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Resoconto d'Aula della Seduta n. 82 di martedì 17 settembre 2002
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   Presidenza del vicepresidente Fleres


     PAFFUMI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende approvato.

                                 CONGEDO

    PRESIDENTE.  Comunico  che  l'onorevole Nicotra ha chiesto congedo
  per oggi.
       Non sorgendo osservazioni, il congedo si intende accordato.

              ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE. Comunico  che  sono pervenute da parte dell'assessore
  per il Lavoro le risposte scritte alle seguenti interrogazioni:

            N. 15 - Interventi per bloccare  il  fenomeno  del  lavoro
          nero e del lavoro minorile in Sicilia.
            ---
          Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
            ---
                                ----------------
            N. 22 - Interventi per l'adeguamento  alle  norme  vigenti
          degli istituti scolastici della Provincia e  del  Comune  di
          Catania.
            ---
          Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
            ---
                                ----------------
            N. 164 - Informazioni sui criteri adottati dall'AUSL 6  di
          Palermo in merito alla mobilità dei  lavoratori  socialmente
          utili.
            ---
          Firmatari:Forgione Francesco
            ---
                                ----------------

              ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNI DI LEGGE

     PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
  di legge:

      -  "Norme  in  materia  di imprese e professioni turistiche" (n.
      481)
      - iniziativa parlamentare
      - presentato dall'onorevole Acierno, in data 12 settembre 2002

      -  "Norme per la modifica della commissione assegnazione alloggi
      popolari in Sicilia" (n.  482)
      - iniziativa parlamentare
      -   presentato   dagli  onorevoli  Miccichè,  Ferro,  Morinello,
      Orlando, Raiti il 12 settembre 2002

      -   "Disposizioni  concernenti  il  ruolo  degli  organismi  non
      lucrativi di utilità sociale" (n. 483)
      - iniziativa parlamentare
      - presentato dall'onorevole Papania il 12 settembre 2002

      - "Norme per  l'assegnazione  di  un  contributo  alle  famiglie
      siciliane  per   la   disinstallazione   dei   compressori   dei
      condizionatori dalle facciate dei palazzi" (n. 484)
      - iniziativa parlamentare
      -  presentato   dagli   onorevoli   Ioppolo,  Formica,  Infurna,
      Incardona, Tricoli e Virzì in data 13 settembre 2002

      - "Norme per  l'assegnazione  di  un  contributo  alle  famiglie
      siciliane per la installazione di impianti che producano energie
      alternative" (n. 485)
      - iniziativa parlamentare
      -  presentato   dagli   onorevoli   Ioppolo,  Formica,  Infurna,
      Incardona, Tricoli e Virzì in data 13 settembre 2002

       COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE
       COMMISSIONI LEGISLATIVE

     PRESIDENTE. Comunico  le  assenze  e  sostituzioni  alle riunioni
  delle Commissioni legislative del 10 settembre 2002:

                     CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   Assenze
   Riunione del 10.09.02: FERRO-GIANNOPOLO

   Sostituzioni
   Riunione del 10.09.02: CATANIA Franco sostituito da LEANZA Edoardo

                     SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   Sostituzioni
   Riunione del 10.09.02: BASILE sostituito da LO MONTE

                   COMUNICAZIONE DI RICHIESTA DI PARERE

     PRESIDENTE.   Comunico  che  la  seguente  richiesta  di  parere,
  pervenuta dal Governo, è stata assegnata alla competente Commissione
  legislativa:

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

      -  Disposizioni  per  il  contenimento  della spesa sanitaria
      nella Regione siciliana - Modifica (n. 76)
      - pervenuta in data 17 settembre 2002
      - trasmessa in data 17 settembre 2002

               COMUNICAZIONE DI ATTI PERVENUTI DAL GOVERNO

     PRESIDENTE. Comunico che  il Presidente della Regione, in data 13
  settembre 2002, ha  trasmesso copia della relazione sulla situazione
  economica della Regione siciliana anno 2001.

          COMUNICAZIONE DI DELIBERAZIONI DELLA GIUNTA REGIONALE

     PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione ha trasmesso
  copia delle seguenti deliberazioni della Giunta regionale:

    -  n.  260  del  7  agosto  2002 "Q.C.S. 2000/2006 - POR Sicilia -
    Società   dell'Informazione:   Quadro  di  riferimento  strategico
    regionale"

    - n. 272 del 7 agosto 2002 "POR Sicilia 2000/2006 - Modifica della
    misura 5.04 e 6.01 del Complemento di programmazione"

    -  n.  273 del 7 agosto 2002 "POR Sicilia 2000/2006 - Modifiche al
    Complemento di programmazione"

                    TRASMESSE IN DATA 5 SETTEMBRE 2002

    - delibere:  dalla n. 141 alla n.  182 dei mesi di maggio e giugno
    2002, dalla n. 193 alla n. 251 dei mesi di giugno e luglio 2002.

                    TRASMESSE IN DATA 9 SETTEMBRE 2002

                       ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni:

    - con richiesta di risposta orale:                                  1

            N. 781 - Iniziative per garantire  la  pubblica  fruizione
          del faro di Punta Libeccio di Marettimo (TP).
            - Assessore Territorio
            ***
          Speziale Calogero; Oddo Camillo

            N. 785 - Notizie circa la collocazione di un
          termovalorizzatore nell'area ASI di Larderia a Messina.
            - Presidente Regione
            ***
          Paffumi Angelo

            N. 786 - Chiarimenti riguardanti il criterio e  il  metodo
          di assegnazione dei fondi previsti nel bilancio  2002,  alle
          Aziende autonome soggiorno e turismo della Sicilia.
            - Presidente Regione
            - Assessore Turismo
            ***
          Miccichè Calogero

            N. 791 - Iniziative per la messa in sicurezza  della  rete
          ferroviaria     siciliana  e  per  completare  il  raddoppio
          ferroviario della linea Messina - Palermo.
            - Presidente Regione
            - Assessore Turismo
            ***
          Panarello Filippo;  Speziale  Calogero;  Capodicasa  Angelo;
          Cracolici  Antonino;  Crisafulli  Vladimiro;  De  Benedictis
          Roberto;      Giannopolo  Domenico;  Oddo  Camillo;  Villari
          Giovanni; Zago Salvatore

    - con richiesta di risposta scritta:                                1

            N. 782 - Notizie in merito all'attivazione dei servizi del
          Presidio di riabilitazione 'S. Rocco' di Linguaglossa (CT).
            - Presidente Regione
            - Assessore Sanità
            ***
          Raiti      Salvatore;  Ferro  Giovanni;  Miccichè  Calogero;
          Morinello Salvatore; Orlando Leoluca

            N. 783 - Chiarimenti  in  merito  alla  cancellazione  del
          formaggio denominato 'cosacavaddu' ragusano dall'elenco  dei
          formaggi storici siciliani, da  parte  del  Ministero  delle
          Risorse Agricole ed iniziative per il suo  reinserimento  in
          tale elenco.
            - Presidente Regione
            - Assessore Agricoltura
            ***
          Gurrieri Sebastiano

            N.   784  -  Notizie  in  ordine  al  protocollo  d'intesa
          stipulato tra l'Assessorato per il turismo, le comunicazioni
          ed i trasporti e l'Azienda delle Terme di Acireale.
            - Presidente Regione
            - Assessore Turismo
            ***
          Basile Giuseppe

            N. 787 - Opportune  iniziative  allo  scopo  di  garantire
          l'accesso agli atti amministrativi presso  il  Consorzio  di
          bonifica 9 di Catania.
            - Presidente Regione
            - Assessore Agricoltura
            ***
          Liotta Santo

            N. 788 - Sfruttamento del fiume, in parte sotterraneo, che
          attraversa il quartiere Cibali a Catania.
            - Assessore Enti Locali
            - Assessore Territorio
            - Assessore Lavori Pubblici
            ***
          Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio

            N. 789 - Interventi per potenziare  il  depuratore  di  S.
          Anna, frazione di Mascali (CT).
            - Assessore Enti Locali
            ***
          Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio

            N. 790 - Notizie circa il decreto contenente il calendario
          venatorio.
            - Assessore Agricoltura
            ***
          Fleres Salvatore; Maurici Giuseppe; Catania Giuseppe

            N. 792 - Interventi per il ripristino della  piazzola  per
          la raccolta differenziata dei rifiuti nel comune di Motta S.
          Anastasia (CT).
            - Assessore Enti Locali
            ***
          Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 793 -  Interventi  di  manutenzione  urbana  a  Stazzo,
          Pozzillo, Santa Tecla e Santa Maria la  Scala,  frazioni  di
          Acireale (CT).
            - Assessore Enti Locali
            ***
          Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

                           ANNUNZIO DI MOZIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le  seguenti
  mozioni:

            N. 161 - Impegno del Governo della Regione a debellare  le
          patologie  che  affliggono  il  bestiame  (brucellosi,  blue
          tongue, tubercolosi, leucomi, morbo della 'mucca pazza').
            Lo Monte Carmelo;  D'Antoni  Sergio;  Amendolia  Antonino;
          Basile Giuseppe; Sanzeri Salvatore

          Presentata il 12/09/02

            N. 162 - Interventi di pulizia e bonifica del fiume Torto.
            Catania  Giuseppe;  Fleres  Salvatore;  Maurici  Giuseppe;
          Garofalo Ottavio

          Presentata il 13/09/02

            N. 163 - Interventi per accelerare la piena  utilizzazione
          delle risorse di  cui  alla  misura  2.03  del  POR  Sicilia
          2000/2006, riguardante l'utilizzo economico di  beni  aventi
          rilevanza culturale.
            Fleres  Salvatore;  Catania  Giuseppe;  Maurici  Giuseppe;
          Garofalo       Ottavio;  Scoma  Francesco;  Catania  Franco;
          Mercadante Giovanni

          Presentata il 13/09/02

       Avverto che le  stesse  saranno  iscritte all'ordine del giorno
  della  seduta  successiva   perchè   se   ne  determini la  data  di
  discussione.

       Onorevoli  colleghi,  ritengo  utile  rammentare  le istruzioni
  concernenti le  modalità  di  effettuazione  delle  votazioni  senza
  l'ausilio   dei   dispositivi   del  procedimento  elettronico,  già
  comunicate nella seduta d'Aula numero 79 del 10 settembre 2002.
       Comunico che,  stante  l'impossibilità  di disporre del sistema
  elettronico di  voto,  le  procedure  di  votazione  concernenti  la
  verifica del numero  legale,  lo  scrutinio  nominale e lo scrutinio
  segreto avranno luogo manualmente, secondo quanto disciplinato dallo
  stesso Regolamento interno dell'Assemblea.
       Ricordo, pertanto,  le principali norme del Regolamento interno
  che disciplinano le  votazioni  per  la  verifica del numero legale,
  quelle per  scrutinio  nominale  e  quelle  per  scrutinio  segreto,
  effettuate  con   il   sistema   tradizionale  senza  l'ausilio  dei
  dispositivi del procedimento elettronico:
       Articolo 86 -  "Per  verificare  se  l'Assemblea  sia in numero
  legale, si fa uso  del  procedimento elettronico di voto. In caso di
  difetto dei relativi dispositivi, si procede per appello nominale."
       Articolo 129 -  "Lo  scrutinio nominale ha luogo per appello in
  caso di difetto  dei dispositivi del procedimento elettronico." - ed
  è questo il caso  -.  "Nel caso di votazione per appello nominale il
  Presidente indica il significato  del  si  e del no e dispone che si
  proceda all'appello  dei  deputati  in  ordine  alfabetico. Esaurito
  l'appello, si rifà  la  chiama  dei  deputati che non sono risultati
  presenti."
       Articolo 130 -  "In caso di difetto dei dispositivi elettronici
  riguardanti lo  scrutinio  segreto,  ad ogni votante sono consegnate
  due palline, una bianca  ed  una nera, da deporsi nelle urne secondo
  le istruzioni per  il voto date dal Presidente. I deputati segretari
  prendono nota dei votanti.
       Il voto  favorevole  si  esprime  deponendo nell'urna bianca la
  pallina bianca e  nell'urna  nera la pallina nera; il voto contrario
  nella forma inversa.  Chiusa  la  votazione  i  segretari contano le
  palline, redigono  il  verbale  sull'esito  della  votazione  ed  il
  Presidente proclama il risultato."
       Articolo 131  -  "I  deputati  prima  della  votazione  possono
  dichiarare di astenersi  o dare una succinta spiegazione del proprio
  voto.
       Nei casi di votazione a scrutinio segreto sono ammesse soltanto
  dichiarazioni per indicare i motivi dell'astensione.
       Nelle votazioni  a  scrutinio  segreto  l'Ufficio di Presidenza
  accerta il numero ed  il  nome  dei  votanti  e  degli  astenuti.  I
  segretari prendono nota delle astensioni.
       Nelle votazioni per appello nominale e per scrutinio segreto, i
  deputati che dichiarino di astenersi sono computati come presenti ai
  fini del numero legale."
       Alla luce della  normativa  regolamentare  di  cui  sopra e con
  riferimento alle votazioni per scrutinio segreto, avverto che per il
  conteggio dei voti  sarà  presa  in  considerazione l'urna di colore
  bianco e che  comunque,  ai  fini  della  regolarità della votazione
  stessa, il numero complessivo delle palline deposte nell'urna bianca
  dovrà corrispondere a quello delle palline deposte nell'urna nera.
       Invito, pertanto, ciascun deputato ad esprimere il proprio voto
  segreto soltanto  dopo essere stato chiamato dal deputato segretario
  ed  a   riconsegnare  tempestivamente  le  palline  bianche  e  nere
  eventualmente ricevute per  la  votazione  segreta, nel  caso in cui
  intenda dichiarare di astenersi.
       E' di tutta  evidenza  che la collaborazione fattiva di ciascun
  parlamentare agevolerà  non  poco  il  più  celere svolgimento delle
  operazioni di voto.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


        SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME PER
        L'EROGAZIONE DEL BUONO SCUOLA" (NN. 286-110/A)

     PRESIDENTE. Si  passa  al  secondo  punto dell'ordine del giorno:
  Discussione dei disegni di legge.
       Si procede con  il  seguito dell'esame del disegno di legge nn.
  286-110/A "Norme per l'erogazione del buono scuola", posto al numero
  1).
       Invito i  componenti la quinta Commissione "Cultura, formazione
  e lavoro" a prendere posto nell'apposito banco.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  intervengo  anche  alla  luce  del
  notevole  dibattito  sviluppatosi  in  occasione  della  discussione
  generale sul  disegno  di  legge  riguardante l'erogazione del buono
  scuola, che ha  visto  posizioni  differenziate,  ma che ha segnato,
  comunque, la volontà -  almeno a me così è sembrato - dell'Assemblea
  regionale siciliana di  affrontare la materia che riguarda la scuola
  con un disegno organico.
       Essendo stato  esitato  dalla  quinta  Commissione  ed  essendo
  all'esame della  Commissione  'Bilancio' il  testo  del diritto allo
  studio universitario, mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione,
  signor Presidente, ma soprattutto all'attenzione del Governo, - così
  come fra l'altro  era  stato  stabilito  prima  della chiusura della
  sessione estiva  -  l'invito  alla  Commissione  'Bilancio' di  dare
  copertura finanziaria  al disegno di legge sul diritto universitario
  e di rimandare l'attuale testo, con gli emendamenti, in Commissione.
       Sottopongo questa  proposta  al  Governo,  che  mi era sembrato
  avesse posto l'attenzione  rispetto  al  fatto che si affrontasse la
  questione complessivamente ed in  modo  organico, così da sottoporre
  poi all'esame del Parlamento  un  testo che contenga un orientamento
  del Governo - che noi non  condividiamo  -  sul buono scuola, ma che
  contenga anche elementi sul  diritto allo studio, che noi riteniamo,
  fra l'altro, in questo momento  debba  avere la precedenza sul buono
  scuola.
       Pertanto, riassumo la proposta, cioè quella che l'attuale testo
  con  tutti  gli  emendamenti  venga  rimandato  in  Commissione,  si
  convochi la Commissione  'Bilancio' per  dare  copertura al testo di
  legge   sul    diritto   allo   studio   e   poi   l'Aula   affronti
  contemporaneamente i due provvedimenti.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali,  ambientali  e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali,  ambientali  e per la
  pubblica istruzione.  Il  Governo, anche in occasione del dibattito,
  così  come  ha  ricordato  l'onorevole  Speziale,  si  è  dimostrato
  disponibile ad affrontare  un  disegno  di legge, quello sul diritto
  allo studio universitario,  che  è  sostanzialmente  pronto e che ha
  avuto un iter legato fortemente ad una concertazione continua con il
  mondo universitario,  con le associazioni studentesche, con le opere
  universitarie stesse, un testo su cui si è trovato, tranne in alcuni
  passaggi che  vanno  approfonditi,  un  sostanziale accordo anche in
  quinta Commissione.
       Quindi il Governo è favorevole a che il testo approdi subito in
  Commissione 'Bilancio' affinché  torni  in  Aula.  Non  è ovviamente
  favorevole a sospendere  l'esame di questo disegno di legge, perché,
  una volta che quel  disegno  di  legge,  cioè il diritto allo studio
  universitario,  troverà  copertura  finanziaria  in  Commissione,  e
  questo potrà avvenire  ad esempio nella giornata di domani, si potrà
  procedere  all'esame   di   questo   disegno  di  legge  che  consta
  complessivamente di cinque articoli ed approvare contemporaneamente,
  ma  non in un  unico  testo  -  cosa  che  complicherebbe  i  lavori
  parlamentari, anziché semplificarli  -  sia  il disegno di legge sul
  buono  scuola,  che   contiene   anche  norme  -  all'articolo  5  -
  sostanziali di diritto  allo  studio,  sia  il  disegno di legge sul
  diritto allo studio  universitario, sul quale il Governo ha ritenuto
  dare  parere   ovviamente   favorevole,   perché  lo  ha  spinto  in
  Commissione. Quindi, nulla osta a che vada in Commissione 'Bilancio'
  per arrivare in Aula ed  essere  trattato  non contestualmente ma in
  seguito all'approvazione del testo  del  disegno  di legge sul buono
  scuola.
       Quindi, sostanzialmente  la  proposta dell'onorevole Speziale è
  in  linea anche  con  un  accordo  informale  preso  tra  Governo  e
  Parlamento sulla necessità  di approvare questi disegni di legge nel
  modo più organico possibile. Ma sarebbe un inutile rallentamento dei
  lavori parlamentari bloccare  oggi  i  lavori sull'esame di un testo
  che, invece, pur  nelle  differenze, vede già in fase molto avanzata
  il dibattito,  la  presentazione  degli  emendamenti; quindi non c'è
  alcun motivo per bloccare l'esame di questo disegno di legge.  Anche
  perché  i due disegni di legge è vero che sono legati da un nesso di
  materia ed anche da  una  volontà comune dell'intero Parlamento, ma,
  voglio dire, prima ancora del  Governo, di dare risposte alla scuola
  pubblica statale, alla scuola  pubblica  non  statale  ed  al  mondo
  universitario, però non hanno  un nesso né  logico, né  legislativo.
  Si tratta, infatti, di un  disegno  di legge sul diritto allo studio
  universitario che non ha un  nesso  tale  per  cui  dovrebbe  essere
  propedeutico all'esame del disegno  di  legge  sul buono scuola, sul
  quale invece il Governo  ritiene  il  Parlamento debba continuare la
  trattazione degli emendamenti fino all'approvazione finale.

     BENINATI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI.  Signor  Presidente,  intervengo  perché,  come Lei sa,
  oggi  abbiamo  avuto  riunione   in  quarta  Commissione  su  alcune
  richieste di parere all'ordine  del  giorno.  Devo  dire che abbiamo
  iniziato con una certa  attenzione  la  trattazione  di  un  parere,
  quello  relativo  al Piano dei  trasporti.  Per  i  motivi,  per  le
  circostanze e per i termini che sono assegnati alla Commissione, sia
  per questo ed in particolare anche  per un altro Piano, che è quello
  leader  dell'agricoltura, che ci  è  stato  pure  trasmesso  per  il
  parere, per un verso abbiamo iniziato a fare le audizioni, per altro
  verso, in effetti, mancando  anche  il  Governo, la Commissione, pur
  volendo, non ha potuto - e non poteva - esprimere nessun parere.
       Pertanto,  chiedo,   ai   sensi   dell'articolo   70   bis  del
  Regolamento, una proroga di  dieci giorni, perché  non vorrei questi
  strumenti  e  circostanze   vedano   vanificato  il  nostro  lavoro,
  certamente non per colpa della  Commissione  ma per i tempi che sono
  un po' brevi e che  ci impediscono di esprimere serenamente i pareri
  di competenza.
       Questa  è la  mia  richiesta,  che  ritengo  giusta  anche  nei
  confronti dei colleghi della Commissione.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                       SULL' ORDINE DEI LAVORI

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.   Signor   Presidente,   intervengo   sulla  proposta
  dell'onorevole Speziale, la quale non era dettata solo dall'esigenza
  di dare un quadro legislativo organico e contemporaneo alla politica
  di questa Regione in  favore del diritto allo studio, ma era dettata
  anche  dal  fatto  che    il   disegno  di  legge  esitato  dalla  V
  Commissione sul diritto  allo  studio universitario non ha copertura
  finanziaria e, a più  riprese,  sia  in  V  Commissione,  quella  di
  merito, che in Commissione  Bilancio,  noi abbiamo posto il problema
  di una disponibilità da  parte  del  Governo a valutare la necessità
  della copertura  finanziaria  anche con riferimento all'appostamento
  che  era  stato  determinato   in   sede  di  bilancio  e  di  legge
  finanziaria;  appostamento che  è  stato  utilizzato  per  garantire
  soltanto la copertura finanziaria della legge sul buono scuola.
       Sicché  l'esigenza di sospendere  e di convocare la Commissione
  Bilancio per rivedere il parere di carattere finanziario sulla legge
  sul  buono scuola serve anche,  al  tempo  stesso,  a  garantire  la
  copertura finanziaria anche della  legge  sul  diritto  allo  studio
  universitario.
       Per questo motivo la  proposta  dell'onorevole  Speziale  ha un
  fondamento anche sul piano procedurale, oltre che sul piano politico
  più generale.  Il fatto che il Governo, per bocca dell'assessore, ci
  dice di condividere la necessità della legge sul diritto allo studio
  universitario, vorremmo capire come  si concretizza, dal momento che
  essendo  questa  una  legge   di   spesa  ha  bisogno  di  copertura
  finanziaria.

     PRESIDENTE.  Onorevole Giannopolo,  lei ha chiesto di intervenire
  sull'ordine dei lavori.

     GIANNOPOLO.  Signor Presidente,  sull'ordine dei lavori ribadisco
  anche  l'esigenza  che  la   V   Commissione   possa  esaminare  più
  serenamente tutti gli emendamenti  che  sono stati da noi presentati
  al disegno di legge sul  buono  scuola  per  poterli  apprezzare, in
  quanto essi non mi  sembrano avere natura ostruzionistica, piuttosto
  sono volti ad arricchire e migliorare il testo.

     CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO, presidente della  Regione.  Signor Presidente, onorevoli
  colleghi, questo Governo ha interesse, oltre ad approvare il disegno
  di legge sul buono scuola, ad  approvare  anche  il disegno di legge
  sul diritto allo studio che,  lo  ricordo,  ha  bisogno di copertura
  finanziaria.   Vado oltre,  onorevole  Giannopolo:  il  Governo  sta
  predisponendo un altro disegno  di legge più complessivo sul diritto
  allo studio che ancora non è stato presentato.

     GIANNOPOLO. Ci accontentiamo di quello che già c'è.

     CUFFARO,   presidente  della   Regione.   Io   credo,   onorevole
  Giannopolo, se vogliamo - e credo  che  tutti lo vogliamo - lavorare
  per approvare il disegno di  legge  sul buono scuola...  tra l'altro
  questo Governo si è limitato a  presentare  il  disegno di legge che
  era stato sottoscritto da un  vostro  candidato, da un candidato del
  centrosinistra.

     SPEZIALE. E' un'altra cosa.

     CUFFARO, presidente della Regione.  Non solo è un'altra cosa ma è
  di gran lunga più restrittivo quello  che  abbiamo fatto.  Ho con me
  qui il disegno di legge  presentato  dall'onorevole Orlando e che vi
  posso fornire in qualsiasi momento.

     SPEZIALE. Mi costringe a difendere l'onorevole Orlando.

     PRESIDENTE. Onorevole Speziale, forse  non  ci  siamo  capiti. Le
  faccio una proposta e spero che  lei  mi  possa rispondere a nome di
  tutta la minoranza:  vogliamo  approvare  così  com'è  il disegno di
  legge sottoscritto dall'onorevole Orlando?  Noi siamo disponibili ad
  approvarlo oggi pomeriggio così per com'è.

     SPEZIALE.  Se facciamo il diritto allo studio, possiamo parlarne.

     CUFFARO, presidente della Regione.  Allora, noi ci siamo limitati
  a riproporre questo disegno di legge che tra l'altro speravamo, anzi
  pensavamo dovesse essere condiviso,  dato  che  era  stato una delle
  proposte che l'opposizione  aveva  fatto all'elettorato, ci rendiamo
  conto che così non è, per noi  è  un  impegno, così come abbiamo più
  volte detto, che abbiamo preso ed intendiamo mantenerlo.
       Però,   siccome  riteniamo   che   il   diritto   allo   studio
  universitario sia altrettanto importante - ci comunica la Presidenza
  dell'Assemblea che domani non potrà  esserci Aula per motivi che voi
  conoscete -, allora andiamo avanti  stasera sul disegno di legge per
  il buono scuola, domani  portiamo in Commissione Bilancio il disegno
  di legge sul diritto allo studio,  e il Governo si impegna a trovare
  copertura finanziaria per il  disegno  di  legge  sul  diritto  allo
  studio.  Giovedì continuiamo il  lavoro sul buono scuola.  Finito il
  buono scuola continuiamo con il  disegno  di  legge sul diritto allo
  studio  universitario  che,  nel  frattempo,  avrà  avuto  copertura
  finanziaria.  Mi pare che  questa  proposta di lavoro vada incontro,
  tra l'altro, alle cose dette dall'onorevole Giannopolo.

     SPEZIALE. Ho solo una richiesta da  fare,  e  cioé  che tutti gli
  emendamenti del centro-sinistra vengano firmati insieme.

     PRESIDENTE. Invito gli uffici a  prendere  nota  del  fatto che i
  deputati  del  Gruppo   parlamentare   DS  sottoscrivono  tutti  gli
  emendamenti presentati dai  deputati del centro-sinistra.  Onorevole
  Cintola,  questa  non  è   una   proposta   ma   una  comunicazione.
  L'onorevole Speziale, a nome  del  Gruppo  DS,  ha  comunicato  alla
  Presidenza che i deputati  del  suo  Gruppo  intendono sottoscrivere
  tutti gli emendamenti  presentati  dai deputati del centro-sinistra.
  Questa  posizione  mi sembra  chiara  rispetto  agli  obiettivi  che
  intende produrre.

     CUFFARO, presidente della  Regione.  C'era  una  doppia proposta:
  quella  di  approvare  subito   il   disegno   di  legge  che  aveva
  sottoscritto l'onorevole Orlando a  nome di tutto il centro-sinistra
  e quella di andare avanti  con l'approvazione anche del diritto allo
  studio al quale, domani,  il  Governo  darà  copertura  finanziaria.
  Vorremmo capire cosa ne pensano le opposizioni.

     PANARELLO.  Lo  mandiamo  in  Commissione  il  disegno  di  legge
  dell'onorevole Orlando?

     PRESIDENTE.  Onorevole Cuffaro, come lei potrà notare la sinistra
  è  molto  articolata.  In   questo   momento   più   articolata  del
  centro-destra. Bisognerà quindi  capire,  cogliendo  fior  da fiore,
  quelle  che  sono le  opinioni  di  ciascun  deputato.  Speriamo  di
  poterlo fare nell'arco della  serata.  Sto  soltanto esplicitando il
  senso delle parole fin qui ascoltate.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  possiamo
  ripetere le stesse argomentazioni ad  ogni seduta.  Ci siamo dati un
  percorso, abbiamo iniziato la  legislatura  in  maniera  scadente, e
  direi  anche  decadente.  Abbiamo  tentato  un  recupero.  Ci  siamo
  riusciti.

     FORGIONE. Decadente o scadente?

     CINTOLA. Entrambi i termini vanno bene per quest'Assemblea

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,  vorrei  precisare  una cosa.  La
  Sala Gialla nella quale svolgiamo i  nostri lavori, per i motivi che
  ben conoscete, non presenta le medesime caratteristiche acustiche di
  Sala d'Ercole.  Ciò  significa  che qualsiasi interruzione, ancorché
  logica, condivisa, opportuna  determina l'interruzione dei lavori se
  non una alterazione dell'andamento degli stessi.
       Vi  prego, quindi, nell'interesse  di  tutti,  di  limitare  le
  interruzioni perché  ciò  determina una confusione che, francamente,
  si può oggettivamente evitare.  Quando  torneremo a Sala d'Ercole e,
  dunque, le interruzioni si  confonderanno data l'ampiezza della Sala
  stessa, magari, potremo ritornare  alle vecchie abitudini, ma per il
  momento  sarebbe opportuno che  limitassimo  il  più  possibile  gli
  interventi fuori campo.

     CINTOLA.   Dicevo,  signor   Presidente,   alla  fine,  comunque,
  l'Assemblea  chiude  il  suo  primo  anno  di legislatura in termini
  positivi, in  quanto  è  riuscita  a  dare alla Sicilia leggi di una
  certa importanza.  Abbiamo recuperato un rapporto.
       Oggi riprendiamo i lavori  e  cominciamo  male, anzi malissimo.
  Abbiamo fatto male a  non  cominciare  i  lavori  delle  commissioni
  almeno sette giorni prima,  in  tal  modo  avremmo  potuto  superare
  quello che si sta verificando in questo momento.
       Se, però, iniziamo  nuovamente,  colleghi  dell'opposizione,  a
  fare  ostruzionismo,  ritorniamo al punto di partenza.  Purtroppo mi
  rendo conto  che  voi parlate e non ascoltate.  Sapete che le vostre
  proposte  sono  talmente prive di significato politico e tecnico che
  poi la risposta non vi serve.

     CAPODICASA. E' il Governo  che  non  dà  risposte:  è  totalmente
  sordo

     CINTOLA.  Allora, voglio dire  che, con questo modo di procedere,
  voi state veramente danneggiando  la  Sicilia.  E  così  facendo,  i
  pochi voti che avete preso, si ridurranno ancora di più.

     FORGIONE. Ditelo ai siciliani

     CINTOLA.  Io  credo  che  non  abbiate  neppure  il  senso  della
  cosiddetta 'democrazia di  una  minoranza  sparuta'  perché ritenete
  che gridando diventiate  maggioranza.  Onorevole Spampinato, non c'è
  possibilità per lei

     SPAMPINATO. L'insulto alla minoranza è all'ordine dei lavori?

     CINTOLA. Ma tu cosa puoi prevedere?

     SPAMPINATO. Ma io sono nuovo

     CINTOLA. Sei nuovo ma non potrai restare nuovo per tutti e cinque
  gli anni, perché  alla fine diremo che non sarai cresciuto.

     PRESIDENTE. Onorevole Cintola, il  mio  appello  di  prima  aveva
  questo  obiettivo:   evitare   che   accadessero   queste   continue
  interruzioni.

