Presidenza del presidente Lo Porto
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che da parte dell'Assessore per gli enti
locali sono pervenute le risposte scritte alle seguenti
interrogazioni:
N. 3 - Notizie circa la corretta applicazione, da parte
del Comune di Catania, del decreto ministeriale n. 184 del
1999 riguardante il personale scolastico per l'infanzia.
Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 34 - Notizie circa le modalità di selezione delle
educatrici da adibire ai plessi di scuola materna di via
degli Agrumi, viale Moncada, via del Falcetto e via Laurana,
a Catania.
Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 35 - Informazioni circa le modalità di selezione del
personale del Comune di Catania partecipante al corso di
aggiornamento per educatrici di asili nido.
Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 48 - Illegittime decurtazioni di demanio marittimo
siciliano.
Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 53 - Notizie circa il comportamento del sindaco di S.
Michele di Ganzaria in occasione della festa azzurra.
Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 55 - Iniziative per contenere la quantità di coliformi
e streptococchi presenti nel mare di Acireale ed Acicastello
(CT).
Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 85 - Notizie circa la mancata copertura assicurativa
antinfortunistica dei Vigili Urbani a cavallo del comune di
Catania.
Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe
N. 199 - Istituzione dell'anagrafe canina a Catania e nei
comuni della provincia.
Firmatari:Fleres Salvatore
N. 272 - Iniziative riguardanti la sistemazione della
strada comunale di Catalemmi (CT).
Firmatari:Ioppolo Giovanni
N. 305 - Realizzazione dei lavori di manutenzione
straordinaria sulla strada provinciale 62, Caltagirone - San
Pietro, in provincia di Catania.
Firmatari:Fleres Salvatore
N. 339 - Notizie circa la realizzazione nel Comune di
Belpasso della 'circonvallazione est' in zona sottoposta a
vincolo paesaggistico.
Firmatari:Fleres Salvatore
N. 349 - Interventi per l'abolizione della discarica
abusiva creatasi in zona Reitana-Baracche, nel Comune di
Acicatena, in provincia di Catania.
Firmatari:Fleres Salvatore
N. 370 - Ripristino del manto stradale nella zona di
Nesima superiore, a Catania.
Firmatari:Fleres Salvatore
N. 432 - Motivi della mancata adozione del regolamento di
attuazione della legge regionale n. 20 del 1999 in materia
di interventi contro la mafia.
Firmatari:Barbagallo Giovanni; Genovese Francantonio;
Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare;
Zangara Andrea; Raiti Salvatore
N. 443 - Ragioni della mancata emanazione del regolamento
sulle modalità della consultazione referendaria prevista
dalla legge regionale n. 30 del 2000 per le variazioni
territoriali e l'istituzione di nuovi comuni.
Firmatari:Barbagallo Giovanni; Genovese Francantonio;
Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Zangara Andrea
N. 511 - Provvedimenti circa l'attività dei Coreco.
Firmatari:Liotta Santo
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al
resoconto stenografico della seduta odierna.
COMUNICAZIONE DI PROROGA DI TERMINI PER L'ESAME DI RICHIESTE
DI PARERE
PRESIDENTE. Comunico che in accoglimento della proposta avanzata
dal Presidente della IV Commissione legislativa permanente "Ambiente
e territorio" ho accordato una proroga di 10 giorni, con decorrenza
dal 23 settembre 2002, per l'esame della richiesta di parere n. 73
"Piano regionale dei trasporti e della mobilità - Piano direttore" .
Comunico, altresì, che in accoglimento della proposta avanzata
dal Presidente della Commissione per l'esame delle questioni
concernenti l'attività della Comunità europea, ho accordato una
proroga di 10 giorni, con decorrenza dal 26 settembre 2002, per
l'esame della richiesta di parere n. 74 "Schema del complemento di
programmazione del Programma regionale Leader plus".
Conseguentemente, la Commissione IV, anch'essa competente sulla
materia, potrà rimettere alla Commissione CE il proprio parere
nell'ambito di tale ulteriore termine.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale:
- n. 802 "Notizie circa la formazione delle graduatorie
provinciali per gli incarichi di supplenza del personale ATA".
- Assessore Beni Culturali
- Firmatari Spampinato Giuseppe; Barbagallo Giovanni;
- n. 808 "Notizie circa le modalità di affidamento delle opere per
l'emergenza idrica".
- Presidente Regione
- Firmatari Giannopolo Domenico; Raiti Salvatore.
- con richiesta di risposta scritta:
- n. 801 "Notizie ed interventi sulla riforestazione e la
vivaistica in Sicilia".
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
-Firmatari Virzi' Gioacchino; Ioppolo Giovanni;
- n. 803 "Interventi di tutela a favore del formaggio 'Ragusano'.
- Assessore Agricoltura
- Assessore Cooperazione
- Firmatario Fleres Salvatore
- n. 804 "Interventi a favore dei trasporti in Sicilia".
- Assessore Turismo
- Firmatario Fleres Salvatore;
- n. 805 "Interventi al fine di economizzare il consumo di acqua
potabile per uso domestico, in Sicilia".
- Presidente Regione
Firmatario Fleres Salvatore;
- n. 806 "Notizie circa l'utilizzo delle linee telefoniche nel
Comune di Nicolosi (CT)".
- Assessore Enti Locali
- Firmatari Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Garofalo Ottavio;
- n. 807 "Interventi urgenti circa la violenta grandinata del 15
settembre 2002 in territorio di Rosolini (SR)".
- Presidente Regione
- Assessore Agricoltura
- Firmatario Burgaretta Aparo Sebastiano.
ANNUNZIO DI INTERPELLANZA
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interpellanza:
- n. 60 "Interventi presso lo IACP di Acireale, circa la morosità
degli inquilini al 31 dicembre 1996".
- Assessore Lavori Pubblici
- Firmatario: Moschetto Angelo.
ANNUNZIO DI MOZIONE
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
mozione:
- n. 165 "Iniziative per il recepimento della sentenza del
Consiglio di Stato n. 356 del 1997 che esclude l'obbligo del
parere preventivo della Soprintendenza per il rilascio della
concessione edilizia in sanatoria per gli abusi realizzati prima
dell'imposizione del vincolo paesaggistico".
Firmatari: Zangara Andrea; Barbagallo Giovanni; Genovese
Francantonio; Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano
Gaspare.
Avverto che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Lo Porto
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e
153 del Regolamento interno, della mozione numero 164 "Iniziative
per il rifinanziamento del credito d'imposta per nuove assunzioni,
come previsto dall'articolo 7 della legge n. 388 del 2000", degli
onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè e Raiti.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
" L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- nel 1999, anno più recente per il quale si dispone
delle stime di contabilità nazionale, le unità di
lavoro non regolari in Italia ammontavano a 3
milioni e 486 mila, pari a circa il 15,1% delle
unità di lavoro totali;
- il lavoro irregolare presenta tassi annui di
crescita superiori al lavoro regolare e mostra
inoltre una migliore capacità di mantenere le
posizioni anche nei periodi di recessione e di
conseguente contrazione dell'occupazione regolare;
- il sommerso indebolisce l'economia del nostro Paese
determinando un incremento delle aliquote fiscali e
previdenziali pagate dalle imprese e dai lavoratori
regolari;
- fa, inoltre, concorrenza sleale alle imprese
regolari, produce ritardi nei processi di
innovazione tecnologica e comprime i livelli
di produttività e dei salari;
- per far fronte al dilagare del sommerso è stata
varata la legge n. 388 del 2000 che prevede la
concessione di un credito d'imposta per tutti i
datori di lavoro che incrementano la base
occupazionale assumendo, nel periodo compreso tra il
1 ottobre 2000 il 31 dicembre 2003, nuovi
lavoratori dipendenti con contratto a tempo
indeterminato, sia a tempo pieno che a tempo
parziale;
- la legge in questione ha avuto indubbi effetti
positivi, permettendo una considerevole emersione
del sommerso;
CONSIDERATO che:
- il Governo nazionale con il decreto cosiddetto
omnibus n. 138 del 2002 ha varato misure per il
contenimento della spesa ed in particolare per
l'applicazione di un sistema di monitoraggio dei
crediti d'imposta ex art. 7 (bonus assunzioni) ed ex
art. 8 (bonus investimenti) della legge 388;
- il 1 agosto 2002 con l'emanazione del suddetto
decreto è stato introdotto il limite finanziario
delle risorse disponibili per il 2002 ed è stato
modificato l'obbligo di presentare, prima
dell'assunzione, un'istanza al Centro operativo
delle imposte dirette di Pescara;
- è stato previsto che le disposizioni di tale decreto
sono valide solo per le assunzioni effettuate dopo
l'8 luglio 2002, comunicando altresì l'esaurimento
delle risorse per l'anno 2002;
- il 2 settembre 2002 l'Agenzia delle entrate ha
emanato la circolare 73/E in merito all'applicazione
del decreto in questione, specificando che dal 1
luglio 2002 non spetta più il credito d'imposta per
le assunzioni effettuate sia prima che dopo l'8
luglio;
RITENUTO che:
- in conseguenza della circolare 73/E le imprese oltre
a non poter godere più per il futuro del credito,
dovranno rimborsare entro il 16 settembre le somme
indebitamente conguagliate a titolo di credito
d'imposta;
- questo intreccio di normative, nuove disposizioni,
circolari emanate e circolari attese, ha creato e
sta creando notevole confusione fra gli
imprenditori, con gravi ripercussioni
sull'occupazione;
PRESO ATTO che:
- il Governo nazionale in seguito alle dichiarate
esigenze di cassa sta tagliando gli aiuti alle
regioni del sud, soprattutto quelli destinati
all'incremento dell'occupazione e all'emersione del
sommerso;
- le tanto sbandierate agevolazioni sotto forma di
sgravio triennale contributivo per le aziende che
avessero fatto nuove assunzioni, così come previsto
dall'art. 44 dell'ultima legge finanziaria (n. 448
del 2001) non sono mai state attivate,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
ad intervenire presso il Governo nazionale ed in
particolare presso il Ministro dell'Economia,
affinché vengano ripristinate tutte le risorse
economiche necessarie per finanziare tutti gli
strumenti già in itinere che possano permettere un
incremento del livello occupazionale, in particolare
per le regioni del sud." (164)
PRESIDENTE. Dispongo che la mozione testé letta venga demandata
alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perchè se ne
determini la data di discussione.
Presidenza del presidente Lo Porto
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME PER
L'EROGAZIONE DEL BUONO SCUOLA" (nn.286-110/A)
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
"Discussione di disegni di legge".
Si procede con il seguito dell'esame del disegno di legge
"Norme per l'erogazione del buono scuola" (nn. 286-110/A), posto al
n. 1).
Invito i componenti la Commissione legislativa 'Cultura,
formazione e lavoro' a prendere posto al banco delle commissioni.
Ricordo all'Aula che l'esame del disegno di legge è stato
sospeso nella seduta di ieri dopo l'approvazione dell'emendamento
4.4 di riscrittura dell'articolo 4.
Si passa all'articolo 5. Invito il deputato segretario a darne
lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
'Art. 5.
Interventi per il diritto allo studio
1. Con il decreto adottato ai sensi del comma 7 dell'articolo 3
vengono altresì individuati l'importo e le modalità di erogazione
di un contributo annuo una tantum per spese finalizzate alle
attività didattiche da erogare in favore di nuclei familiari con
reddito complessivo lordo da determinare mediante utilizzo del
codice ISEE.'
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti (allegati):
- dagli onorevoli Morinello, Ferro e Micciché: emendamento 5.1;
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: emendamento 5.2;
- dagli onorevoli Tumino, Barbagallo, Raiti e Vitrano:
emendamenti 5.4;
- dall'onorevole Spampinato: emendamento: 5.7;
- dagli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari: emendamenti
5.6, 5.5 e 1.10;
- dagli onorevoli Villari, Ferro. Oddo e Liotta: emendamento
5.3.
- dal Governo: emendamento 5.8;
- dall'onorevole Cracolici: emendamento 2.12.
Comunico, altresì, che è stato presentato dal Governo
l'allegato emendamento 5.R di riscrittura dell'articolo 5.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, intervengo per evidenziare che
l'impostazione dell'articolo 5, anche nella sua riscrittura fatta
dal Governo, non ci soddisfa e non tiene conto dei termini del
confronto e del dibattito che ci sono stati nel corso di questi
giorni, sia in Aula sia in Commissione.
Avevamo rivendicato una normativa che rendesse chiaro ed
effettivo il principio e la messa in campo di iniziative e di
disposizioni che fossero tutte finalizzate ad inverare nella nostra
Regione una organicità d'interventi in materia di tutela del diritto
allo studio con evidente finalizzazione verso la scuola pubblica.
L'articolo 5, così come formulato, era un articolo che rendeva
misteriose le modalità attraverso le quali il Governo pensava
d'intervenire per trasferire risorse finanziarie non si capisce a
chi, se alle scuole, alle famiglie, ai comuni. Poi, vi è stata la
riscrittura da parte del Governo, che sostanzialmente tende ad
introdurre una sorta di monetizzazione del diritto allo studio. Il
diritto allo studio è, a nostro avviso, un complesso d'interventi,
un complesso di politiche che realizzino la partecipazione, il
protagonismo delle istituzioni scolastiche, delle istituzioni locali
della Regione, di inveramento anche della sfida che con la legge 6
sull'autonomia scolastica si è voluta lanciare per la qualificazione
dell'offerta formativa.
Ribadiamo l'esigenza che si vada in direzione della messa in
campo di una norma organica in materia di diritto allo studio e non,
invece, di questa cosa che ci viene proposta, che è sostanzialmente
una sorta di contraltare in termini monetari del buono scuola
indirizzato alle scuole private, un buono scuola pubblico che non
esaurisce, non affronta e non risolve il problema del diritto allo
studio. Semmai, può essere definito una borsa di studio.
Il diritto allo studio nella nostra Regione ed anche nelle
altre regioni d'Italia dove il tema è stato affrontato in genere,
viene concepito come una serie d'interventi che servono ad
affrontare il problema della fornitura gratuita o semigratuita dei
libri di testo.
In Sicilia, vi è una legislazione ormai datata in materia di
libri di testo della scuola media inferiore; non esiste, in
Sicilia, una legislazione in materia di libri di testo della scuola
media superiore. Ci ha tentato il Governo nazionale per due anni;
quella misura, adesso, non è più applicata.
Non esiste, in Sicilia, una legislazione organica in materia di
sussidi didattici, di scambi culturali e di viaggi d'istruzione; non
esiste nella nostra Regione una normativa adeguata in materia di
servizi residenziali, di servizi di ristorazione. Esiste in Sicilia
una normativa che riguarda il trasporto scolastico interurbano
gratuito per gli alunni delle scuole medie superiori, ma questa è
l'unica legislazione organica che ha funzionato fino ad ora e che
adesso è seriamente messa in discussione dal venir meno dei
trasferimenti finanziari da parte della Regione ai comuni, i quali
fino ad oggi sono stati i soggetti che hanno garantito questo
servizio.
