosa il diritto allo studio, bisogna affrontarlo per
tutti. Non é un dato di quantità, é un dato di qualità. E' un
"come" d'intervento nella materia, se vogliamo che lo studio diventi
cultura, così come se vogliamo che l'economia diventi sviluppo.
Il diritto di scelta. L'altro diritto fondamentale é il
diritto di scelta. In una società libera deve essere possibile
scegliere la qualità culturale, i segni ideologici, i segni di fede
della scuola e della formazione; lo dico con molta forza e con molta
serenità. Ma, quando il diritto di scelta diventa un pretesto per
finanziare scuole che non hanno il "come" adeguato perché non
garantiscono la qualità, si trasforma una cosa che é giusta, e
della quale io sono convinto e resto convinto, in una caricatura di
quel diritto. Allora vorrei dire, con molta semplicità, che le
conseguenze di questo meccanismo sono evidenti se guardiamo gli
effetti.
Noi abbiamo un intervento che riguarda il diritto allo studio,
per la parte che si riferisce al buono scuola, che, sostanzialmente,
finisce con l'essere - unico caso in Italia - un intervento che
precede il diritto generale allo studio. Tutte le regioni che hanno
introdotto il buono scuola hanno prima approvato una legge generale
sul diritto allo studio. Noi non abbiamo una legge del diritto allo
studio per tutti.
Secondo passaggio. Le regioni che sono intervenute sul buono
scuola l'hanno fatto con il rispetto del "come". Questa mattina sono
stato a Milano. E vorrei ricordare come sarebbe diverso il confronto
in quest'Aula se applicassimo il modello che in Lombardia ha
applicato l'onorevole Formigoni. Come vedete non faccio questioni di
schieramento. Si è fatta prima la legge sul diritto allo studio
organico che garantisce tutti, poi si è introdotto un meccanismo che
riguarda il buono scuola; ma lo si è fatto non per i 'diplomifici',
lo si è fatto mantenendo la posizione di qualità, che è fondamentale
nel settore dello studio, se vuole diventare cultura.
E la conseguenza è semplice: dopo molti anni di applicazione di
questa normativa, l'ammontare complessivo del costo per una regione
come la Lombardia - che è quasi il doppio come abitanti della
Sicilia - è arrivato oggi, dopo molti anni, all'equivalente di 30
miliardi di lire. Noi in questo caso siamo di fronte ad una
proposta che parte con una cifra di circa 40 miliardi di lire e
arriva a 65 milioni di euro, cioè a 130 miliardi di lire. Allora,
credo che la quantità delle risorse che vengono impegnate sia
l'effetto di una qualità distorta dell'intervento.
L'invito che rivolgo con molta forza è di evitare di
trasformare il diritto allo studio in una operazione di sostegno per
tutti i 'diplomifici' di questa terra, perché è un'offesa alla
scuola privata seria - che esiste ed ha diritto di esistere; ed io
rivendico che esista - che non può essere trattata alla stessa
stregua di una scuola di condominio. Perché quando in un condominio
di 20 appartamenti, coloro che vi abitano decidono di far scuola e
con il buono scuola organizzano la scuola senza controllo, nello
scantinato piuttosto che nella lavanderia dell'edificio, tutto ciò
certamente non è cultura
Ecco la ragione per la quale l'opposizione a questa proposta si
opporrà con forza e vuole mandare il segnale culturale di dire: per
favore non trasformate lo studio in incultura. Così come altre volte
abbiamo detto: non trasformate la ricchezza in sottosviluppo.
VILLARI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VILLARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desideravo
riprendere, ma lo faccio brevemente in quanto anch'io devo dire con
molta franchezza che, come dicevano alcuni colleghi prima, perché
così è nei fatti, un po' tutti recitiamo un copione; si tratta di
uno schema, che è ormai diventato anche in alcuni momenti lo schema
del dibattito in questa Aula, con ciò rischiando un po' tutti, non
so questo a quanto serva rispetto alla produttività di questo
Parlamento, di ripetere le argomentazioni senza ascoltare
sufficientemente le ragioni degli altri per tentare di
convincersene.
Ognuno infatti spesso alla fine rimane nelle proprie posizioni
per poi stringere al massimo, tirare le fila e cercare di trovare le
possibili mediazioni. Motivo per il quale mi limiterò a fare
soltanto poche osservazioni.
La prima, e mi rifaccio ad un passaggio dell'onorevole
Panarello richiamando il documento delle organizzazioni sindacali
Cgil-Cisl-Uil che oggi hanno organizzato una manifestazione attorno
a questo importante tema che è la scuola, il diritto allo studio ed
il buono scuola, per quanto riguarda l'oggetto della discussione di
oggi e l'esigenza da parte del governo che era quella su cui tutti
pensavamo ci si potesse confrontare. Io spero vi siano le condizioni
per trovare una mediazione alta.
L'esigenza di trovare una mediazione alta, vorrebbe che si
riprendesse un concetto, lo riprendevano anche gli interventi
precedenti, ma è venuto fuori anche dall'intervento dell'onorevole
Orlando di poco fa, e cioè l'anomalia tutta nostra per cui la
regione Sicilia ancora non ha una legge sul diritto allo studio.
Senza queste premesse, com'è possibile che, seppur legittimamente,
il Governo possa portare in Aula, senza realizzare i dovuti passaggi
e le dovute procedure, e procedere all' approvazione della legge sul
buono scuola, - questa Regione, unica Regione italiana rimasta senza
una legge per il diritto allo studio - senza avere appunto alle
spalle una legge per il diritto allo studio che rappresenti la
cornice entro cui il sistema dell'istruzione statale, e quindi
dell'istruzione pubblica in generale si muova?
Per cui, io pensavo e mi illudevo, e mi illudo ancora che
questo possa essere possibile, penso che debba essere possibile.
L'appello che io faccio è di prendere atto anche dei
suggerimenti che vengono dalle organizzazioni sindacali. Dicevo
all'onorevole Panarello che le organizzazioni sindacali sul piano
nazionale hanno manifestato articolazioni, qualche volta anche
momenti di tensione interna, rispetto ad un quadro di unità che li
ha caratterizzati negli anni passati, invece si sono ritrovati sulla
questione che riguarda la loro opposizione alla legge sul buono
scuola, richiamando il Governo ad affrontare la legge sul diritto
allo studio e perché no, poi anche qui è stata data una
disponibilità da parte del Governo, del Presidente onorevole
Cuffaro, così come dell'assessore, onorevole Granata, di discutere,
almeno questi segnali sono stati colti nel corso della serata. Ma
si tratta di essere coerenti fino in fondo su questo.
Per essere più chiari, io penso, per esempio, che la
possibilità da parte del Governo di rivedere la propria posizione (è
stato detto in modo più o meno informale) e di riunire la seconda
commissione per dare copertura finanziaria, come è giusto che
avvenga, al disegno di legge sul diritto allo studio che è già in
seconda Commissione, ed è già esitato dalla Commissione di merito.
Si discuta questo, si dia copertura finanziaria a questo testo,
si discuta in questa Aula il diritto alla studio, seppur lo stralcio
università, e continuiamo poi il dibattito anche sul buono scuola,
vediamo come è nel merito, in che forma questo possiamo farlo, con
quali contenuti, ma sicuramente questo avverrà in un clima diverso.
Io credo, guardate, questa è la mia opinione, nessuna logica
dottrinaria e neppure minoritaria, penso che sinceramente possano
coesistere, a me non scandalizzano le posizioni di chi dice appunto
che possano coesistere forme di istruzione, di formazione privata
all'interno di un sistema pubblico statale, così come all'interno di
un sistema pubblico non statale, e ciò è dimostrato dalla legge n.
62 del 2000, che tante volte è stata qui richiamata.
Possono coesistere e possono, persino, rappresentare elementi
di competizione all'interno del sistema dell'istruzione e della
formazione più complessivamente.
Il punto è, naturalmente, questo veniva richiamato poco fa, è
questione che riguarda in generale i criteri anche per altri
settori. L'unitarietà del sistema, lo diceva l'onorevole Tumino
prima, e poi per ultimo l'onorevole Orlando, il fatto che la
competizione tra diverse forme organizzative e strutture della
educazione, della istruzione, della formazione devono competere
sulla base di parametri di riferimento, per cui la competizione non
può avvenire su un terreno sleale.
Per essere più chiaro, in qualche scuola privata, c'è chi
sfrutta l'insegnante perché gli dà settecentomila lire al mese e
chi invece applica i contratti nazionali di lavoro, così come nel
caso della legge n. 62 sulla parità, sul sistema paritario di
istruzione, invece obbliga l'applicazione dei contratti nazionali di
lavoro. Quindi, una competizione che avvenga su un terreno appunto,
non una competizione drogata da meccanismi sleali, ma una
competizione basata tutta su parametri oggettivi di valutazione.
