Presidenza del presidente Lo Porto
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende
approvato.
CONGEDO
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Acierno ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
Non sorgendo osservazioni, il congedo s'intende accordato.
ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni
- da parte dell'Assessore per la Sanità:
N. 397 - Iniziative per garantire il completamento del
nosocomio di Lentini (SR).
Firmatario: Liotta Santo
- da parte dell'Assessore per il Turismo:
N. 10 - Interventi per la razionalizzazione della spesa
nel settore dei trasporti in Sicilia.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 88 - Notizie circa i percorsi ed i mezzi di trasporto
pubblico a Catania.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al
resoconto stenografico della seduta odierna.
Comunico che, in riferimento alle interrogazioni n. 170 a
firma dell'onorevole Barbagallo "Notizie sui motivi dei ritardi
nell'erogazione dei contributi alle aziende di trasporto pubblico
locale", e n. 311 a firma dell'onorevole Basile "Iniziative per
evitare la chiusura dell'ufficio postale delle frazioni Vena e
Presa, nel comune di Piedimonte Etneo", l'Assessore per il turismo,
le comunicazioni ed i trasporti, con note n. 4524 del 13 settembre
2002 e n. 4552 del 17 settembre 2002, ha integrato le risposte
precedentemente trasmesse e comunicate nelle sedute n. 54 del 7
maggio e n. 55 del 16 maggio 2002.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al
resoconto stenografico della seduta odierna.
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNI DI LEGGE
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- "Misure a sostegno di pazienti oncologici e delle loro
famiglie" (n. 486)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Ioppolo, Virzì in data 19
settembre 2002
- "Interventi rivolti al finanziamento per consentire la
corresponsione gratuita di integratori proteici ai soggetti affetti
da immunodeficienza acquisita" (n. 487)
- iniziativa parlamentare
- presentato dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe, Maurici,
Garofalo in data 19 settembre 2002
COMUNICAZIONE DI APPOSIZIONE DI FIRMA A DISEGNO DI LEGGE
PRESIDENTE. Comunico che in data 19 settembre 2002 l'onorevole
Vicari ha chiesto di apporre la firma al disegno di legge n. 481
"Norme in materia di imprese e professioni turistiche" a firma
dell'onorevole Acierno, presentato in data 12 settembre 2002.
COMUNICAZIONE DI RICHIESTE DI PARERE
PRESIDENTE. Comunico che le seguenti richieste di parere,
pervenute dal Governo, sono state assegnate alle competenti
Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- Istituto regionale per il credito alla cooperazione (IRCAC) -
Nomina commissario straordinario' (n.77)
- pervenuta in data 18 settembre 2002
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- Piano di utilizzo dei fondi per la montagna (n. 78)
- Assegnato per esame congiunto alla IV Commissione 'Territorio
e ambiente'.
- pervenuta in data 18 settembre 2002
TRASMESSE IN DATA 19 SETTEMBRE 2002.
COMUNICAZIONE DI PARERE RESO
PRESIDENTE. Comunico che la Commissione "Servizi sociali e
sanitari" (VI) ha reso il seguente parere:
- "Legge n. 328/2000 - Linee guida per l'attuazione del Piano
socio-sanitario della Regione siciliana" (n. 69)
- reso in data 18 settembre 2002
- trasmesso in data 19 settembre 2002
COMUNICAZIONE DI ASSENZE E SOSTITUZIONI ALLE RIUNIONI DELLE
COMMISSIONI LEGISLATIVE
PRESIDENTE. Comunico le assenze e le sostituzioni alle riunioni
delle commissioni legislative del 19 settembre 2002.
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Assenze
Riunione del 19.09.02: LEANZA E.-MOSCHETTO-BARBAGALLO-CRISAFULLI-
IOPPOLO-LO MONTE-ORTISI-SANZERI-SAVARINO-
SCOMA
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Assenze
Riunione del 19.09.02: DE BENEDICTIS-GURRIERI-INFURNA-MAURICI-VICARI
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
Sostituzioni
Riunione del 19.09.02: PISTORIO sostituito LEANZA NICOLA
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale:
- n. 800 - Iniziative per impedire la contrazione produttiva
dello stabilimento FIAT di Termini Imerese e per il suo rilancio.
- Presidente Regione
Firmatario: Giannopolo Domenico;
- con richiesta di risposta scritta:
- n. 797 - Iniziative per il ripristino della legalità nelle
assegnazioni degli incarichi di dirigenza non generale,
nell'Amministrazione regionale.
- Presidente Regione
- Assessore Lavoro
Firmatari: Raiti Salvatore; Ferro Giovanni; Miccichè
Calogero; Morinello Salvatore; Orlando Leoluca;
- n. 798 - Notizie in ordine al corretto espletamento della
concessione regionale di autotrasporti, rilasciata alla Sais
autolinee.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
Firmatario: Lo Monte Carmelo;
- n. 799 - Notizie sulla concessione di un'autorizzazione per
la realizzazione di un campo di tiro al piattello sui monti Climiti.
- Assessore Beni Culturali
Firmatario: De Benedictis Roberto.
ANNUNZIO DI INTERPELLANZA
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interpellanza:
n. 59 - Notizie sul futuro dell'ospedale di Ribera (AG).
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatari: Capodicasa Angelo; Cracolici Antonino.
ANNUNZIO DI MOZIONE
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente mozione:
- n. 164 - Iniziative per il rifinanziamento del credito
d'imposta per nuove assunzioni, come previsto dall'articolo 7 della
legge n. 388 del 2000.
Firmatari: Morinello Salvatore; Ferro Giovanni; Miccichè
Calogero; Raiti Salvatore.
Avverto che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Lo Porto
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME PER
L'EROGAZIONE DEL BUONO SCUOLA" (NN. 286-110/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito dell'esame del disegno di legge
numeri 286-110/A "Norme per l'erogazione del buono scuola", posto al
numero 1).
Invito i componenti la V Commissione legislativa 'Cultura,
formazione e lavoro' a prendere posto al banco delle commissioni.
Ricordo all'Aula che l'esame del disegno di legge era stato
sospeso nella precedente seduta dopo l'approvazione dell'articolo 2.
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura.
"Art. 3.
Buono scuola
1. Per l'attuazione delle finalità previste dalla
presente legge, l'Assessore regionale per i beni culturali ed
ambientali e per la pubblica istruzione eroga in favore dei
soggetti indicati dall'articolo 2 un contributo annuo
denominato 'buono scuola' destinato a concorrere, sin ad un
massimo del 75 per cento, e per un importo comunque non
superiore a 1500 euro per ogni buono, alle spese
effettivamente sostenute durante l'anno scolastico per la
frequenza di ciascun figlio presso scuole dell'infanzia, di
base e secondarie, statali e non statali, operanti nella
Regione rispondenti alle caratteristiche organizzative del
comma 5 del presente articolo e munite di appositi requisiti
di funzionalità definiti secondo la lettera f) del successivo
comma 7.
2. Il contributo sarà pari al 100 per cento delle spese
sostenute, nei limiti dell'importo massimo stabilito al comma
1 per la frequenza di soggetti portatori di handicap.
3. Agli stessi soggetti è assegnato un buono scuola
aggiuntivo destinato all'acquisto di attrezzature
specialistiche e strumenti didattici differenziati o ogni
altro supporto che appaia idoneo a superare lo svantaggio
fino alla copertura dell'intera spesa necessaria.
4. Il buono scuola non può essere erogato se l'alunno ha
effettuato più del 30 per cento di assenze nell'anno
scolastico considerato, rapportate ai giorni effettivi di
scuola.
5. Il personale direttivo delle scuole di cui al comma 1
deve essere in possesso di abilitazione all'insegnamento ed
avere maturato un'anzianità di servizio di almeno cinque
anni. Nelle scuole medesime devono essere in funzione organi
collegiali analoghi a quelli previsti per la corrispondente
scuola statale. Le scuole devono essere altresì dotate di
uno statuto che assicuri la pubblicità dei bilanci ed avere
approvato il piano offerte formative (POF) o il piano
educativo d'istituto (PEI).
6. In sede di valutazione sull'attuazione della presente
legge, l'Osservatorio regionale permanente per la dispersione
scolastica di cui al decreto assessoriale 24 luglio 1990 sarà
integrato da cinque rappresentanti di associazioni
scolastiche e familiari di rilievo nazionale presenti nel
territorio della Regione. Tra i compiti dell'Osservatorio
regionale rientra il monitoraggio dell'offerta formativa
fornita dalla scuola statale e non statale.
7. Con decreto del Presidente della Regione, adottato su
proposta dell'Assessore regionale per i beni culturali e
ambientali e per la pubblica istruzione entro sessanta giorni
dall'entrata in vigore della presente legge, sentita la
competente Commissione legislativa dell'Assemblea regionale
siciliana, sono determinati in particolare:
a) il limite di reddito per l'accesso al buono, da
definire tenendo conto del numero dei componenti a carico del
nucleo familiare e dell'incidenza complessiva, su
quest'ultimo, delle spese di frequenza scolastica;
b) la quota percentuale di copertura delle spese da
articolare, nel rispetto del limite massimo di cui al comma
1, in due o più fasce proporzionali a corrispondenti livelli
di reddito, definiti secondo i parametri del codice ISEE ed
entro il limite di cui alla precedente lettera a);
c) le spese di frequenza da classificare ammissibili ai
fini dell'assegnazione del buono e l'eventuale franchigia;
d) le modalità, le procedure e i termini d'inoltro delle
istanze e di erogazione dei buoni;
e) i criteri per la formazione delle graduatorie per
l'accesso ai benefici della presente legge;
f) l'indicazione dei requisiti di funzionalità delle
istituzioni scolastiche di cui al comma 1 da definire con
riferimento all'esercizio dell'attività di pianificazione
dell'offerta formativa (POF), al piano educativo d'istituto
(P.E.I.), all'obbligo di effettiva frequenza per tutta la
durata del ciclo ordinario di studio propedeutico al rilascio
del titolo ed all'applicazione dei contratti collettivi di
lavoro al personale; tra i requisiti di funzionalità
rientrano inoltre la salubrità e l'agibilità dei locali;
g) i criteri di rappresentanza delle associazioni di cui
al comma 6.
8. E' istituito presso il Dipartimento Pubblica istruzione
dell'Assessorato regionale dei beni culturali ed ambientali e
della pubblica istruzione un servizio con compiti ispettivi e
di vigilanza da svolgere anche in collaborazione con gli
organi dello Stato presenti nel territorio regionale al fine
di assicurare nel comparto scuola il rispetto della normativa
regionale o statale vigente in materia di diritto allo
studio, parità scolastica ed erogazione del buono scuola."