C'è di più: noi, il Parlamento regionale, a partire dal 2001
con le leggi finanziarie di questi ultimi anni abbiamo abolito la
norma che consentiva la finalizzazione specifica dei trasferimenti
regionali dentro il Fondo unico ai comuni per il trasporto
scolastico interurbano, sicché oggi ci troviamo, a fronte anche di
una decurtazione di questi trasferimenti, nella situazione
incresciosa per cui molti comuni adesso non sono più in grado o non
vogliono garantire più il trasporto scolastico gratuito, ma hanno
introdotto il principio della compartecipazione delle famiglie.
Quindi, il trasporto scolastico nella nostra regione nei fatti non è
più gratuito.
Davanti a questi problemi il Governo non si può presentare con
la riscrittura dell'articolo 5 che sostanzialmente è una borsa di
studio, fra l'altro, indirizzata a poche persone. Infatti se la
quantificazione di questo articolo è di dieci miliardi, dividendo
per 750 euro, credo che soltanto qualche migliaio di persone
potranno usufruire di questo buono.
E' palese: con la previsione dell'articolo 5 si determinerà una
condizione di grave arretramento in materia di diritto allo studio
nella nostra Regione. Il Governo questo lo deve sapere.
Ritengo che o si affronta adesso il complesso della materia del
diritto allo studio o il Governo si assume la responsabilità di
scatenare nelle prossime settimane un conflitto. Infatti, quando si
apriranno le scuole, quando tutte quante entreranno a regime, questi
problemi saranno tutti evidenti e il governo sarà responsabile dello
scatenamento di un conflitto in materia di diritto allo studio che,
a mio avviso, non giova a nessuno. E ciò rischierà di essere ancora
una volta una beffa a fronte del fatto che per coloro che
frequentano la scuola privata il diritto allo studio è garantito.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
chiesto di parlare perché desidero rispondere molto rapidamente ad
alcune delle osservazioni che sono state sollevate dall'onorevole
Giannopolo al fine di rendere proficuo, ma anche più celere, il
procedimento di approvazione dell'articolo 5 e quindi un ulteriore
intervento per il diritto allo studio attraverso l'intervento
legislativo regionale.
Come tutti sapete, quando si dice che la Regione siciliana non
prevede interventi di diritto allo studio si dice una mezza verità.
In effetti, manca una legge organica sul diritto allo studio,
però ci sono numerosissime iniziative legislative che vanno nella
direzione del diritto allo studio, a cominciare da alcune delle
iniziative citate dall'onorevole Giannopolo che sono coperte da
leggi regionali e da voci di bilancio (citava gli scambi culturali e
i viaggi di istruzione). Molti interventi finanziari coperti da
leggi della Regione danno attraverso circolari, decreti e leggi
sostanza all'autonomia scolastica; l'autonomia scolastica delle
scuole siciliane viene coperta economicamente, finanziariamente,
progettualmente esclusivamente da fondi regionali.
Basti citare le circolari e i decreti legati ai progetti di
educazione permanente, di conoscenza del patrimonio culturale, di
educazione alla legalità, introdotta con la normativa regionale
antimafia. Basti citare i progetti sulla identità regionale
siciliana e sullo studio del dialetto siciliano nelle scuole; tutta
una serie di interventi che sostanziano in questo momento - chiunque
operi nelle scuole lo sa - le parole "autonomia scolastica" che
diversamente resterebbero un contenitore vuoto e privo di
significato.
Sono consapevole che l'articolo 5 non è la legge organica sul
diritto allo studio, ma sono altrettanto consapevole del fatto che
esso predispone un intervento doppio, anche quantitativamente, (non
per cedere a logiche di mercato) rispetto a quello citato
dall'onorevole Giannopolo.
Voglio ricordare che il Governo ha previsto un impiego di 10
milioni di euro, quindi non di dieci miliardi di lire, ma di venti
miliardi di vecchie lire, sull'articolo 5 che non costituisce un
finanziamento per borse di studio, ma un contributo una tantum per
garantire, nel modo più celere possibile, un supporto alle famiglie
siciliane più bisognose per le spese di mantenimento dei figli a
scuola; questo credo stia a cuore a tutte le forze parlamentari
siciliane e dell'intero Governo.
Questo provvedimento non è la legge organica sul diritto allo
studio. Prendiamo formalmente l'impegno di portare in Aula, subito
dopo l'approvazione di questa legge, il disegno di legge sul diritto
allo studio universitario, che, invece, è organico ed è già pronto,
una normativa di riordino che contenga l'articolo 5 e che preveda
un'operazione di delegificazione e di riscrittura di un testo unico
che abbia caratteristiche di organicità, di unicità e anche di
comprensibilità che vada al di là degli addetti ai lavori.
Detto questo, non si può non rilevare la straordinaria
accelerazione che l'articolo 5 può dare per procedere lungo la
strada di questo progetto. Quando parliamo di diritto allo studio,
che so essere, onorevole Giannopolo, non un fatto meramente
burocratico o, peggio ancora, economico, certamente un supporto fino
a 750 euro a famiglia, per quelle famiglie con reddito inferiore a
28 milioni netti o quello che il codice ISEE poi andrà a
quantificare, è un sostanziale intervento a favore del diritto allo
studio per quelle famiglie che hanno difficoltà anche a gestire
l'organizzazione della frequenza dei figli a scuola.
L'articolo 5 è volutamente ambiguo per quanto riguarda i
meccanismi di erogazione del contributo non per una logica
neocentralistica da parte della Regione, ma per una scelta
metodologica, perché, ad esempio - e so che questo argomento può
dividere come ha diviso in Commissione non soltanto la maggioranza
ma anche l'opposizione - ci sono servizi che non sono perfettamente,
anche per responsabilità del trasferimento e della rapidità dello
stesso trasferimento di risorse ai comuni, in linea con la rapidità
del procedimento di erogazione del servizio con i comuni.
Cosa voglio dire? Quando, per esempio, parliamo del buono sul
diritto allo studio, quindi dell'intervento sul diritto allo studio
una tantum, noi abbiamo ritenuto di individuare nelle autonomie
scolastiche il punto di rilevazione di quelle che sono le esigenze
sul territorio e quindi all'interno delle scuole; dunque, non i
comuni ma le autonomie scolastiche formuleranno le loro graduatorie
per fare accedere gli studenti ai benefici (anche così sostanziamo
l'autonomia scolastica) e la Regione si limiterà ad erogare questo
contributo: ciò costituisce un intervento sostanzioso di aiuto alle
famiglie che hanno più bisogno.
Per quanto riguarda i trasporti sono d'accordo con l'onorevole
Giannopolo: bisogna ripristinare la norma. Basta una semplicissima
correzione che mi impegno come Governo a presentare o, se è già
presentata come emendamento, mi impegno ad accettare.
Ciò che dice l'onorevole Giannopolo in questo caso è vero;
infatti accade che i fondi trasferiti ai comuni, con una finalità
non più vincolata a garantire il trasporto degli alunni, spesso
vengano utilizzati per altre finalità. Questo è vergognoso, perché
sappiamo come sia essenziale garantire quel servizio (non monetario)
che costituisce un intervento per il diritto allo studio.
Sostanzialmente, quindi, l'intervento, che ha una copertura
importante, consente un intervento che non è il primo in tema di
diritto allo studio, è un ulteriore intervento sulla filosofia del
diritto allo studio e prelude ad un impegno politico che il Governo
assume in questa Aula di riordinare anche la materia della
erogazione gratuita (il termine erogazione è orrendo, soprattutto
l'Assessore per la pubblica istruzione non dovrebbe mai utilizzarlo,
ma anche noi siamo un po' inquinati terminologicamente dalle cose
che sentiamo) del contributo per quanto riguarda l'acquisto dei
libri di testo.
Non è vero che non ci siano coperture. C'è - come l'onorevole
Giannopolo sottolineava - una varietà di leggi nazionali e regionali
che, secondo i vari livelli di intervento, garantiscono, un po' meno
per le superiori, completamente per le scuole elementari e per le
scuole medie, questo diritto.
Ma anche qui bisogna intervenire. Per esempio, nei confronti
delle scuole medie, con un emendamento apposito stiamo cercando di
razionalizzare l'intervento della Regione in modo tale che non sia
indiscriminato per tutte le categorie reddituali ma più mirato,
fermo restando il budget di cui dispone o aumentandolo, perché ne
abbiamo la disponibilità, ma comunque distribuito secondo un
criterio progressivo e di priorità per le fasce più basse che
abbiamo già indicato nella legge sul buono scuola.
Avviandomi alla conclusione, desidero ribadire che il Governo
resta fermo sulla posizione espressa dalla legge.
La legge sul buono scuola, non quella sul diritto allo studio,
è una legge che si rivolge alle famiglie, non si rivolge alle scuole
private, si rivolge alle famiglie ed è spendibile, per i meccanismi
che abbiamo non soltanto spiegato ma anche coerentemente agevolato
attraverso il perfezionamento di alcuni passaggi dell'articolo 3,
nelle scuole pubbliche statali e non statali, cioè nelle scuole
pubbliche statali e paritarie, così come dobbiamo tutti abituarci a
definire le scuole pubbliche non statali.
Se su questi temi riusciremo ad intenderci anche
terminologicamente, perché poi la genesi legislativa di alcune
questioni non è certamente, come spinta legislativa iniziale della
legge del 2000, lontana dalla filosofia e dalle posizioni politiche
dell'opposizione, credo che avremmo fatto un buon passo in avanti
anche per far capire all'esterno le cose di cui ci stiamo occupando.
Ed oggi, con l'articolo 5, ci occupiamo - e speriamo in modo
definitivo - di diritto allo studio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, spero che
siano state soltanto un lapsus le ultime battute dell'Assessore
Granata; infatti contraddirebbe tutto il ragionamento che ha fatto,
l'impegno assunto di predisporre un disegno di legge organico sul
diritto allo studio. Dico questo perché alla fine del suo
intervento ha dato per omnicomprensivo l'articolo 5. Credo che sia
solo un lapsus.
Voglio dire con molta chiarezza che se oggi stiamo trattando
l'articolo 5 con le risorse con le quali lo stiamo definendo, lo si
deve ad una battaglia politica che si è fatta in quest'Aula per
cercare di attenuare gli effetti di una legge sbagliata, così come
noi la definiamo, che è la legge sul buono scuola.
Introdurre principi, strumenti - sebbene si riducano ad una
semplice monetizzazione una tantum - senza una reale volontà di
costruire una rete di servizi che migliorino l'offerta formativa,
sia all'interno del sistema scolastico sia a supporto del sistema
scolastico, per quanto ci riguarda, costituisce l'inizio di un
percorso che speriamo in questa Regione possa affermarsi per cui il
diritto allo studio non sia semplicemente un principio da affermare
ma sia una politica da attuare.
Detto questo, signor Presidente, noi ci apprestiamo a discutere
l'articolo 5 rielaborato dal Governo con un emendamento di
riscrittura che presenta una novità rispetto al testo concordato. Se
non ricordo male avevamo concordato di non prevedere la definizione
del codice ISEE come barriera di accesso o di sbarramento al
cosiddetto buono "una tantum".
Il Governo si era impegnato a predisporre un emendamento che
rinviasse al decreto la definizione della soglia di accesso o di
sbarramento a questo provvedimento 'una tantum'. Lo dico anche
perchè è contraddittorio. Da un lato, noi prevediamo sul buono
scuola uno strumento, come ho già detto ieri, che con il metodo che
si è introdotto con l'articolo 3 sostanzialmente prevede che anche
chi guadagna 200 milioni di reddito potrà godere del buono scuola;
dall'altro lato, prevediamo con l' articolo 5, che riguarda
provvedimenti cosiddetti 'iniziali' per favorire una politica sul
diritto allo studio, una soglia di sbarramento che prevede che sotto
i 27 milioni si può concorrere, sopra i 27 milioni si è esclusi.
Ciò conferma ancora una volta che questa legge, pur con la
battaglia che abbiamo fatto in quest'Aula per cercare di attenuarne
gli effetti, è pensata soltanto per una categoria sociale della
società siciliana; non è certamente pensata per garantire strumenti
di sostegno alle ragazze ed ai ragazzi siciliani che frequentano la
scuola.
Chiedo al Governo se intenda ribadire l'ipotesi, che era stata
concordata e che era stata oggetto di discussione in V Commissione,
che prevedeva un approfondimento a proposito della soglia di reddito
che definisse l'accesso o lo sbarramento.
C'è, poi, un'altra novità. Abbiamo notato che il Governo ha
scritto di proprio pugno l'emendamento presentato da alcuni
colleghi, che ieri è stato rinviato all'articolo 5 e che si
riferisce ad una modifica dell'articolo 1, comma 5, della legge n.
62/2000.
Anche in proposito voglio essere sereno, pacato, ma netto nei
giudizi.
Questa è una norma che vìola competenze dello Stato; proverò
rapidamente a dimostrarlo.
Io credo che il Commissario dello Stato certamente non potrà
non vedere che questa norma mina in profondità il procedimento che
ha regolato la legge sulla parità scolastica avviata dal Parlamento
nazionale.
Infatti, onorevole Assessore, se la Regione siciliana introduce
il principio che ha competenza a modificare la legge n. 62/2000,
delle due l'una: o la competenza in materia di parità scolastica è
esclusiva della Regione (e così non è) o è di tipo concorrente e,
quindi, può essere di ordine aggiuntivo rispetto ad una legge
nazionale di riferimento che si applica anche nel territorio
siciliano.
Aggiungo che il comma 5 dell'articolo 1 costituisce uno dei
criteri di valutazione per il permanere della scuola che è stata
dichiarata paritaria nella condizione di parità. Oltre i requisiti
del comma 4, che stabiliscono i parametri secondo i quali una scuola
può essere definita 'paritaria' nel sistema di istruzione nazionale,
al comma 5 si fa riferimento al fatto che il 25 per cento delle
prestazioni che vengono erogate dalla scuola paritaria può essere
gestito in forma 'precaria', chiamiamola così, cioè attraverso i
contratti di collaborazione coordinata e continuata, cioè ancora
attraverso modalità non rigide che regolano il mercato del lavoro.
La legge riserva la facoltà al Ministero della pubblica
istruzione di verificare se le condizioni per le quali si è ottenuto
l'istituto della parità permangono una volta ottenuto e fissa quel
parametro.
Se per ipotesi la Regione siciliana, cosi come intenderebbe
fare, volesse derogare a quel 25 per cento o a quel quarto - così
come indicato nella modifica che viene proposta - e portarlo a un
terzo, significa che la Regione siciliana, per assurdo, potrebbe
persino modificare per intero la legge nazionale sulla parità
scolastica. Cosa che non può fare Non abbiamo questa competenza.
Ecco perchè questa norma vìola le competenze del rapporto tra
la Regione siciliana e le competenze dello Stato, ma aggiungo - e
concludo, signor Presidente - è assai singolare che in Sicilia ci
troveremmo in questa situazione: ci sono alcune scuole che stanno in
questo momento facendo richiesta per avere riconosciuta la parità
scolastica, altre scuole l'hanno già ottenuta. Per avere questo
riconoscimento quelle scuole si sono dovute, quindi, adeguare ai
parametri fissati dalla legge.