Io vorrei tanto che il Governo, la maggioranza, il Presidente
della Regione, il governatore Cuffaro, che stimo come persona di
grande buon senso e apertura, e l'assessore Granata, si convincano
in prima persona sulla necessità di rivedere, nulla di male, anzi io
credo un fatto che peraltro ci allineerebbe un po' a quello che
avviene nelle altre regioni, le loro posizioni per aprire un
dibattito, un confronto con le forze della minoranza,
dell'opposizione, col centro-sinistra, che un dibattito teso come è
stato dimostrato da tutti gli interventi a concorrere positivamente
a una discussione, a trovare il modo come uscire nel modo più alto
possibile da questa discussione in modo tale che nessuno ne venga
umiliato, ma soprattutto non vengano umiliati gli studenti
siciliani, le famiglie siciliane, non venga umiliato il sistema
dell'istruzione di questa Regione.
ORTISI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ORTISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi limiterò ad
una breve lettura filologica dell'articolo perchè mi pare che il
comma 6 del disegno di legge in esame: "gli interventi previsti
dalla presente legge sono integrativi e complementari rispetto a
quelli previsti da altre norme regionali e statali", il cui
riferimento è la legge n. 62 del 2000, rispetto alla quale gli
articoli di questo provvedimento entrano in contraddizione. E ciò
basterebbe per concludere in termini negativi.
Ma il comma 4: "la Regione garantisce su tutto il suo
territorio il diritto allo studio" aggiunge qualche altro elemento
alla giustezza della richiesta di parlare prima del diritto allo
studio e poi in maniera complementare di questo disegno di legge.
E però, di fronte a questa contraddizione in termini si tenta
di giustificare parando con riferimenti altisonanti alla
Costituzione e alla Carta europea del fanciullo.
Siccome io sono un cireneo mi sono andato a leggere gli
articoli e i commi di riferimento.
Siamo d'accordo sui principi. Anzi, un deficit culturale
tipico dei provvedimenti legislativi di questa maggioranza è proprio
di tipo teorico-culturale. Però, quando si fa riferimento alla
Costituzione o alla Carta europea del fanciullo bisogna fare
riferimenti puntuali congrui.
E a mo' di esempio mi consentirete di leggere l'articolo 34
della Costituzione a cui si fa riferimento: "La scuola è aperta a
tutti. L'istruzione inferiore impartita per almeno 8 anni è
obbligatoria e gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di
mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli
studi..."(che non sono il diploma del diplomificio, sono altro;
sono, per esempio, frequenza e diploma universitario a cui farebbe
riferimento l'intervento sul diritto allo studio) "La Repubblica
rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegna alle
famiglie altre provvidenze che devono essere attribuite per
concorso".
Ma si raggiunge il massimo con riferimento alla Carta europea
del fanciullo. E precisamente agli articoli 8.33 e 8.39.
L'articolo 8.33 così recita: "Ogni fanciullo deve disporre di
servizi sociali adeguati nell'ambito familiare, scolastico e del
reinserimento sociale". Poi mi spiegherete la congruità.
L'articolo 8.39 così recita: "Ogni fanciullo deve essere
protetto da qualunque tipo di sfruttamento economico. Nessun
fanciullo può essere costretto a eseguire un lavoro che ne mette in
pericolo la salute fisica e mentale, lo sviluppo o che lede il suo
diritto all'istruzione di base. Nessun fanciullo deve iniziare a
lavorare in modo permanente prima dei 16 anni di età e in nessun
caso prima di aver terminato il periodo di formazione scolastica
obbligatoria.
Le legislazioni degli stati membri dovranno essere ravvicinate
avendo come base la legislazione nazionale, che maggiormente
protegge il fanciullo, in relazione fra l'altro ai seguenti aspetti:
a) l'età minima ammessa per ottenere un lavoro; b) la definizione
di tutte le eccezioni che si possono prevedere a questa regola e le
relative condizioni, nonché, in particolare, le eccezioni relative
ai lavori considerati leggeri, i lavori nel mondo dello spettacolo e
della cultura, i lavori nell'azienda familiare e il lavoro
temporaneo in aziende o centri di formazione professionale
contemplato nei programmi di insegnamento, nonché il lavoro
stagionale; c) è fatto comunque divieto di impiegare i fanciulli in
lavori, basati sull'uso di sostanze pericolose, sotterranei o
notturni o che prevedano ore straordinarie; d) le condizioni in cui
saranno vietati i lavori suscettibili di mettere in pericolo la loro
salute, la loro istruzione o il loro sviluppo morale e fisico".
Se stiamo per votare una legge che ha come punto di riferimento
la Carta europea del fanciullo, l'articolo 8 con i commi 33 e 39 -
io voterò a favore - stiamo votando altro
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci saremmo
augurati, dopo il dibattito sulla discussione generale, che si
potessero determinare quelle condizioni di confronto parlamentare
inteso a cercare di migliorare il testo complessivo del disegno di
legge.
Ci troviamo, invece, di fronte all'atteggiamento ancora
inspiegabile da parte del Governo che, in modo ostinato, tenta di
fare approvare un provvedimento all'Aula, fra l'altro sul quale io
mi permetto di sollevare anche un dubbio di costituzionalità.
Io mi sono informato in tutte le altre regioni dove è stato
approvato il testo sul buono scuola, poi dirò in modo particolare,
il testo riguarda esclusivamente le scuole riconosciute paritarie ai
sensi della "legge Berlinguer".
In Sicilia questo provvedimento viene esteso anche alle scuole
non paritarie, alle scuole legalmente riconosciute, ai cosiddetti
'diplomifici'.
Io penso che questo ponga in sé dubbi di costituzionalità. E,
tuttavia, signor Presidente della Regione, nel corso del dibattito
noi ci siamo sforzati e ci sforzeremo anche nel corso del proseguo
dei lavori parlamentari di cercare di spostare l'asse della legge e
dai buoni scuola ad un effettivo diritto allo studio.
Mi metto nei panni di un dipendente regionale, di un
insegnante, di un impiegato dello stabilimento petrolchimico, di un
impiegato che guadagna cinquanta milioni lorde, di uno che guadagna
2.600-2.700 milioni di lire di stipendio monoreddito. Di un
commesso dell'Assemblea regionale siciliana che ha tre figli che
vanno a scuola; questi hanno un costo, un onere sul bilancio
familiare che non viene oggi supportato da alcun provvedimento da
parte della Regione.
FORGIONE. Lei ha citato delle categorie agiate; perché non cita
la categoria degli operai del petrolchimico di Gela?
SPEZIALE. Il compito nostro, onorevole Granata, e del Governo in
particolare, è quello di organizzare un'offerta nei confronti di
questo mondo per potere permettere che l'accesso al sapere venga
garantito.
Questa è la questione centrale che riguarda un buon governo e
che riguarda anche un atteggiamento positivo per favorire i processi
di crescita formativa.
Noi ci troviamo invece di fronte al fatto che questi settori
non vengono interessati. Ci troviamo di fronte al fatto cioè che una
gran parte delle risorse della Regione vengono sottratte e anziché
essere destinate a queste famiglie che debbono comprare un computer,
devono permettere ad uno dei figli di fare un viaggio d'istruzione,
debbono comprare i libri di testo, debbono cioè permettere di fare
quello che un buon padre di famiglia fa per permettere che il
proprio figlio elevi la propria cultura ed il proprio sapere.
Ci troviamo invece di fronte ad un provvedimento che riguarda
complessivamente novanta miliardi di lire che è in gran parte
diretto nei confronti di scuole i cui cicli formativi sono scadenti,
dove le scuole si fanno a forfait e gli esami si fanno a forfait,
dove ci sono insegnanti mal pagati o addirittura non retribuiti,
dove ci sono insegnanti che per cinque anni hanno lavorato costretti
a pagarsi i propri contributi, dove in sostanza vengono negati i
diritti fondamentali e dove la qualità formativa e la qualità del
sapere è assolutamente scadente.
Onorevole presidente della Regione, siccome non c'è nessun
argomento - io capisco l'onorevole Granata che si arrampica sugli
specchi di volta in volta, una volta dice una cosa, una volta ne
dice un'altra, capisco una difficoltà oggettiva da parte del Governo
-, allora qual è la ragione, onorevole Presidente della Regione?
Perché noi non prendiamo una parte di queste risorse destinate al
buono scuola e le destiniamo alla famiglia perché queste famiglie
possano avere sussidi didattici, i servizi per i soggetti portatori
di handicap, le borse di studio, i servizi mensa, i servizi
trasporto e di facilitazione al trasporto gratuito, i viaggi di
istruzione, i servizi residenziali? Sono tutti emendamenti che noi
abbiamo presentato al testo del disegno di legge perché pensiamo
che il complesso di questi interventi organici favorisca un livello
della qualità superiore del sapere e si rivolge questo sì alle
famiglie attraverso il concorso di oneri a carico della Regione e a
carico degli enti locali determinando in questo modo un intervento
organico di risorse della Regione che tende ad elevare la qualità
formativa nella nostra Regione.
Questa è la differenza culturale che c'è tra il nostro modo di
vedere non la scuola ma la società; è il disegno di legge che, come
dicevo l'altra volta secondo me, onorevole Presidente della Regione,
non avrebbe dovuto avere accesso in quest'Aula perché è un disegno
di legge privo di ratio e privo di dignità legislativa.
