Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 85 di mercoledì 25 settembre 2002
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del presidente Lo Porto


     BURGARETTA APARO ,  segretario,  dà  lettura del processo verbale
  della seduta precedente  che,  non sorgendo osservazioni, si intende
  approvato.

              ANNUNZIO DI RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE. Comunico che da parte  dell'Assessore  per  gli  enti
  locali   sono   pervenute  le   risposte   scritte   alle   seguenti
  interrogazioni:

            N. 3 - Notizie circa la corretta  applicazione,  da  parte
          del Comune di Catania, del decreto ministeriale n.  184  del
          1999 riguardante il personale scolastico per l'infanzia.
          Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 34 - Notizie  circa  le  modalità  di  selezione  delle
          educatrici da adibire ai plessi di  scuola  materna  di  via
          degli Agrumi, viale Moncada, via del Falcetto e via Laurana,
          a Catania.
          Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 35 - Informazioni circa le modalità  di  selezione  del
          personale del Comune di Catania  partecipante  al  corso  di
          aggiornamento per educatrici di asili nido.
          Firmatari: Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 48 -  Illegittime  decurtazioni  di  demanio  marittimo
          siciliano.
          Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 53 - Notizie circa il comportamento del sindaco  di  S.
          Michele di Ganzaria in occasione della festa azzurra.
          Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 55 - Iniziative per contenere la quantità di  coliformi
          e streptococchi presenti nel mare di Acireale ed Acicastello
          (CT).
          Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 85 - Notizie circa la  mancata  copertura  assicurativa
          antinfortunistica dei Vigili Urbani a cavallo del comune  di
          Catania.
          Firmatari:Fleres Salvatore; Catania Giuseppe

            N. 199 - Istituzione dell'anagrafe canina a Catania e  nei
          comuni della provincia.
          Firmatari:Fleres Salvatore

            N. 272 -  Iniziative  riguardanti  la  sistemazione  della
          strada comunale di Catalemmi (CT).
          Firmatari:Ioppolo Giovanni

            N.    305  -  Realizzazione  dei  lavori  di  manutenzione
          straordinaria sulla strada provinciale 62, Caltagirone - San
          Pietro, in provincia di Catania.
          Firmatari:Fleres Salvatore

            N. 339 - Notizie circa  la  realizzazione  nel  Comune  di
          Belpasso della 'circonvallazione est' in zona  sottoposta  a
          vincolo paesaggistico.
          Firmatari:Fleres Salvatore

            N. 349  -  Interventi  per  l'abolizione  della  discarica
          abusiva creatasi in zona  Reitana-Baracche,  nel  Comune  di
          Acicatena, in provincia di Catania.
          Firmatari:Fleres Salvatore

            N. 370 - Ripristino  del  manto  stradale  nella  zona  di
          Nesima superiore, a Catania.
          Firmatari:Fleres Salvatore

            N. 432 - Motivi della mancata adozione del regolamento  di
          attuazione della legge regionale n. 20 del 1999  in  materia
          di interventi contro la mafia.
          Firmatari:Barbagallo      Giovanni;  Genovese  Francantonio;
          Gurrieri    Sebastiano;  Tumino  Carmelo;  Vitrano  Gaspare;
          Zangara Andrea; Raiti Salvatore

            N. 443 - Ragioni della mancata emanazione del  regolamento
          sulle modalità  della  consultazione  referendaria  prevista
          dalla legge regionale n.  30  del  2000  per  le  variazioni
          territoriali e l'istituzione di nuovi comuni.
          Firmatari:Barbagallo      Giovanni;  Genovese  Francantonio;
          Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Zangara Andrea

            N. 511 - Provvedimenti circa l'attività dei Coreco.
          Firmatari:Liotta Santo

       Avverto  che  le  stesse  saranno  pubblicate  in  allegato  al
  resoconto stenografico della seduta odierna.

        COMUNICAZIONE DI PROROGA DI TERMINI PER L'ESAME DI RICHIESTE
        DI PARERE

     PRESIDENTE. Comunico che  in accoglimento della proposta avanzata
  dal Presidente della IV Commissione legislativa permanente "Ambiente
  e territorio" ho accordato una  proroga di 10 giorni, con decorrenza
  dal 23 settembre 2002, per  l'esame della richiesta di parere n.  73
  "Piano regionale dei trasporti e della mobilità - Piano direttore" .
       Comunico, altresì, che  in accoglimento della proposta avanzata
  dal  Presidente  della   Commissione  per  l'esame  delle  questioni
  concernenti l'attività della  Comunità  europea,  ho  accordato  una
  proroga di 10 giorni, con  decorrenza  dal  26  settembre  2002, per
  l'esame della richiesta di parere  n.  74 "Schema del complemento di
  programmazione    del     Programma    regionale    Leader    plus".
  Conseguentemente,  la Commissione  IV,  anch'essa  competente  sulla
  materia,  potrà rimettere alla  Commissione  CE  il  proprio  parere
  nell'ambito di tale ulteriore termine.

                        ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE.   Comunico che  sono  state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni:

       - con richiesta di risposta orale:

    -  n.   802  "Notizie   circa   la  formazione  delle  graduatorie
    provinciali per gli incarichi di supplenza del personale ATA".
    - Assessore Beni Culturali
    - Firmatari Spampinato Giuseppe; Barbagallo Giovanni;

    - n. 808 "Notizie circa le modalità di affidamento delle opere per
    l'emergenza idrica".
    - Presidente Regione
    - Firmatari Giannopolo Domenico; Raiti Salvatore.

    - con richiesta di risposta scritta:

    - n.  801 "Notizie ed interventi sulla riforestazione e la
    vivaistica in Sicilia".
    - Presidente Regione
    - Assessore Agricoltura
    -Firmatari Virzi' Gioacchino; Ioppolo Giovanni;

    - n. 803 "Interventi di tutela a favore del formaggio 'Ragusano'.
    - Assessore Agricoltura
    - Assessore Cooperazione
    - Firmatario Fleres Salvatore

    - n. 804 "Interventi a favore dei trasporti in Sicilia".
    - Assessore Turismo
    - Firmatario Fleres Salvatore;

    -  n.  805 "Interventi al fine di economizzare il consumo di acqua
    potabile per uso domestico, in Sicilia".
    - Presidente Regione
    Firmatario Fleres Salvatore;

    -  n.  806  "Notizie  circa l'utilizzo delle linee telefoniche nel
    Comune di Nicolosi (CT)".
    - Assessore Enti Locali
    - Firmatari Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Garofalo Ottavio;

    -  n.  807 "Interventi urgenti circa la violenta grandinata del 15
    settembre 2002 in territorio di Rosolini (SR)".
    - Presidente Regione
    - Assessore Agricoltura
    - Firmatario Burgaretta Aparo Sebastiano.

                      ANNUNZIO DI INTERPELLANZA

     PRESIDENTE.   Comunico  che  è   stata   presentata  la  seguente
  interpellanza:

    - n. 60 "Interventi presso lo IACP  di Acireale, circa la morosità
    degli inquilini al 31 dicembre 1996".
    - Assessore Lavori Pubblici
    - Firmatario: Moschetto Angelo.

                            ANNUNZIO DI MOZIONE

     PRESIDENTE.   Comunico  che  è   stata   presentata  la  seguente
  mozione:

    -  n.  165  "Iniziative  per il  recepimento  della  sentenza  del
    Consiglio  di  Stato n. 356 del 1997  che  esclude  l'obbligo  del
    parere  preventivo  della Soprintendenza  per  il  rilascio  della
    concessione edilizia in sanatoria per  gli  abusi realizzati prima
    dell'imposizione del vincolo paesaggistico".
    Firmatari:   Zangara   Andrea;   Barbagallo   Giovanni;   Genovese
    Francantonio;  Gurrieri  Sebastiano;   Tumino   Carmelo;   Vitrano
    Gaspare.

       Avverto che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Lo Porto


         DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE

     PRESIDENTE.   Si  passa  al  punto  II  dell'ordine  del  giorno:
  Lettura, ai sensi  e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e
  153  del  Regolamento  interno, della mozione numero 164 "Iniziative
  per  il  rifinanziamento del credito d'imposta per nuove assunzioni,
  come previsto  dall'articolo  7 della legge n.  388 del 2000", degli
  onorevoli Morinello, Ferro, Miccichè e Raiti.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO ,  segretario:

                   " L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

            - nel  1999,  anno più recente per il quale si dispone
              delle  stime  di  contabilità nazionale, le unità di
              lavoro  non  regolari  in  Italia  ammontavano  a  3
              milioni  e  486  mila,  pari  a circa il 15,1% delle
              unità di lavoro totali;

            - il   lavoro  irregolare  presenta   tassi  annui  di
              crescita  superiori  al  lavoro  regolare  e  mostra
              inoltre   una  migliore  capacità  di  mantenere  le
              posizioni  anche  nei  periodi  di  recessione  e di
              conseguente contrazione dell'occupazione regolare;

            - il  sommerso indebolisce l'economia del nostro Paese
              determinando un incremento delle  aliquote fiscali e
              previdenziali pagate dalle imprese  e dai lavoratori
              regolari;

            - fa,  inoltre,  concorrenza   sleale   alle   imprese
              regolari,   produce   ritardi    nei   processi   di
              innovazione    tecnologica   e   comprime  i livelli
              di produttività e dei salari;

            - per  far  fronte al dilagare del  sommerso  è  stata
              varata  la  legge n. 388 del  2000  che  prevede  la
              concessione  di  un credito d'imposta  per  tutti  i
              datori   di   lavoro  che   incrementano   la   base
              occupazionale assumendo, nel periodo compreso tra il
              1    ottobre   2000   il  31  dicembre  2003,  nuovi
              lavoratori   dipendenti   con   contratto   a  tempo
              indeterminato,   sia  a  tempo  pieno  che  a  tempo
              parziale;

            - la  legge  in  questione ha  avuto  indubbi  effetti
              positivi, permettendo  una  considerevole  emersione
              del sommerso;

     CONSIDERATO che:

            - il  Governo  nazionale  con  il  decreto  cosiddetto
              omnibus  n. 138 del 2002 ha  varato  misure  per  il
              contenimento  della  spesa  ed  in  particolare  per
              l'applicazione  di un sistema  di  monitoraggio  dei
              crediti d'imposta ex art. 7 (bonus assunzioni) ed ex
              art. 8 (bonus investimenti) della legge 388;

            - il  1   agosto 2002 con  l'emanazione  del  suddetto
              decreto  è stato introdotto  il  limite  finanziario
              delle  risorse disponibili per il 2002  ed  è  stato
              modificato   l'obbligo    di    presentare,    prima
              dell'assunzione, un'istanza   al   Centro  operativo
              delle imposte dirette di Pescara;

            - è stato previsto che le disposizioni di tale decreto
              sono valide solo per le  assunzioni  effettuate dopo
              l'8 luglio 2002,  comunicando  altresì l'esaurimento
              delle risorse per l'anno 2002;

            - il  2  settembre  2002 l'Agenzia  delle  entrate  ha
              emanato la circolare 73/E in merito all'applicazione
              del decreto in questione, specificando  che  dal  1
              luglio 2002 non spetta più il  credito d'imposta per
              le  assunzioni  effettuate sia prima  che  dopo  l'8
              luglio;

     RITENUTO che:

            - in conseguenza della circolare 73/E le imprese oltre
              a non poter godere più per  il  futuro  del credito,
              dovranno rimborsare entro il 16  settembre  le somme
              indebitamente  conguagliate  a   titolo  di  credito
              d'imposta;

            - questo intreccio di  normative,  nuove disposizioni,
              circolari emanate e circolari attese,  ha  creato  e
              sta   creando   notevole    confusione    fra    gli
              imprenditori,      con      gravi      ripercussioni
              sull'occupazione;

     PRESO ATTO che:

            - il  Governo  nazionale in  seguito  alle  dichiarate
              esigenze  di  cassa  sta tagliando  gli  aiuti  alle
              regioni  del  sud,   soprattutto   quelli  destinati
              all'incremento dell'occupazione  e all'emersione del
              sommerso;

            - le  tanto sbandierate agevolazioni  sotto  forma  di
              sgravio triennale contributivo per   le  aziende che
              avessero fatto nuove assunzioni,  così come previsto
              dall'art. 44 dell'ultima legge  finanziaria (n.  448
              del 2001) non sono mai state attivate,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              ad  intervenire  presso il Governo  nazionale  ed in
              particolare  presso   il   Ministro   dell'Economia,
              affinché   vengano  ripristinate  tutte  le  risorse
              economiche   necessarie  per  finanziare  tutti  gli
              strumenti  già  in itinere che possano permettere un
              incremento del livello occupazionale, in particolare
              per le regioni del sud." (164)

     PRESIDENTE.  Dispongo  che la mozione testé letta venga demandata
  alla Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perchè se ne
  determini la data di discussione.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    SEGUITO  DELLA   DISCUSSIONE  DEL  DISEGNO  DI  LEGGE  "NORME  PER
    L'EROGAZIONE DEL BUONO SCUOLA" (nn.286-110/A)

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del  giorno:
  "Discussione di disegni di legge".
       Si  procede  con  il  seguito  dell'esame  del disegno di legge
  "Norme  per l'erogazione del buono scuola" (nn. 286-110/A), posto al
  n. 1).
       Invito   i  componenti  la  Commissione  legislativa  'Cultura,
  formazione e lavoro' a prendere posto al banco delle commissioni.
       Ricordo all'Aula che  l'esame  del  disegno  di  legge  è stato
  sospeso nella  seduta  di  ieri dopo l'approvazione dell'emendamento
  4.4 di riscrittura dell'articolo 4.
       Si  passa all'articolo 5. Invito il deputato segretario a darne
  lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                                 'Art. 5.
                   Interventi per il diritto allo studio

    1.  Con il decreto  adottato  ai sensi del comma 7 dell'articolo 3
    vengono altresì  individuati l'importo e le modalità di erogazione
    di un contributo  annuo  una  tantum  per  spese  finalizzate alle
    attività didattiche da  erogare  in favore di nuclei familiari con
    reddito complessivo  lordo  da  determinare  mediante utilizzo del
    codice ISEE.'

     PRESIDENTE.   Comunico  che  sono  stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti (allegati):

    - dagli onorevoli Morinello, Ferro e Micciché: emendamento 5.1;

    - dagli onorevoli Forgione e Liotta:  emendamento 5.2;

    -  dagli   onorevoli   Tumino,   Barbagallo,   Raiti   e  Vitrano:
    emendamenti 5.4;

    - dall'onorevole Spampinato: emendamento: 5.7;

    - dagli  onorevoli  Giannopolo,  Speziale  e Villari:  emendamenti
    5.6, 5.5 e 1.10;

    - dagli  onorevoli  Villari,  Ferro.  Oddo  e Liotta:  emendamento
    5.3.

    - dal Governo: emendamento 5.8;

    - dall'onorevole Cracolici: emendamento 2.12.

       Comunico,   altresì,   che   è  stato  presentato  dal  Governo
  l'allegato emendamento 5.R di riscrittura dell'articolo 5.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
  facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor  Presidente,  intervengo  per evidenziare che
  l'impostazione dell'articolo  5,  anche  nella sua riscrittura fatta
  dal Governo, non ci  soddisfa  e  non  tiene  conto  dei termini del
  confronto e del dibattito  che  ci  sono  stati  nel corso di questi
  giorni, sia in Aula sia in Commissione.
       Avevamo  rivendicato  una  normativa  che  rendesse  chiaro  ed
  effettivo il principio e  la  messa  in  campo  di  iniziative  e di
  disposizioni che  fossero tutte finalizzate ad inverare nella nostra
  Regione una organicità d'interventi in materia di tutela del diritto
  allo studio con evidente finalizzazione verso la scuola pubblica.
       L'articolo 5, così  come formulato, era un articolo che rendeva
  misteriose le  modalità  attraverso  le  quali  il  Governo  pensava
  d'intervenire per  trasferire  risorse  finanziarie non si capisce a
  chi, se alle scuole,  alle  famiglie,  ai comuni. Poi, vi è stata la
  riscrittura  da  parte  del  Governo,  che  sostanzialmente tende ad
  introdurre una sorta  di  monetizzazione del diritto allo studio. Il
  diritto allo studio  è,  a nostro avviso, un complesso d'interventi,
  un complesso  di  politiche  che  realizzino  la  partecipazione, il
  protagonismo delle istituzioni scolastiche, delle istituzioni locali
  della Regione, di inveramento  anche  della sfida che con la legge 6
  sull'autonomia scolastica si è voluta lanciare per la qualificazione
  dell'offerta formativa.
       Ribadiamo l'esigenza che  si  vada  in direzione della messa in
  campo di una norma organica in materia di diritto allo studio e non,
  invece, di questa  cosa che ci viene proposta, che è sostanzialmente
  una sorta  di  contraltare  in  termini  monetari  del  buono scuola
  indirizzato alle  scuole  private,  un buono scuola pubblico che non
  esaurisce, non affronta  e  non risolve il problema del diritto allo
  studio.  Semmai, può essere definito una borsa di studio.
       Il diritto allo  studio  nella  nostra  Regione  ed anche nelle
  altre regioni d'Italia  dove  il  tema è stato affrontato in genere,
  viene  concepito   come   una  serie  d'interventi  che  servono  ad
  affrontare il  problema  della fornitura gratuita o semigratuita dei
  libri di testo.
       In  Sicilia,  vi  è una legislazione ormai datata in materia di
  libri  di  testo  della  scuola  media  inferiore;  non  esiste,  in
  Sicilia,  una legislazione in materia di libri di testo della scuola
  media  superiore.  Ci  ha tentato il Governo nazionale per due anni;
  quella misura, adesso, non è più applicata.
       Non esiste, in Sicilia, una legislazione organica in materia di
  sussidi didattici, di scambi culturali e di viaggi d'istruzione; non
  esiste nella nostra  Regione  una  normativa  adeguata in materia di
  servizi residenziali, di servizi di ristorazione.  Esiste in Sicilia
  una normativa  che  riguarda  il  trasporto  scolastico  interurbano
  gratuito per gli  alunni  delle  scuole medie superiori, ma questa è
  l'unica legislazione organica  che  ha  funzionato fino ad ora e che
  adesso  è  seriamente  messa  in  discussione  dal  venir  meno  dei
  trasferimenti finanziari da  parte  della Regione ai comuni, i quali
  fino ad oggi  sono  stati  i  soggetti  che  hanno  garantito questo
  servizio.
       C'è  di  più:  noi, il Parlamento regionale, a partire dal 2001
  con  le  leggi  finanziarie di questi ultimi anni abbiamo abolito la
  norma  che  consentiva la finalizzazione specifica dei trasferimenti
  regionali   dentro  il  Fondo  unico  ai  comuni  per  il  trasporto
  scolastico  interurbano, sicché  oggi ci troviamo, a fronte anche di
  una   decurtazione   di   questi   trasferimenti,  nella  situazione
  incresciosa  per cui molti comuni adesso non sono più in grado o non
  vogliono  garantire  più  il trasporto scolastico gratuito, ma hanno
  introdotto  il  principio  della  compartecipazione  delle famiglie.
  Quindi, il trasporto scolastico nella nostra regione nei fatti non è
  più gratuito.
       Davanti  a questi problemi il Governo non si può presentare con
  la  riscrittura  dell'articolo  5 che sostanzialmente è una borsa di
  studio, fra l'altro,  indirizzata  a  poche  persone.  Infatti se la
  quantificazione di  questo  articolo  è di dieci miliardi, dividendo
  per  750 euro,  credo  che  soltanto  qualche  migliaio  di  persone
  potranno  usufruire  di  questo  buono.
       E' palese: con la previsione dell'articolo 5 si determinerà una
  condizione di grave  arretramento  in materia di diritto allo studio
  nella nostra Regione. Il Governo questo lo deve sapere.
       Ritengo che o si affronta adesso il complesso della materia del
  diritto allo studio  o  il  Governo  si  assume la responsabilità di
  scatenare nelle  prossime settimane un conflitto. Infatti, quando si
  apriranno le scuole, quando tutte quante entreranno a regime, questi
  problemi saranno tutti evidenti e il governo sarà responsabile dello
  scatenamento di un  conflitto in materia di diritto allo studio che,
  a mio avviso, non  giova a nessuno. E ciò rischierà di essere ancora
  una  volta  una  beffa  a  fronte  del  fatto  che  per  coloro  che
  frequentano la scuola privata il diritto allo studio è garantito.

