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Resoconto d'Aula della Seduta n. 84 di martedì 24 settembre 2002
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   Presidenza del presidente Lo Porto


     BURGARETTA APARO ,  segretario,  dà  lettura del processo verbale
  della seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni, s'intende
  approvato.

                                 CONGEDO

     PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Acierno ha  chiesto congedo
  per  la  seduta  odierna.
       Non sorgendo osservazioni, il congedo s'intende accordato.

             ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
  seguenti interrogazioni

       - da parte dell'Assessore per la Sanità:

            N. 397 - Iniziative per  garantire  il  completamento  del
          nosocomio di Lentini (SR).
          Firmatario: Liotta Santo

       - da parte dell'Assessore per il Turismo:

            N. 10 - Interventi per la  razionalizzazione  della  spesa
          nel settore dei trasporti in Sicilia.
          Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 88 - Notizie circa i percorsi ed i mezzi  di  trasporto
          pubblico a Catania.
          Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

       Avverto  che  le  stesse  saranno  pubblicate  in  allegato  al
  resoconto stenografico della seduta odierna.

       Comunico  che, in riferimento  alle  interrogazioni  n.  170  a
  firma  dell'onorevole  Barbagallo  "Notizie  sui  motivi dei ritardi
  nell'erogazione  dei  contributi  alle aziende di trasporto pubblico
  locale", e  n.  311  a  firma  dell'onorevole Basile "Iniziative per
  evitare la  chiusura  dell'ufficio  postale  delle  frazioni  Vena e
  Presa, nel  comune di Piedimonte Etneo", l'Assessore per il turismo,
  le comunicazioni ed  i trasporti, con note n.  4524 del 13 settembre
  2002 e n.  4552  del  17  settembre  2002,  ha integrato le risposte
  precedentemente trasmesse  e  comunicate  nelle  sedute n.  54 del 7
  maggio e n. 55 del 16 maggio 2002.

       Avverto  che  le  stesse  saranno  pubblicate  in  allegato  al
  resoconto stenografico della seduta odierna.

              ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNI DI LEGGE

     PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
  di legge:

       -  "Misure a sostegno  di  pazienti  oncologici  e  delle  loro
  famiglie" (n. 486)
       - iniziativa parlamentare
       -  presentato  dagli  onorevoli   Ioppolo,  Virzì  in  data  19
  settembre 2002

       -  "Interventi  rivolti  al  finanziamento  per  consentire  la
  corresponsione gratuita di  integratori proteici ai soggetti affetti
  da immunodeficienza acquisita" (n. 487)
       - iniziativa parlamentare
       - presentato dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe, Maurici,
  Garofalo in data 19 settembre 2002

          COMUNICAZIONE DI APPOSIZIONE DI FIRMA A DISEGNO DI LEGGE

     PRESIDENTE. Comunico che in  data  19  settembre 2002 l'onorevole
  Vicari ha chiesto di apporre la  firma  al  disegno di legge n.  481
  "Norme in materia di  imprese  e  professioni  turistiche"  a  firma
  dell'onorevole Acierno, presentato in data 12 settembre 2002.

                  COMUNICAZIONE DI RICHIESTE DI PARERE

     PRESIDENTE.  Comunico  che   le  seguenti  richieste  di  parere,
  pervenute  dal  Governo,   sono   state  assegnate  alle  competenti
  Commissioni legislative:

                          AFFARI ISTITUZIONALI (I)

       - Istituto regionale per il credito alla cooperazione (IRCAC) -
  Nomina commissario straordinario' (n.77)
           - pervenuta in data 18 settembre 2002

                         ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

       - Piano di utilizzo dei fondi per la montagna (n. 78)
       - Assegnato per esame congiunto alla IV Commissione 'Territorio
  e ambiente'.
           - pervenuta in data 18 settembre 2002

                   TRASMESSE IN DATA 19 SETTEMBRE 2002.

                      COMUNICAZIONE DI PARERE RESO

     PRESIDENTE.  Comunico  che  la  Commissione  "Servizi  sociali  e
  sanitari" (VI) ha reso il seguente parere:

       - "Legge n.  328/2000 -  Linee guida per l'attuazione del Piano
  socio-sanitario della Regione siciliana" (n. 69)
       - reso in data 18 settembre 2002
       - trasmesso in data 19 settembre 2002

    COMUNICAZIONE  DI  ASSENZE  E  SOSTITUZIONI  ALLE  RIUNIONI  DELLE
    COMMISSIONI LEGISLATIVE

     PRESIDENTE. Comunico le  assenze  e le sostituzioni alle riunioni
  delle commissioni legislative del 19 settembre 2002.

                         AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   Assenze
   Riunione del 19.09.02: LEANZA E.-MOSCHETTO-BARBAGALLO-CRISAFULLI-
                          IOPPOLO-LO MONTE-ORTISI-SANZERI-SAVARINO-
                          SCOMA

                        AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   Assenze
   Riunione del 19.09.02: DE BENEDICTIS-GURRIERI-INFURNA-MAURICI-VICARI

                     SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   Sostituzioni
   Riunione del 19.09.02: PISTORIO sostituito LEANZA NICOLA

                       ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni:

       - con richiesta di risposta orale:

       - n.  800 -  Iniziative  per impedire la contrazione produttiva
  dello stabilimento FIAT di Termini Imerese e per il suo rilancio.
       - Presidente Regione
       Firmatario: Giannopolo Domenico;

       - con richiesta di risposta scritta:

       - n. 797 - Iniziative  per  il  ripristino della legalità nelle
  assegnazioni   degli   incarichi    di   dirigenza   non   generale,
  nell'Amministrazione regionale.
       - Presidente Regione
       - Assessore Lavoro
       Firmatari:    Raiti   Salvatore;   Ferro   Giovanni;   Miccichè
  Calogero; Morinello Salvatore; Orlando Leoluca;

       - n. 798 - Notizie  in  ordine  al  corretto espletamento della
  concessione  regionale  di   autotrasporti,   rilasciata  alla  Sais
  autolinee.
       - Presidente Regione
       - Assessore Turismo
       Firmatario: Lo Monte Carmelo;

       - n. 799 -  Notizie  sulla concessione di un'autorizzazione per
  la realizzazione di un campo di tiro al piattello sui monti Climiti.
       - Assessore Beni Culturali
       Firmatario: De Benedictis Roberto.

                        ANNUNZIO DI INTERPELLANZA

     PRESIDENTE.  Comunico  che   è   stata   presentata  la  seguente
  interpellanza:

       n. 59 - Notizie sul futuro dell'ospedale di Ribera (AG).
       - Presidente Regione
       - Assessore Sanità
       Firmatari: Capodicasa Angelo; Cracolici Antonino.

                           ANNUNZIO DI MOZIONE

     PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente mozione:

       -  n. 164 -  Iniziative  per  il  rifinanziamento  del  credito
  d'imposta per nuove assunzioni,  come previsto dall'articolo 7 della
  legge n. 388 del 2000.
       Firmatari:  Morinello   Salvatore;   Ferro  Giovanni;  Miccichè
  Calogero; Raiti Salvatore.

       Avverto che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Lo Porto


        SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME PER
        L'EROGAZIONE DEL BUONO SCUOLA" (NN. 286-110/A)

     PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
       Si procede con il  seguito  dell'esame  del  disegno  di  legge
  numeri 286-110/A "Norme per l'erogazione del buono scuola", posto al
  numero 1).
       Invito  i  componenti  la  V Commissione legislativa  'Cultura,
  formazione e lavoro'  a prendere posto al banco delle commissioni.
       Ricordo all'Aula che l'esame  del  disegno  di  legge era stato
  sospeso nella precedente seduta dopo l'approvazione dell'articolo 2.
       Si passa all'articolo 3. Ne do lettura.

                                 "Art. 3.
                                Buono scuola

          1.   Per   l'attuazione   delle  finalità  previste  dalla
       presente legge, l'Assessore regionale per i beni culturali ed
       ambientali e per  la  pubblica istruzione eroga in favore dei
       soggetti   indicati   dall'articolo  2  un  contributo  annuo
       denominato 'buono  scuola'  destinato a concorrere, sin ad un
       massimo del 75  per  cento,  e  per  un  importo comunque non
       superiore  a   1500   euro   per   ogni   buono,  alle  spese
       effettivamente  sostenute  durante  l'anno  scolastico per la
       frequenza di  ciascun  figlio presso scuole dell'infanzia, di
       base e secondarie,  statali  e  non  statali,  operanti nella
       Regione rispondenti  alle  caratteristiche  organizzative del
       comma 5 del presente  articolo e munite di appositi requisiti
       di funzionalità definiti secondo la lettera f) del successivo
       comma 7.

          2. Il contributo  sarà  pari  al 100 per cento delle spese
       sostenute, nei limiti dell'importo massimo stabilito al comma
       1 per la frequenza di soggetti portatori di handicap.

          3. Agli  stessi  soggetti  è  assegnato  un  buono  scuola
       aggiuntivo    destinato    all'acquisto    di    attrezzature
       specialistiche  e  strumenti  didattici  differenziati o ogni
       altro supporto  che  appaia  idoneo  a superare lo svantaggio
       fino alla copertura dell'intera spesa necessaria.

          4. Il buono  scuola  non può essere erogato se l'alunno ha
       effettuato  più   del  30  per  cento  di  assenze  nell'anno
       scolastico  considerato,  rapportate  ai  giorni effettivi di
       scuola.

          5. Il  personale  direttivo delle scuole di cui al comma 1
       deve essere  in  possesso di abilitazione all'insegnamento ed
       avere maturato  un'anzianità  di  servizio  di  almeno cinque
       anni.  Nelle scuole medesime devono essere in funzione organi
       collegiali analoghi  a  quelli previsti per la corrispondente
       scuola statale.  Le  scuole  devono  essere altresì dotate di
       uno statuto che  assicuri  la pubblicità dei bilanci ed avere
       approvato  il  piano  offerte  formative  (POF)  o  il  piano
       educativo d'istituto (PEI).

          6. In  sede  di valutazione sull'attuazione della presente
       legge, l'Osservatorio regionale permanente per la dispersione
       scolastica di cui al decreto assessoriale 24 luglio 1990 sarà
       integrato    da   cinque   rappresentanti   di   associazioni
       scolastiche e  familiari  di  rilievo  nazionale presenti nel
       territorio  della  Regione.  Tra  i compiti dell'Osservatorio
       regionale  rientra  il  monitoraggio  dell'offerta  formativa
       fornita dalla scuola statale e non statale.

          7.  Con  decreto del Presidente della Regione, adottato su
       proposta dell'Assessore  regionale  per  i  beni  culturali e
       ambientali e per la pubblica istruzione entro sessanta giorni
       dall'entrata  in  vigore  della  presente  legge,  sentita la
       competente  Commissione  legislativa dell'Assemblea regionale
       siciliana, sono determinati in particolare:

          a)  il limite  di  reddito  per  l'accesso  al  buono,  da
       definire tenendo conto del numero dei componenti a carico del
       nucleo    familiare    e   dell'incidenza   complessiva,   su
       quest'ultimo, delle spese di frequenza scolastica;

          b) la  quota  percentuale  di  copertura  delle  spese  da
       articolare, nel rispetto  del  limite massimo di cui al comma
       1, in due  o più fasce proporzionali a corrispondenti livelli
       di reddito,  definiti  secondo i parametri del codice ISEE ed
       entro il limite di cui alla precedente lettera a);

          c) le  spese  di  frequenza da classificare ammissibili ai
       fini dell'assegnazione del buono e l'eventuale franchigia;

          d) le modalità,  le  procedure e i termini d'inoltro delle
       istanze e di erogazione dei buoni;

          e) i  criteri  per  la  formazione  delle  graduatorie per
       l'accesso ai benefici della presente legge;

          f)  l'indicazione  dei  requisiti  di  funzionalità  delle
       istituzioni scolastiche di  cui  al  comma  1 da definire con
       riferimento  all'esercizio  dell'attività  di  pianificazione
       dell'offerta  formativa  (POF), al piano educativo d'istituto
       (P.E.I.),  all'obbligo  di  effettiva  frequenza per tutta la
       durata del ciclo ordinario di studio propedeutico al rilascio
       del  titolo  ed  all'applicazione dei contratti collettivi di
       lavoro   al   personale;  tra  i  requisiti  di  funzionalità
       rientrano inoltre la salubrità e l'agibilità dei locali;

          g) i  criteri  di rappresentanza delle associazioni di cui
       al comma 6.

          8. E' istituito presso il Dipartimento Pubblica istruzione
       dell'Assessorato regionale dei beni culturali ed ambientali e
       della pubblica istruzione un servizio con compiti ispettivi e
       di vigilanza da  svolgere  anche  in  collaborazione  con gli
       organi dello Stato  presenti nel territorio regionale al fine
       di assicurare nel comparto scuola il rispetto della normativa
       regionale  o statale  vigente  in  materia  di  diritto  allo
       studio, parità scolastica ed erogazione del buono scuola."

       Comunico che sono stati presentati gli allegati emendamenti:

           -  dagli  onorevoli  Forgione  e Liotta:  emendamenti 3.25,
           3.26, 3.27, 3.28, 3.29, 3.30, 3.31, 3.32, 3.33, 3.34, 3.16,
           3.35, 3.36, 3.37, 3.38, 3.39 e 3.40;

           -  dagli onorevoli Morinello, Ferro e Micciché: emendamenti
           3.15, 3.17,3.18, 3.19, 3.20, 3.21, 3.24 e 3.22;

           - dall'onorevole Villari:  emendamento 3.1;

           -   dagli   onorevoli   Giannopolo,   Villari  e  Speziale:
           emendamenti 3.86,  3.77,  3.87,  3.71,  3.70,  3.69, 3.100,
           3.68, 3.74, 3.85, 3.80, 3.79, 3.82, 3.78, 3.83, 3.89, 3.73,
           3.72, 3.88, 3.76, 3.81, 3.84, 3.75;

           -  dagli  onorevoli Tumino e Villari: emendamenti 3.2, 3.6,
           3.7;

           -  dagli  onorevoli  Tumino,  Barbagallo,  Raiti e Vitrano:
           emendamenti 3.54, 3.53, 3.52, 3.51, 3.47, 3.50, 3.49, 3.55,
           3.57, 3.58, 3.46, 3.56, 3.48, 3.45;

           -  dall'onorevole  Papania:  emendamenti  3.64, 3.63, 3.65,
           3.66, 3.62, 3.67, 3.61, 3.59, 3.60;

           -  dall'onorevole  Cracolici: emendamenti 3.90, 3.93, 3.91,
           3.92;

           - dall'onorevole Spampinato: emendamenti 3.94, 3.96 e 3.97;

           - dagli onorevoli Villari e Oddo:  emendamento 3.14;

           - dagli onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Mercadante e
           Scoma:  emendamento 3.8;

           -  dagli  onorevoli  Formica,  Acierno,  Ioppolo,  Virzì  e
           Infurna: emendamenti 3.42, 3.43 e 3.44;

           -   dagli   onorevoli   Villari,   Panarello,   Giannopolo:
           emendamento 3.98

           -  dagli  onorevoli Fleres, Catania e Maurici:  emendamento
           3.11;

           - dagli onorevoli Dina, Sbona, Fratello:  emendamento 3.99;

           - dagli onorevoli Fleres, Catania G., Maurici, Catania F. e
           Garofalo:  emendamenti 3.9 e 3.10;

           -   dagli   onorevoli  Villari  e  Giannopolo:  emendamento
           3.5;

           -  dagli  onorevoli  Villari,  Oddo  e Liotta:  emendamento
           3.41;

           - dall'onorevole Leanza Nicola: emendamento 3.104;

           - dall'onorevole Turano: emendamento 3.101;

           -  dal  Governo: emendamento 3.105; subemendamenti 3.105.2,
           3.105.3, 3.105.4, 3.105.5;

           -    dall'onorevole    Tumino:    subemendamento    3.105.1
           all'emendamento 3.105 del Governo;

           - dalla Commissione: emendamento 3.105.6.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Avverto che  tra  15  minuti  dichiarerò  chiuse  le
  iscrizioni a parlare.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole Giannopolo.

     GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
  illustrare gli emendamenti a mia firma presentati all'articolo 3, il
  primo dei quali intende  sostituire  le parole "buono scuola" con le
  parole "buono offerta formativa". Ciò ha un  senso,  se si considera
  il fatto che le politiche che nel corso  di  questi  anni sono state
  portate avanti a livello nazionale  avevano  recuperato  o  comunque
  tendevano a recuperare il concetto di offerta di formazione e quindi
  che  gli  investimenti  e le politiche  integrate  per  il  servizio
  scolastico erano e sono tutte tese a  garantire  appunto  la qualità
  dell'offerta formativa.
       Con la dizione "buono scuola" noi privilegeremmo il concetto di
  una sorta di sostegno al reddito delle famiglie piuttosto che quello
  di una esplicita finalizzazione  a  qualificare  o  a  pretendere la
  qualificazione dell'offerta formativa.
       Con  gli altri emendamenti presentati introduciamo il principio
  secondo il quale bisogna  indirizzare  il  buono  scuola alle scuole
  pubbliche  statali, distinguendo, tra  le  scuole  pubbliche, quelle
  statali e quelle che sono state  classificate  paritarie dalla legge
  nazionale sulla parità scolastica.
       Inoltre introduciamo il  principio  secondo  il  quale, ai fini
  della rendicontazione per l'ottenimento del buono scuola o del buono
  offerta formativa, come  lo  chiamiamo  noi, bisogna considerare non
  soltanto  le  spese   sostenute   per   il   pagamento  delle  rette
  scolastiche, ma anche quelle  sostenute  per l'acquisto dei libri di
  testo,  per i viaggi  di  istruzione,  per  i  sussidi  didattici  e
  quant'altro  rientri  nelle spese che  ogni  singola  famiglia  deve
  complessivamente sostenere per far conseguire il titolo di studio ad
  un figlio presso una scuola che sia pubblica o paritaria.
       E  ancora.  Poiché  pensiamo che  il  buono  offerta  formativa
  debba  essere  finalizzato comunque a  garantire  più  chances,  più
  possibilità alle famiglie meno abbienti e poiché  abbiamo avuto modo
  di rilevare, qualora il buono scuola  fosse finalizzato al pagamento
  delle  rette, che l'importo delle rette può  variare  dai  6  ai  10
  milioni di lire, un buono scuola pari a 1.500 euro porrebbe comunque
  in una condizione di difficoltà le famiglie  meno abbienti, le quali
  dovrebbero sostenere la restante parte della spesa, che ammonterebbe
  ad  oltre  il  50  per cento;  una  spesa,  sicuramente,  molto  più
  considerevole rispetto a quella che  dovrebbero sostenere per pagare
  le tasse d'iscrizione in una scuola  pubblica.  Quindi  soltanto chi
  ha la possibilità di sostenere il resto  della  spesa,  e quindi una
  famiglia abbiente, può permettersi di mandare  il  proprio figlio in
  una scuola privata ancorché paritaria.
       Su questi punti  chiediamo  un  supplemento  di  riflessione da
  parte del Governo e da  parte  del Parlamento, proprio allo scopo di
  varare una norma che sia efficace e che garantisca giustizia.
       Colgo  l'occasione per  invitare  la  Presidenza  a  correggere
  l'emendamento 3.74, il quale  non si riferisce alla soppressione del
  comma 5, ma alla soppressione del comma 6 dell'articolo 3.
       L'ultimo  aspetto    che   desidero   sottolineare  riguarda  i
  controlli, un tema che viene affrontato dall'articolo 3, ma che deve
  essere meglio specificato.
       I controlli vengono  affidati,  attraverso  il  comma 6, ad una
  sorta di osservatorio (che esiste  già) sulla dispersione scolastica
  allargato ad altri soggetti. Noi  riteniamo che, dovendosi allargare
  quell'osservatorio, esso vada allargato  anche  alle  organizzazioni
  sindacali  e  professionali  degli   insegnanti.  Mi  riprometto  di
  sottolineare successivamente questo aspetto.
       Condividiamo la finalità del comma  8  dell'articolo  3, quella
  cioè dell'istituzione presso il  Dipartimento Pubblica Istruzione di
  un servizio per i controlli sulla legislazione in materia di diritto
  allo studio, di parità scolastica e di  erogazione del buono scuola;
  riteniamo  anzi,  che questo servizio  finisca  con  l'assumere  una
  valenza  strategica  non  soltanto   all'interno   del  percorso  di
  applicazione di questa legge, ma anche dentro  la  verifica  che  in
  Sicilia deve essere costantemente fatta  sui  requisiti  di  parità,
  d'accordo con gli organi dello Stato.
       Annuncio  sin d'ora che attraverso  la  presentazione  di  atti
  ispettivi porterò a conoscenza  l'Assessore alla pubblica Istruzione
  di situazioni, anche parecchio incresciose,  di scuole già paritarie
  o di scuole che si accingono a  diventarlo  nelle  quali i requisiti
  previsti dal comma 7 dell'articolo 3  della  legge  nazionale  sulla
  parità  scolastica  non  sempre   vengono   rispettati.
       Chiedo, condividendone le finalità e al  fine  di  una migliore
  efficacia  dell'intervento, che siano  meglio  precisati  i  compiti
  attribuiti  al  servizio  istituito dal  comma  8  dell'articolo  in
  discussione.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Tumino. Ne ha
  facoltà.

     TUMINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 3 è il
  cuore della legge. Nella sua attuale formulazione presenta un taglio
  fortemente  orientato  al  pagamento   delle   rette   affinché  sia
  consentito ai ragazzi di  frequentare  le  scuole  paritarie, e solo
  quelle.
       Alcune  osservazioni:   se,   onorevole   assessore,  onorevoli
  colleghi, di buono scuola si deve trattare, dobbiamo aprirlo a tutte
  le scuole, statali e  non  statali,  cioè  dobbiamo  trovare il modo
  perchè questo beneficio  possa  essere  diretto  alle famiglie degli
  alunni che frequentano tutte  le scuole. Altrimenti questa non è una
  norma  di  diritto   allo   studio,   ma  è  una  norma  finalizzata
  esclusivamente ad  aggirare l'ostacolo, previsto dalla Costituzione,
  che la frequenza presso  le  scuole  private  può  avvenire ma senza
  onere per lo Stato.  Dicevo  l'altra  volta  che questa norma appare
  essere incostituzionale e credo che non sia esagerato, nel senso che
  serve solo ad aggirare un divieto posto dalla norma costituzionale.
       Ci sono altre considerazioni relative alla caratteristica delle
  scuole paritarie.  Esse  sono  previste  e regolamentate dalla legge
  numero 62 del 2000; però  la  Regione,  nel  momento in cui consente
  alle famiglie di andare a  spendere il buono scuola presso le scuole
  paritarie, può mettere ulteriori vincoli se lo ritiene.
       Credo che uno dei  vincoli  che deve essere posto sia quello di
  obbligare le scuole paritarie ad avere delle graduatorie interne.
       Onorevoli colleghi, qui  non  si  vuole  mettere un limite alla
  scelta dei docenti.  Io mi rendo conto che una scuola privata è tale
  in quanto non  ha obblighi nei confronti di graduatorie particolari,
  ufficiali, di graduatorie  che siano, non tanto ufficiali, ma larghe
  e  aperte  a  qualunque  persona,  a  qualunque  docente  ne  faccia
  richiesta.
       Però, mi sembra  doveroso che le scuole paritarie si attrezzino
  con delle  graduatorie  interne, facciano dei bandi autonomi, dicano
  che vogliono tutti i  docenti  con  i  capelli  biondi  e  gli occhi
  azzurri e però facciano la graduatoria nell'ambito dei docenti con i
  capelli biondi e gli occhi azzurri.
       E' un problema di  trasparenza,  è un problema di correttezza e
  di garanzia, di tutela  dei diritti soggettivi anche di tutte quelle
  persone che presentano quelle caratteristiche.
       Un  altro  elemento   che   ritengo  vada  assolutamente  posto
  all'interno di quest' articolo riguarda la necessità di contenere il
  numero di alunni che  possono  frequentare  le scuole paritarie, nel
  senso che non deve  accadere  che  una  scuola  paritaria  si  trovi
  dall'oggi al domani con  un numero di alunni triplicato, duplicato o
  quadruplicato.
       Il danno che ne  verrebbe  fuori  sarebbe  grande  dal punto di
  vista dell'offerta formativa  che  la  scuola privata potrà fornire,
  perchè è chiaro che  raddoppiare  il numero di alunni significa, non
  solo trovare le aule,  trovare  gli  insegnanti,  ma significa anche
  avere tutta l'attrezzatura necessaria  e  quindi  è  un qualcosa che
  assolutamente va regolamentato.
       Ma ciò serve anche a garantire che l'eventuale flusso di alunni
  dalle scuole statali  alle  scuole  paritarie avvenga senza scossoni
  troppo  grandi.  Potrebbe anche  capitare  che  nel  primo  anno  di
  applicazione, per una sensazione, per un' impressione o perchè si ci
  crede, si possono immediatamente spostare migliaia di alunni;  forse
  non avverrà, ma se dovesse avvenire noi come ci troveremmo?
       Mettere,  dunque,  un  paletto  allo  sviluppo  di  una  scuola
  privata, nel senso di consentire che essa cresca non più del trenta,
  quaranta  per  cento  rispetto  al  numero  degli  alunni  dell'anno
  precedente, ci permette di avere una maggiore tranquillità anche sul
  controllo dei flussi degli  alunni  dalle scuole statali alle scuole
  private.
       E  poi   c'è   un   problema  di  maggiore  controllo  rispetto
  all'attuazione della legge. Ci sono di mezzo i quattrini e quando ci
  sono  di  mezzo  i  quattrini l'appetito di tante persone, che della
  scuola  fanno  un  affare,  viene  esaltato;  quindi  l'elemento  di
  controllo deve esserci.
       Vi sono aspetti di controllo sui singoli alunni: si parlava con
  l'onorevole Papania, che ha presentato sicuramente degli emendamenti
  e  penso  che  verrà  ad  illustrarli, di scuole paritarie che hanno
  anche  alunni maggiorenni, gente che già lavora, che ha un contratto
  a  tempo  indeterminato e che si troverebbe ad avere il buono scuola
  come gli altri.  Probabilmente non sarebbe una cosa molto corretta.
       Ma non parlo di questo  tipo di controllo, che alla fine si può
  definire anche in termini  di  decreto  da  parte dell'assessore; io
  parlo del controllo sull'applicazione di questa legge.
       E'  previsto un osservatorio che deve monitorare l'applicazione
  della legge; uno degli  emendamenti  da  me  presentati  prevede che
  tale  monitoraggio  avvenga   secondo  una  griglia  di  valutazione
  particolare  che viene  proposta  dall'assessorato, e  quindi  dagli
  uffici.  Per  cui,  è auspicabile che il monitoraggio sia abbastanza
  oggettivo, non lasciato alle singole scuole, né  ad un osservatorio,
  il  quale  può  fissare  criteri,  che  vanno più o meno bene per lo
  stesso,   ma   che   sono   stabiliti   anche  secondo  le  esigenze
  dell'ufficio.  E poi questo monitoraggio dev' essere accompagnato da
  una  relazione  dell'assessore  alla Commissione Beni culturali alla
  fine  di  ogni  anno scolastico, cosicché  anche il Parlamento possa
  venire   a   conoscenza  di  come  viene  organizzato  il  controllo
  sull'applicazione  della  legge  e,  quindi, di come la legge stessa
  riesce ad operare nella Regione.
       Per quanto riguarda, infine, il problema politico, chiaramente,
  su   questo   bisognerà  capire  come  si  articolerà  il  dibattito
  complessivo in Aula e quali saranno i risultati di tale confronto.

     FORGIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORGIONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  come potete
  notare,  leggendo  anche  gli  emendamenti  qui  presentati,  quelli
  firmati da me e dal mio Gruppo sono i più distanti sia dal testo che
  dall'emendamento al testo  proposto  dalla  riscrittura del Governo.
  Perché, come abbiamo tentato  di  dire e come emerge chiaramente dal
  dibattito  e  anche  dagli interventi, il cuore della legge è questo
  articolo 3.
       E'  una  misura  di  mercificazione  della  scuola  in Sicilia.
  Attraverso l' articolo 3  noi  stiamo  riscrivendo pezzi del diritto
  allo studio in questa  Regione; anzi li stiamo scrivendo, perché una
  legge organica sul diritto allo studio manca.
       Partiamo da  qui,  dalla  mercificazione, partiamo dai soldi da
  dare alle famiglie.
       Io vorrei dirlo anche agli amici parlamentari del centrodestra:
  ma  non  provate  un  poco  di  indignazione  quando, camminando per
  Palermo,  trovate  i  cartelli pubblicitari di alcune scuole private
  dove c'è scritto:  "Non sei riuscito a prendere il diploma? Con noi,
  con pochi soldi, puoi avere il tuo titolo di studio."
       E'  un'offerta  culturale  e  di qualità scolastica, quella che
  viene promossa in  quei cartelli pubblicitari, di scuole parificate,
  non quelle legalizzate, che vuole una parte di Forza Italia, proprio
  quelle  che non esistono  nei  sottoscala  e  negli  scantinati  dei
  palazzi, parlo delle scuole qualificate.
       Quei  messaggi  pubblicitari  rappresentano  una  promozione di
  qualità dell'offerta culturale scolastica di questa Regione o invece
  mandano un messaggio chiaro:  "Da noi, pagando vi potete comprare il
  titolo di studio" e poco  importa  la  qualità  di  quel  titolo  di
  studio, la qualità  formativa, il livello dei programmi, l'intreccio
  tra quel titolo di studio e le possibilità di accesso al mercato del
  lavoro.
       Non   vi  viene  nessun  dubbio,  perché,  appunto,  invece  di
  ragionare sul tipo di  riforma  del  diritto  allo  studio,  di  cui
  avrebbe bisogno questa  Regione, partite  dall'elargizione del buono
  scuola.
       Per questo il  mio  emendamento è il più distante, cioè propone
  la  soppressione  di  questo  articolo  e  vi  assicuro  che  non  è
  un'atteggiamento di chiusura, è un'atteggiamento di apertura; chiede
  al Governo e a questo  Parlamento di discutere  non del buono scuola
  ma del diritto allo studio in Sicilia.
       Voi avete fretta  perché  c'è già l'emendamento del Governo che
  propone l'applicabilità di  questa  norma, che  ancora  non  abbiamo
  varato, già per il 2002.
       Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, vi sono numerosi altri
  emendamenti  che,  come  vedete,  intervengono sulle percentuali del
  contributo, che  noi  vogliamo  a livello minimo, il dieci per cento
  invece che  il settantacinque per cento. E non perché  vogliamo dare
  pochi soldi, ma perchè per noi la centralità è della scuola pubblica
  e statale.  Chi vuole andare alla scuola privata se la paghi, perché
  la scuola  pubblica  e  statale  è  l'unica garanzia per intervenire
  sulle famiglie  che  non  hanno  i  soldi  e  per assicurare qualità
  formativa dentro  un'unicità  del progetto formativo per i ragazzi e
  le ragazze,  per  i  bambini,  che  può  essere garantito solo dallo
  Stato.
       Per  questo  interveniamo   a  scalare.  Voi  direte:  ma  sono
  atteggiamenti  ostruzionistici,  un emendamento che prevede il dieci
  per  cento  invece  del  settantacinque,  il  venti  invece  che  il
  settantacinque, il venticinque.
       Vorremmo  farvi   ragionare  emendamento  per  emendamento  sul
  significato di questi numeri  per arrivare poi ad un tetto massimo -
  ne parlava nella passata  seduta l'onorevole Morinello - cioè di non
  dare  comunque  oltre  il  cinquanta  per cento del contributo, e di
  riconoscere,  in  ogni  caso,  un livello oltre il quale non c'è una
  parità tra pubblico e privato, ma di fatto c'è il finanziamento alle
  scuole private.
       Non vi interessa  nemmeno  questo,  perché  a voi serve appunto
  fare una  misura  di  mercificazione;  così  noi,  al  primo  comma,
  proponiamo di  sostituire  1500 con 500 euro, anche lì per stabilire
  un  concetto di priorità:  l'intervento sulla scuola pubblica, sulla
  scuola statale.
       E poi, onorevole Granata,  io  capisco  che  questa è un po' la
  legge del Presidente Cuffaro  e sua ma, insomma, evitiamo di sommare
  all'Osservatorio  regionale,  previsto   nel   comma  sei, anche  il
  Dipartimento della Pubblica  istruzione  del comma otto; evitiamo di
  sommare strutture a  strutture  che  devono  avere  ed hanno, almeno
  nella scrittura del testo, la stessa funzione.
       Capisco che  lei  opera  in una concentrazione di poteri, visto
  che gliela  hanno  un  poco  imposta,  perché  non  mi  sembra tanto
  appassionato  di  questo  buono  scuola,  almeno  nella versione dei
  diplomifici.   Gliela   hanno   imposta,   almeno   utilizziamola  e
  concentriamo  poteri nei confronti dell'Assessorato; ma non facciamo
  due strutture simili per funzioni e competenze.
       Io credo  che  stiate facendo un obbrobrio che non consentirà a
  questo  Parlamento  di  discutere seriamente della legge sul diritto
  allo studio,  perché  questi  paletti che state mettendo, con questa
  misura  di  mercificazione  della  scuola,  condizioneranno tutto il
  nostro  ragionamento  poi  sul  sistema  complesso  del diritto allo
  studio in Sicilia, che non può essere affrontato per parti separate:
  quello    primario,   quello   secondario,   quello   che   riguarda
  l'università.  Invece  avete  fatto  un'altra  scelta;  per questo i
  nostri  emendamenti  sono quelli radicalmente più avversi al disegno
  del Governo,  all'emendamento  del Governo e sono quelli che parlano
  di un'altra  scuola  e  di  un  altro  modello  formativo  in questa
  Regione.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  avverto  che  sono trascorsi i
  quindici minuti  di  tempo  che  avevo dato, ma chiaramente non è un
  termine assoluto. Prego, pertanto, coloro che si volessero iscrivere
  a parlare di farlo subito.

     FLERES. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FLERES.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   intanto
  intervengo sul dibattito  generale  che  riguarda  gli  emendamenti;
  successivamente, dopo che lei  avrà  messo  in  votazione  i singoli
  emendamenti, interverrò per dichiarazione  di voto e in tal senso mi
  prenoto.
       Onorevoli colleghi,  ho  frequentato soltanto scuole pubbliche,
  la mia unica figlia  ha  frequentato  scuole  pubbliche ed in questo
  momento frequenta una università  pubblica.
       Questo non mi esime  dal rappresentare, in linea con quelle che
  sono  le  mie convinzioni  politiche, l'esigenza  che, in  un  Paese
  democratico, ciascuno  possa  scegliere  di  frequentare  o  di  far
  frequentare una scuola piuttosto  che  un'altra, non  sulla base del
  censo, non sulla base del  reddito  di cui dispone, bensì sulla base
  della qualità del prodotto  formativo  che  richiede e che dunque si
  aspetta di ottenere.
       Cosa intendo dire?  Intendo dire che il disegno di legge di cui
  noi  stiamo discutendo, non  solo  condivide  e  applica  i  dettati
  costituzionali che sanciscono  la libertà, l'insegnamento nel nostro
  Paese, così come appunto é  previsto  da  più  di  un articolo della
  Costituzione; sancisce anche un  altro principio che é  quello della
  pari  opportunità tra coloro  i  quali  hanno  un  reddito  tale  da
  consentire loro di iscrivere i  figli  o di iscriversi in una scuola
  pubblica e chi invece ha  un  reddito  diverso e dunque é  libero di
  potere scegliere in funzione della qualità del servizio offerto.
       Io  sono  profondamente deluso che esistano ancora nella nostra
  società una  o  più  posizioni  politiche  che  improntano  le  loro
  decisioni non  sulla  base  di  elementi  oggettivi ma sulla base di
  sospetti;   ed   il  sospetto  é  quello  di  intestare  la  qualità
  formativa  alla  scuola  pubblica  e  i  disvalori  della formazione
  culturale alla  scuola  privata, e non sulla base di elementi certi,
  ma sulla base di un' ipotesi.
       E'  come  se   noi   dicessimo:  siccome  potenzialmente  tutti
  possiamo essere assassini, chiudiamoci dentro casa e non usciamo più
  perché,  siccome,  potenzialmente, uscendo da casa potremmo uccidere
  qualcuno,   é   meglio   non   uscire.  Mi  sembra  un  ragionamento
  assolutamente  privo di fondamento.  Ho frequentato scuole pubbliche
  le quali  non  disponevano  nè  di  palestra  nè  di laboratori, con
  insegnanti   eccellenti   ed  in  alcuni  casi  con  insegnanti  non
  eccellenti.  Ho  visto  scuole  private che forniscono un eccellente
  prodotto e  ne  ho  visto  anche  altre  che  forniscono un prodotto
  scadente.
       Una cosa é  certa: né  io,  né  - ritengo - nessuno sceglierà o
  può aver scelto una soluzione piuttosto che un'altra in funzione non
  della   qualità   dell'offerta   formativa,   bensì  della  facilità
  attraverso cui  conseguire  un titolo di studio, anche perché - cari
  amici della Sinistra che su questo tema avete lungamente dibattuto -
  se non é  la scuola a determinare una selezione, se non é  la scuola
  a facilitare  e  a consentire una adeguata preparazione, in grado di
  far fronte  alle  esigenze  del mercato, poi é il mercato stesso che
  determina la selezione.
       Un tempo era sufficiente  avere  un  diploma, un pezzo di carta
  per vedersi  aperta  la  carriera  lavorativa. Oggi é necessario che
  quel pezzo di carta sia la sintesi di una capacità professionale, di
  una capacità  culturale  in  grado  di  far fronte alle esigenze del
  mercato; quindi,  perdonatemi, é  debole la posizione che ho sentito
  in questi  giorni,  in  quest'Aula e fuori da quest'Aula, secondo la
  quale lo  studente  é  un  soggetto che si orienta verso un prodotto
  facile piuttosto che verso un prodotto di qualità.
       Allora,  cari amici e  colleghi,  per  quanto  mi  riguarda  mi
  attesto sulla scelta che  il  Governo  e  la maggioranza hanno fatto
  rispetto a questo argomento;  sono  convinto  che la legge sul buono
  scuola sia una legge  che migliora la qualità democratica del nostro
  Paese, della nostra Regione.  Sono  convinto, però, che bisogna fare
  in modo che tale qualità venga garantita.
       E allora, onorevoli colleghi,  anche  da questo punto di vista,
  una perplessità la voglio esprimere.
       Si è  sostenuto  in  quest'Aula  che le scuole private sono dei
  'diplomifici' e che rilasciano  titoli  di  studio non adeguati alla
  programmazione che dovrebbero avere svolto.
       Ebbene, io sono convinto  che  così  non  è,  per  la  semplice
  ragione che quegli  'esamifici'  sono  sottoposti  alla valutazione,
  prevalentemente, di commissioni  composte  da personale pubblico.
       Se dovessimo sostenere  ciò, dovremmo sostenere pure che esiste
  nel nostro Paese, nella  nostra  Regione, un  sistema  di corruzione
  articolata in tutti i  livelli,  comprese le commissioni d'esame, le
  quali,  ancorchè composte  da  personale  pubblico,  diventano,  nel
  momento in cui sono  chiamate  ad esaminare studenti che frequentano
  scuole non statali, immediatamente cattive, mentre fino ad un attimo
  prima erano buone.
       Onorevoli colleghi, io sono convinto che il percorso che stiamo
  realizzando sia un  percorso   civile,   in  linea  con  i  princìpi
  costituzionali. Sono pure  convinto  che  ci saremmo potuti spingere
  oltre e che avremmo potuto -  e questo sì che lo condivido - elevare
  il  grado di verifica,  di  controllo,  di  garanzia  rispetto  alla
  qualità del prodotto formativo.
       Onorevole Assessore,  io  sarei  molto felice se lei disponesse
  immediatamente ispezioni  in tutte le scuole, statali e non statali,
  per accertare che tutte  siano  nelle condizioni di mantenere quello
  che promettono.  E se qualche  scuola  non  è  in grado di mantenere
  quello che promette, che  vengano  adottate le sanzioni che la legge
  prescrive  rispetto  a  tali   fenomeni;   ma,  certo,  non  si  può
  ipotizzare 'vuoto per  pieno'  solo  sull'onda  di  un atteggiamento
  sospettoso che 'tutto il buono  sta  da una parte e tutto il cattivo
  sta dall'altra'.
       Per quanto  mi  riguarda,  la  mia  cultura  laica  mi  porta a
  ritenere che buono  e cattivo stanno da tutte le parti; che esistono
  scuole  pubbliche  eccellenti  e  scuole  pubbliche meno eccellenti;
  docenti  pubblici  eccellenti  e  docenti  pubblici meno eccellenti;
  scuole private  eccellenti  e  scuole private non eccellenti; e così
  via.
       Allora,  se   è   questo  il  tema,  l'obiettivo  che  dobbiamo
  raggiungere non  è  solo  quello di garantire pari opportunità, ma è
  quello di  garantire  un'elevata qualità; e l'elevata qualità si può
  realizzare solamente aumentando i  livelli  di  controllo,  tutti  i
  livelli di controllo.
       Ci sono  scuole  private  - e qui hanno ragione alcuni colleghi
  della sinistra  -  che sono sicuramente indegne di chiamarsi scuole,
  ma anche qualche scuola pubblica lo è.
       E allora, per quanto mi riguarda, ho lavorato, abbiamo lavorato
  all'interno del gruppo, per tentare una soluzione che fosse coerente
  con le  linee  politiche di questa maggioranza e del Governo,  linee
  politiche che  noi  condividiamo;  e  sbaglia  chi  pensa  di potere
  strumentalizzare le posizioni che  si sono, in questi giorni, venute
  a determinare.
       Onorevole assessore  Granata, se questa fosse stata soltanto la
  legge 'Granata'  noi  saremmo  stati molto più contenti. Nel momento
  in cui  diventa la legge 'Granata-Ortisi' o 'Granata-Speziale' siamo
  un po' meno contenti,  anche perchè, purtroppo, ogni tanto il metodo
  della....

     CRISAFULLI. Ma non è un fatto personale con l'onorevole Speziale?