Inoltre, voi avete un bilancio complessivo e investite per la
legge regionale 130 miliardi di lire. Lo diceva bene prima
l'onorevole Orlando, noi partiamo con un investimento iniziale di
130 miliardi di lire. Veniva riferito l'altra volta dall'onorevole
Capodicasa che è come aprire un nuovo articolo 23. E questo
riguarderà il primo anno. Per l'anno 2002 noi arriveremo a 65
milioni di euro cioè a 130 miliardi di lire; non sappiamo quale sarà
lo sfondamento. Ma questo avrà connessioni gravi con il bilancio
perché è ipotizzabile sulla base di una nostra proiezione, ma
vorremmo confrontarci, onorevole Presidente della Regione, che da
qui a cinque anni noi rischiamo di avere uno sforamento in bilancio
di oltre 300 miliardi di lire, una cifra enorme, una cifra
sconsiderata che rischiamo di dover sottrarre ad altri fondamentali
interventi da parte della Regione.
Onorevole Cintola, noi le presenteremo lo studio di proiezione
facendo riferimento a quello che è il vostro riferimento.
In Lombardia il provvedimento del buono scuola è iniziato con
280 milioni di lire, come provvedimento legislativo, oggi necessita
di 12 miliardi di lire. Facendo riferimento analogo a quello che
avviene in Lombardia, allora, le dico che 300 miliardi sono
assolutamente insufficienti, non parliamo di fatti che non devono
riguardare il Parlamento regionale, parliamo di fatti specifici.
Noi avremmo, onorevole Presidente della Regione, e insisteremo
nel corso del dibattito parlamentare, tenteremo di spostare il più
possibile le risorse destinate al buono scuola per il diritto allo
studio alle famiglie per permettere che tante famiglie che hanno
oneri, tanti giovani promettenti nelle nostre famiglie siciliane,
figli di dipendenti, figli di gente che non ha possibilità di
accesso davvero, di potersi permettere di mandare i figli a scuola,
possano, attraverso una serie di sostegni, di contributi avere
garantito il diritto all'accesso al sapere che secondo noi è diritto
universale.
Questa è la differenza sostanziale. E mi dispiace che il
Presidente della Regione e il suo governo stiano tentando di fare
una prova di forza con il Parlamento non giustificato né dalla
qualità del dibattito, né dalla qualità del confronto politico.
Dopodiché all'emendamento che noi presentiamo il Governo dica
di no e noi abbiamo tutto il diritto-dovere di forza politica di
centro-sinistra di far sapere che il governo Cuffaro ha voluto dare
i soldi alle scuole private e ha voluto impedire che quegli stessi
soldi venissero destinati alle famiglie per potere accelerare i
processi formativi, irrobustire e potenziare la scuola pubblica,
dare sostegni alle famiglie meno agiate, più disagiate.
C'è un modo di confronto, se c'è il tentativo così come appare
di volere impedire al Parlamento regionale, onorevole Presidente
della Regione, che si sviluppi una dialettica parlamentare in cui
vengano evidenziate in modo chiaro le posizioni attraverso
l'utilizzo del Regolamento e presentazione di unici emendamenti tesi
a stroncare il confronto, deve sapere il Presidente della Regione
che da parte nostra ci sarà una reazione notevole rispetto ad un
atteggiamento del Governo preannunziato e fatto circolare, che
secondo noi in questo caso non avrebbe alcuna ragione d'essere nel
Parlamento siciliano.
Favorisca il Governo il dibattito parlamentare, favorisca il
dibattito nel Paese, lo favorisca a scuole aperte perché quel
marchingegno messo da parte dell'onorevole Granata di volere
spostare l'apertura delle scuole al 30, non solo non ha funzionato,
ma è finalizzato esclusivamente ad impedire che da parte delle
scuole ci fosse un'attenzione su un provvedimento di questo tipo.
Noi l'abbiamo considerato e abbiamo espresso un giudizio
onorevole Granata, ma è tutto teso a impedire l'esercizio della
funzione democratica e di controllo delle popolazioni e la funzione
di esercizio del nostro confronto dialettico e parlamentare.
Guai, lo dico al Presidente della Regione, se davvero si
dovesse avanzare l'idea di fare un unico provvedimento teso a
stroncare e ad eliminare il dibattito parlamentare, si aprirebbe un
vulnus, un precedente pericolosissimo all'interno del Parlamento
regionale.
Lo dico adesso mentre siamo in discussione sull'articolo 1 per
evitare che qualcuno vagheggi, che a qualcuno venga in testa
un'ipotesi di questa natura.
Invece il Governo tenga conto degli emendamenti del Parlamento,
abbia un atteggiamento positivo con il Parlamento, tenga conto degli
emendamenti che saranno presentati nell'articolato, valuti la
portata di questi emendamenti, cerchi di dare copertura finanziaria
agli emendamenti ed io sono convinto che dentro un confronto sereno,
dentro una dialettica parlamentare è possibile irrobustire e
migliorare il testo del disegno di legge.
Fra l'altro tutte le altre regioni, onorevole Presidente della
Regione, hanno prima esitato i disegni di legge sul diritto allo
studio e nell'ambito del disegno di legge sul diritto allo studio
hanno utilizzato risorse minimali nei confronti del buono scuola.
Qui si vuole fare il contrario a tutti i costi, si vuole fare
il buono scuola utilizzando risorse straordinarie e spropositate
rispetto a questo provvedimento, si può spiegare solo in un solo
modo, per utilizzare un linguaggio che è stato utilizzato dal
Presidente di Forza Italia, si può pensare solo in un certo modo che
c'è il tentativo di utilizzare il bilancio della Regione per uno
scambio clientelare ed elettorale con settori della società
siciliana che non sono quelli che hanno aiutato i processi
formativi, i famosi diplomifici.
Sarebbe un fatto grave se anche il Parlamento, se anche da
parte di altre forze politiche sensibili rispetto ai temi della
formazione della scuola dovesse esserci un atteggiamento di
disponibilità nei confronti del disegno di legge del Governo.
Noi ci auguriamo che da parte delle forze politiche e da parte
dei singoli parlamentari ci sia la possibilità di un confronto anche
aspro su singoli argomenti, che comunque possa dispiegare fino in
fondo le posizioni dei singoli e dei gruppi in modo tale da avere un
buon disegno soprattutto in direzione del diritto allo studio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sentito in
questa discussione, anche nelle cose espresse dal relatore, usare
un'espressione per definire questa legge come se fosse una legge
neutra, nè di destra, nè di sinistra.
Io credo che parliamo di un tema così pregnante per la
costruzione di una civiltà sociale, di un Paese, di una Regione, di
una comunità che serve poco la definizione delle geometrie
politiche.
Bisogna ragionare sull'essenza di questo disegno di legge e
vorrei dire al Presidente Cuffaro che con questo disegno di legge
non passerà alla storia per avere migliorato il livello culturale
dei ragazzi e delle ragazze della Sicilia, per aver migliorato il
sistema della formazione.
Non passerà alla storia neanche per essere stato un buon
cattolico, non ha letto 'La scuola Barbiana' e forse non conosce i
principi ispiratori di un solidalismo cattolico, anche interno alla
storia della democrazia cristiana che sulla scuola non ha mai
prodotto un obbrobrio simile prigioniero delle logiche liberiste e
non dell'esigenza di una formazione culturale alta.
La Costituzione italiana, quella Costituzione nata
dall'antifascismo - parola ancora in uso - non ha mai messo in
discussione il carattere laico della scuola e vorrei dire
all'onorevole Granata che non passerà neanche come uno degli eredi
migliori di quel Gentile che diede una riforma della scuola e del
sistema scolastico italiano che ha retto alla caduta del fascismo,
che pure produsse quella riforma e ha retto addirittura per decenni.
Voi volete smantellare la scuola di massa e volete smantellare
il diritto alla formazione ed al sapere come diritto garantito per
tutti. State dando una pessima prova politica e culturale - lo
dicevano altri colleghi prima di me.
Q6i c'è l'esigenza di dotare questa regione di una riforma del
diritto allo studio, ma voi scorporate il problema del buono scuola
dalla riforma complessiva del diritto allo studio. Volete ridurre
tutto ad un problema di mercificazione, volete non discutere su cosa
è il sistema formativo in Sicilia, su che cosa è la mortalità
scolastica in questa Regione che la porta ad essere ai primi posti
in Italia, su cosa è la scuola pubblica in Sicilia.
C'è un'esigenza di riforma della scuola pubblica? Sì, c'è
un'esigenza di riforma della scuola pubblica. Tutte le grandi
rivoluzioni sociali, tecnologiche, scientifiche comportano un
adeguamento del sistema formativo. Così è stato nel '68, periodo che
portò alla creazione della scuola di massa, così è con la
globalizzazione e l'innovazione tecnologica che richiede un
adeguamento di tutto il sistema formativo.
Se ricordate, qualche mese fa c'è stato in quest'Aula uno
scontro su un emendamento che riguardava i computer, se darli solo a
una scuola di Marsala - come proponeva una nostra collega - o se
pensare all'innovazione complessiva del sistema formativo a partire
da quelle esigenze nuove di formazione immesse anche dalla grande
rivoluzione informatica e tecnologica.