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica  istruzione.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho
  chiesto di  parlare perché  desidero rispondere molto rapidamente ad
  alcune delle  osservazioni  che  sono state sollevate dall'onorevole
  Giannopolo al fine  di  rendere  proficuo,  ma  anche più celere, il
  procedimento di  approvazione  dell'articolo 5 e quindi un ulteriore
  intervento  per  il  diritto  allo  studio  attraverso  l'intervento
  legislativo regionale.
       Come tutti sapete,  quando si dice che la Regione siciliana non
  prevede interventi di diritto allo studio si dice una mezza verità.
       In  effetti,  manca una legge organica sul diritto allo studio,
  però  ci  sono  numerosissime iniziative legislative che vanno nella
  direzione  del  diritto  allo  studio,  a cominciare da alcune delle
  iniziative  citate  dall'onorevole  Giannopolo  che  sono coperte da
  leggi regionali e da voci di bilancio (citava gli scambi culturali e
  i  viaggi  di  istruzione).  Molti  interventi finanziari coperti da
  leggi  della  Regione  danno  attraverso  circolari, decreti e leggi
  sostanza  all'autonomia  scolastica;  l'autonomia  scolastica  delle
  scuole  siciliane  viene  coperta  economicamente, finanziariamente,
  progettualmente esclusivamente da fondi regionali.
       Basti citare le  circolari  e  i  decreti legati ai progetti di
  educazione permanente,  di  conoscenza  del patrimonio culturale, di
  educazione alla  legalità,  introdotta  con  la  normativa regionale
  antimafia.   Basti   citare  i  progetti  sulla  identità  regionale
  siciliana e sullo  studio del dialetto siciliano nelle scuole; tutta
  una serie di interventi che sostanziano in questo momento - chiunque
  operi nelle scuole  lo  sa  -  le  parole "autonomia scolastica" che
  diversamente  resterebbero   un   contenitore   vuoto   e  privo  di
  significato.
       Sono  consapevole  che l'articolo 5 non è la legge organica sul
  diritto allo studio,  ma  sono altrettanto consapevole del fatto che
  esso predispone  un intervento doppio, anche quantitativamente, (non
  per  cedere  a   logiche   di  mercato)  rispetto  a  quello  citato
  dall'onorevole Giannopolo.
       Voglio ricordare che  il  Governo  ha previsto un impiego di 10
  milioni di euro, quindi  non  di dieci miliardi di lire, ma di venti
  miliardi di vecchie  lire,  sull'articolo  5  che non costituisce un
  finanziamento per borse  di  studio, ma un contributo una tantum per
  garantire, nel modo  più celere possibile, un supporto alle famiglie
  siciliane più bisognose  per  le  spese  di mantenimento dei figli a
  scuola; questo credo  stia  a  cuore  a  tutte le forze parlamentari
  siciliane e dell'intero Governo.
       Questo provvedimento non  è  la legge organica sul diritto allo
  studio.  Prendiamo  formalmente l'impegno di portare in Aula, subito
  dopo l'approvazione di questa legge, il disegno di legge sul diritto
  allo  studio universitario, che, invece, è organico ed è già pronto,
  una  normativa  di  riordino che contenga l'articolo 5 e che preveda
  un'operazione  di delegificazione e di riscrittura di un testo unico
  che  abbia  caratteristiche  di  organicità,  di  unicità e anche di
  comprensibilità che vada al di là degli addetti ai lavori.
       Detto  questo,   non  si  può  non  rilevare  la  straordinaria
  accelerazione che l'articolo  5  può  dare  per  procedere  lungo la
  strada di questo  progetto.  Quando parliamo di diritto allo studio,
  che  so   essere,  onorevole  Giannopolo,  non  un  fatto  meramente
  burocratico o, peggio ancora, economico, certamente un supporto fino
  a 750 euro a  famiglia,  per quelle famiglie con reddito inferiore a
  28  milioni  netti  o   quello  che  il  codice  ISEE  poi  andrà  a
  quantificare, è un  sostanziale intervento a favore del diritto allo
  studio per quelle  famiglie  che  hanno  difficoltà  anche a gestire
  l'organizzazione della frequenza dei figli a scuola.
       L'articolo  5  è  volutamente  ambiguo  per  quanto  riguarda i
  meccanismi   di   erogazione  del  contributo  non  per  una  logica
  neocentralistica  da   parte   della  Regione,  ma  per  una  scelta
  metodologica, perché, ad  esempio  -  e  so che questo argomento può
  dividere come ha  diviso  in Commissione non soltanto la maggioranza
  ma anche l'opposizione - ci sono servizi che non sono perfettamente,
  anche per  responsabilità  del  trasferimento e della rapidità dello
  stesso trasferimento di  risorse ai comuni, in linea con la rapidità
  del procedimento di erogazione del servizio con i comuni.
       Cosa voglio dire?  Quando,  per esempio, parliamo del buono sul
  diritto allo  studio, quindi dell'intervento sul diritto allo studio
  una tantum,  noi  abbiamo  ritenuto  di  individuare nelle autonomie
  scolastiche il punto  di  rilevazione di quelle che sono le esigenze
  sul territorio e  quindi  all'interno  delle  scuole;  dunque, non i
  comuni ma  le autonomie scolastiche formuleranno le loro graduatorie
  per  fare  accedere gli studenti ai benefici (anche così sostanziamo
  l'autonomia  scolastica)  e la Regione si limiterà ad erogare questo
  contributo:  ciò costituisce un intervento sostanzioso di aiuto alle
  famiglie che hanno più bisogno.
       Per  quanto riguarda i trasporti sono d'accordo con l'onorevole
  Giannopolo: bisogna  ripristinare  la norma. Basta una semplicissima
  correzione che mi impegno  come  Governo  a  presentare  o, se è già
  presentata come  emendamento,  mi  impegno  ad  accettare.
       Ciò che dice  l'onorevole  Giannopolo  in  questo  caso è vero;
  infatti  accade  che  i fondi trasferiti ai comuni, con una finalità
  non  più  vincolata  a  garantire  il trasporto degli alunni, spesso
  vengano  utilizzati per altre finalità.  Questo è vergognoso, perché
  sappiamo come sia essenziale garantire quel servizio (non monetario)
  che costituisce un intervento per il diritto allo studio.
       Sostanzialmente,  quindi,  l'intervento, che  ha  una copertura
  importante,  consente  un  intervento  che non è il primo in tema di
  diritto  allo  studio, è un ulteriore intervento sulla filosofia del
  diritto  allo studio e prelude ad un impegno politico che il Governo
  assume   in  questa  Aula  di  riordinare  anche  la  materia  della
  erogazione  gratuita  (il  termine erogazione è orrendo, soprattutto
  l'Assessore per la pubblica istruzione non dovrebbe mai utilizzarlo,
  ma  anche  noi  siamo un po' inquinati terminologicamente dalle cose
  che  sentiamo)  del  contributo  per  quanto riguarda l'acquisto dei
  libri di testo.
       Non è vero che  non  ci siano coperture. C'è - come l'onorevole
  Giannopolo sottolineava - una varietà di leggi nazionali e regionali
  che, secondo i vari livelli di intervento, garantiscono, un po' meno
  per  le  superiori,  completamente per le scuole elementari e per le
  scuole medie, questo diritto.
       Ma anche  qui  bisogna  intervenire. Per esempio, nei confronti
  delle scuole medie, con  un  emendamento apposito stiamo cercando di
  razionalizzare l'intervento della  Regione  in modo tale che non sia
  indiscriminato per  tutte  le  categorie  reddituali  ma più mirato,
  fermo restando il  budget  di cui dispone o aumentandolo, perché  ne
  abbiamo  la   disponibilità,  ma  comunque  distribuito  secondo  un
  criterio progressivo e  di  priorità  per  le  fasce  più  basse che
  abbiamo già indicato nella legge sul buono scuola.
       Avviandomi alla  conclusione,  desidero ribadire che il Governo
  resta fermo sulla posizione espressa dalla legge.
       La legge  sul buono scuola, non quella sul diritto allo studio,
  è una legge che si rivolge alle famiglie, non si rivolge alle scuole
  private, si rivolge  alle famiglie ed è spendibile, per i meccanismi
  che abbiamo  non  soltanto spiegato ma anche coerentemente agevolato
  attraverso il  perfezionamento  di  alcuni passaggi dell'articolo 3,
  nelle scuole pubbliche  statali  e  non  statali,  cioè nelle scuole
  pubbliche statali e  paritarie, così come dobbiamo tutti abituarci a
  definire le scuole pubbliche non statali.
       Se   su    questi   temi   riusciremo   ad   intenderci   anche
  terminologicamente, perché  poi  la  genesi  legislativa  di  alcune
  questioni non  è  certamente, come spinta legislativa iniziale della
  legge del 2000,  lontana dalla filosofia e dalle posizioni politiche
  dell'opposizione, credo che  avremmo  fatto  un buon passo in avanti
  anche per far capire all'esterno le cose di cui ci stiamo occupando.
       Ed oggi,  con  l'articolo  5, ci occupiamo - e speriamo in modo
  definitivo - di diritto allo studio.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
  facoltà.

     CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  spero  che
  siano  state  soltanto  un  lapsus  le ultime battute dell'Assessore
  Granata;  infatti contraddirebbe tutto il ragionamento che ha fatto,
  l'impegno assunto di  predisporre  un  disegno di legge organico sul
  diritto  allo  studio.   Dico   questo  perché  alla  fine  del  suo
  intervento ha dato  per  omnicomprensivo l'articolo 5. Credo che sia
  solo un lapsus.
       Voglio dire con  molta  chiarezza  che se oggi stiamo trattando
  l'articolo 5 con le  risorse con le quali lo stiamo definendo, lo si
  deve ad una battaglia  politica  che  si  è  fatta in quest'Aula per
  cercare di attenuare  gli  effetti di una legge sbagliata, così come
  noi la definiamo, che è la legge sul buono scuola.
       Introdurre principi,  strumenti  -  sebbene  si riducano ad una
  semplice monetizzazione una  tantum  -  senza  una  reale volontà di
  costruire  una  rete  di servizi che migliorino l'offerta formativa,
  sia  all'interno  del  sistema scolastico sia a supporto del sistema
  scolastico,  per  quanto  ci  riguarda,  costituisce  l'inizio di un
  percorso  che speriamo in questa Regione possa affermarsi per cui il
  diritto  allo studio non sia semplicemente un principio da affermare
  ma sia una politica da attuare.
       Detto questo, signor Presidente, noi ci apprestiamo a discutere
  l'articolo  5   rielaborato   dal  Governo  con  un  emendamento  di
  riscrittura che presenta una novità rispetto al testo concordato. Se
  non ricordo male  avevamo concordato di non prevedere la definizione
  del codice ISEE  come  barriera  di  accesso  o  di  sbarramento  al
  cosiddetto buono "una tantum".
       Il Governo  si  era  impegnato a predisporre un emendamento che
  rinviasse al decreto  la  definizione  della  soglia di accesso o di
  sbarramento a  questo  provvedimento  'una  tantum'.  Lo  dico anche
  perchè è contraddittorio.  Da  un  lato,  noi  prevediamo  sul buono
  scuola uno strumento, come  ho già detto ieri, che con il metodo che
  si è introdotto  con  l'articolo 3 sostanzialmente prevede che anche
  chi guadagna 200  milioni  di reddito potrà godere del buono scuola;
  dall'altro  lato,   prevediamo  con  l'  articolo  5,  che  riguarda
  provvedimenti cosiddetti  'iniziali'  per  favorire una politica sul
  diritto allo studio, una soglia di sbarramento che prevede che sotto
  i 27 milioni si può concorrere, sopra i 27 milioni si è esclusi.
       Ciò conferma ancora  una  volta  che  questa  legge, pur con la
  battaglia che abbiamo  fatto in quest'Aula per cercare di attenuarne
  gli effetti, è  pensata  soltanto  per  una  categoria sociale della
  società siciliana;  non è certamente pensata per garantire strumenti
  di sostegno alle  ragazze ed ai ragazzi siciliani che frequentano la
  scuola.
       Chiedo al Governo  se intenda ribadire l'ipotesi, che era stata
  concordata e che  era stata oggetto di discussione in V Commissione,
  che prevedeva un approfondimento a proposito della soglia di reddito
  che definisse l'accesso o lo sbarramento.
       C'è, poi, un'altra  novità.  Abbiamo  notato  che il Governo ha
  scritto  di   proprio   pugno  l'emendamento  presentato  da  alcuni
  colleghi,  che ieri  è  stato  rinviato  all'articolo  5  e  che  si
  riferisce ad una  modifica  dell'articolo 1, comma 5, della legge n.
  62/2000.
       Anche in proposito  voglio  essere sereno, pacato, ma netto nei
  giudizi.
       Questa è una  norma  che  vìola competenze dello Stato; proverò
  rapidamente a dimostrarlo.
       Io credo  che  il  Commissario dello Stato certamente non potrà
  non vedere  che  questa norma mina in profondità il procedimento che
  ha regolato  la legge sulla parità scolastica avviata dal Parlamento
  nazionale.
       Infatti, onorevole Assessore, se la Regione siciliana introduce
  il principio che  ha  competenza  a modificare la legge n.  62/2000,
  delle due l'una: o  la  competenza in materia di parità scolastica è
  esclusiva della Regione (e  così  non  è) o è di tipo concorrente e,
  quindi, può essere  di  ordine  aggiuntivo  rispetto  ad  una  legge
  nazionale  di  riferimento  che  si  applica  anche  nel  territorio
  siciliano.
       Aggiungo che il  comma  5  dell'articolo  1 costituisce uno dei
  criteri di valutazione  per  il  permanere  della scuola che è stata
  dichiarata paritaria  nella condizione di parità.  Oltre i requisiti
  del comma 4, che stabiliscono i parametri secondo i quali una scuola
  può essere definita 'paritaria' nel sistema di istruzione nazionale,
  al comma 5 si  fa  riferimento  al  fatto  che il 25 per cento delle
  prestazioni che  vengono  erogate  dalla scuola paritaria può essere
  gestito in  forma  'precaria',  chiamiamola  così, cioè attraverso i
  contratti di  collaborazione  coordinata  e  continuata, cioè ancora
  attraverso modalità non rigide che regolano il mercato del lavoro.
       La  legge  riserva  la   facoltà  al  Ministero  della pubblica
  istruzione di verificare se le condizioni per le quali si è ottenuto
  l'istituto della  parità permangono una volta ottenuto e  fissa quel
  parametro.
       Se   per  ipotesi  la Regione siciliana, cosi come intenderebbe
  fare,  volesse  derogare  a quel 25 per cento o a quel quarto - così
  come  indicato  nella  modifica che viene proposta - e portarlo a un
  terzo,  significa  che  la  Regione siciliana, per assurdo, potrebbe
  persino  modificare  per  intero  la  legge  nazionale  sulla parità
  scolastica.  Cosa che non può fare  Non abbiamo questa competenza.
       Ecco perchè questa  norma  vìola le competenze del rapporto tra
  la Regione siciliana  e  le  competenze dello Stato, ma aggiungo - e
  concludo, signor  Presidente  -  è assai singolare che in Sicilia ci
  troveremmo in questa situazione: ci sono alcune scuole che stanno in
  questo  momento  facendo  richiesta per avere riconosciuta la parità
  scolastica,  altre  scuole  l'hanno  già ottenuta.  Per avere questo
  riconoscimento  quelle  scuole  si  sono dovute, quindi, adeguare ai
  parametri fissati dalla legge.
       Tra i parametri vi  è  appunto  quel  25  per cento, per cui le
  scuole che hanno avuto  già  riconosciuta la parità ed avevano il 25
  per cento di cui  al  comma 5, hanno avuta riconosciuta la parità ed
  oggi noi diciamo  loro  "potete  derogare  a  quanto  era  una delle
  condizioni  per  avere  tale  parità";  le  altre scuole, che stanno
  facendo  richiesta per ottenere la parità, anche se noi introduciamo
  qui la deroga al 33 per cento per avere riconosciuta la parità, esse
  devono essere sempre ferme a quel parametro del 25 per cento.
       Non  possiamo   allora   lavorare   alla   norma   in   maniera
  schizofrenica e, pertanto, invito il Governo a ritirare questa parte
  dell'emendamento affinchè, in qualche modo, noi si possa evitare che
  si apra un  contenzioso  giuridico  tra  le competenze della Regione
  siciliana e  quelle  previste  dalla Costituzione e dall'ordinamento
  dello Stato italiano.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Speziale. Ne ha
  facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  tralascio  le  questioni di ordine
  generale che abbiamo  già  affrontato nel corso della discussione di
  ieri  e  prendo  atto  che  c'è  stato  e  continua  ad  esserci  un
  atteggiamento del  Governo  altalenante, in  quanto  la  riscrittura
  dell'articolo 5 non  solo è peggiorativa rispetto alla prima stesura
  dell'articolo 5, poichè  contiene il comma che era stato escluso dal
  Governo  nella  prima  fase  della  discussione  e  che adesso viene
  riproposto sulla base non di una convinzione penso del Governo (esso
  infatti  già  ieri  aveva  manifestato  la propria convinzione), ma,
  sulla  base  del  fatto che lo stesso Governo tenta qui, in Aula, in
  extremis,  una  ricomposizione con la propria maggioranza.  E pur di
  tentare  tale  ricomposizione rischia di pregiudicare l'approvazione
  del  testo,  in  quanto intende introdurre al comma 3 una norma che,
  come diceva prima Antonello Cracolici, è in palese violazione con la
  Costituzione.
       Ora, invito  l'Assessore  a non piegarsi alle ragioni politiche
  della maggioranza,  soprattutto di  una  parte  della maggioranza. E
  intendo  poi  rivolgermi  anche ai parlamentari del centrodestra per
  vedere  se poi l'Assessore concorda con me sul fatto che al riguardo
  del comma 3 della riscrittura dell'articolo 5, ci troviamo di fronte
  ad una palese violazione di norme costituzionali.
       La  legge  di  riferimento per attivare la parità è la legge 10
  marzo  2000,  n.  62.  E  per  potere attivare tale parità le scuole
  debbono  essere  in  possesso  di  alcuni  requisiti.  E intendo qui
  ribadirlo  non  solo  per investire di responsabilità il Governo, ma
  anche  per investire di responsabilità il Commissario dello Stato. A
  questo scopo, voglio letteralmente leggere il comma 5 della legge n.
  22  che  recita:  "Le istituzioni di cui ai commi 2 e 3 - quelle che
  fanno  istanza  per  potere  essere scuole paritarie - sono soggette
  alla  valutazione  dei  processi  e degli esiti da parte del sistema
  nazionale  di  valutazione  secondo  gli  standard  stabiliti  dagli
  ordinamenti vigenti. Tali istituzioni, in misura non superiore ad un
  quarto   delle   prestazioni   complessive   possono   avvalersi  di
  prestazioni  volontarie  di  personale  docente,  purchè  forniti di
  relativi  titoli  scientifici  e  professionali  ovvero  ricorrere a
  contratti  di  prestazione d'opera di personale fornito dei regolari
  requisiti".
       Onorevole Granata, questo  è  un  requisito per potere accedere
  alla richiesta  di  parità,  per  avere  l'autorizzazione  ed essere
  riconosciuta scuola paritaria.
       Il  comma 6  dello  stesso  testo  dice:  "Il  Ministero  della
  pubblica istruzione  accerta  l'originario  possesso e la permanenza
  dei requisiti per il riconoscimento di parità". Quindi la condizione
  di un quarto è  condizione permanente.  Cosa fa il Governo in questo
  caso   attraverso   la   presentazione  dell'emendamento?  Cerca  di
  raggirare la norma nazionale  dicendo  si vada dal 25 per cento a un
  terzo modificando le condizioni originarie di possesso di requisiti,
  e  di  fatto determinando per le scuole paritarie un accertamento la
  cui  competenza  non  è  dell'assessorato  regionale  ma è a livello
  nazionale;  il che fa venire meno il requisito principale per potere
  essere scuola paritaria.
       Si introduce,  attraverso tale emendamento, un marchingegno che
  serve, di fatto,  a  reintrodurre una disparità generale.  Tutto ciò
  presenta carattere  di  incostituzionalità.  E siccome il Governo ne
  era consapevole quando  nel  dibattito  in Commissione e nelle prime
  fasi del dibattito in Aula aveva preparato l'emendamento per portare
  da un quarto a  un  terzo,  poi  si  rese conto della pochezza della
  posizione a sostegno  e lo stesso Governo aveva detto che si sarebbe
  uniformato alla normativa  nazionale.
       Così come è ovvio.  Del  resto,  ci troviamo di fronte al fatto
  che in tutta Italia le scuole paritarie devono avere il requisito di
  cui al comma  5,  in  Sicilia  per  richiedere  la parità scolastica
  debbono avere  quel  requisito;  subito dopo, invece, quel requisito
  potrà venire meno  perchè  entra in gioco la normativa regionale che
  stiamo predisponendo  grazie  ad  alcuni  parlamentari,  i quali, in
  forza di  una  presunzione eccessiva, cercano di condizionare l'iter
  di approvazione di questo  disegno di legge. E il Governo si piega a
  questa logica.
       Ora,  io  l'ho   detto   e   lo   ripeto:  visto  che  non  c'è
  ragionevolezza  da  parte  del  Governo  rispetto  a questa norma, è
  chiaro   che   parliamo   in  Aula  per  rivolgerci  soprattutto  al
  Commissario dello Stato.
       Noi avanzeremo  una  formale  richiesta  al  Commissario  dello
  Stato, la quale  sarà  accompagnata  da  relativo  parere  di alcuni
  costituzionalisti,  affinchè non sia permessa alcuna deroga rispetto
  al  terzo  comma  dell'articolo  5  così  come è stato riscritto.  E
  questo  lo  dico  perchè  non vorremmo che l'intera legge venisse in
  qualche  modo  inficiata.  Come  ho  più  volte  ripetuto,  noi  non
  possiamo, onorevole Granata, modificare o integrare in alcun modo la
  normativa  nazionale  perchè  in  tal  modo  violeremmo il principio
  dell'articolo 117 della Costituzione sulla uniformità della pubblica
  istruzione.
       Ecco perchè chiediamo  al Governo di eliminare il terzo comma e
  di lasciare il  testo  sul  quale  abbiamo mantenuto e manteniamo le
  perplessità  che   sono  state  qui  comunicate  sia  dall'onorevole
  Giannopolo  che  dall'onorevole  Cracolici.
       Si  tenga  conto  nella direttrice dei lavori d'Aula, del fatto
  che  il  Governo  si  era  impegnato  con l'Aula a restare dentro un
  binario  predeterminato  e  il  binario  predeterminato  era  che si
  sarebbero   riscritti   gli   articoli   sulla  base  del  dibattito
  parlamentare e sulla base del fatto che noi non avremmo attivato una
  ostruzione  a  un  testo  da  noi  non  condiviso perchè comunque il
  Governo  avrebbe messo nella riscrittura emendamenti già presentati.
  Invece   il  Governo  sta  operando  una  forzatura,  una  forzatura
  inspiegabile che, tra l'altro, pregiudica l'impianto di approvazione
  della legge.
       Io non so  cosa  farà  il  Governo,  mi  auguro  che  comunichi
  all'Aula  l'immediato  ritiro  dell'emendamento,  in caso contrario,
  continueremo a fare  la  nostra  battaglia perchè questo terzo comma
  venga  espunto  da  questa  normativa, per le ragioni che sono state
  ribadite  prima  dai  miei  colleghi e per le ragioni che anch'io ho
  testè   detto  e  che  riguardano  la  necessità  che  ci  si  muova
  nell'ambito  della  legge  nazionale e che non si violino i principi
  costituzionalmente garantiti.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Ortisi.  Ne ha
  facoltà.

     ORTISI.   Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   esprimiamo
  rammarico nel  veder  ridurre  un  articolo  giustapposto  ad  altro
  provvedimento,  quello   che  avrebbe  dovuto  essere  argomento  di
  intervento legislativo  organico,  tanto più che esistono disegni di
  legge specifici in materia.
       Né  basta  la   promessa  dell'assessore  Granata,  alla  quale
  crediamo, di arrivo  prossimo  in  Aula  di  ulteriori provvedimenti
  riguardanti appunto il  diritto allo studio. Sarà sempre un percorso
  raffazzonato e di  inseguimento  e  non  di  intervento  pensato  ed
  organizzato.
       Nello specifico vorrei contribuire con un paio di osservazioni.
       Quando si fa riferimento  a  'nuclei familiari in condizioni di
  disagio  economico  con  reddito  complessivo  loro  determinato'  -
  cassatelo  questo 'loro' - 'mediante l'utilizzo del codice ISEE', in
  effetti,  sarebbe più opportuno parlare di difficoltà a consentire a
  tutti  i  componenti  un  nucleo  familiare la frequenza scolastica,
  perché il disagio economico è altro.
       Vorrei   riprendere   quanto   detto   poc'anzi  dall'onorevole
  Speziale. A proposito  del  comma  3  dite:  "Nel  territorio  della
  Regione,  etc., è determinato in un terzo", andate in contraddizione
  con  la  legge nazionale già citata, la n. 62, che prevede tale tipo
  di  intervento  come  una  delle garanzie limite fondamentali perché
  una  scuola  paritaria  rientri  nell'ordine  e  nella categoria dei
  fruitori possibili di un percorso di pari opportunità.
       La domanda, onorevole Assessore, è questa: non è che il cavallo
  del furbo  Odisseo  abbia  procreato  tanti cavallini dell'onorevole
  Fleres?

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Tumino.  Ne ha
  facoltà.

     TUMINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  l'articolo  5
  sembra inventato come uno  strumento  per  dirla  con  il  professor
  Ortisi,  collega  nostro,  di  "captatio  benevolentiae".  Messo  lì
  apposta   per  dire  all'opposizione:  cara  opposizione  datti  una
  calmata,  ti offriamo una chance in più che è una norma generica sul
  diritto  allo  studio,  in  qualche  modo,  ciò  ti deve bastare per
  consentire a noi Governo di approvare una legge sul buono scuola.
       Bene.  L'assessore   Granata  dice:  noi  siamo  interessati  a
  proporre, anzi ci  impegnamo  come  Governo  a proporre, subito dopo
  l'approvazione di questa legge e dell'altra relativa al diritto allo
  studio universitario, una organica legge sul diritto allo studio.
       Ma allora, caro  Assessore,  che  fretta  c'era  di fare questa
  legge  sul buono scuola?  Si poteva benissimo aspettare un po'. Si è
  aspettato  per tanti anni, non sarebbe cascato il mondo.  Invece no,
  questa  legge è urgentissima perché  bisogna dare risposte politiche
  a categorie, a gruppi sociali.
       Allora questa legge  viene  fuori come un'aggregazione di norme
  che non sono omogenee.
       In particolare, questa  norma  sul  diritto  allo  studio è una
  indicazione generica di  volontà  di intervento di questo Governo e,
  se verrà approvata, nel  testo attuale, sarà una delega in bianco al
  Governo per intervenire su tutte queste norme.
       Invito l'assessore Granata  a chiarire quali sono i criteri con
  cui lui intende operare quando preparerà il decreto sul quale questo
  Parlamento  non  potrà  interferire,  perché  vero  è che il decreto
  passerà  della  Commissione  di  merito,  ma  soltanto  per la presa
  d'atto: non ci sono autorità che possono, in qualche modo, obbligare
  questo  Governo  a modificare il decreto. Allora, invito l'assessore
  Granata  ad  esprimere  l'impegno  formale di stabilire quali sono i
  criteri   che   lui   intende   seguire  nello  stilare  il  decreto
  assessoriale di cui anche questo stesso articolo porta traccia.
       Credo  che  noi  si  abbia  il  diritto  di  sapere  con  quale
  previsione,  per  esempio,  si dà priorità ai trasporti, così come è
  stato precedentemente illustrato. E'indubbio infatti che il problema
  del  trasporto  degli  alunni  dei  paesi  vicini  alle sedi dove si
  trovano  le  scuole medie superiori ha una priorità. Il Governo come
  intende  affrontare  questa  priorità?  Come intende favorire - così
  come  dice  -  le  fasce più deboli della popolazione scolastica? La
  norma  non fa alcun accenno a questo: essa stabilisce una previsione
  di circa 750 euro come tetto massimo pro capite, per tutta una serie
  di  possibili  interventi,  ma  non  indica  le  priorità  di questi
  interventi.
       Allora,  pongo  la  richiesta formale di sapere, perchè risulti
  agli atti.
       Infine c'è  il  problema  di  riscrittura  dell'articolo  5 per
  venire incontro ad  una  esigenza, tutta  politica credo, perchè sul
  piano formale, mi  pare  sia  una  cosa  che  non  regge.  Condivido
  pienamente quanto  ha  esposto  l'onorevole  Speziale  e non intendo
  ripeterlo, però, oggettivamente,  a  mio  avviso, questa è una norma
  che non compete alla nostra Assemblea.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare  l'onorevole  Villari.  Ne ha
  facoltà.

     VILLARI.   Signor   presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  rapidamente  per dire che noi sostanzialmente con questo emendamento
  del  Governo  all'articolo  5 stiamo ripercorrendo nel merito alcune
  scelte  per  quanto  attiene  alle previsioni in materia di libri di
  testo,  sussidi didattici e quant'altro, ripercorrendo alcune scelte
  che  di  fatto  sono  già nella legislazione regionale, e lo si dice
  chiaramente al secondo comma.
       Ma proprio per  questo  mi  chiedo  se  fare  un'elencazione di
  queste scelte che nel  merito vengono qui elencate sia, come dire, a
  questo  punto opportuno,  nel  senso  se  non  si  ritenga  di  fare
  riferimento  ad una  azione  del  governo  rivolta  a  sostenere  le
  famiglie  bisognose  i  cui  studenti,  al  di  là  delle  spese  di
  frequenze,  siano  sottoposti  ad  oneri legati proprio all'attività
  didattica,  e  cosi  via,  ma  a  questo  punto si pone il problema,
  l'esigenza,  di  rivedere  complessivamente e organicamente tutta la
  materia del diritto allo studio non universitario.
       Allora, l'assessore  Granata  diceva  che  il Governo si assume
  formalmente l'impegno di intervenire per affrontare organicamente la
  materia; vorrei però dire che questa scelta andava fatta prima; essa
  è stata peraltro  oggetto  di  un  dibattito  in  quinta Commissione
  quando è stato  esaminato  il  disegno  di  legge  sul  diritto allo
  studio. E per  quanto  riguarda  in  particolare  questa  parte,  si
  trattava di un  disegno  di  legge  organico sul diritto allo studio
  complessivamente inteso,  quindi diritto allo studio universitario e
  non universitario. Quella  era  la  sede per affrontare questo tema.
  Purtuttavia, con  questo  emendamento  del  Governo  sono  come dire
  recuperate,  ma  secondo  me  c'è il rischio di farlo senza definire
  quali sono i criteri, le modalità e quant'altro per consentire, come
  viene  detto  nella  prima parte dell'emendamento, la possibilità di
  accesso  a  tutti  i gradi di istruzione e di formazione del sistema
  scolastico siciliano.
       Io francamente  non  mi  sento  particolarmente preso da questo
  emendamento,  ma  andrebbe  più  valorizzato  il  ruolo  per  quanto
  riguarda l'intervento da parte della Regione a sostegno del "diritto
  allo  studio". In ogni  caso,  non  mi  pare  sia  questo  il  senso
  dell'emendamento, cioè dare alle istituzioni scolastiche autonome la
  competenza sulle materie  che qui vengono citate che però andrebbero
  collocate in un  testo  organico  sul  diritto  allo  studio. La mia
  impressione è che  ci  stiamo  un  po' lasciando prendere dalla mano
  caricando  tutto ai  Comuni.
       Queste materie,  a  mio giudizio, non andrebbero per competenza
  affidate  ai  Comuni,  ma sono materie tipicamente delle istituzioni
  scolastiche autonome.  Mentre, per esempio, la materia dei trasporti
  e  di  altri  servizi territoriali, questi sì rivolti agli studenti,
  sono  chiaramente  materia  dei  comuni,  ma il resto proprio non mi
  pare.  Tant'è  che  io  e  la collega Lo Curto abbiamo preparato dei
  subemendamenti per modificare queste parti.
       Al comma  1  le parole "autonomie scolastiche" vanno sostituite
  con le parole  "istituzioni  scolastiche  autonome";  e  al  comma 2
  invece specificare proprio  che  i 750 euro previsti per le famiglie
  devono   passare  attraverso  una  gestione  che  va  affidata  alle
  istituzioni  scolastiche  autonome e non ai comuni.  Ai comuni vanno
  affidate altre competenze;  altrimenti li sovraccarichiamo.
       Un'ultima cosa  riguarda  il  comma 3.  L'onorevole Speziale ed
  altri colleghi si  sono  già  espressi. Io spero che venga approvato
  l'emendamento soppressivo  del  comma 3. Se potessi permettermi, con
  molta umiltà, il  suggerimento  che  mi  sento  di  dare al Governo,
  onorevole Granata,  è  di  sopprimerlo;  insistere  su  questo comma
  rischierebbe di  aprire  questioni  sul piano della costituzionalità
  che mettono a  rischio  l'intero  articolato su cui il Governo penso
  voglia che si  vada  avanti  nella  sua  approvazione.  Se  passa il
  principio formulato nel  comma  3,  passa il principio della potestà
  esclusiva della Regione  in  materia  di modifica di legge nazionale
  come, appunto, in questo caso la legge 62/2000.

     PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'articolo 5.
       Onorevoli  colleghi,   siamo  nella  fase  di  illustrazione  e
  votazione dei  singoli  emendamenti  e  dei relativi subemendamenti.
  Poichè ho ricevuto  formale  richiesta da parte del Presidente della
  Commissione Sanità e  da  parte  del  Capogruppo  di Forza Italia di
  rinviare la seduta  al  pomeriggio, e  altresì  per  dare tempo alla
  Presidenza di  esaminare una notevole quantità di subemendamenti che
  sono pervenuti, sospendo  la  seduta  e comunico che riprenderà alle
  ore 17,30.