Tra i parametri vi è appunto quel 25 per cento, per cui le
scuole che hanno avuto già riconosciuta la parità ed avevano il 25
per cento di cui al comma 5, hanno avuta riconosciuta la parità ed
oggi noi diciamo loro "potete derogare a quanto era una delle
condizioni per avere tale parità"; le altre scuole, che stanno
facendo richiesta per ottenere la parità, anche se noi introduciamo
qui la deroga al 33 per cento per avere riconosciuta la parità, esse
devono essere sempre ferme a quel parametro del 25 per cento.
Non possiamo allora lavorare alla norma in maniera
schizofrenica e, pertanto, invito il Governo a ritirare questa parte
dell'emendamento affinchè, in qualche modo, noi si possa evitare che
si apra un contenzioso giuridico tra le competenze della Regione
siciliana e quelle previste dalla Costituzione e dall'ordinamento
dello Stato italiano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, tralascio le questioni di ordine
generale che abbiamo già affrontato nel corso della discussione di
ieri e prendo atto che c'è stato e continua ad esserci un
atteggiamento del Governo altalenante, in quanto la riscrittura
dell'articolo 5 non solo è peggiorativa rispetto alla prima stesura
dell'articolo 5, poichè contiene il comma che era stato escluso dal
Governo nella prima fase della discussione e che adesso viene
riproposto sulla base non di una convinzione penso del Governo (esso
infatti già ieri aveva manifestato la propria convinzione), ma,
sulla base del fatto che lo stesso Governo tenta qui, in Aula, in
extremis, una ricomposizione con la propria maggioranza. E pur di
tentare tale ricomposizione rischia di pregiudicare l'approvazione
del testo, in quanto intende introdurre al comma 3 una norma che,
come diceva prima Antonello Cracolici, è in palese violazione con la
Costituzione.
Ora, invito l'Assessore a non piegarsi alle ragioni politiche
della maggioranza, soprattutto di una parte della maggioranza. E
intendo poi rivolgermi anche ai parlamentari del centrodestra per
vedere se poi l'Assessore concorda con me sul fatto che al riguardo
del comma 3 della riscrittura dell'articolo 5, ci troviamo di fronte
ad una palese violazione di norme costituzionali.
La legge di riferimento per attivare la parità è la legge 10
marzo 2000, n. 62. E per potere attivare tale parità le scuole
debbono essere in possesso di alcuni requisiti. E intendo qui
ribadirlo non solo per investire di responsabilità il Governo, ma
anche per investire di responsabilità il Commissario dello Stato. A
questo scopo, voglio letteralmente leggere il comma 5 della legge n.
22 che recita: "Le istituzioni di cui ai commi 2 e 3 - quelle che
fanno istanza per potere essere scuole paritarie - sono soggette
alla valutazione dei processi e degli esiti da parte del sistema
nazionale di valutazione secondo gli standard stabiliti dagli
ordinamenti vigenti. Tali istituzioni, in misura non superiore ad un
quarto delle prestazioni complessive possono avvalersi di
prestazioni volontarie di personale docente, purchè forniti di
relativi titoli scientifici e professionali ovvero ricorrere a
contratti di prestazione d'opera di personale fornito dei regolari
requisiti".
Onorevole Granata, questo è un requisito per potere accedere
alla richiesta di parità, per avere l'autorizzazione ed essere
riconosciuta scuola paritaria.
Il comma 6 dello stesso testo dice: "Il Ministero della
pubblica istruzione accerta l'originario possesso e la permanenza
dei requisiti per il riconoscimento di parità". Quindi la condizione
di un quarto è condizione permanente. Cosa fa il Governo in questo
caso attraverso la presentazione dell'emendamento? Cerca di
raggirare la norma nazionale dicendo si vada dal 25 per cento a un
terzo modificando le condizioni originarie di possesso di requisiti,
e di fatto determinando per le scuole paritarie un accertamento la
cui competenza non è dell'assessorato regionale ma è a livello
nazionale; il che fa venire meno il requisito principale per potere
essere scuola paritaria.
Si introduce, attraverso tale emendamento, un marchingegno che
serve, di fatto, a reintrodurre una disparità generale. Tutto ciò
presenta carattere di incostituzionalità. E siccome il Governo ne
era consapevole quando nel dibattito in Commissione e nelle prime
fasi del dibattito in Aula aveva preparato l'emendamento per portare
da un quarto a un terzo, poi si rese conto della pochezza della
posizione a sostegno e lo stesso Governo aveva detto che si sarebbe
uniformato alla normativa nazionale.
Così come è ovvio. Del resto, ci troviamo di fronte al fatto
che in tutta Italia le scuole paritarie devono avere il requisito di
cui al comma 5, in Sicilia per richiedere la parità scolastica
debbono avere quel requisito; subito dopo, invece, quel requisito
potrà venire meno perchè entra in gioco la normativa regionale che
stiamo predisponendo grazie ad alcuni parlamentari, i quali, in
forza di una presunzione eccessiva, cercano di condizionare l'iter
di approvazione di questo disegno di legge. E il Governo si piega a
questa logica.
Ora, io l'ho detto e lo ripeto: visto che non c'è
ragionevolezza da parte del Governo rispetto a questa norma, è
chiaro che parliamo in Aula per rivolgerci soprattutto al
Commissario dello Stato.
Noi avanzeremo una formale richiesta al Commissario dello
Stato, la quale sarà accompagnata da relativo parere di alcuni
costituzionalisti, affinchè non sia permessa alcuna deroga rispetto
al terzo comma dell'articolo 5 così come è stato riscritto. E
questo lo dico perchè non vorremmo che l'intera legge venisse in
qualche modo inficiata. Come ho più volte ripetuto, noi non
possiamo, onorevole Granata, modificare o integrare in alcun modo la
normativa nazionale perchè in tal modo violeremmo il principio
dell'articolo 117 della Costituzione sulla uniformità della pubblica
istruzione.
Ecco perchè chiediamo al Governo di eliminare il terzo comma e
di lasciare il testo sul quale abbiamo mantenuto e manteniamo le
perplessità che sono state qui comunicate sia dall'onorevole
Giannopolo che dall'onorevole Cracolici.
Si tenga conto nella direttrice dei lavori d'Aula, del fatto
che il Governo si era impegnato con l'Aula a restare dentro un
binario predeterminato e il binario predeterminato era che si
sarebbero riscritti gli articoli sulla base del dibattito
parlamentare e sulla base del fatto che noi non avremmo attivato una
ostruzione a un testo da noi non condiviso perchè comunque il
Governo avrebbe messo nella riscrittura emendamenti già presentati.
Invece il Governo sta operando una forzatura, una forzatura
inspiegabile che, tra l'altro, pregiudica l'impianto di approvazione
della legge.
Io non so cosa farà il Governo, mi auguro che comunichi
all'Aula l'immediato ritiro dell'emendamento, in caso contrario,
continueremo a fare la nostra battaglia perchè questo terzo comma
venga espunto da questa normativa, per le ragioni che sono state
ribadite prima dai miei colleghi e per le ragioni che anch'io ho
testè detto e che riguardano la necessità che ci si muova
nell'ambito della legge nazionale e che non si violino i principi
costituzionalmente garantiti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimiamo
rammarico nel veder ridurre un articolo giustapposto ad altro
provvedimento, quello che avrebbe dovuto essere argomento di
intervento legislativo organico, tanto più che esistono disegni di
legge specifici in materia.
Né basta la promessa dell'assessore Granata, alla quale
crediamo, di arrivo prossimo in Aula di ulteriori provvedimenti
riguardanti appunto il diritto allo studio. Sarà sempre un percorso
raffazzonato e di inseguimento e non di intervento pensato ed
organizzato.
Nello specifico vorrei contribuire con un paio di osservazioni.
Quando si fa riferimento a 'nuclei familiari in condizioni di
disagio economico con reddito complessivo loro determinato' -
cassatelo questo 'loro' - 'mediante l'utilizzo del codice ISEE', in
effetti, sarebbe più opportuno parlare di difficoltà a consentire a
tutti i componenti un nucleo familiare la frequenza scolastica,
perché il disagio economico è altro.
Vorrei riprendere quanto detto poc'anzi dall'onorevole
Speziale. A proposito del comma 3 dite: "Nel territorio della
Regione, etc., è determinato in un terzo", andate in contraddizione
con la legge nazionale già citata, la n. 62, che prevede tale tipo
di intervento come una delle garanzie limite fondamentali perché
una scuola paritaria rientri nell'ordine e nella categoria dei
fruitori possibili di un percorso di pari opportunità.
La domanda, onorevole Assessore, è questa: non è che il cavallo
del furbo Odisseo abbia procreato tanti cavallini dell'onorevole
Fleres?
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 5
sembra inventato come uno strumento per dirla con il professor
Ortisi, collega nostro, di "captatio benevolentiae". Messo lì
apposta per dire all'opposizione: cara opposizione datti una
calmata, ti offriamo una chance in più che è una norma generica sul
diritto allo studio, in qualche modo, ciò ti deve bastare per
consentire a noi Governo di approvare una legge sul buono scuola.
Bene. L'assessore Granata dice: noi siamo interessati a
proporre, anzi ci impegnamo come Governo a proporre, subito dopo
l'approvazione di questa legge e dell'altra relativa al diritto allo
studio universitario, una organica legge sul diritto allo studio.
Ma allora, caro Assessore, che fretta c'era di fare questa
legge sul buono scuola? Si poteva benissimo aspettare un po'. Si è
aspettato per tanti anni, non sarebbe cascato il mondo. Invece no,
questa legge è urgentissima perché bisogna dare risposte politiche
a categorie, a gruppi sociali.
Allora questa legge viene fuori come un'aggregazione di norme
che non sono omogenee.
In particolare, questa norma sul diritto allo studio è una
indicazione generica di volontà di intervento di questo Governo e,
se verrà approvata, nel testo attuale, sarà una delega in bianco al
Governo per intervenire su tutte queste norme.
Invito l'assessore Granata a chiarire quali sono i criteri con
cui lui intende operare quando preparerà il decreto sul quale questo
Parlamento non potrà interferire, perché vero è che il decreto
passerà della Commissione di merito, ma soltanto per la presa
d'atto: non ci sono autorità che possono, in qualche modo, obbligare
questo Governo a modificare il decreto. Allora, invito l'assessore
Granata ad esprimere l'impegno formale di stabilire quali sono i
criteri che lui intende seguire nello stilare il decreto
assessoriale di cui anche questo stesso articolo porta traccia.
Credo che noi si abbia il diritto di sapere con quale
previsione, per esempio, si dà priorità ai trasporti, così come è
stato precedentemente illustrato. E'indubbio infatti che il problema
del trasporto degli alunni dei paesi vicini alle sedi dove si
trovano le scuole medie superiori ha una priorità. Il Governo come
intende affrontare questa priorità? Come intende favorire - così
come dice - le fasce più deboli della popolazione scolastica? La
norma non fa alcun accenno a questo: essa stabilisce una previsione
di circa 750 euro come tetto massimo pro capite, per tutta una serie
di possibili interventi, ma non indica le priorità di questi
interventi.
Allora, pongo la richiesta formale di sapere, perchè risulti
agli atti.
Infine c'è il problema di riscrittura dell'articolo 5 per
venire incontro ad una esigenza, tutta politica credo, perchè sul
piano formale, mi pare sia una cosa che non regge. Condivido
pienamente quanto ha esposto l'onorevole Speziale e non intendo
ripeterlo, però, oggettivamente, a mio avviso, questa è una norma
che non compete alla nostra Assemblea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Villari. Ne ha
facoltà.
VILLARI. Signor presidente, onorevoli colleghi, intervengo
rapidamente per dire che noi sostanzialmente con questo emendamento
del Governo all'articolo 5 stiamo ripercorrendo nel merito alcune
scelte per quanto attiene alle previsioni in materia di libri di
testo, sussidi didattici e quant'altro, ripercorrendo alcune scelte
che di fatto sono già nella legislazione regionale, e lo si dice
chiaramente al secondo comma.
Ma proprio per questo mi chiedo se fare un'elencazione di
queste scelte che nel merito vengono qui elencate sia, come dire, a
questo punto opportuno, nel senso se non si ritenga di fare
riferimento ad una azione del governo rivolta a sostenere le
famiglie bisognose i cui studenti, al di là delle spese di
frequenze, siano sottoposti ad oneri legati proprio all'attività
didattica, e cosi via, ma a questo punto si pone il problema,
l'esigenza, di rivedere complessivamente e organicamente tutta la
materia del diritto allo studio non universitario.
Allora, l'assessore Granata diceva che il Governo si assume
formalmente l'impegno di intervenire per affrontare organicamente la
materia; vorrei però dire che questa scelta andava fatta prima; essa
è stata peraltro oggetto di un dibattito in quinta Commissione
quando è stato esaminato il disegno di legge sul diritto allo
studio. E per quanto riguarda in particolare questa parte, si
trattava di un disegno di legge organico sul diritto allo studio
complessivamente inteso, quindi diritto allo studio universitario e
non universitario. Quella era la sede per affrontare questo tema.
Purtuttavia, con questo emendamento del Governo sono come dire
recuperate, ma secondo me c'è il rischio di farlo senza definire
quali sono i criteri, le modalità e quant'altro per consentire, come
viene detto nella prima parte dell'emendamento, la possibilità di
accesso a tutti i gradi di istruzione e di formazione del sistema
scolastico siciliano.
Io francamente non mi sento particolarmente preso da questo
emendamento, ma andrebbe più valorizzato il ruolo per quanto
riguarda l'intervento da parte della Regione a sostegno del "diritto
allo studio". In ogni caso, non mi pare sia questo il senso
dell'emendamento, cioè dare alle istituzioni scolastiche autonome la
competenza sulle materie che qui vengono citate che però andrebbero
collocate in un testo organico sul diritto allo studio. La mia
impressione è che ci stiamo un po' lasciando prendere dalla mano
caricando tutto ai Comuni.
Queste materie, a mio giudizio, non andrebbero per competenza
affidate ai Comuni, ma sono materie tipicamente delle istituzioni
scolastiche autonome. Mentre, per esempio, la materia dei trasporti
e di altri servizi territoriali, questi sì rivolti agli studenti,
sono chiaramente materia dei comuni, ma il resto proprio non mi
pare. Tant'è che io e la collega Lo Curto abbiamo preparato dei
subemendamenti per modificare queste parti.
Al comma 1 le parole "autonomie scolastiche" vanno sostituite
con le parole "istituzioni scolastiche autonome"; e al comma 2
invece specificare proprio che i 750 euro previsti per le famiglie
devono passare attraverso una gestione che va affidata alle
istituzioni scolastiche autonome e non ai comuni. Ai comuni vanno
affidate altre competenze; altrimenti li sovraccarichiamo.