Comunico che sono stati presentati gli allegati emendamenti:
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: emendamenti 3.25,
3.26, 3.27, 3.28, 3.29, 3.30, 3.31, 3.32, 3.33, 3.34, 3.16,
3.35, 3.36, 3.37, 3.38, 3.39 e 3.40;
- dagli onorevoli Morinello, Ferro e Micciché: emendamenti
3.15, 3.17,3.18, 3.19, 3.20, 3.21, 3.24 e 3.22;
- dall'onorevole Villari: emendamento 3.1;
- dagli onorevoli Giannopolo, Villari e Speziale:
emendamenti 3.86, 3.77, 3.87, 3.71, 3.70, 3.69, 3.100,
3.68, 3.74, 3.85, 3.80, 3.79, 3.82, 3.78, 3.83, 3.89, 3.73,
3.72, 3.88, 3.76, 3.81, 3.84, 3.75;
- dagli onorevoli Tumino e Villari: emendamenti 3.2, 3.6,
3.7;
- dagli onorevoli Tumino, Barbagallo, Raiti e Vitrano:
emendamenti 3.54, 3.53, 3.52, 3.51, 3.47, 3.50, 3.49, 3.55,
3.57, 3.58, 3.46, 3.56, 3.48, 3.45;
- dall'onorevole Papania: emendamenti 3.64, 3.63, 3.65,
3.66, 3.62, 3.67, 3.61, 3.59, 3.60;
- dall'onorevole Cracolici: emendamenti 3.90, 3.93, 3.91,
3.92;
- dall'onorevole Spampinato: emendamenti 3.94, 3.96 e 3.97;
- dagli onorevoli Villari e Oddo: emendamento 3.14;
- dagli onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Mercadante e
Scoma: emendamento 3.8;
- dagli onorevoli Formica, Acierno, Ioppolo, Virzì e
Infurna: emendamenti 3.42, 3.43 e 3.44;
- dagli onorevoli Villari, Panarello, Giannopolo:
emendamento 3.98
- dagli onorevoli Fleres, Catania e Maurici: emendamento
3.11;
- dagli onorevoli Dina, Sbona, Fratello: emendamento 3.99;
- dagli onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Catania F. e
Garofalo: emendamenti 3.9 e 3.10;
- dagli onorevoli Villari e Giannopolo: emendamento
3.5;
- dagli onorevoli Villari, Oddo e Liotta: emendamento
3.41;
- dall'onorevole Leanza Nicola: emendamento 3.104;
- dall'onorevole Turano: emendamento 3.101;
- dal Governo: emendamento 3.105; subemendamenti 3.105.2,
3.105.3, 3.105.4, 3.105.5;
- dall'onorevole Tumino: subemendamento 3.105.1
all'emendamento 3.105 del Governo;
- dalla Commissione: emendamento 3.105.6.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Avverto che tra 15 minuti dichiarerò chiuse le
iscrizioni a parlare.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Giannopolo.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
illustrare gli emendamenti a mia firma presentati all'articolo 3, il
primo dei quali intende sostituire le parole "buono scuola" con le
parole "buono offerta formativa". Ciò ha un senso, se si considera
il fatto che le politiche che nel corso di questi anni sono state
portate avanti a livello nazionale avevano recuperato o comunque
tendevano a recuperare il concetto di offerta di formazione e quindi
che gli investimenti e le politiche integrate per il servizio
scolastico erano e sono tutte tese a garantire appunto la qualità
dell'offerta formativa.
Con la dizione "buono scuola" noi privilegeremmo il concetto di
una sorta di sostegno al reddito delle famiglie piuttosto che quello
di una esplicita finalizzazione a qualificare o a pretendere la
qualificazione dell'offerta formativa.
Con gli altri emendamenti presentati introduciamo il principio
secondo il quale bisogna indirizzare il buono scuola alle scuole
pubbliche statali, distinguendo, tra le scuole pubbliche, quelle
statali e quelle che sono state classificate paritarie dalla legge
nazionale sulla parità scolastica.
Inoltre introduciamo il principio secondo il quale, ai fini
della rendicontazione per l'ottenimento del buono scuola o del buono
offerta formativa, come lo chiamiamo noi, bisogna considerare non
soltanto le spese sostenute per il pagamento delle rette
scolastiche, ma anche quelle sostenute per l'acquisto dei libri di
testo, per i viaggi di istruzione, per i sussidi didattici e
quant'altro rientri nelle spese che ogni singola famiglia deve
complessivamente sostenere per far conseguire il titolo di studio ad
un figlio presso una scuola che sia pubblica o paritaria.
E ancora. Poiché pensiamo che il buono offerta formativa
debba essere finalizzato comunque a garantire più chances, più
possibilità alle famiglie meno abbienti e poiché abbiamo avuto modo
di rilevare, qualora il buono scuola fosse finalizzato al pagamento
delle rette, che l'importo delle rette può variare dai 6 ai 10
milioni di lire, un buono scuola pari a 1.500 euro porrebbe comunque
in una condizione di difficoltà le famiglie meno abbienti, le quali
dovrebbero sostenere la restante parte della spesa, che ammonterebbe
ad oltre il 50 per cento; una spesa, sicuramente, molto più
considerevole rispetto a quella che dovrebbero sostenere per pagare
le tasse d'iscrizione in una scuola pubblica. Quindi soltanto chi
ha la possibilità di sostenere il resto della spesa, e quindi una
famiglia abbiente, può permettersi di mandare il proprio figlio in
una scuola privata ancorché paritaria.
Su questi punti chiediamo un supplemento di riflessione da
parte del Governo e da parte del Parlamento, proprio allo scopo di
varare una norma che sia efficace e che garantisca giustizia.
Colgo l'occasione per invitare la Presidenza a correggere
l'emendamento 3.74, il quale non si riferisce alla soppressione del
comma 5, ma alla soppressione del comma 6 dell'articolo 3.
L'ultimo aspetto che desidero sottolineare riguarda i
controlli, un tema che viene affrontato dall'articolo 3, ma che deve
essere meglio specificato.
I controlli vengono affidati, attraverso il comma 6, ad una
sorta di osservatorio (che esiste già) sulla dispersione scolastica
allargato ad altri soggetti. Noi riteniamo che, dovendosi allargare
quell'osservatorio, esso vada allargato anche alle organizzazioni
sindacali e professionali degli insegnanti. Mi riprometto di
sottolineare successivamente questo aspetto.
Condividiamo la finalità del comma 8 dell'articolo 3, quella
cioè dell'istituzione presso il Dipartimento Pubblica Istruzione di
un servizio per i controlli sulla legislazione in materia di diritto
allo studio, di parità scolastica e di erogazione del buono scuola;
riteniamo anzi, che questo servizio finisca con l'assumere una
valenza strategica non soltanto all'interno del percorso di
applicazione di questa legge, ma anche dentro la verifica che in
Sicilia deve essere costantemente fatta sui requisiti di parità,
d'accordo con gli organi dello Stato.
Annuncio sin d'ora che attraverso la presentazione di atti
ispettivi porterò a conoscenza l'Assessore alla pubblica Istruzione
di situazioni, anche parecchio incresciose, di scuole già paritarie
o di scuole che si accingono a diventarlo nelle quali i requisiti
previsti dal comma 7 dell'articolo 3 della legge nazionale sulla
parità scolastica non sempre vengono rispettati.
Chiedo, condividendone le finalità e al fine di una migliore
efficacia dell'intervento, che siano meglio precisati i compiti
attribuiti al servizio istituito dal comma 8 dell'articolo in
discussione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 3 è il
cuore della legge. Nella sua attuale formulazione presenta un taglio
fortemente orientato al pagamento delle rette affinché sia
consentito ai ragazzi di frequentare le scuole paritarie, e solo
quelle.
Alcune osservazioni: se, onorevole assessore, onorevoli
colleghi, di buono scuola si deve trattare, dobbiamo aprirlo a tutte
le scuole, statali e non statali, cioè dobbiamo trovare il modo
perchè questo beneficio possa essere diretto alle famiglie degli
alunni che frequentano tutte le scuole. Altrimenti questa non è una
norma di diritto allo studio, ma è una norma finalizzata
esclusivamente ad aggirare l'ostacolo, previsto dalla Costituzione,
che la frequenza presso le scuole private può avvenire ma senza
onere per lo Stato. Dicevo l'altra volta che questa norma appare
essere incostituzionale e credo che non sia esagerato, nel senso che
serve solo ad aggirare un divieto posto dalla norma costituzionale.
Ci sono altre considerazioni relative alla caratteristica delle
scuole paritarie. Esse sono previste e regolamentate dalla legge
numero 62 del 2000; però la Regione, nel momento in cui consente
alle famiglie di andare a spendere il buono scuola presso le scuole
paritarie, può mettere ulteriori vincoli se lo ritiene.
Credo che uno dei vincoli che deve essere posto sia quello di
obbligare le scuole paritarie ad avere delle graduatorie interne.
Onorevoli colleghi, qui non si vuole mettere un limite alla
scelta dei docenti. Io mi rendo conto che una scuola privata è tale
in quanto non ha obblighi nei confronti di graduatorie particolari,
ufficiali, di graduatorie che siano, non tanto ufficiali, ma larghe
e aperte a qualunque persona, a qualunque docente ne faccia
richiesta.
Però, mi sembra doveroso che le scuole paritarie si attrezzino
con delle graduatorie interne, facciano dei bandi autonomi, dicano
che vogliono tutti i docenti con i capelli biondi e gli occhi
azzurri e però facciano la graduatoria nell'ambito dei docenti con i
capelli biondi e gli occhi azzurri.
E' un problema di trasparenza, è un problema di correttezza e
di garanzia, di tutela dei diritti soggettivi anche di tutte quelle
persone che presentano quelle caratteristiche.
Un altro elemento che ritengo vada assolutamente posto
all'interno di quest' articolo riguarda la necessità di contenere il
numero di alunni che possono frequentare le scuole paritarie, nel
senso che non deve accadere che una scuola paritaria si trovi
dall'oggi al domani con un numero di alunni triplicato, duplicato o
quadruplicato.
Il danno che ne verrebbe fuori sarebbe grande dal punto di
vista dell'offerta formativa che la scuola privata potrà fornire,
perchè è chiaro che raddoppiare il numero di alunni significa, non
solo trovare le aule, trovare gli insegnanti, ma significa anche
avere tutta l'attrezzatura necessaria e quindi è un qualcosa che
assolutamente va regolamentato.
Ma ciò serve anche a garantire che l'eventuale flusso di alunni
dalle scuole statali alle scuole paritarie avvenga senza scossoni
troppo grandi. Potrebbe anche capitare che nel primo anno di
applicazione, per una sensazione, per un' impressione o perchè si ci
crede, si possono immediatamente spostare migliaia di alunni; forse
non avverrà, ma se dovesse avvenire noi come ci troveremmo?
Mettere, dunque, un paletto allo sviluppo di una scuola
privata, nel senso di consentire che essa cresca non più del trenta,
quaranta per cento rispetto al numero degli alunni dell'anno
precedente, ci permette di avere una maggiore tranquillità anche sul
controllo dei flussi degli alunni dalle scuole statali alle scuole
private.
E poi c'è un problema di maggiore controllo rispetto
all'attuazione della legge. Ci sono di mezzo i quattrini e quando ci
sono di mezzo i quattrini l'appetito di tante persone, che della
scuola fanno un affare, viene esaltato; quindi l'elemento di
controllo deve esserci.
Vi sono aspetti di controllo sui singoli alunni: si parlava con
l'onorevole Papania, che ha presentato sicuramente degli emendamenti
e penso che verrà ad illustrarli, di scuole paritarie che hanno
anche alunni maggiorenni, gente che già lavora, che ha un contratto
a tempo indeterminato e che si troverebbe ad avere il buono scuola
come gli altri. Probabilmente non sarebbe una cosa molto corretta.
Ma non parlo di questo tipo di controllo, che alla fine si può
definire anche in termini di decreto da parte dell'assessore; io
parlo del controllo sull'applicazione di questa legge.
E' previsto un osservatorio che deve monitorare l'applicazione
della legge; uno degli emendamenti da me presentati prevede che
tale monitoraggio avvenga secondo una griglia di valutazione
particolare che viene proposta dall'assessorato, e quindi dagli
uffici. Per cui, è auspicabile che il monitoraggio sia abbastanza
oggettivo, non lasciato alle singole scuole, né ad un osservatorio,
il quale può fissare criteri, che vanno più o meno bene per lo
stesso, ma che sono stabiliti anche secondo le esigenze
dell'ufficio. E poi questo monitoraggio dev' essere accompagnato da
una relazione dell'assessore alla Commissione Beni culturali alla
fine di ogni anno scolastico, cosicché anche il Parlamento possa
venire a conoscenza di come viene organizzato il controllo
sull'applicazione della legge e, quindi, di come la legge stessa
riesce ad operare nella Regione.
Per quanto riguarda, infine, il problema politico, chiaramente,
su questo bisognerà capire come si articolerà il dibattito
complessivo in Aula e quali saranno i risultati di tale confronto.
FORGIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORGIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come potete
notare, leggendo anche gli emendamenti qui presentati, quelli
firmati da me e dal mio Gruppo sono i più distanti sia dal testo che
dall'emendamento al testo proposto dalla riscrittura del Governo.
Perché, come abbiamo tentato di dire e come emerge chiaramente dal
dibattito e anche dagli interventi, il cuore della legge è questo
articolo 3.
E' una misura di mercificazione della scuola in Sicilia.
Attraverso l' articolo 3 noi stiamo riscrivendo pezzi del diritto
allo studio in questa Regione; anzi li stiamo scrivendo, perché una
legge organica sul diritto allo studio manca.
Partiamo da qui, dalla mercificazione, partiamo dai soldi da
dare alle famiglie.
Io vorrei dirlo anche agli amici parlamentari del centrodestra:
ma non provate un poco di indignazione quando, camminando per
Palermo, trovate i cartelli pubblicitari di alcune scuole private
dove c'è scritto: "Non sei riuscito a prendere il diploma? Con noi,
con pochi soldi, puoi avere il tuo titolo di studio."