       (La seduta, sospesa alle ore 12.55, è ripresa alle ore 18.58)

     PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
       Onorevoli  colleghi,  avendo  valutato  una  serie di argomenti
  sollevati in  Aula  questa  mattina  circa la costituzionalità della
  norma   e  l'opportunità  di  rivederla,  dispongo  l'accantonamento
  dell'articolo 5.
       Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
       Si passa all'esame dell'articolo 6. Ne do lettura:

                                 <Art. 6.
                        Tassa rifiuti solidi urbani.
                            Annualità pregresse

          1.  L'Assessore  regionale   per   i   beni  culturali  ed
       ambientali  e per la  pubblica  istruzione  è  autorizzato  a
       concedere contributi alle  istituzioni scolastiche statali di
       ogni ordine e grado  della  Sicilia  per  il  pagamento della
       tassa rifiuti solidi urbani  iscritta  a  ruolo fino all'anno
       2000.>
       Comunico che  all'articolo 6 sono stati presentati gli allegati
  emendamenti:

    - 6.1 degli onorevoli Forgione e Liotta;

    - 6.2 dell'onorevole Turano.

     ACIERNO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  voglio
  intervenire per un richiamo al Regolamento. L'articolo 5 è già stato
  saggiamente accantonato  in attesa di definizione, però credo che ci
  sono altri emendamenti, in questo fascicolo, che riguardano articoli
  aggiuntivi e che sono stati pubblicati.
       Già una  volta,  in precedenza, ho avuto modo di sollecitare la
  Presidenza, sempre con il massimo rispetto....

     PRESIDENTE. Aggiuntivi a quale articolo?

     ACIERNO. Si tratta di emendamenti riguardanti articoli aggiuntivi
  al testo  di  legge,  che  sono totalmente estranei alla materia del
  buono scuola o del diritto allo studio.
       Allora, per l'economia dei  lavori, sarebbe  opportuno  che  la
  Presidenza esprimesse preventivamente l'inammissibilità ...

     PRESIDENTE.   No,   preventivamente   non   è  possibile,  stiamo
  esaminando  l'articolo 6. Lei può intervenire soltanto sull'articolo
  6.

     ACIERNO. No, io sto intervenendo per un richiamo al Regolamento

     PRESIDENTE.  E'  fuori luogo in questo momento; potrà fare il suo
  richiamo solamente quando arriveremo agli articoli aggiuntivi.

     ACIERNO. Mi  scusi,  signor  Presidente, volevo infatti dire alla
  Presidenza,   l'avere   incluso   nel  fascicolo  degli  emendamenti
  aggiuntivi   corrisponde   ad   una   preventiva   dichiarazione  di
  ammissibilità  in  violazione  al Regolamento ovvero è semplicemente
  per comodità?

     PRESIDENTE.  Il  fascicolo degli emendamenti è soltanto un comodo
  strumento di lavoro per il parlamentare.
       Si passa alla votazione degli emendamenti.
       Assenti i  firmatari,  dichiaro decaduti gli emendamenti 6.1, a
  firma  degli   onorevoli   Forgione   e   Liotta,  e  6.2,  a  firma
  dell'onorevole Turano.
       Pongo  in  votazione  l'articolo  6.  Chi  è  favorevole  resti
  seduto;  chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'articolo 7. Ne do lettura.

                                "Art. 7.
                  Modifiche di norma e proroga di termini

          1. Il comma 36  dell'articolo  56  della legge regionale 3
       maggio 2001, n. 6 è così sostituito:

          '36. Il comma 5  dell'articolo 12 della legge regionale 24
       febbraio 2000, n. 6 è  così  modificato:  Le  norme di cui al
       presente articolo  entrano  in  vigore  a  decorrere  dal  1
       ottobre 2002,  con  esclusione delle disposizioni di cui alle
       lettere a) e  b)  del  comma  2 che entreranno in vigore alla
       data del 1  ottobre 2004.

          Nella fase transitoria  l'Assessorato  regionale  dei beni
       culturali ed ambientali  e della pubblica istruzione continua
       a svolgere i compiti e le funzioni per l'organizzazione della
       rete scolastica, sulla  base  delle  proposte  formulate  dai
       dirigenti degli uffici  scolastici  periferici  del Ministero
       della  pubblica  istruzione,   previo   parere  dei  consigli
       scolastici provinciali'."

     PRESIDENTE.   Comunico  che  sono  stati  presentati  i seguenti
  emendamenti allegati:

    - dagli onorevoli Morinello, Ferro e Micciché: emendamento 7.4;

    - dagli onorevoli Forgione e Liotta:  emendamento 7.5;

    -  dagli  onorevoli  Giannopolo,  Speziale e Villari:  emendamenti
    7.13 e 7.14;

    -   dagli   onorevoli   Tumino,   Barbagallo,   Raiti  e  Vitrano:
    emendamento 7.11.

       Dichiaro   aperta   la  discussione  sull'articolo  7  e  sugli
  emendamenti ad esso presentati,

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica  istruzione.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
  articolo sottintende  la  volontà del Governo non di tenere bloccata
  la rete  di dimensionamento scolastico per delle finalità in qualche
  modo riferibili  al  presente  disegno  di  legge.  C'è  un'esigenza
  dovuta al fatto  che  la  rete, così com'è stata disegnata, esce dai
  consigli  scolastici provinciali che hanno delineato all'interno dei
  vari   consessi   provinciali   degli   equilibri   sulle  autonomie
  scolastiche.
       Abbiamo   potuto  rilevare  una  notevole  spinta  all'anarchia
  dobbiamo dirlo  in  termini  sintetici,  ed  è  questa la spinta che
  abbiamo  rilevato  perché  tutti, per motivazioni campanilistiche o,
  peggio, legate  alla necessità di allargare le autonomie, tendono ad
  una modifica del piano così come è stato rappresentato e concordato,
  che porterebbe ad una sostanziale anarchia del settore.
       Allora abbiamo ritenuto di rimanere a bocce ferme fino al 2004,
  prevedendo, però  espressamente  se  ci  sono  delle  autonomie  che
  vogliono modificare qualcosa nel piano di dimensionamento su accordo
  delle parti e  con  l'accordo quindi del CSA della Provincia, si può
  procedere tranquillamente  a  questa  modifica,  ma  non  si possono
  istituire   nuove   autonomie   scolastiche   perché   il  piano  di
  dimensionamento complessivo risponde alle indicazione che ci ha dato
  il Ministero.
       Quindi, è nell'economia di un equilibrio complessivo della rete
  del  dimensionamento  dell'autonomia  scolastica che il Governo pone
  questa esigenza.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi io non discuto
  della buona  fede dell'Assessore e, a proposito dell'articolo 7, del
  Governo, tuttavia  noi  non  possiamo accettarlo. E ciò in quanto la
  legge 6  del  2000  sull'autonomia  scolastica  demanda le modifiche
  relative al  piano  di  razionalizzazione della rete scolastica alla
  Conferenza  scolastica  provinciale  costituita  per  iniziativa del
  presidente della  Provincia  e  alla quale Conferenza partecipano il
  Provveditorato, i comuni e le varie autonomie scolastiche.
       Questo punto  fissato  dalla  legge  6 del 2000 è uno dei punti
  centrali  della  nuova  visione  della organizzazione dell'autonomia
  scolastica, cioè  il  fatto  che  si  é  finalmente  conquistato  il
  principio dell'autogoverno.  Infatti l'articolo 12 della legge n.  6
  del 2000  stabilisce  che sono attribuite alle province,in relazione
  alla istruzione  secondaria  superiore,  ed  ai comuni, in relazione
  agli altri gradi  inferiori  di  istruzione, i compiti e le funzioni
  concernenti   l'istituzione,   l'aggregazione,   la   fusione  e  la
  soppressione   di   scuole   in   attuazione   degli   strumenti  di
  programmazione; la  redazione dei piani di organizzazione della rete
  delle istituzioni  scolastiche.  Questa previsione della legge 6 non
  può   essere   sostanzialmente   svilita,   svuotata  attraverso  un
  differimento   dell'entrata   in   vigore   di   alcune   parti   di
  quell'articolo  12  al  2004,  quindi  all'anno scolastico 2004-2005
  facendo venire  meno  uno  dei  presupposti fondamentali. Qual'é  il
  fatto culturale, di  cultura politica che sta dietro a ciò? Il fatto
  é   che  si   vuole  tornare  ad  una  visione  di  separatezze,  di
  riaffermazione delle separatezze tra la scuola ed il territorio, tra
  le autonomie  scolastiche  e  le  autonomie locali; si vuole tornare
  cioé  alla  vecchia  impostazione dirigistica e verticistica, tant'é
  che  in  sostituzione  della  funzione  della  Conferenza scolastica
  provinciale, che  é  un organo permanente, subentrerebbe la funzione
  centralistica  dell'Assessorato della Pubblica Quest'ultimo provvede
  ad aggiornare  o  a  modificare  la rete, la razionalizzazione della
  rete scolastica attraverso gli uffici periferici del Ministero della
  Pubblica  istruzione,   che   sono   poi   i   CSA,   cioé   gli  ex
  provveditorati, d'intesa con i consigli scolastici provinciali. Come
  appare evidente, in un sol colpo sono scomparsi gli enti locali e le
  autonomie scolastiche.  Noi questo non possiamo accettarlo onorevole
  Assessore,  perché  si  tratta  di  negare  una  delle  acquisizioni
  fondamentali della legge  n.  6  del  2000.  Del resto, questo é  in
  linea  anche   con   una   strategia  del  Ministro  della  Pubblica
  istruzione, che é  quella,  di cancellare il ruolo degli enti locali
  e  delle   autonomie   locali  nel  governo  della  scuola.  Giudico
  pericoloso tutto ciò  perché  poi,  Assessore,  le leggi e le regole
  valgono oltre noi.  Se uno dei punti degli elementi verso cui si sta
  indirizzando  il   Ministro,  il  Governo  nazionale  in  ordine  al
  presupposto della organizzazione della rete scolastica è il rapporto
  insegnanti-alunni,  cancellando quindi altre importanti acquisizioni
  che nel corso  di  questi  anni  ci  sono  state,  e se noi dobbiamo
  attestarci  soltanto  su  questo  rapporto  noi  non  ci  stiamo.  I
  presupposti  dell'organizzazione  della rete scolastica, infatti non
  sono  soltanto  l'applicazione pedissequa di un rapporto matematico,
  ma sono altri  parametri  che  sono  di  contenuti,  di  qualità, di
  rapporto tra possibilità  di  una  data  offerta formativa e un dato
  territorio,  una  data  specificità  territoriale,  cioè esattamente
  quello che ha  fatto  la  legge  n.  6  ed esattamente quello che ha
  fatto la Conferenza scolastica provinciale.
       Vero é  che  in  alcune province, mi riferisco ad esempio, alla
  provincia   di   Messina,  l'organizzazione  del  piano  della  rete
  scolastica é  stato  un  fatto molto laborioso, ma, vivaddio, perché
  quel territorio ha una grande specificità, soprattutto in termini di
  estensione,  di allocazione della popolazione.  Pensate cosa sarebbe
  per la  provincia  di Messina, per tanti piccoli comuni dell'interno
  l'applicazione   pedissequa  del  rapporto  insegnanti-alunni;  cosa
  sarebbe questa  applicazione pedissequa, così come vuole il Ministro
  Moratti, in tutte le zone interne della provincia di Palermo , nella
  provincia di Enna,  di Caltanissetta e via di seguito. Cosa sarebbe?
  Scomparirebbero intere realtà scolastiche  Non si può presupporre il
  venir meno di  un  ruolo  e di un protagonismo del territorio che la
  legge numero 6  aveva  e  che  invece  in  questo  modo  noi  stiamo
  contribuendo a svuotare.
       Ecco perché, onorevole Assessore, noi non possiamo accettare in
  linea di principio  il  fatto  che  si voglia abolire il ruolo della
  Conferenza  scolastica provinciale e, segnatamente, delle province e
  dei comuni.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Tumino. Ne ha
  facoltà.

     TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sull'articolo 7, a
  mio avviso, ci sono da dire due cose importanti. Tutta la competenza
  relativa alla  rete  scolastica nel territorio della Regione, che da
  parte  della  norma  statale,  recepita  dalla  Regione,  era  stata
  attribuita a comuni e province sarebbe opportuno che a decorrere non
  dal 1  ottobre 2004, ma da subito, cioè dal 1  ottobre 2002.
       Questo  significherebbe avallare la tesi secondo cui la Regione
  Sicilia, per  sua  organizzazione,  per  sua  scelta,  privilegia il
  trasferimento e  la  delega  delle  funzioni  agli enti locali e non
  vuole costituire un elemento di intralcio.
       Signor   Presidente,   colgo   l'occasione  per  dire  che  gli
  emendamenti  7.7  e  7.6  non  sono attinenti alla materia al nostro
  esame e, in ogni caso, non sono stati esaminati dalla Commissione di
  merito.  Credo, dunque, che non possano trovare accoglimento;  io li
  condivido, però in un testo a parte.

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica   istruzione.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  a
  proposito dell'ultimo  rilievo mosso voglio soltanto ricordare che i
  consigli scolastici provinciali citati dall'onorevole Giannopolo non
  esistono più  da  nessuna  parte  in  Italia,  esistono  soltanto in
  Sicilia. E' un bene che esistano perché  forniscono uno strumento di
  supporto e  di  collegamento  tra  i  consigli  scolastici, gli enti
  locali e  l'Assessorato,  tuttavia  la ratio della norma è un'altra.
  Una volta  creato  il dimensionamento scolastico, l'esperienza ci ha
  insegnato che  le  spinte centrifughe campanilistiche e alcune volte
  le spinte dovute  soltanto  a  fatti  legati  alla volontà di creare
  nuove autonomie, per creare nuovi dirigenti scolastici, portano alla
  situazione di  ingovernabilità del territorio. Quindi, la scelta del
  Governo è  una  scelta  politica,  non  è  una scelta centralistica.
  Tanto  è  vero   che   di  fronte  alla  volontà  di  modificare  il
  dimensionamento, su accordo delle parti e senza modificare il numero
  delle autonomie, la procedura è aperta.
       Dunque, le singole autonomie che volessero modificare l'assetto
  organizzativo  del  territorio potranno procedere anche domani, così
  come in alcuni casi é avvenuto.
       C'è questo primo  dato  che sgombra il campo dal sospetto della
  volontà di accentramento decisionistico da parte dell'Assessorato.
       Invece,  il  rilievo  dell'onorevole  Tumino  sugli emendamenti
  aggiuntivi 7.7 e  7.6  è  nella sostanza esatto, perché si tratta di
  andare a ricomporre  su  basi  nuove,  come dice lo stesso onorevole
  Tumino, condivise  da  lui  e  fortemente  equilibrate, il Consiglio
  regionale dei beni culturali. Questo Assessorato ha l'esigenza di un
  confronto con un organismo che è allo stesso tempo di consultazione,
  di controllo  e  di verifica degli atti delicatissimi che riguardano
  l'assetto  del  territorio  siciliano.  Poichè  questo  consiglio  è
  decaduto e  allo  stato  un  altro  assessore non avrebbe presentato
  questo emendamento,  perché  avrebbe  potuto agire a mani totalmente
  libere, così come  la  legge  prevede  in  attesa e nelle more della
  ricostituzione  del  nuovo  consiglio,  ho  ritenuto  da  parte  mia
  doveroso  portare all'attenzione del Parlamento alla prima occasione
  utile una  norma che reintroduce l'esistenza del Consiglio regionale
  dei  beni   culturali.Ciò   a   supporto   della  volontà  da  parte
  dell'assessorato di agire con un confronto ed anche con una capacità
  dialettica rispetto  a chi professionalmente su un piano accademico,
  architettonico, le  categorie,  può  rappresentare un punto di vista
  altro rispetto  a quello dell'assessorato su temi che riguardano gli
  equilibri   territoriali,  ambientali,  i  piani  paesaggistici,  le
  concessioni di  alcuni pareri che sono importantissimi per la tutela
  del territorio.
       Allora, se  il  Parlamento ritiene che l'Assessore nel proporlo
  alla sua attenzione  abbia fatto una forzatura, cioè se sorgesse una
  discussione  di   questo   tipo   sarei   il  primo  a  ritirare
  l'emendamento.  Però, voglio sottolineare, onorevole Tumino, che in
  modo molto lineare  e  garbato, come è suo solito fare, ha sollevato
  questo problema  che  le  intenzioni  del  Governo  sono legate alla
  volontà di confrontarsi con uno strumento che è soprattutto garanzia
  di trasparenza nelle  decisioni  che vengono assunte su assetti e su
  fatti importanti  del territorio della regione siciliana. Poichè non
  intravedo norme, da  qui  a breve, che siano strettamente connesse e
  legate ai beni  culturali  e  sono privo del Consiglio regionale dei
  beni culturali ho proposto una norma che mi permettesse di nominarlo
  in modo  articolato,  sempre  restando il fatto che, avendo un'altra
  legge, quella  sul  diritto  allo  studio  universitario, qualora la
  Commissione voglia,  sorge  questa  richiesta  da  parte delle forze
  parlamentari,  esaminarlo  prima  più  attentamente  in commissione,
  posso ritirarlo io,  non  farlo  mettere  ai  voti.
       C'è  una   urgenza   oggettiva,  ma  se  voi  mantenete  questa
  obiezione, lo ritiro  adesso;  se c'è un' obiezione che intralcia il
  cammino della  legge,è  giusto  così.  Lo ripresenterò al disegno di
  legge sul  diritto allo studio universitario, faremo un passaggio in
  Commissione e ne approfondiremo alcuni aspetti.

     PRESIDENTE.  Si passa alla votazione degli emendamenti.
       Pongo congiuntamente  in  votazione  gli emendamenti 7.4, 7.5 e
  7.13 aventi identico contenuto. Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione.  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE. Chi  è  favorevole  si  alzi;  chi  è contrario resti
  seduto.

                            (Non sono approvati)

       Pongo   in   votazione  l'emendamento  7.11.  Il  parere  della
  Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione.  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole  si  alzi;  chi è contrario resti
  seduto.

                            (Non è approvato)

       Pongo   in   votazione  l'emendamento  7.14.  Il  parere  della
  Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione.  Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole  si  alzi;  chi è contrario resti
  seduto.