     CINTOLA.  Il termine è uno solo  ed è chiaro, preciso e puntuale:
  la minoranza si assuma  la  responsabilità di fare questo battibecco
  assurdo ed inutile, perché  la  proposta avanzata dal capogruppo dei
  DS è  fuori  da qualsiasi ordine dei lavori. Infatti, la discussione
  generale sul disegno di legge in esame si è conclusa e siamo passati
  all'esame  dell'articolo  1;  non  possiamo  fermarci  per discutere
  un'altra legge.  La  proposta  è  di  un'assurdità  tale che non c'è
  bisogno di un dibattito, basta semplicemente respingerla: non con un
  voto, ma invocando una norma del Regolamento.
       Siamo  al  punto  in  cui il  disegno  di  legge  è  stato  già
  incardinato,  gli  emendamenti   sono   stati   già  presentati;  la
  Commissione Bilancio stamattina  si  è  pronunciata bocciando alcuni
  emendamenti   di   spesa   e   "dando   mandato"  di  procedere  con
  l'articolato.  Qui ci si inventa all'ultimo momento, in extremis, un
  marchingegno  assurdo,  antiregolamento, e io dico risibile, tale da
  doverci far  dire:  vogliamo continuare a lavorare, bene o male, per
  la Sicilia?
       Il Presidente della Regione nel suo intervento di prima ha dato
  un'impostazione che ha un  doppio significato:  il nostro disegno di
  legge vi sembra scarso, non opportuno, privo di quel significato che
  il  buono scuola deve avere  per  la  Sicilia?  Non  abbiamo  alcuna
  difficoltà  a  prendere  in   considerazione  il  disegno  di  legge
  presentato dalla minoranza - che minoranza  è rimasta nel Paese e in
  Sicilia alle  elezioni - e farlo diventare il disegno di legge della
  maggioranza  Prendiamolo ed approviamolo così come è.
       A sfide di questo genere  non  si risponde con i 'tamponamenti'
  assurdi, si risponde con  un  comportamento  politico  serio  che ho
  sempre riconosciuto e che continuo a riconoscere a questa minoranza.
       Infatti,  quando  abbiamo  approvato  insieme  la  legge  sugli
  appalti, l'abbiamo fatto con i suggerimenti forniti dalla minoranza.
  Abbiamo adesso  il  disegno  di  legge  sul buono scuola:  avete dei
  suggerimenti seri  per  i quali si può andare avanti e migliorare il
  testo?  Se  c'è  da  migliorarlo, approviamolo, senza bisogno che la
  piazza  diventi  il  nucleo fondamentale e forte delle ragioni della
  politica.  I  girotondi potranno mai cambiare la Sicilia e l'Italia?
  Io dico  di no.  Dico che abbiamo la rappresentanza di quello che la
  gente vuole  ed  abbiamo  il  dovere  di  metterla  sul tappeto. Sto
  facendo un invito serio e ripetuto in quanto l'ho già fatto la volta
  scorsa,  l'ho  detto  anche  ai giornali che l'hanno riportato oggi,
  insieme   a  quanto  analogamente  dichiarato  anche  dall'onorevole
  Fleres.
       Vogliamo dare con gli emendamenti un testo, anche più moderato,
  più costruttivo,  più  accettabile per la gente di Sicilia in quanto
  dobbiamo rendere  un  servizio  a  questa  gente,  e  fare sì che il
  disegno di  legge  sul buono scuola diventi una legge per tutti: non
  solo  per la maggioranza ma per l'intero Parlamento.  Così esaltiamo
  il nostro ruolo e cerchiamo di dare un contributo attivo e fattivo a
  quelle   che  sono  le  esigenze  della  gente  povera  di  Sicilia.
  Altrimenti  facciamo  solo  uno  scontro  parolaio  che  non serve a
  nessuno riducendo l'Assemblea ad una Assemblea terremotata, non solo
  perché  abbiamo  subìto  il terremoto ma perché  c'è un preoccupante
  terremoto di cultura senza alcun fondamento.
       Capisco gli interventi volti  al  miglioramento  ed  anche alla
  cancellazione  di  alcuni articoli,  perché  si  può  dire  che  non
  piacciono  e  non  si  vogliono  approvare,  ma  vogliamo  costruire
  insieme,  senza  avvitarci  ancora  intorno  a  problemi ideologici,
  cercando di  fare  una  legge  che  sia la migliore possibile con il
  contributo attivo e fattivo di tutte le forze presenti in Aula.
       Noi  diciamo  che siamo disponibili a rinegoziare in Aula, alla
  luce  del  sole, ogni singolo emendamento purché diventi un parto di
  questa  Assemblea  che  si eleva  andando oltre lo stesso Governo  e
  che,  però, in quel momento arriva a dare alla Sicilia un altro tipo
  di abbrivio  e  di  azione  legislativa idonea a rendere un servizio
  alla gente  povera  di  Sicilia  che  tutti  abbiamo  il  dovere  di
  tutelare.
       Allora, a questo punto,  onorevoli colleghi, invito me stesso e
  tutti voi  a  ridare  alla  discussione  quei toni di pacatezza e di
  spirito costruttivo necessari ad approvare un buon disegno di legge.
  C'è la  possibilità di farlo.  Il mio invito, dunque, è di procedere
  sin da  subito  all'  esame  dell'articolo  1,  e  ad innestare quel
  dibattito degno di un'Assemblea che si rispetti.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  ovviamente io
  sono tra quelli che  vogliono,  in  modo  convinto,  danneggiare  la
  Sicilia,  perché   assieme  alle  altre  forze  del  centro-sinistra
  proviamo, per quanto ci riguarda, noi di Rifondazione comunista, non
  a  modificare,  ma  a   bloccare  quella  che  riteniamo  una  legge
  vergognosa per il diritto alla scuola  e  per l'offesa che reca alla
  Costituzione italiana
       Però, io noto una  schizofrenia  del  Governo  e del Presidente
  della Regione.
       Il Presidente della Regione  dice  che vuol  intervenire con un
  disegno di legge organico sul  diritto allo studio, non parliamo del
  diritto allo studio universitario.  Epperò,  prima  di  proporci  un
  disegno  organico  di  riforma  del diritto allo studio in Sicilia -
  legge  attesissima,  perché questa Regione non si è mai dotata di un
  proprio disegno di legge sul diritto allo studio - interviene in una
  materia, cioè quella del buono scuola, del finanziamento alle scuole
  private,  di  squilibrio nel diritto alla formazione ed alla scuola,
  interviene  su  una  materia che, di fatto, è la riforma del diritto
  allo studio, perché  di questo si tratta
       Decidere    prioritariamente   l'intervento   finanziario,   il
  riconoscimento  di scuole per  le  quali  non  si  interviene  sulla
  qualificazione,  sui  programmi,  sull'accesso,  sulla  qualità,  ed
  intervenire   direttamente,   in   modo   preventivo   però,   sulla
  parificazione   tra   pubblico   e  privato  vuol  dire,  di  fatto,
  smantellare  e  dimezzare i soldi alla scuola pubblica e riconoscere
  "esamifici"  indecenti  dal  punto di vista culturale, scientifico e
  della  formazione.  Infatti, con chiunque voi parliate su che cosa è
  una  scuola  pubblica a Piana degli Albanesi, chiedete a chi insegna
  lì,  chiedete  ai  professori, alle vostre mogli o ai vostri mariti,
  deputati  ed  onorevoli colleghi del Polo, della Casa delle libertà,
  chiedete   cosa   sono   gli  esami,  pagati  a  tre,  quattro  o  a
  cinquemilioni  per  uscire  ignoranti ma con un pezzo di carta ed un
  titolo di studio
       Ed allora va bene  Volete fare la parificazione
       Ma  allora forniteci un disegno di legge organico di riforma di
  diritto  allo  studio   Non partite dalla coda, partite dalla testa
  Forniteci  un  disegno di legge organico di riforma del diritto allo
  studio  in  Sicilia.  Lasciamo  stare quello universitario che già è
  andato avanti e, secondo me, in modo sciagurato, con un voto unanime
  in  Commissione. Spero che qui ci sia un ravvedimento, come credo vi
  sia  stato  da  parte  delle  forze  del  centro-sinistra  che hanno
  approvato un disegno di legge, anche quello indecente
       E non parlate con gli studenti dei collettivi
       Onorevole  Presidente  della  Regione,  parlate  con i rettori
  Parlate  con  i vostri rettori, non con gli studenti dei collettivi
  Con  quei  rettori di destra che stanno contattando noi che siamo la
  parte  più  estrema,  non  con  quelli  che sono i baroni, non con i
  professori di estrema sinistra e con gli studenti dei collettivi
       Mettete  d'accordo  tutti  su questo disegno per dire che non è
  una cosa seria
       Ma allora, presidente Cuffaro, lei dice che nei prossimi giorni
  il  Governo  presenterà  un disegno di legge organico di riforma del
  diritto  allo  studio.  Allora,  consentiteci  di  riflettere  su un
  disegno  organico all'interno del quale, io non lo condivido, ci può
  stare  anche  il  buono scuola- io farò la mia battaglia - ma ci può
  stare  anche  il buono scuola. Però almeno sappiamo che interveniamo
  in  una  riforma  organica del sistema, invece voi partite prima col
  buono  scuola,  e  avete  fretta, si capisce che avete fretta perchè
  volete  subito  arrivare ora prima che le scuole siano aperte, prima
  che  gli  studenti  possano  mobilitarsi:  non  volete  ascoltare il
  popolo della scuola, gli insegnanti e gli studenti.
       Io capisco che le piazze non vi piacciono, ma questo è un altro
  conto.  Dalle piazze, dagli studenti, dagli insegnanti, dai docenti,
  si  levano istanze che all'interno di un disegno organico di riforma
  possono  trovare  -  pur  se con sfumature e accentuazioni diverse e
  posizioni anche antagoniste tra di loro - una sintesi.
       Allora,  io  le  chiedo,  Presidente,  dove è la razionalità di
  questa forzatura?
       Lei  dice:  ma  noi vogliamo realizzare questo che era un punto
  del  nostro  programma.  Prendiamo  il  disegno  di  legge  Orlando,
  evitiamo  la  demagogia. Orlando su quello ha preso una bufala.  Noi
  non  l'abbiamo  sottoscritta  quella parte del programma di Orlando.
  Noi diciamo un'altra cosa.
       Al  di  là della posizione dell'onorevole Orlando, noi sappiamo
  che nel mondo cattolico siamo in un'altra fase, e dato che non siamo
  qui  a  fare  comizi  e non siamo in campagna elettorale, per nostra
  fortuna, possiamo ragionare.
       Siamo  nella  fase  -  lei  dice  -  della riforma organica del
  diritto  allo  studio.  Allora,  se  riforma  organica ha da essere,
  consentiteci   di   intervenire   sull'insieme  della  materia,  sul
  complesso  della  riforma,  e all'interno di quella riforma valutare
  anche la vicenda del buono scuola che io non ho dubbi che passerà, è
  chiaro  che  passerà.  Anche  se noi siamo qui a fare, per quanto mi
  riguarda,  non un'opposizione costruttiva - non capisco questo fatto
  che  bisogna sempre qualificare l'opposizione - noi siamo qui a fare
  anche un'opposizione che è ostruzionistica.
       Guardate  che  l'ostruzionismo è uno strumento della democrazia
  parlamentare che io difendo.
       La  cosa  che  le  chiedo,  Presidente, è che dentro un disegno
  organico  di  riforma  allora  il  confronto  può essere diverso, ci
  possono  essere  forme  diverse  di  gradazione  sull'intervento che
  riguarda  le  private.  Invece, così, voi ci costringete ad un'altra
  impostazione...

     PRESIDENTE.  Onorevole Forgione, la invito a concludere perchè il
  tempo a sua disposizione è già trascorso.

        FORGIONE...    con    una    differenziazione,   la   proposta
  dell'onorevole Speziale.
       Un  conto  è  l'iter  del  disegno  di  legge sulla riforma del
  sistema  universitario, ma dato che il buono scuola interviene sulla
  materia della scuola secondaria e il Governo qui annuncia un proprio
  organico disegno di legge di riforma della scuola secondaria, allora
  noi  chiediamo al Governo di non farci fare una discussione separata
  ma di unificare la discussione.

     VILLARI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VILLARI. Signor Presidente,  intervengo,  e  voglio rivolgermi in
  particolare al Presidente  della  Regione  e  all'assessore Granata,
  oltre che all'intero Parlamento,  per  rilevare  una  questione che,
  vorrei  ricordare  a  me   stesso,  dicevo   poco  fa  all'onorevole
  Capodicasa, rileggendo il  resoconto stenografico del mio intervento
  subito dopo la relazione  dell'onorevole Leanza la settimana scorsa,
  ho verificato ciò che a me  è  sembrato  francamente  avere  una sua
  logica. Invito quindi il Governo a  rivedere la procedura che qui si
  vuole portare avanti, perchè  nel  programma del Governo Cuffaro non
  c'è  solo il buono scuola, c'è  anche  la  legge  sul  diritto  allo
  studio.
       Vorrei richiamare l'attenzione  del  Presidente della Regione e
  dell'assessore Granata per dire  che  sarebbe  un  atto  di  estrema
  coerenza  una  revisione  dell'attuale  impostazione  rispetto  alla
  procedura che si vuole adottare,  rispetto  a questo voler forzare i
  termini e i tempi di questa discussione che abbiamo oggi sul disegno
  di legge sul buono scuola.  Sarebbe coerente rivedere l'impostazione
  attuale e ritornare a  discutere  secondo  le procedure già adottate
  sul  disegno  di  legge  sul   diritto  allo  studio  che  giace  in
  commissione.   Lo  ricordavo  all'onorevole  Speziale,  al  fine  di
  proseguire senza alcun atteggiamento preconcetto.
       Il  sottoscritto qui non esprime - almeno questo sicuramente mi
  viene  riconosciuto  -  né  una logica minoritaria, né  un approccio
  ideologico alle questioni politiche ed al ruolo di questo Parlamento
  o  nei  confronti  dello  stesso Governo. Si tratta qui di discutere
  dando una logica, un senso alle cose che fanno parte delle decisioni
  di questo autorevole Parlamento. Io insisto su questo.
       Penso  alla  proposta di fermarsi un attimo, non mesi, e vedere
  nel merito;  abbiamo già un disegno di legge sul diritto allo studio
  universitario  che,  vorrei  ricordare  a me stesso, è un disegno di
  legge  che  in  commissione  era  arrivato  come  testo organico sul
  diritto   allo   studio;   noi  operammo  lo  stralcio  sul  diritto
  universitario.
       Io chiedo al Governo,  al  Parlamento,  chiedo soprattutto alla
  maggioranza di valutare l'opportunità  di andare a una approvazione,
  quindi  alla copertura finanziaria  del  tetto  sullo  stralcio  del
  diritto allo studio  universitario  e proseguire senza interruzione,
  anche senza atteggiamenti preconcetti da parte dell'opposizione, che
  non ci sono; andare avanti anche sull'esame dell'altro testo.
       Peraltro, io vorrei ricordare,  lo  dico  con molta franchezza,
  che la legge 62 del 2001  sulle  scuole  paritarie  è  una legge del
  governo di centro-sinistra. Per  essere  chiari,  quindi, non c'è un
  atteggiamento  da  parte  nostra  di  voler  ad  ogni  costo  creare
  barriere.  Vorrei  però  che  il  dialogo, il clima, il dibattito in
  quest'Aula  fosse improntato ad un confronto democratico così come è
  giusto che avvenga.
       Perciò,  più  che fare un pressante appello al Governo affinché
  rifletta,  anche per stemperare il clima e ragionare in un clima più
  pacato  in  modo  da  dare  al Governo, a mio giudizio, una maggiore
  autorevolezza,  una  maggiore  forza  anche  sul  piano non solo del
  merito  ma  anche  del  procedimento,  inviterei a procediamo con il
  disegno di legge sul diritto allo studio e aggiungere a questo anche
  il  testo  sul buono scuola con le modifiche che dovranno ovviamente
  essere apportate.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI. Signor Presidente,  onorevoli colleghi, credo che tale
  discussione debba avere un certo ordine, evitando di trasformarla in
  una sommatoria di insulti,  certamente  non  come  ha fatto poc'anzi
  l'onorevole Cintola che, mi  pare,  abbia inaugurato una modalità di
  approccio che non può portarci molto lontano.
       Con molta pacatezza, vorrei  semplicemente riprendere ciò che è
  stato il contenuto, seppur  informale,  di una discussione fatta con
  il Presidente della Regione  alla  fine  di  luglio,  quando abbiamo
  interrotto  la  sessione  d'Aula,  prima di andare in vacanza, dove,
  nell'affermare  da  parte  del  Governo  la volontà di inaugurare la
  riapertura  dell'Assemblea  con il disegno di legge sul buono scuola
  si  era  anche, in qualche modo, ipotizzato, da parte del Presidente
  stesso, che nel corso della discussione sul buono scuola ad un certo
  punto  si potesse persino unificare - vorrei che il Presidente della
  Regione mi smentisse se ricordo male - il testo sul buono scuola con
  quello  sul  diritto allo studio, aggiungo io universitario.  Perché
  anche qui, attenzione, oggi abbiamo avuto un'ulteriore novità che il
  Presidente  della  Regione ha annunciato a questo Parlamento, con la
  quale  si  intende  da  parte  del  Governo predisporre un testo sul
  diritto  allo  studio  per  quanto riguarda - presumo - dalla scuola
  dell'infanzia alla scuola di secondo grado.
       E' questa una  novità  che  fino  ad  oggi non era stata mai né
  preannunciata, né  ipotizzata  da  parte  del  Governo; anzi, per un
  certo verso  si  è  cercato  di fare passare il messaggio che questa
  legge sul buono scuola altro non fosse che la legge sul diritto allo
  studio relativo alla scuola dell'obbligo, alla scuola secondaria.
       Onorevole   Presidente   della   Regione,   abbiamo  svolto  la
  discussione  generale,  abbiamo dato anche il nostro contribuito non
  usando  toni  e  termini sbagliati. Non vorrei infatti che in questo
  Parlamento  si  affermi  un  po'  quello  che  rischia  di essere il
  dibattito  politico  al  Parlamento  nazionale,  cioè  una  sorta di
  estremismo  della  maggioranza  nel  portare  avanti  ragioni un po'
  ideologiche;  pertanto  devo dire che, se qui c'è qualcuno che vuole
  fare  lo  scontro  ideologico,  questa è la maggioranza.
       Ricordo  che  esiste  una  legge  dello  Stato  alla  quale noi
  siciliani  siamo  chiamati  ad adeguarci; oltretutto esistono atti e
  strumenti   come   quello  varato  dallo  stesso  Governo,  a  firma
  dell'assessore Granata, con il provvedimento del mese di agosto dove
  dà  attuazione  ai  cinquanta  miliardi di trasferimenti dallo Stato
  alla  Regione  siciliana  ai  sensi della legge 62/2000. Insomma, vi
  sono risorse e strumenti che rischiano, alla fine, di determinare il
  caos legislativo e finanziario nella nostra Regione.
       Io capisco  che  al Governo non interessa, ma la nostra era una
  richiesta  che  si  rivolgeva  innanzitutto  alla  coerenza  tra una
  disponibilità  informale  che il Governo aveva manifestato nel corso
  del mese  di  luglio  nel consentire, chiusa la discussione generale
  sul disegno  di legge sul buono scuola, di affrontare con un disegno
  unitario almeno  la  parte  che  riguarda  il  diritto  allo  studio
  universitario in Sicilia.
       Ribadisco    questa    proposta.    Non   c'è   alcun   intento
  ostruzionistico,  c'è  semplicemente  la  volontà  di ricostruire un
  luogo  dei  diritti che, in qualche modo, affermi diritti universali
  per  coloro  che  utilizzano il sistema dell'istruzione in Sicilia e
  che questo venga affermato attraverso legge.
       Se il Governo oggi ha ripensato questa strategia, non c'è nulla
  di male;  ma  vorrei  soltanto ribadire che il Governo si 'rimangia'
  una modalità  di  lavoro che era stata invece affrontata nel mese di
  luglio, non nei due tempi, ma nell'unificazione dello stesso testo.

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica   istruzione.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,
  intervengo  soltanto  per  chiarire  questo passaggio: se sino ad un
  certo  punto  in  quest'Aula  le  parole  devono avere un senso o se
  dobbiamo  continuare  a fare una sorta di dibattito studiato secondo
  un   criterio  un  po'  particolare,  cioè  che  ognuno  attribuisce
  all'altro  le  idee  che  vorrebbe  che  l'altro  avesse  per  poter
  polemizzare.
       Il Presidente della Regione, e prima di lui il sottoscritto, ha
  tracciato un  percorso  chiarissimo:  c'è  un  disegno  di legge sul
  diritto   allo   studio   universitario   a   cui   questo  Governo,
  l'opposizione  e l'intero Parlamento riconoscono valore strategico e
  fondamentale.  Il testo è stato già esitato per l'Aula ma deve avere
  copertura  finanziaria  da  parte  della  Commissione  Bilancio.  Il
  Presidente  della  Regione  e l'Assessore al ramo hanno ribadito che
  domani  può  essere  convocata,  e  sarà  convocata,  la Commissione
  Bilancio  e  in quella sede si darà copertura finanziaria al disegno
  di  legge  sul diritto allo studio universitario, che sarà approvato
  contestualmente al disegno di legge sul buono scuola nella seduta di
  giovedì   prossimo.   'Contestualmente'   significa   che  sono  due
  argomenti  di  un'unica  materia, ma restano due disegni di legge su
  cui  gioca giovedì un dibattito parlamentare per approvare e l'uno e
  l'altro.
       E'  una  pagina  legislativa  importante  che il Parlamento può
  scrivere  e,  dunque,  la  posizione  ufficiale  del  Governo  è  la
  seguente:  domani diamo copertura - lo voglio ribadire per chi finge
  di  non  sentire  o  di  non  comprendere  - al disegno di legge sul
  diritto  allo  studio universitario e, nel frattempo, andando avanti
  stasera  approveremo  giovedì,  contestualmente, il disegno di legge
  già  incardinato  sul  buono  scuola,  e poi il disegno di legge sul
  diritto allo studio universitario.
       Questa è  la  posizione  del  Governo:  se  la condividete come
  percorso, nei limiti delle differenze che pure devono esserci, bene;
  altrimenti apriamo il dibattito sull'articolo 1 e andiamo avanti.
       Ma non  esserci  condivisione significa che non accettate e non
  condividete l'idea di dare copertura finanziaria al disegno di legge
  sullo diritto allo studio universitario, questo deve essere chiaro.
       L'onorevole   Cracolici  ha  detto  benissimo:  ha  ribadito  e
  sottolineato quello  che noi non abbiamo mai rinnegato e cioè che in
  chiusura della  scorsa  sessione avevamo proprio questo accordo e lo
  vogliamo  mantenere;  quindi,  procediamo con l'esame del disegno di
  legge sul  buono  scuola  e  domani  la Commissione Bilancio darà la
  copertura finanziaria all'altro disegno di legge.
       Perché fingete di non capire? Il discorso è chiarissimo

     PANARELLO. Perché non era questo l'accordo

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica    istruzione.    L'accordo    consisteva    nell'approvare
  contestualmente  al  disegno di legge sul buono scuola il disegno di
  legge sul diritto allo studio universitario, e questo accordo, che è
  sottoscritto  e  voluto  dal  Governo,  si vuole mantenere in questa
  sede.
       Abbiamo   detto   ufficialmente  che  domani  daremo  copertura
  finanziaria   al   disegno   di   legge   sul  diritto  allo  studio
  universitario  e  giovedì approveremo l'intero pacchetto delle norme
  che riguardano la scuola pubblica, statale e non, e universitaria.
       E' chiarissimo  quello  che  stiamo  dicendo. Se fingete di non
  volerlo accettare  si vede che non lo accettate perché  si tratta di
  un  altro tipo di strategia, sulla quale, poi, ognuno legittimamente
  in Aula nel dibattito parlamentare si pronunzierà.

     BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   sarò
  abbastanza  breve.  Intanto,  ho la sensazione che ci sia confusione
  anche tra qualcuno dei parlamentari rispetto ad alcuni termini.
       Noi  abbiamo  privilegiato sempre la parità scolastica rispetto
  al buono  scuola;  in  questi  giorni  però  si  è  fatta  parecchia
  confusione   perché, ad  esempio, alcuni  hanno  confuso  le  scuole
  paritarie  con  le  scuole  parificate,  che  sono  cosa  totalmente
  diversa,  altri  considerano  il buono scuola un provvedimento sulla
  libertà di educazione e sul diritto allo studio.
       Sono  tutti  provvedimenti  legislativi  che  hanno  modelli di
  società  diversi.  Noi  non  siamo pregiudizialmente contro il buono
  scuola,  quindi  non c'è una posizione ideologica; però riconosciamo
  il buono  scuola  come  un  intervento  parziale, tant'è che abbiamo
  detto più  volte  che occorreva fare prima la legge sul diritto allo
  studio, ma sul diritto allo studio di tutte le scuole di ogni ordine
  e grado,  non sulle opere universitarie, che è una cosa anche questa
  diversa.
       Se  c'è  una  connessione  rispetto  all'intera  problematica è
  quella di  capire  se  il Governo vuole affrontare la politica della
  scuola  nella   nostra   regione,   che   non  si  affronta  con  il
  provvedimento sul buono scuola, che non è né  una legge sulla parità
  scolastica né  una  legge  sul diritto allo studio, non è nemmeno la
  stessa  legge  dell'Emilia  Romagna  nè  della  Lombardia  sia per i
  contesti  diversi  esistenti  sul piano della popolazione scolastica
  sia  per  il  contesto diverso della qualità dell'istruzione e della
  formazione.
       Tutti sapranno,  infatti,  che  mentre  in  Lombardia il 99 per
  cento delle  scuole  ha avuto i requisiti e, quindi, gli standard di
  qualità   per  essere  riconosciute  scuole  paritarie,  in  Sicilia
  soltanto il  25  per  cento ha avuto riconosciuti i requisiti idonei
  per  rientrare  nella  legge nazionale numero 62 del 2000, legge che
  dopo  cinquant'anni  introduce  il  concetto  di parità e libertà di
  educazione in Italia.  Non è, dunque, la stessa cosa.
       Noi vogliamo  capire  se  il Governo vuole fare un ragionamento
  sulla politica della scuola in Sicilia oppure se vuole andare avanti
  su questo  provvedimento  del buono scuola sul quale siamo contrari,
  perché  inadeguato  e perché  non distinguendo in Sicilia fra scuole
  legalmente   riconosciute   e   scuole   paritarie   fa   commettere
  all'Assemblea  regionale  siciliana  un  errore che altri, a livello
  nazionale,   non   avrebbero   commesso,   neanche  i  più  accaniti
  sostenitori del buono scuola.
       Allora, o  noi  rientriamo nel concetto nazionale, sul quale ci
  troviamo d'accordo,  cioè  che il problema della scuola pubblica non
  si  pone   e   pubblico  si  può  dichiarare  qualsiasi  istituto  a
  prescindere dalla  proprietà  -  e andiamo avanti sul discorso della
  parità  scolastica  -  oppure  il  dibattito  parlamentare  sarà non
  ostruzionistico ma sui contenuti.
       Noi abbiamo  presentato una serie di emendamenti che, si spera,
  vengano approvati.
       Sappiamo che  il buono scuola così come è formulato verrà speso
  al 99 per cento nelle scuole non statali perché  prevede soltanto il
  pagamento delle  rette;  non  c'è  alcun   discorso  che riguarda le
  attrezzature, gli strumenti.
       Noi  abbiamo  presentato  alcuni  emendamenti;  confrontiamoci,
  dunque, senza  pregiudizi su un provvedimento che credo debba uscire
  da quest'Aula  con  un  consenso  che non sia quello della divisione
  ideologica tra centro, destra o sinistra, ma quello di chi vuole far
  crescere  in Sicilia la qualità dell'istruzione, dell'intero sistema
  scolastico e non solo di una parte di esso.

       COMUNICAZIONE DI TRASMISSIONE DI DECRETO DA PARTE DEL GOVERNO

     PRESIDENTE.  Comunico  che,  mantenendo  gli  impegni  assunti in
  quest'Aula,   il   Governo   ha  trasmesso  all'Assemblea  regionale
  siciliana  copia  del decreto avente per oggetto:  "Disposizioni per
  il  contenimento  della  spesa  sanitaria  nella  Regione siciliana.
  Modifica n. 76/VI".

              RIPRENDE LA DISCUSSIONE SULL'ORDINE DEI LAVORI

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.  Signor  Presidente, intervengo per dare un minimo di
  riscontro  alla  proposta  dell'onorevole Granata, in rappresentanza
  del   Governo,   per   quanto  riguarda  il  prosieguo  dei  lavori.
  Indubbiamente,  da  parte  dell'opposizione c'è della resistenza che
  non  è ostruzionismo, onorevole Forgione, perché  l'ostruzionismo si
  organizza,  si  nutre  di  una  serie  di  fatti concatenati che non
  abbiamo in questo contesto realizzato.
       Gli   emendamenti   sono   pochi,  come  si  può  notare,  sono
  emendamenti  attinenti  alla  materia,  non  contengono modifiche di
  virgole  o  di  punti  e  virgole.  Si può parlare di emendamenti di
  merito  che  non  configurano  un ostruzionismo, ma poichè  da parte
  dell'opposizione  si  ritiene che si stia compiendo un passo pesante
  verso una direzione sbagliata l'opposizione conduce la sua legittima
  battaglia  che,  magari, può sembrare più vivace di quella che tiene
  normalmente in altri passaggi parlamentari.
       Cosa  sosteniamo, assessore Granata e onorevole Presidente?  Se
  da  parte della maggioranza e del Governo c'è una vera intenzione di
  sanare  un  vulnus,  ed  il  fatto  che  l'onorevole Granata dia una
  risposta e anche così impegnata  significa che in una qualche misura
  ammette  questo  vulnus,  che  consiste nel discutere del disegno di
  legge  che  riguarda  un  settore,  anche  dal  punto di vista della
  maggioranza,   sicuramente   non   maggioritario  e,  comunque,  non
  prioritario,  rispetto  al  resto  della  scuola, qual  è quello del
  buono  scuola,  sganciato al di fuori, addirittura precedendo l'atto
  generale  che  è quello del disegno di legge del diritto allo studio
  arenatosi  da  parecchie  settimane,  oserei  dire parecchi mesi, in
  Commissione  Bilancio,  perchè  il Governo finora non ha ritenuto di
  trovare la necessaria copertura finanziaria.
       Il  Governo  sostiene  che bisogna andare avanti con l'esame di
  questo  disegno  di legge perchè domani in Commissione Bilancio darà
  la  copertura  all'altro  disegno di legge sul diritto allo studio e
  giovedì  si  potranno  discutere  in  Aula,  sia pure simbolicamente
  perchè   è   chiaro   che  non  può  avvenire  in  simultanea,  però
  contemporaneamente  i  due  disegni  di  legge; è questa la tesi del
  Governo.
       Onorevole  Presidente, vorrei che riflettessimo un attimo sulla
  differenza  abissale  tra  le due posizioni: siamo alle ore 18.15 di
  martedì sera,  domani  circola  voce che non ci sarà seduta d'Aula e
  lavoreranno  le  Commissioni, quindi domani mattina si può esaminare
  in Commissione  il disegno di legge sul diritto allo studio per dare
  la  copertura  finanziaria.  Dopodomani dovremmo tornare in Aula per
  esitare  ambedue  i  testi,  nella  giornata  di giovedì o anche poi
  rinviando  ma,  comunque,  aprendo  una  discussione  congiunta.  Il
  problema dove  sta?  Sta  nel  fatto  che stasera per una ragione di
  principio  il  Governo  pretende  che  l'opposizione, che sente come
  pesante la  spinta a passare sul disegno di legge senza avere quello
  sul  diritto  allo  studio,  lasci  correre  una legge che ha cinque
  articoli  e  che  nel  giro  di mezz'ora, se l'opposizione depone le
  armi, è già approvato.
       Se  stasera  dobbiamo  fare un articolo, due articoli simbolici
  per  poi,  comunque,  andare  a  giovedì e aspettare la mattinata di
  domani,  non  vi  sembra  più  ragionevole che si compia l'atto, che
  l'opposizione  ritiene  importante,  di passare col disegno di legge
  sul  diritto  allo  studio  in  Commissione domani mattina e giovedì
  procedere   senza  più  difficoltà?  Perchè  l'opposizione  vedrebbe
  riconosciuta  una battaglia di principio che l'onorevole Granata più
  volte,  nelle dichiarazioni rese alla stampa, ha riconosciuto essere
  fondate,  quello  cioè  di  avere  una  legge  sul  buono scuola nel
  contesto di  una  legge  sul diritto allo studio o, comunque, di una
  normativa  complessiva che, abbracciando i due disegni di legge, dia
  un riferimento certo alla scuola siciliana.
       Io  mi  chiedo se valga la pena forzare con una discussione che
  inevitabilmente   sarà   non   lineare,   non  serena  per  arrivare
  all'obiettivo  di  approvare  un articolo che sarebbe l'articolo dei
  princìpi,  in  quanto  poi,  in  sostanza, l'articolo 1 non contiene
  alcuna scelta di carattere irreversibile.
       Onorevole  Granata,  io  non  so  se  ci  sono  problemi  nella
  maggioranza  e  nel  Governo,  questo ci riguarda poco; ci interessa
  molto  di  più  la  posizione  ufficiale  del  Governo.
       L'onorevole  Cintola   continua  a  fare  riferimento  al clima
  d'Aula che si è stabilito in occasione della discussione sulla legge
  sugli  appalti.  Ma,  onorevole Cintola, lei non può volere la botte
  piena e  la  moglie  ubriaca,  perchè  nel caso del disegno di legge
  sugli  appalti  la  maggioranza  altro  non  ha fatto che convenire,
  accettare  i  contenuti di una proposta che veniva dall'opposizione;
  ecco spiegato  il  clima d'Aula della legge sugli appalti  Non è che
  il clima d'Aula è frutto del buonismo, della pacificazione: è frutto
  di una convergenza di contenuti.
       Voi,  invece,  in  questa occasione pretendete di andare avanti
  come  la  ruspa perchè volete mortificare, così come avete già fatto
  nel caso della sanità: in quell'occasione noi vi chiedevamo soltanto
  un   ordine  del  giorno  che  confermasse  quanto  aveva  detto  il
  Presidente, ed invece ciò non si poteva fare e non se ne comprendeva
  il motivo.

     CUFFARO,  Presidente  della Regione. Ho mantenuto la promessa: ho
  emanato il decreto venerdì

     CAPODICASA.  No,  Presidente,  allora  Le  dirò  che  Lei  non ha
  mantenuto  la  promessa,  perchè in Giunta ha portato i primi cinque
  articoli,  così  riporta  la stampa; il decreto è arrivato oggi, non
  venerdì, come lei aveva detto
       Il problema  non è del giorno in più o del giorno in meno, è un
  problema  di riconoscimento del ruolo di una forza politica che oggi
  è di opposizione, riconoscerne la fondatezza delle argomentazioni e,
  se  sono  condivise,  procedere  di  conseguenza.  Se  volete andare
  avanti  a  schiaffi,  allora  vi diciamo che noi gli schiaffi non li
  accettiamo   e,  malgrado   vi  siano  all'interno  dell'opposizione
  tantissimi  cattolici,  l'opposizione  non ritiene di dovere porgere
  l'altra  guancia.
       Quindi,  questo  è  il punto che noi solleviamo; non c'è alcuna
  intenzione  di  creare  un clima di tensione. Vogliamo, però, che ci
  siano  date  delle  garanzie;  voi non potete pretendere che su ogni
  cosa  dobbiamo  stare  alla parola della maggioranza, del Presidente
  che  è  autorevolissimo, ma che però, ci consentirete, è espressione
  politica....

     PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, devo invitarla a concludere.

     TUMINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TUMINO.  Signor  Presidente,  il  discorso  del buono scuola è
  serio e  faceto  nello  stesso  tempo,  perchè  è  serio se vuole
  diventare un  testo di legge di diritto allo studio e faceto se è
  solo un  testo  di  legge  che serve per finanziare le scuole non
  statali  ed,  in  particolare,  quei  famosi  diplomifici  di cui
  abbiamo parlato.
       L'appello  che  fa  il centrosinistra affinchè questo del buono
  scuola diventi un disegno di legge attinente al diritto allo studio,
  apparentemente  viene  condiviso  dalla  maggioranza  e dal Governo,
  perchè  ritiene  non  solo  che questa legge vada approvata, ma vada
  approvata  in  concomitanza  alla  legge  sul  diritto  allo  studio
  universitario  che  già la Commissione ha esaminato.  Però è un modo
  apparente di porre il problema.
       L'esigenza del Governo e della maggioranza di porre il problema
  del  buono scuola nell'ambito del problema del diritto allo studio è
  solo apparente,  dato che c'è il timore sostanziale che la legge sul
  diritto  allo  studio universitario possa restare per strada, perchè
  in  questo  momento  non c'è l'attenzione, l'impegno, la volontà per
  approvare  la  legge sul buono scuola. Quindi, potrebbe essere letta
  come il  tentativo  di  cogliere  il  treno che passa per mettere su
  questo  treno  anche la legge sul diritto allo studio universitario.
  Con  buona  pace del centrosinistra e dell'onorevole Capodicasa che,
  invece,  sostiene  necessaria una legge complessiva sul diritto allo
  studio  che  vada dalle materne all'università.  Sarebbe la cosa più
  auspicabile  ma  non  pare  che  il  Governo  abbia  questo  tipo di
  intenzione.  Non  c'é  niente  di pratico, di concreto, a livello di
  Commissione;  rimane  un  grande  nodo  che  il  Governo non accenna
  neanche lontanamente a porsi.
       Signor Presidente, mi permetta di chiedere ...