E' un'offerta culturale e di qualità scolastica, quella che
viene promossa in quei cartelli pubblicitari, di scuole parificate,
non quelle legalizzate, che vuole una parte di Forza Italia, proprio
quelle che non esistono nei sottoscala e negli scantinati dei
palazzi, parlo delle scuole qualificate.
Quei messaggi pubblicitari rappresentano una promozione di
qualità dell'offerta culturale scolastica di questa Regione o invece
mandano un messaggio chiaro: "Da noi, pagando vi potete comprare il
titolo di studio" e poco importa la qualità di quel titolo di
studio, la qualità formativa, il livello dei programmi, l'intreccio
tra quel titolo di studio e le possibilità di accesso al mercato del
lavoro.
Non vi viene nessun dubbio, perché, appunto, invece di
ragionare sul tipo di riforma del diritto allo studio, di cui
avrebbe bisogno questa Regione, partite dall'elargizione del buono
scuola.
Per questo il mio emendamento è il più distante, cioè propone
la soppressione di questo articolo e vi assicuro che non è
un'atteggiamento di chiusura, è un'atteggiamento di apertura; chiede
al Governo e a questo Parlamento di discutere non del buono scuola
ma del diritto allo studio in Sicilia.
Voi avete fretta perché c'è già l'emendamento del Governo che
propone l'applicabilità di questa norma, che ancora non abbiamo
varato, già per il 2002.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi sono numerosi altri
emendamenti che, come vedete, intervengono sulle percentuali del
contributo, che noi vogliamo a livello minimo, il dieci per cento
invece che il settantacinque per cento. E non perché vogliamo dare
pochi soldi, ma perchè per noi la centralità è della scuola pubblica
e statale. Chi vuole andare alla scuola privata se la paghi, perché
la scuola pubblica e statale è l'unica garanzia per intervenire
sulle famiglie che non hanno i soldi e per assicurare qualità
formativa dentro un'unicità del progetto formativo per i ragazzi e
le ragazze, per i bambini, che può essere garantito solo dallo
Stato.
Per questo interveniamo a scalare. Voi direte: ma sono
atteggiamenti ostruzionistici, un emendamento che prevede il dieci
per cento invece del settantacinque, il venti invece che il
settantacinque, il venticinque.
Vorremmo farvi ragionare emendamento per emendamento sul
significato di questi numeri per arrivare poi ad un tetto massimo -
ne parlava nella passata seduta l'onorevole Morinello - cioè di non
dare comunque oltre il cinquanta per cento del contributo, e di
riconoscere, in ogni caso, un livello oltre il quale non c'è una
parità tra pubblico e privato, ma di fatto c'è il finanziamento alle
scuole private.
Non vi interessa nemmeno questo, perché a voi serve appunto
fare una misura di mercificazione; così noi, al primo comma,
proponiamo di sostituire 1500 con 500 euro, anche lì per stabilire
un concetto di priorità: l'intervento sulla scuola pubblica, sulla
scuola statale.
E poi, onorevole Granata, io capisco che questa è un po' la
legge del Presidente Cuffaro e sua ma, insomma, evitiamo di sommare
all'Osservatorio regionale, previsto nel comma sei, anche il
Dipartimento della Pubblica istruzione del comma otto; evitiamo di
sommare strutture a strutture che devono avere ed hanno, almeno
nella scrittura del testo, la stessa funzione.
Capisco che lei opera in una concentrazione di poteri, visto
che gliela hanno un poco imposta, perché non mi sembra tanto
appassionato di questo buono scuola, almeno nella versione dei
diplomifici. Gliela hanno imposta, almeno utilizziamola e
concentriamo poteri nei confronti dell'Assessorato; ma non facciamo
due strutture simili per funzioni e competenze.
Io credo che stiate facendo un obbrobrio che non consentirà a
questo Parlamento di discutere seriamente della legge sul diritto
allo studio, perché questi paletti che state mettendo, con questa
misura di mercificazione della scuola, condizioneranno tutto il
nostro ragionamento poi sul sistema complesso del diritto allo
studio in Sicilia, che non può essere affrontato per parti separate:
quello primario, quello secondario, quello che riguarda
l'università. Invece avete fatto un'altra scelta; per questo i
nostri emendamenti sono quelli radicalmente più avversi al disegno
del Governo, all'emendamento del Governo e sono quelli che parlano
di un'altra scuola e di un altro modello formativo in questa
Regione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che sono trascorsi i
quindici minuti di tempo che avevo dato, ma chiaramente non è un
termine assoluto. Prego, pertanto, coloro che si volessero iscrivere
a parlare di farlo subito.
FLERES. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto
intervengo sul dibattito generale che riguarda gli emendamenti;
successivamente, dopo che lei avrà messo in votazione i singoli
emendamenti, interverrò per dichiarazione di voto e in tal senso mi
prenoto.
Onorevoli colleghi, ho frequentato soltanto scuole pubbliche,
la mia unica figlia ha frequentato scuole pubbliche ed in questo
momento frequenta una università pubblica.
Questo non mi esime dal rappresentare, in linea con quelle che
sono le mie convinzioni politiche, l'esigenza che, in un Paese
democratico, ciascuno possa scegliere di frequentare o di far
frequentare una scuola piuttosto che un'altra, non sulla base del
censo, non sulla base del reddito di cui dispone, bensì sulla base
della qualità del prodotto formativo che richiede e che dunque si
aspetta di ottenere.
Cosa intendo dire? Intendo dire che il disegno di legge di cui
noi stiamo discutendo, non solo condivide e applica i dettati
costituzionali che sanciscono la libertà, l'insegnamento nel nostro
Paese, così come appunto é previsto da più di un articolo della
Costituzione; sancisce anche un altro principio che é quello della
pari opportunità tra coloro i quali hanno un reddito tale da
consentire loro di iscrivere i figli o di iscriversi in una scuola
pubblica e chi invece ha un reddito diverso e dunque é libero di
potere scegliere in funzione della qualità del servizio offerto.
Io sono profondamente deluso che esistano ancora nella nostra
società una o più posizioni politiche che improntano le loro
decisioni non sulla base di elementi oggettivi ma sulla base di
sospetti; ed il sospetto é quello di intestare la qualità
formativa alla scuola pubblica e i disvalori della formazione
culturale alla scuola privata, e non sulla base di elementi certi,
ma sulla base di un' ipotesi.
E' come se noi dicessimo: siccome potenzialmente tutti
possiamo essere assassini, chiudiamoci dentro casa e non usciamo più
perché, siccome, potenzialmente, uscendo da casa potremmo uccidere
qualcuno, é meglio non uscire. Mi sembra un ragionamento
assolutamente privo di fondamento. Ho frequentato scuole pubbliche
le quali non disponevano nè di palestra nè di laboratori, con
insegnanti eccellenti ed in alcuni casi con insegnanti non
eccellenti. Ho visto scuole private che forniscono un eccellente
prodotto e ne ho visto anche altre che forniscono un prodotto
scadente.
Una cosa é certa: né io, né - ritengo - nessuno sceglierà o
può aver scelto una soluzione piuttosto che un'altra in funzione non
della qualità dell'offerta formativa, bensì della facilità
attraverso cui conseguire un titolo di studio, anche perché - cari
amici della Sinistra che su questo tema avete lungamente dibattuto -
se non é la scuola a determinare una selezione, se non é la scuola
a facilitare e a consentire una adeguata preparazione, in grado di
far fronte alle esigenze del mercato, poi é il mercato stesso che
determina la selezione.
Un tempo era sufficiente avere un diploma, un pezzo di carta
per vedersi aperta la carriera lavorativa. Oggi é necessario che
quel pezzo di carta sia la sintesi di una capacità professionale, di
una capacità culturale in grado di far fronte alle esigenze del
mercato; quindi, perdonatemi, é debole la posizione che ho sentito
in questi giorni, in quest'Aula e fuori da quest'Aula, secondo la
quale lo studente é un soggetto che si orienta verso un prodotto
facile piuttosto che verso un prodotto di qualità.
Allora, cari amici e colleghi, per quanto mi riguarda mi
attesto sulla scelta che il Governo e la maggioranza hanno fatto
rispetto a questo argomento; sono convinto che la legge sul buono
scuola sia una legge che migliora la qualità democratica del nostro
Paese, della nostra Regione. Sono convinto, però, che bisogna fare
in modo che tale qualità venga garantita.
E allora, onorevoli colleghi, anche da questo punto di vista,
una perplessità la voglio esprimere.
Si è sostenuto in quest'Aula che le scuole private sono dei
'diplomifici' e che rilasciano titoli di studio non adeguati alla
programmazione che dovrebbero avere svolto.
Ebbene, io sono convinto che così non è, per la semplice
ragione che quegli 'esamifici' sono sottoposti alla valutazione,
prevalentemente, di commissioni composte da personale pubblico.
Se dovessimo sostenere ciò, dovremmo sostenere pure che esiste
nel nostro Paese, nella nostra Regione, un sistema di corruzione
articolata in tutti i livelli, comprese le commissioni d'esame, le
quali, ancorchè composte da personale pubblico, diventano, nel
momento in cui sono chiamate ad esaminare studenti che frequentano
scuole non statali, immediatamente cattive, mentre fino ad un attimo
prima erano buone.
Onorevoli colleghi, io sono convinto che il percorso che stiamo
realizzando sia un percorso civile, in linea con i princìpi
costituzionali. Sono pure convinto che ci saremmo potuti spingere
oltre e che avremmo potuto - e questo sì che lo condivido - elevare
il grado di verifica, di controllo, di garanzia rispetto alla
qualità del prodotto formativo.
Onorevole Assessore, io sarei molto felice se lei disponesse
immediatamente ispezioni in tutte le scuole, statali e non statali,
per accertare che tutte siano nelle condizioni di mantenere quello
che promettono. E se qualche scuola non è in grado di mantenere
quello che promette, che vengano adottate le sanzioni che la legge
prescrive rispetto a tali fenomeni; ma, certo, non si può
ipotizzare 'vuoto per pieno' solo sull'onda di un atteggiamento
sospettoso che 'tutto il buono sta da una parte e tutto il cattivo
sta dall'altra'.
Per quanto mi riguarda, la mia cultura laica mi porta a
ritenere che buono e cattivo stanno da tutte le parti; che esistono
scuole pubbliche eccellenti e scuole pubbliche meno eccellenti;
docenti pubblici eccellenti e docenti pubblici meno eccellenti;
scuole private eccellenti e scuole private non eccellenti; e così
via.
Allora, se è questo il tema, l'obiettivo che dobbiamo
raggiungere non è solo quello di garantire pari opportunità, ma è
quello di garantire un'elevata qualità; e l'elevata qualità si può
realizzare solamente aumentando i livelli di controllo, tutti i
livelli di controllo.
Ci sono scuole private - e qui hanno ragione alcuni colleghi
della sinistra - che sono sicuramente indegne di chiamarsi scuole,
ma anche qualche scuola pubblica lo è.
E allora, per quanto mi riguarda, ho lavorato, abbiamo lavorato
all'interno del gruppo, per tentare una soluzione che fosse coerente
con le linee politiche di questa maggioranza e del Governo, linee
politiche che noi condividiamo; e sbaglia chi pensa di potere
strumentalizzare le posizioni che si sono, in questi giorni, venute
a determinare.
Onorevole assessore Granata, se questa fosse stata soltanto la
legge 'Granata' noi saremmo stati molto più contenti. Nel momento
in cui diventa la legge 'Granata-Ortisi' o 'Granata-Speziale' siamo
un po' meno contenti, anche perchè, purtroppo, ogni tanto il metodo
della....
CRISAFULLI. Ma non è un fatto personale con l'onorevole Speziale?
FLERES. Assolutamente no, onorevole Crisafulli. Il metodo, non
della mediazione sulla messa a punto di aspetti o di passaggi che
meritano - e che giustamente il Parlamento deve fare - di essere
messi a punto, ma di una mediazione sui princìpi certamente non è
auspicabile, perchè determina una scarsa riconoscibilità dell'azione
politica di uno schieramento rispetto ad un altro.