                            (Non è approvato)

       Pongo in votazione l'articolo 7. Chi è favorevole resti seduto;
  chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Comunico  che  sono  stati  presentati gli allegati emendamenti
  articoli aggiuntivi:

    - dal Governo:  emendamenti  7.2,  7.3, 7.7, 7.6, 7.17 bis, 7.20 e
    7.21;

    - dagli  onorevoli  Fleres,  Catania Giuseppe, Maurici e Garofalo:
    emendamento 7.1;

    -  dagli  onorevoli  Villari,  Speziale,  Giannopolo  e Cracolici:
    emendamento 7.19;

    -   dagli   onorevoli   Tumino,   Barbagallo,   Raiti  e  Vitrano:
    emendamenti 7.8;

    -  dagli  onorevoli  Giannopolo,  Speziale e Villari:  emendamenti
    7.12 e 7.15;

    - dall'onorevole Giannopolo: emendamento 7.17;

    - dall'onorevole Cracolici: emendamento 7.18.

       Si  passa  agli  emendamenti aggiuuntivi aggiuntivi del Governo
  7.2  e   7.3   che   si   intendono  ritirati  perché  già  compresi
  nell'articolo 8.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Dichiaro di ritirare gli emendamenti 7.7 e 7.6
  con preghiera agli  uffici  di  inserirli  nel  disegno di legge sul
  diritto allo studio universitario.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.
       L'emendamento 7.1 si intende ritirato.
       Si passa  all'emendamento 7.19 a firma degli onorevoli Villari,
  Speziale ed altri.

     ACIERNO. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.  Signor  Presidente, l'emendamento 7.19 fa parte di quel
  gruppo di  emendamenti  che  sono  da  dichiarare  inammissibili per
  estraneità alla materia.  Se  lei  li  pone  in votazione rischia di
  creare un precedente  in  Aula  per  cui  la norma regolamentare che
  vieta  di presentare emendamenti estranei all'oggetto in discussione
  diventa prassi.

     PRESIDENTE.  E'  un  rilievo  che  condivido.  Vorrei chiedere ai
  colleghi  Villari,  Speziale, Giannopolo e Cracolici se ritengono di
  farne  oggetto  di  iniziativa  autonoma;  diversamente, riguardando
  materia estranea  all'oggetto  del  disegno di legge in esame dovrei
  dichiarare inammissibile.

     GIANNOPOLO. Lei ritiene che riguardi materia estranea?

     PRESIDENTE.  Sì, perché  non  credo che la legge sul buono scuola
  abbia attinenza con le devianze giovanili.

     GIANNOPOLO. Anche  a  nome  degli  altri  firmatari,  dichiaro di
  ritirarlo.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
  7.8 a firma dell'onorevole Tumino.

     TUMINO.  Anche   a   nome  degli  altri  firmatari,  dichiaro  di
  ritirarlo.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto. Si passa all'emendamento
  7.12 a firma degli onorevoli Guannopolo ed altri.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor  Presidente con questo emendamento aggiuntivo
  si  vuole  intervenire sulla ridefinizione dei contenuti della legge
  che  riguarda  il  trasporto scolastico, cioè parliamo di materia di
  diritto  allo  studio.  Credo  che sia perfettamente compatibile con
  l'articolo 1 di  questa legge che abbiamo già votato.  In materia di
  trasporto scolastico  gratuito  abbiamo  una normativa che risale al
  1973,  la legge  24  del  1973,  una  legge  abbastanza  datata.  La
  normativa  andrebbe  quindi  aggiornata  e riportata alle situazioni
  attuali,  per cui  con  questo  emendamento  non  si  fa  altro  che
  sostituire gli articoli 1  e 2 della legge 24 del 1973 in materia di
  trasporto scolastico, non c'è nient'altro.

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento 7.12 .Il parere del
  Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione . Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è contrario si
  alzi.

                               (E' approvato)

       Pongo in  votazione  l'emendamento 7.15 a firma degli onorevoli
  Giannopolo ed altri.  Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi è favorevole  si  alzi;  chi  è  contrario resti
  seduto.

                            (Non è approvato)

       Pongo congiuntamente in votazione gli emendamenti 7.17, a firma
  dell' onorevole  Giannopolo,  e 7.17 bis del Governo aventi identico
  contenuto. Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi  è  favorevole  resti seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                               (Sono approvati)

       Si   passa   all'emendamento   7.18,   a  firma  dell'onorevole
  Cracolici.
       Assente il firmatario, lo dichiaro decaduto.

     SPEZIALE.  Ai  sensi  dell'articolo  114 del Regolamento interno,
  dichiaro di riprenderlo.

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali,  ambientali  e  per la
  pubblica istruzione. Vorrei che fosse illustrato.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Onorevole  Presidente,  onorevoli  Colleghi, in realtà
  l'emendamento presentato  dal  collega  Cracolici si illustra da sé.
  Esso riguarda i Collegi di Maria che ormai in gran parte non vengono
  più utilizzati.
       Con  questa  norma,  dopo la pubblicazione della legge, il loro
  patrimonio   passerebbe   direttamente  alla  gestione  dei  comuni;
  vengono  soppressi  ed il patrimonio passa direttamente ai comuni in
  cui insistono i Collegi.
       Si tratta di  una  norma  di carattere generale che penso possa
  essere contenuta in questo disegno di legge.

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali,  ambientali  e  per la
  pubblica istruzione.  E' una  norma di carattere generale che ad una
  prima lettura, che  è  quella che sto effettuando in questo momento,
  mi  pare   non   sia   da   rigettare.   Tuttavia,  vorrei  fare  un
  approfondimento  con  gli  Uffici.Invito,  pertanto,  il  collega  a
  ritirarlo ed a presentarlo in un altro testo legislativo.

     PRESIDENTE.  Il  Governo  invita  l'onorevole Speziale a ritirare
  l'emendamento.

     SPEZIALE.  No,  signor  Presidente,  non  lo  ritiro,  ne  chiedo
  l'accantonamento.

     PRESIDENTE.  Accantonarlo  significa  che  ne  dovremo  riparlare
  nello stesso contesto. Il Governo la sta invitando a ritirarlo ed ad
  inserirlo in un altro testo legislativo.

     SPEZIALE. Dichiaro di ritirarlo.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.  Si passa all'emendamento
  7.20 R del Governo, interamente sostitutivo dell'emendamento 7.20.

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali,  ambientali  e  per la
  pubblica istruzione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali,  ambientali  e  per la
  pubblica  istruzione.  Signor  Presidente,  questo emendamento è una
  riscrittura   dell'emendamento   aggiuntivo   7.20.  Esso  cerca  di
  razionalizzare  un  intervento  già  previsto  dalle norme regionali
  esistenti sul  diritto  allo  studio  e,  in modo particolare, sulla
  gratuità dei  libri  di  testo delle scuole medie inferiori affinchè
  garantisca una  fascia  almeno  del  trenta per cento del contributo
  ulteriore alle fasce  di reddito più basse; allo stato invece questo
  contributo viene erogato  in  modo  paritario  a  tutte  le fasce di
  reddito che ne facciano richiesta.
       E', quindi,  un'applicazione di un principio, che abbiamo anche
  introdotto per  provvedimento  di  altro  tipo sul buono scuola, che
  inserisce  una  proporzionalità  rispetto  al reddito del contributo
  erogato dalla Regione,  in  questo  caso, per l'acquisto di libri di
  testo.
       E' in  linea  anche  con molte osservazioni sollevate nel corso
  del    dibattito   parlamentare   sia   dall'onorevole   Ferro   sia
  dall'onorevole Virzì,  a proposito della gratuità dei libri di testo
  delle scuole medie inferiori.

     ACIERNO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.  Signor  Presidente  onorevoli colleghi, vorrei soltanto
  segnalare al Governo  che  al comma 1 dell'articolo 2 del disegno di
  legge in  discussione  abbiamo,  giustamente,  previsto quali sono i
  soggetti titolari del buono scuola.
       Nella  riformulazione  dell'articolo 17 della legge n. 31 testé
  presentato dal Governo si riconosce invece un solo soggetto che è la
  famiglia.  Allora,  sarebbe  opportuno  che  il  Governo alla figura
  della    famiglia    ggiungesse    anche   le   altre   due   figure
  istituzionalizzate  nella  legge  sul buono scuola e che sarebbero i
  soggetti  esercenti  i  poteri  connessi  alla potestà parentale e i
  famosi    studenti...su   quell'emendamento   credo   dell'onorevole
  Cracolici e  da  me  contestato ma approvato dal Governo e votato da
  quest'Aula.  Quindi, credo che la riscrittura debba prevedere queste
  due figure, altrimenti sarebbe una discriminante.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali  e ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali  e ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Credo  che il chiarimento sia opportuno e vada
  riscritto:  Pertanto,   possiamo  dare  l'incarico  agli  uffici  di
  procedere in tal senso.

     PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento 7.20R del Governo.
       Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 7.20 del Governo.

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali,  ambientali  e  per la
  pubblica istruzione. Il Governo lo ritira.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Si passa all'emendamento  7.21  del  Governo.  Il  parere della
  Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è contrario si
  alzi.

                            (E' approvato)

     PRESIDENTE. Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                                  Art. 8.
                             Norma finanziaria

          1.  Per  gli interventi previsti dalla presente legge sono
       autorizzate per l'esercizio 2002 le seguenti spese:

          a)  per  le  finalità  dell'articolo  3,  comma  1: 17.500
       migliaia di euro;

          b)  per le finalità dell'articolo 3, comma 3: 500 migliaia
       di euro.

          c)  per le finalità dell'articolo 3, comma 6: 500 migliaia
       di euro;

          d) per le finalità dell'articolo 5: 140 migliaia di euro;

          e)  per  le  finalità  dell'articolo  6: 1.500 migliaia di
       euro.

          2.   Agli  oneri  di  cui  al  comma  1  si  provvede  per
       l'esercizio  2002  con  parte delle disponibilità dell'U.P.B.
       4.2.1.5.2 - capitolo 215704, accantonamento 1010 del bilancio
       della Regione per l'esercizio finanziario medesimo.

          3.   Per  gli  esercizi  finanziari  2003-2004  la  spesa,
       valutata in 65.090 migliaia di euro per ciascuno dei predetti
       anni, trova riscontro nel bilancio pluriennale della Regione,
       codice 12.02.01".

     PRESIDENTE:   Comunico  che  sono  stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

           - dal Governo: emendamenti 8.8 e 8.1;

           - dalla Commissione: emendamento 8.8R;

           -  dagli  onorevoli  Forgione  e Liotta:  emendamento 8.2;

           -   dagli  onorevoli  Panarello,  Giannopolo,  Cracolici  e
           Villari: emendamenti 8.5 e 8.6;

           -  dagli  onorevoli  Tumino,  Barbagallo,  Raiti e Vitrano:
           emendamenti 8.3 e 8.4;

           -   dagli   onorevoli   Giannopolo,   Villari  e  Speziale:
           emendamento 8.7.

     PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 8.8R del Governo.

     GRANATA, assessore per i  beni culturali e ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali  e ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Onorevoli  colleghi,  si  tratta  della  nuova
  copertura finanziaria che il  Governo ha ritenuto di dare al disegno
  di  legge.   L'unica novità  di  rilievo,  così  come  è  del  resto
  sottolineato, è  quella  riguardante  la  copertura  delle  finalità
  dell'articolo 5 che è stata aumentata in modo considerevole: è stata
  porta a 10 milioni di  euro, essendo un disegno di legge sul diritto
  allo studio.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non sollevo
  problemi di merito, ma  di metodo: essendo norma finanziaria, in cui
  è  prevista,  fra  l'altro,  la  copertura  per l'articolo 5 è stato
  accantonato,  non  possiamo procedere in questa fase, dobbiamo prima
  ritornare   all'articolo   5,  approvarlo  e  poi  dare,  attraverso
  l'approvazione  di  questo  articolo,  la  copertura.  Chiedo quindi
  l'accantonamento dell'articolo 8.

     PRESIDENTE. Onorevole Speziale, lei ha ragione.
       Pertanto,  dispongo  l'accantonamento  dell'articolo  8  e  dei
  relativi emendamenti.
       La seduta è sospesa per dieci minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 19.37, è ripresa alle ore 19,45)

     PRESIDENTE.  La   seduta   è   ripresa.   Si   riprende   l'esame
  dell'articolo 5.

     GRANATA,    assessore per i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA,    assessore per i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, siamo
  tornati  all'esame  dell'articolo   5.   Il  Governo, apprezzate  le
  circostanze e fatti alcuni approfondimenti su alcune delle questioni
  riguardanti il comma 3  dell'articolo  5, ritiene - per l'economia e
  la linearità del procedimento  legislativo  - di ritirare il comma 3
  dell'emendamento 5.R di riscrittura dell'articolo 5.

     PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
       Comunico    che    sono    stati    presentati    i    seguenti
  subemendamenti all'emendamento 5R:

    - dal Governo:  subemendamento 5.R1;

    -   dagli   onorevoli   Speziale,  Barbagallo,  Villari  ed  altro
    subemendamento 5 R2;

    - dagli onorevoli Villari ed altri: sebemendamento 5.R3;

    - dagli onorevoli Villari ed altri:  subemendamento 5.R3 e 5.R4;

    - dall'onorevole Speziale: subemendamento 5.R5.
       L'emendamento 5.8 è ritirato.
       L'Assemblea ne prende atto.
       Si  passa  all'emendamento   soppressivo  5.1,  a  firma  degli
  onorevoli  Morinello,  Ferro  e  Miccichè,  e  contestualmente  agli
  emendamenti 5.2, 5.4 e 5.7 di identico contenuto.
       Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali,  ambientali  e  per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE.   Li  pongo   congiuntamente   in  votazione.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (Non sono approvati)

       GRANATA, assessore per  i  beni  culturali, ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali,  ambientali  e per la
  pubblica  istruzione.   Abbiamo  uniformato  la  individuazione  del
  reddito togliendo, così come in altra parte del disegno di legge, la
  utilizzazione del codice ISEE come citazione.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO. Signor  Presidente,  la volevo invitare a considerare
  che l'emendamento 5.6 è da ritenersi subemendamento dell'emendamento
  5R del Governo.

     ACIERNO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO. Signor Presidente, volevo segnalare alla Presidenza e al
  Governo che nella riscrittura dell'articolo 5, nell'emendamento 5.R,
  come già precedentemente  segnalato  all'articolo  2 di questa legge
  sono stati individuati  i  soggetti  beneficiari  nelle figure della
  famiglia, di chi esercita la patria potestà e degli studenti.
       Al   comma   2    dell'articolo    5,   così   come   riscritto
  nell'emendamento  5.R, si  fa  riferimento  invece  solo  ai  nuclei
  familiari.  Allora, sarebbe   opportuno   che   si   facesse  sempre
  riferimento ai soggetti previsti dall'articolo 2, comma 1, di questa
  legge.

     PRESIDENTE. Quindi lei vota contro. Perchè è una dichiarazione di
  voto la sua.

     ACIERNO. No, signor  Presidente,  ho detto all'inizio riguardo ad
  un emendamento che viene  messo  in  votazione  e  che trasforma una
  norma già approvata  in  quest'Aula  sulla legge che ancora dobbiamo
  finire di approvare.

     PRESIDENTE. Allora, lei chiede la preclusione.

        ACIERNO. No,  chiedo  al  Governo di cambiare nucleo familiare
  con i soggetti già previsti al comma 1 dell'art. 2 di questa legge.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. In sede di riscrittura sarà precisato.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

     PRESIDENTE. Pongo  ai voti l'emendamento 5.6. Chi è favorevole si
  alzi, chi è contrario resti seduto.

                            (Non è approvato)

     PRESIDENTE. Pongo ai voti il subemendamento del Governo 5.R1. Chi
  è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

     PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 5.R2.
       Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. E' superato.

     PRESIDENTE.  Infatti  è  superato.  Si passa all'emendamento 5.R5
  dell'onorevole Speziale.
       Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  io  inizialmente, quando  è  stato
  scritto l'articolo nel  dibattito  fatto anche in modo informale con
  il Presidente della  Regione  e  con  l'assessore Granata, ho sempre
  pensato  che  ci  fosse  stata  una  dimenticanza, perché  io faccio
  riferimento al buon senso ancor prima che alla norma.
       La norma prevede  che  si  possa  dare  un massimo di 750 euro.
  Adesso l'Assessore  ha  specificato invece a famiglia. Ora la natura
  delle famiglie ovviamente è  diversa;  perché  c'è  chi  ha  un solo
  figlio che frequenta la  scuola  e  c'è  chi  invece  ne ha quattro.
  Aver  fissato  soltanto  il  limite  di  reddito, senza tenere conto
  invece  del  fatto  che  nelle  famiglie  ci  possono essere diversi
  componenti  che  frequentano  la scuola, mi pare una cosa sbagliata,
  perché  a  queste  famiglie  noi  dobbiamo  necessariamente  dare un
  sostegno, un aiuto: mi pare la cosa più logica.
       Per cui, chiedo al  Presidente  della  Regione  e al Governo di
  modificare l'orientamento e  tenere conto del sostegno alle famiglie
  inteso non come nucleo ma come singolo componente che va a scuola.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Favorevole.

     PRESIDENTE.   Con  il  parere  favorevole  del  Governo  e  della
  Commissione,  pongo in  votazione  il  subemendamento  5.R5.  Chi  è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

     PRESIDENTE.   Il   parere   del   Governo  sull'emendamento  5.R3
  dell'onorevole Villari.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali,  ambientali e per la
  pubblica istruzione. Favorevole.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Onorevole Presidente, così com'è l'emendamento, pure
  essendo  presentato  dai  miei  colleghi  parlamentari  dello stesso
  gruppo, non lo  condivido.  Ho  il  dovere di dirlo. In effetti, con
  l'Assessore  eravamo  rimasti  che  facevamo un approfondimento.  Ma
  ancora di più non  condivido  questo emendamento se non si chiarisce
  con l'emendamento 5R che  questo  buono vada alle famiglie presso le
  scuole statali, perché  questa  cosa  non  è  chiara,  non è scritto
  nell'emendamento  5R. Insomma,  io  devo  dare  i  soldi  pure  alle
  istituzioni scolastiche  private?  Fatemi  capire.
       Suggerirei invece al Governo di riscrivere l'intero emendamento
  5R  e  di  apportare  qualche  aggiustamento.  Vorrei infatti che il
  Governo  ci spiegasse altrimenti come intende risolvere il fatto che
  sotto un  certo  tetto,  che  è il tetto fissato per questo buono di
  500, 750  Euro  per  le  scuole  paritarie già interviene il Governo
  nazionale sotto  quel  tetto,  con  la  cifra  di  51  miliardi  già
  attribuita   alla   Regione.   Ecco   perché  non  condivido  questo
  emendamento;  non  posso  ipotizzare  infatti  che  non solo vanno a
  finire di  nuovo  alle  scuole  private i ragazzi, ma il buono lo do
  persino direttamente  alle  scuole  private   Io non lo so, ma siamo
  impazziti?  Io  sarò  un  vetero,  però  sono perché  queste cose si
  decidano e  si  discutano  nei  luoghi  adatti,  che sono i consigli
  comunali.  Dove ci siamo tutti, dove c'è la democrazia.