     PRESIDENTE.  Onorevole  Tumino,  lei  ha ragione ma, come vede, i
  nostri colleghi si comportano con lei come lei si comporta con loro,
  nel  senso che mantengono un atteggiamento di dibattito tra i banchi
  che,  come  vede,  a  rotazione  colpisce tutti. Se, allora, insieme
  prendiamo atto consapevolmente di ciò, probabilmente l'andamento dei
  lavori  sarà più sereno.  In caso contrario, non mi sento, onorevole
  Tumino,  di  ripetere  esattamente la stessa cosa ogni volta.  Spero
  soltanto nella capacità di autodisciplina di ciascuno deputato.

     TUMINO.  Grazie,  signor  Presidente.  Chiedo  scusa ai colleghi.
       C'é  un  aspetto  che il Governo non ha sottolineato, che non é
  emerso, e  riguarda  la  legge  nazionale 144 del 1999 che pone come
  obbligo  la  necessità  di  frequentare,  dopo il quindicesimo anno,
  attività  formative  fino al diciottesimo anno d'età:  il cosiddetto
  obbligo formativo.
       Tale   obbligo formativo é di una delicatezza estrema perché  é
  lo  strumento principale con cui combattere l'abbandono scolastico e
  le forme di disagio giovanile che vengono fuori quando si esce dalla
  scuola  e non si ha dove andare a parare.  L'obbligo formativo nelle
  altre regioni  é  già stato attivato, nella regione Sicilia non vi é
  cenno.
       Onorevoli   colleghi,  questo  dell'obbligo  formativo  sarebbe
  veramente  il  campo  dove andare a spendere il buono scuola e, qui,
  non  faccio una distinzione tra scuole private, scuole statali o non
  statali   o,  addirittura,  enti  di  formazione,  perché  l'obbligo
  formativo   diventa  uno  strumento  essenziale  per  combattere  un
  fenomeno  di  devianza  minorile che é  drammatico: di questo, però,
  che  é  sicuramente  un aspetto legato al diritto allo studio perché
  in  fondo  é  il  diritto  di  una  persona  a potere crescere nella
  realizzazione della sua persona, non si fa cenno.
       Ed   allora,   onorevole  Presidente  della  Regione,  Governo,
  maggioranza,  poniamoci  il  problema del buono scuola in una logica
  più ampia che riesca a coprire segmenti significativi e non pensiamo
  esclusivamente  a quella miseria che é  il finanziamento delle lobby
  più o  meno aperte, più o meno nascoste che sono a capo delle scuole
  private  in  Sicilia.  Resta  il  fatto che noi dobbiamo produrre in
  Commissione,  onorevole  Antinoro,  un'attività  legislativa mirata,
  anche in  modo  autonomo,  tra  i  vari disegni di legge che possono
  riguardare  il  diritto allo studio per giungere, in tempi anche non
  lontanissimi,  ad  una  legge  organica  pure  su  iniziativa  della
  Commissione  o  dei  parlamentari  della  Commissione perché  questo
  sarebbe  un  servizio  reso  a tutta la Sicilia, a prescindere dalle
  forze di appartenenza.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                               MISSIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che  gli  onorevoli  Crisafulli e Pistorio
  sono   in   missione   dal  9  al  22  settembre  2002  per  ragioni
  istituzionali.

                               CONGEDI

     PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute richieste di congedo per
  i  deputati:  Croce,  Giambrone,  Castiglione,  Cascio,  Misuraca  e
  Franco Catania.
       Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


              RIPRENDE LA DISCUSSIONE SULL'ORDINE DEI LAVORI

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica  istruzione.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il
  Governo  é  assolutamente  consapevole  di  una  garanzia  che nella
  dinamica  di questo dibattito parlamentare l'opposizione ha ritenuto
  di volere  illustrare e sottolineare - che dal loro punto di vista é
  comprensibile  -  e  cioè  che  si  vada  domani effettivamente alla
  copertura  finanziaria  del disegno di legge sul diritto allo studio
  universitario  in  modo  tale  che giovedì, avendo ancora dalla loro
  delle  armi  possibili  per  ritardare l'iter di approvazione di una
  norma  che  non condividono, con varietà di posizioni possano ancora
  dire la  loro  e atteggiare il loro comportamento e la loro presenza
  in Aula  a  seconda che ci sia stata o meno la copertura finanziaria
  di quel  disegno  di  legge:  mi  sembra che poi alla fine di questo
  l'onorevole Capodicasa abbia discusso ed abbia parlato.
       La   proposta   è:   tutto   il  ragionamento,  pure  la  dotta
  disquisizione    alla    quale   ci   ha   abituato   ormai,   anche
  giornalisticamente,  l'onorevole  Barbagallo che ha spiegato, ancora
  una  volta,  le differenze in modo sofisticato tra scuola paritaria,
  scuola    parificata,    scuola   autorizzata,   scuola   legalmente
  riconosciuta,  argomenti  di cui potremmo ragionare e dobbiamo farlo
  in   quest'Aula,   verte   attorno  -  non  dobbiamo  nasconderlo  -
  all'articolo 3, il cuore dell'intervento relativo al buono scuola.
       Onorevole    Forgione,   capisco   che   potrebbe   essere   un
  atteggiamento di tipo ostruzionistico, se così lo vogliamo definire,
  però  il  fatto che Rifondazione comunista presenti un emendamento a
  firma degli onorevoli Forgione, Micciché, Morinello, Ferro, etcetera
  in  cui  si  dice  che  l'articolo  5  è soppresso... L'articolo 5 è
  l'unico  che  all'interno  di  questo  disegno  di  legge anticipi i
  contenuti del disegno di legge sul diritto allo studio.

     FORGIONE.   Fa   parte   di   un  pacchetto  di  emendamenti  che
  sostituiscono l'articolato

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica  istruzione.  Lei  è  parlamentare  fin  troppo esperto  Se
  fuoriusciamo  un  attimo dai posizionamenti e torniamo all'argomento
  del  disegno  di  legge, credo che il Governo, non tanto per bocca e
  voce  mia  -  secondo  l'onorevole  Barbagallo avrei perso una certa
  autorevolezza  in  quanto  qualche  preside ha avuto la 'fregola' di
  aprire la  scuola prima del 23 settembre - oggettivamente ha dato la
  disponibilità  di andare domani alla copertura del disegno di legge,
  per noi importantissimo, sul diritto allo studio universitario.
       La  proposta  è la seguente:  proseguiamo adesso in modo chiaro
  su  questo  articolato,  escludendo dall'approvazione l'articolo 3 e
  andando  avanti  sugli  altri  articoli che non sono sostanziali, lo
  sapete  perfettamente,  salvaguardando  alla  ripresa l'approvazione
  dell'articolo   3   e   le   procedure  finali  di  voto,  e  quindi
  salvaguardando  per  voi  la possibilità di atteggiarvi comunque per
  ritardare  l'approvazione di questo disegno di legge, di ampliare il
  discorso sul  contenuto  dell'articolo  3,  che è un po' il cuore di
  tutto  il  ragionamento  e le differenze parlamentari sul disegno di
  legge  che  riguarda  il  buono  scuola.  Al  tempo stesso, arrivare
  giovedì  a scrivere insieme una pagina legislativa importante perché
  approveremo  finalmente  anche  il disegno di legge sul diritto allo
  studio universitario.
       Credo  che al Governo oltre questo non possiate chiedere nulla,
  altrimenti  diventerebbe  un  ragionamento  unilaterale.  Credo  che
  questa  proposta, in modo chiaro, abbiamo ritenuto di formulare come
  proposta  equilibrata  e  che viene incontro alle esigenze sia della
  salvaguardia  del  ruolo  e  non  della mortificazione in Parlamento
  delle  opposizioni, ma anche della volontà sacrosanta del Governo di
  andare avanti secondo l' impostazione che si è dato.

     ORTISI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà.  Dopo  sarebbe  opportuno  che  gli
  onorevoli  colleghi si esprimessero rispetto alla proposta formulata
  dall'assessore Granata.

     ORTISI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  avrei  dovuto
  svolgere   brevemente   un  altro  punto  ma  l'ennesimo  intervento
  dell'assessore  Granata mi spinge, invece, ad argomentare in maniera
  diversa.  Onorevole  Granata, quando lei aveva più tempo leggeva più
  di quanto non lo faccia adesso.

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Sempre molto più di lei

     ORTISI.  Onorevole  Assessore,  il  fatto  che lei dica che legga
  molto più  di me non può che farmi piacere, anche perché ciascuno di
  noi ha  bisogno  di  tempi diversi per capire: c'è chi ha bisogno di
  ore, c'è  chi  ha  bisogno  di  due  minuti. Quindi, la prego di non
  portare la  questione  su questo piano che non fa onore né  a lei né
  a me.
       Dicevo,   l'intervento   ulteriore  dell'assessore  Granata  mi
  convince  ad argomentare in altra maniera.  Proprio in questi giorni
  uscirà  un  bellissimo  libro  sull'Odissea  che  richiama anche una
  teoria  di  Wolf - che  lei  sicuramente  avrà letto prima della sua
  pubblicazione  -  il  quale  sosteneva  che  l'Odissea era frutto di
  giustapposizione.   Diceva   Wolf   che   le   giustapposizioni  non
  incidevano negativamente sul valore complessivo dell'opera.
       La mia impressione  è  che  qui  si  tenti  di  trasformare  in
  strumento  tattico, giustapponendo provvedimenti legislativi, quello
  che dovrebbe essere  un  percorso,  invece, unitario ed omogeneo sul
  quale non è necessario che siamo tutti d'accordo.  Anzi
       L'altra  volta,   nel  precedente  intervento - lei  non  c'era
  Presidente - dicevo  che  la  unanimità  e,  spesso,  anche  la  non
  possibilità  di critica  su  un  argomento, lo  confina  tra  quelli
  dogmatici  non   fra  quelli  scientifici.  La  dimostrazione  della
  scientificità di un  provvedimento  è  la  sua criticabilità, la sua
  possibilità che sia fallimentare, negativo.
       Allora,  questo   tentativo   tattico   di   giustapporre   due
  provvedimenti non  va  bene   Peggiora  addirittura  quello  che sta
  avvenendo qua
       Non me la  prendo  sia quando l'assessore Granata si esprime in
  termini dispregiativi sulla  mia persona e neppure quando il collega
  Cintola  dice  che  non  facciamo  il  bene  della  Sicilia  se  non
  approviamo questo provvedimento, perché  è una caduta di stile e poi
  l'argomento  è   talmente  risibile  che,  nel  merito,  non  merita
  veramente contrapposizione  di  alcun ordine, né  polemico né  tanto
  meno culturale.   Dico soltanto che questo tentativo tattico offende
  il Governo, la maggioranza ed anche l'opposizione.
       Non si può  fare  il  discorso  di accantonare l'articolo 3 del
  provvedimento  che  riguarda  il  buono  scuola,  fondamentale,  per
  carità  Assessore  Granata, l'argomento che riguarda il diritto allo
  studio  è quello che voi stessi riconoscete come appendicolare, cioè
  il buono scuola, va affrontato prima attraverso un dibattito teorico
  approfondito  per valutarne la omogeneità, la congruità, la logicità
  interna che  permette ad una parte di votarla e ad una parte, magari
  minimale, di non votarla.
       Ma quando voi  nella  parte  motiva di questo provvedimento, in
  due occasioni, a pagina 1, al quarto capoverso, dite: "Il disegno di
  legge della Commissione  mira  a  rendere  effettivo il diritto allo
  studio ed alla  istruzione...",  e  poi,  a  pagina  4,  al  secondo
  capoverso, ripetete:  "Con  l'articolo 5 viene introdotta una misura
  di diritto allo studio...".
       Anticipando  e  spezzettando  la  problematica del diritto allo
  studio,  vanificate  il  senso  della  proposta  che  fa l'assessore
  Granata questa sera.  Quindi, non vi è alcun pregiudizio né  di tipo
  ideologico,  né  di  tipo  - come dire - dipartimentale, ma soltanto
  l'osservazione che una forma di coerenza interna agli interventi del
  Governo   e   della  maggioranza,  anche  ai  nostri  interventi  di
  opposizione, aiuterebbe un po' tutti.
       Signor Presidente, vorrei solo chiederle di aggiungere le firme
  di tutti i componenti del mio Gruppo agli emendamenti presentati dai
  deputati  del  centrosinistra  e,  se  mi  consente, vorrei chiedere
  brevemente  al  Presidente  Cuffaro,  fuori  tema,  visto che lei ha
  annunziato  la  trasmissione  del  nuovo  decreto  che  riguarda  la
  sanità...

     PRESIDENTE.  Onorevole Ortisi, avrà modo di parlare a conclusione
  degli  interventi  sulle comunicazioni ai sensi dell'articolo 83 del
  Regolamento.
       Per gli Uffici,  comunico  che l'onorevole Ortisi ed i deputati
  del suo  Gruppo  parlamentare  appongono  la firma sugli emendamenti
  presentati da altri deputati del centrosinistra.

     DE BENEDICTIS . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DE BENEDICTIS .  Signor  Presidente  onorevoli  colleghi, io sono
  sempre piuttosto restìo  ad  intervenire quando so o temo di parlare
  ad un'Aula poco  interessata,  e  certo  mi dispiace quando qualcuno
  continua   a  parlare.  Normalmente  faccio  parlare  tutti,  quindi
  l'appunto  fatto dall'onorevole Tumino forse questa volta può essere
  ribaltato.
       Devo dire che non interverrei nemmeno se pensassi che le parole
  fossero del tutto inutili e le decisioni già prese.
       Ora,  probabilmente,  onorevole  Assessore,  più  tardi  saremo
  portati e  costretti  a confrontarci direttamente sull'articolato di
  legge.  Però, io  sento assolutamente il bisogno, il dovere, e credo
  anche di sperare che  queste  parole non siano vane, nel ricordare a
  voi,  a   questa  maggioranza,  come  effettivamente  impostare  una
  soluzione ad un  problema  complesso  e  difficile  come  quello del
  diritto  allo   studio,  non  già  attraverso  un  ragionamento  che
  individua quali sono le  modalità  e i termini di questo diritto, ma
  direttamente discutendo  e varando strumenti, tecniche di intervento
  per la risoluzione  di  questo  problema, è esattamente rinnegare la
  volontà di risolvere  un  problema.  Come  dire,  trovare un rimedio
  senza averne discusso la finalità e l'obiettivo.
       Ora, lo diceva  poco  prima  lo  stesso  onorevole  Tumino,  la
  formazione scolastica e, soprattutto, alle età più inferiori, assume
  anche un ruolo e una funzione sociale fondamentali.
       I fenomeni  connessi  alla  dispersione  scolastica  certamente
  inficiano  la   formazione   scolastica   stessa   ma,  più  ancora,
  compromettono la funzione sociale della famiglia e l'individuo nella
  sua relazione con l'esterno.
       Questi sono obiettivi.  Quando  parliamo di legge che regola il
  diritto allo studio,  dobbiamo  porci  una  priorità e una gerarchia
  degli  obiettivi   che,  nell'ambito   di  questo  diritto, vogliamo
  privilegiare.  E solo dopo avere chiarito qual è la natura di questa
  strategia, di  questa  finalità,  averne  fissato  i cardini, averne
  discusso le modalità,  allora  si  può  porre mano alle tecniche per
  raggiungere  questi   obiettivi.   E   quella  del  buono  scuola  è
  certamente una tecnica.
       Noi ci confronteremo se  questa  è  o  non  è la tecnica che ci
  sembra più idonea,  e naturalmente rispettiamo le opinioni altrui, e
  su questo diremo la nostra.  Però, su una cosa non si può non essere
  d'accordo: che di una tecnica si tratta, di uno strumento, e non già
  di un fine.
       E' come porsi  di  fronte ad un problema sanitario individuando
  subito  e  pretendendo la medicina per curare il sintomo senza avere
  definita la strategia da attuare per l'intervento su quella malattia
  stessa.
       Io comprenderei questo percorso se non aveste altre risorse, se
  non aveste la forza  dei  numeri,  se  non aveste la convinzione del
  sodalizio interno alla  vostra  coalizione, ma devo pensare che così
  non è.
       Avete certamente i  numeri  per farlo, le condizioni per andare
  avanti; quindi io  non  comprendo e non lo chiedo affatto, onorevole
  Granata, per  ritardare  una  discussione  perché  sarebbe del tutto
  pretestuoso, banale,  infantile,  chiedere  un rinvio di discussione
  solo per allungare  i termini, per dilazionarli. Non interverrei per
  una  finalità   ostruzionistica,  e  non  perché  disattendo  questa
  possibilità di intervento,  ma  perché  non  ci  siamo  dati  questa
  finalità, non abbiamo deciso di fare ostruzionismo.
       Come ricordava l'onorevole Capodicasa, abbiamo tutta la volontà
  di collaborare, ma  vorremmo  partecipare  ad  un  disegno  che  sia
  organico, che  abbia  una  sua  ingegneria  amministrativa,  una sua
  gerarchia, che parta  dal  generale  e  finisca al particolare e che
  quindi   conduca,  poi,  a  discutere  anche  del  buono  scuola.  E
  naturalmente di questo discuteremmo.
       Io credo che  la  maggioranza  abbia  tutti  gli  strumenti per
  farlo,  abbia  le   carte   in   regola   per  poter   approvare  il
  provvedimento che vuole,  ma certamente dando a questo Parlamento la
  possibilità di  articolare  un congegno legislativo che sia coerente
  nel suo interno, che  abbia un generale alle spalle e un particolare
  attuativo  a  valle,  e  non  il  contrario,  non  mettendoci  nelle
  condizioni di fare ridere  il  resto  del  Paese  dove una legge sul
  buono scuola non ha mai preceduto una legge sul diritto allo studio.
       Ciò detto, signor Presidente, onorevoli colleghi, io mi rivolgo
  a voi della  maggioranza:  non  avete  nessun  motivo per ostacolare
  questo  percorso   che  potrebbe,  semplicemente,  ricondurvi  a  un
  criterio di  onorabilità  legislativa,  di credibilità sul quale noi
  discuteremo avversandoci e controbattendoci sul piano delle tesi ma,
  certamente, un percorso  che  ha  una  sua  coerenza  e che potrebbe
  portare a un convincimento  più  ampio  e più fondato nel merito del
  buono scuola.
       Se ce ne  darete  la  possibilità lo dimostreremo meglio ma, in
  ogni caso, questo lo spiegheremo;  il provvedimento sul buono scuola
  presenta delle  forti  irragionevolezze  proprio in relazione a quel
  presunto  diritto  allo   studio   che,   in   questo  modo,  non  è
  assolutamente sviscerato  prima  ancora  di trovare in esso risposte
  attuative.

     LO CURTO . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LO CURTO .  Signor  Presidente,  onorevole  Assessore,  onorevoli
  colleghi, da persona  di  scuola  quale  io  sono, perché  oltre che
  dall'interesse politico la  mia  vita  è  stata  attraversata  ed  è
  tutt'oggi  attraversata  dall'interesse  professionale nei confronti
  della scuola, non  posso  non esprimere talune perplessità su questo
  disegno di legge.
       In questi giorni mi  è  capitato  di  dovere  parlare e di dare
  delle risposte su questo disegno di legge, non foss'altro perché, da
  deputato della maggioranza, la gente chiede di sapere quale è la mia
  opinione.
       Io devo dire che ho difeso questo disegno di legge; l'ho difeso
  perché certamente è  un  primo  passo nella direzione della garanzia
  del diritto allo studio,  ma direi che non si può certamente parlare
  di questo come di  un  disegno  di  legge  che esaurisce - così come
  peraltro  detto  dallo  stesso  Governo,  oltre  che  da  autorevoli
  colleghi che mi  hanno  preceduto - la complessa materia del diritto
  allo studio.
       Io sono per una  proposta  di  buon  senso, tenuto conto che la
  legge sul diritto  allo  studio  universitario è anch'essa una legge
  che non esaurisce la  complessa  materia,  perché è vero che ci sono
  problemi che sono  connessi al diritto allo studio universitario, ma
  è anche vero, signor Presidente, che quando si arriva all'Università
  gran parte di quel diritto è stato già sostenuto.
       Abbiamo, quindi,  l'esigenza di inquadrare la legge sul diritto
  allo studio come  una  di quelle scelte strategiche che servono alla
  Sicilia per rilanciare questa  terra e i suoi giovani che aspirano a
  trovare un lavoro, nel  quadro  di  una formazione eccellente che va
  garantita sin dai primi  anni  di  vita  a  questi ragazzi, a questi
  bambini, non soltanto ai giovani universitari.
       Ne consegue che  legare  questi  due  provvedimenti, come se si
  trattasse di una  scelta  di  sistema  e  di  una scelta strategica,
  ancora ci fa perdere di vista l'obiettivo fondamentale.
       La legge sul diritto  allo  studio, cui si può collegare quella
  sul  buono scuola, deve  essere  una  scelta  strategica  di  questo
  Governo ben più ampia  che  ricomprende  il  diritto allo studio sin
  dalla  scuola   dell'infanzia,   eliminando   quelle  condizioni  di
  svantaggio, di disagio,  di  cattiva  gestione della formazione che,
  ovviamente, prevedono interventi molto  più  ampi  di  cui anche una
  legge nazionale  parla,  come  per  esempio  la numero 285 che è una
  legge  in  aiuto  alle  famiglie  che  si  trovano  in situazione di
  svantaggio e non soltanto in aiuto al bambino.
       Cosa voglio dire?  Ritengo che  ormai - ed è questa la proposta
  che faccio, e mi rivolgo  soprattutto alla minoranza - se andiamo al
  braccio di ferro non c'è  dubbio  che esiste una maggioranza che può
  essere richiamata al dovere di sostegno al Governo.  Allora, ritengo
  che la nostra esigenza non  sia quella di approvare le leggi a colpi
  di maggioranza, ma di  approvare le leggi che trovano nel Parlamento
  la condivisione di  tutti  i  gruppi  parlamentari  che, ovviamente,
  rappresentano interessi generali e  non  solo  di  una  parte  della
  popolazione siciliana.
       Cosa  significa  questo?   Significa   che,   se  noi  entriamo
  nell'articolato  della   legge,   possiamo   emendarla   con  quella
  necessaria attenzione che  ovviamente  eviti  di  etichettare questa
  legge come se fosse una legge per i 'diplomifici'. Una legge che non
  valuta la necessità di  una  formazione  all'eccellenza   non  è una
  buona legge, non lo sarebbe certamente.
       Abbiamo l'esigenza di  dare  aiuto alle famiglie tenendo conto,
  però, che bisogna legare questa  legge ad un progetto ben più ampio.
  Pertanto,  invito la maggioranza  da  un  lato  a  riconsiderare  il
  problema in  maniera  che si emendi questa legge, si tolgano da essa
  quei  difetti  di  natura strutturale che ne farebbero, appunto, una
  legge  a  favore  delle  agenzie  di  vendita  dei diplomi, cosa che
  certamente nessuno di noi vuole, e meno che mai il Governo.
       Per  quanto  riguarda   la   legge   sul  diritto  allo  studio
  universitario, se c'è  la disponibilità del Governo a riconsiderarla
  in termini ben più ampi,  io direi che non può essere portata subito
  in  Parlamento  perché   questa   legge   sul  diritto  allo  studio
  universitario che è stata  certamente  concertata  con le parti, con
  l'Università, con il mondo  universitario,  è  solo  una parte della
  legge sul diritto allo studio. E credo che noi abbiamo l'esigenza di
  fare  una  legge  unitaria,  complessa, di sistema e strategica; per
  fare questo  non  possiamo parlare di pezzi di legge, di pezzi di un
  sistema  e  di  una  strategia,  abbiamo  bisogno  di  una strategia
  unitaria.
       E' questo il senso della mia proposta: portare in Parlamento la
  legge sul diritto allo  studio  universitario e pensare di emendarla
  qui senza averla confrontata  con  altri  settori  del  mondo  della
  scuola, significherebbe ancora  una  volta sminuirne, impoverirne il
  significato e, soprattutto,  non  fare un'operazione degna di quella
  scelta democratica rispettosa, cioè  delle opinioni e delle esigenze
  di libertà di questo popolo che, invece, va fatta.

     MICCICHE'. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MICCICHE'.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  non  mi
  soffermerò sugli aspetti  che riguardano l'articolato del disegno di
  legge perché  già i  miei colleghi dell'opposizione hanno reso tutte
  le loro opinioni ma mi  soffermerò  su  un  aspetto  che deve essere
  preso in considerazione e si deve dire con tutta la forza possibile,
  anche all'interno della nostra opposizione.
       Non sono per principio  contro  la  scuola  privata ma sono per
  principio per la scuola pubblica;  se esiste la scuola privata se la
  paghi  chi  ha  la  possibilità  di  farlo.  Certo, c'è la cosidetta
  parità scolastica che anche il centrosinistra nei precedenti governi
  ha portato  avanti.  Io  non  sono  d'accordo, ma oggi siamo qui per
  discutere  di  qualcosa  che  va  oltre  il  discorso  della  parità
  scolastica.
       Spesso i miei colleghi  hanno detto che con questo sistema, con
  questa legge non si fa  altro che dare soldi alla scuola dei ricchi.
  Se si parte da questo  principio  credo che dare soldi alla   scuola
  dei ricchi sia immorale e, quindi, mi rivolgo al presidente Cuffaro,
  che  pretende  di essere alfiere di un ragionamento politico rivolto
  al   corpo   insegnante   all'interno   delle   scuole   private   e
  principalmente  quelle confessionali, se così vogliamo chiamarle: ho
  assistito  ad  un  dibattito  in  una televisione locale dove alcuni
  insigni  prelati,  che  gestiscono determinate strutture scolastiche
  religiose, hanno detto che attendono con ansia questa legge.
       Però, qualcuno  ha   detto,   sempre   all'interno   del   loro
  ragionamento abbastanza pacato, che bisogna stare attenti che questa
  legge  non vada oltre  il  ragionamento  che  si  è  portato  avanti
  nell'ultimo periodo e diventi  un  contributo  a  favore  di  quelle
  scuole private che si trasformerebbero in 'diplomifici'.
       Ci  sono  due   tendenze   all'interno  della  maggioranza:  la
  tendenza  per  cui  all'esterno  il  Presidente  della Regione vuole
  dimostrare  di avere rispettato i patti del programma della campagna
  elettorale a favore della scuola privata religiosa; poi c'è un'altra
  parte  della  maggioranza  -  e  mi  riferisco soprattutto al gruppo
  maggioritario di  Forza Italia - che pretende che si diano più soldi
  alla scuola privata, non confessionale, non religiosa.
       Onorevole Presidente, lei  questa tendenza, questo nodo lo deve
  sciogliere,  perché  una  cosa  è  seguire  la legge nazionale sulla
  parità scolastica dove le scuole più o meno religiose danno garanzia
  di  serietà,  di  professionalità  nell'ambito dell'istruzione, ma è
  chiaro che tra queste scuole e le scuole private - che da un momento
  all'altro  diventeranno molto, molto più numerose di quelle che sono
  se  sventuratamente  questa  legge  diventerà  legge della Regione -
  ...noi    avremmo   in   un   certo   senso   una   dequalificazione
  dell'istruzione  scolastica,  per non parlare della dequalificazione
  della  scuola pubblica. Questo è il principio:  qui si vogliono dare
  soldi  soltanto alla scuola dei ricchi.  Il discorso che parte della
  maggioranza,  la  quale  dice  "diamo  anche  un contributo a quelle
  famiglie  che  voglio  iscrivere  i  loro  figli  nelle  scuole  dei
  Salesiani,  nelle  scuole  religiose",  questo  va in minoranza e lo
  possiamo  benissimo  confrontare  attraverso  i dati già in possesso
  delle varie organizzazioni sindacali di categoria che hanno dato una
  precisa indicazione dei beneficiari di questa legge.
       I  beneficiari  non  saranno  certamente  solo  quelli  che  il
  Presidente della Regione ha cercato  di  dire in certi ambienti e in
  certe situazioni, ma i  benefici andranno sicuramente a favore delle
  scuole private, andranno sicuramente a favore dei 'diplomifici'.
       Di conseguenza, noi non  possiamo  che essere contrari a questo
  orientamento.

     FERRO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FERRO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che  la
  discussione che noi stiamo  facendo,  in  qualche modo, può apparire
  come una riapertura della  discussione  generale  che  già  è  stata
  fatta.

     PRESIDENTE. Onorevole Ferro,  ho avuto questa sensazione anch'io,
  glielo confesso.

     FERRO. Al  di  là di questa considerazione - lo dico per rispetto
  di tutti  noi  e  anche  della  nostra  intelligenza  - ho scelto di
  intervenire  perché ho sentito le parole dell'onorevole Lo Curto nel
  suo  intervento,  che  credo sia nella sostanza condivisibile, salvo
  poi cogliere da quell'intervento le conclusioni che ne derivano.
       Credo  che  se noi  parliamo  di  buono  scuola  e  di  diritto
  universitario  parliamo sostanzialmente  di  due  disegni  di  legge
  diversi tra di loro, ma  che  affrontano in termine di parzialità il
  tema più generale del diritto  allo studio che è materia più seria e
  complessa.
       Dico questo perché  venerdì  mi  pare  qualcuno  di  noi, credo
  tutti i capigruppo, abbiano  ricevuto,  per  esempio,  da  parte dei
  comuni madoniti che dicevano che  non  sono in grado di garantire il
  trasporto pubblico per gli  studenti  perché  i  tagli provocati nei
  bilanci degli enti locali, per altre questioni che nulla hanno a che
  vedere   con   la   rubrica   dell'Assessore   Granata,  determinano
  l'impedimento dei ragazzi a frequentare questi istituti.
       Citavo,  qualche  giorno  fa, il tema dell'edilizia scolastica,
  della carenza  di  strutture  scolastiche;  anche  questa  è materia
  differente  ma,   rientra   in   un   quadro   di   riflessione,  di
  approfondimento, per cui credo siano omogenee.
       Se  si intende uscire dal guado in cui ci troviamo, il tema non
  è  quello  di  approvare l'articolo 1 della legge sul buono scuola e
  poi  non  capire  bene  cosa  fare,  aspettando  che il bilancio dia
  copertura finanziaria sul diritto universitario.
       Quello che tutti  dovremmo fare, per buon senso, è rimetterci a
  lavorare, con tutto  ciò  che  di elaborato già esiste dentro questo
  Parlamento, per vedere  di portare una buona legge quadro di diritto
  allo studio che  possa  essere  adeguata  ai  temi e ai problemi che
  abbiamo dinanzi.
       La mia  impressione  è che, viceversa, ci ritroveremo con delle
  leggi  che,   in  qualche  modo,  affrontano  il  problema  in  modo
  assolutamente disarticolato e  in  cui  ciò  che  ci divide non è il
  fatto - mi permetto  di  dire e vorrei fosse a tutti chiaro - che se
  c'è un'opposizione che  è  d'accordo a dare o a riconoscere un buono
  scuola alle  famiglie  o  meno,  perché, signor Presidente, lei dirà
  '1500 euro' e  qualcuno  di  noi  potrebbe dire 'ma perché 1500 euro
  meglio 3.500 euro'.
       Affrontando così la  questione,  la mia sensazione è che non si
  risolva alcun problema ed i problemi strutturali, cronicizzati ormai
  della didattica, del  mondo della scuola, in questa Regione come nel
  resto d'Italia, sarebbero e si manterrebbero inalterati.
       Ecco perché  avevo detto la settimana scorsa che questo disegno
  di legge era inemendabile, non perché non sappia che ogni disegno di
  legge è  emendabile,  ma perché  l'approccio, la filosofia che guida
  questo   provvedimento   non   aiuta   sicuramente   a  trovare  una
  composizione di  natura  culturale  per  la  sfida  che noi vogliamo
  mettere in campo.
       Credo che,  se  dobbiamo  fare  uno  sforzo,  l'atto  di  buona
  volontà, più ragionevole e più sensato, non sia quello di rincorrere
  gli emendamenti in Aula, che non produrrà alcuna buona legge, ma sia
  quello di tornare  in  Commissione e provare tutti insieme - con uno
  sforzo di buona  volontà  e  anche  con  rapidità - a fare una legge
  quadro sul diritto allo studio.

     PANARELLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PANARELLO.   Signor  Presidente,  l'onorevole  Cintola,  nel  suo
  intervento,  richiamava  un passaggio importante di questa Assemblea
  ed  anche del rapporto tra maggioranza ed opposizione, quale è stato
  la legge sugli appalti e ci invitava a ritrovare quello spirito.
       Io  voglio rimanere dentro l' appello dell'onorevole Cintola, e
  spero che questa posizione sia condivisa dai deputati di maggioranza
  presenti in  Aula  e, segnatamente da parte del Governo, e per stare
  dentro un'ipotesi del genere bisognerebbe, anzitutto, da parte della
  maggioranza, tenere  conto, come si è fatto anche per la legge sugli
  appalti,   delle   considerazioni  e  degli  argomenti  che  vengono
  dall'opposizione.
       Dall'opposizione,   assessore   Granata,   è  venuto  fuori  un
  argomento e cioè  che questo disegno di legge che, pure come è stato
  ricordato, consiste  in  un  intervento della Regione nell'ambito di
  una legge nazionale sulla parità scolastica - può essere condivisa o
  meno -  che  interviene  a  prescindere  da un ragionamento organico
  sulla scuola in Sicilia.
       Ma vorrei  dire   all'assessore  Granata  e al Presidente della
  Regione che  nel  mondo  della scuola, degli operatori della scuola,
  degli utenti della scuola questa parzialità sta suscitando riserve e
  perplessità,  non  per la propaganda legittima dell'opposizione, non
  solo,  ma   perchè,  inevitabilmente,  in  una  scuola  come  quella
  siciliana - e l'Assessore  lo  sa molto meglio di me - che ha enormi
  problemi, intervenire soltanto  in  un  segmento  - io non entro nel
  merito in  cui  questo disegno di legge configura interventi perchè,
  assessore   Granata,   le   considerazioni  che  faceva  l'onorevole
  Barbagallo non  sono  sofisticare, perchè nell'ambito della legge di
  parità,  la  distinzione  tra  le  scuole  sono  fondamentali  -  ma
  intervenire solo  parzialmente in questa direzione, suscita riserve,
  perplessità e allarme.
       Poichè so che il presidente Cuffaro è sensibile a quello che si
  muove nella società, voglio segnalargli che il presidio e il sit-in,
  che  si  tiene  sotto l'Assemblea regionale siciliana, è promosso da
  CGIL,  CISL  e  UIL,  sindacati  che  egli  conosce  benissimo e che
  attraversano  peraltro  un  momento  di  forte  articolazione per le
  vicende  nazionali  e che sul dell'intervento regionale sulla scuola
  hanno ritrovato una forte sintonia e unità.
       Nessuno, da  parte dell'opposizione, può immaginare di non fare
  intervenire la  Regione  per  l'attuazione  della legge di parità in
  Sicilia, perchè non  si  tratta  di  questo, però, se da parte della
  maggioranza,    non    si   comprende   la   richiesta   che   viene
  dall'opposizione di  guardare  ai  temi  della scuola per quelli che
  sono e  di  intervenire,  quindi, contestualmente sui problemi della
  scuola pubblica  oltre che sull'attuazione della legge di parità, si
  commette  un'operazione  sbagliata  nei confronti dei siciliani, che
  dovrebbero essere, al  di fuori di ogni retorica, il riferimento per
  tutti noi.
       Ma non si  vuole, da parte della maggioranza, cimentarsi con un
  tema  che credo  sia  serio  perchè  non  penso  che, da  parte  del
  Presidente del  Governo,  da  parte dell'assessore al ramo, da parte
  degli esponenti della  maggioranza  -  do  atto  e  concordo  con le
  considerazioni che  faceva  l'onorevole  Lo  Curto a proposito delle
  condizioni della scuola  in Sicilia che credo lei conosca molto bene
  anche per la  sua  estrazione  professionale  -  non c'è nessuno che
  neghi che in  Sicilia la scuola, il sistema scolastico ha bisogno di
  interventi seri, di  supporto  da  parte  della  Regione.  E  non si
  capisce   perchè   l'Assemblea   regionale   siciliana   non   debba
  intervenire, come  -  nell'ambito di un dibattito che facemmo su una
  legge a  luglio  - ipotizzò l'assessore Granata, di una legge quadro
  sulla  scuola   e   non  di  interventi  che  affrontassero  solo  e
  parzialmente un dato.
       Quindi se  vogliamo  ricostruire  quel  clima  di  cui  parlava
  l'onorevole  Cintola,  fermo restando le distinzioni fra maggioranza
  ed opposizione,  ragioniamo su un intervento organico, sul complesso
  dei problemi della scuola in Sicilia dentro il quale collocare anche
  l'intervento a  sostegno  per  l'attuazione  della  legge  di parità
  scolastica,   perchè   altrimenti   diventa   facile  trasferire  un
  messaggio, quello di  un  Governo  che  si  preoccupa e interviene a
  sostengo delle scuole private, semplificando il dato della legge sul
  buono scuola e  non  si  preoccupa e non interviene sui problemi del
  sistema scolastico in Sicilia, segnatamente di quello pubblico che è
  quello al quale  si  rivolge  oggi,  anche  nel  resto del Paese, la
  stragrande maggioranza  dei  siciliani  e  che  merita interventi da
  parte  del   Governo   della   Regione.
       Ecco    perchè,  con   spirito   costruttivo,   io   ripropongo
  all'attenzione  del  Governo  e dei rappresentanti della maggioranza
  l'idea di  un  confronto  che guardi al complesso dei problemi della
  scuola in  Sicilia, dentro cui collocare l'attuazione della legge di
  parità in Sicilia.

     ZAGO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ZAGO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io trovo legittimo
  che il  Presidente  della Regione voglia mantenere fede agli impegni
  assunti in  campagna elettorale e voglia, quindi, onorare quello che
  egli considera uno dei punti assunti con l'elettorato siciliano.  Lo
  trovo  legittimo, semmai trovo illegittimi, censurabili, gli impegni
  che il  Presidente  Cuffaro  non  mantiene  e  purtroppo sono più di
  quelli che  dichiara  di  volere  mantenere.  Ma  questo  è un altro
  discorso.
       Io, ad esempio  - mi sarà consentita questa breve digressione -
  trovo delittuoso che,  in  questo  anno  di  governo, la Sicilia non
  abbia   accorciato   quel   gap   che   la   separa   dalle  regioni
  centro-settentrionali  del nostro Paese o dalle altre regioni ricche
  d'Europa. Questo  credo  sia  censurabile ma non certamente il fatto
  che il  Presidente  Cuffaro  voglia  onorare questo punto.
       Però, mi chiedo - e me lo chiedo perchè a questa domanda voglio
  rispondere io stesso e non pretendo che risponda il Presidente della
  Regione - ma siamo sicuri che nel momento in cui l'onorevole Cuffaro
  si rivolgeva  ai  siciliani,  parlando di questa legge, gli elettori
  che poi  lo  hanno  votato  intendevano  proprio il provvedimento in
  discussione  stasera?  Intendevano  proprio il pagamento delle rette
  alle scuole  private?  O, invece, con l' approvazione di quel punto,
  intendevano affrontare il problema più generale, più complessivo che
  riguarda, appunto,  la  scuola, la cultura, la formazione dei nostri
  giovani siciliani, a prescindere che si tratti di scuole pubbliche o
  private, di scuole inferiori o di scuole superiori?
       Io  credo   che   gli  elettori, che  hanno  trovato  degno  di
  approvazione questo  punto, intendevano  esprimere  un assenso ad un
  problema di  carattere  più  generale,  un problema che abbiamo come
  Regione, nel momento in cui ci troviamo a competere con il resto del
  mondo, ma  intanto  d'Europa.  Nel  momento  in  cui ci proiettiamo,
  abbiamo il  dovere  di  programmare  la  nostra Regione per le sfide
  nuove che  la  globalizzazione  impone a tutte le regioni d'Europa e
  del mondo e quindi anche alla nostra; le sfide nuove che derivano da
  quello che  dobbiamo  operare perchè la nostra Regione non perda gli
  appuntamenti programmati  da  qui  al 2010, per esempio, quando sarà
  organizzata,  quando  decorrerà  nella  nostra  zona, nel bacino del
  Mediterraneo,  quell'area di libero scambio che coinvolgerà qualcosa
  come 30 o 40 Paesi, qualcosa come 700 - 800 milioni di abitanti; che
  costituirà,  quindi,  una  rivoluzione  negli  usi, nei costumi, nei
  commerci, nella  cultura  della  nostra  Regione  e  quindi  di  noi
  siciliani.
       Io penso che  si volesse affrontare il problema di quale sbocco
  devono avere  sul  mercato  i  nostri  studenti,  di  come  dobbiamo
  preparare i nostri giovani che escono dalla scuola media superiore o
  dall'università;  io  credo che si volesse affrontare il problema di
  come questo  discorso, che  riguarda  la  scuola,  la  formazione in
  Sicilia, viene  contestualizzato  con  il  progetto  di  riforma più
  complessivo che è  in  discussione  nel  Paese, con  la  riforma del
  ministro Moratti.
       Credo che si debba contestualizzare questo disegno di legge con
  tutti i bisogni,  con  tutte  le  risposte di cui tali problematiche
  necessitano e  non  con  un  provvedimento che sancisce il pagamento
  delle rette  alle  scuole  private.
       Trovo, allora,  sensato che si voglia andare ad un'unificazione
  dei disegni di  legge  giacenti in Parlamento ed in fase avanzata di
  discussione in Aula  o  nelle Commissioni  e tenere conto che c'é la
  scuola pubblica  che  deve essere potenziata per le risposte che può
  e deve offrire  ai  nostri giovani e alla futura classe dirigente.
       Mi associo, quindi, alla richiesta, avanzata da altri colleghi,
  di pensare ad un momento unito, unificato di questi disegni di legge
  per  avere   un  quadro  più  complessivo  e  fornire  risposte  più
  razionali.

     ODDO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ODDO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi  credo  che tutti
  siamo  consapevoli che  in  Sicilia  la  scuola  ha  bisogno  di  un
  approfondito esame per  quanto concerne sia le luci, sia le ombre e,
  tutti, sappiamo bene  che, spesso e volentieri, ad emergere sono più
  le ombre.
       Parlo, soprattutto,  non  solo di aspetti legati alle questioni
  strutturali della  nostra  scuola  - in particolar modo della scuola
  pubblica  -  ma  anche  di  questioni  che  riguardano  gli  aspetti
  puramente  didattici, aspetti che tutti sappiamo assumono un'estrema
  delicatezza  perché  sono  gli  strumenti essenziali per operare una
  buona formazione  e,  quindi,  un processo di maturazione dei nostri
  ragazzi   che   possa   domani,   tutto   sommato,  farli  diventare
  protagonisti della società di oggi.
       Credo che  questa  consapevolezza  -  mi  dispiace non avere la
  possibilità  di   interloquire  con  la  Presidenza,  come  dice  il
  Regolamento, con  l'Assessore,  con il Presidente della Regione, nel
  senso anche di guardarci in viso,  ma per carità, onorevole Cintola,
  non ne faccio  un problema, sappiamo bene lo stile che ognuno di noi
  adotta - però  penso  che  questa  consapevolezza  che  la scuola ha
  bisogno di  queste  iniezioni  immediate,  anche  di  fiducia, mi si
  permetta  di dire,  é  una  consapevolezza  che  sempre  di  più  va
  prendendo corpo, soprattutto quando vediamo le varie manifestazioni,
  non solo sindacali.  Non  so quanti di voi hanno avuto, nel corso di
  questa  settimana,  la  possibilità  di  interloquire  con operatori
  scolastici e  con  persone  a  cui  sicuramente non piace schierarsi
  immediatamente.
       Il punto é  ragionare  e  vedere di capire quali sono, invece i
  lati positivi di  questo  disegno  di  legge  e  quali  sono  i lati
  negativi. Devo dirvi  che  ho  trovato  -  ognuno  di  noi ha la sua
  cerchia e i  suoi  rapporti  -  sia  nel mondo della scuola, sia fra
  i  ragazzi,   molte  perplessità  per  quanto  concerne  il  sistema
  d'intervento indicato nel disegno di legge, definito "buono scuola".
  Molte perplessità  soprattutto  per  il  fatto  che si interviene in
  maniera  assolutamente generalizzata senza andare a verificare quali
  sono i veri  e  propri  interventi di cui la scuola avrebbe bisogno.
       Credo,  dunque, che non sia assolutamente possibile richiamare,
  come dicevo l'altra volta, questioni di impegni assunti da parte del
  Presidente della  Regione  in  tema elettorale, perché non credo che
  egli abbia  assunto  con gli elettori l'impegno di dare alla Sicilia
  una legge di  questo  tipo, mi si permetta - lo diceva anche qualche
  altro collega  -  perché  il  taglio  stesso  di questa legge lascia
  assolutamente  inalterato  il  quadro. Anzi addirittura lo peggiora,
  perché  rende  possibile che la scuola siciliana diventi a tutti gli
  effetti  un   mercato,  un  mercato  dove,  a  partire  dal  livello
  dell'offerta  formativa, si potrà semplicemente registrare tutta una
  serie di  tendenze ad organizzare qua e là scuole private che, tutto
  sommato,  sappiamo  bene,  non raggiungono quegli standard che tutti
  noi siamo convinti dovrebbero raggiungere.
       Quindi, se  c'è  tale consapevolezza, il ragionamento che hanno
  fatto  alcuni  colleghi,  anche  della  maggioranza,  credo  sia  un
  ragionamento sano.  E'  possibile,  ci  si  chiede,  verificare  tra
  maggioranza ed opposizione la possibilità di mettere su un testo più
  organico, a  partire  anche  dagli  spunti  proposti dal Governo?
       Ci mancherebbe,  nessuna  opposizione  pensa di fare le leggi a
  modo proprio, ma  è  possibile ragionare, a partire dal diritto allo
  studio fino  ad  arrivare  a  questa forma di buono scuola.
       Qualcuno dice  sono  due  cose totalmente diverse.  Non è vero.
  Non è vero, perché  noi  sappiamo  che  bisogna  avere  una  visione
  organica della  scuola  siciliana,  dobbiamo partire sì dalla scuola
  dell'obbligo  fino  ad  arrivare  alle  scuole  superiori,  per  poi
  arrivare ai livelli  più alti, alle università e così via.
       E proprio  perché  abbiamo  questa  visione  dobbiamo dare alla
  Sicilia un testo,  una legge, secondo me, più organica e rispondente
  alle  esigenze  dell'intera  scuola siciliana, compreso, mi permetto
  dire, le  università.
       Sentire  colleghi  che richiamano, appunto, esperienze fatte in
  quest'Aula  di  collaborazione  fra  opposizione  e  maggioranza per
  addivenire a  questo  accordo devo dire sinceramente è l'aspetto che
  mi ha convinto  ad  intervenire.  Sono  per questa, siamo per questa
  ricerca, e credo  che  la  ricerca  di  un'intesa sia un bene per la
  scuola siciliana.
       Sono convinto che un Parlamento debba tenere conto di tutto ciò
  che la società  richiede.  Certo  società,  lo  capisco  bene,  è un
  termine molto ampio e generico però, attenzione, in queste ore credo
  che anche  all'assessore  Granata  siano arrivate, in forme diverse,
  delle  segnalazioni  di malcontento e soprattutto delle segnalazioni
  che spingono e  che  ci  invitano  a  fare meglio, fino in fondo, il
  nostro dovere, nel  senso  di  tentare,  anche  per  quanto concerne
  l'organicità    dell'intervento    legislativo,   un   qualcosa   di
  maggiormente rispondente  al  futuro - perché, anche da questo punto
  di  vista,   il  Governo  dovrebbe  avere  un  impianto  ancora  più
  strategico - della  nostra  scuola, cioè al futuro dei nostri figli,
  al futuro dei giovani siciliani.

     MORINELLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MORINELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione
  che stiamo  svolgendo  e  la successione di interventi in quest'Aula
  testimoniano la  grande  attenzione  che  c'è  nel nostro Parlamento
  attorno ad un disegno  di legge che, per la valenza e la portata che
  ha, suscita, non  solo in quest'Aula ma nella società siciliana, una
  grande attenzione,  una grande preoccupazione, per cui dobbiamo fare
  di tutto  affinché  la  nostra  discussione  non  sia  inficiata  da
  alcunché   di  strumentale,  di  rituale,  nella  successione  degli
  interventi.
       Perché qui  sono  chiare  le  opzioni,  la natura dello scontro
  politico, ciò che  è  sotteso a questa proposta, a questo disegno di
  legge, che in  modo,  mi  si permetta, pervicace il Presidente della
  Regione, il  Governo e la maggioranza stanno portando avanti, perché
  dietro c'è che  cosa?
       Lo voglio  dire  all'onorevole Cuffaro, che è emulo di un altro
  Presidente  della  Regione,  l'onorevole  Formigoni,  che ha una sua
  storia, un suo vissuto, che conosciamo: l' essere uno degli elementi
  di punta  del  fondamentalismo  cattolico, uno dei fondatori di quel
  movimento,  Comunione  e liberazione, che ha una precisa fisionomia,
  non solo  nella  storia  politica,  culturale  e  sociale del nostro
  Paese,  ma  soprattutto  all'interno  del movimento cattolico.  Però
  l'onorevole  Formigoni  non  si  rifà  a  quel  filone  che  ha  del
  cattolicesimo  democratico e del cattolicesimo liberale, che è stata
  una delle  componenti,  questo  filone,  che ha portato alla nascita
  della nostra Costituzione.
       La nostra Costituzione, la Costituzione del 1948 è il frutto di
  un compromesso,  ad alto livello, tra le grandi componenti storiche,
  politiche  e   culturali   che   hanno  dato  vita  alla  guerra  di
  liberazione, alla Resistenza  e  che hanno guidato e sorretto, al di
  là delle articolazioni politiche di maggioranza e di opposizione, il
  nostro Paese negli ultimi decenni.
       Ebbene, l'onorevole  Formigoni non si rifà a questa tendenza, a
  questo filone,  per  cui nella Costituzione si ebbe quel compromesso
  felice,  in  cui  si  riconobbe  che la scuola privata è libera.  La
  Repubblica riconosce la libertà alle scuole private purché  lo Stato
  non contribuisca  con  proprie  spese,  con  propri  oneri,  al  suo
  funzionamento.  La nostra Costituzione è chiara.
       E la  proposta  del  buono  scuola,  così  come  noi  l'abbiamo
  sperimentata  nelle   altre   Regioni  -  parlo  del  Veneto,  della
  Lombardia - si  muove  al  di fuori del dettato costituzionale, ed è
  grave  che   sia   stato   impedito   dal   Governo   Berlusconi  il
  pronunciamento  della Corte Costituzionale contro l'impugnazione che
  c'è stata da parte del Commissario...

     PRESIDENTE. Onorevole Morinello, la invito a concludere.

     MORINELLO.  Signor  Presidente,  io  devo ancora iniziare, questo
  era un prologo, se mi consente...

     PRESIDENTE.   Onorevole   Morinello,   lei  ha  cinque  minuti  a
  disposizione, siccome siamo  già  a  quattro  minuti  e mezzo, io la
  invito a concludere come ho fatto con tutti gli altri colleghi.

     MORINELLO.  Io, veramente, signor Presidente, pensavo di ...

     PRESIDENTE.    Onorevole    Morinello,   lei   sta   intervenendo
  sull'ordine dei  lavori.  L'ordine  dei lavori prevede interventi di
  cinque minuti. Lei  ha  consumato, adesso, 4 minuti e 40 secondi, la
  invito a concludere.

     MORINELLO.  Signor  Presidente,  mi  scusi,  avevo l'ambizione di
  convincere  il Presidente Cuffaro, la pretesa, sicuramente, alta, di
  volere dialogare con lei.  Mi consente, signor Presidente?

     PRESIDENTE.  Per  la  verità,  l'auspicio  dell'Aula  è  che  lei
  dialoghi con tutto il Parlamento.

     MORINELLO.  Sì,  io  voglio  dialogare  con  tutto il Parlamento,
  perché per me, come si dice, è lapalissiano.

     CUFFARO,  presidente  della  Regione.  Come  dicono  i latini "La
  parte per il tutto".

     MORINELLO.   Io   volevo   convincere   l'onorevole   Fleres,  se
  il presidente  Cuffaro  acconsente al fatto che io interloquisca con
  lui, a concedermi qualche minuto in più.

     PRESIDENTE.   Onorevole  Morinello,  il  presidente  Cuffaro,  da
  questo punto di  vista,  non  ha  voce in capitolo, ce l'ha su tante
  altre cose  e,  quindi,  la  invito  a  concludere, dato che abbiamo
  abbondantemente superato  il  tempo  ed  anche  il recupero, ed onde
  evitare ulteriori  casi  "Moreno" è meglio che con i recuperi stiamo
  attenti

     SEGRETO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SEGRETO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  noi  abbiamo
  assistito  qui  ad una passerella di interventi che sono stati l'uno
  fotocopia  dell'altro.  Abbiamo  perduto  due  ore  per ascoltare le
  stesse cose che potevano essere dette da una sola persona.
       Un  intervento   che   si   è  distinto  dagli  altri  è  stato
  l'intervento  dell'onorevole  Angelo Capodicasa che da uomo politico
  navigato e pragmatico qual è, ha fatto una proposta.
       Questa proposta  tutto  sommato  è  stata  sposata  e condivisa
  dall'onorevole  Granata   il   quale  è  stato  sempre  presente  in
  commissione sia  per quanto riguarda la discussione sul buono scuola
  che per  quanto  riguarda  la  discussione  sul diritto allo studio,
  dimostrando grande  apertura  verso il parlamento anche nei riguardi
  di  quelle   istanze  che  qualche  volta  sono  lontane  dalla  sua
  formazione politica e culturale.
       Di questo  spirito  laico  bisogna  dargliene  atto  perchè  in
  democrazia è  anche  importante  saper  ascoltare  anche le opinioni
  diverse.
       Le  due  proposte,  quella  dell'onorevole  Angelo Capodicasa e
  quella dell'onorevole Granata, coincidono.
       Vogliamo   essere   operativi?   Passiamo   alla   discussione,
  esaminiamo i primi due  articoli,  domani la Commissione Bilancio si
  adopererà per dare la  copertura finanziaria al disegno di legge sul
  diritto allo studio, giovedì si andrà avanti concretamente.
       Siamo disgustati da questa perdita di tempo che non è servita a
  niente.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


     SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE NUMERI 286-110/A

     PRESIDENTE. Riprende il  seguito  dell'esame del disegno di legge
  n.  286-110/A "Norme per  l'erogazione  del  buono scuola", posto al
  numero 1).
       Si passa alla  discussione degli emendamenti all'articolo 1, in
  precedenza comunicati.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor  Presidente,  intervengo  per  manifestare la
  netta contrarietà  alla  impostazione  di  questo articolo che fa da
  battistrada all'intera legge.
       Vorrei, allo  scopo  di  chiarire bene il mio pensiero ma anche
  l'impostazione che trapelava e trapela nel Governo a proposito delle
  finalità di questa  legge,  ricordare  che  intanto  i  commi  4 e 5
  dell'articolo  1   sono  il  frutto  di  iniziative  di  emendamenti
  presentati dalla  minoranza,  da  me  e  dall'onorevole  Tumino,  in
  Commissione.   L'impianto  dell'articolo  1,  nelle  intenzioni  del
  Governo è  un  impianto  ben  preciso  che  tende  a  spostare nella
  famiglia il  centro  nevralgico  della formazione degli alunni e dei
  ragazzi.
       Lo vorrei segnalare, stigmatizzare perchè in effetti l'articolo
  1 nella  impostazione  del  Governo  sposta  dalla scuola pubblica a
  quella privata,  che  si  chiami  famiglia  o  che si chiami privato
  sociale, l'obbligo  e  la  prerogativa  del  sistema formativo della
  nostra Regione.
       Il  Presidente  della  Regione,  l'onorevole  Cuffaro, e questo
  intero Governo  di  centro  destra,  in verità, giunge ultimo ad una
  impostazione che nel  corso  di  questi  due anni ha visto il centro
  destra sviluppare,  soprattutto  in ambito regionale e nelle regioni
  dove governa,  una strategia, una manovra a tenaglia di assalto alla
  scuola pubblica,  motivato  il  tutto  con  il  fatto  che bisognava
  garantire una  libertà  e  una  maggiore  incidenza  del ruolo della
  famiglia nella formazione.
       Io cito testuali  le  parole  del  ministro Moratti e non me ne
  vorranno se  durante  l'esame  di  questo  disegno  di legge ad ogni
  articolo  citerò  testualmente  il  ministro Moratti sulla strategia
  lucida di  questo  governo  di  centro  destra,  parlo  del  governo
  nazionale,  di   demolire  il  sistema  scolastico,  il  sistema  di
  istruzione nazionale.
       Dice testualmente  il ministro Moratti: "La scuola pubblica non
  è competitiva;  ci  sono  troppi  insegnanti  ed hanno una mentalità
  impiegatizia".
       E ancora:  "La  scuola  pubblica  statale  ha fallito, non è in
  grado di fare formazione.  Affidiamo la formazione a chi la sa fare:
  la famiglia da un lato, il privato sociale dall'altro".
       Questo è  il  decalogo, questi sono i comandamenti del ministro
  non della  pubblica  istruzione  ma  del  ministro  della istruzione
  privata del nostro  Paese.  E  questi  sono  i comandamenti a cui il
  Presidente Cuffaro e il governo di centro destra si sta accodando in
  modo  irresponsabile;  ancora  più  irresponsabile rispetto ad altre
  regioni  d'Italia,  perché,  come  abbiamo  detto  nella discussione
  generale sulla legge, qui ciò che sposta rispetto alle altre regioni
  è l'entità  delle  risorse  finanziarie  mobilitate attorno a questa
  iniziativa legislativa; ecco perché  bisogna dire la verità.
       Con l'articolo  1  voi  avete  messo  in piedi le vere finalità
  della   legge,   che   sono   quelle  di  demolire  progressivamente
  l'istruzione  pubblica  in  Sicilia  e spostare l'equilibrio, l'asse
  portante del sistema formativo nella nostra Regione sul privato.
       Spostare sulla  famiglia può essere un fatto anche utile ma non
  può essere mai un fatto centrale, non foss'altro che nella famiglia.
  La famiglia non  è un luogo indistinto, non è un luogo istituzionale
  neutro e asettico,  la famiglia è anche il luogo dove si concentrano
  ed è il  luogo dove si registrano in modo ancora più sensibile tutte
  le contraddizioni della società, anche di quella moderna.
       Non in  tutte  le  famiglie esistono gli strumenti di carattere
  finanziario   ma  soprattutto  di  carattere  culturale  per  potere
  valutare e incidere efficacemente sul sistema formativo o, comunque,
  di incidere in modo esclusivo sull'intera formazione.
       Non in  tutte  le  famiglie esiste una storia, un condensato di
  consapevolezze  tali  che  possono  garantire  quel  superamento dei
  "gap", delle  differenze  sociali,  culturali che la nostra società,
  tuttavia, sempre più  va registrando in modo e in termini ancora più
  accentuati.
       Ecco  perché  è  irresponsabile  il  comportamento  del Governo
  regionale:  questo   comportamento  si  scrive  in  un  disegno  più
  complessivo  di  demolizione della scuola pubblica, di arretramento,
  di mercificazione  del  consenso,  in un disegno di arretramento del
  nostro sistema di formazione.
       Se fosse vero  il principio che sia il ministro Moratti, sia il
  Governo Cuffaro  predicano cioè che il sistema pubblico ha fallito e
  occorre spostare  tutto  sul  privato,  ha  fallito  la  sfida della
  formazione,  ci  dovrebbero  spiegare  come  mai  il  sistema  della
  formazione professionale,  che  in Sicilia è totalmente e ampiamente
  privatizzato,  se   è  stato  dimostrato  che  il  privato  sa  fare
  formazione, se  è  dimostrato  che  il privato nella nostra Regione,
  fuori da logiche  di sostegno e fuori da logiche di spesa a pioggia,
  riesce a garantire  di  per  sè un avanzamento nella formazione e se
  non è  vero  invece  il  contrario,  che  proprio  nel  campo  della
  formazione  professionale  si dimostra come il sistema universitario
  tutto sommato  ancora  oggi,  o  i  sistemi  di alta eccellenza come
  diceva l'onorevole  Lo  Curto,  continuano  ad essere ancora oggi le
  uniche possibilità che si offrono in termini seri di una capacità di
  restare nella sfida  sul  mercato  del  lavoro, la sfida che pone il
  mercato del lavoro in termini di qualità e di professionalità.
       Quindi,  proprio l'esempio della formazione professionale nella
  nostra Regione  dovrebbe testimoniare il fatto che il privato invece
  non è in grado di garantire le sfide della modernità. Il privato può
  accompagnarsi al  ruolo centrale del sistema pubblico, può esistere,
  il privato  deve  riuscire  a  stabilire  sinergie  rispetto  ad  un
  andamento, rispetto  ad  una  strada  che  deve essere tracciata dal
  sistema pubblico e non  solo  perché  nel  sistema  pubblico  c'è il
  pluralismo della formazione.
       Quindi, attraverso l'articolo 1 si dimostra come l'impostazione
  di questa legge  è  un'impostazione che ci porta indietro, che ci fa
  fare un salto  all'indietro,  ma  mi rendo conto e ci rendiamo conto
  che la battaglia  deve  essere  di  lunga lena perché il disegno che
  avete in testa  non  è  un  disegno  solo  siciliano,  è  un disegno
  strategico che  tende  a  mutare  i  caratteri  della formazione nel
  nostro Paese, nella nostra Italia e tuttavia noi vogliamo partire in
  questa battaglia  di  opposizione proprio dalla Sicilia che dovrebbe
  essere invece avamposto di modernità.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


                               CONGEDI

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,  comunico che è venuto meno il
  congedo  dell'onorevole  Giambrone.  Comunico,  altresì,  che  ha
  chiesto di  essere  posto  in  congedo,  per  la  seduta odierna,
  l'onorevole Edoardo Leanza.
       Non sorgendo osservazioni, il congedo si intende accordato.


   Presidenza del vicepresidente Fleres


    RIPRENDE IL SEGUITO  DELLA  DISCUSSIONE  DEL  DISEGNO  DI LEGGE
    NN.286-110/A

     MORINELLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MORINELLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, nell'articolo
  1 sono  dichiarate  le  finalità  di  questa legge, il richiamo alla
  nostra Carta Costituzionale  agli  articoli 2, 30, 31, 33 e 34 della
  Costituzione.
       A  mio   avviso, il  comma  1  dell'articolo  1,  che  dovrebbe
  fare da  cornice  al  resto  dell'articolo  e  alla  legge stessa, è
  contraddetto    dall'articolato    e    pone    seri   dubbi   sulla
  costituzionalità di questo disegno di legge.
       Dicevo  prima,  mi  si  consenta  appunto  di  approfondire  il
  ragionamento, la  scuola pubblica oggi, dal nostro sistema formativo
  così enucleato nella Carta Fondamentale del nostro Stato, è ritenuta
  la struttura  cardine  attorno  a  cui ruota l'offerta formativa, la
  formazione, l'istruzione nel nostro Paese.
       Ebbene il  buono scuola,  che  non  ha  avuto la possibilità di
  essere vagliato  circa  la sua costituzionalità, il suo attenersi ai
  princìpi  fondamentali della Repubblica, appunto, introduce elementi
  che  non solo  a  mio  avviso,  modestissimo  e  in  ogni  caso  non
  approfondito,  ma da parte di illustri costituzionalisti ed anche da
  parte  di  organi  dello  Stato,  sono  stati  dichiarati  in palese
  violazione dei principi della nostra Costituzione.
       Ora  noi  cosa  facciamo, reiteriamo appunto quella violazione,
  quel  vulnus che è stato inflitto da altre regioni su basi meramente
  ideologiche,  l'onorevole  Formigoni,  il  Presidente  della Regione
  Galan,   sulla  base  di  assunti  meramente  ideologici  che  fanno
  riferimento   non   ai   principi   che  hanno  informato  i  nostri
  costituenti,  ma  a  principi  che si sono sviluppati nei primi anni
  settanta negli Stati Uniti d'America.
       L'elaboratore,  il  padre del buono-scuola, ricordiamolo, non è
  Giovanni Paolo II,  non  è  Don  Giussani,  non  è  il  fondatore di
  Comunione e  Liberazione,  ma  è Milton Freedmann, colui che in nome
  del liberismo,  non dei principi liberali, ha imperniato una vicenda
  politica quella  che  si è sviluppata e affermata negli anni ottanta
  in Inghilterra e  negli  Stati  Uniti  d'America e che ha portato al
  dissolvimento di  istituti  fondamentali  che la civiltà europea nel
  corso di secoli e secoli di travagli, di conquiste, di vicissitudini
  ha portato avanti, affermato e realizzato.
       Lo scardinamento  dello  stato  sociale, non solo la scuola, la
  sanità, il  libero  dispiegarsi  degli  spiriti  animali  di  questo
  teorico del  liberismo  settecentesco  che non ha capito non solo la
  lezione del 1929,  ma  che  si  pone  in antitesi con i principi del
  liberalismo politico  così come noi lo abbiamo studiato sui teorici,
  sui padri del liberalismo.
       Uno dei testi  fondamentali, che io invito i liberali di oggi a
  leggere, sul  quale  mi sono formato politicamente e culturalmente è
  'La storia del liberalismo italiano' di Guido De Ruggero.
       Invito  a  rileggere  autori come Salvatorelli, Capitini, Guido
  Calogero, Ugo  La  Malfa,  mi  riferisco soprattutto a lei onorevole
  Fleres che da quella tradizione proviene.
       Milton Freedmann  in  nome  di  questa  visione  liberistica ha
  introdotto   elementi   che   potevano  scardinare  questi  istituti
  fondamentali dello  stato  sociale  -  la  Thatcher, Reagan li hanno
  fatti propri  -  così  come la destra cattolica e fondamentalista ha
  pensato di  ritagliarsi  uno  spazio  di  potere,  di  gestione,  di
  strutture   statuali   e   di   risorse   pubbliche   attraverso  lo
  scardinamento  di  quel principio costituzionale che riconosce sì la
  libertà della  scuola  privata ma aggiunge, come dicevo prima, senza
  che comporti alcun onere da parte dello Stato.
       Questo è  l'elemento  di anticostituzionalità, questo è un modo
  surrettizio non di parificare la scuola pubblica e la scuola privata
  ma di  dirottare, di destinare risorse ingenti in Sicilia laddove in
  Sicilia abbiamo  il problema delle risorse, del deficit pubblico che
  impedisce alla  Regione  siciliana  di  stimolare l'economia, i ceti
  produttivi che  oggi  non  ricevono  da  questa  Regione, fortemente
  anchilosata,  che  ha  una  macchina  pubblica  che  rappresenta  un
  elemento di  stridente  contraddizione  anche  con  le  esigenze  di
  modernizzazione che  in tutte le pubbliche amministrazione di Europa
  si portano avanti.
       Questa macchina pubblica regionale, palla al piede della nostra
  economia  e  della  nostra  società,  che  impedisce  di  sviluppare
  circuiti virtuosi  che  possono, appunto, far decollare l'economia e
  la società  permettendo  di  avere un nuovo e qualificato modello di
  sviluppo che  possa,  sulla  base delle valorizzazione delle risorse
  fondamentali  della  nostra  Regione,  dare  risposte  ai  cittadini
  siciliani, ai giovani, ai disoccupati.
       Per questo  noi  non  possiamo  permetterci di sprecare, perchè
  questo è  l'elemento  su cui dobbiamo riflettere e su cui inviteremo
  alla  riflessione   i  cittadini  siciliani,  uomini  e  donne,  che
  patiscono gravi  problemi  e  contraddizioni che noi conosciamo, non
  solo il mondo della scuola.
       Onorevoli colleghi,  sono insegnante, sono uomo di scuola e voi
  sapete tutti  che  nella  scuola,  laddove elementi di conoscenza di
  questo disegno di  legge  si diffondono e sono chiari, c'è una netta
  contrarietà a  questa  introduzione  del buono scuola, fra tutti gli
  operatori della scuola, anche tra quelli che hanno votato a destra.