Se mediamo su un criterio, se mediamo su una messa a punto di
un articolo o sul contenuto di una disposizione in un senso o
nell'altro, stiamo lavorando per mettere a punto e migliorare un
testo di legge. Ma se mediamo su un principio, stiamo rinunziando
ai valori ai quali ci siamo ispirati dal momento in cui abbiamo
chiesto il consenso degli elettori.
Questo è il tema semmai. E su questo Forza Italia non si è mai
divisa, né mai si dividerà.
Onorevoli colleghi, e mi avvio alla conclusione, per quanto
riguarda gli emendamenti si è molto parlato dell' estensione o non
estensione dell'applicazione del buono scuola alle scuole
giuridicamente riconosciute e a quelle paritarie.
Credo che il problema sia stato superato, sia ormai un falso
problema, perché il tempo per garantire il potenziale allineamento
di tutte le scuole ai requisiti delle scuole paritarie credo ci sia.
Certo, noi con questo testo stiamo di fatto sottraendo un anno
rispetto al percorso previsto dalla legge nazionale. E io mi auguro
che ciò non significhi una modifica dell'indirizzo costituzionale.
Mi auguro che ciò non alteri il principio del pari trattamento
riguardo al tema delle scuole siciliane rispetto alle altre scuole.
Per quanto mi riguarda è un falso problema, avendo acquisito i
dati riguardanti lo stato di parifica, è un falso problema.
Torno all'altro emendamento, quello che riguarda i contratti di
collaborazione coordinata e continuata.
Onorevoli colleghi, voi pensate che un dirigente, un alto
dirigente, per esempio della ST, o dell'ANIC, o dell'ENI o della
TELECOM vada a fare un contratto di dipendenza con una scuola
privata per insegnare management o alta tecnologia? Io credo di no.
E, dunque, se vogliamo elevare il grado di professionalità, il
livello di offerta formativa delle scuole private, dobbiamo
consentire alle stesse di poter utilizzare quel personale docente
capace di aggiungere qualità formativa all'offerta potenziale di
partenza. Cosa che la scuola statale non può fare o ha difficoltà a
fare per la struttura di cui dispone.
Su questo tema sono convinto si potrebbe fare qualche
riflessione in più.
Mi auguro che il Governo la faccia, mi auguro che il Governo
approfondisca quest'aspetto, perché qui non si tratta di violare i
contratti né di facilitare l'attività dei furbi. Qui si tratta,
invece, di consentire a questi organismi di utilizzare il massimo
della professionalità senza vincoli che, di fatto, impedirebbero che
tale obiettivo si possa realizzare.
Onorevoli colleghi, non ho altro da aggiungere adesso, ma sono
convinto che, superati questi aspetti, non ci siano ulteriori
ostacoli all'approvazione di questo testo che, più è Granata-Cuffaro
e più mi piace, meno è Granata-Cuffaro o più è Granata-Ortisi e meno
mi piace.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Villari. Ne ha
facoltà.
VILLARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
rapidamente fare delle considerazioni, intanto in relazione al primo
emendamento che ho presentato che, come nella scorsa seduta
ricordavo, si riferisce al vecchio testo cui sono legati gli
emendamenti in discussione.
Vorrei immediatamente dire che la parte dell'emendamento 3.1
dove si fa espressamente riferimento alle scuole statali, nella
riscrittura dell'articolo 3 del Governo, fa riferimento alle scuole
statali e paritarie di ogni ordine e grado. La questione che pongo
adesso è che non vorremmo, così come è stato riscritto l'articolo 3
dal Governo e laddove si ripropone ancora la questione del buono
scuola legata alla effettiva frequenza della scuola, che ciò volesse
rappresentare sostanzialmente o, peggio ancora, esclusivamente un
sostegno alle spese delle famiglie i cui figli frequentano scuole
non statali, con il rischio di introdurre un elemento di
penalizzazione o addirittura di marginalizzazione della scuola
pubblica.
Infatti, gli impegni assunti dal Governo e dall'assessore
Granata in più occasioni sono stati sempre nel senso di andare ad
una legge - nell'ambito di questa si è parlato di introdurre alcune
norme per il diritto allo studio - organica per il diritto allo
studio delle scuole statali e paritarie e del diritto allo studio
non universitario, perché per il diritto allo studio universitario,
come sappiamo, c'è già un testo a cui la II Commissione ha dato una
copertura finanziaria parziale. Quindi l'impegno assunto dal Governo
era quello, appunto, di lavorare su un testo che riguardasse il
diritto allo studio più complessivamente inteso, come diritto allo
studio non universitario.
Pertanto, rispetto a questo vorrei che non si aprisse -
eventualmente sarebbe il caso di chiarirlo, certo sarebbe
preferibile avere qui un testo per il diritto allo studio non
universitario per rendersi meglio conto del quadro entro cui ci
muoviamo - pure a causa della frammentarietà del testo, considerati
gli emendamenti presentati all'articolo 3 che è stato riscritto dal
Governo, un dibattito per certi aspetti arretrato perché fa
riferimento ad un testo che, nei fatti, è cambiato.
Per quanto concerne l'emendamento 3.5 a mia firma, laddove
recita "il buono scuola viene erogato solo a seguito di
rendicontazione delle spese nelle quali..." devo dire che
probabilmente nella sua stesura, non per colpa degli uffici ma
sicuramente per responsabilità mia che avrò scritto male, c'è
qualcosa che non va perché il testo voleva essere diverso da quello
che risulta. Infatti, non mi pare comprensibile; probabilmente c'è
qualcosa che non va. Nell'emendamento si parla di "spese nelle quali
la scuola oppone la conseguita ...". Vorrei, eventualmente, che se
ne affrontasse l'esame più avanti per un chiarimento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi
di fare una brevissima battuta sull'articolo 3. Noi lasciamo, lo
dico all'onorevole Fleres, volentieri l'esclusività della paternità
al Governo regionale e all'assessore Granata proponente di questo
testo di legge. Dico ciò al fine di evitare confusioni e anche
demagogiche affermazioni, secondo le quali il testo che dovrebbe
uscire da quest'Aula è un testo definito sulla base di mediazioni su
princìpi. Con molta nettezza dico che qui non sono mediabili i
princìpi che ci vedono su posizioni profondamente diverse rispetto
alle origini che ispirano questo testo di legge.
Abbiamo detto e ripetuto che il sistema della politica a
servizio del diritto allo studio di tutti i ragazzi e le ragazze che
in questa regione frequentano la scuola dell'obbligo e la scuola
secondaria con questa legge di fatto é un diritto differenziato.
Con questo disegno di legge si sta affermando un privilegio tendente
a garantire esclusivamente coloro che hanno fatto una scelta
legittima di libertà, tendente in qualche modo a scegliere un
percorso formativo diverso da quello pubblico.
Detto ciò, voglio riportare il merito della questione che é
oggetto in quest'articolo: il Governo sta scegliendo di introdurre
il buono scuola.
Qualche istante fa ho chiesto all'Assessore se ricordava il
numero della Gazzetta ufficiale nella quale il Governo nel mese di
agosto ha pubblicato un decreto a firma dell'assessore Granata, con
il quale sono stati definiti i criteri per l'accesso ai contributi
previsti dalla legge 62/2000 . E - se non vado errato - per l'anno
2002 nella nostra Regione dallo Stato vengono trasferiti circa 50
miliardi delle vecchie lire. Ebbene, con quel decreto l'assessore
Granata ha stabilito alcuni requisiti. Ad esempio, uno dei
requisiti di accesso a quegli strumenti e a quelle risorse
trasferite dallo Stato è il reddito del nucleo familiare. Se non
ricordo male, l'assessore Granata ha previsto che, per accedere ai
benefici previsti dalla legge 62/2000, occorre che il reddito
familiare non superi i 27 milioni di lire. Il Governo, nel definire
ciò che é rimborsabile con i fondi trasferiti dallo Stato, prevede
che, tra le spese rimborsabili, vi siano anche le rette scolastiche.
Quindi, con la circolare varata nel mese di agosto abbiamo già, in
qualche modo, previsto una modalità di rimborso per chi ha scelto di
accedere alla scuola privata, pur vincolata e definita secondo i
parametri della legge 62/2000. Essa, com'é noto, estende tali
benefici soltanto agli studenti che frequentano la scuola pubblica
statale, la scuola pubblica degli enti locali, che in questo testo
di legge continua a non esserci - voglio ricordare che nella nostra
regione vi sono istituti di competenza esclusiva delle province, in
particolare penso ad alcuni licei linguistici, agli istituti d'arte
- e alle scuole paritarie così come previsto dalla legge numero 62.
Insomma, da un lato con una circolare si affermano alcuni requisiti
ed alcuni criteri, con questa legge si stabilisce che il Governo,
con successivo decreto, definirà la soglia di accesso per i benefici
del buono scuola.
Abbiamo presentato un emendamento che cerca, in qualche modo,
di definire per legge quale deve essere questo limite. Anche perché
ciò che desta maggiore preoccupazione, mi rivolgo al Governo, è la
vostra riscrittura del testo, con l'emendamento presentato di
riscrittura rispetto al testo originario, sulle modalità con le
quali calcolate il sistema per accedere al buono scuola; è persino
peggiorativa del testo originario. Voi, infatti, calcolate un
sistema nel quale non solo non c'è una soglia di accesso definita,
ma lo determinerete in una condizione di variabilità che farà
impazzire gli uffici che dovranno gestire ...
CUFFARO, presidente della Regione. Sono già pazzi
CRACOLICI. Se lo afferma il presidente della Regione ne prendo
atto, capisco che è spiritoso.
Ma al di là delle malattie mentali, la cosa che più preoccupa è
che introducete un metodo che di fatto consentirà il buono scuola
anche a chi, obiettivamente, non ha certamente bisogno, per
condizioni economiche che fortunatamente gli consentono di vivere al
di sopra della media nella quale vivono migliaia di famiglie
siciliane. Voi prevedete un sistema secondo il quale alla fine anche
chi ha 200 milioni di reddito netto avrà il buono scuola della
Regione. Non vi vergognate di approvare una legge che
comunicativamente passerà come una 'legge per i ricchi'? Altro che
poveri
Noi nell'articolo 3 non solo vogliamo stabilire la possibilità
che la Regione, da un lato, dia pure il buono scuola (non lo
condividiamo), ma che introduca pure la possibilità di assegnare
borse di studio per le famiglie più bisognose di un sostegno reale
per consentire un percorso formativo ai loro figli ma, allo stesso
tempo, chiediamo che quest'Aula possa pronunciarsi in maniera
trasparente ed anche per gli obiettivi dichiarati, sui quali molti
si sono qui sbizzarriti nel sostenere che questa legge favorisce la
possibilità per le famiglie meno abbienti di scegliere la scuola
privata. Non favorirete le famiglie meno abbienti Questa legge,
alla fine, favorirà le famiglie più abbienti, perché quelle meno
abbienti rimarranno tali e, quindi, saranno di fatto escluse.
Vorrei ricordare, tra l'altro, che il Governo aveva
preannunciato - lo dico al presidente della Regione - un ulteriore
subemendamento che non ho visto tra quelli distribuiti in Aula, con
il quale si stabiliva in via prioritaria o comunque si introduceva
un sistema a graduatoria per cui il buono scuola si assegna a
partire dai redditi più bassi, e non il contrario. Insomma, voi
avete scelto una strada, la strada - onorevole Fleres - di questo
Governo; non la legge Granata, Speziale o Ortisi, ma la legge
Granata del Governo di centrodestra, perché è tutta vostra questa
legge
FLERES. Allora votate contro
CRACOLICI. Rispetto agli obiettivi che avete voluto perseguire
con questa legge realizzerete una mostruosità.
Noi proponiamo, così come abbiamo fatto, una battaglia per
migliorare il più possibile il testo della legge, avendo la
possibilità anche di fare giustizia in questa legge. Evitiamo di
dare soldi a chi non ha certamente bisogno di avere soldi pubblici;
e, attenzione, finanziamo con due strumenti il buono scuola: da un
lato con la circolare Granata dell'agosto del 2002, con i fondi
trasferiti dalla legge 62/2000 pari a 50 miliardi di lire, e adesso
con la legge Granata, con gli oltre 100 miliardi che serviranno a
dare il buono scuola. Insomma, stiamo mettendo circa 150 miliardi
delle vecchie lire a disposizione del sostegno, di fatto, alla
scuola, ai ragazzi, alle ragazze che frequentano le scuole private
in Sicilia. Non credo che questa sia una legge che faccia giustizia
sui temi del diritto allo studio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Papania. Ne ha
facoltà.
PAPANIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, poiché mi
riconosco in gran parte degli interventi prodotti dall'onorevole
Tumino e da altri mi limiterò ad alcune considerazioni.
Qualche problema la legge sul buono scuola, in linea di
principio, in effetti, lo pone a tutti i deputati cattolici.
Le affermazioni di Giovanni Paolo II, a seguito
dell'approvazione della legge sulla parità nazionale, secondo le
quali essa era una legge apprezzabile ma non sufficiente, hanno
posto, per tutti, un tema di riflessione profonda.
Nel momento in cui questo è diventato un concetto che mitiga e
differenzia il concetto proprio di diritto universale allo studio
uguale per tutti, poiché lasciando alle Regioni la possibilità di
intervenire sul diritto allo studio e sui buoni scuola, comincia a
dare risposte diverse a domande diverse segnando, quindi, per le
Regioni, una possibilità di intervento, basta esaminare il panorama
di tutte le leggi approvate in tutte le Regioni e vedere come i
buoni scuola abbiano dovunque - lo dico anche all'onorevole Fleres -
avuto una storia diversa: l'Emilia Romagna libertà di scelte
educative e finanzia tutto comprese le rette, cioè l'iscrizione; la
Lombardia il funzionamento a sostegno dei disabili; il Friuli tutto
compreso gli investimenti in attrezzature; il Veneto l'iscrizione, i
libri, i sussidi, la frequenza ed il sostegno ai disabili.
Probabilmente, appena la farà il Piemonte, appena la farà la
Sicilia, si vedrà come l'intervento sarà differente per tutto il
territorio nazionale. Perciò, è il concetto stesso che cambia ed in
questo senso sono andati gli emendamenti che ho presentato. Il
concetto che cambia è che non esiste più, nemmeno a livello
culturale, l'idea di scuola statale: esiste il servizio pubblico.
Allora, la capacità di chi legifera deve essere quella di
identificare il servizio pubblico, per tutti, della scuola pubblica
statale e della scuola pubblica non statale, dando parità di accesso
alle famiglie per poter andare in entrambe le tipologie di scuola,
dando gli stessi obblighi a chiunque decida di gestire una scuola
nel Paese.
Quando l'onorevole Fleres dice che bisogna fare i contratti di
collaborazione per alcune personalità in grado di andare nelle
scuole private e migliorare la qualità delle stesse, probabilmente
non è chiaro come la scuola paritaria questo già lo possa fare,
perché nell'ambito del 25 per cento di volontari o di
professionisti che abbiano la capacità professionale dimostrabile
possono, tranquillamente, in quell'ambito, andarsi a prendere chi
vogliono senza il contratto collettivo nazionale di lavoro e perciò
aumentando anche il livello di qualità di quella scuola.
Quindi, io credo che questo testo, al di là poi delle
valutazioni che ciascuno di noi può svolgere sull'opportunità di
farlo oggi, di farlo in questo modo, di andare avanti prima con la
legge sul diritto allo studio più complessiva e poi sul buono
scuola, vada intanto migliorato, appunto, su specifiche fattispecie:
quelle che consentano alla famiglia di usufruire del buono scuola
per l'accesso al tipo di scuola che desiderano tra la scuola
paritaria e la scuola pubblica statale, e alle scuole paritarie di
essere adeguate a ciò che debbono offrire a queste stesse famiglie.
Quindi, il buono scuola che viene scelto non in funzione della
fruibilità dello stesso, ma del libero accesso alla migliore scuola
possibile del Paese.
Tutto questo ci obbliga a fare un'azione etica anche nei
confronti delle scuole paritarie, che può andare nel senso di
migliorare la struttura dei contratti per i soggetti che lavoreranno
in queste scuole, ma anche nel senso di definire alcuni princìpi
molto chiari. Mi rivolgo al Presidente Cuffaro, non so se ciò lo si
possa scrivere nella norma o lo possa fare l'Assessore nel suo
decreto, ma mi sembra che alcune piccole cose, a parte quelle grandi
che sono state fin qui dette, debbano essere migliorate.
Non è possibile che uno stesso soggetto nella scuola secondaria
consegua più diplomi e usufruisca sempre del buono scuola; non è
possibile che un soggetto occupato, mi riferisco ai tanti dipendenti
pubblici che conseguono il diploma soltanto per avere un punticino
in più, usufruiscano del buono scuola; non è possibile che, superata
una certa età, si continui a prendere diplomi dovunque perchè
significherebbe, allora sì, agevolare un certo tipo di percorso.
Inoltre, in questo testo è completamente assente la
concertazione tra l'Assessore per la pubblica istruzione e
l'Assessore per la formazione professionale.
Faccio presente che per almeno due tipologie, che sono
segnalate nei miei emendamenti, cioè gli ex articoli 17 e 18 del
decreto legislativo 196/97 riguardanti l'apprendistato, e la legge
144/99 riguardante gli obblighi formativi, si corre il rischio di
dare agli stessi soggetti più possibilità di accesso a
finanziamento.
Se in questo momento una scuola paritaria gestisce corsi della
legge 24, onorevole Presidente della Regione, e li ha inseriti
nell'ambito della legge regionale 24 all'interno della quale, oggi,
col finanziamento in corso sono i fondi che provengono dall'obbligo
formativo, quella stessa scuola può organizzarsi i corsi per la
pubblica istruzione.
CUFFARO, presidente della Regione. Nella legge è scritto che deve
seguire l'intero ciclo dei 5 anni.
PAPANIA. Se la legge precisa tutto ciò, ci troveremo alla fine
con qualche punto di raccordo in più.
Lo stesso punto di partenza del piano dell'offerta formativa
della pubblica istruzione, del piano regionale dell'offerta
formativa della legge regionale 24 è differenziato nei tempi. La
legge 24 parte a gennaio, la scuola, notoriamente, comincia con ben
altra data. Questo farà in modo che vi sia un'offerta formativa
molto diversificata.
Io sostengo che per elevare i livelli di intervento ed i
livelli di qualità bisogna incidere sui testi che si fanno. Non sarà
con i controlli, onorevole Fleres, che si limiterà la possibilità
per alcuni soggetti di fare determinate cose, ma scrivendo una buona
legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Morinello. Ne ha
facoltà.
MORINELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato detto
in quest'Aula che l'articolo 3 è il cuore di questo disegno di
legge.
La Sicilia con la legge n. 6 del 2000 ha avuto la sua legge
sull'autonomia delle istituzioni educative. Abbiamo esercitato, come
Regione siciliana, la potestà concorrente, e abbiamo recepito e
innovato i cardini di quella legge quadro che in Italia innova
fortemente il funzionamento delle istituzioni educative.
Viene meno quel modello centralistico e napoleonico che ha
informato non solo la pubblica istruzione e la scuola in Italia, ma
tutta la pubblica amministrazione tout-court. Il modello
napoleonico, come voi sapete, dopo il 1861 è stato l'elemento che ha
caratterizzato l'impalcatura della macchina statuale italiana. Quel
modello napoleonico, che noi abbiamo conosciuto, si articolava
attraverso un forte potere centralizzato che faceva capo al governo
di Roma e che, tramite gli organi periferici, poi articolava le
decisioni che venivano assunte dal potere centrale fino all'estrema
periferia. Per cui, nella pubblica istruzione il potere era del
Ministro della Pubblica istruzione e i Provveditorati, che sono gli
equivalenti dei Prefetti, erano organi burocratici decentrati e i
capi di istituti erano gli esecutori di una politica scolastica che
veniva fatta a Roma e dettata dal potere centrale.
L'autonomia scardina questo modello, si coniuga con diversi
elementi: autonomia amministrativa, didattica, educativa, di
sperimentazione e finanziaria.
L'autonomia finanziaria dà la possibilità alle singole scuole
di rapportarsi con il mondo esterno, con gli enti che gravitano
attorno alla singola istituzione educativa e gli enti possono
essere privati o pubblici.
Gli enti locali, la Regione, le province ma anche le
associazioni del volontariato, la società civile, anche le imprese
possono interferire con i processi educativi e da qui la critica
giusta, a mio avviso, che veniva mossa al fatto che nella scuola
italiana si potesse assistere a una sorta di classifica, a una sorta
di scuole che, collocate in un determinato ambiente, in un
determinato "humus", potevano essere di un certo tipo.
Una scuola della provincia di Treviso o della provincia di
Bergamo, certamente, aveva interfacce e collegamenti con la società
civile e anche con gli enti locali diversa da quella situata in
provincia di Nuoro, in provincia di Caltanissetta o in provincia di
Enna.
E da qui noi, in Sicilia, con la legge sull'autonomia abbiamo
previsto una forte capacità degli enti pubblici di poter eliminare
quel potenziale pericolo che era dato, appunto, da questa
divaricazione tra scuole di serie A e scuole di serie C, tra scuole
forti e scuole deboli attraverso un forte intervento, una capacità
di trasferimento che gli enti pubblici dovevano avere per supportare
la scuola pubblica che non è una scuola ideologica, che non è una
scuola atea, che non è una scuola confessionale, che si impronta ai
principi della nostra Costituzione repubblicana che è una
costituzione laica, che non ha alcuna ideologia, alcuna confessione,
che consente il libero dispiegamento delle opzioni culturali: è una
scuola libera da tutti i punti di vista.
E' una scuola, quindi, non soggetta a ideologie di parte ma,
anzi, le diverse ideologie, le diverse opzioni culturali possono
liberamente confrontarsi, non solo gli insegnanti ma gli studenti,
tutti gli operatori, tutti quelli che gravitano nella scuola
pubblica possono manifestare queste diverse opzioni.
Cosa diversa è la scuola privata che pure la nostra
Costituzione nell'articolo 33 garantisce: "La Repubblica garantisce
il libero funzionamento, l'istituzione delle scuole private purché
siano senza onere per lo Stato". Ebbene, l'articolo 3, questa legge
sul buono scuola scardina questo principio costituzionale.
Io ritengo che questa è una legge, una volta approvata,
anticostituzionale e non è stata data la possibilità alla Corte
Costituzionale di pronunziarsi perché, come dicevo prima, il nuovo
governo, il Governo Berlusconi, ha ritirato il ricorso che il
Commissario dello Stato in Lombardia aveva opposto alla legge che
istituiva il buono scuola.
Per cui io ritengo che noi sprechiamo un'occasione, quella
appunto di potenziare in Sicilia l'Autonomia che per essere tale ha
bisogno di risorse.
La scuola pubblica oggi in Sicilia con la legge dell'Autonomia
è una scuola priva di contenuti, che non ha risorse, che depotenzia
anche quei forti elementi innovativi che quella legge ha dato alla
scuola siciliana; per cui una scuola senza risorse è qualcosa che
appunto penalizza il lavoro, lo sforzo che gli insegnanti, i
dirigenti scolastici, il lavoro degli operatori scolastici che oggi
sono tutti, onorevole Presidente della Regione, contrari a questa
legge, anche i docenti che hanno votato per lei, onorevole Cuffaro,
sono fortemente preoccupati perché questa scuola, questa legge
penalizzerà ulteriormente la scuola pubblica in Sicilia.
Forza Italia - l'intervento dell'onorevole Fleres è stato da
questo punto di vista significativo - vuole la scuola dei
diplomifici ed io voglio dire una cosa all'onorevole Fleres, mi
assumo la responsabilità di quello che dico: che la scuola privata
in Sicilia è una vergogna. Non parlo delle poche scuole religiose di
eccellenza che ci sono, che si possono contare ma l'ottanta, il
novanta per cento delle scuole private in Sicilia rappresenta un
vero 'pugno nell'occhio' per chi opera all'interno della scuola.
I diplomifici, scuole che vengono gestite con criteri non dico
privatistici, ma con criteri 'gangsteristici',e sulla base,
onorevole Presidente della Regione, di vuoti legislativi, il
controllo su di essi di fatto non esiste; il reclutamento dei
docenti avviene su base clientelare; i docenti non vengono pagati
perché basta solo il punteggio.
CUFFARO, presidente della Regione. Perché non le denunziano alla
Procura queste cose?
MORINELLO. Abbiamo denunziato. Il problema non è la denunzia, il
problema è che mancano i controlli. Onorevole Presidente, è notorio
questo.