Un'ultima cosa riguarda il comma 3. L'onorevole Speziale ed
altri colleghi si sono già espressi. Io spero che venga approvato
l'emendamento soppressivo del comma 3. Se potessi permettermi, con
molta umiltà, il suggerimento che mi sento di dare al Governo,
onorevole Granata, è di sopprimerlo; insistere su questo comma
rischierebbe di aprire questioni sul piano della costituzionalità
che mettono a rischio l'intero articolato su cui il Governo penso
voglia che si vada avanti nella sua approvazione. Se passa il
principio formulato nel comma 3, passa il principio della potestà
esclusiva della Regione in materia di modifica di legge nazionale
come, appunto, in questo caso la legge 62/2000.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'articolo 5.
Onorevoli colleghi, siamo nella fase di illustrazione e
votazione dei singoli emendamenti e dei relativi subemendamenti.
Poichè ho ricevuto formale richiesta da parte del Presidente della
Commissione Sanità e da parte del Capogruppo di Forza Italia di
rinviare la seduta al pomeriggio, e altresì per dare tempo alla
Presidenza di esaminare una notevole quantità di subemendamenti che
sono pervenuti, sospendo la seduta e comunico che riprenderà alle
ore 17,30.
(La seduta, sospesa alle ore 12.55, è ripresa alle ore 18.58)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, avendo valutato una serie di argomenti
sollevati in Aula questa mattina circa la costituzionalità della
norma e l'opportunità di rivederla, dispongo l'accantonamento
dell'articolo 5.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
Si passa all'esame dell'articolo 6. Ne do lettura:
<Art. 6.
Tassa rifiuti solidi urbani.
Annualità pregresse
1. L'Assessore regionale per i beni culturali ed
ambientali e per la pubblica istruzione è autorizzato a
concedere contributi alle istituzioni scolastiche statali di
ogni ordine e grado della Sicilia per il pagamento della
tassa rifiuti solidi urbani iscritta a ruolo fino all'anno
2000.>
Comunico che all'articolo 6 sono stati presentati gli allegati
emendamenti:
- 6.1 degli onorevoli Forgione e Liotta;
- 6.2 dell'onorevole Turano.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io voglio
intervenire per un richiamo al Regolamento. L'articolo 5 è già stato
saggiamente accantonato in attesa di definizione, però credo che ci
sono altri emendamenti, in questo fascicolo, che riguardano articoli
aggiuntivi e che sono stati pubblicati.
Già una volta, in precedenza, ho avuto modo di sollecitare la
Presidenza, sempre con il massimo rispetto....
PRESIDENTE. Aggiuntivi a quale articolo?
ACIERNO. Si tratta di emendamenti riguardanti articoli aggiuntivi
al testo di legge, che sono totalmente estranei alla materia del
buono scuola o del diritto allo studio.
Allora, per l'economia dei lavori, sarebbe opportuno che la
Presidenza esprimesse preventivamente l'inammissibilità ...
PRESIDENTE. No, preventivamente non è possibile, stiamo
esaminando l'articolo 6. Lei può intervenire soltanto sull'articolo
6.
ACIERNO. No, io sto intervenendo per un richiamo al Regolamento
PRESIDENTE. E' fuori luogo in questo momento; potrà fare il suo
richiamo solamente quando arriveremo agli articoli aggiuntivi.
ACIERNO. Mi scusi, signor Presidente, volevo infatti dire alla
Presidenza, l'avere incluso nel fascicolo degli emendamenti
aggiuntivi corrisponde ad una preventiva dichiarazione di
ammissibilità in violazione al Regolamento ovvero è semplicemente
per comodità?
PRESIDENTE. Il fascicolo degli emendamenti è soltanto un comodo
strumento di lavoro per il parlamentare.
Si passa alla votazione degli emendamenti.
Assenti i firmatari, dichiaro decaduti gli emendamenti 6.1, a
firma degli onorevoli Forgione e Liotta, e 6.2, a firma
dell'onorevole Turano.
Pongo in votazione l'articolo 6. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7. Ne do lettura.
"Art. 7.
Modifiche di norma e proroga di termini
1. Il comma 36 dell'articolo 56 della legge regionale 3
maggio 2001, n. 6 è così sostituito:
'36. Il comma 5 dell'articolo 12 della legge regionale 24
febbraio 2000, n. 6 è così modificato: Le norme di cui al
presente articolo entrano in vigore a decorrere dal 1
ottobre 2002, con esclusione delle disposizioni di cui alle
lettere a) e b) del comma 2 che entreranno in vigore alla
data del 1 ottobre 2004.
Nella fase transitoria l'Assessorato regionale dei beni
culturali ed ambientali e della pubblica istruzione continua
a svolgere i compiti e le funzioni per l'organizzazione della
rete scolastica, sulla base delle proposte formulate dai
dirigenti degli uffici scolastici periferici del Ministero
della pubblica istruzione, previo parere dei consigli
scolastici provinciali'."
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti allegati:
- dagli onorevoli Morinello, Ferro e Micciché: emendamento 7.4;
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: emendamento 7.5;
- dagli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari: emendamenti
7.13 e 7.14;
- dagli onorevoli Tumino, Barbagallo, Raiti e Vitrano:
emendamento 7.11.
Dichiaro aperta la discussione sull'articolo 7 e sugli
emendamenti ad esso presentati,
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
articolo sottintende la volontà del Governo non di tenere bloccata
la rete di dimensionamento scolastico per delle finalità in qualche
modo riferibili al presente disegno di legge. C'è un'esigenza
dovuta al fatto che la rete, così com'è stata disegnata, esce dai
consigli scolastici provinciali che hanno delineato all'interno dei
vari consessi provinciali degli equilibri sulle autonomie
scolastiche.
Abbiamo potuto rilevare una notevole spinta all'anarchia
dobbiamo dirlo in termini sintetici, ed è questa la spinta che
abbiamo rilevato perché tutti, per motivazioni campanilistiche o,
peggio, legate alla necessità di allargare le autonomie, tendono ad
una modifica del piano così come è stato rappresentato e concordato,
che porterebbe ad una sostanziale anarchia del settore.
Allora abbiamo ritenuto di rimanere a bocce ferme fino al 2004,
prevedendo, però espressamente se ci sono delle autonomie che
vogliono modificare qualcosa nel piano di dimensionamento su accordo
delle parti e con l'accordo quindi del CSA della Provincia, si può
procedere tranquillamente a questa modifica, ma non si possono
istituire nuove autonomie scolastiche perché il piano di
dimensionamento complessivo risponde alle indicazione che ci ha dato
il Ministero.
Quindi, è nell'economia di un equilibrio complessivo della rete
del dimensionamento dell'autonomia scolastica che il Governo pone
questa esigenza.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi io non discuto
della buona fede dell'Assessore e, a proposito dell'articolo 7, del
Governo, tuttavia noi non possiamo accettarlo. E ciò in quanto la
legge 6 del 2000 sull'autonomia scolastica demanda le modifiche
relative al piano di razionalizzazione della rete scolastica alla
Conferenza scolastica provinciale costituita per iniziativa del
presidente della Provincia e alla quale Conferenza partecipano il
Provveditorato, i comuni e le varie autonomie scolastiche.
Questo punto fissato dalla legge 6 del 2000 è uno dei punti
centrali della nuova visione della organizzazione dell'autonomia
scolastica, cioè il fatto che si é finalmente conquistato il
principio dell'autogoverno. Infatti l'articolo 12 della legge n. 6
del 2000 stabilisce che sono attribuite alle province,in relazione
alla istruzione secondaria superiore, ed ai comuni, in relazione
agli altri gradi inferiori di istruzione, i compiti e le funzioni
concernenti l'istituzione, l'aggregazione, la fusione e la
soppressione di scuole in attuazione degli strumenti di
programmazione; la redazione dei piani di organizzazione della rete
delle istituzioni scolastiche. Questa previsione della legge 6 non
può essere sostanzialmente svilita, svuotata attraverso un
differimento dell'entrata in vigore di alcune parti di
quell'articolo 12 al 2004, quindi all'anno scolastico 2004-2005
facendo venire meno uno dei presupposti fondamentali. Qual'é il
fatto culturale, di cultura politica che sta dietro a ciò? Il fatto
é che si vuole tornare ad una visione di separatezze, di
riaffermazione delle separatezze tra la scuola ed il territorio, tra
le autonomie scolastiche e le autonomie locali; si vuole tornare
cioé alla vecchia impostazione dirigistica e verticistica, tant'é
che in sostituzione della funzione della Conferenza scolastica
provinciale, che é un organo permanente, subentrerebbe la funzione
centralistica dell'Assessorato della Pubblica Quest'ultimo provvede
ad aggiornare o a modificare la rete, la razionalizzazione della
rete scolastica attraverso gli uffici periferici del Ministero della
Pubblica istruzione, che sono poi i CSA, cioé gli ex
provveditorati, d'intesa con i consigli scolastici provinciali. Come
appare evidente, in un sol colpo sono scomparsi gli enti locali e le
autonomie scolastiche. Noi questo non possiamo accettarlo onorevole
Assessore, perché si tratta di negare una delle acquisizioni
fondamentali della legge n. 6 del 2000. Del resto, questo é in
linea anche con una strategia del Ministro della Pubblica
istruzione, che é quella, di cancellare il ruolo degli enti locali
e delle autonomie locali nel governo della scuola. Giudico
pericoloso tutto ciò perché poi, Assessore, le leggi e le regole
valgono oltre noi. Se uno dei punti degli elementi verso cui si sta
indirizzando il Ministro, il Governo nazionale in ordine al
presupposto della organizzazione della rete scolastica è il rapporto
insegnanti-alunni, cancellando quindi altre importanti acquisizioni
che nel corso di questi anni ci sono state, e se noi dobbiamo
attestarci soltanto su questo rapporto noi non ci stiamo. I
presupposti dell'organizzazione della rete scolastica, infatti non
sono soltanto l'applicazione pedissequa di un rapporto matematico,
ma sono altri parametri che sono di contenuti, di qualità, di
rapporto tra possibilità di una data offerta formativa e un dato
territorio, una data specificità territoriale, cioè esattamente
quello che ha fatto la legge n. 6 ed esattamente quello che ha
fatto la Conferenza scolastica provinciale.
Vero é che in alcune province, mi riferisco ad esempio, alla
provincia di Messina, l'organizzazione del piano della rete
scolastica é stato un fatto molto laborioso, ma, vivaddio, perché
quel territorio ha una grande specificità, soprattutto in termini di
estensione, di allocazione della popolazione. Pensate cosa sarebbe
per la provincia di Messina, per tanti piccoli comuni dell'interno
l'applicazione pedissequa del rapporto insegnanti-alunni; cosa
sarebbe questa applicazione pedissequa, così come vuole il Ministro
Moratti, in tutte le zone interne della provincia di Palermo , nella
provincia di Enna, di Caltanissetta e via di seguito. Cosa sarebbe?
Scomparirebbero intere realtà scolastiche Non si può presupporre il
venir meno di un ruolo e di un protagonismo del territorio che la
legge numero 6 aveva e che invece in questo modo noi stiamo
contribuendo a svuotare.
Ecco perché, onorevole Assessore, noi non possiamo accettare in
linea di principio il fatto che si voglia abolire il ruolo della
Conferenza scolastica provinciale e, segnatamente, delle province e
dei comuni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sull'articolo 7, a
mio avviso, ci sono da dire due cose importanti. Tutta la competenza
relativa alla rete scolastica nel territorio della Regione, che da
parte della norma statale, recepita dalla Regione, era stata
attribuita a comuni e province sarebbe opportuno che a decorrere non
dal 1 ottobre 2004, ma da subito, cioè dal 1 ottobre 2002.
Questo significherebbe avallare la tesi secondo cui la Regione
Sicilia, per sua organizzazione, per sua scelta, privilegia il
trasferimento e la delega delle funzioni agli enti locali e non
vuole costituire un elemento di intralcio.
Signor Presidente, colgo l'occasione per dire che gli
emendamenti 7.7 e 7.6 non sono attinenti alla materia al nostro
esame e, in ogni caso, non sono stati esaminati dalla Commissione di
merito. Credo, dunque, che non possano trovare accoglimento; io li
condivido, però in un testo a parte.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a
proposito dell'ultimo rilievo mosso voglio soltanto ricordare che i
consigli scolastici provinciali citati dall'onorevole Giannopolo non
esistono più da nessuna parte in Italia, esistono soltanto in
Sicilia. E' un bene che esistano perché forniscono uno strumento di
supporto e di collegamento tra i consigli scolastici, gli enti
locali e l'Assessorato, tuttavia la ratio della norma è un'altra.
Una volta creato il dimensionamento scolastico, l'esperienza ci ha
insegnato che le spinte centrifughe campanilistiche e alcune volte
le spinte dovute soltanto a fatti legati alla volontà di creare
nuove autonomie, per creare nuovi dirigenti scolastici, portano alla
situazione di ingovernabilità del territorio. Quindi, la scelta del
Governo è una scelta politica, non è una scelta centralistica.
Tanto è vero che di fronte alla volontà di modificare il
dimensionamento, su accordo delle parti e senza modificare il numero
delle autonomie, la procedura è aperta.
Dunque, le singole autonomie che volessero modificare l'assetto
organizzativo del territorio potranno procedere anche domani, così
come in alcuni casi é avvenuto.
C'è questo primo dato che sgombra il campo dal sospetto della
volontà di accentramento decisionistico da parte dell'Assessorato.
Invece, il rilievo dell'onorevole Tumino sugli emendamenti
aggiuntivi 7.7 e 7.6 è nella sostanza esatto, perché si tratta di
andare a ricomporre su basi nuove, come dice lo stesso onorevole
Tumino, condivise da lui e fortemente equilibrate, il Consiglio
regionale dei beni culturali. Questo Assessorato ha l'esigenza di un
confronto con un organismo che è allo stesso tempo di consultazione,
di controllo e di verifica degli atti delicatissimi che riguardano
l'assetto del territorio siciliano. Poichè questo consiglio è
decaduto e allo stato un altro assessore non avrebbe presentato
questo emendamento, perché avrebbe potuto agire a mani totalmente
libere, così come la legge prevede in attesa e nelle more della
ricostituzione del nuovo consiglio, ho ritenuto da parte mia
doveroso portare all'attenzione del Parlamento alla prima occasione
utile una norma che reintroduce l'esistenza del Consiglio regionale
dei beni culturali.Ciò a supporto della volontà da parte
dell'assessorato di agire con un confronto ed anche con una capacità
dialettica rispetto a chi professionalmente su un piano accademico,
architettonico, le categorie, può rappresentare un punto di vista
altro rispetto a quello dell'assessorato su temi che riguardano gli
equilibri territoriali, ambientali, i piani paesaggistici, le
concessioni di alcuni pareri che sono importantissimi per la tutela
del territorio.