     FLERES.  Assolutamente  no,  onorevole Crisafulli. Il metodo, non
  della mediazione sulla  messa  a  punto di aspetti o di passaggi che
  meritano -  e  che  giustamente  il Parlamento deve fare - di essere
  messi a  punto,  ma  di una mediazione sui princìpi certamente non è
  auspicabile, perchè determina una scarsa riconoscibilità dell'azione
  politica di uno schieramento rispetto ad un altro.
       Se mediamo su un criterio,  se  mediamo su una messa a punto di
  un articolo o sul contenuto  di  una  disposizione  in  un  senso  o
  nell'altro, stiamo lavorando per  mettere  a  punto  e migliorare un
  testo di legge.  Ma  se  mediamo su un principio, stiamo rinunziando
  ai valori ai quali ci  siamo  ispirati  dal  momento  in cui abbiamo
  chiesto il consenso degli elettori.
       Questo è il  tema semmai. E su questo Forza Italia non si è mai
  divisa, né mai si dividerà.
       Onorevoli  colleghi,  e  mi  avvio alla conclusione, per quanto
  riguarda gli  emendamenti  si è molto parlato dell' estensione o non
  estensione   dell'applicazione   del   buono   scuola   alle  scuole
  giuridicamente  riconosciute  e  a  quelle  paritarie.
       Credo che il problema  sia  stato  superato, sia ormai un falso
  problema,  perché  il tempo per garantire il potenziale allineamento
  di tutte le scuole ai requisiti delle scuole paritarie credo ci sia.
  Certo, noi con questo  testo  stiamo  di  fatto  sottraendo  un anno
  rispetto al percorso previsto dalla legge nazionale.  E io mi auguro
  che ciò non  significhi  una modifica dell'indirizzo costituzionale.
  Mi auguro che ciò  non  alteri  il  principio  del  pari trattamento
  riguardo al tema delle scuole siciliane rispetto alle altre scuole.
       Per quanto  mi riguarda è un falso problema, avendo acquisito i
  dati riguardanti lo stato di parifica, è un falso problema.
       Torno all'altro emendamento, quello che riguarda i contratti di
  collaborazione  coordinata  e  continuata.
       Onorevoli colleghi, voi  pensate  che  un  dirigente,  un  alto
  dirigente, per esempio della  ST,  o  dell'ANIC,  o dell'ENI o della
  TELECOM vada a fare  un  contratto  di  dipendenza  con  una  scuola
  privata per insegnare management o alta tecnologia?  Io credo di no.
  E, dunque,  se  vogliamo  elevare  il  grado  di professionalità, il
  livello   di   offerta  formativa  delle  scuole  private,  dobbiamo
  consentire  alle  stesse  di poter utilizzare quel personale docente
  capace  di  aggiungere  qualità  formativa all'offerta potenziale di
  partenza.  Cosa che la scuola statale non può fare o ha difficoltà a
  fare per la struttura di cui dispone.
       Su  questo  tema   sono   convinto  si  potrebbe  fare  qualche
  riflessione in più.
       Mi auguro  che  il  Governo la faccia, mi auguro che il Governo
  approfondisca quest'aspetto, perché  qui  non si tratta di violare i
  contratti né  di  facilitare  l'attività  dei  furbi. Qui si tratta,
  invece, di  consentire  a  questi organismi di utilizzare il massimo
  della professionalità senza vincoli che, di fatto, impedirebbero che
  tale obiettivo si possa realizzare.
       Onorevoli colleghi,  non ho altro da aggiungere adesso, ma sono
  convinto  che,  superati  questi  aspetti,  non  ci  siano ulteriori
  ostacoli all'approvazione di questo testo che, più è Granata-Cuffaro
  e più mi piace, meno è Granata-Cuffaro o più è Granata-Ortisi e meno
  mi piace.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Villari. Ne ha
  facoltà.

     VILLARI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  desidero
  rapidamente fare delle considerazioni, intanto in relazione al primo
  emendamento   che  ho  presentato  che,  come  nella  scorsa  seduta
  ricordavo, si  riferisce  al  vecchio  testo  cui  sono  legati  gli
  emendamenti in discussione.
       Vorrei  immediatamente  dire  che la parte dell'emendamento 3.1
  dove  si  fa  espressamente  riferimento  alle scuole statali, nella
  riscrittura  dell'articolo 3 del Governo, fa riferimento alle scuole
  statali e  paritarie  di ogni ordine e grado. La questione che pongo
  adesso è  che non vorremmo, così come è stato riscritto l'articolo 3
  dal Governo  e  laddove  si  ripropone ancora la questione del buono
  scuola legata alla effettiva frequenza della scuola, che ciò volesse
  rappresentare  sostanzialmente  o,  peggio ancora, esclusivamente un
  sostegno alle  spese  delle  famiglie i cui figli frequentano scuole
  non  statali,   con   il   rischio  di  introdurre  un  elemento  di
  penalizzazione  o  addirittura  di  marginalizzazione  della  scuola
  pubblica.
       Infatti,  gli  impegni  assunti  dal  Governo  e dall'assessore
  Granata in  più  occasioni  sono stati sempre nel senso di andare ad
  una legge  - nell'ambito di questa si è parlato di introdurre alcune
  norme per  il  diritto  allo  studio  - organica per il diritto allo
  studio delle  scuole  statali  e paritarie e del diritto allo studio
  non universitario, perché  per il diritto allo studio universitario,
  come sappiamo, c'è  già un testo a cui la II Commissione ha dato una
  copertura finanziaria parziale. Quindi l'impegno assunto dal Governo
  era quello,  appunto,  di  lavorare  su  un testo che riguardasse il
  diritto  allo  studio più complessivamente inteso, come diritto allo
  studio non universitario.
       Pertanto, rispetto  a  questo  vorrei  che  non  si  aprisse  -
  eventualmente   sarebbe   il   caso   di  chiarirlo,  certo  sarebbe
  preferibile avere  qui  un  testo  per  il  diritto  allo studio non
  universitario per  rendersi  meglio  conto  del  quadro entro cui ci
  muoviamo -  pure a causa della frammentarietà del testo, considerati
  gli emendamenti  presentati all'articolo 3 che è stato riscritto dal
  Governo,   un  dibattito  per  certi  aspetti  arretrato  perché  fa
  riferimento ad un testo che, nei fatti, è cambiato.
       Per  quanto  concerne  l'emendamento  3.5  a mia firma, laddove
  recita  "il   buono   scuola   viene   erogato  solo  a  seguito  di
  rendicontazione   delle   spese   nelle   quali..."  devo  dire  che
  probabilmente nella  sua  stesura,  non  per  colpa  degli uffici ma
  sicuramente  per  responsabilità  mia  che  avrò  scritto  male, c'è
  qualcosa che  non va perché il testo voleva essere diverso da quello
  che  risulta.  Infatti, non mi pare comprensibile; probabilmente c'è
  qualcosa che non va. Nell'emendamento si parla di "spese nelle quali
  la scuola  oppone la conseguita ...".  Vorrei, eventualmente, che se
  ne affrontasse l'esame più avanti per un chiarimento.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne ha
  facoltà.

     CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, consentitemi
  di fare  una  brevissima  battuta sull'articolo 3.  Noi lasciamo, lo
  dico  all'onorevole Fleres, volentieri l'esclusività della paternità
  al  Governo  regionale e all'assessore  Granata proponente di questo
  testo di  legge.  Dico  ciò  al  fine  di evitare confusioni e anche
  demagogiche  affermazioni, secondo  le  quali  il testo che dovrebbe
  uscire da quest'Aula è un testo definito sulla base di mediazioni su
  princìpi.   Con molta nettezza dico che qui  non  sono  mediabili  i
  princìpi che ci vedono su  posizioni  profondamente diverse rispetto
  alle origini che ispirano questo testo di legge.
       Abbiamo detto  e  ripetuto  che  il  sistema  della  politica a
  servizio del diritto allo studio di tutti i ragazzi e le ragazze che
  in questa  regione  frequentano  la  scuola dell'obbligo e la scuola
  secondaria con  questa  legge  di  fatto é un diritto differenziato.
  Con questo disegno di legge si sta affermando un privilegio tendente
  a  garantire  esclusivamente  coloro  che  hanno  fatto  una  scelta
  legittima di  libertà,  tendente  in  qualche  modo  a  scegliere un
  percorso formativo  diverso  da  quello  pubblico.
       Detto  ciò,  voglio  riportare  il merito della questione che é
  oggetto  in  quest'articolo: il Governo sta scegliendo di introdurre
  il buono scuola.
       Qualche  istante  fa  ho  chiesto all'Assessore se ricordava il
  numero della  Gazzetta ufficiale  nella quale il Governo nel mese di
  agosto  ha pubblicato un decreto a firma dell'assessore Granata, con
  il  quale  sono stati definiti i criteri per l'accesso ai contributi
  previsti  dalla  legge 62/2000 . E - se non vado errato - per l'anno
  2002  nella  nostra  Regione dallo Stato vengono trasferiti circa 50
  miliardi  delle  vecchie  lire. Ebbene, con quel decreto l'assessore
  Granata   ha   stabilito  alcuni  requisiti.  Ad  esempio,  uno  dei
  requisiti   di  accesso  a  quegli  strumenti  e  a  quelle  risorse
  trasferite  dallo  Stato  è  il reddito del nucleo familiare. Se non
  ricordo  male,  l'assessore Granata ha previsto che, per accedere ai
  benefici  previsti  dalla  legge  62/2000,  occorre  che  il reddito
  familiare  non superi i 27 milioni di lire. Il Governo, nel definire
  ciò  che é  rimborsabile con i fondi trasferiti dallo Stato, prevede
  che, tra le spese rimborsabili, vi siano anche le rette scolastiche.
  Quindi,  con  la circolare varata nel mese di agosto abbiamo già, in
  qualche modo, previsto una modalità di rimborso per chi ha scelto di
  accedere  alla  scuola  privata,  pur vincolata e definita secondo i
  parametri  della  legge  62/2000.  Essa,  com'é  noto,  estende tali
  benefici  soltanto  agli studenti che frequentano la scuola pubblica
  statale,  la  scuola pubblica degli enti locali, che in questo testo
  di  legge continua a non esserci - voglio ricordare che nella nostra
  regione  vi sono istituti di competenza esclusiva delle province, in
  particolare  penso ad alcuni licei linguistici, agli istituti d'arte
  -  e alle scuole paritarie così come previsto dalla legge numero 62.
  Insomma,  da un lato con una circolare si affermano alcuni requisiti
  ed  alcuni  criteri,  con questa legge si stabilisce che il Governo,
  con successivo decreto, definirà la soglia di accesso per i benefici
  del buono scuola.
       Abbiamo  presentato  un emendamento che cerca, in qualche modo,
  di definire per legge quale deve essere questo limite.  Anche perché
  ciò che  desta  maggiore preoccupazione, mi rivolgo al Governo, è la
  vostra  riscrittura  del  testo,  con  l'emendamento  presentato  di
  riscrittura  rispetto  al  testo  originario,  sulle modalità con le
  quali calcolate  il  sistema per accedere al buono scuola; è persino
  peggiorativa  del  testo  originario.  Voi,  infatti,  calcolate  un
  sistema nel  quale  non solo non c'è una soglia di accesso definita,
  ma lo  determinerete  in  una  condizione  di  variabilità  che farà
  impazzire gli uffici che dovranno gestire ...

     CUFFARO, presidente della Regione. Sono già pazzi

     CRACOLICI.  Se  lo  afferma il presidente della Regione ne prendo
  atto,  capisco  che è spiritoso.
       Ma al di là delle malattie mentali, la cosa che più preoccupa è
  che  introducete  un  metodo che di fatto consentirà il buono scuola
  anche   a  chi,  obiettivamente,  non  ha  certamente  bisogno,  per
  condizioni economiche che fortunatamente gli consentono di vivere al
  di  sopra  della  media  nella  quale  vivono  migliaia  di famiglie
  siciliane. Voi prevedete un sistema secondo il quale alla fine anche
  chi  ha  200  milioni  di  reddito  netto avrà il buono scuola della
  Regione.   Non   vi   vergognate   di   approvare   una   legge  che
  comunicativamente  passerà  come una 'legge per i ricchi'? Altro che
  poveri
       Noi  nell'articolo 3 non solo vogliamo stabilire la possibilità
  che la  Regione, da  un  lato, dia  pure  il  buono  scuola  (non lo
  condividiamo),  ma  che  introduca  pure la possibilità di assegnare
  borse di  studio  per le famiglie più bisognose di un sostegno reale
  per consentire  un  percorso formativo ai loro figli ma, allo stesso
  tempo,  chiediamo  che  quest'Aula  possa  pronunciarsi  in  maniera
  trasparente ed  anche  per gli obiettivi dichiarati, sui quali molti
  si sono  qui sbizzarriti nel sostenere che questa legge favorisce la
  possibilità per  le  famiglie  meno  abbienti di scegliere la scuola
  privata.  Non  favorirete  le  famiglie meno abbienti  Questa legge,
  alla fine,  favorirà  le  famiglie più abbienti, perché  quelle meno
  abbienti  rimarranno  tali  e,  quindi,  saranno  di  fatto escluse.
       Vorrei   ricordare,   tra   l'altro,   che   il  Governo  aveva
  preannunciato -  lo  dico al presidente della Regione - un ulteriore
  subemendamento che  non ho visto tra quelli distribuiti in Aula, con
  il  quale  si stabiliva in via prioritaria o comunque si introduceva
  un  sistema  a  graduatoria  per  cui  il  buono scuola si assegna a
  partire  dai  redditi  più  bassi, e non il contrario.  Insomma, voi
  avete  scelto  una  strada, la strada - onorevole Fleres - di questo
  Governo;  non  la  legge  Granata,  Speziale  o  Ortisi, ma la legge
  Granata  del  Governo di centrodestra, perché  è tutta vostra questa
  legge

     FLERES. Allora votate contro

     CRACOLICI.  Rispetto  agli  obiettivi che avete voluto perseguire
  con  questa  legge  realizzerete  una mostruosità.
       Noi  proponiamo,  così  come  abbiamo  fatto, una battaglia per
  migliorare  il  più  possibile  il  testo  della  legge,  avendo  la
  possibilità anche  di  fare  giustizia in questa legge.  Evitiamo di
  dare soldi  a chi non ha certamente bisogno di avere soldi pubblici;
  e, attenzione,  finanziamo  con due strumenti il buono scuola: da un
  lato con  la  circolare  Granata  dell'agosto  del 2002, con i fondi
  trasferiti dalla  legge 62/2000 pari a 50 miliardi di lire, e adesso
  con la  legge  Granata,  con gli oltre 100 miliardi che serviranno a
  dare il  buono  scuola.  Insomma, stiamo mettendo circa 150 miliardi
  delle vecchie  lire  a  disposizione  del  sostegno,  di fatto, alla
  scuola, ai  ragazzi,  alle ragazze che frequentano le scuole private
  in Sicilia.  Non credo che questa sia una legge che faccia giustizia
  sui temi del diritto allo studio.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Papania. Ne ha
  facoltà.