     ODDO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottolineare
  che alcuni  colleghi della maggioranza che hanno ruoli di oppositori
  si stanno  non  solo  meravigliando, ma per certi versi, manifestano
  anche    un    certo   nervosismo   per   l'organizzare   da   parte
  dell'opposizione  un  sano  ostruzionismo,  ciò  significa, invitare
  tutti noi  a  riflettere  su  ipotesi  percorribili che possano dare
  maggiori   risposte   alla  scuola  siciliana  per  quanto  concerne
  l'impostazione   rispetto   al   disegno   di  legge  denominato  in
  discussione.
       C'è un  punto  che  io  vorrei  esprimere in maniera abbastanza
  chiara,  noi   siamo   per   il   buono  scuola,  può  sembrare  una
  contraddizione, ma siamo per un buono scuola che evidentemente viene
  assicurato, garantito non in  questo  modo, non nella forma proposta
  da parte del Governo, perchè  oltre tutto, credo che su questo punto
  il  Governo  dovrebbe   riflettere   cosa  significa  insistere  nel
  garantire il buono scuola  a  coloro  che scelgono scuole legalmente
  riconosciute, scuole paritarie e scuole pubbliche.
       Si dovrebbe necessariamente riflettere, mi sembra assolutamente
  fuori  da   ogni   logica  non  valutare  l'aspetto  degli  standard
  qualitativi   che  riguarda  l'offerta  normativa,  l'abbiamo  anche
  ribadito  nella  precedente  seduta,  non  è  possibile  tentare  di
  aumentare  l'offerta  formativa senza attestarci a standard precisi,
  non è vero che stiamo facendo solo uno ostruzionismo ripetitivo.
       Bisogna  ripetere, invece, e chiarire concetti chiave l'offerta
  normativa  non   si   aumenta   non  tenendo  conto  degli  standard
  qualitativi, si aumenta,  ed  è vero che si aumenta, quando si tiene
  conto degli  standard  formativi  e degli standard che evidentemente
  siamo in grado di assicurare anche a livello di professionalità.
       Noi sappiamo  tutti  che  così non è in Sicilia, sappiamo bene,
  senza   che   ci   scandalizziamo,   che   gli  istituti  legalmente
  riconosciuti  spesso   praticano   dal  punto  di  vista  anche  del
  reclutamento dei  docenti  metodi  inaccettabili, da questo punto di
  vista la professionalità  è assolutamente in crisi e questo non è un
  argomento di poco  conto, non è ostruzionismo fine a se stesso, è un
  modo come  dire:  ragioniamo  sopra  un argomento serio.  E' un modo
  come dire  troviamo  un'intesa e mettiamo il diritto allo studio col
  buono scuola d'accordo in condizione di dare veramente risposte alle
  famiglie siciliane  in  termini  di  formazione,  di educazione e di
  processi di maturazione dei propri figli.
       Noi   stiamo   discutendo   di   questo   non   stiamo  facendo
  ostruzionismo solo  per  far  perdere  qualche  ora  in  più, stiamo
  ragionando  su   come   trovare  un'intesa.
       Sono  convinto che l'Assessore Granata è assolutamente convinto
  delle nostre  buone ragioni, ed è convinto che bisognerebbe arrivare
  comunque  ad   un   testo  organico,  poi  ci  sono  gli  strumenti,
  evidentemente, dal  punto di visto tecnico parlamentare per arrivare
  ad un testo organico.
       Saranno gli  emendamenti,  sarà  l'unico testo col diritto allo
  studio non è  questo  il punto, non siamo tecnici da questo punto di
  vista, siamo politici e dobbiamo indicare le soluzioni possibili.
       E le soluzioni per fare incontrare opposizione e maggioranza su
  un tema centrale per  i  Siciliani, cioè la scuola, evidentemente ci
  sono. Se ci sono  queste  condizioni,  chiediamo  in che modo giorno
  più, ora più, ora in meno, possiamo tentare anche da questo punto di
  vista, come abbiamo fatto  su  altre  importanti  leggi  che abbiamo
  esitato  in  questi  mesi,  non  un  accordo  che  si  può  definire
  compromesso  di  bassa  lega,   ma  possiamo  tentare  un  punto  di
  equilibrio che possa sinceramente  dare, anche  da  questo  punto di
  vista, una maggiore certezza,  una  maggiore  fiducia  a  quanti  si
  pongono il problema evidentemente  di  una  scuola  che funzioni, in
  grado di formare i  nostri  giovani  in  maniera migliore rispetto a
  come lo abbiamo fatto fin ad oggi.
       Questo significa fidarsi,  significa  esprimere da parte nostra
  lealtà nei confronti del dialogo con la maggioranza, e significa che
  la maggioranza e il  Governo  debbono  rendersi  conto che di questo
  argomento  l'opposizione  fa   un  punto  centrale  della  battaglia
  politica di questo autunno.  Questo è il punto vero.
       Rispetto a questo, io credo,  che bisogna fra di noi aprire una
  discussione e subito, e non  insistere  su  un qualcosa che sappiamo
  tutti che peraltro darà  un  colpo  serio,  mortale alle casse della
  Regione.
       Io non so se  avete  ragionato  sull'aspetto  che  riguarda  la
  spesa. La spesa nel giro  di  due,  tre,  quattro  anni  sarà  fuori
  controllo  Non è vero che  voi  su  questo  non  avete anche fatto i
  conti; credo che li abbiate fatti  e  se avete fatto i conti è ovvio
  che viene facile fare il  calcolo  in funzione anche dei dati di cui
  disponiamo. Non mi pare, tutto  sommato, che si parli di qualcosa di
  virtuale; si parla di  qualcosa di concreto: se guardiamo le classi,
  la composizione delle classi  e  facciamo  un  conto molto, ma molto
  semplice, ci rendiamo conto che  nel giro di due, tre anni, le casse
  della Regione, impostando il buono scuola in questa maniera, saranno
  assolutamente stravolte. E non ditemi che non è vero
       Chiedo se è possibile,  invece, trovare risorse, da un lato per
  il diritto allo studio e  dall'altro  lato  per  la logica del buono
  scuola in una cornice  ancora  più  certa in termini di prospettive.
  Questo è l'interrogativo che poniamo, altro che ostruzionismo fine a
  se stesso
       Noi  vogliamo  ragionare,   vogliamo   aprire   un   tavolo  di
  ragionamento - sarà la  commissione, sarà qualsiasi altro momento di
  incontro fra opposizione e  maggioranza  - per cercare una soluzione
  credibile, che assicuri,  in  prospettiva,  anche  e  soprattutto la
  parte finanziaria che  non  ritengo  assolutamente   secondaria.  Il
  calcolo che avete fatto,  secondo  me,  manca di qualche elemento, e
  vogliamo  assolutamente  su  questo  utilizzare  le  esigue  risorse
  finanziarie della nostra Regione per creare condizioni reali per una
  crescita della scuola siciliana  e  soprattutto per tentare anche in
  Sicilia di fare una buona legge, come è la legge n.  62, con tutti i
  distinguo fra di noi. (Ci  sono  anche  distinguo  all'interno dello
  schieramento di opposizione sulla  famosa legge n.  62, sulla parità
  scolastica, che comunque  ha segnato un passaggio importante, perchè
  ha visto confluire ispirazioni  culturali  ed anche, mi si permetta,
  ispirazioni di natura religiosa,  ha  visto confluire questi tipi di
  ispirazioni in una unica visione della scuola italiana.) Allo stesso
  modo, io credo che al  riguardo,  per  le  esperienze che sono state
  fatte in altre regioni, in Lombardia ed in Veneto, di cui la Sicilia
  potrebbe far tesoro, si  possa  pervenire  ad  una  buona e organica
  legge in grado di potere realmente affrontare il tema centrale della
  scuola senza, invece,  farsi  prendere  dalla  frenesia  di lanciare
  messaggi populisti e  clientelari,  perchè  questo  è  assolutamente
  rischioso.
       Voi tutti sapete che  se  non  ci  sarà  differenza  alcuna fra
  scuole legalmente riconosciute  e  paritarie  e  scuola pubblica, la
  scuola siciliana diventerà un  vero  e  proprio  mercato, ma non nel
  senso positivo, non nel  senso  nobile (nessuno si scandalizza della
  logica di mercato), nel  senso invece che si mercificherà la cultura
  ed i processi formativi  dei  nostri  giovani.
       Stiamo  attenti  tutti   perchè  questo  può  avvenire:  non  è
  ostruzionismo, io non vi  parlo  solo nella qualità solo di deputato
  di questa Assemblea, ma anche nella qualità di operatore, di docente
  della scuola pubblica  siciliana.  Il  pericolo  che  si  mercifichi
  tutto c'è.  E se  dovesse  accadere non sarà nè l'assessore Granata,
  nè il Presidente Cuffaro a  fermare  le  spinte  di  coloro  che  si
  organizzeranno e di  coloro  che  vorranno  evidentemente accedere a
  quella che è questa forma di buono scuola.
       Respingo  categoricamente  il  fatto  che  noi  siamo  qui  per
  organizzare  un'opposizione  solo   sterile.   Noi   siamo  qui  per
  organizzare un'opposizione  ragionata,  un'opposizione  che  può, da
  questo  punto  di  vista,   dare   un  contributo  alle  idee  della
  maggioranza  che   noi,  evidentemente,  rispettiamo  come  vogliamo
  che siano rispettate le nostre.

     DE BENEDICTIS . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     DE  BENEDICTIS .   Signor   Presidente,   nell'articolo  1  viene
  opportunamente citata la Costituzione italiana.  L'articolo 30 ed in
  particolare l'articolo 33  mi sollecitano questa riflessione laddove
  si rimanda e si sottolinea  la  necessità, il dovere, il diritto dei
  genitori di mantenere ed  istruire  i propri figli. Questo articolo,
  letto insieme all'articolo 33,  precisa  che  la Repubblica detta le
  norme generali sull'istruzione e  che  la  legge  ha  il  compito di
  fissare i diritti e  gli  obblighi delle scuole non statali affinché
  agli studenti di tali scuole sia garantito un trattamento scolastico
  equipollente a quello degli alunni delle scuole statali.
       La questione dell'esistenza  della scuola privata e del diritto
  alla  formazione  anche  in   questo  tipo  di  istituti  qui  trova
  un'enunciazione che é  il  frutto  di  secoli  di  riflessione.  Non
  dimentichiamo che fin dal secolo  dei lumi, fin da allora si pose il
  problema del rapporto  della  formazione scolastica nelle società di
  quel tempo e che  il  diritto  naturale  dei cittadini doveva essere
  contemperato dalle  regole  dell'organizzazione  sociale  di  quella
  società e degli stadi che allora si andavano formando.  Il dibattito
  si sviluppò intenso e, attraverso i passaggi che per il nostro Stato
  sono riassunti ed emblematici  nel  Concordato nel 1929, e poi nella
  Costituzione del 1948, si  istituì un rapporto fra scuola pubblica e
  scuola privata.
       Ciò che mi colpisce é  la  lettura  di  questo  articolo 1 alla
  luce della relazione introduttiva  al  testo  del  disegno  di legge
  - letta dall'onorevole Leanza in  Aula  - nella quale ci si richiama
  alla legge n.  62 del 2000  non  dicendo però che in quel caso, anzi
  sottodicendolo nella relazione stessa,  che la legge n.  62 del 2000
  garantisce  un'equipollenza  fra  le  scuole  statali  e  le  scuole
  paritarie, ma dimenticando o  fingendo  di dimenticare che in realtà
  nel  testo  di  legge   non   si   fa  alcun  riferimento  a  questa
  classificazione di scuole statali  e di scuole paritarie.  Di scuole
  paritarie non si tratta, ma  tout  court si parla di scuole private.
  E, d'altra parte,  scorrendo opportunamente la relazione, si capisce
  bene  che  più  che   porsi   un  obiettivo  di  qualità  formativa,
  l'obiettivo  che viene sottolineato  é  quello  di  una  libertà  di
  scelta,  é   quello  di  una  garanzia  di  pari  opportunità,  poco
  domandandosi  se  questo   é   a   vantaggio   di  un  miglioramento
  dell'offerta formativa o meno.  E,  questo,  a  nostro  giudizio,  é
  invece  il  parametro   attraverso   il  quale  viene  esaminato  il
  provvedimento  che  il  Parlamento  si  appresta  a  varare  e  che,
  comunque, in queste ore  ed  in queste giornate sta discutendo.  Non
  fosse altro per le  sue  stesse dichiarazioni, onorevole Fleres, che
  sottolineano  le dichiarazioni,  riprese  e  citate,  incluse  nella
  relazione che sto commentando,  e che richiamano alle difficoltà che
  il  quadro di fatto  della  realtà  siciliana  configura  con,  cito
  testualmente   "facilitazioni    incompatibili    con   la   qualità
  dell'insegnamento e con il non rispetto dei contratti di lavoro".
       Quindi, in una situazione  che  ci deve fare preoccupare di ciò
  che stiamo andando a  fare  e  che,  certamente,  non  giustifica le
  parole  conclusive,   rassicuranti,   ingiustificate   usate   nella
  relazione stessa laddove dice  che  questa  non c'entra nulla con la
  libertà di scelta, né  con  il  buono scuola.  Purtroppo, siccome in
  questa veste assumiamo  il  ruolo  di  legislatori,  questo c'entra:
  cioé  dobbiamo porci fino  in  fondo  questo problema e chiederci se
  quello che stiamo andando  a  fare tutela il cittadino che usufruirà
  del buono scuola nel suo  diritto  di  formazione e non soltanto nel
  suo diritto di libera scelta, che sono due cose nettamente distinte.
  Il diritto di libera  scelta,  il  diritto alle pari opportunità che
  sembra essere, e questa  è  proprio la chiosa finale della relazione
  dell'onorevole Leanza, nulla ha  a  che  fare  con  il  diritto alla
  formazione che è il  fine  ultimo  del  dettato costituzionale ed il
  fine  ultimo  che noi  ci  dovremmo  porre.
       Perché  quest'ultimo non si  raggiunge  e non si costruisce con
  questo disegno di legge? Lo spiego:  perché  lo strumento, strumento
  in  senso  tecnico, del  buono-scuola  è  in  realtà  uno  strumento
  insidioso. Insidioso perché  introduce  nella  questione del diritto
  alla formazione un  elemento  che  è  assolutamente  mercantile,  di
  compravendita.   Infatti, si   chiama  buono-scuola,  mutua  la  sua
  espressione,  se  mi consentite, anche  il  paragone  è  rozzo,  dal
  buono-benzina col quale  si facilita l'acquisto della benzina: tieni
  i  soldi e va  a   comprarti  la  benzina   E  molte  altre  offerte
  promozionali, commerciali, in  realtà  danno  altri buoni: buoni per
  acquistare una pizza  se  si  sceglie  una determinata combinazione,
  oppure anche - a livelli più nobili - buono per acquistare libri; ma
  lì ci tuteliamo restringendo  o  individuando  il  tipo di libri che
  possono essere comprati, codificandoli  almeno  fino  a quando ce lo
  consentiranno in questo Stato  e  non  ci  imporranno di comprare un
  libro solo, uguale per tutti e del tipo che piace ad alcuni.
       Ma il buono-scuola invece  investe  una  merce che merce non è
  Investe  il diritto alla  formazione  e  alla  qualità  di  crescita
  dell'individuo che qui,  con  questo  provvedimento,  non  si tutela
  affatto   E' alla  stessa  stregua, potrei finire, del buono-salute.
  Che  senso avrebbe per chi  ha  bisogno  di  essere  curato  che  il
  buono-salute desse un tot  di  denaro  e questo potesse essere speso
  indifferentemente  in   qualunque  struttura  senza  controllare  la
  qualità del servizio  erogato?
       La Costituzione, ed è  l'articolo  di  mezzo,  il  32,  proprio
  incastonato fra il 31 ed il  33 che qui sono citati e che riguardano
  la scuola, l'articolo 32  parla proprio del diritto alla salute, non
  già il diritto di scegliere  dove posso andare a farmi curare. E' un
  diritto diverso.  Da questo  punto di vista vedete come la questione
  dell'orientare la possibilità  di  scelta, di investimento, di spesa
  del buono-scuola, ancorché  salti  a  piè  pari la discussione sulla
  opportunità  di  questo   tipo   di   strumento   tecnico,   diventa
  fondamentale.  Perché  noi  rischiamo, e questo è stato sottolineato
  in più occasioni, di  consegnare  il  buono-scuola,  e attraverso il
  buono-scuola consegnare l'utente,  in  questo  caso  l'alunno  e  la
  famiglia che per lui decide,  nelle  mani  di  formatori  di  cui in
  realtà non accertiamo  alcuna  qualità nella produzione dell'offerta
  formativa stessa.  Devo dire che,  da questo punto di vista, c'è una
  totale superficialità, una  irresponsabilità  in  chi  ha  costruito
  questa legge e in chi  è  pronto a votarla nel non porsi minimamente
  il  problema  del   servizio   che   questa  legge  renderebbe  alla
  collettività.  Questo è un  fatto  di  autentico, come dire, cinismo
  civico scambiato e coperto soltanto dalla consapevolezza di ampliare
  la platea dei clienti e  di  garantire  a  tutti  una  virtuale pari
  opportunità che in realtà non è per nulla pari qualità.
       Ma  vi  è  un  fatto  ancora  più  severo,  più  rigoroso,  più
  preoccupante.  E' quello  che  questo  tipo  di  meccanismo,  questa
  tecnica del buono-scuola introduce,  in  realtà,  un  elemento che è
  quello dell'acquisto dell'offerta.  Io  che  ho  la  possibilità  di
  ricevere il buono-scuola, in funzione di determinati parametri assai
  poco   convincenti,   ma    su    questo   torneremo   a   discutere
  nell'approfondire gli articoli successivi, in realtà posso andare ad
  acquistare il diritto di  accesso  ad una scuola. Attraverso formule
  più gentili si dice che  in realtà si coprono le spese di frequenza,
  ma capite bene che in  questo  modo  c'è una grande massa di risorse
  pubbliche della collettività che  si spostano e vengono utilizzate e
  destinate per creare la  fortuna  o  la  sfortuna  di  segmenti  del
  settore educativo pubblico o privato.  Va  da  sé,  e qui per carità
  non ci rispondete prendendoci  in  giro, che il buono scuola servirà
  per accedere ai costi  della  scuola  privata,  ma  chi  determinerà
  l'incremento  di  questa   offerta   formativa?   Un   rapporto  fra
  consumatore, che in questo caso  è  la  famiglia  e  l'alunno, e, in
  realtà, chi offre la  merce stessa.  Si istituisce, cioè un rapporto
  di marketing scolastico che definirà che la fortuna di queste scuole
  dipenderà dalla non già  capacità  di  attrarre col migliore sistema
  formativo, il piano è  l'offerta  formativa,  ma  dalla  capacità di
  pubblicizzarsi, di vendersi  meglio,  di  rendere  un  prodotto  più
  facilmente acquistabile, addirittura  un  prodotto  più  consono  al
  consumatore.

     CRACOLICI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CRACOLICI.  Signor Presidente,  devo  dire  che  è  singolare che
  all'articolo 1, articolo nel  quale  si fa riferimento alle finalità
  di questa legge, sia  previsto,  al  quarto  comma,  che "la Regione
  garantisce, su tutto il  suo  territorio,  il  diritto allo studio e
  promuove  ogni  condizione   affinché   tale  diritto  possa  essere
  esercitato da tutti i  cittadini  a prescindere dal sesso, dal credo
  religioso, dalle opinioni  politiche, dalla razza e dalle condizioni
  socio-economiche."
       E' una bella norma di principio  Salvo poi nella costruzione di
  questo disegno di legge,  avete dimenticato di dire che questa legge
  non si pone, non ha l'ambizione di essere una legge sul diritto allo
  studio.
       Insomma, sui principi siete  d'accordo. In fondo i principi non
  costano nulla, sono gratis, una buona parola si può spendere sempre.
       Nell'attuazione dei principi  avete  deragliato pensando che il
  diritto allo studio in Sicilia altro non debba essere che quella che
  io continuo a chiamare  la  legge  sulla  rottamazione  della scuola
  pubblica.
       Onorevole  Presidente  della   Regione,  voi  avete  fatto  una
  operazione che somiglia molto a  quella che si fece qualche anno fa,
  e  che il Governo  Berlusconi  in  queste  settimane  ha  riproposto
  di fronte alla crisi del settore automobilistico.
       C'è stata la  crisi  dell'automobile e  lo  Stato  ha varato
  delle norme incentivanti  il cambio dell'automobile:  lasciare la
  vecchia automobile in  cambio  della nuova. Questo per consentire
  al sistema industriale del nostro Paese di ripartire di fronte ad
  una crisi strutturale del settore dell'automobile.
       E voi state facendo la stessa cosa
       Pensate che con questa  legge,  in  qualche  modo,  aiutate  la
  "rottamazione" della scuola pubblica  ed  incentivate i ragazzi e le
  ragazze  e le famiglie  siciliane  a  scegliere  la  scuola  privata
  uscendo dalla scuola pubblica.
       Ed allora, onorevole  Presidente,  voi  con  questa legge state
  negando il diritto allo studio
       Aggiungo che state negando  quello  che,  qualche giorno fa, lo
  stesso Governo regionale,  in  attuazione  dei  trasferimenti che lo
  Stato fa alle Regioni in  applicazione  della legge n.  62 del 2000,
  ha varato con la legge sulla parità: voi con questa legge cancellate
  - cancellate  - la riforma  che  è  stata dibattuta e, a volte anche
  aspramente combattuta,  riguardo  l'istituto  della scuola paritaria
  che si è introdotto nel  nostro  Paese  per la prima volta nell'anno
  2000.
       Quando  voi nelle  finalità  da  un  lato  intendete  garantire
  principi universali,  dall'altro  lato, nell'attuazione delle norme,
  riservate i provvedimenti di  erogazione  e  di monetizzazione di un
  diritto, perchè altro non  è  che monetizzare un diritto, nella idea
  che questa monetizzazione  del diritto sia esclusivamente rivolta ad
  una platea ristretta  degli  studenti  (mi  permetto  di  insistere,
  Presidente ) degli studenti,  perchè  anche  un ragazzo, una ragazza
  che  non ha 18  anni,  che  frequenta  la  scuola  dell'infanzia, un
  bambino che frequenta la  scuola elementare, che frequenta la scuola
  media di primo e secondo  grado, è un   individuo  e  noi  per legge
  dovremmo garantire gli  individui  e  non garantire indirettamente i
  tutori degli individui.
       Il principio del diritto allo  studio non è un principio che si
  rivolge  astrattamente  alle   famiglie,   ma   si   deve  rivolgere
  soggettivamente  ad  un  individuo  che  acquisisce  la  potestà  di
  esercitare diritti dal momento in cui nasce.
       E voi qui  fate una doppia operazione. Un'operazione culturale,
  in cui cancellate la titolarità  di diritti per i soggetti che vanno
  a scuola- riconoscete il  principio  che il diritto viene in qualche
  modo garantito attraverso il  contributo  alla  famiglia  -  e, allo
  stesso tempo, determinate  una  condizione  nella  quale  con questa
  legge dite che il  diritto  allo  studio  in  Sicilia  si  garantirà
  esclusivamente a chi frequenta le scuole private.
       Onorevole Presidente, il  combinato disposto di questa legge dà
  un colpo mortale alla  scuola  pubblica  siciliana per il fatto che,
  contemporaneamente, il  suo  governo  sta  trasferendo ripetutamente
  minore risorse sia alla scuola  ma anche agli enti locali che sono i
  soggetti che dovrebbero in  qualche  modo  garantire  una  parte dei
  diritti agli studenti.  Un  esempio:  il  trasporto gratuito. Quanti
  sono in questo momento i  comuni  che,  a causa anche di un disastro
  finanziario  che  voi   state  contribuendo  a  determinare,  stanno
  cancellando alcuni servizi che erano stati ormai acquisiti nel corso
  dei  diversi  anni nella  nostra  Regione  e  si  ritenevano  quindi
  servizi garantiti?
       Per  non  parlare  delle  mense  scolastiche  che  ancora  oggi
  rappresentano una chimera  nella  gran  parte del sistema scolastico
  siciliano. E per non parlare poi di tutta una serie di strumenti che
  il diritto allo studio  dovrebbe garantire come ad esempio l'aiuto e
  il  contributo  verso  quelle  attività  innovative  che  oggi  sono
  necessarie in un sistema  di  formazione  moderno come quello in cui
  viviamo oggi.
       Infine,  voi continuate  a  contrabbandare  l'idea  che  questo
  buono, che altro non è  che  un  cattivo  sistema  di  finanziare la
  scuola e la scuola privata, dia la possibilità a chi è più povero di
  frequentare la scuola privata.
       Garantite, innanzitutto, a  tutti  i cittadini siciliani, al di
  là del reddito  della  propria  famiglia,  la  possibilità  di avere
  eguali diritti. Garantitelo,  non  nascondetevi  in un'idea
       Se, come avete fatto  in  queste  ore,  vi rifiutate persino di
  affrontare la possibilità  che  questo  strumento  possa  rivolgersi
  esclusivamente ai  soggetti  riconosciuti  dalla  scuola  paritaria,
  previsti dalla legge 62/2000,  così  voi  ammettete  che  il  vostro
  contributo non vuole essere  rivolto alle famiglie, non vuole essere
  un sostegno alla formazione  dei  ragazzi e delle ragazze siciliane,
  vuole essere un  regalo  alle  scuole  private,  agli  imprenditori.
  Volete  favorire  e   contribuire   a   costruire   un   sistema  di
  procacciatori di affari che, in  giro per la Sicilia, andranno nelle
  scuole pubbliche per portarsi  via  gli studenti e trasferirli nelle
  scuole private.
       Questa  è  la legge  che  voi  state  varando.  E,  ripeto,  il
  paradosso di questa legge è  che  voi  scrivete, tra i principi e le
  finalità, temi e obiettivi che sono certamente condivisibili per poi
  dare  una  attuazione a  quei  principi  che  va  nell'esatto  segno
  contrario  rispetto  a   quelli  che  i  principi  stessi  intendono
  affermare.
       Io invito ancora una volta il Governo a fare in modo che questa
  possa essere una legge che  in  qualche  modo  affermi, per la prima
  volta nella nostra  Regione,  un principio universale riconosciuto a
  tutti i ragazzi e le ragazze sul tema del diritto allo studio.
       C'è la possibilità,  anche lavorando su questo testo, lavorando
  sulla organizzazione in  cui  la  finalità  non  sia  esclusivamente
  l'erogazione  del  buono,  ma  sia  l'attuazione  di  una  serie  di
  strumenti che possano  effettivamente garantire il diritto per tutte
  e per tutti.  Fatelo,  altrimenti  questa  legge davvero aprirà  un
  precedente nella vita di questa  Regione in cui alla fine quello che
  avremo  contribuito  a determinare  è  che,  in  nome  della moneta,
  possiamo  rinunciare  ad   avere  una  formazione  di  qualità,  una
  formazione che aiuti i  nostri  ragazzi  a  poter  competere  in  un
  sistema competitivo come è quello in cui viviamo.

     PANARELLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PANARELLO. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, il dibattito
  interessante che si è sviluppato, soprattutto in sede di discussione
  generale, credo che rischi di  mettere  in  ombra  il  ruolo  che la
  Regione  dovrebbe  avere   nel   campo   della  educazione  e  della
  formazione.
       Nel corso della  polemica  giornalistica  che  si  è sviluppata
  nelle settimane scorse, il  presidente  Cuffaro  ha ricordato che il
  buono scuola era un punto  del suo programma elettorale e quindi, in
  qualche maniera, ha evocato   una  sorta di vincolo che gli derivava
  dal rapporto che aveva stabilito con gli elettori.
       Personalmente ritengo che il Presidente Cuffaro abbia contratto
  un vincolo con i suoi elettori,  ma più in generale con i siciliani,
  un   poco  più   impegnativo   a   proposito   del   tema   decisivo
  dell'istruzione e della  formazione  che, come è noto, nell'economia
  di mercato del cosiddetto  mondo  della  competizione  globale è uno
  degli elementi fondamentali per dare competitività al nostro sistema
  regionale.
       Sono convinto che non  si  possa  ricavare da questo disegno di
  legge una risposta  all'esigenza di qualificazione dell'istruzione e
  della formazione delle giovani generazioni siciliane.
       Ecco perché, aldilà  delle  finalità  generali  del  disegno di
  legge, che richiamano l'attuazione  in Sicilia della legge di parità
  vigente  in campo nazionale  e  che  nessuno  pregiudizialmente  può
  mettere  in  discussione, c'è  uno  scarto  tra  questa  finalità  e
  l'esigenza  di  intervenire  attorno   ai   problemi  veri  ed  alle
  disfunzioni vere del sistema dell'istruzione in Sicilia.  E, quindi,
  per  queste  ragioni,  una  legge  così  concepita  si  presta  alla
  considerazione di volere intervenire  a  favore  di alcuni soggetti,
  quindi non già delle famiglie  e,  meno  che  meno,  delle  famiglie
  bisognose, ma di alcuni  soggetti che operano nel mercato scolastico
  siciliano, prescindendo dal cimentarsi con il complesso dei problemi
  dell'istruzione così come ci sono in Sicilia.
       Com'è noto, la stragrande  maggioranza dei cittadini siciliani,
  come  per  altro  verso  la  stragrande  maggioranza  dei  cittadini
  italiani, iscrive i propri figli  alla  scuola  pubblica, quindi una
  Regione  che  voglia  affrontare   il  tema  della  riqualificazione
  dell'offerta  formativa  e  di  istruzione   in   Sicilia   non  può
  prescindere dalla valutazione della parte  di offerta che si rivolge
  alla stragrande maggioranza dei cittadini  e,  quindi,  non  solo in
  questo disegno di legge manca questa  parte,  ma manca nel complesso
  dell'iniziativa  del  Governo.  Ecco  perché  queste  considerazioni
  negative si incentrano sul disegno di legge
       In una Regione, peraltro, - è  stato  ricordato  qui  in  altri
  passaggi della vita assembleare - dove le risorse non sono infinite,
  in un contesto economico e sociale, non  solo  per la Sicilia ma per
  l'intero  Paese,  che  restringe  ulteriormente  la  possibilità  di
  destinare risorse a sostegno del sistema di 'welfare' e quindi in un
  contesto di questo genere individuare e destinare una parte cospicua
  di risorse al sostegno, sostanzialmente,  degli  istituti privati in
  Sicilia  appare  assolutamente  incongruo  e  sproporzionato.  Anche
  perché  vorrei ricordare ai colleghi,  al Presidente della Regione e
  all'Assessore Granata che, per esempio,  uno  dei  problemi più seri
  che ha, che si pongono dal punto  di  vista  del  sistema scolastico
  siciliano è il cosiddetto fenomeno della dispersione scolastica, che
  riguarda in particolare le grandi aree urbane  e le fasce più povere
  della popolazione siciliana.
       E'  evidente  che un Governo  attento  alle  emergenze  che  si
  pongono in ogni settore anzitutto  dovrebbe preoccuparsi di questo e
  destinare a questo scopo progetti e risorse adeguate.
       Vorrei ricordare al Presidente  della  Regione  e all'Assessore
  Granata  che  il  tasso  di  dispersione  scolastica  nella  Regione
  siciliana è molto elevato, è uno dei  più elevati in campo nazionale
  e,  quando  si  parla di  dispersione  scolastica,  si  parla  della
  preclusione per una parte dei ragazzi  siciliani  di  accedere ad un
  livello di istruzione minimo che gli  consenta  di  accedere  poi  a
  percorsi formativi e, di conseguenza, di poter competere nel mercato
  del lavoro siciliano e nazionale.
       Ora,  com'è  possibile accettare l'idea  che  una  Regione  con
  disponibilità di risorse limitate, perché  questi  sono  i  dati che
  fino ad ora abbiamo di fronte, una  Regione  che, proprio per questi
  motivi, non vara un progetto globale  di  intervento sul campo della
  scuola pubblica, non vara un  progetto nel campo dell'università per
  assicurare gli elementi fondanti del  diritto  allo studio per tutti
  e,  quindi, per la stragrande  maggioranza  dei  giovani  siciliani,
  com'è  possibile  che  intervenga   con  risorse  insignificative  a
  sostegno  solo  del  cosiddetto  disegno   di   parità   e,  quindi,
  sostanzialmente a sostegno degli istituti  privati che operano nella
  nostra Isola? Mi sembra una  scelta  assolutamente miope  L'ho detto
  prima, mi permetto di insistere  ancora:  la  stragrande maggioranza
  dei  cittadini  siciliani  si  rivolge  al  sistema  pubblico  ed  è
  incomprensibile che da parte del  Governo  della Regione, in assenza
  di interventi e di misure di  qualunque  tipo  rispetto  ai problemi
  enormi che ci sono nel sistema  di  istruzione  pubblica,  il  primo
  segnale, il primo intervento serio  e consistente avvenga a sostegno
  del sistema di istruzione privato. Credo  che  una  scelta di questo
  genere  non  può  essere  apprezzata  da  un  Parlamento  che  vuole
  affrontare i problemi dei siciliani e  non può essere apprezzata dai
  siciliani.
       Qui è stato detto, nel corso del dibattito generale e credo dal
  relatore  Leanza,  che  questa  legge non è  né  di  destra,  né  di
  sinistra, io non la voglio qualificare  dal punto di vista politico,
  penso però che, in relazione  ai problemi dell'istruzione siciliana,
  questa legge è sbagliata, è una legge  che non tiene conto di quelle
  che sono le priorità della scuola siciliana,  ma  non perché lo dice
  un esponente dell'opposizione, ma perché  credo che sia apprezzabile
  da qualunque operatore scolastico, da qualunque utente della scuola,
  sia pubblica che privata, che esista in Sicilia.
       Noi vogliamo dare alla Sicilia un  sistema  di  istruzione e di
  formazione che renda più competitiva la nostra Regione e soprattutto
  i ragazzi che si formano nella  nostra  Regione?  E  allora dobbiamo
  intervenire sulle disfunzioni, sui limiti,  per la parte che compete
  alla Regione, e non già dare un segnale negativo nei confronti della
  maggior parte dell'utenza siciliana
       Perché questo disegno di legge questo  segnale  dà,  che c'è la
  stragrande  maggioranza degli utenti  della  scuola  siciliana,  che
  frequentano la scuola pubblica di ogni ordine  e grado, ai quali non
  si  dà  nulla,  dei  problemi  di   queste   persone  non  si  tiene
  assolutamente  conto  e c'è una  parte,  un  segmento  della  scuola
  siciliana, quella privata, verso la  quale  si  dà  una  grandissima
  attenzione in termini normativi e soprattutto in termini di risorse.