Allora, se il Parlamento ritiene che l'Assessore nel proporlo
alla sua attenzione abbia fatto una forzatura, cioè se sorgesse una
discussione di questo tipo sarei il primo a ritirare
l'emendamento. Però, voglio sottolineare, onorevole Tumino, che in
modo molto lineare e garbato, come è suo solito fare, ha sollevato
questo problema che le intenzioni del Governo sono legate alla
volontà di confrontarsi con uno strumento che è soprattutto garanzia
di trasparenza nelle decisioni che vengono assunte su assetti e su
fatti importanti del territorio della regione siciliana. Poichè non
intravedo norme, da qui a breve, che siano strettamente connesse e
legate ai beni culturali e sono privo del Consiglio regionale dei
beni culturali ho proposto una norma che mi permettesse di nominarlo
in modo articolato, sempre restando il fatto che, avendo un'altra
legge, quella sul diritto allo studio universitario, qualora la
Commissione voglia, sorge questa richiesta da parte delle forze
parlamentari, esaminarlo prima più attentamente in commissione,
posso ritirarlo io, non farlo mettere ai voti.
C'è una urgenza oggettiva, ma se voi mantenete questa
obiezione, lo ritiro adesso; se c'è un' obiezione che intralcia il
cammino della legge,è giusto così. Lo ripresenterò al disegno di
legge sul diritto allo studio universitario, faremo un passaggio in
Commissione e ne approfondiremo alcuni aspetti.
PRESIDENTE. Si passa alla votazione degli emendamenti.
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 7.4, 7.5 e
7.13 aventi identico contenuto. Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non sono approvati)
Pongo in votazione l'emendamento 7.11. Il parere della
Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 7.14. Il parere della
Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo in votazione l'articolo 7. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che sono stati presentati gli allegati emendamenti
articoli aggiuntivi:
- dal Governo: emendamenti 7.2, 7.3, 7.7, 7.6, 7.17 bis, 7.20 e
7.21;
- dagli onorevoli Fleres, Catania Giuseppe, Maurici e Garofalo:
emendamento 7.1;
- dagli onorevoli Villari, Speziale, Giannopolo e Cracolici:
emendamento 7.19;
- dagli onorevoli Tumino, Barbagallo, Raiti e Vitrano:
emendamenti 7.8;
- dagli onorevoli Giannopolo, Speziale e Villari: emendamenti
7.12 e 7.15;
- dall'onorevole Giannopolo: emendamento 7.17;
- dall'onorevole Cracolici: emendamento 7.18.
Si passa agli emendamenti aggiuuntivi aggiuntivi del Governo
7.2 e 7.3 che si intendono ritirati perché già compresi
nell'articolo 8.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Dichiaro di ritirare gli emendamenti 7.7 e 7.6
con preghiera agli uffici di inserirli nel disegno di legge sul
diritto allo studio universitario.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'emendamento 7.1 si intende ritirato.
Si passa all'emendamento 7.19 a firma degli onorevoli Villari,
Speziale ed altri.
ACIERNO. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, l'emendamento 7.19 fa parte di quel
gruppo di emendamenti che sono da dichiarare inammissibili per
estraneità alla materia. Se lei li pone in votazione rischia di
creare un precedente in Aula per cui la norma regolamentare che
vieta di presentare emendamenti estranei all'oggetto in discussione
diventa prassi.
PRESIDENTE. E' un rilievo che condivido. Vorrei chiedere ai
colleghi Villari, Speziale, Giannopolo e Cracolici se ritengono di
farne oggetto di iniziativa autonoma; diversamente, riguardando
materia estranea all'oggetto del disegno di legge in esame dovrei
dichiarare inammissibile.
GIANNOPOLO. Lei ritiene che riguardi materia estranea?
PRESIDENTE. Sì, perché non credo che la legge sul buono scuola
abbia attinenza con le devianze giovanili.
GIANNOPOLO. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di
ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
7.8 a firma dell'onorevole Tumino.
TUMINO. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di
ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
7.12 a firma degli onorevoli Guannopolo ed altri.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente con questo emendamento aggiuntivo
si vuole intervenire sulla ridefinizione dei contenuti della legge
che riguarda il trasporto scolastico, cioè parliamo di materia di
diritto allo studio. Credo che sia perfettamente compatibile con
l'articolo 1 di questa legge che abbiamo già votato. In materia di
trasporto scolastico gratuito abbiamo una normativa che risale al
1973, la legge 24 del 1973, una legge abbastanza datata. La
normativa andrebbe quindi aggiornata e riportata alle situazioni
attuali, per cui con questo emendamento non si fa altro che
sostituire gli articoli 1 e 2 della legge 24 del 1973 in materia di
trasporto scolastico, non c'è nient'altro.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.12 .Il parere del
Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione . Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 7.15 a firma degli onorevoli
Giannopolo ed altri. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 7.17, a firma
dell' onorevole Giannopolo, e 7.17 bis del Governo aventi identico
contenuto. Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Sono approvati)
Si passa all'emendamento 7.18, a firma dell'onorevole
Cracolici.
Assente il firmatario, lo dichiaro decaduto.
SPEZIALE. Ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento interno,
dichiaro di riprenderlo.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Vorrei che fosse illustrato.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Onorevole Presidente, onorevoli Colleghi, in realtà
l'emendamento presentato dal collega Cracolici si illustra da sé.
Esso riguarda i Collegi di Maria che ormai in gran parte non vengono
più utilizzati.
Con questa norma, dopo la pubblicazione della legge, il loro
patrimonio passerebbe direttamente alla gestione dei comuni;
vengono soppressi ed il patrimonio passa direttamente ai comuni in
cui insistono i Collegi.
Si tratta di una norma di carattere generale che penso possa
essere contenuta in questo disegno di legge.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. E' una norma di carattere generale che ad una
prima lettura, che è quella che sto effettuando in questo momento,
mi pare non sia da rigettare. Tuttavia, vorrei fare un
approfondimento con gli Uffici.Invito, pertanto, il collega a
ritirarlo ed a presentarlo in un altro testo legislativo.
PRESIDENTE. Il Governo invita l'onorevole Speziale a ritirare
l'emendamento.
SPEZIALE. No, signor Presidente, non lo ritiro, ne chiedo
l'accantonamento.
PRESIDENTE. Accantonarlo significa che ne dovremo riparlare
nello stesso contesto. Il Governo la sta invitando a ritirarlo ed ad
inserirlo in un altro testo legislativo.
SPEZIALE. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
7.20 R del Governo, interamente sostitutivo dell'emendamento 7.20.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, questo emendamento è una
riscrittura dell'emendamento aggiuntivo 7.20. Esso cerca di
razionalizzare un intervento già previsto dalle norme regionali
esistenti sul diritto allo studio e, in modo particolare, sulla
gratuità dei libri di testo delle scuole medie inferiori affinchè
garantisca una fascia almeno del trenta per cento del contributo
ulteriore alle fasce di reddito più basse; allo stato invece questo
contributo viene erogato in modo paritario a tutte le fasce di
reddito che ne facciano richiesta.
E', quindi, un'applicazione di un principio, che abbiamo anche
introdotto per provvedimento di altro tipo sul buono scuola, che
inserisce una proporzionalità rispetto al reddito del contributo
erogato dalla Regione, in questo caso, per l'acquisto di libri di
testo.
E' in linea anche con molte osservazioni sollevate nel corso
del dibattito parlamentare sia dall'onorevole Ferro sia
dall'onorevole Virzì, a proposito della gratuità dei libri di testo
delle scuole medie inferiori.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente onorevoli colleghi, vorrei soltanto
segnalare al Governo che al comma 1 dell'articolo 2 del disegno di
legge in discussione abbiamo, giustamente, previsto quali sono i
soggetti titolari del buono scuola.
Nella riformulazione dell'articolo 17 della legge n. 31 testé
presentato dal Governo si riconosce invece un solo soggetto che è la
famiglia. Allora, sarebbe opportuno che il Governo alla figura
della famiglia ggiungesse anche le altre due figure
istituzionalizzate nella legge sul buono scuola e che sarebbero i
soggetti esercenti i poteri connessi alla potestà parentale e i
famosi studenti...su quell'emendamento credo dell'onorevole
Cracolici e da me contestato ma approvato dal Governo e votato da
quest'Aula. Quindi, credo che la riscrittura debba prevedere queste
due figure, altrimenti sarebbe una discriminante.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Credo che il chiarimento sia opportuno e vada
riscritto: Pertanto, possiamo dare l'incarico agli uffici di
procedere in tal senso.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 7.20R del Governo.
Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 7.20 del Governo.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Il Governo lo ritira.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 7.21 del Governo. Il parere della
Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:
Art. 8.
Norma finanziaria
1. Per gli interventi previsti dalla presente legge sono
autorizzate per l'esercizio 2002 le seguenti spese:
a) per le finalità dell'articolo 3, comma 1: 17.500
migliaia di euro;
b) per le finalità dell'articolo 3, comma 3: 500 migliaia
di euro.
c) per le finalità dell'articolo 3, comma 6: 500 migliaia
di euro;
d) per le finalità dell'articolo 5: 140 migliaia di euro;
e) per le finalità dell'articolo 6: 1.500 migliaia di
euro.
2. Agli oneri di cui al comma 1 si provvede per
l'esercizio 2002 con parte delle disponibilità dell'U.P.B.
4.2.1.5.2 - capitolo 215704, accantonamento 1010 del bilancio
della Regione per l'esercizio finanziario medesimo.
3. Per gli esercizi finanziari 2003-2004 la spesa,
valutata in 65.090 migliaia di euro per ciascuno dei predetti
anni, trova riscontro nel bilancio pluriennale della Regione,
codice 12.02.01".
PRESIDENTE: Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dal Governo: emendamenti 8.8 e 8.1;
- dalla Commissione: emendamento 8.8R;
- dagli onorevoli Forgione e Liotta: emendamento 8.2;
- dagli onorevoli Panarello, Giannopolo, Cracolici e
Villari: emendamenti 8.5 e 8.6;
- dagli onorevoli Tumino, Barbagallo, Raiti e Vitrano:
emendamenti 8.3 e 8.4;
- dagli onorevoli Giannopolo, Villari e Speziale:
emendamento 8.7.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 8.8R del Governo.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Onorevoli colleghi, si tratta della nuova
copertura finanziaria che il Governo ha ritenuto di dare al disegno
di legge. L'unica novità di rilievo, così come è del resto
sottolineato, è quella riguardante la copertura delle finalità
dell'articolo 5 che è stata aumentata in modo considerevole: è stata
porta a 10 milioni di euro, essendo un disegno di legge sul diritto
allo studio.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sollevo
problemi di merito, ma di metodo: essendo norma finanziaria, in cui
è prevista, fra l'altro, la copertura per l'articolo 5 è stato
accantonato, non possiamo procedere in questa fase, dobbiamo prima
ritornare all'articolo 5, approvarlo e poi dare, attraverso
l'approvazione di questo articolo, la copertura. Chiedo quindi
l'accantonamento dell'articolo 8.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, lei ha ragione.
Pertanto, dispongo l'accantonamento dell'articolo 8 e dei
relativi emendamenti.
La seduta è sospesa per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19.37, è ripresa alle ore 19,45)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Si riprende l'esame
dell'articolo 5.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo
tornati all'esame dell'articolo 5. Il Governo, apprezzate le
circostanze e fatti alcuni approfondimenti su alcune delle questioni
riguardanti il comma 3 dell'articolo 5, ritiene - per l'economia e
la linearità del procedimento legislativo - di ritirare il comma 3
dell'emendamento 5.R di riscrittura dell'articolo 5.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che sono stati presentati i seguenti
subemendamenti all'emendamento 5R:
- dal Governo: subemendamento 5.R1;
- dagli onorevoli Speziale, Barbagallo, Villari ed altro
subemendamento 5 R2;
- dagli onorevoli Villari ed altri: sebemendamento 5.R3;
- dagli onorevoli Villari ed altri: subemendamento 5.R3 e 5.R4;
- dall'onorevole Speziale: subemendamento 5.R5.
L'emendamento 5.8 è ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento soppressivo 5.1, a firma degli
onorevoli Morinello, Ferro e Miccichè, e contestualmente agli
emendamenti 5.2, 5.4 e 5.7 di identico contenuto.
Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Li pongo congiuntamente in votazione. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non sono approvati)
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Abbiamo uniformato la individuazione del
reddito togliendo, così come in altra parte del disegno di legge, la
utilizzazione del codice ISEE come citazione.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, la volevo invitare a considerare
che l'emendamento 5.6 è da ritenersi subemendamento dell'emendamento
5R del Governo.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, volevo segnalare alla Presidenza e al
Governo che nella riscrittura dell'articolo 5, nell'emendamento 5.R,
come già precedentemente segnalato all'articolo 2 di questa legge
sono stati individuati i soggetti beneficiari nelle figure della
famiglia, di chi esercita la patria potestà e degli studenti.
Al comma 2 dell'articolo 5, così come riscritto
nell'emendamento 5.R, si fa riferimento invece solo ai nuclei
familiari. Allora, sarebbe opportuno che si facesse sempre
riferimento ai soggetti previsti dall'articolo 2, comma 1, di questa
legge.
PRESIDENTE. Quindi lei vota contro. Perchè è una dichiarazione di
voto la sua.
ACIERNO. No, signor Presidente, ho detto all'inizio riguardo ad
un emendamento che viene messo in votazione e che trasforma una
norma già approvata in quest'Aula sulla legge che ancora dobbiamo
finire di approvare.
PRESIDENTE. Allora, lei chiede la preclusione.
ACIERNO. No, chiedo al Governo di cambiare nucleo familiare
con i soggetti già previsti al comma 1 dell'art. 2 di questa legge.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. In sede di riscrittura sarà precisato.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Pongo ai voti l'emendamento 5.6. Chi è favorevole si
alzi, chi è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Pongo ai voti il subemendamento del Governo 5.R1. Chi
è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 5.R2.
Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. E' superato.
PRESIDENTE. Infatti è superato. Si passa all'emendamento 5.R5
dell'onorevole Speziale.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, io inizialmente, quando è stato
scritto l'articolo nel dibattito fatto anche in modo informale con
il Presidente della Regione e con l'assessore Granata, ho sempre
pensato che ci fosse stata una dimenticanza, perché io faccio
riferimento al buon senso ancor prima che alla norma.
La norma prevede che si possa dare un massimo di 750 euro.
Adesso l'Assessore ha specificato invece a famiglia. Ora la natura
delle famiglie ovviamente è diversa; perché c'è chi ha un solo
figlio che frequenta la scuola e c'è chi invece ne ha quattro.
Aver fissato soltanto il limite di reddito, senza tenere conto
invece del fatto che nelle famiglie ci possono essere diversi
componenti che frequentano la scuola, mi pare una cosa sbagliata,
perché a queste famiglie noi dobbiamo necessariamente dare un
sostegno, un aiuto: mi pare la cosa più logica.
Per cui, chiedo al Presidente della Regione e al Governo di
modificare l'orientamento e tenere conto del sostegno alle famiglie
inteso non come nucleo ma come singolo componente che va a scuola.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Favorevole.