     PAPANIA.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi, poiché  mi
  riconosco  in  gran  parte  degli interventi prodotti dall'onorevole
  Tumino e da altri mi limiterò ad alcune considerazioni.
       Qualche  problema  la  legge  sul  buono  scuola, in  linea  di
  principio, in effetti, lo pone a tutti i deputati cattolici.
       Le    affermazioni    di   Giovanni   Paolo   II,   a   seguito
  dell'approvazione  della  legge  sulla  parità nazionale, secondo le
  quali essa  era  una  legge  apprezzabile  ma non sufficiente, hanno
  posto, per tutti, un tema di riflessione profonda.
       Nel  momento in cui questo è diventato un concetto che mitiga e
  differenzia  il  concetto  proprio di diritto universale allo studio
  uguale  per  tutti,  poiché lasciando alle Regioni la possibilità di
  intervenire sul diritto  allo  studio e sui buoni scuola, comincia a
  dare risposte diverse  a  domande  diverse  segnando, quindi, per le
  Regioni, una  possibilità di intervento, basta esaminare il panorama
  di tutte le leggi  approvate  in  tutte  le  Regioni e vedere come i
  buoni scuola abbiano dovunque - lo dico anche all'onorevole Fleres -
  avuto  una  storia  diversa:  l'Emilia  Romagna  libertà  di  scelte
  educative  e finanzia tutto comprese le rette, cioè l'iscrizione; la
  Lombardia  il funzionamento a sostegno dei disabili; il Friuli tutto
  compreso gli investimenti in attrezzature; il Veneto l'iscrizione, i
  libri, i sussidi, la frequenza ed il sostegno ai disabili.
       Probabilmente, appena  la  farà  il Piemonte, appena la farà la
  Sicilia,  si  vedrà  come  l'intervento sarà differente per tutto il
  territorio nazionale.  Perciò, è il concetto stesso che cambia ed in
  questo senso  sono  andati  gli  emendamenti  che  ho presentato. Il
  concetto  che  cambia  è  che  non  esiste  più,  nemmeno  a livello
  culturale, l'idea di scuola statale: esiste il servizio pubblico.
       Allora, la  capacità  di  chi  legifera  deve  essere quella di
  identificare  il servizio pubblico, per tutti, della scuola pubblica
  statale e della scuola pubblica non statale, dando parità di accesso
  alle famiglie  per  poter andare in entrambe le tipologie di scuola,
  dando gli  stessi  obblighi  a chiunque decida di gestire una scuola
  nel Paese.
       Quando  l'onorevole Fleres dice che bisogna fare i contratti di
  collaborazione  per  alcune  personalità  in  grado  di andare nelle
  scuole  private  e migliorare la qualità delle stesse, probabilmente
  non  è  chiaro  come  la  scuola paritaria questo già lo possa fare,
  perché   nell'ambito   del   25   per   cento   di  volontari  o  di
  professionisti  che  abbiano  la capacità professionale dimostrabile
  possono,  tranquillamente,  in  quell'ambito, andarsi a prendere chi
  vogliono  senza il contratto collettivo nazionale di lavoro e perciò
  aumentando anche il livello di qualità di quella scuola.
       Quindi, io  credo   che  questo  testo,  al  di  là  poi  delle
  valutazioni  che  ciascuno  di  noi può svolgere sull'opportunità di
  farlo  oggi,  di farlo in questo modo, di andare avanti prima con la
  legge  sul  diritto  allo  studio  più  complessiva  e poi sul buono
  scuola, vada intanto migliorato, appunto, su specifiche fattispecie:
  quelle  che  consentano  alla famiglia di usufruire del buono scuola
  per  l'accesso  al  tipo  di  scuola  che  desiderano  tra la scuola
  paritaria  e  la scuola pubblica statale, e alle scuole paritarie di
  essere  adeguate a ciò che debbono offrire a queste stesse famiglie.
  Quindi,  il  buono  scuola  che  viene  scelto non in funzione della
  fruibilità  dello stesso, ma del libero accesso alla migliore scuola
  possibile del Paese.
       Tutto questo  ci  obbliga  a  fare  un'azione  etica  anche nei
  confronti delle  scuole  paritarie, che  può  andare  nel  senso  di
  migliorare la struttura dei contratti per i soggetti che lavoreranno
  in queste  scuole,  ma  anche  nel senso di definire alcuni princìpi
  molto chiari.  Mi rivolgo al Presidente Cuffaro, non so se ciò lo si
  possa scrivere  nella  norma  o  lo  possa  fare l'Assessore nel suo
  decreto, ma mi sembra che alcune piccole cose, a parte quelle grandi
  che sono state fin qui dette, debbano essere migliorate.
       Non è possibile che uno stesso soggetto nella scuola secondaria
  consegua più  diplomi  e  usufruisca  sempre del buono scuola; non è
  possibile che un soggetto occupato, mi riferisco ai tanti dipendenti
  pubblici che  conseguono  il diploma soltanto per avere un punticino
  in più, usufruiscano del buono scuola; non è possibile che, superata
  una  certa  età,  si  continui  a  prendere  diplomi dovunque perchè
  significherebbe, allora sì, agevolare un certo tipo di percorso.
       Inoltre,   in   questo   testo   è   completamente  assente  la
  concertazione   tra   l'Assessore   per  la  pubblica  istruzione  e
  l'Assessore per la formazione professionale.
       Faccio   presente  che  per  almeno  due  tipologie,  che  sono
  segnalate  nei  miei  emendamenti,  cioè gli ex articoli 17 e 18 del
  decreto  legislativo  196/97 riguardanti l'apprendistato, e la legge
  144/99  riguardante  gli  obblighi formativi, si corre il rischio di
  dare   agli   stessi   soggetti   più   possibilità   di  accesso  a
  finanziamento.
       Se in questo momento una scuola  paritaria gestisce corsi della
  legge 24,  onorevole  Presidente  della  Regione,  e  li ha inseriti
  nell'ambito  della legge regionale 24 all'interno della quale, oggi,
  col finanziamento  in corso sono i fondi che provengono dall'obbligo
  formativo, quella  stessa  scuola  può  organizzarsi  i corsi per la
  pubblica istruzione.

     CUFFARO, presidente della Regione. Nella legge è scritto che deve
  seguire l'intero ciclo dei 5 anni.

        PAPANIA. Se la legge precisa tutto ciò, ci troveremo alla fine
  con qualche punto di raccordo in più.
       Lo stesso punto di partenza  del  piano  dell'offerta formativa
  della  pubblica  istruzione,  del   piano   regionale   dell'offerta
  formativa della  legge regionale 24 è  differenziato  nei  tempi. La
  legge 24  parte a gennaio, la scuola, notoriamente, comincia con ben
  altra data.  Questo  farà  in  modo  che vi sia un'offerta formativa
  molto diversificata.
       Io  sostengo  che  per  elevare  i  livelli  di intervento ed i
  livelli di qualità bisogna incidere sui testi che si fanno. Non sarà
  con  i  controlli,  onorevole Fleres, che si limiterà la possibilità
  per alcuni soggetti di fare determinate cose, ma scrivendo una buona
  legge.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare  l'onorevole  Morinello.  Ne ha
  facoltà.

     MORINELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, è  stato detto
  in quest'Aula  che  l'articolo  3  è  il  cuore di questo disegno di
  legge.
       La Sicilia con  la  legge  n.  6 del 2000 ha avuto la sua legge
  sull'autonomia delle istituzioni educative. Abbiamo esercitato, come
  Regione  siciliana,  la  potestà  concorrente,  e abbiamo recepito e
  innovato i  cardini  di  quella  legge  quadro  che in Italia innova
  fortemente il funzionamento delle istituzioni educative.
       Viene  meno quel modello centralistico  e  napoleonico  che  ha
  informato non solo la pubblica istruzione e la  scuola in Italia, ma
  tutta   la   pubblica   amministrazione   tout-court.   Il   modello
  napoleonico, come voi sapete, dopo il 1861 è stato l'elemento che ha
  caratterizzato  l'impalcatura della macchina statuale italiana. Quel
  modello  napoleonico,  che  noi  abbiamo  conosciuto,  si articolava
  attraverso un  forte potere centralizzato che faceva capo al governo
  di Roma  e  che,  tramite  gli  organi periferici, poi articolava le
  decisioni  che venivano assunte dal potere centrale fino all'estrema
  periferia. Per  cui,  nella  pubblica  istruzione  il potere era del
  Ministro della  Pubblica istruzione e i Provveditorati, che sono gli
  equivalenti  dei  Prefetti,  erano organi burocratici decentrati e i
  capi di  istituti erano gli esecutori di una politica scolastica che
  veniva fatta a Roma e dettata dal potere centrale.
       L'autonomia  scardina  questo  modello,  si coniuga con diversi
  elementi:   autonomia   amministrativa,   didattica,  educativa,  di
  sperimentazione e finanziaria.
       L'autonomia  finanziaria  dà la possibilità alle singole scuole
  di rapportarsi  con  il  mondo  esterno,  con gli enti che gravitano
  attorno  alla  singola  istituzione  educativa   e  gli enti possono
  essere privati o pubblici.
       Gli  enti   locali,   la  Regione,  le  province  ma  anche  le
  associazioni del volontariato,  la  società civile, anche le imprese
  possono interferire con i  processi  educativi  e  da qui la critica
  giusta, a mio avviso,  che  veniva  mossa  al fatto che nella scuola
  italiana si potesse assistere a una sorta di classifica, a una sorta
  di  scuole   che,  collocate  in  un  determinato  ambiente,  in  un
  determinato "humus", potevano essere di un certo tipo.
       Una scuola  della  provincia  di  Treviso  o della provincia di
  Bergamo,  certamente, aveva interfacce e collegamenti con la società
  civile e  anche  con  gli  enti  locali diversa da quella situata in
  provincia di Nuoro,  in provincia di Caltanissetta o in provincia di
  Enna.
       E da qui noi,  in  Sicilia, con la legge sull'autonomia abbiamo
  previsto una forte  capacità  degli enti pubblici di poter eliminare
  quel  potenziale  pericolo   che   era   dato,  appunto,  da  questa
  divaricazione tra scuole di serie  A e scuole di serie C, tra scuole
  forti e scuole  deboli  attraverso un forte intervento, una capacità
  di trasferimento che gli enti pubblici dovevano avere per supportare
  la scuola  pubblica  che  non è una scuola ideologica, che non è una
  scuola atea,  che non è una scuola confessionale, che si impronta ai
  principi   della   nostra   Costituzione   repubblicana  che  è  una
  costituzione laica, che non ha alcuna ideologia, alcuna confessione,
  che consente  il libero dispiegamento delle opzioni culturali: è una
  scuola libera da tutti i punti di vista.
       E' una scuola, quindi,  non  soggetta  a ideologie di parte ma,
  anzi, le diverse  ideologie,  le  diverse  opzioni culturali possono
  liberamente confrontarsi, non  solo  gli insegnanti ma gli studenti,
  tutti  gli  operatori,  tutti  quelli  che  gravitano  nella  scuola
  pubblica possono manifestare queste diverse opzioni.
       Cosa  diversa   è   la  scuola  privata  che   pure  la  nostra
  Costituzione  nell'articolo 33 garantisce: "La Repubblica garantisce
  il  libero  funzionamento, l'istituzione delle scuole private purché
  siano senza onere per lo Stato".  Ebbene, l'articolo 3, questa legge
  sul buono scuola scardina questo principio costituzionale.
       Io ritengo  che  questa  è  una  legge,  una  volta  approvata,
  anticostituzionale  e  non  è  stata  data la possibilità alla Corte
  Costituzionale  di  pronunziarsi perché, come dicevo prima, il nuovo
  governo, il  Governo  Berlusconi, ha  ritirato  il  ricorso  che  il
  Commissario dello Stato  in  Lombardia  aveva opposto alla legge che
  istituiva il buono scuola.
       Per  cui  io  ritengo  che  noi sprechiamo un'occasione, quella
  appunto di  potenziare in Sicilia l'Autonomia che per essere tale ha
  bisogno di risorse.
       La scuola  pubblica oggi in Sicilia con la legge dell'Autonomia
  è una scuola  priva di contenuti, che non ha risorse, che depotenzia
  anche quei forti  elementi  innovativi che quella legge ha dato alla
  scuola siciliana; per  cui  una  scuola senza risorse è qualcosa che
  appunto penalizza  il  lavoro,  lo  sforzo  che  gli  insegnanti,  i
  dirigenti scolastici,  il lavoro degli operatori scolastici che oggi
  sono tutti,  onorevole  Presidente  della Regione, contrari a questa
  legge, anche i  docenti che hanno votato per lei, onorevole Cuffaro,
  sono  fortemente  preoccupati  perché  questa  scuola,  questa legge
  penalizzerà ulteriormente la scuola pubblica in Sicilia.
       Forza Italia  -  l'intervento  dell'onorevole Fleres è stato da
  questo  punto   di   vista  significativo  -  vuole  la  scuola  dei
  diplomifici ed  io  voglio  dire  una  cosa all'onorevole Fleres, mi
  assumo la responsabilità  di  quello che dico: che la scuola privata
  in Sicilia è una vergogna. Non parlo delle poche scuole religiose di
  eccellenza che ci  sono,  che  si  possono  contare ma l'ottanta, il
  novanta per  cento  delle  scuole  private in Sicilia rappresenta un
  vero 'pugno nell'occhio' per chi opera all'interno della scuola.
       I diplomifici,  scuole che vengono gestite con criteri non dico
  privatistici,   ma   con   criteri  'gangsteristici',e  sulla  base,
  onorevole   Presidente  della  Regione,  di  vuoti  legislativi,  il
  controllo  su  di  essi  di  fatto  non  esiste; il reclutamento dei
  docenti  avviene  su  base clientelare; i docenti non vengono pagati
  perché basta solo il punteggio.

     CUFFARO, presidente  della Regione. Perché non le denunziano alla
  Procura queste cose?

     MORINELLO. Abbiamo  denunziato. Il problema non è la denunzia, il
  problema  è che mancano i controlli. Onorevole Presidente, è notorio
  questo.
       Gli  alunni  che  vengono  respinti dalla scuola pubblica vanno
  nelle  scuole  private, pagano decine di milioni ed hanno il diploma
  assicurato con il massimo dei voti.
       Questa innovazione  che  il  ministro  Moratti ha portato nella
  formazione  delle Commissione d'esame ha ulteriormente aggravato una
  situazione che già era tragica.
       I Commissari  d'esame, onorevole Fleres, sono membri interni. I
  membri interni  hanno  l'interesse  a  promuovere con il massimo dei
  voti altrimenti  i  gestori  li  licenziano,  proprio perché non c'è
  alcuna regola,  non  c'è alcun riferimento oggettivo nel rapporto di
  lavoro tra i docenti ed i gestori delle scuole private.
       Questa   è   una   legge   che  appunto  porterà  all'ulteriore
  dequalificazione di  una scuola pubblica in Sicilia che è gravemente
  deficitaria; per  questo  io  ritengo  che  l'introduzione del buono
  scuola rappresenti una  iattura  non  solo  per la scuola, ma per la
  società siciliana, per  il  grado  di  civiltà,  per gli elementi di
  corruzione delle coscienze che questa legge apporterà.
       Onorevole  Fleres,   Forza  Italia  oggi  si  fa,  con  il  suo
  intervento, paladina  di questi interessi che oggi rappresentano uno
  scandalo nel funzionamento della scuola in Sicilia.
       Anche la  scuola privata lombarda è differente da quella scuola
  privata  siciliana.
       Pertanto, ritengo, onorevole Presidente, l'opposizione a questo
  disegno di legge é  qualcosa  che va oltre lo specifico, rappresenta
  uno degli elementi su  cui  articolare  un ragionamento di fondo sul
  funzionamento delle istituzioni pubbliche in Sicilia.