     GRANATA,  assessore  ai  beni  culturali,  ambientali  e  per  la
  pubblica istruzione.  C'è  un  duplice  problema  che  è stato posto
  all'intervento   dell'onorevole   Giannopolo.
       Per quanto riguarda  l'intervento  sul diritto allo studio sarà
  la sede regolamentare a  stabilire  ciò  che è ovvio e deciso e cioé
  che  questo  contributo  rappresenta  un  contributo  agli  studenti
  appartenenti  a  famiglie con  un  reddito  più  basso  di  ciò  che
  stabiliremo attraverso  il  regolamento  che  frequentano  le scuole
  pubbliche  statali.
       Per  quanto riguarda  invece  la  modalità  di  erogazione  del
  contributo, ho già detto  in sede di dibattito che sono d'accordo. E
  poi  sono  d'accordo che  si  voglia  scrivere  qui  o  far  passare
  attraverso  il regolamento che sarà sottoposto alla Commissione, con
  l'idea di  ottenere un iter filtro più rapido, più efficiente, anche
  più  coerente  con  il  conclamato  valore dell'autonomia scolastica
  dalle  singole  istituzioni  autonome scolastiche, la erogazione del
  contributo  stesso, cioé  del  buono  legato al diritto allo studio.
  Pertanto,  su  questo la posizione del Governo è chiara: aggiungerlo
  nel   disegno   di   legge   è   sostanzialmente  confermare  quella
  impostazione.

     PRESIDENTE. Con  le  precisazioni  del Governo questo emendamento
  potrebbe essere  trasformato  in  ordine del giorno per una maggiore
  garanzia e  sicurezza  dei  presentatori:  c'é una dichiarazione del
  Governo di  recepirlo  a  livello di regolamentazione, c'é un ordine
  del giorno eventualmente che sostituisce il merito dell'emendamento.
  Se accogliete la  proposta  di  trasformarlo in ordine del giorno si
  va avanti.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Presidente,  non è possibile trasformarlo in ordine del
  giorno perché  incide  nel corpo della materia normativa che abbiamo
  all'esame; non vi può  essere un invito al Governo perché il Governo
  ha previsto le modalità  di  erogazione  del contributo di 500 Euro,
  l'ha  previsto  facendo   capo   al   Presidente   della  Regione  o
  all'Assessore. L'emendamento invece nel merito sposta il luogo della
  decisione e delle  modalità  di  erogazione:  dal  Presidente  della
  Regione lo  sposta  direttamente  alle  istituzioni  scolastiche.
       Le osservazioni  fatte  prima  dall'onorevole  Giannopolo  sono
  convincenti perché,in  realtà,  la  formulazione  dell'emendamento è
  insufficiente in  quanto  bisogna aggiungere istituzioni scolastiche
  statali perché  l'intervento  del  diritto  allo  studio va limitato
  alle  istituzioni  scolastiche  statali.
       La questione posta  dall'onorevole Giannopolo è corretta, ma il
  Governo però non mi pare  la  voglia  fare  propria.  Vale a dire il
  luogo della decisione e  dove noi dovremo trasferire le risorse sono
  i Comuni, i quali  poi dovrebbero ridefinire gli interventi. Siccome
  il Governo si sottrae a  questa logica perché  ha più volte ribadito
  che   non   intende   trasferirli,   l'emendamento   nasce   appunto
  dall'esigenza  che vi  sia  un  luogo,  le  istituzioni  scolastiche
  statali.  Pertanto, chiedo  di  agiungere "dopo scolastiche statali"
  per delimitare i confini  di  applicazione  della norma, in modo che
  sia chiaro che  vanno  riferite esclusivamente alle scuole pubbliche
  statali. Quindi, chiediamo che vi sia questo elemento aggiuntivo. In
  alternativa,  dato  che   c'è   un   altro   emendamento   a   firma
  dell'onorevole Giannopolo ed  altri  che prevede il trasferimento ai
  Comuni,  se  il  Governo  è  d'accordo,  possiamo  approvare  questo
  emendamento dell'onorevole Giannopolo.

     PRESIDENTE.   Se    si   aggiunge,   con   l'autorizzazione   dei
  presentatori, la parola 'statali' il discorso è chiuso.

     FORMICA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne he facoltà.

     FORMICA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  credo che
  sulla vicenda si  sia fatta forse un po' di confusione. Infatti,  da
  da che  cosa  nasce?  In  Commissione, rispetto al testo originario,
  che prevedeva  che  fosse  l'Assessorato a distribuire questo buono,
  giustamente, da  parte  di  molti componenti della Commissione, si è
  sollevato il problema che tale ipotesi fosse troppo centralista.  La
  proposta  era  di  darlo  ai  comuni.
       Di fronte a tale proposta l'Assessore ha detto che, considerato
  che  c'è   l'autonomia   scolastica,   che   è  l'ultimo  anello  di
  congiunzione  con   chi   poi   dovrà  usufruire  di  questo  buono,
  si sarebbe  potuto  dare  alle  automie scolastiche; ma parlavamo di
  scuole statali.
       Quindi,  non   vedo  perché  non  si  possa  accogliere.  Credo
  peraltro che il  Governo  sia pure propenso ad accogliere tale tesi,
  che è poi la  tesi  del  Governo, la tesi che il Governo stesso, che
  l'Assessore ha proposto in Commissione.

     PRESIDENTE.   Comunica  che  è  stato  presentato  dall'onorevole
  Speziale il seguente subemendamento al subemendamento 5.R3:

           -  Aggiungere  dopo  la  parola  "scolastiche"  la seguente
           "statali".

       Si procede alla votazione.
       Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali  ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.

     LEONTINI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LEONTINI.   Signor   Presidente,   non   condivido  l'emendamento
  dell'onorevole  Speziale.   Non   ritengo  tale  modo  di  procedere
  conducente ad un buon esito della legge.
       Mi dispiace aver riscontrato  che tutte le volte che i colleghi
  dell'opposizione  alzano   il   tono  della  polemica  o  minacciano
  ostruzionismo, da parte del Governo si sia docili a modificazioni ed
  accoglimenti.
       Ritengo che in  questo  momento  ci sia bisogno di un attimo di
  riflessione  ed  approfondimento,  quindi chiedo un'interruzione dei
  lavori d' Aula per trenta minuti.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà,

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali  ed ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Onorevole  Leontini,  voglio  precisare che il
  Governo non è docile  nei confronti di alcuno,  né della maggioranza
  né dell'opposizione. Ha  espresso  con coerenza una posizione legata
  all'ultima osservazione sollevata  che,  a  nostro avviso, era quasi
  superflua perché durante tutta  la durata dei lavori parlamentari in
  Commissione, quando  abbiamo  parlato  dell'articolo 5,  da parte di
  tutti, ad  iniziare  dal  Governo,  abbiamo  inteso un intervento di
  diritto allo studio legato alle scuole pubbliche statali.
       Quindi  il   Governo  non  ha  fatto  altro  che  continuare  e
  confermare un'impostazione  che  tutti  coloro  i  quali hanno fatto
  parte della  Commissione  hanno condiviso, compresi i rappresentanti
  di Forza  Italia  all'interno  della  Commissione.  Per  cui non c'è
  stato alcun cambiamento di rotta.
       Per quanto  riguarda,  invece,  la  richiesta  di  sospensione,
  ovviamente noi siamo  rispettosi  di  una  dinamica  di ragionamento
  all'interno della  maggioranza,  e  comunque non è una decisione che
  spetta a noi  avallare,  però  ritengo  che  siamo arrivati al punto
  finale  di  votazione  della  norma,  per  cui  su  tale  richiesta,
  ovviamente, non  possiamo  fare  altro  che  rimetterci alla volontà
  della Presidenza dell'Assemblea.

     ACIERNO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei  far
  rilevare al Governo  che  la modifica, nella parte del comma 2 della
  riscrittura   dell'articolo   5, riguarda  famiglie  disagiate,  non
  scuole pubbliche o  scuole  private.  Per  cui  mi  sento di dire al
  Governo che  in quasi tutti gli istituti cattolici siciliani vengono
  accolti, senza oneri per le famiglie, figli di famiglie disagiate.
       Se noi in  questa norma dovessimo limitare alle scuole statali,
  faremmo sì che i  figli  di  famiglie  disagiate,  che godono già da
  parte degli istituti  privati  di  alcuni  benefici  riguardanti  la
  retta, verrebbero tagliati fuori.  Allora, se dobbiamo sempre cedere
  a posizioni che  sono  basate sul nulla, il contributo lo diamo alle
  famiglie disagiate  e  sarà  estremamente difficile trovare famiglie
  disagiate che mandano  i  figli  nelle  scuole  private.  Ma ci sono
  famiglie disagiate, che  hanno  la  possibilità, grazie all'aiuto di
  terzi, di mandare  i  figli  nelle  scuole private, che non potranno
  godere di questo beneficio da parte della Regione.

     PRESIDENTE.  Siamo in sede di votazione.

     SPEZIALE. Su cosa?

     PRESIDENTE.  Ma  come  su  cosa? Stiamo votando il subemendamento
  con la correzione  da  lei proposta.  Dobbiamo essere un tantino più
  attenti.  Onorevole  Acierno  il  Governo e la Commissione hanno già
  espresso il  loro  parere  favorevole;  siamo  in  piena  votazione,
  malgrado il suo  intervento  nel  bel  mezzo  della votazione, ho il
  dovere di  porre  ai  voti il subemendamento dell'onorevole Speziale
  così come corretto in queste fasi.
       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'emendamento 5R4.

     LEONTINI. Avevamo chiesto una sospensione, non è stata accolta?

     PRESIDENTE.  No, siamo in fase di una serie di votazioni che sono
  cominciate alle ore  18.OO  e  non  sono  ancora finite.  Non si può
  interrompere  in fase  di  votazione.  A  parte  il  fatto  che  una
  sospensione  deve  essere  motivata,  un  semplice  dissenso  su  un
  emendamento non  può  comportare  un' interruzione. Lei ha avuto una
  risposta puntuale dal  Governo; ne  prenda  atto, in un modo o in un
  altro.
       Pongo  in  votazione  l'emendamento  5R4.   Il   parere   della
  Commissione?

     ANTINORO. presidente della Commissione. Contrario.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
  istruzione. Contrario.

     PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi, chi  è  contrario  resti
  seduto.

                            (Non è approvato)

    L'emendamento 5.3 è superato

    L'emendamento 5.5 decade.

    Gli emendamenti 1.10, 2.12, 4.5 e 4.5.1 sono superati.

       Pongo in votazione l'articolo 5 nel testo risultante.
       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si riprende l'esame dell'articolo 8 e dei relativi emendamenti.
       L'emendamento 8.2 decade.
       Pongo in votazione l'emendamento 8.8.R del Governo.
       Il parere della Commissione?

     ANTINORO. presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Il parere del Governo?

     GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
  istruzione. Favorevole.

     PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi; chi  è  contrario  resti
  seduto.

                            (E' approvato)

       Tutti gli altri  emendamenti 8.1, 8.5, 8.6, 8.3, 8.4 e 8.7 sono
  pertanto preclusi.

     GRANATA, assessore  per  i  beni culturali, ambientali e pubblica
  istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore  per  i  beni culturali, ambientali e pubblica
  istruzione. Signor  Presidente,  il  Governo  chiede dieci minuti di
  sospensione   per   potere   riordinare   alcune  riscritture  degli
  emendamenti e  verificarle prima della votazione della norma finale,
  in quanto vorrei  riscontrare  se  ciò che è votato corrisponde alla
  volontà del Governo.

     PRESIDENTE.   Ormai   sarebbe   comunque   votato.  Non  sorgendo
  osservazioni, la seduta è sospesa per dieci minuti.

   (La seduta, sospesa alle ore 20,12,  è ripresa alle ore 21.03)

       La seduta è ripresa.
       Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

                                 "Art. 9.

       1.  La  presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
  della Regione siciliana.
       2.  E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
  osservare come legge della Regione.".

       Comunico  che  è  stato  presentato  dagli  onorevoli  Villari,
  Cracolici  e Giannopolo l'allegato emendamento 9.1.  Si tratta di un
  emendamento  opportuno  in  quanto adesso viene prevista l'immediata
  entrata  in  vigore  della  normativa;  peraltro,  tale previsione è
  condivisa  dall'assessore  Granata,  il quale mi ha preannunciato la
  presentazione di un suo emendamento.
       Comunico  che  è  stato  presentato  dal  Governo  il  seguente
  emendamento 9.1.1.

                                 "Art. 9

       1.  La  presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
  della  Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno stesso della
  sua pubblicazione.".

       Lo pongo in  votazione.  Chi  è favorevole resti seduto;  chi è
  contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       L'emendamento 9.1 è superato.
       Pongo in votazione  l'articolo  9  nel  testo risultante.
       Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Onorevoli colleghi,  informo  che  sono stati presentati alcuni
  ordini del giorno.

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali  ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali  ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Signor  Presidente,  il  Governo chiede che gli
  ordini del giorno  vengano  spostati al successivo disegno di legge,
  quello sul diritto  allo  studio universitario, dove potranno essere
  ampiamente illustrati  e  trattati  dall'Aula. Contemporaneamente il
  Governo,  ai   sensi   dell'articolo   117   del  Regolamento,  pone
  all'attenzione  della  Presidenza  dell'Assemblea  la  necessità  di
  precisare alcuni di  questi  emendamenti,  tra  cui  un  emendamento
  aggiuntivo all'articolo 7.12, in cui si fissa, per quanto riguarda i
  trasporti, si vincolano le  somme,  così  come  deve essere, che noi
  trasferiamo ai comuni  per  l'effettivo  servizio di trasporto degli
  alunni.
       Con un altro  emendamento  si coinvolgono nella discussione sul
  dimensionamento   scolastico  regionale, sulle  eventuali  modifiche
  concordate della  rete  scolastica  regionale  le  associazioni  dei
  dirigenti scolastici, perché  nel  precedente  testo  mancava ed era
  una grave mancanza perché  si supportano anche a consigli scolastici
  provinciali.  Con  una  terza riscrittura, che è una specificazione,
  si precisa che l'emendamento  che comporta il contributo di 500 euro
  nel caso in cui c'è una pluralità di figli - tetto fino a 500 euro -
  in una famiglia, non esclude  il  tetto  di 750 euro nel caso di una
  famiglia  che  abbia  un  solo  figlio,  quindi,  si  precisa  e  si
  specifica meglio  questo  tipo  di  emendamento.  Sostanzialmente si
  tratta di una riscrittura esplicativa di alcune norme.

     PRESIDENTE. Non  sorgendo  osservazioni,  resta stabilito che gli
  ordini del giorno vengono  trasferiti al disegno di legge in materia
  di diritto allo studio universitario.

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor Presidente, io  non  ho  difficoltà,  essendo
  presentatore anche primo firmatario  di  un  ordine  del  giorno, ad
  accedere alla proposta  del  Governo,  tuttavia, volevo segnalare il
  fatto  che su uno di  questi  ordini  del  giorno, che  riguarda  la
  problematica delle  graduatorie  provinciali  per  gli  incarichi di
  supplenza  per  le scuole,  che  sono  state  eccepite,  e  c'è  una
  discussione molto forte che  sta  accadendo  attorno  al  modo ed ai
  criteri di queste  graduatorie,  io  chiedevo,  ed  essendo, quindi,
  materia  anche  complessa   e   molto   importante,   se  la  quinta
  Commissione... cioè che ci  fosse  una  sede  in  cui  noi  possiamo
  approfondire  questa  questione  attraverso  il  coinvolgimento  del
  Governo  ed  anche  delle  strutture  scolastiche  regionali  e,  se
  vogliamo, anche  attraverso  una  discussione  con le organizzazioni
  sindacali o le delegazioni degli insegnanti.

     ANTINORO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ANTINORO,   presidente   della  Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi, è  già  in  programma,  per  mercoledì prossimo,
  un'audizione   proprio    perché    il   tema,   effettivamente,   è
  assolutamente d'attualità e  va approfondito in Commissione e si era
  già concordata con il Governo un'audizione in merito.

     GIANNOPOLO. Mi dichiaro soddisfatto.

     RAITI. Chiedo di parlare sull'ordine del giorno di cui sono primo
  firmatario.

     PRESIDENTE.  Onorevole   Raiti,  non  siamo  ancora  giunti  alla
  discussione degli ordini  del  giorno  perché  c'è  una  proposta di
  rinviare la suddetta  discussione  al  disegno  di legge sul diritto
  allo studio. Lei è favorevole o contrario?

     RAITI. Signor  Presidente, volevo agganciarmi al ragionamento che
  ha fatto l'onorevole Giannopolo. Quello riguarda un altro ordine del
  giorno, siccome questo  riguarda  il personale ATA dove esistono una
  serie di problemi...

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali  ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Manderemo  la consultazione e la verifica fatta
  in Commissione anche al personale ATA.

     PRESIDENTE.  Comunico che  sono  stati presentati dal Governo, ai
  sensi dell'articolo  117  del  Regolamento  interno, gli emendamenti
  117.1, 117.2 e 117.3.
       Pongo in votazione l'emendamento 117.1.
       Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi  è  favorevole  resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.
                             (E' approvato)

     PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 117.2.
       Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi  è  favorevole  resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.
                             (E' approvato)

       Pongo in votazione l'emendamento 117.3.
       Il parere della Commissione?

     ANTINORO, presidente della Commissione. Favorevole.