     PRESIDENTE.   E' iscritto a parlare  l'onorevole  Tumino.  Ne  ha
  facoltà.

     TUMINO. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  l'articolo  1 di
  questo   disegno   di  legge  comincia   con   il   riferirsi   alla
  responsabilità  della  famiglia  nell'educazione  dei  figli  ed  al
  principio  della  libera scelta con  riferimento  alle  scuole  dove
  mandare i figlioli. La prima cosa che  va  valutata  è l'esigenza di
  alzare il livello delle scuole, di fare  in  modo  che  la  famiglia
  scelga tra scuole che offrono una formazione di alto profilo.
       In questo senso, l'idea di dare  il contributo del buono scuola
  affinché  le famiglie lo vadano a  spendere  in scuole private della
  cui inefficienza siamo tutti oggettivamente  consapevoli - anche lei
  signor  Presidente  della  Regione  -  e  dove  si  consumano  anche
  particolari e gravi reati, è qualcosa che  la Regione non deve fare,
  sia per la sua immagine, sia per quella del suo Governo.
       Elevare il livello formativo della scuola  è un fatto di grande
  importanza  e,  rispetto  a questo,  noi  abbiamo  presentato  degli
  emendamenti  che prevedono la possibilità  di  utilizzare  il  buono
  scuola, oltre che per le spese di  frequenza,  anche  per  le  spese
  relative  ad  attività didattiche di  vario  tipo  o,  quanto  meno,
  equiparati all'attività didattica.  Ciò  permette di potere spendere
  il buono scuola anche nelle scuole statali e di svolgere un'attività
  mirata alla realizzazione di un maggiore diritto allo studio.
       Sempre l'articolo 1, al comma  3,  stabilisce  che  la  Regione
  riconosce il diritto dei fanciulli  alla  crescita equilibrata.  Che
  significa  'crescita  equilibrata'?  Significa  che  questa  Regione
  vuole evitare che un ragazzino entri in una  scuola e ne esca con la
  testa  inquadrata  o  quadrata  o  a forma  di  cubo,  cioè  con  un
  indottrinamento tale per cui, alla fine, si è prevaricata la libertà
  del ragazzo di crescere in modo equilibrato e si è prevaricato anche
  il diritto stesso della famiglia.  E  questo avverrà in misura tanto
  maggiore  quanto più noi favoriremo  la  frantumazione  del  sistema
  scolastico nazionale, cioè la possibilità  che vengano a formarsi in
  Italia  scuole  appartenenti   ad  indirizzi  ideologici,  politici,
  culturali di differente orientamento,  cosicché  poi  ogni  famiglia
  mandi il proprio figliolo nelle scuole  che  riterrà più idonee, più
  congeniali a questo loro orientamento.
       Allora bisogna scompaginare questo  disegno  di  legge.  Signor
  Presidente,   il   Governo   che  Lei   presiede   ha   una   grande
  responsabilità, perché il buono scuola  può  essere  l'inizio  di un
  percorso che tende a creare  le condizioni per questa frammentazione
  del sistema politico, che, congiunta  al  livello  di grossa, grave,
  grande  ideologizzazione  ancora   presente  nelle  forze  politiche
  nazionali, potrà portare ad uno  squilibrio  pesante  nello sviluppo
  della personalità dei nostri ragazzi.
       L'articolo 1 di questa legge, al  comma  5  stabilisce  che  la
  Regione  riconosce  il  ruolo  centrale  del  sistema  nazionale  di
  istruzione nell'educazione e nella formazione.  Cerco di capire cosa
  significa  la  parola  'nazionale'.  Se  ci  sono  qui  deputati  di
  Alleanza nazionale forse  potrebbero  anche  spiegarcelo.  Onorevole
  Formica - credo che sia rimasto lei  solo a difendere gli spalti per
  Alleanza nazionale - che significa  'nazionale'?  Significa  che  si
  riferisce alla Nazione, il cui  concetto  è  molto  grande.  L'amico
  Orlando,  che  è un professore che  conosce  bene  queste  cose,  ci
  potrebbe tenere una lezione sul concetto  di  Nazione. La Nazione ha
  affinità con il concetto di popolo ed ha soprattutto affinità con il
  concetto  di  unità  del  popolo   attorno   a  certi  principi  che
  identificano  la Nazione.  La Nazione  poi  ha  certi  risvolti  che
  spesso si attribuiscono al concetto di  Patria,  però  io  mi voglio
  fermare al concetto di Nazione.
       La  Nazione  è caratterizzata da  un  sistema  educativo,  ogni
  Nazione  è  caratterizzata  da  un  sistema  educativo.  Il  sistema
  educativo di una Nazione deve  essere  abbastanza  unitario  per non
  frantumare  la Nazione. Il senso  di  unitarietà  è  stato  talmente
  forte, nel momento in cui ci fu  la riforma Gentile, che previde una
  forma di accentramento formidabile a  livello  nazionale proprio per
  sanzionare, per garantire il concetto di unità del sistema formativo
  nazionale.
       Perché oggi è rischioso questo meccanismo  che  si  è  messo in
  moto in tante regioni italiane e qui  anche  da noi si vuole mettere
  in moto nel buono scuola?  Perché  mina  alla  base  il  concetto di
  unità del sistema formativo nazionale  e,  probabilmente,  mina alla
  base il concetto stesso di nazione, nella  misura  in  cui  noi  non
  siamo  in  condizione  di  avere   un   sistema  di  scuole  private
  ideologicamente omogenee, come ciò avviene,  per  esempio, nei paesi
  anglosassoni, dove in fondo il fatto  che le scuole si differenziano
  perché  magari hanno dei riferimenti  con  un partito conservatore o
  con un partito laburista è  marginale  sul piano sostanziale, perché
  in fondo sono modi di esprimere la  politica che hanno un fondamento
  profondamente comune.
       Noi   abbiamo   un'articolazione   dei   partiti   in   Italia,
  un'articolazione  della  cultura  in   Italia   che   è   fortemente
  ideologizzata e, rispetto a questo,  consentire  attraverso il buono
  scuola che vengano a formarsi delle differenze nel sistema formativo
  tali da venire a corrispondere  alle differenze ideologiche dei vari
  partiti implica una frantumazione che  dissolve  o quanto meno mette
  in grave pericolo il concetto stesso di Nazione.
       Io  volevo stuzzicare la  curiosità  e  l'interesse  dell'amico
  Formica, ma mi pare che l'amico  Formica  abbia altri pensieri, però
  rimane il fatto, caro Presidente,  che noi dobbiamo essere prudenti.
  Questa  sera mi sembra che stiamo  quasi  recitando  delle  parti  a
  soggetto, l'opposizione esprime tutta una serie ...

     PRESIDENTE.  Mi permetto interromperla, onorevole Tumino.  Stiamo
  recitando  secondo  copione,  non a  soggetto,  secondo  un  preciso
  copione.

     TUMINO.  Secondo un copione, ma di cui noi siamo soggetti, quanto
  meno questo.
       Questo è triste, signor Presidente,  perché  implica l'idea che
  non si va a cercare una sintesi che va oltre le posizioni di ognuno,
  ma si va a cercare l'affermazione delle posizioni di ognuno, per cui
  la  maggioranza  pone un problema rispetto  al  quale  non  ci  sono
  deroghe e l'opposizione pone un  diritto,  che  è  riconosciuto  dal
  Regolamento, di fare tutti i discorsi del mondo.
       Questo è un meccanismo che si usa  nei  casi estremi, quando si
  entra  in gioco con problemi di  grande  rilevanza,  ma  in  effetti
  questo è un problema di grande rilevanza,  che  ha assunto anche tra
  di  noi  un  elemento  di   divaricazione,  di  discriminazione,  di
  differenziazione radicale che, a mio  avviso,  potrebbe essere anche
  superato  se  il Governo riuscisse a cogliere  -  e  mi  auguro  che
  l'onorevole Cuffaro faccia questo sforzo  -  l'esigenza che il buono
  scuola deve essere spendibile in tutte le  scuole  e  non solo nelle
  scuole private. Signor Presidente, questo è il nodo del problema
       Perché oggi l'articolo 3 di questo disegno di legge prevede che
  il buono scuola possa essere speso solo  per  le spese di frequenza;
  nelle  scuole statali le spese di  frequenza  sono  zero  fino  alla
  scuola media inferiore e per le superiori  sono nulle fino a redditi
  dell'ordine di quaranta, cinquanta, sessanta milioni, in rapporto al
  numero di componenti il nucleo familiare.
       Quindi il buono scuola si spende  solo  per  le scuole private.
  Se il Presidente della Regione apre  un  ragionamento su questo modo
  di spendere il buono scuola, io  considero  che  si  possa ragionare
  anche su tante altre cose che sono a questo connesse.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare  l'onorevole  Barbagallo. Ne ha
  facoltà.

     BARBAGALLO. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  io credo
  che anche in un'Aula distratta questo dibattito possa servire per
  dare un contributo all'intero sistema scolastico siciliano.
       L'articolo 1 esprime il concetto  della  libertà di educazione.
  Chi,  come  me,  proviene  dall'esperienza  politica  dei  cattolici
  democratici sa che nel tempo i  cattolici democratici hanno difeso e
  proposto questo principio della libertà di educazione, attraverso il
  quale la famiglia può scegliere specifici criteri educativi. Quindi,
  il principio della libertà di  educazione  nel pluralismo scolastico
  va  difeso  al di là delle  pregiudiziali  ideologiche  che  non  ci
  appartengono o che non appartengono, in questo caso, a chi vi parla.
       C'è un problema:  da un lato noi aiutiamo il sistema scolastico
  non statale, che svolge un servizio pubblico  in  molti  casi pari a
  quello delle scuole statali;  dall'altro, pur recependo il principio
  che ha introdotto la parità scolastica in Italia, quello della legge
  numero 62 del 2000, in Sicilia vogliamo  fare  una  cosa diversa non
  rispettando gli standards di qualità  ed  i  requisiti  previsti  da
  quella  legge  stessa che l'assessore  Granata  sta  cominciando  ad
  applicare in Sicilia.
       Qualche  settimana  fa  è  uscito  il  bando  per  le  famiglie
  bisognose sulla base dei principi indicati dalla legge numero 62 del
  2000;  il buono scuola perché  non  realizza pienamente il principio
  di parità? Perché il bene di tutti  si esprime quando il confronto e
  la concorrenza si esercita tra  istituti che garantiscono la qualità
  e che quindi posseggono alcuni requisiti.  Il sistema pubblico ha il
  dovere  ed  il  compito di  vigilare  sulla  garanzia,  perché  deve
  organizzare anche un sistema di regole,  attraverso  il quale poi si
  esprime liberamente questo concetto di libertà di educazione.
       Ho detto, in qualche altro intervento,  che  in  Sicilia  si  è
  creata l'anomalia che nelle scuole  superiori ci sono quasi trecento
  istituti che non sono riusciti ad  ottenere  il  requisito di scuole
  paritarie. Noi dovremmo sollecitare questi  istituti  a  mettersi in
  regola.  Se  noi  questi  istituti   li   favoriamo   senza   alcuna
  distinzione, non facciamo un  servizio alla qualità dell'istruzione,
  ma non facciamo un servizio nemmeno alle  scuole non statali che nel
  tempo hanno fatto una serie di  sforzi che riguardano l'idoneità dei
  locali, gli strumenti didattici, le attrezzature, tutta una serie di
  requisiti che sono previsti dalla legge nazionale.
       Questo è un nodo fondamentale   Perché,  vedete, la proposta di
  chi dice:  noi siamo disponibili  a  ragionare  sull'intero  sistema
  scolastico attraverso l'approvazione di una  legge  sul diritto allo
  studio,  è  una  proposta ragionevole, cioè  è  un  dialogo  che  va
  alimentato sul piano dei contenuti,  anche  culturali,  di  ciascuna
  forza politica.  E noi siamo disponibili  a  ragionare attorno ad un
  provvedimento che non preveda solo il  buono  scuola,  ma  anche  il
  diritto allo studio di tutte le scuole di  ogni ordine e grado e non
  solo di quelle universitarie e siamo  anche convinti che la proposta
  dell'onorevole Tumino, cioè di estendere  il  buono scuola oltre che
  alle rette, e quindi alla frequenza,  ad altri sussidi didattici, ad
  altri strumenti che ci sono nelle scuole statali è importante perché
  aumenta la libertà di scelta  delle famiglie degli alunni siciliani.
  Quindi, ci sono una serie di elementi  che  vanno  chiariti ed io mi
  auguro che la maggioranza non si arrocchi.
       Una legge sull'istruzione in Sicilia non può essere fatta sulla
  base dei rapporti di forza.  Una  legge  importante  che riguarda il
  futuro della scuola, dei ragazzi della  nostra  Isola va fatta anche
  accettando il contributo delle opposizioni ed accettando soprattutto
  il  contributo degli operatori  scolastici  e  delle  organizzazioni
  sociali, perché non è sufficiente fare una legge soltanto sulla base
  delle semplici audizioni in Commissione, noi avremmo avuto il dovere
  di  chiamare  al  confronto  tante   realtà   esterne   alle  realtà
  istituzionali,  che  devono  concorrere  anche  alla  qualità  della
  produzione legislativa.
       Allora,  noi  siamo  disponibili  a  ragionare  attorno  ad  un
  provvedimento  che  sia  un  provvedimento   veramente   che  dà  la
  possibilità di scegliere ai genitori  tra  scuole  che rispettano la
  legge in maniera piena, la legge che  si  applica  in tutto lo Stato
  nazionale, perché  il concetto di  unitarietà nella formazione é  un
  concetto  fondamentale, perché  guai a  frammentare  sul  piano  del
  diritto  all'apprendimento  e  dell'educazione  la  nostra  Nazione,
  perché   ci  sarebbero  una  serie   di   scuole   diverse  che  non
  gioverebbero certamente alla crescita di  una  coscienza civile e di
  una cittadinanza matura.
       Ci sono, quindi, concetti importanti  che  vanno espressi e che
  non fanno parte del bagaglio di questo  o  di  quel partito ma fanno
  parte di una classe dirigente matura.  Che  ben  venga,  quindi,  un
  confronto  che,  oltre al principio  della  libertà  di  educazione,
  preveda una legge sul diritto allo studio.
       E,  badate  bene,  la  legge   sul   diritto   allo   studio  é
  fondamentale  ed  importante, perché  i  problemi,  ad  esempio,  in
  ordine al trasporto degli alunni o  i  problemi  che  riguardano  le
  mense o i problemi che riguardano l'edilizia scolastica o i problemi
  che  riguardano  l'inserimento  dei  disabili   o   i  problemi  che
  riguardano i progetti innovativi di  formazione  o  i  problemi  che
  riguardano tutti i ritardi che  abbiamo  come  sistema scolastico in
  Sicilia sono problemi di cui si  deve  fare  carico  l'intera classe
  dirigente e non una parte che  cerca  di  approvare un provvedimento
  che riguarda soltanto alcuni a svantaggio di altri.
       Noi siamo disponibili al confronto, se  ci  sarà  un dialogo su
  una legge sul diritto allo studio siamo disponibili ad approfondire,
  anche a valutare le possibilità di un nostro orientamento in Aula.

     PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare  l'onorevole  Orlando.  Ne  ha
  facoltà.

     ORLANDO.   Signor  Presidente, esiste  l'economia  ed  esiste  lo
  sviluppo; esiste lo studio ed esiste  la cultura.  E' noto, infatti,
  che l'economia non é soltanto il "cosa  hai"  e  il "quanto hai", ma
  l'economia, se vuole diventare sviluppo, deve essere il "come usi le
  cose che hai".  E' il "come" che trasforma la ricchezza in sviluppo,
  essendo evidente che si può anche essere ricchi e sottosviluppati se
  si  usa  male  la ricchezza che si ha  e  si  può  essere  poveri  e
  sviluppati se si usa con armonia la ricchezza che si ha.
       Quello che vale per l'economia vale  anche  per lo studio.  C'é
  il "cosa" dello studio, c'é  il "quanto" dello studio, c'é il "come"
  dello studio.  Credo che, se vogliamo  che lo studio diventi cultura
  e se vogliamo che questo confronto sul  diritto  allo  studio sia un
  confronto  sui modelli culturali, dobbiamo  chiederci  come  si  sta
  affrontando questo tema. Perché la preoccupazione  che emerge, che é
  forte in chi in quest'Aula fa opposizione, ma sono certo che emerge,
  che  é   forte in chi in quest'Aula  é  maggioranza,  essendo  com'é
  noto la cultura non certamente prerogativa di uno schieramento, sono
  certo che seguirà il mio ragionamento quando dico  che  noi siamo di
  fronte ad un intervento che usa con un  "come"  sbagliato il diritto
  allo  studio; usa con un "come" sbagliato  il  diritto  allo  studio
  perché,  con  questo  intervento  non inserito  dentro  un  progetto
  organico di diritto allo studio, si trasforma il diritto allo studio
  in una caricatura, in quanto si fa un intervento soltanto per alcuni
  e  non  invece  un  diritto  allo studio per tutti.  E  lì  c'é  una
  differenza culturale.
       Noi  siamo  convinti - non noi  dell'opposizione,  ma  noi,  la
  maggioranza in quest'Aula ancorché  articolata  un  po'  dentro e un
  po' fuori la maggioranza di Governo - che,  per potere affrontare in
  maniera  armoniosa il diritto allo studio, bisogna  affrontarlo  per
  tutti.  Non é  un dato di quantità, é  un dato  di  qualità.  E'  un
  "come" d'intervento nella materia, se vogliamo che lo studio diventi
  cultura, così come se vogliamo che l'economia diventi sviluppo.
       Il  diritto  di  scelta.  L'altro  diritto  fondamentale  é  il
  diritto di scelta.  In una  società  libera  deve  essere  possibile
  scegliere la qualità culturale, i segni  ideologici, i segni di fede
  della scuola e della formazione; lo dico con molta forza e con molta
  serenità. Ma, quando il diritto di  scelta  diventa  un pretesto per
  finanziare  scuole  che non hanno  il  "come"  adeguato  perché  non
  garantiscono  la qualità, si trasforma una  cosa  che  é  giusta,  e
  della quale io sono convinto e resto  convinto, in una caricatura di
  quel diritto.  Allora vorrei dire,  con  molta  semplicità,  che  le
  conseguenze  di questo meccanismo sono  evidenti  se  guardiamo  gli
  effetti.
       Noi abbiamo un intervento che  riguarda il diritto allo studio,
  per la parte che si riferisce al buono scuola, che, sostanzialmente,
  finisce  con l'essere - unico caso in Italia  -  un  intervento  che
  precede il diritto generale allo studio.  Tutte le regioni che hanno
  introdotto il buono scuola hanno prima  approvato una legge generale
  sul diritto allo studio.  Noi non abbiamo una legge del diritto allo
  studio per tutti.
       Secondo  passaggio.  Le  regioni che sono intervenute sul buono
  scuola l'hanno fatto con il rispetto del "come". Questa mattina sono
  stato a Milano. E vorrei ricordare come sarebbe diverso il confronto
  in  quest'Aula  se  applicassimo  il modello  che  in  Lombardia  ha
  applicato l'onorevole Formigoni. Come vedete non faccio questioni di
  schieramento.  Si è fatta prima la legge  sul  diritto  allo  studio
  organico che garantisce tutti, poi si è introdotto un meccanismo che
  riguarda il buono scuola; ma lo si è fatto  non per i 'diplomifici',
  lo si è fatto mantenendo la posizione di qualità, che è fondamentale
  nel settore dello studio, se vuole diventare cultura.
       E la conseguenza è semplice: dopo molti anni di applicazione di
  questa  normativa, l'ammontare complessivo del costo per una regione
  come la  Lombardia  -  che  è  quasi  il  doppio come abitanti della
  Sicilia -  è  arrivato  oggi, dopo molti anni, all'equivalente di 30
  miliardi di  lire.  Noi  in  questo  caso  siamo  di  fronte  ad una
  proposta che parte  con  una  cifra  di  circa 40 miliardi di lire e
  arriva a 65  milioni  di euro, cioè a 130 miliardi di lire.  Allora,
  credo che  la  quantità  delle  risorse  che  vengono  impegnate sia
  l'effetto di una qualità distorta dell'intervento.
       L'invito  che   rivolgo   con  molta  forza  è  di  evitare  di
  trasformare il diritto allo studio in una operazione di sostegno per
  tutti i  'diplomifici'  di  questa  terra,  perché  è un'offesa alla
  scuola privata  seria - che esiste ed ha diritto di esistere;  ed io
  rivendico  che  esista - che non può  essere  trattata  alla  stessa
  stregua di una scuola di condominio.  Perché quando in un condominio
  di 20 appartamenti, coloro che vi abitano decidono  di  far scuola e
  con il buono scuola organizzano la  scuola  senza  controllo,  nello
  scantinato piuttosto che nella lavanderia  dell'edificio,  tutto ciò
  certamente non è cultura
       Ecco la ragione per la quale l'opposizione a questa proposta si
  opporrà con  forza e vuole mandare il segnale culturale di dire: per
  favore non trasformate lo studio in incultura. Così come altre volte
  abbiamo detto: non trasformate la ricchezza in sottosviluppo.

     VILLARI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     VILLARI.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  desideravo
  riprendere, ma  lo faccio brevemente in quanto anch'io devo dire con
  molta franchezza che, come dicevano alcuni  colleghi  prima,  perché
  così è nei fatti, un po' tutti recitiamo un  copione;  si  tratta di
  uno schema, che è ormai diventato anche in  alcuni momenti lo schema
  del dibattito in questa Aula, con ciò rischiando  un  po' tutti, non
  so  questo  a  quanto serva rispetto  alla  produttività  di  questo
  Parlamento,   di   ripetere  le   argomentazioni   senza   ascoltare
  sufficientemente   le   ragioni   degli   altri   per   tentare   di
  convincersene.
       Ognuno  infatti spesso alla fine rimane nelle proprie posizioni
  per poi stringere al massimo, tirare le fila e cercare di trovare le
  possibili mediazioni.  Motivo  per  il  quale  mi  limiterò  a  fare
  soltanto poche osservazioni.
       La   prima,  e  mi  rifaccio  ad  un  passaggio  dell'onorevole
  Panarello  richiamando  il  documento delle organizzazioni sindacali
  Cgil-Cisl-Uil  che oggi hanno organizzato una manifestazione attorno
  a questo importante  tema che è la scuola, il diritto allo studio ed
  il buono  scuola, per quanto riguarda l'oggetto della discussione di
  oggi e l'esigenza  da  parte del governo che era quella su cui tutti
  pensavamo ci si potesse confrontare. Io spero vi siano le condizioni
  per trovare una mediazione alta.
       L'esigenza  di  trovare  una  mediazione  alta, vorrebbe che si
  riprendesse  un  concetto,  lo  riprendevano  anche  gli  interventi
  precedenti,  ma  è venuto fuori anche dall'intervento dell'onorevole
  Orlando di  poco  fa,  e  cioè  l'anomalia  tutta  nostra per cui la
  regione Sicilia  ancora  non  ha  una legge sul diritto allo studio.
  Senza  queste  premesse, com'è possibile che, seppur legittimamente,
  il Governo possa portare in Aula, senza realizzare i dovuti passaggi
  e le dovute procedure, e procedere all' approvazione della legge sul
  buono scuola, - questa Regione, unica Regione italiana rimasta senza
  una legge  per  il  diritto  allo  studio - senza avere appunto alle
  spalle una  legge  per  il  diritto  allo  studio che rappresenti la
  cornice  entro  cui  il  sistema  dell'istruzione  statale, e quindi
  dell'istruzione pubblica in generale si muova?
       Per cui,  io  pensavo  e  mi  illudevo,  e mi illudo ancora che
  questo possa essere possibile, penso che debba essere possibile.
       L'appello  che   io   faccio  è  di  prendere  atto  anche  dei
  suggerimenti  che  vengono  dalle  organizzazioni  sindacali. Dicevo
  all'onorevole  Panarello  che  le organizzazioni sindacali sul piano
  nazionale  hanno  manifestato  articolazioni,  qualche  volta  anche
  momenti di  tensione  interna, rispetto ad un quadro di unità che li
  ha caratterizzati negli anni passati, invece si sono ritrovati sulla
  questione che  riguarda  la  loro  opposizione  alla legge sul buono
  scuola, richiamando  il  Governo  ad affrontare la legge sul diritto
  allo  studio   e   perché  no,  poi  anche  qui  è  stata  data  una
  disponibilità   da  parte  del  Governo,  del  Presidente  onorevole
  Cuffaro,  così come dell'assessore, onorevole Granata, di discutere,
  almeno questi  segnali  sono stati colti nel corso della serata.  Ma
  si tratta di essere coerenti fino in fondo su questo.
       Per  essere   più   chiari,  io  penso,  per  esempio,  che  la
  possibilità da parte del Governo di rivedere la propria posizione (è
  stato detto in  modo  più  o meno informale) e di riunire la seconda
  commissione  per  dare  copertura  finanziaria,  come  è  giusto che
  avvenga, al disegno  di  legge  sul diritto allo studio che è già in
  seconda Commissione, ed è già esitato dalla Commissione di merito.
       Si discuta questo, si dia copertura finanziaria a questo testo,
  si discuta in questa Aula il diritto alla studio, seppur lo stralcio
  università, e  continuiamo  poi il dibattito anche sul buono scuola,
  vediamo come  è  nel merito, in che forma questo possiamo farlo, con
  quali contenuti, ma sicuramente questo avverrà in un clima diverso.
       Io credo,  guardate,  questa  è la mia opinione, nessuna logica
  dottrinaria  e  neppure  minoritaria, penso che sinceramente possano
  coesistere, a  me non scandalizzano le posizioni di chi dice appunto
  che  possano  coesistere  forme di istruzione, di formazione privata
  all'interno di un sistema pubblico statale, così come all'interno di
  un sistema  pubblico  non statale, e ciò è dimostrato dalla legge n.
  62 del 2000, che tante volte è stata qui richiamata.
       Possono  coesistere  e possono, persino, rappresentare elementi
  di  competizione  all'interno  del  sistema  dell'istruzione e della
  formazione più complessivamente.
       Il punto  è,  naturalmente, questo veniva richiamato poco fa, è
  questione che  riguarda  in  generale  i  criteri  anche  per  altri
  settori.  L'unitarietà  del  sistema,  lo  diceva l'onorevole Tumino
  prima, e  poi  per  ultimo  l'onorevole  Orlando,  il  fatto  che la
  competizione  tra  diverse  forme  organizzative  e  strutture della
  educazione,  della  istruzione,  della  formazione  devono competere
  sulla base  di parametri di riferimento, per cui la competizione non
  può avvenire su un terreno sleale.
       Per essere  più  chiaro,  in  qualche  scuola  privata, c'è chi
  sfrutta l'insegnante  perché  gli  dà  settecentomila lire al mese e
  chi invece  applica  i  contratti nazionali di lavoro, così come nel
  caso della  legge  n.  62  sulla  parità,  sul  sistema paritario di
  istruzione, invece obbliga l'applicazione dei contratti nazionali di
  lavoro.  Quindi, una competizione che avvenga su un terreno appunto,
  non   una   competizione   drogata  da  meccanismi  sleali,  ma  una
  competizione basata tutta su parametri oggettivi di valutazione.
       Io vorrei tanto che  il  Governo, la maggioranza, il Presidente
  della Regione, il governatore  Cuffaro,  che  stimo  come persona di
  grande buon senso e  apertura,  e l'assessore Granata, si convincano
  in prima persona sulla necessità di rivedere, nulla di male, anzi io
  credo un fatto che peraltro  ci  allineerebbe  un  po'  a quello che
  avviene  nelle  altre regioni,  le  loro  posizioni  per  aprire  un
  dibattito,   un   confronto    con   le   forze   della   minoranza,
  dell'opposizione, col centro-sinistra, che  un dibattito teso come è
  stato dimostrato da tutti  gli interventi a concorrere positivamente
  a una discussione, a trovare il  modo  come uscire nel modo più alto
  possibile da questa discussione in  modo  tale  che nessuno ne venga
  umiliato,  ma  soprattutto   non   vengano   umiliati  gli  studenti
  siciliani, le famiglie siciliane,  non  venga  umiliato  il  sistema
  dell'istruzione di questa Regione.

     ORTISI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ORTISI. Signor Presidente, onorevoli  colleghi, io mi limiterò ad
  una breve lettura filologica  dell'articolo  perchè  mi  pare che il
  comma 6 del disegno di  legge  in  esame:  "gli  interventi previsti
  dalla presente legge sono  integrativi  e  complementari  rispetto a
  quelli  previsti  da  altre  norme  regionali  e  statali",  il  cui
  riferimento è la legge n.  62  del  2000,  rispetto  alla  quale gli
  articoli di questo provvedimento   entrano in contraddizione.  E ciò
  basterebbe per concludere in termini negativi.
       Ma  il  comma  4:  "la  Regione  garantisce  su  tutto  il  suo
  territorio il diritto allo  studio"  aggiunge qualche altro elemento
  alla giustezza della richiesta  di  parlare  prima  del diritto allo
  studio e poi in maniera complementare di questo disegno di legge.
       E però, di fronte a  questa  contraddizione in termini si tenta
  di   giustificare   parando   con   riferimenti   altisonanti   alla
  Costituzione e alla Carta europea del fanciullo.
       Siccome  io  sono un cireneo  mi  sono  andato  a  leggere  gli
  articoli e i commi di riferimento.
       Siamo  d'accordo  sui  principi.  Anzi,  un  deficit  culturale
  tipico dei provvedimenti legislativi di questa maggioranza è proprio
  di  tipo  teorico-culturale.  Però, quando si  fa  riferimento  alla
  Costituzione  o  alla  Carta  europea  del  fanciullo  bisogna  fare
  riferimenti puntuali congrui.
       E a mo' di esempio  mi  consentirete  di  leggere l'articolo 34
  della Costituzione a cui si  fa  riferimento:  "La scuola è aperta a
  tutti.   L'istruzione  inferiore  impartita  per  almeno  8  anni  è
  obbligatoria e gratuita.  I capaci e i meritevoli, anche se privi di
  mezzi,  hanno  diritto  di  raggiungere  i   gradi  più  alti  degli
  studi..."(che  non  sono il diploma del  diplomificio,  sono  altro;
  sono, per esempio, frequenza e diploma  universitario  a cui farebbe
  riferimento  l'intervento sul diritto allo  studio)  "La  Repubblica
  rende effettivo questo diritto con borse  di  studio,  assegna  alle
  famiglie  altre  provvidenze  che  devono   essere   attribuite  per
  concorso".
       Ma si raggiunge il  massimo  con riferimento alla Carta europea
  del fanciullo. E precisamente agli articoli 8.33 e 8.39.
       L'articolo 8.33 così recita:  "Ogni  fanciullo deve disporre di
  servizi sociali adeguati  nell'ambito  familiare,  scolastico  e del
  reinserimento sociale". Poi mi spiegherete la congruità.
       L'articolo  8.39  così  recita:  "Ogni  fanciullo  deve  essere
  protetto  da  qualunque   tipo  di  sfruttamento  economico.  Nessun
  fanciullo può essere costretto a  eseguire un lavoro che ne mette in
  pericolo la salute fisica e mentale,  lo  sviluppo o che lede il suo
  diritto all'istruzione di base.  Nessun  fanciullo  deve  iniziare a
  lavorare in modo permanente prima dei  16  anni  di  età e in nessun
  caso prima di aver  terminato  il  periodo  di formazione scolastica
  obbligatoria.
       Le legislazioni degli stati membri  dovranno essere ravvicinate
  avendo  come  base  la  legislazione   nazionale,  che  maggiormente
  protegge il fanciullo, in relazione fra l'altro ai seguenti aspetti:
  a) l'età minima ammessa per ottenere un  lavoro;  b)  la definizione
  di tutte le eccezioni che si possono prevedere a  questa regola e le
  relative condizioni, nonché, in particolare,  le  eccezioni relative
  ai lavori considerati leggeri, i lavori nel mondo dello spettacolo e
  della  cultura,  i  lavori  nell'azienda  familiare   e   il  lavoro
  temporaneo  in  aziende  o  centri   di   formazione   professionale
  contemplato  nei  programmi  di  insegnamento,   nonché   il  lavoro
  stagionale; c) è fatto comunque divieto di  impiegare i fanciulli in
  lavori, basati  sull'uso  di  sostanze   pericolose,  sotterranei  o
  notturni o che prevedano ore straordinarie;  d) le condizioni in cui
  saranno vietati i lavori suscettibili di mettere in pericolo la loro
  salute, la loro istruzione o il loro sviluppo morale e fisico".
       Se stiamo per votare una legge che ha come punto di riferimento
  la Carta europea del fanciullo, l'articolo 8 con i commi  33  e 39 -
  io voterò a favore -  stiamo votando altro

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.   Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  ci  saremmo
  augurati,  dopo il dibattito  sulla  discussione  generale,  che  si
  potessero determinare quelle  condizioni  di  confronto parlamentare
  inteso a cercare di migliorare  il  testo complessivo del disegno di
  legge.
       Ci  troviamo,  invece,   di   fronte  all'atteggiamento  ancora
  inspiegabile da parte del Governo  che,  in  modo ostinato, tenta di
  fare approvare un provvedimento  all'Aula,  fra l'altro sul quale io
  mi permetto di sollevare anche un dubbio di costituzionalità.
       Io mi sono informato in  tutte  le  altre  regioni dove è stato
  approvato il testo sul buono  scuola,  poi dirò in modo particolare,
  il testo riguarda esclusivamente le scuole riconosciute paritarie ai
  sensi della "legge Berlinguer".
       In Sicilia questo provvedimento  viene esteso anche alle scuole
  non paritarie, alle  scuole  legalmente  riconosciute, ai cosiddetti
  'diplomifici'.
       Io penso che questo ponga  in sé dubbi di costituzionalità.  E,
  tuttavia, signor Presidente della  Regione,  nel corso del dibattito
  noi ci siamo sforzati e  ci  sforzeremo anche nel corso del proseguo
  dei lavori parlamentari di cercare  di spostare l'asse della legge e
  dai buoni scuola ad un effettivo diritto allo studio.
       Mi  metto  nei  panni   di   un  dipendente  regionale,  di  un
  insegnante, di un impiegato  dello stabilimento petrolchimico, di un
  impiegato che guadagna cinquanta  milioni lorde, di uno che guadagna
  2.600-2.700  milioni  di  lire   di  stipendio  monoreddito.  Di  un
  commesso dell'Assemblea regionale siciliana  che  ha  tre  figli che
  vanno  a scuola;  questi hanno  un  costo,  un  onere  sul  bilancio
  familiare che non viene  oggi  supportato  da alcun provvedimento da
  parte della Regione.