Gli alunni che vengono respinti dalla scuola pubblica vanno
nelle scuole private, pagano decine di milioni ed hanno il diploma
assicurato con il massimo dei voti.
Questa innovazione che il ministro Moratti ha portato nella
formazione delle Commissione d'esame ha ulteriormente aggravato una
situazione che già era tragica.
I Commissari d'esame, onorevole Fleres, sono membri interni. I
membri interni hanno l'interesse a promuovere con il massimo dei
voti altrimenti i gestori li licenziano, proprio perché non c'è
alcuna regola, non c'è alcun riferimento oggettivo nel rapporto di
lavoro tra i docenti ed i gestori delle scuole private.
Questa è una legge che appunto porterà all'ulteriore
dequalificazione di una scuola pubblica in Sicilia che è gravemente
deficitaria; per questo io ritengo che l'introduzione del buono
scuola rappresenti una iattura non solo per la scuola, ma per la
società siciliana, per il grado di civiltà, per gli elementi di
corruzione delle coscienze che questa legge apporterà.
Onorevole Fleres, Forza Italia oggi si fa, con il suo
intervento, paladina di questi interessi che oggi rappresentano uno
scandalo nel funzionamento della scuola in Sicilia.
Anche la scuola privata lombarda è differente da quella scuola
privata siciliana.
Pertanto, ritengo, onorevole Presidente, l'opposizione a questo
disegno di legge é qualcosa che va oltre lo specifico, rappresenta
uno degli elementi su cui articolare un ragionamento di fondo sul
funzionamento delle istituzioni pubbliche in Sicilia.
ORTISI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ORTISI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, i sillogismi
aristotelici dell'onorevole Fleres, non tengono conto né della
logica formale del Novecento ma soprattutto non tengono conto della
realtà del territorio siciliano.
CUFFARO, Presidente della Regione. Stasera parliamo dell'Iliade
non dell'Odissea.
ORTISI. Onorevole Presidente, io l'assecondo sempre perché mi fa
piacere interloquire su un piano di amabilità ma se lei tenta di
sminuire il senso del mio intervento, sappia che ogni intervento
pragmatico se non ha alla radice un convincimento culturale di fondo
é soltanto un intervento che può andare contro ed in senso opposto a
quello che ci si propone.
Lo sa che mi piace interloquire con lei.
Dice l'onorevole Fleres: é il mercato che determina la
selezione per cui che importanza ha se poi alla fine si esce da un
diplomificio, la realtà immediatamente posteriore farà giustizia.
Questa é una realtà che sogna l'onorevole Fleres perché penso
che un uomo della sua esperienza saprà che si accede a molte
dimensioni direttive e poi anche alle graduatorie scolastiche, per
titoli, il suo discorso avrebbe un senso se venisse eliminato il
valore legale del titolo di studio. Allora varrebbe il suo discorso,
ognuno di noi si piglia la responsabilità di andare dove vuole, poi
il mercato taglierà le gambe a chi non é preparato, ma si diventa
insegnanti o applicati di segreteria, per una graduatoria che tiene
conto dei titoli, il raccomandato o colui il quale ha fatto tutta
una trafila, negativa fra virgolette, che si é comprato il diploma,
a maggior ragione, come diceva il collega Morinello i membri interni
fungono da commissari nel diplomificio, con un cento supererà nella
graduatoria colui il quale si é diplomato alla scuola pubblica ma
anche in una scuola privata seria, per carità, con tanti sforzi ma
non con cento.
Allora il discorso non vale, dice l'onorevole Fleres: "ma
scusate trasversalmente ci sono scuole pubbliche in cui non si
insegna granché e scuole private in cui si insegna seriamente e
viceversa". Non contesto questo perché se andiamo sul territorio
ci accorgiamo che in effetti ci sono scuole pubbliche che non vanno
molto bene ma é un fatto casuale, congiunturale, contingente.
Quello che si deve misurare é la dimensione, l'obiettivo della
scuola pubblica, che é un obiettivo di formazione ed insegnamento e
quello delle scuole private in particolare quelle che difende
l'onorevole Fleres hanno, invece, come obiettivo il guadagno e non
l'insegnamento e la formazione.
Esprimiamo giudizio negativo, su questo articolo e sulla legge
per due motivi: il primo per avere constatato quello che é già
successo in altre Regioni, chiunque avrà letto sul Corriere della
Sera di qualche giorno fa che in Veneto il 6 ottobre si celebrerà un
referendum abrogativo del provvedimento del buono scuola.
L'anno scorso sono andati diciassette miliardi di lire e mezzo
tutte ai privati e 160 milioni alle scuole pubbliche.
In Lombardia, l'anno scorso, il buono scuola è stato assegnato
a 56.015 studenti, tutti di scuole private. Questo è il primo
motivo.
Il secondo motivo è di ordine generale.
Noi, pur riconoscendo che è già comunque un passo avanti la
limitazione che esclude le scuole non paritarie e riconoscendo
all'Assessore Granata il tentativo di arginare l'operazione più
'smaccatamente' clientelare, pensiamo che questo non basti, perchè
resta il giudizio negativo complessivo su un'operazione che manca di
organicità e pecca di pragmatismo eccessivo, a scapito di una
possibilità di legiferazione coerente ed esaustiva che avrebbe
dovuto fare ruotare il buono scuola come satellite attorno al
pianeta del diritto allo studio. E poi, onorevoli colleghi, non
fate demagogia perchè cadete in contraddizione interna.
Voi dite che vi proponete di aiutare i più poveri. E' come
comprare il caviale a chi nei gesti quotidiani non riesce a sbarcare
il lunario; e poi consentitemi, mi rivolgo all'onorevole Cuffaro,
in particolare, che è il Presidente della Regione: questo
provvedimento dimostra ulteriormente, come quasi tutti provvedimenti
di questo Governo, l'assoluta schizofrenica progettuale; perchè da
una parte voi emanate provvedimenti, come il grembiulino, che
avrebbe come obiettivo quello di mettere tutti sullo stesso piano.
Evitiamo di mettere il grembiulino a tutti per mettere tutti sullo
stesso piano: il provvedimento del buono scuola va a favore delle
scuole private, va ad avvantaggiare ulteriormente chi è
avvantaggiato e va in senso diametralmente opposto.
Non voglio contestare la giustezza del diritto di questo
Governo e di questa maggioranza di indirizzarsi secondo
l'orientamento della gente che l'ha votato; ma consentitemi di
notare logicamente proprio le contraddizioni interne, come questa
che stiamo votando.
Questo Governo, appunto, anche con questo provvedimento, si
vede ancora una volta costretto ad inseguire gli avvenimenti e non è
capace di ricomprenderli in una visione organica e programmatica.
Non si rende conto questo Governo, e mi avvio alla conclusione,
signor Presidente, che alcuni provvedimenti, ancorchè, poi, ritirati
nel tempo, producono effetti.
Il decreto sulla sanità, onorevoli colleghi, ha già prodotto
effetti. Poi è stato ritirato dal Governo, ma tanta gente è stata
denunziata per aver bloccato le strade. Poi magari il Governo ne
farà un altro; e a quella gente chi la ripaga per avere protestato?
Per questi motivi, stiamo attenti prima di emanare provvedimenti
contingenti, estemporanei. Ciò non toglie tuttavia che i deputati,
tutti i deputati, penso che abbiano l'obbligo di migliorare
qualsiasi provvedimento con interventi mirati e di collaborazione a
qualunque partito appartengano, che, però, non precludano mai, e nel
nostro caso sicuramente, all'accomodamento, tanto è vero che noi
alla fine voteremo contro e l'onorevole Fleres - ahimè -
probabilmente voterà a favore.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 3.25, soppressivo
dell'articolo, a firma degli onorevoli Forgione e Liotta.
Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per il beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi
è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3.105, del Governo.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, lei ha dato la
parola a turno ai colleghi parlamentari per poter illustrare gli
emendamenti al testo. Adesso viene presentato un emendamento
interamente sostitutivo dell'articolo 3 del testo precedente a firma
del Governo che, se è approvato così dall'Aula, fa decadere tutti
gli emendamenti o una buona parte di essi.
Allora bisogna mettersi d'accordo su come procedere. O
procediamo, mi permetto di suggerire, signor Presidente, di andare
avanti con gli emendamenti al testo, c'è un testo presentato dal
Governo. Ci sono alcuni emendamenti al testo che in larga parte sono
contenuti nel nuovo testo 3.105 del Governo, si permette il voto
d'Aula e si prende atto del risultato ed è un modo come procedere.
Nel caso in cui, invece, signor Presidente, dovesse insistere
sulla possibilità di votare il 3.105, allora mi permetto di dirle
che tutti gli emendamenti a firma mia si devono considerare come sub
emendamenti al testo.
Questo crea problemi di organicità nei confronti degli uffici
perché ovviamente noi abbiamo il diritto di poter discutere poi
degli emendamenti nostri che in questo caso decadrebbero. Mi
permetto di suggerire la strada principale, lo dico anche al
Governo.
PRESIDENTE. Vuole formalizzare questa proposta?
SPEZIALE. Io sono perché si proceda con gli emendamenti al testo.
Il Governo ritiri l'emendamento 3.105 e si proceda con gli
emendamenti al testo. Perché dico questo? Perché buona parte degli
emendamenti che vengono fatti propri dal testo del Governo sono
presentati come emendamenti al testo. Quindi alla fine l'emendamento
potrebbe essere modificato sulla base degli emendamenti che sono al
testo originario. E quindi il Governo deve ritirare l'emendamento
3.105.
Ove il Governo non volesse ritirare l'emendamento 3.105, deve
dare la possibilità a tutti i parlamentari di poter trasformare i
propri emendamenti in sub emendamenti al nuovo testo. Però questo
complica l'iter parlamentare, signor Presidente della Regione.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e la
pubblica istruzione. Il parere del Governo è contrario all'ipotesi
di ritirare l'emendamento 3.105 per un motivo di lucidità dello
stesso Governo in questa fase del dibattito parlamentare. Noi
abbiamo sintetizzato nell'emendamento 3.105 e con ulteriori due o
tre sub emendamenti, una serie di questioni che sono emerse dal
dibattito parlamentare.
Possiamo accedere alla tesi di analizzare gli emendamenti
accettandoli come sub emendamenti al 3.105 eventualmente per
migliorare ulteriormente il testo o aggiungere qualcosa, ma non di
passare nuovamente ad una riscrittura del testo ex novo come se non
avessimo già compiuto questa operazione con questo emendamento
3.105, quindi noi teniamo fermo l'emendamento, dopo di che non
abbiamo problemi ad accettare la presentazione come sub emendamenti
che analizziamo uno per uno.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Onorevole Speziale la nostra non è una
posizione preconcetta. Riteniamo, con l'emendamento 3.105 e con i
subemendamenti che sono in possesso della Presidenza dell'Assemblea,
di avere fornito un quadro razionale dal punto di vista legislativo
alla discussione d'Aula rispondendo anche a molti dei punti che
l'hanno caratterizzata. Non abbiamo preclusioni affinché questo
ulteriore testo sia migliorato, quindi accettando come
subemendamenti ciò che è già stato presentato ed andandolo ad
analizzare con altri interventi d'Aula. Tuttavia non possiamo
accedere ad una tesi che debba emergere l'articolo 3 così come
emerge da un dibattito confuso e privo di una linea direttiva.
Quindi, per un problema di razionalità legislativa riteniamo dover
tenere fermo l'emendamento 3.105 e non precludere l'analisi dei sub
emendamenti presentati così come sono stati formulati.
CUFFARO, Presidente della Regione. Trasformiamoli in sub
emendamenti.
Il sub emendamento presentato è un sub emendamento dove c'è
parte delle ipotesi che abbiamo accolte e abbiamo anche escluso
anche altre cose. Quindi è un emendamento che dal punto di vista del
dibattito d'Aula è più aggiornato nel senso che il Governo si è
fatto carico da tutta una serie di riflessioni che l'Aula aveva
fatto e che è totalmente cambiato in rapporto sia nel numero di
articoli sia nella composizione.