     PRESIDENTE. Chi  è  favorevole  resti  seduto; chi è contrario si
  alzi.
                             (E' approvato)


   Presidenza del presidente Lo Porto


                            CONGEDI E MISSIONI

     PRESIDENTE. Comunico che  hanno  chiesto  congedo  per  l'odierna
  seduta gli onorevoli  Stancanelli,  Cristaudo,  Vicari,  Misuraca  e
  Catania Franco.
       Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.
       Comunico,  altresì,  che,   per   ragioni   del   suo  Ufficio,
  l'onorevole Tricoli è in missione dal 25 al 28 settembre 2002.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    VOTAZIONE FINALE DEL  DISEGNO DI LEGGE "NORME PER L'EROGAZIONE DEL
    BUONO SCUOLA (286-110/A)

     PRESIDENTE. Si passa  alla  votazione finale del disegno di legge
  numero 286-110/A "Norme per l'erogazione del buono scuola.

     RAITI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ritengo  doveroso
  intervenire  per  dichiarare  la  mia posizione di voto.  Nella  mia
  qualità di segretario regionale di 'Italia dei valori', così come ho
  detto nella discussione  generale  del disegno di legge, ritengo che
  questo sia un  disegno  di  legge  importante  per  l'istruzione dei
  nostri figli, istruzione che  è  un argomento di grande attualità in
  una società che va  verso  la  globalizzazione, una società che deve
  consentire la parità  della  scelta,  la  parità  tra le istituzioni
  pubbliche e private, la libertà di scelta, il diritto allo studio.
       Il testo originario  di  questo  disegno  di  legge  partiva da
  questi presupposti, ma, come ho avuto modo di evidenziare durante la
  discussione generale, era per molti versi lacunoso, che andava nella
  direzione di favorire  i  cosiddetti 'diplomifici', era un testo che
  scientemente era voluto  da  una  parte  della  Casa  delle Libertà,
  quella più liberista, così  come  la definisco io, di 'chi può fare,
  fa', che aveva enormi lacune.
       Invece,  nel  corso  della discussione in Aula, nel  corso  del
  dibattito  parlamentare  serrato,  il  testo  è  stato  notevolmente
  migliorato e di questo  mi  sento  di  darne  atto,  soprattutto, al
  centro-sinistra che ha fatto  una battaglia di princìpi e di valori,
  ma  anche  in   maniera  precipua  al  Presidente  della  Regione  e
  all'Assessore Granata.
       Il testo  è  stato  notevolmente  migliorato.  Grazie  a questi
  interventi, le  divergenze  e  le lacune che si potevano riscontrare
  durante la stesura  originaria  del  disegno  di  legge,  sono state
  superate.
       Certamente si sarebbe  potuto  fare di più, ma l'avere inserito
  in questa legge,  dopo  questo  dibattito  serrato  e  forte, alcuni
  princìpi, come quello che  il  sussidio  è  dato  alle  famiglie con
  graduatorie che  tengono  conto prioritariamente della situazione di
  maggior svantaggio economico,  aver stabilito che il sussidio si può
  utilizzare solo per  le  scuole  pubbliche  che  hanno  i  requisiti
  previsti dalla legge numero 62  del  2000,  il  che vuol dire che si
  garantiscono  quelle   scuole   private  serie,  che  si  garantisce
  veramente il diritto allo studio e il diritto alla libera scelta con
  soggetti che danno un  piano  formativo base, che hanno le strutture
  edilizie  sufficienti,  che   hanno   un  personale  docente  che  è
  retribuito secondo i contratti collettivi nazionali, che hanno tutti
  quei requisiti previsti da  una  legge  che  è  stata voluta anche e
  soprattutto da un Governo di centro-sinistra, la legge numero 62 del
  2000.
       Io credo che questo  sia un passaggio forte, un passaggio verso
  la legalità che va  nella  direzione  auspicata  anche  da  noi  che
  crediamo in una società liberale e democratica.
       Poi l'approvazione  dell'articolo  5,  che è un serio anticipo,
  non sufficiente,  ma  chiaramente un serio anticipo del diritto allo
  studio, fortemente  voluto  dal centro-sinistra ma anche qui sposato
  nell'idea dal Presidente della Regione e dall'assessore Granata.
       Certamente, il  fatto  che  si  contribuisca  alle  spese delle
  famiglie che mandano i loro figli alle scuole pubbliche statali, con
  la  possibilità  di  acquistare  gli  strumenti  didattici,  con  la
  possibilità  di  finanziare l'educazione permanente e alla legalità,
  con  la  possibilità  di  acquistare  i  libri  di studio; fondi che
  saranno dati, così come specificato, alle famiglie meno abbienti che
  usufruiscono anche della scuola statale.
       Noi  crediamo  che  la scuola statale sia il fulcro del sistema
  informativo  nazionale, così  come  ha  detto  il  Presidente  della
  Repubblica  e consideriamo quella posizione una posizione confacente
  alla nostra. Ma questo non vuol dire che non si deve garantire anche
  a quella scuola  privata  -  seria e qualificata - la possibilità di
  fare i propri piani formativi.
       Queste  cose sono state recepite dalla legge, è un passo avanti
  di cui bisogna  darne  atto.  Perché,  così  come ho detto nel corso
  della mia attività  parlamentare,  la  mia  opposizione è dura, se è
  necessario, ma  vuol  essere  costruttiva  e vuole vedere quelli che
  sono gli  aspetti positivi che nell'arco dell'azione legislativa noi
  portiamo avanti.
       Altro  provvedimento  assolutamente  importante  è  quello  che
  prevede la possibilità del sostegno del 90 per cento delle spese per
  gli handicappati. Sono tutte una serie di norme che integrano questo
  disegno di legge, che lo rendono senza dubbio migliore di quello che
  era stato presentato in Commissione.
       Di questo lavoro  mi  sento di darne atto alla maggioranza e al
  centro-sinistra.  E'  chiaro  che  una  decisione, un voto su questa
  materia  partono   anche  da  posizioni  ideologiche  e  l'eventuale
  distinzione tra  i  gruppi  di centro-destra e di centro-sinistra la
  ritengo fisiologica  perché,  oltre  a  un  principio generale, vi è
  anche una scelta ideologica alla base di questo disegno di legge.
       Per  tutto quello che vi ho detto, pur ritenendo questo disegno
  di legge non  assolutamente  complessivo  - e mi auguro che la norma
  sul diritto allo  studio  venga  subito presentata in Aula così come
  tra l'altro il Governo  si è impegnato di fare - io preannuncio come
  un'apertura di credito, come volontà e come apprezzamento del lavoro
  che è stato svolto  in  questa Aula, la mia astensione che vuol dire
  anche un apprezzamento  serio  rispetto  a  tutto quello che è stato
  fatto fino ad oggi.

     MICCICHE'. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MICCICHE'.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  nonostante
  alcune migliorie che  sono  state  apportate al testo del disegno di
  legge, il  mio  voto  sarà  contrario.
       Faccio questa dichiarazione leggendola per essere più conciso e
  breve.
       L'approvazione imminente  della  legge sul buono scuola, che in
  un  primo   momento   può   sembrare   positiva   in   quanto  aiuta
  economicamente  le  fasce svantaggiate della popolazione scolastica,
  in  realtà, finirà per avvantaggiare esclusivamente, economicamente,
  solo i  proprietari  delle  scuole  private,  mettendo in ombra, per
  assurdo, le poche  scuole cattoliche serie della Regione e creerà in
  poco tempo le scuole  di  serie  A,  cioè le private, e le scuole di
  serie B, cioè  le  pubbliche,  seguendo  a  ruota la linea guidata e
  tracciata dal Governo del centro-destra nazionale.
       Il  mio  'no'  deciso a questa legge è frutto del convincimento
  che  la  scuola  pubblica abbia un valore di importanza estrema, non
  solo  di formazione culturale dei giovani, ma anche nella formazione
  sociale.
       Lo stesso Presidente della Repubblica Ciampi si è espresso così
  recentemente:  'Cercare  attraverso  questi  mezzi,  di  scindere  i
  livelli di classe, la preparazione formativa dei giovani italiani, è
  una cosa che va denunciata e combattuta anche dopo l'approvazione di
  questa legge'.

     MORINELLO.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     MORINELLO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, manifesto il
  mio convinto voto negativo a  questa  legge,  di cui la Sicilia e la
  scuola siciliana non avevano bisogno.
       Onorevole  Presidente  della Regione, lei certamente ha onorato
  un punto del suo programma, gli effetti di questa legge... la scuola
  per la morale pubblica  siciliana.  Tantissimi  altri  punti del suo
  programma ancora non sono stati affrontati e realizzati.
       Lei  ha  voluto  assegnare  una  priorità  che io non posso che
  significare dal punto di vista ideologico a questa legge.
       Questa  legge che sottrae risorse all'economia, alla società ed
  alla  scuola  siciliana;  la scuola pubblica siciliana ha bisogno di
  grandi  risorse  non solo per qualificare la sua capacità di offrire
  un'offerta  formativa adeguata, ha bisogno di risorse per il normale
  funzionamento   e,  paradossalmente,  questa   Regione,  la  Regione
  siciliana,  è  quella  Regione che trasferirà meno fondi alla scuola
  pubblica  e più fondi alla scuola privata, perché le ingenti risorse
  che  a  regime  saranno destinate alle scuole private daranno questa
  cifra, di una Regione che, appunto, invece di investire nella scuola
  di tutti, nella scuola pubblica, statale, fa questa scelta di natura
  ideologica.
       Per  questo  ritengo  che  noi non abbiamo fatto un buon lavoro
  nell'interesse della Sicilia e nell'interesse della scuola.
       Lei sa benissimo,  signor  Presidente  della  Regione,  che  la
  Regione Sicilia si trova  in  uno stato di collasso finanziario: noi
  abbiamo sottratto risorse  ingenti  a  settori  che  necessitano  un
  intervento per realizzare anche  quei  punti  del  suo programma che
  puntano al rilancio dell'economia e della società siciliana.
       Lei,  per  mera  scelta  ideologica,  ha  fatto  questa  scelta
  politica;  questo Governo si  qualifica  in questo modo, ritengo che
  ci siano motivi a sufficienza per votare contro.
       Voto contro - sono deputato dei Comunisti italiani - anche alla
  luce dei miglioramenti  apportati  rispetto al testo originario, che
  sono frutto dell'attività  parlamentare  che  le  opposizioni  hanno
  compiuto in questa  Aula;  però,  ritengo che l'impianto complessivo
  ed il significato stesso di 'buono scuola' non può che incontrare la
  mia ferma opposizione.

     BARBAGALLO.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

     BARBAGALLO.  Signor Presidente, non utilizzerò più dei tre minuti
  concessi  anche  perché   spero   di  fare  alcune  valutazioni  che
  rispondono un po' all'impegno  che  ho  espresso  in  questi anni di
  attività politica.
       Il disegno  di  legge  sul  buono  scuola  è stato notevolmente
  migliorato anche  se  non  siamo  riusciti  a  realizzare  un vero e
  proprio provvedimento  organico  sul diritto allo studio e la parità
  scolastica. Una riforma seria dell'intero sistema scolastico avrebbe
  meritato  tempi  e  soprattutto  analisi  culturali, approfondimenti
  tecnici  diversi  rispetto  all'approccio  limitato  con il quale il
  Governo ha  affrontato  una  materia così importante come quella sul
  ruolo   strategico   che   dovrebbe   avere   qualsiasi   iniziativa
  sull'istruzione e la formazione in Sicilia.
       Sono   stati   accolti,  tuttavia,  emendamenti   significativi
  presentati  dalle  opposizioni. Desidero in particolare dare atto al
  collega Carmelo  Tumino  di avere svolto un lavoro serio e rigoroso,
  scevro  da  pregiudizi  ideologici,  finalizzato  esclusivamente  al
  miglioramento del testo presentato dal Governo.
       Basti  ricordare gli emendamenti riguardanti l'esclusione delle
  scuole non  statali  che non sono in grado di rispettare i requisiti
  previsti dalla legge  nazionale  numero  62/2000, quelli relativi al
  rispetto dei contratti  collettivi  nazionali  di  lavoro  e  quelli
  inerenti l'inserimento  degli  alunni disabili oltre all'emendamento
  presentato all'articolo 5, chiarito soprattutto nell'articolo 3, che
  il contributo non è solo per le scuole non statali perché oltre alla
  frequenza prevede anche le tasse e contributi disposti dalle singole
  scuole.
       L'approvazione,   inoltre,   dell'articolo  5  nel  quale  sono
  previsti   interventi   significativi   per  l'acquisto  di  sussidi
  didattici, per  l'educazione permanente e la legalità, per i servizi
  di trasporto, per le borse di  studio, per i libri di testo rende il
  disegno di legge più accettabile rispetto alla proposta iniziale del
  Governo.
       Devo   riconoscere   l'impegno  di  alcuni  parlamentari  della
  maggioranza i quali hanno contribuito a far capire al Governo che la
  riforma, sia pure parziale,  della  scuola  in  Sicilia  non  si può
  affrontare con logiche di schieramento e di rapporti di forza.
       I ritardi  comunque  rimangono  sia nella scuola statale che in
  quella non  statale; basti pensare alla continua perdita di posti di
  lavoro, al  precariato  sempre in aumento, alla mancanza di progetti
  innovativi o alla  mancata  applicazione  dei  decreti  ministeriali
  numero 261/88 e numero  279/99;  per  non parlare della esiguità del
  contributo  corrisposto alle  scuole  elementari  parificate  o  dei
  ritardi nelle erogazioni  finanziarie  previste  dalla  legge  sulla
  autonomia.
       Il disegno  di  legge  che  l'Assemblea sta per approvare non è
  soltanto  il  disegno  di   legge  sul  buono  scuola  ma  anche  un
  provvedimento non marginale sul diritto allo studio.
       Siamo  stati  sempre sostenitori del principio della libertà di
  educazione. Non  sfugge a nessuno che in questi ultimi anni numerose
  scuole non statali di qualità hanno chiuso per mancanza di fondi. Il
  sistema attuale ha limitato la scelta dei meno abbienti.
       L'aggancio  del  provvedimento  sul buono scuola ai redditi più
  bassi per  noi  è  fondamentale.  La  tutela  delle  classi deboli è
  importante   se  non  si  vuole  perseguire  un  progetto  formativo
  classista che divida i ricchi e i poveri in scuole diverse.
       Un vero  principio  di libertà si realizza quando la scuola non
  statale diventa accessibile a tutti anche a coloro che hanno reddito
  zero.
       Avremmo preferito  una  legge  più  in  sintonia  con  la legge
  nazionale sulla  parità.  Il buono scuola è uno strumento da noi non
  condiviso, il pluralismo scolastico si sarebbe potuto realizzare con
  altri strumenti,  probabilmente  più giusti e più efficaci senza gli
  sgravi  fiscali  o   al  finanziamento  della  funzione  docente  e,
  tuttavia, non possiamo non tener conto del contributo positivo che è
  stato fornito dalle opposizioni in Commissione e in Aula.
       Nella  stesura  del Regolamento si potranno apportare ulteriori
  miglioramenti in relazione,  ad  esempio,  all'attività di controllo
  che l'Assessorato della  pubblica  istruzione  deve prevedere per la
  rilevazione della qualità delle prestazioni.
       Le risorse  finanziarie per il sostegno alla scuola non statale
  paritaria non  debbono, in  ogni  caso, essere sottratte alla scuola
  statale poiché  è  giusto  esprimere un impegno a favore di tutto il
  sistema scolastico statale e non.
       Guai  ad  immaginare  un sistema scolastico statale più debole
  Sarebbe grave,  sotto il profilo politico, ma anche sotto il profilo
  culturale della maturità di un sistema democratico.
       La presenza  della  scuola  non  statale paritaria in ogni caso
  rappresenta un patrimonio  significativo che ci avvicina alla realtà
  scolastica europea in materia  di  libertà  di educazione. Si poteva
  fare di più e meglio.
       Non ci  sono  le  condizioni  per un nostro voto favorevole non
  solo perché il  Governo  Cuffaro,  fino ad ora, non ha dimostrato di
  avere una  cultura  di governo all'altezza delle sfide presenti oggi
  nella realtà siciliana, ma anche per le modalità attraverso le quali
  ha  tentato  di  realizzare  il  principio  costituzionale  previsto
  dall'art.  30,  il   quale   obbliga  la  Repubblica  a  predisporre
  provvidenze per  l'adempimento  dei doveri della famiglia, alla luce
  di quanto  previsto  anche  dall'art.  31,  il  quale stabilisce che
  l'educazione dei figli è un diritto-dovere dei genitori.
       Esprimo a titolo  personale  un voto di astensione non per fare
  una  concessione  ad  un  Governo  che  non  merita  sconti, ma  per
  rispondere ad una specifica impostazione culturale e politica.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Tumino.  Ne ha
  facoltà.

     TUMINO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi, era giunto  in
  Commissione  un   testo  di  tale  disegno  di  legge  assolutamente
  inadeguato.  Questo  Parlamento  questa sera si accinge ad approvare
  un disegno  di  legge  sicuramente di gran lunga migliore. Tuttavia,
  questa  sera  l'opposizione voterà contro.
       Caro Presidente  Cuffaro,  così  a naso, nella mia inesperienza
  politica, sarei  tentato  di  invitare  l'opposizione  a  votare  in
  modo compatto per questo disegno di legge.

     CUFFARO,   presidente   della   Regione   Siciliana.   Questo  mi
  dispiacerebbe.