     FORGIONE.  Lei ha citato  delle categorie agiate; perché non cita
  la categoria degli operai del petrolchimico di Gela?

     SPEZIALE.  Il compito nostro, onorevole Granata, e del Governo in
  particolare, è quello di  organizzare  un'offerta  nei  confronti di
  questo mondo per potere  permettere  che  l'accesso  al sapere venga
  garantito.
       Questa è la questione centrale  che  riguarda un buon governo e
  che riguarda anche un atteggiamento positivo per favorire i processi
  di crescita formativa.
       Noi ci troviamo invece di  fronte  al  fatto che questi settori
  non vengono interessati. Ci troviamo di fronte al fatto cioè che una
  gran parte delle risorse  della  Regione vengono sottratte e anziché
  essere destinate a queste famiglie che debbono comprare un computer,
  devono permettere ad uno dei  figli di fare un viaggio d'istruzione,
  debbono comprare i libri di  testo,  debbono cioè permettere di fare
  quello che un buon padre  di  famiglia  fa  per  permettere  che  il
  proprio figlio elevi la propria cultura ed il proprio sapere.
       Ci troviamo invece di  fronte  ad un provvedimento che riguarda
  complessivamente  novanta miliardi di  lire  che  è  in  gran  parte
  diretto nei confronti di scuole i cui cicli formativi sono scadenti,
  dove le scuole si fanno a forfait  e  gli  esami si fanno a forfait,
  dove ci sono insegnanti  mal  pagati  o  addirittura non retribuiti,
  dove ci sono insegnanti che per cinque anni hanno lavorato costretti
  a pagarsi i propri contributi,  dove  in  sostanza  vengono negati i
  diritti fondamentali e dove la  qualità  formativa  e la qualità del
  sapere è assolutamente scadente.
       Onorevole presidente della  Regione,  siccome  non  c'è  nessun
  argomento - io capisco  l'onorevole  Granata  che si arrampica sugli
  specchi di volta in volta, una  volta  dice  una  cosa, una volta ne
  dice un'altra, capisco una difficoltà oggettiva da parte del Governo
  -, allora qual è  la  ragione,  onorevole  Presidente della Regione?
  Perché  noi non prendiamo una  parte  di queste risorse destinate al
  buono scuola e le  destiniamo  alla famiglia perché  queste famiglie
  possano avere sussidi didattici,  i servizi per i soggetti portatori
  di  handicap,  le  borse di  studio,  i  servizi  mensa,  i  servizi
  trasporto e di facilitazione  al  trasporto  gratuito,  i  viaggi di
  istruzione, i servizi residenziali?  Sono  tutti emendamenti che noi
  abbiamo presentato al testo  del  disegno  di legge perché  pensiamo
  che il complesso di  questi interventi organici favorisca un livello
  della qualità superiore del sapere  e  si  rivolge  questo  sì  alle
  famiglie attraverso il concorso di  oneri a carico della Regione e a
  carico degli enti locali  determinando  in questo modo un intervento
  organico di risorse della Regione  che  tende  ad elevare la qualità
  formativa nella nostra Regione.
       Questa è la differenza culturale  che c'è tra il nostro modo di
  vedere non la scuola ma la società;  è il disegno di legge che, come
  dicevo l'altra volta secondo me, onorevole Presidente della Regione,
  non avrebbe dovuto avere accesso  in  quest'Aula perché è un disegno
  di legge privo di ratio e privo di dignità legislativa.
       Inoltre, voi avete un  bilancio  complessivo e investite per la
  legge  regionale  130  miliardi   di  lire.  Lo  diceva  bene  prima
  l'onorevole Orlando, noi partiamo  con  un  investimento iniziale di
  130 miliardi di lire.  Veniva  riferito l'altra volta dall'onorevole
  Capodicasa  che  è  come aprire  un  nuovo  articolo  23.  E  questo
  riguarderà  il primo anno. Per  l'anno  2002  noi  arriveremo  a  65
  milioni di euro cioè a 130 miliardi di lire; non sappiamo quale sarà
  lo sfondamento. Ma questo  avrà  connessioni  gravi  con il bilancio
  perché  è ipotizzabile sulla  base  di  una  nostra  proiezione,  ma
  vorremmo confrontarci, onorevole  Presidente  della  Regione, che da
  qui a cinque anni noi  rischiamo di avere uno sforamento in bilancio
  di  oltre  300  miliardi  di  lire,  una  cifra  enorme,  una  cifra
  sconsiderata che rischiamo di  dover sottrarre ad altri fondamentali
  interventi da parte della Regione.
       Onorevole Cintola, noi le  presenteremo lo studio di proiezione
  facendo riferimento a quello che è il vostro riferimento.
       In Lombardia il provvedimento  del  buono scuola è iniziato con
  280 milioni di lire,  come provvedimento legislativo, oggi necessita
  di 12 miliardi di lire.  Facendo  riferimento  analogo  a quello che
  avviene  in  Lombardia,  allora,  le  dico  che  300  miliardi  sono
  assolutamente insufficienti, non parliamo  di  fatti  che non devono
  riguardare il Parlamento regionale, parliamo di fatti specifici.
       Noi avremmo, onorevole  Presidente della Regione, e insisteremo
  nel corso del dibattito  parlamentare,  tenteremo di spostare il più
  possibile le risorse destinate al  buono  scuola per il diritto allo
  studio alle famiglie per  permettere  che  tante  famiglie che hanno
  oneri, tanti giovani  promettenti  nelle  nostre famiglie siciliane,
  figli  di dipendenti, figli di  gente  che  non  ha  possibilità  di
  accesso davvero, di potersi permettere  di mandare i figli a scuola,
  possano,  attraverso una serie  di  sostegni,  di  contributi  avere
  garantito il diritto all'accesso al sapere che secondo noi è diritto
  universale.
       Questa  è la differenza  sostanziale.  E  mi  dispiace  che  il
  Presidente della Regione e il  suo  governo  stiano tentando di fare
  una prova di forza con  il  Parlamento  non  giustificato  né  dalla
  qualità del dibattito, né dalla qualità del confronto politico.
       Dopodiché  all'emendamento che  noi presentiamo il Governo dica
  di no e noi abbiamo  tutto  il  diritto-dovere  di forza politica di
  centro-sinistra di far sapere che  il governo Cuffaro ha voluto dare
  i soldi alle scuole private  e  ha voluto impedire che quegli stessi
  soldi venissero destinati alle  famiglie  per  potere  accelerare  i
  processi formativi, irrobustire  e  potenziare  la  scuola pubblica,
  dare sostegni alle famiglie meno agiate, più disagiate.
       C'è un modo di confronto,  se c'è il tentativo così come appare
  di volere impedire  al  Parlamento  regionale,  onorevole Presidente
  della Regione, che si  sviluppi  una  dialettica parlamentare in cui
  vengano  evidenziate  in   modo   chiaro   le  posizioni  attraverso
  l'utilizzo del Regolamento e presentazione di unici emendamenti tesi
  a stroncare il confronto,  deve  sapere  il Presidente della Regione
  che da parte nostra ci  sarà  una  reazione  notevole rispetto ad un
  atteggiamento  del Governo  preannunziato  e  fatto  circolare,  che
  secondo noi in questo caso  non  avrebbe alcuna ragione d'essere nel
  Parlamento siciliano.
       Favorisca il Governo  il  dibattito  parlamentare, favorisca il
  dibattito  nel Paese, lo  favorisca  a  scuole  aperte  perché  quel
  marchingegno  messo  da   parte  dell'onorevole  Granata  di  volere
  spostare l'apertura delle scuole al  30, non solo non ha funzionato,
  ma è finalizzato esclusivamente  ad  impedire  che  da  parte  delle
  scuole ci fosse un'attenzione su un provvedimento di questo tipo.
       Noi  l'abbiamo  considerato  e  abbiamo  espresso  un  giudizio
  onorevole Granata, ma è  tutto  teso  a  impedire  l'esercizio della
  funzione democratica e di  controllo delle popolazioni e la funzione
  di esercizio del nostro confronto dialettico e parlamentare.
       Guai,  lo dico al  Presidente  della  Regione,  se  davvero  si
  dovesse  avanzare l'idea di  fare  un  unico  provvedimento  teso  a
  stroncare e ad eliminare  il dibattito parlamentare, si aprirebbe un
  vulnus, un precedente  pericolosissimo  all'interno  del  Parlamento
  regionale.
       Lo dico adesso mentre  siamo in discussione sull'articolo 1 per
  evitare  che  qualcuno vagheggi,  che  a  qualcuno  venga  in  testa
  un'ipotesi di questa natura.
       Invece il Governo tenga conto degli emendamenti del Parlamento,
  abbia un atteggiamento positivo con il Parlamento, tenga conto degli
  emendamenti  che  saranno   presentati  nell'articolato,  valuti  la
  portata di questi emendamenti,  cerchi di dare copertura finanziaria
  agli emendamenti ed io sono convinto che dentro un confronto sereno,
  dentro  una  dialettica   parlamentare  è  possibile  irrobustire  e
  migliorare il testo del disegno di legge.
       Fra l'altro tutte le  altre regioni, onorevole Presidente della
  Regione, hanno prima esitato i  disegni  di  legge  sul diritto allo
  studio e nell'ambito del disegno  di  legge  sul diritto allo studio
  hanno utilizzato risorse minimali nei confronti del buono scuola.
       Qui si vuole fare il contrario  a  tutti i costi, si vuole fare
  il buono scuola  utilizzando  risorse  straordinarie  e spropositate
  rispetto a questo provvedimento, si  può  spiegare  solo  in un solo
  modo,  per utilizzare un  linguaggio  che  è  stato  utilizzato  dal
  Presidente di Forza Italia, si può pensare solo in un certo modo che
  c'è il tentativo di utilizzare  il  bilancio  della  Regione per uno
  scambio  clientelare  ed   elettorale   con  settori  della  società
  siciliana  che  non  sono   quelli  che  hanno  aiutato  i  processi
  formativi, i famosi diplomifici.
       Sarebbe un fatto grave se  anche  il  Parlamento,  se  anche da
  parte di altre forze  politiche  sensibili  rispetto  ai  temi della
  formazione  della  scuola   dovesse   esserci  un  atteggiamento  di
  disponibilità nei confronti del disegno di legge del Governo.
       Noi ci auguriamo che da  parte delle forze politiche e da parte
  dei singoli parlamentari ci sia la possibilità di un confronto anche
  aspro su singoli argomenti,  che  comunque  possa dispiegare fino in
  fondo le posizioni dei singoli e dei gruppi in modo tale da avere un
  buon disegno soprattutto in direzione del diritto allo studio.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Forgione.  Ne ha
  facoltà.

     FORGIONE. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho sentito in
  questa discussione, anche nelle  cose  espresse  dal relatore, usare
  un'espressione per definire questa legge  come  se  fosse  una legge
  neutra, nè di destra, nè di sinistra.
       Io  credo  che  parliamo di  un  tema  così  pregnante  per  la
  costruzione di una civiltà sociale, di  un Paese, di una Regione, di
  una  comunità  che  serve   poco   la  definizione  delle  geometrie
  politiche.
       Bisogna ragionare sull'essenza di  questo  disegno  di  legge e
  vorrei dire al Presidente Cuffaro  che  con  questo disegno di legge
  non passerà alla storia per  avere  migliorato  il livello culturale
  dei ragazzi e delle ragazze  della  Sicilia,  per aver migliorato il
  sistema della formazione.
       Non  passerà  alla storia neanche  per  essere  stato  un  buon
  cattolico,  non  ha letto 'La scuola Barbiana' e forse non conosce i
  principi  ispiratori di un solidalismo cattolico, anche interno alla
  storia  della  democrazia  cristiana  che  sulla  scuola  non ha mai
  prodotto  un  obbrobrio simile prigioniero delle logiche liberiste e
  non dell'esigenza di una formazione culturale alta.
       La   Costituzione    italiana,    quella    Costituzione   nata
  dall'antifascismo - parola ancora in uso  -  non  ha  mai  messo  in
  discussione  il  carattere  laico   della   scuola   e  vorrei  dire
  all'onorevole Granata che non passerà  neanche  come uno degli eredi
  migliori di quel Gentile che diede  una  riforma  della scuola e del
  sistema scolastico italiano che ha  retto  alla caduta del fascismo,
  che pure produsse quella riforma e ha retto addirittura per decenni.
       Voi volete smantellare la scuola  di massa e volete smantellare
  il diritto alla formazione ed  al  sapere come diritto garantito per
  tutti. State dando una pessima  prova  politica  e  culturale  -  lo
  dicevano altri colleghi prima di me.
       Q6i c'è l'esigenza di dotare  questa regione di una riforma del
  diritto allo studio, ma voi  scorporate il problema del buono scuola
  dalla riforma complessiva del  diritto  allo  studio. Volete ridurre
  tutto ad un problema di mercificazione, volete non discutere su cosa
  è  il sistema formativo in Sicilia,  su  che  cosa  è  la  mortalità
  scolastica in questa Regione che la  porta  ad essere ai primi posti
  in Italia, su cosa è la scuola pubblica in Sicilia.
       C'è  un'esigenza di riforma  della  scuola  pubblica?  Sì,  c'è
  un'esigenza  di  riforma della  scuola  pubblica.  Tutte  le  grandi
  rivoluzioni  sociali,   tecnologiche,   scientifiche  comportano  un
  adeguamento del sistema formativo. Così è stato nel '68, periodo che
  portò  alla  creazione  della  scuola   di  massa,  così  è  con  la
  globalizzazione  e  l'innovazione   tecnologica   che   richiede  un
  adeguamento di tutto il sistema formativo.
       Se  ricordate, qualche mese fa  c'è  stato  in  quest'Aula  uno
  scontro su un emendamento che riguardava i computer, se darli solo a
  una scuola di Marsala - come proponeva  una  nostra  collega  - o se
  pensare all'innovazione complessiva  del sistema formativo a partire
  da quelle esigenze nuove di  formazione  immesse  anche dalla grande
  rivoluzione informatica e tecnologica.
       Voi  invece  che partire da  qui,  partite  da  un'esigenza  di
  mercificazione. volete ridurre anche la  scuola  ad un affare perché
  di questo si tratta, onorevole Presidente della Regione, perché  lei
  che viene da una formazione  cattolica non sta parlando delle scuole
  dei salesiani o delle grandi  scuole della borghesia ricca di questa
  regione, e sappiamo che classi  dirigenti aristocratiche di destra e
  di sinistra si sono formate  nelle  scuole  della borghesia ricca di
  questa Regione.
       Io non sto lì a difendere  queste  scuole,  per  me  la  scuola
  pubblica è la garanzia della  formazione e dell'accesso ai saperi; e
  non a caso ho citato  il  figlio  dell'operaio  del Cantiere navale,
  perchè lì deve guardare l'Istituzione -  lo  dico  con le parole del
  suo  Vangelo  -  deve  partire   dagli   ultimi,  voi  invece  state
  finanziando gli obbrobri dei  diplomifici  delle  scuole private. Le
  scuole private, non quelle alte, ma  quelle dove si somma il degrado
  dei formatori degli insegnanti che vanno lì solo per avere punteggi,
  che vengono mortificati nella  dignità  di  insegnanti  perchè  sono
  sottopagati,  senza  contratto,   senza  una   qualità  richiesta  e
  riconosciuta e; alimentate il degrado  di  quei  giovani  che lì non
  trovano la formazione, ma solo un  diploma  che  li  immette  in  un
  mercato del lavoro di seconda categoria. Voi non volete ragionare su
  questo, come dice il proverbio cinese: "quando si indica la luna col
  dito, lo stupido guarda il dito ".
       Voi state facendo questa  operazione: partite dalla coda, dalla
  mercificazione, dal buono scuola e  non dalla riforma del sistema di
  cui avremmo bisogno.
       E' vero o no che in  un  quartiere  degradato come Brancaccio o
  o lo Zen una scuola pubblica  è  l'unico  presidio  di  legalità,  è
  l'unico luogo, è l'unico spazio nel quale un bambino viene sottratto
  alla strada, laddove la strada è  un  luogo  dove  si  può diventare
  spacciatori  o Killer a 15  anni?  Questo  non  vi  importa,  questa
  lezione  non  vi  serve
       Voi  sottraete risorse  a  quella  scuola  pubblica,  sottraete
  risorse  a  quel  luogo  di  formazione  delle  coscienze  laiche  e
  cattoliche, perchè questa è stata la grandezza della scuola pubblica
  italiana, per finanziare invece  quelle altre operazioni. Allora, il
  sospetto ci rimane.
       Vorrei dire anche ai miei  colleghi  del  centrosinistra che se
  non  fosse stata spianata  la  strada  della  privatizzazione  della
  scuola  da  alcune  scelte  sciagurate  dei  precedenti  governi  di
  centrosinistra, oggi voi non operereste questo sfondamento.
       Sono contento di avere ascoltato  qui parole chiare dagli amici
  e dai compagni dei Democratici di sinistra e anche dalla Margherita,
  ma  quelle  scelte,  vorrei  dirlo  all'onorevole  Morinello,  erano
  iscritte in quel disegno di  autonomia scolastica che, recependo una
  legge nazionale, è stato applicato  anche  in  questa regione e oggi
  voi vi potete permettere questo sfondamento da destra, perchè quella
  strada  è  stata spianata.
       Io vi chiedo di  fermarvi,  onorevole Presidente della Regione,
  vi chiedo di fermarvi e di ragionare  su che cosa è oggi il rapporto
  tra  cultura, sapere, formazione in  questa  regione.
       Prima o poi  discuteremo  anche della formazione professionale,
  quest'altra vergogna mangia miliardi  qui in Sicilia; ne discuteremo
  partendo dalle esigenze vere di  formazione,  del  rapporto  tra  la
  formazione e il mercato del lavoro qui in Sicilia, tra la formazione
  e il mercato del lavoro. Ma se non fate questo e partite, invece, da
  una  mercificazione  del   contributo  alle  famiglie, offendete  la
  Costituzione  e offendete quelle  stesse  famiglie  alle  quali  non
  riconoscete il vero diritto che è quello del diritto all'istruzione.
       Io  non  credo,  onorevole  Presidente  della  Regione,  e  non
  parteciperò ad alcuna trattativa  per  migliorare  questo disegno di
  legge. Questo disegno di legge non  è  migliorabile, perchè è la sua
  natura che va combattuta ed è la sua natura che contrasta con l'idea
  di formazione e di sapere che  io  consegno,  ancora una volta, allo
  Stato.
       Quando io sento parlare di  devolution,  quando  io  sento  gli
  attacchi  che la Lega fa alle  forze  di  centro  che  stanno  nella
  maggioranza alle quali lei  si  richiama, onorevole Presidente della
  Regione, mi vengono i brividi, perchè  la Lega pensa al buono scuola
  e pensa alla devolution in  rapporto  alla scuola, perchè pensa alla
  scuola  etnica  e  i padroni hanno  spinto; li  senta,  li  legga  i
  documenti di Bossi e della  Lega   Loro  pensano  ad  una formazione
  culturale  che  si   fondi   sulle   diversità  culturali,  etniche,
  geografiche; e quando io sento la Confindustria che spinge su questo
  mi viene in mente una vocazione  che ha la Confindustria, le imprese
  e i padroni, di fare le scuole  di  serie  A,  quelle che finanziate
  hanno la possibilità di accesso  ai  livelli  elitari  delle  classi
  dirigenti, e poi le scuole di serie  B,  dove  magari  con un po' di
  assistenza  pubblica e un po'  di  clientela  mandiamo  i  figli  di
  poveracci che verranno inibiti  nella  loro  possibilità  di accesso
  alle classi dirigenti del paese.
       Voi con questa logica spianate la strada a questa visione della
  società, altro che i principi del solidarismo cattolico, altro che i
  principi della cultura garantita per tutti
       Lei, però, non può cancellare  -  e  spero  si  sottragga  alle
  tentazioni e alle pressioni anche  interne alla sua maggioranza - il
  dibattito  parlamentare  con  un  maxiemendamento,  non  c'è  questa
  urgenza e questa pressione della  società che chiede un buono scuola
  che  se  tarda di qualche  giorno  fa  crollare  l'architrave  della
  costruzione culturale di questa Regione.
       Se Lei con un  maxiemendamento  vuole  abbattere  e  cancellare
  questo dibattito si fa  carico,  onorevole Presidente della Regione,
  di   una   forte    violazione    dei   diritti   parlamentari   che
  precostituirebbero un precedente grave, del  quale  noi non solo non
  saremmo responsabili, ma ci faremmo  carico  di costruire il massimo
  di opposizione e di denuncia possibile.

     PRESIDENTE. Onorevole Forgione, anche  per  attenuare  i toni del
  dibattito, se lei me lo consente -  come  vede  io  lo  dico  non ho
  schemi mentali da questo punto di vista  -  mi  è sembrato che abbia
  difeso il fascista Gentile e  la  vecchia  e  clientelare Democrazia
  cristiana.   Ma  niente,  niente   c'è  un  ripensamento  sulla  sua
  posizione politica?  E' solo  una  battuta,  onorevole  Forgione
       E' iscritto a parlare l'onorevole Zago. Ne ha facoltà.

     ZAGO. Signor Presidente, fra i  due  mali  si  sceglie  sempre il
  minore: rispetto a quello imperante  di  adesso, ci si accontenta di
  quello meno devastante di prima.
       E' vero signor Presidente, io sono d'accordo con lei, ma qui lo
  sappiamo tutti, stasera, perchè  negarlo,  c'è  una  recita  secondo
  copione;  e però questa recita secondo copione non impedisce di fare
  qualche riflessione, soprattutto  sull'articolo  1  che è l'articolo
  dei  principi  generali  che  vengono   enunciati  e  posti  a  base
  dell'intero articolato.
       Proprio  perchè  sono  principi, io  devo  dire  che  considero
  l'articolo 1  l'articolo più  importante di questa legge, l'articolo
  più impegnativo. Fra l'altro, sono  principi  sui quali tutti quanti
  possiamo concordare, come si è evidenziato finora e come io dichiaro
  adesso nell'intervento.
       Come non essere d'accordo con il comma 4 che recita "la Regione
  garantisce su tutto il suo  territorio  il  diritto  allo  studio  e
  promuove  ogni  condizione   affinchè   tale  diritto  possa  essere
  esercitato da tutti i cittadini  a  prescindere dal sesso, dal credo
  religioso, dalle opinioni politiche,  dalla razza e dalle condizioni
  socio-economiche"? Come non  essere  d'accordo  su  questi principi,
  specie in una regione come la nostra  che  fa parte di quel sud dove
  le famiglie povere se nel resto  d'Italia  sono  passate  da  otto a
  dieci milioni, il sessantasei di  quei  dieci  milioni  di  famiglie
  povere appartiene al sud e quindi  anche  alla  Sicilia?  E come non
  essere d'accordo nel momento in cui si  parla  non  di  rette, ma di
  diritto allo studio?
       Quindi, si evidenzia subito la  doppiezza,  perchè  se  noi non
  conoscessimo gli articoli  successivi  all'articolo  1, l'articolo 1
  potrebbe essere condiviso, approvato dall'opposizione.
       Ma sappiamo che, invece, è  una  contraddizione in termini, nel
  senso  che  in   nome  di  principi  irrinunciabili,  condivisibili,
  condivisi infatti quasi da tutti,  c'è poi tutto quello che, invece,
  è stato oggetto di critiche da  parte dell'opposizione.
       Vorrei fare un'altra  considerazione  per  quanto  riguarda  il
  finanziamento alle scuole private.  Non  ho difficoltà a riconoscere
  che non ho alcun  pregiudizio  contro,  nel  senso che riconosco che
  anche le scuole private possano  svolgere   un  ruolo importante per
  dare  un livello culturale adeguato  e  una  formazione  congrua  ai
  nostri giovani.
       Si tratta, però, di incentivare l'iscrizione, la frequentazione
  delle  scuole  private  o, si  tratta,  invece,  di  incentivare  la
  frequentazione,  l'iscrizione   ai  cosiddetti  diplomifici?  Perché
  credo che qui stasera  venga  contestato l'incentivo ai diplomifici,
  non  l'incentivo  alle   scuole   private.   Infatti,   com'é  stato
  ricordato,  le  scuole private non  sono  meno  talvolta  di  quelle
  pubbliche. Qui il discorso riguarda  scuole  private che non sono le
  scuole paritarie verso  le  quali, sostanzialmente, tutti esprimiamo
  un giudizio positivo.
       Quindi,  questa  legge   rischia  di  provocare  degli  effetti
  paradossali  perchè  contiene   in   sè   l'effetto   perverso   che
  un'iscrizione di giovani ai  diplomifici  può  comportare.  Un altro
  effetto  perverso  è  rappresentato   dal   fatto   che,  alla  fine
  dell'istruzione secondaria, verremmo  ad avere giovani diplomati che
  stenterebbero poi a trovare una collocazione nel mercato del lavoro.
  E  non  parlo  dei giovani  che  poi  si  iscrivono  all'università.
  Costoro,  infatti, iscrivendosi  all'università  si  determinano  il
  detto  secondo  cui  "la neve  si  scioglie  e  le  buche  diventano
  evidenti".  Non parlo di chi si iscrive all'università, parlo di chi
  si ferma al diploma, al  conseguimento  del  famoso  foglio di carta
  che, poi, legittimerà i giovani  che hanno frequentato quelle scuole
  ad attendere il posto di  lavoro  nell'accezione  più  negativa, più
  deteriore del termine.
       Andremmo  a  formare giovani  che,  non  potendo  avere  sbocco
  all'università, continuando gli studi o  nel  mercato del lavoro per
  quello  che  é   il  loro  livello  d'istruzione,  il  loro  livello
  culturale,  la loro qualità  formativa  stenterebbero  ad  avere  un
  rapporto con il mercato del  lavoro  e,  quindi, avremmo giovani che
  aspetterebbero la manna del posto  e,  perché  no,  speriamo  di no,
  potremmo avere poi il Presidente della Regione di turno che andrebbe
  magari ad inventare un nuovo  articolo  23  per  accontentare questi
  giovani magari con 800 mila lire al  mese.
       Questo é un effetto che, mi voglio augurare, sia solo nella mia
  fantasia  e  nel  peggiore  dei  casi.  Come  si  fa,  però,  a  non
  considerare che questi  provvedimenti  non  distinguono  tra  scuole
  private e, all'interno delle  scuole  private, tra scuole paritarie,
  tra scuole legalmente riconosciute e scuole parificate?
       Come si fa, nel momento  in  cui  si  adottano  provvedimenti a
  livello nazionale per cercare di fare emergere dalla illegalità, dal
  lavoro nero, gli immigrati,  i  clandestini,  anzi  si  concepiscono
  provvedimenti proprio per  legittimare  la permanenza o l'immissione
  nel nostro territorio di clandestini a  condizione che non ci sia la
  permanenza  in  nero  e  noi,   invece,   andiamo   ad  adottare  un
  provvedimento che non fa luce  su  quello  che  avviene  per  quanto
  riguarda il corpo docente e  non  docente  in alcune scuole private?
       Come  si  fa,  invece  di  potenziare  la  scuola  pubblica,  a
  depotenziarla?  E  come  si fa  a  non  spendere  nulla  per  quanto
  riguarda, invece, la  lotta  all'evasione scolastica soprattutto nei
  quartieri  degradati  e  periferici?
       Mi chiedo:  ma quante sono  proprio  nei  quartieri degradati e
  periferici le famiglie che avranno  la  capacità  di  capire  che il
  vantaggio della retta non può essere sacrificato al danno che invece
  può venire dall'iscrizione dei figli ai diplomifici?  Quante sono le
  famiglie che avranno la maturità  di  capire  che  non  è importante
  avere un diploma comunque ma  che  è  importante,  invece, avere una
  formazione che sappia preparare i cittadini e permetta la formazione
  di quadri che possano aiutare la  società  a crescere e, perché  no,
  che garantisca intanto il loro  inserimento  nel mercato del lavoro?
       Di fronte a tutto questo non  ci  può  essere la recita secondo
  copione.  La recita secondo  copione  ubbidisce al posizionamento di
  ciascuno di noi; ma di fronte  a  degli  effetti  perversi,  a degli
  effetti  devastanti, di fronte a  quelli  che  potrebbero  essere  i
  risultati nei prossimi anni, credo  che  si debbano ricercare con il
  buon senso, con il ragionamento  tutte  quelle  strade  che  possano
  portare,  invece, ad   approvare   un   provvedimento  organico  che
  garantisca  il  diritto  allo   studio   ai   giovani  siciliani,  a
  prescindere dal ceto sociale e  non  con l'appannaggio del pagamento
  delle rette.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a  parlare  l'onorevole  Ferro.  Ne  ha
  facoltà.

     FERRO. Signor presidente,  onorevoli  colleghi,  l'articolo  1 al
  comma 6 così recita:  "Gli  interventi previsti dalla presente legge
  sono integrativi e complementari rispetto a quelli previsti da altre
  norme regionali e statali in materia".
       Se  io  volessi emendare aggiungendo  al  comma  6  proverei  a
  scrivere tre frasi che, sostanzialmente,  si  sintetizzano in 'ma in
  contrasto  con il buon senso'.  Ed  è  quello  che,  già  da  quando
  abbiamo avviato la discussione generale, credo si è cercato di fare.
  Lo sforzo che abbiamo chiesto al  Governo è di ragionare sul disegno
  di legge sul quale stiamo discutendo.  Un disegno di legge che nulla
  risolve  rispetto  al diritto allo  studio,  che  lascia  la  scuola
  pubblica nelle condizioni disastrose in  cui  si  trova, che rischia
  oggettivamente di provocare uno sfondamento,  se  non  ce ne fossero
  già  abbastanza,  nelle  casse   della   Regione  siciliana  e  che,
  sostanzialmente,  continua  ad  intervenire  in  modo  disarticolato
  rispetto ad un tema assai delicato e che riguarda il futuro di tanti
  figli,  di  tante  famiglie  siciliane.
       Abbiamo provato e stiamo continuando a farlo, per far sì che il
  Governo e la sua maggioranza  possano  riflettere e tornare indietro
  sui propri passi. Non perché  ci  sia la necessità di determinare in
  quest'Aula qualcuno che vince rispetto  a  qualcuno  che  perde,  ma
  perché   stiamo parlando di  un  tema  assai  delicato,  riguardante
  appunto la formazione ed il sistema educativo che, complessivamente,
  interessa  l'intera  isola.
       Vorrei ricordare che già  giovedì  pomeriggio   sui  tavoli dei
  presidenti dei gruppi parlamentari, con una nota di parecchi sindaci
  dei  comuni  del  palermitano, veniva  segnalata  la  difficoltà  di
  garantire  il  servizio di  trasporto  pubblico  per  quegli  alunni
  costretti a fare decine di  chilometri per raggiungere l'istituto in
  cui sono iscritti.
       Abbiamo ricordato in quest'Aula che molte sono le scuole in cui
  è  impossibile determinare e far  sì  che  i  nostri  figli  possano
  esercitare un'attività motoria,  meglio  detta attività sportiva. Lo
  dico, onorevole Virzì, per i  cretini,  in questo caso, per rimanere
  sul tema.
       Abbiamo ricordato in questa Aula che  in molte scuole chi ha un
  figlio  con  una  disabilità   non   ha   garantita  la  possibilità
  dell'insegnante di sostegno.
       Sono dati oggettivi, sono vicende che si vivono ogni giorno; ma
  c'è di più: l'effetto annunciato  di  questa  legge  produce  che in
  alcuni  istituti,  non  di  ricchi,   di   Palermo    si   sia   già
  preconfezionata una modulistica in  cui  si  chiede  alle  famiglie,
  qualora la legge fosse approvata,  di  consegnare il buono scuola di
  1.500 euro così come noi lo  stiamo discutendo in questa legge. Sono
  cose che abbiamo detto e che continuiamo  a dire.  Sono cose che non
  posso immaginare che il Governo  e  questa maggioranza non sappiano.
  Non sono allarmi nè legittimi sospetti,  ma  certezze di ciò che sta
  avvenendo.
       Onorevole Presidente, onorevole  assessore,  credo  che con una
  sorta di ragionamento, mi permetta  di  dire,  un  po' farsesco, voi
  vogliate mentire sapendo di mentire.
       Avete  voluto  incentrare  questo  dibattito  su  una  presunta
  divisione ideologica tra chi volesse il  buono  scuola  e chi non lo
  volesse,   tra chi volesse il  sostegno  anche alla scuola privata a
  fronte invece di una difesa  ad  oltranza  ed esclusiva della scuola
  pubblica.
       Mi permetto di ricordare che, nella gran parte degli interventi
  che ha caratterizzato sia la discussione generale sia la discussione
  che  stiamo  facendo  oggi,  prima  sull'ordine  dei  lavori  e  poi
  sull'articolo 1, non ci  sono  stati parlamentari del centrosinistra
  che hanno alzato barricate su questo tema.
       Così  come   è altrettanto  innegabile  che  ci  siano  diversi
  parlamentari della maggioranza che nel  corso  del dibattito di oggi
  pomeriggio hanno manifestato  le  proprie  perplessità,  le  proprie
  riserve sulla base di un  ragionamento  che  è talmente semplice che
  rischia di diventare perfino noioso ripetere.
       Ciò che serve alla Sicilia è  una legge quadro sul diritto allo
  studio. Una legge quadro sul diritto allo studio che possa garantire
  un reale diritto allo  studio,  soprattutto guardando ai destinatari
  di una legge su questo tema, che,  mi  permetto  di dire, oltre alle
  famiglie, sono i fruitori della  scuola  ed  i fruitori della scuola
  sono gli alunni, in primo luogo,  gli  insegnanti che vivono le loro
  ore nella scuola impegnati a  formare  le future classi dirigenti di
  quest'isola.
       Questa maggioranza e  questo  Governo  trincerandosi  dietro il
  fatto che il Governatore eletto ha presentato un programma in cui si
  parlava  di  buono  scuola  sostiene  che  l'opposizione  non  possa
  impedire di applicare e di  procedere sulla strada del programma che
  gli  elettori hanno votato. Ed,  infatti,  qui,  nessuno  ha  detto,
  onorevole Presidente, che non si vuole il buono scuola.
       Si è detto: partiamo da  un  ragionamento  che  sia di analisi,
  radiografia, di quello che è il livello  ed  i  servizi e la qualità
  dell'istruzione pubblica e privata in  questa  regione, e sulla base
  di uno screening attento si  vada  all'approvazione di un disegno di
  legge che sia organico,  che  risponda  effettivamente alle esigenze
  della formazione in Sicilia.
       Si sceglie, invece, un'altra strada,  si  sceglie  la strada di
  far prevalere il principio  dello scambio clientelare ed elettorale,
  finalizzato  a  pagare  delle cambiali;  ed  anche  qui,  non  è  un
  legittimo sospetto perché  non capirei l'ostinazione a non ragionare
  attorno ai temi veri su cui  ci  siamo  confrontati  in questa Aula,
  cercando  non  di  migliorare  un   testo  che  così  com'è  risulta
  oggettivamente non migliorabile, ma di  "prendere" - per una volta -
  "il toro per le corna" e decidere  di  fare,  appunto, una legge che
  risponda complessivamente ai bisogni della formazione in Sicilia.
       Io credo che né  la  scuola  pubblica  né  la  scuola  privata,
  quella  più attenta,  quella  più  impegnata,  potranno  ringraziare
  il  Governo  e  la  maggioranza di questo disegno di legge che forse
  metterà  la coscienza in pace al governatore Cuffaro per poter dire:
  "ho  adempiuto  ad  un  altro  pezzetto  del mio programma" e, però,
  metterà  certamente il cuore in pace a tanti soggetti spudoratamente
  clientelari che, regalando diplomi nel corso di questi anni, si sono
  arricchiti e continueranno ad arricchirsi.
       Proprio questo credo che non possa essere consentito e, quindi,
  non  ci  sono   da   questo   punto   di  vista  escamotage  tecnici
  regolamentari che possano accelerare l'approvazione di un disegno di
  legge su  cui  l'opposizione, ovviamente, nell'ambito dei numeri che
  dispone in quest'Aula,  cercherà  in  tutti  i  modi di impedire che
  questo colpo di mano possa avvenire.