Voi invece che partire da qui, partite da un'esigenza di
mercificazione. volete ridurre anche la scuola ad un affare perché
di questo si tratta, onorevole Presidente della Regione, perché lei
che viene da una formazione cattolica non sta parlando delle scuole
dei salesiani o delle grandi scuole della borghesia ricca di questa
regione, e sappiamo che classi dirigenti aristocratiche di destra e
di sinistra si sono formate nelle scuole della borghesia ricca di
questa Regione.
Io non sto lì a difendere queste scuole, per me la scuola
pubblica è la garanzia della formazione e dell'accesso ai saperi; e
non a caso ho citato il figlio dell'operaio del Cantiere navale,
perchè lì deve guardare l'Istituzione - lo dico con le parole del
suo Vangelo - deve partire dagli ultimi, voi invece state
finanziando gli obbrobri dei diplomifici delle scuole private. Le
scuole private, non quelle alte, ma quelle dove si somma il degrado
dei formatori degli insegnanti che vanno lì solo per avere punteggi,
che vengono mortificati nella dignità di insegnanti perchè sono
sottopagati, senza contratto, senza una qualità richiesta e
riconosciuta e; alimentate il degrado di quei giovani che lì non
trovano la formazione, ma solo un diploma che li immette in un
mercato del lavoro di seconda categoria. Voi non volete ragionare su
questo, come dice il proverbio cinese: "quando si indica la luna col
dito, lo stupido guarda il dito ".
Voi state facendo questa operazione: partite dalla coda, dalla
mercificazione, dal buono scuola e non dalla riforma del sistema di
cui avremmo bisogno.
E' vero o no che in un quartiere degradato come Brancaccio o
o lo Zen una scuola pubblica è l'unico presidio di legalità, è
l'unico luogo, è l'unico spazio nel quale un bambino viene sottratto
alla strada, laddove la strada è un luogo dove si può diventare
spacciatori o Killer a 15 anni? Questo non vi importa, questa
lezione non vi serve
Voi sottraete risorse a quella scuola pubblica, sottraete
risorse a quel luogo di formazione delle coscienze laiche e
cattoliche, perchè questa è stata la grandezza della scuola pubblica
italiana, per finanziare invece quelle altre operazioni. Allora, il
sospetto ci rimane.
Vorrei dire anche ai miei colleghi del centrosinistra che se
non fosse stata spianata la strada della privatizzazione della
scuola da alcune scelte sciagurate dei precedenti governi di
centrosinistra, oggi voi non operereste questo sfondamento.
Sono contento di avere ascoltato qui parole chiare dagli amici
e dai compagni dei Democratici di sinistra e anche dalla Margherita,
ma quelle scelte, vorrei dirlo all'onorevole Morinello, erano
iscritte in quel disegno di autonomia scolastica che, recependo una
legge nazionale, è stato applicato anche in questa regione e oggi
voi vi potete permettere questo sfondamento da destra, perchè quella
strada è stata spianata.
Io vi chiedo di fermarvi, onorevole Presidente della Regione,
vi chiedo di fermarvi e di ragionare su che cosa è oggi il rapporto
tra cultura, sapere, formazione in questa regione.
Prima o poi discuteremo anche della formazione professionale,
quest'altra vergogna mangia miliardi qui in Sicilia; ne discuteremo
partendo dalle esigenze vere di formazione, del rapporto tra la
formazione e il mercato del lavoro qui in Sicilia, tra la formazione
e il mercato del lavoro. Ma se non fate questo e partite, invece, da
una mercificazione del contributo alle famiglie, offendete la
Costituzione e offendete quelle stesse famiglie alle quali non
riconoscete il vero diritto che è quello del diritto all'istruzione.
Io non credo, onorevole Presidente della Regione, e non
parteciperò ad alcuna trattativa per migliorare questo disegno di
legge. Questo disegno di legge non è migliorabile, perchè è la sua
natura che va combattuta ed è la sua natura che contrasta con l'idea
di formazione e di sapere che io consegno, ancora una volta, allo
Stato.
Quando io sento parlare di devolution, quando io sento gli
attacchi che la Lega fa alle forze di centro che stanno nella
maggioranza alle quali lei si richiama, onorevole Presidente della
Regione, mi vengono i brividi, perchè la Lega pensa al buono scuola
e pensa alla devolution in rapporto alla scuola, perchè pensa alla
scuola etnica e i padroni hanno spinto; li senta, li legga i
documenti di Bossi e della Lega Loro pensano ad una formazione
culturale che si fondi sulle diversità culturali, etniche,
geografiche; e quando io sento la Confindustria che spinge su questo
mi viene in mente una vocazione che ha la Confindustria, le imprese
e i padroni, di fare le scuole di serie A, quelle che finanziate
hanno la possibilità di accesso ai livelli elitari delle classi
dirigenti, e poi le scuole di serie B, dove magari con un po' di
assistenza pubblica e un po' di clientela mandiamo i figli di
poveracci che verranno inibiti nella loro possibilità di accesso
alle classi dirigenti del paese.
Voi con questa logica spianate la strada a questa visione della
società, altro che i principi del solidarismo cattolico, altro che i
principi della cultura garantita per tutti
Lei, però, non può cancellare - e spero si sottragga alle
tentazioni e alle pressioni anche interne alla sua maggioranza - il
dibattito parlamentare con un maxiemendamento, non c'è questa
urgenza e questa pressione della società che chiede un buono scuola
che se tarda di qualche giorno fa crollare l'architrave della
costruzione culturale di questa Regione.
Se Lei con un maxiemendamento vuole abbattere e cancellare
questo dibattito si fa carico, onorevole Presidente della Regione,
di una forte violazione dei diritti parlamentari che
precostituirebbero un precedente grave, del quale noi non solo non
saremmo responsabili, ma ci faremmo carico di costruire il massimo
di opposizione e di denuncia possibile.
PRESIDENTE. Onorevole Forgione, anche per attenuare i toni del
dibattito, se lei me lo consente - come vede io lo dico non ho
schemi mentali da questo punto di vista - mi è sembrato che abbia
difeso il fascista Gentile e la vecchia e clientelare Democrazia
cristiana. Ma niente, niente c'è un ripensamento sulla sua
posizione politica? E' solo una battuta, onorevole Forgione
E' iscritto a parlare l'onorevole Zago. Ne ha facoltà.
ZAGO. Signor Presidente, fra i due mali si sceglie sempre il
minore: rispetto a quello imperante di adesso, ci si accontenta di
quello meno devastante di prima.
E' vero signor Presidente, io sono d'accordo con lei, ma qui lo
sappiamo tutti, stasera, perchè negarlo, c'è una recita secondo
copione; e però questa recita secondo copione non impedisce di fare
qualche riflessione, soprattutto sull'articolo 1 che è l'articolo
dei principi generali che vengono enunciati e posti a base
dell'intero articolato.
Proprio perchè sono principi, io devo dire che considero
l'articolo 1 l'articolo più importante di questa legge, l'articolo
più impegnativo. Fra l'altro, sono principi sui quali tutti quanti
possiamo concordare, come si è evidenziato finora e come io dichiaro
adesso nell'intervento.
Come non essere d'accordo con il comma 4 che recita "la Regione
garantisce su tutto il suo territorio il diritto allo studio e
promuove ogni condizione affinchè tale diritto possa essere
esercitato da tutti i cittadini a prescindere dal sesso, dal credo
religioso, dalle opinioni politiche, dalla razza e dalle condizioni
socio-economiche"? Come non essere d'accordo su questi principi,
specie in una regione come la nostra che fa parte di quel sud dove
le famiglie povere se nel resto d'Italia sono passate da otto a
dieci milioni, il sessantasei di quei dieci milioni di famiglie
povere appartiene al sud e quindi anche alla Sicilia? E come non
essere d'accordo nel momento in cui si parla non di rette, ma di
diritto allo studio?
Quindi, si evidenzia subito la doppiezza, perchè se noi non
conoscessimo gli articoli successivi all'articolo 1, l'articolo 1
potrebbe essere condiviso, approvato dall'opposizione.
Ma sappiamo che, invece, è una contraddizione in termini, nel
senso che in nome di principi irrinunciabili, condivisibili,
condivisi infatti quasi da tutti, c'è poi tutto quello che, invece,
è stato oggetto di critiche da parte dell'opposizione.
Vorrei fare un'altra considerazione per quanto riguarda il
finanziamento alle scuole private. Non ho difficoltà a riconoscere
che non ho alcun pregiudizio contro, nel senso che riconosco che
anche le scuole private possano svolgere un ruolo importante per
dare un livello culturale adeguato e una formazione congrua ai
nostri giovani.
Si tratta, però, di incentivare l'iscrizione, la frequentazione
delle scuole private o, si tratta, invece, di incentivare la
frequentazione, l'iscrizione ai cosiddetti diplomifici? Perché
credo che qui stasera venga contestato l'incentivo ai diplomifici,
non l'incentivo alle scuole private. Infatti, com'é stato
ricordato, le scuole private non sono meno talvolta di quelle
pubbliche. Qui il discorso riguarda scuole private che non sono le
scuole paritarie verso le quali, sostanzialmente, tutti esprimiamo
un giudizio positivo.