     ORTISI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ORTISI.  Onorevole  Presidente,  onorevoli colleghi, i sillogismi
  aristotelici  dell'onorevole  Fleres,  non  tengono  conto  né della
  logica  formale del Novecento ma soprattutto non tengono conto della
  realtà del territorio siciliano.

     CUFFARO,  Presidente  della Regione. Stasera parliamo dell'Iliade
  non dell'Odissea.

     ORTISI.  Onorevole Presidente, io l'assecondo sempre perché mi fa
  piacere  interloquire  su  un  piano di amabilità ma se lei tenta di
  sminuire  il  senso  del  mio intervento, sappia che ogni intervento
  pragmatico se non ha alla radice un convincimento culturale di fondo
  é soltanto un intervento che può andare contro ed in senso opposto a
  quello  che  ci si propone.
       Lo sa che mi  piace  interloquire  con lei.
       Dice  l'onorevole  Fleres:   é  il  mercato  che  determina  la
  selezione per cui che importanza  ha  se poi alla fine si esce da un
  diplomificio, la  realtà immediatamente posteriore farà giustizia.
       Questa é  una realtà che sogna l'onorevole Fleres perché  penso
  che un uomo della  sua  esperienza  saprà  che  si  accede  a  molte
  dimensioni direttive e  poi  anche alle graduatorie scolastiche, per
  titoli, il suo discorso  avrebbe  un  senso  se venisse eliminato il
  valore legale del titolo di studio. Allora varrebbe il suo discorso,
  ognuno di noi si  piglia la responsabilità di andare dove vuole, poi
  il mercato taglierà le gambe  a  chi non é  preparato, ma si diventa
  insegnanti o applicati  di segreteria, per una graduatoria che tiene
  conto dei titoli, il  raccomandato  o  colui il quale ha fatto tutta
  una trafila, negativa fra  virgolette, che si é comprato il diploma,
  a maggior ragione, come diceva il collega Morinello i membri interni
  fungono da commissari  nel diplomificio, con un cento supererà nella
  graduatoria colui il quale  si  é  diplomato alla scuola pubblica ma
  anche in una scuola  privata  seria, per carità, con tanti sforzi ma
  non  con cento.
       Allora il discorso  non  vale,  dice  l'onorevole  Fleres:  "ma
  scusate trasversalmente ci  sono  scuole  pubbliche  in  cui  non si
  insegna granché  e scuole  private  in  cui  si insegna seriamente e
  viceversa".  Non contesto  questo  perché  se andiamo sul territorio
  ci accorgiamo che in  effetti ci sono scuole pubbliche che non vanno
  molto  bene ma  é  un  fatto  casuale,  congiunturale,  contingente.
  Quello che si  deve  misurare  é  la  dimensione,  l'obiettivo della
  scuola pubblica, che é  un obiettivo di formazione ed insegnamento e
  quello  delle scuole  private  in  particolare  quelle  che  difende
  l'onorevole Fleres hanno,  invece,  come obiettivo il guadagno e non
  l'insegnamento e la formazione.
       Esprimiamo giudizio negativo,  su questo articolo e sulla legge
  per due motivi:  il  primo  per  avere  constatato quello che é  già
  successo in altre  Regioni,  chiunque  avrà letto sul Corriere della
  Sera di qualche giorno fa che in Veneto il 6 ottobre si celebrerà un
  referendum abrogativo  del  provvedimento del buono scuola.
       L'anno scorso sono  andati diciassette miliardi di lire e mezzo
  tutte ai privati e 160 milioni alle scuole pubbliche.
       In Lombardia, l'anno  scorso, il buono scuola è stato assegnato
  a 56.015 studenti, tutti  di  scuole  private.  Questo  è  il  primo
  motivo.
       Il secondo motivo  è di ordine generale.
       Noi, pur riconoscendo che  è  già  comunque  un passo avanti la
  limitazione che esclude  le  scuole  non  paritarie  e  riconoscendo
  all'Assessore Granata  il  tentativo  di  arginare  l'operazione più
  'smaccatamente' clientelare,  pensiamo  che questo non basti, perchè
  resta il giudizio negativo complessivo su un'operazione che manca di
  organicità  e pecca  di  pragmatismo  eccessivo, a  scapito  di  una
  possibilità di  legiferazione  coerente  ed  esaustiva  che  avrebbe
  dovuto fare ruotare  il  buono  scuola  come  satellite  attorno  al
  pianeta del diritto  allo  studio.  E  poi,  onorevoli colleghi, non
  fate demagogia perchè cadete in contraddizione interna.
       Voi dite che vi  proponete  di  aiutare  i  più poveri. E' come
  comprare il caviale a chi nei gesti quotidiani non riesce a sbarcare
  il lunario;  e  poi  consentitemi, mi rivolgo all'onorevole Cuffaro,
  in  particolare,  che   è   il   Presidente  della  Regione:  questo
  provvedimento dimostra ulteriormente, come quasi tutti provvedimenti
  di questo  Governo, l'assoluta schizofrenica progettuale;  perchè da
  una  parte voi  emanate  provvedimenti,  come  il  grembiulino,  che
  avrebbe come obiettivo  quello  di mettere tutti sullo stesso piano.
  Evitiamo di mettere il grembiulino a  tutti  per mettere tutti sullo
  stesso piano:  il provvedimento del buono  scuola  va a favore delle
  scuole   private,   va  ad   avvantaggiare   ulteriormente   chi   è
  avvantaggiato e va in senso diametralmente opposto.
       Non  voglio  contestare la  giustezza  del  diritto  di  questo
  Governo   e   di  questa   maggioranza   di   indirizzarsi   secondo
  l'orientamento  della gente che  l'ha  votato;  ma  consentitemi  di
  notare logicamente proprio le  contraddizioni  interne,  come questa
  che stiamo votando.
       Questo Governo,  appunto,  anche  con  questo provvedimento, si
  vede ancora una volta costretto ad inseguire gli avvenimenti e non è
  capace di ricomprenderli in una visione organica e programmatica.
       Non si rende conto questo Governo, e mi avvio alla conclusione,
  signor Presidente, che alcuni provvedimenti, ancorchè, poi, ritirati
  nel tempo, producono effetti.
       Il decreto sulla  sanità,  onorevoli  colleghi, ha già prodotto
  effetti.  Poi è stato  ritirato  dal Governo, ma tanta gente è stata
  denunziata per aver bloccato  le  strade.  Poi  magari il Governo ne
  farà un altro; e a  quella gente chi la ripaga per avere protestato?
  Per questi motivi,  stiamo  attenti  prima  di emanare provvedimenti
  contingenti, estemporanei. Ciò  non  toglie tuttavia che i deputati,
  tutti  i  deputati,   penso  che  abbiano  l'obbligo  di  migliorare
  qualsiasi provvedimento con  interventi mirati e di collaborazione a
  qualunque partito appartengano, che, però, non precludano mai, e nel
  nostro caso sicuramente,  all'accomodamento,  tanto  è  vero che noi
  alla  fine  voteremo   contro   e   l'onorevole  Fleres  -  ahimè  -
  probabilmente voterà a favore.

     PRESIDENTE.    Si   passa   all'emendamento   3.25,   soppressivo
  dell'articolo, a firma degli onorevoli Forgione e Liotta.
       Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore per il  beni  culturali ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Lo pongo in  votazione. Chi è favorevole si alzi; chi
  è contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

       Si passa all'emendamento 3.105, del Governo.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor Presidente,  onorevoli colleghi, lei ha dato la
  parola a turno  ai  colleghi  parlamentari  per poter illustrare gli
  emendamenti  al   testo.  Adesso  viene  presentato  un  emendamento
  interamente sostitutivo dell'articolo 3 del testo precedente a firma
  del Governo che, se  è  approvato  così dall'Aula, fa decadere tutti
  gli emendamenti o una buona parte di essi.
       Allora  bisogna  mettersi   d'accordo   su  come  procedere.  O
  procediamo, mi permetto  di  suggerire, signor Presidente, di andare
  avanti con gli emendamenti  al  testo,  c'è  un testo presentato dal
  Governo. Ci sono alcuni emendamenti al testo che in larga parte sono
  contenuti nel nuovo testo  3.105  del  Governo,  si permette il voto
  d'Aula e si prende atto del risultato ed è un modo come procedere.
       Nel caso in  cui,  invece, signor Presidente, dovesse insistere
  sulla possibilità di votare  il  3.105,  allora mi permetto di dirle
  che tutti gli emendamenti a firma mia si devono considerare come sub
  emendamenti al testo.
       Questo crea problemi  di  organicità nei confronti degli uffici
  perché ovviamente noi abbiamo  il  diritto  di  poter  discutere poi
  degli  emendamenti  nostri  che  in  questo  caso  decadrebbero.  Mi
  permetto  di  suggerire la  strada  principale,  lo  dico  anche  al
  Governo.

     PRESIDENTE. Vuole formalizzare questa proposta?

     SPEZIALE. Io sono perché si proceda con gli emendamenti al testo.
  Il  Governo  ritiri  l'emendamento   3.105  e  si  proceda  con  gli
  emendamenti al testo. Perché  dico  questo? Perché buona parte degli
  emendamenti che vengono fatti  propri  dal  testo  del  Governo sono
  presentati come emendamenti al testo. Quindi alla fine l'emendamento
  potrebbe essere modificato sulla  base degli emendamenti che sono al
  testo originario. E  quindi  il  Governo deve ritirare l'emendamento
  3.105.
       Ove il Governo  non  volesse ritirare l'emendamento 3.105, deve
  dare la possibilità a  tutti  i  parlamentari di poter trasformare i
  propri emendamenti in sub  emendamenti  al  nuovo testo. Però questo
  complica l'iter parlamentare, signor Presidente della Regione.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     GRANATA,  assessore per i  beni  culturali  ed  ambientali  e  la
  pubblica istruzione. Il  parere  del Governo è contrario all'ipotesi
  di ritirare l'emendamento 3.105  per  un  motivo  di  lucidità dello
  stesso  Governo in  questa  fase  del  dibattito  parlamentare.  Noi
  abbiamo sintetizzato nell'emendamento  3.105  e  con ulteriori due o
  tre sub emendamenti, una  serie  di  questioni  che  sono emerse dal
  dibattito parlamentare.
       Possiamo  accedere alla  tesi  di  analizzare  gli  emendamenti
  accettandoli  come  sub   emendamenti  al  3.105  eventualmente  per
  migliorare ulteriormente il testo  o  aggiungere qualcosa, ma non di
  passare nuovamente ad una riscrittura  del testo ex novo come se non
  avessimo  già compiuto  questa  operazione  con  questo  emendamento
  3.105, quindi noi teniamo  fermo  l'emendamento,  dopo  di  che  non
  abbiamo problemi ad  accettare la presentazione come sub emendamenti
  che analizziamo uno per uno.

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali  ed ambientali e per la
  pubblica  istruzione.  Onorevole   Speziale  la  nostra  non  è  una
  posizione preconcetta. Riteniamo,  con  l'emendamento  3.105 e con i
  subemendamenti che sono in possesso della Presidenza dell'Assemblea,
  di  avere fornito un quadro razionale dal punto di vista legislativo
  alla  discussione  d'Aula  rispondendo  anche  a molti dei punti che
  l'hanno  caratterizzata.  Non  abbiamo  preclusioni affinché  questo
  ulteriore    testo    sia   migliorato,   quindi   accettando   come
  subemendamenti  ciò  che  è  già  stato  presentato  ed andandolo ad
  analizzare  con  altri  interventi  d'Aula.  Tuttavia  non  possiamo
  accedere  ad  una  tesi  che  debba  emergere l'articolo 3 così come
  emerge  da  un  dibattito  confuso  e  privo di una linea direttiva.
  Quindi,  per  un problema di razionalità legislativa riteniamo dover
  tenere  fermo l'emendamento 3.105 e non precludere l'analisi dei sub
  emendamenti presentati così come sono stati formulati.

     CUFFARO,  Presidente  della   Regione.   Trasformiamoli   in  sub
  emendamenti.
       Il sub emendamento presentato  è  un  sub  emendamento dove c'è
  parte delle ipotesi che  abbiamo  accolte  e  abbiamo  anche escluso
  anche altre cose. Quindi è un emendamento che dal punto di vista del
  dibattito d'Aula è più aggiornato nel  senso  che  il  Governo  si è
  fatto carico da tutta una  serie  di  riflessioni  che  l'Aula aveva
  fatto e che è totalmente cambiato  in  rapporto  sia  nel  numero di
  articoli sia nella composizione.
       Ci viene difficile  seguire  il  testo d'Aula perché il Governo
  non ha più la  possibilità  di coordinare un testo equilibrato. Cosa
  invece più facile è trasformare tutti gli emendamenti che ci sono al
  testo dell'articolo 3 in sub emendamenti;  non cambia niente, ma per
  noi è più facile seguirlo perché abbiamo già un testo coordinato con
  le cose che tra l'altro abbiamo accolto come riflessioni d'Aula.

     SPEZIALE. Signor Presidente,  visto  che  il  Governo insiste non
  posso fare altro che prendere atto di un emendamento del Governo che
  obiettivamente complica il  percorso  d'Aula.  Lo complica perché la
  cosa più logica sarebbe stata quella di andare avanti con il testo e
  gli emendamenti al testo.  Il Governo nel sub emendamento 3.5 che ha
  presentato raccoglie alcuni  emendamenti  al  testo, quindi anche in
  corso d'opera avrebbe  potuto accoglierli o respingerli ed alla fine
  dare come risultato il  testo.  Adesso il Governo dice: bene noi non
  rinunciamo a questo emendamento; noi abbiamo il dovere di presentare
  i  sub  emendamenti,   trasformare   i  nostri  emendamenti  in  sub
  emendamenti.
       Chiedo, pertanto, una  breve  sospensione dei lavori d'Aula per
  una  cernita   rapida   degli   emendamenti   che  vogliamo  rendere
  compatibili con il testo.

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi,  non  sorgendo  osservazioni, la
  seduta è sospesa per 15 minuti.