     CUFFARO.  Onorevole  Ferro,  bisogna  rispettare  il  Regolamento
  sempre:  quando serve  per  fare  ostruzionismo  e  quando serve per
  andare avanti. La Democrazia è una cosa diversa

     CAPODICASA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CAPODICASA.   Signor  Presidente,  il  Regolamento  garantisce  i
  diritti del  parlamentare  sempre.  Lo  speriamo  ma la maggioranza,
  siccome ha i numeri, se li garantisce da sé, va oltre.
       Visto che si  fa  riferimento a questo punto, volevo concludere
  relativamente alla  ventilata  ipotesi  del  maxi-emendamento che il
  Governo starebbe preparando per chiudere la discussione.
       Onorevole Presidente, lei  è  stato assessore in un Governo che
  ha usato lo strumento del maxi-emendamento una volta, quando attuali
  suoi colleghi  di  Governo,  componenti  della  sua  Giunta, stavano
  attuando un ostruzionismo su una legge composta di un unico articolo
  che era la  proroga  dell'esercizio  provvisorio.  Una  legge  di un
  articolo composto a sua volta di due righe.
       Noi lì abbiamo minacciato di porre la fiducia; poi, ovviamente,
  l'opposizione ha dovuto  convenire  che  non  era  il caso di andare
  avanti. Ma, sulla  legge  finanziaria  che  era  in  corso  di esame
  l'opposizione ci tenne un  mese  e  mezzo fermi in Aula.  Ripeto: un
  mese e mezzo.

     STANCANELLI. Eravamo bravi

     CAPODICASA. Non  eravate  bravi, noi eravamo tolleranti perché se
  avessimo voluto fare  come adesso qualcuno ventila, al primo accenno
  di ostruzionismo, cioè  al  primo  esame  del primo articolo avremmo
  presentato  il  maxi-emendamento  e  la  discussione  sarebbe  stata
  chiusa.
       Abbiamo approvato  il  bilancio della Regione, se vi ricordate,
  in quell'anno, oltre  il  30  aprile.  Abbiamo  sforato  il  termine
  considerato insuperabile  del  30  aprile  perché c'era stato questo
  atteggiamento che abbiamo,  per  così dire, subìto senza reagire nei
  modi.
       C'è una differenza  di  stile, di metodo; c'è una differenza di
  approccio anche alle battaglie dell'opposizione;  c'è una differenza
  di rispetto verso le battaglie. Perché non si può pensare, onorevole
  Presidente, di  portare  all'esame  del  Parlamento un provvedimento
  così pesante o  meglio  così  carico  e gravido di conseguenze sotto
  tutti i profili;  si  può  condividere  o  meno  questa opinione che
  l'opposizione ha ampiamente illustrato.
       A meno  che non sosteniate che è frutto solo di pregiudizio, di
  voglia distruttiva, ma che credo sia difficile sostenere considerata
  la dovizia di argomenti ed anche la preoccupante esposizione che qui
  è  stata  fatta da colleghi che hanno una specifica competenza nella
  materia  scolastica.  Credo  che  questo  avrebbe  dovuto  sollevare
  qualche dubbio  e, onestamente, devo dire che nel dibattito che si è
  svolto  con  la  discussione generale questi ripensamenti li abbiamo
  sentiti  non  solo  "serpeggiare" in Aula, ma abbiamo esplicitamente
  sentito la condivisione di queste preoccupazioni. Lo abbiamo sentito
  dal podio, per bocca del Governo.
       L'onorevole  Granata,  concludendo  quel  dibattito, aveva, sia
  pure  in  modo  alquanto  sfumato,  non assumendo impegni perentori,
  raccogliendo  alcune  osservazioni  che  provenivano  dai  banchi di
  Alleanza   Nazionale,   soprattutto   -   se   non   ricordo   male,
  dall'onorevole Virzì, forse anche dall'onorevole Formica a proposito
  di alcuni  punti della legge che anche a loro sembravano, e non solo
  dai   banchi   di  Alleanza  Nazionale...  L'onorevole  Franchina  è
  arrivato a sostenere da questo podio che, siccome la legge così come
  è  impostata,  favorisce  le  scuole private perché  li c'è la retta
  mentre  nelle  scuole pubbliche c'è la tassa scolastica che, come si
  sa, è di entità irrisoria, ha detto...

     FORMICA. Ma perché fa il processo alle intenzioni?

     CAPODICASA...  ha  detto  il  sistema  c'è, il modo c'è.  Lui, da
  esponente  del mondo della scuola, ha detto che basta trasformare la
  tassa  scolastica  in retta nelle scuole pubbliche, alzarla.  Questa
  scelta finirà per drenare in favore...

     FRANCHINA. Ho parlato dell'autonomia.

     CAPODICASA.   Sì,   dell'autonomia.   Infatti,   credo  di  avere
  interpretato bene, e la sua osservazione mi conferma questo.
       Come vede, signor Presidente, lei sta forzando in una direzione
  che,  probabilmente, verrà accettata per dovere di scuderia da parte
  di molti della sua maggioranza; e non parlo solo dell'ala sociale di
  Alleanza  Nazionale  che aveva addirittura enucleato in tre punti le
  modifiche da apportare.
       Allora,   io  chiedo  all'onorevole  capopogruppo  di  Alleanza
  Nazionale:  cosa  è successo da giovedì ad oggi per farvi modificare
  quelle posizioni?

     FORMICA. Nulla.

     CAPODICASA.  Vorremmo capire se sono confermate...

     FORMICA. Chi le dice che le posizioni non sia stata modificate in
  meglio?

     CUFFARO.  L'onorevole  Cuffaro ha un problema: deve far pervenire
  finanziamenti  alle  scuole  private,  non solo quelle paritarie, ma
  anche  a quelle non paritarie, che poi sono più di quelle paritarie,
  perché  ha preso questo impegno durante la campagna elettorale.
       Quindi,  il  buono scuola, non è un punto del programma... Come
  ha spiegato l'onorevole Orlando da questo podio "est modus in rebus"
  come dicono i latini.

     CUFFARO,  presidente  della  Regione.  Gli  impegni sono scritti:
  "scripta manent".

     CAPODICASA.  Onorevole  Presidente,  io  vorrei  seguire  il  suo
  ragionamento.

    CUFFARO,  presidente  della  Regione.  Onorevole  Orlando,  lei ha
  firmato davanti a tremila persone

    ORLANDO.  Ho spiegato la differenza tra il 'cosa' e il 'come'.  Mi
  rammarico  per  il  fatto  che  lei non solo non capisce, ma non può
  capire  Sa cosa le dico: le ho dato troppa confidenza

    CAPODICASA.   Cosa   c'è  scritto  in  quel  documento,  onorevole
  Cuffaro?  C'è scritto che  il  buono scuola si dà. Va bene, lo avete
  firmato.  Del resto, fatta eccezione per Rifondazione comunista, qui
  dentro non c'è  nessuno  che  lo  abbia  contestato, perché  siamo i
  padri - come  ci  rimprovera  l'onorevole  Forgione  -  delle scuole
  paritarie in Italia.
       Abbiamo  introdotto,  anche  se  con il ragionamento che faceva
  l'onorevole  Forgione  non  c'entra nulla, l'autonomia scolastica. E
  non  è  come  dice l'onorevole Granata che è stato lui ad attivarla;
  vorrei  ricordare  all'onorevole  Granata che quella è una legge del
  mese  di febbraio del 2000; il nostro Governo va in crisi nel maggio
  del  2000,  lei non può chiedere ad un Governo in due mesi, prossima
  la  crisi,  di attivare l'autonomia scolastica. Abbiamo fatto noi la
  legge.
       Lei,  onorevole  Granata,  è stato Assessore del governo Leanza
  per un anno e non l'ha fatta partire; è partita dopo.
       Onorevole Granata, non può chiedere che un Governo, che approva
  la legge alla fine del mese di febbraio, entro maggio faccia partire
  l'autonomia scolastica.
       Vorrei, però, rispondere  al Presidente Cuffaro che insiste sul
  fatto  che, essendo questo un punto del programma, bisogna per forza
  andare avanti.
       Io dico che quel documento che è stato sottoscritto, dice anche
  dall'onorevole  Orlando,  cosa  conteneva? Conteneva il fatto che il
  rapporto tra il reddito delle famiglie e il costo delle spese per la
  frequenza dovesse valere ai fini della concessione del buono? No.
       C'era scritto che non bisognava mettere un tetto o che il tetto
  dovesse essere di reddito altissimo? No.
       C'era  scritto  che le ore di assenza possono raggiungere il 30
  per cento anche se non giustificate? No.
       Onorevole  Presidente,  la  pregherei,  a conclusione di questo
  breve dibattito, di  spiegarci  queste  cose.  Perché il punto non è
  dire che si vuole il buono scuola, perché  su quello potremmo essere
  d'accordo  a  condizione  che  se  ne  faccia  strumento  che  serva
  effettivamente,  senza  contrapporre  come  voi  state  facendo  due
  diritti.

    PRESIDENTE.   Onorevole   Capodicasa,   la  invito  a  concludere.

     CAPODICASA. Lei ha avuto tolleranza con tutti gli altri...

     PRESIDENTE.  Onorevole  Capodicasa,  proprio  nel  rispetto della
  funzione  che  lei  ha  esercitato  ed  esercita  ho abbondantemente
  tollerato   sforamenti   consistenti.   La   prego   di   concludere
  rapidamente.

     CAPODICASA.  Concludo  dicendo  che non possiamo contrapporre due
  diritti:  il  diritto  alla libera scelta che poi, come ho detto nel
  precedente  intervento,  libera  non  è  perché  gli  ostacoli  alla
  fruizione  dei  diritti   in democrazia sono sempre e solo di natura
  economica,  e  voi  non  state  rimuovendo  gli  ostacoli  di natura
  economica  ma  contrapponete  il  diritto  alla libera scelta con il
  diritto allo studio che è un diritto fondamentale del cittadino, uno
  di quei diritti universali che non possono essere violati.
       Voi  state  operando  questa  scelta. E' una responsabilità: le
  conseguenze  economiche e finanziarie di tutto questo graveranno nel
  tempo, così come è stato già detto in altre occasioni.
       Mi fermo qui  per dire, però, onorevole Presidente, che abbiamo
  portato  argomenti,  non  abbiamo  discusso  del  vino...  Onorevole
  Fleres, come si  chiamava  zibibbo?  Che  cos'era?  Ci  avete tenuto
  quattro ore e mezza per discutere del vino Trebbiano?  Quattro ore e
  mezza  Stiamo discutendo del merito.  E, nonostante le quattro ore e
  mezza  di discussione sull'ordine del giorno del vino Trebbiano, noi
  abbiamo tirato un  mese,  un  mese e mezzo, sulla legge finanziaria,
  che aveva una sua urgenza.
       Voi qua,  alla prima discussione del primo articolo, presentate
  il maxi-emendamento.
       Io non so  l'opposizione cosa deciderà di fare, ma considererei
  veramente grave una  scelta  di  questo  tipo.  E'  un brutto inizio
  quello che si prefigura.

     SPAMPINATO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPAMPINATO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  Presidente della  Regione,  non  sono  intervenuto nella discussione
  generale e non  mi farò condizionare dalle voci che circolano oramai
  insistentemente in  Aula  rispetto  alla  possibilità che il Governo
  presenti un  maxi-emendamento.  Quindi   interverrò sull'articolo 1;
  non farò, così come  spesso  la  prassi  di questa Aula consente, un
  intervento generale.  Lo faccio perché  probabilmente il 'noviziato'
  mi rende un illuso  e  mi  illudo  che  questo  non avvenga:  che il
  Presidente   della   Regione,   il   Governo   non   presenterà   un
  maxi-emendamento,   ma   si   continuerà   a   discutere,   con   la
  diversificazione  delle  posizioni,  questa  legge  nel  merito.  Lo
  considererei un  atto  particolarmente  grave,  non  soltanto  per i
  diritti delle minoranze, ma per la dignità del Parlamento.
       Io mi sono ritrovato ad essere firmatario di emendamenti simili
  a quelli di  colleghi  di Alleanza Nazionale. Quindi, l'impedire che
  si possa svolgere  regolarmente  un  dibattito  nel merito di questa
  legge,  una  legge  particolarmente  importante,  è  chiaramente  in
  dispregio non  dell'opposizione  ma  del  Parlamento  e  dei singoli
  deputati, che hanno  svolto  un  lavoro  e  vorrebbero  dare il loro
  apporto affinché questa legge venisse, in ogni caso, migliorata.
       Ecco perché,  signor  Presidente, fatta questa premessa, il mio
  intervento riguarderà soltanto l'articolo 1.
       Le considerazioni generali, che faccio mie, sono quelle del mio
  capogruppo, l'onorevole  Ortisi, che ha criticato sostanzialmente la
  legge sotto diversi  punti,  innanzitutto per la incongruenza di non
  essere all'interno di  un  organico  disegno di legge riguardante il
  diritto allo studio;  la  mancanza  di  garanzia  di  una  effettiva
  parità;    il    prevedere,   all'interno   dell'articolato,   delle
  disposizioni che nulla hanno a che fare con questo disegno di legge.
       Se fossi un deputato distratto e avessi letto, senza leggere il
  titolo della legge,  sia  la  premessa  al  disegno  di  legge,  sia
  l'articolo 1 e  se,  per  caso,  avessi  pensato  che,  in  effetti,
  stessimo trattando il  disegno di legge sul diritto allo studio, non
  avrei potuto fare  nessuna  eccezione. Nessuna eccezione si può fare
  quando, se fosse quello il disegno di legge, il relatore dice che il
  disegno di legge 'mira  a rendere effettivo il diritto allo studio e
  all'istruzione per tutti gli alunni delle scuole statali e paritarie
  nell'adempimento dell'obbligo scolastico'.
       Io non credo che  il diritto allo studio si riesca a garantire,
  così come la  premessa  vuole,  attraverso  la  previsione di questo
  buono scuola.
       Io,  signor   Presidente,  a  differenza  di  quello  che  dice
  l'onorevole Cintola,  ritengo che il ruolo che svolgiamo all'interno
  di questa Assemblea non sia un grave nocumento per i siciliani.
       Noi abbiamo il  difetto  di  pensare  e  di  svolgere  i nostri
  ragionamenti nel rispetto  del  Regolamento.  Se  lei farà uso, così
  come poco  fa facendo la battuta durante l'intervento dell'onorevole
  Capodicasa, sembrerebbe  che  purtroppo accadrà del regolamento, nel
  senso che  io  non  mi  auspico, chiaramente criticheremo aspramente
  questo atteggiamento  con  tutti  i  nostri poteri parlamentari; non
  criminalizzeremo, ecco la differenza.
       Qualche  collega prima di me parlava di differenza di stile, di
  atteggiamento; noi non abbiamo un atteggiamento criminalizzante, non
  vogliamo  il  male  della  Sicilia  soltanto  perché  la pensiamo in
  maniera  diversa  e  soltanto  perché  esprimiamo  ed esercitiamo la
  nostra funzione nell'esercizio e nel rispetto del Regolamento.
       Noi la criticheremo aspramente ma non la criminalizzeremo
       Ciò  non significa che saremo teneri.
       Il comma 1 dell'articolo 1 per quanto riguarda le finalità cita
  l'articolo 34 della Costituzione.  Io in questo disegno di legge non
  trovo  traccia  del  principio  sancito  dall'articolo  34 che vuole
  valorizzare  quanto  più  possibile gli studenti meritevoli e capaci
  attraverso   l'istituzione  di  borse  di  studio,  dove  i  termini
  "meritevoli  e  capaci"  vanno  intesi  congiuntamente  per favorire
  coloro  i  quali  oltre  ad  avere  le  capacità  coniugano  impegno
  scolastico.
       Questo articolo,  citato  nella premessa della legge, non trova
  riscontro alcuno  -  eventualmente  mi  si smentisca - nell'articolo
  della legge.  Avrei  presentato  un  apposito emendamento, anche per
  evitare che i commentatori della eventuale futura legge possano fare
  questo tipo di  considerazioni  in  luoghi  diversi,  quindi anche a
  tutela dell'immagine di questo Parlamento.
       Inoltre  il  comma 6 dell'articolo 1 risulta incongruo; è stato
  più volte evidenziato che si fa riferimento a delle leggi che ancora
  non  sono  state  approvate.  Così  come  è  incongruo  il fatto che
  complessivamente  il diritto allo studio vedrà eventualmente luce in
  tre diversi tempi -  così  ci  ha  detto  signor  Presidente: oggi -
  speriamo di no -  il  buono  scuola;  domani  il  diritto  di studio
  universitario, e in  un  tempo ulteriore il diritto allo studio, che
  non viene considerato  nel  disegno  di legge che prevede il diritto
  allo studio universitario.
       Tre  tempi  per  fare quello che noi abbiamo chiesto in diversi
  momenti  fare in un unico organico disegno di legge.  Noi, comunque,
  ci  auguriamo  di  poter  continuare, anche se non era la serata che
  avevamo indicato, ad esercitare su questo disegno di legge le nostre
  osservazioni, per poter dare il nostro contributo migliorativo.

     MICCICHE'. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MICCICHE'.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  Presidente della Regione, essendo un suo conterraneo quando mi trovo
  nella  nostra  zona,  non  mancano  le  occasioni  di seguirla nelle
  emittenti   locali.   La  signoria  vostra  partecipa  a  dibattiti,
  convegni,  premiazioni  di  ogni  genere;  sponsorizza e sostiene il
  programma  che  si  è prefissato e in questo rientra il diritto allo
  studio e la parità scolastica.
       Se  riuscirete  ad approvare questa iniqua legge, come farete a
  sostenere  quel  programma  dove  dite  di  favorire il diritto allo
  studio  per  compiere  la parità scolastica, specialmente per quella
  parte  cattolica?  Io  per  principio non sono contrario e penso che
  nessuno lo sia, poco fa l'onorevole Forgione faceva riferimento alla
  scuola  Barbiana,  alla scuola di Don Milani, che molto insegnamento
  positivo ha dato con la chiesa cattolica nel campo della formazione.
       Si  possono  non  condividere  certe  forme,  ma posso dire con
  tranquillità  che  sono  uscite  cose buone da quella formazione non
  statale, ma religiosa.
       Dopo  queste  discussioni  tumultuose, questo enorme dibattito,
  volete fare una prova di forza con il maxi-emendamento; rischiate un
  grosso tumulto, perché  non si stanno toccando i principi frivoli di
  un qualcosa che possa  servire  per  passare  del  tempo, qui si sta
  mettendo in discussione  il diritto allo studio di un'intera società
  siciliana, di dividere  con  l'accetta  la  scuola  dei ricchi dalla
  scuola dei poveri.
       Questo   principio  é  un  principio  anticristiano,  onorevole
  Presidente,  dico  questo considerato che lei spesso si rivolge alla
  Madonna  di  Siracusa o di Lourdes (come in occasione del terremoto)
  se  questa  legge verrà approvata vedrà il terremoto che provocherà,
  non so, allora, a quale Madonna si potrà rivolgere.
       Crescerà  la  disaffezione  alla  scuola, ci sarà la scuola dei
  ricchi  e  la  scuola dei poveri che sarà sempre più dequalificata e
  sarà  quella scuola dove non ci saranno aule e strutture didattiche.
  Molte  scuole  della  nostra  Regione  sono,  addirittura,  prive di
  servizi  igienici  decenti  e  degni di questo nome, scuole prive di
  strutture sportive, didattiche e scientifiche di ogni tipo.
       Signor  presidente,  onorevoli  colleghi,  lo  stesso onorevole
  Forgione   faceva   riferimento   alla   scuola  che  é  nata  dalla
  Resistenza,  faceva  riferimento  al  periodo della riforma Gentile,
  pur  non volendo difendere la scuola democristiana, come qualcuno ha
  detto, anche se quella non era la scuola democristiana ma una scuola
  nata   dalla   Resistenza,   da   una  Costituzione  repubblicana  e
  democratica,  ha dato a tutti la possibilità di un'istruzione equa.
       Onorevole   Presidente,  quella  scuola  le  ha  consentito  di
  diventare presidente  della  Regione, la scuola che vuole modificare
  ha consentito  a  Gasparri  di  diventare  ministro della Repubblica
  italiana, quella scuola così sgangherata ha consentito all'onorevole
  Bossi di  diventare  ministro  della  Repubblica, quella scuola così
  sgangherata   ha  consentito  anche  al  sottoscritto  di  diventare
  deputato della Regione siciliana.
       E  possiamo  prendere  non  quelli  che economicamente hanno la
  possibilità   di   andare  nelle  scuole  private,  di  mandarli  in
  Inghilterra, o  a New York o alla Sorbona di Parigi o alla Cattolica
  di  Milano,  io  parlo  per  la  stragrande  maggioranza  del popolo
  italiano  e  siciliano  che,  grazie  a  una  scuola  di  massa,  ha
  consentito un'istruzione, ha dato la possibilità a tutti di formarsi
  culturalmente.
       La scuola che si vuole  fare,  come hanno detto i miei colleghi
  dell'opposizione, è una scuola classista, una scuola per ricchi, per
  diventare più ricchi, non  per andare verso chissà quali orizzonti e
  chissà quale avvenire, ma  per creare un diplomificio al cui interno
  poi magari c'è sempre una casta.
       Quindi si vuole creare  una  società  divisa in classi, in modo
  vergognoso, che fa a pugni  con  il  concetto  di  cristianità  e di
  solidarietà cristiana e  cattolica,  signor  Presidente, capisco che
  queste parole che le sto  dicendo  non  le interessano, forse non le
  vuole sentire, perchè lei è  combattuto  con quello che le  detta la
  sua coscienza di uomo del  popolo (come spesso ama dire, in campagna
  elettorale che l'ho sentito più volte).
       Capisco che queste mie  parole  possono  dare  fastidio,  io mi
  rivolgo al Presidente della  Regione, perchè  ha  fatto una campagna
  elettorale su determinati  punti,  quando andava nelle parrocchie di
  Raffadali o di Santo  Stefano  Quisquina  diceva  ai  seminaristi, a
  quelli che, all'interno  della  chiesa  cattolica, sono  nell'ambito
  scolastico, che avrebbe fatto  di  tutto  per  attuare  il programma
  della parità scolastica; e questo io lo posso comprendere e ha tutti
  i diritti di farlo, ma  quello che state facendo ora, quello che sta
  facendo lei, signor Presidente, non  ha niente a che vedere con quel
  principio. Lei sta tradendo  il  principio  sulla  base del quale ha
  avuto il consenso, e come ho detto nel mio intervento precedente, ho
  sentito un parroco della  mia terra che elogiava la Signoria Vostra,
  ma il sottoscritto sa  benissimo  che  probabilmente  a qualcuno non
  interessa - e questo magari è  un  errore  -  credo  che non tutti i
  cattolici, non tutti i  professori  di  religione o i professori che
  sono  nell'ambito  cattolico   o   che  guidano  determinate  scuole
  cattoliche la pensano in questa maniera, perchè sicuramente vogliono
  una  scuola qualificata anche se ha un indirizzo politico ideologico
  diverso da quello della scuola statale.
       Però,  signor Presidente,  quello  che  volete  introdurre  voi
  evidentemente fa a pugni  con  il principio del diritto allo studio,
  di tutti, sia ricchi che poveri. Capisco che lei, in questo momento,
  delle parole che  le  sto  dicendo  non gliene importa assolutamente
  niente, ma ho il diritto  di  dire ai cittadini che lei sta tradendo
  il contratto fatto per i siciliani.
       Una cosa è, infatti, la  scuola  privata e una cosa è la scuola
  cattolica, un'altra cosa sono  le  scuole statali di tutti e bisogna
  fare  una  grande   distinzione.
       Concludo dicendo, signor  Presidente, che non volevo offenderla
  sostenendo che Lei  è  diventato  Presidente della Regione siciliana
  perchè ha avuto la fortuna di  vivere  in uno Stato dove la scuole è
  stata  garantita  a   tutti,   ma  lei,  onorevole  Presidente,  sta
  ribaltando questo principio,  ed  io, non voglio essere responsabile
  di questo crimine nei confronti di una popolazione che ha bisogno di
  un' istruzione ugualitaria,  non  per  portare  avanti  il  discorso
  dell'ugualitarismo a tutti i  costi da un punto di vista ideologico,
  perchè una scuola statale  consente  a  tutti,  ricchi  e poveri, di
  avere l'istruzione e, invece, voi state cercando di ribaltare questo
  concetto.
       E' un concetto  anti-cristiano.  Certo  ad  alcuni preti direte
  "state zitti, l'importante che noi  vi diamo i soldi, quello che poi
  noi facciamo a voi non deve  interessare".  Io  non lo so se tutti i
  parroci, tutti i preti la pensino in questo modo; io credo di no.

     PRESIDENTE. La seduta è sospesa per due minuti.

        (La seduta sospesa alle ore 22,37 è ripresa alle ore 22.43)

     CUFFARO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CUFFARO,  presidente   della   Regione.   Signor  Presidente,  la
  maggioranza, come lei sa  e  come  questo Parlamento sa, attribuisce
  significato particolare al disegno di legge sul buono scuola, se non
  altro  perché faceva  parte  del  programma  elettorale  che  questo
  Governo aveva presentato agli  elettori ed era, tra l'altro, uno dei
  punti con cui questo  Governo ha firmato un contratto elettorale con
  i siciliani.
       Il dibattito che in questi  giorni  si  è fatto in Aula, seppur
  ricco  di contenuti,  molti  dei  quali,  certamente,  assolutamente
  positivi e propositivi, ha  registrato,  a parere di questo Governo,
  la tendenza delle  opposizioni  ad  attivare un processo, certamente
  democratico ma di  ostruzionismo, tendente  alla non approvazione di
  questo disegno di legge.
       Questo Governo ha  tutto  l'interesse  ad  approvare  una legge
  importante che, tra  l'altro,  vorrei ricordare a questo Parlamento,
  non è stata presentata agli  elettori  soltanto da chi vi parla e da
  questo Governo, ma faceva parte anche di una proposta del presidente
  designato dal centro-sinistra.
       Questo Governo ritiene che  questo  è  un  disegno di legge che
  avremmo potuto discutere tutti insieme, contribuendo a costruirlo ma
  attraverso un iter parlamentare più agevole, dato che il significato
  politico  era  stato  già  espresso  dai due candidati politici agli
  elettori siciliani.
       Questo Governo vuole comunque attivare un ulteriore processo di
  mediazione, nel senso che riteniamo opportuno poter convocare domani
  il Governo e i capigruppo, sia di maggioranza che di opposizione, ed
  il  presidente  della  commissione  di merito, per potere tentare di
  costruire  insieme  un'impalcatura  legislativa  dove possano essere
  messi insieme, non soltanto il disegno di legge sul buono scuola, ma
  un  disegno  di legge sul diritto allo studio universitario - spunti
  questi  importanti che sono stati sollecitati dal dibattito e che si
  rilevano  da  alcuni  emendamenti  -  che  potremo  cominciare a far
  diventare legge di questo Parlamento in attesa di una più compiuta e
  organica ricostruzione del diritto allo studio regionale.
       In questo senso,  nell'annunciare  che  questo  Governo non può
  sottostare a una regola,  come  da  Regolamento di questa Assemblea,
  che dà l'opportunità alle  opposizioni  di  poter  portare avanti un
  dibattito senza dare  alla  maggioranza  la possibilità di approvare
  entro  i termini ragionevoli questo disegno di legge, questo Governo
  ha   predisposto   un   unico  emendamento  che  presenterà  qualora
  l'attivazione   della   mediazione   per   costruire  un'impalcatura
  legislativa dovesse non registrare effetti positivi.
       Quindi,  signor  Presidente, il Governo richiede la sospensione
  dei  lavori d'Aula al fine di incontrarsi domani con i capigruppo di
  maggioranza e di opposizione.
       Se  così dovesse essere, i lavori potrebbero riprendere giovedì
  con  l'accordo  raggiunto;  se  così  non dovesse essere, il Governo
  annuncia  di  presentare  giovedì  un  emendamento  unico. Pertanto,
  chiedo  al  Presidente  dell'Assemblea  di  riconvocare  l'Aula  per
  giovedì 19 settembre.

     PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,  non  sorgendo  osservazioni,
  dispongo  nel  senso  richiesto  e, pertanto, la seduta è rinviata a
  giovedì,  19  settembre 2002, alle ore 10.30 col seguente ordine del
  giorno:


   Presidenza del vicepresidente Fleres


      I - COMUNICAZIONI.

      II - LETTURA, AI SENSI  E  PER  GLI  EFFETTI  DEGLI ARTICOLI 83,
          LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:

      N. 161 - Impegno  del  Governo  della  Regione  a  debellare  le
          patologie  che  affliggono  il  bestiame  (brucellosi,  blue
          tongue, tubercolosi, leucomi, morbo della 'mucca pazza').

      Lo Monte Carmelo;  D'Antoni  Sergio;  Amendolia Antonino; Basile
          Giuseppe; Sanzeri Salvatore

      Presentata il 12/09/02

      N. 162 - Interventi di pulizia e bonifica del fiume Torto.

      Catania Giuseppe;  Fleres  Salvatore; Maurici Giuseppe; Garofalo
          Ottavio

      Presentata il 13/09/02

      N. 163 - Interventi  per accelerare la piena utilizzazione delle
          risorse di cui  alla  misura 2.03 del POR Sicilia 2000/2006,
          riguardante l'utilizzo  economico  di  beni aventi rilevanza
          culturale.

      Fleres Salvatore;  Catania  Giuseppe; Maurici Giuseppe; Garofalo
          Ottavio;   Scoma   Francesco;   Catania  Franco;  Mercadante
          Giovanni

      Presentata il 13/09/02

     III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) - "Norme per l'erogazione del buono scuola" (nn. 286-110/A)
             (seguito)

            Relatore: on. Nicola Leanza.

       2) -  "Disposizioni  urgenti  nei settori dell'artigianato, del
          commercio, della cooperazione e della pesca" (n. 298.3-Norme
          stralciate I/A) (seguito)

            Relatore: on. Marzio Tricoli.

      IV - ELEZIONE DI  QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE DEL  FONDO  DI  ROTAZIONE  PER  IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS  CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N. 26.

      V - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI  DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE DEI  FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS  PER  LE
          PICCOLE E MEDIE  IMPRESE,  PREVISTO  DALLA LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N. 96.

      VI - ELEZIONE  DI   NOVE  COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

     VII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

    VIII - ELEZIONE DI NOVE  COMPONENTI  DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

      IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER LA  PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

     X - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI  DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE  PER  L'INVENTARIO,  LA  CATALOGAZIONE E LA
          DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

     XI - ELEZIONE DI SEI  COMPONENTI  ESPERTI  DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

    XII - ELEZIONE  DI  TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

   XIII - ELEZIONE DI CINQUE  COMPONENTI  DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

    XIV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

     XV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

    XVI - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

   XVII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

   XVIII - ELEZIONE DI  TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

     XIX - ELEZIONE  DI   UN   COMPONENTE   DEL   COMITATO   DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

      XX - ELEZIONE  DI   TRE   COMPONENTI   DEL  CONSIGLIO  DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO  REGIONALE   DI   RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

                  La seduta è tolta alle ore 22.51.

    (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 00.30)