Quindi, questa legge rischia di provocare degli effetti
paradossali perchè contiene in sè l'effetto perverso che
un'iscrizione di giovani ai diplomifici può comportare. Un altro
effetto perverso è rappresentato dal fatto che, alla fine
dell'istruzione secondaria, verremmo ad avere giovani diplomati che
stenterebbero poi a trovare una collocazione nel mercato del lavoro.
E non parlo dei giovani che poi si iscrivono all'università.
Costoro, infatti, iscrivendosi all'università si determinano il
detto secondo cui "la neve si scioglie e le buche diventano
evidenti". Non parlo di chi si iscrive all'università, parlo di chi
si ferma al diploma, al conseguimento del famoso foglio di carta
che, poi, legittimerà i giovani che hanno frequentato quelle scuole
ad attendere il posto di lavoro nell'accezione più negativa, più
deteriore del termine.
Andremmo a formare giovani che, non potendo avere sbocco
all'università, continuando gli studi o nel mercato del lavoro per
quello che é il loro livello d'istruzione, il loro livello
culturale, la loro qualità formativa stenterebbero ad avere un
rapporto con il mercato del lavoro e, quindi, avremmo giovani che
aspetterebbero la manna del posto e, perché no, speriamo di no,
potremmo avere poi il Presidente della Regione di turno che andrebbe
magari ad inventare un nuovo articolo 23 per accontentare questi
giovani magari con 800 mila lire al mese.
Questo é un effetto che, mi voglio augurare, sia solo nella mia
fantasia e nel peggiore dei casi. Come si fa, però, a non
considerare che questi provvedimenti non distinguono tra scuole
private e, all'interno delle scuole private, tra scuole paritarie,
tra scuole legalmente riconosciute e scuole parificate?
Come si fa, nel momento in cui si adottano provvedimenti a
livello nazionale per cercare di fare emergere dalla illegalità, dal
lavoro nero, gli immigrati, i clandestini, anzi si concepiscono
provvedimenti proprio per legittimare la permanenza o l'immissione
nel nostro territorio di clandestini a condizione che non ci sia la
permanenza in nero e noi, invece, andiamo ad adottare un
provvedimento che non fa luce su quello che avviene per quanto
riguarda il corpo docente e non docente in alcune scuole private?
Come si fa, invece di potenziare la scuola pubblica, a
depotenziarla? E come si fa a non spendere nulla per quanto
riguarda, invece, la lotta all'evasione scolastica soprattutto nei
quartieri degradati e periferici?
Mi chiedo: ma quante sono proprio nei quartieri degradati e
periferici le famiglie che avranno la capacità di capire che il
vantaggio della retta non può essere sacrificato al danno che invece
può venire dall'iscrizione dei figli ai diplomifici? Quante sono le
famiglie che avranno la maturità di capire che non è importante
avere un diploma comunque ma che è importante, invece, avere una
formazione che sappia preparare i cittadini e permetta la formazione
di quadri che possano aiutare la società a crescere e, perché no,
che garantisca intanto il loro inserimento nel mercato del lavoro?
Di fronte a tutto questo non ci può essere la recita secondo
copione. La recita secondo copione ubbidisce al posizionamento di
ciascuno di noi; ma di fronte a degli effetti perversi, a degli
effetti devastanti, di fronte a quelli che potrebbero essere i
risultati nei prossimi anni, credo che si debbano ricercare con il
buon senso, con il ragionamento tutte quelle strade che possano
portare, invece, ad approvare un provvedimento organico che
garantisca il diritto allo studio ai giovani siciliani, a
prescindere dal ceto sociale e non con l'appannaggio del pagamento
delle rette.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ferro. Ne ha
facoltà.
FERRO. Signor presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 1 al
comma 6 così recita: "Gli interventi previsti dalla presente legge
sono integrativi e complementari rispetto a quelli previsti da altre
norme regionali e statali in materia".
Se io volessi emendare aggiungendo al comma 6 proverei a
scrivere tre frasi che, sostanzialmente, si sintetizzano in 'ma in
contrasto con il buon senso'. Ed è quello che, già da quando
abbiamo avviato la discussione generale, credo si è cercato di fare.
Lo sforzo che abbiamo chiesto al Governo è di ragionare sul disegno
di legge sul quale stiamo discutendo. Un disegno di legge che nulla
risolve rispetto al diritto allo studio, che lascia la scuola
pubblica nelle condizioni disastrose in cui si trova, che rischia
oggettivamente di provocare uno sfondamento, se non ce ne fossero
già abbastanza, nelle casse della Regione siciliana e che,
sostanzialmente, continua ad intervenire in modo disarticolato
rispetto ad un tema assai delicato e che riguarda il futuro di tanti
figli, di tante famiglie siciliane.
Abbiamo provato e stiamo continuando a farlo, per far sì che il
Governo e la sua maggioranza possano riflettere e tornare indietro
sui propri passi. Non perché ci sia la necessità di determinare in
quest'Aula qualcuno che vince rispetto a qualcuno che perde, ma
perché stiamo parlando di un tema assai delicato, riguardante
appunto la formazione ed il sistema educativo che, complessivamente,
interessa l'intera isola.
Vorrei ricordare che già giovedì pomeriggio sui tavoli dei
presidenti dei gruppi parlamentari, con una nota di parecchi sindaci
dei comuni del palermitano, veniva segnalata la difficoltà di
garantire il servizio di trasporto pubblico per quegli alunni
costretti a fare decine di chilometri per raggiungere l'istituto in
cui sono iscritti.
Abbiamo ricordato in quest'Aula che molte sono le scuole in cui
è impossibile determinare e far sì che i nostri figli possano
esercitare un'attività motoria, meglio detta attività sportiva. Lo
dico, onorevole Virzì, per i cretini, in questo caso, per rimanere
sul tema.
Abbiamo ricordato in questa Aula che in molte scuole chi ha un
figlio con una disabilità non ha garantita la possibilità
dell'insegnante di sostegno.
Sono dati oggettivi, sono vicende che si vivono ogni giorno; ma
c'è di più: l'effetto annunciato di questa legge produce che in
alcuni istituti, non di ricchi, di Palermo si sia già
preconfezionata una modulistica in cui si chiede alle famiglie,
qualora la legge fosse approvata, di consegnare il buono scuola di
1.500 euro così come noi lo stiamo discutendo in questa legge. Sono
cose che abbiamo detto e che continuiamo a dire. Sono cose che non
posso immaginare che il Governo e questa maggioranza non sappiano.
Non sono allarmi nè legittimi sospetti, ma certezze di ciò che sta
avvenendo.
Onorevole Presidente, onorevole assessore, credo che con una
sorta di ragionamento, mi permetta di dire, un po' farsesco, voi
vogliate mentire sapendo di mentire.
Avete voluto incentrare questo dibattito su una presunta
divisione ideologica tra chi volesse il buono scuola e chi non lo
volesse, tra chi volesse il sostegno anche alla scuola privata a
fronte invece di una difesa ad oltranza ed esclusiva della scuola
pubblica.
Mi permetto di ricordare che, nella gran parte degli interventi
che ha caratterizzato sia la discussione generale sia la discussione
che stiamo facendo oggi, prima sull'ordine dei lavori e poi
sull'articolo 1, non ci sono stati parlamentari del centrosinistra
che hanno alzato barricate su questo tema.
Così come è altrettanto innegabile che ci siano diversi
parlamentari della maggioranza che nel corso del dibattito di oggi
pomeriggio hanno manifestato le proprie perplessità, le proprie
riserve sulla base di un ragionamento che è talmente semplice che
rischia di diventare perfino noioso ripetere.
Ciò che serve alla Sicilia è una legge quadro sul diritto allo
studio. Una legge quadro sul diritto allo studio che possa garantire
un reale diritto allo studio, soprattutto guardando ai destinatari
di una legge su questo tema, che, mi permetto di dire, oltre alle
famiglie, sono i fruitori della scuola ed i fruitori della scuola
sono gli alunni, in primo luogo, gli insegnanti che vivono le loro
ore nella scuola impegnati a formare le future classi dirigenti di
quest'isola.
Questa maggioranza e questo Governo trincerandosi dietro il
fatto che il Governatore eletto ha presentato un programma in cui si
parlava di buono scuola sostiene che l'opposizione non possa
impedire di applicare e di procedere sulla strada del programma che
gli elettori hanno votato. Ed, infatti, qui, nessuno ha detto,
onorevole Presidente, che non si vuole il buono scuola.
Si è detto: partiamo da un ragionamento che sia di analisi,
radiografia, di quello che è il livello ed i servizi e la qualità
dell'istruzione pubblica e privata in questa regione, e sulla base
di uno screening attento si vada all'approvazione di un disegno di
legge che sia organico, che risponda effettivamente alle esigenze
della formazione in Sicilia.
Si sceglie, invece, un'altra strada, si sceglie la strada di
far prevalere il principio dello scambio clientelare ed elettorale,
finalizzato a pagare delle cambiali; ed anche qui, non è un
legittimo sospetto perché non capirei l'ostinazione a non ragionare
attorno ai temi veri su cui ci siamo confrontati in questa Aula,
cercando non di migliorare un testo che così com'è risulta
oggettivamente non migliorabile, ma di "prendere" - per una volta -
"il toro per le corna" e decidere di fare, appunto, una legge che
risponda complessivamente ai bisogni della formazione in Sicilia.