      (La seduta, sospesa alle ore 20.55, è ripresa alle ore 21.35)

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica  istruzione.  Signor  Presidente,  l'emendamento 3.105, con
  successivi emendamenti  presentati dal Governo nello stesso testo di
  riscrittura, viene  ritirato.  Quindi,  si  può  procedere  con  gli
  emendamenti , così come presentati.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'esame degli emendamenti.
       Pongo in  votazione  i  seguenti  emendamenti,  con  il  parere
  contrario del Governo e della Commissione:

       - 3.69 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.1 dell'onorevole Villari;
       - 3.86 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.26 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.27 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.28 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.29 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.30 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.31 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.32 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.33 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.34 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.18 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
       - 3.16 degli onorevoli Forgione e Liotta;
       - 3.71 degli onorevoli Giannopolo, Villari e Speziale;
       - 3.77 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.41 degli onorevoli Villari, Oddo, Liotta;
       - 3.100 degli onorevoli Giannopolo, Villari e Speziale;
       - 3.17 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
       - 3.53 degli onorevoli Tumino ed altri.

       Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti seduto.

       (I  predetti  emendamenti,  posti  separatamente  in votazione,
  senza discussione, non sono approvati)

       Si  passa  all'emendamento  3.70  degli  onorevoli  Giannopolo,
  Speziale e Villari.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO. Signor  Presidente,  io insisto su questo emendamento
  perchè possa  trovare  l'attenzione  del  Governo  e del Parlamento,
  perchè, in  ogni  caso,  noi Regione siciliana dobbiamo stabilire il
  principio che il  buono  scuola va speso presso le scuole pubbliche.
  Perchè, se successivamente dovesse cambiare l'impostazione sul piano
  nazionale,  comunque  rimane  il  fatto  che  la  Regione  siciliana
  riconosce le  scuole  pubbliche,  che  siano  statali  o  paritarie.
  Quindi, io mi  permetto  di insistere su questo emendamento, che non
  riguarda solo  una questione filologica, ma riguarda soprattutto una
  questione di  contenuto  e  di scelta, che deve qualificare l'azione
  della Regione e  comunque  gli  interventi  che  la Regione mette in
  campo.

     PRESIDENTE. Pongo  in votazione l'emendamento 3.70. Il parere del
  Governo?

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     LEANZA NICOLA , relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è  favorevole  si  alzi,  chi  è contrario resti
  seduto.

                            (Non è approvato)

       Pongo in  votazione  i  seguenti  emendamenti,  con  il  parere
  contrario del Governo e della Commissione:
       - 3.66 dell'onorevole Papania;
       - 3.62 dell'onorevole Papania;
       - 3.90 dell'onorevole Cracolici;
       - 3.87 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.68 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.14 degli onorevoli Villari e Oddo;
       - 3.19 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
       - 3.74 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.98 degli onorevoli Villari, Panarello e Giannopolo;
       - 3.20 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
       - 3.60 dell'onorevole Papania;
       - 3.59 dell'onorevole Papania;
       - 3.85 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.91 dell'onorevole Cracolici;
       - 3.21 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
       - 3.83 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.82 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.24 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
       - 3.78 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.89 degli onorevoli Giannopolo, Villari e Speziale;
       - 3.22 degli onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè;
       - 3.73 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.76 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.88 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.80 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.84 degli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari;
       - 3.48 degli onorevoli Tumino ed altri;
       - 3.45 degli onorevoli Tumino ed altri;
       - 3.3 degli onorevoli Tumino e Villari.

       Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti seduto.

       (I  predetti  emendamenti,  posti  separatamente  in votazione,
  senza discussione, non sono approvati)

     FORMICA. Ritiro gli emendamenti a mia firma 3.43, 3.42 e 3.44.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     TUMINO. Ritiro gli emendamenti a mia firma 3.2, 3.54, 3.51, 3.52,
  3.7, 3.6, 3.47, 3.50, 3.57, 3.58, 3.46, 3.55 e 3.56.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     PAPANIA. Ritiro  gli  emendamenti  a  mia firma 3.64, 3.63, 3.65,
  3.67 e 3.61.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     VILLARI. Ritiro gli emendamenti a mia firma 3.41 e 3.5.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     FLERES. Ritiro gli emendamenti a mia firma 3.8, 3.11, 3.9 e 3.10.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     LEANZA NICOLA . Ritiro l'emendamento a mia firma 3.104.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     DINA. Ritiro l'emendamento a mia firma 3.99.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

     TURANO. Ritiro l'emendamento a mia firma 3.102.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

       Per assenza  dall'Aula  dei  firmatari,  dichiaro  decaduti gli
  emendamenti 3.94, 3.96 e 3.97 dell'onorevole Spampinato, 3.93 e 3.92
  dell'onorevole Cracolici,  3.35, 3.36, 3.37, 3.38, 3.39 e 3.40 degli
  onorevoli Forgione e Liotta, 3.101 dell'onorevole Turano.
       Si passa all'emendamento 3.49 degli onorevoli Tumino ed altri.

     TUMINO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne  ha  facoltà.

     TUMINO.   Signor   Presidente,   si   tratta   di  accrescere  le
  possibilità di  controllo sul funzionamento di questa legge.  Chiedo
  all'onorevole   assessore  di  accogliere  l'emendamento  presentato
  perchè si  tratta di inserire semplicemente un elemento ulteriore di
  chiarezza    nella    valutazione    nel    monitoraggio    proposto
  dall'osservatorio regionale.

     PRESIDENTE. Pongo  in votazione l'emendamento 3.49. Il parere del
  Governo?

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     LEANZA NICOLA , relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è  favorevole  si  alzi,  chi  è contrario resti
  seduto.

                            (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  3.75  degli  onorevoli  Giannopolo,
  Speziale e Villari.

     GIANNOPOO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor  Presidente,  ho  visto che la Commissione ha
  presentato un  emendamento  che affronta un analogo problema, quindi
  lo ritiro perchè condivido quello della Commissione.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  prende atto del ritiro dell'emendamento
  3.75.

       Si  passa  all'emendamento  3.79  degli  onorevoli  Giannopolo,
  Speziale e Villari.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO. Signor Presidente, con questo emendamento affrontiamo
  il problema  del  limite  di  reddito.  Non  solo dall'articolo così
  com'era, ma  anche  dalla  riscrittura  di questo articolo che aveva
  presentato e  poi  ritirato  il  Governo,  non  viene  affrontato il
  problema del limite di reddito.
       Noi individuiamo questo  limite  di reddito in 15 mila euro, da
  valutare al netto,  più  mille  euro  per ogni componente del nucleo
  familiare.  Il  Governo,  invece,  lascia  intatta la sua previsione
  che, vorrei  dire, ancorché  mitigata dal subemendamento presentato,
  per cui bisogna  dare  precedenza  a  chi  ha  meno  reddito, vorrei
  precisare che, per il meccanismo ipotizzato dal Governo, non c'è una
  graduatoria unica  di  reddito,  ma  c'è  un  combinato disposto tra
  reddito e incidenza della spesa scolastica, tant'è che al successivo
  punto B viene detto  che ci sono delle fasce, per cui non si capisce
  qual è comunque  il  minor  reddito  e rispetto a che cosa funzioni.
  Rispetto ad ogni fascia?  Allora ci sono le fasce dei più poveri, le
  fasce dei meno poveri, le fasce dei ricchi.  Dentro queste tre fasce
  va privilegiato comunque  chi  guadagna  di  meno,  per  cui, se uno
  guadagna 150 milioni  e un altro ne guadagna 200, va privilegiato il
  primo.
       Ma noi non  stiamo  parlando di una graduatoria unica su cui si
  applica il principio  di  chi  ha  meno reddito,  stiamo parlando di
  fasce che sono  il  frutto  di un rapporto percentuale tra reddito e
  spesa sostenuta, con  diversi  rimborsi  che  opererebbero  per ogni
  fascia.  Per cui  per  la  prima  fascia,  quella  dei  più  poveri,
  funziona il rimborso al  100  per cento, per la seconda fascia al 50
  per cento, per la  terza  fascia  -  se  ci  sarà una terza fascia -
  funziona al 30  per  cento; dentro queste fasce chi ha meno reddito.
  Questo meccanismo è  un meccanismo micidiale, è un meccanismo che ha
  anche in sè aspetti - se mi consentite - ridicoli.
       Allora, con questo  emendamento  non si condivide questo tetto?
  Allora lo si sposti ancora  più  in  avanti, ma un tetto lo dobbiamo
  mettere.  Non possiamo  prevedere  un  meccanismo  elastico che poi,
  alla fine,  esattamente  com'è  successo  in  tutte le altre Regioni
  d'Italia  dove  si  è  sperimentato  il  buono  scuola,  con  questo
  meccanismo  di  incidenza  va  a  finire  che,  come  in  Lombardia,
  arriviamo a tetti di 200 milioni, come in Friuli ed in Piemonte dove
  si arriva a  superare  i  100  milioni.  L'unica  Regione  che ha un
  provvedimento   analogo,   ma   non   esattamente   definibile  come
  buono-scuola,  è   l'Emilia   Romagna,  dove  il  tetto  è,  invece,
  esattamente quello che abbiamo individuato noi.
       Ma c'è una visione  delle  cose  che  evidentemente ci separa e
  continuerà forse a separarci ancora di più.

     PRESIDENTE. Pongo  in votazione l'emendamento 3.79. Il parere del
  Governo?

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     LEANZA NICOLA , relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è  favorevole  si  alzi,  chi  è contrario resti
  seduto.

                            (Non è approvato)

       Si  passa  all'emendamento  3.72,  degli  onorevoli Giannopolo,
  Speziale e Villari.

     GIANNOPOLO; Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO. Signor Presidente,  onorevoli colleghi, mi meraviglio
  del Governo, che ci  ha  detto  che anche la scuola pubblica che non
  mette rette  può  accedere  e poi mantiene la franchigia. Immaginavo
  che il Governo,  dovendo essere coerente con quello che ha affermato
  sin qui,  accettasse questo emendamento.  Quindi invito il Governo a
  dare parere favorevole.

     PRESIDENTE. Pongo  in votazione l'emendamento 3.72. Il parere del
  Governo?

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     LEANZA NICOLA , relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è  favorevole  si  alzi,  chi  è contrario resti
  seduto.

                            (Non è approvato)

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica  istruzione.   Signor  Presidente,  chiedo  due  minuti  di
  sospensione per riscrivere il testo dell'articolo.

     PRESIDENTE. La seduta è sospesa per due minuti.

      (La seduta, sospesa alle ore 21.55, è ripresa alle ore 22.05)

     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

       Comunico   che   è  stato  presentato  dal  Governo  l'allegato
  emendamento di riscrittura 3.R.
       Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                             (E' approvato)

       Comunico  che  sono  stati  presentati gli allegati emendamenti
  aggiuntivi:

           - dagli onorevoli Tumino e Villari: emendamento 3.4;

           - dal Governo: emendamento 3.103;

           -  dagli  onorevoli  Tumino,  Barbagallo,  Raiti, Vitrano e
           Gurrieri:  emendamento  7.9;

           -  dagli  onorevoli  Tumino,  Barbagallo,  Raiti e Vitrano:
           emendamento 7.10.
       Si  passa  all'emendamento  aggiuntivo  all'articolo  3 a firma
  degli onorevoli Tumino e Villari.
       Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione. Contrario.

     GRANATA, assessore  per  i  beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica   istruzione.  Sono  stati  tutti  quanti  gli  emendamenti
  ampiamente  considerati  nella riscrittura, quindi, potrebbero anche
  essere ritirati.

     SPEZIALE. Se sono contenuti nella riscrittura decadono.

     PRESIDENTE. O lo ritirate o lo devo mettere ai voti, non possiamo
  sospendere  ogni  momento per vedere cosa succede in questo traffico
  di emendamenti e subemendamenti.
       Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica   istruzione.  Contrario.

     PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.
       Chi è favorevole si alzi;  chi è contrario resti seduto.

                            (Non è approvato)

       Si passa all'emendamento 7.10 a firma dell'onorevole Tumino.
       Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica   istruzione.  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ANTINORO, Presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Lo  pongo in votazione.
       Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                            (Non è approvato)

    PRESIDENTE.  Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                                 <Art. 4.
                        Decorrenza degli interventi

          1.   Gli   interventi  previsti  dalla  presente  legge  e
       regolamentati con il decreto del Presidente della Regione, di
       cui  al comma  7  dell'articolo  3, sono  attuati  a  partire
       dall'anno scolastico 2002-2003.>

       Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

    -dagli onorevoli Forgione e Liotta: emendamento 4.3;

    -dall'onorevole Villari: emendamento 4.1;

    -dagli onorevoli Villari e Giannopolo: emendamento 4.2;

    -dal Governo: emendamento 4.4, di riscrittura dell'articolo 4;

    -dagli onorevoli Leontini, Formica e Pistorio: emendamento 4.5.

    GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

    GIANNOPOLO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  stiamo
  parlando dell'emendamento 4.5 del Governo.

    PRESIDENTE. No, l'emendamento 4.4.

    GIANNOPOLO. Io volevo parlare sull'emendamento 4.5.

    PRESIDENTE. No, mi dispiace.

       Pongo  in  votazione  la riscrittura dell'articolo 4 presentata
  dal  Governo.  Chi  è favorevole resti seduto; chi è contrario resti
  seduto,

                              (E'approvato)

       Gli  emendamenti  4.3  e  4.1  decadono.  L'emendamento  4.2  è
  precluso.
       Si passa all'articolo 4.5.

    Giannopolo. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE. NE ha facoltà.

    GIANNOPOLO. Onorevole  Presidente, io  ritengo  intanto che questo
  tipo di previsione  era  stato  previsto nel testo originario varato
  dal Governo, poi  nel  lavoro  in  Commissione è scomparso ed adesso
  ricompare.
       In buona  sostanza, di che cosa si tratta? A parte la eccezione
  che  noi  facciamo  sulla  non  proponibilità  di questo emendamento
  perché  affronta  materia  aggiuntiva;  non  è  riscrittura,  è  una
  fattispecie  diversa.  Per avere chiaro di che cosa stiamo parlando,
  di quale é  il contenuto, di qual è il fine dell'emendamento, vorrei
  leggere  il  comma 5 dell'articolo 1 della legge a cui si riferisce:
  la  legge  n.  62  del  2000.  Il  comma  5  dice esattamente: "Tali
  istituzioni  paritarie  in  misura  non  superiore a un quarto delle
  prestazioni  complessive possono avvalersi di prestazioni volontarie
  di   personale  docente  purchè  fornito  di  titoli  scientifici  e
  professionali  ovvero  ricorrere  anche  a  contratti di prestazione
  d'opera di personale fornito dei necessari requisiti".
       Il Governo non  abbassa,  aumenta perchè, quando dice un terzo,
  dice che può ricorrere  fino  al  30  per  cento.  Ora,  per  noi  è
  inaccettabile; già è  stato  uno  sforzo enorme prevedere il comma 5
  dell'articolo 1 della  legge  numero  62.  E  io  non  penso che noi
  possiamo, qui, derogare  su  un  punto che è stato molto controverso
  anche nella discussione in Parlamento nazionale.
       Pertanto,  signor  Presidente,  la  invitiamo  a dichiarare non
  proponibile  l'emendamento  perchè affronta materia aggiuntiva e non
  può essere introdotto surrettiziamente nella nostra discussione.