Ci viene difficile seguire il testo d'Aula perché il Governo
non ha più la possibilità di coordinare un testo equilibrato. Cosa
invece più facile è trasformare tutti gli emendamenti che ci sono al
testo dell'articolo 3 in sub emendamenti; non cambia niente, ma per
noi è più facile seguirlo perché abbiamo già un testo coordinato con
le cose che tra l'altro abbiamo accolto come riflessioni d'Aula.
SPEZIALE. Signor Presidente, visto che il Governo insiste non
posso fare altro che prendere atto di un emendamento del Governo che
obiettivamente complica il percorso d'Aula. Lo complica perché la
cosa più logica sarebbe stata quella di andare avanti con il testo e
gli emendamenti al testo. Il Governo nel sub emendamento 3.5 che ha
presentato raccoglie alcuni emendamenti al testo, quindi anche in
corso d'opera avrebbe potuto accoglierli o respingerli ed alla fine
dare come risultato il testo. Adesso il Governo dice: bene noi non
rinunciamo a questo emendamento; noi abbiamo il dovere di presentare
i sub emendamenti, trasformare i nostri emendamenti in sub
emendamenti.
Chiedo, pertanto, una breve sospensione dei lavori d'Aula per
una cernita rapida degli emendamenti che vogliamo rendere
compatibili con il testo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non sorgendo osservazioni, la
seduta è sospesa per 15 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 20.55, è ripresa alle ore 21.35)
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, l'emendamento 3.105, con
successivi emendamenti presentati dal Governo nello stesso testo di
riscrittura, viene ritirato. Quindi, si può procedere con gli
emendamenti , così come presentati.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'esame degli emendamenti.
Pongo in votazione i seguenti emendamenti, con il parere
contrario del Governo e della Commissione:
- 3.69 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.1 dell'onorevole Villari;
- 3.86 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.26 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.27 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.28 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.29 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.30 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.31 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.32 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.33 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.34 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.18 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
- 3.16 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 3.71 degli onorevoli Giannopolo, Villari e Speziale;
- 3.77 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.41 degli onorevoli Villari, Oddo, Liotta;
- 3.100 degli onorevoli Giannopolo, Villari e Speziale;
- 3.17 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
- 3.53 degli onorevoli Tumino ed altri.
Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti seduto.
(I predetti emendamenti, posti separatamente in votazione,
senza discussione, non sono approvati)
Si passa all'emendamento 3.70 degli onorevoli Giannopolo,
Speziale e Villari.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, io insisto su questo emendamento
perchè possa trovare l'attenzione del Governo e del Parlamento,
perchè, in ogni caso, noi Regione siciliana dobbiamo stabilire il
principio che il buono scuola va speso presso le scuole pubbliche.
Perchè, se successivamente dovesse cambiare l'impostazione sul piano
nazionale, comunque rimane il fatto che la Regione siciliana
riconosce le scuole pubbliche, che siano statali o paritarie.
Quindi, io mi permetto di insistere su questo emendamento, che non
riguarda solo una questione filologica, ma riguarda soprattutto una
questione di contenuto e di scelta, che deve qualificare l'azione
della Regione e comunque gli interventi che la Regione mette in
campo.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.70. Il parere del
Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
LEANZA NICOLA , relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione i seguenti emendamenti, con il parere
contrario del Governo e della Commissione:
- 3.66 dell'onorevole Papania;
- 3.62 dell'onorevole Papania;
- 3.90 dell'onorevole Cracolici;
- 3.87 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.68 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.14 degli onorevoli Villari e Oddo;
- 3.19 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
- 3.74 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.98 degli onorevoli Villari, Panarello e Giannopolo;
- 3.20 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
- 3.60 dell'onorevole Papania;
- 3.59 dell'onorevole Papania;
- 3.85 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.91 dell'onorevole Cracolici;
- 3.21 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
- 3.83 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.82 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.24 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
- 3.78 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.89 degli onorevoli Giannopolo, Villari e Speziale;
- 3.22 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
- 3.73 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.76 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.88 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.80 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.84 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
- 3.48 degli onorevoli Tumino ed altri;
- 3.45 degli onorevoli Tumino ed altri;
- 3.3 degli onorevoli Tumino e Villari.
Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti seduto.
(I predetti emendamenti, posti separatamente in votazione,
senza discussione, non sono approvati)
FORMICA. Ritiro gli emendamenti a mia firma 3.43, 3.42 e 3.44.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
TUMINO. Ritiro gli emendamenti a mia firma 3.2, 3.54, 3.51, 3.52,
3.7, 3.6, 3.47, 3.50, 3.57, 3.58, 3.46, 3.55 e 3.56.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
PAPANIA. Ritiro gli emendamenti a mia firma 3.64, 3.63, 3.65,
3.67 e 3.61.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
VILLARI. Ritiro gli emendamenti a mia firma 3.41 e 3.5.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
FLERES. Ritiro gli emendamenti a mia firma 3.8, 3.11, 3.9 e 3.10.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
LEANZA NICOLA . Ritiro l'emendamento a mia firma 3.104.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
DINA. Ritiro l'emendamento a mia firma 3.99.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
TURANO. Ritiro l'emendamento a mia firma 3.102.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Per assenza dall'Aula dei firmatari, dichiaro decaduti gli
emendamenti 3.94, 3.96 e 3.97 dell'onorevole Spampinato, 3.93 e 3.92
dell'onorevole Cracolici, 3.35, 3.36, 3.37, 3.38, 3.39 e 3.40 degli
onorevoli Forgione e Liotta, 3.101 dell'onorevole Turano.
Si passa all'emendamento 3.49 degli onorevoli Tumino ed altri.
TUMINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, si tratta di accrescere le
possibilità di controllo sul funzionamento di questa legge. Chiedo
all'onorevole assessore di accogliere l'emendamento presentato
perchè si tratta di inserire semplicemente un elemento ulteriore di
chiarezza nella valutazione nel monitoraggio proposto
dall'osservatorio regionale.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.49. Il parere del
Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
LEANZA NICOLA , relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3.75 degli onorevoli Giannopolo,
Speziale e Villari.
GIANNOPOO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, ho visto che la Commissione ha
presentato un emendamento che affronta un analogo problema, quindi
lo ritiro perchè condivido quello della Commissione.
PRESIDENTE. L'Assemblea prende atto del ritiro dell'emendamento
3.75.
Si passa all'emendamento 3.79 degli onorevoli Giannopolo,
Speziale e Villari.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, con questo emendamento affrontiamo
il problema del limite di reddito. Non solo dall'articolo così
com'era, ma anche dalla riscrittura di questo articolo che aveva
presentato e poi ritirato il Governo, non viene affrontato il
problema del limite di reddito.
Noi individuiamo questo limite di reddito in 15 mila euro, da
valutare al netto, più mille euro per ogni componente del nucleo
familiare. Il Governo, invece, lascia intatta la sua previsione
che, vorrei dire, ancorché mitigata dal subemendamento presentato,
per cui bisogna dare precedenza a chi ha meno reddito, vorrei
precisare che, per il meccanismo ipotizzato dal Governo, non c'è una
graduatoria unica di reddito, ma c'è un combinato disposto tra
reddito e incidenza della spesa scolastica, tant'è che al successivo
punto B viene detto che ci sono delle fasce, per cui non si capisce
qual è comunque il minor reddito e rispetto a che cosa funzioni.
Rispetto ad ogni fascia? Allora ci sono le fasce dei più poveri, le
fasce dei meno poveri, le fasce dei ricchi. Dentro queste tre fasce
va privilegiato comunque chi guadagna di meno, per cui, se uno
guadagna 150 milioni e un altro ne guadagna 200, va privilegiato il
primo.
Ma noi non stiamo parlando di una graduatoria unica su cui si
applica il principio di chi ha meno reddito, stiamo parlando di
fasce che sono il frutto di un rapporto percentuale tra reddito e
spesa sostenuta, con diversi rimborsi che opererebbero per ogni
fascia. Per cui per la prima fascia, quella dei più poveri,
funziona il rimborso al 100 per cento, per la seconda fascia al 50
per cento, per la terza fascia - se ci sarà una terza fascia -
funziona al 30 per cento; dentro queste fasce chi ha meno reddito.
Questo meccanismo è un meccanismo micidiale, è un meccanismo che ha
anche in sè aspetti - se mi consentite - ridicoli.
Allora, con questo emendamento non si condivide questo tetto?
Allora lo si sposti ancora più in avanti, ma un tetto lo dobbiamo
mettere. Non possiamo prevedere un meccanismo elastico che poi,
alla fine, esattamente com'è successo in tutte le altre Regioni
d'Italia dove si è sperimentato il buono scuola, con questo
meccanismo di incidenza va a finire che, come in Lombardia,
arriviamo a tetti di 200 milioni, come in Friuli ed in Piemonte dove
si arriva a superare i 100 milioni. L'unica Regione che ha un
provvedimento analogo, ma non esattamente definibile come
buono-scuola, è l'Emilia Romagna, dove il tetto è, invece,
esattamente quello che abbiamo individuato noi.
Ma c'è una visione delle cose che evidentemente ci separa e
continuerà forse a separarci ancora di più.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.79. Il parere del
Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
LEANZA NICOLA , relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 3.72, degli onorevoli Giannopolo,
Speziale e Villari.
GIANNOPOLO; Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi meraviglio
del Governo, che ci ha detto che anche la scuola pubblica che non
mette rette può accedere e poi mantiene la franchigia. Immaginavo
che il Governo, dovendo essere coerente con quello che ha affermato
sin qui, accettasse questo emendamento. Quindi invito il Governo a
dare parere favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.72. Il parere del
Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
LEANZA NICOLA , relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, chiedo due minuti di
sospensione per riscrivere il testo dell'articolo.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per due minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21.55, è ripresa alle ore 22.05)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Comunico che è stato presentato dal Governo l'allegato
emendamento di riscrittura 3.R.
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(E' approvato)
Comunico che sono stati presentati gli allegati emendamenti
aggiuntivi:
- dagli onorevoli Tumino e Villari: emendamento 3.4;
- dal Governo: emendamento 3.103;
- dagli onorevoli Tumino, Barbagallo, Raiti, Vitrano e
Gurrieri: emendamento 7.9;
- dagli onorevoli Tumino, Barbagallo, Raiti e Vitrano:
emendamento 7.10.
Si passa all'emendamento aggiuntivo all'articolo 3 a firma
degli onorevoli Tumino e Villari.
Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Contrario.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Sono stati tutti quanti gli emendamenti
ampiamente considerati nella riscrittura, quindi, potrebbero anche
essere ritirati.
SPEZIALE. Se sono contenuti nella riscrittura decadono.
PRESIDENTE. O lo ritirate o lo devo mettere ai voti, non possiamo
sospendere ogni momento per vedere cosa succede in questo traffico
di emendamenti e subemendamenti.
Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 7.10 a firma dell'onorevole Tumino.
Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ANTINORO, Presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
<Art. 4.
Decorrenza degli interventi
1. Gli interventi previsti dalla presente legge e
regolamentati con il decreto del Presidente della Regione, di
cui al comma 7 dell'articolo 3, sono attuati a partire
dall'anno scolastico 2002-2003.>
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dagli onorevoli Forgione e Liotta: emendamento 4.3;
-dall'onorevole Villari: emendamento 4.1;
-dagli onorevoli Villari e Giannopolo: emendamento 4.2;
-dal Governo: emendamento 4.4, di riscrittura dell'articolo 4;
-dagli onorevoli Leontini, Formica e Pistorio: emendamento 4.5.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo
parlando dell'emendamento 4.5 del Governo.
PRESIDENTE. No, l'emendamento 4.4.
GIANNOPOLO. Io volevo parlare sull'emendamento 4.5.
PRESIDENTE. No, mi dispiace.
Pongo in votazione la riscrittura dell'articolo 4 presentata
dal Governo. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario resti
seduto,
(E'approvato)
Gli emendamenti 4.3 e 4.1 decadono. L'emendamento 4.2 è
precluso.
Si passa all'articolo 4.5.
Giannopolo. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. NE ha facoltà.
GIANNOPOLO. Onorevole Presidente, io ritengo intanto che questo
tipo di previsione era stato previsto nel testo originario varato
dal Governo, poi nel lavoro in Commissione è scomparso ed adesso
ricompare.