Io credo che né la scuola pubblica né la scuola privata,
quella più attenta, quella più impegnata, potranno ringraziare
il Governo e la maggioranza di questo disegno di legge che forse
metterà la coscienza in pace al governatore Cuffaro per poter dire:
"ho adempiuto ad un altro pezzetto del mio programma" e, però,
metterà certamente il cuore in pace a tanti soggetti spudoratamente
clientelari che, regalando diplomi nel corso di questi anni, si sono
arricchiti e continueranno ad arricchirsi.
Proprio questo credo che non possa essere consentito e, quindi,
non ci sono da questo punto di vista escamotage tecnici
regolamentari che possano accelerare l'approvazione di un disegno di
legge su cui l'opposizione, ovviamente, nell'ambito dei numeri che
dispone in quest'Aula, cercherà in tutti i modi di impedire che
questo colpo di mano possa avvenire.
CUFFARO. Onorevole Ferro, bisogna rispettare il Regolamento
sempre: quando serve per fare ostruzionismo e quando serve per
andare avanti. La Democrazia è una cosa diversa
CAPODICASA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, il Regolamento garantisce i
diritti del parlamentare sempre. Lo speriamo ma la maggioranza,
siccome ha i numeri, se li garantisce da sé, va oltre.
Visto che si fa riferimento a questo punto, volevo concludere
relativamente alla ventilata ipotesi del maxi-emendamento che il
Governo starebbe preparando per chiudere la discussione.
Onorevole Presidente, lei è stato assessore in un Governo che
ha usato lo strumento del maxi-emendamento una volta, quando attuali
suoi colleghi di Governo, componenti della sua Giunta, stavano
attuando un ostruzionismo su una legge composta di un unico articolo
che era la proroga dell'esercizio provvisorio. Una legge di un
articolo composto a sua volta di due righe.
Noi lì abbiamo minacciato di porre la fiducia; poi, ovviamente,
l'opposizione ha dovuto convenire che non era il caso di andare
avanti. Ma, sulla legge finanziaria che era in corso di esame
l'opposizione ci tenne un mese e mezzo fermi in Aula. Ripeto: un
mese e mezzo.
STANCANELLI. Eravamo bravi
CAPODICASA. Non eravate bravi, noi eravamo tolleranti perché se
avessimo voluto fare come adesso qualcuno ventila, al primo accenno
di ostruzionismo, cioè al primo esame del primo articolo avremmo
presentato il maxi-emendamento e la discussione sarebbe stata
chiusa.
Abbiamo approvato il bilancio della Regione, se vi ricordate,
in quell'anno, oltre il 30 aprile. Abbiamo sforato il termine
considerato insuperabile del 30 aprile perché c'era stato questo
atteggiamento che abbiamo, per così dire, subìto senza reagire nei
modi.
C'è una differenza di stile, di metodo; c'è una differenza di
approccio anche alle battaglie dell'opposizione; c'è una differenza
di rispetto verso le battaglie. Perché non si può pensare, onorevole
Presidente, di portare all'esame del Parlamento un provvedimento
così pesante o meglio così carico e gravido di conseguenze sotto
tutti i profili; si può condividere o meno questa opinione che
l'opposizione ha ampiamente illustrato.
A meno che non sosteniate che è frutto solo di pregiudizio, di
voglia distruttiva, ma che credo sia difficile sostenere considerata
la dovizia di argomenti ed anche la preoccupante esposizione che qui
è stata fatta da colleghi che hanno una specifica competenza nella
materia scolastica. Credo che questo avrebbe dovuto sollevare
qualche dubbio e, onestamente, devo dire che nel dibattito che si è
svolto con la discussione generale questi ripensamenti li abbiamo
sentiti non solo "serpeggiare" in Aula, ma abbiamo esplicitamente
sentito la condivisione di queste preoccupazioni. Lo abbiamo sentito
dal podio, per bocca del Governo.
L'onorevole Granata, concludendo quel dibattito, aveva, sia
pure in modo alquanto sfumato, non assumendo impegni perentori,
raccogliendo alcune osservazioni che provenivano dai banchi di
Alleanza Nazionale, soprattutto - se non ricordo male,
dall'onorevole Virzì, forse anche dall'onorevole Formica a proposito
di alcuni punti della legge che anche a loro sembravano, e non solo
dai banchi di Alleanza Nazionale... L'onorevole Franchina è
arrivato a sostenere da questo podio che, siccome la legge così come
è impostata, favorisce le scuole private perché li c'è la retta
mentre nelle scuole pubbliche c'è la tassa scolastica che, come si
sa, è di entità irrisoria, ha detto...
FORMICA. Ma perché fa il processo alle intenzioni?
CAPODICASA... ha detto il sistema c'è, il modo c'è. Lui, da
esponente del mondo della scuola, ha detto che basta trasformare la
tassa scolastica in retta nelle scuole pubbliche, alzarla. Questa
scelta finirà per drenare in favore...
FRANCHINA. Ho parlato dell'autonomia.
CAPODICASA. Sì, dell'autonomia. Infatti, credo di avere
interpretato bene, e la sua osservazione mi conferma questo.
Come vede, signor Presidente, lei sta forzando in una direzione
che, probabilmente, verrà accettata per dovere di scuderia da parte
di molti della sua maggioranza; e non parlo solo dell'ala sociale di
Alleanza Nazionale che aveva addirittura enucleato in tre punti le
modifiche da apportare.
Allora, io chiedo all'onorevole capopogruppo di Alleanza
Nazionale: cosa è successo da giovedì ad oggi per farvi modificare
quelle posizioni?
FORMICA. Nulla.
CAPODICASA. Vorremmo capire se sono confermate...
FORMICA. Chi le dice che le posizioni non sia stata modificate in
meglio?
CUFFARO. L'onorevole Cuffaro ha un problema: deve far pervenire
finanziamenti alle scuole private, non solo quelle paritarie, ma
anche a quelle non paritarie, che poi sono più di quelle paritarie,
perché ha preso questo impegno durante la campagna elettorale.
Quindi, il buono scuola, non è un punto del programma... Come
ha spiegato l'onorevole Orlando da questo podio "est modus in rebus"
come dicono i latini.
CUFFARO, presidente della Regione. Gli impegni sono scritti:
"scripta manent".
CAPODICASA. Onorevole Presidente, io vorrei seguire il suo
ragionamento.
CUFFARO, presidente della Regione. Onorevole Orlando, lei ha
firmato davanti a tremila persone
ORLANDO. Ho spiegato la differenza tra il 'cosa' e il 'come'. Mi
rammarico per il fatto che lei non solo non capisce, ma non può
capire Sa cosa le dico: le ho dato troppa confidenza
CAPODICASA. Cosa c'è scritto in quel documento, onorevole
Cuffaro? C'è scritto che il buono scuola si dà. Va bene, lo avete
firmato. Del resto, fatta eccezione per Rifondazione comunista, qui
dentro non c'è nessuno che lo abbia contestato, perché siamo i
padri - come ci rimprovera l'onorevole Forgione - delle scuole
paritarie in Italia.
Abbiamo introdotto, anche se con il ragionamento che faceva
l'onorevole Forgione non c'entra nulla, l'autonomia scolastica. E
non è come dice l'onorevole Granata che è stato lui ad attivarla;
vorrei ricordare all'onorevole Granata che quella è una legge del
mese di febbraio del 2000; il nostro Governo va in crisi nel maggio
del 2000, lei non può chiedere ad un Governo in due mesi, prossima
la crisi, di attivare l'autonomia scolastica. Abbiamo fatto noi la
legge.
Lei, onorevole Granata, è stato Assessore del governo Leanza
per un anno e non l'ha fatta partire; è partita dopo.
Onorevole Granata, non può chiedere che un Governo, che approva
la legge alla fine del mese di febbraio, entro maggio faccia partire
l'autonomia scolastica.
Vorrei, però, rispondere al Presidente Cuffaro che insiste sul
fatto che, essendo questo un punto del programma, bisogna per forza
andare avanti.
Io dico che quel documento che è stato sottoscritto, dice anche
dall'onorevole Orlando, cosa conteneva? Conteneva il fatto che il
rapporto tra il reddito delle famiglie e il costo delle spese per la
frequenza dovesse valere ai fini della concessione del buono? No.
C'era scritto che non bisognava mettere un tetto o che il tetto
dovesse essere di reddito altissimo? No.
C'era scritto che le ore di assenza possono raggiungere il 30
per cento anche se non giustificate? No.
Onorevole Presidente, la pregherei, a conclusione di questo
breve dibattito, di spiegarci queste cose. Perché il punto non è
dire che si vuole il buono scuola, perché su quello potremmo essere
d'accordo a condizione che se ne faccia strumento che serva
effettivamente, senza contrapporre come voi state facendo due
diritti.
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, la invito a concludere.
CAPODICASA. Lei ha avuto tolleranza con tutti gli altri...
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, proprio nel rispetto della
funzione che lei ha esercitato ed esercita ho abbondantemente
tollerato sforamenti consistenti. La prego di concludere
rapidamente.