PRESIDENTE. Con il parere favorevole del Governo e della
Commissione, pongo in votazione il subemendamento 5.R5. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'emendamento 5.R3
dell'onorevole Villari.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. Favorevole.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Onorevole Presidente, così com'è l'emendamento, pure
essendo presentato dai miei colleghi parlamentari dello stesso
gruppo, non lo condivido. Ho il dovere di dirlo. In effetti, con
l'Assessore eravamo rimasti che facevamo un approfondimento. Ma
ancora di più non condivido questo emendamento se non si chiarisce
con l'emendamento 5R che questo buono vada alle famiglie presso le
scuole statali, perché questa cosa non è chiara, non è scritto
nell'emendamento 5R. Insomma, io devo dare i soldi pure alle
istituzioni scolastiche private? Fatemi capire.
Suggerirei invece al Governo di riscrivere l'intero emendamento
5R e di apportare qualche aggiustamento. Vorrei infatti che il
Governo ci spiegasse altrimenti come intende risolvere il fatto che
sotto un certo tetto, che è il tetto fissato per questo buono di
500, 750 Euro per le scuole paritarie già interviene il Governo
nazionale sotto quel tetto, con la cifra di 51 miliardi già
attribuita alla Regione. Ecco perché non condivido questo
emendamento; non posso ipotizzare infatti che non solo vanno a
finire di nuovo alle scuole private i ragazzi, ma il buono lo do
persino direttamente alle scuole private Io non lo so, ma siamo
impazziti? Io sarò un vetero, però sono perché queste cose si
decidano e si discutano nei luoghi adatti, che sono i consigli
comunali. Dove ci siamo tutti, dove c'è la democrazia.
GRANATA, assessore ai beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione. C'è un duplice problema che è stato posto
all'intervento dell'onorevole Giannopolo.
Per quanto riguarda l'intervento sul diritto allo studio sarà
la sede regolamentare a stabilire ciò che è ovvio e deciso e cioé
che questo contributo rappresenta un contributo agli studenti
appartenenti a famiglie con un reddito più basso di ciò che
stabiliremo attraverso il regolamento che frequentano le scuole
pubbliche statali.
Per quanto riguarda invece la modalità di erogazione del
contributo, ho già detto in sede di dibattito che sono d'accordo. E
poi sono d'accordo che si voglia scrivere qui o far passare
attraverso il regolamento che sarà sottoposto alla Commissione, con
l'idea di ottenere un iter filtro più rapido, più efficiente, anche
più coerente con il conclamato valore dell'autonomia scolastica
dalle singole istituzioni autonome scolastiche, la erogazione del
contributo stesso, cioé del buono legato al diritto allo studio.
Pertanto, su questo la posizione del Governo è chiara: aggiungerlo
nel disegno di legge è sostanzialmente confermare quella
impostazione.
PRESIDENTE. Con le precisazioni del Governo questo emendamento
potrebbe essere trasformato in ordine del giorno per una maggiore
garanzia e sicurezza dei presentatori: c'é una dichiarazione del
Governo di recepirlo a livello di regolamentazione, c'é un ordine
del giorno eventualmente che sostituisce il merito dell'emendamento.
Se accogliete la proposta di trasformarlo in ordine del giorno si
va avanti.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Presidente, non è possibile trasformarlo in ordine del
giorno perché incide nel corpo della materia normativa che abbiamo
all'esame; non vi può essere un invito al Governo perché il Governo
ha previsto le modalità di erogazione del contributo di 500 Euro,
l'ha previsto facendo capo al Presidente della Regione o
all'Assessore. L'emendamento invece nel merito sposta il luogo della
decisione e delle modalità di erogazione: dal Presidente della
Regione lo sposta direttamente alle istituzioni scolastiche.
Le osservazioni fatte prima dall'onorevole Giannopolo sono
convincenti perché,in realtà, la formulazione dell'emendamento è
insufficiente in quanto bisogna aggiungere istituzioni scolastiche
statali perché l'intervento del diritto allo studio va limitato
alle istituzioni scolastiche statali.
La questione posta dall'onorevole Giannopolo è corretta, ma il
Governo però non mi pare la voglia fare propria. Vale a dire il
luogo della decisione e dove noi dovremo trasferire le risorse sono
i Comuni, i quali poi dovrebbero ridefinire gli interventi. Siccome
il Governo si sottrae a questa logica perché ha più volte ribadito
che non intende trasferirli, l'emendamento nasce appunto
dall'esigenza che vi sia un luogo, le istituzioni scolastiche
statali. Pertanto, chiedo di agiungere "dopo scolastiche statali"
per delimitare i confini di applicazione della norma, in modo che
sia chiaro che vanno riferite esclusivamente alle scuole pubbliche
statali. Quindi, chiediamo che vi sia questo elemento aggiuntivo. In
alternativa, dato che c'è un altro emendamento a firma
dell'onorevole Giannopolo ed altri che prevede il trasferimento ai
Comuni, se il Governo è d'accordo, possiamo approvare questo
emendamento dell'onorevole Giannopolo.
PRESIDENTE. Se si aggiunge, con l'autorizzazione dei
presentatori, la parola 'statali' il discorso è chiuso.
FORMICA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne he facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
sulla vicenda si sia fatta forse un po' di confusione. Infatti, da
da che cosa nasce? In Commissione, rispetto al testo originario,
che prevedeva che fosse l'Assessorato a distribuire questo buono,
giustamente, da parte di molti componenti della Commissione, si è
sollevato il problema che tale ipotesi fosse troppo centralista. La
proposta era di darlo ai comuni.
Di fronte a tale proposta l'Assessore ha detto che, considerato
che c'è l'autonomia scolastica, che è l'ultimo anello di
congiunzione con chi poi dovrà usufruire di questo buono,
si sarebbe potuto dare alle automie scolastiche; ma parlavamo di
scuole statali.
Quindi, non vedo perché non si possa accogliere. Credo
peraltro che il Governo sia pure propenso ad accogliere tale tesi,
che è poi la tesi del Governo, la tesi che il Governo stesso, che
l'Assessore ha proposto in Commissione.
PRESIDENTE. Comunica che è stato presentato dall'onorevole
Speziale il seguente subemendamento al subemendamento 5.R3:
- Aggiungere dopo la parola "scolastiche" la seguente
"statali".
Si procede alla votazione.
Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, non condivido l'emendamento
dell'onorevole Speziale. Non ritengo tale modo di procedere
conducente ad un buon esito della legge.
Mi dispiace aver riscontrato che tutte le volte che i colleghi
dell'opposizione alzano il tono della polemica o minacciano
ostruzionismo, da parte del Governo si sia docili a modificazioni ed
accoglimenti.
Ritengo che in questo momento ci sia bisogno di un attimo di
riflessione ed approfondimento, quindi chiedo un'interruzione dei
lavori d' Aula per trenta minuti.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà,
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Onorevole Leontini, voglio precisare che il
Governo non è docile nei confronti di alcuno, né della maggioranza
né dell'opposizione. Ha espresso con coerenza una posizione legata
all'ultima osservazione sollevata che, a nostro avviso, era quasi
superflua perché durante tutta la durata dei lavori parlamentari in
Commissione, quando abbiamo parlato dell'articolo 5, da parte di
tutti, ad iniziare dal Governo, abbiamo inteso un intervento di
diritto allo studio legato alle scuole pubbliche statali.
Quindi il Governo non ha fatto altro che continuare e
confermare un'impostazione che tutti coloro i quali hanno fatto
parte della Commissione hanno condiviso, compresi i rappresentanti
di Forza Italia all'interno della Commissione. Per cui non c'è
stato alcun cambiamento di rotta.
Per quanto riguarda, invece, la richiesta di sospensione,
ovviamente noi siamo rispettosi di una dinamica di ragionamento
all'interno della maggioranza, e comunque non è una decisione che
spetta a noi avallare, però ritengo che siamo arrivati al punto
finale di votazione della norma, per cui su tale richiesta,
ovviamente, non possiamo fare altro che rimetterci alla volontà
della Presidenza dell'Assemblea.
ACIERNO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei far
rilevare al Governo che la modifica, nella parte del comma 2 della
riscrittura dell'articolo 5, riguarda famiglie disagiate, non
scuole pubbliche o scuole private. Per cui mi sento di dire al
Governo che in quasi tutti gli istituti cattolici siciliani vengono
accolti, senza oneri per le famiglie, figli di famiglie disagiate.
Se noi in questa norma dovessimo limitare alle scuole statali,
faremmo sì che i figli di famiglie disagiate, che godono già da
parte degli istituti privati di alcuni benefici riguardanti la
retta, verrebbero tagliati fuori. Allora, se dobbiamo sempre cedere
a posizioni che sono basate sul nulla, il contributo lo diamo alle
famiglie disagiate e sarà estremamente difficile trovare famiglie
disagiate che mandano i figli nelle scuole private. Ma ci sono
famiglie disagiate, che hanno la possibilità, grazie all'aiuto di
terzi, di mandare i figli nelle scuole private, che non potranno
godere di questo beneficio da parte della Regione.
PRESIDENTE. Siamo in sede di votazione.
SPEZIALE. Su cosa?
PRESIDENTE. Ma come su cosa? Stiamo votando il subemendamento
con la correzione da lei proposta. Dobbiamo essere un tantino più
attenti. Onorevole Acierno il Governo e la Commissione hanno già
espresso il loro parere favorevole; siamo in piena votazione,
malgrado il suo intervento nel bel mezzo della votazione, ho il
dovere di porre ai voti il subemendamento dell'onorevole Speziale
così come corretto in queste fasi.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 5R4.
LEONTINI. Avevamo chiesto una sospensione, non è stata accolta?
PRESIDENTE. No, siamo in fase di una serie di votazioni che sono
cominciate alle ore 18.OO e non sono ancora finite. Non si può
interrompere in fase di votazione. A parte il fatto che una
sospensione deve essere motivata, un semplice dissenso su un
emendamento non può comportare un' interruzione. Lei ha avuto una
risposta puntuale dal Governo; ne prenda atto, in un modo o in un
altro.
Pongo in votazione l'emendamento 5R4. Il parere della
Commissione?
ANTINORO. presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
istruzione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi, chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
L'emendamento 5.3 è superato
L'emendamento 5.5 decade.
Gli emendamenti 1.10, 2.12, 4.5 e 4.5.1 sono superati.
Pongo in votazione l'articolo 5 nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si riprende l'esame dell'articolo 8 e dei relativi emendamenti.
L'emendamento 8.2 decade.
Pongo in votazione l'emendamento 8.8.R del Governo.
Il parere della Commissione?
ANTINORO. presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
istruzione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(E' approvato)
Tutti gli altri emendamenti 8.1, 8.5, 8.6, 8.3, 8.4 e 8.7 sono
pertanto preclusi.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e pubblica
istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e pubblica
istruzione. Signor Presidente, il Governo chiede dieci minuti di
sospensione per potere riordinare alcune riscritture degli
emendamenti e verificarle prima della votazione della norma finale,
in quanto vorrei riscontrare se ciò che è votato corrisponde alla
volontà del Governo.
PRESIDENTE. Ormai sarebbe comunque votato. Non sorgendo
osservazioni, la seduta è sospesa per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 20,12, è ripresa alle ore 21.03)
La seduta è ripresa.
Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:
"Art. 9.
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione.".
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Villari,
Cracolici e Giannopolo l'allegato emendamento 9.1. Si tratta di un
emendamento opportuno in quanto adesso viene prevista l'immediata
entrata in vigore della normativa; peraltro, tale previsione è
condivisa dall'assessore Granata, il quale mi ha preannunciato la
presentazione di un suo emendamento.
Comunico che è stato presentato dal Governo il seguente
emendamento 9.1.1.
"Art. 9
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della
sua pubblicazione.".
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 9.1 è superato.
Pongo in votazione l'articolo 9 nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, informo che sono stati presentati alcuni
ordini del giorno.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, il Governo chiede che gli
ordini del giorno vengano spostati al successivo disegno di legge,
quello sul diritto allo studio universitario, dove potranno essere
ampiamente illustrati e trattati dall'Aula. Contemporaneamente il
Governo, ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento, pone
all'attenzione della Presidenza dell'Assemblea la necessità di
precisare alcuni di questi emendamenti, tra cui un emendamento
aggiuntivo all'articolo 7.12, in cui si fissa, per quanto riguarda i
trasporti, si vincolano le somme, così come deve essere, che noi
trasferiamo ai comuni per l'effettivo servizio di trasporto degli
alunni.
Con un altro emendamento si coinvolgono nella discussione sul
dimensionamento scolastico regionale, sulle eventuali modifiche
concordate della rete scolastica regionale le associazioni dei
dirigenti scolastici, perché nel precedente testo mancava ed era
una grave mancanza perché si supportano anche a consigli scolastici
provinciali. Con una terza riscrittura, che è una specificazione,
si precisa che l'emendamento che comporta il contributo di 500 euro
nel caso in cui c'è una pluralità di figli - tetto fino a 500 euro -
in una famiglia, non esclude il tetto di 750 euro nel caso di una
famiglia che abbia un solo figlio, quindi, si precisa e si
specifica meglio questo tipo di emendamento. Sostanzialmente si
tratta di una riscrittura esplicativa di alcune norme.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta stabilito che gli
ordini del giorno vengono trasferiti al disegno di legge in materia
di diritto allo studio universitario.
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, io non ho difficoltà, essendo
presentatore anche primo firmatario di un ordine del giorno, ad
accedere alla proposta del Governo, tuttavia, volevo segnalare il
fatto che su uno di questi ordini del giorno, che riguarda la
problematica delle graduatorie provinciali per gli incarichi di
supplenza per le scuole, che sono state eccepite, e c'è una
discussione molto forte che sta accadendo attorno al modo ed ai
criteri di queste graduatorie, io chiedevo, ed essendo, quindi,
materia anche complessa e molto importante, se la quinta
Commissione... cioè che ci fosse una sede in cui noi possiamo
approfondire questa questione attraverso il coinvolgimento del
Governo ed anche delle strutture scolastiche regionali e, se
vogliamo, anche attraverso una discussione con le organizzazioni
sindacali o le delegazioni degli insegnanti.
ANTINORO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTINORO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, è già in programma, per mercoledì prossimo,
un'audizione proprio perché il tema, effettivamente, è
assolutamente d'attualità e va approfondito in Commissione e si era
già concordata con il Governo un'audizione in merito.
GIANNOPOLO. Mi dichiaro soddisfatto.
RAITI. Chiedo di parlare sull'ordine del giorno di cui sono primo
firmatario.
PRESIDENTE. Onorevole Raiti, non siamo ancora giunti alla
discussione degli ordini del giorno perché c'è una proposta di
rinviare la suddetta discussione al disegno di legge sul diritto
allo studio. Lei è favorevole o contrario?
RAITI. Signor Presidente, volevo agganciarmi al ragionamento che
ha fatto l'onorevole Giannopolo. Quello riguarda un altro ordine del
giorno, siccome questo riguarda il personale ATA dove esistono una
serie di problemi...
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Manderemo la consultazione e la verifica fatta
in Commissione anche al personale ATA.
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati dal Governo, ai
sensi dell'articolo 117 del Regolamento interno, gli emendamenti
117.1, 117.2 e 117.3.
Pongo in votazione l'emendamento 117.1.
Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 117.2.
Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 117.3.
Il parere della Commissione?
ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Lo Porto
CONGEDI E MISSIONI
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per l'odierna
seduta gli onorevoli Stancanelli, Cristaudo, Vicari, Misuraca e
Catania Franco.
Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.
Comunico, altresì, che, per ragioni del suo Ufficio,
l'onorevole Tricoli è in missione dal 25 al 28 settembre 2002.
Presidenza del presidente Lo Porto
VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORME PER L'EROGAZIONE DEL
BUONO SCUOLA (286-110/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale del disegno di legge
numero 286-110/A "Norme per l'erogazione del buono scuola.
RAITI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo doveroso
intervenire per dichiarare la mia posizione di voto. Nella mia
qualità di segretario regionale di 'Italia dei valori', così come ho
detto nella discussione generale del disegno di legge, ritengo che
questo sia un disegno di legge importante per l'istruzione dei
nostri figli, istruzione che è un argomento di grande attualità in
una società che va verso la globalizzazione, una società che deve
consentire la parità della scelta, la parità tra le istituzioni
pubbliche e private, la libertà di scelta, il diritto allo studio.
Il testo originario di questo disegno di legge partiva da
questi presupposti, ma, come ho avuto modo di evidenziare durante la
discussione generale, era per molti versi lacunoso, che andava nella
direzione di favorire i cosiddetti 'diplomifici', era un testo che
scientemente era voluto da una parte della Casa delle Libertà,
quella più liberista, così come la definisco io, di 'chi può fare,
fa', che aveva enormi lacune.
Invece, nel corso della discussione in Aula, nel corso del
dibattito parlamentare serrato, il testo è stato notevolmente
migliorato e di questo mi sento di darne atto, soprattutto, al
centro-sinistra che ha fatto una battaglia di princìpi e di valori,
ma anche in maniera precipua al Presidente della Regione e
all'Assessore Granata.
Il testo è stato notevolmente migliorato. Grazie a questi
interventi, le divergenze e le lacune che si potevano riscontrare
durante la stesura originaria del disegno di legge, sono state
superate.
Certamente si sarebbe potuto fare di più, ma l'avere inserito
in questa legge, dopo questo dibattito serrato e forte, alcuni
princìpi, come quello che il sussidio è dato alle famiglie con
graduatorie che tengono conto prioritariamente della situazione di
maggior svantaggio economico, aver stabilito che il sussidio si può
utilizzare solo per le scuole pubbliche che hanno i requisiti
previsti dalla legge numero 62 del 2000, il che vuol dire che si
garantiscono quelle scuole private serie, che si garantisce
veramente il diritto allo studio e il diritto alla libera scelta con
soggetti che danno un piano formativo base, che hanno le strutture
edilizie sufficienti, che hanno un personale docente che è
retribuito secondo i contratti collettivi nazionali, che hanno tutti
quei requisiti previsti da una legge che è stata voluta anche e
soprattutto da un Governo di centro-sinistra, la legge numero 62 del
2000.
Io credo che questo sia un passaggio forte, un passaggio verso
la legalità che va nella direzione auspicata anche da noi che
crediamo in una società liberale e democratica.
Poi l'approvazione dell'articolo 5, che è un serio anticipo,
non sufficiente, ma chiaramente un serio anticipo del diritto allo
studio, fortemente voluto dal centro-sinistra ma anche qui sposato
nell'idea dal Presidente della Regione e dall'assessore Granata.
Certamente, il fatto che si contribuisca alle spese delle
famiglie che mandano i loro figli alle scuole pubbliche statali, con
la possibilità di acquistare gli strumenti didattici, con la
possibilità di finanziare l'educazione permanente e alla legalità,
con la possibilità di acquistare i libri di studio; fondi che
saranno dati, così come specificato, alle famiglie meno abbienti che
usufruiscono anche della scuola statale.
Noi crediamo che la scuola statale sia il fulcro del sistema
informativo nazionale, così come ha detto il Presidente della
Repubblica e consideriamo quella posizione una posizione confacente
alla nostra. Ma questo non vuol dire che non si deve garantire anche
a quella scuola privata - seria e qualificata - la possibilità di
fare i propri piani formativi.
Queste cose sono state recepite dalla legge, è un passo avanti
di cui bisogna darne atto. Perché, così come ho detto nel corso
della mia attività parlamentare, la mia opposizione è dura, se è
necessario, ma vuol essere costruttiva e vuole vedere quelli che
sono gli aspetti positivi che nell'arco dell'azione legislativa noi
portiamo avanti.
Altro provvedimento assolutamente importante è quello che
prevede la possibilità del sostegno del 90 per cento delle spese per
gli handicappati. Sono tutte una serie di norme che integrano questo
disegno di legge, che lo rendono senza dubbio migliore di quello che
era stato presentato in Commissione.
Di questo lavoro mi sento di darne atto alla maggioranza e al
centro-sinistra. E' chiaro che una decisione, un voto su questa
materia partono anche da posizioni ideologiche e l'eventuale
distinzione tra i gruppi di centro-destra e di centro-sinistra la
ritengo fisiologica perché, oltre a un principio generale, vi è
anche una scelta ideologica alla base di questo disegno di legge.
Per tutto quello che vi ho detto, pur ritenendo questo disegno
di legge non assolutamente complessivo - e mi auguro che la norma
sul diritto allo studio venga subito presentata in Aula così come
tra l'altro il Governo si è impegnato di fare - io preannuncio come
un'apertura di credito, come volontà e come apprezzamento del lavoro
che è stato svolto in questa Aula, la mia astensione che vuol dire
anche un apprezzamento serio rispetto a tutto quello che è stato
fatto fino ad oggi.
MICCICHE'. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nonostante
alcune migliorie che sono state apportate al testo del disegno di
legge, il mio voto sarà contrario.
Faccio questa dichiarazione leggendola per essere più conciso e
breve.
L'approvazione imminente della legge sul buono scuola, che in
un primo momento può sembrare positiva in quanto aiuta
economicamente le fasce svantaggiate della popolazione scolastica,
in realtà, finirà per avvantaggiare esclusivamente, economicamente,
solo i proprietari delle scuole private, mettendo in ombra, per
assurdo, le poche scuole cattoliche serie della Regione e creerà in
poco tempo le scuole di serie A, cioè le private, e le scuole di
serie B, cioè le pubbliche, seguendo a ruota la linea guidata e
tracciata dal Governo del centro-destra nazionale.
Il mio 'no' deciso a questa legge è frutto del convincimento
che la scuola pubblica abbia un valore di importanza estrema, non
solo di formazione culturale dei giovani, ma anche nella formazione
sociale.
Lo stesso Presidente della Repubblica Ciampi si è espresso così
recentemente: 'Cercare attraverso questi mezzi, di scindere i
livelli di classe, la preparazione formativa dei giovani italiani, è
una cosa che va denunciata e combattuta anche dopo l'approvazione di
questa legge'.
MORINELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORINELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, manifesto il
mio convinto voto negativo a questa legge, di cui la Sicilia e la
scuola siciliana non avevano bisogno.
Onorevole Presidente della Regione, lei certamente ha onorato
un punto del suo programma, gli effetti di questa legge... la scuola
per la morale pubblica siciliana. Tantissimi altri punti del suo
programma ancora non sono stati affrontati e realizzati.
Lei ha voluto assegnare una priorità che io non posso che
significare dal punto di vista ideologico a questa legge.
Questa legge che sottrae risorse all'economia, alla società ed
alla scuola siciliana; la scuola pubblica siciliana ha bisogno di
grandi risorse non solo per qualificare la sua capacità di offrire
un'offerta formativa adeguata, ha bisogno di risorse per il normale
funzionamento e, paradossalmente, questa Regione, la Regione
siciliana, è quella Regione che trasferirà meno fondi alla scuola
pubblica e più fondi alla scuola privata, perché le ingenti risorse
che a regime saranno destinate alle scuole private daranno questa
cifra, di una Regione che, appunto, invece di investire nella scuola
di tutti, nella scuola pubblica, statale, fa questa scelta di natura
ideologica.
Per questo ritengo che noi non abbiamo fatto un buon lavoro
nell'interesse della Sicilia e nell'interesse della scuola.
Lei sa benissimo, signor Presidente della Regione, che la
Regione Sicilia si trova in uno stato di collasso finanziario: noi
abbiamo sottratto risorse ingenti a settori che necessitano un
intervento per realizzare anche quei punti del suo programma che
puntano al rilancio dell'economia e della società siciliana.
Lei, per mera scelta ideologica, ha fatto questa scelta
politica; questo Governo si qualifica in questo modo, ritengo che
ci siano motivi a sufficienza per votare contro.
Voto contro - sono deputato dei Comunisti italiani - anche alla
luce dei miglioramenti apportati rispetto al testo originario, che
sono frutto dell'attività parlamentare che le opposizioni hanno
compiuto in questa Aula; però, ritengo che l'impianto complessivo
ed il significato stesso di 'buono scuola' non può che incontrare la
mia ferma opposizione.
BARBAGALLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, non utilizzerò più dei tre minuti
concessi anche perché spero di fare alcune valutazioni che
rispondono un po' all'impegno che ho espresso in questi anni di
attività politica.
Il disegno di legge sul buono scuola è stato notevolmente
migliorato anche se non siamo riusciti a realizzare un vero e
proprio provvedimento organico sul diritto allo studio e la parità
scolastica. Una riforma seria dell'intero sistema scolastico avrebbe
meritato tempi e soprattutto analisi culturali, approfondimenti
tecnici diversi rispetto all'approccio limitato con il quale il
Governo ha affrontato una materia così importante come quella sul
ruolo strategico che dovrebbe avere qualsiasi iniziativa
sull'istruzione e la formazione in Sicilia.
Sono stati accolti, tuttavia, emendamenti significativi
presentati dalle opposizioni. Desidero in particolare dare atto al
collega Carmelo Tumino di avere svolto un lavoro serio e rigoroso,
scevro da pregiudizi ideologici, finalizzato esclusivamente al
miglioramento del testo presentato dal Governo.
Basti ricordare gli emendamenti riguardanti l'esclusione delle
scuole non statali che non sono in grado di rispettare i requisiti
previsti dalla legge nazionale numero 62/2000, quelli relativi al
rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro e quelli
inerenti l'inserimento degli alunni disabili oltre all'emendamento
presentato all'articolo 5, chiarito soprattutto nell'articolo 3, che
il contributo non è solo per le scuole non statali perché oltre alla
frequenza prevede anche le tasse e contributi disposti dalle singole
scuole.
L'approvazione, inoltre, dell'articolo 5 nel quale sono
previsti interventi significativi per l'acquisto di sussidi
didattici, per l'educazione permanente e la legalità, per i servizi
di trasporto, per le borse di studio, per i libri di testo rende il
disegno di legge più accettabile rispetto alla proposta iniziale del
Governo.
Devo riconoscere l'impegno di alcuni parlamentari della
maggioranza i quali hanno contribuito a far capire al Governo che la
riforma, sia pure parziale, della scuola in Sicilia non si può
affrontare con logiche di schieramento e di rapporti di forza.
I ritardi comunque rimangono sia nella scuola statale che in
quella non statale; basti pensare alla continua perdita di posti di
lavoro, al precariato sempre in aumento, alla mancanza di progetti
innovativi o alla mancata applicazione dei decreti ministeriali
numero 261/88 e numero 279/99; per non parlare della esiguità del
contributo corrisposto alle scuole elementari parificate o dei
ritardi nelle erogazioni finanziarie previste dalla legge sulla
autonomia.
Il disegno di legge che l'Assemblea sta per approvare non è
soltanto il disegno di legge sul buono scuola ma anche un
provvedimento non marginale sul diritto allo studio.
Siamo stati sempre sostenitori del principio della libertà di
educazione. Non sfugge a nessuno che in questi ultimi anni numerose
scuole non statali di qualità hanno chiuso per mancanza di fondi. Il
sistema attuale ha limitato la scelta dei meno abbienti.
L'aggancio del provvedimento sul buono scuola ai redditi più
bassi per noi è fondamentale. La tutela delle classi deboli è
importante se non si vuole perseguire un progetto formativo
classista che divida i ricchi e i poveri in scuole diverse.
Un vero principio di libertà si realizza quando la scuola non
statale diventa accessibile a tutti anche a coloro che hanno reddito
zero.
Avremmo preferito una legge più in sintonia con la legge
nazionale sulla parità. Il buono scuola è uno strumento da noi non
condiviso, il pluralismo scolastico si sarebbe potuto realizzare con
altri strumenti, probabilmente più giusti e più efficaci senza gli
sgravi fiscali o al finanziamento della funzione docente e,
tuttavia, non possiamo non tener conto del contributo positivo che è
stato fornito dalle opposizioni in Commissione e in Aula.
Nella stesura del Regolamento si potranno apportare ulteriori
miglioramenti in relazione, ad esempio, all'attività di controllo
che l'Assessorato della pubblica istruzione deve prevedere per la
rilevazione della qualità delle prestazioni.
Le risorse finanziarie per il sostegno alla scuola non statale
paritaria non debbono, in ogni caso, essere sottratte alla scuola
statale poiché è giusto esprimere un impegno a favore di tutto il
sistema scolastico statale e non.
Guai ad immaginare un sistema scolastico statale più debole
Sarebbe grave, sotto il profilo politico, ma anche sotto il profilo
culturale della maturità di un sistema democratico.
La presenza della scuola non statale paritaria in ogni caso
rappresenta un patrimonio significativo che ci avvicina alla realtà
scolastica europea in materia di libertà di educazione. Si poteva
fare di più e meglio.
Non ci sono le condizioni per un nostro voto favorevole non
solo perché il Governo Cuffaro, fino ad ora, non ha dimostrato di
avere una cultura di governo all'altezza delle sfide presenti oggi
nella realtà siciliana, ma anche per le modalità attraverso le quali
ha tentato di realizzare il principio costituzionale previsto
dall'art. 30, il quale obbliga la Repubblica a predisporre
provvidenze per l'adempimento dei doveri della famiglia, alla luce
di quanto previsto anche dall'art. 31, il quale stabilisce che
l'educazione dei figli è un diritto-dovere dei genitori.
Esprimo a titolo personale un voto di astensione non per fare
una concessione ad un Governo che non merita sconti, ma per
rispondere ad una specifica impostazione culturale e politica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, era giunto in
Commissione un testo di tale disegno di legge assolutamente
inadeguato. Questo Parlamento questa sera si accinge ad approvare
un disegno di legge sicuramente di gran lunga migliore. Tuttavia,
questa sera l'opposizione voterà contro.
Caro Presidente Cuffaro, così a naso, nella mia inesperienza
politica, sarei tentato di invitare l'opposizione a votare in
modo compatto per questo disegno di legge.
CUFFARO, presidente della Regione Siciliana. Questo mi
dispiacerebbe.