In buona sostanza, di che cosa si tratta? A parte la eccezione
che noi facciamo sulla non proponibilità di questo emendamento
perché affronta materia aggiuntiva; non è riscrittura, è una
fattispecie diversa. Per avere chiaro di che cosa stiamo parlando,
di quale é il contenuto, di qual è il fine dell'emendamento, vorrei
leggere il comma 5 dell'articolo 1 della legge a cui si riferisce:
la legge n. 62 del 2000. Il comma 5 dice esattamente: "Tali
istituzioni paritarie in misura non superiore a un quarto delle
prestazioni complessive possono avvalersi di prestazioni volontarie
di personale docente purchè fornito di titoli scientifici e
professionali ovvero ricorrere anche a contratti di prestazione
d'opera di personale fornito dei necessari requisiti".
Il Governo non abbassa, aumenta perchè, quando dice un terzo,
dice che può ricorrere fino al 30 per cento. Ora, per noi è
inaccettabile; già è stato uno sforzo enorme prevedere il comma 5
dell'articolo 1 della legge numero 62. E io non penso che noi
possiamo, qui, derogare su un punto che è stato molto controverso
anche nella discussione in Parlamento nazionale.
Pertanto, signor Presidente, la invitiamo a dichiarare non
proponibile l'emendamento perchè affronta materia aggiuntiva e non
può essere introdotto surrettiziamente nella nostra discussione.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
emendamento dovrebbe essere illustrato, e lo sarà senz'altro, da chi
lo ha firmato; però, per correttezza del dibattito parlamentare
bisogna capire di cosa stiamo parlando.
L'acquisizione che il Governo ha proposto e l'Aula ha,
all'unanimità, accettato, alle sole scuole paritarie, dei requisiti
possibili per far accedere le famiglie al beneficio del buono
scuola, di fatto, introduce un principio importante: tutti gli
insegnanti degli istituti che sono oggetto di questo provvedimento
legislativo debbono essere abilitati.
Qui si va a ritoccare un limite che era stato proprio il più
rigido della Regione siciliana. Infatti, siamo stati, per certi
versi, gli antesignani di una interpretazione di questo tipo; mentre
altre regioni hanno interpretato questa norma in modo molto più
elastico, rispetto alla proporzione, per introdurre un principio
che, fermo restando ciò che serve all'offerta formativa, cioè che
l'insegnante sia abilitato, si dà la possibilità agli istituti
privati paritari - che quindi hanno tutti i requisiti previsti dalla
norma - di poter accedere, in media, ad un insegnante in più,
contrattualizzato attraverso contratti di prestazione, del tipo
Co.Co.Co., per le motivazioni, molto lucidamente e da me condivise,
esposte dall'onorevole Fleres nel dibattito parlamentare che ha
preceduto la votazione dell'articolo 3, perchè si introduce il
principio che su un corpo insegnanti di 15 insegnanti, anzichè due,
come ora, o tre insegnanti, contrattualizzati con il Co.Co.Co., ce
ne siano quattro.
Ora, non credo sia un fatto che possa andare ad inficiare un
percorso, anzi, è un meccanismo che può innalzare il livello delle
collaborazioni e del corpo docente degli istituti, perchè molto
spesso avviene che chi è insegnante abilitato, ma svolge altre
professioni ed altre attività, non può andare a chiudersi in un
contratto di lavoro a tempo, codificato nella contrattualizzazione
ordinaria, ma accetta di collaborare all'offerta formativa della
scuola, attenzione, alzandone il livello, non abbassandone il
livello, attraverso questa forma di contratto.
Quindi, penso che sia un qualcosa di assolutamente accettabile
nella logica dell'innalzamento dell'offerta formativa e non
dell'abbassamento della stessa. Quindi, in ogni caso, il Governo fa
proprio l'emendamento.
TUMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento
potrebbe innalzare il livello di una scuola paritaria, come dice
l'assessore Granata, se le persone che vengono inserite in questo
contesto, cioè che vanno ad offrire il loro servizio, sono persone
di altissimo livello o persone che hanno un altro rapporto di
lavoro.
Ma la logica, Assessore, è un'altra: questo margine del 25 per
cento nella legge numero 62 è stato dato per consentire alle scuole
paritarie di potere avere un rapporto di tipo volontario, aperto con
gente che non viene retribuita o viene retribuita con logiche
diverse.
E' un meccanismo che punta a superare la barriera del rapporto
di lavoro rigido e potrebbe nascondere un tentativo di allargare la
fascia di coloro che poi faranno le lezioni nelle scuole paritarie e
senza che per essi venga rispettato il contratto nazionale di
lavoro.
Non viene rispettato perché per il restante 75% è garantito, ma
per questo 25% non è rispettato. E quindi adesso, noi vogliamo che
il 25 diventi il 33%.
Questo è un fatto, credo, negativo perché riduce le garanzie
per chi ci lavora nelle scuole paritarie.
CUFFARO, presidente della Regione. La legge nazionale prevedeva
il 25%.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io pongo due
questioni alla sua attenzione e all'attenzione del Governo; la prima
è che non era stato concordato che potessero essere presentati
emendamenti-rapina. Rapina perché si tratta di un emendamento che
deve cedere al ricatto di settori del Parlamento di qualche singolo
parlamentare che deve soddisfare ulteriormente clientele.
Infatti il tema era stato affrontato, il testo del Governo
originariamente recitava, riferendo al comma 5 della legge n. 62,
che doveva essere un terzo.
Sulla base del dibattito d'Aula il Governo si è orientato,
l'Assessore Granata, a riscrivere e riportare tutto a un quarto per
potere fare i contratti di collaborazione.
Stasera, ovviamente, siccome c'è un tentativo di una
ricomposizione interna alla maggioranza, perché l'intervento
iniziale dell'onorevole Fleres ha pesato, si tenta di presentare un
emendamento che sul piano formale non può essere sottoposto al voto.
Signor Presidente, sul piano formale non può essere in questa
fase presentato un articolo aggiuntivo, da nessuno dei parlamentari
neanche se è capogruppo, quindi c'è un problema di carattere
formale.
La seconda nel merito. Questo provvedimento essendo estraneo
alle considerazioni fatte dal Governo circa il fatto che sarebbero
stati riscritti articoli che contenevano il dibattito d'Aula ed
essendo questa materia già abbondantemente superata dallo stesso
Governo e dal dibattito d'Aula, chiedo al Governo di evitare
ulteriori forzature e chiedere ai colleghi parlamentari di ritirare
l'emendamento, perché questo potrebbe pregiudicare il percorso di
approvazione della legge.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e pubblica
istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e pubblica
istruzione. Voglio specificare un passaggio, questo Governo fino a
prova contraria non è sottoposto a ricatto di alcuno, né che questo
ricatto tendi o provenga dalla maggioranza, né dall'opposizione.
Il Governo ha svolto un dibattito parlamentare nel corso del
quale abbiamo certamente, ad avviso del Governo, migliorato il testo
di legge, ma questo dibattito parlamentare ha introdotto un fatto
oggettivamente nuovo nell'analisi di questo particolare passaggio: e
cioè un emendamento nel quale si prevede un limite del 25% quando si
liberalizza la possibilità di accesso a tutti i tipi di scuola ha un
senso dal punto di vista del soggetto che riceve il buono scuola.
Tu tuteli cosa? Tuteli il fatto che la stragrande maggioranza,
una percentuale più ampia dei docenti siano docenti abilitati.
Nel momento in cui è passato il principio che le scuole per le
quali può essere utilizzato il buono scuola sono scuole paritarie
passa il principio che tutti i docenti devono essere docenti
abilitati; che poi questa contrattualizzazione avvenga nella misura
del 25% o del 33% nei confronti di soggetti abilitati e quindi atti
a dare un'offerta formativa all'altezza di ciò che la legge prevede
è fatto assolutamente ininfluente per la ragione sociale della
legge, che è quella di venire in aiuto alle famiglie per l'offerta
formativa.
Quindi la sua forzatura, onorevole Speziale, anche nei toni mi
sembra sproporzionato onestamente rispetto a un tema che può vedere
una differenza di sensibilità rispetto a una percentuale, ma è un
mero fatto aritmetico che non va ad inficiare minimamente due
questioni.
La prima che riguarda la qualità dell'offerta formativa, che a
noi deve stare a cuore; la seconda che riguarda, invece, la tutela
dei lavoratori perché noi parliamo di un soggetto in più,
ipotizziamo per scuola e poi è facoltativa l'utilizzazione di questa
percentuale ulteriore che è comunque è abilitato e che liberamente
sottoscrive un contratto di prestazione coordinata e continuata.
Non vedo nessun attacco ai diritti dei lavoratori, non vedo nessuna
lesione al diritto di offerta formativa di alto profilo.
Per questo, il Governo in modo convinto fa proprio questo
emendamento, non cedendo ad alcun ricatto ma chiedendo all'Aula di
continuare in modo costruttivo il dibattito come è stato condotto
finora. Ci sono ben altri temi e ben altre questioni su cui
dividerci e fare guerre di religioni.
Non credo che una percentuale del 7% in più su una forma
contrattuale possa incendiare gli animi o le masse, neanche
all'interno di questo Parlamento.
MICCICHE'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io faccio
mia la dichiarazione dell'onorevole Speziale in cui questo articolo
aggiuntivo è improponibile.
Chiedo al signor Presidente dell'ARS di valutare attentamente
quanto riferito dall'onorevole Speziale perché ciò mi convince.
Per entrare nel merito della questione, dico, anche perché
fortunatamente la democrazia ancora c'è in questo Paese, questa è
una legge spazzatura.
Una legge spazzatura che verrà fortemente contrastata dalle
nuove generazioni, quelle nuove generazioni che vedono in questa
legge esclusivamente un favore al diplomificio, una legge che
esclusivamente favorisce le classi abbienti, in poche parole, i
ricchi. Quelli che voi, del centrodestra, vi specchiate come
riferimento morale e sociale dell'"avvenire della spazzatura".
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, qui è stata sollevata una
questione regolamentare alla quale io devo dare risposta e
soluzione.
In pratica, il rilievo secondo il quale alcuni deputati al
punto in cui siamo arrivati della discussione sugli emendamenti non
possono proporre emendamenti e il Governo, infatti, da parte sua ha
ritenuto di fare proprio l'emendamento perché solo il Governo, nella
fase in cui siamo, può intervenire. Devo tuttavia precisare che si
tratta di una riscrittura vera e propria, che non è applicabile però
all'articolo 4 che abbiamo appena votato.
Sicché, se la cosa non assume valore politico così decisivo lo
metto ai voti malgrado le riserve presentate da esponenti della
minoranza oppure il Governo a livello di riscrittura lo presenta
all'articolo 5.
SPEZIALE. Non è un emendamento del Governo ma di alcuni deputati.
PRESIDENTE. Il Governo è padronissimo di riscriverlo.
SPEZIALE. Signor Presidente, lei lo ha messo in discussione.
PRESIDENTE. Io l'ho messo in discussione come emendamento a firma
degli onorevoli Leontini e Formica.
SPEZIALE. Ma lei non doveva porlo in discussione.
PRESIDENTE. Intanto mi è stato presentato ed io l'ho proposto. E'
il Governo che mi ha risolto il problema facendolo proprio. Ammetto
che il Governo non può farlo su un articolo che abbiamo già
sistemato. Lo può fare, però, all'articolo 5. Sicché, io direi di
rinviare il problema al momento in cui discuteremo dell'articolo 5,
cioè domani mattina, e il discorso si chiude in questi termini.Se
non ci sono osservazioni, così rimane stabilito.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 25
settembre 2002, alle ore 11.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI.
II - LETTURA AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLA MOZIONE:
N. 164 - Iniziative per il rifinanziamento del credito
d'imposta per nuove assunzioni, come previsto
dall'art. 7 della legge n. 388 del 2000.
MORINELLO - FERRO
MICCICHE' - RAITI
III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - "Norme per l'erogazione del buono scuola" (nn. 286-110/A)
(seguito)
Relatore: on. Nicola Leanza.
2) - "Disposizioni urgenti nei settori dell'artigianato, del
commercio, della cooperazione e della pesca" (n. 298.3-Norme
stralciate I/A) (seguito)
Relatore: on. Marzio Tricoli.
IV - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
V - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER LA
GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE PICCOLE E
MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6 MAGGIO 1981,
N. 96.
VI - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VIII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
XI - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XII - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIII - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XVI - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XVIII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XIX - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO DELL'AZIENDA
MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 22.25.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 00.20 di mercoledì 25
settembre 2002)