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica  istruzione.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
  emendamento dovrebbe essere illustrato, e lo sarà senz'altro, da chi
  lo ha  firmato;  però,  per  correttezza  del dibattito parlamentare
  bisogna capire di cosa stiamo parlando.
       L'acquisizione  che   il  Governo  ha  proposto  e  l'Aula  ha,
  all'unanimità, accettato,  alle sole scuole paritarie, dei requisiti
  possibili per far  accedere  le  famiglie  al  beneficio  del  buono
  scuola,  di  fatto,  introduce  un  principio importante:  tutti gli
  insegnanti  degli  istituti che sono oggetto di questo provvedimento
  legislativo debbono essere abilitati.
       Qui  si  va  a ritoccare un limite che era stato proprio il più
  rigido della  Regione  siciliana.  Infatti,  siamo  stati, per certi
  versi, gli antesignani di una interpretazione di questo tipo; mentre
  altre regioni hanno  interpretato  questa  norma  in  modo molto più
  elastico, rispetto  alla  proporzione,  per  introdurre un principio
  che, fermo restando  ciò  che  serve all'offerta formativa, cioè che
  l'insegnante sia  abilitato,  si  dà  la  possibilità  agli istituti
  privati paritari - che quindi hanno tutti i requisiti previsti dalla
  norma  -  di  poter  accedere,  in  media,  ad un insegnante in più,
  contrattualizzato  attraverso  contratti  di  prestazione,  del tipo
  Co.Co.Co.,  per le motivazioni, molto lucidamente e da me condivise,
  esposte  dall'onorevole  Fleres  nel  dibattito  parlamentare che ha
  preceduto  la  votazione  dell'articolo  3,  perchè  si introduce il
  principio  che su un corpo insegnanti di 15 insegnanti, anzichè due,
  come  ora,  o tre insegnanti, contrattualizzati con il Co.Co.Co., ce
  ne siano quattro.
       Ora, non credo  sia  un  fatto che possa andare ad inficiare un
  percorso, anzi, è  un  meccanismo che può innalzare il livello delle
  collaborazioni e  del  corpo  docente  degli  istituti, perchè molto
  spesso avviene che  chi  è  insegnante  abilitato,  ma  svolge altre
  professioni ed altre  attività,  non  può  andare  a chiudersi in un
  contratto di  lavoro  a tempo, codificato nella contrattualizzazione
  ordinaria, ma  accetta  di  collaborare  all'offerta formativa della
  scuola,  attenzione,  alzandone  il  livello,  non  abbassandone  il
  livello, attraverso questa forma di contratto.
       Quindi,  penso che sia un qualcosa di assolutamente accettabile
  nella   logica   dell'innalzamento   dell'offerta  formativa  e  non
  dell'abbassamento  della stessa. Quindi, in ogni caso, il Governo fa
  proprio l'emendamento.

     TUMINO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento
  potrebbe  innalzare  il  livello  di una scuola paritaria, come dice
  l'assessore  Granata,  se  le persone che vengono inserite in questo
  contesto,  cioè  che vanno ad offrire il loro servizio, sono persone
  di  altissimo  livello  o  persone  che  hanno  un altro rapporto di
  lavoro.
       Ma  la logica, Assessore, è un'altra: questo margine del 25 per
  cento  nella legge numero 62 è stato dato per consentire alle scuole
  paritarie di potere avere un rapporto di tipo volontario, aperto con
  gente  che  non  viene  retribuita  o  viene  retribuita con logiche
  diverse.
       E'  un meccanismo che punta a superare la barriera del rapporto
  di  lavoro rigido e potrebbe nascondere un tentativo di allargare la
  fascia di coloro che poi faranno le lezioni nelle scuole paritarie e
  senza  che  per  essi  venga  rispettato  il  contratto nazionale di
  lavoro.
       Non viene rispettato perché per il restante 75% è garantito, ma
  per questo 25% non è  rispettato.  E quindi adesso, noi vogliamo che
  il 25 diventi il 33%.
       Questo  è  un  fatto, credo, negativo perché riduce le garanzie
  per chi ci lavora nelle scuole paritarie.

     CUFFARO,  presidente  della Regione. La legge nazionale prevedeva
  il 25%.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, io pongo due
  questioni alla sua attenzione e all'attenzione del Governo; la prima
  è che non era  stato  concordato  che  potessero  essere  presentati
  emendamenti-rapina. Rapina perché  si  tratta  di un emendamento che
  deve cedere al ricatto  di settori del Parlamento di qualche singolo
  parlamentare che deve soddisfare ulteriormente clientele.
       Infatti il tema era  stato  affrontato,  il  testo  del Governo
  originariamente recitava, riferendo al  comma  5  della legge n. 62,
  che doveva essere un terzo.
       Sulla  base  del  dibattito  d'Aula  il Governo si è orientato,
  l'Assessore  Granata, a riscrivere e riportare tutto a un quarto per
  potere fare i contratti di collaborazione.
       Stasera,   ovviamente,   siccome   c'è   un  tentativo  di  una
  ricomposizione   interna   alla   maggioranza,  perché  l'intervento
  iniziale  dell'onorevole Fleres ha pesato, si tenta di presentare un
  emendamento che sul piano formale non può essere sottoposto al voto.
       Signor  Presidente, sul  piano formale non può essere in questa
  fase  presentato un articolo aggiuntivo, da nessuno dei parlamentari
  neanche  se  è capogruppo,  quindi  c'è  un  problema  di  carattere
  formale.
       La  seconda  nel  merito. Questo provvedimento essendo estraneo
  alle  considerazioni  fatte dal Governo circa il fatto che sarebbero
  stati  riscritti  articoli  che  contenevano  il dibattito d'Aula ed
  essendo  questa  materia  già  abbondantemente superata dallo stesso
  Governo  e  dal  dibattito  d'Aula,  chiedo  al  Governo  di evitare
  ulteriori  forzature e chiedere ai colleghi parlamentari di ritirare
  l'emendamento,  perché  questo  potrebbe pregiudicare il percorso di
  approvazione della legge.

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali, ambientali e pubblica
  istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali, ambientali e pubblica
  istruzione.  Voglio  specificare un passaggio, questo Governo fino a
  prova contraria  non è sottoposto a ricatto di alcuno, né che questo
  ricatto tendi o provenga dalla maggioranza, né dall'opposizione.
       Il  Governo  ha  svolto un dibattito parlamentare nel corso del
  quale abbiamo certamente, ad avviso del Governo, migliorato il testo
  di  legge,  ma  questo dibattito parlamentare ha introdotto un fatto
  oggettivamente nuovo nell'analisi di questo particolare passaggio: e
  cioè un emendamento nel quale si prevede un limite del 25% quando si
  liberalizza la possibilità di accesso a tutti i tipi di scuola ha un
  senso dal punto di vista del soggetto che riceve il buono scuola.
       Tu  tuteli cosa? Tuteli il fatto che la stragrande maggioranza,
  una  percentuale più ampia dei docenti siano docenti abilitati.
       Nel momento  in cui è passato il principio che le scuole per le
  quali  può  essere  utilizzato il buono scuola sono scuole paritarie
  passa  il  principio  che  tutti  i  docenti  devono  essere docenti
  abilitati;  che poi questa contrattualizzazione avvenga nella misura
  del 25%  o del 33% nei confronti di soggetti abilitati e quindi atti
  a  dare un'offerta formativa all'altezza di ciò che la legge prevede
  è  fatto  assolutamente  ininfluente  per  la  ragione sociale della
  legge, che è quella di  venire  in aiuto alle famiglie per l'offerta
  formativa.
       Quindi la sua forzatura,  onorevole Speziale, anche nei toni mi
  sembra sproporzionato onestamente rispetto  a un tema che può vedere
  una differenza di sensibilità rispetto  a  una  percentuale, ma è un
  mero  fatto aritmetico che  non  va  ad  inficiare  minimamente  due
  questioni.
       La prima che riguarda  la qualità dell'offerta formativa, che a
  noi deve stare a cuore;  la  seconda che riguarda, invece, la tutela
  dei  lavoratori  perché   noi   parliamo  di  un  soggetto  in  più,
  ipotizziamo per scuola e poi è facoltativa l'utilizzazione di questa
  percentuale ulteriore che è  comunque  è abilitato e che liberamente
  sottoscrive un contratto  di  prestazione  coordinata  e continuata.
  Non vedo nessun attacco ai  diritti dei lavoratori, non vedo nessuna
  lesione al diritto di offerta formativa di alto profilo.
       Per  questo,  il  Governo  in  modo  convinto fa proprio questo
  emendamento,  non  cedendo ad alcun ricatto ma chiedendo all'Aula di
  continuare  in  modo  costruttivo il dibattito come è stato condotto
  finora. Ci  sono  ben  altri  temi  e  ben  altre  questioni  su cui
  dividerci e fare guerre di religioni.
       Non credo  che  una  percentuale  del  7%  in  più su una forma
  contrattuale   possa  incendiare  gli  animi  o  le  masse,  neanche
  all'interno di questo Parlamento.

     MICCICHE'. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MICCICHE'.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  faccio
  mia la dichiarazione dell'onorevole  Speziale in cui questo articolo
  aggiuntivo è improponibile.
       Chiedo  al  signor Presidente dell'ARS di valutare attentamente
  quanto riferito dall'onorevole Speziale perché ciò mi convince.
       Per  entrare  nel  merito  della  questione, dico, anche perché
  fortunatamente  la  democrazia  ancora c'è in questo Paese, questa è
  una legge spazzatura.
       Una  legge  spazzatura  che  verrà fortemente contrastata dalle
  nuove  generazioni,  quelle  nuove  generazioni che vedono in questa
  legge  esclusivamente  un  favore  al  diplomificio,  una  legge che
  esclusivamente  favorisce  le  classi  abbienti,  in poche parole, i
  ricchi.   Quelli  che voi,  del  centrodestra,  vi  specchiate  come
  riferimento morale e sociale dell'"avvenire della spazzatura".

     PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  qui  è  stata  sollevata  una
  questione   regolamentare   alla  quale  io  devo  dare  risposta  e
  soluzione.
       In  pratica,  il  rilievo  secondo  il quale alcuni deputati al
  punto  in cui siamo arrivati della discussione sugli emendamenti non
  possono  proporre emendamenti e il Governo, infatti, da parte sua ha
  ritenuto di fare proprio l'emendamento perché solo il Governo, nella
  fase  in  cui siamo, può intervenire. Devo tuttavia precisare che si
  tratta di una riscrittura vera e propria, che non è applicabile però
  all'articolo 4 che abbiamo appena votato.
       Sicché,  se la cosa non assume valore politico così decisivo lo
  metto  ai  voti  malgrado  le  riserve presentate da esponenti della
  minoranza oppure il Governo  a  livello  di  riscrittura lo presenta
  all'articolo 5.

     SPEZIALE. Non è un emendamento del Governo ma di alcuni deputati.

     PRESIDENTE. Il Governo è padronissimo di riscriverlo.

     SPEZIALE. Signor Presidente, lei lo ha messo in discussione.

     PRESIDENTE. Io l'ho messo in discussione come emendamento a firma
  degli onorevoli Leontini e Formica.

     SPEZIALE. Ma lei non doveva porlo in discussione.

     PRESIDENTE. Intanto mi è stato presentato ed io l'ho proposto. E'
  il  Governo che mi ha risolto il problema facendolo proprio. Ammetto
  che il  Governo  non  può  farlo  su  un  articolo  che  abbiamo già
  sistemato.  Lo  può  fare, però, all'articolo 5. Sicché, io direi di
  rinviare  il problema al momento in cui discuteremo dell'articolo 5,
  cioè  domani  mattina,  e il discorso si chiude in questi termini.Se
  non ci sono osservazioni, così rimane stabilito.

       Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 25
  settembre 2002, alle ore 11.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


      I - COMUNICAZIONI.

     II - LETTURA  AI SENSI E  PER  GLI  EFFETTI  DEGLI  ARTICOLI  83,
          LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLA MOZIONE:

     N. 164 - Iniziative   per   il  rifinanziamento  del  credito
              d'imposta   per   nuove  assunzioni,  come  previsto
              dall'art. 7 della legge n.  388 del 2000.

                                            MORINELLO - FERRO
                                            MICCICHE' - RAITI

     III - DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:

       1) - "Norme per l'erogazione del buono scuola" (nn. 286-110/A)
             (seguito)

            Relatore: on. Nicola Leanza.

       2) -  "Disposizioni  urgenti  nei settori dell'artigianato, del
          commercio, della cooperazione e della pesca" (n. 298.3-Norme
          stralciate I/A) (seguito)

            Relatore: on. Marzio Tricoli.

    IV - ELEZIONE DI  QUATTRO  COMPONENTI  DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE DEL  FONDO  DI  ROTAZIONE  PER  IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS  CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N. 26.

     V - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER LA
          GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE PICCOLE E
          MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6 MAGGIO 1981,
          N. 96.

      VI - ELEZIONE  DI   NOVE  COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

     VII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

    VIII - ELEZIONE DI NOVE  COMPONENTI  DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

   IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL  COMITATO  PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER LA  PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

     X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL  COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER  L'INVENTARIO,  LA  CATALOGAZIONE  E LA
          DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

      XI - ELEZIONE DI SEI  COMPONENTI  ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

     XII - ELEZIONE  DI TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

    XIII - ELEZIONE DI CINQUE  COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

   XIV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI  DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

    XV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI  DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

     XVI - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

    XVII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

   XVIII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

  XIX - ELEZIONE DI UN  COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO DELL'AZIENDA
          MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

    XX - ELEZIONE  DI   TRE   COMPONENTI   DEL   CONSIGLIO   DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO  REGIONALE   DI   RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

       La seduta è tolta alle ore 22.25.

  (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 00.20 di mercoledì 25
   settembre 2002)