TUMINO. Lo so che le dispiacerebbe, ma non possiamo farlo
poiché ci sono una serie di remore; non possiamo farlo non solo
perché questa non è una legge sul diritto allo studio in senso
stretto (si sarebbe potuto configurare come normativa sul diritto
allo studio se quanto previsto dall'art. 5 fosse stato inserito
nell'art. 3, se cioè il buono scuola avesse compreso tutto
l'intervento per tutte le esigenze, scuole paritarie e non
paritarie, libri di testo etc.). Non è, quindi, una legge di
diritto allo studio, ma in fondo questa legge consente di arrivare
alle scuole private con un finanziamento indiretto, tramite le
famiglie, e questo senza che le scuole private si garantiscono o
garantiscono trasparenza attraverso graduatorie interne, pertanto
senza avere un'idea esatta di quale sarà l'impatto di questo
fenomeno, di questo disegno di legge sull'occupazione, o quanto meno
quale sarà il trasferimento di alunni dalle scuole di Stato a quelle
non di Stato o a quelle paritarie.
Signori, il problema più grande è, inoltre, che questo buono
scuola può andare ad inficiare il concetto di sistema formativo, di
sistema educativo in Italia. E' un percorso estremamente delicato
perché l'unità del sistema educativo, che è tipica del nostro Stato
e che trova fondamento nella riforma Gentile fino ad arrivare ai
nostri giorni, può essere veramente turbata dalle normative
regionali sui buoni scuola, che possono innescare un processo di
disgregazione fondato non tanto sul reddito, che già è importante,
ma fondato su aspetti ideologici che oggi sono fortemente vivi,
ancora oggi sono fortemente vivi nella società italiana.
Per cui avevo già detto l'altra volta, un pò per scherzo ma
molto sul serio, che può essere anche intaccato il concetto stesso
di Nazione, non di nazionalismo, ma di Nazione come elemento d
identità di un popolo. Quindi, ci sono motivazioni che vanno ben
oltre il fatto di per sé tecnico se la legge è stata migliorata o
meno se raggiunge risultati significativi.
E' per questo che io esprimo il mio voto contrario alla legge,
anche se mi rendo conto del turbamento profondo che c'è nell'animo
di tanti amici, compreso il mio in quanto cattolico, per tutelare un
principio generale di difesa della famiglia nella scelta
dell'educazione dei figli.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Sanzeri. Ne ha
facoltà.
SANZERI. Onorevoli colleghi, il buono scuola è uno di quei
provvedimenti che si basa su motivazioni che non sono solo
normative, ma si basa su motivazioni anche di principio.
L'ampio dibattito l'ha testimoniato, ed io ritengo che di
fronte ai princìpi é sempre meglio non derogare da essi. Io sono un
laico, sono un riformista abituato ad una formazione culturale e
politica, educato ad una formazione culturale e politica che mi
porta a privilegiare la scuola statale; pertanto, tutto ciò che può
indebolire la scuola statale o a indebolire i servizi che lo Stato
deve dare in materia di sanità, di previdenza o di quant'altro mi
trova contrario. Può sembrare una posizione datata la mia, ma
vorrei ricordare che, solo venerdì scorso, il Presidente della
Repubblica ha dichiarato che la scuola statale è insostituibile e
va sempre rafforzata.
Il provvedimento del buono scuola é un provvedimento che la
rende in parte sostituibile e la può indebolire e la indebolisce.
Per queste considerazioni, pur apprezzando lo spirito, pur
apprezzando la buona fede e l'onestà intellettuale del Presidente
che ha cercato di fare una buona legge, io credo ci riuscirà, c'é
riuscito nel senso che ha saputo anche raccogliere tutto quello che
di buono l'Aula ha saputo esprimere infischiandosene in molta buona
parte di qualche falco, in occasione della votazione di questa legge
dichiaro che mi asterrò dal voto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI. Per merito delle opposizioni, onorevole Presidente, e
sensibilità dell'Assessore Granata, la legge che esce stasera
dall'Aula, non é più la legge presentata in quest'Aula medesima
qualche settimana fa. Le scuole non paritarie, onorevole Fleres, con
suo sommo dispiacere vengono tagliate fuori, lo spazio per il
diritto allo studio acquisisce nuovi territori, il tentativo
maldestro di forzature, come quello relativo all'emendamento al
comma 3 dell'articolo 5 viene bocciato, e tuttavia questa legge
sconta un peccato di origine: quello di avere fatto diventare
pianeta quel provvedimento che avremmo potuto esaminare benevolmente
come satellite rispetto ad un articolato organico riguardante il
diritto allo studio, che invece é stato confinato e giustapposto
nella riserva di un articolo, il 5, che non basta a conquistare il
nostro apprezzamento.
E' contrario, dunque, il voto del Partito della Margherita, pur
tenendo doverosamente conto del travaglio del collega Barbagallo
che, non per la legge specifica, ma sulle proprie convinzioni di
fondo e solo per riverbero sulla legge specifica, non riesce ad
andare oltre l'astensione. Non risponde - la legge che votiamo
questa sera - a nessuna filosofia di fondo (lì ha ragione
l'onorevole Fleres), ma é un mosaico che non si indirizza in nessun
senso: galleggia in una palude nella quale trova coerenza soltanto
col tentativo in corso, anche sul piano nazionale, di smantellare la
dimensione pubblica, nella scuola e nella sanità, e favorire la
dimensione privata, con nocumento della prima fino, a mettere in
discussione anche la certezza - che era diventata storica - di un
posto di lavoro, peraltro spesso raggiunto attraverso concorso
pubblico, a favore di una forma di reclutamento arbitrario che
finirà per abbassare il livello generale della formazione della
nostra nazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Rinuncio.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io rappresento
per il mio Gruppo una posizione favorevole, un voto favorevole al
disegno di legge sul buono scolastico.
E' una legge che è stata impostata rifuggendo da tentazioni
demagogiche, che è stata sicuramente perfezionata dal dibattito in
Commissione e in Aula, ma è una legge che risponde ad alcune nostre
direttrici fondamentali, matrici ideali e posizioni convinte,
fondandosi sul rispetto della libertà di scelta delle istituzioni
formative pubbliche e private, garantite da un riferimento ed una
scelta che si fondano sugli istituti formativi pubblici e paritari
rispondenti a quei requisiti di legalità, di efficienza che noi
ritenevamo fondamentali perché questa legge assolvesse alla funzione
con il significato e il valore con cui intendevamo l'assolvesse.
Quindi il nostro non può non essere un voto favorevole. Abbiamo
contribuito all'elaborazione e alla definizione di questa legge in
questi termini; quindi, sicuramente il nostro è un voto favorevole
e convinto.
Certo, il dibattito sia in Commissione che in Aula, soprattutto
in certi momenti, ha evidenziato alcune situazioni che noi vogliamo
sottolineare. Alcune parti di questa legge avrebbero potuto essere
migliorate, rese più solide se non si fossero sacrificate alle
esigenze della mediazione alcune indicazioni fortemente convinte
all'interno della maggioranza.
La maggioranza è forte. Il Governo è forte. La maggioranza ed
il Governo hanno bisogno di essere più consapevoli di questa loro
forza e sicuramente il dibattito politico dei prossimi giorni
contribuirà a rendere più forte e più solida la consapevolezza di
questa maggioranza e di questo Governo di essere titolari di un
programma che risponde alle esigenze della popolazione siciliana e
risponde, quindi, a quelle volontà e a quelle indicazioni che il
corpo elettorale ha manifestato con il proprio voto.
Non possono esserci posizioni convinte e forti derivanti da
contributi di pezzi, di porzioni importanti della maggioranza che
possono essere sacrificate alle esigenze della mediazione.
E' vero che il Regolamento parlamentare impone in certi momenti
una defatigante attitudine al confronto e all'interlocuzione, ma la
consapevolezza della forza e della convinzione delle nostre
posizioni e della bontà e della validità del nostro programma
dovrebbero anche tradursi nella capacità, da oggi in poi, essendo
tutti presenti in Aula, di dare man forte a questa maggioranza e a
questo Governo affinché le idee originarie e le indicazioni del
programma restino tali e non siano alterate e sacrificate all'altare
della mediazione.
E' questo un ammonimento, una sottolineatura che vogliamo
sia manifestata in questo dibattito, proprio nel momento in cui ci
congediamo da esso esprimendo la nostra convinta adesione a questo
disegno di legge.
Complimenti all'Assessore Granata per la sua proposta iniziale
Complimenti al Presidente della Commissione e a tutta la Commissione
e alla maggioranza
Certamente il dibattito ha reso perfettibile, ha definito e
migliorato questa legge, l'ha resa più completa, seppure ci sono
alcuni aspetti che oggi, uscendo da quest'Aula e alla vigilia di una
nuova ed importantissima sessione di bilancio e di finanziaria, ci
inducono a dire che le posizioni che dalla maggioranza
fondamentalmente sono indicate e fornite dovranno essere sostenute
in Aula ed in Commissione e non sacrificate alle esigenze di
mediazione, derivanti spesso da anticipazioni di minaccia
ostruzionistica, che spesso dalla opposizione che fa il suo mestiere
ci sentiamo rivolgere.
Questi atteggiamenti non devono farci paura, non debbono
indebolire la nostra forza e la consapevolezza della validità della
posizione e di una attività di Governo che sta rendendo ai siciliani
quello che i siciliani auspicavano e desideravano.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE. Onorevoli colleghi, capisco che siete stanchi ma dovete
consentirmi, Presidente e presidente della Regione, di potere
esprimere il punto di vista mio e del Gruppo dei democratici di
sinistra sulla legge e fare una menzione di carattere generale a
quella che è la funzione del Parlamento. Dico questo in particolare
al collega Leontini, il quale pensa si possa arrivare con
provvedimenti blindati ed il Parlamento possa essere il luogo di
ratifica di tali provvedimenti blindati decisi in altra sede. Il
Parlamento è il luogo dove si esercita la dialettica democratica,
dove si tenta di migliorare, dove si tiene conto dell'orientamento
dei singoli, dove nessuno di noi ha un vincolo di mandato, dove c'è
libertà di coscienza. Tutto questo deve consentire un Parlamento e
ciò contribuisce a migliorare i testi. L'idea che il Parlamento
possa essere invece un luogo di blindatura è un'idea che appartiene
a regimi, a logiche autoritarie. Mi auguro che le cose dette poco
fa dal collega Leontini sono frutto di una esasperazione interna, di
contrasti interni e non di convinzioni proprie, perché conosco
anche la sua sensibilità democratica.
Tuttavia io, signor Presidente, voglio fare alcune osservazioni
in merito alla legge. La legge che stasera è giunta al voto finale
è un'altra legge rispetto a quella che era entrata. Era un'altra
legge e questo lo si deve al contributo fattivo che l'opposizione ha
dato. Lo si deve al fatto che noi abbiamo utilizzato gli strumenti
che sono a nostra disposizione, anche la minaccia ostruzionistica,
per migliorare il testo. In questa legge si sono scontrate
esclusivamente due idee della società e della scuola e si sono
scontrati sistemi basati su valori diversi: chi ritiene che sia
possibile, sulla base di una presunta libertà di scelta, incentivare
e favorire e fagocitare tendenze che sono quelle che portano verso
lo scardinamento della funzione dell'insegnamento pubblico a favore
di scuole private, che prima o poi necessariamente formeranno una
scuola per differenza e per classi, e chi ritiene invece la funzione
insostituibile della funzione pubblica dell'insegnamento e della
scuola.
Noi ci siamo battuti ed oggi il testo non contiene gli obbrobri
che erano contenuti all'interno del testo di legge presentato,
grazie alla battaglia che noi abbiamo fatto.
Guardate, io voglio qui citare soltanto un esempio. Quando una
parte della maggioranza costringe il Governo ad introdurre un comma
che è palesemente incostituzionale, che è in contrasto con la
normativa regionale, ed il Governo si piega ad esigenze di
maggioranza, anziché al rispetto della norma vi dà l'idea. Ritengo
che questo sia un punto chiave. Quell'emendamento è stato eliminato
dal Governo grazie all'oppozizione della opposizione, così come sono
state introdotte modifiche sostanziali per l'articolo 5 ed un
incremento consistente delle risorse destinate al diritto allo
studio a sostegno delle famiglie più bisognose grazie al contributo
della opposizione. E tuttavia onorevole Fleres, io capisco che lei è
nervosetto perché da questa battaglia ne esce sconfitto,
PRESIDENTE. Si accinga a concludere perché il tempo è scaduto.
SPEZIALE. Concludo. Tuttavia, Presidente, rimane il fatto che è
stato introdotto con il buono scuola, reintrodotto un principio che
in altre regioni oggi è sottoposto a referendum, come in Veneto.
Se si fosse completato lo Statuto regionale e se avessimo completato
l'applicazione dello Statuto e fosse stato possibile utilizzare il
ricorso al referendum, noi dopo l'approvazione della legge, avremmo
utilizzato quello strumento per sapere cosa pensa l'opinione
pubblica siciliana. Perché questa idea, che c'è un punto nel
programma e che nel divenire del corso dei mesi e degli anni non sia
possibile verificare lo stato dei rapporti rispetto a questioni di
fondo con l'opinione pubblica, è un limite alla democrazia.
Sono convinto, onorevole Presidente della Regione, che questo
testo se fosse stato possibile sottoporlo al referendum, i siciliani
tutti, anche quelli che a stragrande maggioranza hanno votato per il
centro-destra, lo avrebbero bocciato, perché è forte l'idea che
nessuno di noi può pensare che attraverso questi meccanismi e questi
marchingegni a poco a poco si possa scardinare il sistema unitario
della formazione pubblica. E' la ragione di fondo per cui noi
votiamo contro.
PRESIDENTE. Indico la votazione finale per appello nominale del
disegno di legge "Norme per l'erogazione del buono scuola"
(286-110/A).
Chiarisco il significato del voto: chi vota a favore vota sì;
chi vota contro vota no; chi si astiene lo dichiara.
Dichiaro aperta la votazione.
Invito il deputato segretario a procedere all'appello.
(Si procede all'appello)
Invito il deputato segretario a procedere al secondo appello.
(Si procede al secondo appello)
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per appello
nominale:
Presenti e votanti ........ 62
Maggioranza ............... 32
Favorevoli ................ 46
Contrari .................. 12
Astenuti ................... 4
(L'Assemblea approva)
(Applausi)
Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì 1
ottobre 2002, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:.
I - COMUNICAZIONI.
II - LETTURA AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLA MOZIONE:
N. 165 - Iniziative per il recepimento della sentenza del
Consiglio di Stato n. 356 del 1997 che esclude l'obbligo del
parere preventivo della Soprintendenza per il rilascio della
concessione edilizia in sanatoria per gli abusi realizzati
prima dell'imposizione del vincolo paesaggistico.
Zangara Andrea; Barbagallo Giovanni; Genovese Francanto-
nio; Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare.
Presentata il 24/09/02
III - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- "Disposizioni urgenti nei settori dell'artigianato, del
commercio, della cooperazione e della pesca" (n. 298.3-Norme
stralciate I/A) (seguito)
Relatore: on. Marzio Tricoli.
IV - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
V - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
VI - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VIII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
XI - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XII - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIII - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XVI - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XVIII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XIX - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 22.03.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 23.58)