CAPODICASA. Concludo dicendo che non possiamo contrapporre due
diritti: il diritto alla libera scelta che poi, come ho detto nel
precedente intervento, libera non è perché gli ostacoli alla
fruizione dei diritti in democrazia sono sempre e solo di natura
economica, e voi non state rimuovendo gli ostacoli di natura
economica ma contrapponete il diritto alla libera scelta con il
diritto allo studio che è un diritto fondamentale del cittadino, uno
di quei diritti universali che non possono essere violati.
Voi state operando questa scelta. E' una responsabilità: le
conseguenze economiche e finanziarie di tutto questo graveranno nel
tempo, così come è stato già detto in altre occasioni.
Mi fermo qui per dire, però, onorevole Presidente, che abbiamo
portato argomenti, non abbiamo discusso del vino... Onorevole
Fleres, come si chiamava zibibbo? Che cos'era? Ci avete tenuto
quattro ore e mezza per discutere del vino Trebbiano? Quattro ore e
mezza Stiamo discutendo del merito. E, nonostante le quattro ore e
mezza di discussione sull'ordine del giorno del vino Trebbiano, noi
abbiamo tirato un mese, un mese e mezzo, sulla legge finanziaria,
che aveva una sua urgenza.
Voi qua, alla prima discussione del primo articolo, presentate
il maxi-emendamento.
Io non so l'opposizione cosa deciderà di fare, ma considererei
veramente grave una scelta di questo tipo. E' un brutto inizio
quello che si prefigura.
SPAMPINATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPAMPINATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, non sono intervenuto nella discussione
generale e non mi farò condizionare dalle voci che circolano oramai
insistentemente in Aula rispetto alla possibilità che il Governo
presenti un maxi-emendamento. Quindi interverrò sull'articolo 1;
non farò, così come spesso la prassi di questa Aula consente, un
intervento generale. Lo faccio perché probabilmente il 'noviziato'
mi rende un illuso e mi illudo che questo non avvenga: che il
Presidente della Regione, il Governo non presenterà un
maxi-emendamento, ma si continuerà a discutere, con la
diversificazione delle posizioni, questa legge nel merito. Lo
considererei un atto particolarmente grave, non soltanto per i
diritti delle minoranze, ma per la dignità del Parlamento.
Io mi sono ritrovato ad essere firmatario di emendamenti simili
a quelli di colleghi di Alleanza Nazionale. Quindi, l'impedire che
si possa svolgere regolarmente un dibattito nel merito di questa
legge, una legge particolarmente importante, è chiaramente in
dispregio non dell'opposizione ma del Parlamento e dei singoli
deputati, che hanno svolto un lavoro e vorrebbero dare il loro
apporto affinché questa legge venisse, in ogni caso, migliorata.
Ecco perché, signor Presidente, fatta questa premessa, il mio
intervento riguarderà soltanto l'articolo 1.
Le considerazioni generali, che faccio mie, sono quelle del mio
capogruppo, l'onorevole Ortisi, che ha criticato sostanzialmente la
legge sotto diversi punti, innanzitutto per la incongruenza di non
essere all'interno di un organico disegno di legge riguardante il
diritto allo studio; la mancanza di garanzia di una effettiva
parità; il prevedere, all'interno dell'articolato, delle
disposizioni che nulla hanno a che fare con questo disegno di legge.
Se fossi un deputato distratto e avessi letto, senza leggere il
titolo della legge, sia la premessa al disegno di legge, sia
l'articolo 1 e se, per caso, avessi pensato che, in effetti,
stessimo trattando il disegno di legge sul diritto allo studio, non
avrei potuto fare nessuna eccezione. Nessuna eccezione si può fare
quando, se fosse quello il disegno di legge, il relatore dice che il
disegno di legge 'mira a rendere effettivo il diritto allo studio e
all'istruzione per tutti gli alunni delle scuole statali e paritarie
nell'adempimento dell'obbligo scolastico'.
Io non credo che il diritto allo studio si riesca a garantire,
così come la premessa vuole, attraverso la previsione di questo
buono scuola.
Io, signor Presidente, a differenza di quello che dice
l'onorevole Cintola, ritengo che il ruolo che svolgiamo all'interno
di questa Assemblea non sia un grave nocumento per i siciliani.
Noi abbiamo il difetto di pensare e di svolgere i nostri
ragionamenti nel rispetto del Regolamento. Se lei farà uso, così
come poco fa facendo la battuta durante l'intervento dell'onorevole
Capodicasa, sembrerebbe che purtroppo accadrà del regolamento, nel
senso che io non mi auspico, chiaramente criticheremo aspramente
questo atteggiamento con tutti i nostri poteri parlamentari; non
criminalizzeremo, ecco la differenza.
Qualche collega prima di me parlava di differenza di stile, di
atteggiamento; noi non abbiamo un atteggiamento criminalizzante, non
vogliamo il male della Sicilia soltanto perché la pensiamo in
maniera diversa e soltanto perché esprimiamo ed esercitiamo la
nostra funzione nell'esercizio e nel rispetto del Regolamento.
Noi la criticheremo aspramente ma non la criminalizzeremo
Ciò non significa che saremo teneri.
Il comma 1 dell'articolo 1 per quanto riguarda le finalità cita
l'articolo 34 della Costituzione. Io in questo disegno di legge non
trovo traccia del principio sancito dall'articolo 34 che vuole
valorizzare quanto più possibile gli studenti meritevoli e capaci
attraverso l'istituzione di borse di studio, dove i termini
"meritevoli e capaci" vanno intesi congiuntamente per favorire
coloro i quali oltre ad avere le capacità coniugano impegno
scolastico.
Questo articolo, citato nella premessa della legge, non trova
riscontro alcuno - eventualmente mi si smentisca - nell'articolo
della legge. Avrei presentato un apposito emendamento, anche per
evitare che i commentatori della eventuale futura legge possano fare
questo tipo di considerazioni in luoghi diversi, quindi anche a
tutela dell'immagine di questo Parlamento.
Inoltre il comma 6 dell'articolo 1 risulta incongruo; è stato
più volte evidenziato che si fa riferimento a delle leggi che ancora
non sono state approvate. Così come è incongruo il fatto che
complessivamente il diritto allo studio vedrà eventualmente luce in
tre diversi tempi - così ci ha detto signor Presidente: oggi -
speriamo di no - il buono scuola; domani il diritto di studio
universitario, e in un tempo ulteriore il diritto allo studio, che
non viene considerato nel disegno di legge che prevede il diritto
allo studio universitario.
Tre tempi per fare quello che noi abbiamo chiesto in diversi
momenti fare in un unico organico disegno di legge. Noi, comunque,
ci auguriamo di poter continuare, anche se non era la serata che
avevamo indicato, ad esercitare su questo disegno di legge le nostre
osservazioni, per poter dare il nostro contributo migliorativo.
MICCICHE'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, essendo un suo conterraneo quando mi trovo
nella nostra zona, non mancano le occasioni di seguirla nelle
emittenti locali. La signoria vostra partecipa a dibattiti,
convegni, premiazioni di ogni genere; sponsorizza e sostiene il
programma che si è prefissato e in questo rientra il diritto allo
studio e la parità scolastica.
Se riuscirete ad approvare questa iniqua legge, come farete a
sostenere quel programma dove dite di favorire il diritto allo
studio per compiere la parità scolastica, specialmente per quella
parte cattolica? Io per principio non sono contrario e penso che
nessuno lo sia, poco fa l'onorevole Forgione faceva riferimento alla
scuola Barbiana, alla scuola di Don Milani, che molto insegnamento
positivo ha dato con la chiesa cattolica nel campo della formazione.
Si possono non condividere certe forme, ma posso dire con
tranquillità che sono uscite cose buone da quella formazione non
statale, ma religiosa.
Dopo queste discussioni tumultuose, questo enorme dibattito,
volete fare una prova di forza con il maxi-emendamento; rischiate un
grosso tumulto, perché non si stanno toccando i principi frivoli di
un qualcosa che possa servire per passare del tempo, qui si sta
mettendo in discussione il diritto allo studio di un'intera società
siciliana, di dividere con l'accetta la scuola dei ricchi dalla
scuola dei poveri.
Questo principio é un principio anticristiano, onorevole
Presidente, dico questo considerato che lei spesso si rivolge alla
Madonna di Siracusa o di Lourdes (come in occasione del terremoto)
se questa legge verrà approvata vedrà il terremoto che provocherà,
non so, allora, a quale Madonna si potrà rivolgere.
Crescerà la disaffezione alla scuola, ci sarà la scuola dei
ricchi e la scuola dei poveri che sarà sempre più dequalificata e
sarà quella scuola dove non ci saranno aule e strutture didattiche.
Molte scuole della nostra Regione sono, addirittura, prive di
servizi igienici decenti e degni di questo nome, scuole prive di
strutture sportive, didattiche e scientifiche di ogni tipo.