        TUMINO. Lo  so  che  le  dispiacerebbe,  ma non possiamo farlo
  poiché ci sono  una  serie  di  remore;  non possiamo farlo non solo
  perché questa non  è  una  legge  sul  diritto  allo studio in senso
  stretto (si  sarebbe  potuto  configurare come normativa sul diritto
  allo studio  se  quanto  previsto  dall'art.  5 fosse stato inserito
  nell'art.   3, se cioè  il   buono   scuola  avesse  compreso  tutto
  l'intervento  per   tutte   le  esigenze,  scuole  paritarie  e  non
  paritarie, libri  di  testo  etc.).  Non  è,  quindi,  una  legge di
  diritto allo  studio, ma  in fondo questa legge consente di arrivare
  alle scuole  private  con  un  finanziamento  indiretto, tramite  le
  famiglie, e questo  senza  che  le  scuole private si garantiscono o
  garantiscono  trasparenza  attraverso  graduatorie interne, pertanto
  senza avere  un'idea  esatta  di  quale  sarà  l'impatto  di  questo
  fenomeno, di questo disegno di legge sull'occupazione, o quanto meno
  quale sarà il trasferimento di alunni dalle scuole di Stato a quelle
  non di Stato o a quelle paritarie.
       Signori, il  problema  più  grande è, inoltre, che questo buono
  scuola può  andare ad inficiare il concetto di sistema formativo, di
  sistema educativo  in  Italia.  E' un percorso estremamente delicato
  perché  l'unità del sistema educativo, che è tipica del nostro Stato
  e che  trova  fondamento  nella  riforma Gentile fino ad arrivare ai
  nostri   giorni,   può  essere  veramente  turbata  dalle  normative
  regionali sui  buoni  scuola,  che  possono innescare un processo di
  disgregazione fondato  non  tanto sul reddito, che già è importante,
  ma fondato  su  aspetti  ideologici  che  oggi sono fortemente vivi,
  ancora oggi sono fortemente vivi nella società italiana.
       Per cui avevo  già  detto  l'altra  volta, un pò per scherzo ma
  molto sul  serio,  che può essere anche intaccato il concetto stesso
  di Nazione,  non  di  nazionalismo,  ma  di  Nazione come elemento d
  identità di  un  popolo.  Quindi, ci  sono motivazioni che vanno ben
  oltre il fatto  di  per sé  tecnico se la legge è stata migliorata o
  meno se raggiunge risultati significativi.
       E' per questo  che io esprimo il mio voto contrario alla legge,
  anche se  mi  rendo conto del turbamento profondo che c'è nell'animo
  di tanti amici, compreso il mio in quanto cattolico, per tutelare un
  principio   generale   di   difesa   della   famiglia  nella  scelta
  dell'educazione dei figli.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Sanzeri. Ne ha
  facoltà.

     SANZERI. Onorevoli colleghi,  il  buono  scuola  è  uno  di  quei
  provvedimenti  che   si  basa  su  motivazioni  che  non  sono  solo
  normative, ma si basa su motivazioni anche di principio.
       L'ampio dibattito  l'ha  testimoniato,  ed  io  ritengo  che di
  fronte ai princìpi é  sempre meglio non derogare da essi. Io sono un
  laico, sono  un  riformista  abituato  ad una formazione culturale e
  politica, educato  ad  una  formazione  culturale  e politica che mi
  porta a  privilegiare la scuola statale; pertanto, tutto ciò che può
  indebolire la scuola  statale o a indebolire i servizi  che lo Stato
  deve dare in  materia  di  sanità, di previdenza o di quant'altro mi
  trova contrario.  Può  sembrare  una  posizione  datata  la  mia, ma
  vorrei  ricordare  che, solo  venerdì  scorso, il  Presidente  della
  Repubblica ha  dichiarato  che  la scuola statale è insostituibile e
  va sempre  rafforzata.
       Il provvedimento  del  buono  scuola é  un provvedimento che la
  rende in  parte  sostituibile  e la può indebolire e la indebolisce.
  Per   queste   considerazioni,   pur  apprezzando  lo  spirito,  pur
  apprezzando la  buona  fede  e l'onestà intellettuale del Presidente
  che ha cercato  di  fare  una buona legge, io credo ci riuscirà, c'é
  riuscito nel  senso che ha saputo anche raccogliere tutto quello che
  di buono  l'Aula ha saputo esprimere infischiandosene in molta buona
  parte di qualche falco, in occasione della votazione di questa legge
  dichiaro che mi asterrò dal voto.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Ortisi.  Ne ha
  facoltà.

     ORTISI. Per  merito  delle  opposizioni, onorevole  Presidente, e
  sensibilità  dell'Assessore  Granata,  la  legge  che  esce  stasera
  dall'Aula, non  é  più  la  legge  presentata in quest'Aula medesima
  qualche settimana fa. Le scuole non paritarie, onorevole Fleres, con
  suo sommo  dispiacere  vengono  tagliate  fuori,  lo  spazio  per il
  diritto   allo  studio  acquisisce  nuovi  territori,  il  tentativo
  maldestro  di  forzature,  come  quello  relativo all'emendamento al
  comma 3  dell'articolo  5  viene  bocciato, e  tuttavia questa legge
  sconta un  peccato  di  origine:  quello  di  avere  fatto diventare
  pianeta quel provvedimento che avremmo potuto esaminare benevolmente
  come satellite  rispetto  ad  un  articolato organico riguardante il
  diritto allo  studio,  che  invece é  stato confinato e giustapposto
  nella riserva di  un  articolo, il 5, che non basta a conquistare il
  nostro   apprezzamento.
       E' contrario, dunque, il voto del Partito della Margherita, pur
  tenendo  doverosamente  conto  del  travaglio del collega Barbagallo
  che, non  per  la  legge  specifica, ma sulle proprie convinzioni di
  fondo e  solo  per  riverbero  sulla  legge specifica, non riesce ad
  andare oltre  l'astensione.  Non  risponde  - la  legge  che votiamo
  questa  sera   -  a  nessuna  filosofia  di  fondo  (lì  ha  ragione
  l'onorevole Fleres), ma é  un mosaico che non si indirizza in nessun
  senso: galleggia  in  una palude nella quale trova coerenza soltanto
  col tentativo in corso, anche sul piano nazionale, di smantellare la
  dimensione pubblica, nella  scuola  e  nella  sanità, e  favorire la
  dimensione privata, con  nocumento  della  prima  fino, a mettere in
  discussione anche la  certezza  -  che era diventata storica - di un
  posto  di  lavoro, peraltro  spesso  raggiunto  attraverso  concorso
  pubblico, a  favore  di  una  forma  di  reclutamento arbitrario che
  finirà per  abbassare  il  livello  generale  della formazione della
  nostra nazione.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Formica. Ne ha
  facoltà.

     FORMICA.  Rinuncio.

     PRESIDENTE.  L'Assemblea  ne  prende  atto.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini.  Ne ha facoltà.

     LEONTINI. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, io rappresento
  per il mio Gruppo  una  posizione  favorevole, un voto favorevole al
  disegno di legge sul buono scolastico.
       E' una legge  che  è  stata  impostata rifuggendo da tentazioni
  demagogiche, che è  stata  sicuramente perfezionata dal dibattito in
  Commissione e in  Aula, ma è una legge che risponde ad alcune nostre
  direttrici   fondamentali,  matrici  ideali  e  posizioni  convinte,
  fondandosi sul  rispetto  della  libertà di scelta delle istituzioni
  formative pubbliche  e  private,  garantite da un riferimento ed una
  scelta che  si  fondano sugli istituti formativi pubblici e paritari
  rispondenti a  quei  requisiti  di  legalità,  di efficienza che noi
  ritenevamo fondamentali perché questa legge assolvesse alla funzione
  con il significato e il valore con cui intendevamo l'assolvesse.
       Quindi il nostro non può non essere un voto favorevole. Abbiamo
  contribuito all'elaborazione  e  alla definizione di questa legge in
  questi termini;  quindi,  sicuramente il nostro è un voto favorevole
  e convinto.
       Certo, il dibattito sia in Commissione che in Aula, soprattutto
  in certi  momenti, ha evidenziato alcune situazioni che noi vogliamo
  sottolineare. Alcune  parti  di questa legge avrebbero potuto essere
  migliorate, rese  più  solide  se  non  si  fossero sacrificate alle
  esigenze  della  mediazione  alcune  indicazioni fortemente convinte
  all'interno della maggioranza.
       La maggioranza è forte.  Il  Governo è forte. La maggioranza ed
  il Governo hanno bisogno  di  essere  più consapevoli di questa loro
  forza  e sicuramente  il  dibattito  politico  dei  prossimi  giorni
  contribuirà a rendere più  forte  e  più solida la consapevolezza di
  questa maggioranza e di  questo  Governo   di  essere titolari di un
  programma che  risponde  alle esigenze della popolazione siciliana e
  risponde, quindi,  a  quelle  volontà  e a quelle indicazioni che il
  corpo elettorale ha manifestato con il proprio voto.
       Non possono esserci  posizioni  convinte  e  forti derivanti da
  contributi di pezzi,  di  porzioni  importanti della maggioranza che
  possono essere sacrificate alle esigenze della mediazione.
       E' vero che il Regolamento parlamentare impone in certi momenti
  una defatigante  attitudine al confronto e all'interlocuzione, ma la
  consapevolezza   della   forza  e  della  convinzione  delle  nostre
  posizioni e  della  bontà  e  della  validità  del  nostro programma
  dovrebbero anche  tradursi  nella  capacità, da oggi in poi, essendo
  tutti presenti in  Aula,  di dare man forte a questa maggioranza e a
  questo Governo  affinché  le  idee  originarie  e le indicazioni del
  programma restino tali e non siano alterate e sacrificate all'altare
  della mediazione.
       E'  questo  un  ammonimento,  una  sottolineatura  che vogliamo
  sia manifestata in   questo dibattito, proprio nel momento in cui ci
  congediamo da  esso  esprimendo la nostra convinta adesione a questo
  disegno di legge.
       Complimenti all'Assessore Granata per la sua proposta iniziale
  Complimenti al Presidente della Commissione e a tutta la Commissione
  e alla maggioranza
       Certamente il  dibattito  ha  reso  perfettibile, ha definito e
  migliorato questa  legge,  l'ha  resa  più completa, seppure ci sono
  alcuni aspetti che oggi, uscendo da quest'Aula e alla vigilia di una
  nuova ed  importantissima  sessione di bilancio e di finanziaria, ci
  inducono  a   dire   che   le   posizioni   che   dalla  maggioranza
  fondamentalmente  sono  indicate e fornite dovranno essere sostenute
  in Aula  ed  in  Commissione  e  non  sacrificate  alle  esigenze di
  mediazione,  derivanti   spesso   da   anticipazioni   di   minaccia
  ostruzionistica, che spesso dalla opposizione che fa il suo mestiere
  ci sentiamo  rivolgere.
       Questi   atteggiamenti  non  devono  farci  paura, non  debbono
  indebolire la  nostra forza e la consapevolezza della validità della
  posizione e di una attività di Governo che sta rendendo ai siciliani
  quello che i siciliani auspicavano e desideravano.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Speziale. Ne ha
  facoltà.

     SPEZIALE. Onorevoli colleghi, capisco che siete stanchi ma dovete
  consentirmi,   Presidente  e  presidente  della  Regione, di  potere
  esprimere il punto  di  vista  mio  e  del Gruppo dei democratici di
  sinistra sulla  legge  e  fare  una menzione di carattere generale a
  quella che  è la funzione del Parlamento. Dico questo in particolare
  al  collega   Leontini,   il  quale  pensa  si  possa  arrivare  con
  provvedimenti blindati  ed  il  Parlamento  possa essere il luogo di
  ratifica di  tali  provvedimenti  blindati  decisi in altra sede. Il
  Parlamento è  il  luogo  dove si esercita la dialettica democratica,
  dove si  tenta  di migliorare, dove si tiene conto dell'orientamento
  dei singoli, dove  nessuno di noi ha un vincolo di mandato, dove c'è
  libertà di  coscienza.  Tutto questo deve consentire un Parlamento e
  ciò contribuisce a  migliorare  i  testi.  L'idea  che il Parlamento
  possa essere invece  un luogo di blindatura è un'idea che appartiene
  a regimi, a  logiche  autoritarie.  Mi auguro che le cose dette poco
  fa dal collega Leontini sono frutto di una esasperazione interna, di
  contrasti interni  e  non  di  convinzioni  proprie, perché  conosco
  anche la sua sensibilità democratica.
       Tuttavia io, signor Presidente, voglio fare alcune osservazioni
  in merito alla  legge.  La legge che stasera è giunta al voto finale
  è un'altra  legge  rispetto  a  quella che era entrata. Era un'altra
  legge e questo lo si deve al contributo fattivo che l'opposizione ha
  dato.  Lo si  deve al fatto che noi abbiamo utilizzato gli strumenti
  che sono  a  nostra disposizione, anche la minaccia ostruzionistica,
  per  migliorare   il  testo.  In  questa  legge  si  sono  scontrate
  esclusivamente due  idee  della  società  e  della  scuola e si sono
  scontrati sistemi  basati  su  valori  diversi:  chi ritiene che sia
  possibile, sulla base di una presunta libertà di scelta, incentivare
  e favorire  e  fagocitare tendenze che sono quelle che portano verso
  lo  scardinamento della funzione dell'insegnamento pubblico a favore
  di scuole  private, che  prima  o poi necessariamente formeranno una
  scuola per differenza e per classi, e chi ritiene invece la funzione
  insostituibile  della  funzione  pubblica  dell'insegnamento e della
  scuola.
       Noi ci siamo battuti ed oggi il testo non contiene gli obbrobri
  che erano  contenuti  all'interno  del  testo  di  legge presentato,
  grazie alla battaglia che noi abbiamo fatto.
       Guardate, io voglio qui  citare soltanto un esempio. Quando una
  parte della maggioranza costringe  il Governo ad introdurre un comma
  che  è palesemente incostituzionale,  che  è  in  contrasto  con  la
  normativa  regionale, ed  il   Governo   si  piega  ad  esigenze  di
  maggioranza, anziché  al  rispetto della norma vi dà l'idea. Ritengo
  che questo  sia un punto chiave. Quell'emendamento è stato eliminato
  dal Governo grazie all'oppozizione della opposizione, così come sono
  state introdotte  modifiche  sostanziali  per  l'articolo  5  ed  un
  incremento  consistente  delle  risorse  destinate  al  diritto allo
  studio a  sostegno delle famiglie più bisognose grazie al contributo
  della opposizione. E tuttavia onorevole Fleres, io capisco che lei è
  nervosetto perché da questa battaglia ne esce sconfitto,

     PRESIDENTE. Si accinga a concludere perché il tempo è scaduto.

     SPEZIALE. Concludo. Tuttavia,  Presidente,  rimane il fatto che è
  stato introdotto con il  buono scuola, reintrodotto un principio che
  in altre  regioni  oggi  è  sottoposto a referendum, come in Veneto.
  Se si fosse completato lo Statuto regionale e se avessimo completato
  l'applicazione dello  Statuto  e fosse stato possibile utilizzare il
  ricorso al  referendum, noi dopo l'approvazione della legge, avremmo
  utilizzato   quello  strumento  per  sapere  cosa  pensa  l'opinione
  pubblica  siciliana.  Perché  questa  idea, che  c'è  un  punto  nel
  programma e che nel divenire del corso dei mesi e degli anni non sia
  possibile verificare lo stato  dei  rapporti rispetto a questioni di
  fondo con l'opinione pubblica,  è  un  limite  alla democrazia.
       Sono convinto, onorevole  Presidente  della Regione, che questo
  testo se fosse stato possibile sottoporlo al referendum, i siciliani
  tutti, anche quelli che a stragrande maggioranza hanno votato per il
  centro-destra, lo avrebbero  bocciato,  perché  è  forte  l'idea che
  nessuno di noi può pensare che attraverso questi meccanismi e questi
  marchingegni a poco a  poco  si possa scardinare il sistema unitario
  della formazione pubblica.  E'  la  ragione  di  fondo  per  cui noi
  votiamo contro.

     PRESIDENTE. Indico  la  votazione finale per appello nominale del
  disegno  di   legge   "Norme  per  l'erogazione  del  buono  scuola"
  (286-110/A).
       Chiarisco il significato del  voto:  chi vota a favore vota sì;
  chi vota contro vota no;  chi si astiene lo dichiara.
       Dichiaro aperta la votazione.
       Invito il deputato segretario a procedere all'appello.

                        (Si procede all'appello)

       Invito il deputato segretario a procedere al secondo appello.

                     (Si procede al secondo appello)

                         RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE.   Proclamo   l'esito   della  votazione  per  appello
  nominale:

    Presenti e votanti ........ 62

    Maggioranza ............... 32

    Favorevoli ................ 46

    Contrari .................. 12

    Astenuti ................... 4

                           (L'Assemblea approva)

                                (Applausi)


   Presidenza del presidente Lo Porto


     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a martedì 1
  ottobre 2002, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:.

      I - COMUNICAZIONI.

     II - LETTURA  AI SENSI E  PER  GLI  EFFETTI  DEGLI  ARTICOLI  83,
          LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLA MOZIONE:

       N. 165  -  Iniziative  per  il  recepimento  della sentenza del
          Consiglio di Stato n. 356 del 1997 che esclude l'obbligo del
          parere preventivo della Soprintendenza per il rilascio della
          concessione  edilizia  in sanatoria per gli abusi realizzati
          prima dell'imposizione del vincolo paesaggistico.

          Zangara  Andrea;  Barbagallo  Giovanni;  Genovese Francanto-
          nio;  Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo; Vitrano Gaspare.

          Presentata il 24/09/02

     III - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

       - "Disposizioni   urgenti  nei  settori  dell'artigianato,  del
          commercio, della cooperazione e della pesca" (n. 298.3-Norme
          stralciate I/A) (seguito)

            Relatore: on. Marzio Tricoli.

    IV - ELEZIONE DI  QUATTRO  COMPONENTI  DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE DEL  FONDO  DI  ROTAZIONE  PER  IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS  CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N. 26.

      V - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI  DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE DEI  FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS  PER  LE
          PICCOLE E MEDIE  IMPRESE,  PREVISTO  DALLA LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N. 96.

     VI - ELEZIONE  DI   NOVE   COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

    VII - ELEZIONE DI UNDICI  COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

   VIII - ELEZIONE DI NOVE  COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

     IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER LA  PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

      X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER  L'INVENTARIO,  LA  CATALOGAZIONE  E LA
          DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

     XI - ELEZIONE DI SEI  COMPONENTI  ESPERTI  DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

    XII - ELEZIONE  DI  TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

   XIII - ELEZIONE DI CINQUE  COMPONENTI  DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

    XIV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

     XV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

    XVI - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

   XVII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

  XVIII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

    XIX - ELEZIONE   DI   UN   COMPONENTE   DEL   COMITATO   DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

     XX - ELEZIONE  DI   TRE   COMPONENTI   DEL   CONSIGLIO  DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO  REGIONALE   DI   RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

    La seduta è tolta alle ore 22.03.

    (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 23.58)