Signor presidente, onorevoli colleghi, lo stesso onorevole
Forgione faceva riferimento alla scuola che é nata dalla
Resistenza, faceva riferimento al periodo della riforma Gentile,
pur non volendo difendere la scuola democristiana, come qualcuno ha
detto, anche se quella non era la scuola democristiana ma una scuola
nata dalla Resistenza, da una Costituzione repubblicana e
democratica, ha dato a tutti la possibilità di un'istruzione equa.
Onorevole Presidente, quella scuola le ha consentito di
diventare presidente della Regione, la scuola che vuole modificare
ha consentito a Gasparri di diventare ministro della Repubblica
italiana, quella scuola così sgangherata ha consentito all'onorevole
Bossi di diventare ministro della Repubblica, quella scuola così
sgangherata ha consentito anche al sottoscritto di diventare
deputato della Regione siciliana.
E possiamo prendere non quelli che economicamente hanno la
possibilità di andare nelle scuole private, di mandarli in
Inghilterra, o a New York o alla Sorbona di Parigi o alla Cattolica
di Milano, io parlo per la stragrande maggioranza del popolo
italiano e siciliano che, grazie a una scuola di massa, ha
consentito un'istruzione, ha dato la possibilità a tutti di formarsi
culturalmente.
La scuola che si vuole fare, come hanno detto i miei colleghi
dell'opposizione, è una scuola classista, una scuola per ricchi, per
diventare più ricchi, non per andare verso chissà quali orizzonti e
chissà quale avvenire, ma per creare un diplomificio al cui interno
poi magari c'è sempre una casta.
Quindi si vuole creare una società divisa in classi, in modo
vergognoso, che fa a pugni con il concetto di cristianità e di
solidarietà cristiana e cattolica, signor Presidente, capisco che
queste parole che le sto dicendo non le interessano, forse non le
vuole sentire, perchè lei è combattuto con quello che le detta la
sua coscienza di uomo del popolo (come spesso ama dire, in campagna
elettorale che l'ho sentito più volte).
Capisco che queste mie parole possono dare fastidio, io mi
rivolgo al Presidente della Regione, perchè ha fatto una campagna
elettorale su determinati punti, quando andava nelle parrocchie di
Raffadali o di Santo Stefano Quisquina diceva ai seminaristi, a
quelli che, all'interno della chiesa cattolica, sono nell'ambito
scolastico, che avrebbe fatto di tutto per attuare il programma
della parità scolastica; e questo io lo posso comprendere e ha tutti
i diritti di farlo, ma quello che state facendo ora, quello che sta
facendo lei, signor Presidente, non ha niente a che vedere con quel
principio. Lei sta tradendo il principio sulla base del quale ha
avuto il consenso, e come ho detto nel mio intervento precedente, ho
sentito un parroco della mia terra che elogiava la Signoria Vostra,
ma il sottoscritto sa benissimo che probabilmente a qualcuno non
interessa - e questo magari è un errore - credo che non tutti i
cattolici, non tutti i professori di religione o i professori che
sono nell'ambito cattolico o che guidano determinate scuole
cattoliche la pensano in questa maniera, perchè sicuramente vogliono
una scuola qualificata anche se ha un indirizzo politico ideologico
diverso da quello della scuola statale.
Però, signor Presidente, quello che volete introdurre voi
evidentemente fa a pugni con il principio del diritto allo studio,
di tutti, sia ricchi che poveri. Capisco che lei, in questo momento,
delle parole che le sto dicendo non gliene importa assolutamente
niente, ma ho il diritto di dire ai cittadini che lei sta tradendo
il contratto fatto per i siciliani.
Una cosa è, infatti, la scuola privata e una cosa è la scuola
cattolica, un'altra cosa sono le scuole statali di tutti e bisogna
fare una grande distinzione.
Concludo dicendo, signor Presidente, che non volevo offenderla
sostenendo che Lei è diventato Presidente della Regione siciliana
perchè ha avuto la fortuna di vivere in uno Stato dove la scuole è
stata garantita a tutti, ma lei, onorevole Presidente, sta
ribaltando questo principio, ed io, non voglio essere responsabile
di questo crimine nei confronti di una popolazione che ha bisogno di
un' istruzione ugualitaria, non per portare avanti il discorso
dell'ugualitarismo a tutti i costi da un punto di vista ideologico,
perchè una scuola statale consente a tutti, ricchi e poveri, di
avere l'istruzione e, invece, voi state cercando di ribaltare questo
concetto.
E' un concetto anti-cristiano. Certo ad alcuni preti direte
"state zitti, l'importante che noi vi diamo i soldi, quello che poi
noi facciamo a voi non deve interessare". Io non lo so se tutti i
parroci, tutti i preti la pensino in questo modo; io credo di no.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per due minuti.
(La seduta sospesa alle ore 22,37 è ripresa alle ore 22.43)
CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO, presidente della Regione. Signor Presidente, la
maggioranza, come lei sa e come questo Parlamento sa, attribuisce
significato particolare al disegno di legge sul buono scuola, se non
altro perché faceva parte del programma elettorale che questo
Governo aveva presentato agli elettori ed era, tra l'altro, uno dei
punti con cui questo Governo ha firmato un contratto elettorale con
i siciliani.
Il dibattito che in questi giorni si è fatto in Aula, seppur
ricco di contenuti, molti dei quali, certamente, assolutamente
positivi e propositivi, ha registrato, a parere di questo Governo,
la tendenza delle opposizioni ad attivare un processo, certamente
democratico ma di ostruzionismo, tendente alla non approvazione di
questo disegno di legge.
Questo Governo ha tutto l'interesse ad approvare una legge
importante che, tra l'altro, vorrei ricordare a questo Parlamento,
non è stata presentata agli elettori soltanto da chi vi parla e da
questo Governo, ma faceva parte anche di una proposta del presidente
designato dal centro-sinistra.
Questo Governo ritiene che questo è un disegno di legge che
avremmo potuto discutere tutti insieme, contribuendo a costruirlo ma
attraverso un iter parlamentare più agevole, dato che il significato
politico era stato già espresso dai due candidati politici agli
elettori siciliani.
Questo Governo vuole comunque attivare un ulteriore processo di
mediazione, nel senso che riteniamo opportuno poter convocare domani
il Governo e i capigruppo, sia di maggioranza che di opposizione, ed
il presidente della commissione di merito, per potere tentare di
costruire insieme un'impalcatura legislativa dove possano essere
messi insieme, non soltanto il disegno di legge sul buono scuola, ma
un disegno di legge sul diritto allo studio universitario - spunti
questi importanti che sono stati sollecitati dal dibattito e che si
rilevano da alcuni emendamenti - che potremo cominciare a far
diventare legge di questo Parlamento in attesa di una più compiuta e
organica ricostruzione del diritto allo studio regionale.
In questo senso, nell'annunciare che questo Governo non può
sottostare a una regola, come da Regolamento di questa Assemblea,
che dà l'opportunità alle opposizioni di poter portare avanti un
dibattito senza dare alla maggioranza la possibilità di approvare
entro i termini ragionevoli questo disegno di legge, questo Governo
ha predisposto un unico emendamento che presenterà qualora
l'attivazione della mediazione per costruire un'impalcatura
legislativa dovesse non registrare effetti positivi.
Quindi, signor Presidente, il Governo richiede la sospensione
dei lavori d'Aula al fine di incontrarsi domani con i capigruppo di
maggioranza e di opposizione.
Se così dovesse essere, i lavori potrebbero riprendere giovedì
con l'accordo raggiunto; se così non dovesse essere, il Governo
annuncia di presentare giovedì un emendamento unico. Pertanto,
chiedo al Presidente dell'Assemblea di riconvocare l'Aula per
giovedì 19 settembre.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non sorgendo osservazioni,
dispongo nel senso richiesto e, pertanto, la seduta è rinviata a
giovedì, 19 settembre 2002, alle ore 10.30 col seguente ordine del
giorno:
Presidenza del vicepresidente Fleres
I - COMUNICAZIONI.
II - LETTURA, AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:
N. 161 - Impegno del Governo della Regione a debellare le
patologie che affliggono il bestiame (brucellosi, blue
tongue, tubercolosi, leucomi, morbo della 'mucca pazza').
Lo Monte Carmelo; D'Antoni Sergio; Amendolia Antonino; Basile
Giuseppe; Sanzeri Salvatore
Presentata il 12/09/02
N. 162 - Interventi di pulizia e bonifica del fiume Torto.
Catania Giuseppe; Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Garofalo
Ottavio
Presentata il 13/09/02
N. 163 - Interventi per accelerare la piena utilizzazione delle
risorse di cui alla misura 2.03 del POR Sicilia 2000/2006,
riguardante l'utilizzo economico di beni aventi rilevanza
culturale.
Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe; Garofalo
Ottavio; Scoma Francesco; Catania Franco; Mercadante
Giovanni
Presentata il 13/09/02
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - "Norme per l'erogazione del buono scuola" (nn. 286-110/A)
(seguito)
Relatore: on. Nicola Leanza.
2) - "Disposizioni urgenti nei settori dell'artigianato, del
commercio, della cooperazione e della pesca" (n. 298.3-Norme
stralciate I/A) (seguito)
Relatore: on. Marzio Tricoli.
IV - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
V - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
VI - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VIII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
XI - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XII - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIII - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XVI - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XVIII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XIX - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 22.51.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 00.30)